Presidenza del presidente provvisorio Ferrara
BOSCO segretario provvisorio, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, prima di procedere allo
svolgimento dell'ordine del giorno, invito i presenti ad
astenersi dall'utilizzare i telefoni cellulari al fine di
garantire l'ordinato andamento dei lavori dell'Aula.
Presidenza del presidente provvisorio Ferrara
Onorevoli colleghi, ricorrendo, oggi, il sedicesimo
anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il
giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli
agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito
Schifani, invito l'Aula, in segno di omaggio per le eroiche
vittime, ad osservare un minuto di silenzio.
(Tutta l'Assemblea si leva in piedi ad osservare un
minuto di silenzio e successivamente applaude lungamente)
Elezione del Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
PRESIDENTE Si passa allo svolgimento dell'ordine del giorno
che reca: Elezione del Presidente dell'Assemblea.
Ricordo che nelle due votazioni effettuate ieri nessun deputato
ha riportato la maggioranza prescritta. Pertanto, a norma
dell'articolo 3 del Regolamento interno, si procederà ad una
nuova votazione. Risulterà eletto il candidato che avrà ottenuto
la maggioranza assoluta dei voti. Se anche questa votazione
dovesse avere esito negativo, si procederà, subito dopo, alla
votazione di ballottaggio fra i due candidati che avranno
riportato il maggior numero di voti e sarà proclamato eletto
colui che conseguirà la maggioranza anche relativa.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE Indìco la votazione a scrutinio segreto per
l'elezione del Presidente dell'Assemblea che si effettuerà con le
stesse modalità delle votazioni precedenti.
Ciascun deputato, quindi, apporrà il proprio segno
preferenziale nell'apposita scheda recante a stampa i nominativi
di tutti deputati.
Invito il deputato segretario a procedere all'appello.
(Marrocco, segretario provvisorio, procede all'appello)
Dichiaro chiusa la votazione.
(Il Presidente provvisorio procede allo spoglio delle schede)
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per l'elezione
del Presidente dell'Assemblea:
Presenti e votanti 90
Maggioranza richiesta 46
Hanno ottenuto voti i deputati:
Cascio Francesco 55
Raia 26
Cascio Salvatore 3
Panarello 1
Laccoto 1
Dina 1
Caputo 1
Schede bianche 2
Avendo il deputato Cascio Francesco riportato la maggioranza
dei voti prescritta, lo proclamo eletto Presidente dell'Assemblea
regionale siciliana.
(Applausi)
Invito, pertanto, l'onorevole Cascio Francesco ad assumere le
funzioni di presidente.
(Applausi)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CASCIO FRANCESCO
Insediamento e discorso del Presidente dell'Assemblea
regionale siciliana
PRESIDENTE Signor Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, sono onorato della fiducia che avete voluto accordarmi
- una fiducia sofferta, dopo una giornata difficile di questo
Parlamento -, affidandomi la Presidenza di questa Istituzione che
affonda le sue radici in tempi antichi e scolpisce in modo
indelebile il passato e il presente della nostra civiltà.
Istituzione questa, altissima, non soltanto in quanto epicentro
legislativo di questa terra, ma poiché essa assomma e congloba in
sè il carattere genetico del popolo siciliano, recando con
orgoglio e forza dirompente il marchio distintivo della nostra
regione autonoma.
Mi gratifica questo impegno che assumo con orgoglio, emozione,
spirito di servizio di cui avverto la pregnanza con grande
intensità.
La consapevolezza infatti che, nella qualità di Presidente, si
dilaterà inevitabilmente il raggio delle conseguenze di ogni mia
azione, mi fa avvertire forte il peso di questo ruolo e
l'importanza che gli elementi di equilibrio e oculatezza devono
avere, come fattori non complementari ma bensì intrinseci, al suo
stesso assolvimento.
Per questo, onorevoli colleghi, nell'esercizio delle mia
funzione, pur riconoscendomi espressione di una maggioranza ben
definita, l'imparzialità sarà la mia guida, la mia linea
direttrice.
Questo è lo spirito di fondo che mi anima ed è l'impegno
soprattuto che assumo con tutti voi.
Sono convinto che il sereno e fecondo svolgimento della vita
parlamentare dipenda anche dalla capacità del Parlamento e del
Governo di interfacciarsi in modo armonico per scongiurare
paralisi ed incomprensioni che sarebbero dannose alla nostra
Terra. E' un Parlamento vicino alla gente quello che immagino ed
agogno, un Parlamento che sappia farsi interprete dei bisogni dei
siciliani e che sappia chiedere a se stesso comportamenti
improntati al rigore.
Ritengo che, in questo senso, il rispetto regolare e
programmato del calendario dei lavori d'Aula, l'attività delle
Commissioni parlamentari, la presenza assidua e puntuale di tutti
noi possano concorrere a riaffermare un'immagine di rigorosa e
composta responsabilità.
E', quindi, della maggioranza e dell'opposizione che io voglio
essere il Presidente, di tutta l'Assemblea, anche di coloro che
hanno ritenuto, legittimamente, di non darmi il voto. In un
sistema democratico l'opposizione costruttiva è necessaria; è
solo il confronto delle idee, anche le più differenti, che svela
le fragilità e le lacune delle diverse posizioni e può, quindi,
farci addivenire alla soluzione più opportuna. Ed è in questo
raffronto che si tesaurizza e si alimenta la stessa vitalità del
Parlamento
Onorevoli colleghi, in questo tempo in cui la politica è
sovente colpita dall'onda d'urto della concezione blasfema e
falsamente aprioristica che ci identifica come signori feudali
che ingrassano all'ombra dei privilegi di casta, arduo è lo
sforzo che siamo chiamati a compiere per riaffermare la nostra
affrancazione da questi stereotipi.
Se non vogliamo vedere appiattito, umiliato e sconfitto il
valore istituzionale dei nostri ruoli e non vogliamo che questo
Parlamento venga assimilato ad un malato che attende solo di
spegnersi consumandosi in una lenta agonia, dobbiamo avere la
volontà ed il coraggio di tornare a respirare quel buon odore di
rigore istituzionale e, prima ancora, morale.
Dobbiamo avere la forza di alimentare dentro di noi un sussulto
d'orgoglio siciliano che ci impedisca di cedere all'indolenza e
alla superficialità nel legiferare e che ci inciti a levare da
questi scranni un grido di ribellione e di disgusto per la
volgarizzazione e la scarnificazione della politica nella sua
vera ed alta essenza, affinché la stessa ritorni alla sua
funzione aristotelica di servizio alla collettività e non appaia
più come un cadavere dallo spirito vagante.
Numerose critiche si muovono all'attività parlamentare e noi
non dobbiamo rimanere indifferenti ad esse. Affinché la nostra
sia una politica vivente dobbiamo sviluppare la capacità di
ascoltare il substrato culturale e sociale del territorio,
prendere in considerazione nella nostra attività le istanze della
società civile perché non si può legiferare e modellare le leggi
disancorandole dalla realtà e dal contesto in cui insistono.
Il principio di sussidiarietà, richiamato dalla nostra
Costituzione all'articolo 3, sottende che la prossimità dei
bisogni è condizione privilegiata per soddisfarli. Un legislatore
democratico non può disattendere mai la condizione umana del suo
popolo, non può prescindere dall'accezione di democrazia come
giustizia sociale e la condizione umana dei siciliani deve essere
la stella polare di chi rappresenta il potere legislativo, cioè
di noi, cari colleghi.
Grave errore di presunzione sarebbe il nostro se respingessimo
le pulsioni, anche critiche, del nostro popolo, che qui siamo
chiamati a rappresentare; così dobbiamo ricondurre al centro ed
al ruolo di protagonista supremo la funzionalità dell'Assemblea
che, purtroppo, talvolta, è rimasta impantanata in ingranaggi
farraginosi che hanno ostacolato la fluidità dei lavori d'Aula.
Quasi tutti i partiti, in sede di presentazione dei programmi
elettorali, sono stati consegnatari di una esigenza di
rinnovamento, di ammodernamento da parte dei nostri cittadini. Il
popolo, troppo spesso disilluso in mille modi diversi, ci ha
rivolto un appello accorato, investendoci della precisa
responsabilità di cercare e di trovare un dialogo trasversale per
conferire speditezza all'attività legislativa, senza per questo
trascurare gli standard qualitativi, invece, della produzione
normativa.
Dobbiamo farci interpreti di quel diffuso stato di disagio che
alberga nella pubblica opinione a causa dei ritardi, delle
omissioni e delle remore che, accompagnate talvolta a scarsa
chiarezza nello svolgimento dei nostri lavori, hanno inficiato la
possibilità di questo Parlamento di rispondere ad un decoroso
indice di rappresentatività che è punto cardine di ogni
democrazia pluralista.
Colleghi, da noi deve partire l'esempio di attaccamento agli
istituti democratici e, soprattutto, l'esempio di onestà e
rettitudine. Dobbiamo essere intransigenti innanzitutto verso noi
stessi se vogliamo esserlo davvero verso gli altri.
Rammentiamoci sempre che i giovani ci stanno a guardare;
dobbiamo, con la nostra attività quotidiana e con la nostra
condotta, essere per loro un valido esempio e far sì che essi,
stimando i membri del Parlamento, al Parlamento guardino
fiduciosi. Solo così potremo incitarli a perorare
democraticamente le loro proposte.
Purtroppo, le cronache di questi giorni sono costellate di
racconti dell'orrore, per l'efferatezza dei continui episodi di
violenza, che spacca il cuore delle nostre famiglie. Da
quest'Aula, allora, deve partire un messaggio fortemente
stigmatizzante, anche davanti a contrapposizioni forti: la
prepotenza e la prevaricazione non sono vincenti mai. Ciascuno di
noi ha un influsso sulla coscienza collettiva, non parlo soltanto
dei parlamentari, parlo a madri e a padri e, quindi, confido che
sapremo trovare, mediante la dialettica democratica, la sintesi
delle nostre istanze e caratterizzare, dunque, questa
legislatura, non per la sopraffazione degli uni verso gli altri,
ma per il confronto degli uni con gli altri.
Se non saremo in grado di assolvere a questo compito,
snatureremo il Parlamento della sua vocazione naturale: la sua
funzione collettiva. Ma perderemo, altresì, la sfida più
importante: la conservazione e la sostenibilità della Sicilia nel
mondo globalizzato e la sua capacità di ritagliarsi un posto
dignitoso in un quadro che, attraverso l'Europa, ci fa interagire
con le democrazie occidentali più avanzate.
Lo sviluppo non si costruisce soltanto sui processi economici,
ma anche su un solido substrato sociale che è il portato di un
popolo maturo e civile, perciò se lasciamo che tra i giovani e
noi si erigano barriere, condanneremo questa Terra
all'involuzione, perché la gioventù di oggi è la classe dirigente
di domani.
Ma conditio sine qua non del domani è la diffusione di una
cultura dello sviluppo che abbia marcati a fuoco i caratteri
della legalità. Dove c'è mafia e dove i diritti vengono tramutati
in favori, non c'è più libertà. E quando in una terra la libertà
è perduta, tutto è perduto
Non dimentichiamo mai coloro che la mafia l'hanno combattuta a
viso aperto. Non saremmo degni di rappresentare questa Terra se
da questi scranni non fossimo capaci di difenderla quale madre
feconda di figli generosi che ripetute volte le sono stati
brutalmente strappati dal grembo, come Paolo Borsellino e
Giovanni Falcone, di cui proprio oggi ricorre il triste
anniversario del suo barbaro assassinio.
(Applausi)
Una Sicilia troppo spesso irrorata non da linfa vitale, ma dal
sangue dei suoi martiri e sovente costretta a farsi scudo da
quanti - e ce ne sono - sui lividi spingono ancora, violandola,
talvolta anche con blasfemo disconoscimento della sua parte sana
che, per fortuna, è la maggior parte.
Se noi, qui, nel cuore della funzione legislativa, abdicassimo
o mostrassimo tentennamenti di sorta, alla ricerca di strumenti
volti ad agevolare l'iniziativa economica pulita, a sostenere
l'occupazione e la meritocrazia, a bandire il lavoro precario e
quello nero ed insicuro, scaricheremmo, vigliaccamente, il peso
della ribellione sociale contro Cosa nostra soltanto sulle
spalle della magistratura, delle forze dell'ordine e
dell'imprenditoria. Forze, queste, che hanno già compiuto un
grande cammino di coraggio, mettendosi in gioco per prime, al
fine di vederci davvero liberi dal racket e da ogni ricatto della
criminalità; forze, queste, che insieme danno al mondo l'immagine
della reale fisionomia della Sicilia, quella onesta, quella che
produce e quella che lavora.
L'indirizzo di fondo dell'Assemblea regionale siciliana deve
caratterizzarsi per un'attività legislativo-parlamentare decisa
ed intransigente contro la corruzione, le clientele, i
favoritismi, perché anche queste sono vie d'accesso cavalcate
dalla criminalità.
C'è la mafia che spara e quella che non spara più, perché pensa
di tenerci sotto scacco aggredendo i nostri appalti, distorcendo
la trasparenza amministrativa, insidiando puntualmente - con
meccanismi studiati ad orologeria - il nostro tessuto connettivo,
per sfinire le nostre imprese, contaminare la fiducia dei
cittadini nella Pubblica Amministrazione passando per i nervi
scoperti di una burocrazia a volte difettosa.
La confusione amministrativa è uno dei fattori di maggiore
ostacolo all'attività economica in Sicilia, poiché allontana i
potenziali investitori.
Dobbiamo forgiare il carattere del Parlamento sull'impronta
dell'efficientismo perché, laddove la Pubblica Amministrazione si
inceppa, si scava un solco profondo tra amministratori e
cittadini, che presta il fianco a condotte clientelari.
Dovrà, quindi, essere priorità di questa nuova legislatura
attivare una razionalizzazione amministrativa.
In questa direzione auspico un serio impegno sulla strada della
delegificazione e della semplificazione anche legislativa.
Rivitalizzando le potenzialità del nostro Statuto, inoltre, si
potrà rimediare a quello scollamento degli apparati
amministrativo-burocratici dai princìpi di efficienza e di
trasparenza della Pubblica Amministrazione.
A tal proposito, un valido aiuto può venire dai testi unici,
per riunire, in modo coerente, l'iperproduzione legislativa di
tanti anni di attività.
C'è la necessità di una piena attuazione del nostro Statuto, ma
anche di coniugarlo con l'evoluzione del contesto istituzionale.
Immobilismo ed inefficienza, infatti, sono stati spesso
attribuiti alla riforma del titolo V della Costituzione, accusata
di avere causato un regionalismo esasperato e di non aver saputo
predisporre adeguata interlocuzione tra diverse realtà.
Vanno riviste, inoltre, le relazioni finanziarie con lo Stato,
per creare la cosiddetta fiscalità di vantaggio. Lo Stato non
sempre è riuscito a sviluppare un'efficace azione di perequazione
delle risorse pubbliche tra le diverse aree del Paese e la
Sicilia, in particolare, ne è risultata storicamente penalizzata.
La capacità di un'attenta valutazione della spesa pubblica, di
un giudizio ex ante della congruità e della copertura finanziaria
di una legge di spesa, dà la certezza delle risorse disponibili
in bilancio; per ciò l'Assemblea deve assolvere il proprio
compito legislativo, confidando sulla disponibilità di risorse
reali e sufficienti a raggiungere gli obiettivi individuati.
Non va dimenticato però che si possono produrre importanti
normative senza che vi sia a monte la necessità di sforzi
finanziari
Lo Statuto siciliano ci qualifica per la maggiore autonomia,
soprattutto nel campo finanziario.
La finanza regionale siciliana non è stata architettata dal
costituente per semplici fini di autogoverno e di decentramento
amministrativo, bensì per consentire di passare ad un processo
di autentico autosviluppo.
Siamo, quindi, chiamati ad individuare gli elementi potenziali
di crescita nei comparti economici, attraverso l'incremento degli
investimenti e dell'occupazione.
Indubbiamente, i poteri di politica economica attribuiti alla
Regione siciliana costituiscono un eccezionale modello, sulla cui
falsa riga è stato possibile costruire una forma di autogoverno,
ma non può sottacersi il sottobosco di riottosità e ritardi che
hanno condizionato il rilascio delle potenzialità insite nello
Statuto siciliano e che ci debbono fare riflettere.
Se il sistema di finanziamento della Regione, come delineato
dallo Statuto, partiva dal presupposto che essa fosse in grado di
provvedere all'esercizio delle sue funzioni mediante le entrate
patrimoniali e tributarie che le spettavano, tuttavia, lo
sviluppo di una politica autonomista è stato influenzato
negativamente da una esasperata tendenza centripeta, che ha
determinato l'erosione delle risorse di spettanza della Sicilia.
Dando piena attuazione allo Statuto si può invertire la rotta
verso la rinascita
Il federalismo, poi, è una realtà istituzionale necessaria al
Sud per favorire iniziative territoriali che implementino lo
sviluppo.
Onorevoli colleghi, ci scontriamo, inoltre, con un'esigenza di
razionalizzazione della spesa pubblica, il cui contenimento non
può però compromettere i livelli qualitativi dei servizi.
Ecco che, anche su questo versante, l'efficacia e l'efficienza
dell'organizzazione amministrativo-burocratica sono un obiettivo
prioritario, così come lo è la conoscenza dei fatti derivanti
dall'analisi dei rendiconti.
La trasparenza assurge a bene pubblico che noi dobbiamo
garantire ai siciliani per consentire loro di formulare un
giudizio consapevole sull'attività di chi governa.
Onorevoli colleghi, questo Parlamento, in nome dello sviluppo
della Sicilia, è chiamato a fronteggiare quel sentimento di
insicurezza che, ormai, è invalso nei nostri concittadini a causa
dell'aumento esponenziale della microcriminalità legata anche
alla crisi occupazionale.
Facciamo convergere le nostre energie per ragionare su una
riforma del lavoro e della formazione che dia nuova linfa al
sistema ma, al contempo, contrastiamo anche quanti alimentano il
sentimento di smarrimento nella nostra popolazione disseminando
pretestuosi timori all'alba di ogni grande opera, come a volere,
erroneamente, sospingere una cultura carsica che induca a pensare
che, in Sicilia, nessuna infrastruttura si può realizzare senza
che, su di essa, aleggi lo spettro della longa manus della mafia.
Se accogliessimo una tale idea su cui molti hanno impuntato
anche le contestazioni alla costruzione del Ponte sullo Stretto e
ci lasciassimo tramortire dalla paura, bloccheremmo lo sviluppo
e, probabilmente, rimarremmo definitivamente arretrati.
Ma a noi spetta anche il compito della ricerca di una
normativa che sappia riequilibrare il rapporto uomo-ambiente
perché non si abbattano, anche sulla Sicilia, disastri come
quello che ha investito la Campania
Ragioniamo, poi, anche su come valorizzare le nostre fonti
endogene di implementazione economica, attraverso quel volano
eccezionale che è il turismo e mediante leggi che collochino
l'imprenditoria locale in un'ottica internazionalizzata, che
facilitino l'ottimizzazione dei processi di impiego dei fondi
strutturali e non disperdano le risorse a nostra disposizione
fino al 2013, consentendoci di trasformare i capitali in segni
tangibili di progresso, rispettando, al contempo, la vocazione
mediterranea della Sicilia.
Tutti noi dobbiamo lasciarci avvolgere dall'idea che il futuro
si conquisti con il sudore e la fatica del lavoro, rifuggendo da
facili scorciatoie.
Così, il futuro parte dalla meritocrazia degli uomini nelle cui
mani riporremo ruoli chiave ad ogni livello, parte della nostra
capacità di vivere il presente con intelligenza, di selezionare
con scrupolosità e per criteri meritocratici i funzionari che
sceglieremo, gli studenti che premieremo, le aziende che
sosterremo, i progetti che approveremo, i pubblici appalti che
affideremo
La Sicilia non può perdere questa sfida, tanto più all'alba
del libero scambio del 2010.
Peraltro, a fronte della nostra posizione geograficamente non
solo strategica, il buon andamento che riusciremo ad imprimere
alle nostre Istituzioni potrà fungere da stimolo per la
risoluzione dei conflitti e delle piaghe che ancora attanagliano
molti dei paesi transfrontalieri e gravano di una pesante
ipoteca le relazioni fra i popoli del Mediterraneo, così come
dimostra l'imponente flusso di immigrati che ogni giorno bussa
alle nostre porte.
Le nostre Istituzioni devono, a fronte di questa nostra
centrale collocazione nell'ambito della popolazione
euromediterranea, sapere essere il valore aggiunto di una
testimonianza di aggregazione, di sviluppo e di pace. Un
Parlamento, il nostro, che deve pensare e fare per una Sicilia
che non sia soltanto la somma di una dimensione regionale, ma che
sia una realtà dalla forte personalità all'interno dello
scacchiere nazionale e sappia altresì assurgere ad una dimensione
europea, rispondendo con strumenti adeguati alle aspettative
comunitarie.
Questo è necessario per cogliere opportunamente la dimensione
globale e globalizzata, dove cambiano i mercati e le culture,
dove prende forma un rinnovato assetto istituzionale e una nuova
capacità di interrelazione fra le Istituzioni stesse. Coniugarsi
con la dimensione europeista, però, non significa scolorire la
nostra identità, ma vuol dire, acquisire caratteri allargati che
ci aiutino, da un lato, a migliorare i deficit per essere
competitivi e, dall'altro, a preservare le nostre virtù, le
nostre radici.
Onorevoli colleghi, la cosa giusta in politica, come nella
vita, spesso è la più difficile da fare ma la fisionomia della
prosperità di un popolo non può avere un volto diverso dalla
dignità, dalla verità, dalla libertà
Questo è il messaggio che deve indirizzare il cammino di questo
Parlamento, in ossequio ai siciliani tutti ed a quelli che, in
nome di questa Sicilia e del nostro benessere, hanno sacrificato
la loro stessa vita
Voglio augurare a me stesso, a tutti voi, a tutti noi,
un'interlocuzione ed una collaborazione franca e serena, affinché
possiamo rivelarci tutti all'altezza dell'imponente impegno che
ci attende perché nelle nostre mani è il destino di questa terra
di Sicilia.
Grazie e buon lavoro
(Applausi)
Onorevoli colleghi, non prevedendo l'ordine del giorno altri
punti, rinvio la seduta a mercoledì, 28 maggio 2008, alle ore
17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente provvisorio Ferrara
- ELEZIONE DI DUE VICEPRESIDENTI, TRE QUESTORI E TRE
SEGRETARI
La seduta è tolta alle ore 11.40
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 14.00
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli