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Resoconto d'Aula della Seduta n. 2 di venerdì 23 maggio 2008
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   Presidenza del presidente provvisorio Ferrara


    BOSCO   segretario provvisorio, dà lettura del processo verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  prima  di  procedere   allo
  svolgimento   dell'ordine  del  giorno,  invito  i  presenti   ad
  astenersi  dall'utilizzare  i  telefoni  cellulari  al  fine   di
  garantire l'ordinato andamento dei lavori dell'Aula.


   Presidenza del presidente provvisorio Ferrara


   Onorevoli    colleghi,   ricorrendo,   oggi,    il    sedicesimo
  anniversario della strage di Capaci, in cui persero  la  vita  il
  giudice  Giovanni  Falcone, la moglie Francesca  Morvillo  e  gli
  agenti  di  scorta  Rocco  Di Cillo,  Antonio  Montinaro  e  Vito
  Schifani,  invito  l'Aula, in segno di  omaggio  per  le  eroiche
  vittime, ad osservare un minuto di silenzio.

        (Tutta  l'Assemblea  si  leva in piedi  ad  osservare  un
      minuto di silenzio e successivamente applaude lungamente)

     Elezione del Presidente dell'Assemblea regionale siciliana

    PRESIDENTE   Si passa allo svolgimento dell'ordine  del  giorno
  che reca: Elezione del Presidente dell'Assemblea.
   Ricordo  che nelle due votazioni effettuate ieri nessun deputato
  ha   riportato  la  maggioranza  prescritta.  Pertanto,  a  norma
  dell'articolo  3  del Regolamento interno, si  procederà  ad  una
  nuova  votazione. Risulterà eletto il candidato che avrà ottenuto
  la  maggioranza  assoluta  dei voti. Se  anche  questa  votazione
  dovesse  avere  esito negativo, si procederà, subito  dopo,  alla
  votazione  di  ballottaggio  fra  i  due  candidati  che  avranno
  riportato  il  maggior  numero di voti e sarà  proclamato  eletto
  colui che conseguirà la maggioranza anche relativa.

                    Votazione a scrutinio segreto

    PRESIDENTE   Indìco  la  votazione  a  scrutinio  segreto   per
  l'elezione del Presidente dell'Assemblea che si effettuerà con le
  stesse modalità delle votazioni precedenti.
      Ciascun   deputato,   quindi,  apporrà   il   proprio   segno
  preferenziale nell'apposita scheda recante a stampa i  nominativi
  di tutti deputati.
    Invito il deputato segretario a procedere all'appello.

      (Marrocco, segretario provvisorio,  procede all'appello)

    Dichiaro chiusa la votazione.

    (Il Presidente provvisorio procede allo spoglio delle schede)

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della votazione  per  l'elezione
  del Presidente dell'Assemblea:

   Presenti e votanti             90
   Maggioranza richiesta     46

   Hanno ottenuto voti i deputati:

   Cascio Francesco          55
   Raia                      26
   Cascio Salvatore           3
   Panarello                  1
   Laccoto                    1
   Dina                       1
   Caputo                     1
   Schede bianche             2

   Avendo  il  deputato Cascio Francesco riportato  la  maggioranza
  dei voti prescritta, lo proclamo eletto Presidente dell'Assemblea
  regionale siciliana.

                             (Applausi)

   Invito,  pertanto, l'onorevole Cascio Francesco ad  assumere  le
  funzioni di presidente.

                             (Applausi)

             PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CASCIO FRANCESCO

        Insediamento e discorso del Presidente dell'Assemblea
                         regionale siciliana

    PRESIDENTE    Signor   Presidente  della   Regione,   onorevoli
  colleghi,  sono onorato della fiducia che avete voluto accordarmi
  -  una  fiducia sofferta, dopo una giornata difficile  di  questo
  Parlamento -, affidandomi la Presidenza di questa Istituzione che
  affonda  le  sue  radici in tempi antichi  e  scolpisce  in  modo
  indelebile  il  passato  e  il  presente  della  nostra  civiltà.
  Istituzione  questa, altissima, non soltanto in quanto  epicentro
  legislativo di questa terra, ma poiché essa assomma e congloba in
  sè  il  carattere  genetico  del popolo  siciliano,  recando  con
  orgoglio  e  forza dirompente il marchio distintivo della  nostra
  regione autonoma.
   Mi  gratifica questo impegno che assumo con orgoglio,  emozione,
  spirito  di  servizio  di  cui avverto la  pregnanza  con  grande
  intensità.
   La  consapevolezza infatti che, nella qualità di Presidente,  si
  dilaterà inevitabilmente il raggio delle conseguenze di ogni  mia
  azione,  mi  fa  avvertire  forte  il  peso  di  questo  ruolo  e
  l'importanza  che gli elementi di equilibrio e oculatezza  devono
  avere, come fattori non complementari ma bensì intrinseci, al suo
  stesso assolvimento.
   Per   questo,  onorevoli  colleghi,  nell'esercizio  delle   mia
  funzione, pur riconoscendomi  espressione di una maggioranza  ben
  definita,  l'imparzialità  sarà  la  mia  guida,  la  mia   linea
  direttrice.
   Questo  è  lo  spirito  di fondo che mi  anima  ed  è  l'impegno
  soprattuto che assumo con tutti voi.
   Sono  convinto  che il sereno e fecondo svolgimento  della  vita
  parlamentare  dipenda anche dalla capacità del Parlamento  e  del
  Governo  di  interfacciarsi  in  modo  armonico  per  scongiurare
  paralisi  ed  incomprensioni che sarebbero  dannose  alla  nostra
  Terra. E' un Parlamento vicino alla gente quello che immagino  ed
  agogno, un Parlamento che sappia farsi interprete dei bisogni dei
  siciliani  e  che  sappia  chiedere  a  se  stesso  comportamenti
  improntati al rigore.
   Ritengo   che,   in  questo  senso,  il  rispetto   regolare   e
  programmato  del  calendario dei lavori d'Aula, l'attività  delle
  Commissioni parlamentari, la presenza assidua e puntuale di tutti
  noi  possano concorrere a riaffermare un'immagine di  rigorosa  e
  composta responsabilità.
   E',  quindi, della maggioranza e dell'opposizione che io  voglio
  essere  il Presidente, di tutta l'Assemblea, anche di coloro  che
  hanno  ritenuto,  legittimamente, di non darmi  il  voto.  In  un
  sistema  democratico l'opposizione costruttiva  è  necessaria;  è
  solo  il confronto delle idee, anche le più differenti, che svela
  le  fragilità e le lacune delle diverse posizioni e può,  quindi,
  farci  addivenire alla soluzione più opportuna. Ed  è  in  questo
  raffronto che si tesaurizza e si alimenta la stessa vitalità  del
  Parlamento
   Onorevoli  colleghi,  in  questo tempo  in  cui  la  politica  è
  sovente  colpita  dall'onda d'urto della  concezione  blasfema  e
  falsamente  aprioristica che ci identifica come  signori  feudali
  che  ingrassano  all'ombra dei privilegi di  casta,  arduo  è  lo
  sforzo  che siamo chiamati a compiere per riaffermare  la  nostra
  affrancazione da questi stereotipi.
   Se  non  vogliamo  vedere appiattito, umiliato  e  sconfitto  il
  valore  istituzionale dei nostri ruoli e non vogliamo che  questo
  Parlamento  venga  assimilato ad un malato che  attende  solo  di
  spegnersi  consumandosi in una lenta agonia,  dobbiamo  avere  la
  volontà ed il coraggio di tornare a respirare quel buon odore  di
  rigore istituzionale e, prima ancora, morale.
   Dobbiamo  avere la forza di alimentare dentro di noi un sussulto
  d'orgoglio  siciliano che ci impedisca di cedere all'indolenza  e
  alla  superficialità nel legiferare e che ci inciti a  levare  da
  questi  scranni  un  grido di ribellione e  di  disgusto  per  la
  volgarizzazione  e  la scarnificazione della politica  nella  sua
  vera  ed  alta  essenza,  affinché la  stessa  ritorni  alla  sua
  funzione aristotelica di servizio alla collettività e non  appaia
  più come un cadavere dallo spirito vagante.
   Numerose  critiche  si muovono all'attività parlamentare  e  noi
  non  dobbiamo rimanere indifferenti ad esse. Affinché  la  nostra
  sia  una  politica  vivente dobbiamo sviluppare  la  capacità  di
  ascoltare  il  substrato  culturale  e  sociale  del  territorio,
  prendere in considerazione nella nostra attività le istanze della
  società civile perché non si può legiferare e modellare le  leggi
  disancorandole dalla realtà e dal contesto in cui insistono.
   Il   principio   di  sussidiarietà,  richiamato   dalla   nostra
  Costituzione  all'articolo  3, sottende  che  la  prossimità  dei
  bisogni è condizione privilegiata per soddisfarli. Un legislatore
  democratico non può disattendere mai la condizione umana del  suo
  popolo,  non  può  prescindere dall'accezione di democrazia  come
  giustizia sociale e la condizione umana dei siciliani deve essere
  la  stella polare di chi rappresenta il potere legislativo,  cioè
  di noi, cari colleghi.
   Grave  errore  di presunzione sarebbe il nostro se respingessimo
  le  pulsioni,  anche critiche, del nostro popolo, che  qui  siamo
  chiamati  a rappresentare; così dobbiamo ricondurre al centro  ed
  al  ruolo  di protagonista supremo la funzionalità dell'Assemblea
  che,  purtroppo,  talvolta, è rimasta impantanata  in  ingranaggi
  farraginosi che hanno ostacolato la fluidità dei lavori d'Aula.
   Quasi  tutti  i partiti, in sede di presentazione dei  programmi
  elettorali,   sono  stati  consegnatari  di   una   esigenza   di
  rinnovamento, di ammodernamento da parte dei nostri cittadini. Il
  popolo,  troppo  spesso disilluso in mille modi  diversi,  ci  ha
  rivolto   un   appello  accorato,  investendoci   della   precisa
  responsabilità di cercare e di trovare un dialogo trasversale per
  conferire  speditezza all'attività legislativa, senza per  questo
  trascurare  gli  standard qualitativi, invece,  della  produzione
  normativa.
   Dobbiamo  farci interpreti di quel diffuso stato di disagio  che
  alberga  nella  pubblica  opinione a  causa  dei  ritardi,  delle
  omissioni  e  delle  remore che, accompagnate talvolta  a  scarsa
  chiarezza nello svolgimento dei nostri lavori, hanno inficiato la
  possibilità  di  questo Parlamento di rispondere ad  un  decoroso
  indice   di  rappresentatività  che  è  punto  cardine  di   ogni
  democrazia pluralista.
   Colleghi,  da  noi  deve partire l'esempio di attaccamento  agli
  istituti  democratici  e,  soprattutto,  l'esempio  di  onestà  e
  rettitudine. Dobbiamo essere intransigenti innanzitutto verso noi
  stessi se vogliamo esserlo davvero verso gli altri.
   Rammentiamoci  sempre  che  i  giovani  ci  stanno  a  guardare;
  dobbiamo,  con  la nostra attività quotidiana  e  con  la  nostra
  condotta,  essere per loro un valido esempio e far sì  che  essi,
  stimando   i  membri  del  Parlamento,  al  Parlamento   guardino
  fiduciosi.    Solo    così   potremo   incitarli    a    perorare
  democraticamente le loro proposte.
   Purtroppo,  le  cronache  di questi giorni  sono  costellate  di
  racconti  dell'orrore, per l'efferatezza dei continui episodi  di
  violenza,   che  spacca  il  cuore  delle  nostre  famiglie.   Da
  quest'Aula,   allora,   deve  partire  un  messaggio   fortemente
  stigmatizzante,  anche  davanti  a  contrapposizioni  forti:   la
  prepotenza e la prevaricazione non sono vincenti mai. Ciascuno di
  noi ha un influsso sulla coscienza collettiva, non parlo soltanto
  dei  parlamentari, parlo a madri e a padri e, quindi, confido che
  sapremo  trovare, mediante la dialettica democratica, la  sintesi
  delle   nostre   istanze   e   caratterizzare,   dunque,   questa
  legislatura, non per la sopraffazione degli uni verso gli  altri,
  ma per il confronto degli uni con gli altri.
   Se   non   saremo  in  grado  di  assolvere  a  questo  compito,
  snatureremo il Parlamento della sua vocazione  naturale:  la  sua
  funzione   collettiva.  Ma  perderemo,  altresì,  la  sfida   più
  importante: la conservazione e la sostenibilità della Sicilia nel
  mondo  globalizzato  e  la sua capacità di ritagliarsi  un  posto
  dignitoso in un quadro che, attraverso l'Europa, ci fa interagire
  con le democrazie occidentali più avanzate.
   Lo  sviluppo non si costruisce soltanto sui processi  economici,
  ma  anche su un solido substrato sociale che è il portato  di  un
  popolo  maturo e civile, perciò se lasciamo che tra i  giovani  e
  noi    si    erigano   barriere,   condanneremo   questa    Terra
  all'involuzione, perché la gioventù di oggi è la classe dirigente
  di domani.
   Ma  conditio  sine  qua non del domani è la  diffusione  di  una
  cultura  dello  sviluppo che abbia marcati a  fuoco  i  caratteri
  della legalità. Dove c'è mafia e dove i diritti vengono tramutati
  in  favori, non c'è più libertà. E quando in una terra la libertà
  è perduta, tutto è perduto
   Non  dimentichiamo mai coloro che la mafia l'hanno combattuta  a
  viso  aperto. Non saremmo degni di rappresentare questa Terra  se
  da  questi  scranni non fossimo capaci di difenderla quale  madre
  feconda  di  figli  generosi che ripetute  volte  le  sono  stati
  brutalmente  strappati  dal  grembo,  come  Paolo  Borsellino   e
  Giovanni   Falcone,  di  cui  proprio  oggi  ricorre  il   triste
  anniversario del suo barbaro assassinio.

                             (Applausi)

   Una  Sicilia troppo spesso irrorata non da linfa vitale, ma  dal
  sangue  dei  suoi martiri e sovente costretta a  farsi  scudo  da
  quanti  -  e ce ne sono - sui lividi spingono ancora, violandola,
  talvolta anche con blasfemo disconoscimento della sua parte  sana
  che, per fortuna, è la maggior parte.
   Se  noi,  qui, nel cuore della funzione legislativa, abdicassimo
  o  mostrassimo tentennamenti di sorta, alla ricerca di  strumenti
  volti  ad  agevolare l'iniziativa economica pulita,  a  sostenere
  l'occupazione e la meritocrazia, a bandire il lavoro  precario  e
  quello  nero ed insicuro, scaricheremmo, vigliaccamente, il  peso
  della  ribellione  sociale contro  Cosa  nostra   soltanto  sulle
  spalle   della   magistratura,   delle   forze   dell'ordine    e
  dell'imprenditoria.  Forze, queste, che  hanno  già  compiuto  un
  grande  cammino di coraggio, mettendosi in gioco  per  prime,  al
  fine di vederci davvero liberi dal racket e da ogni ricatto della
  criminalità; forze, queste, che insieme danno al mondo l'immagine
  della  reale fisionomia della Sicilia, quella onesta, quella  che
  produce e quella che lavora.
   L'indirizzo  di  fondo dell'Assemblea regionale  siciliana  deve
  caratterizzarsi  per un'attività legislativo-parlamentare  decisa
  ed   intransigente  contro  la  corruzione,   le   clientele,   i
  favoritismi,  perché  anche queste sono vie  d'accesso  cavalcate
  dalla criminalità.
   C'è  la mafia che spara e quella che non spara più, perché pensa
  di  tenerci sotto scacco aggredendo i nostri appalti, distorcendo
  la  trasparenza  amministrativa, insidiando  puntualmente  -  con
  meccanismi studiati ad orologeria - il nostro tessuto connettivo,
  per  sfinire  le  nostre  imprese,  contaminare  la  fiducia  dei
  cittadini  nella Pubblica Amministrazione passando  per  i  nervi
  scoperti di una burocrazia a volte difettosa.
   La  confusione  amministrativa è uno  dei  fattori  di  maggiore
  ostacolo  all'attività economica in Sicilia, poiché  allontana  i
  potenziali investitori.
   Dobbiamo  forgiare  il  carattere del  Parlamento  sull'impronta
  dell'efficientismo perché, laddove la Pubblica Amministrazione si
  inceppa,  si  scava  un  solco  profondo  tra  amministratori   e
  cittadini, che presta il fianco a condotte clientelari.
   Dovrà,  quindi,  essere  priorità di  questa  nuova  legislatura
  attivare una razionalizzazione amministrativa.
   In  questa direzione auspico un serio impegno sulla strada della
  delegificazione e della semplificazione anche legislativa.
   Rivitalizzando le potenzialità del nostro Statuto,  inoltre,  si
  potrà    rimediare   a   quello   scollamento   degli    apparati
  amministrativo-burocratici  dai  princìpi  di  efficienza  e   di
  trasparenza della Pubblica Amministrazione.
   A  tal  proposito, un valido aiuto può venire dai  testi  unici,
  per  riunire,  in modo coerente, l'iperproduzione legislativa  di
  tanti anni di attività.
   C'è la necessità di una piena attuazione del nostro Statuto,  ma
  anche di coniugarlo con l'evoluzione del contesto istituzionale.
   Immobilismo   ed  inefficienza,  infatti,  sono   stati   spesso
  attribuiti alla riforma del titolo V della Costituzione, accusata
  di  avere causato un regionalismo esasperato e di non aver saputo
  predisporre adeguata interlocuzione tra diverse realtà.
   Vanno  riviste, inoltre, le relazioni finanziarie con lo  Stato,
  per  creare  la cosiddetta fiscalità di vantaggio. Lo  Stato  non
  sempre è riuscito a sviluppare un'efficace azione di perequazione
  delle  risorse  pubbliche tra le diverse  aree  del  Paese  e  la
  Sicilia, in particolare, ne è risultata storicamente penalizzata.
   La  capacità di un'attenta valutazione della spesa pubblica,  di
  un giudizio ex ante della congruità e della copertura finanziaria
  di  una  legge di spesa, dà la certezza delle risorse disponibili
  in  bilancio;  per  ciò  l'Assemblea deve  assolvere  il  proprio
  compito  legislativo, confidando sulla disponibilità  di  risorse
  reali e sufficienti a raggiungere gli obiettivi individuati.
   Non  va  dimenticato  però  che si possono  produrre  importanti
  normative  senza  che  vi  sia a monte  la  necessità  di  sforzi
  finanziari
   Lo  Statuto  siciliano ci qualifica per la  maggiore  autonomia,
  soprattutto nel campo finanziario.
   La  finanza  regionale  siciliana non è stata  architettata  dal
  costituente  per semplici fini di autogoverno e di  decentramento
  amministrativo,  bensì per consentire di passare ad  un  processo
  di autentico autosviluppo.
     Siamo, quindi, chiamati ad individuare gli elementi potenziali
  di crescita nei comparti economici, attraverso l'incremento degli
  investimenti e dell'occupazione.
   Indubbiamente,  i poteri di politica economica  attribuiti  alla
  Regione siciliana costituiscono un eccezionale modello, sulla cui
  falsa  riga è stato possibile costruire una forma di autogoverno,
  ma  non può sottacersi il sottobosco di riottosità e ritardi  che
  hanno  condizionato il rilascio delle potenzialità  insite  nello
  Statuto siciliano e che ci debbono fare riflettere.
   Se  il  sistema  di finanziamento della Regione, come  delineato
  dallo Statuto, partiva dal presupposto che essa fosse in grado di
  provvedere  all'esercizio delle sue funzioni mediante le  entrate
  patrimoniali  e  tributarie   che  le  spettavano,  tuttavia,  lo
  sviluppo   di   una  politica  autonomista  è  stato  influenzato
  negativamente  da  una  esasperata tendenza  centripeta,  che  ha
  determinato l'erosione delle risorse di spettanza della Sicilia.
   Dando  piena attuazione allo Statuto si può invertire  la  rotta
  verso la rinascita
   Il  federalismo, poi, è una realtà istituzionale  necessaria  al
  Sud  per  favorire  iniziative territoriali che  implementino  lo
  sviluppo.
   Onorevoli  colleghi, ci scontriamo, inoltre, con un'esigenza  di
  razionalizzazione della spesa pubblica, il cui  contenimento  non
  può però compromettere i livelli qualitativi dei servizi.
   Ecco  che,  anche su questo versante, l'efficacia e l'efficienza
  dell'organizzazione amministrativo-burocratica sono un  obiettivo
  prioritario,  così  come lo è la conoscenza dei  fatti  derivanti
  dall'analisi dei rendiconti.
   La   trasparenza  assurge  a  bene  pubblico  che  noi  dobbiamo
  garantire  ai  siciliani  per consentire  loro  di  formulare  un
  giudizio consapevole sull'attività di chi governa.
   Onorevoli  colleghi, questo Parlamento, in nome  dello  sviluppo
  della  Sicilia,  è  chiamato a fronteggiare  quel  sentimento  di
  insicurezza che, ormai, è invalso nei nostri concittadini a causa
  dell'aumento  esponenziale  della microcriminalità  legata  anche
  alla crisi occupazionale.
   Facciamo  convergere  le nostre energie  per  ragionare  su  una
  riforma  del  lavoro e della formazione che dia  nuova  linfa  al
  sistema ma, al contempo, contrastiamo anche quanti alimentano  il
  sentimento  di smarrimento nella nostra popolazione  disseminando
  pretestuosi timori all'alba di ogni grande opera, come a  volere,
  erroneamente, sospingere una cultura carsica che induca a pensare
  che,  in Sicilia, nessuna infrastruttura si può realizzare  senza
  che, su di essa, aleggi lo spettro della longa manus della mafia.
   Se  accogliessimo  una  tale idea su cui molti  hanno  impuntato
  anche le contestazioni alla costruzione del Ponte sullo Stretto e
  ci  lasciassimo tramortire dalla paura, bloccheremmo lo  sviluppo
  e, probabilmente, rimarremmo definitivamente arretrati.
   Ma   a  noi  spetta  anche  il  compito  della  ricerca  di  una
  normativa  che  sappia  riequilibrare il  rapporto  uomo-ambiente
  perché  non  si  abbattano, anche sulla  Sicilia,  disastri  come
  quello che ha investito la Campania
   Ragioniamo,  poi,  anche  su come valorizzare  le  nostre  fonti
  endogene  di  implementazione economica, attraverso  quel  volano
  eccezionale  che  è  il turismo e mediante leggi  che  collochino
  l'imprenditoria  locale  in  un'ottica  internazionalizzata,  che
  facilitino  l'ottimizzazione dei processi di  impiego  dei  fondi
  strutturali  e  non  disperdano le risorse a nostra  disposizione
  fino  al  2013, consentendoci di trasformare i capitali in  segni
  tangibili  di  progresso, rispettando, al contempo, la  vocazione
  mediterranea della Sicilia.
   Tutti  noi dobbiamo lasciarci avvolgere dall'idea che il  futuro
  si  conquisti con il sudore e la fatica del lavoro, rifuggendo da
  facili scorciatoie.
   Così, il futuro parte dalla meritocrazia degli uomini nelle  cui
  mani  riporremo ruoli chiave ad ogni livello, parte della  nostra
  capacità  di  vivere il presente con intelligenza, di selezionare
  con  scrupolosità  e per criteri meritocratici i  funzionari  che
  sceglieremo,  gli  studenti  che  premieremo,  le   aziende   che
  sosterremo,  i progetti che approveremo, i pubblici  appalti  che
  affideremo
   La  Sicilia  non può perdere questa sfida,   tanto più  all'alba
  del libero scambio del 2010.
   Peraltro,  a  fronte della nostra posizione geograficamente  non
  solo  strategica, il buon andamento che riusciremo  ad  imprimere
  alle   nostre  Istituzioni  potrà  fungere  da  stimolo  per   la
  risoluzione  dei conflitti e delle piaghe che ancora attanagliano
  molti  dei  paesi  transfrontalieri  e  gravano  di  una  pesante
  ipoteca  le  relazioni fra i popoli del Mediterraneo,  così  come
  dimostra  l'imponente flusso di immigrati che ogni  giorno  bussa
  alle nostre porte.
   Le   nostre  Istituzioni  devono,  a  fronte  di  questa  nostra
  centrale     collocazione    nell'ambito    della     popolazione
  euromediterranea,  sapere  essere  il  valore  aggiunto  di   una
  testimonianza  di  aggregazione,  di  sviluppo  e  di  pace.   Un
  Parlamento,  il nostro, che deve pensare e fare per  una  Sicilia
  che non sia soltanto la somma di una dimensione regionale, ma che
  sia   una  realtà  dalla  forte  personalità  all'interno   dello
  scacchiere nazionale e sappia altresì assurgere ad una dimensione
  europea,  rispondendo  con  strumenti adeguati  alle  aspettative
  comunitarie.
   Questo  è  necessario per cogliere opportunamente la  dimensione
  globale  e  globalizzata, dove cambiano i mercati e  le  culture,
  dove  prende forma un rinnovato assetto istituzionale e una nuova
  capacità  di interrelazione fra le Istituzioni stesse. Coniugarsi
  con  la  dimensione europeista, però, non significa scolorire  la
  nostra identità, ma vuol dire, acquisire caratteri allargati  che
  ci  aiutino,  da  un  lato, a migliorare  i  deficit  per  essere
  competitivi  e,  dall'altro, a preservare  le  nostre  virtù,  le
  nostre radici.
   Onorevoli  colleghi,  la  cosa giusta in  politica,  come  nella
  vita,  spesso  è la più difficile da fare ma la fisionomia  della
  prosperità  di  un  popolo non può avere un volto  diverso  dalla
  dignità, dalla verità, dalla libertà
   Questo  è il messaggio che deve indirizzare il cammino di questo
  Parlamento,  in ossequio ai siciliani tutti ed a quelli  che,  in
  nome  di questa Sicilia e del nostro benessere, hanno sacrificato
  la loro stessa vita
   Voglio  augurare  a  me  stesso,  a  tutti  voi,  a  tutti  noi,
  un'interlocuzione ed una collaborazione franca e serena, affinché
  possiamo  rivelarci tutti all'altezza dell'imponente impegno  che
  ci  attende perché nelle nostre mani è il destino di questa terra
  di Sicilia.
   Grazie e buon lavoro

                             (Applausi)

   Onorevoli  colleghi, non prevedendo l'ordine  del  giorno  altri
  punti,  rinvio  la seduta a mercoledì, 28 maggio 2008,  alle  ore
  17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente provvisorio Ferrara


       -    ELEZIONE  DI  DUE VICEPRESIDENTI, TRE QUESTORI  E  TRE
       SEGRETARI

                           La seduta è tolta alle ore 11.40

          Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 14.00

                       DAL SERVIZIO RESOCONTI
                            Il Direttore
                        Dott. Eugenio Consoli