Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
CASCIO SALVATORE, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo gli onorevoli:
- Beninati, Cintola, Cristaudo, Currenti D'Agostino, Di Benedetto,
Fagone, Federico, Ferrara, Picciolo, Romano per oggi;
- Aricò dal 20 al 21 luglio 2010;
- Termine dal 20 al 22 luglio 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
N. 669 - Notizie circa gli intendimenti del Governo regionale ai
fini dell'ottemperanza alla decisione del Consiglio di giustizia
amministrativa riguardante l'istituzione della vicedirigenza
nell'Amministrazione regionale.
Firmatario: Lupo Giuseppe
N. 1015 - Chiarimenti sulla mancata applicazione dell'articolo
2 della legge regionale n. 5 del 2007 relativo al personale.
Firmatario: Caputo Salvino
N. 1035 - Chiarimenti in ordine alla mancata applicazione di
procedure sanzionatorie nei confronti del Comune di Centuripe (EN).
Firmatario: Galvagno Michele
- da parte dell'Assessore Economia
N. 83 - Notizie circa l'istituzione di un ruolo speciale per il
personale delle aziende autonome delle terme di Sciacca ed
Acireale, di cui alle leggi regionali n. 17/2004 e n. 11 del 2007.
Firmatari: Raia Concetta; Di Guardo Antonino; Di Benedetto Giacomo
N. 1107 - Iniziative per rimediare all'omessa presentazione, da
parte delle società partecipate della Regione siciliana, della
documentazione richiesta dalla Commissione 'Bilancio' dell'A.R.S.
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore; Buzzanca
Giuseppe; Caputo Salvino; Falcone Marco
- da parte dell'Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
N. 399 - Presunta mancata corresponsione degli stipendi ai
dipendenti Alitalia dell'aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.
Firmatario: Caputo Salvino
N. 727 - Provvedimenti per la realizzazione dei lavori per il
raddoppio del passante ferroviario di Cardillo (PA).
Firmatario: Caputo Salvino
N. 1041 - Chiarimenti sulla partecipazione della Regione siciliana
alla Borsa internazionale del turismo ed attivazione di una 'cabina
di regia' per la promozione all'estero dell'immagine della Regione.
Firmatario: Falcone Marco
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
Incentivi per le imprese che assumono lavoratori ex detenuti
(579)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona in
data 13 luglio 2010
Interventi di prevenzione e misure di sostegno per le donne ed i
minori vittime di violenza (580)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona in
data 13 luglio 2010
Utilizzo personale qualificato nel sistema regionale della
protezione civile (581)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona in
data 13 luglio 2010
Riorganizzazione e potenziamento della rete regionale di
residenzialità per i soggetti fragili (582)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli
Vinciullo, Colianni, Pogliese, Falcone, Nicotra, Greco e Mineo in
data 14 luglio 2010
Armonizzazione di norme di contabilità regionale al ciclo di
programmazione finanziaria e di bilancio nazionale (583)
- di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della
Regione (Lombardo) su proposta dell'assessore per l'economia
(Cimino) in data 19 luglio 2010.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Disposizioni in materia di politiche per la sicurezza locale ed
ordinamento della polizia amministrativa locale» (n. 530)
- di iniziativa governativa
- inviato in data 13 luglio 2010
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Istituzione delle Agenzie territoriali per lo sviluppo
produttivo» (n. 577)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 19 luglio 2010.
Comunicazione di richiesta di proroga di parere
PRESIDENTE. Comunico che è stata richiesta una proroga del termine
previsto per l'espressione del parere n. 100/IV Attuazione
dell'articolo 64, comma 9, della legge regionale 14 maggio 2009, n.
6. Trasmissione proposta di istituzione del Parco dei Monti
Sicani'.
Comunicazione di approvazione di risoluzione
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione legislativa Cultura,
formazione, lavoro' (V) nella seduta n. 135 del 7 luglio 2010 ha
approvato la seguente risoluzione: Indirizzo in ordine al
recepimento dell'accordo della sola parte economica riferita
all'anno 2009 del contratto di lavoro dei dipendenti del Consorzio
per le autostrade siciliane di cui all'accordo nazionale
sottoscritto in data 18 dicembre 208 ed in ordine alla definizione
della nuova pianta organica dell'Ente' (n. 3/V).
Comunicazione di elezione di presidente di Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 14 luglio 2010, pervenuta
il 15 luglio successivo e protocollata al n. 6268/AulaPG-ProvvPG
del 20 luglio 2010, l'onorevole Fiorenza ha comunicato, allegando
relativo verbale del 14 luglio 2010, di essere stato eletto
Presidente del Gruppo parlamentare Misto.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
CASCIO Salvatore, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
la legge regionale 24 febbraio 2000, n. 6, ha sancito che la
dotazione finanziaria essenziale delle istituzioni scolastiche
dotate di personalità giuridica è costituita dall'assegnazione
della Regione per il funzionamento amministrativo e didattico;
la dotazione finanziaria è attribuita per lo svolgimento delle
attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie di
ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola;
tale dotazione deve essere annualmente rivalutata sulla base del
tasso di inflazione programmato e rappresenta per la Regione una
spesa obbligatoria;
considerato che:
per il prossimo anno scolastico, i fondi di funzionamento sono
stati decurtati di circa 8 milioni di euro;
tale decurtazione comporterà l'impossibilità per le istituzioni
scolastiche di assicurare il normale svolgimento delle attività
didattiche a partire dal prossimo mese di settembre, e ciò nel
momento in cui la Regione recrimina al Governo nazionale la mancata
assegnazione del 'tempo pieno';
il disinteresse per tale problematica rappresenterebbe una seria
perdita di credibilità per il Governo regionale all'interno dei
processi dell'istruzione ed una conseguente perdita di potere
contrattuale nei confronti del Ministro dell'istruzione;
per sapere:
se non ritengano di dover intraprendere urgenti iniziative al fine
di scongiurare le sicure difficoltà che impediranno il regolare
svolgimento delle attività scolastiche per l'anno 2010 - 2011;
se non ritengano, con estrema urgenza, di proporre all'Assemblea
regionale siciliana i provvedimenti legislativi che consentano di
ripristinare il finanziamento di 8 milioni di euro decurtati nel
bilancio 2010». (1266)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
GUCCIARDI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che il 31 luglio 2010 cesseranno,
se non interverrà alcun provvedimento di proroga, le agevolazioni
contributive in agricoltura per le zone svantaggiate e montane
introdotte nel 2006;
considerato che tutta la Sici1ia, ai fini delle agevolazioni
contributive, ricade in zona ultra-svantaggiata, frontaliera o
montana, e che pertanto verrebbero colpite tutte le imprese
agricole siciliane che assumono manodopera nonché tutte le imprese
commerciali e cooperative di lavorazione, manipolazione,
confezionamento e commercializzazione di prodotti agricoli;
verificato che la mancata approvazione di un provvedimento di
proroga delle agevolazioni determinerebbe dall'1 agosto 2010 un
aumento dell'88% dei contributi da versare per le zone svantaggiate
(circa 6,5 euro in più per ogni giornata di lavoro) e del 20% per
le zone montane (un euro in più);
rilevato che il maggiore onere contributivo per le imprese
siciliane supererebbe i 50 milioni di euro in ragione d'anno e che
il dato porta ad una inevitabile conseguenza: 'la chiusura di
migliaia di imprese agricole e commerci li già alle prese con una
crisi di vasta portata';
considerato, infine, che le conseguenze sull'occupazione sarebbero
rilevantissime, determinando decine di migliaia di mancate
assunzioni di operai agricoli e un aumento del ricorso al lavoro
nero;
per sapere, all'unisono con tutte le associazioni di categoria del
settore, se non ritengano di intervenire urgentemente presso il
Governo nazionale per un'immediata proroga delle agevolazioni
contributive e per la loro successiva stabilizzazione al fine di
scongiurare un colpo mortale all'economia siciliana». (1267)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
MANCUSO-LIMOLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che il 31 luglio scadranno le norme che
permettono le agevolazioni contributive per l'agricoltura in
Sicilia, introdotte nel 2006;
atteso che la mancata proroga di tali norme infliggerebbe un danno
gravissimo all'economia siciliana, con l'inevitabile chiusura di
migliaia di imprese agricole e commerciali, direttamente legate al
comparto già in crisi, e il conseguente crollo dell'occupazione, in
quanto la stessa comporterebbe, dall'1 agosto prossimo, un aumento
dell'88 per cento dei contributi da versare per le zone
svantaggiate e del 20 per cento per le zone montane;
per sapere quali interventi urgenti intendano adottare, anche
presso il Governo nazionale, per l'immediata proroga delle
agevolazioni e per la successiva messa a regime delle stesse».
(1269)
VINCIULLO-POGLIESE-FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che:
la normativa vigente assegna compiti di ispezione ed eventuale
potere sostitutivo all'Assessorato regionale Autonomie locali, in
seno al quale ha sede il servizio ispettivo;
detto servizio ispettivo è composto in termini numerici da
adeguato personale addetto alle funzioni ad esso assegnate;
secondo quanto registrato dai decreti di assegnazione d'incarico
ispettivo presso i diversi comuni siciliani, si sono registrate
alcune anomalie circa il metodo utilizzato per l'assegnazione del
carico di lavoro ad alcuni funzionari;
in particolare, a seguito della compilazione del carico di lavoro
degli ispettori con l'indicazione dei comuni (circa 250), presso i
quali sono stati nominati per l'approvazione dei rendiconti
finanziari, sembrerebbe che un solo funzionario ispettivo sia
rimasto senza incarico e dunque senza carico di lavoro;
considerato che:
tutti i componenti dell'ufficio ispettivo, compresi i nuovi
colleghi ispettori, hanno ricevuto in numero alquanto elevato,
oltre 12 comuni per ogni ispettore;
di questi incarichi sono stati destinatari anche gli istruttori
direttivi di qualifica inferiore a quella posseduta dal dottore
Piccione, ispettore componente del servizio ispettivo;
inoltre, detti istruttori direttivi sono stati individuati da
brevissimo tempo come soggetti autorizzati all'espletamento di tali
funzioni;
per sapere:
quali siano le motivazioni per cui il dottor Antonino Piccione sia
stato escluso dagli incarichi sopra citati;
come mai il menzionato funzionario regionale già da diversi anni
sia stato oggetto di una penalizzazione d'incarichi (solo 2 nel
2009) a fronte dei molti attribuiti a colleghi anche con qualifica
inferiore e con minor esperienza nel servizio;
in forza di quale previsione normativa si possa escludere un
soggetto titolato al ruolo ispettivo e perdurare con l'affidamento
illegittimo di incarichi a personale non facente parte dell'ufficio
ispettivo del dipartimento regionale autonomie locali per lo
svolgimento di funzioni ispettive e di sostituzione». (1271)
GIANNI
«All'Assessore per le risorse agricole e alimentari, premesso che:
l'Assessorato delle risorse agricole e alimentari ha bandito la
gara per stipulare il contratto pubblico di servizi da aggiudicarsi
mediante procedura aperta ai sensi del d.lgs. n. 163/2006,
attuativo delle direttive 17/2004/CE e 18/2004/CE per
l'acquisizione dei servizi di assistenza tecnica di cui al fondo
europeo per la pesca (F.E.P.);
a tal fine è stata nominata la commissione con l'obiettivo di
esperire ogni procedura relativa all'aggiudicazione della gara in
ottemperanza al bando;
dall'esame dalla documentazione relativa ai requisiti necessari
per accedere al bando sono risultate presentatrici sette imprese e,
di queste, tre sono state escluse per difetto di documentazione,
rimanendo in tal modo solo quattro imprese concorrenti;
la commissione di gara, esperite le procedure di analisi delle
offerte sia sul piano tecnico-amministrativo che su quello
dell'offerta economica, ha attribuito i seguenti punteggi:
MERIDIANA IZI/KPMK ECOSFERA
E&Y/CONSEDIN
ITALIA
euro 2.400.000,00 2.112.000,00
1.880.880,00 1.600.000,00 1.511.000,00
% ribasso 12,00 21,63
33,33 37,04
Punti O.E. 21,46
24,10 28,33 30
Punti O.T. 68,00
64,00 66,00 68,00
Punti Totale 89,46
88,10 94,33 98,00
la stessa commissione, constatata l'anomalia per il primo
concorrente della graduatoria, ha deciso di avviare le procedure di
verifica dell'anomalia medesima (3 concorrenti su 4 risultano avere
presentato un'offerta anomala), chiedendo alle imprese risultate
più vantaggiose economicamente, ma ipotizzabili come anomale, di
giustificare l'offerta avanzata cui le stesse imprese hanno dato
corso;
la commissione, esaminata la documentazione pervenuta, ha preso
atto di non essere in grado di valutare le motivazioni prodotte,
decidendo, conseguentemente, di chiedere alla direzione pesca di
nominare una sottocommissione per valutare altresì la congruità
delle offerte sotto il profilo economico;
rilevato che l'articolo 5 del disciplinare di gara, relativamente
allo svolgimento della stessa, non prevede che si proceda alla
nomina di una sottocommissione;
per sapere:
se non ritenga opportuno accertare le procedure adottate dalla
commissione di gara circa l'assegnazione dei punteggi in
riferimento alle offerte;
se non ritenga necessario rendere note le ragioni che hanno spinto
la commissione di gara a nominare una sottocommissione per valutare
anche la congruità delle offerte sotto il profilo economico».
(1272)
CRACOLICI
«All'Assessore per la salute, premesso che:
il reparto di oncologia dell'ospedale Vittorio Emanuele' di
Castelvetrano (TP), una struttura importante per il territorio e
per i numerosi malati in esso assistiti, è a rischio chiusura per
mancanza di personale medico e paramedico;
da gennaio ad oggi risultano essere state effettuate circa 1.806
prestazioni ambulatoriali e ad oggi i pazienti trattati in day
hospital e day service risultano essere circa 400;
logisticamente l'ospedale su menzionato serve un bacino di utenza
che comprende Mazara del Vallo, Marsala, l'intera Valle del Belice
ed anche una parte della provincia di Agrigento;
la chiusura di tale reparto significherebbe, per tanti pazienti-
utenti pendolari delle aree sprovviste, dover affrontare viaggi
notevolmente più lunghi, in alcuni casi di alcune ore;
anche la sola riduzione della ricettività della struttura
comporterebbe gravi conseguenze per i malati in essa trattati;
i malati oncologici trattati con le terapie chemioterapiche sono
soggetti a seri effetti collaterali le cui consequenziali
sofferenze potrebbero essere solo aggravate in relazione
all'allungamento dei tempi di viaggio, dovuti alla necessità di
portare a termine le cure presso altre strutture;
tutto ciò è certamente lesivo del diritto, costituzionalmente
garantito, alla salute dei cittadini;
da notizie di stampa si apprende che l'ASP di Trapani avrebbe
attivato la procedura per la copertura di due posti per il
personale medico, ma va da sé la necessità, al fine di garantire la
funzionalità del servizio, di coprire la maggior parte dei posti
vacanti previsti in organico, compresi quelli del personale
paramedico;
per sapere:
se non ritenga doveroso e dignitoso assicurare l'assistenza
necessaria a questi cittadini, in virtù della gravissima patologia
da cui sono affetti e delle norme di legge e costituzionali poste a
tutela della salute, tenendo conto del pieno significato della
parola cura' evitando la chiusura o il malfunzionamento di una
struttura che, come chiarito in premessa, garantisce indispensabili
prestazioni mediche ad oltre 400 malati oncologici;
se non valuti urgente intervenire affinché vengano coperti la
maggior parte dei posti vacanti previsti in organico sia del
personale medico che paramedico, indispensabili al corretto
funzionamento del reparto del presidio ospedaliero di che
trattasi». (1273)
ODDO
«All'Assessore per la salute, premesso che:
l'ENAC, di recente, ha sospeso l'autorizzazione ad atterraggi
notturni di elicotteri di soccorso nell'isola di Marettimo (TP);
l'impossibilità di fruire dell'elisoccorso notturno di emergenza
rende ancora più palese l'inadeguatezza della scelta di tenere in
funzione la guardia medica turistica dell'isola solo nelle ore
giornaliere, e cioè dalle 8.00 alle 20.00, con un solo medico di
guardia che ha grandi difficoltà nell'affrontare le situazioni di
emergenza;
si rende necessario ed urgente approntare un rapido ed efficace
sistema di soccorso alternativo via mare che assicuri, intanto, una
soluzione temporanea sino al ripristino dell'elisoccorso notturno
e, comunque, una via alternativa anche in seguito;
l'isola, durante la stagione estiva, registra la presenza di
numerosi turisti e dunque un aumento della popolazione; in
conseguenza di ciò, la mancanza di un servizio di elisoccorso
notturno diventa un serio e grave problema per chi necessita di un
trasporto urgente presso strutture sanitarie adeguate sulla
terraferma';
per sapere:
se non ritenga opportuno intervenire, anche nei confronti delle
competenti istituzioni, per rendere operativo, in tempi brevi,
l'atterraggio notturno dell'elisoccorso sull'isola di Marettimo;
se non ritenga necessario attivare il servizio di guardia medica
turistica di Marettimo h24, con un altro medico di guardia, per
fronteggiare le emergenze;
se non intenda intervenire con urgenza per predisporre una
soluzione efficace per l'assistenza via mare nel permanere della
situazione attuale e quando si presentano situazioni di
impossibilità di intervento dell'elisoccorso». (1274)
ODDO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
CASCIO Salvatore, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che l'azienda ospedaliera 'Ospedali Riuniti Villa Sofia
Cervello', in qualità di azienda capofila delle aziende sanitarie
della Regione siciliana, ha promosso una gara per l'affidamento,
mediante procedura aperta, del servizio quinquennale di brokeraggio
assicurativo per conto delle aziende sanitarie della Regione;
il disciplinare di gara prevede, all'art. 7, che alla società
aggiudicataria, oltre alla remunerazione derivante dall'esecuzione
quinquennale dell'attività di brokeraggio, l'amministrazione
corrisponderà una somma, a titolo di asserita remunerazione per
attività di consulenza, individuata, come importo posto a base
d'asta, in euro 400.000,00;
rilevato che è circostanza notoria ed ormai incontestata che
l'attività di brokeraggio assicurativo non deve mai comportare un
costo aggiuntivo per la pubblica amministrazione, in quanto il
broker ricava la propria remunerazione percependo un'aliquota del
compenso dovuto alla compagnia assicurativa, tanto che tale
principio ha trovato ripetuta conferma in diverse pronunce
giurisprudenziali anche recenti; in particolare, da ultimo, il TAR
Veneto, con la sentenza n. 1368 del 6 maggio 2009, ha evidenziato
come le commissioni corrisposte al broker non possono configurarsi
quale costo aggiuntivo per le U.L.S.S. proprio in quanto sono parte
delle aliquote che normalmente le compagnie di assicurazione
riconoscono alla propria rete di vendita diretta - ossia alle
proprie agenzie. Come per altro confermato, tra gli altri, dal TAR
Abruzzo con la sentenza n. 397 del 26 luglio 2006; dalla Corte dei
conti, sezione giurisdizionale per la Lombardia, con la sentenza n.
1536 del 2004, ed ancora dalla Corte dei conti, sezione I
giurisdizionale, con la sentenza n. 179 del 17 aprile 2008;
verificato inoltre che anche la dottrina (prof. Anna Moscarini,
prof. Sergio Paci) è pacifica in ordine al superiore principio e
che persino l'AIBA (associazione italiana broker di assicurazioni e
riassicurazioni), dalla quale - in quanto per definizione ente
portatore degli interessi di della categoria di operatori - sarebbe
lecito attendersi una posizione contraria, ha viceversa spesso
insistito sul concetto di gratuità per la pubblica amministrazione
dell'attività di brokeraggio assicurativo;
ritenuto che la scelta della stazione appaltante di riconoscere
all'aggiudicatario un importo (rilevante) ed ulteriore rispetto al
già ingentissimo compenso che lo stesso percepirà attraverso la
stipula dei vari contratti assicurativi per ben 17 aziende
sanitarie è destinata, da un lato, a produrre un significativo
danno erariale e, dall'altro, a beneficiare l'aggiudicatario stesso
della percezione di un inatteso e non dovuto 'doppio guadagno';
osservato che:
in questa particolare fase congiunturale nella quale la
popolazione siciliana deve fronteggiare, oltre ai noti effetti
della generale crisi economica, anche i maggiori costi derivanti
dall'improvvida scelta del Governo regionale di prevedere nella
legge finanziaria significativi aumenti di tasse ed oneri, appare
assurdo che la Regione decida di regalare 400.000,00 euro a chi si
aggiudicherà la gara in questione, percependo, già per questa
ragione, elevatissimi compensi derivanti, per quanto già chiarito
in precedenza, dall'incasso della quota parte di premio che verrà
pagata alla compagnie assicurative;
accertato che è noto che l'attività di consulenza rientra in
quelle che vengono remunerate al broker attraverso la percezione di
una percentuale del premio assicurativo e che tale previsione del
bando di gara, nella parte in cui riconosce al broker un ulteriore
ed ingente importo a carico delle finanze regionali, appare
caratterizzata da un inutile e grave spreco di denaro pubblico;
evidenziato che non sembra in linea con la dovuta terzietà della
stazione appaltante la circostanza della quale si chiede altresì
specifica conferma per cui la Regione siciliana risulta main
sponsor di un master (Mims 2010) in materia di management per la
sanità che si tiene presso l'Università Bocconi di Milano, la cui
organizzazione, tra gli altri, è affidata alla Marsch s.p.a.,
primaria azienda nel settore del brokeraggio assicurativo, dandosi
in tal modo vita ad una strana sinergia tra ente committente e
potenziale partecipante alla gara;
per sapere:
quali iniziative intendano adottare per evitare un simile sperpero
di denaro pubblico;
in particolare, se non ritengano di intervenire, ciascuno
nell'esercizio delle proprie attribuzioni, al fine provvedere e/o
promuovere i necessari atti amministrativi affinché la procedura
venga sospesa e/o revocata ed il bando e il disciplinare di gara
debitamente modificati con l'eliminazione della parte in cui viene
attribuito (o meglio regalato) all'aggiudicatario un ulteriore
compenso pari ad euro 400.000;
se corrisponda al vero che la Regione siciliana risulti main
sponsor di un master (Mims 2010) in materia di management per la
sanità che si tiene presso l'Università Bocconi di Milano, la cui
organizzazione, tra gli altri, è affidata alla Marsch s.p.a.».
(1268)
MANCUSO-LIMOLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
a seguito di un'indagine della magistratura, la banca del cordone
ombelicale di Sciacca (AG), considerata anche oltre i confini
siciliani, unanimemente, simbolo di una sanità d'eccellenza, ha
sospeso da tempo la sua attività, anche in ragione del fatto che i
suoi responsabili sono stati indagati e sottoposti a processo;
il Tribunale di Sciacca, nel febbraio del 2010, ha assolto con
formula piena, perché il fatto non sussiste, l'ex direttore
dell'unità operativa complessa di servizio trasfusionale e di
microcitemia della ex azienda ospedaliera di Sciacca, il dottor
Calogero Ciaccio, e con lui la dottoressa Michela Gesù, ordinando
al contempo il dissequestro di tutte le strutture a suo tempo
sequestrate dalla Guardia di finanza nell'ambito della stessa
indagine;
considerato che:
la mancata attività della banca del cordone ombelicale di Sciacca,
che prima della chiusura cedeva ai bambini di tutto il mondo una
unità al mese, fa venire meno la speranza di quanti sono affetti da
gravi malattie ematologiche che possono guarire soltanto con il
trapianto del midollo;
risulta che 20.000 unità rimangono chiuse nei congelatori e che
per essere mantenute alla temperatura di 196 gradi sotto zero
necessitano di grandi quantità di azoto liquido, con un pesante
costo per il distretto ospedaliero di Sciacca;
la cessione delle unità non comporta alcuna spesa, ma al contrario
produce un guadagno di 22.000 euro per ogni unità ceduta e
soprattutto garantisce il 65 per cento di possibilità di guarigione
ai bambini affetti da malattie ematologiche mortali;
la banca del cordone ombelicale di Sciacca, avendo peraltro
raggiunto già 20.000 unità, ha completato l'attività di raccolta e
quindi non deve sostenere ormai ulteriori spese per tale attività.
per sapere:
quali siano i motivi che impediscono attualmente la riapertura
dell'importante struttura della sanità siciliana;
entro quali termini l'Assessorato regionale Salute intenda
ripristinare l'importante servizio». (1270)
LO GIUDICE - CASCIO S.- RAGUSA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
- numero 206 «Chiarimenti sulla ventilata chiusura, da parte della
'Serit Sicilia s.p.a.', di alcuni sportelli di riscossione in
Sicilia», degli onorevoli Barbagallo, Arena, Lupo e Musotto;
- numero 207 «Iniziative a tutela di nove professionisti altamente
specializzati in servizio presso l'Assessorato Salute -
Dipartimento pianificazione strategica», degli onorevoli Caputo,
Pogliese, Falcone, Vinciullo, Bosco, Limoli, Cordaro, Leanza
Edoardo, Buzzanca.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
nubifragio di Messina
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge numero 478/A «Interventi urgenti
per i superstiti del nubifragio di Messina»
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al III punto dell'ordine
del giorno: Discussione del disegno di legge numero 478/A
«Interventi urgenti per i superstiti del nubifragio di Messina».
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ha facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
onorevole Minardo, per svolgere la relazione.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente, anche tenuto
conto che questo disegno di legge è composto di due soli articoli e
si riferisce agli eventi del primo ottobre del 2009, che si sono
abbattuti sulla città di Messina e sui comuni limitrofi
determinando forti danni e provocando numerose vittime.
Il disegno di legge intende recare un parziale ristoro ai
familiari delle vittime, autorizzando il Comune di Messina, la
Provincia regionale di Messina e gli altri comuni interessati
dall'alluvione ad assumere gli stessi nei propri ruoli.
Con l'articolo 1 si prevede, ai sensi della legge 12 marzo 1999,
n. 68 e successive modifiche, di assumere il coniuge superstite,
gli orfani, i genitori e i fratelli delle vittime o dei dispersi
dei predetti eventi calamitosi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
GALVAGNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
prendere la parola su un disegno di legge che tratta di vittime di
eventi calamitosi, ma ritengo che, così come è formulato,
l'articolo 1 lascia un ampio spazio di discrezionalità, sia perché
non conosciamo quante sono le vittime del nubifragio dell'1 ottobre
2009, sia perché si scrive in assenza di attività lavorativa
autonoma o di rapporto di lavoro dipendente , senza specificare a
quale data.
Inoltre, nella casistica che si fa di assunzioni, sostanzialmente,
pur parlando di persone decedute in condizioni drammatiche,
possiamo assumere il coniuge, gli orfani e così via, a me pare che
questa formulazione così ampia lasci grande discrezionalità, per
cui chiedo che questo articolo sia rivisitato, al di là degli
emendamenti che ognuno di noi potrà presentare.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto devo
ringrazio la Presidenza che ha voluto inserire all'ordine del
giorno dei lavori d'Aula la discussione di questo disegno di legge,
che più volte avevo sollecitato.
Ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Galvagno e per
rassicurare sia l'onorevole Galvagno sia l'intera Aula - ringrazio
anche il presidente della I Commissione per la tempestività con cui
è stato esaminato il disegno di legge - preannuncio che intendo
presentare un emendamento di riscrittura, che chiarisca i termini
del percorso che vogliamo portare avanti in ossequio a quel momento
di grande tensione che ha visto il coinvolgimento dell'Aula che noi
abbiamo l'onore di frequentare, ma anche l'intera Sicilia e forse
l'intero Paese.
Certo, il fatto che siamo lontani circa un anno dall'evento non
deve indurci ad essere superficiali, non deve farci dire ex post
che il dolore espresso in quei giorni era un dolore di facciata,
era un dolore di circostanza. Si trattava, e si tratta, al
contrario, di solidarietà vera, autentica e voglio ricordare alla
Presidenza e all'Aula che in quei drammatici momenti un po' tutti
ci siamo impegnati per tentare di dare un segnale di vicinanza, un
segnale di corrente calda, di fluido di corrente calda che deve
esserci tra le istituzioni e chi, in qualche misura, vive un dramma
di quella portata.
L'emendamento di riscrittura fisserà al momento della tragedia la
possibilità di accedere a questo beneficio di legge per quanto
riguarda la mancanza di occupazione, e preciserà che non si può
addivenire ad una soluzione di assunzioni illimitate.
L'emendamento andrà, quindi, in direzione della limitazione del
rapporto di lavoro che gli enti locali sono autorizzati a fare,
demandandone così la discrezionalità, tenuto conto che l'ente
locale meglio conosce i problemi del territorio e bene individua le
esigenze che vengono da quei disgraziati superstiti che hanno perso
genitori, familiari, anche figli in tenerissima età. L'emendamento
preciserà che si potrà assumere il coniuge superstite o un orfano o
un genitore delle vittime o dei dispersi a causa degli eventi
calamitosi dei quali ci stiamo occupando, e voglio rassicurare
l'Aula che si tratta di un numero veramente esiguo.
Se questo è il percorso, ritengo che non ci debbano essere
ulteriori perplessità e, senza indugio, si può e si deve procedere
all'approvazione di questo disegno di legge.
Ringrazio i colleghi parlamentari per l'attenzione che vorranno
riservare a questa problematica e spero che su questo argomento non
vi siano differenze né di lato né di colore.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
sottolineare, perché rimanga agli atti, che questo disegno di legge
non necessita di copertura finanziaria in quanto grava sui bilanci
degli enti locali che procedono alla relativa assunzione. Questo,
al fine di evitare dubbi interpretativi nel prosieguo dell'iter
della legge e prima della sua pubblicazione, tenuto conto che non è
passato dalla seconda Commissione. Gradirei che gli uffici
fornissero il loro apporto in tal senso.
Per il resto, non ci possono essere favorevoli o contrari alla
legge in esame.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, intanto siamo in attesa
dell'emendamento di riscrittura la cui presentazione è stata
preannunciata dall'onorevole Buzzanca, quindi intervengo nelle more
di conoscere nel dettaglio e con più precisione qual è il testo
definitivo sul quale saremo chiamati ad esprimerci.
Voglio, comunque, evidenziare alcuni aspetti di carattere tecnico.
Indipendentemente dalla buona volontà della norma, che credo tutti
quanti condividiamo, ci sono delle questioni che mi sembrano poco
chiare. Innanzitutto perché è assolutamente indeterminato il numero
dei possibili beneficiari, non conoscendo il numero delle vittime o
il numero dei dispersi e quindi, a cascata, quanti possono essere i
coniugi, gli orfani, e così via.
Nessuno dei deputati presenti in Aula sa se i possibili
beneficiari di questa norma siano due, tre o trenta, e credo che
questo debba sapersi, almeno in linea di principio, perché non
stiamo facendo una norma generale, ma una norma che individua
benefici particolari per una categoria di soggetti particolari il
cui numero, quanto meno, dovrebbe essere determinato.
Mi preoccupa poi l'incertezza del diritto perchè, come ha
specificato l'onorevole Buzzanca, noi stiamo presupponendo che i
comuni abbiano facoltà, anzi è lasciato - ha detto lui -
all'arbitrarietà dei comuni l'esercizio di questa facoltà che
stiamo legiferando, quindi c'è una incertezza del diritto stesso.
Stiamo presupponendo di destinare un beneficio a dei soggetti che
lo avranno se e nella misura in cui i comuni, per ragioni che qui
non sono precisate - perché non ci sono criteri, non ci sono
argomentazioni, non ci sono condizioni per esercitare questa
facoltà - delibereranno di propria iniziativa di assumere. Questo
può significare che, fatta salva l'intenzione della norma di
produrre effetti di carattere generale su tutto l'universo dei suoi
beneficiari, due beneficiari differenti nello stesso comune o, a
maggior ragione, in comuni differenti possono essere trattati in
maniera diversa.
Credo che questo sia un difetto intrinseco della norma.
Ultima cosa: noi immaginiamo che possono godere di questa
provvidenza i presunti beneficiari, indifferentemente dalle
condizioni economiche e lavorative in cui vivono, e anche questo è
un difetto della norma stessa che non specifica le motivazioni per
le quali questa norma si può applicare oppure non si può applicare.
Quindi, mi sembra benemerita l'intenzione, ma il dispositivo
normativo presenta a mio giudizio questi elementi che sono proprio
lacunosi, in senso legislativo, e che meriterebbero un esame più
approfondito della Commissione di merito, tanto più che dell'unico
articolo che costituisce la norma si sta presentando qui una intera
riscrittura.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se il motivo che è
all'origine di alcuni interventi è quello di coprire il fatto che
questo Parlamento deve comunque impiegare il tempo che ci separa
dalla chiusura della sessione estiva, allora io comprendo bene gli
interventi dei colleghi, che hanno criticato o mosso degli appunti
al disegno di legge in esame.
Ma se il motivo non è questo, cioè non è quello di far durare
l'esame e l'approvazione di questo disegno di legge a lungo, ma
attiene alla natura stessa del disegno di legge o mette in
discussione la bontà, la giustezza, oserei dire quasi l'obbligo
morale da parte del Parlamento regionale di intervenire in favore
di queste vittime, allora ci sarebbe da chiedersi se questo
Parlamento ha veramente smarrito quella che era una delle sue
caratteristiche fondamentali, e cioè venire incontro, in presenza
di disgrazie immani oppure in presenza di vittime della mafia sul
nostro territorio.
Il nostro Parlamento non si è mai tirato indietro di fronte a tali
situazioni.
L'alluvione di Messina è stato un fatto di rilevanza nazionale ed
internazionale. Voglio ricordare che si sono subito mobilitate le
nostre comunità all'estero, negli Stati Uniti, in Canada, in
Australia, in tutte le parti del mondo, dove sono presenti nostri
connazionali e c'è stata anche una mobilitazione forte da parte
degli organismi internazionali.
Sarebbe strano che in presenza di una mobilitazione, anche
internazionale, per aiutare le vittime di questo disastro immane,
il Parlamento siciliano sollevi dei dubbi sul fatto che abbiamo
l'obbligo di intervenire.
L'onorevole Buzzanca ha presentato un disegno di legge, firmato
anche da me e da altri deputati, che prevede un sostanziale
ristoro, anche se solo parziale - perché mai la vita umana può
essere compensata in nessun modo - per le vittime di questa
alluvione. Se ci sono delle correzioni da fare per precisare meglio
l'ambito del disegno di legge, ben vengano.
Lo stesso onorevole Buzzanca ha preannunciato la presentazione di
un emendamento di riscrittura che precisi meglio i confini, che
vada incontro a dubbi eventuali di carattere interpretativo
sull'applicabilità della norma stessa. Ma non si può mettere in
dubbio l'impianto, la necessità, l'utilità, l'urgenza di approvare
questo disegno di legge. Non sarebbe degno di questo Parlamento
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio adesso
sono venuto a conoscenza del disegno di legge presentato e ne
apprezzo la volontà e gli obiettivi. La provincia di Messina è
stata colpita da un evento che tutti ricordiamo e che ha trascinato
nella tragedia intere famiglie, ed è giusto che il sindaco della
città di Messina si ponga correttamente l'interrogativo di come
dare una risposta.
Però la risposta va data in senso lineare e dobbiamo evitare che
con la fretta la norma possa essere impugnata. La legge 68 è legge
nazionale, e noi non possiamo intervenire derogando ad una legge
nazionale.
BUZZANCA. E' legge regionale
SPEZIALE. Non è legge regionale, ma nazionale, che fa obbligo a
tutti gli enti, sulla base di quote di partecipazione, di assumere.
Si potrebbe benissimo approvare una norma secca, senza fare
riferimento ad alcuna norma nazionale e ad alcuna deroga; magari si
potrebbe prevedere una deroga alla pianta organica dei comuni
interessati.
Così com'è, questo disegno di legge sarà sicuramente impugnato dal
Commissario dello Stato - ovviamente il Commissario dello Stato non
può che impugnare la norma - perché non è nelle nostre prerogative
poter intervenire sulla norma nazionale.
Signor Presidente, non so se è giusto sospendere qualche attimo,
d'accordo con gli uffici, perché si tratta di scrivere un articolo
interamente sostitutivo che, secondo me, dovrebbe recitare in
questo modo: Il comune di Messina e la provincia di Messina sono
autorizzati, in deroga alle loro rispettive piante organiche, ad
assumere , e si definisce il profilo di chi può essere assunto e
si specifica che questo va fatto sulla base , il gravame
finanziario è sui comuni e sulle province interessate che procedono
all'assunzione.
Se i colleghi sono d'accordo, proporrei qualche minuto di
sospensione per scrivere meglio il testo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono
d'accordo con l'ispirazione di questa legge che cerca, anche
attraverso questa norma, o comunque vuole rappresentare
l'attenzione e il sostegno dell'Assemblea regionale siciliana a
coloro che sono stati colpiti dalla tragedia dell'1 ottobre 2009.
L'onorevole Buzzanca ha già preannunciato un emendamento di
riscrittura perché, evidentemente, aveva già avuto contezza che una
parte dei rilievi espressi dai colleghi in Aula dovesse trovare una
risposta in un articolato più efficace, e per ciò stesso
maggiormente rispondente alle esigenze delle vittime dell'alluvione
dell'1 ottobre 2009.
La Presidenza, poi, deciderà quale sia la forma migliore per
procedere in rapporto anche alla peculiarità della vicenda. Non mi
pare il caso di fare polemiche, mi riferisco al collega Formica il
quale, legittimamente, assieme ad altri esponenti del proprio
Gruppo, nel corso di queste settimane si è ripetutamente
esercitato, così come prevedono le prerogative parlamentari, in
un'azione di contrasto alle proposte che sono state qui
rappresentate da altre parti politiche.
Non c'è dunque alcuna meraviglia, nel momento in cui si determina
un clima di tensione, che il clima di tensione, poi, travolga anche
questioni che hanno una particolare delicatezza.
Ma non mi sembra questo il caso.
Ho ascoltato colleghi che, giustamente, si interrogano, come ha
fatto da ultimo l'onorevole Speziale, anche sulla praticabilità
della norma che stiamo approvando perché, se dovesse essere
impugnata dal Commissario dello Stato, noi faremmo un torto alle
persone che vogliamo aiutare.
Sono, quindi, d'accordo con l'ispirazione della legge e ritengo
che tutti quanti dobbiamo concorrere alla definizione di un testo
che sia in grado di passare il vaglio del Commissario dello Stato e
in grado soprattutto di aiutare concretamente le persone che sono
state travolte dall'alluvione dell'1 ottobre. Anche in questa
circostanza, naturalmente, credo che il Parlamento, come ha avuto
modo di fare in altri momenti, debba guardare con particolare
attenzione anche alla ricostruzione e alla messa in sicurezza di
quei centri colpiti dall'alluvione dell'1 ottobre 2009 ed
esercitare la sua funzione di vigilanza sugli interventi che si
stanno attuando o progettando e non fare mancare il sostegno
finanziario necessario perché quelle popolazioni possano ritornare
nei loro centri in condizioni di tranquillità e di sicurezza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che dopo la discussione
generale e il passaggio all'esame degli articoli, la Presidenza
darà 24 ore di tempo per la presentazione degli emendamenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo ancora
una volta prendere atto dell'assenza del Governo. Credo che il
Governo non sia interessato a quanto si discute in quest'Aula né è
interessato allorquando si svolge l'attività ispettiva e ancora
meno quando si pensa di fare una legge. Un Governo assente che si
ricorda di esistere soltanto quando deve procedere a nomine per i
posti di sottogoverno; poi per il resto, mi pare di capire che
altro non fa.
L'1 ottobre del 2009, come hanno ricordato tanti altri colleghi
prima di me, un violento nubifragio si è abbattuto sulla città di
Messina, sui comuni limitrofi e abbiamo avuto 37 morti, ed uno dei
problemi che abbiamo posto più volte stasera è quanti potrebbero
essere i potenziali fruitori di questo disegno di legge.
Il massimo di assunzioni che si può avere è trentasette perché 37
sono state le vittime accertate; però è anche vero che la legge
pone una serie di condizioni - le ricordava benissimo, poco fa,
l'onorevole Speziale quando si riferiva alla legge 68 del 13 marzo
1999 -. E' chiaro, quindi, che soltanto i soggetti disoccupati, i
soggetti che non hanno partita IVA, i soggetti che dimostrano di
essere disoccupati potranno godere dei benefici di questa legge.
La deroga alla quale faceva riferimento l'onorevole Speziale si
applica solo ed esclusivamente al numero di posti che in un comune
si possono avere: ad esempio, se la legge 68 prevede che il comune
di Messina potenzialmente abbia la possibilità di assumere
cinquanta persone (e già ne ha assunte 50), potrà procedere con
l'assunzione della cinquantunesima; quindi la deroga non si applica
alle condizioni insite nel soggetto che usufruirà della legge, ma
si applica solo ed esclusivamente - come è stato ricordato - alla
pianta organica dell'ente locale.
Tuttavia, prendiamo atto con soddisfazione che la Presidenza ha
deciso di riaprire i termini per presentare gli emendamenti. Sono
certo che la scadenza verrà fissata per domani e quindi già domani
sera potremo essere nelle condizioni di approvare questo disegno di
legge.
Vorrei però rassicurare che a lungo abbiamo discusso, in seno al
Comitato per la qualità della legislazione e in I Commissione,
sulle potenziali preoccupazioni che qui oggi qualche deputato ha
espresso, devo dire che gli uffici legislativi dell'Assemblea
regionale siciliana ci hanno confortato e ci hanno ulteriormente
spinto ad approvare una legge che va incontro alle legittime attese
di un territorio che è stato devastato dall'alluvione e che, oltre
ad un ristoro per le vittime, aspetta ancora il risanamento
ambientale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo
per fare notare che nell'emendamento proposto dalla Commissione si
fa riferimento alla possibilità per gli enti - comune di Messina e
altri enti territoriali - di assumere un orfano, cioè un solo
figlio all'interno della stessa famiglia. Il coniuge superstite è
chiaramente uno, ma gli orfani possono essere anche di più, e
creare all'interno della famiglia il dramma al coniuge superstite o
ai fratelli su chi di loro deve essere assunto, significa mettere
ancora una volta il coltello nella piaga .
Quindi, io proporrei nell'emendamento di sostituire la parola un
orfano con le seguenti il coniuge superstite, gli orfani o in
mancanza , così come poi recita l'emendamento stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha
facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare
l'onorevole Buzzanca, assieme agli altri firmatari del disegno di
legge, per avere voluto che questo Parlamento potesse fare qualcosa
di positivo nei confronti di questa tragedia che si è abbattuta
sulla città di Messina e sui comuni limitrofi, attraverso
l'approvazione di un disegno di legge che tiene conto del dramma di
tante famiglie che hanno perso la vita per una circostanza
certamente non prevedibile.
Voglio anche in questa occasione ringraziare il collega Buzzanca
per avere in questi mesi, e ancora oggi, svolto con grande impegno
e con grande passione civica, come sindaco di Messina, tutte le
fasi dell'assistenza alla popolazione e soprattutto quella ancora
più difficile per la ricostruzione di un clima di solidarietà, che
certamente non è venuto meno alla popolazione tutta da parte non
solo dei messinesi, ma dall'intera regione e anche da fuori, anche
dall'estero come faceva riferimento il collega Formica, per quelle
famiglie che hanno vissuto un dramma, qualcosa di indescrivibile.
E' chiaro che ancora oggi non abbiamo completato il percorso per
consentire a quelle popolazioni di ritrovare stabilità non solo
familiare, ma anche lavorativa e psicologica, per cercare di
ricreare condizioni di vita che siano certamente migliori rispetto
al passato, ma che soprattutto cancellino una brutta vicenda, una
brutta esperienza.
Questa legge, sono convinto, al di là di quello che qui si è
detto, viene fuori in un momento particolare. Credo che il collega
Buzzanca, come firmatario insieme ad altri deputati, l'abbia
presentata a caldo, nei giorni della disgrazia, e oggi, a distanza
di quasi un anno, completiamo questo percorso, e mi sembra di
capire che la stessa Commissione competente, ma soprattutto il
Comitato per la qualità della legislazione, abbiano indicato
l'inserimento di questa norma, la legge 68, che oggi qui viene
considerata come se fosse una sorta di possibilità negativa che
potrebbe determinare l'impugnativa da parte del Commissario dello
Stato.
Questo è stato fatto dal Comitato per la qualità della
legislazione, quindi era un modo per dare un'indicazione precisa
della norma, anche se nazionale. Ben vengano le osservazioni,
l'importante è che questo Parlamento faccia qualcosa di
significativo, di importante, in maniera unitaria, come ha sempre
fatto in occasioni di questo tipo e che certamente, nell'approvare
questa legge, ci facciamo carico come Parlamento di sollecitare sia
il Governo regionale che il Governo nazionale per mettere in atto
tutte quelle iniziative e le risorse necessarie per definire una
questione che certo sta a cuore non solo a tutti noi, che siamo
messinesi, ma a tutti i siciliani e speriamo che nel futuro non si
verifichino più situazioni di questo tipo così drammatiche.
COLIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, giusto per
esprimere non soltanto il mio apprezzamento per questa norma, ma
quello dell'intero Gruppo MPA, perché riteniamo che vi siano degli
accadimenti che meritano assolutamente la solidarietà e la presa di
posizione forte da parte del Parlamento. Certo, questo Parlamento
si dovrebbe porre, e si dovrà porre, il problema delle vittime
della mafia, questa legge non sempre funziona, si deve porre il
problema dei grandi disastri, talvolta un poco più silenziosi, meno
mediatici. E tuttavia questo Parlamento non poteva non occuparsi,
onorevole Buzzanca, di un problema che ha visto tragicamente perire
una quantità enorme di uomini e ha visto la devastazione dello
stesso ambiente, dello stesso territorio.
Mi permetto quindi di suggerire soltanto alcuni osservazioni.
In realtà, occorre che una legge come questa, per la delicatezza
che riveste, probabilmente sia ancora più puntigliosamente
dettagliata perché un collega, per esempio, ha posto il problema
dell'orfano o degli orfani. Possiamo noi, all'interno di una
famiglia, decidere o lasciare la decisione al nucleo familiare di
stabilire chi dei fratelli deve essere assunto senza dettare delle
norme?
E mi chiedo: laddove vi sia un espressa rinuncia del coniuge
superstite, non va meglio dettagliato chi dovrà essere, se il
fratello o i fratelli, la sorella o le sorelle, o in termini
quantitativi stabilire quanto meno un metodo che possa consentire
alla pubblica amministrazione di adempiere a quanto prescritto
dalla norma?
Infine, vorrei dire agli amici parlamentari di non pensare che la
Regione siciliana debba intervenire direttamente nel momento in cui
vengono distribuite ed erogate le risorse economiche nazionali e
regionali perché, in realtà, questi comuni possano beneficiare
anche delle risorse economiche necessarie, senza mettere in
difficoltà i comuni che devono assumere questo personale.
Nell'esprimere assolutamente un apprezzamento positivo nei
confronti della Commissione e dei parlamentari che si sono fatti
carico di questa legge, a cui chiedo di apporre anche la mia firma,
concordo con il Presidente dell'Assemblea, e lo ringrazio per
questo, per averci ricordato che saremo nelle condizioni in queste
24 ore di apportare dei suggerimenti migliorativi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dagli interventi
che abbiamo ascoltato stasera, fermo restando l'apprezzamento di
tutti per una norma che cerca di rendere giustizia ad un territorio
e alle vittime di quel territorio per un disastro immane, è come se
si fosse sollevata qualche perplessità, qualche dubbio anche di
tipo legislativo sul percorso che tale norma potrebbe effettuare
successivamente, anche dopo il vaglio di questo Parlamento.
Il Presidente dell'Assemblea ha fatto benissimo a dare 24 ore di
tempo per formulare emendamenti. Forse, a mio avviso, è il caso -
lo dico all'onorevole Buzzanca - che il numero dei destinatari che
teoricamente deve essere assunto dagli enti locali sia
specificatamente quantificato onde fugare dei dubbi da un lato -
sarà uno, saranno dieci, non lo so, certamente non mi pare che
siano centinaia, stiamo parlando di poche unità -, tra l'altro, se
siamo sinceri e onesti con noi stessi ci rendiamo conto che, tranne
qualche caso, perché mi pare che ci sia solo qualche caso - del
resto, una persona lascia la pubblica amministrazione e subentra
altra persona quasi in un turnover, quindi quasi a costo zero. Ci
potrà essere qualche famiglia in cui c'è un'unità in più magari
rispetto a quella che è venuta meno. Allora quantifichiamo e
cerchiamo di formulare un emendamento che possa andare in tal senso
nell'iter successivo di una norma importante, una norma che renda
giustizia, una norma che, sebbene arriva dopo un anno, ma comunque
arriva io dico in maniera tempestiva e oculata, giunga a compimento
e possa raggiungere l'obiettivo, possa raggiungere l'approdo.
In questo senso io auspico un emendamento che quantifichi al fine
di trovare una soluzione esatta sia del numero dei beneficiari sia
della spesa, eventualmente, che dovrà insistere sugli enti locali
che dovranno farsi carico di queste nuove assunzioni.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che il termine per la
presentazione degli emendamenti è fissato a domani, mercoledì 21
luglio 2010, alle ore 17.00.
Per quanto riguarda invece il merito della norma, mi sento di
prendere spunto da questa occasione per rivolgere un appello
ulteriore ai presidenti di Commissione. A volte capita che per
portare alla votazione finale i provvedimenti legislativi si
inviino in Aula delle proposte obiettivamente irricevibili. Io non
avevo letto questo disegno di legge prima di stasera e, se lo
avessi fatto, non avrei dato l'autorizzazione per discuterlo in
Aula, lo dico con grande onestà intellettuale.
Pertanto, per il futuro, bisogna stare più attenti alla qualità
della legislazione. Un giorno in più, una settimana in più non
sposta nulla, l'importante è che il Parlamento faccia leggi
comprensibili e ben fatte.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione sulla relazione della Commissione parlamentare di
inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia,
approvata ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge regionale 14
gennaio 1991, n. 4
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al IV punto all'ordine
del giorno: «Discussione sulla relazione della Commissione
parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in
Sicilia, approvata ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della legge
regionale 14 gennaio 1991, n. 4».
Ha facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
onorevole Speziale, per svolgere la relazione.
SPEZIALE, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, la ringrazio per avere avuto la sensibilità di mettere
all'ordine del giorno la relazione della Commissione Antimafia,
come previsto dalla legge, e la ringrazio anche perché ha avuto
l'intuizione all'inizio della legislatura di fare insediare la
Commissione Antimafia. Come lei ben saprà, c'è stata una
discussione fra le forze politiche circa l'autorità
dell'insediamento della Commissione Antimafia, tanto è vero che
nella passata legislatura la Commissione Antimafia non era stata
insediata e, alla luce dell'esperienza svolta nel corso di questi
due anni, io ritengo che l'intuizione della Presidenza, in accordo
con i capigruppo dell'Assemblea regionale siciliana, sia stata una
intuizione corretta visto il lavoro che la Commissione Antimafia ha
svolto nel corso di questi due anni.
In più, devo dare una nota di merito al Parlamento, legata al
fatto che il Parlamento siciliano dopo il 1996 non aveva proceduto
ad approvare alcuna relazione della Commissione Antimafia.
Dal 1996 ad oggi sono passati ben 14 anni e in questi 14 anni di
attività parlamentare il Parlamento non aveva mai proceduto ad
approvare la relazione della Commissione Antimafia. L'impegno che
come Commissione abbiamo assunto è quello di procedere annualmente,
così come prevede la legge, all'approvazione dell'attività svolta
dalla Commissione Antimafia e di sottoporla in forma di relazione
alla valutazione del Parlamento.
La relazione è stata distribuita ai colleghi, io dovrò tediarli e
me ne scuso perché mi è fatto obbligo di procedere alla lettura -
io non sono abituato direttamente a leggere, sono più abituato a
parlare a braccio -, però siccome questo è un obbligo, devo
recitare anch'io e quindi passo alla relativa lettura.
Presidenza del Vice Presidente Formica
Il lavoro della Commissione di inchiesta e vigilanza sul fenomeno
della mafia in Sicilia durante il suo primo anno di attività si è
contraddistinto per la varietà di tematiche affrontate:
dall'iniziativa legislativa che ha dato luogo alla legge regionale
n. 15 del 2008, all'attività d'inchiesta e vigilanza, dalla
continua e proficua interazione con le realtà associative e
istituzionali presenti sul territorio, alle problematiche relative
alla gestione dei beni confiscati, dal PON sicurezza 2007-2013
all'attività informativa nei confronti delle istituzioni e della
popolazione della Sicilia.
L'istituzione della Commissione, in questa legislatura, è stata
giudicata molto positivamente dagli addetti al settore soprattutto
perchè, è stato più volte evidenziato, risulta di fondamentale
importanza avere un'interlocuzione politica regionale che si occupi
esclusivamente dei problemi legati alla criminalità mafiosa.
Tale necessità è ancora più importante in questo particolare
momento storico in cui lo Stato sta colpendo duramente la
criminalità organizzata, soprattutto siciliana, e sta attuando
nuove e più sofisticate strategie di contrasto, sfruttando
proficuamente le nuove tecnologie e le continue ribellioni che
contraddistinguono parti importanti della cosiddetta società
civile contro il potere mafioso, a partire dagli imprenditori
siciliani.
Un organo tecnico-politico regionale costituito per rendere più
efficace la lotta alla criminalità organizzata, risulta quindi oggi
necessario per molte ragioni: supportare, nel rispetto delle
competenze, l'opera di repressione attuata dalle forze di sicurezza
e dalla magistratura, elaborare nuove proposte legislative che
tengano conto del nuovo contesto legislativo, economico e sociale,
attivare quella funzione d'inchiesta e vigilanza prevista dalla
legge istitutiva nei confronti dell'amministrazione regionale e
locale, supportare le realtà istituzionali e associative nella loro
lotta alla criminalità organizzata. Infine, bisogna considerare un
altro aspetto solo apparentemente secondario: un organo tecnico-
politico regionale incaricato di seguire le questioni relative al
contrasto alla mafia è necessario poiché le nuove strategie
statali, in continua evoluzione, potrebbero danneggiare gli
interessi della Sicilia.
L'attività della Commissione è stata caratterizzata da un
altissimo grado di armonia che ha permesso di prendere tutte le
decisioni all'unanimità. E' stato più volte rilevato, dai
componenti della Commissione, il carattere operativo e concreto
dei lavori.
Come abbiamo accennato in precedenza, l'attività della Commissione
è stata svolta in diversi settori, che, schematicamente, possiamo
dividere in attività conoscitiva, ispettiva, informativa,
legislativa e su specifici temi di particolare interesse (ad
esempio, la questione dei beni confiscati e il PON sicurezza
2007/2013).
La Commissione ha condotto un'intensa attività volta ad acquisire
elementi di conoscenza delle problematiche legate alla criminalità
organizzata in Sicilia, interagendo con associazioni, fondazioni,
enti ed esperti.
Possiamo dividere l'attività della Commissione in questo settore
in due parti:
La Commissione ha avuto un incontro con i membri eletti in Sicilia
della Commissione nazionale antimafia, anche sulla base di un
preciso articolo della legge istitutiva che prescrive una
conoscenza, da parte della Commissione nazionale, del lavoro svolto
dalla Commissione regionale. L'analisi ha focalizzato
principalmente le problematiche che potrebbero scaturire da una
gestione completamente centralizzata dei beni confiscati e le
modalità di assegnazione dei proventi che confluiscono sul Fondo
unico di giustizia.
Un altro incontro molto importante è stato quello con il
Commissario straordinario per i beni confiscati, incontro che ha
avuto come temi di discussione le problematiche relative
all'assegnazione e alla gestione dei beni confiscati e il PON
sicurezza 2007/2013. Nel corso della seduta sono state evidenziate,
principalmente, due criticità del sistema: l'eccessivo
frazionamento del processo decisionale per le assegnazioni
definitive dei beni sequestrati e, riguardo al PON sicurezza
2007/2013, il paventato rischio di non usufruire della totalità dei
finanziamenti nazionali ed europei. A tale riguardo, è stato
sottolineato il problema dei comuni siciliani che potrebbero non
essere in grado di redigere dei progetti aventi i requisiti minimi
per l'approvazione da parte dell'autorità di gestione del PON.
L'Ufficio di Presidenza della Commissione ha avuto un incontro a
Roma, nella sede della Direzione Nazionale Antimafia (DNA), con il
Procuratore, dottor Piero Grasso, relativamente all'elaborazione
della normativa regionale di contrasto alla criminalità organizzata
(al momento dell'incontro la legge era ancora in fase di
elaborazione). Bisogna sottolineare l'apprezzamento del Procuratore
per il lavoro della Commissione, soprattutto riguardo
all'istituzione dell'insegnamento della legalità nelle scuole e al
sistema di tracciabilità dei pagamenti nel settore degli appalti
grazie alla previsione di un conto unico.
La nuova normativa statale sulla gestione dei beni confiscati è
stata l'oggetto principale degli incontri, da parte di una
delegazione della Commissione, con la Presidenza della Camera e con
la Presidenza del Senato. A tal proposito sia il Presidente Fini
che il Presidente Schifani si sono dichiarati d'accordo con molte
delle problematiche evidenziate, soprattutto per quel che concerne
la necessità di mantenere il carattere risarcitorio - questo è un
elemento fondamentale - nella destinazione dei beni confiscati.
L'Ufficio di Presidenza della Commissione ha inoltre incontrato i
magistrati di alcune delle Procure più importanti della Sicilia.
L'Assemblea regionale siciliana e la Commissione regionale
antimafia hanno ricevuto l'unanime plauso per l'approvazione della
normativa di contrasto alla criminalità organizzata (legge
regionale 15/2008); inoltre durante tutti gli incontri i magistrati
hanno reso partecipi i componenti della Commissione dei problemi
degli uffici giudiziari siciliani, soprattutto per quel che
concerne i vuoti di organico e le incongruenze nella dislocazione
territoriale degli uffici giudiziari sul territorio.
Per quanto riguarda le interazioni con enti, fondazioni e
associazioni, nella fase di elaborazione della legge Misure di
contrasto alla criminalità organizzata , la Commissione ha svolto
un'approfondita indagine sulle criticità della legislazione
regionale e sulle innovazioni legislative necessarie per rendere
più funzionale ed efficiente la lotta alla mafia. A tal riguardo,
si sono svolti numerosi incontri con le realtà associative presenti
sul territorio siciliano, ad esempio con i rappresentanti della
Confindustria, della Confartigianato, di Unioncamere, della
Confcommercio, delle associazioni antiracket, dei sindacati delle
scuole...ecc. L'interazione con le suddette realtà associative e
territoriali è stata assolutamente indispensabile per comprendere
alcuni aspetti della fenomenologia mafiosa e le politiche
necessarie per sostenere la lotta alla criminalità organizzata.
La Commissione, fin dal suo insediamento, ha mostrato la ferma
volontà di redigere una proposta di legge attuale e funzionale alle
nuove sfide, una legge organica finalizzata a raggiungere
principalmente tre obiettivi: legare e modernizzare gli interventi
della Regione in settori della società e dell'economia nevralgici
per il contrasto alla criminalità, eliminare alcune criticità della
precedente legislazione antimafia e sostenere, anche
finanziariamente, la ribellione delle realtà imprenditoriali alla
prepotenza mafiosa. Alla redazione del testo del disegno di legge,
che poi è stato approvato, con lievi modifiche, dalla Commissione
Affari istituzionali - e per questo ringrazio il Presidente - e
dall'Assemblea, hanno preso parte tutti i componenti della
Commissione.
Come sapete la legge 15 del 2008 affronta alcune questioni
particolari.
L'istituzione dei corsi di legalità in seno alle istituzioni
primarie e secondarie di primo grado scaturisce da un'approfondita
analisi che la Commissione ha condotto relativamente alla cultura
dei giovani siciliani.
Sono stati evidenziati tre punti di particolare interesse. Innanzi
tutto è stata rilevata la necessità che gli studenti conoscano
approfonditamente la storia e l'organizzazione della mafia poiché,
in un passato anche recente, uno dei gravi errori che
intellettuali, politici e forze dell'ordine hanno commesso è stato
quello di formulare definizioni errate della criminalità
organizzata siciliana, equiparandola a volte ad un fenomeno
folkloristico e culturale della gente del Sud, a fenomeni marginali
di delinquenza e financo ad invenzioni giornalistiche.
Un secondo motivo è sicuramente il bisogno di preservare la
memoria storica così da poter essere tramandata dalle nuove
generazioni. In tal modo, il ricordo e la conoscenza delle azioni
di politici, giornalisti, sindacalisti, membri delle forze
dell'ordine e magistrati e persone semplici, impegnati spesso con
tragici epiloghi nella lotta alla mafia, renderà più forte il senso
di legalità della società del futuro. Infine, i laboratori della
legalità possono sicuramente contribuire, in forma più generale,
all'innalzamento della soglia dell'etica e della moralità pubblica.
Una parte essenziale dei corsi verterà su incontri che gli
studenti dovranno avere con persone che, tramite testimonianze
dirette o indirette, metteranno al corrente i ragazzi degli
avvenimenti significativi della lotta contro la mafia,
evidenziando, a tal proposito, il ruolo fondamentale avuto da
coloro che hanno dato la propria vita divenendo parte integrante
della storia del nostro Paese, e della nostra Regione in
particolare.
Per promuovere l'efficienza dei laboratori della legalità, la
legge, pur rispettando l'autonomia scolastica, prevede un controllo
della Regione sulla gestione dei fondi concessi, tramite una
supervisione delle spese sostenute. Conseguentemente è stata
prevista una rendicontazione delle spese da parte dei dirigenti
scolastici e la clausola dell'esclusione della scuola da
finanziamenti futuri per un periodo di tre anni nel caso in cui la
suddetta rendicontazione risultasse assente o insufficiente. Sono
stati centocinquantasei i dirigenti scolastici, già nell'anno
precedente, che hanno utilizzato queste risorse, attivando i corsi
di legalità.
La seconda norma, come voi ricorderete, quando fu approvata la
legge relativa agli appalti.
La necessità di rendere il sistema degli appalti più trasparente e
controllabile è alla base della norma che rende obbligatorio, per
le imprese aggiudicatrici di bandi al di sopra di 100 mila euro,
l'apertura di un conto unico. In tal modo le operazioni finanziarie
dell'impresa aggiudicatrice saranno più facilmente rintracciabili e
sarà più difficile la partecipazione finanziaria (diretta o
indiretta) dell'azienda ad attività illegali quali tangenti e
racket.
Come ha pubblicamente dichiarato il Procuratore Grasso ad una
delegazione di questa Commissione ricevuta presso la sede della
Direzione Nazionale Antimafia (DNA) a Roma, la tracciabilità dei
mezzi di pagamento è ritenuta dalle forze dell'ordine un mezzo
efficace per contrastare le illegalità del mondo degli appalti (una
norma simile era stata, inutilmente, suggerita dalla Procura
nazionale antimafia al Parlamento nazionale).
Al fine di rafforzare l'esigenza di legalità nel settore degli
appalti, è stato inserito un comma che impone l'esclusione
dell'impresa dai bandi di gara, qualora il legale rappresentante o
uno dei dirigenti dell'impresa aggiudicataria risultino rinviati a
giudizio per favoreggiamento nell'ambito di procedimenti relativi a
reati di criminalità organizzata. Inoltre, le imprese impegnate
nella realizzazione di opere che beneficiano di finanziamenti o
sovvenzioni pubbliche in conto interessi o in conto capitale per un
valore superiore a 100.000 euro, sono tenute ad affidare
l'esecuzione dei lavori ad imprese in regola con le norme sulla
qualificazione e certificazione antimafia.
Per quel che riguarda il contrasto al racket, il pizzo
rappresenta oggi una delle maggiori entrate (e sicuramente la più
costante) dell'economia mafiosa, risultando ad essere anche la
palese dimostrazione del controllo mafioso sul territorio. Una
ricerca della Fondazione Chinnici ha stimato che tra il 70 per
cento e l' 80 per cento delle imprese siciliane pagano il pizzo;
nella sola Palermo questa tassa mafiosa renderebbe oltre 170
milioni di euro.
La lotta alla criminalità non può prescindere dalla lotta al
racket. La Commissione, partendo da questo assunto, ha rilevato la
necessità prioritaria di sostenere e promuovere il recente
contrasto attuato dalle imprese (in forma singola o associata) al
racket.
A tal riguardo, la legge regionale 15/2008 prevede la concessione
di benefici finanziari alle imprese, ubicate in Sicilia, che
denunciano richieste estorsive. La norma, prevedendo il rimborso di
alcuni oneri fiscali (imposte sui redditi, contributi
previdenziali e imposta comunale sugli immobili), si propone di
sostenere e favorire le denunce degli imprenditori. Inoltre, grazie
alle particolari modalità, contraddistinte da celerità e
semplicità, con le quali vengono erogati i contributi (a seguito
del rinvio a giudizio dell'estortore causato dalla denuncia), la
Commissione ha cercato di evitare l'espulsione dell'azienda dal
circuito produttivo ed economico sostenendone i bilanci che
potrebbero essere messi in crisi da eventuali forme di boicottaggio
promosse dagli estortori.
La Presidenza della Commissione, assieme ad una delegazione della
Regione siciliana, ha effettuato una missione a Bruxelles
finalizzata alla partecipazione ad un incontro con i dirigenti
della Commissione europea per evitare la procedura di infrazione
nei confronti della Sicilia causata da tali finanziamenti. I
dirigenti della Commissione europea hanno convenuto con la
delegazione siciliana sull'eccezionalità dei finanziamenti concessi
alle imprese che denunciano il racket e, nei limiti imposti dalla
legge, non dovrebbero perturbare il mercato europeo.
La Commissione, mutuando un modello di intervento localizzato che
ha avuto dei risultati molto positivi (le zone franche urbane,
ZFU), ha inserito delle disposizioni relative all'istituzione delle
Zone franche per la legalità (ZFL). L'obiettivo prioritario delle
Zone franche urbane (ZFU) é quello di favorire lo sviluppo
economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da
disagio sociale, economico,occupazionale, con potenzialità di
sviluppo inespresse tramite interventi speciali localizzati.
Partendo da questo assunto, anche le Zone franche per la legalità
(ZFL) dovrebbero essere istituite in aree territoriali omogenee, ad
esempio nei singoli mandamenti mafiosi, o in aree aventi problemi
comuni connessi alla criminalità organizzata, che,
conseguentemente, dovrebbero essere oggetto di interventi mirati e
innovativi, in sinergia tra Stato e Regione, secondo le proprie
competenze.
A causa delle limitate competenze in materia di ordine pubblico
della nostra Regione, la definizione e l'istituzione delle Zone
franche per la legalità viene demandata a futuri accordi tra la
Presidenza della Regione e il Ministro dell'Interno.
L'articolo 4 della legge regionale 15 del 2008 impone alla Regione
di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia.
L'articolo, oltre ad avere importanti risvolti processuali, ha
anche una fortissima valenza simbolica poiché stabilisce in modo
netto ed inequivocabile la determinazione delle istituzioni locali
nel contrastare la criminalità organizzata.
Uno dei settori dove, negli ultimi anni, l'attività repressiva
delle forze si è dimostrata più efficace è senza dubbio quello del
sequestro dei beni della criminalità organizzata. L'aggressione ai
patrimoni dei mafiosi, dalla legge La Torre in poi, è stata
considerata una modalità efficace di contrastare la criminalità ed
è anche uno degli strumenti di repressione che i criminali temono
di più. L'incredibile aumento delle confische registrato negli
ultimi anni ha portato il Governo nazionale a un notevole impegno
legislativo e istituzionale per rendere più funzionale possibile il
modello della gestione dei beni. Pur tuttavia rimangono delle
lacune nella legislazione nazionale che, nel rispetto delle
competenze limitate della Regione, la Commissione regionale
antimafia ha tentato di colmare. Innanzi tutto promuovendo
l'istituzione di un fondo di garanzia per l'elargizione di mutui
bancari alle associazioni e alle cooperative che, non potendo
contare sulla garanzia del bene, hanno difficoltà ad ottenere i
prestiti necessari per rendere produttiva l'attività.
Un secondo tipo di intervento previsto è relativo al sostegno
della Regione alle spese che i Comuni, sotto varie forme, devono
affrontare per ottimizzare la gestione dei beni confiscati.
Onorari degli avvocati di parte civile: l'articolo 12 della legge
regionale 15/2008 si inserisce nell'ambito della politica di
contenimento della spesa. Negli ultimi anni il Fondo per le vittime
della mafia era servito, in una buona percentuale, a pagare gli
onorari degli avvocati di parte civile, sulla base della precedente
legge che li autorizzava a riscuotere delle parcelle ritenute
congrue dall'ordine.
L'articolo modifica la norma sopraccitata nel senso che le
parcelle saranno ora decise in sentenza dal giudice. Questo, signor
Presidente, ha prodotto che le parcelle liquidate nel 2008
ammontavano a tremilioni settecentomila euro, le parcelle liquidate
nel 2009 ammontavano a duemilioni novecentomila euro, con la nuova
norma le parcelle liquidate nel 2010 saranno di
cinquecentocinquantaseimila euro, con un risparmio di oltre
tremilioni di euro.
La Commissione si è adoperata per mettere a conoscenza la
cittadinanza, e, in particolare, le categorie produttive e sociali,
della nuova normativa regionale antimafia. Gli incontri che si sono
succeduti in Sicilia hanno avuto il plauso degli intervenuti che,
oltre a mostrare apprezzamento per le nuove norme, hanno condiviso
l'attività della Commissione finalizzata al confronto e alla
discussione con tutti i partecipanti.
Infine, specialmente nei territori dove la presenza della mafia
risulta più forte, è stata apprezzata la presenza simbolica delle
istituzioni politiche regionali e della Commissione antimafia.
Presenza che ha avuto una vasta eco nei mezzi di comunicazione di
massa locali e un apprezzabile riscontro tra le realtà
istituzionali.
Attività su temi di particolare interesse - i beni confiscati alla
criminalità organizzata: come abbiamo già accennato in precedenza,
l'impegno profuso dallo Stato nell'innovare la legislazione
relativa ai beni confiscati è stato talmente elevato che non
risulta azzardato definire tale settore come la nuova frontiera
della lotta alla criminalità organizzata . Le statistiche sono
impressionanti. Secondo le più recenti dichiarazioni del Ministro
dell'Interno, solo negli ultimi 18 mesi sono stati sequestrati o
confiscati beni complessivi per 7 miliardi di euro e un miliardo e
mezzo di euro in contanti.
Per quanto riguarda l'ubicazione dei beni immobili confiscati, i
dati dell'agenzia del demanio, ci indicano che alla fine del 2008
su 8846 beni, ben 3.930 sono stati confiscati in Sicilia, e, su
1.139 aziende e società, ben 434 sono state quelle confiscate in
Sicilia. E' palese che l'attività delle confische è indirizzata in
particolar modo nei confronti della Sicilia.
Dalla legge Rognoni-La Torre in poi, lo strumento della confisca è
stato attuato in un'ottica risarcitoria nei confronti delle
comunità che più avevano subito la violenza della mafia. In tal
modo, beni mobili e immobili, con diverse modalità e dopo un tempo
più o meno lungo, sono stati in massima parte restituiti ai
territori nei quali era avvenuto il sequestro.
L'attività della Commissione e le numerose audizioni a cui hanno
partecipato i suoi componenti hanno permesso di delineare alcune
positività e alcune criticità del sistema. Tra i fattori positivi
della legislazione sulle confische possiamo sicuramente annoverare
la lotta alla disoccupazione attraverso l'immissione nel circuito
produttivo di beni gestiti da associazioni di giovani, di ex-
disoccupati e di realtà associative impegnate nel rispetto della
legalità. Inoltre la presenza di aziende sane in luogo di quelle in
mano alla criminalità ha contribuito al rafforzamento di
un'economia legale di cui la Sicilia ha un estremo bisogno. Infine,
la palese presenza dello Stato in luoghi che prima erano evidente
espressione del potere mafioso (ad esempio con l'ubicazione di
caserme e commissariati di polizia in immobili confiscati) ha
assunto un'altissima valenza simbolica.
Bisogna quindi mettere in risalto in maniera netta e assoluta come
sequestri e confische dei beni siano delle procedure assolutamente
necessarie alla lotta alla criminalità; tuttavia, in eguale misura,
bisogna analizzare le criticità del settore.
Una prima tipologia di problemi concerne la fruibilità dei beni
immobili, poiché può accadere che essi siano contraddistinti da
gravami ipotecari, da occupazioni abusive, dalla mancata
identificazione dei proprietari effettivi o degli estremi
identificativi catastali. Questi problemi hanno portato,
addirittura, alcuni Comuni a rifiutare l'assegnazione di immobili
proposta dall'Agenzia del demanio. Una seconda tipologia di
problemi è relativa alla gestione produttiva delle aziende
sequestrate. Il sequestro delle aziende, affidate alla gestione di
un amministratore giudiziario (solitamente un commercialista o un
avvocato) per un tempo molto lungo (spesso anche per una decina e
più di anni), può provocare dei problemi all'attività
imprenditoriale, poiché la gestione amministrativa può
sensibilmente differire da quella imprenditoriale, con possibili
criticità soprattutto nel settore degli investimenti. Un'altra
problematica è da rinvenire nel possibile rallentamento
dell'espansione economica delle piccole comunità, laddove i
sequestri dei terreni e degli immobili per periodi molto lunghi,
specialmente in piccoli centri agricoli, siano suscettibili di
rendere difficile l'acquisizione di proprietà da parte di
imprenditori che ambiscono ad investire in nuove imprese, ad
esempio nei settori dell'agricoltura e del turismo.
I suddetti problemi, in parte difficilmente risolvibili, vengono
ingigantiti dalle procedure lente e farraginose che, nel caso di
beni immobili, producono anche il depauperamento del bene e il
conseguente esborso di denaro pubblico per ovviare alla mancata
manutenzione dello stesso.
La complessità della questione, schematicamente delineata, da un
lato favorisce una valutazione positiva di nuove norme che
attualizzino e modernizzino il quadro giuridico, dall'altro però
evidenzia la necessità che i suddetti interventi siano finalizzati
esclusivamente alla lotta alla criminalità organizzata e alla
risoluzione dei problemi da essa generati, poiché l'emersione di
nuove problematiche, come il risanamento del bilancio statale,
potrebbe nuocere gravemente al delicato equilibrio che la normativa
sui sequestri e confische deve indubbiamente raggiungere.
La recente attività dello Stato nel settore dei beni confiscati ha
seguito due diverse direttrici: una nuova organizzazione del
sistema attraverso l'istituzione di nuovi organi e uffici, e alcune
riforme legislative che hanno profondamente inciso nel procedimento
di sequestro, confisca e assegnazione dei beni.
Tra le riforme che hanno reso il sistema più efficiente è da
evidenziare l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, del Commissario straordinario per la gestione e la
destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali.
Durante le audizioni promosse dalla Commissione, tutti gli addetti
al settore hanno lodato il suo ruolo di coordinamento operativo tra
le amministrazioni e gli enti interessati alla destinazione ed alla
gestione dei beni confiscati e tra queste e i soggetti cui ne è
devoluta la gestione.
Le innovazioni della legislazione statale hanno creato i
presupposti per una maggiore efficienza dell'apparato ma, in alcuni
settori, hanno destato anche forti perplessità.
Il Parlamento ha approvato l'istituzione del fondo unico di
giustizia, la cui gestione è stata affidata ad Equitalia Giustizia
spa; nel suddetto Fondo confluiranno anche tutte le somme
confiscate alla criminalità organizzata e il ricavato viene
destinato interamente al Ministero degli interni, al Ministero
della giustizia e al Bilancio dello Stato.
Più volte su questa norma siamo tornati, perché la riteniamo una
norma sbagliata che tradisce il principio risarcitorio che era
invece la filosofia della legge La Torre, poiché stabilisce che i
soldi sequestrati o confiscati in Sicilia vengano destinati alle
politiche dei Ministeri del Bilancio, dell'Interno e della
Giustizia. Mentre noi riteniamo che i beni sequestrati e
confiscati in Sicilia devono essere restituiti alla Sicilia per
interventi di contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia.
La ripartizione delle somme confiscate mette in risalto
l'indebolimento di quella natura risarcitoria della destinazione
dei beni alle popolazioni colpite dal fenomeno mafioso che aveva
contraddistinto la filosofia dalla legge Rognoni-La Torre in poi.
Se risulta criticabile l'assegnazione di parte delle confische alla
criminalità organizzata alle forze di polizia e alla giustizia nel
momento in cui queste non risultino, almeno in parte, destinate ai
territori di provenienza dei sequestri, risulta invece poco
comprensibile l'assegnazione al bilancio dello Stato. Somme che,
invece, si potrebbero e dovrebbero spendere, ad esempio, per
contrastare le cause economiche e sociali della mafia, ad esempio
migliorando i servizi, contrastando l'emarginazione sociale,
favorendo la lotta alla povertà, promuovendo l'occupazione.
Vi è poi un altro aspetto, non secondario, da considerare. La
confisca dei beni produce un trasferimento netto di risorse da un
determinato territorio allo Stato poiché, i proventi delle attività
criminali provengono in massima parte dalla violenza esercitata
sulla popolazione locale (dal racket all'estorsione, dagli appalti
ai furti, dall'usura all'abusivismo, dalle scommesse clandestine
alle agromafie). La confisca non reindirizzata verso il territorio
nel quale è avvenuto il sequestro renderà quel determinato
territorio più povero e con meno possibilità di sviluppo; le
conseguenze che siffatta politica potrebbe generare sono facilmente
immaginabili: la possibilità di minare l'appoggio delle popolazioni
locali alla lotta alla mafia e il rafforzamento di uno dei
prerequisiti dello sviluppo della criminalità organizzata, ossia la
povertà.
La Commissione, con l'aiuto di alcuni importanti amministratori
giudiziari, ha analizzato e approfondito delle proposte normative
finalizzate alla modifica della legislazione nazionale sui beni
confiscati. Abbiamo più volte richiesto, anche ai parlamentari
nazionali eletti in Sicilia, di intervenire su questo settore. Uno
dei punti cardine del lavoro svolto in Commissione è l'eliminazione
della percentuale del fondo unico di giustizia spettante al
bilancio dello Stato, una quantità considerevole di risorse
economiche che appare totalmente estranea a qualsiasi contesto di
lotta alla mafia e che verrebbe destinata, in varie forme, alle
popolazioni stanziate nei territori dove sono avvenuti i sequestri.
In tal modo si favorirebbero, da un lato, le economie di scala
grazie all'immissione di beni liquidi nel sistema produttivo
territoriale e, dall'altro, una destinazione sociale delle somme
confiscate, avrebbe sicuramente un alto valore simbolico e, come
abbiamo detto, contribuirebbe all'indebolimento delle cause
economiche e sociali della criminalità organizzata siciliana.
Vi sono altri due punti che vanno espressamente criticati dalla
normativa nazionale: la costituzione di parte civile che prevede in
questa fase che i comuni che si costituiscono parte civile non
hanno diritto a nessun elemento risarcitorio e che soltanto le
vittime della mafia possono ottenere risarcimento, come se la lotta
alla mafia non investisse direttamente la comunità. Come se i danni
che la mafia produce non creano un vulnus, una ferita, all'intera
comunità. La seconda questione è legata alla previsione normativa
della vendita dei beni confiscati. Il Parlamento nazionale è
intervenuto su questa materia prevedendo che è possibile procedere
alla vendita dei beni confiscati. Più volte, anche in questo
Parlamento, abbiamo affrontato l'argomento e c'è la nostra netta
contrarietà a questa impostazione normativa.
Attività su temi di particolare interesse: il Programma operativo
nazionale (PON) sicurezza 2007-2013: il Programma Operativo
Nazionale (PON) Sicurezza per lo sviluppo-Obiettivo Convergenza
2007-2013 è stato approvato dalla Commissione europea con decisione
del 17 agosto 2007.
Il PON consiste in 9 misure, tra cui l'adeguamento del sistema di
controllo tecnologico del territorio, lo sviluppo di tecnologie per
la tutela delle risorse ambientali e culturali, la formazione di
risorse umane per la sicurezza e i contributi per la diffusione
della legalità. Può contare, per la realizzazione degli interventi
programmati, su una dotazione finanziaria pari a 1.158.080.864
euro, di cui il 50 per cento provenienti dal Fondo Europeo di
Sviluppo Regionale.
La gestione del PON sicurezza è affidata alle strutture
prefettizie dello Stato, anche se sono previste limitate forme di
coinvolgimento (a livello consultivo) degli enti territoriali.
Desta una certa perplessità il ritardo (martedì 3 marzo 2009, dopo
due anni) con cui è stato istituito il Tavolo di Consultazione
Territoriale della Regione Sicilia, relativo al PON sicurezza 2007-
2013, presso la Prefettura di Palermo. Tavolo che è stato
formalmente creato per migliorare la conoscenza e la partecipazione
di tutti gli attori locali al Programma operativo nazionale, per
favorire la condivisione delle scelte progettuali e lo sviluppo
delle reti di collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti.
Durante l'attività conoscitiva della Commissione, è emerso il
rischio che i Comuni siciliani, la stragrande maggioranza di essi,
possano essere in sensibile ritardo nella predisposizione di
progetti adatti a fruire dei finanziamenti del PON. Inoltre, sembra
che quei pochi progetti presentati non abbiano i requisiti minimi
necessari per poter accedere al finanziamento.
La Commissione si è proposta di raggiungere, nel prossimo futuro,
due obiettivi: creare delle sinergie affinché i Comuni possano
ricevere degli aiuti nella predisposizione dei progetti
finanziabili e analizzare la fattibilità di un'integrazione dei
finanziamenti del Programma operativo nazionale sicurezza con
quelli del Programma operativo regionale, al fine di realizzare
interventi più efficienti, efficaci e coordinati.
Attività ispettiva della Commissione: sulla base di denunce
precise e circostanziate, gli organi della Commissione hanno
proceduto ad audizioni, relativamente ad alcuni fatti accaduti nel
territorio della Regione siciliana, finalizzate ad una maggiore
conoscenza della questione.
La Presidenza della Commissione si è altresì adoperata affinché la
sala della Commissione fosse intestata all'onorevole Angelo
Ganazzoli in occasione del decimo anniversario della scomparsa del
primo presidente della Commissione antimafia (1984-1986). Durante
il convegno che ne ha ricordato l'opera politica e istituzionale, è
stato evidenziato il suo spessore intellettuale e sono state
analizzate le sue proposte innovative relativamente ai temi
dell'insegnamento della legalità e della legislazione sugli
appalti.
Le attività della Commissione del suo plenum, dell'Ufficio di
Presidenza e della Presidenza, nel corso del primo anno di
attività, sono state molto diverse ed hanno suscitato una vasta eco
nei mezzi di comunicazione di massa e un serrato dibattito tra gli
addetti al settore. Soprattutto relativamente ad alcuni aspetti
della legge regionale 15 del 2008 e alla legislazione sui beni
confiscati.
Un primo compito è sicuramente la valutazione di tutti gli aspetti
legati all'attuazione della legge regionale 15 del 2008. Assieme
ai dirigenti regionali, alle associazioni di categoria, e a tutti i
soggetti a vario titolo coinvolti, si dovranno individuare le
criticità della suddetta normativa e valutare nuove iniziative
tenendo conto degli effetti prodotti.
Sarà poi fondamentale occuparsi ancora della legislazione sui beni
confiscati, una normativa in continua evoluzione che dovrà essere
continuamente analizzata dalla Commissione, sia nei risvolti
nazionali, che in quelli locali.
A tal proposito voglio informare il Parlamento che abbiamo
iniziato una attività conoscitiva sui beni confiscati. Il 42 per
cento dei beni confiscati è gravato da ipoteca e perciò stesso non
può essere trasferito alle Comunità locali né alle associazioni.
Molte volte l'ipoteca è sospetta: è davanti agli occhi di tutti
quello che è avvenuto al feudo Verbumcaudo nelle Madonie, dove è
stato sequestrato un bene ad un noto mafioso nel 1982, si tratta di
Michele Greco. Ma nel 1981 il Banco di Sicilia, avendo conoscenza
del profilo mafioso del soggetto, ha emesso ipoteca su quel bene
che oggi è alla gestione diretta dell'amministratore giudiziario e
quel bene non può essere trasferito alle comunità locali perché
gravato da ipoteca.
Abbiamo richiamato le banche ad un maggiore senso di
responsabilità, dobbiamo raccordarci con il Ministero di Grazia e
Giustizia per vedere se è possibile intervenire su questa materia,
in cui c'è una parte limitata delle nostre competenze e una gran
parte delle competenze sono statali.
Non è più tollerabile che oltre il 40 per cento dei beni
confiscati alla mafia non vengono, per questa ragione, restituiti a
quelle comunità alle quali la mafia le ha sottratte attraverso
l'utilizzo della forza, della coercizione, della intimidazione e
degli omicidi.
E' per questo che la Commissione antimafia si impegnerà su questo
terreno.
La terza sfida che la Commissione dovrà affrontare è quella
inerente al PON sicurezza 2007/2013 e soprattutto all'elaborazione
di proposte volte a migliorare il sistema dei progetti degli enti
locali per accedere ai finanziamenti.
Un quarto punto che la Commissione ha deciso di porre
all'attenzione è quello del rapporto tra credito e banche in
Sicilia, soprattutto relativamente ai motivi che rendono il costo
del denaro in Sicilia notevolmente più alto che nel resto d'Italia
e alle eventuali connessioni tra l'usura, il sistema bancario e la
mafia.
La crisi, onorevoli colleghi, sta determinando un nuovo riapparire
dell'usura in Sicilia. I settori in crisi che non possono più
accedere al mercato ordinario si rivolgono al mercato illegale e
all'usura e gran parte di questi settori vengono risucchiati dentro
il circuito usura-mafia.
La gestione dei lavori di realizzazione di opere pubbliche è uno
degli interessi fondamentali della criminalità. Essa non è soltanto
fonte di illeciti guadagni, ma comporta criticità che rallentano i
programmi di investimento pubblici e privati. La quinta sfida che
la Commissione si troverà ad affrontare assieme al Parlamento
regionale e ai colleghi della quarta Commissione sarà quindi quella
di analizzare approfonditamente la nuova legislazione degli
appalti, individuando eventuali migliorie da apportare nell'ottica
di contrasto alle infiltrazioni mafiose.
Sono queste le questioni che hanno caratterizzato un anno di
attività della Commissione Antimafia che vogliamo sottoporre al
dibattito e al confronto del Parlamento siciliano ed eventualmente
alla sua approvazione.
MAIRA. Chiedo la parola.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione appena
letta dal presidente Speziale non può non trovare il mio plauso,
perché è frutto di un elaborato comune del presidente Speziale,
degli Uffici e degli altri membri della Commissione, anche perché
il suo Ufficio di Presidenza ha avuto modo di lavorare all'unisono
nei mesi di attività che hanno preceduto la relazione.
Devo sottolineare che, così come ha anticipato l'onorevole
Speziale, il lavoro della Commissione, nei prossimi mesi, sarà
incentrato nell'approfondimento di questo tema, del rapporto tra il
sistema bancario con la clientela, della possibilità che
direttamente o indirettamente alcuni funzionari, non proprio
corretti e leali con la banca, possano favorire fattori di
riciclaggio e di usura, ma soprattutto cercare di capire come il
sistema bancario siciliano si possa avvicinare di più alle esigenze
sia delle aziende, medie, piccole e grandi, sia delle famiglie,
cercando di utilizzare al meglio quella aspirazione che hanno ormai
molti sistemi bancari di operare anche come banca etica, e non solo
come banca di affari.
La Commissione, da questo punto di vista, si ritiene enormemente
impegnata, e credo che il rapporto con le banche sia iniziato nel
migliore dei modi e che la prossima relazione della Commissione
Antimafia su quest'aspetto sarà particolarmente approfondita ed
interessante.
Ciò premesso, e premesso ancora che il lavoro della Commissione
antimafia regionale e di questa Assemblea ha avuto consensi unanimi
sia per la legge fondamentale varata in questa legislatura, sia per
gli interventi nel territorio, sia per le audizioni svolte e per i
suggerimenti che la Commissione ha dato nei vari provvedimenti
legislativi che l'Aula ha prodotto, devo confessare a quest'Aula un
momento di amarezza per fatti recenti, anzi oserei dire per fatti
di oggi, di ieri e di domani.
Se la Commissione antimafia regionale è stata giudicata da tutti
come una commissione produttiva, se così come tutti ritengono
giustamente questa Commissione antimafia ha operato con grande
attività normativa ed attenzione rifuggendo dalla passerella che,
di solito, le Commissioni antimafia usano fare per caderismo
politico, se questa Commissione antimafia ha visto giudicato il suo
operato in termini estremamente positivi dal dottore Grasso, dai
procuratori antimafia e dalla stessa Commissione antimafia
nazionale, vorrei capire - e questo è il momento di amarezza - come
può succedere che la Commissione antimafia nazionale che si trova a
Palermo già da ieri, e lo sarà fino a domani, non senta il bisogno
di un incontro con la Commissione antimafia regionale.
Bisogna essere coerenti. La lotta alla mafia è una lotta che non
ha colore, che tutti vogliamo fare, indagando in tutti gli aspetti,
i meandri, le contraddizioni e le collusioni che la mafia ha in
Sicilia, e questa Commissione ha dimostrato, al di là dei colori e
delle appartenenze, di volerlo fare con serietà e in maniera
approfondita. Pertanto mi aspettavo che la Commissione antimafia
nazionale si confrontasse con la Commissione antimafia regionale,
non per dirci che siamo bravi, non ne abbiamo bisogno, ma per
vedere reciprocamente di raccogliere quei suggerimenti e quelle
attività che possano essere in sinergia tra le due Commissioni, e
quindi fare un ulteriore passo in avanti nella lotta alla mafia, al
racket, all'usura, al riciclaggio e all'estorsione.
Questo non è avvenuto, me ne dispiaccio. Probabilmente, al di là
delle parole di circostanza e al di là delle formalità, la
Commissione nazionale non tiene in grande considerazione la
Commissione regionale antimafia.
E sbaglia, perché, per molti versi, abbiamo agito con grandissima
professionalità e serietà, molto di più di quello che hanno
dimostrato altre Commissioni antimafia di altre regioni, e anche
quella nazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha
facoltà.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del
Governo regionale, mi dispiace che la relazione annuale della
Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno
della mafia in Sicilia debba essere discussa in un Parlamento
deserto o quasi, attento solo nelle poche unità presenti dei
parlamentari interessati non ad un argomento, ma a quello che
dovrebbe essere l'argomento che dovrebbe sovrintendere ogni
iniziativa che in questa Terra si porta avanti, e non solo di
carattere legislativo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente
Speziale, il mio intervento non vuole assolutamente assurgere a
quello di un novello Catone il censore ma, avendo seguito con
grande attenzione l'onorevole Speziale nella sua relazione, mi sia
consentito porre l'accento su alcune questioni, che dovrebbero
vedere questo Parlamento, e sicuramente la Commissione antimafia
regionale, impegnarsi maggiormente nella trattazione di un tema
così delicato e così importante.
Ho preso alcuni appunti, presidente Speziale, e nelle proposte di
riforma auspicherei personalmente - ma sono convinto di essere
assolutamente condiviso e seguito da tutto il Gruppo parlamentare
del Movimento per le Autonomie - sulla necessità di un
approfondimento, visto che questa relazione si fonda precipuamente
sul problema dei beni confiscati.
C'è anche una critica dalla quale mi permetto di allontanarmi
relativamente alla natura risarcitoria della legge Rognoni-La
Torre, su cui arriverò tra qualche istante, ma a mio avviso
l'assegnazione di parte dei beni confiscati alla criminalità
organizzata alle forze di polizia e alla giustizia, che sono
criticate a pagina 11 da questa relazione, dovrebbero essere
aumentate, rimpinguate, incentivate, sostenute. E questo non
andrebbe a ledere quel principio di natura risarcitoria di cui si
parlava poc'anzi relativamente alla legge Rognoni-La Torre. Non è
vero che se una liquidità viene sottratta ad un territorio e poi
non viene immessa di nuovo in quel territorio c'è un indebolimento
dello stesso, perchè se la confisca avviene geograficamente in una
porzione di Sicilia, il fatto che i beni confiscati non siano
restituiti a quel territorio non è indebolimento se il denaro
confiscato dallo Stato viene ridistribuito con il potenziamento di
uomini, mezzi e tecnologie e, anche in questo caso, con aiuti ad
una giustizia che compie grandi sforzi ma che ha pochissimi mezzi.
Solo così si può migliorare il controllo di quel territorio.
Da questo punto di vista auspico un confronto con il Presidente
della Commissione parlamentare antimafia regionale, onorevole
Speziale, e come Movimento per le Autonomie presenterò delle
proposte affinché si possa verificare la compatibilità ed anche la
legittimità di un Parlamento siciliano che chiede, visto che si
parla di proposta di riforma, che gran parte di queste somme
confiscate possano essere non date allo Stato genericamente,
onorevoli colleghi, ma date a quella parte dello Stato, e cioè le
forze di polizia e il comparto giustizia che proprio in Sicilia non
sono messe nella condizione di potere ben operare perché il valore
simbolico - trovo molto spesso questa frase nella relazione - è un
valore che non può assolutamente essere messo di fronte alla
gigantesca forza di una mafia che ancora in questa Terra non è
stata assolutamente sconfitta.
Questo Parlamento e questa Commissione parlamentare antimafia
regionale, in cui sono presenti tutte le forze rappresentate in
questo Parlamento, devono cercare di sforzarsi non solo con
presenze simboliche ma affinché arrivino degli indirizzi precisi e
si possa potenziare una presenza in termini di dotazione organica.
Conosciamo tutti i problemi, che vengono tra l'altro giornalmente
sbattuti sulle pagine dei giornali, molto spesso nelle ultime
pagine, dai sindacati di polizia; sappiamo dell'insufficienza di
organici, di mezzi e di tecnologie che, purtroppo, in questa Terra
creano delle gravissime complicazioni perché il controllo del
territorio in Sicilia non è lo stesso di quello della Valle
d'Aosta, dell'Umbria, della Lombardia, del Trentino o del Lazio.
E poi, sul versante divulgativo, so che noi come Parlamento
siciliano, anche grazie al grande lavoro della nostra Commissione
regionale antimafia, abbiamo approvato una legge importante, la
numero 15 del 2008, che mi auguro sia la prima di una serie di
interventi legislativi che questo Parlamento deve necessariamente
adottare se si vuole continuare questa lotta incessante senza
quartiere alla mafia. Però dobbiamo cercare di sforzarci tutti di
più, dobbiamo cercare di potenziare un'attività divulgativa anche e
soprattutto in quella scuola dell'obbligo che deve ricordare; pare
che proprio in questi giorni ci sia stato un invito, non cogente,
per la prima ora del prossimo anno scolastico a ricordare le
straordinarie figure dei nostri eroi Falcone e Borsellino.
Non ci fermiamo però solo ad aspetti simbolici, cerchiamo di fare
in modo - e il Parlamento lo può fare anche con disegni di legge -
che l'istruzione pubblica della Regione siciliana preveda un'ora
fondamentale obbligatoria, anche due o tre ore a settimana, di
approfondimento e di studio del fenomeno della mafia, affinché si
possa realmente creare una cultura antimafiosa nella nostra Terra.
Sul contrasto alla povertà, mi permetto di esprimere il mio
dissenso relativamente a degli argomenti che dovrebbero essere
trattati da un Assessorato apposito, mi dispiace che l'assessore
Leanza non sia presente in questo momento in Aula per partecipare
ad un dibattito così importante in una relazione in cui si parla di
contrasto alla povertà.
Potremmo, ad esempio, - e mi auguro di trovarlo Presidente
Speziale, l'anno prossimo, nella sua relazione - dedicare una
grande attenzione al problema dell'immigrazione clandestina nella
nostra Terra, agli intrecci tra l'immigrazione clandestina e
l'utilizzo, con la tratta degli schiavi, di queste povere vite
molto spesso spezzate nel tragitto dai paesi dell'Africa alla
Sicilia, e le implicazioni con le attività criminali che spesso si
servono di manovalanza a basso costo per potere continuare a
distruggere, ad assetare e a dissanguare il nostro territorio. Di
questo non si è parlato
Sicuramente la Commissione ha svolto un buon lavoro, ma
sicuramente questo Parlamento può e deve sforzarsi affinché non
solo si rafforzi il raggio di azione e la portata di una
Commissione parlamentare che non deve essere solo simbolica, ma che
deve e può, perché espressione dei partiti presenti in questo
Parlamento, svolgere una funzione di indirizzo legislativo, anche
nei confronti di meccanismi lontani dal nostro Statuto speciale, e
quindi una funzione di indirizzo nei confronti di una legislazione
nazionale spesso carente, deve e può intervenire in materie come
quelle della cultura, dell'istruzione pubblica, e le deve
approfondire.
Mi complimento per la presenza, anche se sintetica, di un punto in
ultima pagina relativo al rapporto tra credito e banche in Sicilia.
Avete fatto bene, e mi auguro che presto ci possa essere un
approfondimento, anche pubblico, con un'intera seduta parlamentare,
signor Presidente, dedicato a questo grave problema, perché il
costo del denaro in Sicilia è molto più alto rispetto al resto
d'Italia, e alle eventuali connessioni tra usura, sistema bancario
e mafia, che molto spesso penalizzano ingiustamente la nostra Terra
e i siciliani.
Presidenza del Vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fiorenza. Ne ha
facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il lavoro della
Commissione Antimafia ha avuto una connotazione particolare, ed è
stata la connotazione che ha reso possibile un lavoro all'unanimità
degli intenti, senza che ci fossero divisioni partitiche o
ideologiche che potessero minimamente incrinare quello che è stato
ed è l'unico obiettivo dei parlamentari presenti, come così credo
dell'intera Assemblea, di costituire un unico corpo compatto contro
la criminalità organizzata.
La Commissione, oltre ad avere elaborato una delle prime leggi di
questa legislatura in ordine temporale ad essere state approvate,
ha avuto anche una funzione fortemente e strettamente collegata al
territorio. E' stata una Commissione che si è aperta, non si è
chiusa all'interno del Palazzo; è stata una Commissione che ha
incontrato presso le sedi delle varie Procure i procuratori e i
pubblici ministeri impegnati nelle operazioni più delicate del
territorio siciliano, da quello di Catania, a quello di
Caltanissetta, a quello di Messina e a quello di Palermo, ricevendo
il plauso, oltre che degli addetti ai lavori schierati in prima
linea, e pertanto oltre che della magistratura, anche della gente
comune, ha ricevuto il plauso della società civile che
spontaneamente si è organizzata in associazioni antiracket, in
associazioni di volontariato, per cercare di assistere coloro che
erano stati oggetto di violenze collegate al pizzo piuttosto che
all'usura e al racket.
Una funzione, quella della Commissione antimafia, sociale che ha
voluto manifestarsi, oltre che con gli incontri, con aspetti - devo
dire - anche più tecnici durante l'ultima finanziaria.
Vorrei ricordare che sono state attribuite somme ad uno degli
articoli principali, all'articolo 1, che prevede che le scuole
abbiano un sostegno di cinquemila euro per organizzare, all'interno
del proprio contesto, alcune attività che promuovono lo sviluppo e
soprattutto la cultura alla legalità.
Alle associazioni non solo siamo riusciti a dare informazioni, non
solo siamo riusciti ad essere vicini sotto il profilo
istituzionale, ma la Commissione si è fatta carico altresì di
ricevere e di ascoltare parecchi suggerimenti e, in modo
particolare, questo punto è stato più volte sottolineato in uno
degli incontri, credo più significativi, della Commissione stessa,
che è quello avvenuto a Roma insieme al Procuratore generale Piero
Grasso, che ha voluto sottolineare come questa Commissione
antimafia, in rappresentanza del Parlamento siciliano, era riuscita
a dare una significativa svolta al modo di intendere una
Commissione parlamentare che si occupasse di vigilanza e problemi
sulla criminalità organizzata.
Allora, signor Presidente, il tema è quello di guardare avanti, è
quello che questa Commissione oggi vuole avere: l'ambizione di
iniziare a toccare temi che stanno vicino alla gente, non solo in
termini di coloro che sono stati colpiti in prima persona dagli
effetti negativi della criminalità organizzata, ma in un contesto
più ampio. Vuole essere portatore di una cultura che, in ambito
regionale, non può essere indirizzata solo ed esclusivamente alla
società civile, ma deve essere indirizzata alla società che
produce, alla società che eroga servizi, che dovrebbe erogare
servizi, come dovrebbero essere le istituzioni bancarie, in un modo
molto più trasparente e, oserei dire, in un modo molto meno
articolato rispetto a quello che le banche oggi fanno.
Allora, questo sarà l'intento fondamentale della Commissione,
questo sarà il tema della prossima seduta della Commissione
regionale antimafia.
Colgo l'occasione per affermare un concetto di principio già
espresso dal vicepresidente, onorevole Maira, e cioè che la
Commissione nazionale antimafia scenda dallo scranno sul quale si è
voluta porre ed inizi un dialogo con l'istituzione dell'Assemblea
regionale siciliana che, non a caso, viene eletta nel suo consesso
dalla gente, quindi con una differenza sostanziale, istituzionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non
faccio parte della Commissione in oggetto e tuttavia ho ascoltato
molto attentamente la relazione del presidente Speziale, ed esprimo
innanzitutto un plauso al lavoro svolto.
Però vorrei riflettere insieme sulle cose che sono state dette dai
miei colleghi, in particolare dall'onorevole Maira, circa il peso,
il ruolo che a questa istituzione, a questa Commissione viene dato
da tutti noi quando egli cita il fatto che in questi giorni la
Commissione nazionale antimafia, che è qui a Palermo, non ha
sentito il bisogno di ascoltare la Commissione regionale.
A me viene da dare una risposta, ed è quella che se questo
Parlamento - che ha avuto la lungimiranza di istituire questa
Commissione nel 1991, con la legge 4 - ritiene di darle questa
importanza, con la presenza assolutamente insufficiente dei
deputati, è difficile che qualcun altro possa riconoscerle maggiore
importanza di quanto non gliene possiamo dare noi stessi che
l'abbiamo istituita.
Il presidente Speziale ricordava che, prima di adesso, la
relazione è stata presentata solamente in un'occasione, nel 1996,
ed è vero, sono andato a guardare gli atti parlamentari, ed anche
in quell'occasione gli interventi che si sono succeduti alla
presentazione della relazione sono stati nel numero di cinque,
stentati, come spesso usiamo fare, purtroppo, quando gli interventi
in quest'Aula si svolgono con l'intento di consumare un rito.
Allora, questa è la minaccia principale, è il pericolo di far sì
che questa Commissione sia e svolga la sua attività come una sorta
di cipria che ci mettiamo addosso, con la quale ci tamponiamo il
viso, una sorta di berretto o di foglia di fico della quale ci
nutriamo, retoricamente a volte, quando vogliamo parlare di mafia,
quando vogliamo parlare del bisogno, che pure è cogente,
importante, estremamente necessario, di fare chiarezza su questo
fenomeno, di affrontarlo, così come la legge 4 prevede, in maniera
affatto differente da quella che è la missione della Commissione
antimafia nazionale, bensì - come prevista dalla nostra
legislazione regionale - con una Commissione che ha anche il
compito di studiare meccanismi legislativi, interventi che possono
risolvere il problema della pervasione di questo fenomeno che,
infatti, dal 1991 ad oggi è cambiato profondamente.
Da questo punto di vista, è un'attività estremamente interessante,
importante, indispensabile, laddove noi - lo sappiamo bene -
soffriamo, anche economicamente, non soltanto di quello che ci
viene tolto attraverso l'attività delle organizzazioni criminali,
ma attraverso quello che non viene portato, che non si investe,
delle attività economiche che non vengono avviate in questa Terra,
degli investimenti che non vengono nemmeno immaginati perché
direttamente il contesto criminale e indirettamente la capacità che
ha di influenzare la pubblica amministrazione, di rendere
inefficienti i percorsi di modernizzazione della nostra attività
amministrativa nel suo complesso, pesano sul contesto economico e
sulla sua capacità di dare risposte alle imprese e di agire nei
circuiti economici. Quindi, dovrebbe essere un'attività
straordinariamente importante.
Dico questo soltanto per fare una constatazione amara della
disattenzione con la quale il Parlamento accoglie questo che
dovrebbe essere, invece, un momento straordinario di dibattito e di
riflessione su uno degli strumenti più importanti della sua
attività, nel cuore della sua massima organizzazione istituzionale.
Quindi, un'occasione perduta da questo punto di vista, quando,
invece, spesso ne cogliamo per dibattiti pretestuosi che si
ingolfano di interventi che si accavallano per ore ed ore, quando
c'è da litigare o da contendersi posizioni del tutto strumentali e
pretestuose.
Questa, che era un'occasione, invece, per portare un contributo ad
una questione così vitale della nostra vita economica e sociale è
chiaramente sottoutilizzata, per non dire snobbata.
Quindi, c'è poco da stupirsi se poi altri, vedasi la Commissione
nazionale antimafia, snobbano - ahimè, non è questa una scusa per
loro, ma è un atto di accusa per noi - questa attività. Attività
che, lo dico subito e con chiarezza, invece questa Commissione ha
contribuito a rendere dignitosa nella disattenzione che non
soltanto qui manifestiamo, qui secondo me ratifichiamo, ma che
durante gli ultimi mesi ha accompagnato questo percorso.
In questa disattenzione la Commissione ha svolto un ruolo
importante nel merito, ed è stato sottolineato nella relazione
dell'onorevole Speziale che la presiede in maniera brillante, ma
soprattutto attraverso gli esiti che questo Parlamento ha avuto
modo di verificare, primo fra tutti l'approvazione della legge 15
del 2008, ma anche con una serie di altri approfondimenti e di
azioni che hanno costituito questo grande sforzo, del quale
ringrazio la Commissione, il presidente e tutti i suoi membri,
perché dà dignità ad una istituzione, nonostante noi, devo dire,
nonostante noi.
E questo che hanno fatto è un lavoro importante.
Credo che gli spunti che l'onorevole Speziale nella sua relazione
ci ha voluto dare non vadano persi, non possono essere reclusi al
ruolo di strumenti di cerimonia, così come potrebbe essere una
seduta semideserta quale questa, ma che magari in un'altra
occasione, e questo la invito a fare Presidente, si possa discutere
e raccogliere tutti gli stimoli che ci sono stati lanciati in una
seduta apposita, magari nella sessione autunnale, alla ripresa. E
primo fra tutti dovrebbe essere la vicenda che riguarda il nesso
tra le attività di restituzione alla fruizione dei beni confiscati
alla mafia e l'attività degli istituti bancari che, per il 42 per
cento abbiamo sentito, rendono impossibile tale restituzione perché
trattasi di beni ipotecati. La questione del feudo Verbumcaudo è un
esempio, é una questione che dovremmo assumere come simbolica, che
grida vendetta e che ancora oggi è oggetto di attività sinistra e
ombrosa. Penso che dobbiamo assumere quella come una sorta di madre
di tutte le battaglie nei confronti di questo atteggiamento delle
banche incomprensibile e ingiustificato. Ci vuole un peso forte. Ci
vuole una volontà importante che questo Parlamento deve esprimere a
supporto di quella che la relazione ha indicato e cui ha accennato
ad essere un'attività importante della sua azione.
A ciò mi sento di dare tutto il mio sostegno. Spero che presto
avremo occasione per confermare questo sostegno nella maniera più
ampia e più autorevole possibile con tutto il Parlamento siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ovviamente
rinuncio.
E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, non
poteva esserci giorno migliore per trattare la relazione della
Commissione Antimafia in Parlamento.
Il lavoro svolto dalla Commissione regionale antimafia - fino a
ieri sera abbiamo partecipato alla fiaccolata in ricordo di Paolo
Borsellino e in questi giorni la Commissione nazionale antimafia,
come veniva ricordato, è in visita per delle audizioni qui a
Palermo - e ancor di più i fatti della quotidianità ci riportano
amaramente alla constatazione di un processo che ha portato ad un
nulla di fatto poi nella concretezza, che è quello della strage di
Borsellino. Dicevo che non poteva esserci giorno migliore in
relazione ad un argomento di questo tipo.
Certo non posso non unirmi a chi ha constatato una assenza, forse
di leggerezza di molti colleghi.
Il tema di cui oggi discutiamo non è un tema che appartiene alla
storia passata.
Il fenomeno mafioso, il fenomeno della criminalità organizzata si
è evoluto, è cambiato. Oggi ha metodi e modi diversi rispetto al
passato. Usa sistemi completamente diversi. D'altronde, gran parte
delle operazioni anticrimine portate a buon fine dalle Forze
dell'ordine dimostra che il sistema mafioso oggi agisce in tutto il
territorio nazionale, a buon vedere, giusto per testimoniare il
fatto che quel luogo comune, che apparteneva alla storia recente,
per cui la Sicilia era il luogo della mafia per eccellenza, oggi è
stato finalmente soppiantato dalla constatazione di una Cosa
nostra, di una Ndrangheta, di una Camorra che agisce non soltanto
in tutto il territorio nazionale, ma agisce ancor prima del sistema
economico attraverso una globalizzazione che forse proprio la
criminalità organizzata ha inventato - perché no, anche questa
potrebbe essere una riflessione da fare - e dicevo che sono giorni
particolari perché si chiede a gran voce verità. Si chiede
chiarezza su molti dei fatti che hanno caratterizzato la nostra
storia recente.
In questo contesto storico si incarna il dibattito di oggi. La
relazione che viene portata in Aula dalla Commissione testimonia
come in due anni si può anche - e finalmente, oserei dire -
riempire di contenuti, di sostanza, l'azione voluta quando è stata
costituita la Commissione regionale antimafia.
Come ha detto il presidente Speziale, tanto è stato fatto e la
maggior parte delle volte in silenzio per volontà unanime di
questa Commissione. Infatti, l'obiettivo principale che ci siamo
dati era quello di dare dimostrazione di concretezza, di fattività;
così è stato, anche in virtù di quell'approvazione, all'unanimità,
in quest'Aula, della legge numero 15.
In considerazione di tutto questo, anche constatando quello che la
Commissione nazionale ha fatto non volendo invitare la Commissione
regionale ad un'audizione diretta, abbiamo il dovere, presidente
Speziale, di uno slancio ulteriore.
Abbiamo lavorato bene fino ad oggi.
Oggi, però, dobbiamo continuare sulla strada dell'autorevolezza.
E' il caso, forse, di cominciare a riflettere su una riforma della
legge istitutiva della Commissione regionale antimafia. Una
riflessione che ci porti a dare poteri maggiori, a dare a questa
Commissione di vigilanza sul fenomeno mafioso un ruolo autorevole
maggiore rispetto a quello che oggi ha, in ossequio a tutto quello
che fino ad oggi abbiamo fatto - lo ricordava il vice presidente,
onorevole Maira - anche in relazione ad argomenti spinosi,
delicati, come quelli dei rapporti con le banche, con gli istituti
di credito. Se questo è il quadro all'interno del quale ci muoviamo
oggi, in ossequio proprio a quel senso di responsabilità, a quel
senso del dovere, a quell'etica che spesso viene abbandonata nella
quotidianità, dobbiamo confrontarci su questo grande tema, sullo
slancio ulteriore di responsabilità nel ruolo della Commissione
Antimafia in Sicilia, a quella fase 2, al passaggio dalla teoria
alla pratica, che deve diventare la rivoluzione culturale nella
quale la Sicilia deve assolutamente muoversi come punto di
riferimento.
Allora, in questo senso non possiamo che condividere quanto fatto
dalla Commissione, ma da oggi in poi occorre aprire una fase nuova,
una fase di confronto sui poteri di questa Commissione regionale.
Dinanzi ad un sistema che oggi, ahimé, è fatto di grande
permeabilità rispetto ai fenomeni criminali, alla corruzione,
questo Parlamento ha il dovere di porre un argine e lo fa
attraverso le norme che approva, attraverso la trasparenza che
mette negli atti che porta a termine.
Questo è il ruolo di questo Parlamento, e dinanzi alla Commissione
nazionale antimafia noi dobbiamo avere anche un sussulto di
orgoglio, signor Presidente.
Penso che questi due anni sono serviti per dare sostanza, per dare
grande contenuto a questa Commissione. Oggi cerchiamo di fare un
passo ulteriore dinanzi a quanto sta accadendo attorno a noi.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, ho chiesto la gentilezza
all'onorevole Adamo di concedermi di parlare prima di lei. So che
apprezzerà quello che dirò.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Colianni.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo di
ascoltare per trenta secondi il mio intervento. Mi sono permesso di
chiedere tale cortesia all'onorevole Adamo per annunciare che, se
viene chiesto il voto in questa Aula, di approvazione di un tema
così importante
PRESIDENTE. Onorevole Colianni, non è previsto il voto. Stia
sereno. Non c'è voto.
COLIANNI. Potrebbe esserci un apprezzamento della relazione. In
quel caso, sappia che io abbandono l'Aula. Non voto, non esprimo
pareri. Penso che quest'Aula meriti di essere più piena di
deputati, che quest'Aula possa essere più interessata. Pensate che
possa liquidarsi, in un momento storico come questo, un dibattito
sull'antimafia con dieci parlamentari in Aula?
Signor Presidente, io mi rifiuto e voglio che le mie parole
restino agli atti.
Le chiedo di rinviare questo dibattito, di non chiuderlo e di
metterlo al primo punto dell'ordine del giorno della prossima
seduta parlamentare.
Ritengo che sia un'offesa alla Commissione, che sia un'offesa a
tutti noi e al Parlamento siciliano se un tema così importante
debba essere apprezzato da dieci persone. Questo è quello che
penso
MANCUSO. Ha ragione Come Governo c'è soltanto l'onorevole Di
Mauro. E' una vergogna Ha ragione
COLIANNI. E siccome su questo tema, signor Presidente, non ci sono
partiti, chiedo scusa al mio capogruppo e agli altri colleghi se,
probabilmente, il mio intervento non sarà apprezzato positivamente.
Siccome vedo che dai banchi di tutti gli schieramenti, nessuno
escluso, vi è un'assenza quasi assoluta, tombale, preannuncio che
abbandono l'Aula se lei non dovesse rinviare il dibattito alla
prossima seduta.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, non drammatizzerei l'assenza di molti
colleghi perché in realtà la Commissione ha avuto al suo fianco
l'Assemblea tutte le volte che è stato necessario votare una
proposta della Commissione. Ritengo che, in realtà, in un anno
sicuramente difficile per la politica siciliana, caratterizzato da
tensioni politiche enormi, da difficoltà amministrative evidenti,
in realtà, il lavoro della Commissione abbia riunito l'Assemblea,
e tutte le volte che c'è stata una proposta, l'Aula l'ha votata
all'unanimità. E credo che questo sia un segnale importante.
Ritengo che l'assenza dei colleghi, oggi, sia determinata
probabilmente dal mese, dal fatto che siamo quasi alla vigilia
della pausa estiva, e non certo da disinteresse.
Mi sembra più grave, invece, come diceva l'onorevole Maira, il
fatto che la Commissione antimafia nazionale venga in Sicilia e non
si metta in contatto con la nostra Commissione.
Su questo, probabilmente, una protesta ufficiale ritengo che sia
importante.
Sono convinta che a settembre, alla ripresa dei lavori, troveremo
slancio su questi temi e su alcune cose che sono state già dette
dai colleghi prima di me, e mi riferisco soprattutto al rapporto
mafia-banche. Faccio appello al presidente della Commissione perché
possa coordinare un'azione importante perché la legge-voto, che
questa Assemblea ha approvato all'unanimità, venga portata al
Parlamento nazionale ed approvata.
Penso che, più che soffermarci sulle assenze, sia importante,
invece, valutare, così come noi facciamo a nome del Gruppo Sicilia
- sto parlando assolutamente a nome del mio Gruppo - l'azione
svolta dalla Commissione. Faccio i complimenti alla stessa e mi
associo alla proposta dell'onorevole Livio Marrocco che, a questo
punto, forse è necessario rafforzare i poteri della commissione
perché siano ancora più consistenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, spero che il Governo, come i
parlamentari del mio Gruppo, siano in collegamento dalle loro
stanze, dove stanno lavorando, per seguire il dibattito. Infatti,
per quanto ci riguarda, il Gruppo parlamentare del Popolo della
Libertà in questo momento è presente nel Palazzo e sta seguendo
questo dibattito parlamentare. E, come ho detto, spero che lo stia
facendo anche il Governo, perché piuttosto che quella dei
parlamentari, è l'assenza del Governo ad essere piuttosto grave in
un dibattito così particolare.
Non mi sento di dare un giudizio su quella che è stata l'attività
della Commissione parlamentare. Posso però affermare che qualsiasi
azione - che si svolga in Parlamento, nelle scuole, con la
Magistratura, con le Forze dell'Ordine - contro il fenomeno
mafioso, è sempre qualcosa di positivo.
Rispetto a questo vorrei dare un giudizio più politico sulla
relazione della Commissione.
In sostanza, ritengo che sia un lavoro che deve continuare nei
prossimi anni.
Questa è la prima relazione da quando siamo stati eletti nel 2008;
é una relazione molto timida; è una relazione molto scolastica del
fenomeno. E questo, naturalmente, è dovuto a quelle che sono state
le iniziative svolte dal Presidente proprio all'inizio di un lavoro
che nei prossimi anni, certamente, troverà quello che tutti ci
aspettiamo.
In particolare, mi rifaccio ad un argomento di attualità. Sono
stato invitato qualche minuto fa ad un convegno interessante su
mafia, politica e rifiuti, dove peraltro tra i relatori ci sono
anche il presidente della Commissione e altri autorevoli esponenti
di questa materia. Nella relazione, al momento, non se ne parla
affatto, ma ritengo che questa commistione tra politica, mafia e
affari è un approfondimento che verrà fatto dalla Commissione.
Ritengo indispensabile esaminare questo connubio. Peraltro,
quest'Aula ha affrontato anche momenti durissimi dovuti ad una
relazione precisa del Presidente della Regione, il quale nelle
scorse ore - o tra qualche ora - è stato ascoltato prima dalla
Procura della Repubblica di Messina, sarà ascoltato dalla
Commissione nazionale antimafia su fatti in generale, fatti che non
riguardano soggettivamente qualcuno, ma quella che appunto è la
commistione forte tra mafia, politica e affari, io direi anche la
commistione tra mafia ed enti locali, tra sindaci, assessori
comunali e consiglieri comunali. Abbiamo esempi a non finire nei
rapporti di polizia giudiziaria; abbiamo anche sindaci con
provvedimenti restrittivi; abbiamo comuni dove l'azione della
Commissione antimafia, su quei Comuni, su quei consigli comunali,
deve essere molto più incisiva, molto più attenta, con atti
ispettivi, atti che devono essere riferiti nelle loro azioni a
questo Parlamento.
E' una Commissione Antimafia che deve, per forza di cose, -
ritengo che nelle righe della relazione del presidente Speziale sia
stato detto - migliorare quelle che sono le azioni, anche
modificando le prerogative, e tutta una serie di norme che possono
supportare bene l'azione della Commissione stessa.
Noi dobbiamo prima di tutto guardare in casa , nel senso che
dobbiamo guardare all'attività della politica nei confronti delle
pubbliche amministrazioni e poi inserirci in un campo che è molto
più vasto. Un campo nel quale la Magistratura e le Forze
dell'ordine hanno sicuramente svolto bene il loro lavoro e, a
volte, dobbiamo dirlo, non sono stati affiancati da una politica
attenta, da una politica precisa, da una politica che non ha avuto
la forza di dire no ad atteggiamenti che hanno portato ad una
situazione a volte veramente incomprensibile per le attività
pubbliche.
Rispetto a questo non c'è da dare nessun giudizio. Si può dare il
plauso solo per il fatto che la Commissione si è occupata di mafia,
e non può che venire non solo dal Parlamento, ma da tutti i
siciliani. L'auspicio è che questa Commissione possa fare molto di
più. Che il supporto della politica di questo Parlamento, ritengo
anche del Governo, possa essere da stimolo ad una nuova azione.
Mi pare che i primi passi, quelli sotto il profilo istituzionale,
di incontri vari, di convenzioni e di attivazioni di fondi anche
europei è stato fatto; dobbiamo passare al concreto. Dobbiamo
vedere all'interno delle pubbliche Amministrazioni come possiamo
fare e come dobbiamo fare per mettere fuori dalla gestione gente
che non c'entra niente né con la politica né con la buona
amministrazione, ma che ha a che fare solo con un sistema che in
Sicilia dobbiamo dimenticare, speriamo presto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Speziale per una
replica.
SPEZIALE. Signor Presidente, io non mi aspettavo una presenza
massiccia perché mi rendo perfettamente conto che, inserita
all'ordine del giorno dopo la discussione del disegno di legge, la
discussione sulla relazione della Commissione antimafia poneva e
pone a noi un interrogativo più di fondo, quello di abituare il
Parlamento ad un dibattito sulle questioni anche quando queste non
hanno una cogenza amministrativa o un riscontro legislativo
immediato.
Sono soddisfatto del dibattito, tutto sommato, perché i passi si
fanno uno alla volta.
Il Parlamento siciliano non ha più approvato una relazione di
Commissione antimafia dal 1996.
Stasera, seppure in pochi, stiamo procedendo, informalmente si
dice, ad approvare nel senso che si prende atto della relazione
della Commissione antimafia.
Seconda questione: la Commissione antimafia regionale non aveva
prodotto un'attività legislativa da ben dodici anni. Abbiamo visto
che la Commissione antimafia, nel corso di questo anno e mezzo, ha
prodotto una consistente attività legislativa che è stata
apprezzata, come più volte riconosciuto da molti che sono
intervenuti, anche da autorevoli esponenti a partire dal
Procuratore nazionale antimafia dottore Grasso.
Terza questione: ha introdotto un elemento di carattere pedagogico
che non riguarda soltanto gli studenti delle scuole, ma riguarda
anche i pubblici amministratori. Il collega Mancuso, che è stato
sindaco di Adrano, sa che i bandi di gara sono leggi speciali e
tutti i comuni, prima ancora che si istituisse la norma che
stabiliva il conto corrente unico, tutti i comuni - se lo avessero
voluto - avrebbero potuto inserire nei propri bandi di gara la
norma sul conto unico per permettere il controllo della
tracciabilità della spesa. Se i comuni non lo hanno fatto è perché
si è agitato spesso il tema della lotta alla mafia, ma
concretamente poi non si agisce con atti di carattere
amministrativo e normativo che tendono a rendere più possibile e
trasparente il contrasto alla criminalità organizzata. Le
prerogative della Commissione antimafia sono limitate da questo
punto di vista. E quindi penso che l'attività che è stata svolta è
positiva - di questo ringrazio i colleghi della Commissione - e
tuttavia devo - approfitto della presenza del Governo - riscontrare
una insensibilità da parte del Governo. Non sono mai abituato a
fare denunce, non è nel mio stile.
La normativa stabilisce che è fatto obbligo alla Regione di
costituirsi parte civile nei processi di mafia. Abbiamo chiesto al
dottore Palma, che ancora non ha risposto, ed è un fatto gravissimo
- non so come si debba intendere questo fatto - in quanti e quali
processi di mafia la Regione siciliana si è costituita parte civile
per dare riscontro alla norma prevista.
Costituirsi parte civile in un processo di mafia non è niente di
particolare perché l'avvocato che arriva lì non fa altro che
rimettersi agli atti del Tribunale, del pubblico ministero del
Tribunale; tuttavia la costituzione di parte civile ha un valore
simbolico straordinario nei confronti della Sicilia e nei confronti
del resto del Paese.
Proprio ieri un mio amico, dirigente nazionale del mio partito, mi
ha chiesto di fornirgli la legge siciliana perché dopo le ultime
vicende in Lombardia, dove il fenomeno della mafia comincia a
penetrare nell'economia, hanno chiesto di mutuare loro stessi la
nostra normativa regionale. E se noi costituiamo un esempio di
norme positive per le altre regioni, questo va a vantaggio del modo
con cui legiferiamo.
Voglio porre un'altra questione al Governo: la legge 15 del 2008 è
stata sostanzialmente svuotata nell'ultima finanziaria, forse
approfittando del fatto che io ero preso dalla mia candidatura a
sindaco di Gela. C'è un impegno del Governo, e precisamente
dell'assessore Cimino, a ripristinare i capitoli di bilancio, in
quanto sono stati azzerati interi capitoli, e pure era una legge
che aveva già prodotto risultati positivi, a partire dall'articolo
1.
L'articolo 1, infatti, dava un contributo di cinquemila euro alle
scuole. Il primo anno, nel 2008, - la legge è stata approvata nel
novembre del 2008 - sono stati centocinquantotto gli istituti
scolastici siciliani che hanno goduto del beneficio e hanno
attivato iniziative per i laboratori di legalità. Il numero di
cittadini che hanno denunciato e che hanno richiesto i benefici
della legge 3 è arrivato a otto. Qualcuno dice che è un numero
esiguo Chi dice che è un numero esiguo sbaglia. Infatti, siccome
la legge dice quando c'è il rinvio a giudizio , il rinvio a
giudizio avviene dopo un anno e se consideriamo che la legge è
andata a regime nel 2009 e, quindi, già il fatto che ci sia un
numero consistente di imprenditori che denunziano e hanno portato i
propri estortori al rinvio a giudizio lo si deve in larga misura
all'efficacia di questa norma.
Otto non sono pochi, é un numero che tende ad aumentare.
In più, questa norma ha una maggiore sensibilità in alcune
località della Sicilia dove è più presente l'attività politica, dal
punto di vista pedagogico, di contrasto alla mafia. Mi riferisco,
per esempio, alla provincia di Caltanissetta e mi riferisco alla
città di Gela.
Bisogna fare di più e questo è ovvio. Ma stasera non abbiamo il
tema di cosa deve fare la Commissione antimafia. Il tema è
l'approvazione della relazione annuale dell'attività della
Commissione antimafia, e bisogna fare di più e meglio.
Io penso che tutti assieme dovremmo rivedere l'impianto e le
prerogative che il legislatore regionale ha attribuito alla
Commissione regionale antimafia. Ritengo che i suoi poteri vadano
modificati ed estesi. E vanno modificati ed estesi in una fase
delicatissima della vita politica siciliana e della vita economica
siciliana, in cui c'è il rischio che, se trovi conti consistenti
dell'economia siciliana, possano essere risucchiati in qualche modo
dall'usura e dalla mafia. Il rischio è altissimo perché la crisi
colpisce i settori più deboli. E quando c'è crisi il mondo
dell'impresa, il mondo produttivo, non potendosi rivolgere
direttamente al mercato ordinario, al mercato delle banche, si
rivolge al mercato dell'usura. E spesso il mercato dell'usura ha
una connessione diretta con la mafia e molte delle aziende
finiscono con il diventare patrimonio indiretto della malavita
organizzata e della mafia.
Che si fa di fronte ad un argomento di questo tipo?
E'un argomento che riguarda la Commissione Antimafia, ma riguarda
la politica regionale, il modo come noi interveniamo nel rapporto
credito/impresa, il modo come noi suscitiamo un interesse diverso
nel mondo dell'impresa, il modo come sistemiamo i settori
produttivi, che investe certo il confine della mafia, ma che
riguarda più direttamente temi connessi all'attività economica
della nostra Regione.
Abbiamo voluto introdurre questo argomento, lo stiamo
introducendo.
Un altro argomento delicatissimo riguarda la natura risarcitoria.
L'ho sentito dire qui e ripetere a qualche collega, e ovviamente
non condivido seppure ne rispetto la posizione.
La natura risarcitoria dei provvedimenti: in questi giorni abbiamo
parlato con il presidente della Regione Toscana. In Toscana, nel
Senese in particolare, c'è una grossissima azienda, un pezzo di
azienda, che è stata sequestrata. E' una grossissima azienda ed è
di Piazza.
Piazza ha un'azienda in Toscana e c'è un provvedimento di confisca
per quell'azienda. E' stata confiscata. La Regione Toscana e i
comuni della provincia rivendicano che quel bene venga attribuito
ai toscani. Personalmente ho esaminato la questione. Piazza non
aveva nessun interesse in Toscana se non quello di comprare quel
bene.
Si pone un tema: se quello che è stato accumulato illecitamente in
Sicilia non debba essere in qualche modo, non attraverso una
politica di questue ma attraverso un confronto tra il Governo
regionale e il Governo nazionale, essere restituito alla Sicilia.
Quando è stata fatta dal Governo nazionale la norma sul fondo
unico per la giustizia, il Governo ha stabilito che le somme
sequestrate e confiscate vanno al fondo unico per la giustizia e
ridistribuite in tre capitoli: Ministero degli Interni, Ministero
di Giustizia e Ministero del Bilancio.
Io posi e pongo una questione centrale che non può essere
affrontata dalla Commissione antimafia, ma va affrontata in termini
di potere contrattuale della Regione nei confronti dello Stato, per
sapere se è ipotizzabile l'idea che su un milione di euro
sequestrati in Italia, secondo una stima approssimativa fatta dal
Ministero degli Interni il 40 per cento é stato confiscato in
Sicilia, ben 400 milioni di euro, e questi 400 milioni di euro
sottratti illegalmente al circuito economico della Sicilia devono
essere utilizzati dallo Stato per risanare i bilanci dello Stato
E' una questione che si pone, ovviamente, nel confronto, e non
riguarda solo il tema della Commissione Antimafia, perché la
Commissione ha posto il problema. Il Parlamento ha approvato una
legge-voto con l'assessore alla Presidenza dottore Ilarda; ma non
si va con leggi-voto, si contratta Si parla con Tremonti per
incidere sul peso della contrattazione, nel momento in cui c'è una
contrazione di risorse nei confronti del Mezzogiorno. E, quindi,
penso che stasera possiamo senz'altro prendere atto della relazione
della Commissione Antimafia.
Poi, per quanto riguarda la questione posta da qualche collega di
proseguire il dibattito, lo dico qui al Governo, vi sono due
questioni fondamentali che sono emerse stasera: la prima questione
riguarda la possibilità di estendere le prerogative, di allargare i
poteri della Commissione Antimafia; la seconda questione, che si è
posta con carattere d'urgenza nel dibattito di stasera è il
rapporto tra la Sicilia e lo Stato in materia di beni e di somme
confiscate alla mafia.
Si tratta di una questione centrale che riguarda il rapporto fra
noi e lo Stato centrale, non perché lo Stato centrale è cattivo
ma in quanto sta esercitando una politica che viola i princìpi
risarcitori, che erano l'asse fondante della legge Rognoni-La
Torre, e che con gli ultimi provvedimenti il Governo nazionale
rischia di minare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Mauro, assessore
per il territorio e l'ambiente, in rappresentanza del Governo.
DI MAURO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in un dibattito
importante e, pur lamentando qualche collega una scarsa presenza,
verifico invece che tutti i Gruppi parlamentari sono presenti, che
parecchi sono stati gli interventi e che c'è stato anche un
confronto - mi permetto di dire - che non solo ha tenuto conto
della relazione presentata dalla Commissione Antimafia, ma ha posto
pure alcune questioni importanti che certamente non possono essere
affrontate nell'ambito di questa seduta, ma al momento opportuno.
Già il Presidente e il Governo hanno posto la situazione
all'attenzione del Governo nazionale, ma - come tutti sanno - in
questo momento il Governo nazionale ha indirizzato le risorse che
scaturiscono dall'appropriazione di beni mafiosi verso capitoli di
spesa che tutto hanno, fuorché la destinazione alla Regione
siciliana.
E' una questione importante che è stata più volte trattata - lo
riconosco - con attività di tutti i partiti presenti nel Parlamento
nazionale ma che, a tutt'oggi, non ha avuto riscontro.
Ciò non significa che bisogna arrendersi, ma che bisogna insistere
su un tema così importante.
Mi sembra opportuno, questa sera, ritornare su quello che è il
compito di questa Commissione, su quello che ha fatto questa
Commissione, facendo rilevare un dato importante in questa
legislatura: la composizione - che, se non ricordo male, è stata
approvata da tutto il Parlamento - di una Commissione Antimafia,
chiamando alla sua presidenza l'onorevole Speziale, proprio perché
voleva esserci da parte di tutti la consapevolezza dell'esigenza di
una istituzione che affrontasse, nei limiti e nei compiti che una
Commissione antimafia può e deve avere in questa Assemblea, e
cercando di dimostrare come Parlamento e come partiti, presenti in
questo Parlamento, tutta l'attenzione possibile su un tema così
difficile, che si tramanda da generazioni, e che ritroviamo ogni
giorno sulla stampa. Chi vi parla è certamente attento ad ogni
provvedimento che assume, cercando di rappresentare che il dovere
di ogni amministratore di questa Regione è andare al di là di
quelli che sono i compiti istituzionali.
Proprio oggi ho dato direttive al Direttore generale, pur essendo
l'Assessorato regionale del Territorio organismo di transito nel
rilascio di alcune autorizzazioni, di chiedere tuttavia alla
Prefettura le informazioni antimafia, perché vero è che
l'autorizzazione finale per una cava, per una energia, spetta
all'Assessorato per l'energia, ma è anche vero che il Governo della
Regione siciliana, per la parte relativa alla l'istruttoria
affidata all'Assessorato regionale Territorio e Ambiente, deve
dotarsi di informazioni atipiche da parte della Prefettura.
Cosa vuol dire informazioni atipiche? Vuol dire che nell'iter
amministrativo di una pratica che fa riferimento ad una società,
che fa riferimento ad un amministratore, ritengo opportuno che la
Regione si doti nei vari passaggi amministrativi di un passaggio di
questo tipo, perché non è possibile che vi siano dei soggetti che
immaginano di potere frequentare i palazzi di Governo, mettendo a
rischio anche chi lavora onestamente, correttamente.
E credo che questi sono i segnali importanti che ogni
amministratore deve porre in essere perché se è vero che, da un
lato, questo Parlamento ha pensato di eleggere una Commissione, è
anche vero che questa Commissione pur, ripeto, nell'ambito dei
limiti a cui essa stessa si richiama nella consapevolezza dei
limiti stessi, ha cercato di mettere in atto una serie di attività
che sono state oggi presentate con, mi permetto di dire, molta
lealtà, con molta onestà al Parlamento per affermare: in questo
anno abbiamo fatto queste cose, abbiamo cercato di dare un segnale
che anche questo Parlamento, che rappresenta la Sicilia e le sue
istituzioni, vuole cambiare proprio per cercare di dimostrare
ulteriormente all'esterno, qualora ce ne fosse bisogno, una
sensibilità diversa che è in ciascun parlamentare. E credo che in
questo anno, ripeto, pur in un anno difficile per questo Parlamento
- vi sono state difficoltà di governo e di attività legislativa -,
la Commissione ha cercato di mettere in atto una serie di compiti
istituzionali che poi sono quelli di una vigilanza sull'attività,
per esempio, dei comuni, nei limiti dei compiti assegnati alla
Commissione.
Per quanto riguarda i rapporti con la Commissione antimafia
nazionale, certo registro questo atto irriguardoso perché poteva
dedicare, in questi due giorni di lavoro, minuti importanti di
conoscenza di quello che ha fatto il nostro Parlamento, di quello
che sono le conoscenze della Commissione antimafia regionale in un
anno e mezzo di legislatura. Però dobbiamo guardare avanti e tutti
quanti - non solo la Commissione - dobbiamo registrare la
consapevolezza di avere compiuto il nostro dovere cercando di
incrementare l'attività antimafia.
Poi, mi permetto di dire una cosa all'onorevole Speziale che ha
rivolto un appello al Governo.
Lei sa, onorevole Speziale, che questo è compito del Parlamento,
il Governo non può che essere d'accordo, nell'ambito delle cose che
sono possibili, se c'è spazio, ad implementare le competenze della
Commissione, tenendo presente che se mancano all'appello delle
risorse - lei magari non era presente, ma lo saprà - dipende dalle
difficoltà che abbiamo dovuto affrontare durante i lavori intensi
per la redazione del bilancio.
Colgo l'occasione per dire che è opportuno continuare su questa
strada intensificando il lavoro e tenendo presente che il Governo
non solo è su questa linea ma, tutte le volte che sono state
presentate in Giunta di Governo richieste di costituzione di parte
civile, il Governo le ha sempre accolte - mi dispiace, e farò
menzione di quel che è stato detto dall'onorevole Speziale al
dirigente preposto all'Ufficio legislativo per la mancata risposta
-, ma posso sin d'ora assicurare il Presidente della Commissione e
il Parlamento che tutte le volte che il Governo, ripeto, è stato
chiamato a pronunciarsi in ordine alla costituzione di parte civile
lo ha sempre fatto senza guardare in faccia a nessuno, senza timori
e senza preoccupazioni di sorta. E' nostro dovere farlo, anche per
rispetto dei siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come peraltro richiesto
dall'onorevole Colianni, è ovvio che la Presidenza valuterà,
assieme alla Presidenza della Commissione Antimafia e comunque in
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari, l'opportunità o
meno di ritornare su argomenti contenuti nella relazione medesima
Pertanto la Presidenza esprime il più vivo ringraziamento nei
confronti del Presidente e dei componenti della Commissione
regionale antimafia per avere svolto una attività seria ed
impegnativa.
L'Assemblea prende atto della relazione approvata all'unanimità
dalla Commissione e dei qualificati interventi svolti nel corso
della seduta dagli onorevoli deputati e dall'Assessore, onorevole
Di Mauro, in rappresentanza del Governo della Regione.
La seduta è rinviata a domani, mercoledì 21 luglio 2010, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica Famiglia, politiche sociali e lavoro .
III - Discussione unificata di atti politici e ispettivi in ordine
alle misure da adottare per far fronte alla drammatica crisi
agricola che investe la Regione.
La seduta è tolta alle ore 19.40
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Autonomie locali e
funzione pubblica»
LUPO. - «Al Presidente della Regione, premesso che:
il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
siciliana ha accolto, con decisione n. 488/2009, l'appello di
molti funzionari direttivi dell'Amministrazione regionale e
statuito che la stessa emani gli atti necessari alla definizione
dell'area separata della vicedirigenza, di cui all'art. 17 bis del
d.lgs. n. 165 del 2001;
l'art. 17 bis del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce
l'istituzione della vicedirigenza e ne individua direttamente i
beneficiari; statuisce anche sulla possibilità, limiti e procedure
della delega di funzioni dirigenziali, rinviando per il resto, e
soprattutto per il trattamento economico, alla contrattazione
collettiva di comparto;
il legislatore stabilisce che nella separata area della
vicedirigenza vada ricompreso il personale in possesso di tre
requisiti: la laurea, l'appartenenza alle posizioni C2 e C3 del
comparto ministeri (applicabile nella Regione siciliana al
personale appartenente alle posizioni D3, D4, D5), ed infine
l'anzianità di cinque anni in dette posizioni;
la decisione del CGA ha sottolineato l'obbligo, in capo
all'Amministrazione regionale, di procedere all'adozione degli
atti amministrativi propedeutici all'avvio della contrattazione
collettiva volta all'introduzione dell'area contrattuale della
vicedirigenza;
considerato che:
l'istituzione della separata area della vicedirigenza può
restituire vitalità all'Amministrazione regionale, impegnando un
certo numero di funzionari direttivi in direzione di una maggiore
e riconosciuta responsabilità, creando al tempo stesso le
condizioni per una generale aspettativa di tutti i lavoratori
verso una futura carriera verticale. Questa, inoltre, concorre
anche alla definizione dei compiti dirigenziali attuali, per
l'individuazione di quelli da delegare ai vicedirigenti;
spetta al Governo regionale non solo avviare tutti gli atti
propedeutici per la contrattazione collettiva, ma indicare anche
con chiarezza quale sia l'impegno economico che la Regione intende
sottoscrivere;
quale sia, alla luce delle superiori considerazioni,
l'intendimento del Governo regionale al fine di ottemperare alla
decisione del Consiglio di giustizia amministrativa n. 488/2009;
quale trattamento retributivo intenda prevedere per i
vicedirigenti, nel rispetto della contrattazione collettiva
regionale.». (669)
Risposta. - «Si riscontra l'interrogazione n. 669, a firma
dell'onorevole Lupo, pervenuta agli Uffici di diretta
collaborazione di questo Assessorato con nota n. 990 del 9 giugno
2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
Com'è noto, con sentenza n. 488/09 del Consiglio di
Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, depositata il
25/5/2009, è stato accolto il ricorso di circa ottanta funzionari
direttivi in possesso di diploma di laurea, inquadrati da oltre
cinque anni nelle categorie D3, D4 e D5 della contrattazione
collettiva del comparto della Regione Sicilia per la riforma della
sentenza del TAR Sicilia, n. 913 del 10 luglio 2008 - (che aveva
dichiarato inammissibile il ricorso proposto per l'annullamento del
silenzio rifiuto tenuto dall'amministrazione regionale su un atto
di diffida e messa in mora, notificato nel novembre 2007, col quale
gli istanti avevano chiesto l'adozione degli atti propedeutici alla
istituzione dell'area separata della vicedirigenza ai sensi
dell'art. 17/bis del D. Lgs. n. 165/2001 e, in particolare,
l'emanazione, da parte della Giunta Regionale, di atti di indirizzo
e di impulso per l'ARAN Sicilia, per la definizione mediante
contrattazione collettiva dell'area autonoma della vicedirigenza
nella pubblica amministrazione regionale).
La Giunta Regionale, con deliberazione n. 212 del 27 giugno 2009
si è pronunciata sulla problematica statuendo di:
· prendere atto della decisione emessa dal C.G.A. n. 488/09 e per
l'effetto approvare la relazione del Dipartimento regionale del
personale, dei servizi generali, di quiescenza, di previdenza ed
assistenza del personale della Presidenza n. 113765 del 26 giugno
2009 relativa alla vicedirigenza quale atto di indirizzo per l'ARAN
Sicilia ;
· dare mandato all'Assessore alla Presidenza di assumere le
necessarie iniziative, anche a carattere legislativo, per la
riorganizzazione del settore del pubblico impiego regionale ed in
tale ambito prevedere forme opportune per addivenire
all'istituzione alla vicedirigenza contestualmente all'esaurimento
della terza fascia dirigenziale e compatibilmente con le
disponibilità finanziarie del bilancio;
· autorizzare l'avvio delle procedure concorsuali per il passaggio
dalla terza alla seconda fascia dirigenziale senza oneri
aggiuntivi .
Con successiva nota del 21 gennaio 2010 è stata notificata a
questo Assessorato la decisione n. 43/2010, pronunziata sul ricorso
n. 1242/08, che pone in capo alle Amministrazioni appellate
(Presidenza della Regione, Giunta Regionale, ARAN Sicilia,
Assessore Regionale alla Presidenza - oggi Assessore Regionale
delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica) l'obbligo ad
assumere, entro trenta giorni decorrenti dalla comunicazione o
notificazione della decisione stessa, le determinazioni espresse,
in risposta alla richiesta formulata dai ricorrenti .
Quest'ultima decisione accoglie il ricorso presentato da 18
funzionari direttivi in possesso di diploma di laurea, inquadrati
da oltre cinque anni nelle categorie D3, D4 e D5 della
contrattazione collettiva del comparto della Regione Sicilia per la
riforma della sentenza del TAR Sicilia, n. 711 del 28 maggio 2008
che ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proposto per
l'annullamento del silenzio rifiuto tenuto dall'amministrazione
regionale su un atto di diffida e messa in mora con il quale gli
istanti avevano chiesto l'emanazione di indirizzi per la
definizione mediante contrattazione collettiva dell'area autonoma
della vicedirigenza prevista dall'art. 17 - bis del D. L.gs 30
marzo 2001, n. 165.
La recente sentenza n. 43/2010 non introduce nuovi elementi
giuridici rispetto a quelli che hanno già indotto la Giunta
Regionale a deliberare l'atto di indirizzo n. 212 del 27 giugno
2009, ma prende atto dell'entrata in vigore dell'art. 8 della legge
4 marzo 2009, n. 15 dichiarando che l'interpretazione formulata
dalla nuova norma (secondo la quale non vi è più obbligo di
attivare l'istituto della vicedirigenza, sia pure attraverso la
contrattazione collettiva) non incide sulle conclusioni di
accoglimento del ricorso e afferma la necessità per
l'Amministrazione Regionale di pronunciarsi ed obbliga ad indicare
con chiarezza le proprie determinazioni in ordine alla scelta di
prevedere, o meno, la vicedirigenza .
Con deliberazione n. 52 del 24 febbraio 2010 la Giunta Regionale
ha quindi:
·preso atto della decisione emessa dal Consiglio di Giustizia
Amministrativa per la Regione Siciliana n. 43/2010 ;
·confermato l'attualità della deliberazione n. 212/09 precedente
alla decisione n. 43/2010 ma idonea ed esaustiva anche ai fini
della esecuzione della sentenza n. 43/2010;
·dato mandato all'Assessore regionale delegato alle Autonomie
Locali e alla Funzione Pubblica di assumere le necessarie
iniziative, anche a carattere legislativo, per la riorganizzazione
del settore del pubblico impiego regionale.
In atto è in corso di approfondendo un disegno di legge che
contenga apposite disposizioni per la riorganizzazione del settore
pubblico regionale.
Tanto si rappresenta, rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento.».
L'Assessore
dott.ssa Caterina
Chinnici
CAPUTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'economia, premesso che:
l'articolo 2 della legge regionale n. 5 del 27 febbraio 2007
disciplina le disposizioni per il personale;
secondo quanto descritto dalla norma si prevede che: 'Al
personale di cui all'articolo 48 della legge regionale 3 novembre
1993 n. 30, inquadrato nel ruolo speciale transitorio istituito
presso la Presidenza della Regione ai sensi dell'articolo 8 della
legge regionale 27 dicembre 1985 n. 53, si applica la deroga
prevista nel secondo comma dell'articolo 10 della legge regionale
9 maggio 1986 n. 21. Al personale suddetto si applica a fare data
dall'1 gennaio 2004, l'articolo 20 della legge regionale 29
dicembre 2003 n. 21';
l'articolo 20 in particolare disciplina il trattamento di
quiescenza del personale regionale;
considerato che l'applicazione dell'articolo 2, comma 1, della
legge regionale n. 5 del 2007 non ha ancora trovato attuazione;
ritenuto che l'Amministrazione regionale ha l'obbligo di fare
chiarezza sull'applicazione della normativa;
per sapere i provvedimenti che intendano adottare per fare
chiarezza sulla mancata applicazione della norma.». (1015)
Risposta. - «Si riscontra l'interrogazione n. 1015, a firma
dell'onorevole Caputo, pervenuta agli Uffici di diretta
collaborazione di questo Assessorato con nota n. 533 del 30 marzo
2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
Il Dipartimento Regionale della Funzione Pubblica, in proposito
interpellato, ha rappresentato, con nota n. 85682/P.G. del 15
giugno 2010, quanto segue.
"L'art. 2 della l.r. 5/2007'dispone l'applicazione in favore del
personale di cui all'art. 48 della l.r. n. 30/1993 del più
favorevole regime pensionistico previsto dalla legge regionale n.
2/1962 e successive modifiche ed integrazioni. La norma ha trovato
piena applicazione per il personale cancellato dai ruoli regionali
in data successiva a quella della sua entrata in vigore. Sul
trattamento del personale già collocato in pensione, in data
antecedente all'entrata in vigore della suddetta l.r. n. 5/2007,
questo Dipartimento ha ritenuto di dover acquisire il parere
dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato. Quest'ultima, con nota
prot. n. 19492/08 ha espresso l'avviso che l'applicazione
dell'articolo 48 di cui si scrive debba essere limitata "al solo
personale in servizio" alla data di entrata in vigore della legge,
ritenendo escluso dal beneficio quello già collocato in quiescenza.
Nei termini di cui sopra ed in totale aderenza al parere reso dalla
sopraccitata Avvocatura dello Stato ha operato il Servizio gestione
giuridica ed economica del personale regionale in quiescenza del
Dipartimento Funzione Pubblica.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento.».
L'Assessore
dott.ssa Caterina
Chinnici
GALVAGNO. - «All'Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica, premesso che:
con d.a. n. 627/512 del 12 agosto 2009 è stato nominato un
commissario ad acta presso il Comune di Centuripe (EN) per gli
adempimenti necessari all'approvazione del bilancio di previsione
per l'esercizio 2009;
atteso che il commissario nominato ha posto in essere,
correttamente, tutti gli adempimenti dovuti e necessari;
atteso ancora che:
il Consiglio comunale di Centuripe - seppur diffidato - con
delibera n. 67 del 18 dicembre 2009 ha ritenuto di non approvare
il bilancio di previsione per l'esercizio 2009;
il medesimo commissario, con verbale n. 68/2009, avvalendosi dei
poteri sostitutivi previsti dalla legge, ha approvato il bilancio
di previsione per l'esercizio finanziario 2009 del Comune di
Centuripe, in sostituzione del Consiglio comunale;
per sapere:
le ragioni che, a tutt'oggi, abbiano impedito l'applicazione
delle sanzioni previste dall'art. 109 bis dell' Ordinamento
regionale degli enti locali (O.R.EE.LL.- l.r. 15 marzo 1963, n. 16
e successive modifiche e integrazioni);
quali iniziative si intendano assumere per garantire il rispetto
della legge.». (1035)
Risposta. - «Si riscontra l'interrogazione n. 1035, a firma
dell'onorevole Galvagno, pervenuta agli Uffici di diretta
collaborazione di questo Assessorato con nota n. 3703 del 14 aprile
2010 dell'Assemblea Regionale Siciliana - Servizio Lavori d'Aula.
Il Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali, in proposito
interpellato, ha rappresentato, con nota nr. 11593 del 7 maggio
2010, quanto segue.
Con D.A. n. 627 del 12.08.09, è stato nominato un commissario ad
acta presso il Comune di Centuripe, per curare sostitutivamente gli
adempimenti relativi all'approvazione del Bilancio di previsione e
degli atti propedeutici e/ o connessi, per l'esercizio finanziario
2009.
Il commissario ad acta, sig. Girolamo Ganci, con la nota prot. n.
326 dell'11/01/2010, ha rassegnato la relazione conclusiva sugli
esiti dell'intervento sostitutivo disposto con il provvedimento
assessoriale succitato e con successiva nota prot. n. 2092 del
25.01.2010, in riscontro a chiarimenti richiesti da questo ufficio,
ha fornito ulteriori elementi conoscitivi, trasmettendo la relativa
documentazione.
Dall'esame degli atti risulta che a seguito della diffida posta in
essere dal commissario ad acta, prot. n. 13616 del 02.12.2009, il
Consiglio Comunale, con Deliberazione n. 67 del 18.12.09, ha
deliberato di non approvare il documento contabile in trattazione,
approvato successivamente dal commissario ad acta con Deliberazione
n. 68 del 31. 12.2009.
Al riguardo, è stato accertato che il commissario ad acta è
intervenuto in sostituzione dell'Organo consiliare, diffidato,
approvando una nuova ipotesi di Bilancio di previsione per
l'esercizio finanziario 2009, diversa da quella bocciata dal
Consiglio Comunale, con i pareri favorevoli del Ragioniere e del
Collegio dei Revisori, ma non adottata dalla Giunta Municipale, ed
in assenza di nuova convocazione dell'Organo consiliare, per
l'esame e l'approvazione del nuovo schema di Bilancio.
Alla luce di quanto sopra, si è ritenuto che, nella fattispecie,
manchino i presupposti richiesti dall'art. 109 bis dell'OREL, per
l'applicazione della sanzione dello scioglimento del Consiglio
Comunale, richiamata dal terzo comma dello stesso articolo, ferma
restando, ovviamente, la validità della Deliberazione n. 68 del
31.12.09 adottata dal commissario ad acta, che l'Organo consiliare,
nell'ambito delle sue competenze e prerogative, avrebbe potuto fare
propria con specifico atto deliberativo.
Pertanto, con relazione prot. n. 4869 del 15.02.2010, diretta al
sig. Assessore, questo Servizio ha comunicato che non si procederà
ad alcun adempimento istruttorio in tal senso.
A margine della suddetta relazione, il sig. Assessore ha
espressamente condiviso quanto prospettato.
Inoltre, con nota prot. n. 8620 del 06.04.2010 è stata data
comunicazione di quanto sopra al Sindaco, al Presidente del
Consiglio ed al Segretario del Comune di Centuripe.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento.».
L'Assessore
dott.ssa Caterina
Chinnici
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Economia»
RAIA - DI GUARDO - DI BENEDETTO. - «Al Presidente della Regione,
considerato che, con la legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17,
all'art. 119, comma 1, è stato previsto che il personale eccedente
di ruolo delle aziende autonome delle terme di Sciacca e Acireale
(...) confluisce in un ruolo speciale ad esaurimento della Regione
siciliana (...);
ricordato che, con la successiva legge regionale 19 aprile 2007,
n. 11, l'art. 1, comma 3, modificava l'articolo di cui sopra,
cassando la parola eccedente e creando, quindi, le condizioni per
il passaggio di tutto il personale nel ruolo speciale con la
possibilità, tuttavia, di comandare parte di questo personale per
assicurare il minimo di attività necessaria al mantenimento delle
strutture delle Terme;
appreso da articoli di giornale ('La Sicilia' di domenica 29
giugno 2008) che, su sollecitazione del sindaco di Acireale,
sarebbero stati manifestati dubbi da parte del Presidente della
Regione sull'intera procedura di trasformazione delle terme e
sarebbe stato annunciato un provvedimento amministrativo che
intanto servirà a rinviare la fuga dei lavoratori dall'azienda
termale;
ricordato che la legge può essere modificata solo da altra legge
e che i provvedimenti amministrativi non possono svuotare,
vanificare o distorcere la volontà del legislatore;
per sapere:
quali ulteriori atti normativi o autorizzativi occorrano per
dare il via alla concreta istituzione del ruolo speciale;
quali ragioni renderebbero necessaria una modifica della
legislazione vigente;
come intenda assicurare certezza di prospettive sia alle società
che gestiscono le terme di Acireale e di Sciacca sia ai lavoratori
in attesa di essere immessi nel ruolo speciale.». (83)
Risposta. - «Per una corretta informazione sulla problematica
posta dagli onorevoli interroganti, va preventivamente precisato
che il Regolamento di attuazione del Titolo II della l.r. n.
19/2008, contenuto nel D.P. 5/12/2009 n. 12, ha assegnato a questo
Assessorato - solo a far data dall'1.1.2010 - precise competenze in
tema di liquidazione non solo delle società partecipate dalla
Regione ma anche degli Enti Regionali e che fino al 31/12/2009, la
gestione delle attività liquidatorie di entrambe le Aziende
Autonome di Sciacca ed Acireale è stata condotta dall'allora
competente Assessorato Regionale al Turismo.
Ciò premesso, sulla base delle informazioni in possesso ed avendo
riguardo al contenuto dell'interrogazione, si fa presente che
l'art. 1 della l.r. n. 11/2007 ha posto in liquidazione le Aziende
Autonome Terme di Sciacca e Terme di Acireale disponendo altresì
che le partecipazioni azionarie detenute dalle stesse Aziende nelle
Società Terme di Sciacca Spa e Terme di Acireale Spa fossero cedute
in favore della Regione Siciliana entro il 31/12/2009, nell'ambito
dei diritti corporativi di cui all'art. 23, comma 1, della l.r. n.
10/1999.
Quest'ultima norma a sua volta aveva disposto la trasformazione
delle Aziende Autonome in Società per Azioni, partecipate dalla
Regione Siciliana, che sarebbero succedute alle Aziende Autonome
nella totalità dei rapporti giuridici.
Pertanto, in forza della sopraccitata legge, le società per azioni
avrebbero acquisito automaticamente i contratti di lavoro stipulati
dalle Aziende Autonome con il personale in organico.
Successivamente, la Giunta Regionale di Governo con delibera n.
485/2005 ha reso operativa la trasformazione delle Aziende Autonome
in Società per Azioni, autorizzando tuttavia le Aziende Autonome a
costituire, in partnership con la Regione, due nuove società alle
quali trasferire l'intero patrimonio aziendale, le autorizzazioni e
le concessioni operative connesse allo svolgimento delle attività
termali nonché i crediti ed i debiti.
In ordine al personale in forza alle due Aziende Autonome, l'art.
119 della l.r. n. 17/2004 ha poi stabilito che il personale immesso
venisse assegnato alle amministrazioni provinciali e comunali o, su
richiesta, presso gli uffici della Regione o, consensualmente ed in
posizione di comando, presso le Società Terme di Sciacca S.p.a. e
Terme di Acireale S.p.a., in ragione delle loro necessità
regionali.
Si ritiene opportuno evidenziare, inoltre, che il management delle
due Società Terme di Sciacca S.p.a. e Terme di Acireale S.p.a. è
stato rinnovato rispettivamente nei mesi di giugno 2009 e settembre
2009, con la nomina di due Amministratori Unici in sostituzione dei
precedenti Consigli di Amministrazione. Per il periodo pregresso,
nonostante i ripetuti solleciti di questo Assessorato alle due
Società, non sono state fornite adeguate informazioni di carattere
gestionale correlate alle due società termali.
Per quanto riguarda le Aziende Autonome, i due Commissari
liquidatori dott. F. Valenti e dott. G. Riggio, rispettivamente
A.A. Terme di Sciacca ed A.A. Terme di Acireale, al fine di
attivare le procedure di cessione alla Regione Siciliana delle
quote detenute nelle rispettive società, hanno trasmesso apposite
relazioni atte a riassumere le situazioni liquidatorie ed a rendere
manifeste le problematiche non risolte delle due aziende.
Va ricordato, inoltre, che con la recente introduzione dell'art.
21 della l.r. 11/2010, il legislatore regionale ha reiterato
l'interesse della Regione Siciliana al rilancio del settore
idrotermale, prevedendo a tal uopo, previa acquisizione da parte
della Regione dell'intero pacchetto azionario, l'avvio delle
procedure di dismissione delle Società Terme di Acireale Spa e
Terme di Sciacca Spa, per consentire l'affidamento delle attività
di gestione e valorizzazione delle attività idrotermali a soggetti
privati, esperti del settore, previamente ed opportunamente
individuati mediante una selezione ad evidenza pubblica.
In considerazione delle necessità di avviare le attività
normativamente assegnate a questo Assessorato, nei prossimi giorni
è prevista una riunione finalizzata a concordare i termini e le
modalità di trasferimento alla Regione Siciliana delle azioni
detenute dalle Aziende Autonome Terme di Sciacca e Terme di
Acireale nonché a tracciare le basi del successivo adempimento
connesso all'avvio della gara ad evidenza pubblica per
l'individuazione di soggetti privati cui affidare la gestione e la
valorizzazione del settore idrotermale.
Infine, il comma 2 dell'art. 21 della l.r. n. 11/2010 dispone,
altresì, che il personale delle Società Terme di Sciacca Spa e
Terme di Acireale Spa otterrà le stesse garanzie occupazionali
previste per i dipendenti delle società che saranno dismesse in
applicazione di quanto previsto dall'art. 20 della citata L.R.
11/2010.».
L'Assessore
on. Michele Cimino
VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO - FALCONE. - «Al
Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia, premesso
che:
da due settimane circa, è stata avviata un'attività conoscitiva
ed ispettiva da parte della II Commissione legislativa permanente
'Bilancio' dell'A.R.S.;
con questa attività si è voluto, di fatto, riprendere la prassi,
ormai consolidata, durante la sessione di bilancio, di incontrare
ed audire tutte le società con capitale pubblico, chiedendo loro
preventivamente, attraverso una missiva, tutti i documenti
contabili, tra cui: copia dei bilanci, la dotazione organica dei
dipendenti attualmente in servizio, gli atti relativi al
conferimento di incarichi di consulenza e di nomina di esperti
dalla data di fondazione della società ed infine l'elenco degli
affidamenti dei servizi e di acquisto dei beni;
preso atto che la lettera di richiesta inviata alle società
partecipate, lo scorso 26 febbraio, ha al momento avuto la
risposta documentata di sole quattro società, di cui tre a totale
partecipazione regionale;
considerato che, in vigenza di un rapporto di dipendenza, non è
consentito a delle società che ricevono finanziamenti regionali, e
quindi pubblici, ignorare una esplicita e lecita richiesta
proveniente dalla Commissione 'Bilancio' dell'ARS che, non occorre
ricordare, è l'organo istituzionale e legislativo che approva
tutte le proposte finanziarie e vigila sulla spesa regionale in
virtù dei principi di trasparenza e legittimità;
per sapere quali provvedimenti intendano intraprendere nei
confronti delle 24 società partecipate che, ad oggi, non hanno,
ancora, fatto pervenire alcuna documentazione alla richiedente
Commissione 'Bilancio' dell'ARS, venendo meno, in questo modo, al
loro dovere di sottoporsi al controllo legittimo e necessario
sulle spese sostenute e negando il diritto di tutti i contribuenti
di conoscere come vengono spesi dalle società dipendenti dalla
Regione siciliana i soldi pubblici.». (1107)
Risposta. - «Nell'atto parlamentare n. 1107, in particolare, si
chiede di sapere quali provvedimenti intendano intraprendere nei
confronti delle 24 società partecipate che, ad oggi, non hanno,
ancora, fatto pervenire alcuna documentazione alla richiedente
Commissione Bilancio dell'A.R.S. .
Nel merito occorre preliminarmente rammentare che ai sensi
dell'art. 2 della L.R. 10/2000 come modificato dall'art. 45 della
L.R. 4/2003 Le commissioni dell'Assemblea regionale siciliana, per
l'adempimento dei compiti loro assegnati, hanno diritto, previa
richiesta scritta, di ottenere dagli uffici della Regione, dagli
enti e dalle aziende da essa dipendenti e/o controllati,
informazioni, notizie e documenti.
Ciò posto si rileva che le società partecipate sono così escluse
dal novero dei soggetti giuridici obbligati dalla suddetta
normativa.
Si ritiene, tuttavia, che per le Società a totale o maggioritaria
partecipazione della Regione, debba essere previsto, nei limiti
consentiti dalla normativa vigente, l'assoggettamento agli stessi
obblighi di trasparenza in capo all'Amministrazione regionale,
soprattutto quando la richiesta perviene da specifici organi della
Regione Siciliana nell'adempimento dei loro compiti.
Ciò per il fatto che le predette società partecipate, svolgendo
un'attività di natura strumentale a quella dell'Amministrazione
regionale, debbono ritenersi strettamente e strutturalmente
collegate all'ente pubblico che lo partecipa.
La carenza normativa andrebbe colmata anche al fine di estendere
alle società a partecipazione regionale le disposizioni contenute
all'art. 28 bis della L.R. 10/1991, come modificato dall'art. 45
della L.R. 4/2003 di seguito riportate: I deputati dell'Assemblea
Regionale Siciliana, per l'esercizio delle loro funzioni, hanno
diritto di accesso ai documenti amministrativi ed anche Le
esigenze conoscitive connesse con la funzione di deputato
regionale, di cui all'articolo 7 dello Statuto della Regione
Siciliana, devono essere considerate motivazioni sufficienti per
l'esercizio del diritto di accesso .... .
Alla luce delle superiori considerazioni, il provvedimento da
intraprendere, a parte l'eventuale iniziativa per la modifica
legislativa della succitata norma si ritiene debba concretizzarsi
nell'emanazione di un'apposita direttiva che inviti le società
partecipate per così dire inadempienti a dare corso alla
richiesta della Commissione Bilancio, rammentando loro la valenza
del succitato art. 28 bis della L.R. 10/1991 come modificato
dall'art. 45 della L.R. 4/2003.
Infatti, proprio al fine di attuare le condizioni per un legittimo
controllo totale della Regione Siciliana nell'attività delle
società partecipate, questo Assessorato ha predisposto un decreto
in attuazione dell'art. 20 della L.R. 11/2010 che prevede all'art.
5 dello stesso decreto, clausole di revoca degli amministratori che
non rispettino le indicazioni fornite dalla Regione e/o che non
forniscano alla stessa le informazioni relative ad attività
gestionali esaurite ovvero in corso.
Si manifesta, infine, la costante disponibilità da parte di questo
Assessorato, a coadiuvare la Commissione Bilancio dell'A.R.S.
nell'attività conoscitiva ed ispettiva delle problematiche in
argomento.
L'Assessore
on. Michele Cimino
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Turismo, sport e
spettacolo»
CAPUTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
turismo, le comunicazioni e i trasporti, premesso che:
in sede di trattative i vertici aziendali di CAI avevano
assicurato più volte che, una volta avviata la procedura di
acquisizione dell'Alitalia, avrebbero proceduto al pagamento delle
retribuzioni spettanti ai lavoratori dipendenti;
per quanto attiene ai lavoratori dipendenti presso l'aeroporto
Falcone Borsellino di Palermo, risulta che la società CAI non ha
ancora proceduto al pagamento delle loro retribuzioni,
contravvenendo, quindi, agli obblighi che aveva assunto;
considerato che:
i predetti lavoratori, titolari del diritto alla retribuzione,
sono legittimati a procedere alla riscossione di quanto
riconosciuto per legge;
eventuali manifestazioni di protesta o altre forme di
mobilitazione e sensibilizzazione dei loro diritti potrebbero
causare gravi disagi e disservizi all'utenza ed ai cittadini
tutti;
ritenuto che:
la mancata corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori
costituisce grave inadempimento;
tale situazione di incertezza e precarietà potrebbe pregiudicare
l'efficienza dei servizi aeroportuali di Palermo;
per sapere quali provvedimenti il Governo intenda adottare in
materia al fine di consentire ai lavoratori Alitalia presso
l'aeroporto di Palermo di percepire gli stipendi e gli oneri
accessori.». (399)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 399, a firma
dell'onorevole Caputo, rappresento che la datazione
dell'interrogazione dovrebbe far ritenere superata la questione
della tematica esposta. Si precisa che la problematica relativa al
nuovo assetto della società C.A.I. ed alle assicurazioni rese dalla
stessa in materia di personale non rientra fra le attribuzioni
tecniche della Regione Siciliana, restando intestata solamente a
quegli aspetti che possono essere riconducibili ad azioni politiche
mirate a garantire il mantenimento degli impegni assunti.
In ogni caso si rappresenta che la tematica esposta
nell'interrogazione non rientra nelle attribuzioni di questo
Assessorato.».
L'Assessore
on. Antonino Strano
CAPUTO. «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
turismo, le comunicazioni e i trasporti, premesso che:
la periferia della città di Palermo, zona Cardillo, è
interessata dalla realizzazione dei lavori per il raddoppio del
passante ferroviario Cardillo - Crocetta;
per l'attuazione dell'opera, nella tratta che va dall'ex ente
minerario fino al passaggio a livello 'Crocetta', è previsto un
percorso in superficie. In considerazione della circostanza che in
zona vi sono numerose abitazioni, i cittadini ed i residenti di
Cardillo hanno, in più occasioni ed in diverse forme, manifestato
la necessità di una modifica al progetto in modo tale da
consentire la realizzazione dell'opera non in superficie ma sotto
terra, così come previsto per le altre tratte;
considerato che la realizzazione dell'opera in superficie
determina un grave danno ambientale per i residenti, dovuto
all'aumento dell'inquinamento acustico, e, al contempo, determina
anche conseguenze negative per la viabilità;
ritenuto che:
l'esecuzione dei lavori in superficie determina la violazione
del diritto alla salute previsto, tutelato e garantito dalla
nostra Costituzione e, altresì, dalle direttive comunitarie;
i cittadini residenti, per protestare e manifestare la necessità
di una modifica al progetto, hanno dato vita a comitati spontanei
e hanno chiesto, con apposita diffida al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, alla società RFI s.p.a. e a tutti
gli altri enti ed organi coinvolti di astenersi dalla
realizzazione dei predetti lavori in superficie;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare in merito alla
realizzazione dei lavori per il raddoppio del passante ferroviario
di Cardillo, al fine di evitare un peggioramento della qualità
della vita per i residenti della zona ed anche della viabilità,
con forte e grave rischio di emarginazione del quartiere.». (727)
·
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 727, a firma
dell'onorevole Caputo, rappresento che alla data del 16 novembre
2009 non è stata presentata da parte del Sindaco di Palermo, agli
organi competenti, alcuna variante urbanistica al progetto relativo
al "Passante ferroviario" di cui al tratto oggetto
dell'interrogazione; pertanto i lavori sono continuati
legittimamente.
Ulteriori notizie sull'argomento, in attuazione dell'art. 4 del
D.P. del 5 dicembre 2009, n. 12, possono essere richieste
all'Assessore regionale delle Infrastrutture e della Mobilità.».
L'Assessore
on. Antonino Strano
FALCONE. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
turismo, lo sport e lo spettacolo, premesso che nei giorni 18, 19
e 20 febbraio u.s. si è svolta la famosa Borsa internazionale del
turismo a Milano, in cui la Regione siciliana ha partecipato in
maniera massiccia con una folta delegazione, costituita da
Assessori regionali, dirigenti, funzionari e numerosi componenti
di ufficio di gabinetto dei vari Assessorati;
considerato che alla fine della kermesse, lo stesso Presidente
della Regione, on. Raffaele Lombardo, ha manifestato grosse ed
evidenti perplessità sull'utilità e attualità di eventi come
questo che, se da un lato diventano sempre più dispendiosi,
dall'altro non sempre dimostrano particolari ricadute sotto un
profilo di vera promozione di immagine e di ritorno economico per
la nostra Isola;
preso atto che dai quotidiani regionali è emerso, tra l'altro,
che la manifestazione dei giorni scorsi ha determinato un onere
non indifferente per le casse regionali, in relazione all'acquisto
degli stand, all'allestimento degli stessi, alla pubblicità,
nonché all'organizzazione nel suo complesso, comprese le spese
relative alle missioni per l'intera comitiva al seguito dei vari
Assessori regionali;
per sapere:
a quanto ammonti la spesa complessiva per la partecipazione alle
BIT di Milano;
se corrisponda a verità la notizia che la spesa si aggirerebbe
intorno alla cifra di un milione di euro;
a che titolo e quale sia stato il numero dei partecipanti alla,
forse non più utile, manifestazione di promozione turistica
milanese e quali ricadute abbia avuto in termini di promozione e
diffusione dell'immagine siciliana, nonché di ritorno economico
per la nostra Sicilia;
se non ritengano di dovere, finalmente, procedere
all'attivazione di una 'cabina di regia' sotto la direzione
esclusiva della Presidenza della Regione, onde evitare sprechi e
impegni disorganici tra i vari Assessorati che, a vario titolo,
promuovono la nostra Terra. Si chiede, in particolare, se
intendano fornire per iscritto l'elenco dettagliato delle spese
sostenute dalla Regione siciliana.». (1041)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1041, a firma
dell'onorevole Falcone, si rappresenta che la spesa complessiva,
per la partecipazione alla BIT MILANO 2010, è stata così
sostenuta:
a) Nolo area espositiva
Lo stand del Dipartimento Turismo si è sviluppato su un'area di mq
1239,00 per una spesa complessiva di 223.670,00 + IVA 20% =
268.404,00 che verrà corrisposta a Fiera Milano S.p.A., società
organizzatrice dell'evento e titolare in esclusiva degli spazi
fieristici.
b) Progettazione ed allestimento stand
A seguito di procedura ad evidenza pubblica del 9.11.2007 per
l'appalto dei Servizi inerenti la progettazione di una strategia
di comunicazione da declinare nell'ambito di manifestazioni
fieristiche, comprensiva della progettazione e dell'allestimento di
uno stand istituzionale per la partecipazione della Regione
Siciliana alla Borsa Internazionale del Turismo - BIT di Milano,
edizioni 2008, 2009 e 2010 , con contratto Rep. n. 267 del
08.02.2008 l'incarico è stato affidato al Raggruppamento Temporaneo
di Imprese Gruppo Gamma s.r.l. - Sikelia Iniziative s.r.l. , primo
nella graduatoria derivante dalla valutazione dell'offerta tecnica
e dell'offerta economica, per un importo complessivo di
530.200,00, IVA esclusa, per ciascuno degli anni di riferimento.
A seguito di annullamento dell'aggiudicazione (avvenuto
successivamente allo svolgimento dell'edizione 2008), operando lo
scorrimento della graduatoria della citata gara, per gli anni 2009
e 2010 è stato sottoscritto il contratto Rep. n. 304 del 10.02.2009
con il Raggruppamento Temporaneo di Imprese Studio Ega S.p.A. -
SdI International S.p.A. - Gruppo Moccia S.p.A. per un importo
complessivo di 495.000,00, IVA esclusa, per ciascuno degli anni
di riferimento.
Rispetto all'edizione 2008, in ciascuno degli anni 2009 e 2010 si
è registrata un'economia di (530.200,00-495.000,00) = 35.200,00
oltre IVA 20%.
Nella somma da corrispondere al RTI di cui è capogruppo la Società
Studio EGA S.p.A., è anche compresa la fornitura dei servizi tutti
necessari per garantire il buon funzionamento dello stand, quali
servizio hostess, ufficio stampa per organizzazione conferenze
stampa, personale per gestione impiantistica, manovalanza per
movimentazione materiale promo-pubblicitario per la sistemazione
nei desk fronte-pubblico, ecc.
Per l'edizione appena conclusa, quindi, la spesa complessiva
sostenuta per l'allestimento dello stand e delle spese correlate, è
risultata pari ad 495.000,00 + IVA 20% = 594.000,00.
c) Spese sostenute il loco tramite Funzionario Delegato
In occasione della BIT, è necessario sostenere alcune spese
direttamente in loco con pagamento cash in favore di Fiera Milano
S.p.A. per gli allacciamenti (nello stand) alle utenze elettriche,
idriche, telefoniche, linee ADSL per internet, consumo elettrico,
assicurazione obbligatoria, ecc. Ammonta a circa 17.000,00 la
somma complessiva spesa per le finalità indicate.
d) Personale in missione del Dipartimento Turismo Sport e
Spettacolo
Per assicurare il buon funzionamento e la vigilanza sulle attività
previste all'interno dello stand, si sono recati alla BIT n. 3
Dirigenti (il responsabile del progetto e dei rapporti con l'Ente
fieristico e la società allestitrice, il responsabile dello stand
ed il responsabile del Servizio Comunicazione e Marketing), n. 6
funzionari direttivi (per la segreteria e la gestione dell'area
espositiva, per la gestione dei workshops Buy Italy e Buy Club e
per l'assistenza agli operatori siciliani ivi presenti, per la
gestione del materiale promozionale, per le spese da sostenere in
loco) e n. 2 tecnici per la verifica tecnico-amministrativa con
rilascio di certificazione utile per il pagamento al Raggruppamento
allestitore dello stand l'importo indicato al precedente punto 1b),
nonché il Dirigente Generale del Dipartimento.
La spesa complessiva liquidata per il personale in missione sopra
elencato ammonta ad
16.015,00.
e) Personale in missione dell'Ufficio di diretta Collaborazione
dell'on. Assessore al Turismo, allo Sport e Spettacolo
La spesa complessiva, non ancora liquidata per il personale della
delegazione del mio Ufficio di diretta Collaborazione, composta dal
Capo di Gabinetto da n. 2 funzionari della segreteria particolare e
da n. 1 addetto stampa (a carico della Presidenza della regione), è
stata di . 2.400,00 circa.
Per quanto riguarda le ricadute dell'immagine della Sicilia in
termini di promozione turistica si specifica che sono stati 93 gli
operatori siciliani del settore turistico che hanno partecipato ai
workshop Buy Italy, Buy Club e Itinera previsti nell'ambito della
rassegna milanese, pagando ciascuno di essi, direttamente a Fiera
Milano S.p.A., la quota di iscrizione di 240,00 + IVA 20%, in
rappresentanza di:
-Hotel, Agriturismo, Residence, Agenzie di viaggio, Tour Operator,
Società di noleggio (auto e charter nautico), Catene alberghiere.
Il Dipartimento Turismo Sport e Spettacolo è in possesso
dell'elenco completo di detti operatori.
Complessivamente hanno avuto modo di incontrare oltre 270 buyers
(operatori della domanda), degli oltre 800 presenti, provenienti
dai Paesi di tutto il mondo, dichiaratamente interessati al
prodotto turistico Sicilia.
Ma anche nei giorni 18 e 19 folta è stata la loro presenza
all'interno dello stand, nello spazio appositamente riservato per
effettuare incontri di lavoro al di fuori dell'area workshop.
Inoltre, presso l'Ufficio Stampa gestito all'interno dello stand
dal Raggruppamento allestitore, si sono accreditati n. 23
giornalisti italiani, di cui n. 20 in rappresentanza di testate del
settore turistico (fra questi Travel media, Voyager, TTG Italia,
Luoghi del mondo, On the road, Aliante, ecc) e n. 3 freelance,
oltre alcune emittenti televisive (fra queste Rete 4 e TV russa).
Ed è a questi rappresentanti dei media che viene affidato il
compito di promuovere e diffondere l'immagine della Sicilia, senza
dimenticare la promozione che ha raggiunto direttamente gli utenti
finali, e cioè i numerosissimi visitatori (potenziali viaggiatori)
che hanno affollato i padiglioni per tutti e quattro i giorni della
manifestazione. Oltre le 150.000 presenze complessive (+ 6%
rispetto all'edizione 2009), attestate da Fiera Milano SpA nel
comunicato stampa di fine evento.
Per quel che riguarda, poi, il ritorno sia in termini economici
che di immagine che può ricavarsi dalla presenza in BIT, è noto che
nel settore del turismo i risultati degli investimenti non sono mai
misurabili nel breve termine , ma, nel migliore dei casi, nel
medio termine . Il tour operator dell'outgoing (ad esempio, un
inglese o un lombardo), infatti, che decide di inserire nel proprio
catalogo di offerte una nuova destinazione propostagli da un tour
operator dell'incoming (siciliano, nel nostro caso), lo farà
soltanto dopo aver analizzato, valutato e definito ogni singolo
dettaglio del pacchetto turistico relativo a tale destinazione. E
ciò comporta non solo una dettagliata analisi dei costi ma,
soprattutto, una puntuale ricognizione e conoscenza di ciò che si
offre, a partire dagli alberghi proposti, essendo il tour operator
unico responsabile della qualità del prodotto inserito in catalogo,
e l'unico, pertanto, sul quale il turista scontento potrà
rivalersi. Ed infine, sarà necessaria una preliminare campagna di
promozione del nuovo pacchetto turistico che si intende
commercializzare.
Per concludere si chiarisce che le somme sopra indicate,
riguardano soltanto l'Assessorato regionale al Turismo allo Sport
ed allo Spettacolo che, oltre a portare un'offerta coordinata dei
diversi Dipartimenti della Regione, ha presentato nuove proposte,
fra le quali si ricordano il progetto Turismo e Salute , Il
circuito del Mito e la Carta dei diritti del turista oggetto di
attenzione in ambito della Conferenza Stato-Regione. Non si è in
grado di quantificare la spesa sostenuta, autonomamente, dalle
altre Istituzioni quali le Province Regionali, tutte presenti
tranne Agrigento ed Enna. V'è da dire che nel corso di una riunione
appositamente convocata, un invito era stato da me rivolto affinché
fra le Pubbliche Amministrazioni vi fosse un più stretto
collegamento per una rappresentazione unitaria del sistema
turistico siciliano; tutto ciò si è concretizzato nell'accogliere
la possibilità offerta da questo Assessorato di ospitare conferenze
stampa nello spazio appositamente allestito.».
L'Assessore
on. Antonino Strano