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Resoconto d'Aula della Seduta n. 211 di giovedì 09 dicembre 2010
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   MANCUSO,  segretario f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missione

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per la  presente  seduta
  gli onorevoli Leanza Nicola, Faraone, Forzese e Speziale.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunica  che l'onorevole Cordaro è in missione, per  ragioni  del
  suo ufficio, dal 9 al 10 dicembre 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Comunicazione di apposizione di firma a mozione

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 9 dicembre 2010,  pervenuta
  in  pari data e protocollata al n. 9612/AulaPG del 9 dicembre 2010,
  l'onorevole  Incardona ha chiesto di apporre la firma alla  mozione
  n. 225  Finanziamento del progetto di realizzazione dell'autostrada
  Ragusa-Catania', presentata dall'onorevole Adamo ed altri in data 2
  dicembre 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione di fax pervenuto da parte del Capo di Gabinetto
                     dell'Assessore per l'economia

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, invito il deputato  Segretario  a
  dare  lettura del  fax pervenuto in data odierna da parte del  Capo
  di Gabinetto dell'Assessore per l'economia.

   MANCUSO, segretario f.f.:
   «Si  comunica che l'Assessore regionale per l'economia, Prof. Avv.
  Gaetano  Armao, non potrà partecipare alla odierna seduta  dell'ARS
  convocata per le ore 16.00, in quanto impegnato a Roma per  impegni
  istituzionali delegati dal Presidente della Regione.

                                                Il Capo di Gabinetto
                                           (Avv. Francesco Nicosia)»

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 150 del
  Regolamento  interno, della mozione numero 225  «Finanziamento  del
  progetto  di  realizzazione dell'autostrada Ragusa-Catania»,  degli
  onorevoli   Adamo,  Ragusa,  Lentini,  Ardizzone,  Parlavecchio   e
  Giuffrida.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  della
  mozione  sopra  citata,  integralmente  riportata  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.


   Presidenza del vicepresidente Formica


      Seguito della discussione del disegno di legge «Proroga di
     contratti di personale a tempo determinato. Misure urgenti a
                  sostegno dell'occupazione» (645/A)

   PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione  del disegno di legge numero 645/A  «Proroga  di
  contratti  di  personale  a  tempo determinato.  Misure  urgenti  a
  sostegno dell'occupazione».
   Onorevoli colleghi, ribadisco che, come stabilito nella Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari del 7 dicembre e comunicato
  nella  seduta  n.  210  dello  stesso giorno,  il  termine  per  la
  presentazione degli emendamenti scadrà oggi alle ore 20.00.
   Avviso,  altresì,  che come stabilito nella  medesima  seduta,  ai
  sensi  dell'articolo  112,  comma 4,  del  Regolamento  interno,  a
  decorrere  da  questo momento, la presentazione  di  emendamenti  è
  ammessa  soltanto quando gli stessi siano sottoscritti  da  quattro
  deputati o da un presidente di gruppo.
   Dichiaro aperta la discussione generale.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  stasera  siamo
  chiamati  ad affrontare un problema certamente molto rilevante  sia
  sotto il profilo sociale sia sotto il profilo politico.
   Non  sfugge  a  nessuno  che il dramma che affligge  i  cosiddetti
  precari  viene  da  molto lontano; non sfugge a nessuno  che  tante
  volte  si è tentato, sulla pelle dei precari, di speculare  da  più
  parti.
   Non  voglio puntare l'indice accusatore su nessuno; ma, in  questa
  ultima fase della vita politica, amministrativa e di governo  della
  Regione  siciliana, sicuramente abbiamo assistito  a  fatti  quanto
  meno curiosi.
   Che  si  debba  procedere  alla  stabilizzazione  dei  precari   è
  certamente un obbligo, prima che politico, morale; che lo si  debba
  fare  assumendosene le responsabilità è altrettanto evidente. E  mi
  pare  che  vi  era una strada, quella indicata fino  al  2009,  che
  consentiva  la  deroga  al patto di stabilità  che  il  governatore
  Lombardo, nel dicembre del 2009, ha voluto mettere nel cassetto non
  si  sa  bene per quale motivo né si capisce perché lo abbia  fatto.
  Questa  strada, evidentemente, avrebbe consentito un  percorso  più
  agevole; avrebbe permesso di avviare quell'iter che poi, nel  corso
  degli  anni, deve portare, finalmente io dico, alla stabilizzazione
  di un personale che, in tantissime occasioni, è fondamentale per la
  vita, non solo delle autonomie locali, ma di tanti altri enti, come
  le aziende sanitarie.
   Poi,  il  Presidente Lombardo si rese conto del grave  errore  che
  aveva  commesso  e tentò di reintrodurre questa deroga  nell'aprile
  del 2010, ma non ci riuscì. I fatti sono ormai arcinoti.
   Eppure,  in questi ultimi mesi, noi abbiamo assistito a  proclami,
  abbiamo  assistito alla volontà di buttare fumo negli  occhi  e  di
  dare come cosa fatta ciò che, invece, ancora è assai problematico.
   Nell'affrontare questo disegno di legge dobbiamo tenere in  debito
  conto  gli  effetti che produrrà e ciò che potrebbe  succedere  nel
  caso in cui non si arrivasse ad una contemporanea definizione delle
  somme  che  devono essere garantite ai Comuni e alle altre  aziende
  perché  il  percorso diventi o resti soltanto virtuale e perché  si
  arrivi poi, signor Presidente, sostanzialmente, a giocare a scarica
  barile,  a  continuare un disegno veramente criminale -  se  me  lo
  consente - sul piano politico. Infatti se, contemporaneamente,  non
  si  giunge  a definire il percorso economico-finanziario  che  deve
  consentire  ai  Comuni  di  onorare i  contratti,  è  evidente  che
  parliamo di aria fritta.
   Allora,  vi  sono delle condizioni alle quali nessuno può  e  deve
  derogare: l'assicurazione sui fondi destinati ai Comuni, perché ciò
  che  abbiamo  sentito in questa finanziaria, ciò che abbiamo  visto
  materializzarsi  nel  corso  di questa  finanziaria  certamente  ci
  preoccupa  come  parlamentari, ci preoccupa come cittadini,  ma  ci
  preoccupa ancora di più come amministratori.
   E'  chiaro  che se ciò dovesse accadere, se quel percorso  che  il
  Governo  Lombardo  ha  immaginato e poi  proposto  all'esame  della
  Commissione  Bilancio  e che infine dovrà arrivare  in  Aula  e  mi
  auguro che noi si riesca, signor Presidente, onorevoli colleghi,  -
  non   vedo   qui  l'assessore  Armao,  mi  avrebbe  fatto   piacere
  incontrarlo  in  Aula per confrontarmi con lui - ad  arrivare  alla
  definizione del percorso che, poi, dovrà consegnare alla Sicilia la
  finanziaria e il bilancio.
   Questo non è il capriccio di un parlamentare o di un altro; non  è
  il  capriccio  della Presidenza dell'Assemblea. E' un'esigenza  che
  noi  avvertiamo, e che avvertiamo perché, senza l'approvazione  del
  bilancio  e  della  finanziaria, ancora una  volta  si  giungerebbe
  all'esercizio  provvisorio  che poi  non  consentirebbe  una  seria
  programmazione e che sposterebbe i tempi inevitabilmente in avanti,
  fino  ad  aprile, fino a maggio. E questo non può essere apprezzato
  dalla Sicilia e dai siciliani.
   In  questi  giorni  vediamo come il Governo regionale  non  riesca
  neanche  a  mettersi  d'accordo sui direttori generali  e  come  la
  stessa Confindustria, che è stata attenta, in moltissime occasioni,
  al Governo siciliano e che in qualche occasione ha aperto una buona
  carta di credito, oggi sia profondamente critica.
   Allora, perché l'esame di questo disegno di legge sia chiaro,  sia
  concreto,  dobbiamo dire che vi era a monte la decisione scellerata
  del  Governo di scaricare - e concludo, signor Presidente  -  sulle
  autonomie   locali  e  sulle  altre  aziende   il   peso   di   una
  stabilizzazione  che, mi pare, oggi possa realizzarsi  solo  a  due
  condizioni:   primo,  che  non  vi  sia  alcuna   contrazione   nel
  trasferimento dei fondi ai comuni; secondo, individuare la fonte di
  finanziamento che dovrà poi afferire agli anni 2012 e  2013.  E  se
  non  ci  sarà  una  fonte  di  finanziamento,  non  vedo  come   il
  Commissario dello Stato non debba impugnare questo provvedimento  e
  come non si continui a buttare fumo negli occhi.
   Un  atteggiamento responsabile della Commissione Bilancio e  della
  stessa  Aula certamente, stasera, produrrà qui gli effetti che  noi
  desideriamo.
     Vogliamo,  però, invitare il governatore Lombardo  e,  per  lui,
  l'assessore per l'Economia, a fare un discorso chiaro, a  dirci  se
  ci  saranno  contrazioni sui fondi da destinare ai Comuni  e  quali
  saranno  i capitoli destinati al finanziamento della spesa per  gli
  esercizi 2012 e 2013.
    Questo, signor Presidente, volevo consegnarle e volevo consegnare
  all'Aula come riflessione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  preannuncio
  il mio voto favorevole al disegno di legge all'esame dell'Aula che,
  come  è noto, mette insieme due esigenze che, nel corso degli anni,
  si    sono    andate   affermando   all'interno   della    pubblica
  Amministrazione  regionale,  degli  enti  locali   e   degli   enti
  sottoposti al controllo e alla vigilanza della Regione.
   Il  primo punto riguarda le cosiddette proroghe che si riferiscono
  a  soggetti  che  l'Amministrazione regionale ha  ritenuto,  avendo
  contratti in essere, indispensabili - e lo sono, per la verità - ai
  fini delle proprie attività istituzionali.
   Vorrei ricordare ai colleghi, anche a quelli che oggi sono tentati
  di  sollecitare  la  messa  in  discussione  del  criterio  di  cui
  all'articolo  1,  che  quelle indicazioni in  esso  contenute  sono
  frutto  di una norma votata alla fine dell'anno 2008, quando  c'era
  un'altra maggioranza a sostegno del Governo e in presenza,  dunque,
  di un quadro che fu delineato attraverso una ricerca dettagliata da
  parte  degli  Uffici  della  Regione,  in  particolare  quello  del
  personale, per soddisfare l'esigenza obiettiva, che era  quella  di
  tutelare   la  Regione  attraverso  l'utilizzazione  del  personale
  contrattualizzato  a  quella  data.  E  dico  tutto  il   personale
  contenuto  nell'articolo 1, quindi anche i cosiddetti Co.Co.Pro.  -
  sui  quali si è sviluppata una discussione e rispetto ai quali  c'è
  una  indispensabilità  da parte dell'Amministrazione  regionale  in
  quanto  nel  corso  degli  anni hanno assolto  ad  incarichi  molto
  importanti   e   rappresentano   professionalità   non   reperibili
  altrimenti  all'interno della pubblica Amministrazione  -  potevano
  essere contrattualizzati.
   Questo,  però, non è un problema. Vorrei ricordare,  infatti,  che
  anche ai fini delle procedure di stabilizzazione definite a livello
  nazionale  -  sia la legge Prodi-Nicolais sia, successivamente,  la
  legge Brunetta - non operano distinzioni tra i soggetti titolari di
  contratto  di lavoro subordinato e i soggetti titolari di contratto
  a  progetto. Entrambe le forme sono considerate in maniera  analoga
  rispetto  alla  possibilità della stabilizzazione e, quindi,  anche
  questo elemento dovrebbe essere considerato utilmente ai fini della
  proroga.
   L'altro   tema  riguarda  le  procedure  di  stabilizzazione   del
  personale   contrattualizzato  dagli  enti  locali  e  dagli   enti
  sottoposti al controllo e alla vigilanza da parte della Regione.
   E'  materia sulla quale, da oltre venti anni, si discute in questa
  Regione  senza  che  ci  siano stati sostanziali  passi  in  avanti
  rispetto  ad una aspettativa legittima di queste persone, ma  anche
  rispetto  alla  richiesta avanzata dagli enti locali  di  avere  la
  possibilità di stabilizzarle.
   Ora,  io  non  capisco perché qualcuno invochi  l'impugnativa  del
  Commissario dello Stato
   Credo  che  la  dialettica politica legittima  fra  maggioranza  e
  opposizione  non dovrebbe coinvolgere le legittime  aspettative  di
  queste persone, anche perché vorrei ricordare ai colleghi che  oggi
  si  collocano  all'opposizione  che,  in  tutti  i  passaggi  e  in
  Commissione,  dove si è affrontato questo problema, alla  fine  c'è
  stato un voto unanime.
   Ora,  è  singolare,  nel  momento in cui  ci  si  confronta  nelle
  Commissioni  e si conviene su un dato oggettivo - che non  è  stato
  certamente  creato  da  questa  maggioranza  e  neanche  da  questo
  Parlamento perché parliamo di una vicenda che si è andata definendo
  alla  fine degli anni  80 -, che poi, in Aula, si sollecitino o  si
  utilizzino argomenti che dovrebbero portare ad una impugnativa.
   Lo ritengo un atteggiamento discutibile che va accantonato.
   Noi   dobbiamo   fare  di  tutto,  così  come  è  previsto   nella
  formulazione che sarà sottoposta a votazione a partire  da  martedì
  prossimo, perché si avvii un percorso di stabilizzazione.
   Vorrei  dire  all'onorevole Buzzanca che nessuno può  obbligare  i
  Comuni,  le  Province, gli altri enti a stabilizzare, a prescindere
  dalle  esigenze  e dalle disponibilità dell'ente. Non  c'è  nessuna
  norma che può imporre niente a nessuno, meno che mai ai comuni
   Questo  è un argomento che i comuni hanno talvolta utilizzato  per
  non procedere alle stabilizzazioni e, se questo non fosse accaduto,
  probabilmente  oggi non ci troveremmo di fronte alla  necessità  di
  stabilizzare 22.500 persone, ma avremmo avuto un numero di  persone
  da stabilizzare sensibilmente inferiore.
   Altra  cosa è dire che la proposta di bilancio - so per certo  che
  da parte del Governo regionale c'é un indirizzo in questa direzione
  -  non  può  essere tale da penalizzare i Comuni anche in  rapporto
  alla  quota  che gli stessi comuni devono mettere in  bilancio  per
  contrattualizzare questi soggetti.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, in conclusione,  io  credo
  che   dovremmo  fare  uno  sforzo  perché  coralmente  si   proceda
  all'approvazione di questo disegno di legge in modo  da  aprire  la
  strada ad un concorso virtuoso da parte della Regione, dei comuni e
  degli  altri  enti sottoposti al controllo della Regione  per  dare
  finalmente  una sicurezza a questi soggetti, i quali  da  vent'anni
  sono  all'interno della pubblica Amministrazione e  che  non  hanno
  avuto una prospettiva ma neanche una utilizzazione efficace, e così
  possano  cominciare a guardare al futuro con minore apprensione  di
  quanto non è stato fino ad oggi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io pensavo che  ci
  sarebbe  stato  più interesse da parte del Governo relativamente  a
  questo  provvedimento che riguarda tutti i dipartimenti, tutti  gli
  Assessorati.  Noto, invece, che sia il Governo sia coloro  i  quali
  hanno  voluto  fortemente questo disegno  di  legge  mostrano  poco
  interesse ad ascoltare il dibattito parlamentare.
   Signor   Presidente,  al  di  là  dei  buoni  propositi  e   delle
  dichiarazioni   che   abbiamo  sentito   in   questi   giorni,   il
  provvedimento al nostro esame è un pannicello caldo.  Non  c'è  una
  parola definitiva su un precariato che, da almeno vent'anni,  cerca
  di trovare un conforto da parte di questa Assemblea. C'è l'ennesima
  reiterazione     di     provvedimenti     che     riguardano     la
  contrattualizzazione dei precari a tempo determinato; c'è  una  via
  di  fuga  a  pensare quello che potrebbe essere, ma nulla  che  dia
  certezza  a  un  percorso  vero che riguarda  non  più  giovani  ma
  quarantenni che, all'interno delle pubbliche amministrazioni, hanno
  lavorato anche sostituendo decine di persone.
   Se  il  dibattito  non  interessa,  si  può  anche  chiudere  qui,
  Presidente.

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, capisco le  sue  osservazioni  che
  riguardano un tema importante, ma c'è anche chi ascolta.

   MANCUSO. Signor Presidente, io non voglio essere ascoltato, non ho
  questo desiderio...
   Dicevo  che  rispetto a questo provvedimento,  che  ritengo  anche
  iniquo  sotto  diversi  profili,  il  ragionamento  che  può   fare
  quest'Aula - ancora il tempo c'è e noi del Popolo della Libertà  lo
  abbiamo  manifestato  con la presentazione di 150  emendamenti  già
  depositati - è un lavoro che nei confronti di questi soggetti  deve
  essere, per quanto ci riguarda, ancora una volta serio.
   Rispetto  alle tante parole dette, alle tante dichiarazioni  forse
  frutto  di  una  propaganda elettorale per ipotetiche  elezioni  in
  vista - questo lo vedremo, qualcuno magari se lo augura in modo  da
  allontanarsi  quanto  prima possibile dalla  barca  che  affonda  -
  rispetto  a  queste  dichiarazioni io spero che  il  Governo  possa
  dedicare qualche minuto ad un ragionamento sul percorso che  questa
  Assemblea può dare agli enti locali.
   Al  di là delle enunciazioni di principio, signor Presidente,  noi
  riteniamo  che questo provvedimento debba per forza di cose  uscire
  dal  pantano  dell'utilizzo di verbi che certamente guardano  a  un
  futuro  neanche  tanto  prossimo, guardano a qualche  decennio  più
  avanti.
   Rispetto  a questo dobbiamo invertire la rotta, così come  abbiamo
  tentato  di fare in Commissione Bilancio, dove la risposta è  stata
  molto   timida  sia  da  parte  del  Governo  che  da  parte  della
  Commissione.  Tanta  gente  è  fuori  dall'attenzione   di   questo
  provvedimento; tanti precari storici, tante persone  che  da  molti
  anni  hanno  costruito con poche lire una famiglia  e  un  modo  di
  vivere nella nostra società.
   Dobbiamo  avere il coraggio, il Governo deve avere il coraggio  di
  dare  le risorse economiche che servono per raggiungere la finalità
  che   io   non  chiamerei  più  della  stabilizzazione   ma   della
  cristallizzazione  delle posizioni di tutti  i  lavoratori  precari
  storici  della nostra Terra. Non posso neanche elencarli perché  ci
  vorrebbe una rubrica, non basterebbe neanche la rubrica telefonica,
  forse  ci  vuole  la nuova tecnologia dell'iPad per  raggiungere  e
  leggere tutta quella pletora di soggetti che aspettano una speranza
  da questo Parlamento
   Noi  del  PDL  non li deluderemo. Abbiamo presentato tutti  quegli
  emendamenti  che  richiamano  ad  una  giustizia,  che  non  è  una
  giustizia sociale ma una giustizia tutelata dalla Costituzione:  il
  posto  di  lavoro per tutte quelle persone che fino ad  oggi  hanno
  dato la loro disponibilità e la loro professionalità all'interno di
  istituzioni  come gli enti comuni o gli enti che  hanno  aiutato  i
  comuni nella crescita della nostra Terra.
   Pertanto,  da  martedì mattina noi saremo pronti a  sostenere  una
  causa  che,  per  quanto ci riguarda, è la  prima  causa  vera  per
  mettere  un punto ad una situazione non più tollerabile che  questo
  Governo, a parole, ha detto che vuole risolvere, ma che nei fatti e
  nei  provvedimenti  mi  sembra  che  non  tenta  assolutamente   di
  risolvere.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marziano.  Ne  ha
  facoltà.

   MARZIANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  nell'annunciare
  anch'io   il   mio  personale  voto  favorevole  al   provvedimento
  legislativo  non intendo parlare della parte del disegno  di  legge
  che  riguarda le proroghe perché, così come sono state  presentate,
  sono  un  fatto  tecnico,  quasi  obbligatorio.  Desidero  spendere
  qualche  parola  sul cuore del provvedimento che è  quello  che  si
  affronta  dal capitolo II, vale a dire dall'articolo 3 all'articolo
  10,  le cosiddette stabilizzazioni. Stabilizzazioni che, per scelta
  del Parlamento, nella sua Commissione di merito, e del Governo,  si
  limitano a quella platea chiamata dei cosiddetti ex articolo 23 che
  -  per capire di cosa stiamo parlando - è l'articolo 23 della legge
  finanziaria 67 del 1988, una legge che risale a 22 anni fa
   Il primo blocco di lavoratori fu assunto nel 1989, poi nel 1990  e
  infine  nel '91, parliamo quindi di un precariato storico  che,  di
  per  sé, è una vergogna per qualunque pubblica amministrazione:  21
  anni  di  precariato. Certo, nei confronti di questi lavoratori  ci
  sono stati vari provvedimenti: la legge 16 del 2006, l'articolo  25
  della  legge 21 del 2003, la legge 27 del 2007, ma mai era cambiato
  lo  status giuridico di questi lavoratori: precari erano e  precari
  rimanevano.
   Si  tratta  di circa 23.000 persone che aspettano da  quasi  venti
  anni
   Chiunque  di  noi  abbia  fatto,  anche  solo  per  breve   tempo,
  l'amministratore  locale, quindi sia stato sindaco,  presidente  di
  provincia,  assessore, consigliere comunale, sa  che  senza  questo
  personale  la  gran  parte  degli  enti  locali  sarebbero   fermi,
  bloccati,  non potrebbero funzionare. Chiunque di noi  abbia  fatto
  l'amministratore  sa  che molte polizie municipali,  molte  polizie
  provinciali basano il loro organico su questo personale.
   Allora,  è un fatto giusto e sacrosanto il provvedimento di  legge
  che abbiamo in discussione.
   Sento il dovere di dire, come componente della quinta Commissione,
  che  il  disegno di legge che ci viene presentato è  certamente  un
  disegno di legge del Governo, ma è il portato di una forte sinergia
  con  il lavoro di quasi due anni della quinta Commissione. Non  c'è
  dubbio,  infatti,  che  gli articoli da  3  a  10  sono,  in  buona
  sostanza,  il  frutto  del lavoro che la quinta  Commissione  aveva
  fatto  e che aveva esitato. Quel lavoro presentava delle criticità,
  presentava  dei problemi seri e, attraverso il dialogo  con  i  due
  assessori che si sono succeduti in questa fase, penso di poter dire
  che  il testo finale presentato dal Governo tende a superare queste
  criticità. Siamo in presenza di un esempio di sinergia positiva tra
  l'attività  del  Governo e il lavoro della  Commissione  di  merito
  nella sua totalità.
   Sono convinto che i 23.000 lavoratori precari si aspettavano molto
  di  più  da  questa legge. Si aspettavano forse le 36  ore,  perché
  molti di loro sono a 18 ore, molti sono a 24 ore, anche se parecchi
  enti  locali  hanno teso ad aumentare le ore di lavoro; sicuramente
  si  aspettavano  qualcosa in più. E però, voglio marcare  un  dato:
  quanto  sia  importante  la  modifica dello  status  giuridico,  il
  passaggio da lavoratore precario a lavoratore a tempo indeterminato
  di  un  ente  locale  che  attribuisce agli interessati  lo  status
  giuridico  di  personale  inserito  nella  dotazione  organica   di
  quell'ente.
   Infine,  avevamo un obiettivo che è stato raggiunto, a mio parere,
  in  questa sinergia tra il lavoro della Commissione e il lavoro del
  Governo,  e  cioè  la salvaguardia di talune professionalità  -  ne
  citavo  alcune prima - che in questi venti anni si sono  formate  e
  che  rischiavano  di  essere declassate sul  campo,  una  sorta  di
  declassamento sul campo che sarebbe stato inaccettabile.
   Penso  di poter dire che con l'ultimo comma dell'articolo 4  si  è
  fatto lo sforzo per difendere anche questo tipo di professionalità,
  trovando  le  forme  per difenderle nell'ambito delle  leggi  dello
  Stato.
   In  conclusione,  signor  Presidente,  se  mi  concede  ancora  30
  secondi, voglio spendere una parola per quegli ASU, vale a dire per
  oltre seimila persone che non hanno neanche lo status di lavoratore
  precario  e  che, per riconoscimento obiettivo, non  era  possibile
  inserire in questo disegno di legge.
   La  quinta Commissione aveva fatto lo sforzo di individuare  anche
  per  loro, nell'ambito del piano di stabilizzazione che il  Governo
  deve presentare, un percorso, un cammino, che può essere quello  di
  fare in modo che agli enti locali, che decideranno di utilizzarli a
  qualunque  titolo, nell'ambito dell'utilizzo di fondi  europei,  si
  possa  concedere  un bonus che ne stimoli l'assunzione  negli  enti
  locali.
   Quello  che  mi  permetto  di dire all'intero  Parlamento  e  alla
  Presidenza  è  che anche per questi lavoratori che rimangono,  come
  dire,  invisibili nel mondo del precariato, ci sarà, penso di poter
  dire,  a partire dal lavoro della quinta Commissione e dall'impegno
  del  Governo, un percorso prima di contrattualizzazione  e  poi  di
  stabilizzazione.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo dire  che
  ascoltando  con  attenzione gli interventi che mi hanno  preceduto,
  soprattutto  l'ultimo in ordine di tempo, mi sembra di  vivere  due
  realtà che si sovrappongono e che sono parallele.
   Devo  dire  che  anche  il fatto che io sieda  in  questo  momento
  impropriamente  presso il tavolo della Commissione  Bilancio  è  un
  primo  indizio  di quanto questo disegno di legge abbia  subìto  un
  percorso quanto meno anomalo proprio perché anche sul metodo, oltre
  che  sul  merito, questo Parlamento sta valutando un  provvedimento
  legislativo che è stato esitato dalla Commissione Bilancio e che  è
  stato   sviscerato,   almeno  per  alcune  parti,   proprio   dalla
  Commissione Bilancio.
   Ora, appare ai miei occhi, come ho avuto già modo di fare rilevare
  alla  Presidenza,  alquanto strano che  un  disegno  di  legge  dal
  contenuto  così delicato e peculiare, quale appunto la materia  del
  lavoro,  possa essere affrontato soltanto in ordine a  problemi  di
  finanza.
   Devo  dire questo perché, purtroppo, il lavoro portato avanti  con
  grande  abnegazione da parte della quinta Commissione,  di  cui  io
  sono componente, in qualche modo poi è stato svilito.
   L'onorevole   Lentini,  l'altro  giorno,   purtroppo,   anche   in
  Commissione  ha  avuto  modo di dirlo e con toni  piuttosto  accesi
  poiché  il percorso che era stato ipotizzato dalla Commissione  con
  un  disegno di legge che affrontava una serie di altre peculiarità,
  che oggi invece in questo disegno di legge non sono presenti, aveva
  subìto  il  vaglio e la valutazione delle parti sociali tutte,  era
  stato  più di una volta rimodulato, rimodellato, in funzione  anche
  delle  sollecitazioni che venivano dal mondo sindacale, dalle parti
  sociali e da tutta una serie di attori che hanno contribuito a  far
  sì  che  ci  fosse  un disegno di legge condiviso.  Improvvisamente
  questo  disegno  di  legge, che era stato messo agli  ultimi  posti
  dell'agenda  politica di questo Governo, è ritornato alla  ribalta,
  non  si  comprende in realtà come mai fosse stato  dimenticato  per
  alcuni  mesi  e  solo  negli  ultimi giorni  viene  fatto  rivivere
  portando una proposta che viene fatta condividere, prima ancora che
  al  Parlamento, ai sindacati che peraltro hanno avuto modo anche di
  apprezzarlo in maniera negativa. Un disegno di legge che  parla  di
  tanto,  ma  non soltanto di enti locali, che parla della  possibile
  stabilizzazione   di  gabinettisti,  che  parla   della   possibile
  stabilizzazione  di dirigenti che magari oggi non  si  trovano  più
  all'interno dell'Amministrazione
   Allora,  bisogna dire le cose per come stanno: questo  disegno  di
  legge  portato avanti dal Governo che poi si è concretizzato in  un
  emendamento che si abbina ad un disegno di legge che doveva  essere
  di   secche  proroghe,  così  come  stabilito  in  Conferenza   dei
  capigruppo  e  così  non è, in realtà è un  disegno  di  legge  che
  soltanto  a  seguito  delle pressioni da parte dell'opposizione  di
  questo Parlamento è stato ridimensionato - almeno ce lo auguriamo -
  alla categoria per la quale doveva essere fatto: ossia i lavoratori
  precari  degli enti locali. Dico  dovrebbe , e uso il  condizionale
  non  a  caso  perché  anche  noi del PID stiamo  preparando  alcuni
  emendamenti  perché  vorremmo  quanto  meno  circoscrivere   questo
  percorso a coloro i quali erano i reali destinatari del disegno  di
  legge, vale a dire i precari degli enti locali.
   Se  questo,  poi, deve diventare l'occasione per inserire  tra  le
  pieghe  l'amico  di qualcuno, che può essere più o  meno  vicino  a
  questo  Governo,  noi del PID siamo sicuramente contrari.  Ed  ecco
  perché,  a  garanzia  di  quei precari che  da  venti  anni  e  più
  richiedono  la stabilizzazione, stiamo predisponendo una  serie  di
  emendamenti di salvaguardia.
   Vorrei affrontare un attimo l'impostazione che viene data a questo
  disegno  di  legge  rispetto alle proroghe - lo dicevo  poc'anzi  -
  secche,  così  come  era  stato  stabilito  dalla  Conferenza   dei
  capigruppo, ma così, purtroppo, non è, perché all'interno del  capo
  primo del disegno di legge si inseriscono alcuni soggetti non  bene
  identificati, con importi non bene identificati.
   Questo  disegno di legge doveva servire a prorogare i contrattisti
  della  Regione o degli enti delle amministrazioni regionali, ma  in
  realtà  noi  ci  ritroviamo  -  e questo  sarà  oggetto  di  alcuni
  emendamenti  che già oggi preannuncio -, ci ritroviamo delle  somme
  non  ben  definite  che fanno riferimento a  delle  leggi  che  non
  identificano una platea ben precisa.
   Sono  proprio queste le nostre preoccupazioni che, purtroppo  devo
  dire, continuano a permanere visto quanto è stato scritto anche nel
  resto  del testo. Infatti, se passiamo ad una velocissima  disamina
  del  disegno  di legge, vediamo che si identificano  come  soggetti
  destinatari,  paradossalmente, tanti lavoratori. Ma proprio  quelli
  che  oggi  vivono  una condizione di paria all'interno  dei  comuni
  perché vivono addirittura con un assegno dell'INPS, mi riferisco ai
  lavoratori dei  331' e dei  280' che sono 6200 in tutta la Regione,
  per questi lavoratori neanche una parola oggi è stata spesa.
   Allora  io  mi  chiedo come è stato possibile avere  inserito  dei
  lavoratori  che  hanno ben poco a che vedere con gli  enti  locali,
  quando  invece questi lavoratori che prestano il loro servizio  già
  da  diversi  anni,  da  decenni presso gli enti  locali,  non  sono
  neanche menzionati?
   Purtroppo mi sembra di assistere a una scena che ormai, in  questo
  Parlamento,  il  Governo  ci  propina  già  da  tempo:   pubblicità
  ingannevole ,  così definirei questo disegno di legge.  L'ho  detto
  altre volte e purtroppo mi ritrovo a dirlo.
   Questo  non  è  un disegno di legge che porta alla stabilizzazione
  del   personale  degli  enti  locali,  dei  lavoratori  del  regime
  transitorio, dei lavoratori socialmente utili.
   Questo  è  un disegno di legge che avvia un processo,  che  ��  ben
  altra cosa a mio modo di vedere.
   Questo  disegno  di legge è stato propinato alla  stampa  come  la
  soluzione di tutti i mali, come la possibilità di uscire dal  giogo
  della precarietà.
   Ebbene, di tutto questo, a mio avviso, avendo letto il testo,  ben
  poco  c'è:  si  parla  di previsioni; ci sono  norme  che  lasciano
  presagire un giudizio da parte del Commissario dello Stato  che  ci
  preoccupa,  e  ci preoccupa non poco perché se quella che  dobbiamo
  dare  è  soltanto  la  sensazione che il  nostro  Parlamento  si  è
  occupato di questa materia, per poi allargare le braccia davanti al
  diniego  del Commissario dello Stato, credo che questa non  sia  la
  volontà,  almeno  di noi che stiamo portando in  essere  tutta  una
  serie  di criticità. E non sono delle criticità per fare i  bastian
  contrari,  perché  la nostra è una opposizione costruttiva,  è  una
  opposizione  che mira a raggiungere effettivamente un  risultato  e
  non  semplicemente  a  volerlo diffondere  attraverso  i  mezzi  di
  stampa
   Poi  vorrei  semplicemente fare una valutazione in ordine  a  quei
  lavoratori  di cui parlavo prima, i 6200. Paradossalmente,  proprio
  in  questi  giorni  ci  è  dato sapere  che  l'Assessorato  risorse
  agricole  ha  bandito un concorso, chiamiamolo così, nonostante  il
  blocco  delle  assunzioni,  per assumere lavoratori  con  contratti
  atipici,  in  ragione  di 1600 figure, per il censimento  dei  beni
  agricoli.
   Io  mi  chiedo  quale sia la logica e quale sia  la  politica  del
  lavoro che questo Governo sta mettendo in atto, quando 6200 persone
  vengono  oggi  pagate  con un contributo di  539  euro,  alcuni  di
  questi,  addirittura, senza avere una postazione  presso  la  quale
  andare a lavorare
   Non  sarebbe più logico utilizzare queste persone che già  gravano
  sul  Fondo  unico del precariato per utilizzarle in attività  come,
  per  esempio,  il  censimento  dei  beni  agricoli,  piuttosto  che
  ricorrere ad ulteriore precariato?
   Tutto  questo,  a mio avviso, non si sposa con una politica  della
  stabilizzazione.
   Se  il  Governo aveva intenzione di fare un'iniziativa  che  fosse
  veramente  finalizzata  alla  non creazione  di  nuovo  precariato,
  sicuramente  questa non è la strada più semplice né tanto  meno  la
  più lineare. Pertanto, io preannuncio che, come Gruppo PID, abbiamo
  presentato  degli  emendamenti che  ci  auguriamo  siano  presi  in
  considerazione  in  quanto,  voglio precisarlo,  non  sono  a  fini
  ostruzionistici ma propositivi in modo che si possa in realtà  dire
  alla  gente  cose vere e perché la montagna non partorisca,  ancora
  una  volta,  un  topolino, come purtroppo siamo abituati  a  vedere
  quando il Governo presenta i disegni di legge.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore,  noi
  abbiamo  partecipato alla riscrittura di questo  disegno  di  legge
  rispetto  a  quello che era stato sbandierato ai quattro  venti  in
  varie  riunioni  improprie che il Governo ha fatto sul  territorio,
  perché riteniamo che questa cambiale, che risale a molti anni fa, e
  che,  più che altro, riteniamo vergognosa per chi l'ha sottoscritta
  e  non  per  i destinatari, debba essere onorata o quanto  meno  il
  Parlamento  deve  cercare di trovare una soluzione complessiva  non
  solo  al  tema  del  rinnovo,  che  è  un  atto  doveroso,  ma   ad
  individuare  un  percorso  che possa introdurre  dei  princìpi  che
  conducano  in futuro alla stabilizzazione di persone che, comunque,
  hanno  aspettative ormai consolidate da oltre vent'anni e a cui  la
  politica  in  questi  anni non ha saputo fare  altro  che  tenerle,
  tirandole dal collo periodicamente, in uno stato di precariato che,
  naturalmente, non ha consentito ai destinatari di potere  costruire
  definitivamente un loro percorso lavorativo, probabilmente  neanche
  di potersi fare una famiglia.
   L'abbiamo  fatto  con  grande senso di  responsabilità  e  abbiamo
  chiesto  di contribuire ad una modifica, anche radicale per  alcuni
  versi, all'originaria impostazione che il Governo aveva dato perché
  non  condividiamo la macelleria sociale che qualcuno ha  fatto  sui
  media  in  alcune  anomale conferenze, dove  si  è  sostanzialmente
  tentato  di  gettare la responsabilità di un'eventuale mancanza  di
  esame  del provvedimento al Parlamento o alla Commissione Bilancio,
  alla  quale  è stato affidato l'ingrato compito di fare valutazioni
  definitive   che,   probabilmente,  erano   di   competenza   della
  Commissione di merito, della Commissione Lavoro.
   Ci  siamo  presi  questa  responsabilità rimanendo  nella  cornice
  concordata  dalla  Conferenza  dei  Capigruppo  e  soprattutto  dal
  Presidente dell'Assemblea, che era quella, intanto, di individuare,
  oltre  ad  una  scontata e naturale proroga a tutto  il  mondo  del
  precariato,  un  percorso  di  affermazione  di  princìpi  per   la
  stabilizzazione intanto dei precari degli enti locali.
   Questa  è la cornice che abbiamo concordato comunque in Conferenza
  dei  Capigruppo  all'unanimità  e  che  noi  con  grande  senso  di
  responsabilità stiamo portando avanti.
   Certo,  abbiamo posto una questione fondamentale e  collaterale  a
  questa vicenda.
   Il Governo non può, da un lato, pensare di introdurre dei princìpi
  di  stabilizzazione e, dall'altro lato, togliere i fondi ai  comuni
  perché  ciò  significherebbe che  il Governo  vuole  scaricare  sui
  comuni un conflitto che scatterà sicuramente nei prossimi mesi  tra
  questi  lavoratori,  che  legittimamente  chiedono  con  forza   la
  stabilizzazione, e i sindaci ai quali verrà tolto il 60  per  cento
  dei fondi rispetto ai trasferimenti ordinari
   Abbiamo  detto con chiarezza - e l'assessore Armao si è  impegnato
  formalmente  in  Commissione  Bilancio  a  presentare  la  nota  di
  variazione alla proposta presentata già in bilancio e finanziaria -
  che  si  doveva procedere alla cancellazione del  taglio agli  enti
  locali.  Questo è stato l'impegno che è stato assunto  e  questo  è
  l'impegno  che dobbiamo portare avanti, perché non si  può  pensare
  oggi  di  avviare  questo  processo di stabilizzazione  se  poi  le
  risorse vengono a mancare. Quindi, il Governo deve essere serio  da
  questo punto di vista.
   Signor  Presidente, noi ci aspettiamo che entro  martedì  prossimo
  venga presentata in Commissione Bilancio la nota di variazione  che
  l'assessore Armao si era impegnato a fare predisporre alla Giunta.
   Da  un  altro  punto di vista, noi non presenteremo  centinaia  di
  emendamenti  perché  riteniamo  già  sufficiente  il   lavoro   che
  congiuntamente  tutti  quanti  abbiamo  fatto  nelle   Commissioni.
  Nessuno  da  questo punto di vista si prenda meriti in  solitudine,
  che  non ha, perché le Commissioni - dobbiamo riconoscerlo -  hanno
  lavorato  con grande senso di responsabilità per cercare di  uscire
  dalle  forche  caudine  di natura tecnica che riguardano  eventuali
  impugnative  e,  soprattutto,  da  quelli  che  sono  gli  elementi
  stringenti del cosiddetto patto di stabilità.
   Abbiamo   lavorato   con  grande  senso  di  responsabilità.   Noi
  presenteremo  qualche emendamento finalizzato non  ad  ampliare  la
  platea,  anche  perché non ne voglio citare  alcuna  in  quanto  mi
  ascriverei tra quelli che fanno macelleria sociale, e questo non fa
  parte del nostro senso di responsabilità. Punteremo, comunque,  con
  forza  ad  individuare  un percorso di riqualificazione  di  questo
  personale  e  anche  di tutti i soggetti oggi impegnati  in  lavori
  socialmente utili.
   Se  tutto  questo, domani, potrà sfociare in altro, ben venga,  ma
  quanto   meno   vogliamo   tentare  di  introdurre   un   principio
  fondamentale  -  e concludo, signor Presidente - che  è  quello  di
  utilizzare   fondi  extra  regionali  per  progetti  obiettivi   di
  riqualificazione che ci mettano in condizione di dare una  risposta
  più  concreta a questi precari, che ci mettano anche in  condizione
  di  riqualificarli  seriamente e destinarli a quelle  che  sono  le
  reali esigenze delle pubbliche amministrazioni.
   Vogliamo fare questo sia per quanto riguarda i precari degli  enti
  locali  sia  per quanto riguarda gli altri precari, se ci  sono  le
  condizioni  e,  di conseguenza, se potrà essere destinato  in  modo
  legittimo a tal fine il fondo sociale europeo, ben venga  anche  da
  questo  Parlamento  una  risposta a quelle categorie  che  oggi  si
  trovano escluse perché, purtroppo, alcuni meccanismi stringenti non
  ci  consentono di potere riconvertire la spesa che grava sui nostri
  bilanci in altri termini, quindi da spesa sociale a spesa corrente.
   Rispetto a questa cornice noi siamo pronti a confrontarci su tutti
  gli  emendamenti  che i colleghi presenteranno,  tenendo  conto  di
  quella che è la cornice concordata in Conferenza dei Presidenti dei
  Gruppi  parlamentari, e soprattutto nella cornice di serietà  e  di
  responsabilità che ognuno di noi deve avere rispetto a  ciò  che  è
  possibile fare e che è possibile proporre.
   Mi  auguro  che nessuno assurga oggi a difensore o a  demagogo  di
  situazioni che non hanno alcuna corrispondenza perché i vincoli  di
  finanza pubblica non ce lo permettono.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Rinaldi.  Ne  ha
  facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  siamo
  finalmente  giunti  ad  un percorso che ha visto  un  lavoro  molto
  oneroso svolto dalla quinta Commissione sul primo disegno di  legge
  relativo alla stabilizzazione dei precari quasi due anni fa. Con un
  lavoro  costante,  insistente, circa sei mesi fa  quel  disegno  di
  legge   era   stato   esitato  dalla  stessa   Commissione   Lavoro
  all'unanimità, quindi da tutti i suoi componenti. E  quello  stesso
  disegno  di  legge,  per  la  parte  riguardante  il  processo   di
  stabilizzazione,  è  stato  copiato letteralmente  e  inserito  nel
  disegno di legge presentato dal Governo.
   Certo, mi sarei aspettato che l'importanza di questo evento avesse
  un  iter  procedurale  diverso e mi appello a questa  Presidenza  e
  anche ai colleghi affinché questo non avvenga più.
   Un   disegno  di  legge  così  importante,  che  prevede  un  iter
  burocratico per la stabilizzazione di questi soggetti, sta passando
  attraverso un emendamento presentato nella proroga dei contratti  e
  non  con  il disegno di legge autonomo che era stato esitato  dalla
  quinta Commissione. Ma, alla fine, l'importante è che comunque  sia
  arrivato in Aula, che era quello che un po' tutti volevamo.
   Mi  rammarico  perchè, dopo tanto impegno, solo ora  riusciamo  ad
  arrivare  ad un traguardo, quello di sottoporre all'attenzione  dei
  componenti  dell'Assemblea regionale un processo di stabilizzazione
  che  si aspettava da anni. E mi rammarica anche sentire qui qualche
  sindaco  auspicare che questo disegno di legge venga impugnato  dal
  Commissario dello Stato.
   Mi  rammarica  perché questi ragazzi, da vent'anni, sostengono,  e
  alcuni  di  loro  anche dirigono, interi uffici  comunali  e  anche
  uffici della Regione.
   Dire  a  questi ragazzi che si spera che questo disegno  di  legge
  venga  impugnato,  è  come dire loro che non li  vogliamo,  che  li
  ringraziamo  per  quello che hanno fatto, ma purtroppo  non  ce  ne
  importa nulla. Questo non mi sembra giusto da parte nostra,  e  non
  mi sembra giusto per tutti coloro che invece hanno innescato questo
  processo  di precariato, cioè coloro che oggi auspicano che  questo
  non  avvenga  sono  gli stessi che hanno creato e  poi  abbandonato
  questi ragazzi.
   Da  qui  il  mio  rammarico, ma anche il mio  orgoglio  e  la  mia
  soddisfazione finalmente che questo disegno di legge oggi giunge in
  Aula  per  approdare, mi auguro, all'approvazione martedì  prossimo
  con tutti gli emendamenti presentati.
   Certo,  avremmo  preferito fare di più. Avremmo preferito  che  il
  Governo  nazionale ci venisse incontro e desse un aiuto  importante
  dando  una  deroga  al patto di stabilità. Ciò non  è  avvenuto,  e
  quindi  dobbiamo accontentarci di quello che la Regione   riesce  a
  fare.
   Con  questo testo siamo riusciti a garantire ai Comuni dieci  anni
  di  contributo, così come abbiamo fatto in questi anni passati,  ma
  con la garanzia che nei prossimi cinque anni si cominci il processo
  di  stabilizzazione  da  parte degli enti locali,  chiaramente  nel
  rispetto  delle  regole del patto di stabilità. Purtroppo,  ripeto,
  non  siamo  riusciti a superare l'ostacolo più  grande,  ma  almeno
  diamo  la speranza a questi ragazzi che, dopo vent'anni, la Regione
  ha attenzionato il loro problema, ha iniziato a rispondere a quelle
  che  sono  le  questioni spinose, drammatiche negli enti  locali  e
  negli   enti  sottoposti  alla  vigilanza  della  Regione,  e   che
  finalmente  vedono  uno  spiraglio  per  la  loro  stabilizzazione.
  Attraverso  questo  disegno di legge noi  garantiamo  la  copertura
  finanziaria che riguarderà cinque anni più ulteriori cinque, quindi
  dieci anni di contributi a tutti questi enti.
   Ecco perché mi ritengo soddisfatto di questo disegno di legge  che
  finalmente approda al Parlamento siciliano, e che mi auguro  che  i
  colleghi, con la loro sensibilità, approvino martedì prossimo nella
  speranza  di  dare una certezza ai ragazzi che fino ad  oggi  hanno
  prestato  la  loro opera in silenzio presso tutti  gli  enti  della
  nostra Regione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, ritengo
  che  l'argomento del dibattito di questa sera sul disegno di  legge
  di  proroga,  da  un  lato, e sulla stabilizzazione  del  personale
  precario, dall'altro, sia molto delicato.
   Questo  testo,  infatti,  ha  avuto  un  iter  molto  travagliato,
  difficile   da   realizzare   ma  al   contempo   oggi   ha   avuto
  un'accelerazione  anche in ragione della pressante  insistenza  dei
  lavoratori, oltre che di un concetto che avevamo già espresso nella
  finanziaria del 2010.
   Ricordo  che  già  in quella circostanza in quest'Aula  ci  fu  un
  delicato,  interessante e intenso dibattito sui lavoratori  precari
  da  stabilizzare. Allora si disse che c'erano due anime  in  questo
  Parlamento:  chi  diceva  stabilizziamo tutti  o  nessuno ,  e  chi
  invece,  tra cui io, diceva  iniziamo a togliere un tappo, iniziamo
  a  stabilizzare il personale contrattista di questa  Regione,  così
  apriamo un percorso e un processo virtuoso per poi procedere  anche
  con gli enti locali, che avevano il limite del patto di stabilità .
  Patto di stabilità, lo ricordiamo, che il Governo regionale avrebbe
  dovuto  concordare in Conferenza Stato-Regioni, cosa che  non  fece
  entro i termini.
   Ebbene, con l'articolo 51 dell'ultima legge finanziaria, assessore
  Piraino,  abbiamo  iniziato una prima stabilizzazione,  quella  dei
  contrattisti  della  Regione  siciliana,  lasciando  fuori  l'altro
  personale.
   Oggi  abbiamo  un disegno di legge che è l'incrocio tra  il  primo
  disegno  di legge di proroga, che viene fatta quando un Governo  sa
  che  non  può  definire  entro i termini la manovra  finanziaria  e
  quindi  deve andare all'esercizio provvisorio. Così è stata  aperta
  questa  finestra legislativa e, nel frattempo, c'è stato l'annuncio
  di dare un'accelerazione alla stabilizzazione.
   Così abbiamo cercato di armonizzare le due questioni e, devo dire,
  si  è  lavorato  intensamente  sia in  Commissione  Lavoro  sia  in
  Commissione  Bilancio per evitare che si facesse confusione  e  per
  evitare  anche, signor Presidente, signor Assessore per il  lavoro,
  che  si predisponesse una norma-manifesto che scaricasse poi  sugli
  enti  locali il peso di un patto di stabilità non concertato  dalla
  Regione con lo Stato, facendo ricadere gli oneri e, se vogliamo, le
  difficoltà in capo agli enti locali.
   Allora abbiamo cercato di fare una norma, anche se - attenzione  -
  non  so  se  il percorso legislativo sarà così agevole, non  so  se
  questa  norma sarà impugnata dal Commissario dello Stato. Mi auguro
  di no, anche se qualche perplessità esiste.
   Dobbiamo  concatenare  queste norme  con  le  norme  nazionali  di
  finanza, del patto di stabilità, di finanza locale, di contenimento
  della  spesa,  e  non  sempre mi pare che  le  stesse  riescono  ad
  interagire con coerenza e con logicità.
   Devo  anche  dire  però  che, laddove è possibile  procedere  alla
  stabilizzazione  del personale in forza alla Regione,  lo  dobbiamo
  fare, però non stiamo mettendo nella norma né i tempi né tanto meno
  le  modalità procedurali per fare ciò: mi riferisco, ad esempio, al
  personale  della protezione civile, di cui la Regione  si  è  tanto
  vantata  quando  l'ha mandato nei territori in  cui  sono  accadute
  tragedie;  mi  riferisco al personale dell'ARRA, al  personale  dei
  consorzi  di bonifica, a quei soggetti ai quali, di anno  in  anno,
  promettiamo  e poi diamo una proroga ma che, di fatto,  ancora  non
  stabilizziamo.
   Noi  dobbiamo  specificare  - e in questo  senso  andranno  alcuni
  emendamenti  miei  e  del PDL - e scadenzare i tempi,  io  ipotizzo
  entro  180  giorni, di stabilizzazione di questa  prima  platea  di
  personale  regionale  che viene pagato e che è  veramente  a  costo
  zero, non un euro in più perché è personale che già paghiamo,  e  a
  cui  daremmo la possibilità di avere un'esistenza più serena  e  di
  lavorare un po' meglio.
   Poi, signor Presidente, abbiamo pensato pure di inserire una norma
  non  facendo  opposizione, sebbene sulla stessa dovremo  discutere,
  che provveda ad incentivare la formazione e la riqualificazione del
  personale  anche con fondi extraregionali. Bisogna fare sì  che  il
  Governo  e  l'assessore Armao rispettino l'impegno assunto  con  la
  Commissione e con il Parlamento di non toccare nemmeno di  un  euro
  lo  stanziamento  2010  per i comuni, i quali  non  sono  fonte  di
  sperpero o di gestione allegra, ma a stento riescono a garantire  i
  servizi  primari, per cui non possiamo dire loro  di  impegnarsi  a
  stabilizzare questo personale e, al tempo stesso, togliere risorse.
   Concludo  -  entrerò  successivamente nel merito  degli  articoli,
  signor Presidente - dicendo che presenteremo alcuni emendamenti che
  aiuteranno  questo  disegno di legge a  non  essere  impugnato  dal
  Commissario dello Stato ma, al contempo, cercheremo di evitare  che
  si  faccia una norma-manifesto che dica da un lato una cosa e lasci
  ad altri oneri insopportabili.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Corona.  Ne  ha
  facoltà.

   CORONA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  oggi  il  nostro
  Parlamento  si  appresta, con il dibattito  su  questo  disegno  di
  legge,  ad aprire una pagina importante per dare soluzione a  tante
  aspettative che vengono dal mondo dei precari, che sono migliaia in
  Sicilia.
   Però,  signor Presidente, io vorrei qui stigmatizzare il  percorso
  di  questo  testo, che arriva  in zona Cesarini , con molto,  molto
  ritardo;   che  viene  fuori  anche  da  alcuni  atteggiamenti   da
  protagonista  del  nostro  Governatore, il  quale  inizialmente  ha
  creato  tante illusioni con le sue dichiarazioni alla  stampa,  che
  puntavano  a  stabilizzare  tutti i lavoratori  di  questa  Regione
  facendo delle false promesse.
   Questa sera, finalmente, ci accingiamo a dare un voto consapevole,
  a  dare  legittimità a questo Parlamento e ai colleghi parlamentari
  che  hanno lavorato in questi giorni sia in Commissione Lavoro  che
  in Commissione Bilancio, in maniera responsabile da parte di tutti,
  con un voto unanime. E per questo voglio esprimere un apprezzamento
  al presidente della Commissione Bilancio onorevole Savona, ma anche
  a  tutti i parlamentari componenti di quella Commissione, che hanno
  tentato,  con  alcuni emendamenti, di armonizzare e  migliorare  il
  disegno di legge presentato dal Governo.
   Un  disegno  di  legge  che  doveva  essere  portato  alla  nostra
  attenzione molto, ma molto prima.
   Questo   quarto  Governo  regionale,  nato  alcuni  mesi  fa   per
  affrontare  le  riforme,  e questa certamente  è  una  riforma  che
  qualifica  il Parlamento e che può dare al Governo - che  vuole  di
  certo  utilizzare  i  tecnici presenti in  Giunta  per  cercare  di
  affrontare i tanti problemi della nostra Regione e dei Siciliani  -
  la  possibilità di chiudere finalmente questa pagina del precariato
  che  è  stata aperta per creare occupazione ma che ha creato  tante
  illusioni.  Ancora  oggi,  infatti,  ci  sono  lavoratori  in   età
  pensionabile,  i  quali  non  hanno avuto  nessuna  risposta  dalla
  politica.
   Finalmente  si sta cercando di armonizzare la normativa nazionale,
  il  decreto  Tremonti, che punta alla stabilizzazione dei  precari,
  che noi dobbiamo recuperare con la normativa regionale per dare, da
  un  lato, riconoscimento alle tante professionalità presenti  negli
  enti locali, e dall'altro lato per superare le grandi difficoltà  e
  disparità che ci sono per quel che riguarda l'aspetto salariale,  e
  mi  riferisco al monte ore dei lavoratori, alcuni sono  a  36  ore,
  altri a 24 e altri ancora a 18 ore.
   Noi  dobbiamo  fare in modo con questo disegno di  legge  che,  mi
  auguro,  non venga stravolto da tanti emendamenti, di dare risposte
  concrete  ai  tanti  lavoratori precari nella  nostra  Regione.  Ma
  dobbiamo  limitarci  ad  un esame che punti  prima  a  prorogare  i
  contratti  in  essere  e poi a stabilizzare i  precari  negli  enti
  locali  salvaguardando le professionalità, dando a tutti un  giusto
  riconoscimento:   facendo  lavorare  questi   soggetti   e   quindi
  consentendo loro di esprimersi sul piano dell'attività lavorativa e
  dando  la possibilità ai Comuni di utilizzarli per rendere  servizi
  migliori alla collettività.
   Signor Presidente, avrei auspicato che il Governo facesse arrivare
  prima questo disegno di legge, ma noi abbiamo recuperato sui tempi,
  abbiamo  lavorato nei giorni scorsi e lavoreremo  oggi  con  questo
  dibattito e, soprattutto, lavoreremo martedì prossimo, 14 dicembre,
  quando  il Parlamento voterà questa legge importante per portare  a
  soluzione  le  attese  e i problemi di tanti lavoratori  siciliani.
  Nella  stessa  giornata  di martedì, vedremo  il  presidente  della
  Regione Lombardo, voluto dalla stragrande maggioranza dei siciliani
  e  da  una  coalizione  che  oggi sostiene  il  Governo  nazionale,
  impegnato  a  Roma  per  sfiduciare  il  governo  Berlusconi,  quel
  Berlusconi che lo ha voluto presidente di questa Regione.
   Diamo   una  risposta  in  questi  termini.  Legittimiamo   questo
  Parlamento e cerchiamo di porre in essere politiche per  il  lavoro
  che  diano possibilità ai tanti precari, non più giovani, di  avere
  certezza per il loro futuro lavorativo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  a
  nessuno di noi sfugga il problema, al di là delle diversi parti  in
  commedia che vengono fatte nell'esaminare, nell'approcciarci  a  un
  tema,  che  sappiamo tutti essere un tema complesso, delicato,  che
  suscita inevitabili discussioni nell'opinione pubblica, da parte di
  chi  non  ha avuto la possibilità di un rapporto di lavoro anche  e
  soltanto di tipo precario.
   C'è  tanta  gente che considera sia le proroghe sia i percorsi  di
  stabilizzazione  di qualunque tipo un privilegio  insopportabile  a
  favore  di qualcuno e contro qualcun altro. Poi, nella giungla  del
  precariato,   si  sono  costruite  una  serie  di   disparità,   di
  disuguaglianze, molto spesso costruite per caso, cioè per una data,
  per  un  giorno, per una scadenza, per una fortuita coincidenza  di
  trovarsi  in  un  ente piuttosto che in un altro, determinando  nel
  mondo del precariato pubblico una condizione di inquietudine  e  di
  difficoltà  a  mettere per davvero un punto finale a  tutta  questa
  vicenda.
   Credo  che il disegno di legge che stiamo provando a fare  sia  un
  disegno di legge onesto
   E'  il  disegno  di legge di chi è consapevole  non  solo  di  una
  situazione di difficoltà generale del sistema del precariato, ma di
  una  difficoltà accentuata dagli elementi e dai limiti posti  dalla
  legislazione  nazionale,  soprattutto in merito  ai  vincoli  della
  finanza  pubblica e anche ai meccanismi che regolano le possibilità
  di stabilizzazione di detto personale.
   Noi  ci troviamo in una condizione paradossalmente surreale:  come
  Amministrazione   regionale,  l'anno  scorso  abbiamo   fatto   una
  variazione  della  dotazione organica che  ha  consentito  a  circa
  quattromila    precari,    da    tempo    contrattualizzati     con
  l'Amministrazione  regionale, di utilizzare le  norme  vigenti  per
  consentire  loro un percorso di stabilizzazione che si  chiude  con
  l'anno 2010, almeno per quelli che erano direttamente gestiti dalla
  Regione.
   Altrettanto non si è potuto e non si può ancora fare del tutto per
  coloro   che   erano  fuori  dall'Amministrazione   regionale,   in
  particolare negli enti locali, ma non solo.
   Il disegno di legge in esame ha la consapevolezza di affrontare un
  tema pieno di contraddizioni. La prima: mentre abbiamo stabilizzato
  quasi  4.000,  4.500  precari della Regione nell'anno  2010,  siamo
  costretti a fare norme di proroga per un migliaio di precari che, a
  vario   titolo,   operano   direttamente   o   indirettamente   per
  l'Amministrazione regionale.
   Per  esempio,  ci  sono interi Dipartimenti regionali  gestiti  da
  personale  precario,  ovvero da personale a tempo  determinato:  mi
  riferisco  al  Dipartimento acqua e rifiuti, che  proviene  dall'ex
  ARRA,  dove  vi  sono  260 persone che, pur  avendo  sostenuto  una
  selezione, hanno un contratto a tempo determinato; mi riferisco  al
  Dipartimento della Protezione civile.
   Forse  dovremmo abituarci e abituare l'Amministrazione a procedere
  anche  in  via amministrativa perché se un limite possiamo ricavare
  da tutta questa esperienza del precariato é che, spesso, coloro che
  devono  fare gli atti amministrativi chiedono comunque che  ci  sia
  una legge a supporto, malgrado esistano già le leggi ed esistano le
  condizioni per risolvere i problemi in via amministrativa.
   Detto  ciò,  é  evidente che dentro questo limite c'è  la  vicenda
  delle  proroghe,  ideata da qualcuno prima  di  noi  quando  furono
  avviati  i processi dei contratti a tempo determinato, i cosiddetti
  contratti  di  diritto privato per i precari, e si  sapeva  che  ci
  sarebbe  stato, alla fine del quinquennio, un big ben  che  sarebbe
  ritornato  nella  Regione. Infatti allora, quando si  individuò  il
  contratto  a  tempo  determinato  come  quasi  uno  scaricarsi   di
  responsabilità, da parte della Regione, si sapeva che era solo  per
  un  periodo  perché sarebbe ritornata puntualmente contro,  come  è
  ritornata,  la  vicenda della proroga dei contratti  in  essere  da
  parte  dei  comuni e degli enti che hanno sottoscritto il contratto
  di diritto privato negli ultimi anni.
   L'ultima è la norma sulla stabilizzazione, cioè su un percorso  di
  stabilizzazione  che  è dentro una cornice che  è  vincolata  dalla
  legislazione  nazionale. Diciamoci con onestà le cose come  stanno:
  io ho sentito colleghi che hanno richiamato - secondo me, sminuendo
  la   propria  funzione  di  parlamentare  e  quella  dell'Assemblea
  legislativa - il Commissario dello Stato come se si rivolgessero  a
  un  organo  di  controllo rispetto al Parlamento.  Ricordo  che  il
  Commissario dello Stato ha delle funzioni previste dallo Statuto  e
  dalla Costituzione, e richiamarsi al Commissario dello Stato come a
  un  papà  al  quale  rivolgersi contro i discoli  che  ci  sono  in
  Parlamento,  ripeto,  è  un  atto di immiserimento  della  funzione
  parlamentare.
   Detto questo, è evidente che ci misuriamo su alcuni problemi assai
  complessi.
   Primo:  sappiamo bene che le cosiddette proroghe dei  rapporti  in
  essere  devono essere commisurate, malgrado la legge lo preveda,  a
  meccanismi di risparmio della spesa.
   Per   essere  chiari,  con  questa  norma  paradossalmente  stiamo
  determinando  un  risparmio  di spesa  dato  che,  se  il  bilancio
  pluriennale, nel suo fondo globale, prevedeva cento milioni di euro
  per nuove iniziative legislative e quindi per nuova spesa corrente,
  e  se  di  questi  cento milioni di euro ne stiamo impegnando  solo
  sessanta,  questo - va ribadito - oggi costituisce un risparmio  di
  spesa.
   Ma  ciò  non può farci sentire appagati dal fatto che se,  come  è
  probabile,  si va ad una ulteriore nota di variazione  al  bilancio
  2011  approvato dalla Giunta, anche per le cose che sono state  qui
  dette,  è  evidente  che la finalità del risparmio  di  spesa  deve
  essere  perseguita  per  consentire  la  coerenza  della  copertura
  finanziaria sulle proroghe.
   L'altra  questione  di fondo: visto che le parole  sono  pietre  e
  tutti  si  richiamano al Commissario dello Stato e  alle  fredde  e
  aride norme, allora diciamoci la verità.
   La  legge nazionale ha consentito, per tutti i rapporti in  essere
  per  almeno tre anni del precariato pubblico in Italia, di  avviare
  percorsi  di stabilizzazione. Quando si dice  tre anni di  rapporti
  in  essere  con  le  amministrazioni  pubbliche ,  qualcuno  li  ha
  interpretati in senso stretto, con contratti.
   Allora, diciamola tutta, noi sappiamo che il nostro precariato, la
  gran parte del nostro precariato, non ha avuto contratti e non  può
  fare valere i tre anni negli ultimi anni.
   Quindi,  o arriviamo ad una norma sostanziale che consenta,  nello
  spirito   della   norma   nazionale,   di   avviare   percorsi   di
  stabilizzazione      superando      la      logica      restrittiva
  dell'interpretazione che i tre anni sono solo quelli con  contratto
  - se uno ha avuto un rapporto di lavoro, seppure lavoro socialmente
  utile,  con l'Amministrazione comunale ed è pagato in forza di  una
  legge dalla Regione, era comunque un rapporto di lavoro seppure non
  formalmente  contrattualizzato  - e,  pertanto,  va  utilizzato  lo
  spirito  della norma che stabilisce non la contrattualizzazione  ma
  l'utilizzo  da parte dell'Amministrazione pubblica di  una  persona
  per almeno tre anni. Se addiveniamo a questa interpretazione, molti
  problemi che oggi ci stiamo ponendo saranno risolti.
   Infine, rimane un grande problema, voglio ribadirlo in Aula perché
  l'anno scorso ne abbiamo già parlato, che riguarda la questione del
  patto  di stabilità e del criterio che regola i saldi e il  calcolo
  dei saldi. Siamo in una situazione paradossale per cui, da un lato,
  la   Regione   finanzia  col  90  per  cento  i  contratti   e   la
  stabilizzazione dei precari, quindi con risorse proprie,  e  quindi
  fanno parte del nostro patto di stabilità, dall'altro lato lo Stato
  ci   vuole  obbligare  a  ricalcolare  questo  90  per  cento   che
  trasferiamo  ai  Comuni  come  ulteriore  elemento  del  patto   di
  stabilità  degli  enti  locali, con la conseguenza  che  la  stessa
  cifra,  i  300  milioni  di  euro  circa  che  utilizziamo  per  il
  trasferimento  del  fondo per l'occupazione,  viene  calcolata  una
  volta per la Regione e una volta per i Comuni.
   Allora delle due l'una

   Voce dai banchi. Abbiamo fatto l'emendamento.

   CRACOLICI. So bene che abbiamo fatto l'emendamento, ma io parlo  a
  futura  memoria  nel senso che la questione va chiarita  e  risolta
  perché  non  si può consentire che la stessa cifra si  calcoli  due
  volte. Allora, se oggi si acquisisce, così come facciamo con questo
  disegno  di legge, il principio che il 90 per cento che trasferiamo
  ai  Comuni  è  in capo al patto di stabilità della Regione,  questo
  vuol dire che la stragrande maggioranza dei Comuni, calcolando quel
  90  per cento, sono al di sotto del 40 per cento della spesa per il
  personale,  in modo da consentire i  percorsi di stabilizzazione  e
  chiudere  così  una  vicenda di cui nessuno di noi  è  procreatore.
  Tutti  noi, o la gran parte di noi, ce li siamo trovati i  precari,
  ma  comunque abbiamo il dovere di dare una soluzione, di mettere un
  punto e cambiare pagina.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, non ci  sono  altri  iscritti  a
  parlare  se  non  l'onorevole D'Asero che ha chiesto  di  fare  una
  precisazione e quindi sarà l'ultimo a parlare.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mai scavalcare  le
  regole o le considerazioni che in quest'Aula vengono sempre portate
  avanti.
   Intervengo  solo  perché  ho avuto la  possibilità,  e  di  questo
  ringrazio  il Presidente per la sua sensibilità e mi scuso  per  la
  mia richiesta di puntualizzazione, di procurarmi le carte in quanto
  mi piace essere sempre supportato da elementi concreti.
   La   vicenda  delle  proroghe,  ma  ancor  di  più  quella   delle
  stabilizzazioni, è una vicenda dove, ancora una volta,  l'Assemblea
  regionale   siciliana  registra  e  deve,  ahimè,   necessariamente
  registrare  una  mancata opportunità per un  confronto  che  poteva
  essere fatto per tempo in maniera diversa.
   Se  vi  ricordate, ci fu un momento di grande tensione  quando  fu
  proposta con norma la proroga per il precariato di tutta la Regione
  siciliana.  Si  disse  che il Ministero dell'economia  non  avrebbe
  concesso  la proroga, o perlomeno la deroga al patto di  stabilità,
  e,  pertanto,  si  era determinato un momento di tensione  come  se
  questa risultanza dipendesse solo dal Governo centrale.
   Vi  furono alcuni incontri, si fece una grande manifestazione e in
  quella occasione tutti abbiamo detto  in certi momenti prevalga  il
  senso di responsabilità .
   Il  Governo concesse la proroga, quindi nella sostanza concesse la
  deroga  al  patto  di  stabilità e, attraverso  quella  deroga,  si
  ottenne la proroga. Ma  qual era lo spirito di quella proroga?
   Signori governanti della Regione siciliana, sappiate che su questa
  proroga, entro il 31 ottobre per i contratti in essere che a quella
  scadenza devono essere riprorogati ed entro il 31 dicembre,  dovete
  avere  uno  spirito preciso, dovete avere una impostazione  diversa
  per   capire  come  questo  rapporto  costo-servizio,   quindi   la
  razionalizzazione  del  personale, possa diventare  un  momento  di
  spesa  produttiva e non continuare ad essere quasi un  servizio  di
  assistenza sociale.
   Questo  poteva  essere  il momento in cui  doveva  scattare  anche
  l'orgoglio per gli stabilizzanti.
   C'é  sicuramente  tanta gente che vuole stare appiattita in quella
  posizione  che si è venuta a determinare, ma c'è tanta altra  gente
  che  probabilmente  vorrebbe  dare un servizio  più  concreto,  più
  razionale,  più produttivo alla macchina amministrativa  regionale.
  E,  quindi, andava fatta, in una sede di assoluta responsabilità da
  parte  di chi governa, una proposta che consentisse di capire quale
  protocollo  sviluppare perché si determinasse  un  ragionamento  in
  questa direzione.
   Ahimè,  questo  non è stato fatto - io ho voluto portare  anche  i
  documenti -, fu un'occasione mancata anche la discussione del DPEF,
  dove  si  poteva ragionare su questo. Ma abbiamo avuto anche  altre
  occasioni.
   Personalmente, in data 17 novembre e prima ancora il  21  ottobre,
  ebbi  a dire:  cari signori, cara Assemblea, caro Governo regionale
  -  anzi, poco caro visto che si comporta male -, c'è una importante
  scadenza  su cui dobbiamo essere pronti per dare garanzia a  questi
  lavoratori,  per  dare  garanzia  a  questo  costo  sociale  che  è
  diventato pesante, in un raffronto sicuramente importante  con  gli
  organi  di controllo, quindi con il Commissario dello Stato da  una
  parte,  con  l'organo  centrale  e  quindi  col  Governo  nazionale
  dall'altra e, perché no, con la nostra realtà siciliana, visto  che
  il fondo globale ha una dimensione di spesa considerevole, perché a
  questo  si  arrivi in maniera razionale e ragionata. Ahimè,  non  è
  stato fatto
   Ci  ripresentiamo oggi con una opportunità mancata, ma io  ritengo
  che  ancora  almeno, alla luce della situazione di  difficoltà  che
  c'è, con gli emendamenti ulteriori che andranno a determinarsi,  si
  possano introdurre delle norme per razionalizzare il sistema.
   Noi  come  PDL  ci siamo permessi di presentare un emendamento  in
  Commissione  Bilancio, con il quale sostanzialmente -  come  diceva
  l'onorevole  Cracolici,  che  mi ha preceduto  -  il  problema  del
  rapporto  del  40  per cento nella determinazione del  calcolo  del
  patto   di   stabilità,   è  stato  superato,   ripeto   grazie   a
  quell'emendamento  proposto  da noi  ma  voluto  dalla  Commissione
  tutta:  non  può esserci due volte il calcolo dello stesso  importo
  che  determina un appesantimento nella determinazione del patto  di
  stabilità.
   Questi  sono  gli elementi, signor Presidente, che  a  mio  avviso
  andavano rassegnati all'Aula e lo faccio con spirito propositivo  e
  con il senso di responsabilità che deve sempre contraddistinguerci.
   Di questo la ringrazio per avermene dato l'opportunità.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, dichiaro chiusa  la  discussione
  generale  e  pongo  in  votazione  il  passaggio  all'esame   degli
  articoli.

   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                                                                  (E'
  approvato)

   La  seduta è rinviata a martedì, 14 dicembre 2010, alle ore 10.00,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


   I  -  Comunicazioni

   II -  Discussione del disegno di legge:
   «Proroga  di  contratti di personale a tempo  determinato.  Misure
  urgenti a sostegno dell'occupazione» (n. 645/A) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 18.10

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli