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Resoconto d'Aula della Seduta n. 186 di martedì 20 luglio 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   CASCIO SALVATORE, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
  della  seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo gli onorevoli:

   - Beninati, Cintola, Cristaudo, Currenti D'Agostino, Di Benedetto,
  Fagone, Federico, Ferrara,    Picciolo, Romano per oggi;
   - Aricò dal 20 al 21 luglio 2010;
   - Termine dal 20 al 22 luglio 2010.

    L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   - da parte dell'Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica

   N.  669 - Notizie circa gli intendimenti del Governo regionale  ai
  fini  dell'ottemperanza alla decisione del Consiglio  di  giustizia
  amministrativa   riguardante  l'istituzione   della   vicedirigenza
  nell'Amministrazione regionale.
   Firmatario: Lupo Giuseppe

   N. 1015  -  Chiarimenti sulla  mancata  applicazione dell'articolo
  2 della legge regionale n. 5 del 2007 relativo al personale.
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  1035  -  Chiarimenti  in ordine alla mancata  applicazione  di
  procedure sanzionatorie nei confronti del Comune di Centuripe (EN).
   Firmatario: Galvagno Michele

   - da parte dell'Assessore Economia

   N.  83  - Notizie circa l'istituzione di un ruolo speciale per  il
  personale  delle  aziende  autonome  delle  terme  di  Sciacca   ed
  Acireale, di cui alle leggi regionali n. 17/2004 e n. 11 del 2007.
   Firmatari: Raia Concetta; Di Guardo Antonino; Di Benedetto Giacomo

   N.  1107  - Iniziative per rimediare all'omessa presentazione,  da
  parte  delle  società  partecipate della Regione  siciliana,  della
  documentazione richiesta dalla Commissione 'Bilancio' dell'A.R.S.
   Firmatari:   Vinciullo  Vincenzo;  Pogliese  Salvatore;   Buzzanca
  Giuseppe; Caputo Salvino; Falcone Marco

   - da parte dell'Assessore Turismo, Sport e Spettacolo

   N.  399  -  Presunta  mancata  corresponsione  degli  stipendi  ai
  dipendenti Alitalia dell'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.  727  -  Provvedimenti per la realizzazione dei lavori  per  il
  raddoppio del passante ferroviario di Cardillo (PA).
   Firmatario: Caputo Salvino

   N. 1041 - Chiarimenti sulla partecipazione della Regione siciliana
  alla Borsa internazionale del turismo ed attivazione di una 'cabina
  di regia' per la promozione all'estero dell'immagine della Regione.
   Firmatario: Falcone Marco

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   Incentivi  per  le  imprese che assumono  lavoratori  ex  detenuti
  (579)
   - di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona  in
  data 13 luglio  2010

   Interventi di prevenzione e misure di sostegno per le donne  ed  i
  minori vittime di violenza (580)
   - di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona  in
  data 13 luglio  2010

   Utilizzo   personale  qualificato  nel  sistema  regionale   della
  protezione civile (581)
   -  di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona in
  data 13 luglio  2010

   Riorganizzazione   e  potenziamento  della   rete   regionale   di
  residenzialità per i soggetti fragili (582)
   -   di   iniziativa   parlamentare,  presentato  dagli   onorevoli
  Vinciullo, Colianni, Pogliese, Falcone, Nicotra, Greco e  Mineo  in
  data 14 luglio 2010

   Armonizzazione  di  norme di contabilità  regionale  al  ciclo  di
  programmazione finanziaria e di bilancio nazionale (583)
   -  di  iniziativa  governativa, presentato  dal  Presidente  della
  Regione   (Lombardo)  su  proposta  dell'assessore  per  l'economia
  (Cimino) in data 19 luglio 2010.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Disposizioni in materia di politiche per la sicurezza  locale  ed
  ordinamento della polizia amministrativa locale» (n. 530)
   - di iniziativa governativa
   - inviato in data 13 luglio  2010

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   «Istituzione   delle   Agenzie  territoriali   per   lo   sviluppo
  produttivo» (n. 577)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 19 luglio 2010.

            Comunicazione di richiesta di proroga di parere

   PRESIDENTE. Comunico che è stata richiesta una proroga del termine
  previsto   per  l'espressione  del  parere  n.  100/IV   Attuazione
  dell'articolo 64, comma 9, della legge regionale 14 maggio 2009, n.
  6.  Trasmissione  proposta  di  istituzione  del  Parco  dei  Monti
  Sicani'.

             Comunicazione di approvazione di risoluzione

   PRESIDENTE.  Comunico  che  la Commissione  legislativa   Cultura,
  formazione,  lavoro' (V) nella seduta n. 135 del 7 luglio  2010  ha
  approvato   la  seguente  risoluzione:   Indirizzo  in  ordine   al
  recepimento  dell'accordo  della  sola  parte  economica   riferita
  all'anno  2009 del contratto di lavoro dei dipendenti del Consorzio
  per   le   autostrade   siciliane  di  cui  all'accordo   nazionale
  sottoscritto in data 18 dicembre 208 ed in ordine alla  definizione
  della nuova pianta organica dell'Ente' (n. 3/V).

    Comunicazione di elezione di presidente di Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Comunico che, con nota del 14 luglio 2010,  pervenuta
  il  15  luglio  successivo e protocollata al n. 6268/AulaPG-ProvvPG
  del  20  luglio 2010, l'onorevole Fiorenza ha comunicato, allegando
  relativo  verbale  del  14  luglio 2010,  di  essere  stato  eletto
  Presidente del Gruppo parlamentare Misto.

   L'Assemblea ne prende atto.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   CASCIO Salvatore, segretario f.f.:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   la  legge  regionale 24 febbraio 2000, n. 6,  ha  sancito  che  la
  dotazione  finanziaria  essenziale  delle  istituzioni  scolastiche
  dotate  di  personalità  giuridica è  costituita  dall'assegnazione
  della Regione per il funzionamento amministrativo e didattico;

   la  dotazione  finanziaria è attribuita per lo  svolgimento  delle
  attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie  di
  ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola;

   tale  dotazione deve essere annualmente rivalutata sulla base  del
  tasso  di  inflazione programmato e rappresenta per la Regione  una
  spesa obbligatoria;

   considerato che:

   per  il  prossimo  anno scolastico, i fondi di funzionamento  sono
  stati decurtati di circa 8 milioni di euro;

   tale  decurtazione comporterà l'impossibilità per  le  istituzioni
  scolastiche  di  assicurare il normale svolgimento  delle  attività
  didattiche  a  partire dal prossimo mese di settembre,  e  ciò  nel
  momento in cui la Regione recrimina al Governo nazionale la mancata
  assegnazione del 'tempo pieno';

   il  disinteresse per tale problematica rappresenterebbe una  seria
  perdita  di  credibilità per il Governo regionale  all'interno  dei
  processi  dell'istruzione  ed  una conseguente  perdita  di  potere
  contrattuale    nei confronti del Ministro dell'istruzione;

   per sapere:

   se non ritengano di dover intraprendere urgenti iniziative al fine
  di  scongiurare  le sicure difficoltà che impediranno  il  regolare
  svolgimento delle attività scolastiche per l'anno 2010 - 2011;

   se  non  ritengano, con estrema urgenza, di proporre all'Assemblea
  regionale  siciliana i provvedimenti legislativi che consentano  di
  ripristinare  il finanziamento di 8 milioni di euro  decurtati  nel
  bilancio 2010». (1266)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                            GUCCIARDI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  e  alimentari, premesso che il 31 luglio 2010 cesseranno,
  se  non  interverrà alcun provvedimento di proroga, le agevolazioni
  contributive  in  agricoltura per le zone  svantaggiate  e  montane
  introdotte nel 2006;

   considerato  che  tutta  la Sici1ia, ai  fini  delle  agevolazioni
  contributive,  ricade  in  zona ultra-svantaggiata,  frontaliera  o
  montana,  e  che  pertanto  verrebbero  colpite  tutte  le  imprese
  agricole siciliane che assumono manodopera nonché tutte le  imprese
  commerciali    e   cooperative   di   lavorazione,   manipolazione,
  confezionamento e commercializzazione di prodotti agricoli;

   verificato  che  la  mancata approvazione di un  provvedimento  di
  proroga  delle  agevolazioni determinerebbe dall'1 agosto  2010  un
  aumento dell'88% dei contributi da versare per le zone svantaggiate
  (circa  6,5 euro in più per ogni giornata di lavoro) e del 20%  per
  le zone montane (un euro in più);

   rilevato  che  il  maggiore  onere  contributivo  per  le  imprese
  siciliane supererebbe i 50 milioni di euro in ragione d'anno e  che
  il  dato  porta  ad una inevitabile conseguenza:  'la  chiusura  di
  migliaia di imprese agricole e commerci li già alle prese  con  una
  crisi di vasta portata';

   considerato, infine, che le conseguenze sull'occupazione sarebbero
  rilevantissime,   determinando  decine  di  migliaia   di   mancate
  assunzioni  di operai agricoli e un aumento del ricorso  al  lavoro
  nero;

   per sapere, all'unisono con tutte le associazioni di categoria del
  settore,  se  non ritengano di intervenire urgentemente  presso  il
  Governo  nazionale  per  un'immediata  proroga  delle  agevolazioni
  contributive e per la loro successiva stabilizzazione  al  fine  di
  scongiurare un colpo mortale all'economia siciliana». (1267)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                                       MANCUSO-LIMOLI

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive,  premesso  che  il 31 luglio  scadranno  le  norme  che
  permettono  le  agevolazioni  contributive  per  l'agricoltura   in
  Sicilia, introdotte nel 2006;

   atteso che la mancata proroga di tali norme infliggerebbe un danno
  gravissimo  all'economia siciliana, con l'inevitabile  chiusura  di
  migliaia di imprese agricole e commerciali, direttamente legate  al
  comparto già in crisi, e il conseguente crollo dell'occupazione, in
  quanto  la stessa comporterebbe, dall'1 agosto prossimo, un aumento
  dell'88   per  cento  dei  contributi  da  versare  per   le   zone
  svantaggiate e del 20 per cento per le zone montane;

   per  sapere  quali  interventi urgenti intendano  adottare,  anche
  presso   il  Governo  nazionale,  per  l'immediata  proroga   delle
  agevolazioni  e  per  la successiva messa a regime  delle  stesse».
  (1269)

                                           VINCIULLO-POGLIESE-FALCONE

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica, premesso che:

   la  normativa  vigente assegna compiti di ispezione  ed  eventuale
  potere  sostitutivo all'Assessorato regionale Autonomie locali,  in
  seno al quale ha sede il servizio ispettivo;

   detto  servizio  ispettivo  è  composto  in  termini  numerici  da
  adeguato personale addetto alle funzioni ad esso assegnate;

   secondo  quanto registrato dai decreti di assegnazione  d'incarico
  ispettivo  presso  i diversi comuni siciliani, si  sono  registrate
  alcune  anomalie circa il metodo utilizzato per l'assegnazione  del
  carico di lavoro ad alcuni funzionari;

   in  particolare, a seguito della compilazione del carico di lavoro
  degli ispettori con l'indicazione dei comuni (circa 250), presso  i
  quali   sono  stati  nominati  per  l'approvazione  dei  rendiconti
  finanziari,  sembrerebbe  che  un solo  funzionario  ispettivo  sia
  rimasto senza incarico e dunque senza carico di lavoro;

   considerato che:

   tutti  i  componenti  dell'ufficio  ispettivo,  compresi  i  nuovi
  colleghi  ispettori,  hanno ricevuto in  numero  alquanto  elevato,
  oltre 12 comuni per ogni ispettore;

   di  questi  incarichi sono stati destinatari anche gli  istruttori
  direttivi  di  qualifica inferiore a quella posseduta  dal  dottore
  Piccione, ispettore componente del servizio ispettivo;

   inoltre,  detti  istruttori direttivi sono  stati  individuati  da
  brevissimo tempo come soggetti autorizzati all'espletamento di tali
  funzioni;

   per sapere:

   quali siano le motivazioni per cui il dottor Antonino Piccione sia
  stato escluso dagli incarichi sopra citati;

   come  mai il menzionato funzionario regionale già da diversi  anni
  sia  stato  oggetto di una penalizzazione d'incarichi (solo  2  nel
  2009)  a fronte dei molti attribuiti a colleghi anche con qualifica
  inferiore e con minor esperienza nel servizio;

   in  forza  di  quale  previsione normativa si possa  escludere  un
  soggetto  titolato al ruolo ispettivo e perdurare con l'affidamento
  illegittimo di incarichi a personale non facente parte dell'ufficio
  ispettivo  del  dipartimento  regionale  autonomie  locali  per  lo
  svolgimento di funzioni ispettive e di sostituzione». (1271)

                                                               GIANNI

   «All'Assessore per le risorse agricole e alimentari, premesso che:

   l'Assessorato  delle risorse agricole e alimentari ha  bandito  la
  gara per stipulare il contratto pubblico di servizi da aggiudicarsi
  mediante   procedura  aperta  ai  sensi  del  d.lgs.  n.  163/2006,
  attuativo    delle   direttive   17/2004/CE   e   18/2004/CE    per
  l'acquisizione dei servizi di assistenza tecnica di  cui  al  fondo
  europeo per la pesca (F.E.P.);

   a  tal  fine  è  stata nominata la commissione con l'obiettivo  di
  esperire ogni procedura relativa all'aggiudicazione della  gara  in
  ottemperanza al bando;

   dall'esame  dalla  documentazione relativa ai requisiti  necessari
  per accedere al bando sono risultate presentatrici sette imprese e,
  di  queste,  tre  sono state escluse per difetto di documentazione,
  rimanendo in tal modo solo quattro imprese concorrenti;

   la  commissione  di gara, esperite le procedure di  analisi  delle
  offerte   sia  sul  piano  tecnico-amministrativo  che  su   quello
  dell'offerta economica, ha attribuito i seguenti punteggi:

   MERIDIANA                      IZI/KPMK                   ECOSFERA
  E&Y/CONSEDIN
   ITALIA

   euro             2.400.000,00                         2.112.000,00
  1.880.880,00        1.600.000,00         1.511.000,00

   %     ribasso              12,00                             21,63
  33,33                    37,04
   Punti           O.E.                                         21,46
  24,10                         28,33                    30
   Punti          O.T.                                          68,00
  64,00                            66,00                        68,00
   Punti          Totale                                        89,46
  88,10                            94,33                        98,00

   la   stessa  commissione,  constatata  l'anomalia  per  il   primo
  concorrente della graduatoria, ha deciso di avviare le procedure di
  verifica dell'anomalia medesima (3 concorrenti su 4 risultano avere
  presentato  un'offerta anomala), chiedendo alle  imprese  risultate
  più  vantaggiose economicamente, ma ipotizzabili come  anomale,  di
  giustificare  l'offerta avanzata cui le stesse imprese  hanno  dato
  corso;

   la  commissione, esaminata la documentazione pervenuta,  ha  preso
  atto  di  non essere in grado di valutare le motivazioni  prodotte,
  decidendo,  conseguentemente, di chiedere alla direzione  pesca  di
  nominare  una  sottocommissione per valutare altresì  la  congruità
  delle offerte sotto il profilo economico;

   rilevato  che l'articolo 5 del disciplinare di gara, relativamente
  allo  svolgimento  della stessa, non prevede che  si  proceda  alla
  nomina di una sottocommissione;

   per sapere:

   se  non  ritenga  opportuno accertare le procedure adottate  dalla
  commissione   di   gara  circa  l'assegnazione  dei   punteggi   in
  riferimento alle offerte;

   se non ritenga necessario rendere note le ragioni che hanno spinto
  la commissione di gara a nominare una sottocommissione per valutare
  anche  la  congruità  delle offerte sotto  il  profilo  economico».
  (1272)

                                                            CRACOLICI

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   il  reparto  di  oncologia dell'ospedale   Vittorio  Emanuele'  di
  Castelvetrano  (TP), una struttura importante per il  territorio  e
  per  i numerosi malati in esso assistiti, è a rischio chiusura  per
  mancanza di personale medico e paramedico;

     da gennaio ad oggi risultano essere state effettuate circa 1.806
  prestazioni  ambulatoriali e ad oggi i  pazienti  trattati  in  day
  hospital e day service risultano essere circa 400;

   logisticamente l'ospedale su menzionato serve un bacino di  utenza
  che  comprende Mazara del Vallo, Marsala, l'intera Valle del Belice
  ed anche una parte della provincia di Agrigento;

   la  chiusura di tale reparto significherebbe, per tanti  pazienti-
  utenti  pendolari  delle aree sprovviste, dover  affrontare  viaggi
  notevolmente più lunghi, in alcuni casi di alcune ore;

   anche   la   sola  riduzione  della  ricettività  della  struttura
  comporterebbe gravi conseguenze per i malati in essa trattati;

   i  malati oncologici trattati con le terapie chemioterapiche  sono
  soggetti   a   seri  effetti  collaterali  le  cui   consequenziali
  sofferenze   potrebbero   essere  solo   aggravate   in   relazione
  all'allungamento  dei tempi di viaggio, dovuti  alla  necessità  di
  portare a termine le cure presso altre strutture;

   tutto  ciò  è  certamente  lesivo del diritto,  costituzionalmente
  garantito, alla salute dei cittadini;

   da  notizie  di  stampa si apprende che l'ASP di  Trapani  avrebbe
  attivato  la  procedura  per  la copertura  di  due  posti  per  il
  personale medico, ma va da sé la necessità, al fine di garantire la
  funzionalità  del servizio, di coprire la maggior parte  dei  posti
  vacanti   previsti  in  organico,  compresi  quelli  del  personale
  paramedico;

   per sapere:

   se  non  ritenga  doveroso  e  dignitoso  assicurare  l'assistenza
  necessaria a questi cittadini, in virtù della gravissima  patologia
  da cui sono affetti e delle norme di legge e costituzionali poste a
  tutela  della  salute,  tenendo conto del pieno  significato  della
  parola   cura'  evitando la chiusura o il malfunzionamento  di  una
  struttura che, come chiarito in premessa, garantisce indispensabili
  prestazioni mediche ad oltre 400 malati oncologici;

   se  non  valuti  urgente intervenire affinché vengano  coperti  la
  maggior  parte  dei  posti vacanti previsti  in  organico  sia  del
  personale   medico  che  paramedico,  indispensabili  al   corretto
  funzionamento   del  reparto  del  presidio  ospedaliero   di   che
  trattasi». (1273)

                                                                 ODDO

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   l'ENAC,  di  recente,  ha sospeso l'autorizzazione  ad  atterraggi
  notturni di elicotteri di soccorso nell'isola di Marettimo (TP);

   l'impossibilità di fruire dell'elisoccorso notturno  di  emergenza
  rende  ancora più palese l'inadeguatezza della scelta di tenere  in
  funzione  la  guardia medica turistica dell'isola  solo  nelle  ore
  giornaliere,  e cioè dalle 8.00 alle 20.00, con un solo  medico  di
  guardia  che ha grandi difficoltà nell'affrontare le situazioni  di
  emergenza;

   si  rende  necessario ed urgente approntare un rapido ed  efficace
  sistema di soccorso alternativo via mare che assicuri, intanto, una
  soluzione  temporanea sino al ripristino dell'elisoccorso  notturno
  e, comunque, una via alternativa anche in seguito;

   l'isola,  durante  la  stagione estiva, registra  la  presenza  di
  numerosi  turisti  e  dunque  un  aumento  della  popolazione;   in
  conseguenza  di  ciò,  la  mancanza di un servizio  di  elisoccorso
  notturno diventa un serio e grave problema per chi necessita di  un
  trasporto   urgente  presso  strutture  sanitarie  adeguate   sulla
   terraferma';

   per sapere:

   se  non  ritenga opportuno intervenire, anche nei confronti  delle
  competenti  istituzioni,  per rendere operativo,  in  tempi  brevi,
  l'atterraggio notturno dell'elisoccorso sull'isola di Marettimo;

   se  non  ritenga necessario attivare il servizio di guardia medica
  turistica  di  Marettimo h24, con un altro medico di  guardia,  per
  fronteggiare le emergenze;

   se  non  intenda  intervenire  con  urgenza  per  predisporre  una
  soluzione  efficace per l'assistenza via mare nel  permanere  della
  situazione   attuale   e   quando  si  presentano   situazioni   di
  impossibilità di intervento dell'elisoccorso». (1274)

                                                                 ODDO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   CASCIO Salvatore, segretario f.f.:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso  che l'azienda ospedaliera 'Ospedali Riuniti  Villa  Sofia
  Cervello',  in qualità di azienda capofila delle aziende  sanitarie
  della  Regione  siciliana, ha promosso una gara per  l'affidamento,
  mediante procedura aperta, del servizio quinquennale di brokeraggio
  assicurativo per conto delle aziende sanitarie della Regione;

   il  disciplinare  di gara prevede, all'art. 7,  che  alla  società
  aggiudicataria,  oltre alla remunerazione derivante dall'esecuzione
  quinquennale   dell'attività   di  brokeraggio,   l'amministrazione
  corrisponderà  una  somma, a titolo di asserita  remunerazione  per
  attività  di  consulenza, individuata, come importo  posto  a  base
  d'asta, in euro 400.000,00;

   rilevato  che  è  circostanza notoria ed  ormai  incontestata  che
  l'attività  di brokeraggio assicurativo non deve mai comportare  un
  costo  aggiuntivo  per la pubblica amministrazione,  in  quanto  il
  broker  ricava la propria remunerazione percependo un'aliquota  del
  compenso  dovuto  alla  compagnia  assicurativa,  tanto  che   tale
  principio   ha  trovato  ripetuta  conferma  in  diverse   pronunce
  giurisprudenziali anche recenti; in particolare, da ultimo, il  TAR
  Veneto,  con  la sentenza n. 1368 del 6 maggio 2009, ha evidenziato
  come  le commissioni corrisposte al broker non possono configurarsi
  quale costo aggiuntivo per le U.L.S.S. proprio in quanto sono parte
  delle  aliquote  che  normalmente  le  compagnie  di  assicurazione
  riconoscono  alla  propria rete di vendita  diretta  -  ossia  alle
  proprie agenzie. Come per altro confermato, tra gli altri, dal  TAR
  Abruzzo con la sentenza n. 397 del 26 luglio 2006; dalla Corte  dei
  conti, sezione giurisdizionale per la Lombardia, con la sentenza n.
  1536  del  2004,  ed  ancora  dalla  Corte  dei  conti,  sezione  I
  giurisdizionale, con la sentenza n. 179 del 17 aprile 2008;

   verificato  inoltre che anche la dottrina (prof.  Anna  Moscarini,
  prof.  Sergio Paci) è pacifica in ordine al superiore  principio  e
  che persino l'AIBA (associazione italiana broker di assicurazioni e
  riassicurazioni),  dalla  quale - in quanto  per  definizione  ente
  portatore degli interessi di della categoria di operatori - sarebbe
  lecito  attendersi  una posizione contraria,  ha  viceversa  spesso
  insistito  sul concetto di gratuità per la pubblica amministrazione
  dell'attività di brokeraggio assicurativo;

   ritenuto  che  la scelta della stazione appaltante di  riconoscere
  all'aggiudicatario un importo (rilevante) ed ulteriore rispetto  al
  già  ingentissimo  compenso che lo stesso percepirà  attraverso  la
  stipula   dei  vari  contratti  assicurativi  per  ben  17  aziende
  sanitarie  è  destinata,  da un lato, a produrre  un  significativo
  danno erariale e, dall'altro, a beneficiare l'aggiudicatario stesso
  della percezione di un inatteso e non dovuto 'doppio guadagno';
   osservato che:

   in   questa   particolare  fase  congiunturale  nella   quale   la
  popolazione  siciliana  deve fronteggiare, oltre  ai  noti  effetti
  della  generale  crisi economica, anche i maggiori costi  derivanti
  dall'improvvida  scelta del Governo regionale  di  prevedere  nella
  legge  finanziaria significativi aumenti di tasse ed oneri,  appare
  assurdo che la Regione decida di regalare 400.000,00 euro a chi  si
  aggiudicherà  la  gara  in questione, percependo,  già  per  questa
  ragione,  elevatissimi compensi derivanti, per quanto già  chiarito
  in  precedenza, dall'incasso della quota parte di premio che  verrà
  pagata alla compagnie assicurative;

   accertato  che  è  noto  che l'attività di consulenza  rientra  in
  quelle che vengono remunerate al broker attraverso la percezione di
  una  percentuale del premio assicurativo e che tale previsione  del
  bando  di gara, nella parte in cui riconosce al broker un ulteriore
  ed  ingente  importo  a  carico  delle  finanze  regionali,  appare
  caratterizzata da un inutile e grave spreco di denaro pubblico;

   evidenziato  che non sembra in linea con la dovuta terzietà  della
  stazione  appaltante la circostanza della quale si  chiede  altresì
  specifica  conferma  per  cui  la Regione  siciliana  risulta  main
  sponsor  di un master (Mims 2010) in materia di management  per  la
  sanità  che si tiene presso l'Università Bocconi di Milano, la  cui
  organizzazione,  tra  gli  altri, è affidata  alla  Marsch  s.p.a.,
  primaria azienda nel settore del brokeraggio assicurativo,  dandosi
  in  tal  modo  vita ad una strana sinergia tra ente  committente  e
  potenziale partecipante alla gara;

   per sapere:

   quali iniziative intendano adottare per evitare un simile sperpero
  di denaro pubblico;

   in   particolare,  se  non  ritengano  di  intervenire,   ciascuno
  nell'esercizio  delle proprie attribuzioni, al fine provvedere  e/o
  promuovere  i  necessari atti amministrativi affinché la  procedura
  venga  sospesa e/o revocata ed il bando e il disciplinare  di  gara
  debitamente modificati con l'eliminazione della parte in cui  viene
  attribuito  (o  meglio  regalato) all'aggiudicatario  un  ulteriore
  compenso pari ad euro 400.000;

   se  corrisponda  al  vero  che la Regione siciliana  risulti  main
  sponsor  di un master (Mims 2010) in materia di management  per  la
  sanità  che si tiene presso l'Università Bocconi di Milano, la  cui
  organizzazione,  tra  gli altri, è affidata  alla  Marsch  s.p.a.».
  (1268)

                                                       MANCUSO-LIMOLI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   a  seguito di un'indagine della magistratura, la banca del cordone
  ombelicale  di  Sciacca  (AG), considerata anche  oltre  i  confini
  siciliani,  unanimemente, simbolo di una  sanità  d'eccellenza,  ha
  sospeso da tempo la sua attività, anche in ragione del fatto che  i
  suoi responsabili sono stati indagati e sottoposti a processo;

   il  Tribunale  di Sciacca, nel febbraio del 2010, ha  assolto  con
  formula  piena,  perché  il  fatto  non  sussiste,  l'ex  direttore
  dell'unità  operativa  complessa di  servizio  trasfusionale  e  di
  microcitemia  della  ex azienda ospedaliera di Sciacca,  il  dottor
  Calogero  Ciaccio, e con lui la dottoressa Michela Gesù,  ordinando
  al  contempo  il  dissequestro di tutte le strutture  a  suo  tempo
  sequestrate  dalla  Guardia  di finanza  nell'ambito  della  stessa
  indagine;
   considerato che:

   la mancata attività della banca del cordone ombelicale di Sciacca,
  che  prima  della chiusura cedeva ai bambini di tutto il mondo  una
  unità al mese, fa venire meno la speranza di quanti sono affetti da
  gravi  malattie  ematologiche che possono guarire soltanto  con  il
  trapianto del midollo;

   risulta  che 20.000 unità rimangono chiuse nei congelatori  e  che
  per  essere  mantenute  alla temperatura di 196  gradi  sotto  zero
  necessitano  di  grandi quantità di azoto liquido, con  un  pesante
  costo per il distretto ospedaliero di Sciacca;

   la cessione delle unità non comporta alcuna spesa, ma al contrario
  produce  un  guadagno  di  22.000 euro  per  ogni  unità  ceduta  e
  soprattutto garantisce il 65 per cento di possibilità di guarigione
  ai bambini affetti da malattie ematologiche mortali;

   la  banca  del  cordone  ombelicale di  Sciacca,  avendo  peraltro
  raggiunto già 20.000 unità, ha completato l'attività di raccolta  e
  quindi non deve sostenere ormai ulteriori spese per tale attività.

   per sapere:

   quali  siano  i  motivi che impediscono attualmente la  riapertura
  dell'importante struttura della sanità siciliana;

   entro   quali  termini  l'Assessorato  regionale  Salute   intenda
  ripristinare l'importante servizio». (1270)

                                       LO GIUDICE - CASCIO S.- RAGUSA

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   - numero 206 «Chiarimenti sulla ventilata chiusura, da parte della
  'Serit  Sicilia  s.p.a.',  di alcuni sportelli  di  riscossione  in
  Sicilia», degli onorevoli Barbagallo, Arena, Lupo e Musotto;

   - numero 207 «Iniziative a tutela di nove professionisti altamente
  specializzati   in   servizio   presso   l'Assessorato   Salute   -
  Dipartimento  pianificazione strategica», degli  onorevoli  Caputo,
  Pogliese,  Falcone,  Vinciullo,  Bosco,  Limoli,  Cordaro,   Leanza
  Edoardo, Buzzanca.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

   nubifragio di Messina

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Discussione del disegno di legge numero 478/A «Interventi urgenti
              per i superstiti del nubifragio di Messina»

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al III punto dell'ordine
  del   giorno:  Discussione  del  disegno  di  legge  numero   478/A
  «Interventi urgenti per i superstiti del nubifragio di Messina».
   Invito  i  componenti la I Commissione a prendere posto  al  banco
  delle Commissioni.
   Ha  facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Minardo, per svolgere la relazione.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente, anche tenuto
  conto che questo disegno di legge è composto di due soli articoli e
  si  riferisce agli eventi del primo ottobre del 2009, che  si  sono
  abbattuti   sulla   città  di  Messina  e  sui   comuni   limitrofi
  determinando forti danni e provocando numerose vittime.
   Il  disegno  di  legge  intende  recare  un  parziale  ristoro  ai
  familiari  delle  vittime, autorizzando il Comune  di  Messina,  la
  Provincia  regionale  di  Messina e gli  altri  comuni  interessati
  dall'alluvione ad assumere gli stessi nei propri ruoli.
   Con  l'articolo 1 si prevede, ai sensi della legge 12 marzo  1999,
  n.  68  e  successive modifiche, di assumere il coniuge superstite,
  gli  orfani,  i genitori e i fratelli delle vittime o dei  dispersi
  dei predetti eventi calamitosi.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  dispiace
  prendere la parola su un disegno di legge che tratta di vittime  di
  eventi   calamitosi,  ma  ritengo  che,  così  come  è   formulato,
  l'articolo 1 lascia un ampio spazio di discrezionalità, sia  perché
  non conosciamo quante sono le vittime del nubifragio dell'1 ottobre
  2009,  sia  perché  si  scrive  in assenza di  attività  lavorativa
  autonoma  o di rapporto di lavoro dipendente , senza specificare  a
  quale data.
   Inoltre, nella casistica che si fa di assunzioni, sostanzialmente,
  pur   parlando  di  persone  decedute  in  condizioni  drammatiche,
  possiamo assumere il coniuge, gli orfani e così via, a me pare  che
  questa  formulazione  così ampia lasci grande discrezionalità,  per
  cui  chiedo  che  questo articolo sia rivisitato, al  di  là  degli
  emendamenti che ognuno di noi potrà presentare.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intanto  devo
  ringrazio  la  Presidenza  che ha voluto  inserire  all'ordine  del
  giorno dei lavori d'Aula la discussione di questo disegno di legge,
  che più volte avevo sollecitato.
   Ho   ascoltato   l'intervento  dell'onorevole   Galvagno   e   per
  rassicurare sia l'onorevole Galvagno sia l'intera Aula -  ringrazio
  anche il presidente della I Commissione per la tempestività con cui
  è  stato  esaminato il disegno di legge - preannuncio  che  intendo
  presentare un emendamento di riscrittura, che chiarisca  i  termini
  del percorso che vogliamo portare avanti in ossequio a quel momento
  di grande tensione che ha visto il coinvolgimento dell'Aula che noi
  abbiamo  l'onore di frequentare, ma anche l'intera Sicilia e  forse
  l'intero Paese.
   Certo,  il  fatto che siamo lontani circa un anno dall'evento  non
  deve  indurci ad essere superficiali, non deve farci dire  ex  post
  che  il  dolore espresso in quei giorni era un dolore di  facciata,
  era  un  dolore  di  circostanza. Si  trattava,  e  si  tratta,  al
  contrario,  di solidarietà vera, autentica e voglio ricordare  alla
  Presidenza e all'Aula che in quei drammatici momenti un  po'  tutti
  ci  siamo impegnati per tentare di dare un segnale di vicinanza, un
  segnale  di  corrente calda, di fluido di corrente calda  che  deve
  esserci tra le istituzioni e chi, in qualche misura, vive un dramma
  di quella portata.
   L'emendamento di riscrittura fisserà al momento della tragedia  la
  possibilità  di  accedere a questo beneficio di  legge  per  quanto
  riguarda  la mancanza di occupazione, e preciserà che  non  si  può
  addivenire ad una soluzione di assunzioni illimitate.
   L'emendamento  andrà, quindi, in direzione della  limitazione  del
  rapporto  di  lavoro che gli enti locali sono autorizzati  a  fare,
  demandandone  così  la  discrezionalità, tenuto  conto  che  l'ente
  locale meglio conosce i problemi del territorio e bene individua le
  esigenze che vengono da quei disgraziati superstiti che hanno perso
  genitori,  familiari, anche figli in tenerissima età. L'emendamento
  preciserà che si potrà assumere il coniuge superstite o un orfano o
  un  genitore  delle  vittime o dei dispersi a  causa  degli  eventi
  calamitosi  dei  quali  ci stiamo occupando, e  voglio  rassicurare
  l'Aula che si tratta di un numero veramente esiguo.
   Se  questo  è  il  percorso, ritengo che  non  ci  debbano  essere
  ulteriori  perplessità e, senza indugio, si può e si deve procedere
  all'approvazione di questo disegno di legge.
   Ringrazio  i  colleghi parlamentari per l'attenzione che  vorranno
  riservare a questa problematica e spero che su questo argomento non
  vi siano differenze né di lato né di colore.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   vorrei
  sottolineare, perché rimanga agli atti, che questo disegno di legge
  non  necessita di copertura finanziaria in quanto grava sui bilanci
  degli  enti locali che procedono alla relativa assunzione.  Questo,
  al  fine  di  evitare dubbi interpretativi nel prosieguo  dell'iter
  della legge e prima della sua pubblicazione, tenuto conto che non è
  passato   dalla  seconda  Commissione.  Gradirei  che  gli   uffici
  fornissero il loro apporto in tal senso.
   Per  il  resto,  non ci possono essere favorevoli o contrari  alla
  legge in esame.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   BENEDICTIS.  Signor  Presidente,  intanto  siamo  in   attesa
  dell'emendamento  di  riscrittura  la  cui  presentazione  è  stata
  preannunciata dall'onorevole Buzzanca, quindi intervengo nelle more
  di  conoscere nel dettaglio e con più precisione qual  è  il  testo
  definitivo sul quale saremo chiamati ad esprimerci.
   Voglio, comunque, evidenziare alcuni aspetti di carattere tecnico.
   Indipendentemente dalla buona volontà della norma, che credo tutti
  quanti  condividiamo, ci sono delle questioni che mi sembrano  poco
  chiare. Innanzitutto perché è assolutamente indeterminato il numero
  dei possibili beneficiari, non conoscendo il numero delle vittime o
  il numero dei dispersi e quindi, a cascata, quanti possono essere i
  coniugi, gli orfani, e così via.
   Nessuno   dei  deputati  presenti  in  Aula  sa  se  i   possibili
  beneficiari  di questa norma siano due, tre o trenta, e  credo  che
  questo  debba  sapersi,  almeno in linea di principio,  perché  non
  stiamo  facendo  una  norma generale, ma una  norma  che  individua
  benefici  particolari per una categoria di soggetti particolari  il
  cui numero, quanto meno, dovrebbe essere determinato.
   Mi   preoccupa  poi  l'incertezza  del  diritto  perchè,  come  ha
  specificato  l'onorevole Buzzanca, noi stiamo presupponendo  che  i
  comuni  abbiano  facoltà,  anzi  è  lasciato  -  ha  detto  lui   -
  all'arbitrarietà  dei  comuni l'esercizio  di  questa  facoltà  che
  stiamo  legiferando, quindi c'è una incertezza del diritto  stesso.
  Stiamo  presupponendo di destinare un beneficio a dei soggetti  che
  lo  avranno se e nella misura in cui i comuni, per ragioni che  qui
  non  sono  precisate  -  perché non ci sono criteri,  non  ci  sono
  argomentazioni,  non  ci  sono  condizioni  per  esercitare  questa
  facoltà  - delibereranno di propria iniziativa di assumere.  Questo
  può  significare  che,  fatta  salva l'intenzione  della  norma  di
  produrre effetti di carattere generale su tutto l'universo dei suoi
  beneficiari, due beneficiari differenti nello stesso  comune  o,  a
  maggior  ragione, in comuni differenti possono essere  trattati  in
  maniera diversa.
   Credo che questo sia un difetto intrinseco della norma.
   Ultima   cosa:  noi  immaginiamo  che  possono  godere  di  questa
  provvidenza   i   presunti  beneficiari,  indifferentemente   dalle
  condizioni economiche e lavorative in cui vivono, e anche questo  è
  un  difetto della norma stessa che non specifica le motivazioni per
  le quali questa norma si può applicare oppure non si può applicare.
   Quindi,  mi  sembra  benemerita l'intenzione,  ma  il  dispositivo
  normativo presenta a mio giudizio questi elementi che sono  proprio
  lacunosi,  in senso legislativo, e che meriterebbero un  esame  più
  approfondito della Commissione di merito, tanto più che  dell'unico
  articolo che costituisce la norma si sta presentando qui una intera
  riscrittura.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se il motivo che è
  all'origine di alcuni interventi è quello di coprire il  fatto  che
  questo  Parlamento deve comunque impiegare il tempo che  ci  separa
  dalla chiusura della sessione estiva, allora io comprendo bene  gli
  interventi dei colleghi, che hanno criticato o mosso degli  appunti
  al disegno di legge in esame.
   Ma  se  il  motivo non è questo, cioè non è quello di  far  durare
  l'esame  e  l'approvazione di questo disegno di legge a  lungo,  ma
  attiene  alla  natura  stessa  del disegno  di  legge  o  mette  in
  discussione  la  bontà, la giustezza, oserei dire  quasi  l'obbligo
  morale  da parte del Parlamento regionale di intervenire in  favore
  di  queste  vittime,  allora  ci sarebbe  da  chiedersi  se  questo
  Parlamento  ha  veramente smarrito quella che  era  una  delle  sue
  caratteristiche fondamentali, e cioè venire incontro,  in  presenza
  di  disgrazie immani oppure in presenza di vittime della mafia  sul
  nostro territorio.
   Il nostro Parlamento non si è mai tirato indietro di fronte a tali
  situazioni.
   L'alluvione di Messina è stato un fatto di rilevanza nazionale  ed
  internazionale. Voglio ricordare che si sono subito  mobilitate  le
  nostre  comunità  all'estero, negli  Stati  Uniti,  in  Canada,  in
  Australia,  in tutte le parti del mondo, dove sono presenti  nostri
  connazionali  e  c'è stata anche una mobilitazione forte  da  parte
  degli organismi internazionali.
   Sarebbe  strano  che  in  presenza  di  una  mobilitazione,  anche
  internazionale,  per aiutare le vittime di questo disastro  immane,
  il  Parlamento  siciliano sollevi dei dubbi sul fatto  che  abbiamo
  l'obbligo di intervenire.
   L'onorevole  Buzzanca ha presentato un disegno di  legge,  firmato
  anche  da  me  e  da  altri  deputati, che prevede  un  sostanziale
  ristoro,  anche  se solo parziale - perché mai la  vita  umana  può
  essere  compensata  in  nessun modo -  per  le  vittime  di  questa
  alluvione. Se ci sono delle correzioni da fare per precisare meglio
  l'ambito del disegno di legge, ben vengano.
   Lo  stesso onorevole Buzzanca ha preannunciato la presentazione di
  un  emendamento  di riscrittura che precisi meglio i  confini,  che
  vada   incontro  a  dubbi  eventuali  di  carattere  interpretativo
  sull'applicabilità della norma stessa. Ma non  si  può  mettere  in
  dubbio  l'impianto, la necessità, l'utilità, l'urgenza di approvare
  questo disegno di legge. Non sarebbe degno di questo Parlamento

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  proprio  adesso
  sono  venuto  a  conoscenza del disegno di legge  presentato  e  ne
  apprezzo  la  volontà e gli obiettivi. La provincia  di  Messina  è
  stata colpita da un evento che tutti ricordiamo e che ha trascinato
  nella  tragedia intere famiglie, ed è giusto che il  sindaco  della
  città  di  Messina si ponga correttamente l'interrogativo  di  come
  dare una risposta.
   Però  la risposta va data in senso lineare e dobbiamo evitare  che
  con  la fretta la norma possa essere impugnata. La legge 68 è legge
  nazionale,  e noi non possiamo intervenire derogando ad  una  legge
  nazionale.

   BUZZANCA. E' legge regionale

   SPEZIALE.  Non è legge regionale, ma nazionale, che fa  obbligo  a
  tutti gli enti, sulla base di quote di partecipazione, di assumere.
  Si  potrebbe  benissimo  approvare  una  norma  secca,  senza  fare
  riferimento ad alcuna norma nazionale e ad alcuna deroga; magari si
  potrebbe  prevedere  una  deroga alla pianta  organica  dei  comuni
  interessati.
   Così com'è, questo disegno di legge sarà sicuramente impugnato dal
  Commissario dello Stato - ovviamente il Commissario dello Stato non
  può  che impugnare la norma - perché non è nelle nostre prerogative
  poter intervenire sulla norma nazionale.
   Signor  Presidente, non so se è giusto sospendere qualche  attimo,
  d'accordo con gli uffici, perché si tratta di scrivere un  articolo
  interamente  sostitutivo  che, secondo  me,  dovrebbe  recitare  in
  questo  modo:  Il comune di Messina e la provincia di Messina  sono
  autorizzati,  in deroga alle loro rispettive piante  organiche,  ad
  assumere  , e si definisce il profilo di chi può essere  assunto  e
  si   specifica  che  questo  va  fatto  sulla  base ,  il   gravame
  finanziario è sui comuni e sulle province interessate che procedono
  all'assunzione.
   Se   i  colleghi  sono  d'accordo,  proporrei  qualche  minuto  di
  sospensione per scrivere meglio il testo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   sono
  d'accordo  con  l'ispirazione  di questa  legge  che  cerca,  anche
  attraverso   questa   norma,   o   comunque   vuole   rappresentare
  l'attenzione  e  il sostegno dell'Assemblea regionale  siciliana  a
  coloro che sono stati colpiti dalla tragedia dell'1 ottobre 2009.
   L'onorevole  Buzzanca  ha  già  preannunciato  un  emendamento  di
  riscrittura perché, evidentemente, aveva già avuto contezza che una
  parte dei rilievi espressi dai colleghi in Aula dovesse trovare una
  risposta   in  un  articolato  più  efficace,  e  per  ciò   stesso
  maggiormente rispondente alle esigenze delle vittime dell'alluvione
  dell'1 ottobre 2009.
   La  Presidenza,  poi,  deciderà quale sia la  forma  migliore  per
  procedere in rapporto anche alla peculiarità della vicenda. Non  mi
  pare il caso di fare polemiche, mi riferisco al collega Formica  il
  quale,  legittimamente,  assieme ad  altri  esponenti  del  proprio
  Gruppo,   nel   corso  di  queste  settimane  si  è   ripetutamente
  esercitato,  così  come prevedono le prerogative  parlamentari,  in
  un'azione   di   contrasto  alle  proposte  che  sono   state   qui
  rappresentate da altre parti politiche.
   Non  c'è dunque alcuna meraviglia, nel momento in cui si determina
  un clima di tensione, che il clima di tensione, poi, travolga anche
  questioni che hanno una particolare delicatezza.
   Ma non mi sembra questo il caso.
   Ho  ascoltato colleghi che, giustamente, si interrogano,  come  ha
  fatto  da  ultimo  l'onorevole Speziale, anche sulla  praticabilità
  della  norma  che  stiamo  approvando  perché,  se  dovesse  essere
  impugnata  dal Commissario dello Stato, noi faremmo un  torto  alle
  persone che vogliamo aiutare.
   Sono,  quindi, d'accordo con l'ispirazione della legge  e  ritengo
  che  tutti quanti dobbiamo concorrere alla definizione di un  testo
  che sia in grado di passare il vaglio del Commissario dello Stato e
  in  grado soprattutto di aiutare concretamente le persone che  sono
  state  travolte  dall'alluvione dell'1  ottobre.  Anche  in  questa
  circostanza, naturalmente, credo che il Parlamento, come  ha  avuto
  modo  di  fare  in  altri momenti, debba guardare  con  particolare
  attenzione  anche alla ricostruzione e alla messa in  sicurezza  di
  quei   centri  colpiti  dall'alluvione  dell'1  ottobre   2009   ed
  esercitare  la  sua funzione di vigilanza sugli interventi  che  si
  stanno  attuando  o  progettando e non  fare  mancare  il  sostegno
  finanziario necessario perché quelle popolazioni possano  ritornare
  nei loro centri in condizioni di tranquillità e di sicurezza.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, informo che dopo  la  discussione
  generale  e  il  passaggio all'esame degli articoli, la  Presidenza
  darà 24 ore di tempo per la presentazione degli emendamenti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo  ancora
  una  volta  prendere atto dell'assenza del Governo.  Credo  che  il
  Governo non sia interessato a quanto si discute in quest'Aula né  è
  interessato  allorquando si svolge l'attività  ispettiva  e  ancora
  meno  quando si pensa di fare una legge. Un Governo assente che  si
  ricorda di esistere soltanto quando deve procedere a nomine  per  i
  posti  di  sottogoverno; poi per il resto, mi pare  di  capire  che
  altro non fa.
   L'1  ottobre  del 2009, come hanno ricordato tanti altri  colleghi
  prima  di me, un violento nubifragio si è abbattuto sulla città  di
  Messina, sui comuni limitrofi e abbiamo avuto 37 morti, ed uno  dei
  problemi  che  abbiamo posto più volte stasera è quanti  potrebbero
  essere i potenziali fruitori di questo disegno di legge.
   Il  massimo di assunzioni che si può avere è trentasette perché 37
  sono  state  le vittime accertate; però è anche vero che  la  legge
  pone  una  serie di condizioni - le ricordava benissimo,  poco  fa,
  l'onorevole Speziale quando si riferiva alla legge 68 del 13  marzo
  1999  -. E' chiaro, quindi, che soltanto i soggetti disoccupati,  i
  soggetti  che  non hanno partita IVA, i soggetti che dimostrano  di
  essere disoccupati potranno godere dei benefici di questa legge.
   La  deroga  alla quale faceva riferimento l'onorevole Speziale  si
  applica solo ed esclusivamente al numero di posti che in un  comune
  si  possono avere: ad esempio, se la legge 68 prevede che il comune
  di   Messina  potenzialmente  abbia  la  possibilità  di   assumere
  cinquanta  persone  (e già ne ha assunte 50), potrà  procedere  con
  l'assunzione della cinquantunesima; quindi la deroga non si applica
  alle  condizioni insite nel soggetto che usufruirà della legge,  ma
  si  applica solo ed esclusivamente - come è stato ricordato -  alla
  pianta organica dell'ente locale.
   Tuttavia,  prendiamo atto con soddisfazione che la  Presidenza  ha
  deciso  di riaprire i termini per presentare gli emendamenti.  Sono
  certo  che la scadenza verrà fissata per domani e quindi già domani
  sera potremo essere nelle condizioni di approvare questo disegno di
  legge.
   Vorrei  però rassicurare che a lungo abbiamo discusso, in seno  al
  Comitato  per  la  qualità della legislazione e in  I  Commissione,
  sulle  potenziali preoccupazioni che qui oggi qualche  deputato  ha
  espresso,  devo  dire  che  gli uffici  legislativi  dell'Assemblea
  regionale  siciliana  ci hanno confortato e ci hanno  ulteriormente
  spinto ad approvare una legge che va incontro alle legittime attese
  di  un territorio che è stato devastato dall'alluvione e che, oltre
  ad  un  ristoro  per  le  vittime, aspetta  ancora  il  risanamento
  ambientale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  solo
  per fare notare che nell'emendamento proposto dalla Commissione  si
  fa riferimento alla possibilità per gli enti -  comune di Messina e
  altri  enti  territoriali - di assumere un  orfano,  cioè  un  solo
  figlio  all'interno della stessa famiglia. Il coniuge superstite  è
  chiaramente  uno,  ma gli orfani possono essere  anche  di  più,  e
  creare all'interno della famiglia il dramma al coniuge superstite o
  ai  fratelli su chi di loro deve essere assunto, significa  mettere
  ancora una volta il  coltello nella piaga .
   Quindi, io proporrei nell'emendamento di sostituire la parola   un
  orfano   con  le seguenti  il coniuge superstite, gli orfani  o  in
  mancanza , così come poi recita l'emendamento stesso.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Corona.  Ne  ha
  facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare
  l'onorevole Buzzanca, assieme agli altri firmatari del  disegno  di
  legge, per avere voluto che questo Parlamento potesse fare qualcosa
  di  positivo  nei confronti di questa tragedia che si  è  abbattuta
  sulla   città  di  Messina  e  sui  comuni  limitrofi,   attraverso
  l'approvazione di un disegno di legge che tiene conto del dramma di
  tante  famiglie  che  hanno  perso  la  vita  per  una  circostanza
  certamente non prevedibile.
   Voglio  anche in questa occasione ringraziare il collega  Buzzanca
  per  avere in questi mesi, e ancora oggi, svolto con grande impegno
  e  con  grande passione civica, come sindaco di Messina,  tutte  le
  fasi  dell'assistenza alla popolazione e soprattutto quella  ancora
  più  difficile per la ricostruzione di un clima di solidarietà, che
  certamente  non è venuto meno alla popolazione tutta da  parte  non
  solo  dei messinesi, ma dall'intera regione e anche da fuori, anche
  dall'estero come faceva riferimento il collega Formica, per  quelle
  famiglie che hanno vissuto un dramma, qualcosa di indescrivibile.
   E'  chiaro che ancora oggi non abbiamo completato il percorso  per
  consentire  a  quelle popolazioni di ritrovare stabilità  non  solo
  familiare,  ma  anche  lavorativa e  psicologica,  per  cercare  di
  ricreare  condizioni di vita che siano certamente migliori rispetto
  al  passato, ma che soprattutto cancellino una brutta vicenda,  una
  brutta esperienza.
   Questa  legge,  sono convinto, al di là di quello  che  qui  si  è
  detto,  viene fuori in un momento particolare. Credo che il collega
  Buzzanca,  come  firmatario  insieme  ad  altri  deputati,  l'abbia
  presentata a caldo, nei giorni della disgrazia, e oggi, a  distanza
  di  quasi  un  anno, completiamo questo percorso, e  mi  sembra  di
  capire  che  la  stessa Commissione competente, ma  soprattutto  il
  Comitato  per  la  qualità  della  legislazione,  abbiano  indicato
  l'inserimento  di  questa norma, la legge 68, che  oggi  qui  viene
  considerata  come  se fosse una sorta di possibilità  negativa  che
  potrebbe  determinare l'impugnativa da parte del Commissario  dello
  Stato.
   Questo   è   stato  fatto  dal  Comitato  per  la  qualità   della
  legislazione,  quindi  era un modo per dare un'indicazione  precisa
  della  norma,  anche  se  nazionale. Ben vengano  le  osservazioni,
  l'importante   è   che   questo  Parlamento  faccia   qualcosa   di
  significativo, di importante, in maniera unitaria, come  ha  sempre
  fatto  in occasioni di questo tipo e che certamente, nell'approvare
  questa legge, ci facciamo carico come Parlamento di sollecitare sia
  il  Governo regionale che il Governo nazionale per mettere in  atto
  tutte  quelle  iniziative e le risorse necessarie per definire  una
  questione  che  certo sta a cuore non solo a tutti noi,  che  siamo
  messinesi, ma a tutti i siciliani e speriamo che nel futuro non  si
  verifichino più situazioni di questo tipo così drammatiche.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  giusto   per
  esprimere  non soltanto il mio apprezzamento per questa  norma,  ma
  quello dell'intero Gruppo MPA, perché riteniamo che vi siano  degli
  accadimenti che meritano assolutamente la solidarietà e la presa di
  posizione  forte da parte del Parlamento. Certo, questo  Parlamento
  si  dovrebbe  porre,  e si dovrà porre, il problema  delle  vittime
  della  mafia,  questa legge non sempre funziona, si deve  porre  il
  problema dei grandi disastri, talvolta un poco più silenziosi, meno
  mediatici.  E tuttavia questo Parlamento non poteva non  occuparsi,
  onorevole Buzzanca, di un problema che ha visto tragicamente perire
  una  quantità  enorme  di uomini e ha visto la  devastazione  dello
  stesso ambiente, dello stesso territorio.
   Mi permetto quindi di suggerire soltanto alcuni osservazioni.
   In  realtà,  occorre che una legge come questa, per la delicatezza
  che   riveste,   probabilmente  sia  ancora  più   puntigliosamente
  dettagliata  perché un collega, per esempio, ha posto  il  problema
  dell'orfano  o  degli  orfani. Possiamo  noi,  all'interno  di  una
  famiglia,  decidere o lasciare la decisione al nucleo familiare  di
  stabilire chi dei fratelli deve essere assunto senza dettare  delle
  norme?
   E  mi  chiedo:  laddove  vi sia un espressa rinuncia  del  coniuge
  superstite,  non  va  meglio dettagliato chi dovrà  essere,  se  il
  fratello  o  i  fratelli, la sorella o le  sorelle,  o  in  termini
  quantitativi  stabilire quanto meno un metodo che possa  consentire
  alla  pubblica  amministrazione di adempiere  a  quanto  prescritto
  dalla norma?
   Infine, vorrei dire agli amici parlamentari di non pensare che  la
  Regione siciliana debba intervenire direttamente nel momento in cui
  vengono  distribuite ed erogate le risorse economiche  nazionali  e
  regionali  perché,  in  realtà, questi comuni  possano  beneficiare
  anche  delle  risorse  economiche  necessarie,  senza  mettere   in
  difficoltà i comuni che devono assumere questo personale.
   Nell'esprimere   assolutamente  un  apprezzamento   positivo   nei
  confronti  della Commissione e dei parlamentari che si  sono  fatti
  carico di questa legge, a cui chiedo di apporre anche la mia firma,
  concordo  con  il  Presidente dell'Assemblea, e  lo  ringrazio  per
  questo, per averci ricordato che saremo nelle condizioni in  queste
  24 ore di apportare dei suggerimenti migliorativi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, dagli  interventi
  che  abbiamo  ascoltato stasera, fermo restando l'apprezzamento  di
  tutti per una norma che cerca di rendere giustizia ad un territorio
  e alle vittime di quel territorio per un disastro immane, è come se
  si  fosse  sollevata qualche perplessità, qualche dubbio  anche  di
  tipo  legislativo  sul percorso che tale norma potrebbe  effettuare
  successivamente, anche dopo il vaglio di questo Parlamento.
   Il  Presidente dell'Assemblea ha fatto benissimo a dare 24 ore  di
  tempo  per formulare emendamenti. Forse, a mio avviso, è il caso  -
  lo  dico all'onorevole Buzzanca - che il numero dei destinatari che
  teoricamente   deve   essere  assunto   dagli   enti   locali   sia
  specificatamente quantificato onde fugare dei dubbi da  un  lato  -
  sarà  uno,  saranno dieci, non lo so, certamente non  mi  pare  che
  siano centinaia, stiamo parlando di poche unità -, tra l'altro,  se
  siamo sinceri e onesti con noi stessi ci rendiamo conto che, tranne
  qualche  caso, perché mi pare che ci sia solo qualche  caso  -  del
  resto,  una  persona lascia la pubblica amministrazione e  subentra
  altra  persona quasi in un turnover, quindi quasi a costo zero.  Ci
  potrà  essere  qualche famiglia in cui c'è un'unità in  più  magari
  rispetto  a  quella  che  è  venuta meno. Allora  quantifichiamo  e
  cerchiamo di formulare un emendamento che possa andare in tal senso
  nell'iter  successivo di una norma importante, una norma che  renda
  giustizia, una norma che, sebbene arriva dopo un anno, ma  comunque
  arriva io dico in maniera tempestiva e oculata, giunga a compimento
  e possa raggiungere l'obiettivo, possa raggiungere l'approdo.
   In  questo senso io auspico un emendamento che quantifichi al fine
  di  trovare una soluzione esatta sia del numero dei beneficiari sia
  della  spesa, eventualmente, che dovrà insistere sugli enti  locali
  che dovranno farsi carico di queste nuove assunzioni.

   PRESIDENTE.  Dichiaro chiusa la discussione generale  e  pongo  in
  votazione  il passaggio all'esame degli articoli. Chi  è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che  il  termine  per  la
  presentazione  degli emendamenti è fissato a domani,  mercoledì  21
  luglio 2010, alle ore 17.00.
   Per  quanto  riguarda invece il merito della norma,  mi  sento  di
  prendere  spunto  da  questa occasione  per  rivolgere  un  appello
  ulteriore  ai  presidenti di Commissione. A volte  capita  che  per
  portare  alla  votazione  finale  i  provvedimenti  legislativi  si
  inviino in Aula delle proposte obiettivamente irricevibili. Io  non
  avevo  letto  questo disegno di legge prima di  stasera  e,  se  lo
  avessi  fatto,  non avrei dato l'autorizzazione per  discuterlo  in
  Aula, lo dico con grande onestà intellettuale.
   Pertanto,  per il futuro, bisogna stare più attenti  alla  qualità
  della  legislazione.  Un giorno in più, una settimana  in  più  non
  sposta  nulla,  l'importante  è  che  il  Parlamento  faccia  leggi
  comprensibili e ben fatte.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


     Discussione sulla relazione della Commissione parlamentare di
      inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia,
   approvata ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge regionale 14
                          gennaio 1991, n. 4

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al IV  punto  all'ordine
  del   giorno:   «Discussione  sulla  relazione  della   Commissione
  parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della  mafia  in
  Sicilia,  approvata ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della  legge
  regionale 14 gennaio 1991, n. 4».
   Ha  facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Speziale, per svolgere la relazione.

   SPEZIALE,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Signor
  Presidente, la ringrazio per avere avuto la sensibilità di  mettere
  all'ordine  del  giorno  la relazione della Commissione  Antimafia,
  come  previsto dalla  legge, e la ringrazio anche perché  ha  avuto
  l'intuizione  all'inizio della legislatura  di  fare  insediare  la
  Commissione   Antimafia.  Come  lei  ben  saprà,  c'è   stata   una
  discussione    fra    le   forze   politiche    circa    l'autorità
  dell'insediamento della Commissione Antimafia,  tanto  è  vero  che
  nella  passata legislatura la Commissione Antimafia non  era  stata
  insediata  e, alla luce dell'esperienza svolta nel corso di  questi
  due  anni, io ritengo che l'intuizione della Presidenza, in accordo
  con  i capigruppo dell'Assemblea regionale siciliana, sia stata una
  intuizione corretta visto il lavoro che la Commissione Antimafia ha
  svolto nel corso di questi due anni.
   In  più,  devo  dare una nota di merito al Parlamento,  legata  al
  fatto  che il Parlamento siciliano dopo il 1996 non aveva proceduto
  ad approvare alcuna relazione della Commissione Antimafia.
   Dal  1996 ad oggi sono passati ben 14 anni e in questi 14 anni  di
  attività  parlamentare  il Parlamento non aveva  mai  proceduto  ad
  approvare  la relazione della Commissione Antimafia. L'impegno  che
  come Commissione abbiamo assunto è quello di procedere annualmente,
  così  come prevede la legge, all'approvazione dell'attività  svolta
  dalla  Commissione Antimafia e di sottoporla in forma di  relazione
  alla valutazione del Parlamento.
   La relazione è stata distribuita ai colleghi, io dovrò tediarli  e
  me  ne scuso perché mi è fatto obbligo di procedere alla lettura  -
  io  non  sono abituato direttamente a leggere, sono più abituato  a
  parlare  a  braccio  -,  però siccome questo  è  un  obbligo,  devo
  recitare anch'io e quindi passo alla relativa lettura.

                Presidenza del Vice Presidente Formica

   Il  lavoro della Commissione di inchiesta e vigilanza sul fenomeno
  della mafia in Sicilia durante il suo primo anno di attività  si  è
  contraddistinto   per   la   varietà   di   tematiche   affrontate:
  dall'iniziativa legislativa che ha dato luogo alla legge  regionale
  n.  15  del  2008,  all'attività  d'inchiesta  e  vigilanza,  dalla
  continua  e  proficua  interazione  con  le  realtà  associative  e
  istituzionali presenti sul territorio, alle problematiche  relative
  alla  gestione  dei  beni confiscati, dal PON  sicurezza  2007-2013
  all'attività  informativa nei confronti delle istituzioni  e  della
  popolazione della Sicilia.
   L'istituzione  della Commissione, in questa legislatura,  è  stata
  giudicata  molto positivamente dagli addetti al settore soprattutto
  perchè,  è  stato  più volte evidenziato, risulta  di  fondamentale
  importanza avere un'interlocuzione politica regionale che si occupi
  esclusivamente dei problemi legati alla criminalità mafiosa.
   Tale  necessità  è  ancora più importante  in  questo  particolare
  momento  storico  in  cui  lo  Stato  sta  colpendo  duramente   la
  criminalità  organizzata,  soprattutto siciliana,  e  sta  attuando
  nuove   e   più  sofisticate  strategie  di  contrasto,  sfruttando
  proficuamente  le  nuove  tecnologie e le continue  ribellioni  che
  contraddistinguono  parti  importanti  della  cosiddetta    società
  civile   contro  il  potere mafioso, a partire  dagli  imprenditori
  siciliani.
   Un  organo  tecnico-politico regionale costituito per rendere  più
  efficace la lotta alla criminalità organizzata, risulta quindi oggi
  necessario  per  molte  ragioni:  supportare,  nel  rispetto  delle
  competenze, l'opera di repressione attuata dalle forze di sicurezza
  e  dalla  magistratura,  elaborare nuove proposte  legislative  che
  tengano  conto del nuovo contesto legislativo, economico e sociale,
  attivare  quella  funzione d'inchiesta e vigilanza  prevista  dalla
  legge  istitutiva  nei confronti dell'amministrazione  regionale  e
  locale, supportare le realtà istituzionali e associative nella loro
  lotta alla criminalità organizzata. Infine, bisogna considerare  un
  altro  aspetto  solo apparentemente secondario: un organo  tecnico-
  politico  regionale incaricato di seguire le questioni relative  al
  contrasto  alla  mafia  è  necessario  poiché  le  nuove  strategie
  statali,   in  continua  evoluzione,  potrebbero  danneggiare   gli
  interessi della Sicilia.
   L'attività  della  Commissione  è  stata  caratterizzata   da   un
  altissimo  grado  di armonia che ha permesso di prendere  tutte  le
  decisioni   all'unanimità.  E'  stato  più  volte   rilevato,   dai
  componenti della Commissione, il carattere  operativo  e  concreto
  dei lavori.
   Come abbiamo accennato in precedenza, l'attività della Commissione
  è  stata  svolta in diversi settori, che, schematicamente, possiamo
  dividere   in   attività   conoscitiva,   ispettiva,   informativa,
  legislativa  e  su  specifici  temi di  particolare  interesse  (ad
  esempio,  la  questione  dei beni confiscati  e  il  PON  sicurezza
  2007/2013).
   La  Commissione ha condotto un'intensa attività volta ad acquisire
  elementi  di conoscenza delle problematiche legate alla criminalità
  organizzata  in Sicilia, interagendo con associazioni,  fondazioni,
  enti ed esperti.
   Possiamo  dividere l'attività della Commissione in questo  settore
  in due parti:
   La Commissione ha avuto un incontro con i membri eletti in Sicilia
  della  Commissione  nazionale antimafia, anche  sulla  base  di  un
  preciso   articolo  della  legge  istitutiva  che   prescrive   una
  conoscenza, da parte della Commissione nazionale, del lavoro svolto
  dalla    Commissione    regionale.   L'analisi    ha    focalizzato
  principalmente  le problematiche che potrebbero  scaturire  da  una
  gestione  completamente  centralizzata dei  beni  confiscati  e  le
  modalità  di assegnazione dei proventi che confluiscono  sul  Fondo
  unico di giustizia.
   Un   altro  incontro  molto  importante  è  stato  quello  con  il
  Commissario  straordinario per i beni confiscati, incontro  che  ha
  avuto   come   temi   di  discussione  le  problematiche   relative
  all'assegnazione  e  alla gestione dei beni  confiscati  e  il  PON
  sicurezza 2007/2013. Nel corso della seduta sono state evidenziate,
  principalmente,    due    criticità   del   sistema:    l'eccessivo
  frazionamento   del  processo  decisionale  per   le   assegnazioni
  definitive  dei  beni  sequestrati e,  riguardo  al  PON  sicurezza
  2007/2013, il paventato rischio di non usufruire della totalità dei
  finanziamenti  nazionali  ed europei.  A  tale  riguardo,  è  stato
  sottolineato  il problema dei comuni siciliani che  potrebbero  non
  essere  in grado di redigere dei progetti aventi i requisiti minimi
  per l'approvazione da parte dell'autorità di gestione del PON.
   L'Ufficio  di Presidenza della Commissione ha avuto un incontro  a
  Roma, nella sede della Direzione Nazionale Antimafia (DNA), con  il
  Procuratore,  dottor  Piero Grasso, relativamente  all'elaborazione
  della normativa regionale di contrasto alla criminalità organizzata
  (al   momento  dell'incontro  la  legge  era  ancora  in  fase   di
  elaborazione). Bisogna sottolineare l'apprezzamento del Procuratore
  per    il    lavoro   della   Commissione,   soprattutto   riguardo
  all'istituzione dell'insegnamento della legalità nelle scuole e  al
  sistema  di  tracciabilità dei pagamenti nel settore degli  appalti
  grazie alla previsione di un conto unico.
   La  nuova  normativa statale sulla gestione dei beni confiscati  è
  stata  l'oggetto  principale  degli  incontri,  da  parte  di   una
  delegazione della Commissione, con la Presidenza della Camera e con
  la  Presidenza  del Senato. A tal proposito sia il Presidente  Fini
  che  il Presidente Schifani si sono dichiarati d'accordo con  molte
  delle  problematiche evidenziate, soprattutto per quel che concerne
  la necessità di mantenere il carattere  risarcitorio  - questo è un
  elemento fondamentale - nella destinazione dei beni confiscati.
   L'Ufficio di Presidenza della Commissione ha inoltre incontrato  i
  magistrati  di  alcune delle Procure più importanti della  Sicilia.
  L'Assemblea   regionale   siciliana  e  la  Commissione   regionale
  antimafia hanno ricevuto l'unanime plauso per l'approvazione  della
  normativa   di   contrasto  alla  criminalità  organizzata   (legge
  regionale 15/2008); inoltre durante tutti gli incontri i magistrati
  hanno  reso  partecipi i componenti della Commissione dei  problemi
  degli  uffici  giudiziari  siciliani,  soprattutto  per  quel   che
  concerne  i  vuoti di organico e le incongruenze nella dislocazione
  territoriale degli uffici giudiziari sul territorio.
   Per  quanto  riguarda   le  interazioni  con  enti,  fondazioni  e
  associazioni,  nella fase di elaborazione della  legge   Misure  di
  contrasto  alla criminalità organizzata , la Commissione ha  svolto
  un'approfondita   indagine  sulle  criticità   della   legislazione
  regionale  e  sulle innovazioni legislative necessarie per  rendere
  più  funzionale ed efficiente la lotta alla mafia. A tal  riguardo,
  si sono svolti numerosi incontri con le realtà associative presenti
  sul  territorio  siciliano, ad esempio con i  rappresentanti  della
  Confindustria,   della  Confartigianato,  di   Unioncamere,   della
  Confcommercio,  delle associazioni antiracket, dei sindacati  delle
  scuole...ecc.  L'interazione con le suddette realtà  associative  e
  territoriali  è stata assolutamente indispensabile per  comprendere
  alcuni   aspetti  della  fenomenologia  mafiosa  e   le   politiche
  necessarie per sostenere la lotta alla criminalità organizzata.
   La  Commissione,  fin dal suo insediamento, ha mostrato  la  ferma
  volontà di redigere una proposta di legge attuale e funzionale alle
  nuove   sfide,  una  legge  organica  finalizzata   a   raggiungere
  principalmente tre obiettivi: legare e modernizzare gli  interventi
  della  Regione in settori della società e dell'economia  nevralgici
  per il contrasto alla criminalità, eliminare alcune criticità della
  precedente    legislazione    antimafia    e    sostenere,    anche
  finanziariamente,  la ribellione delle realtà imprenditoriali  alla
  prepotenza mafiosa. Alla redazione del testo del disegno di  legge,
  che  poi  è stato approvato, con lievi modifiche, dalla Commissione
   Affari istituzionali  - e per questo ringrazio il Presidente  -  e
  dall'Assemblea,   hanno  preso  parte  tutti  i  componenti   della
  Commissione.
   Come  sapete  la  legge  15  del 2008  affronta  alcune  questioni
  particolari.
   L'istituzione  dei  corsi  di legalità in  seno  alle  istituzioni
  primarie  e secondarie di primo grado scaturisce da un'approfondita
  analisi  che la Commissione ha condotto relativamente alla  cultura
  dei giovani siciliani.
   Sono stati evidenziati tre punti di particolare interesse. Innanzi
  tutto  è  stata  rilevata la necessità che gli  studenti  conoscano
  approfonditamente la storia e l'organizzazione della mafia  poiché,
  in   un   passato   anche  recente,  uno  dei  gravi   errori   che
  intellettuali, politici e forze dell'ordine hanno commesso è  stato
  quello   di   formulare   definizioni  errate   della   criminalità
  organizzata  siciliana,  equiparandola  a  volte  ad  un   fenomeno
  folkloristico e culturale della gente del Sud, a fenomeni marginali
  di delinquenza e financo ad invenzioni giornalistiche.
   Un  secondo  motivo  è  sicuramente il bisogno  di  preservare  la
  memoria  storica  così  da  poter  essere  tramandata  dalle  nuove
  generazioni.  In tal modo, il ricordo e la conoscenza delle  azioni
  di   politici,  giornalisti,  sindacalisti,  membri   delle   forze
  dell'ordine e magistrati e persone semplici, impegnati  spesso  con
  tragici epiloghi nella lotta alla mafia, renderà più forte il senso
  di  legalità  della società del futuro. Infine, i laboratori  della
  legalità  possono sicuramente contribuire, in forma  più  generale,
  all'innalzamento della soglia dell'etica e della moralità pubblica.
   Una  parte  essenziale  dei  corsi verterà  su  incontri  che  gli
  studenti  dovranno  avere  con persone che,  tramite  testimonianze
  dirette  o  indirette,  metteranno  al  corrente  i  ragazzi  degli
  avvenimenti   significativi   della   lotta   contro   la    mafia,
  evidenziando,  a  tal  proposito, il ruolo  fondamentale  avuto  da
  coloro  che  hanno dato la propria vita divenendo parte  integrante
  della   storia  del  nostro  Paese,  e  della  nostra  Regione   in
  particolare.
   Per  promuovere  l'efficienza dei laboratori  della  legalità,  la
  legge, pur rispettando l'autonomia scolastica, prevede un controllo
  della  Regione  sulla  gestione dei  fondi  concessi,  tramite  una
  supervisione  delle  spese  sostenute.  Conseguentemente  è   stata
  prevista  una  rendicontazione delle spese da parte  dei  dirigenti
  scolastici   e   la  clausola  dell'esclusione  della   scuola   da
  finanziamenti futuri per un periodo di tre anni nel caso in cui  la
  suddetta  rendicontazione risultasse assente o insufficiente.  Sono
  stati  centocinquantasei  i  dirigenti  scolastici,  già  nell'anno
  precedente, che hanno utilizzato queste risorse, attivando i  corsi
  di legalità.
   La  seconda  norma, come voi ricorderete, quando fu  approvata  la
  legge relativa agli appalti.
   La necessità di rendere il sistema degli appalti più trasparente e
  controllabile  è alla base della norma che rende obbligatorio,  per
  le  imprese  aggiudicatrici di bandi al di sopra di 100 mila  euro,
  l'apertura di un conto unico. In tal modo le operazioni finanziarie
  dell'impresa aggiudicatrice saranno più facilmente rintracciabili e
  sarà  più  difficile  la  partecipazione  finanziaria  (diretta   o
  indiretta)  dell'azienda  ad attività  illegali  quali  tangenti  e
  racket.
   Come  ha  pubblicamente dichiarato il Procuratore  Grasso  ad  una
  delegazione  di questa Commissione ricevuta presso  la  sede  della
  Direzione  Nazionale Antimafia (DNA) a Roma, la  tracciabilità  dei
  mezzi  di  pagamento  è ritenuta dalle forze dell'ordine  un  mezzo
  efficace per contrastare le illegalità del mondo degli appalti (una
  norma  simile  era  stata,  inutilmente,  suggerita  dalla  Procura
  nazionale antimafia al Parlamento nazionale).
   Al  fine  di  rafforzare l'esigenza di legalità nel settore  degli
  appalti,   è  stato  inserito  un  comma  che  impone  l'esclusione
  dell'impresa dai bandi di gara, qualora il legale rappresentante  o
  uno dei dirigenti dell'impresa aggiudicataria risultino rinviati  a
  giudizio per favoreggiamento nell'ambito di procedimenti relativi a
  reati  di  criminalità organizzata. Inoltre, le  imprese  impegnate
  nella  realizzazione di opere che beneficiano  di  finanziamenti  o
  sovvenzioni pubbliche in conto interessi o in conto capitale per un
  valore   superiore  a  100.000  euro,  sono  tenute   ad   affidare
  l'esecuzione  dei lavori ad imprese in regola con  le  norme  sulla
  qualificazione e certificazione antimafia.
   Per   quel  che  riguarda  il  contrasto  al  racket,  il   pizzo
  rappresenta oggi una delle maggiori entrate (e sicuramente  la  più
  costante)  dell'economia mafiosa, risultando  ad  essere  anche  la
  palese  dimostrazione  del controllo mafioso  sul  territorio.  Una
  ricerca  della  Fondazione Chinnici ha stimato che tra  il  70  per
  cento  e  l' 80 per cento delle imprese siciliane pagano il  pizzo;
  nella  sola  Palermo  questa  tassa  mafiosa renderebbe  oltre  170
  milioni di euro.
   La  lotta  alla  criminalità non può prescindere  dalla  lotta  al
  racket. La Commissione, partendo da questo assunto, ha rilevato  la
  necessità   prioritaria  di  sostenere  e  promuovere  il   recente
  contrasto  attuato dalle imprese (in forma singola o associata)  al
  racket.
   A  tal riguardo, la legge regionale 15/2008 prevede la concessione
  di  benefici  finanziari  alle imprese,  ubicate  in  Sicilia,  che
  denunciano richieste estorsive. La norma, prevedendo il rimborso di
  alcuni    oneri    fiscali   (imposte   sui   redditi,   contributi
  previdenziali  e imposta comunale sugli immobili),  si  propone  di
  sostenere e favorire le denunce degli imprenditori. Inoltre, grazie
  alle   particolari   modalità,  contraddistinte   da   celerità   e
  semplicità,  con le quali vengono erogati i contributi  (a  seguito
  del  rinvio  a giudizio dell'estortore causato dalla denuncia),  la
  Commissione  ha  cercato di evitare l'espulsione  dell'azienda  dal
  circuito  produttivo  ed  economico  sostenendone  i  bilanci   che
  potrebbero essere messi in crisi da eventuali forme di boicottaggio
  promosse dagli estortori.
   La  Presidenza della Commissione, assieme ad una delegazione della
  Regione   siciliana,  ha  effettuato  una  missione   a   Bruxelles
  finalizzata  alla  partecipazione ad un incontro  con  i  dirigenti
  della  Commissione europea per evitare la procedura  di  infrazione
  nei  confronti  della  Sicilia causata  da  tali  finanziamenti.  I
  dirigenti  della  Commissione  europea  hanno  convenuto   con   la
  delegazione siciliana sull'eccezionalità dei finanziamenti concessi
  alle  imprese che denunciano il racket e, nei limiti imposti  dalla
  legge, non dovrebbero perturbare il mercato europeo.
   La  Commissione, mutuando un modello di intervento localizzato che
  ha  avuto  dei  risultati molto positivi (le zone  franche  urbane,
  ZFU), ha inserito delle disposizioni relative all'istituzione delle
  Zone  franche per la legalità (ZFL). L'obiettivo prioritario  delle
  Zone  franche  urbane  (ZFU)  é  quello  di  favorire  lo  sviluppo
  economico  e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate  da
  disagio  sociale,  economico,occupazionale,  con  potenzialità   di
  sviluppo  inespresse  tramite  interventi   speciali   localizzati.
  Partendo  da questo assunto, anche le Zone franche per la  legalità
  (ZFL) dovrebbero essere istituite in aree territoriali omogenee, ad
  esempio nei singoli  mandamenti  mafiosi, o in aree aventi problemi
  comuni     connessi    alla    criminalità    organizzata,     che,
  conseguentemente, dovrebbero essere oggetto di interventi mirati  e
  innovativi,  in  sinergia tra Stato e Regione, secondo  le  proprie
  competenze.
   A  causa  delle limitate competenze in materia di ordine  pubblico
  della  nostra  Regione, la definizione e l'istituzione  delle  Zone
  franche  per  la legalità viene demandata a futuri accordi  tra  la
  Presidenza della Regione e il Ministro dell'Interno.
   L'articolo 4 della legge regionale 15 del 2008 impone alla Regione
  di   costituirsi  parte  civile  in  tutti  i  processi  di  mafia.
  L'articolo,  oltre  ad  avere importanti risvolti  processuali,  ha
  anche  una fortissima valenza simbolica poiché stabilisce  in  modo
  netto  ed inequivocabile la determinazione delle istituzioni locali
  nel contrastare la criminalità organizzata.
   Uno  dei  settori  dove, negli ultimi anni, l'attività  repressiva
  delle forze si è dimostrata più efficace è senza dubbio quello  del
  sequestro dei beni della criminalità organizzata. L'aggressione  ai
  patrimoni  dei  mafiosi,  dalla legge La  Torre  in  poi,  è  stata
  considerata una modalità efficace di contrastare la criminalità  ed
  è  anche uno degli strumenti di repressione che i criminali  temono
  di  più.  L'incredibile  aumento delle confische  registrato  negli
  ultimi  anni ha portato il Governo nazionale a un notevole  impegno
  legislativo e istituzionale per rendere più funzionale possibile il
  modello  della  gestione  dei beni. Pur  tuttavia  rimangono  delle
  lacune  nella  legislazione  nazionale  che,  nel  rispetto   delle
  competenze   limitate  della  Regione,  la  Commissione   regionale
  antimafia   ha  tentato  di  colmare.  Innanzi  tutto   promuovendo
  l'istituzione  di un fondo di garanzia per l'elargizione  di  mutui
  bancari  alle  associazioni  e alle cooperative  che,  non  potendo
  contare  sulla  garanzia del bene, hanno difficoltà ad  ottenere  i
  prestiti necessari per rendere produttiva l'attività.
   Un  secondo  tipo  di intervento previsto è relativo  al  sostegno
  della  Regione  alle spese che i Comuni, sotto varie forme,  devono
  affrontare per ottimizzare la gestione dei beni confiscati.
   Onorari degli avvocati di parte civile: l'articolo 12 della  legge
  regionale  15/2008  si  inserisce  nell'ambito  della  politica  di
  contenimento della spesa. Negli ultimi anni il Fondo per le vittime
  della  mafia  era servito, in una buona percentuale, a  pagare  gli
  onorari degli avvocati di parte civile, sulla base della precedente
  legge  che  li  autorizzava a riscuotere  delle  parcelle  ritenute
  congrue dall'ordine.
   L'articolo  modifica  la  norma  sopraccitata  nel  senso  che  le
  parcelle saranno ora decise in sentenza dal giudice. Questo, signor
  Presidente,  ha  prodotto  che  le  parcelle  liquidate  nel   2008
  ammontavano a tremilioni settecentomila euro, le parcelle liquidate
  nel  2009 ammontavano a duemilioni novecentomila euro, con la nuova
  norma    le    parcelle    liquidate   nel    2010    saranno    di
  cinquecentocinquantaseimila  euro,  con  un  risparmio   di   oltre
  tremilioni di euro.
   La  Commissione  si  è  adoperata  per  mettere  a  conoscenza  la
  cittadinanza, e, in particolare, le categorie produttive e sociali,
  della nuova normativa regionale antimafia. Gli incontri che si sono
  succeduti  in Sicilia hanno avuto il plauso degli intervenuti  che,
  oltre a mostrare  apprezzamento per le nuove norme, hanno condiviso
  l'attività  della  Commissione  finalizzata  al  confronto  e  alla
  discussione con tutti i partecipanti.
   Infine,  specialmente nei territori dove la presenza  della  mafia
  risulta più forte, è stata apprezzata la  presenza simbolica  delle
  istituzioni  politiche  regionali e  della  Commissione  antimafia.
  Presenza  che ha avuto una vasta eco nei mezzi di comunicazione  di
  massa   locali   e  un  apprezzabile  riscontro   tra   le   realtà
  istituzionali.
   Attività su temi di particolare interesse - i beni confiscati alla
  criminalità  organizzata: come abbiamo già accennato in precedenza,
  l'impegno   profuso  dallo  Stato  nell'innovare  la   legislazione
  relativa  ai  beni  confiscati è stato  talmente  elevato  che  non
  risulta  azzardato definire tale settore come la   nuova  frontiera
  della  lotta  alla  criminalità organizzata . Le  statistiche  sono
  impressionanti. Secondo le più recenti dichiarazioni  del  Ministro
  dell'Interno,  solo negli ultimi 18 mesi sono stati  sequestrati  o
  confiscati beni complessivi per 7 miliardi di euro e un miliardo  e
  mezzo di euro in contanti.
   Per  quanto riguarda l'ubicazione dei beni immobili confiscati,  i
  dati  dell'agenzia del demanio, ci indicano che alla fine del  2008
  su  8846  beni, ben 3.930 sono stati confiscati in Sicilia,  e,  su
  1.139  aziende  e società, ben 434 sono state quelle confiscate  in
  Sicilia. E' palese che l'attività delle confische è indirizzata  in
  particolar modo nei confronti della Sicilia.
   Dalla legge Rognoni-La Torre in poi, lo strumento della confisca è
  stato  attuato  in  un'ottica  risarcitoria   nei  confronti  delle
  comunità  che  più avevano subito la violenza della mafia.  In  tal
  modo,  beni mobili e immobili, con diverse modalità e dopo un tempo
  più  o  meno  lungo,  sono  stati in massima  parte  restituiti  ai
  territori nei quali era avvenuto il sequestro.
   L'attività della Commissione e le numerose audizioni a  cui  hanno
  partecipato  i  suoi componenti hanno permesso di delineare  alcune
  positività  e alcune criticità del sistema. Tra i fattori  positivi
  della legislazione sulle confische possiamo sicuramente  annoverare
  la  lotta  alla disoccupazione attraverso l'immissione nel circuito
  produttivo  di  beni  gestiti da associazioni di  giovani,  di  ex-
  disoccupati  e  di realtà associative impegnate nel rispetto  della
  legalità. Inoltre la presenza di aziende sane in luogo di quelle in
  mano   alla   criminalità  ha  contribuito  al   rafforzamento   di
  un'economia legale di cui la Sicilia ha un estremo bisogno. Infine,
  la  palese presenza dello Stato in luoghi che prima erano  evidente
  espressione  del  potere mafioso (ad esempio  con  l'ubicazione  di
  caserme  e  commissariati  di polizia in  immobili  confiscati)  ha
  assunto un'altissima valenza simbolica.
   Bisogna quindi mettere in risalto in maniera netta e assoluta come
  sequestri  e confische dei beni siano delle procedure assolutamente
  necessarie alla lotta alla criminalità; tuttavia, in eguale misura,
  bisogna analizzare le criticità del settore.
   Una  prima tipologia di problemi concerne la fruibilità  dei  beni
  immobili,  poiché  può accadere che essi siano  contraddistinti  da
  gravami   ipotecari,   da   occupazioni  abusive,   dalla   mancata
  identificazione   dei  proprietari  effettivi   o   degli   estremi
  identificativi   catastali.   Questi   problemi   hanno    portato,
  addirittura, alcuni Comuni a rifiutare l'assegnazione  di  immobili
  proposta  dall'Agenzia  del  demanio.  Una  seconda  tipologia   di
  problemi   è  relativa  alla  gestione  produttiva  delle   aziende
  sequestrate. Il sequestro delle aziende, affidate alla gestione  di
  un  amministratore giudiziario (solitamente un commercialista o  un
  avvocato) per un tempo molto lungo (spesso anche per una  decina  e
  più   di   anni),   può   provocare   dei   problemi   all'attività
  imprenditoriale,    poiché   la   gestione    amministrativa    può
  sensibilmente  differire da quella imprenditoriale,  con  possibili
  criticità  soprattutto  nel  settore degli  investimenti.  Un'altra
  problematica   è   da   rinvenire   nel   possibile   rallentamento
  dell'espansione  economica  delle  piccole  comunità,   laddove   i
  sequestri  dei  terreni e degli immobili per periodi molto  lunghi,
  specialmente  in  piccoli centri agricoli,  siano  suscettibili  di
  rendere   difficile  l'acquisizione  di  proprietà  da   parte   di
  imprenditori  che  ambiscono  ad investire  in  nuove  imprese,  ad
  esempio nei settori dell'agricoltura e del turismo.
   I  suddetti problemi, in parte difficilmente risolvibili,  vengono
  ingigantiti  dalle procedure lente e farraginose che, nel  caso  di
  beni  immobili, producono anche il depauperamento  del  bene  e  il
  conseguente  esborso  di denaro pubblico per ovviare  alla  mancata
  manutenzione dello stesso.
   La  complessità della questione, schematicamente delineata, da  un
  lato  favorisce  una  valutazione  positiva  di  nuove  norme   che
  attualizzino  e  modernizzino il quadro giuridico, dall'altro  però
  evidenzia  la necessità che i suddetti interventi siano finalizzati
  esclusivamente  alla  lotta  alla criminalità  organizzata  e  alla
  risoluzione  dei problemi da essa generati, poiché  l'emersione  di
  nuove  problematiche,  come il risanamento  del  bilancio  statale,
  potrebbe nuocere gravemente al delicato equilibrio che la normativa
  sui sequestri e confische deve indubbiamente raggiungere.
   La recente attività dello Stato nel settore dei beni confiscati ha
  seguito  due  diverse  direttrici:  una  nuova  organizzazione  del
  sistema attraverso l'istituzione di nuovi organi e uffici, e alcune
  riforme legislative che hanno profondamente inciso nel procedimento
  di sequestro, confisca e assegnazione dei beni.
   Tra  le  riforme  che hanno reso il sistema più  efficiente  è  da
  evidenziare  l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio  dei
  Ministri,  del  Commissario straordinario  per  la  gestione  e  la
  destinazione  dei  beni  confiscati  ad  organizzazioni  criminali.
  Durante  le audizioni promosse dalla Commissione, tutti gli addetti
  al settore hanno lodato il suo ruolo di coordinamento operativo tra
  le amministrazioni e gli enti interessati alla destinazione ed alla
  gestione  dei beni confiscati e tra queste e i soggetti  cui  ne  è
  devoluta la gestione.
   Le   innovazioni  della  legislazione  statale  hanno   creato   i
  presupposti per una maggiore efficienza dell'apparato ma, in alcuni
  settori, hanno destato anche forti perplessità.
   Il  Parlamento  ha  approvato l'istituzione  del  fondo  unico  di
  giustizia, la cui gestione è stata affidata ad Equitalia  Giustizia
  spa;   nel  suddetto  Fondo  confluiranno  anche  tutte  le   somme
  confiscate  alla  criminalità  organizzata  e  il  ricavato   viene
  destinato  interamente  al Ministero degli  interni,  al  Ministero
  della giustizia e al Bilancio dello Stato.
   Più  volte su questa norma siamo tornati, perché la riteniamo  una
  norma  sbagliata  che  tradisce il principio risarcitorio  che  era
  invece la filosofia della legge La Torre, poiché stabilisce  che  i
  soldi  sequestrati o confiscati in Sicilia vengano  destinati  alle
  politiche  dei  Ministeri  del  Bilancio,  dell'Interno   e   della
  Giustizia.   Mentre  noi  riteniamo  che  i  beni   sequestrati   e
  confiscati  in  Sicilia devono essere restituiti alla  Sicilia  per
  interventi di contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia.
   La   ripartizione   delle  somme  confiscate  mette   in   risalto
  l'indebolimento di quella natura  risarcitoria  della  destinazione
  dei  beni  alle popolazioni colpite dal fenomeno mafioso che  aveva
  contraddistinto la filosofia dalla legge Rognoni-La Torre  in  poi.
  Se risulta criticabile l'assegnazione di parte delle confische alla
  criminalità organizzata alle forze di polizia e alla giustizia  nel
  momento in cui queste non risultino, almeno in parte, destinate  ai
  territori  di  provenienza  dei  sequestri,  risulta  invece   poco
  comprensibile  l'assegnazione al bilancio dello Stato.  Somme  che,
  invece,  si  potrebbero  e  dovrebbero spendere,  ad  esempio,  per
  contrastare le cause economiche e sociali della mafia,  ad  esempio
  migliorando   i  servizi,  contrastando  l'emarginazione   sociale,
  favorendo la lotta alla povertà, promuovendo l'occupazione.
   Vi  è  poi  un  altro aspetto, non secondario, da considerare.  La
  confisca dei beni produce un trasferimento netto di risorse  da  un
  determinato territorio allo Stato poiché, i proventi delle attività
  criminali  provengono  in massima parte dalla  violenza  esercitata
  sulla  popolazione locale (dal racket all'estorsione, dagli appalti
  ai  furti,  dall'usura all'abusivismo, dalle scommesse  clandestine
  alle  agromafie). La confisca non reindirizzata verso il territorio
  nel  quale  è  avvenuto  il  sequestro   renderà  quel  determinato
  territorio  più  povero  e  con meno possibilità  di  sviluppo;  le
  conseguenze che siffatta politica potrebbe generare sono facilmente
  immaginabili: la possibilità di minare l'appoggio delle popolazioni
  locali  alla  lotta  alla  mafia e  il  rafforzamento  di  uno  dei
  prerequisiti dello sviluppo della criminalità organizzata, ossia la
  povertà.
   La  Commissione,  con l'aiuto di alcuni importanti  amministratori
  giudiziari,  ha analizzato e approfondito delle proposte  normative
  finalizzate  alla  modifica della legislazione nazionale  sui  beni
  confiscati.  Abbiamo  più volte richiesto,  anche  ai  parlamentari
  nazionali eletti in Sicilia, di intervenire su questo settore.  Uno
  dei punti cardine del lavoro svolto in Commissione è l'eliminazione
  della  percentuale  del  fondo  unico  di  giustizia  spettante  al
  bilancio  dello  Stato,  una  quantità  considerevole  di   risorse
  economiche  che appare totalmente estranea a qualsiasi contesto  di
  lotta  alla  mafia e che verrebbe destinata, in varie  forme,  alle
  popolazioni stanziate nei territori dove sono avvenuti i sequestri.
  In  tal  modo  si favorirebbero, da un lato, le economie  di  scala
  grazie  all'immissione  di  beni  liquidi  nel  sistema  produttivo
  territoriale  e, dall'altro, una destinazione sociale  delle  somme
  confiscate,  avrebbe sicuramente un alto valore simbolico  e,  come
  abbiamo   detto,  contribuirebbe  all'indebolimento   delle   cause
  economiche e sociali della criminalità organizzata siciliana.
   Vi  sono  altri due punti che vanno espressamente criticati  dalla
  normativa nazionale: la costituzione di parte civile che prevede in
  questa  fase  che  i comuni che si costituiscono parte  civile  non
  hanno  diritto  a  nessun elemento risarcitorio e che  soltanto  le
  vittime della mafia possono ottenere risarcimento, come se la lotta
  alla mafia non investisse direttamente la comunità. Come se i danni
  che  la  mafia produce non creano un vulnus, una ferita, all'intera
  comunità.  La seconda questione è legata alla previsione  normativa
  della  vendita  dei  beni  confiscati. Il  Parlamento  nazionale  è
  intervenuto su questa materia prevedendo che è possibile  procedere
  alla  vendita  dei  beni  confiscati. Più volte,  anche  in  questo
  Parlamento,   abbiamo affrontato l'argomento e c'è la nostra  netta
  contrarietà a questa impostazione normativa.
   Attività  su temi di particolare interesse: il Programma operativo
  nazionale   (PON)  sicurezza  2007-2013:  il  Programma   Operativo
  Nazionale  (PON)  Sicurezza per lo sviluppo-Obiettivo  Convergenza
  2007-2013 è stato approvato dalla Commissione europea con decisione
  del 17 agosto 2007.
   Il  PON consiste in 9 misure, tra cui l'adeguamento del sistema di
  controllo tecnologico del territorio, lo sviluppo di tecnologie per
  la  tutela  delle risorse ambientali e culturali, la formazione  di
  risorse  umane  per la sicurezza e i contributi per  la  diffusione
  della  legalità. Può contare, per la realizzazione degli interventi
  programmati,  su  una  dotazione finanziaria pari  a  1.158.080.864
  euro,  di  cui  il  50 per cento provenienti dal Fondo  Europeo  di
  Sviluppo Regionale.
   La   gestione   del  PON  sicurezza  è  affidata  alle   strutture
  prefettizie dello Stato, anche se sono previste limitate  forme  di
  coinvolgimento  (a  livello consultivo)  degli  enti  territoriali.
  Desta una certa perplessità il ritardo (martedì 3 marzo 2009,  dopo
  due  anni)  con  cui è stato istituito il Tavolo  di  Consultazione
  Territoriale della Regione Sicilia, relativo al PON sicurezza 2007-
  2013,   presso  la  Prefettura  di  Palermo.  Tavolo  che  è  stato
  formalmente creato per migliorare la conoscenza e la partecipazione
  di  tutti  gli attori locali al Programma operativo nazionale,  per
  favorire  la  condivisione delle scelte progettuali e  lo  sviluppo
  delle reti di collaborazione tra  i  diversi soggetti coinvolti.
   Durante  l'attività  conoscitiva della Commissione,  è  emerso  il
  rischio che i Comuni siciliani, la stragrande maggioranza di  essi,
  possano  essere  in  sensibile  ritardo  nella  predisposizione  di
  progetti adatti a fruire dei finanziamenti del PON. Inoltre, sembra
  che  quei pochi progetti presentati non abbiano i requisiti  minimi
  necessari per poter accedere al finanziamento.
   La  Commissione si è proposta di raggiungere, nel prossimo futuro,
  due  obiettivi:  creare delle sinergie affinché  i  Comuni  possano
  ricevere   degli   aiuti   nella   predisposizione   dei   progetti
  finanziabili  e  analizzare la fattibilità di  un'integrazione  dei
  finanziamenti  del  Programma  operativo  nazionale  sicurezza  con
  quelli  del  Programma operativo regionale, al fine  di  realizzare
  interventi più efficienti, efficaci e coordinati.
   Attività  ispettiva  della  Commissione:  sulla  base  di  denunce
  precise  e  circostanziate,  gli  organi  della  Commissione  hanno
  proceduto ad audizioni, relativamente ad alcuni fatti accaduti  nel
  territorio  della Regione siciliana, finalizzate  ad  una  maggiore
  conoscenza della questione.
   La Presidenza della Commissione si è altresì adoperata affinché la
  sala   della  Commissione  fosse  intestata  all'onorevole   Angelo
  Ganazzoli in occasione del decimo anniversario della scomparsa  del
  primo  presidente della Commissione antimafia (1984-1986).  Durante
  il convegno che ne ha ricordato l'opera politica e istituzionale, è
  stato  evidenziato  il  suo  spessore intellettuale  e  sono  state
  analizzate  le  sue  proposte  innovative  relativamente  ai   temi
  dell'insegnamento   della  legalità  e  della  legislazione   sugli
  appalti.
   Le  attività  della  Commissione del suo plenum,  dell'Ufficio  di
  Presidenza  e  della  Presidenza,  nel  corso  del  primo  anno  di
  attività, sono state molto diverse ed hanno suscitato una vasta eco
  nei  mezzi di comunicazione di massa e un serrato dibattito tra gli
  addetti  al  settore. Soprattutto relativamente ad  alcuni  aspetti
  della  legge  regionale  15 del 2008 e alla legislazione  sui  beni
  confiscati.
   Un primo compito è sicuramente la valutazione di tutti gli aspetti
  legati  all'attuazione della  legge regionale 15 del 2008.  Assieme
  ai dirigenti regionali, alle associazioni di categoria, e a tutti i
  soggetti  a  vario  titolo  coinvolti, si dovranno  individuare  le
  criticità  della  suddetta  normativa e valutare  nuove  iniziative
  tenendo conto degli effetti prodotti.
   Sarà poi fondamentale occuparsi ancora della legislazione sui beni
  confiscati,  una normativa in continua evoluzione che dovrà  essere
  continuamente  analizzata  dalla  Commissione,  sia  nei   risvolti
  nazionali, che in quelli locali.
   A  tal  proposito  voglio  informare  il  Parlamento  che  abbiamo
  iniziato  una attività conoscitiva sui beni confiscati. Il  42  per
  cento dei beni confiscati è gravato da ipoteca e perciò stesso  non
  può essere trasferito alle Comunità locali né alle associazioni.
   Molte  volte l'ipoteca è sospetta: è davanti agli occhi di   tutti
  quello  che è avvenuto al feudo Verbumcaudo nelle Madonie,  dove  è
  stato sequestrato un bene ad un noto mafioso nel 1982, si tratta di
  Michele  Greco. Ma nel 1981 il Banco di Sicilia, avendo  conoscenza
  del  profilo mafioso del soggetto, ha emesso ipoteca su  quel  bene
  che oggi è alla gestione diretta dell'amministratore giudiziario  e
  quel  bene  non  può essere trasferito alle comunità locali  perché
  gravato da ipoteca.
   Abbiamo   richiamato   le  banche  ad   un   maggiore   senso   di
  responsabilità, dobbiamo raccordarci con il Ministero di  Grazia  e
  Giustizia per vedere se è possibile intervenire su questa  materia,
  in  cui  c'è una parte limitata delle nostre competenze e una  gran
  parte delle competenze sono statali.
   Non  è  più  tollerabile  che oltre  il  40  per  cento  dei  beni
  confiscati alla mafia non vengono, per questa ragione, restituiti a
  quelle  comunità  alle  quali la mafia le ha  sottratte  attraverso
  l'utilizzo  della forza, della coercizione, della  intimidazione  e
  degli omicidi.
   E'  per questo che la Commissione antimafia si impegnerà su questo
  terreno.
   La  terza  sfida  che  la Commissione dovrà  affrontare  è  quella
  inerente  al PON sicurezza 2007/2013 e soprattutto all'elaborazione
  di  proposte volte a migliorare il sistema dei progetti degli  enti
  locali per accedere ai finanziamenti.
   Un   quarto   punto  che  la  Commissione  ha  deciso   di   porre
  all'attenzione  è  quello  del rapporto tra  credito  e  banche  in
  Sicilia,  soprattutto relativamente ai motivi che rendono il  costo
  del  denaro in Sicilia notevolmente più alto che nel resto d'Italia
  e  alle eventuali connessioni tra l'usura, il sistema bancario e la
  mafia.
   La crisi, onorevoli colleghi, sta determinando un nuovo riapparire
  dell'usura  in  Sicilia. I settori in crisi  che  non  possono  più
  accedere  al mercato ordinario si rivolgono al mercato  illegale  e
  all'usura e gran parte di questi settori vengono risucchiati dentro
  il circuito usura-mafia.
   La  gestione dei lavori di realizzazione di opere pubbliche è  uno
  degli interessi fondamentali della criminalità. Essa non è soltanto
  fonte di illeciti guadagni, ma comporta criticità  che rallentano i
  programmi  di investimento pubblici e privati. La quinta sfida  che
  la  Commissione  si  troverà ad affrontare  assieme  al  Parlamento
  regionale e ai colleghi della quarta Commissione sarà quindi quella
  di   analizzare  approfonditamente  la  nuova  legislazione   degli
  appalti,  individuando eventuali migliorie da apportare nell'ottica
  di contrasto alle infiltrazioni mafiose.
   Sono  queste  le  questioni che hanno caratterizzato  un  anno  di
  attività  della  Commissione Antimafia che vogliamo  sottoporre  al
  dibattito  e al confronto del Parlamento siciliano ed eventualmente
  alla sua approvazione.

   MAIRA. Chiedo la parola.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione appena
  letta  dal  presidente Speziale non può non trovare il mio  plauso,
  perché  è  frutto di un elaborato comune del  presidente  Speziale,
  degli  Uffici e degli altri membri della Commissione, anche  perché
  il  suo Ufficio di Presidenza ha avuto modo di lavorare all'unisono
  nei mesi di attività che hanno preceduto la relazione.
   Devo   sottolineare  che,  così  come  ha  anticipato  l'onorevole
  Speziale,  il  lavoro  della Commissione, nei prossimi  mesi,  sarà
  incentrato nell'approfondimento di questo tema, del rapporto tra il
  sistema   bancario   con  la  clientela,  della   possibilità   che
  direttamente  o  indirettamente  alcuni  funzionari,  non   proprio
  corretti  e  leali  con  la  banca,  possano  favorire  fattori  di
  riciclaggio  e di usura, ma soprattutto cercare di capire  come  il
  sistema bancario siciliano si possa avvicinare di più alle esigenze
  sia  delle  aziende, medie, piccole e grandi, sia  delle  famiglie,
  cercando di utilizzare al meglio quella aspirazione che hanno ormai
  molti sistemi bancari di operare anche come banca etica, e non solo
  come banca di affari.
   La  Commissione, da questo punto di vista, si ritiene  enormemente
  impegnata,  e credo che il rapporto con le banche sia iniziato  nel
  migliore  dei  modi  e che la prossima relazione della  Commissione
  Antimafia  su  quest'aspetto sarà particolarmente  approfondita  ed
  interessante.
   Ciò  premesso,  e premesso ancora che il lavoro della  Commissione
  antimafia regionale e di questa Assemblea ha avuto consensi unanimi
  sia per la legge fondamentale varata in questa legislatura, sia per
  gli interventi nel territorio, sia per le audizioni svolte e per  i
  suggerimenti  che  la  Commissione ha dato nei  vari  provvedimenti
  legislativi che l'Aula ha prodotto, devo confessare a quest'Aula un
  momento  di amarezza per fatti recenti, anzi oserei dire per  fatti
  di oggi, di ieri e di domani.
   Se  la  Commissione antimafia regionale è stata giudicata da tutti
  come  una  commissione  produttiva, se così  come  tutti  ritengono
  giustamente  questa  Commissione antimafia ha  operato  con  grande
  attività  normativa ed attenzione rifuggendo dalla passerella  che,
  di  solito,  le  Commissioni antimafia  usano  fare  per  caderismo
  politico, se questa Commissione antimafia ha visto giudicato il suo
  operato  in  termini estremamente positivi dal dottore Grasso,  dai
  procuratori   antimafia   e  dalla  stessa  Commissione   antimafia
  nazionale, vorrei capire - e questo è il momento di amarezza - come
  può succedere che la Commissione antimafia nazionale che si trova a
  Palermo  già da ieri, e lo sarà fino a domani, non senta il bisogno
  di un incontro con la Commissione antimafia regionale.
   Bisogna  essere coerenti. La lotta alla mafia è una lotta che  non
  ha colore, che tutti vogliamo fare, indagando in tutti gli aspetti,
  i  meandri,  le contraddizioni e le collusioni che la mafia  ha  in
  Sicilia, e questa Commissione ha dimostrato, al di là dei colori  e
  delle  appartenenze,  di  volerlo fare con  serietà  e  in  maniera
  approfondita.  Pertanto mi aspettavo che la  Commissione  antimafia
  nazionale  si confrontasse con la Commissione antimafia  regionale,
  non  per  dirci  che siamo bravi, non ne abbiamo  bisogno,  ma  per
  vedere  reciprocamente  di raccogliere quei suggerimenti  e  quelle
  attività  che possano essere in sinergia tra le due Commissioni,  e
  quindi fare un ulteriore passo in avanti nella lotta alla mafia, al
  racket, all'usura, al riciclaggio e all'estorsione.
   Questo non è avvenuto, me ne dispiaccio. Probabilmente, al  di  là
  delle  parole  di  circostanza  e al  di  là  delle  formalità,  la
  Commissione  nazionale  non  tiene  in  grande  considerazione   la
  Commissione regionale antimafia.
   E  sbaglia, perché, per molti versi, abbiamo agito con grandissima
  professionalità  e  serietà,  molto di  più  di  quello  che  hanno
  dimostrato  altre Commissioni antimafia di altre regioni,  e  anche
  quella nazionale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Arena.  Ne  ha
  facoltà.

   ARENA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante  del
  Governo  regionale,  mi  dispiace che la  relazione  annuale  della
  Commissione  parlamentare di  inchiesta e  vigilanza  sul  fenomeno
  della  mafia  in  Sicilia debba essere discussa  in  un  Parlamento
  deserto  o  quasi,  attento  solo nelle poche  unità  presenti  dei
  parlamentari  interessati  non ad un argomento,  ma  a  quello  che
  dovrebbe  essere   l'argomento   che  dovrebbe  sovrintendere  ogni
  iniziativa  che  in questa Terra si porta avanti,  e  non  solo  di
  carattere legislativo.
   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole   Presidente
  Speziale,  il  mio intervento non vuole assolutamente  assurgere  a
  quello  di  un  novello Catone il censore ma,  avendo  seguito  con
  grande attenzione l'onorevole Speziale nella sua relazione, mi  sia
  consentito  porre  l'accento su alcune  questioni,  che  dovrebbero
  vedere  questo  Parlamento, e sicuramente la Commissione  antimafia
  regionale,  impegnarsi maggiormente nella trattazione  di  un  tema
  così delicato e così importante.
   Ho  preso alcuni appunti, presidente Speziale, e nelle proposte di
  riforma  auspicherei  personalmente - ma sono  convinto  di  essere
  assolutamente  condiviso e seguito da tutto il Gruppo  parlamentare
  del   Movimento   per  le  Autonomie  -  sulla  necessità   di   un
  approfondimento, visto che questa relazione si fonda  precipuamente
  sul problema dei beni confiscati.
   C'è   anche  una  critica dalla quale mi permetto di  allontanarmi
  relativamente  alla  natura  risarcitoria  della  legge  Rognoni-La
  Torre,  su  cui  arriverò  tra qualche istante,  ma  a  mio  avviso
  l'assegnazione  di  parte  dei  beni  confiscati  alla  criminalità
  organizzata  alle  forze  di polizia e  alla  giustizia,  che  sono
  criticate  a  pagina  11  da  questa relazione,  dovrebbero  essere
  aumentate,  rimpinguate,  incentivate,  sostenute.  E  questo   non
  andrebbe a ledere quel principio di natura risarcitoria di  cui  si
  parlava poc'anzi relativamente alla legge Rognoni-La Torre.  Non  è
  vero  che se una liquidità viene sottratta ad un territorio  e  poi
  non  viene immessa di nuovo in quel territorio c'è un indebolimento
  dello stesso, perchè se la confisca avviene geograficamente in  una
  porzione  di  Sicilia,  il fatto che i beni  confiscati  non  siano
  restituiti  a  quel  territorio non è indebolimento  se  il  denaro
  confiscato dallo Stato viene ridistribuito con il potenziamento  di
  uomini,  mezzi e tecnologie e, anche in questo caso, con  aiuti  ad
  una giustizia che compie grandi sforzi ma che ha pochissimi mezzi.
   Solo così si può migliorare il controllo di quel territorio.
   Da  questo  punto di vista auspico un confronto con il  Presidente
  della  Commissione  parlamentare   antimafia  regionale,  onorevole
  Speziale,  e  come  Movimento  per le  Autonomie  presenterò  delle
  proposte affinché si possa verificare la compatibilità ed anche  la
  legittimità  di un Parlamento siciliano che chiede,  visto  che  si
  parla  di  proposta  di  riforma, che gran parte  di  queste  somme
  confiscate  possano  essere  non  date  allo  Stato  genericamente,
  onorevoli colleghi, ma date a quella parte dello Stato, e  cioè  le
  forze di polizia e il comparto giustizia che proprio in Sicilia non
  sono  messe nella condizione di potere ben operare perché il valore
  simbolico - trovo molto spesso questa frase nella relazione - è  un
  valore  che  non  può  assolutamente essere messo  di  fronte  alla
  gigantesca  forza  di una mafia che ancora in questa  Terra  non  è
  stata assolutamente sconfitta.
   Questo  Parlamento  e  questa Commissione  parlamentare  antimafia
  regionale,  in  cui sono presenti tutte le forze  rappresentate  in
  questo  Parlamento,  devono  cercare  di  sforzarsi  non  solo  con
  presenze simboliche ma affinché arrivino degli indirizzi precisi  e
  si  possa potenziare una presenza in termini di dotazione organica.
  Conosciamo  tutti i problemi, che vengono tra l'altro  giornalmente
  sbattuti  sulle  pagine  dei giornali, molto  spesso  nelle  ultime
  pagine,  dai  sindacati di polizia; sappiamo dell'insufficienza  di
  organici, di mezzi e di tecnologie che, purtroppo, in questa  Terra
  creano  delle  gravissime  complicazioni perché  il  controllo  del
  territorio  in  Sicilia  non  è lo stesso  di  quello  della  Valle
  d'Aosta, dell'Umbria, della Lombardia, del Trentino o del Lazio.
   E  poi,  sul  versante  divulgativo, so che  noi  come  Parlamento
  siciliano,  anche grazie al grande lavoro della nostra  Commissione
  regionale  antimafia,  abbiamo approvato una legge  importante,  la
  numero  15  del 2008, che mi auguro sia la prima di  una  serie  di
  interventi  legislativi che questo Parlamento deve  necessariamente
  adottare  se  si  vuole  continuare questa lotta  incessante  senza
  quartiere alla mafia. Però dobbiamo cercare di sforzarci  tutti  di
  più, dobbiamo cercare di potenziare un'attività divulgativa anche e
  soprattutto in quella scuola dell'obbligo che deve ricordare;  pare
  che  proprio in questi giorni ci sia stato un invito, non  cogente,
  per  la  prima  ora  del prossimo anno scolastico  a  ricordare  le
  straordinarie figure dei nostri eroi Falcone e Borsellino.
   Non  ci fermiamo però solo ad aspetti simbolici, cerchiamo di fare
  in modo - e il Parlamento lo può fare anche con disegni di legge  -
  che  l'istruzione pubblica della Regione siciliana  preveda  un'ora
  fondamentale  obbligatoria, anche due o tre  ore  a  settimana,  di
  approfondimento e di studio del fenomeno della mafia,  affinché  si
  possa realmente creare una cultura antimafiosa nella nostra Terra.
   Sul  contrasto  alla  povertà, mi permetto  di  esprimere  il  mio
  dissenso  relativamente  a degli argomenti  che  dovrebbero  essere
  trattati  da  un Assessorato apposito, mi dispiace che  l'assessore
  Leanza  non  sia presente in questo momento in Aula per partecipare
  ad un dibattito così importante in una relazione in cui si parla di
  contrasto alla povertà.
   Potremmo,  ad  esempio,  -  e  mi auguro  di  trovarlo  Presidente
  Speziale,  l'anno  prossimo, nella sua  relazione  -  dedicare  una
  grande  attenzione al problema dell'immigrazione clandestina  nella
  nostra  Terra,  agli  intrecci  tra  l'immigrazione  clandestina  e
  l'utilizzo,  con  la  tratta degli schiavi, di queste  povere  vite
  molto  spesso  spezzate  nel tragitto dai  paesi  dell'Africa  alla
  Sicilia, e le implicazioni con le attività criminali che spesso  si
  servono  di  manovalanza  a basso costo  per  potere  continuare  a
  distruggere,  ad assetare e a dissanguare il nostro territorio.  Di
  questo non si è parlato
   Sicuramente   la  Commissione  ha  svolto  un  buon   lavoro,   ma
  sicuramente  questo  Parlamento può e deve sforzarsi  affinché  non
  solo  si  rafforzi  il  raggio  di  azione  e  la  portata  di  una
  Commissione parlamentare che non deve essere solo simbolica, ma che
  deve  e  può,  perché  espressione dei partiti presenti  in  questo
  Parlamento,  svolgere una funzione di indirizzo legislativo,  anche
  nei confronti di meccanismi lontani dal nostro Statuto speciale,  e
  quindi  una funzione di indirizzo nei confronti di una legislazione
  nazionale  spesso carente, deve e può intervenire in  materie  come
  quelle   della  cultura,  dell'istruzione  pubblica,  e   le   deve
  approfondire.
   Mi complimento per la presenza, anche se sintetica, di un punto in
  ultima pagina relativo al rapporto tra credito e banche in Sicilia.
  Avete  fatto  bene,  e  mi auguro che presto  ci  possa  essere  un
  approfondimento, anche pubblico, con un'intera seduta parlamentare,
  signor  Presidente,  dedicato a questo grave  problema,  perché  il
  costo  del  denaro  in Sicilia è molto più alto rispetto  al  resto
  d'Italia, e alle eventuali connessioni tra usura, sistema  bancario
  e mafia, che molto spesso penalizzano ingiustamente la nostra Terra
  e i siciliani.

                  Presidenza del Vicepresidente Oddo

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Fiorenza.  Ne  ha
  facoltà.

   FIORENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il lavoro  della
  Commissione Antimafia ha avuto una connotazione particolare,  ed  è
  stata la connotazione che ha reso possibile un lavoro all'unanimità
  degli  intenti,  senza  che  ci  fossero  divisioni  partitiche   o
  ideologiche che potessero minimamente incrinare quello che è  stato
  ed  è  l'unico obiettivo dei parlamentari presenti, come così credo
  dell'intera Assemblea, di costituire un unico corpo compatto contro
  la criminalità organizzata.
   La  Commissione, oltre ad avere elaborato una delle prime leggi di
  questa  legislatura in ordine temporale ad essere state  approvate,
  ha  avuto anche una funzione fortemente e strettamente collegata al
  territorio.  E'  stata una Commissione che si è aperta,  non  si  è
  chiusa  all'interno  del Palazzo; è stata una  Commissione  che  ha
  incontrato  presso le sedi delle varie Procure i  procuratori  e  i
  pubblici  ministeri  impegnati nelle operazioni  più  delicate  del
  territorio   siciliano,  da  quello  di  Catania,   a   quello   di
  Caltanissetta, a quello di Messina e a quello di Palermo, ricevendo
  il  plauso,  oltre che degli addetti ai lavori schierati  in  prima
  linea,  e pertanto oltre che della magistratura, anche della  gente
  comune,   ha   ricevuto  il  plauso  della   società   civile   che
  spontaneamente  si  è  organizzata in associazioni  antiracket,  in
  associazioni di volontariato, per cercare di assistere  coloro  che
  erano  stati  oggetto di violenze collegate al pizzo piuttosto  che
  all'usura e al racket.
   Una  funzione, quella della Commissione antimafia, sociale che  ha
  voluto manifestarsi, oltre che con gli incontri, con aspetti - devo
  dire - anche più tecnici durante l'ultima finanziaria.
   Vorrei  ricordare  che sono state attribuite somme  ad  uno  degli
  articoli  principali,  all'articolo 1, che prevede  che  le  scuole
  abbiano un sostegno di cinquemila euro per organizzare, all'interno
  del proprio contesto, alcune attività che promuovono lo sviluppo  e
  soprattutto la cultura alla legalità.
   Alle associazioni non solo siamo riusciti a dare informazioni, non
  solo   siamo   riusciti   ad  essere  vicini   sotto   il   profilo
  istituzionale,  ma  la  Commissione si è fatta  carico  altresì  di
  ricevere   e  di  ascoltare  parecchi  suggerimenti  e,   in   modo
  particolare,  questo  punto è stato più volte sottolineato  in  uno
  degli  incontri, credo più significativi, della Commissione stessa,
  che  è quello avvenuto a Roma insieme al Procuratore generale Piero
  Grasso,   che   ha  voluto  sottolineare  come  questa  Commissione
  antimafia, in rappresentanza del Parlamento siciliano, era riuscita
  a   dare  una  significativa  svolta  al  modo  di  intendere   una
  Commissione parlamentare che si occupasse di vigilanza  e  problemi
  sulla criminalità organizzata.
   Allora, signor Presidente, il tema è quello di guardare avanti,  è
  quello  che  questa  Commissione oggi vuole avere:  l'ambizione  di
  iniziare a toccare temi che stanno vicino alla gente, non  solo  in
  termini  di  coloro che sono stati colpiti in prima  persona  dagli
  effetti  negativi della criminalità organizzata, ma in un  contesto
  più  ampio.  Vuole essere portatore di una cultura che,  in  ambito
  regionale,  non può essere indirizzata solo ed esclusivamente  alla
  società  civile,  ma  deve  essere  indirizzata  alla  società  che
  produce,  alla  società  che eroga servizi,  che  dovrebbe  erogare
  servizi, come dovrebbero essere le istituzioni bancarie, in un modo
  molto  più  trasparente  e, oserei dire,  in  un  modo  molto  meno
  articolato rispetto a quello che le banche oggi fanno.
   Allora,  questo  sarà  l'intento fondamentale  della  Commissione,
  questo  sarà  il  tema  della  prossima  seduta  della  Commissione
  regionale antimafia.
   Colgo  l'occasione  per  affermare un concetto  di  principio  già
  espresso  dal  vicepresidente,  onorevole  Maira,  e  cioè  che  la
  Commissione nazionale antimafia scenda dallo scranno sul quale si è
  voluta  porre  ed inizi un dialogo con l'istituzione dell'Assemblea
  regionale siciliana che, non a caso, viene eletta nel suo  consesso
  dalla gente, quindi con una differenza sostanziale, istituzionale.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
  facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  io  non
  faccio  parte della Commissione in oggetto e tuttavia ho  ascoltato
  molto attentamente la relazione del presidente Speziale, ed esprimo
  innanzitutto un plauso al lavoro svolto.
   Però vorrei riflettere insieme sulle cose che sono state dette dai
  miei  colleghi, in particolare dall'onorevole Maira, circa il peso,
  il  ruolo che a questa istituzione, a questa Commissione viene dato
  da  tutti  noi  quando egli cita il fatto che in questi  giorni  la
  Commissione  nazionale  antimafia, che è  qui  a  Palermo,  non  ha
  sentito il bisogno di ascoltare la Commissione regionale.
   A  me  viene  da  dare  una risposta, ed è quella  che  se  questo
  Parlamento  -  che  ha  avuto la lungimiranza di  istituire  questa
  Commissione  nel  1991, con la legge 4 - ritiene  di  darle  questa
  importanza,   con  la  presenza  assolutamente  insufficiente   dei
  deputati, è difficile che qualcun altro possa riconoscerle maggiore
  importanza  di  quanto  non gliene possiamo  dare  noi  stessi  che
  l'abbiamo istituita.
   Il   presidente  Speziale  ricordava  che,  prima  di  adesso,  la
  relazione  è stata presentata solamente in un'occasione, nel  1996,
  ed  è  vero, sono andato a guardare gli atti parlamentari, ed anche
  in  quell'occasione  gli  interventi che  si  sono  succeduti  alla
  presentazione  della  relazione sono stati nel  numero  di  cinque,
  stentati, come spesso usiamo fare, purtroppo, quando gli interventi
  in quest'Aula si svolgono con l'intento di consumare un rito.
   Allora, questa è la minaccia principale, è il pericolo di  far  sì
  che  questa Commissione sia e svolga la sua attività come una sorta
  di  cipria  che ci mettiamo addosso, con la quale ci tamponiamo  il
  viso,  una  sorta di berretto o di foglia di fico  della  quale  ci
  nutriamo, retoricamente a volte, quando vogliamo parlare di  mafia,
  quando   vogliamo  parlare  del  bisogno,  che  pure   è   cogente,
  importante,  estremamente necessario, di fare chiarezza  su  questo
  fenomeno, di affrontarlo, così come la legge 4  prevede, in maniera
  affatto  differente da quella che è la missione  della  Commissione
  antimafia   nazionale,   bensì  -  come   prevista   dalla   nostra
  legislazione  regionale  -  con una Commissione  che  ha  anche  il
  compito  di studiare meccanismi legislativi, interventi che possono
  risolvere  il  problema della pervasione di  questo  fenomeno  che,
  infatti, dal 1991 ad oggi è cambiato profondamente.
   Da questo punto di vista, è un'attività estremamente interessante,
  importante,  indispensabile, laddove  noi  -  lo  sappiamo  bene  -
  soffriamo,  anche  economicamente, non soltanto di  quello  che  ci
  viene  tolto attraverso l'attività delle organizzazioni  criminali,
  ma  attraverso  quello che non viene portato, che non  si  investe,
  delle  attività economiche che non vengono avviate in questa Terra,
  degli  investimenti  che  non  vengono  nemmeno  immaginati  perché
  direttamente il contesto criminale e indirettamente la capacità che
  ha   di   influenzare  la  pubblica  amministrazione,  di   rendere
  inefficienti  i  percorsi di modernizzazione della nostra  attività
  amministrativa nel suo complesso, pesano sul contesto  economico  e
  sulla  sua  capacità di dare risposte alle imprese e di  agire  nei
  circuiti    economici.   Quindi,   dovrebbe   essere    un'attività
  straordinariamente importante.
   Dico  questo  soltanto  per  fare una  constatazione  amara  della
  disattenzione  con  la  quale  il Parlamento  accoglie  questo  che
  dovrebbe essere, invece, un momento straordinario di dibattito e di
  riflessione  su  uno  degli  strumenti  più  importanti  della  sua
  attività, nel cuore della sua massima organizzazione istituzionale.
   Quindi,  un'occasione perduta da questo punto  di  vista,  quando,
  invece,  spesso  ne  cogliamo  per  dibattiti  pretestuosi  che  si
  ingolfano  di interventi che si accavallano per ore ed ore,  quando
  c'è da litigare o da contendersi posizioni del tutto strumentali  e
  pretestuose.
   Questa, che era un'occasione, invece, per portare un contributo ad
  una  questione così vitale della nostra vita economica e sociale  è
  chiaramente sottoutilizzata, per non dire snobbata.
   Quindi,  c'è  poco da stupirsi se poi altri, vedasi la Commissione
  nazionale  antimafia, snobbano - ahimè, non è questa una scusa  per
  loro,  ma  è un atto di accusa per noi - questa attività.  Attività
  che,  lo dico subito e con chiarezza, invece questa Commissione  ha
  contribuito  a  rendere  dignitosa  nella  disattenzione  che   non
  soltanto  qui  manifestiamo, qui secondo me  ratifichiamo,  ma  che
  durante gli ultimi mesi ha accompagnato questo percorso.
   In   questa  disattenzione  la  Commissione  ha  svolto  un  ruolo
  importante  nel  merito,  ed è stato sottolineato  nella  relazione
  dell'onorevole  Speziale che la presiede in maniera  brillante,  ma
  soprattutto  attraverso gli esiti che questo  Parlamento  ha  avuto
  modo  di verificare, primo fra tutti l'approvazione della legge  15
  del  2008,  ma  anche con una serie di altri approfondimenti  e  di
  azioni  che  hanno  costituito  questo  grande  sforzo,  del  quale
  ringrazio  la  Commissione, il presidente e tutti  i  suoi  membri,
  perché  dà  dignità ad una istituzione, nonostante noi, devo  dire,
  nonostante noi.
   E questo che hanno fatto è un lavoro importante.
   Credo  che gli spunti che l'onorevole Speziale nella sua relazione
  ci  ha voluto dare non vadano persi, non possono essere reclusi  al
  ruolo  di  strumenti  di cerimonia, così come potrebbe  essere  una
  seduta   semideserta  quale  questa,  ma  che  magari  in  un'altra
  occasione, e questo la invito a fare Presidente, si possa discutere
  e  raccogliere tutti gli stimoli che ci sono stati lanciati in  una
  seduta  apposita, magari nella sessione autunnale, alla ripresa.  E
  primo  fra tutti dovrebbe essere la vicenda che riguarda  il  nesso
  tra  le attività di restituzione alla fruizione dei beni confiscati
  alla  mafia e l'attività degli istituti bancari che, per il 42  per
  cento abbiamo sentito, rendono impossibile tale restituzione perché
  trattasi di beni ipotecati. La questione del feudo Verbumcaudo è un
  esempio, é una questione che dovremmo assumere come simbolica,  che
  grida  vendetta e che ancora oggi è oggetto di attività sinistra  e
  ombrosa. Penso che dobbiamo assumere quella come una sorta di madre
  di  tutte le battaglie nei confronti di questo atteggiamento  delle
  banche incomprensibile e ingiustificato. Ci vuole un peso forte. Ci
  vuole una volontà importante che questo Parlamento deve esprimere a
  supporto  di quella che la relazione ha indicato e cui ha accennato
  ad essere un'attività importante della sua azione.
   A  ciò  mi  sento di dare tutto il mio sostegno. Spero che  presto
  avremo  occasione per confermare questo sostegno nella maniera  più
  ampia e più autorevole possibile con tutto il Parlamento siciliano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Oddo.  Ovviamente
  rinuncio.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.

   MARROCCO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  Governo,  non
  poteva  esserci  giorno migliore per trattare  la  relazione  della
  Commissione Antimafia in Parlamento.
   Il  lavoro svolto dalla Commissione regionale antimafia -  fino  a
  ieri  sera abbiamo partecipato alla fiaccolata in ricordo di  Paolo
  Borsellino  e in questi giorni la Commissione nazionale  antimafia,
  come  veniva  ricordato,  è in visita per  delle  audizioni  qui  a
  Palermo  -  e ancor di più i fatti della quotidianità ci  riportano
  amaramente alla constatazione di un processo che ha portato  ad  un
  nulla di fatto poi nella concretezza, che è quello della strage  di
  Borsellino.  Dicevo  che  non  poteva esserci  giorno  migliore  in
  relazione ad un argomento di questo tipo.
   Certo  non posso non unirmi a chi ha constatato una assenza, forse
  di leggerezza di molti colleghi.
   Il  tema di cui oggi discutiamo non è un tema che appartiene  alla
  storia passata.
   Il  fenomeno mafioso, il fenomeno della criminalità organizzata si
  è  evoluto,  è cambiato. Oggi ha metodi e modi diversi rispetto  al
  passato. Usa sistemi completamente diversi. D'altronde, gran  parte
  delle  operazioni  anticrimine portate  a  buon  fine  dalle  Forze
  dell'ordine dimostra che il sistema mafioso oggi agisce in tutto il
  territorio  nazionale, a buon vedere, giusto  per  testimoniare  il
  fatto  che quel luogo comune, che apparteneva alla storia  recente,
  per cui la Sicilia era il luogo della mafia per eccellenza, oggi  è
  stato  finalmente  soppiantato  dalla  constatazione  di  una  Cosa
  nostra,  di una  Ndrangheta, di una Camorra che agisce non soltanto
  in tutto il territorio nazionale, ma agisce ancor prima del sistema
  economico  attraverso  una globalizzazione  che  forse  proprio  la
  criminalità  organizzata  ha inventato - perché  no,  anche  questa
  potrebbe essere una riflessione da fare - e dicevo che sono  giorni
  particolari  perché  si  chiede  a  gran  voce  verità.  Si  chiede
  chiarezza  su  molti dei fatti che hanno caratterizzato  la  nostra
  storia recente.
   In  questo  contesto storico si incarna il dibattito di  oggi.  La
  relazione  che  viene portata in Aula dalla Commissione  testimonia
  come  in  due  anni  si  può anche - e finalmente,  oserei  dire  -
  riempire di contenuti, di sostanza, l'azione voluta quando è  stata
  costituita la Commissione regionale antimafia.
   Come  ha detto il presidente Speziale,  tanto è stato fatto  e  la
  maggior  parte  delle  volte in silenzio  per  volontà  unanime  di
  questa  Commissione. Infatti, l'obiettivo principale che  ci  siamo
  dati era quello di dare dimostrazione di concretezza, di fattività;
  così  è stato, anche in virtù di quell'approvazione, all'unanimità,
  in quest'Aula, della legge numero 15.
   In considerazione di tutto questo, anche constatando quello che la
  Commissione  nazionale ha fatto non volendo invitare la Commissione
  regionale  ad  un'audizione diretta, abbiamo il dovere,  presidente
  Speziale, di  uno slancio ulteriore.
   Abbiamo lavorato bene fino ad oggi.
   Oggi,  però,  dobbiamo continuare sulla strada dell'autorevolezza.
  E'  il caso, forse, di cominciare a riflettere su una riforma della
  legge   istitutiva  della  Commissione  regionale  antimafia.   Una
  riflessione  che ci porti a dare poteri maggiori, a dare  a  questa
  Commissione  di vigilanza sul fenomeno mafioso un ruolo  autorevole
  maggiore rispetto a quello che oggi ha, in ossequio a tutto  quello
  che  fino  ad oggi abbiamo fatto - lo ricordava il vice presidente,
  onorevole  Maira  -  anche  in  relazione  ad  argomenti   spinosi,
  delicati, come quelli dei rapporti con le banche, con gli  istituti
  di credito. Se questo è il quadro all'interno del quale ci muoviamo
  oggi,  in ossequio proprio a quel senso di responsabilità,  a  quel
  senso  del dovere, a quell'etica che spesso viene abbandonata nella
  quotidianità,  dobbiamo confrontarci su questo grande  tema,  sullo
  slancio  ulteriore  di responsabilità nel ruolo  della  Commissione
  Antimafia  in  Sicilia, a quella fase 2, al passaggio dalla  teoria
  alla  pratica,  che deve diventare la rivoluzione  culturale  nella
  quale  la  Sicilia  deve  assolutamente  muoversi  come  punto   di
  riferimento.
   Allora, in questo senso non possiamo che condividere quanto  fatto
  dalla Commissione, ma da oggi in poi occorre aprire una fase nuova,
  una  fase  di confronto sui poteri di questa Commissione regionale.
  Dinanzi  ad  un  sistema  che  oggi,  ahimé,  è  fatto  di   grande
  permeabilità  rispetto  ai  fenomeni  criminali,  alla  corruzione,
  questo  Parlamento  ha  il  dovere di  porre  un  argine  e  lo  fa
  attraverso  le  norme che approva, attraverso  la  trasparenza  che
  mette negli atti che porta a termine.
   Questo è il ruolo di questo Parlamento, e dinanzi alla Commissione
  nazionale  antimafia  noi  dobbiamo  avere  anche  un  sussulto  di
  orgoglio, signor Presidente.
   Penso che questi due anni sono serviti per dare sostanza, per dare
  grande  contenuto a questa Commissione. Oggi cerchiamo di  fare  un
  passo ulteriore dinanzi a quanto sta accadendo attorno a noi.

   PRESIDENTE.   E'  iscritta  a parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.    Signor   Presidente,   ho   chiesto   la   gentilezza
  all'onorevole Adamo di concedermi di parlare prima di lei.  So  che
  apprezzerà quello che dirò.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Colianni.

   COLIANNI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  chiedo   di
  ascoltare per trenta secondi il mio intervento. Mi sono permesso di
  chiedere tale cortesia all'onorevole Adamo per annunciare  che,  se
  viene  chiesto il voto in questa Aula, di approvazione di  un  tema
  così importante

   PRESIDENTE.  Onorevole  Colianni, non è  previsto  il  voto.  Stia
  sereno. Non c'è voto.

   COLIANNI.  Potrebbe esserci un apprezzamento della  relazione.  In
  quel  caso,  sappia che io abbandono l'Aula. Non voto, non  esprimo
  pareri.  Penso  che  quest'Aula  meriti  di  essere  più  piena  di
  deputati, che quest'Aula possa essere più interessata. Pensate  che
  possa  liquidarsi, in un momento storico come questo, un  dibattito
  sull'antimafia con dieci parlamentari in Aula?
   Signor  Presidente,  io  mi rifiuto e voglio  che  le  mie  parole
  restino agli atti.
   Le  chiedo  di  rinviare questo dibattito, di non chiuderlo  e  di
  metterlo  al  primo  punto dell'ordine del  giorno  della  prossima
  seduta parlamentare.
   Ritengo  che  sia un'offesa alla Commissione, che sia un'offesa  a
  tutti  noi  e  al  Parlamento siciliano se un tema così  importante
  debba  essere  apprezzato da dieci persone.  Questo  è  quello  che
  penso

   MANCUSO.  Ha  ragione   Come Governo c'è soltanto  l'onorevole  Di
  Mauro. E' una vergogna  Ha ragione

   COLIANNI. E siccome su questo tema, signor Presidente, non ci sono
  partiti, chiedo scusa al  mio capogruppo e agli altri colleghi  se,
  probabilmente, il mio intervento non sarà apprezzato positivamente.
  Siccome  vedo  che  dai  banchi di tutti gli schieramenti,  nessuno
  escluso,  vi è un'assenza quasi assoluta, tombale, preannuncio  che
  abbandono  l'Aula  se lei non dovesse rinviare  il  dibattito  alla
  prossima seduta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO.  Signor Presidente, non drammatizzerei l'assenza  di  molti
  colleghi  perché in realtà la Commissione ha avuto  al  suo  fianco
  l'Assemblea  tutte  le  volte  che è stato  necessario  votare  una
  proposta  della  Commissione. Ritengo che, in realtà,  in  un  anno
  sicuramente difficile per la politica siciliana, caratterizzato  da
  tensioni  politiche enormi, da difficoltà amministrative  evidenti,
  in  realtà, il lavoro  della Commissione abbia riunito l'Assemblea,
  e  tutte  le  volte che c'è stata una proposta, l'Aula l'ha  votata
  all'unanimità. E credo che questo  sia un segnale importante.
   Ritengo   che   l'assenza  dei  colleghi,  oggi,  sia  determinata
  probabilmente  dal  mese, dal fatto che siamo  quasi  alla  vigilia
  della pausa estiva, e non certo da disinteresse.
   Mi  sembra  più grave, invece, come diceva l'onorevole  Maira,  il
  fatto che la Commissione antimafia nazionale venga in Sicilia e non
  si metta in contatto con la nostra Commissione.
   Su  questo, probabilmente, una protesta ufficiale ritengo che  sia
  importante.
   Sono  convinta che a settembre, alla ripresa dei lavori, troveremo
  slancio  su questi temi e su alcune cose che sono state  già  dette
  dai  colleghi prima di me, e mi riferisco soprattutto  al  rapporto
  mafia-banche. Faccio appello al presidente della Commissione perché
  possa  coordinare  un'azione importante perché la  legge-voto,  che
  questa  Assemblea  ha  approvato all'unanimità,  venga  portata  al
  Parlamento nazionale ed approvata.
   Penso  che,  più  che soffermarci sulle assenze,  sia  importante,
  invece,  valutare, così come noi facciamo a nome del Gruppo Sicilia
  -  sto  parlando  assolutamente a nome del mio  Gruppo  -  l'azione
  svolta  dalla Commissione. Faccio i complimenti alla  stessa  e  mi
  associo  alla proposta dell'onorevole Livio Marrocco che, a  questo
  punto,  forse  è necessario rafforzare i poteri  della  commissione
  perché siano ancora più consistenti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente,  spero  che  il  Governo,   come   i
  parlamentari  del  mio  Gruppo, siano in  collegamento  dalle  loro
  stanze,  dove stanno lavorando, per seguire il dibattito.  Infatti,
  per  quanto  ci riguarda, il Gruppo parlamentare del  Popolo  della
  Libertà  in  questo momento è presente nel Palazzo e  sta  seguendo
  questo dibattito parlamentare. E, come ho detto, spero che lo  stia
  facendo   anche  il  Governo,  perché  piuttosto  che  quella   dei
  parlamentari, è l'assenza del Governo ad essere piuttosto grave  in
  un dibattito così particolare.
   Non  mi sento di dare un giudizio su quella che è stata l'attività
  della  Commissione parlamentare. Posso però affermare che qualsiasi
  azione  -  che  si  svolga  in Parlamento,  nelle  scuole,  con  la
  Magistratura,  con  le  Forze  dell'Ordine  -  contro  il  fenomeno
  mafioso, è sempre qualcosa di positivo.
   Rispetto  a  questo  vorrei dare un giudizio  più  politico  sulla
  relazione della Commissione.
   In  sostanza,  ritengo che sia un lavoro che deve  continuare  nei
  prossimi anni.
   Questa è la prima relazione da quando siamo stati eletti nel 2008;
  é  una relazione molto timida; è una relazione molto scolastica del
  fenomeno. E questo, naturalmente, è dovuto a quelle che sono  state
  le iniziative svolte dal Presidente proprio all'inizio di un lavoro
  che  nei  prossimi anni, certamente, troverà quello  che  tutti  ci
  aspettiamo.
   In  particolare,  mi rifaccio ad un argomento di  attualità.  Sono
  stato  invitato  qualche minuto fa ad un convegno  interessante  su
  mafia,  politica  e rifiuti, dove peraltro tra i relatori  ci  sono
  anche  il presidente della Commissione e altri autorevoli esponenti
  di  questa  materia. Nella relazione, al momento, non se  ne  parla
  affatto, ma ritengo che questa  commistione tra politica,  mafia  e
  affari è un approfondimento che verrà fatto dalla Commissione.
   Ritengo   indispensabile  esaminare  questo  connubio.   Peraltro,
  quest'Aula  ha  affrontato anche momenti durissimi  dovuti  ad  una
  relazione  precisa  del Presidente della Regione,  il  quale  nelle
  scorse  ore  -  o tra qualche ora - è stato ascoltato  prima  dalla
  Procura   della   Repubblica  di  Messina,  sarà  ascoltato   dalla
  Commissione nazionale antimafia su fatti in generale, fatti che non
  riguardano  soggettivamente qualcuno, ma quella che  appunto  è  la
  commistione forte tra mafia, politica e affari, io direi  anche  la
  commistione  tra  mafia  ed  enti locali,  tra  sindaci,  assessori
  comunali  e  consiglieri comunali. Abbiamo esempi a non finire  nei
  rapporti   di  polizia  giudiziaria;  abbiamo  anche  sindaci   con
  provvedimenti  restrittivi;  abbiamo  comuni  dove  l'azione  della
  Commissione  antimafia, su quei Comuni, su quei consigli  comunali,
  deve  essere  molto  più  incisiva, molto  più  attenta,  con  atti
  ispettivi,  atti  che devono essere riferiti nelle  loro  azioni  a
  questo Parlamento.
   E'  una  Commissione  Antimafia che deve, per  forza  di  cose,  -
  ritengo che nelle righe della relazione del presidente Speziale sia
  stato   detto  -  migliorare  quelle  che  sono  le  azioni,  anche
  modificando le prerogative, e tutta una serie di norme che  possono
  supportare bene l'azione della Commissione stessa.
   Noi  dobbiamo  prima di tutto  guardare in casa ,  nel  senso  che
  dobbiamo  guardare all'attività della politica nei confronti  delle
  pubbliche amministrazioni e poi inserirci in un campo che  è  molto
  più   vasto.  Un  campo  nel  quale  la  Magistratura  e  le  Forze
  dell'ordine  hanno  sicuramente svolto bene il  loro  lavoro  e,  a
  volte,  dobbiamo dirlo, non sono stati affiancati da  una  politica
  attenta, da una politica precisa, da una politica che non ha  avuto
  la  forza  di dire  no  ad atteggiamenti che hanno portato  ad  una
  situazione  a  volte  veramente  incomprensibile  per  le  attività
  pubbliche.
   Rispetto a questo non c'è da dare nessun giudizio. Si può dare  il
  plauso solo per il fatto che la Commissione si è occupata di mafia,
  e  non  può  che  venire non solo dal Parlamento,  ma  da  tutti  i
  siciliani. L'auspicio è che questa Commissione possa fare molto  di
  più.  Che il supporto della politica di questo Parlamento,  ritengo
  anche del Governo, possa essere da stimolo ad una nuova azione.
   Mi  pare che i primi passi, quelli sotto il profilo istituzionale,
  di  incontri vari, di convenzioni  e di attivazioni di fondi  anche
  europei  è  stato  fatto; dobbiamo passare  al  concreto.  Dobbiamo
  vedere  all'interno delle pubbliche Amministrazioni  come  possiamo
  fare  e  come dobbiamo fare per mettere fuori dalla gestione  gente
  che  non  c'entra  niente  né  con la  politica  né  con  la  buona
  amministrazione, ma che ha a che fare solo con un  sistema  che  in
  Sicilia dobbiamo dimenticare, speriamo presto.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'onorevole Speziale  per  una
  replica.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente, io non mi  aspettavo  una  presenza
  massiccia  perché  mi  rendo  perfettamente  conto  che,   inserita
  all'ordine del giorno dopo la discussione del disegno di legge,  la
  discussione  sulla relazione della Commissione antimafia  poneva  e
  pone  a  noi  un interrogativo più di fondo, quello di abituare  il
  Parlamento ad un dibattito sulle questioni anche quando queste  non
  hanno   una  cogenza  amministrativa  o  un  riscontro  legislativo
  immediato.
   Sono  soddisfatto del dibattito, tutto sommato, perché i passi  si
  fanno uno alla volta.
   Il  Parlamento  siciliano non ha più approvato  una  relazione  di
  Commissione antimafia dal 1996.
   Stasera,  seppure  in pochi, stiamo procedendo,  informalmente  si
  dice,  ad  approvare nel senso che si prende atto  della  relazione
  della Commissione antimafia.
   Seconda  questione: la Commissione antimafia regionale  non  aveva
  prodotto un'attività legislativa da ben dodici anni. Abbiamo  visto
  che la Commissione antimafia, nel corso di questo anno e mezzo,  ha
  prodotto   una  consistente  attività  legislativa  che   è   stata
  apprezzata,  come  più  volte  riconosciuto  da  molti   che   sono
  intervenuti,   anche  da  autorevoli  esponenti   a   partire   dal
  Procuratore nazionale antimafia dottore Grasso.
   Terza questione: ha introdotto un elemento di carattere pedagogico
  che  non  riguarda soltanto gli studenti delle scuole, ma  riguarda
  anche  i  pubblici amministratori. Il collega Mancuso, che è  stato
  sindaco  di  Adrano, sa che i bandi di gara sono leggi  speciali  e
  tutti  i  comuni,  prima  ancora che si  istituisse  la  norma  che
  stabiliva il conto corrente unico, tutti i comuni - se lo  avessero
  voluto  -  avrebbero potuto inserire nei propri bandi  di  gara  la
  norma   sul   conto   unico  per  permettere  il  controllo   della
  tracciabilità della spesa. Se i comuni non lo hanno fatto è  perché
  si   è   agitato  spesso  il  tema  della  lotta  alla  mafia,   ma
  concretamente   poi   non   si  agisce  con   atti   di   carattere
  amministrativo  e normativo che tendono a rendere più  possibile  e
  trasparente   il   contrasto  alla  criminalità   organizzata.   Le
  prerogative  della  Commissione antimafia sono limitate  da  questo
  punto di vista. E quindi penso che l'attività che è stata svolta  è
  positiva  -  di questo ringrazio i colleghi della Commissione  -  e
  tuttavia devo - approfitto della presenza del Governo - riscontrare
  una  insensibilità da parte del Governo. Non sono  mai  abituato  a
  fare denunce, non è nel mio stile.
   La  normativa  stabilisce  che è fatto  obbligo  alla  Regione  di
  costituirsi parte civile nei processi di mafia. Abbiamo chiesto  al
  dottore Palma, che ancora non ha risposto, ed è un fatto gravissimo
  -   non so come si debba intendere questo fatto - in quanti e quali
  processi di mafia la Regione siciliana si è costituita parte civile
  per dare riscontro alla norma prevista.
   Costituirsi parte civile in un processo di mafia non è  niente  di
  particolare  perché  l'avvocato che arriva  lì  non  fa  altro  che
  rimettersi  agli  atti  del Tribunale, del pubblico  ministero  del
  Tribunale;  tuttavia la costituzione di parte civile ha  un  valore
  simbolico straordinario nei confronti della Sicilia e nei confronti
  del resto del Paese.
   Proprio ieri un mio amico, dirigente nazionale del mio partito, mi
  ha  chiesto di fornirgli la legge siciliana perché dopo  le  ultime
  vicende  in  Lombardia,  dove il fenomeno della  mafia  comincia  a
  penetrare  nell'economia, hanno chiesto di mutuare loro  stessi  la
  nostra  normativa  regionale. E se noi costituiamo  un  esempio  di
  norme positive per le altre regioni, questo va a vantaggio del modo
  con cui legiferiamo.
   Voglio porre un'altra questione al Governo: la legge 15 del 2008 è
  stata   sostanzialmente  svuotata  nell'ultima  finanziaria,  forse
  approfittando  del fatto che io ero preso dalla mia  candidatura  a
  sindaco  di  Gela.  C'è  un  impegno del  Governo,  e  precisamente
  dell'assessore  Cimino, a ripristinare i capitoli di  bilancio,  in
  quanto  sono stati azzerati interi capitoli, e pure era  una  legge
  che  aveva già prodotto risultati positivi, a partire dall'articolo
  1.
   L'articolo 1, infatti, dava un contributo di cinquemila euro  alle
  scuole.  Il primo anno, nel 2008, - la legge è stata approvata  nel
  novembre  del  2008  -  sono stati centocinquantotto  gli  istituti
  scolastici  siciliani  che  hanno  goduto  del  beneficio  e  hanno
  attivato  iniziative  per i laboratori di legalità.  Il  numero  di
  cittadini  che  hanno denunciato e che hanno richiesto  i  benefici
  della  legge  3 è arrivato a otto. Qualcuno dice che  è  un  numero
  esiguo   Chi dice che è un numero esiguo sbaglia. Infatti,  siccome
  la  legge  dice   quando  c'è il rinvio a giudizio ,  il  rinvio  a
  giudizio  avviene dopo un anno e se consideriamo  che  la  legge  è
  andata  a  regime nel 2009 e, quindi, già il fatto che  ci  sia  un
  numero consistente di imprenditori che denunziano e hanno portato i
  propri  estortori al rinvio a giudizio lo si deve in  larga  misura
  all'efficacia di questa norma.
   Otto non sono pochi, é un numero che tende ad aumentare.
   In  più,  questa  norma  ha  una maggiore  sensibilità  in  alcune
  località della Sicilia dove è più presente l'attività politica, dal
  punto  di  vista pedagogico, di contrasto alla mafia. Mi riferisco,
  per  esempio,  alla provincia di Caltanissetta e mi riferisco  alla
  città di Gela.
   Bisogna  fare di più e questo è ovvio. Ma stasera non  abbiamo  il
  tema  di  cosa  deve  fare  la Commissione  antimafia.  Il  tema  è
  l'approvazione   della   relazione  annuale   dell'attività   della
  Commissione antimafia, e bisogna fare di più e meglio.
   Io  penso  che  tutti assieme dovremmo rivedere  l'impianto  e  le
  prerogative  che  il  legislatore  regionale  ha  attribuito   alla
  Commissione  regionale antimafia. Ritengo che i suoi poteri  vadano
  modificati  ed  estesi. E vanno modificati ed estesi  in  una  fase
  delicatissima della vita politica siciliana e della vita  economica
  siciliana,  in  cui c'è il rischio che, se trovi conti  consistenti
  dell'economia siciliana, possano essere risucchiati in qualche modo
  dall'usura  e dalla mafia. Il rischio è altissimo perché  la  crisi
  colpisce  i  settori  più  deboli. E  quando  c'è  crisi  il  mondo
  dell'impresa,   il   mondo  produttivo,  non  potendosi   rivolgere
  direttamente  al  mercato ordinario, al mercato  delle  banche,  si
  rivolge  al  mercato dell'usura. E spesso il mercato dell'usura  ha
  una  connessione  diretta  con  la  mafia  e  molte  delle  aziende
  finiscono  con  il  diventare patrimonio indiretto  della  malavita
  organizzata e della mafia.
   Che si fa di fronte ad un argomento di questo tipo?
   E'un  argomento che riguarda la Commissione Antimafia, ma riguarda
  la  politica regionale, il modo come noi interveniamo nel  rapporto
  credito/impresa,  il modo come noi suscitiamo un interesse  diverso
  nel   mondo  dell'impresa,  il  modo  come  sistemiamo  i   settori
  produttivi,  che  investe  certo il confine  della  mafia,  ma  che
  riguarda  più  direttamente  temi connessi  all'attività  economica
  della nostra Regione.
   Abbiamo   voluto   introdurre   questo   argomento,   lo    stiamo
  introducendo.
   Un  altro argomento delicatissimo riguarda la natura risarcitoria.
  L'ho  sentito  dire qui e ripetere a qualche collega, e  ovviamente
  non condivido seppure ne rispetto la posizione.
   La natura risarcitoria dei provvedimenti: in questi giorni abbiamo
  parlato  con  il presidente della Regione Toscana. In Toscana,  nel
  Senese  in  particolare, c'è una grossissima azienda, un  pezzo  di
  azienda, che è stata sequestrata. E' una grossissima azienda  ed  è
  di Piazza.
   Piazza ha un'azienda in Toscana e c'è un provvedimento di confisca
  per  quell'azienda.  E' stata confiscata. La Regione  Toscana  e  i
  comuni  della provincia rivendicano che quel bene venga  attribuito
  ai  toscani. Personalmente  ho esaminato la questione.  Piazza  non
  aveva  nessun  interesse in Toscana se non quello di comprare  quel
  bene.
   Si pone un tema: se quello che è stato accumulato illecitamente in
  Sicilia  non  debba  essere  in qualche modo,  non  attraverso  una
  politica  di  questue  ma attraverso un confronto  tra  il  Governo
  regionale e il Governo nazionale, essere restituito alla Sicilia.
   Quando  è  stata  fatta dal Governo nazionale la norma  sul  fondo
  unico  per  la  giustizia, il Governo ha  stabilito  che  le  somme
  sequestrate  e confiscate vanno al fondo unico per la  giustizia  e
  ridistribuite  in tre capitoli: Ministero degli Interni,  Ministero
  di Giustizia e Ministero del Bilancio.
   Io  posi  e  pongo  una  questione centrale  che  non  può  essere
  affrontata dalla Commissione antimafia, ma va affrontata in termini
  di potere contrattuale della Regione nei confronti dello Stato, per
  sapere  se  è  ipotizzabile  l'idea  che  su  un  milione  di  euro
  sequestrati in Italia, secondo una stima approssimativa  fatta  dal
  Ministero  degli  Interni il 40 per cento  é  stato  confiscato  in
  Sicilia,  ben  400 milioni di euro, e questi 400  milioni  di  euro
  sottratti  illegalmente al circuito economico della Sicilia  devono
  essere utilizzati dallo Stato per risanare i bilanci dello Stato
   E'  una  questione che si pone, ovviamente, nel confronto,  e  non
  riguarda  solo  il  tema  della Commissione  Antimafia,  perché  la
  Commissione  ha posto il problema. Il Parlamento ha  approvato  una
  legge-voto con l'assessore alla Presidenza dottore Ilarda;  ma  non
  si  va  con  leggi-voto, si contratta  Si parla  con  Tremonti  per
  incidere sul peso della contrattazione, nel momento in cui c'è  una
  contrazione  di risorse nei confronti del Mezzogiorno.  E,  quindi,
  penso che stasera possiamo senz'altro prendere atto della relazione
  della Commissione Antimafia.
   Poi, per quanto riguarda la questione posta da qualche collega  di
  proseguire  il  dibattito, lo dico qui  al  Governo,  vi  sono  due
  questioni  fondamentali che sono emerse stasera: la prima questione
  riguarda la possibilità di estendere le prerogative, di allargare i
  poteri della Commissione Antimafia; la seconda questione, che si  è
  posta  con  carattere  d'urgenza nel  dibattito  di  stasera  è  il
  rapporto  tra la Sicilia e lo Stato in materia di beni e  di  somme
  confiscate alla mafia.
   Si  tratta di una questione centrale che riguarda il rapporto  fra
  noi  e  lo Stato centrale, non perché lo Stato centrale è  cattivo
  ma  in  quanto  sta esercitando una politica che viola  i  princìpi
  risarcitori,  che  erano  l'asse fondante  della  legge  Rognoni-La
  Torre,  e  che  con  gli ultimi provvedimenti il Governo  nazionale
  rischia di minare.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Mauro,  assessore
  per il territorio e l'ambiente, in rappresentanza del Governo.

   DI  MAURO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  intervengo  in   un   dibattito
  importante  e, pur lamentando qualche collega una scarsa  presenza,
  verifico invece che tutti i Gruppi parlamentari sono presenti,  che
  parecchi  sono  stati  gli interventi e  che  c'è  stato  anche  un
  confronto  -  mi  permetto di dire - che non solo ha  tenuto  conto
  della relazione presentata dalla Commissione Antimafia, ma ha posto
  pure  alcune questioni importanti che certamente non possono essere
  affrontate  nell'ambito di questa seduta, ma al momento  opportuno.
  Già   il   Presidente  e  il  Governo  hanno  posto  la  situazione
  all'attenzione del Governo nazionale, ma - come tutti  sanno  -  in
  questo  momento il Governo nazionale ha indirizzato le risorse  che
  scaturiscono dall'appropriazione di beni mafiosi verso capitoli  di
  spesa  che  tutto  hanno,  fuorché  la  destinazione  alla  Regione
  siciliana.
   E'  una questione importante che è stata più volte trattata  -  lo
  riconosco - con attività di tutti i partiti presenti nel Parlamento
  nazionale ma che, a tutt'oggi, non ha avuto riscontro.
   Ciò non significa che bisogna arrendersi, ma che bisogna insistere
  su un tema così importante.
   Mi  sembra opportuno, questa sera, ritornare su quello  che  è  il
  compito  di  questa  Commissione, su quello  che  ha  fatto  questa
  Commissione,  facendo  rilevare  un  dato  importante   in   questa
  legislatura:  la composizione - che, se non ricordo male,  è  stata
  approvata  da  tutto il Parlamento - di una Commissione  Antimafia,
  chiamando alla sua presidenza l'onorevole Speziale, proprio  perché
  voleva esserci da parte di tutti la consapevolezza dell'esigenza di
  una  istituzione che affrontasse, nei limiti e nei compiti che  una
  Commissione  antimafia  può e deve avere  in  questa  Assemblea,  e
  cercando di dimostrare come Parlamento e come partiti, presenti  in
  questo  Parlamento, tutta l'attenzione possibile su  un  tema  così
  difficile,  che  si tramanda da generazioni, e che ritroviamo  ogni
  giorno  sulla  stampa. Chi vi parla è certamente  attento  ad  ogni
  provvedimento che assume, cercando di rappresentare che  il  dovere
  di  ogni  amministratore di questa Regione è andare  al  di  là  di
  quelli che sono i compiti istituzionali.
   Proprio  oggi ho dato direttive al Direttore generale, pur essendo
  l'Assessorato  regionale del Territorio organismo di  transito  nel
  rilascio  di  alcune  autorizzazioni,  di  chiedere  tuttavia  alla
  Prefettura   le   informazioni  antimafia,  perché   vero   è   che
  l'autorizzazione  finale  per una cava,  per  una  energia,  spetta
  all'Assessorato per l'energia, ma è anche vero che il Governo della
  Regione   siciliana,  per  la  parte  relativa  alla  l'istruttoria
  affidata  all'Assessorato  regionale Territorio  e  Ambiente,  deve
  dotarsi di informazioni  atipiche  da parte della Prefettura.
   Cosa  vuol  dire  informazioni atipiche? Vuol dire  che  nell'iter
  amministrativo  di una pratica che fa riferimento ad  una  società,
  che  fa riferimento ad un amministratore, ritengo opportuno che  la
  Regione si doti nei vari passaggi amministrativi di un passaggio di
  questo  tipo, perché non è possibile che vi siano dei soggetti  che
  immaginano  di potere frequentare i palazzi di Governo, mettendo  a
  rischio anche chi lavora onestamente, correttamente.
   E   credo   che  questi  sono  i  segnali  importanti   che   ogni
  amministratore  deve porre in essere perché se è vero  che,  da  un
  lato,  questo Parlamento ha pensato di eleggere una Commissione,  è
  anche  vero  che  questa Commissione pur, ripeto,  nell'ambito  dei
  limiti  a  cui  essa  stessa si richiama nella  consapevolezza  dei
  limiti  stessi, ha cercato di mettere in atto una serie di attività
  che  sono  state  oggi presentate con, mi permetto di  dire,  molta
  lealtà,  con molta onestà al Parlamento per affermare:   in  questo
  anno  abbiamo fatto queste cose, abbiamo cercato di dare un segnale
  che  anche questo Parlamento, che rappresenta la Sicilia e  le  sue
  istituzioni,  vuole  cambiare proprio  per  cercare  di  dimostrare
  ulteriormente  all'esterno,  qualora  ce  ne  fosse  bisogno,   una
  sensibilità diversa che è in ciascun parlamentare. E credo  che  in
  questo anno, ripeto, pur in un anno difficile per questo Parlamento
  -  vi sono state difficoltà di governo e di attività legislativa -,
  la  Commissione ha cercato di mettere in atto una serie di  compiti
  istituzionali  che poi sono quelli di una vigilanza  sull'attività,
  per  esempio,  dei  comuni, nei limiti dei compiti  assegnati  alla
  Commissione.
   Per  quanto  riguarda  i  rapporti con  la  Commissione  antimafia
  nazionale,  certo registro questo atto irriguardoso  perché  poteva
  dedicare,  in  questi  due giorni di lavoro, minuti  importanti  di
  conoscenza di quello che ha fatto il nostro Parlamento,  di  quello
  che sono le conoscenze della Commissione antimafia regionale in  un
  anno  e mezzo di legislatura. Però dobbiamo guardare avanti e tutti
  quanti  -  non  solo  la  Commissione  -  dobbiamo  registrare   la
  consapevolezza  di  avere  compiuto il nostro  dovere  cercando  di
  incrementare l'attività antimafia.
   Poi,  mi permetto di dire una cosa all'onorevole Speziale  che  ha
  rivolto un appello al Governo.
   Lei  sa,  onorevole Speziale, che questo è compito del Parlamento,
  il Governo non può che essere d'accordo, nell'ambito delle cose che
  sono  possibili, se c'è spazio, ad implementare le competenze della
  Commissione,  tenendo  presente che se  mancano  all'appello  delle
  risorse - lei magari non era presente, ma lo saprà - dipende  dalle
  difficoltà  che abbiamo dovuto affrontare durante i lavori  intensi
  per la redazione del bilancio.
   Colgo  l'occasione per dire che è opportuno continuare  su  questa
  strada  intensificando il lavoro e tenendo presente che il  Governo
  non  solo  è  su  questa linea ma, tutte le volte  che  sono  state
  presentate in Giunta di Governo richieste di costituzione di  parte
  civile,  il  Governo le ha sempre accolte -  mi  dispiace,  e  farò
  menzione  di  quel  che  è stato detto dall'onorevole  Speziale  al
  dirigente preposto all'Ufficio legislativo per la mancata  risposta
  -, ma posso sin d'ora assicurare il Presidente della Commissione  e
  il  Parlamento che tutte le volte che il Governo, ripeto,  è  stato
  chiamato a pronunciarsi in ordine alla costituzione di parte civile
  lo ha sempre fatto senza guardare in faccia a nessuno, senza timori
  e  senza preoccupazioni di sorta. E' nostro dovere farlo, anche per
  rispetto dei siciliani.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   come   peraltro    richiesto
  dall'onorevole  Colianni,  è  ovvio  che  la  Presidenza  valuterà,
  assieme  alla Presidenza della Commissione Antimafia e comunque  in
  Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari, l'opportunità  o
  meno di ritornare su argomenti contenuti nella relazione medesima
   Pertanto  la  Presidenza  esprime il più vivo  ringraziamento  nei
  confronti   del  Presidente  e  dei  componenti  della  Commissione
  regionale  antimafia  per  avere  svolto  una  attività  seria   ed
  impegnativa.
   L'Assemblea  prende  atto della relazione approvata  all'unanimità
  dalla  Commissione e dei qualificati interventi  svolti  nel  corso
  della  seduta dagli onorevoli deputati e dall'Assessore,  onorevole
  Di Mauro,  in rappresentanza del Governo della Regione.

   La  seduta è rinviata a domani, mercoledì 21 luglio 2010, alle ore
  16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni.

   II  -   Svolgimento  di  interrogazioni e di  interpellanze  della
  rubrica  Famiglia, politiche sociali e lavoro .

   III - Discussione unificata di atti politici e ispettivi in ordine
  alle  misure  da  adottare  per far fronte  alla  drammatica  crisi
  agricola che investe la Regione.

                   La seduta è tolta alle ore 19.40

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica  «Autonomie locali  e
  funzione pubblica»

   LUPO. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   il   Consiglio  di  giustizia  amministrativa  per   la   Regione
  siciliana  ha  accolto,  con decisione n. 488/2009,  l'appello  di
  molti   funzionari  direttivi  dell'Amministrazione  regionale   e
  statuito  che la stessa emani gli atti necessari alla  definizione
  dell'area separata della vicedirigenza, di cui all'art. 17 bis del
  d.lgs. n. 165 del 2001;

   l'art.   17   bis   del  d.lgs.  n.  165  del   2001   stabilisce
  l'istituzione  della vicedirigenza e ne individua  direttamente  i
  beneficiari; statuisce anche sulla possibilità, limiti e procedure
  della  delega di funzioni dirigenziali, rinviando per il resto,  e
  soprattutto  per  il  trattamento economico,  alla  contrattazione
  collettiva di comparto;

   il   legislatore  stabilisce  che  nella  separata   area   della
  vicedirigenza  vada  ricompreso il personale in  possesso  di  tre
  requisiti: la laurea, l'appartenenza alle posizioni C2  e  C3  del
  comparto   ministeri  (applicabile  nella  Regione  siciliana   al
  personale  appartenente  alle posizioni D3,  D4,  D5),  ed  infine
  l'anzianità di cinque anni in dette posizioni;

   la   decisione  del  CGA  ha  sottolineato  l'obbligo,  in   capo
  all'Amministrazione  regionale, di  procedere  all'adozione  degli
  atti  amministrativi  propedeutici all'avvio della  contrattazione
  collettiva  volta  all'introduzione dell'area  contrattuale  della
  vicedirigenza;

   considerato che:

   l'istituzione   della  separata  area  della  vicedirigenza   può
  restituire  vitalità all'Amministrazione regionale, impegnando  un
  certo  numero di funzionari direttivi in direzione di una maggiore
  e   riconosciuta  responsabilità,  creando  al  tempo  stesso   le
  condizioni  per  una  generale aspettativa di tutti  i  lavoratori
  verso  una  futura  carriera verticale. Questa, inoltre,  concorre
  anche  alla  definizione  dei compiti  dirigenziali  attuali,  per
  l'individuazione di quelli da delegare ai vicedirigenti;

   spetta  al  Governo  regionale non solo avviare  tutti  gli  atti
  propedeutici  per la contrattazione collettiva, ma indicare  anche
  con chiarezza quale sia l'impegno economico che la Regione intende
  sottoscrivere;

   quale    sia,   alla   luce   delle   superiori   considerazioni,
  l'intendimento  del Governo regionale al fine di ottemperare  alla
  decisione del Consiglio di giustizia amministrativa n. 488/2009;

   quale   trattamento   retributivo   intenda   prevedere   per   i
  vicedirigenti,   nel  rispetto  della  contrattazione   collettiva
  regionale.». (669)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  669,  a  firma
  dell'onorevole   Lupo,   pervenuta   agli   Uffici    di    diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 990 del  9  giugno
  2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
   Com'è   noto,   con   sentenza  n.   488/09   del   Consiglio   di
  Giustizia  Amministrativa per la Regione siciliana,  depositata  il
  25/5/2009,  è stato accolto il ricorso di circa ottanta  funzionari
  direttivi  in  possesso di diploma di laurea, inquadrati  da  oltre
  cinque  anni  nelle  categorie D3, D4  e  D5  della  contrattazione
  collettiva del comparto della Regione Sicilia per la riforma  della
  sentenza  del TAR Sicilia, n. 913 del 10 luglio 2008 -  (che  aveva
  dichiarato inammissibile il ricorso proposto per l'annullamento del
  silenzio rifiuto tenuto dall'amministrazione regionale su  un  atto
  di diffida e messa in mora, notificato nel novembre 2007, col quale
  gli istanti avevano chiesto l'adozione degli atti propedeutici alla
  istituzione  dell'area  separata  della  vicedirigenza   ai   sensi
  dell'art.  17/bis  del  D.  Lgs. n.  165/2001  e,  in  particolare,
  l'emanazione, da parte della Giunta Regionale, di atti di indirizzo
  e  di  impulso  per  l'ARAN  Sicilia, per la  definizione  mediante
  contrattazione  collettiva dell'area autonoma  della  vicedirigenza
  nella pubblica amministrazione regionale).

   La  Giunta Regionale, con deliberazione n. 212 del 27 giugno  2009
  si è pronunciata sulla problematica statuendo di:
    · prendere atto della decisione emessa dal C.G.A. n. 488/09 e per
       l'effetto approvare la relazione del Dipartimento regionale del
       personale, dei servizi generali, di quiescenza, di previdenza ed
       assistenza del personale della Presidenza n. 113765 del 26 giugno
       2009 relativa alla vicedirigenza quale atto di indirizzo per l'ARAN
       Sicilia ;
  · dare mandato all'Assessore alla Presidenza di assumere le
  necessarie iniziative, anche a carattere legislativo, per la
  riorganizzazione del settore del pubblico impiego regionale ed in
  tale ambito prevedere forme opportune per addivenire
  all'istituzione alla vicedirigenza contestualmente all'esaurimento
  della terza fascia dirigenziale e compatibilmente con le
  disponibilità finanziarie del bilancio;
  · autorizzare l'avvio delle procedure concorsuali per il passaggio
  dalla terza alla seconda fascia dirigenziale senza oneri
  aggiuntivi .

   Con  successiva  nota  del 21 gennaio 2010 è  stata  notificata  a
  questo Assessorato la decisione n. 43/2010, pronunziata sul ricorso
  n.  1242/08,  che  pone  in  capo  alle  Amministrazioni  appellate
  (Presidenza   della  Regione,  Giunta  Regionale,   ARAN   Sicilia,
  Assessore  Regionale  alla  Presidenza - oggi  Assessore  Regionale
  delle  Autonomie  Locali e della Funzione Pubblica)   l'obbligo  ad
  assumere,  entro  trenta giorni decorrenti  dalla  comunicazione  o
  notificazione  della decisione stessa, le determinazioni  espresse,
  in risposta alla richiesta formulata dai ricorrenti .
   Quest'ultima  decisione  accoglie  il  ricorso  presentato  da  18
  funzionari  direttivi in possesso di diploma di laurea,  inquadrati
  da   oltre   cinque  anni  nelle  categorie  D3,  D4  e  D5   della
  contrattazione collettiva del comparto della Regione Sicilia per la
  riforma  della sentenza del TAR Sicilia, n. 711 del 28 maggio  2008
  che  ha  dichiarato  l'inammissibilità  del  ricorso  proposto  per
  l'annullamento  del  silenzio  rifiuto tenuto  dall'amministrazione
  regionale  su un atto di diffida e messa in mora con il  quale  gli
  istanti   avevano   chiesto  l'emanazione  di  indirizzi   per   la
  definizione mediante contrattazione collettiva  dell'area  autonoma
  della  vicedirigenza  prevista dall'art. 17 - bis del  D.  L.gs  30
  marzo 2001, n. 165.
   La  recente  sentenza  n.  43/2010 non  introduce  nuovi  elementi
  giuridici  rispetto  a  quelli  che hanno  già  indotto  la  Giunta
  Regionale  a  deliberare l'atto di indirizzo n. 212 del  27  giugno
  2009, ma prende atto dell'entrata in vigore dell'art. 8 della legge
  4  marzo  2009,  n. 15 dichiarando che l'interpretazione  formulata
  dalla  nuova  norma  (secondo la quale non  vi  è  più  obbligo  di
  attivare  l'istituto della vicedirigenza, sia  pure  attraverso  la
  contrattazione   collettiva)  non  incide  sulle   conclusioni   di
  accoglimento    del   ricorso   e   afferma   la   necessità    per
  l'Amministrazione Regionale di pronunciarsi ed obbliga ad  indicare
   con  chiarezza le proprie determinazioni in ordine alla scelta  di
  prevedere, o meno, la vicedirigenza .
   Con  deliberazione n. 52 del 24 febbraio 2010 la Giunta  Regionale
  ha quindi:

    ·preso  atto  della decisione emessa dal Consiglio  di  Giustizia
       Amministrativa per la Regione Siciliana n. 43/2010 ;
  ·confermato l'attualità della deliberazione n. 212/09 precedente
  alla decisione n. 43/2010 ma idonea ed esaustiva anche ai fini
  della esecuzione della sentenza n. 43/2010;
  ·dato mandato all'Assessore regionale delegato alle Autonomie
  Locali e alla Funzione Pubblica di assumere le necessarie
  iniziative, anche a carattere legislativo, per la riorganizzazione
  del settore del pubblico impiego regionale.
   In  atto  è  in  corso di approfondendo un disegno  di  legge  che
  contenga apposite disposizioni per la riorganizzazione del  settore
  pubblico regionale.
   Tanto  si rappresenta, rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   CAPUTO.  -  «Al  Presidente  della Regione  e  all'Assessore  per
  l'economia, premesso che:

   l'articolo  2  della legge regionale n. 5 del  27  febbraio  2007
  disciplina le disposizioni per il personale;

   secondo  quanto  descritto  dalla  norma  si  prevede  che:   'Al
  personale di cui all'articolo 48 della legge regionale 3  novembre
  1993  n.  30, inquadrato nel ruolo speciale transitorio  istituito
  presso la Presidenza della Regione ai sensi dell'articolo 8  della
  legge  regionale  27  dicembre 1985 n. 53, si  applica  la  deroga
  prevista  nel secondo comma dell'articolo 10 della legge regionale
  9  maggio 1986 n. 21. Al personale suddetto si applica a fare data
  dall'1  gennaio  2004,  l'articolo 20  della  legge  regionale  29
  dicembre 2003 n. 21';

   l'articolo  20  in  particolare  disciplina  il  trattamento   di
  quiescenza del personale regionale;

   considerato  che l'applicazione dell'articolo 2, comma  1,  della
  legge regionale n. 5 del 2007 non ha ancora trovato attuazione;

   ritenuto  che  l'Amministrazione regionale ha l'obbligo  di  fare
  chiarezza sull'applicazione della normativa;

   per  sapere  i  provvedimenti  che intendano  adottare  per  fare
  chiarezza sulla mancata applicazione della norma.». (1015)

   Risposta.  -  «Si  riscontra l'interrogazione  n.  1015,  a  firma
  dell'onorevole   Caputo,   pervenuta   agli   Uffici   di   diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 533 del  30  marzo
  2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
   Il  Dipartimento Regionale della Funzione Pubblica,  in  proposito
  interpellato,  ha  rappresentato, con nota  n.  85682/P.G.  del  15
  giugno 2010, quanto segue.
   "L'art.  2 della l.r. 5/2007'dispone l'applicazione in favore  del
  personale  di  cui  all'art.  48 della  l.r.  n.  30/1993  del  più
  favorevole  regime pensionistico previsto dalla legge regionale  n.
  2/1962  e successive modifiche ed integrazioni. La norma ha trovato
  piena  applicazione per il personale cancellato dai ruoli regionali
  in  data  successiva  a  quella della sua entrata  in  vigore.  Sul
  trattamento  del  personale  già collocato  in  pensione,  in  data
  antecedente  all'entrata in vigore della suddetta l.r.  n.  5/2007,
  questo  Dipartimento  ha  ritenuto di  dover  acquisire  il  parere
  dell'Avvocatura  Distrettuale dello Stato. Quest'ultima,  con  nota
  prot.   n.   19492/08  ha  espresso  l'avviso  che   l'applicazione
  dell'articolo  48 di cui si scrive debba essere limitata  "al  solo
  personale in servizio" alla data di entrata in vigore della  legge,
  ritenendo escluso dal beneficio quello già collocato in quiescenza.
  Nei termini di cui sopra ed in totale aderenza al parere reso dalla
  sopraccitata Avvocatura dello Stato ha operato il Servizio gestione
  giuridica  ed  economica del personale regionale in quiescenza  del
  Dipartimento Funzione Pubblica.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici
   GALVAGNO. - «All'Assessore per le autonomie locali e la  funzione
  pubblica, premesso che:

   con  d.a.  n.  627/512  del 12 agosto 2009 è  stato  nominato  un
  commissario  ad acta presso il Comune di Centuripe  (EN)  per  gli
  adempimenti necessari all'approvazione del bilancio di  previsione
  per l'esercizio 2009;

   atteso   che   il  commissario  nominato  ha  posto  in   essere,
  correttamente, tutti gli adempimenti dovuti e necessari;

   atteso ancora che:

   il  Consiglio  comunale  di Centuripe - seppur  diffidato  -  con
  delibera  n. 67 del 18 dicembre 2009 ha ritenuto di non  approvare
  il bilancio di previsione per l'esercizio 2009;

   il  medesimo commissario, con verbale n. 68/2009, avvalendosi dei
  poteri  sostitutivi previsti dalla legge, ha approvato il bilancio
  di  previsione  per  l'esercizio finanziario 2009  del  Comune  di
  Centuripe, in sostituzione del Consiglio comunale;

   per sapere:

   le  ragioni  che,  a  tutt'oggi, abbiano impedito  l'applicazione
  delle  sanzioni  previste  dall'art.  109  bis  dell'  Ordinamento
  regionale degli enti locali (O.R.EE.LL.- l.r. 15 marzo 1963, n. 16
  e successive modifiche e integrazioni);

   quali  iniziative si intendano assumere per garantire il rispetto
  della legge.». (1035)

   Risposta.  -  «Si  riscontra l'interrogazione  n.  1035,  a  firma
  dell'onorevole   Galvagno,  pervenuta  agli   Uffici   di   diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 3703 del 14 aprile
  2010 dell'Assemblea Regionale Siciliana - Servizio Lavori d'Aula.
   Il  Dipartimento  Regionale delle Autonomie Locali,  in  proposito
  interpellato,  ha rappresentato, con nota nr. 11593  del  7  maggio
  2010, quanto segue.
   Con  D.A. n. 627 del 12.08.09, è stato nominato un commissario  ad
  acta presso il Comune di Centuripe, per curare sostitutivamente gli
  adempimenti relativi all'approvazione del Bilancio di previsione  e
  degli  atti propedeutici e/ o connessi, per l'esercizio finanziario
  2009.
   Il  commissario ad acta, sig. Girolamo Ganci, con la nota prot. n.
  326  dell'11/01/2010, ha rassegnato la relazione  conclusiva  sugli
  esiti  dell'intervento sostitutivo disposto  con  il  provvedimento
  assessoriale  succitato e con successiva nota  prot.  n.  2092  del
  25.01.2010, in riscontro a chiarimenti richiesti da questo ufficio,
  ha fornito ulteriori elementi conoscitivi, trasmettendo la relativa
  documentazione.
   Dall'esame degli atti risulta che a seguito della diffida posta in
  essere  dal commissario ad acta, prot. n. 13616 del 02.12.2009,  il
  Consiglio  Comunale,  con Deliberazione  n.  67  del  18.12.09,  ha
  deliberato  di non approvare il documento contabile in trattazione,
  approvato successivamente dal commissario ad acta con Deliberazione
  n. 68 del 31. 12.2009.
   Al  riguardo,  è  stato  accertato che il commissario  ad  acta  è
  intervenuto  in  sostituzione  dell'Organo  consiliare,  diffidato,
  approvando  una  nuova  ipotesi  di  Bilancio  di  previsione   per
  l'esercizio  finanziario  2009,  diversa  da  quella  bocciata  dal
  Consiglio  Comunale, con i pareri favorevoli del Ragioniere  e  del
  Collegio dei Revisori, ma non adottata dalla Giunta Municipale,  ed
  in  assenza  di  nuova  convocazione  dell'Organo  consiliare,  per
  l'esame e l'approvazione del nuovo schema di Bilancio.
   Alla  luce  di quanto sopra, si è ritenuto che, nella fattispecie,
  manchino  i presupposti richiesti dall'art. 109 bis dell'OREL,  per
  l'applicazione  della  sanzione dello  scioglimento  del  Consiglio
  Comunale,  richiamata dal terzo comma dello stesso articolo,  ferma
  restando,  ovviamente, la validità della Deliberazione  n.  68  del
  31.12.09 adottata dal commissario ad acta, che l'Organo consiliare,
  nell'ambito delle sue competenze e prerogative, avrebbe potuto fare
  propria con specifico atto deliberativo.
   Pertanto,  con relazione prot. n. 4869 del 15.02.2010, diretta  al
  sig.  Assessore, questo Servizio ha comunicato che non si procederà
  ad alcun adempimento istruttorio in tal senso.
   A   margine  della  suddetta  relazione,  il  sig.  Assessore   ha
  espressamente condiviso quanto prospettato.
   Inoltre,  con  nota  prot.  n. 8620 del 06.04.2010  è  stata  data
  comunicazione  di  quanto  sopra  al  Sindaco,  al  Presidente  del
  Consiglio ed al Segretario del Comune di Centuripe.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica  «Economia»

   RAIA  - DI GUARDO - DI BENEDETTO. - «Al Presidente della Regione,
  considerato che, con la legge regionale 28 dicembre 2004,  n.  17,
  all'art. 119, comma 1, è stato previsto che il personale eccedente
  di  ruolo delle aziende autonome delle terme di Sciacca e Acireale
  (...) confluisce in un ruolo speciale ad esaurimento della Regione
  siciliana (...);

   ricordato che, con la successiva legge regionale 19 aprile  2007,
  n.  11,  l'art.  1, comma 3, modificava l'articolo di  cui  sopra,
  cassando la parola eccedente e creando, quindi, le condizioni  per
  il  passaggio  di  tutto il personale nel ruolo  speciale  con  la
  possibilità, tuttavia, di comandare parte di questo personale  per
  assicurare il minimo di attività necessaria al mantenimento  delle
  strutture delle Terme;

   appreso  da  articoli di giornale ('La Sicilia'  di  domenica  29
  giugno  2008)  che,  su  sollecitazione del sindaco  di  Acireale,
  sarebbero  stati  manifestati dubbi da parte del Presidente  della
  Regione  sull'intera  procedura di trasformazione  delle  terme  e
  sarebbe  stato  annunciato  un  provvedimento  amministrativo  che
  intanto  servirà  a  rinviare la fuga dei lavoratori  dall'azienda
  termale;

   ricordato che la legge può essere modificata solo da altra  legge
  e   che  i  provvedimenti  amministrativi  non  possono  svuotare,
  vanificare o distorcere la volontà del legislatore;

   per sapere:

   quali  ulteriori  atti  normativi o autorizzativi  occorrano  per
  dare il via alla concreta istituzione del ruolo speciale;

   quali   ragioni   renderebbero  necessaria  una  modifica   della
  legislazione vigente;

   come  intenda assicurare certezza di prospettive sia alle società
  che gestiscono le terme di Acireale e di Sciacca sia ai lavoratori
  in attesa di essere immessi nel ruolo speciale.». (83)

   Risposta.  -  «Per  una corretta informazione  sulla  problematica
  posta  dagli  onorevoli interroganti, va preventivamente  precisato
  che  il  Regolamento  di attuazione del Titolo  II  della  l.r.  n.
  19/2008, contenuto nel D.P. 5/12/2009 n. 12, ha assegnato a  questo
  Assessorato - solo a far data dall'1.1.2010 - precise competenze in
  tema  di  liquidazione  non  solo delle società  partecipate  dalla
  Regione ma anche degli Enti Regionali e che fino al 31/12/2009,  la
  gestione  delle  attività  liquidatorie  di  entrambe  le   Aziende
  Autonome  di  Sciacca  ed  Acireale è  stata  condotta  dall'allora
  competente Assessorato Regionale al Turismo.
   Ciò  premesso, sulla base delle informazioni in possesso ed avendo
  riguardo  al  contenuto dell'interrogazione,  si  fa  presente  che
  l'art.  1 della l.r. n. 11/2007 ha posto in liquidazione le Aziende
  Autonome  Terme  di Sciacca e Terme di Acireale disponendo  altresì
  che le partecipazioni azionarie detenute dalle stesse Aziende nelle
  Società Terme di Sciacca Spa e Terme di Acireale Spa fossero cedute
  in  favore della Regione Siciliana entro il 31/12/2009, nell'ambito
  dei diritti corporativi di cui all'art. 23, comma 1, della l.r.  n.
  10/1999.
   Quest'ultima  norma a sua volta aveva disposto  la  trasformazione
  delle  Aziende  Autonome in Società per Azioni,  partecipate  dalla
  Regione  Siciliana, che sarebbero succedute alle  Aziende  Autonome
  nella totalità dei rapporti giuridici.
   Pertanto, in forza della sopraccitata legge, le società per azioni
  avrebbero acquisito automaticamente i contratti di lavoro stipulati
  dalle Aziende Autonome con il personale in organico.
   Successivamente, la Giunta Regionale di Governo  con  delibera  n.
  485/2005 ha reso operativa la trasformazione delle Aziende Autonome
  in Società per Azioni, autorizzando tuttavia le Aziende Autonome  a
  costituire,  in partnership con la Regione, due nuove società  alle
  quali trasferire l'intero patrimonio aziendale, le autorizzazioni e
  le  concessioni operative connesse allo svolgimento delle  attività
  termali nonché i crediti ed i debiti.
   In  ordine al personale in forza alle due Aziende Autonome, l'art.
  119 della l.r. n. 17/2004 ha poi stabilito che il personale immesso
  venisse assegnato alle amministrazioni provinciali e comunali o, su
  richiesta, presso gli uffici della Regione o, consensualmente ed in
  posizione di comando, presso le Società Terme di Sciacca  S.p.a.  e
  Terme   di   Acireale  S.p.a.,  in  ragione  delle  loro  necessità
  regionali.
   Si ritiene opportuno evidenziare, inoltre, che il management delle
  due  Società Terme di Sciacca S.p.a. e Terme di Acireale  S.p.a.  è
  stato rinnovato rispettivamente nei mesi di giugno 2009 e settembre
  2009, con la nomina di due Amministratori Unici in sostituzione dei
  precedenti  Consigli di Amministrazione. Per il periodo  pregresso,
  nonostante  i  ripetuti solleciti di questo  Assessorato  alle  due
  Società,  non sono state fornite adeguate informazioni di carattere
  gestionale correlate alle due società termali.
   Per   quanto  riguarda  le  Aziende  Autonome,  i  due  Commissari
  liquidatori  dott.  F.  Valenti e dott. G. Riggio,  rispettivamente
  A.A.  Terme  di  Sciacca  ed A.A. Terme di  Acireale,  al  fine  di
  attivare  le  procedure  di cessione alla Regione  Siciliana  delle
  quote  detenute nelle rispettive società, hanno trasmesso  apposite
  relazioni atte a riassumere le situazioni liquidatorie ed a rendere
  manifeste le problematiche non risolte delle due aziende.
   Va  ricordato, inoltre, che con la recente introduzione  dell'art.
  21  della  l.r.  11/2010,  il legislatore  regionale  ha  reiterato
  l'interesse  della  Regione  Siciliana  al  rilancio  del   settore
  idrotermale,  prevedendo a tal uopo, previa acquisizione  da  parte
  della   Regione  dell'intero  pacchetto  azionario,  l'avvio  delle
  procedure  di  dismissione delle Società Terme di  Acireale  Spa  e
  Terme  di  Sciacca Spa, per consentire l'affidamento delle attività
  di  gestione e valorizzazione delle attività idrotermali a soggetti
  privati,   esperti  del  settore,  previamente  ed   opportunamente
  individuati mediante una selezione ad evidenza pubblica.
   In   considerazione  delle  necessità  di  avviare   le   attività
  normativamente assegnate a questo Assessorato, nei prossimi  giorni
  è  prevista  una riunione finalizzata a concordare i termini  e  le
  modalità  di  trasferimento  alla Regione  Siciliana  delle  azioni
  detenute  dalle  Aziende  Autonome Terme  di  Sciacca  e  Terme  di
  Acireale  nonché  a  tracciare le basi del  successivo  adempimento
  connesso   all'avvio   della   gara  ad   evidenza   pubblica   per
  l'individuazione di soggetti privati cui affidare la gestione e  la
  valorizzazione del settore idrotermale.
   Infine,  il  comma  2 dell'art. 21 della l.r. n. 11/2010  dispone,
  altresì,  che  il personale delle Società Terme di  Sciacca  Spa  e
  Terme  di  Acireale  Spa  otterrà le stesse garanzie  occupazionali
  previste  per  i dipendenti delle società che saranno  dismesse  in
  applicazione  di  quanto previsto dall'art. 20  della  citata  L.R.
  11/2010.».
                              L'Assessore
                          on. Michele Cimino

   VINCIULLO  -  POGLIESE  -  BUZZANCA - CAPUTO  -  FALCONE.  -  «Al
  Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,  premesso
  che:

   da  due  settimane circa, è stata avviata un'attività conoscitiva
  ed  ispettiva da parte della II Commissione legislativa permanente
  'Bilancio' dell'A.R.S.;

   con  questa attività si è voluto, di fatto, riprendere la prassi,
  ormai  consolidata, durante la sessione di bilancio, di incontrare
  ed  audire tutte le società con capitale pubblico, chiedendo  loro
  preventivamente,  attraverso  una  missiva,  tutti   i   documenti
  contabili,  tra cui: copia dei bilanci, la dotazione organica  dei
  dipendenti   attualmente  in  servizio,  gli  atti   relativi   al
  conferimento  di  incarichi di consulenza e di nomina  di  esperti
  dalla  data  di fondazione della società ed infine l'elenco  degli
  affidamenti dei servizi e di acquisto dei beni;

   preso  atto  che  la  lettera di richiesta inviata  alle  società
  partecipate,  lo  scorso  26 febbraio,  ha  al  momento  avuto  la
  risposta documentata di sole quattro società, di cui tre a  totale
  partecipazione regionale;

   considerato che, in vigenza di un rapporto di dipendenza,  non  è
  consentito a delle società che ricevono finanziamenti regionali, e
  quindi   pubblici,  ignorare  una  esplicita  e  lecita  richiesta
  proveniente dalla Commissione 'Bilancio' dell'ARS che, non occorre
  ricordare,  è  l'organo  istituzionale e legislativo  che  approva
  tutte  le  proposte finanziarie e vigila sulla spesa regionale  in
  virtù dei principi di trasparenza e legittimità;

   per   sapere  quali  provvedimenti  intendano  intraprendere  nei
  confronti  delle 24 società partecipate che, ad oggi,  non  hanno,
  ancora,  fatto  pervenire alcuna documentazione  alla  richiedente
  Commissione 'Bilancio' dell'ARS, venendo meno, in questo modo,  al
  loro  dovere  di  sottoporsi al controllo legittimo  e  necessario
  sulle spese sostenute e negando il diritto di tutti i contribuenti
  di  conoscere  come vengono spesi dalle società  dipendenti  dalla
  Regione siciliana i soldi pubblici.». (1107)

   Risposta.  -  «Nell'atto parlamentare n. 1107, in particolare,  si
  chiede  di sapere  quali provvedimenti intendano intraprendere  nei
  confronti  delle  24 società partecipate che, ad oggi,  non  hanno,
  ancora,  fatto  pervenire  alcuna documentazione  alla  richiedente
  Commissione Bilancio dell'A.R.S. .
   Nel   merito  occorre  preliminarmente  rammentare  che  ai  sensi
  dell'art. 2 della L.R. 10/2000 come modificato dall'art.  45  della
  L.R. 4/2003  Le commissioni dell'Assemblea regionale siciliana, per
  l'adempimento  dei  compiti loro assegnati, hanno  diritto,  previa
  richiesta  scritta, di ottenere dagli uffici della  Regione,  dagli
  enti   e   dalle   aziende  da  essa  dipendenti  e/o  controllati,
  informazioni, notizie e documenti.
   Ciò  posto si rileva che le società partecipate sono così  escluse
  dal   novero  dei  soggetti  giuridici  obbligati  dalla   suddetta
  normativa.
   Si  ritiene, tuttavia, che per le Società a totale o maggioritaria
  partecipazione  della  Regione, debba essere previsto,  nei  limiti
  consentiti  dalla normativa vigente, l'assoggettamento agli  stessi
  obblighi  di  trasparenza  in  capo all'Amministrazione  regionale,
  soprattutto quando la richiesta perviene da specifici organi  della
  Regione Siciliana nell'adempimento dei loro compiti.
   Ciò  per  il fatto che le predette società partecipate,  svolgendo
  un'attività  di  natura  strumentale a quella  dell'Amministrazione
  regionale,   debbono  ritenersi  strettamente   e   strutturalmente
  collegate all'ente pubblico che lo partecipa.
   La  carenza normativa andrebbe colmata anche al fine di  estendere
  alle  società a partecipazione regionale le disposizioni  contenute
  all'art.  28  bis della L.R. 10/1991, come modificato dall'art.  45
  della  L.R. 4/2003 di seguito riportate:  I deputati dell'Assemblea
  Regionale  Siciliana,  per l'esercizio delle loro  funzioni,  hanno
  diritto  di  accesso  ai  documenti amministrativi   ed  anche   Le
  esigenze   conoscitive  connesse  con  la  funzione   di   deputato
  regionale,  di  cui  all'articolo 7  dello  Statuto  della  Regione
  Siciliana,  devono essere considerate motivazioni  sufficienti  per
  l'esercizio del diritto di accesso .... .
   Alla  luce  delle  superiori considerazioni, il  provvedimento  da
  intraprendere,  a  parte  l'eventuale iniziativa  per  la  modifica
  legislativa  della succitata norma si ritiene debba  concretizzarsi
  nell'emanazione  di  un'apposita direttiva che  inviti  le  società
  partecipate  per  così  dire   inadempienti   a  dare  corso   alla
  richiesta  della Commissione Bilancio, rammentando loro la  valenza
  del  succitato  art.  28  bis della L.R.  10/1991  come  modificato
  dall'art. 45 della L.R. 4/2003.
   Infatti, proprio al fine di attuare le condizioni per un legittimo
  controllo  totale  della  Regione  Siciliana  nell'attività   delle
  società  partecipate, questo Assessorato ha predisposto un  decreto
  in  attuazione dell'art. 20 della L.R. 11/2010 che prevede all'art.
  5 dello stesso decreto, clausole di revoca degli amministratori che
  non  rispettino le indicazioni fornite dalla Regione  e/o  che  non
  forniscano  alla  stessa  le  informazioni  relative  ad   attività
  gestionali esaurite ovvero in corso.
   Si manifesta, infine, la costante disponibilità da parte di questo
  Assessorato,  a  coadiuvare  la  Commissione  Bilancio  dell'A.R.S.
  nell'attività  conoscitiva  ed  ispettiva  delle  problematiche  in
  argomento.
                              L'Assessore
                          on. Michele Cimino

   Risposte  scritte ad interrogazioni - Rubrica  «Turismo,  sport  e
  spettacolo»

   CAPUTO.  -  «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  il
  turismo, le comunicazioni e i trasporti, premesso che:

   in  sede  di  trattative  i  vertici  aziendali  di  CAI  avevano
  assicurato  più  volte  che, una volta  avviata  la  procedura  di
  acquisizione dell'Alitalia, avrebbero proceduto al pagamento delle
  retribuzioni spettanti ai lavoratori dipendenti;

   per  quanto  attiene ai lavoratori dipendenti presso  l'aeroporto
  Falcone Borsellino di Palermo, risulta che la società CAI  non  ha
  ancora   proceduto   al   pagamento   delle   loro   retribuzioni,
  contravvenendo, quindi, agli obblighi che aveva assunto;

   considerato che:

   i  predetti  lavoratori, titolari del diritto alla  retribuzione,
  sono   legittimati   a  procedere  alla  riscossione   di   quanto
  riconosciuto per legge;

   eventuali   manifestazioni  di  protesta   o   altre   forme   di
  mobilitazione  e  sensibilizzazione dei  loro  diritti  potrebbero
  causare  gravi  disagi  e disservizi all'utenza  ed  ai  cittadini
  tutti;

   ritenuto che:

   la   mancata  corresponsione  delle  retribuzioni  ai  lavoratori
  costituisce grave inadempimento;

   tale  situazione di incertezza e precarietà potrebbe pregiudicare
  l'efficienza dei servizi aeroportuali di Palermo;

   per  sapere  quali provvedimenti il Governo intenda  adottare  in
  materia  al  fine  di  consentire ai  lavoratori  Alitalia  presso
  l'aeroporto  di  Palermo di percepire gli  stipendi  e  gli  oneri
  accessori.». (399)

   Risposta.  - «Con riferimento all'interrogazione n. 399,  a  firma
  dell'onorevole    Caputo,    rappresento    che    la     datazione
  dell'interrogazione  dovrebbe far ritenere  superata  la  questione
  della tematica esposta. Si precisa che la problematica relativa  al
  nuovo assetto della società C.A.I. ed alle assicurazioni rese dalla
  stessa  in  materia  di personale non rientra fra  le  attribuzioni
  tecniche  della Regione Siciliana, restando intestata  solamente  a
  quegli aspetti che possono essere riconducibili ad azioni politiche
  mirate a garantire il mantenimento degli impegni assunti.
   In   ogni   caso   si   rappresenta  che   la   tematica   esposta
  nell'interrogazione  non  rientra  nelle  attribuzioni  di   questo
  Assessorato.».
                              L'Assessore
                          on. Antonino Strano

   CAPUTO.  «Al  Presidente  della Regione e  all'Assessore  per  il
  turismo, le comunicazioni e i trasporti, premesso che:

   la   periferia   della  città  di  Palermo,  zona   Cardillo,   è
  interessata  dalla realizzazione dei lavori per il  raddoppio  del
  passante ferroviario Cardillo - Crocetta;

   per  l'attuazione dell'opera, nella tratta che  va  dall'ex  ente
  minerario  fino al passaggio a livello 'Crocetta', è  previsto  un
  percorso in superficie. In considerazione della circostanza che in
  zona  vi  sono numerose abitazioni, i cittadini ed i residenti  di
  Cardillo  hanno, in più occasioni ed in diverse forme, manifestato
  la  necessità  di  una  modifica  al  progetto  in  modo  tale  da
  consentire la realizzazione dell'opera non in superficie ma  sotto
  terra, così come previsto per le altre tratte;

   considerato   che  la  realizzazione  dell'opera  in   superficie
  determina  un  grave  danno ambientale  per  i  residenti,  dovuto
  all'aumento dell'inquinamento acustico, e, al contempo,  determina
  anche conseguenze negative per la viabilità;

   ritenuto che:

   l'esecuzione  dei  lavori in superficie determina  la  violazione
  del  diritto  alla  salute previsto, tutelato  e  garantito  dalla
  nostra Costituzione e, altresì, dalle direttive comunitarie;

   i  cittadini residenti, per protestare e manifestare la necessità
  di  una modifica al progetto, hanno dato vita a comitati spontanei
  e   hanno  chiesto,  con  apposita  diffida  al  Ministero   delle
  infrastrutture e dei trasporti, alla società RFI s.p.a. e a  tutti
  gli   altri   enti   ed  organi  coinvolti  di   astenersi   dalla
  realizzazione dei predetti lavori in superficie;

   per  sapere quali provvedimenti intendano adottare in merito alla
  realizzazione dei lavori per il raddoppio del passante ferroviario
  di  Cardillo,  al fine di evitare un peggioramento  della  qualità
  della  vita  per i residenti della zona ed anche della  viabilità,
  con forte e grave rischio di emarginazione del quartiere.». (727)

    ·
   Risposta.  - «Con riferimento all'interrogazione n. 727,  a  firma
  dell'onorevole  Caputo, rappresento che alla data del  16  novembre
  2009  non è stata presentata da parte del Sindaco di Palermo,  agli
  organi competenti, alcuna variante urbanistica al progetto relativo
  al    "Passante    ferroviario"   di   cui   al   tratto    oggetto
  dell'interrogazione;    pertanto   i   lavori    sono    continuati
  legittimamente.
   Ulteriori  notizie sull'argomento, in attuazione dell'art.  4  del
  D.P.   del  5  dicembre  2009,  n.  12,  possono  essere  richieste
  all'Assessore regionale delle Infrastrutture e della Mobilità.».

                              L'Assessore
                          on. Antonino Strano

   FALCONE.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  il
  turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso che nei giorni 18,  19
  e  20 febbraio u.s. si è svolta la famosa Borsa internazionale del
  turismo  a  Milano, in cui la Regione siciliana ha partecipato  in
  maniera  massiccia  con  una  folta  delegazione,  costituita   da
  Assessori  regionali, dirigenti, funzionari e numerosi  componenti
  di ufficio di gabinetto dei vari Assessorati;

   considerato  che  alla fine della kermesse, lo stesso  Presidente
  della  Regione,  on. Raffaele Lombardo, ha manifestato  grosse  ed
  evidenti  perplessità  sull'utilità e  attualità  di  eventi  come
  questo  che,  se  da  un  lato diventano sempre  più  dispendiosi,
  dall'altro  non  sempre dimostrano particolari ricadute  sotto  un
  profilo di vera promozione di immagine e di ritorno economico  per
  la nostra Isola;

   preso  atto  che dai quotidiani regionali è emerso, tra  l'altro,
  che  la  manifestazione dei giorni scorsi ha determinato un  onere
  non indifferente per le casse regionali, in relazione all'acquisto
  degli  stand,  all'allestimento  degli  stessi,  alla  pubblicità,
  nonché  all'organizzazione nel suo complesso,  comprese  le  spese
  relative  alle missioni per l'intera comitiva al seguito dei  vari
  Assessori regionali;

   per sapere:

   a  quanto ammonti la spesa complessiva per la partecipazione alle
  BIT di Milano;

   se  corrisponda  a verità la notizia che la spesa si  aggirerebbe
  intorno alla cifra di un milione di euro;

   a  che  titolo e quale sia stato il numero dei partecipanti alla,
  forse  non  più  utile,  manifestazione  di  promozione  turistica
  milanese  e quali ricadute abbia avuto in termini di promozione  e
  diffusione  dell'immagine siciliana, nonché di  ritorno  economico
  per la nostra Sicilia;

   se    non    ritengano    di   dovere,   finalmente,    procedere
  all'attivazione  di  una  'cabina di  regia'  sotto  la  direzione
  esclusiva  della Presidenza della Regione, onde evitare sprechi  e
  impegni  disorganici tra i vari Assessorati che, a  vario  titolo,
  promuovono  la  nostra  Terra.  Si  chiede,  in  particolare,   se
  intendano  fornire per iscritto l'elenco dettagliato  delle  spese
  sostenute dalla Regione siciliana.». (1041)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1041,  a  firma
  dell'onorevole  Falcone, si rappresenta che la  spesa  complessiva,
  per   la  partecipazione  alla  BIT  MILANO  2010,   è  stata  così
  sostenuta:

   a) Nolo area espositiva

   Lo stand del Dipartimento Turismo si è sviluppato su un'area di mq
  1239,00  per una spesa complessiva di   223.670,00 + IVA  20%  =
  268.404,00  che  verrà corrisposta a Fiera Milano  S.p.A.,  società
  organizzatrice  dell'evento e titolare  in  esclusiva  degli  spazi
  fieristici.

   b) Progettazione ed allestimento stand

   A  seguito  di  procedura ad evidenza pubblica del  9.11.2007  per
  l'appalto  dei  Servizi inerenti la progettazione di una  strategia
  di   comunicazione  da  declinare  nell'ambito  di   manifestazioni
  fieristiche, comprensiva della progettazione e dell'allestimento di
  uno   stand  istituzionale  per  la  partecipazione  della  Regione
  Siciliana  alla Borsa Internazionale del Turismo - BIT  di  Milano,
  edizioni  2008,  2009  e  2010 , con contratto  Rep.  n.   267  del
  08.02.2008 l'incarico è stato affidato al Raggruppamento Temporaneo
  di Imprese  Gruppo Gamma s.r.l. - Sikelia Iniziative s.r.l. , primo
  nella  graduatoria derivante dalla valutazione dell'offerta tecnica
  e   dell'offerta  economica,  per  un  importo  complessivo  di
  530.200,00, IVA esclusa, per ciascuno degli anni di riferimento.
   A    seguito   di   annullamento   dell'aggiudicazione   (avvenuto
  successivamente allo svolgimento dell'edizione 2008),  operando  lo
  scorrimento della graduatoria della citata gara, per gli anni  2009
  e 2010 è stato sottoscritto il contratto Rep. n. 304 del 10.02.2009
  con  il  Raggruppamento Temporaneo di Imprese  Studio Ega S.p.A.  -
  SdI  International S.p.A. - Gruppo Moccia S.p.A.   per  un  importo
  complessivo di   495.000,00, IVA esclusa, per ciascuno  degli  anni
  di riferimento.
   Rispetto all'edizione 2008, in ciascuno degli anni 2009 e 2010  si
  è registrata un'economia di   (530.200,00-495.000,00) =   35.200,00
  oltre IVA 20%.
   Nella somma da corrispondere al RTI di cui è capogruppo la Società
  Studio EGA S.p.A., è anche compresa la fornitura dei servizi  tutti
  necessari  per garantire il buon funzionamento dello  stand,  quali
  servizio  hostess,  ufficio  stampa per  organizzazione  conferenze
  stampa,  personale  per  gestione  impiantistica,  manovalanza  per
  movimentazione  materiale promo-pubblicitario per  la  sistemazione
  nei desk fronte-pubblico, ecc.
   Per  l'edizione  appena  conclusa, quindi,  la  spesa  complessiva
  sostenuta per l'allestimento dello stand e delle spese correlate, è
  risultata pari ad   495.000,00 + IVA 20% =   594.000,00.

   c) Spese sostenute il loco tramite Funzionario Delegato

   In  occasione  della  BIT,  è necessario  sostenere  alcune  spese
  direttamente  in loco con pagamento cash in favore di Fiera  Milano
  S.p.A.  per gli allacciamenti (nello stand) alle utenze elettriche,
  idriche,  telefoniche, linee ADSL per internet, consumo  elettrico,
  assicurazione  obbligatoria, ecc. Ammonta a circa     17.000,00  la
  somma complessiva spesa per le finalità indicate.

   d)  Personale  in  missione  del  Dipartimento  Turismo  Sport   e
  Spettacolo

   Per assicurare il buon funzionamento e la vigilanza sulle attività
  previste  all'interno dello stand, si sono recati alla  BIT   n.  3
  Dirigenti  (il responsabile del progetto e dei rapporti con  l'Ente
  fieristico  e la società allestitrice, il responsabile dello  stand
  ed  il responsabile del Servizio Comunicazione e Marketing),  n.  6
  funzionari  direttivi  (per la segreteria e la  gestione  dell'area
  espositiva, per la gestione dei workshops Buy Italy e  Buy  Club  e
  per  l'assistenza  agli operatori siciliani ivi  presenti,  per  la
  gestione  del materiale promozionale, per le spese da sostenere  in
  loco)  e  n.  2 tecnici per la verifica tecnico-amministrativa  con
  rilascio di certificazione utile per il pagamento al Raggruppamento
  allestitore dello stand l'importo indicato al precedente punto 1b),
  nonché il Dirigente Generale del Dipartimento.
   La  spesa complessiva liquidata per il personale in missione sopra
  elencato ammonta ad
    16.015,00.

   e)  Personale  in missione dell'Ufficio di diretta  Collaborazione
  dell'on. Assessore al Turismo, allo Sport e Spettacolo

   La  spesa complessiva, non ancora liquidata per il personale della
  delegazione del mio Ufficio di diretta Collaborazione, composta dal
  Capo di Gabinetto da n. 2 funzionari della segreteria particolare e
  da n. 1 addetto stampa (a carico della Presidenza della regione), è
  stata di  . 2.400,00 circa.
   Per  quanto  riguarda le ricadute dell'immagine della  Sicilia  in
  termini di promozione turistica si specifica che sono stati 93  gli
  operatori siciliani del settore turistico che hanno partecipato  ai
  workshop  Buy Italy, Buy Club e Itinera previsti nell'ambito  della
  rassegna milanese, pagando ciascuno di essi, direttamente  a  Fiera
  Milano  S.p.A., la quota di iscrizione di   240,00 +  IVA  20%,  in
  rappresentanza di:

  -Hotel, Agriturismo, Residence, Agenzie di viaggio, Tour Operator,
   Società di noleggio (auto e charter nautico), Catene alberghiere.

   Il   Dipartimento  Turismo  Sport  e  Spettacolo  è  in   possesso
  dell'elenco completo di detti operatori.
   Complessivamente hanno avuto modo di incontrare oltre  270  buyers
  (operatori  della  domanda), degli oltre 800 presenti,  provenienti
  dai  Paesi  di  tutto  il  mondo,  dichiaratamente  interessati  al
  prodotto turistico Sicilia.
   Ma  anche  nei  giorni  18  e 19 folta è stata  la  loro  presenza
  all'interno  dello stand, nello spazio appositamente riservato  per
  effettuare incontri di lavoro al di fuori dell'area workshop.
   Inoltre,  presso l'Ufficio Stampa gestito all'interno dello  stand
  dal   Raggruppamento  allestitore,  si  sono  accreditati   n.   23
  giornalisti italiani, di cui n. 20 in rappresentanza di testate del
  settore  turistico (fra questi Travel media, Voyager,  TTG  Italia,
  Luoghi  del  mondo, On the road, Aliante, ecc) e  n.  3  freelance,
  oltre alcune emittenti televisive (fra queste Rete 4 e TV russa).
   Ed  è  a  questi rappresentanti dei  media  che viene affidato  il
  compito di promuovere e diffondere l'immagine della Sicilia,  senza
  dimenticare la promozione che ha raggiunto direttamente gli  utenti
  finali,  e cioè i numerosissimi visitatori (potenziali viaggiatori)
  che hanno affollato i padiglioni per tutti e quattro i giorni della
  manifestazione.  Oltre  le  150.000  presenze  complessive  (+   6%
  rispetto  all'edizione 2009), attestate da  Fiera  Milano  SpA  nel
  comunicato stampa di fine evento.
   Per  quel  che riguarda, poi, il ritorno sia in termini  economici
  che di immagine che può ricavarsi dalla presenza in BIT, è noto che
  nel settore del turismo i risultati degli investimenti non sono mai
  misurabili  nel   breve termine , ma, nel migliore  dei  casi,  nel
   medio  termine . Il tour operator dell'outgoing  (ad  esempio,  un
  inglese o un lombardo), infatti, che decide di inserire nel proprio
  catalogo di offerte una nuova destinazione propostagli da  un  tour
  operator  dell'incoming  (siciliano,  nel  nostro  caso),  lo  farà
  soltanto  dopo  aver analizzato, valutato e definito  ogni  singolo
  dettaglio  del pacchetto turistico relativo a tale destinazione.  E
  ciò  comporta  non  solo  una dettagliata  analisi  dei  costi  ma,
  soprattutto, una puntuale ricognizione e conoscenza di ciò  che  si
  offre,  a partire dagli alberghi proposti, essendo il tour operator
  unico responsabile della qualità del prodotto inserito in catalogo,
  e   l'unico,  pertanto,  sul  quale  il  turista  scontento   potrà
  rivalersi.  Ed infine, sarà necessaria una preliminare campagna  di
  promozione   del   nuovo  pacchetto  turistico   che   si   intende
  commercializzare.
   Per   concludere  si  chiarisce  che  le  somme  sopra   indicate,
  riguardano  soltanto l'Assessorato regionale al Turismo allo  Sport
  ed  allo Spettacolo che, oltre a portare un'offerta coordinata  dei
  diversi  Dipartimenti della Regione, ha presentato nuove  proposte,
  fra  le  quali  si ricordano il progetto  Turismo  e  Salute ,   Il
  circuito del Mito  e la  Carta dei diritti del turista  oggetto  di
  attenzione in ambito della Conferenza Stato-Regione. Non  si  è  in
  grado  di  quantificare  la spesa sostenuta,  autonomamente,  dalle
  altre  Istituzioni  quali  le Province  Regionali,  tutte  presenti
  tranne Agrigento ed Enna. V'è da dire che nel corso di una riunione
  appositamente convocata, un invito era stato da me rivolto affinché
  fra   le   Pubbliche  Amministrazioni  vi  fosse  un  più   stretto
  collegamento   per  una  rappresentazione  unitaria   del   sistema
  turistico  siciliano; tutto ciò si è concretizzato  nell'accogliere
  la possibilità offerta da questo Assessorato di ospitare conferenze
  stampa nello spazio appositamente allestito.».

                              L'Assessore
                          on. Antonino Strano