Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che sono in missione gli onorevoli: Speziale
dal 17 al 18 novembre 2010; Buzzanca dal 18 al 19 novembre 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che gli onorevoli Cimino, Digiacomo, Gianni e
Mineo hanno chiesto congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
di legge
alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge presentati ed inviati
alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Modifiche alla legge regionale 15 settembre 1997, n. 35,
riguardante le nuove norme per la elezione diretta del sindaco, del
presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio
provinciale» (n. 637)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Ferrara in
data 16 novembre 2010.
inviato in data 17 novembre 2010
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Modifiche all'articolo 81 della legge regionale 12 maggio 2010,
n. 11, riguardanti interventi a compensazione dei danni da
peronospora della vite» (n. 639)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cordaro e
Adamo in data 16 novembre 2010.
inviato in data 17 novembre 2010
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Norme per una nuova politica abitativa di rigenerazione
urbanistica ed ambientale del territorio» (n. 638)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Rinaldi in
data 16 novembre 2010.
inviato in data 17 novembre 2010
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Norme per la previsione della doppia scheda per l'elezione del
sindaco e del presidente della provincia regionale e per la
costituzione del seggio unico» (n. 593)
inviato in data 17 novembre 2010
«Ordinamento di Palermo capoluogo della Regione. Norme sul
decentramento di funzioni, sulla partecipazione e sul governo del
territorio» (n. 616)
inviato in data 17 novembre 2010
«Modifiche alla legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, riguardante
l'attuazione dei liberi consorzi comunali. Istituzione delle città
metropolitane» (n. 633)
inviato in data 17 novembre 2010
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Modifica alla legge regionale 6 febbraio 2008, n. 1» (n. 634)
inviato in data 17 novembre 2010
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Disciplina in materia di autorizzazioni all'insediamento
dell'esercizio cinematografico» (n. 621)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 17 novembre 2010
Parere I, V
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Costituzione del fondo unico per la valorizzazione del patrimonio
letterario degli scrittori siciliani del Novecento» (n. 632)
inviato in data 17 novembre 2010
«Norme sull'insegnamento della storia della Sicilia e
dell'identità siciliana nelle scuole» (n. 635)
inviato in data 17 novembre 2010
«Istituzione della Fondazione Norman Zarcone'» (n. 636)
inviato in data 17 novembre 2010
Comunicazione di approvazione di risoluzione
PRESIDENTE. Comunico che le Commissioni legislative Ambiente e
territorio' (IV) e Cultura, formazione e lavoro' (V) nella seduta
del 16 novembre 2010 hanno approvato la seguente risoluzione
Indirizzo in ordine alla possibilità di utilizzazione dei
lavoratori subordinati a tempo determinato ed all'efficace gestione
amministrativa del Teatro di Sicilia Stabile di Catania' (n. 1/IV-
V).
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, della mozione numero 223 Individuazione delle
responsabilità e provvedimenti conseguenti a seguito della condanna
della Regione al risarcimento danni in favore di un'azienda con
sede a Modica (RG) , degli onorevoli Ragusa, Ardizzone, Forzese e
Lentini.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2011/2013
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2011/2013.
Invito i componenti la II Commissione Bilancio' a prendere posto
al banco delle Commissioni.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore
di maggioranza, onorevole Savona, per svolgere la relazione.
SAVONA, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presente relazione
intende illustrare i contenuti del Documento di programmazione
economico-finanziaria 2011-2013 presentato dal Governo,
sottoponendo all'esame dell'Aula le osservazioni e valutazioni
della Commissione Bilancio.
Appare opportuno, preliminarmente, evidenziare che, secondo la
vigente legislazione regionale, e le parallele norme regolamentari
interne dell'Assemblea, il Documento di programmazione economico-
finanziaria costituisce la fase introduttiva del complessivo
procedimento in cui si compone, annualmente, la decisione di
bilancio.
Con l'approvazione del Documento programmatorio, mediante l'ordine
del giorno parlamentare d'Aula, è definita la manovra di finanza
pubblica per il periodo rimanente della legislatura e fissati gli
obiettivi fondamentali della politica finanziaria e di bilancio
della Regione per il relativo periodo.
Sono determinate le principali grandezze macroeconomiche ed il
conseguente valore del saldo netto da finanziare o da impiegare di
competenza per l'anno successivo, dati e valori questi, che devono
costituire la cornice della corrispondente legge finanziaria ed in
essa devono incorporarsi, per individuare ed articolare le
principali politiche da realizzare in rapporto agli obiettivi
prefissati.
Si tratta dunque di regole essenziali, destinate ad assicurare una
copertura finanziaria adeguata ed attendibile per la tenuta
complessiva degli equilibri finanziari e di bilancio.
Occorre, in tale quadro, però, evidenziare, sotto il profilo
strettamente procedurale che, secondo la normativa regionale
vigente, la tempistica di presentazione del DPEF è collegata alla
presentazione al Parlamento del relativo, analogo, documento
nazionale entro trenta giorni dalla data di presentazione alle
Camere .
Senonché va osservato che il D.P.E.F., all'esame dell'Aula nella
seduta odierna, è stato predisposto, in costanza della riforma
della disciplina di contabilità e finanza pubblica, intervenuta a
livello statale con la legge 196/2009, la quale ha inteso adeguare
le norme di contabilità alle innovazioni che hanno interessato
l'assetto istituzionale della Repubblica, in senso neofederale,
prevedendo nel contempo, l'introduzione di nuovi strumenti con i
quali si perseguono finalità di trasparenza, ed un maggiore
raccordo della regole di finanza pubblica tra i diversi livelli di
governo.
Il DPEF, a livello statale, è stato così sostituito dalla
Decisione di finanza pubblica (D.F.P.), che costituisce adesso
l'atto iniziale del ciclo di programmazione economico-finanziaria e
di bilancio.
Essa viene inviata entro il 15 luglio di ciascun anno, alla
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica,
ed una volta acquisitone il parere, il relativo schema è trasmesso,
entro il 15 settembre, alle Camere, per le conseguenti
deliberazioni.
L'innovazione intende ampliare il quadro informativo e,
connettendosi al Patto di convergenza a livello europeo, illustra
la manovra necessaria per il conseguimento degli obiettivi
macroeconomici per ciascun anno del triennio, con l'indicazione,
altresì, dei disegni di legge collegati da presentare al
Parlamento entro il 15 febbraio successivo. Alla D.F.P. si
accompagna e si collega la nuova legge di stabilità che
sostituisce la legge finanziaria.
Si tratta dunque di una complessiva riformulazione, rielaborazione
e riallocazione delle diverse fasi in cui si componeva, prima della
riforma, la decisione statale di bilancio, sia sotto il profilo
degli strumenti e dei contenuti, sia sotto il profilo delle
sequenze temporali, al fine di collocare la medesima nel quadro più
ampio degli strumenti finanziari e programmatori dell'Unione
europea.
La Commissione non può, non evidenziare invero che tali
innovazioni hanno necessariamente interferito nella stesura e
presentazione del Documento oggi all'esame di questa Aula, che è
stato approvato dalla Giunta di governo il 2 novembre scorso e
depositato in Assemblea il 3 novembre, in un momento, dunque,
successivo alla stessa presentazione dei documenti finanziari e di
bilancio per il triennio 2011-2013.
Tale discrasia temporale, registrata nella stessa introduzione al
documento governativo presentato, ha determinato - e non si può non
sottolinearlo - una vera e propria inversione dell'ordine logico e
cronologico che presiede alla razionale elaborazione dei diversi
atti in cui si sviluppa la complessiva decisione di bilancio.
Sulla base di tali elementi, ed in considerazione che il Documento
presentato, non ha, per ciò stesso, tenuto conto delle disposizioni
della legge regionale 10/1999 , in relazione alla funzione svolta
dal DPEF rispetto al disegno di legge finanziaria , oltre ad essere
deficitario di parti, previste dalla medesima disciplina, ed in
particolare delle previsioni di cui all'articolo 2 lettere c) e d)
della legge regionale 10/1999, l'onorevole Cateno De Luca ha
avanzato, nella seduta della Commissione, n. 183 del 16 novembre
2010 un'apposita richiesta di rinviare la trattazione del
Documento depositato, in attesa delle necessarie integrazioni.
Tale richiesta specifica di integrazione documentale, comprensiva
degli elementi di cui all'articolo 14 della legge regionale
11/2010, è stata posta al Governo che si è impegnato a fornire
tutti gli elementi utili, in fase di dibattito del Documento in
Aula, onde poter accludere i relativi approfondimenti ed
integrazioni nell'ambito dell'Ordine del giorno parlamentare che
conclude il procedimento e delibera definitivamente sul Documento
programmatorio.
Sulla base di tali assicurazioni si è proceduto nell'esame
istruttorio del DPEF.
La Commissione Bilancio, in ogni caso, al fine di garantire la
pienezza delle sue prerogative, che trovano riscontro nel
succedersi razionale e coerente dei diversi momenti procedurali, in
cui deve comporsi il procedimento complesso della decisione di
bilancio, in linea, nel mutato scenario istituzionale ed europeo,
con le strategie d'intervento fissate a livello nazionale, intende
intervenire quanto prima, legislativamente, adeguando e coordinando
le norme di contabilità regionale al ciclo nazionale di
programmazione finanziaria e di bilancio.
In tal senso la medesima intende altresì por mano, alla
rielaborazione del testo del disegno di legge n. 119 Norme in
materia di bilancio e di contabilità', allo scopo di armonizzarne
le previsioni alla richiamata riforma statale in materia di
programmazione finanziaria e di bilancio. A tal fine è stata
costituita, fin dal luglio scorso, un'apposita sottocommissione per
accelerare i lavori istruttori su questa materia.
Si ritiene, convintamente, infatti, che, soltanto il puntuale
rispetto dei tempi procedurali e temporali in cui si deve snodare
la programmazione finanziaria e di bilancio, come puntualmente
disposto dalle norme regolamentari interne può consentire,
effettivamente, all'Assemblea di svolgere pienamente il proprio
ruolo d'impulso, d'indirizzo e d'intervento nella fase di
determinazione delle scelte programmatiche del Governo, le quali si
trasfondono nei documenti finanziari.
La piena partecipazione dell'Assemblea e delle sue articolazioni
interne - si ribadisce - non deve rappresentare un adempimento
meramente formale, ma deve inserirsi, in maniera efficace
all'interno del procedimento preparatorio della manovra di finanza
pubblica per la definizione ed attuazione di un indirizzo politico
coerente, che innerva l'intera attività legislativa del periodo di
competenza.
Pur valutando il significato di tali elementi, l'obiettivo
ulteriore di evitare, che la discussione in Aula del DPEF fosse
sostanzialmente svuotata dalla sovrapposizione con l'avvio della
sessione di bilancio, pregiudicando così la necessaria connessione
logica e temporale tra i contenuti del Documento, l'atto di
indirizzo del Parlamento e la trattazione dei disegni di legge di
bilancio e finanziaria, ha indotto la Commissione Bilancio al
puntuale rispetto delle decisioni della Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari del 3 novembre scorso, esitando il DPEF
anche in assenza delle osservazioni di alcune Commissioni, nella
convinzione, comunque, che eventuali ulteriori contributi possano
essere utilmente valutati nel corso del dibattito in Aula.
Per quanto riguarda la struttura ed il contenuto del DPEF
all'esame, la Commissione, nell'esprimere parere favorevole
sull'atto, rileva positivamente, come esso, a differenza di quanto
accaduto nei documenti precedenti contiene un esame dettagliato
della situazione di contesto in cui sono maturate le scelte che il
Documento, sotto il profilo delle diverse politiche, presenta ed
articola, individuando, specificamente le differenti iniziative
legislative ed amministrative che si intendono portare a
compimento, tra cui vanno evidenziate e valutate positivamente: la
garanzia del diritto allo studio, la lotta alla dispersione
scolastica, la riforma del sistema della formazione professionale,
la semplificazione del procedimento amministrativo e la trasparenza
dell'azione pubblica con la diffusione delle procedure informatiche
e l'automatizzazione dei processi documentali.
Ed ancora la adozione del d.d.l. sulla promozione della ricerca
sanitaria (in atto giacente presso la Commissione competente) al
fine di poter utilizzare, in misura ottimale, le risorse nazionali
ed europee in materia, puntando, nel contempo al completamento del
Piano di rientro, condizione essenziale per realizzare la
riqualificazione e razionalizzazione della spesa di comparto ed
offrire a tutti i cittadini servizi migliori, in un frangente
particolarmente delicato quale quello della identificazione dei
costi e fabbisogni standard nel settore sanitario, richiesta dal
processo di attuazione del federalismo fiscale.
Proprio con riferimento alla tematica del federalismo fiscale, la
Commissione valuta favorevolmente la parte del Documento dedicata a
tale materia in cui viene posto l'accento sulle criticità di un
modello che ha affidato il cammino del nuovo assetto a due gambe
la perequazione fiscale e la perequazione infrastrutturale.
Per l'appunto la perequazione infrastrutturale, e dunque
l'effettiva attuazione dell'articolo 22 della legge delega n.
42/2009 (tra l'altro, uno dei tre articoli direttamente applicabili
agli ordinamenti delle Regioni a statuto speciale) è correttamente
considerata dal Documento di programmazione in esame, come
precondizione per l'attuazione effettiva, e non sbilanciata, del
processo federalista che non deve penalizzare il Sud determinando
benefici certi al Nord e disagi più che sicuri nel Mezzogiorno .
La Commissione manifesta pertanto pieno sostegno, (ribadendo
l'opinione espressa dell'intera Assemblea nell'ordine del giorno n.
412) all'azione condotta dal Governo regionale (e delineata nel
DPEF) nelle opportune sedi istituzionali (Conferenza delle Regioni
e delle Province Autonome), con il deposito di apposite proposte
emendative a tutela delle prerogative statutarie della Regione
Siciliana.
Tali proposte, si sottolinea, hanno raccolto non solo il consenso
di tutte le Regioni ad autonomia differenziata, ma anche quello
dell'intera Conferenza delle Regioni e delle Province autonome,
divenendo parte integrante della piattaforma delle proposte per
l'intesa sui decreti delegati proposti dal Governo.
La Commissione giudica inoltre favorevolmente che il Documento in
esame abbia dedicato un apposito e complessivo paragrafo alla
cosiddetta spesa di sviluppo collegando funzionalmente il DPEF
alla programmazione strategica ed operativa delineata a livello
nazionale ed europeo, nell'ambito delle politiche di coesione.
L'integrazione sinergica di tali politiche (a livello regionale,
nazionale ed europeo) è infatti una condizione essenziale, come
correttamente affermato nel Documento per massimizzare l'efficacia
degli interventi , evitando duplicazioni e sovrapposizioni .
In tale direzione la Commissione, pertanto, esprime favorevole
avviso sulla volontà espressa nel DPEF di procedere, al più presto,
alla revisione di metà periodo prevista dalla nuova disciplina dei
Fondi strutturali comunitari, concentrando l'attenzione sulla
fattibilità delle iniziative, in grado di fungere,
effettivamente, da traino dello sviluppo delle diverse aree
territoriali omogenee, sollecitando le capacità del sistema
imprenditoriale. Occorre pertanto sfrondare le molteplici linee
d'intervento, originariamente previste, identificando iniziative
attuabili in tempi certi e comunque entro il 2015, anno di chiusura
operativa della programmazione comunitaria in corso.
In tale ambito vanno senza dubbio collocati ed integrati gli
interventi attivabili con le risorse del PAR-FAS 2007-2013 che,
nonostante non sia stato ancora emanato il decreto attuativo di
ripartizione delle quote di spettanza regionale, è stato avviato.
La Commissione, a tal uopo auspica che i progetti finanziabili si
indirizzino effettivamente, come dichiarato nel Documento, sulla
realizzazione di iniziative rivolte al superamento del gap
infrastrutturale e dunque su investimenti di sistema in grado di
migliorare la funzionalità delle reti stradali e ferroviarie,
l'attrattività dei territori, gli interventi di risanamento
idrogeologico e di prevenzione dal rischi, evitando la dispersione
delle risorse o il loro uso per finalità contingenti, senza un
respiro strategico.
Passando ai profili inerenti alla situazione di finanza pubblica
regionale, così come rappresentata nel DPEF 2011-2013 la
Commissione non può non rilevare una certa opacità nel passaggio
dal quadro tendenziale di finanza pubblica, definito sulla base del
criterio della legislazione vigente, a quello programmatico, che
invece richiederebbero, partitamente, una puntuale illustrazione,
onde individuare in maniera chiara i criteri di riferimento, e
permettere, così, la loro differenziazione che costituisce un
elemento fondamentale per comprendere la costruzione degli
aggregati e la elaborazione delle stime sulle principali voci di
spesa.
Peraltro la Commissione raccomanda al Governo di predisporre e
fornire, con previsioni più dettagliate, l'andamento tendenziale
delle dinamiche di spesa di importanti comparti quali: il settore
forestale, la formazione professionale, il fondo unico del
precariato, gli sportelli multifunzionali.
La Commissione valuta nondimeno in positivo la rappresentazione,
fatta nel DPEF, in merito all'evoluzione della finanza pubblica
regionale nel corso del 2010, in quanto è evidenziato, senza
infingimenti, il persistere delle più rilevanti criticità che hanno
caratterizzato l'elaborazione del bilancio di previsione vigente.
Persiste cioè la difficoltà, ormai strutturale, a reperire risorse
per fronteggiare le esigenze finanziarie legate alla sanità,
all'impiego dei lavoratori forestali, al trasporto pubblico locale,
ai rinnovi contrattuali del personale regionale, all'emergenza
rifiuti, al settore sempre più ampio del precariato.
Rispetto a tali perduranti difficoltà, il Documento evidenzia, dai
dati tendenziali 2010:
una flessione delle entrate correnti;
un sostanziale mantenimento dei volumi di spesa corrente;
una flessione delle entrate in conto capitale;
un livello delle spese in conto capitale soltanto leggermente
superiore all'esercizio 2009.
Prendendo le mosse da questi dati, che - va rilevato - sono
analizzati, sia sotto il profilo dei presupposti che degli effetti,
il Documento, pone in rilievo la sostanziale scarsa incisività
delle politiche e degli interventi sino ad oggi compiuti, nel
tentativo di governare la spesa regionale.
La Commissione pertanto concorda sul disegno programmatico di un
intervento rigoroso sulle parti critiche del bilancio regionale, al
fine di ricondurre i livelli di spesa su valori sostenibili,
attraverso le necessarie azioni e scelte gestionali.
Si valuta, pertanto, in maniera positiva l'impegno espresso nel
DPEF nel dettagliare le specifiche misure di intervento, anche se
non sono indicate le relative quantificazioni e gli effetti
finanziari.
Pur non tacendo tali aspetti la Commissione condivide l'obiettivo
di procedere allo snellimento ed alla semplificazione delle
decisioni amministrative, in quanto l'incremento dell'efficienza
dell'amministrazione libera risorse e ciò ha un impatto diretto
sulla produttività dell'economia.
La Commissione valuta, inoltre, favorevolmente i programmati
interventi di riduzione dei costi della politica, nonché ogni utile
ed effettiva iniziativa volta al contenimento della spesa del
personale che coinvolga tutto il settore pubblico allargato, di cui
peraltro si lamenta nondimeno, la perdurante, mancata attuazione,
da parte del Governo regionale, dell'articolo 20 della legge
finanziaria 2010 (l.r. 11/2010).
Va osservato che, nell'ambito degli interventi di contenimento
della spesa, previsti nel DPEF all'esame, una particolare
attenzione viene dedicata alla finanza locale, rispetto alla quale
si preannuncia la razionalizzazione del volume delle risorse da
destinare ai Comuni ed alle Province regionali, attraverso la loro
compartecipazione al gettito dell'IRE regionale, anticipando, a tal
fine, l'attuazione del federalismo fiscale.
Su questo versante la Commissione raccomanda che il processo di
riallocazione delle risorse da assegnare agli enti locali
siciliani, già duramente colpiti dall' ultima manovra nazionale,
sia condotto in maniera coerente e con equilibrio in stretto
raccordo con le associazioni rappresentative degli Enti (ANCI ed
URPS) e non si traduca in tagli, unilaterali, nei trasferimenti,
che comporterebbero un'ulteriore riduzione dei servizi offerti ai
cittadini : l'assistenza agli anziani, ai minori a rischio, ai
disabili.
Occorre pertanto modulare gli interventi, prevedendo nel contempo
e, corrispettivamente, adeguate misure compensative della riduzione
dei trasferimenti, alle quali il DPEF, a dire il vero, accenna,
puntando sulla promozione degli investimenti ed ad un uso effettivo
e più razionale delle risorse disponibili.
Intendo sottolineare, e concludo, che sulle politiche riguardanti
questo essenziale comparto della spesa, che incide sui corretti
rapporti tra i diversi livelli istituzionali di Governo, la
Commissione intende svolgere, appieno, il proprio ruolo di impulso
e di controllo, consapevole delle implicazioni delle pur necessarie
scelte di contenimento da compiere in merito, che incidono, si badi
bene, sui rapporti di cittadinanza e sulla civile convivenza nella
nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza,
onorevole De Luca, per svolgere la relazione.
DE LUCA, relatore di minoranza. Signor Presidente, assessore,
onorevoli colleghi, prima di svolgere la mia relazione desidero
ricordare alla Presidenza che avevo presentato un richiamo
all'ordine del giorno, ai sensi dell'articolo 110 del Regolamento
interno.
Pertanto, prima di procedere con la relazione, se possibile, avrei
gradito una determinazione da parte della Presidenza, anche per le
cose che ora diremo rispetto a questo Documento e rispetto ai
documenti che qualche giorno fa sono stati depositati in
Commissione Bilancio.
PRESIDENTE. Prima svolga la relazione, onorevole De Luca.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Documento
di programmazione economico-finanziaria si può semplicemente
sintetizzare con le quattro I', che conosciamo tutti quanti.
L'abbiamo definito illegale , ed ora spiegheremo perché; lo
abbiamo definito illegittimo , e mi permetto di dire anche che è
indecente ed é improponibile a quest'Aula.
E' illegale perché non rispetta assolutamente quello che è il
procedimento che disciplina il DPEF in relazione ai documenti
finanziari a cui è collegato e di cui è presupposto.
Noi sappiamo bene che già la legge 10 prevede, per quanto riguarda
la materia economico-finanziaria, che la strategia è quella della
programmazione. Ci sono tre documenti fondamentali: il primo è il
Documento di programmazione economico-finanziaria, il secondo è la
Finanziaria e il terzo, contemporaneo alla Finanziaria, è il
Bilancio.
E questa non è una questione solo formale, signor Presidente.
Invece, da un primo esame dei documenti che sono stati depositati
in Commissione Bilancio, abbiamo scoperto che ci sono delle
previsioni non allineate tra il Documento di programmazione
economico-finanziaria e la finanziaria; ma, cosa ancor più grave,
abbiamo riscontrato che il bilancio, che dovrebbe essere nel
contenuto a legislazione vigente, contiene già una variazione
occulta dei vari capitoli. E' come se si fosse già fatta una prima
Finanziaria occulta.
Naturalmente, parlo con dati e circostanze certe, pur avendo avuto
poco tempo per mettere in correlazione i tre documenti, è successo
quello che noi temevamo, e che avevamo già evidenziato in
Commissione Bilancio: la data di approvazione dei documenti
finanziari.
Il disegno di legge di bilancio e la finanziaria, infatti, sono
stati approvati dalla Giunta l'1 ottobre mentre il Documento di
programmazione economico-finanziaria è stato approvato soltanto il
2 novembre successivo. E' pur vero che la Decisione di finanza
pubblica nazionale è stata approvata il 29 settembre, ma è anche
vero che il percorso del Documento di programmazione economico-
finanziaria poteva iniziare il suo iter molto prima, perché solo
alcuni indici sono fondamentali per calcolare il deficit
tendenziale, mentre altri elementi di tendenza di finanza pubblica
dipendono da quelli che sono gli elementi definiti nella Decisione
di finanza pubblica, in modo particolare per quanto riguarda alcuni
elementi che servono per calcolare le entrate, quindi il PIL e
l'effetto finanziario delle entrate tributarie.
Ma è anche vero che questo DPEF, ed ecco perché passiamo alla
seconda I , illegittimo, lo riteniamo privo di tutti quegli
elementi minimi per definire un Documento finanziario tale e privo
di tutte quelle politiche in relazione ai singoli assessorati che,
in una situazione così complessa e così difficile, dovrebbe
contenere un Documento di programmazione economico-finanziaria
approvato da una giunta di soli tecnici.
Il gioco delle tre carte, che spesso abbiamo riscontrato in
passato, onorevoli colleghi, e che riguardo a questa Giunta abbiamo
detto già qualche settimana fa che non avremmo consentito perché si
tratta di una giunta di tecnici, naturalmente, non può permettersi
più.
Signor Presidente, ci sono tre importi diversi nella stima della
valorizzazione tra il DPEF, che è tendenziale, il bilancio a
legislazione vigente, già depositato in Commissione Bilancio, e
quella che è la previsione riguardante poi gli effetti finanziari
consequenziali.
E noi continuiamo, su alcuni temi, a giocare con i numeri
E' previsto, per quest'anno, un importo di 872 milioni di euro sul
bilancio 2010 e di 452 milioni per il 2011 per quanto riguarda la
valorizzazione e invece, accertato ad oggi, l'importo è pari a
zero; cioè siamo in presenza di una situazione evidente, e sto
citando solo alcuni casi che riguardano la valorizzazione dei beni
immobili, che ha già creato in passato buchi per oltre un miliardo,
a cui abbiamo fatto riparo con varie peripezie. Il DPEF ne prevede
appena la metà, signor Presidente.
Perché noi non possiamo, da questo punto di vista, ritenere
legittimo questo Documento?
Perché, rispetto al passato, sono mancate anche le concertazioni
con le associazioni di categoria. Ma la cosa più grave che non
possiamo accettare è la mancata audizione della Corte dei conti
che, negli anni precedenti, ci aveva messo a confronto con alcune
criticità, mettendo in condizione la Commissione Bilancio di
attenzionare alcuni percorsi e alcuni aspetti che, diversamente,
non avremmo avuto modo di poter approfondire.
Ci è arrivato un DPEF che è stato, sostanzialmente, fatto in
provetta e questo lo si vede non soltanto perché è mancato il
percorso concertativo, è mancato il percorso e il confronto con la
Corte dei conti; ma lo si vede anche da altri dati sballati. E uno
molto delicato riguarda, per esempio, il saldo netto da impiegare o
da finanziare.
Signor Presidente, nel tendenziale del DPEF, ci ritroviamo questi
dati: una previsione per il 2011 di meno 1 miliardo 614; per il
2012 di meno 2 miliardi 044, per il 2013 di meno 2 miliardi 544.
Tenga conto che il bilancio a legislazione vigente prevede meno 75
milioni per l'anno 2011.
C'è uno scostamento di oltre 1 miliardo e mezzo di euro.
Questo però non è sufficiente perché, signor Presidente, se questo
non basta, andiamo agli effetti della manovra, della finanziaria
depositata, e sto parlando in correlazione proprio perché è
sballato il collegamento che c'è nei tre documenti. La finanziaria
prevede come saldo netto da finanziare 1 miliardo 264 milioni; i
tre dati dei tre documenti non coincidono.
Allora, signor Presidente, posso anche continuare nell'analisi
puntuale di altri dati.
Io non mi ero mai trovato ad esaminare un Documento di
programmazione economico-finanziaria così povero su tutti i fronti:
non c'è una strategia che riguarda le ultime norme approvate nella
finanziaria regionale; non c'è una strategia che tende ad
affrontare il tema del problema della cassa, che ormai è un
problema che ha comportato anche il blocco della spesa e,
soprattutto, non affronta un'altra tematica che riguarda
l'intervento che viene effettuato abusivamente, come è stato
qualche settimana fa, sul blocco della spesa praticando, di fatto,
una variazione di bilancio.
Su questo fronte, io ho già chiesto in più occasioni se il blocco
della spesa avrebbe comportato di fatto una variazione delle
previsioni fatte da questa Assemblea.
Ebbene, rispetto al bilancio che è stato depositato, ci sono dei
capitoli che presuppongono questo.
Cito un esempio concreto, signor Presidente. Lei ha cassato dal
disegno di legge della finanziaria la strategia vuota, senza senso,
riguardante la formazione. Ebbene, nel bilancio che è stato
depositato, sono scomparsi i soldi previsti per la legge numero 24:
circa 300 milioni di euro sono stati cassati, come se ci fosse
stata già una norma, una variazione occulta che ha deciso di
cancellare quei 300 milioni. Rispetto a questo dato cosa inquieta,
signor Presidente?
Lei ha cassato, giustamente, delle norme; lei non ha consentito
che, a colpi di fioretto, si facessero alcune riforme delicate,
importanti, perché quelle devono seguire il normale percorso
parlamentare che porta ad un serio confronto.
Lei, però, deve mettere già a confronto i dati che sono stati
esposti in questo bilancio.
Questo Governo della grande trasparenza, della legalità, ha già
provveduto ad applicare tagli; è passato sopra la sua testa, sopra
la testa di questo Parlamento.
E' come se qualcuno avesse già deciso che andavano licenziati
praticamente, perché l'abolizione della legge 24 non è scritta da
nessuna parte, ma è normale che, nel momento in cui le risorse
vengono tolte, vi sia un'abrogazione di fatto.
Visto che si parla di risanamento dei conti pubblici, di tutta una
serie di aspetti che è giusto approfondire, mi chiedo e le chiedo,
signor Presidente, se lei reputi legittimo un Documento di
programmazione economico-finanziaria che sorvola sul tema
esprimendo 4-5 righe generiche e, allo stesso tempo però, in
bilancio è già stata tagliata la relativa spesa.
Ora mi chiedo e le chiedo: lei ha cassato, giustamente, questa
norma relativa ai 300 milioni che dovranno adesso essere messi in
quel bilancio, da dove si prendono queste risorse?
E si tratta di uno dei tanti esempi degli elementi sballati che
sono stati inseriti in questo Documento di programmazione economico-
finanziaria.
Allora, credo che rispetto a questo dato - non parliamo poi per
quanto riguarda la forestale, un tema che non si affronta come se
non esistesse il problema. Poi, ce lo ritroveremo solo quando
questa gente verrà a protestare, giustamente, per l'impegno assunto
dal Presidente della Regione nel maggio del 2009 sull'aumento delle
giornate, sull'aumento contrattuale, sul pagamento di tutte queste
spettanze e già per potere parzialmente mantenere questo impegno
abbiamo dovuto fare i salti mortali nell'ultima finanziaria
regionale.
Di questo tema non si parla; del tema delle dismissioni di una
politica diversa, in questo documento, non si parla; della
formazione abbiamo detto che non si parla; di come rilanciare il
sistema produttivo non si parla; l'agricoltura è un termine
sconosciuto a questo Documento di programmazione economico-
finanziaria.
Posso capire che non ci sia nulla per quanto riguarda la strategia
di valorizzazione dell'identità siciliana e dei beni culturali
perché un assessore abruzzese, un professore che viene da L'Aquila,
degnissimo, per carità, ma sicuramente non potrà capire ancora
molto né dell'identità siciliana né di quelli che sono i nostri
beni culturali, figuriamoci poveretto se potrà mai affrontare una
strategia di valorizzazione dell'identità siciliana, signor
Presidente.
Questa Giunta ci ha regalato anche questo. Abbiamo avuto anche
l'onore di consegnare le nostre radici, la valorizzazione dei
nostri beni e del nostro territorio storico-culturale ad un
assessore abruzzese
Ebbene, al di là di questi paradossi che si affronteranno nelle
sedi opportune, io vado avanti sui temi fondamentali di cui
parliamo.
Abbiamo fatto una battaglia, signor Presidente, su alcune norme
nella precedente finanziaria.
Sull'articolo 13 che riguarda i residui attivi e passivi si fa
cenno ad alcuni fondi e si fa cenno in questo DPEF senza avere la
correlazione con i residui attivi e passivi di risorse per circa 18
miliardi di euro - e questo Parlamento senta l'importo 18 miliardi
di euro - che afferiscono, per come sono scritti in questo
Documento, perché qui c'è uno spartiacque, che ancora non si è
capito, tra la programmazione 2000-2006 e la programmazione 2007-
2013. C'è un dato scritto nel DPEF - 18 miliardi di euro - dove si
fa riferimento e si scarica anche la colpa di queste somme non
spese su un fatto che francamente c'entra in parte, ma non come
responsabilità complessiva. In questa parte, si dice che i 18
miliardi di euro non sono stati spesi se non al 35-40 per cento dal
2000 al 2006 perché la maggior parte delle titolarità di queste
risorse sono di RFI, ANAS e qualche altra azienda boiardo di Stato
che dovrebbe progettare e realizzare in Sicilia le grandi opere
strategiche sulla mobilità.
Gli importi, però, non quadrano.
Ma la cosa più seria su cui dobbiamo confrontarci, signor
Presidente, è un'altra.
Noi abbiamo subìto un attacco dal ministro Tremonti su questo
tema: il ministro Tremonti ha avuto da dirci che il Meridione non
spende i soldi.
Ebbene, su tutte le somme extraregionali 2000/2006 - cito dati del
DPEF, 18 miliardi di euro c'è scritto - mediamente, solo il 40 per
cento è stato speso. Si dice che c'è stato un provvedimento che ha
ritirato queste somme; si dice che la Corte costituzionale ha
bocciato la nostra impugnativa.
Di queste cose però non se ne parla; saranno vere o meno non lo si
dice. Fatto sta che rimane una cifra scritta in questo Documento di
programmazione economico-finanziaria che non corrisponde,
tecnicamente e sostanzialmente, con i residui attivi e passivi
iscritti in bilancio.
Questo Parlamento ha voluto l'articolo 13, signor Presidente, per
fare un'operazione di accertamento definitiva e complessiva su
quella che è la vecchia storia dei residui.
Di questo tema il DPEF non ne parla, nonostante sia già un obbligo
di legge, sono regole generali di contabilità. Nonostante questo,
il Parlamento ha previsto l'articolo 13 appositamente perché non è
possibile che ci siano fondi fuori bilancio, fondi che sfuggono a
quest'Aula. Questo è il problema.
E si parla di miliardi di cui ancora conto non ne ha dato nessuno
solo perché, circa due, tre mesi fa, è venuto il direttore della
Programmazione in Commissione Bilancio dove, timidamente, parlò di
questo importo, dei 18 miliardi. Non è stato possibile,
successivamente, approfondire - signor Presidente, lei è testimone
di questa questione - i contenuti, la destinazione, le
responsabilità che, al di là di quello che doveva essere il
giudizio politico sulle responsabilità, noi avevamo solo un
obiettivo, quello di capire. Intanto, ricondurre nei principi della
correttezza e della legalità tutte le partite del bilancio perché
se, da come appare, ci sono delle partite trattate extra bilancio,
allora questa Assemblea deve essere messa nelle condizioni di poter
programmare, verificare l'andamento dell'intera spesa, di tutti i
fondi extraregionali.
Voglio ricordare a quest'Aula che l'inserimento in bilancio dei
fondi Par Fas 2007-2013 è anche l'obbligo di inserire, cosa che si
è fatta, tutte le risorse afferenti alla programmazione
comunitaria.
E' la battaglia che ho iniziato sin dal 2006 in Commissione
Bilancio e, a seguito di questa, si è determinato il Documento
unico di programmazione e anche l inserimento finale nel nostro
bilancio di queste risorse. Ma il 2000-2006 non c'è. Nessuno ancora
ci ha fatto il quadro preciso, chiaro di questa situazione. Eppure,
l'articolo 13 della finanziaria prevedeva che, entro il 30 giugno
scorso, venisse fatta la relazione puntuale di tutta la situazione
dei residui attivi e passivi. E quella diventava documento
concreto, sostanziale, del DPEF perché quello diventava oggetto di
dibattito, di programmazione e di riprogrammazione anche, perché
probabilmente ci sono delle opere che non si sono fatte in dieci
anni e che non si faranno nemmeno nei prossimi due o tre anni.
Allora, perché il Parlamento, in modo sovrano, non deve avere
legittimamente il diritto di poter fare un'analisi anche di questa
situazione, lasciando stare il giudizio politico? Non ci interessa
più; ormai il danno è fatto. Se, infatti, la programmazione
2000/2006 ha avuto un esito negativo, soprattutto per quanto
riguarda i vari APQ, oggi purtroppo possiamo semplicemente tentare
di salvare il salvabile. E, se ci sono delle risorse - e le risorse
ci sono per un motivo semplice, perché nella finanziaria scorsa
alcune partite sono state coperte con i fondi previsti dalla
programmazione 2000/2006, fondi FAS - allora significa che, quando
servono per coprire alcune operazioni, i soldi ci sono, perché poi,
quando se ne parla nell'ufficialità, abbiamo risposte strane: ci
dicono che sono APQ; ci dicono che queste risorse non ci sono più.
In fin dei conti, però, gli aspetti sono due: o quelle partite
previste nella scorsa finanziaria erano false oppure, come
immaginiamo, le risorse ci sono, sono partite extra bilancio, extra
documento di programmazione finanziaria e non sappiamo come e chi,
da questo punto di vista, decide cosa rinegoziare, cosa
disimpegnare, quali opere eventualmente individuare e inserire in
queste risorse.
Allora, questo è l'articolo 13 di cui non si fa completamento
cenno - perché poi litighiamo per cercare di indirizzare
legittimamente qualche risorsa ai nostri territori - e poi abbiamo
miliardi non spesi e su quelli non dibattiamo, non discutiamo,
perché probabilmente non ne sappiamo nulla.
Passo all'articolo 14, signor Presidente: il fabbisogno, sia
tendenziale rispetto a tutti gli obiettivi del DPEF - lo voglio
ricordare a me stesso - prevede che i conticini e le verifiche e
anche gli indirizzi sulle entrate e sulle spese non si facciano
solo per la Regione ma per l'intero sistema della pubblica
amministrazione regionale allargata, come prevede il comma 2
dell'articolo 2 della legge 10, lettere c), d) ed e).
Rispetto a questo, signor Presidente, quest'anno - e l'abbiamo
detto già un mese fa, perché io non posso essere tacciato di
ostruzionismo quando, oltre un mese fa, abbiamo sollevato la
questione in Commissione Bilancio - si prevede chiaramente, e non è
vero come sostiene qualcuno che se si va a fare l'elencazione è
come se ci fosse un riconoscimento di debito. Ma finiamola
La legge 10 impone questo perché naturalmente il legislatore,
sotto questo profilo, ha individuato quella che poteva essere
l'anomalia, la patologia del sistema e, cioè, un'amministrazione
regionale bloccata che operava attraverso il sistema delle società,
degli enti e delle aziende che non erano sottoposte - la maggior
parte di quelle, o meglio non era nessuna di quelle sottoposta -
alla maggior parte delle restrizioni, come il divieto di
assunzione. E, quindi, presso quelle aziende si sono fatte in
questi anni delle grandi operazioni.
Il nostro bilancio prevede trasferimenti costanti. La legge 10
impone, proprio in questo caso, che tutti gli enti che usufruiscono
di trasferimenti ordinari, costanti, debbano rendicontare ogni
anno, che la situazione di questi enti debba essere esposta nel
DPEF, e non perché così riconosciamo il debito, perché questo
Palazzo l'ha creata e questo Palazzo indirizza le risorse ogni
anno.
Se questi enti sono pieni di debiti come appare, perché dobbiamo
arrivare, per esempio, a tagliare i fondi ai comuni, far saltare il
banco delle autonomie e continuare a trasferire risorse a questo
sistema che ci è ignoto, che non conosciamo, che sfugge al
controllo del Parlamento ma non sfugge al controllo di qualche
sistema?
Allora, rispetto a questo, l'articolo 14 oggi non innova, come ha
sostenuto erroneamente l'assessore, non innova nulla. L'obbligo
dell'esposizione della situazione finanziaria è già previsto dalla
legge 10 del 1999. Ma la cosa strana che noi oggi dobbiamo
evidenziare, signor Presidente, è che l'articolo 14 prevede una
sanzione rispetto alla legge 10, perché se in questi anni la norma
non era stata rispettata c'era un motivo: non c'era una sanzione,
nonostante l'articolo 14 preveda la decadenza dei consigli di
amministrazione, dei dirigenti e di tutti i soggetti - c'è già il
decreto attuativo - che si rendono complici della mancata
operazione di trasparenza dei conti pubblici. E voglio ricordare al
Parlamento che l'articolo 14 dell'ultima finanziaria si intitola
trasparenza dei conti pubblici . Questa Giunta deve sentire questo
termine: trasparenza dei conti pubblici
Rispetto a questo tema si è continuato a sfuggire.
Signor Presidente, credo che noi non abbiamo le condizioni, e
concludo, per poter andare avanti nell'esame di questo Documento:
dati che non coincidono con quelli già depositati, parti
completamente inesistenti, politiche di settore che mancano. Io
ricordo a quest'Aula la polemica che si fece con l'allora
governatore Cuffaro quando non inserì nel DPEF - fui io, allora
nell'MPA, a sollevare la questione - e costringemmo il presidente
Cuffaro a riportare il DPEF in Giunta e ad approvarlo dopo averlo
aggiornato Quindi, tutti i percorsi portano anche a questi
precedenti.
Ma, rispetto a quello, qui la carenza è complessiva: non si parla
del rapporto che si vuole instaurare con le autonomie locali, non
si parla del decentramento amministrativo. Si parla semplicemente
del taglio delle province senza dire cosa si risparmia, cosa si
guadagna e quale è la logica.
Rispetto a tutto questo io credo che il Parlamento - ecco perché
l'ho definito il Documento delle quattro I: improponibile, l'ho
definito improponibile perché questo Parlamento non merita di
essere trattato così, costantemente, nonostante nelle ultime
finanziarie, in modo particolare nell'ultima, ha deciso di
intraprendere un certo percorso. E la Giunta, questa Giunta di
magistrati, di prefetti, di blasonati professori, non può
continuare a pestare con la vecchia logica, soprattutto alla luce
delle ultime norme della Finanziaria che impongono trasparenza, che
impongono legalità, che impongono chiarezza e che impongono anche
al Parlamento, una volta per tutte finalmente, di rendersi conto di
questa materia potendo votare sovranamente e controllare quello che
opera - legittimamente o illegittimamente, dipende dai punti di
vista - la Giunta.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, in ordine alla sua richiesta di
rinvio del DPEF, come lei sa, non compete al Presidente
dell'Assemblea, a differenza invece della Finanziaria, in base
all'attuale normativa di valutare la corrispondenza del documento
stesso ai parametri previsti dalla legge. Peraltro sa che il
Documento di programmazione economico-finanziaria è un atto di
indirizzo politico tendenziale. Le correzioni eventuali che il
Parlamento volesse apportare possono essere fatte in Commissione
Bilancio o in Aula con degli ordini del giorno integrativi.
In riferimento alla richiesta di rinvio sine die ho il dovere di
ribadire anche in questa sede quanto ho detto già in altre
occasioni in attuazione al programma dei lavori: la conclusione
dell'iter con l'approvazione della Finanziaria deve svolgersi entro
il 31 dicembre di quest'anno. E quindi ritengo che ancor di più, in
virtù del fatto che abbiamo rinviato già i lavori di ieri ad oggi
per consentire al Governo di presentare documenti integrativi, che
sono stati presentati e sono già stati distribuiti all'Aula, sia
inutile tornare sull'argomento del rinvio.
Pertanto, si prosegue nel programma dei lavori dando la parola a
chi me l'ha chiesta, quindi si può preparare l'onorevole Pogliese.
Tra l'altro, analogo ragionamento è stato svolto nelle scorse
settimane al Senato della Repubblica e anche in quel caso la
Presidenza del Senato si è determinata nel non concedere il rinvio
e nell'andare avanti nell'approvazione del Documento di
programmazione economico-finanziaria.
E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, sono
passati ormai dodici mesi da quella famosa votazione sul DPEF
dell'anno scorso che sancì l'implosione della maggioranza, come la
definì il Presidente Lombardo, o per meglio dire diede il pretesto
al Presidente della Regione di dare vita, da lì a breve, al terzo
Governo-Lombardo. Se è vero, come è vero, che da lì a breve venne
escluso dal Governo il PDL che votò contro quel Documento di
programmazione economico-finanziaria, venne incluso il PD che votò
contro quel documento e nel successivo Governo, il quarto governo
Lombardo, venne escluso il Gruppo Sicilia che votò anch'esso a
favore di quel Documento di programmazione economico-finanziaria.
Lo scorso anno noi abbiamo espresso alcune valutazioni
assolutamente negative e votammo contro quel documento, non sulla
base di alcune riflessioni fatte dall'onorevole Pogliese, dal
capogruppo Leontini o da altri colleghi del PDL, ma sulla base di
quelle che furono le valutazioni espresse dai magistrati della
Corte dei conti che presentò in Commissione Bilancio un documento
molto articolato, lo ricorderà il collega De Luca, all'interno del
quale vennero riportate puntuali critiche a quanto inserito
all'interno del DPEF presentato dal governo Lombardo.
Oggi ci ritroviamo ad esprimere per l'ennesima volta, a dodici
mesi di distanza da quella seduta parlamentare, le medesime
perplessità e le medesime critiche che sono state già, in realtà,
anticipate dalla terza Commissione parlamentare che ha votato
contro quel Documento e, parzialmente, anche da parte della
Commissione Bilancio che ha evidenziato alcune criticità.
Io mi limiterò a fare alcune brevissime riflessioni, condividendo
quello che è stato detto prima di me dall'onorevole De Luca. E non
posso non iniziare dal commentare alcuni dati statistici, inseriti
all'interno del DPEF, che ci danno l'opportunità di apprezzare una
fotografia nitida della situazione economico-sociale della nostra
regione, assolutamente devastante.
Io voglio evidenziare alcuni dati statistici partendo da quelli in
riferimento al valore aggiunto, divisi per settore: l'agricoltura
ha registrato nel 2009 un decremento del 4%; l'industria del 12,1%;
il settore edile del 12,4%; il settore dei servizi dello 0,6%, in
netto decremento rispetto ai dati del 2008. Per non parlare, poi,
del dato più devastante che è rappresentato certamente dal tasso di
disoccupazione che ha raggiunto in Sicilia il massimo storico, il
15,1%, ultima regione in Italia, di gran lungo superiore rispetto
alla media anche del Sud Italia, 13,4%, per non parlare poi, della
media nazionale dell'8,3%, con un calo dell'occupazione di 37 mila
unità e con il contestuale aumento dei disoccupati di 20 mila
unità.
Tutto ciò non è certamente imputabile esclusivamente al governo
Lombardo e al presidente Lombardo, non sarebbe corretto e onesto
dal punto di vista intellettuale, non è imputabile certamente
all'assessore Armao. Ma è anche imputabile al governo Lombardo
perché, attraverso l'instabilità politica che si è determinata in
questi ultimi due anni e mezzo, attraverso il cambio continuo degli
assessori, attraverso le alchimie, le maggioranze variabili,
attraverso il valzer dei direttori generali si è determinata una
paralisi della macchina burocratica e amministrativa della Regione,
attraverso il cambio costante dei direttori generali. Io ricordo a
me stesso, e ricordo a questa Assemblea, quello che è accaduto per
la nomina dei nove direttori generali esterni, cinque dei quali
dopo otto mesi sono stati revocati perché non in possesso dei
requisiti previsti dalla nuova legge nazionale.
Ebbene, tutto ciò ha determinato una paralisi della macchina
burocratico-amministrativa della Regione ed è inammissibile, per
esempio, dover commentare altri dati statistici che riguardano la
programmazione europea, il POR 2007/2013, che evidenziano come, a
quasi quattro anni dall'avvio di quella programmazione europea, che
rappresenta - non dimentichiamolo - l'ultimo treno che la Sicilia
non può permettersi di perdere perché dal 2014 in poi non saremo
più regione a Obiettivo 1 -; ebbene, a quattro anni dall'avvio di
quel percorso di programmazione europea, abbiamo impegnato
esclusivamente il 7,2 per cento delle risorse.
Oltre 100 milioni di euro li abbiamo persi, li abbiamo restituiti
a Bruxelles, attraverso il meccanismo del disimpegno automatico.
200 milioni di euro li abbiamo trasferiti nei fondi Jessica e
Jeremy che, contrariamente a quello che è stato divulgato in questi
ultimi mesi, se dovessero essere utilizzati potranno permettere
l'impiego di queste risorse esclusivamente per prestiti a tasso
agevolato, non certamente per contributi a fondo perduto, naturale
vocazione di quelle risorse.
E' inammissibile, caro assessore Armao, che la Regione, in una
settimana, si ritrovi a dovere rimborsare degli imprenditori, a
seguito di sentenze della magistratura, per l'inefficienza della
macchina burocratico-amministrativa della Regione, per vicende che
non riguardano soltanto questa esperienza governativa. Ma comunque
è inammissibile dover dare a New Energy 21 milioni di euro. E'
inammissibile dare 15 milioni di euro ad altre imprese per la
paralisi della macchina burocratica e amministrativa della Regione,
in riferimento ai fondi europei. E' inammissibile - e riguarda
esclusivamente questa esperienza governativa - che si ritirino i
bandi, una volta pubblicati, cosa che è accaduta al turismo in
riferimento all'intervento 3314. E' inammissibile che Cine
Sicilia si ritrovi a ritirare quattro bandi, anch'essi pubblicati.
Ecco perché credo che oggi non possiamo che continuare ad
esprimere una valutazione assolutamente negativa. Ed è paradossale
che questo Parlamento, signor Presidente, da lei egregiamente
diretto, si ritrovi ad approvare interventi legislativi nella
stragrande maggioranza dei casi promossi da Gruppi parlamentari e
non dal Governo, ma che poi non trovano la naturale prosecuzione
dal punto di vista amministrativo, se è vero com'è vero che questo
Parlamento si è ritrovato nel recente passato ad approvare
importanti interventi legislativi a sostegno dello sviluppo.
Mi riferisco ad un intervento sul turismo ad hoc, l'anno scorso,
penso al credito d'imposta sull'occupazione e sugli investimenti.
Ma, ad oggi, a distanza di dodici mesi, non abbiamo registrato il
seguito naturale di quegli importanti interventi legislativi
perché, in un caso specifico, non si è ancora concretizzata la
convenzione con l'Agenzia delle Entrate.
Ecco, quindi, perché mi auguro che si possa registrare
un'inversione di tendenza da parte di questo Governo, e lo dico non
solo da esponente del PDL, orgogliosamente da esponente del PDL, ma
anche da siciliano.
Su questo terreno noi ci giochiamo la partita più importante e non
possiamo permetterci di perdere queste ingenti risorse, laddove nel
passato abbiamo speso praticamente tutto. Probabilmente, com'è
stato scritto anche dall'assessore Armao - e condivido quel
passaggio - dobbiamo riqualificare la spesa attraverso un percorso
che non registri più l'eccessiva parcellizzazione degli interventi
- sono stati 40 mila nel recente passato -, ma, comunque, dobbiamo
dare atto che durante la precedenza esperienza del POR 2000-2006
sono stati spesi tutti i soldi. Non è possibile che registriamo il
ritorno a Bruxelles di ingenti quantità di euro che rappresentano
l'ossigeno vitale per la nostra economia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'anno, con
grande difficoltà, ci apprestiamo ad intervenire su un argomento
che, sotto diversi profili, richiama l'ipocrisia e l'arroganza che
il Governo ha utilizzato nei confronti del Parlamento. E,
segnatamente, signor Presidente, voglio ricordare la lettera a cui
lei ha dato puntuale riscontro, con la quale abbiamo stigmatizzato
l'assenza del Governo nelle Commissioni. Lo voglio ricordare anche
al presidente della Commissione Bilancio.
La quarta Commissione, che ho l'onore di presiedere, non ha potuto
esprimere il parere per la reiterata assenza del Governo in
Commissione.
Rispetto a questa arroganza - evito di citare e leggere le lettere
che il Governo ha inviato alla Commissione - é chiaro che ci
troviamo, in questo Parlamento, in una palude dove bisogna stare
attenti a dove si mettono i piedi. Da una settimana cerco di darmi
una risposta alla domanda: questo Documento di programmazione
economico-finanziaria, di quale programma elettorale è figlio? E'
figlio del primo governo Lombardo, con il PDL e l'UDC, cioè quello
votato dagli elettori? O è figlio del secondo governo Lombardo,
quello che guardava ad una azione lombardiana di catanese
memoria? O forse del terzo governo Lombardo, che già intravedeva il
ribaltone tradendo quel programma elettorale, o a questo Governo
che, già nelle premesse, ha affondato le speranze dei siciliani?
Quale programma elettorale?
Ancora oggi, nonostante centinaia di comunicati stampa, nessuno
sposa politicamente questo Documento. Il Partito Democratico, fino
a questa mattina, è timorosamente nel Governo per le riforme; e le
stiamo aspettando con calma, con grande calma. Ma nessuno di chi
sostiene questo Governo, dai micro partitini ai grandi partiti, ha
voluto dare un'impronta politica a quello che non c'è.
E se mi permette, signor Presidente, questo DPEF non può
funzionare per le ipocrisie scritte anche nella relazione di
maggioranza che ha fatto la Commissione, per le arroganze sotto il
profilo politico scritte nel Documento e per l'assoluta assenza di
riferimento alla politica globale, dove per globale intendo quella
europea, quella del Parlamento nazionale, non quella del Governo
nazionale ma quella del Parlamento nazionale.
Il Presidente della Commissione Bilancio, nella sua relazione, ci
ha letto la piena partecipazione dell'Assemblea e delle sue
articolazioni interne non deve rappresentare un adempimento
meramente formale, ma deve inserirsi in maniera efficace
all'interno del procedimento preparatorio della manovra di finanza
pubblica per la definizione ed attuazione di un indirizzo politico
coerente, che innerva l'intera attività legislativa del periodo di
competenza .
Belle parole, direi anche sante parole Ma rispetto a cosa Di
quale politica coerente si parla? Di quale rispetto del Parlamento
se il Governo non intende assolutamente dialogare nelle
Commissioni?
Allora declinerei le parole che questo Documento rappresenta un
esercizio meramente formale e null'altro. L'ipocrisia continua
nella relazione di maggioranza dove è scritto che, esitando il DPEF
anche in assenza delle osservazioni delle Commissioni, c'è la
convinzione comunque che eventuali ulteriori contributi possono
essere utilmente valutati nel corso del dibattito in Aula.
Bene. Mi sembra che la relazione di minoranza dell'onorevole De
Luca, sotto questo profilo, è stata precisa, puntuale, e guarda
esattamente, sotto il profilo tecnico, a quelle che sono le nostre
richieste eventuali da apportare al DPEF. Sono certo, onorevole De
Luca, che le sue parole cadranno nell'oblio, non l'ha ascoltata
nessuno, si stanca anche il Governo quando lei parla perché non ha
interesse ad ascoltare quello che, con grande cuore, lei cerca di
trasmettere a tutti i siciliani.
E continuiamo con quello che è il cosiddetto, nella relazione di
maggioranza, programma di Governo: la garanzia del diritto allo
studio, la lotta alla dispersione scolastica, la riforma del
sistema della formazione professionale, la semplificazione del
procedimento amministrativo, la trasparenza nell'azione pubblica
con la diffusione delle procedure informatiche e l'automatizzazione
dei processi documentali.
Caro onorevole Musotto, mi sembra un compitino di quinta
elementare piuttosto che un piccolo programma di relazione.
Piuttosto, mi sarebbe piaciuto leggere, anche se in un'aula di
scuola elementare , la lotta sistematica al sistema mafioso, il
rilancio della piccola e media impresa, l'aiuto all'agricoltura,
l'incentivazione che serve alle categorie produttive. Mi sarebbe
piaciuto leggere anche queste cose, che sono totalmente assenti
dalla relazione al DPEF.
Riguardo al richiamo al federalismo fiscale, di cui tutti parlano
con la dovuta competenza, e da cui, al momento, ci siamo tirati
fuori in quanto riteniamo di essere una Regione autonoma nello
Statuto, e non solo, ma anche al di fuori di quelli che sono i
percorsi politici nazionali, come mai questo DPEF non chiarisce il
nostro intervento sul sistema federale dei costi standard? Come mai
non affrontiamo questo tema? Perché dobbiamo arrivare, e forse non
arriveremo mai, alla fine di quelle che sono le innovazioni che il
Governo nazionale naturalmente ha voluto dare?
Mi permetto, signor Presidente, se è possibile, di farle notare
che nella prima lettura magari c'è stata una svista. Solo per
coerenza, nella relazione della Commissione, e solo per coerenza
delle belle parole che hanno utilizzato membri del Governo e,
addirittura, il Presidente della Regione: La Commissione valuta
inoltre favorevolmente i programmati interventi di riduzione dei
costi della politica .
Presidente, nella finanziaria c'è la stabilizzazione - non dei
precari, no, assolutamente - degli assessori tecnici, perché siamo
passati ormai da quello che é il parterre regionale dei lavoratori
veri alla loro mancata stabilizzazione e alla stabilizzazione degli
assessori tecnici.
Onorevole Cracolici, mi affido a lei, alla sua azione che, da
oggi, è un'azione più consapevole. Anzi, ne approfitto
pubblicamente per rinnovarle gli auguri per la sua laurea, che non
è honoris causa, ma una laurea sudata, e quindi le vanno i miei
complimenti.
Allora, rispetto a questa azione, che veramente fa venire i
brividi, quando si tenta di stabilizzare gli assessori tecnici,
l'azione di questo Parlamento è di allinearli invece esattamente al
riconoscimento che il Governo nazionale dà ai sottosegretari di
Stato, e sarà una nostra proposta nella finanziaria. Mi sembra una
norma di buon senso perché, per esempio, qualche sottosegretario
abita lontano da Roma, magari a Catania o a Palermo, e deve pagarsi
il biglietto aereo.
Assume la presidenza il Vicepresidente Formica
Ma qui non c'è bisogno di aereo, ci arriviamo con la macchina.
E rispetto alle cose che mancano, scollegate da quelli che sono i
programmi veri di questa Nazione, non di un pezzo di questa
Nazione, come qualcuno nelle settimane scorse ha voluto fotografare
con ipotesi secessioniste per poi tornare indietro dopo i richiami
del segretario Lupo e del capogruppo al Senato, onorevole
Finocchiaro, candidato battuto da Lombardo.
Il piano del Sud. Un piano del Sud che certamente avrà una sua
valenza importante anche per questa ragione, che venerdì il
Consiglio dei Ministri delibererà
CRACOLICI. Ma di quale Governo?
MANCUSO. Del Governo che lei, purtroppo, non riuscirà a ribaltare
Mica si trova a Roma, onorevole Cracolici. Di Cracolici ce n'è uno
solo, e lo abbiamo noi in Sicilia, ma questo sarebbe il male
minore, perché anche di Lombardo nel mondo ce n'è uno solo
Allora, rispetto a questo, il Piano del Sud è improntato su
quattro punti: le infrastrutture, di cui c'è una piccola parte in
questo DPEF; su sicurezza e legalità, neanche una parola in questo
DPEF; scuola, ricerca, università e formazione, secondo le
indicazioni dell'OCSE, secondo il recepimento dell'Unione Europea,
neppure queste citate in questo DPEF, e la riforma della pubblica
Amministrazione. Ma non quella indicata in questo DPEF, bensì una
riforma vera della pubblica Amministrazione in attuazione del primo
decreto Brunetta.
E sono giuste anche le dichiarazioni del Ministro per gli Affari
regionali, onorevole Raffaele Fitto, secondo cui qualora la nostra
Regione, che manca di credibilità col Governo nazionale, dovesse
insistere ad intraprendere una strada senza uscita, scende in
campo, come è giusto che sia, la Costituzione, e verrà attuata la
riforma del piano del Sud anche in quest'Isola, ai sensi
dell'articolo 120 della Costituzione.
Rispetto a questo, siccome non sono solo parole ma atti
parlamentari, e i nostri interventi rimangono a futura memoria, mi
sembra che il DPEF manca di tutte queste cose.
Concludo, signor Presidente, con quello che è stato il lavoro dei
tecnici di questa Assemblea regionale, che dobbiamo ringraziare
sempre per la precisione e per lo sforzo che fanno, anche senza la
presenza dei documenti contabili che l'onorevole De Luca ogni volta
fatica ad avere.
Ma se non li hanno i tecnici, figuriamoci chi è solo di passaggio
in questa Assemblea
Lo scostamento tra il PIL e le entrate di questo DPEF si rifà ad
un incremento del PIL di circa l'uno per cento. Ebbene, sotto il
profilo contabile ci siamo, e se c'è questa ottimistica previsione
mi pare anche giusto; però, a pagina 10 del documento dei nostri
funzionari dell'Assemblea regionale, vi invito tutti a leggere il
seguente periodo: Tenuto conto della recente recrudescenza della
crisi, tanto a livello finanziario che reale, queste ultime
previsioni, quelle del PIL, potrebbero essere difficili da
realizzare e pertanto la crescita del PIL nel biennio potrebbe
risultare non superiore all'1% . Ringrazio i funzionari per la
gentilezza con cui pongono le argomentazioni, perché è detto in
modo gentile, io lo dico in politichese e lo dico senza essere
arrogante come è stato il Governo fino ad oggi. Questo è un DPEF
che non rappresenta la situazione reale della Sicilia, anzi è un
DPEF - per chi lo voterà - contro i siciliani, ed è per questo che
non voglio partecipare né a un voto positivo né ad un voto negativo
e neanche ad una valutazione, positiva o negativa che sia. Se la
vedrà chi vuole affondare la Sicilia. Io non sarò complice di chi
sta portando avanti questo atteggiamento, non solo prima, nel
Governo, ma oggi anche in Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati. Ne ha
facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
leggendo questo DPEF credo che lei, involontariamente, ha
certificato il fallimento, non del governo Lombardo, perché non
saprei di quale Governo stiamo parlando, certamente del governatore
Lombardo perché non vi è dubbio che da quando è nato il Governo lui
non è cambiato Quindi, Lombardo è sempre lì
Oggi siamo a novembre del 2010. Sono trascorsi, se non vado
errato, due anni e mezzo circa dalla tornata elettorale del 2008, e
devo dire che questi due anni e mezzo hanno lasciato una traccia, e
di Governi ne abbiamo visti ben quattro. Per cui, questo strumento,
chiamato DPEF, è - mi creda Assessore, rispetto quello che c'è
scritto qui - la certificazione assoluta di un fallimento
Di cosa si è occupato in questi anni - e non mi rivolgo certamente
lei, assessore, che è arrivato da un mese - il Governatore? Quale
linea politica ha posto affinché si rimediasse ad una anticipata
elezione dovuta a fatti e circostanze che tutti ricordiamo, e che
già aveva una situazione negativa della spesa amministrativa della
Regione? E' inutile che lo neghiamo, si è perso un anno e più per
rimettere in moto la macchina amministrativa.
Ebbene, il Governatore, appena eletto, ha compiuto il suo primo
atto di stravaganza , lo chiamerei così, sostituendo, se ben
ricordo, - in quel momento tutto si doveva fare ma mai cambiarlo
dal suo ruolo e dalla sua posizione - un direttore di questa
Regione, con il quale non ho avuto un ottimo rapporto durante la
programmazione dei fondi comunitari FERS 2007/2013, la dottoressa
Palocci.
Il primo errore che il Governatore ha fatto è stato proprio quello
proprio di togliere la persona che in quel momento traghettava la
fine del 2000-2006 e doveva far partire il 2007-2013, invertendo
totalmente la tendenza, pur nominando un grande professore, che ha
sostituito dopo neanche 7-8 mesi , creando un imbarazzo assoluto,
anche perché c'è stato un ulteriore ritardo, accumulato per le
questioni che ci hanno visto andare ad elezioni anticipate col
Governo Cuffaro.
Questa è una responsabilità che è solo del Presidente della
Regione, e non certamente di chi, giustamente, arriva al momento
opportuno e cerca di tamponare.
Io capisco l'imbarazzo dell'assessore Armao, capisco l'imbarazzo
dell'ex dirigente regionale, segretario generale e oggi assessore,
Pietro Carmelo Russo, capisco bene perché sono in difficoltà, sanno
bene di cosa sto parlando, più volte abbiamo avuto modo di
discuterne insieme, e mi dispiace che oggi debbano prendersi delle
responsabilità sulla carenza gestionale e amministrativa della
Regione.
Ebbene, abbiamo superato quei nove mesi di stasi e siamo arrivati
ad aprile 2009, quando il Presidente Lombardo decide finalmente di
nominare un nuovo direttore alla programmazione, dopo un anno di
inattività assoluta perché, è inutile che ce lo neghiamo, così è
stato
Ebbene, il nuovo dirigente partecipa anch'egli alla paralisi
dell'Amministrazione, inverte totalmente una misura del POR, anzi
dello strumento FESR 2007/2013, sospende le procedure dell'Asse 6,
rimette in moto questo Asse 6 in maniera a dir poco fantasiosa,
ingloba in sé una quantità di risorse - perché erano poche quelle
che poteva gestire la programmazione - e si fa un bel pacchetto
nell'Asse 6 di circa 719 milioni di euro togliendo risorse ai
trasporti, togliendo risorse ai lavori pubblici, togliendo risorse
a quegli assessorati che avrebbero potuto invece attivare la spesa.
Ricordo a me stesso che appena arrivato in Giunta, insieme al
collega assessore Strano, abbiamo cercato di bloccare questa follia
istituzionale; purtroppo non ci siamo riusciti. Abbiamo avuto più
volte degli incontri, abbiamo pregato di non proseguire su questa
linea, di non ritornare su quel fallimento del POR 2000/2006, che
erano i PIT.
Ma siamo caduti nello stesso errore, abbiamo creato i PIST e i
PISU, che erano sì previsti ma che si potevano alleggerire di
contenuti economici. Invece, si sono riempiti di contenuti
economici.
Ebbene, oggi siamo a novembre 2010 - io stesso invitai ad evitare
il prolungamento di questa emorragia di tempo nell'attivare la
spesa - e non mi risulta che né PIT né PISU e né PIST siano in fase
di finanziamento, non hanno attivato ad oggi nessuna spesa.
E qui, assessore Armao, sono convinto della sua buona fede.
A pagina 17 del Documento di programmazione economico-finanziaria
è scritto che si impegneranno entro quest'anno 640 milioni di euro
proprio nell'Asse 6.
Però qui ci dobbiamo mettere d'accordo: nella tabella di
riferimento, a pagina 50 - invito i colleghi a leggerla - c'è
scritto ben altro, che l'Asse 6 ha impegnato, a giugno 2010,
soltanto ventisei milioni di euro, per cui 620 milioni di euro in
meno.
Allora, due sono le cose: o è falso l'impegno di ventisei milioni
di euro, anzi per essere precisi ventiseimilioni e seicentomila, o
altrimenti ritengo che ci prendiamo in giro in quanto se a giugno
2010 si sono impegnati 26 milioni, non so come in questi due o tre
mesi si possano impegnare 620 milioni di euro. Qui ci dobbiamo
mettere d'accordo e, dato che sono convito della sua buona fede,
Assessore, in quanto sarebbe talmente mortificante per quest'Aula
ascoltare situazioni così paradossali, la invito a chiarire su
questo punto perché il fallimento della proposta dell'Asse 6, così
come riformulata, è tutto qui, anche se effettivamente nel DPEF è
scritto che quest'anno si spenderanno o si impegneranno tutte le
somme. Cosa impossibile
Quindi, c'è, purtroppo, un falso non dovuto a qualcosa volutamente
scritta. Io ritengo e mi auguro che sia un errore, e allora va
corretto o a pagina 17 o a pagina 50. Valuti lei dove correggere.
Io penso sia meglio correggerlo a pagina 17 perché mi pare fuori
luogo, anche perché né i PISU né i PIST sono diventati operativi,
ancora si valuta, si studia, si cerca di approfondire quali
progetti finanziare e quali non finanziare. E, quindi, leviamo mano
agli impegni.
Per quanto concerne FESR, FEP, TSE e FEOGA, la scarsità di
attivazione della spesa è dovuta, oltre che per i primi nove mesi
accumulati per l'errata sostituzione di un direttore che, devo
dire, era certamente competente, alla continua sostituzione degli
assessori e dei direttori, con l'aggravante - e qui me ne assumo la
responsabilità - di avere voluto approvare forse una delle poche
norme che il Governo ha fatto di propria iniziativa: la legge 19
del 2008.
Non c'era occasione migliore, in un momento di tale difficoltà in
cui la Regione si trovava, che era proprio quello di un ritardo
accumulato per fatti non certamente dovuti al governo Lombardo, non
certamente dovuti a chiunque si è trovato nel Governo precedente,
si è creato un problema che ha visto un'anticipata elezione. Bene
Cosa bisognava fare in quel periodo?
Bisognava fare tutto tranne che approvare la legge 19 del 2008;
quello è stato il colpo finale all'ulteriore ritardo che
l'Amministrazione regionale ha prodotto.
Lei conosce benissimo, assessore Armao - è stato un esecutore,
quindi lei non c'entra - le difficoltà che ha avuto per approvare
il regolamento entro il 2009, per la riforma della pubblica
Amministrazione. Ha lavorato, ha fatto un buon lavoro, è vero, ma
certo - diciamocelo qua con molta onestà - si è perso un altro anno
di tempo: negli assessorati i dirigenti, ancora oggi forse, hanno
delle lacune da colmare. E, allora, come si può pretendere di
attivare la spesa regionale quando la stessa macchina
amministrativa non conosceva ancora che sorte avrebbe preso e che
filone avrebbe trovato, ancora oggi, in fase di assestamento?
Ebbene, su questi temi, assessore Armao, credo che lei sappia
benissimo che il continuo cambiamento di percorso da parte del
Presidente é la vera causa di una situazione già oggi difficile,
anzi, diciamo pure, compromessa.
Vorrei citare alcuni passaggi del DPEF che, mi creda assessore,
avrei voluto evitare. Ma correttamente lei stesso li cita ed io
entrerò nel merito per completare quanto da lei non concluso.
Primo, la difesa del suolo. In una pagina del Documento si è
totalmente dimenticato di una delibera di Giunta del 3 ottobre con
cui io, allora assessore per i lavori pubblici, ho provato a
cambiare la tendenza su tutto ciò che la Regione in questi anni non
è riuscita, e non riuscirà a fare, se non si fosse invertita la
tendenza di dare una guida unica a chi doveva coordinare un
progetto dei dissesti idrogeologici della Sicilia.
Ebbene, fu deciso in quella delibera che bisognava fare un Piano
rischi regionale.
Il sottoscritto fece quattro incontri, subito dopo la riunione fu
deciso di creare un fondo, fu deciso di fare un piano. Ebbene, dal
dicembre del 2009 non si è fatto più nulla.
Oggi si continua ad andare avanti a spizzichi e bocconi, non c'è
un piano dei rischi della Regione, voi sapete meglio di me con
piccoli interventi quante situazioni di disastri, e quindi di
spesa, si potrebbero evitare. Ebbene di tutto questo il Governo,
dal dicembre 2009, non ha più fatto nulla.
C'è una delibera, però, che dava quest'input. Di tutto questo si
parla nel Documento a pagina 37, dopo di che non si dice come, con
quel piano, con quali risorse: non si dice nulla
Concludo, assessore per le infrastrutture. Prima di andarmene
lasciai alcuni documenti proprio per tentare almeno in ogni caso, a
prescindere dalla delibera, di dare un segnale al suo assessorato,
perché - forse tanti colleghi non sanno e ora ve lo dirò una volta
per tutte - la Sicilia in questi anni ha subìto il disastro del
territorio. E c'è un motivo: per anni sono stati azzerati i
capitoli delle calamità naturali e dei dissesti idrogeologici,
capitoli relativi ai lavori pubblici.
Oggi ho cercato di vedere nel bilancio cosa c'era per queste due
voci. Assessore, ci sono sei milioni di euro per il 2011 e, forse
lei non sa, per i torrenti, per la salvaguardia dei torrenti dalle
inondazioni c'è zero
Allora, io le dico di guardare bene queste cose perché lei con
quelle somme non potrà dare nessuna risposta e i danni a cui, con
piccole somme, i Geni civili potrebbero fare fronte, sono talmente
enormi che poi ci si spiega perché da dieci anni a questa parte la
Sicilia è in totale emergenza dissesto: perché in questi anni
questi capitoli sono stati abbandonati.
E' una denunzia che faccio, io avevo proposto già l'anno scorso di
incrementare questi capitoli di spesa e non si è fatto nulla.
Quest'anno ancora peggio
Assessore, apra gli occhi perché poi le responsabilità non sono
solo del Governatore ma - glielo dico con la massima onestà - sono
anche sue se non interverrà su queste voci, perché i Geni civili
non potranno fare fronte a nulla quando arriveranno le richieste
dei sindaci.
Certo - e concludo - abbiamo, però, l'Assessorato territorio e
ambiente che ha centinaia di milioni da spendere sui dissesti e, di
fatto, poi li spende male perché li dà ai sindaci che con quei
soldi non si occupano solo di dissesti, ma anche della sistemazione
di piazze e di cose inutili.
PRESIDENTE . La seduta è sospesa per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 18.10, è ripresa alle ore 18.12)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. E' iscritto a parlare
l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori,
sono fortemente sorpreso ed esterrefatto di come questo Documento
finanziario sia stato trattato, dell'attenzione che ha meritato,
dell'attenzione del Governo, che non c'è stata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non disturbiamo l'onorevole Dina.
Onorevole Cracolici proprio lei.
DINA. La ringrazio per il richiamo all'ordine e alla disciplina
d'Aula, che ancora mi sembra un po' scarsa.
Devo rilevare come questa attenzione, che non c'è stata, segni un
netto divario rispetto all'atmosfera, al clima, all'attenzione con
cui questo Documento è stato affrontato lo scorso anno e gli anni
precedenti.
Lo scorso anno è diventato la pietra dello scandalo,
nell'accezione più pregnante del termine. E' stato la pietra di
inciampo' in cui è inciampato il Governo che, utilizzando questo
strumento, ha estromesso uno dei partiti che aveva determinato la
sua elezione, il PDL cosiddetto ufficiale.
Quindi, mi sarei aspettato dal Governo, rispetto a questo
strumento finanziario, attenzione massima, rispetto dei tempi,
rispetto dei modi, attenzione forte ai contenuti. Invece ci
troviamo di fronte a tempi non rispettati, a modi incongrui, a
contenuti superficiali, limitati e non conducenti. Perché dico
questo?
Perché ci siamo accorti all'improvviso che il Governo, da
smemorato qual è, e forse anche il comportamento registrato nel
produrre questo documento testimonia di come si muove nel suo
complesso, ha dimenticato di presentare il DPEF nei tempi, come se
fosse già superato, come se quel disegno di legge sul quale avevamo
lavorato e che lo superava fosse stato approvato mettendo in campo
la legislazione nazionale che parrebbe farlo superare. Ma ahimè,
siamo fermamente convinti che la consecutio temporum dei documenti
finanziari è stringente e ha una logica.
Qual è il ruolo del DPEF? Lo dice l'articolo 2, comma 3, della
legge 10 del 1999: Il DPEF indica i criteri e le regole che devono
essere adottati nella predisposizione del disegno di legge della
finanziaria, con particolare riferimento agli indirizzi, per
procedere alla variazione delle entrate e delle spese del bilancio,
alla legislazione di spesa e ai saldi tendenziali.
Quindi, si tratta di un documento sicuramente propedeutico alla
finanziaria.
Ebbene, ci siamo ritrovati con la Finanziaria depositata che ha
fatto il giro delle Commissioni e con un DPEF che ancora non è
stato né apprezzato, né valutato né votato.
E' come se si volesse mettere, e lo si fa continuamente, il carro
davanti ai buoi. Abbiamo già il prodotto del DPEF che è la
finanziaria depositata, dobbiamo ancora discutere delle premesse
che ne costituivano il presupposto.
E allora, piuttosto che guardare al DPEF, vorrei guardare al
prodotto del DPEF, a questa finanziaria che è già stata depositata,
che la dice lunga sui limiti complessivi di programmazione di
questo Governo, che non riesce a guardare con lungimiranza, che si
ferma alla gestione del quotidiano e lo continua a fare in maniera
pedante, in maniera attenta solo alla gestione delle piccole cose
perché quei limiti, che sono emersi qui questa sera, nella non
funzionalità del tutto', determina che quello che andremo a
costruire, con il documento finanziario, è vincolato alla non
funzionalità del tutto'. Parlare di numeri, senza poi avere la
possibilità di rendere operative le norme previste nella
finanziaria è significativo di qualcosa che vuol essere solo
virtuale.
Già nella sua costruzione questa finanziaria presenta grandi
limiti.
L'articolo 1 prevede un indebitamento di un miliardo con un nuovo
mutuo. Gli articoli 8, 9 e 10 determinano la bancarotta di comuni e
province. L'articolo 46, passando oltre, prevede l'istituzione di
un fondo virtuale per investimenti che dovrebbe discendere dalla
dismissione di quelle società che sono altamente indebitate e che
non produrranno sicuramente nessun cespite attivo da poter
utilizzare per gli investimenti.
Per non parlare, poi, di errori, e ritengo siano errori o mere
dimenticanze, perché qualora ci fosse consapevolezza dovremmo
gridare alla miopia complessiva e alla incompetenza perché, con un
taglio trasversale di numeri, senza che esistano le norme, si
cancella la legge 24, senza che questa venga abrogata nelle norme,
mettendo zero in bilancio.
Posso capire che ci sia l'esigenza di intervenire mediante il
Fondo sociale europeo, ma quella potrebbe essere una
compartecipazione. Non si può destrutturare la spesa regionale, non
si può completamente tirare fuori dal finanziamento della legge 24
perché, occorre dirlo e ribadirlo anche in questa sede e questo
vale anche per gli sportelli, ci sono adempimenti contrattuali,
specificità operative nell'ambito della formazione, nell'ambito di
sportelli multifunzionali, che non potranno essere utilizzati e
rendicontati attraverso i fondi comunitari perché quel rendiconto
andrebbe bocciato.
Allora, bisogna avere la capacità di prevedere delle somme in
bilancio per il settore della formazione; bisognerà prevedere una
somma in bilancio da destinare anche agli sportelli, per quella
parte che non potrà essere coperta, non già sotto il profilo
finanziario in senso stretto, ma per la tipologia di attività che
non potrà essere rendicontata e, quindi, bisognerà prevedere somme
specifiche in bilancio. Questo manca, abbiamo zero.
Per non parlare, poi, dell'articolo 42 riduzione della
compartecipazione sanitaria ai valori del 2006 . Quella che è stata
una scelta devastante del Governo Prodi, che ha imposto alla
Sicilia di passare dal 42 al 50 per cento di compartecipazione
sanitaria, e che sicuramente ha costituito un grave peso sul nostro
bilancio regionale, viene tolta senza che a monte ci sia stato un
momento di confronto con lo Stato, rispetto a questa norma che, sì
è vero, è fissata ad un termine temporale, il 2009, ma che non può
essere cancellata con un colpo di penna, così come sta facendo
l'assessore per l'economia.
E, allora, ci ritroveremo sicuramente con questa somma, la
differenza dal 42 al 50 per cento in meno nella previsione, con il
rischio che il nostro sistema sanitario - che già ha un piano di
rientro importante e logico nella sua impostazione ma che con
questo modo di procedere, con tagli trasversali, sta mettendo in
grave difficoltà l'assistenza sanitaria di tutta la Sicilia - sia
ulteriormente penalizzato e messo in grave difficoltà.
Poi, tanti tagli in un elenco, tagli trasversali fatti a tutto
tondo senza guardare a fondo i contraenti che stanno dietro a quei
capitoli, senza guardare a fondo le attività connesse a quei
capitoli: un taglio per fare quadrare i conti. In questo Documento
non troviamo niente sullo sviluppo per le attività produttive,
niente per quanto riguarda la difesa del suolo e dell'ambiente.
Ricordava poco fa l'onorevole De Luca come il DPEF fu rivisitato:
venne bloccata la discussione in Aula, fu richiamato, lo fece
allora il Gruppo MPA, e lo fece con il suo assessore che aveva
dimenticato di inserire nel DPEF un intero capitolo dell'ambiente e
del territorio e ha preteso di bloccare la discussione del DPEF per
integrare quel settore mancante.
Ebbene, anche oggi, in questo Documento rileviamo l'assenza di un
capitolo che riguarda l'ambiente e il dissesto idrogeologico. Per
non parlare poi di come nella finanziaria troviamo quel settore
strano del contenimento, del taglio dei costi della politica per
quanto riguarda i consiglieri e gli amministratori locali a fronte
del quale troviamo poi il comma 5 dell'articolo 22 con cui viene
sanata la situazione degli assessori tecnici, ai quali viene
riconosciuto per legge l'intero stipendio dei deputati integrati
della somma differenziale per il ruolo di assessore.
Siamo, quindi, di fronte ad una ipocrisia vera, ad uno strumento
che presenta sicuramente, oltre che tanti aspetti opachi, il
segnale di come la politica dell'arroganza di questo Governo voglia
ancora insistere nella direzione di prevaricare le regole, di
prevaricare le forme, che sono sostanza, perché il DPEF va
presentato e discusso prima della finanziaria. Oggi, per la prima
volta nella storia di questo Parlamento, registriamo questo grave
sconvolgimento delle norme.
L'anno scorso il DPEF è stato bocciato dopo un confronto serrato.
Riteniamo che l'attuale sia un DPEF insufficiente, inadeguato ai
problemi della Sicilia, inadeguato a fare fronte allo sviluppo,
inadeguato a pensare un cambio di passo rispetto alla gestione di
una burocrazia che sta realmente atterrando la nostra economia.
Ed è per questo che annuncio che il nostro Gruppo parlamentare non
parteciperà al voto perché riteniamo che sia un documento che lede
una norma fondamentale, che è quella di seguire le regole
nell'impostazione di fondo, e poi nei contenuti lo riteniamo
insufficiente, scarso e il segno di come un fallimento complessivo
sia in agguato, un fallimento non solo dei conti, perché quelli
sono sotto gli occhi di tutti: il disavanzo è notevole e con i soli
tagli non si rimette in moto la Sicilia.
Siamo di fronte al fallimento etico della missione di questo
Parlamento e di questo Governo, del Parlamento no, ma di questo
Governo che galleggia, di un Governo che antepone l'occupazione del
potere all'attenzione ai problemi di questa Sicilia.
Ci troviamo di fronte a due cinismi: quello del presidente
Lombardo che occupa tutto il potere possibile, e di alcune forze
che dall'opposizione, ribaltando il risultato, sono passate in
maggioranza e hanno a cuore una sola cosa: disgregare l'altro
campo, disgregare la politica del centro-destra.
E questo cinismo è cosa grave perché non è sicuramente funzionale
alla crescita della Sicilia.
Questi atteggiamenti che si riscontrano nel Documento finanziario
ci impongono di non votarlo e per questo dichiaro che il Gruppo del
PID non parteciperà alla votazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha
facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi,
io certamente non ripeterò ciò che è stato detto qui stasera e non
ripercorrerò il quadro a tinte fosche che, purtroppo, questa sera
noi abbiamo visto delineare in quest'Aula. Mi limiterò a fare
alcune osservazioni politiche partendo dal fatto che, ormai da
troppo tempo, da settembre, vediamo molto spesso vuoti i banchi del
Governo vuoti. Notiamo spesso la presenza dell'assessore Armao e
questo gli fa onore. Ma, per esempio, ancora non conosciamo, signor
Presidente e mi affido a questa Presidenza perché, al più presto,
l'Aula possa conoscere il volto dei nuovi assessori cosiddetti
tecnici. Noi non conosciamo gli assessori Tranchida, D'Antrassi,
Marino, Missineo, Piraino; solo l'assessore Sparma, tra i nuovi, ha
sentito il bisogno di venire qui in Aula a presentarsi, a fare in
modo che ci fosse con l'Aula quel contatto che deve essere
importante, forte, in democrazia.
Certo, mi rendo conto del disagio che vivono gli assessori perché
questo Governo tecnico é così lontano dalla Sicilia, così lontano
dai siciliani, evidentemente da questi assessori è sentito in
maniera molto forte, molto determinata.
Tuttavia, io ritengo necessario che, in qualche modo - atteso che
noi dobbiamo fare un percorso con questo Governo in Sicilia, sarà
lungo, sarà breve -, comunque si riesca, quanto meno, a contenere
il danno che questo Governo sta producendo ai siciliani.
Scorrendo superficialmente il Documento di programmazione
economico-finanziaria, ci rendiamo conto che esistono grandi
assenti in questo documento. Non vi è nessuna pianificazione,
nessuna programmazione economica, non si accende per i siciliani la
speranza della ripartenza.
Siamo bloccati, siamo al palo e questo Governo manca di fantasia,
manca di determinazione, manca di legame con il mondo economico che
deve essere faro e punto di riferimento, con le realtà che
producono, ecco, manca la parola innovazione .
Quali investimenti, Assessore, a favore dell'innovazione? Quali
investimenti, signor Assessore, a favore della ricerca? Quali
investimenti a favore della infrastrutturazione?
Piuttosto, si assiste ad una regressione, ad un blocco e, secondo
me, si favorisce sempre di più la fuga dei cervelli perché non
investire e non fare in modo che si possa spendere in ricerche e
innovazioni significa spingere i nostri ragazzi - che poi saranno i
migliori, i più audaci - a lasciarci per cercare e trovare fortuna
altrove.
Quindi, questo è un documento che tarpa le ali ai siciliani, tarpa
le ali ai giovani.
E' un documento che non consente di continuare a sperare; qualcuno
lo ha già detto ma voglio ripeterlo. Manca una parola importante,
perché tante volte in quest'Aula, abbiamo visto versare lacrime di
coccodrillo. Lei, assessore Armao, è stato apprezzato come
assessore alla protezione civile, ma qui mancano le parole
dissesto idrogeologico E sappiamo che la Sicilia tutta, e non
solo Messina, non solo Agrigento - dalla quale città è partito
l'urlo anche del prelato, dell'arcivescovo - sta soffrendo. E oggi
quali somme stiamo impegnando, quali somme stiamo destinando? Quale
programmazione, quale pianificazione pensiamo di rendere alla
Sicilia per metterla in sicurezza?
Si tratta di un documento che, oltre ad essere profondamente
illegittimo, rappresenta certo un libro che non è dei sogni, ma
degli incubi. Un libro degli incubi, onorevole Cracolici.
Cercherò di essere breve, onorevole Cracolici. Lei tante volte ha
fatto ascoltare a quest'Aula interventi politici importanti.
In questo Governo, che è il governo degli assenti, che è il
governo della mancanza di programmazione, che è il governo dei
tecnici o pseudo tecnici, che è il governo che non sa farsi carico
delle esigenze dei destinatari di un percorso finanziario che è
anello terminale e punto di partenza per i servizi essenziali -
sanità, igiene, vivibilità, servizi sociali - si contraggono i
trasferimenti ai comuni in misura troppo rilevante, quattrocento
milioni in meno
E' una decurtazione che non trova ragione neanche nella stessa
finanziaria nazionale che sì contrae i trasferimenti alle regioni,
ma qui la contrazione è tre volte tanto. Se è cento la contrazione
che determina lo Stato, la Regione moltiplica per tre. I comuni non
potranno più garantire i servizi essenziali e, quindi, è in gioco
la stessa vivibilità, é in gioco la stessa sopravvivenza dei
comuni.
E' questo il percorso, signor assessore, che il governo Lombardo
vuole portare avanti?
E' questo il modo con il quale si vogliono affrontare i problemi
che affliggono la nostra regione?
E' questo il modo per far sentire i siciliani vicini alle
istituzioni in un momento difficile, particolare?
Laddove manca il lavoro e la disoccupazione aumenta, laddove manca
la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, certamente è
più facile assistere, Assessore, a fenomeni che sono quelli della
devianza, che sono quelli della mafia, che sono quelli della
criminalità organizzata e non, della microcriminalità. E anche qui
nessun investimento, nessuna pianificazione, nessuna volontà di
invertire questa tendenza
E quindi un Governo che sta dimostrando, a distanza di due anni e
mezzo dalla sua nascita, non solo incongruenze, non solo mancanza
di rispetto nei confronti dei siciliani, non solo assenza di
qualunque sensibilità democratica, ma anche grande incapacità.
Il Governatore si faccia un esame di coscienza, giri per la
Sicilia, non faccia soltanto proclami, non si affidi ai messaggi
televisivi o ai comunicati stampa, finalmente entri nel mondo dei
siciliani, in questo mondo che lui sta devastando.
Andando in giro per la nostra Sicilia, avendo contatto col nostro
territorio, ascoltando i nostri concittadini, ci rendiamo conto che
non solo essi non si sentono sicuri, ma avvertono anche una
distanza importante per quel che riguarda i diritti fondamentali,
come la salute. Ogni giorno ci rendiamo conto che questa
sbandierata riforma sanitaria altro non è che un cartellone
pubblicitario. Anzi, un cartellone pubblicitario che si muove in
dispregio della stessa legge 5 del 2009, che quest'Aula ha votato.
E in quella legge si prevedeva, e dico giustamente ed
opportunamente, che le risorse venissero divise fra territorio e
ospedalità. Ebbene vi erano delle proporzioni ben precise: il 53
per cento di quelle risorse andava destinato al territorio, e per
fare che? Per fare prevenzione, per razionalizzare, per
risparmiare, per contenere la spesa.
Un decreto assessoriale capovolge quella stessa legge in dispregio
della volontà di questa Aula.
E i rifiuti, assessore Russo. I rifiuti Noi siamo davanti ad una
situazione che certamente, da qui a qualche giorno, vedrà la
Sicilia in ginocchio, così come l'Italia sta assistendo al disastro
ambientale in Campania. Eppure noi le abbiamo dato fiducia. Eppure
noi qualche mese addietro abbiamo approvato una legge, quella sui
rifiuti, sul riordino del sistema dei rifiuti.
Oggi siamo al palo, siamo fermi, ci rendiamo conto che non vi è
nessuna volontà di arginare un fenomeno che ci costa circa 500
milioni l'anno. Di queste cifre parliamo Dice bene, Assessore,
anche di più E allora la vogliamo finire con il libro dei brutti
sogni? La vogliamo finire con il libro degli incubi? Vogliamo
finalmente rimboccarci le maniche, vogliamo finalmente dare una
dritta a questo Governo?
Noi non voteremo questo documento, signor Presidente, signori
Assessori, l'hanno già annunciato l'onorevole Mancuso e anche altri
colleghi che mi hanno preceduto, e non perché siamo votati
all'opposizione ma perché pensiamo che in questo momento chi ha
grandi responsabilità debba farsene carico e debba risponderne ai
siciliani che altro non chiedono che di essere governati
giustamente. Se non vi è la capacità di farlo, il Governatore, al
di là delle sue vicende giudiziarie, ne tragga le conseguenze,
rimetta il mandato e faccia in modo che la Sicilia possa avere un
Governo degno dei siciliani
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Caputo ha chiesto congedo per
i giorni 17 e 18 novembre 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del Documento di programmazione
economico-finanziaria per gli anni 2011/2013
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si svolgerà a
giorni a Roma un convegno al quale parteciperà un eminente
relatore, il professore De Ioanna, che svolgerà un tema così
formulato L'insostenibile leggerezza del documento di
programmazione economica-finanziaria .
CRACOLICI. Lei è il Milan Kundera del DPEF
LEONTINI. No, lo è lui, De Ioanna. Evidentemente l'ispirazione è
tutta derivante dalla Regione siciliana, dal Governo siciliano,
sostenuto così brillantemente dal collega Cracolici.
L'insostenibile leggerezza del DPEF siciliano
Io dirò poche cose rispetto a quello che è stato già detto dai
colleghi e pertanto il mio intervento sarà breve, ma sarà
finalizzato a cogliere alcune scandalose lacune che proprio questa
Aula non si potrebbe permettere di non biasimare e stigmatizzare.
Questo è il DPEF di una regione che ritiene di essere la Sicilian
Valley, altro che Etna Valley. Noi abbiamo esteso a tutto il
territorio siciliano questo mito, questa fantasia, perché Catania è
una porzione del territorio ma questo DPEF ha esteso all'intera
Sicilia la chimera della Sicilian Valley senza alcuna prerogativa e
senza alcun contenuto, come se non fosse la Sicilia che, fino a
cinque anni fa, per quanto riguarda il prodotto interno lordo, non
lo derivasse nella misura del 47 per cento dalle attività del
settore primario, chiamasi agricoltura
Questo vergognoso documento, e mi fa specie che non sia stato
adeguatamente segnalato, nella parte in cui copia un capoverso
della relazione economico-finanziaria sulla Sicilia, dice che: il
settore primario, nel 2009, ha subìto una pesantissima fase
flessiva - cito letteralmente -. La riduzione pluriennale del
valore aggiunto dell'agricoltura siciliana deriva dal peggioramento
delle ragioni di scambio per cui sono sempre più in difficoltà le
unità produttive. Le imprese subiscono le conseguenze di una
crescita dei prezzi dei consumi intermedi dovuta sia alle
quotazioni energetiche che alle vicende economiche globali; la
dinamica dei prezzi alla produzione non è in grado di bilanciare la
dinamica dei costi. E' ridotta la capacità contrattuale degli
agricoltori di fronte alla grande avanzata della grande
distribuzione .
Cosa c'è per ovviare a questa premessa così disastrosa? Leggetevi
i trentanove foglietti di questo vergognoso documento, non c'è una
sola parte che riguardi l'agricoltura. A pagina 39 ci sono cinque
righe in trentanove pagine, come se noi fossimo la regione della
NASA Come se questa Regione non campasse di agricoltura Come se
non fosse compito di questo Governo di tecnici, cosiddetti
Affrontare le questioni con un piglio analitico e con una capacità
aggressiva delle soluzioni concrete più forte. Nulla di tutto
questo
Io continuo a leggere: L'agricoltura costituisce un altro tema
centrale nello sviluppo dell'Isola, saranno promosse perciò
adeguate azioni politiche per il rilancio generale del settore
nell'ottica di un sistema finalizzato alla tutela delle eccellenze
ambientali e paesaggistiche . Sono tre righe. Poi altre due righe:
E' inoltre intendimento del Governo definire un percorso per
assicurare il risanamento economico e finanziario dei consorzi di
bonifica sostenendone una maggiore autonomia di gestione .
Questo è tutto ciò che contiene il DPEF sull'agricoltura
Vergognatevi Vergognatevi Ma come è possibile che in una Regione
come la Sicilia nel DPEF si parli dell'agricoltura in cinque righe
su trentanove pagine? La verità è che
CRACOLICI. Parli come Bondi. Continui a dire vergognatevi .
LEONTINI. considerato che gli onorevoli Oddo, Panarello e
Cracolici da questo pulpito, sull'argomento, senza mai vergognarsi,
hanno affrontato tali questioni strappandosi i capelli, io avrei
dovuto perdere il tempo a citare letteralmente il fuoco delle
parole di Oddo. Il quale, otto mesi fa, a proposito del dibattito
sulla finanziaria ha parlato dell'agricoltura per tre quarti d'ora
lamentando il fatto che tale settore non fosse coperto da una
adeguata attenzione, da un Governo che non conteneva e non
comprendeva la sua presenza Ora comprende la sua presenza e lo 0,5
si è ridotto a zero totale. E l'onorevole Oddo è contento perché
noi attendiamo assieme a Oddo la stagione delle grandi riforme,
ovviamente programmando lo zero a sostegno delle grandi riforme.
E' veramente una situazione catastrofica e un comportamento
ridicolo
Il piano sanitario, ve lo ricordate? Non se lo possono ricordare
gli attuali alleati di Lombardo perché allora votarono contro la
riforma sanitaria Presidente Formica, noi ci battemmo per quel
testo. Adesso noi siano all'opposizione e loro, che votarono
contro, sono alleati
Quel piano di riforma prevedeva che entro 240 giorni l'onorevole
Cracolici, assieme all'assessore Russo dovessero mettere mano al
piano sanitario. Sono passati 570 giorni, presidente Laccoto
Cinquecentosettanta giorni e nemmeno il presidente della
Commissione si preoccupa di questo immane ritardo. Del piano
sanitario non ne parla più nessuno. E la cosa più grave è che nel
DPEF ci sono due argomenti che sono da piano sanitario, quindi
addirittura lo si scavalca perché si inseriscono interventi da
piano sanitario, non ovviamente facendoli passare dalla Commissione
e dall'Aula, come sarebbe nel caso dello strumento di
pianificazione, ma decretandoli con strumenti amministrativi. Mi
riferisco al programma operativo. Signor Presidente, lo chiamano
programma operativo 2010-2012 in sanità. Programma operativo E il
piano sanitario regionale, dov'è? Cos'è questo programma operativo?
E che cos'è l'innovazione digitale se non una fonte immane di spesa
non controllata, di cui noi abbiamo più volte sottolineato nelle
nostre mozioni il pericolo incombente e ingombrante e comunque un
argomento da piano sanitario regionale da sottoporre al controllo
ed alla programmazione e pianificazione della competente
Commissione presieduta dal collega Laccoto e composta da tutti noi.
Nessuno si lamenta, siete tutti proni a questa dimensione. Siete
tutti succubi di una sorta di comportamento liquidatorio che ormai
tende a commissariare qualsiasi settore, a coprire qualsiasi
esigenza di confronto democratico e a procedere con le decretazioni
o con i provvedimenti amministrativi o con le ordinanze, o con le
decisioni presidenziali.
Non c'è nulla che possa consentire a questa Aula, a questo
Parlamento di vedersi rispecchiare in attività che incidano sulla
Sicilia e sul suo futuro.
Poc'anzi, il collega, onorevole Beninati, parlava di dissesto
idrogeologico.
Onorevoli colleghi, voi sapete che in Sicilia, su incarico del
Governo, le Soprintendenze hanno già cominciato ad elaborare, in
modo parziale e non contestuale e complessivo, i piani paesistici
perché i piani paesistici dovrebbero tutti insieme essere
coordinati in un unico piano paesistico regionale.
E' veramente un fattore di squilibrio nel territorio il fatto che
in alcune province il piano paesistico è già adottato e già incide
sulle decisioni delle IPA, delle Soprintendenze e dei Geni civili.
E quindi ci sono aziende agricole, per esempio, che non possono più
partecipare ai bandi comunitari perché sottoposte a nuove clausole
inserite nei piani paesistici che da questo punto di vista le
escludono. Le aziende inserite in porzioni di territorio sottoposte
a livelli di tutela 2 e 3 perdono la possibilità, per esempio, di
partecipare alla 311 B che è una delle misure del PSR, oppure alla
121, altra misura del PSR, finalizzata al miglioramento fondiario.
Siccome in queste porzioni del territorio con un livello di tutela
2 e 3 non è consentito nessun movimento di terra, le aziende
agricole che operano in queste porzioni di territorio non possono
procedere ad un miglioramento fondiario oppure alla realizzazione
del fotovoltaico e, quindi, non possono partecipare alla
graduatoria e vengono escluse.
Questo è il Governo Lombardo
Accade in alcune province e non accade in altre. Non si capisce
perché a Ragusa, a Trapani, a Messina e a Caltanissetta già si
procede speditamente in questa direzione, mentre nelle altre cinque
province non se ne parla nemmeno, si parla addirittura della fine
del 2011. Quindi, c'è un regime a molteplici velocità che sta
determinando sconquassi nel territorio.
E sul dissesto idrogeologico, collega Beninati, in queste
province in cui si sono già ottenuti finanziamenti per procedere
agli interventi contro il dissesto idrogeologico, i piani
paesistici prevedono, nei livelli di tutela 2 e 3, il divieto di
procedere a qualsiasi movimento di terra, ivi compresi gli
interventi sui dissesti idrogeologici.
Vada a consultare il piano paesistico della mia provincia o della
provincia di Caltanissetta.
E' un governo di scoordinati, è un governo che non sa come andare
avanti, è un governo dove la mano destra non sa quello che fa la
mano sinistra, dove non si riesce a coordinare un bel niente.
E' un governo che è stato contrabbandato come governo di tecnici.
Quando io ero assessore, per poter nominare un tecnico dovevo
rispettare la legge, dovevo farmi dare un curriculum per verificare
se i tecnici avevano esercitato nella loro vita professionale la
competenza per cui li chiamavo a collaborare con me.
Perché non prendiamo i curricula degli eminenti tecnici che
compongono questo Governo? Tutti bravi nel loro settore, ma ce n'è
uno solo a cui sia stato affidato il compito che nella propria
attività professionale ha svolto brillantemente? C'è uno solo di
questi esterni che si occupi di ciò per cui nella vita ha
studiato e ha lavorato? C'è un solo componente del Governo che sia
veramente tecnico perché utilizzato come tale?
C'è un governo di esterni . E, allora, se è un governo di
esterni, come mai in finanziaria stiamo procedendo alla
stabilizzazione dei tecnici? I tecnici vengono chiamati
dall'assessore a collaborare per progetti e, ovviamente, vengono
compensati per quei progetti.
Qui stiamo cambiando regime. Stiamo passando dalla consulenza
tecnica, che non è tecnica, alla stabilizzazione di una competenza
per legge. E noi parliamo di riduzione della spesa? E noi parliamo
di indicazioni virtuose? Questo è un governo che vergognosamente
sta procedendo in una direzione opposta a quella che blatera e a
quella che proferisce, a quella che indica. E' un governo che sin
dal DPEF conferma e indica questi momenti di vergognosa debolezza,
inadempienza e inadeguatezza.
Immaginate voi se la Corte dei conti quest'anno fosse stata
chiamata a scrivere una relazione analoga a quella dell'anno
scorso, se già l'anno scorso, a pagina 38, disse che era,
presidente Savona, cito letteralmente: documento che non aveva
contatti con la realtà , cioè un documento di imbrogli perché nella
formazione, nell'agricoltura, nei fondi comunitari, nelle società e
nell'immondizia - cinque settori - non affrontava minimamente le
necessità dell'Isola.
E i magistrati contabili, di solito diplomatici e prudenti
nell'esposizione, scrissero che era un documento privo di contatto
con la realtà.
Questo ha un contatto con la realtà ed è un contatto di
peggioramento, un contatto di perverso accanimento nei confronti di
una realtà che non riesce ad aggredire, rispetto alla quale passa
assolutamente indifferente, anzi con delle scelte di aggravamento e
di peggioramento e, se sin dal DPEF si è nel peggioramento,
figuriamoci con la finanziaria e con il bilancio
Signor Presidente, noi siamo contrari, ostili a questo vergognoso
documento e, quindi, non parteciperemo alla votazione perché non
vogliamo alcun minimo coinvolgimento di responsabilità
nell'adozione di un documento pernicioso per la Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola
giusto dopo l'intervento del mio capogruppo, di cui sicuramente
condivido i contenuti, l'impostazione, lo spirito, ma anche la
denuncia politica di quella che è stata un'azione, a mio avviso,
che deve fare riflettere questa Aula.
Un documento programmatico che voleva essere un'occasione e che,
di fatto, invece, è un'occasione mancata, perduta. Non ha senso,
infatti, relegare questo documento ad un momento di mera
burocrazia o ad un momento di mero confronto che non c'è stato e,
quindi, di mera posizione, tra virgolette, di forza. Fra l'altro,
ritengo che anche dal punto di vista procedurale è carente di un
contributo importante, che anche l'anno scorso comunque è stato
richiesto alla Corte dei conti e, in una seduta congiunta, è stata
evidenziata - come ha detto il mio capogruppo - un'azione non
rispondente alle aspettative di un documento che deve segnare
sicuramente una linea di indirizzo, sicuramente una linea di
intervento su macroaree.
Questo oggi non possiamo riscontrarlo perché non c'è stato il
tempo né la volontà né la possibilità di determinare questo
confronto. E, allora, se un documento che per essere tale, per
essere documento di programmazione ritengo debba avere degli
spunti, delle importanti indicazioni, se queste prerogative vengono
meno qual è il senso di questo DPEF? Attenzione, il senso lo dà la
politica. Su questo documento, che non è solo tecnico ma è più di
raccordo, più di programmazione, deve esserci la politica a coprire
quello spazio che le è proprio.
Diversamente, diventa un momento di delegittimazione e noi non
possiamo permetterci questo.
Attenzione, colleghi, ogni azione viene vista per quella che
realmente è. La politica deve essere un momento di esempio e se con
l'esempio vogliamo rappresentare il momento concreto, sicuramente
non è stato dato un buon esempio.
Su questo Documento di programmazione economico-finanziaria non ci
sono stati gli apporti concreti degli organi istituzionali, primo
fra tutti la Corte dei conti che - ricordiamoci - oltre alla
genericità, l'anno scorso ha evidenziato delle criticità circa il
mancato raccordo fra la vecchia e la nuova programmazione,
l'incidenza concreta su alcuni comparti specifici quali la
formazione, la sanità, i rifiuti, le infrastrutture, dove ancora
oggi esistono quelle criticità evidenziate dalla Corte dei conti e
dove, fra l'altro, c'è stato un confronto che ha portato ad una
posizione differente che, nella sostanza, ha vanificato quello che
era l'indirizzo e il senso di quel documento di programmazione
economico-finanziaria.
Quindi, il principio della legittimazione, il principio
dell'impegno, la capacità di dimostrare quello che noi siamo passa
attraverso gli atti che noi compiamo. E, quindi, su questo
documento è mancato il confronto con il livello istituzionale, che
ha dato tanto contributo, e che era la Corte dei conti. Ma è
mancato anche il confronto con le parti politiche, con le
articolazioni che esistono in seno alla Commissione Bilancio dove,
per il senso di responsabilità che ha sempre avuto la Commissione,
per il contributo di autorevolezza che vuole dimostrare anche con i
fatti, sostanzialmente tale opportunità non c'è stata. Si è voluto
approvare in maniera frettolosa, in maniera inadeguata, un
documento che non ha consentito un'occasione di confronto - come
dicevo - né politico-istituzionale né amministrativo perché anche
in quella sede probabilmente andavano ascoltati alcuni dirigenti.
Oggi, in questa confusione generale che parte dalla confusione
politica per il momento di ribaltonismo che viviamo, per la
precarietà che viene dall'indirizzo politico, si registra anche una
precarietà amministrativa. E sicuramente questa girandola di
dirigenti determina un reale vulnus, determina un reale punto di
debolezza della capacità di azione amministrativa.
Quando andiamo a verificare questi fatti, il contributo che ognuno
di noi ha dato qual è? E quale poteva essere? Quindi, attenzione,
onorevoli colleghi, perché noi siamo protagonisti anche della
nostra azione che con impegno dobbiamo portare avanti e dobbiamo
dimostrare di svolgere un ruolo che deve essere consentito a tutti
di poter dare.
Allora, se questo è il senso del mio ragionamento, il primo
problema reale che ha determinato questa inadempienza, questo
momento di forte omissione che deve essere attribuito tutto a
questa parte di novella esperienza governativa, se questa è la
linea, se questo è l'indirizzo che il Governo intende portare
avanti, sicuramente, oltre alla crisi che abbiamo, dobbiamo
preoccuparci anche di questo momento di difficoltà. E chiedo al
Partito Democratico, che in tante occasioni ha voluto determinare
sollecitazioni e critiche alle situazioni asfittiche che venivano a
determinarsi, come può oggi invece diventare protagonista di un
momento asfittico?
In un confronto politico leale e di responsabilità dovrebbe
esserci un momento di forte interrogazione che deve porsi anche lo
stesso PD.
Per passare ai fatti concreti, questa occasione perduta poteva
essere invece l'occasione in cui parlare di programmazione, di
linee guida, di infrastrutture, di servizi, di innovazione, di
ricerca, di prospettive, in un momento di difficoltà in cui
dobbiamo chiederci dove siamo, in un momento di crisi generale,
internazionale e locale, aggravata dalla crisi politica e socio-
economica che la Sicilia sta attraversando. Mentre noi viviamo
questo grave pericolo, stiamo sprofondando, ahimè, dobbiamo pur
sempre riconoscere e ricordare che abbiamo nei cassetti risorse che
non utilizziamo.
Questo momento di ribaltone politico che ha portato ad una fase
innaturale, sicuramente pone in luce la necessità di alcuni
interventi strategici, e dico all'assessore all'economia che noi
abbiamo gli strumenti per agire anche sul piano del credito. Per
esempio, dov'è finita l'opportunità che l'IRFIS potrebbe ancora
offrire, essendo una struttura che ha prerogativa di banca? Dov'è
l'intervento degli altri fondi speciali, IRCAC e CRIAS, che
potrebbero, al di là di momenti di rimescolamento di carte, essere
ricondotti al ruolo istituzionale per cui dovrebbero operare?
Dov'è andata a finire l'analisi sulla qualità della spesa, in
questo momento di blocco?
Questa poteva essere un'occasione di verifica perché, al di là
delle considerazioni sui FAS e sui POR, sull'utilizzo dei fondi
comunitari, dove è stato detto più volte che tali risorse devono
essere utilizzate prima dei fondi nazionali perché, diversamente,
dovremo restituirle all'Europa, c'è da approfondire un altro
aspetto.
Noi abbiamo su questo argomento, come lo ha definito anche il
ministro Fitto, un percorso politico stravagante. Al di là del
periodo 2007-2013 c'è da definire e da chiudere il periodo
2000/2006 che va negoziato per capire come utilizzare risorse non
impegnate.
Dovete sapere che solo il 24 per cento del FAS 2000/2006 è stato
utilizzato, e ci sono risorse ancora oggi disponibili per 463
milioni di euro. Vi é anche una quantità di progetti che non ha
realizzato il dieci per cento del totale dell'importo per cui
l'investimento è stato richiesto, per 2 miliardi di euro. Sul POR
2000/2006 abbiamo 711 milioni di euro disponibili e 1 milione 200
mila euro impegnati. Quindi, fra una parte dei FAS non impegnati e
una parte dei POR non impegnati per il 2000/2006 ci potrebbe essere
una disponibilità anche di qualche miliardo di euro.
Sicuramente questi aspetti vanno affrontati con una capacità di
intervento diversa, con una capacità di confronto con il Governo
nazionale e con la Comunità europea, con una necessità di poter
anche proporre rimodulazione e riprogrammazione con un Comitato di
sorveglianza che, ad esempio, vada a tenersi il 25 e il 26
novembre.
Per concludere, colleghi, mentre viviamo una situazione di grande
difficoltà, dobbiamo denunziare in maniera forte e chiara un
ulteriore momento di scollamento dell'Amministrazione.
Mi rallegro della coincidenza, durante il mio intervento, del
primo ingresso in Aula dell'assessore Tranchida. Ci saluteremo
dopo
Concludo dicendo che, mentre siamo ancora in questa reale
confusione, il dramma è preoccupante. Se è vero che la Misura
3.3.14 del turismo viene revocata anziché accelerare i meccanismi
di spesa, mentre la Misura 3.3.25 portualità turistica rimane
inutilizzata, mentre ci sono i bandi annullati su Cine Sicilia,
dove fra l'altro c'è da non trascurare un'importante dichiarazione
dell'allora presidente, Sergio Girardi, che dice: Attenzione Non
mi si può imputare quello che non è. Accuse non se ne accettano,
non ci sono bandi sbagliati . Quindi, perché vengono revocati?
Se a questo aggiungiamo la Misura 121 per l'agricoltura e la
Misura 112 che, nonostante le sollecitazioni delle categorie
professionali perché si correggano alcuni aspetti negativi, non
trovano applicazione, questi sono i veri argomenti che devono farci
preoccupare, perché abbiamo tanti problemi, ma ci sono anche tante
opportunità e la volontà di tutti deve essere indirizzata perché si
intraprenda una strada diversa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori della
Giunta di Governo, più che tecnica, assente perché tranne
l'assessore Armao e l'assessore Russo, per la prima volta vedo
l'assessore Tranchida, personalmente non conosco gli altri
assessori. Avrei preferito vedere in Aula l'assessore
all'agricoltura e alla pesca, ma evidentemente quello è un
assessorato privato, personale.
Ieri mi ha chiamato il mio capogruppo per dirmi di venire in Aula
questa sera perché c'era da votare un provvedimento
importantissimo, il Documento di programmazione economico-
finanziaria, propedeutico alla votazione del bilancio e della
finanziaria 2011.
Penso che potevo fare a meno di presenziare perché, dando una
lettura al documento, riscontro che è privo di tutto: non c'è
nessuna iniziativa a favore delle imprese, non c'è nessuna
iniziativa che possa limitare il problema della disoccupazione che,
in Sicilia, sta diventando una tragedia.
C'è, invece, qualche cosa che può portare gli enti locali al
dissesto finanziario perché se è vero, come è vero, che è stato
cancellato il fondo per le autonomie locali ciò significa, di
fatto, creare condizioni di attacco alla democrazia istituzionale.
E questo non ce lo possiamo permettere.
Signor Presidente, noi abbiamo votato tempo fa la finanziaria e il
bilancio 2010.
Devo dire che quella finanziaria, nonostante le tante difficoltà,
alla fine ha partorito dei provvedimenti importantissimi, per
esempio per quanto riguarda l'agricoltura. Avevamo votato il fondo
regionale per le assicurazioni agevolate, ma di questo
provvedimento non vi è assolutamente traccia, e probabilmente non
vedrà mai la luce.
Nella finanziaria e negli appositi capitoli di bilancio avevamo
previsto i fondi per dare il contributo per il consumo del gasolio,
10 milioni di euro, e per la viticoltura il contributo era di ben
30 milioni di euro. In bilancio, invece, gli impegni sono 3 milioni
di euro per la prima misura e per la peronospora mancano ben 9
milioni di euro. E' evidente che questo non lo possiamo permettere.
E' evidente che questo Parlamento non può essere mortificato da un
Governo che poi assume atteggiamenti diversi, visto che queste
misure erano state votate andando a vedere esattamente quali erano
i capitoli di bilancio e impegnando le somme.
Non abbiamo fatto una norma dove dicevamo che la peronospora si
paga con 30 milioni di euro Abbiamo detto da questo capitolo
prendiamo questi soldi. Questo capitolo lo impegniamo.
L'agricoltura aspetta questa misura, che è anche, tra virgolette,
ridicola perché si parla, facendo i calcoli, ammesso che troviamo i
30 milioni, di circa 300 - 400 euro ad ettaro. Quindi non possiamo
accettare che quest'Aula voti dei provvedimenti finanziari e poi
non si riesce ad avere la relativa copertura finanziaria perché
mentre noi qui scherziamo, le aziende agricole chiudono.
Nel 2010, signor Presidente, sono ben 50 mila le aziende agricole
che hanno cessato la loro attività e i ritardi che quest'Aula e
questo Governo stanno mettendo in atto hanno fatto perdere un'altra
grande opportunità all'agricoltura siciliana. Per il 2010 la
Comunità europea aveva previsto, visto il grave stato di crisi, la
possibilità di aumentare il de minimis da 7.500 a 15.000 euro,
sempre nel triennio. Dobbiamo finirla con l'ipocrisia, dobbiamo
finirla di giocare con la pelle dei siciliani.
E' un documento programmatico che non può essere assolutamente
sostenuto perché, di fatto, non produce nulla.
Assessore Armao, prima di cominciare a parlare di finanziaria
2011, dobbiamo assolutamente trovare questi fondi. Pertanto,
domani, come Gruppo Forza del Sud pretendiamo di avere certezza
assoluta che vengano trovati e riscritti in bilancio i nove milioni
di euro che mancano per pagare la peronospora, perché è un impegno
che abbiamo preso e che va mantenuto.
Gli impegni assunti vanno mantenuti, soprattutto per un settore
importante come l'agricoltura in Sicilia, perché se per la Fiat di
Termini Imerese si parla di circa 4 mila, 5 mila addetti, per
l'agricoltura si parla, solo per la provincia di Trapani, di quasi
50 mila addetti.
Allora questi soldi vanno trovati, signor assessore, anche i sette
milioni di euro che servono per andare a coprire il capitolo per il
contributo relativo al caro gasolio per il consumo agricolo.
Per il resto, il nostro capogruppo è stato chiaro: Forza del Sud
non voterà assolutamente questo Documento di programmazione
economico-finanziaria perché va contro gli interessi dei siciliani
e, nello stesso tempo, offende anche il lavoro di questa Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha
facoltà.
CORONA. Rinuncio al mio intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato
buona parte degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e
devo dire che, probabilmente, è inevitabile l'intreccio tra DPEF e
finanziaria depositata, che ha trasformato questo dibattito in un
grande contenitore dove si dice un po' tutto e il contrario di
tutto.
Obiettivamente, oggi stiamo parlando del DPEF, che, è vero, non
avrà quella natura che aveva nel passato - per la verità non l'ha
mai avuta, onestamente - di essere uno strumento guida che ispira
l'azione della costruzione della finanziaria.
Però, quanto meno, alcune cose vanno dette per amore della verità.
In primo luogo, noi facciamo questa manovra finanziaria nel
contesto di una vicenda istituzionale assai complessa.
Siamo alla vigilia di provvedimenti che si annunciano sul
federalismo e abbiamo già visto quale idea ispira l'azione del
Governo nel produrre le linee-guida sul decreto relativo alla
finanza locale degli enti locali, dove ci troveremo in una
condizione in cui, sostanzialmente, i 2 miliardi di euro che sono
trasferiti dallo Stato alle autonomie locali siciliane saranno
oggetto di una condizione di blocco nelle more che si andrà a
definire la modalità di attuazione del rapporto tra la Sicilia,
regione a Statuto speciale, e lo Stato.
Questo è un primo aspetto su cui noi oggi stiamo sorvolando. Ma
dobbiamo sapere che il decreto sulle autonomie locali, così come è
scritto, penalizzerà non poco i nostri enti locali, che ricevono
non il taglio di 400 milioni di euro, ma ricevono 2 miliardi di
euro dallo Stato e rispetto a ciò non si capiscono le modalità che
si vanno ad individuare con la finanza locale. Penso, ad esempio,
alla cedola sugli affitti o all'ICI sulla seconda casa, che
rischiano di consegnarci una condizione di ulteriore indebolimento
del nostro sistema finanziario locale.
Inoltre, siamo al giro di boa sui fondi strutturali.
Il DPEF poteva essere lo strumento attraverso il quale, in qualche
modo, vedevamo e rivedevamo i limiti della programmazione fin qui
attuata, non solo gridando al lupo, al lupo perché non si
spendono i soldi o perché si rischia di perdere i soldi, ma per
capire come spendere meglio, oltre che spendere i soldi dei fondi
strutturali.
Comunque saremo chiamati ad una rimodulazione, saremo chiamati a
fare delle operazioni, a partire da un dato: come è noto, la
Sicilia ha deciso che il 30 per cento dei fondi strutturali non
veniva utilizzato nella prima fase di attuazione dei fondi
strutturali. Abbiamo circa 1 miliardo e 800 milioni di euro che
devono essere programmati, forse con il DPEF possiamo guidare,
orientare la scelta su come programmare queste risorse partendo da
un dato, che è quello che spesso ci si dice, ma spesso è come se
fossero parole al vento: tutti dicono che dobbiamo eliminare la
frammentazione nell'utilizzo dei fondi comunitari. Bene, se questa
è una verità condivisa, dobbiamo capire che significa il contrario,
cioè cosa vuol dire evitare la frammentazione?
Vuol dire concentrare. Ma in quali settori? E per quali politiche?
Oggi l'ordine del giorno che noi proponiamo a conclusione di
questa discussione individua tre, quattro tipologie di intervento
che, sostanzialmente, a partire dalle politiche sulla casa, dalle
politiche di manutenzione, dalle questioni del riassetto
idrogeologico del nostro territorio, individua questi come settori
strategici sui quali fare una grande opera di manutenzione della
Sicilia.
Anche sui fondi FAS è inutile continuare a giocare a ping pong,
dobbiamo dirlo con forza e con forza lo deve dire il Parlamento. I
fondi FAS sono della Sicilia così come anche i fondi liberati, che
non possono essere appannaggio di nessun governo nazionale che
scippa alla Sicilia quello che le appartiene. Noi abbiamo
utilizzato i fondi dell'ex Agenda 2000, abbiamo rendicontato una
parte di quella spesa con attività finanziata con fondi regionali.
Adesso arriviamo al paradosso che lo Stato, una volta che si libera
una parte di quelle risorse, vorrebbe utilizzarle per il famoso
illusorio Piano del Sud. I fondi della Sicilia non si toccano, sia
quelli liberati che quelli relativi ai fondi FAS
Credo che queste debbano essere delle cose chiare perché
altrimenti discutiamo del DPEF parlando d'altro. Parlando della
peronospora, sulla quale probabilmente ci sarà la necessità di
tornare durante l'esame della legge di bilancio e finanziaria,
parlando degli interventi di questa o quella misura da sostenere.
Ma oggi stiamo parlando di altro, cioè stiamo parlando di questioni
che attengono a scelte che devono essere fatte dal Governo e da
questo Parlamento.
Dopo di che, cari colleghi che mi avete preceduto, ascoltandovi ho
la sensazione che ci sia un mondo che è nato oggi, un mondo in cui
tutti siamo per la prima volta attori, tutto quello che c'era prima
era una cosa bella, un eden, un paradiso, crescevano fiori e
frutti. La Sicilia era la terra del sole, del mare, della gioia,
della felicità, c'erano soldi che si potevano spendere in un modo
piuttosto che in un altro. Sostanzialmente una condizione
paradisiaca
Adesso, invece, ci sono i cosacchi, anzi gli unni, perché è
arrivata una giunta di tecnici che sta distruggendo la Sicilia.
Devo dire che se sono stati capaci di fare questo dopo appena 45
giorni, comunque gli va riconosciuto un merito, perché se sono
stati capaci di fare tutti questi danni che ho ascoltato oggi, devo
dire che più che tecnici sono dei marziani. Sono degli assessori
che hanno avuto la capacità di interagire, di mettersi in
connessione con la macchina amministrativa e di orientarla a
produrre danni; mentre, se non ci fossero stati, avremmo una
Sicilia in continuità con la condizione paradisiaca che fino ad
oggi avevamo.
Purtroppo, non è così, malgrado gli assessori tecnici Diciamoci
la verità, noi viviamo anche in una regione dove abbiamo varato tre
anni fa una norma che riguarda la possibilità di dare un mutuo a
tasso zero per chi risana nei centri storici e nelle aree ad alta
densità edilizia, una norma approvata dal Parlamento due volte, e
forse venerdì prossimo uscirà in Gazzetta Ufficiale il bando.
Ci sono voluti tre anni per mettere in opera una norma e12 milioni
di euro che consentiranno in questa nostra regione di mettere in
moto la macchina edilizia e la macchina del risanamento.
Va a merito del Governo, tramite l'assessore Armao, avere
sottoscritto ieri un accordo con l'Agenzia delle Entrate, che fa
partire finalmente il credito d'imposta sugli investimenti e che, a
partire da marzo 2011, sulle disposizioni previste dalla legge
potremo attivare e potranno le nostre imprese attivare il credito
d'imposta sugli investimenti come modalità di aiuto.
Si, onorevole D'Asero, sa perché fra sei mesi? Perché viviamo in
un mondo in cui tutto quello che si deve fare, quando si deve fare,
sono molte le persone che girano la testa dall'altra parte perché
il principio della irresponsabilità pubblica costituisce la
costante dell'azione amministrativa.
Ad esempio, forse noi partiremo - io dico sempre forse perché
non metto mai le mani avanti su nulla - con il credito d'imposta
sugli investimenti, ma avremo difficoltà a fare partire il credito
d'imposta sull'occupazione, norma varata da questa Assemblea, e
solo per un gioco degli specchi di una burocrazia, che spesso opera
soltanto per bloccare. Mi riferisco, in questo caso, alla
burocrazia ministeriale che ha consentito di dare esecuzione al
credito d'imposta sugli investimenti, ma ci ha reso difficoltoso e
complicato utilizzare la stessa modalità con cui pensavamo di
utilizzare quella misura per garantire alle imprese che creavano
nuova occupazione di avere il bonus occupazione.
Voglio dire che ci misuriamo anche sulle scelte che dobbiamo
compiere e sulla necessità di dare la scossa alla Sicilia con una
struttura amministrativa che, molto spesso, è tesa a garantire il
mettersi a posto le carte. Il che significa non fare nulla perché
più non si fa nulla più non si rischia, il concetto del rischio in
questa Regione è dato dal non fare nulla, e se tu non fai nulla poi
magari ci sarà un TAR che ci condannerà a pagare una penale per non
avere dato una autorizzazione.
Ma anche qui non si dice la verità. Oggi tutti parlano della
vicenda della New Energy per cui la Regione è stata condannata a
un risarcimento.
Al di là del fatto che, come per tutti i dipinti, prima di
esprimere un giudizio estetico, occorre guardalo meglio, vediamo
che cosa c'è dentro questa storia che - vorrei ricordare - risale
al 2005. Ci sono voluti cinque anni per non avere risposta. Io
credo che questa è la condizione in cui rischiamo di operare e di
incartare l'amministrazione pubblica regionale.
La situazione finanziaria è disastrosa, la situazione finanziaria
è dura, la ereditiamo da una condizione nella quale per anni non si
è voluto affrontare nessuno dei problemi di questa Regione, tranne
uno. Pensate per un attimo: se non avessimo fatto e dato attuazione
al piano di rientro sulla sanità, oggi avremmo dovuto fare il
bilancio 2011 andando a cercare un altro miliardo di euro per
coprire il disavanzo che ogni anno producevamo nella sanità
Ma dite la verità Il primo atto che si è fatto in questa
legislatura, cari colleghi, è stato quello di chiedere al Governo
regionale una proroga al Governo nazionale per non dare esecuzione
al piano di rientro. Abbiate l'onestà di ammettere che volevate
giocare sul piano di rientro.
Allora la questione è una: questa Regione ha bisogno di riforme,
ha bisogno di prendere il toro per le corna, ha bisogno di
affrontare i nodi strutturali che non si sono affrontati e che
avete lasciato marcire. Questa è la sfida che abbiamo dinanzi.
Io approvo il DPEF con una parola, perchè le conseguenze di quel
DPEF hanno bisogno di una sola parola: riforma , cambiare la
Sicilia, affrontare i problemi, non girare la testa.
Se affrontiamo i problemi, litigheremo sulle soluzioni da
adottare, ma forse renderemo migliore questa Terra. Dobbiamo
affrontare i problemi, non lasciarli incancrenire se non
affrontiamo la questione dei tempi, se non affrontiamo la questione
di come utilizzare i fondi della formazione professionale, di come
utilizzare le questioni connesse al sistema pubblico generale.
Su una cosa ha ragione l'onorevole Cateno De Luca, lui sa che io
ho un'altra opinione sull'idea del debito regionale allargato, però
non c'è dubbio che se una cosa é vera bisogna dirla: questa Regione
è un pozzo di San Patrizio dove molto di quello che succede
nessuno lo conosce.
Abbiamo questo problema, però non possiamo usarlo di volta in
volta evocandolo per dire che c'è il problema. Abbiamo bisogno di
affrontare il problema, abbiamo bisogno di affrontarlo sciogliendo
gli enti inutili, mettendo mano alla questione della
ristrutturazione dei finanziamenti alle società partecipate, agli
enti pubblici economici e non economici.
Insomma, in una parola, il DPEF è uno strumento, non è il Vangelo;
é il mezzo e la strada che ci dice che questa Regione ha bisogno di
essere governata affrontando i problemi, non girando la testa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si è concluso il dibattito e non
ci sono più iscritti a parlare.
ARMAO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARMAO, assessore per l'economia. Signor Presidente, ringrazio il
Parlamento per l'ampio dibattito colmo di stimoli ad approfondire,
ad analizzare quella galassia impenetrabile che è il sistema
regionale allargato. Oggi abbiamo fornito dei dati e comprendiamo
che il percorso di analisi e di approfondimento che è iniziato è un
percorso virtuoso, che faremo insieme, perché i dati saranno
offerti all'Assemblea affinché possa ponderare tutte le iniziative
opportune per avviare un risanamento vero della Regione, non un
risanamento che si incentri esclusivamente sull'impianto centrale
degli apparati amministrativi ma che riguardi il settore allargato
regionale nella sua complessità.
E' un sistema, come dicevo, molto variegato, che ha delle
contabilità diverse, che ha dei tempi di risposta diversi. Abbiamo
intrapreso comunque un percorso virtuoso con la consapevolezza
della responsabilità di tutti perché tutti dovremo dare alla
Regione quei numeri rigorosi che oggi la Regione merita, che oggi
la Regione impone, a cui la dinamica dei rapporti con l'Unione
Europea ci vincola perché il bilancio della Regione dovrà essere un
bilancio incardinato dentro un sistema di conti pubblici, che è
quello dello Stato, ma che sarà quello dei Paesi europei.
Raccoglieremo e raccogliamo, quindi, tutte le prospettazioni che
sono state formulate oggi come frutto di un dibattito ricco,
propositivo, affinché il Documento di programmazione economico-
finanziario sia il primo passo per una raccolta, per un insieme di
documenti finanziari ispirati al rigore, al risanamento, ma anche
allo sviluppo.
Per questo voglio comunicare al Parlamento che proprio questa
mattina ho stipulato, su delega del Governo, la convenzione con
l'Agenzia delle Entrate che darà l'avvio ad una misura che questo
Parlamento ha voluto, che è il credito di sviluppo, quello che
dobbiamo chiamare un credito di sviluppo agli investimenti.
Il credito di imposta per gli investimenti è un credito di imposta
importante perché mobilita risorse significative, perché consente
agli imprenditori di partire tra quattro mesi mobilitando risorse
che non hanno ma attraverso una compensazione con quanto dovuto
allo Stato e alla Regione per oneri fiscali. Quindi una grande
opportunità che il Parlamento siciliano ha voluto e che la
Commissione europea ha condiviso.
Quattro mesi che non sono dovuti - questo voglio precisarlo anche
rispetto a quanto è emerso dal dibattito - all'Amministrazione
regionale; l'Amministrazione regionale ha fatto tutto quello che
doveva fare ed è pronta. E' la SOGEI, la società del Ministero
dell'economia, che deve approntare la piattaforma finanziaria e la
piattaforma informatica affinché questa sia una misura a burocrazia
zero e a costo zero per le imprese.
Un Documento, quindi, quello sul quale si esprimerà l'Assemblea,
che è stato formato con la consapevolezza degli impegni che ci
aspettano ma anche con la disponibilità a raccogliere tutti gli
stimoli che la minoranza saprà offrire in questo percorso che
faremo sui documenti finanziari.
Vi ringrazio e buon lavoro.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Annunzio e votazione di ordini del giorno
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
- numero 422 «Approvazione del Documento di programmazione
economico-finanziaria per gli anni 2011-2013», degli onorevoli
Cracolici, Marrocco, Musotto, Adamo, Greco, Scammacca, Fiorenza e
Lo Giudice;
- numero 424 «Riapertura dei termini per la presentazione della
documentazione di cui all'Allegato 10 della Direttiva per la
concessione e l'erogazione delle agevolazioni alle imprese», degli
onorevoli Formica, Leontini, Beninati, Pogliese, Cordaro, Rinaldi,
Oddo, Cracolici, Savona, Leanza Nicola;
numero 423 «Iniziative a livello centrale a sostegno dei
collegamenti ferroviari da e per la Sicilia», degli onorevoli De
Benedictis, di tutti i deputati del PD, e dell'onorevole Gennuso.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria
(DPEF) per gli anni 2011/2013, presentato dalla Giunta regionale;
considerato che il Documento rappresenta un elemento essenziale
per l'avvio della procedura di bilancio e per la definizione degli
indirizzi cui deve ispirarsi la legislazione di spesa ed in
generale la politica economica della Regione in coerenza con gli
obiettivi dichiarati;
preso atto delle risultanze della discussione svoltasi in Aula sul
merito del DPEF;
visto l'articolo 73 bis.1, comma 3, del Regolamento interno
dell'Assemblea regionale siciliana,
lo approva e impegna il Governo della Regione
ad emanare in tempi rapidi gli interventi dispositivi volti a dare
concreto avvio ed attuazione alle misure previste nel DPEF,
finalizzandole al contenimento ed alla qualificazione della spesa
pubblica, alla valorizzazione delle risorse naturali, economiche e
sociali del territorio regionale, al miglioramento dei servizi ai
cittadini ed alla promozione delle attività economiche, con
particolare riferimento:
1. al riordino ed alla rifunzionalizzazione del sistema della
formazione professionale;
2. allo snellimento, alla velocizzazione, all'automatismo e alla
trasparenza nello svolgimento delle procedure autorizzative di
competenza della Regione e degli enti ad essa collegati;
3. alla manutenzione e alla fruizione del patrimonio pubblico e
dei beni e siti a valenza storica, ambientale e culturale, secondo
le priorità individuate nella 'Carta del rischio', già nella
disponibilità della Regione;
4. al riassetto idrogeologico e alla riqualificazione ambientale
del territorio, soprattutto nelle aree di maggiore degrado fisico e
vulnerabilità;
5. alla valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico e alla
ridefinizione di una nuova politica per la casa in grado di
rispondere al fabbisogno abitativo dei meno abbienti, anche
mediante sgravi sugli affitti ed incentivi per la realizzazione di
nuovi alloggi ed il recupero del patrimonio edilizio esistente;
6. al sostegno del sistema delle imprese siciliane, ivi incluse le
imprese sociali, anche attraverso misure di fiscalità compensativa
in materia di credito d'imposta, utilizzando le risorse del DUP
(Documento unitario di programmazione) 2007/2013;
7. all'espansione dell'offerta delle produzioni agricole locali
nel mercato regionale interno, contestualmente al controllo delle
importazioni ed alla promozione di un ammodernamento e
potenziamento del sistema produttivo siciliano;
8. all'effettiva integrazione socio-sanitaria quale elemento
indispensabile e qualificante dell'offerta assistenziale nei
riguardi dei soggetti deboli e di sostegno alla coesione sociale,
nonché misure volte all'immediata attivazione della spesa dei fondi
ex legge n. 328 del 2000, attualmente disponibili;
9. al potenziamento della rete infrastrutturale e logistica nel
territorio regionale e alla costruzione delle reti immateriali di
servizio all'impresa ed all'economia;
10. alla promozione di una green economy siciliana mediante la
diffusione di sistemi di autoproduzione di energia, volti all'uso
di fonti rinnovabili, di riutilizzazione e riuso dei rifiuti e di
attività imprenditoriali ecocompatibili in genere;
11. al rafforzamento e al promovimento delle misure previste nella
legge regionale n. 15 del 2008 di contrasto alla criminalità
organizzata e, in questo quadro, al potenziamento dell'organico
degli ispettori del lavoro, per consentire una più efficace azione
diretta all'emersione del lavoro nero». (422)
«L'Assemblea regionale siciliana
al fine di velocizzare la spesa ed evitare il blocco delle
attività produttive ed avviare nuova imprenditoria, a parziale
rettifica del punto 4.2 della direttiva per la concessione e
l'erogazione delle agevolazioni alle imprese, ai sensi dell'art. 2
della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 23 ed in attuazione del
P.O. FESR 2007/2013, obiettivo operativo 5.1.3, linee di intervento
1, 4 e 5,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per le attività produttive
a riaprire i termini, per 30 giorni dalla data di comunicazione
del presente ordine del giorno, per la sola presentazione della
documentazione elencata nell'allegato 10 della predetta direttiva,
che ha determinato la non ammissibilità delle istanze». (424)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che nell'anno trascorso Trenitalia aveva proceduto, con
una serie di successive eliminazioni, a ridisegnare la frequenza e
la rete dei servizi offerti nella Sicilia sud-orientale cui si era
aggiunta la cancellazione dei convogli durante i festivi e, durante
l'estate, sulla tratta Siracusa - Ragusa - Caltanissetta;
considerato che appare incomprensibile ed errata la scelta di
Trenitalia di non supportare e implementare la domanda garantendo i
servizi necessari, nonostante che da parte di Trenitalia stessa sia
stata individuata nell'assenza di un contratto di servizio con la
Regione siciliana una delle ragioni per la mancata conferma o
incremento del traffico ferroviario nelle tratte della Sicilia sud-
orientale;
constatato però che permane non definita la fase relativa al
trasferimento dallo Stato dei compiti e delle funzioni relative ai
servizi ferroviari e quindi permane l'incertezza circa l'effettiva
disponibilità di risorse di provenienza statale da assegnare alla
Sicilia per l'esercizio delle nuove competenze e in riferimento
all'Accordo Quadro siglato tra Stato RFI (Rete Ferroviaria
Italiana) e Regione nell'ottobre del 2001;
osservato che:
nelle scorse settimane si è appreso che Trenitalia s.p.a. avrebbe
previsto un drastico ridimensionamento dei servizi viaggiatori
Sicilia - Continente, a partire dal prossimo mese di dicembre e con
l'adozione del nuovo orario, che è destinato ad incidere
pesantemente sull'organizzazione complessiva del servizio di lunga
percorrenza;
la drammatica situazione sopra descritta sancirebbe di fatto
l'eliminazione delle tratte dirette Siracusa - Catania con Milano,
Torino, Roma, Venezia e viceversa, nonché la soppressione della
coppia di treni Agrigento - Roma Termini e viceversa, con le
inevitabili ricadute sociali ed economiche;
ritenuto urgente e necessario mettere in regola la Regione
siciliana stipulando rapidamente il contratto di servizio con
Trenitalia, come fatto dalle altre Regioni del Paese,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire sul piano nazionale per ricontrattare una più
equilibrata distribuzione delle risorse che finora hanno visto,
invece, un disinvestimento nelle ferrovie del Sud e molteplici
investimenti al Nord;
a ribadire la compartecipazione della Regione siciliana prevista
dalla normativa alla formazione delle scelte a livello centrale
relative all'istituzione o modifica dei servizi terrestri,
marittimi e aerei di collegamento nazionale che interessano la
Sicilia;
a richiedere di sospendere l'adozione dei sopra citati
provvedimenti e l'immediata apertura di un tavolo di confronto,
unitamente ai rappresentanti degli enti locali interessati, in cui
affrontare, con ottica globale, l'intera questione ferroviaria
siciliana per individuare soluzioni utili per i siciliani e, nel
contempo, attente alle esigenze di razionalizzazione». (423)
Si passa all'ordine del giorno numero 422. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 424.
ARDIZZONE. Dichiaro di apporvi la firma.
RAGUSA. Dichiaro di apporvi la firma.
VINCIULLO. Dichiaro di apporvi la firma.
PRESIDENTE. Si intende apposta anche la firma di tutti gli altri
deputati presenti in Aula.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 423. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
ARMAO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Anche in questo caso, credo che vi sia una condivisione generale
da parte di tutta l'Aula nel senso di adesione all'ordine del
giorno.
Comunico che, nel rispetto dei tempi programmati per la sessione
di bilancio, l'Aula terrà seduta martedì 30 novembre 2010, alle ore
16,00 per lo svolgimento di attività ispettiva che, ricordo, è
prevista e garantita a livello costituzionale dall'articolo 7 dello
Statuto siciliano, nonché del Regolamento interno dell'Assemblea
regionale siciliana.
Informo, altresì, l'Aula della convocazione, per la stessa data,
alle ore 12.00, della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 30 novembre
2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica Salute'.
La seduta è tolta alle ore 19.39
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli