Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Comunicazione di sospensione dalla carica di deputato regionale
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Consiglio dei Ministri,
con proprio decreto del 25 novembre 2010, notificato a questa
Assemblea regionale il 29 novembre successivo e protocollato al n.
9325/SgalPGAulaPGRagPG di pari data, ha dichiarato accertata, ai
sensi e per gli effetti dell'articolo 15, comma 4 bis, della legge
19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, la sospensione
dalla carica di deputato regionale dell'onorevole Fausto Maria
Fagone a decorrere dal 22 ottobre 2010.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute, da parte dell'Assessore
per l'istruzione e la formazione professionale, le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
N. 730 - Interventi urgenti a favore dei docenti precari.
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 886 - Opportune iniziative per garantire adeguati servizi e
strutture agli studenti dell'Università di Catania.
Firmatario: Raia Concetta
N. 1117 - Iniziative urgenti per l'attivazione del progetto
S.I.L.O.S. nella Regione siciliana.
Firmatario: D'Asero Antonino
N. 1177 - Notizie circa la paventata chiusura della facoltà di
lingue e letterature straniere dell'Università degli studi di
Catania.
Firmatario: Arena Giuseppe
N. 1200 - Riapertura dei termini per interventi in favore delle
scuole e delle facoltà universitarie siciliane per lo svolgimento
di attività per la formazione civile degli alunni.
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Norme in favore del personale del Servizio sanitario regionale
della Sicilia» (n. 641)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Concetta
Raia, in data 24 novembre 2010
«Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle
acque. Disposizione per la ripubblicizzazione del servizio idrico
in Sicilia» (n. 642)
di iniziativa popolare, presentato in data 24 novembre 2010
«Riorganizzazione della rete aziendale e nuove modalità di nomina
dei direttori generali e dei responsabili delle strutture sanitarie
complesse del Servizio sanitario regionale» (n. 643)
di iniziativa popolare, presentato in data 24 novembre 2010
«Norme per l'istituzione dell'albo regionale dei laureati in
Conservazione dei beni culturali'» (n. 644)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Marrocco,
Aricò, Currenti, Fiorenza, Gentile, Incardona, Marinese e Nicotra,
in data 25 novembre 2010
«Proroga contratti personale a tempo determinato» (n. 645)
di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
(Lombardo) il 25 novembre 2010.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
di legge
alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico il seguente disegno di legge presentato e
inviato alla competente Commissione Cultura, Formazione e Lavoro
(V):
«Istituzione della fondazione Norman Zarcone'» (n. 640)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Pogliese,
Buzzanca, Caputo, Falcone e Vinciullo in data 18 novembre 2010.
- inviato in data 22 novembre 2010.
Comunico, altresì, che il disegno di legge n. 645, presentato il
25 novembre 2010, è stato inviato in data odierna alla II
Commissione legislativa Bilancio'.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Norme per l'introduzione del quoziente familiare in Sicilia» (n.
608)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010, parere VI
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Norme per la pianificazione delle grandi strutture di vendita in
Sicilia» (n. 612)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Interventi per la realizzazione di parcheggi commerciali nei
centri storici dei comuni siciliani» (n. 572)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
parere I, III
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Provvedimenti per la riconversione alfa mediale delle scuole
siciliane e per l'introduzione della lettura e della scrittura
dell'alfabeto audiovisivo nel curriculum scolastico» (n. 617)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
«Interventi al fine di garantire il diritto allo studio nelle
isole minori» (n. 625)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
«Disposizioni per favorire la prosecuzione nell'utilizzazione in
attività socialmente utili dei soggetti destinatari del regime
transitorio» (n. 629)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
«Norme in materia di divieto di detenzione ed utilizzazione di
esche avvelenate» (n. 529)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010
parere I
«Norme per la raccolta, la lavorazione, la validazione biologica,
la distribuzione del sangue umano e degli emocomponenti per l'uso
trasfusionale e per l'autosufficienza regionale» (n. 609)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 22 novembre 2010.
Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Marinello, con nota prot.
n. 9050, Ferrara, con nota prot. n. 9051 del 18 novembre 2010, e
Oddo, con nota prot. n. 9170 del 23 novembre 2010, hanno chiesto di
apporre la firma al disegno di legge n. 636 Istituzione della
Fondazione Norman Zarcone' .
Comunicazione di trasmissione di documentazione da parte
dell'Assessorato regionale dell'economia
PRESIDENTE. Comunico che l'Assessorato regionale dell'economia ha
trasmesso, in data 18 novembre 2010, la relazione annuale relativa
all'attività svolta dall'Osservatorio per il monitoraggio dei
servizi e dei prodotti bancari ai sensi dell'articolo 83 della
legge regionale n. 2/2002.
Comunico, altresì, che copia della sopra citata documentazione è
stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
è ormai da decenni che la situazione finanziaria delle IPAB
siciliane va sempre più peggiorando: tutto ciò è dovuto al sempre
minore trasferimento di risorse che la Regione eroga loro, ormai
insufficiente a garantire perfino ai dipendenti il contratto di
lavoro degli enti locali e il rispetto delle norme di contabilità
pubblica;
considerato che la situazione è così grave che la quasi totalità
delle IPAB non riesce più a pagare al personale gli stipendi ormai
da molti mesi, alcune addirittura da più di 3 anni, e che,
nonostante ciò, si continua ad assicurare, con senso di
responsabilità, il servizio all'utenza;
considerato inoltre che gli amministratori delle IPAB non
percepiscono alcuna indennità e svolgono il loro ruolo con spirito
di servizio sociale e che ci sono tantissimi commissari, nominati
da questo Governo, che invece gravano sui bilanci degli enti;
ritenuto imprescindibile e improrogabile un intervento del Governo
regionale finalizzato ad una riforma globale delle stesse che tenga
conto dell'insostituibile ruolo che rivestono per le comunità ove
sono allocate; infatti, esse forniscono prestazioni socio-
assistenziali a favore di anziani, minori, disabili e soggetti
deboli;
evidenziato che la Regione siciliana, ad oggi, non ha provveduto
al riordino del sistema delle I.P.A.B secondo quanto previsto dal
decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207;
appreso che nel 2009 il Governo regionale aveva impiegato la
stratosferica somma di 150 milioni di euro solo per consulenze,
incarichi e nomine, per una pletora di 14.000 addetti, che non si
sa quali ruoli speciali rivestano che non possono essere svolti da
personale interno alla Regione, mentre è ormai a conoscenza di
tutti che per la sistemazione e riorganizzazione delle IPAB
occorrerebbero circa 30 milioni di euro, una cifra infinitamente
inferiore;
per sapere se intendano:
adottare con urgenza, nella prossima sessione di bilancio della
Regione, provvedimenti normativi ed economici che tendano alla
soluzione di quanto espresso in premessa e che aiutino le IPAB a
trovare l'equilibrio finanziario con immediatezza;
adottare urgentissime iniziative tendenti a chiudere il
contenzioso delle IPAB nei confronti dei lavoratori dipendenti;
adottare, infine, urgenti iniziative legislative per
l'applicazione di quanto prescritto dal Titolo V della l.r. 9
maggio 1986, n. 22, ed in particolare le disposizioni di cui agli
articoli da 30 a 43, pianificando l'estinzione o la fusione degli
enti che non svolgono attività consone o che non riescono a
raggiungere gli obiettivi di legge ed a rilanciare le attività
degli enti predetti, definendo un censimento e la riqualificazione
dei loro patrimoni anche attraverso la stipula di apposite
convenzioni con i comuni e il servizio sanitario regionale». (1498)
CORONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
in data 24 maggio 2010, e poi pubblicato nella GURS, é stato
emanato dall'Assessore regionale per la salute il decreto che
disciplina le prestazioni sanitarie delle residenze sanitarie
assistite (RSA) in Sicilia;
considerato che il succitato decreto, oltre a definire gli
standard prestazionali delle stesse strutture sanitarie, regola le
tariffe economiche a cui gli utenti devono adeguarsi;
atteso che si prevede che, dal primo giorno di ricovero sino al
sessantesimo, il costo della tariffa è a totale carico del servizio
sanitario regionale (SSR), mentre dal sessantunesimo giorno sino al
dodicesimo mese il costo tariffario, pari ad euro 106,20, è per il
50% a carico del SSR e per la restante parte è a carico dello
stesso utente;
preso atto che, effettuando un calcolo veloce, ci si rende conto
che dal sessantunesimo giorno gli utenti dovranno pagare una somma
di oltre mille e cinquecento euro al mese;
considerato infine che nell'ultima parte del decreto assessoriale
si prevede l'esonero per quegli utenti che hanno una pensione
sociale o sono invalidi civili, escludendo di fatto tutti gli
altri, comprese quelle persone che, pur non avendo una pensione
sociale, sono titolari di pensione cosiddetta minima (euro 500,00
mensili);
per sapere se non si ritenga opportuno rivedere la disciplina per
quelle fasce deboli di persone bisognose di assistenza sanitaria
nelle dette RSA, prevedendo l'esclusione del costo della retta ed
eventualmente l'onere a carico del SSR». (1500)
FALCONE -VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che nella notte del 13
dicembre del 1990, le province di Siracusa, Ragusa e Catania sono
state interessate da un forte sisma che ha provocato innumerevoli
danni alle strutture pubbliche e private;
preso atto che in seguito al devastante evento calamitoso è stata
approvata, il 31 dicembre 1991, la legge n. 433, avente ad oggetto
la ricostruzione degli immobili pubblici e privati colpiti dal
sisma;
considerato che, con nota n. 40030 del 14 settembre 2010, il
Dipartimento della protezione civile della Presidenza della Regione
ha trasmesso la proposta di rimodulazione dei fondi di cui alla
citata legge n. 433/1991, unitamente alla relazione del 6 settembre
2010 del comitato tecnico paritetico Stato-Regione;
visto che, in seguito alla nota de qua, la Giunta regionale, con
delibera n. 386 del 15 ottobre 2010, ha provveduto alla
rimodulazione del piano di riferimento degli interventi finanziati
con la legge 30 dicembre 1991, n. 433;
accertato che, nonostante quanto deliberato dalla Giunta regionale
con atto n. 386 del 15 ottobre 2010, le somme di cui alla legge 31
dicembre 1991, n. 433, pur essendo state adeguatamente rimodulate e
ridistribuite, non risultano ad oggi disponibili;
un ulteriore e ingiustificato ritardo della disponibilità delle
somme de quibus causerà un ulteriore ed inevitabile ritardo
nell'esecuzione dei lavori di recupero degli immobili, con
conseguenti danni tanto per i proprietari degli immobili, quanto
per le imprese esecutrici dei lavori e per i tecnici impegnati
nella progettazione e direzione dei lavori;
per sapere se non ritenga necessario intervenire, con l'urgenza
del caso, al fine di rendere immediatamente disponibili le somme di
cui alla legge 31 dicembre 1991, n. 433, e onorare così le
legittime attese di un territorio segnato da un evento calamitoso
che, seppur lontano negli anni, è ancora vivo nella mente della
maggioranza del popolo siciliano». (1501)
VINCIULLO-POGLIESE-FALCONE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per l'economia, premesso che il 7
settembre 2010 l'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente
pro tempore ha decretato il piano annuale di utilizzo delle risorse
del fondo regionale per la Montagna;
vista la deliberazione della Giunta regionale n. 274 del 29 luglio
2010, con la quale è stato approvato il piano annuale di utilizzo
delle risorse del fondo regionale per la montagna, in conformità
alla proposta di cui alla nota prot. n. 1910/Gab del 14 luglio
2010, per un importo complessivo di euro 7.078.000,00;
preso atto che le province di Siracusa e Ragusa sono state,
inopinatamente e ingiustificatamente, escluse dalla ripartizione di
dette somme;
considerato che il decreto de quo è stato pubblicato nella
Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 12 novembre 2010;
per sapere:
per quale arcano e ingiustificato motivo le province di Siracusa e
Ragusa, che pure hanno una parte importante del proprio territorio
ricadente in zone montane, siano state escluse dalla programmazione
di dette somme;
se non ritengano utile e opportuno, con l'urgenza del caso,
ritirare detto provvedimento che è assolutamente ingiustificato e
ingiusto e che colpisce, ancora una volta, la provincia di Siracusa
e quella di Ragusa, in modo da ridistribuire le somme de quibus
inserendo anche le suddette province;
infine, se non ritengano di predisporre, fin da subito, una
circolare in modo tale che il prossimo anno le province di Siracusa
e Ragusa possano essere compensate di quanto ingiustamente
sottratto e scippato nell'attuale piano che, con la presente
interrogazione, si intende contestare». (1503)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
in data 8 agosto 2008 è stato emanato il decreto assessoriale n.
1985, contenente le direttive per la formulazione dei budget 2008
di tutte le strutture accreditate per la specialistica diagnostica
ambulatoriale;
il suddetto decreto assessoriale non è stato mai portato in VI
Commissione legislativa permanente dell'ARS 'Servizi sociali e
sanitari', nonostante l'importanza che riveste dal punto di vista
sociale, occupazionale e del riordino generale di tutta la sanità
in Sicilia;
considerato che:
la determinazione individuale dei budget sulla base dei criteri di
cui all'articolo 3 determina risultati che, da un lato, possono
apparire iniqui nelle fasce di confine tra una soglia e l'altra e,
dall'altro, possono contrastare con la determinazione di un
aggregato che, depurato dagli oneri previdenziali, non riesce a
dare la copertura finanziaria al totale del budget come sopra
determinato;
siffatti problemi, rappresentati dalle varie categorie
interessate, ove confermati, come provato, aggravano la situazione
dell'offerta sanitaria 'infra lea', determinando l'immediata
sospensione delle erogazioni delle prestazioni a carico del
servizio sanitario nazionale, con gravi ed irreparabili
ripercussioni sulle fasce sociali meno agiate, in particolare su
disoccupati, soggetti esenti per patologie, anziani e di quanti
vivono di lavori precari saltuari e con nuclei familiari numerosi;
tenuto conto che:
la predetta situazione denunciata si è verificata in alcune
province in occasione dell'applicazione degli articoli 2 e 3 del
d.a. n. 2594 del 22 novembre 2007 di assegnazione dei budget 2007,
come rideterminata a seguito del d.a. n. 549 del 14 marzo 2008 e
del d.a. n. 912 del 21 aprile 2008;
per sapere:
cosa intendano fare per rendere il d.a. n. 1985 dell'8 agosto 2008
compatibile con l'esigenze sociali degli assistiti (in modo
particolare dei malati cronici e subacuti che non potranno più
usufruire delle esenzioni per patologie) e dei centri accreditati;
se ritengano opportuno depurare il d.a. de quo per renderlo immune
dai vizi sopra indicati; ciò nella consapevolezza che l'offerta
sanitaria a partire dal primo settembre, come dichiarato da più
parti, è a totale carico dei cittadini, con gravissime ricadute dal
punto d vista sociale ed occupazionale, in quanto numerosi centri
accreditati hanno già anticipato la necessità di chiudere e, di
conseguenza, licenziare tutto il personale medico e paramedico
(fino ad oggi impiegato in detti centri). Tra l'altro, non va
sottovalutato che in alcune zone il servizio pubblico è totalmente
assente ed in altre non è in condizione di surrogare l'offerta di
prestazioni oggi garantite solo ed esclusivamente dalle strutture
accreditate». (1504)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la salute e
all'Assessore per l'economia, vista l'interrogazione n. 1473 del 2
novembre 2010;
premesso che:
il presidente del consiglio di amministrazione della fondazione
Istituto San Raffaele - G. Giglio di Cefalù (PA), nella persona del
dottore Cirillo, ha chiesto il pagamento dell'indennità sia per la
carica di presidente sia per quella dei componenti del consiglio di
amministrazione;
ad oggi l'indennità percepita dal dottore Cirillo è di 120 mila
euro;
tale circostanza non solo non ha rispettato le sollecitazioni del
sindaco della città di Cefalù ma è anche in netto contrasto con la
politica adottata dal Presidente della Regione di contenimento
della spesa pubblica e, a maggior ragione, di quella sanitaria;
considerato che:
in precedenza, i Governi della Regione che hanno preceduto quello
attuale hanno operato scelte con soggetti più noti e senza
emolumenti. Infatti, la carica di presidente del prestigioso
istituto è stata ricoperta da illustri ed importanti
professionalità della scienza e della medicina, tra i quali i
professori Veronesi e Cittadini, i quali, pur avendo ricoperto la
carica di presidente, non hanno mai percepito alcuna indennità per
le funzioni gestionali;
il dottore Cirillo, secondo alcune note di stampa ('la
Repubblica'), è stato indicato tra gli uomini del Presidente
Lombardo con il merito di aver organizzato il partito del Movimento
per le Autonomie;
per sapere:
se il presidente della fondazione San Raffaele di Cefalù - dottore
Stefano Cirillo - abbia disatteso gli inviti formulati dal sindaco
di Cefalù;
se siano a conoscenza dell'indennità percepita dal dottore Cirillo
per le funzioni gestionali;
il ruolo politico svolto dal dottore Cirillo all'interno del MPA;
alla luce delle gravi condizioni economico - finanziarie della
Regione e dello stato in cui versano gli enti locali, quali
provvedimenti verranno adottati per evitare il pagamento del
compenso autodeterminatosi dal dottore Cirillo». (1506)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che da oltre quarant'anni, in
località Tiritì e Valanghe d'Inverno, insiste una discarica a
ridosso dei centri di Motta S.Anastasia e di Misterbianco (CT), i
cui miasmi fetidi, provenienti dalla fermentazione dei rifiuti di
ogni genere ivi abbancati, rendono invivibili dette comunità;
considerato che detta discarica risulta ubicata a meno di 500
metri dai comuni di Misterbianco e di Motta S.Anastasia e che tale
distanza contrasta con la legge nazionale, con le direttive europee
e con la legge regionale, che prevede una distanza minima di cinque
chilometri dai centri abitati;
visto che, nonostante i limiti sopra richiamati, la Regione
siciliana ha rilasciato autorizzazione di ampliamento alla ditta
Oikos s.p.a., con decreto n. 221 del 19 marzo 2009, per una
discarica di rifiuti non pericolosi, sita in contrada Valanghe
d'Inverno;
appurato che l'autorizzazione all'ampliamento incrementa la
capacità della discarica di ulteriori
duemilionicinquecentotrentottomila metri cubi (oltre i diversi
milioni già abbancati nei precedenti quarant'anni di attività) e le
conferisce la capienza per diversi anni dei rifiuti solidi urbani
di gran parte dei comuni siciliani e tutto ciò risulta in palese
contrasto con l'articolo 199, comma 3, lettera a), del d.lgs
152/2006, che stabilisce l'obbligo di assicurare la gestione dei
rifiuti urbani all'interno degli ambiti territoriali ottimali;
accertata la presenza di un conflitto d'interessi in capo alla
ditta Oikos, essendo la medesima gestore della discarica e titolare
del servizio raccolta dei rifiuti;
ricordato che:
la raccolta differenziata è vincolante per il giudizio di
compatibilità ambientale e che, invece, non c'è traccia
dell'obbligo del committente (Oikos) di sensibilizzare,
responsabilizzare e far partecipare la popolazione alla pratica di
riciclaggio dei rifiuti;
si è ancora lontani dai valori di rifiuti biodegradabili
conferibili in discarica, che per il 2008 dovevano essere inferiori
a 173 kg/anno per abitante, da portare a 115 kg entro il 2011;
rilevato che, nel mese di ottobre, a seguito di un controllo
eseguito dalla provincia di Catania, è risultata non funzionante la
torcia che avrebbe dovuto assicurare il controllo del gas immesso
in atmosfera dalla discarica, i cui miasmi, invece, hanno indotto
ben seimila cittadini dei comuni di Motta S.Anastasia e di
Misterbianco a raccogliere firme sotto una motivata petizione;
visti i ripetuti interventi dei sottoscritti interroganti in Aula
al fine di ottenere dal Governo regionale la revoca
dell'autorizzazione alla gestione della discarica e di disporre il
relativo risanamento ambientale;
constatato che il citato ampliamento risulta a tutt'oggi iscritto
nelle linee guida del piano regionale dei rifiuti e che ciò
determina una forte preoccupazione nell'opinione pubblica e una
violenta reazione popolare con conseguenti rischi per l'ordine
pubblico;
per sapere se non ritenga urgente:
revocare in autotutela il decreto n. 221 del 19 marzo 2009 di
autorizzazione all'ampliamento della discarica sita in contrada
Valanghe d'Inverno, nel comune di Motta S.Anastasia;
individuare un sito adeguato, lontano dai centri abitati e
conforme alle disposizioni di legge, ove ubicare una nuova
discarica di rifiuti solidi urbani;
disporre l'immediata chiusura della discarica esistente e la
definitiva bonifica del territorio». (1509)
DI GUARDO-BARBAGALLO-RAIA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che dalla relazione orale per l'udienza di parificazione
della Corte dei conti - Sezioni riunite per la Regione siciliana in
merito al rendiconto generale della Regione siciliana per
l'esercizio finanziario 2009 si legge: 'La gestione attiva del
debito, intrapresa dalla Regione nel 2005 con successiva
rimodulazione nel 2007, ha fatto sì che le operazioni di finanza
derivata assistano oggi il 29,6% circa del debito a carico della
Regione. Al riguardo va segnalato che negli ultimi due esercizi la
Regione non ha fatto ricorso ad alcuna nuova operazione di
ristrutturazione del debito. Attualmente sono in corso cinque
operazioni in derivati, di cui tre a fronte di mutui contratti con
la Cassa depositi e prestiti e due relative alle emissioni
obbligazionarie regionali di tipo bullet denominate Archimede e
Pirandello. A garanzia della restituzione del capitale alla
scadenza si è fatto ricorso in entrambi i casi alla costituzione di
un fondo di ammortamento (sinking fund). Nel 2007, sulla base
dell'impegno assunto con l'accordo sul Piano di rientro della
sanità, la Regione ha proceduto a rinegoziare gli indicati sinking
fund con la Royal Bank of Scotland';
considerato che in un momento nel quale le borse di tutto il mondo
attendono con trepidazione di conoscere il futuro del sistema
finanziario irlandese, emerge la preoccupazione dei siciliani sul
destino dei fondi di accantonamento che la Regione siciliana ha
depositato presso la Royal Bank of Scotland, che ha una forte
esposizione verso l'Irlanda, e che ammontano a circa 700 milioni di
euro;
verificato che, in risposta ad altra interrogazione, l'Assessore
dell'epoca riferiva che i fondi di cui sopra potevano essere
considerati al sicuro anche alla luce del fatto che la Regione
aveva, a garanzia di queste somme depositate, stipulato un
contratto 'collateral' con la stessa Royal Bank of Scotland,
ritenuta allora banca di sicuro affidamento sia perché parzialmente
nazionalizzata dal Governo inglese, sia perché dotata di rating 'AA
1';
per sapere se, alla luce dell'ormai annunciato dissesto
finanziario irlandese, ritengano ancora del tutto garantiti i fondi
di accantonamento depositati presso la banca scozzese e se non
ritengano, invece, di avviare una profonda riflessione con il
Governo nazionale sulla possibilità di individuare altre e più
sicure soluzioni a garanzia delle ormai asfittiche casse
regionali». (1511)
LEONTINI-D'ASERO-SCOMA-CAPUTO-MANCUSO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per le attività produttive, premesso
che:
da oltre vent'anni l'azienda Acqua Geraci opera con successo nel
territorio di Geraci Siculo (PA) rappresentando un impianto
produttivo che garantisce lavoro e sviluppo economico in tutto il
comprensorio. L'azienda potrebbe ampliare non soltanto le
dimensioni dello stabilimento ma anche intensificare i livelli
produttivi, garantendo un incremento occupazionale oltre che
determinando una ricaduta positiva in tutto il comprensorio;
motivazioni legate a difficoltà burocratiche nonché a
incomprensioni di natura amministrativa insorte con il comune di
appartenenza impediscono il rilancio dell'attività imprenditoriale;
tutto ciò a discapito dell'attività imprenditoriale in
considerazione del fatto che da diverse parti d'Italia giungono
domande per maggiori acquisti dei prodotti realizzati dall'azienda;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare per rimuovere
gli ostacoli burocratici che impediscono l'ulteriore sviluppo
dell'azienda e per assicurare ulteriore rilancio occupazionale
all'impresa». (1512)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
il diabete colpisce circa trecento milioni di persone nel mondo,
uccidendone una ogni 10 secondi;
in Italia la malattia colpisce oggi il 5 per cento della
popolazione, un dato in netta crescita se confrontato al numero di
ammalati degli anni '70;
considerato che:
l'Organizzazione mondiale della sanità ha paragonato la diffusione
del diabete ad una epidemia, con stime di crescita inarrestabili;
la diffusione del diabete è sempre più legata ad errate abitudini
alimentari che prendono sempre più piede negli Stati occidentali e
non solo;
visto che secondo l'International diabetes federation, entro il
2030, saranno oltre 438 milioni le persone costrette a convivere
con la malattia de qua;
accertato che l'incremento de quo, oltre ad indicare un rischio
per la popolazione globale, porterà la spesa sanitaria da 376
milioni di dollari, quale è quella attuale, a ben oltre i 490
milioni di dollari;
constatato che:
l'International diabetes federation ha organizzato decine di
manifestazioni in 160 Paesi del mondo volte a rafforzare la
consapevolezza della popolazione e a prevenire la malattia
attraverso la conoscenza dei fattori di rischio;
anche in Italia, in oltre 500 piazze, sono stati allestiti presidi
diabetologici per consentire ai cittadini di controllare
gratuitamente il livello di glicemia;
per sapere se non ritengano necessario e urgente avviare
iniziative, anche nelle scuole, volte ad informare i cittadini
siciliani, e in particolare i bambini, sulle cause della malattia,
al fine di prevenirne la diffusione». (1513)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che il bullismo è un fenomeno
sempre più diffuso nelle scuole di ogni ordine e grado, sia in
Sicilia che nel resto del Paese;
considerato che:
gli atti di bullismo, il più delle volte, sono ascrivibili a veri
e propri reati previsti sia dal codice civile che da quello penale;
in molti casi, le responsabilità civili ricadono anche sui
genitori degli alunni autori di atti di bullismo;
visto che non sempre l'atto di bullismo è palese: infatti molti
sono i casi in cui le vittime di bullismo non subiscono un danno
fisico, bensì psicologico;
per sapere se non ritengano urgente e necessario adoperarsi al
fine di avviare programmi di prevenzione per evitare che il
bullismo diventi una 'modalità preferenziale di relazione tra i
ragazzi'». (1514)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che gli autobus dell'AST, utilizzati per il
trasporto degli studenti pendolari da e per Sortino (SR), sono
stati ridotti a cinque dagli originari sette, come necessario e
come concertato con il comune;
preso atto che detta decisione dell'azienda ha comportato un
peggioramento delle condizioni del servizio, certamente non
ottimali;
visto che tutti i cittadini di Sortino hanno espresso il proprio
rammarico per i tanti disagi che sono costretti a subire gli
studenti pendolari, partecipando alla manifestazione di protesta
che è stata organizzata il 5 novembre 2010;
considerato che:
gli studenti pendolari di Sortino, come tutti quelli delle
rimanenti parti dell'Isola, hanno diritto ad un servizio efficiente
ed efficace che, tra l'altro, continuano a pagare;
gli istituti scolastici superiori sono tutti a Siracusa o Augusta
mentre il centro montano di Sortino ne è sprovvisto;
per sapere se non ritengano utile ed improcrastinabile intervenire
al fine di migliorare il servizio offerto dall'AST agli studenti
pendolari di Sortino, ponendo fine ai tanti disagi creati ai
ragazzi, che devono poter contare su servizi idonei per poter
conseguire il loro diritto-dovere allo studio». (1515)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
con nota del 17 novembre 2010 l'Assessorato Salute ha stabilito, a
decorrere dall'8 novembre 2010, l'interruzione dei ricoveri presso
l'unità ospedaliera di cardiochirurgia pediatrica dell'Ospedale
Civico di Palermo;
quindi, secondo quanto deciso dal Governo, l'attività
assistenziale svolta presso il presidio di Palermo è stata
trasferita presso l'unità operativa di Taormina;
in conseguenza del provvedimento adottato dall'Assessorato della
Salute, l'unità operativa di cardiochirurgia pediatrica operante
presso l'azienda ospedaliera di Palermo non potrà più esercitare
l'attività di cardiologia interventistica e di cardiochirurgia per
i pazienti di età inferiore;
considerato che:
tale decisione viola il diritto alla salute dei cittadini ed in
particolare del diritto alla salute dei bambini;
in questo modo non potranno essere garantiti i livelli minimi
assistenziali ai pazienti in atto ricoverati presso l'unità di
Palermo;
il capoluogo siciliano viene privato di un'importante struttura
ospedaliera che pone gli utenti e, quindi, i bambini ad altissimo
rischio di pericolo di vita;
le strutture di pronto intervento potrebbero non essere
sufficienti a sopperire alle emergenze per determinate patologie o
per determinate condizioni di salute del minore;
ritenuto che:
il reparto di cardiochirurgia pediatrica di Palermo non deve
essere trasferito;
ogni altra diversa decisione può compromettere o recare
pregiudizio alla salute dei minori;
il trasferimento dell'unità dal capoluogo siciliano presso
Taormina non trova una razionale motivazione, atteso che la Sicilia
occidentale e l'immensa realtà cittadina dell'entroterra, viene
privata di un'importante ed efficiente struttura ospedaliera;
per sapere:
se intendano adottare ogni provvedimento utile e necessario per
garantire il mantenimento dell'unità operativa di cardiochirurgia
pediatrica presso l'azienda ospedaliera di Palermo;
per conoscere:
quali motivazioni abbiano indotto al trasferimento del reparto di
cardiochirurgia pediatrico di Palermo;
per sapere quali provvedimenti abbiano adottato per garantire la
tutela del diritto alla salute dei minori affetti da patologie che
necessitano di servizi di cardiochirurgia pediatrica». (1517)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
CAPUTO
«All'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale,
premesso che:
l'Assessorato Istruzione e formazione professionale ha diramato
l'avviso pubblico n. 10/2010 al fine di promuovere iniziative volte
a garantire il successo formativo e scolastico nelle scuole
operanti in contesti caratterizzati da disagio socio-economico;
i soggetti ammessi sono gli istituti scolastici ricadenti negli
osservatori di area costituiti in rete e che presentino le
problematiche psico-socio-educative indicate dalle istruzioni
assessoriali;
i progetti sono sottoposti alla ratifica degli Osservatori, al
fine di garantire l'effettiva inclusione delle scuole situate in
contesti urbani considerati più a rischio;
considerato che:
l'istituto comprensivo ad indirizzo musicale Mario Nuccio di
Marsala (TP) opera in un contesto caratterizzato da forte disagio
socio-economico;
l'istituto ha predisposto un progetto in rete con le scuole
'Falcone' e 'Pertini' di Trapani, anch'esse incluse in zone a
rischio, anche in considerazione del fatto che nel territorio di
Marsala l'istituto Nuccio è l'unico ad avere i requisiti richiesti;
il suddetto progetto non è stato ratificato dall'Osservatorio in
quanto predisposto da reti di scuole non ricadenti nelle aree dello
stesso Osservatorio;
rilevato che:
tale ulteriore requisito, e cioè l'appartenenza allo stesso
osservatorio, non era previsto dall'avviso n. 10/2010 e, pertanto,
la decisione adottata da codesto Assessorato di escludere le
suddette scuole di Marsala e Trapani dalla realizzazione del
progetto non appare corretta e motivata;
viceversa, è stata autorizzata la partecipazione di un istituto di
Marsala che non opera in contesti urbani a rischio;
il Dirigente scolastico dell'Istituto Mario Nuccio di Marsala ha
presentato osservazioni all'Assessorato regionale istruzione e
formazione chiedendo di correggere la predetta decisione che
riguarda le scuole di Marsala e Trapani citate;
per sapere:
se non ritengano opportuno porre in essere ogni atto per
correggere la predetta decisione con la quale si escludono, di
fatto, gli istituti Mario Nuccio di Marsala, G. Falcone e Sandro
Pertini di Trapani dalla partecipazione al progetto volto al
successo formativo e scolastico nelle scuole collocate in aree a
forte marginalità socio-economica;
se non ravvisi nella suddetta esclusione il determinarsi di un
danno oggettivo per tutti quei minori che vengono in tal modo
privati di un'opportunità di crescita e formazione in grado di
sottrarli a pesanti condizioni di marginalità e di esclusione
sociale, con ciò sostanzialmente vanificando la mission dell'intero
progetto». (1521)
GUCCIARDI
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
con la l.r. 14 aprile 2009, n. 5, sono state approvate le norme
per la riorganizzazione del sistema sanitario siciliano, ivi
compreso il nuovo assetto della rete ospedaliera regionale: la VI
Commissione legislativa permanente dell'ARS 'Servizi sociali e
sanitari', secondo le previsioni previste dalla legge sopra
richiamata, di volta in volta ha approvato le proposte per
l'attuazione della legge stessa e che spesso tali risoluzioni sono
risultate disattese dall'Assessorato regionale Salute;
a seguito del decreto assessoriale per la rimodulazione dei posti
letto della rete ospedaliera regionale, il presidio ospedaliero di
Ribera (AG) ha subito di fatto un declassamento secondo il
principio di rifunzionalizzazione del presidio stesso;
considerato che:
l'Assessorato regionale Salute ha previsto un finanziamento di
circa otto milioni di euro per la messa a norma e la realizzazione
di una sala operatoria del presidio di Ribera, senza che allo
stesso risultino attribuite competenze tali da giustificare un
intervento strutturale così come previsto;
sarebbe opportuno conoscere, ancor prima di impegnare denaro
pubblico, il reale destino e l'effettiva funzione che l'Assessorato
regionale vuole attribuire al presidio ospedaliero di Ribera, in
assenza oggi di specifico riferimento all'interno dell'atto
aziendale proposto dall'ASP di Agrigento ed approvato dalla
Regione;
per sapere:
quale sia il reale futuro del presidio ospedaliero di Ribera;
se non ritengano opportuno chiarire quali siano le effettive
prospettive del presidio ospedaliero ancora prima di impegnare
risorse pubbliche». (1499)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)
CASCIO S.
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
nella seduta n. 75 del 18 gennaio 2010 della VI Commissione
legislativa permanente dell'ARS svoltasi nell'aula consiliare del
Comune di Ribera (AG), si era stabilito, anche con il parere
favorevole dell'Assessorato regionale Salute, che il processo di
rifunzionalizzazione del presidio ospedaliero di Ribera avrebbe
assicurato allo stesso, nella fase di rideterminazione dei posti
letto, la seguente dotazione: 20 posti letto di medicina, 10 di
chirurgia, 10 cardiologia, 48 di riabilitazione e 16 per la lunga
degenza;
nella stessa seduta della Commissione, l'Assessore per la salute
dichiarava che era preferibile potenziare i servizi di emergenza-
urgenza puntando alla riabilitazione e rappresentava la
disponibilità della fondazione Maugeri a potenziare i servizi
riabilitativi anche al fine di frenare l'emigrazione sanitaria;
considerato che:
con il decreto assessoriale 25 maggio 2010, pubblicato nel
supplemento ordinario della GURS n. 28, l'Assessore di fatto
disconosce quanto emerso ed approvato dalla VI Commissione
legislativa permanente dell'ARS nella seduta in premessa citata;
il decreto assessoriale con cui si dettano gli indirizzi di
riordino, di rifunzionalizzazione e riconversione della rete
ospedaliera territoriale dell'ASP di Agrigento non vede
riconosciuti al presidio ospedaliero di Ribera i 10 posti letto di
cardiologia, così come stabilito depotenziando ulteriormente la
funzione territoriale del presidio stesso;
ad oggi non vi è nessun atto che confermi le parole dell'Assessore
regionale per la salute circa l'impegno della fondazione Maugeri
per il rilancio complessivo dell'ospedale di Ribera;
per sapere:
quali siano le ragioni per cui ad oggi non vi siano atti affinché
il presidio ospedaliero di Ribera insieme alla fondazione Maugeri
diano vita al polo d'eccellenza per la riabilitazione;
quali siano le reali intenzione dell'Assessorato circa il futuro
del presidio ospedaliero di Ribera anche alla luce del
finanziamento individuato dallo stesso Assessorato per
ammodernamento e messa in sicurezza». (1502)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)
CASCIO S.
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
con regolamento del 2005 è stato istituito il fondo europeo
agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), la cui programmazione, a
livello nazionale, è stata recepita nei piani di sviluppo rurali;
tra le principali misure a sostegno delle imprese agricole vi è la
misura 114 (consulenza in agricoltura) che prevede l'erogazione di
un contributo annuale alle imprese che utilizzano servizi di
consulenza aziendale;
considerato che:
il riconoscimento degli organismi di consulenza ha fatto sorgere
un contenzioso con gli ordini professionali dei dottori agronomi e
forestali e veterinari;
gli interventi finanziari utilizzati per la misura 114 rientrano
tra le somme di denaro dei contributi UE non utilizzati e che al 31
dicembre 2010 verranno tolti alla Sicilia proprio perché rimasti
inutilizzati;
ritenuto che in questo momento di grave crisi economica che ha
colpito l'intero comparto produttivo siciliano, con grave
pregiudizio per il settore agricolo e le aziende agricole, i fondi
dell'Unione europea rappresentano le uniche risorse finanziarie in
grado di poter assicurare alle imprese agricole un valido sostegno
allo sviluppo;
per sapere:
quali provvedimenti abbiano adottato per evitare la perdita dei
finanziamenti erogati dall'Unione europea in favore del settore
agricolo;
quali provvedimenti siano stati adottati per la misura 114 e quali
procedure verranno adottate per sviluppare in Sicilia un servizio
di consulenza aziendale nel rispetto delle prerogative
professionali dei dottori agronomi, agrotecnici e dei medici
veterinari». (1507)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
la legge di riforma regionale del S.S.R. n. 5/2009 ha ripartito
all'interno delle aziende sanitarie provinciali (ASP) le attività
in macroaree denominandole distretti ospedalieri (art. 11) e
distretti dell'area territoriale (art. 12) al cui vertice ha posto,
in ciascun distretto, un coordinatore sanitario ed un coordinatore
amministrativo;
per l'ASP di Caltanissetta sono stati istituiti i seguenti
distretti:
- distretto ospedaliero CL 1 comprensivo degli ospedali di San
Cataldo, Mussomeli e Caltanissetta; distretto ospedaliero CL 2
comprensivo degli ospedali di Gela, Niscemi e Mazzarino;
- distretto dell'area territoriale comprensivo dei 4 distretti
sanitari di Caltanissetta, San Cataldo, Gela e Mussomeli nonché dei
dipartimenti territoriali previsti dall'atto aziendale dell'ASP
(quali il dip. di salute mentale, il dipartimento di prevenzione,
di riabilitazione, etc.);
per l'ASP di Palermo sono stati istituiti i seguenti distretti:
33.Cefalù, 34. Carini, 35. Petralia Sottana, 36. Misilmeri, 37.
Termini Imerese, 38. Lercara Friddi, 39 Bagheria, 40 Corleone, 41.
Partinico, 42 Palermo;
il direttore generale dell'ASP di Caltanissetta e il direttore
generale dell'ASP di Palermo, rispettivamente con delibere n. 2398,
2400, 2399 del 12 novembre 2010 e C871 del 19 novembre 2010, hanno
nominato i coordinatori amministrativi e sanitari dei distretti
sopra indicati senza tuttavia preventivamente verificare se dette
nomine fossero conformi alle norme di legge e contrattuali nonché
alle disposizioni regionali dettate in materia;
nei fatti, le nomine suddette presuppongono in capo a tutti i
nominandi (sia amministrativi che sanitari) l'esistenza di taluni
requisiti indispensabili senza i quali le stesse sono
insanabilmente viziate, requisiti soggettivi che in seguito si
elencano:
preventiva adozione, in uno con le organizzazione sindacali di
categoria, di apposito regolamento di graduazione delle funzioni
dirigenziali (note circolari a firma dell'Assessore Massimo Russo
n. 2424/2009, n. 13949 del 29/12/2009, n. 10598 del 29/09/2009 n.
1881 dell'11/05/2009 e articoli 28 e 29 del CCNL della dirigenza);
appartenenza all'area della dirigenza apicale (art. 11 comma 4
l.r. n. 5/2009);
possesso della posizione apicale da almeno cinque anni (visto che
gli stessi sono stati equiparati ai capi dipartimento dallo stesso
direttore generale con atti di nomina), art. 29 CCNL della
dirigenza e 17 bis del d.lgs n. 502/92;
preventiva verifica positiva del dirigente interessato da parte
dei valutatori di prima istanza, del nucleo di valutazione e del
collegio tecnico (ex nota circolare Assessorato della salute n.
13949/2009, artt. 28 29 CCNL Dirigenza, D.A. n. 3125/09 e D.A. n.
3126/09 del 21.12.2009);
comprovata capacità gestionale (richiesta dalla nota circolare n.
2424 del 18 settembre 2009 a firma dell'Assessore per la salute);
selezione in presenza di più candidati '(...) Sulla base di una
rosa di idonei (...)' (ex art. 28 CCNL e nota circolare Ass.
Massimo Russo n. 1881/2010);
motivazione dell'atto secondo il dettato della l. 241/1990;
indicazione della copertura finanziaria per far fronte ai costi da
sostenere, pena la nullità dell'atto e la rimozione dei dirigenti
che lo hanno adottato come previsto dalla legge (l.r. n. 17/2004,
art. 50, e l. n. 181/1982, art. 13, e dalle direttive emanate
dall'assessore Russo n. 22424/2009);
per l'area ospedaliera:
1) prioritariamente tra gli appartenenti all'area igienico-
organizzativa (art. 11 l.r. n. 5/2009);
2) tra i direttori di presidio ospedaliero (nota circolare Ass. M.
Russo n. 2424/2009);
3) la nomina di soggetti non in possesso dei requisiti sopra
indicati è eccezionalmente derogabili ma con proposito motivato che
chiarisca qual è l'interesse pubblico a non seguire le vie
ordinarie;
infine, in ossequio ai principi di imparzialità e buon andamento
della p.a., i direttori generali delle ASP di Caltanissetta e
Palermo avrebbero dovuto pubblicare gli esiti delle selezioni sul
sito aziendale, così come previsto dall'Ass. regionale per la
salute con la direttiva prot. n. 23509 dell'11/05/2010;
rilevato che i direttori generali delle ASP sopra citate:
non hanno, prima delle nomine, adottato il regolamento per
l'attribuzione degli incarichi dirigenziali, previa contrattazione
con le organizzazioni sindacali;
non hanno pubblicato nessun bando per selezionare i prescelti;
non hanno effettuato nessuna preventiva comparazione tra i
curricula degli interessati;
non hanno accertato se gli stessi erano in possesso della
valutazione positiva da parte degli organi aziendali a ciò
preposti;
non hanno verificato se i nominati erano in possesso dei 5 anni di
dirigenza apicale atta ad attribuire incarichi di capo dipartimento
e/o equiparati;
non hanno accertato né documentato se gli stessi abbiano mai
ricoperto incarichi gestionali, indicando in caso positivo quali;
non hanno preventivamente provveduto alla copertura finanziaria
per i maggiori costi derivanti dall'attribuzione degli incarichi
stessi, causandone la nullità insanabile (ex art. 21 septies e 21
nonies l. 241/1990);
non hanno provveduto a pubblicare sul sito tutte le notizie
inerenti al bando, alla commissione, ai verbali della commissione,
agli esiti e alle determinazioni dirigenziali finali;
per i coordinatori sanitari di area ospedaliera, non hanno
indicato gli attuali direttori sanitari incaricati nei presidi o
apicali appartenenti all'area igienico-organizzativa in servizio
presso l'ASP, ma dirigenti la cui disciplina di appartenenza non è
equipollente né affine a quella igienico-organizzativa;
per tutti i nominati non hanno indicato né se erano in possesso
dei requisiti né, se non in modo generico e stereotipato senza
riferimenti a specificità professionali culturali o di carriera
oggettivamente riscontrabili, le motivazioni che hanno indotto a
tale scelta;
considerato che le nomine in questione attribuiscono un specifico
beneficio economico ai nominati e 'de relato' un potenziale danno
per gli aventi diritto non ammessi irregolarmente alla selezione,
in palese violazione di tutte le norme, delle circolari
dell'Assessore per la salute, del CCNL della dirigenza e financo
dell'atto aziendale, approvato dallo stesso direttore generale, che
prevede espressamente le modalità di conferimento degli incarichi
dirigenziali;
per sapere:
se intendano annullare d'imperio (anche per il tramite di apposito
commissario straordinario) le delibere del direttore generale
dell'ASP di Caltanissetta n. 2398, 2399, 2400 del 12 settembre 2010
e del direttore generale dell'ASP di Palermo n. C871 del 19
novembre 2010, perché adottate in violazione delle norme indicate
in premessa;
se ritengano immediatamente opportuno individuare chi risponderà
dei danni, anche all'immagine della istituzione interessata, che si
produrranno all'ASP a seguito degli istaurandi contenziosi cui
certamente daranno seguito i controinteressati, considerato che in
analoghi procedimenti penali i dirigenti generali delle ASP si sono
costituiti parte civile per la tutela degli interessi aziendali;
se l'adozione di tali delibere in spregio ai principi di
imparzialità e buon andamento, alle norme regionali, alle direttive
regionali emanate dall'Assessore per la salute, alla legge
241/1990, all'atto aziendale adottato dalla stessa ASP non integri
gli estremi della grave violazione di legge e quindi l'avvio del
procedimento di decadenza del direttore generale previsto dalla
l.r. n. 30/1993, dalla l.r. n. 5/2009 e dalla l.r. n. 17/2004;
se non reputino che tali fatti costituiscano già argomenti
d'interesse della Procura della Corte dei conti, alla luce
dell'indubbio danno erariale che tali atti provocheranno anche in
considerazione della mancata previsione della copertura finanziaria
e della violazione accertata del principio di buona
amministrazione». (1510)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione con
urgenza)
MAIRA-DINA-CORDARO-CASCIO S.-GIANNI-SCOMA-LEONTINI-D'ASERO
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«All'Assessore per la salute, premesso che:
l'Assessore per la salute è il diretto responsabile della difesa
della salute nell'ambito della Regione siciliana;
secondo l'art. 6 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4,
convertito con modificazioni in legge 9 marzo 2006, n. 80,
'l'accertamento dell'invalidità civile ovvero dell'handicap,
riguardante soggetti con patologie oncologiche, é effettuato dalle
commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre
1990, n. 295, ovvero all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n.
104, entro quindici giorni dalla domanda dell'interessato. Gli
esiti dell'accertamento hanno efficacia immediata per il godimento
dei benefici da essi derivanti, fatta salva la facoltà della
commissione medica periferica di cui all'articolo 1, comma 7, della
legge 15 ottobre 1990, n. 295, di sospenderne gli effetti fino
all'esito di ulteriori accertamenti';
ad oltre quattro anni dall'emanazione, la legge, ancora oggi, in
Sicilia, non è stata recepita ed inoltre mancano precise direttive
da parte dell'Assessore per la salute alle commissioni mediche
operanti presso le ASP, per cui quanto previsto dalla norma non
viene assolutamente attuato e gli ammalati di cancro,
contrariamente a quanto avviene in tutte le altre regioni italiane,
devono aspettare, per moltissimo tempo, il compimento di tutte le
prassi burocratiche prima di ottenere quanto invece la legge ha
stabilito che sia concesso da subito;
si tratta di soggetti non solo colpiti da gravissima malattia, il
cancro, ma che abbisognano di immediato aiuto e sostegno;
per sapere quali iniziative urgenti voglia assumere per dare
concreta attuazione a quanto previsto dall'articolo 6 del decreto-
legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito con modificazioni in legge
9 marzo 2006, n. 80, nella parte che riguarda gli ammalati di
cancro che chiedono le prestazioni di invalidità civile». (1497)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BUZZANCA
«All'Assessore per la salute, premesso che:
la S.V. è il diretto responsabile di tutto quanto riguarda la
sanità nell'ambito della Regione siciliana;
l'articolo 130, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, ha trasferito alle regioni le funzioni di concessione dei
benefici economici a favore degli invalidi civili;
l'articolo 10 del citato decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, ha trasferito alle Regioni a Statuto speciale, secondo le
modalità previste dai rispettivi statuti, le funzioni ed i compiti
trasferiti dallo stesso decreto legislativo alle Regioni a statuto
ordinario;
l'articolo 7, comma 1, del DPCM 26 maggio 2000 prevedeva che nella
fase di transizione le regioni potevano chiedere al Ministero
dell'interno attività di supporto per lo svolgimento dei compiti
trasferiti, secondo le modalità di cui al successivo comma 2;
il comma 2 stabiliva che l'oggetto, i contenuti e la durata
dell'attività di collaborazione tra il Ministero dell'interno e le
regioni dovevano essere stabiliti mediante accordi definiti in sede
di Conferenza Stato-Regioni;
atteso che:
l'accordo quadro Stato-Regione del 12 ottobre 2000 prevedeva le
modalità con cui le regioni potevano chiedere la collaborazione
delle prefetture che improrogabilmente doveva cessare il 31
dicembre 2001;
nonostante la Regione siciliana non avesse sottoscritto alcun
accordo in tal senso con il Ministero dell'interno e le funzioni
sostitutive svolte dalle prefetture dovessero cessare
improrogabilmente il 31 dicembre 2001, le prefetture dell'Isola
continuavano a gestire il settore provocando un notevole danno ai
cittadini che dovevano attendere lunghi anni per ottenere un
decreto, peraltro assolutamente illegittimo; tale comportamento
realizzava anche un danno all'erario, in quanto il pagamento dei
benefici avveniva oltre i termini di legge, provocando la
rivalutazione degli stessi ed il pagamento degli interessi, mentre
i dipendenti venivano distolti dai compiti d'istituto;
la S.V., debitamente informata del fatto che la Regione siciliana
non aveva recepito la legislazione nazionale vigente in materia e
dell'attività sostitutiva svolta dalle prefetture dell'Isola, da
ultimo dalla VI Commissione legislativa permanente dell'ARS, non
assumeva alcuna iniziativa al riguardo;
il prefetto di Palermo, in rappresentanza dei prefetti della
Sicilia, con convenzione (sic) sottoscritta con il direttore
regionale dell'INPS, trasferiva in data 24 dicembre 2009 i poteri
concessori, di cui peraltro non disponeva, all'istituto
previdenziale;
nella convenzione citata si legge, inoltre, testualmente che 'per
effetto della mancata emanazione delle norme di attuazione dello
Statuto speciale della regione Siciliana in materia di invalidità
civile e della successiva legge che disciplini l'esercizio delle
funzioni trasferite, le Prefetture dell'Isola esercitano tuttora le
funzioni concessorie dei trattamenti economici a favore degli
invalidi civili';
sempre per convenzione i prefetti dell'Isola decidevano di
sostituirsi al legislatore dando 'applicazione nel territorio della
Regione Siciliana alle norme contenute nel citato art. 20 del
decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni in
legge 3 agosto 2009, n. 102';
invece, in corretta applicazione del citato art. 20, comma 4, la
Conferenza Stato-Regioni, non tenendo in alcun conto delle
decisioni assunte dai prefetti dell'Isola, sottoscriveva un accordo
quadro in data 29 aprile 2010 per disciplinare le modalità
attraverso le quali dovevano essere affidate all'INPS le funzioni
concessorie in materia di invalidità civile;
é necessario che, al più presto, la Regione siciliana recepisca la
normativa emanata dallo Stato in materia di invalidità civile con
particolare riferimento ai poteri concessori dei benefici di legge;
rilevato che a tutt'oggi, nonostante fosse espressamente previsto
dalla legge, le commissioni mediche per il riconoscimento
dell'invalidità civile che operano all'interno delle ASP non sono
state messe in condizioni per operare per via telematica;
per sapere quali concrete iniziative urgenti voglia assumere per
riaffermare, anche in Sicilia, lo stato di diritto ed inoltre come
intenda risolvere le varie e gravi problematiche sollevate». (1505)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BUZZANCA
«All'Assessore per le attività produttive, premesso che l'articolo
109 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 (legge finanziaria
per l'anno 2010), rubricato 'Modifica all'articolo 1 della legge
regionale 16 dicembre 2008, n. 21 in materia di provvedimenti in
favore dei consorzi fidi', ha aggiunto alla previgente normativa di
cui all'articolo 1 della legge regionale 16 dicembre 2008, n. 21,
la previsione secondo cui: 'Agli interventi di cui ai commi 2, 3 e
4 nella parte concernente i contributi in conto interessi spettanti
alle imprese, relativamente al solo anno 2006, aderenti ai consorzi
e cooperative di garanzia fidi nei settori commercio, artigianato
ed industria, di competenza dell'Assessorato regionale delle
attività produttive, si applicano le previsioni della legge
regionale 21 settembre 2005, n. 11 e successive modifiche ed
integrazioni e le direttive emanate dall'Assessorato regionale
dell'economia';
considerato che l'Assessore regionale per le attività produttive
ha annunciato l'imminente sblocco delle risorse, circa 8 milioni di
euro, grazie proprio all'applicazione dell'articolo 109, una volta
concluse le procedure tecnico-contabili relative al 2006, ma anche
quelle relative agli anni 2003, 2004 e 2005, per i quali sono stati
già stanziati 27 milioni di euro per i contributi in conto
interessi;
ritenuto che sicuramente rientrano fra i beneficiari del rimborso
degli interessi maturati per l'anno 2006, peraltro già corrisposti
agli istituti bancari, le imprese e le ditte realmente operati ed
effettivamente in vita nell'anno 2006 e fino all'estinzione del
prestito ricevuto;
per sapere se, nel predisporre gli avvisi di accredito delle
relative somme spettanti, relativamente agli anni di riferimento,
siano considerate anche quelle imprese e/o ditte che,
successivamente all'estinzione del prestito, in conseguenza della
crisi economica o per altre cause abbiano cessato la propria
attività in anni successivi all'erogazione dei prestiti,
trattandosi di somme dovute in relazione alla correttezza e
ammissione della domanda di abbattimento in conto interessi
inizialmente avanzata e di ritardi da imputare alle sole
responsabilità della Regione siciliana». (1508)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
FARAONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
i dati a disposizione oggi evidenziano una 'smobilitazione' a
tutto campo delle attività produttive in Sicilia, costrette dalla
crisi a dirottare i loro investimenti verso siti industriali fuori
dal territorio regionale;
l'impoverimento degli insediamenti produttivi, la diminuzione
quantitativa e qualitativa delle imprese operanti nel territorio
comporta, com'è ovvio, ricadute negative sull'occupazione e sugli
investimenti;
considerato che:
le imprese lamentano lo stato di paralisi in cui versa la
burocrazia regionale che blocca sistematicamente tutte le
iniziative e gli investimenti nel settore produttivo, spingendo gli
imprenditori a cercare fuori dal territorio regionale la dimensione
più consona per nuovi insediamenti;
la posizione della Regione siciliana è di immobilità rispetto alla
velocità con cui il mondo dell'impresa deve fare i conti, per
rimanere competitiva nel mercato sempre più aggressivo;
l'amministrazione non sembra operare verso l'agevolazione del
credito e degli investimenti finalizzati allo sviluppo della
Regione, ma al contrario resta impantanata nella maglie di una
burocrazia farraginosa che disconosce le regole per l'accesso a
bandi europei, incorrendo spesso in errori e dimenticanze, nonché
revoche dei bandi;
la Regione sta bloccando ulteriormente gli impegni di spesa del
POR 2007/2013;
ritenuto che:
i principali settori produttivi, da quello automobilistico a
quello dello sfruttamento di risorse energetiche alternative, dai
rigassificatori alla ricerca innovativa collegata con il mondo
universitario, da tempo invocano risorse e aiuto concreto da parte
di una Regione che non ha ancora espresso una nuova politica per il
reperimento di aree di sviluppo da mettere a disposizione di piani
d'impresa;
servono proposte attrattive affinché l'intero settore possa essere
rilanciato grazie ad una nuova politica industriale;
l'Assemblea regionale siciliana con impegno e senso di
responsabilità ha approvato diverse norme per il comparto
produttivo ed ancora oggi il Governo ne remora l'attuazione anche a
causa della continua rotazione dei dirigenti;
per sapere quali provvedimenti urgenti intendano assumere nei
confronti del settore delle attività produttive che chiede risposte
immediate e lancia continue grida d'allarme per una situazione
reale di blocco regionale burocratico amministrativo e di indirizzo
che determina continua incertezza e mancanza di prospettive».
(1516)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
D'ASERO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
in considerazione delle caratteristiche del territorio siciliano
esposto a molteplici rischi: vulcanico, sismico, incendio-
boschivo, idrogeologico, industriale e valutata la presenza in esso
di un patrimonio storico, artistico e culturale unico, testimoniato
dall'esistenza di numerosi siti tutelati dall'Unesco, si ritiene
non più differibile, al fine di salvaguardare la integrità
dell'intero territorio regionale, la definitiva strutturazione
della dotazione organica del Dipartimento regionale della
protezione civile;
gli eventi sismici che hanno colpito la Sicilia orientale dal 1990
ad oggi (da ultimo il terremoto di Nicolosi del 13 maggio scorso)
hanno evidenziato l'assoluta necessità di una efficiente,
competente e funzionale struttura regionale di protezione civile,
dotata di uomini e mezzi che sovrintendano alla salvaguardia della
popolazione e alla difesa del territorio, attività di primaria
importanza che non possono essere limitate ai soli periodi di
emergenza, ma devono avere carattere di continuità;
considerato che:
la ricorrente presenza di emergenze nel territorio siciliano
consiglia, pertanto, di potenziare il sistema di protezione civile,
assicurando la necessaria continuità dell'azione tecnico-
amministrativa dei diversi uffici del Dipartimento regionale della
protezione civile, attraverso la stabilizzazione del personale,
attualmente precario, impiegato dal medesimo Dipartimento mediante
contratti di lavoro a tempo determinato. Il suddetto personale, nel
corso di questi anni, ha acquisito, grazie alle attività espletate,
competenze e professionalità che non possono essere disperse;
per fare fronte alla carenza di personale qualificato, la Regione
siciliana, nell'ambito delle specifiche finalità della legge 31
dicembre 1991, n. 433, ha assunto, ai sensi del decreto-legge 30
gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
gennaio 1998, n. 61 (di seguito denominato 'decreto legge n. 6 del
1998'), personale tecnico ed amministrativo con contratti a tempo
determinato di durata triennale per lo svolgimento delle attività
connesse all'accelerazione e al completamento dell'opera di
ricostruzione della Sicilia orientale interessata dal sisma del
1990, nonché per le attività di pianificazione e prevenzione
antisismica, per la rilevazione della vulnerabilità del patrimonio
edilizio pubblico e privato, per le azioni di monitoraggio delle
condizioni di rischio idrogeologico, vulcanico ed industriale,
eccetera;
tale personale in parte risulta proveniente da organismi di
diritto pubblico come individuato dall'articolo 76 della legge
regionale della Regione siciliana 1 settembre 1993, n. 25, ed in
parte da soggetti formati, con fondi statali, dal Dipartimento
nazionale della protezione civile;
tutto il personale sopra citato ha costituito e costituisce
tuttora il nucleo su cui è incentrata e si è sviluppata tutta
l'attività tecnica ed amministrativa riguardante l'intero sistema
della protezione civile della Regione siciliana, rappresentando
ancora oggi circa l'80 per cento della forza lavoro del
Dipartimento regionale di protezione civile;
atteso che:
in tale contesto è intervenuta la legge 21 dicembre 2001, n. 448,
che all'articolo 20 (disposizioni particolari in materia di
assunzioni di personale nella regione Sicilia) prevede che: 'la
regione Sicilia e gli enti locali della regione medesima provvedono
alla trasformazione in rapporti a tempo indeterminato dei rapporti
di lavoro a tempo determinato instaurati, ai sensi dell'articolo
21, comma 2, dell'O.M. del Ministro per il coordinamento della
protezione civile n. 2212/FPC, del 3 febbraio 1992, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del 4 febbraio 1992, come sostituito
dall'articolo 13 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei
ministri n. 2414/FPC del 18 settembre 1995, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 1995, e degli articoli
14, comma 14, e 23-quater del decreto legge 30 gennaio 1998, n. 6,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61, e
successive modificazioni, dalla regione medesima e dagli enti
locali delle province di Siracusa, Catania e Ragusa, colpiti dagli
eventi sismici del dicembre 1990, sulla base di apposite procedure
selettive, nell'ambito della programmazione triennale del
fabbisogno di personale, nei limiti delle dotazioni organiche. Alla
relativa spesa si provvede a valere sulla disponibilità dei fondi
assegnati alla regione Sicilia ai sensi dell'articolo 1 della legge
31 dicembre 1991, n. 433, e successive modificazioni' con il
predetto personale assunto ai sensi del decreto legge n. 6 del
1998;
conseguentemente la Regione siciliana, nel prendere atto della
norma, provvede con l'articolo 115 della legge regionale 16 aprile
2003, n. 4, a garantire la necessaria copertura finanziaria
prevedendo che 'le assegnazioni di cui alla legge 31 dicembre 1991,
n. 433, sono utilizzate anche per le finalità previste dal comma 1
dell'articolo 20 della legge 28 dicembre 2001, n. 448';
oltre alla disposizione legislativa prevista dall'articolo 115
della citata legge, su proposta del Comitato paritetico Stato-
Regione del 29 ottobre 2003, il Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato con nota del 27 novembre 2003, prot. 141005,
ha dato il proprio assenso alla Regione siciliana affinché le
disponibilità venissero incrementare della somma di euro
36.151.982,00 finalizzata alla copertura finanziaria dell'articolo
20 della citata legge n. 448 del 2001 per la trasformazione dei
contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, precisando
nella medesima nota che 'si ritiene di poter concordare sulle
suddette modalità di copertura, nell'intesa che - come precisato da
codesto Dipartimento regionale di protezione civile - una volta
esauriti i fondi previsti dalla legge n. 433 del 1991, la Regione
siciliana provvederà con gli stanziamenti del proprio bilancio';
tenuto conto che:
nell'approssimarsi della scadenza contrattuale alla data del 31
agosto 2007, l'Assemblea regionale siciliana, nelle more del
processo di stabilizzazione del personale di cui al citato decreto-
legge n. 6 del 1998, ha approvato la legge regionale 21 agosto
2007, n. 15, con la quale, garantendo apposita copertura
finanziaria dal proprio bilancio regionale, i contratti in essere
con il predetto personale sono stati prorogati fino al 31 dicembre
2007 e, ove non fosse stato completamente definito il processo di
stabilizzazione, fino al 31 dicembre 2008;
alla data odierna non è stato completato il processo di
stabilizzazione del personale di cui al citato decreto-legge n. 6
del 1998;
per sapere:
quali iniziative si intendano adottare al fine di completare il
processo di stabilizzazione del personale di cui alla l.r. n. 15
del 2007;
nell'approssimarsi della scadenza contrattuale alla data del 31
dicembre 2008, si chiede di prorogare i contratti in essere con il
predetto personale fino al 31 dicembre 2011, garantendo apposita
copertura finanziaria dal bilancio regionale pari a 18.000 migliaia
di euro annui». (1518)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le famiglia, le
politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
nel 2003, dopo un lungo percorso di crisi industriali, con
risvolti anche giudiziari, che hanno coinvolto la Siciliana
Imballaggi e la IPC, nasceva in Provincia di Siracusa la I.S.I. srl
(Iniziativa Siciliana Industriale) dove trovava occupazione il
personale delle due aziende dismesse che era stato collocato nelle
liste di mobilità e quindi beneficiario degli sgravi fiscali e
previdenziali previsti dalla legge;
tenuto conto che:
nei primi anni di vita, grazie anche all'utilizzo dei suddetti
ammortizzatori sociali, l'attività dell'azienda sembrava in forte
crescita;
terminato il periodo facilitato dagli sgravi fiscali e
previdenziali, l'azienda dichiarava la necessità di procedere al
licenziamento di una parte del personale ed avviava, già nel 2007,
una prima procedura di mobilità, procedura che poi si concludeva
senza alcun licenziamento;
considerato che:
la possibilità di fare ricorso alla CIGO (Cassa Integrazioni
Guadagni Ordinaria) non è stata ritenuta possibile per la mancanza
dei requisiti di legge, essendo l'azienda in regime di mono
committenza;
l'azienda, senza tenere in alcuna considerazione le proposte delle
organizzazioni sindacali di categoria ed aziendali, ha operato il
licenziamento di sei lavoratori, provvedimento che fa emergere la
preoccupante ipotesi del definitivo ritiro dell'azienda dal
mercato;
ritenuto che in un apposito incontro, avvenuto presso la
Prefettura di Siracusa, disertato peraltro dal rappresentante
aziendale, le organizzazioni sindacali hanno presentato un piano
per favorire il reintegro dei dipendenti licenziati, piano che
prevede sia l'utilizzo di una banca ore, dove il personale
dipendente accumulerà le ore di straordinario per poi utilizzarle
per coprire i periodi di calo produttivo, che una programmazione
della produzione che prevede una riduzione di ore di lavoro a turno
(contratto di solidarietà) senza ulteriore aggravio economico per
l'azienda;
visto che la ISI ha beneficiato, avendo assorbito le due aziende
madri (Siciliana Imballaggi e IPC), di consistenti risorse
pubbliche a titolo di sgravi fiscali e previdenziali e considerato
che la gestione in atto potrebbe portare ad ulteriori
licenziamenti, al ridimensionamento dell'apparato produttivo, se
non addirittura al fallimento;
per sapere:
quali misure intendano adottare e, nello specifico, se non
ritengano utile attivare un tavolo di concertazione presso la
Prefettura di Siracusa con lo scopo di porre in essere le
condizioni per il rilancio dell'attività produttiva dell'azienda,
per evitare ulteriori licenziamenti in una provincia come quella di
Siracusa già colpita, negli ultimi anni, da un altissimo tasso di
disoccupazione causato proprio dalla chiusura di decine e decine di
aziende, soprattutto industriali». (1519)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
sul finire dell'anno 2007, pare siano stati pubblicati alcuni
bandi relativi al reclutamento di personale da assumere da parte di
una società privata operante nel settore dei trasporti;
sotto il riferimento ad importante azienda operante nel settore
trasporti marittimi' si nascondesse in realtà l'Autorità portuale
di Augusta (SR) che avrebbe dato in gestione ad una società privata
la selezione del personale;
in questi giorni il commissario straordinario dell'Autorità
portuale ha proceduto all'assunzione di 11 figure professionali,
selezionate attraverso dei criteri non noti e sconosciuti, di
conseguenza, alla maggior parte dei cittadini che avevano legittimo
interesse a partecipare a detto concorso qualora fossero stati resi
edotti che dietro la definizione di importante azienda si celava,
in effetti, l'Autorità portuale;
dette assunzioni di personale non sembrano rientrare fra i compiti
istituzionali di un commissario straordinario che, allo stato,
guida l'Autorità portuale, il quale dovrebbe limitarsi invece
all'ordinaria amministrazione in attesa della nomina del
presidente;
per sapere se non ritengano utile nominare una commissione, con
compiti ispettivi, che accerti la trasparenza delle procedure
concorsuali seguite per l'assunzione del nuovo personale, al fine
di impedire legittimi sospetti e il consolidarsi di illegittimi
diritti, qualora dovessero emergere dall'inchiesta errori nell'iter
procedurale seguito». (1520)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
in ossequio all'articolo 21 dello Statuto siciliano il Presidente
della regione è capo del Governo regionale e rappresenta la
Regione;
il trattamento particolare viene riservato agli immobili militari
situati nelle Regioni a Statuto speciale e nelle province di Trento
e Bolzano, (dal documento 'LA DIFESA - LIBRO BIANCO 2002', edito
dal Ministero della Difesa);
l'articolo 32 dello Statuto speciale prevede la restituzione alla
Regione delle aree che non interessano più la difesa dello Stato;
il DPCM dell'8 novembre 1995 ha previsto il trasferimento alla
Regione Valle d'Aosta di n. 128 immobili ed inoltre della funivia
del Monte Bianco;
il decreto legislativo 21 dicembre 1998, n. 495, ha previsto le
modalità di trasferimento di beni immobili, già in uso alla Difesa,
al patrimonio delle province di Trento e Bolzano;
ciò avviene tramite la firma dei relativi verbali di consegna da
parte dei rappresentanti del Ministero delle Finanze/Dipartimento
del Territorio, del Ministero della Difesa e delle province
interessate, che danno titolo per l'intavolazione e la voltura a
favore delle province stesse degli immobili di cui trattasi;
il decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 237, ha individuato i
beni immobili, non più utili alla Difesa, da trasferire al
patrimonio della Regione Friuli Venezia Giulia e che le operazioni
di trasferimento sono state, in massima parte, già effettuate;
in Sicilia, moltissime ed estese sono le aree e gli immobili
militari dismessi perché non più utili alla difesa del Paese, che
possono essere trasferiti, in particolare a Messina le aree e gli
immobili occupati e già occupati da Marisicilia, dall'ex Ospedale
Militare, dall'ex Direzione di Artiglieria;
per sapere quali concrete iniziative urgenti voglia assumere per
riaffermare il diritto della Sicilia ad acquisire al demanio
regionale le aree e gli immobili militari non più utili alla Difesa
dello Stato». (1522)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BUZZANCA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Comunicazione di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
«Al Presidente della Regione, premesso che:
l'Unione europea ha previsto, in relazione al periodo 2007-2013,
per la Regione siciliana lo stanziamento di circa 10,9 miliardi di
euro suddivisi in quattro grandi programmi di intervento in settori
strategici;
in particolare i quattro programmi riguardano: il fondo europeo di
sviluppo regionale (Fesr), pari a circa 6,5 miliardi di euro; il
fondo sociale europeo (Fes), pari a circa 2,1 miliardi di euro; il
fondo europeo per lo sviluppo agricolo rurale (Feasr), pari a circa
2,1 miliardi di euro; il fondo europeo per la pesca (Fep) pari a
circa 151 milioni di euro;
rilevato che allo stato risultano essere stati stanziati da parte
della Regione soltanto 1 miliardo e 700 milioni circa di euro (pari
al 9,5% del totale dei fondi comunitari disponibili);
in particolare sono stati spesi: per quanto riguarda il Fesr circa
400 milioni di euro (pari al 6,17% delle somme disponibili); per il
Fes circa 47 milioni di euro (pari al 2,26% delle somme
disponibili); per il Feasr circa 1 miliardo di euro (pari al 56,25%
delle somme disponibili); per il Fep circa 80 milioni di euro (pari
al 58,12% delle somme disponibili;
per conoscere:
in che modo intenda rivedere il programma di utilizzo dei fondi
comunitari esistente, rendendolo più efficiente e celere;
se intenda stanziare i fondi comunitari rimanenti e, in
particolare, secondo quali priorità, scadenze e modalità, in modo
da rendere gli stessi meglio orientati nel produrre benefici
all'economia regionale». (102)
(L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)
FIORENZA
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
il Consiglio di giustizia amministrativa ha condannato
l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente al pagamento
di un risarcimento plurimilionario in favore di una società, la New
Energy, per i ritardi considerati eccessivi nel rilascio delle
autorizzazioni necessarie all'avvio di un'attività nel settore
dell'energia;
la vicenda si è sviluppata nell'arco di ben cinque anni e
attraverso procedure estremamente complesse e farraginose, che è
necessario ricostruire, al fine di meglio individuare i punti
problematici;
la ditta New Energy presentò nel mese di febbraio del 2005 allo
sportello unico per le attività produttive di Modica e
successivamente, con istanza prot. n. 1789 del 20 marzo 2006
all'Assessorato Industria, un'istanza, ai sensi dell'articolo 12
del DPR n. 387/2003, onde ottenere il rilascio dell'autorizzazione
unica per la realizzazione di un impianto di energia elettrica
alimentato da fonti rinnovabili (biomasse);
precedentemente alla presentazione dell'istanza di cui al punto
precedente, ai sensi dell'articolo 12 del DPR 203/88, aveva
inoltrato richiesta di autorizzazione alle emissioni in atmosfera,
per un impianto di produzione di energia elettrica alimentato a
farine animali nonché ad oli alimentari esausti provenienti dalla
raccolta urbana e da sanse;
in data 7 settembre 2005 l'ufficio di segreteria della commissione
provinciale tutela e ambiente di Ragusa, con nota 694 indirizzata
alla ditta New Energy e per conoscenza all'Assessorato regionale
Territorio servizio 3, aveva invitato l'azienda, in analogia a
quanto chiesto dall'Assessorato, a verificare la coerenza del
progetto presentato con quanto previsto dal decreto legislativo
133/05, il cui articolo 6 testualmente recita:
'Art. 6. Coincenerimento di prodotti trasformati derivati da
materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE.
1. Il coincenerimento dei prodotti trasformati derivati da
materiali di categoria 1, 2 e 3 di cui al regolamento (CE) n.
1774/2002 è autorizzato secondo le disposizioni dell'articolo 5, a
condizione che siano rispettati i requisiti, le modalità di
esercizio e le prescrizioni di cui all'Allegato 32.
2. La domanda per il rilascio delle autorizzazioni di cui
all'articolo 5 è inviata anche alla ASL territorialmente
competente.
3. Nella documentazione di cui al decreto del Ministro
dell'ambiente 1 aprile 1998, n. 148, e nel Modello unico di
dichiarazione ambientale, di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70,
e successive modificazioni, deve essere indicato, nella parte
relativa all'individuazione e classificazione dei rifiuti di cui al
presente articolo, il codice dell'Elenco europeo dei rifiuti;
020203 'Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione'';
in data 18 novembre 2005 l'ufficio di segreteria della CPTA di
Ragusa inviava all'Arta le conclusioni a cui era giunta la
commissione in sede di verifica tecnica del progetto, confermando
le conclusioni a cui era giunto il responsabile dell'ufficio nella
fase di verifica di procedibilità circa la ricadenza del progetto
nell'ambito del campo di applicazione del d.lgs 133/05 in materia
di incenerimento e/o coincenerimento di rifiuti, e di conseguenza
la non applicabilità del DPR 203/88;
in data 23 maggio 2006, con nota prot. 35613 indirizzata
all'Assessorato Industria e per conoscenza all'Arta servizio 2,
alla CPTA di Ragusa e al Comune di Modica, l'Arta servizio 3
individuava nel d.lgs. 152/06 la norma di riferimento, osservando
che la competenza a rilasciare l'autorizzazione alle emissioni era
del commissario delegato per l'emergenza rifiuti, in quanto si
trattava di impianto destinato a gestire rifiuti;
in data 24 maggio 2006 l'Arta servizio 2, con nota 35811 inviata
alla CPTA di Ragusa, dichiarava l'impianto in questione non
assoggettabile a valutazione di impatto ambientale in quanto non
ricadente nelle previsioni del DPR 12 aprile 1996 che individua gli
impianti assoggettabili a V.I.A. regionale;
ulteriore nota, confermativa della precedente, veniva inviata
dall'Arta servizio 2 alla CPTA di Ragusa in data 29 maggio 2006 con
prot. 37174;
in data 11 luglio 2006, con nota prot. 45511 dell'Arta servizio 2
inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3,
alla CPTA di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio 2, si
contestava alla ditta, in contrasto con quanto dichiarato, di non
avere specificato di avere avanzato richiesta ai sensi dell'art. 27
del d.lgs 22/97. L'Arta sospendeva la valutazione circa
l'assoggettabilità al DPR 12 aprile 1996;
in data 5 ottobre 2006, con nota prot. 68736 dell'Arta servizio 2
inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3,
alla CPTA di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio 2, si
dichiarava la non assoggettabilità di cui al DPR 12 aprile 1996;
in data 14 novembre 2006, con nota prot. 61399 il Comune di Modica
comunicava all'Arta servizio 3 e per conoscenza alla CPTA di
Ragusa, all'ARPA Sicilia ed alla ditta New Energy, di avere emesso
il proprio parere nell'ambito della procedura ex art. 269 del d.lgs
152/06 (laddove l'art 267 del d.lgs. 152/06 prevede la non
applicabilità della procedura di cui all'art. 269 e dell'intera
parte quinta del d.lgs. 152/06 per gli impianti sottoposti al
d.lgs. 133/05);
in data 12 marzo 2007, con nota prot. 90, l'Arta servizio 3
sollecitava alla CPTA di Ragusa l'emissione del parere ai sensi del
d.lgs. 152/06;
in data 21 marzo 2007, con nota prot. 13148 dell'Assessorato
Industria servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3 e per
conoscenza alla ditta New Energy, si contestava al predetto
servizio 3 la mancata partecipazione alla conferenza di servizi e
la mancata produzione dell'autorizzazione ai sensi dell'art. 269
del d.lgs. 152/06;
in data 17 aprile 2007, con nota 245, l'ufficio di segreteria
della CPTA di Ragusa inviava all'Arta le conclusioni a cui era
giunta la commissione stessa, in sede di verifica tecnica del
progetto, circa il desumibile superamento del valore di 50 Mw
termici desunto dal quadro riassuntivo delle emissioni e
confermando l'applicabilità del d.lgs. 133/05 in materia di
utilizzo di rifiuti anche per la previsione di utilizzo di olio
alimentare esausto con codice CER 20 01 25 (diversamente, ove gli
oli - come affermato in seguito dalla ditta New Energy -
provenissero dall'industria alimentare, avrebbero dovuto avere il
codice 02 07 99);
in data 8 giugno 2007, con nota prot. 43234 dell'Arta servizio 2
inviata alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3 e alla CPTA di
Ragusa, si dichiarava la non assoggettabilità di cui al DPR 12
aprile 1996;
in data 12 giugno 2007, con nota prot. 34197 dell'Assessorato
Industria, servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta
servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si
richiedeva l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e si
sollecitava la conclusione del procedimento;
in data 12 settembre 2007, con nota prot. 23531 dell'Assessorato
Industria servizio 2 indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta
servizio 2 e per conoscenza alla ditta New Energy, si richiedeva
l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e si sollecitava
la conclusione del subprocedimento emissioni in atmosfera;
in data 26 settembre 2007, con nota 746 l'ufficio di segreteria
della CPTA di Ragusa comunicava all'Arta servizio 3, all'Arta
servizio 2 e per conoscenza alla ditta New Energy, la necessità di
esperire la valutazione d'incidenza per la vicinanza dell'impianto
proposto ad una zona 'sic';
in data 12 ottobre 2007, con nota prot. 488 dell'Arta servizio 3
indirizzata alla CPTA di Ragusa, si richiedeva l'urgente rilascio
di parere ai sensi del d.lgs 152/06 (va ricordato che l'art. 267,
comma 2, del d.lgs 152/06 esclude l'applicabilità della parte
quinta e quindi dell'art. 269 agli impianti sottoposti al d.lgs
133/05);
in data 25 ottobre 2007, con nota prot. 76570, l'Arta servizio 3
indirizzava alla CPTA di Ragusa richiesta urgente di rilascio di
parere ai sensi del d.lgs. 152/06, stante che la ditta aveva
diffidato l'Assessorato richiedendo l'applicabilità del d.lgs.
152/06;
in data 5 novembre 2007, con nota prot. 40665 dell'Assessorato
Industria servizio 2, indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta
servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si
sollecitava la definizione dell'obbligo o meno di realizzare la
valutazione d'incidenza. La ditta veniva invitata a fornire
esaustiva documentazione;
in data 13 novembre 2007, con nota 907, l'ufficio di segreteria
della CPTA di Ragusa inviava all'Arta servizio 3 e servizio 2
quanto deliberato dalla commissione nelle sedute del 16 e del 23
ottobre relativamente alla potenza termica installata, nella quale
la CPTA prendeva atto che il quadro riassuntivo delle emissioni
andava letto non già come n. 5 generatori ognuno da 5.250 Kwe e
quindi per un totale di 26.250 Kwe, ma che si trattava di un unico
gruppo da 5.250 Kwe. La CPTA metteva anche in evidenza la
connessione tra limiti e presenza di zone sic e quindi la necessità
della conclusione della valutazione d'incidenza; inoltre rilevava
che dall'analisi comparata con pratiche consimili, emergeva come le
materie dichiarate biomasse da New Energy fossero da qualificare
come rifiuti, dal momento che gli oli usati nel processo produttivo
derivavano da raccolta urbana;
in data 16 novembre 2007, con nota 83315, l'Arta servizio 3,
inoltrava all'Assessorato Industria servizio 2 i pareri del 16 e 23
ottobre emessi dalla CPTA di Ragusa;
in data 23 novembre 2007, con nota prot. 43610, l'Assessorato
Industria servizio 2 ribadiva la necessità di chiarire la questione
relativa all'esperimento della valutazione d'incidenza;
in data 18 dicembre 2007 la Corte di giustizia delle Comunità
europee, sez. III, con sentenza del 18/12/2007, C195/05,
pronunziandosi sulla natura degli scarti alimentari condannava
l'Italia avendo la stessa 'adottato indirizzi operativi validi su
tutto il territorio nazionale, esplicitati in particolare per mezzo
della circolare del Ministro dell'Ambiente 28 giugno 1999, recante
chiarimenti interpretativi in materia di definizione di rifiuto, e
con comunicato del Ministero della Salute 22 luglio 2002,
contenente linee guida relative alla disciplina igienico-sanitaria
in materia di utilizzazione dei materiali e sottoprodotti derivanti
dal ciclo produttivo e commerciale delle industrie agroalimentari
nell'alimentazione animale, tali da escludere dall'ambito di
applicazione della disciplina sui rifiuti gli scarti alimentari
originati dall'industria agroalimentare destinati alla produzione
di mangimi; e avendo, per mezzo dell'art. 23 della legge 31 luglio
2002, n. 179, recante disposizioni in materia ambientale, escluso
dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti i residui
derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi
solidi, cotti e crudi, non entrati nel circuito distributivo di
somministrazione, destinati alle strutture di ricovero per animali
di affezione, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza
dell'art. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 15 luglio
1975, 75/442/CEE, sui rifiuti, come modificata dalla direttiva del
Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE';
in data 10 gennaio 2008, con nota prot. 1044, dell'Assessorato
Industria servizio 2 indirizzata all'Arta servizio 3, all'Arta
servizio 2, alla CPTA di Ragusa ed alla ditta New Energy, si
sollecitava la definizione dell'obbligo o meno di realizzare la
valutazione d'incidenza. Si invitava la ditta a fornire esaustiva
documentazione;
in data 27 febbraio 2008, con nota prot. 16893 dell'Arta servizio
2, inviata alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3, alla CPTA di
Ragusa ed al Comune di Modica, si comunicava a tutti i soggetti
l'obbligo di eseguire la valutazione d'incidenza da parte del
Comune e si specificava che il rilascio della autorizzazione unica
senza la valutazione d'incidenza era inibito;
in data 7 marzo 2008, con nota 221, l'ufficio di segreteria della
CPTA di Ragusa inviava all'Arta servizio 3 e servizio 2, nonché
all'Assessorato Industria servizio 2 le conclusioni della
commissione stessa, laddove la commissione, pur in attesa
dell'attestazione del Comune di Modica, ribadiva che in merito alla
richiesta di ulteriore verifica dell'esclusione dell'iniziativa dal
campo di applicazione del d.lgs 133/05, si era già espressa
rilevando che le sanse esauste e gli oli provenienti da attività
commerciali non sono esclusi dal campo di applicazione del d.lgs
133/2005 il quale, peraltro, si occupa anche delle attività di
recupero energetico. Tale condizione è ulteriormente confermata
dalle modifiche apportate al d.lgs 152/06 dal d.lgs. 4/2008;
in data 16 giugno 2008 la CPTA di Ragusa prendeva atto di quanto
disposto con nota prot. 16893 dall'Arta servizio 2 circa la
necessità di esperire preliminarmente la valutazione d'incidenza;
in data 4 giugno 2009, con nota 41650, l'Arta con atto a firma del
dirigente del Servizio 3 diffidava la CPTA di Ragusa a fissare
limiti ai sensi del D.lgs 152/06. La CPTA nella seduta del 17
luglio 2009, evidenziava i problemi in materia di fissazione di
limiti nel caso in cui il materiale utilizzato fosse qualificato
come rifiuto;
in data 29 ottobre 2009, veniva firmato il decreto da parte
dell'Assessore del territorio n. 213/gab di revoca del presidente
della CPTA di Ragusa per presunte gravi irregolarità sulla base di
una relazione redatta dal responsabile del servizio 3 e dal
dirigente generale;
in data 13 novembre 2009, con nota 4225/gab, l'Assessore del
territorio sospendeva l'applicazione di detto decreto;
in data 23 novembre 2009, con nota 86509, il dirigente del
Servizio 3 dell'Arta inviava al CGA le sue conclusioni circa la
responsabilità della CPTA di Ragusa e la sua personale
ricostruzione del quadro normativo;
in data 22 dicembre 2009 l'Assessore del territorio, sulla base
della ricostruzione effettuata, annulla va, con proprio decreto n.
241/GAB, il decreto di revoca del presidente della CPTA di Ragusa,
dichiarando insussistenti le motivazioni avanzate dal dirigente del
servizio 3 circa le irregolarità o i ritardi della CPTA di Ragusa;
in data 19 gennaio 2010, con nota 3231, il dirigente generale
dell'Arta richiedeva un parere alla commissione provinciale
territorio e ambiente legato a quanto evidenziato dal CGA, al quale
era stato presentato ricorso avverso una sentenza del TAR, adito
dalla New Energy, senza esplicito riferimento ad alcuna procedura;
in data 26 gennaio 2010, con nota 70, l'ufficio di segreteria
della CPTA di Ragusa inviava la verifica effettuata dalla CPTA ai
sensi dell'art. 19 della legge regionale 39/77. La CPTA evidenziava
che per la prima volta veniva richiesto un parere, più esattamente
una verifica relativa alla procedura unica di cui all'art. 12 del
d.lgs. 387/2003. Confermava l'applicabilità del d.lgs. 133/05,
esprimeva verifica (e non parere) negativa per motivi espliciti e
perché non era mai stata fornita documentazione differente da
quella prodotta ai sensi del DPR 203/88 e peraltro antecedente alla
richiesta di cui al DPR 387/2003;
in data 27 gennaio 2010, nella nota n. 5130 a firma del dirigente
del servizio 3 del Dipartimento regionale dell'ambiente, veniva
inviato all'Assessorato Industria il parere in merito alle
emissioni in atmosfera. In tale parere si condivideva
l'assoggettabilità al d.lgs 133/05 e si adottavano i limiti
previsti dal d.lgs 133/05 riducendoli ulteriormente per la
vicinanza dell'impianto al sito 'sic' 'spiaggia di Maganuco';
in data 16 aprile 2010, con decreto del dirigente del servizio 2
(ex Industria) n. 150, veniva concessa l'autorizzazione ai sensi
dell'art. 12 del d.lgs. 387/2003 per un impianto di potenzialità
elettrica pari a 8425 KWE;
considerato che:
come si evince dagli atti prodotti sia dall'ufficio di segreteria
della CPTA di Ragusa, sia dalla stessa CPTA a partire dal novembre
del 2005 e quindi in data anteriore al 20 marzo 2006, (data in cui
la ditta aveva presentato la domanda di autorizzazione) sia la
ditta, sia l'Arta erano a conoscenza della necessità di esperire il
procedimento autorizzativo ai sensi del d.lgs. 133/05;
prima della conferenza di servizi tenutasi il 27 ottobre 2006, la
posizione dell'Arta era di coincidenza con la qualificazione di
impianto di recupero di rifiuti (si veda la nota in data 23 maggio
2006 prot. 35613 dell'Arta servizio 3 indirizzata all'Assessorato
Industria e per conoscenza all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa
ed al Comune di Modica) pur non accorgendosi l'Assessorato di
quanto disposto dall'art. 267 del d.lgs 152/06 circa la non
assoggettabilità degli impianti di recupero di rifiuti tramite
produzione di energia allo stesso d.lgs. 152/06. Nella conferenza
di servizi del 27 ottobre, come rilevato dal CGA, tuttavia la
procedura deragliava, prevedendo la conclusione della stessa
tramite un autonomo provvedimento riguardante le emissioni in
atmosfera;
il d.lgs. 133/05 è norma successiva, specifica e prevalente
rispetto al d.lgs 387/2003 e comporta per l'Italia l'obbligo di
rispettare una dettagliata ed estremamente rigorosa procedura di
pubblicità, che prevede che: 'Le autorizzazioni alla realizzazione
e all'esercizio degli impianti di incenerimento o di
coincenerimento sono rilasciate solo dopo aver garantito l'accesso
alle informazioni secondo le procedure di cui ai commi 2 e 3. Fatta
salva la normativa in materia di accesso del pubblico
all'informazione ambientale e quanto disposto dal decreto
legislativo 24 febbraio 1997, n. 39, e dal decreto legislativo 18
febbraio 2005, n. 59, le domande di autorizzazione e rinnovo per
impianti di incenerimento e di coincenerimento sono rese
accessibili in uno o più luoghi aperti al pubblico, e comunque
presso la sede del comune territorialmente competente, per un
periodo di tempo adeguato e comunque non inferiore a trenta giorni,
affinché chiunque possa esprimere le proprie osservazioni prima
della decisione dell'autorità competente. La decisione
dell'autorità competente, l'autorizzazione e qualsiasi suo
successivo aggiornamento sono rese accessibili al pubblico con le
medesime modalità';
la ditta, in aperta violazione delle norme specifiche che
disciplinano la materia, il regolamento 1774/2002/CE e l'art. 6 del
d.lgs. 133/05, non provvedeva a garantire l'accesso alle
informazioni ed anzi contestava l'applicabilità del d.lgs 133/05,
facendo riferimento invece alla applicabilità del d.lgs 152/06;
l'autorità preposta al rilascio del parere di competenza
(l'ufficio del commissario straordinario per l'emergenza rifiuti)
non provvedeva a sua volta a dare la prescritta pubblicità,
violando così il dettato della norma comunitaria, al di là del più
o meno corretto recepimento del dettato stesso da parte dello
Stato;
ove fosse stata esatta, mentre è indiscutibilmente errata, la
circostanza che l'impianto non producesse energia elettrica da
rifiuti (la possibilità di produrre energia elettrica da rifiuti e
di applicare agli stessi le procedure di cui al DPR 387/2003 è
esplicitamente contemplata all'art. 5 del d.lgs 133/05) si avrebbe
avuto come conseguenza che: a)i vincoli, i sistemi di contenimento
delle emissioni, nonché i valori delle emissioni sarebbero stati
meno restrittivi rispetto alle previsioni; b) la ditta avrebbe
avuto la possibilità di avvalersi di quanto previsto dall'art. 269,
comma 3, ove è detto che 'se l'autorità competente non si pronuncia
in un termine pari a centoventi giorni o, in caso di integrazione
della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla
ricezione della domanda stessa, il gestore può, entro i successivi
sessanta giorni, richiedere al Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio di provvedere, notificando tale richiesta
anche all'autorità competente. Il Ministro si esprime sulla
richiesta, di concerto con i Ministri della salute e delle attività
produttive, sentito il comune interessato, entro novanta giorni o,
nei casi previsti dall'articolo 281, comma 1, entro centocinquanta
giorni dalla ricezione della stessa; decorso tale termine, si
applica l'articolo 2, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 2421'.
Non risulta che la ditta abbia mai utilizzato tale procedura;
il distaccarsi dalla qualificazione di rifiuti da parte del
dirigente responsabile del servizio 3 dell'Arta e l'avallo dato dal
dirigente generale del Dipartimento alle conclusioni a cui tale
dirigente era giunto, non si sa sulla base di quale verifica sulla
peraltro esplicita previsione normativa, ha portato a far deviare
l'iter di verifica sia da parte del servizio competente dell' Arta,
sia da parte del dirigente responsabile del servizio 2
dell'Assessorato Industria;
da parte del servizio competente dell'Arta si è preteso di
modificare la natura dei compiti delle CPTA, chiaramente previsti
dall'art. 17 della legge regionale 39/77, creando la fattispecie di
un parere obbligatorio ma non vincolante che la CPTA di Ragusa
avrebbe dovuto formulare a favore dell'Arta, al posto della
verifica prevista per legge a favore degli enti locali e della
tutela della salute, ulteriormente alterando il quadro reale in cui
ci si doveva muovere;
rappresentano deviazioni dal corretto iter procedurale anche la
circostanza che tali notizie infondate sono state fornite al CGA,
nonostante che l'Assessore pro tempore e legale rappresentante
dell'Amministrazione stesse operando su tali affermazioni una
verifica che si sarebbe successivamente conclusa con la dichiarata
insussistenza di tali motivazioni, ed ancora la circostanza che da
parte del dirigente generale non si è provveduto a rimuovere
l'evidente anomalia data dal fatto che l'Amministrazione è stata
rappresentata in giudizio da un semplice dirigente;
dopo oltre 4 anni dal pronunciamento dell'organo tecnico e dopo
averne contestato le conclusioni, il dirigente del servizio 3
dell'Arta, con nota n. 2583 del 16 gennaio 2010 indirizzata
all'Avvocatura dello Stato rilevava che l'autorizzazione richiesta
dalla ditta New Energy era subordinata al d.lgs. 133/05 come
correttamente individuato dalla CPTA di Ragusa fin dal primo
momento, commentando di suo: 'L'Azienda non sembra rendersi conto
del fatto che l'esclusione dall'impianto dei prodotti soggetti al
d.lgs. 133/05 equivarrebbe di fatto ad una bocciatura'.
Successivamente, con nota 5130 del 27 gennaio 2010, di trasmissione
del parere ribadiva: 'considerato che i combustibili utilizzati
nell'impianto sono biomasse da rifiuti ricomprese nell'allegato1.
Sub-allegato 2 del D.M. 5/5/2006' ed ancora 'considerato che i
materiali conferiti all'impianto sono classificabili come fonti
energetiche rinnovabili non fossili, costituite in particolare da
'biomasse da rifiuti' solide e liquide, così come definite
dall'art. 2, comma 1, lettera a) del d.lgs. 29 dicembre 2003 n.
387, e/o prodotti trasformati derivanti da materiali previsti dal
regolamento 1774/2002/CE; considerato infine che i materiali di cui
sopra, a differenza delle 'biomasse vergini', rientrano tra i
combustibili consentiti' individuati dall'allegato X (Parte II,
Sezione 4) alla Parte Quinta del d.lgs. 152/06; ritenuto che
l'impianto nel suo insieme (ricezione dei rifiuti in ingresso allo
stabilimento, stoccaggio, pretrattamento in loco, sistemi di
alimentazione dei materiali trattati e del combustibile ausiliario,
linee di trattamento termico, apparecchiature di trattamento degli
effluenti gassosi, camini, sistemi di controllo) configuri un
trattamento termico (coincenerimento) di 'rifiuti a base di
biomasse' per la produzione di energia elettrica, così come
definito dall'art. 2 comma 1, lettera e) del d.lgs. 11 maggio 2005
n. 133; ritenuto che sia necessario imporre limiti e prescrizioni
tecniche restrittivi e cautelativi, per elevare al massimo il grado
di tutela della salute pubblica e dell'ambiente nell'area di
influenza dell'impianto, in considerazione della sua vicinanza al
SIC ITA 080007 'Spiaggia di Maganuco', certificava in tal modo
quanto verificato dalla CPTA di Ragusa sin dal lontano novembre
2005, nonché la successiva osservazione della CPTA stessa nel
parere del 16 ottobre 2007, circa la connessione tra limiti e
presenza di zone SIC e necessità della valutazione d'incidenza;
è singolare che detto dirigente, dopo aver condiviso
l'applicabilità del d.lgs 133/05, abbia trasformato una conclusione
da negativa a positiva, permettendo così il rilascio di una
autorizzazione che non poteva essere rilasciata, in ogni caso, per
evidente violazione delle procedure di pubblicità;
tale positiva conclusione ha comportato la base del giudizio del
CGA: 'In particolare, nessun rilievo assume, per la sua
inconsistenza, l'ultima difesa delle Amministrazioni appellanti (v.
la citata memoria del 28 maggio 2008), le quali giungono a
sostenere ex post e solo in sede di giudizio (atteso che la revoca
del contributo reca una diversa motivazione) che, sulla base
dell'autorizzazione unica intervenuta nel 2010 (rispetto a
un'istanza del 2005), la NE, fin dall'origine, non avrebbe potuto
avere accesso al contributo finanziario in questione (peraltro, già
concesso e pure revocato) a causa della natura dei combustibili in
esso conferibili, qualificati come rifiuti e non come biomasse. A
tal proposito il Collegio ritiene che prospettare, in via
presuntiva e di prognosi controfattuale, che il predetto contributo
sarebbe stato ugualmente revocato non soltanto collide con la
realtà che emerge dai provvedimenti adottati dalle stesse
amministrazioni appellanti, ma si rivela come un estremo, inane
sforzo retorico per tentare di sottrarre l'Arta alle conseguenze
patrimoniali del suo illecito (in senso civilistico) operato'. In
altri termini, se l'Assessorato avesse espresso un parere negativo
per le motivazioni che chiaramente emergono dall'analisi degli
atti, la ditta avrebbe potuto avere sì un risarcimento, ma di gran
lunga inferiore;
l'avere rilasciato un'autorizzazione palesemente illegittima per
violazione della normativa comunitaria, da cui direttamente
discende il d.lgs. 133/05 di attuazione della direttiva 2000/76/CE
in materia di incenerimento dei rifiuti, produce come doppio
effetto paradossale il dover risarcire la ditta che non poteva
essere autorizzata e contemporaneamente il dover rispondere della
violazione del diritto comunitario;
emergono fondati dubbi sulla veridicità di alcuni elementi forniti
al CGA, tra i quali un decreto ipotetico, sia sotto il riferimento
degli estremi (D.A. 29 dicembre 2009, n. 213/GAB), sia sotto il
profilo giuridico, stante l'annullamento del decreto assessoriale
in questione, al fine, peraltro non raggiunto, di far ricadere la
responsabilità sulla CPTA di Ragusa stante che il CGA su tale punto
ha osservato: 'Va poi rilevato, incidentalmente, che l'atto con il
quale l'Arta, soltanto nel mese di dicembre 2009 (D.A. 29 dicembre
2009, n. 213/GAB) ha revocato, per reiterate violazioni di legge e
plurime negligenze in relazione alla vicenda in esame, l'incarico
del Presidente della CPTA di Ragusa certamente non interferisce e
tanto meno attenua la responsabilità dell'amministrazione regionale
per il blocco determinatosi nell'istruttoria della pratica in
questione, non potendo essa pretendere di distinguere la sua
posizione da quella dei propri organi consultivi'. Tutto ciò
facendo rilevare un tentativo, portato avanti anche in sede
legislativa attraverso una proposta di abrogazione delle leggi
istitutive delle CPTA, di scrollarsi di dosso le responsabilità
eliminando un organo posto a tutela dei cittadini, le cui
indicazioni, se recepite, avrebbero impedito l'instaurarsi di una
procedura altamente anomala;
la sentenza del CGA, in ciò non confortato dalla nota 86509 del 23
novembre 2009 dell'Arta, sembra non avere preso atto degli effetti
della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee,
Sez. III, 18/12/2007, C-195/05 del 18 dicembre 2007, mentre sembra
aver preso in considerazione l'autorizzazione del GRTN del 19
aprile 2005: 'Anche a voler trascurare le condivisibili
argomentazioni svolte sul punto dal T.A.R. e pure le risultanze
documentali richiamate dalla NE (ad esempio, l'autorizzazione del
GRTN del 19 aprile 2005 recante la qualifica dell'impianto come
IAFR)' come elemento per escludere l'applicabilità del decreto
legislativo n. 133/05, che tuttavia reca la data (successiva)
dell'11 maggio 2005 ed è stato pubblicato nella GU n. 163 del 15-7-
2005 - suppl. ordinario n. 122;
a partire dalla entrata in vigore della legge 296/06 (finanziaria
per il 2007) che ha vietato la concessione dei contributi pubblici
(segnatamente Cip 6) agli impianti all'epoca non ancora autorizzati
che utilizzano rifiuti per produrre energia, si è notevolmente
modificato il quadro economico di sostenibilità dell'intervento
proposto dalla New Energy e quindi l'opportunità del finanziamento
stesso e ciò può spiegare l'accanimento con il quale si è tentato
di escludere la assoggettabilità dell'impianto alla normativa
relativa ai rifiuti;
merita un approfondimento la discordanza relativa al fatto che la
CPTA di Ragusa ha espresso il proprio parere su un impianto di 5250
KWE, mentre l'autorizzazione rilasciata è relativa ad un impianto
di 8425 KWE;
lo stesso CGA non ha per nulla escluso che l'Amministrazione
regionale potesse formulare - per tempo - una conclusione negativa
del procedimento, mentre l'autorizzazione rilasciata sembra essere
inficiata dalla violazione di norme;
la ditta non ha proposto ricorso contro il decreto di
autorizzazione nonostante che lo stesso qualificasse i materiali
conferiti all'impianto 'come fonti energetiche rinnovabili non
fossili, costituite in particolare da 'biomasse da rifiuti' solide
e liquide, così come definite dall'art. 2, comma 1, lettera a), del
d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 e/o prodotti trasformati derivanti
da materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE' e che peraltro
viene affermato, contrariamente a quanto affermato dalla ditta in
sede di giudizio: 'che il D.M. 5 maggio 2006, espressamente
richiamato nella relazione tecnica presentata dalla ditta, riporta
prescrizioni tecniche relative ai valori limite di emissione
consentiti per le tipologie di rifiuti disciplinati dallo stesso
decreto, e che in particolare l'art 4 impone di applicare nella
combustione di tali rifiuti i limiti, le disposizioni e le
prescrizioni di cui al D.Lgs. 133/2005';
questo episodio segnala con evidenza che il sistema dei controlli
interni degli Assessorati risulta in alcuni casi inesistente e/o
ininfluente, mentre la necessità di garantire l'assoluta
indipendenza dei controlli interni dal vertice burocratico viene
chiaramente delineata dal decreto legislativo n. 150/2009;
per sapere:
se sia stata avviata o si intenda avviare una rigorosa indagine
interna per accertare le responsabilità di una condotta che ha
portato notevole nocumento alla Regione e se non ritenga che gli
esiti dell'indagine debbano essere comunicati all'Assemblea
regionale siciliana;
se non ritengano che debbano essere chiaramente delineati nel
concreto operare quotidiano quali siano i compiti dei dirigenti,
nella chiarezza della distinzione rispetto ai compiti degli organi
decisori politici;
quali iniziative si intendano assumere affinché le procedure
autorizzative siano rispettose delle norme, celeri e non aggravate
da intermediazioni burocratiche o di altro genere, ferma restando
la funzione degli organi tecnici non surrogabili da singoli, in
alcuni casi privi dei necessari titoli giuridici;
quali interventi si intendano realizzare per implementare e fare
funzionare un adeguato sistema di controlli interno ai diversi rami
della Amministrazione regionale;
se l'Amministrazione intenda chiusa la vicenda New Energy o se non
reputi necessario adire un ulteriore grado di giudizio, anche
attraverso un ricorso alla Corte di giustizia;
se, alla luce delle discrepanze rilevate, non intendano revocare
in autotutela il decreto di autorizzazione e di inclusione nella
classifica dei progetti che potevano godere di beneficio
finanziario». (103)
MATTARELLA
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata, in data 23 novembre
2010, la mozione numero 224 «Opportune iniziative al fine di
impedire il taglio dei fondi alle emittenti radiotelevisive locali
conseguenti al decreto 'Mille proroghe' del Governo nazionale»,
degli onorevoli Marinello, Digiacomo, Marziano e Raia. Ne do
lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Governo nazionale, con l'approvazione del decreto 'Mille
proroghe', ha deciso un drastico taglio ai trasferimenti di risorse
finanziarie a beneficio delle emittenti radiotelevisive e dei
giornali a copertura locale presenti in tutto il territorio
nazionale attraverso cui viene quotidianamente garantita a milioni
di cittadini italiani un'informazione libera e senza
condizionamenti;
con l'approvazione di tale decreto si rischia di assestare un
colpo mortale al sistema radiotelevisivo locale, con conseguenze
gravi sulla tenuta democratica dell'informazione nel Paese;
il rischio più immediato è quello di vedere irrimediabilmente
compromessa la prospettiva futura delle realtà giornalistiche
locali con una pesante ricaduta sulle prospettive lavorative di
centinaia di migliaia di persone la cui occupazione oggi rischia
seriamente di essere messa in discussione;
le misure in favore del comparto in oggetto non riguardano
finanziamenti a pioggia ma riduzioni tariffarie sui costi delle
utenze telefoniche e di rimborsi sui costi delle utenze elettriche,
dei collegamenti satellitari e dei canoni di abbonamento alle
agenzie di stampa;
il taglio di questi fondi è in contrapposizione rispetto alle
indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica Napolitano nel
suo messaggio di fine anno alla Nazione, nel quale veniva posta
l'attenzione sull'importanza del pluralismo dell'informazione quale
pilastro della democrazia;
considerato che:
le emittenti radiotelevisive locali costituiscono uno dei pilastri
del pluralismo dell'informazione, senza le quali esisterebbero
soltanto il duopolio Rai-Mediaset ed alcuni gruppi editoriali
legati soprattutto al mondo della finanza;
in base al contenuto del succitato decreto, le uniche realtà non
investite dai tagli delle risorse sarebbero i giornali e le TV di
partito;
con questo taglio si otterrà un risparmio annuo di soli 4 milioni
di euro, mentre sono a rischio circa 1600 posti di lavoro fra i
giornalisti del settore radiotelevisivo locale, un numero pari a
quello impiegato stabilmente dalla RAI con un canone pubblico
imposto a tutti i cittadini di svariate centinaia di milioni di
euro;
la retroattività del provvedimento e la disparità di trattamento
operata con le testate di partito, che conservano il diritto alle
provvidenze, comporta l'incostituzionalità della norma, e che la
rappresentanza sindacale della stampa è intervenuta a sostegno
delle emittenti locali;
rilevato che il mondo cattolico e le organizzazioni dei
consumatori si sono mobilitati a difesa delle emittenti televisive
e delle radio private colpite dai tagli dei contributi
all'editoria,
impegna il Governo della Regione
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa all'interrogazione numero 1316
PRESIDENTE. Con riferimento all'interrogazione a risposta scritta
n. 1316 Chiarimenti sul blocco dei bandi 1 e 2 relativi alla
copertura finanziaria degli sportelli multifunzionali e sulla
mancata retribuzione degli stipendi agli operatori della formazione
professionale', a firma dell'onorevole Caputo, comunica che, con
nota 2806/Gab del 18 novembre 2010 protocollata al n. 9298/AULAPG
del 26 novembre successivo, l'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, cui l'atto ispettivo era indirizzato e
che era stato altresì delegato alla trattazione dal Presidente
della Regione con nota prot. 2034/In.15 del 22 ottobre 2010, ha
eccepito la propria incompetenza.
La succitata interrogazione rimane pertanto nella competenza del
Presidente della Regione fino a nuova delega.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Informo che, con nota del 23 novembre 2010, pervenuta
in pari data e protocollata al n. 9209/AulaPG del 24 novembre
successivo, l'onorevole Cristaudo ha dichiarato di cessare di far
parte del Gruppo parlamentare FLI-Sicilia , aderendo
contestualmente al Gruppo Misto.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di attribuzione delle funzioni di Vicepresidente
della Regione
PRESIDENTE. Invito il deputato Segretario a dare lettura del
decreto presidenziale n. 653/Area 1 /S.G. del 23 novembre 2010,
trasmesso con nota prot. n. 15370 del 24 novembre successivo dalla
Segreteria generale della Presidenza della Regione, qui pervenuto
il 26 novembre 2010 e protocollato al n. 9332/AulaPG del 30
novembre 2010, relativo all'attribuzione delle funzioni di
Vicepresidente all'Assessore regionale Giosuè Marino che
sostituisce il Presidente della Regione in caso di assenza o di
impedimento.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«D.P. n. 653/Area 1 /S.G.
VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;
VISTO in particolare l'articolo 9 contemplato nella Sezione II
dello Statuto regionale, come sostituito dall'articolo 1, comma 1,
lett. F) della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, che, nel
prevedere l'elezione a suffragio universale e diretto del
Presidente della Regione, gli attribuisce il potere di nominare e
revocare gli Assessori da preporre ai singoli rami
dell'Amministrazione regionale, tra cui un Vicepresidente che lo
sostituisce in caso di assenza o di impedimento;
VISTA la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
modifiche ed integrazioni;
VISTA la legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, e sue successive
modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;
VISTO il decreto presidenziale 10 maggio 2001, n. 8 concernente la
disciplina degli uffici di diretta collaborazione del Presidente
della Regione e degli Assessori regionali, ed in particolare
l'articolo 2, comma 12;
VISTA la propria nota prot. n. 2672 del 24 aprile 2008 con la
quale, a seguito della proclamazione alla carica di Presidente
della Regione Siciliana, resa nota dalla Corte di Appello di
Palermo con nota prot. P/08/67/El. Reg. del 24 aprile 2008, sono
state assunte le relative funzioni;
VISTA la legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19 e successive
modifiche ed integrazioni ed in particolare le disposizioni di cui
al Titolo II, soprattutto con riferimento a quelle, quali l'art. 4
e l'art. 8 che rimodulano l'apparato ordinamentale ed organizzativo
della Regione Siciliana in termini di nuova individuazione e di
competenze dei rami dell'Amministrazione regionale e dei
Dipartimenti regionali;
VISTO il decreto presidenziale 5 dicembre 2009, n. 12 Regolamento
di attuazione del Titolo II della l.r. 16 dicembre 2008, n. 19
recante Norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali.
Ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della Regione ,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 59,
parte I, del 21 dicembre 2009;
VISTO il decreto presidenziale n. 370/Area 1 /S.G. del 28 giugno
2010 di rimodulazione dell'assetto organizzativo, di natura
endodipartimentale, dei dipartimenti regionali, pubblicato nel
supplemento ordinario n. 1 alla GURS, parte I, n. 31 del 9 luglio
2010;
VISTO il decreto presidenziale n. 544/Area 1 /S.G. del 1^ ottobre
2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana -
Parte prima, n. 46 del 22 ottobre 2010 di nomina degli Assessorati
regionali e preposizione degli stessi ai rami dell'Amministrazione
regionale;
CONSIDERATO che il sopraccitato D.P.Reg. n. 544/2010 rinviava a
data successiva l'attribuzione ad uno degli Assessori regionali
delle funzioni di Vicepresidente che sostituisce il Presidente
della Regione siciliana in caso di assenza o impedimento;
RITENUTO pertanto di attribuire all'Assessore regionale Dott.
Giosué Marino, già preposto all'Assessorato regionale dell'Energia
e dei servizi di pubblica utilità, la predetta funzione di
Vicepresidente;
DECRETA
Art. 1
1. Le funzioni di Vicepresidente sono attribuite all'Assessore
regionale Dott. Giosué Marino che sostituisce il Presidente della
Regione siciliana in caso di assenza o impedimento.
Art. 2
1. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Regione siciliana.
Palermo, lì 23 novembre 2010
IL PRESIDENTE
(On.le Dott. Raffaele
Lombardo)»
L'Assemblea ne prende atto.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Musotto è in congedo per oggi
e per le sedute di tutta la settimana corrente, essendo impegnato
fuori sede per motivi istituzionali.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione delle determinazioni della Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, riunitasi oggi 30 novembre 2010, sotto la presidenza
del Presidente dell'Assemblea, onorevole Cascio, presenti il
Vicepresidente vicario, onorevole Formica, e il Vicepresidente,
onorevole Oddo, con la partecipazione dell'Assessore per
l'economia, professore avvocato Armao, ha stabilito la seguente
articolazione dei lavori all'interno della sessione di bilancio:
si è convenuto di introdurre una finestra legislativa per la
trattazione del disegno di legge n. 645 Proroga contratti
personale a tempo determinato , potrà essere presentato apposito
emendamento tecnico onde consentire di sbloccare i pagamenti per il
comparto agricolo colpito dai danni causati dalla peronospora.
A tal fine il sopra citato provvedimento legislativo sarà
licenziato per l'Aula entro la giornata odierna, ai fini della sua
iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea.
L'Aula terrà pertanto seduta:
- mercoledì 1 dicembre 2010 (pomeriggio) per incardinare il testo
e dare termini per la presentazione di eventuali emendamenti; a
questo scopo comunico che si era raggiunta l'intesa per dare il
tempo fino alle ore 20.00 di domani per la presentazione degli
emendamenti.
- giovedì 2 dicembre per la discussione e la conclusione dell'iter
parlamentare del citato disegno di legge.
Restano invariati i termini già fissati dal calendario dei lavori
per la corrente sessione di bilancio.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente onorevoli colleghi, intervengo per
denunciare il preoccupante clima di intimidazione o clima
intimidatorio che questo Governo sta scientificamente creando sul
territorio su due tematiche delicate, che rischiano ormai di
diventare macelleria sociale a tutti gli effetti.
Voglio evidenziarlo perché nell'ordine del giorno, di cui si è
discusso oggi in Conferenza dei Capigruppo, si è lasciato aperto un
ragionamento - e ora viene citato nel comunicato da lei testé letto
- il disegno di legge numero 645, che non è né appare, da una prima
lettura, un semplice provvedimento tecnico di proroga, secco, così
come siamo rimasti in Conferenza dei Capigruppo, ma contiene tutta
una serie di cose che evidenziano per l'ennesima volta come questo
Governo predica bene e razzola malissimo.
A questo si aggiunge che oggi siamo stati assediati dai sindaci e
dai precari degli enti locali.
Il Governo sta facendo delle riunioni in giro sul territorio
sbandierando un disegno di legge che parla di stabilizzazione ben
sapendo che questa stabilizzazione non si può fare per un motivo
molto semplice a noi tutti noto, in quanto l'abbiamo denunciato
circa un mese fa in quest'Aula: il Governo, da un lato, fa
macelleria sociale parlando di stabilizzazione sul territorio,
negli enti locali e, dall'altro lato, tiene ferma la norma che
taglia il 60 per cento dei trasferimenti ordinari ai comuni.
Delle due l'una, signor Presidente, onorevoli colleghi: qual è
oggi l'obiettivo del Governo? Spostare lo scontro tra questi
precari che sono stati abbandonati, che sono stati lasciati
indietro rispetto agli altri processi di stabilizzazione, spostare
questo scontro tra il territorio e il Palazzo - un Palazzo che ha
fatto questo torto in passato -, spostare lo scontro tra i sindaci
e i precari stessi.
Abbiamo evidenziato già questo aspetto in Conferenza dei
Capigruppo, lo abbiamo evidenziato già in riunioni perché quello
che si tenta di fare è una falsa stabilizzazione che non troverà
copertura finanziaria da parte dei comuni perché se ai comuni, come
in questo momento il Governo vuole continuare a fare, si taglia il
60 per cento dei trasferimenti ordinari, non ci sarà più quella
quota per potere cofinanziare le stabilizzazioni di cui si parla.
Signor Presidente, il tema è delicato - e non mi riguarda se
qualche collega gesticola - perché noi non possiamo lavorare così,
noi non possiamo pensare che vengano aizzate appositamente,
sollecitate o ingannate persone che da anni aspettano la
stabilizzazione e, nel contempo, si scaricherà il problema sui
sindaci tagliando i fondi ai comuni fra tre mesi.
La stabilizzazione deve essere vera, concreta e definitiva
Se questo Parlamento vuole spostare, per l'ennesima volta, un
problema sociale - perché tale questo Palazzo l'ha fatto diventare
- da questa sede al territorio e, quindi, fare scontrare da
febbraio, da marzo, da quando sarà, i sindaci perché essi non
avranno i soldi per fare le stabilizzazioni, allora questo Palazzo
commette un secondo torto.
Noi non siamo d'accordo a continuare in questo clima, un clima
ipocrita, un clima che, da questo punto di vista, non consente la
serenità per procedere. Noi abbiamo già evidenziato che questo
bilancio è falso, che questa finanziaria è falsa e che va ritirata
per essere reimpostata.
Denunciamo anche il clima intimidatorio che si sta creando nel
territorio perché oggi c'è questo clima definitivo, il clima di una
situazione che tende a finire e c'è un gioco delle parti
semplicemente per stabilire nelle mani di chi deve rimanere il
cerino, il cerino dei precari, perché tale lo considera il Governo
vergognosamente.
Ma non può essere considerato tale, non può essere trasferito sui
comuni
Noi siamo per la stabilizzazione di tutti i precari negli enti
locali - lo abbiamo detto in Conferenza dei capigruppo, lo abbiamo
detto nella riunione con l'ANCI, lo ribadiamo in quest'Aula - ad
una semplice condizione, e cioè che si tratti parallelamente perché
ormai del Governo non ci fidiamo, dato che prima non si doveva dare
un euro agli enti locali e abbiamo visto poi il risultato. Si
dovevano tagliare le province e l'assessore Caterina Chinnici, a
Enna, ha detto che non si tagliano.
Per concludere, noi desideriamo che si proceda alle
stabilizzazioni contestualmente ad un impegno chiaro, quello di non
modificare la logica del fondo per le autonomie locali e di non
tagliare ai comuni una percentuale del fondo superiore alla soglia
che non consente di pagare in futuro, cioè dal 2011 in poi, le
stabilizzazioni per le quali tutti quanti siamo d'accordo in modo
serio.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, intervengo per una precisazione su
quanto da lei comunicato all'Aula quando, opportunamente, non ha
detto che la Conferenza dei capigruppo ha deliberato all'unanimità,
perché così non è. E mi dispiace l'atteggiamento tenuto da chi
ritiene di utilizzare in questo caso l'Aula non si capisce bene a
quale fine.
Innanzitutto, specifichiamo a tutti i ragazzi che hanno letto in
questi giorni sui giornali della cosiddetta stabilizzazione che il
disegno di legge che lei ha richiamato, il numero 645, non è quello
annunciato dai giornali; é un altro disegno di legge che era già
arrivato in Assemblea esattamente dopo il 25 di novembre.
Presidente, io non so se lei lo ha letto, non so se ha letto il
disegno di legge numero 645, non so se ci rendiamo conto di dove si
voglia arrivare.
Qui c'è di tutto: dai precari storici, prorogati di anno in anno,
a nuovi precari per i quali dovremmo iniziare un provvedimento di
proroga, ad altri ancora dove assegniamo somme specifiche, norma
per norma, per circa 60 milioni di euro, quindi violando il
Regolamento perché lei, Presidente, non sta decidendo di mandare in
Commissione Bilancio un provvedimento di proroga. Lei, nella
qualità di Presidente pro tempore che in questo momento rappresenta
l'Aula, sta per inviare in Commissione un provvedimento che
necessita di copertura finanziaria e sa che è una violazione del
Regolamento, non può farlo.
Quindi, le indicazioni che avete dato non valgono nulla, a meno
che, per l'ennesima volta, non intendete violare il Regolamento.
Io faccio un richiamo agli uffici di questa Assemblea al rispetto
del Regolamento in quanto non è possibile giocare sulla pelle dei
siciliani, perché i precari non sono solo quelli del disegno di
legge, ve ne sono altre migliaia che non si vuole prendere in
considerazione. In questo disegno di legge ci sono quelli più
raccomandati E gli altri Perché no
Non potete violare il Regolamento, quindi non si può dare
copertura finanziaria a nessun disegno di legge. Le proroghe si
possono fare, così come avevamo deciso.
Avevo chiesto alla Presidenza di evitare l'inserimento di altri
disegni di legge, compreso quello che lei ha letto
sull'agricoltura, perché ve ne sono molti altri urgenti e non è
vero che questa è una norma tecnica, che corregge un refuso, non è
vero.
Se questo Parlamento è diventato stanza di compensazione per la
politica, fatele da altre parti le stanze di compensazione. Questo
è un Parlamento che deve fare le leggi e non chiarire un refuso con
una legge. Si fa così? Si chiarisce un refuso con una legge?
Invito cortesemente al rispetto, quanto meno, delle minoranze di
questo Parlamento, senza nessun tipo di accelerazione. Pertanto,
signor Presidente, annuncio che, per quanto ci riguarda, se questo
disegno di legge andrà in Commissione, e non le proroghe secche
come è stato detto in Conferenza dei capigruppo, o altri disegni di
legge, noi abbiamo da difendere centinaia, migliaia di altri
lavoratori che qui non sono ricompresi. E siccome la legge deve
essere uguale per tutti in questa materia noi impediremo questo
modo di fare, e cioè di aiutare solo chi ritiene di avere qualche
amico in più in quest'Aula.
I siciliani per noi sono tutti uguali.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, posso assicurarle che dalla
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari è uscita la
determinazione da lei richiamata per le proroghe ed eventualmente
l'aggiunta, con un articolo a parte, della possibilità di
stabilizzazione ove ne ricorressero le condizioni. Quindi, se il
disegno di legge da lei citato prevede altro, certamente non è in
linea con quanto ha stabilito la Conferenza dei capigruppo e la
Commissione dovrà tenerne conto.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto
desidero entrare prima nel metodo e poi nel merito. Il disegno di
legge che è stato assegnato stamane alla Commissione Bilancio, il
numero 645, di cui parlava il collega Mancuso, ha a che vedere con
le proroghe. Ma, diciamo, che sul tema ci sono delle divagazioni.
Rispetto al fatto che sia assegnato, visto che si tratta di
proroghe che non sono le proroghe secche che di solito vengono
inserite all'interno della finanziaria o che ne precedono
l'approvazione, mi chiedo come mai venga assegnato alla Commissione
Bilancio e non ci sia un preventivo parere da parte della
Commissione di merito, che è la Commissione Lavoro, visto e
considerato che di lavoro si parla, non dei soggetti che vengono
prorogati ma di tutta una serie di soggetti che così, da una prima
lettura, mi sembra che nulla hanno a che vedere con l'argomento di
cui stiamo parlando.
Io volevo, però, precisare anche questo. A seguito degli incontri
che il Governo e anche questo Parlamento hanno affrontato
lungamente in Commissione Lavoro e oggi anche in sessioni speciali,
proprio con i sindaci e con l'ANCI, io credo che ci sia da fare una
valutazione: questo disegno di legge che, in qualche modo, sfiora
appena il tema del personale che vive la tragedia di non poter
essere stabilizzato ma che ha anche difficoltà ad avere una proroga
del contratto, ebbene tale personale qui viene appunto appena
sfiorato per dare spazio a tutta una serie di soggetti di cui ho
difficoltà a comprendere anche la genesi.
Ne dico uno per tutti: si parla della possibilità di stabilizzare
soggetti presso le aziende sanitarie per procedere alla copertura
dei posti vacanti di dirigenza medica attraverso la trasformazione
di contratti a tempo determinato anche per tre mesi; cioè soggetti
che hanno avuto un contratto di tre mesi si troveranno ad essere
stabilizzati mentre i comuni vivono una condizione di disagio
perché il personale, che da venti anni aspetta la stabilizzazione,
rimarrebbe fuori da tutto questo.
Mi corre l'obbligo di dire che noi del PID abbiamo lungamente
proposto, in Commissione Lavoro, un disegno di legge organico che
affronta la materia della stabilizzazione e che oggi continua a
giacere in Commissione. Ci chiediamo come sia possibile che,
invece, venga approntato un disegno di legge che, attraverso il
tentativo di recuperare coloro i quali, anche dipendenti della
Regione stessa, che non sono stati stabilizzati con l'ultima
manovra che, in via amministrativa, il Governo ha posto in essere -
e mi riferisco al personale A e B - stabilizza anche trecento
soggetti che, invece, non avevano i requisiti.
Siccome tutto questo a chi legge sembra abbastanza evidente, il
nostro appello - lo dico a nome mio e del Gruppo dei Popolari per
l'Italia di Domani - è per un atteggiamento di assoluto rigore
perché non possiamo permetterci di fare una lotta tra poveri.
La stabilizzazione e il diritto ad un lavoro vero lo hanno tutti,
soprattutto quelli di cui ci siamo occupati lungamente, soprattutto
quei soggetti nei confronti dei quali noi, non soltanto noi come
Assemblea ma il Governo, ha assunto impegni per la loro
stabilizzazione perché stabilizzazione significa uscire dal giogo
di una vita fatta di ricatti e di attese mai raggiunte.
Infine, vorrei dedicare due parole alla finestra legislativa che è
stata approvata oggi dalla Conferenza dei Capigruppo.
Io ritengo doveroso da parte nostra, come deputati, procedere in
tempi rapidissimi e che questo non diventi lo spunto perché non si
esamini la legge finanziaria. Infatti, se quest'anno la finanziaria
non dovesse essere varata entro il 31 dicembre e quindi non venisse
approvato il bilancio, avremmo commesso veramente un grande errore
ma soprattutto avremmo creato grave nocumento alla Regione, perché
- così come la Corte dei conti ormai da tempo ci ripete - gli
esercizi provvisori sono considerati una cattiva pratica e sarebbe
una iattura per la Sicilia continuare a lavorare in una condizione
di precarietà e, quindi, con un esercizio provvisorio.
Mi auguro che questo disegno di legge non sia, invece, il
tentativo di non approdare alla approvazione della finanziaria e
del bilancio entro il 31 dicembre perché, diversamente, sarebbe
veramente inspiegabile capire la ragione per cui dobbiamo, in tempi
così rapidi, approvare un disegno di legge che, epurato di tutto
ciò che non è strettamente collegato, dovremmo fare domani.
PRESIDENTE. Onorevole Caronia, non posso che ribadirle quanto ho
già detto a proposito dell'intervento dell'onorevole Mancuso.
Sappiamo bene quanto il Parlamento, attraverso la quinta
Commissione, ha lavorato per predisporre disegni di legge che erano
esaustivi. Alla fine della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari è uscita l'indicazione solo per le proroghe secche.
Si utilizza - e se ne farà carico la Presidenza - quel veicolo in
Commissione Bilancio ma solo per accelerare i tempi. In Commissione
Bilancio sarà esitato e dovrà essere la proroga secca, altro che
andare avanti con altre categorie
Lo ribadisco qui ancora una volta, così come ci sarà una
comunicazione alla Commissione Bilancio per stralciare tutto ciò
che in quel disegno di legge non è coerente con la decisione presa
dalla Conferenza dei Capigruppo.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto avrei
gradito che qualche rappresentante del Governo fosse presente, ma
parlo ai dante causa dello stesso.
Oggi abbiamo assistito ad una serie di proteste che si sono
susseguite vicino alla adiacente piazza dinanzi Palazzo d'Orleans,
una delle quali riguarda i tassisti per i quali, nella finanziaria
scorsa, avevamo inserito, all'articolo 74, un contributo per gli
anni passati di ben 5 milioni e 200 mila euro, che serviva per
pagare ben quattro anni di arretrati, dal 2006 al 2009.
I tassisti che versano in una condizione di grande difficoltà,
oggi, a distanza di sei mesi, non solo non si sono visti erogare il
contributo, che per legge spetta loro, ma addirittura ci sono
indiscrezioni secondo cui il contributo fissato per legge di
5.200.000 euro sarebbe stato pesantemente decurtato sino ad essere
ridotto di 1.560.000 euro, dicendo, in un certo senso, che si vuole
così mortificare il Parlamento siciliano, oltre che l'interesse e
la legittima aspettativa di una categoria.
Il mio, quindi, è un invito al Governo a rivedere la sua posizione
e ad intervenire per correggere questo grave affronto che viene
fatto al Parlamento siciliano.
Altra questione: il bonus bebé. Nella precedente finanziaria é
stato stanziato un capitolo di due milioni di euro per consentire
di erogare mille euro ad ogni bambino nato nel primo semestre del
2010, due milioni di euro per ben 2.000 contributi.
Questo altro fondo è stato ulteriormente decurtato e
vergognosamente, io dico, è stato ridotto ad appena 600 mila euro.
Quindi, potremo intervenire soltanto per 600 bambini, immaginiamoci
quando nel 2005 si interveniva per 30 mila bambini, per 30 mila
famiglie.
Questa è la differenza che registriamo oggi, purtroppo, da parte
di questo Governo.
Concludo sull'ordine dei lavori strictu sensu dicendo che non
possiamo nemmeno pensare di mandare in commissione una norma del
genere, quella che testé hanno illustrato i colleghi Mancuso e
Caronia, in quanto non si tratta di una proroga secca bensì di una
norma che rivoluziona l'impalcatura delle assunzioni nella pubblica
amministrazione.
Noi dobbiamo arrivare immediatamente alla finanziaria e, solo se
non arrivassimo ad approvarla nei termini, potremmo inserire le
proroghe nell'esercizio provvisorio. Ma in quel caso sarebbe il
Governo a doversi assumere la responsabilità di non volere fare la
finanziaria per il terzo anno consecutivo, riportando così la
posizione di questo Governo agli anni più bui del Parlamento
siciliano, quando le finanziarie venivano approvate non a gennaio,
a febbraio o a marzo, ma addirittura ad aprile dell'anno
successivo. Per l'anno 2010 siamo arrivati addirittura a maggio,
signor Presidente e quest'anno, se il Governo non viene in Aula a
dire cosa veramente vuole fare, il rischio è che non è un governo
di riforma, ma il governo della controriforma, del peggiore - se
vogliamo dire - reazionismo che in questi ultimi anni abbiamo
potuto registrare.
Fermiamoci un momento, sospendiamo questa discussione che non è
attinente e che forse oggi, ha ragione l'onorevole Mancuso ma
sbaglia a dire che è la minoranza a chiedere questo, lo chiede la
maggioranza, perché qua il Governo e la maggioranza sono
inesistenti.
Se chiedessimo oggi il voto per appello nominale, se si dovesse
votare per appello nominale ci si renderebbe conto che non c'è
alcun interesse né dal Governo né dai banchi della maggioranza dove
ci sono solo, se li contiamo, otto deputati appena.
Questa è l'immagine che oggi si dà alla Sicilia: un Governo e una
maggioranza che veramente stanno mettendo in ginocchio tutte le
categorie dei siciliani.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non cito il
Governo perché, come sempre, è assente. Credo che anche oggi sia
assente ingiustificato e questa è una realtà che dobbiamo,
purtroppo, constatare ogni volta che si riunisce l'Assemblea
regionale siciliana.
Volevo correggere il mio amico Falcone: la maggioranza o la pseudo
tale, cioè una maggioranza che non è uscita dalle urne, non è
presente con otto deputati, mi pare che siano sette, anche perché
non si capisce se alcuni fanno parte di questa maggioranza o meno.
Comunque, in questo momento in Aula sono in netta minoranza e solo
la nostra presenza e il nostro senso di responsabilità consente di
potere svolgere questo dibattito oggi pomeriggio.
Si è parlato di precari, ma è chiaro che le responsabilità del
presidente della Regione sono gravissime e nessuno deve dimenticare
che se oggi i precari non sono stati ancora stabilizzati, la
responsabilità è solo ed esclusivamente di questo Governo, perché
già nel marzo del 2009 avevamo presentato un disegno di legge in
tal senso.
Se allora il presidente della Regione, onorevole Lombardo, ci
avesse ascoltato e se, anziché spingere i suoi ad ostacolare
l'approvazione di quel disegno di legge, avesse ascoltato il PDL,
oggi tutti i precari che ne hanno diritto sarebbero stabilizzati e
non sarebbero a protestare, giustamente, sotto le porte
dell'Assemblea regionale siciliana.
Questa ipocrisia, questa voglia di andare in giro presso gli enti
locali, soprattutto nelle ultime settimane, per spiegare ai precari
che è stato fatto un disegno di legge che è la panacea di ogni
male, che è stato presentato un ennesimo disegno di legge, come se
l'attività fin qui svolta nelle Commissioni, in modo particolare in
Commissione Lavoro, sia stato un lavoro inutile, vano, ebbene tutto
questo sa tanto di fariseismo. È una cosa assurda che potevamo
ascoltare solo da questo Presidente e senza che la nuova
maggioranza - quella che ha sfondato a sinistra e che vede il PD
sostenitore di questo Governo - dica o abbia il coraggio di dire la
verità spiegando ai precari chi è il vero responsabile della loro
mancata stabilizzazione.
Poco fa l'onorevole Caronia parlava del personale della sanità, e
credo che anche in quel caso l'assessore non si sia spiegato bene.
Non si tratta di precari che hanno lavorato solo tre mesi negli
ultimi anni, ma si tratta di precari storici, si tratta di medici,
di infermieri, di operatori sanitari che, da anni, svolgono il loro
lavoro, che da anni hanno vinto i concorsi, che da anni ricoprono
ruoli e senza il cui lavoro gli ospedali si fermerebbero, ma che
per le note chiusure a nuove assunzioni imposte dal Governo in
questi due anni non sono stati messi nelle condizioni di essere
stabilizzati.
Se vogliamo rilanciare la sanità, questo rilancio, onorevole
Caronia, passa dalla stabilizzazione di personale che ha vinto un
concorso anche sette, otto anni fa e attende soltanto che il
Governo ne sblocchi l'assunzione.
Signor Presidente, poco fa lei parlava di una finestra legislativa
che si dovrebbe occupare di approvare alcune leggi. Allora, voglio
raccontarle una cosa che succede solo in Italia, che succede solo
in Sicilia.
Quando abbiamo approvato la finanziaria, agli articoli 93 e 94
avevamo stanziato le somme per due leggi: quella che istituiva gli
oratori religiosi anche in Sicilia e quella che, finalmente, dava
vita ad una legge contro la violenza sulle donne, in quanto la
Sicilia è rimasta l'unica regione in Italia a non avere una legge
che riconosce il diritto alle donne a difendersi dalla violenza.
La settimana scorsa in tutta l'Isola si sono svolte delle
manifestazioni, e alcune donne iscritte al partito che oggi
sostiene Lombardo sono venute a spiegarci che l'Assemblea non vuole
operare. Bene, io qui, ancora una volta, denuncio il presidente
Lombardo e la sua maggioranza.
La legge non viene approvata perché in Commissione Bilancio il
Governo si rifiuta di dare la copertura finanziaria, e questo
perché sono scomparse le somme che erano state stanziate proprio
per fare questa legge: da 500 mila euro si è passati a 350 mila
euro, poi a 150 mila euro ed oggi, addirittura, vi è una nuova
decurtazione di 60 mila euro.
Si vorrebbe fare una legge a difesa delle donne vittime di
violenza con 90 mila euro quando solo una casa, solo un rifugio,
costa più di 300 mila euro. Questo è il Governo che abbiamo in
Sicilia E lo deve sapere soprattutto la Sinistra Questo è il
Governo che, anziché venire in Aula a difendere i più deboli,
sposta le somme destinate alle donne ad un capitolo intitolato
spese per le attività dei consiglieri di parità . Sapete quanto
costano questi consiglieri di parità?
Un milione e 314 mila euro. Vergogna, Governo, vergogna Non si
trovano 500 mila euro per la legge sulle case di rifugio e se ne
trovano 1.314 per un'operazione clientelare, ciò vuol dire che
dieci donne percepiranno oltre 130 mila euro l'anno, una somma
ingiustificata. E oggi lo stesso capo di Gabinetto dell'assessore
per la salute ha dovuto riconoscere la gravità di tale
provvedimento.
Il Governo riporti in Aula l'ennesima finanziaria, ma che sia una
finanziaria giusta, una finanziaria non a sostegno di una
maggioranza che in Aula non esiste più, perché l'opposizione sarà
qui a vigilare per impedire che si approvino provvedimenti del
genere.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo confessare che
faccio fatica a comprendere lo svolgersi dei lavori. Non capisco se
abbiamo aperto la discussione generale sul bilancio e sulla
finanziaria o sul disegno di legge che riguarda i precari, o ancora
se abbiamo aperto la discussione generale che riguarda altri
provvedimenti che sono stati citati.
Sicuramente sono confuso io, non ho detto che non siete chiari
voi. Penso che dovremmo fare tutti uno sforzo per non mettere in
difficoltà la Presidenza: chiedere di parlare sull'ordine dei
lavori - lo dico con molta sincerità - mi sembra un modo per
aggirare, per forzare il Regolamento a più non posso. Dobbiamo,
quindi, darci una regolata.
C'è stata una proposta del Presidente Cascio, a conclusione dei
lavori della Conferenza dei Capigruppo, una proposta di buon senso,
apprezzata favorevolmente e comunicata all'Aula dal Vicepresidente
Formica. Penso che dovremmo andare in questa direzione, frutto di
un confronto costruttivo, e valorizzare quella che è stata una
decisione unanime e, in più, vedere anche le risposte da dare alle
questioni sollevate dai colleghi, come quella dei precari, e non
solo quelli degli enti locali, e comunque le scadenze che possono
riguardare anche altri precari senza tentare assolutamente di
infilarci in un vicolo cieco che è il seguente: che fine farà il
testo esitato dalla quinta Commissione, o che fine faranno gli
altri testi?
Penso che quella sia una decisione seria - mi permetto di dire -
presa con il concorso di tutti.
Se, quindi, dobbiamo parlare di tutto un po', per carità,
rischiamo pure di abusare di quest'Aula e del Regolamento. Però, se
quello che abbiamo deciso deve essere un ruolino di marcia serio
per le cose che dovranno essere fatte in queste ore, penso che
bisognerebbe misurarsi sulle questioni che già domani sono
all'ordine del giorno dell'Aula e che effettivamente devono dare
risposte a tanti.
Vedete, colleghi, se mi volete raccontare che le questioni sono
legate a chissà quali colpevoli ritardi, allora qui non ce ne
andiamo più perché sui colpevoli ritardi, purtroppo, in questa
nostra Regione si potrebbe scrivere un'enciclopedia.
Se, invece, ci chiediamo cosa rappresenta il 31 dicembre rispetto
alla questione della condizione degli enti locali siciliani,
rispetto ai tagli già operati dal Governo nazionale e a quelli che
dovremo discutere in quest'Aula, allora cominceremo veramente a
parlare di cose concrete e forse ci comprenderanno sia i precari
che gli amministratori di questa benedetta Isola. E così daremo,
forse, anche da questo punto di vista, il segnale che vogliamo fare
qualcosa di serio e di concreto con il concorso di tutti.
Altrimenti rischiamo solo di anticipare le tematiche che dobbiamo
discutere in queste ore, ma così non rendiamo un buon servizio né
alla Sicilia e neppure a noi stessi.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
anch'io sull'ordine dei lavori, tenuto conto che il Governo stesso
ci autorizza a derogare su tutto.
Sono deputato da qualche anno e non si era mai visto presentare il
30 di novembre un testo, ancora neanche pronto per l'Aula, e che si
discuta o, quanto meno, si programmi di fare delle proroghe.
Signor Presidente, se si devono fare le proroghe, che necessità
c'è di un nuovo testo?
Le proroghe, generalmente, si inseriscono sempre nell'ultimo
articolo della finanziaria.
Ora, io mi comincio ad allarmare se si presenta un testo che,
certamente, a questo punto non è solo di proroga, é qualcosa in
più. E se il Presidente dell'Assemblea ha detto che si fanno solo
le proroghe, allora vuol dire che il Governo non è in grado di
garantire copertura economica alla finanziaria e quindi sfugge
all'esame dell'Aula presentando qualcosa che, di fatto, diciamocelo
chiaramente, non permetterà di approvare la finanziaria nei
termini, e così ha l'alibi per non presentare e far approvare la
finanziaria in quanto si è aperta una finestra legislativa.
A questo punto, signor Presidente, il problema è serio, molto più
serio: nel bilancio di previsione vi é una quantità di zeri e gli
stessi assessori che oggi sono stati presenti in quinta Commissione
hanno dichiarato che non sono d'accordo a questi zeri presentando
delle note aggiuntive, e mi riferisco ai Beni culturali, al Lavoro
e alla Formazione.
Se non si approva il bilancio entro quest'anno, succederà un fatto
gravissimo: quando si approva l'esercizio provvisorio, si prende il
disegno di legge approvato dal Governo e quando ci sono tutti zeri
nei capitoli, i dodicesimi di zero fanno zero, per cui si
verificherà che, a gennaio o a febbraio dell'anno prossimo, il
mondo della formazione entrerà in crisi ancor più di quanto lo è
già perché, non percependo soldi, dato che è scritto zero , non
potrà fare nulla
Di fatto, si anticiperà certamente lo scasso della formazione in
Sicilia.
Signor Presidente, se il Governo non assumerà l'impegno di
approvare la finanziaria entro quest'anno e se si deve fare questa
anomalia, perché è una anomalia presentare un disegnino di legge
per fare delle proroghe, allora c'è qualche cosa che non funziona.
Il Presidente della Regione ha deciso anche quest'anno, per la
terza volta, di non fare il bilancio e, non potendolo dire
ufficialmente, ha messo in moto un meccanismo talmente contorto che
quasi quasi risulteremo essere noi responsabili di non volere
trattare questa materia.
Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo
Alla luce di tutto questo, il mio intervento vuol essere di
serenità.
Però, Presidente Oddo, lei che è intervenuto poc'anzi come
deputato non può dirci che bisogna stare tranquilli con tutto
quello che si sta facendo in questo periodo. C'è un problema serio,
e il problema è che in questo momento - diciamocelo chiaramente -
il Governo non è in grado di gestire la manovra economica. Me ne
scuso, ma è così.
L'unico responsabile è il Governo, il Presidente della Regione, e
io non posso prendermela né con l'onorevole Cimino, che è stato
assessore fino a settembre, né con l'assessore Armao, che è
subentrato da poco. Tutto si può fare, a mio avviso, tranne che
cambiare l'assessore per l'economia nel mese di settembre, quando
si deve approvare il bilancio e quando il nuovo assessore cambia
totalmente le regole rimettendo tutto in discussione.
Di tutta questa operazione politica, ripeto, c'è un responsabile
certamente, ed è il presidente della Regione che continua, con
questo modo di fare, a mortificare l'Assemblea, a mortificare i
dirigenti della Regione. Oggi, in quinta Commissione, il nuovo
direttore della Formazione era in grande difficoltà, ce ne siamo
accorti tutti, tenuto conto che fino a qualche giorno fa c'era un
altro direttore; noi parlavamo con una persona che non sapeva
ancora di cosa si parlava.
Io penso, e concludo, che se il Governo vuole fare questa
operazione, debba limitarla alle proroghe secche, altrimenti appena
qui arriveranno norme che con le proroghe nulla hanno a che vedere,
non si starà in Aula qualche giorno, ma settimane intere, e così
raggiungeremo indirettamente l'obiettivo del presidente Lombardo:
non fare la finanziaria.
Questo è un gioco al massacro che io denunzio fin da ora e credo
che il Presidente dell'Assemblea, così come ha deciso di proporre
una proroga secca, che si poteva anche non fare perché la
finanziaria lo prevede, debba insistere, con l'impegno del Governo,
a che si approvi la finanziaria entro l'anno, anche se mi pare di
avere capito che non si approverà comunque.
Ma questa è una responsabilità politica che si assume il Governo.
BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi presenti, per la
verità molto pochi, Governo assente, noi, con senso di
responsabilità, manteniamo la presenza e cerchiamo di spiegare ai
siciliani ciò che si vuole fare in queste ore. Oggi abbiamo tenuto
qui due tavoli: uno, all'insegna del risparmio, che riguardava il
confronto con i sindaci, e l'altro all'insegna delle elargizioni,
che riguardava i precari. C'é una notevole schizofrenia in questo
momento.
Ho chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori per dire che vi è
un imperativo categorico: approvare subito questa finanziaria. Ma,
per approvarla, bisogna che il Governo la porti finalmente in
Commissione in via definitiva, perché noi ci rendiamo conto delle
incongruenze che vi sono all'interno della finanziaria. Io ne
enuncerò soltanto qualcuna.
La prima riguarda il trasferimento e l'appostazione in bilancio di
somme pari a zero per quel che concerne la formazione. Non credo
che questa possa essere una scelta del Governo, che semmai,
probabilmente, sta aspettando interventi di chissà quale tipo anche
per vedere da quali risorse attingere.
Noi aspettiamo che il Governo faccia finalmente una proposta seria
alla Commissione, e quindi al Parlamento regionale, che si apprezzi
quella proposta - seria, ripeto - e che si abbia la possibilità di
un confronto con il Governo, con il Governatore e con l'Assessore
per l'economia.
Un'altra incongruenza riguarda il comma 6 dell'articolo 8, per ciò
che concerne la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
nelle isole Eolie: si passa da una somma pari a sei milioni di euro
dell'anno precedente a tre milioni, come dire che consegniamo anche
le isole Eolie all'onta della mancanza della raccolta dei rifiuti
solidi urbani.
Un altro aspetto assai grave riguarda l'assistenza all'infanzia:
l'anno scorso erano previsti ben trenta milioni di euro, in questa
finanziaria se ne prevedono soltanto quindici milioni. Come dire, o
si contrae il numero dei pazienti o si contrae la qualità del
servizio che andiamo ad erogare.
Eppure, oggi noi parliamo di una finestra legislativa, tentiamo
cioè di stabilizzare i precari, forse per motivi lontani dagli
interessi generali e vicini agli interessi particolari; addirittura
si prevede anche una forma di proroga per contratti di consulenza.
Io non so se è possibile pensare ad una proroga per contratti di
consulenza per un totale di nove soggetti. Non ne capiamo le
ragioni, pur avendo ben chiaro il peso sulle spalle dei precari e
pur capendo, però, che un provvedimento o vale per tutti o diventa
profondamente iniquo.
Allora ritengo che bisogna avvicinarsi rapidamente alla soluzione
del problema e farlo, però, con la consapevolezza che oggi le
soluzioni sono in capo al Governo, e che il Governo deve portare al
più presto in Commissione una finanziaria seria che noi dobbiamo
approvare entro il 31 dicembre 2010. Infatti è evidente che, se si
va all'esercizio provvisorio, e quindi non si stabilisce il timing
entro il quale bisogna approvare la finanziaria, le autonomie
locali perderanno di efficienza e di efficacia: se io ho in
memoria, ad esempio nel comune di Messina, una somma pari a 10, 12
milioni di euro per i servizi sociali, a cominciare dall'1 gennaio
2011, lavorando in dodicesimi, destinerò a quei servizi importanti
una somma pari ad un milione al mese.
Se poi la finanziaria e il bilancio saranno approvati nel mese di
maggio, come è accaduto in maniera scellerata quest'anno e se
dovesse capitare, come si teme, una contrazione pari al 10, al 20,
al 30 o al 40 per cento - io spero che ciò venga scongiurato -
allora succederà che i Comuni che hanno speso una risorsa pari a
quella in memoria, a metà anno non avranno la possibilità di
garantire il resto del servizio.
E' questo lo scopo che vuole raggiungere il Governo?
E' questo il sistema che il Governo vuole consegnare ai Siciliani
e alla Sicilia? E' questo il modo per garantire le autonomie locali
e, attraverso le autonomie locali, tutti i cittadini siciliani?
Io penso di no Allora cerchiamo di essere seri. Spingiamo il
Governo e l'assessore al ramo a fare presto consegnandoci subito
una finanziaria seria, una finanziaria aderente alle esigenze che
noi avvertiamo e che discendono dalla congiuntura finanziaria
negativa. Consegniamo una finanziaria che tenga conto del
mantenimento necessario almeno per i servizi essenziali, che tenga
conto che le risorse non devono essere più appostate in bilancio in
maniera virtuale ma in maniera sostanziale, perché si passi da
bilanci che erano quello che erano e che in questi anni ci hanno
fatto registrare ancora ulteriori passi indietro, a bilanci che
finalmente guardino all'interesse dei Siciliani.
Lo dico con estrema franchezza, signor Presidente, noi siamo molto
preoccupati.
Siamo molto preoccupati come parlamentari, siamo molto preoccupati
come amministratori, ma lo siamo ancor di più come cittadini.
MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento
che, anticipo, sarà breve, vuole richiamare l'attenzione sulle
regole di comportamento e di lealtà che ci devono essere tra noi
parlamentari, soprattutto quando affrontiamo alcuni temi in
organismi collegiali, e mi riferisco alla Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari.
Vorrei ricordare ai colleghi che, in qualità di presidente del
Gruppo parlamentare Popolari per l'Italia di Domani , stamattina,
in Conferenza dei Capigruppo ebbi a parlare per primo. Credo che
lei non fosse ancora presente, Presidente Oddo.
PRESIDENTE. Ero seduto proprio al suo fianco, e l'ho ascoltata
attentamente.
MAIRA. All'inizio del mio intervento ebbi a precisare che i
Popolari per l'Italia erano contrari a ogni ipotesi di finestra
legislativa nell'ambito della sessione di bilancio.
Ricordo che dopo di me, quasi tutti i presidenti dei Gruppi
parlamentari si sono espressi in maniera negativa, sulla base di un
principio che io ebbi a rassegnare e che rassegno nuovamente
all'Aula, seppure sia a ranghi ridotti, come sempre, e che partiva
dal presupposto che l'interesse principale per la Sicilia e per i
siciliani era che si votasse nei termini di legge la finanziaria e
il bilancio, perché un ulteriore ricorso all'esercizio provvisorio
avrebbe portato enormi danni alla nostra economia, agli interessi
dei siciliani, alla pubblica amministrazione centrale e decentrata.
Dopo avere sentito vari interventi il Presidente Cascio ebbe a
fare una proposta, alla fine accettata da tutti, di fare una
finestrella, ma proprio una finestrella, con un provvedimento per
regolarizzare una normativa precedente sulla peronospora, accettata
da tutti con sollievo perché non ne possiamo più di sentire di
questa vicenda della peronospora.
Come secondo argomento, abbiamo parlato dei precari, bandendo ogni
ipotesi sbandierata dal Governo regionale e dal presidente Lombardo
su un idea farraginosa, che tutti abbiamo definito impossibile da
portare avanti, perché sarebbe stata una legge manifesto,
sicuramente impugnata dal Commissario dello Stato e quindi fatta
appositamente per prendere tempo affinché non si rispettasse il
termine del 31 dicembre per approvare finanziaria e bilancio.
E' stata, quindi, bandita l'ipotesi di un disegno di legge
governativo che prevedesse il rinnovo dei precari. Anzi, si disse
di recuperare il disegno di legge sul precariato che era già stato
varato dalla Commissione e che era stato esaminato anche dalla
Commissione Bilancio ed era pronto per l'Aula prima che si
iniziasse la sessione di bilancio, con la possibilità di fare delle
norme brevissime, leggere, ex novo, con due articoli: una prima
norma che, in modo secco, rinnovasse tutti i tipi di contratti dei
precari, e una seconda norma che segnasse l'inizio di un
procedimento di stabilizzazione, da approfondire sul piano
normativo, nel confronto con le leggi e con la copertura
finanziaria, che avesse lo scopo principale di trovare una
giustificazione per bypassare il principio di stabilità della
Regione siciliana e degli enti locali.
Con questo spirito si è aperta la finestra legislativa, che
inizierà domani pomeriggio per concludersi giovedì mattina.
Vedo che in Commissione Bilancio è stato inviato, invece, per
intero il disegno di legge del Governo, che era stato tanto
criticato e vituperato in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Allora io faccio un richiamo alla correttezza delle decisioni
assunte in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e
confermate nell'incontro con i sindaci e con le organizzazioni
sindacali, per dire che quel disegno di legge non può essere
considerato nemmeno come una traccia, quel disegno di legge va
completamente cassato. Per evitare un iter più lungo si predisponga
un disegno di legge che arrivi in Aula domani e che si voti
giovedì, che comporti il rinnovo secco per tutti i precari e un
inizio di procedura di stabilizzazione, con un solo articolo, che
consenta principalmente di derogare, in maniera normativa e legale,
al principio di stabilità.
Se non dovesse essere questo il disegno di legge, e in tal senso
mi appello ai colleghi deputati, soprattutto i Popolari per
l'Italia di Domani presenti in Commissione Bilancio, anticipo che
il voto del PID sarà contrario, perché o teniamo fede ai patti e
alle decisioni, seppure non scritte, che vengono fatte in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari oppure non si può
venire a chiedere, per nessun motivo, patti di lealtà, perché la
lealtà deve essere piena e reciproca.
PRESIDENTE. Onorevole Maira, vorrei precisare una cosa. Lei ha
ricostruito, in linea di massima, la discussione di stamane in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Le faccio notare che la Presidenza comunicherà alla Commissione
Bilancio la decisione della Conferenza così come è stata presa,
tale e quale, a prescindere da tutti quelli che saranno i passaggi
che la Commissione Bilancio farà, apprezzando quello che è giusto
che deve apprezzare e riferendosi alla decisione della Conferenza
dei Presidenti dei gruppi parlamenti.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
con qualche imbarazzo in un dibattito che si svolge in un'Aula
semivuota, ma che per il resto e in massima parte ha riguardato
argomenti che, non so come mai, la Presidenza ha messo in
trattazione perché si è aperto un vero dibattito, una discussione
generale sulla finanziaria e sul bilancio che non sono all'ordine
del giorno.
Più che altro mi è sembrato che ci fosse un bisogno di comizio,
una voglia di comizio che, non potendosi sfogare altrimenti, alcuni
colleghi hanno voluto fare da questo palco.
Però, voglio evitare di intervenire su questi temi. Ma, dato che
sono state dette alcune cose specifiche, in particolare
dall'onorevole Vinciullo, che a me sembrano assolutamente non
corrette, mi sembra giusto intervenire su questi punti perché egli
ha trattato, in particolare, nel corso del suo intervento, un tema
che invece è molto serio - non che la finanziaria e il bilancio non
lo fossero, per carità -, quale quello del disegno di legge sul
contrasto alla violenza di genere.
Si tratta di un argomento importante, che meriterebbe di essere
trattato con attenzione e sul quale mi preme fare alcune rettifiche
alle cose che egli ha detto perché potrebbero indurre in confusione
o forse portare vantaggio all'onorevole Vinciullo, come egli spera
e solitamente fa, nel produrre resoconti stenografici con i quali
poi va compiendo scorribande nelle direzioni volute.
Ha fatto una gran confusione perché ha contestato elementi del
bilancio 2011 che impedirebbero la copertura di spesa di una norma
che ancora deve essere approvata, quando sappiamo che questa norma
non è stata approvata e non è stato varato neanche il bilancio e,
quindi, siamo in una discussione assolutamente kafkiana su elementi
ancora tutti da determinarsi.
Ha contestato che mancano delle somme del bilancio 2010 che
sarebbero servite, a suo dire, anzi che con un emendamento nella
finanziaria 2010 sarebbero state impegnate per fare questa legge
specifica. Come sapete bene, non è possibile, con nessuna norma di
legge, accantonare delle somme da vincolare ad una legge che ancora
deve essere approvata.
Vero è che questo disegno di legge non è stato portato in Aula,
ancorché esitato con voto unanime da tutta quanta la prima
Commissione, sintetizzando vari disegni di legge, uno dei quali a
firma del sottoscritto e dell'onorevole Marziano: è una legge che
fa sintesi di una serie di proposte bipartisan di molti deputati di
questa Assemblea, che in Commissione Bilancio non ha avuto esito.
Ma non lo ha avuto come non ha avuto esito, in quest'ultimo
periodo, nessun altro disegno di legge e come non può averlo,
massimamente in questo momento che siamo in sessione di bilancio.
Quindi, una serie di elementi ai quali voglio aggiungerne un
altro, errato: ha detto che c'è stato un giudizio attribuito al
dirigente dell'Assessorato Lavoro in Commissione Sanità, questa
mattina, un giudizio su un appostamento di bilancio che il
dirigente non ha espresso, appunto perchè non poteva esprimerlo
riservandosi esplicitamente di rimetterlo all'assessore.
Un comizio tenuto ad alta voce con un tono esacerbato, purtroppo,
mi dispiace, zeppo di informazioni false che meriterebbero, proprio
per l'importanza del tema, ben altra attenzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
Preciso che la Presidenza comunque non permetterà più di
intervenire sull'ordine dei lavori aggirando l'argomento relativo
al richiamo regolamentare sull'ordine dei lavori.
CORDARO. Signor Presidente, intendo rassicurarla perché non sarò
paradossale come lo è stato l'onorevole De Benedictis nel suo
intervento
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, evitiamo discussioni e non
perdiamo la calma.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sarò
paradossale per la semplice ragione che egli ha criticato
l'onorevole Vinciullo per non avere parlato sull'ordine dei lavori
e poi ha fatto la stessa cosa dell'onorevole Vinciullo salvo
criticare tutte le argomentazioni che l'onorevole Vinciullo aveva
esposto nel suo intervento con l'aggravante - onorevoli colleghi
presenti, io vedo che il Governo è assente ed invito le telecamere
ad inquadrare i banchi dell'opposizione che sono gremiti e i banchi
della maggioranza che vedono due deputati - da parte
dell'onorevole De Benedictis di avere parlato in assenza
dell'onorevole Vinciullo.
Rassicuro il Presidente che mi atterrò scrupolosamente all'ordine
dei lavori per dire alcune cose brevi e semplici: mi dispiace non
avere sentito l'intervento del mio capogruppo con il quale sono in
accordo, però vorrei chiedere al Presidente dell'Assemblea pro
tempore e quindi nel suo ruolo, di valutare l'opportunità di
sottoporre all'Aula, e non mi importa se si tratta di proroghe
secche o di proroghe larghe, ma di valutare l'inopportunità di
sottoporre all'Aula un provvedimento legislativo di proroghe.
MANCUSO. Stai smontando il microfono? Te lo vuoi portare a casa?
CORDARO. Sì, perché visto che siamo tre, se il Presidente Oddo
continua a giocare con me, io comincio a giocare con lui.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, io non ho mai giocato con nessuno.
Era semplicemente una battuta per dire che l'onorevole Beninati e
l'onorevole Cracolici, a volte, fanno quello che non dovrebbero
fare. Non mi sono permesso mai di giocare con nessuno.
CORDARO. La Presidenza dell'Assemblea regionale ha assunto una
determinazione che credo vada rivisitata, perché nel momento in cui
un disegno di legge di proroghe viene inviato in Aula significa che
l'Aula assevera la possibilità di non votare la finanziaria entro
il 31 dicembre.
Noi questa responsabilità non ce la possiamo assumere, a mio
modesto parere e quindi chiedo alla Presidenza dell'Assemblea di
formulare un quesito formale al Presidente della Regione - perché
io rifarò questo intervento domani alla presenza del Governo e
tutte le volte che questo disegno di legge tornerà in questa Aula -
perché prima che noi mettiamo mano a un disegno di legge di
proroghe voglio sapere dal Governo regionale se esiste, se la
finanziaria verrà proposta all'Aula prima o dopo il 31 dicembre. Se
la finanziaria è pronta o se, con un mese di anticipo, il
Presidente Lombardo avendo già stabilito che non farà la
finanziaria, si presenta per passarsi in modo fittizio una mano
sulla coscienza con un provvedimento di proroghe.
Intanto nel metodo. Questo disegno di legge potrà pure arrivare in
Commissione Bilancio domani ed essere reso secco', come ci è
stato spiegato, con le proroghe secche. Ma intanto è un
provvedimento omnibus e deve andare in Commissione lavoro, deve
andare nella Commissione di merito. Perché bisogna capire nei
duecento commi di che cosa stiamo parlando altrimenti l'Aula non lo
capisce e non vi potrà seguire, cari colleghi dell'Ufficio di
Presidenza.
Dopo di che se ciò non accade - e io tornerò a fare questo
intervento domani in Aula, io inviterò di nuovo - ed è un
intervento tutto politico ed è tutto sull'ordine dei lavori.
Quest'Aula non può essere complice di un Governo che ha affamato e
continua ad affamare la Sicilia.
Lombardo deve dire con chiarezza se è pronto a portare una
finanziaria in Aula o se per il terzo anno consecutivo, record
negativo mai accaduto nella storia, noi ricorreremo all'esercizio
provvisorio.
Sono stato interrotto quattro volte e quindi mi prendo altri
trenta secondi, con il suo consenso, signor Presidente.
Abbiamo già vissuto l'esperienza nefanda dell'esercizio
finanziario nel 2009 e nel 2010. Bisogna spiegarlo ai siciliani: la
finanziaria approvata il 30 aprile-1 maggio è divenuta esecutiva a
metà giugno. Ebbene, a ottobre Lombardo ha bloccato la spesa in
Sicilia.
Questa Regione, l'unica nel mondo, in un momento di congiuntura,
in un momento in cui bisognerebbe spendere ed investire ha speso
per quattro mesi su dodici. E Lombardo per il terzo anno
consecutivo ci vuole presentare la stessa minestra. Questo non è
consentito Dobbiamo ribellarci: maggioranza ed opposizione. Ma
dove siete? Ma come farete a tornare nei vostri territori?
Signor Presidente, ho finito, ma ribadisco che questo intervento
lo farò in ogni sede e lo farò domani e dopodomani fino a quando
qualcuno mi ascolterà, però, oggi mi ha ascoltato lei, e mi
dispiace se mi ha ascoltato per un tempo più del previsto, le
chiedo formalmente di fare in modo che il Presidente Lombardo,
domani mattina, si pronunci formalmente sull'opportunità o sulla
possibilità che la finanziaria arrivi o non arrivi in Aula perché
soltanto in quel caso ci determineremo e valuteremo se possiamo
affrontare o meno un disegno di legge sulle proroghe e chiaramente
ognuno di noi trarrà le proprie conclusioni.
PRESIDENTE. E' chiaro che non posso fare altro che specificare che
tutto quanto è stato deciso oggi in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari compreso il fatto che il bilancio e la
finanziaria verranno trattati prima delle festività natalizie,
ovviamente, verrà fatto perché questa è l'intenzione della
Presidenza. Se mancherà per il Governo, questo lo si verificherà,
considerato che in queste ore le Commissioni stanno trattando le
parti di competenza e la II Commissione dovrà ricevere bilancio e
finanziaria entro il 17 dicembre.
Abbiamo anche detto, oggi, che tutto il resto fino al giorno 22
dicembre - è stato anche comunicato formalmente, onorevole
Beninati, non sto dicendo altro che quello che è stato deciso, il
calendario come è stato concordato e la decisione finale, che è
stata la decisione presa con grande disponibilità da parte di tutti
i Gruppi parlamentari; ognuno ha preso atto che era un percorso
possibile e più o meno rispondente a quelle che sono le esigenze in
campo, quelle su una scala di priorità.
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Rinvio dello svolgimento di interrogazioni e di interpellanze
della rubrica Salute
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto all'ordine del giorno:
Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica
Salute. Onorevoli colleghi, leggo la nota inviata dall'Assessore
Massimo Russo:
«Al Presidente dell'Assemblea Regionale, onorevole dott. Francesco
Cascio.
Signor Presidente, atteso che nell'imminenza della conclusione
delle complesse procedure di approvazione delle dotazioni organiche
delle Aziende del Servizio sanitario regionale, e soprattutto in
vista della definizione del Piano sanitario regionale -
fondamentale strumento della programmazione indispensabile per una
compiuta attuazione dei principi recati dalla l.r. 14 aprile 2009,
n. 5, precipuamente in tema di offerta sanitaria - già da tempo
sono state programmate sull'intero territorio regionale visite
operative e di approfondimento con le categorie interessate, con
gli operatori del settore e, non da ultimo, con le rappresentanze
politico-istituzionali delle comunità locali, spiace comunicare che
il giorno 30 novembre p.v. sarò impegnato in riunioni ed incontri
da tempo indetti nella città di Trapani, che mi rendono oltremodo
difficoltoso, se non impossibile, assicurare la presenza alla
seduta d'Aula convocata per lo stesso 30 novembre, alle ore 16.00,
con all'ordine del giorno la trattazione di interrogazioni e di
interpellanze della rubrica Salute .
Le chiedo pertanto di volere rinviare detto punto all'ordine del
giorno, rendendomi sin d'ora disponibile ad intervenire in una data
che potremmo allo scopo utilmente concordare.
L'Assessore
Dr. Massimo Russo»
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
MANCUSO. Chiedo di intervenire sulla comunicazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, mi sarei aspettato, dopo la lettura
della lettera sull'assenza del Governo su una materia che non si
riesce mai ad espletare, quanto meno, una nota della Presidenza.
Tutti quanti, qui, abbiamo da fare come ce l'ha il Governo, su
cose più importanti forse di tutte queste incombenze che il Governo
ha da fare per la Sicilia, per migliorare l'amministrazione della
Sanità. Ma il Parlamento siciliano è un luogo residuale?
Chi ci deve garantire da questo modo di fare? Chi è l'organo che
garantisce i parlamentari che si spostano dai loro luoghi di
residenza per giungere a Palermo perché gli Uffici hanno comunicato
che oggi ci sarebbe stato lo svolgimento delle interrogazioni,
alcune a mia firma e di altri colleghi? Ma la stessa nota potevate
inviarla via e-mail come avete fatto con la comunicazione, così si
evitava di comunicarci in Aula che qualcuno ha da fare, invece noi
non ne abbiamo, noi aspettiamo qua per sentire che in Sicilia c'è
molto da fare, in questo caso nella materia della Sanità.
Vorrei comprendere se anche la Presidenza ritiene che l'Aula è
residenziale, o stanziale non so, per l'atteggiamento quasi
vacanziero, con bilancio e finanziaria nelle commissioni, e
un'importante azione di ispezione, che non viene fatta mai, anzi
viene fatta in modo molto, residuale da parte del Governo, perchè
ci sono gli impegni.
Non riesco a trovare una parola consona per non suscitare
atteggiamenti di contrasto con i soggetti perché poi la materia del
contendere è quella di utilizzare questo Parlamento a proprio uso e
consumo: Quando non ho da fare vado a rispondere alle
interrogazioni .
Questo è l'atteggiamento che dobbiamo registrare da qui a sette
mesi con questo Governo, anche gli altri Governi per carità hanno
utilizzato lo stesso metodo, quindi, signor Presidente, ci cauteli.
I parlamentari vengono in Aula, si siedono perché ritengono che la
loro attività ispettiva deve avere, quanto meno, una risposta,
anche dopo molti, ma molti mesi.
Io stasera aspettavo una risposta molto importante che è
all'ordine del giorno di un atto ispettivo sulle violazioni che ha
fatto un direttore generale nelle campagne elettorali
amministrative. Perché ci sono procedimenti in corso, perché ci
sono dei ricorsi e noi non riusciamo ad avere una risposta del
Governo, anzi la risposta è che hanno da fare . Penso che il
rispetto per questo Parlamento lo deve avere il Governo, poi la
Presidenza verso i parlamentari.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, è chiaro che la Presidenza ha
sempre richiamato il Governo e gli assessori. In questo caso
l'assessore Russo, che doveva rispondere alle numerose
interrogazioni ed interpellanze, è richiamato ad una maggiore
puntualità e ad una maggiore disponibilità.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sempre
evitare di intervenire ma è più forte di me.
Proprio adesso mi sono permesso di chiedere agli Uffici se potevo
avere conoscenza dell'Allegato. Sembra che gli Uffici non lo
abbiano neanche presentato all'Aula, non è in Aula. Questa, signor
Presidente, se così è, è la prova che l'assessore sapeva già di non
venire oggi, non è una novità. O, quanto meno, se l'Allegato c'è
vorrei averlo. Se non c'è, sinceramente
PRESIDENTE. L'Allegato esiste, ma é chiaro che non è stato
distribuito perché abbiamo ricevuto la lettera dell'assessore
Russo. Capisco che non lo ha visto sui banchi e forse ha pensato
che non era stato neanche prodotto, ma i nostri Uffici sono
puntuali nel produrre le carte.
BENINATI. Comunque restano effettivamente le perplessità su un
argomento del genere. Io sono firmatario di una interrogazione, non
so se è inserita all'ordine del giorno, presentata otto o nove mesi
fa.
Quando sono stato Presidente della sesta Commissione su iniziativa
mia e anche dell'attuale Presidente della sesta Commissione,
onorevole Laccoto, è stata presentata un disegno di legge che
riguardava il Centro oncologico di Messina.
Signor Presidente, mi auguro che l'interrogazione sia tra queste
inserite all'ordine del giorno ma, mi creda non riusciamo, io non
riesco a capire come mai questa struttura, a Messina, sembra che
non si farà più. Ma la cosa più grave è che il Centro non soltanto
è previsto per legge ma il Ministero ha finanziato i soldi e sono
finalizzati, quaranta milioni di euro. Sembrerebbe che queste
somme, su una disposizione dell'assessore, vengano distratte in
quanto il Centro oncologico non si farà più.
Quindi, c'è un Ministero che finanzia quaranta milioni di euro per
il Centro oncologico e un assessorato regionale che invita il
direttore dell'Azienda Papardo a fare ben altra cosa.
Lo sa come si chiama questo? Questo si chiama danno erariale e
distrazione di somme. Qualcuno prima o dopo se ne assumerà le
responsabilità.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo intervenire
brevissimamente per stigmatizzare un fatto grave che si è
determinato e che probabilmente si porta avanti anche in diverse
direzioni, circa il nostro ruolo di parlamentari e lo svolgimento
dell'attività ispettiva a cui ritengo il Governo debba rispondere
con senso di responsabilità, ma anche di tempestività.
Infatti, avendo presentato diverse interrogazioni parlamentari ne
attendo ancora risposta dopo diversi mesi e, quindi, ahimè qui sono
costretto a citare l'onorevole Mancuso che, in una occasione, mi
disse: ma tu di che ti lamenti, onorevole D'Asero, quando hai
qualcosa da dire presenta una interrogazione e poi con molta
velocità, magari dopo un po' di mesi e forse dopo qualche anno, ti
risponderanno .
Voglio sottolineare questo aspetto perché si smentisca questo
tentativo che sicuramente delegittima il nostro ruolo di
parlamentari, ma anche quello che è più importante, al di là del
momento di divisione politica, in quanto ritengo che ognuno di noi
possa dare un contributo alle attività parlamentari che intende
portare avanti.
Chiarito questo aspetto, voglio anch'io sottolineare quello che è
il grave momento che la Regione siciliana attraversa sotto il
profilo economico e sociale.
Ritengo che in questo momento di incertezze l'Assemblea regionale
siciliana debba avere rispettata un'importante prerogativa, quella
dell'approvazione del bilancio di previsione nei termini previsti
dalla legge che è il 31 dicembre di ogni anno.
Ritengo che non sfugga a nessuno come il bilancio della Regione, a
differenza del bilancio degli enti locali, dei comuni, abbia un
motivo di particolare vincolo per cui ritengo debba essere
approvato prioritariamente entro il 31 dicembre. Diversamente la
prerogativa dell'Assemblea regionale, che è quella di approvare il
bilancio, diventa un momento di soccombenza in cui subisce la
volontà del Governo che, avendo approvato il bilancio di previsione
e in assenza dell'approvazione del bilancio da parte del
Parlamento, opera in regime di esercizio provvisorio, quindi
rispetto ad una scelta del Governo e non ad una scelta che deve
fare l'Assemblea, cosa che compete per un fatto istituzionale, di
dignità di ruolo istituzionale e di rispetto di una prerogativa a
cui tutti dobbiamo sottostare e, se mi consentite, al di là di
questo aspetto importantissimo, ve ne é un altro che riguarda il
momento che attraversiamo. Perché il voler ancorare ad un momento
di certezza, che è l'approvazione del bilancio, significa avere
determinazione negli indirizzi e certezza di orientamenti per tutti
coloro i quali hanno un momento di successivo collegamento al
bilancio stesso della Regione siciliana.
Quindi, mi rivolgo alla Presidenza, a voi autorevoli organi che
dirigete in questo senso la macchina amministrativa dell'Assemblea
regionale siciliana, perché ritengo che avete e abbiamo tutti
assieme un grande dovere, che è quello di spingere in maniera
determinante verso il rispetto della norma che prevede
l'approvazione di bilancio e finanziaria entro il 31 dicembre.
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei qui ribadire
che l'assessore Russo, il nostro potente assessore per la salute,
che è stato il primo ad inaugurare il principio degli esterni in
questa Giunta, di questa legislatura, vorrei capire quante risposte
ha dato ai parlamentari che hanno presentato, in due anni e mezzo,
interrogazioni su un settore così delicato come quello della sanità
e della tutela della salute dei cittadini, dei siciliani.
Chiedo formalmente alla Presidenza - essendo uno dei parlamentari
che sulla sanità ha presentato diverse interrogazioni ma non ha mai
avuto alcuna risposta né per iscritto né verbalmente in questa Aula
- di sapere nella prossima seduta, quindi domani, quante sono le
interrogazioni presentate nel settore di competenza dell'assessore
Russo, quindi della sanità, e quante risposte ha dato l'assessore
ai deputati che si sono permessi di disturbarlo nella sua attività.
Tra l'altro, oggi è impegnato nella sua provincia di provenienza,
in provincia di Trapani, a svolgere certamente il suo ruolo di
assessore, ma anche di concittadino di quella provincia nella quale
vuole acquisire non soltanto un ruolo di uomo di Governo ma anche
di politico, e quindi consensi elettorali.
E' chiaro che l'assessore Russo, in questi due anni e mezzo, ha
dimostrato di non tenere conto delle prerogative di questo
Parlamento, dei Gruppi parlamentari e dei deputati; non ha tenuto
neanche conto delle determinazioni della Commissione Sanità, in
quanto più volte ha assunto impegni all'interno di quella
Commissione e più volte ha disatteso gli impegni che aveva assunto
come assessore. Non ha neanche rispettato quelle che potevano
essere le determinazioni, le scelte fatte dai suoi rappresentanti
sul territorio; i vari manager da lui nominati hanno più volte
avuto, da parte dell'assessore, risposte e iniziative di governo in
contrasto alle loro scelte, alle loro determinazioni, tra l'altro
frutto di conferenze di servizio con il territorio, con gli enti
locali e così via.
E' chiaro che questo comportamento dell'assessore tecnico, che
forse non conosce il Regolamento, potrebbe rientrare anche nel
caso, essendo lui magistrato, di omissione di atti di ufficio
perché non dando risposte ai parlamentari, elude il Regolamento che
per noi è legge importante dal punto di vista istituzionale.
Allora, domani, pretendo che la Presidenza porti qui in Aula tutte
le risposte che l'assessore ha dato in questa direzione, mi faccia
sapere quante sono state le interrogazioni presentate, quante sono
state le mozioni presentate nel settore della sanità e che cosa ha
fatto lui, da assessore, per dare risposte, quanto meno in termini
di coerenza e di impegno del suo ruolo a questo Parlamento.
Se ciò non avverrà o se c'è una brutta consuetudine, è chiaro che
sarò il primo a chiedere di presentare una mozione di sfiducia nei
confronti di questo assessore che non rispetta il Parlamento e
quindi un'istituzione che lo ha, sostanzialmente, accolto come
tecnico e, quindi, come tecnico deve avere la buona educazione di
rispondere alle interrogazioni dei parlamentari e di dare conto ai
siciliani di ciò che fa come assessore.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo esaurito l'ordine del
giorno.
Per quanto concerne la questione relativa ai soliti richiami,
ricordo che, già a partire dal 1990 circa, tali richiami relativi
alle interrogazioni, assolutamente seri e su cui dovremmo
riflettere, venivano fatti da numerosi colleghi; dovremmo
riflettere, invece, sul metodo da adottare anche per quanto
concerne le interrogazioni, le interpellanze per essere più rapidi
e per avere risposte che siano realmente legate a fatti specifici.
Su questo credo che la Presidenza abbia fatto una prima e una
seconda riflessione al fine di individuare un metodo più adeguato.
Per quanto concerne la rubrica Salute', contatteremo già domani
mattina l'assessore al ramo per fissare una prossima seduta d'Aula
in questi giorni, vediamo se sarà possibile addirittura giovedì o
martedì prossimo, da dedicare allo svolgimento di interrogazioni e
di interpellanze che riguardano la suddetta rubrica.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 1
dicembre 2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Affidamento temporaneo delle funzioni di deputato regionale
supplente a seguito della sospensione dell'onorevole Fausto Maria
Fagone dalla carica di deputato regionale (articolo 3 legge numero
30/94)
II - Comunicazioni
III -Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
n. 224 «Opportune iniziative al fine di impedire il taglio dei
fondi alle emittenti radiotelevisive locali conseguente al
decreto 'Mille proroghe' del Governo nazionale»
MARINELLO - DIGIACOMO - MARZIANO - RAIA
IV - Discussione del disegno di legge:
-«Proroga di contratti di personale a tempo determinato» (numero
645)
La seduta è tolta alle ore 18.36
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Istruzione e
formazione professionale»
VINCIULLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i
beni culturali e ambientali e per la pubblica istruzione, premesso
che:
il Governo regionale e quello nazionale hanno firmato un
protocollo d'intesa della durata di due anni scolastici, al fine
di evitare il licenziamento di quei docenti precari che negli
ultimi anni avevano, con risultati apprezzati da tutti, lavorato
alle dipendenze dello Stato e che ora, a causa del decreto Prodi'
del 2006, non modificato dall'attuale Governo nazionale, rischiano
di non vedere confermato l'incarico annuale;
le somme necessarie venivano quantificate in 500 milioni di euro,
di cui 100 milioni a carico dello Stato e 400 milioni a carico
della Regione;
il personale scolastico coinvolto nell'accordo era pari a 1.800
unità scolastiche, così divise: 900 insegnanti di sostegno, 600
docenti curriculari e 300 operatori scolastici;
l'accordo, in questi giorni fra l'altro riportato sulla stampa
nazionale con grande enfasi anche grazie ad un'intervista del
Ministro Gelmini che invitava le altre Regioni italiane ad imitare
quella siciliana, era stato sollecitato dai rappresentanti
sindacali dei lavoratori precari, oltre che da alcuni deputati
regionali, tra cui l'interrogante;
sono in fase di ultimazione le procedure per incarichi e
supplenze e che, così come ampliante preannunciato, migliaia di
docenti precari sono rimasti privi di occupazione, dando vita in
alcune realtà provinciali a giuste e condivisibili forme di lotta,
a tutela del proprio posto di lavoro e delle dignità delle proprie
famiglie;
centinaia di alunne ed alunni diversamente abili rischiano di
rimanere, anche quest'anno, senza insegnante di sostegno,
compromettendo per sempre la loro crescita umana culturale e
psicofisica, con conseguenze drammatiche sul loro futuro;
anche sui loro compagni di classe, i cosiddetti normodotati, si
avranno ripercussioni e ricadute negative sia sull'andamento
scolastico che in quello della crescita psicofisica;
preso atto che:
il Governo regionale è intervenuto in modo tempestivo e
opportuno;
i vari CSA (Centri servizi amministrativi), per i carichi di
lavoro che debbono sopportare, non sono stati ancora in grado di
procedere all'attuazione dell'accordo raggiunto;
non si possono ulteriormente lasciare nell'incertezza
occupazionale quei docenti precari che da anni, alcuni da più di
20, lavorano con notevoli risultati nel campo scolastico;
per sapere:
quali provvedimenti intendano intraprendere per affrontare e
risolvere questa tristissima vicenda;
se non ritengano utile costituire in ogni provincia un comitato
di crisi che si occupi dell'applicazione dell'accordo per
scongiurare ulteriori perdite di tempo ed assicurare, sia ai
docenti precari sia ai bambini diversamente abili, certezza del
diritto allo studio costituzionalmente garantito e già acquisito
per gli anni scolastici 2009/10 e 2010/11 con l'accordo fra Stato
e Regione.». (730)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 730, a firma
dell'onorevole Vinciullo, si trasmette la scheda riepilogativa
degli interventi della Regione Siciliana a sostegno dei precari
della scuola.
Interventi della Regione siciliana a sostegno dei precari della
scuola
La legge 133 del 2008 ha previsto nel triennio 2009/10, 2010/11 e
2011/12 una riduzione dei posti in organico nella scuola pubblica
pari a 140 mila unità tra docenti e personale ATA ripartite tra le
province italiane in proporzione alle dotazioni organiche. Questi
tagli nella regione Sicilia, secondo gli ultimi dati disponibili
dell'USR, ammontano complessivamente, solo per l'anno 2010/11, a
4.350 posti in organico in meno, di cui 1.670 personale ATA e
2.860 docenti.
In questa fase di ristrutturazione della scuola con pesanti
ricadute in termini occupazionali e di diritto allo studio, la
Regione Siciliana sta intervenendo nonostante le note difficoltà
di bilancio. Oltre predisporre un disegno di legge sul diritto
allo studio, per contrastare gli effetti dei tagli agli organici
contenuti nell'articolo 64 della L. 133/2008, sono stati elaborati
tre avvisi pubblici per complessivi 130 milioni di euro:
1. Avviso per sostenere Azioni Educative e di Promozione della
Legalità e Cittadinanza Attiva (50 milioni di euro) trasmesso alla
Corte dei Conti per la registrazione;
2. Avviso per il successo scolastico degli alunni diversamente
abili (40 milioni di euro per il biennio 2009-2010) in fase di
conclusione per il 2009 e rinnovato per il secondo anno a partire
dal gennaio 2010;
3. Avviso sulle scuole a rischio (40 milioni di euro per il
triennio 2010-2012) trasmesso alla GURS per la pubblicazione.
Questi avvisi, in particolare, prevedono interventi per favorire
il successo scolastico di alunni in difficoltà, con la clausola
che obbliga il dirigente scolastico a nominare docenti e personale
ATA inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento. Tale
clausola potrà consentire ad almeno 3000 soggetti di ottenere, non
solo il punteggio annuo, ma, anche, un compenso orario per il
lavoro svolto, garantendo nel contempo criteri di trasparenza per
il reperimento del personale.
Il contenuto dei suddetti avvisi ha ricevuto già apprezzamento
dalle istituzioni scolastiche della Lombardia e delle province
autonome di Trento e Bolzano.
Va sottolineato che tali avvisi sono il frutto di una stretta e
fattiva collaborazione che, per la prima volta, ha visto impegnate
insieme le strutture del Dipartimento Pubblica Istruzione e
dell'Ufficio scolastico regionale (USR Sicilia).».
L'Assessore
dott. Mario Centorrino
RAIA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni
culturali e ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
l'ente regionale per il diritto allo studio dell'Università di
Catania (ERSU) versa in uno stato di totale confusione, che si
manifesta nell'impossibilità di garantire il diritto allo studio
agli studenti dello stesso ateneo;
il modus operandi dell'ente ha sensibilmente compromesso la
realtà degli studenti universitari, soprattutto fuori sede,
risorsa sociale ed economica della Sicilia e specialmente per la
città di Catania;
verificato come:
gli studenti fuori sede sono vessati da un mercato degli affitti
'in nero', ovvero senza ricorrere a contratti ma solo ad accordi
sulla parola;
così facendo, viene di fatto disatteso il comma 3 dell'art. 5
della legge n. 431 del 9 dicembre 1998, che stabilisce essere
'facoltà dei comuni sede di Università o di corsi universitari
distaccati, eventualmente d'intesa con i comuni limitrofi,
promuovere specifici accordi locali per la definizione sulla base
dei criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell'art. 4 dei canoni
di locazione di immobili ad uso abitativo per gli studenti
universitari. Agli accordi partecipano, oltre alle organizzazioni
di cui al comma 3 dell'art. 2, le Aziende per il Diritto allo
Studio e le associazioni degli studenti (...)';
ricordato che:
negli ultimi mesi un'operazione della Guardia di finanza ha
portato alla denuncia di 95 proprietari di immobili affittati in
nero a studenti universitari fuori sede, per un totale di 382
posti letto, riscontrando un'evasione fiscale di circa 2 milioni
di euro;
a fine luglio del c.a., l'ERSU approvava il bando di concorso per
i benefici relativi all'anno accademico 2009/2010, bandendo ben
840 posti letto disposti in 14 residenze universitarie, site a
Catania e nella sede distaccata di Siracusa;
ai primi di settembre, a seguito di un sopralluogo svolto dai
responsabili delle associazioni studentesche, sono state
riscontrate solo 4 residenze funzionali su 14, versando le altre
10 in condizioni di inagibilità e di degrado ed essendo, quindi,
inadeguate alle esigenze degli studenti;
l'ente, peraltro, a seguito del dramma che ha colpito l'Abruzzo,
ha operato una ricognizione delle strutture e, verificata la
precarietà della situazione degli studenti universitari,
individuava sia l'inagibilità della 'Residenza Centro' di via
Oberdan per infiltrazioni d'acqua nel pilastro centrale, sia serie
carenze strutturali nella residenza 'Costa', costruita negli anni
'70 in assenza di adeguata normativa antisismica, decidendo di non
rinnovare il contratto di locazione in attesa degli adeguamenti
necessari;
a seguito dell'apertura dei cantieri di riparazione per le
suddette residenze, si è determinata la chiusura delle mense
prospicienti, aggiungendosi alla chiusura della mensa 'Palla di
Neve', sita nella cittadella universitaria, e l'affidamento dei
locali in seguito all'inchiesta giudiziaria alla facoltà di
farmacia;
la chiusura della mensa 'Palla di Neve' non ha determinato
l'apertura di altra mensa perché, nel frattempo, non era stata
bandita la gara per l'affidamento del servizio a una nuova ditta
di ristorazione;
considerato, inoltre, che:
ben 5 facoltà sono allocate nel centro storico di Catania, dove
oltre 30 mila studenti dovrebbero avere garantito un servizio di
ristorazione, e che la stessa situazione si registra nel CUI
(Centro universitario ibleo) per il mancato rinnovo del contratto
con la ditta del servizio;
nessuna grande opera di edilizia universitaria è stata realizzata
dall'ente negli ultimi 10 anni;
per sapere:
se non ritengano di dover predisporre uno stanziamento di fondi
attraverso i quali sopperire alle carenze di immobili;
se, in subordine, non ritengano di:
a) dover procedere al rimborso della tassa sul diritto allo
studio e della cifra corrispondente alla voce di spesa dell'ERSU
per ogni singolo posto letto agli studenti assegnatari di posto
letto che non vedono riconosciuto questo loro diritto;
b) procedere ad un monitoraggio delle situazioni di abusivismo
riscontrate all'interno delle residenze al fine di garantire
l'assegnazione dei posti letto ai reali titolari di tale diritto;
c) avviare un'indagine sulla distribuzione dei servizi e
agevolazioni monetarie destinate agli studenti dell'ateneo di
Catania;
d) verificare con più oculatezza la gestione dell'ERSU.». (886)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 886, a firma
dell'onorevole Raia, si trasmette copia della nota prot. n. 819
del 11/03/2010 del Servizio Diritto allo Studio dalla quale si
evince, fra l'altro, che le notizie negative sulla conduzione
dell'ERSU di Catania hanno indotto da tempo il Dipartimento a
disporre una procedura Ispettiva che in atto non si è ancora
conclusa.
Si evidenzia che attualmente l'Ente è in gestione commissariale.
Tale gestione ha consentito di evidenziare le criticità e di
realizzare un'analisi in ordine alla qualità e capacità ricettiva
dell'Ersu, e sono state formulate, da parte del Commissario,
proposte finalizzate, fra l'altro, alla programmazione di
interventi strutturali anche attraverso l'applicazione di
strumenti di project- financing o di concessione.
La predetta gestione commissariale andrà a scadere entro la fine
del corrente anno.
Entro quella data verrà fatto il punto in ordine alle successive
determinazioni da adottare.».
REPUBBLICA ITALIANA
Regione Siciliana
Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale
Dipartimento dell'Istruzione e della Formazione Professionale
Servizio Diritto allo Studio
«A riscontro della richiesta di risposta all'interrogazione n.
886, presentata dall'onorevole Concetta Raia, pervenuta in data
09/03/2010, si premette che gli enti regionali per il diritto allo
studio universitario sono (art. 7, comma 3 l.r. 20/2002) persone
giuridiche di diritto pubblico dotate di proprio patrimonio,
autonomia amministrativa e gestionale che operano sotto
l'indirizzo, la vigilanza ed il controllo dell'Assessorato
regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica
istruzione (oggi Assessorato Regionale dell'istruzione e della
formazione professionale).
Ciò premesso, si contestualizza quanto espresso nel testo
dell'interrogazione al fine di fornire adeguate informazioni in
merito alla materia trattata.
... l'ERSU di Catania versa in uno stato di totale confusione
che si manifesta nella totale impossibilità di garantire il
diritto allo studio agli studenti universitari ... il modus
operandi dell'ente ha sensibilmente compromesso la realtà degli
studenti universitari, soprattutto fuori sede ... .
A riguardo si informa in sintesi che la percezione di sensibili
criticità nella conduzione dell'Ente, conseguente alla ricezione
di numerose e reiterate lamentele da parte degli studenti e a
significativi rilievi operati dai revisori dei conti sulla
condotta contabile dell'ERSU, ha indotto il Dipartimento a
disporre già con nota n. 366 del 9 febbraio 2009 una procedura
ispettiva della quale sono stati incaricati il dottor Gianni
Silvia e il dottor Salvatore Spartà, cui è subentrato nel maggio
successivo, a causa della rinuncia di quest'ultimo, il dottor
Girolamo Cutrone.
Con successive note n. 1087 del 30 marzo 2009, n. 2137 del 30
giugno 2009 e da ultimo n. 757 del 4 marzo 2010, è stato richiesto
agli ispettori designati di aggiornare il Dipartimento sulle
attività ispettive condotte.
Da parte degli stessi non è pervenuto ad oggi alcun riscontro.
Relativamente al secondo punto dell'interrogazione, laddove viene
evidenziata la patologia che accompagna le modalità di affitto di
alloggi agli studenti universitari (di cui 40.000 fuori sede)
iscritti all'ateneo di Catania, la diffusione del mercato delle
locazioni senza contratto e la conseguente ingestibilità degli
indici di adeguatezza dei canoni, si rileva che l'opportuno
richiamo alla potestà dell'Ente di intervenire autonomamente per
la sottoscrizione di accordi locali con le università e i Comuni
ai sensi della legge 431/98 ben circoscrive l'ambito delle
autonomie territoriali e delle competenze sussidiarie relative.
Tale richiamo è del resto manifesto anche nel contenuto dell'art.
23, comma 1, della legge regionale n. 20 Gli E.R.S.U. assicurano
a favore degli studenti fuori sede, non beneficiari di alloggio,
un servizio gratuito di consulenza per i contratti di locazione
con privati in collaborazione con le associazioni degli studenti,
degli inquilini e della proprietà. Partecipano altresì agli
accordi locali per la definizione di contratti-tipo secondo quanto
previsto dall'articolo 5 della legge 9 dicembre 1998, n. 431. .
A tal proposito va rilevato che il servizio di consulenza
predetto è reso dall'Ente anche in modalità interattiva, sul sito
dello stesso ERSU, alla pagina http://www.ersuctalloggi.it/.
Andrebbe tuttavia verificata quale percentuale di gradimento e
successo abbia conseguito tale iniziativa (risultano iscritti al
servizio 263 studenti).
Infine occorre ricordare che in sede di Commissione Regionale per
il Diritto allo Studio (art. 5 LR 20/2002), nella seduta del
15/11/2006, fu portato all'ordine del giorno l'argomento
problematiche inerenti il regime degli affitti per gli studenti
fuori sede dotato di circostanziato materiale istruttorio
relativo a:
- Accordi territoriali e protocolli d'intesa;
- Protocollo d'intesa ANCI-ANDISU-CRUI-CNSU;
- Agevolazioni fiscali previste per i contratti di locazione
conformi agli accordi, da destinare agli studenti.
Va nondimeno sottolineata la difficoltà degli Enti locali, emersa
in quell'occasione, a operare sgravi su tributi dovuti all'Ente
locale a favore di proprietari che affittano a prezzi concordati
agli studenti, sulla base di un accordo sui requisiti di qualità e
sicurezza degli alloggi immessi sul mercato.
Riguardo al terzo punto dell'interrogazione, che attiene la
situazione generale delle residenze universitarie gestite
dall'ERSU di Catania, si allega alla presente il dettagliato
rapporto fornito dall'Ente e acquisito in data 23 febbraio 2010 -
rapporto trasmesso anche all'Assessore - nel quale si evidenzia
l'opportunità di non ricorrere più, per il reperimento di
residenze, all'affitto di plessi di proprietà di privati reperiti
in base a ricerche di mercato, ma si propongono utili e
interessanti impulsi all'argomento mediante lo studio
dell'utilizzo dello strumento del project-financing, e si ipotizza
il subentro in luogo dell'Ateneo per quanto riguarda il
cofinanziamento dei progetti accolti in sede di Commissione ex
lege 338/2000.
A margine di quanto esposto va sinteticamente illustrata la
situazione generale delle residenze universitarie in Sicilia,
situazione che conclama il sensibile ritardo della Regione
rispetto al soddisfacimento del fabbisogno minimale di alloggi,
destinati a studenti, gestiti dagli Enti regionali. Tale
fabbisogno viene di norma individuato nella misura del 5% della
popolazione universitaria. Fatto un sommario conteggio, in Sicilia
si dovrebbe avere la disponibilità di circa 9.000 posti-letto. Il
totale delle residenze gestite a tutt'oggi dai quattro ERSU
siciliani, ivi comprese quelle che versano in gravi condizioni di
degrado strutturale e impiantistico, arriva stentatamente a 2.400
posto-alloggio. In Italia la percentuale di soddisfacimento del
fabbisogno è generalmente maggiore, specie se rapportata alla
popolazione universitaria (8000 alloggi la Lombardia, oltre 4000
la Toscana, oltre 3000 il Veneto). Il totale nazionale, poco più
di 36.000 alloggi, dà tuttavia la misura del rapporto negativo con
altri Paesi (150.000 alloggi in Germania, 180.000 in Francia). Lo
stanziamento di fondi e il piano di investimenti conseguente è
quindi indispensabile, e da raccordare sia con l'accesso alle
risorse (contributo a fondo perduto al 50% delle spese
ammissibili) previste dalla legge 338/2000, sia con quanto
previsto dal redigendo piano triennale di cui all'articolo 25,
comma 2, punto f) della legge regionale di riferimento. Da ultimo,
va segnalata la possibilità di utilizzare il capitolo 373332 della
rubrica del Dipartimento, UPB 9.2.1.3.5 Specifici programmi di
intervento anche per interventi sulle residenze, capitolo
inserito per memoria nella rubrica del Dipartimento per
l'esercizio finanziario 2010, e giustificato dall'articolo 24
della legge regionale sulla materia del diritto allo studio.
Relativamente alla situazione del servizio ristorativo, la
chiusura di alcune mense certamente procura significativi disagi
all'utenza, ma non opera lesioni al diritto allo studio degli
studenti sino a quando l'ERSU provvederà all'erogazione del
sostitutivo intervento monetario, valutato figurativamente ai
sensi dell'art. 9 comma 5 del DPCM del 9 aprile 2001 in 600 euro
per ogni pasto gratuito cui lo studente ha diritto, tenendo
presente che per lo studente fuori sede si possono prevedere due
pasti gratuiti. Si segnala che con nota n. 802 del 9/03/2010 è
stata richiesta al direttore dell'ERSU dettagliata relazione sugli
adempimenti conseguenti l'intervento monetario sostitutivo
previsto per legge.
Per quanto attiene l'ipotesi di dover procedere al rimborso della
tassa regionale sul diritto allo studio nei confronti degli
studenti privati del posto letto cui hanno diritto in quanto
vincitori del relativo concorso e al pagamento a favore degli
stessi della relativa cifra corrispondente alla voce di spesa
dell'ERSU per ogni singolo posto letto agli studenti assegnatari ,
occorre ancora una volta fare riferimento:
- all'art. 26 della più volte richiamata l.r. 20/2002 laddove si
dispone che Il gettito derivante dalla tassa regionale per il
diritto allo studio universitario è interamente devoluto
all'erogazione delle borse di studio e dei prestiti d'onore di cui
alla legge 2 dicembre 1991, n. 390 ed agli interventi in favore
degli studenti disabili ;
- al già menzionato DPCM del 9 aprile 2001 Uniformità di
trattamento sul diritto agli studi universitari, ai sensi
dell'articolo 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390 per quanto
riguarda la salvaguardia dei diritti dell'utenza. Si legga a
proposito l'art. 9, comma 5: Qualora le regioni e le province
autonome siano in grado di assicurare il servizio abitativo e di
ristorazione gratuitamente e con un'adeguata fruibilità rispetto
alla sede del corso di studi, l'importo minimo delle borse per gli
studenti fuori sede è ridotto di 1.400 euro su base annua per
l'anno accademico 2001/2002 e di 1.500 per quelli successivi, in
relazione ai mesi di effettiva erogazione del servizio abitativo,
e di 600 euro per un pasto giornaliero su base annua, in relazione
ai mesi di effettiva erogazione del servizio di ristorazione. Tale
metodo può essere altresì applicato dalle regioni e dalle province
autonome per un ulteriore pasto giornaliero per gli studenti fuori
sede e per un pasto giornaliero per gli studenti pendolari con le
stesse modalità in accordo con le rappresentanze elettive degli
studenti .
E' quindi automatica, e prevista dalla normativa di accesso ai
benefici, la corresponsione da parte dell'Ente agli assegnatari di
alloggio nelle residenze gestite, qualora non sia disponibile il
beneficio in servizi, di un incremento pari a 1.500 euro
dell'importo della borsa di studio.
In merito al punto a) delle conclusioni dell'interrogazione in
oggetto, la restituzione della tassa regionale sul diritto allo
studio, va specificato che è operazione già contemplata dalla
norma, in quanto tutti gli idonei alla borsa di studio (borsa da
corrispondere in servizi e in denaro), ricevono il rimborso della
tassa normalmente insieme alla seconda rata della quota monetaria.
Non è invece possibile tale restituzione, ad avviso dello
scrivente Dipartimento, nei confronti della generalità degli
studenti in quanto la destinazione di tale tributo, come già
detto, è interamente devoluta all'erogazione delle borse di
studio e dei prestiti d'onore ragion per cui si sottrarrebbe agli
aventi diritto una quota parte delle risorse loro destinate dalla
norma.
Per quanto attiene il punto b), la sorveglianza e il monitoraggio
delle situazioni di abusivismo, qualora queste esistano, va
osservata l'esclusiva responsabilità dell'Ente sulla conduzione
delle operazioni di controllo, rientrando l'attività tra gli
aspetti minimali essenziali per la buona gestione amministrativa,
per cui l'accertamento di fenomeni di abusivismo non sanzionato
costituirebbe indicatore negativo nella valutazione dell'operato
dei gestori e degli amministratori. Va rilevato che non risulta
pervenuta al riguardo alcuna segnalazione.
Per quanto riguarda il punto c) si concorda pienamente sulla
necessità di avviare un'approfondita interlocuzione con gli ERSU e
con quello di Catania in particolare, anche mediante l'ampliamento
e la diversificazione dell'incarico ispettivo in premessa, teso a
verificare la corretta e tempestiva erogazione e quantificazione
dei benefici monetari nei confronti dell'utenza (vedi nota
allegata 758 del 4/07/2010 di questo Dipartimento).
Infine, va rilevato che il primo degli efficaci elementi di
controllo sulla adeguatezza e correttezza della gestione economica
degli ERSU consiste nell'operatività dell'Organo di Controllo
Interno, in atto scaduto e non ancora rinnovato. Ulteriori
attività di vigilanza potranno verosimilmente consistere nella
formulazione di specifica direttiva regionale sui contenuti dei
bandi di accesso ai benefici e nella richiesta di rapporti
periodici sull'entità delle risorse erogate, sul numero dei
beneficiari, sulla tempistica dei pagamenti, su indicatori di
efficacia oggettivi applicati alle attività dell'Ente.
Si allega ad ogni buon fine la relazione che illustra la fonte e
l'entità delle risorse destinate agli ERSU in Sicilia, e
puntualizzazioni relative alla gestione e articolazione
amministrativa.». (Consultabile presso gli Uffici dell'Assessorato
regionale dell'Istruzione e della Formazione professionale).
Il dirigente generale
dott.ssa G. Patrizia
Monterosso
D'ASERO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'istruzione e la formazione professionale, premesso che la scuola
e la formazione professionale sono il mezzo attraverso cui i
giovani vengono preparati alla vita adulta, ad affrontare il mondo
del lavoro e quindi educati a diventare cittadini consapevoli;
ritenuto che l'acquisizione della consapevolezza dei propri
limiti rappresenta un aspetto fondamentale nell'istruzione degli
studenti, i quali vanno dotati anche delle basilari nozioni di
sicurezza, e nello specifico delle tematiche relative alla
sicurezza nei luoghi di lavoro;
sottolineato che il Governo nazionale ed il Parlamento hanno
ravvisato la necessità di imprimere una forte accelerazione alla
divulgazione della materia sicurezza', prevedendo la
programmazione di una materia di studio ad hoc anche presso le
scuole e gli enti di formazione;
considerato che la Regione siciliana non ha ancora avviato nessun
protocollo d'intesa che lasci sperare un presa di posizione
fattiva rispetto all'opportunità di inserire, nell'ambito del
percorso curriculare della formazione, anche il tema della
sicurezza;
rilevato che a livello nazionale è operativo il progetto
S.I.L.O.S. che, in collaborazione con Inail (per quanto riguarda
il ruolo dello Stato nella difesa della sicurezza dei lavoratori),
Anmil (per quel che concerne il vissuto personale di chi è rimasto
vittima di un incidente sul lavoro) e Ministero della pubblica
istruzione, ha già avviato collaborazioni e protocolli d'intesa
con le regioni, inserendo l'educazione alla sicurezza nelle
proposte curriculari formative;
per sapere:
se corrisponda al vero che la Regione siciliana non abbia
stipulato nessun protocollo d'intesa con il progetto S.I.L.O.S.
per la divulgazione e la formazione consapevole degli studenti in
materia di sicurezza sui luoghi di lavoro;
se non ritengano estremamente prioritario avviare azioni
sinergiche con S.I.L.O.S. per istruire anche i nostri giovani
sulle tematiche connesse tra lavoro e sicurezza, attivando un
circolo virtuoso di innovazione didattica e partecipativa.».
(1117)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1117, firma
dell'onorevole D'Asero, si comunica che è intendimento di questo
Assessorato inserire nella programmazione della Formazione
professionale per l'anno 2011 le tematiche rappresentate.».
L'Assessore
dott. Mario Centorrino
ARENA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'istruzione e la formazione professionale, premesso che:
la notizia della probabile chiusura della facoltà di lingue
dell'Università di Catania, a cui gli organi di stampa hanno
recentemente dato il giusto risalto, è stata accolta con viva
preoccupazione dall'intera città oltre che da una folta
rappresentanza di studenti dell'intero ateneo, solidali nel
definire l'iniziativa, 'diffusa sottovoce' negli ambienti
accademici e non ancora ufficialmente smentita dalle più alte
cariche istituzionali, assurda e gravemente lesiva dei legittimi
interessi degli oltre 7000 iscritti, cui si aggiungono le unità di
personale tecnico - amministrativo impiegato;
gli stessi studenti della facoltà di lingue, nel corso di
un'affollatissima assemblea plenaria, svoltasi presso l'auditorium
dei Benedettini di Catania, hanno pubblicamente denunciato
l'infausto progetto che determinerebbe la chiusura della facoltà
etnea in favore nel neonato consorzio universitario ibleo;
l'accorato e legittimo appello lanciato dagli universitari di
lingue non ha trovato le dovute rassicurazioni da parte dei
vertici amministrativi dell'Università di Catania, che hanno
preferito trincerarsi dietro un inquietante quanto paradossale
silenzio, quasi a conferma del fatto che ormai i giochi siano
tragicamente conclusi;
considerato che:
l'iniziativa in oggetto, qualora il 'disegno criminis' si
concretizzasse, avrebbe il sapore amaro di un espediente puramente
volto a favorire l'auspicata istituzione di un IV polo
universitario nella città di Ragusa, costringendo ad un forzato ed
estenuante 'pendolarismo', tra l'altro, i tanti studenti catanesi
che intendano completare il proprio corso triennale o accedere
alle successive lauree specialistiche ed esponendo il personale
tecnico - amministrativo, attualmente impiegato presso la facoltà
di lingue di Catania, al rischio di un grave pregiudizio rispetto
alle loro legittime aspettative occupazionali;
non sarebbe la prima volta, tra l'altro, che l'ateneo catanese,
uno dei più importanti per storia, tradizioni e numero di
iscritti, si ritrovi ad essere penalizzato nell'intento
irresponsabile di attivare o rilanciare un polo universitario di
rilevanza secondaria; salta alla mente, per esempio, il corso di
studi in psicologia, chimera per numerosissimi giovani catanesi
costretti a fare i pendolari oltre che a sostenere significativi
sacrifici economici;
per sapere:
innanzitutto, se non ritengano necessario interagire con il
competente Ministero dell'istruzione, dell'università e della
ricerca, oltre che con gli organi di gestione dell'Università di
Catania, al fine di acquisire tutte le opportune informazioni a
conferma delle indiscrezioni trapelate in questi giorni e, qualora
l'ipotesi trovasse conferma, per comprendere quali siano i criteri
adottati a supporto di tale scelta insensata;
quali immediate ed urgenti iniziative intendano intraprendere al
fine di scongiurare l'ennesimo gravissimo scippo ai danni della
comunità dell'intera città di Catania.». (1177)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1177, a firma
dell'onorevole Arena, si trasmette copia della nota prot. n. 111
del 15/10/2010 del Servizio gestione per gli interventi in materia
di istruzione post-diploma, formazione universitaria e post-
uiversitaria.
Si comunica, inoltre, in merito alla nascita del quarto polo
universitario pubblico in Sicilia, che è stato firmato nei mesi
scorsi un protocollo d'intesa tra la Regione Sicilia, il Comitato
promotore ed il Ministero a cui non è ancora seguito alcun decreto
ministeriale di supporto.».
L'Assessore
dott. Mario Centorrino
REPUBBLICA ITALIANA
Regione Siciliana
Assessorato Regionale dell'Istruzione e della Formazione
Professionale
Dipartimento Regionale dell'Istruzione e della Formazione
Professionale
Servizio Gestione per gli interventi
in materia di istruzione post-diploma,
formazione universitaria e post-universitaria
«Con riferimento all'interrogazione n. 1177, dell'onorevole
Arena, nell'evidenziare che trattasi eventualmente della chiusura
del Corso di Laurea di Lingue e Letterature Straniere di Catania e
non della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, si
rappresenta quanto segue.
La scelta dell'istituzione della Facoltà di Lingue e Letterature
Straniere a Ragusa, effettuata al fine di rivitalizzare i centri
storici di Ragusa Ibla e dei Comuni della Provincia, è stata
deliberata dal Senato Accademico dell'Università di Catania nella
seduta del 22/06/98 e pertanto le successive iniziative sono state
a sostegno della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di
Ragusa.
Si evidenzia, infine, che la paventata chiusura del Corso di
Laurea di Lingue e Letterature Straniere potrebbe rientrare nel
processo di razionalizzazione dell'offerta formativa delle
università siciliane.».
Il dirigente generale
arch. Felice Bonanno
VINCIULLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'istruzione e la formazione professionale, premesso che nella
Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 22, parte I, del 7
maggio 2010, veniva pubblicata la circolare n. 11 del 23 aprile
2010 'Interventi in favore delle scuole e delle facoltà
universitarie siciliane per lo svolgimento di attività per la
formazione civile degli alunni - articolo 14 della legge regionale
13 settembre 1999, n. 20. Esercizio Finanziario 2010 - cap.
373713';
preso atto che i termini di scadenza per la presentazione delle
istanze della succitata circolare scadevano il 15 maggio 2010,
cioè sette giorni dopo la pubblicazione nella G.U.R.S. comprensivi
del sabato e della domenica;
per sapere se non ritengano utile riaprire i termini di dette
domande, in modo da consentire alle istituzioni scolastiche che
non sono riuscite per tempo, visto il termine esiguo di sette
giorni, a presentare la relativa richiesta.». (1200)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1200, a firma
dell'onorevole Vinciullo, si trasmette copia della relazione del
Dirigente del Servizio Scuola dell'infanzia ed istruzione di ogni
ordine e grado statale.».
L'Assessore
dott. Mario Centorrino
REPUBBLICA ITALIANA
Regione Siciliana
Assessorato regionale dell'Istruzione e della Formazione
Professionale
Dipartimento regionale dell'Istruzione e della Formazione
Professionale
Servizio scuola dell'infanzia ed istruzione
di ogni ordine e grado statale
«In riscontro alla nota prot. n. 2508 del 24/06/2010 del
Dirigente Generale, di pari oggetto, si riferisce sull'argomento
oggetto dell'Interrogazione n. 1200 dell'onorevole Vinciullo al
fine di fornire elementi utili per la risposta dell'Assessore.
Nell'esercizio finanziario 2010, con circolare n. 11 prot. n.
4288 del 23/04/2010, sono state diramate le istruzioni per la
presentazione di richieste di contributo da parte delle
Istituzioni Scolastiche e Facoltà Universitarie della Sicilia per
lo svolgimento di attività per la formazione civile degli alunni
ai sensi dell'art. 14 della legge regionale 13/09/1999 n. 20.
La predetta circolare, prevedeva che le richieste di contributo
dovevano essere trasmesse a questo Assessorato entro il termine
del 15 maggio 2010.
La stessa è stata ampiamente diffusa con la pubblicazione sul
sito internet di questo Dipartimento Istruzione a partire dal 26
aprile 2010 e sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n.
22, parte prima, del 7 maggio 2010.
Il contributo concesso alle Scuole siciliane per le finalità
previste dall'art. 14 della L.R. 20/1999 viene erogato dallo
stanziamento del Capitolo 373713 del Bilancio della Regione che
per l'esercizio finanziario 2010 è stato previsto in euro
800.000,00.
A seguito della pubblicazione della circolare in questione,
questo Ufficio riceveva le istanze di contributo spedite o
recapitate a mano dalle Istituzioni Scolastiche della Sicilia che
avevano aderito alle iniziative previste dalla legge regionale n.
20/99.
Dall'esame preliminare per la valutazione dell'ammissibilità
delle richieste pervenute, la commissione costituita a tale scopo,
riscontrava che erano pervenute le richieste di n. 443 Istituzioni
Scolastiche singole o aggregate in rete da tutte le nove Province
della Sicilia per una richiesta complessiva di circa euro
2.287.000,00 (duemilioniduecentottantasettemila).
Risulta evidente dal numero di richieste pervenute e dal numero
di scuole coinvolte che, la pubblicazione della circolare n. 11 in
data 26 aprile sul sito del Dipartimento Istruzione ha avuto
un'ampia diffusione presso tutte le scuole della Sicilia.
Si rileva inoltre che lo stanziamento di euro 800.000,00 sul
Capitolo 373713 del bilancio regionale, non sufficiente a coprire
tutte le richieste delle Scuole, comporterà la valutazione e la
selezione delle stesse riducendone drasticamente il numero.
Per quanto sopra non si ritiene utile riaprire i termini previsti
dalla circolare 11/2010 come auspicato dall'onorevole
interrogante.».
Il dirigente del
Servizio
dott.ssa Anna Buttafuoco