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Resoconto d'Aula della Seduta n. 207 di mercoledì 17 novembre 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missioni

   PRESIDENTE. Comunico che sono in missione gli onorevoli:  Speziale
  dal 17 al 18 novembre 2010; Buzzanca dal 18 al 19 novembre 2010.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico, altresì, che gli onorevoli Cimino, Digiacomo,  Gianni  e
  Mineo hanno chiesto congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
                               di legge
                alle competenti Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico  i disegni di legge presentati  ed  inviati
  alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Modifiche  alla  legge  regionale  15  settembre  1997,  n.   35,
  riguardante le nuove norme per la elezione diretta del sindaco, del
  presidente della provincia, del consiglio comunale e del  consiglio
  provinciale» (n. 637)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Ferrara  in
  data 16 novembre  2010.
   inviato in data 17 novembre 2010

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   «Modifiche  all'articolo 81 della legge regionale 12 maggio  2010,
  n.   11,  riguardanti  interventi  a  compensazione  dei  danni  da
  peronospora della vite» (n. 639)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cordaro  e
  Adamo in data 16 novembre 2010.
   inviato in data 17 novembre 2010

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   «Norme   per   una  nuova  politica  abitativa  di   rigenerazione
  urbanistica ed ambientale del territorio» (n. 638)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Rinaldi  in
  data 16 novembre 2010.
   inviato in data 17 novembre 2010

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Norme  per  la previsione della doppia scheda per l'elezione  del
  sindaco  e  del  presidente  della provincia  regionale  e  per  la
  costituzione del seggio unico» (n. 593)
   inviato in data 17 novembre 2010

   «Ordinamento  di  Palermo  capoluogo  della  Regione.  Norme   sul
  decentramento di funzioni, sulla partecipazione e sul  governo  del
  territorio» (n. 616)
   inviato in data 17 novembre 2010

   «Modifiche  alla legge regionale 6 marzo 1986, n.  9,  riguardante
  l'attuazione dei liberi consorzi comunali. Istituzione delle  città
  metropolitane» (n. 633)
   inviato in data 17 novembre 2010

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE  (III)

   «Modifica alla legge regionale 6 febbraio 2008, n. 1» (n. 634)
   inviato in data 17 novembre 2010

                      AMBIENTE E TERRITORIO  (IV)

   «Disciplina   in   materia   di  autorizzazioni   all'insediamento
  dell'esercizio cinematografico» (n. 621)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 17 novembre 2010
   Parere I, V

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO  (V)

   «Costituzione del fondo unico per la valorizzazione del patrimonio
  letterario degli scrittori siciliani del Novecento» (n. 632)
   inviato in data 17 novembre 2010

   «Norme   sull'insegnamento   della   storia   della   Sicilia    e
  dell'identità siciliana nelle scuole» (n. 635)
   inviato in data 17 novembre 2010

   «Istituzione della Fondazione  Norman Zarcone'» (n. 636)
   inviato in data 17 novembre 2010

             Comunicazione di approvazione di risoluzione

   PRESIDENTE.  Comunico che le Commissioni legislative   Ambiente  e
  territorio' (IV) e  Cultura, formazione e lavoro' (V) nella  seduta
  del  16  novembre  2010  hanno approvato  la  seguente  risoluzione
   Indirizzo   in  ordine  alla  possibilità  di  utilizzazione   dei
  lavoratori subordinati a tempo determinato ed all'efficace gestione
  amministrativa del Teatro di Sicilia Stabile di Catania' (n.  1/IV-
  V).


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, della mozione numero 223  Individuazione delle
  responsabilità e provvedimenti conseguenti a seguito della condanna
  della  Regione  al risarcimento danni in favore di  un'azienda  con
  sede  a Modica (RG) , degli onorevoli Ragusa, Ardizzone, Forzese  e
  Lentini.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  della
  mozione  sopra  citata,  integralmente  riportata  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
                        per gli anni 2011/2013

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione  del  Documento di programmazione economico-finanziaria
  per gli anni 2011/2013.
   Invito i componenti la II Commissione  Bilancio' a prendere  posto
  al banco delle Commissioni.
   Ha  facoltà di parlare il Presidente della Commissione e  relatore
  di maggioranza, onorevole Savona, per svolgere la relazione.

   SAVONA,  presidente della Commissione e relatore  di  maggioranza.
  Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  la  presente  relazione
  intende  illustrare  i  contenuti del Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria    2011-2013    presentato    dal    Governo,
  sottoponendo  all'esame  dell'Aula le  osservazioni  e  valutazioni
  della Commissione Bilancio.
   Appare  opportuno, preliminarmente, evidenziare  che,  secondo  la
  vigente  legislazione regionale, e le parallele norme regolamentari
  interne  dell'Assemblea, il Documento di programmazione  economico-
  finanziaria   costituisce  la  fase  introduttiva  del  complessivo
  procedimento  in  cui  si compone, annualmente,   la  decisione  di
  bilancio.
   Con l'approvazione del Documento programmatorio, mediante l'ordine
  del  giorno  parlamentare d'Aula, è definita la manovra di  finanza
  pubblica  per il periodo rimanente della legislatura  e fissati gli
  obiettivi  fondamentali della politica finanziaria  e  di  bilancio
  della Regione per il  relativo periodo.
   Sono  determinate  le principali grandezze macroeconomiche  ed  il
  conseguente valore del saldo netto da finanziare o da impiegare  di
  competenza per l'anno successivo, dati e valori questi, che  devono
  costituire la cornice della corrispondente legge finanziaria ed  in
  essa   devono  incorporarsi,  per  individuare  ed  articolare   le
  principali  politiche  da  realizzare in  rapporto  agli  obiettivi
  prefissati.
   Si tratta dunque di regole essenziali, destinate ad assicurare una
  copertura  finanziaria  adeguata  ed  attendibile  per  la   tenuta
  complessiva degli equilibri finanziari e di bilancio.
   Occorre,  in  tale  quadro, però, evidenziare,  sotto  il  profilo
  strettamente  procedurale  che,  secondo  la  normativa   regionale
  vigente,  la tempistica di presentazione del DPEF è collegata  alla
  presentazione  al  Parlamento  del  relativo,  analogo,   documento
  nazionale   entro  trenta giorni dalla data di  presentazione  alle
  Camere .
   Senonché va osservato che il D.P.E.F., all'esame dell'Aula   nella
  seduta  odierna,  è  stato predisposto, in costanza  della  riforma
  della  disciplina di contabilità e finanza pubblica, intervenuta  a
  livello  statale con la legge 196/2009, la quale ha inteso adeguare
  le  norme  di  contabilità alle innovazioni che  hanno  interessato
  l'assetto  istituzionale della Repubblica,  in  senso  neofederale,
  prevedendo  nel contempo, l'introduzione di nuovi strumenti  con  i
  quali  si  perseguono  finalità  di  trasparenza,  ed  un  maggiore
  raccordo della regole di finanza pubblica tra i diversi livelli  di
  governo.
   Il  DPEF,  a  livello  statale,  è stato   così  sostituito  dalla
  Decisione  di  finanza  pubblica (D.F.P.), che  costituisce  adesso
  l'atto iniziale del ciclo di programmazione economico-finanziaria e
  di bilancio.
   Essa   viene  inviata  entro il 15 luglio di  ciascun  anno,  alla
  Conferenza permanente per il coordinamento della finanza  pubblica,
  ed una volta acquisitone il parere, il relativo schema è trasmesso,
  entro   il   15   settembre,  alle  Camere,  per   le   conseguenti
  deliberazioni.
   L'innovazione   intende   ampliare  il   quadro   informativo   e,
  connettendosi  al Patto di convergenza a livello europeo,  illustra
  la   manovra  necessaria  per  il  conseguimento  degli   obiettivi
  macroeconomici  per  ciascun anno del triennio, con  l'indicazione,
  altresì,   dei   disegni  di  legge  collegati  da  presentare   al
  Parlamento  entro  il  15  febbraio  successivo.  Alla  D.F.P.   si
  accompagna  e  si  collega  la  nuova   legge  di  stabilità    che
  sostituisce la  legge finanziaria.
   Si tratta dunque di una complessiva riformulazione, rielaborazione
  e riallocazione delle diverse fasi in cui si componeva, prima della
  riforma,  la  decisione statale di bilancio, sia sotto  il  profilo
  degli  strumenti  e  dei  contenuti, sia  sotto  il  profilo  delle
  sequenze temporali, al fine di collocare la medesima nel quadro più
  ampio   degli  strumenti  finanziari  e  programmatori  dell'Unione
  europea.
   La   Commissione  non  può,  non  evidenziare  invero   che   tali
  innovazioni  hanno  necessariamente  interferito  nella  stesura  e
  presentazione del Documento oggi all'esame di questa  Aula,  che  è
  stato  approvato  dalla Giunta di governo il 2  novembre  scorso  e
  depositato  in  Assemblea il 3 novembre,  in  un  momento,  dunque,
  successivo alla stessa presentazione dei documenti finanziari e  di
  bilancio per il triennio 2011-2013.
   Tale discrasia temporale, registrata nella stessa introduzione  al
  documento governativo presentato, ha determinato - e non si può non
  sottolinearlo - una vera e propria inversione dell'ordine logico  e
  cronologico  che presiede alla razionale elaborazione  dei  diversi
  atti in cui si sviluppa la complessiva decisione di bilancio.
   Sulla base di tali elementi, ed in considerazione che il Documento
  presentato, non ha, per ciò stesso, tenuto conto delle disposizioni
  della  legge regionale 10/1999 ,  in relazione alla funzione svolta
  dal DPEF rispetto al disegno di legge finanziaria , oltre ad essere
  deficitario  di  parti, previste dalla medesima disciplina,  ed  in
  particolare delle previsioni di cui all'articolo 2 lettere c) e  d)
  della  legge  regionale  10/1999, l'onorevole  Cateno  De  Luca  ha
  avanzato,  nella seduta della Commissione, n. 183 del  16  novembre
  2010    un'apposita  richiesta  di  rinviare  la  trattazione   del
  Documento depositato, in attesa delle necessarie integrazioni.
   Tale  richiesta specifica di integrazione documentale, comprensiva
  degli  elementi  di  cui  all'articolo  14  della  legge  regionale
  11/2010,  è  stata  posta al Governo che si è impegnato  a  fornire
  tutti  gli  elementi utili, in fase di dibattito del  Documento  in
  Aula,   onde   poter   accludere  i  relativi  approfondimenti   ed
  integrazioni  nell'ambito dell'Ordine del giorno  parlamentare  che
  conclude  il procedimento e delibera definitivamente sul  Documento
  programmatorio.
   Sulla  base  di  tali  assicurazioni  si  è  proceduto  nell'esame
  istruttorio del DPEF.
   La  Commissione  Bilancio, in ogni caso, al fine di  garantire  la
  pienezza   delle  sue  prerogative,  che  trovano   riscontro   nel
  succedersi razionale e coerente dei diversi momenti procedurali, in
  cui  deve  comporsi  il procedimento complesso della  decisione  di
  bilancio,  in linea, nel mutato scenario istituzionale ed  europeo,
  con  le strategie d'intervento fissate a livello nazionale, intende
  intervenire quanto prima, legislativamente, adeguando e coordinando
  le   norme   di   contabilità  regionale  al  ciclo  nazionale   di
  programmazione finanziaria e di  bilancio.
   In   tal  senso  la  medesima  intende  altresì  por  mano,   alla
  rielaborazione  del testo del disegno di legge  n.  119   Norme  in
  materia  di  bilancio e di contabilità', allo scopo di armonizzarne
  le  previsioni  alla  richiamata  riforma  statale  in  materia  di
  programmazione  finanziaria  e di bilancio.  A  tal  fine  è  stata
  costituita, fin dal luglio scorso, un'apposita sottocommissione per
  accelerare i lavori istruttori su questa materia.
   Si  ritiene,  convintamente, infatti, che,  soltanto  il  puntuale
  rispetto  dei tempi procedurali e temporali in cui si deve  snodare
  la  programmazione  finanziaria e di  bilancio,  come  puntualmente
  disposto   dalle   norme  regolamentari  interne  può   consentire,
  effettivamente,  all'Assemblea di svolgere  pienamente  il  proprio
  ruolo   d'impulso,  d'indirizzo  e  d'intervento  nella   fase   di
  determinazione delle scelte programmatiche del Governo, le quali si
  trasfondono nei documenti finanziari.
   La  piena  partecipazione dell'Assemblea e delle sue articolazioni
  interne  -  si  ribadisce - non deve rappresentare  un  adempimento
  meramente   formale,  ma  deve  inserirsi,  in   maniera   efficace
  all'interno del procedimento preparatorio della manovra di  finanza
  pubblica  per la definizione ed attuazione di un indirizzo politico
  coerente, che innerva l'intera attività legislativa del periodo  di
  competenza.
   Pur   valutando  il  significato  di  tali  elementi,  l'obiettivo
  ulteriore  di  evitare, che la discussione in Aula del  DPEF  fosse
  sostanzialmente  svuotata dalla sovrapposizione con  l'avvio  della
  sessione  di bilancio, pregiudicando così la necessaria connessione
  logica  e  temporale  tra  i  contenuti del  Documento,  l'atto  di
  indirizzo del Parlamento e la trattazione dei disegni di  legge  di
  bilancio  e  finanziaria,  ha indotto la  Commissione  Bilancio  al
  puntuale  rispetto delle decisioni della Conferenza dei  Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari del 3 novembre scorso, esitando  il  DPEF
  anche  in  assenza delle osservazioni di alcune Commissioni,  nella
  convinzione,  comunque, che eventuali ulteriori contributi  possano
  essere utilmente valutati nel corso del dibattito in Aula.
   Per  quanto  riguarda  la  struttura  ed  il  contenuto  del  DPEF
  all'esame,   la   Commissione,  nell'esprimere  parere   favorevole
  sull'atto, rileva positivamente, come esso, a differenza di  quanto
  accaduto  nei  documenti precedenti contiene un  esame  dettagliato
  della situazione di contesto in cui sono maturate le scelte che  il
  Documento,  sotto il profilo delle diverse politiche,  presenta  ed
  articola,  individuando,  specificamente le  differenti  iniziative
  legislative   ed   amministrative  che  si  intendono   portare   a
  compimento, tra cui vanno evidenziate e valutate positivamente:  la
  garanzia  del  diritto  allo  studio,  la  lotta  alla  dispersione
  scolastica,  la riforma del sistema della formazione professionale,
  la semplificazione del procedimento amministrativo e la trasparenza
  dell'azione pubblica con la diffusione delle procedure informatiche
  e l'automatizzazione dei processi documentali.
   Ed  ancora  la adozione del d.d.l. sulla promozione della  ricerca
  sanitaria  (in  atto giacente presso la Commissione competente)  al
  fine  di poter utilizzare, in misura ottimale, le risorse nazionali
  ed europee in materia, puntando, nel contempo al  completamento del
  Piano   di   rientro,  condizione  essenziale  per  realizzare   la
  riqualificazione  e razionalizzazione della spesa  di  comparto  ed
  offrire  a  tutti  i cittadini servizi migliori,  in  un  frangente
  particolarmente  delicato  quale quello della  identificazione  dei
  costi  e  fabbisogni standard nel settore sanitario, richiesta  dal
  processo di attuazione del federalismo fiscale.
   Proprio con riferimento alla tematica del federalismo fiscale,  la
  Commissione valuta favorevolmente la parte del Documento dedicata a
  tale  materia in cui viene posto  l'accento sulle criticità  di  un
  modello  che ha affidato il cammino del nuovo assetto a due  gambe
  la perequazione fiscale e la perequazione infrastrutturale.
   Per   l'appunto   la  perequazione  infrastrutturale,   e   dunque
  l'effettiva  attuazione  dell'articolo 22  della  legge  delega  n.
  42/2009 (tra l'altro, uno dei tre articoli direttamente applicabili
  agli  ordinamenti delle Regioni a statuto speciale) è correttamente
  considerata   dal  Documento  di  programmazione  in  esame,   come
  precondizione  per l'attuazione effettiva, e non  sbilanciata,  del
  processo  federalista che non deve penalizzare il Sud  determinando
  benefici certi al Nord e disagi più che sicuri nel Mezzogiorno .
   La  Commissione  manifesta  pertanto  pieno  sostegno,  (ribadendo
  l'opinione espressa dell'intera Assemblea nell'ordine del giorno n.
  412)  all'azione  condotta dal Governo regionale (e  delineata  nel
  DPEF)  nelle opportune sedi istituzionali (Conferenza delle Regioni
  e  delle  Province Autonome), con il deposito di apposite  proposte
  emendative  a  tutela  delle prerogative statutarie  della  Regione
  Siciliana.
   Tali  proposte, si sottolinea, hanno raccolto non solo il consenso
  di  tutte  le  Regioni ad autonomia differenziata, ma anche  quello
  dell'intera  Conferenza  delle Regioni e delle  Province  autonome,
  divenendo  parte  integrante della piattaforma delle  proposte  per
  l'intesa sui decreti delegati proposti dal Governo.
   La  Commissione giudica inoltre favorevolmente che il Documento in
  esame  abbia  dedicato  un  apposito e complessivo  paragrafo  alla
  cosiddetta   spesa di sviluppo  collegando funzionalmente  il  DPEF
  alla  programmazione  strategica ed operativa delineata  a  livello
  nazionale ed europeo, nell'ambito delle politiche di coesione.
   L'integrazione  sinergica di tali politiche (a livello  regionale,
  nazionale  ed  europeo) è infatti una condizione  essenziale,  come
  correttamente affermato nel Documento  per massimizzare l'efficacia
  degli interventi , evitando duplicazioni e sovrapposizioni .
   In  tale  direzione  la Commissione, pertanto, esprime  favorevole
  avviso sulla volontà espressa nel DPEF di procedere, al più presto,
  alla revisione di metà periodo prevista dalla nuova disciplina  dei
  Fondi   strutturali  comunitari,  concentrando  l'attenzione  sulla
   fattibilità     delle   iniziative,   in   grado    di    fungere,
  effettivamente,  da  traino  dello  sviluppo  delle  diverse   aree
  territoriali  omogenee,  sollecitando  le  capacità   del   sistema
  imprenditoriale.  Occorre pertanto  sfrondare  le molteplici  linee
  d'intervento,  originariamente previste,  identificando  iniziative
  attuabili in tempi certi e comunque entro il 2015, anno di chiusura
  operativa della programmazione comunitaria in corso.
   In  tale  ambito  vanno senza dubbio collocati  ed  integrati  gli
  interventi  attivabili  con le risorse del PAR-FAS  2007-2013  che,
  nonostante  non  sia stato ancora emanato il decreto  attuativo  di
  ripartizione delle quote di spettanza regionale, è stato avviato.
   La  Commissione, a tal uopo auspica che i progetti finanziabili si
  indirizzino  effettivamente, come dichiarato nel  Documento,  sulla
  realizzazione  di  iniziative  rivolte  al  superamento   del   gap
  infrastrutturale e dunque su investimenti di sistema  in  grado  di
  migliorare  la  funzionalità  delle reti  stradali  e  ferroviarie,
  l'attrattività   dei  territori,  gli  interventi  di   risanamento
  idrogeologico e di prevenzione dal rischi, evitando la  dispersione
  delle  risorse  o  il loro uso per finalità contingenti,  senza  un
  respiro strategico.
   Passando  ai profili inerenti alla situazione di finanza  pubblica
  regionale,   così   come  rappresentata  nel  DPEF   2011-2013   la
  Commissione  non può non rilevare  una certa opacità nel  passaggio
  dal quadro tendenziale di finanza pubblica, definito sulla base del
  criterio  della  legislazione vigente, a quello programmatico,  che
  invece  richiederebbero, partitamente, una puntuale  illustrazione,
  onde  individuare  in maniera chiara i criteri  di  riferimento,  e
  permettere,  così,  la  loro differenziazione  che  costituisce  un
  elemento   fondamentale  per  comprendere  la   costruzione   degli
  aggregati  e la elaborazione delle stime sulle principali  voci  di
  spesa.
   Peraltro  la  Commissione raccomanda al Governo di  predisporre  e
  fornire,  con  previsioni più dettagliate, l'andamento  tendenziale
  delle  dinamiche di spesa  di importanti comparti quali: il settore
  forestale,  la  formazione  professionale,  il  fondo   unico   del
  precariato, gli sportelli multifunzionali.
   La  Commissione  valuta nondimeno in positivo la rappresentazione,
  fatta  nel  DPEF,  in merito all'evoluzione della finanza  pubblica
  regionale  nel  corso  del  2010, in quanto  è  evidenziato,  senza
  infingimenti, il persistere delle più rilevanti criticità che hanno
  caratterizzato l'elaborazione del bilancio di previsione vigente.
   Persiste cioè la difficoltà, ormai strutturale, a reperire risorse
  per  fronteggiare  le  esigenze  finanziarie  legate  alla  sanità,
  all'impiego dei lavoratori forestali, al trasporto pubblico locale,
  ai  rinnovi  contrattuali  del personale  regionale,  all'emergenza
  rifiuti, al settore sempre più ampio del precariato.
   Rispetto a tali perduranti difficoltà, il Documento evidenzia, dai
  dati tendenziali 2010:

   una flessione delle entrate correnti;
   un sostanziale mantenimento dei volumi di spesa corrente;
   una flessione delle entrate in conto capitale;
   un  livello  delle  spese in conto capitale  soltanto  leggermente
  superiore all'esercizio 2009.
   Prendendo  le  mosse  da questi dati, che -  va  rilevato  -  sono
  analizzati, sia sotto il profilo dei presupposti che degli effetti,
  il  Documento,  pone  in rilievo la sostanziale  scarsa  incisività
  delle  politiche  e  degli interventi sino ad  oggi  compiuti,  nel
  tentativo di governare la spesa regionale.
   La  Commissione pertanto concorda sul disegno programmatico di  un
  intervento rigoroso sulle parti critiche del bilancio regionale, al
  fine  di  ricondurre  i  livelli di spesa  su  valori  sostenibili,
  attraverso le necessarie azioni e scelte gestionali.
   Si  valuta,  pertanto, in maniera positiva l'impegno espresso  nel
  DPEF  nel dettagliare le specifiche misure di intervento, anche  se
  non  sono  indicate  le  relative  quantificazioni  e  gli  effetti
  finanziari.
   Pur  non tacendo tali aspetti la Commissione condivide l'obiettivo
  di   procedere  allo  snellimento  ed  alla  semplificazione  delle
  decisioni  amministrative,  in quanto l'incremento  dell'efficienza
  dell'amministrazione  libera risorse e ciò ha  un  impatto  diretto
  sulla produttività dell'economia.
   La  Commissione  valuta,  inoltre,  favorevolmente  i  programmati
  interventi di riduzione dei costi della politica, nonché ogni utile
  ed  effettiva  iniziativa  volta al contenimento  della  spesa  del
  personale che coinvolga tutto il settore pubblico allargato, di cui
  peraltro  si  lamenta nondimeno, la perdurante, mancata attuazione,
  da  parte  del  Governo  regionale, dell'articolo  20  della  legge
  finanziaria 2010 (l.r. 11/2010).
   Va  osservato  che, nell'ambito degli interventi  di  contenimento
  della   spesa,   previsti  nel  DPEF  all'esame,  una   particolare
  attenzione viene dedicata alla finanza locale, rispetto alla  quale
  si  preannuncia  la razionalizzazione del volume delle  risorse  da
  destinare ai Comuni ed alle Province regionali, attraverso la  loro
  compartecipazione al gettito dell'IRE regionale, anticipando, a tal
  fine, l'attuazione del federalismo fiscale.
   Su  questo  versante la Commissione raccomanda che il processo  di
  riallocazione   delle  risorse  da  assegnare  agli   enti   locali
  siciliani,  già  duramente colpiti dall' ultima manovra  nazionale,
  sia  condotto  in  maniera coerente e con  equilibrio   in  stretto
  raccordo  con le associazioni rappresentative degli Enti  (ANCI  ed
  URPS)  e  non  si traduca in tagli, unilaterali, nei trasferimenti,
  che  comporterebbero un'ulteriore riduzione dei servizi offerti  ai
  cittadini  :  l'assistenza agli anziani, ai minori  a  rischio,  ai
  disabili.
   Occorre  pertanto modulare gli interventi, prevedendo nel contempo
  e, corrispettivamente, adeguate misure compensative della riduzione
  dei  trasferimenti, alle quali il DPEF, a dire  il  vero,  accenna,
  puntando sulla promozione degli investimenti ed ad un uso effettivo
  e più razionale delle risorse disponibili.
   Intendo  sottolineare, e concludo, che sulle politiche riguardanti
  questo  essenziale  comparto della spesa, che incide  sui  corretti
  rapporti  tra  i  diversi  livelli  istituzionali  di  Governo,  la
  Commissione intende svolgere, appieno, il proprio ruolo di  impulso
  e di controllo, consapevole delle implicazioni delle pur necessarie
  scelte di contenimento da compiere in merito, che incidono, si badi
  bene,  sui rapporti di cittadinanza e sulla civile convivenza nella
  nostra Regione.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare il  relatore  di  minoranza,
  onorevole De Luca, per svolgere la relazione.

   DE  LUCA,  relatore  di  minoranza. Signor Presidente,  assessore,
  onorevoli  colleghi,  prima di svolgere la mia  relazione  desidero
  ricordare   alla  Presidenza  che  avevo  presentato  un   richiamo
  all'ordine  del giorno, ai sensi dell'articolo 110 del  Regolamento
  interno.
   Pertanto, prima di procedere con la relazione, se possibile, avrei
  gradito una determinazione da parte della Presidenza, anche per  le
  cose  che  ora  diremo rispetto a questo Documento  e  rispetto  ai
  documenti   che   qualche  giorno  fa  sono  stati  depositati   in
  Commissione Bilancio.

   PRESIDENTE. Prima svolga la relazione, onorevole De Luca.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Documento
  di   programmazione  economico-finanziaria  si  può   semplicemente
  sintetizzare  con  le  quattro  I', che  conosciamo  tutti  quanti.
  L'abbiamo  definito   illegale ,  ed  ora  spiegheremo  perché;  lo
  abbiamo definito  illegittimo , e mi permetto di dire anche  che  è
   indecente  ed é  improponibile  a quest'Aula.
   E'  illegale  perché non rispetta assolutamente quello  che  è  il
  procedimento  che  disciplina il DPEF  in  relazione  ai  documenti
  finanziari a cui è collegato e di cui è presupposto.
   Noi sappiamo bene che già la legge 10 prevede, per quanto riguarda
  la  materia economico-finanziaria, che la strategia è quella  della
  programmazione. Ci sono tre documenti fondamentali: il primo  è  il
  Documento di programmazione economico-finanziaria, il secondo è  la
  Finanziaria  e  il  terzo, contemporaneo  alla  Finanziaria,  è  il
  Bilancio.
   E questa non è una questione solo formale, signor Presidente.
   Invece,  da un primo esame dei documenti che sono stati depositati
  in  Commissione  Bilancio,  abbiamo  scoperto  che  ci  sono  delle
  previsioni   non  allineate  tra  il  Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria e la finanziaria; ma, cosa ancor  più  grave,
  abbiamo  riscontrato  che  il bilancio,  che  dovrebbe  essere  nel
  contenuto  a  legislazione  vigente, contiene  già  una  variazione
  occulta dei vari capitoli. E' come se si fosse già fatta una  prima
  Finanziaria occulta.
   Naturalmente, parlo con dati e circostanze certe, pur avendo avuto
  poco  tempo per mettere in correlazione i tre documenti, è successo
  quello  che  noi  temevamo,  e  che  avevamo  già  evidenziato   in
  Commissione  Bilancio:  la  data  di  approvazione  dei   documenti
  finanziari.
   Il  disegno  di legge di bilancio e la finanziaria, infatti,  sono
  stati  approvati  dalla Giunta l'1 ottobre mentre il  Documento  di
  programmazione economico-finanziaria è stato approvato soltanto  il
  2  novembre  successivo. E' pur vero che la  Decisione  di  finanza
  pubblica  nazionale è stata approvata il 29 settembre, ma  è  anche
  vero  che  il  percorso del Documento di programmazione  economico-
  finanziaria  poteva iniziare il suo iter molto prima,  perché  solo
  alcuni   indici   sono  fondamentali  per  calcolare   il   deficit
  tendenziale, mentre altri elementi di tendenza di finanza  pubblica
  dipendono  da quelli che sono gli elementi definiti nella Decisione
  di finanza pubblica, in modo particolare per quanto riguarda alcuni
  elementi  che  servono per calcolare le entrate, quindi  il  PIL  e
  l'effetto finanziario delle entrate tributarie.
   Ma  è  anche  vero che questo DPEF, ed ecco perché  passiamo  alla
  seconda   I ,  illegittimo,  lo riteniamo  privo  di  tutti  quegli
  elementi minimi per definire un Documento finanziario tale e  privo
  di  tutte quelle politiche in relazione ai singoli assessorati che,
  in  una  situazione  così  complessa  e  così  difficile,  dovrebbe
  contenere  un  Documento  di  programmazione  economico-finanziaria
  approvato da una giunta di soli tecnici.
   Il  gioco  delle  tre  carte, che spesso  abbiamo  riscontrato  in
  passato, onorevoli colleghi, e che riguardo a questa Giunta abbiamo
  detto già qualche settimana fa che non avremmo consentito perché si
  tratta  di una giunta di tecnici, naturalmente, non può permettersi
  più.
   Signor  Presidente, ci sono tre importi diversi nella stima  della
  valorizzazione  tra  il  DPEF, che è  tendenziale,  il  bilancio  a
  legislazione  vigente,  già depositato in Commissione  Bilancio,  e
  quella  che  è la previsione riguardante poi gli effetti finanziari
  consequenziali.
   E noi continuiamo, su alcuni temi, a giocare con i numeri
   E' previsto, per quest'anno, un importo di 872 milioni di euro sul
  bilancio  2010 e di 452 milioni per il 2011 per quanto riguarda  la
  valorizzazione  e  invece, accertato ad oggi, l'importo  è  pari  a
  zero;  cioè  siamo in presenza di una situazione  evidente,  e  sto
  citando solo alcuni casi che riguardano la valorizzazione dei  beni
  immobili, che ha già creato in passato buchi per oltre un miliardo,
  a  cui abbiamo fatto riparo con varie peripezie. Il DPEF ne prevede
  appena la metà, signor Presidente.
   Perché  noi  non  possiamo,  da questo punto  di  vista,  ritenere
  legittimo questo Documento?
   Perché,  rispetto al passato, sono mancate anche le  concertazioni
  con  le  associazioni di categoria. Ma la cosa più  grave  che  non
  possiamo  accettare è la mancata audizione della  Corte  dei  conti
  che,  negli anni precedenti, ci aveva messo a confronto con  alcune
  criticità,  mettendo  in  condizione  la  Commissione  Bilancio  di
  attenzionare  alcuni percorsi e alcuni aspetti  che,  diversamente,
  non avremmo avuto modo di poter approfondire.
   Ci  è  arrivato  un DPEF che è stato, sostanzialmente,   fatto  in
  provetta   e  questo lo si vede non soltanto perché  è  mancato  il
  percorso concertativo, è mancato il percorso e il confronto con  la
  Corte dei conti; ma lo si vede anche da altri dati sballati. E  uno
  molto delicato riguarda, per esempio, il saldo netto da impiegare o
  da finanziare.
   Signor  Presidente, nel tendenziale del DPEF, ci ritroviamo questi
  dati:  una  previsione per il 2011 di meno 1 miliardo 614;  per  il
  2012  di  meno 2 miliardi 044, per il 2013 di meno 2 miliardi  544.
  Tenga conto che il bilancio a legislazione vigente prevede meno  75
  milioni per l'anno 2011.
   C'è uno scostamento di oltre 1 miliardo e mezzo di euro.
   Questo però non è sufficiente perché, signor Presidente, se questo
  non  basta,  andiamo agli effetti della manovra, della  finanziaria
  depositata,  e  sto  parlando  in  correlazione  proprio  perché  è
  sballato  il collegamento che c'è nei tre documenti. La finanziaria
  prevede  come saldo netto da finanziare 1 miliardo 264  milioni;  i
  tre dati dei tre documenti non coincidono.
   Allora,  signor  Presidente, posso anche  continuare  nell'analisi
  puntuale di altri dati.
   Io   non  mi  ero  mai  trovato  ad  esaminare  un  Documento   di
  programmazione economico-finanziaria così povero su tutti i fronti:
  non  c'è una strategia che riguarda le ultime norme approvate nella
  finanziaria  regionale;  non  c'è  una  strategia  che   tende   ad
  affrontare  il  tema  del problema della cassa,   che  ormai  è  un
  problema  che  ha  comportato  anche  il  blocco  della  spesa   e,
  soprattutto,   non   affronta  un'altra   tematica   che   riguarda
  l'intervento  che  viene  effettuato  abusivamente,  come  è  stato
  qualche settimana fa, sul blocco della spesa praticando, di  fatto,
  una variazione di bilancio.
   Su  questo fronte, io ho già chiesto in più occasioni se il blocco
  della  spesa  avrebbe  comportato di  fatto  una  variazione  delle
  previsioni fatte da questa Assemblea.
   Ebbene,  rispetto al bilancio che è stato depositato, ci sono  dei
  capitoli che presuppongono questo.
   Cito  un  esempio concreto, signor Presidente. Lei ha cassato  dal
  disegno di legge della finanziaria la strategia vuota, senza senso,
  riguardante  la  formazione.  Ebbene,  nel  bilancio  che  è  stato
  depositato, sono scomparsi i soldi previsti per la legge numero 24:
  circa  300  milioni di euro sono stati cassati, come  se  ci  fosse
  stata  già  una  norma, una variazione occulta  che  ha  deciso  di
  cancellare quei 300 milioni. Rispetto  a questo dato cosa inquieta,
  signor Presidente?
   Lei  ha  cassato, giustamente, delle norme; lei non ha  consentito
  che,  a  colpi  di fioretto, si facessero alcune riforme  delicate,
  importanti,  perché  quelle  devono  seguire  il  normale  percorso
  parlamentare che porta  ad un serio confronto.
   Lei,  però,  deve mettere già a confronto i dati  che  sono  stati
  esposti in questo bilancio.
   Questo  Governo della grande trasparenza, della legalità,  ha  già
  provveduto ad applicare tagli; è passato sopra la sua testa,  sopra
  la testa di questo Parlamento.
   E'  come  se  qualcuno  avesse già deciso che andavano  licenziati
  praticamente, perché l'abolizione della legge 24 non è  scritta  da
  nessuna  parte,  ma è normale che, nel momento in  cui  le  risorse
  vengono tolte, vi sia un'abrogazione di fatto.
   Visto che si parla di risanamento dei conti pubblici, di tutta una
  serie  di aspetti che è giusto approfondire, mi chiedo e le chiedo,
  signor  Presidente,  se  lei  reputi  legittimo  un  Documento   di
  programmazione   economico-finanziaria   che   sorvola   sul   tema
  esprimendo  4-5  righe  generiche e, allo  stesso  tempo  però,  in
  bilancio è già stata tagliata la relativa spesa.
   Ora  mi  chiedo  e le chiedo: lei ha cassato, giustamente,  questa
  norma  relativa ai 300 milioni che dovranno adesso essere messi  in
  quel  bilancio, da dove si prendono queste risorse?
   E  si  tratta di uno dei tanti esempi degli elementi sballati  che
  sono stati inseriti in questo Documento di programmazione economico-
  finanziaria.
   Allora,  credo che rispetto a questo dato - non parliamo  poi  per
  quanto  riguarda la forestale, un tema che non si affronta come  se
  non  esistesse  il  problema. Poi, ce lo  ritroveremo  solo  quando
  questa gente verrà a protestare, giustamente, per l'impegno assunto
  dal Presidente della Regione nel maggio del 2009 sull'aumento delle
  giornate, sull'aumento contrattuale, sul pagamento di tutte  queste
  spettanze  e  già per potere parzialmente mantenere questo  impegno
  abbiamo   dovuto  fare  i  salti  mortali  nell'ultima  finanziaria
  regionale.
   Di  questo  tema non si parla; del tema delle dismissioni  di  una
  politica  diversa,  in  questo  documento,  non  si  parla;   della
  formazione  abbiamo detto che non si parla; di come  rilanciare  il
  sistema  produttivo  non  si  parla;  l'agricoltura  è  un  termine
  sconosciuto   a  questo  Documento  di  programmazione   economico-
  finanziaria.
   Posso capire che non ci sia nulla per quanto riguarda la strategia
  di  valorizzazione  dell'identità  siciliana e dei  beni  culturali
  perché un assessore abruzzese, un professore che viene da L'Aquila,
  degnissimo,  per  carità, ma sicuramente non  potrà  capire  ancora
  molto  né  dell'identità siciliana né di quelli che sono  i  nostri
  beni  culturali, figuriamoci poveretto se potrà mai affrontare  una
  strategia   di   valorizzazione  dell'identità  siciliana,   signor
  Presidente.
   Questa  Giunta  ci ha regalato anche questo. Abbiamo  avuto  anche
  l'onore  di  consegnare  le nostre radici,  la  valorizzazione  dei
  nostri  beni  e  del  nostro  territorio  storico-culturale  ad  un
  assessore abruzzese
   Ebbene,  al  di là di questi paradossi che si affronteranno  nelle
  sedi  opportune,  io  vado  avanti sui  temi  fondamentali  di  cui
  parliamo.
   Abbiamo  fatto una battaglia, signor Presidente, su  alcune  norme
  nella precedente finanziaria.
   Sull'articolo  13 che riguarda i residui attivi e  passivi  si  fa
  cenno  ad alcuni fondi e si fa cenno in questo DPEF senza avere  la
  correlazione con i residui attivi e passivi di risorse per circa 18
  miliardi  di euro - e questo Parlamento senta l'importo 18 miliardi
  di  euro  -  che  afferiscono,  per come  sono  scritti  in  questo
  Documento,  perché qui c'è uno spartiacque, che  ancora  non  si  è
  capito,  tra la programmazione 2000-2006 e la programmazione  2007-
  2013. C'è un dato scritto nel DPEF - 18 miliardi di euro - dove  si
  fa  riferimento  e  si scarica anche la colpa di queste  somme  non
  spese  su  un fatto che francamente c'entra in parte, ma  non  come
  responsabilità  complessiva. In questa parte,  si  dice  che  i  18
  miliardi di euro non sono stati spesi se non al 35-40 per cento dal
  2000  al  2006 perché la maggior parte delle titolarità  di  queste
  risorse sono di RFI, ANAS e qualche altra azienda boiardo di  Stato
  che  dovrebbe  progettare e realizzare in Sicilia le  grandi  opere
  strategiche sulla mobilità.
   Gli importi, però, non quadrano.
   Ma  la  cosa  più  seria  su  cui  dobbiamo  confrontarci,  signor
  Presidente, è un'altra.
   Noi  abbiamo  subìto  un attacco dal ministro Tremonti  su  questo
  tema:  il ministro Tremonti ha avuto da dirci che il Meridione  non
  spende i soldi.
   Ebbene, su tutte le somme extraregionali 2000/2006 - cito dati del
  DPEF, 18 miliardi di euro c'è scritto - mediamente, solo il 40  per
  cento è stato speso. Si dice che c'è stato un provvedimento che  ha
  ritirato  queste  somme;  si dice che la  Corte  costituzionale  ha
  bocciato la nostra impugnativa.
   Di queste cose però non se ne parla; saranno vere o meno non lo si
  dice. Fatto sta che rimane una cifra scritta in questo Documento di
  programmazione    economico-finanziaria   che   non    corrisponde,
  tecnicamente  e  sostanzialmente, con i residui  attivi  e  passivi
  iscritti in bilancio.
   Questo Parlamento ha voluto l'articolo 13, signor Presidente,  per
  fare  un'operazione  di accertamento definitiva  e  complessiva  su
  quella che è la vecchia storia dei residui.
   Di questo tema il DPEF non ne parla, nonostante sia già un obbligo
  di  legge, sono regole generali di contabilità. Nonostante  questo,
  il Parlamento ha previsto l'articolo 13 appositamente perché non  è
  possibile  che ci siano fondi fuori bilancio, fondi che sfuggono  a
  quest'Aula. Questo è il problema.
   E  si parla di miliardi di cui ancora conto non ne ha dato nessuno
  solo  perché,  circa due, tre mesi fa, è venuto il direttore  della
  Programmazione in Commissione Bilancio dove, timidamente, parlò  di
  questo   importo,   dei  18  miliardi.  Non  è   stato   possibile,
  successivamente, approfondire - signor Presidente, lei è  testimone
  di   questa   questione   -  i  contenuti,  la   destinazione,   le
  responsabilità  che,  al  di  là di quello  che  doveva  essere  il
  giudizio  politico  sulle  responsabilità,  noi  avevamo  solo   un
  obiettivo, quello di capire. Intanto, ricondurre nei principi della
  correttezza  e della legalità tutte le partite del bilancio  perché
  se,  da come appare, ci sono delle partite trattate extra bilancio,
  allora questa Assemblea deve essere messa nelle condizioni di poter
  programmare, verificare l'andamento dell'intera spesa, di  tutti  i
  fondi extraregionali.
   Voglio  ricordare a quest'Aula che l'inserimento in  bilancio  dei
  fondi Par Fas 2007-2013  è anche l'obbligo di inserire, cosa che si
  è   fatta,   tutte   le   risorse  afferenti  alla   programmazione
  comunitaria.
   E'  la  battaglia  che  ho iniziato sin dal  2006  in  Commissione
  Bilancio  e,  a  seguito di questa, si è determinato  il  Documento
  unico  di  programmazione e anche l inserimento finale  nel  nostro
  bilancio di queste risorse. Ma il 2000-2006 non c'è. Nessuno ancora
  ci ha fatto il quadro preciso, chiaro di questa situazione. Eppure,
  l'articolo 13 della finanziaria prevedeva che, entro il  30  giugno
  scorso,  venisse fatta la relazione puntuale di tutta la situazione
  dei   residui  attivi  e  passivi.  E  quella  diventava  documento
  concreto, sostanziale, del DPEF perché quello diventava oggetto  di
  dibattito,  di  programmazione e di riprogrammazione anche,  perché
  probabilmente  ci sono delle opere che non si sono fatte  in  dieci
  anni e che non si faranno nemmeno nei prossimi due o tre anni.
   Allora,  perché  il Parlamento, in modo sovrano,  non  deve  avere
  legittimamente il diritto di poter fare un'analisi anche di  questa
  situazione, lasciando stare il giudizio politico? Non ci  interessa
  più;  ormai  il  danno  è  fatto. Se,  infatti,  la  programmazione
  2000/2006  ha  avuto  un  esito negativo,  soprattutto  per  quanto
  riguarda i vari APQ, oggi purtroppo possiamo semplicemente  tentare
  di salvare il salvabile. E, se ci sono delle risorse - e le risorse
  ci  sono  per  un motivo semplice, perché nella finanziaria  scorsa
  alcune  partite  sono  state coperte con  i  fondi  previsti  dalla
  programmazione 2000/2006, fondi FAS - allora significa che,  quando
  servono per coprire alcune operazioni, i soldi ci sono, perché poi,
  quando  se  ne parla nell'ufficialità, abbiamo risposte strane:  ci
  dicono che sono APQ; ci dicono che queste risorse non ci sono più.
   In  fin  dei  conti, però, gli aspetti sono due: o quelle  partite
  previste   nella  scorsa  finanziaria  erano  false  oppure,   come
  immaginiamo, le risorse ci sono, sono partite extra bilancio, extra
  documento di programmazione finanziaria e non sappiamo come e  chi,
  da   questo   punto   di  vista,  decide  cosa  rinegoziare,   cosa
  disimpegnare, quali opere eventualmente individuare e  inserire  in
  queste risorse.
   Allora,  questo  è  l'articolo 13 di cui non si  fa  completamento
  cenno   -   perché  poi  litighiamo  per  cercare  di   indirizzare
  legittimamente qualche risorsa ai nostri territori - e poi  abbiamo
  miliardi  non  spesi  e su quelli non dibattiamo,  non  discutiamo,
  perché probabilmente non ne sappiamo nulla.
   Passo  all'articolo  14,  signor Presidente:  il  fabbisogno,  sia
  tendenziale  rispetto a tutti gli obiettivi del DPEF  -  lo  voglio
  ricordare  a  me stesso - prevede che i conticini e le verifiche  e
  anche  gli  indirizzi sulle entrate e sulle spese non  si  facciano
  solo  per  la  Regione  ma  per  l'intero  sistema  della  pubblica
  amministrazione  regionale  allargata,  come  prevede  il  comma  2
  dell'articolo 2 della legge 10, lettere c), d) ed e).
   Rispetto  a  questo, signor Presidente, quest'anno -  e  l'abbiamo
  detto  già  un  mese  fa, perché io non posso  essere  tacciato  di
  ostruzionismo  quando,  oltre  un mese  fa,  abbiamo  sollevato  la
  questione in Commissione Bilancio - si prevede chiaramente, e non è
  vero  come  sostiene qualcuno che se si va a fare  l'elencazione  è
  come se ci fosse un riconoscimento di debito. Ma finiamola
   La  legge  10  impone questo perché naturalmente  il  legislatore,
  sotto  questo  profilo,  ha individuato quella  che  poteva  essere
  l'anomalia,  la  patologia del sistema e, cioè,  un'amministrazione
  regionale bloccata che operava attraverso il sistema delle società,
  degli  enti  e delle aziende che non erano sottoposte - la  maggior
  parte  di  quelle, o meglio non era nessuna di quelle sottoposta  -
  alla   maggior  parte  delle  restrizioni,  come  il   divieto   di
  assunzione.  E,  quindi, presso quelle aziende  si  sono  fatte  in
  questi anni delle grandi operazioni.
   Il  nostro  bilancio prevede trasferimenti costanti. La  legge  10
  impone, proprio in questo caso, che tutti gli enti che usufruiscono
  di  trasferimenti  ordinari, costanti,  debbano  rendicontare  ogni
  anno,  che  la situazione di questi enti debba essere  esposta  nel
  DPEF,  e  non  perché  così riconosciamo il debito,  perché  questo
  Palazzo  l'ha  creata e questo Palazzo indirizza  le  risorse  ogni
  anno.
   Se  questi enti sono pieni di debiti come appare, perché  dobbiamo
  arrivare, per esempio, a tagliare i fondi ai comuni, far saltare il
  banco  delle autonomie e continuare a trasferire risorse  a  questo
  sistema  che  ci  è  ignoto,  che non  conosciamo,  che  sfugge  al
  controllo  del  Parlamento ma non sfugge al  controllo  di  qualche
  sistema?
   Allora, rispetto a questo, l'articolo 14 oggi non innova, come  ha
  sostenuto  erroneamente  l'assessore, non innova  nulla.  L'obbligo
  dell'esposizione della situazione finanziaria è già previsto  dalla
  legge  10  del  1999.  Ma  la cosa strana  che  noi  oggi  dobbiamo
  evidenziare,  signor Presidente, è che l'articolo  14  prevede  una
  sanzione rispetto alla legge 10, perché se in questi anni la  norma
  non  era  stata rispettata c'era un motivo: non c'era una sanzione,
  nonostante  l'articolo  14  preveda la decadenza  dei  consigli  di
  amministrazione, dei dirigenti e di tutti i soggetti - c'è  già  il
  decreto   attuativo  -  che  si  rendono  complici  della   mancata
  operazione di trasparenza dei conti pubblici. E voglio ricordare al
  Parlamento  che l'articolo 14 dell'ultima finanziaria  si  intitola
   trasparenza dei conti pubblici . Questa Giunta deve sentire questo
  termine:  trasparenza  dei conti pubblici
   Rispetto a questo tema si è continuato a sfuggire.
   Signor  Presidente,  credo che noi non abbiamo  le  condizioni,  e
  concludo,  per poter andare avanti nell'esame di questo  Documento:
  dati   che   non  coincidono  con  quelli  già  depositati,   parti
  completamente  inesistenti, politiche di settore  che  mancano.  Io
  ricordo   a  quest'Aula  la  polemica  che  si  fece  con  l'allora
  governatore  Cuffaro quando non inserì nel DPEF -  fui  io,  allora
  nell'MPA,  a sollevare la questione - e costringemmo il  presidente
  Cuffaro  a riportare il DPEF in Giunta e ad approvarlo dopo  averlo
  aggiornato   Quindi,  tutti  i  percorsi  portano  anche  a  questi
  precedenti.
   Ma,  rispetto a quello, qui la carenza è complessiva: non si parla
  del  rapporto che si vuole instaurare con le autonomie locali,  non
  si  parla  del decentramento amministrativo. Si parla semplicemente
  del  taglio  delle province senza dire cosa si risparmia,  cosa  si
  guadagna e quale è la logica.
   Rispetto  a tutto questo io credo che il Parlamento - ecco  perché
  l'ho  definito  il  Documento delle quattro I: improponibile,  l'ho
  definito  improponibile  perché questo  Parlamento  non  merita  di
  essere   trattato  così,  costantemente,  nonostante  nelle  ultime
  finanziarie,  in  modo  particolare  nell'ultima,  ha   deciso   di
  intraprendere  un  certo percorso. E la Giunta,  questa  Giunta  di
  magistrati,   di  prefetti,  di  blasonati  professori,   non   può
  continuare a pestare con la vecchia logica, soprattutto  alla  luce
  delle ultime norme della Finanziaria che impongono trasparenza, che
  impongono  legalità, che impongono chiarezza e che impongono  anche
  al Parlamento, una volta per tutte finalmente, di rendersi conto di
  questa materia potendo votare sovranamente e controllare quello che
  opera  -  legittimamente o illegittimamente, dipende dai  punti  di
  vista - la Giunta.

   PRESIDENTE.  Onorevole De Luca, in ordine alla  sua  richiesta  di
  rinvio   del   DPEF,  come  lei  sa,  non  compete  al   Presidente
  dell'Assemblea,  a  differenza invece della  Finanziaria,  in  base
  all'attuale  normativa di valutare la corrispondenza del  documento
  stesso  ai  parametri  previsti dalla legge.  Peraltro  sa  che  il
  Documento  di  programmazione economico-finanziaria è  un  atto  di
  indirizzo  politico  tendenziale. Le correzioni  eventuali  che  il
  Parlamento  volesse apportare possono essere fatte  in  Commissione
  Bilancio o in Aula con degli ordini del giorno integrativi.
   In  riferimento alla richiesta di rinvio sine die  ho il dovere di
  ribadire  anche  in  questa  sede quanto  ho  detto  già  in  altre
  occasioni  in  attuazione al programma dei lavori:  la  conclusione
  dell'iter con l'approvazione della Finanziaria deve svolgersi entro
  il 31 dicembre di quest'anno. E quindi ritengo che ancor di più, in
  virtù  del fatto che abbiamo rinviato già i lavori di ieri ad  oggi
  per  consentire al Governo di presentare documenti integrativi, che
  sono  stati  presentati e sono già stati distribuiti all'Aula,  sia
  inutile tornare sull'argomento del rinvio.
   Pertanto, si prosegue nel programma dei lavori dando la  parola  a
  chi me l'ha chiesta, quindi si può preparare l'onorevole Pogliese.
   Tra  l'altro,  analogo ragionamento è stato  svolto  nelle  scorse
  settimane  al  Senato  della Repubblica e anche  in  quel  caso  la
  Presidenza del Senato si è determinata nel non concedere il  rinvio
  e   nell'andare   avanti   nell'approvazione   del   Documento   di
  programmazione economico-finanziaria.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  sono
  passati  ormai  dodici  mesi da quella famosa  votazione  sul  DPEF
  dell'anno scorso che sancì l'implosione della maggioranza, come  la
  definì  il Presidente Lombardo, o per meglio dire diede il pretesto
  al  Presidente della Regione di dare vita, da lì a breve, al  terzo
  Governo-Lombardo. Se è vero, come è vero, che da lì a  breve  venne
  escluso  dal  Governo  il  PDL che votò contro  quel  Documento  di
  programmazione economico-finanziaria, venne incluso il PD che  votò
  contro  quel documento e nel successivo Governo, il quarto  governo
  Lombardo,  venne  escluso il Gruppo Sicilia che  votò  anch'esso  a
  favore di quel Documento di programmazione economico-finanziaria.
   Lo   scorso   anno   noi   abbiamo  espresso  alcune   valutazioni
  assolutamente negative e votammo contro quel documento,  non  sulla
  base  di  alcune  riflessioni  fatte dall'onorevole  Pogliese,  dal
  capogruppo Leontini o da altri colleghi del PDL, ma sulla  base  di
  quelle  che  furono  le valutazioni espresse dai  magistrati  della
  Corte  dei  conti che presentò in Commissione Bilancio un documento
  molto articolato, lo ricorderà il collega De Luca, all'interno  del
  quale   vennero  riportate  puntuali  critiche  a  quanto  inserito
  all'interno del DPEF presentato dal governo Lombardo.
   Oggi  ci  ritroviamo ad esprimere per l'ennesima volta,  a  dodici
  mesi  di  distanza  da  quella  seduta  parlamentare,  le  medesime
  perplessità e le medesime critiche che sono state già,  in  realtà,
  anticipate  dalla  terza  Commissione parlamentare  che  ha  votato
  contro  quel  Documento  e,  parzialmente,  anche  da  parte  della
  Commissione Bilancio che ha evidenziato alcune criticità.
   Io  mi limiterò a fare alcune brevissime riflessioni, condividendo
  quello che è stato detto prima di me dall'onorevole De Luca. E  non
  posso  non iniziare dal commentare alcuni dati statistici, inseriti
  all'interno del DPEF, che ci danno l'opportunità di apprezzare  una
  fotografia  nitida della situazione economico-sociale della  nostra
  regione, assolutamente devastante.
   Io voglio evidenziare alcuni dati statistici partendo da quelli in
  riferimento  al valore aggiunto, divisi per settore:  l'agricoltura
  ha registrato nel 2009 un decremento del 4%; l'industria del 12,1%;
  il  settore edile del 12,4%; il settore dei servizi dello 0,6%,  in
  netto  decremento rispetto ai dati del 2008. Per non parlare,  poi,
  del dato più devastante che è rappresentato certamente dal tasso di
  disoccupazione che ha raggiunto in Sicilia il massimo  storico,  il
  15,1%,  ultima regione in Italia, di gran lungo superiore  rispetto
  alla  media anche del Sud Italia, 13,4%, per non parlare poi, della
  media nazionale dell'8,3%, con un calo dell'occupazione di 37  mila
  unità  e  con  il contestuale aumento dei disoccupati  di  20  mila
  unità.
   Tutto  ciò  non è certamente imputabile esclusivamente al  governo
  Lombardo  e al presidente Lombardo, non sarebbe corretto  e  onesto
  dal  punto  di  vista  intellettuale, non è  imputabile  certamente
  all'assessore  Armao.  Ma è anche imputabile  al  governo  Lombardo
  perché,  attraverso l'instabilità politica che si è determinata  in
  questi ultimi due anni e mezzo, attraverso il cambio continuo degli
  assessori,   attraverso  le  alchimie,  le  maggioranze  variabili,
  attraverso  il  valzer dei direttori generali si è determinata  una
  paralisi della macchina burocratica e amministrativa della Regione,
  attraverso il cambio costante dei direttori generali. Io ricordo  a
  me  stesso, e ricordo a questa Assemblea, quello che è accaduto per
  la  nomina  dei nove direttori generali esterni, cinque  dei  quali
  dopo  otto  mesi  sono stati revocati perché non  in  possesso  dei
  requisiti previsti dalla nuova legge nazionale.
   Ebbene,  tutto  ciò  ha  determinato una paralisi  della  macchina
  burocratico-amministrativa della Regione ed  è  inammissibile,  per
  esempio,  dover commentare altri dati statistici che riguardano  la
  programmazione europea, il POR 2007/2013, che evidenziano  come,  a
  quasi quattro anni dall'avvio di quella programmazione europea, che
  rappresenta - non dimentichiamolo - l'ultimo treno che  la  Sicilia
  non  può  permettersi di perdere perché dal 2014 in poi non  saremo
  più  regione a Obiettivo 1 -; ebbene, a quattro anni dall'avvio  di
  quel   percorso   di  programmazione  europea,  abbiamo   impegnato
  esclusivamente il 7,2 per cento delle risorse.
   Oltre  100 milioni di euro li abbiamo persi, li abbiamo restituiti
  a  Bruxelles,  attraverso il meccanismo del disimpegno  automatico.
  200  milioni  di  euro li abbiamo trasferiti nei  fondi  Jessica  e
  Jeremy che, contrariamente a quello che è stato divulgato in questi
  ultimi  mesi,  se  dovessero essere utilizzati potranno  permettere
  l'impiego  di  queste risorse esclusivamente per prestiti  a  tasso
  agevolato, non certamente per contributi a fondo perduto,  naturale
  vocazione di quelle risorse.
   E'  inammissibile, caro assessore Armao, che la  Regione,  in  una
  settimana,  si  ritrovi a dovere rimborsare degli  imprenditori,  a
  seguito  di  sentenze della magistratura, per l'inefficienza  della
  macchina burocratico-amministrativa della Regione, per vicende  che
  non  riguardano soltanto questa esperienza governativa. Ma comunque
  è  inammissibile dover dare a  New Energy  21 milioni di  euro.  E'
  inammissibile  dare  15 milioni di euro ad  altre  imprese  per  la
  paralisi della macchina burocratica e amministrativa della Regione,
  in  riferimento  ai fondi europei. E' inammissibile  -  e  riguarda
  esclusivamente questa esperienza governativa - che  si  ritirino  i
  bandi,  una  volta pubblicati, cosa che è accaduta  al  turismo  in
  riferimento  all'intervento  3314.  E'  inammissibile   che    Cine
  Sicilia  si ritrovi a ritirare quattro bandi, anch'essi pubblicati.
   Ecco  perché  credo  che  oggi  non  possiamo  che  continuare  ad
  esprimere  una valutazione assolutamente negativa. Ed è paradossale
  che  questo  Parlamento,  signor Presidente,  da  lei  egregiamente
  diretto,  si  ritrovi  ad  approvare interventi  legislativi  nella
  stragrande  maggioranza dei casi promossi da Gruppi parlamentari  e
  non  dal  Governo, ma che poi non trovano la naturale  prosecuzione
  dal  punto di vista amministrativo, se è vero com'è vero che questo
  Parlamento  si  è  ritrovato  nel  recente  passato  ad   approvare
  importanti interventi legislativi a sostegno dello sviluppo.
   Mi  riferisco ad un intervento sul turismo ad hoc, l'anno  scorso,
  penso  al  credito d'imposta sull'occupazione e sugli investimenti.
  Ma,  ad oggi, a distanza di dodici mesi, non abbiamo registrato  il
  seguito   naturale  di  quegli  importanti  interventi  legislativi
  perché,  in  un  caso specifico, non si è ancora  concretizzata  la
  convenzione con l'Agenzia delle Entrate.
   Ecco,   quindi,   perché  mi  auguro  che  si   possa   registrare
  un'inversione di tendenza da parte di questo Governo, e lo dico non
  solo da esponente del PDL, orgogliosamente da esponente del PDL, ma
  anche da siciliano.
   Su questo terreno noi ci giochiamo la partita più importante e non
  possiamo permetterci di perdere queste ingenti risorse, laddove nel
  passato  abbiamo  speso  praticamente tutto.  Probabilmente,  com'è
  stato  scritto  anche  dall'assessore  Armao  -  e  condivido  quel
  passaggio - dobbiamo riqualificare la spesa attraverso un  percorso
  che  non registri più l'eccessiva parcellizzazione degli interventi
  -  sono stati 40 mila nel recente passato -, ma, comunque, dobbiamo
  dare  atto  che durante la precedenza esperienza del POR  2000-2006
  sono stati spesi tutti i soldi. Non è possibile che registriamo  il
  ritorno  a  Bruxelles di ingenti quantità di euro che rappresentano
  l'ossigeno vitale per la nostra economia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, quest'anno,  con
  grande  difficoltà, ci apprestiamo ad intervenire su  un  argomento
  che, sotto diversi profili, richiama l'ipocrisia e l'arroganza  che
  il   Governo  ha  utilizzato  nei  confronti  del  Parlamento.   E,
  segnatamente, signor Presidente, voglio ricordare la lettera a  cui
  lei  ha dato puntuale riscontro, con la quale abbiamo stigmatizzato
  l'assenza del Governo nelle Commissioni. Lo voglio ricordare  anche
  al presidente della  Commissione Bilancio.
   La quarta Commissione, che ho l'onore di presiedere, non ha potuto
  esprimere  il  parere  per  la reiterata  assenza  del  Governo  in
  Commissione.
   Rispetto a questa arroganza - evito di citare e leggere le lettere
  che  il  Governo  ha inviato alla Commissione -  é  chiaro  che  ci
  troviamo,  in  questo Parlamento, in una palude dove bisogna  stare
  attenti a dove si mettono i piedi. Da una settimana cerco di  darmi
  una  risposta  alla  domanda:  questo Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria, di quale programma elettorale è  figlio?  E'
  figlio  del primo governo Lombardo, con il PDL e l'UDC, cioè quello
  votato  dagli  elettori? O è figlio del secondo  governo  Lombardo,
  quello  che  guardava  ad  una  azione   lombardiana   di  catanese
  memoria? O forse del terzo governo Lombardo, che già intravedeva il
  ribaltone  tradendo quel programma elettorale, o a  questo  Governo
  che,  già  nelle premesse, ha affondato le speranze dei  siciliani?
  Quale programma elettorale?
   Ancora  oggi,  nonostante centinaia di comunicati stampa,  nessuno
  sposa politicamente questo Documento. Il Partito Democratico,  fino
  a  questa mattina, è timorosamente nel Governo per le riforme; e le
  stiamo  aspettando con calma, con grande calma. Ma nessuno  di  chi
  sostiene questo Governo, dai micro partitini ai grandi partiti,  ha
  voluto dare un'impronta politica a quello che non c'è.
   E   se  mi  permette,  signor  Presidente,  questo  DPEF  non  può
  funzionare  per  le  ipocrisie scritte  anche  nella  relazione  di
  maggioranza che ha fatto la Commissione, per le arroganze sotto  il
  profilo politico scritte nel Documento e per l'assoluta assenza  di
  riferimento alla politica globale, dove per globale intendo  quella
  europea,  quella del Parlamento nazionale, non quella  del  Governo
  nazionale ma quella del Parlamento nazionale.
   Il  Presidente della Commissione Bilancio, nella sua relazione, ci
  ha  letto   la  piena  partecipazione dell'Assemblea  e  delle  sue
  articolazioni   interne  non  deve  rappresentare  un   adempimento
  meramente   formale,   ma  deve  inserirsi  in   maniera   efficace
  all'interno del procedimento preparatorio della manovra di  finanza
  pubblica  per la definizione ed attuazione di un indirizzo politico
  coerente, che innerva l'intera attività legislativa del periodo  di
  competenza .
   Belle  parole, direi anche sante parole  Ma rispetto  a  cosa   Di
  quale  politica coerente si parla? Di quale rispetto del Parlamento
  se   il   Governo   non  intende  assolutamente   dialogare   nelle
  Commissioni?
   Allora  declinerei le parole che questo Documento  rappresenta  un
  esercizio  meramente  formale  e null'altro.  L'ipocrisia  continua
  nella relazione di maggioranza dove è scritto che, esitando il DPEF
  anche  in  assenza  delle osservazioni delle  Commissioni,  c'è  la
  convinzione  comunque  che eventuali ulteriori  contributi  possono
  essere utilmente valutati nel corso del dibattito in Aula.
   Bene.  Mi  sembra che la relazione di minoranza dell'onorevole  De
  Luca,  sotto  questo profilo, è stata precisa, puntuale,  e  guarda
  esattamente, sotto il profilo tecnico, a quelle che sono le  nostre
  richieste eventuali da apportare al DPEF. Sono certo, onorevole  De
  Luca,  che  le  sue parole cadranno nell'oblio, non l'ha  ascoltata
  nessuno, si stanca anche il Governo quando lei parla perché non  ha
  interesse ad ascoltare quello che, con grande cuore, lei  cerca  di
  trasmettere a tutti i siciliani.
   E  continuiamo con quello che è il cosiddetto, nella relazione  di
  maggioranza,  programma di Governo: la garanzia  del  diritto  allo
  studio,  la  lotta  alla  dispersione scolastica,  la  riforma  del
  sistema  della  formazione professionale,  la  semplificazione  del
  procedimento  amministrativo, la trasparenza  nell'azione  pubblica
  con la diffusione delle procedure informatiche e l'automatizzazione
  dei processi documentali.
   Caro   onorevole  Musotto,  mi  sembra  un  compitino  di   quinta
  elementare   piuttosto  che  un  piccolo  programma  di  relazione.
  Piuttosto,  mi  sarebbe piaciuto leggere, anche se  in  un'aula  di
   scuola  elementare , la lotta sistematica al sistema  mafioso,  il
  rilancio  della  piccola e media impresa, l'aiuto  all'agricoltura,
  l'incentivazione  che serve alle categorie produttive.  Mi  sarebbe
  piaciuto  leggere  anche queste cose, che sono  totalmente  assenti
  dalla relazione al DPEF.
   Riguardo al richiamo al federalismo fiscale, di cui tutti  parlano
  con  la  dovuta competenza, e da cui, al momento, ci  siamo  tirati
  fuori  in  quanto  riteniamo di essere una Regione  autonoma  nello
  Statuto,  e  non solo, ma anche al di fuori di quelli  che  sono  i
  percorsi politici nazionali, come mai questo DPEF non chiarisce  il
  nostro intervento sul sistema federale dei costi standard? Come mai
  non  affrontiamo questo tema? Perché dobbiamo arrivare, e forse non
  arriveremo mai, alla fine di quelle che sono le innovazioni che  il
  Governo nazionale naturalmente ha voluto dare?
   Mi  permetto,  signor Presidente, se è possibile, di farle  notare
  che  nella  prima  lettura magari c'è stata una  svista.  Solo  per
  coerenza,  nella relazione della Commissione, e solo  per  coerenza
  delle  belle  parole  che hanno utilizzato membri  del  Governo  e,
  addirittura,  il  Presidente della Regione:  La Commissione  valuta
  inoltre  favorevolmente i programmati interventi di  riduzione  dei
  costi della politica .
   Presidente,  nella finanziaria c'è la stabilizzazione  -  non  dei
  precari, no, assolutamente - degli assessori tecnici, perché  siamo
  passati  ormai da quello che é il parterre regionale dei lavoratori
  veri alla loro mancata stabilizzazione e alla stabilizzazione degli
  assessori tecnici.
   Onorevole  Cracolici, mi affido a lei, alla  sua  azione  che,  da
  oggi,   è   un'azione   più  consapevole.   Anzi,   ne   approfitto
  pubblicamente per rinnovarle gli auguri per la sua laurea, che  non
  è  honoris  causa, ma una laurea sudata, e quindi le vanno  i  miei
  complimenti.
   Allora,  rispetto  a  questa azione, che  veramente  fa  venire  i
  brividi,  quando  si  tenta di stabilizzare gli assessori  tecnici,
  l'azione di questo Parlamento è di allinearli invece esattamente al
  riconoscimento  che  il Governo nazionale dà ai  sottosegretari  di
  Stato, e sarà una nostra proposta nella finanziaria. Mi sembra  una
  norma  di  buon  senso perché, per esempio, qualche sottosegretario
  abita lontano da Roma, magari a Catania o a Palermo, e deve pagarsi
  il biglietto aereo.

            Assume la presidenza il Vicepresidente Formica

   Ma qui non c'è bisogno di aereo, ci arriviamo con la macchina.
   E  rispetto alle cose che mancano, scollegate da quelli che sono i
  programmi  veri  di  questa Nazione, non  di  un  pezzo  di  questa
  Nazione, come qualcuno nelle settimane scorse ha voluto fotografare
  con  ipotesi secessioniste per poi tornare indietro dopo i richiami
  del   segretario  Lupo  e  del  capogruppo  al  Senato,   onorevole
  Finocchiaro, candidato battuto da Lombardo.
   Il  piano  del Sud. Un piano del Sud che certamente avrà  una  sua
  valenza  importante  anche  per  questa  ragione,  che  venerdì  il
  Consiglio dei Ministri delibererà

   CRACOLICI. Ma di quale Governo?

   MANCUSO. Del Governo che lei, purtroppo, non riuscirà a ribaltare
  Mica si trova a Roma, onorevole Cracolici. Di Cracolici ce n'è  uno
  solo,  e  lo  abbiamo  noi in Sicilia, ma questo  sarebbe  il  male
  minore, perché anche di Lombardo nel mondo ce n'è uno solo
   Allora,  rispetto  a  questo, il Piano del  Sud  è  improntato  su
  quattro  punti: le infrastrutture, di cui c'è una piccola parte  in
  questo  DPEF; su sicurezza e legalità, neanche una parola in questo
  DPEF;   scuola,  ricerca,  università  e  formazione,  secondo   le
  indicazioni dell'OCSE, secondo il recepimento dell'Unione  Europea,
  neppure  queste citate in questo DPEF, e la riforma della  pubblica
  Amministrazione. Ma non quella indicata in questo DPEF,  bensì  una
  riforma vera della pubblica Amministrazione in attuazione del primo
  decreto Brunetta.
   E  sono  giuste anche le dichiarazioni del Ministro per gli Affari
  regionali, onorevole Raffaele Fitto, secondo cui qualora la  nostra
  Regione,  che  manca di credibilità col Governo nazionale,  dovesse
  insistere  ad  intraprendere una strada  senza  uscita,  scende  in
  campo,  come è giusto che sia, la Costituzione, e verrà attuata  la
  riforma   del  piano  del  Sud  anche  in  quest'Isola,  ai   sensi
  dell'articolo 120 della Costituzione.
   Rispetto  a  questo,  siccome  non  sono  solo  parole   ma   atti
  parlamentari, e i nostri interventi rimangono a futura memoria,  mi
  sembra che il DPEF manca di tutte queste cose.
   Concludo, signor Presidente, con quello che è stato il lavoro  dei
  tecnici  di  questa  Assemblea regionale, che dobbiamo  ringraziare
  sempre per la precisione e per lo sforzo che fanno, anche senza  la
  presenza dei documenti contabili che l'onorevole De Luca ogni volta
  fatica ad avere.
   Ma  se non li hanno i tecnici, figuriamoci chi è solo di passaggio
  in questa Assemblea
   Lo  scostamento tra il PIL e le entrate di questo DPEF si rifà  ad
  un  incremento del PIL di circa l'uno per cento. Ebbene,  sotto  il
  profilo  contabile ci siamo, e se c'è questa ottimistica previsione
  mi  pare  anche giusto; però, a pagina 10 del documento dei  nostri
  funzionari  dell'Assemblea regionale, vi invito tutti a leggere  il
  seguente  periodo:  Tenuto conto della recente recrudescenza  della
  crisi,  tanto  a  livello  finanziario  che  reale,  queste  ultime
  previsioni,   quelle  del  PIL,  potrebbero  essere  difficili   da
  realizzare  e  pertanto la crescita del PIL  nel  biennio  potrebbe
  risultare  non  superiore all'1% . Ringrazio i  funzionari  per  la
  gentilezza  con cui pongono le argomentazioni, perché  è  detto  in
  modo  gentile, io lo dico in  politichese  e lo dico  senza  essere
  arrogante  come è stato il Governo fino ad oggi. Questo è  un  DPEF
  che  non rappresenta la situazione reale della Sicilia, anzi  è  un
  DPEF - per chi lo voterà - contro i siciliani, ed è per questo  che
  non voglio partecipare né a un voto positivo né ad un voto negativo
  e  neanche ad una valutazione, positiva o negativa che sia.  Se  la
  vedrà  chi vuole affondare la Sicilia. Io non sarò complice di  chi
  sta  portando  avanti  questo atteggiamento, non  solo  prima,  nel
  Governo, ma oggi anche in Parlamento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Beninati.  Ne  ha
  facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
  leggendo   questo   DPEF  credo  che  lei,  involontariamente,   ha
  certificato  il  fallimento, non del governo Lombardo,  perché  non
  saprei di quale Governo stiamo parlando, certamente del governatore
  Lombardo perché non vi è dubbio che da quando è nato il Governo lui
  non è cambiato  Quindi, Lombardo è sempre lì
   Oggi  siamo  a  novembre  del 2010. Sono trascorsi,  se  non  vado
  errato, due anni e mezzo circa dalla tornata elettorale del 2008, e
  devo dire che questi due anni e mezzo hanno lasciato una traccia, e
  di Governi ne abbiamo visti ben quattro. Per cui, questo strumento,
  chiamato  DPEF,  è - mi creda Assessore, rispetto  quello  che  c'è
  scritto qui - la certificazione assoluta di un fallimento
   Di cosa si è occupato in questi anni - e non mi rivolgo certamente
  lei,  assessore, che è arrivato da un mese - il Governatore?  Quale
  linea  politica  ha posto affinché si rimediasse ad una  anticipata
  elezione dovuta a fatti e circostanze che tutti ricordiamo,  e  che
  già  aveva una situazione negativa della spesa amministrativa della
  Regione? E' inutile che lo neghiamo, si è perso un anno e  più  per
  rimettere in moto la macchina amministrativa.
   Ebbene,  il Governatore, appena eletto, ha compiuto il  suo  primo
  atto  di   stravaganza ,  lo chiamerei così,  sostituendo,  se  ben
  ricordo,  -  in quel momento tutto si doveva fare ma mai  cambiarlo
  dal  suo  ruolo  e  dalla sua posizione - un  direttore  di  questa
  Regione,  con il quale non ho avuto un ottimo rapporto  durante  la
  programmazione dei fondi comunitari FERS 2007/2013,  la  dottoressa
  Palocci.
   Il primo errore che il Governatore ha fatto è stato proprio quello
  proprio  di togliere la persona che in quel momento traghettava  la
  fine  del  2000-2006 e doveva far partire il 2007-2013,  invertendo
  totalmente la tendenza, pur nominando un grande professore, che  ha
  sostituito  dopo neanche 7-8 mesi , creando un imbarazzo  assoluto,
  anche  perché  c'è  stato un ulteriore ritardo, accumulato  per  le
  questioni  che  ci  hanno visto andare ad elezioni  anticipate  col
  Governo Cuffaro.
   Questa  è  una  responsabilità che è  solo  del  Presidente  della
  Regione,  e  non certamente di chi, giustamente, arriva al  momento
  opportuno e cerca di tamponare.
   Io  capisco  l'imbarazzo dell'assessore Armao, capisco l'imbarazzo
  dell'ex  dirigente regionale, segretario generale e oggi assessore,
  Pietro Carmelo Russo, capisco bene perché sono in difficoltà, sanno
  bene  di  cosa  sto  parlando,  più volte  abbiamo  avuto  modo  di
  discuterne insieme, e mi dispiace che oggi debbano prendersi  delle
  responsabilità  sulla  carenza gestionale  e  amministrativa  della
  Regione.
   Ebbene,  abbiamo superato quei nove mesi di stasi e siamo arrivati
  ad  aprile 2009, quando il Presidente Lombardo decide finalmente di
  nominare  un nuovo direttore alla programmazione, dopo un  anno  di
  inattività  assoluta perché, è inutile che ce lo neghiamo,  così  è
  stato
   Ebbene,  il  nuovo  dirigente partecipa  anch'egli  alla  paralisi
  dell'Amministrazione, inverte totalmente una misura del  POR,  anzi
  dello strumento FESR 2007/2013, sospende le procedure dell'Asse  6,
  rimette  in  moto  questo Asse 6 in maniera a dir poco  fantasiosa,
  ingloba  in sé una quantità di risorse - perché erano poche  quelle
  che  poteva  gestire la programmazione - e si fa un  bel  pacchetto
  nell'Asse  6  di  circa  719 milioni di euro togliendo  risorse  ai
  trasporti, togliendo risorse ai lavori pubblici, togliendo  risorse
  a quegli assessorati che avrebbero potuto invece attivare la spesa.
   Ricordo  a  me  stesso che appena arrivato in Giunta,  insieme  al
  collega assessore Strano, abbiamo cercato di bloccare questa follia
  istituzionale; purtroppo non ci siamo riusciti. Abbiamo  avuto  più
  volte  degli incontri, abbiamo pregato di non proseguire su  questa
  linea,  di non ritornare su quel fallimento del POR 2000/2006,  che
  erano i PIT.
   Ma  siamo  caduti nello stesso errore, abbiamo creato i PIST  e  i
  PISU,  che  erano  sì  previsti ma che si potevano  alleggerire  di
  contenuti   economici.  Invece,  si  sono  riempiti  di   contenuti
  economici.
   Ebbene,  oggi siamo a novembre 2010 - io stesso invitai ad evitare
  il  prolungamento  di  questa emorragia di tempo  nell'attivare  la
  spesa - e non mi risulta che né PIT né PISU e né PIST siano in fase
  di finanziamento, non hanno attivato ad oggi nessuna spesa.
   E qui, assessore Armao, sono convinto della sua buona fede.
   A  pagina 17 del Documento di programmazione economico-finanziaria
  è  scritto che si impegneranno entro quest'anno 640 milioni di euro
  proprio nell'Asse 6.
   Però   qui  ci  dobbiamo  mettere  d'accordo:  nella  tabella   di
  riferimento,  a  pagina 50 - invito i colleghi  a  leggerla  -  c'è
  scritto  ben  altro,  che  l'Asse 6 ha impegnato,  a  giugno  2010,
  soltanto ventisei milioni di euro, per cui 620 milioni di  euro  in
  meno.
   Allora,  due sono le cose: o è falso l'impegno di ventisei milioni
  di euro, anzi per essere precisi ventiseimilioni e seicentomila,  o
  altrimenti ritengo che ci prendiamo in giro in quanto se  a  giugno
  2010 si sono impegnati 26 milioni, non so come in questi due o  tre
  mesi  si  possano  impegnare 620 milioni di euro. Qui  ci  dobbiamo
  mettere  d'accordo e, dato che sono convito della sua  buona  fede,
  Assessore,  in quanto sarebbe talmente mortificante per  quest'Aula
  ascoltare  situazioni  così paradossali, la invito  a  chiarire  su
  questo punto perché il fallimento della proposta dell'Asse 6,  così
  come  riformulata, è tutto qui, anche se effettivamente nel DPEF  è
  scritto  che quest'anno si spenderanno o si impegneranno  tutte  le
  somme. Cosa impossibile
   Quindi, c'è, purtroppo, un falso non dovuto a qualcosa volutamente
  scritta.  Io  ritengo e mi auguro che sia un errore,  e  allora  va
  corretto o a  pagina 17 o a pagina 50. Valuti lei dove correggere.
   Io  penso sia meglio correggerlo a pagina 17 perché mi pare  fuori
  luogo,  anche perché né i PISU né i PIST sono diventati  operativi,
  ancora  si  valuta,  si  studia, si  cerca  di  approfondire  quali
  progetti finanziare e quali non finanziare. E, quindi, leviamo mano
  agli impegni.
   Per  quanto  concerne  FESR, FEP, TSE  e  FEOGA,  la  scarsità  di
  attivazione della spesa è dovuta, oltre che per i primi  nove  mesi
  accumulati  per  l'errata sostituzione di un  direttore  che,  devo
  dire,  era certamente competente, alla continua sostituzione  degli
  assessori e dei direttori, con l'aggravante - e qui me ne assumo la
  responsabilità  - di avere voluto approvare forse una  delle  poche
  norme  che il Governo ha fatto di propria iniziativa: la  legge  19
  del 2008.
   Non c'era occasione migliore, in un momento di tale difficoltà  in
  cui  la  Regione si trovava, che era proprio quello di  un  ritardo
  accumulato per fatti non certamente dovuti al governo Lombardo, non
  certamente  dovuti a chiunque si è trovato nel Governo  precedente,
  si  è creato un problema che ha visto un'anticipata elezione. Bene
  Cosa bisognava fare in quel periodo?
   Bisognava  fare tutto tranne che approvare la legge 19  del  2008;
  quello   è   stato  il  colpo  finale  all'ulteriore  ritardo   che
  l'Amministrazione regionale ha prodotto.
   Lei  conosce  benissimo, assessore Armao - è stato  un  esecutore,
  quindi  lei non c'entra - le difficoltà che ha avuto per  approvare
  il  regolamento  entro  il  2009, per  la  riforma  della  pubblica
  Amministrazione. Ha lavorato, ha fatto un buon lavoro, è  vero,  ma
  certo - diciamocelo qua con molta onestà - si è perso un altro anno
  di  tempo: negli assessorati i dirigenti, ancora oggi forse,  hanno
  delle  lacune  da  colmare. E, allora, come si  può  pretendere  di
  attivare   la   spesa   regionale   quando   la   stessa   macchina
  amministrativa non conosceva ancora che sorte avrebbe preso  e  che
  filone avrebbe trovato, ancora oggi, in fase di assestamento?
   Ebbene,  su  questi temi, assessore Armao, credo  che  lei  sappia
  benissimo  che  il continuo cambiamento di percorso  da  parte  del
  Presidente  é  la vera causa di una situazione già oggi  difficile,
  anzi, diciamo pure, compromessa.
   Vorrei  citare  alcuni passaggi del DPEF che, mi creda  assessore,
  avrei  voluto evitare. Ma correttamente lei stesso li  cita  ed  io
  entrerò nel merito per completare quanto da lei non concluso.
   Primo,  la  difesa  del suolo. In una pagina del  Documento  si  è
  totalmente dimenticato di una delibera di Giunta del 3 ottobre  con
  cui  io,  allora  assessore per i lavori  pubblici,  ho  provato  a
  cambiare la tendenza su tutto ciò che la Regione in questi anni non
  è  riuscita,  e non riuscirà a fare, se non si fosse  invertita  la
  tendenza  di  dare  una  guida unica a  chi  doveva  coordinare  un
  progetto dei dissesti idrogeologici della Sicilia.
   Ebbene,  fu deciso in quella delibera che bisognava fare un  Piano
  rischi regionale.
   Il  sottoscritto fece quattro incontri, subito dopo la riunione fu
  deciso di creare un fondo, fu deciso di fare un piano. Ebbene,  dal
  dicembre del 2009 non si è fatto più nulla.
   Oggi  si continua ad andare avanti a spizzichi e bocconi, non  c'è
  un  piano  dei rischi della Regione, voi sapete meglio  di  me  con
  piccoli  interventi  quante situazioni di  disastri,  e  quindi  di
  spesa,  si  potrebbero evitare. Ebbene di tutto questo il  Governo,
  dal dicembre 2009, non ha più fatto nulla.
   C'è  una delibera, però, che dava quest'input. Di tutto questo  si
  parla nel Documento a pagina 37, dopo di che non si dice come,  con
  quel piano, con quali risorse: non si dice nulla
   Concludo,  assessore  per le infrastrutture.  Prima  di  andarmene
  lasciai alcuni documenti proprio per tentare almeno in ogni caso, a
  prescindere  dalla delibera, di dare un segnale al suo assessorato,
  perché - forse tanti colleghi non sanno e ora ve lo dirò una  volta
  per  tutte  -  la Sicilia in questi anni ha subìto il disastro  del
  territorio.  E  c'è  un  motivo: per anni  sono  stati  azzerati  i
  capitoli  delle  calamità  naturali e dei  dissesti  idrogeologici,
  capitoli relativi ai lavori pubblici.
   Oggi  ho cercato di vedere nel bilancio cosa c'era per queste  due
  voci.  Assessore, ci sono sei milioni di euro per il 2011 e,  forse
  lei  non sa, per i torrenti, per la salvaguardia dei torrenti dalle
  inondazioni c'è zero
   Allora,  io  le dico di guardare bene queste cose perché  lei  con
  quelle  somme non potrà dare nessuna risposta e i danni a cui,  con
  piccole  somme, i Geni civili potrebbero fare fronte, sono talmente
  enormi che poi ci si spiega perché da dieci anni a questa parte  la
  Sicilia  è  in  totale emergenza dissesto: perché  in  questi  anni
  questi capitoli sono stati abbandonati.
   E' una denunzia che faccio, io avevo proposto già l'anno scorso di
  incrementare  questi  capitoli di spesa e non  si  è  fatto  nulla.
  Quest'anno ancora peggio
   Assessore,  apra gli occhi perché poi le responsabilità  non  sono
  solo  del Governatore ma - glielo dico con la massima onestà - sono
  anche  sue  se non interverrà su queste voci, perché i Geni  civili
  non  potranno  fare fronte a nulla quando arriveranno le  richieste
  dei sindaci.

   Certo  -  e  concludo - abbiamo, però, l'Assessorato territorio  e
  ambiente che ha centinaia di milioni da spendere sui dissesti e, di
  fatto,  poi  li spende male perché li dà ai sindaci  che  con  quei
  soldi non si occupano solo di dissesti, ma anche della sistemazione
  di piazze e di cose inutili.

   PRESIDENTE . La seduta è sospesa per un minuto.

    (La seduta,  sospesa alle ore 18.10,  è ripresa alle ore 18.12)

   PRESIDENTE. La seduta  è ripresa. E' iscritto a parlare
  l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, signori  assessori,
  sono  fortemente sorpreso ed esterrefatto di come questo  Documento
  finanziario  sia stato trattato, dell'attenzione che  ha  meritato,
  dell'attenzione del Governo,  che non c'è stata.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non disturbiamo l'onorevole  Dina.
  Onorevole Cracolici proprio lei.

   DINA.  La  ringrazio per il richiamo all'ordine e alla  disciplina
  d'Aula, che ancora mi sembra un po' scarsa.
   Devo rilevare come questa attenzione, che non c'è stata, segni  un
  netto divario rispetto all'atmosfera, al clima, all'attenzione  con
  cui  questo Documento è stato affrontato lo scorso anno e gli  anni
  precedenti.
   Lo   scorso   anno   è   diventato  la  pietra   dello   scandalo,
  nell'accezione più pregnante del termine. E' stato  la   pietra  di
  inciampo'  in  cui è inciampato il Governo che, utilizzando  questo
  strumento,  ha estromesso uno dei partiti che aveva determinato  la
  sua elezione, il PDL cosiddetto ufficiale.
   Quindi,  mi  sarei  aspettato  dal  Governo,  rispetto  a   questo
  strumento  finanziario,  attenzione massima,  rispetto  dei  tempi,
  rispetto  dei  modi,  attenzione  forte  ai  contenuti.  Invece  ci
  troviamo  di  fronte a tempi non rispettati, a  modi  incongrui,  a
  contenuti  superficiali,  limitati e non  conducenti.  Perché  dico
  questo?
   Perché  ci  siamo  accorti  all'improvviso  che  il  Governo,   da
  smemorato  qual  è, e forse anche il comportamento  registrato  nel
  produrre  questo  documento testimonia di come  si  muove  nel  suo
  complesso, ha dimenticato di presentare il DPEF nei tempi, come  se
  fosse già superato, come se quel disegno di legge sul quale avevamo
  lavorato e che lo superava fosse stato approvato mettendo in  campo
  la  legislazione nazionale che parrebbe farlo superare.  Ma  ahimè,
  siamo  fermamente convinti che la consecutio temporum dei documenti
  finanziari è stringente e ha una logica.
   Qual  è  il ruolo del DPEF? Lo dice l'articolo 2, comma  3,  della
  legge 10 del 1999:  Il DPEF indica i criteri e le regole che devono
  essere  adottati nella predisposizione del disegno di  legge  della
  finanziaria,  con  particolare  riferimento  agli  indirizzi,   per
  procedere alla variazione delle entrate e delle spese del bilancio,
  alla legislazione di spesa e ai saldi tendenziali.
   Quindi,  si  tratta di un documento sicuramente propedeutico  alla
  finanziaria.
   Ebbene,  ci siamo ritrovati con la Finanziaria depositata  che  ha
  fatto  il  giro delle Commissioni e con un DPEF che  ancora  non  è
  stato né apprezzato, né valutato né votato.
   E'  come se si volesse mettere, e lo si fa continuamente, il carro
  davanti  ai  buoi.  Abbiamo  già il prodotto  del  DPEF  che  è  la
  finanziaria  depositata, dobbiamo ancora discutere  delle  premesse
  che ne costituivano il presupposto.
   E  allora,  piuttosto  che guardare al DPEF,  vorrei  guardare  al
  prodotto del DPEF, a questa finanziaria che è già stata depositata,
  che  la  dice  lunga  sui limiti complessivi di  programmazione  di
  questo Governo, che non riesce a guardare con lungimiranza, che  si
  ferma  alla gestione del quotidiano e lo continua a fare in maniera
  pedante,  in maniera attenta solo alla gestione delle piccole  cose
  perché  quei  limiti, che sono emersi qui questa sera,  nella   non
  funzionalità  del  tutto',  determina  che  quello  che  andremo  a
  costruire,  con  il  documento finanziario, è vincolato  alla   non
  funzionalità  del  tutto'. Parlare di numeri, senza  poi  avere  la
  possibilità   di   rendere  operative  le  norme   previste   nella
  finanziaria  è  significativo  di qualcosa  che  vuol  essere  solo
  virtuale.
   Già  nella  sua  costruzione  questa finanziaria  presenta  grandi
  limiti.
   L'articolo 1 prevede un indebitamento di un miliardo con un  nuovo
  mutuo. Gli articoli 8, 9 e 10 determinano la bancarotta di comuni e
  province.  L'articolo 46, passando oltre, prevede l'istituzione  di
  un  fondo  virtuale per investimenti che dovrebbe discendere  dalla
  dismissione di quelle società che sono altamente indebitate  e  che
  non   produrranno  sicuramente  nessun  cespite  attivo  da   poter
  utilizzare per gli investimenti.
   Per  non parlare, poi, di errori,  e ritengo siano errori  o  mere
  dimenticanze,   perché  qualora  ci fosse  consapevolezza  dovremmo
  gridare alla miopia complessiva e alla incompetenza perché, con  un
  taglio  trasversale  di  numeri, senza che esistano  le  norme,  si
  cancella la legge 24, senza che questa venga abrogata nelle  norme,
  mettendo zero in bilancio.
   Posso  capire  che  ci sia l'esigenza di intervenire  mediante  il
  Fondo   sociale   europeo,   ma   quella   potrebbe   essere    una
  compartecipazione. Non si può destrutturare la spesa regionale, non
  si  può completamente tirare fuori dal finanziamento della legge 24
  perché,  occorre dirlo e ribadirlo anche in questa  sede  e  questo
  vale  anche  per  gli sportelli, ci sono adempimenti  contrattuali,
  specificità operative nell'ambito della formazione, nell'ambito  di
  sportelli  multifunzionali, che non potranno  essere  utilizzati  e
  rendicontati  attraverso i fondi comunitari perché quel  rendiconto
  andrebbe bocciato.
   Allora,  bisogna  avere la capacità di prevedere  delle  somme  in
  bilancio  per il settore della formazione; bisognerà prevedere  una
  somma  in  bilancio da destinare anche agli sportelli,  per  quella
  parte  che  non  potrà  essere coperta, non già  sotto  il  profilo
  finanziario  in senso stretto, ma per la tipologia di attività  che
  non  potrà essere rendicontata e, quindi, bisognerà prevedere somme
  specifiche in bilancio. Questo manca, abbiamo zero.
   Per   non   parlare,   poi,  dell'articolo  42   riduzione   della
  compartecipazione sanitaria ai valori del 2006 . Quella che è stata
  una  scelta  devastante  del Governo Prodi,  che  ha  imposto  alla
  Sicilia  di  passare  dal 42 al 50 per cento  di  compartecipazione
  sanitaria, e che sicuramente ha costituito un grave peso sul nostro
  bilancio  regionale, viene tolta senza che a monte ci sia stato  un
  momento di confronto con lo Stato, rispetto a questa norma che,  sì
  è  vero, è fissata ad un termine temporale, il 2009, ma che non può
  essere  cancellata  con un colpo di penna, così  come  sta  facendo
  l'assessore per l'economia.
   E,  allora,  ci  ritroveremo  sicuramente  con  questa  somma,  la
  differenza dal 42 al 50 per cento in meno nella previsione, con  il
  rischio  che il nostro sistema sanitario - che già ha un  piano  di
  rientro  importante  e  logico nella sua impostazione  ma  che  con
  questo  modo  di procedere, con tagli trasversali, sta mettendo  in
  grave  difficoltà l'assistenza sanitaria di tutta la Sicilia -  sia
  ulteriormente penalizzato e messo in grave difficoltà.
   Poi,  tanti  tagli in un elenco, tagli trasversali fatti  a  tutto
  tondo senza guardare a fondo i contraenti che stanno dietro a  quei
  capitoli,  senza  guardare  a fondo le  attività  connesse  a  quei
  capitoli:  un taglio per fare quadrare i conti. In questo Documento
  non  troviamo  niente  sullo sviluppo per le  attività  produttive,
  niente per quanto riguarda la difesa del suolo e dell'ambiente.
   Ricordava  poco fa l'onorevole De Luca come il DPEF fu rivisitato:
  venne  bloccata  la  discussione in Aula, fu  richiamato,  lo  fece
  allora  il  Gruppo  MPA, e lo fece con il suo assessore  che  aveva
  dimenticato di inserire nel DPEF un intero capitolo dell'ambiente e
  del territorio e ha preteso di bloccare la discussione del DPEF per
  integrare quel settore mancante.
   Ebbene, anche oggi, in questo Documento rileviamo l'assenza di  un
  capitolo  che riguarda l'ambiente e il dissesto idrogeologico.  Per
  non  parlare  poi di come nella finanziaria troviamo  quel  settore
  strano  del  contenimento, del taglio dei costi della politica  per
  quanto  riguarda i consiglieri e gli amministratori locali a fronte
  del  quale  troviamo poi il comma 5 dell'articolo 22 con cui  viene
  sanata  la  situazione  degli assessori  tecnici,  ai  quali  viene
  riconosciuto  per  legge l'intero stipendio dei deputati  integrati
  della somma differenziale per il ruolo di assessore.
   Siamo,  quindi, di fronte ad una ipocrisia vera, ad uno  strumento
  che  presenta  sicuramente,  oltre che  tanti  aspetti  opachi,  il
  segnale di come la politica dell'arroganza di questo Governo voglia
  ancora  insistere  nella  direzione di prevaricare  le  regole,  di
  prevaricare  le  forme,  che  sono  sostanza,  perché  il  DPEF  va
  presentato e discusso prima della finanziaria. Oggi, per  la  prima
  volta  nella storia di questo Parlamento, registriamo questo  grave
  sconvolgimento delle norme.
   L'anno scorso il DPEF è stato bocciato dopo un confronto serrato.
   Riteniamo  che l'attuale sia un DPEF insufficiente, inadeguato  ai
  problemi  della  Sicilia, inadeguato a fare fronte  allo  sviluppo,
  inadeguato  a pensare un cambio di passo rispetto alla gestione  di
  una burocrazia che sta realmente atterrando la nostra economia.
   Ed è per questo che annuncio che il nostro Gruppo parlamentare non
  parteciperà al voto perché riteniamo che sia un documento che  lede
  una   norma  fondamentale,  che  è  quella  di  seguire  le  regole
  nell'impostazione  di  fondo,  e poi  nei  contenuti  lo  riteniamo
  insufficiente, scarso e il segno di come un fallimento  complessivo
  sia  in  agguato, un fallimento non solo dei conti,  perché  quelli
  sono sotto gli occhi di tutti: il disavanzo è notevole e con i soli
  tagli non si rimette in moto la Sicilia.
   Siamo  di  fronte  al  fallimento etico della missione  di  questo
  Parlamento  e  di questo Governo, del Parlamento no, ma  di  questo
  Governo che galleggia, di un Governo che antepone l'occupazione del
  potere all'attenzione ai problemi di questa Sicilia.
   Ci  troviamo  di  fronte  a  due cinismi:  quello  del  presidente
  Lombardo  che  occupa tutto il potere possibile, e di alcune  forze
  che  dall'opposizione,  ribaltando il risultato,  sono  passate  in
  maggioranza  e  hanno  a  cuore una sola cosa:  disgregare  l'altro
  campo, disgregare la politica del centro-destra.
   E  questo cinismo è cosa grave perché non è sicuramente funzionale
  alla crescita della Sicilia.
   Questi  atteggiamenti che si riscontrano nel Documento finanziario
  ci impongono di non votarlo e per questo dichiaro che il Gruppo del
  PID non parteciperà alla votazione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Buzzanca.  Ne  ha
  facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi,
  io  certamente non ripeterò ciò che è stato detto qui stasera e non
  ripercorrerò il quadro a tinte fosche che, purtroppo,  questa  sera
  noi  abbiamo  visto  delineare in quest'Aula. Mi  limiterò  a  fare
  alcune  osservazioni  politiche partendo dal fatto  che,  ormai  da
  troppo tempo, da settembre, vediamo molto spesso vuoti i banchi del
  Governo  vuoti. Notiamo spesso la presenza dell'assessore  Armao  e
  questo gli fa onore. Ma, per esempio, ancora non conosciamo, signor
  Presidente  e mi affido a questa Presidenza perché, al più  presto,
  l'Aula  possa  conoscere  il volto dei nuovi  assessori  cosiddetti
  tecnici.  Noi  non conosciamo gli assessori Tranchida,  D'Antrassi,
  Marino, Missineo, Piraino; solo l'assessore Sparma, tra i nuovi, ha
  sentito  il bisogno di venire qui in Aula a presentarsi, a fare  in
  modo  che  ci  fosse  con  l'Aula quel  contatto  che  deve  essere
  importante, forte, in democrazia.
   Certo,  mi rendo conto del disagio che vivono gli assessori perché
  questo  Governo tecnico é così lontano dalla Sicilia, così  lontano
  dai  siciliani,  evidentemente da questi  assessori  è  sentito  in
  maniera molto forte, molto determinata.
   Tuttavia, io ritengo necessario che, in qualche modo - atteso  che
  noi  dobbiamo fare un percorso con questo Governo in Sicilia,  sarà
  lungo,  sarà breve -, comunque si riesca, quanto meno, a  contenere
  il danno che questo Governo sta producendo ai siciliani.
   Scorrendo   superficialmente   il  Documento   di   programmazione
  economico-finanziaria,  ci  rendiamo  conto  che  esistono   grandi
  assenti  in  questo  documento. Non vi  è  nessuna  pianificazione,
  nessuna programmazione economica, non si accende per i siciliani la
  speranza della ripartenza.
   Siamo  bloccati, siamo al palo e questo Governo manca di fantasia,
  manca di determinazione, manca di legame con il mondo economico che
  deve  essere  faro  e  punto  di riferimento,  con  le  realtà  che
  producono, ecco, manca la parola  innovazione .
   Quali  investimenti,  Assessore, a favore dell'innovazione?  Quali
  investimenti,  signor  Assessore,  a favore  della  ricerca?  Quali
  investimenti a favore della infrastrutturazione?
   Piuttosto, si assiste ad una regressione, ad un blocco e,  secondo
  me,  si  favorisce  sempre di più la fuga dei cervelli  perché  non
  investire  e non fare in modo che si possa spendere in  ricerche  e
  innovazioni significa spingere i nostri ragazzi - che poi saranno i
  migliori, i più audaci - a lasciarci per cercare e trovare  fortuna
  altrove.
   Quindi, questo è un documento che tarpa le ali ai siciliani, tarpa
  le ali ai giovani.
   E' un documento che non consente di continuare a sperare; qualcuno
  lo  ha  già detto ma voglio ripeterlo. Manca una parola importante,
  perché tante volte in quest'Aula, abbiamo visto versare lacrime  di
  coccodrillo.   Lei,  assessore  Armao,  è  stato  apprezzato   come
  assessore  alla  protezione  civile,  ma  qui  mancano  le   parole
   dissesto  idrogeologico   E sappiamo che la Sicilia tutta,  e  non
  solo  Messina,  non solo Agrigento - dalla quale  città  è  partito
  l'urlo anche del prelato, dell'arcivescovo - sta soffrendo. E  oggi
  quali somme stiamo impegnando, quali somme stiamo destinando? Quale
  programmazione,  quale  pianificazione  pensiamo  di  rendere  alla
  Sicilia per metterla in sicurezza?
   Si  tratta  di  un  documento che, oltre ad  essere  profondamente
  illegittimo,  rappresenta certo un libro che non è  dei  sogni,  ma
  degli incubi. Un libro degli incubi, onorevole Cracolici.
   Cercherò di essere breve, onorevole Cracolici. Lei tante volte  ha
  fatto ascoltare a quest'Aula interventi politici importanti.
   In  questo  Governo,  che è il governo degli  assenti,  che  è  il
  governo  della  mancanza di programmazione, che è  il  governo  dei
  tecnici o pseudo tecnici, che è il governo che non sa farsi  carico
  delle  esigenze  dei destinatari di un percorso finanziario  che  è
  anello  terminale  e punto di partenza per i servizi  essenziali  -
  sanità,  igiene,  vivibilità, servizi sociali -  si  contraggono  i
  trasferimenti  ai  comuni in misura troppo rilevante,  quattrocento
  milioni in meno
   E'  una  decurtazione che non trova ragione neanche  nella  stessa
  finanziaria nazionale che sì contrae i trasferimenti alle  regioni,
  ma  qui la contrazione è tre volte tanto. Se è cento la contrazione
  che determina lo Stato, la Regione moltiplica per tre. I comuni non
  potranno  più garantire i servizi essenziali e, quindi, è in  gioco
  la  stessa  vivibilità,  é  in gioco la  stessa  sopravvivenza  dei
  comuni.
   E'  questo il percorso, signor assessore, che il governo  Lombardo
  vuole portare avanti?
   E'  questo il modo con il quale si vogliono affrontare i  problemi
  che affliggono la nostra regione?
   E'  questo  il  modo  per  far sentire  i  siciliani  vicini  alle
  istituzioni in un momento difficile, particolare?
   Laddove manca il lavoro e la disoccupazione aumenta, laddove manca
  la  possibilità di inserimento nel mondo del lavoro,  certamente  è
  più  facile assistere, Assessore, a fenomeni che sono quelli  della
  devianza,  che  sono  quelli della mafia,  che  sono  quelli  della
  criminalità organizzata e non, della microcriminalità. E anche  qui
  nessun  investimento, nessuna pianificazione,  nessuna  volontà  di
  invertire questa tendenza
   E  quindi un Governo che sta dimostrando, a distanza di due anni e
  mezzo  dalla sua nascita, non solo incongruenze, non solo  mancanza
  di  rispetto  nei  confronti dei siciliani,  non  solo  assenza  di
  qualunque sensibilità democratica, ma anche grande incapacità.
   Il  Governatore  si  faccia un esame di  coscienza,  giri  per  la
  Sicilia,  non faccia soltanto proclami, non si affidi  ai  messaggi
  televisivi o ai comunicati stampa, finalmente entri nel  mondo  dei
  siciliani, in questo mondo che lui sta devastando.
   Andando in giro per la nostra Sicilia, avendo contatto col  nostro
  territorio, ascoltando i nostri concittadini, ci rendiamo conto che
  non  solo  essi  non  si  sentono sicuri, ma  avvertono  anche  una
  distanza  importante per quel che riguarda i diritti  fondamentali,
  come   la  salute.  Ogni  giorno  ci  rendiamo  conto  che   questa
  sbandierata  riforma  sanitaria  altro  non  è  che  un  cartellone
  pubblicitario. Anzi, un cartellone pubblicitario che  si  muove  in
  dispregio della stessa legge 5 del 2009, che quest'Aula ha  votato.
  E   in   quella   legge  si  prevedeva,  e  dico   giustamente   ed
  opportunamente,  che le risorse venissero divise fra  territorio  e
  ospedalità. Ebbene  vi erano delle proporzioni ben precise:  il  53
  per  cento di quelle risorse andava destinato al territorio, e  per
  fare   che?   Per   fare   prevenzione,  per  razionalizzare,   per
  risparmiare, per contenere la spesa.
   Un decreto assessoriale capovolge quella stessa legge in dispregio
  della volontà di questa Aula.
   E  i rifiuti, assessore Russo. I rifiuti  Noi siamo davanti ad una
  situazione  che  certamente,  da qui a  qualche  giorno,  vedrà  la
  Sicilia in ginocchio, così come l'Italia sta assistendo al disastro
  ambientale in Campania. Eppure noi le abbiamo dato fiducia.  Eppure
  noi  qualche mese addietro abbiamo approvato una legge, quella  sui
  rifiuti, sul riordino del sistema dei rifiuti.
   Oggi  siamo al palo, siamo fermi, ci rendiamo conto che non  vi  è
  nessuna  volontà  di arginare un fenomeno che ci  costa  circa  500
  milioni  l'anno.  Di queste cifre parliamo  Dice  bene,  Assessore,
  anche  di più  E allora la vogliamo finire con il libro dei  brutti
  sogni?  La  vogliamo  finire con il libro  degli  incubi?  Vogliamo
  finalmente  rimboccarci le maniche, vogliamo  finalmente  dare  una
  dritta a questo Governo?
   Noi  non  voteremo  questo documento, signor  Presidente,  signori
  Assessori, l'hanno già annunciato l'onorevole Mancuso e anche altri
  colleghi  che  mi  hanno  preceduto,  e  non  perché  siamo  votati
  all'opposizione  ma perché pensiamo che in questo  momento  chi  ha
  grandi  responsabilità debba farsene carico e debba risponderne  ai
  siciliani   che   altro  non  chiedono  che  di  essere   governati
  giustamente.  Se non vi è la capacità di farlo, il Governatore,  al
  di  là  delle  sue  vicende giudiziarie, ne tragga le  conseguenze,
  rimetta  il mandato e faccia in modo che la Sicilia possa avere  un
  Governo degno dei siciliani

                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Caputo ha chiesto congedo per
  i giorni 17 e 18 novembre 2010.
   L'Assemblea ne prende atto.

        Riprende la discussione del Documento di programmazione
             economico-finanziaria per gli anni 2011/2013

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  si  svolgerà  a
  giorni  a  Roma  un  convegno  al  quale  parteciperà  un  eminente
  relatore,  il  professore  De Ioanna, che  svolgerà  un  tema  così
  formulato     L'insostenibile   leggerezza   del    documento    di
  programmazione economica-finanziaria .

   CRACOLICI. Lei è il Milan Kundera del DPEF

   LEONTINI.  No, lo è lui, De Ioanna. Evidentemente l'ispirazione  è
  tutta  derivante  dalla Regione siciliana, dal  Governo  siciliano,
  sostenuto così brillantemente dal collega Cracolici.
   L'insostenibile leggerezza del DPEF siciliano
   Io  dirò  poche cose rispetto a quello che è stato già  detto  dai
  colleghi  e  pertanto  il  mio  intervento  sarà  breve,  ma   sarà
  finalizzato a cogliere alcune scandalose lacune che proprio  questa
  Aula non si potrebbe permettere di non biasimare e stigmatizzare.
   Questo  è il DPEF di una regione che ritiene di essere la Sicilian
  Valley,  altro  che  Etna Valley. Noi abbiamo  esteso  a  tutto  il
  territorio siciliano questo mito, questa fantasia, perché Catania è
  una  porzione  del  territorio ma questo DPEF ha esteso  all'intera
  Sicilia la chimera della Sicilian Valley senza alcuna prerogativa e
  senza  alcun  contenuto, come se non fosse la Sicilia che,  fino  a
  cinque anni fa, per quanto riguarda il prodotto interno lordo,  non
  lo  derivasse  nella  misura del 47 per cento  dalle  attività  del
  settore primario, chiamasi  agricoltura
   Questo  vergognoso  documento, e mi fa specie che  non  sia  stato
  adeguatamente  segnalato, nella parte in  cui  copia  un  capoverso
  della relazione economico-finanziaria sulla Sicilia, dice che:   il
  settore  primario,  nel  2009,  ha  subìto  una  pesantissima  fase
  flessiva  -  cito  letteralmente -. La  riduzione  pluriennale  del
  valore aggiunto dell'agricoltura siciliana deriva dal peggioramento
  delle  ragioni di scambio per cui sono sempre più in difficoltà  le
  unità  produttive.  Le  imprese subiscono  le  conseguenze  di  una
  crescita   dei  prezzi  dei  consumi  intermedi  dovuta  sia   alle
  quotazioni  energetiche  che alle vicende  economiche  globali;  la
  dinamica dei prezzi alla produzione non è in grado di bilanciare la
  dinamica  dei  costi.  E'  ridotta la capacità  contrattuale  degli
  agricoltori   di   fronte   alla  grande  avanzata   della   grande
  distribuzione .
   Cosa  c'è per ovviare a questa premessa così disastrosa? Leggetevi
  i  trentanove foglietti di questo vergognoso documento, non c'è una
  sola  parte che riguardi l'agricoltura. A pagina 39 ci sono  cinque
  righe  in  trentanove pagine, come se noi fossimo la regione  della
  NASA   Come se questa Regione non campasse di agricoltura  Come  se
  non  fosse  compito  di  questo Governo di  tecnici,   cosiddetti
   Affrontare le questioni con un piglio analitico e con una capacità
  aggressiva  delle  soluzioni concrete più forte.   Nulla  di  tutto
  questo
   Io  continuo a leggere:   L'agricoltura costituisce un altro  tema
  centrale   nello  sviluppo  dell'Isola,  saranno  promosse   perciò
  adeguate  azioni  politiche per il rilancio  generale  del  settore
  nell'ottica di un sistema finalizzato alla tutela delle  eccellenze
  ambientali e paesaggistiche . Sono tre righe. Poi altre due  righe:
   E'  inoltre  intendimento  del Governo definire  un  percorso  per
  assicurare  il risanamento economico e finanziario dei consorzi  di
  bonifica sostenendone una maggiore autonomia di gestione .
   Questo   è  tutto  ciò  che  contiene  il  DPEF  sull'agricoltura
  Vergognatevi  Vergognatevi  Ma come è possibile che in una  Regione
  come  la Sicilia nel DPEF si parli dell'agricoltura in cinque righe
  su trentanove pagine? La verità è che

   CRACOLICI. Parli come Bondi. Continui a dire  vergognatevi .

   LEONTINI.     considerato  che  gli onorevoli  Oddo,  Panarello  e
  Cracolici da questo pulpito, sull'argomento, senza mai vergognarsi,
  hanno  affrontato tali questioni strappandosi i capelli,  io  avrei
  dovuto  perdere  il tempo a citare  letteralmente  il  fuoco  delle
  parole  di  Oddo. Il quale, otto mesi fa, a proposito del dibattito
  sulla  finanziaria ha parlato dell'agricoltura per tre quarti d'ora
  lamentando  il  fatto  che tale settore non fosse  coperto  da  una
  adeguata  attenzione,  da  un  Governo  che  non  conteneva  e  non
  comprendeva la sua presenza  Ora comprende la sua presenza e lo 0,5
  si  è  ridotto a zero totale. E l'onorevole Oddo è contento  perché
  noi  attendiamo  assieme a Oddo la stagione delle  grandi  riforme,
  ovviamente programmando lo zero a sostegno delle grandi riforme.
   E'  veramente  una  situazione  catastrofica  e  un  comportamento
  ridicolo
   Il  piano  sanitario, ve lo ricordate? Non se lo possono ricordare
  gli  attuali alleati di Lombardo perché allora votarono  contro  la
  riforma  sanitaria  Presidente Formica, noi ci  battemmo  per  quel
  testo.  Adesso  noi  siano all'opposizione  e  loro,  che  votarono
  contro,  sono alleati
   Quel  piano  di riforma prevedeva che entro 240 giorni l'onorevole
  Cracolici,  assieme all'assessore Russo dovessero mettere  mano  al
  piano  sanitario.  Sono  passati 570  giorni,  presidente  Laccoto
  Cinquecentosettanta   giorni   e  nemmeno   il   presidente   della
  Commissione  si  preoccupa  di questo  immane  ritardo.  Del  piano
  sanitario non ne parla più nessuno. E la cosa più grave è  che  nel
  DPEF  ci  sono  due  argomenti che sono da piano sanitario,  quindi
  addirittura  lo  si  scavalca perché si inseriscono  interventi  da
  piano sanitario, non ovviamente facendoli passare dalla Commissione
  e   dall'Aula,   come   sarebbe  nel  caso   dello   strumento   di
  pianificazione,  ma  decretandoli con strumenti amministrativi.  Mi
  riferisco  al programma operativo. Signor Presidente,  lo  chiamano
  programma operativo 2010-2012 in sanità. Programma operativo  E  il
  piano sanitario regionale, dov'è? Cos'è questo programma operativo?
  E che cos'è l'innovazione digitale se non una fonte immane di spesa
  non  controllata,  di cui noi abbiamo più volte sottolineato  nelle
  nostre  mozioni il pericolo incombente e ingombrante e comunque  un
  argomento  da piano sanitario regionale da sottoporre al  controllo
  ed   alla   programmazione   e  pianificazione   della   competente
  Commissione presieduta dal collega Laccoto e composta da tutti noi.
   Nessuno  si lamenta, siete tutti proni a questa dimensione.  Siete
  tutti  succubi di una sorta di comportamento liquidatorio che ormai
  tende  a  commissariare  qualsiasi  settore,  a  coprire  qualsiasi
  esigenza di confronto democratico e a procedere con le decretazioni
  o  con i provvedimenti amministrativi o con le ordinanze, o con  le
  decisioni presidenziali.
   Non  c'è  nulla  che  possa consentire a  questa  Aula,  a  questo
  Parlamento  di vedersi rispecchiare in attività che incidano  sulla
  Sicilia e sul suo futuro.
   Poc'anzi,  il  collega, onorevole Beninati,  parlava  di  dissesto
  idrogeologico.
   Onorevoli  colleghi, voi sapete che in Sicilia,  su  incarico  del
  Governo,  le  Soprintendenze hanno già cominciato ad elaborare,  in
  modo  parziale e non contestuale e complessivo, i piani  paesistici
  perché   i   piani  paesistici  dovrebbero  tutti  insieme   essere
  coordinati in un unico piano paesistico regionale.
   E'  veramente un fattore di squilibrio nel territorio il fatto che
  in  alcune province il piano paesistico è già adottato e già incide
  sulle  decisioni delle IPA, delle Soprintendenze e dei Geni civili.
  E quindi ci sono aziende agricole, per esempio, che non possono più
  partecipare ai bandi comunitari perché sottoposte a nuove  clausole
  inserite  nei  piani paesistici che da questo  punto  di  vista  le
  escludono. Le aziende inserite in porzioni di territorio sottoposte
  a  livelli di tutela 2 e 3 perdono la possibilità, per esempio,  di
  partecipare alla 311 B che è una delle misure del PSR, oppure  alla
  121,  altra misura del PSR, finalizzata al miglioramento fondiario.
  Siccome in queste porzioni del territorio con un livello di  tutela
  2   e  3  non  è consentito nessun movimento di terra,  le  aziende
  agricole  che operano in queste porzioni di territorio non  possono
  procedere  ad  un miglioramento fondiario oppure alla realizzazione
  del   fotovoltaico   e,  quindi,  non  possono   partecipare   alla
  graduatoria e vengono escluse.
   Questo è il Governo Lombardo
   Accade  in  alcune province e non accade in altre. Non si  capisce
  perché  a  Ragusa,  a Trapani, a Messina e a Caltanissetta  già  si
  procede speditamente in questa direzione, mentre nelle altre cinque
  province  non se ne parla nemmeno, si parla addirittura della  fine
  del  2011.  Quindi,  c'è un regime a molteplici  velocità  che  sta
  determinando sconquassi nel territorio.
     E  sul  dissesto  idrogeologico,  collega  Beninati,  in  queste
  province  in  cui si sono già ottenuti finanziamenti per  procedere
  agli   interventi  contro  il  dissesto  idrogeologico,   i   piani
  paesistici  prevedono, nei livelli di tutela 2 e 3, il  divieto  di
  procedere  a  qualsiasi  movimento  di  terra,  ivi  compresi   gli
  interventi sui dissesti idrogeologici.
   Vada  a consultare il piano paesistico della mia provincia o della
  provincia di Caltanissetta.
    E' un governo di scoordinati, è un governo che non sa come andare
  avanti,  è un governo dove la mano destra non sa quello che  fa  la
  mano sinistra, dove non si riesce a coordinare un bel niente.
   E' un governo che è stato contrabbandato come governo di tecnici.
   Quando  io  ero  assessore, per poter nominare un  tecnico  dovevo
  rispettare la legge, dovevo farmi dare un curriculum per verificare
  se  i  tecnici avevano esercitato nella loro vita professionale  la
  competenza per cui li chiamavo a collaborare con me.
   Perché  non  prendiamo  i  curricula degli  eminenti  tecnici  che
  compongono questo Governo? Tutti bravi nel loro settore, ma ce  n'è
  uno  solo  a  cui sia stato affidato il compito che  nella  propria
  attività  professionale ha svolto brillantemente? C'è uno  solo  di
  questi   esterni   che  si occupi di ciò  per  cui  nella  vita  ha
  studiato e ha lavorato? C'è un solo componente del Governo che  sia
  veramente tecnico perché utilizzato come tale?
   C'è  un  governo  di   esterni . E, allora, se  è  un  governo  di
  esterni,   come   mai   in  finanziaria  stiamo   procedendo   alla
  stabilizzazione   dei   tecnici?   I   tecnici   vengono   chiamati
  dall'assessore  a  collaborare per progetti e, ovviamente,  vengono
  compensati per quei progetti.
   Qui  stiamo  cambiando  regime. Stiamo passando  dalla  consulenza
  tecnica,  che non è tecnica, alla stabilizzazione di una competenza
  per  legge. E noi parliamo di riduzione della spesa? E noi parliamo
  di  indicazioni  virtuose? Questo è un governo che  vergognosamente
  sta  procedendo in una direzione opposta a quella che blatera  e  a
  quella  che proferisce, a quella che indica. E' un governo che  sin
  dal  DPEF conferma e indica questi momenti di vergognosa debolezza,
  inadempienza e inadeguatezza.
   Immaginate  voi  se  la  Corte dei conti  quest'anno  fosse  stata
  chiamata  a  scrivere  una  relazione analoga  a  quella  dell'anno
  scorso,  se  già  l'anno  scorso,  a  pagina  38,  disse  che  era,
  presidente  Savona, cito letteralmente:  documento  che  non  aveva
  contatti con la realtà , cioè un documento di imbrogli perché nella
  formazione, nell'agricoltura, nei fondi comunitari, nelle società e
  nell'immondizia  - cinque settori - non affrontava  minimamente  le
  necessità dell'Isola.
   E  i  magistrati  contabili,  di  solito  diplomatici  e  prudenti
  nell'esposizione, scrissero che era un documento privo di  contatto
  con la realtà.
   Questo  ha  un  contatto  con  la  realtà  ed  è  un  contatto  di
  peggioramento, un contatto di perverso accanimento nei confronti di
  una  realtà che non riesce ad aggredire, rispetto alla quale  passa
  assolutamente indifferente, anzi con delle scelte di aggravamento e
  di  peggioramento  e,  se  sin dal DPEF  si  è  nel  peggioramento,
  figuriamoci con la finanziaria e con il bilancio
   Signor  Presidente, noi siamo contrari, ostili a questo vergognoso
  documento  e, quindi, non parteciperemo alla votazione  perché  non
  vogliamo    alcun    minimo   coinvolgimento   di    responsabilità
  nell'adozione di un documento pernicioso per la Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la  parola
  giusto  dopo  l'intervento del mio capogruppo, di  cui  sicuramente
  condivido  i  contenuti, l'impostazione, lo spirito,  ma  anche  la
  denuncia  politica di quella che è stata un'azione, a  mio  avviso,
  che deve fare riflettere questa Aula.
   Un  documento programmatico che voleva essere un'occasione e  che,
  di  fatto,  invece, è un'occasione mancata, perduta. Non ha  senso,
  infatti,  relegare  questo  documento  ad  un   momento   di   mera
  burocrazia o ad un momento di mero confronto che non c'è  stato  e,
  quindi,  di mera posizione, tra virgolette, di forza. Fra  l'altro,
  ritengo  che anche dal punto di vista procedurale è carente  di  un
  contributo  importante, che anche l'anno scorso  comunque  è  stato
  richiesto alla Corte dei conti e, in una seduta congiunta, è  stata
  evidenziata  -  come  ha detto il mio capogruppo  -  un'azione  non
  rispondente  alle  aspettative di un  documento  che  deve  segnare
  sicuramente  una  linea  di  indirizzo, sicuramente  una  linea  di
  intervento su macroaree.
   Questo  oggi  non possiamo riscontrarlo perché non  c'è  stato  il
  tempo  né  la  volontà  né  la possibilità  di  determinare  questo
  confronto.  E,  allora, se un documento che per  essere  tale,  per
  essere  documento  di  programmazione  ritengo  debba  avere  degli
  spunti, delle importanti indicazioni, se queste prerogative vengono
  meno qual è il senso di questo DPEF? Attenzione, il senso lo dà  la
  politica. Su questo documento, che non è solo tecnico ma è  più  di
  raccordo, più di programmazione, deve esserci la politica a coprire
  quello spazio che le è proprio.
   Diversamente,  diventa un momento di delegittimazione  e  noi  non
  possiamo permetterci questo.
   Attenzione,  colleghi,  ogni azione viene  vista  per  quella  che
  realmente è. La politica deve essere un momento di esempio e se con
  l'esempio  vogliamo rappresentare il momento concreto,  sicuramente
  non è stato dato un buon esempio.
   Su questo Documento di programmazione economico-finanziaria non ci
  sono  stati gli apporti concreti degli organi istituzionali,  primo
  fra  tutti  la  Corte  dei conti che - ricordiamoci  -  oltre  alla
  genericità, l'anno scorso ha evidenziato delle criticità  circa  il
  mancato   raccordo  fra  la  vecchia  e  la  nuova  programmazione,
  l'incidenza  concreta  su  alcuni  comparti  specifici   quali   la
  formazione,  la sanità, i rifiuti, le infrastrutture,  dove  ancora
  oggi esistono quelle criticità evidenziate dalla Corte dei conti  e
  dove,  fra  l'altro, c'è stato un confronto che ha portato  ad  una
  posizione differente che, nella sostanza, ha vanificato quello  che
  era  l'indirizzo  e  il senso di quel documento  di  programmazione
  economico-finanziaria.
   Quindi,   il   principio   della  legittimazione,   il   principio
  dell'impegno, la capacità di dimostrare quello che noi siamo  passa
  attraverso  gli  atti  che  noi  compiamo.  E,  quindi,  su  questo
  documento è mancato il confronto con il livello istituzionale,  che
  ha  dato  tanto  contributo, e che era la Corte  dei  conti.  Ma  è
  mancato  anche  il  confronto  con  le  parti  politiche,  con   le
  articolazioni che esistono in seno alla Commissione Bilancio  dove,
  per  il senso di responsabilità che ha sempre avuto la Commissione,
  per il contributo di autorevolezza che vuole dimostrare anche con i
  fatti,  sostanzialmente tale opportunità non c'è stata. Si è voluto
  approvare   in  maniera  frettolosa,  in  maniera  inadeguata,   un
  documento  che non ha consentito un'occasione di confronto  -  come
  dicevo  - né politico-istituzionale né amministrativo perché  anche
  in quella sede probabilmente andavano ascoltati alcuni dirigenti.
   Oggi,  in  questa  confusione generale che parte dalla  confusione
  politica  per  il  momento  di ribaltonismo  che  viviamo,  per  la
  precarietà che viene dall'indirizzo politico, si registra anche una
  precarietà  amministrativa.  E  sicuramente  questa  girandola   di
  dirigenti  determina un reale vulnus, determina un reale  punto  di
  debolezza della capacità di azione amministrativa.
   Quando andiamo a verificare questi fatti, il contributo che ognuno
  di  noi  ha dato qual è? E quale poteva essere? Quindi, attenzione,
  onorevoli  colleghi,  perché  noi siamo  protagonisti  anche  della
  nostra  azione che con impegno dobbiamo portare avanti  e  dobbiamo
  dimostrare di svolgere un ruolo che deve essere consentito a  tutti
  di poter dare.
   Allora,  se  questo  è  il  senso del mio ragionamento,  il  primo
  problema  reale  che  ha  determinato questa  inadempienza,  questo
  momento  di  forte  omissione che deve essere  attribuito  tutto  a
  questa  parte  di novella esperienza governativa, se  questa  è  la
  linea,  se  questo  è  l'indirizzo che il Governo  intende  portare
  avanti,   sicuramente,  oltre  alla  crisi  che  abbiamo,  dobbiamo
  preoccuparci  anche di questo momento di difficoltà.  E  chiedo  al
  Partito  Democratico, che in tante occasioni ha voluto  determinare
  sollecitazioni e critiche alle situazioni asfittiche che venivano a
  determinarsi,  come  può oggi invece diventare protagonista  di  un
  momento asfittico?
   In  un  confronto  politico  leale e  di  responsabilità  dovrebbe
  esserci un momento di forte interrogazione che deve porsi anche  lo
  stesso PD.
   Per  passare  ai  fatti concreti, questa occasione perduta  poteva
  essere  invece  l'occasione in cui parlare  di  programmazione,  di
  linee  guida,  di  infrastrutture, di servizi, di  innovazione,  di
  ricerca,  di  prospettive,  in  un momento  di  difficoltà  in  cui
  dobbiamo  chiederci  dove siamo, in un momento di  crisi  generale,
  internazionale  e locale, aggravata dalla crisi politica  e  socio-
  economica  che  la  Sicilia sta attraversando. Mentre  noi  viviamo
  questo  grave  pericolo, stiamo sprofondando, ahimè,  dobbiamo  pur
  sempre riconoscere e ricordare che abbiamo nei cassetti risorse che
  non utilizziamo.
   Questo  momento di ribaltone politico che ha portato ad  una  fase
  innaturale,  sicuramente  pone  in  luce  la  necessità  di  alcuni
  interventi  strategici, e dico all'assessore all'economia  che  noi
  abbiamo  gli  strumenti per agire anche sul piano del credito.  Per
  esempio,  dov'è  finita l'opportunità che l'IRFIS  potrebbe  ancora
  offrire,  essendo una struttura che ha prerogativa di banca?  Dov'è
  l'intervento  degli  altri  fondi  speciali,  IRCAC  e  CRIAS,  che
  potrebbero, al di là di momenti di rimescolamento di carte,  essere
  ricondotti al ruolo istituzionale per cui dovrebbero operare?
   Dov'è  andata  a  finire l'analisi sulla qualità della  spesa,  in
  questo momento di blocco?
   Questa  poteva essere un'occasione di verifica perché,  al  di  là
  delle  considerazioni  sui FAS e sui POR, sull'utilizzo  dei  fondi
  comunitari,  dove è stato detto più volte che tali  risorse  devono
  essere  utilizzate prima dei fondi nazionali perché,  diversamente,
  dovremo  restituirle  all'Europa,  c'è  da  approfondire  un  altro
  aspetto.
   Noi  abbiamo  su  questo argomento, come lo ha definito  anche  il
  ministro  Fitto, un percorso politico stravagante.  Al  di  là  del
  periodo  2007-2013  c'è  da  definire  e  da  chiudere  il  periodo
  2000/2006  che va negoziato per capire come utilizzare risorse  non
  impegnate.
   Dovete  sapere che solo il 24 per cento del FAS 2000/2006 è  stato
  utilizzato,  e  ci  sono risorse ancora oggi  disponibili  per  463
  milioni  di  euro. Vi é anche una quantità di progetti che  non  ha
  realizzato  il  dieci  per cento del totale  dell'importo  per  cui
  l'investimento è stato richiesto, per 2 miliardi di euro.  Sul  POR
  2000/2006  abbiamo 711 milioni di euro disponibili e 1 milione  200
  mila euro impegnati. Quindi, fra una parte dei FAS non impegnati  e
  una parte dei POR non impegnati per il 2000/2006 ci potrebbe essere
  una disponibilità anche di qualche miliardo di euro.
   Sicuramente  questi aspetti vanno affrontati con una  capacità  di
  intervento  diversa, con una capacità di confronto con  il  Governo
  nazionale  e  con la Comunità europea, con una necessità  di  poter
  anche proporre rimodulazione e riprogrammazione con un Comitato  di
  sorveglianza  che,  ad  esempio, vada a  tenersi  il  25  e  il  26
  novembre.
   Per  concludere, colleghi, mentre viviamo una situazione di grande
  difficoltà,  dobbiamo  denunziare in  maniera  forte  e  chiara  un
  ulteriore momento di scollamento dell'Amministrazione.
   Mi  rallegro  della  coincidenza, durante il mio  intervento,  del
  primo  ingresso  in  Aula dell'assessore Tranchida.  Ci  saluteremo
  dopo
   Concludo  dicendo  che,  mentre  siamo  ancora  in  questa   reale
  confusione,  il  dramma è preoccupante. Se è  vero  che  la  Misura
  3.3.14  del  turismo viene revocata anziché accelerare i meccanismi
  di  spesa,  mentre  la Misura 3.3.25  portualità turistica   rimane
  inutilizzata,  mentre ci sono i bandi annullati  su  Cine  Sicilia,
  dove  fra l'altro c'è da non trascurare un'importante dichiarazione
  dell'allora presidente, Sergio Girardi, che dice:  Attenzione   Non
  mi  si  può  imputare quello che non è. Accuse non se ne accettano,
  non ci sono bandi sbagliati . Quindi, perché vengono revocati?
   Se  a  questo  aggiungiamo la Misura 121 per  l'agricoltura  e  la
  Misura  112  che,  nonostante  le  sollecitazioni  delle  categorie
  professionali  perché  si correggano alcuni aspetti  negativi,  non
  trovano applicazione, questi sono i veri argomenti che devono farci
  preoccupare, perché abbiamo tanti problemi, ma ci sono anche  tante
  opportunità e la volontà di tutti deve essere indirizzata perché si
  intraprenda una strada diversa.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori  della
  Giunta   di  Governo,  più  che  tecnica,  assente  perché   tranne
  l'assessore  Armao  e l'assessore Russo, per la  prima  volta  vedo
  l'assessore   Tranchida,  personalmente  non  conosco   gli   altri
  assessori.    Avrei   preferito   vedere   in   Aula    l'assessore
  all'agricoltura  e  alla  pesca,  ma  evidentemente  quello  è   un
  assessorato privato, personale.
   Ieri  mi ha chiamato il mio capogruppo per dirmi di venire in Aula
  questa    sera    perché   c'era   da   votare   un   provvedimento
  importantissimo,   il   Documento  di   programmazione   economico-
  finanziaria,  propedeutico  alla votazione  del  bilancio  e  della
  finanziaria 2011.
   Penso  che  potevo  fare a meno di presenziare perché,  dando  una
  lettura  al  documento, riscontro che è privo  di  tutto:  non  c'è
  nessuna   iniziativa  a  favore  delle  imprese,  non  c'è  nessuna
  iniziativa che possa limitare il problema della disoccupazione che,
  in Sicilia, sta diventando una tragedia.
   C'è,  invece,  qualche cosa che può portare  gli  enti  locali  al
  dissesto  finanziario perché se è vero, come è vero,  che  è  stato
  cancellato  il  fondo  per le autonomie locali  ciò  significa,  di
  fatto,  creare condizioni di attacco alla democrazia istituzionale.
  E questo non ce lo possiamo permettere.
   Signor Presidente, noi abbiamo votato tempo fa la finanziaria e il
  bilancio 2010.
   Devo  dire che quella finanziaria, nonostante le tante difficoltà,
  alla  fine  ha  partorito  dei provvedimenti  importantissimi,  per
  esempio per quanto riguarda l'agricoltura. Avevamo votato il  fondo
  regionale   per   le   assicurazioni  agevolate,   ma   di   questo
  provvedimento  non vi è assolutamente traccia, e probabilmente  non
  vedrà mai la luce.
   Nella  finanziaria e negli appositi capitoli di  bilancio  avevamo
  previsto i fondi per dare il contributo per il consumo del gasolio,
  10  milioni di euro, e per la viticoltura il contributo era di  ben
  30 milioni di euro. In bilancio, invece, gli impegni sono 3 milioni
  di  euro  per  la prima misura e per la peronospora mancano  ben  9
  milioni di euro. E' evidente che questo non lo possiamo permettere.
  E'  evidente che questo Parlamento non può essere mortificato da un
  Governo  che  poi  assume atteggiamenti diversi, visto  che  queste
  misure erano state votate andando a vedere esattamente quali  erano
  i capitoli di bilancio e impegnando le somme.
   Non  abbiamo fatto una norma dove dicevamo che  la peronospora  si
  paga  con  30  milioni di euro   Abbiamo detto  da questo  capitolo
  prendiamo questi soldi. Questo capitolo lo impegniamo.
   L'agricoltura aspetta questa misura, che è anche, tra  virgolette,
  ridicola perché si parla, facendo i calcoli, ammesso che troviamo i
  30  milioni, di circa 300 - 400 euro ad ettaro. Quindi non possiamo
  accettare  che quest'Aula voti dei provvedimenti finanziari  e  poi
  non  si  riesce  ad avere la relativa copertura finanziaria  perché
  mentre noi qui scherziamo, le aziende agricole chiudono.
   Nel  2010, signor Presidente, sono ben 50 mila le aziende agricole
  che  hanno  cessato la loro attività e i ritardi che  quest'Aula  e
  questo Governo stanno mettendo in atto hanno fatto perdere un'altra
  grande  opportunità  all'agricoltura  siciliana.  Per  il  2010  la
  Comunità europea aveva previsto, visto il grave stato di crisi,  la
  possibilità  di  aumentare il de minimis da 7.500  a  15.000  euro,
  sempre  nel  triennio.  Dobbiamo finirla con l'ipocrisia,  dobbiamo
  finirla di giocare con la pelle dei siciliani.
   E'  un  documento  programmatico che non può essere  assolutamente
  sostenuto perché, di fatto, non produce nulla.
   Assessore  Armao,  prima  di cominciare a parlare  di  finanziaria
  2011,   dobbiamo  assolutamente  trovare  questi  fondi.  Pertanto,
  domani,  come Gruppo  Forza del Sud  pretendiamo di avere  certezza
  assoluta che vengano trovati e riscritti in bilancio i nove milioni
  di  euro che mancano per pagare la peronospora, perché è un impegno
  che abbiamo preso e che va mantenuto.
   Gli  impegni assunti vanno mantenuti, soprattutto per  un  settore
  importante come l'agricoltura in Sicilia, perché se per la Fiat  di
  Termini  Imerese  si  parla di circa 4 mila, 5  mila  addetti,  per
  l'agricoltura si parla, solo per la provincia di Trapani, di  quasi
  50 mila addetti.
   Allora questi soldi vanno trovati, signor assessore, anche i sette
  milioni di euro che servono per andare a coprire il capitolo per il
  contributo relativo al caro gasolio per il consumo agricolo.
   Per il resto, il nostro capogruppo è stato chiaro:  Forza del Sud
  non   voterà   assolutamente  questo  Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria perché va contro gli interessi dei  siciliani
  e, nello stesso tempo, offende anche il lavoro di questa Assemblea.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Corona.  Ne  ha
  facoltà.

   CORONA. Rinuncio al mio intervento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato
  buona parte degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto  e
  devo dire che, probabilmente, è inevitabile l'intreccio tra DPEF  e
  finanziaria depositata, che ha trasformato questo dibattito  in  un
  grande  contenitore dove si dice un po' tutto  e  il  contrario  di
  tutto.
   Obiettivamente, oggi stiamo parlando del DPEF, che,  è  vero,  non
  avrà  quella natura che aveva nel passato - per la verità non  l'ha
  mai  avuta, onestamente - di essere uno strumento guida che  ispira
  l'azione della costruzione della finanziaria.
   Però, quanto meno, alcune cose vanno dette per amore della verità.
   In  primo  luogo,  noi  facciamo questa  manovra  finanziaria  nel
  contesto di una vicenda istituzionale assai complessa.
   Siamo  alla  vigilia  di  provvedimenti  che  si  annunciano   sul
  federalismo  e  abbiamo già visto quale idea  ispira  l'azione  del
  Governo  nel  produrre  le linee-guida sul  decreto  relativo  alla
  finanza  locale  degli  enti  locali,  dove  ci  troveremo  in  una
  condizione in cui, sostanzialmente, i 2 miliardi di euro  che  sono
  trasferiti  dallo  Stato  alle autonomie locali  siciliane  saranno
  oggetto  di  una  condizione di blocco nelle more che  si  andrà  a
  definire  la  modalità di attuazione del rapporto tra  la  Sicilia,
  regione a Statuto speciale, e lo Stato.
   Questo  è  un primo aspetto su cui noi oggi stiamo sorvolando.  Ma
  dobbiamo sapere che il decreto sulle autonomie locali, così come  è
  scritto,  penalizzerà non poco i nostri enti locali,  che  ricevono
  non  il  taglio di 400 milioni di euro, ma ricevono 2  miliardi  di
  euro dallo Stato e rispetto a ciò non si capiscono le modalità  che
  si  vanno  ad individuare con la finanza locale. Penso, ad esempio,
  alla  cedola  sugli  affitti  o all'ICI  sulla  seconda  casa,  che
  rischiano  di consegnarci una condizione di ulteriore indebolimento
  del nostro sistema finanziario locale.
   Inoltre, siamo al giro di boa sui fondi strutturali.
   Il DPEF poteva essere lo strumento attraverso il quale, in qualche
  modo,  vedevamo e rivedevamo i limiti della programmazione fin  qui
  attuata,  non  solo  gridando  al lupo,  al  lupo   perché  non  si
  spendono  i  soldi o perché si rischia di perdere i soldi,  ma  per
  capire  come spendere meglio, oltre che spendere i soldi dei  fondi
  strutturali.
   Comunque  saremo chiamati ad una rimodulazione, saremo chiamati  a
  fare  delle  operazioni, a partire da un  dato:  come  è  noto,  la
  Sicilia  ha  deciso che il 30 per cento dei fondi  strutturali  non
  veniva  utilizzato  nella  prima  fase  di  attuazione  dei   fondi
  strutturali.  Abbiamo circa 1 miliardo e 800 milioni  di  euro  che
  devono  essere  programmati, forse con il  DPEF  possiamo  guidare,
  orientare la scelta su come programmare queste risorse partendo  da
  un  dato, che è quello che spesso ci si dice, ma spesso è  come  se
  fossero  parole  al vento: tutti dicono che dobbiamo  eliminare  la
  frammentazione nell'utilizzo dei fondi comunitari. Bene, se  questa
  è una verità condivisa, dobbiamo capire che significa il contrario,
  cioè cosa vuol dire evitare la frammentazione?
   Vuol dire concentrare. Ma in quali settori? E per quali politiche?
   Oggi  l'ordine  del  giorno che noi proponiamo  a  conclusione  di
  questa  discussione individua tre, quattro tipologie di  intervento
  che,  sostanzialmente, a partire dalle politiche sulla casa,  dalle
  politiche   di   manutenzione,  dalle   questioni   del   riassetto
  idrogeologico del nostro territorio, individua questi come  settori
  strategici  sui  quali fare una grande opera di manutenzione  della
  Sicilia.
   Anche  sui  fondi FAS è inutile continuare a giocare a ping  pong,
  dobbiamo dirlo con forza e con forza lo deve dire il Parlamento.  I
  fondi FAS sono della Sicilia così come anche i fondi liberati,  che
  non  possono  essere  appannaggio di nessun governo  nazionale  che
  scippa   alla  Sicilia  quello  che  le  appartiene.  Noi   abbiamo
  utilizzato  i  fondi dell'ex Agenda 2000, abbiamo rendicontato  una
  parte  di quella spesa con attività finanziata con fondi regionali.
  Adesso arriviamo al paradosso che lo Stato, una volta che si libera
  una  parte  di quelle risorse, vorrebbe utilizzarle per  il  famoso
  illusorio Piano del Sud. I fondi della Sicilia non si toccano,  sia
  quelli liberati che quelli relativi ai fondi FAS
   Credo   che  queste  debbano  essere  delle  cose  chiare   perché
  altrimenti  discutiamo  del DPEF parlando d'altro.  Parlando  della
  peronospora,  sulla  quale probabilmente ci sarà  la  necessità  di
  tornare  durante  l'esame  della legge di bilancio  e  finanziaria,
  parlando  degli interventi di questa o quella misura da  sostenere.
  Ma oggi stiamo parlando di altro, cioè stiamo parlando di questioni
  che  attengono a scelte che devono essere fatte dal  Governo  e  da
  questo Parlamento.
   Dopo di che, cari colleghi che mi avete preceduto, ascoltandovi ho
  la  sensazione che ci sia un mondo che è nato oggi, un mondo in cui
  tutti siamo per la prima volta attori, tutto quello che c'era prima
  era  una  cosa  bella,  un eden, un paradiso,  crescevano  fiori  e
  frutti.  La  Sicilia era la terra del sole, del mare, della  gioia,
  della  felicità, c'erano soldi che si potevano spendere in un  modo
  piuttosto   che   in  un  altro.  Sostanzialmente  una   condizione
  paradisiaca
   Adesso,  invece,  ci  sono i cosacchi, anzi  gli  unni,  perché  è
  arrivata una giunta di tecnici che sta distruggendo la Sicilia.
   Devo  dire che se sono stati capaci di fare questo dopo appena  45
  giorni,  comunque  gli va riconosciuto un merito,  perché  se  sono
  stati capaci di fare tutti questi danni che ho ascoltato oggi, devo
  dire  che  più che tecnici sono dei marziani. Sono degli  assessori
  che  hanno  avuto  la  capacità  di  interagire,  di  mettersi   in
  connessione  con  la  macchina amministrativa  e  di  orientarla  a
  produrre  danni;  mentre,  se  non ci fossero  stati,  avremmo  una
  Sicilia  in  continuità con la condizione paradisiaca che  fino  ad
  oggi avevamo.
   Purtroppo,  non è così, malgrado gli assessori tecnici   Diciamoci
  la verità, noi viviamo anche in una regione dove abbiamo varato tre
  anni  fa  una norma che riguarda la possibilità di dare un mutuo  a
  tasso  zero per chi risana nei centri storici e nelle aree ad  alta
  densità  edilizia, una norma approvata dal Parlamento due volte,  e
  forse  venerdì prossimo uscirà in Gazzetta Ufficiale il bando.
   Ci sono voluti tre anni per mettere in opera una norma e12 milioni
  di  euro  che consentiranno in questa nostra regione di mettere  in
  moto la macchina edilizia e la macchina del risanamento.
   Va   a  merito  del  Governo,  tramite  l'assessore  Armao,  avere
  sottoscritto  ieri un accordo con l'Agenzia delle Entrate,  che  fa
  partire finalmente il credito d'imposta sugli investimenti e che, a
  partire  da  marzo  2011, sulle disposizioni previste  dalla  legge
  potremo  attivare e potranno le nostre imprese attivare il  credito
  d'imposta sugli investimenti come modalità di aiuto.
   Si,  onorevole D'Asero, sa perché fra sei mesi? Perché viviamo  in
  un mondo in cui tutto quello che si deve fare, quando si deve fare,
  sono  molte le persone che girano la testa dall'altra parte  perché
  il   principio  della  irresponsabilità  pubblica  costituisce   la
  costante dell'azione amministrativa.
   Ad  esempio,  forse noi partiremo - io dico sempre  forse   perché
  non  metto  mai le mani avanti su nulla - con il credito  d'imposta
  sugli  investimenti, ma avremo difficoltà a fare partire il credito
  d'imposta  sull'occupazione, norma varata da  questa  Assemblea,  e
  solo per un gioco degli specchi di una burocrazia, che spesso opera
  soltanto   per  bloccare.  Mi  riferisco,  in  questo  caso,   alla
  burocrazia  ministeriale che ha consentito di  dare  esecuzione  al
  credito d'imposta sugli investimenti, ma ci ha reso difficoltoso  e
  complicato  utilizzare  la stessa modalità  con  cui  pensavamo  di
  utilizzare  quella misura per garantire alle imprese  che  creavano
  nuova occupazione di avere il bonus occupazione.
   Voglio  dire  che  ci  misuriamo anche sulle scelte  che  dobbiamo
  compiere e sulla necessità di dare la scossa alla Sicilia  con  una
  struttura  amministrativa che, molto spesso, è tesa a garantire  il
  mettersi  a posto le carte. Il che significa non fare nulla  perché
  più non si fa nulla più non si rischia, il concetto del rischio  in
  questa Regione è dato dal non fare nulla, e se tu non fai nulla poi
  magari ci sarà un TAR che ci condannerà a pagare una penale per non
  avere dato una autorizzazione.
   Ma  anche  qui  non  si dice la verità. Oggi tutti  parlano  della
  vicenda della  New Energy  per cui la Regione è stata condannata  a
  un risarcimento.
   Al  di  là  del  fatto  che, come per tutti i  dipinti,  prima  di
  esprimere  un  giudizio estetico, occorre guardalo meglio,  vediamo
  che  cosa c'è dentro questa storia che - vorrei ricordare -  risale
  al  2005.  Ci  sono voluti cinque anni per non avere  risposta.  Io
  credo che questa è la condizione in cui rischiamo di operare  e  di
  incartare l'amministrazione pubblica regionale.
   La  situazione finanziaria è disastrosa, la situazione finanziaria
  è dura, la ereditiamo da una condizione nella quale per anni non si
  è  voluto affrontare nessuno dei problemi di questa Regione, tranne
  uno. Pensate per un attimo: se non avessimo fatto e dato attuazione
  al  piano  di  rientro sulla sanità, oggi avremmo  dovuto  fare  il
  bilancio  2011  andando a cercare un altro  miliardo  di  euro  per
  coprire il disavanzo che ogni anno producevamo nella sanità
   Ma  dite  la  verità   Il primo atto che  si  è  fatto  in  questa
  legislatura, cari colleghi, è stato quello di chiedere  al  Governo
  regionale  una proroga al Governo nazionale per non dare esecuzione
  al  piano  di  rientro. Abbiate l'onestà di ammettere che  volevate
  giocare sul piano di rientro.
   Allora  la questione è una: questa Regione ha bisogno di  riforme,
  ha  bisogno  di  prendere  il toro per  le  corna,  ha  bisogno  di
  affrontare  i  nodi strutturali che non si sono  affrontati  e  che
  avete lasciato marcire. Questa è la sfida che abbiamo dinanzi.
   Io  approvo il DPEF con una parola, perchè le conseguenze di  quel
  DPEF  hanno  bisogno  di  una sola parola:  riforma ,  cambiare  la
  Sicilia, affrontare i problemi, non girare la testa.
   Se   affrontiamo  i  problemi,  litigheremo  sulle  soluzioni   da
  adottare,  ma  forse  renderemo  migliore  questa  Terra.  Dobbiamo
  affrontare   i   problemi,  non  lasciarli  incancrenire   se   non
  affrontiamo la questione dei tempi, se non affrontiamo la questione
  di  come utilizzare i fondi della formazione professionale, di come
  utilizzare le questioni connesse al sistema pubblico generale.
   Su  una cosa ha ragione l'onorevole Cateno De Luca, lui sa che  io
  ho un'altra opinione sull'idea del debito regionale allargato, però
  non c'è dubbio che se una cosa é vera bisogna dirla: questa Regione
  è   un  pozzo  di  San Patrizio  dove molto di quello  che  succede
  nessuno lo conosce.
   Abbiamo  questo  problema, però non possiamo usarlo  di  volta  in
  volta  evocandolo per dire che c'è il problema. Abbiamo bisogno  di
  affrontare  il problema, abbiamo bisogno di affrontarlo sciogliendo
  gli    enti   inutili,   mettendo   mano   alla   questione   della
  ristrutturazione  dei finanziamenti alle società partecipate,  agli
  enti pubblici economici e non economici.
   Insomma, in una parola, il DPEF è uno strumento, non è il Vangelo;
  é il mezzo e la strada che ci dice che questa Regione ha bisogno di
  essere governata affrontando i problemi, non girando la testa.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si è concluso il dibattito  e  non
  ci sono più iscritti a parlare.

   ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARMAO,  assessore per l'economia. Signor Presidente, ringrazio  il
  Parlamento  per l'ampio dibattito colmo di stimoli ad approfondire,
  ad  analizzare  quella  galassia impenetrabile  che  è  il  sistema
  regionale  allargato. Oggi abbiamo fornito dei dati e  comprendiamo
  che il percorso di analisi e di approfondimento che è iniziato è un
  percorso  virtuoso,  che  faremo insieme,  perché  i  dati  saranno
  offerti  all'Assemblea affinché possa ponderare tutte le iniziative
  opportune  per  avviare un risanamento vero della Regione,  non  un
  risanamento  che si incentri esclusivamente sull'impianto  centrale
  degli  apparati amministrativi ma che riguardi il settore allargato
  regionale nella sua complessità.
   E'  un  sistema,  come  dicevo,  molto  variegato,  che  ha  delle
  contabilità diverse, che ha dei tempi di risposta diversi.  Abbiamo
  intrapreso  comunque  un percorso virtuoso  con  la  consapevolezza
  della  responsabilità  di  tutti perché  tutti  dovremo  dare  alla
  Regione  quei numeri rigorosi che oggi la Regione merita, che  oggi
  la  Regione  impone,  a cui la dinamica dei rapporti  con  l'Unione
  Europea ci vincola perché il bilancio della Regione dovrà essere un
  bilancio  incardinato dentro un sistema di conti  pubblici,  che  è
  quello dello Stato, ma che sarà quello dei Paesi europei.
   Raccoglieremo  e raccogliamo, quindi, tutte le prospettazioni  che
  sono  state  formulate  oggi come frutto  di  un  dibattito  ricco,
  propositivo,  affinché  il  Documento di programmazione  economico-
  finanziario sia il primo passo per una raccolta, per un insieme  di
  documenti finanziari ispirati al rigore, al risanamento,  ma  anche
  allo sviluppo.
   Per  questo  voglio  comunicare al Parlamento che  proprio  questa
  mattina  ho  stipulato, su delega del Governo, la  convenzione  con
  l'Agenzia  delle Entrate che darà l'avvio ad una misura che  questo
  Parlamento  ha  voluto, che è il credito di  sviluppo,  quello  che
  dobbiamo chiamare un credito di sviluppo agli investimenti.
   Il credito di imposta per gli investimenti è un credito di imposta
  importante  perché mobilita risorse significative, perché  consente
  agli  imprenditori di partire tra quattro mesi mobilitando  risorse
  che  non  hanno  ma attraverso una compensazione con quanto  dovuto
  allo  Stato  e  alla Regione per oneri fiscali. Quindi  una  grande
  opportunità  che  il  Parlamento  siciliano  ha  voluto  e  che  la
  Commissione europea ha condiviso.
   Quattro mesi che non sono dovuti - questo voglio precisarlo  anche
  rispetto  a  quanto  è  emerso dal dibattito -  all'Amministrazione
  regionale;  l'Amministrazione regionale ha fatto tutto  quello  che
  doveva  fare  ed  è pronta. E' la SOGEI, la società  del  Ministero
  dell'economia, che deve approntare la piattaforma finanziaria e  la
  piattaforma informatica affinché questa sia una misura a burocrazia
  zero e a costo zero per le imprese.
   Un  Documento, quindi, quello sul quale si esprimerà  l'Assemblea,
  che  è  stato  formato con la consapevolezza degli impegni  che  ci
  aspettano  ma  anche con la disponibilità a raccogliere  tutti  gli
  stimoli  che  la  minoranza saprà offrire in  questo  percorso  che
  faremo sui documenti finanziari.
   Vi ringrazio e buon lavoro.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


               Annunzio e votazione di ordini del giorno

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   -   numero  422  «Approvazione  del  Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria  per  gli anni  2011-2013»,  degli  onorevoli
  Cracolici,  Marrocco, Musotto, Adamo, Greco, Scammacca, Fiorenza  e
  Lo Giudice;

   -  numero  424 «Riapertura dei termini per la presentazione  della
  documentazione  di  cui  all'Allegato 10  della  Direttiva  per  la
  concessione e l'erogazione delle agevolazioni alle imprese»,  degli
  onorevoli Formica, Leontini, Beninati, Pogliese, Cordaro,  Rinaldi,
  Oddo, Cracolici, Savona, Leanza Nicola;

   numero   423  «Iniziative  a  livello  centrale  a  sostegno   dei
  collegamenti  ferroviari da e per la Sicilia», degli  onorevoli  De
  Benedictis, di tutti i deputati del PD, e dell'onorevole Gennuso.
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   esaminato  il  Documento  di programmazione  economico-finanziaria
  (DPEF) per gli anni 2011/2013, presentato dalla Giunta regionale;

   considerato  che  il Documento rappresenta un elemento  essenziale
  per  l'avvio della procedura di bilancio e per la definizione degli
  indirizzi  cui  deve  ispirarsi la  legislazione  di  spesa  ed  in
  generale  la politica economica della Regione in coerenza  con  gli
  obiettivi dichiarati;

   preso atto delle risultanze della discussione svoltasi in Aula sul
  merito del DPEF;

   visto  l'articolo  73  bis.1,  comma 3,  del  Regolamento  interno
  dell'Assemblea regionale siciliana,

             lo approva e impegna il Governo della Regione

   ad emanare in tempi rapidi gli interventi dispositivi volti a dare
  concreto  avvio  ed  attuazione  alle  misure  previste  nel  DPEF,
  finalizzandole al contenimento ed alla qualificazione  della  spesa
  pubblica, alla valorizzazione delle risorse naturali, economiche  e
  sociali  del territorio regionale, al miglioramento dei servizi  ai
  cittadini  ed  alla  promozione  delle  attività  economiche,   con
  particolare riferimento:

   1.  al  riordino  ed alla rifunzionalizzazione del  sistema  della
  formazione professionale;

   2.  allo snellimento, alla velocizzazione, all'automatismo e  alla
  trasparenza  nello  svolgimento delle  procedure  autorizzative  di
  competenza della Regione e degli enti ad essa collegati;

   3.  alla  manutenzione e alla fruizione del patrimonio pubblico  e
  dei  beni e siti a valenza storica, ambientale e culturale, secondo
  le  priorità  individuate  nella 'Carta  del  rischio',  già  nella
  disponibilità della Regione;

   4.  al  riassetto idrogeologico e alla riqualificazione ambientale
  del territorio, soprattutto nelle aree di maggiore degrado fisico e
  vulnerabilità;

   5.  alla valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico  e  alla
  ridefinizione  di  una  nuova politica per  la  casa  in  grado  di
  rispondere  al  fabbisogno  abitativo  dei  meno  abbienti,   anche
  mediante sgravi sugli affitti ed incentivi per la realizzazione  di
  nuovi alloggi ed il recupero del patrimonio edilizio esistente;

   6. al sostegno del sistema delle imprese siciliane, ivi incluse le
  imprese  sociali, anche attraverso misure di fiscalità compensativa
  in  materia  di credito d'imposta, utilizzando le risorse  del  DUP
  (Documento unitario di programmazione) 2007/2013;

   7.  all'espansione dell'offerta delle produzioni  agricole  locali
  nel  mercato regionale interno, contestualmente al controllo  delle
  importazioni   ed   alla   promozione  di   un   ammodernamento   e
  potenziamento del sistema produttivo siciliano;

   8.   all'effettiva  integrazione  socio-sanitaria  quale  elemento
  indispensabile   e  qualificante  dell'offerta  assistenziale   nei
  riguardi  dei soggetti deboli e di sostegno alla coesione  sociale,
  nonché misure volte all'immediata attivazione della spesa dei fondi
  ex legge n. 328 del 2000, attualmente disponibili;

   9.  al  potenziamento della rete infrastrutturale e logistica  nel
  territorio  regionale e alla costruzione delle reti immateriali  di
  servizio all'impresa ed all'economia;

   10.  alla  promozione di una green economy siciliana  mediante  la
  diffusione  di sistemi di autoproduzione di energia, volti  all'uso
  di  fonti rinnovabili, di riutilizzazione e riuso dei rifiuti e  di
  attività imprenditoriali ecocompatibili in genere;

   11. al rafforzamento e al promovimento delle misure previste nella
  legge  regionale  n.  15  del  2008 di contrasto  alla  criminalità
  organizzata  e,  in  questo quadro, al potenziamento  dell'organico
  degli  ispettori del lavoro, per consentire una più efficace azione
  diretta all'emersione del lavoro nero». (422)

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   al  fine  di  velocizzare  la spesa ed  evitare  il  blocco  delle
  attività  produttive  ed  avviare nuova imprenditoria,  a  parziale
  rettifica  del  punto  4.2 della direttiva  per  la  concessione  e
  l'erogazione delle agevolazioni alle imprese, ai sensi dell'art.  2
  della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 23 ed in attuazione  del
  P.O. FESR 2007/2013, obiettivo operativo 5.1.3, linee di intervento
  1, 4 e 5,

                   impegna il Governo della Regione
           e per esso l'Assessore per le attività produttive

   a  riaprire  i  termini, per 30 giorni dalla data di comunicazione
  del  presente  ordine  del giorno, per la sola presentazione  della
  documentazione elencata nell'allegato 10 della predetta  direttiva,
  che ha determinato la non ammissibilità delle istanze». (424)

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che nell'anno trascorso Trenitalia aveva proceduto,  con
  una serie di successive eliminazioni, a ridisegnare la frequenza  e
  la  rete dei servizi offerti nella Sicilia sud-orientale cui si era
  aggiunta la cancellazione dei convogli durante i festivi e, durante
  l'estate, sulla tratta Siracusa - Ragusa - Caltanissetta;

   considerato  che  appare incomprensibile ed errata  la  scelta  di
  Trenitalia di non supportare e implementare la domanda garantendo i
  servizi necessari, nonostante che da parte di Trenitalia stessa sia
  stata  individuata nell'assenza di un contratto di servizio con  la
  Regione  siciliana  una  delle ragioni per la  mancata  conferma  o
  incremento del traffico ferroviario nelle tratte della Sicilia sud-
  orientale;

   constatato  però  che  permane non definita la  fase  relativa  al
  trasferimento dallo Stato dei compiti e delle funzioni relative  ai
  servizi  ferroviari e quindi permane l'incertezza circa l'effettiva
  disponibilità  di risorse di provenienza statale da assegnare  alla
  Sicilia  per  l'esercizio delle nuove competenze e  in  riferimento
  all'Accordo   Quadro  siglato  tra  Stato  RFI  (Rete   Ferroviaria
  Italiana) e Regione nell'ottobre del 2001;

   osservato che:

   nelle  scorse settimane si è appreso che Trenitalia s.p.a. avrebbe
  previsto  un  drastico  ridimensionamento dei  servizi  viaggiatori
  Sicilia - Continente, a partire dal prossimo mese di dicembre e con
  l'adozione   del  nuovo  orario,  che  è  destinato   ad   incidere
  pesantemente sull'organizzazione complessiva del servizio di  lunga
  percorrenza;

   la  drammatica  situazione  sopra descritta  sancirebbe  di  fatto
  l'eliminazione delle tratte dirette Siracusa - Catania con  Milano,
  Torino,  Roma,  Venezia e viceversa, nonché la  soppressione  della
  coppia  di  treni  Agrigento - Roma Termini  e  viceversa,  con  le
  inevitabili ricadute sociali ed economiche;

   ritenuto  urgente  e  necessario  mettere  in  regola  la  Regione
  siciliana  stipulando  rapidamente il  contratto  di  servizio  con
  Trenitalia, come fatto dalle altre Regioni del Paese,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  sul  piano nazionale per  ricontrattare  una  più
  equilibrata  distribuzione delle risorse che  finora  hanno  visto,
  invece,  un  disinvestimento nelle ferrovie del  Sud  e  molteplici
  investimenti al Nord;

   a  ribadire la compartecipazione della Regione siciliana  prevista
  dalla  normativa  alla formazione delle scelte a  livello  centrale
  relative   all'istituzione  o  modifica  dei   servizi   terrestri,
  marittimi  e  aerei  di collegamento nazionale che  interessano  la
  Sicilia;
   a   richiedere   di   sospendere  l'adozione  dei   sopra   citati
  provvedimenti  e  l'immediata apertura di un tavolo  di  confronto,
  unitamente ai rappresentanti degli enti locali interessati, in  cui
  affrontare,  con  ottica  globale, l'intera  questione  ferroviaria
  siciliana  per individuare soluzioni utili per i siciliani  e,  nel
  contempo, attente alle esigenze di razionalizzazione». (423)

   Si  passa all'ordine del giorno numero 422. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 424.

   ARDIZZONE. Dichiaro di apporvi la firma.

   RAGUSA. Dichiaro di apporvi la firma.

   VINCIULLO. Dichiaro di apporvi la firma.

   PRESIDENTE. Si intende apposta anche la firma di tutti  gli  altri
  deputati presenti in Aula.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'ordine del giorno numero 423. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Anche  in  questo caso, credo che vi sia una condivisione generale
  da  parte  di  tutta  l'Aula nel senso di adesione  all'ordine  del
  giorno.
   Comunico  che, nel rispetto dei tempi programmati per la  sessione
  di bilancio, l'Aula terrà seduta martedì 30 novembre 2010, alle ore
  16,00  per  lo  svolgimento di attività ispettiva che,  ricordo,  è
  prevista e garantita a livello costituzionale dall'articolo 7 dello
  Statuto  siciliano,  nonché del Regolamento interno  dell'Assemblea
  regionale siciliana.
   Informo,  altresì, l'Aula della convocazione, per la stessa  data,
  alle   ore  12.00,  della  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a martedì  30  novembre
  2010, alle ore 16.00, con  il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I  -  Comunicazioni.

   II  -  Svolgimento  di  interrogazioni e  di  interpellanze  della
  rubrica  Salute'.

                   La seduta è tolta alle ore 19.39

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli