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Resoconto d'Aula della Seduta n. 208 di martedì 30 novembre 2010
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   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

    Comunicazione di sospensione dalla carica di deputato regionale

   PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Consiglio dei Ministri,
  con  proprio  decreto  del 25 novembre 2010,  notificato  a  questa
  Assemblea regionale il 29 novembre successivo e protocollato al  n.
  9325/SgalPGAulaPGRagPG  di pari data, ha dichiarato  accertata,  ai
  sensi  e per gli effetti dell'articolo 15, comma 4 bis, della legge
  19  marzo  1990,  n. 55 e successive modificazioni, la  sospensione
  dalla  carica  di  deputato regionale dell'onorevole  Fausto  Maria
  Fagone a decorrere dal 22 ottobre 2010.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per l'istruzione e la formazione professionale, le risposte scritte
  alle seguenti interrogazioni:

   N. 730 - Interventi urgenti a favore dei docenti precari.
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  886  -  Opportune iniziative per garantire adeguati servizi  e
  strutture agli studenti dell'Università di Catania.
   Firmatario: Raia Concetta

   N.  1117  -  Iniziative  urgenti per  l'attivazione  del  progetto
  S.I.L.O.S. nella Regione siciliana.
   Firmatario: D'Asero Antonino

   N.  1177  -  Notizie circa la paventata chiusura della facoltà  di
  lingue  e  letterature  straniere dell'Università  degli  studi  di
  Catania.
   Firmatario: Arena Giuseppe

   N.  1200  - Riapertura dei termini per interventi in favore  delle
  scuole  e  delle facoltà universitarie siciliane per lo svolgimento
  di attività per la formazione civile degli alunni.
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.
             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Norme  in  favore del personale del Servizio sanitario  regionale
  della Sicilia» (n. 641)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato  dall'onorevole  Concetta
  Raia, in data 24 novembre 2010

   «Princìpi  per la tutela, il governo e la gestione pubblica  delle
  acque.  Disposizione per la ripubblicizzazione del servizio  idrico
  in Sicilia» (n. 642)
   di iniziativa popolare, presentato in data 24 novembre 2010

   «Riorganizzazione della rete aziendale e nuove modalità di  nomina
  dei direttori generali e dei responsabili delle strutture sanitarie
  complesse del Servizio sanitario regionale» (n. 643)
   di iniziativa popolare, presentato in data 24 novembre 2010

   «Norme  per  l'istituzione  dell'albo regionale  dei  laureati  in
   Conservazione dei beni culturali'» (n. 644)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Marrocco,
  Aricò,  Currenti, Fiorenza, Gentile, Incardona, Marinese e Nicotra,
  in data 25 novembre 2010

   «Proroga contratti personale a tempo determinato» (n. 645)
   di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
  (Lombardo) il 25 novembre 2010.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
                               di legge
                alle competenti Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico il seguente disegno di  legge  presentato  e
  inviato  alla competente Commissione Cultura, Formazione  e  Lavoro
  (V):

   «Istituzione della fondazione  Norman Zarcone'» (n. 640)
   - di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Pogliese,
  Buzzanca, Caputo, Falcone e  Vinciullo in data 18 novembre  2010.
   - inviato in data 22 novembre 2010.

   Comunico,  altresì, che il disegno di legge n. 645, presentato  il
  25  novembre  2010,  è  stato  inviato  in  data  odierna  alla  II
  Commissione legislativa  Bilancio'.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Norme per l'introduzione del quoziente familiare in Sicilia» (n.
  608)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010, parere VI

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE  (III)

   «Norme per la pianificazione delle grandi strutture di vendita in
  Sicilia» (n. 612)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010

                      AMBIENTE E TERRITORIO  (IV)

   «Interventi  per  la  realizzazione di parcheggi  commerciali  nei
  centri storici dei comuni siciliani» (n. 572)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010
   parere I, III

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO  (V)

   «Provvedimenti  per  la riconversione alfa  mediale  delle  scuole
  siciliane  e  per  l'introduzione della lettura e  della  scrittura
  dell'alfabeto audiovisivo nel curriculum scolastico» (n. 617)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010

   «Interventi  al  fine di garantire il diritto  allo  studio  nelle
  isole minori» (n. 625)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010

   «Disposizioni  per favorire la prosecuzione nell'utilizzazione  in
  attività  socialmente  utili dei soggetti  destinatari  del  regime
  transitorio» (n. 629)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010

                   SERVIZI SOCIALI E SANITARI  (VI)

   «Norme  in  materia di divieto di detenzione ed  utilizzazione  di
  esche avvelenate» (n. 529)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010
   parere I

   «Norme  per la raccolta, la lavorazione, la validazione biologica,
  la  distribuzione del sangue umano e degli emocomponenti per  l'uso
  trasfusionale e per l'autosufficienza regionale» (n. 609)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 22 novembre 2010.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Marinello, con  nota  prot.
  n.  9050, Ferrara, con nota prot. n. 9051 del 18 novembre  2010,  e
  Oddo, con nota prot. n. 9170 del 23 novembre 2010, hanno chiesto di
  apporre  la  firma  al disegno di legge n. 636   Istituzione  della
  Fondazione  Norman Zarcone' .

       Comunicazione di trasmissione di documentazione da parte
               dell'Assessorato regionale dell'economia

   PRESIDENTE. Comunico che l'Assessorato regionale dell'economia  ha
  trasmesso, in data 18 novembre 2010, la relazione annuale  relativa
  all'attività  svolta  dall'Osservatorio  per  il  monitoraggio  dei
  servizi  e  dei  prodotti bancari ai sensi dell'articolo  83  della
  legge regionale n. 2/2002.
   Comunico,  altresì, che copia della sopra citata documentazione  è
  stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   è  ormai  da  decenni  che  la situazione finanziaria  delle  IPAB
  siciliane  va sempre più peggiorando: tutto ciò è dovuto al  sempre
  minore  trasferimento di risorse che la Regione eroga  loro,  ormai
  insufficiente  a  garantire perfino ai dipendenti il  contratto  di
  lavoro  degli enti locali e il rispetto delle norme di  contabilità
  pubblica;

   considerato  che la situazione è così grave che la quasi  totalità
  delle  IPAB non riesce più a pagare al personale gli stipendi ormai
  da  molti  mesi,  alcune  addirittura da più  di  3  anni,  e  che,
  nonostante   ciò,  si  continua  ad  assicurare,   con   senso   di
  responsabilità, il servizio all'utenza;

   considerato  inoltre  che  gli  amministratori  delle   IPAB   non
  percepiscono alcuna indennità e svolgono il loro ruolo con  spirito
  di  servizio sociale e che ci sono tantissimi commissari,  nominati
  da questo Governo, che invece gravano sui bilanci degli enti;

   ritenuto imprescindibile e improrogabile un intervento del Governo
  regionale finalizzato ad una riforma globale delle stesse che tenga
  conto  dell'insostituibile ruolo che rivestono per le comunità  ove
  sono   allocate;   infatti,  esse  forniscono  prestazioni   socio-
  assistenziali  a  favore di anziani, minori,  disabili  e  soggetti
  deboli;

   evidenziato  che la Regione siciliana, ad oggi, non ha  provveduto
  al  riordino del sistema delle I.P.A.B secondo quanto previsto  dal
  decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207;

   appreso  che  nel  2009 il Governo regionale  aveva  impiegato  la
  stratosferica  somma  di 150 milioni di euro solo  per  consulenze,
  incarichi e nomine, per una pletora di 14.000 addetti, che  non  si
  sa  quali ruoli speciali rivestano che non possono essere svolti da
  personale  interno  alla Regione, mentre è ormai  a  conoscenza  di
  tutti  che  per  la  sistemazione  e  riorganizzazione  delle  IPAB
  occorrerebbero  circa 30 milioni di euro, una  cifra  infinitamente
  inferiore;

   per sapere se intendano:

   adottare  con  urgenza, nella prossima sessione di bilancio  della
  Regione,  provvedimenti  normativi ed economici  che  tendano  alla
  soluzione  di quanto espresso in premessa e che aiutino le  IPAB  a
  trovare l'equilibrio finanziario con immediatezza;

   adottare   urgentissime   iniziative  tendenti   a   chiudere   il
  contenzioso delle IPAB nei confronti dei lavoratori dipendenti;

   adottare,    infine,    urgenti   iniziative    legislative    per
  l'applicazione  di  quanto prescritto dal Titolo  V  della  l.r.  9
  maggio  1986, n. 22, ed in particolare le disposizioni di cui  agli
  articoli  da 30 a 43, pianificando l'estinzione o la fusione  degli
  enti  che  non  svolgono attività consone  o  che  non  riescono  a
  raggiungere  gli  obiettivi di legge ed a  rilanciare  le  attività
  degli  enti predetti, definendo un censimento e la riqualificazione
  dei   loro  patrimoni  anche  attraverso  la  stipula  di  apposite
  convenzioni con i comuni e il servizio sanitario regionale». (1498)

                                                               CORONA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   in  data  24  maggio 2010, e poi pubblicato nella  GURS,  é  stato
  emanato  dall'Assessore  regionale per la  salute  il  decreto  che
  disciplina  le  prestazioni  sanitarie  delle  residenze  sanitarie
  assistite (RSA)  in Sicilia;

   considerato  che  il  succitato  decreto,  oltre  a  definire  gli
  standard prestazionali delle stesse strutture sanitarie, regola  le
  tariffe economiche a cui gli utenti devono adeguarsi;

   atteso  che si prevede che, dal primo giorno di ricovero  sino  al
  sessantesimo, il costo della tariffa è a totale carico del servizio
  sanitario regionale (SSR), mentre dal sessantunesimo giorno sino al
  dodicesimo mese il costo tariffario, pari ad euro 106,20, è per  il
  50%  a  carico  del SSR e per la restante parte è  a  carico  dello
  stesso utente;

   preso  atto che, effettuando un calcolo veloce, ci si rende  conto
  che  dal sessantunesimo giorno gli utenti dovranno pagare una somma
  di oltre mille e cinquecento euro al mese;

   considerato  infine che nell'ultima parte del decreto assessoriale
  si  prevede  l'esonero  per quegli utenti che  hanno  una  pensione
  sociale  o  sono  invalidi civili, escludendo di  fatto  tutti  gli
  altri,  comprese  quelle persone che, pur non avendo  una  pensione
  sociale,  sono titolari di pensione cosiddetta minima (euro  500,00
  mensili);

   per  sapere se non si ritenga opportuno rivedere la disciplina per
  quelle  fasce  deboli di persone bisognose di assistenza  sanitaria
  nelle  dette RSA, prevedendo l'esclusione del costo della retta  ed
  eventualmente l'onere a carico del SSR». (1500)

                                                   FALCONE -VINCIULLO

   «Al  Presidente  della Regione, premesso che nella  notte  del  13
  dicembre  del 1990, le province di Siracusa, Ragusa e Catania  sono
  state  interessate da un forte sisma che ha provocato  innumerevoli
  danni alle strutture pubbliche e private;

   preso  atto che in seguito al devastante evento calamitoso è stata
  approvata, il 31 dicembre 1991, la legge n. 433, avente ad  oggetto
  la  ricostruzione  degli immobili pubblici e  privati  colpiti  dal
  sisma;

   considerato  che,  con  nota n. 40030 del 14  settembre  2010,  il
  Dipartimento della protezione civile della Presidenza della Regione
  ha  trasmesso la proposta di rimodulazione dei fondi  di  cui  alla
  citata legge n. 433/1991, unitamente alla relazione del 6 settembre
  2010 del comitato tecnico paritetico Stato-Regione;

   visto  che, in seguito alla nota de qua, la Giunta regionale,  con
  delibera   n.   386  del  15  ottobre  2010,  ha  provveduto   alla
  rimodulazione del piano di riferimento degli interventi  finanziati
  con la legge 30 dicembre 1991, n. 433;

   accertato che, nonostante quanto deliberato dalla Giunta regionale
  con atto n. 386 del 15 ottobre 2010, le somme di cui alla legge  31
  dicembre 1991, n. 433, pur essendo state adeguatamente rimodulate e
  ridistribuite, non risultano ad oggi disponibili;

   un  ulteriore  e ingiustificato ritardo della disponibilità  delle
  somme  de  quibus  causerà  un  ulteriore  ed  inevitabile  ritardo
  nell'esecuzione  dei  lavori  di  recupero  degli   immobili,   con
  conseguenti  danni tanto per i proprietari degli  immobili,  quanto
  per  le  imprese  esecutrici dei lavori e per i  tecnici  impegnati
  nella progettazione e direzione dei lavori;

   per  sapere  se non ritenga necessario intervenire, con  l'urgenza
  del caso, al fine di rendere immediatamente disponibili le somme di
  cui  alla  legge  31  dicembre 1991, n.  433,  e  onorare  così  le
  legittime  attese di un territorio segnato da un evento  calamitoso
  che,  seppur  lontano negli anni, è ancora vivo nella  mente  della
  maggioranza del popolo siciliano». (1501)

                                           VINCIULLO-POGLIESE-FALCONE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente  e  all'Assessore  per l'economia,  premesso  che  il  7
  settembre 2010 l'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente
  pro tempore ha decretato il piano annuale di utilizzo delle risorse
  del fondo regionale per la Montagna;

   vista la deliberazione della Giunta regionale n. 274 del 29 luglio
  2010,  con la quale è stato approvato il piano annuale di  utilizzo
  delle  risorse  del fondo regionale per la montagna, in  conformità
  alla  proposta  di cui alla nota prot. n. 1910/Gab  del  14  luglio
  2010, per un importo complessivo di euro 7.078.000,00;

   preso  atto  che  le  province di Siracusa e  Ragusa  sono  state,
  inopinatamente e ingiustificatamente, escluse dalla ripartizione di
  dette somme;

   considerato  che  il  decreto  de quo  è  stato  pubblicato  nella
  Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 12 novembre 2010;

   per sapere:

   per quale arcano e ingiustificato motivo le province di Siracusa e
  Ragusa,  che pure hanno una parte importante del proprio territorio
  ricadente in zone montane, siano state escluse dalla programmazione
  di dette somme;

   se  non  ritengano  utile  e opportuno, con  l'urgenza  del  caso,
  ritirare  detto provvedimento che è assolutamente ingiustificato  e
  ingiusto e che colpisce, ancora una volta, la provincia di Siracusa
  e  quella  di Ragusa, in modo da ridistribuire le somme  de  quibus
  inserendo anche le suddette province;

   infine,  se  non  ritengano di predisporre,  fin  da  subito,  una
  circolare in modo tale che il prossimo anno le province di Siracusa
  e   Ragusa   possano  essere  compensate  di  quanto  ingiustamente
  sottratto  e  scippato  nell'attuale piano  che,  con  la  presente
  interrogazione, si intende contestare». (1503)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   in  data 8 agosto 2008 è stato emanato il decreto assessoriale  n.
  1985,  contenente le direttive per la formulazione dei budget  2008
  di  tutte le strutture accreditate per la specialistica diagnostica
  ambulatoriale;

   il  suddetto  decreto assessoriale non è stato mai portato  in  VI
  Commissione  legislativa  permanente dell'ARS  'Servizi  sociali  e
  sanitari', nonostante l'importanza che riveste dal punto  di  vista
  sociale,  occupazionale e del riordino generale di tutta la  sanità
  in Sicilia;

   considerato che:

   la determinazione individuale dei budget sulla base dei criteri di
  cui  all'articolo  3 determina risultati che, da un  lato,  possono
  apparire iniqui nelle fasce di confine tra una soglia e l'altra  e,
  dall'altro,  possono  contrastare  con  la  determinazione  di   un
  aggregato  che, depurato dagli oneri previdenziali,  non  riesce  a
  dare  la  copertura  finanziaria al totale del  budget  come  sopra
  determinato;

   siffatti    problemi,   rappresentati   dalle   varie    categorie
  interessate, ove confermati, come provato, aggravano la  situazione
  dell'offerta   sanitaria  'infra  lea',  determinando   l'immediata
  sospensione  delle  erogazioni  delle  prestazioni  a  carico   del
  servizio   sanitario   nazionale,   con   gravi   ed   irreparabili
  ripercussioni  sulle fasce sociali meno agiate, in  particolare  su
  disoccupati,  soggetti esenti per patologie, anziani  e  di  quanti
  vivono di lavori precari saltuari e con nuclei familiari numerosi;

   tenuto conto che:

   la  predetta  situazione  denunciata si  è  verificata  in  alcune
  province in occasione dell'applicazione degli articoli 2  e  3  del
  d.a.  n. 2594 del 22 novembre 2007 di assegnazione dei budget 2007,
  come  rideterminata a seguito del d.a. n. 549 del 14 marzo  2008  e
  del d.a. n. 912 del 21 aprile 2008;

   per sapere:

   cosa intendano fare per rendere il d.a. n. 1985 dell'8 agosto 2008
  compatibile  con  l'esigenze  sociali  degli  assistiti  (in   modo
  particolare  dei  malati cronici e subacuti che  non  potranno  più
  usufruire delle esenzioni per patologie) e dei centri accreditati;

   se ritengano opportuno depurare il d.a. de quo per renderlo immune
  dai  vizi  sopra indicati; ciò nella consapevolezza  che  l'offerta
  sanitaria  a  partire dal primo settembre, come dichiarato  da  più
  parti, è a totale carico dei cittadini, con gravissime ricadute dal
  punto  d vista sociale ed occupazionale, in quanto numerosi  centri
  accreditati  hanno già anticipato la necessità di  chiudere  e,  di
  conseguenza,  licenziare  tutto il personale  medico  e  paramedico
  (fino  ad  oggi  impiegato in detti centri). Tra  l'altro,  non  va
  sottovalutato che in alcune zone il servizio pubblico è  totalmente
  assente  ed in altre non è in condizione di surrogare l'offerta  di
  prestazioni  oggi garantite solo ed esclusivamente dalle  strutture
  accreditate». (1504)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  salute  e
  all'Assessore per l'economia, vista l'interrogazione n. 1473 del  2
  novembre 2010;

   premesso che:

   il  presidente  del consiglio di amministrazione della  fondazione
  Istituto San Raffaele - G. Giglio di Cefalù (PA), nella persona del
  dottore Cirillo, ha chiesto il pagamento dell'indennità sia per  la
  carica di presidente sia per quella dei componenti del consiglio di
  amministrazione;

   ad  oggi  l'indennità percepita dal dottore Cirillo è di 120  mila
  euro;

   tale circostanza non solo non ha rispettato le sollecitazioni  del
  sindaco della città di Cefalù ma è anche in netto contrasto con  la
  politica  adottata  dal  Presidente della Regione  di  contenimento
  della spesa pubblica e, a maggior ragione, di quella sanitaria;

   considerato che:

   in  precedenza, i Governi della Regione che hanno preceduto quello
  attuale  hanno  operato  scelte  con  soggetti  più  noti  e  senza
  emolumenti.  Infatti,  la  carica  di  presidente  del  prestigioso
  istituto    è   stata   ricoperta   da   illustri   ed   importanti
  professionalità  della  scienza e della medicina,  tra  i  quali  i
  professori  Veronesi e Cittadini, i quali, pur avendo ricoperto  la
  carica di presidente, non hanno mai percepito alcuna indennità  per
  le funzioni gestionali;

   il   dottore   Cirillo,  secondo  alcune  note  di   stampa   ('la
  Repubblica'),  è  stato  indicato tra  gli  uomini  del  Presidente
  Lombardo con il merito di aver organizzato il partito del Movimento
  per le Autonomie;

   per sapere:

   se il presidente della fondazione San Raffaele di Cefalù - dottore
  Stefano  Cirillo - abbia disatteso gli inviti formulati dal sindaco
  di Cefalù;

   se siano a conoscenza dell'indennità percepita dal dottore Cirillo
  per le funzioni gestionali;

   il ruolo politico svolto dal dottore Cirillo all'interno del MPA;

   alla  luce  delle  gravi condizioni economico - finanziarie  della
  Regione  e  dello  stato  in cui versano  gli  enti  locali,  quali
  provvedimenti  verranno  adottati  per  evitare  il  pagamento  del
  compenso autodeterminatosi dal dottore Cirillo». (1506)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che da oltre quarant'anni, in
  località  Tiritì  e  Valanghe d'Inverno, insiste  una  discarica  a
  ridosso  dei centri di Motta S.Anastasia e di Misterbianco (CT),  i
  cui  miasmi fetidi, provenienti dalla fermentazione dei rifiuti  di
  ogni genere ivi abbancati, rendono invivibili dette comunità;

   considerato  che detta discarica risulta ubicata  a  meno  di  500
  metri dai comuni di Misterbianco e di Motta S.Anastasia e che  tale
  distanza contrasta con la legge nazionale, con le direttive europee
  e con la legge regionale, che prevede una distanza minima di cinque
  chilometri dai centri abitati;

   visto  che,  nonostante  i  limiti sopra  richiamati,  la  Regione
  siciliana  ha rilasciato autorizzazione di ampliamento  alla  ditta
  Oikos  s.p.a.,  con  decreto n. 221 del  19  marzo  2009,  per  una
  discarica  di  rifiuti  non pericolosi, sita in  contrada  Valanghe
  d'Inverno;

   appurato   che  l'autorizzazione  all'ampliamento  incrementa   la
  capacità         della        discarica        di         ulteriori
  duemilionicinquecentotrentottomila  metri  cubi  (oltre  i  diversi
  milioni già abbancati nei precedenti quarant'anni di attività) e le
  conferisce  la capienza per diversi anni dei rifiuti solidi  urbani
  di  gran  parte dei comuni siciliani e tutto ciò risulta in  palese
  contrasto  con  l'articolo  199, comma 3,  lettera  a),  del  d.lgs
  152/2006,  che stabilisce l'obbligo di assicurare la  gestione  dei
  rifiuti urbani all'interno degli ambiti territoriali ottimali;

   accertata  la  presenza di un conflitto d'interessi in  capo  alla
  ditta Oikos, essendo la medesima gestore della discarica e titolare
  del servizio raccolta dei rifiuti;

   ricordato che:

   la   raccolta  differenziata  è  vincolante  per  il  giudizio  di
  compatibilità   ambientale  e  che,   invece,   non   c'è   traccia
  dell'obbligo    del   committente   (Oikos)   di    sensibilizzare,
  responsabilizzare e far partecipare la popolazione alla pratica  di
  riciclaggio dei rifiuti;

   si   è   ancora  lontani  dai  valori  di  rifiuti  biodegradabili
  conferibili in discarica, che per il 2008 dovevano essere inferiori
  a 173 kg/anno per abitante, da portare a 115 kg entro il 2011;

   rilevato  che,  nel  mese di ottobre, a seguito  di  un  controllo
  eseguito dalla provincia di Catania, è risultata non funzionante la
  torcia  che avrebbe dovuto assicurare il controllo del gas  immesso
  in  atmosfera dalla discarica, i cui miasmi, invece, hanno  indotto
  ben  seimila  cittadini  dei  comuni  di  Motta  S.Anastasia  e  di
  Misterbianco a raccogliere firme sotto una motivata petizione;

   visti i ripetuti interventi dei sottoscritti interroganti in  Aula
  al   fine   di   ottenere   dal   Governo   regionale   la   revoca
  dell'autorizzazione alla gestione della discarica e di disporre  il
  relativo risanamento ambientale;

   constatato che il citato ampliamento risulta a tutt'oggi  iscritto
  nelle  linee  guida  del  piano regionale dei  rifiuti  e  che  ciò
  determina  una  forte preoccupazione nell'opinione pubblica  e  una
  violenta  reazione  popolare con conseguenti  rischi  per  l'ordine
  pubblico;

   per sapere se non ritenga urgente:

   revocare  in  autotutela il decreto n. 221 del 19  marzo  2009  di
  autorizzazione  all'ampliamento della discarica  sita  in  contrada
  Valanghe d'Inverno, nel comune di Motta S.Anastasia;

   individuare  un  sito  adeguato,  lontano  dai  centri  abitati  e
  conforme  alle  disposizioni  di  legge,  ove  ubicare  una   nuova
  discarica di rifiuti solidi urbani;

   disporre  l'immediata  chiusura della  discarica  esistente  e  la
  definitiva bonifica del territorio». (1509)

                                            DI GUARDO-BARBAGALLO-RAIA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso  che  dalla relazione orale per l'udienza di parificazione
  della Corte dei conti - Sezioni riunite per la Regione siciliana in
  merito   al   rendiconto  generale  della  Regione  siciliana   per
  l'esercizio  finanziario  2009 si legge: 'La  gestione  attiva  del
  debito,   intrapresa   dalla  Regione  nel  2005   con   successiva
  rimodulazione  nel 2007, ha fatto sì che le operazioni  di  finanza
  derivata  assistano oggi il 29,6% circa del debito a  carico  della
  Regione. Al riguardo va segnalato che negli ultimi due esercizi  la
  Regione  non  ha  fatto  ricorso  ad  alcuna  nuova  operazione  di
  ristrutturazione  del  debito. Attualmente  sono  in  corso  cinque
  operazioni in derivati, di cui tre a fronte di mutui contratti  con
  la  Cassa  depositi  e  prestiti  e  due  relative  alle  emissioni
  obbligazionarie  regionali di tipo bullet  denominate  Archimede  e
  Pirandello.  A  garanzia  della  restituzione  del  capitale   alla
  scadenza si è fatto ricorso in entrambi i casi alla costituzione di
  un  fondo  di  ammortamento (sinking fund). Nel  2007,  sulla  base
  dell'impegno  assunto  con l'accordo sul  Piano  di  rientro  della
  sanità,  la Regione ha proceduto a rinegoziare gli indicati sinking
  fund con la Royal Bank of Scotland';

   considerato che in un momento nel quale le borse di tutto il mondo
  attendono  con  trepidazione di conoscere  il  futuro  del  sistema
  finanziario  irlandese, emerge la preoccupazione dei siciliani  sul
  destino  dei  fondi di accantonamento che la Regione  siciliana  ha
  depositato  presso  la Royal Bank of Scotland,  che  ha  una  forte
  esposizione verso l'Irlanda, e che ammontano a circa 700 milioni di
  euro;

   verificato  che, in risposta ad altra interrogazione,  l'Assessore
  dell'epoca  riferiva  che  i  fondi di cui  sopra  potevano  essere
  considerati  al  sicuro anche alla luce del fatto  che  la  Regione
  aveva,  a  garanzia  di  queste  somme  depositate,  stipulato   un
  contratto  'collateral'  con  la stessa  Royal  Bank  of  Scotland,
  ritenuta allora banca di sicuro affidamento sia perché parzialmente
  nazionalizzata dal Governo inglese, sia perché dotata di rating 'AA
  1';

   per   sapere   se,   alla  luce  dell'ormai  annunciato   dissesto
  finanziario irlandese, ritengano ancora del tutto garantiti i fondi
  di  accantonamento  depositati presso la banca scozzese  e  se  non
  ritengano,  invece,  di  avviare una profonda  riflessione  con  il
  Governo  nazionale  sulla possibilità di individuare  altre  e  più
  sicure   soluzioni   a  garanzia  delle  ormai   asfittiche   casse
  regionali». (1511)

                                LEONTINI-D'ASERO-SCOMA-CAPUTO-MANCUSO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente  e  all'Assessore per le attività  produttive,  premesso
  che:

   da  oltre vent'anni l'azienda Acqua Geraci opera con successo  nel
  territorio  di  Geraci  Siculo  (PA)  rappresentando  un   impianto
  produttivo che garantisce lavoro e sviluppo economico in  tutto  il
  comprensorio.   L'azienda  potrebbe  ampliare   non   soltanto   le
  dimensioni  dello  stabilimento ma anche  intensificare  i  livelli
  produttivi,  garantendo  un  incremento  occupazionale  oltre   che
  determinando una ricaduta positiva in tutto il comprensorio;

   motivazioni   legate   a   difficoltà   burocratiche   nonché    a
  incomprensioni di natura amministrativa insorte con  il  comune  di
  appartenenza impediscono il rilancio dell'attività imprenditoriale;

   tutto   ciò   a   discapito   dell'attività   imprenditoriale   in
  considerazione  del  fatto che da diverse parti  d'Italia  giungono
  domande per maggiori acquisti dei prodotti realizzati dall'azienda;

   per  sapere  quali provvedimenti intendano adottare per  rimuovere
  gli  ostacoli  burocratici  che  impediscono  l'ulteriore  sviluppo
  dell'azienda  e  per  assicurare ulteriore  rilancio  occupazionale
  all'impresa». (1512)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   il  diabete colpisce circa trecento milioni di persone nel  mondo,
  uccidendone una ogni 10 secondi;

   in  Italia  la  malattia  colpisce  oggi  il  5  per  cento  della
  popolazione, un dato in netta crescita se confrontato al numero  di
  ammalati degli anni '70;

   considerato che:

   l'Organizzazione mondiale della sanità ha paragonato la diffusione
  del diabete ad una epidemia, con stime di crescita inarrestabili;

   la  diffusione del diabete è sempre più legata ad errate abitudini
  alimentari che prendono sempre più piede negli Stati occidentali  e
  non solo;

   visto  che secondo l'International diabetes federation,  entro  il
  2030,  saranno oltre 438 milioni le persone costrette  a  convivere
  con la malattia de qua;

   accertato  che l'incremento de quo, oltre ad indicare  un  rischio
  per  la  popolazione  globale, porterà la spesa  sanitaria  da  376
  milioni  di  dollari, quale è quella attuale, a  ben  oltre  i  490
  milioni di dollari;

   constatato che:

   l'International  diabetes  federation  ha  organizzato  decine  di
  manifestazioni  in  160  Paesi  del mondo  volte  a  rafforzare  la
  consapevolezza  della  popolazione  e  a  prevenire   la   malattia
  attraverso la conoscenza dei fattori di rischio;

   anche in Italia, in oltre 500 piazze, sono stati allestiti presidi
  diabetologici   per   consentire  ai   cittadini   di   controllare
  gratuitamente il livello di glicemia;

   per   sapere  se  non  ritengano  necessario  e  urgente   avviare
  iniziative,  anche  nelle scuole, volte ad  informare  i  cittadini
  siciliani, e in particolare i bambini, sulle cause della  malattia,
  al fine di prevenirne la diffusione». (1513)
                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione  professionale, premesso che il bullismo è  un  fenomeno
  sempre  più  diffuso nelle scuole di ogni ordine e  grado,  sia  in
  Sicilia che nel resto del Paese;

   considerato che:

   gli  atti di bullismo, il più delle volte, sono ascrivibili a veri
  e propri reati previsti sia dal codice civile che da quello penale;

   in  molti  casi,  le  responsabilità  civili  ricadono  anche  sui
  genitori degli alunni autori di atti di bullismo;

   visto  che  non sempre l'atto di bullismo è palese: infatti  molti
  sono  i  casi in cui le vittime di bullismo non subiscono un  danno
  fisico, bensì psicologico;

   per  sapere  se  non ritengano urgente e necessario adoperarsi  al
  fine  di  avviare  programmi  di prevenzione  per  evitare  che  il
  bullismo  diventi una 'modalità preferenziale di  relazione  tra  i
  ragazzi'». (1514)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che gli autobus dell'AST, utilizzati per il
  trasporto  degli  studenti pendolari da e per  Sortino  (SR),  sono
  stati  ridotti  a cinque dagli originari sette, come  necessario  e
  come concertato con il comune;

   preso  atto  che  detta decisione dell'azienda  ha  comportato  un
  peggioramento   delle  condizioni  del  servizio,  certamente   non
  ottimali;

   visto  che tutti i cittadini di Sortino hanno espresso il  proprio
  rammarico  per  i  tanti  disagi che sono costretti  a  subire  gli
  studenti  pendolari, partecipando alla manifestazione  di  protesta
  che è stata organizzata il 5 novembre 2010;

   considerato che:

   gli  studenti  pendolari  di  Sortino,  come  tutti  quelli  delle
  rimanenti parti dell'Isola, hanno diritto ad un servizio efficiente
  ed efficace che, tra l'altro, continuano a pagare;

   gli  istituti scolastici superiori sono tutti a Siracusa o Augusta
  mentre il centro montano di Sortino ne è sprovvisto;

   per sapere se non ritengano utile ed improcrastinabile intervenire
  al  fine  di migliorare il servizio offerto dall'AST agli  studenti
  pendolari  di  Sortino,  ponendo fine ai  tanti  disagi  creati  ai
  ragazzi,  che  devono  poter contare su servizi  idonei  per  poter
  conseguire il loro diritto-dovere allo studio». (1515)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   con nota del 17 novembre 2010 l'Assessorato Salute ha stabilito, a
  decorrere dall'8 novembre 2010, l'interruzione dei ricoveri  presso
  l'unità  ospedaliera  di  cardiochirurgia pediatrica  dell'Ospedale
  Civico di Palermo;

   quindi,    secondo   quanto   deciso   dal   Governo,   l'attività
  assistenziale  svolta  presso  il  presidio  di  Palermo  è   stata
  trasferita presso l'unità operativa di Taormina;

   in  conseguenza del provvedimento adottato dall'Assessorato  della
  Salute,  l'unità  operativa di cardiochirurgia pediatrica  operante
  presso  l'azienda ospedaliera di Palermo non potrà  più  esercitare
  l'attività di cardiologia interventistica e di cardiochirurgia  per
  i pazienti di età inferiore;

   considerato che:

   tale  decisione viola il diritto alla salute dei cittadini  ed  in
  particolare del diritto alla salute dei bambini;

   in  questo  modo  non potranno essere garantiti i  livelli  minimi
  assistenziali  ai  pazienti in atto ricoverati  presso  l'unità  di
  Palermo;

   il  capoluogo  siciliano viene privato di un'importante  struttura
  ospedaliera  che pone gli utenti e, quindi, i bambini ad  altissimo
  rischio di pericolo di vita;

   le   strutture   di  pronto  intervento  potrebbero   non   essere
  sufficienti a sopperire alle emergenze per determinate patologie  o
  per determinate condizioni di salute del minore;

   ritenuto che:

   il  reparto  di  cardiochirurgia pediatrica di  Palermo  non  deve
  essere trasferito;

   ogni   altra   diversa  decisione  può  compromettere   o   recare
  pregiudizio alla salute dei minori;

   il   trasferimento  dell'unità  dal  capoluogo  siciliano   presso
  Taormina non trova una razionale motivazione, atteso che la Sicilia
  occidentale  e  l'immensa realtà cittadina  dell'entroterra,  viene
  privata di un'importante ed efficiente struttura ospedaliera;

   per sapere:

   se  intendano  adottare ogni provvedimento utile e necessario  per
  garantire  il  mantenimento dell'unità operativa di cardiochirurgia
  pediatrica presso l'azienda ospedaliera di Palermo;

   per conoscere:

   quali motivazioni abbiano indotto al trasferimento del reparto  di
  cardiochirurgia pediatrico di Palermo;

   per  sapere quali provvedimenti abbiano adottato per garantire  la
  tutela del diritto alla salute dei minori affetti da patologie  che
  necessitano di servizi di cardiochirurgia pediatrica». (1517)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                               CAPUTO

   «All'Assessore  per  l'istruzione e la  formazione  professionale,
  premesso che:

   l'Assessorato  Istruzione e formazione professionale  ha  diramato
  l'avviso pubblico n. 10/2010 al fine di promuovere iniziative volte
  a  garantire  il  successo  formativo  e  scolastico  nelle  scuole
  operanti in contesti caratterizzati da disagio socio-economico;

   i  soggetti  ammessi sono gli istituti scolastici ricadenti  negli
  osservatori  di  area  costituiti  in  rete  e  che  presentino  le
  problematiche   psico-socio-educative  indicate  dalle   istruzioni
  assessoriali;

   i  progetti  sono  sottoposti alla ratifica degli Osservatori,  al
  fine  di  garantire l'effettiva inclusione delle scuole situate  in
  contesti urbani considerati più a rischio;

   considerato che:

   l'istituto  comprensivo  ad indirizzo  musicale  Mario  Nuccio  di
  Marsala  (TP) opera in un contesto caratterizzato da forte  disagio
  socio-economico;

   l'istituto  ha  predisposto un progetto  in  rete  con  le  scuole
  'Falcone'  e  'Pertini' di Trapani, anch'esse  incluse  in  zone  a
  rischio,  anche in considerazione del fatto che nel  territorio  di
  Marsala l'istituto Nuccio è l'unico ad avere i requisiti richiesti;

   il  suddetto progetto non è stato ratificato dall'Osservatorio  in
  quanto predisposto da reti di scuole non ricadenti nelle aree dello
  stesso Osservatorio;

   rilevato che:

   tale  ulteriore  requisito,  e  cioè  l'appartenenza  allo  stesso
  osservatorio, non era previsto dall'avviso n. 10/2010 e,  pertanto,
  la  decisione  adottata  da  codesto Assessorato  di  escludere  le
  suddette  scuole  di  Marsala  e Trapani  dalla  realizzazione  del
  progetto non appare corretta e motivata;

   viceversa, è stata autorizzata la partecipazione di un istituto di
  Marsala che non opera in contesti urbani a rischio;

   il  Dirigente scolastico dell'Istituto Mario Nuccio di Marsala  ha
  presentato  osservazioni  all'Assessorato  regionale  istruzione  e
  formazione  chiedendo  di  correggere  la  predetta  decisione  che
  riguarda le scuole di Marsala e Trapani citate;

   per sapere:

   se   non  ritengano  opportuno  porre  in  essere  ogni  atto  per
  correggere  la  predetta decisione con la quale  si  escludono,  di
  fatto,  gli istituti Mario Nuccio di Marsala, G. Falcone  e  Sandro
  Pertini  di  Trapani  dalla partecipazione  al  progetto  volto  al
  successo  formativo e scolastico nelle scuole collocate in  aree  a
  forte marginalità socio-economica;

   se  non  ravvisi nella suddetta esclusione il determinarsi  di  un
  danno  oggettivo  per  tutti quei minori che vengono  in  tal  modo
  privati  di  un'opportunità di crescita e formazione  in  grado  di
  sottrarli  a  pesanti  condizioni di marginalità  e  di  esclusione
  sociale, con ciò sostanzialmente vanificando la mission dell'intero
  progetto». (1521)

                                                            GUCCIARDI

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   con  la  l.r. 14 aprile 2009, n. 5, sono state approvate le  norme
  per  la  riorganizzazione  del  sistema  sanitario  siciliano,  ivi
  compreso il nuovo assetto della rete ospedaliera regionale:  la  VI
  Commissione  legislativa  permanente dell'ARS  'Servizi  sociali  e
  sanitari',  secondo  le  previsioni  previste  dalla  legge   sopra
  richiamata,  di  volta  in  volta  ha  approvato  le  proposte  per
  l'attuazione della legge stessa e che spesso tali risoluzioni  sono
  risultate disattese dall'Assessorato regionale Salute;

   a  seguito del decreto assessoriale per la rimodulazione dei posti
  letto della rete ospedaliera regionale, il presidio ospedaliero  di
  Ribera  (AG)  ha  subito  di  fatto  un  declassamento  secondo  il
  principio di rifunzionalizzazione del presidio stesso;

   considerato che:

   l'Assessorato  regionale Salute ha previsto  un  finanziamento  di
  circa  otto milioni di euro per la messa a norma e la realizzazione
  di  una  sala  operatoria del presidio di Ribera,  senza  che  allo
  stesso  risultino  attribuite competenze tali  da  giustificare  un
  intervento strutturale così come previsto;

   sarebbe  opportuno  conoscere, ancor  prima  di  impegnare  denaro
  pubblico, il reale destino e l'effettiva funzione che l'Assessorato
  regionale  vuole attribuire al presidio ospedaliero di  Ribera,  in
  assenza   oggi  di  specifico  riferimento  all'interno   dell'atto
  aziendale  proposto  dall'ASP  di  Agrigento  ed  approvato   dalla
  Regione;

   per sapere:

   quale sia il reale futuro del presidio ospedaliero di Ribera;

   se  non  ritengano  opportuno chiarire quali  siano  le  effettive
  prospettive  del  presidio ospedaliero ancora  prima  di  impegnare
  risorse pubbliche». (1499)

   (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)

                                                            CASCIO S.

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   nella  seduta  n.  75  del 18 gennaio 2010  della  VI  Commissione
  legislativa  permanente dell'ARS svoltasi nell'aula consiliare  del
  Comune  di  Ribera  (AG), si era stabilito,  anche  con  il  parere
  favorevole  dell'Assessorato regionale Salute, che il  processo  di
  rifunzionalizzazione  del presidio ospedaliero  di  Ribera  avrebbe
  assicurato  allo stesso, nella fase di rideterminazione  dei  posti
  letto,  la  seguente dotazione: 20 posti letto di medicina,  10  di
  chirurgia, 10 cardiologia, 48 di riabilitazione e 16 per  la  lunga
  degenza;

   nella  stessa seduta della Commissione, l'Assessore per la  salute
  dichiarava  che era preferibile potenziare i servizi di  emergenza-
  urgenza   puntando   alla   riabilitazione   e   rappresentava   la
  disponibilità  della  fondazione Maugeri  a  potenziare  i  servizi
  riabilitativi anche al fine di frenare l'emigrazione sanitaria;

   considerato che:

   con  il  decreto  assessoriale  25  maggio  2010,  pubblicato  nel
  supplemento  ordinario  della  GURS n.  28,  l'Assessore  di  fatto
  disconosce   quanto  emerso  ed  approvato  dalla  VI   Commissione
  legislativa permanente dell'ARS nella seduta in premessa citata;

   il  decreto  assessoriale  con cui si  dettano  gli  indirizzi  di
  riordino,  di  rifunzionalizzazione  e  riconversione  della   rete
  ospedaliera   territoriale   dell'ASP   di   Agrigento   non   vede
  riconosciuti al presidio ospedaliero di Ribera i 10 posti letto  di
  cardiologia,  così  come stabilito depotenziando  ulteriormente  la
  funzione territoriale del presidio stesso;

   ad oggi non vi è nessun atto che confermi le parole dell'Assessore
  regionale  per  la salute circa l'impegno della fondazione  Maugeri
  per il rilancio complessivo dell'ospedale di Ribera;

   per sapere:

   quali  siano le ragioni per cui ad oggi non vi siano atti affinché
  il  presidio ospedaliero di Ribera insieme alla fondazione  Maugeri
  diano vita al polo d'eccellenza per la riabilitazione;

   quali  siano le reali intenzione dell'Assessorato circa il  futuro
  del   presidio   ospedaliero  di  Ribera  anche   alla   luce   del
  finanziamento    individuato   dallo   stesso    Assessorato    per
  ammodernamento e messa in sicurezza». (1502)

   (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)

                                                            CASCIO S.

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   con  regolamento  del  2005  è stato istituito  il  fondo  europeo
  agricolo  per lo sviluppo rurale (FEASR), la cui programmazione,  a
  livello nazionale, è stata recepita nei piani di sviluppo rurali;

   tra le principali misure a sostegno delle imprese agricole vi è la
  misura 114 (consulenza in agricoltura) che prevede l'erogazione  di
  un  contributo  annuale  alle imprese  che  utilizzano  servizi  di
  consulenza aziendale;

   considerato che:

   il  riconoscimento degli organismi di consulenza ha fatto  sorgere
  un contenzioso con gli ordini professionali dei dottori agronomi  e
  forestali e veterinari;

   gli  interventi finanziari utilizzati per la misura 114  rientrano
  tra le somme di denaro dei contributi UE non utilizzati e che al 31
  dicembre  2010  verranno tolti alla Sicilia proprio perché  rimasti
  inutilizzati;

   ritenuto  che  in questo momento di grave crisi economica  che  ha
  colpito   l'intero   comparto  produttivo  siciliano,   con   grave
  pregiudizio per il settore agricolo e le aziende agricole, i  fondi
  dell'Unione europea rappresentano le uniche risorse finanziarie  in
  grado  di poter assicurare alle imprese agricole un valido sostegno
  allo sviluppo;

   per sapere:

   quali  provvedimenti abbiano adottato per evitare la  perdita  dei
  finanziamenti  erogati dall'Unione europea in  favore  del  settore
  agricolo;

   quali provvedimenti siano stati adottati per la misura 114 e quali
  procedure  verranno adottate per sviluppare in Sicilia un  servizio
  di    consulenza   aziendale   nel   rispetto   delle   prerogative
  professionali  dei  dottori  agronomi,  agrotecnici  e  dei  medici
  veterinari». (1507)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   la  legge  di riforma regionale del S.S.R. n. 5/2009 ha  ripartito
  all'interno  delle aziende sanitarie provinciali (ASP) le  attività
  in  macroaree  denominandole  distretti  ospedalieri  (art.  11)  e
  distretti dell'area territoriale (art. 12) al cui vertice ha posto,
  in  ciascun distretto, un coordinatore sanitario ed un coordinatore
  amministrativo;

   per  l'ASP  di  Caltanissetta  sono  stati  istituiti  i  seguenti
  distretti:

   -  distretto  ospedaliero CL 1 comprensivo degli ospedali  di  San
  Cataldo,  Mussomeli  e Caltanissetta; distretto  ospedaliero  CL  2
  comprensivo degli ospedali di Gela, Niscemi e Mazzarino;
   -  distretto  dell'area territoriale comprensivo dei  4  distretti
  sanitari di Caltanissetta, San Cataldo, Gela e Mussomeli nonché dei
  dipartimenti  territoriali  previsti dall'atto  aziendale  dell'ASP
  (quali  il  dip. di salute mentale, il dipartimento di prevenzione,
  di riabilitazione, etc.);

   per  l'ASP  di Palermo sono stati istituiti i seguenti  distretti:
  33.Cefalù,  34.  Carini, 35. Petralia Sottana, 36.  Misilmeri,  37.
  Termini Imerese, 38. Lercara Friddi, 39 Bagheria, 40 Corleone,  41.
  Partinico, 42 Palermo;

   il  direttore  generale dell'ASP di Caltanissetta e  il  direttore
  generale dell'ASP di Palermo, rispettivamente con delibere n. 2398,
  2400,  2399 del 12 novembre 2010 e C871 del 19 novembre 2010, hanno
  nominato  i  coordinatori amministrativi e sanitari  dei  distretti
  sopra  indicati senza tuttavia preventivamente verificare se  dette
  nomine  fossero conformi alle norme di legge e contrattuali  nonché
  alle disposizioni regionali dettate in materia;

   nei  fatti,  le nomine suddette presuppongono in capo  a  tutti  i
  nominandi  (sia amministrativi che sanitari) l'esistenza di  taluni
  requisiti   indispensabili   senza   i   quali   le   stesse   sono
  insanabilmente  viziate, requisiti soggettivi  che  in  seguito  si
  elencano:
   preventiva  adozione,  in uno con le organizzazione  sindacali  di
  categoria,  di  apposito regolamento di graduazione delle  funzioni
  dirigenziali  (note circolari a firma dell'Assessore Massimo  Russo
  n.  2424/2009, n. 13949 del 29/12/2009, n. 10598 del 29/09/2009  n.
  1881 dell'11/05/2009 e articoli 28 e 29 del CCNL della dirigenza);
   appartenenza  all'area della dirigenza apicale (art.  11  comma  4
  l.r. n. 5/2009);
   possesso della posizione apicale da almeno cinque anni (visto  che
  gli  stessi sono stati equiparati ai capi dipartimento dallo stesso
  direttore  generale  con  atti  di  nomina),  art.  29  CCNL  della
  dirigenza e 17 bis del d.lgs n. 502/92;
   preventiva  verifica positiva del dirigente interessato  da  parte
  dei  valutatori di prima istanza, del nucleo di valutazione  e  del
  collegio  tecnico (ex nota circolare Assessorato  della  salute  n.
  13949/2009, artt. 28 29 CCNL Dirigenza, D.A. n. 3125/09 e  D.A.  n.
  3126/09 del 21.12.2009);
   comprovata capacità gestionale (richiesta dalla nota circolare  n.
  2424 del 18 settembre 2009 a firma dell'Assessore per la salute);
   selezione  in presenza di più candidati '(...) Sulla base  di  una
  rosa  di  idonei  (...)'  (ex art. 28 CCNL e  nota  circolare  Ass.
  Massimo Russo n. 1881/2010);
   motivazione dell'atto secondo il dettato della l. 241/1990;
   indicazione della copertura finanziaria per far fronte ai costi da
  sostenere,  pena la nullità dell'atto e la rimozione dei  dirigenti
  che  lo  hanno adottato come previsto dalla legge (l.r. n. 17/2004,
  art.  50,  e  l.  n.  181/1982, art. 13, e dalle direttive  emanate
  dall'assessore Russo n. 22424/2009);

   per l'area ospedaliera:
   1)   prioritariamente  tra  gli  appartenenti  all'area  igienico-
  organizzativa (art. 11 l.r. n. 5/2009);
   2) tra i direttori di presidio ospedaliero (nota circolare Ass. M.
  Russo n. 2424/2009);
   3)  la  nomina  di  soggetti non in possesso dei  requisiti  sopra
  indicati è eccezionalmente derogabili ma con proposito motivato che
  chiarisca  qual  è  l'interesse  pubblico  a  non  seguire  le  vie
  ordinarie;

   infine,  in ossequio ai principi di imparzialità e buon  andamento
  della  p.a.,  i  direttori generali delle ASP  di  Caltanissetta  e
  Palermo  avrebbero dovuto pubblicare gli esiti delle selezioni  sul
  sito  aziendale,  così  come previsto dall'Ass.  regionale  per  la
  salute con la direttiva prot. n. 23509 dell'11/05/2010;

   rilevato che i direttori generali delle ASP sopra citate:
   non  hanno,  prima  delle  nomine,  adottato  il  regolamento  per
  l'attribuzione  degli incarichi dirigenziali, previa contrattazione
  con le organizzazioni sindacali;
   non hanno pubblicato nessun bando per selezionare i prescelti;
   non  hanno  effettuato  nessuna  preventiva  comparazione  tra   i
  curricula degli interessati;
   non  hanno  accertato  se  gli  stessi  erano  in  possesso  della
  valutazione  positiva  da  parte  degli  organi  aziendali  a   ciò
  preposti;
   non hanno verificato se i nominati erano in possesso dei 5 anni di
  dirigenza apicale atta ad attribuire incarichi di capo dipartimento
  e/o equiparati;
   non  hanno  accertato  né documentato se gli  stessi  abbiano  mai
  ricoperto incarichi gestionali, indicando in caso positivo quali;
   non  hanno  preventivamente provveduto alla copertura  finanziaria
  per  i  maggiori costi derivanti dall'attribuzione degli  incarichi
  stessi, causandone la nullità insanabile (ex art. 21 septies  e  21
  nonies l. 241/1990);
   non  hanno  provveduto  a pubblicare sul  sito  tutte  le  notizie
  inerenti  al bando, alla commissione, ai verbali della commissione,
  agli esiti e alle determinazioni dirigenziali finali;
   per  i  coordinatori  sanitari  di  area  ospedaliera,  non  hanno
  indicato  gli attuali direttori sanitari incaricati nei  presidi  o
  apicali  appartenenti all'area igienico-organizzativa  in  servizio
  presso l'ASP, ma dirigenti la cui disciplina di appartenenza non  è
  equipollente né affine a quella igienico-organizzativa;
   per  tutti  i nominati non hanno indicato né se erano in  possesso
  dei  requisiti  né,  se non in modo generico e  stereotipato  senza
  riferimenti  a  specificità professionali culturali o  di  carriera
  oggettivamente  riscontrabili, le motivazioni che hanno  indotto  a
  tale scelta;

   considerato che le nomine in questione attribuiscono un  specifico
  beneficio  economico ai nominati e 'de relato' un potenziale  danno
  per  gli  aventi diritto non ammessi irregolarmente alla selezione,
  in   palese   violazione  di  tutte  le  norme,   delle   circolari
  dell'Assessore  per la salute, del CCNL della dirigenza  e  financo
  dell'atto aziendale, approvato dallo stesso direttore generale, che
  prevede  espressamente le modalità di conferimento degli  incarichi
  dirigenziali;

   per sapere:

   se intendano annullare d'imperio (anche per il tramite di apposito
  commissario  straordinario)  le  delibere  del  direttore  generale
  dell'ASP di Caltanissetta n. 2398, 2399, 2400 del 12 settembre 2010
  e  del  direttore  generale dell'ASP di  Palermo  n.  C871  del  19
  novembre  2010, perché adottate in violazione delle norme  indicate
  in premessa;

   se  ritengano immediatamente opportuno individuare chi  risponderà
  dei danni, anche all'immagine della istituzione interessata, che si
  produrranno  all'ASP  a  seguito degli istaurandi  contenziosi  cui
  certamente daranno seguito i controinteressati, considerato che  in
  analoghi procedimenti penali i dirigenti generali delle ASP si sono
  costituiti parte civile per la tutela degli interessi aziendali;

   se   l'adozione  di  tali  delibere  in  spregio  ai  principi  di
  imparzialità e buon andamento, alle norme regionali, alle direttive
  regionali   emanate  dall'Assessore  per  la  salute,  alla   legge
  241/1990, all'atto aziendale adottato dalla stessa ASP non  integri
  gli  estremi  della grave violazione di legge e quindi l'avvio  del
  procedimento  di  decadenza del direttore generale  previsto  dalla
  l.r. n. 30/1993, dalla l.r. n. 5/2009 e dalla l.r. n. 17/2004;

   se  non  reputino  che  tali  fatti  costituiscano  già  argomenti
  d'interesse  della  Procura  della  Corte  dei  conti,  alla   luce
  dell'indubbio danno erariale che tali atti provocheranno  anche  in
  considerazione della mancata previsione della copertura finanziaria
  e    della   violazione   accertata   del   principio   di    buona
  amministrazione». (1510)

     (Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione con
                               urgenza)

           MAIRA-DINA-CORDARO-CASCIO S.-GIANNI-SCOMA-LEONTINI-D'ASERO

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.
   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   l'Assessore  per la salute è il diretto responsabile della  difesa
  della salute nell'ambito della Regione siciliana;

   secondo  l'art.  6  del  decreto-legge  10  gennaio  2006,  n.  4,
  convertito  con  modificazioni  in  legge  9  marzo  2006,  n.  80,
  'l'accertamento   dell'invalidità  civile   ovvero   dell'handicap,
  riguardante soggetti con patologie oncologiche, é effettuato  dalle
  commissioni  mediche di cui all'articolo 1 della legge  15  ottobre
  1990, n. 295, ovvero all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n.
  104,  entro  quindici  giorni dalla domanda  dell'interessato.  Gli
  esiti  dell'accertamento hanno efficacia immediata per il godimento
  dei  benefici  da  essi  derivanti, fatta salva  la  facoltà  della
  commissione medica periferica di cui all'articolo 1, comma 7, della
  legge  15  ottobre  1990, n. 295, di sospenderne gli  effetti  fino
  all'esito di ulteriori accertamenti';

   ad  oltre quattro anni dall'emanazione, la legge, ancora oggi,  in
  Sicilia,  non è stata recepita ed inoltre mancano precise direttive
  da  parte  dell'Assessore  per la salute alle  commissioni  mediche
  operanti  presso  le ASP, per cui quanto previsto dalla  norma  non
  viene   assolutamente   attuato   e   gli   ammalati   di   cancro,
  contrariamente a quanto avviene in tutte le altre regioni italiane,
  devono  aspettare, per moltissimo tempo, il compimento di tutte  le
  prassi  burocratiche prima di ottenere quanto invece  la  legge  ha
  stabilito che sia concesso da subito;

   si  tratta di soggetti non solo colpiti da gravissima malattia, il
  cancro, ma che abbisognano di immediato aiuto e sostegno;

   per  sapere  quali  iniziative urgenti voglia  assumere  per  dare
  concreta  attuazione a quanto previsto dall'articolo 6 del decreto-
  legge  10 gennaio 2006, n. 4, convertito con modificazioni in legge
  9  marzo  2006,  n. 80, nella parte che riguarda  gli  ammalati  di
  cancro che chiedono le prestazioni di invalidità civile». (1497)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             BUZZANCA

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   la  S.V.  è  il diretto responsabile di tutto quanto  riguarda  la
  sanità nell'ambito della Regione siciliana;

   l'articolo 130, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
  112,  ha  trasferito  alle regioni le funzioni di  concessione  dei
  benefici economici a favore degli invalidi civili;

   l'articolo  10  del citato decreto legislativo 31 marzo  1998,  n.
  112,  ha  trasferito  alle Regioni a Statuto speciale,  secondo  le
  modalità previste dai rispettivi statuti, le funzioni ed i  compiti
  trasferiti dallo stesso decreto legislativo alle Regioni a  statuto
  ordinario;

   l'articolo 7, comma 1, del DPCM 26 maggio 2000 prevedeva che nella
  fase  di  transizione  le regioni potevano  chiedere  al  Ministero
  dell'interno  attività di supporto per lo svolgimento  dei  compiti
  trasferiti, secondo le modalità di cui al successivo comma 2;

   il  comma  2  stabiliva  che l'oggetto, i contenuti  e  la  durata
  dell'attività di collaborazione tra il Ministero dell'interno e  le
  regioni dovevano essere stabiliti mediante accordi definiti in sede
  di Conferenza Stato-Regioni;

   atteso che:

   l'accordo  quadro Stato-Regione del 12 ottobre 2000  prevedeva  le
  modalità  con  cui  le regioni potevano chiedere la  collaborazione
  delle  prefetture  che  improrogabilmente  doveva  cessare  il   31
  dicembre 2001;

   nonostante  la  Regione  siciliana non avesse  sottoscritto  alcun
  accordo  in  tal senso con il Ministero dell'interno e le  funzioni
  sostitutive    svolte    dalle   prefetture    dovessero    cessare
  improrogabilmente  il  31 dicembre 2001, le  prefetture  dell'Isola
  continuavano a gestire il settore provocando un notevole  danno  ai
  cittadini  che  dovevano  attendere lunghi  anni  per  ottenere  un
  decreto,  peraltro  assolutamente illegittimo;  tale  comportamento
  realizzava  anche un danno all'erario, in quanto il  pagamento  dei
  benefici   avveniva  oltre  i  termini  di  legge,  provocando   la
  rivalutazione degli stessi ed il pagamento degli interessi,  mentre
  i dipendenti venivano distolti dai compiti d'istituto;

   la  S.V., debitamente informata del fatto che la Regione siciliana
  non  aveva recepito la legislazione nazionale vigente in materia  e
  dell'attività  sostitutiva svolta dalle prefetture  dell'Isola,  da
  ultimo  dalla  VI Commissione legislativa permanente dell'ARS,  non
  assumeva alcuna iniziativa al riguardo;

   il  prefetto  di  Palermo, in rappresentanza  dei  prefetti  della
  Sicilia,  con  convenzione  (sic)  sottoscritta  con  il  direttore
  regionale dell'INPS, trasferiva in data 24 dicembre 2009  i  poteri
  concessori,   di   cui   peraltro   non   disponeva,   all'istituto
  previdenziale;

   nella convenzione citata si legge, inoltre, testualmente che  'per
  effetto  della  mancata emanazione delle norme di attuazione  dello
  Statuto  speciale della regione Siciliana in materia di  invalidità
  civile  e  della successiva legge che disciplini l'esercizio  delle
  funzioni trasferite, le Prefetture dell'Isola esercitano tuttora le
  funzioni  concessorie  dei  trattamenti economici  a  favore  degli
  invalidi civili';

   sempre  per  convenzione  i  prefetti  dell'Isola  decidevano   di
  sostituirsi al legislatore dando 'applicazione nel territorio della
  Regione  Siciliana  alle norme contenute nel  citato  art.  20  del
  decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni in
  legge 3 agosto 2009, n. 102';

   invece, in corretta applicazione del citato art. 20, comma  4,  la
  Conferenza   Stato-Regioni,  non  tenendo  in  alcun  conto   delle
  decisioni assunte dai prefetti dell'Isola, sottoscriveva un accordo
  quadro  in  data  29  aprile  2010  per  disciplinare  le  modalità
  attraverso  le quali dovevano essere affidate all'INPS le  funzioni
  concessorie in materia di invalidità civile;

   é necessario che, al più presto, la Regione siciliana recepisca la
  normativa  emanata dallo Stato in materia di invalidità civile  con
  particolare riferimento ai poteri concessori dei benefici di legge;

   rilevato  che a tutt'oggi, nonostante fosse espressamente previsto
  dalla   legge,   le  commissioni  mediche  per  il   riconoscimento
  dell'invalidità civile che operano all'interno delle ASP  non  sono
  state messe in condizioni per operare per via telematica;

   per  sapere quali concrete iniziative urgenti voglia assumere  per
  riaffermare, anche in Sicilia, lo stato di diritto ed inoltre  come
  intenda risolvere le varie e gravi problematiche sollevate». (1505)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             BUZZANCA

   «All'Assessore per le attività produttive, premesso che l'articolo
  109  della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 (legge finanziaria
  per  l'anno  2010), rubricato 'Modifica all'articolo 1 della  legge
  regionale  16  dicembre 2008, n. 21 in materia di provvedimenti  in
  favore dei consorzi fidi', ha aggiunto alla previgente normativa di
  cui  all'articolo 1 della legge regionale 16 dicembre 2008, n.  21,
  la previsione secondo cui: 'Agli interventi di cui ai commi 2, 3  e
  4 nella parte concernente i contributi in conto interessi spettanti
  alle imprese, relativamente al solo anno 2006, aderenti ai consorzi
  e  cooperative di garanzia fidi nei settori commercio,  artigianato
  ed   industria,  di  competenza  dell'Assessorato  regionale  delle
  attività  produttive,  si  applicano  le  previsioni  della   legge
  regionale  21  settembre  2005, n. 11  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni  e  le  direttive emanate  dall'Assessorato  regionale
  dell'economia';

   considerato  che l'Assessore regionale per le attività  produttive
  ha annunciato l'imminente sblocco delle risorse, circa 8 milioni di
  euro,  grazie proprio all'applicazione dell'articolo 109, una volta
  concluse le procedure tecnico-contabili relative al 2006, ma  anche
  quelle relative agli anni 2003, 2004 e 2005, per i quali sono stati
  già  stanziati  27  milioni  di euro  per  i  contributi  in  conto
  interessi;

   ritenuto  che sicuramente rientrano fra i beneficiari del rimborso
  degli  interessi maturati per l'anno 2006, peraltro già corrisposti
  agli  istituti bancari, le imprese e le ditte realmente operati  ed
  effettivamente  in  vita nell'anno 2006 e fino  all'estinzione  del
  prestito ricevuto;

   per  sapere  se,  nel  predisporre gli avvisi di  accredito  delle
  relative  somme spettanti, relativamente agli anni di  riferimento,
  siano   considerate   anche   quelle   imprese   e/o   ditte   che,
  successivamente  all'estinzione del prestito, in conseguenza  della
  crisi  economica  o  per  altre cause abbiano  cessato  la  propria
  attività   in   anni   successivi  all'erogazione   dei   prestiti,
  trattandosi  di  somme  dovute  in  relazione  alla  correttezza  e
  ammissione  della  domanda  di  abbattimento  in  conto   interessi
  inizialmente   avanzata  e  di  ritardi  da  imputare   alle   sole
  responsabilità della Regione siciliana». (1508)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              FARAONE

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   i  dati  a  disposizione oggi evidenziano una  'smobilitazione'  a
  tutto  campo delle attività produttive in Sicilia, costrette  dalla
  crisi  a dirottare i loro investimenti verso siti industriali fuori
  dal territorio regionale;

   l'impoverimento  degli  insediamenti  produttivi,  la  diminuzione
  quantitativa  e  qualitativa delle imprese operanti nel  territorio
  comporta, com'è ovvio, ricadute negative sull'occupazione  e  sugli
  investimenti;

   considerato che:

   le  imprese  lamentano  lo  stato di  paralisi  in  cui  versa  la
  burocrazia   regionale   che  blocca  sistematicamente   tutte   le
  iniziative e gli investimenti nel settore produttivo, spingendo gli
  imprenditori a cercare fuori dal territorio regionale la dimensione
  più consona per nuovi insediamenti;

   la posizione della Regione siciliana è di immobilità rispetto alla
  velocità  con  cui  il mondo dell'impresa deve fare  i  conti,  per
  rimanere competitiva nel mercato sempre più aggressivo;

   l'amministrazione  non  sembra operare  verso  l'agevolazione  del
  credito  e  degli  investimenti  finalizzati  allo  sviluppo  della
  Regione,  ma  al contrario resta impantanata nella  maglie  di  una
  burocrazia  farraginosa che disconosce le regole  per  l'accesso  a
  bandi  europei, incorrendo spesso in errori e dimenticanze,  nonché
  revoche dei bandi;

   la  Regione sta bloccando ulteriormente gli impegni di  spesa  del
  POR 2007/2013;

   ritenuto che:

   i  principali  settori  produttivi, da  quello  automobilistico  a
  quello  dello sfruttamento di risorse energetiche alternative,  dai
  rigassificatori  alla  ricerca innovativa collegata  con  il  mondo
  universitario, da tempo invocano risorse e aiuto concreto da  parte
  di una Regione che non ha ancora espresso una nuova politica per il
  reperimento di aree di sviluppo da mettere a disposizione di  piani
  d'impresa;

   servono proposte attrattive affinché l'intero settore possa essere
  rilanciato grazie ad una nuova politica industriale;

   l'Assemblea   regionale  siciliana  con   impegno   e   senso   di
  responsabilità   ha  approvato  diverse  norme  per   il   comparto
  produttivo ed ancora oggi il Governo ne remora l'attuazione anche a
  causa della continua rotazione dei dirigenti;

   per  sapere  quali  provvedimenti urgenti intendano  assumere  nei
  confronti del settore delle attività produttive che chiede risposte
  immediate  e  lancia  continue grida d'allarme per  una  situazione
  reale di blocco regionale burocratico amministrativo e di indirizzo
  che  determina  continua  incertezza e  mancanza  di  prospettive».
  (1516)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)
                                                              D'ASERO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   in  considerazione delle caratteristiche del territorio  siciliano
  esposto  a  molteplici rischi: vulcanico,        sismico, incendio-
  boschivo, idrogeologico, industriale e valutata la presenza in esso
  di un patrimonio storico, artistico e culturale unico, testimoniato
  dall'esistenza  di numerosi siti tutelati dall'Unesco,  si  ritiene
  non   più  differibile,  al  fine  di  salvaguardare  la  integrità
  dell'intero  territorio  regionale,  la  definitiva  strutturazione
  della   dotazione   organica  del  Dipartimento   regionale   della
  protezione civile;

   gli eventi sismici che hanno colpito la Sicilia orientale dal 1990
  ad  oggi  (da ultimo il terremoto di Nicolosi del 13 maggio scorso)
  hanno   evidenziato   l'assoluta  necessità  di   una   efficiente,
  competente  e funzionale struttura regionale di protezione  civile,
  dotata di uomini e mezzi che sovrintendano alla salvaguardia  della
  popolazione  e  alla  difesa del territorio, attività  di  primaria
  importanza  che  non  possono essere limitate ai  soli  periodi  di
  emergenza, ma devono avere carattere di continuità;

   considerato che:

   la  ricorrente  presenza  di emergenze  nel  territorio  siciliano
  consiglia, pertanto, di potenziare il sistema di protezione civile,
  assicurando   la   necessaria   continuità   dell'azione   tecnico-
  amministrativa dei diversi uffici del Dipartimento regionale  della
  protezione  civile,  attraverso la stabilizzazione  del  personale,
  attualmente precario, impiegato dal medesimo Dipartimento  mediante
  contratti di lavoro a tempo determinato. Il suddetto personale, nel
  corso di questi anni, ha acquisito, grazie alle attività espletate,
  competenze e professionalità che non possono essere disperse;

   per  fare fronte alla carenza di personale qualificato, la Regione
  siciliana,  nell'ambito delle specifiche finalità  della  legge  31
  dicembre  1991,  n. 433, ha assunto, ai sensi del decreto-legge  30
  gennaio  1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge  30
  gennaio 1998, n. 61 (di seguito denominato 'decreto legge n. 6  del
  1998'),  personale tecnico ed amministrativo con contratti a  tempo
  determinato  di durata triennale per lo svolgimento delle  attività
  connesse   all'accelerazione  e  al  completamento  dell'opera   di
  ricostruzione  della Sicilia orientale interessata  dal  sisma  del
  1990,  nonché  per  le  attività  di pianificazione  e  prevenzione
  antisismica, per la rilevazione della vulnerabilità del  patrimonio
  edilizio  pubblico  e privato, per le azioni di monitoraggio  delle
  condizioni  di  rischio  idrogeologico, vulcanico  ed  industriale,
  eccetera;

   tale  personale  in  parte  risulta proveniente  da  organismi  di
  diritto  pubblico  come individuato dall'articolo  76  della  legge
  regionale  della Regione siciliana 1 settembre 1993, n. 25,  ed  in
  parte  da  soggetti  formati, con fondi statali,  dal  Dipartimento
  nazionale della protezione civile;

   tutto  il  personale  sopra  citato ha  costituito  e  costituisce
  tuttora  il  nucleo  su cui è incentrata e si  è  sviluppata  tutta
  l'attività  tecnica ed amministrativa riguardante l'intero  sistema
  della  protezione  civile  della Regione siciliana,  rappresentando
  ancora   oggi  circa  l'80  per  cento  della  forza   lavoro   del
  Dipartimento regionale di protezione civile;

   atteso che:

   in  tale contesto è intervenuta la legge 21 dicembre 2001, n. 448,
  che  all'articolo  20  (disposizioni  particolari  in  materia   di
  assunzioni  di  personale nella regione Sicilia) prevede  che:  'la
  regione Sicilia e gli enti locali della regione medesima provvedono
  alla  trasformazione in rapporti a tempo indeterminato dei rapporti
  di  lavoro  a  tempo determinato instaurati, ai sensi dell'articolo
  21,  comma  2,  dell'O.M. del Ministro per il  coordinamento  della
  protezione  civile  n.  2212/FPC, del 3 febbraio  1992,  pubblicata
  nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del 4 febbraio 1992, come sostituito
  dall'articolo  13 dell'ordinanza del Presidente del  Consiglio  dei
  ministri  n.  2414/FPC  del  18 settembre  1995,  pubblicata  nella
  Gazzetta  Ufficiale n. 227 del 28 settembre 1995, e degli  articoli
  14, comma 14, e 23-quater del decreto legge 30 gennaio 1998, n.  6,
  convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61,  e
  successive  modificazioni,  dalla regione  medesima  e  dagli  enti
  locali delle province di Siracusa, Catania e Ragusa, colpiti  dagli
  eventi  sismici del dicembre 1990, sulla base di apposite procedure
  selettive,   nell'ambito   della   programmazione   triennale   del
  fabbisogno di personale, nei limiti delle dotazioni organiche. Alla
  relativa  spesa si provvede a valere sulla disponibilità dei  fondi
  assegnati alla regione Sicilia ai sensi dell'articolo 1 della legge
  31  dicembre  1991,  n.  433, e successive  modificazioni'  con  il
  predetto  personale assunto ai sensi del decreto  legge  n.  6  del
  1998;

   conseguentemente  la  Regione siciliana, nel prendere  atto  della
  norma,  provvede con l'articolo 115 della legge regionale 16 aprile
  2003,  n.  4,  a  garantire  la  necessaria  copertura  finanziaria
  prevedendo che 'le assegnazioni di cui alla legge 31 dicembre 1991,
  n. 433, sono utilizzate anche per le finalità previste dal comma  1
  dell'articolo 20 della legge 28 dicembre 2001, n. 448';

   oltre  alla  disposizione legislativa prevista  dall'articolo  115
  della  citata  legge,  su proposta del Comitato  paritetico  Stato-
  Regione  del  29  ottobre  2003, il Dipartimento  della  Ragioneria
  generale  dello Stato con nota del 27 novembre 2003, prot.  141005,
  ha  dato  il  proprio  assenso alla Regione siciliana  affinché  le
  disponibilità   venissero  incrementare   della   somma   di   euro
  36.151.982,00  finalizzata alla copertura finanziaria dell'articolo
  20  della  citata  legge n. 448 del 2001 per la trasformazione  dei
  contratti  da  tempo determinato a tempo indeterminato,  precisando
  nella  medesima  nota  che 'si ritiene di  poter  concordare  sulle
  suddette modalità di copertura, nell'intesa che - come precisato da
  codesto  Dipartimento regionale di protezione civile  -  una  volta
  esauriti  i fondi previsti dalla legge n. 433 del 1991, la  Regione
  siciliana provvederà con gli stanziamenti del proprio bilancio';

   tenuto conto che:

   nell'approssimarsi della scadenza contrattuale alla  data  del  31
  agosto  2007,  l'Assemblea  regionale  siciliana,  nelle  more  del
  processo di stabilizzazione del personale di cui al citato decreto-
  legge  n.  6  del 1998, ha approvato la legge regionale  21  agosto
  2007,   n.   15,  con  la  quale,  garantendo  apposita   copertura
  finanziaria dal proprio bilancio regionale, i contratti  in  essere
  con  il predetto personale sono stati prorogati fino al 31 dicembre
  2007  e, ove non fosse stato completamente definito il processo  di
  stabilizzazione, fino al 31 dicembre 2008;

   alla   data  odierna  non  è  stato  completato  il  processo   di
  stabilizzazione del personale di cui al citato decreto-legge  n.  6
  del 1998;

   per sapere:

   quali  iniziative si intendano adottare al fine di  completare  il
  processo  di stabilizzazione del personale di cui alla l.r.  n.  15
  del 2007;

   nell'approssimarsi della scadenza contrattuale alla  data  del  31
  dicembre 2008, si chiede di prorogare i contratti in essere con  il
  predetto  personale  fino al 31 dicembre 2011, garantendo  apposita
  copertura finanziaria dal bilancio regionale pari a 18.000 migliaia
  di euro annui». (1518)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)
                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il lavoro e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   nel  2003,  dopo  un  lungo  percorso di  crisi  industriali,  con
  risvolti   anche  giudiziari,  che  hanno  coinvolto  la  Siciliana
  Imballaggi e la IPC, nasceva in Provincia di Siracusa la I.S.I. srl
  (Iniziativa  Siciliana  Industriale) dove  trovava  occupazione  il
  personale delle due aziende dismesse che era stato collocato  nelle
  liste  di  mobilità e quindi beneficiario degli  sgravi  fiscali  e
  previdenziali previsti dalla legge;

   tenuto conto che:

   nei  primi  anni di vita, grazie anche all'utilizzo  dei  suddetti
  ammortizzatori sociali, l'attività dell'azienda sembrava  in  forte
  crescita;

   terminato   il   periodo  facilitato  dagli   sgravi   fiscali   e
  previdenziali,  l'azienda dichiarava la necessità di  procedere  al
  licenziamento di una parte del personale ed avviava, già nel  2007,
  una  prima  procedura di mobilità, procedura che poi si  concludeva
  senza alcun licenziamento;

   considerato che:

   la  possibilità  di  fare  ricorso alla CIGO  (Cassa  Integrazioni
  Guadagni  Ordinaria) non è stata ritenuta possibile per la mancanza
  dei  requisiti  di  legge,  essendo l'azienda  in  regime  di  mono
  committenza;

   l'azienda, senza tenere in alcuna considerazione le proposte delle
  organizzazioni sindacali di categoria ed aziendali, ha  operato  il
  licenziamento di sei lavoratori, provvedimento che fa  emergere  la
  preoccupante   ipotesi  del  definitivo  ritiro  dell'azienda   dal
  mercato;

   ritenuto   che  in  un  apposito  incontro,  avvenuto  presso   la
  Prefettura  di  Siracusa,  disertato  peraltro  dal  rappresentante
  aziendale,  le organizzazioni sindacali hanno presentato  un  piano
  per  favorire  il  reintegro dei dipendenti licenziati,  piano  che
  prevede  sia  l'utilizzo  di  una  banca  ore,  dove  il  personale
  dipendente  accumulerà le ore di straordinario per poi  utilizzarle
  per  coprire  i  periodi di calo produttivo, che una programmazione
  della produzione che prevede una riduzione di ore di lavoro a turno
  (contratto  di solidarietà) senza ulteriore aggravio economico  per
  l'azienda;

   visto  che la ISI ha beneficiato, avendo assorbito le due  aziende
  madri   (Siciliana  Imballaggi  e  IPC),  di  consistenti   risorse
  pubbliche  a titolo di sgravi fiscali e previdenziali e considerato
  che   la   gestione   in   atto  potrebbe  portare   ad   ulteriori
  licenziamenti,  al ridimensionamento dell'apparato  produttivo,  se
  non addirittura al fallimento;

   per sapere:

   quali  misure  intendano  adottare  e,  nello  specifico,  se  non
  ritengano  utile  attivare  un tavolo di  concertazione  presso  la
  Prefettura  di  Siracusa  con  lo  scopo  di  porre  in  essere  le
  condizioni  per il rilancio dell'attività produttiva  dell'azienda,
  per evitare ulteriori licenziamenti in una provincia come quella di
  Siracusa  già colpita, negli ultimi anni, da un altissimo tasso  di
  disoccupazione causato proprio dalla chiusura di decine e decine di
  aziende, soprattutto industriali». (1519)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   sul  finire  dell'anno  2007, pare siano stati  pubblicati  alcuni
  bandi relativi al reclutamento di personale da assumere da parte di
  una società privata operante nel settore dei trasporti;

   sotto  il riferimento ad  importante azienda operante nel  settore
  trasporti  marittimi' si nascondesse in realtà l'Autorità  portuale
  di Augusta (SR) che avrebbe dato in gestione ad una società privata
  la selezione del personale;

   in   questi  giorni  il  commissario  straordinario  dell'Autorità
  portuale  ha  proceduto all'assunzione di 11 figure  professionali,
  selezionate  attraverso  dei criteri non  noti  e  sconosciuti,  di
  conseguenza, alla maggior parte dei cittadini che avevano legittimo
  interesse a partecipare a detto concorso qualora fossero stati resi
  edotti  che dietro la definizione di importante azienda si  celava,
  in effetti, l'Autorità portuale;

   dette assunzioni di personale non sembrano rientrare fra i compiti
  istituzionali  di  un commissario straordinario  che,  allo  stato,
  guida  l'Autorità  portuale,  il quale  dovrebbe  limitarsi  invece
  all'ordinaria   amministrazione  in   attesa   della   nomina   del
  presidente;

   per  sapere  se non ritengano utile nominare una commissione,  con
  compiti  ispettivi,  che  accerti la  trasparenza  delle  procedure
  concorsuali seguite per l'assunzione del nuovo personale,  al  fine
  di  impedire  legittimi sospetti e il consolidarsi  di  illegittimi
  diritti, qualora dovessero emergere dall'inchiesta errori nell'iter
  procedurale seguito». (1520)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)
                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   in  ossequio all'articolo 21 dello Statuto siciliano il Presidente
  della  regione  è  capo  del  Governo regionale  e  rappresenta  la
  Regione;

   il  trattamento particolare viene riservato agli immobili militari
  situati nelle Regioni a Statuto speciale e nelle province di Trento
  e  Bolzano,  (dal documento 'LA DIFESA - LIBRO BIANCO 2002',  edito
  dal Ministero della Difesa);

   l'articolo 32 dello Statuto speciale prevede la restituzione  alla
  Regione delle aree che non interessano più la difesa dello Stato;

   il  DPCM  dell'8  novembre 1995 ha previsto il trasferimento  alla
  Regione  Valle d'Aosta di n. 128 immobili ed inoltre della  funivia
  del Monte Bianco;

   il  decreto  legislativo 21 dicembre 1998, n. 495, ha previsto  le
  modalità di trasferimento di beni immobili, già in uso alla Difesa,
  al patrimonio delle province di Trento e Bolzano;

   ciò  avviene tramite la firma dei relativi verbali di consegna  da
  parte  dei  rappresentanti del Ministero delle Finanze/Dipartimento
  del  Territorio,  del  Ministero  della  Difesa  e  delle  province
  interessate,  che danno titolo per l'intavolazione e la  voltura  a
  favore delle province stesse degli immobili di cui trattasi;

   il  decreto  legislativo 24 aprile 2001, n. 237, ha individuato  i
  beni  immobili,  non  più  utili  alla  Difesa,  da  trasferire  al
  patrimonio  della Regione Friuli Venezia Giulia e che le operazioni
  di trasferimento sono state, in massima parte, già effettuate;

   in  Sicilia,  moltissime ed estese sono le  aree  e  gli  immobili
  militari  dismessi perché non più utili alla difesa del Paese,  che
  possono essere trasferiti, in particolare a Messina le aree  e  gli
  immobili  occupati e già occupati da Marisicilia, dall'ex  Ospedale
  Militare, dall'ex Direzione di Artiglieria;

   per  sapere quali concrete iniziative urgenti voglia assumere  per
  riaffermare  il  diritto  della Sicilia  ad  acquisire  al  demanio
  regionale le aree e gli immobili militari non più utili alla Difesa
  dello Stato». (1522)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             BUZZANCA

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                    Comunicazione di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   l'Unione  europea ha previsto, in relazione al periodo  2007-2013,
  per la Regione siciliana lo stanziamento di circa 10,9 miliardi  di
  euro suddivisi in quattro grandi programmi di intervento in settori
  strategici;

   in particolare i quattro programmi riguardano: il fondo europeo di
  sviluppo  regionale (Fesr), pari a circa 6,5 miliardi di  euro;  il
  fondo sociale europeo (Fes), pari a circa 2,1 miliardi di euro;  il
  fondo europeo per lo sviluppo agricolo rurale (Feasr), pari a circa
  2,1  miliardi di euro; il fondo europeo per la pesca (Fep)  pari  a
  circa 151 milioni di euro;

   rilevato che allo stato risultano essere stati stanziati da  parte
  della Regione soltanto 1 miliardo e 700 milioni circa di euro (pari
  al 9,5% del totale dei fondi comunitari disponibili);

   in particolare sono stati spesi: per quanto riguarda il Fesr circa
  400 milioni di euro (pari al 6,17% delle somme disponibili); per il
  Fes   circa  47  milioni  di  euro  (pari  al  2,26%  delle   somme
  disponibili); per il Feasr circa 1 miliardo di euro (pari al 56,25%
  delle somme disponibili); per il Fep circa 80 milioni di euro (pari
  al 58,12% delle somme disponibili;

   per conoscere:

   in  che  modo intenda rivedere il programma di utilizzo dei  fondi
  comunitari esistente, rendendolo più efficiente e celere;

   se   intenda  stanziare  i  fondi  comunitari  rimanenti   e,   in
  particolare, secondo quali priorità, scadenze e modalità,  in  modo
  da  rendere  gli  stessi  meglio orientati  nel  produrre  benefici
  all'economia regionale». (102)

          (L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                             FIORENZA

   «Al  Presidente  della Regione, all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi  di  pubblica utilità e all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   il   Consiglio   di   giustizia   amministrativa   ha   condannato
  l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente al pagamento
  di un risarcimento plurimilionario in favore di una società, la New
  Energy,  per  i  ritardi considerati eccessivi nel  rilascio  delle
  autorizzazioni  necessarie  all'avvio di  un'attività  nel  settore
  dell'energia;

   la  vicenda  si  è  sviluppata nell'arco  di  ben  cinque  anni  e
  attraverso  procedure estremamente complesse e farraginose,  che  è
  necessario  ricostruire,  al  fine di meglio  individuare  i  punti
  problematici;

   la  ditta  New Energy presentò nel mese di febbraio del 2005  allo
  sportello   unico   per  le  attività  produttive   di   Modica   e
  successivamente,  con  istanza prot. n.  1789  del  20  marzo  2006
  all'Assessorato  Industria, un'istanza, ai sensi  dell'articolo  12
  del  DPR n. 387/2003, onde ottenere il rilascio dell'autorizzazione
  unica  per  la  realizzazione di un impianto di  energia  elettrica
  alimentato da fonti rinnovabili (biomasse);

   precedentemente alla presentazione dell'istanza di  cui  al  punto
  precedente,  ai  sensi  dell'articolo  12  del  DPR  203/88,  aveva
  inoltrato  richiesta di autorizzazione alle emissioni in atmosfera,
  per  un  impianto di produzione di energia elettrica  alimentato  a
  farine  animali nonché ad oli alimentari esausti provenienti  dalla
  raccolta urbana e da sanse;

   in data 7 settembre 2005 l'ufficio di segreteria della commissione
  provinciale  tutela e ambiente di Ragusa, con nota 694  indirizzata
  alla  ditta  New Energy e per conoscenza all'Assessorato  regionale
  Territorio  servizio  3, aveva invitato l'azienda,  in  analogia  a
  quanto  chiesto  dall'Assessorato, a  verificare  la  coerenza  del
  progetto  presentato  con quanto previsto dal  decreto  legislativo
  133/05, il cui articolo 6 testualmente recita:
   'Art.  6.  Coincenerimento  di prodotti  trasformati  derivati  da
  materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE.
   1.   Il  coincenerimento  dei  prodotti  trasformati  derivati  da
  materiali  di  categoria  1, 2 e 3 di cui al  regolamento  (CE)  n.
  1774/2002 è autorizzato secondo le disposizioni dell'articolo 5,  a
  condizione  che  siano  rispettati  i  requisiti,  le  modalità  di
  esercizio e le prescrizioni di cui all'Allegato 32.
   2.  La  domanda  per  il  rilascio  delle  autorizzazioni  di  cui
  all'articolo   5   è   inviata  anche  alla  ASL   territorialmente
  competente.

   3.   Nella   documentazione  di  cui  al  decreto   del   Ministro
  dell'ambiente  1  aprile  1998, n. 148,  e  nel  Modello  unico  di
  dichiarazione ambientale, di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70,
  e  successive  modificazioni,  deve essere  indicato,  nella  parte
  relativa all'individuazione e classificazione dei rifiuti di cui al
  presente  articolo,  il  codice dell'Elenco  europeo  dei  rifiuti;
  020203 'Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione'';

   in  data  18 novembre 2005 l'ufficio di segreteria della  CPTA  di
  Ragusa  inviava  all'Arta  le  conclusioni  a  cui  era  giunta  la
  commissione  in sede di verifica tecnica del progetto,  confermando
  le  conclusioni a cui era giunto il responsabile dell'ufficio nella
  fase  di  verifica di procedibilità circa la ricadenza del progetto
  nell'ambito del campo di applicazione del d.lgs 133/05  in  materia
  di  incenerimento e/o coincenerimento di rifiuti, e di  conseguenza
  la non applicabilità del DPR 203/88;

   in   data  23  maggio  2006,  con  nota  prot.  35613  indirizzata
  all'Assessorato  Industria e per conoscenza  all'Arta  servizio  2,
  alla  CPTA  di  Ragusa  e al Comune di Modica,  l'Arta  servizio  3
  individuava  nel d.lgs. 152/06 la norma di riferimento,  osservando
  che  la competenza a rilasciare l'autorizzazione alle emissioni era
  del  commissario  delegato per l'emergenza rifiuti,  in  quanto  si
  trattava di impianto destinato a gestire rifiuti;

   in  data  24 maggio 2006 l'Arta servizio 2, con nota 35811 inviata
  alla  CPTA  di  Ragusa,  dichiarava  l'impianto  in  questione  non
  assoggettabile a valutazione di impatto ambientale  in  quanto  non
  ricadente nelle previsioni del DPR 12 aprile 1996 che individua gli
  impianti assoggettabili a V.I.A. regionale;

   ulteriore  nota,  confermativa della  precedente,  veniva  inviata
  dall'Arta servizio 2 alla CPTA di Ragusa in data 29 maggio 2006 con
  prot. 37174;

   in data 11 luglio 2006, con nota prot. 45511 dell'Arta servizio  2
  inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3,
  alla  CPTA  di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio  2,  si
  contestava alla ditta, in contrasto con quanto dichiarato,  di  non
  avere specificato di avere avanzato richiesta ai sensi dell'art. 27
  del   d.lgs   22/97.   L'Arta  sospendeva  la   valutazione   circa
  l'assoggettabilità al DPR 12 aprile 1996;

   in data 5 ottobre 2006, con nota prot. 68736 dell'Arta servizio  2
  inviata alla ditta New Energy e per conoscenza all'Arta servizio 3,
  alla  CPTA  di Ragusa ed all'Assessorato Industria servizio  2,  si
  dichiarava la non assoggettabilità di cui al DPR 12 aprile 1996;

   in data 14 novembre 2006, con nota prot. 61399 il Comune di Modica
  comunicava  all'Arta  servizio 3 e  per  conoscenza  alla  CPTA  di
  Ragusa, all'ARPA Sicilia ed alla ditta New Energy, di avere  emesso
  il proprio parere nell'ambito della procedura ex art. 269 del d.lgs
  152/06  (laddove  l'art  267  del  d.lgs.  152/06  prevede  la  non
  applicabilità  della procedura di cui all'art.  269  e  dell'intera
  parte  quinta  del  d.lgs. 152/06 per gli  impianti  sottoposti  al
  d.lgs. 133/05);

   in  data  12  marzo  2007, con nota prot. 90,  l'Arta  servizio  3
  sollecitava alla CPTA di Ragusa l'emissione del parere ai sensi del
  d.lgs. 152/06;

   in  data  21  marzo  2007,  con nota prot. 13148  dell'Assessorato
  Industria  servizio  2,  indirizzata  all'Arta  servizio  3  e  per
  conoscenza  alla  ditta  New  Energy,  si  contestava  al  predetto
  servizio  3 la mancata partecipazione alla conferenza di servizi  e
  la  mancata  produzione dell'autorizzazione ai sensi dell'art.  269
  del d.lgs. 152/06;

   in  data  17  aprile 2007, con nota 245, l'ufficio  di  segreteria
  della  CPTA  di Ragusa inviava all'Arta le conclusioni  a  cui  era
  giunta  la  commissione  stessa, in sede di  verifica  tecnica  del
  progetto,  circa  il desumibile superamento del  valore  di  50  Mw
  termici   desunto   dal  quadro  riassuntivo  delle   emissioni   e
  confermando  l'applicabilità  del  d.lgs.  133/05  in  materia   di
  utilizzo  di  rifiuti anche per la previsione di utilizzo  di  olio
  alimentare esausto con codice CER 20 01 25 (diversamente,  ove  gli
  oli  -  come  affermato  in  seguito  dalla  ditta  New  Energy   -
  provenissero dall'industria alimentare, avrebbero dovuto  avere  il
  codice 02 07 99);

   in  data 8 giugno 2007, con nota prot. 43234 dell'Arta servizio  2
  inviata  alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3 e alla CPTA  di
  Ragusa,  si  dichiarava la non assoggettabilità di cui  al  DPR  12
  aprile 1996;

   in  data  12  giugno  2007, con nota prot. 34197  dell'Assessorato
  Industria,  servizio 2, indirizzata all'Arta servizio  3,  all'Arta
  servizio  2,  alla  CPTA di Ragusa ed alla  ditta  New  Energy,  si
  richiedeva l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e  si
  sollecitava la conclusione del procedimento;

   in  data  12 settembre 2007, con nota prot. 23531 dell'Assessorato
  Industria  servizio  2  indirizzata all'Arta servizio  3,  all'Arta
  servizio  2  e per conoscenza alla ditta New Energy, si  richiedeva
  l'accertamento dell'applicabilità del d.lgs 152/06 e si sollecitava
  la conclusione del subprocedimento emissioni in atmosfera;

   in  data  26  settembre 2007, con nota 746 l'ufficio di segreteria
  della  CPTA  di  Ragusa  comunicava all'Arta servizio  3,  all'Arta
  servizio 2 e per conoscenza alla ditta New Energy, la necessità  di
  esperire  la valutazione d'incidenza per la vicinanza dell'impianto
  proposto ad una zona 'sic';

   in  data 12 ottobre 2007, con nota prot. 488 dell'Arta servizio  3
  indirizzata  alla CPTA di Ragusa, si richiedeva l'urgente  rilascio
  di  parere ai sensi del d.lgs 152/06 (va ricordato che l'art.  267,
  comma  2,  del  d.lgs  152/06 esclude l'applicabilità  della  parte
  quinta  e  quindi dell'art. 269 agli impianti sottoposti  al  d.lgs
  133/05);

   in  data 25 ottobre 2007, con nota prot. 76570, l'Arta servizio  3
  indirizzava  alla CPTA di Ragusa richiesta urgente di  rilascio  di
  parere  ai  sensi  del d.lgs. 152/06, stante  che  la  ditta  aveva
  diffidato  l'Assessorato  richiedendo  l'applicabilità  del  d.lgs.
  152/06;

   in  data  5  novembre 2007, con nota prot. 40665  dell'Assessorato
  Industria  servizio  2, indirizzata all'Arta servizio  3,  all'Arta
  servizio  2,  alla  CPTA di Ragusa ed alla  ditta  New  Energy,  si
  sollecitava  la  definizione dell'obbligo o meno di  realizzare  la
  valutazione  d'incidenza.  La  ditta  veniva  invitata  a   fornire
  esaustiva documentazione;

   in  data  13  novembre 2007, con nota 907, l'ufficio di segreteria
  della  CPTA  di  Ragusa inviava all'Arta servizio 3  e  servizio  2
  quanto  deliberato dalla commissione nelle sedute del 16 e  del  23
  ottobre relativamente alla potenza termica installata, nella  quale
  la  CPTA  prendeva atto che il quadro riassuntivo  delle  emissioni
  andava  letto non già come n. 5 generatori ognuno da  5.250  Kwe  e
  quindi per un totale di 26.250 Kwe, ma che si trattava di un  unico
  gruppo  da  5.250  Kwe.  La  CPTA  metteva  anche  in  evidenza  la
  connessione tra limiti e presenza di zone sic e quindi la necessità
  della  conclusione della valutazione d'incidenza; inoltre  rilevava
  che dall'analisi comparata con pratiche consimili, emergeva come le
  materie  dichiarate biomasse da New Energy fossero  da  qualificare
  come rifiuti, dal momento che gli oli usati nel processo produttivo
  derivavano da raccolta urbana;

   in  data  16  novembre 2007, con nota 83315,  l'Arta  servizio  3,
  inoltrava all'Assessorato Industria servizio 2 i pareri del 16 e 23
  ottobre emessi dalla CPTA di Ragusa;

   in  data  23  novembre  2007, con nota prot. 43610,  l'Assessorato
  Industria servizio 2 ribadiva la necessità di chiarire la questione
  relativa all'esperimento della valutazione d'incidenza;

   in  data  18  dicembre 2007 la Corte di giustizia  delle  Comunità
  europee,   sez.   III,   con  sentenza  del  18/12/2007,   C195/05,
  pronunziandosi  sulla  natura  degli scarti  alimentari  condannava
  l'Italia  avendo la stessa 'adottato indirizzi operativi validi  su
  tutto il territorio nazionale, esplicitati in particolare per mezzo
  della  circolare del Ministro dell'Ambiente 28 giugno 1999, recante
  chiarimenti interpretativi in materia di definizione di rifiuto,  e
  con   comunicato  del  Ministero  della  Salute  22  luglio   2002,
  contenente  linee guida relative alla disciplina igienico-sanitaria
  in materia di utilizzazione dei materiali e sottoprodotti derivanti
  dal  ciclo  produttivo e commerciale delle industrie agroalimentari
  nell'alimentazione  animale,  tali  da  escludere  dall'ambito   di
  applicazione  della  disciplina sui rifiuti gli  scarti  alimentari
  originati  dall'industria agroalimentare destinati alla  produzione
  di  mangimi; e avendo, per mezzo dell'art. 23 della legge 31 luglio
  2002,  n. 179, recante disposizioni in materia ambientale,  escluso
  dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti  i  residui
  derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi
  solidi,  cotti  e  crudi, non entrati nel circuito distributivo  di
  somministrazione, destinati alle strutture di ricovero per  animali
  di affezione, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza
  dell'art.  1,  lett.  a), della direttiva del Consiglio  15  luglio
  1975, 75/442/CEE, sui rifiuti, come modificata dalla direttiva  del
  Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE';

   in  data  10  gennaio 2008, con nota prot. 1044,  dell'Assessorato
  Industria  servizio  2  indirizzata all'Arta servizio  3,  all'Arta
  servizio  2,  alla  CPTA di Ragusa ed alla  ditta  New  Energy,  si
  sollecitava  la  definizione dell'obbligo o meno di  realizzare  la
  valutazione  d'incidenza. Si invitava la ditta a fornire  esaustiva
  documentazione;

   in  data 27 febbraio 2008, con nota prot. 16893 dell'Arta servizio
  2, inviata alla ditta New Energy, all'Arta servizio 3, alla CPTA di
  Ragusa  ed  al Comune di Modica, si comunicava a tutti  i  soggetti
  l'obbligo  di  eseguire  la valutazione d'incidenza  da  parte  del
  Comune e si specificava che il rilascio della autorizzazione  unica
  senza la valutazione d'incidenza era inibito;

   in  data 7 marzo 2008, con nota 221, l'ufficio di segreteria della
  CPTA  di  Ragusa inviava all'Arta servizio 3 e servizio  2,  nonché
  all'Assessorato   Industria  servizio  2   le   conclusioni   della
  commissione   stessa,  laddove  la  commissione,  pur   in   attesa
  dell'attestazione del Comune di Modica, ribadiva che in merito alla
  richiesta di ulteriore verifica dell'esclusione dell'iniziativa dal
  campo  di  applicazione  del  d.lgs 133/05,  si  era  già  espressa
  rilevando  che le sanse esauste e gli oli provenienti  da  attività
  commerciali  non sono esclusi dal campo di applicazione  del  d.lgs
  133/2005  il  quale, peraltro, si occupa anche  delle  attività  di
  recupero  energetico.  Tale condizione è  ulteriormente  confermata
  dalle modifiche apportate al d.lgs 152/06 dal d.lgs. 4/2008;

   in  data 16 giugno 2008 la CPTA di Ragusa prendeva atto di  quanto
  disposto  con  nota  prot.  16893 dall'Arta  servizio  2  circa  la
  necessità di esperire preliminarmente la valutazione d'incidenza;

   in data 4 giugno 2009, con nota 41650, l'Arta con atto a firma del
  dirigente  del  Servizio 3 diffidava la CPTA di  Ragusa  a  fissare
  limiti  ai  sensi  del D.lgs 152/06. La CPTA nella  seduta  del  17
  luglio  2009,  evidenziava i problemi in materia di  fissazione  di
  limiti  nel  caso in cui il materiale utilizzato fosse  qualificato
  come rifiuto;

   in  data  29  ottobre  2009, veniva firmato il  decreto  da  parte
  dell'Assessore  del territorio n. 213/gab di revoca del  presidente
  della CPTA di Ragusa per presunte gravi irregolarità sulla base  di
  una  relazione  redatta  dal responsabile  del  servizio  3  e  dal
  dirigente generale;

   in  data  13  novembre  2009, con nota 4225/gab,  l'Assessore  del
  territorio sospendeva l'applicazione di detto decreto;

   in  data  23  novembre  2009, con nota  86509,  il  dirigente  del
  Servizio  3  dell'Arta inviava al CGA le sue conclusioni  circa  la
  responsabilità   della  CPTA  di  Ragusa   e   la   sua   personale
  ricostruzione del quadro normativo;

   in  data  22 dicembre 2009 l'Assessore del territorio, sulla  base
  della ricostruzione effettuata, annulla va, con proprio decreto  n.
  241/GAB, il decreto di revoca del presidente della CPTA di  Ragusa,
  dichiarando insussistenti le motivazioni avanzate dal dirigente del
  servizio 3 circa le irregolarità o i ritardi della CPTA di Ragusa;

   in  data  19  gennaio  2010, con nota 3231, il dirigente  generale
  dell'Arta   richiedeva  un  parere  alla  commissione   provinciale
  territorio e ambiente legato a quanto evidenziato dal CGA, al quale
  era  stato  presentato ricorso avverso una sentenza del TAR,  adito
  dalla New Energy, senza esplicito riferimento ad alcuna procedura;

   in  data  26  gennaio 2010, con nota 70, l'ufficio  di  segreteria
  della  CPTA di Ragusa inviava la verifica effettuata dalla CPTA  ai
  sensi dell'art. 19 della legge regionale 39/77. La CPTA evidenziava
  che  per la prima volta veniva richiesto un parere, più esattamente
  una  verifica relativa alla procedura unica di cui all'art. 12  del
  d.lgs.  387/2003.  Confermava l'applicabilità  del  d.lgs.  133/05,
  esprimeva  verifica (e non parere) negativa per motivi espliciti  e
  perché  non  era  mai  stata fornita documentazione  differente  da
  quella prodotta ai sensi del DPR 203/88 e peraltro antecedente alla
  richiesta di cui al DPR 387/2003;

   in  data 27 gennaio 2010, nella nota n. 5130 a firma del dirigente
  del  servizio  3  del Dipartimento regionale dell'ambiente,  veniva
  inviato   all'Assessorato  Industria  il  parere  in  merito   alle
  emissioni   in   atmosfera.   In   tale   parere   si   condivideva
  l'assoggettabilità  al  d.lgs  133/05  e  si  adottavano  i  limiti
  previsti  dal  d.lgs  133/05  riducendoli  ulteriormente   per   la
  vicinanza dell'impianto al sito 'sic' 'spiaggia di Maganuco';

   in  data 16 aprile 2010, con decreto del dirigente del servizio  2
  (ex  Industria) n. 150, veniva concessa l'autorizzazione  ai  sensi
  dell'art.  12  del d.lgs. 387/2003 per un impianto di  potenzialità
  elettrica pari a 8425 KWE;

   considerato che:

   come  si evince dagli atti prodotti sia dall'ufficio di segreteria
  della  CPTA di Ragusa, sia dalla stessa CPTA a partire dal novembre
  del  2005 e quindi in data anteriore al 20 marzo 2006, (data in cui
  la  ditta  aveva  presentato la domanda di autorizzazione)  sia  la
  ditta, sia l'Arta erano a conoscenza della necessità di esperire il
  procedimento autorizzativo ai sensi del d.lgs. 133/05;

   prima della conferenza di servizi tenutasi il 27 ottobre 2006,  la
  posizione  dell'Arta  era di coincidenza con la  qualificazione  di
  impianto di recupero di rifiuti (si veda la nota in data 23  maggio
  2006  prot.  35613 dell'Arta servizio 3 indirizzata all'Assessorato
  Industria e per conoscenza all'Arta servizio 2, alla CPTA di Ragusa
  ed  al  Comune  di  Modica) pur non accorgendosi  l'Assessorato  di
  quanto  disposto  dall'art.  267 del  d.lgs  152/06  circa  la  non
  assoggettabilità  degli  impianti di recupero  di  rifiuti  tramite
  produzione  di energia allo stesso d.lgs. 152/06. Nella  conferenza
  di  servizi  del  27 ottobre, come rilevato dal  CGA,  tuttavia  la
  procedura  deragliava,  prevedendo  la  conclusione  della   stessa
  tramite  un  autonomo  provvedimento riguardante  le  emissioni  in
  atmosfera;

   il  d.lgs.  133/05  è  norma successiva,  specifica  e  prevalente
  rispetto  al  d.lgs 387/2003 e comporta per l'Italia  l'obbligo  di
  rispettare  una dettagliata ed estremamente rigorosa  procedura  di
  pubblicità,  che prevede che: 'Le autorizzazioni alla realizzazione
  e    all'esercizio   degli   impianti   di   incenerimento   o   di
  coincenerimento sono rilasciate solo dopo aver garantito  l'accesso
  alle informazioni secondo le procedure di cui ai commi 2 e 3. Fatta
  salva   la   normativa   in  materia  di   accesso   del   pubblico
  all'informazione   ambientale  e  quanto   disposto   dal   decreto
  legislativo  24 febbraio 1997, n. 39, e dal decreto legislativo  18
  febbraio  2005, n. 59, le domande di autorizzazione e  rinnovo  per
  impianti   di   incenerimento  e  di  coincenerimento   sono   rese
  accessibili  in  uno  o più luoghi aperti al pubblico,  e  comunque
  presso  la  sede  del  comune territorialmente competente,  per  un
  periodo di tempo adeguato e comunque non inferiore a trenta giorni,
  affinché  chiunque  possa esprimere le proprie  osservazioni  prima
  della    decisione   dell'autorità   competente.    La    decisione
  dell'autorità   competente,  l'autorizzazione   e   qualsiasi   suo
  successivo aggiornamento sono rese accessibili al pubblico  con  le
  medesime modalità';

   la   ditta,  in  aperta  violazione  delle  norme  specifiche  che
  disciplinano la materia, il regolamento 1774/2002/CE e l'art. 6 del
  d.lgs.   133/05,   non  provvedeva  a  garantire   l'accesso   alle
  informazioni  ed anzi contestava l'applicabilità del d.lgs  133/05,
  facendo riferimento invece alla applicabilità del d.lgs 152/06;

   l'autorità   preposta  al  rilascio  del  parere   di   competenza
  (l'ufficio  del commissario straordinario per l'emergenza  rifiuti)
  non  provvedeva  a  sua  volta  a dare  la  prescritta  pubblicità,
  violando così il dettato della norma comunitaria, al di là del  più
  o  meno  corretto  recepimento del dettato stesso  da  parte  dello
  Stato;

   ove  fosse  stata  esatta, mentre è indiscutibilmente  errata,  la
  circostanza  che  l'impianto non producesse  energia  elettrica  da
  rifiuti (la possibilità di produrre energia elettrica da rifiuti  e
  di  applicare  agli stessi le procedure di cui al  DPR  387/2003  è
  esplicitamente contemplata all'art. 5 del d.lgs 133/05) si  avrebbe
  avuto  come conseguenza che: a)i vincoli, i sistemi di contenimento
  delle  emissioni, nonché i valori delle emissioni  sarebbero  stati
  meno  restrittivi  rispetto alle previsioni; b)  la  ditta  avrebbe
  avuto la possibilità di avvalersi di quanto previsto dall'art. 269,
  comma 3, ove è detto che 'se l'autorità competente non si pronuncia
  in  un  termine pari a centoventi giorni o, in caso di integrazione
  della domanda di autorizzazione, pari a centocinquanta giorni dalla
  ricezione  della domanda stessa, il gestore può, entro i successivi
  sessanta  giorni,  richiedere  al Ministro  dell'ambiente  e  della
  tutela  del  territorio di provvedere, notificando  tale  richiesta
  anche   all'autorità  competente.  Il  Ministro  si  esprime  sulla
  richiesta, di concerto con i Ministri della salute e delle attività
  produttive, sentito il comune interessato, entro novanta giorni  o,
  nei  casi previsti dall'articolo 281, comma 1, entro centocinquanta
  giorni  dalla  ricezione  della stessa; decorso  tale  termine,  si
  applica l'articolo 2, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 2421'.
  Non risulta che la ditta abbia mai utilizzato tale procedura;

   il  distaccarsi  dalla  qualificazione di  rifiuti  da  parte  del
  dirigente responsabile del servizio 3 dell'Arta e l'avallo dato dal
  dirigente  generale del Dipartimento alle conclusioni  a  cui  tale
  dirigente era giunto, non si sa sulla base di quale verifica  sulla
  peraltro  esplicita previsione normativa, ha portato a far  deviare
  l'iter di verifica sia da parte del servizio competente dell' Arta,
  sia   da   parte   del  dirigente  responsabile  del   servizio   2
  dell'Assessorato Industria;

   da  parte  del  servizio  competente dell'Arta  si  è  preteso  di
  modificare  la natura dei compiti delle CPTA, chiaramente  previsti
  dall'art. 17 della legge regionale 39/77, creando la fattispecie di
  un  parere  obbligatorio ma non vincolante che la  CPTA  di  Ragusa
  avrebbe  dovuto  formulare  a  favore  dell'Arta,  al  posto  della
  verifica  prevista  per legge a favore degli enti  locali  e  della
  tutela della salute, ulteriormente alterando il quadro reale in cui
  ci si doveva muovere;

   rappresentano  deviazioni dal corretto iter procedurale  anche  la
  circostanza che tali notizie infondate sono state fornite  al  CGA,
  nonostante  che  l'Assessore pro tempore  e  legale  rappresentante
  dell'Amministrazione  stesse  operando  su  tali  affermazioni  una
  verifica  che si sarebbe successivamente conclusa con la dichiarata
  insussistenza di tali motivazioni, ed ancora la circostanza che  da
  parte  del  dirigente  generale non si  è  provveduto  a  rimuovere
  l'evidente  anomalia data dal fatto che l'Amministrazione  è  stata
  rappresentata in giudizio da un semplice dirigente;

   dopo  oltre 4 anni dal pronunciamento dell'organo tecnico  e  dopo
  averne  contestato  le  conclusioni, il dirigente  del  servizio  3
  dell'Arta,  con  nota  n.  2583  del 16  gennaio  2010  indirizzata
  all'Avvocatura dello Stato rilevava che l'autorizzazione  richiesta
  dalla  ditta  New  Energy era subordinata  al  d.lgs.  133/05  come
  correttamente  individuato  dalla CPTA  di  Ragusa  fin  dal  primo
  momento,  commentando di suo: 'L'Azienda non sembra rendersi  conto
  del  fatto che l'esclusione dall'impianto dei prodotti soggetti  al
  d.lgs.   133/05   equivarrebbe  di  fatto   ad   una   bocciatura'.
  Successivamente, con nota 5130 del 27 gennaio 2010, di trasmissione
  del  parere  ribadiva:  'considerato che i combustibili  utilizzati
  nell'impianto  sono biomasse da rifiuti ricomprese  nell'allegato1.
  Sub-allegato  2  del  D.M. 5/5/2006' ed ancora 'considerato  che  i
  materiali  conferiti  all'impianto sono classificabili  come  fonti
  energetiche  rinnovabili non fossili, costituite in particolare  da
  'biomasse  da  rifiuti'  solide  e  liquide,  così  come   definite
  dall'art.  2,  comma 1, lettera a) del d.lgs. 29 dicembre  2003  n.
  387,  e/o prodotti trasformati derivanti da materiali previsti  dal
  regolamento 1774/2002/CE; considerato infine che i materiali di cui
  sopra,  a  differenza  delle 'biomasse vergini',  rientrano  tra  i
  combustibili  consentiti' individuati dall'allegato  X  (Parte  II,
  Sezione  4)  alla  Parte  Quinta del d.lgs.  152/06;  ritenuto  che
  l'impianto nel suo insieme (ricezione dei rifiuti in ingresso  allo
  stabilimento,  stoccaggio,  pretrattamento  in  loco,  sistemi   di
  alimentazione dei materiali trattati e del combustibile ausiliario,
  linee  di trattamento termico, apparecchiature di trattamento degli
  effluenti  gassosi,  camini,  sistemi di  controllo)  configuri  un
  trattamento  termico  (coincenerimento)  di  'rifiuti  a  base   di
  biomasse'  per  la  produzione  di  energia  elettrica,  così  come
  definito dall'art. 2 comma 1, lettera e) del d.lgs. 11 maggio  2005
  n.  133;  ritenuto che sia necessario imporre limiti e prescrizioni
  tecniche restrittivi e cautelativi, per elevare al massimo il grado
  di  tutela  della  salute  pubblica e  dell'ambiente  nell'area  di
  influenza  dell'impianto, in considerazione della sua vicinanza  al
  SIC  ITA  080007 'Spiaggia di Maganuco', certificava  in  tal  modo
  quanto  verificato  dalla CPTA di Ragusa sin dal  lontano  novembre
  2005,  nonché  la  successiva osservazione della  CPTA  stessa  nel
  parere  del  16  ottobre 2007, circa la connessione  tra  limiti  e
  presenza di zone SIC e necessità della valutazione d'incidenza;

   è   singolare   che   detto   dirigente,   dopo   aver   condiviso
  l'applicabilità del d.lgs 133/05, abbia trasformato una conclusione
  da  negativa  a  positiva,  permettendo così  il  rilascio  di  una
  autorizzazione che non poteva essere rilasciata, in ogni caso,  per
  evidente violazione delle procedure di pubblicità;

   tale  positiva conclusione ha comportato la base del giudizio  del
  CGA:   'In   particolare,  nessun  rilievo  assume,  per   la   sua
  inconsistenza, l'ultima difesa delle Amministrazioni appellanti (v.
  la  citata  memoria  del  28  maggio 2008),  le  quali  giungono  a
  sostenere ex post e solo in sede di giudizio (atteso che la  revoca
  del  contributo  reca  una  diversa motivazione)  che,  sulla  base
  dell'autorizzazione  unica  intervenuta  nel   2010   (rispetto   a
  un'istanza  del 2005), la NE, fin dall'origine, non avrebbe  potuto
  avere accesso al contributo finanziario in questione (peraltro, già
  concesso e pure revocato) a causa della natura dei combustibili  in
  esso  conferibili, qualificati come rifiuti e non come biomasse.  A
  tal   proposito  il  Collegio  ritiene  che  prospettare,  in   via
  presuntiva e di prognosi controfattuale, che il predetto contributo
  sarebbe  stato  ugualmente revocato non  soltanto  collide  con  la
  realtà   che   emerge  dai  provvedimenti  adottati  dalle   stesse
  amministrazioni  appellanti, ma si rivela come  un  estremo,  inane
  sforzo  retorico  per tentare di sottrarre l'Arta alle  conseguenze
  patrimoniali  del suo illecito (in senso civilistico) operato'.  In
  altri  termini, se l'Assessorato avesse espresso un parere negativo
  per  le  motivazioni  che chiaramente emergono  dall'analisi  degli
  atti, la ditta avrebbe potuto avere sì un risarcimento, ma di  gran
  lunga inferiore;

   l'avere  rilasciato un'autorizzazione palesemente illegittima  per
  violazione   della  normativa  comunitaria,  da  cui   direttamente
  discende  il d.lgs. 133/05 di attuazione della direttiva 2000/76/CE
  in  materia  di  incenerimento  dei rifiuti,  produce  come  doppio
  effetto  paradossale  il dover risarcire la ditta  che  non  poteva
  essere  autorizzata e contemporaneamente il dover rispondere  della
  violazione del diritto comunitario;

   emergono fondati dubbi sulla veridicità di alcuni elementi forniti
  al  CGA, tra i quali un decreto ipotetico, sia sotto il riferimento
  degli  estremi (D.A. 29 dicembre 2009, n. 213/GAB),  sia  sotto  il
  profilo  giuridico, stante l'annullamento del decreto  assessoriale
  in  questione, al fine, peraltro non raggiunto, di far ricadere  la
  responsabilità sulla CPTA di Ragusa stante che il CGA su tale punto
  ha  osservato: 'Va poi rilevato, incidentalmente, che l'atto con il
  quale  l'Arta, soltanto nel mese di dicembre 2009 (D.A. 29 dicembre
  2009, n. 213/GAB) ha revocato, per reiterate violazioni di legge  e
  plurime  negligenze in relazione alla vicenda in esame,  l'incarico
  del  Presidente della CPTA di Ragusa certamente non interferisce  e
  tanto meno attenua la responsabilità dell'amministrazione regionale
  per  il  blocco  determinatosi nell'istruttoria  della  pratica  in
  questione,  non  potendo  essa pretendere  di  distinguere  la  sua
  posizione  da  quella  dei  propri organi  consultivi'.  Tutto  ciò
  facendo  rilevare  un  tentativo,  portato  avanti  anche  in  sede
  legislativa  attraverso  una proposta di  abrogazione  delle  leggi
  istitutive  delle  CPTA, di scrollarsi di dosso  le  responsabilità
  eliminando  un  organo  posto  a  tutela  dei  cittadini,  le   cui
  indicazioni, se recepite, avrebbero impedito l'instaurarsi  di  una
  procedura altamente anomala;

   la sentenza del CGA, in ciò non confortato dalla nota 86509 del 23
  novembre 2009 dell'Arta, sembra non avere preso atto degli  effetti
  della  sentenza  della Corte di giustizia delle  Comunità  europee,
  Sez.  III, 18/12/2007, C-195/05 del 18 dicembre 2007, mentre sembra
  aver  preso  in  considerazione l'autorizzazione del  GRTN  del  19
  aprile   2005:   'Anche   a  voler  trascurare   le   condivisibili
  argomentazioni  svolte sul punto dal T.A.R. e  pure  le  risultanze
  documentali  richiamate dalla NE (ad esempio, l'autorizzazione  del
  GRTN  del  19  aprile 2005 recante la qualifica dell'impianto  come
  IAFR)'  come   elemento per  escludere l'applicabilità del  decreto
  legislativo  n.  133/05,  che tuttavia reca  la  data  (successiva)
  dell'11 maggio 2005 ed è stato pubblicato nella GU n. 163 del 15-7-
  2005 - suppl. ordinario n. 122;

   a  partire dalla entrata in vigore della legge 296/06 (finanziaria
  per  il 2007) che ha vietato la concessione dei contributi pubblici
  (segnatamente Cip 6) agli impianti all'epoca non ancora autorizzati
  che  utilizzano  rifiuti per produrre energia,  si  è  notevolmente
  modificato  il  quadro  economico di sostenibilità  dell'intervento
  proposto  dalla New Energy e quindi l'opportunità del finanziamento
  stesso  e ciò può spiegare l'accanimento con il quale si è  tentato
  di  escludere  la  assoggettabilità  dell'impianto  alla  normativa
  relativa ai rifiuti;

   merita un approfondimento la discordanza relativa al fatto che  la
  CPTA di Ragusa ha espresso il proprio parere su un impianto di 5250
  KWE,  mentre l'autorizzazione rilasciata è relativa ad un  impianto
  di 8425 KWE;

   lo  stesso  CGA  non  ha  per nulla escluso che  l'Amministrazione
  regionale potesse formulare - per tempo - una conclusione  negativa
  del  procedimento, mentre l'autorizzazione rilasciata sembra essere
  inficiata dalla violazione di norme;

   la   ditta   non  ha  proposto  ricorso  contro  il   decreto   di
  autorizzazione  nonostante che lo stesso qualificasse  i  materiali
  conferiti  all'impianto  'come fonti  energetiche  rinnovabili  non
  fossili, costituite in particolare da 'biomasse da rifiuti'  solide
  e liquide, così come definite dall'art. 2, comma 1, lettera a), del
  d.lgs.  29 dicembre 2003, n. 387 e/o prodotti trasformati derivanti
  da  materiali previsti dal regolamento 1774/2002/CE' e che peraltro
  viene  affermato, contrariamente a quanto affermato dalla ditta  in
  sede  di  giudizio:  'che  il  D.M. 5  maggio  2006,  espressamente
  richiamato nella relazione tecnica presentata dalla ditta,  riporta
  prescrizioni  tecniche  relative  ai  valori  limite  di  emissione
  consentiti  per le tipologie di rifiuti disciplinati  dallo  stesso
  decreto,  e  che  in particolare l'art 4 impone di applicare  nella
  combustione  di  tali  rifiuti  i  limiti,  le  disposizioni  e  le
  prescrizioni di cui al D.Lgs. 133/2005';

   questo  episodio segnala con evidenza che il sistema dei controlli
  interni  degli  Assessorati risulta in alcuni casi inesistente  e/o
  ininfluente,   mentre   la   necessità  di   garantire   l'assoluta
  indipendenza  dei  controlli interni dal vertice burocratico  viene
  chiaramente delineata dal decreto legislativo n. 150/2009;

   per sapere:

   se  sia  stata avviata o si intenda avviare una rigorosa  indagine
  interna  per  accertare le responsabilità di una  condotta  che  ha
  portato  notevole nocumento alla Regione e se non ritenga  che  gli
  esiti   dell'indagine   debbano  essere  comunicati   all'Assemblea
  regionale siciliana;

   se  non  ritengano  che debbano essere chiaramente  delineati  nel
  concreto  operare quotidiano quali siano i compiti  dei  dirigenti,
  nella  chiarezza della distinzione rispetto ai compiti degli organi
  decisori politici;

   quali  iniziative  si  intendano assumere  affinché  le  procedure
  autorizzative siano rispettose delle norme, celeri e non  aggravate
  da  intermediazioni burocratiche o di altro genere, ferma  restando
  la  funzione  degli organi tecnici non surrogabili da  singoli,  in
  alcuni casi privi dei necessari titoli giuridici;

   quali  interventi si intendano realizzare per implementare e  fare
  funzionare un adeguato sistema di controlli interno ai diversi rami
  della Amministrazione regionale;

   se l'Amministrazione intenda chiusa la vicenda New Energy o se non
  reputi  necessario  adire  un ulteriore grado  di  giudizio,  anche
  attraverso un ricorso alla Corte di giustizia;

   se,  alla  luce delle discrepanze rilevate, non intendano revocare
  in  autotutela  il decreto di autorizzazione e di inclusione  nella
  classifica   dei   progetti  che  potevano  godere   di   beneficio
  finanziario». (103)
                                                           MATTARELLA

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico che è stata presentata, in data 23  novembre
  2010,  la  mozione  numero 224 «Opportune  iniziative  al  fine  di
  impedire il taglio dei fondi alle emittenti radiotelevisive  locali
  conseguenti  al  decreto 'Mille proroghe' del  Governo  nazionale»,
  degli  onorevoli  Marinello, Digiacomo,  Marziano  e  Raia.  Ne  do
  lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  Governo  nazionale,  con  l'approvazione  del  decreto  'Mille
  proroghe', ha deciso un drastico taglio ai trasferimenti di risorse
  finanziarie  a  beneficio  delle emittenti  radiotelevisive  e  dei
  giornali  a  copertura  locale  presenti  in  tutto  il  territorio
  nazionale attraverso cui viene quotidianamente garantita a  milioni
  di    cittadini   italiani   un'informazione   libera   e     senza
  condizionamenti;

   con  l'approvazione  di tale decreto si rischia  di  assestare  un
  colpo  mortale  al sistema radiotelevisivo locale, con  conseguenze
  gravi sulla tenuta democratica dell'informazione nel Paese;

   il  rischio  più  immediato  è quello di vedere  irrimediabilmente
  compromessa  la  prospettiva  futura  delle  realtà  giornalistiche
  locali  con  una pesante ricaduta sulle prospettive  lavorative  di
  centinaia  di  migliaia di persone la cui occupazione oggi  rischia
  seriamente di essere messa in discussione;

   le  misure  in  favore  del  comparto in  oggetto  non  riguardano
  finanziamenti  a  pioggia ma riduzioni tariffarie sui  costi  delle
  utenze telefoniche e di rimborsi sui costi delle utenze elettriche,
  dei  collegamenti  satellitari e dei  canoni  di  abbonamento  alle
  agenzie di stampa;

   il  taglio  di  questi fondi è in contrapposizione  rispetto  alle
  indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica Napolitano  nel
  suo  messaggio  di fine anno alla Nazione, nel quale  veniva  posta
  l'attenzione sull'importanza del pluralismo dell'informazione quale
  pilastro della democrazia;

   considerato che:

   le emittenti radiotelevisive locali costituiscono uno dei pilastri
  del  pluralismo  dell'informazione, senza  le  quali  esisterebbero
  soltanto  il  duopolio  Rai-Mediaset ed  alcuni  gruppi  editoriali
  legati soprattutto al mondo della finanza;

   in  base al contenuto del succitato decreto, le uniche realtà  non
  investite dai tagli delle risorse sarebbero i giornali e le  TV  di
  partito;

   con  questo taglio si otterrà un risparmio annuo di soli 4 milioni
  di  euro,  mentre sono a rischio circa 1600 posti di lavoro  fra  i
  giornalisti  del settore radiotelevisivo locale, un numero  pari  a
  quello  impiegato  stabilmente dalla RAI  con  un  canone  pubblico
  imposto  a  tutti i cittadini di svariate centinaia di  milioni  di
  euro;

   la  retroattività del provvedimento e la disparità di  trattamento
  operata  con le testate di partito, che conservano il diritto  alle
  provvidenze, comporta l'incostituzionalità della norma,  e  che  la
  rappresentanza  sindacale  della stampa è  intervenuta  a  sostegno
  delle emittenti locali;

   rilevato   che   il  mondo  cattolico  e  le  organizzazioni   dei
  consumatori si sono mobilitati a difesa delle emittenti  televisive
  e   delle   radio   private  colpite  dai  tagli   dei   contributi
  all'editoria,

                   impegna il Governo della Regione

   Avverto  che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

         Comunicazione relativa all'interrogazione numero 1316

   PRESIDENTE. Con riferimento all'interrogazione a risposta  scritta
  n.  1316   Chiarimenti sul blocco dei bandi 1  e  2  relativi  alla
  copertura  finanziaria  degli  sportelli  multifunzionali  e  sulla
  mancata retribuzione degli stipendi agli operatori della formazione
  professionale',  a firma dell'onorevole Caputo, comunica  che,  con
  nota  2806/Gab del 18 novembre 2010 protocollata al n.  9298/AULAPG
  del  26  novembre  successivo, l'Assessore per  l'istruzione  e  la
  formazione  professionale, cui l'atto ispettivo era  indirizzato  e
  che  era  stato  altresì delegato alla trattazione  dal  Presidente
  della  Regione  con nota prot. 2034/In.15 del 22 ottobre  2010,  ha
  eccepito la propria incompetenza.
   La  succitata interrogazione rimane pertanto nella competenza  del
  Presidente della Regione fino a nuova delega.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Informo che, con nota del 23 novembre 2010,  pervenuta
  in  pari  data  e  protocollata al n. 9209/AulaPG del  24  novembre
  successivo, l'onorevole Cristaudo ha dichiarato di cessare  di  far
  parte    del    Gruppo   parlamentare    FLI-Sicilia ,     aderendo
  contestualmente al Gruppo Misto.

   L'Assemblea ne prende atto.

    Comunicazione di attribuzione delle funzioni di Vicepresidente
                             della Regione

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato Segretario  a  dare  lettura  del
  decreto  presidenziale n. 653/Area 1 /S.G. del 23  novembre   2010,
  trasmesso con nota prot. n. 15370 del 24 novembre successivo  dalla
  Segreteria  generale della Presidenza della Regione, qui  pervenuto
  il  26  novembre  2010  e  protocollato al n.  9332/AulaPG  del  30
  novembre   2010,  relativo  all'attribuzione  delle   funzioni   di
  Vicepresidente   all'Assessore   regionale   Giosuè   Marino    che
  sostituisce  il Presidente della Regione in caso di  assenza  o  di
  impedimento.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

                       «D.P. n. 653/Area 1 /S.G.

   VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;

   VISTO  in  particolare l'articolo 9 contemplato nella  Sezione  II
  dello Statuto regionale, come sostituito dall'articolo 1, comma  1,
  lett. F) della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, che, nel
  prevedere   l'elezione  a  suffragio  universale  e   diretto   del
  Presidente  della Regione, gli attribuisce il potere di nominare  e
  revocare    gli    Assessori   da   preporre   ai   singoli    rami
  dell'Amministrazione  regionale, tra cui un Vicepresidente  che  lo
  sostituisce in caso di assenza o di impedimento;

   VISTA  la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
  modifiche ed integrazioni;

   VISTA  la  legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, e sue successive
  modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;

   VISTO il decreto presidenziale 10 maggio 2001, n. 8 concernente la
  disciplina  degli uffici di diretta collaborazione  del  Presidente
  della  Regione  e  degli  Assessori regionali,  ed  in  particolare
  l'articolo 2, comma 12;

   VISTA  la  propria nota prot. n. 2672 del 24 aprile  2008  con  la
  quale,  a  seguito  della proclamazione alla carica  di  Presidente
  della  Regione  Siciliana,  resa nota dalla  Corte  di  Appello  di
  Palermo  con nota prot. P/08/67/El. Reg. del 24 aprile  2008,  sono
  state assunte le relative funzioni;

   VISTA  la  legge  regionale 16 dicembre 2008, n. 19  e  successive
  modifiche ed integrazioni ed in particolare le disposizioni di  cui
  al Titolo II, soprattutto con riferimento a quelle, quali l'art.  4
  e l'art. 8 che rimodulano l'apparato ordinamentale ed organizzativo
  della  Regione  Siciliana in termini di nuova individuazione  e  di
  competenze   dei   rami  dell'Amministrazione   regionale   e   dei
  Dipartimenti regionali;

   VISTO il decreto presidenziale 5 dicembre 2009, n. 12  Regolamento
  di  attuazione  del Titolo II della l.r. 16 dicembre  2008,  n.  19
  recante   Norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti regionali.
  Ordinamento  del  Governo  e dell'Amministrazione  della  Regione ,
  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n.  59,
  parte I, del 21 dicembre 2009;

   VISTO  il decreto presidenziale n. 370/Area 1 /S.G. del 28  giugno
  2010   di  rimodulazione  dell'assetto  organizzativo,  di   natura
  endodipartimentale,  dei  dipartimenti  regionali,  pubblicato  nel
  supplemento ordinario n. 1 alla GURS, parte I, n. 31 del  9  luglio
  2010;

   VISTO  il decreto presidenziale n. 544/Area 1 /S.G. del 1^ ottobre
  2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana -
  Parte  prima, n. 46 del 22 ottobre 2010 di nomina degli Assessorati
  regionali  e preposizione degli stessi ai rami dell'Amministrazione
  regionale;

   CONSIDERATO  che il sopraccitato D.P.Reg. n. 544/2010  rinviava  a
  data  successiva  l'attribuzione ad uno degli  Assessori  regionali
  delle  funzioni  di  Vicepresidente che sostituisce  il  Presidente
  della Regione siciliana in caso di assenza o impedimento;

   RITENUTO  pertanto  di  attribuire all'Assessore  regionale  Dott.
  Giosué  Marino, già preposto all'Assessorato regionale dell'Energia
  e  dei  servizi  di  pubblica  utilità,  la  predetta  funzione  di
  Vicepresidente;
                                DECRETA

                                Art. 1

   1.  Le  funzioni  di Vicepresidente sono attribuite  all'Assessore
  regionale  Dott. Giosué Marino che sostituisce il Presidente  della
  Regione siciliana in caso di assenza o impedimento.

                                Art. 2

   1.  Il  presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
  della Regione siciliana.

   Palermo, lì 23 novembre 2010

                                                   IL PRESIDENTE
                                          (On.le    Dott.    Raffaele
                                         Lombardo)»

   L'Assemblea ne prende atto.

                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Musotto è in congedo per oggi
  e  per  le sedute di tutta la settimana corrente, essendo impegnato
  fuori sede per motivi istituzionali.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Comunicazione delle determinazioni della Conferenza
                dei Presidenti dei Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari, riunitasi oggi 30 novembre 2010, sotto la  presidenza
  del  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole  Cascio,  presenti   il
  Vicepresidente  vicario, onorevole Formica,  e  il  Vicepresidente,
  onorevole   Oddo,   con   la  partecipazione   dell'Assessore   per
  l'economia,  professore avvocato Armao, ha  stabilito  la  seguente
  articolazione dei lavori all'interno della sessione di bilancio:

   si  è  convenuto di introdurre una  finestra legislativa   per  la
  trattazione  del  disegno  di  legge  n.  645   Proroga   contratti
  personale  a  tempo determinato , potrà essere presentato  apposito
  emendamento tecnico onde consentire di sbloccare i pagamenti per il
  comparto agricolo colpito dai danni causati dalla peronospora.
   A   tal  fine  il  sopra  citato  provvedimento  legislativo  sarà
  licenziato per l'Aula entro la giornata odierna, ai fini della  sua
  iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea.

   L'Aula terrà pertanto seduta:
   -  mercoledì 1 dicembre 2010 (pomeriggio) per incardinare il testo
  e  dare  termini  per la presentazione di eventuali emendamenti;  a
  questo  scopo comunico che si era raggiunta l'intesa  per  dare  il
  tempo  fino  alle  ore  20.00 di domani per la presentazione  degli
  emendamenti.
   - giovedì 2 dicembre per la discussione e la conclusione dell'iter
  parlamentare del citato disegno di legge.
   Restano invariati i termini già fissati dal calendario dei  lavori
  per la corrente sessione di bilancio.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente onorevoli colleghi,  intervengo  per
  denunciare   il  preoccupante  clima  di  intimidazione   o   clima
  intimidatorio che questo Governo sta scientificamente  creando  sul
  territorio  su  due  tematiche delicate,  che  rischiano  ormai  di
  diventare macelleria sociale a tutti gli effetti.
   Voglio  evidenziarlo perché nell'ordine del giorno, di  cui  si  è
  discusso oggi in Conferenza dei Capigruppo, si è lasciato aperto un
  ragionamento - e ora viene citato nel comunicato da lei testé letto
  - il disegno di legge numero 645, che non è né appare, da una prima
  lettura, un semplice provvedimento tecnico di proroga, secco,  così
  come  siamo rimasti in Conferenza dei Capigruppo, ma contiene tutta
  una  serie di cose che evidenziano per l'ennesima volta come questo
  Governo predica bene e razzola malissimo.
   A  questo si aggiunge che oggi siamo stati assediati dai sindaci e
  dai precari degli enti locali.
   Il  Governo  sta  facendo delle riunioni in  giro  sul  territorio
  sbandierando  un disegno di legge che parla di stabilizzazione  ben
  sapendo  che questa stabilizzazione non si può fare per  un  motivo
  molto  semplice  a  noi tutti noto, in quanto l'abbiamo  denunciato
  circa  un  mese  fa  in  quest'Aula: il Governo,  da  un  lato,  fa
  macelleria  sociale  parlando  di stabilizzazione  sul  territorio,
  negli  enti  locali e, dall'altro lato, tiene ferma  la  norma  che
  taglia il  60 per cento dei trasferimenti ordinari ai comuni.
   Delle  due  l'una, signor Presidente, onorevoli colleghi:  qual  è
  oggi  l'obiettivo  del  Governo? Spostare  lo  scontro  tra  questi
  precari  che  sono  stati  abbandonati,  che  sono  stati  lasciati
  indietro  rispetto agli altri processi di stabilizzazione, spostare
  questo  scontro tra il territorio e il Palazzo - un Palazzo che  ha
  fatto  questo torto in passato -, spostare lo scontro tra i sindaci
  e i precari stessi.
   Abbiamo   evidenziato  già  questo  aspetto  in   Conferenza   dei
  Capigruppo,  lo abbiamo evidenziato già in riunioni  perché  quello
  che  si  tenta di fare è una falsa stabilizzazione che non  troverà
  copertura finanziaria da parte dei comuni perché se ai comuni, come
  in  questo momento il Governo vuole continuare a fare, si taglia il
  60  per  cento dei trasferimenti ordinari, non ci sarà  più  quella
  quota per potere cofinanziare le stabilizzazioni di cui si parla.
   Signor  Presidente,  il tema è delicato - e  non  mi  riguarda  se
  qualche collega gesticola - perché noi non possiamo lavorare  così,
  noi   non  possiamo  pensare  che  vengano  aizzate  appositamente,
  sollecitate   o  ingannate  persone  che  da  anni   aspettano   la
  stabilizzazione  e,  nel contempo, si scaricherà  il  problema  sui
  sindaci tagliando i fondi ai comuni fra tre mesi.
   La stabilizzazione deve essere vera, concreta e definitiva
   Se  questo  Parlamento  vuole spostare, per l'ennesima  volta,  un
  problema  sociale - perché tale questo Palazzo l'ha fatto diventare
  -  da  questa  sede  al  territorio e, quindi,  fare  scontrare  da
  febbraio,  da  marzo,  da quando sarà, i sindaci  perché  essi  non
  avranno  i soldi per fare le stabilizzazioni, allora questo Palazzo
  commette un secondo torto.
   Noi  non  siamo d'accordo a continuare in questo clima,  un  clima
  ipocrita,  un clima che, da questo punto di vista, non consente  la
  serenità  per  procedere. Noi abbiamo già  evidenziato  che  questo
  bilancio  è falso, che questa finanziaria è falsa e che va ritirata
  per essere reimpostata.
   Denunciamo  anche il clima intimidatorio che si  sta  creando  nel
  territorio perché oggi c'è questo clima definitivo, il clima di una
  situazione  che  tende  a  finire  e  c'è  un  gioco  delle   parti
  semplicemente  per  stabilire nelle mani di chi  deve  rimanere  il
  cerino,  il cerino dei precari, perché tale lo considera il Governo
  vergognosamente.
   Ma  non può essere considerato tale, non può essere trasferito sui
  comuni
   Noi  siamo  per la stabilizzazione di tutti i precari  negli  enti
  locali  - lo abbiamo detto in Conferenza dei capigruppo, lo abbiamo
  detto  nella riunione con l'ANCI, lo ribadiamo in quest'Aula  -  ad
  una semplice condizione, e cioè che si tratti parallelamente perché
  ormai del Governo non ci fidiamo, dato che prima non si doveva dare
  un  euro  agli  enti locali e abbiamo visto poi  il  risultato.  Si
  dovevano  tagliare le province e l'assessore Caterina  Chinnici,  a
  Enna, ha detto che non si tagliano.
   Per    concludere,   noi   desideriamo   che   si   proceda   alle
  stabilizzazioni contestualmente ad un impegno chiaro, quello di non
  modificare  la logica del fondo per le autonomie locali  e  di  non
  tagliare ai comuni una percentuale del fondo superiore alla  soglia
  che  non  consente di pagare in futuro, cioè dal 2011  in  poi,  le
  stabilizzazioni per le quali tutti quanti siamo d'accordo  in  modo
  serio.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, intervengo per una  precisazione  su
  quanto  da lei comunicato all'Aula quando, opportunamente,  non  ha
  detto che la Conferenza dei capigruppo ha deliberato all'unanimità,
  perché  così  non è. E mi dispiace l'atteggiamento  tenuto  da  chi
  ritiene di utilizzare in questo caso l'Aula non si capisce  bene  a
  quale fine.
   Innanzitutto, specifichiamo a tutti i ragazzi che hanno  letto  in
  questi giorni sui giornali della cosiddetta stabilizzazione che  il
  disegno di legge che lei ha richiamato, il numero 645, non è quello
  annunciato  dai giornali; é un altro disegno di legge che  era  già
  arrivato   in  Assemblea  esattamente  dopo  il  25  di   novembre.
  Presidente,  io non so se lei lo ha letto, non so se  ha  letto  il
  disegno di legge numero 645, non so se ci rendiamo conto di dove si
  voglia arrivare.
   Qui  c'è di tutto: dai precari storici, prorogati di anno in anno,
  a  nuovi precari per i quali dovremmo iniziare un provvedimento  di
  proroga,  ad  altri ancora dove assegniamo somme specifiche,  norma
  per  norma,  per  circa  60  milioni di euro,  quindi  violando  il
  Regolamento perché lei, Presidente, non sta decidendo di mandare in
  Commissione  Bilancio  un  provvedimento  di  proroga.  Lei,  nella
  qualità di Presidente pro tempore che in questo momento rappresenta
  l'Aula,  sta  per  inviare  in  Commissione  un  provvedimento  che
  necessita  di  copertura finanziaria e sa che è una violazione  del
  Regolamento, non può farlo.
   Quindi,  le indicazioni che avete dato non valgono nulla,  a  meno
  che, per l'ennesima volta, non intendete violare il Regolamento.
   Io  faccio un richiamo agli uffici di questa Assemblea al rispetto
  del  Regolamento in quanto non è possibile giocare sulla pelle  dei
  siciliani,  perché i precari non sono solo quelli  del  disegno  di
  legge,  ve  ne  sono  altre migliaia che non si vuole  prendere  in
  considerazione.  In  questo disegno di legge  ci  sono  quelli  più
  raccomandati  E gli altri  Perché no
   Non  potete  violare  il  Regolamento,  quindi  non  si  può  dare
  copertura  finanziaria a nessun disegno di legge.  Le  proroghe  si
  possono fare, così come avevamo deciso.
   Avevo  chiesto alla Presidenza di evitare l'inserimento  di  altri
  disegni   di   legge,   compreso   quello   che   lei   ha    letto
  sull'agricoltura, perché ve ne sono molti altri  urgenti  e  non  è
  vero che questa è una norma tecnica, che corregge un refuso, non  è
  vero.
   Se  questo Parlamento è diventato stanza di compensazione  per  la
  politica, fatele da altre parti le stanze di compensazione.  Questo
  è un Parlamento che deve fare le leggi e non chiarire un refuso con
  una legge. Si fa così? Si chiarisce un refuso con una legge?
   Invito  cortesemente al rispetto, quanto meno, delle minoranze  di
  questo  Parlamento,  senza nessun tipo di accelerazione.  Pertanto,
  signor  Presidente, annuncio che, per quanto ci riguarda, se questo
  disegno  di  legge andrà in Commissione, e non le  proroghe  secche
  come è stato detto in Conferenza dei capigruppo, o altri disegni di
  legge,  noi  abbiamo  da  difendere centinaia,  migliaia  di  altri
  lavoratori  che qui non sono ricompresi. E siccome  la  legge  deve
  essere  uguale  per  tutti in questa materia noi impediremo  questo
  modo  di  fare, e cioè di aiutare solo chi ritiene di avere qualche
  amico in più in quest'Aula.
   I siciliani per noi sono tutti uguali.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Mancuso,  posso  assicurarle   che   dalla
  Conferenza  dei  presidenti dei Gruppi  parlamentari  è  uscita  la
  determinazione  da lei richiamata per le proroghe ed  eventualmente
  l'aggiunta,   con  un  articolo  a  parte,  della  possibilità   di
  stabilizzazione ove ne ricorressero le condizioni.  Quindi,  se  il
  disegno di legge da lei citato prevede altro, certamente non  è  in
  linea  con  quanto ha stabilito la Conferenza dei capigruppo  e  la
  Commissione dovrà tenerne conto.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  innanzitutto
  desidero  entrare prima nel metodo e poi nel merito. Il disegno  di
  legge  che è stato assegnato stamane alla Commissione Bilancio,  il
  numero 645, di cui parlava il collega Mancuso, ha a che vedere  con
  le proroghe. Ma, diciamo, che sul tema ci sono delle divagazioni.
   Rispetto  al  fatto  che sia assegnato, visto  che  si  tratta  di
  proroghe  che  non  sono le proroghe secche che di  solito  vengono
  inserite   all'interno  della  finanziaria  o  che   ne   precedono
  l'approvazione, mi chiedo come mai venga assegnato alla Commissione
  Bilancio  e  non  ci  sia  un  preventivo  parere  da  parte  della
  Commissione  di  merito,  che  è la  Commissione  Lavoro,  visto  e
  considerato  che di lavoro si parla, non dei soggetti  che  vengono
  prorogati ma di tutta una serie di soggetti che così, da una  prima
  lettura, mi sembra che nulla hanno a che vedere con l'argomento  di
  cui stiamo parlando.
   Io  volevo, però, precisare anche questo. A seguito degli incontri
  che   il   Governo  e  anche  questo  Parlamento  hanno  affrontato
  lungamente in Commissione Lavoro e oggi anche in sessioni speciali,
  proprio con i sindaci e con l'ANCI, io credo che ci sia da fare una
  valutazione:  questo disegno di legge che, in qualche modo,  sfiora
  appena  il  tema del personale che vive la tragedia  di  non  poter
  essere stabilizzato ma che ha anche difficoltà ad avere una proroga
  del  contratto,  ebbene  tale personale qui  viene  appunto  appena
  sfiorato  per dare spazio a tutta una serie di soggetti di  cui  ho
  difficoltà a comprendere anche la genesi.
   Ne  dico uno per tutti: si parla della possibilità di stabilizzare
  soggetti  presso le aziende sanitarie per procedere alla  copertura
  dei  posti vacanti di dirigenza medica attraverso la trasformazione
  di  contratti a tempo determinato anche per tre mesi; cioè soggetti
  che  hanno  avuto un contratto di tre mesi si troveranno ad  essere
  stabilizzati  mentre  i  comuni vivono una  condizione  di  disagio
  perché  il personale, che da venti anni aspetta la stabilizzazione,
  rimarrebbe fuori da tutto questo.
   Mi  corre  l'obbligo  di dire che noi del PID  abbiamo  lungamente
  proposto,  in Commissione Lavoro, un disegno di legge organico  che
  affronta  la  materia della stabilizzazione e che oggi  continua  a
  giacere  in  Commissione.  Ci chiediamo  come  sia  possibile  che,
  invece,  venga  approntato un disegno di legge che,  attraverso  il
  tentativo  di  recuperare coloro i quali,  anche  dipendenti  della
  Regione  stessa,  che  non  sono stati  stabilizzati  con  l'ultima
  manovra che, in via amministrativa, il Governo ha posto in essere -
  e  mi  riferisco  al  personale A e B - stabilizza  anche  trecento
  soggetti che, invece, non avevano i requisiti.
   Siccome  tutto questo a chi legge sembra abbastanza  evidente,  il
  nostro  appello - lo dico a nome mio e del Gruppo dei Popolari  per
  l'Italia  di  Domani  - è per un atteggiamento di  assoluto  rigore
  perché non possiamo permetterci di fare una lotta tra poveri.
   La  stabilizzazione e il diritto ad un lavoro vero lo hanno tutti,
  soprattutto quelli di cui ci siamo occupati lungamente, soprattutto
  quei  soggetti nei confronti dei quali noi, non soltanto  noi  come
  Assemblea   ma  il  Governo,  ha  assunto  impegni  per   la   loro
  stabilizzazione perché stabilizzazione significa uscire  dal  giogo
  di una vita fatta di ricatti e di attese mai raggiunte.
   Infine, vorrei dedicare due parole alla finestra legislativa che è
  stata approvata oggi dalla Conferenza dei Capigruppo.
   Io  ritengo doveroso da parte nostra, come deputati, procedere  in
  tempi rapidissimi e che questo non diventi lo spunto perché non  si
  esamini la legge finanziaria. Infatti, se quest'anno la finanziaria
  non dovesse essere varata entro il 31 dicembre e quindi non venisse
  approvato il bilancio, avremmo commesso veramente un grande  errore
  ma  soprattutto avremmo creato grave nocumento alla Regione, perché
  -  così  come  la Corte dei conti ormai da tempo ci  ripete  -  gli
  esercizi provvisori sono considerati una cattiva pratica e  sarebbe
  una  iattura per la Sicilia continuare a lavorare in una condizione
  di precarietà e, quindi, con un esercizio provvisorio.
   Mi  auguro  che  questo  disegno di  legge  non  sia,  invece,  il
  tentativo  di  non approdare alla approvazione della finanziaria  e
  del  bilancio  entro  il 31 dicembre perché, diversamente,  sarebbe
  veramente inspiegabile capire la ragione per cui dobbiamo, in tempi
  così  rapidi, approvare un disegno di legge che, epurato  di  tutto
  ciò che non è strettamente collegato, dovremmo fare domani.

   PRESIDENTE. Onorevole Caronia, non posso che ribadirle  quanto  ho
  già  detto  a  proposito  dell'intervento  dell'onorevole  Mancuso.
  Sappiamo   bene   quanto  il  Parlamento,  attraverso   la   quinta
  Commissione, ha lavorato per predisporre disegni di legge che erano
  esaustivi.  Alla  fine della Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari è uscita l'indicazione solo per le proroghe secche.
   Si  utilizza - e se ne farà carico la Presidenza - quel veicolo in
  Commissione Bilancio ma solo per accelerare i tempi. In Commissione
  Bilancio  sarà esitato e dovrà essere la proroga secca,  altro  che
  andare avanti con altre categorie
   Lo  ribadisco  qui  ancora  una  volta,  così  come  ci  sarà  una
  comunicazione  alla Commissione Bilancio per stralciare  tutto  ciò
  che  in quel disegno di legge non è coerente con la decisione presa
  dalla Conferenza dei Capigruppo.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto avrei
  gradito  che qualche rappresentante del Governo fosse presente,  ma
  parlo ai dante causa dello stesso.
   Oggi  abbiamo  assistito  ad una serie di  proteste  che  si  sono
  susseguite  vicino alla adiacente piazza dinanzi Palazzo d'Orleans,
  una  delle quali riguarda i tassisti per i quali, nella finanziaria
  scorsa,  avevamo inserito, all'articolo 74, un contributo  per  gli
  anni  passati  di  ben 5 milioni e 200 mila euro, che  serviva  per
  pagare ben quattro anni di arretrati, dal 2006 al 2009.
   I  tassisti  che  versano in una condizione di grande  difficoltà,
  oggi, a distanza di sei mesi, non solo non si sono visti erogare il
  contributo,  che  per  legge spetta loro, ma  addirittura  ci  sono
  indiscrezioni  secondo  cui  il contributo  fissato  per  legge  di
  5.200.000 euro sarebbe stato pesantemente decurtato sino ad  essere
  ridotto di 1.560.000 euro, dicendo, in un certo senso, che si vuole
  così  mortificare il Parlamento siciliano, oltre che l'interesse  e
  la legittima aspettativa di una categoria.
   Il mio, quindi, è un invito al Governo a rivedere la sua posizione
  e  ad  intervenire per correggere questo grave affronto  che  viene
  fatto al Parlamento siciliano.
   Altra  questione:  il bonus bebé. Nella precedente  finanziaria  é
  stato  stanziato un capitolo di due milioni di euro per  consentire
  di  erogare mille euro ad ogni bambino nato nel primo semestre  del
  2010, due milioni di euro per ben 2.000 contributi.
   Questo   altro   fondo   è   stato   ulteriormente   decurtato   e
  vergognosamente, io dico, è stato ridotto ad appena 600 mila  euro.
  Quindi, potremo intervenire soltanto per 600 bambini, immaginiamoci
  quando  nel  2005 si interveniva per 30 mila bambini, per  30  mila
  famiglie.
   Questa  è la differenza che registriamo oggi, purtroppo, da  parte
  di questo Governo.
   Concludo  sull'ordine  dei lavori strictu sensu  dicendo  che  non
  possiamo  nemmeno pensare di mandare in commissione una  norma  del
  genere,  quella  che  testé hanno illustrato i colleghi  Mancuso  e
  Caronia, in quanto non si tratta di una proroga secca bensì di  una
  norma che rivoluziona l'impalcatura delle assunzioni nella pubblica
  amministrazione.
   Noi  dobbiamo arrivare immediatamente alla finanziaria e, solo  se
  non  arrivassimo  ad approvarla nei termini, potremmo  inserire  le
  proroghe  nell'esercizio provvisorio. Ma in quel  caso  sarebbe  il
  Governo a doversi assumere la responsabilità di non volere fare  la
  finanziaria  per  il  terzo anno consecutivo,  riportando  così  la
  posizione  di  questo  Governo agli anni  più  bui  del  Parlamento
  siciliano, quando le finanziarie venivano approvate non a  gennaio,
  a   febbraio  o  a  marzo,  ma  addirittura  ad  aprile   dell'anno
  successivo.  Per l'anno 2010 siamo arrivati addirittura  a  maggio,
  signor  Presidente e quest'anno, se il Governo non viene in Aula  a
  dire  cosa veramente vuole fare, il rischio è che non è un  governo
  di  riforma, ma il governo della controriforma, del peggiore  -  se
  vogliamo  dire  -  reazionismo che in questi  ultimi  anni  abbiamo
  potuto registrare.
   Fermiamoci un momento, sospendiamo questa discussione  che  non  è
  attinente  e  che  forse  oggi, ha ragione l'onorevole  Mancuso  ma
  sbaglia  a dire che è la minoranza a chiedere questo, lo chiede  la
  maggioranza,   perché  qua  il  Governo  e  la   maggioranza   sono
  inesistenti.
   Se  chiedessimo oggi il voto per appello nominale, se  si  dovesse
  votare  per  appello nominale ci si renderebbe conto  che  non  c'è
  alcun interesse né dal Governo né dai banchi della maggioranza dove
  ci sono solo, se li contiamo, otto deputati appena.
   Questa è l'immagine che oggi si dà alla Sicilia: un Governo e  una
  maggioranza  che  veramente stanno mettendo in ginocchio  tutte  le
  categorie dei siciliani.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  non  cito  il
  Governo  perché, come sempre, è assente. Credo che anche  oggi  sia
  assente   ingiustificato  e  questa  è  una  realtà  che  dobbiamo,
  purtroppo,  constatare  ogni  volta  che  si  riunisce  l'Assemblea
  regionale siciliana.
   Volevo correggere il mio amico Falcone: la maggioranza o la pseudo
  tale,  cioè  una  maggioranza che non è uscita dalle  urne,  non  è
  presente  con otto deputati, mi pare che siano sette, anche  perché
  non  si capisce se alcuni fanno parte di questa maggioranza o meno.
  Comunque, in questo momento in Aula sono in netta minoranza e  solo
  la  nostra presenza e il nostro senso di responsabilità consente di
  potere svolgere questo dibattito oggi pomeriggio.
   Si  è  parlato  di precari, ma è chiaro che le responsabilità  del
  presidente della Regione sono gravissime e nessuno deve dimenticare
  che  se  oggi  i  precari  non sono stati ancora  stabilizzati,  la
  responsabilità  è solo ed esclusivamente di questo Governo,  perché
  già  nel  marzo del 2009 avevamo presentato un disegno di legge  in
  tal senso.
   Se  allora  il  presidente della Regione, onorevole  Lombardo,  ci
  avesse  ascoltato  e  se, anziché spingere  i  suoi  ad  ostacolare
  l'approvazione di quel disegno di legge, avesse ascoltato  il  PDL,
  oggi tutti i precari che ne hanno diritto sarebbero stabilizzati  e
  non   sarebbero   a  protestare,  giustamente,   sotto   le   porte
  dell'Assemblea regionale siciliana.
   Questa ipocrisia, questa voglia di andare in giro presso gli  enti
  locali, soprattutto nelle ultime settimane, per spiegare ai precari
  che  è  stato  fatto un disegno di legge che è la panacea  di  ogni
  male, che è stato presentato un ennesimo disegno di legge, come  se
  l'attività fin qui svolta nelle Commissioni, in modo particolare in
  Commissione Lavoro, sia stato un lavoro inutile, vano, ebbene tutto
  questo  sa  tanto  di fariseismo. È una cosa assurda  che  potevamo
  ascoltare  solo  da  questo  Presidente  e  senza  che   la   nuova
  maggioranza - quella che ha sfondato a sinistra e che  vede  il  PD
  sostenitore di questo Governo - dica o abbia il coraggio di dire la
  verità  spiegando ai precari chi è il vero responsabile della  loro
  mancata stabilizzazione.
   Poco fa l'onorevole Caronia parlava del personale della sanità,  e
  credo  che anche in quel caso l'assessore non si sia spiegato bene.
  Non  si  tratta di precari che hanno lavorato solo tre  mesi  negli
  ultimi  anni, ma si tratta di precari storici, si tratta di medici,
  di infermieri, di operatori sanitari che, da anni, svolgono il loro
  lavoro,  che da anni hanno vinto i concorsi, che da anni  ricoprono
  ruoli  e senza il cui lavoro gli ospedali si fermerebbero,  ma  che
  per  le  note  chiusure a nuove assunzioni imposte dal  Governo  in
  questi  due  anni non sono stati messi nelle condizioni  di  essere
  stabilizzati.
   Se  vogliamo  rilanciare  la  sanità, questo  rilancio,  onorevole
  Caronia,  passa dalla stabilizzazione di personale che ha vinto  un
  concorso  anche  sette,  otto anni fa e  attende  soltanto  che  il
  Governo ne sblocchi l'assunzione.
   Signor Presidente, poco fa lei parlava di una finestra legislativa
  che  si dovrebbe occupare di approvare alcune leggi. Allora, voglio
  raccontarle  una cosa che succede solo in Italia, che succede  solo
  in Sicilia.
   Quando  abbiamo approvato la finanziaria, agli articoli  93  e  94
  avevamo stanziato le somme per due leggi: quella che istituiva  gli
  oratori  religiosi anche in Sicilia e quella che, finalmente,  dava
  vita  ad  una  legge contro la violenza sulle donne, in  quanto  la
  Sicilia  è rimasta l'unica regione in Italia a non avere una  legge
  che riconosce il diritto alle donne a difendersi dalla violenza.
   La  settimana  scorsa  in  tutta  l'Isola  si  sono  svolte  delle
  manifestazioni,  e  alcune  donne  iscritte  al  partito  che  oggi
  sostiene Lombardo sono venute a spiegarci che l'Assemblea non vuole
  operare.  Bene,  io qui, ancora una volta, denuncio  il  presidente
  Lombardo e la sua maggioranza.
   La  legge  non viene approvata perché in Commissione  Bilancio  il
  Governo  si  rifiuta  di  dare la copertura finanziaria,  e  questo
  perché  sono  scomparse le somme che erano state stanziate  proprio
  per  fare  questa legge: da 500 mila euro si è passati a  350  mila
  euro,  poi  a  150 mila euro ed oggi, addirittura, vi è  una  nuova
  decurtazione di 60 mila euro.
   Si  vorrebbe  fare  una  legge a difesa  delle  donne  vittime  di
  violenza  con 90 mila euro quando solo una casa, solo  un  rifugio,
  costa  più  di  300 mila euro. Questo è il Governo che  abbiamo  in
  Sicilia   E  lo deve sapere soprattutto la Sinistra   Questo  è  il
  Governo  che,  anziché  venire in Aula a difendere  i  più  deboli,
  sposta  le  somme  destinate alle donne ad un  capitolo  intitolato
   spese  per  le attività dei consiglieri di parità . Sapete  quanto
  costano questi consiglieri di parità?
   Un  milione e 314 mila euro. Vergogna, Governo, vergogna   Non  si
  trovano  500 mila euro per la legge sulle case di rifugio e  se  ne
  trovano  1.314  per un'operazione clientelare, ciò  vuol  dire  che
  dieci  donne  percepiranno oltre 130 mila euro  l'anno,  una  somma
  ingiustificata.  E oggi lo stesso capo di Gabinetto  dell'assessore
  per   la   salute  ha  dovuto  riconoscere  la  gravità   di   tale
  provvedimento.
   Il  Governo riporti in Aula l'ennesima finanziaria, ma che sia una
  finanziaria  giusta,  una  finanziaria  non  a  sostegno   di   una
  maggioranza  che in Aula non esiste più, perché l'opposizione  sarà
  qui  a  vigilare  per impedire che si approvino  provvedimenti  del
  genere.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo confessare  che
  faccio fatica a comprendere lo svolgersi dei lavori. Non capisco se
  abbiamo  aperto  la  discussione  generale  sul  bilancio  e  sulla
  finanziaria o sul disegno di legge che riguarda i precari, o ancora
  se  abbiamo  aperto  la  discussione generale  che  riguarda  altri
  provvedimenti che sono stati citati.
   Sicuramente  sono  confuso io, non ho detto che non  siete  chiari
  voi.  Penso  che dovremmo fare tutti uno sforzo per non mettere  in
  difficoltà  la  Presidenza:  chiedere di  parlare  sull'ordine  dei
  lavori  -  lo  dico  con molta sincerità - mi sembra  un  modo  per
  aggirare,  per  forzare il Regolamento a più non  posso.  Dobbiamo,
  quindi, darci una regolata.
   C'è  stata  una proposta del Presidente Cascio, a conclusione  dei
  lavori della Conferenza dei Capigruppo, una proposta di buon senso,
  apprezzata  favorevolmente e comunicata all'Aula dal Vicepresidente
  Formica.  Penso che dovremmo andare in questa direzione, frutto  di
  un  confronto  costruttivo, e valorizzare quella che  è  stata  una
  decisione unanime e, in più, vedere anche le risposte da dare  alle
  questioni  sollevate dai colleghi, come quella dei precari,  e  non
  solo  quelli degli enti locali, e comunque le scadenze che  possono
  riguardare  anche  altri  precari senza  tentare  assolutamente  di
  infilarci  in un vicolo cieco che è il seguente: che fine  farà  il
  testo  esitato  dalla quinta Commissione, o che  fine  faranno  gli
  altri testi?
   Penso  che quella sia una decisione seria - mi permetto di dire  -
  presa con il concorso di tutti.
   Se,  quindi,  dobbiamo  parlare  di  tutto  un  po',  per  carità,
  rischiamo pure di abusare di quest'Aula e del Regolamento. Però, se
  quello  che  abbiamo deciso deve essere un ruolino di marcia  serio
  per  le  cose  che dovranno essere fatte in queste ore,  penso  che
  bisognerebbe  misurarsi  sulle  questioni  che  già   domani   sono
  all'ordine  del giorno dell'Aula e che effettivamente  devono  dare
  risposte a tanti.
   Vedete,  colleghi, se mi volete raccontare che le  questioni  sono
  legate  a  chissà quali colpevoli ritardi, allora  qui  non  ce  ne
  andiamo  più  perché  sui colpevoli ritardi, purtroppo,  in  questa
  nostra Regione si potrebbe scrivere un'enciclopedia.
   Se,  invece, ci chiediamo cosa rappresenta il 31 dicembre rispetto
  alla  questione  della  condizione  degli  enti  locali  siciliani,
  rispetto ai tagli già operati dal Governo nazionale e a quelli  che
  dovremo  discutere  in quest'Aula, allora cominceremo  veramente  a
  parlare  di cose concrete e forse ci comprenderanno sia  i  precari
  che  gli  amministratori di questa benedetta Isola. E così  daremo,
  forse, anche da questo punto di vista, il segnale che vogliamo fare
  qualcosa  di  serio  e  di  concreto  con  il  concorso  di  tutti.
  Altrimenti  rischiamo solo di anticipare le tematiche che  dobbiamo
  discutere  in queste ore, ma così non rendiamo un buon servizio  né
  alla Sicilia e neppure a noi stessi.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  anch'io sull'ordine dei lavori, tenuto conto che il Governo  stesso
  ci autorizza a derogare su tutto.
   Sono deputato da qualche anno e non si era mai visto presentare il
  30 di novembre un testo, ancora neanche pronto per l'Aula, e che si
  discuta o, quanto meno, si programmi di fare delle proroghe.
   Signor  Presidente, se si devono fare le proroghe,  che  necessità
  c'è di un nuovo testo?
   Le  proroghe,  generalmente,  si  inseriscono  sempre  nell'ultimo
  articolo della finanziaria.
   Ora,  io  mi  comincio ad allarmare se si presenta un  testo  che,
  certamente,  a  questo punto non è solo di proroga, é  qualcosa  in
  più.  E se il Presidente dell'Assemblea ha detto che si fanno  solo
  le  proroghe,  allora vuol dire che il Governo non è  in  grado  di
  garantire  copertura  economica alla finanziaria  e  quindi  sfugge
  all'esame dell'Aula presentando qualcosa che, di fatto, diciamocelo
  chiaramente,  non  permetterà  di  approvare  la  finanziaria   nei
  termini,  e  così ha l'alibi per non presentare e far approvare  la
  finanziaria in quanto si è aperta una finestra legislativa.
   A  questo punto, signor Presidente, il problema è serio, molto più
  serio: nel bilancio di previsione vi é una quantità di zeri  e  gli
  stessi assessori che oggi sono stati presenti in quinta Commissione
  hanno  dichiarato che non sono d'accordo a questi zeri  presentando
  delle  note aggiuntive, e mi riferisco ai Beni culturali, al Lavoro
  e alla Formazione.
   Se non si approva il bilancio entro quest'anno, succederà un fatto
  gravissimo: quando si approva l'esercizio provvisorio, si prende il
  disegno di legge approvato dal Governo e quando ci sono tutti  zeri
  nei  capitoli,  i  dodicesimi  di  zero  fanno  zero,  per  cui  si
  verificherà  che,  a  gennaio o a febbraio dell'anno  prossimo,  il
  mondo  della formazione entrerà in crisi ancor più di quanto  lo  è
  già  perché,  non percependo soldi, dato che è scritto  zero ,  non
  potrà fare nulla
   Di  fatto, si anticiperà certamente lo scasso della formazione  in
  Sicilia.
   Signor  Presidente,  se  il  Governo  non  assumerà  l'impegno  di
  approvare la finanziaria entro quest'anno e se si deve fare  questa
  anomalia,  perché è una anomalia presentare un disegnino  di  legge
  per  fare delle proroghe, allora c'è qualche cosa che non funziona.
  Il  Presidente  della Regione ha deciso anche  quest'anno,  per  la
  terza  volta,  di  non  fare  il bilancio  e,  non  potendolo  dire
  ufficialmente, ha messo in moto un meccanismo talmente contorto che
  quasi  quasi  risulteremo  essere noi responsabili  di  non  volere
  trattare questa materia.

              Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo

   Alla  luce  di  tutto  questo, il mio intervento  vuol  essere  di
  serenità.
   Però,  Presidente  Oddo,  lei  che  è  intervenuto  poc'anzi  come
  deputato  non  può  dirci che bisogna stare  tranquilli  con  tutto
  quello che si sta facendo in questo periodo. C'è un problema serio,
  e  il problema è che in questo momento - diciamocelo chiaramente  -
  il  Governo non è in grado di gestire la manovra economica.  Me  ne
  scuso, ma è così.
   L'unico responsabile è il Governo, il Presidente della Regione,  e
  io  non  posso prendermela né con l'onorevole Cimino, che  è  stato
  assessore  fino  a  settembre,  né con  l'assessore  Armao,  che  è
  subentrato  da  poco. Tutto si può fare, a mio avviso,  tranne  che
  cambiare  l'assessore per l'economia nel mese di settembre,  quando
  si  deve  approvare il bilancio e quando il nuovo assessore  cambia
  totalmente le regole rimettendo tutto in discussione.
   Di  tutta  questa operazione politica, ripeto, c'è un responsabile
  certamente,  ed  è  il presidente della Regione che  continua,  con
  questo  modo  di fare, a mortificare l'Assemblea, a  mortificare  i
  dirigenti  della  Regione. Oggi, in quinta  Commissione,  il  nuovo
  direttore  della Formazione era in grande difficoltà, ce  ne  siamo
  accorti  tutti, tenuto conto che fino a qualche giorno fa c'era  un
  altro  direttore;  noi  parlavamo con una persona  che  non  sapeva
  ancora di cosa si parlava.
   Io  penso,  e  concludo,  che  se il  Governo  vuole  fare  questa
  operazione, debba limitarla alle proroghe secche, altrimenti appena
  qui arriveranno norme che con le proroghe nulla hanno a che vedere,
  non  si  starà in Aula qualche giorno, ma settimane intere, e  così
  raggiungeremo  indirettamente l'obiettivo del presidente  Lombardo:
  non fare la finanziaria.
   Questo  è un gioco al massacro che io denunzio fin da ora e  credo
  che  il  Presidente dell'Assemblea, così come ha deciso di proporre
  una  proroga  secca,  che  si  poteva  anche  non  fare  perché  la
  finanziaria lo prevede, debba insistere, con l'impegno del Governo,
  a  che si approvi la finanziaria entro l'anno, anche se mi pare  di
  avere capito che non si approverà comunque.
   Ma questa è una responsabilità politica che si assume il Governo.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi presenti,  per  la
  verità   molto   pochi,  Governo  assente,  noi,   con   senso   di
  responsabilità, manteniamo la presenza e cerchiamo di  spiegare  ai
  siciliani ciò che si vuole fare in queste ore. Oggi abbiamo  tenuto
  qui  due tavoli: uno, all'insegna del risparmio, che riguardava  il
  confronto  con i sindaci, e l'altro all'insegna delle  elargizioni,
  che  riguardava i precari. C'é una notevole schizofrenia in  questo
  momento.
   Ho chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori per dire che vi è
  un  imperativo categorico: approvare subito questa finanziaria. Ma,
  per  approvarla,  bisogna che il Governo  la  porti  finalmente  in
  Commissione  in via definitiva, perché noi ci rendiamo conto  delle
  incongruenze  che  vi  sono all'interno della  finanziaria.  Io  ne
  enuncerò soltanto qualcuna.
   La prima riguarda il trasferimento e l'appostazione in bilancio di
  somme  pari a zero per quel che concerne la formazione.  Non  credo
  che  questa  possa  essere  una scelta  del  Governo,  che  semmai,
  probabilmente, sta aspettando interventi di chissà quale tipo anche
  per vedere da quali risorse attingere.
   Noi aspettiamo che il Governo faccia finalmente una proposta seria
  alla Commissione, e quindi al Parlamento regionale, che si apprezzi
  quella proposta - seria, ripeto - e che si abbia la possibilità  di
  un  confronto con il Governo, con il Governatore e con  l'Assessore
  per l'economia.
   Un'altra incongruenza riguarda il comma 6 dell'articolo 8, per ciò
  che concerne la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
  nelle isole Eolie: si passa da una somma pari a sei milioni di euro
  dell'anno precedente a tre milioni, come dire che consegniamo anche
  le  isole Eolie all'onta della mancanza della raccolta dei  rifiuti
  solidi urbani.
   Un  altro  aspetto assai grave riguarda l'assistenza all'infanzia:
  l'anno  scorso erano previsti ben trenta milioni di euro, in questa
  finanziaria se ne prevedono soltanto quindici milioni. Come dire, o
  si  contrae  il  numero dei pazienti o si contrae  la  qualità  del
  servizio che andiamo ad erogare.
   Eppure,  oggi  noi parliamo di una finestra legislativa,  tentiamo
  cioè  di  stabilizzare  i precari, forse per motivi  lontani  dagli
  interessi generali e vicini agli interessi particolari; addirittura
  si prevede anche una forma di proroga per contratti di consulenza.
   Io  non so se è possibile pensare ad una proroga per contratti  di
  consulenza  per  un  totale di nove soggetti.  Non  ne  capiamo  le
  ragioni,  pur avendo ben chiaro il peso sulle spalle dei precari  e
  pur  capendo, però, che un provvedimento o vale per tutti o diventa
  profondamente iniquo.
   Allora  ritengo che bisogna avvicinarsi rapidamente alla soluzione
  del  problema  e  farlo, però, con la consapevolezza  che  oggi  le
  soluzioni sono in capo al Governo, e che il Governo deve portare al
  più  presto  in Commissione una finanziaria seria che noi  dobbiamo
  approvare entro il 31 dicembre 2010. Infatti è evidente che, se  si
  va  all'esercizio provvisorio, e quindi non si stabilisce il timing
  entro  il  quale  bisogna  approvare la finanziaria,  le  autonomie
  locali  perderanno  di  efficienza e di  efficacia:  se  io  ho  in
  memoria, ad esempio nel comune di Messina, una somma pari a 10,  12
  milioni  di euro per i servizi sociali, a cominciare dall'1 gennaio
  2011,  lavorando in dodicesimi, destinerò a quei servizi importanti
  una somma pari ad un milione al mese.
   Se  poi la finanziaria e il bilancio saranno approvati nel mese di
  maggio,  come  è  accaduto in maniera scellerata  quest'anno  e  se
  dovesse capitare, come si teme, una contrazione pari al 10, al  20,
  al  30  o  al  40 per cento - io spero che ciò venga scongiurato  -
  allora  succederà che i Comuni che hanno speso una risorsa  pari  a
  quella  in  memoria,  a  metà anno non avranno  la  possibilità  di
  garantire il resto del servizio.
   E' questo lo scopo che vuole raggiungere il Governo?
   E'  questo il sistema che il Governo vuole consegnare ai Siciliani
  e alla Sicilia? E' questo il modo per garantire le autonomie locali
  e, attraverso le autonomie locali, tutti i cittadini siciliani?
   Io  penso  di  no  Allora cerchiamo di essere seri.  Spingiamo  il
  Governo  e  l'assessore al ramo a fare presto consegnandoci  subito
  una  finanziaria seria, una finanziaria aderente alle esigenze  che
  noi  avvertiamo  e  che  discendono dalla  congiuntura  finanziaria
  negativa.   Consegniamo  una  finanziaria  che  tenga   conto   del
  mantenimento necessario almeno per i servizi essenziali, che  tenga
  conto che le risorse non devono essere più appostate in bilancio in
  maniera  virtuale  ma in maniera sostanziale, perché  si  passi  da
  bilanci  che erano quello che erano e che in questi anni  ci  hanno
  fatto  registrare ancora ulteriori passi indietro,  a  bilanci  che
  finalmente guardino all'interesse dei Siciliani.
   Lo dico con estrema franchezza, signor Presidente, noi siamo molto
  preoccupati.
   Siamo molto preoccupati come parlamentari, siamo molto preoccupati
  come amministratori, ma lo siamo ancor di più come cittadini.

   MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, il mio  intervento
  che,  anticipo,  sarà  breve, vuole richiamare  l'attenzione  sulle
  regole  di comportamento e di lealtà che ci devono essere  tra  noi
  parlamentari,  soprattutto  quando  affrontiamo  alcuni   temi   in
  organismi collegiali, e mi riferisco alla Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi parlamentari.
   Vorrei  ricordare  ai colleghi che, in qualità di  presidente  del
  Gruppo  parlamentare  Popolari per l'Italia di Domani , stamattina,
  in  Conferenza dei Capigruppo ebbi a parlare per primo.  Credo  che
  lei non fosse ancora presente, Presidente Oddo.

   PRESIDENTE.  Ero  seduto proprio al suo fianco, e  l'ho  ascoltata
  attentamente.

   MAIRA.  All'inizio  del  mio intervento ebbi  a  precisare  che  i
  Popolari  per  l'Italia erano contrari a ogni ipotesi  di  finestra
  legislativa nell'ambito della sessione di bilancio.
   Ricordo  che  dopo  di  me, quasi tutti i  presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari si sono espressi in maniera negativa, sulla base di un
  principio  che  io  ebbi  a  rassegnare e che  rassegno  nuovamente
  all'Aula, seppure sia a ranghi ridotti, come sempre, e che  partiva
  dal  presupposto che l'interesse principale per la Sicilia e per  i
  siciliani era che si votasse nei termini di legge la finanziaria  e
  il  bilancio, perché un ulteriore ricorso all'esercizio provvisorio
  avrebbe  portato enormi danni alla nostra economia, agli  interessi
  dei siciliani, alla pubblica amministrazione centrale e decentrata.
   Dopo  avere  sentito vari interventi il Presidente Cascio  ebbe  a
  fare  una  proposta,  alla fine accettata da  tutti,  di  fare  una
  finestrella,  ma proprio una finestrella, con un provvedimento  per
  regolarizzare una normativa precedente sulla peronospora, accettata
  da  tutti  con  sollievo perché non ne possiamo più di  sentire  di
  questa vicenda della peronospora.
   Come secondo argomento, abbiamo parlato dei precari, bandendo ogni
  ipotesi sbandierata dal Governo regionale e dal presidente Lombardo
  su  un idea farraginosa, che tutti abbiamo definito impossibile  da
  portare   avanti,   perché  sarebbe  stata  una  legge   manifesto,
  sicuramente  impugnata dal Commissario dello Stato e  quindi  fatta
  appositamente  per  prendere tempo affinché non si  rispettasse  il
  termine del 31 dicembre per approvare finanziaria e bilancio.
   E'  stata,  quindi,  bandita l'ipotesi  di  un  disegno  di  legge
  governativo che prevedesse il rinnovo dei precari. Anzi,  si  disse
  di  recuperare il disegno di legge sul precariato che era già stato
  varato  dalla  Commissione e che era stato  esaminato  anche  dalla
  Commissione  Bilancio  ed  era  pronto  per  l'Aula  prima  che  si
  iniziasse la sessione di bilancio, con la possibilità di fare delle
  norme  brevissime,  leggere, ex novo, con due articoli:  una  prima
  norma che, in modo secco, rinnovasse tutti i tipi di contratti  dei
  precari,  e  una  seconda  norma  che  segnasse  l'inizio   di   un
  procedimento   di  stabilizzazione,  da  approfondire   sul   piano
  normativo,   nel  confronto  con  le  leggi  e  con  la   copertura
  finanziaria,  che  avesse  lo  scopo  principale  di  trovare   una
  giustificazione  per  bypassare il  principio  di  stabilità  della
  Regione siciliana e degli enti locali.
   Con  questo  spirito  si  è  aperta la finestra  legislativa,  che
  inizierà domani pomeriggio per concludersi  giovedì mattina.
   Vedo  che  in  Commissione Bilancio è stato inviato,  invece,  per
  intero  il  disegno  di  legge del Governo,  che  era  stato  tanto
  criticato  e  vituperato in Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.
   Allora  io  faccio  un richiamo alla correttezza  delle  decisioni
  assunte  in  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi  parlamentari  e
  confermate  nell'incontro con i sindaci  e  con  le  organizzazioni
  sindacali,   per  dire  che quel disegno di legge  non  può  essere
  considerato  nemmeno  come una traccia, quel disegno  di  legge  va
  completamente cassato. Per evitare un iter più lungo si predisponga
  un  disegno  di  legge  che arrivi in Aula domani  e  che  si  voti
  giovedì,  che  comporti il rinnovo secco per tutti i precari  e  un
  inizio  di procedura di stabilizzazione, con un solo articolo,  che
  consenta principalmente di derogare, in maniera normativa e legale,
  al principio di stabilità.
   Se  non dovesse essere questo il disegno di legge, e in tal  senso
  mi  appello  ai  colleghi  deputati,  soprattutto  i  Popolari  per
  l'Italia  di Domani presenti in Commissione Bilancio, anticipo  che
  il  voto  del PID sarà contrario, perché o teniamo fede ai patti  e
  alle   decisioni,  seppure  non  scritte,  che  vengono  fatte   in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari oppure non si può
  venire  a chiedere, per nessun motivo,  patti di lealtà, perché  la
  lealtà deve essere piena e reciproca.

   PRESIDENTE.  Onorevole Maira, vorrei precisare una  cosa.  Lei  ha
  ricostruito,  in  linea di massima, la discussione  di  stamane  in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
   Le  faccio  notare che la Presidenza comunicherà alla  Commissione
  Bilancio  la  decisione della Conferenza così come è  stata  presa,
  tale  e quale, a prescindere da tutti quelli che saranno i passaggi
  che  la  Commissione Bilancio farà, apprezzando quello che è giusto
  che  deve apprezzare e  riferendosi alla decisione della Conferenza
  dei Presidenti dei gruppi parlamenti.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  con  qualche  imbarazzo in un dibattito che si  svolge  in  un'Aula
  semivuota,  ma  che per il resto e in massima parte  ha  riguardato
  argomenti  che,  non  so  come  mai,  la  Presidenza  ha  messo  in
  trattazione  perché si è aperto un vero dibattito, una  discussione
  generale  sulla finanziaria e sul bilancio che non sono  all'ordine
  del giorno.
   Più  che  altro mi è sembrato che ci fosse un bisogno di  comizio,
  una voglia di comizio che, non potendosi sfogare altrimenti, alcuni
  colleghi hanno voluto fare da questo palco.
   Però,  voglio evitare di intervenire su questi temi. Ma, dato  che
  sono   state   dette   alcune  cose  specifiche,   in   particolare
  dall'onorevole  Vinciullo,  che  a me  sembrano  assolutamente  non
  corrette, mi sembra giusto intervenire su questi punti perché  egli
  ha  trattato, in particolare, nel corso del suo intervento, un tema
  che invece è molto serio - non che la finanziaria e il bilancio non
  lo  fossero,  per carità -, quale quello del disegno di  legge  sul
  contrasto alla violenza di genere.
   Si  tratta  di un argomento importante, che meriterebbe di  essere
  trattato con attenzione e sul quale mi preme fare alcune rettifiche
  alle cose che egli ha detto perché potrebbero indurre in confusione
  o  forse portare vantaggio all'onorevole Vinciullo, come egli spera
  e  solitamente fa, nel produrre resoconti stenografici con i  quali
  poi va compiendo scorribande nelle direzioni volute.
   Ha  fatto  una  gran confusione perché ha contestato elementi  del
  bilancio 2011 che impedirebbero la copertura di spesa di una  norma
  che  ancora deve essere approvata, quando sappiamo che questa norma
  non  è stata approvata e non è stato varato neanche il bilancio  e,
  quindi, siamo in una discussione assolutamente kafkiana su elementi
  ancora tutti da determinarsi.
   Ha  contestato  che  mancano delle somme  del  bilancio  2010  che
  sarebbero  servite, a suo dire, anzi che con un  emendamento  nella
  finanziaria  2010 sarebbero state impegnate per fare  questa  legge
  specifica. Come sapete bene, non è possibile, con nessuna norma  di
  legge, accantonare delle somme da vincolare ad una legge che ancora
  deve essere approvata.
   Vero  è che questo disegno di  legge non è stato portato in  Aula,
  ancorché  esitato  con  voto  unanime  da  tutta  quanta  la  prima
  Commissione, sintetizzando vari disegni di legge, uno dei  quali  a
  firma  del sottoscritto e dell'onorevole Marziano: è una legge  che
  fa sintesi di una serie di proposte bipartisan di molti deputati di
  questa  Assemblea, che in Commissione Bilancio non ha avuto  esito.
  Ma  non  lo  ha  avuto  come non ha avuto  esito,  in  quest'ultimo
  periodo,  nessun  altro disegno di  legge e come  non  può  averlo,
  massimamente in questo momento che siamo in sessione di bilancio.
   Quindi,  una  serie  di  elementi ai quali voglio  aggiungerne  un
  altro,  errato:  ha detto che c'è stato un giudizio  attribuito  al
  dirigente  dell'Assessorato  Lavoro in Commissione  Sanità,  questa
  mattina,  un  giudizio  su  un  appostamento  di  bilancio  che  il
  dirigente  non  ha  espresso, appunto perchè non poteva  esprimerlo
  riservandosi esplicitamente di rimetterlo all'assessore.

   Un  comizio tenuto ad alta voce con un tono esacerbato, purtroppo,
  mi dispiace, zeppo di informazioni false che meriterebbero, proprio
  per l'importanza del tema, ben altra attenzione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.
   Preciso  che  la  Presidenza  comunque  non  permetterà   più   di
  intervenire  sull'ordine dei lavori aggirando l'argomento  relativo
  al richiamo regolamentare sull'ordine dei lavori.

   CORDARO.  Signor Presidente, intendo rassicurarla perché non  sarò
  paradossale  come  lo  è stato l'onorevole De  Benedictis  nel  suo
  intervento

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cordaro,  evitiamo  discussioni    e   non
  perdiamo la calma.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   sarò
  paradossale   per  la  semplice  ragione  che  egli  ha   criticato
  l'onorevole Vinciullo per non avere parlato sull'ordine dei  lavori
  e  poi  ha  fatto  la  stessa cosa dell'onorevole  Vinciullo  salvo
  criticare  tutte le argomentazioni che l'onorevole Vinciullo  aveva
  esposto  nel suo intervento con l'aggravante -  onorevoli  colleghi
  presenti,  io vedo che il Governo è assente ed invito le telecamere
  ad inquadrare i banchi dell'opposizione che sono gremiti e i banchi
  della   maggioranza   che  vedono  due   deputati   -    da   parte
  dell'onorevole   De   Benedictis  di  avere  parlato   in   assenza
  dell'onorevole Vinciullo.
   Rassicuro il  Presidente che mi atterrò scrupolosamente all'ordine
  dei  lavori per dire alcune cose brevi e semplici: mi dispiace  non
  avere sentito l'intervento del mio capogruppo con il quale sono  in
  accordo,  però  vorrei chiedere al Presidente  dell'Assemblea   pro
  tempore  e  quindi  nel  suo  ruolo, di valutare  l'opportunità  di
  sottoporre  all'Aula,  e non mi importa se si  tratta  di  proroghe
  secche  o  di  proroghe larghe, ma di valutare  l'inopportunità  di
  sottoporre all'Aula un provvedimento legislativo di proroghe.

   MANCUSO. Stai smontando il microfono? Te lo vuoi portare a casa?

   CORDARO.  Sì,  perché visto che siamo tre, se il  Presidente  Oddo
  continua a giocare con me, io comincio a giocare con lui.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, io non ho mai giocato con  nessuno.
  Era  semplicemente una battuta per dire che l'onorevole Beninati  e
  l'onorevole  Cracolici, a volte, fanno quello  che  non  dovrebbero
  fare. Non mi sono permesso mai di giocare con nessuno.

   CORDARO.  La  Presidenza dell'Assemblea regionale ha  assunto  una
  determinazione che credo vada rivisitata, perché nel momento in cui
  un disegno di legge di proroghe viene inviato in Aula significa che
  l'Aula  assevera la possibilità di non votare la finanziaria  entro
  il 31 dicembre.
     Noi  questa  responsabilità non ce la possiamo assumere,  a  mio
  modesto  parere  e quindi chiedo alla Presidenza dell'Assemblea  di
  formulare un quesito formale al Presidente della Regione  -  perché
  io  rifarò  questo intervento domani alla presenza  del  Governo  e
  tutte le volte che questo disegno di legge tornerà in questa Aula -
  perché  prima  che  noi  mettiamo mano a un  disegno  di  legge  di
  proroghe  voglio  sapere dal Governo regionale  se  esiste,  se  la
  finanziaria verrà proposta all'Aula prima o dopo il 31 dicembre. Se
  la  finanziaria  è  pronta  o  se, con  un  mese  di  anticipo,  il
  Presidente   Lombardo  avendo  già  stabilito  che  non   farà   la
  finanziaria,  si  presenta per passarsi in modo fittizio  una  mano
  sulla coscienza con un provvedimento di proroghe.
   Intanto nel metodo. Questo disegno di legge potrà pure arrivare in
  Commissione  Bilancio domani ed essere reso   secco',   come  ci  è
  stato  spiegato,   con  le  proroghe  secche.  Ma  intanto   è   un
  provvedimento  omnibus  e deve andare in Commissione  lavoro,  deve
  andare  nella  Commissione  di merito. Perché  bisogna  capire  nei
  duecento commi di che cosa stiamo parlando altrimenti l'Aula non lo
  capisce  e  non  vi  potrà seguire, cari colleghi  dell'Ufficio  di
  Presidenza.
   Dopo  di  che  se  ciò  non accade - e io tornerò  a  fare  questo
  intervento  domani  in  Aula, io inviterò  di  nuovo  -   ed  è  un
  intervento tutto politico ed è tutto sull'ordine dei lavori.
   Quest'Aula non può essere complice di un Governo che ha affamato e
  continua ad affamare la Sicilia.
   Lombardo  deve  dire  con  chiarezza se è  pronto  a  portare  una
  finanziaria  in  Aula  o se per il terzo anno  consecutivo,  record
  negativo  mai  accaduto nella storia, noi ricorreremo all'esercizio
  provvisorio.
   Sono  stato  interrotto  quattro volte e quindi  mi  prendo  altri
  trenta secondi, con il suo consenso, signor Presidente.
   Abbiamo    già   vissuto   l'esperienza   nefanda   dell'esercizio
  finanziario nel 2009 e nel 2010. Bisogna spiegarlo ai siciliani: la
  finanziaria approvata il 30 aprile-1 maggio è divenuta esecutiva  a
  metà  giugno. Ebbene, a ottobre Lombardo ha bloccato  la  spesa  in
  Sicilia.
   Questa  Regione, l'unica nel mondo, in un momento di  congiuntura,
  in  un  momento in cui bisognerebbe spendere ed investire ha  speso
  per   quattro  mesi  su  dodici.  E  Lombardo  per  il  terzo  anno
  consecutivo  ci vuole presentare la stessa minestra. Questo  non  è
  consentito   Dobbiamo ribellarci: maggioranza  ed  opposizione.  Ma
  dove siete? Ma come farete a tornare nei vostri territori?
   Signor  Presidente, ho finito,  ma ribadisco che questo intervento
  lo  farò in ogni sede  e lo farò domani e dopodomani fino a  quando
  qualcuno  mi  ascolterà,  però,  oggi mi ha  ascoltato  lei,  e  mi
  dispiace  se  mi  ha ascoltato per un tempo più  del  previsto,  le
  chiedo  formalmente  di  fare in modo che il  Presidente  Lombardo,
  domani  mattina, si pronunci formalmente sull'opportunità  o  sulla
  possibilità  che la finanziaria arrivi o non arrivi in Aula  perché
  soltanto  in  quel caso ci determineremo e valuteremo  se  possiamo
  affrontare  o meno un disegno di legge sulle proroghe e chiaramente
  ognuno di noi trarrà le proprie conclusioni.

   PRESIDENTE. E' chiaro che non posso fare altro che specificare che
  tutto  quanto è stato deciso oggi in Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari  compreso  il  fatto  che  il  bilancio  e  la
  finanziaria  verranno  trattati prima  delle  festività  natalizie,
  ovviamente,   verrà  fatto  perché  questa  è  l'intenzione   della
  Presidenza.  Se mancherà per il Governo, questo lo si  verificherà,
  considerato  che in queste ore le Commissioni stanno  trattando  le
  parti  di competenza e la II Commissione dovrà ricevere bilancio  e
  finanziaria entro il 17 dicembre.
   Abbiamo  anche detto, oggi, che tutto il resto fino al  giorno  22
  dicembre   -   è  stato  anche  comunicato  formalmente,  onorevole
  Beninati,  non sto dicendo altro che quello che è stato deciso,  il
  calendario  come è stato concordato e la decisione finale,   che  è
  stata la decisione presa con grande disponibilità da parte di tutti
  i  Gruppi  parlamentari; ognuno ha preso atto che era  un  percorso
  possibile e più o meno rispondente a quelle che sono le esigenze in
  campo, quelle su una scala di priorità.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


     Rinvio dello svolgimento di interrogazioni e di interpellanze
                        della rubrica  Salute

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto  all'ordine  del  giorno:
  Svolgimento  di  interrogazioni e di  interpellanze  della  rubrica
  Salute.  Onorevoli  colleghi, leggo la nota inviata  dall'Assessore
  Massimo Russo:

   «Al Presidente dell'Assemblea Regionale, onorevole dott. Francesco
  Cascio.
   Signor  Presidente,  atteso che nell'imminenza  della  conclusione
  delle complesse procedure di approvazione delle dotazioni organiche
  delle  Aziende  del Servizio sanitario regionale, e soprattutto  in
  vista   della   definizione  del  Piano   sanitario   regionale   -
  fondamentale strumento della programmazione indispensabile per  una
  compiuta attuazione dei principi recati dalla l.r. 14 aprile  2009,
  n.  5,  precipuamente in tema di offerta sanitaria - già  da  tempo
  sono  state  programmate  sull'intero territorio  regionale  visite
  operative  e  di approfondimento con le categorie interessate,  con
  gli  operatori  del settore e, non da ultimo, con le rappresentanze
  politico-istituzionali delle comunità locali, spiace comunicare che
  il  giorno 30 novembre p.v. sarò impegnato in riunioni ed  incontri
  da  tempo  indetti nella città di Trapani, che mi rendono oltremodo
  difficoltoso,  se  non  impossibile, assicurare  la  presenza  alla
  seduta  d'Aula convocata per lo stesso 30 novembre, alle ore 16.00,
  con  all'ordine  del giorno la trattazione di interrogazioni  e  di
  interpellanze della rubrica  Salute .
   Le  chiedo pertanto di volere rinviare detto punto all'ordine  del
  giorno, rendendomi sin d'ora disponibile ad intervenire in una data
  che potremmo allo scopo utilmente concordare.
                                                          L'Assessore
                                                   Dr. Massimo Russo»

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   MANCUSO. Chiedo di intervenire sulla comunicazione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, mi sarei aspettato,  dopo la  lettura
  della  lettera sull'assenza del Governo su una materia che  non  si
  riesce  mai  ad espletare, quanto meno, una nota della  Presidenza.
  Tutti  quanti,  qui,  abbiamo da fare come ce l'ha il  Governo,  su
  cose più importanti forse di tutte queste incombenze che il Governo
  ha  da fare per la Sicilia, per migliorare  l'amministrazione della
  Sanità. Ma il Parlamento siciliano è un luogo residuale?
   Chi  ci deve garantire da questo modo di fare? Chi è l'organo  che
  garantisce  i  parlamentari  che si spostano  dai  loro  luoghi  di
  residenza per giungere a Palermo perché gli Uffici hanno comunicato
  che  oggi  ci  sarebbe  stato lo svolgimento delle  interrogazioni,
  alcune a mia firma e di altri colleghi?  Ma la stessa nota potevate
  inviarla via e-mail come avete fatto con la comunicazione, così  si
  evitava di comunicarci in Aula che qualcuno ha da fare, invece  noi
  non  ne abbiamo, noi aspettiamo qua per sentire che in Sicilia  c'è
  molto da fare, in questo caso nella materia della Sanità.
     Vorrei  comprendere se anche la Presidenza ritiene che l'Aula  è
  residenziale,  o  stanziale  non  so,  per  l'atteggiamento   quasi
  vacanziero,  con  bilancio  e  finanziaria  nelle  commissioni,   e
  un'importante  azione di ispezione, che non viene fatta  mai,  anzi
  viene  fatta in modo molto, residuale da parte del Governo,  perchè
  ci sono gli impegni.
   Non  riesco  a  trovare  una  parola  consona  per  non  suscitare
  atteggiamenti di contrasto con i soggetti perché poi la materia del
  contendere è quella di utilizzare questo Parlamento a proprio uso e
  consumo:    Quando   non  ho  da  fare  vado  a   rispondere   alle
  interrogazioni .
   Questo  è l'atteggiamento che dobbiamo registrare da qui  a  sette
  mesi  con questo Governo, anche gli altri Governi per carità  hanno
  utilizzato lo stesso metodo, quindi, signor Presidente, ci cauteli.
  I  parlamentari vengono in Aula, si siedono perché ritengono che la
  loro  attività  ispettiva deve avere, quanto  meno,  una  risposta,
  anche dopo molti, ma molti mesi.
   Io   stasera  aspettavo  una  risposta  molto  importante  che   è
  all'ordine del giorno di un atto ispettivo sulle violazioni che  ha
  fatto    un    direttore   generale   nelle   campagne   elettorali
  amministrative.  Perché ci sono procedimenti in  corso,  perché  ci
  sono  dei  ricorsi  e noi non riusciamo ad avere una  risposta  del
  Governo,  anzi  la risposta è   che hanno da fare .  Penso  che  il
  rispetto  per questo Parlamento lo deve avere  il Governo,  poi  la
  Presidenza verso i parlamentari.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Mancuso, è chiaro  che  la  Presidenza  ha
  sempre  richiamato  il  Governo e gli  assessori.  In  questo  caso
  l'assessore   Russo,   che   doveva   rispondere   alle    numerose
  interrogazioni  ed  interpellanze, è  richiamato  ad  una  maggiore
  puntualità e ad una maggiore disponibilità.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  sempre
  evitare di intervenire ma è più forte di me.
   Proprio adesso mi sono permesso di chiedere agli Uffici se  potevo
  avere  conoscenza  dell'Allegato. Sembra  che  gli  Uffici  non  lo
  abbiano neanche presentato all'Aula, non è in  Aula. Questa, signor
  Presidente, se così è, è la prova che l'assessore sapeva già di non
  venire  oggi,  non è una novità. O, quanto meno, se l'Allegato  c'è
  vorrei averlo. Se non c'è, sinceramente

   PRESIDENTE.  L'Allegato  esiste, ma  é  chiaro  che  non  è  stato
  distribuito  perché  abbiamo  ricevuto  la  lettera  dell'assessore
  Russo.  Capisco che non lo ha visto sui banchi e forse  ha  pensato
  che  non  era  stato  neanche prodotto, ma  i  nostri  Uffici  sono
  puntuali nel produrre le carte.

   BENINATI.  Comunque restano effettivamente le  perplessità  su  un
  argomento del genere. Io sono firmatario di una interrogazione, non
  so se è inserita all'ordine del giorno, presentata otto o nove mesi
  fa.
   Quando sono stato Presidente della sesta Commissione su iniziativa
  mia  e  anche  dell'attuale  Presidente  della  sesta  Commissione,
  onorevole  Laccoto,  è  stata presentata un disegno  di  legge  che
  riguardava il Centro oncologico di Messina.
   Signor  Presidente, mi auguro che l'interrogazione sia tra  queste
  inserite all'ordine del giorno ma, mi creda non  riusciamo, io  non
  riesco  a  capire come mai questa struttura, a Messina, sembra  che
  non  si farà più. Ma la cosa più grave è che il Centro non soltanto
  è  previsto per legge ma il  Ministero ha finanziato i soldi e sono
  finalizzati,  quaranta  milioni di  euro.  Sembrerebbe  che  queste
  somme,  su  una disposizione dell'assessore, vengano  distratte  in
  quanto il Centro oncologico non si farà più.
   Quindi, c'è un Ministero che finanzia quaranta milioni di euro per
  il  Centro  oncologico  e un assessorato regionale  che  invita  il
  direttore dell'Azienda Papardo a fare ben altra cosa.
   Lo  sa  come  si chiama questo? Questo si chiama danno erariale  e
  distrazione  di  somme. Qualcuno prima o dopo  se  ne  assumerà  le
  responsabilità.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo intervenire
  brevissimamente  per  stigmatizzare  un  fatto  grave  che   si   è
  determinato  e che probabilmente si porta avanti anche  in  diverse
  direzioni,  circa il nostro ruolo di parlamentari e lo  svolgimento
  dell'attività  ispettiva a cui ritengo il Governo debba  rispondere
  con senso di responsabilità, ma anche di tempestività.
   Infatti, avendo presentato diverse interrogazioni parlamentari  ne
  attendo ancora risposta dopo diversi mesi e, quindi, ahimè qui sono
  costretto  a  citare l'onorevole Mancuso che, in una occasione,  mi
  disse:   ma  tu  di che ti lamenti, onorevole D'Asero,  quando  hai
  qualcosa  da  dire  presenta una interrogazione  e  poi  con  molta
  velocità, magari dopo un po' di mesi e forse dopo qualche anno,  ti
  risponderanno .
   Voglio  sottolineare  questo aspetto perché  si  smentisca  questo
  tentativo   che   sicuramente  delegittima  il  nostro   ruolo   di
  parlamentari, ma anche quello che è più importante, al  di  là  del
  momento di divisione politica, in quanto ritengo che ognuno di  noi
  possa  dare  un contributo alle attività parlamentari  che  intende
  portare avanti.
   Chiarito questo aspetto, voglio anch'io sottolineare quello che  è
  il  grave  momento  che la Regione siciliana  attraversa  sotto  il
  profilo economico e sociale.
   Ritengo  che in questo momento di incertezze l'Assemblea regionale
  siciliana debba avere  rispettata un'importante prerogativa, quella
  dell'approvazione del bilancio di previsione nei  termini  previsti
  dalla legge che è il 31 dicembre di ogni anno.
   Ritengo che non sfugga a nessuno come il bilancio della Regione, a
  differenza  del  bilancio degli enti locali, dei comuni,  abbia  un
  motivo   di  particolare  vincolo  per  cui  ritengo  debba  essere
  approvato  prioritariamente entro il 31 dicembre.  Diversamente  la
  prerogativa dell'Assemblea regionale, che è quella di approvare  il
  bilancio,  diventa  un momento di soccombenza  in  cui  subisce  la
  volontà del Governo che, avendo approvato il bilancio di previsione
  e   in   assenza  dell'approvazione  del  bilancio  da  parte   del
  Parlamento,  opera  in  regime  di  esercizio  provvisorio,  quindi
  rispetto  ad  una scelta del Governo e non ad una scelta  che  deve
  fare  l'Assemblea, cosa che compete per un fatto istituzionale,  di
  dignità  di ruolo istituzionale e di rispetto di una prerogativa  a
  cui  tutti  dobbiamo sottostare e, se mi consentite, al  di  là  di
  questo  aspetto importantissimo, ve ne é un altro che  riguarda  il
  momento  che attraversiamo. Perché il voler ancorare ad un  momento
  di  certezza,  che è l'approvazione del bilancio,  significa  avere
  determinazione negli indirizzi e certezza di orientamenti per tutti
  coloro  i  quali  hanno  un momento di successivo  collegamento  al
  bilancio stesso della Regione siciliana.
   Quindi,  mi  rivolgo alla Presidenza, a voi autorevoli organi  che
  dirigete  in questo senso la macchina amministrativa dell'Assemblea
  regionale  siciliana,  perché  ritengo che avete  e  abbiamo  tutti
  assieme  un  grande  dovere, che è quello di  spingere  in  maniera
  determinante   verso   il   rispetto  della   norma   che   prevede
  l'approvazione di bilancio e finanziaria entro il 31 dicembre.

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei qui ribadire
  che  l'assessore Russo, il nostro potente assessore per la  salute,
  che  è  stato il primo ad inaugurare il principio degli esterni  in
  questa Giunta, di questa legislatura, vorrei capire quante risposte
  ha  dato ai parlamentari che hanno presentato, in due anni e mezzo,
  interrogazioni su un settore così delicato come quello della sanità
  e della tutela della salute dei cittadini, dei siciliani.
   Chiedo  formalmente alla Presidenza - essendo uno dei parlamentari
  che sulla sanità ha presentato diverse interrogazioni ma non ha mai
  avuto alcuna risposta né per iscritto né verbalmente in questa Aula
  -  di  sapere nella prossima seduta, quindi domani, quante sono  le
  interrogazioni  presentate nel settore di competenza dell'assessore
  Russo,  quindi della sanità, e quante risposte ha dato  l'assessore
  ai deputati che si sono permessi di disturbarlo nella sua attività.
  Tra  l'altro,  oggi è impegnato nella sua provincia di provenienza,
  in  provincia  di Trapani, a svolgere certamente il  suo  ruolo  di
  assessore, ma anche di concittadino di quella provincia nella quale
  vuole  acquisire non soltanto un ruolo di uomo di Governo ma  anche
  di politico, e quindi consensi elettorali.
   E'  chiaro  che l'assessore Russo, in questi due anni e mezzo,  ha
  dimostrato  di  non  tenere  conto  delle  prerogative  di   questo
  Parlamento, dei Gruppi parlamentari e dei deputati; non  ha  tenuto
  neanche  conto  delle determinazioni della Commissione  Sanità,  in
  quanto   più  volte  ha  assunto  impegni  all'interno  di   quella
  Commissione e più volte ha disatteso gli impegni che aveva  assunto
  come  assessore.  Non  ha neanche rispettato  quelle  che  potevano
  essere  le  determinazioni, le scelte fatte dai suoi rappresentanti
  sul  territorio;  i vari manager da lui nominati  hanno  più  volte
  avuto, da parte dell'assessore, risposte e iniziative di governo in
  contrasto  alle loro scelte, alle loro determinazioni, tra  l'altro
  frutto  di conferenze di servizio con il territorio, con  gli  enti
  locali e così via.
   E'  chiaro  che questo comportamento dell'assessore  tecnico,  che
  forse  non  conosce  il Regolamento, potrebbe rientrare  anche  nel
  caso,  essendo  lui  magistrato, di omissione di  atti  di  ufficio
  perché non dando risposte ai parlamentari, elude il Regolamento che
  per noi è legge importante dal punto di vista istituzionale.
   Allora, domani, pretendo che la Presidenza porti qui in Aula tutte
  le  risposte che l'assessore ha dato in questa direzione, mi faccia
  sapere quante sono state le interrogazioni presentate, quante  sono
  state le mozioni presentate nel settore della sanità e che cosa  ha
  fatto  lui, da assessore, per dare risposte, quanto meno in termini
  di coerenza e di impegno del suo ruolo a questo Parlamento.
   Se  ciò non avverrà o se c'è una brutta consuetudine, è chiaro che
  sarò il primo a chiedere di presentare una mozione di sfiducia  nei
  confronti  di  questo assessore che non rispetta  il  Parlamento  e
  quindi  un'istituzione  che  lo ha, sostanzialmente,  accolto  come
  tecnico  e, quindi, come tecnico deve avere la buona educazione  di
  rispondere alle interrogazioni dei parlamentari e di dare conto  ai
  siciliani di ciò che fa come assessore.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, abbiamo  esaurito  l'ordine  del
  giorno.
   Per  quanto  concerne la questione relativa ai   soliti  richiami,
  ricordo  che, già a partire dal 1990 circa, tali richiami  relativi
  alle   interrogazioni,  assolutamente  seri  e  su   cui   dovremmo
  riflettere,    venivano  fatti  da  numerosi   colleghi;   dovremmo
  riflettere,  invece,  sul  metodo  da  adottare  anche  per  quanto
  concerne le interrogazioni, le interpellanze per essere più  rapidi
  e per avere risposte che siano realmente legate a fatti specifici.
   Su  questo  credo che la Presidenza abbia fatto una  prima  e  una
  seconda riflessione al fine di individuare un metodo più adeguato.
   Per  quanto concerne la rubrica  Salute', contatteremo già  domani
  mattina l'assessore al ramo per fissare una prossima seduta  d'Aula
  in  questi giorni, vediamo se sarà possibile addirittura giovedì  o
  martedì prossimo, da dedicare allo svolgimento di interrogazioni  e
  di interpellanze che riguardano la suddetta rubrica.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  1
  dicembre 2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


     I   -Affidamento temporaneo delle funzioni di deputato regionale
       supplente a seguito della sospensione dell'onorevole Fausto Maria
       Fagone dalla carica di deputato regionale (articolo 3 legge numero
       30/94)

     II  - Comunicazioni

     III   -Lettura,  ai sensi e per gli effetti degli  articoli  83,
       lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:

       n. 224 «Opportune iniziative al fine di impedire il taglio dei
       fondi  alle  emittenti radiotelevisive locali  conseguente  al
       decreto 'Mille proroghe' del Governo nazionale»

                              MARINELLO - DIGIACOMO - MARZIANO - RAIA

     IV  - Discussione del disegno di legge:

     -«Proroga di contratti di personale a tempo determinato» (numero
     645)

                   La seduta è tolta alle ore  18.36

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   Risposte  scritte  ad  interrogazioni  -  Rubrica  «Istruzione  e
  formazione professionale»

   VINCIULLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  i
  beni culturali e ambientali e per la pubblica istruzione, premesso
  che:

   il   Governo  regionale  e  quello  nazionale  hanno  firmato  un
  protocollo d'intesa della durata di due anni scolastici,  al  fine
  di  evitare  il  licenziamento di quei docenti precari  che  negli
  ultimi  anni avevano, con risultati apprezzati da tutti,  lavorato
  alle  dipendenze dello Stato e che ora, a causa del decreto Prodi'
  del 2006, non modificato dall'attuale Governo nazionale, rischiano
  di non vedere confermato l'incarico annuale;

   le somme necessarie venivano quantificate in 500 milioni di euro,
  di  cui  100 milioni a carico dello Stato e 400 milioni  a  carico
  della Regione;

   il  personale scolastico coinvolto nell'accordo era pari a  1.800
  unità  scolastiche, così divise: 900 insegnanti di  sostegno,  600
  docenti curriculari e 300 operatori scolastici;

   l'accordo,  in questi giorni fra l'altro riportato  sulla  stampa
  nazionale  con  grande  enfasi anche grazie ad  un'intervista  del
  Ministro Gelmini che invitava le altre Regioni italiane ad imitare
  quella   siciliana,  era  stato  sollecitato  dai   rappresentanti
  sindacali  dei  lavoratori precari, oltre che da  alcuni  deputati
  regionali, tra cui l'interrogante;

   sono  in  fase  di  ultimazione  le  procedure  per  incarichi  e
  supplenze  e  che, così come ampliante preannunciato, migliaia  di
  docenti  precari sono rimasti privi di occupazione, dando vita  in
  alcune realtà provinciali a giuste e condivisibili forme di lotta,
  a tutela del proprio posto di lavoro e delle dignità delle proprie
  famiglie;

   centinaia  di  alunne ed alunni diversamente abili  rischiano  di
  rimanere,   anche  quest'anno,  senza  insegnante   di   sostegno,
  compromettendo  per  sempre  la loro crescita  umana  culturale  e
  psicofisica, con conseguenze drammatiche sul loro futuro;

   anche  sui loro compagni di classe, i cosiddetti normodotati,  si
  avranno  ripercussioni  e  ricadute  negative  sia  sull'andamento
  scolastico che in quello della crescita psicofisica;

   preso atto che:

   il   Governo  regionale  è  intervenuto  in  modo  tempestivo   e
  opportuno;

   i  vari  CSA  (Centri servizi amministrativi), per i  carichi  di
  lavoro  che debbono sopportare, non sono stati ancora in grado  di
  procedere all'attuazione dell'accordo raggiunto;

   non    si    possono   ulteriormente   lasciare   nell'incertezza
  occupazionale quei docenti precari che da anni, alcuni da  più  di
  20, lavorano con notevoli risultati nel campo scolastico;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  intendano intraprendere  per  affrontare  e
  risolvere questa tristissima vicenda;

   se  non  ritengano utile costituire in ogni provincia un comitato
  di   crisi  che  si  occupi  dell'applicazione  dell'accordo   per
  scongiurare  ulteriori  perdite di tempo  ed  assicurare,  sia  ai
  docenti  precari sia ai bambini diversamente abili,  certezza  del
  diritto  allo studio costituzionalmente garantito e già  acquisito
  per  gli anni scolastici 2009/10 e 2010/11 con l'accordo fra Stato
  e Regione.». (730)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 730,  a  firma
  dell'onorevole  Vinciullo, si trasmette  la  scheda  riepilogativa
  degli  interventi della Regione Siciliana a sostegno  dei  precari
  della scuola.

    Interventi della Regione siciliana a sostegno dei precari della
                                scuola

   La legge 133 del 2008 ha previsto nel triennio 2009/10, 2010/11 e
  2011/12  una riduzione dei posti in organico nella scuola pubblica
  pari a 140 mila unità tra docenti e personale ATA ripartite tra le
  province italiane in proporzione alle dotazioni organiche.  Questi
  tagli  nella  regione Sicilia, secondo gli ultimi dati disponibili
  dell'USR,  ammontano complessivamente, solo per l'anno 2010/11,  a
  4.350  posti  in  organico in meno, di cui 1.670 personale  ATA  e
  2.860 docenti.
   In  questa  fase  di  ristrutturazione della scuola  con  pesanti
  ricadute  in  termini occupazionali e di diritto allo  studio,  la
  Regione  Siciliana sta intervenendo nonostante le note  difficoltà
  di  bilancio.  Oltre predisporre un disegno di legge  sul  diritto
  allo  studio, per contrastare gli effetti dei tagli agli  organici
  contenuti nell'articolo 64 della L. 133/2008, sono stati elaborati
  tre avvisi pubblici per complessivi 130 milioni di euro:

     1. Avviso per sostenere Azioni Educative e di Promozione della
       Legalità e Cittadinanza Attiva (50 milioni di euro) trasmesso alla
       Corte dei Conti per la registrazione;

     2.  Avviso per il successo scolastico degli alunni diversamente
       abili (40 milioni di euro per il biennio 2009-2010) in fase di
       conclusione per il 2009 e rinnovato per il secondo anno a partire
       dal gennaio 2010;

     3.  Avviso sulle scuole a rischio (40 milioni di euro per il
       triennio 2010-2012) trasmesso alla GURS per la pubblicazione.

   Questi  avvisi, in particolare, prevedono interventi per favorire
  il  successo  scolastico di alunni in difficoltà, con la  clausola
  che obbliga il dirigente scolastico a nominare docenti e personale
  ATA  inseriti  nelle graduatorie provinciali ad esaurimento.  Tale
  clausola potrà consentire ad almeno 3000 soggetti di ottenere, non
  solo  il  punteggio annuo, ma, anche, un compenso  orario  per  il
  lavoro svolto, garantendo nel contempo criteri di trasparenza  per
  il reperimento del personale.
   Il  contenuto  dei suddetti avvisi ha ricevuto già  apprezzamento
  dalle  istituzioni scolastiche della Lombardia  e  delle  province
  autonome di Trento e Bolzano.
   Va  sottolineato che tali avvisi sono il frutto di una stretta  e
  fattiva collaborazione che, per la prima volta, ha visto impegnate
  insieme  le  strutture  del  Dipartimento  Pubblica  Istruzione  e
  dell'Ufficio scolastico regionale (USR Sicilia).».

                              L'Assessore
                        dott. Mario Centorrino

   RAIA.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i  beni
  culturali e ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   l'ente  regionale  per il diritto allo studio dell'Università  di
  Catania  (ERSU)  versa in uno stato di totale confusione,  che  si
  manifesta  nell'impossibilità di garantire il diritto allo  studio
  agli studenti dello stesso ateneo;

   il  modus  operandi  dell'ente  ha sensibilmente  compromesso  la
  realtà  degli  studenti  universitari,  soprattutto  fuori   sede,
  risorsa sociale ed economica della Sicilia e specialmente  per  la
  città di Catania;

   verificato come:

   gli  studenti fuori sede sono vessati da un mercato degli affitti
  'in  nero', ovvero senza ricorrere a contratti ma solo ad  accordi
  sulla parola;

   così  facendo,  viene di fatto disatteso il comma 3  dell'art.  5
  della  legge  n.  431 del 9 dicembre 1998, che  stabilisce  essere
  'facoltà  dei  comuni sede di Università o di  corsi  universitari
  distaccati,   eventualmente  d'intesa  con  i  comuni   limitrofi,
  promuovere specifici accordi locali per la definizione sulla  base
  dei  criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell'art. 4 dei canoni
  di  locazione  di  immobili  ad uso  abitativo  per  gli  studenti
  universitari.  Agli accordi partecipano, oltre alle organizzazioni
  di  cui  al  comma 3 dell'art. 2, le Aziende per il  Diritto  allo
  Studio e le associazioni degli studenti (...)';

   ricordato che:

   negli  ultimi  mesi  un'operazione della Guardia  di  finanza  ha
  portato  alla denuncia di 95 proprietari di immobili affittati  in
  nero  a  studenti universitari fuori sede, per un  totale  di  382
  posti  letto, riscontrando un'evasione fiscale di circa 2  milioni
  di euro;

   a fine luglio del c.a., l'ERSU approvava il bando di concorso per
  i  benefici  relativi all'anno accademico 2009/2010, bandendo  ben
  840  posti  letto disposti in 14 residenze universitarie,  site  a
  Catania e nella sede distaccata di Siracusa;

   ai  primi  di settembre, a seguito di un sopralluogo  svolto  dai
  responsabili   delle   associazioni   studentesche,   sono   state
  riscontrate solo 4 residenze funzionali su 14, versando  le  altre
  10  in  condizioni di inagibilità e di degrado ed essendo, quindi,
  inadeguate alle esigenze degli studenti;

   l'ente,  peraltro, a seguito del dramma che ha colpito l'Abruzzo,
  ha  operato  una  ricognizione delle strutture  e,  verificata  la
  precarietà   della   situazione   degli   studenti   universitari,
  individuava  sia  l'inagibilità della 'Residenza  Centro'  di  via
  Oberdan per infiltrazioni d'acqua nel pilastro centrale, sia serie
  carenze strutturali nella residenza 'Costa', costruita negli  anni
  '70 in assenza di adeguata normativa antisismica, decidendo di non
  rinnovare  il  contratto di locazione in attesa degli  adeguamenti
  necessari;

   a  seguito  dell'apertura  dei cantieri  di  riparazione  per  le
  suddette  residenze,  si  è determinata la  chiusura  delle  mense
  prospicienti,  aggiungendosi alla chiusura della mensa  'Palla  di
  Neve',  sita  nella cittadella universitaria, e l'affidamento  dei
  locali  in  seguito  all'inchiesta  giudiziaria  alla  facoltà  di
  farmacia;

   la  chiusura  della  mensa  'Palla di Neve'  non  ha  determinato
  l'apertura  di  altra mensa perché, nel frattempo, non  era  stata
  bandita  la gara per l'affidamento del servizio a una nuova  ditta
  di ristorazione;

   considerato, inoltre, che:

   ben  5 facoltà sono allocate nel centro storico di Catania,  dove
  oltre  30 mila studenti dovrebbero avere garantito un servizio  di
  ristorazione,  e  che  la stessa situazione si  registra  nel  CUI
  (Centro  universitario ibleo) per il mancato rinnovo del contratto
  con la ditta del servizio;

   nessuna grande opera di edilizia universitaria è stata realizzata
  dall'ente negli ultimi 10 anni;

   per sapere:

   se  non ritengano di dover predisporre uno stanziamento di  fondi
  attraverso i quali sopperire alle carenze di immobili;

   se, in subordine, non ritengano di:

   a)  dover  procedere  al rimborso della tassa  sul  diritto  allo
  studio  e  della cifra corrispondente alla voce di spesa dell'ERSU
  per  ogni  singolo posto letto agli studenti assegnatari di  posto
  letto che non vedono riconosciuto questo loro diritto;

   b)  procedere  ad un monitoraggio delle situazioni di  abusivismo
  riscontrate  all'interno  delle residenze  al  fine  di  garantire
  l'assegnazione dei posti letto ai reali titolari di tale diritto;

   c)   avviare  un'indagine  sulla  distribuzione  dei  servizi   e
  agevolazioni  monetarie  destinate agli  studenti  dell'ateneo  di
  Catania;

   d) verificare con più oculatezza la gestione dell'ERSU.». (886)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 886,  a  firma
  dell'onorevole Raia, si trasmette copia della nota  prot.  n.  819
  del  11/03/2010  del Servizio Diritto allo Studio dalla  quale  si
  evince,  fra  l'altro,  che le notizie negative  sulla  conduzione
  dell'ERSU  di  Catania hanno indotto da tempo  il  Dipartimento  a
  disporre  una  procedura Ispettiva che in atto  non  si  è  ancora
  conclusa.
   Si  evidenzia che attualmente l'Ente è in gestione commissariale.
  Tale  gestione  ha  consentito di evidenziare le  criticità  e  di
  realizzare un'analisi in ordine alla qualità e capacità  ricettiva
  dell'Ersu,  e  sono  state formulate, da  parte  del  Commissario,
  proposte   finalizzate,  fra  l'altro,  alla   programmazione   di
  interventi   strutturali   anche  attraverso   l'applicazione   di
  strumenti di project- financing o di concessione.
   La  predetta gestione commissariale andrà a scadere entro la fine
  del corrente anno.
   Entro  quella data verrà fatto il punto in ordine alle successive
  determinazioni da adottare.».

                          REPUBBLICA ITALIANA
                           Regione Siciliana
     Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale
     Dipartimento dell'Istruzione e della Formazione Professionale
                     Servizio Diritto allo Studio

   «A  riscontro  della richiesta di risposta all'interrogazione  n.
  886,  presentata dall'onorevole Concetta Raia, pervenuta  in  data
  09/03/2010, si premette che gli enti regionali per il diritto allo
  studio  universitario sono (art. 7, comma 3 l.r. 20/2002)  persone
  giuridiche  di  diritto  pubblico dotate  di  proprio  patrimonio,
  autonomia   amministrativa  e  gestionale   che   operano    sotto
  l'indirizzo,   la   vigilanza  ed  il  controllo  dell'Assessorato
  regionale  dei  beni  culturali ed  ambientali  e  della  pubblica
  istruzione   (oggi Assessorato Regionale dell'istruzione  e  della
  formazione professionale).
   Ciò   premesso,  si  contestualizza  quanto  espresso  nel  testo
  dell'interrogazione  al fine di fornire adeguate  informazioni  in
  merito alla materia trattata.
      ...  l'ERSU di Catania versa in uno stato di totale confusione
  che  si  manifesta  nella  totale impossibilità  di  garantire  il
  diritto  allo  studio  agli  studenti universitari  ...  il  modus
  operandi  dell'ente ha sensibilmente compromesso la  realtà  degli
  studenti universitari, soprattutto fuori sede ...  .
   A  riguardo si informa in sintesi che la percezione di  sensibili
  criticità  nella conduzione dell'Ente, conseguente alla  ricezione
  di  numerose  e reiterate lamentele da parte degli  studenti  e  a
  significativi  rilievi  operati  dai  revisori  dei  conti   sulla
  condotta  contabile  dell'ERSU,  ha  indotto  il  Dipartimento   a
  disporre  già  con nota n. 366 del 9 febbraio 2009  una  procedura
  ispettiva  della  quale  sono stati incaricati  il  dottor  Gianni
  Silvia  e il dottor Salvatore Spartà, cui è subentrato nel  maggio
  successivo,  a  causa  della rinuncia di quest'ultimo,  il  dottor
  Girolamo Cutrone.
   Con  successive note n. 1087 del 30 marzo 2009, n.  2137  del  30
  giugno 2009 e da ultimo n. 757 del 4 marzo 2010, è stato richiesto
  agli  ispettori  designati  di aggiornare  il  Dipartimento  sulle
  attività ispettive condotte.
   Da parte degli stessi non è pervenuto ad oggi alcun riscontro.
   Relativamente al secondo punto dell'interrogazione, laddove viene
  evidenziata la patologia che  accompagna le modalità di affitto di
  alloggi  agli  studenti universitari (di cui  40.000  fuori  sede)
  iscritti  all'ateneo di Catania, la diffusione del  mercato  delle
  locazioni  senza  contratto e la conseguente  ingestibilità  degli
  indici  di  adeguatezza  dei  canoni, si  rileva  che  l'opportuno
  richiamo  alla potestà dell'Ente di intervenire autonomamente  per
  la  sottoscrizione di accordi locali con le università e i  Comuni
  ai  sensi  della  legge  431/98  ben  circoscrive  l'ambito  delle
  autonomie  territoriali e delle competenze  sussidiarie  relative.
  Tale  richiamo è del resto manifesto anche nel contenuto dell'art.
  23,  comma 1, della legge regionale n. 20  Gli E.R.S.U. assicurano
  a  favore  degli studenti fuori sede, non beneficiari di alloggio,
  un  servizio  gratuito di consulenza per i contratti di  locazione
  con  privati in collaborazione con le associazioni degli studenti,
  degli  inquilini  e  della  proprietà.  Partecipano  altresì  agli
  accordi locali per la definizione di contratti-tipo secondo quanto
  previsto dall'articolo 5 della legge 9 dicembre 1998, n. 431. .
   A  tal  proposito  va  rilevato che  il  servizio  di  consulenza
  predetto è reso dall'Ente anche in modalità interattiva, sul  sito
  dello   stesso  ERSU,  alla  pagina  http://www.ersuctalloggi.it/.
  Andrebbe  tuttavia verificata quale percentuale  di  gradimento  e
  successo  abbia conseguito tale iniziativa (risultano iscritti  al
  servizio 263 studenti).
   Infine occorre ricordare che in sede di Commissione Regionale per
  il  Diritto  allo  Studio (art. 5 LR 20/2002),  nella  seduta  del
  15/11/2006,   fu   portato  all'ordine  del   giorno   l'argomento
   problematiche inerenti il regime degli affitti per  gli  studenti
  fuori   sede    dotato  di  circostanziato  materiale  istruttorio
  relativo a:

   - Accordi territoriali e protocolli d'intesa;

   - Protocollo d'intesa ANCI-ANDISU-CRUI-CNSU;

   -  Agevolazioni  fiscali  previste per i contratti  di  locazione
  conformi agli accordi, da destinare agli studenti.
   Va nondimeno sottolineata la difficoltà degli Enti locali, emersa
  in  quell'occasione, a operare sgravi su tributi  dovuti  all'Ente
  locale  a  favore di proprietari che affittano a prezzi concordati
  agli studenti, sulla base di un accordo sui requisiti di qualità e
  sicurezza degli alloggi immessi sul mercato.
   Riguardo  al  terzo  punto dell'interrogazione,  che  attiene  la
  situazione   generale   delle  residenze   universitarie   gestite
  dall'ERSU  di  Catania,  si allega alla  presente  il  dettagliato
  rapporto fornito dall'Ente e acquisito in data 23 febbraio 2010  -
  rapporto  trasmesso anche all'Assessore - nel quale  si  evidenzia
  l'opportunità  di  non  ricorrere  più,  per  il  reperimento   di
  residenze, all'affitto di plessi di proprietà di privati  reperiti
  in  base  a  ricerche  di  mercato,  ma  si  propongono  utili   e
  interessanti    impulsi   all'argomento   mediante    lo    studio
  dell'utilizzo dello strumento del project-financing, e si ipotizza
  il   subentro   in  luogo  dell'Ateneo  per  quanto  riguarda   il
  cofinanziamento  dei progetti accolti in sede  di  Commissione  ex
  lege 338/2000.
   A  margine  di  quanto  esposto va sinteticamente  illustrata  la
  situazione  generale  delle  residenze universitarie  in  Sicilia,
  situazione  che  conclama  il  sensibile  ritardo  della   Regione
  rispetto  al  soddisfacimento del fabbisogno minimale di  alloggi,
  destinati   a   studenti,  gestiti  dagli  Enti  regionali.   Tale
  fabbisogno  viene di norma individuato nella misura del  5%  della
  popolazione universitaria. Fatto un sommario conteggio, in Sicilia
  si  dovrebbe avere la disponibilità di circa 9.000 posti-letto. Il
  totale  delle  residenze  gestite a  tutt'oggi  dai  quattro  ERSU
  siciliani, ivi comprese quelle che versano in gravi condizioni  di
  degrado strutturale e impiantistico, arriva stentatamente a  2.400
  posto-alloggio.  In  Italia la percentuale di soddisfacimento  del
  fabbisogno  è  generalmente maggiore, specie  se  rapportata  alla
  popolazione universitaria (8000 alloggi la Lombardia,  oltre  4000
  la  Toscana, oltre 3000 il Veneto). Il totale nazionale, poco  più
  di 36.000 alloggi, dà tuttavia la misura del rapporto negativo con
  altri Paesi (150.000 alloggi in Germania, 180.000 in Francia).  Lo
  stanziamento  di  fondi e il piano di investimenti  conseguente  è
  quindi  indispensabile,  e da raccordare sia  con  l'accesso  alle
  risorse   (contributo  a  fondo  perduto  al   50%   delle   spese
  ammissibili)  previste  dalla  legge  338/2000,  sia  con   quanto
  previsto  dal  redigendo piano triennale di cui  all'articolo  25,
  comma 2, punto f) della legge regionale di riferimento. Da ultimo,
  va segnalata la possibilità di utilizzare il capitolo 373332 della
  rubrica  del  Dipartimento, UPB 9.2.1.3.5  Specifici programmi  di
  intervento    anche  per  interventi  sulle  residenze,   capitolo
  inserito   per   memoria  nella  rubrica  del   Dipartimento   per
  l'esercizio  finanziario  2010,  e giustificato  dall'articolo  24
  della legge regionale sulla materia del diritto allo studio.
   Relativamente  alla  situazione  del  servizio  ristorativo,   la
  chiusura  di alcune mense certamente procura significativi  disagi
  all'utenza,  ma  non opera lesioni al diritto  allo  studio  degli
  studenti  sino  a  quando  l'ERSU  provvederà  all'erogazione  del
  sostitutivo  intervento  monetario,  valutato  figurativamente  ai
  sensi  dell'art. 9 comma 5 del DPCM del 9 aprile 2001 in 600  euro
  per  ogni  pasto  gratuito  cui lo studente  ha  diritto,  tenendo
  presente  che per lo studente fuori sede si possono prevedere  due
  pasti  gratuiti.  Si segnala che con nota n. 802 del  9/03/2010  è
  stata richiesta al direttore dell'ERSU dettagliata relazione sugli
  adempimenti   conseguenti   l'intervento   monetario   sostitutivo
  previsto per legge.
   Per quanto attiene l'ipotesi di dover procedere al rimborso della
  tassa  regionale  sul  diritto allo  studio  nei  confronti  degli
  studenti  privati  del  posto letto cui hanno  diritto  in  quanto
  vincitori  del  relativo concorso e al pagamento  a  favore  degli
  stessi  della  relativa  cifra corrispondente alla voce  di  spesa
  dell'ERSU per ogni singolo posto letto agli studenti assegnatari ,
  occorre ancora una volta fare riferimento:

   -  all'art. 26 della più volte richiamata l.r. 20/2002 laddove si
  dispone  che   Il gettito derivante dalla tassa regionale  per  il
  diritto   allo   studio   universitario  è  interamente   devoluto
  all'erogazione delle borse di studio e dei prestiti d'onore di cui
  alla  legge 2 dicembre 1991, n. 390 ed agli interventi  in  favore
  degli studenti disabili ;

   -  al  già  menzionato  DPCM  del 9 aprile  2001   Uniformità  di
  trattamento  sul  diritto  agli  studi  universitari,   ai   sensi
  dell'articolo  4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390   per  quanto
  riguarda  la  salvaguardia dei diritti  dell'utenza.  Si  legga  a
  proposito  l'art. 9, comma 5:  Qualora le regioni  e  le  province
  autonome siano in grado di assicurare il servizio abitativo  e  di
  ristorazione  gratuitamente e con un'adeguata fruibilità  rispetto
  alla sede del corso di studi, l'importo minimo delle borse per gli
  studenti  fuori  sede è ridotto di 1.400 euro su  base  annua  per
  l'anno  accademico 2001/2002 e di 1.500 per quelli successivi,  in
  relazione  ai mesi di effettiva erogazione del servizio abitativo,
  e di 600 euro per un pasto giornaliero su base annua, in relazione
  ai mesi di effettiva erogazione del servizio di ristorazione. Tale
  metodo può essere altresì applicato dalle regioni e dalle province
  autonome per un ulteriore pasto giornaliero per gli studenti fuori
  sede e per un pasto giornaliero per gli studenti pendolari con  le
  stesse  modalità in accordo con le rappresentanze  elettive  degli
  studenti .
   E'  quindi  automatica, e prevista dalla normativa di accesso  ai
  benefici, la corresponsione da parte dell'Ente agli assegnatari di
  alloggio  nelle residenze gestite, qualora non sia disponibile  il
  beneficio  in  servizi,  di  un  incremento  pari  a  1.500   euro
  dell'importo della borsa di studio.
   In  merito  al punto a) delle conclusioni dell'interrogazione  in
  oggetto,  la  restituzione della tassa regionale sul diritto  allo
  studio,  va  specificato che è operazione  già  contemplata  dalla
  norma,  in quanto tutti gli idonei alla borsa di studio (borsa  da
  corrispondere in servizi e in denaro), ricevono il rimborso  della
  tassa normalmente insieme alla seconda rata della quota monetaria.
  Non   è  invece  possibile  tale  restituzione,  ad  avviso  dello
  scrivente  Dipartimento,  nei  confronti  della  generalità  degli
  studenti  in  quanto  la destinazione di tale  tributo,  come  già
  detto,  è  interamente  devoluta  all'erogazione  delle  borse  di
  studio e dei prestiti d'onore  ragion per cui si sottrarrebbe agli
  aventi diritto una quota parte delle risorse loro destinate  dalla
  norma.
   Per quanto attiene il punto b), la sorveglianza e il monitoraggio
  delle  situazioni  di  abusivismo,  qualora  queste  esistano,  va
  osservata  l'esclusiva responsabilità dell'Ente  sulla  conduzione
  delle  operazioni  di  controllo, rientrando  l'attività  tra  gli
  aspetti  minimali essenziali per la buona gestione amministrativa,
  per  cui  l'accertamento di fenomeni di abusivismo non  sanzionato
  costituirebbe  indicatore negativo nella valutazione  dell'operato
  dei  gestori  e degli amministratori. Va rilevato che non  risulta
  pervenuta al riguardo alcuna segnalazione.
   Per  quanto  riguarda  il punto c) si concorda  pienamente  sulla
  necessità di avviare un'approfondita interlocuzione con gli ERSU e
  con quello di Catania in particolare, anche mediante l'ampliamento
  e  la diversificazione dell'incarico ispettivo in premessa, teso a
  verificare  la  corretta e tempestiva erogazione e quantificazione
  dei   benefici  monetari  nei  confronti  dell'utenza  (vedi  nota
  allegata 758 del 4/07/2010 di questo Dipartimento).
   Infine,  va  rilevato  che il primo degli  efficaci  elementi  di
  controllo sulla adeguatezza e correttezza della gestione economica
  degli  ERSU  consiste  nell'operatività dell'Organo  di  Controllo
  Interno,  in  atto  scaduto  e  non  ancora  rinnovato.  Ulteriori
  attività  di  vigilanza potranno verosimilmente  consistere  nella
  formulazione  di specifica direttiva regionale sui  contenuti  dei
  bandi  di  accesso  ai  benefici e  nella  richiesta  di  rapporti
  periodici  sull'entità  delle  risorse  erogate,  sul  numero  dei
  beneficiari,  sulla  tempistica dei pagamenti,  su  indicatori  di
  efficacia oggettivi applicati alle attività dell'Ente.
   Si allega ad ogni buon fine la relazione che illustra la fonte  e
  l'entità   delle  risorse  destinate  agli  ERSU  in  Sicilia,   e
  puntualizzazioni   relative   alla   gestione   e    articolazione
  amministrativa.». (Consultabile presso gli Uffici dell'Assessorato
  regionale dell'Istruzione e della Formazione professionale).

                         Il dirigente generale
                         dott.ssa G. Patrizia
                              Monterosso

   D'ASERO.  -  «Al  Presidente della Regione  e  all'Assessore  per
  l'istruzione e la formazione professionale, premesso che la scuola
  e  la  formazione  professionale sono il mezzo  attraverso  cui  i
  giovani vengono preparati alla vita adulta, ad affrontare il mondo
  del lavoro e quindi educati a diventare cittadini consapevoli;

   ritenuto  che  l'acquisizione  della  consapevolezza  dei  propri
  limiti  rappresenta un aspetto fondamentale nell'istruzione  degli
  studenti,  i  quali vanno dotati anche delle basilari  nozioni  di
  sicurezza,  e  nello  specifico  delle  tematiche  relative   alla
  sicurezza nei luoghi di lavoro;

   sottolineato  che  il  Governo nazionale ed il  Parlamento  hanno
  ravvisato  la necessità di imprimere una forte accelerazione  alla
  divulgazione    della    materia   sicurezza',    prevedendo    la
  programmazione  di una materia di studio ad hoc  anche  presso  le
  scuole e gli enti di formazione;

   considerato che la Regione siciliana non ha ancora avviato nessun
  protocollo  d'intesa  che  lasci sperare  un  presa  di  posizione
  fattiva  rispetto  all'opportunità di  inserire,  nell'ambito  del
  percorso  curriculare  della  formazione,  anche  il  tema   della
  sicurezza;

   rilevato   che  a  livello  nazionale  è  operativo  il  progetto
  S.I.L.O.S.  che, in collaborazione con Inail (per quanto  riguarda
  il ruolo dello Stato nella difesa della sicurezza dei lavoratori),
  Anmil (per quel che concerne il vissuto personale di chi è rimasto
  vittima  di  un  incidente sul lavoro) e Ministero della  pubblica
  istruzione,  ha  già avviato collaborazioni e protocolli  d'intesa
  con  le  regioni,  inserendo  l'educazione  alla  sicurezza  nelle
  proposte curriculari formative;

   per sapere:

   se  corrisponda  al  vero  che  la Regione  siciliana  non  abbia
  stipulato  nessun  protocollo d'intesa con il progetto  S.I.L.O.S.
  per la divulgazione e la formazione consapevole degli studenti  in
  materia di sicurezza sui luoghi di lavoro;

   se   non   ritengano  estremamente  prioritario  avviare   azioni
  sinergiche  con  S.I.L.O.S. per istruire anche  i  nostri  giovani
  sulle  tematiche  connesse tra lavoro e  sicurezza,  attivando  un
  circolo  virtuoso  di  innovazione  didattica  e  partecipativa.».
  (1117)

   Risposta.  -  «Con riferimento all'interrogazione n. 1117,  firma
  dell'onorevole D'Asero, si comunica che è intendimento  di  questo
  Assessorato   inserire  nella  programmazione   della   Formazione
  professionale per l'anno 2011 le tematiche rappresentate.».

                              L'Assessore
                        dott. Mario Centorrino

   ARENA.  -  «Al  Presidente  della  Regione  e  all'Assessore  per
  l'istruzione e la formazione professionale, premesso che:

   la  notizia  della  probabile chiusura della  facoltà  di  lingue
  dell'Università  di  Catania, a cui gli  organi  di  stampa  hanno
  recentemente  dato  il giusto risalto, è stata  accolta  con  viva
  preoccupazione   dall'intera  città  oltre  che   da   una   folta
  rappresentanza  di  studenti  dell'intero  ateneo,  solidali   nel
  definire   l'iniziativa,   'diffusa  sottovoce'   negli   ambienti
  accademici  e  non ancora ufficialmente smentita  dalle  più  alte
  cariche  istituzionali, assurda e gravemente lesiva dei  legittimi
  interessi degli oltre 7000 iscritti, cui si aggiungono le unità di
  personale tecnico - amministrativo impiegato;

   gli  stessi  studenti  della facoltà  di  lingue,  nel  corso  di
  un'affollatissima assemblea plenaria, svoltasi presso l'auditorium
  dei   Benedettini  di  Catania,  hanno  pubblicamente   denunciato
  l'infausto  progetto che determinerebbe la chiusura della  facoltà
  etnea in favore nel neonato consorzio universitario ibleo;

   l'accorato  e  legittimo appello lanciato dagli  universitari  di
  lingue  non  ha  trovato  le dovute rassicurazioni  da  parte  dei
  vertici  amministrativi  dell'Università  di  Catania,  che  hanno
  preferito  trincerarsi  dietro un inquietante  quanto  paradossale
  silenzio,  quasi  a conferma del fatto che ormai  i  giochi  siano
  tragicamente conclusi;

   considerato che:

   l'iniziativa  in  oggetto,  qualora  il  'disegno  criminis'   si
  concretizzasse, avrebbe il sapore amaro di un espediente puramente
  volto   a   favorire  l'auspicata  istituzione  di  un   IV   polo
  universitario nella città di Ragusa, costringendo ad un forzato ed
  estenuante 'pendolarismo', tra l'altro, i tanti studenti  catanesi
  che  intendano  completare il proprio corso triennale  o  accedere
  alle  successive lauree specialistiche ed esponendo  il  personale
  tecnico  - amministrativo, attualmente impiegato presso la facoltà
  di  lingue di Catania, al rischio di un grave pregiudizio rispetto
  alle loro legittime aspettative occupazionali;

   non  sarebbe la prima volta, tra l'altro, che l'ateneo  catanese,
  uno  dei  più  importanti  per  storia,  tradizioni  e  numero  di
  iscritti,   si   ritrovi   ad   essere  penalizzato   nell'intento
  irresponsabile  di attivare o rilanciare un polo universitario  di
  rilevanza secondaria; salta alla mente, per esempio, il  corso  di
  studi  in  psicologia, chimera per numerosissimi giovani  catanesi
  costretti  a  fare i pendolari oltre che a sostenere significativi
  sacrifici economici;

   per sapere:

   innanzitutto,  se  non  ritengano necessario  interagire  con  il
  competente  Ministero  dell'istruzione,  dell'università  e  della
  ricerca,  oltre che con gli organi di gestione dell'Università  di
  Catania,  al  fine di acquisire tutte le opportune informazioni  a
  conferma delle indiscrezioni trapelate in questi giorni e, qualora
  l'ipotesi trovasse conferma, per comprendere quali siano i criteri
  adottati a supporto di tale scelta insensata;

   quali immediate ed urgenti iniziative intendano intraprendere  al
  fine  di  scongiurare l'ennesimo gravissimo scippo ai danni  della
  comunità dell'intera città di Catania.». (1177)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1177, a  firma
  dell'onorevole Arena, si trasmette copia della nota prot.  n.  111
  del 15/10/2010 del Servizio gestione per gli interventi in materia
  di  istruzione  post-diploma,  formazione  universitaria  e  post-
  uiversitaria.
   Si  comunica,  inoltre, in merito alla nascita  del  quarto  polo
  universitario  pubblico in Sicilia, che è stato firmato  nei  mesi
  scorsi  un protocollo d'intesa tra la Regione Sicilia, il Comitato
  promotore ed il Ministero a cui non è ancora seguito alcun decreto
  ministeriale di supporto.».

                              L'Assessore
                        dott. Mario Centorrino

                          REPUBBLICA ITALIANA
                           Regione Siciliana
       Assessorato Regionale dell'Istruzione e della Formazione
                             Professionale
       Dipartimento Regionale dell'Istruzione e della Formazione
                             Professionale
                 Servizio Gestione per gli interventi
                in materia di istruzione post-diploma,
             formazione universitaria e post-universitaria

   «Con   riferimento  all'interrogazione  n.  1177,  dell'onorevole
  Arena,  nell'evidenziare che trattasi eventualmente della chiusura
  del Corso di Laurea di Lingue e Letterature Straniere di Catania e
  non   della   Facoltà  di  Lingue  e  Letterature  Straniere,   si
  rappresenta quanto segue.
   La  scelta dell'istituzione della Facoltà di Lingue e Letterature
  Straniere a Ragusa, effettuata al fine di rivitalizzare  i  centri
  storici  di  Ragusa  Ibla e dei Comuni della  Provincia,  è  stata
  deliberata dal Senato Accademico dell'Università di Catania  nella
  seduta del 22/06/98 e pertanto le successive iniziative sono state
  a  sostegno  della  Facoltà di Lingue e Letterature  Straniere  di
  Ragusa.
   Si  evidenzia,  infine, che la paventata chiusura  del  Corso  di
  Laurea  di  Lingue e Letterature Straniere potrebbe rientrare  nel
  processo   di   razionalizzazione  dell'offerta  formativa   delle
  università siciliane.».

                         Il dirigente generale
                         arch. Felice Bonanno
   VINCIULLO.  -  «Al  Presidente della Regione e all'Assessore  per
  l'istruzione  e  la formazione professionale, premesso  che  nella
  Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 22, parte I,  del  7
  maggio  2010, veniva pubblicata la circolare n. 11 del  23  aprile
  2010   'Interventi  in  favore  delle  scuole  e   delle   facoltà
  universitarie  siciliane per lo svolgimento  di  attività  per  la
  formazione civile degli alunni - articolo 14 della legge regionale
  13  settembre  1999,  n.  20. Esercizio Finanziario  2010  -  cap.
  373713';

   preso  atto che i termini di scadenza per la presentazione  delle
  istanze  della  succitata circolare scadevano il 15  maggio  2010,
  cioè sette giorni dopo la pubblicazione nella G.U.R.S. comprensivi
  del sabato e della domenica;

   per  sapere  se non ritengano utile riaprire i termini  di  dette
  domande,  in  modo da consentire alle istituzioni scolastiche  che
  non  sono  riuscite per tempo, visto il termine  esiguo  di  sette
  giorni, a presentare la relativa richiesta.». (1200)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 1200, a  firma
  dell'onorevole Vinciullo, si trasmette copia della  relazione  del
  Dirigente del Servizio Scuola dell'infanzia ed istruzione di  ogni
  ordine e grado statale.».

                              L'Assessore
                        dott. Mario Centorrino

                          REPUBBLICA ITALIANA
                           Regione Siciliana
       Assessorato regionale dell'Istruzione e della Formazione
                             Professionale
       Dipartimento regionale dell'Istruzione e della Formazione
                             Professionale
              Servizio scuola dell'infanzia ed istruzione
                    di ogni ordine e grado statale

   «In  riscontro  alla  nota  prot.  n.  2508  del  24/06/2010  del
  Dirigente  Generale, di pari oggetto, si riferisce  sull'argomento
  oggetto  dell'Interrogazione n. 1200 dell'onorevole  Vinciullo  al
  fine di fornire elementi utili per la risposta dell'Assessore.

   Nell'esercizio  finanziario 2010, con circolare n.  11  prot.  n.
  4288  del  23/04/2010, sono state diramate le  istruzioni  per  la
  presentazione   di  richieste  di  contributo   da   parte   delle
  Istituzioni Scolastiche e Facoltà Universitarie della Sicilia  per
  lo  svolgimento di attività per la formazione civile degli  alunni
  ai sensi dell'art. 14 della legge regionale 13/09/1999 n. 20.

   La  predetta circolare, prevedeva che le richieste di  contributo
  dovevano  essere trasmesse a questo Assessorato entro  il  termine
  del 15 maggio 2010.

   La  stessa  è  stata ampiamente diffusa con la pubblicazione  sul
  sito  internet di questo Dipartimento Istruzione a partire dal  26
  aprile 2010 e sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana  n.
  22, parte prima, del 7 maggio 2010.

   Il  contributo  concesso alle Scuole siciliane  per  le  finalità
  previste  dall'art.  14  della L.R. 20/1999  viene  erogato  dallo
  stanziamento  del Capitolo 373713 del Bilancio della  Regione  che
  per   l'esercizio  finanziario  2010  è  stato  previsto  in  euro
  800.000,00.

   A  seguito  della  pubblicazione della  circolare  in  questione,
  questo  Ufficio  riceveva  le  istanze  di  contributo  spedite  o
  recapitate a mano dalle Istituzioni Scolastiche della Sicilia  che
  avevano aderito alle iniziative previste dalla legge regionale  n.
  20/99.

   Dall'esame  preliminare  per  la  valutazione  dell'ammissibilità
  delle richieste pervenute, la commissione costituita a tale scopo,
  riscontrava che erano pervenute le richieste di n. 443 Istituzioni
  Scolastiche singole o aggregate in rete da tutte le nove  Province
  della  Sicilia  per  una  richiesta  complessiva  di  circa   euro
  2.287.000,00 (duemilioniduecentottantasettemila).

   Risulta  evidente dal numero di richieste pervenute e dal  numero
  di scuole coinvolte che, la pubblicazione della circolare n. 11 in
  data  26  aprile  sul  sito del Dipartimento Istruzione  ha  avuto
  un'ampia diffusione presso tutte le scuole della Sicilia.

   Si  rileva  inoltre  che lo stanziamento di euro  800.000,00  sul
  Capitolo 373713 del bilancio regionale, non sufficiente a  coprire
  tutte  le richieste delle Scuole, comporterà la valutazione  e  la
  selezione delle stesse riducendone drasticamente il numero.

   Per quanto sopra non si ritiene utile riaprire i termini previsti
  dalla    circolare    11/2010   come   auspicato    dall'onorevole
  interrogante.».

                           Il dirigente del
                               Servizio
                       dott.ssa Anna Buttafuoco