Presidenza del vicepresidente Formica
MANCUSO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missione
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli Leanza Nicola, Faraone, Forzese e Speziale.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunica che l'onorevole Cordaro è in missione, per ragioni del
suo ufficio, dal 9 al 10 dicembre 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di apposizione di firma a mozione
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 9 dicembre 2010, pervenuta
in pari data e protocollata al n. 9612/AulaPG del 9 dicembre 2010,
l'onorevole Incardona ha chiesto di apporre la firma alla mozione
n. 225 Finanziamento del progetto di realizzazione dell'autostrada
Ragusa-Catania', presentata dall'onorevole Adamo ed altri in data 2
dicembre 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di fax pervenuto da parte del Capo di Gabinetto
dell'Assessore per l'economia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito il deputato Segretario a
dare lettura del fax pervenuto in data odierna da parte del Capo
di Gabinetto dell'Assessore per l'economia.
MANCUSO, segretario f.f.:
«Si comunica che l'Assessore regionale per l'economia, Prof. Avv.
Gaetano Armao, non potrà partecipare alla odierna seduta dell'ARS
convocata per le ore 16.00, in quanto impegnato a Roma per impegni
istituzionali delegati dal Presidente della Regione.
Il Capo di Gabinetto
(Avv. Francesco Nicosia)»
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 150 del
Regolamento interno, della mozione numero 225 «Finanziamento del
progetto di realizzazione dell'autostrada Ragusa-Catania», degli
onorevoli Adamo, Ragusa, Lentini, Ardizzone, Parlavecchio e
Giuffrida.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Proroga di
contratti di personale a tempo determinato. Misure urgenti a
sostegno dell'occupazione» (645/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge numero 645/A «Proroga di
contratti di personale a tempo determinato. Misure urgenti a
sostegno dell'occupazione».
Onorevoli colleghi, ribadisco che, come stabilito nella Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari del 7 dicembre e comunicato
nella seduta n. 210 dello stesso giorno, il termine per la
presentazione degli emendamenti scadrà oggi alle ore 20.00.
Avviso, altresì, che come stabilito nella medesima seduta, ai
sensi dell'articolo 112, comma 4, del Regolamento interno, a
decorrere da questo momento, la presentazione di emendamenti è
ammessa soltanto quando gli stessi siano sottoscritti da quattro
deputati o da un presidente di gruppo.
Dichiaro aperta la discussione generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera siamo
chiamati ad affrontare un problema certamente molto rilevante sia
sotto il profilo sociale sia sotto il profilo politico.
Non sfugge a nessuno che il dramma che affligge i cosiddetti
precari viene da molto lontano; non sfugge a nessuno che tante
volte si è tentato, sulla pelle dei precari, di speculare da più
parti.
Non voglio puntare l'indice accusatore su nessuno; ma, in questa
ultima fase della vita politica, amministrativa e di governo della
Regione siciliana, sicuramente abbiamo assistito a fatti quanto
meno curiosi.
Che si debba procedere alla stabilizzazione dei precari è
certamente un obbligo, prima che politico, morale; che lo si debba
fare assumendosene le responsabilità è altrettanto evidente. E mi
pare che vi era una strada, quella indicata fino al 2009, che
consentiva la deroga al patto di stabilità che il governatore
Lombardo, nel dicembre del 2009, ha voluto mettere nel cassetto non
si sa bene per quale motivo né si capisce perché lo abbia fatto.
Questa strada, evidentemente, avrebbe consentito un percorso più
agevole; avrebbe permesso di avviare quell'iter che poi, nel corso
degli anni, deve portare, finalmente io dico, alla stabilizzazione
di un personale che, in tantissime occasioni, è fondamentale per la
vita, non solo delle autonomie locali, ma di tanti altri enti, come
le aziende sanitarie.
Poi, il Presidente Lombardo si rese conto del grave errore che
aveva commesso e tentò di reintrodurre questa deroga nell'aprile
del 2010, ma non ci riuscì. I fatti sono ormai arcinoti.
Eppure, in questi ultimi mesi, noi abbiamo assistito a proclami,
abbiamo assistito alla volontà di buttare fumo negli occhi e di
dare come cosa fatta ciò che, invece, ancora è assai problematico.
Nell'affrontare questo disegno di legge dobbiamo tenere in debito
conto gli effetti che produrrà e ciò che potrebbe succedere nel
caso in cui non si arrivasse ad una contemporanea definizione delle
somme che devono essere garantite ai Comuni e alle altre aziende
perché il percorso diventi o resti soltanto virtuale e perché si
arrivi poi, signor Presidente, sostanzialmente, a giocare a scarica
barile, a continuare un disegno veramente criminale - se me lo
consente - sul piano politico. Infatti se, contemporaneamente, non
si giunge a definire il percorso economico-finanziario che deve
consentire ai Comuni di onorare i contratti, è evidente che
parliamo di aria fritta.
Allora, vi sono delle condizioni alle quali nessuno può e deve
derogare: l'assicurazione sui fondi destinati ai Comuni, perché ciò
che abbiamo sentito in questa finanziaria, ciò che abbiamo visto
materializzarsi nel corso di questa finanziaria certamente ci
preoccupa come parlamentari, ci preoccupa come cittadini, ma ci
preoccupa ancora di più come amministratori.
E' chiaro che se ciò dovesse accadere, se quel percorso che il
Governo Lombardo ha immaginato e poi proposto all'esame della
Commissione Bilancio e che infine dovrà arrivare in Aula e mi
auguro che noi si riesca, signor Presidente, onorevoli colleghi, -
non vedo qui l'assessore Armao, mi avrebbe fatto piacere
incontrarlo in Aula per confrontarmi con lui - ad arrivare alla
definizione del percorso che, poi, dovrà consegnare alla Sicilia la
finanziaria e il bilancio.
Questo non è il capriccio di un parlamentare o di un altro; non è
il capriccio della Presidenza dell'Assemblea. E' un'esigenza che
noi avvertiamo, e che avvertiamo perché, senza l'approvazione del
bilancio e della finanziaria, ancora una volta si giungerebbe
all'esercizio provvisorio che poi non consentirebbe una seria
programmazione e che sposterebbe i tempi inevitabilmente in avanti,
fino ad aprile, fino a maggio. E questo non può essere apprezzato
dalla Sicilia e dai siciliani.
In questi giorni vediamo come il Governo regionale non riesca
neanche a mettersi d'accordo sui direttori generali e come la
stessa Confindustria, che è stata attenta, in moltissime occasioni,
al Governo siciliano e che in qualche occasione ha aperto una buona
carta di credito, oggi sia profondamente critica.
Allora, perché l'esame di questo disegno di legge sia chiaro, sia
concreto, dobbiamo dire che vi era a monte la decisione scellerata
del Governo di scaricare - e concludo, signor Presidente - sulle
autonomie locali e sulle altre aziende il peso di una
stabilizzazione che, mi pare, oggi possa realizzarsi solo a due
condizioni: primo, che non vi sia alcuna contrazione nel
trasferimento dei fondi ai comuni; secondo, individuare la fonte di
finanziamento che dovrà poi afferire agli anni 2012 e 2013. E se
non ci sarà una fonte di finanziamento, non vedo come il
Commissario dello Stato non debba impugnare questo provvedimento e
come non si continui a buttare fumo negli occhi.
Un atteggiamento responsabile della Commissione Bilancio e della
stessa Aula certamente, stasera, produrrà qui gli effetti che noi
desideriamo.
Vogliamo, però, invitare il governatore Lombardo e, per lui,
l'assessore per l'Economia, a fare un discorso chiaro, a dirci se
ci saranno contrazioni sui fondi da destinare ai Comuni e quali
saranno i capitoli destinati al finanziamento della spesa per gli
esercizi 2012 e 2013.
Questo, signor Presidente, volevo consegnarle e volevo consegnare
all'Aula come riflessione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io preannuncio
il mio voto favorevole al disegno di legge all'esame dell'Aula che,
come è noto, mette insieme due esigenze che, nel corso degli anni,
si sono andate affermando all'interno della pubblica
Amministrazione regionale, degli enti locali e degli enti
sottoposti al controllo e alla vigilanza della Regione.
Il primo punto riguarda le cosiddette proroghe che si riferiscono
a soggetti che l'Amministrazione regionale ha ritenuto, avendo
contratti in essere, indispensabili - e lo sono, per la verità - ai
fini delle proprie attività istituzionali.
Vorrei ricordare ai colleghi, anche a quelli che oggi sono tentati
di sollecitare la messa in discussione del criterio di cui
all'articolo 1, che quelle indicazioni in esso contenute sono
frutto di una norma votata alla fine dell'anno 2008, quando c'era
un'altra maggioranza a sostegno del Governo e in presenza, dunque,
di un quadro che fu delineato attraverso una ricerca dettagliata da
parte degli Uffici della Regione, in particolare quello del
personale, per soddisfare l'esigenza obiettiva, che era quella di
tutelare la Regione attraverso l'utilizzazione del personale
contrattualizzato a quella data. E dico tutto il personale
contenuto nell'articolo 1, quindi anche i cosiddetti Co.Co.Pro. -
sui quali si è sviluppata una discussione e rispetto ai quali c'è
una indispensabilità da parte dell'Amministrazione regionale in
quanto nel corso degli anni hanno assolto ad incarichi molto
importanti e rappresentano professionalità non reperibili
altrimenti all'interno della pubblica Amministrazione - potevano
essere contrattualizzati.
Questo, però, non è un problema. Vorrei ricordare, infatti, che
anche ai fini delle procedure di stabilizzazione definite a livello
nazionale - sia la legge Prodi-Nicolais sia, successivamente, la
legge Brunetta - non operano distinzioni tra i soggetti titolari di
contratto di lavoro subordinato e i soggetti titolari di contratto
a progetto. Entrambe le forme sono considerate in maniera analoga
rispetto alla possibilità della stabilizzazione e, quindi, anche
questo elemento dovrebbe essere considerato utilmente ai fini della
proroga.
L'altro tema riguarda le procedure di stabilizzazione del
personale contrattualizzato dagli enti locali e dagli enti
sottoposti al controllo e alla vigilanza da parte della Regione.
E' materia sulla quale, da oltre venti anni, si discute in questa
Regione senza che ci siano stati sostanziali passi in avanti
rispetto ad una aspettativa legittima di queste persone, ma anche
rispetto alla richiesta avanzata dagli enti locali di avere la
possibilità di stabilizzarle.
Ora, io non capisco perché qualcuno invochi l'impugnativa del
Commissario dello Stato
Credo che la dialettica politica legittima fra maggioranza e
opposizione non dovrebbe coinvolgere le legittime aspettative di
queste persone, anche perché vorrei ricordare ai colleghi che oggi
si collocano all'opposizione che, in tutti i passaggi e in
Commissione, dove si è affrontato questo problema, alla fine c'è
stato un voto unanime.
Ora, è singolare, nel momento in cui ci si confronta nelle
Commissioni e si conviene su un dato oggettivo - che non è stato
certamente creato da questa maggioranza e neanche da questo
Parlamento perché parliamo di una vicenda che si è andata definendo
alla fine degli anni 80 -, che poi, in Aula, si sollecitino o si
utilizzino argomenti che dovrebbero portare ad una impugnativa.
Lo ritengo un atteggiamento discutibile che va accantonato.
Noi dobbiamo fare di tutto, così come è previsto nella
formulazione che sarà sottoposta a votazione a partire da martedì
prossimo, perché si avvii un percorso di stabilizzazione.
Vorrei dire all'onorevole Buzzanca che nessuno può obbligare i
Comuni, le Province, gli altri enti a stabilizzare, a prescindere
dalle esigenze e dalle disponibilità dell'ente. Non c'è nessuna
norma che può imporre niente a nessuno, meno che mai ai comuni
Questo è un argomento che i comuni hanno talvolta utilizzato per
non procedere alle stabilizzazioni e, se questo non fosse accaduto,
probabilmente oggi non ci troveremmo di fronte alla necessità di
stabilizzare 22.500 persone, ma avremmo avuto un numero di persone
da stabilizzare sensibilmente inferiore.
Altra cosa è dire che la proposta di bilancio - so per certo che
da parte del Governo regionale c'é un indirizzo in questa direzione
- non può essere tale da penalizzare i Comuni anche in rapporto
alla quota che gli stessi comuni devono mettere in bilancio per
contrattualizzare questi soggetti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in conclusione, io credo
che dovremmo fare uno sforzo perché coralmente si proceda
all'approvazione di questo disegno di legge in modo da aprire la
strada ad un concorso virtuoso da parte della Regione, dei comuni e
degli altri enti sottoposti al controllo della Regione per dare
finalmente una sicurezza a questi soggetti, i quali da vent'anni
sono all'interno della pubblica Amministrazione e che non hanno
avuto una prospettiva ma neanche una utilizzazione efficace, e così
possano cominciare a guardare al futuro con minore apprensione di
quanto non è stato fino ad oggi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io pensavo che ci
sarebbe stato più interesse da parte del Governo relativamente a
questo provvedimento che riguarda tutti i dipartimenti, tutti gli
Assessorati. Noto, invece, che sia il Governo sia coloro i quali
hanno voluto fortemente questo disegno di legge mostrano poco
interesse ad ascoltare il dibattito parlamentare.
Signor Presidente, al di là dei buoni propositi e delle
dichiarazioni che abbiamo sentito in questi giorni, il
provvedimento al nostro esame è un pannicello caldo. Non c'è una
parola definitiva su un precariato che, da almeno vent'anni, cerca
di trovare un conforto da parte di questa Assemblea. C'è l'ennesima
reiterazione di provvedimenti che riguardano la
contrattualizzazione dei precari a tempo determinato; c'è una via
di fuga a pensare quello che potrebbe essere, ma nulla che dia
certezza a un percorso vero che riguarda non più giovani ma
quarantenni che, all'interno delle pubbliche amministrazioni, hanno
lavorato anche sostituendo decine di persone.
Se il dibattito non interessa, si può anche chiudere qui,
Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, capisco le sue osservazioni che
riguardano un tema importante, ma c'è anche chi ascolta.
MANCUSO. Signor Presidente, io non voglio essere ascoltato, non ho
questo desiderio...
Dicevo che rispetto a questo provvedimento, che ritengo anche
iniquo sotto diversi profili, il ragionamento che può fare
quest'Aula - ancora il tempo c'è e noi del Popolo della Libertà lo
abbiamo manifestato con la presentazione di 150 emendamenti già
depositati - è un lavoro che nei confronti di questi soggetti deve
essere, per quanto ci riguarda, ancora una volta serio.
Rispetto alle tante parole dette, alle tante dichiarazioni forse
frutto di una propaganda elettorale per ipotetiche elezioni in
vista - questo lo vedremo, qualcuno magari se lo augura in modo da
allontanarsi quanto prima possibile dalla barca che affonda -
rispetto a queste dichiarazioni io spero che il Governo possa
dedicare qualche minuto ad un ragionamento sul percorso che questa
Assemblea può dare agli enti locali.
Al di là delle enunciazioni di principio, signor Presidente, noi
riteniamo che questo provvedimento debba per forza di cose uscire
dal pantano dell'utilizzo di verbi che certamente guardano a un
futuro neanche tanto prossimo, guardano a qualche decennio più
avanti.
Rispetto a questo dobbiamo invertire la rotta, così come abbiamo
tentato di fare in Commissione Bilancio, dove la risposta è stata
molto timida sia da parte del Governo che da parte della
Commissione. Tanta gente è fuori dall'attenzione di questo
provvedimento; tanti precari storici, tante persone che da molti
anni hanno costruito con poche lire una famiglia e un modo di
vivere nella nostra società.
Dobbiamo avere il coraggio, il Governo deve avere il coraggio di
dare le risorse economiche che servono per raggiungere la finalità
che io non chiamerei più della stabilizzazione ma della
cristallizzazione delle posizioni di tutti i lavoratori precari
storici della nostra Terra. Non posso neanche elencarli perché ci
vorrebbe una rubrica, non basterebbe neanche la rubrica telefonica,
forse ci vuole la nuova tecnologia dell'iPad per raggiungere e
leggere tutta quella pletora di soggetti che aspettano una speranza
da questo Parlamento
Noi del PDL non li deluderemo. Abbiamo presentato tutti quegli
emendamenti che richiamano ad una giustizia, che non è una
giustizia sociale ma una giustizia tutelata dalla Costituzione: il
posto di lavoro per tutte quelle persone che fino ad oggi hanno
dato la loro disponibilità e la loro professionalità all'interno di
istituzioni come gli enti comuni o gli enti che hanno aiutato i
comuni nella crescita della nostra Terra.
Pertanto, da martedì mattina noi saremo pronti a sostenere una
causa che, per quanto ci riguarda, è la prima causa vera per
mettere un punto ad una situazione non più tollerabile che questo
Governo, a parole, ha detto che vuole risolvere, ma che nei fatti e
nei provvedimenti mi sembra che non tenta assolutamente di
risolvere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marziano. Ne ha
facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'annunciare
anch'io il mio personale voto favorevole al provvedimento
legislativo non intendo parlare della parte del disegno di legge
che riguarda le proroghe perché, così come sono state presentate,
sono un fatto tecnico, quasi obbligatorio. Desidero spendere
qualche parola sul cuore del provvedimento che è quello che si
affronta dal capitolo II, vale a dire dall'articolo 3 all'articolo
10, le cosiddette stabilizzazioni. Stabilizzazioni che, per scelta
del Parlamento, nella sua Commissione di merito, e del Governo, si
limitano a quella platea chiamata dei cosiddetti ex articolo 23 che
- per capire di cosa stiamo parlando - è l'articolo 23 della legge
finanziaria 67 del 1988, una legge che risale a 22 anni fa
Il primo blocco di lavoratori fu assunto nel 1989, poi nel 1990 e
infine nel '91, parliamo quindi di un precariato storico che, di
per sé, è una vergogna per qualunque pubblica amministrazione: 21
anni di precariato. Certo, nei confronti di questi lavoratori ci
sono stati vari provvedimenti: la legge 16 del 2006, l'articolo 25
della legge 21 del 2003, la legge 27 del 2007, ma mai era cambiato
lo status giuridico di questi lavoratori: precari erano e precari
rimanevano.
Si tratta di circa 23.000 persone che aspettano da quasi venti
anni
Chiunque di noi abbia fatto, anche solo per breve tempo,
l'amministratore locale, quindi sia stato sindaco, presidente di
provincia, assessore, consigliere comunale, sa che senza questo
personale la gran parte degli enti locali sarebbero fermi,
bloccati, non potrebbero funzionare. Chiunque di noi abbia fatto
l'amministratore sa che molte polizie municipali, molte polizie
provinciali basano il loro organico su questo personale.
Allora, è un fatto giusto e sacrosanto il provvedimento di legge
che abbiamo in discussione.
Sento il dovere di dire, come componente della quinta Commissione,
che il disegno di legge che ci viene presentato è certamente un
disegno di legge del Governo, ma è il portato di una forte sinergia
con il lavoro di quasi due anni della quinta Commissione. Non c'è
dubbio, infatti, che gli articoli da 3 a 10 sono, in buona
sostanza, il frutto del lavoro che la quinta Commissione aveva
fatto e che aveva esitato. Quel lavoro presentava delle criticità,
presentava dei problemi seri e, attraverso il dialogo con i due
assessori che si sono succeduti in questa fase, penso di poter dire
che il testo finale presentato dal Governo tende a superare queste
criticità. Siamo in presenza di un esempio di sinergia positiva tra
l'attività del Governo e il lavoro della Commissione di merito
nella sua totalità.
Sono convinto che i 23.000 lavoratori precari si aspettavano molto
di più da questa legge. Si aspettavano forse le 36 ore, perché
molti di loro sono a 18 ore, molti sono a 24 ore, anche se parecchi
enti locali hanno teso ad aumentare le ore di lavoro; sicuramente
si aspettavano qualcosa in più. E però, voglio marcare un dato:
quanto sia importante la modifica dello status giuridico, il
passaggio da lavoratore precario a lavoratore a tempo indeterminato
di un ente locale che attribuisce agli interessati lo status
giuridico di personale inserito nella dotazione organica di
quell'ente.
Infine, avevamo un obiettivo che è stato raggiunto, a mio parere,
in questa sinergia tra il lavoro della Commissione e il lavoro del
Governo, e cioè la salvaguardia di talune professionalità - ne
citavo alcune prima - che in questi venti anni si sono formate e
che rischiavano di essere declassate sul campo, una sorta di
declassamento sul campo che sarebbe stato inaccettabile.
Penso di poter dire che con l'ultimo comma dell'articolo 4 si è
fatto lo sforzo per difendere anche questo tipo di professionalità,
trovando le forme per difenderle nell'ambito delle leggi dello
Stato.
In conclusione, signor Presidente, se mi concede ancora 30
secondi, voglio spendere una parola per quegli ASU, vale a dire per
oltre seimila persone che non hanno neanche lo status di lavoratore
precario e che, per riconoscimento obiettivo, non era possibile
inserire in questo disegno di legge.
La quinta Commissione aveva fatto lo sforzo di individuare anche
per loro, nell'ambito del piano di stabilizzazione che il Governo
deve presentare, un percorso, un cammino, che può essere quello di
fare in modo che agli enti locali, che decideranno di utilizzarli a
qualunque titolo, nell'ambito dell'utilizzo di fondi europei, si
possa concedere un bonus che ne stimoli l'assunzione negli enti
locali.
Quello che mi permetto di dire all'intero Parlamento e alla
Presidenza è che anche per questi lavoratori che rimangono, come
dire, invisibili nel mondo del precariato, ci sarà, penso di poter
dire, a partire dal lavoro della quinta Commissione e dall'impegno
del Governo, un percorso prima di contrattualizzazione e poi di
stabilizzazione.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo dire che
ascoltando con attenzione gli interventi che mi hanno preceduto,
soprattutto l'ultimo in ordine di tempo, mi sembra di vivere due
realtà che si sovrappongono e che sono parallele.
Devo dire che anche il fatto che io sieda in questo momento
impropriamente presso il tavolo della Commissione Bilancio è un
primo indizio di quanto questo disegno di legge abbia subìto un
percorso quanto meno anomalo proprio perché anche sul metodo, oltre
che sul merito, questo Parlamento sta valutando un provvedimento
legislativo che è stato esitato dalla Commissione Bilancio e che è
stato sviscerato, almeno per alcune parti, proprio dalla
Commissione Bilancio.
Ora, appare ai miei occhi, come ho avuto già modo di fare rilevare
alla Presidenza, alquanto strano che un disegno di legge dal
contenuto così delicato e peculiare, quale appunto la materia del
lavoro, possa essere affrontato soltanto in ordine a problemi di
finanza.
Devo dire questo perché, purtroppo, il lavoro portato avanti con
grande abnegazione da parte della quinta Commissione, di cui io
sono componente, in qualche modo poi è stato svilito.
L'onorevole Lentini, l'altro giorno, purtroppo, anche in
Commissione ha avuto modo di dirlo e con toni piuttosto accesi
poiché il percorso che era stato ipotizzato dalla Commissione con
un disegno di legge che affrontava una serie di altre peculiarità,
che oggi invece in questo disegno di legge non sono presenti, aveva
subìto il vaglio e la valutazione delle parti sociali tutte, era
stato più di una volta rimodulato, rimodellato, in funzione anche
delle sollecitazioni che venivano dal mondo sindacale, dalle parti
sociali e da tutta una serie di attori che hanno contribuito a far
sì che ci fosse un disegno di legge condiviso. Improvvisamente
questo disegno di legge, che era stato messo agli ultimi posti
dell'agenda politica di questo Governo, è ritornato alla ribalta,
non si comprende in realtà come mai fosse stato dimenticato per
alcuni mesi e solo negli ultimi giorni viene fatto rivivere
portando una proposta che viene fatta condividere, prima ancora che
al Parlamento, ai sindacati che peraltro hanno avuto modo anche di
apprezzarlo in maniera negativa. Un disegno di legge che parla di
tanto, ma non soltanto di enti locali, che parla della possibile
stabilizzazione di gabinettisti, che parla della possibile
stabilizzazione di dirigenti che magari oggi non si trovano più
all'interno dell'Amministrazione
Allora, bisogna dire le cose per come stanno: questo disegno di
legge portato avanti dal Governo che poi si è concretizzato in un
emendamento che si abbina ad un disegno di legge che doveva essere
di secche proroghe, così come stabilito in Conferenza dei
capigruppo e così non è, in realtà è un disegno di legge che
soltanto a seguito delle pressioni da parte dell'opposizione di
questo Parlamento è stato ridimensionato - almeno ce lo auguriamo -
alla categoria per la quale doveva essere fatto: ossia i lavoratori
precari degli enti locali. Dico dovrebbe , e uso il condizionale
non a caso perché anche noi del PID stiamo preparando alcuni
emendamenti perché vorremmo quanto meno circoscrivere questo
percorso a coloro i quali erano i reali destinatari del disegno di
legge, vale a dire i precari degli enti locali.
Se questo, poi, deve diventare l'occasione per inserire tra le
pieghe l'amico di qualcuno, che può essere più o meno vicino a
questo Governo, noi del PID siamo sicuramente contrari. Ed ecco
perché, a garanzia di quei precari che da venti anni e più
richiedono la stabilizzazione, stiamo predisponendo una serie di
emendamenti di salvaguardia.
Vorrei affrontare un attimo l'impostazione che viene data a questo
disegno di legge rispetto alle proroghe - lo dicevo poc'anzi -
secche, così come era stato stabilito dalla Conferenza dei
capigruppo, ma così, purtroppo, non è, perché all'interno del capo
primo del disegno di legge si inseriscono alcuni soggetti non bene
identificati, con importi non bene identificati.
Questo disegno di legge doveva servire a prorogare i contrattisti
della Regione o degli enti delle amministrazioni regionali, ma in
realtà noi ci ritroviamo - e questo sarà oggetto di alcuni
emendamenti che già oggi preannuncio -, ci ritroviamo delle somme
non ben definite che fanno riferimento a delle leggi che non
identificano una platea ben precisa.
Sono proprio queste le nostre preoccupazioni che, purtroppo devo
dire, continuano a permanere visto quanto è stato scritto anche nel
resto del testo. Infatti, se passiamo ad una velocissima disamina
del disegno di legge, vediamo che si identificano come soggetti
destinatari, paradossalmente, tanti lavoratori. Ma proprio quelli
che oggi vivono una condizione di paria all'interno dei comuni
perché vivono addirittura con un assegno dell'INPS, mi riferisco ai
lavoratori dei 331' e dei 280' che sono 6200 in tutta la Regione,
per questi lavoratori neanche una parola oggi è stata spesa.
Allora io mi chiedo come è stato possibile avere inserito dei
lavoratori che hanno ben poco a che vedere con gli enti locali,
quando invece questi lavoratori che prestano il loro servizio già
da diversi anni, da decenni presso gli enti locali, non sono
neanche menzionati?
Purtroppo mi sembra di assistere a una scena che ormai, in questo
Parlamento, il Governo ci propina già da tempo: pubblicità
ingannevole , così definirei questo disegno di legge. L'ho detto
altre volte e purtroppo mi ritrovo a dirlo.
Questo non è un disegno di legge che porta alla stabilizzazione
del personale degli enti locali, dei lavoratori del regime
transitorio, dei lavoratori socialmente utili.
Questo è un disegno di legge che avvia un processo, che �� ben
altra cosa a mio modo di vedere.
Questo disegno di legge è stato propinato alla stampa come la
soluzione di tutti i mali, come la possibilità di uscire dal giogo
della precarietà.
Ebbene, di tutto questo, a mio avviso, avendo letto il testo, ben
poco c'è: si parla di previsioni; ci sono norme che lasciano
presagire un giudizio da parte del Commissario dello Stato che ci
preoccupa, e ci preoccupa non poco perché se quella che dobbiamo
dare è soltanto la sensazione che il nostro Parlamento si è
occupato di questa materia, per poi allargare le braccia davanti al
diniego del Commissario dello Stato, credo che questa non sia la
volontà, almeno di noi che stiamo portando in essere tutta una
serie di criticità. E non sono delle criticità per fare i bastian
contrari, perché la nostra è una opposizione costruttiva, è una
opposizione che mira a raggiungere effettivamente un risultato e
non semplicemente a volerlo diffondere attraverso i mezzi di
stampa
Poi vorrei semplicemente fare una valutazione in ordine a quei
lavoratori di cui parlavo prima, i 6200. Paradossalmente, proprio
in questi giorni ci è dato sapere che l'Assessorato risorse
agricole ha bandito un concorso, chiamiamolo così, nonostante il
blocco delle assunzioni, per assumere lavoratori con contratti
atipici, in ragione di 1600 figure, per il censimento dei beni
agricoli.
Io mi chiedo quale sia la logica e quale sia la politica del
lavoro che questo Governo sta mettendo in atto, quando 6200 persone
vengono oggi pagate con un contributo di 539 euro, alcuni di
questi, addirittura, senza avere una postazione presso la quale
andare a lavorare
Non sarebbe più logico utilizzare queste persone che già gravano
sul Fondo unico del precariato per utilizzarle in attività come,
per esempio, il censimento dei beni agricoli, piuttosto che
ricorrere ad ulteriore precariato?
Tutto questo, a mio avviso, non si sposa con una politica della
stabilizzazione.
Se il Governo aveva intenzione di fare un'iniziativa che fosse
veramente finalizzata alla non creazione di nuovo precariato,
sicuramente questa non è la strada più semplice né tanto meno la
più lineare. Pertanto, io preannuncio che, come Gruppo PID, abbiamo
presentato degli emendamenti che ci auguriamo siano presi in
considerazione in quanto, voglio precisarlo, non sono a fini
ostruzionistici ma propositivi in modo che si possa in realtà dire
alla gente cose vere e perché la montagna non partorisca, ancora
una volta, un topolino, come purtroppo siamo abituati a vedere
quando il Governo presenta i disegni di legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, noi
abbiamo partecipato alla riscrittura di questo disegno di legge
rispetto a quello che era stato sbandierato ai quattro venti in
varie riunioni improprie che il Governo ha fatto sul territorio,
perché riteniamo che questa cambiale, che risale a molti anni fa, e
che, più che altro, riteniamo vergognosa per chi l'ha sottoscritta
e non per i destinatari, debba essere onorata o quanto meno il
Parlamento deve cercare di trovare una soluzione complessiva non
solo al tema del rinnovo, che è un atto doveroso, ma ad
individuare un percorso che possa introdurre dei princìpi che
conducano in futuro alla stabilizzazione di persone che, comunque,
hanno aspettative ormai consolidate da oltre vent'anni e a cui la
politica in questi anni non ha saputo fare altro che tenerle,
tirandole dal collo periodicamente, in uno stato di precariato che,
naturalmente, non ha consentito ai destinatari di potere costruire
definitivamente un loro percorso lavorativo, probabilmente neanche
di potersi fare una famiglia.
L'abbiamo fatto con grande senso di responsabilità e abbiamo
chiesto di contribuire ad una modifica, anche radicale per alcuni
versi, all'originaria impostazione che il Governo aveva dato perché
non condividiamo la macelleria sociale che qualcuno ha fatto sui
media in alcune anomale conferenze, dove si è sostanzialmente
tentato di gettare la responsabilità di un'eventuale mancanza di
esame del provvedimento al Parlamento o alla Commissione Bilancio,
alla quale è stato affidato l'ingrato compito di fare valutazioni
definitive che, probabilmente, erano di competenza della
Commissione di merito, della Commissione Lavoro.
Ci siamo presi questa responsabilità rimanendo nella cornice
concordata dalla Conferenza dei Capigruppo e soprattutto dal
Presidente dell'Assemblea, che era quella, intanto, di individuare,
oltre ad una scontata e naturale proroga a tutto il mondo del
precariato, un percorso di affermazione di princìpi per la
stabilizzazione intanto dei precari degli enti locali.
Questa è la cornice che abbiamo concordato comunque in Conferenza
dei Capigruppo all'unanimità e che noi con grande senso di
responsabilità stiamo portando avanti.
Certo, abbiamo posto una questione fondamentale e collaterale a
questa vicenda.
Il Governo non può, da un lato, pensare di introdurre dei princìpi
di stabilizzazione e, dall'altro lato, togliere i fondi ai comuni
perché ciò significherebbe che il Governo vuole scaricare sui
comuni un conflitto che scatterà sicuramente nei prossimi mesi tra
questi lavoratori, che legittimamente chiedono con forza la
stabilizzazione, e i sindaci ai quali verrà tolto il 60 per cento
dei fondi rispetto ai trasferimenti ordinari
Abbiamo detto con chiarezza - e l'assessore Armao si è impegnato
formalmente in Commissione Bilancio a presentare la nota di
variazione alla proposta presentata già in bilancio e finanziaria -
che si doveva procedere alla cancellazione del taglio agli enti
locali. Questo è stato l'impegno che è stato assunto e questo è
l'impegno che dobbiamo portare avanti, perché non si può pensare
oggi di avviare questo processo di stabilizzazione se poi le
risorse vengono a mancare. Quindi, il Governo deve essere serio da
questo punto di vista.
Signor Presidente, noi ci aspettiamo che entro martedì prossimo
venga presentata in Commissione Bilancio la nota di variazione che
l'assessore Armao si era impegnato a fare predisporre alla Giunta.
Da un altro punto di vista, noi non presenteremo centinaia di
emendamenti perché riteniamo già sufficiente il lavoro che
congiuntamente tutti quanti abbiamo fatto nelle Commissioni.
Nessuno da questo punto di vista si prenda meriti in solitudine,
che non ha, perché le Commissioni - dobbiamo riconoscerlo - hanno
lavorato con grande senso di responsabilità per cercare di uscire
dalle forche caudine di natura tecnica che riguardano eventuali
impugnative e, soprattutto, da quelli che sono gli elementi
stringenti del cosiddetto patto di stabilità.
Abbiamo lavorato con grande senso di responsabilità. Noi
presenteremo qualche emendamento finalizzato non ad ampliare la
platea, anche perché non ne voglio citare alcuna in quanto mi
ascriverei tra quelli che fanno macelleria sociale, e questo non fa
parte del nostro senso di responsabilità. Punteremo, comunque, con
forza ad individuare un percorso di riqualificazione di questo
personale e anche di tutti i soggetti oggi impegnati in lavori
socialmente utili.
Se tutto questo, domani, potrà sfociare in altro, ben venga, ma
quanto meno vogliamo tentare di introdurre un principio
fondamentale - e concludo, signor Presidente - che è quello di
utilizzare fondi extra regionali per progetti obiettivi di
riqualificazione che ci mettano in condizione di dare una risposta
più concreta a questi precari, che ci mettano anche in condizione
di riqualificarli seriamente e destinarli a quelle che sono le
reali esigenze delle pubbliche amministrazioni.
Vogliamo fare questo sia per quanto riguarda i precari degli enti
locali sia per quanto riguarda gli altri precari, se ci sono le
condizioni e, di conseguenza, se potrà essere destinato in modo
legittimo a tal fine il fondo sociale europeo, ben venga anche da
questo Parlamento una risposta a quelle categorie che oggi si
trovano escluse perché, purtroppo, alcuni meccanismi stringenti non
ci consentono di potere riconvertire la spesa che grava sui nostri
bilanci in altri termini, quindi da spesa sociale a spesa corrente.
Rispetto a questa cornice noi siamo pronti a confrontarci su tutti
gli emendamenti che i colleghi presenteranno, tenendo conto di
quella che è la cornice concordata in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, e soprattutto nella cornice di serietà e di
responsabilità che ognuno di noi deve avere rispetto a ciò che è
possibile fare e che è possibile proporre.
Mi auguro che nessuno assurga oggi a difensore o a demagogo di
situazioni che non hanno alcuna corrispondenza perché i vincoli di
finanza pubblica non ce lo permettono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Rinaldi. Ne ha
facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, siamo
finalmente giunti ad un percorso che ha visto un lavoro molto
oneroso svolto dalla quinta Commissione sul primo disegno di legge
relativo alla stabilizzazione dei precari quasi due anni fa. Con un
lavoro costante, insistente, circa sei mesi fa quel disegno di
legge era stato esitato dalla stessa Commissione Lavoro
all'unanimità, quindi da tutti i suoi componenti. E quello stesso
disegno di legge, per la parte riguardante il processo di
stabilizzazione, è stato copiato letteralmente e inserito nel
disegno di legge presentato dal Governo.
Certo, mi sarei aspettato che l'importanza di questo evento avesse
un iter procedurale diverso e mi appello a questa Presidenza e
anche ai colleghi affinché questo non avvenga più.
Un disegno di legge così importante, che prevede un iter
burocratico per la stabilizzazione di questi soggetti, sta passando
attraverso un emendamento presentato nella proroga dei contratti e
non con il disegno di legge autonomo che era stato esitato dalla
quinta Commissione. Ma, alla fine, l'importante è che comunque sia
arrivato in Aula, che era quello che un po' tutti volevamo.
Mi rammarico perchè, dopo tanto impegno, solo ora riusciamo ad
arrivare ad un traguardo, quello di sottoporre all'attenzione dei
componenti dell'Assemblea regionale un processo di stabilizzazione
che si aspettava da anni. E mi rammarica anche sentire qui qualche
sindaco auspicare che questo disegno di legge venga impugnato dal
Commissario dello Stato.
Mi rammarica perché questi ragazzi, da vent'anni, sostengono, e
alcuni di loro anche dirigono, interi uffici comunali e anche
uffici della Regione.
Dire a questi ragazzi che si spera che questo disegno di legge
venga impugnato, è come dire loro che non li vogliamo, che li
ringraziamo per quello che hanno fatto, ma purtroppo non ce ne
importa nulla. Questo non mi sembra giusto da parte nostra, e non
mi sembra giusto per tutti coloro che invece hanno innescato questo
processo di precariato, cioè coloro che oggi auspicano che questo
non avvenga sono gli stessi che hanno creato e poi abbandonato
questi ragazzi.
Da qui il mio rammarico, ma anche il mio orgoglio e la mia
soddisfazione finalmente che questo disegno di legge oggi giunge in
Aula per approdare, mi auguro, all'approvazione martedì prossimo
con tutti gli emendamenti presentati.
Certo, avremmo preferito fare di più. Avremmo preferito che il
Governo nazionale ci venisse incontro e desse un aiuto importante
dando una deroga al patto di stabilità. Ciò non è avvenuto, e
quindi dobbiamo accontentarci di quello che la Regione riesce a
fare.
Con questo testo siamo riusciti a garantire ai Comuni dieci anni
di contributo, così come abbiamo fatto in questi anni passati, ma
con la garanzia che nei prossimi cinque anni si cominci il processo
di stabilizzazione da parte degli enti locali, chiaramente nel
rispetto delle regole del patto di stabilità. Purtroppo, ripeto,
non siamo riusciti a superare l'ostacolo più grande, ma almeno
diamo la speranza a questi ragazzi che, dopo vent'anni, la Regione
ha attenzionato il loro problema, ha iniziato a rispondere a quelle
che sono le questioni spinose, drammatiche negli enti locali e
negli enti sottoposti alla vigilanza della Regione, e che
finalmente vedono uno spiraglio per la loro stabilizzazione.
Attraverso questo disegno di legge noi garantiamo la copertura
finanziaria che riguarderà cinque anni più ulteriori cinque, quindi
dieci anni di contributi a tutti questi enti.
Ecco perché mi ritengo soddisfatto di questo disegno di legge che
finalmente approda al Parlamento siciliano, e che mi auguro che i
colleghi, con la loro sensibilità, approvino martedì prossimo nella
speranza di dare una certezza ai ragazzi che fino ad oggi hanno
prestato la loro opera in silenzio presso tutti gli enti della
nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, ritengo
che l'argomento del dibattito di questa sera sul disegno di legge
di proroga, da un lato, e sulla stabilizzazione del personale
precario, dall'altro, sia molto delicato.
Questo testo, infatti, ha avuto un iter molto travagliato,
difficile da realizzare ma al contempo oggi ha avuto
un'accelerazione anche in ragione della pressante insistenza dei
lavoratori, oltre che di un concetto che avevamo già espresso nella
finanziaria del 2010.
Ricordo che già in quella circostanza in quest'Aula ci fu un
delicato, interessante e intenso dibattito sui lavoratori precari
da stabilizzare. Allora si disse che c'erano due anime in questo
Parlamento: chi diceva stabilizziamo tutti o nessuno , e chi
invece, tra cui io, diceva iniziamo a togliere un tappo, iniziamo
a stabilizzare il personale contrattista di questa Regione, così
apriamo un percorso e un processo virtuoso per poi procedere anche
con gli enti locali, che avevano il limite del patto di stabilità .
Patto di stabilità, lo ricordiamo, che il Governo regionale avrebbe
dovuto concordare in Conferenza Stato-Regioni, cosa che non fece
entro i termini.
Ebbene, con l'articolo 51 dell'ultima legge finanziaria, assessore
Piraino, abbiamo iniziato una prima stabilizzazione, quella dei
contrattisti della Regione siciliana, lasciando fuori l'altro
personale.
Oggi abbiamo un disegno di legge che è l'incrocio tra il primo
disegno di legge di proroga, che viene fatta quando un Governo sa
che non può definire entro i termini la manovra finanziaria e
quindi deve andare all'esercizio provvisorio. Così è stata aperta
questa finestra legislativa e, nel frattempo, c'è stato l'annuncio
di dare un'accelerazione alla stabilizzazione.
Così abbiamo cercato di armonizzare le due questioni e, devo dire,
si è lavorato intensamente sia in Commissione Lavoro sia in
Commissione Bilancio per evitare che si facesse confusione e per
evitare anche, signor Presidente, signor Assessore per il lavoro,
che si predisponesse una norma-manifesto che scaricasse poi sugli
enti locali il peso di un patto di stabilità non concertato dalla
Regione con lo Stato, facendo ricadere gli oneri e, se vogliamo, le
difficoltà in capo agli enti locali.
Allora abbiamo cercato di fare una norma, anche se - attenzione -
non so se il percorso legislativo sarà così agevole, non so se
questa norma sarà impugnata dal Commissario dello Stato. Mi auguro
di no, anche se qualche perplessità esiste.
Dobbiamo concatenare queste norme con le norme nazionali di
finanza, del patto di stabilità, di finanza locale, di contenimento
della spesa, e non sempre mi pare che le stesse riescono ad
interagire con coerenza e con logicità.
Devo anche dire però che, laddove è possibile procedere alla
stabilizzazione del personale in forza alla Regione, lo dobbiamo
fare, però non stiamo mettendo nella norma né i tempi né tanto meno
le modalità procedurali per fare ciò: mi riferisco, ad esempio, al
personale della protezione civile, di cui la Regione si è tanto
vantata quando l'ha mandato nei territori in cui sono accadute
tragedie; mi riferisco al personale dell'ARRA, al personale dei
consorzi di bonifica, a quei soggetti ai quali, di anno in anno,
promettiamo e poi diamo una proroga ma che, di fatto, ancora non
stabilizziamo.
Noi dobbiamo specificare - e in questo senso andranno alcuni
emendamenti miei e del PDL - e scadenzare i tempi, io ipotizzo
entro 180 giorni, di stabilizzazione di questa prima platea di
personale regionale che viene pagato e che è veramente a costo
zero, non un euro in più perché è personale che già paghiamo, e a
cui daremmo la possibilità di avere un'esistenza più serena e di
lavorare un po' meglio.
Poi, signor Presidente, abbiamo pensato pure di inserire una norma
non facendo opposizione, sebbene sulla stessa dovremo discutere,
che provveda ad incentivare la formazione e la riqualificazione del
personale anche con fondi extraregionali. Bisogna fare sì che il
Governo e l'assessore Armao rispettino l'impegno assunto con la
Commissione e con il Parlamento di non toccare nemmeno di un euro
lo stanziamento 2010 per i comuni, i quali non sono fonte di
sperpero o di gestione allegra, ma a stento riescono a garantire i
servizi primari, per cui non possiamo dire loro di impegnarsi a
stabilizzare questo personale e, al tempo stesso, togliere risorse.
Concludo - entrerò successivamente nel merito degli articoli,
signor Presidente - dicendo che presenteremo alcuni emendamenti che
aiuteranno questo disegno di legge a non essere impugnato dal
Commissario dello Stato ma, al contempo, cercheremo di evitare che
si faccia una norma-manifesto che dica da un lato una cosa e lasci
ad altri oneri insopportabili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha
facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi il nostro
Parlamento si appresta, con il dibattito su questo disegno di
legge, ad aprire una pagina importante per dare soluzione a tante
aspettative che vengono dal mondo dei precari, che sono migliaia in
Sicilia.
Però, signor Presidente, io vorrei qui stigmatizzare il percorso
di questo testo, che arriva in zona Cesarini , con molto, molto
ritardo; che viene fuori anche da alcuni atteggiamenti da
protagonista del nostro Governatore, il quale inizialmente ha
creato tante illusioni con le sue dichiarazioni alla stampa, che
puntavano a stabilizzare tutti i lavoratori di questa Regione
facendo delle false promesse.
Questa sera, finalmente, ci accingiamo a dare un voto consapevole,
a dare legittimità a questo Parlamento e ai colleghi parlamentari
che hanno lavorato in questi giorni sia in Commissione Lavoro che
in Commissione Bilancio, in maniera responsabile da parte di tutti,
con un voto unanime. E per questo voglio esprimere un apprezzamento
al presidente della Commissione Bilancio onorevole Savona, ma anche
a tutti i parlamentari componenti di quella Commissione, che hanno
tentato, con alcuni emendamenti, di armonizzare e migliorare il
disegno di legge presentato dal Governo.
Un disegno di legge che doveva essere portato alla nostra
attenzione molto, ma molto prima.
Questo quarto Governo regionale, nato alcuni mesi fa per
affrontare le riforme, e questa certamente è una riforma che
qualifica il Parlamento e che può dare al Governo - che vuole di
certo utilizzare i tecnici presenti in Giunta per cercare di
affrontare i tanti problemi della nostra Regione e dei Siciliani -
la possibilità di chiudere finalmente questa pagina del precariato
che è stata aperta per creare occupazione ma che ha creato tante
illusioni. Ancora oggi, infatti, ci sono lavoratori in età
pensionabile, i quali non hanno avuto nessuna risposta dalla
politica.
Finalmente si sta cercando di armonizzare la normativa nazionale,
il decreto Tremonti, che punta alla stabilizzazione dei precari,
che noi dobbiamo recuperare con la normativa regionale per dare, da
un lato, riconoscimento alle tante professionalità presenti negli
enti locali, e dall'altro lato per superare le grandi difficoltà e
disparità che ci sono per quel che riguarda l'aspetto salariale, e
mi riferisco al monte ore dei lavoratori, alcuni sono a 36 ore,
altri a 24 e altri ancora a 18 ore.
Noi dobbiamo fare in modo con questo disegno di legge che, mi
auguro, non venga stravolto da tanti emendamenti, di dare risposte
concrete ai tanti lavoratori precari nella nostra Regione. Ma
dobbiamo limitarci ad un esame che punti prima a prorogare i
contratti in essere e poi a stabilizzare i precari negli enti
locali salvaguardando le professionalità, dando a tutti un giusto
riconoscimento: facendo lavorare questi soggetti e quindi
consentendo loro di esprimersi sul piano dell'attività lavorativa e
dando la possibilità ai Comuni di utilizzarli per rendere servizi
migliori alla collettività.
Signor Presidente, avrei auspicato che il Governo facesse arrivare
prima questo disegno di legge, ma noi abbiamo recuperato sui tempi,
abbiamo lavorato nei giorni scorsi e lavoreremo oggi con questo
dibattito e, soprattutto, lavoreremo martedì prossimo, 14 dicembre,
quando il Parlamento voterà questa legge importante per portare a
soluzione le attese e i problemi di tanti lavoratori siciliani.
Nella stessa giornata di martedì, vedremo il presidente della
Regione Lombardo, voluto dalla stragrande maggioranza dei siciliani
e da una coalizione che oggi sostiene il Governo nazionale,
impegnato a Roma per sfiduciare il governo Berlusconi, quel
Berlusconi che lo ha voluto presidente di questa Regione.
Diamo una risposta in questi termini. Legittimiamo questo
Parlamento e cerchiamo di porre in essere politiche per il lavoro
che diano possibilità ai tanti precari, non più giovani, di avere
certezza per il loro futuro lavorativo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che a
nessuno di noi sfugga il problema, al di là delle diversi parti in
commedia che vengono fatte nell'esaminare, nell'approcciarci a un
tema, che sappiamo tutti essere un tema complesso, delicato, che
suscita inevitabili discussioni nell'opinione pubblica, da parte di
chi non ha avuto la possibilità di un rapporto di lavoro anche e
soltanto di tipo precario.
C'è tanta gente che considera sia le proroghe sia i percorsi di
stabilizzazione di qualunque tipo un privilegio insopportabile a
favore di qualcuno e contro qualcun altro. Poi, nella giungla del
precariato, si sono costruite una serie di disparità, di
disuguaglianze, molto spesso costruite per caso, cioè per una data,
per un giorno, per una scadenza, per una fortuita coincidenza di
trovarsi in un ente piuttosto che in un altro, determinando nel
mondo del precariato pubblico una condizione di inquietudine e di
difficoltà a mettere per davvero un punto finale a tutta questa
vicenda.
Credo che il disegno di legge che stiamo provando a fare sia un
disegno di legge onesto
E' il disegno di legge di chi è consapevole non solo di una
situazione di difficoltà generale del sistema del precariato, ma di
una difficoltà accentuata dagli elementi e dai limiti posti dalla
legislazione nazionale, soprattutto in merito ai vincoli della
finanza pubblica e anche ai meccanismi che regolano le possibilità
di stabilizzazione di detto personale.
Noi ci troviamo in una condizione paradossalmente surreale: come
Amministrazione regionale, l'anno scorso abbiamo fatto una
variazione della dotazione organica che ha consentito a circa
quattromila precari, da tempo contrattualizzati con
l'Amministrazione regionale, di utilizzare le norme vigenti per
consentire loro un percorso di stabilizzazione che si chiude con
l'anno 2010, almeno per quelli che erano direttamente gestiti dalla
Regione.
Altrettanto non si è potuto e non si può ancora fare del tutto per
coloro che erano fuori dall'Amministrazione regionale, in
particolare negli enti locali, ma non solo.
Il disegno di legge in esame ha la consapevolezza di affrontare un
tema pieno di contraddizioni. La prima: mentre abbiamo stabilizzato
quasi 4.000, 4.500 precari della Regione nell'anno 2010, siamo
costretti a fare norme di proroga per un migliaio di precari che, a
vario titolo, operano direttamente o indirettamente per
l'Amministrazione regionale.
Per esempio, ci sono interi Dipartimenti regionali gestiti da
personale precario, ovvero da personale a tempo determinato: mi
riferisco al Dipartimento acqua e rifiuti, che proviene dall'ex
ARRA, dove vi sono 260 persone che, pur avendo sostenuto una
selezione, hanno un contratto a tempo determinato; mi riferisco al
Dipartimento della Protezione civile.
Forse dovremmo abituarci e abituare l'Amministrazione a procedere
anche in via amministrativa perché se un limite possiamo ricavare
da tutta questa esperienza del precariato é che, spesso, coloro che
devono fare gli atti amministrativi chiedono comunque che ci sia
una legge a supporto, malgrado esistano già le leggi ed esistano le
condizioni per risolvere i problemi in via amministrativa.
Detto ciò, é evidente che dentro questo limite c'è la vicenda
delle proroghe, ideata da qualcuno prima di noi quando furono
avviati i processi dei contratti a tempo determinato, i cosiddetti
contratti di diritto privato per i precari, e si sapeva che ci
sarebbe stato, alla fine del quinquennio, un big ben che sarebbe
ritornato nella Regione. Infatti allora, quando si individuò il
contratto a tempo determinato come quasi uno scaricarsi di
responsabilità, da parte della Regione, si sapeva che era solo per
un periodo perché sarebbe ritornata puntualmente contro, come è
ritornata, la vicenda della proroga dei contratti in essere da
parte dei comuni e degli enti che hanno sottoscritto il contratto
di diritto privato negli ultimi anni.
L'ultima è la norma sulla stabilizzazione, cioè su un percorso di
stabilizzazione che è dentro una cornice che è vincolata dalla
legislazione nazionale. Diciamoci con onestà le cose come stanno:
io ho sentito colleghi che hanno richiamato - secondo me, sminuendo
la propria funzione di parlamentare e quella dell'Assemblea
legislativa - il Commissario dello Stato come se si rivolgessero a
un organo di controllo rispetto al Parlamento. Ricordo che il
Commissario dello Stato ha delle funzioni previste dallo Statuto e
dalla Costituzione, e richiamarsi al Commissario dello Stato come a
un papà al quale rivolgersi contro i discoli che ci sono in
Parlamento, ripeto, è un atto di immiserimento della funzione
parlamentare.
Detto questo, è evidente che ci misuriamo su alcuni problemi assai
complessi.
Primo: sappiamo bene che le cosiddette proroghe dei rapporti in
essere devono essere commisurate, malgrado la legge lo preveda, a
meccanismi di risparmio della spesa.
Per essere chiari, con questa norma paradossalmente stiamo
determinando un risparmio di spesa dato che, se il bilancio
pluriennale, nel suo fondo globale, prevedeva cento milioni di euro
per nuove iniziative legislative e quindi per nuova spesa corrente,
e se di questi cento milioni di euro ne stiamo impegnando solo
sessanta, questo - va ribadito - oggi costituisce un risparmio di
spesa.
Ma ciò non può farci sentire appagati dal fatto che se, come è
probabile, si va ad una ulteriore nota di variazione al bilancio
2011 approvato dalla Giunta, anche per le cose che sono state qui
dette, è evidente che la finalità del risparmio di spesa deve
essere perseguita per consentire la coerenza della copertura
finanziaria sulle proroghe.
L'altra questione di fondo: visto che le parole sono pietre e
tutti si richiamano al Commissario dello Stato e alle fredde e
aride norme, allora diciamoci la verità.
La legge nazionale ha consentito, per tutti i rapporti in essere
per almeno tre anni del precariato pubblico in Italia, di avviare
percorsi di stabilizzazione. Quando si dice tre anni di rapporti
in essere con le amministrazioni pubbliche , qualcuno li ha
interpretati in senso stretto, con contratti.
Allora, diciamola tutta, noi sappiamo che il nostro precariato, la
gran parte del nostro precariato, non ha avuto contratti e non può
fare valere i tre anni negli ultimi anni.
Quindi, o arriviamo ad una norma sostanziale che consenta, nello
spirito della norma nazionale, di avviare percorsi di
stabilizzazione superando la logica restrittiva
dell'interpretazione che i tre anni sono solo quelli con contratto
- se uno ha avuto un rapporto di lavoro, seppure lavoro socialmente
utile, con l'Amministrazione comunale ed è pagato in forza di una
legge dalla Regione, era comunque un rapporto di lavoro seppure non
formalmente contrattualizzato - e, pertanto, va utilizzato lo
spirito della norma che stabilisce non la contrattualizzazione ma
l'utilizzo da parte dell'Amministrazione pubblica di una persona
per almeno tre anni. Se addiveniamo a questa interpretazione, molti
problemi che oggi ci stiamo ponendo saranno risolti.
Infine, rimane un grande problema, voglio ribadirlo in Aula perché
l'anno scorso ne abbiamo già parlato, che riguarda la questione del
patto di stabilità e del criterio che regola i saldi e il calcolo
dei saldi. Siamo in una situazione paradossale per cui, da un lato,
la Regione finanzia col 90 per cento i contratti e la
stabilizzazione dei precari, quindi con risorse proprie, e quindi
fanno parte del nostro patto di stabilità, dall'altro lato lo Stato
ci vuole obbligare a ricalcolare questo 90 per cento che
trasferiamo ai Comuni come ulteriore elemento del patto di
stabilità degli enti locali, con la conseguenza che la stessa
cifra, i 300 milioni di euro circa che utilizziamo per il
trasferimento del fondo per l'occupazione, viene calcolata una
volta per la Regione e una volta per i Comuni.
Allora delle due l'una
Voce dai banchi. Abbiamo fatto l'emendamento.
CRACOLICI. So bene che abbiamo fatto l'emendamento, ma io parlo a
futura memoria nel senso che la questione va chiarita e risolta
perché non si può consentire che la stessa cifra si calcoli due
volte. Allora, se oggi si acquisisce, così come facciamo con questo
disegno di legge, il principio che il 90 per cento che trasferiamo
ai Comuni è in capo al patto di stabilità della Regione, questo
vuol dire che la stragrande maggioranza dei Comuni, calcolando quel
90 per cento, sono al di sotto del 40 per cento della spesa per il
personale, in modo da consentire i percorsi di stabilizzazione e
chiudere così una vicenda di cui nessuno di noi è procreatore.
Tutti noi, o la gran parte di noi, ce li siamo trovati i precari,
ma comunque abbiamo il dovere di dare una soluzione, di mettere un
punto e cambiare pagina.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ci sono altri iscritti a
parlare se non l'onorevole D'Asero che ha chiesto di fare una
precisazione e quindi sarà l'ultimo a parlare.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai scavalcare le
regole o le considerazioni che in quest'Aula vengono sempre portate
avanti.
Intervengo solo perché ho avuto la possibilità, e di questo
ringrazio il Presidente per la sua sensibilità e mi scuso per la
mia richiesta di puntualizzazione, di procurarmi le carte in quanto
mi piace essere sempre supportato da elementi concreti.
La vicenda delle proroghe, ma ancor di più quella delle
stabilizzazioni, è una vicenda dove, ancora una volta, l'Assemblea
regionale siciliana registra e deve, ahimè, necessariamente
registrare una mancata opportunità per un confronto che poteva
essere fatto per tempo in maniera diversa.
Se vi ricordate, ci fu un momento di grande tensione quando fu
proposta con norma la proroga per il precariato di tutta la Regione
siciliana. Si disse che il Ministero dell'economia non avrebbe
concesso la proroga, o perlomeno la deroga al patto di stabilità,
e, pertanto, si era determinato un momento di tensione come se
questa risultanza dipendesse solo dal Governo centrale.
Vi furono alcuni incontri, si fece una grande manifestazione e in
quella occasione tutti abbiamo detto in certi momenti prevalga il
senso di responsabilità .
Il Governo concesse la proroga, quindi nella sostanza concesse la
deroga al patto di stabilità e, attraverso quella deroga, si
ottenne la proroga. Ma qual era lo spirito di quella proroga?
Signori governanti della Regione siciliana, sappiate che su questa
proroga, entro il 31 ottobre per i contratti in essere che a quella
scadenza devono essere riprorogati ed entro il 31 dicembre, dovete
avere uno spirito preciso, dovete avere una impostazione diversa
per capire come questo rapporto costo-servizio, quindi la
razionalizzazione del personale, possa diventare un momento di
spesa produttiva e non continuare ad essere quasi un servizio di
assistenza sociale.
Questo poteva essere il momento in cui doveva scattare anche
l'orgoglio per gli stabilizzanti.
C'é sicuramente tanta gente che vuole stare appiattita in quella
posizione che si è venuta a determinare, ma c'è tanta altra gente
che probabilmente vorrebbe dare un servizio più concreto, più
razionale, più produttivo alla macchina amministrativa regionale.
E, quindi, andava fatta, in una sede di assoluta responsabilità da
parte di chi governa, una proposta che consentisse di capire quale
protocollo sviluppare perché si determinasse un ragionamento in
questa direzione.
Ahimè, questo non è stato fatto - io ho voluto portare anche i
documenti -, fu un'occasione mancata anche la discussione del DPEF,
dove si poteva ragionare su questo. Ma abbiamo avuto anche altre
occasioni.
Personalmente, in data 17 novembre e prima ancora il 21 ottobre,
ebbi a dire: cari signori, cara Assemblea, caro Governo regionale
- anzi, poco caro visto che si comporta male -, c'è una importante
scadenza su cui dobbiamo essere pronti per dare garanzia a questi
lavoratori, per dare garanzia a questo costo sociale che è
diventato pesante, in un raffronto sicuramente importante con gli
organi di controllo, quindi con il Commissario dello Stato da una
parte, con l'organo centrale e quindi col Governo nazionale
dall'altra e, perché no, con la nostra realtà siciliana, visto che
il fondo globale ha una dimensione di spesa considerevole, perché a
questo si arrivi in maniera razionale e ragionata. Ahimè, non è
stato fatto
Ci ripresentiamo oggi con una opportunità mancata, ma io ritengo
che ancora almeno, alla luce della situazione di difficoltà che
c'è, con gli emendamenti ulteriori che andranno a determinarsi, si
possano introdurre delle norme per razionalizzare il sistema.
Noi come PDL ci siamo permessi di presentare un emendamento in
Commissione Bilancio, con il quale sostanzialmente - come diceva
l'onorevole Cracolici, che mi ha preceduto - il problema del
rapporto del 40 per cento nella determinazione del calcolo del
patto di stabilità, è stato superato, ripeto grazie a
quell'emendamento proposto da noi ma voluto dalla Commissione
tutta: non può esserci due volte il calcolo dello stesso importo
che determina un appesantimento nella determinazione del patto di
stabilità.
Questi sono gli elementi, signor Presidente, che a mio avviso
andavano rassegnati all'Aula e lo faccio con spirito propositivo e
con il senso di responsabilità che deve sempre contraddistinguerci.
Di questo la ringrazio per avermene dato l'opportunità.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale e pongo in votazione il passaggio all'esame degli
articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'
approvato)
La seduta è rinviata a martedì, 14 dicembre 2010, alle ore 10.00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni
II - Discussione del disegno di legge:
«Proroga di contratti di personale a tempo determinato. Misure
urgenti a sostegno dell'occupazione» (n. 645/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 18.10
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli