Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 223 di mercoledì 09 febbraio 2011
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente Formica


   MARROCCO,  segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo gli onorevoli:
   - Minardo, Galvagno, D'Asero, Ragusa, Cimino e Mineo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegno di legge

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di
  legge:

   - Norme in materia di incarichi e nomine pubbliche.  (n. 681)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Speziale,
  Caputo, Raia e Adamo, in data 9 febbraio 2011.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

   MARROCCO, segretario f.f.:

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica, premesso che:

   in data 28 maggio 2010 nella GURS n. 7 - Serie speciale concorsi -
  è   stato  pubblicato  il  calendario  della  prova  selettiva  del
  concorso, per titoli e prova d'idoneità, per la formulazione di una
  graduatoria per l'assunzione di addetti ai servizi tutelari  presso
  l'IPAB 'Centro di Accoglienza S. Lucia' di Enna;

   considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19,  comma
  4,  concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone  che:
  'Ai  fini  dell'accelerazione e della trasparenza  delle  procedure
  concorsuali'(...) per il triennio successivo all'entrata in  vigore
  della  medesima  legge  i  posti messi  a  concorso  siano  coperti
  mediante concorsi pubblici 'per soli titoli';

   considerato, altresì, che:

   con  successiva disposizione legislativa il termine  previsto  dal
  suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;

   in  particolare,  l'art.  42 della l.r.  12  maggio  2010,  n.  11
  concernente:  'Norme  in  materia di  procedure  concorsuali  e  di
  assunzione  di personale' dispone testualmente che: 'Per  gli  enti
  locali  e per l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti
  a  tutela  e  vigilanza della medesima amministrazione, il  termine
  previsto  dal  comma  4 dell'articolo 19 della  legge  regionale  1
  settembre  1993, n. 25 è differito al 31 dicembre 2013' e  precisa,
  altresì,  in maniera inequivocabile, che la norma si applica  anche
  al  personale  delle  aziende sanitarie, con  esclusione  del  solo
  personale dell'area medica;

   per sapere:

   sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura siano
  state  stabilite  le  procedure concorsuali del suddetto  concorso,
  atteso che la legge prevede, nella fattispecie, l'espletamento  del
  concorso per soli titoli;

   quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per  la
  modifica  del  bando in oggetto, onde garantire il  rispetto  della
  normativa  vigente  e dei principi inderogabili  della  trasparenza
  nelle procedure concorsuali riguardanti la pubblica amministrazione
  e  gli  enti  sottoposti a tutela e vigilanza della medesima,  così
  come previsto dalla l.r. 1 settembre 1993, n. 25». (1684)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             GALVAGNO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   era stato chiesto alla Regione, con l'interpellanza numero 81,  di
  annullare  la delibera n. 77, approvata il 30 luglio del  2007  dal
  comune  di  Partinico,  che autorizza un  piano  di  lottizzazione,
  presentato dalla Policentro Daunia s.r.l. nell'area D2 di  contrada
  Margi,  in  violazione della normativa vigente e delle prescrizioni
  degli strumenti urbanistici;

   nell'atto  ispettivo  si  sottolineava che,  con  decreto  del  16
  novembre  2000,  l'allora Assessore per il  territorio  e  ambiente
  aveva   approvato,  insieme  alle  prescrizioni  esecutive   e   al
  regolamento edilizio, il piano regolatore del comune di Partinico;

   tra  gli  allegati  del suddetto decreto, 'per  costituirne  parte
  integrante',  al  punto 6.23 dell'art.2-6) Prescrizioni  Esecutive,
  veniva    inclusa   la     'zona   D2,   planimetria   del    piano
  particolareggiato',  che  riguarda l'intera  area  D2  di  contrada
  Margi;

   ai  sensi  dell'art. 16, comma 9, della vigente legge  urbanistica
  (n. 1150/1942), l'approvazione dei piani particolareggiati equivale
  a dichiarazione di pubblica utilità delle opere in essi previste;

   in  ossequio  al  comma  5 dell'art. 16 della  legge  urbanistica,
  l'art.  7  del suddetto decreto assessoriale aggiungeva e precisava
  che  'le  prescrizioni esecutive dovranno essere eseguite entro  il
  termine  di  anni dieci ed entro lo stesso termine dovranno  essere
  eseguite le relative espropriazioni';

   in  risposta al quesito posto, al tempo, dal sindaco di Partinico,
  in  ordine  alla possibilità di approvare un piano di lottizzazione
  su  un'area  già normata da un piano particolareggiato e dichiarata
  di   pubblica   utilità,   codesto   Assessorato   aveva   risposto
  testualmente  che  'non  sembra  percorribile  l'ipotesi  di  dover
  approvare  un  piano di lottizzazione all'interno  di  un'area  già
  disciplinata da piani attuativi efficaci quali sono le prescrizioni
  esecutive';

   malgrado  tutte  le  evidenze di legge, il consiglio  comunale  di
  Partinico  approvava  la delibera sul piano  di  lottizzazione  che
  nell'interpellanza si chiede di annullare avvalendosi del  disposto
  di cui all'art. 53 della l.r. n. 71 del 1978;

   considerato che:

   nella  risposta all'interpellanza fornita nel corso  della  seduta
  d'aula  del  2 febbraio 2011, l'Assessore ha affermato che  'quanto
  rappresentato,  allo  stato  attuale,  non  permette  di   rilevare
  elementi  per l'attivazione di cui all'art. 53 della l.r. 71/1978',
  aggiungendo  che 'il Dipartimento urbanistica ha comunque  ritenuto
  opportuno,   a  seguito  dell'interrogazione,  avviare  un'indagine
  ispettiva,  ancora  in corso presso il comune  di  Partinico,  allo
  scopo  di  avere maggiori cognizioni del piano di lottizzazione  in
  parola':

   con     riferimento     all'interpellanza,     il
   dipartimento     regionale    urbanistica     ha     rappresentato
  preliminarmente   che   la  decadenza  dei   vincoli   quinquennali
  preordinati  all'esproprio è avvenuta il  30  giugno  2008  secondo
  quanto  disposto  dall'art. 9 del D.P.R. n.  327/2001,  applicabile
  nella Regione siciliana per effetto del recepimento di cui all'art.
  36  della l.r. n. 7/2002, come integrato dall'art. 24 della l.r. n.
  7/2003 ;

   ciò  premesso, lo stesso ufficio ha rappresentato che, 'benché  la
  zona  D2 fosse ancora in vigore, per la parte assegnata alla  ditta
  Policentro  Daunia  non ha prodotto effetti e,  pertanto  nulla  ha
  tolto  la potestà al Consiglio Comunale di pianificare quella parte
  di  territorio attraverso un piano di lottizzazione,  che  peraltro
  rappresenta uno strumento attuativo di pari livello di dettaglio al
  PP.EE.,   differenziandosi  da  queste  soltanto  per  l'iniziativa
  privata';

   in  questo  modo, a detta del dipartimento regionale  urbanistica,
  'il  piano  di  lottizzazione presentato dalla  Policentro  Daunia,
  approvato dal Consiglio Comunale in data 30/7/2007, giusto un  anno
  prima della decadenza dei vincoli preordinati all'esproprio e ben 7
  anni dopo la formazione del P.E., consente l'attivazione della zona
  senza  che  l'Amministrazione comunale si  sia  sobbarcata  l'onere
  degli    espropri   e   della   realizzazione   delle   opere    di
  urbanizzazione';

   per   quanto   rappresentato  allo  stato  attuale,   dunque,   il
  dipartimento  ha  comunicato di 'non avere  rilevato  elementi  per
  l'attivazione di cui all'art. 53 della l.r. n. 71 del 1978';

   quanto  dichiarato  in Aula dall'Assessore  e  comunicato  in  via
  preliminare   dal  dipartimento  regionale  urbanistica   è   stato
  considerato   non  soddisfacente  dall'interpellante,   perché   la
  richiesta,  o  quanto meno l'aspettativa, era  quella  che  venisse
  esercitato  il  potere, da parte dell'Assessorato, di  annullamento
  della delibera del consiglio comunale;

   in  questo  modo,  secondo  il sottoscritto  interpellante,  viene
  sostanzialmente  vanificata la previsione del piano  regolatore  di
  Partinico, pur essendoci le condizioni per farlo rispettare;

   per  sapere  quale sia l'esito dell'indagine ispettiva avviata  in
  seguito  alla precedente interpellanza, considerato che  su  questa
  vicenda,  nel  comune  di  Partinico,  c'è  stata  una  particolare
  tensione  sia dal punto di vista politico che da quello  sociale  e
  che  il  pericolo  di infiltrazioni rafforza l'esigenza  di  tutela
  rigorosa della legalità nello sviluppo». (1685)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                           MATTARELLA

   N.  1686  - Notizie sulle presunte gravi irregolarità verificatesi
  nell'azienda sanitaria  provinciale  di Agrigento.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Bufardeci Giambattista

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   con  le  delibere  n. 36 del 2002 e n. 17 del  2003,  il  CIPE  ha
  stanziato  24.839.991,46 euro, a valere sui fondi 'aree  depresse',
  per  la  realizzazione  dei  lavori di  potenziamento  delle  opere
  marittime  esistenti  e  per la messa in  sicurezza  del  porto  di
  Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani;

   nelle  sedute  del 9 e 14 dicembre 2004, la commissione  regionale
  lavori  pubblici ha approvato il progetto generale definitivo,  per
  l'importo  complessivo di 39.500.000 euro, e,  contestualmente,  il
  progetto  definitivo  1  stralcio,  presentato dall'amministrazione
  comunale di Castellammare del Golfo, ente individuato come stazione
  appaltante, per l'importo complessivo di 24.839.991,46,  pari  alle
  somme disponibili con le due delibere CIPE;

   in  data  16 e 22 marzo 2005, la commissione di gara ha  proceduto
  all'aggiudicazione  definitiva dell'appalto all'A.T.I.,  costituita
  tra il CO.VE.CO. di Marghera, la CO.MESI srl di Palermo e la CO.GEM
  srl di Alcamo;

   in  data  11 ottobre 2005 è stato stipulato il contratto d'appalto
  per  la  redazione  del  progetto esecutivo  e  l'esecuzione  delle
  relative  opere,  mentre  in  data  15  gennaio  2007  sono   stati
  consegnati  i lavori all'impresa aggiudicataria con il  termine  di
  ultimazione previsto entro il 5 ottobre 2008;

   il  CO.VE.CO. ha assegnato l'esecuzione della quota di  lavori  di
  propria  competenza  alla  associata CEA,  società  cooperativa  di
  Alcamo;

   la  CEA società cooperativa, la CO.MESI srl e la CO.GEM srl  hanno
  costituito,  per  l'esecuzione unitaria  dei  lavori,  la  NETTUNO,
  società  consortile a.r.l., con sede in Alcamo, che ha stipulato  i
  contratti con le ditte fornitrici per l'esecuzione dei lavori;

   in  data  21  gennaio 2008 la ditta appaltatrice ha trasmesso  una
  'Proposta  migliorativa', ai sensi dall'art. 11 del D.M.  145/2000,
  prevedendo la sostituzione dei cassoni cellulari, con un sistema di
  palandole  metalliche,  da utilizzarsi per la  realizzazione  dello
  sporgente e del prolungamento della diga foranea;

   in  data  1  marzo  2008  la direzione lavori  ha  evidenziato  la
  mancanza di completezza della documentazione e il 14 aprile 2008 la
  ditta  appaltatrice ha prodotto una nuova perizia che, sottofirmata
  dalla direzione lavori, è stata trasmessa al responsabile unico del
  procedimento;

   il  3  luglio  2008,  il  dipartimento lavori  pubblici,  servizio
  infrastrutture  marittime e portuali, della  Regione  siciliana  ha
  sollecitato l'amministrazione comunale di Castellammare del  Golfo,
  con  nota  prot.  42845, ad inviare entro il 31  dicembre  2008  il
  progetto riguardante il 2  stralcio di completamento del porto così
  denominato  'Appalto  integrato per la  progettazione  esecutiva  e
  l'esecuzione  dei lavori di prolungamento della diga foranea  dalla
  progressiva  490.00m alla progressiva 800.00 m e realizzazione  del
  molo di sottoflutto soffolto e delle opere interne di accosto e  di
  arredo  portuale',  finanziato ricorrendo alle  'risorse  liberate'
  dalla misura 6.03 del POR Sicilia 2000/2006;

   in data 11 luglio 2008, l'Assessorato Lavori pubblici, rilevate le
  difficoltà  in  cui si trovava l'amministrazione  comunale  per  la
  redazione   del  progetto  di  completamento  e  le  consequenziali
  procedure   per  l'aggiudicazione  dell'opera  stessa  e  rilevato,
  altresì,  che  l'opera  in  corso di costruzione  era  in  notevole
  ritardo  di  esecuzione,  ha proposto di revocare  le  funzioni  di
  stazione   appaltante   e  di  ente  attuatore  all'amministrazione
  comunale di Castellammare del Golfo;

   pertanto, al fine di addivenire sia al finanziamento dell'opera di
  completamento  sia  alla  realizzazione  di  quella  in  corso   di
  costruzione,  all'amministrazione  comunale  di  Castellammare  del
  Golfo sono state revocate le funzioni di stazione appaltante  e  di
  ente  attuatore  che sono state assunte dal dipartimento  regionale
  lavori pubblici;

   il 19 dicembre 2008 l'appalto del 2  stralcio per il completamento
  dell'opera  è  stato finanziato con decreto del dirigente  generale
  del  dipartimento regionale delle infrastrutture, della mobilità  e
  dei  trasporti  n.  2935/S5.01,  per  un  importo  complessivo   di
  12.553.217,92 euro;

   il 26 maggio 2010 i lavori in corso sono stati bloccati e l'intera
  struttura cementizia e due aree di cantiere sono state poste  sotto
  sequestro  dalla Guardia di finanza, su ordine della Procura  della
  Repubblica di Trapani, nell'ambito di un'indagine relativa  ad  una
  presunta frode nelle pubbliche forniture;

   in  particolare, secondo gli inquirenti, le imprese  appaltanti  e
  subappaltanti  coinvolte  nel contratto di  esecuzione  dei  lavori
  avrebbero  utilizzato cemento depotenziato e materiale  inerte  non
  corrispondente ai parametri previsti dal capitolato d'appalto;

   il  6 luglio 2010 il cantiere è stato parzialmente dissequestrato,
  ma  non  sono  ricominciati i lavori, poiché la società  consortile
  NETTUNO  Scarl,  esecutrice  dei  lavori,  attraversa  una  pesante
  situazione  debitoria,  pressata  dai  creditori,  da  un  lato,  e
  impossibilitata  ad incassare gli ultimi due stati  di  avanzamento
  lavori bloccati dalla Regione, dall'altro;

   il  24 settembre 2010, il consiglio comunale di Castellammare  del
  Golfo,  riunito in seduta straordinaria, ha approvato all'unanimità
  un  documento  nel  quale  viene espressa  preoccupazione  per  'il
  mancato riavvio dei lavori' e per 'la situazione economica venutasi
  a  creare  nei  rapporti commerciali tra la  ditta  esecutrice  dei
  lavori Nettuno scarl e le ditte fornitrici della stessa';

   il  30 dicembre 2010, l'ufficio regionale per l'espletamento della
  gare d'appalto (U.R.E.G.A.) e, per essi, il servizio provinciale di
  Trapani, ha aggiudicato la gara per l'appalto di 2  stralcio per il
  completamento  dell'opera all'ATI costituita da COMES  TIGULLIO  di
  Chiavari  (Genova),  CA.TI.FRA. srl di Barcellona  Pozzo  di  Gotto
  (Messina),  SEICON  srl  di Castellammare  del  Golfo  (Trapani)  e
  Co.GE.Ta srl di Trapani;

   secondo   le   notizie  riportate  dal  quotidiano  'La   Sicilia'
  nell'edizione   dell'8/01/2011,  pagina  31,  'dai  risultati   dei
  carotaggi  fatti eseguire nel frattempo dalla magistratura  sarebbe
  emerso che il cemento depotenziato non sarebbe stato usato solo per
  la costruzione dei massi frangiflutti ma anche per la realizzazione
  delle banchine';

   considerato che:

   il  12  gennaio 2011, con raccomandata, la CO.VE.CO. ha comunicato
  al  dipartimento infrastrutture e mobilità della Regione  siciliana
  che  in data 6 dicembre 2010 aveva chiesto di potere affiancare per
  il   completamento  delle  opere,  alla  consorziata  CEA,  società
  cooperativa   di   Alcamo,  la  consorziata  AT.LA.N.TE.,   società
  cooperativa di Palermo;

   nella stessa raccomandata la CO.VE.CO. ha aggiunto che, non avendo
  avuto risposta dalla stazione appaltante, il dipartimento regionale
  lavori pubblici, e verificata, nel frattempo, l'impossibilità della
  CEA  di  garantire il proseguimento dei lavori a causa di manifeste
  difficoltà economiche e finanziarie, con delibera del c.d.a. del 16
  dicembre  2010, ha 'revocato l'affidamento alla CEA  e  riassegnato
  l'esecuzione  dei  lavori  alla AT.LA.N.TE.,  società  che  non  ha
  partecipato  alla  gara né autonomamente né con altro  consorzio  o
  raggruppamento ed è in possesso dei requisiti per potere concludere
  le  opere', nonché i poteri al direttore tecnico, Franco  Morbiolo,
  al   responsabile  per  l'appaltatore  per  la  firma  degli   atti
  contabili, Domenico Parisi, al direttore tecnico di cantiere, Mario
  Giardina, e al geometra Rosario Agnello, riassegnando gli incarichi
  di   direttore   tecnico  di  cantiere  e   di   responsabile   per
  l'appaltatore  per  la  firma degli atti contabili  al  procuratore
  speciale della CO.VE.CO., Mauro Gnech;

   le  ditte  fornitrici locali si trovano, allo stato,  esposte,  in
  quanto vantano crediti per circa un milione di euro, con gravissime
  ricadute sul tessuto economico del territorio;

   i lavori di completamento del 1  stralcio non sono ancora ripresi,
  a  dispetto  dell'ordine  di servizio n. 9 della  direzione  lavori
  presso  l'ufficio del genio civile, con il quale  si  sollecita  la
  ripresa degli stessi;

   per sapere:
   a) i motivi che impediscano la ripresa dei lavori;
   b)  se non ritengano che la prolungata sospensione non pregiudichi
  irreparabilmente  la corretta realizzazione dell'opera  per  il  1
  stralcio e comprometta l'inizio dei lavori del 2  stralcio;
   c)  se  ritengano  sussistere  le  condizioni  giuridiche  per  il
  proseguimento   dell'appalto  con  le  ditte  vincitrici   del   1
  stralcio». (1687)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                           MATTARELLA

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   da  comunicazione  ufficiale di Trenitalia, a partire  dal  31  di
  gennaio  2011  è stato attivato un servizio di 'metro-ferrovia'  in
  provincia   di  Messina,  che  si  aggiunge  alle  corse  regionali
  potenziando,  di fatto, i collegamenti tra la città  di  Milazzo  e
  Giampilieri;

   da  una analisi delle esigenze del territorio tirrenico, risultano
  alcune  incongruenze che mal giustificano la scelta  impopolare  di
  Trenitalia  di circoscrivere tale tratta fra Milazzo e  Giampilieri
  escludendo, di fatto, i comuni di Barcellona Pozzo di  Gotto  e  di
  Patti;

   considerato che:

   dal  luglio scorso è stata finalmente messa in esercizio la tratta
  del doppio binario tra i comuni di Patti e Messina, non si riesce a
  capire  come  possano  essere  stati tagliati  fuori  i  comuni  di
  Barcellona Pozzo di Gotto e Patti che, tra l'altro, abbracciano  un
  elevato  numero  di  viaggiatori  e  pendolari  soprattutto  poiché
  riferimenti base dei paesi collinari dell'hinterland;

   dal mese di luglio 2010 il servizio per i portatori di handicap  è
  totalmente scomparso anche dalla stazione di Milazzo per i treni  a
  lunga  percorrenza, obbligando tali 'diversamente abili' ad  essere
  costretti  a  'salire' sul treno presso le stazioni  di  Palermo  o
  Messina  mediante carrello elevatore con servizio di assistenza  in
  stazione;

   i  treni destinati al servizio di 'metro-ferrovia' sono di  ultima
  generazione   di   tipo   'minuetto'   cofinanziati   da    codesta
  Amministrazione  regionale  e  che  gli  stessi  mezzi  contemplano
  l'agevole  accesso  sul convoglio soprattutto  per  i  diversamente
  abili;

   per  sapere  se  non  ritengano opportuno  intervenire  presso  la
  direzione  regionale  di  Trenitalia s.p.a.  per  giungere  ad  una
  rivisitazione   degli  orari  e  delle  destinazioni   dei   treni,
  contemplando oltre alla tratta Milazzo - Giampilieri,  le  stazioni
  di Barcellona Pozzo di Gotto e Patti, qualora in quest'ultima siano
  presenti i binari necessari per lo scambio di arrivo e partenza dei
  treni». (1688)

                                                             CATALANO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

               Comunicazione di ritiro di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che, con nota n. 206 del  7  febbraio  2011,
  pervenuta  alla Segreteria Generale in pari data e protocollata  al
  n.  1097/AulaPG  del  9 febbraio successivo, l'onorevole  Pogliese,
  anche  a  nome degli altri firmatari, ha ritirato le interrogazioni
  con  richiesta  di  risposta  orale  n.  397   Iniziative  per   la
  commemorazione  del  'Giorno del Ricordo' e n. 947   Iniziative  in
  Sicilia  per  la  commemorazione del 'giorno  del  ricordo',  dallo
  stesso  parlamentare rispettivamente presentate in data 10 febbraio
  2009 e 14 gennaio 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   notevoli  perplessità suscita, sia per quanto riguarda  il  merito
  sia  per  alcuni  profili di legittimità, la ricostituzione  di  un
  'Ufficio speciale aree a rischio', avvenuta con deliberazione della
  Giunta  Regionale n. 489 del 30 dicembre 2010 e successivo  decreto
  del Presidente della Regione del 17 gennaio 2011;

   al  fine  di  rilevare detti profili è necessario ripercorrere  la
  lunga  storia  delle aree a rischio in Sicilia e della costituzione
  del  connesso Ufficio speciale regionale, iniziata il  30  novembre
  1990   quando,  con  decreto  del  Ministro  dell'Ambiente,  veniva
  effettuata  la  'Dichiarazione di due aree ad  elevato  rischio  di
  crisi  ambientale nella Sicilia orientale' e nel quale si prevedeva
  la  costituzione di 'una apposita Commissione di cui fanno parte le
  Amministrazioni  dello  Stato,  la  Regione  e  gli   Enti   locali
  interessati,  con compiti di coordinamento delle  attività  per  la
  valorizzazione e la partecipazione degli Enti locali  sia  ai  fini
  consultivi  sia  per i processi decisionali nella realizzazione  di
  opere  sul territorio. Tale concertazione Stato-Regione-Enti locali
  risulta  sede  ove: - puntualizzare in particolare le procedure  di
  affidamento  delle  opere e degli interventi di  risanamento  e  di
  gestione degli stessi; - precisare gli interventi anticipatori,  le
  priorità,  la  fattibilità, gli importi effettivamente  disponibili
  per l'esecuzione e realizzazione delle opere e degli interventi  di
  risanamento';

   il  succitato  decreto  prevedeva la formazione  di  un  piano  di
  disinquinamento  e  ne  dettava le direttive  ed  in  effetti,  con
  decreti  del  Presidente  della Repubblica  del  17  gennaio  1995,
  venivano  approvati il piano di disinquinamento per il  risanamento
  del territorio della provincia di Caltanissetta, nonché il piano di
  risanamento del territorio della provincia di Siracusa;

   con  decreto  del 23 gennaio 1996 veniva istituito il Comitato  di
  coordinamento  per  l'area  a  rischio  di  crisi  ambientale   del
  territorio  di  Priolo,  Augusta,  Melilli,  Floridia,  Solarino  e
  Siracusa,  che veniva successivamente ricostituito con  il  decreto
  presidenziale n. 158/gr. VII/SG del 28 giugno 2000;

   con  ordinanza n. 3072 del Presidente del Consiglio  dei  ministri
  del   21   luglio  2000  'Disposizioni  urgenti  per   fronteggiare
  l'emergenza  nel  settore dei rifiuti urbani, speciali  e  speciali
  pericolosi, nonché in materia di bonifica e risanamento  ambientale
  dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonché in materia
  di  tutela  delle acque superficiali e sotterranee e dei  cicli  di
  depurazione nel territorio della Regione siciliana', i comitati  di
  coordinamento per le aree a rischio cessavano le proprie funzioni;

   dalla  lettura dell'ordinanza n. 3072, tuttavia, si deduce che  in
  realtà  i  componenti continuavano a svolgere le funzioni,  in  tal
  senso, infatti, va la previsione dell'articolo 12 che così recita:

   '1.  I  prefetti delle province di Caltanissetta e  Siracusa  sono
  nominati  commissari  delegati  per l'attuazione  degli  interventi
  previsti  nel  piano  di  disinquinamento per  il  risanamento  del
  territorio  della provincia di Caltanissetta - Sicilia orientale  e
  del  piano  di  disinquinamento per il risanamento  del  territorio
  della  provincia di Siracusa - Sicilia orientale di cui ai  decreti
  del  Presidente  della  Repubblica  17/01/1995,  ciascuno  per   il
  territorio  provinciale di propria competenza. I prefetti  delegati
  coordinano  la  propria attività con quella  posta  in  essere  dal
  commissario  delegato - presidente della regione siciliana  per  le
  attività  allo stesso demandate. Per l'attuazione degli  interventi
  previsti dal presente comma, i commissari delegati - prefetti delle
  province  di  Caltanissetta e Siracusa nominano,  d'intesa  con  il
  Ministro   dell'ambiente,  un  sub  commissario  ciascuno.   2.   I
  commissari  delegati-prefetti delle  province  di  Caltanissetta  e
  Siracusa per lo svolgimento delle attività possono avvalersi  delle
  strutture  tecniche  già  previste  dall'art.  4  dei  decreti  del
  Presidente della Repubblica 17/01/1995 e dall'accordo di  programma
  stipulato  per  la  provincia di Caltanissetta e Siracusa  in  data
  28/12/1995 ed approvato con decreto del presidente della regione il
  23  gennaio  1996. Possono altresì avvalersi di proprie  strutture,
  appositamente costituite, composte rispettivamente da  non  più  di
  cinque  unità  di  personale della pubblica amministrazione  e  dei
  soggetti di cui al comma 1 dell'art. 10 dell'ordinanza n. 2983  del
  31  maggio  1999  con le medesime modalità di trattamento  previste
  dallo  stesso art. 10, comma 5, della citata ordinanza n. 2983  del
  31  maggio  1999  nonché  di  due esperti  nelle  materie  tecniche
  giuridiche  ed  amministrative alle condizioni di cui  all'art.  5,
  comma 2, dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000';

   con delibera di Giunta di Governo n. 306 del 29 giugno 2005 veniva
  istituito  l'Ufficio  speciale per le aree ad  elevato  rischio  di
  crisi  ambientale presso l'Assessorato Regionale del  Territorio  e
  Ambiente  che, secondo la descrizione che ne ha fatto il  dirigente
  responsabile,  era  un ufficio 'caratterizzato  da  una  esclusiva,
  specifica ed autonoma incidenza nell'intero comparto, sia dal punto
  di vista tecnico che gestionale, organizzativo e finanziario';

   in  data  12 dicembre 2006 presso la Commissione VIII -  Ambiente,
  Territorio   e  Lavori  Pubblici  -  della  Camera  dei   deputati,
  nell'ambito  di  una  indagine  conoscitiva,  veniva  ascoltato  il
  dirigente responsabile dell'ufficio speciale per le aree ad elevato
  rischio  di crisi ambientale dell'Assessorato Territorio e ambiente
  della  Regione  siciliana.  Dalla audizione  emergono  interessanti
  elementi:  il  fatto che alla fine del 2005 non erano stati  ancora
  spesi  i  fondi  stanziati  a partire dal  1995  e  che  l'attività
  dell'Ufficio  speciale  a quella data era piuttosto  inconsistente,
  dal  momento  che  si espletava in contatti con le  Prefetture  che
  raccoglievano i progetti degli enti locali e li trasferivano per un
  parere all'Ufficio speciale;

   con decreto dell'Assessore regionale per il territorio n. 189/GAB.
  dell'11 luglio 2005, l'area costituita dai territori dei comuni  di
  Augusta,  Floridia, Melilli, Priolo Gargallo, Siracusa  e  Solarino
  veniva  dichiarata  Area ad elevato rischio  di  crisi  ambientale,
  restando  salvo il piano di disinquinamento per il risanamento  del
  territorio   della  provincia  di  Siracusa  -  Sicilia  orientale,
  approvato  con decreto del Presidente della Repubblica  17  gennaio
  1995, così come modificato dal comitato di coordinamento per l'area
  a rischio di crisi ambientale dei comuni di cui all'art. 1;

   con  decreto dell'Assessore per il territorio n. 190/GAB.  dell'11
  luglio  2005, l'area costituita dai territori dei comuni  di  Gela,
  Niscemi e Butera veniva dichiarata Area ad elevato rischio di crisi
  ambientale,  restando  salvo il piano  di  disinquinamento  per  il
  risanamento del territorio della     provincia  di Caltanissetta  -
  Sicilia  orientale,  approvato  con decreto  del  Presidente  della
  Repubblica  17/01/1995,  così  come  modificato  dal  comitato   di
  coordinamento per la rischio di crisi ambientale dei comuni di  cui
  all'art. 1;

   la  legge  regionale n. 10/2000 all'articolo 4, comma  7,  prevede
  che:

   'la  Giunta  regionale  può  deliberare  l'istituzione  di  uffici
  speciali temporanei per il soddisfacimento di esigenze particolari,
  per la realizzazione di specifici programmi e progetti di rilevante
  entità  e  complessità per lo svolgimento di  particolari  studi  o
  elaborazioni. Gli uffici speciali possono operare tramite l'impiego
  coordinato  di  più strutture organizzative, anche  appartenenti  a
  diversi assessorati. La dotazione di personale e quella strumentale
  dell'ufficio è determinata, unitamente agli obiettivi ed alla  loro
  durata,  con l'atto istitutivo. Agli stessi sono preposti dirigenti
  di prima, seconda o terza fascia';

   con  la  delibera di Giunta regionale n. 167 del 16  luglio  2008,
  veniva  rinnovata la durata dell'Ufficio speciale per  le  aree  ad
  elevato rischio di crisi ambientale per ulteriori due anni;

   con deliberazione della Giunta regionale n. 257 del 14 luglio 2009
  veniva  revocato  'l'Ufficio speciale aree ad  elevato  rischio  di
  crisi ambientale', istituito giusta delibera di Giunta Regionale n.
  306 del 29 giugno 2005;

   con  nota  n.  184777  del 12 marzo 2010, a  firma  del  dirigente
  generale    dell'Assessorato   territorio,   si    rilevava    che:
  'considerazione   diversa   va  invece   effettuata   al   riguardi
  dell'espressione   del  parere  preventivo  sui  provvedimenti   di
  competenza  della  Regione e degli Enti locali che  ricadono  nelle
  aree  ad  elevato  rischio di crisi ambientale.  Detto  parere  era
  infatti fondato sulle previsioni dei DD.PP.RR. 17 luglio 1995 (cfr.
  GURI 2 maggio 1995, n.100 s.o.) e, in particolare, sugli Accordi di
  Programma  di cui all'art. 4 dei decreti suddetti, che  investivano
  di  tali  valutazioni  i 'Comitati di coordinamento'  che  venivano
  intanto  attivati; successivamente, l'espressione di  detto  parere
  veniva  rimesso  nelle  attribuzioni  dell'Ufficio  speciale  dalla
  deliberazione  della Giunta regionale n. 306 del 29/06/2005  e  per
  ciò sottratta ai menzionati Comitati di Coordinamento.
   A  seguito  della  revoca  dell'Ufficio speciale,  in  assenza  di
  specifica  disposizione normativa, l'espressione di  questo  parere
  preliminare da parte del Dipartimento non è più dovuta  e  anzi  si
  risolve  in  un appesantimento procedurale senza causa rispetto  ad
  altri  provvedimenti autorizzativi che si intestano al Dipartimento
  e  sono  fondati invece su specifica previsione di legge  nazionale
  e/o regionale';

   considerato che:

   la  legge  regionale 10 del 2000 limita i casi di  istituzione  di
  ufficio  speciale ed in particolare la loro durata, ma nel caso  in
  questione la durata dello stesso supera ampiamente un orizzonte  di
  intervento   specifico  e  limitato,  ponendosi  addirittura   come
  elemento di continuità politica tra Governi differenti;

   la Giunta ha ritenuto di dover ripristinare tale ufficio in quanto
  ha   considerato   l'urgenza   di  dovere   intervenire   su   aree
  particolarmente esposte all' inquinamento e quindi al  danno  sulla
  salute ed ha considerato che la gestione con le strutture ordinarie
  non  è  riuscita  sufficientemente  nell'attività  di  riduzione  e
  prevenzione dell'inquinamento ambientale;

   a partire dal 23 gennaio 1996 e poi ancora dal 2000, tutto è stato
  gestito con modalità straordinarie che, dal giugno 2005, coincidono
  con  l'ufficio  speciale, pertanto il considerato di  cui  sopra  è
  privo di qualsiasi fondamento;

   i  supposti  compiti dell'ufficio speciale sono, nell'ordinamento,
  inferiori ai compiti svolti ordinariamente dall'ARTA nelle aree non
  dichiarate ad alto rischio in quanto, coincidendo le aree  ad  alto
  rischio  con  quelle  in  cui sono presenti impianti  di  rilevante
  dimensione, le valutazioni ambientali, le autorizzazioni ambientali
  e le bonifiche sono di competenza dello Stato;

   è stato operato con atto amministrativo un esproprio di competenze
  che si intestano agli Enti locali con riferimento al rilascio della
  pronuncia sulla valutazione di incidenza, anche in via sostitutiva,
  ai  comuni  ed  agli enti parco, ex art. 1, comma  3,  della  legge
  regionale  8  maggio  2007 n. 13; al rilascio delle  autorizzazione
  all'emissione in atmosfera ai sensi del citato D. L.vo n. 152/2006;

   tale  lesione  è stata aggravata dall'introduzione  di  un  parere
  privo  di  supporto normativo individuato come '2. Rilascio  parere
  preliminare sui provvedimento di competenza della Regione  e  degli
  Enti  Locali  relativamente a problematiche  ambientali,  o  aventi
  comunque  implicazioni ambientali delle aree dichiarate ad  elevato
  rischio di crisi ambientale';

   la  considerazione, posta a base della deliberazione della  Giunta
  regionale,  che  nelle  'aree  ad  elevato  rischio  ambientale   è
  necessario operare in tempi brevi al risanamento ambientale'  è  un
  insulto alle popolazioni stante l'inerzia che si protrae ormai  dal
  lontanissimo 1990;

   vengono sottratte importanti risorse umane e finanziarie all'ARTA,
  istituendo  nei  fatti  un nuovo Assessorato  in  violazione  delle
  vigenti norme;

   viene  sottratta la facoltà di indirizzo politico nella formazione
  di  piani alla Assemblea regionale siciliana e viene impropriamente
  attribuita ad un semplice dirigente;

   per sapere:

   quali  siano  i  fondamenti normativi che avrebbero permesso  alla
  Giunta  regionale  di  derogare o di modificare  implicitamente  le
  leggi emanate dall'Assemblea regionale siciliana;

   come  sia conciliabile l'affermazione del fallimento storico della
  gestione  operata  dall'ufficio speciale  per  le  aree  a  rischio
  ambientale,   contenuta   nella  delibera   di   Giunta,   con   la
  riproposizione  dello  stesso modello organizzativo  e  gestionale,
  nonché della stessa figura di dirigente;

   quante risorse siano state stanziate per il risanamento delle aree
  a  rischio  ambientale, sia di fonte nazionale,  che  europea,  che
  regionale;

   quante  risorse siano state impegnate e quante spese distintamente
  per studi, incarichi, interventi da eseguire». (106)

                                                           MATTARELLA

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolte al proprio turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  in data  8  febbraio  2011,  è  stata
  presentata la mozione numero 237 «Difesa dell'immagine del prodotto
  'Pomodorino di Pachino' (SR)», dagli onorevoli Gennuso, Calanducci,
  Colianni e Leanza Nicola. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso:

   il  popolo siciliano è rimasto stupito da quanto emerso durante la
  puntata  'Bontà Loro' di Maurizio Costanzo, trasmessa da  Rai  Uno,
  giovedì  3  febbraio  2011, nel corso della quale  si  invitava  il
  pubblico  a  boicottare l'acquisto del pomodorino di Pachino  (SR),
  per presunte infiltrazioni mafiose tra i produttori;

   è  un  modo  subdolo  di  colpire  il  fiore  all'occhiello  della
  produzione  agricola siciliana, che da anni nel mondo  dimostra  la
  straordinaria capacità di occupare una fetta importante nel mercato
  agricolo europeo;

   è  sconvolgente  il fatto che la televisione pubblica,  pagata  da
  tutti  i  cittadini  e  che dovrebbe fare dell'equilibrio  e  della
  corretta informazione il suo elemento qualificante, rivolga  ad  un
  intero settore accuse immotivate, prive di riscontro e, cosa ancora
  peggiore,   strumentali,  finalizzate  ad  avvantaggiare  eventuali
  concorrenti del Nord;

   considerato che la ricerca del sensazionalismo non solo non  aiuta
  la  lotta  alla  mafia,  ma danneggia, in  questo  specifico  caso,
  soltanto  i  produttori;  anche  perché,  purtroppo,  infiltrazioni
  mafiose si sono registrate in tutti i campi e, solo tenendo alta la
  guardia,  senza preconcetti né secondi fini ma con una  puntuale  e
  precisa azione repressiva, è stato possibile combattere e sradicare
  questi fenomeni;

   ritenuto che:

   il  paventato  boicottaggio del pomodorino di Pachino,  contro  la
  distribuzione  indicata come mafiosa, così come  emerso  nel  corso
  della  stessa  trasmissione, penalizzerebbe per primi i  produttori
  onesti  che  vendono a pochi centesimi al chilo il  loro  prodotto,
  apprezzato in tutto il mondo;

   le soluzioni da ricercare sono altre, come ad esempio, consolidare
  ed  incentivare  gli accordi interprofessionali tra diversi  attori
  della filiera del pomodorino, per rendere trasparenti tutte le fasi
  commerciali;

   anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali,
  onorevole Giancarlo Galan, ritiene 'prioritario in termini assoluti
  la  lotta  e il contrasto ad ogni genere di infiltrazione mafiosa',
  ma   trova   'assurdo  e  pertanto  inaccettabile  che   si   usino
  trasmissioni  televisive per lanciare campagne di  boicottaggio  al
  consumo di pomodoro proveniente da Pachino',

                   impegna il Governo della Regione

   a  difendere costantemente l'immagine del prodotto 'Pomodorino  di
  Pachino'  e  a  contrastare  la cattiva informazione,  al  fine  di
  garantire  il  reddito  ed  il futuro degli  agricoltori  siciliani
  impegnati  ad  affrontare  un'ardua  sfida  di  competizione  e  di
  mercato,   nella  consapevolezza  dell'importanza  strategica   del
  settore agricolo in Sicilia». (237)

                               GENNUSO-CALANDUCCI-COLIANNI- LEANZA N.

   Avverto  che  la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

         Discussione del disegno di legge numeri 520-144 bis/A
  «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
  l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione
    delle iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla
     corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
        Disposizioni per il riordino e la semplificazione della
                        legislazione regionale»

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione   del   disegno  di  legge   (numeri   520-144   bis/A)
  «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
  l'informatizzazione della pubblica amministrazione,  l'agevolazione
  delle  iniziative  economiche. Disposizioni per il  contrasto  alla
  corruzione  ed  alla  criminalità organizzata  di  stampo  mafioso.
  Disposizioni   per   il   riordino  e  la   semplificazione   della
  legislazione regionale».
   Onorevoli  colleghi,  do  lettura della nota,  pervenuta  in  data
  odierna  da  parte  del  Capo di Gabinetto  dell'Assessore  per  le
  autonomie locali e la funzione pubblica:

   «Con   riferimento   all'oggetto,   facendo   seguito   a   quanto
  rappresentato  per  le  vie brevi, comunico  alla  S.V.,  onorevole
  Presidente,  come  richiesto, che per motivi di salute  l'assessore
  dott.ssa  Caterina Chinnici non è stata presente in ufficio  e  non
  potrà prendere parte ai lavori della seduta d'Aula fissata per oggi
  alle ore 16.00.
   Questi  Uffici,  di diretta collaborazione, rimangono  a  completa
  disposizione  della  S.V.  e  dei suoi uffici  per  ogni  eventuale
  necessità.
   L'occasione è gradita per porgere distinti saluti».

   Devo  ricordare altresì che anche il presidente della Commissione,
  nonché  relatore  del  disegno di legge, onorevole  Minardo,  è  in
  congedo per oggi.
   Onorevoli  colleghi, non posso che lamentare  questa  assenza  del
  Governo e, in questo caso, anche del relatore. Mi auguro che sia un
  fatto  legato  effettivamente a motivi di  salute,  come  pare;  se
  l'assessore Chinnici è realmente a letto con l'influenza, da questo
  punto   di  vista  nulla  possiamo  opporre.  Per  cui,  in  queste
  condizioni,  non  si può procedere all'esame del disegno  di  legge
  iscritto al II punto dell'ordine del giorno.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, credo che lei abbia ragione, però non
  si  può  impedire  al  Parlamento di biasimare e  stigmatizzare  il
  comportamento del Governo perché, qualora il Governo avesse avuto a
  cuore   l'iter   parlamentare   di  questa   legge,   la   presenza
  dell'assessore  Chinnici,  impedita da motivi  di  salute,  avrebbe
  potuto essere, almeno per la discussione generale, surrogata  dalla
  presenza del Governo attraverso altre espressioni.
   La  totale assenza, anzi il plenum dell'assenza - non c'è una sola
  sedia  ricoperta da un solo componente del Governo -  dimostra  che
  l'iter   parlamentare  di  questa  legge,  così   come   l'attività
  parlamentare,  sia  totalmente estranea  alle  sensibilità  e  agli
  interessi  di questo Governo.
   Noi  aderiamo  alla sua proposta, signor Presidente;  non  si  può
  affrontare  oggi la discussione generale perché mancano  Governo  e
  relatore. Anche il congedo richiesto per oggi mi pare possa  essere
  ricondotto a motivi di carattere strategico; ci sarà un motivo  per
  cui il presidente della commissione, nonché relatore, non ha voluto
  essere presente.
   Speriamo che i motivi risiedano in una impossibilità e non in  una
  non volontà.
   Tuttavia  questa  coincidenza dell'assenza  del  presidente  della
  Commissione, nonché relatore, e del Governo ci induce  a  biasimare
  il  comportamento del Governo e a ritenere che oggi l'esame  d'Aula
  non  possa  svolgersi. Quindi, bisognerebbe rinviare a martedì  per
  evitare  di affrontare oggi la discussione generale in assenza  del
  Governo  e  affrontarla, invece, martedì in presenza del Governo  e
  del relatore e con  la possibilità costruttiva dei parlamentari  di
  intervenire per le loro competenze.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Ai sensi dell'articolo 83, secondo comma, del Regolamento interno

   BENINATI.  Chiedo  di parlare ai sensi dell'articolo  83,  secondo
  comma, del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, la ringrazio  per  avermi  dato  la
  parola.
   Devo  riferire a quest'Aula che, qualche ora fa, in IV Commissione
  abbiamo   avuto  una  discussione  che  ha  preso   le   mosse   da
  un'interrogazione presentata da un collega e sollecitata  anche  da
  me,  diversi mesi fa, nei confronti della Commissione stessa perché
  affrontasse una problematica molto seria. Però, l'attuale assessore
  per  il  territorio,  da quanto ha detto oggi,  sembra  non  volere
  retrocedere su una iniziativa, a mio modo di vedere illegittima. Si
  tratta del Piano della montagna.
   Signor  Presidente, sia chiaro, perché resti  agli  atti,  che  la
  legge  istitutiva  del piano della montagna - a meno  che  non  sia
  cambiata,  ma  non mi risulta - delega la realizzazione  del  piano
  stesso   all'Assessorato   Agricoltura   e   foreste;   é   scritto
  all'articolo 61 della legge 2/2002, e non mi risulta che una  legge
  successiva abbia modificato la norma.
   Ebbene, il piano della montagna e l'utilizzo di questi fondi,  con
  decreto di quest'anno, è stato materialmente fatto dall'Assessorato
  Territorio  e ambiente; non capisco con quale logica  e  con  quale
  principio.   Abbiamo   cercato  in  tutti  i   modi   di   chiedere
  all'Assessorato  territorio e ambiente, oggi come pure  da  qualche
  mese,  la revoca di questo piano. Purtroppo, non comprendo come  si
  voglia andare così palesemente contro legge.
   La  legge è scritta in modo chiaro, c'è una norma secondo la quale
  l'assessore  per  l'agricoltura e  foreste  fa  il  piano,  non  si
  comprende  perché  sia  stato l'assessorato  territorio  ad  averlo
  fatto.
   Inoltre,  nella  procedura  sono  state  totalmente  cambiate   le
  modalità  con cui il piano ha preso corpo: non si è fatta  evidenza
  pubblica. Si tratta di fondi nazionali comunitari e, come  tutti  i
  colleghi  sanno, necessitano di una evidenza pubblica,  come  negli
  anni  precedenti fu fatto dall'assessore pro tempore Agricoltura  e
  foreste.  Per  giunta,  anche  qui per  la  prima  volta,  è  stato
  l'ufficio  di gabinetto a predisporre il piano e non il  gruppo  di
  competenza, come sempre si era fatto.
   Alla  luce di tutto ciò, signor Presidente - ripeto, oggi  abbiamo
  ampiamente discusso sull'argomento in IV Commissione -, non capisco
  come, su fatti così evidenti, l'assessore abbia dichiarato che  per
  lui  il piano va bene. E' ovvio che non lo ha fatto lui, ma il  suo
  predecessore. E tuttavia già solo quanto ho detto oggi è motivo  di
  revoca del piano.
   Pertanto, signor Presidente, depositerò una risoluzione, visto che
  l'argomento è stato discusso in IV Commissione e si era pensato  di
  poter  arrivare  ad  una conclusione bonaria,  ma  il  Governo  non
  intende  retrocedere. A questo punto, mi devo rivolgere all'Aula  e
  chiedere un passaggio di questa risoluzione per votare la revoca di
  quel decreto.
   Concludo,  per  non aggiungere altro, che le modalità  con  cui  è
  stato fatto questo piano lasciano veramente da pensare tanto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Beninati, la Presidenza è  del  parere  che
  quanto da lei denunciato sia un fatto abbastanza serio e certamente
  da approfondire.
   Le  ricordo  che,  in base al Regolamento, la  risoluzione  è  uno
  strumento tipico della Commissione parlamentare; nel momento in cui
  il  Governo,  l'assessore  in questo caso,  si  oppone  in  maniera
  motivata  alla  risoluzione, in quel caso la  risoluzione  potrebbe
  essere portata in Aula.
   Personalmente, le posso suggerire di preparare, d'accordo con  gli
  altri  capigruppo, un ordine del giorno da sottoporre all'Aula  nel
  momento  in  cui  si svolgerà una votazione perché,  da  quanto  ho
  capito,  essendo l'argomento abbastanza serio e se, trattandosi  di
  fondi europei ovviamente, non è rispettata l'evidenza pubblica, c'è
  il  rischio  che  tutta la procedura venga bloccata  e,  quindi,  è
  giusto che ci sia una forma di cautela da parte dell'Aula.
   Le ribadisco di raccordarsi con gli altri capigruppo e presentare,
  eventualmente,  un ordine del giorno da sottoporre al  voto  d'Aula
  quando  il  Regolamento  lo  consente, cioè  in  occasione  di  una
  votazione.

   CALANDUCCI.  Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,  secondo
  comma, del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALANDUCCI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  in
  merito   al  funzionamento  e  soprattutto  alle  prerogative   del
  Parlamento e dei parlamentari.
   Entro subito nel merito: oggi abbiamo presentato un'interrogazione
  che  ha  un senso se viene discussa e comunque portata a conoscenza
  di  quest'Aula  che, malgrado tutto, resta l'organo di  tutela  del
  territorio    ed    è    veramente   portavoce   del    territorio.
  L'interrogazione  riguarda una questione molto  spinosa:  l'AST  ha
  sospeso  le  tessere  gratuite per gli  anziani,  a  causa  di  una
  richiesta  economica  non  soddisfatta da  parte  della  Regione  -
  sottolineo che la Regione è l'unico azionista dell'AST -; pertanto,
  per  un'azione che non corrisponde a ciò che idealmente può  essere
  il  giusto, per un debito che la società avanza nei confronti della
  Regione, ha sospeso le tessere per gli anziani.
     Credo  che  questo  sia un argomento che comunque  debba  essere
  discusso.
   Ma se l'interrogazione presentata testé viene discussa fra qualche
  mese,  a  parte  che  probabilmente qualche anziano,  per  evidenti
  ragioni  di  età,  potrebbe  non potere  più  usufruire  di  questo
  beneficio, sicuramente potrebbe non essere più attuale.
   Pertanto, signor Presidente, le rappresento una richiesta, che non
  credo  sia solo mia ma dovrebbe essere dell'intera Aula,  di  poter
  discutere,  tipo  question  time,  quando,  soprattutto,  ci   sono
  questioni  che meritano un'attenzione immediata, non tanto  e  solo
  per  la loro gravità, ma soprattutto per il rapporto temporale  che
  c'è con l'esigenza.
   Vorrei  sottolineare che, interrogata in merito, l'AST ha risposto
  che  siccome  l'anno scorso non c'è stato questo  trasferimento  di
  somme  al  bilancio  e  c'è, a suo dire, un'esposizione  abbastanza
  importante, ha dovuto revocare le tessere gratuite per gli anziani.
   Ora,  al  di là della giustezza contabile dell'atteggiamento,  non
  c'è dubbio che è come chi ha un malessere all'interno di sé stesso,
  per  trovare  una  soluzione dà uno schiaffone  all'amico  che  non
  c'entra niente
   Io  credo che si debba comunque trovare una soluzione, all'interno
  dell'apparato regionale, tra la dirigenza generale dell'Assessorato
  viabilità e trasporti e l'AST, che dia una risposta immediata  alla
  giusta  esigenza  di chi si trova, per motivi di  età,  ad  esserne
  destinatario,  e soprattutto per opportunità - non scordiamoci  mai
  che  l'attenzione  nei  confronti delle categorie  fragili,  e  gli
  anziani sicuramente rappresentano una di queste, è sempre una  cosa
  giusta  -.  Soprattutto,  e chiudo con questo,  tutti  speriamo  di
  arrivare  ad essere anziani nella nostra società; ma chi  oggi,  da
  una  condizione di età diversa, non attenziona nella giusta maniera
  le  esigenze dell'anziano fa un torto alla memoria e non c'è futuro
  senza memoria.

   PRESIDENTE.     Onorevole    Calanducci,    vista     l'importanza
  dell'argomento  da  lei  sollecitato  sarà  cura  della  Presidenza
  inserire  all'ordine del giorno dei lavori della settimana prossima
  la rubrica  Trasporti', in maniera tale che il Governo possa essere
  in  Aula  e  rispondere  immediatamente all'interrogazione  da  lei
  annunciata.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE. L'onorevole Michele Cimino è in congedo per  oggi,  in
  quanto impegnato a Roma per motivi istituzionali.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a martedì,  15  febbraio
  2011, alle ore 16,00 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


     I  - Comunicazioni

     II   -   Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli  83,
     lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:

     numero  237  «Difesa dell'immagine del prodotto  'pomodorino  di
     Pachino' (SR).

                          GENNUSO - CALANDUCCI - COLIANNI - LEANZA N.

     III   -  Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze  della
     Rubrica:  Turismo, sport e spettacolo'

  IV  -  Discussione del disegno di legge:
     -«Disposizioni   per   la   trasparenza,   la   semplificazione,
     l'efficienza, l'informatizzazione della Pubblica amministrazione,
     l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per  il
     contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo
     mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione della
     legislazione regionale» (numeri 520-144 bis/A)
        Relatore: onorevole Minardo

     V   -  Discussione,  ai sensi dell'articolo  64,  comma  3,  del
     Regolamento  interno, sulla proposta della  Commissione  di  non
     passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge: «Schema di
     progetto  di  legge  costituzionale da  proporre  al  Parlamento
     nazionale ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2, dello  Statuto
     recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana'» (numero
     52/A)

                   La seduta è tolta alle ore 17.00

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli