Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura dei processi verbali delle
sedute n. 228 e n. 229 del 23 febbraio 2011 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
Lentini, Donegani, Buzzanca e Falcone per oggi; Calanducci per la
corrente settimana.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute, da parte dell'Assessore
per le autonomie locali e la funzione pubblica, le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
numero 445 - «Iniziative urgenti al fine di consentire il corretto
funzionamento del consiglio comunale e garantire l'imparzialità
degli organi amministrativi presso il comune di Comitini (AG)».
Firmatario: Marinello Vincenzo;
numero 1322 - «Soppressione dell'Agenzia per la rappresentanza
negoziale della Regione siciliana (ARAN)».
Firmatari: Greco Giovanni; Adamo Giulia; Mineo Francesco;
numero 1634 - «Iniziative per la demolizione di un bene confiscato
alla mafia in territorio di Balestrate (PA) ».
Firmatario: Caputo Salvino.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
«Al Presidente della Regione, premesso che le deludenti politiche
finanziarie in materia di sicurezza, operate dal Governo nazionale,
hanno già sottratto alle forze di polizia circa due miliardi e
mezzo di euro in tre anni, provocando gravi disagi agli operatori
delle forze dell'ordine e impedendo loro di fatto di assolvere ai
loro fondamentali compiti di salvaguardia dell'ordine e della
sicurezza del Paese;
considerato che:
sebbene le cifre ufficiali fornite dall'UCIS - l'ufficio centrale
interforze della sicurezza personale, alle dipendenze del Ministero
degli interni, non risultino aggiornate, sembrerebbe che siano
oltre 600 le personalità poste a vario titolo sotto tutela,
determinando una spesa presunta di circa 100 milioni di euro
l'anno;
tale paradossale circostanza ha inevitabilmente alimentato giuste
polemiche delle organizzazioni sindacali di categoria, che
lamentano l'impiego quotidiano di circa 3500 unità in servizi di
scorta a personaggi nei confronti dei quali sembrerebbe non
ricorrano le esigenze di sicurezza;
rilevato che, a fronte dei tanti 'privilegiati senza titolo', si
assiste attoniti a casi di ridimensionamento del servizio di scorta
e protezione dei tanti soggetti che risultano essere realmente
esposti alla minaccia di azioni criminali e malavitose;
preso atto della riduzione che il comitato provinciale per
l'ordine e per la sicurezza pubblica di Palermo ha disposto in
ordine alla scorta dell'Assessore regionale per la salute, oggi
seriamente impegnato assieme al Presidente Lombardo e all'intero
Governo regionale nel delicato processo di riforme della sanità
siciliana, settore potenzialmente permeabile alle infiltrazioni
della criminalità organizzata;
ritenendo di non condividere le decisioni assunte dal Ministero
degli interni nei confronti dell'Assessore Russo che, è il caso di
ricordare, era già sotto tutela in quanto magistrato della DDA di
Palermo, ancor prima del suo incarico nell'attuale Governo
regionale;
per sapere quali urgenti iniziative intenda assumere nei confronti
del Governo nazionale affinché vengano prontamente ripristinate le
adeguate condizioni di sicurezza all'Assessore Massimo Russo nello
svolgimento della sua essenziale attività istituzionale». (1724)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ARENA
«All'Assessore per la salute, premesso che la vertenza dei
lavoratori precari in forza presso l'ASP di Ragusa continua a non
trovare soluzione sebbene siano stati assunti numerosi impegni in
direzione di una soluzione alla presenza delle organizzazioni
sindacali;
i vertici dell'ASP di Ragusa, dinanzi al perdurare della vertenza,
continuano ad operare scelte di esternalizzazione dei servizi di
manutenzione mediante appalti;
rilevato che:
il servizio svolto dai lavoratori in oggetto nel corso di questi
anni è stato efficiente e ha fatto risparmiare all'azienda risorse
economiche;
in data 19 febbraio 2011 si è ulteriormente proceduto
all'esternalizzazione di un servizio sinora assicurato dagli
ausiliari incaricati e senza che la scelta fosse preceduta da una
delibera dell'azienda che contenga le caratteristiche, la durata,
le risorse economiche e quant'altro è previsto dalle norme in
materia di appalti;
per sapere quali ragioni continuino ad impedire una soluzione
positiva alla vertenza dei lavoratori menzionati e se non ritenga
necessario individuare rapidamente le possibili misure per porre
fine alla condizione di precarietà dei soggetti impegnati nei
servizi di manutenzione presso l'ASP di Ragusa». (1725)
DIGIACOMO
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che con successive conferenze di servizi dei sindaci del
comprensorio acese, tra il marzo ed il luglio del 2002, il comune
di Acireale - incaricato di ricercare locali idonei da adibire ad
uffici dello SCICA, oggi centro per l'impiego - dopo l'infruttuoso
espletamento della necessaria procedura di evidenza pubblica
mediante affissione del bando presso tutti i comuni interessati, e
con l'avallo dell'UPLMO di Catania (giusta nota del 9 luglio 2002),
li individuava nei locali ricadenti nella disponibilità dell'IPAB
'Pennisi - Alessi', rispondenti ai requisiti richiesti;
i ritardi nell'attuazione di quanto stabilito nelle citate
conferenze di servizi, secondo quanto dichiarato dal comune di
Acireale, non sono ad esso ascrivibili, poiché attivatosi
prontamente sia sul piano progettuale, attraverso la
predisposizione degli adeguamenti necessari dei locali proposti,
sia finanziariamente, appostando la specifica copertura, bensì
imputabili alle numerose e spesso pretestuose - come riferisce il
comune di Acireale - richieste di modifica delle bozze progettuali
da parte dei responsabili dell'UPLMO di Catania;
tale surreale situazione si protraeva fino all'aprile del 2009,
data in cui il progetto esecutivo ed immediatamente cantierabile
riceveva l'ennesimo stop da parte del direttore dell'UPLMO, che ne
richiedeva un'ulteriore variante;
si vuol sottolineare, attraverso questa breve elencazione dei vari
passaggi che hanno interessato tale vicenda, come il comune di
Acireale, ad ogni richiesta di variante, abbia sempre manifestato
la propria disponibilità, trasmettendo in tempi brevi i conseguenti
adattamenti progettuali richiesti; è opportuno, inoltre, ricordare
che, a far data dal giugno 2006, il comune di Acireale sostiene
l'onere economico relativo alla locazione dei locali della
fondazione 'Pennisi - Alessi' interessati ai necessari lavori di
adeguamento;
ritenuto, come si evince dalla corrispondenza intercorsa tra il
sindaco di Acireale ed il direttore dell'ufficio provinciale del
lavoro di Catania, ed in particolare nelle note del 18 ottobre 2010
e del 6/12/2010, che si è provveduto a sollecitare, in più di
un'occasione, una definitiva determinazione dell'UPLMO che
consentisse al comune di Acireale l'avvio dell'affidamento dei
locali, concordati con la fondazione 'Pennisi - Alessi', che
avrebbero dovuto ospitare il centro per l'impiego;
preso atto:
della circostanza, perlomeno singolare, che nelle more dei
suddetti ritardi, come detto, non riconducibili ad inerzia del
comune di Acireale, la dirigenza dell'ufficio provinciale del
lavoro di Catania, privilegiando l'urgenza, riteneva di
considerare, quale soluzione alternativa, locali privati offerti
dal comune di Aci San Antonio;
del verbale della conferenza di servizi svoltasi il 12 ottobre
2010 presso l'ufficio provinciale del lavoro di Catania, da cui si
evince inequivocabilmente che la scelta dei locali offerti dal
comune di Aci San Antonio, sic et simpliciter indicata dal
direttore dell'UPLMO di Catania, esponeva l'eventuale affidamento a
gravi dubbi di legittimità, non essendosi svolta preliminarmente
alcuna procedura di evidenza pubblica; ulteriori fondate
contestazioni furono sollevate in quella sede, in ordine
all'estensione, inferiore rispetto a quella richiesta, della
superficie dei locali ovvero al costo della loro locazione,
sensibilmente più elevato rispetto ai locali disponibili offerti
dal comune di Acireale. Lascia perplessi, pertanto, la circostanza
che, nonostante i rilievi sollevati nella sede più opportuna
escludessero oggettivamente l'affidamento ai locali inidonei
offerti dal comune di Aci San Antonio, si sia proceduto alla loro
assegnazione proprio al comune di Aci San Antonio con decreto,
successivamente revocato, dell'Assessore regionale per la famiglia
del 29 dicembre 2010;
della posizione assunta unanimemente dal consiglio comunale di
Acireale ed in particolare dal gruppo consiliare dell'MPA, come si
evince dall'ordine del giorno approvato in tale materia sulla
necessaria riapertura del centro per l'impiego nella cittadina, che
per ubicazione e rilevanza sotto il profilo economico-sociale
costituisce un riferimento costante per l'intero comprensorio;
per sapere se non ritenga, alla luce dei fatti esposti, che
ricorrano sufficienti elementi per disporre la definitiva
assegnazione dell'ubicazione della sede del centro per l'impiego
nei locali resi disponibili dal comune di Acireale che, come si è
rilevato nella presente interrogazione, ha in più occasioni
reiterato tale inequivocabile volontà». (1726)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
CALANDUCCI-GENNUSO-CATALANO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che l'ufficio del genio civile di Trapani,
da qualche anno, è fonte di notevoli disagi all'utenza;
a causa di eccessiva burocrazia, spesso incomprensibile, ed
incredibili diatribe interne tra i vertici aziendali, le pratiche
inevase hanno oramai raggiunto livelli allarmanti, con centinaia di
lavori bloccati per la mancanza spesso di una semplice firma;
considerato che:
le scelte adottate dai vertici del suddetto ufficio sono in netto
contrasto con lo spirito che dovrebbe sussistere in strutture
pubbliche, scelte spesso basate su convincimenti errati che, per
volere usare un eufemismo, si rivelano poco pratici se non
addirittura controproducenti;
solo per fare un esempio, i già esigui fondi destinati all'ufficio
del genio civile di Trapani vengono stornati per missioni e
pagamenti di incarichi spesso inutili e dispendiosi. Di contro,
strumenti che dovrebbero servire ad un miglioramento dei servizi
resi alla comunità (fotocopiatrici o computer) sono fermi per
mancanza di manutenzione;
tenuto conto che tale colpevole stallo, ovviamente da imputare a
chi ricopre i posti dirigenziali all'interno della struttura, causa
il blocco di progetti di rilevante utilità per l'intero
comprensorio, come, per esempio, quelli proposti dalla protezione
civile regionale, progetti già muniti di copertura finanziaria;
per sapere:
se non ritengano utile ed improcrastinabile una verifica
all'interno del genio civile di Trapani;
se non ritengano doveroso, nei confronti dell'intera comunità
trapanese, inviare con urgenza ispettori per verificare lo status
operandi di detto ufficio». (1729)
MARROCCO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che l'autostrada A 19 Catania-Palermo è una
strada di grande viabilità gestita dall'ANAS;
malgrado la detta arteria sia contraddistinta da un flusso
veicolare di notevolissima portata, in diversi tratti è sottoposta
a continui interventi manutentivi che creano non pochi problemi
allo stesso traffico veicolare;
considerato che da oltre tre anni, in direzione Catania, il tratto
che va da Resuttano sino a Ponte Cinque Archi è sottoposto ad un
restringimento della carreggiata che ingolfa il traffico degli
automezzi e rende anche pericoloso lo stesso tratto autostradale;
atteso che, nonostante la collocazione delle strutture di plastica
che evidenzierebbero l'inizio di lavori manutentivi, ancora a
distanza di tre anni nulla è stato fatto, con il conseguente
disagio e rischio per gli automobilisti che transitano in quel
tratto autostradale;
per sapere quali iniziative urgenti intendano intraprendere e se
abbiano previsto un intervento definitivo che possa riportare la
carreggiata di cui al tratto Buonfornello Tremonzelli allo stato
originario e, di conseguenza, evitare che nella stessa arteria
debba permanere il suddetto stato di costante pericolo sia per i
viaggiatori che per l'intero traffico veicolare». (1731)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che con legge nazionale n. 266/2002 veniva
istituito il documento unico di regolarità contributiva (DURC) per
semplificare la partecipazione delle imprese private ad appalti
pubblici;
considerato che successivamente tale norma è stata integrata dalla
riforma Biagi per poi essere estesa anche ad altre categorie;
preso atto che l'art. 11 bis del decreto-legge n. 78/2009,
convertito con modificazioni in legge n. 102/2009 ha, infine,
esteso la disciplina del DURC (documento di regolarità
contributiva) agli imprenditori commerciali che operano su mercati,
fiere, piazze e comunque su aree pubbliche;
tenuto conto che secondo la superiore normativa gli operatori
ambulanti che non sono in regola con il detto adempimento non
possono ottenere da parte dei comuni di appartenenza le relative
autorizzazioni al commercio su aree pubbliche e che, entro il 31
gennaio di ogni anno, i comuni devono verificare la sussistenza del
DURC, pena la revoca della licenza;
preso atto che alcuni mesi addietro, l'Assessore per le attività
produttive ha incontrato i sindacati di categoria per informarli
sulla nuova normativa e sui conseguenti adempimenti da porre in
essere, creando non poco allarmismo negli operatori ambulanti;
visto che la potestà legislativa in materia di autorizzazioni
all'esercizio di attività commerciali su aree pubbliche spetta alle
Regioni;
considerato che i sindacati di categoria hanno manifestato al
Governo regionale la loro volontà di adeguarsi alla normativa
nazionale, dando però l'opportunità a tutti di regolarizzare la
propria posizione dinanzi ad INPS ed INAIL;
per sapere, alla luce di quanto sopra esposto se non s'intenda
addivenire ad una proposta di legge di settore che tenga conto
delle esigenze del comparto, eventualmente, prevedendo una
moratoria dell'applicabilità della detta norma, al fine di
consentire a tutti gli imprenditori commerciali su aree pubbliche
di regolarizzare la loro posizione contributiva e allinearsi, così,
alle altre categorie produttive che sono soggette all'obbligo del
DURC». (1732)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che il servizio di collegamento marittimo
tra le isole Egadi e la Sicilia viene effettuato dalle compagnie
Siremar e Ustica Lines;
considerato che il superiore collegamento per quanto concerne
l'isola di Marettimo viene garantito dalla compagnia Siremar per
tre volte al giorno, mentre dalla compagnia Ustica Lines per una
sola volta;
preso atto che la Siremar, che dovrebbe mettere a disposizione ben
due aliscafi, ne mette solo uno e precisamente l''Eschilo', con
evidenti disagi e disservizi per la popolazione del luogo;
tenuto conto che Marettimo, per quanto piccola, se servita - come
d'altronde avviene - da un solo aliscafo, è soggetta a prevedibili
disagi, come quello del 22 febbraio 2011, quando, a causa di un
routinario controllo sulla sicurezza, lo stesso aliscafo Eschilo è
stato costretto a non partire, per cui Marettimo è rimasta
praticamente priva di collegamenti con intuibili disagi e
conseguenti proteste dei cittadini;
preso atto che, malgrado da diversi anni si richieda il
potenziamento del servizio di collegamento marittimo, con la
necessaria disponibilità da parte della compagnia Siremar di due
aliscafi, piuttosto che uno solo, come per convenzione, ancora
nessuna risposta concreta si è ottenuta;
per sapere, alla luce di quanto sopra esposto, se non s'intenda
procedere a richiedere alla Siremar, come da contratto, l'utilizzo
di due aliscafi, al fine di garantire al meglio il collegamento
marittimo tra l'isola di Marettimo e Trapani, ponendo così fine a
tutti quei disagi dei cittadini che, malgrado le numerose proteste,
a tutt'oggi rimangono privi di un servizio che per legge dovrebbe
essere loro garantito». (1733)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che con d.a. n. 2588/10 del 25/10/2010 è stata disposta la
rimodulazione del servizio di elisoccorso della Regione siciliana;
preso atto che, secondo quanto disposto dal decreto de quo, dalle
ore 00.00 del 24 febbraio 2010 il servizio notturno di elisoccorso
della base di Catania Cannizzaro è stato soppresso;
accertato che:
in seguito alle nuove disposizioni, il servizio di elisoccorso
dell'ospedale Cannizzaro sarà garantito dalle ore 7.30 fino alla
scadenza delle effemeridi di riferimento (quelle pubblicate per
l'aeroporto di Catania Fontanarossa);
la variabilità delle effemeridi causerà un'equivalente variabilità
delle ore di servizio, non garantendo l'operatività H 12 indicata
dal d.a. de quo e già di per sé insufficiente;
visto che una rimodulazione di questo tipo lascerà le province di
Siracusa, Ragusa e Catania sprovviste del servizio notturno di
elisoccorso;
considerato che:
nonostante sia facoltà del comandante, in funzione delle
condizioni di luce, utilizzare i 30 minuti oltre le effemeridi per
completare il volo iniziato prima della scadenza delle stesse, il
d.a. di rimodulazione impone l'atterraggio dell'elicottero non
oltre i 30 minuti successivi alle effemeridi;
nel caso in cui l'elicottero si trovi fuori base, oltre ai termini
previsti per il rientro, dovrà rimanere fuori in sosta notturna per
poi rientrare a Catania entro le 7.30 dell'indomani, con notevoli
disagi per il personale di volo, oltre che per gli assistiti;
nelle ore notturne, secondo quanto disposto dal d.a.,
l'elisoccorso più vicino alle esigenze delle province di Siracusa,
Ragusa e Catania sarà quello di Caltanissetta, il cui ospedale è
notoriamente privo di rianimazione;
per sapere:
se non ritengano che tale disposizione penalizzi i cittadini delle
province di Siracusa, Ragusa e Catania, privati di un servizio
indispensabile;
se non ritengano utile e necessario attivarsi, con l'urgenza del
caso, apportando le dovute e necessarie modifiche al decreto n.
2588/10 del 25 ottobre 2010, al fine di assicurare un servizio
indispensabile e ingiustamente soppresso e garantire così equità di
assistenza sanitaria in tutte le province della Regione siciliana,
nessuna esclusa». (1735)
VINCIULLO-POGLIESE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che la crisi del Governo
regionale in Sicilia sta interessando significativamente anche il
settore della formazione, già ampiamente penalizzato dagli
innumerevole tagli adottati nel corso degli ultimi due anni;
considerato che:
da un recente incontro tra l'Assessore regionale per l'istruzione
e alcuni funzionari della Regione, è maturata la decisione di
ritirare l'avviso numero 3, riguardante l'ambito Form e destinare
al capitolo di bilancio per la formazione solamente 120 milioni di
euro;
la somma individuata è sufficiente a coprire solamente il 70%
delle ore di attività già previste, mentre il rimanente 30% dovrà
essere colmato attraverso il reperimento di fondi europei;
visto che una politica di questo tipo, come hanno denunciato più
volte le associazioni sindacali, rischia di far venire meno gli
impegni derivanti dalla l.r. n. 24/76;
accertato che:
l'attuale situazione, che sta investendo il settore della
formazione, deriva, per lo più, dal modus operandi di alcuni enti,
ma non di tutti, poco attenti e poco inclini al rispetto delle
regole;
sono state disposte, da parte dell'Assessorato regionale,
ispezioni volte a verificare la regolarità delle assunzioni da
parte degli enti di formazione accreditati;
da alcune prime verifiche è emerso come alcuni enti di formazione
accreditati non solo siano enormemente indebitati, ma hanno anche
violato l'obbligo di non assumere personale dopo la data del 31
dicembre 2008;
constatato che da una prima stima approssimativa sarebbero circa
trenta gli enti che avrebbero violato il divieto di assunzioni;
per sapere:
se non ritengano giusto revocare l'accreditamento a tutti quegli
enti che fino ad oggi hanno violato le disposizioni legislative,
causando gravi danni al sistema della formazione assegnando posti
di lavoro;
come intendano ridistribuire eventuali ore che fino ad oggi sono
state assegnate a enti di formazione che, in seguito ad un
eventuale provvedimento disciplinare da parte della Regione,
potrebbero vedersi negato l'accreditamento;
quale garanzia offrire a tutti i dipendenti di quegli enti di
formazione che, per inadempienze di questi ultimi, vedranno negato
l'accreditamento da parte della Regione siciliana;
se non ritengano opportuno avviare una politica di premialità che
garantisca i lavoratori e gli enti di formazione che hanno sempre
operato con diligenza e nel rispetto delle regole e tagliare fuori
tutti quegli enti in cui si riscontrano e si accertano gravi
irregolarità e inadempienze nel modo di operare». (1736)
VINCIULLO-POGLIESE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che da un attento esame dei dati raccolti
dall'associazione italiana per la ricerca sul cancro, si evince che
il tumore alla mammella colpisce 1 donna su 10 e rappresenta il 25%
delle cause tumorali femminili;
preso atto che l'80% dei casi di tumore al seno colpisce donne
sopra i 50 anni;
accertato che quasi tutte le donne con un tumore al seno,
indipendentemente dallo stadio, subiscono un intervento chirurgico
per rimuovere i tessuti malati;
visto che:
malgrado l'asportazione chirurgica del tumore, c'è sempre il
rischio di una ricaduta dovuta a cellule microscopiche staccatesi
dalla massa d'origine e sparse per il corpo;
dopo l'intervento, alla maggior parte delle pazienti viene
proposta una terapia con farmaci anticancro in grado di eliminarle;
considerato che:
uno dei farmaci maggiormente prescritto nella fase postoperatoria
è l'Arimidex 1 mg, farmaco a base di anastrozolo;
la terapia post tumorale a base di Armidex dura almeno cinque anni
e prevede l'assunzione da parte del paziente di una compressa al
giorno del farmaco prescritto;
una scatola di Arimidex 1 mg contiene 30 compresse e dal 16
febbraio 2011 il ticket sanitario imposto ai pazienti per
l'acquisto del farmaco è di 99,00 euro;
per sapere:
se non ritengano ingiustificatamente elevato il ticket, anche per
una famiglia a medio reddito, previsto per il farmaco de quo,
considerato l'utilizzo e la frequenza con la quale deve essere
assunto dalle pazienti operate di tumore alla mammella;
se non intendano intervenire affinchè farmaci salvavita, come
quello in oggetto, possano finalmente essere alla portata di tutte
le donne che ne necessitano, senza gravare pesantemente sui bilanci
delle famiglie bisognose, già fortemente provate dalla malattia da
cui sono state colpite». (1737)
VINCIULLO-POGLIESE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che con deliberazione n.18 del 3 febbraio 2011
la Giunta regionale ha approvato il piano regionale delle vie di
fuga;
con la stessa deliberazione, la Giunta regionale ha autorizzato,
in conformità alla proposta del dipartimento regionale della
protezione civile, l'utilizzo del 30% delle risorse accantonate
dalla delibera di Giunta regionale n. 83 del 6 marzo 2009 sulla
linea d'intervento 1.1.4.2 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013
'Interventi di adeguamento e potenziamento di vie di fuga
finalizzate a garantire adeguati standard di sicurezza in aree a
più elevato rischio naturale';
considerato che i soggetti beneficiari, indicati dal piano
regionale delle vie di fuga, sono gli enti locali, il dipartimento
regionale della protezione civile nonché gli enti controllati e
vigilati dalla Regione siciliana;
visto che in provincia di Siracusa è stata fatta richiesta da
diversi enti aventi diritto, per un totale di 21 interventi e un
importo complessivo pari 57.083.418,80 euro;
preso atto che, nonostante la provincia di Siracusa abbia la più
alta concentrazione in Europa di insediamenti industriali e
petrolchimici e sia un area ampiamente esposta a rischio naturali e
sismici in particolare, solamente 4 dei 21 interventi, richiesti
dai diversi enti siracusani, sono stati inseriti tra gli quelli
indispensabili per il superamento di criticità previsti dal piano
regionale delle vie di fuga;
accertato che nessuno dei 4 interventi, indispensabili per il
superamento delle criticità individuate dal piano in provincia di
Siracusa è stato ammesso a finanziamento, con l'ennesima
mortificazione dell'intero territorio siracusano, costretto a
subire gli abusi ingiustificati e continui del Governo regionale;
per sapere:
secondo quale metodo si sia provveduto all'individuazione degli
interventi indispensabili, prima, e al loro successivo
finanziamento, dopo;
se non ritengano necessario ritirare il piano regionale delle vie
di fuga che, allo stato attuale, appare in netta contraddizione con
il principio che sta alla base delle linee di intervento
dell'obiettivo 1.1.4 e che esclude, ingiustamente e
inspiegabilmente, dal finanziamento 21 interventi su 21 individuati
in tutto il territorio della provincia di Siracusa, notoriamente
esposto a rischi naturali». (1738)
VINCIULLO-POGLIESE
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che con deliberazione n. 201 del 25.05.2004
e n. 374 dell'11.11.2004 la Giunta regionale ha approvato
rispettivamente le deliberazioni n. 20/AS del 19/09/2003 e la n.
19/AS del 13/09/2004 di approvazione delle norme regolamentari per
il personale del consorzio autostrade siciliane (CAS);
l'art. 2 'Organizzazione generale' prevede un'organizzazione
generale del lavoro articolata in una direzione generale e due
aree, delle quali una amministrativa e l'altra tecnica;
secondo quanto previsto dall'art. 23 dello stesso documento, la
gestione finanziaria dell'ente è curata dall'ufficio contabilità
finanziaria e patrimoniale, per la cui attività è previsto n. 1
capo ufficio di livello A, n. 2 istruttori di livello A1, n. 1
collaboratori di livello B e n. 2 operatori di livello B 1;
con il passare degli anni, il personale è andato gradualmente in
pensione e non è stata attivata alcuna procedura per sopperire alle
carenze di organico che via via si andavano determinando nei
diversi uffici. Infatti, l'amministrazione non ha ritenuto né di
bandire appositi concorsi pubblici, né di attivare le procedure
previste dalla normativa in vigore per mobilità e/o comando da
altre amministrazioni pubbliche, con gravi ripercussioni
sull'organizzazione del lavoro;
considerato che:
a seguito del pensionamento del dott. Celi, responsabile
dell'ufficio in quanto inquadrato nel livello A, avvenuto nel 2005,
l'ufficio contabilità finanziaria e patrimoniale è stato
interinalmente retto unicamente da una dipendente di livello A1, la
sig.ra Restifa, all'evidenza priva dei titoli (laurea e
inquadramento nel livello A) e delle competenze idonee per assumere
la responsabilità dell'ufficio in questione;
nell'ambito del procedimento di mobilità volontaria attivato in
via d'urgenza ai sensi dell'art. 30 del d.lgs. 165/2001, in ragione
dell'impossibilità (in ragione della normativa regionale) di
assumere nuovo personale e di procedere alla riqualificazione del
personale in organico mediante concorsi e della contestuale
esigenza di coprire con personalità adeguate funzioni essenziali
per lo svolgimento degli interessi pubblici dell'ente, il CAS,
nell'aprile del 2009, ha dato seguito alla richiesta di mobilità
volontaria da parte del dott. Zampogna, proveniente dal comune di
Licata;
il curriculum del dott. Zampogna - comprendente tra l'altro la
laurea in economia e commercio conseguita con 110/110 e lode,
l'abilitazione professionale e l'iscrizione all'albo dei revisori
contabili, diverse esperienze lavorative presso studi professionali
e presso una società di revisione bilanci, esperienza specifica
nella composizione e redazione del bilancio nonché nella
pianificazione finanziaria e controllo di gestione - rispondeva
pienamente alla figura professionale da mettere a capo dell'ufficio
contabilità finanziaria e patrimoniale, colmando così un vuoto che
si protraeva da anni e che aveva costretto l'amministrazione, ad
esempio, a ricorrere anno dopo anno, ad incarichi a soggetti
esterni all'amministrazione per la redazione del conto consuntivo;
inspiegabilmente il dirigente generale dell'ente, nonostante fosse
a conoscenza di quanto sopra esposto, ha assegnato il dottor
Zampogna ad altro ufficio, e precisamente all'ufficio gestione gare
d'appalto, affidato già dal settembre 2008, quindi da sette mesi,
ad un avvocato dipendente dell'ente e, pertanto, ad una
professionalità adeguata per la conoscenza e l'applicazione della
normativa sugli appalti pubblici;
pertanto la titolarità dell'ufficio di ragioneria, senza alcuna
razionale motivazione, è rimasta affidata a soggetto privo di
requisiti formali e sostanziali pur in presenza, all'interno
dell'ente, di professionalità adeguate, determinando così
paradossalmente le condizioni per continuare a ricorrere a
professionalità esterne per la redazione dei consuntivi 2008 e
2009;
il commissario straordinario, architetto Matteo Zapparrata, ha
ritenuto opportuno avvalersi per un periodo limitato di un
ragioniere attualmente in servizio presso un altro comune;
nonostante, infine, nel gennaio del 2011 la sig.ra Restifa,
raggiunti i requisiti, abbia cessato il rapporto di lavoro con il
CAS, l'attuale commissario straordinario ha deciso di stipulare con
la stessa un contratto di consulente esterno per un periodo di tre
mesi, a fronte, come detto, di professionalità presenti all'interno
dello stesso CAS per svolgere, con titoli e professionalità più
adeguati, le stesse funzioni;
per sapere:
quale interesse abbia indotto i vertici dell'ente a non utilizzare
nella maniera più appropriata la professionalità del dottor
Zampogna, continuando a lasciare scoperto il vertice di un ufficio
così delicato;
quali le motivazioni per cui i vertici del consorzio - pur di
lasciare la gestione dell'ufficio in questione sempre alla stessa
persona, ancorché in pensione - hanno agito e continuano ad agire
in violazione delle norme (d.lgs. 165/01 e succ. mod. e integraz.,
circolare del dipartimento funzione pubblica 15 luglio 2004 n. 4,
etc.) che impongono a tutti gli enti pubblici di limitare
l'utilizzo di professionalità esterne a casi in cui è dimostrata
l'assenza di adeguate professionalità interne e di utilizzare le
professionalità interne nel modo più idoneo all'interesse pubblico
perseguito;
come mai, nonostante anche il supporto fornito dal suddetto
ragioniere incaricato dal commissario Zapparrata e senza, appunto,
far ricorso alla professionalità interna del dott. Zampogna, con
determina/CS n. 656 del 21 maggio 2010 sia stato disposto il
riconoscimento e, quindi, il pagamento di ferie non godute alla
signora Restifa, impiegata all'interno proprio dell'ufficio
ragioneria, con conseguente ulteriore danno per l'ente;
se negli enti pubblici sia considerata buona prassi amministrativa
creare le condizioni per pagare le ferie non godute ai dipendenti;
se il pagamento di ferie non godute possa essere considerato danno
erariale con conseguente segnalazione alla Corte dei conti;
se la decisione di lasciare la ragioneria dell'ente senza una
guida stabile ed adeguata sia da collegarsi alla decisione del
commissario straordinario Zapparrata di aver annullato in tutta
fretta la procedura avviata dalla precedente amministrazione per
l'individuazione di una società di revisione dei bilanci che
avrebbe permesso finalmente di fare chiarezza, con una due
diligence straordinaria, sulla gestione contabile dell'ente: è il
caso, infatti, di ricordare che erano emersi episodi a dir poco
'inquietanti' quale, ad esempio, il ripianamento delle scoperture
bancarie del 2005 e del 2006 avvenuto prima del ripianamento di
quella del 2004, con procedura contra legem e notevole aggravio di
pagamento di interessi per l'ente». (1727)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
LEONTINI-MANCUSO-LIMOLI-CORONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
il sistema di 'governance' che caratterizza il modus operandi
della Giunta regionale siciliana è l'emblema della degenerazione e
della deriva dalla democrazia che, invece, trova il suo fondamento
nella rappresentanza e nella composizione di interessi e istanze
che provengono dalle diverse componenti della società civile;
alla luce di questa considerazione, occorre sottolineare che un
ente va gestito da un organo collegiale, ovvero il consiglio di
amministrazione, la vera sede per instaurare il dibattito e la
dialettica, unico garante dell'imparzialità e della correttezza
delle decisioni che, quando invece vengono assunte
monocraticamente, danno adito all'arbitrio ed alla discrezionalità;
l'Istituto autonomo case popolari (IACP) di Messina è un ente
espropriato del proprio organo amministrativo, da oltre trenta
mesi; in questo arco temporale, è stato oggetto di querelle
politiche e soprattutto giuridiche, ed è per questo che una
logorata ed insoddisfatta opinione pubblica lo considera alla
stregua di un terreno di conquista da depredare e sul quale
ingaggiare battaglie di potere e lotte per la poltrona che, finora,
è stata occupata a più riprese da innumerevoli commissari ad acta,
fino a giungere, attraverso il decreto presidenziale reg. n.526 del
20/09/2010, nelle mani di un cosiddetto commissario straordinario,
appellativo diverso ma medesima la ratio, ovvero continuare a
procrastinare, a data da destinarsi, l'insediamento del consiglio
di amministrazione;
l'attività dello IACP coinvolge più personaggi: dai rappresentanti
della provincia regionale di Messina, che hanno già legittimamente
adempiuto all'obbligo di nominare i membri del c.d.a., in ossequio
al dettato del comma 8 dell'art. 4 della l.r. 10/77, secondo il
quale il consiglio di amministrazione è validamente costituito con
la nomina di almeno sei componenti, ai rappresentanti delle
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, designati
dalla provincia di Messina in base all'art. 6, comma 3, punto 4,
della l. 865/71 e fortemente preoccupati per il futuro del
personale dipendente; e, dulcis in fundo, è protagonista anche la
rappresentanza degli assegnatari degli alloggi economici e
popolari, così come previsto dalla citata l. 865/71 all'art. 6,
comma 3, punto 5.
tralasciando la circostanza che in Sicilia il commissariamento
degli enti di sottogoverno è ormai diffusa ed aberrante routine, è
invece imperativo illustrare l'excursus giuridico, costellato da
atti impropri e illegittimi posti in essere dalla Regione che,
continuando ad esercitare il potere sostitutivo nominando un
commissario straordinario in totale spregio (avvenuto per ben due
volte) del dettato dell'art. 4 della l.r. 10/77, che costituisce la
base giuridica dell'obbligo di iniziativa per la costituzione del
consiglio di amministrazione, si è resa altresì responsabile non
solo di violazioni di legge, ma anche di eccesso di potere e
sviamento dell'interesse pubblico;
ritenuto che le violazioni si sono manifestate e palesate nella
ripetuta e reiterata nomina di commissari, contravvenendo del tutto
alle disposizioni legislative che attribuiscono alla Presidenza
della Regione il potere di nomina di un organo di gestione
straordinaria solo ed esclusivamente in caso di impossibilità di
costituire l'organo collegiale istituzionale, derogando alle
legittime richieste di nomina e composizione del c.d.a. dello IACP
di Messina;
rilevato che, con atto notificato in data 23/11/2010, la provincia
regionale di Messina ha proposto ricorso al TAR Catania per
l'annullamento, previa sospensiva, del decreto n. 526/serv. I/SG
del 20/09/2010, pubblicato nella GURS del 8/10/2010, con il quale
il Presidente della Regione siciliana ha nominato, sino alla
ricostituzione degli ordinari organi e comunque per un periodo non
superiore ai dodici mesi, a far data dallo stesso decreto,
l'avvocato Giuseppe Laface commissario straordinario dello IACP di
Messina che, illegittimamente, si è costituito in giudizio per
chiedere il respingimento della sospensiva, azione che non può
essere intrapresa dallo IACP, configurabile come soggetto passivo
poiché ente controllato dall'amministrazione regionale, la sola che
detiene quindi la titolarità della soggettività attiva;
per sapere se:
non ritengano di dover porre fine alla scandalosa gestione dello
IACP, improntandola ai criteri cardine nella condotta della
pubblica amministrazione, ovvero quelli di trasparenza, efficacia
ed efficienza;
non ritengano, altresì, che la 'strategia' che intende dilatare
'ad libitum' i tempi del commissariamento non si sia rivelata
estremamente dannosa;
si siano adeguatamente adoperati per scongiurare mistificazioni
nell'interpretazione del disposto dell'art.6 del d.l. 78/2010
(convertito con modificazioni nella l.122/2010) sulla riduzione dei
costi degli apparati amministrativi, strumentalizzato ed
utilizzato come 'schermo' da tutti coloro che non solo stanno
impedendo l'insediamento del consiglio di amministrazione dello
IACP di Messina, ma che faziosamente omettono di citare il comma
20, nel quale è espressamente previsto che: 'Le disposizioni del
presente articolo non si applicano in via diretta alle regioni,
alle province autonome e agli enti del Servizio sanitario
nazionale, per i quali costituiscono disposizioni di principio ai
fini del coordinamento della finanza pubblica';
si siano adoperati, altresì, per rendere immediatamente esecutiva
la sentenza del TAR di Catania avente ad oggetto l'insediamento del
consiglio di amministrazione, senza che intervengano ulteriori
pretestuose deroghe, proroghe e/o impugnazioni». (1728)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
D'ASERO
«All'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale,
premesso che a seguito della riforma del sistema scolastico ed
universitario, recentemente approvata dal Parlamento nazionale,
sono stati attuati dei tagli alle risorse economiche destinate al
funzionamento della scuola;
il taglio delle risorse economiche ha costretto tutti gli
operatori del settore ad operare tagli, consequenziali al taglio
delle risorse a livello ministeriale, ai propri budget;
in provincia di Catania questo è avvenuto in misura maggiore con
conseguenze devastanti sul lato della riduzione di personale e di
ore lavorate;
il caso della società Dussmann è, come denuncia il sindacato Ugl-
igiene ambientale di Catania, emblematico di come un buon
provvedimento di risparmio di risorse pubbliche venga utilizzato da
operatori privati che lucrano denaro pubblico per operare tagli
agli stipendi, al personale ed alle ore lavorate;
la Dussmann è una società che si occupa del servizio di pulizie
dei locali scolastici della provincia di Catania;
considerato che la misura dei tagli alle risorse della scuola si
aggira intorno al 25% del budget dell'anno precedente, gli
eventuali tagli che la Dussmann avrebbe dovuto compiere si dovevano
assestare sulla stessa percentuale mentre, invece, essa sta
operando tagli alle ore lavorate fino al 75%, gettando sul lastrico
intere famiglie;
atteso che, secondo quanto ha deciso la Dussmann, ogni lavoratore
dovrebbe fare solamente 2 ore e 15 minuti al giorno, piuttosto che
le regolari 6;
per sapere quali iniziative si intendano adottare per risolvere le
gravi problematiche scaturite da queste inaccettabili condizioni di
lavoro». (1730)
POGLIESE - VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità e all'Assessore per l'economia, premesso che a
seguito dell'accelerazione impressa all'attività di risanamento
programmata ai sensi delle leggi regionali n. 10 del 6 luglio 1990
e n. 4 del 15 maggio 2002 è stata finanziata dall'Assessorato
regionale Lavori pubblici, oggi Infrastrutture e trasporti, durante
il mandato commissariale dell'IACP di Messina compreso tra
settembre 2009 e maggio 2010, una serie di importanti interventi
che stanno consentendo la realizzazione di 3 parchi urbani e spazi
pubblici di aggregazione, 325 alloggi di edilizia economica e
popolare, opere di urbanizzazione primaria e secondaria, botteghe e
centri commerciali;
premesso inoltre che, a seguito di tale accelerazione delle
attività per la progettazione e per la definizione dell'iter
amministrativo, è stato rimodulato dal comune di Messina e
dall'IACP di Messina il cronoprogramma dei futuri interventi per i
quali è stata completata la relativa progettazione e si è in attesa
della conseguente copertura finanziaria;
considerato che, a seguito dell'invio di tale cronoprogramma al
competente dipartimento regionale delle infrastrutture e della
mobilità, si rileva, dal bilancio regionale di previsione, il
mancato rimpinguamento del relativo capitolo di bilancio n. 672426;
anzi, fatto ancora più grave, non si rileva più traccia della
programmata attività di risanamento, sancita dalle citate leggi
regionali n. 10/90 e n. 4/2002;
ravvisato che, perdurando il mancato finanziamento delle opere
programmate e progettate, ove dovesse essere adottato, come
previsto dalle norme vigenti, il nuovo prezzario regionale, si
configurerebbe un grave danno erariale dovuto alla lievitazione dei
costi necessari per adeguare i progetti già approvati ed oggi
cantierabili ma privi di copertura finanziaria;
per sapere:
quali siano i conseguenti provvedimenti di programmazione
finanziaria già posti in essere e/o da attivare al fine di
riprogrammare le necessarie risorse per la copertura finanziaria
degli interventi di risanamento della città di Messina, previsti ai
sensi delle leggi regionali n. 10/90 e n. 4/2002;
se sia possibile acquisire la seguente documentazione:
1) estremi dei decreti dirigenziali ed assessoriali e relative
motivazioni che hanno comportato l'azzeramento del citato capitolo
di bilancio;
2) eventuali provvedimenti intrapresi dai destinatari in epigrafe
finalizzati all'attivazione della procedura di revoca dei decreti
emanati dal dirigente generale pro tempore del citato dipartimento
regionale delle infrastrutture e della mobilità e riguardanti la
citata soppressione dei suddetti capitoli attinenti alla copertura
finanziaria degli interventi di risanamento della città di Messina,
previsti ai sensi delle leggi regionali n. 10/90 e n. 4/2002;
3) eventuali provvedimenti di censura adottati dai destinatari in
epigrafe nei confronti del dirigente generale del dipartimento
regionale delle infrastrutture e della mobilità, conseguenti
all'abuso d'ufficio perpetrato in termini di mancata programmazione
finanziaria e connessi alla citata soppressione dei suddetti
capitoli attinenti alla copertura finanziaria degli interventi di
risanamento della città di Messina, previsti ai sensi delle leggi
regionali n. 10/90 e n. 4/2002». (1734)
CORONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che in data 28 gennaio 2011 nella GURS n. 1 - Serie
speciale concorsi - è stato pubblicato il bando del concorso
pubblico, per titoli e prova d'idoneità, per la copertura a tempo
indeterminato di n. 6 posti di operatore tecnico-digitatore per
terminale (categoria B), indetto dall'azienda ospedaliera per
l'emergenza Cannizzaro di Catania;
considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19, comma
4, concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone che:
'Ai fini dell'accelerazione e della trasparenza delle procedure
concorsuali' (...) per il triennio successivo all'entrata in vigore
della medesima legge i posti messi a concorso siano coperti
mediante concorsi pubblici per 'soli titoli';
considerato, altresì, che:
con successiva disposizione legislativa il termine previsto dal
suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;
in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
in materia di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
dispone testualmente che: 'Per gli enti locali e per
l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti a tutela e
vigilanza della medesima amministrazione, il termine previsto dal
comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25 è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
inequivocabile, che la norma si applica anche al personale delle
aziende sanitarie, con esclusione del solo personale dell'area
medica;
per sapere:
sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura sono
state stabilite le procedure del suddetto concorso indetto
dall'azienda ospedaliera per l'emergenza Cannizzaro di Catania,
atteso che la legge prevede, nella fattispecie, l'espletamento del
concorso per soli titoli;
quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per la
modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 1 - Serie
speciale concorsi - del 28/01/2011, onde garantire il rispetto
della normativa vigente e dei principi inderogabili della
trasparenza nelle procedure concorsuali riguardanti la pubblica
amministrazione e gli enti sottoposti a tutela e vigilanza della
medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993». (1739)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
GALVAGNO-
BARBAGALLO
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che fino allo scorso anno l'ufficio provinciale del lavoro
di Enna ordinava ai centri per l'impiego, con nota prot. n. 007752
del 6 maggio 2008, a firma del direttore, dottoressa Angela
Ferrante, di operare le chiamate dei lavoratori forestali
appartenenti ai tre distretti della provincia in questione,
scorrendo la graduatoria comunale per ordine alfabetico e
procedendo così alla chiamata di tutti i lavoratori con garanzie
occupazionali '151sti presenti nelle rispettive graduatorie
comunali (estrapolate dalla graduatoria distrettuale);
tale chiamata si pone in contrasto con l'articolo 53 della legge
regionale n. 16/96 e successive modificazioni, la quale prevede
che: 'Al fine dell'avviamento al lavoro degli operai con garanzia
occupazionale verrà formulata un'unica graduatoria distrettuale
comprendente nell'ordine i lavoratori a tempo indeterminato, o
centociquantunisti e i centunisti secondo la posizione da ciascuno
ricoperta nella graduatoria di appartenenza, l'avviamento al lavoro
avviene nel rispetto dell'ordine di graduatoria';
considerato che non viene prevista alcuna ripartizione degli
avviamenti in base a graduatorie comunali, dovendosi fare esclusivo
riferimento a quella unica distrettuale in relazione ai posti resi
progressivamente disponibili a prescindere dal comune di
iscrizione;
ritenuto che l'errata applicazione della legge altera gli
equilibri consolidati nelle graduatorie distrettuali, oltre ad
essere fonte di danno economico e professionale per molti
lavoratori della provincia di Enna, i quali dal 2008 non possono
godere delle priorità richieste di avviamento con qualifica di capo
squadra;
per sapere se intenda chiarire la predetta situazione e, se sia il
caso, di emanare una nota all'ufficio provinciale del lavoro di
Enna con la quale si impone il rispetto dell'articolo 53 della l.r.
16/96 e successive modifiche per quanto riguarda le procedure di
avviamento al lavoro presso l'Azienda foreste demaniali nella
provincia di Enna». (1740)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
COLIANNI
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica
utilità, premesso che la provincia regionale di Catania è socio per
il 10% delle quote dell'ATO3 Simeto Ambiente;
vista la delibera del c.d.a. dell'ATO 3 Simeto Ambiente n. 9 del
7/02/2006, che istituisce il regolamento per l'applicazione della
tariffa per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati agli
urbani;
vista, inoltre, la delibera del c.d.a. dell'ATO 3 Simeto Ambiente
n. 69 del 15/10/2007 che modifica la precedente delibera;
considerato che l'ATO 3 Simeto Ambiente, pur avendo proprio
personale idoneo a svolgere il servizio di riscossione, si è
affidata alla SERIT Sicilia s.p.a., sostenendo costi che saranno
riversati sulla tariffa e quindi sugli utenti nei prossimi anni;
considerato, inoltre, che il suddetto ATO 3, pur avendo nel
proprio organico personale idoneo a svolgere il servizio di
accertamento, si è affidata a ditte esterne, fra cui la ATI con
azienda capogruppo Engineering Tributi s.p.a., sostenendo, in tal
modo, ulteriori costi che saranno riversati sulla tariffa e,
quindi, sugli utenti nei prossimi anni;
rilevato che sui conguagli TIA 2004/2005 migliaia di utenti hanno
fatto ricorso alla Commissione tributaria competente e che i
ricorsi esaminati hanno dato ragione agli utenti ricorrenti;
l'utente che paga la cartella de quo ha diritto, appena avuta la
sentenza a favore, al rimborso di tutte le spese, comprese quelle
accessorie dovute alla SERIT Sicilia s.p.a.;
ritenuto che le suddette spese accessorie ricadranno sugli enti
soci della Simeto Ambiente s.p.a.;
molti crediti del 2004 e del 2005 sono inesigibili perché il
soggetto accertatore li ha notificati in ritardo;
i ritardi del giudizio della Commissione non possono ricadere sui
cittadini;
ritenuto, inoltre, che si profila un potenziale danno erariale per
l'ente a causa degli errori commessi sia nella mancata approvazione
della TIA da parte dei consigli comunali, sia per l'inesigibilità
di crediti ormai prescritti;
atteso che, ai sensi dell'art. 2392 c.c., comma 1, 'Gli
amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla
legge e dall'atto costitutivo con la diligenza richiesta dalla
natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono
solidalmente responsabili verso la società dei danni derivati
dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di
attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in
concreto attribuite ad uno o più amministratori';
ai sensi dell'art. 2393 c.c. l'azione di responsabilità contro gli
amministratori può essere esercitata 'entro cinque anni dalla
cessazione dell'amministratore dalla carica';
ai sensi dell'art. 2395 c.c., l'azione individuale del socio e del
terzo, concernente il diritto al risarcimento del danno spettante
al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati
da atti colposi o dolosi degli amministratori, può essere
esercitata entro cinque anni dal compimento dell'atto che ha
pregiudicato il socio o il terzo;
rilevato, infine, che:
un terzo del costo sostenuto dagli utenti dell'ATO3 Simeto
Ambiente è imputabile all'esclusivo conferimento in discarica;
il costo di conferimento in discarica pagato dagli utenti
dell'ATO3 Simeto Ambiente è di oltre 100 euro per tonnellata di
rifiuti;
tale costo è circa tre volte la media nazionale;
il costo di conferimento in discarica registra sensibili
differenze anche sul territorio regionale al di là delle
ragionevoli differenze per di costo per la bonifica post mortem;
il costo di conferimento in discarica negli anni ha subito un
aumento incompatibile con l'aumento del costo della vita;
la Regione siciliana determina il costo di conferimento per ogni
singola discarica attraverso propri organi decisionali;
per sapere:
se e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere
nei confronti dell'ATO 3 Simeto Ambiente a tutela degli interessi
della collettività e per l'accertamento delle eventuali
responsabilità derivanti da una inoculata gestione che ha creato
ingenti danni agli enti soci e ai cittadini, nonché per assicurare
il rispetto della legalità e della trasparenza nella gestione della
pubblica amministrazione;
la variazione del costo di conferimento in discarica negli ultimi
dieci anni per tutte le discariche presenti nel territorio
regionale;
se e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere
per la verifica, il contenimento e l'uniformità dei costi di
conferimento in discarica». (1741)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che in data 28 gennaio 2011 nella GURS n. 1 - Serie
speciale concorsi - è stato pubblicata la selezione per titoli e
colloquio per la formulazione di graduatorie da utilizzare per
l'assunzione a tempo determinato di personale con profilo di
dirigente amministrativo e dirigente analista, indetto dall'azienda
ospedaliero universitaria policlinico Vittorio Emanuele di Catania;
considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19, comma
4, concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone che:
'Ai fini dell'accelerazione e della trasparenza delle procedure
concorsuali' (...) per il triennio successivo all'entrata in vigore
della medesima legge i posti messi a concorso siano coperti
mediante concorsi pubblici per 'soli titoli';
considerato, altresì, che:
con successiva disposizione legislativa il termine previsto dal
suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;
in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
in materia di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
dispone testualmente che: 'Per gli enti locali e per
l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti a tutela e
vigilanza della medesima amministrazione, il termine previsto dal
comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25 è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
inequivocabile, che la norma si applica anche al personale delle
aziende sanitarie, con esclusione del solo personale dell'area
medica;
per sapere:
sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura siano
state stabilite le procedure della suddetta selezione, atteso che
la legge prevede, nella fattispecie, l'espletamento del concorso
per soli titoli;
quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per la
modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 1 - Serie
speciale concorsi - del 28/01/2011, onde garantire il rispetto
della normativa vigente e dei principi inderogabili della
trasparenza nelle procedure concorsuali riguardanti la pubblica
amministrazione e gli enti sottoposti a tutela e vigilanza della
medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993». (1742)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
GALVAGNO - BARBAGALLO
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che nei giorni scorsi Filippo Grippi, dirigente
dell'azienda sanitaria provinciale di Palermo, attualmente
responsabile del distretto territoriale 35 di Petralia Sottana, è
stato vittima di un grave atto intimidatorio, l'ultimo, in ordine
di tempo, di una serie di episodi inquietanti subiti dal 2005 ad
oggi dallo stesso funzionario;
secondo quanto denunciato alle forze dell'ordine dallo stesso
dirigente e reso noto attraverso gli organi di informazione locale,
la notte del 21 febbraio 2011, ignoti avrebbero divelto il
videocitofono della sua abitazione, a Palermo;
il medesimo videocitofono, sempre secondo le denunce del
dirigente, era già stato danneggiato con dell'acido la sera del 21
dicembre 2010;
in quella occasione, secondo quanto all'epoca riportato dagli
organi di informazione, gli accertamenti disposti nell'immediato
dalla polizia permisero di ritrovare sul posto un bidoncino vuoto
con tracce di acido;
la scorsa primavera, inoltre, lo stesso Grippi denunciò la
presenza di un ordigno, una vecchia bomba a mano, all'interno di un
contenitore di vetro nel giardino esterno dell'ufficio di via
Arcoleo dove, in quel momento, il dirigente prestava servizio e
dove aveva avviato un'azione di controllo sulle prescrizioni dei
medici di medicina generale;
il 5 gennaio del 2010, qualcuno si è introdotto nella villetta che
il dirigente possiede in provincia di Trapani, usando una cesoia
per aprire un varco alla recinzione, e poi ha appiccato il fuoco a
due copertoni sistemati accanto ad una trave in legno
dell'abitazione estiva riducendo in cenere la copertura del
terrazzo;
il 6 novembre del 2009, il dirigente in questione si rivolse ai
carabinieri per il danneggiamento della propria bicicletta,
posteggiata nei pressi degli uffici del distretto sanitario di via
Arcoleo;
risale al 2005, infine, l'incendio dell'auto del dirigente, nel
periodo in cui Grippi lavorava nel distretto di Bagheria
dell'azienda sanitaria locale, come sostituto di Lorenzo Iannì,
arrestato per avere favorito l'imprenditore della sanità Michele
Aiello, allora titolare della clinica Villa Santa Teresa, nella
truffa milionaria per i rimborsi gonfiati incassati dalla Regione
sulle prestazioni effettuate nella clinica bagherese;
l'avvertimento avvenne alla vigilia della deposizione in aula al
processo contro Aiello, poi condannato per mafia nell'ambito
dell'inchiesta sulle talpe alla DDA di Palermo. Nel corso
dell'udienza, Grippi quantificò il danno subito all'azienda
sanitaria locale, somma successivamente riconosciuta in sede
civile;
considerato che:
il ripetersi di sinistri messaggi rivolti al dirigente, che
certamente turbano la sua serenità, sono plausibilmente da
ricondursi alla sua attività lavorativa;
tali eventi creano un clima di tensione e preoccupazione per
l'incolumità non solo di Filippo Grippi, ma anche di tutti coloro
che si impegnano per il rispetto dei valori della legalità;
gli attestati di solidarietà, per quanto opportuni e apprezzati,
da soli non sono sufficienti a rassicurare Grippi;
la Regione ha il compito di farsi carico di tutte le possibili
iniziative volte a garantire la sicurezza di un dipendente che si
trova ad essere sovraesposto semplicemente per avere fatto il
proprio dovere, dando così un segnale concreto anche a tutti coloro
che nel corretto e onesto svolgimento delle loro funzioni si
espongono ad eventuali ritorsioni di chi opera in danno della cosa
pubblica;
per conoscere se non ritengano opportuno segnalare al comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza i ripetuti episodi
intimidatori subiti dal dirigente dell'ASP di Palermo, perché
possano essere prese in considerazione eventuali provvedimenti di
tutela del funzionario». (108)
MATTARELLA-FARAONE
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si
intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
svolta al proprio turno.
Comunicazione di nullità di dichiarazione di appartenenza al
Gruppo Misto e
contestuale adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Con nota del 28 febbraio 2011, pervenuta in pari data
(protocollata al n. 1956/AULAPG dell'1 marzo 2011), l'onorevole
Santo Catalano ha comunicato che è da ritenersi nulla la sua
precedente dichiarazione del 22 febbraio u.s. di adesione al
Gruppo Misto (protocollata al n.1690/AULAPG del 23 febbraio 2011),
annunziata nella seduta d'Aula n. 228 del 23 febbraio 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Conseguentemente, a decorrere dal 28 febbraio 2011, l'onorevole
Catalano, torna a far parte del Gruppo parlamentare I Popolari di
Italia Domani (PID), cessando contestualmente di far parte del
Gruppo Misto.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153
del Regolamento interno, delle mozioni:
numero 245 «Interventi a tutela della pianta del Carrubo», degli
onorevoli Gennuso, Leanza Nicola, Calanducci e Colianni;
numero 246 «Iniziative volte a revocare la sospensione del
servizio di trasporto gratuito urbano ed extraurbano per gli
anziani», degli onorevoli Calanducci, Gennuso, Catalano, Colianni
e Arena.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Seguito della discussione del disegno di legge numero 246/A
«Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
all'interno dei parchi della Regione»
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito dell'esame del disegno di legge numero
246/A «Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio
1981, n. 98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di
attività all'interno dei parchi della Regione», posto al numero
1).
Onorevoli colleghi, prima di procedere all'esame dei singoli
articoli del disegno di legge, al fine di rendere più agevole e
più chiaro il lavoro che stiamo per affrontare, desidero dare
comunicazione delle decisioni adottate dalla Presidenza sugli
emendamenti presentati.
Tali decisioni, con il supporto degli Uffici, sono state assunte
avendo presente il rispetto del Regolamento interno, che
prescrive:
a) il numero di firme necessario per la presentazione di
emendamenti una volta che sia cominciata la discussione generale
(art. 112);
b) l'obbligo della previa presentazione in Commissione degli
emendamenti (art. 111);
c) la stretta attinenza all'oggetto del disegno di legge (art.
112).
Sulla base di tali considerazioni, frutto anche delle
deliberazioni assunte in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari con la partecipazione del Presidente della Regione e
condivise dall'Aula, la Presidenza ha dichiarato inammissibili gli
emendamenti non ricompresi nel fascicolo del disegno di legge.
L'unica eccezione è rappresentata dagli emendamenti A1 e A2, di
identico contenuto che, a seguito di indicazioni provenienti da
diverse forze politiche, la Presidenza ha ritenuto di rimettere
alla valutazione dell'Aula.
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo, infine, che, nella precedente seduta, era stato approvato
il passaggio all'esame degli articoli e che la discussione
generale, secondo prassi, era stata rinviata all'articolo 1.
Si passa, pertanto, all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
all'interno dei parchi della Regione
1. La lettera e) del primo comma dell'articolo 10 della legge
regionale 6 maggio 1981, n. 98 e successive modifiche ed
integrazioni, è così modificata:
e) le attività di ricerca scientifica, sportive, ricreative ed
educative, il sostegno e la salvaguardia dello svolgimento di
manifestazioni ed iniziative dichiarate patrimonio storico-
culturale con legge della Regione'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Rinaldi, Vinciullo, Mattarella e Donegani:
emendamento 1.1:
«Sopprimere il comma 1»;
dagli onorevoli Leontini, Limoli, Bosco, Corona e Campagna:
emendamento 1.2:
«Sostituire l'articolo con il seguente:
Art. 1 - Regolamento del parco - 1. Il consiglio del parco,
contestualmente al piano territoriale adotta il regolamento
dell'Ente stesso che, nel rispetto delle prescrizioni del piano,
disciplina le attività all'interno del parco e in particolare:
a) i lavori per la costruzione di opere e manufatti di qualsiasi
genere;
b) lo svolgimento delle attività industriali, commerciali e agro-
silvo-pastorali;
c) l'ammissione e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo
di trasporto;
d) il soggiorno del pubblico;
e) le attività di ricerca scientifica, sportive, ricreative ed
educative;
f) la tutela delle caratteristiche naturali, forestali botaniche e
faunistiche.
Il regolamento disciplina le modalità per la presentazione e le
procedure decisionali nella valutazione di impatto ambientale che
accompagnano tutti i progetti di opere e manufatti da realizzarsi
nell'ambito del parco.
Il regolamento dispone quanto necessario per la migliore tutela
dell'ambiente, della quiete, del silenzio, dell'aspetto dei luoghi.
Il regolamento è adottato dal consiglio del parco ed è approvato
con decreto dell'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente
dopo avere acquisito il parere del comitato tecnico scientifico
CTS.
4. Sono abrogate tutte le norme regionali in contrasto con il
presente articolo »;
dal Governo:
emendamento 1.8, interamente sostitutivo dell'articolo 1:
«L'art. 1 è sostituito dal seguente:
1. Dopo la lettera f) dell'art. 10, comma 1, della legge
regionale 6 maggio 1981, n. 9, e s.m.i., è aggiunta la seguente:
f bis) lo svolgimento di manifestazioni ed iniziative dichiarate
patrimonio storico-culturale con legge della Regione.
2. Le disposizioni di cui al c. 1 i applicano limitatamente ai
parchi naturali di rilevanza regionale ».
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non conosco
ancora la formulazione dell'emendamento del Governo al quale lei ha
fatto riferimento perché ancora non è stato distribuito però,
prima di iniziare la discussione generale e, quindi, l'esame degli
articoli, una osservazione, secondo me, pregiudiziale, andrebbe
fatta.
La legge titola Modifica dell'articolo 10 delle legge regionale 6
maggio 1981, n. 98 e successive modifiche ed integrazioni in
materia di attività all'interno dei parchi della Regione .
Nella formulazione, ove non vi fossero ulteriori specificazioni,
incorreremmo in una soluzione incostituzionale perché andremmo a
normare una competenza che è stata affidata allo Stato, poiché la
legge nazionale affida il compito di regolamentare le attività che
possono svolgersi all'interno dell'Ente parco. Il regolamento che
il Consiglio del parco deve adottare è in base a una normativa
nazionale; ove non specificassimo che intendiamo rivolgere la
nostra competenza solo ai parchi regionali - e non ai parchi della
regione perché, all'interno della Regione, ci sono anche parchi non
regionali - approveremmo una legge incostituzionale perché
entreremmo in contrasto con la normativa nazionale e in contrasto
con l'articolo 117 della Costituzione che affida la competenza in
materia di tutela dell'ambiente allo Stato.
La sentenza della Corte Costituzionale numero 44 del 2011, alla
quale facevamo riferimento la volta scorsa, sottolineava proprio
questo: l'articolo 11 della legge n. 394 del 1991 rimette la
disciplina delle attività compatibili entro i confini del
territorio protetto al regolamento del parco, che è adottato
dall'Ente parco e approvato dal Ministro dell'ambiente, previo
parere degli Enti locali e comunque d'intesa con le Regioni .
E aggiunge: Lo svolgimento di attività che determinano un
particolare afflusso di persone nel territorio del parco va rimesso
alla regolamentazione tecnica dell'Ente preposto all'area protetta,
secondo un procedimento in cui è anche richiesta la cooperazione
delle Regioni e degli Enti locali. Il rispetto di questi livelli di
tutela si impone anche in riferimento ai parchi regionali .
Se non modifichiamo la struttura, la formulazione e persino di
titolo del disegno di legge, entreremo in conflitto con la
Costituzione e con la normativa nazionale.
La sentenza, infatti, conclude: La norma potrebbe essere lesiva
della competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente di
cui all'articolo 117, secondo comma, lettera S della Costituzione .
Pertanto, onde evitare di inoltrarci in un dibattito che ci
porterebbe sicuramente a sbagliare, sarebbe opportuno che, sin
dall'inizio, si determinasse una modifica del titolo, della
denominazione della legge e della formulazione dell'articolo, in
modo tale da non incorrere in quel vizio di incostituzionalità che
sarebbe evidente.
Altra osservazione: l'articolo 10 della legge regionale numero 98
del 6 maggio 1981 è stato integralmente sostituito dall'articolo 10
della legge regionale numero 14 del 9 agosto del 1988. Anche la
citazione, quindi, è sbagliata perché quell'articolo, ormai, è
stato sostituito. L'articolo citabile è, invece, quello che lo
modifica e lo integra successivamente, cioè l'articolo 10 della
legge regionale numero 14 del 9 agosto 1988, quindi, dobbiamo
modificare anche il titolo dell'articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Leontini, come avrà notato, la Presidenza è
d'accordo con alcuni dei suoi rilievi, tanto è vero che, rispetto
al titolo originario, quello esitato per l'Aula è ulteriormente
modificato. La Presidenza, comunque, terrà conto dei suoi rilievi.
Onorevoli colleghi, si passa all'emendamento 1.1, a firma degli
onorevoli Rinaldi, Vinciullo, Mattarella e Donegani.
RINALDI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.8, del Governo, interamente sostitutivo
dell'articolo 1.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole a maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 1.2, pertanto, decade.
Comunico che è stato presentato, dagli onorevoli Leontini, Limoli,
Bosco, Corona e Campagna, l'emendamento aggiuntivo A1, di contenuto
identico all'emendamento A2.
Ne do lettura:
«Aggiungere il seguente articolo:
Art. - 1. Le concessioni-contratto rilasciate da enti pubblici
nell'interesse di operatori economici le cui strutture siano state
danneggiate dai fenomeni vulcanici del monte Etna, verificatesi
nell'ottobre 2002, in corso alla data del 27 ottobre 2002, ovvero
rilasciate nel periodo emergenziale, sono prorogate, ai medesimi
patti e condizioni per un periodo uguale alla durata dello stato di
emergenza, mentre, per quelli stipulati nel periodo emergenziale i
termini di durata decorreranno dalla scadenza dello stato di
emergenza, previa rivalutazione dei canoni e/o corrispettivi
secondo i dati ISTAT ».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
(Tumulti in Aula)
CRACOLICI. Signor Presidente, ci vuole la copertura finanziaria a
questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi faccio notare che non è stata
un'approvazione veloce.
La Commissione ha anche preso tempo per riflettere. L'Aula è
sovrana e si è determinata sul parere contrario del Governo.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'osservazione
sollevata dall'onorevole Cracolici circa la necessaria copertura
finanziaria credo sia stata già esaminata dalla Presidenza, tant'è
vero che, su 500 emendamenti, soltanto questo è stato dichiarato
ammissibile. Se il Presidente lo ha dichiarato ammissibile, ha
fatto bene a porlo in votazione. E' stato dichiarato ammissibile,
lo abbiamo votato e, adesso, lo contestiamo?
CRACOLICI. Chiedo la controprova della votazione, come previsto
dal Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la Presidenza ha chiesto il
parere alla Commissione e la Commissione ha chiesto tempo per
esaminarlo, quindi, ci siamo fermati; poi, lo abbiamo posto in
votazione.
Onorevole Cracolici, non siamo in presenza di sprovveduti, siamo
deputati.
Onorevoli colleghi, l'Aula si è già pronunciata. Siamo in un
Parlamento; se non siete in grado di seguire i lavori, seguite un
corso professionale.
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2.
Entrata in vigore
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, avverto che la votazione finale del disegno di
legge avverrà successivamente.
BENINATI. Chiedo di parlare sull'emendamento A1.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, purtroppo,
intervengo a tempo scaduto. Ho cercato di chiedere la parola più
volte tra una votazione e l'altra ma lei è stato preso, prima,
dalla discussione dell'onorevole Cracolici che protestava sul voto
e, poi, dal collega che è intervenuto senza avere la parola; lo
dico anche se è il Presidente del mio Gruppo parlamentare. Parlerò
lo stesso, anche se il mio intervento non vedrà risultati.
Signor Presidente, non so chi abbia deciso quale emendamento
togliere e quali emendamenti lasciare ma, mi creda, l'emendamento
che abbiamo approvato adesso - sono contento che sia stato
approvato - ha aperto certamente una maglia che con i parchi non so
cosa abbia a che vedere.
Avevo presentato un emendamento che non riguardava né Palermo né
Catania, anche se si tratta di due emendamenti che condivido
appieno, uno riguardante Palermo per la Targa Florio e l'altro
riguardante Catania per un problema dell'Etna. Abbiamo trovato,
dunque, una sintesi per una realtà della città di Palermo e per
una realtà della città di Catania.
Mi ero posto un problema che non riguardava né Palermo né Catania
ma l'intera Sicilia. Era un emendamento molto semplice, signor
Presidente che, forse, l'assessore per il territorio e l'ambiente
potrebbe attenzionare, anche se lo vedo molto distratto. Si tratta
di un emendamento che è pertinente con le aree protette perché,
quando questo Governo ha approvato la legge sul Piano casa, nella
quantità di divieti introdotti, ne ha inserito uno che non
c'entrava nulla e che, di fatto, non fa rendere operativo, per
buona parte della Sicilia, il Piano casa.
Vedo, però, che all'assessore non gliene importa nulla e ad altri
colleghi totalmente nulla, però, effettivamente, questa norma era
molto pertinente all'argomento perché consentiva di poter applicare
il Piano casa in buona parte della Sicilia. Non tutti, forse, sanno
che la Sicilia, per un verso o per un altro, ha le cosiddette aree
ZPS. Ebbene, questo emendamento toglieva un comma dal Piano casa.
Parlo per la mia provincia, visto che qui le leggi si fanno per
provincia; la provincia di Palermo ha un problema e la provincia di
Catania ne ha un altro. Volevo inserire quello relativo alla
provincia di Messina ma non riguarda soltanto la provincia di
Messina; togliere un appesantimento alle procedure del Piano casa
riguarda tutta la Sicilia ed era molto pertinente a questa norma.
Purtroppo, non sono potuto intervenire prima - vedo che
l'interesse è pari a zero - ma lamento questa sperequazione nel
trattare alcuni emendamenti aggiuntivi, anche perché questo che è
stato aggiunto - non me ne vogliate - col testo della norma non
c'entrava nulla. Lo ribadisco: questo emendamento col testo della
norma non c'entrava nulla.
Non capisco perché un mio emendamento che poteva esserci e che
interessava tutta la Sicilia non c'è, invece, se n'è discusso uno
che, sinceramente, è stato utile approvarlo ma che con questa
norma, signor Presidente, non c'entrava nulla.
Glielo ripeto per l'ennesima volta, dopodiché, resti agli atti che
si è agito con due pesi e due misure e che c'erano alcuni
emendamenti che forse, in particolare il mio, avrebbero risolto un
problema serio riguardante l'inapplicabilità del Piano casa in
Sicilia, dove il Governo Lombardo, avendo posto un insieme di
vincoli, forse, se ne avesse tolto uno, avrebbe fatto fare il Piano
casa in Sicilia.
Ringrazio tutti i colleghi che non hanno ascoltato nulla di ciò
che ho detto, comunque, almeno, resterà agli atti a futura memoria.
Lo dissi durante il Piano casa e lo ripeto ora, ad un anno di
distanza: c'è un comma da abolire che impedisce l'applicazione del
Piano casa.
Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 459
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
dagli onorevoli Beninati, Formica, Buzzanca, Leontini, Maira,
Caronia e Bufardeci l'ordine del giorno n. 459 Revoca del decreto
assessoriale del 7 settembre 2010 concernente Piano di utilizzo
delle somme delle risorse del fondo per la montagna . Ne do
lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che:
in data 7 settembre 2010 l'Assessore per il territorio e
l'ambiente ha firmato il decreto relativo al piano annuale di
utilizzo delle risorse del fondo regionale della montagna,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 49,
parte prima, del 12 novembre 2010;
relativamente ai finanziamenti concessi ai singoli comuni, si
ritiene che sia stata utilizzata una procedura differente dagli
anni passati, che prevedeva, alla base di tale iniziativa, un
avviso con evidenza pubblica rivolta a tutti i comuni montani della
Sicilia;
tale piano, a differenza degli anni passati, è stato formulato
dall'Ufficio di Gabinetto, e non dal Servizio interno
all'Assessorato per competenza;
il piano trasmesso alla Commissione di merito (la IV Commissione
legislativa permanente dell'Assemblea regionale) era carente del
piano economico complessivo e pertanto non veniva definita la
copertura economica per singola tipologia di intervento, così come
previsto dai piani precedenti e dalla legge 31 gennaio 1994, n. 47,
recepita con legge regionale n. 2 del 2001 e successive modifiche e
integrazioni, art. 61;
ritenuto che:
non si comprende a fronte di quale norma di legge regionale questo
ultimo piano sia stato predisposto dall'Assessore per il territorio
e l'ambiente, quando la legge istitutiva (l.r. n. 2 del 2002, art.
61) conferisce l'attribuzione per la relativa predisposizione
all'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste.
Si riporta di seguito il comma 2 dell'art. 61 'in attuazione delle
disposizioni al comma 4 dell'art. 2 della legge 31 gennaio 1994, n.
97, l'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste predispone
apposito piano annuale per le risorse assegnate...'. Appare
pertanto evidente come tale procedura risulti illegittima.
Inoltre, nel merito, l'aver scelto di affidare alla protezione
civile regionale la decisione di individuare i comuni bisognosi di
tali interventi e limitarli ai comuni inclusi nei parchi regionali
si ritiene iniziativa in contrasto con le procedure adottate dai
piani precedenti, restrittiva per la platea dei comuni montani
presenti in Sicilia e priva di qualunque possibilità di concorrenza
e trasparenza da parte dei comuni montani, tanto più che il fondo
nazionale è alimentato da trasferimenti comunitari e pertanto
necessita che si adottino procedura concorsuali per il loro
utilizzo affinché la Regione siciliana non incorra in infrazione
comunitaria,
impegna il Governo della Regione
a revocare, con la massima urgenza, tale decreto per i vizi di
legittimità testé evidenziati». (459)
BENINATI-FORMICA-BUZZANCA-LEONTINI-MAIRA-CARONIA-BUFARDECI
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Contrario.
BENINATI. Chiedo di parlare per illustrare l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, attenderò il
risultato della votazione e, poi, trasmetterò la documentazione
agli organi competenti, non ultimo la Corte dei conti. Visto che la
Corte dei conti, oggi, è molto attenta, io farò la mia parte; non è
mio costume, ma lo farò.
Signor Presidente, è stato emanato un decreto illegittimo perché -
mi dispiace per il mio amico assessore per il territorio - desidero
che mi si trovi la legge che ha cambiato le competenze a decretare
il Piano della montagna dall'Assessorato agricoltura, quale la
legge oggi prevede, all'Assessorato territorio e ambiente, quale
oggi la legge non prevede.
Solo questo è presupposto essenziale perchè il Piano casa venga
revocato, altrimenti, l'Assemblea si assume la responsabilità
politica di avere emanato un decreto illegittimo. Non esiste la
legge che cambia le competenze dall'Assessorato agricoltura, quale
terminale per il Piano per la montagna, all'Assessorato territorio.
Mi è stato detto, in Commissione, signor Presidente, che il Piano
della montagna l'ha sempre fatto il Dipartimento delle Foreste,
pertanto, siccome il Dipartimento delle Foreste è passato, oggi, al
Territorio e ambiente, quest'ultimo è titolato ad emanare il
decreto. Questo non è vero perché la legge va cambiata.
Il Dipartimento delle Foreste, quando gli fu assegnato il compito
di predisporre il Piano casa, era un Dipartimento dell'Assessorato
Agricoltura e foreste, per cui il terminale del decreto del Piano
casa è l'Assessorato Agricoltura e foreste, a meno che non si
cambia la norma e si dice che, da ora in poi, lo farà l'Assessorato
territorio.
Aggiungo e concludo, signor Presidente, che, su questo argomento,
più volte, ho cercato di fare capire qual era la mia portata; non è
un fatto nel merito che avremmo da dire e non è questo il momento
di parlarne, però, c'è questo vizio alla fonte e non c'è nessuno
che possa convincermi che si può fare; si cambia la norma e si fa.
Il Territorio non poteva emanare quel decreto.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di queste discrepanze fatte
rilevare dall'onorevole Beninati.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
sull'argomento vi è anche un ordine del giorno a firma mia e del
Presidente del nostro Gruppo parlamentare, onorevole Leontini.
Nella distribuzione che è stata fatta, a suo tempo, delle somme
destinate al Fondo per la montagna, improvvisamente, qualcuno ha
dimenticato che anche le province di Siracusa e di Ragusa avevano
delle montagne.
A questo proposito, la volta scorsa, quando è stata trattata
l'interrogazione a cui ha risposto l'assessore, avevo ricordato
che, già ai tempi di Virgilio, erano stati cantati i colli Iblei
come fra i colli più importanti, le montagne più importanti della
Sicilia.
Invito l'assessore per il territorio e l'ambiente a stare
particolarmente attento sulla vicenda, dal momento che chiediamo,
ancora una volta, di revocare il provvedimento con la massima
urgenza perché, evidentemente, ci troviamo di fronte a un
provvedimento illegittimo. In primo luogo, perché, anziché essere
stato emanato dall'Azienda forestale, la stessa Azienda ha risposto
dicendo che questo Piano, pur di sua competenza, non le è mai stato
sottoposto.
Secondo, perché, a quanto pare, è stato emanato dal Gabinetto
dell'Assessorato al territorio ed ambiente che, fino ad oggi, non
ha alcuna competenza nella distribuzione delle somme per quanto
riguarda il Fondo per la montagna.
Terzo, perché non è stato stabilito nessun criterio oggettivo
nella distribuzione di queste somme.
Quarto, perché non si è tenuto conto né del numero della
popolazione interessata alla vicenda né, tanto meno, delle aree
interessate, così come doveva essere.
Quinto, perché ai comuni che non hanno avuto assegnati i fondi non
è stato mai comunicato il motivo per il quale, rispetto ad altri,
erano stati fortunati.
Sesto, perché vi sono dei comuni che hanno più di dieci
interventi; qualche piccolo comune della provincia di Palermo o di
Agrigento riesce a mettere insieme dodici interventi, quando la
provincia di Siracusa e di Ragusa non ne mettono insieme nemmeno
uno.
Capisco che per questo Governo la provincia di Siracusa non
esiste; capisco pure che per questo Governo la provincia di Ragusa
è estranea al nostro sistema regionale, forse la provincia di
Ragusa farà parte adesso della Calabria oppure, proprio perché a
sud dell'Italia è più vicina all'Africa e potrebbe essere una
provincia africana, ma, siccome così ancora non è, siccome ancora
fa parte della Regione noi, assessore per il territorio e
l'ambiente, per l'ennesima volta, le chiediamo di revocare questo
provvedimento. Un provvedimento che è viziato da illegittimità non
solo formali ma sostanziali proprio perché ad approvare questo
piano non è stato l'organo che, fino a quando è stato approvato il
Piano, era deputato a fare tutto ciò.
La volta scorsa, le ho detto che lei, assessore, poteva fare finta
di non sapere fino a quando non c'è stata la mia interrogazione,
poteva far finta di non sapere fin quando non abbiamo discusso, in
Aula; poteva far finta di non sapere fin quando la Commissione
territorio ed ambiente non le aveva comunicato ufficialmente che
questo Piano, che doveva essere approvato in Commissione territorio
e ambiente, non è mai arrivato in Commissione e, quindi, la
Commissione non ha dato nessun parere, che le ricordo essere
vincolante.
Bene, è chiaro che vi sono dei vizi; è chiaro che vi sono delle
illegittimità; è chiaro che c'è un percorso tortuoso e oscuro, a
dire il vero.
Allora, proprio perché lei non può consentire di essere coinvolto
in una vicenda di cui, fino a prova contraria, non ne sapeva nulla
fino all'ultima volta che abbiamo discusso l'argomento in Aula, ora
però sa; ora non può far finta di non sapere; ora non può far finta
di non aver visto e di non avere udito. Proprio per evitare che
eventuali responsabilità cadano anche su di lei, la invito, con
l'urgenza del caso, a revocare questo Piano.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi
sia dell'onorevole Beninati sia dell'onorevole Vinciullo sono stati
assolutamente esaustivi. Non mi soffermerò, quindi, in modo
particolare, sulle questioni troppo evidenti, quando c'è una norma
che viene violata o c'è un'altra norma che ha sostituito quella
che, dalla legge 2 del 2002 all'articolo 61, comma 4, dice in
maniera netta e chiara che la competenza è dell'Assessorato
regionale dell'agricoltura e delle foreste, oggi, politiche
agricole ed alimentari, ovvero stiamo parlando di niente.
Non mi voglio soffermare, quindi, in modo particolare, su questa
questione che mi sembra talmente chiara che non credo ci possa
essere, né da parte del Governo né da parte della maggioranza, tra
virgolette, una possibilità di fare una difesa di una norma che
sarebbe chiaramente violata nel caso in cui la competenza non
ricadesse, come è previsto normativamente, in capo all'Assessorato
alle politiche agricole.
Questo anche in considerazione del fatto della schizofrenia, se
vogliamo, secondo la quale l'indicazione, la gestione di questa
materia per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse - ha detto
bene l'onorevole Vinciullo, quando faceva riferimento alla follia,
che alcune province dove le zone collinari e montuose hanno un
significato non soltanto ambientale ma anche un significato
economico perché sono zone bene antropizzate dall'uomo, dove vi
sono attività, dove vi sono economie, dove vi è importante
ricchezza e la nostra natura non ne sono completamente menzionate.
Credo sia schizofrenia l'assegnare alla Protezione civile,
eventualmente, la scelta di quale dei comuni debba essere tutelato.
Con ciò c'è anche il contravvenire ai principi dei finanziamenti
comunitari che impongono delle misure concorsuali ai fini
dell'assegnazione delle risorse
Non soltanto, quindi, si viola la legge dal punto di vista della
competenza ma si rischia di vanificare l'assegnazione di queste
somme perché, evidentemente, potrebbero essere bloccate e
disinvestite con danno ulteriore per la nostra Regione, per il
nostro bilancio, laddove non assegnate in maniera corretta nella
forma della partecipazione a tutti i comuni e, quindi, concorsuale.
Signor Presidente, in un'Aula comunque distratta, vorrei rimarcare
- lo dico a lei che conduce brillantemente, cerca di farlo sempre
in maniera attenta, quest'Aula - che, nel momento in cui si mette
in discussione un ordine del giorno come questo e il tutto passa
nella disattenzione, corriamo il rischio, come è avvenuto poc'anzi,
di fare diventare un atto un esempio concreto di cattiva attività
parlamentare, quando, trattando l'articolo 2 del disegno di legge
sulle modifiche alla normativa riguardante la Targa Florio, poi,
non si è discusso quello che brillantemente l'onorevole Beninati
aveva sottoposto all'attenzione di tutti.
Quando si pone in votazione un determinato emendamento e non un
altro che si è preoccupato di dire a quest'Aula che,
distrattamente, non ascolta, non segue, non sente, lavora male - e
poi, diciamolo apertamente, troppo spesso, il nostro prodotto
legislativo non è brillante e crea molta confusione - laddove non
si è tenuto conto del fatto che la norma sul Piano casa - come ci
ha detto l'onorevole Beninati - poteva finalmente trovare
applicazione se, all'interno di quel disegno di legge, fosse
entrato e fosse stato valutato dall'Aula l'emendamento che
escludeva dall'inserimento del divieto di Piano casa anche per
quanto riguarda le aree protette.
Il principio è questo: si dice che il Piano casa non si applica
nelle zone del parco e nelle zone aree protette, creando il
problema che, sostanzialmente, il Piano casa in Sicilia non si sta
applicando ed è bloccato. Nel momento in cui l'Aula era chiamata a
discutere e a trattare come superare questo empasse, invece, come
avete visto, ci siamo messi a litigare sul fatto che la votazione
sia stata conclusa o meno su un altro emendamento, senza che questo
sia stato portato all'attenzione dell'Aula, superando - lo
ribadisco - un problema che, poi, diventa economia, diventa di
spesa, diventa risposte alle istanze dei cittadini, significa
consumo, significa ricchezza, significa IRAP, significa IRES,
significa tutto quello che servirebbe.
Mi permetto di dire a lei e a tutti i colleghi che i lavori
parlamentari dovrebbero essere seguiti con un'attenzione maggiore
perché, laddove ognuno è distratto dalle proprie vicende personali,
poi, si arriva alla discussione, più o meno stucchevole, si è
votato correttamente, ero alzato, ero seduto . Alla fine, però, il
prodotto che stiamo dando alla nostra collettività, ai nostri
siciliani non è il prodotto che serve ai siciliani, ai nostri
cittadini.
Con il mio intervento, quindi, voglio soltanto richiamare,
attraverso il Presidente dell'Assemblea, tutti quanti ad
un'attenzione dei lavori dell'Aula tale da potere dare,
effettivamente, alla luce di un dibattito, un prodotto virtuoso e
non un prodotto dopato dalla frenesia di essere maggioranza o
opposizione senza alcuna utilità concreta per il cittadino.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che, al di
là delle considerazioni fatte dai colleghi che mi hanno preceduto,
ovviamente, l'illegittimità dell'atto appare chiara dalla semplice
lettura che prevede che, in attuazione delle disposizioni della
legge 97 del 1994, è l'Assessore regionale per l'agricoltura e le
foreste che predispone il Piano.
Ovviamente, questa lettura, immediatamente, riporta a quello che è
l'impegno che si chiede al Governo, ossia di ritornare alla
legalità.
Purtroppo, più di una volta in questi ultimi tempi - non me ne
voglia l'assessore Sparma, la cui buona fede è assolutamente
preservata - questo Governo ci presenta e ci propina degli atti
che, in qualche modo, sovvertono le disposizioni di legge.
Non è un caso che, per esempio, oggi, abbiamo discusso lungamente
di una riforma della Formazione professionale che viene consumata
all'interno di sedute di Giunta di Governo e viene bypassato il
ruolo di questa Assemblea.
Molto spesso, negli ultimi tempi, delle norme che dovrebbero
essere applicate in maniera pedissequa, vengono interpretate. Credo
che l'interpretazione, in questo caso, non sia necessaria; è
sufficiente una lettura.
Volevo, invece, soffermarmi - perché questo chiaramente è il
merito - rispetto alle scelte che sono state effettuate per la
cernita di quelli che sono i comuni destinatari delle risorse.
Credo che, troppo spesso, la politica si sia riservata l'opzione e
la possibilità di stabilire quali sono i comuni destinatari di
interventi, così come in questo caso. Il fatto che sia stata fatta
una scelta tra i comuni che ricadono soprattutto ed esclusivamente
nei parchi regionali, quindi, quei comuni montani e non che
ricadano in quelle aree, a discapito, invece, di tante piccole
comunità montane che sono sparse sull'intero territorio, credo sia
un errore concettuale.
Se vogliamo mutuarlo, infatti, così come è avvenuto e mi riferisco
ad esempi eclatanti - l'assessore Sparma, ancora, non era assessore
a questo ramo - agli eventi che riguardano le scelte sui comuni sui
quali operare interventi rispetto al dissesto idrogeologico,
ricordo come, purtroppo, scelte fatte dalla politica e dagli uffici
di Gabinetto abbiano, poi, portato ad essere miopi rispetto ad una
politica di gestione del territorio lungimirante.
Credo che, anche in questo caso, l'avere destinato degli
interventi soltanto ad alcune zone - i parchi regionali, appunto,
già ampiamente destinatari di fondi e di risorse - credo sia
ingiusto nei confronti di tutti quei comuni che vivono soltanto
grazie a queste risorse.
Devo dire, peraltro, essendo componente della Commissione
Territorio e ambiente, che, rispetto alla carenza del Piano
economico, a suo tempo, furono date una serie di prescrizioni che
servivano a specificare meglio quali fossero, innanzitutto, le
risorse con le quali si intendeva far fronte al Piano e,
soprattutto, al metodo di riparto.
Mi riferisco soprattutto a quello che era l'aspetto della
pubblicizzazione della Festa della montagna che, a mio modo di
vedere, sottraeva un numero di risorse talmente alto ad un fondo
piuttosto esiguo che doveva servire esclusivamente alla promozione
di quei territori che, ripeto, di queste risorse ne fanno, invece,
grande virtù.
Credo, ovviamente, che, alla luce di quelle che sono le
inevitabili considerazioni sulla legittimità, anche sul merito,
questo atto andrebbe approfondito. Affidata, quindi, la naturale
assegnazione all'assessore per le Foreste, credo sia anche bene
rivisitare questi criteri che, oggi, hanno assegnato ad alcuni
comuni piuttosto che ad altri la disponibilità di queste somme che,
lo ribadisco, per molti comuni diventano condizione essenziale per
svolgere attività di promozione di comuni montani che,
diversamente, sono poco raggiunti da altre iniziative che
riguardano il turismo, la promozione del territorio.
Conoscendo la grande e profonda sensibilità dell'assessore Sparma,
dunque, mi affido anche alla sua valutazione per rivisitare questo
atto.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su
questo ordine del giorno perché, al tempo, ero assessore per il
territorio e l'ambiente. Credo che l'indirizzo che, in quei giorni,
il Governo ha assunto sia stato un indirizzo di responsabilità.
Come lei certamente ricorderà, in quel tempo, si sono verificati
una serie di dissesti del nostro territorio per cui, in parte,
laddove c'era il pericolo per l'uomo, si poteva intervenire
attraverso le risorse allora destinate al PAI, a cui hanno
contribuito le risorse destinate dal Ministro dell'Ambiente;
avevamo, nel contempo, una serie di dissesti che riguardavano
strade di penetrazione agricola che erano destinatarie, ovviamente,
di necessari interventi perché, spesso, queste strade agricole sono
interessate da attività che riguardavano la zootecnia o
l'agricoltura in genere.
Su questo argomento, abbiamo ritenuto, come ufficio, come
compartimento, come mia stessa espressa volontà, di intervenire
attraverso un'iniziativa che ha coinvolto anche la Protezione
civile. Perché la Protezione civile?
Perché la Protezione civile riteniamo sia l'organismo che questa
Regione utilizza ogni qualvolta vi sia la necessità di interventi
in settori particolari dove c'è da accertare l'emergenza,
l'urgenza, superare lo stato di pericolo.
La Protezione civile ha indicato una serie di interventi che
riguardano strade di penetrazione agricola che, su indicazione del
Governo, riguardavano, in questa prima fase, territori montani che
appartenevano alle cosiddette aree destinate a parco perché queste
erano risorse che risalivano al periodo 2006/2007, programmando
anche interventi per l'annualità 2009/2010, ovviamente, nelle aree
montane non interessate dai parchi.
Una divisione, quindi, per quanto riguarda le aree distinguendo
una prima parte con le aree destinate a parchi e una seconda parte
destinata alle aree montane non destinate a parchi.
Relativamente alla questione della competenza, l'interpretazione
che abbiamo adottato è stata quella di ritenere che il
trasferimento delle competenze del Corpo forestale, giusta legge
approvata da questo Parlamento, all'Assessorato Territorio e
ambiente determinava anche la competenza dell'assessore in ordine
all'attribuzione della destinazione delle risorse che sono state
assegnate nel tempo per quanto riguarda le zone montane.
Faccio presente che questa indicazione è stata proposta alla
Commissione Territorio e ambiente la quale, convocata appositamente
dall'allora presidente, non si è svolta e, per silenzio-assenso, il
Governo ha ritenuto di adottare l'atto deliberativo che era, in
buona sostanza, indicativo di una serie di finanziamenti per un
massimo di ottantamila euro da destinare ai comuni per interventi
che riguardavano - ripeto - strade che erano interessate da
dissesto e che erano state segnalate dalla Protezione civile al
Governo.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
intervenire a favore di un iter che, poi, era stato, appunto, anche
valutato da diversi organi di questa Assemblea ma, dopo avere
sentito l'onorevole Di Mauro, non posso che puntualizzare qualche
più che inesattezza, non saprei come chiamarla.
La Commissione Territorio e ambiente non è mai stata investita da
un piano di riparto di questi fondi di cui, oggi, stiamo parlando.
La Commissione Territorio e ambiente ha esclusivamente parlato di
centomila euro per la festa della montagna.
Ci sono gli atti che parlano, onorevole Di Mauro. Lei può andarli
a prendere e può fare memoria degli atti che sono depositati.
Naturalmente, se poi c'è la furberia che lei ritiene che il decreto
lo aveva allegato, è un suo problema. Gli atti della Commissione
sono chiari. Il problema, però, non è questo; figuriamoci se il
problema è che non è stata informata la Commissione.
Signor Presidente, stiamo parlando dei fondi europei che hanno una
specifica destinazione, dei fondi europei che devono seguire un
iter, quanto meno, legittimo sotto il profilo della conoscenza
delle risorse che si devono assegnare. Stiamo parlando di questo,
quindi, non dei territori, chi c'è, chi non c'è, quale provincia,
in quale parco, in quale situazione; dei fondi europei trasferiti
e, come è successo negli anni passati, l'iter è stato quello
dell'avviso pubblico: i comuni ne fanno richiesta e, poi, dalla
valutazione dell'Assessorato dell'agricoltura, viene emanato il
decreto.
In questo caso, invece, cosa è successo?
E' successo quello che ha raccontato l'assessore che,
naturalmente, servirà a tutti quanti a futura memoria.
L'Assessore ha raccontato che il ragionamento e la sua
interpretazione erano quelli di sentire la Protezione civile,
intervenire in quei comuni dove c'erano dissesti vari, peraltro
urgenti, ed assegnare le somme, così come ha ritenuto il
Dipartimento e, secondo la logica dell'allora assessore,
l'interpretazione era quella che il Dipartimento, una volta
trasferito presso l'Assessorato Territorio e ambiente, poteva
emettere i decreti anche quando la legge prevede che devono essere,
invece, ripartiti dall'assessore per l'agricoltura. Lo dice la
legge, mentre l'interpretazione dell'onorevole Di Mauro dice
un'altra cosa.
Signor Presidente, qui è inutile dire ancora parole perché sono un
po' tutti stanchi di ascoltare questa storia. Questa sera, però, vi
sono stati due atti e ormai non si può tornare indietro: il
Governo che, col suo parere negativo all'ordine del giorno, ha
chiuso la parentesi sulla questione, dichiarandosi contrario a
fermare l'iter; le interrogazioni sono state fatte, anche le
sollecitazioni sono state fatte e vi è stata anche una riunione di
Commissione dove sono state spiegate tutte queste cose.
Da Presidente della Commissione Territorio e ambiente, domani, al
Presidente dell'Assembla manderò un esposto da inoltrare alla Corte
dei Conti perché non c'è altro da fare. Non c'è un altro iter
parlamentare da seguire; c'è da fare la ricognizione degli atti
amministrativi, per quanto riguarda la Commissione, investire la
Presidenza dell'Assemblea ed inviare le carte alla Corte dei conti,
perché non è possibile subire queste arroganze.
Se la legge dice che il fondo viene ripartito dall'assessore per
l'agricoltura, non capisco l'ostinazione; posso capire da chi ha
emesso il decreto - era l'assessore Di Mauro - ma non lo capisco da
chi si è insediato da qualche giorno. E' inconcepibile. C'è una
linea che segue anche nell'illegittimità dei provvedimenti. Non
riesco a capire, quindi, quello che sta succedendo con il nuovo
avvento del Governo tecnico.
Signor Presidente, domani, la relazione della Commissione sarà a
disposizione della Presidenza dell'Assemblea, con preghiera di
inoltrarla alla Procura della Corte dei Conti, perché si tratta di
questo, in quanto il Parlamento non è riuscito a far capire al
Governo che, illegittimamente, con un decreto di un assessore
diverso, ha assegnato Fondi comunitari secondo un iter che,
chiaramente, è inficiato da gravissime illegittimità.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce di quanto emerge, la
Presidenza sarebbe del parere di invitare il Governo a valutare
l'opportunità, nelle more di un approfondimento della materia, di
sospendere gli effetti del decreto del 7 settembre 2010. Inviterei
il Governo a pronunziarsi.
SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, intanto, le risorse decretate col Fondo della montagna
sono risorse di carattere nazionale.
Onorevoli deputati, questa è una delle incongruenze - non sono
molte però - della legge numero 19 del 2008, che ha creato, con la
riforma dei dipartimenti, qualche sbavatura. Questa è una delle
sbavature, in quanto le competenze del Corpo Forestale sono
transitate tutte all'Assessorato Territorio ed ambiente che,
quindi, ne è l'autorità politica e ha il potere di decretare la
destinazione delle risorse.
Ad ogni modo, lo accettiamo come raccomandazione.
Alla luce dell'interrogazione dell'onorevole Vinciullo e delle
diverse convocazioni della IV Commissione, ho richiesto nei giorni
scorsi un parere all'Ufficio Legislativo e Legale che mi perverrà
nelle prossime ore.
Alla luce di quel parere, il Governo si potrà orientare nel senso
che il parere vorrà indicare.
Questo è quanto chiediamo. Accettiamo l'ordine del giorno come
raccomandazione e su questo ringrazio i deputati.
PRESIDENTE. Se i proponenti accettassero questa impostazione,
potrebbe essere un modo ragionevole per affrontare la questione.
VINCIULLO. Vogliamo votare.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella serenità
dei lavori è giusto trovare sempre un modo per risolvere le cose ma
lei non sa che, su questo argomento, il sottoscritto ed altri
colleghi, proprio per evitare di fare un discorso in Aula, siamo
andati a discuterne in Commissione, abbiamo discusso due volte e mi
dispiace, assessore, che lei, oggi, dica questo perché, nella vita,
bisogna essere coerenti fino alla fine.
Lei, la prima volta, era d'accordo a revocare questo decreto
perché, forse, si era convinto che fosse giusto revocarlo. A
distanza di un paio di giorni, ha cambiato la sua tendenza.
La invito - ma lo dico veramente nel suo interesse - perché, sino
a prima, il decreto era emanato da altri e ognuno si assume le
proprie responsabilità ma, oggi, lei si sta assumendo delle
responsabilità che sa benissimo che non sono sue e, pertanto, oggi,
chiedo, signor Presidente, che si voti, che si respinga questo
ordine del giorno; desidero che si respinga perché, a questo punto,
poi, si farà chiarezza e saranno altri che la faranno.
Non è possibile, però, dire che per interpretazione, per non so
quale motivo, oggi, un altro assessore può decretare un qualcosa
che è di competenza dell'altro.
Le dico, inoltre, assessore, di leggere bene l'articolo della
legge istitutiva del Piano della montagna che conosco bene perché,
se la Sicilia può spendere soldi per la montagna lo deve al
sottoscritto che, nel 2002, era Presidente della IV Commissione e
che non capiva come mai, in Sicilia, non si spendevano mai i Fondi
della montagna e ha scoperto che era proprio perché non avevamo mai
approvato una legge di recepimento ed ecco che lei se la trova in
una finanziaria che è la legge del 2002.
Bene, la legge che conosco bene, la istitutiva, riguarda Fondi
nazionali, è vero, ma vengono dati da Fondi comunitari, per cui
questi fondi, che sia chiaro e che resti a verbale, non si possono
spendere a trattativa privata o, diciamolo meglio, con inviti alla
Protezione civile che viene coinvolta senza entrarci dalla porta e
dalla finestra.
Ho avuto modo di parlare con il direttore della Protezione civile
sull'argomento e non ha capito neanche perché fu coinvolto in
questa vicenda, non l'ha capito e ora ne parliamo come se la
Protezione civile fosse artefice; la Protezione civile è una
vittima di questa vicenda.
Qui bisognava fare un bando, c'era un avviso e potevano
partecipare tutti i comuni montani; non hanno partecipato, invece,
tutti i comuni montani, alcuni sì e molti no.
A questo punto, mi fermo qui. Bocciamo l'ordine del giorno,
dopodiché il Presidente dell'Assemblea saprà cosa fare.
VINCIULLO. Dichiaro di apporre la firma all'ordine del giorno
numero 459.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per fare rilevare al Presidente e all'Aula, intanto, il
nostro voto favorevole all'ordine del giorno per le ragioni
ampiamente espresse dai colleghi che mi hanno preceduto e, quindi,
il voto favorevole all'ordine del giorno dei Popolari d'Italia
domani.
Le chiedo, però, signor Presidente, in ragione delle precise
indicazioni pervenute da molti colleghi che sono intervenuti prima
di me, di fare in modo che l'Aula si esprima in maniera che il voto
di ciascuno di noi possa essere rilevato e, quindi, chiedo che la
votazione avvenga per scrutinio nominale.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 459.
MANCUSO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 459
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento dagli onorevoli Bufardeci, Caputo, Cascio Salvatore,
Incardona, Ragusa, Scoma, Torregrossa e Vinciullo, indìco la
votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 459.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
Onorevoli colleghi, a causa di un problema tecnico, annullo la
votazione.
MANCUSO. Non è un problema tecnico, avevamo votato.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, è un problema tecnico.
Pongo nuovamente in votazione per scrutinio nominale l'ordine del
giorno numero 459.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Beninati, Bosco, Bufardeci, Campagna, Caputo, Caronia,
Cascio Salvatore, Cordaro, Corona, D'Asero, Incardona, Leontini,
Limoli, Maira, Mancuso, Marinese, Mineo, Ruggirello, Scilla, Scoma,
Torregrossa, Vinciullo.
Votano no: Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Bonomo, Colianni,
Cracolici, Cristaudo, Currenti, D'Agostino, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Di Mauro, Faraone, Federico,
Gennuso, Gentile, Giuffrida, Gucciardi, Laccoto, Leanza Nicola, Lo
Giudice, Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Musotto, Oddo,
Panarello, Panepinto, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Savona,
Termine, Vitrano.
Si astengono: Cappadona, Galvagno.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sono in congedo: Buzzanca, Calanducci, Donegani, Falcone, Ferrara,
Lentini.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 22
Contrari 39
Astenuti 2
(Non è approvato)
Avverto che l'avvenuta votazione dell'ordine giorno numero 459
assorbe anche l'ordine del giorno numero 439 Revoca del decreto
assessoriale del 7 settembre 2010 pubblicato nella GURS n. 49 -
Piano annuale delle risorse per il fondo regionale per la
montagna , degli onorevoli Beninati e Leanza Edoardo, di identico
contenuto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 370
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
l'ordine del giorno numero 370 Realizzazione di una passerella
pedonale sul fiume Calcinara nel territorio del comune di Sortino
(SR) , dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che col decreto del 29 giugno 2007, n. di prot. 454/54,
la Corte dei Conti ha decretato l'ammissione a finanziamento del
progetto esecutivo dei lavori di riattivazione dell'antico
attraversamento sul fiume Calcinara e la costruzione di una
passerella di collegamento pedonale, sempre sul medesimo torrente,
in località Serramenzana, territorio sito nel Comune di Sortino, in
provincia di Siracusa;
preso atto che:
quest'opera è di fondamentale importanza per la fruizione di
un'area tra le più belle del nostro pianeta, che ospita la
Necropoli di Pantalica (la più grande d'Europa) e che ha ricevuto,
recentemente, il riconoscimento UNESCO quale patrimonio
dell'Umanità;
i rappresentanti UNESCO hanno definito l'opera in questione
eccezionale e necessaria per il territorio;
il progetto di massima e la scelta dell'ubicazione è stata
condivisa dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di
Siracusa;
l'Azienda foreste demaniali ha ritenuto l'opera funzionale alla
riserva e necessaria alla protezione civile;
l'opera è stata ritenuta valida sia dalla consulta dei comuni
montani aretusei sia dai comuni del comprensorio del Pit (piano
integrato territoriale) Hyblon Tukles';
la stessa è ricompressa, fra l'altro, nel programma di
riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio
(PRUSST) della provincia di Siracusa;
la progettazione esecutiva è stata approvata a seguito di apposita
conferenza dei servizi sulla cui legittimità si è espresso
reiteratamente e favorevolmente il Tribunale amministrativo
regionale di Catania;
lo stesso TAR, tra l'altro, ha determinato 'l'irrilevante
ambientale' dell'opera, ordinando all'Assessorato regionale
Territorio e ambiente di rilasciare apposito 'nulla osta' per la
sua realizzazione, per la parte riguardante il servizio
dell'Assessorato regionale Territorio e ambiente che non ha preso
parte alla conferenza di servizi per l'approvazione del progetto,
mentre - è bene ricordare - altri servizi del medesimo Assessorato
hanno partecipato, esprimendo parere positivo;
considerato che:
ad oggi, l'ente gestore dei fondi, il PIT n. 28, non ha emesso il
bando per appaltare il progetto;
si è appreso, solamente in modo informale, che il 13 maggio 2010
si è tenuta, presso l'Assessorato regionale Territorio e ambiente,
un'ulteriore conferenza di servizi sempre sullo stesso argomento,
impegna il Governo della Regione
1. ad evitare che vengano presi ulteriori provvedimenti sulla
tormentata vicenda senza i necessari chiarimenti a tutela
dell'iniziativa e per scongiurare il danno certo al comune di
Sortino;
2. a sospendere immediatamente la predetta conferenza di servizi,
in considerazione del fatto che sarebbe più corretto, dal punto di
vista amministrativo, tener presente che, dopo aver vinto la
battaglia legale con ben tre sentenze favorevoli del TAR e una
della Corte dei conti, un nuovo pronunciamento della sopra citata
conferenza di servizi sarebbe illegittimo in quanto il TAR ha
dichiarato positivamente concluso il procedimento di approvazione
dell'opera dichiarando 'lo scarso impatto ambientale' e si
potrebbero capovolgere le decisioni del TAR;
3. ad assicurare il mantenimento del decreto di finanziamento,
concesso a suo tempo, e procedere, con la dovuta celerità,
all'appalto dei lavori che la popolazione attende ormai da troppi
anni, in modo da consentire la realizzazione di detta passerella
che apporterà enormi benefici a tutto il territorio interessato».
(370)
VINCIULLO
Presidenza del vicepresidente Formica
Ai sensi dell'articolo 83, secondo comma, del Regolamento interno
RINALDI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, secondo
comma, del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, chiedo
la parola ai sensi dell'articolo 83 anche se la dovevo chiedere
all'inizio ma sono arrivato in ritardo; le chiedo scusa, signor
Presidente ma ne approfitto adesso.
La settimana scorsa, avevo fatto una richiesta al Presidente della
Regione e due giorni fa l'ho fatta anche al Presidente
dell'Assemblea per dedicare una seduta d'Aula, con urgenza massima,
per il flusso migratorio della Libia e della Tunisia.
Credo sia un argomento che non solo tocchi la Sicilia ma il nostro
Paese intero e vista, tra l'altro, anche l'urgenza dell'argomento
che è stato trattato dal Presidente con il ministro Maroni, chiedo
al Presidente della Regione che venga in Aula a riferire quali sono
le scelte, le cose decise insieme al Ministro, in modo che si abbia
contezza dello stato di fatto per questa vicenda che, secondo me, è
urgentissima. Le chiedo, quindi, anche con una inversione
dell'ordine del giorno, di convocare, con urgenza, questa seduta
dedicata ai flussi migratori.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rinaldi. La sua precisazione viene
tenuta in grande considerazione dalla Presidenza, considerato che
se n'è discusso in Conferenza dei Presidente dei Gruppi
parlamentari e ci raccorderemo col Presidente della Regione per
portare in Aula, nel più breve tempo possibile, un dibattito così
importante.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
246/A
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'ordine del giorno numero
370?
SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Lo accettiamo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. Così resta stabilito.
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
all'interno dei parchi della Regione» (246/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge numero 246/A «Modifica all'articolo 10 della
legge regionale 6 maggio 1981, n. 98 e successive modifiche ed
integrazioni in materia di attività all'interno dei parchi della
Regione».
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Barbagallo,
Bonomo, Cimino, Colianni, Cracolici, Cristaudo, Currenti,
D'Agostino, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Di
Mauro, Faraone, Federico, Galvagno, Gennuso, Gentile, Giuffrida,
Gucciardi, Laccoto, Leanza Nicola, Lo Giudice, Marrocco, Marziano,
Mattarella, Minardo, Musotto, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo,
Ragusa, Raia, Rinaldi, Savona, Termine, Vitrano.
Sono in congedo: Buzzanca, Calanducci, Donegani, Falcone, Ferrara,
Lentini.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti ............................... 44
Votanti . 43
Maggioranza 22
Favorevoli 43
(L'Assemblea approva)
Gli onorevoli Speziale e Termine dichiarano di avere votato
favorevolmente ma che, per un malfunzionamento del sistema
elettronico di votazione, il loro voto non risulta registrato.
L'Assemblea ne prende atto.
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione
delle iniziative economiche. Disposizioni per lo sviluppo.
Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità
organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la
semplificazione della legislazione regionale» (520-144 bis/A)
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del disegno di
legge «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione,
l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la semplificazione della legislazione regionale» (520-
144 bis/A), posto al numero 2).
Invito i componenti la I Commissione, «Affari istituzionali», a
prendere posto nel relativo banco.
Ricordo che, nella precedente seduta, era stato approvato il
passaggio all'esame degli articoli e che la discussione generale,
secondo prassi, è stata rinviata all'articolo 1.
Vista l'ampiezza e l'importanza del disegno di legge, il termine
per la presentazione dei subemendamenti è fissato per domani sera.
PRESIDENTE. Vista l'importanza del disegno di legge e del numero
degli emendamenti presentati, stasera, svolgeremo la discussione
generale
CRACOLICI. I subemendamenti si presentano al testo. C'è un termine
per i subemendamenti. Il termine per i subemendamenti è scaduto.
Siamo al Regolamento fai-da-te
PRESIDENTE Comunque, visto che continueremo domani sera, il
problema non si pone.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, non si faccia intimidire
dall'onorevole Cracolici che non ha lo spessore per potere
intimidire alcuno.
PRESIDENTE. Lei ritiene che la Presidenza si possa fare intimidire
da qualcuno?
MANCUSO. Non lo so. L'onorevole Cracolici lancia una serie di
diktat. Signor Presidente, lei è il più caro custode del
Regolamento e delle prassi parlamentari.
Lei stava dicendo bene, poi, è stato, come al solito, interrotto
su un percorso che ci deve dire lei questa sera perché, dalle
notizie che ci arrivano, sembrerebbe che siano stati presentati
circa 800 emendamenti al testo
Se questo risultasse vero, lei dovrebbe mettere tutti e novanta i
parlamentari nelle condizioni di conoscere tutti gli emendamenti
presentati dai colleghi.
E' chiaro che gli emendamenti presentati - non so quando li
metterà a nostra disposizione, spero immediatamente dopo il mio
intervento, se sono pronti - così come è successo - faccio l'ultimo
esempio, per non ritornare a dieci anni fa - con bilancio e
finanziaria - il Presidente di questa Assemblea ha assegnato dei
termini che riguardavano i subemendamenti presentati ai testi degli
emendamenti dei colleghi.
Lei ci deve specificare - perché non è scritto nel Regolamento,
non c'è un'indicazione regolamentare - entro quanto tempo posso
presentare i subemendamenti all'emendamento del collega Leanza. Se
lo specifichiamo prima, se lei ci dice entro quanto tempo ci darà
la possibilità di presentarli, ci regoliamo di conseguenza.
Se questo non lo diciamo prima, finisce come sempre qualcuno vuole
fare finire, il Governo soprattutto, cioè arrivano gli emendamenti
volanti all'ultimo secondo. E questo non è possibile.
Allora, il richiamo che faccio, anche a tutela dell'onorevole
Cracolici, è quello di conoscere le modalità, di sapere come un
parlamentare si deve organizzare affinché possa presentare
subemendamenti agli emendamenti presentati dai colleghi che, in
questo momento, non conosciamo.
Prima, quindi, ce li consegni e, una volta consegnati, da quel
momento, la Presidenza decida come dobbiamo comportarci.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, la Presidenza, che stava facendo
delle comunicazioni, legge anche il Regolamento che è abbastanza
chiaro e inequivoco: Gli emendamenti presentati ai sensi dei commi
precedenti, sono esaminati dall'Assemblea 24 ore dopo la chiusura
della discussione generale .
Allora, stasera, facciamo la chiusura della discussione
CRACOLICI. Assolutamente no. Abbiamo votato il passaggio agli
articoli.
MANCUSO. Non è vero. Sta dicendo una bugia. Abbiamo rinviato
all'articolo 1 la discussione generale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, quando la Presidenza assume una
decisione come quella nel caso in specie del voto al passaggio agli
articoli e di rinvio all'articolo 1 della discussione generale - è
vero che abbiamo votato il passaggio agli articoli, non c'è dubbio
che l'abbiamo votato - lo si fa quando c'è la consapevolezza e
l'approvazione dell'Aula per svolgere la discussione generale
all'articolo 1.
CRACOLICI. Si discutono, quindi, i relativi emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, secondo me, ci stiamo
attorcigliando sul nulla. Questa sera, dobbiamo svolgere la
discussione generale; l'Aula riprenderà domani sera, come previsto
e il termine
SPEZIALE. Ma perché?
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto la
parola per un richiamo al Regolamento perché possiamo consentire,
in nome delle ragioni della politica, delle buone prassi d'Aula,
procedure anche speciali nel momento in cui c'è una procedura
condivisa.
Abbiamo acquisito un dato: che abbiamo avviato la discussione
mercoledì e rinviato, in quella sede, all'articolo 1, la
discussione generale, fissando il termine per la presentazione
degli emendamenti a lunedì, alle ore 12.00. Oggi siamo a martedì e
ci sono gli emendamenti in Aula.
Di prassi, l'articolo 1 si tratta in uno con la discussione
generale; alla fine della discussione generale, si cominceranno a
votare gli emendamenti. Nella misura in cui, poi, l'Aula valuterà,
quando finirà l'articolo 1, l'articolo 2, l'articolo 3 - ma non c'è
un tempo che stabiliamo stasera - domani si discuteranno gli
emendamenti. Per ipotesi, per paradosso, potremmo andare anche in
notturna e discutere gli emendamenti.
Vorrei fosse chiaro che la procedura d'Aula prevede che siamo
all'articolo 1 e svolgiamo anche la discussione generale. Finita la
discussione generale, si procederà con gli emendamenti.
Prendo atto che, in nome del fatto di approvare la legge sulla
semplificazione - attesa da tutte le categorie, tutti la vogliono -
ho capito che ci sono circa 800 emendamenti. Dalla quantità, deduco
che nessuno di quelli che vogliono la legge, in realtà vogliono la
legge. E' un modo per far finta di volere la legge per non
approvare nessun'altra legge. Questo trucco, però, lo sapevamo
prima e credo che l'Aula si attrezzerà di conseguenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, le debbo fare una domanda: io e
lei, che siamo qui da qualche legislatura, ricordiamo
perfettamente, quante volte lei, nella qualità di Presidente di
Gruppo parlamentare, di fronte alla presentazione
CRACOLICI. Non ho mai chiesto termini per la presentazione di
subemendamenti.
PRESIDENTE. Ma lei non sa quello che sto dicendo: quante volte lei
- giustamente, aggiunge la Presidenza - ha chiesto di avere il
tempo di esaminare la mole degli emendamenti presentati al fine,
non di presentare ulteriori emendamenti perché non si possono più
presentare, ma di volerli valutare e avere il tempo per i
subemendamenti?
Onorevoli colleghi, avverto che, stasera, si svolgerà la
discussione generale e, domani, si passerà all'esame degli
emendamenti.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei che la
Presidenza e gli uffici contribuissero a creare confusione.
Le cose dette dal collega Cracolici sono prassi ed è esattamente
quello che prevede il Regolamento interno.
La discussione generale si è chiusa. I termini per la
presentazione degli emendamenti sono stati fissati a mezzogiorno di
lunedì prossimo. Da quel momento, non si potranno più presentare
emendamenti se non in Aula.
Stasera, la Presidenza ci avrebbe dovuto comunicare degli
ottocento emendamenti, facendo il lavoro che non vuole fare perché
si piega a ragioni, a logiche di maggioranza
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, lei sta facendo e sta dicendo
delle affermazioni che sono fuori luogo
SPEZIALE. Adesso dimostro le affermazioni perché, stasera, lei
avrebbe dovuto venire in Aula e dire esattamente degli ottocento
emendamenti quali la Presidenza ritiene ammissibili per l'Aula.
La Presidenza è venuta meno ad una condizione elementare di guida
dell'Aula perché è impossibile che, su ottocento emendamenti, la
Presidenza non ne ritenga ammissibili la metà, quindi, fa fare un
lavoro inutile all'Aula, né può dichiararli inammissibili in corso
di lavori d'Aula perché questo complica la formazione dei lavori
del Parlamento.
Signor Presidente, siccome la prassi e il Regolamento sono chiari
- signor Presidente, parlo con lei oltre che con l'Aula - si apre
la discussione generale sull'articolo 1 e la discussione generale
si può concludere fra due ore, fra tre ore. Dopo la conclusione
della discussione generale, si passa all'articolo 1 ed agli
emendamenti presentati all'articolo 1.
Faccia lei un esame sugli emendamenti presentati all'articolo 1,
dichiari in Aula, preventivamente, quali sono gli emendamenti
ammissibili e quelli inammissibili ed il Parlamento potrà lavorare
su quegli emendamenti già dopo la conclusione della discussione
generale sull'articolo1.
Quando rinviamo la discussione generale sull'articolo 1,
contempliamo due esigenze: la discussione sull'articolo 1 in sé ed
avere spostato la discussione sull'articolo 1 ma non abbiamo
riaperto i termini per presentare altri emendamenti.
Sul fatto che, in altre occasioni, avremmo chiesto altri termini
per presentare subemendamenti, ho detto testé al Segretario
generale che non c'è nessun precedente d'Aula.
Sono stato presidente del Gruppo parlamentare DS per otto anni e
mai mi sono sognato di chiedere una cosa in palese violazione del
Regolamento interno. E, siccome il Segretario generale, dottore
Tomasello, che l'aiuta e la sostiene, sa perfettamente che non c'è
nessun precedente, la inviterei a proseguire con i regolari lavori
d'Aula, cioè aprendo la discussione generale sull'articolo 1 per
poi passare agli emendamenti sull'articolo 1.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, le ribadisco che la Presidenza non
ha mai dichiarato che si riaprono i termini per gli emendamenti; è
una sua interpretazione.
CRACOLICI. E neanche per i sub emendamenti
PRESIDENTE. La Presidenza ha solo detto che, vista la mole di
emendamenti presentati che sono stati valutati dagli Uffici,
siccome si era votato il passaggio all'esame degli articoli e si
era rinviata la discussione, come da prassi, all'articolo 1, questa
sera, si poteva svolgere la discussione generale, dopodiché domani,
nella seduta d'Aula, si continuerà con gli articoli e, ovviamente,
con i subemendamenti presentati e da presentare. Non capisco la
polemica che è speciosa.
CORDARO. Sempre questo ha detto.
PRESIDENTE. Ho detto sempre questo, non si è parlato mai di
emendamenti.
Per quanto riguarda i termini per i subemendamenti, come prassi,
quest'Aula ha detto che possono presentarsi mezz'ora prima del
momento in cui verranno discussi; per prassi, per evitare che
arrivino all'ultimo minuto, in questa legislatura, si è deciso
mezz'ora prima di quando si dovranno discutere.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi,
abbiamo assistito all'ennesimo momento di riflessione che ci viene
da parte di alcuni giornali, quindi, dei media, e ritengo che,
stasera, certamente, non stiamo dando una bella impressione,
rispetto ad una legge che tutti abbiamo dichiarato di volere.
Il Presidente Formica, onorevole Cracolici, ha fatto una proposta
che si può accogliere per intero, nel senso che, stasera,
completiamo la discussione generale, ognuno studia gli emendamenti,
quello che vuole e, domani, dalle ore sedici in poi, può presentare
all'articolo 1 qualsiasi subemendamento possibile, quindi, il tempo
materiale che diamo a tutti i colleghi di leggere le carte e
potere esprimere, ovviamente, un voto consapevole, convinto
rispetto ad una legge molto importante.
Ritengo di accogliere ciò che dice il Presidente Formica nel
rispetto del Regolamento e del buon senso, che questa Assemblea,
stasera, deve dimostrare nel miglior modo possibile.
Ritengo che la proposta possa essere accolta e, quindi, invito i
Gruppi parlamentari della maggioranza e della minoranza, tutti i
colleghi a superare questo momento di difficoltà e passare alla
discussione generale, considerato che sono presenti in Aula sia
l'assessore Chinnici sia l'assessore Armao che possono aiutarci
nella discussione generale e a convincere il Parlamento sulla bontà
di questo disegno di legge.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so perché,
oggi, mi trovo sempre a dover ribadire di rispettare le leggi o i
regolamenti. Oggi, mi trovo a dover contestare alcune cose perché,
prima che arriviamo a un momento tale che, poi, si appaleserà in
un problema, signor Presidente, suggerisco che, forse, c'è stata
un po' di fretta, disattenzione ma, in questa norma, che è
importantissima e che tutti vogliamo, ci sono alcuni articoli - e
lo dico ai colleghi Cracolici e agli altri - che con la I
Commissione non hanno niente a che vedere.
Non so cosa dirà il presidente della I Commissione, a che titolo,
quando si passerà all'esame dell'articolo 19 che parla di raccordo
con gli strumenti urbanistici. Cosa dirà il presidente della I
Commissione, nel merito?
Signor Presidente, non lo so ma non è finita. All'articolo 20
Chiusura dei lavori, collaudo e controlli di opere ; all'articolo
21 Individuazione delle aree da destinare agli insediamenti
produttivi , parte di competenza dell'urbanistica e parte di
competenza della III Commissione che si occupa di attività
produttive; andiamo avanti, all'articolo 29 Formazione di
personale per gli appalti urbanistici ed edilizia ; andiamo ancora
avanti, Modifiche in materia di procedimento di rilascio delle
concessioni edilizie , si abroga la Commissione edilizia in tutti i
comuni, si cambiano le norme sull'articolo 1794 della legge sulle
concessione edilizie.
Signor Presidente, ma di cosa stiamo parlando? Di una norma sulla
semplificazione delle procedure? Secondo me, la materia è giusta
ma qui manca qualcosa, qui ci vuole il parere della III e della IV
Commissione. Non so chi lo doveva chiedere. Lo doveva chiedere il
Presidente dell'Assemblea, lo doveva chiedere il Governo, lo doveva
chiedere il Presidente della I Commissione, ma che parere può dare
il Presidente della I Commissione su queste materie, quando
arriveremo al loro esame?
Signor Presidente, pongo un problema molto serio. Sarò il primo a
dire che questa norma, nel merito, non ha avuto i pareri di
competenza.
PRESIDENTE. Onorevole Beninati, la Presidenza terrà conto dei suoi
rilievi e, quindi, al momento opportuno, vedremo come atteggiarci.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo assai
rapidamente per cercare, certamente, dal mio punto di vista, di
fare chiarezza rispetto ad alcuni interventi che ho sentito
poc'anzi e ad alcuni elementi, secondo me, di mistificazione che
qualcuno ha cercato di introdurre qualche attimo fa.
Con riferimento alla discussione generale e al tema degli
emendamenti, è davvero inopinata la posizione dell'onorevole
Cracolici per una serie di argomentazioni.
Il primo argomento è che egli stesso ha detto forse ottocento
emendamenti . La verità, colleghi, è che ancora nessuno di noi è in
condizione di sapere quali e quanti sono gli emendamenti e,
siccome, in questa Assemblea, a dispetto di qualche collega, non è
possibile introdurre il friggi e mangia è necessario stabilire
per tempo e secondo il Regolamento interno, questa volta sì, come
si procede, in che tempi, con quali modi e secondo quali articoli
del Regolamento.
Allora, l'onorevole Cracolici, prima di accusare
indiscriminatamente chi ha presentato ottocento emendamenti,
dovrebbe informarsi all'interno del suo Gruppo per sapere quanti
dei suoi colleghi hanno presentato emendamenti. Il PD non può
trasferire il nervosismo del suo Gruppo all'interno di quest'Aula,
altrimenti, diventa complicato perché l'onorevole Speziale - che è
un deputato di grande esperienza - non può attaccare gli Uffici a
convenienza. Bisogna essere seri sempre, altrimenti, qui un giorno
mi conviene fare una cosa e tiro la giacchetta da una parte e,
l'indomani mi conviene fare un'altra cosa e tiro la giacchetta da
un'altra parte.
Non so quanti emendamenti ci sono e chi li ha presentati; se
l'onorevole Cracolici, in maniera riservata, lo ha già saputo, ne
prendo atto.
Siamo in attesa che la Presidenza si determini perché l'onorevole
Speziale ha sostenuto una cosa ed il contrario della stessa.
Probabilmente, proprio per quel nervosismo che pervade il PD non se
ne è accorto ma egli ha sostenuto che era impossibile iniziare i
lavori senza che la Presidenza si fosse determinata su quali
emendamenti erano proponibili e quali no. Come fa a stabilire, ad
esempio, per l'articolo 1, da quali emendamenti si dovrebbe
partire? E' certamente un articolo i cui emendamenti sono
proponibili?
Allora, amici miei, colleghi, un minimo di serenità, quella
serenità che il Presidente Formica - a dispetto della sua
appartenenza che lascia fuori da questa Aula quando siede su quello
scranno - ha voluto dare all'Aula stabilendo un percorso che è
assolutamente coerente e, soprattutto, questa volta sì, è
assolutamente legato alle norme del Regolamento interno.
Invito il Presidente Formica a sfuggire gli attacchi pretestuosi
di alcuni colleghi perché l'indicazione che lei ha dato non solo è
a norma di Regolamento ma anche secondo buon senso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cordaro.
Onorevoli colleghi, per dare subito comunicazione all'Aula: gli
emendamenti, complessivamente, sono più di ottocento per i primi
venti articoli e sono già in Aula. Per completare gli emendamenti
al testo, tra qualche minuto, saranno in Aula anche quelli che
completano l'intero testo.
Gli aggiuntivi saranno in Aula domani mattina, sempre con relativo
parere.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così come diceva
l'onorevole Cordaro, si possono scegliere due soluzioni, entrambe
previste dal Regolamento interno. Una è quella di iniziare la
discussione generale e dare il tempo per la presentazione degli
emendamenti nell'ambito della discussione generale in modo che,
quando si chiude la discussione generale, contemporaneamente, si
chiude il termine per la presentazione degli emendamenti.
Questa soluzione, ovviamente, porta come conseguenza che, durante
la discussione generale, non si possono conoscere e non si debbono
conoscere i contenuti degli emendamenti.
L'altra soluzione, quella prescelta, è di iniziare la discussione
generale con l'esame dell'articolo 1, dando, nel frattempo, facoltà
ai parlamentari di presentare gli emendamenti, così come accaduto,
entro mezzogiorno di lunedì.
E' chiaro che, in questo caso, al contrario di quello che accade
quando gli emendamenti si possono presentare durante la discussione
generale, gli emendamenti, quando si inizia la discussione
sull'articolo 1, devono essere tutti conosciuti e tutti pronti per
l'Aula.
Se, per caso, i colleghi rinunciassero a partecipare al dibattito
sulla discussione generale, proprio per entrare nel merito
dell'articolo 1, non potrebbero materialmente farlo perché mancano
i tre quarti del lavoro preparatorio e istruttorio, non soltanto
gli articoli ma gli emendamenti.
E non è vero che possiamo iniziare la discussione sull'articolo 1
perché ci sono gli emendamenti all'articolo 1. Come l'onorevole
Beninati ha ben dimostrato, infatti, ci sono refluenze da articolo
ad articolo e, se non si conoscono quali sono gli emendamenti agli
articoli 18, 19, 21 e 27, non si può affrontare nemmeno la tematica
dell'articolo 1.
La legge è un tutt'uno, non è fatta di segmenti l'uno in contrasto
con l'altro o diverso dall'altro.
Per poter partecipare in modo congruo e consapevole al dibattito
sull'articolo 1, debbo sapere che cosa i colleghi hanno presentato
agli articoli 19, 21, 23 o 25, altrimenti, si comincia una
discussione a casaccio che non è possibile iniziare.
Oggi, la discussione generale sull'articolo 1, avendo prescelto
questa soluzione, non possiamo iniziarla, signor Presidente, perché
è vero che ci siamo dati questa soluzione ma manca la visione
sinottica e contestuale di tutti gli emendamenti e di tutti gli
articoli. Se dovessimo decidere questa sera di non partecipare alla
discussione generale e iniziare il dibattito sull'articolo 1, non
potremmo iniziare. Non potremmo farlo perché, sull'articolo 1, non
si può intervenire se non si conosce l'articolo 19 o l'articolo 25.
CRACOLICI. Ma l'articolato lo conosci da mesi. Questi interventi
devono avere una logica.
LEONTINI. Questa vicenda ha donato all'Aula una conseguenza.
Parlo della vicenda politica più generale. Oggi, c'è stata
un'interessante riunione di gruppo, nel PD e abbiamo ritrovato il
tandem Speziale-Cracolici che, da tempo, non vivacizzava
quest'Aula.
Oggi, dopo anni, l'onorevole Speziale è tornato a fare tandem con
l'onorevole Cracolici. Se sono questi i portati della riunione del
PD ne vedremo delle belle.
SPEZIALE. E' vero, è vero, confermo.
LEONTINI. Entrambi si stanno improvvisando soloni d'Aula e
quindi interrompono gli interventi dei colleghi. Signor Presidente,
la discussione generale sull'articolo 1, siccome abbiamo deciso
questo, formalmente non può essere iniziata, a meno che non mi si
presentano i quattro volumi degli articoli con gli emendamenti
perché, sull'articolo 1, dico che ho presentato degli emendamenti
connessi, onorevole Cracolici, ad emendamenti che il suo e il mio
Gruppo parlamentare hanno presentato all'articolo 21.
Voglio intervenire sull'articolo 1 perché gli emendamenti non sono
un fatto dell'altro mondo; diventeranno legge e saranno la stessa
legge, sullo stesso articolo che esamina lei ed esamino io.
Per una visione contestuale, signor Presidente, le chiedo, quindi,
di fare iniziare la discussione quando avremo tutto il materiale,
in modo tale da potere intervenire correttamente ed in modo
congruo.
PRESIDENTE. Onorevole Leontini, la Presidenza si fa carico del
fatto che, a fronte di una norma a cui sono stati presentati circa
un migliaio di emendamenti, tra quelli al testo e quelli
aggiuntivi, ed essendo un testo complesso, deve offrire, per quanto
possibile, a tutti i deputati la possibilità di potere avere il
quadro completo.
Intanto, la Presidenza vuole fare un apprezzamento del lavoro
degli Uffici perché, da ieri, termine ultimo per la presentazione,
ad oggi, con mille emendamenti, sono stati in grado di completare,
quasi per intero, il quadro al testo, onorevole Leontini, perché
quelli fino all'articolo 20 erano già in Aula e l'altra parte,
sostanzialmente, arriverà fra qualche minuto.
Ovviamente, ci sono delle particolarità che sono state segnalate,
da attenzionare da parte della Presidenza e riguardano le parti di
competenza di altre Commissioni, come ha sottolineato l'onorevole
Beninati, che avrebbero dovuto, da parte della I Commissione,
essere, per Regolamento, sottoposte al vaglio. Ma quando arriveremo
lì - perché mi pare che sono dall'articolo 20 in poi - la
Presidenza si atteggerà per vedere di far pronunciare, come da
Regolamento interno, la IV Commissione.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mio
intervento, voglio unirmi all'apprezzamento per il lavoro degli
Uffici. Sicuramente, avere già prodotto una parte consistente del
lavoro, a ventiquattro ore circa dalla conclusione del termine per
la presentazione degli emendamenti, è sicuramente merito
dell'abnegazione al lavoro degli Uffici di questa Assemblea. Signor
Presidente, facciamo, però, un attimo di chiarezza. Alla luce di
quelli che sono stati gli interventi, ci troviamo di fronte ad
alcune questioni. La prima questione: qualcuno ha detto che vuole
sapere quali sono gli emendamenti che, effettivamente, saranno
trattati o non trattati. Bene, per avere esaminato poc'anzi il
disegno di legge sulla Targa Florio ed avendo verificato che, dei
circa 500 emendamenti preparati e offerti alla valutazione
dell'Assemblea da parte dei deputati, la Presidenza ne ha assegnati
a valutazione e voto soltanto quattro o cinque, devo intendere che
tutti quelli che, almeno, in questo primo blocco di dieci articoli
- perché al momento siamo al primo blocco dei primi dieci articoli,
dei quarantadue - sono tutti dichiarati, evidentemente, pienamente
ammissibili, ricevibili e, quindi, da sottoporre a trattazione.
Ma, se così è, per quanto riguarda i primi dieci - siccome il
numero che è stato citato poc'anzi è sicuramente un numero
consistente, parliamo di poco meno di mille emendamenti complessivi
- credo che, se vogliamo andare avanti perché cos'è che ha
dimostrato, al di là delle eventuali volontà più o meno
ostruzionistiche di andare avanti o di non andare avanti, che cos'è
che ha dimostrato il numero degli emendamenti proposti a questo
disegno di legge? Che il disegno di legge aveva assolutamente
bisogno di essere per lo meno rivisitato. Per primi, come Gruppo di
Forza del Sud, abbiamo presentato tutta una serie di emendamenti -
a partire dall'articolo 1 - integralmente sostitutivi, per poi
arrivare fino all'articolo 8 con tutti gli articoli e gli
emendamenti soppressivi perché assolutamente inutili, perché già
esistenti, perché sarebbe mera ripetizione, quindi, passeremmo
dall'articolo 1 all'articolo 8 - la conferenza dei servizi - per
poi continuare a sopprimere dall'articolo 9 al 16 che resterebbe
in vita.
Ora, non è che io non veda; in una situazione di questo genere
occorre avere la chiarezza e la completezza dell'informazione di
quello che si discute, di quello che è il contenuto e il contesto
normativo nel quale ci muoviamo.
Come si può sostenere che, oggi, possiamo avviare la discussione
se non abbiamo i riferimenti complessivi, se addirittura lei,
signor Presidente, se non ho compreso male, poc'anzi ha detto:
andiamo avanti però può darsi che agli articoli 19, 20, 21 -
quelli che ha citato poc'anzi l'onorevole Beninati, ricordandoci
la questione degli strumenti urbanistici, quelli delle aree degli
insediamenti produttivi - noi poi ci fermeremo e valuteremo se
effettivamente occorre il parere della III e della IV Commissione .
Signor Presidente, credo che non sia un buon modo per andare
avanti, siccome non vorrei dare adito a nessuna eventuale
speculazione sul chi la legge la vuole ma poi non la vuole, credo
che una chiarezza a monte sia necessaria.
Credo che la Presidenza non possa non assegnare alle Commissioni
di merito la valutazione di articoli che sono importanti, perché
qual è la sostanza di questo disegno di legge?
La sostanza è quella di andare ad una accelerazione, ad una
semplificazione, ad una trasparenza maggiore senza che, in alcuni
casi, ci parliamo addosso con articolati che sono già legge, con
regolamenti che sono già applicabili, senza bisogno che li
ripetiamo, appesantendoli.
Potremmo snellire, quindi, il contenuto del disegno di legge di
tutta una serie di articoli che, come dimostrato da più parti - in
alcuni casi, anche da esponenti del centrosinistra - sono stati
oggetto di emendamenti soppressivi dell'articolato.
Alla Presidenza dico di fare chiarezza a monte; dica quello che
deve essere il percorso; valuti in maniera definitiva se alcuni
articoli devono essere sottoposti alla valutazione delle
Commissioni di merito; fornisca - ribadendo l'apprezzamento del
lavoro d'ufficio - tutti i parlamentari del lavoro complessivo
perchè uno abbia la valutazione. Lo ribadisco, io per primo, che,
in questi primi dieci articoli, ne ho almeno otto che debbono
essere soppressi.
Questo, però, non è ininfluente rispetto al contesto dell'articolo
11, che non che cosa sarà, visto che sono tutti ammessi perchè il
numero di cui lei parla significa che tutti sono stati dichiarati
ammissibili; deve avere, quindi, un quadro di riferimento di quello
che accadrà per l'articolo 11 o per il 19 o per il 34, che poi sono
altri articoli in cui si immette una certa responsabilità perché
cominciamo a parlare delle vicende del codice Vigna, delle
implicazioni, eventualmente, per quanto riguarda mafiosità o meno e
così via.
Con il mio intervento chiedo che, per evitare polemiche e problemi
a monte, preventivamente, la Presidenza dell'Assemblea dica quali
sono e se ci sono, come noi crediamo, articoli che devono essere
sottoposti alla valutazione di merito; fornisca l'Aula di tutti gli
emendamenti perché ciascun deputato abbia una valutazione
complessiva. Questo è il secondo blocco - arriviamo a venti - ma
sono le diciannove, quindi, vorrei capire se, ribadendo
l'apprezzamento per il lavoro che è fuori discussione ma è chiaro
che se, alle diciannove, si sta fornendo la seconda tranche degli
articoli (da 11 a 20) - non so quando ce li forniranno - ribadendo
il lavoro encomiabile perché produrlo in ventiquattro ore è un
lavoro straordinario, dobbiamo avere il tempo perchè si abbia il
contesto della norma e si possa intervenire, ribadendo che, per
primo, do dimostrazione di questa volontà con l'articolo 1 per il
quale non ho formulato la richiesta di soppressione ma la richiesta
di sostituzione, di riscrittura che è anche completa di alcuni
aspetti richiamati, dal punto di vista della ricezione telematica
delle istanze, del procedimento che è citato in altri articoli,
secondo me, in maniera di assoluto appesantimento e che non serve.
Credo, quindi, che la Presidenza debba prima discernere su questo
e determinarsi in maniera tale che ciascuno, poi, possa intervenire
in maniera compiuta e definitiva.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, preciso che gli emendamenti sono
stati tutti distribuiti.
Gli aggiuntivi, come ho già detto in precedenza, saranno pronti
domani mattina.
Per quanto riguarda l'altra osservazione che correttamente è stata
posta, la Presidenza ha già detto che la condivide nel senso che, a
parere della Presidenza, ci sono alcuni articoli che, a norma di
Regolamento, devono obbligatoriamente essere sottoposti al parere
della Commissione di merito, sia essa la IV o la III.
Nel momento in cui arriveremo agli articoli incriminati - che
credo siano dal 19 in poi, quelli che comunque devono essere
sottoposti al parere obbligatorio della Commissione di merito,
anche coinvolgendo la Commissione in Aula, la III o la IV, è già
accaduto altre volte -, verrà comunque reso il parere della
Commissione compente.
Per il resto, onorevoli colleghi, voi sapete che il Regolamento ci
consente di intervenire in Aula, in qualsiasi momento, sull'intera
materia trattata. Quel che la Presidenza ha stabilito è di
continuare la discussione generale questa sera, completandola; nel
frattempo, tutti avremo l'intero blocco degli emendamenti
presentati e si continuerà domani sera.
E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me fa piacere
che, in quest'Aula, spesso, si faccia richiamo al Regolamento ma mi
fa ancora più piacere quando questo richiamo viene fatto
dall'onorevole Cracolici.
Ho avuto modo di apprezzare, in tutti questi anni di questa
legislatura, che l'onorevole Cracolici fa spesso richiamo al
Regolamento per usum delphini , nel senso di sostenere quella che
è la sua idea.
Vorrei precisare una cosa dal punto di vista politico. Rispetto a
questa legge, c'è un interesse complessivo di questo Parlamento ma
anche di tutta la Regione siciliana e, quindi, di tutti i siciliani
nelle loro specificità.
Siccome è successo un fatto noto dal punto di vista politico che,
forse, per la prima volta, si è realizzato all'interno di questo
Palazzo, che è venuto fuori da un atteggiamento di chi, oggi, fa
parte di questa maggioranza ma che non oso dire non abbia la
cultura di Governo ma, forse, oggi, ha una sorta di ebbrezza del
potere - e mi riferisco al nostro presidente del Gruppo
parlamentare del PD, l'onorevole Cracolici, il quale assieme
all'MPA ed al rappresentante del Governo, ha voluto fare una scelta
senza tenere conto degli interessi che venivano prospettati anche
nella formulazione dell'ordine del giorno di quest'Aula da parte di
ben tre gruppi di questa Assemblea regionale siciliana e mi
riferisco al PDL, alla Forza del Sud e al PID.
Per la prima volta, credo, in questa Regione Siciliana, tre gruppi
parlamentari hanno abbandonato la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari perché non sono stati messi nelle condizioni di
scegliere, in rappresentanza politica dei propri gruppi, alcune
questioni, tra cui anche questo disegno di legge.
E allora, signor Presidente, mi è sembrato di capire che la
Presidenza abbia accolto le indicazioni e le considerazioni del
collega Beninati, in riferimento al mancato rispetto da parte del
Governo ma, soprattutto, anche da parte del Presidente della I
Commissione, che ha deciso su materie non di pertinenza della I
Commissione o di esclusiva pertinenza della I Commissione.
Per cui, relativamente al richiamo fatto alla IV Commissione
Ambiente e territorio', alla III Commissione Attività
produttive', di cui faccio parte e alla quale mai questo disegno di
legge è pervenuto per le valutazioni di merito, visto che lei,
signor Presidente, ha preso la decisione che, sicuramente, dovrà
esserci il parere di competenza delle rispettive Commissioni, credo
che non ci sia nulla di male se questo parere potesse essere
espresso prima ancora di iniziare la discussione generale o, quanto
meno, gli articoli di questo disegno di legge, in quanto il parere
delle rispettive Commissioni potrebbe indicare delle scelte o
condizionare diversamente anche il dibattito di quest'Aula e,
quindi, eventualmente, poter dare delle indicazioni di supporto ma
anche di scelte politiche e giuridiche per eliminare emendamenti
presentati per tutti i 42 articoli.
Allora, Presidente, credo che la fretta non ci aiuti.
Qui stiamo affrontando un tema importante che è quello della
semplificazione, della trasparenza. E' un disegno di legge che
vuole soprattutto rispettare queste indicazioni. Perché non
cominciamo bene? Perché non ci mettiamo tutti d'accordo per
rinviare almeno di un giorno, di qualche giorno, tenendo conto che
questo disegno di legge è arrivato in Aula il 23 febbraio?
Non è arrivato da tanto tempo e si è deciso di affrontare la
discussione generale, tenendo conto che gli emendamenti sarebbero
stati presentati entro ieri.
Signor Presidente, mi rendo conto che ci sono tempi e regole da
rispettare ma, quando si fa il richiamo al Regolamento, credo che
si vogliano difendere le proprie posizioni.
Allora, a questo punto, vediamo se è possibile, una volta per
tutte, difendere le nostre posizioni e le nostre prerogative perché
io, in quanto parlamentare di questa Assemblea regionale, non ho
avuto modo di esaminare, nei tempi giusti, all'interno della III
Commissione, articoli di questo disegno di legge che andavano
esaminati per esprimere il parere di competenza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, lei non deve soltanto garantire le
prerogative della maggioranza ma, soprattutto, quelle della
minoranza di questo Parlamento. Ho il fondato sospetto, infatti - e
lei, tra qualche giorno, mi darà ragione, che la maggioranza non
voglia discutere questo disegno di legge e le dico anche perché:
perché ritorno al mio primo intervento dove immagino che le
estemporaneità dell'onorevole Cracolici, per fare confusione sulle
cose che abbiamo detto, servano appunto non solo per fare
confusione ma per non discutere il disegno di legge.
In particolare, le ribadisco che la Presidenza mi deve mettere
nelle condizioni di sapere prima i termini di presentazione dei
subemendamenti agli emendamenti ed ai subemendamenti presentati.
Lei ha detto, in un primo momento, che il Regolamento è chiaro ed
io sono d'accordo con lei; poi, dopo il vociare di diversi
colleghi, non ho capito più nulla, lei ha detto un'altra cosa:
nella prassi dell'Assemblea mezz'ora prima della discussione delle
norme .
Allora, rispetto a quello che ho sentito, ancora, in questo
momento, sono in difficoltà ma vi dico perché e perché la
maggioranza non vuole approvare la legge.
Faccio un'ipotesi che è reale: mettiamo il caso che il Governo,
tra qualche minuto, decida di presentare un maxiemendamento al
testo. Mi dica lei, signor Presidente, quanto tempo prima può
presentarlo e quanto tempo mi da per presentare i subemendamenti?
Lo posso sapere oppure devo aspettare la sorpresa del Governo?
Posso saperlo prima? In questo Parlamento, chi lavora ogni giorno
può conoscere prima le regole oppure aspettiamo la sorpresa non so
di chi?
E, se è vero che vogliono approvare questo disegno di legge, mi
aspetto che il Governo, per evitare un'azione che, secondo i suoi
componenti, è un'azione di contrasto alla legge e, se ha visto i
nostri emendamenti di soppressione, mirano a sopprimere quegli
articoli che già sono applicabili e applicati nella pubblica
Amministrazione, non sono soppressivi per sopprimere e per fare non
so quale tipo di ostruzionismo in Aula, considerato anche che -
lei, signor Presidente, lo ha letto e mi sono meravigliato di
questo - il Governo ha presentato degli emendamenti di spesa negli
articoli.
Ebbene, che cosa facciamo? Quando arriveremo agli emendamenti di
spesa, sospenderemo e andremo in Commissione Bilancio?
Dobbiamo capire come dobbiamo attivare e come ci dobbiamo
regolare. Le sorprese, ormai, per chi frequenta da qualche
settimana questa Assemblea, mi sembra siano inopportune.
Allora, lei mi deve dire, come minoranza, quali sono le mie
prerogative ed i tempi per intervenire su questo disegno di legge
perché la maggioranza questo disegno di legge non lo vuole
approvare ed è chiaro; lo ha detto qualche settimana fa chiedendo
la sospensiva; ha fatto una guerra in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari dove voleva prima la legge elettorale e finirà
che la legge elettorale scavalcherà anche questa legge.
Rispetto a questo, lei, signor Presidente, deve garantire la
minoranza e deve garantirla con un metodo regolamentare che abbiamo
il diritto di conoscere; abbiamo il diritto di sapere cosa dobbiamo
studiare, quando dobbiamo studiare e che tempi ci concede.
Glielo chiedo cortesemente, per la seconda volta, non per richiamo
al Regolamento o altro; devo sapere anche quanto tempo ha il
Governo per presentare il suo eventuale maxiemendamento e quanto
tempo concede a me per intervenire nell'eventuale maxiemendamento
se lo presenterà e quando lo presenterà.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, intervengo per l'ennesima volta a
chiarimento.
Intanto, rispetto alle novità che lei, onorevole Mancuso, ha
evidenziato nel suo ultimo intervento, c'è che gli eventuali
emendamenti presentati dal Governo che prevedevano spesa sono
improponibili. Se sono inseriti nel fascicolo, non prevedono spesa.
MANCUSO. Sono contenuti nel blocco. Glieli leggo?
CRACOLICI. Può capitare
MANCUSO. Se alla Presidenza sembra che i fondi statali europei non
debbano passare dal bilancio, allora, ha ragione lei ma non mi
sembra che sia così.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, la Presidenza, ovviamente, deve
dettare delle regole e dare delle certezze come lei richiedeva.
Visto che si trattava di mille emendamenti, è possibile che, in una
prima fase, siano stati inseriti anche emendamenti di spesa che
saranno certamente dichiarati improponibili. I parlamentari hanno
bisogno di certezze; su questo non vi è dubbio.
Per il resto, onorevole Mancuso, ritorno a precisare che i termini
di 24 ore per avere conoscenza di queste cose sono indicati nel
Regolamento, per cui discuteremo di emendamenti da presentare
domani sera.
E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo fascicolo,
per la verità, contiene circa 300 emendamenti, di cui 285 sono
dell'opposizione e, poco fa, mi sono sentito un po' in difficoltà e
ho detto può darsi che abbiamo presentato troppi emendamenti al
testo . Duecentottantacinque emendamenti sono dell'opposizione, nel
primo fascicolo; 13 sono della maggioranza - che voi indicate come
quelli che, sostanzialmente, stanno attrezzando addirittura nei
confronti del testo chissà che cosa - e 2 emendamenti sono del
Governo. Non bisogna scomodare Archimede: se il primo fascicolo è
combinato così, presumo che il secondo e il terzo lo rispecchino.
A conti fatti, siamo a 750-800 emendamenti circa presentati
dall'opposizione.
Attenzione, c'è un dato interessantissimo, signor Presidente e
voglio comunicarglielo perché lei, come me, è stato presente alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e tutti abbiamo
sentito quale sia l'interesse, anche e soprattutto da parte
dell'opposizione, nel dare alla Regione la possibilità di avere un
testo di questo tipo: gli emendamenti soppressivi sono circa 480-
500, solo soppressivi vuol dire o dell'intero articolo o di parte
dell'articolo; sappiamo perché si presentano questi emendamenti
soppressivi.
Dovremmo discutere nel merito; siamo in discussione generale e
dovremmo discutere dei riflessi del codice Vigna, della legge
Brunetta, degli sportelli unici, se questi sportelli unici li
dobbiamo ulteriormente definire, rendere ancora più efficaci e
questo il testo tenta di fare.
Dovremmo capire in che misura la telematica può essere applicata
alla pubblica amministrazione, per procedimenti snelli, per dare
effettivamente la possibilità a tante imprese di investire in
Sicilia, di avere anche lo SCICA in Sicilia; c'è addirittura la
dichiarazione di inizio attività, con i controlli postumi, mi pare
che si dica. Dovremmo discutere di questo, dopodiché dovremmo
affrontare una discussione di merito seria, ottimizzare ciò che è
possibile ottimizzare di questo testo perché, obiettivamente,
dobbiamo dire che chi ha avuto la possibilità di approfondirlo
afferma che è un testo che già manifesta un primo serio sforzo per
cercare - soprattutto rispetto al codice Vigna che, in parte, è già
applicato anche in Sicilia - di produrre qualche cosa di serio.
Mi trovo ad assistere, lo dico con la massima schiettezza, a
vecchie pratiche ostruzionistiche, non a quelle moderne, non a
quelle che lanciano segnali precisi rispetto alle difficoltà che la
maggioranza può avere, alle discussioni, più o meno salutari, che
possono esserci all'interno dei partiti.
Vedo attrezzata, anche artigianalmente, una pratica
ostruzionistica che tende a mettere in difficoltà non si capisce
bene chi. Ogni giorno questa Aula si trova sui giornali come l'Aula
che non riesce a produrre un bel niente; addirittura, c'è chi ci fa
i conti di quanto è costata una legge o di quanto sono costati
alcuni provvedimenti.
In questo scenario, imperterriti continuiamo, signor Presidente,
come se nulla fosse.
E' come se la vecchia artigiana pratica dell'ostruzionismo o dello
scontro muro contro muro possa portare benefici di natura politica
o elettorale a qualcuno. Ho l'impressione che ci stiamo facendo
semplicemente del male gratuitamente, senza comprendere, invece,
che qui dentro c'è del discreto materiale che andrebbe anche
valutato con occhio attento, a prescindere dai passaggi.
L'altra cosa curiosa, signor Presidente, è che spesso si discute
di Commissioni.
Quando un testo è in discussione in una Commissione, i colleghi mi
insegnano che se c'è un articolo che, evidentemente, deve essere
sottoposto al parere della Commissione di merito, ciò va fatto
durante quella discussione e quel procedimento; non scopriamo in
Aula che c'è qualcosa, comunque, che riguarda anche la competenza
di una specifica Commissione di merito e lo introduciamo come
elemento semplicemente per fare il classico duello che non si
capisce bene, per giunta, a cosa serva. E' evidente che su questo
piano stiamo arrecando un danno alla produzione legislativa di
quest'Assemblea, e c'entrano poco maggioranza e minoranza - mi deve
scusare il collega Mancuso che stimo e rispetto - e non siamo qui
a fare finta che ci sia qualcosa nel calendario che possa creare
forte dissenso fra di noi. Lo sappiamo, abbiamo fatto tre
Conferenze dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ma, alla fine,
almeno se non ho capito male, si era detto che su questo testo si
sarebbe attrezzata una discussione seria, molto attenta da parte
nostra per cercare di fare bene questa legge, anzi per cercare
addirittura di andare oltre.
Con tutta sincerità, però, non me ne vogliano i colleghi, ho dato
una sbirciata - ovviamente solo una sbirciata e, quindi, sono
pronto a riconoscere anche un errore di valutazione - ma, tranne
qualche termine che da trenta arriva a venticinque, che da trenta
passa a quarantacinque o qualche specifica per quanto concerne enti
su cui la Regione vigila che vengono citati in campo, non mi pare
obiettivamente, e nel corso della discussione lo verificheremo, che
ci sia uno sforzo vero, invece, per migliorare il testo.
Personalmente, mi preoccupo di questo. Il resto, sinceramente, mi
sembra un vecchio armamentario di cui credo siamo tutti stanchi
perché è un vecchio armamentario che non solo è improduttivo e ci
smarrisce anche per quel minimo di passione che ancora dobbiamo
mettere, secondo me, volenti o nolenti - lo dico con una logica di
costrizione - nel fare un lavoro che è quello di produrre buone
leggi e di dare la possibilità anche a questa legge di produrre
effetti nel più breve tempo possibile, perché la Sicilia non può
non darsi una legge adeguata e, addirittura, deve rincorrere ancora
il codice Vigna.
E' un buon paradosso, signor Presidente, e concludo ringraziandola
per avermi fatto parlare qualche minuto in più. Poi, se dobbiamo
trattare o meno la legge elettorale come un discorso che abbiamo
detto che dobbiamo, tutto sommato cercare di fare tra di noi in
questi giorni, se lo vogliamo fare, se arriverà e quando arriverà
lo verificheremo, ma con estrema serietà e lealtà nei rapporti
istituzionali.
Sentivo di dire queste cose, signor Presidente. Le ho dette e
spero di non avere usato termini offensivi nei confronti di alcuno,
ma penso che dovremo cominciare a lavorare, e a lavorare con
maggiore attenzione rispetto a quanto abbiamo fatto finora.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oddo. La Presidenza apprezza molto
il suo invito a vedere come approfondire, rivolto all'intero
Parlamento e a tutte le forze del Parlamento, come fare e come
collaborare per approvare un'ottima legge, vista la sua importanza.
Sono iscritti a parlare gli onorevoli Maira e Musotto.
MUSOTTO. Rinuncio, signor Presidente, per dimostrare che si vuole
andare avanti per approvare questo disegno di legge; a volte, più
si parla e più si dimostra che la legge non si vuole approvare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Maira.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per smentire
amichevolmente le affermazioni del collega Musotto, inizio questo
mio, spero breve, intervento sottolineando che non faccio parte di
quei giocatori di quest'Aula che si rimpallano l'accusa di non
volere approvare questo disegno di legge.
Io e il mio Gruppo questo disegno di legge vogliamo approvarlo
perché lo ritengo importante ed essenziale per mettere ordine in un
sistema, in un settore dei rapporti tra la pubblica amministrazione
ed i cittadini utenti che, obiettivamente, non è più adeguato, è
antico, è paraborbonico e questo non lo dico in senso negativo
perché i Borbonici erano dotati di un sistema amministrativo, forse
migliore di quello che abbiamo attuato noi negli ultimi anni.
Sono convinto che questo disegno di legge debba essere trasformato
in legge non perché ci venga richiesto da tutti, da questa o da
quella categoria, dalle organizzazioni sindacali, eccetera, ma
ritengo che debba essere approvato come primato della politica.
Sono stato sempre convinto che è il legislatore che deve sì
adeguarsi alle istanze della società ma quando può, come in questo
caso, deve essere lui l'interprete delle esigenze della società e
la società ha bisogno - non perché ce lo richiede - di una
regolamentazione e di un ammodernamento di questo settore.
Corriamo, però, qualche rischio, perché questo disegno di legge,
per certi versi, si presenta pomposo e, quindi, portatore di norme,
di articoli scontati ed inutili. Ha ragione chi ha sostenuto, prima
di me, poc'anzi in Aula - credo l'onorevole Bufardeci - che alcune
norme sono inutili.
Faccio un esempio: l'articolo uno, a che serve?
E' una dichiarazione di principio. Ci mancherebbe altro che un
disegno di legge di questo genere che mira ad una riorganizzazione
generale dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino non
dica le cose che sono dette in questa norma e che sono richiami di
legge; così come altre norme avrebbero bisogno - non lo dico per
ritardare il voto e l'esame di questo disegno di legge ma per
attirare l'attenzione di questo Parlamento - di un approfondimento
perché non c'è coordinamento, per esempio, con la riforma del
federalismo fiscale che è in atto; lo abbiamo dietro le porte e non
si dica che la riforma del federalismo fiscale non ha incidenza su
questo disegno di legge perché ce l'ha. Certamente, le Commissioni
di merito devono ancora dare dei pareri e anche lì bisogna essere
prudenti nell'approfondimento perché, altrimenti, snaturiamo la
natura ed il senso della legge, così come gli articoli che
comportano impegno di spesa. Se dobbiamo andare avanti, bisogna
fare uno sforzo per adeguare la legge al momento che stiamo
vivendo; come lavori dell'Aula, non possiamo entrare nel merito
delle leggi di spesa in questo settore.
Per concludere - e rispetto i termini, riservandomi di intervenire
nel corso del dibattito sugli articoli e sulla normativa e in sede
di dichiarazione di voto finale - dobbiamo approvare questo disegno
di legge; vogliamo approvarlo.
Ricordo all'Aula che questo disegno di legge ha avuto uno spirito
di condivisione univoca, a partire del lavoro che ha fatto la I
Commissione ai tempi dell'assessore Ilarda, poi, proseguito con
l'assessore Armao ed adesso completato con l'assessore Chinnici.
In I Commissione, devo dare atto al Presidente Minardo, con il
quale spesso entriamo in contrasto ma non su questo disegno di
legge, che il PID, nel corso dei lavori della Commissione e della
sottocommissione ha dato una serie di suggerimenti che sono stati
accolti, tant'è vero che non vedrete emendamenti del PID.
Possibilmente, parleremo di subemendamenti; questo a riprova dello
spirito di volontà di approvazione di questo disegno di legge;
sforziamoci, però, con le dovute difese delle posizioni politiche
di ognuno di noi, di approvare un disegno di legge che sia fiore
all'occhiello di questo Parlamento e della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Chinnici, assessore Armao, stiamo chiudendo la discussione generale
su questo testo importante, su cui si sono verificate tante
convergenze e, forse, qualche polemica inutile in più perché,
probabilmente, si tratterebbe di approfondire il punto di vista
culturale e l'approccio giuridico del problema.
La parola semplificazione ha sempre impaurito le Istituzioni
pubbliche, secondo il profilo di cui poc'anzi parlava un illustre
operatore del diritto, qual è l'onorevole Maira.
E il termine semplificazione rischia, credo, se si affronta con
superficialità, di non rendere effettivamente conto delle grandi
competenze tecniche, culturali e della straordinaria
professionalità necessarie per porre in essere un atto
amministrativo, un procedimento amministrativo o un atto
legislativo realmente comprensibile ai cittadini e di buon senso,
in coerenza con l'articolo 97 della Costituzione.
Questa parola, Assessore, è stata guardata spesso con sospetto,
credo, perché farebbe pensare nell'immediato ad un impoverimento,
ad una diminuzione della qualità e della garanzia che le
Istituzioni pubbliche debbono garantire nell'ambito di un
procedimento amministrativo qualsivoglia o di un testo legislativo.
Al contrario, bisogna affermare senza indugio, che la parola
semplificare è un'operazione colta, raffinata, complicata,
finalizzata ad eliminare superflue e dannose complicazioni
dall'ordinamento giuridico e a dare un senso vero ed un contenuto
comprensibile all'atto amministrativo o legislativo.
Ed è vero che, per troppi anni, ha prevalso la falsa idea di
immaginare l'attività di semplificazione come attività che riduce,
come dicevamo poc'anzi, le garanzie e la qualità dell'azione
amministrativa nonché, diciamo con grande chiarezza, lo spettro per
certa burocrazia di una semplificazione che apra le carte dei
Palazzi pubblici alla conoscenza dei cittadini, riducendo il potere
di supremazia dei pubblici poteri:
Tutto ciò ha reso sospettosa la pubblica amministrazione e certa
politica verso ogni istanza di semplificazione, ritardando
notevolmente percorsi di trasparenza che tanto avrebbero fatto e
farebbero bene all'ordinamento giuridico, nel riavvicinare i
cittadini alle istituzioni pubbliche nel loro complesso.
Semplificare significa quindi introdurre importanti ed
indispensabili elementi di chiarezza e di trasparenza
nell'ordinamento; significa rendere chiare e comprensibili le
procedure dei poteri pubblici; ridurre la quantità di leggi che
appesantiscono l'ordinamento giuridico; significa eliminare tutte
le situazioni nei procedimenti amministrativi che confondono e
disorientano i cittadini, che ostacolano le imprese, che agevolano
contesti di scarsa trasparenza negli uffici pubblici, che
favoriscono, in certi casi, situazioni ed episodi di corruzione
della pubblica amministrazione.
Semplificare, dunque, in una parola l'ordinamento amministrativo e
legislativo significa voler contribuire all'avanzamento civile e
democratico della società ma anche alla competitività e allo
sviluppo del nostro Paese e, in questo caso, della nostra Regione.
L'Assemblea regionale siciliana, dunque, si appresta a discutere e
- mi auguro signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo - a
varare una legge che ha una valenza straordinaria in un percorso di
rinnovato rispetto per i diritti sostanziali del cittadino, quel
cittadino che troppo a lungo e troppo spesso si è trovato - e si
trova - di fronte a regole incomprensibili che rendono il nostro
ordinamento odiosamente farraginoso, inutilmente complicato e
incomprensibile, limitando e comprimendo di fatto la libertà dei
cittadini stessi, la competitività delle imprese e causando,
spesso, un inutile, dannoso spreco di denaro pubblico.
Il tema della semplificazione, dunque, credo sia stato
colpevolmente trascurato in questi anni, salvo rarissime eccezioni,
dalla politica e dalle istituzioni pubbliche.
Invece la politica delle istituzioni, il nostro Parlamento
dovrebbero e dovranno sentire costantemente l'immanente esigenza di
trasformare, innovare l'amministrazione pubblica sia nei suoi
rapporti con i cittadini sia nella sua organizzazione, per rendere
l'amministrazione medesima meno chiusa, meno autoreferenziale ed
invadente, meno prepotente e, qualche volta, arrogante nei
confronti dei cittadini, rispondendo ad esigenze di trasparenza nei
rapporti tra istituzione e cittadino che, oggi, emergono nella
società per affrontare queste sfide.
Questa volta, mi rivolgo al Governo: occorre che le istituzioni
pubbliche, che la Sicilia costruiscano istituzioni solide; occorre
una pubblica amministrazione efficiente, efficace, trasparente, che
guardi più ai cittadini che a sé stessa - come spesso accade - e
che metta al centro i cittadini e non le procedure formali, che
trovi soluzioni ai problemi dei cittadini applicando, con buon
senso e rigore, le norme esistenti e non chiedendo la produzione di
nuove norme.
Realizzare quindi, signor Presidente, questa autentica rivoluzione
copernicana richiede un reale cambio di passo alla Regione, un
cambio di approccio, di mentalità, su fronti diversi che investono
strategicamente l'intero sistema ordinamentale della nostra
Regione, dall'apparato amministrativo a quello legislativo,
dall'innovazione alla svolta culturale che anche la nostra pubblica
amministrazione deve perseguire.
Con questo disegno di legge, frutto di positiva e concreta
sinergia tra l'Assemblea regionale siciliana e il Governo, la
Regione vuole raccogliere e vincere un'altra sfida decisiva per il
cambiamento e l'innovazione della Sicilia. E, a questo riguardo,
non soltanto nella qualità di componente della Commissione di
merito che, a partire dalla sottocommissione, ha contribuito alla
redazione del presente testo di legge, ma anche come primo
firmatario del disegno di legge numero 144 - quello sulla
semplificazione legislativa - contenuto nel disegno di legge oggi
all'esame del Parlamento, mi preme ringraziare, innanzitutto,
l'assessore Caterina Chinnici per la competenza ed il consueto
profilo di serietà e rigore istituzionale che ha messo in questo
lavoro, la Commissione Affari Istituzionali nella sua interezza, il
suo presidente, l'onorevole Minardo, per la costanza e la qualità
dei lavori, nonché, ovviamente, i funzionari valenti, straordinari
dell'Assemblea ed i collaboratori dell'Assessorato per il costante
e puntuale supporto tecnico offerto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, occorre dunque
sentire quest'esigenza di istituzioni pubbliche credibili, di una
pubblica amministrazione innovata.
Se non dovessimo comprendere questo, credo davvero che
rischieremmo di perdere la legittimazione morale a sedere sui
banchi di un Parlamento.
Con riferimento a qualche annotazione che è stata fatta poc'anzi a
questo disegno di legge, dico che era necessario, onorevole Maira,
l'introduzione ed il trasferimento dalle norme dello Stato alle
norme della Regione di princìpi fondamentali che sono stati
introdotti nell'ordinamento giuridico italiano, anche attraverso
una sinergia tra il nostro ordinamento e l'ordinamento comunitario.
Mi riferisco, innanzitutto, ai principi di imparzialità e
trasparenza che sono, ovviamente, una novità straordinaria, che va
introdotta anche nell'ordinamento giuridico regionale perché sono
norme che derivano da quella che è stata la svolta culturale che
dagli anni '90 in poi la pubblica amministrazione italiana e la
cultura giuridica italiana hanno perseguito.
Per la prima volta il Parlamento, se approverà questo disegno di
legge, introdurrà nel nostro ordinamento giuridico regionale il
principio del rispetto delle norme comunitarie.
Anche questa norma ha un'importanza straordinaria per il livello
di rapporti tra l'ordinamento regionale, l'ordinamento statale e
l'ordinamento comunitario, e i colleghi parlamentari, valenti
operatori del diritto, si rendono perfettamente conto di quanto sto
dicendo.
Oltretutto - e concludo, signor Presidente - è importantissimo il
recepimento con atto legislativo formale del codice Vigna,
fortemente voluto dall'assessore Chinnici, l'introduzione, per la
prima volta nel nostro ordinamento regionale, del principio della
semplificazione legislativa, del riordino delle norme a statuto
invariato.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che tanto più
alzeremo l'asticella della speditezza e della semplicità dei
procedimenti, della trasparenza degli atti e del controllo
partecipativo dei cittadini, tanto più legittimeremo le
istituzioni; tanto più le avvicineremo ai cittadini e tanto più
favoriremo la competitività e lo sviluppo del nostro sistema.
Auspico, pertanto, che, con una discussione serena che migliorerà
certamente il testo presentato in Aula, questo Parlamento, molto
presto, approvi questo nuovo disegno di legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza vuole complimentarsi
con tutte le forze politiche perché oggi, in quest'Aula, si è
dimostrato che, quando c'è la buona volontà e la consapevolezza
dell'importanza delle norme in discussione, si dimostra di saper
procedere, dando la possibilità al Parlamento di esitare anche
provvedimenti importanti.,
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 2
marzo 2011, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione,
l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la semplificazione della legislazione regionale. (520-
144 bis/A) (Seguito)
2) - Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali (85-213-256-278-296-
299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A)
3) - Norme in materia di orari degli esercizi commerciali e
grandi strutture di vendita. Modifiche alla legge regionale 22
dicembre 1999, n. 28. (604-185/A) (Seguito)
III -Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 245 - «Interventi a tutela della pianta del Carrubo».
GENNUSO - LEANZA NICOLA - CALANDUCCI - COLIANNI
N. 246 - «Iniziative volte a revocare la sospensione del servizio
di trasporto gratuito urbano ed extraurbano per gli
anziani».
CALANDUCCI - GENNUSO - CATALANO - COLIANNI - ARENA
La seduta è tolta alle ore 19.42
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica Autonomie locali'
MARINELLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
da anni il gruppo consiliare 'Insieme per la Democrazia e la
Legalità' denuncia irregolarità e gravi comportamenti circa la
conduzione del consiglio comunale da parte del presidente
dell'assemblea ma anche condotte discrezionali adottate da settori
dell'apparato amministrativo in sintonia con le scelte loro
impartite dall'ex sindaco, adesso sostituito dal commissario
straordinario;
circostanziati episodi relativamente alle irregolarità
verificatesi in consiglio comunale e sul suo funzionamento sono
stati riportati in un atto, firmato dai consiglieri del succitato
gruppo e inviato nel settembre 2008 al dipartimento delle autonomie
locali, avente per oggetto la richiesta di ispezione presso la
presidenza del consiglio comunale;
successivamente, con nota prot n. 53616 del 26 novembre 2008, il
dottore Carlo Turriciano nella qualità di responsabile del
procedimento ispettivo ha ritenuto, valutato l'esposto dei
consiglieri e le controdeduzioni richieste al presidente del
consiglio comunale, di dover procedere ad una archiviazione della
pratica non essendosi riscontrate sostanziali illegittimità;
nell'ultima seduta del consiglio comunale del 26 novembre 2008 si
sono verificati altri successivi episodi, pertanto, non riferiti
nella succitata richiesta di ispezione;
specificamente nella seduta sopra citata erano state inserite
interrogazioni a risposta scritta, presentate dal gruppo consiliare
Insieme per la Democrazia e la Legalità , alle quali il commissario
straordinario avrebbe dovuto rispondere in consiglio comunale e i
cui argomenti si riferivano:
alla richiesta di revoca in autotutela del concorso interno per la
copertura di un posto cat. D3 funzionario amministrativo vice
segretario, punto all'ordine del giorno conclusosi senza che
nessuno abbia riferito in consiglio e con una votazione ritenuta
irregolare;
alla richiesta di revoca in autotutela DGM 12/08 Conferimento
incarichi di progettazione definitiva a professionisti esterni per
il quale punto all'O.d.G. il Presidente del Consiglio invitava a
deliberare sulla proposta di rigetto del punto 10 all'O.d.G.
avanzata da un consigliere comunale del suo stesso gruppo politico
e votata favorevolmente da 5 dei 6 consiglieri presenti;
alla 'richiesta di revoca in autotutela DGM 32/08 - Ricorso in
appello innanzi al consiglio di giustizia amministrativa avverso la
sentenza del tribunale amministrativo regionale Sicilia sede di
Palermo - Nomina Legale' punto all'O.d.G. conclusosi con l'invito
del Presidente a deliberare sulla proposta di rigetto del punto
all'o.d.g. che ha ottenuto la stessa votazione del punto
precedente;
rilevato che l'ispezione e la conseguente decisione di chiusura
della procedura nei fatti non ha determinato una diversa e
imparziale conduzione dei lavori del consiglio comunale, anzi, si è
ulteriormente compromesso il quadro istituzionale relativamente ai
rapporti tra le forze politiche non più riconducibili alla normale
dialettica fra i diversi ruoli ricoperti;
ritenuto che a ricoprire il ruolo di presidente del consiglio
comunale è il fratello dell'ex sindaco sostituito dal commissario
straordinario, e tale composizione degli assetti istituzionali non
aiuta certamente nel determinare condotte imparziali;
per sapere se non ritengano opportuno e urgente, nonostante
l'archiviazione del procedimento ispettivo ma stante il perdurare
di un condotta irregolare nella gestione del consiglio comunale,
porre in essere ogni iniziativa possibile allo scopo di fare luce
in via definitiva sulla vicenda sopra decritta e se non ritenga
necessario, a seguito di altro intervento ispettivo, giungere alla
rimozione del presidente del consiglio comunale di Comitini». (445)
Risposta. - « L'interrogazione in esame era già pervenuta
all'allora Assessorato regionale Famiglia, Politiche Sociali e
Autonomie Locali prima del riordino degli Assessorati regionali
disposto con la legge regionale 16 dicembre 2008, n.19 e successivo
Regolamento di attuazione del Titolo II della legge regionale 16
dicembre 2008, n.19; tant'è che, con nota nr. 23437 del 30.01.2009
l'allora Servizio 12 delle Autonomie Locali aveva chiesto
chiarimenti al Sindaco del Comune di Comitini e al Segretario
Comunale sulla interrogazione in esame.
La richiesta di chiarimenti era stata poi reiterata con le note
nr. 25170 del 13 ottobre 2009 e n. 28276 del 10 novembre 2009.
Giova premettere che, con l'interrogazione in esame, l'onorevole
Vincenzo Marinello evidenzia tra l'altro che da anni il gruppo
consiliare Insieme per la democrazia e la legalità denuncia
irregolarità e gravi comportamenti circa la conduzione del
Consiglio Comunale da parte del presidente dell'assemblea ma anche
condotte discrezionali adottate da settori dell'apparato
amministrativo in sintonia con le scelte loro impartite dall'ex
sindaco, adesso sostituito dal commissario straordinario.
Circostanziati episodi relativamente alle irregolarità verificatesi
in Consiglio Comunale e sul suo funzionamento sono stati riportati
in un atto, firmato dai consiglieri del succitato Gruppo e inviato,
nel settembre 2008 al Dipartimento delle Autonomie Locali avente
per oggetto la richiesta di ispezione presso la Presidenza del
Consiglio Comunale . A tale proposito risulta agli atti del
Servizio 3 del Dipartimento delle Autonomie Locali un fascicolo
contenente un esposto presentato da quattro consiglieri comunali
appartenenti al Gruppo Consiliare Insieme per la democrazia e
libertà del comune di Comitini, assunto al protocollo dell'allora
Servizio 12 del Dipartimento delle Autonomie Locali in data 4
settembre 2008, al nr. 34134.
A detto esposto, riguardante essenzialmente presunte irregolarità
nello svolgimento delle sedute del consiglio comunale, è stato
dato seguito con la richiesta di chiarimenti, prot. nr. 37136 del
17 settembre 2008 rivolta al Presidente del Consiglio Comunale del
Comune di Comitini.
A seguito dei chiarimenti ricevuti, l' allora Servizio 12, con
nota nr. 53616 del 26 novembre 2008, archiviava la pratica
statuendo quanto segue: Nello specifico, valutato l'esposto, le
controdeduzioni rese dal Presidente del Consiglio con nota nr. 7112
del 16.10.2008, nonché la documentazione probatoria prodotta, si
comunica che questo Ufficio non ha riscontrato delle sostanziali
illegittimità da potere giustificare l'avvio di apposito
accertamento ispettivo .
In sintesi, con l'esposto del 4 settembre 2008 i consiglieri
comunali del Gruppo Consiliare Insieme per la democrazia e la
Libertà denunciavano il comportamento tenuto dal Presidente del
Consiglio Comunale di Comitini in varie occasioni ed in
particolare:
·rifiuto di accogliere la richiesta di convocazione urgente e
straordinaria del Consiglio Comunale prot. Nr. 5990 del 18 agosto
2007 per la trattazione del seguente ordine del giorno
Discussione in merito ai fatti verificatisi nella serata del 27
luglio 2007 che hanno visto come protagonista principale il
Presidente del Consiglio Comunale ;
·rifiuto di discutere nella seduta del consiglio comunale del 6
settembre 2007 un argomento sollevato da un consigliere comunale;
·Comportamento parziale del Presidente del Consiglio in sede di
discussione delle controdeduzioni al P.R.G. ed in particolare nella
seduta del 18 luglio 2007;
·rifiuto di discutere nella seduta del Consiglio Comunale del 2
febbraio 2008 alcune problematiche riguardanti il bilancio
comunale;
·Parentela tra il Sindaco e il Presidente del Consiglio Comunale;
·Mancato inserimento nell'ordine del giorno della seduta
straordinaria del 28 febbraio 2008 dei punti aventi ad oggetto:
approvazione del programma costruttivo relativo alla cooperativa
Indispensabile e Mozione di revoca del Presidente del Consiglio
comunale ;
·rifiuto di accogliere la richiesta di convocazione straordinaria
del Consiglio comunale prot. Nr. 4554 del 28 giugno 2008;
·inoltro all'Assessorato Regionale delle Autonomie Locali di una
richiesta di parere sulla composizione del Consiglio comunale senza
tener conto della circolare che disciplina le modalità di richiesta
dei pareri con conseguente sospensione delle convocazioni del
consiglio comunale.
Con nota nr. 7112 del 16 ottobre 2008 il Presidente del
Consiglio comunale di Comitini forniva i chiarimenti richiesti
giustificando il mancato accoglimento della richiesta di
convocazione urgente e straordinaria prot. Nr. 5990/2007 con
valutazioni rese ai sensi del comma 7, art. 14 del Regolamento
interno del Consiglio comunale e dell'art. 22 del medesimo
Regolamento; il rifiuto di discutere nella seduta del consiglio
comunale del 6 settembre 2007 un argomento sollevato da un
consigliere comunale con valutazioni fatte ai sensi dell'art. 22
del Regolamento già citato; il presunto comportamento parziale in
sede di discussione delle controdeduzioni al P.R.G. ed in
particolare nella seduta del 18 luglio 2007 con l' assenza di
istruttoria da parte dell'Ufficio Tecnico comunale; il rifiuto di
discutere nella seduta del Consiglio comunale del 2 febbraio 2008
alcune problematiche riguardanti il bilancio comunale con il
mancato deposito degli atti relativi agli argomenti iscritti
all'ordine del giorno nei cinque giorni precedenti l'adunanza; il
mancato inserimento nell'ordine del giorno della seduta
straordinaria del 28 febbraio 2008 dei punti aventi ad oggetto:
approvazione del programma costruttivo relativo alla cooperativa
Indispensabile e Mozione di revoca del Presidente del
Consiglio comunale con l'osservazione che il primo argomento già
trattato e bocciato nella medesima seduta, non poteva, ai sensi
dell'art. 32, comma quattro del Regolamento del consiglio,
essere riproposto nella medesima adunanza e che la mozione di
revoca del Presidente del Consiglio è istituto non previsto dalla
Statuto comunale ; il rifiuto di accogliere la richiesta di
convocazione straordinaria del Consiglio Comunale prot. Nr. 4554
del 28 giugno 2008 e l' inoltro all'Assessorato Regionale delle
Autonomie Locali di una richiesta di parere sulla composizione
del Consiglio Comunale senza tener conto della circolare che
disciplina le modalità di richiesta dei pareri con conseguente
sospensione delle convocazioni del consiglio comunale con la
situazione di incertezza determinatasi a causa dell'annullamento
della elezione del Sindaco, della nomina del Commissario
Straordinario, Dott. Giovanni Dionisio, con poteri di Sindaco e
Giunta, avvenuta con D.A. nr. 840 del 4 aprile 2008 e dei ricorsi
successivamente prodotti avverso a detta nomina.
Relativamente infine al rapporto di parentela esistente tra il
Sindaco e il Presidente del Consiglio, quest'ultimo dichiarava
espressamente: si ricorda che la normativa vigente in materia di
Enti Locali prevede una incompatibilità tra i componenti della
Giunta Municipale, proprio perché vi è un rapporto diretto di
fiducia tra gli assessori ed il Sindaco che li nomina. Il
Consiglio Comunale, al contrario, è un organo eletto dai
cittadini ed il Presidente, a sua volta, è eletto dal Consiglio,
autonomamente e democraticamente .
Come già riferito in premessa, a seguito dei chiarimenti
ricevuti, con nota nr. 53616 del 26 novembre 2008, l'allora
Servizio 12, non riscontrando sostanziali illegittimità nel
comportamento del Presidente del Consiglio di Comitini, con nota
nr. 53616 del 26 novembre 2008, archiviava la pratica.
Dette conclusioni vengono confermate anche dall'attuale Servizio 3
- Ufficio Ispettivo, dopo un riesame della pratica.
Risposta. - «Con l'interrogazione nr. 445/2009 oggetto della
presente, vengono richiamati altri successivi episodi non riferiti
nella succitata richiesta di ispezione , avvenuti nella seduta del
26 novembre 2008 del Consiglio comunale.
Più in particolare, riferisce l'interrogante che, nel corso della
predetta seduta, sono state inserite all'ordine del giorno alcune
interrogazioni a risposta scritta, presentate dal Gruppo
consiliare sopra specificato, alle quali il Commissario
straordinario avrebbe dovuto dare riscontro in Consiglio comunale.
Tali interrogazioni riguardavano i sottoindicati argomenti:
·Richiesta di revoca in autotutela del concorso interno per la
copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo vice
segretario;
·Richiesta di revoca in autotutela della Delibera della Giunta
Municipale nr. 12/2008 avente ad oggetto Conferimento incarichi di
progettazione definitiva a professionisti esterni ;
·Richiesta di revoca in autotutela della Delibera della Giunta
Municipale nr. 32/2008 avente ad oggetto Ricorso in appello
innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa avverso la
Sentenza del Tribunale Amministrativo - Sede Palermo. Nomina
Legale .
Sul punto sono intervenuti il Sindaco e il Segretario del comune
di Comitini precisando con nota nr. 6441 del 20 ottobre 2009,
quanto di seguito riferito:
Mi permetto di sottolineare che quanto rappresentato a parere
della scrivente non corrisponde a verità. Nella qualità di
Segretario Comunale a scavalco presso questo Comune, ho avuto modo
di constatare la correttezza e la legittimità dell'operato di tutto
l'apparato burocratico, nonché del Presidente del Consiglio
Comunale, che nell'espletamento della funzione e del ruolo
riconosciuto alla carica, ha sempre espletato nel pieno rispetto
delle norme, in maniera puntuale e corretta, le funzioni attribuite
dalla legge, dallo statuto e dal regolamento per il funzionamento
del Consiglio Comunale.
Oggetto delle doglianze di cui all'interrogazione parlamentare
riportata in oggetto, è lo svolgimento dei lavori della seduta del
consiglio comunale del 25/11/2008, aggiornata in seduta di
prosecuzione, ex art. 30 della l.r. n. 9/86, al giorno 26/11/2008,
stesso ordine del giorno e stessa ora di convocazione.
Nello specifico si rappresenta che alla seduta del giorno
25/11/2008 partecipava e assisteva ai lavori la scrivente. Il
Consiglio Comunale era stato convocato in seduta straordinaria ed
urgente per il giorno 25/11/2008 per le ore 10.30 con n. 11 punti
iscritti all'ordine del giorno. Partecipava alla seduta il
Commissario Straordinario, nominato dall'Ass.to Reg.le Famiglia
delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali, in sostituzione
dei poteri del Sindaco e della Giunta Municipale. I lavori si
svolgevano regolarmente con inizio all'orario stabilito dalla
convocazione. Vengono esaminati e trattati i punti posti all'ordine
del giorno, secondo l'ordine stabilito con la nota di convocazione.
Durante la trattazione del punto n. 6 posto all' o.d.g. i
consiglieri del gruppo di opposizione escono dall'aula. La seduta
prosegue regolarmente essendovi il quorum legale per la validità
della stessa (presenti in aula n. 7 consiglieri su n. 12 assegnati
all'ente). Durante la trattazione del punto n. 8 posto all'o.d.g.
avente ad oggetto Variazione di bilancio storno di fondi,
applicazione avanzo , si allontana dall'aula un altro consigliere
comunale. Essendo venuto meno il numero legale per la validità per
la seduta di prima convocazione, alle ore 15.05 si sospendono i
lavori, ai sensi dell'art. 30 della Legge Regionale n. 9/86.
Trascorsa un'ora alle ore 16.05 si richiama l'appello. Constatato
il permanere della mancanza del numero legale, i lavori del
Consiglio Comunale vengono aggiornati in seduta di prosecuzione,
sempre ai sensi della Legge Regionale avanti citata, all'indomani,
stessa ora di convocazione.
Il 26/11/2008 il Consiglio Comunale prosegue i lavori in seduta di
prosecuzione. Ai sensi del comma 4, dell'art. 30 della legge
regionale n. 9/86, nella seduta di prosecuzione è sufficiente per
la validità delle deliberazioni l'intervento dei due quinti dei
consiglieri in carica. L'eventuali frazioni, ai fini del calcolo
dei due quinti, si computano per unità. Alla seduta di che trattasi
all'appello sono presenti n. 6 consiglieri comunali. Constatato il
numero legale ai fini della validità della seduta di prosecuzione
(quorum minimo richiesto n. 5 consiglieri comunali) il Presidente
dichiarava aperti i lavori proseguendo nella trattazione del punto
n. 8, secondo l'o.d.g., non concluso nella seduta di prima
convocazione del giorno precedente, che viene approvato ad
unanimità di voti.
I successivi punti, contrassegnati all'o.d.g. rispettivamente con
i numeri 9, 10 e 11, oggetto dell'interrogazione Parlamentare
dell'Onorevole Vincenzo Marinello, sono stati posti in trattazione,
esaminati e respinti dal Consiglio Comunale con n. 5 voti
favorevoli ed n. 1 astenuto. Ad ogni buon fine, si rappresenta che
gli atti oggetto dei punti all'o.d.g., sotto un profilo prettamente
giuridico formale, non erano interrogazioni in forma scritta
bensì, semplici note con cui si manifestava un atto di indirizzo,
da parte dei consiglieri comunali facenti parte del gruppo di
minoranza, rivolte al Commissario straordinario per la revoca di
alcune deliberazioni di Giunta Municipale, adottate dal medesimo
organo in data antecedente all'insediamento del Commissario
straordinario .
Tanto premesso, si rappresenta che, i signori consiglieri comunali
richiedenti l'inserimento di questi punti all'o.d.g. della seduta
consiliare di che trattasi risultavano tutti assenti, ragion per
cui i consiglieri comunali presenti in aula, hanno ritenuto di
rigettare i punti all'o.d.g. manifestando nessun interesse alla
trattazione .
Sostiene quindi il Segretario Comunale che le interrogazioni di
cui viene lamentato il mancato riscontro erano in realtà delle
mozioni e come tali sono state messe in votazione e tutte
respinte dal Consiglio Comunale.
Su esplicita richiesta di questo Assessore - giuste note nr.
195611 del 23 dicembre 2010 e nr. 30545 del 17 febbraio 2011 -
l'Ufficio Ispettivo del Dipartimento delle Autonomie Locali, anche
alla luce delle osservazioni dell'on.le Marinello nella seduta
d'Aula del 29 giugno 2010, ha verificato la veridicità delle
dichiarazioni rese dal Sindaco e dal Segretario del Comune di
Comitini, acquisendo i seguenti atti:
·Richiesta assunta al protocollo del comune il 30 giugno 2008, al
nr. 4554, di convocazione Consiglio Comunale Straordinario da
parte del Gruppo Politico Insieme per la democrazia ;
·Convocazione del Consiglio Comunale prot. nr. 8033 del 20.11.2008.
Invero, la richiesta di convocazione già citata recita
espressamente I sottoscritti Bruno Salvatore, Cersulo Luana,
Galvano Antonino e Mistretta Alfonso del Gruppo Politico Insieme
per la democrazia e la Legalità chiedono la convocazione
straordinaria del Consiglio Comunale affinché il Commissario
Straordinario Dott. Giovanni Dionisio con poteri sostitutivi di
Sindaco e Giunta venga a riferire in consiglio comunale in merito
agli adempimenti espletati riguardanti i seguenti punti:
·Richiesta di revoca in autotutela del concorso interno per la
copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo vice
segretario presentata in data 14.04.2008;
·Richiesta di revoca in autotutela della Delibera della Giunta
Municipale nr. 12/2008 avente ad oggetto Conferimento incarichi di
progettazione definitiva a professionisti esterni presentata in
data 14.4.2008;
·Richiesta di revoca in autotutela della Delibera della Giunta
Municipale nr. 32/2008 presentata in data 19.4.2008 .
Si aggiunga che la convocazione del Consiglio Comunale richiama
espressamente la richiesta del Gruppo Insieme per la democrazia e
la legalità , assunta al protocollo del comune il 30 giugno 2008,
al nr. 4554.
Appare quindi certa la volontà del Gruppo politico di cui si
discute di presentare delle mozioni e non delle interrogazioni.
Sul punto il Servizio 3 Ispettivo del Dipartimento Autonomie
Locali ha ritenuto sufficiente la documentazione acquisita.
Va comunque segnalato che l'Ufficio Ispettivo del Dipartimento
delle Autonomie Locali, acquisendo copia della deliberazione del
Consiglio Comunale nr. 15 del 29 giugno 2010 avente ad oggetto
Mozione prot. Nr. 731 del 2 febbraio 2010 atto di indirizzo per la
revoca in autotutela delle procedure concorsuali in oggetto della
richiesta e relativa risposta scritta a firma del Sindaco , ha
potuto constatare che, anche in occasioni diverse dalla seduta del
26 novembre 2008, oggetto della interrogazione nr. 445/2009,
sussiste presso il Consiglio Comunale di Comitini la tendenza a
uniformare e confondere le interrogazioni con le mozioni . Si
legge infatti in detta deliberazione Il Presidente dà lettura
del punto all'ordine del giorno Mozione prot. Nr. 731 del 2
febbraio 2010 atto di indirizzo per la revoca in autotutela delle
procedure concorsuali in oggetto della richiesta e relativa
risposta scritta a firma del Sindaco che benché presentata sotto
forma di interrogazione è una mozione ed ottiene la parola il
consigliere .. .
Per il futuro, il Dipartimento delle Autonomie Locali e per esso
il Servizio Ispettivo, continuerà, nei limiti delle proprie
competenze, a vigilare sulla neutralità dell'organo.
Dottrina e giurisprudenza hanno infatti più volte chiarito al
riguardo che La funzione del presidente del Consiglio comunale,
non è strumentale all'attuazione di un determinato indirizzo
politico, bensì al corretto funzionamento dell'istituzione in
quanto tale; essa è, quindi, neutrale. Né il contenuto della
funzione muta per il fatto che il presidente sia eletto
dall'assemblea, dovendo egli sempre operare in un ambito estraneo
alla politica di parte ; Il Consiglio comunale è l'organo
rappresentativo del Comune nel quale sono presenti maggioranza e
minoranza e nel cui seno si deve equilibrare l'esercizio di due
distinti diritti, quello della maggioranza, all'attuazione
dell'indirizzo politico sancito dal corpo elettorale, e quello
della minoranza, a rappresentare e svolgere la propria
opposizione .
Va comunque precisato che non esiste alcuna disposizione
normativa in materia di rimozione del Presidente del Consiglio
Comunale .
Per le considerazioni sopra svolte la dottrina è pressoché unanime
nel ritenere inammissibile l'istituto della mozione di sfiducia che
si caratterizza quale atto amministrativo ad alto contenuto
politico e implica la rottura di un rapporto fiduciario tra il
soggetto eletto per una data carica e gli elettori del soggetto
stesso.
Diverso è il caso della revoca del Presidente del Consiglio
Comunale che dovrebbe però trarre origine da una norma statutaria .
Si ricordano tuttavia alcune sentenze come p.e. quella del TAR
Sicilia, 1, 7.12.2004, nr. 3640 e TAR Sicilia, Palermo, I, 31
maggio 2004, nr. 932, per le quali Il Presidente del Consiglio
Comunale può essere revocato solo per gravi e reiterate violazioni
della legge o dei doveri istituzionali che ne rappresentano la
funzione tipica secondo la logica del sistema .
Venendo al caso specifico delle deliberazioni oggetto di
interrogazioni o mozioni nel corso della seduta del 26 ottobre
2009, si comunica che quelle identificate dai numeri 12 e 32 sono
oggetto di accertamento da parte del Servizio Ispettivo del
Dipartimento Autonomie locali.
Quanto al concorso interno per la copertura di un posto, Cat. D3
- funzionario amministrativo vice segretario , oggetto
dell'intervento fatto dall'on.le Marinello nel corso della seduta
dell'Assemblea Regionale del 29 giugno 2010, si precisa che,
proprio in occasione della deliberazione nr. 15/2010 il Sindaco del
Comune di Comitini ha fornito risposta scritta alla interrogazione
presentata dal Gruppo politico Insieme per la democrazia e la
legalità e avente ad oggetto il concorso interno per la
copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo vice
segretario .
Con tale atto vengono descritte le procedure poste in essere dal
Comune per l'indizione del concorso in esame (redazione piano del
fabbisogno di personale, concertazione, piani assunzioni, bando di
concorso per geometra, modifica dotazione organica, copertura
finanziaria, bando di concorso selezione interna per progressione
verticale - categ. D3, ecc).
Per completezza si precisa altresì che proprio il concorso
interno per la copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario
amministrativo vice segretario , era già stato attenzionato dal
Gruppo consiliare Insieme per la democrazia e la legalità , con un
esposto s.d., assunto il 5 maggio 2008 al protocollo dell'allora
Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali.
Con nota prot. nr. 12.423 del 21 maggio 2008 il Dipartimento già
citato, contestando le procedure poste in essere
dall'Amministrazione comunale, aveva richiamato le sentenze della
Corte Costituzionale nr.194/2002 e 81/2006 per le quali il
passaggio ad una qualifica o fascia funzionale superiore comporta
l'Accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più
elevate ed è soggetto pertanto, quale figura di reclutamento, alla
regola del pubblico concorso, dato che questo metodo offre le
migliori garanzie di selezione dei soggetti piu' capaci .
Conseguentemente il Dipartimento delle Autonomie Locali aveva
invitato il Comune di Comitini a procedere al riesame degli atti,
nell'ambito della propria autonomia organizzativa e contabile
sancita dall'art. 7 della L.R. nr. 30/2000 .
Tali conclusioni sono state ribadite dal Dipartimento delle
Autonomie Locali con la nota prot. nr. 6665 del 22 aprile 2009.
Tutto ciò premesso, è utile ricordare anche in questa sede che
l'Ufficio ispettivo di questo Assessorato, istituito ai sensi della
L.R. 23.12.1962, nr. 25, esercita, ex art. 26 della L.R. 44/1991, i
controlli previsti dagli articoli 24 e 25 della già citata L.R.
44/1991 ossia, oltre ai controlli ispettivi propriamente detti,
anche i controlli sostitutivi nei confronti degli enti locali che
omettano o ritardino il compimento di atti obbligatori per legge ,
cioè atti la cui emanazione trova la sua fonte esclusiva in una
disposizione normativa .
L'attività ispettiva propriamente detta costituisce non solo una
verifica, ovvero un mero controllo della legittimità dell'operato,
ma anche un momento propositivo e di stimolo all'Amministrazione
controllata per un miglioramento dell'attività da essa espletata;
detta attività non può però spingersi fino all'annullamento o alla
revoca di un atto.
Nel caso in esame, archiviata la prima pratica ispettiva, il
Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali ha proseguito la sua
azione di controllo, emettendo, al verificarsi di alcuni elementi
di criticità, le note 12.423 del 21 maggio 2008 e nr. 6665 del 22
aprile 2009 con cui si raccomandava il riesame degli atti posti in
essere in ordine al concorso interno per la copertura di un posto,
Cat. D3 - funzionario amministrativo vice segretario .
Accertato attraverso l'attività ispettiva più recente, il mancato
riesame da parte del comune di Comitini degli atti posti in essere
per lo svolgimento del concorso più volte citato, il Servizio 3 -
Ufficio Ispettivo del Dipartimento delle Autonomie Locali sta
valutando l'adozione dei provvedimenti più opportuni, ivi compreso
l'inoltro di una segnalazione ad altre autorità competenti per la
verifica di profili di eventuali e diverse irregolarità.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento.
L'Assessore
dott.ssa Caterina Chinnici
GRECO - ADAMO - MINEO. - «Al Presidente della Regione e
all'Assessore per le autonomie locali e per la funzione pubblica,
premesso che:
con la legge regionale n. 10 del 15 maggio 2000 è stata istituita
l'Aran Sicilia, Agenzia per la rappresentanza negoziale della
Regione siciliana;
l'Aran Sicilia è l'organismo tecnico, dotato di personalità
giuridica di diritto pubblico e di autonomia organizzativa,
gestionale e contabile, preposto alla negoziazione nel pubblico
impiego in Sicilia. Ha il compito di rappresentare legalmente la
pubblica amministrazione in sede di contrattazione collettiva
regionale e pertanto svolge ogni attività necessaria alla
definizione dei contratti collettivi del personale dipendente dalla
Regione e dagli enti pubblici non economici sottoposti a vigilanza
e controllo della Regione;
tenuto conto che per la sua attività l'Aran si avvale delle
risorse derivanti da contributi posti a carico dell'amministrazione
regionale. Il comitato direttivo dell'Agenzia è nominato dal
Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale, e
gode del trattamento economico previsto per i componenti del
comitato direttivo dell'Aran nazionale, dimezzato del 50%;
considerato che l'Aran si è rilevato organismo eccessivamente
oneroso in relazione alle funzioni svolte; dette funzioni
potrebbero essere assicurate con il supporto dell'Aran nazionale
dopo avere stipulato con la stessa apposita convenzione. Inoltre,
il personale potrebbe essere assegnato in un'area 'Relazioni
sindacali' creato presso il dipartimento regionale della funzione
pubblica e del personale;
per sapere se, in un momento, come quello attuale, di tagli alle
spese giudicate superflue da parte dell'amministrazione pubblica,
non ritengano improcrastinabile e necessario provvedere alla
soppressione dell'Aran Sicilia, organismo oneroso e facilmente
sostituibile, ottenendo un risparmio delle spese che gravano sul
bilancio della Regione». (1322)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Risposta. - «Come ha ricordato l'Onorevole interrogante con l'atto
di sindacato ispettivo n. 1322 del 2010, l'ARAN Sicilia è stata
istituita al fine di rappresentare legalmente la pubblica
amministrazione in sede di contrattazione collettiva regionale.
Negli ultimi tempi, in particolare dalla fine 2009, si è iniziato a
discutere sull'opportunità di mantenere un organismo che, nella sua
attuale configurazione, è stato ritenuto eccessivamente oneroso. In
tal senso si è già orientato in passato il Governo e anche alcuni
sindacati ed in questa direzione si muoveva un disegno di legge
sulla Disciplina dell'impiego presso l'amministrazione regionale
proposto dall'Assessore alla Presidenza pro-tempore, che prevedeva
la soppressione dell'ARAN e il conseguente affidamento all'Aran
nazionale delle funzioni svolte dalla sopprimenda agenzia.
Successivamente - come è noto - con il disegno di legge n. 631
recante Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2011.
legge di stabilità regionale il Governo, nella sua collegialità,
ha previsto all'art. 30 la soppressione dell'Agenzia. Tale articolo
recita letteralmente: L'articolo 25 della legge regionale 15
maggio 2000, n. 10 e successive modifiche ed integrazioni, è
abrogato. Le funzioni esercitate dall'ARAN Sicilia, previa
stipula di apposita convenzione, sono svolte dall'ARAN
nazionale. .
Lo scorso 18 novembre è stata raggiunta con i sindacati l'intesa
sulle linee guida per il rinnovo dei contratti di lavoro dei
dipendenti regionali per il quadriennio 2006/2009 (sia giuridico
che economico), per l'area della dirigenza e dei bienni 2006/2007
(solo giuridico), e 2008/2009 (giuridico ed economico), per il
personale del comparto e l'Agenzia per la rappresentanza negoziale
della Regione Siciliana ha il compito di curare la contrattazione.
Nelle more delle determinazioni che l'Aula assumerà trattando la
legge di stabilità, restano comunque ancora da chiarire le
questioni della fase transitoria rispetto alla contrattazione in
corso, della collocazione del personale attualmente in servizio
presso l'Agenzia e della definizione della convenzione che dovrà
essere stipulata con l'ARAN nazionale.
A prescindere dalla risoluzione di tali complessi aspetti, che
richiederanno necessariamente un confronto con i sindacati, sono
allo studio proposte volte a snellire gli organismi interni
all'Agenzia e tendenti in ogni caso al contenimento dei costi.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento».
L'Assessore
dott.ssa Caterina Chinnici
CAPUTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le
autonomie locali e la funzione pubblica, premesso che:
la ditta appaltatrice che doveva procedere ai lavori di
demolizione dell'immobile confiscato alla mafia a Balestrate (PA)
si è improvvisamente ritirata;
tale situazione mette in evidenzia il pericolo di recrudescenza
del fenomeno della mafia ed il pericolo di tentativi di
condizionamento del territorio da parte dell'organizzazione
criminale;
considerato che la gestione e l'utilizzo dei beni confiscati alla
mafia rappresenta un concreto strumento di lotta alla criminalità;
ritenuto che sulla vicenda si reputa necessario l'intervento della
Regione;
per sapere:
quali provvedimenti abbiano adottato per la demolizione del bene
sito a Balestrate e confiscato alla mafia che doveva essere
demolito dalla ditta Bagnato, appaltatrice della gara;
quali provvedimenti abbiano adottato per verificare i motivi che
hanno indotto la ditta Bagnato a ritirarsi e non eseguire i lavori
di demolizione». (1634)
Risposta. - «La vicenda descritta dall'onorevole Caputo
nell'interrogazione n. 1634 del 20 gennaio 2011 ha certamente
rappresentato un fatto grave e degno della massima attenzione da
parte delle istituzioni e di tutti i livelli di amministrazione e
di governo.
Voglio ricordare infatti che nei giorni scorsi, come è stato
riferito anche dalle agenzie di stampa, una ditta vincitrice
dell'appalto per demolire un bene confiscato alla mafia a
Balestrate (PA), si sarebbe improvvisamente ed inspiegabilmente
ritirata.
A seguito di questo episodio risulta che sulla vicenda sia
intervenuto direttamente il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, e
che successivamente l'operazione di abbattimento dell'edificio sia
stata compiuta da altra ditta inserita nella graduatoria del bando.
Sugli specifici quesiti posti dall'onorevole interrogante,
prescindendo dall'esito positivo della vicenda, va rilevato che per
quanto concerne il bene confiscato ed oggetto di demolizione, pur
non essendoci una competenza specifica della Regione Siciliana e
pur considerato che l'interrogazione ci è stata trasmessa solamente
lo scorso 4 febbraio, si è gia data disposizione affinché il
Dipartimento ponga in essere un'attività di verifica dell'operato
del Comune di Balestrate al fine di accertare se l' amministrazione
comunale abbia agito nel pieno rispetto delle regole.
In questo senso posso affermare che nei giorni scorsi il
Dipartimento Autonomie Locali ha invitato il Sindaco del Comune di
Balestrate, Tonino Palazzolo, a fornire una circostanziata
relazione sull'accaduto.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento.
L'Assessore
dott.ssa Caterina Chinnici