Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gennuso è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dal 20 al 22 ottobre 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato alla competente Commissione Attività produttive' (III):
Interventi a favore delle cooperative sociali (n. 624)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 20 ottobre 2010
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che ormai da troppi anni è in
corso una continua e inarrestabile erosione dell'organico dei
dipendenti degli uffici centrali e periferici del Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR);
considerato che è sempre maggiore il numero di dipendenti che,
ormai prossimo alla pensione, si mostra demotivato e per niente
incentivato dall'attuale sistema amministrativo del MIUR;
visto che, nonostante le rimostranze giunte dai rappresentanti di
molti uffici del MIUR, sia a livello centrale che periferico,
nessun interesse è stato mostrato dagli organi competenti, intenti
a proseguire il loro cammino, fatto di tagli e restrizione del
personale;
constatato che questa politica di tagli rischia di provocare gravi
falle nel sistema organizzativo del MIUR, dove sempre più spesso, a
causa della mancanza di professionalità disponibili, gli uffici
sono retti da singoli impiegati che non si sa fino a quando
potranno reggere e supplire alle ormai note carenze del sistema;
per sapere se non ritengano urgente e necessario intervenire
presso il Governo centrale al fine di far comprendere la gravità
del caso e la situazione in cui vertono oggi gli uffici periferici
del MIUR in Sicilia e attivarsi affinché si provveda ad una
revisione dell'assetto organizzativo del Ministero, che oramai
appare sempre più incapace di rispondere alle necessità del
territorio». (1451)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che da oltre tre anni l'ispettorato
provinciale di Catania ha sperimentato una buona prassi in virtù
della quale, al fine di rendere più fruibile il servizio UMA
(pratiche per l'approvvigionamento del carburante agricolo, ecc.)
agli agricoltori di quei comuni sprovvisti della sede dell'ufficio
della condotta agraria, ha consentito l'apertura di sportelli
distaccati e, precisamente, presso i comuni di Mirabella Imbaccari,
Mineo, Mazzarrone e Randazzo;
considerato che tra l'ispettorato provinciale agrario di Catania e
i suddetti comuni era stata stipulata una convenzione, in ragione
della quale l'ispettorato, senza alcun onere e peso finanziario,
metteva a disposizione alcuni dipendenti, mentre i comuni davano la
disponibilità dei locali, delle attrezzature, delle linee
telefoniche e della logistica in generale;
preso atto che il suddetto servizio era molto apprezzato dagli
agricoltori che, magari impossibilitati a recarsi nei comuni sede
di condotta agraria, trovavano in loco un efficiente servizio,
tramite personale zelante, competente e disponibile a far fronte
alle varie problematiche agrarie;
tenuto conto che, nonostante il suddetto servizio di sportello
avesse sortito ottimi risultati con apprezzamenti da più fronti,
purtroppo oggi si deve constatare che il nuovo dirigente
dell'ispettorato provinciale agrario ha deciso di chiudere detti
sportelli distaccati, determinando un reale disservizio e la
protesta dei sindaci dei comuni interessati;
considerato, infine, che, sebbene i sindaci si siano resi
disponibili a confermare il loro impegno, anche finanziario, per il
mantenimento degli sportelli UMA, ancora non è stata fornita alcuna
indicazione per la riapertura da parte del dirigente
dell'ispettorato provinciale agrario di Catania;
per sapere:
quali siano le reali cause che impediscano di fatto il
mantenimento degli sportelli distaccati UMA, malgrado la loro
positiva e proficua sperimentazione negli ultimi tre anni;
se non vogliano invitare il nuovo dirigente dell'IPA di Catania a
rivedere la propria decisione alla luce dell'assenza di onere
finanziario da parte della Regione e in ragione dell'efficace
impiego del personale di cui lo stesso ispettorato provinciale
agrario dispone e che fino ad oggi ha svolto detto compito con
passione, zelo e professionalità, riscuotendo il generale
apprezzamento del territorio e, in particolare, degli operatori del
settore agricolo». (1452)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
la celiachia è una patologia autoimmune, scatenata dal consumo di
glutine, proteina presente nel grano, nell'orzo e nella segale;
è ampiamente appurato che celiaci non si nasce, ma si diventa;
considerato che:
la frequenza della celiachia è in costante aumento e interessa
sempre di più i soggetti adulti o addirittura anziani;
sono sempre di più gli esperti che individuano tra le maggiori
cause della malattia i fattori ambientali, ovvero il consumo di
farine ricche di glutine 'tossico' che provoca nei soggetti, specie
se adulti, la perdita della tolleranza al glutine;
visto che, dai dati raccolti da alcuni ricercatori italiani negli
Stati Uniti, il numero delle nuove diagnosi fra gli over 60 risulta
raddoppiato rispetto agli ultimi 15 anni;
accertato che, dai dati emersi dalla ricerca de qua, può essere
smentito il concetto, ampiamente diffuso, secondo cui la perdita di
tolleranza al glutine avviene per lo più nell'infanzia;
constatato che:
in Italia, nonostante le diagnosi siano in crescita, sono sempre
di più i soggetti, specie adulti e anziani, che non sanno di essere
celiaci;
da statistica, nel 20 per cento dei casi, la diagnosi risulta
essere errata, ma i soggetti sono ugualmente sottoposti a dieta
priva di glutine;
per sapere se non ritengano necessario e urgente avviare
iniziative volte ad informare i cittadini siciliani sui sintomi e
sulle cause della malattia, nonché promuovere attività di screening
della celiachia, soprattutto nell'anziano, al fine di una diagnosi
precoce della malattia». (1454)
VINCIULLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che:
il signor Bondì Pietro Giuseppe ricopre la carica di consigliere
comunale presso il comune di Cerda (PA);
il predetto consigliere non può ricoprire tale carica in quanto ha
con il predetto ente un contenzioso a seguito di sentenza emessa
dall'autorità giudiziaria di Termini Imerese (PA);
considerato che:
tale circostanza rientra tra le ipotesi di cui all'articolo 63,
comma 6, TUEL (d.lgs. n. 267 del 2000);
pertanto, ne deve essere dichiarata la decadenza per
incompatibilità;
ritenuto che la carica di consigliere è in contrasto con gli
interessi della collettività e dell'ente;
per sapere:
quali atti o provvedimenti abbiano o intendano adottare in merito
alla vicenda relativa alla posizione del signor Bondì, consigliere
comunale di Cerda;
quali provvedimenti verranno adottati, in caso di accertamento
della situazione di incompatibilità, per la dichiarazione di
decadenza del Bondì dalla carica pubblica». (1453)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
con ordinanza del commissario delegato emergenza rifiuti n. 1779
del 31 dicembre 2004 veniva finanziato, per l'importo di euro
4.281.892,74 a favore dell'ATO Enna EUNO s.p.a, il centro
intercomunale di raccolta differenziata dei rifiuti (C.I.R.) da
istituire nell'area artigianale del comune di Gagliano
Castelferrato (EN), con struttura e attrezzature varie a servizio
delle popolazioni dei comuni di Agira e Gagliano Castelferrato, e
da estendere successivamente a tutti i comuni della zona nord della
provincia di Enna;
le opere edilizie del C.I.R. di Gagliano Castelferrato sono state
collaudate staticamente dal tecnico incaricato, la cui relazione è
stata depositata presso il genio civile di Enna nel dicembre 2008;
le attrezzature e gli automezzi previsti nel progetto sono stati
collaudati tecnicamente nel giugno 2009;
atteso che il sistema progettuale proposto, già brevettato per le
sue innovazioni di processo e di prodotto, è unico nel suo genere
in Sicilia e anche nel resto d'Italia;
rilevato che:
il progetto prevede l'avvio, dopo un periodo di sperimentazione,
di un nuovo sistema di tariffazione individualizzata e agevolata,
basato sul principio 'chi più differenzia meno paga'. Infatti
l'utenza è invitata ad effettuare, con semplicità, la raccolta
differenziata, direttamente nelle proprie abitazioni, mediante
l'ausilio (in dotazione, una tantum ad ogni utenza familiare e/o
commerciale) del 'raccoglitore familiare' che permette la raccolta
differenziata della componente secca e liquida;
l'utenza avrà, quindi, cura di collocare i sacchetti della
raccolta differenziata (muniti di targhette adesive con codice a
barre capaci di identificare all'origine l'utenza che li ha
generati), fuori dalle proprie abitazioni, in apposite campane
denominate 'raccoglitori plurifamiliari'. Questi raccoglitori
saranno realizzati in due diverse volumetrie, di cui uno (più
voluminoso) sarà utilizzato per allocare i sacchetti delle frazioni
secche dei rifiuti differenziati, mentre l'altro (più piccolo) da
utilizzare per la raccolta dei sacchetti contenenti la frazione
umida dei rifiuti. Entrambi i due tipi di raccoglitori esterni
saranno dotati di chiave con serratura (si introduce il sistema
'metti il rifiuto in cassaforte') al fine di evitare piccoli furti
delle frazioni 'nobili' di rifiuti o di semplice scambio di
targhette. Tutti gli involucri (sacchetti) etichettati e raccolti
nei 'raccoglitori plurifamiliari' verranno successivamente
trasferiti, mediante autocarri, nel centro intercomunale di
raccolta differenziata di Gagliano per essere identificati per
l'utenza che li ha generati, pesati e stoccati per frazioni
merceologiche omogenee. In questo modo può essere avviata la
sperimentazione di una nuova modalità di tariffazione
individualizzata e agevolata secondo il principio derivato 'chi più
differenzia, meno paga', divenendo, pertanto, il cittadino il primo
attore di tutto il percorso di differenziazione del rifiuto urbano
con il concreto raggiungimento di un' effettiva riduzione della
tariffa per le utenze che aderiranno a tale sistema;
preso atto che da un'analisi di mercato delle frazioni
merceologiche dei rifiuti differenziali è stato dimostrato che si
possono ottenere benefici, da un lato, attraverso l'abbattimento
dei costi di smaltimento in discarica e, dall'altro, attraverso
ricavi certi dalla vendita delle frazioni di rifiuto differenziato.
I benefici sarebbero corrisposti a favore di ogni singola utenza
che vedrebbe ridotta la propria tariffa in proporzione all'impegno
dedicato nonché in favore ai comuni, che vedrebbero ridotto il loro
carico finanziario per far fronte ai servizi di igiene ambientale
comunale;
considerato che l'avvio del suddetto progetto, nel territorio di
riferimento, potrebbe permettere:
a) la differenziazione manuale di ben 13 frazioni merceologiche di
rifiuti (carta/cartone, vetro, alluminio, legno, plastica, residuo
organico, piccoli ingombranti, pile esauste, farmaci scaduti, mat.
T e/ F, ferro/acciaio, olio di frittura esausto, indumenti in
disuso) che rappresentano più del 90% del rifiuto urbano 'tal
quale';
b) la drastica riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica con
conseguente riduzione dei costi di smaltimento a beneficio di un
evidente abbassamento della tariffa per gli utenti;
c) la crescita di imprese nel campo del recupero dei rifiuti per
le considerevoli quantità di frazioni di rifiuti differenziabili,
con l'introduzione del nuovo metodo di raccolta differenziata;
constatato che dal collaudo delle attrezzature sono trascorsi 16
mesi, mentre per il collaudo statico sono già trascorsi ben 21
mesi;
ritenuto che è probabile che il perdurare di tale ritardo
nell'attivazione dell'iniziativa potrebbe arrecare evidenti danni
agli impianti tecnologici ed alle attrezzature;
preso atto ancora che:
l'iniziativa progettuale, se prontamente messa in cantiere, per le
sue specifiche peculiarità, previa una fase di avvio sperimentale
nei due comuni di Agira e Gagliano, potrebbe acquisire valenza
strategica regionale nel campo della raccolta differenziata dei
rifiuti urbani con l'introduzione di un nuovo sistema di
tariffazione agevolata ed individualizzata secondo il principio
'chi più differenzia meno paga';
la metodologia e tecnologia introdotta con il nuovo sistema di
raccolta differenziata rappresenta un modello evolutivo rispetto
alla raccolta differenziata attualmente praticata e definita come
sistema porta a porta;
a fronte della specifica valenza che l'iniziativa progettuale in
cantiere può rappresentare nel contesto regionale, specie se tutto
ciò si correla al perdurare della crisi del sistema dei rifiuti che
imperversa nella Regione, la paventata preoccupazione per un
ulteriore ritardo nell'avvio dell'attività del C.I.R. di Gagliano
deve essere prontamente superata attraverso l'individuazione e la
rimozione degli ostacoli burocratico-amministrativi in atto
persistenti;
ritenuto, infine, che, pertanto, non è più rinviabile l'apertura
e/o l'attivazione del CIR di Gagliano e l'avvio della necessaria
fase di sperimentazione delle nuove procedure di raccolta
differenziata nei due comuni di Agira e Gagliano;
per sapere:
quali siano i motivi e le ragioni che avrebbero, ad oggi, precluso
l'attivazione dell'impianto e se vi siano da ricercare ed
individuare ritardi od omissioni;
se non ritengano di avviare ed attivare, con ogni possibile
urgenza, la necessaria sperimentazione del processo produttivo nei
due comuni di Gagliano ed Agira, intervenendo, ove ritenuto
necessario, con il potere sostitutivo degli uffici regionali
preposti, stante che l'iniziativa progettuale messa in cantiere
rappresenta un modello innovativo di raccolta differenziata di
livello più avanzato rispetto all'attuale sistema di raccolta
differenziata con il sistema 'porta a porta'». (1455)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
GALVAGNO-TERMINE
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che è di questi giorni il grido di allarme lanciato da
Confagricoltura Sicilia per bocca del suo presidente Gerardo Diana;
preso atto che:
la Sicilia ha concluso in questi giorni la campagna vitivinicola
con una produzione ridotta del 20% rispetto al 2009 e un saldo
negativo, in termini di occupazione, non indifferente;
è imminente la campagna olearia e dietro l'angolo quella
agrumaria, nei cui confronti già l'anno scorso l'Assemblea
regionale siciliana è dovuta intervenire, sebbene in via
sostitutiva rispetto al Governo, per sostenere una delle peggiori
annate degli ultimi vent'anni;
considerato che il dibattito parlamentare di questi ultimi cinque
mesi si è incentrato esclusivamente sulle nuove coalizioni di
maggioranza, nonché sulle formule di governo, tralasciando ogni
attenzione ai problemi reali dell'Isola, che diventano sempre più
pressanti, con gravi conseguenze anche per la serenità del
consorzio civile siciliano;
atteso che il settore agricolo in Sicilia è trainante e, quando lo
stesso viene messo a dura prova, come in questi anni, la ricaduta
negativa si riflette su tutti gli altri settori economici della
Regione;
tenuto conto che, nella legge finanziaria 2010, l'Assemblea
regionale ha approvato numerose norme di sostegno all'agricoltura,
alle quali, però, in sede di attuazione, non si è inteso dare
seguito,
impegna il Governo della Regione
ad illustrare nell'Aula parlamentare le linee di indirizzo e le
nuove strategie per affrontare la preoccupante situazione che
mostra anzitempo tutte le difficoltà e le conseguenze negative di
un settore in profonda crisi, col rischio di essere aggravata
dall'assenza di provvedimenti diretti a sostenere, in termini
emergenziali, ma anche di prospettiva, le politiche attive del
comparto agricolo, quantomeno al fine di ovviare o, almeno,
limitare le possibili conseguenze negative». (221)
FALCONE-CAPUTO-VINCIULLO-POGLIESE-BUZZANCA
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
la statua della 'Venere di Morgantina' costituisce un importante
bene archeologico di alto valore artistico, storico e monumentale
della Sicilia: si tratta infatti di una statua risalente al V
secolo avanti Cristo, realizzata e scolpita nel sito di Morgantina
con pregiato marmo e con tufo di provenienza siciliana;
la storia fa risalire l'autore della statua ad un diretto
discepoli di Fidia; da qui, quindi, l'eccezionale interesse
artistico-culturale dell'opera oltre al suo inestimabile valore
commerciale;
la preziosa statua è legata al territorio di Aidone (EN). Invero,
secondo gli studiosi e gli archeologici essa rappresenta la dea
Persefone, particolarmente venerata a Morgantina: presso il museo
archeologico di Aidone, se ne trova, infatti, un'altra in
terracotta. Il culto della dea Persefone era praticato, in
particolar modo, presso il santuario centrale di Morgantina e, in
quasi tutte le monete coniate dalla zecca di Morgantina, è sempre
raffigurata nel dritto. Addirittura c'è una somiglianza del volto
della statua con la Persefone velata raffigurata in alcune monete
della serie SIKELIOTAN, ed in particolare, con una moneta d'oro
(emistatere) coniata nell'anno 212 a.C.;
inoltre, a differenza delle altre statue dell'epoca, la Venere di
Morgantina presenta una lavorazione in tutti i lati e non solo
frontalmente; tale particolare fa presumere che sia stata
realizzata per essere esposta in un punto centrale, con ampia
osservazione. Molto probabilmente per essere esposta, all'epoca,
nell'agorà di Morgantina;
per la preziosa statua, trafugata e venduta al Getty Museum, è
stata disposto il rientro in Sicilia entro il mese di gennaio 2011;
considerato inoltre che:
la città di Aidone, proprio perché città di origine, è il luogo
naturale di ubicazione della statua di Venere;
il Governo della Regione, nell'ambito di una conferenza di
servizi, ha stabilito le procedure per il rientro in Sicilia del
prestigioso reperto;
inoltre, l'Assessore regionale per i beni culturali e l'identità
siciliana ha anche definito, con il Ministero dei beni e della
attività culturali, gli accordi per il rientro in Sicilia non solo
della Venere, ma anche della preziosa collezione di argenti
antichi, anch'essi trafugati dal sito archeologico di Morgantina
negli anni '80;
si tratta di un'occasione di grande valore promozionale non solo
per la provincia di Enna, ma per tutta l'Isola;
la restituzione alla Sicilia della preziosa opera consentirà di
ottenere importanti benefici per lo sviluppo dell'economia locale e
del turismo;
si tratta di un'importante azione di sostegno della Regione per lo
sviluppo del territorio siciliano,
impegna l'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana
a consentire il trasferimento della statua della Venere di
Morgantina presso la città di Aidone». (222)
CAPUTO-LEANZA E.-COLIANNI-FALCONE-VINCIULLO
Avverto che le stesse saranno poste all'ordine del giorno della
seduta successiva perché se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto desidero
porgere i miei auguri all'assessore Sparma, il primo fra i nuovi ad
essere presente in Aula, e augurargli buon lavoro. E', tra i nuovi
assessori, il primo ad onorare l'Aula con la sua presenza.
Ne prendiamo atto e siamo felici di questo.
Signor Presidente, stamattina io - come tutti quanti noi e come
penso sia giusto che accada - ho letto i giornali per avere il
resoconto della giornata politica di ieri, per sapere cosa è
successo avantieri, per capire, attraverso il recente passato, come
si può guardare al futuro.
E, per la verità, mi è sorto un interrogativo abbastanza forte e
spero che lei, signor Presidente, riesca a chiarirmelo perché
leggendo i giornali ho capito che lei non è il Presidente di
un'Aula formata da 90 parlamentari ma di un'Aula che, al massimo,
può avere 54 parlamentari.
LEONTINI. 50, 52, 54 parlamentari.
BUZZANCA. 50, 52, 54 parlamentari Perché su la Repubblica',
virgolettato, dice il governatore Lombardo noi dobbiamo essere
disponibili - lo dice ai suoi assessori, lo dice ai burocrati e ai
dirigenti generali -, noi dobbiamo ascoltare i nostri 50, 52,
54 .
Questo ci fa capire come intende muovere i primi passi il Governo
quater, o poker, come io l'ho definito Quel patto che ieri sera ho
definito il patto della marmellata perché, all'interno di questi
conviviali, che poi diventano sempre più necessari alla luce di ciò
che stiamo leggendo, di ciò che stiamo vedendo, di quello che
accade all'interno della Commissione Bilancio, della mancanza di
documenti che arrivano al Bilancio e di ciò che, purtroppo, vedremo
da qui a qualche giorno.
Io ritengo che questo, al di là del modo in cui sto affrontando il
problema per tentare di sminuire, sia un fatto molto grave perché
che il governatore possa condurre un percorso amministrativo con la
propria maggioranza, con i propri assessori, lo ritengo non solo
legittimo ma utile per lo stesso Governo che deve andare avanti
sostanziandosi con la propria maggioranza. Ma che il governatore
dica certe cose ai direttori generali - che, fino a prova del
contrario, sono al servizio dell'intera comunità siciliana e,
quindi, anche di quei parlamentari che non fanno parte di quel
patto della marmellata -, lo ritengo estremamente grave. Penso
che sia un fatto sul quale i siciliani debbano interrogarsi e sul
quale tutti quanti noi dobbiamo avere le idee chiare.
Allora, delle due l'una: o il presidente Lombardo smentisce quello
che oggi la Repubblica' riporta virgolettando o, al contrario, noi
dobbiamo capire quale ruolo, nella mente di Lombardo, ha
l'opposizione in questo Parlamento, quale ruolo ha la maggioranza
dei siciliani che, a seguito del clamoroso ribaltone, oggi è qui
minoranza, ma che è maggioranza nell'Isola.
E' una mancanza di rispetto delle regole, è una mancanza di
rispetto delle istituzioni, è una mancanza di rispetto nei
confronti degli stessi assessori, degli stessi deputati che si
riconoscono in questa maggioranza.
Signor Presidente, inviti il Governatore a chiarire questo
passaggio A dire chiaro e forte che la Repubblica' ha riportato
male il suo pensiero, a dire che si tratta di un clamoroso errore.
D'altronde lui è bravo a smentire, quante volte lo ha fatto
cambiando idea nel giro di qualche minuto
Noi, però, dobbiamo saperlo, non possiamo tollerarlo; e questa è
una pregiudiziale che consegno a lei perché, se così è, noi non
abbiamo più la possibilità di andare fino in fondo nel nostro
mandato, di espletare il nostro mandato. Le forze che non si
riconoscono in questo patto della marmellata, oggi devono sapere se
Lombardo conferma ciò che dice il quotidiano la Repubblica' o, al
contrario, lo deve smentire. Se non lo fa, evidentemente noi
dobbiamo adottare - e lei, come Presidente dell'Assemblea, per
tutelare tutti - quei provvedimenti che ci consentano di operare
tranquillamente e di svolgere fino fin fondo il nostro mandato.
CORONA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo opportuno
ricordare a questo Parlamento della Regione siciliana, ogni giorno
sempre più delegittimato dal Presidente della Regione, e anche a
tutti i siciliani, che sono già trascorsi trenta giorni da quando
abbiamo ascoltato il presidente Lombardo in quest'Aula. Ci ha letto
alcuni nomi; poi, il giorno dopo, ne ha cambiati alcuni e ci ha
presentato questo Governo che, io ritengo, come tutti i siciliani,
abusivo, e poi non l'abbiamo più visto.
Abbiamo letto, però, sulla stampa che ci sono state alcune
riunioni di Giunta, abbiamo letto che ci sono stati dei proclami;
ma, in buona sostanza, questo Parlamento non ha visto la nuova
Giunta di esperti, non ha saputo più nulla, perché il presidente
Lombardo non l'abbiamo più visto in quest'Aula dal 21 di settembre.
Sono trascorsi trenta giorni e noi, come parlamentari, non
sappiamo quello che il Governo ha prodotto in questi trenta giorni.
Sappiamo che ci sono dodici esperti, sappiamo che questi dodici
esperti hanno un costo rilevante che aggrava il bilancio della
Regione perché, certamente, la scelta del presidente Lombardo
aggiunge qualche costo in più rispetto all'eventuale scelta di
parlamentari regionali che potrebbero fare gli assessori e che
verrebbero ad essere più legittimati dall'elettorato.
CRACOLICI. Signor Presidente, ma la discussione è a tema libero?
PRESIDENTE. Onorevole Corona, cerchiamo di centrare l'intervento
sull'ordine dei lavori. Eventualmente, per interventi di altro
tipo, potrei dare spazio alla fine della seduta.
CORONA. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori
perché credo di avere tutti i titoli, come parlamentare, per
ricordare a questo Parlamento, delegittimato, quello che è accaduto
in questi trenta giorni e che questo Parlamento non ha saputo
cogliere sul piano degli aspetti positivi.
Come diceva giustamente il collega Buzzanca nei suoi cinque minuti
di intervento, a noi dispiace che questo Governo si presenti a
pochi.
Credo che questa sia stata una sorta di ultima cena del Governo
Lombardo quater perché, all'interno di quegli amici, ci sono più di
un Giuda, tanti Giuda, che sicuramente non accetteranno, nei
prossimi giorni, la linea del nostro Governatore.
DE LUCA. Vogliamo essere invitati anche noi
CORONA. Signor Presidente, credo che noi dobbiamo prendere
coscienza e consapevolezza che sono passati trenta giorni, che
questo Governo di esperti non ha prodotto nulla, almeno noi non
sappiamo nulla di quello che ha fatto perché, in quest'Aula, non
abbiamo visto i dodici assessori nemmeno per una volta; qualche
volta un assessore, qualche volta due o tre, come questa mattina.
Ma, il resto, non li conosciamo, li abbiamo visti soltanto in
fotografia.
Le sembra giusto, signor Presidente, non avere la possibilità che
questi esperti interloquiscano con i deputati che sono i
rappresentanti del popolo siciliano?
Signor Presidente, io le pongo questa domanda e la farò tutti i
giorni che ci sarà seduta perché noi abbiamo bisogno di avere qui
un confronto chiaro, netto, trasparente sulle cose che questo
Governo vorrà fare nei prossimi giorni nell'interesse dei
siciliani.
D'ASERO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
CRACOLICI. Signor Presidente, vorremmo sapere come funziona
l'Aula
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, se vuole può intervenire anche
lei sull'ordine dei lavori.
MANCUSO. Signor Presidente, ci iscriviamo tutti a parlare
sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che io possa, con
il mio intervento, sollecitare l'intervento di tutti, è un fatto
positivo perché, probabilmente, il confronto e la possibilità di
dare dei contributi all'attività che l'Assemblea porta avanti, è da
ascrivere ad un fatto positivo.
Al di là di questa considerazione, ritengo che sia giunto il
momento di sottolineare con grande determinazione la realtà
difficile che la Regione siciliana attraversa sia dal punto di
vista, ahimè, della crisi politico-istituzionale per il ribaltone
che ha portato al tradimento dell'elettorato, ma a questa
sostanziale delegittimazione della politica e, quindi, ad un grande
momento di smarrimento della gente e dell'elettorato tutto, oltre
che del senso reale della politica, della mistificazione, del
governo delle regole e anche, perché no, del rispetto delle regole.
Al di là di questa considerazione, forse sfugge la crisi economica
generale e, quindi, in particolare, quella che la Regione siciliana
attraversa in un momento in cui, davanti alle difficoltà delle
imprese e delle famiglie, teniamo i soldi nel cassetto.
Secondo le regole moderne, Presidente dell'Assemblea, gradirei che
si rispettasse il principio di ascoltare.
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, l'ascolto, vada avanti.
D'ASERO. Con la nuova era, forse, signor Presidente, non si può
più parlare?
Forse c'è una nuova regola? Con quella nuova regola, oltre ad
impedire di portare avanti la nostra azione politica, si vuole
impedire anche di parlare? Lo chiedo all' angioletto alla sua
sinistra.
Ritengo di sottolineare un aspetto delicato e importante: la grave
crisi economica, oltre che sociale e, ahimè, oltre che politica in
cui ci siamo imbattuti, deve portarci ad un ragionamento, ad una
riflessione: capire quale ruolo dobbiamo esercitare, quale
contributo possiamo dare, cosa realmente è possibile fare in un
momento in cui la crisi economica e finanziaria attraversa le
famiglie, le microaziende della Regione siciliana. La crisi oggi è
un momento di grande preoccupazione.
Davanti a questo aspetto, da un canto abbiamo la impossibilità di
poter utilizzare le risorse disponibili della Comunità europea, la
crisi, la fame; dall'altro, i soldi nel cassetto.
Sicuramente questo è un argomento che deve farci riflettere.
Davanti a questo ragionamento io dico che, se continuiamo così, in
un momento di crisi in cui le imprese, con grande difficoltà,
attraversano momenti di chiusura, di fallimento e non di crescita,
la tendenza delle entrate tributarie, il gettito fiscale, anche per
la Regione siciliana, sicuramente subirà una riduzione. Quindi, un
grande problema a cui dobbiamo prestare attenzione.
Come possiamo aiutare le imprese? Come possiamo dare una spinta,
un po' di ossigeno nel momento in cui le risorse comunitarie sono
bloccate e, come voi sapete, ad oggi siamo ad un impegno di spesa
del 7,2 per cento, su N + 2, cioè sull'impegno del 2010?
Quindi, su 872 milioni di euro, noi chiediamo: perché non attivare
procedure, con grande senso di riscontro all'emergenza, per capire
come dare una risposta reale?
Come non comprendere, poi, che c'è un altro grande problema: le
poche, limitate iniziative che questo Parlamento, con grande
impegno e determinazione - voglio ribadire anche questo concetto -,
ha portato avanti, quindi le leggi, facendo il proprio dovere con
senso di responsabilità e grande entusiasmo per contribuire a dare
risultati, poi, ahimè, vengono vanificate, di fatto, dal Governo
con la continua e traballante fase della mistificazione, della
menzogna e del ribaltone.
In questo io voglio denunziare a questo Parlamento e anche al
Governo la legge sul credito d'imposta sugli investimenti, la legge
sul credito d'imposta sull'occupazione.
Assessore per l'economia, voglio farle presente che noi, nel 2009,
abbiamo approvato la legge 11 sul credito d'imposta sugli
investimenti e abbiamo approvato anche la legge 9 che riguardava i
regimi d'aiuto. Quindi, sostanzialmente, gli strumenti perché si
potesse, in questa direzione, dare una risposta concreta,
attraverso lo strumento che tutti abbiamo ritenuto importante,
quale il credito d'imposta.
Ad oggi, a distanza di un anno, nonostante le sollecitazioni che
anch'io, per la mia parte, ho cercato di portare avanti, riscontro
un buio sulla vicenda.
La legge relativa al credito d'imposta sugli investimenti, ad un
anno dalla sua emanazione, ancora oggi non trova reale e concreta
applicazione.
E' una denunzia forte che faccio a quest'Assemblea, è un fatto di
gravità inaudita perché, in un momento in cui questo potrebbe
essere una risposta, invece ancora perdiamo tempo.
Poi, abbiamo l'altro strumento che è il credito d'imposta
sull'occupazione su cui questa Assemblea è chiamata a pronunciarsi
perché c'è un nuovo intervento.
PRESIDENTE. Invito i deputati che hanno chiesto di parlare, ove
gli argomenti che intendono trattare non siamo strettamente
connessi all'ordine dei lavori, ad intervenire a conclusione dei
lavori d'Aula, come previsto dal Regolamento interno.
DE LUCA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio in
riferimento all'ordine dei lavori e in riferimento all'argomento
che tra poco tratterà l'assessore Armao non posso che denunciare,
per l'ennesima volta, a quest'Aula la gravità di un atto che è
stato votato, già deliberato dalla Giunta, l'assessore Armao ne è
il proponente e, a quanto pare, ci sono anche parlamentari che
hanno svolto il ruolo di assessore al bilancio al comune di Palermo
che hanno suggerito le soluzioni. Faccio riferimento al disegno di
finanziaria 2011 e al bilancio 2011, che già la Giunta ha votato e
che è in pieno contrasto, sicuramente, con la relazione che il
nostro assessore Armao, che anche ora è uscito come ieri -
d'altronde la confidenza che dà a quest'Aula la stiamo già
registrando puntualmente, perché lei non lo sa, signor Presidente,
ma ieri ho chiesto preliminarmente all'assessore Armao di darmi una
breve risposta su un tema delicato e la risposta che abbiamo avuto
è che l'assessore Armao ammugghiau i so carti' e non ci ha dato la
risposta -, se questo è il modo di rapportarsi con l'Aula, credo
che il mio collega Francesco Musotto cene ne dovrà organizzare una
cinquantina solo per far imparare il bon ton agli assessori.
Ciò premesso, voglio continuare esattamente sull'argomento, al di
là dei pruriti che ci vengono manifestati dal banco del PD,
suggeritori di questa nefandezza.
CRACOLICI. Vogliamo sapere come funziona l'Aula
DE LUCA. Noi abbiamo un problema molto semplice e lo voglio
ribadire, soprattutto a loro. Avendo approvato la finanziaria in
Giunta e dovendo i comuni fare il bilancio e il tema è il
federalismo fiscale - ecco perché continuo a intervenire
sull'ordine dei lavori, proprio per questo motivo i comuni
CRACOLICI. Voglio sapere quale regolamento stiamo applicando: se è
il Regolamento di quest'Aula o un altro
DE LUCA. Vorrei completare il mio discorso. Se i colleghi hanno
qualche prurito che si fumino una sigaretta
Rispetto a questo tema c'è un problema molto pratico che è
disconosciuto dalla gran parte dei colleghi del PD; alcuni hanno
fatto gli amministratori locali e quindi lo sanno, altri hanno
fatto l'assessore al bilancio ma lo hanno dimenticato.
Se il provvedimento della finanziaria è quello che ormai si sa,
cioè che prevede il taglio del 49,80 per cento, questa è la cifra
esatta del trasferimento agli enti locali, significa che i comuni
non potranno a febbraio neanche impostare il bilancio preventivo
perché, da questo punto di vista, sapremo già i tempi della
finanziaria quali sono e, di conseguenza, tutti i comuni non
potranno fare i bilanci.
Poiché questo tema è collegato esattamente allo sviluppo del
ragionamento che tra poco affronteremo, il federalismo fiscale
riguarda non solo i rapporti fra la Regione e lo Stato, vorrei
ricordarlo all'amico Cracolici che sghignazza, riguarda esattamente
l'intero sistema, anche e soprattutto degli enti locali, che questa
Regione tende ormai ad ammazzare perché si vuole scaricare sui
comuni, comunque, una parte dell'operazione di recupero di circa
800 milioni approvata in Giunta.
Questo è un dato che il Parlamento deve tenere in considerazione.
Pertanto, chiedo con urgenza che la Giunta, intanto, revochi quel
provvedimento, modifichi quell'articolo della finanziaria perché
non ci consentirà, fino a quando non si completerà l'iter in Aula,
di poter fare i bilanci. L'invito che rivolgo al Governo è di
soprassedere su questo articolo, dopo di che, se si deve aprire
realmente una vertenza su questo tema, inserendolo in un concetto
più ampio degli sviluppi del federalismo fiscale, ben venga
Credo che l'Aula, ma soprattutto la Commissione Bilancio e l'ANCI,
che è coinvolta direttamente in questo Governo ma continua a
tacere, dovrebbero estrapolare questo tema, correggere la
situazione e aprire realmente un confronto serio.
Diversamente, dal mese di febbraio, i comuni non potranno
approvare i bilanci.
PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, vorrei rassicurare l'onorevole De
Luca, che è sindaco come me, e che ha posto una questione molto
seria, gli eventuali tagli al fondo per le autonomie locali.
Io non ho letto ancora il testo, non conosco come è e se sia stata
ridotta la disponibilità. Però, siccome è un problema molto serio,
che presupporrà un dibattito in sede di esame della finanziaria in
Commissione Bilancio, credo che lanciare questo allarme senza avere
il documento contabile sia un modo poco consono anche al senso di
responsabilità dell'onorevole De Luca.
Ovviamente, io mi auguro che l'onorevole De Luca, sia in
Commissione che in Aula, starà con quelli che difenderanno non solo
le risorse finanziarie ma la funzione stessa degli enti locali in
un momento difficile come questo, e certamente in una logica di
carattere generale, e non particolaristica - non è il suo caso -,
ma come è avvenuto in altre finanziarie.
Pertanto, lo invito ad assumere un atteggiamento non di nuovo capo
dell'opposizione ma di parlamentare - le auguro di diventare capo
dell'opposizione - che discute degli atti dopo averli letti e
portati in Commissione Bilancio.
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo ai
sensi dell'articolo 101 del Regolamento interno. Nella sostanza,
volevo chiedere l'aiuto della Presidenza e anche quello del
presidente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico, che
stamattina è arrivato piuttosto agitato, e non credo per motivi che
riguardano l'Aula, perché ancora non è successo nulla.
Signor Presidente, il tema del federalismo è un tema così
importante, su cui la Sicilia arranca anche negli ultimi
appuntamenti con il Governo nazionale, che non solo merita un
approfondimento sotto il profilo politico, ma io ritengo che merita
attenzione di tutti i parlamentari, soprattutto quelli di
maggioranza.
Tenuto conto che l'Aula è piuttosto vuota su un argomento così
importante dove serve soprattutto l'apporto della maggioranza,
preannuncio che ho proposto, insieme ad altri sette deputati, la
questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
interno, al fine di rinviare questo argomento ad una data che ci
permetta, nella linea che hanno intrapreso gli onorevoli Corona,
D'Asero e De Luca, un approfondimento dell'argomento.
Deposito pertanto la richiesta di pregiudiziale e chiedo che la
medesima richiesta venga posta in votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, questione pregiudiziale significa
che l'argomento non deve essere mai più messo in discussione. Credo
che non sia questo il senso del suo intervento, ma l'intenzione sia
piuttosto quella della sospensione del dibattito.
Preciso, comunque, che c'è un'urgenza legata al fatto che il
Governo regionale, la settimana prossima, deve affrontare
l'argomento in Conferenza Stato-Regioni con il Governo centrale;
ecco perché abbiamo previsto il dibattito parlamentare nella seduta
odierna, proprio per dare la possibilità al Governo di andare al
confronto col Governo centrale dopo avere sviscerato il tema
nell'Aula del Parlamento. E' una questione di tempistica,
altrimenti l'Aula non riuscirebbe a pronunciarsi sull'argomento.
MANCUSO. Signor Presidente, il Governo ha perso già troppo tempo
per venire in Aula e non siamo oggi nelle condizioni di poterlo
aiutare. Dobbiamo o evitare l'argomento o sospenderlo, questo
possiamo deciderlo insieme.
E' necessaria una maggioranza politica in Aula che sostenga le
ragioni del Governo, perché il ritardo di questo Governo sul tema
del federalismo non può essere affrontato con una piccola
relazione. Non è assolutamente possibile.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, la seduta odierna era concordata
ieri dalla Conferenza dei Presidente di Gruppi parlamentari, e la
scelta della giornata di oggi è stata condizionata proprio
dall'incontro del 26 e 27 ottobre prossimi del Governo regionale
con il Governo centrale.
Tuttavia, il Regolamento interno prevede che ci possa essere,
sottoscritta da un certo numero di deputati, una richiesta di
sospensiva, non pregiudiziale, da porre in votazione.
Pongo, pertanto, in votazione la richiesta di sospensiva del
dibattito presentata dagli onorevoli Mancuso, Leontini, Buzzanca,
Vinciullo, Corona, Torregrossa e Catalano.
Chi è favorevole alla sospensiva si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvata)
MANCUSO. Signor Presidente, avevamo chiesto il numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, sulla questione sospensiva non si
può chiedere il numero legale perché la votazione avviene per
alzata e seduta.
Comunicazioni del Governo sulla problematica concernente
l'attuazione del federalismo fiscale
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo sulla problematica concernente
l'attuazione del federalismo fiscale.
Ha facoltà di parlare l'assessore per l'economia, avvocato Armao.
ARMAO, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, il federalismo, o meglio il rafforzamento della struttura
regionale del nostro Ordinamento costituzionale, quello che Gaspare
Ambrosiani definì Stato regionale, è ormai divenuto un principio
condiviso nel nostro Paese tra le forze politiche, nella cultura,
nella società. E ciò costituisce una nuova opportunità per una
Regione il cui Statuto è stato scritto dai padri dell'Autonomia
guardando alle esperienze più ardite del regionalismo, divenendone
esso stesso modello.
Non possono non condividersi le ragioni che spingono il
federalismo, e il federalismo fiscale in particolare, ad aumentare
la riconoscibilità dei comportamenti virtuosi degli amministratori
e la tracciabilità delle inefficienze, aumentando il ruolo dei
cittadini di controllore della spesa e verificando l'adempimento
degli impegni assunti dagli amministratori.
E' una riforma importante quella del federalismo, che si misura
con la difficoltà di una forte divaricazione economica tra Nord e
Sud del Paese che non ha eguali in Europa, che si è solo aggravata
in centocinquant'anni di unità d'Italia con poteri e competenze
differenziate tra le istituzioni territoriali coinvolte, e con un
sistema fiscale farraginoso e con un forte tasso di evasione.
Lo Statuto siciliano è stato e rimane un riferimento sicuro di
qualsiasi regionalismo preso sul serio. Certo, gli anni passati, le
riforme intervenute, l'irrompere della dimensione europea
imporrebbero alcuni interventi di revisione, purtroppo, ancora
attesi. Ma il paradosso è che il processo di affermazione dell'idea
del cosiddetto federalismo fiscale è cresciuto nel Paese
intersecando l'onda lunga della progressiva dissoluzione dei punti
di forza dell'autonomia siciliana. Da una parte, i poteri
incentrati in uno Stato che ha sempre avversato le principali
novità della carta autonomistica con leggi, regolamenti e atti
amministrativi - basti richiamare la vicenda dell'attuazione degli
articoli 32, 37 e 38 dello Statuto - e, dall'altra, la Corte
costituzionale che, perpetrata l'eutanasia dell'Alta Corte per la
Regione siciliana, con progressivi colpi di maglio, spesso motivati
più dalla ragione economica di Stato che da obiettivi e motivazioni
giuridiche coerenti con i princìpi dello Statuto, ha smantellato
molte delle norme statutarie. Basti pensare alle recenti sentenze
n. 115 e n. 116 che, spazzando via anni di giurisprudenza
costituzionale, hanno ripreso motivi giurisprudenziali del 71-73.
L'effettivo assetto della nostra Repubblica, al termine del
percorso del federalismo fiscale, non può non essere pienamente
previsto e analizzato; sarebbe un salto nel buio che l'Italia non
può permettersi, che la Sicilia non può permettersi.
Ed è questo - come si vedrà - uno dei limiti dei decreti attuativi
del federalismo fiscale.
Il Capo dello Stato, proprio ieri, ha sottolineato in più
occasioni come i princìpi fissati dall'articolo 119 della
Costituzione esigano un impegno forte e rinnovato di tutti i
livelli di governo della Repubblica, di quanti operano nel sistema
economico e sociale. Occorre, infatti, garantire le condizioni
necessarie per una crescita equilibrata e solidale all'interno del
Paese.
Ebbene, gli schemi dei decreti legislativi attuativi del
federalismo fiscale approvati dal Governo nazionale, in particolare
quello in materia di autonomia e di entrate delle regioni, nonché
di costi standard, se non modificato, penalizzerà la Sicilia
violando la Costituzione, lo Statuto di autonomia e la stessa legge
delega.
Il Governo regionale ha inteso intervenire, nelle passate
settimane di confronto serrato con un Governo nazionale che non ha
riconosciuto le prerogative della Sicilia sino adesso - e mi spiace
non essere d'accordo con chi parlava prima, che ignora che il
Governo nazionale è, invece, in posizione totalmente avversa
rispetto a quella delle Regioni in questo momento -, aggregando
dapprima la posizione, come siamo riusciti a fare, di tutte le
regioni a statuto speciale, e adesso dell'intera Conferenza delle
Regioni, che ha condiviso il pregiudizio che il decreto, nella sua
attuale stesura, arreca danno all'autonomia delle regioni a statuto
speciale e, in particolare, alla Regione siciliana.
Conoscete tutti l'importante dimensione dell'autonomia finanziaria
della Regione, così come delineata dallo Statuto, e conoscete tutti
come in questi anni questa autonomia abbia subìto pregiudizi
consistenti e una riduzione progressiva.
Il federalismo che oggi si presenta è un federalismo claudicante,
perchè la legge 42 del 2009, che per l'appunto dà la delega al
Governo a dettare concretamente le regole e le prescrizioni per
attuare il federalismo fiscale, delinea un nuovo assetto dei
rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le autonomie
territoriali.
In questo contesto, uno degli obiettivi principali della riforma è
il passaggio dal sistema dei trasferimenti, fondato sulla spesa
storica, a quello dell'attribuzione di risorse basate
sull'individuazione dei fabbisogni standard, necessari a garantire
sull'intero territorio nazionale il finanziamento integrale dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e
sociali, di cui all'articolo 119 della Costituzione. Al riguardo,
nonostante il legislatore non abbia mancato di inserire nella legge
42 una disposizione che ha escluso le regioni a statuto speciale
dall'applicazione di tutte le norme della stessa legge, ad
eccezione degli articoli 15, 22, 27, in assoluto spregio con questa
prescrizione il decreto attuativo sulle regioni coinvolge in pieno
le regioni a statuto speciale nella disciplina applicativa del
decreto, equiparandole sostanzialmente alle regioni a statuto
ordinario e violando, pertanto, lo Statuto regionale.
Ecco perché il Governo sente la necessità di riferire
all'Assemblea su un tema così delicato e, mi spiace, non avvertito
da tutti, nella sua estrema gravità per il pregiudizio che arreca
alle fondamenta dell'autonomia della nostra Regione.
Tempestivamente, il Governo regionale, individuando i possibili
profili di illegittimità costituzionale della legge delega, ha
proposto ricorso innanzi alla Corte costituzionale già contro la
legge 42 del 2009. E la Corte costituzionale, nel respingere il
ricorso, poiché ha ritenuto infondate le preoccupazioni che la
Regione aveva che si applicassero ad essa anche i princìpi
scaturenti dalle norme diverse da quelle tre che ho poc'anzi
richiamato, ha così precisato: La clausola di esclusione contenuta
nella legge 42/2009, articolo 1, comma 2, stabilisce univocamente
che gli unici princìpi della delega al federalismo fiscale
applicabili alle regioni a statuto speciale sono quelli scaturenti
da quei tre articoli. Di conseguenza, non sono applicabili alla
Sicilia gli indicati princìpi e i criteri di delega contenuti nelle
disposizioni diverse .
Questo vuol dire che per la Sicilia le uniche norme applicabili
sono quelle scaturenti da questi tre articoli e, pertanto, è
incompatibile con l'ordinamento costituzionale l'estensione
dell'applicazione anche solo dei princìpi delle altre disposizioni
normative della legge 42.
Tuttavia, ripeto, gli schemi di decreto approvati da un Governo,
che non ha minimamente considerato l'autonomia della Sicilia, hanno
previsto l'applicazione integrale dei costi standard della sanità
alla Regione siciliana; prevedono in molti punti il richiamo alle
regioni a statuto speciale; non hanno minimamente - come vedremo
più avanti - avviato il tavolo, da tempo richiesto, sulla
perequazione infrastrutturale.
Questo scenario, laddove non sia immediatamente mutato,
determinerà l'aggravamento della posizione della Sicilia, unito al
fatto che altre regioni potranno abbattere l'IRAP e invece noi,
necessariamente, dovremo tenere al massimo le aliquote previste per
sostenere anche i costi sanitari che non possiamo sostenere
immediatamente; l'articolo 27 prevede, per l'appunto, che si passi
gradualmente al sistema dei costi standard e non con questa
velocità. Sicché, sotto questo profilo, abbiamo evidenziato e
proposto alla Conferenza delle Regioni, che ha condiviso la
posizione della Sicilia, poi divenuta quella di tutte le regioni a
statuto speciale, di inserire in modo essenziale alcuni emendamenti
nel decreto attuativo che escludano la Sicilia dall'applicazione
del decreto.
Io non so come si sia arrivati a quella approvazione, non credo
che ci sia stato alcun dibattito nel senso di contestare questa
assimilazione della Sicilia alle regioni a statuto ordinario in
sede di Consiglio dei Ministri, non ne ho avuto traccia. Pertanto
devo ritenere che ci sia stata una unanimità e, quindi, che tale
decisione sia stata condivisa da tutti i componenti del Consiglio
dei Ministri.
La perequazione infrastrutturale determina, peraltro, che si
realizzi un federalismo incentrato su due assi portanti: la
perequazione fiscale e la perequazione infrastrutturale. Senza
l'uno e l'altro il federalismo non può camminare, senza l'uno e
l'altro il federalismo non potrà che essere diseguale e foriero di
discriminazioni tra i territori.
Ebbene, sul tema della perequazione infrastrutturale, l'articolo
22 - che, per l'appunto, è uno dei tre applicabili insieme a quello
sul finanziamento delle città metropolitane e quello sulle regioni
a Statuto speciale - prevede la norma che il Governo nazionale deve
effettuare la ricognizione degli interventi infrastrutturali
riguardante le strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche, la
rete stradale e autostradale al fine di superare un gap, una
differenziazione che attualmente penalizza le regioni del Sud ed in
particolare le Isole.
Il federalismo fiscale che sta proponendo il Governo nazionale
prescinde del tutto dal considerare questo che il legislatore
impone, facendo procedere il federalismo su una gamba anchilosata
che è quella di una perequazione fiscale, neanche definita e
delineata, e dall'altro su una gamba inesistente che è una
perequazione infrastrutturale, neanche accennata.
Noi siamo per un federalismo equo e solidale, non per un modello
che penalizzi il Sud, determinando benefici certi al Nord e disagi
più che sicuri nel Centro e nel Sud.
La ricerca apparsa su un noto quotidiano economico qualche giorno
fa dimostra chiaramente la fondatezza delle intuizioni che hanno
guidato l'azione del Governo fino a questo momento: Palermo e
Catania sarebbero le città più penalizzate. Non possiamo permettere
che il federalismo schiacci la Sicilia, lasci immutato il divario
infrastrutturale, appesantisca il disagio economico imponendo un
incremento dell'imposizione fiscale che trasformerà la Sicilia in
un'area di svantaggio fiscale.
Queste osservazioni critiche sono state rappresentate nelle
opportune sedi istituzionali, e il 28 ottobre saranno oggetto di un
confronto con il Governo nazionale.
Ecco perché abbiamo chiesto alla Conferenza delle Regioni e
chiediamo al Governo di inserire questi emendamenti, altrimenti la
Conferenza dovrà denegare l'intesa. Il che vorrà dire che il
procedimento si appesantirà, ma che comunque il Governo potrà
arrivare, già ai primi di marzo, ad emanare il decreto sul
federalismo fiscale. Ci troviamo di fronte ad una prospettiva che
può svolgere i suoi effetti immediati sull'autonomia siciliana
senza che la Regione abbia alcuna possibilità ulteriore di reagire,
se non poi quella in sede giurisdizionale.
Tenete, altresì, presente che, laddove invece passi la linea che
noi sosteniamo, che è prevista dalla legge delega, che è coerente
con lo Statuto, che è coerente con la Costituzione, ci troveremmo
di fronte ad un negoziato tra la Sicilia e lo Stato da svolgere
attraverso la Commissione paritetica, per poi arrivare a norme di
attuazione specifiche che ci consentano di aprire la trattativa
sulle tante questioni rimaste sul tavolo senza avere una soluzione:
pensiamo alle accise, agli articoli 37 e 38 dello Statuto, a tutti
quei proventi che la Sicilia dovrebbe avere e che oggi non ha.
Il paradosso è che da anni la Sicilia reclama la territorialità
dell'imposta, l'applicazione dell'articolo 37, ed oggi rischiamo di
avere, di rimando, questo beneficio solo perché alcune regioni
hanno chiesto e ottenuto la territorialità dell'imposizione; cosa
che, invece, da noi è riconosciuta dallo Statuto e gode delle
prerogative statutarie.
Mi rincresce contestare in sede di dibattito chi ha propugnato
qualche giorno fa uno svilimento dell'autonomia, laddove si
pensasse che la dialettica tra Stato e Regione, iscritta nelle
norme di attuazione, quindi svolta attraverso la Commissione
paritetica, porterebbe ad una burocratizzazione del confronto tra
Stato e Regione. Non è così
Si sa che attraverso la Commissione paritetica si crea un tavolo
di confronto; ma quello che c'è dietro è una rivendicazione
politica, un'alta proposta politica che quest'Aula potrà
corroborare, potrà individuare in modo ancora più specifico. E',
quindi, quella la sede per negoziare i margini di autonomia, per
negoziare il federalismo fiscale che la Regione siciliana, che i
siciliani vogliono, come lo vogliono altre parti del Paese. Ma,
ripeto, lo vogliono equo, solidale, fonte di coesione e non di
disgregazione.
Occorre, pertanto, vigilare - e concludo - sul processo attuativo
del federalismo fiscale a livello nazionale al fine di tutelare le
prerogative uniche che lo Statuto riconosce alla Sicilia,
richiedendo l'immediata apertura del tavolo di trattativa sulla
perequazione infrastrutturale. Tuttavia non si può prescindere
dall'invocare con forza la piena e completa attuazione delle
disposizioni statutarie in materia finanziaria e fiscale.
Siffatte rivendicazioni non devono trascurare la circostanza che
gli oneri che la Regione andrà ad acquisire in conseguenza del
trasferimento di funzioni e, quindi, del generale accrescimento dei
poteri regionali, dovrà accompagnarsi alla previsione di un
ammontare di risorse sufficiente a garantire l'integrale copertura
delle funzioni pubbliche attribuite, principio consacrato
dall'articolo 19 e, come dicevo, richiamato dal Capo dello Stato
nell'intervento di ieri.
Giuseppe Alessi, nel discorso per l'insediamento del primo Governo
regionale, ebbe a precisare: Lo Stato unitario non può, non deve
ignorare le nostre difficoltà regionali. La gelosa difesa
dell'autonomia da parte nostra non autorizza un distacco della
Regione dalle responsabilità nazionali , sottolineando in questo
modo la forza dell'impostazione sturziana della Regione nella
Nazione. Chi vorrà costruire un federalismo equo e solidale,
responsabile, che punti alla coesione, non potrà non trovare nei
siciliani e nelle loro istituzioni fieri sostenitori. Ma non
possiamo essere disponibili, e lo dobbiamo fare nel rispetto dei
valori dell'autonomia conquistata dai nostri padri e da offrire
oggi alle generazioni della nuova Sicilia, ad assecondare, tanto
peggio nell'indifferenza, un assetto che consegni i siciliani ad un
divario non solo incolmato, ma a quel punto incolmabile.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto devo
preliminarmente sottolineare che l'approccio dell'assessore Armao è
convincente, è un intervento che in qualche modo coglie le
difficoltà delle regioni a statuto speciale, che è abbastanza
deciso e netto nei confronti di un orientamento che potrebbe
penalizzare la nostra regione.
Devo ricordare che il Governo Lombardo ha fatto già un ricorso
sulla legittimità costituzionale della legge 42 sul federalismo, un
ricorso che purtroppo abbiamo perso; ma in quel ricorso sono stati
segnalati i rischi di uno svuotamento dei contenuti dello Statuto
e, quindi, una difficoltà rispetto all'esigenza, secondo me
imprescindibile, di difendere le nostre prerogative.
Di federalismo qualcuno ha detto che si può anche morire, perché
non è detto che le distanze tra il Nord e il Sud non possano anche
ulteriormente aumentare.
Ovviamente, noi siamo per il federalismo.
Nessuno si sottrae ad una sfida che può diventare una sfida di
responsabilità per le classi dirigenti del Meridione. Ma un
federalismo che richiama i soggetti ai quali ha fatto riferimento
l'assessore Armao nel suo intervento, Luigi Sturzo e Giuseppe
Alessi, autentici autonomisti che vedevano l'autonomia all'interno
di un quadro di unità nazionale e non certamente come aumento degli
squilibri sociali e territoriali.
Quest'ultimo decreto è estremamente pericoloso, intanto perché è
lesivo delle prerogative autonomistiche, in quanto, ad esempio, sul
piano impositivo ribadire la facoltà che l'IRPEF può essere
aumentata al 3 per cento può quasi diventare un incentivo ad
aumentare le tasse. Mentre noi sappiamo che la legge delega prevede
che il federalismo fiscale si realizzi senza oneri ulteriori per i
cittadini, e quindi è in contrasto anche con la legge 42.
Da noi, però, si pone una questione particolare. Noi stiamo
seguendo il dibattito sul federalismo tutto sugli equilibri
nazionali. Non abbiamo avanzato una nostra proposta e la riforma
dello Statuto, purtroppo, ancora non è pronta e si è limitata ad
alcuni articoli sui quali non ci sono grandi scontri. In
particolare, non abbiamo affrontato gli articoli 36, 37 e 38, che
costituiscono il cuore dello Statuto e che ci danno una serie di
prerogative che il federalismo potrebbe non riconoscerci più.
Allora, io dico di superare la preoccupazione di andare a Roma
senza una nostra proposta; qualcuno nei mesi scorsi diceva se noi
facciamo la riforma dello Statuto ci tolgono anche quello che
abbiamo . Ma quello che abbiamo ce l'hanno già tolto, perché il
fondo perequativo dell'articolo 119 della Costituzione qualcuno lo
individua come sostitutivo dell'articolo 38 dello Statuto.
Ed è vero che l'articolo 38 è stato ridimensionato del tutto fino
a non corrispondere, credo per il 2010, ancora nulla alla Sicilia;
ma non vi è dubbio che lo spirito dell'articolo 38 va difeso e va
salvaguardato come differenziale sul gap interculturale per gli
interventi che sono necessari.
Un federalismo che non tiene conto dei livelli essenziali delle
prestazioni è un federalismo che in Italia non si può realizzare
perché ci sono grandi differenze
Siamo ancora in tempo per intervenire perché la legge 42 è vuota;
ma dobbiamo attivare una forte mobilitazione politica che, in
questo caso, deve riguardare tutti, parlamentari siciliani,
maggioranza e opposizione, che hanno a cuore le sorti e il futuro
di una regione che vive una stagione difficilissima.
Per quanto riguarda il principio della territorialità, l'Assessore
sa che, con sentenza n. 145 del 2008, era stata modificata quella
dizione di una precedente sentenza che parlava di un trasferimento
simmetrico di altre funzioni alla Regione, e quindi era stata
riconosciuta la necessità, l'esigenza che l'articolo 37 venisse
applicato pienamente, e cioè che le aziende pagassero le loro
imposte dove producono e non dove hanno le sedi legali.
Purtroppo, una sentenza di qualche mese fa ci ha tolto anche
questo diritto. E, quindi, non avendo più l'articolo 37 e avendo
svuotato l'articolo 38, noi abbiamo pochissimo da perdere.
Dobbiamo avanzare una proposta forte di modifica dello Statuto che
si inserisca nel dibattito nazionale e negli equilibri che ci sono
con le altre regioni a statuto speciale, alcune delle quali hanno
gli stessi interessi, e la Sicilia invece ha altre specificità che
bisogna ribadire con forza. E non si può affidare tutto al tavolo
previsto per le regioni a statuto speciale, perché io leggo un
passaggio, caro assessore, della sentenza n. 201 del 2010, che,
purtroppo, ci ha dato torto sul nostro ricorso, che dice
specificatamente: Il tavolo di confronto, cui intervengono gli
indicati membri del governo e i presidenti delle regioni a statuto
speciale non ha alcuna funzione di partecipazione al procedimento
di produzione normativa, perché la disposizione censurata si limita
ad attribuirgli compiti e funzioni politico-amministrativi non
vincolanti per il legislatore, di carattere esclusivamente
informativo, consultivo e di studio, cioè linee guida, indirizzi, e
strumenti .
Quindi, non possiamo affidarci soltanto al tavolo. Dobbiamo
esprimere una forte mobilitazione politica nella Commissione
paritetica e nel confronto politico che si svilupperà al Parlamento
nazionale, al Senato. Da questo punto di vista, il fatto che ci
siano parlamentari siciliani come Vizzini e La Loggia, che possono
dare un contributo nelle loro funzioni istituzionali - Vizzini come
presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, La
Loggia come presidente della Commissione per l attuazione del
federalismo fiscale - dovrebbe indurci a coinvolgerli e a
responsabilizzarli al massimo, perché abbiamo bisogno di
un'interlocuzione che faccia finire questo protagonismo della Lega,
che ha pensato al federalismo come ad un manifesto politico per
tutelare soltanto gli interessi del Nord.
Allora, siccome per le leggi dell'economia non c'è mai una
condizione attraverso la quale tutti ci guadagnano, il rischio è
che, anche questa volta, a guadagnarci siano le regioni più forti e
noi, come Sicilia e come Meridione, lo dobbiamo evitare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sia la
comunicazione dell'assessore sia l'intervento dell'onorevole
Barbagallo mi consentono di spiegare - condividendo le questioni e
anche le argomentazioni che supportano - il perché la Sicilia oggi
debba reagire non con una sterile dichiarazione di intenti, ma con
la consapevolezza che siamo dinanzi ad un passaggio storico, che
nei prossimi giorni, settimane e mesi, rischia di cancellare un
pezzo della storia della Sicilia.
Lo dico chiedendo a tutti noi di sentirci, per davvero, nel pieno
di una responsabilità che portiamo dinanzi ai siciliani di oggi e
anche ai siciliani di domani.
Una cosa è certa: il processo federalista si è aperto nel Paese e
per il quale, io tra questi e il mio partito, abbiamo sempre
assunto il federalismo come una sfida alla responsabilità delle
classi dirigenti, comprese quelle meridionali e siciliane che, in
alcuni momenti della loro storia, non hanno utilizzato in maniera
responsabile le prerogative e i compiti che erano assegnati dalla
nostra Carta costituzionale che è, appunto, la Carta costituzionale
che contiene lo Statuto della Regione siciliana.
Però, oggi si sta mostrando il vero volto del federalismo. Un
federalismo che, sostanzialmente, sancisce e certifica un modello
di qualità della vita e di diritti di cittadinanza differenziati
nella Repubblica, perché i diritti non sono solo quelli che si
riconoscono su carta, ma sono quelli che effettivamente poi si
producono nelle azioni e nei compiti assegnati alle istituzioni e
allo Stato.
E quando questo federalismo, nei fatti, determinerà modelli di
diritti differenziati tra un cittadino che vive in Sicilia e uno
che vive in Lombardia, noi non avremo più la Repubblica italiana
intesa come una che dalle Alpi a Lampedusa afferma pari diritti e
pari doveri.
Ecco perché siamo ad un passaggio delicato della nostra storia,
forse - diciamo - non appieno vissuto da parte di tutti, comprese
le forze politiche, e lo dico senza vena polemica ma con l'onestà
di dovere dire che c'è un grande rischio: che in nome delle ragioni
della politica nazionale anche chi ha il dovere di rappresentare la
Sicilia nel Governo nazionale non sta facendo quanto la Sicilia
chiede per tutelare le ragioni e gli obiettivi propri della nostra
Regione.
E' scandaloso che si sia approvato, da parte del Consiglio dei
Ministri, questo testo che rovescia la stessa legge e l'equilibrio
che si era costruito nel testo approvato dal Parlamento, che non
solo affermava il principio di indissolubilità dell'unità nazionale
sul piano dei diritti, ma riconosceva alle specialità, compresa
quella della nostra Regione, un sistema negoziale che fosse a
garanzia dei princìpi statutari e delle autonomie che sono
riconosciute, appunto, dallo Statuto regionale.
Quindi, io mi chiedo se il ministro Alfano e il ministro
Prestigiacomo fossero distratti nel momento in cui è stato varato
questo provvedimento e se oggi, in nome delle ragioni politiche
nazionali di contrapposizione tra schieramenti, si possano fare
venire meno le ragioni di rappresentanza di una regione e di una
grande area, qual è il Mezzogiorno d'Italia, che rischia di uscire
a pezzi da questo modello di federalismo che si sta realizzando.
Attenzione, non è la Lega. La Lega sta facendo il suo mestiere, la
Lega ha sempre avuto l'idea del federalismo, la Lega non ha mai
modificato la sua idea che dentro il federalismo si costruisse una
secessione di fatto dell'Italia. Il problema non è la Lega, ma chi
sta assecondando il disegno politico della Lega in nome della
propria sopravvivenza politica.
E, allora, qui sta la questione che abbiamo dinanzi: non è
individuare il nemico della Lega, il Cosacco, ma chi sta aprendo le
porte agli Unni e ai Cosacchi che invadono l'Italia.
Affrontiamo queste questioni, e affrontiamole sul piano della
consapevolezza politica supportandole sul piano della ricchezza
degli argomenti giuridici e degli effetti economici che questa
pseudoriforma proporrà nel nostro territorio.
Onorevole Presidente, io credo che il Parlamento di oggi - non in
un'Aula distratta, con un passaggio tra le tante cose che si fanno
come le mozioni - trasmetta non soltanto un impegno, una tensione,
ma dia mandato al Governo che, mai come in questo momento, deve
essere un Governo che sente la responsabilità di rappresentare
cinque milioni di siciliani, e non qualcuno che l'ha votato e
qualche altro che non l'ha votato, cinque milioni di siciliani di
oggi e i siciliani di domani, e che, assieme a questa delega di
grande responsabilità, impegni tutti noi, le nostre rispettive
forze politiche - lo dico a partire dalla mia che, certo, oggi è in
una posizione più comoda essendo forza di opposizione al Governo
nazionale, possiamo dire noi siamo contro , mettendoci l'anima in
pace e con la falsa coscienza di una opposizione formale -.
No, non basta dire che si è contro. Magari si è contro e
intimamente si è portati quasi a favorire i processi di
rivendicazione di una parte del Nord di questo Paese che fonda
sull'egoismo la propria ragione d'essere. Noi dobbiamo anche
conquistare i nostri rispettivi partiti, le forze politiche che
sono nazionali e lo devono essere fino in fondo. Guai a schiacciare
l'occhialino ad un tentativo che, di fatto, ci consegnerà un'Italia
più povera, perché non sarà solo povera la Sicilia o il
Mezzogiorno, ma l'Italia intera sarà più povera Nessuno si illuda
che questo Paese potrà essere più forte se una parte, in cui vivono
ventitre milioni di uomini e di donne, sarà sempre più ridotta ad
una condizione di diritti differenziati, di cittadini di serie B.
Questa è un'illusione per chi immagina un modello d'Italia
costruito su tale schema.
Ecco perché, ripeto, non entro nel merito. Le cose sono state già
dette: la questione dell'istituzione del tavolo per il recupero del
gap infrastrutturale, il fatto, anche qui uscendo da una falsa
mitologia - e lo dico, questo sì, al Governo - che abbiamo
rischiato di avere che il problema del Sud, e della Sicilia in
particolare, si sarebbe risolto con il riconoscimento delle accise,
come se il tema delle accise fosse di per sé una condizione
fondamentale per potere far passare il modello dei diritti
differenziati nel nostro Paese.
Presidenza del Vicepresidente Oddo
Ecco perché, credo che il testo finale, che oggi dovremmo
approvare, dovrà essere a mio avviso - mi auguro che lo sarà per
tutto il Parlamento - un testo che segni un punto, non come una
pratica che stiamo chiudendo, non un passaggio d'Aula che fra
qualche ora chiuderemo per poi passare ad altro.
Da oggi si apre una sfida, una sfida nuova. Insomma, chi ha
costruito un modello di federalismo raccontando al Nord che
sarebbero stati più ricchi e più felici e raccontando al Sud che
tutto sarebbe rimasto come prima, che nessuno sarebbe rimasto
intaccato nella propria condizione di diritto di cittadinanza, oggi
ha svelato il trucco.
Il federalismo che si vuole costruire è un federalismo soltanto
per alcuni.
Credo che, da questo punto di vista, il Parlamento di oggi debba
saper aprire un pagina nuova anche in un rapporto nuovo di difesa
dell'autonomia, non un'autonomia difensiva in nome di prerogative
del passato, ma un'autonomia da riscrivere in un rapporto nuovo con
uno Stato che oggi rischia di essere non più uno Stato di tutti, ma
uno Stato al servizio di una parte soltanto di questo Paese.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Marinese è in congedo, per
motivi di salute, per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Governo sulla
problematica concernente l'attuazione del federalismo fiscale
PRESIDENTE. Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Governo
sulla problematica concernente l'attuazione del federalismo
fiscale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, il
dibattito di stamane ci vede impegnati su un tema di portata
essenziale per il futuro della nostra Terra e per il futuro dei
nostri figli. Hanno detto bene i colleghi che hanno parlato prima
di me: questo è uno di quei temi che, a parere di chi vi parla, non
può certamente essere identificato o affrontato come un tema di
parte, perché è di tutti e come tale noi lo viviamo e con questo
senso di responsabilità lo affrontiamo.
Però, in questa sede attenta, secondo me, anche se con poche
presenze, perché tutti i colleghi che sono presenti stanno vivendo
questo dibattito con l'attenzione che merita, io credo che bisogna
ripristinare intanto un minimo di verità perché la storia non va
dimenticata, soprattutto quando chi come noi l'ha vissuta essendo
una storia molto recente.
Quando il federalismo fu presentato come disegno di legge alla
Camera dei deputati, l'unico partito che si oppose all'approvazione
di quel testo fu l'UDC, del quale sino a qualche giorno fa mi sono
onorato di fare parte insieme a tanti amici che oggi hanno scelto
un'altra strada. E il voto contrario dell'UDC di quel tempo, che fu
fortemente sollecitato proprio dai deputati siciliani che oggi
hanno scelto di fare un'altra strada - e nessuno mi può smentire -
fu un voto legato proprio all'indeterminatezza di quel disegno di
legge che non diceva come questo federalismo sarebbe stato
applicato. Fu un voto contrario legato al fatto che dai tempi del
governo Cuffaro, nonostante quel governo fosse di centro-destra,
era nata una battaglia vera per il futuro della Sicilia, legato, in
un confronto asperrimo nei confronti del ministro Tremonti,
all'applicazione concreta degli articoli 37 e 38 dello Statuto.
Siccome questa è storia, la storia ci dice che col governo
Berlusconi del tempo - ripeto, eravamo in una maggioranza alla
Regione di centro-destra - ci fu una battaglia dura che alla fine
fu portata a compimento, salvo scoprire oggi che l'applicazione
concreta degli articoli 37 e 38 dello Statuto e soprattutto la
parte dell'articolo 38 che determina il pagamento dei tributi e
delle tasse nella sede in cui sono ubicate industrie, imprese,
raffinerie in modo che questi soldi restino, come nel nostro caso,
in Sicilia, non è mai stato applicato. Perché?
Il perché lo dovremmo chiedere - e non passo di palo in frasca ma
credo di restare sempre nel tema - a chi in seguito ha ritenuto, e
senza un minimo di vena polemica - mi riferisco questa volta
all'attuale nostro governatore, e dico nostro sentendo la
responsabilità di questa parola - nel tempo in cui l'UDC si poneva
in contrasto al Parlamento nazionale, di allearsi con quella Lega
che, come ha detto bene l'onorevole Cracolici, ha fatto sempre solo
il suo mestiere.
La verità è che qui c'è un problema serio: chi avrebbe dovuto
costituire argine perché era attaccato da quelle logiche nazionali,
e in questo caso stiamo parlando di un movimento che era nato per
tutelare la Sicilia e il Sud, cioè l'MPA, si è alleato con la Lega
- proprio ai tempi del federalismo costituirono un cartello anche
elettorale che fu candidato alle elezioni nazionali -, ha votato a
favore di tutti i provvedimenti che in Parlamento sono stati
portati, relativi al federalismo, e ha votato sino a qualche giorno
fa - perché questo ha fatto l'MPA - la manovra Tremonti che di
fatto mette in condizioni ancora peggiori la Sicilia e i precari e
apre la strada a questo federalismo che oggi noi vorremmo
comprendere che tipo di refluenza avrà sulla Sicilia.
Signor Presidente, sono l'unico ad intervenire del PID, quindi le
chiedo qualche minuto in più per articolare il mio ragionamento.
Rispetto a questo io credo che sia necessario fare atto di
coerenza, fare atto di chiarezza.
Il partito dei Popolari che io oggi rappresento anche in questo
dibattito, mantiene sue, tutte intere, le prerogative che in questi
anni hanno contraddistinto i suoi uomini, e soprattutto i deputati
siciliani.
Lo voglio dire con estrema chiarezza: i deputati nazionali del PID
non voteranno un federalismo qualunque esso sia; mi dispiace non
sia presente l'assessore Armao, ma scopre l'acqua calda quando ci
parla di perequazione fiscale e di perequazione infrastrutturale.
Ci mancherebbe, altrimenti di cosa stiamo parlando? A cosa
dovevano servire gli articoli 37 e 38 dello Statuto, la loro
applicazione concreta? Dovevano servire proprio a realizzare la
perequazione fiscale e, attraverso questa, quella infrastrutturale
perché attraverso l'implementamento di risorse sarebbe stato
possibile, non dico fare l'alta velocità o la Freccia rossa', ma
iniziare ad immaginare il raddoppio della linea ferroviaria Palermo-
Messina piuttosto che le autostrade, piuttosto che i porti,
piuttosto che tutta una serie di infrastrutture che oggi mancano.
Quando dicevo che noi eserciteremo un ruolo chiaro e nitido
rispetto ad alcune tematiche intendevo dire proprio questo.
Non abbiamo alcuna volontà di abdicare alla norma che prevede la
possibilità di reintrodurre la preferenza. E' stata ed è una nostra
battaglia, resterà comunque una nostra battaglia; tanto più quando
queste battaglie non sono solo politiche, ma riguardano come nel
caso del federalismo il futuro dei nostri figli.
Sappiamo bene che un federalismo che lascia ad esempio l'IVA nei
territori in cui i beni di consumo sono prodotti determinerebbe un
problema di sopravvivenza per la Sicilia e il Mezzogiorno. Per
questo abbiamo immaginato di costruire un partito, il Partito dei
Popolari per l'Italia di domani, che vuole lavorare per essere
modello di interdizione rispetto alle spinte nordiste della Lega
seppure all'interno del centro-destra.
Lo diciamo con estrema chiarezza, è cosa di questi momenti: a Roma
stamattina si presenta una federazione fra il PID e Noi Sud che
vede una compagine di 11 deputati che intendono giocare un ruolo
importante a tutela intanto della Sicilia e del Mezzogiorno, ma
anche dell'equilibrio dell'intero Paese. Rispetto a questo,
coerenza e chiarezza vorrebbe una presa di posizione nitida da
parte del Governatore della Sicilia e da parte del suo Governo.
Assessore Armao, io non ho alcuna difficoltà a ritenere che il suo
intervento sia in buona fede. L'apprezzo, non ci conosciamo da
oggi; però ho il dovere di chiederle dove fosse Lombardo quando
tutto quello che ci ha portato a questo disastro accadeva.
Purtroppo, il Presidente della Regione era in quel Governo
Berlusconi e lo è ancora oggi, quanto meno formalmente, non si
capisce bene dai giornali, è in quella maggioranza che ha prodotto
questo modello di federalismo. E questo è un fatto incontestabile.
Rispetto a questo fatto incontestabile noi continueremo a fare la
nostra battaglia, a Palermo come a Roma, per un federalismo
solidale, per un federalismo che preveda la perequazione e
l'uguaglianza tra tutti i cittadini italiani, per un federalismo
che non disaggreghi la nostra terra italiana fatta di tanti
campanili, ma vorremmo che il mea culpa che oggi in maniera
elegante viene fatto in Aula dal Governo rispetto ad un percorso
precedente che lo ha visto complice di quella proposta di legge che
ci ha propinato questo federalismo possa - ed è questa la speranza
che esprimo - avere segnali di concreto ravvedimento e,
soprattutto, la speranza nei confronti dei siciliani è che tutto
questo possa trasformarsi realmente in un rimedio ai tanti guasti
che, anche con quelle complicità che ho appena denunziato, sono
stati realizzati a danno della Sicilia e dei Siciliani.
Noi ci saremo e saremo sempre accanto ai siciliani e fuori da ogni
schieramento che, al di là dei dictat romani che altri, invece,
assumono ed individuano come linee guida, ci saremo e saremo a
fianco dei siciliani ed alle esigenze di questo popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la supponenza e a
volte anche l'arroganza dei colleghi che mi hanno preceduto gioca
brutti scherzi su quello che è un provvedimento di una portata
storica dell'unitarietà. In particolare, la responsabilità oggi, in
modo tardivo, di affrontare un argomento - per questo motivo
avevamo chiesto la sospensiva - era rimettere in gioco tutti
insieme una partita che altri già da molti mesi, direi da qualche
anno, stanno affrontando.
In particolare, mentre i colleghi parlamentari della vecchia
opposizione, oggi forse della maggioranza, erano impegnati in
manovre di palazzo, mentre il Governatore di questa Regione
cambiava assessori e dirigenti generali a piè pari, senza dare una
linea a questa Sicilia, a questa Terra, a Roma si parlava di costi
standard, si parlava della legge 42, si facevano dibattiti in ogni
campanile d'Italia, da Nord a Sud, dove le linee politiche, al di
là delle differenze, hanno contribuito prima alla legge 42 - il
voto che ha ricordato l'onorevole Cordaro nel Parlamento nazionale
è stato un voto unanime, tranne quello dell'UDC per delle
motivazioni piuttosto politiche che tecniche - e, dopo l'intervento
mirato e molto preciso, non solo del Governo nazionale, ma anche
dell'apprezzamento ai conti del Governo nazionale si è passati al
cosiddetto decreto che oggi dovremmo emendare e dove tutti siamo
d'accordo a capire quali sono i costi standard, a capire le
perequazioni.
I presupposti che questa mattina sono stati in quest'Aula
dichiarati sono ben diversi, le strade da intraprendere sono ben
diverse. Il Governo fa richiami forti ad uno Statuto debole nel
tempo, di cui ci assumiamo tutti la responsabilità, uno Statuto che
non è stato per molti versi apprezzato, neanche dagli stessi
parlamentari regionali, e crea un presupposto che mette in
difficoltà questa Regione, che è la difficoltà dell'esilio, della
emarginazione. Perché chiedere la Conferenza Stato-Regioni su
questa materia? Non voglio approfondire, lo ha detto in pillole
l'onorevole Barbagallo richiamando una sentenza della Corte
costituzionale.
Allora, serve di più. Serve avviare sotto il profilo politico un
ragionamento che parte proprio dai documenti economici e finanziari
che ci apprestiamo a varare, parte dal presupposto di comprendere
come questa Regione rispetto alle altre regioni - io non faccio
differenza tra Nord e Sud - vuole proporsi. Qui non si tratta di
tagli agli sprechi o di investimenti o altro. Si tratta di
condensare l'efficacia, l'efficienza e l'economicità di una Regione
in un provvedimento che ha portata di unità nazionale e non, come
oggi viene rappresentato in quest'Aula, un richiamo all'Autonomia
per difendere le prerogative autonomistiche.
Noi almeno del Popolo della Libertà non vogliamo passare alla
storia per quelli che piangono sempre come i coccodrilli e non
vogliono partecipare a quella che è una rivoluzione culturale,
economica e finanziaria dello Stato italiano tutto intero - come ha
detto l'onorevole Cracolici - da Lampedusa alle Alpi.
Noi non siamo figli di un Dio minore, che abbiamo bisogno di
tavoli minori dove parlare tra statuti speciali per poi entrare
eventualmente a gamba tesa negli statuti ordinari; noi dobbiamo
richiedere quello che questa Sicilia rappresenta, cinque milioni di
siciliani, e quello che questa Sicilia può apportare ad una
operazione che serve allo Stato italiano, ad una maggiore
efficienza, ad una maggiore economia, un'economia che guarda ai
diversi settori, che non sto qui a ribadire.
Abbiamo degli handicap non indifferenti: abbiamo una macchina
burocratica elefantiaca; abbiamo una situazione pregressa di
precariato che cozza con tutto quello che verrà propinato alle
regioni; abbiamo una situazione di fatto che certamente ci rende
più deboli. Ma questa deve essere una azione che ci aiuti con la
forza politica a raggiungere la finalità di essere una Regione
nello Stato e non una Regione che è divisa da uno stretto, quello
di Messina.
Allora, rispetto a questo, io spero che il Governo, piuttosto che
insistere sulla Commissione paritetica Stato-Regioni, faccia
l'attore principale - ha la forza politica per farlo - perché il
governatore partecipa al Governo nazionale con il suo
sottosegretario, con i suoi voti di fiducia reiterati a quella che
è stata l'idea del Presidente Berlusconi, che vuole portare avanti
a tutti i costi, nel rispetto di una Italia che deve essere diversa
e non più sprecona.
Allora, la nostra disponibilità sta nella misura in cui questo
Governo regionale parla a tutto il Parlamento e non un Governo
regionale che, anche sotto il profilo di una innovazione dello
Stato, invece vuole alzare il vessillo di una bandiera
autonomistica che non porta da nessuna parte.
Noi non accetteremo mai l'utilizzo di un'azione di riforma dello
Stato con il baratto di un movimento autonomistico che, nella
sostanza, non ha assolutamente nessun tipo di volontà di
partecipare alle riforme vere dello Stato; quindi, in questo senso,
non ci sentiamo di non apprezzare la relazione del Governo in
quanto, anche se su diversi aspetti la relazione non è in linea al
dettato delle sentenze costituzionali, è sempre una relazione
tecnica di un assessore tecnico.
Avremmo gradito una posizione politica del governatore della
Sicilia dopo la relazione tecnica, e a quel punto avremmo potuto
dire se eravamo soddisfatti della linea che politicamente questa
Regione voleva rappresentare a Roma.
Comprendo la difficoltà del governatore di non poter rappresentare
al Governo nazionale una linea politica, perché contrasterebbe con
la linea politica che porta avanti in Sicilia. Pertanto ci
limitiamo a suggerire che questa politica, quella
dell'emarginazione, non porterà nulla alla Sicilia.
Solo una battuta finale. Onorevole Cracolici, lei ha richiamato
l'onorevole Angelino Alfano, se era più o meno distratto quando ha
votato in Consiglio dei ministri il decreto di attuazione. Guardi,
il ministro Alfano è così impegnato in modo serio, in questa nostra
Terra, a sconfiggere la mafia e a catturare a piè pari i latitanti
di questa Italia, che non solo è attento a questa Terra ma le
assicuro che difenderà fino alla fine le prerogative di questa
Terra.
A me quelli che non piacciono sono i coccodrilli e non gli Unni o
i Cosacchi, non perché non sono simpatici ma perché piangono
troppo.
PRESIDENTE . E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
questo dibattito dovrebbe essere retrodatato di quasi dieci anni,
perché il risultato della riforma del Titolo V della Costituzione
del 2001 già inseriva, e purtroppo insidiava - qualche
costituzionalista parla di una autonomia a velocità differenziata -
lo Statuto di autonomia della Sicilia è stato degradato a un
livello molto più basso di quello che poi ne è risultato per le
regioni a statuto ordinario.
Con la riforma del Titolo V c'è stato il vero colpo di grazia al
nostro statuto di autonomia.
Lo voglio ricordare a me stesso, e lo voglio ricordare in modo
particolare a quest'Aula e all'assessore Armao che ha citato
impropriamente sia Luigi Sturzo sia Giuseppe Alessi. Dico
impropriamente perché intanto per Luigi Sturzo il concetto di
autonomia era il concetto delle autonomie, e un tema diverso era la
famosa teoria dei corpi intermedi della società che partivano dalla
municipalità o dal municipalismo per arrivare ad una sintesi vera,
concreta, in uno statuto di autonomia non come sistema. Allora ci
fu un grande dibattito, una grande querelle tra Sturzo e De Gasperi
su quello che non solo era la concezione dell'autonomia, ma anche
sulle modalità di pubblicazione dello Statuto, e di quelli che poi
dovevano essere i decreti attuativi. Grande scontro, dicevo, perché
De Gasperi in quel momento rappresentava il centralismo e Don
Sturzo invece rappresentava il vero autonomista.
Quindi, il richiamo a Luigi Sturzo non c'entra nulla in quanto la
Regione siciliana, il pachiderma di cui noi parliamo, si è
comportato in modo opposto al concetto delle autonomie di Don
Sturzo, tanto è vero che, da questo punto di vista, egli denunciò
il pericolo di un neo-centralismo regionale quando intravide,
nell'impostazione e nei primi elementi di impostazione
amministrativa della Regione siciliana, un accentramento talmente
pericoloso che allora lui lo evidenziò come più pericoloso e
soffocante - usò questo termine - di quello rappresentato dallo
Stato nei confronti del territorio.
Il richiamo ad Alessi francamente cassiamolo, perché Alessi si
dimise per molto meno quando già venne toccata e quando si paventò
di toccare le prerogative dell'Alta Corte. La citazione ad Alessi,
francamente, anche da parte dell'assessore Armao, mi sembra
totalmente impropria
Sulla la questione concreta, attuale di cui dibattiamo, intanto è
stato chiarito, ma lo voglio ricordare a quest'Aula - lo voglio
ricordare all'onorevole Minardo e all'onorevole Ragusa che stanno
disturbando il mio intervento - che il 29 aprile 2009 il voto
finale è stato dato dal Senato della Repubblica, e dalle presenze
risultavano presenti e votanti a favore i senatori Oliva e
Pistorio. Questo è giusto ricordarlo, perché il 29 aprile del 2009
eravamo nella fase di assoluta sintonia tra il Governo Lombardo e
il Governo Berlusconi.
Questa citazione è importante perché, proprio per voler aderire
alle citazioni dell'assessore Armao, probabilmente queste citazioni
andranno trasferite a questo Governo perché lei ricorderà che
Alessi si dimise in modo eclatante; oggi, invece, non c'è neanche
il pudore di dimettersi dal Governo nazionale dove si continua,
comunque, a stare e dove si continua ad amministrare.
Questo aspetto è un aspetto politico che i compagni del PD
dimenticano a piacimento, magari tra una cena e l'altra lo
dibatteranno, lo discuteranno, ma è un problema politico, e bene ha
detto il collega che mi ha preceduto, nel chiedere dove sia il
Presidente della Regione e qual è la sua posizione definitiva
rispetto a questa autonomia a doppia velocità. E' come se noi,
purtroppo, facessimo - e la storia lo dimostra - gli autonomisti a
Roma e, come ho detto una volta in un'intervista, i pagnottisti a
Palermo . Dico questo perché l'altro elemento che manca, assessore
Armao, dal quale lei continua a sfuggire, è esattamente il punto di
partenza nel quale noi ci troviamo.
PRESIDENTE. Si appresti a concludere.
DE LUCA. Signor Presidente, vorrei poter parlare dieci minuti come
gli altri capigruppo.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, questo lo decido io. Lei, per
cortesia, si avvii a concludere.
DE LUCA. Continuo nell'articolazione del mio ragionamento.
Voglio ricordare all'assessore Armao che un elemento di partenza -
ed è uno dei princìpi liberali su cui si basa qualunque confronto
in tal senso - è quello di garantire eguali punti di partenza.
Sappiamo che non abbiamo utilizzato la nostra autonomia, sono
stati citati i nostri articoli che ci dovevano consentire in questi
anni di recuperare il gap infrastrutturale e di arrivare ad un
appuntamento storico dal quale, sono d'accordo, non si può
scappare, perché già questo principio era stato introdotto con il
nostro Statuto d'autonomia, perché con il nostro Statuto -
ricordiamocelo - il federalismo fiscale è partito. Ma ci siamo
illusi in questi sessant'anni che avremmo avuto un'autonomia a
senso unico, cioè sul lato, probabilmente, della spesa.
L'appuntamento che ci ha imposto la Comunità europea, prima o poi,
ci doveva portare a concludere questa fase intermedia. Ebbene,
siamo arrivati a questo appuntamento.
Come si presenta la Sicilia a questo appuntamento, assessore
Armao?
Il Parlamento siciliano ha già dimostrato di voler arrivare a
questo appuntamento facendo chiarezza su quella che è la situazione
nella quale si trova e, soprattutto, cercando di individuare, una
volta per tutte, quali sono i nostri punti di debolezza.
La cosa grave che questo Parlamento ha evidenziato già nella
finanziaria, con gli articoli 13 e 14, è stata esattamente questa
defaillance, il non sapere esattamente quali sono i nostri punti di
partenza rispetto ad una grande scommessa dalla quale noi non
possiamo scappare.
L'ho già evidenziato in più occasioni, e continuerò a farlo,
incalzando l'assessore Armao su questo tema, l'ho fatto perché non
è pensabile che noi affrontiamo questa nuova stagione senza
renderci conto di quanti e quali buchi abbiamo provocato in questi
anni. Il federalismo, l'autonomia, e questo sì il richiamo a Luigi
Sturzo calza, è sinonimo intanto di responsabilità.
I fatti, però, dimostrano che noi non siamo stati responsabili in
questi anni.
Noto, purtroppo, e devo dirlo con grande dispiacere, che questo
Governo sta continuando a dimostrarsi irresponsabile sotto il
profilo politico e sotto il profilo finanziario perché dibatte di
un ragionamento - e concludo, signor Presidente - e questa è una
nostra pecca, in assenza di una relazione che evidenzi la posizione
della Commissione Statuto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, non voglio richiamare, peraltro sarebbe superfluo, ciò
che è stato detto negli interventi precedenti, anche perché il
tempo non me lo consente. Mi richiamo completamente all'intervento
del presidente del Gruppo parlamentare cui appartengo, l'onorevole
Cracolici, e all'intervento dell'onorevole Barbagallo, che
sottoscrivo integralmente.
Desidero aggiungere qualche piccola riflessione sui rischi che,
probabilmente, anche questo dibattito può portare nella opinione
pubblica, rispetto ad un tema tanto dibattuto in questi giorni.
Il rischio, Assessore, è che l'essere quasi rassegnati alla non
applicazione degli articoli 37 e 38 del nostro Statuto, che sono
spesso richiamati, sia un modo per rimuovere qualcosa di più
importante della contingenza dei procedimenti legislativi del
Parlamento nazionale, e si riferisca quasi alla rimozione della
memoria storica delle ragioni che hanno portato, nel 1946, ad un
patto tra la Regione siciliana e lo Stato e al contenuto pattizio -
vorrei richiamare e ricordare a me stesso - di quelle norme
rispetto alle quali, lo dico con grande rispetto e con il rispetto
sacro che ho delle Istituzioni pubbliche e rappresentative, esiste
un patto che lo Stato in questi anni, dal '46 ad oggi, non ha
rispettato. E va detto e ribadito in questo Parlamento, e bene ha
fatto lei, assessore, in questi giorni, con garbo ed eleganza
istituzionale, a sottolinearlo con grande determinazione.
Non è immaginabile che il miglior contenuto che può dare oggi lo
Stato alla legge 42 del 2009, possa rimuovere la memoria storica di
ciò che è lo Statuto per la nostra Regione. E a proposito
dell'articolo 37, io credo che non sia immaginabile che si possa
davvero rendere giustizia alla storia della Regione siciliana se
non si rialimenta la vertenza del contenuto dell'articolo 37.
Non è immaginabile che non vengano ribadite le questioni che
riguardano la riscossione e l'attribuzione di quote di imposte
delle imprese commerciali, ivi comprese, e lo dico con grande
determinazione e consapevolezza, le quote delle accise per la
raffinazione degli oli minerali, che in questi 50-60 anni hanno
dato alla Sicilia soltanto il carico inquinante delle imprese di
raffinazione e non hanno assolutamente lasciato nulla che potesse
compensare il danno realizzato.
E, poi, assessore, la perequazione infrastrutturale, la cosiddetta
continuità territoriale con le isole, che per la Sicilia è una
specificità ulteriore. E' mai possibile non ricordare il contenuto
letterale dell'articolo 38 dello Statuto, quando parla di
perequazione infrastrutturale, per cosa?
Per bilanciare - letteralmente, dice lo Statuto - il minore
ammontare da redditi di lavoro nella Regione in confronto della
media nazionale .
Io vorrei chiedere al gruppo dirigente di questo Paese che cosa è
cambiato in sessant'anni rispetto a questo gap che la Regione
siciliana continua a scontare proprio per compensare il minore
reddito da lavoro per cui il legislatore e i nostri padri
costituenti, i padri dell'Autonomia siciliana, avevano, appunto,
scritto e sottoscritto in un accordo pattizio con lo Stato.
Ancora oggi, signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, il
problema del lavoro in Sicilia richiederebbe davvero una
rivoluzione culturale. Ed è il problema con cui nei prossimi giorni
e nelle prossime settimane ci scontreremo e ci incontreremo, come
Parlamento e come Governo della Regione.
L'altro rischio, assessore, da lei in qualche modo enunciato, è
che a fronte di questa tanto strombazzata riforma del federalismo
fiscale contenuta nella legge 42 - che, appunto, è uno strumento
vuoto -, coloro i quali devono riempire di contenuto, a partire dal
Ministro dell'economia, questa legge, continuano in un
comportamento assolutamente incomprensibile, ma che va indicato, ad
esercitare una politica neocentralista con uno Stato centrale che
davvero è in contraddizione culturale e politica con i contenuti
della legge 42.
Non è immaginabile che questa Regione debba pietire fondi che le
appartengono, come per esempio i FAS, con una politica centralista
arrogante che, evidentemente, penalizza la Sicilia e, poi, noi
dobbiamo fidarci delle stesse persone, degli stessi ministri che ci
dicono che riempiranno di contenuti di decentramento federalista a
favore del Mezzogiorno e della Sicilia la legge 42. Io credo che
questo Parlamento e questo Governo, assessore Armao, non possano
fidarsi delle promesse di chi fa quotidianamente una politica
neocentralista.
E la recente sentenza del 2010 della Corte costituzionale,
ricordata correttamente dall'onorevole Barbagallo, è esattamente il
sintomo di questa tendenza neocentralista che anche - lo dico con
rispetto, in punta di piedi - la Suprema Corte ha voluto sancire
ledendo, lo dico assumendomi la responsabilità da parlamentare
nella sede sacra della rappresentanza del popolo siciliano, le
prerogative statutarie che ancor oggi sono leggi costituzionali in
vigore nell'ordinamento giuridico di questo Paese.
Qualcuno prima di me diceva, enfatizzando a torto, che la legge 42
è un evento storico in questo Paese. Io vorrei che non sia davvero
un evento storico unico dall'Unità d'Italia ad oggi per la Sicilia,
cioè il provvedimento più penalizzante per la Sicilia dal 1860 ad
oggi.
Signor Presidente, un altro aspetto è che va fatta giustizia di
queste mistificazioni.
Sul Titolo V della Costituzione è il gruppo dirigente che, dal
2000 ad oggi, in questa Regione ha mancato ad un appuntamento, ad
una sfida che, con grande profilo istituzionale e costituzionale,
ha voluto fare il legislatore costituzionale del 2000.
Qualcuno ricordava forme speciali, forme e condizioni particolari
di autonomia secondo i rispettivi Statuti speciali adottati con
legge costituzionale, cioè non è stato dato il colpo mortale allo
Statuto della Regione siciliana. E mi riferisco all'articolo 116,
onorevole De Luca, che cita le regioni a Statuto speciale;
condizioni e forme particolari di autonomia sono riconosciute dalla
legge costituzionale del 2001, esattamente anche alla Sicilia. Il
problema è che questo Parlamento non ha avuto la forza, in questi
dieci anni, di raccogliere la sfida - ho concluso - e di modificare
lo Statuto.
Questo noi lo chiediamo da anni, lo chiediamo con forza; ancora
oggi siamo fermi di fronte a questa nuova prospettiva che il
legislatore nazionale aveva aperto nel 2001 al Parlamento e,
soprattutto, al popolo siciliano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, avverto che dopo l'intervento dell'onorevole
Musotto verranno chiuse le iscrizioni a parlare.
MUSOTTO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, devo
dire che il dibattito odierno è senza dubbio interessante,
complesso, articolato e approfondito.
Io intervengo a nome del Partito dell'MPA, il partito del
Presidente della Regione, e devo dire che è veramente riduttivo
definire la relazione dell'assessore Armao una relazione tecnica.
Mai, credo, vi é stata una relazione di un assessore tecnico che
abbia avuto come questa una impronta politica precisa, decisa, che
non può in alcun modo essere messa in discussione se non per
contrastarla. Ma, se dovessimo contrastarla a seguito delle
argomentazioni che qui sono state esposte, sarebbe in
contraddizione con quanto è stato detto e anche declamato da parte
di tutti i colleghi che mi hanno preceduto, che sono qui
soprattutto per difendere le prerogative autonomistiche della
nostra Regione e del nostro Statuto speciale. Uno Statuto che è
stato emanato ed ha spianato la strada in maniera ante litteram
alla prefigurazione di uno Stato federale, di un federalismo a cui
abbiamo aderito e ha aderito l'MPA nel momento in cui ha votato,
assieme a tutti gli altri partiti, tranne l'UDC, la legge 42 del
maggio di quest'anno.
Ebbene, questa è la dimostrazione che l'MPA ha condiviso e
condivide tuttavia questa sfida, la sfida della costruzione di un
nuovo Stato, di uno Stato che abbia le caratteristiche e le
prerogative, che sia la sintesi delle voci di tutta la Regione
siciliana, delle regioni di tutta Italia in uno Stato unitario. E,
quindi, nulla si può dire a questo Governo se non condividerne
pienamente un'azione che è stata esposta tecnicamente, ma anche
politicamente, nel momento in cui si fa una scelta. Una scelta tra
l'altro condivisa nelle sedi istituzionali da parte di tutte le
regioni a statuto speciale, che hanno condiviso e hanno pienamente
abbracciato la strada indicata dalla Regione siciliana.
Di questa azione politica, credo che tutti noi, tutti i partiti di
questa Assemblea regionale siciliana, i rappresentanti della
Sicilia, dovremmo esserne assolutamente convinti ma soprattutto
condividerne, appoggiarne, spingere e stimolare il Governo che vada
su questa strada negli importanti impegni del 27 e 28 ottobre, che
saranno consumati a livello nazionale, quando i decreti attuativi
dovranno essere realizzati in maniera concreta e precisa, quando
questo nuovo tipo di Stato, questo tipo di Amministrazione diversa,
di prerogative, di poter prendere le varie risorse finanziarie in
tutto il territorio dello Stato attraverso gli strumenti fiscali
deve essere indubbiamente prefigurato.
Naturalmente, con la consapevolezza delle differenze tra il Nord
ed il Sud, della crisi che ha il Mezzogiorno d'Italia, delle
situazioni socio-economiche che la nostra terra di Sicilia ha,
delle carenze, purtroppo ormai storiche, di carattere
infrastrutturale, delle esigenze che la nostra Sicilia deve fare
valere per non essere ulteriormente penalizzata in una costruzione
diversa e in una diversa perequazione di quelle che sono le varie
esigenze dell'intero Stato nazionale, Stato certamente unitario.
Quindi, un'azione condivisa che va indubbiamente rivista, che va
stimolata attraverso determinate esigenze, ma non già condannata.
Non si può dire che il Governo regionale sia in ritardo, ma in
ritardo rispetto a che cosa? Dobbiamo parlare dei sessant'anni
precedenti, dobbiamo sempre fare riferimento ai nostri padri
costituenti, ai grandi costituzionalisti, alle grandi figure e alla
classe dirigente dei nostri passati governi regionali, che
certamente hanno avuto menti illustri, ma che indubbiamente hanno
rappresentato e hanno mancato appuntamenti storici e precisi per
fare valere le nostre prerogative che ci derivavano dallo Statuto
autonomistico siciliano.
Quindi, un momento storico importante, un momento politico
altrettanto importante e interessante che, per quanto ci riguarda,
naturalmente non è soltanto perché abbiamo fatto una scelta in un
momento in cui tutti noi facciamo delle scelte, che sono scelte che
molte volte entrano in maniera dialetticamente importante con
esperienze precedenti. Ma indubbiamente nel momento in cui c'è la
Sicilia in primo piano, le esigenze dei nostri concittadini, le
esigenze di coloro i quali ci hanno dato la fiducia per governare
questa Terra e quindi per affrontarne le tante emergenze, bisogna
fare delle scelte precise.
Credo dunque che il documento finale che sarà proposto a
quest'Aula, a quest'Assemblea, non può che essere condiviso nel
momento in cui si vuole essere accanto al Governo regionale per
fare valere la propria voce, per fare valere le proprie
potenzialità, per fare valere soprattutto quelle che sono le
esigenze e le emergenze della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
intervengo perché ritengo che oggi questa occasione non debba
essere un momento celebrativo burocratico.
Ritengo che si apre, e che si debba aprire, una fase di svolta in
un momento di confronto su un tema che, al di là delle posizioni
politiche, deve vederci impegnati nel capire che, al di là della
nostra volontà e al di sopra della nostra testa, esiste una volontà
che ormai ha preso una strada, che è quella del federalismo.
Davanti a questa problematica andrebbe forse verificato qual è
anche il momento di verifica, di riscontro fra lo Statuto,
l'applicazione dello stesso nella nostra Regione siciliana e le
esperienze positive e negative che hanno in questo percorso avuto
modo di essere valutate. Perché, in un momento in cui, anziché
evidenziare le problematiche, e quindi il senso delle cose che ci
devono unire, viene sempre evidenziato, in maniera forse
sicuramente negativa, la strumentalizzazione politica asserendo che
il Governo nazionale, di cui fa parte il ministro Alfano, ha votato
una legge che, poi, nella sostanza ci vede soccombenti.
Io dico che non giova, non è serio, non è istituzionalmente
positivo evidenziare questi problemi.
Oggi noi, su questo argomento, nella nostra sede istituzionale e
nell'ambito del nostro ruolo di parlamentari siciliani, dobbiamo
impegnarci per dire quali sono invece le cose che ci uniscono, qual
è il senso di una concreta proposta da formulare dopo un momento di
confronto serio.
E su questo tema ritengo che sia necessario avviare questa fase.
Vorrei, infatti, ricordare a quest'Aula che quando i problemi
vengono affrontati con serietà e con determinazione, producono
risultati.
Si richiedeva da tempo, da anni, l'applicazione degli articoli 37
e 38 dello Statuto siciliano. Ma, nella sostanza, i benefici dal
punto di vista finanziario la Sicilia li ha visti nel 2004, se vi
ricordate, dopo che l'allora ministro La Loggia - a cui va dato il
merito - promosse il tavolo tecnico che lavorò per quattro anni e,
dopo tale periodo, ha prodotto il risultato di avere verificato la
reale consistenza delle risorse che la Regione avanzava e che nel
2004 l'allora governo Berlusconi-Cuffaro ha avuto, e quelle risorse
finanziarie sono servite a ripianare il deficit della sanità.
Dopo, voi tutti sapete, vi fu un ulteriore momento drammatico con
il nuovo disavanzo finanziario della sanità in Sicilia a partire
dal 2005.
Quel percorso, quell'esperienza, quel modello deve essere la base
di riflessione su cui noi dobbiamo ragionare per dire che, al di là
e al di sopra dei momenti di frammentazione, ci sono sicuramente i
momenti di proposizione. Quelli sono i momenti a cui noi tutti
dobbiamo guardare perché, e questo c'é nella relazione
dell'assessore, abbiamo questo duplice momento, questa duplice
necessità di pensare a come agganciarci, attraverso questa nuova
fase, a quello che è il circuito a cui, volenti o nolenti, dobbiamo
partecipare altrimenti resteremo definitivamente esclusi.
Questo ci porterà a capire come dobbiamo pensare alla perequazione
infrastrutturale e alla perequazione fiscale. Ma la perequazione
infrastrutturale sicuramente attraverso l'intervento e quindi la
parte di investimenti che deve metterci nelle condizioni di poter
competere; avere, quindi, il momento di concreta possibilità per
essere, non dico al pari degli altri, ma comunque nella condizione
minimale per avviare una fase di confronto e colmare in parte quel
gap che, di fatto, c'è dal punto di vista infrastrutturale.
Così come, anche un momento fa, è stato evidenziato da chi mi ha
preceduto: ci rendiamo conto che c'è un crollo delle entrate legato
alla scarsa produttività che si determina, legato alla crisi
complessiva che esiste ma che è ancora più accentuata in Sicilia
per la presenza della microimpresa, per la fragilità strutturale,
per la fragilità finanziaria, per la scarsa capacità di essere
competitivi nel mercato? Una serie di problemi sicuramente; ma noi,
mentre teniamo nel cassetto i soldi della Comunità europea,
assistiamo purtroppo a questo scempio
Allora, questo deve essere un momento di riflessione che ci deve
spingere in direzione di un grande impegno, di proposta, di
concreti strumenti da individuare per capire come mettere in moto
una macchina che, di fatto, è ferma.
E poi, colleghi, vi siete soffermati un attimo a considerare che è
venuto meno oggi un polo bancario di riferimento regionale che
possa avere una grande capacità di incidere in questo percorso?
La scomparsa del polo bancario siciliano, di fatto, di riferimento
regionale, porta ad un altro aspetto: noi siamo solo un momento di
raccolta fondi, i nostri risparmi sono appetibili per la grande
finanza che non li reinveste nel territorio e quindi,
probabilmente, anche in questo dovremo capire che diventiamo o che
siamo stati un limone da spremere.
Se questi sono i temi, se questi sono i momenti di reale
riflessione a cui noi dobbiamo guardare e sui quali dobbiamo
soffermarci per dire che su questo tema c'è bisogno di una
proposta, di un nuovo momento anche di confronto e, perché no, di
individuazione di strumenti che ci riportino ad un tavolo in cui
dobbiamo dimostrare che, al di là delle parole, siamo in grado di
produrre fatti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, la ringrazio perché mi sono iscritto
tardivamente e comunque ho avuto occasione di leggere la relazione
dell'assessore, anche se impegnato in altro luogo.
Il dibattito impone una prima riflessione, lo dico ai colleghi
del centro-destra.
Di fronte ad una vicenda che riguarda il futuro della Sicilia e
che riguarda il futuro della nostra regione, piegare ad un meschino
calcolo politico locale ogni ragionamento di carattere generale,
denota una sorta di miopia politica perché, lo dicevo prima al
collega De Luca, occorre che si separino le due questioni.
Una cosa è la politica nei confronti del Governo regionale che può
essere pure aspra, altra cosa è invece sapere se quello che in
questo momento si è messo in essere può tornare utile alla Sicilia
nel rapporto con il Governo nazionale.
Quindi, la prima questione che pongo ai colleghi è di separare.
Per tanti anni io ho svolto il ruolo di opposizione e, durante
quella fase, sono sempre stato guidato dalla stella polare che è
quella che nei confronti degli interessi della Sicilia non ho
anteposto né interessi di schieramento, né interessi di parte. In
primo luogo, gli interessi della Sicilia, che devono essere la
stella polare che deve guidare tutti i nostri orientamenti.
Pertanto, ridurre a polemica localistica contro il governo lo
considero un errore. Dobbiamo volare alto su una questione
fondamentale, dobbiamo capirne la genesi e affrontarla alla radice.
Il problema di fondo che si pone di fronte al Paese è quello che
la storia ci dice che gli stati federali nascono sulla base del
fatto che ci sono già regioni che hanno caratteristiche federali e
che si compongono in uno stato unitario. In Italia il processo è
stato inverso, devo dirlo con estrema chiarezza, sulla base di una
spinta egoistica del Paese che ritiene di avere prodotto ricchezza
e ha ritenuto che c'è un'altra parte del Paese, in questo caso il
Mezzogiorno d'Italia, che ha dovuto consumare la ricchezza prodotta
in quei Paesi.
Da qui nasce la spinta che conduce al federalismo e, quindi, c'è
un vizio all'origine.
Qualcuno ha rimproverato l'atteggiamento del mio partito in
occasione dell'approvazione della legge delega, e devo dire che
anch'io colgo le molte perplessità sul comportamento che il mio
partito ebbe in quella occasione a livello nazionale. Ma quel voto
c'è stato, c'è stata una maggioranza che lo ha dato. Adesso si
tratta di sapere in che modo difendiamo le prerogative della
Sicilia con i decreti di attuazione. Io dico noi e non il Governo,
dico noi il Parlamento siciliano e non il Governo, e dobbiamo saper
entrare nel merito rifuggendo da inutili e sterili polemiche.
Ho letto la relazione e mi complimento con l'assessore Armao il
quale, pur essendo tecnico, fa riferimenti normativi specifici,
l'impianto giuridico è ineccepibile. Ma, consentitemi di dire,
soprattutto gli obiettivi politici sono ineccepibili in quanto
coincidono, attraverso la possibilità di emendare il testo nel
luoghi preposti, a rafforzare gli interessi della nostra Regione.
La domanda che rivolgo ai colleghi del centro-destra - i quali, ho
capito, hanno assunto una posizione pregiudizialmente contraria, è
la seguente: rispetto al contenuto della relazione del Governo che
pone alcune questioni fondamentali - la funzione della questione
paritetica, il mantenimento della struttura della commissione
paritetica come strumento di perequazione nel rapporto fra Stato e
Regione prescinde da qual è il Governo e dal colore del Governo che
è in essere, si tratta di sapere se è uno strumento più utile per
poter difendere gli interessi della Sicilia.
E su tutta la questione che riguarda un federalismo a due gambe,
votato dal Parlamento nazionale, che riguarda sia il federalismo
fiscale sia quello infrastrutturale, chiedersi perché c'è
un'accelerazione su una delle due gambe e sull'altra gamba, quella
del federalismo infrastrutturale, invece non c'è niente, nel senso
che non solo non c'è niente ma si negano gli interventi nei
confronti delle regioni meridionali, é un altro tema centrale che
viene posto dal Governo e dalla sua relazione.
Dobbiamo qui evidenziare che il Governo nazionale ha volutamente
tentato di forzare l'interpretazione che ne è venuta della legge
delega, al punto tale che voglio fare riferimento ad una vicenda
che, dal mio punto di vista, ha il sapore dello scandalo.
Il Governo nazionale (l'ex collega parlamentare, oggi ministro
Alfano), fra i tanti provvedimenti assunti, nel provvedimento sulla
giustizia ha stabilito di creare un fondo unico per la giustizia.
In questo fondo unico per la giustizia - lo dico perché poi farò
una riflessione sul federalismo fiscale - il ministro Alfano ha
fatto confluire sia le risorse confiscate sia tutte quelle che
vengono man mano sequestrate.
Sulla base di una stima prudenziale - concludo, Presidente -
sembra che in quel fondo entri qualcosa come un miliardo di euro
l'anno; si dice che il 45 per cento di quelle risorse sono state
confiscate alla mafia siciliana. Sarebbe logico, quindi, che quelle
risorse venissero destinate e venissero alla Sicilia per cercare di
eliminare quel vulnus che la mafia ha creato alle nostre comunità.
Invece, il ministro e il Governo hanno definito la finalità di
quelle risorse in politiche di risanamento del bilancio, politiche
per la giustizia e politiche per gli interni.
C'è dunque la volontà netta di utilizzare risorse che sono nostre
per sfruttarle per finalità diverse da quelle connaturate alle
previsioni normative della legge Rognoni-La Torre
La legge Rognoni-La Torre nasce e individua provvedimenti
risarcitori. Il provvedimento sul fondo unico per la giustizia crea
un vulnus a quel principio risarcitorio e determina una condizione
inaccettabile per le classi dirigenti della Sicilia, non per i
deputati del centro-destra o per quelli del centro-sinistra, ma per
tutti quanti, in quanto le risorse vengono utilizzate per risanare
il bilancio dello Stato.
Questo deve determinare un piccolo sospetto, cioè che si vogliono
utilizzare gli strumenti di carattere generale per penalizzare la
nostra Regione.
Ecco perché condivido pienamente le scelte che il Governo
regionale ha fatto nelle sedi appropriate per cercare di emendare e
determinare condizioni che preservino le ragioni dello Statuto
regionale autonomistico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, nei
limiti di tempo che mi sono assegnati, credo che il compito mi sia
agevolato dal fatto di condividere la relazione dell'assessore
Armao e, ovviamente, gli interventi dei colleghi del Partito
Democratico che mi hanno preceduto.
Aggiungo solo poche cose.
Credo che la Sicilia abbia interesse ad essere parte attiva nel
processo di decisione sui decreti di attuazione della legge 42,
almeno sotto due profili: in quanto regione del Mezzogiorno e in
quanto regione a statuto speciale. E credo che la Sicilia possa
giocare e debba giocare un ruolo trainante rispetto a tutte le
altre regioni meridionali sulle questioni che interessano l'intero
Sud.
Credo che il Governo regionale, il Governo siciliano possa giocare
un ruolo di natura sovraregionale in questa fase, penso con un
vantaggio enorme per rendere ancora più forte la propria
credibilità a livello nazionale nel voler essere davvero un Governo
che ha a cuore gli interessi della Sicilia, dei siciliani,
dell'intero Mezzogiorno, un Governo che vuole difendere gli
interessi della Sicilia e dei siciliani dall'aggressione
antimeridionalista e leghista delle politiche del Governo
nazionale.
L'attuazione del federalismo - lo sappiamo - presenta rischi
significativi per il Sud.
E' chiaro che ormai la Lega vuole imprimere un'accelerazione ai
decreti di attuazione della legge 42 per motivi puramente politici
e, cioè, per portare a casa qualsiasi cosa prima che possa emergere
in maniera ancora più forte la crisi politica dell'attuale
coalizione di governo.
Di fronte a questo obiettivo, l'asse Tremonti-Lega sta producendo
schemi di decreto a dir poco superficiali, raffazzonati, incompleti
e in qualche caso, forse troppi, ideologicamente antimeridionali,
con ciò compiendo un vero e proprio tradimento della legge delega,
la quale contiene invece elementi di garanzia e di equilibrio
introdotti grazie agli oltre cento emendamenti approvati durante il
suo percorso parlamentare, soprattutto per iniziativa del Partito
Democratico, che ha contribuito in maniera determinante a
migliorare questa previsione della legge 42.
Il PD ha dimostrato in questo modo, migliorando i contenuti della
legge delega con i propri emendamenti a favore del Mezzogiorno, di
non essere pregiudizialmente contrario ad un federalismo che
risponda ad un'idea di sussidiarietà utile per affermare princìpi
di solidarietà, di equità sociale, princìpi di uguaglianza di tutti
i cittadini del nostro Paese.
Le questioni aperte sono tante, in particolare la questione della
sanità.
La formula seguita dal Governo per il riparto della spesa
sanitaria riproduce in modo conservativo la formula già esistente,
quindi dipende unicamente dalla popolazione pesata per classi di
età.
Io credo che andrebbero, invece, presi in considerazione altri
indici di deprivazione sociale e di povertà che penalizzano il
Mezzogiorno.
L'altra questione di estremo interesse riguarda l'IRPEF.
La SVIMEZ ha già fatto i primi conti, e il risultato è ovvio: i
margini di autonomia impositiva per le regioni meridionali
sarebbero molto più limitati di quelli delle regioni del centro-
nord e ci sono, inoltre, evidenti problemi di costituzionalità per
questa norma che sembra fatta apposta per una prossima campagna
elettorale.
Come Partito Democratico proponiamo che l'addizionale IRPEF
obbligatoria, quella che serve a fiscalizzare i trasferimenti,
diventi una vera compartecipazione.
L'altra questione, che credo sia particolarmente importante in un
momento di crisi economica e sociale come quello che stiamo
attraversando, riguarda l'IRAP.
La previsione che si possa scambiare l'IRAP con l'IRPEF fino allo
0,5 per cento è discutibile almeno sotto due aspetti: il primo
aspetto è quello che si modificherebbe l'assetto fiscale
complessivo della tassazione dall'impresa al lavoro, spostando
quindi una tassazione - che oggi è a carico dell'impresa - a carico
dei lavoratori.
Il secondo aspetto è che l'opzione potrebbe permettere alle
regioni più avanzate di diventare più competitive sul piano della
tassazione di impresa, appunto perché la loro base IRPEF è più
ampia.
Avremmo, quindi, il contrario di quella che tutti vogliamo che
possa un giorno essere la fiscalità di vantaggio per il
Mezzogiorno. Anzi, al contrario, le imprese del Nord che potranno
consentirsi di spostare un prelievo fiscale, che oggi è a carico
dell'IRAP, sull'IRPEF, lo faranno avvantaggiandosene. La Sicilia
non potrà farlo, il Mezzogiorno non potrà farlo.
Quindi, questa è una norma che penalizza enormemente le
opportunità di crescita, di sviluppo, di lavoro della nostra Terra.
Rispetto alle entrate dei comuni la nuova IMO, alla fine, grava
solo sulle seconde case con un gettito, quindi, fortemente
sperequato fra comuni turistici e comuni cosiddetti normali e non è
per nulla una base credibile, stabile, per l'autonomia impositiva
dei comuni.
Rispetto ai fabbisogni standard di comuni e province lo schema di
decreto è una scatola vuota, si limita a demandare ad alcune tecno-
strutture, come il SOSE e l'IFEL, il compito di calcolare i
fabbisogni che verrebbero poi approvati con un semplice decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, senza cioè alcun filtro
parlamentare ed interistituzionale, contravvenendo così ai principi
e ai criteri della legge delega.
Per quanto riguarda i fondi perequativi, infine, è assente ogni
riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni, che non sono
ancora stati definiti per legge; ed era la prima cosa che bisognava
assolutamente fare: obiettivi di servizio e patto di convergenza.
Il fondo per le spese non essenziali delle regioni non è
specificato, i fondi perequativi nazionali per comuni e province
non sono definiti.
C'è, insomma, ampio spazio per una grande battaglia a difesa delle
popolazioni del Sud, una battaglia per il riconoscimento di diritti
uniformi sul territorio nazionale e per l'attivazione di strumenti
innovativi previsti dalla legge 42 in termini di perequazione sui
livelli essenziali delle prestazioni attraverso gli obiettivi di
servizio e il patto di convergenza.
Concludo dicendo che l'intera politica del Governo nazionale
contravviene ai più elementari presupposti di un vero federalismo
autonomista. Faccio solo due esempi: avere tagliato, con l'ultima
manovra Tremonti, qualcosa come un miliardo di euro alla Sicilia e
agli enti locali della Sicilia, di fatto, è la negazione di ogni
forma di autonomismo o di federalismo, perché così si limita la
stessa possibilità degli enti locali di esercitare le funzioni che
già attualmente hanno, e non quelle che il Governo dice in futuro
di volere trasferire.
Ultimo esempio, e ringrazio la Presidenza per l'attenzione:
l'accentramento dei fondi FAS.
Il blocco dei fondi FAS 2007-2013, addirittura l'accentramento a
livello ministeriale, da parte del Governo nazionale in mano al
ministro Fitto, delle risorse dei fondi per le aree
sottoutilizzate, confermano la volontà accentratrice del Governo
nazionale che penalizza il federalismo, le autonomie locali e, in
particolare, le regioni del Mezzogiorno come la Sicilia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'assessore Armao.
ARMAO, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, ringrazio il Parlamento e gli onorevoli intervenuti per
la ricchezza degli spunti e l'attenzione che hanno riservato al
tema che, come è stato opportunamente evidenziato dagli onorevoli
Cracolici, Musotto, Lupo, Barbagallo, è un tema cruciale per i
prossimi anni della Sicilia.
I siciliani e la Sicilia hanno davanti quello che può essere un
percorso di crescita e di sviluppo oppure un tunnel che vedrà
accrescere la depressione e la recessione economica.
E' un'alternativa che dobbiamo individuare, additare, e dobbiamo
decisamente scegliere la strada che porta allo sviluppo della
Sicilia.
Ho colto in molti la consapevolezza del momento cruciale che
stiamo vivendo. E di questo momento cruciale dobbiamo avere
consapevolezza tutti noi, amministratori, parlamentari,
amministratori degli enti locali, ma anche i cittadini siciliani.
Le attività svolte in questi giorni sono state, per l'appunto,
volte ad individuare i punti di debolezza di una proposta che vuole
un federalismo a due velocità, vuole un Paese a due velocità.
Questo non lo possiamo e non lo potremo accettare, quindi tutte
le reazioni sono in questo senso bene accette.
Mi rincresce che alcuni interventi, dei quali taluno è
completamente privo di riscontri oggettivi anche con gli elementi
fondamentali del diritto, hanno centrato un tema che nulla ha a che
vedere con la questione di cui oggi noi ci occupiamo.
Il tema non è la legge 42. La legge 42, in qualche modo, esce
rafforzata, per quanto riguarda la Regione siciliana, dalla
impugnativa che abbiamo fatto; esce rafforzata sia nella sua forza
precettiva che nell'interesse della Regione. La Regione ha
interesse a quello che ha detto la Corte, e cioè che si applicano
solo tre articoli.
Il resto è da negoziare con lo Stato. Si aprono le trattative e
negoziamo su tutto.
Il fatto, quindi, di menzionare la presenza e il comportamento
delle forze politiche che ispirano e che sostengono questo Governo
in sede di legge 42 e del dibattito che ha portato alla legge 42, è
del tutto inappropriato. Non coglie nel segno chi fa questa
analisi.
Va visto, invece, il decreto del 7 ottobre, approvato dal governo
Berlusconi, dal governo nazionale; è su questo che si incentra la
critica di incongruità nell'attuazione della stessa legge 42.
Il tema, quindi, di chi intende criticare le forze che sostengono
questo Governo in quanto si sono rese responsabili di avere
approvato la legge 42, è un tema del tutto inappropriato. La
verità è che, invece, lo schema di decreto approvato dal Governo
pregiudica l'autonomia siciliana, pregiudica lo Statuto, come si è
detto poco fa.
E' su questo che dobbiamo incentrare la nostra attenzione. E' su
questo che il Parlamento, che il Governo ha voluto coinvolgere, ed
è del tutto plausibile e apprezzabile che ci sia stato un
coinvolgimento di tutte le forze politiche.
Ciò che auspico è che su temi del genere non ci si differenzi, non
ci si separi, ma si uniscano le forze per sostenere il futuro della
Sicilia e dei siciliani.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Annunzio di ordini del giorno
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
numero 409 «Iniziative a salvaguardia dello Statuto siciliano nei
confronti del decreto legislativo sul federalismo fiscale»,
dell'onorevole Vinciullo;
numero 413 «Iniziative a tutela della Regione nel processo di
attuazione del federalismo fiscale», degli onorevoli Cracolici,
Musotto, Greco, Oddo. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con apposita legge delega, il Parlamento nazionale autorizzava il
Governo nazionale a legiferare in materia di federalismo fiscale;
con successivo decreto legislativo, il Governo nazionale ha varato
la riforma sul federalismo fiscale, recependo quando previsto nella
relativa legge delega approvata dal Parlamento nazionale;
considerato che, nel recepire le direttive della legge delega sul
federalismo, il Governo nazionale ha omesso di prevedere,
nell'apposito decreto legislativo emanato, una norma sui rapporti
tra Regioni a Statuto speciale e Stato, prevista dalla legge delega
de qua;
visto che:
cosi facendo, il Governo nazionale ha disatteso non solo le
indicazione impartitegli dal Parlamento nazionale, ma anche lo
Statuto della Regione siciliana, che, come è noto, ha rango
costituzionale;
a nulla ha portato l'appello delle istituzioni regionali rivolto
al Governo nazionale perchè provvedesse a colmare il grave vuoto
legislativo e a riconoscere quanto previsto dallo Statuto
siciliano, prima, e dalla legge delega del Parlamento nazionale,
dopo,
impegna il Governo della Regione
ad adire la Corte costituzionale o, in alternativa, la Corte
europea, vista l'indisponibilità mostrata più volte dalla sovrana
Corte ad accogliere le eccezioni mosse dai Governi della Sicilia
nei confronti del Parlamento e del Governo nazionali, affinché non
venga lesa l'autonomia siciliana e sia rivendicato il principio di
autonomia che ispira l'ordinamento siciliano». (409)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante 'Delega al
Governo in materia di federalismo fiscale in attuazione
dell'articolo 119 della Costituzione', è incentrata sul superamento
del sistema di finanza derivata e sull'attribuzione alle autonomie
locali di una maggiore autonomia di entrata e di spesa, delineando
così un nuovo assetto dei rapporti economico-finanziari tra queste
ultime e lo Stato;
considerato che tale indirizzo è stato condiviso dalla Regione
siciliana, che vede nell'affermazione del federalismo fiscale
un'occasione per la definizione di rapporti più congrui tra una
Regione a Statuto speciale e lo Stato, nonché un'opportunità per
migliorare e accentuare il grado di responsabilità locale
nell'equilibrato uso delle risorse, con particolare attenzione al
rapporto fra entrate e uscite ed alla qualità ed efficienza dei
servizi offerti;
visto che la citata legge n. 42 del 2009, in particolare al comma
2 dell'articolo 1, prevede espressamente che alle Regioni a statuto
speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano, in
conformità con gli statuti, si applicano in materia esclusivamente
le disposizioni degli articoli 15, 22 e 27 della medesima legge,
come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 201/2010) a
seguito di ricorso promosso dalla Regione siciliana;
osservato che i primi decreti legislativi del Governo nazionale in
materia di federalismo fiscale, nonché di determinazione dei costi
e dei fabbisogni standard del settore sanitario violano le
richiamate disposizioni, producendo effetti devastanti sul sistema
delle entrate regionali a seguito della riduzione delle aliquote
IRPEF, della compartecipazione degli enti locali territoriali a
tributi erariali e contestuale previsione di istituzione dei nuovi
tributi municipali sostitutivi dei tributi erariali, nonché la
progressiva riduzione dell'IRAP, senza alcuna determinazione
assunta per il superamento del gap infrastrutturale come, invece,
espressamente previsto all'articolo 22 della legge delega n. 42 del
2009;
riconosciuto come doveroso l'impegno delle istituzioni regionali a
difesa delle prerogative dello Statuto speciale e per la sua piena
attuazione contro ogni ostinato centralismo statale teso a
ostacolare il processo simmetrico e contestuale di integrazione
della devoluzione delle funzioni e delle entrate secondo il disegno
delineato nello Statuto medesimo;
condivisa la necessità che il Governo regionale presenti apposite
proposte emendative a tutela delle prerogative statutarie della
Regione siciliana presso la competente sede istituzionale della
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome;
considerato che la Sicilia ha interesse ad essere parte attiva del
processo di decisione in quanto Regione del Mezzogiorno ed in
quanto Regione a Statuto speciale, essendo chiaro che il carattere
dei provvedimenti adottati dal Governo nazionale sono fortemente
segnati da un'accelerazione ispirata dalla Lega per puri motivi
politici, piuttosto che da un rispettoso coinvolgimento delle
istituzioni e delle prerogative delle regioni speciali e da una
volontà di recupero e definitiva soluzione della questione
meridionale,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire secondo quanto lo stesso Capo dello Stato Giorgio
Napolitano ha indicato recentemente, evidenziando come i principi
fissati dall'art. 119 della Costituzione esigano un impegno forte e
rinnovato di tutti i livelli di governo della Repubblica per
garantire le condizioni necessarie per una crescita equilibrata e
solidale dell'intero Paese, assicurando, in particolare, ai
cittadini le prestazioni necessarie al pieno e uniforme godimento
dei diritti civili e sociali previsti dalla Costituzione, e
pertanto richiedendo la modifica degli attuali schemi di decreti
legislativi attuativi del federalismo fiscale, in particolare
quello in materia di autonomia di entrata delle Regioni e delle
Province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni
standard nel settore sanitario, che, se rimarranno tali,
penalizzeranno fortemente la Sicilia violando la Costituzione, lo
Statuto di autonomia e la stessa legge delega;
a vigilare sul processo attuativo del federalismo fiscale a
livello nazionale al fine di tutelare le prerogative che lo Statuto
riconosce alla Regione siciliana, richiedendo altresì l'immediata
apertura del tavolo di trattativa sulla perequazione
infrastrutturale, attesa la violazione del Governo nazionale
rispetto a quanto riaffermato formalmente dal legislatore delegato
nell'art. 22 della legge delega n. 42 del 2009 laddove pur
disponeva a carico dello Stato la 'ricognizione degli interventi
infrastrutturali, sulla base delle norme vigenti, riguardanti le
strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche nonché la rete
stradale, autostradale (...)', di cui tuttavia non vi è traccia nel
processo attuativo sinora posto in essere;
a proseguire nell'azione di tutela degli interessi della Regione
siciliana mantenendo il collegamento con le altre Regioni
meridionali ed il coordinamento con esse delle proposte utili al
superamento delle differenze di sviluppo e di condizione economica
sociale e civile tra le due parti d'Italia;
a proseguire nell'azione di tutela delle prerogative
dell'Autonomia siciliana rafforzando il coordinamento con le altre
Regioni a statuto speciale nella ferma difesa dei principi e
disposizioni al riguardo previsti dalla stessa legge delega n. 42
del 2009 e dei principi e garanzie sanciti dall'articolo 119 della
Costituzione;
ad intervenire perchè la definizione dei costi standard tenga
conto del necessario progressivo allineamento delle condizioni di
produzione dei servizi in Sicilia alle condizioni medie nazionali,
evitando un'improvvisa penalizzazione nell'erogazione dei servizi
ai danni dei cittadini della Regione siciliana;
ad impedire che gli oneri che la Regione andrà ad acquisire in
conseguenza del trasferimento delle funzioni e quindi del generale
accrescimento dei poteri regionali non siano accompagnati dalla
previsione di un ammontare di risorse sufficiente a garantire
l'integrale copertura delle funzioni pubbliche attribuite,
principio consacrato dal richiamato art. 119 della Costituzione;
a contrastare l'opera di progressiva dissoluzione dei punti di
forza dell'autonomia siciliana da parte dei poteri centrali di uno
Stato che ha costantemente avversato l'attuazione delle principali
novità della Carta autonomistica con leggi, regolamenti, atti
amministrativi, come storicamente dimostra la mancata attuazione
degli articoli 32, 37 e 38 dello Statuto speciale;
ad impedire che la realizzazione del federalismo fiscale nella
Repubblica costituisca un salto nel buio che i siciliani non
possono permettersi, costretti da una pesante crisi congiunturale
aggravata da un contesto economico debole, che mai ha raggiunto i
livelli medi di crescita del Paese». (413)
Si passa all'ordine del giorno numero 409.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parliamo di cose
delicate: siamo in un momento in cui stiamo aprendo una
negoziazione e una sfida. Dire che andiamo alla Corte
costituzionale sembra un modo per chiudere la possibilità di
ottenere risultati per via di negoziato. Lo ritengo un errore
tattico. Il presupposto del ricorso in Corte costituzionale è una
prerogativa che la Regione ha sempre, in qualunque momento.
Se oggi siamo in un'altra fase, userei le armi che sono a nostra
disposizione al momento opportuno.
Chiedo, quindi, all'onorevole Vinciullo - fermo restando che sono
convinto che, qualora dovesse rimanere questo obbrobrio, si andrà
anche dinanzi alla Corte dell'ONU, non solo davanti alla Corte
costituzionale - di ritirarlo perché siamo in una fase in cui
dobbiamo riempire di contenuti, anche sul terreno del negoziato, la
proposta che portiamo in Conferenza Stato - Regioni.
VINCIULLO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Si passa all'ordine del giorno numero 413, al quale dichiarano di
apporre la firma gli onorevoli Vinciullo, Marrocco, Leontini, De
Luca, Ardizzone e De Benedictis.
L'Assemblea ne prende atto. Il parere del Governo?
ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 3 novembre
2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
numero 221 - Strategia e linee di intervento per la campagna 2010-
2011 atte a fronteggiare la crisi del comparto agricolo siciliano.
FALCONE - CAPUTO - VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA
numero 222 - Trasferimento della Venere di Morgantina al museo di
Aidone (EN).
CAPUTO - LEANZA E. - COLIANNI - FALCONE - VINCIULLO
III - Discussione della mozione:
numero 210 - Chiarimenti ed iniziative riguardo al Consorzio
autostrade siciliane.
MANCUSO - LEONTINI - LIMOLI - CORONA - BOSCO - FALCONE
IV - Discussione dei disegni di legge:
1) Rendiconto generale della Regione siciliana e dell'Azienda
delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2008 (447)
2) Rendiconto generale dell'amministrazione della Regione
siciliana per l'esercizio finanziario 2009 (595)
3) Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
2010 (594).
La seduta è tolta alle ore 13.37
DAL SERVIZIO RESOCONTI