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Resoconto d'Aula della Seduta n. 203 di giovedì 21 ottobre 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

     PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                               Missione

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Gennuso è in  missione,  per
  ragioni del suo ufficio, dal 20 al 22 ottobre 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  inviato alla competente Commissione  Attività produttive' (III):

   Interventi a favore delle cooperative sociali  (n. 624)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 20 ottobre 2010

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che ormai da troppi  anni  è  in
  corso  una  continua  e  inarrestabile erosione  dell'organico  dei
  dipendenti  degli  uffici  centrali  e  periferici  del   Ministero
  dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR);

   considerato  che  è sempre maggiore il numero di  dipendenti  che,
  ormai  prossimo alla pensione, si mostra demotivato  e  per  niente
  incentivato dall'attuale sistema amministrativo del MIUR;

   visto che, nonostante le rimostranze giunte dai rappresentanti  di
  molti  uffici  del  MIUR,  sia a livello centrale  che  periferico,
  nessun  interesse è stato mostrato dagli organi competenti, intenti
  a  proseguire  il  loro cammino, fatto di tagli e  restrizione  del
  personale;

   constatato che questa politica di tagli rischia di provocare gravi
  falle nel sistema organizzativo del MIUR, dove sempre più spesso, a
  causa  della  mancanza di professionalità disponibili,  gli  uffici
  sono  retti  da  singoli impiegati che non  si  sa  fino  a  quando
  potranno reggere e supplire alle ormai note carenze del sistema;

   per  sapere  se  non  ritengano urgente e  necessario  intervenire
  presso  il  Governo centrale al fine di far comprendere la  gravità
  del  caso e la situazione in cui vertono oggi gli uffici periferici
  del  MIUR  in  Sicilia  e attivarsi affinché  si  provveda  ad  una
  revisione  dell'assetto  organizzativo del  Ministero,  che  oramai
  appare  sempre  più  incapace  di  rispondere  alle  necessità  del
  territorio». (1451)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che da oltre tre anni l'ispettorato
  provinciale  di Catania ha sperimentato una buona prassi  in  virtù
  della  quale,  al  fine  di rendere più fruibile  il  servizio  UMA
  (pratiche  per l'approvvigionamento del carburante agricolo,  ecc.)
  agli  agricoltori di quei comuni sprovvisti della sede dell'ufficio
  della  condotta  agraria,  ha consentito  l'apertura  di  sportelli
  distaccati e, precisamente, presso i comuni di Mirabella Imbaccari,
  Mineo, Mazzarrone e Randazzo;

   considerato che tra l'ispettorato provinciale agrario di Catania e
  i  suddetti comuni era stata stipulata una convenzione, in  ragione
  della  quale  l'ispettorato, senza alcun onere e peso  finanziario,
  metteva a disposizione alcuni dipendenti, mentre i comuni davano la
  disponibilità   dei   locali,  delle  attrezzature,   delle   linee
  telefoniche e della logistica in generale;

   preso  atto  che  il suddetto servizio era molto apprezzato  dagli
  agricoltori  che, magari impossibilitati a recarsi nei comuni  sede
  di  condotta  agraria,  trovavano in loco un  efficiente  servizio,
  tramite  personale zelante, competente e disponibile a  far  fronte
  alle varie problematiche agrarie;

   tenuto  conto  che, nonostante il suddetto servizio  di  sportello
  avesse  sortito ottimi risultati con apprezzamenti da  più  fronti,
  purtroppo   oggi   si  deve  constatare  che  il  nuovo   dirigente
  dell'ispettorato  provinciale agrario ha deciso di  chiudere  detti
  sportelli  distaccati,  determinando  un  reale  disservizio  e  la
  protesta dei sindaci dei comuni interessati;

   considerato,  infine,  che,  sebbene  i  sindaci  si  siano   resi
  disponibili a confermare il loro impegno, anche finanziario, per il
  mantenimento degli sportelli UMA, ancora non è stata fornita alcuna
  indicazione   per   la   riapertura   da   parte   del    dirigente
  dell'ispettorato provinciale agrario di Catania;

   per sapere:

   quali   siano  le  reali  cause  che  impediscano  di   fatto   il
  mantenimento  degli  sportelli distaccati  UMA,  malgrado  la  loro
  positiva e proficua sperimentazione negli ultimi tre anni;

   se non vogliano invitare il nuovo dirigente dell'IPA di Catania  a
  rivedere  la  propria  decisione alla luce  dell'assenza  di  onere
  finanziario  da  parte  della Regione e  in  ragione  dell'efficace
  impiego  del  personale  di cui lo stesso  ispettorato  provinciale
  agrario  dispone  e  che fino ad oggi ha svolto detto  compito  con
  passione,   zelo   e  professionalità,  riscuotendo   il   generale
  apprezzamento del territorio e, in particolare, degli operatori del
  settore agricolo». (1452)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   la  celiachia è una patologia autoimmune, scatenata dal consumo di
  glutine, proteina presente nel grano, nell'orzo e nella segale;

   è ampiamente appurato che celiaci non si nasce, ma si diventa;

   considerato che:

   la  frequenza  della celiachia è in costante aumento  e  interessa
  sempre di più i soggetti adulti o addirittura anziani;

   sono  sempre  di più gli esperti che individuano tra  le  maggiori
  cause  della  malattia i fattori ambientali, ovvero il  consumo  di
  farine ricche di glutine 'tossico' che provoca nei soggetti, specie
  se adulti, la perdita della tolleranza al glutine;

   visto  che, dai dati raccolti da alcuni ricercatori italiani negli
  Stati Uniti, il numero delle nuove diagnosi fra gli over 60 risulta
  raddoppiato rispetto agli ultimi 15 anni;

   accertato  che, dai dati emersi dalla ricerca de qua,  può  essere
  smentito il concetto, ampiamente diffuso, secondo cui la perdita di
  tolleranza al glutine avviene per lo più nell'infanzia;

   constatato che:

   in  Italia, nonostante le diagnosi siano in crescita, sono  sempre
  di più i soggetti, specie adulti e anziani, che non sanno di essere
  celiaci;

   da  statistica,  nel  20 per cento dei casi, la  diagnosi  risulta
  essere  errata,  ma i soggetti sono ugualmente sottoposti  a  dieta
  priva di glutine;

   per   sapere  se  non  ritengano  necessario  e  urgente   avviare
  iniziative volte ad informare i cittadini siciliani sui  sintomi  e
  sulle cause della malattia, nonché promuovere attività di screening
  della  celiachia, soprattutto nell'anziano, al fine di una diagnosi
  precoce della malattia». (1454)

                                                            VINCIULLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica, premesso che:

   il  signor  Bondì Pietro Giuseppe ricopre la carica di consigliere
  comunale presso il comune di Cerda (PA);

   il predetto consigliere non può ricoprire tale carica in quanto ha
  con  il  predetto ente un contenzioso a seguito di sentenza  emessa
  dall'autorità giudiziaria di Termini Imerese (PA);

   considerato che:

   tale  circostanza  rientra tra le ipotesi di cui all'articolo  63,
  comma 6, TUEL (d.lgs. n. 267 del 2000);

   pertanto,   ne   deve   essere   dichiarata   la   decadenza   per
  incompatibilità;

   ritenuto  che  la  carica di consigliere è in  contrasto  con  gli
  interessi della collettività e dell'ente;

   per sapere:

   quali  atti o provvedimenti abbiano o intendano adottare in merito
  alla  vicenda relativa alla posizione del signor Bondì, consigliere
  comunale di Cerda;

   quali  provvedimenti  verranno adottati, in caso  di  accertamento
  della  situazione  di  incompatibilità,  per  la  dichiarazione  di
  decadenza del Bondì dalla carica pubblica». (1453)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   con  ordinanza del commissario delegato emergenza rifiuti n.  1779
  del  31  dicembre  2004 veniva finanziato, per  l'importo  di  euro
  4.281.892,74  a  favore  dell'ATO  Enna  EUNO  s.p.a,   il   centro
  intercomunale  di  raccolta differenziata dei rifiuti  (C.I.R.)  da
  istituire   nell'area   artigianale   del   comune   di    Gagliano
  Castelferrato (EN), con struttura e attrezzature varie  a  servizio
  delle  popolazioni dei comuni di Agira e Gagliano Castelferrato,  e
  da estendere successivamente a tutti i comuni della zona nord della
  provincia di Enna;

   le  opere edilizie del C.I.R. di Gagliano Castelferrato sono state
  collaudate staticamente dal tecnico incaricato, la cui relazione  è
  stata depositata presso il genio civile di Enna nel dicembre 2008;

   le  attrezzature e gli automezzi previsti nel progetto sono  stati
  collaudati tecnicamente nel giugno 2009;

   atteso che il sistema progettuale proposto, già brevettato per  le
  sue  innovazioni di processo e di prodotto, è unico nel suo  genere
  in Sicilia e anche nel resto d'Italia;

   rilevato che:

   il  progetto  prevede l'avvio, dopo un periodo di sperimentazione,
  di  un  nuovo sistema di tariffazione individualizzata e agevolata,
  basato  sul  principio  'chi più differenzia  meno  paga'.  Infatti
  l'utenza  è  invitata  ad effettuare, con semplicità,  la  raccolta
  differenziata,  direttamente  nelle  proprie  abitazioni,  mediante
  l'ausilio  (in  dotazione, una tantum ad ogni utenza familiare  e/o
  commerciale) del 'raccoglitore familiare' che permette la  raccolta
  differenziata della componente secca e liquida;

   l'utenza  avrà,  quindi,  cura  di  collocare  i  sacchetti  della
  raccolta  differenziata (muniti di targhette adesive con  codice  a
  barre  capaci  di  identificare  all'origine  l'utenza  che  li  ha
  generati),  fuori  dalle proprie abitazioni,  in  apposite  campane
  denominate   'raccoglitori  plurifamiliari'.  Questi   raccoglitori
  saranno  realizzati  in due diverse volumetrie,  di  cui  uno  (più
  voluminoso) sarà utilizzato per allocare i sacchetti delle frazioni
  secche  dei rifiuti differenziati, mentre l'altro (più piccolo)  da
  utilizzare  per  la raccolta dei sacchetti contenenti  la  frazione
  umida  dei  rifiuti.  Entrambi i due tipi di  raccoglitori  esterni
  saranno  dotati  di chiave con serratura (si introduce  il  sistema
  'metti il rifiuto in cassaforte') al fine di evitare piccoli  furti
  delle  frazioni  'nobili'  di rifiuti  o  di  semplice  scambio  di
  targhette.  Tutti gli involucri (sacchetti) etichettati e  raccolti
  nei    'raccoglitori   plurifamiliari'   verranno   successivamente
  trasferiti,   mediante  autocarri,  nel  centro  intercomunale   di
  raccolta  differenziata  di Gagliano per  essere  identificati  per
  l'utenza  che  li  ha  generati, pesati  e  stoccati  per  frazioni
  merceologiche  omogenee.  In  questo modo  può  essere  avviata  la
  sperimentazione    di   una   nuova   modalità   di    tariffazione
  individualizzata e agevolata secondo il principio derivato 'chi più
  differenzia, meno paga', divenendo, pertanto, il cittadino il primo
  attore  di tutto il percorso di differenziazione del rifiuto urbano
  con  il  concreto  raggiungimento di un' effettiva riduzione  della
  tariffa per le utenze che aderiranno a tale sistema;

   preso   atto   che   da  un'analisi  di  mercato  delle   frazioni
  merceologiche dei rifiuti differenziali è stato dimostrato  che  si
  possono  ottenere  benefici, da un lato, attraverso  l'abbattimento
  dei  costi  di  smaltimento in discarica e, dall'altro,  attraverso
  ricavi certi dalla vendita delle frazioni di rifiuto differenziato.
  I  benefici  sarebbero corrisposti a favore di ogni singola  utenza
  che  vedrebbe ridotta la propria tariffa in proporzione all'impegno
  dedicato nonché in favore ai comuni, che vedrebbero ridotto il loro
  carico  finanziario per far fronte ai servizi di igiene  ambientale
  comunale;

   considerato  che l'avvio del suddetto progetto, nel territorio  di
  riferimento, potrebbe permettere:
   a) la differenziazione manuale di ben 13 frazioni merceologiche di
  rifiuti  (carta/cartone, vetro, alluminio, legno, plastica, residuo
  organico, piccoli ingombranti, pile esauste, farmaci scaduti,  mat.
  T  e/  F,  ferro/acciaio, olio di frittura  esausto,  indumenti  in
  disuso)  che  rappresentano più del 90%  del  rifiuto  urbano  'tal
  quale';
   b)  la drastica riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica con
  conseguente  riduzione dei costi di smaltimento a beneficio  di  un
  evidente abbassamento della tariffa per gli utenti;
   c)  la crescita di imprese nel campo del recupero dei rifiuti  per
  le  considerevoli  quantità di frazioni di rifiuti differenziabili,
  con l'introduzione del nuovo metodo di raccolta differenziata;

   constatato  che dal collaudo delle attrezzature sono trascorsi  16
  mesi,  mentre  per  il collaudo statico sono già trascorsi  ben  21
  mesi;

   ritenuto  che  è  probabile  che  il  perdurare  di  tale  ritardo
  nell'attivazione dell'iniziativa potrebbe arrecare  evidenti  danni
  agli impianti tecnologici ed alle attrezzature;

   preso atto ancora che:

   l'iniziativa progettuale, se prontamente messa in cantiere, per le
  sue  specifiche peculiarità, previa una fase di avvio  sperimentale
  nei  due  comuni  di  Agira e Gagliano, potrebbe acquisire  valenza
  strategica  regionale  nel campo della raccolta  differenziata  dei
  rifiuti   urbani  con  l'introduzione  di  un  nuovo   sistema   di
  tariffazione  agevolata ed individualizzata  secondo  il  principio
  'chi più differenzia meno paga';

   la  metodologia  e tecnologia introdotta con il nuovo  sistema  di
  raccolta  differenziata rappresenta un modello  evolutivo  rispetto
  alla  raccolta differenziata attualmente praticata e definita  come
  sistema porta a porta;

   a  fronte della specifica valenza che l'iniziativa progettuale  in
  cantiere può rappresentare nel contesto regionale, specie se  tutto
  ciò si correla al perdurare della crisi del sistema dei rifiuti che
  imperversa  nella  Regione,  la  paventata  preoccupazione  per  un
  ulteriore  ritardo nell'avvio dell'attività del C.I.R. di  Gagliano
  deve  essere prontamente superata attraverso l'individuazione e  la
  rimozione   degli  ostacoli  burocratico-amministrativi   in   atto
  persistenti;

   ritenuto,  infine, che, pertanto, non è più rinviabile  l'apertura
  e/o  l'attivazione del CIR di Gagliano e l'avvio  della  necessaria
  fase   di   sperimentazione  delle  nuove  procedure  di   raccolta
  differenziata nei due comuni di Agira e Gagliano;

   per sapere:

   quali siano i motivi e le ragioni che avrebbero, ad oggi, precluso
  l'attivazione  dell'impianto  e  se  vi  siano  da   ricercare   ed
  individuare ritardi od omissioni;

   se  non  ritengano  di  avviare ed attivare,  con  ogni  possibile
  urgenza, la necessaria sperimentazione del processo produttivo  nei
  due  comuni  di  Gagliano  ed  Agira,  intervenendo,  ove  ritenuto
  necessario,  con  il  potere  sostitutivo  degli  uffici  regionali
  preposti,  stante  che l'iniziativa progettuale messa  in  cantiere
  rappresenta  un  modello  innovativo di raccolta  differenziata  di
  livello  più  avanzato  rispetto all'attuale  sistema  di  raccolta
  differenziata con il sistema 'porta a porta'». (1455)

           (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                                     GALVAGNO-TERMINE

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  mozioni:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che è di questi giorni il grido di allarme  lanciato  da
  Confagricoltura Sicilia per bocca del suo presidente Gerardo Diana;

   preso atto che:

   la  Sicilia  ha concluso in questi giorni la campagna vitivinicola
  con  una  produzione ridotta del 20% rispetto al 2009  e  un  saldo
  negativo, in termini di occupazione, non indifferente;

   è   imminente  la  campagna  olearia  e  dietro  l'angolo   quella
  agrumaria,   nei  cui  confronti  già  l'anno  scorso   l'Assemblea
  regionale   siciliana  è  dovuta  intervenire,   sebbene   in   via
  sostitutiva  rispetto al Governo, per sostenere una delle  peggiori
  annate degli ultimi vent'anni;

   considerato che il dibattito parlamentare di questi ultimi  cinque
  mesi  si  è  incentrato esclusivamente sulle  nuove  coalizioni  di
  maggioranza,  nonché  sulle formule di governo,  tralasciando  ogni
  attenzione  ai problemi reali dell'Isola, che diventano sempre  più
  pressanti,  con  gravi  conseguenze  anche  per  la  serenità   del
  consorzio civile siciliano;

   atteso che il settore agricolo in Sicilia è trainante e, quando lo
  stesso  viene messo a dura prova, come in questi anni, la  ricaduta
  negativa  si  riflette su tutti gli altri settori  economici  della
  Regione;

   tenuto  conto  che,  nella  legge  finanziaria  2010,  l'Assemblea
  regionale  ha approvato numerose norme di sostegno all'agricoltura,
  alle  quali,  però, in sede di attuazione, non  si  è  inteso  dare
  seguito,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  illustrare nell'Aula parlamentare le linee di indirizzo  e  le
  nuove  strategie  per  affrontare la  preoccupante  situazione  che
  mostra  anzitempo tutte le difficoltà e le conseguenze negative  di
  un  settore  in  profonda crisi, col rischio  di  essere  aggravata
  dall'assenza  di  provvedimenti diretti  a  sostenere,  in  termini
  emergenziali,  ma  anche di prospettiva, le  politiche  attive  del
  comparto  agricolo,  quantomeno  al  fine  di  ovviare  o,  almeno,
  limitare le possibili conseguenze negative». (221)

                           FALCONE-CAPUTO-VINCIULLO-POGLIESE-BUZZANCA

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   considerato che:

   la  statua  della 'Venere di Morgantina' costituisce un importante
  bene  archeologico di alto valore artistico, storico e  monumentale
  della  Sicilia:  si  tratta infatti di una statua  risalente  al  V
  secolo  avanti Cristo, realizzata e scolpita nel sito di Morgantina
  con pregiato marmo e con tufo di provenienza siciliana;

   la  storia  fa  risalire  l'autore  della  statua  ad  un  diretto
  discepoli   di  Fidia;  da  qui,  quindi,  l'eccezionale  interesse
  artistico-culturale  dell'opera oltre al  suo  inestimabile  valore
  commerciale;

   la  preziosa statua è legata al territorio di Aidone (EN). Invero,
  secondo  gli  studiosi e gli archeologici essa rappresenta  la  dea
  Persefone, particolarmente venerata a Morgantina: presso  il  museo
  archeologico  di  Aidone,  se  ne  trova,  infatti,   un'altra   in
  terracotta.  Il  culto  della  dea  Persefone  era  praticato,   in
  particolar modo, presso il santuario centrale di Morgantina  e,  in
  quasi  tutte le monete coniate dalla zecca di Morgantina, è  sempre
  raffigurata nel dritto. Addirittura c'è una somiglianza  del  volto
  della  statua con la Persefone velata raffigurata in alcune  monete
  della  serie  SIKELIOTAN, ed in particolare, con una  moneta  d'oro
  (emistatere) coniata nell'anno 212 a.C.;

   inoltre, a differenza delle altre statue dell'epoca, la Venere  di
  Morgantina  presenta una lavorazione in tutti i  lati  e  non  solo
  frontalmente;   tale  particolare  fa  presumere  che   sia   stata
  realizzata  per  essere  esposta in un punto  centrale,  con  ampia
  osservazione.  Molto  probabilmente per essere esposta,  all'epoca,
  nell'agorà di Morgantina;

   per  la  preziosa statua, trafugata e venduta al Getty  Museum,  è
  stata disposto il rientro in Sicilia entro il mese di gennaio 2011;

   considerato inoltre che:

   la  città  di Aidone, proprio perché città di origine, è il  luogo
  naturale di ubicazione della statua di Venere;

   il  Governo  della  Regione,  nell'ambito  di  una  conferenza  di
  servizi,  ha  stabilito le procedure per il rientro in Sicilia  del
  prestigioso reperto;

   inoltre,  l'Assessore regionale per i beni culturali e  l'identità
  siciliana  ha  anche definito, con il Ministero dei  beni  e  della
  attività culturali, gli accordi per il rientro in Sicilia non  solo
  della  Venere,  ma  anche  della  preziosa  collezione  di  argenti
  antichi,  anch'essi trafugati dal sito archeologico  di  Morgantina
  negli anni '80;

   si  tratta di un'occasione di grande valore promozionale non  solo
  per la provincia di Enna, ma per tutta l'Isola;

   la  restituzione alla Sicilia della preziosa opera  consentirà  di
  ottenere importanti benefici per lo sviluppo dell'economia locale e
  del turismo;

   si tratta di un'importante azione di sostegno della Regione per lo
  sviluppo del territorio siciliano,

    impegna l'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana

   a  consentire  il  trasferimento  della  statua  della  Venere  di
  Morgantina presso la città di Aidone». (222)

                          CAPUTO-LEANZA E.-COLIANNI-FALCONE-VINCIULLO

   Avverto  che le stesse saranno poste all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perché se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto  desidero
  porgere i miei auguri all'assessore Sparma, il primo fra i nuovi ad
  essere presente in Aula, e augurargli buon lavoro. E', tra i  nuovi
  assessori, il primo ad onorare l'Aula con la sua presenza.
   Ne prendiamo atto e siamo felici di questo.
   Signor  Presidente, stamattina io - come tutti quanti noi  e  come
  penso  sia  giusto che accada - ho letto i giornali  per  avere  il
  resoconto  della  giornata politica di  ieri,  per  sapere  cosa  è
  successo avantieri, per capire, attraverso il recente passato, come
  si può guardare al futuro.
   E,  per la verità, mi è sorto un interrogativo abbastanza forte  e
  spero  che  lei,  signor Presidente, riesca  a  chiarirmelo  perché
  leggendo  i  giornali  ho capito che lei non  è  il  Presidente  di
  un'Aula  formata da 90 parlamentari ma di un'Aula che, al  massimo,
  può avere 54 parlamentari.

   LEONTINI. 50, 52, 54 parlamentari.

   BUZZANCA.  50,  52,  54 parlamentari  Perché su   la  Repubblica',
  virgolettato,  dice  il governatore Lombardo  noi  dobbiamo  essere
  disponibili  - lo dice ai suoi assessori, lo dice ai burocrati e ai
  dirigenti  generali -,  noi dobbiamo ascoltare  i  nostri  50,  52,
  54  .
   Questo ci fa capire  come intende muovere i primi passi il Governo
  quater, o poker, come io l'ho definito  Quel patto che ieri sera ho
  definito  il patto della marmellata  perché, all'interno di  questi
  conviviali, che poi diventano sempre più necessari alla luce di ciò
  che  stiamo  leggendo,  di ciò che stiamo vedendo,  di  quello  che
  accade  all'interno della Commissione Bilancio, della  mancanza  di
  documenti che arrivano al Bilancio e di ciò che, purtroppo, vedremo
  da qui a qualche giorno.
   Io ritengo che questo, al di là del modo in cui sto affrontando il
  problema  per tentare di sminuire, sia un fatto molto grave  perché
  che il governatore possa condurre un percorso amministrativo con la
  propria  maggioranza, con i propri assessori, lo ritengo  non  solo
  legittimo  ma  utile per lo stesso Governo che deve  andare  avanti
  sostanziandosi  con la propria maggioranza. Ma che  il  governatore
  dica  certe  cose  ai direttori generali - che, fino  a  prova  del
  contrario,  sono  al  servizio dell'intera  comunità  siciliana  e,
  quindi,  anche  di quei parlamentari che non fanno  parte  di  quel
   patto  della  marmellata  -, lo ritengo estremamente grave.  Penso
  che  sia un fatto sul quale i siciliani debbano interrogarsi e  sul
  quale tutti quanti noi dobbiamo avere le idee chiare.
   Allora, delle due l'una: o il presidente Lombardo smentisce quello
  che oggi  la Repubblica' riporta virgolettando o, al contrario, noi
  dobbiamo   capire  quale  ruolo,  nella  mente  di   Lombardo,   ha
  l'opposizione  in questo Parlamento, quale ruolo ha la  maggioranza
  dei  siciliani che, a seguito del clamoroso ribaltone, oggi  è  qui
  minoranza, ma che è  maggioranza nell'Isola.
   E'  una  mancanza  di rispetto delle regole,  è  una  mancanza  di
  rispetto  delle  istituzioni,  è  una  mancanza  di  rispetto   nei
  confronti  degli  stessi assessori, degli stessi  deputati  che  si
  riconoscono in questa maggioranza.
   Signor   Presidente,  inviti  il  Governatore  a  chiarire  questo
  passaggio   A dire chiaro e forte che  la Repubblica' ha  riportato
  male  il suo pensiero, a dire che si tratta di un clamoroso errore.
  D'altronde  lui  è  bravo  a smentire, quante  volte  lo  ha  fatto
  cambiando idea nel giro di qualche minuto
   Noi,  però, dobbiamo saperlo, non possiamo tollerarlo; e questa  è
  una  pregiudiziale che consegno a lei perché, se così  è,  noi  non
  abbiamo  più  la  possibilità di andare fino in  fondo  nel  nostro
  mandato,  di  espletare il nostro mandato.  Le  forze  che  non  si
  riconoscono in questo patto della marmellata, oggi devono sapere se
  Lombardo conferma ciò che dice il quotidiano  la Repubblica' o,  al
  contrario,  lo  deve  smentire. Se non  lo  fa,  evidentemente  noi
  dobbiamo  adottare  -  e lei, come Presidente  dell'Assemblea,  per
  tutelare  tutti - quei provvedimenti che ci consentano  di  operare
  tranquillamente e di svolgere fino fin fondo il nostro mandato.

   CORONA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  opportuno
  ricordare a questo Parlamento della Regione siciliana, ogni  giorno
  sempre  più delegittimato dal Presidente della Regione, e  anche  a
  tutti  i siciliani, che sono già trascorsi trenta giorni da  quando
  abbiamo ascoltato il presidente Lombardo in quest'Aula. Ci ha letto
  alcuni  nomi; poi, il giorno dopo, ne ha cambiati alcuni  e  ci  ha
  presentato  questo Governo che, io ritengo, come tutti i siciliani,
  abusivo, e poi non l'abbiamo più visto.
   Abbiamo  letto,  però,  sulla stampa  che  ci  sono  state  alcune
  riunioni  di Giunta, abbiamo letto che ci sono stati dei  proclami;
  ma,  in  buona  sostanza, questo Parlamento non ha visto  la  nuova
  Giunta  di  esperti, non ha saputo più nulla, perché il  presidente
  Lombardo non l'abbiamo più visto in quest'Aula dal 21 di settembre.
   Sono  trascorsi  trenta  giorni  e  noi,  come  parlamentari,  non
  sappiamo quello che il Governo ha prodotto in questi trenta giorni.
  Sappiamo  che  ci sono dodici esperti, sappiamo che  questi  dodici
  esperti  hanno  un  costo rilevante che aggrava il  bilancio  della
  Regione  perché,  certamente,  la scelta  del  presidente  Lombardo
  aggiunge  qualche  costo  in più rispetto all'eventuale  scelta  di
  parlamentari  regionali che potrebbero fare  gli  assessori  e  che
  verrebbero ad essere più legittimati dall'elettorato.

   CRACOLICI. Signor Presidente, ma la discussione è a tema libero?

   PRESIDENTE.  Onorevole Corona, cerchiamo di centrare  l'intervento
  sull'ordine  dei  lavori. Eventualmente, per  interventi  di  altro
  tipo, potrei dare spazio alla fine della seduta.

   CORONA.  Signor  Presidente,  intervengo  sull'ordine  dei  lavori
  perché  credo  di  avere  tutti i titoli,  come  parlamentare,  per
  ricordare a questo Parlamento, delegittimato, quello che è accaduto
  in  questi  trenta  giorni e che questo Parlamento  non  ha  saputo
  cogliere sul piano degli aspetti positivi.
   Come diceva giustamente il collega Buzzanca nei suoi cinque minuti
  di  intervento,  a noi dispiace che questo Governo  si  presenti  a
  pochi.
   Credo  che questa sia stata una sorta di  ultima cena  del Governo
  Lombardo quater perché, all'interno di quegli amici, ci sono più di
  un  Giuda,  tanti  Giuda,  che sicuramente  non  accetteranno,  nei
  prossimi giorni, la linea del nostro Governatore.

   DE LUCA. Vogliamo essere invitati anche noi

   CORONA.   Signor  Presidente,  credo  che  noi  dobbiamo  prendere
  coscienza  e  consapevolezza che sono passati  trenta  giorni,  che
  questo  Governo  di esperti non ha prodotto nulla, almeno  noi  non
  sappiamo  nulla  di quello che ha fatto perché, in quest'Aula,  non
  abbiamo  visto  i dodici assessori nemmeno per una  volta;  qualche
  volta  un  assessore, qualche volta due o tre, come questa mattina.
  Ma,  il  resto,  non  li conosciamo, li abbiamo visti  soltanto  in
  fotografia.
   Le  sembra giusto, signor Presidente, non avere la possibilità che
  questi   esperti  interloquiscano  con  i  deputati  che   sono   i
  rappresentanti del popolo siciliano?
   Signor  Presidente, io le pongo questa domanda e la farò  tutti  i
  giorni  che ci sarà seduta perché noi abbiamo bisogno di avere  qui
  un  confronto  chiaro,  netto, trasparente sulle  cose  che  questo
  Governo   vorrà   fare  nei  prossimi  giorni  nell'interesse   dei
  siciliani.

   D'ASERO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  vorremmo  sapere  come   funziona
  l'Aula

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, se vuole può  intervenire  anche
  lei sull'ordine dei lavori.

   MANCUSO.   Signor  Presidente,  ci  iscriviamo  tutti  a   parlare
  sull'ordine dei lavori

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Asero.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che io possa,  con
  il  mio  intervento, sollecitare l'intervento di tutti, è un  fatto
  positivo  perché, probabilmente, il confronto e la  possibilità  di
  dare dei contributi all'attività che l'Assemblea porta avanti, è da
  ascrivere ad un fatto positivo.
   Al  di  là  di  questa considerazione, ritengo che sia  giunto  il
  momento  di  sottolineare  con  grande  determinazione  la   realtà
  difficile  che  la Regione siciliana attraversa sia  dal  punto  di
  vista,  ahimè, della crisi politico-istituzionale per il  ribaltone
  che   ha   portato  al  tradimento  dell'elettorato,  ma  a  questa
  sostanziale delegittimazione della politica e, quindi, ad un grande
  momento  di smarrimento della gente e dell'elettorato tutto,  oltre
  che  del  senso  reale  della politica, della  mistificazione,  del
  governo delle regole e anche, perché no, del rispetto delle regole.
   Al di là di questa considerazione, forse sfugge la crisi economica
  generale e, quindi, in particolare, quella che la Regione siciliana
  attraversa  in  un  momento in cui, davanti alle  difficoltà  delle
  imprese e delle famiglie, teniamo i soldi nel cassetto.
   Secondo le regole moderne, Presidente dell'Assemblea, gradirei che
  si rispettasse il principio di ascoltare.

   PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, l'ascolto, vada avanti.

   D'ASERO.  Con la nuova era, forse, signor Presidente, non  si  può
  più parlare?
   Forse  c'è  una  nuova regola? Con quella nuova regola,  oltre  ad
  impedire  di  portare avanti la nostra azione  politica,  si  vuole
  impedire  anche  di  parlare? Lo chiedo all' angioletto   alla  sua
  sinistra.
   Ritengo di sottolineare un aspetto delicato e importante: la grave
  crisi economica, oltre che sociale e, ahimè, oltre che politica  in
  cui  ci  siamo imbattuti, deve portarci ad un ragionamento, ad  una
  riflessione:   capire  quale  ruolo  dobbiamo   esercitare,   quale
  contributo  possiamo dare, cosa realmente è possibile  fare  in  un
  momento  in  cui  la  crisi economica e finanziaria  attraversa  le
  famiglie, le microaziende della Regione siciliana. La crisi oggi  è
  un momento di grande preoccupazione.
   Davanti a questo aspetto, da un canto abbiamo la impossibilità  di
  poter utilizzare le risorse disponibili della Comunità europea,  la
  crisi, la fame; dall'altro, i soldi nel cassetto.
   Sicuramente questo è un argomento che deve farci riflettere.
   Davanti a questo ragionamento io dico che, se continuiamo così, in
  un  momento  di  crisi  in cui le imprese, con  grande  difficoltà,
  attraversano momenti di chiusura, di fallimento e non di  crescita,
  la tendenza delle entrate tributarie, il gettito fiscale, anche per
  la  Regione siciliana, sicuramente subirà una riduzione. Quindi, un
  grande problema a cui dobbiamo prestare attenzione.
   Come  possiamo aiutare le imprese? Come possiamo dare una  spinta,
  un  po' di ossigeno nel  momento in cui le risorse comunitarie sono
  bloccate  e, come voi sapete, ad oggi siamo ad un impegno di  spesa
  del 7,2 per cento, su N + 2, cioè sull'impegno del 2010?
   Quindi, su 872 milioni di euro, noi chiediamo: perché non attivare
  procedure, con grande senso di riscontro all'emergenza, per  capire
  come dare una risposta reale?
   Come  non  comprendere, poi, che c'è un altro grande problema:  le
  poche,  limitate  iniziative  che  questo  Parlamento,  con  grande
  impegno e determinazione - voglio ribadire anche questo concetto -,
  ha  portato avanti, quindi le leggi, facendo il proprio dovere  con
  senso di responsabilità e grande entusiasmo per contribuire a  dare
  risultati,  poi, ahimè, vengono vanificate, di fatto,  dal  Governo
  con  la  continua  e  traballante fase della mistificazione,  della
  menzogna e del ribaltone.
   In  questo  io voglio denunziare a questo Parlamento  e  anche  al
  Governo la legge sul credito d'imposta sugli investimenti, la legge
  sul credito d'imposta sull'occupazione.
   Assessore per l'economia, voglio farle presente che noi, nel 2009,
  abbiamo   approvato  la  legge  11  sul  credito  d'imposta   sugli
  investimenti e abbiamo approvato anche la legge 9 che riguardava  i
  regimi  d'aiuto. Quindi, sostanzialmente, gli strumenti  perché  si
  potesse,   in   questa  direzione,  dare  una  risposta   concreta,
  attraverso  lo  strumento  che tutti abbiamo  ritenuto  importante,
  quale il credito d'imposta.
   Ad  oggi, a distanza di un anno, nonostante le sollecitazioni  che
  anch'io,  per la mia parte, ho cercato di portare avanti, riscontro
  un buio sulla vicenda.
   La  legge relativa al credito d'imposta sugli investimenti, ad  un
  anno  dalla sua emanazione, ancora oggi non trova reale e  concreta
  applicazione.
   E'  una denunzia forte che faccio a quest'Assemblea, è un fatto di
  gravità  inaudita  perché, in un momento  in  cui  questo  potrebbe
  essere una risposta, invece ancora perdiamo tempo.
   Poi,   abbiamo  l'altro  strumento  che  è  il  credito  d'imposta
  sull'occupazione su cui questa Assemblea è chiamata a  pronunciarsi
  perché c'è un nuovo intervento.

   PRESIDENTE.  Invito i deputati che hanno chiesto di  parlare,  ove
  gli   argomenti  che  intendono  trattare  non  siamo  strettamente
  connessi  all'ordine dei lavori, ad  intervenire a conclusione  dei
  lavori d'Aula, come previsto dal Regolamento interno.

   DE LUCA Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   LUCA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  proprio  in
  riferimento  all'ordine  dei lavori e in riferimento  all'argomento
  che  tra  poco tratterà l'assessore Armao non posso che denunciare,
  per  l'ennesima volta, a quest'Aula la gravità di  un  atto  che  è
  stato votato, già deliberato dalla Giunta, l'assessore Armao  ne  è
  il  proponente  e,  a quanto pare, ci sono anche  parlamentari  che
  hanno svolto il ruolo di assessore al bilancio al comune di Palermo
  che hanno suggerito le soluzioni. Faccio riferimento al disegno  di
  finanziaria  2011 e al bilancio 2011, che già la Giunta ha votato e
  che  è  in  pieno contrasto, sicuramente, con la relazione  che  il
  nostro  assessore  Armao,  che anche  ora  è  uscito  come  ieri  -
  d'altronde  la  confidenza  che  dà  a  quest'Aula  la  stiamo  già
  registrando  puntualmente, perché lei non lo sa, signor Presidente,
  ma ieri ho chiesto preliminarmente all'assessore Armao di darmi una
  breve  risposta su un tema delicato e la risposta che abbiamo avuto
  è che l'assessore Armao  ammugghiau i so carti' e non ci ha dato la
  risposta  -,  se questo è il modo di rapportarsi con l'Aula,  credo
  che  il mio collega Francesco Musotto cene ne dovrà organizzare una
  cinquantina solo per far imparare il bon ton agli assessori.
   Ciò premesso, voglio continuare esattamente sull'argomento, al  di
  là  dei  pruriti  che  ci vengono manifestati  dal  banco  del  PD,
  suggeritori di questa nefandezza.

   CRACOLICI. Vogliamo sapere come funziona l'Aula

   DE  LUCA.  Noi  abbiamo  un problema molto semplice  e  lo  voglio
  ribadire,  soprattutto a loro. Avendo approvato la  finanziaria  in
  Giunta  e  dovendo  i  comuni fare il  bilancio  e  il  tema  è  il
  federalismo   fiscale   -  ecco  perché  continuo   a   intervenire
  sull'ordine dei lavori, proprio per questo motivo i comuni

   CRACOLICI. Voglio sapere quale regolamento stiamo applicando: se è
  il Regolamento di quest'Aula o un altro

   DE  LUCA.  Vorrei completare il mio discorso. Se i colleghi  hanno
  qualche prurito che si fumino una sigaretta
   Rispetto  a  questo  tema  c'è un problema  molto  pratico  che  è
  disconosciuto  dalla gran parte dei colleghi del PD;  alcuni  hanno
  fatto  gli  amministratori locali e quindi lo  sanno,  altri  hanno
  fatto l'assessore al bilancio ma lo hanno dimenticato.
   Se  il  provvedimento della finanziaria è quello che ormai si  sa,
  cioè  che prevede il taglio del 49,80 per cento, questa è la  cifra
  esatta  del trasferimento agli enti locali, significa che i  comuni
  non  potranno  a febbraio neanche impostare il bilancio  preventivo
  perché,  da  questo  punto  di vista, sapremo  già  i  tempi  della
  finanziaria  quali  sono  e, di conseguenza,  tutti  i  comuni  non
  potranno fare i bilanci.
   Poiché  questo  tema  è collegato esattamente  allo  sviluppo  del
  ragionamento  che  tra  poco affronteremo, il  federalismo  fiscale
  riguarda  non  solo i rapporti fra la Regione e  lo  Stato,  vorrei
  ricordarlo all'amico Cracolici che sghignazza, riguarda esattamente
  l'intero sistema, anche e soprattutto degli enti locali, che questa
  Regione  tende  ormai  ad ammazzare perché si vuole  scaricare  sui
  comuni,  comunque, una parte dell'operazione di recupero  di  circa
  800 milioni approvata in Giunta.
   Questo è un dato che il Parlamento deve tenere in considerazione.
   Pertanto, chiedo con urgenza che la Giunta, intanto, revochi  quel
  provvedimento,  modifichi quell'articolo della  finanziaria  perché
  non  ci consentirà, fino a quando non si completerà l'iter in Aula,
  di  poter  fare  i bilanci. L'invito che rivolgo al  Governo  è  di
  soprassedere  su questo articolo, dopo di che, se  si  deve  aprire
  realmente  una vertenza su questo tema, inserendolo in un  concetto
  più ampio degli sviluppi del federalismo fiscale, ben venga
   Credo che l'Aula, ma soprattutto la Commissione Bilancio e l'ANCI,
  che  è  coinvolta  direttamente in questo  Governo  ma  continua  a
  tacere,   dovrebbero   estrapolare  questo  tema,   correggere   la
  situazione e aprire realmente un confronto serio.
   Diversamente,  dal  mese  di  febbraio,  i  comuni  non   potranno
  approvare i bilanci.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, vorrei rassicurare  l'onorevole  De
  Luca,  che  è  sindaco come me, e che ha posto una questione  molto
  seria, gli eventuali tagli al fondo per le autonomie locali.
   Io non ho letto ancora il testo, non conosco come è e se sia stata
  ridotta la disponibilità. Però, siccome è un problema molto  serio,
  che presupporrà un dibattito in sede di esame della finanziaria  in
  Commissione Bilancio, credo che lanciare questo allarme senza avere
  il  documento contabile sia un modo poco consono anche al senso  di
  responsabilità dell'onorevole De Luca.
   Ovviamente,  io  mi  auguro  che  l'onorevole  De  Luca,  sia   in
  Commissione che in Aula, starà con quelli che difenderanno non solo
  le  risorse finanziarie ma la funzione stessa degli enti locali  in
  un  momento  difficile come questo, e certamente in una  logica  di
  carattere generale, e non particolaristica - non è il suo  caso  -,
  ma come è avvenuto in altre finanziarie.
   Pertanto, lo invito ad assumere un atteggiamento non di nuovo capo
  dell'opposizione ma di parlamentare - le auguro di  diventare  capo
  dell'opposizione  -  che discute degli atti  dopo  averli  letti  e
  portati in Commissione Bilancio.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  ai
  sensi  dell'articolo 101 del Regolamento interno.  Nella  sostanza,
  volevo  chiedere  l'aiuto  della  Presidenza  e  anche  quello  del
  presidente  del  Gruppo parlamentare del Partito  Democratico,  che
  stamattina è arrivato piuttosto agitato, e non credo per motivi che
  riguardano l'Aula, perché ancora non è successo nulla.
   Signor  Presidente,  il  tema  del  federalismo  è  un  tema  così
  importante,   su  cui  la  Sicilia  arranca  anche   negli   ultimi
  appuntamenti  con  il Governo nazionale, che  non  solo  merita  un
  approfondimento sotto il profilo politico, ma io ritengo che merita
  attenzione   di  tutti  i  parlamentari,  soprattutto   quelli   di
  maggioranza.
   Tenuto  conto  che l'Aula è piuttosto vuota su un  argomento  così
  importante  dove  serve  soprattutto l'apporto  della  maggioranza,
  preannuncio  che ho proposto, insieme ad altri sette  deputati,  la
  questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
  interno,  al fine di rinviare questo argomento ad una data  che  ci
  permetta,  nella  linea che hanno intrapreso gli onorevoli  Corona,
  D'Asero e De Luca, un approfondimento dell'argomento.
   Deposito  pertanto la richiesta di pregiudiziale e chiedo  che  la
  medesima richiesta venga posta in votazione.

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, questione pregiudiziale  significa
  che l'argomento non deve essere mai più messo in discussione. Credo
  che non sia questo il senso del suo intervento, ma l'intenzione sia
  piuttosto quella della sospensione del dibattito.
   Preciso,  comunque,  che c'è un'urgenza legata  al  fatto  che  il
  Governo   regionale,   la  settimana  prossima,   deve   affrontare
  l'argomento  in  Conferenza Stato-Regioni con il Governo  centrale;
  ecco perché abbiamo previsto il dibattito parlamentare nella seduta
  odierna,  proprio per dare la possibilità al Governo di  andare  al
  confronto  col  Governo  centrale dopo  avere  sviscerato  il  tema
  nell'Aula   del   Parlamento.  E'  una  questione  di   tempistica,
  altrimenti l'Aula non riuscirebbe a pronunciarsi sull'argomento.

   MANCUSO.  Signor Presidente, il Governo ha perso già troppo  tempo
  per  venire  in Aula e non siamo oggi nelle condizioni  di  poterlo
  aiutare.  Dobbiamo  o  evitare l'argomento  o  sospenderlo,  questo
  possiamo deciderlo insieme.
   E'  necessaria  una maggioranza politica in Aula che  sostenga  le
  ragioni  del Governo, perché il ritardo di questo Governo sul  tema
  del   federalismo  non  può  essere  affrontato  con  una   piccola
  relazione. Non è assolutamente possibile.

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, la seduta odierna  era  concordata
  ieri  dalla Conferenza dei Presidente di Gruppi parlamentari, e  la
  scelta   della  giornata  di  oggi  è  stata  condizionata  proprio
  dall'incontro  del  26 e 27 ottobre prossimi del Governo  regionale
  con il Governo centrale.
   Tuttavia,  il  Regolamento interno prevede che  ci  possa  essere,
  sottoscritta  da  un  certo numero di deputati,  una  richiesta  di
  sospensiva, non pregiudiziale, da porre in votazione.
   Pongo,  pertanto,  in  votazione la richiesta  di  sospensiva  del
  dibattito  presentata dagli onorevoli Mancuso, Leontini,  Buzzanca,
  Vinciullo, Corona, Torregrossa e Catalano.
   Chi  è  favorevole alla sospensiva si alzi; chi è contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvata)

   MANCUSO. Signor Presidente, avevamo chiesto il numero legale.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, sulla questione sospensiva  non  si
  può  chiedere  il  numero legale perché la  votazione  avviene  per
  alzata e seduta.

       Comunicazioni del Governo sulla problematica concernente
                 l'attuazione del federalismo fiscale


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni   del   Governo   sulla   problematica    concernente
  l'attuazione del federalismo fiscale.
   Ha facoltà di parlare l'assessore per l'economia, avvocato Armao.

   ARMAO,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  onorevoli
  deputati, il federalismo, o meglio il rafforzamento della struttura
  regionale del nostro Ordinamento costituzionale, quello che Gaspare
  Ambrosiani  definì Stato regionale, è ormai divenuto  un  principio
  condiviso  nel nostro Paese tra le forze politiche, nella  cultura,
  nella  società.  E  ciò costituisce una nuova opportunità  per  una
  Regione  il  cui  Statuto è stato scritto dai padri  dell'Autonomia
  guardando  alle esperienze più ardite del regionalismo, divenendone
  esso stesso modello.
   Non   possono   non  condividersi  le  ragioni  che  spingono   il
  federalismo, e il federalismo fiscale in particolare, ad  aumentare
  la  riconoscibilità dei comportamenti virtuosi degli amministratori
  e  la  tracciabilità delle inefficienze, aumentando  il  ruolo  dei
  cittadini  di  controllore della spesa e verificando  l'adempimento
  degli impegni assunti dagli amministratori.
   E'  una  riforma importante quella del federalismo, che si  misura
  con  la difficoltà di una forte divaricazione economica tra Nord  e
  Sud  del Paese che non ha eguali in Europa, che si è solo aggravata
  in  centocinquant'anni di unità d'Italia con  poteri  e  competenze
  differenziate tra le istituzioni territoriali coinvolte, e  con  un
  sistema fiscale farraginoso e con un forte tasso di evasione.
   Lo  Statuto  siciliano è stato e rimane un riferimento  sicuro  di
  qualsiasi regionalismo preso sul serio. Certo, gli anni passati, le
  riforme   intervenute,   l'irrompere   della   dimensione   europea
  imporrebbero  alcuni  interventi di  revisione,  purtroppo,  ancora
  attesi. Ma il paradosso è che il processo di affermazione dell'idea
  del   cosiddetto   federalismo  fiscale  è  cresciuto   nel   Paese
  intersecando l'onda lunga della progressiva dissoluzione dei  punti
  di   forza  dell'autonomia  siciliana.  Da  una  parte,  i   poteri
  incentrati  in  uno  Stato  che ha sempre avversato  le  principali
  novità  della  carta  autonomistica con leggi, regolamenti  e  atti
  amministrativi - basti richiamare la vicenda dell'attuazione  degli
  articoli  32,  37  e  38  dello Statuto - e, dall'altra,  la  Corte
  costituzionale che, perpetrata l'eutanasia dell'Alta Corte  per  la
  Regione siciliana, con progressivi colpi di maglio, spesso motivati
  più dalla ragione economica di Stato che da obiettivi e motivazioni
  giuridiche  coerenti con i princìpi dello Statuto,  ha  smantellato
  molte  delle norme statutarie. Basti pensare alle recenti  sentenze
  n.  115  e  n.  116  che,  spazzando  via  anni  di  giurisprudenza
  costituzionale, hanno ripreso motivi giurisprudenziali del  71-73.
   L'effettivo  assetto  della  nostra  Repubblica,  al  termine  del
  percorso  del  federalismo fiscale, non può non  essere  pienamente
  previsto  e analizzato; sarebbe un salto nel buio che l'Italia  non
  può permettersi, che la Sicilia non può permettersi.
   Ed è questo - come si vedrà - uno dei limiti dei decreti attuativi
  del federalismo fiscale.
   Il  Capo  dello  Stato,  proprio  ieri,  ha  sottolineato  in  più
  occasioni   come  i  princìpi  fissati  dall'articolo   119   della
  Costituzione  esigano  un impegno forte  e  rinnovato  di  tutti  i
  livelli  di governo della Repubblica, di quanti operano nel sistema
  economico  e  sociale.  Occorre, infatti, garantire  le  condizioni
  necessarie per una crescita equilibrata e solidale all'interno  del
  Paese.
   Ebbene,   gli   schemi  dei  decreti  legislativi  attuativi   del
  federalismo fiscale approvati dal Governo nazionale, in particolare
  quello  in materia di autonomia e di entrate delle regioni,  nonché
  di  costi  standard,  se  non modificato,  penalizzerà  la  Sicilia
  violando la Costituzione, lo Statuto di autonomia e la stessa legge
  delega.
   Il   Governo  regionale  ha  inteso  intervenire,  nelle   passate
  settimane di confronto serrato con un Governo nazionale che non  ha
  riconosciuto le prerogative della Sicilia sino adesso - e mi spiace
  non  essere  d'accordo con chi parlava prima,  che  ignora  che  il
  Governo  nazionale  è,  invece,  in  posizione  totalmente  avversa
  rispetto  a  quella delle Regioni in questo momento  -,  aggregando
  dapprima  la  posizione, come siamo riusciti a fare,  di  tutte  le
  regioni  a statuto speciale, e adesso dell'intera Conferenza  delle
  Regioni, che ha condiviso il pregiudizio che il decreto, nella  sua
  attuale stesura, arreca danno all'autonomia delle regioni a statuto
  speciale e, in particolare, alla Regione siciliana.

   Conoscete tutti l'importante dimensione dell'autonomia finanziaria
  della Regione, così come delineata dallo Statuto, e conoscete tutti
  come  in  questi  anni  questa autonomia  abbia  subìto  pregiudizi
  consistenti e una riduzione progressiva.
   Il  federalismo che oggi si presenta è un federalismo claudicante,
  perchè  la  legge 42 del 2009, che per l'appunto dà  la  delega  al
  Governo  a  dettare concretamente le regole e le  prescrizioni  per
  attuare  il  federalismo  fiscale, delinea  un  nuovo  assetto  dei
  rapporti   economico-finanziari  tra  lo  Stato  e   le   autonomie
  territoriali.
   In questo contesto, uno degli obiettivi principali della riforma è
  il  passaggio  dal sistema dei trasferimenti, fondato  sulla  spesa
  storica,    a   quello   dell'attribuzione   di   risorse    basate
  sull'individuazione dei fabbisogni standard, necessari a  garantire
  sull'intero  territorio  nazionale il finanziamento  integrale  dei
  livelli  essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili  e
  sociali,  di cui all'articolo 119 della Costituzione. Al  riguardo,
  nonostante il legislatore non abbia mancato di inserire nella legge
  42  una  disposizione che ha escluso le regioni a statuto  speciale
  dall'applicazione  di  tutte  le  norme  della  stessa  legge,   ad
  eccezione degli articoli 15, 22, 27, in assoluto spregio con questa
  prescrizione il decreto attuativo sulle regioni coinvolge in  pieno
  le  regioni  a  statuto speciale nella disciplina  applicativa  del
  decreto,  equiparandole  sostanzialmente  alle  regioni  a  statuto
  ordinario e violando, pertanto, lo Statuto regionale.
   Ecco   perché   il   Governo  sente  la  necessità   di   riferire
  all'Assemblea su un tema così delicato e, mi spiace, non  avvertito
  da  tutti, nella sua estrema gravità per il pregiudizio che  arreca
  alle fondamenta dell'autonomia della nostra Regione.
   Tempestivamente,  il Governo regionale, individuando  i  possibili
  profili  di  illegittimità costituzionale della  legge  delega,  ha
  proposto  ricorso innanzi alla Corte costituzionale già  contro  la
  legge  42  del  2009. E la Corte costituzionale, nel respingere  il
  ricorso,  poiché  ha  ritenuto infondate le preoccupazioni  che  la
  Regione  aveva  che  si  applicassero  ad  essa  anche  i  princìpi
  scaturenti  dalle  norme  diverse da quelle  tre  che  ho  poc'anzi
  richiamato, ha così precisato:  La clausola di esclusione contenuta
  nella  legge  42/2009, articolo 1, comma 2, stabilisce univocamente
  che   gli  unici  princìpi  della  delega  al  federalismo  fiscale
  applicabili alle regioni a statuto speciale sono quelli  scaturenti
  da  quei  tre  articoli. Di conseguenza, non sono applicabili  alla
  Sicilia gli indicati princìpi e i criteri di delega contenuti nelle
  disposizioni diverse .
   Questo  vuol  dire che per la Sicilia le uniche norme  applicabili
  sono  quelle  scaturenti  da questi tre  articoli  e,  pertanto,  è
  incompatibile   con   l'ordinamento   costituzionale   l'estensione
  dell'applicazione anche solo dei princìpi delle altre  disposizioni
  normative della legge 42.
   Tuttavia,  ripeto, gli schemi di decreto approvati da un  Governo,
  che non ha minimamente considerato l'autonomia della Sicilia, hanno
  previsto  l'applicazione integrale dei costi standard della  sanità
  alla  Regione siciliana; prevedono in molti punti il richiamo  alle
  regioni  a  statuto speciale; non hanno minimamente - come  vedremo
  più   avanti  -  avviato  il  tavolo,  da  tempo  richiesto,  sulla
  perequazione infrastrutturale.
   Questo   scenario,   laddove   non  sia   immediatamente   mutato,
  determinerà l'aggravamento della posizione della Sicilia, unito  al
  fatto  che  altre regioni potranno abbattere l'IRAP e  invece  noi,
  necessariamente, dovremo tenere al massimo le aliquote previste per
  sostenere  anche  i  costi  sanitari  che  non  possiamo  sostenere
  immediatamente; l'articolo 27 prevede, per l'appunto, che si  passi
  gradualmente  al  sistema  dei costi  standard  e  non  con  questa
  velocità.  Sicché,  sotto  questo profilo,  abbiamo  evidenziato  e
  proposto  alla  Conferenza  delle  Regioni,  che  ha  condiviso  la
  posizione della Sicilia, poi divenuta quella di tutte le regioni  a
  statuto speciale, di inserire in modo essenziale alcuni emendamenti
  nel  decreto  attuativo che escludano la Sicilia  dall'applicazione
  del decreto.
   Io  non  so come si sia arrivati a quella approvazione, non  credo
  che  ci  sia  stato alcun dibattito nel senso di contestare  questa
  assimilazione  della  Sicilia alle regioni a statuto  ordinario  in
  sede  di  Consiglio dei Ministri, non ne ho avuto traccia. Pertanto
  devo  ritenere che ci sia stata una unanimità e, quindi,  che  tale
  decisione  sia stata condivisa da tutti i componenti del  Consiglio
  dei Ministri.
   La  perequazione  infrastrutturale  determina,  peraltro,  che  si
  realizzi  un  federalismo  incentrato  su  due  assi  portanti:  la
  perequazione  fiscale  e  la perequazione  infrastrutturale.  Senza
  l'uno  e  l'altro il federalismo non può camminare, senza  l'uno  e
  l'altro il federalismo non potrà che essere diseguale e foriero  di
  discriminazioni tra i territori.
   Ebbene,  sul tema della perequazione infrastrutturale,  l'articolo
  22 - che, per l'appunto, è uno dei tre applicabili insieme a quello
  sul  finanziamento delle città metropolitane e quello sulle regioni
  a Statuto speciale - prevede la norma che il Governo nazionale deve
  effettuare   la   ricognizione  degli  interventi  infrastrutturali
  riguardante le strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche,  la
  rete  stradale  e  autostradale al fine di  superare  un  gap,  una
  differenziazione che attualmente penalizza le regioni del Sud ed in
  particolare le Isole.
   Il  federalismo  fiscale che sta proponendo il  Governo  nazionale
  prescinde  del  tutto  dal considerare questo  che  il  legislatore
  impone,  facendo procedere il federalismo su una gamba  anchilosata
  che  è  quella  di  una perequazione fiscale,  neanche  definita  e
  delineata,  e  dall'altro  su  una  gamba  inesistente  che  è  una
  perequazione infrastrutturale, neanche accennata.
   Noi  siamo per un federalismo equo e solidale, non per un  modello
  che  penalizzi il Sud, determinando benefici certi al Nord e disagi
  più che sicuri nel Centro e nel Sud.
   La  ricerca apparsa su un noto quotidiano economico qualche giorno
  fa  dimostra chiaramente la fondatezza delle intuizioni  che  hanno
  guidato  l'azione  del  Governo fino a questo  momento:  Palermo  e
  Catania sarebbero le città più penalizzate. Non possiamo permettere
  che  il  federalismo schiacci la Sicilia, lasci immutato il divario
  infrastrutturale,  appesantisca il disagio economico  imponendo  un
  incremento  dell'imposizione fiscale che trasformerà la Sicilia  in
  un'area di svantaggio fiscale.
   Queste  osservazioni  critiche  sono  state  rappresentate   nelle
  opportune sedi istituzionali, e il 28 ottobre saranno oggetto di un
  confronto con il Governo nazionale.
   Ecco  perché  abbiamo  chiesto alla  Conferenza  delle  Regioni  e
  chiediamo al Governo di inserire questi emendamenti, altrimenti  la
  Conferenza  dovrà  denegare l'intesa. Il  che  vorrà  dire  che  il
  procedimento  si  appesantirà, ma che  comunque  il  Governo  potrà
  arrivare,  già  ai  primi  di  marzo, ad  emanare  il  decreto  sul
  federalismo  fiscale. Ci troviamo di fronte ad una prospettiva  che
  può  svolgere  i  suoi  effetti immediati sull'autonomia  siciliana
  senza che la Regione abbia alcuna possibilità ulteriore di reagire,
  se non poi quella in sede giurisdizionale.
   Tenete,  altresì, presente che, laddove invece passi la linea  che
  noi  sosteniamo, che è prevista dalla legge delega, che è  coerente
  con  lo  Statuto, che è coerente con la Costituzione, ci troveremmo
  di  fronte  ad un negoziato tra la Sicilia e lo Stato  da  svolgere
  attraverso la Commissione paritetica, per poi arrivare a  norme  di
  attuazione  specifiche che ci consentano di  aprire  la  trattativa
  sulle tante questioni rimaste sul tavolo senza avere una soluzione:
  pensiamo alle accise, agli articoli 37 e 38 dello Statuto, a  tutti
  quei proventi che la Sicilia dovrebbe avere e che oggi non ha.
   Il  paradosso  è  che da anni la Sicilia reclama la territorialità
  dell'imposta, l'applicazione dell'articolo 37, ed oggi rischiamo di
  avere,  di  rimando,  questo beneficio solo perché  alcune  regioni
  hanno  chiesto e ottenuto la territorialità dell'imposizione;  cosa
  che,  invece,  da  noi è riconosciuta dallo Statuto  e  gode  delle
  prerogative statutarie.
   Mi  rincresce  contestare in sede di dibattito chi  ha  propugnato
  qualche  giorno  fa  uno  svilimento  dell'autonomia,  laddove   si
  pensasse  che  la  dialettica tra Stato e Regione,  iscritta  nelle
  norme  di  attuazione,  quindi  svolta  attraverso  la  Commissione
  paritetica,  porterebbe ad una burocratizzazione del confronto  tra
  Stato e Regione. Non è così
   Si  sa che attraverso la  Commissione paritetica si crea un tavolo
  di  confronto;  ma  quello  che  c'è dietro  è  una  rivendicazione
  politica,   un'alta   proposta  politica   che   quest'Aula   potrà
  corroborare,  potrà individuare in modo ancora più  specifico.  E',
  quindi,  quella  la sede per negoziare i margini di autonomia,  per
  negoziare  il federalismo fiscale che la Regione siciliana,  che  i
  siciliani  vogliono, come lo vogliono altre parti  del  Paese.  Ma,
  ripeto,  lo  vogliono equo, solidale, fonte di coesione  e  non  di
  disgregazione.
   Occorre,  pertanto, vigilare - e concludo - sul processo attuativo
  del federalismo fiscale a livello nazionale al fine di tutelare  le
  prerogative   uniche  che  lo  Statuto  riconosce   alla   Sicilia,
  richiedendo  l'immediata apertura del tavolo  di  trattativa  sulla
  perequazione  infrastrutturale. Tuttavia  non  si  può  prescindere
  dall'invocare  con  forza  la  piena e  completa  attuazione  delle
  disposizioni statutarie in materia finanziaria e fiscale.
   Siffatte  rivendicazioni non devono trascurare la circostanza  che
  gli  oneri  che  la Regione andrà ad acquisire in  conseguenza  del
  trasferimento di funzioni e, quindi, del generale accrescimento dei
  poteri  regionali,  dovrà  accompagnarsi  alla  previsione  di   un
  ammontare  di risorse sufficiente a garantire l'integrale copertura
  delle   funzioni   pubbliche   attribuite,   principio   consacrato
  dall'articolo  19 e, come dicevo, richiamato dal Capo  dello  Stato
  nell'intervento di ieri.
   Giuseppe Alessi, nel discorso per l'insediamento del primo Governo
  regionale, ebbe a precisare:  Lo Stato unitario non può,  non  deve
  ignorare   le   nostre  difficoltà  regionali.  La  gelosa   difesa
  dell'autonomia  da  parte nostra non autorizza  un  distacco  della
  Regione  dalle responsabilità nazionali , sottolineando  in  questo
  modo  la  forza  dell'impostazione sturziana  della  Regione  nella
  Nazione.  Chi  vorrà  costruire  un federalismo  equo  e  solidale,
  responsabile,  che punti alla coesione, non potrà non  trovare  nei
  siciliani  e  nelle  loro  istituzioni fieri  sostenitori.  Ma  non
  possiamo  essere disponibili, e lo dobbiamo fare nel  rispetto  dei
  valori  dell'autonomia conquistata dai nostri padri  e  da  offrire
  oggi  alle  generazioni della nuova Sicilia, ad assecondare,  tanto
  peggio nell'indifferenza, un assetto che consegni i siciliani ad un
  divario non solo incolmato, ma a quel punto incolmabile.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.  Ne  ha
  facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  devo
  preliminarmente sottolineare che l'approccio dell'assessore Armao è
  convincente,  è  un  intervento  che  in  qualche  modo  coglie  le
  difficoltà  delle  regioni  a statuto speciale,  che  è  abbastanza
  deciso  e  netto  nei  confronti di un  orientamento  che  potrebbe
  penalizzare la nostra regione.
   Devo  ricordare  che il Governo Lombardo ha fatto già  un  ricorso
  sulla legittimità costituzionale della legge 42 sul federalismo, un
  ricorso che purtroppo abbiamo perso; ma in quel ricorso sono  stati
  segnalati  i rischi di uno svuotamento dei contenuti dello  Statuto
  e,   quindi,  una  difficoltà  rispetto  all'esigenza,  secondo  me
  imprescindibile, di difendere le nostre prerogative.
   Di  federalismo qualcuno ha detto che si può anche morire,  perché
  non  è detto che le distanze tra il Nord e il Sud non possano anche
  ulteriormente aumentare.
   Ovviamente, noi siamo per il federalismo.
   Nessuno  si  sottrae ad una sfida che può diventare una  sfida  di
  responsabilità  per  le  classi  dirigenti  del  Meridione.  Ma  un
  federalismo  che richiama i soggetti ai quali ha fatto  riferimento
  l'assessore  Armao  nel  suo intervento, Luigi  Sturzo  e  Giuseppe
  Alessi,  autentici autonomisti che vedevano l'autonomia all'interno
  di un quadro di unità nazionale e non certamente come aumento degli
  squilibri sociali e territoriali.
   Quest'ultimo decreto è estremamente pericoloso, intanto  perché  è
  lesivo delle prerogative autonomistiche, in quanto, ad esempio, sul
  piano  impositivo  ribadire  la  facoltà  che  l'IRPEF  può  essere
  aumentata  al  3  per  cento può quasi diventare  un  incentivo  ad
  aumentare le tasse. Mentre noi sappiamo che la legge delega prevede
  che il federalismo fiscale si realizzi senza oneri ulteriori per  i
  cittadini, e quindi è in contrasto anche con la legge 42.
   Da  noi,  però,  si  pone  una questione particolare.  Noi  stiamo
  seguendo   il  dibattito  sul  federalismo  tutto  sugli  equilibri
  nazionali.  Non abbiamo avanzato una nostra proposta e  la  riforma
  dello  Statuto, purtroppo, ancora non è pronta e si è  limitata  ad
  alcuni   articoli  sui  quali  non  ci  sono  grandi  scontri.   In
  particolare, non abbiamo affrontato gli articoli 36, 37 e  38,  che
  costituiscono il cuore dello Statuto e che ci danno  una  serie  di
  prerogative che il federalismo potrebbe non riconoscerci più.
   Allora,  io  dico di superare la preoccupazione di andare  a  Roma
  senza una nostra proposta; qualcuno nei mesi scorsi diceva  se  noi
  facciamo  la  riforma  dello Statuto ci tolgono  anche  quello  che
  abbiamo .  Ma  quello che abbiamo ce l'hanno già tolto,  perché  il
  fondo perequativo dell'articolo 119 della Costituzione qualcuno  lo
  individua come sostitutivo dell'articolo 38 dello Statuto.
   Ed  è vero che l'articolo 38 è stato ridimensionato del tutto fino
  a  non corrispondere, credo per il 2010, ancora nulla alla Sicilia;
  ma  non vi è dubbio che lo spirito dell'articolo 38 va difeso e  va
  salvaguardato  come  differenziale sul gap interculturale  per  gli
  interventi che sono necessari.
   Un  federalismo  che non tiene conto dei livelli essenziali  delle
  prestazioni  è  un federalismo che in Italia non si può  realizzare
  perché ci sono grandi differenze
   Siamo  ancora in tempo per intervenire perché la legge 42 è vuota;
  ma  dobbiamo  attivare  una forte mobilitazione  politica  che,  in
  questo   caso,  deve  riguardare  tutti,  parlamentari   siciliani,
  maggioranza e opposizione, che hanno a cuore le sorti e  il  futuro
  di una regione che vive una stagione difficilissima.
   Per quanto riguarda il principio della territorialità, l'Assessore
  sa  che, con sentenza n. 145 del 2008, era stata modificata  quella
  dizione  di una precedente sentenza che parlava di un trasferimento
  simmetrico  di  altre funzioni alla Regione,  e  quindi  era  stata
  riconosciuta  la  necessità, l'esigenza che l'articolo  37  venisse
  applicato  pienamente,  e  cioè che le aziende  pagassero  le  loro
  imposte dove producono e non dove hanno le sedi legali.
   Purtroppo,  una  sentenza di qualche mese fa  ci  ha  tolto  anche
  questo  diritto. E, quindi, non avendo più l'articolo 37  e  avendo
  svuotato l'articolo 38, noi abbiamo pochissimo da perdere.
   Dobbiamo avanzare una proposta forte di modifica dello Statuto che
  si  inserisca nel dibattito nazionale e negli equilibri che ci sono
  con  le altre regioni a statuto speciale, alcune delle quali  hanno
  gli stessi interessi, e  la Sicilia invece ha altre specificità che
  bisogna  ribadire con forza. E non si può affidare tutto al  tavolo
  previsto  per  le regioni a statuto speciale, perché  io  leggo  un
  passaggio,  caro assessore, della sentenza n. 201  del  2010,  che,
  purtroppo,  ci  ha  dato  torto  sul  nostro  ricorso,   che   dice
  specificatamente:   Il tavolo di confronto,  cui  intervengono  gli
  indicati membri del governo e i presidenti delle regioni a  statuto
  speciale  non  ha alcuna funzione di partecipazione al procedimento
  di produzione normativa, perché la disposizione censurata si limita
  ad  attribuirgli  compiti  e  funzioni politico-amministrativi  non
  vincolanti   per   il  legislatore,  di  carattere   esclusivamente
  informativo, consultivo e di studio, cioè linee guida, indirizzi, e
  strumenti .
   Quindi,  non  possiamo  affidarci  soltanto  al  tavolo.  Dobbiamo
  esprimere   una  forte  mobilitazione  politica  nella  Commissione
  paritetica e nel confronto politico che si svilupperà al Parlamento
  nazionale,  al  Senato. Da questo punto di vista, il fatto  che  ci
  siano  parlamentari siciliani come Vizzini e La Loggia, che possono
  dare un contributo nelle loro funzioni istituzionali - Vizzini come
  presidente della Commissione  Affari costituzionali  del Senato, La
  Loggia  come  presidente della  Commissione  per  l attuazione  del
  federalismo  fiscale  -  dovrebbe  indurci  a  coinvolgerli   e   a
  responsabilizzarli   al   massimo,  perché   abbiamo   bisogno   di
  un'interlocuzione che faccia finire questo protagonismo della Lega,
  che  ha  pensato al federalismo come ad un manifesto  politico  per
  tutelare soltanto gli interessi del Nord.
   Allora,  siccome  per  le  leggi dell'economia  non  c'è  mai  una
  condizione  attraverso la quale tutti ci guadagnano, il  rischio  è
  che, anche questa volta, a guadagnarci siano le regioni più forti e
  noi, come Sicilia e come Meridione, lo dobbiamo evitare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   sia   la
  comunicazione   dell'assessore  sia   l'intervento   dell'onorevole
  Barbagallo mi consentono di spiegare - condividendo le questioni  e
  anche le argomentazioni che supportano - il  perché la Sicilia oggi
  debba reagire non con una sterile dichiarazione di intenti, ma  con
  la  consapevolezza che siamo dinanzi ad un passaggio  storico,  che
  nei  prossimi  giorni, settimane e mesi, rischia di  cancellare  un
  pezzo della storia della Sicilia.
   Lo  dico chiedendo a tutti noi di sentirci, per davvero, nel pieno
  di  una responsabilità che portiamo dinanzi ai siciliani di oggi  e
  anche ai siciliani di domani.
   Una cosa è certa: il processo federalista si è aperto nel Paese  e
  per  il  quale,  io  tra  questi e il mio partito,  abbiamo  sempre
  assunto  il  federalismo come una sfida alla  responsabilità  delle
  classi  dirigenti, comprese quelle meridionali e siciliane che,  in
  alcuni  momenti della loro storia, non hanno utilizzato in  maniera
  responsabile  le prerogative e i compiti che erano assegnati  dalla
  nostra Carta costituzionale che è, appunto, la Carta costituzionale
  che contiene lo Statuto della Regione siciliana.
   Però,  oggi  si  sta mostrando il vero volto del  federalismo.  Un
  federalismo che, sostanzialmente, sancisce e certifica  un  modello
  di  qualità  della vita e di diritti di cittadinanza  differenziati
  nella  Repubblica,  perché i diritti non sono solo  quelli  che  si
  riconoscono  su  carta,  ma sono quelli che effettivamente  poi  si
  producono  nelle azioni e nei compiti assegnati alle istituzioni  e
  allo Stato.
   E  quando  questo federalismo, nei fatti, determinerà  modelli  di
  diritti  differenziati tra un cittadino che vive in Sicilia  e  uno
  che  vive  in Lombardia, noi non avremo più la Repubblica  italiana
  intesa  come una che dalle Alpi a Lampedusa afferma pari diritti  e
  pari doveri.
   Ecco  perché  siamo ad un passaggio delicato della nostra  storia,
  forse  -  diciamo - non appieno vissuto da parte di tutti, comprese
  le  forze  politiche, e lo dico senza vena polemica ma con l'onestà
  di dovere dire che c'è un grande rischio: che in nome delle ragioni
  della politica nazionale anche chi ha il dovere di rappresentare la
  Sicilia  nel  Governo nazionale non sta facendo quanto  la  Sicilia
  chiede  per tutelare le ragioni e gli obiettivi propri della nostra
  Regione.
   E'  scandaloso  che si sia approvato, da parte del  Consiglio  dei
  Ministri,  questo testo che rovescia la stessa legge e l'equilibrio
  che  si  era costruito nel testo approvato dal Parlamento, che  non
  solo affermava il principio di indissolubilità dell'unità nazionale
  sul  piano  dei  diritti, ma riconosceva alle specialità,  compresa
  quella  della  nostra  Regione, un sistema negoziale  che  fosse  a
  garanzia  dei  princìpi  statutari  e  delle  autonomie  che   sono
  riconosciute, appunto, dallo Statuto regionale.
   Quindi,  io  mi  chiedo  se  il  ministro  Alfano  e  il  ministro
  Prestigiacomo fossero distratti nel momento in cui è  stato  varato
  questo  provvedimento  e se oggi, in nome delle  ragioni  politiche
  nazionali  di  contrapposizione tra schieramenti, si  possano  fare
  venire  meno le ragioni di rappresentanza di una regione e  di  una
  grande  area, qual è il Mezzogiorno d'Italia, che rischia di uscire
  a pezzi da questo modello di federalismo che si sta realizzando.
   Attenzione, non è la Lega. La Lega sta facendo il suo mestiere, la
  Lega  ha  sempre avuto l'idea del federalismo, la Lega non  ha  mai
  modificato la sua idea che dentro il federalismo si costruisse  una
  secessione di fatto dell'Italia. Il problema non è la Lega, ma  chi
  sta  assecondando  il disegno politico della  Lega  in  nome  della
  propria sopravvivenza politica.
   E,  allora,  qui  sta  la  questione che abbiamo  dinanzi:  non  è
  individuare il nemico della Lega, il Cosacco, ma chi sta aprendo le
  porte agli Unni e ai Cosacchi che invadono l'Italia.
   Affrontiamo  queste  questioni, e affrontiamole  sul  piano  della
  consapevolezza  politica  supportandole sul piano  della  ricchezza
  degli  argomenti  giuridici e degli effetti  economici  che  questa
  pseudoriforma proporrà nel nostro territorio.
   Onorevole Presidente, io credo che il Parlamento di oggi - non  in
  un'Aula distratta, con un passaggio tra le tante cose che si  fanno
  come  le mozioni - trasmetta non soltanto un impegno, una tensione,
  ma  dia  mandato al Governo che, mai come in questo  momento,  deve
  essere  un  Governo  che sente la responsabilità  di  rappresentare
  cinque  milioni  di  siciliani, e non qualcuno che  l'ha  votato  e
  qualche  altro che non l'ha votato, cinque milioni di siciliani  di
  oggi  e  i  siciliani di domani, e che, assieme a questa delega  di
  grande  responsabilità,  impegni tutti noi,  le  nostre  rispettive
  forze politiche - lo dico a partire dalla mia che, certo, oggi è in
  una  posizione più comoda essendo forza di opposizione  al  Governo
  nazionale, possiamo dire  noi siamo contro , mettendoci l'anima  in
  pace e con la falsa coscienza di una opposizione formale -.
   No,  non  basta  dire  che  si è contro.  Magari  si  è  contro  e
  intimamente   si  è  portati  quasi  a  favorire  i   processi   di
  rivendicazione  di  una parte del Nord di questo  Paese  che  fonda
  sull'egoismo  la  propria  ragione  d'essere.  Noi  dobbiamo  anche
  conquistare  i  nostri rispettivi partiti, le forze  politiche  che
  sono nazionali e lo devono essere fino in fondo. Guai a schiacciare
  l'occhialino ad un tentativo che, di fatto, ci consegnerà un'Italia
  più   povera,  perché  non  sarà  solo  povera  la  Sicilia  o   il
  Mezzogiorno, ma l'Italia intera sarà più povera  Nessuno si  illuda
  che questo Paese potrà essere più forte se una parte, in cui vivono
  ventitre  milioni di uomini e di donne, sarà sempre più ridotta  ad
  una condizione di diritti differenziati, di cittadini di serie B.
   Questa  è  un'illusione  per  chi  immagina  un  modello  d'Italia
  costruito su tale schema.
   Ecco perché, ripeto, non entro nel merito. Le cose sono state  già
  dette: la questione dell'istituzione del tavolo per il recupero del
  gap  infrastrutturale, il fatto, anche qui  uscendo  da  una  falsa
  mitologia  -  e  lo  dico,  questo sì, al  Governo  -  che  abbiamo
  rischiato  di  avere che il problema del Sud, e  della  Sicilia  in
  particolare, si sarebbe risolto con il riconoscimento delle accise,
  come  se  il  tema  delle  accise fosse di per  sé  una  condizione
  fondamentale  per  potere  far  passare  il  modello  dei   diritti
  differenziati nel nostro Paese.

                  Presidenza del Vicepresidente Oddo

   Ecco  perché,  credo  che  il  testo  finale,  che  oggi  dovremmo
  approvare,  dovrà essere a mio avviso - mi auguro che lo  sarà  per
  tutto  il  Parlamento - un testo che segni un punto, non  come  una
  pratica  che  stiamo  chiudendo, non un passaggio  d'Aula  che  fra
  qualche ora chiuderemo per poi passare ad altro.
   Da  oggi  si  apre  una sfida, una sfida nuova.  Insomma,  chi  ha
  costruito  un  modello  di  federalismo  raccontando  al  Nord  che
  sarebbero  stati più ricchi e più felici e raccontando al  Sud  che
  tutto  sarebbe  rimasto  come prima, che  nessuno  sarebbe  rimasto
  intaccato nella propria condizione di diritto di cittadinanza, oggi
  ha svelato il trucco.
   Il  federalismo  che si vuole costruire è un federalismo  soltanto
  per alcuni.
   Credo  che, da questo punto di vista, il Parlamento di oggi  debba
  saper  aprire un pagina nuova anche in un rapporto nuovo di  difesa
  dell'autonomia, non un'autonomia difensiva in nome  di  prerogative
  del passato, ma un'autonomia da riscrivere in un rapporto nuovo con
  uno Stato che oggi rischia di essere non più uno Stato di tutti, ma
  uno Stato al servizio di una parte soltanto di questo Paese.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Marinese è in  congedo,  per
  motivi di salute, per la presente seduta.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Governo sulla
     problematica concernente l'attuazione del federalismo fiscale

   PRESIDENTE. Riprende il dibattito sulle comunicazioni del  Governo
  sulla   problematica  concernente  l'attuazione   del   federalismo
  fiscale.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, Assessori,  onorevoli  colleghi,  il
  dibattito  di  stamane  ci vede impegnati su  un  tema  di  portata
  essenziale  per il futuro della nostra Terra e per  il  futuro  dei
  nostri  figli. Hanno detto bene i colleghi che hanno parlato  prima
  di me: questo è uno di quei temi che, a parere di chi vi parla, non
  può  certamente essere identificato o affrontato come  un  tema  di
  parte,  perché è di tutti e come tale noi lo viviamo e  con  questo
  senso di responsabilità lo affrontiamo.
   Però,  in  questa  sede attenta, secondo me, anche  se  con  poche
  presenze, perché tutti i colleghi che sono presenti stanno  vivendo
  questo  dibattito con l'attenzione che merita, io credo che bisogna
  ripristinare  intanto un minimo di verità perché la storia  non  va
  dimenticata,  soprattutto quando chi come noi l'ha vissuta  essendo
  una storia molto recente.
   Quando  il  federalismo fu presentato come disegno di  legge  alla
  Camera dei deputati, l'unico partito che si oppose all'approvazione
  di  quel testo fu l'UDC, del quale sino a qualche giorno fa mi sono
  onorato  di fare parte insieme a tanti amici che oggi hanno  scelto
  un'altra strada. E il voto contrario dell'UDC di quel tempo, che fu
  fortemente  sollecitato  proprio dai deputati  siciliani  che  oggi
  hanno scelto di fare un'altra strada - e nessuno mi può smentire  -
  fu  un voto legato proprio all'indeterminatezza di quel disegno  di
  legge   che  non  diceva  come  questo  federalismo  sarebbe  stato
  applicato. Fu un voto contrario legato al fatto che dai  tempi  del
  governo  Cuffaro,  nonostante quel governo fosse di  centro-destra,
  era nata una battaglia vera per il futuro della Sicilia, legato, in
  un   confronto  asperrimo  nei  confronti  del  ministro  Tremonti,
  all'applicazione concreta degli articoli 37 e 38 dello Statuto.
   Siccome  questa  è  storia, la storia  ci  dice  che  col  governo
  Berlusconi  del  tempo  - ripeto, eravamo in una  maggioranza  alla
  Regione  di centro-destra - ci fu una battaglia dura che alla  fine
  fu  portata  a  compimento, salvo scoprire oggi che  l'applicazione
  concreta  degli  articoli 37 e 38 dello Statuto  e  soprattutto  la
  parte  dell'articolo 38 che determina il pagamento  dei  tributi  e
  delle  tasse  nella  sede in cui sono ubicate  industrie,  imprese,
  raffinerie in modo che questi soldi restino, come nel nostro  caso,
  in Sicilia, non è mai stato applicato. Perché?
   Il  perché lo dovremmo chiedere - e non passo di palo in frasca ma
  credo di restare sempre nel tema - a chi in seguito ha ritenuto,  e
  senza  un  minimo  di  vena polemica - mi  riferisco  questa  volta
  all'attuale   nostro  governatore,  e   dico  nostro  sentendo   la
  responsabilità di questa parola - nel tempo in cui l'UDC si  poneva
  in  contrasto al Parlamento nazionale, di allearsi con quella  Lega
  che, come ha detto bene l'onorevole Cracolici, ha fatto sempre solo
  il suo mestiere.
   La  verità  è  che qui c'è un problema serio: chi  avrebbe  dovuto
  costituire argine perché era attaccato da quelle logiche nazionali,
  e  in questo caso stiamo parlando di un movimento che era nato  per
  tutelare la Sicilia e il Sud, cioè l'MPA, si è alleato con la  Lega
  -  proprio ai tempi del federalismo costituirono un cartello  anche
  elettorale che fu candidato alle elezioni nazionali -, ha votato  a
  favore  di  tutti  i  provvedimenti che in  Parlamento  sono  stati
  portati, relativi al federalismo, e ha votato sino a qualche giorno
  fa  -  perché  questo ha fatto l'MPA - la manovra Tremonti  che  di
  fatto mette in condizioni ancora peggiori la Sicilia e i precari  e
  apre   la  strada  a  questo  federalismo  che  oggi  noi  vorremmo
  comprendere che tipo di refluenza avrà sulla Sicilia.
   Signor Presidente, sono l'unico ad intervenire del PID, quindi  le
  chiedo qualche minuto in più per articolare il mio ragionamento.
   Rispetto  a  questo  io  credo che sia  necessario  fare  atto  di
  coerenza, fare atto di chiarezza.
   Il  partito dei Popolari che io oggi rappresento anche  in  questo
  dibattito, mantiene sue, tutte intere, le prerogative che in questi
  anni  hanno contraddistinto i suoi uomini, e soprattutto i deputati
  siciliani.
   Lo voglio dire con estrema chiarezza: i deputati nazionali del PID
  non  voteranno un federalismo qualunque esso sia; mi  dispiace  non
  sia  presente l'assessore Armao, ma scopre l'acqua calda quando  ci
  parla di perequazione fiscale e di perequazione infrastrutturale.
   Ci   mancherebbe,  altrimenti  di cosa  stiamo  parlando?  A  cosa
  dovevano  servire  gli  articoli 37 e 38  dello  Statuto,  la  loro
  applicazione  concreta? Dovevano servire proprio  a  realizzare  la
  perequazione  fiscale e, attraverso questa, quella infrastrutturale
  perché  attraverso  l'implementamento  di  risorse  sarebbe   stato
  possibile,  non dico fare l'alta velocità o la  Freccia rossa',  ma
  iniziare ad immaginare il raddoppio della linea ferroviaria Palermo-
  Messina  piuttosto  che  le  autostrade,  piuttosto  che  i  porti,
  piuttosto che tutta una serie di infrastrutture che oggi mancano.
   Quando  dicevo  che  noi  eserciteremo un ruolo  chiaro  e  nitido
  rispetto ad alcune tematiche intendevo dire proprio questo.
   Non  abbiamo alcuna volontà di abdicare alla norma che prevede  la
  possibilità di reintrodurre la preferenza. E' stata ed è una nostra
  battaglia, resterà comunque una nostra battaglia; tanto più  quando
  queste  battaglie non sono solo politiche, ma riguardano  come  nel
  caso del federalismo il futuro dei nostri figli.
   Sappiamo  bene che un federalismo che lascia ad esempio l'IVA  nei
  territori in cui i beni di consumo sono prodotti determinerebbe  un
  problema  di  sopravvivenza per la Sicilia e  il  Mezzogiorno.  Per
  questo  abbiamo immaginato di costruire un partito, il Partito  dei
  Popolari  per  l'Italia di domani, che vuole  lavorare  per  essere
  modello  di  interdizione rispetto alle spinte nordiste della  Lega
  seppure all'interno del centro-destra.
   Lo diciamo con estrema chiarezza, è cosa di questi momenti: a Roma
  stamattina  si presenta una federazione fra il PID e  Noi  Sud  che
  vede  una  compagine di 11 deputati che intendono giocare un  ruolo
  importante  a  tutela intanto della Sicilia e del  Mezzogiorno,  ma
  anche   dell'equilibrio  dell'intero  Paese.  Rispetto  a   questo,
  coerenza  e  chiarezza vorrebbe una presa di  posizione  nitida  da
  parte del Governatore della Sicilia e da parte del suo Governo.
   Assessore Armao, io non ho alcuna difficoltà a ritenere che il suo
  intervento  sia  in buona fede. L'apprezzo, non  ci  conosciamo  da
  oggi;  però  ho  il dovere di chiederle dove fosse Lombardo  quando
  tutto quello che ci ha portato a questo disastro accadeva.
   Purtroppo,  il  Presidente  della  Regione  era  in  quel  Governo
  Berlusconi  e  lo  è ancora oggi, quanto meno formalmente,  non  si
  capisce  bene dai giornali, è in quella maggioranza che ha prodotto
  questo modello di federalismo. E questo è un fatto incontestabile.
   Rispetto a questo fatto incontestabile noi continueremo a fare  la
  nostra  battaglia,  a  Palermo come  a  Roma,  per  un  federalismo
  solidale,  per  un  federalismo  che  preveda  la  perequazione   e
  l'uguaglianza  tra tutti i cittadini italiani, per  un  federalismo
  che  non  disaggreghi  la  nostra terra  italiana  fatta  di  tanti
  campanili,  ma  vorremmo che il  mea culpa   che  oggi  in  maniera
  elegante  viene fatto in Aula dal Governo rispetto ad  un  percorso
  precedente che lo ha visto complice di quella proposta di legge che
  ci  ha propinato questo federalismo possa - ed è questa la speranza
  che   esprimo   -   avere  segnali  di  concreto  ravvedimento   e,
  soprattutto, la speranza nei confronti dei siciliani  è  che  tutto
  questo  possa trasformarsi realmente in un rimedio ai tanti  guasti
  che,  anche  con  quelle complicità che ho appena denunziato,  sono
  stati realizzati a danno della Sicilia e dei Siciliani.
   Noi ci saremo e saremo sempre accanto ai siciliani e fuori da ogni
  schieramento  che,  al di là dei dictat romani che  altri,  invece,
  assumono  ed  individuano come linee guida, ci saremo  e  saremo  a
  fianco dei siciliani ed alle esigenze di questo popolo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la supponenza e  a
  volte  anche l'arroganza dei colleghi che mi hanno preceduto  gioca
  brutti  scherzi  su quello che è un provvedimento  di  una  portata
  storica dell'unitarietà. In particolare, la responsabilità oggi, in
  modo  tardivo,  di  affrontare un argomento  -  per  questo  motivo
  avevamo  chiesto  la  sospensiva - era  rimettere  in  gioco  tutti
  insieme  una partita che altri già da molti mesi, direi da  qualche
  anno, stanno affrontando.
   In  particolare,  mentre  i  colleghi parlamentari  della  vecchia
  opposizione,  oggi  forse  della maggioranza,  erano  impegnati  in
  manovre  di  palazzo,  mentre  il  Governatore  di  questa  Regione
  cambiava assessori e dirigenti generali a  piè pari, senza dare una
  linea  a questa Sicilia, a questa Terra, a Roma si parlava di costi
  standard, si parlava della legge 42, si facevano dibattiti in  ogni
  campanile d'Italia, da Nord a Sud, dove le linee politiche,  al  di
  là  delle differenze, hanno contribuito prima alla legge  42  -  il
  voto  che ha ricordato l'onorevole Cordaro nel Parlamento nazionale
  è   stato  un  voto  unanime,  tranne  quello  dell'UDC  per  delle
  motivazioni piuttosto politiche che tecniche - e, dopo l'intervento
  mirato  e  molto preciso, non solo del Governo nazionale, ma  anche
  dell'apprezzamento ai conti del Governo nazionale si è  passati  al
  cosiddetto  decreto che oggi dovremmo emendare e dove  tutti  siamo
  d'accordo  a  capire  quali  sono i costi  standard,  a  capire  le
  perequazioni.
   I   presupposti  che  questa  mattina  sono  stati  in  quest'Aula
  dichiarati  sono ben diversi, le strade da intraprendere  sono  ben
  diverse.  Il  Governo fa richiami forti ad uno Statuto  debole  nel
  tempo, di cui ci assumiamo tutti la responsabilità, uno Statuto che
  non  è  stato  per  molti versi apprezzato,  neanche  dagli  stessi
  parlamentari  regionali,  e  crea  un  presupposto  che  mette   in
  difficoltà  questa Regione, che è la difficoltà dell'esilio,  della
  emarginazione.  Perché  chiedere  la  Conferenza  Stato-Regioni  su
  questa  materia?  Non voglio approfondire, lo ha detto  in  pillole
  l'onorevole   Barbagallo  richiamando  una  sentenza  della   Corte
  costituzionale.
   Allora,  serve di più. Serve avviare sotto il profilo politico  un
  ragionamento che parte proprio dai documenti economici e finanziari
  che  ci  apprestiamo a varare, parte dal presupposto di comprendere
  come  questa  Regione rispetto alle altre regioni - io  non  faccio
  differenza  tra Nord e Sud - vuole proporsi. Qui non si  tratta  di
  tagli  agli  sprechi  o  di investimenti  o  altro.  Si  tratta  di
  condensare l'efficacia, l'efficienza e l'economicità di una Regione
  in  un provvedimento che ha portata di unità nazionale e non,  come
  oggi  viene  rappresentato in quest'Aula, un richiamo all'Autonomia
  per difendere le prerogative autonomistiche.
   Noi  almeno  del  Popolo della Libertà non vogliamo  passare  alla
  storia  per  quelli  che piangono sempre come i coccodrilli  e  non
  vogliono  partecipare  a  quella che è una  rivoluzione  culturale,
  economica e finanziaria dello Stato italiano tutto intero - come ha
  detto l'onorevole Cracolici - da Lampedusa alle Alpi.
   Noi  non  siamo  figli di un Dio minore, che  abbiamo  bisogno  di
  tavoli  minori  dove parlare tra statuti speciali per  poi  entrare
  eventualmente  a  gamba tesa negli statuti ordinari;  noi  dobbiamo
  richiedere quello che questa Sicilia rappresenta, cinque milioni di
  siciliani,  e  quello  che  questa Sicilia  può  apportare  ad  una
  operazione   che  serve  allo  Stato  italiano,  ad  una   maggiore
  efficienza,  ad una maggiore economia, un'economia  che  guarda  ai
  diversi settori, che non sto qui a ribadire.
   Abbiamo  degli  handicap non indifferenti:  abbiamo  una  macchina
  burocratica  elefantiaca;  abbiamo  una  situazione  pregressa   di
  precariato  che  cozza  con tutto quello che verrà  propinato  alle
  regioni;  abbiamo una situazione di fatto che certamente  ci  rende
  più  deboli. Ma questa deve essere una azione che ci aiuti  con  la
  forza  politica  a  raggiungere la finalità di essere  una  Regione
  nello  Stato e non una Regione che è divisa da uno stretto,  quello
  di Messina.
   Allora, rispetto a questo, io spero che il Governo, piuttosto  che
  insistere   sulla  Commissione  paritetica  Stato-Regioni,   faccia
  l'attore  principale - ha la forza politica per farlo -  perché  il
  governatore   partecipa   al   Governo   nazionale   con   il   suo
  sottosegretario, con i suoi voti di fiducia reiterati a quella  che
  è  stata l'idea del Presidente Berlusconi, che vuole portare avanti
  a tutti i costi, nel rispetto di una Italia che deve essere diversa
  e non più sprecona.
   Allora,  la  nostra disponibilità sta nella misura in  cui  questo
  Governo  regionale parla a tutto il Parlamento  e  non  un  Governo
  regionale  che,  anche  sotto il profilo di una  innovazione  dello
  Stato,   invece   vuole  alzare  il  vessillo   di   una   bandiera
  autonomistica che non porta da nessuna parte.
   Noi  non accetteremo mai l'utilizzo di un'azione di riforma  dello
  Stato  con  il  baratto  di un movimento autonomistico  che,  nella
  sostanza,   non  ha  assolutamente  nessun  tipo  di   volontà   di
  partecipare alle riforme vere dello Stato; quindi, in questo senso,
  non  ci  sentiamo  di non apprezzare la relazione  del  Governo  in
  quanto, anche se su diversi aspetti la relazione non è in linea  al
  dettato  delle  sentenze  costituzionali, è  sempre  una  relazione
  tecnica di un assessore tecnico.
   Avremmo  gradito  una  posizione politica  del  governatore  della
  Sicilia  dopo  la relazione tecnica, e a quel punto avremmo  potuto
  dire  se  eravamo soddisfatti della linea che politicamente  questa
  Regione voleva rappresentare a Roma.
   Comprendo la difficoltà del governatore di non poter rappresentare
  al  Governo nazionale una linea politica, perché contrasterebbe con
  la  linea  politica  che  porta  avanti  in  Sicilia.  Pertanto  ci
  limitiamo    a    suggerire    che    questa    politica,    quella
  dell'emarginazione, non porterà nulla alla Sicilia.
   Solo  una  battuta finale. Onorevole Cracolici, lei ha  richiamato
  l'onorevole Angelino Alfano, se era più o meno distratto quando  ha
  votato  in Consiglio dei ministri il decreto di attuazione. Guardi,
  il ministro Alfano è così impegnato in modo serio, in questa nostra
  Terra,  a sconfiggere la mafia e a catturare a piè pari i latitanti
  di  questa  Italia,  che non solo è attento a questa  Terra  ma  le
  assicuro  che  difenderà fino alla fine le  prerogative  di  questa
  Terra.
   A  me quelli che non piacciono sono i coccodrilli e non gli Unni o
  i  Cosacchi,  non  perché  non sono simpatici  ma  perché  piangono
  troppo.

   PRESIDENTE  .  E' iscritto a parlare l'onorevole De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  credo  che
  questo  dibattito dovrebbe essere retrodatato di quasi dieci  anni,
  perché  il  risultato della riforma del Titolo V della Costituzione
  del   2001   già   inseriva,  e  purtroppo  insidiava   -   qualche
  costituzionalista parla di una autonomia a velocità differenziata -
  lo  Statuto  di  autonomia della Sicilia è  stato  degradato  a  un
  livello  molto  più basso di quello che poi ne è risultato  per  le
  regioni a statuto ordinario.
   Con  la riforma del Titolo V c'è stato il vero colpo di grazia  al
  nostro statuto di autonomia.
   Lo  voglio  ricordare a me stesso, e lo voglio ricordare  in  modo
  particolare  a  quest'Aula  e all'assessore  Armao  che  ha  citato
  impropriamente   sia  Luigi  Sturzo  sia  Giuseppe   Alessi.   Dico
  impropriamente  perché  intanto per Luigi  Sturzo  il  concetto  di
  autonomia era il concetto delle autonomie, e un tema diverso era la
  famosa teoria dei corpi intermedi della società che partivano dalla
  municipalità o dal municipalismo per arrivare ad una sintesi  vera,
  concreta,  in uno statuto di autonomia non come sistema. Allora  ci
  fu un grande dibattito, una grande querelle tra Sturzo e De Gasperi
  su  quello che non solo era la concezione dell'autonomia, ma  anche
  sulle modalità di pubblicazione dello Statuto, e di quelli che  poi
  dovevano essere i decreti attuativi. Grande scontro, dicevo, perché
  De  Gasperi  in  quel momento rappresentava il  centralismo  e  Don
  Sturzo invece rappresentava il vero autonomista.
   Quindi, il richiamo a Luigi Sturzo non c'entra nulla in quanto  la
  Regione  siciliana,  il  pachiderma  di  cui  noi  parliamo,  si  è
  comportato  in  modo  opposto al concetto delle  autonomie  di  Don
  Sturzo,  tanto è vero che, da questo punto di vista, egli  denunciò
  il  pericolo  di  un  neo-centralismo regionale  quando  intravide,
  nell'impostazione   e   nei   primi   elementi   di    impostazione
  amministrativa  della Regione siciliana, un accentramento  talmente
  pericoloso  che  allora  lui lo evidenziò  come  più  pericoloso  e
  soffocante  -  usò  questo termine - di quello rappresentato  dallo
  Stato nei confronti del territorio.
   Il  richiamo  ad Alessi francamente cassiamolo, perché  Alessi  si
  dimise  per molto meno quando già venne toccata e quando si paventò
  di  toccare le prerogative dell'Alta Corte. La citazione ad Alessi,
  francamente,  anche  da  parte  dell'assessore  Armao,  mi   sembra
  totalmente impropria
   Sulla la questione concreta, attuale di cui dibattiamo, intanto  è
  stato  chiarito, ma lo voglio ricordare a quest'Aula  -  lo  voglio
  ricordare  all'onorevole Minardo e all'onorevole Ragusa che  stanno
  disturbando  il  mio  intervento - che il 29 aprile  2009  il  voto
  finale  è  stato dato dal Senato della Repubblica, e dalle presenze
  risultavano  presenti  e  votanti  a  favore  i  senatori  Oliva  e
  Pistorio. Questo è giusto ricordarlo, perché il 29 aprile del  2009
  eravamo  nella fase di assoluta sintonia tra il Governo Lombardo  e
  il Governo Berlusconi.
   Questa  citazione è importante perché, proprio per  voler  aderire
  alle citazioni dell'assessore Armao, probabilmente queste citazioni
  andranno  trasferite  a  questo Governo perché  lei  ricorderà  che
  Alessi  si dimise in modo eclatante; oggi, invece, non c'è  neanche
  il  pudore  di  dimettersi dal Governo nazionale dove si  continua,
  comunque, a stare e dove si continua ad amministrare.
   Questo  aspetto  è  un  aspetto politico che  i  compagni  del  PD
  dimenticano  a  piacimento,  magari  tra  una  cena  e  l'altra  lo
  dibatteranno, lo discuteranno, ma è un problema politico, e bene ha
  detto  il  collega che mi ha preceduto, nel chiedere  dove  sia  il
  Presidente  della  Regione  e qual è la  sua  posizione  definitiva
  rispetto  a  questa autonomia a doppia velocità. E'  come  se  noi,
  purtroppo, facessimo - e la storia lo dimostra - gli autonomisti  a
  Roma e, come ho detto una volta in un'intervista,  i pagnottisti  a
  Palermo .  Dico questo perché l'altro elemento che manca, assessore
  Armao, dal quale lei continua a sfuggire, è esattamente il punto di
  partenza nel quale noi ci troviamo.

   PRESIDENTE. Si appresti a concludere.

   DE LUCA. Signor Presidente, vorrei poter parlare dieci minuti come
  gli altri capigruppo.

   PRESIDENTE.  Onorevole  De Luca, questo lo  decido  io.  Lei,  per
  cortesia, si avvii a concludere.

   DE LUCA. Continuo nell'articolazione del mio ragionamento.
   Voglio ricordare all'assessore Armao che un elemento di partenza -
  ed  è  uno dei princìpi liberali su cui si basa qualunque confronto
  in tal senso - è quello di garantire eguali punti di partenza.
   Sappiamo  che  non  abbiamo utilizzato la nostra  autonomia,  sono
  stati citati i nostri articoli che ci dovevano consentire in questi
  anni  di  recuperare il gap infrastrutturale e di  arrivare  ad  un
  appuntamento  storico  dal  quale,  sono  d'accordo,  non  si   può
  scappare, perché già questo principio era stato introdotto  con  il
  nostro  Statuto  d'autonomia,  perché  con  il  nostro  Statuto   -
  ricordiamocelo  -  il federalismo fiscale è partito.  Ma  ci  siamo
  illusi  in  questi  sessant'anni che avremmo avuto  un'autonomia  a
  senso unico, cioè sul lato, probabilmente, della spesa.
   L'appuntamento che ci ha imposto la Comunità europea, prima o poi,
  ci  doveva  portare  a  concludere questa fase intermedia.  Ebbene,
  siamo arrivati a questo appuntamento.
   Come  si  presenta  la  Sicilia a questo  appuntamento,  assessore
  Armao?
   Il  Parlamento  siciliano ha già dimostrato di  voler  arrivare  a
  questo appuntamento facendo chiarezza su quella che è la situazione
  nella  quale si trova e, soprattutto, cercando di individuare,  una
  volta per tutte, quali sono i nostri punti di debolezza.
   La  cosa  grave  che  questo Parlamento ha evidenziato  già  nella
  finanziaria,  con gli articoli 13 e 14, è stata esattamente  questa
  defaillance, il non sapere esattamente quali sono i nostri punti di
  partenza  rispetto  ad una grande scommessa  dalla  quale  noi  non
  possiamo scappare.
   L'ho  già  evidenziato  in più occasioni, e  continuerò  a  farlo,
  incalzando l'assessore Armao su questo tema, l'ho fatto perché  non
  è  pensabile  che  noi  affrontiamo  questa  nuova  stagione  senza
  renderci conto di quanti e quali buchi abbiamo provocato in  questi
  anni.  Il federalismo, l'autonomia, e questo sì il richiamo a Luigi
  Sturzo calza, è sinonimo intanto di responsabilità.
   I  fatti, però, dimostrano che noi non siamo stati responsabili in
  questi anni.
   Noto,  purtroppo, e devo dirlo con grande dispiacere,  che  questo
  Governo  sta  continuando  a dimostrarsi  irresponsabile  sotto  il
  profilo  politico e sotto il profilo finanziario perché dibatte  di
  un  ragionamento - e concludo, signor Presidente - e questa  è  una
  nostra pecca, in assenza di una relazione che evidenzi la posizione
  della Commissione Statuto.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  assessori,  non voglio richiamare, peraltro sarebbe superfluo,  ciò
  che  è  stato  detto negli interventi precedenti, anche  perché  il
  tempo  non me lo consente. Mi richiamo completamente all'intervento
  del  presidente del Gruppo parlamentare cui appartengo, l'onorevole
  Cracolici,   e   all'intervento  dell'onorevole   Barbagallo,   che
  sottoscrivo integralmente.
   Desidero  aggiungere qualche piccola riflessione sui  rischi  che,
  probabilmente,  anche questo dibattito può portare  nella  opinione
  pubblica, rispetto ad un tema tanto dibattuto in questi giorni.
   Il  rischio, Assessore, è che l'essere quasi rassegnati  alla  non
  applicazione  degli articoli 37 e 38 del nostro Statuto,  che  sono
  spesso  richiamati,  sia  un  modo per rimuovere  qualcosa  di  più
  importante  della  contingenza  dei  procedimenti  legislativi  del
  Parlamento  nazionale, e si riferisca quasi  alla  rimozione  della
  memoria  storica delle ragioni che hanno portato, nel 1946,  ad  un
  patto tra la Regione siciliana e lo Stato e al contenuto pattizio -
  vorrei  richiamare  e  ricordare a me  stesso  -  di  quelle  norme
  rispetto  alle quali, lo dico con grande rispetto e con il rispetto
  sacro  che ho delle Istituzioni pubbliche e rappresentative, esiste
  un  patto  che  lo Stato in questi anni, dal '46 ad  oggi,  non  ha
  rispettato. E va detto e ribadito in questo Parlamento, e  bene  ha
  fatto  lei,  assessore,  in questi giorni, con  garbo  ed  eleganza
  istituzionale, a sottolinearlo con grande determinazione.
   Non  è immaginabile che il miglior contenuto che può dare oggi  lo
  Stato alla legge 42 del 2009, possa rimuovere la memoria storica di
  ciò  che  è  lo  Statuto  per  la nostra  Regione.  E  a  proposito
  dell'articolo 37, io credo che non sia immaginabile  che  si  possa
  davvero  rendere giustizia alla storia della Regione  siciliana  se
  non si rialimenta la vertenza del contenuto dell'articolo 37.
   Non  è  immaginabile  che non vengano ribadite  le  questioni  che
  riguardano  la  riscossione e l'attribuzione di  quote  di  imposte
  delle  imprese  commerciali, ivi comprese, e  lo  dico  con  grande
  determinazione  e  consapevolezza, le quote  delle  accise  per  la
  raffinazione  degli oli minerali, che in questi  50-60  anni  hanno
  dato  alla  Sicilia soltanto il carico inquinante delle imprese  di
  raffinazione e non hanno assolutamente lasciato nulla  che  potesse
  compensare il danno realizzato.
   E, poi, assessore, la perequazione infrastrutturale, la cosiddetta
  continuità  territoriale con le isole, che per  la  Sicilia  è  una
  specificità ulteriore. E' mai possibile non ricordare il  contenuto
  letterale   dell'articolo  38  dello  Statuto,  quando   parla   di
  perequazione infrastrutturale, per cosa?
   Per   bilanciare  -  letteralmente, dice lo Statuto  -  il  minore
  ammontare  da  redditi di lavoro nella Regione in  confronto  della
  media nazionale .
   Io vorrei chiedere al gruppo dirigente di questo Paese che cosa  è
  cambiato  in  sessant'anni rispetto a questo  gap  che  la  Regione
  siciliana  continua  a  scontare proprio per compensare  il  minore
  reddito  da  lavoro  per  cui  il  legislatore  e  i  nostri  padri
  costituenti,  i  padri dell'Autonomia siciliana, avevano,  appunto,
  scritto e sottoscritto in un accordo pattizio con lo Stato.
   Ancora oggi, signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  il
  problema   del   lavoro  in  Sicilia  richiederebbe   davvero   una
  rivoluzione culturale. Ed è il problema con cui nei prossimi giorni
  e  nelle prossime settimane ci scontreremo e ci incontreremo,  come
  Parlamento e come Governo della Regione.
   L'altro  rischio, assessore, da lei in qualche modo  enunciato,  è
  che  a  fronte di questa tanto strombazzata riforma del federalismo
  fiscale  contenuta nella legge 42 - che, appunto, è  uno  strumento
  vuoto -, coloro i quali devono riempire di contenuto, a partire dal
  Ministro   dell'economia,   questa   legge,   continuano   in    un
  comportamento assolutamente incomprensibile, ma che va indicato, ad
  esercitare  una politica neocentralista con uno Stato centrale  che
  davvero  è  in contraddizione culturale e politica con i  contenuti
  della legge 42.
   Non  è immaginabile che questa Regione debba pietire fondi che  le
  appartengono, come per esempio i FAS, con una politica  centralista
  arrogante  che,  evidentemente, penalizza la Sicilia  e,  poi,  noi
  dobbiamo fidarci delle stesse persone, degli stessi ministri che ci
  dicono che riempiranno di contenuti di decentramento federalista  a
  favore  del Mezzogiorno e della Sicilia la legge  42. Io credo  che
  questo  Parlamento e questo Governo, assessore Armao,  non  possano
  fidarsi  delle  promesse  di  chi fa quotidianamente  una  politica
  neocentralista.
   E  la  recente  sentenza  del  2010  della  Corte  costituzionale,
  ricordata correttamente dall'onorevole Barbagallo, è esattamente il
  sintomo  di questa tendenza neocentralista che anche - lo dico  con
  rispetto,  in  punta di piedi - la Suprema Corte ha voluto  sancire
  ledendo,  lo  dico  assumendomi la responsabilità  da  parlamentare
  nella  sede  sacra  della rappresentanza del popolo  siciliano,  le
  prerogative statutarie che ancor oggi sono leggi costituzionali  in
  vigore nell'ordinamento giuridico di questo Paese.
   Qualcuno prima di me diceva, enfatizzando a torto, che la legge 42
  è  un evento storico in questo Paese. Io vorrei che non sia davvero
  un evento storico unico dall'Unità d'Italia ad oggi per la Sicilia,
  cioè  il provvedimento più penalizzante per la Sicilia dal 1860  ad
  oggi.
   Signor  Presidente, un altro aspetto è che va fatta  giustizia  di
  queste mistificazioni.
   Sul  Titolo  V della Costituzione è il gruppo dirigente  che,  dal
  2000  ad oggi, in questa Regione ha mancato ad un appuntamento,  ad
  una  sfida  che, con grande profilo istituzionale e costituzionale,
  ha voluto fare il legislatore costituzionale del 2000.
   Qualcuno  ricordava forme speciali, forme e condizioni particolari
  di  autonomia  secondo i rispettivi Statuti speciali  adottati  con
  legge  costituzionale, cioè non è stato dato il colpo mortale  allo
  Statuto  della Regione siciliana. E mi riferisco all'articolo  116,
  onorevole  De  Luca,  che  cita  le  regioni  a  Statuto  speciale;
  condizioni e forme particolari di autonomia sono riconosciute dalla
  legge  costituzionale del 2001, esattamente anche alla Sicilia.  Il
  problema  è che questo Parlamento non ha avuto la forza, in  questi
  dieci anni, di raccogliere la sfida - ho concluso - e di modificare
  lo Statuto.
   Questo  noi  lo chiediamo da anni, lo chiediamo con forza;  ancora
  oggi  siamo  fermi  di  fronte a questa nuova  prospettiva  che  il
  legislatore  nazionale  aveva aperto  nel  2001  al  Parlamento  e,
  soprattutto, al popolo siciliano.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevoli  colleghi, avverto che dopo l'intervento  dell'onorevole
  Musotto verranno chiuse le iscrizioni a parlare.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, assessori, onorevoli  colleghi,  devo
  dire   che  il  dibattito  odierno  è  senza  dubbio  interessante,
  complesso, articolato e approfondito.
   Io  intervengo  a  nome  del  Partito  dell'MPA,  il  partito  del
  Presidente  della  Regione, e devo dire che è  veramente  riduttivo
  definire  la relazione dell'assessore Armao una relazione  tecnica.
  Mai,  credo,  vi é stata una relazione di un assessore tecnico  che
  abbia avuto come questa una impronta politica precisa, decisa,  che
  non  può  in  alcun  modo essere messa in discussione  se  non  per
  contrastarla.  Ma,  se  dovessimo  contrastarla  a  seguito   delle
  argomentazioni   che   qui   sono   state   esposte,   sarebbe   in
  contraddizione con quanto è stato detto e anche declamato da  parte
  di   tutti  i  colleghi  che  mi  hanno  preceduto,  che  sono  qui
  soprattutto  per  difendere  le  prerogative  autonomistiche  della
  nostra  Regione e del nostro Statuto speciale. Uno  Statuto  che  è
  stato  emanato  ed ha spianato la strada in maniera  ante  litteram
  alla prefigurazione di uno Stato federale, di un federalismo a  cui
  abbiamo  aderito e ha aderito l'MPA nel momento in cui  ha  votato,
  assieme  a tutti gli altri partiti, tranne l'UDC, la legge  42  del
  maggio di quest'anno.
   Ebbene,  questa  è  la  dimostrazione che  l'MPA  ha  condiviso  e
  condivide tuttavia questa sfida, la sfida della costruzione  di  un
  nuovo  Stato,  di  uno  Stato che abbia  le  caratteristiche  e  le
  prerogative,  che  sia la sintesi delle voci di  tutta  la  Regione
  siciliana, delle regioni di tutta Italia in uno Stato unitario.  E,
  quindi,  nulla  si  può dire a questo Governo se  non  condividerne
  pienamente  un'azione  che è stata esposta tecnicamente,  ma  anche
  politicamente, nel momento in cui si fa una scelta. Una scelta  tra
  l'altro  condivisa nelle sedi istituzionali da parte  di  tutte  le
  regioni  a statuto speciale, che hanno condiviso e hanno pienamente
  abbracciato la strada indicata dalla Regione siciliana.
   Di questa azione politica, credo che tutti noi, tutti i partiti di
  questa  Assemblea  regionale  siciliana,  i  rappresentanti   della
  Sicilia,  dovremmo  esserne assolutamente convinti  ma  soprattutto
  condividerne, appoggiarne, spingere e stimolare il Governo che vada
  su  questa strada negli importanti impegni del 27 e 28 ottobre, che
  saranno  consumati a livello nazionale, quando i decreti  attuativi
  dovranno  essere  realizzati in maniera concreta e precisa,  quando
  questo nuovo tipo di Stato, questo tipo di Amministrazione diversa,
  di  prerogative, di poter prendere le varie risorse finanziarie  in
  tutto  il  territorio dello Stato attraverso gli strumenti  fiscali
  deve essere indubbiamente prefigurato.
   Naturalmente, con la consapevolezza delle differenze tra  il  Nord
  ed  il  Sud,  della  crisi  che ha il Mezzogiorno  d'Italia,  delle
  situazioni  socio-economiche che la nostra  terra  di  Sicilia  ha,
  delle    carenze,   purtroppo   ormai   storiche,   di    carattere
  infrastrutturale,  delle esigenze che la nostra Sicilia  deve  fare
  valere  per non essere ulteriormente penalizzata in una costruzione
  diversa  e in una diversa perequazione di quelle che sono le  varie
  esigenze  dell'intero  Stato nazionale, Stato certamente  unitario.
  Quindi,  un'azione condivisa che va indubbiamente rivista,  che  va
  stimolata attraverso determinate esigenze, ma non già condannata.
   Non  si  può dire che il Governo regionale sia in ritardo,  ma  in
  ritardo  rispetto  a  che cosa? Dobbiamo parlare  dei  sessant'anni
  precedenti,  dobbiamo  sempre  fare  riferimento  ai  nostri  padri
  costituenti, ai grandi costituzionalisti, alle grandi figure e alla
  classe   dirigente  dei  nostri  passati  governi  regionali,   che
  certamente  hanno avuto menti illustri, ma che indubbiamente  hanno
  rappresentato  e hanno mancato appuntamenti storici e  precisi  per
  fare  valere le nostre prerogative che ci derivavano dallo  Statuto
  autonomistico siciliano.
   Quindi,   un  momento  storico  importante,  un  momento  politico
  altrettanto importante e interessante che, per quanto ci  riguarda,
  naturalmente non è soltanto perché abbiamo fatto una scelta  in  un
  momento in cui tutti noi facciamo delle scelte, che sono scelte che
  molte  volte  entrano  in  maniera dialetticamente  importante  con
  esperienze precedenti. Ma indubbiamente nel momento in cui  c'è  la
  Sicilia  in  primo  piano, le esigenze dei nostri concittadini,  le
  esigenze  di coloro i quali ci hanno dato la fiducia per  governare
  questa  Terra e quindi per affrontarne le tante emergenze,  bisogna
  fare delle scelte precise.
   Credo  dunque  che  il  documento  finale  che  sarà  proposto   a
  quest'Aula,  a  quest'Assemblea, non può che essere  condiviso  nel
  momento  in  cui si vuole essere accanto al Governo  regionale  per
  fare   valere  la  propria  voce,  per  fare  valere   le   proprie
  potenzialità,  per  fare  valere soprattutto  quelle  che  sono  le
  esigenze e le emergenze della nostra Regione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.   Signor   Presidente,  assessori,  onorevoli   colleghi,
  intervengo  perché  ritengo  che oggi questa  occasione  non  debba
  essere un momento celebrativo burocratico.
   Ritengo che si apre, e che si debba aprire, una fase di svolta  in
  un  momento  di confronto su un tema che, al di là delle  posizioni
  politiche,  deve vederci impegnati nel capire che, al di  là  della
  nostra volontà e al di sopra della nostra testa, esiste una volontà
  che ormai ha preso una strada, che è quella del federalismo.
   Davanti  a  questa problematica andrebbe forse verificato  qual  è
  anche  il  momento  di  verifica,  di  riscontro  fra  lo  Statuto,
  l'applicazione  dello stesso nella nostra Regione  siciliana  e  le
  esperienze  positive e negative che hanno in questo percorso  avuto
  modo  di  essere  valutate. Perché, in un momento in  cui,  anziché
  evidenziare le problematiche, e quindi il senso delle cose  che  ci
  devono   unire,   viene  sempre  evidenziato,  in   maniera   forse
  sicuramente negativa, la strumentalizzazione politica asserendo che
  il Governo nazionale, di cui fa parte il ministro Alfano, ha votato
  una legge che, poi, nella sostanza ci vede soccombenti.
   Io  dico  che  non  giova,  non è serio, non  è  istituzionalmente
  positivo evidenziare questi problemi.
   Oggi  noi, su questo argomento, nella nostra sede istituzionale  e
  nell'ambito  del  nostro ruolo di parlamentari siciliani,  dobbiamo
  impegnarci per dire quali sono invece le cose che ci uniscono, qual
  è il senso di una concreta proposta da formulare dopo un momento di
  confronto serio.
   E su questo tema ritengo che sia necessario avviare questa fase.
   Vorrei,  infatti,  ricordare a quest'Aula che  quando  i  problemi
  vengono  affrontati  con  serietà e con  determinazione,  producono
  risultati.
   Si  richiedeva da tempo, da anni, l'applicazione degli articoli 37
  e  38  dello Statuto siciliano. Ma, nella sostanza, i benefici  dal
  punto  di vista finanziario la Sicilia li ha visti nel 2004, se  vi
  ricordate, dopo che l'allora ministro La Loggia - a cui va dato  il
  merito - promosse il tavolo tecnico che lavorò per quattro anni  e,
  dopo tale periodo, ha prodotto il risultato di avere verificato  la
  reale  consistenza delle risorse che la Regione avanzava e che  nel
  2004 l'allora governo Berlusconi-Cuffaro ha avuto, e quelle risorse
  finanziarie sono servite a ripianare il deficit della sanità.
   Dopo, voi tutti sapete, vi fu un ulteriore momento drammatico  con
  il  nuovo  disavanzo finanziario della sanità in Sicilia a  partire
  dal 2005.
   Quel  percorso, quell'esperienza, quel modello deve essere la base
  di riflessione su cui noi dobbiamo ragionare per dire che, al di là
  e  al di sopra dei momenti di frammentazione, ci sono sicuramente i
  momenti  di  proposizione. Quelli sono i momenti a  cui  noi  tutti
  dobbiamo   guardare   perché,   e  questo   c'é   nella   relazione
  dell'assessore,  abbiamo  questo duplice  momento,  questa  duplice
  necessità  di  pensare a come agganciarci, attraverso questa  nuova
  fase, a quello che è il circuito a cui, volenti o nolenti, dobbiamo
  partecipare altrimenti resteremo definitivamente esclusi.
   Questo ci porterà a capire come dobbiamo pensare alla perequazione
  infrastrutturale  e alla perequazione fiscale. Ma  la  perequazione
  infrastrutturale sicuramente attraverso l'intervento  e  quindi  la
  parte  di investimenti che deve metterci nelle condizioni di  poter
  competere;  avere, quindi, il momento di concreta  possibilità  per
  essere,  non dico al pari degli altri, ma comunque nella condizione
  minimale per avviare una fase di confronto e colmare in parte  quel
  gap che, di fatto, c'è dal punto di vista infrastrutturale.
   Così  come, anche un momento fa, è stato evidenziato da chi mi  ha
  preceduto: ci rendiamo conto che c'è un crollo delle entrate legato
  alla  scarsa  produttività  che  si determina,  legato  alla  crisi
  complessiva  che esiste ma che è ancora più accentuata  in  Sicilia
  per  la  presenza della microimpresa, per la fragilità strutturale,
  per  la  fragilità  finanziaria, per la scarsa capacità  di  essere
  competitivi nel mercato? Una serie di problemi sicuramente; ma noi,
  mentre  teniamo  nel  cassetto  i  soldi  della  Comunità  europea,
  assistiamo purtroppo a questo scempio
   Allora,  questo deve essere un momento di riflessione che ci  deve
  spingere  in  direzione  di  un grande  impegno,  di  proposta,  di
  concreti strumenti da individuare per capire come mettere  in  moto
  una macchina che, di fatto, è ferma.
   E poi, colleghi, vi siete soffermati un attimo a considerare che è
  venuto  meno  oggi  un polo bancario di riferimento  regionale  che
  possa avere una grande capacità di incidere in questo percorso?
   La scomparsa del polo bancario siciliano, di fatto, di riferimento
  regionale, porta ad un altro aspetto: noi siamo solo un momento  di
  raccolta  fondi, i nostri risparmi sono appetibili  per  la  grande
  finanza   che   non   li   reinveste  nel  territorio   e   quindi,
  probabilmente, anche in questo dovremo capire che diventiamo o  che
  siamo stati un limone da spremere.
     Se  questi  sono  i  temi, se questi sono  i  momenti  di  reale
  riflessione  a  cui  noi dobbiamo guardare  e  sui  quali  dobbiamo
  soffermarci  per  dire  che  su questo  tema  c'è  bisogno  di  una
  proposta, di un nuovo momento anche di confronto e, perché  no,  di
  individuazione di strumenti che ci riportino ad un  tavolo  in  cui
  dobbiamo  dimostrare che, al di là delle parole, siamo in grado  di
  produrre fatti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Speziale.  Ne  ha
  facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, la ringrazio perché mi sono  iscritto
  tardivamente e comunque ho avuto occasione di leggere la  relazione
  dell'assessore, anche se impegnato in altro luogo.
     Il  dibattito impone una prima riflessione, lo dico ai  colleghi
  del centro-destra.
   Di  fronte  ad una vicenda che riguarda il futuro della Sicilia  e
  che riguarda il futuro della nostra regione, piegare ad un meschino
  calcolo  politico  locale ogni ragionamento di carattere  generale,
  denota  una  sorta di miopia politica perché, lo  dicevo  prima  al
  collega De Luca, occorre che si separino le due questioni.
   Una cosa è la politica nei confronti del Governo regionale che può
  essere  pure  aspra, altra cosa è invece sapere se  quello  che  in
  questo  momento si è messo in essere può tornare utile alla Sicilia
  nel rapporto con il Governo nazionale.
   Quindi,  la  prima questione che pongo ai colleghi è di  separare.
  Per  tanti  anni  io ho svolto il ruolo di opposizione  e,  durante
  quella  fase, sono sempre stato guidato dalla stella polare  che  è
  quella  che  nei  confronti degli interessi della  Sicilia  non  ho
  anteposto  né interessi di schieramento, né interessi di parte.  In
  primo  luogo,  gli  interessi della Sicilia, che devono  essere  la
  stella  polare  che  deve  guidare  tutti  i  nostri  orientamenti.
  Pertanto,  ridurre  a  polemica localistica contro  il  governo  lo
  considero  un  errore.  Dobbiamo  volare  alto  su  una  questione
  fondamentale, dobbiamo capirne la genesi e affrontarla alla radice.
   Il  problema di fondo che si pone di fronte al Paese è quello  che
  la  storia  ci dice che gli stati federali nascono sulla  base  del
  fatto che ci sono già regioni che hanno caratteristiche federali  e
  che  si  compongono in uno stato unitario. In Italia il processo  è
  stato inverso, devo dirlo con estrema chiarezza, sulla base di  una
  spinta  egoistica del Paese che ritiene di avere prodotto ricchezza
  e  ha ritenuto che c'è un'altra parte del Paese, in questo caso  il
  Mezzogiorno d'Italia, che ha dovuto consumare la ricchezza prodotta
  in quei Paesi.
   Da  qui nasce la spinta che conduce al federalismo e, quindi,  c'è
  un vizio all'origine.
   Qualcuno  ha  rimproverato  l'atteggiamento  del  mio  partito  in
  occasione  dell'approvazione della legge delega, e  devo  dire  che
  anch'io  colgo le molte perplessità sul comportamento  che  il  mio
  partito ebbe in quella occasione a livello nazionale. Ma quel  voto
  c'è  stato,  c'è  stata una maggioranza che lo ha dato.  Adesso  si
  tratta  di  sapere  in  che modo difendiamo  le  prerogative  della
  Sicilia  con i decreti di attuazione. Io dico noi e non il Governo,
  dico noi il Parlamento siciliano e non il Governo, e dobbiamo saper
  entrare nel merito rifuggendo da inutili e sterili polemiche.
   Ho  letto  la relazione e mi complimento con l'assessore Armao  il
  quale,  pur  essendo  tecnico, fa riferimenti normativi  specifici,
  l'impianto  giuridico  è ineccepibile. Ma,  consentitemi  di  dire,
  soprattutto  gli  obiettivi politici sono  ineccepibili  in  quanto
  coincidono,  attraverso la possibilità di  emendare  il  testo  nel
  luoghi preposti, a rafforzare gli interessi della nostra Regione.
   La domanda che rivolgo ai colleghi del centro-destra - i quali, ho
  capito, hanno assunto una posizione pregiudizialmente contraria,  è
  la  seguente: rispetto al contenuto della relazione del Governo che
  pone  alcune  questioni fondamentali - la funzione della  questione
  paritetica,  il  mantenimento  della  struttura  della  commissione
  paritetica come strumento di perequazione nel rapporto fra Stato  e
  Regione prescinde da qual è il Governo e dal colore del Governo che
  è  in essere, si tratta di sapere se è uno strumento più utile  per
  poter difendere gli interessi della Sicilia.
   E  su  tutta la questione che riguarda un federalismo a due gambe,
  votato  dal  Parlamento nazionale, che riguarda sia il  federalismo
  fiscale   sia   quello  infrastrutturale,  chiedersi   perché   c'è
  un'accelerazione su una delle due gambe e sull'altra gamba,  quella
  del  federalismo infrastrutturale, invece non c'è niente, nel senso
  che  non  solo  non  c'è  niente ma si negano  gli  interventi  nei
  confronti  delle regioni meridionali, é un altro tema centrale  che
  viene posto dal Governo e dalla sua relazione.
   Dobbiamo  qui evidenziare che il Governo nazionale ha  volutamente
  tentato  di  forzare l'interpretazione che ne è venuta della  legge
  delega,  al  punto tale che voglio fare riferimento ad una  vicenda
  che, dal mio punto di vista, ha il sapore dello scandalo.
   Il  Governo  nazionale (l'ex collega parlamentare,  oggi  ministro
  Alfano), fra i tanti provvedimenti assunti, nel provvedimento sulla
  giustizia ha stabilito di creare un fondo unico per la giustizia.
   In  questo fondo unico per la giustizia - lo dico perché poi  farò
  una  riflessione  sul federalismo fiscale - il ministro  Alfano  ha
  fatto  confluire  sia le risorse confiscate sia  tutte  quelle  che
  vengono man mano sequestrate.
   Sulla  base  di  una  stima prudenziale - concludo,  Presidente  -
  sembra  che in quel fondo entri qualcosa come un miliardo  di  euro
  l'anno;  si  dice che il 45 per cento di quelle risorse sono  state
  confiscate alla mafia siciliana. Sarebbe logico, quindi, che quelle
  risorse venissero destinate e venissero alla Sicilia per cercare di
  eliminare  quel vulnus che la mafia ha creato alle nostre comunità.
  Invece,  il  ministro e il Governo hanno definito  la  finalità  di
  quelle  risorse in politiche di risanamento del bilancio, politiche
  per la giustizia e politiche per gli interni.
   C'è  dunque la volontà netta di utilizzare risorse che sono nostre
  per  sfruttarle  per  finalità diverse da quelle  connaturate  alle
  previsioni normative della legge Rognoni-La Torre
   La   legge   Rognoni-La  Torre  nasce  e  individua  provvedimenti
  risarcitori. Il provvedimento sul fondo unico per la giustizia crea
  un  vulnus a quel principio risarcitorio e determina una condizione
  inaccettabile  per  le classi dirigenti della Sicilia,  non  per  i
  deputati del centro-destra o per quelli del centro-sinistra, ma per
  tutti  quanti, in quanto le risorse vengono utilizzate per risanare
  il bilancio dello Stato.
   Questo  deve determinare un piccolo sospetto, cioè che si vogliono
  utilizzare  gli strumenti di carattere generale per penalizzare  la
  nostra Regione.
   Ecco   perché  condivido  pienamente  le  scelte  che  il  Governo
  regionale ha fatto nelle sedi appropriate per cercare di emendare e
  determinare  condizioni  che preservino le  ragioni  dello  Statuto
  regionale autonomistico.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, nei
  limiti di tempo che mi sono assegnati, credo che il compito mi  sia
  agevolato  dal  fatto  di  condividere la relazione  dell'assessore
  Armao  e,  ovviamente,  gli  interventi dei  colleghi  del  Partito
  Democratico che mi hanno preceduto.
   Aggiungo solo poche cose.
   Credo  che  la Sicilia abbia interesse ad essere parte attiva  nel
  processo  di  decisione sui decreti di attuazione della  legge  42,
  almeno  sotto due profili: in quanto regione del Mezzogiorno  e  in
  quanto  regione  a statuto speciale. E credo che la  Sicilia  possa
  giocare  e  debba giocare un ruolo trainante rispetto  a  tutte  le
  altre  regioni meridionali sulle questioni che interessano l'intero
  Sud.
   Credo che il Governo regionale, il Governo siciliano possa giocare
  un  ruolo  di  natura sovraregionale in questa fase, penso  con  un
  vantaggio   enorme  per  rendere  ancora  più  forte   la   propria
  credibilità a livello nazionale nel voler essere davvero un Governo
  che  ha  a  cuore  gli  interessi  della  Sicilia,  dei  siciliani,
  dell'intero  Mezzogiorno,  un  Governo  che  vuole  difendere   gli
  interessi   della   Sicilia   e   dei  siciliani   dall'aggressione
  antimeridionalista   e   leghista  delle  politiche   del   Governo
  nazionale.
   L'attuazione  del  federalismo - lo  sappiamo  -  presenta  rischi
  significativi per il Sud.
   E'  chiaro  che ormai la Lega vuole imprimere un'accelerazione  ai
  decreti  di attuazione della legge 42 per motivi puramente politici
  e, cioè, per portare a casa qualsiasi cosa prima che possa emergere
  in   maniera  ancora  più  forte  la  crisi  politica  dell'attuale
  coalizione di governo.
   Di  fronte a questo obiettivo, l'asse Tremonti-Lega sta producendo
  schemi di decreto a dir poco superficiali, raffazzonati, incompleti
  e  in  qualche caso, forse troppi, ideologicamente antimeridionali,
  con  ciò compiendo un vero e proprio tradimento della legge delega,
  la  quale  contiene  invece elementi di garanzia  e  di  equilibrio
  introdotti grazie agli oltre cento emendamenti approvati durante il
  suo  percorso parlamentare, soprattutto per iniziativa del  Partito
  Democratico,   che  ha  contribuito  in  maniera   determinante   a
  migliorare questa previsione della legge 42.
   Il  PD ha dimostrato in questo modo, migliorando i contenuti della
  legge delega con i propri emendamenti a favore del Mezzogiorno,  di
  non  essere  pregiudizialmente  contrario  ad  un  federalismo  che
  risponda  ad un'idea di sussidiarietà utile per affermare  princìpi
  di solidarietà, di equità sociale, princìpi di uguaglianza di tutti
  i cittadini del nostro Paese.
   Le  questioni aperte sono tante, in particolare la questione della
  sanità.
   La  formula  seguita  dal  Governo  per  il  riparto  della  spesa
  sanitaria  riproduce in modo conservativo la formula già esistente,
  quindi  dipende unicamente dalla popolazione pesata per  classi  di
  età.
   Io  credo  che  andrebbero, invece, presi in considerazione  altri
  indici  di  deprivazione sociale e di povertà  che  penalizzano  il
  Mezzogiorno.
   L'altra questione di estremo interesse riguarda l'IRPEF.
   La  SVIMEZ ha già fatto i primi conti, e il risultato è  ovvio:  i
  margini   di   autonomia  impositiva  per  le  regioni  meridionali
  sarebbero  molto più limitati di quelli delle regioni  del  centro-
  nord e ci sono, inoltre, evidenti problemi di costituzionalità  per
  questa  norma  che  sembra fatta apposta per una prossima  campagna
  elettorale.
   Come   Partito  Democratico  proponiamo  che  l'addizionale  IRPEF
  obbligatoria,  quella  che  serve a fiscalizzare  i  trasferimenti,
  diventi una vera compartecipazione.
   L'altra questione, che credo sia particolarmente importante in  un
  momento  di  crisi  economica  e sociale  come  quello  che  stiamo
  attraversando, riguarda l'IRAP.
   La  previsione che si possa scambiare l'IRAP con l'IRPEF fino allo
  0,5  per  cento  è discutibile almeno sotto due aspetti:  il  primo
  aspetto   è   quello   che  si  modificherebbe  l'assetto   fiscale
  complessivo  della  tassazione dall'impresa  al  lavoro,  spostando
  quindi una tassazione - che oggi è a carico dell'impresa - a carico
  dei lavoratori.
   Il  secondo  aspetto  è  che  l'opzione potrebbe  permettere  alle
  regioni  più avanzate di diventare più competitive sul piano  della
  tassazione  di  impresa, appunto perché la loro base  IRPEF  è  più
  ampia.
   Avremmo,  quindi,  il contrario di quella che tutti  vogliamo  che
  possa   un  giorno  essere  la  fiscalità  di  vantaggio   per   il
  Mezzogiorno.  Anzi, al contrario, le imprese del Nord che  potranno
  consentirsi di spostare un prelievo fiscale, che oggi  è  a  carico
  dell'IRAP,  sull'IRPEF, lo faranno avvantaggiandosene.  La  Sicilia
  non potrà farlo, il Mezzogiorno non potrà farlo.
   Quindi,   questa   è  una  norma  che  penalizza  enormemente   le
  opportunità di crescita, di sviluppo, di lavoro della nostra Terra.
   Rispetto  alle entrate dei comuni la nuova IMO, alla  fine,  grava
  solo   sulle  seconde  case  con  un  gettito,  quindi,  fortemente
  sperequato fra comuni turistici e comuni cosiddetti normali e non è
  per  nulla  una base credibile, stabile, per l'autonomia impositiva
  dei comuni.
   Rispetto ai fabbisogni standard di comuni e province lo schema  di
  decreto è una scatola vuota, si limita a demandare ad alcune tecno-
  strutture,  come  il  SOSE  e l'IFEL, il  compito  di  calcolare  i
  fabbisogni che verrebbero poi approvati con un semplice decreto del
  Presidente  del  Consiglio dei Ministri, senza  cioè  alcun  filtro
  parlamentare ed interistituzionale, contravvenendo così ai principi
  e ai criteri della legge delega.
   Per  quanto  riguarda i fondi perequativi, infine, è assente  ogni
  riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni, che  non  sono
  ancora stati definiti per legge; ed era la prima cosa che bisognava
  assolutamente  fare: obiettivi di servizio e patto di  convergenza.
  Il  fondo  per  le  spese  non  essenziali  delle  regioni  non   è
  specificato,  i fondi perequativi nazionali per comuni  e  province
  non sono definiti.
   C'è, insomma, ampio spazio per una grande battaglia a difesa delle
  popolazioni del Sud, una battaglia per il riconoscimento di diritti
  uniformi  sul territorio nazionale e per l'attivazione di strumenti
  innovativi  previsti dalla legge 42 in termini di perequazione  sui
  livelli  essenziali delle prestazioni attraverso gli  obiettivi  di
  servizio e il patto di convergenza.
   Concludo  dicendo  che  l'intera politica  del  Governo  nazionale
  contravviene  ai più elementari presupposti di un vero  federalismo
  autonomista.  Faccio solo due esempi: avere tagliato, con  l'ultima
  manovra Tremonti, qualcosa come un miliardo di euro alla Sicilia  e
  agli  enti locali della Sicilia, di fatto, è la negazione  di  ogni
  forma  di  autonomismo o di federalismo, perché così si  limita  la
  stessa possibilità degli enti locali di esercitare le funzioni  che
  già  attualmente hanno, e non quelle che il Governo dice in  futuro
  di volere trasferire.
   Ultimo  esempio,  e  ringrazio  la  Presidenza  per  l'attenzione:
  l'accentramento dei fondi FAS.
   Il  blocco dei fondi FAS 2007-2013, addirittura l'accentramento  a
  livello  ministeriale, da parte del Governo nazionale  in  mano  al
  ministro   Fitto,   delle   risorse   dei   fondi   per   le   aree
  sottoutilizzate,  confermano la volontà accentratrice  del  Governo
  nazionale che penalizza il federalismo, le autonomie locali  e,  in
  particolare, le regioni del Mezzogiorno come la Sicilia.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'assessore Armao.

   ARMAO,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  onorevoli
  deputati,  ringrazio il Parlamento e gli onorevoli intervenuti  per
  la  ricchezza  degli spunti e l'attenzione che hanno  riservato  al
  tema  che,  come è stato opportunamente evidenziato dagli onorevoli
  Cracolici,  Musotto, Lupo, Barbagallo, è un  tema  cruciale  per  i
  prossimi anni della Sicilia.
   I  siciliani e la Sicilia hanno davanti quello che può  essere  un
  percorso  di  crescita e di sviluppo oppure  un  tunnel  che  vedrà
  accrescere la depressione e la recessione economica.
   E'  un'alternativa che dobbiamo individuare, additare, e  dobbiamo
  decisamente  scegliere  la  strada che porta  allo  sviluppo  della
  Sicilia.
   Ho  colto  in  molti  la consapevolezza del momento  cruciale  che
  stiamo  vivendo.  E  di  questo  momento  cruciale  dobbiamo  avere
  consapevolezza    tutti    noi,    amministratori,    parlamentari,
  amministratori degli enti locali, ma anche i cittadini siciliani.
   Le  attività  svolte in questi giorni sono state,  per  l'appunto,
  volte ad individuare i punti di debolezza di una proposta che vuole
  un federalismo a due velocità, vuole un Paese a due velocità.
   Questo  non lo possiamo  e non lo potremo accettare, quindi  tutte
  le reazioni sono in questo senso bene accette.
   Mi   rincresce   che  alcuni  interventi,  dei  quali   taluno   è
  completamente privo di riscontri oggettivi anche con  gli  elementi
  fondamentali del diritto, hanno centrato un tema che nulla ha a che
  vedere con la questione di cui oggi noi ci occupiamo.
   Il  tema  non  è la legge 42. La legge 42, in qualche  modo,  esce
  rafforzata,  per  quanto  riguarda  la  Regione  siciliana,   dalla
  impugnativa che abbiamo fatto; esce rafforzata sia nella sua  forza
  precettiva   che  nell'interesse  della  Regione.  La  Regione   ha
  interesse  a quello che ha detto la Corte, e cioè che si  applicano
  solo tre articoli.
   Il  resto  è da negoziare con lo Stato. Si aprono le trattative  e
  negoziamo su tutto.
   Il  fatto,  quindi, di menzionare la presenza e  il  comportamento
  delle  forze politiche che ispirano e che sostengono questo Governo
  in sede di legge 42 e del dibattito che ha portato alla legge 42, è
  del  tutto  inappropriato.  Non coglie  nel  segno  chi  fa  questa
  analisi.
   Va  visto, invece, il decreto del 7 ottobre, approvato dal governo
  Berlusconi,  dal governo nazionale; è su questo che si incentra  la
  critica di incongruità nell'attuazione della stessa legge 42.
   Il tema, quindi, di chi intende criticare le forze  che sostengono
  questo  Governo  in  quanto  si sono  rese  responsabili  di  avere
  approvato  la  legge   42,  è un tema del tutto  inappropriato.  La
  verità  è  che, invece, lo schema di decreto approvato dal  Governo
  pregiudica l'autonomia siciliana, pregiudica lo Statuto, come si  è
  detto poco fa.
   E'  su questo che dobbiamo incentrare la nostra attenzione. E'  su
  questo che il Parlamento, che il Governo ha voluto coinvolgere,  ed
  è  del  tutto  plausibile  e  apprezzabile  che  ci  sia  stato  un
  coinvolgimento di tutte le forze politiche.
   Ciò che auspico è che su temi del genere non ci si differenzi, non
  ci si separi, ma si uniscano le forze per sostenere il futuro della
  Sicilia e dei siciliani.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                     Annunzio di ordini del giorno

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   numero 409 «Iniziative a salvaguardia dello Statuto siciliano  nei
  confronti   del  decreto  legislativo  sul  federalismo   fiscale»,
  dell'onorevole Vinciullo;

   numero  413   «Iniziative a tutela della Regione nel  processo  di
  attuazione  del  federalismo fiscale», degli  onorevoli  Cracolici,
  Musotto, Greco,  Oddo. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con apposita legge delega, il Parlamento nazionale autorizzava  il
  Governo nazionale a legiferare in materia di federalismo fiscale;

   con successivo decreto legislativo, il Governo nazionale ha varato
  la riforma sul federalismo fiscale, recependo quando previsto nella
  relativa legge delega approvata dal Parlamento nazionale;

   considerato che, nel recepire le direttive della legge delega  sul
  federalismo,   il  Governo  nazionale  ha  omesso   di   prevedere,
  nell'apposito decreto legislativo emanato, una norma  sui  rapporti
  tra Regioni a Statuto speciale e Stato, prevista dalla legge delega
  de qua;

   visto che:

   cosi  facendo,  il  Governo nazionale ha  disatteso  non  solo  le
  indicazione  impartitegli dal Parlamento  nazionale,  ma  anche  lo
  Statuto  della  Regione  siciliana, che,  come  è  noto,  ha  rango
  costituzionale;

   a  nulla  ha portato l'appello delle istituzioni regionali rivolto
  al  Governo  nazionale perchè provvedesse a colmare il grave  vuoto
  legislativo   e   a  riconoscere  quanto  previsto  dallo   Statuto
  siciliano,  prima,  e dalla legge delega del Parlamento  nazionale,
  dopo,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  adire  la  Corte  costituzionale o, in alternativa,  la  Corte
  europea,  vista l'indisponibilità mostrata più volte dalla  sovrana
  Corte  ad  accogliere le eccezioni mosse dai Governi della  Sicilia
  nei  confronti del Parlamento e del Governo nazionali, affinché non
  venga lesa l'autonomia siciliana e sia rivendicato il principio  di
  autonomia che ispira l'ordinamento siciliano». (409)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante  'Delega  al
  Governo   in   materia   di  federalismo  fiscale   in   attuazione
  dell'articolo 119 della Costituzione', è incentrata sul superamento
  del  sistema di finanza derivata e sull'attribuzione alle autonomie
  locali  di una maggiore autonomia di entrata e di spesa, delineando
  così  un nuovo assetto dei rapporti economico-finanziari tra queste
  ultime e lo Stato;

   considerato  che  tale indirizzo è stato condiviso  dalla  Regione
  siciliana,  che  vede  nell'affermazione  del  federalismo  fiscale
  un'occasione  per la definizione di rapporti più  congrui  tra  una
  Regione  a  Statuto speciale e lo Stato, nonché un'opportunità  per
  migliorare   e   accentuare  il  grado  di  responsabilità   locale
  nell'equilibrato uso delle risorse, con particolare  attenzione  al
  rapporto  fra  entrate e uscite ed alla qualità ed  efficienza  dei
  servizi offerti;

   visto  che la citata legge n. 42 del 2009, in particolare al comma
  2 dell'articolo 1, prevede espressamente che alle Regioni a statuto
  speciale  e  alle  Province  autonome  di  Trento  e  Bolzano,   in
  conformità  con gli statuti, si applicano in materia esclusivamente
  le  disposizioni  degli articoli 15, 22 e 27 della medesima  legge,
  come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 201/2010)  a
  seguito di ricorso promosso dalla Regione siciliana;

   osservato che i primi decreti legislativi del Governo nazionale in
  materia di federalismo fiscale, nonché di determinazione dei  costi
  e   dei  fabbisogni  standard  del  settore  sanitario  violano  le
  richiamate disposizioni, producendo effetti devastanti sul  sistema
  delle  entrate  regionali a seguito della riduzione delle  aliquote
  IRPEF,  della  compartecipazione degli enti locali  territoriali  a
  tributi erariali e contestuale previsione di istituzione dei  nuovi
  tributi  municipali  sostitutivi dei tributi  erariali,  nonché  la
  progressiva   riduzione  dell'IRAP,  senza  alcuna   determinazione
  assunta  per il superamento del gap infrastrutturale come,  invece,
  espressamente previsto all'articolo 22 della legge delega n. 42 del
  2009;

   riconosciuto come doveroso l'impegno delle istituzioni regionali a
  difesa delle prerogative dello Statuto speciale e per la sua  piena
  attuazione  contro  ogni  ostinato  centralismo  statale   teso   a
  ostacolare  il  processo simmetrico e contestuale  di  integrazione
  della devoluzione delle funzioni e delle entrate secondo il disegno
  delineato nello Statuto medesimo;

   condivisa la necessità che il Governo regionale presenti  apposite
  proposte  emendative  a tutela delle prerogative  statutarie  della
  Regione  siciliana  presso la competente sede  istituzionale  della
  Conferenza delle Regioni e delle Province autonome;

   considerato che la Sicilia ha interesse ad essere parte attiva del
  processo  di  decisione  in quanto Regione del  Mezzogiorno  ed  in
  quanto  Regione a Statuto speciale, essendo chiaro che il carattere
  dei  provvedimenti adottati dal Governo nazionale  sono  fortemente
  segnati  da  un'accelerazione ispirata dalla Lega per  puri  motivi
  politici,  piuttosto  che  da  un rispettoso  coinvolgimento  delle
  istituzioni  e delle prerogative delle regioni speciali  e  da  una
  volontà   di  recupero  e  definitiva  soluzione  della   questione
  meridionale,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire secondo quanto lo stesso Capo dello Stato  Giorgio
  Napolitano  ha indicato recentemente, evidenziando come i  principi
  fissati dall'art. 119 della Costituzione esigano un impegno forte e
  rinnovato  di  tutti  i  livelli di governo  della  Repubblica  per
  garantire  le condizioni necessarie per una crescita equilibrata  e
  solidale   dell'intero  Paese,  assicurando,  in  particolare,   ai
  cittadini  le prestazioni necessarie al pieno e uniforme  godimento
  dei  diritti  civili  e  sociali  previsti  dalla  Costituzione,  e
  pertanto  richiedendo la modifica degli attuali schemi  di  decreti
  legislativi  attuativi  del  federalismo  fiscale,  in  particolare
  quello  in  materia di autonomia di entrata delle Regioni  e  delle
  Province  nonché  di  determinazione dei  costi  e  dei  fabbisogni
  standard   nel   settore  sanitario,  che,  se   rimarranno   tali,
  penalizzeranno  fortemente la Sicilia violando la Costituzione,  lo
  Statuto di autonomia e la stessa legge delega;

   a  vigilare  sul  processo  attuativo del  federalismo  fiscale  a
  livello nazionale al fine di tutelare le prerogative che lo Statuto
  riconosce  alla Regione siciliana, richiedendo altresì  l'immediata
  apertura    del    tavolo   di   trattativa   sulla    perequazione
  infrastrutturale,  attesa  la  violazione  del  Governo   nazionale
  rispetto  a quanto riaffermato formalmente dal legislatore delegato
  nell'art.  22  della  legge  delega n.  42  del  2009  laddove  pur
  disponeva  a  carico dello Stato la 'ricognizione degli  interventi
  infrastrutturali,  sulla base delle norme vigenti,  riguardanti  le
  strutture  sanitarie,  assistenziali, scolastiche  nonché  la  rete
  stradale, autostradale (...)', di cui tuttavia non vi è traccia nel
  processo attuativo sinora posto in essere;

   a  proseguire nell'azione di tutela degli interessi della  Regione
  siciliana   mantenendo  il  collegamento  con  le   altre   Regioni
  meridionali  ed il coordinamento con esse delle proposte  utili  al
  superamento delle differenze di sviluppo e di condizione  economica
  sociale e civile tra le due parti d'Italia;

   a    proseguire   nell'azione   di   tutela   delle    prerogative
  dell'Autonomia siciliana rafforzando il coordinamento con le  altre
  Regioni  a  statuto  speciale nella ferma  difesa  dei  principi  e
  disposizioni al riguardo previsti dalla stessa legge delega  n.  42
  del  2009 e dei principi e garanzie sanciti dall'articolo 119 della
  Costituzione;

   ad  intervenire  perchè la definizione dei  costi  standard  tenga
  conto  del necessario progressivo allineamento delle condizioni  di
  produzione  dei servizi in Sicilia alle condizioni medie nazionali,
  evitando  un'improvvisa penalizzazione nell'erogazione dei  servizi
  ai danni dei cittadini della Regione siciliana;

   ad  impedire  che gli oneri che la Regione andrà ad  acquisire  in
  conseguenza del trasferimento delle funzioni e quindi del  generale
  accrescimento  dei  poteri regionali non siano  accompagnati  dalla
  previsione  di  un  ammontare di risorse  sufficiente  a  garantire
  l'integrale   copertura   delle  funzioni   pubbliche   attribuite,
  principio consacrato dal richiamato art. 119 della Costituzione;

   a  contrastare l'opera di progressiva dissoluzione  dei  punti  di
  forza dell'autonomia siciliana da parte dei poteri centrali di  uno
  Stato  che ha costantemente avversato l'attuazione delle principali
  novità  della  Carta  autonomistica con  leggi,  regolamenti,  atti
  amministrativi,  come storicamente dimostra la  mancata  attuazione
  degli articoli 32, 37 e 38 dello Statuto speciale;

   ad  impedire  che la realizzazione del federalismo  fiscale  nella
  Repubblica  costituisca  un salto nel  buio  che  i  siciliani  non
  possono  permettersi, costretti da una pesante crisi  congiunturale
  aggravata  da un contesto economico debole, che mai ha raggiunto  i
  livelli medi di crescita del Paese». (413)

   Si passa all'ordine del giorno numero 409.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parliamo di cose
  delicate:   siamo  in  un  momento  in  cui  stiamo   aprendo   una
  negoziazione   e   una   sfida.  Dire  che   andiamo   alla   Corte
  costituzionale  sembra  un  modo per  chiudere  la  possibilità  di
  ottenere  risultati  per via di negoziato.  Lo  ritengo  un  errore
  tattico. Il presupposto del ricorso in Corte costituzionale  è  una
  prerogativa che la  Regione ha sempre, in qualunque momento.
   Se  oggi siamo in un'altra fase, userei le armi che sono a  nostra
  disposizione al momento opportuno.
   Chiedo, quindi, all'onorevole Vinciullo - fermo restando che  sono
  convinto  che, qualora dovesse rimanere questo obbrobrio, si  andrà
  anche  dinanzi  alla  Corte dell'ONU, non solo davanti  alla  Corte
  costituzionale  -  di ritirarlo perché siamo in  una  fase  in  cui
  dobbiamo riempire di contenuti, anche sul terreno del negoziato, la
  proposta che portiamo in Conferenza Stato - Regioni.

   VINCIULLO. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Si  passa all'ordine del giorno numero 413, al quale dichiarano di
  apporre  la firma gli onorevoli Vinciullo, Marrocco, Leontini,   De
  Luca, Ardizzone e De Benedictis.
   L'Assemblea ne prende atto. Il parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 3  novembre
  2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   numero 221 - Strategia e linee di intervento per la campagna 2010-
  2011 atte a fronteggiare la crisi del comparto agricolo siciliano.

                 FALCONE - CAPUTO - VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA

   numero 222 - Trasferimento della Venere di Morgantina al museo  di
  Aidone (EN).

                CAPUTO - LEANZA E. - COLIANNI - FALCONE - VINCIULLO

   III - Discussione della mozione:

   numero   210  -  Chiarimenti ed iniziative riguardo  al  Consorzio
  autostrade siciliane.

              MANCUSO - LEONTINI - LIMOLI - CORONA - BOSCO - FALCONE

   IV - Discussione dei disegni di legge:

   1)   Rendiconto  generale della Regione siciliana  e  dell'Azienda
  delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2008  (447)

   2)    Rendiconto  generale  dell'amministrazione   della   Regione
  siciliana per l'esercizio finanziario 2009  (595)

   3)  Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
  2010  (594).

                   La seduta è tolta alle ore 13.37

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI