Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta, da parte dell'Assessore per
il territorio e l'ambiente, la risposta scritta alla seguente
interrogazione:
N. 1003 - Verifica della manovra di alleggerimento del serbatoio
Guadalami del bacino della diga di Piana degli Albanesi (PA) a
salvaguardia della popolazione e del territorio agricolo.
Firmatario: Caputo Salvino
Avverto che la stessa sarà pubblicata in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione, premesso che:
nei giorni scorsi nella città di Palermo si è verificato un triste
episodio che ha visto il decesso di un cittadino extracomunitario
di origine marocchine;
in particolare, la gravità del fatto ha messo in evidenza la
problematica della integrazione sociale ed economica dei cittadini
di origine extra comunitaria;
considerato che:
i rapporti tra la Regione Siciliana ed il Regno del Marocco sono
improntati su rapporti di amicizia ed al rispetto reciproco;
la Regione siciliana deve adottare iniziative a sostegno della
famiglia di Noureddine Adnane;
ritenuto che: occorre creare condizioni serene per favore
l'integrazione sia sociale sia economica;
per sapere:
quali atti e provvedimenti abbia adottato o intenda adottare per
garantire l'integrazione sia sociale sia economica dei cittadini
extracomunitari presenti sul nostro territorio nel rispetto della
legge;
quali iniziative intenda realizzare a sostegno dei familiari di
Noureddine Adnane». (1713)
CAPUTO
«All'Assessore per la sanità, premesso che da diversi anni, nei 55
distretti socio-sanitari della Regione trova applicazione la legge
328/2000;
visto che, nonostante il tempo trascorso, emerge dalla valutazione
dei piani di zona l'insufficiente presenza di piani sanitari a
completamento e integrazione degli interventi sociali previsti;
ritenuta necessaria, tanto sugli aspetti sociali che su quelli
sanitari, una sinergia tra ente locale comune e servizi dell'ASP
soprattutto nelle programmazioni rivolte alle fasce di popolazione
più debole (come disabili e anziani);
osservato che tale integrazione socio-sanitaria risulta
particolarmente carente nei piani personalizzati per minori con
disabilità;
ricordato che un tentativo di potenziamento di tali piani è stato
fatto con l'inserimento dell'art. 91 nelle disposizioni
programmatiche e correttive per l'anno 2010', legge regionale 12
maggio 2010, n. 11, che prevede l'utilizzo di risorse della legge
328/00 e del fondo per le non autosufficienze;
rilevato tuttavia che tale intervento finanziario si è mostrato
insufficiente a far fronte ai bisogni dei minori disabili in
assenza degli interventi di tipo sanitario di cui gli stessi hanno
bisogno, quali logopedia, fisioterapia e psicomotricità;
per p quali misure intenda adottare per evitare un aggravamento
delle disfunzionalità segnalate e favorire una maggiore
integrazione socio-sanitaria negli interveti previsti nei piani di
zona e garantire, oltre il rispetto della legge nazionale,
l'efficacia degli interventi stessi». (1716)
PANEPINTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che i lavoratori precari dell'azienda sanitaria
provinciale (ASP) di Messina e le organizzazioni sindacali di
categoria hanno promosso iniziative per sollecitare l'effettuazione
di tutti i concorsi, inclusi quelli destinati agli ausiliari, per
coprire i vuoti di organico;
considerato che:
il Governo nazionale, abrogando le norme preesistenti sulla
stabilizzazione, ha frustrato le legittime aspettative di coloro
che lavorano da anni nelle strutture sanitarie pubbliche;
le aziende sanitarie hanno, comunque, interesse a valorizzare
professionalità che hanno contribuito a formare nel corso degli
anni;
le procedure concorsuali, nel pieno rispetto delle norme vigenti,
possono consentire di assorbire le professionalità maturate
all'interno delle aziende e rispondere positivamente alle
aspettative legittime e ad un problema sociale molto serio;
è utile operare affinché si evitino contrapposizioni tra precari
ed operatori della SUES;
la pianta organica definita a livello provinciale, frutto del
confronto fra la dirigenza e le OO.SS., che prevede 186 posti di
ausiliario, non deve essere modificata, perché risponde alle
effettive esigenze del servizio;
il personale SUES deve essere utilizzato nelle aziende sanitarie
per le competenze che ha maturato e non ridimensionando il numero
degli ausiliari previsto nelle piante organiche per necessità
organizzative;
la mobilità, imposta dalle normative nazionali varate dal Governo
Berlusconi, va attuata con criteri rigorosi e funzionali alle
esigenze organizzative delle aziende;
per sapere:
se non ritengano necessario approvare la pianta organica
predisposta dall'ASP di Messina e delle altre aziende sanitarie,
così come sono state definite, in ambito aziendale, e senza ridurre
la quota di ausiliari;
se non valutino opportuno l'utilizzazione del personale SUES per
la gestione di servizi, attualmente esternalizzati;
se non considerino urgente approvare le piante organiche e bandire
i concorsi per consentire una piena funzionalità delle aziende e
dare risposte, nel rispetto delle leggi vigenti, alle aspettative
legittime dei lavoratori precari che da anni operano nelle
strutture sanitarie pubbliche». (1717)
PANARELLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute e
all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
è in corso di realizzazione nella costa del territorio di Siracusa
la costruzione di un traliccio alto oltre 36 metri per il sostegno
di un radar di profondità' richiesto dalla amministrazione
militare della Guardia di finanza per il controllo del mare e dei
relativi flussi immigratori;
il sito interessato, prospiciente l'area marina protetta del
Plemmirio, è sottoposto a vincolo paesaggistico ed ha notevole
rilevanza dal punto di vista ambientale;
considerato che:
oltre al grande impatto visivo del traliccio, destano
preoccupazione nei residenti della zona costiera interessata le
emissioni di onde elettromagnetiche che la struttura produrrebbe;
il dipartimento ARPA di Siracusa, al riguardo, avrebbe riferito al
comitato di cittadini all'uopo costituitosi che non è stato fornito
alcuno studio atto a rassicurare sulla salvaguardia della salute
rispetto ai possibili effetti prodotti dalle onde elettromagnetiche
emessa dal radar;
tale situazione desta un evidente senso di apprensione e timore
sulla popolazione per i possibili effetti nocivi che le onde
elettromagnetiche emesse potrebbero generare sulla salute umana e
degli animali che vivono nella zona;
nessuna informazione sarebbe stata fornita al riguardo dalle
autorità competenti, sebbene più volte richiesta; in particolare
dalla associazione Plemmyrion che insieme alla rete delle
associazioni ambientaliste ha manifestato contrarietà a tale
iniziativa, a tutela della salute;
per sapere:
se nell'iter tecnico-amministrativo che ha portato alla
autorizzazione dell'impianto in oggetto siano state rispettate
tutte le norme vigenti in materia;
se si ritenga di poter escludere, per effetto della costruzione
dell'impianto in oggetto, ogni possibile rischio per la salute
della popolazione residente nell'area, con riferimento ai limiti di
emissione previsti dalla legge;
se non si ritenga, nelle more degli accertamenti del caso, di
richiedere la sospensione dei lavori in oggetto». (1718)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
DE BENEDICTIS
«All'Assessore per la salute, premesso che nelle recenti nomine
operate dal direttore generale dell'ASP di Palermo è stato affidato
l'incarico di direttore del distretto di Petralia Sottana al dottor
Filippo Grippi, da oltre 11 anni operante in altri distretti con la
funzione attenuta dopo selezione concorsuale per direttore di
struttura complessa con contratto quinquennale e con verifica
favorevole alla scadenza dei cinque anni;
ricordato che il dottore Grippi ha subìto numerose intimidazioni,
regolarmente denunciate alle autorità di polizia, verosimilmente
riconducibili al ruolo avuto nella verifica dei pagamenti alla
clinica di Aiello a Bagheria, dove operò a tutela dell'erario
pubblico facendo emergere le illegalità di quel caso;
considerato che la nomina del dottore Grippi a Petralia è avvenuta
parallelamente alla ingiustificabile nomina del dottore Scaduto a
coordinatore sanitario dell'ASP di Palermo, anche lui coinvolto
nella vicenda della clinica Aiello ma in posizione opposta e
contraria a quella avuta da Grippi e, per tali ragioni, ritenuto
colpevole di danno erariale;
presa nota della inconsistenza delle dichiarazioni pubbliche
offerte dal dottor Cirignotta in merito alla nomina del dottore
Scaduto;
visto che l'allontanamento del dottore Grippi per di più sarebbe
stato accompagnato da una consistente quanto incomprensibile
riduzione della sua busta paga;
valutato che l'insieme dei fatti sopra descritti sembra
configurare una ritorsione nei confronti del dottore Grippi, in
contraddizione con le indicazioni di trasparenza e rigore nelle
nomine della sanità più volte affermate e ripetute quali linee
operative dell'attuale Governo regionale;
per sapere:
quali ragioni abbiano portato alla scelta di spostare il dottore
Grippi nella sede di Petralia e, parallelamente, di affidare al
dottore Scaduto l'incarico di coordinatore sanitario dell'ASP di
Palermo;
quali motivazioni siano adducibili per la riduzione degli
emolumenti al dottore Grippi mentre gli si affida un incarico che
comporta aggravi di costi per raggiungere quotidianamente la sede
assegnata;
se non valuti censurabile il comportamento e le scelte operate dal
dottor Cirignotta nella qualità di direttore generale dell'ASP di
Palermo». (1719)
DE BENEDICTIS
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
con nota emessa dal servizio 6 - programmazione dell'emergenza -
dal giorno 25 gennaio 2011, si è provveduto alla 'eliminazione'
della base di Catania e alla individuazione, come base,
Caltanissetta;
nella nota viene evidenziato che tale rimodulazione comporterà
l'utilizzo di elicotteri più performanti;
conseguentemente, viene prevista la riduzione ad H12
dell'operatività dell'eliambulanza allocata presso la base di
Catania;
tale ridotta operatività si riverbera sulla funzionalità della
pista di atterraggio essendo la stessa, quindi, inoperante per le
ore post meridiane, causa mancanza di servizi essenziali alla
sicurezza;
ciò, di fatto, impedisce l'utilizzo della pista anche ad eventuali
altri elicotteri adibiti all'emergenza;
in ogni caso si priva un vasto bacino (comprendente le province di
Messina, Catania, Siracusa e Ragusa, oltre le isole) della
necessaria copertura in caso di emergenza sanitaria, con ciò, di
fatto, alimentando legittime preoccupazioni dei cittadini in merito
alla potenziale lesione di un bene considerato primario qual è
quello della salute;
per sapere:
quali iniziative intendano prendere per mantenere inalterati i
livelli di intervento nel territorio che allo stato risultano
fortemente penalizzati;
quale sia il peso da dare alla nota in parola quando evidenzia,
quale base della rimodulazione, l'utilizzo di elicotteri più
performanti;
le motivazioni tecniche che hanno comportato l'individuazione,
come base, di Caltanissetta e, conseguentemente, la
declassificazione della base di Catania». (1723)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
FORZESE-LENTINI
PRESIDENTE. L'interrogazione testé annunziata sarà inviata al
Governo e alla competente Commissione.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
nel comune di Camporeale, territorio della provincia regionale di
Palermo, non risulta attivo il servizio del 118;
tale situazione è pregiudizievole per il diritto alla salute dei
cittadini del predetto comune e dell'intero comprensorio e crea una
disparità di trattamento tra i residenti nel territorio regionale;
considerato che:
il comune di Camporeale, proprio per la distanza dal capoluogo
siciliano e per le notevoli difficoltà dovute alle precarie
condizioni di viabilità, presenta un percorso insidioso e
abbastanza lungo per raggiungere un presidio sanitario o
ospedaliero;
tale situazione mette in pericolo il diritto alla salute;
ritenuto che:
si tratta di un servizio pubblico per la salute e quindi di
primaria utilità e necessità;
occorre attivare immediatamente il servizio del 118 presso il
comune di Camporeale;
per sapere:
i motivi che ad oggi impediscano la fruizione del servizio del
servizio del 118 a Camporeale (PA);
quali provvedimenti abbiano o intendano adottare per tutelare il
diritto alla salute dei cittadini di Camporeale e dell'intero
comprensorio;
quali provvedimenti abbiano o intendano adottare per avviare il
servizio del 118 a Camporeale». (1712)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
in data 25 giugno 2010 nella GURS n. 9 - Serie speciale concorsi -
è stato pubblicato il bando di concorso pubblico, per titoli ed
esami, da espletarsi con le modalità previste dal DPR 10 dicembre
1997 n. 483, per la copertura a tempo indeterminato di n. 4 posti
di dirigente amministrativo, indetto dall'azienda ospedaliera per
l'emergenza Cannizzaro di Catania;
considerato che:
la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19, comma 4, concernente
l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone che: 'Ai fini
dell'accelerazione e della trasparenza delle procedure concorsuali'
(...) per il triennio successivo all'entrata in vigore della
medesima legge i posti messi a concorso siano coperti mediante
concorsi pubblici per 'soli titoli';
considerato, altresì, che:
con successiva disposizione legislativa il termine previsto dal
suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;
in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
in materia di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
dispone testualmente che: 'Per gli enti locali e per
l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti a tutela e
vigilanza della medesima amministrazione, il termine previsto dal
comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25 è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
inequivocabile, che la norma si applica anche al personale delle
aziende sanitarie, con esclusione del solo personale dell'area
medica;
per sapere:
sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura siano
state stabilite le procedure concorsuali della suddetta selezione,
atteso che la legge prevede, nella fattispecie, l'espletamento del
concorso per soli titoli;
quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per la
modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 9 - Serie
speciale concorsi - del 25 giugno 2010, onde garantire il rispetto
della normativa vigente e dei principi inderogabili della
trasparenza nelle procedure concorsuali riguardanti la pubblica
amministrazione e gli enti sottoposti a tutela e vigilanza della
medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993». (1714)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
GALVAGNO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
un articolo dal titolo 'Un terzo delle scuole senza agibilità',
pubblicato il 20 febbraio 2010 dal quotidiano 'La Repubblica',
edizione di Palermo, a pagina IX, riporta la notizia relativa alla
mancanza del certificato di agibilità in 96 dei 272 edifici
scolastici della città di Palermo;
in particolare, sempre secondo il suddetto articolo, il documento,
che attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene e
salubrità degli edifici e degli impianti installati mancherebbe in
17 scuole superiori, 10 scuole medie, 25 istituti comprensivi e 44
tra scuole elementari e materne del capoluogo;
il certificato di agibilità assicura il rispetto di tutte le
normative tecniche a cui l'immobile deve ottemperare ed in
particolare assicura anche la regolarità della costruzione dal
punto di vista igienico-sanitario, della sicurezza sismica e della
conformità alla legge degli impianti tecnologici;
considerato che:
nel 2008, dopo il drammatico crollo del tetto in una scuola di un
liceo di Rivoli, in provincia di Torino, che causò la morte di un
alunno, il Ministro Gelmini dispose un monitoraggio sulle
condizioni di sicurezza di tutti gli edifici scolastici;
il monitoraggio, fatto attraverso un questionario compilato dai
presidi, è stato completato nel 2009, ma i risultati dell'indagine,
che dovrebbero essere in possesso del Ministero dell'istruzione,
dei suoi uffici periferici (ex provveditorato agli studi e uffici
scolastici regionali) e degli enti locali non sarebbero stati resi
noti;
già nel lontano luglio del 2009, con un precedente atto ispettivo
(n. 667), cui non è stato dato a tutt'oggi alcuna risposta,
l'interrogante chiedeva quali fossero le scuole in possesso di
tutti i requisiti di sicurezza imposti dalla legge e quali
provvedimenti fossero stati presi nei casi di inadempienza o
irregolarità accertate;
lo Statuto attribuisce importanti competenze alla Regione in
materia di scuola;
per sapere:
i risultati del monitoraggio del 2008 sullo stato di sicurezza
degli edifici scolastici nel territorio siciliano; quali misure si
intendano adottare e con quali risorse si intenda provvedere per
assicurare la rapida realizzazione delle condizioni di sicurezza
nelle scuole siciliane». (1715)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
MATTARELLA
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per le risorse agricole ed alimentari,
premesso che:
circolano con insistenza indiscrezioni relative alla prossima
emanazione di un bando di gara per l'affidamento del servizio di
antincendio boschivo mediante l'impiego di un numero imprecisato di
elicotteri tra cui alcuni biturbina;
il servizio antincendio boschivo nella Regione è stato sempre
svolto con elicotteri monoturbina;
l'utilizzo di un velivolo biturbina comporta un costo quasi doppio
rispetto a quello di un elicottero monoturbina, ossia circa mezzo
milione di euro in più l'anno, senza duplicarne i risultati nello
specifico impiego, anzi con una efficacia nello spegnimento incendi
notevolmente inferiore, tanto è vero che le altre regioni italiane
non lo adottano proprio in ragione di uno sconveniente rapporto
costo-efficacia;
il fenomeno degli incendi boschivi è stato fino ad ora contrastato
senza aver mai fatto lamentare alle autorità preposte la mancanza
di mezzi più efficaci;
l'elicottero biturbina, aldilà dell'impiego antincendio, può
essere di più congeniale utilizzo per trasporto di persone,
attività estranea al servizio di antincendio boschivo, o
elisoccorso, servizio già svolto da specifici elicotteri;
per sapere:
se effettivamente sia in corso di emanazione un bando di gara con
tali requisiti;
se si ritenga opportuno adottare un mezzo aereo oltremodo costoso
per sottoimpiegarlo in un servizio sino ad ora soddisfatto, non
solo nella Regione siciliana, con mezzi molto più economici ed
efficienti in termini di spegnimento incendi e se ciò non configuri
uno spreco in un periodo in cui i bilanci non consentono errori di
valutazione». (1720)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
LEONTINI-MANCUSO-LIMOLI-CORONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che l'azienda sanitaria provinciale di Agrigento, a
seguito dell'entrata in vigore della l. r. n. 5/2009, dall'1
settembre 2009 affidata al D. G. dr. Salvatore Olivieri, è
subentrata alle cessate aziende ospedaliere 'San Giovanni di Dio'
di Agrigento, azienda ospedaliera di Sciacca ed AUSL n. 1 di
Agrigento;
da informazioni assunte attraverso gli organi di stampa, anche a
tiratura nazionale, si ha notizia di irregolarità e criticità assai
rilevanti come riportato nell'ordine dei punti che seguono:
1. Banca cordonale di Sciacca: trascrizione (parziale) del d.a. n.
2084 del 12 agosto 2010.
Nonostante la richiesta espressa con la nota assessoriale del 5
maggio 2010 prot. n. DASOE/6/1187, non è stata trasmessa una
rendicontazione delle attività poste in essere per effetto del
finanziamento, rendicontazione che desse contezza delle azioni
intraprese ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti, e
non si è altresì provveduto, come richiesto con la medesima nota,
alla definizione di un modello organizzativo che si discostasse per
efficacia ed efficienza dai precedenti modelli gestionali;
si riportano, in proposito, stralci del decreto assessoriale n.
2084 del 12 agosto 2010:
'(...) considerato che il Direttore Generale con nota prot. N.
3904/D del 25 maggio 2010 ha invece trasmesso una nota di mera
risposta che non fornisce elemento alcuno di riscontro alla
richiesta suddetta in merito alla rendicontazione delle attività
poste in essere e alla definizione di un nuovo modello
organizzativo.
(...) considerato che non risulta ottemperata la disposizione
espressa nella nota prot. N. DASOE/6/1546 del 7 maggio 2010 di
provvedere al reintegro presso la banca cordonale della
responsabile del sistema di gestione della qualità la cui presenza
viene ritenuta necessaria per la realizzazione del piano delle
azioni correttive.
(...) decreta: nominare il Dott. Affilio Mele, quale commissario
ad acta, per il progetto di riqualificazione della Banca cordonale
di Sciacca, il quale si avvale di un rappresentante esperto quale
il dottor Raimondo Marcenò del Centro Regionale Sangue';
tale situazione, a dir poco incresciosa ed irriverente, appare
alquanto singolare sia sotto il profilo della necessaria
subordinazione tra organi preposti, sia sotto quello
dell'effettività dell'azione demandata al commissario, stante
l'intralcio verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Non
ultimo il mancato rapporto collaborativo, preesistente e forse
inesistente, foriero di commistione e confusione tra le due
gestioni (ASP e Banca del cordone), non ultimi i maggiori costi da
sostenere. Non è dato conoscere il tempo a disposizione del
commissario e relativo esperto oltre alla spesa che deriva;
per sapere lo stato degli atti anche sotto il profilo della
funzionalità, dell'efficacia e dell'efficienza della struttura e se
siano segnalate responsabilità di specie;
2. Atto aziendale (D. 15/10/2010).
E' stato approvato (a condizioni) e pubblicato nella GURS del 12
novembre 2010;
sistematicamente, l'atto doveva entrare in vigore a far data
dall'1 dicembre 2010;
il D. G. ha posto in essere la deliberazione n. 1088 del 18
novembre 2010, sciogliendo le riserve e fissando la data di entrata
in vigore all'1 dicembre 2010, sennonché inopinatamente, e solo
mediate foglio di servizio interno n. 25746 del 3 dicembre 2010 -
non indirizzato all'Assessore - l'entrata in vigore è stata
rinviata al 15 gennaio 2011;
meraviglia che la direzione generale, con motivazioni
estemporanee, prive di pregio, rinvii l'entrata in vigore dell'atto
aziendale con questa modalità e, peraltro, senza far seguire
apposito atto deliberativo a modifica di quello n. 1088
precedentemente adottato;
sembra palese la 'violazione di legge';
per sapere se l'Assessore sia a conoscenza di tale anomalia e,
qualora lo fosse, quale iniziativa intenda adottare. Rimane oscuro,
altresì, il meccanismo di individuazione e di assegnazione delle
strutture semplici che non figurano tutte nell'atto aziendale e che
restano attivate in regime di 'proroga' anche in assenza delle
necessarie indicate nelle apposite linee guida;
3. Esposti del sindacato FIALS e di un ex dirigente dell'azienda.
Dagli organi di stampa, si apprende che in data 7 settembre 2010,
il V. segretario regionale del sindacato FIALS ha segnalato, tra
gli altri, all'Assessorato della salute, alla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Agrigento ed alla Corte dei conti
di Palermo, varie irregolarità ed abusi in tema di consulenze,
acquisti e forniture, e fatto affiggere, in maniera plateale,
manifesti murali in tutti i locali adiacenti alla struttura;
la segnalazione sembra precedere quella del dottor Cataldo
Manganaro il quale, prima di essere collocato in aspettativa, per
assumere altro incarico, avrebbe inviato alla Procura della
Repubblica di quel capoluogo altro significativo esposto in ordine
a presunti reati in materia di appalti e forniture. Tale contesto
sembra condurre alla deliberazione n. 1146 del 3 dicembre 2010, con
la quale risulta deliberata la sostituzione dei gruppi frigoriferi
e impianto di rigenerazione presso gli ospedali di Sciacca ed
Agrigento per una spesa complessiva pari ad euro 4.912,086,00, in
parte a carico del dicastero dell'ambiente ed in parte a carico del
bilancio dell'azienda a decorrere già dall'esercizio appena
trascorso 2010;
4. Gestione della pianta organica.
Attraverso le deliberazioni, come tali rese pubbliche sul sito
istituzionale dell'ASP, mediante l'uso della formula 'in attesa
della definizione della pianta organica', si ricava una costante e
continua attività di assunzione a tempo determinato, sia medico,
sia paramedico e non medico, compreso personale dirigente assunto
ex art. 15 septies, co. 2, del d.lgs. n. 502/92, ovvero in deroga
all'art. 7, co. 6, d.lgs. n. 165/01;
si cita a titolo di esempio 'l'avviso pubblico' di cui alla
deliberazione n. 970 del 14 ottobre 2010, con la quale si provvede
al conferimento di ben otto incarichi di collaborazione coordinata
a progetto per l'assunzione di tre ingegneri, due medici di
medicina del lavoro e tre tecnici della prevenzione, e ciò
nonostante l'azienda, fino a prova contraria, abbia già in organico
personale di eguale qualifica e professionalità;
peraltro si dovrebbe rendicontare il meccanismo di proroga degli
incarichi agli ausiliari, meccanismo che ha scatenato vive proteste
per una presunta iniqua assegnazione dei periodi di servizio e che
è sfociata in una specifica contestazione all'Assessorato Salute;
per sapere altresì, restando ciò un mistero di difficile
comprensione, la logica di attribuzione della durata degli
incarichi a tempo determinato: tre mesi, sei mesi e così via;
5. Obiettivi e riorganizzazione.
Per sapere, in previsione della valutazione cui è sottoposta la
dirigenza aziendale, se si sia provveduto:
alla riorganizzazione dei pronto soccorso delle strutture
ospedaliere attraverso procedure di pubblica evidenza finalizzate
al miglioramento delle condizioni di accoglienza con precisi
indicatori e standard attesi e tempi di trattamento dei pazienti;
alla fornitura del primo ciclo di terapia per i pazienti in
dimissione, obiettivo impartito al direttore generale di Agrigento,
per quanto attiene al nosocomio di Sciacca nel corso dell'anno
2010, (fornitura del primo ciclo ai pazienti che ne hanno bisogno e
comunque non meno del 20 per cento dei dimessi);
alla riqualificazioni delle 'cure domiciliari', motivando
completamente il ricorso ad esternalizzazioni, e se sia stato
soddisfatto il 'raggiungimento dell'obiettivo strategico di
incrementare del 10 per cento rispetto ai valori 2008, le cure
domiciliari erogate a favore delle persone ultra
sessantacinquenni';
alla trasmissione al servizio I del dipartimento regionale per la
pianificazione strategica della deliberazione di ricognizione del
personale ricollocato e dei posti rimasti vacanti in dotazione
organica, con la specificazione di quelli disponibili;
alla riduzione delle 'liste d'attesa e dei tempi d'attesa';
alla riorganizzazione dell'attività ALPI (attività libero
professionale intra moenia) attraverso l'istituzione di un apposito
ufficio che ne controlli il buon andamento anche alla luce dei
recenti casi di presunta mala sanità, verificando le situazioni
delle incompatibilità dei medici che svolgono delle attività in
regime di convenzione con l'azienda (MMG, PLS, SUMAISTI, etc.)
attraverso una relazione relativa alle procedure di verifica
effettuate e risultati ottenuti;
all'accorpamento delle unità operative 'doppione';
alla rifunzionalizzazione dei servizi territoriali con l'apertura
dei PTA ;
al risanamento del bilancio;
infine, se corrisponda al vero che, in spregio al divieto di
esternalizzazione di funzioni, in nessuna struttura ospedaliera
sarebbe istituzionalmente attivata l'unità di anatomia patologica
né sarebbe stata prevista la necessaria istituzione per perpetrare
il ricorso a struttura esterna privata». (1721)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BUFARDECI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
l'Istituto regionale per il credito alla cooperazione (IRCAC),
ente pubblico economico sottoposto a vigilanza e controllo della
Regione siciliana, ha concesso alla cooperativa Torre Macauda' e
alla Sicilia Torre Macauda' s.r.l., con sede in Sciacca, numerose
agevolazioni creditizie e finanziarie tra cui, in particolare:
1) credito a medio termine di lire 2.172.704.425 (pari ad euro
1.122.108,19), concesso ex l.r. 12/63 con atto di mutuo
dell'08/02/1991 - Rep. n. 156126 - in notar Francesco Giambalvo di
Palermo;
2) credito a medio termine di lire 2.314.797.800 (pari ad euro
1.195.493,29), concesso ex l.r. 12/63 con atto di mutuo del
25/10/1991 - Rep. n. 156496 - in notar Francesco Giambalvo di
Palermo;
3) credito a medio termine di lire 9.917.452.035 (pari ad euro
5.121.936,52), concesso ex artt. 14 l.r. n. 36/91 e 114 l.r. 25/93
con atto di mutuo del 29 luglio 1994 - Rep. n. 2183 in notar
Gabriella Lupo di Palermo;
i finanziamenti concessi sono garantiti da ipoteche di grado
capiente, iscritte sul noto complesso turistico alberghiero sito in
Sciacca, denominato Torre Macauda', oltre che dalle fideiussioni
personali degli obbligati in solido;
per il recupero del credito l'IRCAC ha promosso dinnanzi al
tribunale di Sciacca un procedimento esecutivo immobiliare in danno
della cooperativa Sicilia Torre Macauda e della Torre Macauda
s.r.l. e spiegato intervento, per l'intero credito vantato, che
ammonta ad oltre 15 milioni di euro, di cui 7 milioni in linea
capitale;
per il recupero del credito relativo ai due finanziamenti concessi
ex l.r. 12/63, l'IRCAC è altresì intervenuto nell'esecuzione
immobiliare n. 35/99, promossa dinnanzi al tribunale di Palermo in
danno dei garanti;
il valore del complesso turistico alberghiero, sottoposto ad
esecuzione nelle predette procedure in danno della cooperativa
Torre Macauda, e della Sicilia Torre Macauda è già stato stimato,
con consulenza tecnica d'ufficio, in oltre 30 milioni di euro;
con delibera 8074 del 23/10/2007 il consiglio d'amministrazione
dell'IRCAC, su proposta del direttore generale, avvocato Alfredo
Ambrosetti (già direttore amministrativo della azienda delle Terme
di Sciacca), aveva accolto, prescindendo dal parere del servizio
legale dell'IRCAC, una proposta di pagamento di complessivi 5
milioni e 600mila euro a saldo e stralcio dell'intero credito
vantato dall'ente;
successivamente, risultano essere state inoltrate nuove proposte
di sistemazione a saldo e stralcio della posizione debitoria delle
società di che trattasi nei confronti dell'IRCAC;
considerato che:
il valore complessivo degli immobili pignorati nei confronti della
cooperativa Torre Macauda e della Torre Macauda s.r.l. (27 milioni
di euro circa) sia nei confronti dei garanti (3 milioni di euro)
consente di ritenere che attraverso la vendita giudiziale di tali
beni potrà essere soddisfatto il credito vantato dall'IRCAC;
le richiamate procedure esecutive sono già in prossimità della
vendita all'asta, la cui udienza è stata fissata ad aprile 2011;
sebbene la cooperativa e la s.r.l. siano in liquidazione
volontaria ormai da anni, hanno continuato a svolgere la propria
attività imprenditoriale;
per sapere quali iniziative intenda assumere per evitare che
l'accettazione della proposta di definizione bonaria si traduca
nella dispersione di un credito certo e recuperabile e, di
conseguenza, in un danno rilevante per le finanze della Regione
siciliana, atteso che il valore dei beni immobili ipotecati a
garanzia del finanziamento e/o sottoposti ad esecuzione forzata
consente di ritenere il credito vantato possa essere integralmente
recuperato». (1722)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
MATTARELLA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che, in data 22 febbraio 2011, sono state
presentatele seguenti mozioni:
numero 245 «Interventi a tutela della pianta del Carrubo», degli
onorevoli Gennuso, Leanza Nicola, Calanducci e Colianni Paolo,
numero 246 «Iniziative volte a revocare la sospensione del
servizio di trasporto gratuito urbano ed extraurbano per gli
anziani», degli onorevoli Calanducci, Gennuso, Catalano, Colianni e
Arena.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'albero del carrubo è parte integrante del territorio siciliano.
Da tempi remoti ha influenzato infatti la vita quotidiana ed ha
lasciato tracce indelebili nella storia del territorio dell'Isola è
stato utilizzato come semplice foraggio a basso costo per gli
animali da soma; nei dolci e nei preparati alimentari che si
facevano e, ancora si fanno, con le silique, e negli infusi che i
nostri antenati utilizzavano per curare malattie di ogni genere;
gli esperimenti effettuati sul carrubo e sui suoi derivati hanno
evidenziato le alte potenzialità di questo prodotto. Da ciò
l'interesse che recentemente si è risvegliato verso il carrubo, che
è stato rivalutato sia in termini economici che in termini di
arboricoltura, tanto che la coltura di questo prezioso albero al
giorno d'oggi viene praticata con più criterio;
le silique del carrubo sono utilizzate nell'industria farmaceutica
come componenti degli antibiotici e, ancora più in generale, la
carruba e i suoi semi sono impiegati in svariati campi:
dall'alimentare, già citato, alla farmacosmesi; dal settore
zootecnico a quello medico-sanitario, e ciò dimostra quante
sostanze importanti siano presenti dentro una singola carruba;
il carrubo è una realtà del territorio siciliano e come tale va
protetto e tutelato;
ricordato che:
per il carrubo, una pianta conosciuta da tempi remoti, può
ipotizzarsi che fin dalle origini sia stato un albero tipico della
macchia mediterranea, ma non è possibile stabilire con esattezza il
suo luogo di origine. Alcuni studiosi lo ritengono originario
dell'Asia Minore o della Siria, altri ne pongono le origini in
Egitto; altri ancora lo credono originario della Sicilia. Per altri
il carrubo esisteva come albero spontaneo nelle terre del bacino
orientale del Mediterraneo ma la sua coltivazione ebbe inizio
soltanto nei tempi storici: i Greci la estesero in Sicilia, ma gli
Arabi ne intensificarono la coltivazione e la propagarono fino al
Marocco e alla Spagna. Per altri ancora la diffusione del carrubo
in Sicilia fu dovuta ai Fenici, che della Sicilia furono i
colonizzatori più antichi. I Fenici avrebbero trovato nelle carrube
quasi un sostituto dei datteri. Essi tenevano vivo il culto degli
alberi che tollerano la siccità estiva e conservano nel sottosuolo
riserve persistenti di umidità. Verso la fine del Medioevo il
carrubo veniva coltivato in tutte le terre del Mediterraneo
compatibili con la sua coltura, il suo frutto, noto a tutte le
popolazioni cristiane d'Europa, era già utilizzato per la
preparazione di prodotti medicinali e di dolci. Nella seconda metà
del Settecento interessanti notizie vengono fornite sulla sua
coltura: tra le zone di maggiore produzione i territori di Modica,
Ragusa, Comiso, Scicli, Noto e Avola. A quel tempo la produzione
siciliana era valutata in 60 mila 'cantari' l'anno, dei quali 40
mila venivano esportati attraverso i porti di Augusta, Siracusa,
Noto e Scoglitti; le carrube non esportate venivano utilizzate come
alimento per il bestiame e la povera gente, oltre che per usi
medicinali;
sottolineato che col passare dei secoli il carrubo non invecchia,
diventa più robusto, gigantesco, più chiomato, più possente e
fruttifero. Questo albero si adatta a terreni di varia natura,
preferisce quelli calcarei di media consistenza o sciolti, quindi
permeabili. Vive bene nei terreni acidi e rocciosi, ma a condizione
che la roccia sia fratturata: se il terreno è poco profondo, la
pianta cresce stentatamente e rimane rachitica, dando prodotto
scarso e di pessima qualità. La Sicilia è la Regione italiana con
la maggiore produzione di carrube. Le principali province siciliane
sono: Ragusa, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Catania e
Palermo. Il carrubo per quanto robusto risente di alcune avversità
che possono colpire l'albero e il frutto. L'albero ha una buona
resistenza alle alte temperature, ma, come tutte le piante
sempreverdi, si dimostra particolarmente sensibile al freddo. Il
vento può danneggiare le piante adulte, provocando la rottura di
rami;
evidenziato che:
le popolazioni della Sicilia orientale, del sud e del centro
dell'Isola un tempo preparavano, e ancora oggi preparano,
mostaccioli, biscotti, pasta, dolci, mostarda, marmellata di polpa
macinata di siliqua di carruba e, con la siliqua torrefatta in
diversi Paesi europei si ottiene un gustoso surrogato del caffè e
del cioccolato. In Turchia, con la polpa, si ricavano liquori
eccezionali e nei Paesi arabi paste, tamarindo, sorbetti e
sciroppo. Nei Paesi del bacino del Mediterraneo, molti ammalati di
disturbi intestinali o respiratori guariscono grazie ad un infuso
di polpa. Le Forze armate italiane e tedesche, durante la II guerra
mondiale, usarono un prodotto di polpa di carrube chiamato
'Energon' per alimentare muli e cavalli, adoperati proficuamente
durante le operazioni belliche;
la società industriale farmaceutica 'Nestlé' ha messo in commercio
un preparato per curare i mali dispeptici chiamato 'Argon',
costituito essenzialmente di farina di siliqua di carruba. Lo
sciroppo ricavato dalle carrube dalle massaie e da ricercatori di
Scicli (RG) ha il potere di raddoppiare le energie e le facoltà
intellettive in scolari e studenti e di raddoppiare nell'uomo la
forza di resistenza al lavoro più duro. Tale sciroppo è tuttora
usato in medicina in Inghilterra, Francia e Germania. Lo sciroppo a
Scicli e nei centri vicini, negli anni '40, veniva usato come
'tonico', come ricostituente per i convalescenti, per i depressi,
per i malati affetti da disturbi cardiovascolari, sessuali, colpiti
da polmonite, bronchite, tubercolosi, ipostenia e varie altre
malattie. Migliaia di persone sono state curate con estratti di
carruba, distillati e vini di carruba ed hanno usato miele di
carruba per la preparazione di speciali dolci natalizi e pasquali.
Le silique di carrubo, mature e fresche, lavate e denocciolate,
pestate e passate producono un miele speciale. Il miele di siliqua
di carruba, pulito, costituisce un alimento di alto valore
nutritivo ed ha delle proprietà curative e sanative nelle ferite
infette;
considerato che:
l'industria alimentare utilizza il carrubo per dolci e gelati; la
farina di carrube, infatti, impiegata in dosi dello 0,1-0,3%,
conferisce ai gelati artigianali una struttura uniforme e
vellutata, evitando la formazione di grossi cristalli di ghiaccio.
Non altera le proprietà organolettiche, e la fusione del gelato
risulta lenta e cremosa. Un altro sottoprodotto della farina è il
'Carcao', un prodotto dolciario succedaneo del cacao. Si amalgama
meglio con gli altri ingredienti alimentari grazie al basso
contenuto di grassi. Lo sciroppo di carruba è un sostituto dello
zucchero nella preparazione di dolci, gelati, vini liquorosi, vini
particolari, ecc.;
in tutti i prodotti emulsionanti, la farina di semi di carruba ha
ottime proprietà stabilizzanti ed addensanti;
anche in alcuni tipi di dessert, a base di yogurt, la farina ha
non solo un'azione addensante, ma anche stabilizzante, in quanto
evita la separazione del siero dal prodotto finito;
la farina di semi di carruba per le sue spiccate proprietà leganti
e stabilizzanti nelle emulsioni viene utilizzata nella produzione
di insaccati (salsicce, würstel, ecc). L'aggiunta della farina
permette infatti di ottenere una pasta più omogenea, più stabile e
più morbida;
la farina di carrube è un alimento la cui utilizzazione zootecnica
si va sempre più diffondendo per alcune caratteristiche che la
contraddistinguono, specie per l'elevata appetibilità e per le
proprietà dietetiche. In particolar modo nell'alimentazione dei
suini si è riscontrato un aumento del peso utilizzando miscele
alimentari a base di farina di carrube, caratteristiche riscontrate
in tutti gli animali alimentati principalmente con silique di
carrube, che contengono sostanze zuccherine ed azotate in
abbondanza. Gli esperimenti effettuati dal 1937 in poi hanno
dimostrato quanto sia positiva un'alimentazione costante a base di
silique di carrubo in quasi tutti gli animali;
rilevato che:
il carrubo viene utilizzato dall'industria farmaceutica. Pochi
grammi di sciroppo di carrube, infatti, diluito in acqua o vino
hanno proprietà curative nelle affezioni polmonari e bronchiali,
nei disturbi gastrici, nelle affezioni tumorali ed hanno proprietà
ricostituenti per l'organismo e il sistema nervoso, umano ed
animale. Le famiglie agricole delle province di Agrigento, Ragusa e
Siracusa preparavano, con la polpa delle carrube, una bevanda
simile a the. Lo stesso liquido veniva bevuto in inverno per curare
il raffreddore, l'influenza e la tosse. Una moderna branca della
fitoterapia è da considerare la fitocosmesi. La farina ricavata dai
carati è molto ricercata per uso cosmetico anche a livello
industriale. Questo prodotto eserciterebbe un'azione idratante,
rinfrescante ed emolliente sulle pelli secche e delicate esposte al
vento ed ai raggi solari;
ricerche scientifiche hanno evidenziato che i vitelli affetti da
tumori alla bocca sono guariti, non mediante intervento chirurgico,
ma grazie alla somministrazione di un infuso ottenuto con un
processo industriale che necessita dei frammenti di legno,
corteccia, radici, frutti, rami e foglie di carrubo,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire a tutela della pianta del carrubo.
GENNUSO-LEANZA N.-CALANDUCCI-COLIANNI
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 22 febbraio 2011, pervenuta
in pari data (protocollata al numero 1690/AULAPG del 23 febbraio
2011), l'onorevole Santo Catalano ha dichiarato, ai sensi dell'art.
23 del Regolamento interno dell'ARS, di aderire al Gruppo
parlamentare Misto, cessando contestualmente di far parte del
Gruppo parlamentare I Popolari di Italia Domani'.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
numero 241 «Iniziative per l'istituzione di un 'Osservatorio
regionale dei fenomeni migratori'», degli onorevoli Ammatuna,
Ferrara, Galvagno, Mattarella e Rinaldi,
numero 242 «Interventi a tutela dell'emergenza umanitaria e della
sicurezza della Sicilia, conseguenti al recente incremento di
flussi migratori», degli onorevoli Caputo, Buzzanca, Falcone e
Vinciullo,
numero 243 «Iniziative a livello centrale per la creazione di un
idoneo ed efficiente sistema di infrastrutture viarie», degli
onorevoli Picciolo, Laccoto, Gucciardi e Vitrano,
numero 244 «Censura all'Assessore regionale per la salute», degli
onorevoli Limoli, Leontini, Mancuso, Bosco, Beninati, Campagna,
Corona, D'Asero, Leanza Edoardo, Marinese, Torregrossa, Scoma,
Pogliese, Falcone, Vinciullo, Formica, Caputo e Buzzanca.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Presidenza del vicepresidente Formica
Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del Regolamento
interno, di interrogazioni della rubrica Autonomie locali
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del Regolamento
interno, di interrogazioni della rubrica Autonomie locali e
funzione pubblica .
Si passa all'interrogazione numero 445 «Iniziative urgenti al fine
di consentire il corretto funzionamento del consiglio comunale e
garantire l'imparzialità degli organi amministrativi presso il
comune di Comitini (AG)», dell'onorevole Marinello.
Non essendo presente in Aula il firmatario, la stessa si intende
trasformata in interrogazione con richiesta di risposta scritta.
Si passa all'interrogazione numero 1203 «Notizie circa il
licenziamento dei tecnici dei comuni di Catania e Carlentini (SR)
assunti in forza della legge n. 433 del 1991», dell'onorevole
Vinciullo.
Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione, premesso che, nella notte del 13
dicembre del 1990, le province di Siracusa, Ragusa e Catania sono
state interessate da un devastante evento calamitoso, comunemente
chiamato terremoto di 'Santa Lucia' proprio perché verificatosi in
occasione dei festeggiamenti in onore della Patrona e martire
siracusana;
preso atto che è stata approvata, il 31/12/1991, la legge n. 433,
avente per oggetto la ricostruzione degli immobili privati e
pubblici colpiti e devastati da detto evento calamitoso;
accertato che, oltre ai fondi previsti per la ricostruzione, i
comuni colpiti dal sisma vennero autorizzati ad assumere, a tempo
determinato, dei tecnici, al fine di istruire le migliaia di
pratiche che erano state presentate nei vari comuni delle tre
province;
tenuto conto che:
nel dicembre del 2002, la finanziaria nazionale autorizzava i
comuni, colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, a trasformare
i contratti dei tecnici de quibus, da tempo determinato a tempo
indeterminato;
la Regione siciliana ha recepito la legislazione nazionale, tanto
è vero che tutti i sindaci delle province di Siracusa, Catania e
Ragusa, hanno proceduto alla stabilizzazione dei tecnici assunti in
forza della legge 433/91;
accertato ancora che solo i comuni di Catania e Carlentini (SR),
ad oggi, non solo non hanno provveduto alla trasformazione dei
contratti in essere a tempo indeterminato, ma, addirittura, hanno
proceduto, illegittimamente, al licenziamento di tutti i tecnici di
cui in premessa;
considerato che tale comportamento, sicuramente illegittimo, ha
creato un'odiosa ed insopportabile disparità di trattamento, a
danno solo dei tecnici dei comuni di Catania e Carlentini che,
oltre alla mancata stabilizzazione, sono stati costretti a subire
un licenziamento ingiusto ed ingiustificato;
per sapere:
quali provvedimenti intenda adottare al fine di ristabilire equità
di trattamento tra i tecnici dei comuni di Catania e Carlentini e
quelli dei rimanenti comuni delle province di Siracusa, Ragusa e
Catania;
se non ritenga utile ed indispensabile, con l'urgenza del caso,
nominare degli ispettori nei comuni di Catania e Carlentini al fine
di verificare quali siano state le motivazioni che hanno spinto le
due amministrazioni a non stabilizzare i tecnici di cui sopra;
infine, se non ritenga giusto inserire i tecnici esclusi dalla
stabilizzazione dei comuni di Catania e di Carlentini fra coloro i
quali potranno godere dei benefici previsti dalla legge a favore
dei lavoratori precari degli enti locali e della Regione, in
considerazione che detti tecnici hanno, sicuramente, almeno gli
stessi diritti dei PIP di Palermo che sono stati sottratti al
comune e passati alla Regione». (1203)
Ha facoltà di parlare l'assessore Chinnici per fornire la risposta
all'interrogazione.
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'onorevole
Vinciullo interrogante, con l'atto di sindacato ispettivo n. 1203
del 27 maggio 2010 chiede notizie circa la mancata stabilizzazione
dei tecnici dei Comuni di Catania e di Carlentini, assunti con
contratto a tempo determinato in forza della legge n. 433 del 1991.
In via preliminare, appare opportuno ricordare che con l'articolo
20 della legge n. 488 del 2001, nel prevedere in termini generali
le disposizioni particolari in materia di assunzioni di personale
nella regione Sicilia, per quanto concerne nello specifico il
personale tecnico assunto in base alle disposizioni della legge n.
433 del 1991, si prevede esplicitamente, al comma 3, che il
personale tecnico di cui al comma 1 conseguiti gli obiettivi di cui
alle lettere b), e) e i-bis) del comma 2 dell'articolo 1 della
legge 31 dicembre 1991, n. 433 e successive modificazioni, può
essere utilizzato, nell'ambito delle rispettive competenze
professionali e qualifiche di assunzione, presso tutte le
amministrazioni dei comuni capoluogo di provincia, nonché di comuni
con particolari carenze di organico, per le esigenze connesse alle
attività delle stesse .
Si tratta, quindi, di una facoltà che, come tale, poteva essere
esercitata o meno dalle singole amministrazioni interessate. Lo
stesso interrogante, peraltro, ricorda che altri comuni hanno
proceduto con le assunzioni a tempo indeterminato.
In ogni caso, il comma 1 del sopra citato articolo 20 prevedeva
che si potesse procedere all'assunzione solamente entro ben
precisi limiti e più precisamente e testualmente: sulla base di
apposite procedure selettive, nell'ambito della programmazione
triennale del fabbisogno di personale, nei limiti delle dotazioni
organiche .
Ciò premesso, in relazione a quanto richiesto dall'onorevole
Vinciullo, gli Uffici di diretta collaborazione di questo Assessore
richiedevano approfondimenti sulla vicenda al Dirigente generale
del Dipartimento Autonomie Locali e quest'ultimo, con nota prot. n.
23763 del 21 settembre 2010, sollecitava una relazione ai comuni di
Catania e Carlentini.
Con successiva nota prot. 309390 del 30 novembre 2010, a firma del
vice segretario generale, il Comune di Catania faceva pervenire una
relazione del Direttore dell'Ufficio Risorse Umane e
Organizzazione, nella quale venivano riportate una serie di
considerazioni.
In particolare, molto significativa ai fini della vicenda in esame
è il passaggio della nota del Comune di Catania con cui si
sottolinea che la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo
determinato non si configura come obbligo, bensì come facoltà
degli Enti, disciplinata dalla legge, in osservanza dell'indirizzo
politico-amministrativo e nei limiti della disponibilità
finanziaria .
Sempre con riferimento al Comune di Catania, va peraltro rilevato
che da informazioni assunte da questo Assessore, risulterebbe che
in alcuni casi i lavoratori interessati alla vicenda sarebbero
stati assunti a tempo determinato, dopo l'entrata in vigore
dell'art. 20 della legge 488/2001 e quindi, certamente esclusi da
un eventuale percorso di stabilizzazione come risulta dalla
sentenza del TAR di Catania n. 7160 del 2007.
Per quanto concerne la relazione del Comune di Carlentini,
pervenuta con nota prot. n. 0027449 del 9 dicembre 2010, a firma
del segretario generale, significativo è, anche qui, il passaggio
nel quale si afferma che La tesi secondo la quale dalla norma
discenderebbe un obbligo alla trasformazione del rapporto sarebbe
esclusa dalla stessa previsione del Legislatore che collega la
programmazione del fabbisogno al rispetto dei limiti della
dotazione organica, escludendo deroghe all'applicazione dei
principi di finanza pubblica e di rispetto del patto di stabilità,
rimettendo all'apprezzamento dell'Amministrazione la ponderazione
delle esigenze di fabbisogno del personale con le proprie risorse,
al fine di evitare l'alterazione dell'equilibrio finanziario .
In base a quanto riferito e a seguito dell'istruttoria condotta
nei confronti dei comuni di Catania e Carlentini, il Dipartimento
Autonomie Locali non ha ravvisato la sussistenza dei presupposti
per l'avvio di un'attività ispettiva.
Con riferimento all'ultimo quesito posto dall'onorevole
interrogante, i Comuni di Catania e Carlentini, sussistendone i
requisiti, avrebbero dovuto attivare la procedura di
stabilizzazione motu proprio , ai sensi del decreto legge 78/2009
convertito con la legge 102/2009 e nel rispetto delle indicazioni
di cui alla legge regionale 24/2010, specificatamente dell'art. 6,
comma 5 e 6.
Va ricordato peraltro che di analogo tenore sono state le
determinazioni cui è giunto il Dipartimento della Funzione pubblica
investito della medesima questione relativa a diversa fattispecie
riguardanti altre categorie di personale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
VINCIULLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
ringrazio l'assessore Chinnici per essere presente in Aula.
Vorrei ricordare però al Presidente dell'Assemblea che ci sono
interrogazioni del 2008 a cui gli assessori non hanno dato ancora
risposta, e lo invito a sollecitare, pur consapevole che
sicuramente saranno eccessivamente impegnati, ma dal 2008, penso
che si possa avere una risposta.
Risulta pressappoco assente l'Assessorato alla Presidenza per
quanto riguarda una serie di interrogazioni sulla protezione
civile, che credo debba essere un Corpo a cui si debbano dare delle
risposte, e mi sembra strano che dal 2008 ad oggi continuiamo ad
attendere.
L'assessore Chinnici ha fatto una ricostruzione corretta di quello
che è stato l'iter che, in maniera non corretta, hanno seguito i
comuni di Catania e di Carlentini, e su questo non avevo dubbi.
Prima di inoltrarmi su questo percorso, vorrei ricordare a
quest'Assemblea e all'assessore Chinnici che circa cinque mesi fa è
stato approvato all'unanimità, con il parere favorevole di un altro
assessore, un mio ordine del giorno in cui si invitava il Governo
regionale ad attivarsi affinché i comuni di Catania e di Carlentini
potessero essere costretti alla stabilizzazione del personale.
Signor assessore, il comune di Carlentini e il Comune di Catania
omettono di dire che, non solo avevano preparato il bando e li
avevano inseriti nella pianta organica, ma questo percorso così
accidentato è oggetto di numerosi gravami, anche presso i TAR che
non hanno dato torto ai lavoratori.
Il TAR di Catania si è pronunciato dichiarando che, essendo una
vicenda legata al lavoro, bisognava rivolgersi al Giudice del
lavoro, cosa che hanno fatto correttamente i lavoratori.
Ritorno a chiederle, signor assessore, che venga fatta un'attività
ispettiva e le chiedo ufficialmente di avere la relazione che i
comuni di Catania e di Carlentini hanno fatto, in maniera tale da
poter avere contezza di quello che queste due amministrazioni hanno
dichiarato.
Questa è una vicenda di una ingiustizia esemplare
Il 13 dicembre 1990 un terremoto si abbatte sulla Sicilia sud
orientale. Il 31 dicembre 1991 viene approvata la legge n. 433. In
seguito all'approvazione della legge n. 433 che stabiliva e
stanziava 4.500 miliardi per le province colpite dal terremoto, si
decise, mediante concorso per titoli, di assumere nei vari enti una
serie di tecnici, architetti, ingegneri e geometri che si sarebbero
dovuti occupare di esaminare ed autorizzare queste pratiche. Questi
tecnici hanno lavorato in tutte le tre province di Catania,
Siracusa e Ragusa.
Tutti gli Enti locali che hanno utilizzato questi tecnici hanno
assunto il personale, così come lei giustamente ricordava, ai sensi
dell'articolo 20 della legge 4 ottobre 2001, non si capisce perché
a tutti i lavoratori che hanno prestato la stessa attività per lo
stesso periodo, alle stesse condizioni, che sono state assunte con
la stessa legge, viene data la possibilità di diventare dipendenti
a tempo indeterminato, e solo a quelli dei comuni di Catania e
Carlentini questa possibilità viene negata.
Se il comune di Carlentini fosse stato sempre contrario, l'avrei
potuto anche capire, i lavoratori avrebbero potuto intraprendere
altre attività lavorative e, invece, così non è stato. In modo
particolare, il comune di Carlentini ha addirittura fatto il
concorso, li ha previsti nella pianta organica e poi, per tutta una
serie di motivazioni che nulla hanno a che fare con la buona
amministrazione, ma tanto hanno a che fare con la cattiva politica,
si è deciso di lasciarli fuori.
Pertanto, Assessore, nel ringraziarla per la risposta puntuale mi
dichiaro insoddisfatto perché vorrei che l'attività ispettiva
presso queste tre amministrazioni comunali venisse fatta e si
accertasse, una volta per tutte, se sono i lavoratori ad avere
torto, o è l'Amministrazione che si è comportata in maniera non
equa.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione numero 1322 «Soppressione
dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale della Regione
siciliana (ARAN)», degli onorevoli Greco, Adamo e Mineo. Non
essendo presenti in Aula i firmatari, la stessa si intende
trasformata in interrogazione con richiesta di risposta scritta.
Si passa all'interrogazione numero 1407 «Pagamento dei compensi
erogati dal Dipartimento della Protezione civile e destinati ai
vigili del fuoco per l'emergenza che ha colpito la provincia di
Messina», dell'onorevole Pugliese. Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che il corpo nazionale dei
vigili del fuoco è, senza ombra di dubbio, la realtà più vicina ed
importante per l'intera comunità nazionale, sempre impegnato in
prima fila per la salvezza di vite umane e la tutela e salvaguardia
del bene comune, ed ha sempre dimostrato un altissimo senso di
responsabilità, sia quando è intervenuto in occasione di disastri
dovuti a calamità naturali, sia quando il suo intervento ha salvato
dal pericolo il singolo individuo, spesso mettendo a rischio
l'incolumità dei suoi uomini;
tenuto conto che:
in una moltitudine di occasioni, una per tutte l'alluvione di
Giampilieri, Scaletta, Ponte Schiavo, Molino, Pezzolo e tanti altri
centri del versante jonico del Messinese, i vigili del fuoco hanno
dimostrato impegno ed abnegazione nell'espletare il loro duro e
rischioso lavoro e generosità ed eroismo nel salvare tante vite
umane;
in occasione, appunto, dell'alluvione del Messinese il personale è
intervenuto ininterrottamente dall'1 ottobre 2009 al 31 marzo 2010;
visto che ad oggi, il corpo nazionale dei vigili del fuoco,
relativamente all'alluvione del Messinese, non ha ricevuto il
rimborso delle spese sostenute nelle fasi di prima emergenza, ivi
comprese, tra le altre, quelle relative alle prestazioni di lavoro
straordinario effettuato dal suo personale;
considerato che con nota dello scorso 10 agosto il capo del
dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha
evidenziato che in data 20 novembre 2009 ad effettuare il
trasferimento della somma di 20 milioni di euro e in data 7 luglio
2010 il trasferimento di un ulteriore somma di 10 milioni di euro
finalizzata ai sensi degli articoli 1, comma 7, dell'OPCM del 10
ottobre 2009, n. 3815 e 9, comma 2, dell'OPCM del 15 aprile 2010,
n. 3865 al fine di rimborsare le spese sostenute per l'intervento
nell'alluvione del messinese al corpo nazionale dei vigili del
fuoco;
per sapere:
a cosa sia dovuta la mancata erogazione dei rimborsi della
Protezione civile al corpo nazionale dei vigili del fuoco;
se questi fondi siano stati utilizzati per scopi diversi.» (1407)
Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere
all'interrogazione.
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli deputati, in ordine a quanto
descritto nell'atto di sindacato ispettivo n. 1407 dell'onorevole
Pogliese del 29 settembre 2010, avente ad oggetto Pagamento dei
compensi erogati dal Dipartimento della Protezione Civile e
destinati ai vigili del fuoco per l'emergenza che ha colpito la
provincia di Messina , si rappresenta quanto segue.
L'articolo 1, comma 7 dell'O.P.C.M. n. 3815 del 10 ottobre 2009
stabilisce che il Commissario delegato è autorizzato a rimborsare
le spese sostenute nelle fasi di prima emergenza, ivi comprese
quelle relative al ripristino di mezzi e materiali nonché gli oneri
relativi alle prestazioni di lavoro straordinario effettuato dal
Corpo nazionale dei vigili del fuoco. A tali spese si fa fronte con
gli stanziamenti finanziari previsti dall'articolo 4 della stessa
ordinanza.
L'articolo 4, commi 1 e 14 dell'O.P.C.M. n. 3825 del 27 novembre
2009, testualmente recita: Al personale del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco direttamente impegnato in attività connesse con
l'emergenza, è autorizzata la corresponsione della maggiorazione
del trattamento di turno e dei compensi per prestazioni di lavoro
straordinario effettivamente prestato, nel limite massimo di 200
ore mensili pro-capite, fino al 31 ottobre 2009 e di 150 ore
mensili pro-capite, fino al 31 dicembre 2009. Al personale
appartenente alle qualifiche dirigenziali del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco, direttamente impegnato in attività connesse con
l'emergenza, è corrisposta fino al 31 dicembre 2009, una indennità
mensile, commisurata ai giorni di effettivo impiego, pari al 20 per
cento della retribuzione annua di posizione e di rischio prevista
dal proprio ordinamento. Al predetto personale, di qualifica
dirigenziale e non, comandato fuori sede, è altresì corrisposto il
trattamento di missione . Le spese di cui al presente articolo,
debitamente documentate, sono trasmesse, ai fini del rimborso, al
Commissario delegato .
Il successivo articolo 10 della sopracitata ordinanza testualmente
recita: Agli oneri derivanti dagli articoli 1, 3, 4 e 6 si
provvede, a carico dell'articolo 4 dell'ordinanza del Presidente
del Consiglio dei Ministri n. 3815 del 10 ottobre 2009 .
L'articolo 2, comma 4 dell'O.P.C.M. n. 3865 del 15 aprile 2010
testualmente recita: Il Commissario delegato, sulla base delle
risorse disponibili, può rimborsare le spese sostenute dal Corpo
nazionale dei vigili del fuoco per i servizi di soccorso tecnico
urgente svolti nel territorio della provincia di Messina
debitamente documentate .
Il successivo articolo 4, comma 4 della sopracitata ordinanza
testualmente recita: Il Commissario delegato è tenuto a
rendicontare le entrate e le spese sostenute ai sensi dell'articolo
5, comma 5/bis, della legge n. 225 del 24 febbraio 1992 .
Tanto premesso, va rilevato che il Ministero dell'Interno,
Dipartimento Vigili del fuoco con note prot. 14298 del 23 ottobre
2009, prot. n. 2631 del 16 febbraio 2010 e prot. n. 2631/212 del 30
marzo 2010, ha trasmesso all'Ufficio commissariale il prospetto
riepilogativo delle spese sostenute in fase di emergenza.
L'Ufficio commissariale, in riscontro alle sopra citate note e
sulla base di quanto disposto dalle ordinanze, ha manifestato delle
perplessità in ordine alla quantificazione delle spese sostenute
dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e pertanto ha espresso,
con note prot. n. 102 del 25 ottobre 2010 e prot. n. 687 del 9
marzo 2010, la necessità di acquisire la documentazione
amministrativo-contabile giustificativa della spesa a supporto
delle richieste di rimborso, secondo quanto disposto dall'articolo
4, comma 14 dell'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, n. 3825/09 e dell'articolo 4, comma 4 dell'ordinanza
Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3865/10.
L'Ufficio Commissariale, inoltre, con nota n. 1564 dell'8 giugno
2010, indirizzata al Ministero dell'Interno, Dipartimento Vigili
del fuoco, ha rappresentato l'esiguità delle risorse finanziarie
trasferite sulla contabilità speciale intestata al Commissario e
pertanto, ha assicurato che avrebbe potuto effettuare il rimborso
solo a seguito del trasferimento di ulteriori fondi all'uopo
richiesti.
Infatti, l'Ufficio Commissariale, pur avendo avuto disponibilità
di risorse finanziarie, tra cui quelle ex articolo 4 dell'O.P.C.M.
n. 3815 e articolo 9 dell'O.P.C.M. n. 3865/10, le stesse sono state
appena sufficienti per far fronte ai primi interventi di messa in
sicurezza del territorio a tutela pubblica e privata incolumità,
nonché per garantire l'assistenza alla popolazione.
Ciò posto, per venire incontro alle legittime aspettative degli
operatori dei Vigili del Fuoco, stante l'entità dei rimborsi da
destinare loro, l'Autorità Commissariale, già in fase di intesa
dell'O.P.C.M. n. 3865/10, aveva sollevato l'esigenza che gli stessi
fossero posti a carico di eventuali ulteriori fondi statali o
venissero all'uopo specificamente ed improrogabilmente integrate le
risorse di cui all'emandanda ordinanza.
Invero, tale esplicita richiesta non ha trovato riscontro nel
testo definitivo della citata ordinanza.
Infine, a seguito delle recenti riunioni intercorse tra i
rappresentanti del Dipartimento regionale della protezione civile,
delle Organizzazioni sindacali dei Vigili del fuoco e del Ministero
dell'Interno - Dipartimento Vigili del Fuoco, tenuto conto sia
dell'esiguità delle risorse finanziarie disponibili che della
necessità di quantificare esattamente il rimborso spese secondo
quanto disciplinato dall'articolo 4, comma 1 dell'ordinanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3825 del 27 novembre 2009,
si è convenuto che l'Ufficio Commissariale avrebbe provveduto,
nelle more di un'adeguata dotazione finanziaria, ad effettuare un
primo trasferimento pari ad euro un milione a titolo di acconto e,
contestualmente, il Ministero dell'Interno - Dipartimento Vigili
del Fuoco avrebbe provveduto a definire l'esatta quantificazione
delle somme richieste a rimborso, nel limite massimo pro-capite
autorizzato, ai sensi dell'articolo 4 dell'O.P.C.M. n. 3825/09.
L'Ufficio del Commissario, pertanto, con disposizione
commissariale n. 164 del 15 ottobre 2010 ha disposto il
trasferimento di un milione di euro in favore del Ministero
dell'Interno - Dipartimento Vigili del Fuoco a titolo di acconto
per compenso straordinario effettuato nel periodo ottobre/dicembre
2009 dal personale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco
direttamente impegnato nelle attività poste in essere per
fronteggiare l'alluvione nella provincia di Messina dell'1 ottobre
2009. Con il medesimo atto amministrativo, inoltre, è stato
disposto che il Dipartimento Vigili del Fuoco avrebbe proceduto
all'esatta quantificazione delle somme richieste a rimborso, sempre
nel limite massimo autorizzato ai sensi dell'articolo 4
dell'O.P.C.M. n. 3825/09.
Tutto ciò premesso, l'Ufficio Commissariale, così come convenuto
nel corso degli incontri con le OO.SS. dei Vigili del Fuoco,
provvederà a soddisfare le aspettative economiche rappresentate dal
Corpo dei Vigili del Fuoco, anche attraverso un nuovo e più
sostanzioso acconto, non appena si avrà la disponibilità dei fondi
del PAR FAS 2007/2013, pari a euro 70 milioni, richiesti con nota
prot. n. 3231 del 18 ottobre 2010 o comunque di altre risorse
nazionali e, contestualmente, perverrà l'esatta quantificazione
della spesa da parte del Ministero dell'Interno - Dipartimento
Vigili del Fuoco.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Pogliese per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.
POGLIESE. Mi dichiaro soddisfatto.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione numero 1634 «Iniziative
per la demolizione di un bene confiscato alla mafia in territorio
di Balestrate (PA)», dell'onorevole Caputo.
Non essendo presente in Aula il firmatario, la stessa si intende
trasformata in interrogazione con richiesta di risposta scritta.
Per assenza dall'Aula del firmatario, l'interpellanza numero 97
«Chiarimenti circa l'esclusione dei precari degli enti parco dal
processo di stabilizzazione nelle qualifiche 'A' e 'B' attivato
dalla Regione siciliana», dell'onorevole Faraone decade.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CALANDUCCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALANDUCCI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
intervengo per chiedere e sottolineare la necessità di trovare un
sistema che possa garantire all'Aula di discutere su argomenti non
tanto gravosi e spinosi, e comunque importanti, ma legati
soprattutto temporalmente a questioni che possono rendere non più
attuali provvedimenti che seguiranno, senza che si permetta a
quest'Aula di discuterne.
Oggi ho presentato un'interrogazione sul trasferimento
dell'Ufficio del lavoro dalla città di Acireale ad un altro comune
dell'hinterland. Credo che sia un affare particolarmente spinoso,
soprattutto per i contorni e i commenti che questo ha suscitato.
Naturalmente, non essendo particolarmente competente del settore,
chiedo la possibilità di discuterne in tempi rapidi con
l'Assessore, perché si dice che ci sia un decreto - forse ritirato
o comunque in atto - che possa regolamentare la questione.
Voglio sottolineare che dal 2002, a quanto pare, il comune di
Acireale non riesce a fornire idonei locali per lo svolgimento di
questa azione fondamentale e importante del nostro tessuto sociale,
che è l'Ufficio decentrato provinciale del lavoro.
Viste le reazioni degli amministratori del comune di Acireale,
credo che ci sia qualcosa che non quadra poiché essi fanno
risaltare e sottolineano in maniera forte come ci possa essere,
invece, qualche atteggiamento che possa risultare ostativo in modo
che, motu proprio, venga spostato questo Ufficio, non essendo
comprensibile una soluzione che, senza la dovuta presa di coscienza
su quale sia l'Istituzione che non svolge il proprio dovere,
permetta che la città di Acireale sia privata di questo
straordinario strumento, e comunque di un segnale fondamentale nel
mondo del lavoro.
Voglio ricordare, soprattutto a me stesso, e a questa Aula, il
ruolo della città di Acireale nella costa ionica: la vera perla,
perché non solo è molto dotata dal punto di vista turistico ma,
soprattutto, ha rappresentato nel corso dei secoli il vero volano
economico di tutta la costa. Si succedono le varie aspettative
realizzate nel mondo del lavoro e della produzione, avendo visto
sempre Acireale come capofila in ogni settore. Per cui risulta
incomprensibile.
Inoltre, visto che le accuse sono state particolarmente gravi per
il Gruppo che rappresento, ho voluto rispondere al comune di
Acireale e agli amministratori che non c'è nessun sotterfugio da
parte dell'MPA, così come il Gruppo consiliare d'altronde ha
dimostrato nel consiglio di Acireale, che ha votato all'unanimità
una mozione che chiedeva con forza l'apertura dell'Ufficio ad
Acireale. Io voglio sottolineare che la presenza dell'assessore può
fugare definitivamente i sospetti.
Se qualcuno pensa, ai limiti della politica o dentro la politica,
che si possa saccheggiare un comune come Acireale, io voglio dire
Giù le mani da Acireale
PRESIDENTE. Onorevole Calanducci, le posso assicurare che la
Presidenza farà in modo, vista l'importanza e l'urgenza
dell'interrogazione, di poter avere una risposta al più presto da
parte del Governo.
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l'occasione
della presenza dell'assessore Chinnici in Aula per fare una
richiesta in merito alla circolare emessa qualche giorno addietro
con un invito-diffida nei confronti dei comuni a provvedere alla
formulazione dei bilanci.
Assessore, io mi sono permesso di sollevare qualche eccezione in
merito a questa vicenda perché lei sa che i Comuni, gli enti
locali, sono legati al nostro bilancio per cui non sono nelle
condizioni di predisporre i bilanci di previsione fintanto che noi
non daremo loro i necessari trasferimenti.
L'invito va bene, ma la cosa che forse ha messo in allarme e ha
creato qualche imbarazzo negli amministratori locali è stata la
diffida, cioè la seconda parte della sua circolare nel momento in
cui dice saranno adottati i provvedimenti conseguenti .
Quindi, significa messa in mora, commissariamento e anche
scioglimento.
Sembrerebbe paradossale che la Regione, che è quella che a monte
che deve fare il bilancio di previsione, quindi operando o meno i
necessari tagli, non dia le indicazioni necessarie, e poi gli enti
locali non possono essere nelle condizioni di fare i bilanci.
Le chiedo, pertanto, se magari con una ulteriore circolare si
possano chiarire i contorni di questo invito, e non il rinvio di
questo invito.
Signor Presidente, per quanto riguarda invece l'intervento di chi
mi ha preceduto, ritengo anch'io e sostengo che l'Ufficio del
lavoro possa rimanere ad Acireale senza essere trasferito in altra
sede, perché sarebbe non soltanto un danno, ma sarebbe veramente un
tradimento nei confronti della città di Acireale, come ha
giustamente segnalato l'onorevole Calanducci.
Alla Presidenza di questo Parlamento va l'invito di rivolgere tale
richiesta all'assessore al ramo.
D'ASERO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
intervengo sulla questione del bilancio perché, al di là delle
considerazioni che vengono portate avanti, non si considera quella
che è poi la ricaduta che hanno sugli enti locali le problematiche
di finanziaria e bilancio nel momento in cui non è possibile creare
una reale dimensione delle voci di bilancio.
Il problema di approvare bilancio e finanziaria diventa sempre più
un elemento di grande urgenza e necessità perché di fatto determina
a cascata, per gli enti locali, una serie di ulteriori problemi.
Assessore, vogliamo chiedere come mai ancora oggi, sul problema,
atteso che si è ripristinato un po' quello che era l'equilibrio dal
punto di vista della cassa, manca la definizione dell'ultima
trimestralità per quanto riguarda i trasferimenti agli enti locali.
Potrebbe su questo essere fatta una sollecitazione per definire il
saldo, atteso che siamo già in una fase inoltrata del 2011.
Per quanto attiene il problema degli enti locali, io ritengo che
sicuramente questo sia un argomento importante.
Lo spirito del mio intervento, però, voleva essere più rivolto
alla questione dell'utilizzo dei fondi comunitari. Forse a questa
Assemblea sfugge lo spirito della legge 23 del 2008, che abbiamo
approvato con un impegno che doveva essere quello - atteso che è
stata approvata prima della legge 9 del 2009 sui regimi di aiuto -
di consentire anche l'utilizzo di risorse comunitarie perché, di
fatto, riguarda aiuto alle imprese, all'imprenditoria giovanile e
femminile, prestiti partecipativi, misure per ricerca e
innovazione, ripianamento passività onerose e una serie di altri
interventi, compresi anche i contratti di programma regionale per
lo sviluppo delle attività industriali.
E vorrei chiedere al Governo, signor Presidente e, quindi, a
questa Assemblea, se ci siamo interrogati sul livello di
applicazione di questa legge di grande importanza: ad oggi, di
fatto, tranne per l'articolo 8, non ha trovato sostanzialmente
grande applicazione. Al di là della grande confusione burocratica
sul trasferimento delle competenze e dei dirigenti, questa legge ha
visto esattamente il passaggio di ben sei dirigenti: prima nasce e
c'è il dottore Di Gaudio; poi diventano referenti il dottore Di
Salvo, il dottore Giudice, il dottor Tarantino, e oggi il dottore
Milici.
Mi chiedo se davvero intendiamo affrontare con tanta
superficialità problemi per i quali, di fatto, sono state
individuate le patologie e, in questo caso, la patologia è la
precarietà amministrativa e la precarietà dei dirigenti, quindi
anche la conseguente scarsa utilizzazione delle risorse
comunitarie.
Allora, io chiedo che questa legge venga monitorata, che si
capisca in questo Parlamento, che ci si renda conto di quella che è
una grave problematica che si aggiunge alla mancata approvazione
della legge sullo snellimento delle procedure burocratiche e allo
scarso utilizzo delle risorse comunitarie. Voglio informare questa
Assemblea, che probabilmente ne è a conoscenza in maniera
incompleta, che oltre ai 360 milioni di euro non impegnati per il
2009 nel POR 2007/2013, sul 2010 a valere sulla rendicontazione del
2008 (N + 2), su 872 milioni di euro, signor Presidente, è stato
impegnato forse meno del 10 per cento. A questo dramma si
aggiungono anche insensibilità e questa grave confusione
amministrativa che portano, quindi, ad un blocco totale di quasi
tutti gli interventi finanziari.
Presidenza del vicepresidente Formica
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
-Parlavecchio e Beninati per oggi;
-Laccoto dal 23 al 24 febbraio 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazione del programma-calendario dei lavori deliberato
dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura del comunicato relativo
alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari riunitasi
oggi, 23 febbraio 2011:
«La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari riunitasi,
oggi, 23 febbraio 2011, sotto la Presidenza del Presidente
dell'ARS, onorevole Cascio, presenti il Vicepresidente vicario,
onorevole Formica e il Vicepresidente, onorevole Oddo, ha
deliberato, a maggioranza, il seguente programma-calendario dei
lavori parlamentari fino all'approvazione del bilancio e della
legge finanziaria.
Documenti finanziari - Commissioni
Entro mercoledì, 16 marzo 2011, la Commissione Bilancio
concluderà l'esame esitando per l'Aula il disegno di legge
finanziaria 2011 ed il disegno di legge del bilancio annuale di
previsione della Regione per l'esercizio finanziario 2011 e
pluriennale per il triennio 2011-2013.
Documenti finanziari - Aula
Da lunedì 21 al 26 marzo 2011 (mattina e pomeriggio), l'Aula
procederà alla discussione congiunta del disegno di legge
finanziaria 2011 e del disegno di legge del bilancio di previsione
della Regione per l'esercizio finanziario 2011 e pluriennale per il
triennio 2011-2013, fino all'approvazione finale dei documenti.
All'uopo, la Presidenza si farà carico di predisporre un'ipotesi
di organizzazione dei tempi e degli stessi lavori parlamentari, ai
sensi dell'art. 73 bis del Regolamento interno ARS.
L'Aula terrà, altresì, seduta dal 23 al 24 febbraio 2011, dall'1
al e 3 marzo 2011, dall'8 al 10 marzo 2011 per la discussione dei
seguenti di segni di legge:
n. 246/A Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio
1981, n. 98 e successive modifiche ed integrazioni, in materia di
attività all'interno dei parchi della Regione. ;
- nn. 520-144 bis/A Disposizioni per la trasparenza, la
semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica
amministrazione, l'agevolazione delle iniziative economiche.
Disposizioni per lo sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla
corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
Disposizioni per il riordino e la semplificazione della
legislazione regionale. ;
- nn. 85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-
660-669/A Modifiche di norme in materia di elezione, composizione
e decadenza degli organi comunali e provinciali. ;
- nn. 604-185/A Norme in materia di orari degli esercizi
commerciali e grandi strutture di vendita. Modifiche alla legge
regionale 22 dicembre 1999, n. 28 .
Per quanto riguarda il disegno di legge in materia elettorale, si
è convenuto che l incardinamento della relativa discussione sia
previsto non prima di mercoledì 2 marzo 2011, per dedicare un
ragionevole lasso di tempo all'approvazione dei disegni di legge
iscritti all'ordine del giorno d'Aula in posizione prioritaria
rispetto a quella del provvedimento legislativo in parola.
E' rimasto stabilito, infine, che - previo accordo con il Governo
- apposita seduta d'Aula sarà dedicata alla discussione sul tema
dell'emergenza umanitaria in Sicilia a seguito dei recenti eventi
internazionali che interessano l'area del Maghreb».
Così resta stabilito.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 23
febbraio 2011, ore 17.15, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981,
n. 98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
all'interno dei parchi della Regione. (n. 246/A)
2) Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione,
l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la semplificazione della legislazione regionale. (nn.
520-144 bis/A)
3) Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali (nn. 85-213-256-278-
296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A)
4) Norme in materia di orari degli esercizi commerciali e grandi
strutture di vendita. Modifiche alla legge regionale 22 dicembre
1999, n. 28. (nn. 604-185/A) (Seguito)
La seduta è tolta
alle ore 17.10
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica Territorio ed
ambiente'
CAPUTO.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
territorio e l'ambiente, premesso che con nota dell'1 febbraio
2010, l'E.N.E.L. comunicava, ai vari organi interessati, che il
livello d'acqua del serbatoio di Guadalami del bacino della diga di
Piana degli Albanesi (PA) era oltre il valore della quota
autorizzata per il periodo invernale e, considerato il perdurare
delle condizioni meteo avverse, lo scarico di fondo della diga
sarebbe stato manovrato in modo da incrementare la portata di
scarico del suddetto bacino;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare a salvaguardia della
popolazione e del territorio agricolo per la manovra di
alleggerimento del serbatoio di Guadalami;
se non sia opportuno, per il tramite della Protezione civile,
verificare e monitorare il livello d'acqua del serbatoio di
Guadalami del bacino della diga di Piana degli Albanesi al fine di
scongiurare gravi danni per la popolazione e per il territorio
agricolo». (1003)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «Si trasmette copia della nota prot. 374/Gab del
28.01.2011 dell'Assessorato regionale dell'Energia e dei Servizi di
Pubblica Utilità con allegata nota prot. 47687 del 06.12.2010 del
Dipartimento regionale dell'Acqua e dei Rifiuti, con la quale sono
stati forniti elementi di risposta riguardanti l'atto ispettivo in
oggetto».
L'Assessore
dott. Calogero Gianmaria Sparma
«Con riferimento alla interrogazione di cui sopra, pervenuta a
questo Ufficio di Gabinetto con nota prot. n. 521/IN.15 del 29
marzo 2010, si trasmette in uno alla presente la nota 47687 del
06/12/2010 a firma del Direttore del Dipartimento Regionale
dell'Acqua e dei Rifiuti, mediante la quale vengono forniti
elementi di risposta per la trattazione dell'atto ispettivo da
parte dell'Assessore per il Territorio e l'Ambiente, a tal uopo
delegato».
Il Capo di gabinetto
dott.ssa M. A. Bullara
Nota 47687 del 06/12/2010
«La Presidenza - Segreteria generale con nota n. 521 del
29/03/2010 ha incaricato l'Assessore regionale per il territorio ed
ambiente di curare la trattazione dell'interrogazione in oggetto ed
ha invitato questo Assessorato di fornire ogni utile elemento
all'Assessore delegato.
Il testo della interrogazione:
Verifica della manovra di alleggerimento del serbatoio
Guadalami del bacino della diga di Piana degli Albanesi (PA) a
salvaguardia della popolazione e del territorio agricolo.
Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
territorio e l'ambiente, premesso che con nota dell'1 febbraio
2010, l'ENEL comunicava, ai vari organi interessati, che il livello
d'acqua del serbatoio di Guadalami del bacino della diga di Piana
degli Albanesi (PA) era oltre il valore della quota di massimo
invaso autorizzata per il periodo invernale e, considerato il
perdurare delle condizioni meteo avverse, lo scarico di fondo della
diga sarebbe stato manovrato in modo da incrementare la portata di
scarico del bacino;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare a salvaguardia della
popolazione e del territorio agricolo per la manovra di
alleggerimento del serbatoio di Guadalami;
se non sia opportuno, per il tramite della Protezione Civile,
verificare e monitorare il livello d'acqua del serbatoio di
Guadalami del bacino della diga di Piana degli Albanesi al fine di
scongiurare gravi danni per la popolazione e per il territorio
agricolo.
Si premette che rientra tra le competenze del Dipartimento
Regionale Acque e Rifiuti di questo Assessorato anche la gestione
di impianti di ritenuta idrica. Il serbatoio Guadalami del bacino
della diga di Piana degli Albanesi (PA) oggetto dell'interrogazione
non fa parte degli impianti gestiti dal Dipartimento, per cui si
disconosce il contesto da cui scaturisce la stessa interrogazione.
Il contributo che di seguito viene fornito si attiene alle
disposizioni normative vigenti che regolano e codificano
l'esercizio degli sbarramenti artificiali nelle situazioni
rappresentate nell'interrogazione.
Risposta:
Le dighe vengono gestite sulla base di alcuni documenti
previsti dalla normativa di settore vigente, in particolare:
- il Foglio Condizioni per l'Esercizio e la Manutenzione (FCEM)
definito dalla Circolare del Ministero dei LL.PP. n. 352 del
4/12/87, che descrive nel dettaglio tutte specifiche tecnico-
gestionali dell'opera.
- il Documento di Protezione Civile (DPC). Tale documento è un
allegato del FCEM ed è obbligatorio per ciascuna diga. Il suo
contenuto è delineato dalla Circolare del Ministero dei LL.PP. n.
352 del 4/12/87 e dalla Circolare CM/DSTN/2/7019 del 19/03/96. La
Circolare 7019, in particolare, definisce il DPC come documento
che individua le condizioni che devono verificarsi sull'impianto
di ritenuta, quale complesso costituito dallo sbarramento e dal
serbatoio, perché si debba attivare il sistema di protezione civile
e le procedure da porre in atto
Il Documento di Protezione Civile definisce le circostanze
tecniche, le procedure e le modalità con cui il Gestore dell'invaso
dichiara all'esterno l'insorgere di situazioni di criticità
concernenti la diga in modo da consentire alle strutture pubbliche
preposte l'attivazione di interventi di protezione civile
finalizzati alla salvaguardia della popolazione e dei beni a
rischio.
- Piano di emergenza per incidenti alle dighe di ritenuta. Tale
piano, oggi di competenza della Provincia, è redatto secondo gli
indirizzi di lavoro della Circolare 13 M. I. PC. (87) n. 7 del
20.03.1987 del Ministero degli Interni. Esso è lo strumento
operativo di coordinamento delle azioni di intervento e di
direzione di tutte le attività che dovranno essere effettuate dai
diversi i Enti ed Organismi coinvolti nel caso di esondazione del
corso d'acqua a valle dello sbarramento dovuta a manovre degli
organi di scarico ed in altri casi previsti dal DPC.
La dotazione dei suddetti documenti permette di affrontare
adeguatamente le problematiche di natura di protezione civile per
le aree poste a valle della diga. Occorre, comunque, operare una
distinzione tra i suddetti problemi di protezione civile che
intervengono solo in caso di emergenze ed i problemi connessi alle
ordinarie procedure di regolazione del livello idrico per manovre
di scarico volontarie, quale si potrebbe configurare la situazione
prospettata nell'interrogazione.
In procedure ordinarie di gestione, un serbatoio artificiale
in alveo esercita una funzione di regolazione delle acque che
comporta una riduzione delle portate scaricate rispetto a quelle in
entrata, per cui è proprio la presenza del serbatoio a ridurre le
portate a valle in caso di piena, ed è anche a questo scopo che
vengono costruiti.
Tale circostanza si verifica sia in caso di raggiunta capienza
massima del serbatoio e successivo sfioro naturale delle portate in
eccedenza, sia in caso di manovre volontarie degli scarichi
all'atto della gestione di una piena.
Oltre al caso della piena sopra indicato, si può verificare la
situazione di scarico volontario in assenza o con ridotte portate
entranti, al fine di ridurre la quota del serbatoio.
Tutte le operazioni di scarico volontario devono essere
effettuate dal Gestore della diga (che nella fattispecie è l'ENEL),
con i dovuti preavvisi e le modalità prefissate nel documento di
protezione civile (DPC).
In questi casi l'alveo, proprio per la sua naturale funzione,
deve essere capace a sufficienza di accogliere la portata
rilasciata, che comunque sarà sempre inferiore alla portata massima
di progetto scaricabile dal serbatoio interessato.
Il problema dei danni ai terreni agricoli, poi, non è pertanto
da rapportarsi alla presenza del serbatoio, bensì alla scarsa
capacità dell'alveo naturale di valle che non è in grado di
accogliere in sicurezza le portate scaricate per uno o più dei
seguenti motivi:
-mancanza di manutenzione, consistente nell'asportazione periodica
della vegetazione infestante dall'alveo e dalle luci dei ponti e
nella cura dei limiti della sede fluviale;
-mancanza di infrastrutture, ovvero opere di inalveazione come
briglie ed argini;
-presenza di guadi carrabili o di attraversamenti stradali
inadeguati;
-in casi meno favorevoli ma purtroppo frequenti, la presenza di
coltivazioni od ancor peggio di edifici in territorio fluviale.
Riguardo l'ordinaria manutenzione del corso d'acqua si
evidenzia che ai sensi della Circ. P.R.S. del 20-11-2008 (G.U.R.S.
n. 4 del 23-01-09, Raccomandazioni ed indicazioni operative di
protezione civile per la prevenzione, la mitigazione ed il
contrasto del rischio idrogeologico ed idraulico.), punto 5.1.2), è
compito dei Comuni ed in subordine della Provincia e del Genio
Civile competenti la manutenzione ordinaria e straordinaria
delle opere idrauliche e corsi d'acqua finalizzati alla
facilitazione del deflusso delle acque superficiali, specie quelle
di prima pioggia e quelle relative a fenomeni di piogge intense e
prolungate (pulizia di caditoie, canali e condotte di acque
bianche, rimozione dei rifiuti e della vegetazione infestante che
limitano la funzionalità dei corsi d'acqua in particolar modo in
corrispondenza di strutture di attraversamento, ecc.), nonché la
realizzazione degli ulteriori interventi da porre in essere per la
salvaguardia della pubblica e privata incolumità.
Per quanto concerne invece le opere di inalveazione si dovrà
fare riferimento alle previsioni del Piano per l'Assetto
Idrogeologico per il fiume di che trattasi, curato dall'Assessorato
T.A..
Il Dirigente Generale
Dipartimento regionale dell'acqua
e dei rifiuti
Dott. Vincenzo Emanuele
Il Dirigente del Servizio 3
Ing. Francesco Greco
Il Dirigente dell'UO.2
Dott. Mario Neglia