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Resoconto d'Aula della Seduta n. 230 di martedì 01 marzo 2011
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura dei processi verbali  delle
  sedute  n.  228  e  n. 229 del 23 febbraio 2011 che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto  congedo  gli  onorevoli:
  Lentini, Donegani, Buzzanca e Falcone per oggi; Calanducci  per  la
  corrente settimana.
   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per le autonomie locali e la funzione pubblica, le risposte scritte
  alle seguenti interrogazioni:

   numero 445 - «Iniziative urgenti al fine di consentire il corretto
  funzionamento  del  consiglio comunale e  garantire  l'imparzialità
  degli organi amministrativi presso il comune di Comitini (AG)».
   Firmatario: Marinello Vincenzo;

   numero  1322  -  «Soppressione dell'Agenzia per la  rappresentanza
  negoziale della Regione siciliana (ARAN)».
   Firmatari: Greco Giovanni; Adamo Giulia; Mineo Francesco;

   numero 1634 - «Iniziative per la demolizione di un bene confiscato
  alla mafia in territorio di Balestrate (PA) ».
   Firmatario: Caputo Salvino.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   «Al  Presidente della Regione, premesso che le deludenti politiche
  finanziarie in materia di sicurezza, operate dal Governo nazionale,
  hanno  già  sottratto alle forze di polizia circa  due  miliardi  e
  mezzo  di  euro in tre anni, provocando gravi disagi agli operatori
  delle  forze dell'ordine e impedendo loro di fatto di assolvere  ai
  loro  fondamentali  compiti  di salvaguardia  dell'ordine  e  della
  sicurezza del Paese;

   considerato che:

   sebbene  le cifre ufficiali fornite dall'UCIS - l'ufficio centrale
  interforze della sicurezza personale, alle dipendenze del Ministero
  degli  interni,  non  risultino aggiornate, sembrerebbe  che  siano
  oltre  600  le  personalità  poste a  vario  titolo  sotto  tutela,
  determinando  una  spesa  presunta di circa  100  milioni  di  euro
  l'anno;

   tale  paradossale circostanza ha inevitabilmente alimentato giuste
  polemiche   delle  organizzazioni  sindacali  di   categoria,   che
  lamentano  l'impiego quotidiano di circa 3500 unità in  servizi  di
  scorta  a  personaggi  nei  confronti  dei  quali  sembrerebbe  non
  ricorrano le esigenze di sicurezza;

   rilevato  che, a fronte dei tanti 'privilegiati senza titolo',  si
  assiste attoniti a casi di ridimensionamento del servizio di scorta
  e  protezione  dei  tanti soggetti che risultano  essere  realmente
  esposti alla minaccia di azioni criminali e malavitose;

   preso  atto  della  riduzione  che  il  comitato  provinciale  per
  l'ordine  e  per  la sicurezza pubblica di Palermo ha  disposto  in
  ordine  alla  scorta dell'Assessore regionale per la  salute,  oggi
  seriamente  impegnato assieme al Presidente Lombardo  e  all'intero
  Governo  regionale  nel delicato processo di riforme  della  sanità
  siciliana,  settore  potenzialmente permeabile  alle  infiltrazioni
  della criminalità organizzata;

   ritenendo  di  non condividere le decisioni assunte dal  Ministero
  degli interni nei confronti dell'Assessore Russo che, è il caso  di
  ricordare, era già sotto tutela in quanto magistrato della  DDA  di
  Palermo,   ancor  prima  del  suo  incarico  nell'attuale   Governo
  regionale;

   per sapere quali urgenti iniziative intenda assumere nei confronti
  del Governo nazionale affinché vengano prontamente ripristinate  le
  adeguate condizioni di sicurezza all'Assessore Massimo Russo  nello
  svolgimento della sua essenziale attività istituzionale». (1724)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                                ARENA

   «All'Assessore  per  la  salute,  premesso  che  la  vertenza  dei
  lavoratori precari in forza presso l'ASP di Ragusa continua  a  non
  trovare  soluzione sebbene siano stati assunti numerosi impegni  in
  direzione  di  una  soluzione  alla presenza  delle  organizzazioni
  sindacali;

   i vertici dell'ASP di Ragusa, dinanzi al perdurare della vertenza,
  continuano  ad operare scelte di esternalizzazione dei  servizi  di
  manutenzione mediante appalti;

   rilevato che:

   il  servizio svolto dai lavoratori in oggetto nel corso di  questi
  anni  è stato efficiente e ha fatto risparmiare all'azienda risorse
  economiche;

   in   data   19   febbraio   2011  si  è  ulteriormente   proceduto
  all'esternalizzazione  di  un  servizio  sinora  assicurato   dagli
  ausiliari incaricati e senza che la scelta fosse preceduta  da  una
  delibera  dell'azienda che contenga le caratteristiche, la  durata,
  le  risorse  economiche  e quant'altro è previsto  dalle  norme  in
  materia di appalti;

   per  sapere  quali  ragioni continuino ad impedire  una  soluzione
  positiva  alla vertenza dei lavoratori menzionati e se non  ritenga
  necessario  individuare rapidamente le possibili misure  per  porre
  fine  alla  condizione  di precarietà dei  soggetti  impegnati  nei
  servizi di manutenzione presso l'ASP di Ragusa». (1725)

                                                            DIGIACOMO

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il  lavoro,
  premesso  che con successive conferenze di servizi dei sindaci  del
  comprensorio acese, tra il marzo ed il luglio del 2002,  il  comune
  di  Acireale - incaricato di ricercare locali idonei da adibire  ad
  uffici  dello SCICA, oggi centro per l'impiego - dopo l'infruttuoso
  espletamento  della  necessaria  procedura  di  evidenza   pubblica
  mediante affissione del bando presso tutti i comuni interessati,  e
  con l'avallo dell'UPLMO di Catania (giusta nota del 9 luglio 2002),
  li  individuava nei locali ricadenti nella disponibilità  dell'IPAB
  'Pennisi - Alessi', rispondenti ai requisiti richiesti;

   i   ritardi  nell'attuazione  di  quanto  stabilito  nelle  citate
  conferenze  di  servizi, secondo quanto dichiarato  dal  comune  di
  Acireale,   non   sono  ad  esso  ascrivibili,  poiché   attivatosi
  prontamente    sia   sul   piano   progettuale,    attraverso    la
  predisposizione  degli adeguamenti necessari dei  locali  proposti,
  sia  finanziariamente,  appostando la  specifica  copertura,  bensì
  imputabili  alle numerose e spesso pretestuose - come riferisce  il
  comune  di Acireale - richieste di modifica delle bozze progettuali
  da parte dei responsabili dell'UPLMO di Catania;

   tale  surreale situazione si protraeva fino all'aprile  del  2009,
  data  in  cui  il progetto esecutivo ed immediatamente cantierabile
  riceveva l'ennesimo stop da parte del direttore dell'UPLMO, che  ne
  richiedeva un'ulteriore variante;

   si vuol sottolineare, attraverso questa breve elencazione dei vari
  passaggi  che  hanno interessato tale vicenda, come  il  comune  di
  Acireale,  ad ogni richiesta di variante, abbia sempre  manifestato
  la propria disponibilità, trasmettendo in tempi brevi i conseguenti
  adattamenti progettuali richiesti; è opportuno, inoltre,  ricordare
  che,  a  far  data dal giugno 2006, il comune di Acireale  sostiene
  l'onere   economico  relativo  alla  locazione  dei  locali   della
  fondazione  'Pennisi - Alessi' interessati ai necessari  lavori  di
  adeguamento;

   ritenuto,  come si evince dalla corrispondenza intercorsa  tra  il
  sindaco  di  Acireale ed il direttore dell'ufficio provinciale  del
  lavoro di Catania, ed in particolare nelle note del 18 ottobre 2010
  e  del   6/12/2010, che si è provveduto a sollecitare,  in  più  di
  un'occasione,   una   definitiva  determinazione   dell'UPLMO   che
  consentisse  al  comune  di Acireale l'avvio  dell'affidamento  dei
  locali,  concordati  con  la fondazione  'Pennisi  -  Alessi',  che
  avrebbero dovuto ospitare il centro per l'impiego;

   preso atto:

   della  circostanza,  perlomeno  singolare,  che  nelle  more   dei
  suddetti  ritardi,  come detto, non riconducibili  ad  inerzia  del
  comune  di  Acireale,  la  dirigenza dell'ufficio  provinciale  del
  lavoro   di   Catania,   privilegiando   l'urgenza,   riteneva   di
  considerare,  quale soluzione alternativa, locali  privati  offerti
  dal comune di Aci San Antonio;

   del  verbale  della conferenza di servizi svoltasi il  12  ottobre
  2010 presso l'ufficio provinciale del lavoro di Catania, da cui  si
  evince  inequivocabilmente che la scelta  dei  locali  offerti  dal
  comune  di  Aci  San  Antonio,  sic  et  simpliciter  indicata  dal
  direttore dell'UPLMO di Catania, esponeva l'eventuale affidamento a
  gravi  dubbi  di  legittimità, non essendosi svolta preliminarmente
  alcuna   procedura   di   evidenza  pubblica;   ulteriori   fondate
  contestazioni   furono  sollevate  in  quella   sede,   in   ordine
  all'estensione,  inferiore  rispetto  a  quella  richiesta,   della
  superficie  dei  locali  ovvero  al  costo  della  loro  locazione,
  sensibilmente  più  elevato rispetto ai locali disponibili  offerti
  dal  comune di Acireale. Lascia perplessi, pertanto, la circostanza
  che,  nonostante  i  rilievi sollevati  nella  sede  più  opportuna
  escludessero   oggettivamente  l'affidamento  ai  locali   inidonei
  offerti  dal comune di Aci San Antonio, si sia proceduto alla  loro
  assegnazione  proprio  al comune di Aci San  Antonio  con  decreto,
  successivamente revocato, dell'Assessore regionale per la  famiglia
  del 29 dicembre 2010;

   della  posizione  assunta unanimemente dal consiglio  comunale  di
  Acireale ed in particolare dal gruppo consiliare dell'MPA, come  si
  evince  dall'ordine  del giorno approvato  in  tale  materia  sulla
  necessaria riapertura del centro per l'impiego nella cittadina, che
  per  ubicazione  e  rilevanza  sotto il  profilo  economico-sociale
  costituisce un riferimento costante per l'intero comprensorio;

   per  sapere  se  non  ritenga, alla luce dei  fatti  esposti,  che
  ricorrano   sufficienti   elementi  per  disporre   la   definitiva
  assegnazione  dell'ubicazione della sede del centro  per  l'impiego
  nei  locali resi disponibili dal comune di Acireale che, come si  è
  rilevato   nella  presente  interrogazione,  ha  in  più  occasioni
  reiterato tale inequivocabile volontà». (1726)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                          CALANDUCCI-GENNUSO-CATALANO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e  la mobilità, premesso che l'ufficio del genio civile di Trapani,
  da qualche anno, è fonte di notevoli disagi all'utenza;

   a  causa  di  eccessiva  burocrazia,  spesso  incomprensibile,  ed
  incredibili  diatribe interne tra i vertici aziendali, le  pratiche
  inevase hanno oramai raggiunto livelli allarmanti, con centinaia di
  lavori bloccati per la mancanza spesso di una semplice firma;

   considerato che:

   le  scelte adottate dai vertici del suddetto ufficio sono in netto
  contrasto  con  lo  spirito che dovrebbe  sussistere  in  strutture
  pubbliche,  scelte spesso basate su convincimenti errati  che,  per
  volere  usare  un  eufemismo,  si  rivelano  poco  pratici  se  non
  addirittura controproducenti;

   solo per fare un esempio, i già esigui fondi destinati all'ufficio
  del  genio  civile  di  Trapani vengono  stornati  per  missioni  e
  pagamenti  di  incarichi spesso inutili e dispendiosi.  Di  contro,
  strumenti  che dovrebbero servire ad un miglioramento  dei  servizi
  resi  alla  comunità  (fotocopiatrici o computer)  sono  fermi  per
  mancanza di manutenzione;

   tenuto  conto che tale colpevole stallo, ovviamente da imputare  a
  chi ricopre i posti dirigenziali all'interno della struttura, causa
  il   blocco   di   progetti  di  rilevante  utilità  per   l'intero
  comprensorio,  come, per esempio, quelli proposti dalla  protezione
  civile regionale, progetti già muniti di copertura finanziaria;

   per sapere:

   se   non   ritengano  utile  ed  improcrastinabile  una   verifica
  all'interno del genio civile di Trapani;

   se  non  ritengano  doveroso, nei confronti  dell'intera  comunità
  trapanese, inviare con urgenza ispettori per verificare  lo  status
  operandi di detto ufficio». (1729)

                                                             MARROCCO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che l'autostrada A 19 Catania-Palermo è una
  strada di grande viabilità gestita dall'ANAS;

   malgrado  la  detta  arteria  sia  contraddistinta  da  un  flusso
  veicolare  di notevolissima portata, in diversi tratti è sottoposta
  a  continui  interventi manutentivi che creano non  pochi  problemi
  allo stesso traffico veicolare;

   considerato che da oltre tre anni, in direzione Catania, il tratto
  che  va da Resuttano sino a Ponte Cinque Archi è sottoposto  ad  un
  restringimento  della  carreggiata che ingolfa  il  traffico  degli
  automezzi e rende anche pericoloso lo stesso tratto autostradale;

   atteso che, nonostante la collocazione delle strutture di plastica
  che  evidenzierebbero  l'inizio di  lavori  manutentivi,  ancora  a
  distanza  di  tre  anni  nulla è stato fatto,  con  il  conseguente
  disagio  e  rischio  per gli automobilisti che transitano  in  quel
  tratto autostradale;

   per  sapere quali iniziative urgenti intendano intraprendere e  se
  abbiano  previsto un intervento definitivo che possa  riportare  la
  carreggiata  di cui al tratto Buonfornello Tremonzelli  allo  stato
  originario  e,  di  conseguenza, evitare che nella  stessa  arteria
  debba  permanere il suddetto stato di costante pericolo sia  per  i
  viaggiatori che per l'intero traffico veicolare». (1731)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive,  premesso che con legge nazionale  n.  266/2002  veniva
  istituito il documento unico di regolarità contributiva (DURC)  per
  semplificare  la  partecipazione delle imprese private  ad  appalti
  pubblici;

   considerato che successivamente tale norma è stata integrata dalla
  riforma Biagi per poi essere estesa anche ad altre categorie;

   preso  atto  che  l'art.  11  bis del  decreto-legge  n.  78/2009,
  convertito  con  modificazioni in legge  n.  102/2009  ha,  infine,
  esteso   la   disciplina   del   DURC  (documento   di   regolarità
  contributiva) agli imprenditori commerciali che operano su mercati,
  fiere, piazze e comunque su aree pubbliche;

   tenuto  conto  che  secondo la superiore normativa  gli  operatori
  ambulanti  che  non  sono in regola con il  detto  adempimento  non
  possono  ottenere da parte dei comuni di appartenenza  le  relative
  autorizzazioni al commercio su aree pubbliche e che,  entro  il  31
  gennaio di ogni anno, i comuni devono verificare la sussistenza del
  DURC, pena la revoca della licenza;

   preso  atto che alcuni mesi addietro, l'Assessore per le  attività
  produttive  ha  incontrato i sindacati di categoria per  informarli
  sulla  nuova  normativa e sui conseguenti adempimenti da  porre  in
  essere, creando non poco allarmismo negli operatori ambulanti;

   visto  che  la  potestà legislativa in materia  di  autorizzazioni
  all'esercizio di attività commerciali su aree pubbliche spetta alle
  Regioni;

   considerato  che  i  sindacati di categoria hanno  manifestato  al
  Governo  regionale  la  loro volontà di  adeguarsi  alla  normativa
  nazionale,  dando  però l'opportunità a tutti di  regolarizzare  la
  propria posizione dinanzi ad INPS ed INAIL;

   per  sapere,  alla luce di quanto sopra esposto se  non  s'intenda
  addivenire  ad  una proposta di legge di settore  che  tenga  conto
  delle   esigenze   del  comparto,  eventualmente,  prevedendo   una
  moratoria  dell'applicabilità  della  detta  norma,  al   fine   di
  consentire  a tutti gli imprenditori commerciali su aree  pubbliche
  di regolarizzare la loro posizione contributiva e allinearsi, così,
  alle  altre categorie produttive che sono soggette all'obbligo  del
  DURC». (1732)

                                                              FALCONE

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità, premesso che il servizio di collegamento marittimo
  tra  le  isole Egadi e la Sicilia viene effettuato dalle  compagnie
  Siremar e Ustica Lines;

   considerato  che  il  superiore collegamento per  quanto  concerne
  l'isola  di  Marettimo viene garantito dalla compagnia Siremar  per
  tre  volte al giorno, mentre dalla compagnia Ustica Lines  per  una
  sola volta;

   preso atto che la Siremar, che dovrebbe mettere a disposizione ben
  due  aliscafi,  ne  mette solo uno e precisamente l''Eschilo',  con
  evidenti disagi e disservizi per la popolazione del luogo;

   tenuto conto che Marettimo, per quanto piccola, se servita -  come
  d'altronde  avviene - da un solo aliscafo, è soggetta a prevedibili
  disagi,  come quello del 22 febbraio 2011, quando, a  causa  di  un
  routinario controllo sulla sicurezza, lo stesso aliscafo Eschilo  è
  stato  costretto  a  non  partire,  per  cui  Marettimo  è  rimasta
  praticamente   priva  di  collegamenti  con  intuibili   disagi   e
  conseguenti proteste dei cittadini;

   preso   atto  che,  malgrado  da  diversi  anni  si  richieda   il
  potenziamento  del  servizio  di  collegamento  marittimo,  con  la
  necessaria  disponibilità da parte della compagnia Siremar  di  due
  aliscafi,  piuttosto  che  uno solo, come per  convenzione,  ancora
  nessuna risposta concreta si è ottenuta;

   per  sapere,  alla luce di quanto sopra esposto, se non  s'intenda
  procedere  a richiedere alla Siremar, come da contratto, l'utilizzo
  di  due  aliscafi, al fine di garantire al meglio  il  collegamento
  marittimo tra l'isola di Marettimo e Trapani, ponendo così  fine  a
  tutti quei disagi dei cittadini che, malgrado le numerose proteste,
  a  tutt'oggi rimangono privi di un servizio che per legge  dovrebbe
  essere loro garantito». (1733)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che con d.a. n. 2588/10 del 25/10/2010 è stata disposta la
  rimodulazione del servizio di elisoccorso della Regione siciliana;

   preso  atto che, secondo quanto disposto dal decreto de quo, dalle
  ore  00.00 del 24 febbraio 2010 il servizio notturno di elisoccorso
  della base di Catania Cannizzaro è stato soppresso;

   accertato che:

   in  seguito  alle nuove disposizioni, il servizio  di  elisoccorso
  dell'ospedale  Cannizzaro sarà garantito dalle ore 7.30  fino  alla
  scadenza  delle  effemeridi di riferimento (quelle  pubblicate  per
  l'aeroporto di Catania Fontanarossa);

   la variabilità delle effemeridi causerà un'equivalente variabilità
  delle  ore di servizio, non garantendo l'operatività H 12  indicata
  dal d.a. de quo e già di per sé insufficiente;

   visto che una rimodulazione di questo tipo lascerà le province  di
  Siracusa,  Ragusa  e  Catania sprovviste del servizio  notturno  di
  elisoccorso;

   considerato che:

   nonostante   sia   facoltà  del  comandante,  in  funzione   delle
  condizioni di luce, utilizzare i 30 minuti oltre le effemeridi  per
  completare  il volo iniziato prima della scadenza delle stesse,  il
  d.a.  di  rimodulazione  impone l'atterraggio  dell'elicottero  non
  oltre i 30 minuti successivi alle effemeridi;

   nel caso in cui l'elicottero si trovi fuori base, oltre ai termini
  previsti per il rientro, dovrà rimanere fuori in sosta notturna per
  poi  rientrare a Catania entro le 7.30 dell'indomani, con  notevoli
  disagi per il personale di volo, oltre che per gli assistiti;

   nelle   ore   notturne,   secondo  quanto   disposto   dal   d.a.,
  l'elisoccorso più vicino alle esigenze delle province di  Siracusa,
  Ragusa  e  Catania sarà quello di Caltanissetta, il cui ospedale  è
  notoriamente privo di rianimazione;

   per sapere:

   se non ritengano che tale disposizione penalizzi i cittadini delle
  province  di  Siracusa, Ragusa e Catania, privati  di  un  servizio
  indispensabile;

   se  non ritengano utile e necessario attivarsi, con l'urgenza  del
  caso,  apportando le dovute e necessarie modifiche  al  decreto  n.
  2588/10  del  25  ottobre 2010, al fine di assicurare  un  servizio
  indispensabile e ingiustamente soppresso e garantire così equità di
  assistenza  sanitaria in tutte le province della Regione siciliana,
  nessuna esclusa». (1735)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione  professionale,  premesso  che  la  crisi  del   Governo
  regionale in Sicilia sta interessando significativamente  anche  il
  settore   della   formazione,  già  ampiamente  penalizzato   dagli
  innumerevole tagli adottati nel corso degli ultimi due anni;

   considerato che:

   da  un recente incontro tra l'Assessore regionale per l'istruzione
  e  alcuni  funzionari  della Regione, è maturata  la  decisione  di
  ritirare  l'avviso numero 3, riguardante l'ambito Form e  destinare
  al  capitolo di bilancio per la formazione solamente 120 milioni di
  euro;

   la  somma  individuata è sufficiente a coprire  solamente  il  70%
  delle  ore di attività già previste, mentre il rimanente 30%  dovrà
  essere colmato attraverso il reperimento di fondi europei;

   visto  che una politica di questo tipo, come hanno denunciato  più
  volte  le  associazioni sindacali, rischia di far venire  meno  gli
  impegni derivanti dalla l.r. n. 24/76;

   accertato che:

   l'attuale   situazione,  che  sta  investendo  il  settore   della
  formazione, deriva, per lo più, dal modus operandi di alcuni  enti,
  ma  non  di  tutti, poco attenti e poco inclini al  rispetto  delle
  regole;

   sono   state   disposte,  da  parte  dell'Assessorato   regionale,
  ispezioni  volte  a  verificare la regolarità delle  assunzioni  da
  parte degli enti di formazione accreditati;

   da  alcune prime verifiche è emerso come alcuni enti di formazione
  accreditati  non solo siano enormemente indebitati, ma hanno  anche
  violato  l'obbligo di non assumere personale dopo la  data  del  31
  dicembre 2008;

   constatato  che da una prima stima approssimativa sarebbero  circa
  trenta gli enti che avrebbero violato il divieto di assunzioni;

   per sapere:

   se  non  ritengano giusto revocare l'accreditamento a tutti quegli
  enti  che  fino ad oggi hanno violato le disposizioni  legislative,
  causando  gravi danni al sistema della formazione assegnando  posti
  di lavoro;

   come  intendano ridistribuire eventuali ore che fino ad oggi  sono
  state  assegnate  a  enti  di formazione  che,  in  seguito  ad  un
  eventuale  provvedimento  disciplinare  da  parte  della   Regione,
  potrebbero vedersi negato l'accreditamento;

   quale  garanzia  offrire a tutti i dipendenti di  quegli  enti  di
  formazione che, per inadempienze di questi ultimi, vedranno  negato
  l'accreditamento da parte della Regione siciliana;

   se  non ritengano opportuno avviare una politica di premialità che
  garantisca  i lavoratori e gli enti di formazione che hanno  sempre
  operato con diligenza e nel rispetto delle regole e tagliare  fuori
  tutti  quegli  enti  in  cui si riscontrano e  si  accertano  gravi
  irregolarità e inadempienze nel modo di operare». (1736)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso    che   da   un   attento   esame   dei   dati   raccolti
  dall'associazione italiana per la ricerca sul cancro, si evince che
  il tumore alla mammella colpisce 1 donna su 10 e rappresenta il 25%
  delle cause tumorali femminili;

   preso  atto  che  l'80% dei casi di tumore al seno colpisce  donne
  sopra i 50 anni;

   accertato  che  quasi  tutte  le donne  con  un  tumore  al  seno,
  indipendentemente dallo stadio, subiscono un intervento  chirurgico
  per rimuovere i tessuti malati;

   visto che:

   malgrado  l'asportazione  chirurgica del  tumore,  c'è  sempre  il
  rischio  di  una ricaduta dovuta a cellule microscopiche staccatesi
  dalla massa d'origine e sparse per il corpo;

   dopo   l'intervento,  alla  maggior  parte  delle  pazienti  viene
  proposta una terapia con farmaci anticancro in grado di eliminarle;

   considerato che:

   uno  dei farmaci maggiormente prescritto nella fase postoperatoria
  è l'Arimidex 1 mg, farmaco a base di anastrozolo;

   la terapia post tumorale a base di Armidex dura almeno cinque anni
  e  prevede  l'assunzione da parte del paziente di una compressa  al
  giorno del farmaco prescritto;

   una  scatola  di  Arimidex 1 mg contiene 30  compresse  e  dal  16
  febbraio   2011  il  ticket  sanitario  imposto  ai  pazienti   per
  l'acquisto del farmaco è di 99,00 euro;

   per sapere:

   se  non ritengano ingiustificatamente elevato il ticket, anche per
  una  famiglia  a  medio reddito, previsto per il  farmaco  de  quo,
  considerato  l'utilizzo e la frequenza con  la  quale  deve  essere
  assunto dalle pazienti operate di tumore alla mammella;

   se  non  intendano  intervenire affinchè farmaci  salvavita,  come
  quello in oggetto, possano finalmente essere alla portata di  tutte
  le donne che ne necessitano, senza gravare pesantemente sui bilanci
  delle famiglie bisognose, già fortemente provate dalla malattia  da
  cui sono state colpite». (1737)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che con deliberazione n.18 del 3 febbraio 2011
  la  Giunta regionale ha approvato il piano regionale delle  vie  di
  fuga;

   con  la  stessa deliberazione, la Giunta regionale ha autorizzato,
  in  conformità  alla  proposta  del  dipartimento  regionale  della
  protezione  civile,  l'utilizzo del 30% delle  risorse  accantonate
  dalla  delibera  di Giunta regionale n. 83 del 6 marzo  2009  sulla
  linea   d'intervento  1.1.4.2  del  P.O.  FESR  Sicilia   2007/2013
  'Interventi  di  adeguamento  e  potenziamento  di  vie   di   fuga
  finalizzate a garantire adeguati standard di sicurezza  in  aree  a
  più elevato rischio naturale';

   considerato  che  i  soggetti  beneficiari,  indicati  dal   piano
  regionale  delle vie di fuga, sono gli enti locali, il dipartimento
  regionale  della  protezione civile nonché gli enti  controllati  e
  vigilati dalla Regione siciliana;

   visto  che  in  provincia di Siracusa è stata fatta  richiesta  da
  diversi  enti aventi diritto, per un totale di 21 interventi  e  un
  importo complessivo pari 57.083.418,80 euro;

   preso  atto che, nonostante la provincia di Siracusa abbia la  più
  alta  concentrazione  in  Europa  di  insediamenti  industriali   e
  petrolchimici e sia un area ampiamente esposta a rischio naturali e
  sismici  in  particolare, solamente 4 dei 21 interventi,  richiesti
  dai  diversi  enti siracusani, sono stati inseriti tra  gli  quelli
  indispensabili per il superamento di criticità previsti  dal  piano
  regionale delle vie di fuga;

   accertato  che  nessuno  dei 4 interventi, indispensabili  per  il
  superamento  delle criticità individuate dal piano in provincia  di
  Siracusa   è   stato  ammesso  a  finanziamento,   con   l'ennesima
  mortificazione  dell'intero  territorio  siracusano,  costretto   a
  subire gli abusi ingiustificati e continui del Governo regionale;

   per sapere:

   secondo  quale  metodo si sia provveduto all'individuazione  degli
  interventi    indispensabili,   prima,   e   al   loro   successivo
  finanziamento, dopo;

   se  non ritengano necessario ritirare il piano regionale delle vie
  di fuga che, allo stato attuale, appare in netta contraddizione con
  il   principio  che  sta  alla  base  delle  linee  di   intervento
  dell'obiettivo    1.1.4    e   che   esclude,    ingiustamente    e
  inspiegabilmente, dal finanziamento 21 interventi su 21 individuati
  in  tutto  il  territorio della provincia di Siracusa, notoriamente
  esposto a rischi naturali». (1738)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che con deliberazione n. 201 del 25.05.2004
  e   n.   374  dell'11.11.2004  la  Giunta  regionale  ha  approvato
  rispettivamente le deliberazioni n. 20/AS del 19/09/2003  e  la  n.
  19/AS del 13/09/2004 di approvazione delle norme regolamentari  per
  il personale del consorzio autostrade siciliane (CAS);

   l'art.   2  'Organizzazione  generale'  prevede  un'organizzazione
  generale  del  lavoro articolata in una direzione  generale  e  due
  aree, delle quali una amministrativa e l'altra tecnica;

   secondo  quanto previsto dall'art. 23 dello stesso  documento,  la
  gestione  finanziaria  dell'ente è curata dall'ufficio  contabilità
  finanziaria  e  patrimoniale, per la cui attività è previsto  n.  1
  capo  ufficio  di livello A, n. 2 istruttori di livello  A1,  n.  1
  collaboratori di livello B e n. 2 operatori di livello B 1;

   con  il passare degli anni, il personale è andato gradualmente  in
  pensione e non è stata attivata alcuna procedura per sopperire alle
  carenze  di  organico  che  via via si  andavano  determinando  nei
  diversi  uffici. Infatti, l'amministrazione non ha ritenuto  né  di
  bandire  appositi  concorsi pubblici, né di attivare  le  procedure
  previste  dalla  normativa in vigore per mobilità  e/o  comando  da
  altre    amministrazioni   pubbliche,   con   gravi   ripercussioni
  sull'organizzazione del lavoro;

   considerato che:

   a   seguito   del  pensionamento  del  dott.  Celi,   responsabile
  dell'ufficio in quanto inquadrato nel livello A, avvenuto nel 2005,
  l'ufficio   contabilità   finanziaria  e   patrimoniale   è   stato
  interinalmente retto unicamente da una dipendente di livello A1, la
  sig.ra   Restifa,   all'evidenza  priva  dei   titoli   (laurea   e
  inquadramento nel livello A) e delle competenze idonee per assumere
  la responsabilità dell'ufficio in questione;

   nell'ambito  del procedimento di mobilità volontaria  attivato  in
  via d'urgenza ai sensi dell'art. 30 del d.lgs. 165/2001, in ragione
  dell'impossibilità  (in  ragione  della  normativa  regionale)   di
  assumere  nuovo personale e di procedere alla riqualificazione  del
  personale   in  organico  mediante  concorsi  e  della  contestuale
  esigenza  di  coprire con personalità adeguate funzioni  essenziali
  per  lo  svolgimento  degli interessi pubblici dell'ente,  il  CAS,
  nell'aprile  del 2009, ha dato seguito alla richiesta  di  mobilità
  volontaria da parte del dott. Zampogna, proveniente dal  comune  di
  Licata;

   il  curriculum  del dott. Zampogna - comprendente tra  l'altro  la
  laurea  in  economia  e commercio conseguita con  110/110  e  lode,
  l'abilitazione professionale e l'iscrizione all'albo  dei  revisori
  contabili, diverse esperienze lavorative presso studi professionali
  e  presso  una  società di revisione bilanci, esperienza  specifica
  nella   composizione   e  redazione  del  bilancio   nonché   nella
  pianificazione  finanziaria e controllo di  gestione  -  rispondeva
  pienamente alla figura professionale da mettere a capo dell'ufficio
  contabilità finanziaria e patrimoniale, colmando così un vuoto  che
  si  protraeva  da anni e che aveva costretto l'amministrazione,  ad
  esempio,  a  ricorrere  anno dopo anno,   ad incarichi  a  soggetti
  esterni all'amministrazione per la redazione del conto consuntivo;

   inspiegabilmente il dirigente generale dell'ente, nonostante fosse
  a  conoscenza  di  quanto  sopra esposto, ha  assegnato  il  dottor
  Zampogna ad altro ufficio, e precisamente all'ufficio gestione gare
  d'appalto,  affidato già dal settembre 2008, quindi da sette  mesi,
  ad   un   avvocato  dipendente  dell'ente  e,  pertanto,   ad   una
  professionalità  adeguata per la conoscenza e l'applicazione  della
  normativa sugli appalti pubblici;

   pertanto  la  titolarità dell'ufficio di ragioneria, senza  alcuna
  razionale  motivazione,  è rimasta affidata  a  soggetto  privo  di
  requisiti  formali  e  sostanziali  pur  in  presenza,  all'interno
  dell'ente,   di   professionalità   adeguate,   determinando   così
  paradossalmente  le  condizioni  per  continuare  a   ricorrere   a
  professionalità  esterne per la redazione  dei  consuntivi  2008  e
  2009;

   il  commissario  straordinario, architetto Matteo  Zapparrata,  ha
  ritenuto  opportuno  avvalersi  per  un  periodo  limitato  di   un
  ragioniere attualmente in servizio presso un altro comune;

   nonostante,  infine,  nel  gennaio del  2011  la  sig.ra  Restifa,
  raggiunti i requisiti, abbia cessato il rapporto di lavoro  con  il
  CAS, l'attuale commissario straordinario ha deciso di stipulare con
  la  stessa un contratto di consulente esterno per un periodo di tre
  mesi, a fronte, come detto, di professionalità presenti all'interno
  dello  stesso  CAS  per svolgere, con titoli e professionalità  più
  adeguati, le stesse funzioni;

   per sapere:

   quale interesse abbia indotto i vertici dell'ente a non utilizzare
  nella   maniera  più  appropriata  la  professionalità  del  dottor
  Zampogna, continuando a lasciare scoperto il vertice di un  ufficio
  così delicato;

   quali  le  motivazioni per cui i vertici del consorzio  -  pur  di
  lasciare  la gestione dell'ufficio in questione sempre alla  stessa
  persona,  ancorché in pensione - hanno agito e continuano ad  agire
  in  violazione delle norme (d.lgs. 165/01 e succ. mod. e integraz.,
  circolare del dipartimento funzione pubblica 15 luglio 2004  n.  4,
  etc.)   che  impongono  a  tutti  gli  enti  pubblici  di  limitare
  l'utilizzo  di professionalità esterne a casi in cui  è  dimostrata
  l'assenza  di  adeguate professionalità interne e di utilizzare  le
  professionalità interne nel modo più idoneo all'interesse  pubblico
  perseguito;

   come  mai,  nonostante  anche  il supporto  fornito  dal  suddetto
  ragioniere incaricato dal commissario Zapparrata e senza,  appunto,
  far  ricorso  alla professionalità interna del dott. Zampogna,  con
  determina/CS  n.  656  del 21 maggio 2010  sia  stato  disposto  il
  riconoscimento  e, quindi, il pagamento di ferie  non  godute  alla
  signora   Restifa,   impiegata  all'interno  proprio   dell'ufficio
  ragioneria, con conseguente ulteriore danno per l'ente;

   se negli enti pubblici sia considerata buona prassi amministrativa
  creare le condizioni per pagare le ferie non godute ai dipendenti;

   se il pagamento di ferie non godute possa essere considerato danno
  erariale con conseguente segnalazione alla Corte dei conti;

   se  la  decisione  di lasciare la ragioneria dell'ente  senza  una
  guida  stabile  ed  adeguata sia da collegarsi alla  decisione  del
  commissario  straordinario Zapparrata di aver  annullato  in  tutta
  fretta  la  procedura avviata dalla precedente amministrazione  per
  l'individuazione  di  una  società di  revisione  dei  bilanci  che
  avrebbe  permesso  finalmente  di  fare  chiarezza,  con  una   due
  diligence straordinaria, sulla gestione contabile dell'ente:  è  il
  caso,  infatti, di ricordare che erano emersi episodi  a  dir  poco
  'inquietanti'  quale, ad esempio, il ripianamento delle  scoperture
  bancarie  del  2005 e del 2006 avvenuto prima del  ripianamento  di
  quella del 2004, con procedura contra legem e notevole aggravio  di
  pagamento di interessi per l'ente». (1727)

           (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                       LEONTINI-MANCUSO-LIMOLI-CORONA

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   il  sistema  di  'governance' che caratterizza il  modus  operandi
  della Giunta regionale siciliana è l'emblema della degenerazione  e
  della  deriva dalla democrazia che, invece, trova il suo fondamento
  nella  rappresentanza e nella composizione di interessi  e  istanze
  che provengono dalle diverse componenti della società civile;

   alla  luce di questa considerazione, occorre sottolineare  che  un
  ente  va  gestito da un organo collegiale, ovvero il  consiglio  di
  amministrazione,  la vera sede per instaurare  il  dibattito  e  la
  dialettica,  unico  garante dell'imparzialità e  della  correttezza
  delle    decisioni    che,    quando   invece    vengono    assunte
  monocraticamente, danno adito all'arbitrio ed alla discrezionalità;

   l'Istituto  autonomo case popolari (IACP) di  Messina  è  un  ente
  espropriato  del  proprio organo amministrativo,  da  oltre  trenta
  mesi;  in  questo  arco  temporale, è  stato  oggetto  di  querelle
  politiche  e  soprattutto  giuridiche, ed  è  per  questo  che  una
  logorata  ed  insoddisfatta  opinione pubblica  lo  considera  alla
  stregua  di  un  terreno  di conquista da  depredare  e  sul  quale
  ingaggiare battaglie di potere e lotte per la poltrona che, finora,
  è  stata occupata a più riprese da innumerevoli commissari ad acta,
  fino a giungere, attraverso il decreto presidenziale reg. n.526 del
  20/09/2010,  nelle mani di un cosiddetto commissario straordinario,
  appellativo  diverso  ma  medesima la ratio,  ovvero  continuare  a
  procrastinare, a data da destinarsi, l'insediamento  del  consiglio
  di amministrazione;

   l'attività dello IACP coinvolge più personaggi: dai rappresentanti
  della  provincia regionale di Messina, che hanno già legittimamente
  adempiuto all'obbligo di nominare i membri del c.d.a., in  ossequio
  al  dettato  del comma 8 dell'art. 4 della l.r. 10/77,  secondo  il
  quale il consiglio di amministrazione è validamente costituito  con
  la  nomina  di  almeno  sei  componenti,  ai  rappresentanti  delle
  organizzazioni  sindacali  maggiormente rappresentative,  designati
  dalla  provincia di Messina in base all'art. 6, comma 3,  punto  4,
  della  l.  865/71  e  fortemente  preoccupati  per  il  futuro  del
  personale dipendente; e, dulcis in fundo, è protagonista  anche  la
  rappresentanza   degli  assegnatari  degli  alloggi   economici   e
  popolari,  così  come previsto dalla citata l. 865/71  all'art.  6,
  comma 3, punto 5.

   tralasciando  la  circostanza che in Sicilia  il  commissariamento
  degli enti di sottogoverno è ormai diffusa ed aberrante routine,  è
  invece  imperativo illustrare l'excursus giuridico,  costellato  da
  atti  impropri  e  illegittimi posti in essere dalla  Regione  che,
  continuando  ad  esercitare  il  potere  sostitutivo  nominando  un
  commissario straordinario in totale spregio (avvenuto per  ben  due
  volte) del dettato dell'art. 4 della l.r. 10/77, che costituisce la
  base  giuridica dell'obbligo di iniziativa per la costituzione  del
  consiglio  di  amministrazione, si è resa altresì responsabile  non
  solo  di  violazioni  di legge, ma anche di  eccesso  di  potere  e
  sviamento dell'interesse pubblico;

   ritenuto  che  le violazioni si sono manifestate e palesate  nella
  ripetuta e reiterata nomina di commissari, contravvenendo del tutto
  alle  disposizioni  legislative che attribuiscono  alla  Presidenza
  della  Regione  il  potere  di nomina  di  un  organo  di  gestione
  straordinaria  solo ed esclusivamente in caso di  impossibilità  di
  costituire   l'organo  collegiale  istituzionale,  derogando   alle
  legittime richieste di nomina e composizione del c.d.a. dello  IACP
  di Messina;

   rilevato che, con atto notificato in data 23/11/2010, la provincia
  regionale  di  Messina  ha  proposto ricorso  al  TAR  Catania  per
  l'annullamento,  previa sospensiva, del decreto n.  526/serv.  I/SG
  del  20/09/2010, pubblicato nella GURS del 8/10/2010, con il  quale
  il  Presidente  della  Regione siciliana  ha  nominato,  sino  alla
  ricostituzione degli ordinari organi e comunque per un periodo  non
  superiore  ai  dodici  mesi,  a  far  data  dallo  stesso  decreto,
  l'avvocato Giuseppe Laface commissario straordinario dello IACP  di
  Messina  che,  illegittimamente, si è costituito  in  giudizio  per
  chiedere  il  respingimento della sospensiva, azione  che  non  può
  essere  intrapresa dallo IACP, configurabile come soggetto  passivo
  poiché ente controllato dall'amministrazione regionale, la sola che
  detiene quindi la titolarità della soggettività attiva;

   per sapere se:

   non  ritengano di dover porre fine alla scandalosa gestione  dello
  IACP,   improntandola  ai  criteri  cardine  nella  condotta  della
  pubblica  amministrazione, ovvero quelli di trasparenza,  efficacia
  ed efficienza;

   non  ritengano,  altresì, che la 'strategia' che intende  dilatare
  'ad  libitum'  i  tempi del commissariamento non  si  sia  rivelata
  estremamente dannosa;

   si  siano  adeguatamente adoperati per scongiurare  mistificazioni
  nell'interpretazione  del  disposto  dell'art.6  del  d.l.  78/2010
  (convertito con modificazioni nella l.122/2010) sulla riduzione dei
  costi   degli   apparati    amministrativi,   strumentalizzato   ed
  utilizzato  come  'schermo' da tutti coloro  che  non  solo  stanno
  impedendo  l'insediamento  del consiglio di  amministrazione  dello
  IACP  di  Messina, ma che faziosamente omettono di citare il  comma
  20,  nel  quale è espressamente previsto che: 'Le disposizioni  del
  presente  articolo  non si applicano in via diretta  alle  regioni,
  alle   province  autonome  e  agli  enti  del  Servizio   sanitario
  nazionale,  per i quali costituiscono disposizioni di principio  ai
  fini del coordinamento della finanza pubblica';

   si  siano adoperati, altresì, per rendere immediatamente esecutiva
  la sentenza del TAR di Catania avente ad oggetto l'insediamento del
  consiglio  di  amministrazione, senza  che  intervengano  ulteriori
  pretestuose deroghe, proroghe e/o impugnazioni». (1728)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              D'ASERO

   «All'Assessore  per  l'istruzione e la  formazione  professionale,
  premesso  che  a  seguito della riforma del sistema  scolastico  ed
  universitario,  recentemente approvata  dal  Parlamento  nazionale,
  sono  stati attuati dei tagli alle risorse economiche destinate  al
  funzionamento della scuola;

   il   taglio  delle  risorse  economiche  ha  costretto  tutti  gli
  operatori  del settore ad operare tagli, consequenziali  al  taglio
  delle risorse a livello ministeriale, ai propri budget;

   in  provincia di Catania questo è avvenuto in misura maggiore  con
  conseguenze devastanti sul lato della riduzione di personale  e  di
  ore lavorate;

   il  caso della società Dussmann è, come denuncia il sindacato Ugl-
  igiene   ambientale  di  Catania,  emblematico  di  come  un   buon
  provvedimento di risparmio di risorse pubbliche venga utilizzato da
  operatori  privati  che lucrano denaro pubblico per  operare  tagli
  agli stipendi, al personale ed alle ore lavorate;

   la  Dussmann è una società che si occupa del servizio  di  pulizie
  dei locali scolastici della provincia di Catania;

   considerato che la misura dei tagli alle risorse della  scuola  si
  aggira  intorno  al  25%  del  budget  dell'anno  precedente,   gli
  eventuali tagli che la Dussmann avrebbe dovuto compiere si dovevano
  assestare  sulla  stessa  percentuale  mentre,  invece,  essa   sta
  operando tagli alle ore lavorate fino al 75%, gettando sul lastrico
  intere famiglie;

   atteso  che, secondo quanto ha deciso la Dussmann, ogni lavoratore
  dovrebbe fare solamente 2 ore e 15 minuti al giorno, piuttosto  che
  le regolari 6;

   per sapere quali iniziative si intendano adottare per risolvere le
  gravi problematiche scaturite da queste inaccettabili condizioni di
  lavoro». (1730)

                                                 POGLIESE - VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità  e  all'Assessore per l'economia,  premesso  che  a
  seguito  dell'accelerazione  impressa all'attività  di  risanamento
  programmata ai sensi delle leggi regionali n. 10 del 6 luglio  1990
  e  n.  4  del  15  maggio 2002 è stata finanziata  dall'Assessorato
  regionale Lavori pubblici, oggi Infrastrutture e trasporti, durante
  il   mandato  commissariale  dell'IACP  di  Messina  compreso   tra
  settembre  2009  e maggio 2010, una serie di importanti  interventi
  che  stanno consentendo la realizzazione di 3 parchi urbani e spazi
  pubblici  di  aggregazione, 325 alloggi  di  edilizia  economica  e
  popolare, opere di urbanizzazione primaria e secondaria, botteghe e
  centri commerciali;

   premesso  inoltre  che,  a  seguito di  tale  accelerazione  delle
  attività  per  la  progettazione e  per  la  definizione  dell'iter
  amministrativo,  è  stato  rimodulato  dal  comune  di  Messina   e
  dall'IACP di Messina il cronoprogramma dei futuri interventi per  i
  quali è stata completata la relativa progettazione e si è in attesa
  della conseguente copertura finanziaria;

   considerato  che,  a seguito dell'invio di tale cronoprogramma  al
  competente  dipartimento  regionale delle  infrastrutture  e  della
  mobilità,  si  rileva,  dal bilancio regionale  di  previsione,  il
  mancato rimpinguamento del relativo capitolo di bilancio n. 672426;
  anzi,  fatto  ancora  più grave, non si rileva  più  traccia  della
  programmata  attività di risanamento, sancita  dalle  citate  leggi
  regionali n. 10/90 e n. 4/2002;

   ravvisato  che,  perdurando il mancato finanziamento  delle  opere
  programmate  e  progettate,  ove  dovesse  essere  adottato,   come
  previsto  dalle  norme  vigenti, il nuovo prezzario  regionale,  si
  configurerebbe un grave danno erariale dovuto alla lievitazione dei
  costi  necessari  per  adeguare i progetti già  approvati  ed  oggi
  cantierabili ma privi di copertura finanziaria;

   per sapere:

   quali   siano   i   conseguenti  provvedimenti  di  programmazione
  finanziaria  già  posti  in  essere e/o  da  attivare  al  fine  di
  riprogrammare  le  necessarie risorse per la copertura  finanziaria
  degli interventi di risanamento della città di Messina, previsti ai
  sensi delle leggi regionali n. 10/90 e n. 4/2002;

   se sia possibile acquisire la seguente documentazione:

   1)  estremi  dei decreti dirigenziali ed assessoriali  e  relative
  motivazioni che hanno comportato l'azzeramento del citato  capitolo
  di bilancio;

   2)  eventuali provvedimenti intrapresi dai destinatari in epigrafe
  finalizzati  all'attivazione della procedura di revoca dei  decreti
  emanati  dal dirigente generale pro tempore del citato dipartimento
  regionale  delle infrastrutture e della mobilità e  riguardanti  la
  citata  soppressione dei suddetti capitoli attinenti alla copertura
  finanziaria degli interventi di risanamento della città di Messina,
  previsti ai sensi delle leggi regionali n. 10/90 e n. 4/2002;

   3)  eventuali provvedimenti di censura adottati dai destinatari in
  epigrafe  nei  confronti  del dirigente generale  del  dipartimento
  regionale   delle  infrastrutture  e  della  mobilità,  conseguenti
  all'abuso d'ufficio perpetrato in termini di mancata programmazione
  finanziaria  e  connessi  alla  citata  soppressione  dei  suddetti
  capitoli  attinenti alla copertura finanziaria degli interventi  di
  risanamento  della città di Messina, previsti ai sensi delle  leggi
  regionali n. 10/90 e n. 4/2002». (1734)

                                                               CORONA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso  che  in  data 28 gennaio 2011 nella GURS  n.  1  -  Serie
  speciale  concorsi  -  è  stato pubblicato il  bando  del  concorso
  pubblico, per titoli e prova d'idoneità, per la copertura  a  tempo
  indeterminato  di  n.  6 posti di operatore tecnico-digitatore  per
  terminale  (categoria  B),  indetto  dall'azienda  ospedaliera  per
  l'emergenza Cannizzaro di Catania;

   considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19,  comma
  4,  concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone  che:
  'Ai  fini  dell'accelerazione e della trasparenza  delle  procedure
  concorsuali' (...) per il triennio successivo all'entrata in vigore
  della  medesima  legge  i  posti messi  a  concorso  siano  coperti
  mediante concorsi pubblici per 'soli titoli';

   considerato, altresì, che:

   con  successiva disposizione legislativa il termine  previsto  dal
  suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;

   in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
  in  materia  di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
  dispone   testualmente   che:  'Per   gli   enti   locali   e   per
  l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti  a  tutela  e
  vigilanza  della medesima amministrazione, il termine previsto  dal
  comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
  25  è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
  inequivocabile,  che la norma si applica anche al  personale  delle
  aziende  sanitarie,  con  esclusione del solo  personale  dell'area
  medica;

   per sapere:

   sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura  sono
  state   stabilite  le  procedure  del  suddetto  concorso   indetto
  dall'azienda  ospedaliera per l'emergenza  Cannizzaro  di  Catania,
  atteso che la legge prevede, nella fattispecie, l'espletamento  del
  concorso per soli titoli;

   quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per  la
  modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 1  -  Serie
  speciale  concorsi  -  del 28/01/2011, onde garantire  il  rispetto
  della   normativa   vigente  e  dei  principi  inderogabili   della
  trasparenza  nelle  procedure concorsuali riguardanti  la  pubblica
  amministrazione  e gli enti sottoposti a tutela e  vigilanza  della
  medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993». (1739)

           (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                                            GALVAGNO-
  BARBAGALLO

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il  lavoro,
  premesso che fino allo scorso anno l'ufficio provinciale del lavoro
  di  Enna ordinava ai centri per l'impiego, con nota prot. n. 007752
  del  6  maggio  2008,  a  firma  del direttore,  dottoressa  Angela
  Ferrante,   di   operare  le  chiamate  dei  lavoratori   forestali
  appartenenti  ai  tre  distretti  della  provincia  in   questione,
  scorrendo   la   graduatoria  comunale  per  ordine  alfabetico   e
  procedendo  così alla chiamata di tutti i lavoratori  con  garanzie
  occupazionali   '151sti   presenti  nelle  rispettive   graduatorie
  comunali (estrapolate dalla graduatoria distrettuale);

   tale  chiamata si pone in contrasto con l'articolo 53 della  legge
  regionale  n.  16/96 e successive modificazioni, la  quale  prevede
  che:  'Al  fine dell'avviamento al lavoro degli operai con garanzia
  occupazionale  verrà  formulata un'unica  graduatoria  distrettuale
  comprendente  nell'ordine  i lavoratori a  tempo  indeterminato,  o
  centociquantunisti e i centunisti secondo la posizione da  ciascuno
  ricoperta nella graduatoria di appartenenza, l'avviamento al lavoro
  avviene nel rispetto dell'ordine di graduatoria';

   considerato  che  non  viene  prevista alcuna  ripartizione  degli
  avviamenti in base a graduatorie comunali, dovendosi fare esclusivo
  riferimento a quella unica distrettuale in relazione ai posti  resi
  progressivamente   disponibili  a   prescindere   dal   comune   di
  iscrizione;

   ritenuto   che  l'errata  applicazione  della  legge  altera   gli
  equilibri  consolidati  nelle graduatorie  distrettuali,  oltre  ad
  essere   fonte  di  danno  economico  e  professionale  per   molti
  lavoratori  della provincia di Enna, i quali dal 2008  non  possono
  godere delle priorità richieste di avviamento con qualifica di capo
  squadra;

   per sapere se intenda chiarire la predetta situazione e, se sia il
  caso,  di  emanare una nota all'ufficio provinciale del  lavoro  di
  Enna con la quale si impone il rispetto dell'articolo 53 della l.r.
  16/96  e  successive modifiche per quanto riguarda le procedure  di
  avviamento  al  lavoro  presso l'Azienda  foreste  demaniali  nella
  provincia di Enna». (1740)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             COLIANNI

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente  e all'Assessore per l'energia e i servizi  di  pubblica
  utilità, premesso che la provincia regionale di Catania è socio per
  il 10% delle quote dell'ATO3 Simeto Ambiente;

   vista  la delibera del c.d.a. dell'ATO 3 Simeto Ambiente n. 9  del
  7/02/2006,  che istituisce il regolamento per l'applicazione  della
  tariffa  per  la  gestione  dei rifiuti urbani  e  assimilati  agli
  urbani;

   vista,  inoltre, la delibera del c.d.a. dell'ATO 3 Simeto Ambiente
  n. 69 del 15/10/2007 che modifica la precedente delibera;

   considerato  che  l'ATO  3  Simeto Ambiente,  pur  avendo  proprio
  personale  idoneo  a  svolgere il servizio  di  riscossione,  si  è
  affidata  alla SERIT Sicilia s.p.a., sostenendo costi  che  saranno
  riversati sulla tariffa e quindi sugli utenti nei prossimi anni;

   considerato,  inoltre,  che il suddetto  ATO  3,  pur  avendo  nel
  proprio  organico  personale  idoneo  a  svolgere  il  servizio  di
  accertamento,  si è affidata a ditte esterne, fra cui  la  ATI  con
  azienda capogruppo Engineering Tributi s.p.a., sostenendo,  in  tal
  modo,  ulteriori  costi  che  saranno riversati  sulla  tariffa  e,
  quindi, sugli utenti nei prossimi anni;

   rilevato che sui conguagli TIA 2004/2005 migliaia di utenti  hanno
  fatto  ricorso  alla  Commissione tributaria  competente  e  che  i
  ricorsi esaminati hanno dato ragione agli utenti ricorrenti;

   l'utente  che paga la cartella de quo ha diritto, appena avuta  la
  sentenza  a favore, al rimborso di tutte le spese, comprese  quelle
  accessorie dovute alla SERIT Sicilia s.p.a.;

   ritenuto  che le suddette spese accessorie ricadranno  sugli  enti
  soci della Simeto Ambiente s.p.a.;

   molti  crediti  del  2004 e del 2005 sono  inesigibili  perché  il
  soggetto accertatore li ha notificati in ritardo;

   i  ritardi del giudizio della Commissione non possono ricadere sui
  cittadini;

   ritenuto, inoltre, che si profila un potenziale danno erariale per
  l'ente a causa degli errori commessi sia nella mancata approvazione
  della  TIA  da parte dei consigli comunali, sia per l'inesigibilità
  di crediti ormai prescritti;

   atteso   che,  ai  sensi  dell'art.  2392  c.c.,  comma  1,   'Gli
  amministratori  devono  adempiere i doveri ad  essi  imposti  dalla
  legge  e  dall'atto  costitutivo con la diligenza  richiesta  dalla
  natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi  sono
  solidalmente  responsabili  verso la  società  dei  danni  derivati
  dall'inosservanza  di  tali  doveri,  a  meno  che  si  tratti   di
  attribuzioni  proprie  del  comitato esecutivo  o  di  funzioni  in
  concreto attribuite ad uno o più amministratori';

   ai sensi dell'art. 2393 c.c. l'azione di responsabilità contro gli
  amministratori  può  essere esercitata  'entro  cinque  anni  dalla
  cessazione dell'amministratore dalla carica';

   ai sensi dell'art. 2395 c.c., l'azione individuale del socio e del
  terzo,  concernente il diritto al risarcimento del danno  spettante
  al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati
  da   atti  colposi  o  dolosi  degli  amministratori,  può   essere
  esercitata  entro  cinque  anni dal  compimento  dell'atto  che  ha
  pregiudicato il socio o il terzo;

   rilevato, infine, che:

   un  terzo  del  costo  sostenuto  dagli  utenti  dell'ATO3  Simeto
  Ambiente è imputabile all'esclusivo conferimento in discarica;

   il   costo  di  conferimento  in  discarica  pagato  dagli  utenti
  dell'ATO3  Simeto  Ambiente è di oltre 100 euro per  tonnellata  di
  rifiuti;

   tale costo è circa tre volte la media nazionale;

   il   costo   di  conferimento  in  discarica  registra   sensibili
  differenze   anche  sul  territorio  regionale  al  di   là   delle
  ragionevoli differenze per di costo per la bonifica post mortem;

   il  costo  di  conferimento in discarica negli anni ha  subito  un
  aumento incompatibile con l'aumento del costo della vita;

   la  Regione siciliana determina il costo di conferimento per  ogni
  singola discarica attraverso propri organi decisionali;

   per sapere:

   se  e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere
  nei  confronti dell'ATO 3 Simeto Ambiente a tutela degli  interessi
  della   collettività   e   per   l'accertamento   delle   eventuali
  responsabilità derivanti da una inoculata gestione  che  ha  creato
  ingenti  danni agli enti soci e ai cittadini, nonché per assicurare
  il rispetto della legalità e della trasparenza nella gestione della
  pubblica amministrazione;

   la  variazione del costo di conferimento in discarica negli ultimi
  dieci   anni  per  tutte  le  discariche  presenti  nel  territorio
  regionale;

   se  e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere
  per  la  verifica,  il  contenimento e l'uniformità  dei  costi  di
  conferimento in discarica». (1741)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                           BARBAGALLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso  che  in  data 28 gennaio 2011 nella GURS  n.  1  -  Serie
  speciale  concorsi - è stato pubblicata la selezione per  titoli  e
  colloquio  per  la  formulazione di graduatorie da  utilizzare  per
  l'assunzione  a  tempo  determinato di  personale  con  profilo  di
  dirigente amministrativo e dirigente analista, indetto dall'azienda
  ospedaliero universitaria policlinico Vittorio Emanuele di Catania;

   considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19,  comma
  4,  concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone  che:
  'Ai  fini  dell'accelerazione e della trasparenza  delle  procedure
  concorsuali' (...) per il triennio successivo all'entrata in vigore
  della  medesima  legge  i  posti messi  a  concorso  siano  coperti
  mediante concorsi pubblici per 'soli titoli';

   considerato, altresì, che:

   con  successiva disposizione legislativa il termine  previsto  dal
  suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;

   in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
  in  materia  di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
  dispone   testualmente   che:  'Per   gli   enti   locali   e   per
  l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti  a  tutela  e
  vigilanza  della medesima amministrazione, il termine previsto  dal
  comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
  25  è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
  inequivocabile,  che la norma si applica anche al  personale  delle
  aziende  sanitarie,  con  esclusione del solo  personale  dell'area
  medica;

   per sapere:

   sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura siano
  state  stabilite le procedure della suddetta selezione, atteso  che
  la  legge  prevede, nella fattispecie, l'espletamento del  concorso
  per soli titoli;

   quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per  la
  modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 1  -  Serie
  speciale  concorsi  -  del 28/01/2011, onde garantire  il  rispetto
  della   normativa   vigente  e  dei  principi  inderogabili   della
  trasparenza  nelle  procedure concorsuali riguardanti  la  pubblica
  amministrazione  e gli enti sottoposti a tutela e  vigilanza  della
  medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993». (1742)
           (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                                GALVAGNO - BARBAGALLO

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.
                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso   che   nei   giorni  scorsi  Filippo  Grippi,   dirigente
  dell'azienda   sanitaria   provinciale  di   Palermo,   attualmente
  responsabile del distretto territoriale 35 di Petralia  Sottana,  è
  stato  vittima di un grave atto intimidatorio, l'ultimo, in  ordine
  di  tempo, di una serie di episodi inquietanti subiti dal  2005  ad
  oggi dallo stesso funzionario;

   secondo  quanto  denunciato alle forze  dell'ordine  dallo  stesso
  dirigente e reso noto attraverso gli organi di informazione locale,
  la  notte  del  21  febbraio  2011,  ignoti  avrebbero  divelto  il
  videocitofono della sua abitazione, a Palermo;

   il   medesimo   videocitofono,  sempre  secondo  le  denunce   del
  dirigente, era già stato danneggiato con dell'acido la sera del  21
  dicembre 2010;

   in  quella  occasione,  secondo quanto all'epoca  riportato  dagli
  organi  di  informazione, gli accertamenti disposti  nell'immediato
  dalla  polizia permisero di ritrovare sul posto un bidoncino  vuoto
  con tracce di acido;

   la  scorsa  primavera,  inoltre,  lo  stesso  Grippi  denunciò  la
  presenza di un ordigno, una vecchia bomba a mano, all'interno di un
  contenitore  di  vetro  nel giardino esterno  dell'ufficio  di  via
  Arcoleo  dove,  in quel momento, il dirigente prestava  servizio  e
  dove  aveva  avviato un'azione di controllo sulle prescrizioni  dei
  medici di medicina generale;

   il 5 gennaio del 2010, qualcuno si è introdotto nella villetta che
  il  dirigente possiede in provincia di Trapani, usando  una  cesoia
  per aprire un varco alla recinzione, e poi ha appiccato il fuoco  a
  due   copertoni   sistemati  accanto  ad   una   trave   in   legno
  dell'abitazione  estiva  riducendo  in  cenere  la  copertura   del
  terrazzo;

   il  6  novembre del 2009, il dirigente in questione si rivolse  ai
  carabinieri   per  il  danneggiamento  della  propria   bicicletta,
  posteggiata nei pressi degli uffici del distretto sanitario di  via
  Arcoleo;

   risale  al  2005, infine, l'incendio dell'auto del dirigente,  nel
  periodo   in   cui  Grippi  lavorava  nel  distretto  di   Bagheria
  dell'azienda  sanitaria locale, come sostituto  di  Lorenzo  Iannì,
  arrestato  per  avere favorito l'imprenditore della sanità  Michele
  Aiello,  allora  titolare della clinica Villa Santa  Teresa,  nella
  truffa  milionaria per i rimborsi gonfiati incassati dalla  Regione
  sulle prestazioni effettuate nella clinica bagherese;

   l'avvertimento avvenne alla vigilia della deposizione in  aula  al
  processo  contro  Aiello,  poi  condannato  per  mafia  nell'ambito
  dell'inchiesta  sulle  talpe  alla  DDA  di  Palermo.   Nel   corso
  dell'udienza,   Grippi  quantificò  il  danno  subito   all'azienda
  sanitaria  locale,  somma  successivamente  riconosciuta  in   sede
  civile;

   considerato che:

   il  ripetersi  di  sinistri  messaggi rivolti  al  dirigente,  che
  certamente   turbano  la  sua  serenità,  sono  plausibilmente   da
  ricondursi alla sua attività lavorativa;

   tali  eventi  creano  un clima di tensione  e  preoccupazione  per
  l'incolumità  non solo di Filippo Grippi, ma anche di tutti  coloro
  che si impegnano per il rispetto dei valori della legalità;

   gli  attestati di solidarietà, per quanto opportuni e  apprezzati,
  da soli non sono sufficienti a rassicurare Grippi;

   la  Regione  ha il compito di farsi carico di tutte  le  possibili
  iniziative volte a garantire la sicurezza di un dipendente  che  si
  trova  ad  essere  sovraesposto semplicemente per  avere  fatto  il
  proprio dovere, dando così un segnale concreto anche a tutti coloro
  che  nel  corretto  e  onesto svolgimento delle  loro  funzioni  si
  espongono ad eventuali ritorsioni di chi opera in danno della  cosa
  pubblica;

   per  conoscere  se non ritengano opportuno segnalare  al  comitato
  provinciale  per  l'ordine  e  la  sicurezza  i  ripetuti   episodi
  intimidatori  subiti  dal  dirigente dell'ASP  di  Palermo,  perché
  possano  essere prese in considerazione eventuali provvedimenti  di
  tutela del funzionario». (108)

                                             MATTARELLA-FARAONE

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolta al proprio turno.

     Comunicazione di nullità di dichiarazione di appartenenza al
                            Gruppo Misto e
              contestuale adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Con nota del 28 febbraio 2011, pervenuta in pari data
  (protocollata  al n. 1956/AULAPG  dell'1 marzo  2011), l'onorevole
  Santo  Catalano ha  comunicato  che è da ritenersi  nulla  la  sua
  precedente  dichiarazione  del  22  febbraio  u.s.  di adesione al
  Gruppo Misto (protocollata al n.1690/AULAPG del 23 febbraio 2011),
  annunziata nella seduta d'Aula n. 228 del 23 febbraio 2011.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Conseguentemente,  a decorrere dal 28 febbraio 2011,  l'onorevole
  Catalano, torna a far parte del Gruppo parlamentare  I Popolari di
  Italia  Domani  (PID), cessando contestualmente di far  parte  del
  Gruppo Misto.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d),  e  153
  del Regolamento interno, delle mozioni:

   numero 245 «Interventi a tutela della pianta del Carrubo»,  degli
  onorevoli Gennuso, Leanza Nicola, Calanducci e Colianni;

   numero  246  «Iniziative  volte a  revocare  la  sospensione  del
  servizio  di  trasporto  gratuito urbano ed  extraurbano  per  gli
  anziani», degli onorevoli Calanducci, Gennuso, Catalano,  Colianni
  e Arena.

   Avverto  che  la  determinazione della data di discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata, secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza  dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

      Seguito della discussione del disegno di legge numero 246/A
   «Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
   98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
                 all'interno dei parchi della Regione»


   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito dell'esame del disegno di legge numero
  246/A  «Modifica  all'articolo 10 della legge regionale  6  maggio
  1981,  n. 98 e successive modifiche ed integrazioni in materia  di
  attività  all'interno dei parchi della Regione», posto  al  numero
  1).
   Onorevoli  colleghi,  prima di procedere  all'esame  dei  singoli
  articoli  del disegno di legge, al fine di rendere più  agevole  e
  più  chiaro  il  lavoro che stiamo per affrontare,  desidero  dare
  comunicazione  delle  decisioni adottate  dalla  Presidenza  sugli
  emendamenti presentati.
   Tali  decisioni, con il supporto degli Uffici, sono state assunte
  avendo   presente  il  rispetto  del  Regolamento   interno,   che
  prescrive:
   a) il   numero  di  firme  necessario  per  la  presentazione  di
       emendamenti una volta che sia cominciata la discussione generale
       (art. 112);
  b) l'obbligo della previa presentazione in Commissione degli
  emendamenti (art. 111);
  c) la stretta attinenza all'oggetto del disegno di legge (art.
  112).
   Sulla   base   di   tali  considerazioni,  frutto   anche   delle
  deliberazioni  assunte  in Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari con la partecipazione del Presidente della Regione  e
  condivise dall'Aula, la Presidenza ha dichiarato inammissibili gli
  emendamenti non ricompresi nel fascicolo del disegno di legge.
   L'unica  eccezione è rappresentata dagli emendamenti A1 e  A2,  di
  identico  contenuto  che, a seguito di indicazioni  provenienti  da
  diverse  forze  politiche, la Presidenza ha ritenuto  di  rimettere
  alla valutazione dell'Aula.
   Invito  i  componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo, infine, che, nella precedente seduta, era stato approvato
  il   passaggio  all'esame  degli  articoli  e  che  la  discussione
  generale, secondo prassi, era stata rinviata all'articolo 1.
   Si passa, pertanto, all'articolo 1. Ne do lettura:

                              «Articolo 1
   Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
   98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
                 all'interno dei parchi della  Regione

   1.  La  lettera  e) del primo comma dell'articolo 10  della  legge
  regionale   6  maggio  1981,  n.  98  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni,  è così modificata:

    e)  le  attività di ricerca scientifica, sportive, ricreative  ed
  educative,  il  sostegno  e la salvaguardia  dello  svolgimento  di
  manifestazioni   ed   iniziative  dichiarate  patrimonio   storico-
  culturale con legge della Regione'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   dagli onorevoli Rinaldi, Vinciullo, Mattarella e Donegani:

   emendamento 1.1:
   «Sopprimere il comma 1»;

   dagli onorevoli Leontini, Limoli, Bosco, Corona e Campagna:

   emendamento 1.2:
   «Sostituire l'articolo con il seguente:
    Art.  1  -  Regolamento del parco - 1. Il  consiglio  del  parco,
  contestualmente  al  piano  territoriale  adotta   il   regolamento
  dell'Ente  stesso che, nel rispetto delle prescrizioni  del  piano,
  disciplina le attività all'interno del parco e in particolare:
   a) i  lavori  per la costruzione di opere e manufatti di qualsiasi
      genere;
  b) lo svolgimento delle attività industriali, commerciali e agro-
  silvo-pastorali;
  c) l'ammissione e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo
  di trasporto;
  d) il soggiorno del pubblico;
  e) le attività di ricerca scientifica, sportive, ricreative ed
  educative;
  f) la tutela delle caratteristiche naturali, forestali botaniche e
  faunistiche.
   Il  regolamento disciplina le modalità per la presentazione  e  le
  procedure  decisionali nella valutazione di impatto ambientale  che
  accompagnano  tutti i progetti di opere e manufatti da  realizzarsi
  nell'ambito del parco.
   Il  regolamento  dispone quanto necessario per la migliore  tutela
  dell'ambiente, della quiete, del silenzio, dell'aspetto dei luoghi.
   Il  regolamento è adottato dal consiglio del parco ed è  approvato
  con decreto dell'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente
  dopo  avere  acquisito il parere del comitato  tecnico  scientifico
  CTS.
   4.  Sono  abrogate  tutte le norme regionali in contrasto  con  il
  presente articolo »;

   dal Governo:

   emendamento 1.8, interamente sostitutivo dell'articolo 1:
   «L'art. 1 è sostituito dal seguente:
    1.  Dopo  la  lettera  f)  dell'art. 10,  comma  1,  della  legge
  regionale 6 maggio 1981, n. 9, e s.m.i., è aggiunta la seguente:
   f  bis)  lo svolgimento di manifestazioni ed iniziative dichiarate
  patrimonio storico-culturale con legge della Regione.
   2.  Le  disposizioni di cui al c. 1 i applicano  limitatamente  ai
  parchi naturali di rilevanza regionale ».

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  conosco
  ancora la formulazione dell'emendamento del Governo al quale lei ha
  fatto  riferimento  perché ancora non è  stato  distribuito   però,
  prima  di iniziare la discussione generale e, quindi, l'esame degli
  articoli,  una  osservazione, secondo me,  pregiudiziale,  andrebbe
  fatta.
   La legge titola  Modifica dell'articolo 10 delle legge regionale 6
  maggio  1981,  n.  98  e successive modifiche  ed  integrazioni  in
  materia di attività all'interno dei parchi della Regione .
   Nella  formulazione, ove non vi fossero ulteriori  specificazioni,
  incorreremmo  in una soluzione incostituzionale perché  andremmo  a
  normare  una competenza che è stata affidata allo Stato, poiché  la
  legge nazionale affida il compito di regolamentare le attività  che
  possono  svolgersi all'interno dell'Ente parco. Il regolamento  che
  il  Consiglio  del parco deve adottare è in base  a  una  normativa
  nazionale;  ove  non  specificassimo che  intendiamo  rivolgere  la
  nostra competenza solo ai parchi regionali - e non ai parchi  della
  regione perché, all'interno della Regione, ci sono anche parchi non
  regionali   -   approveremmo  una  legge  incostituzionale   perché
  entreremmo  in contrasto con la normativa nazionale e in  contrasto
  con  l'articolo 117 della Costituzione che affida la competenza  in
  materia di tutela dell'ambiente allo Stato.
   La  sentenza della Corte Costituzionale numero 44 del  2011,  alla
  quale  facevamo  riferimento la volta scorsa, sottolineava  proprio
  questo:   l'articolo  11 della legge n. 394  del  1991  rimette  la
  disciplina   delle  attività  compatibili  entro  i   confini   del
  territorio  protetto  al  regolamento del  parco,  che  è  adottato
  dall'Ente  parco  e  approvato dal Ministro  dell'ambiente,  previo
  parere degli Enti locali e comunque d'intesa con le Regioni .
   E  aggiunge:   Lo  svolgimento  di  attività  che  determinano  un
  particolare afflusso di persone nel territorio del parco va rimesso
  alla regolamentazione tecnica dell'Ente preposto all'area protetta,
  secondo  un  procedimento in cui è anche richiesta  la cooperazione
  delle Regioni e degli Enti locali. Il rispetto di questi livelli di
  tutela si impone anche in riferimento ai parchi regionali .
   Se  non  modifichiamo la struttura, la formulazione e  persino  di
  titolo  del  disegno  di  legge,  entreremo  in  conflitto  con  la
  Costituzione e con la normativa nazionale.
   La  sentenza, infatti, conclude:  La norma potrebbe essere  lesiva
  della competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente  di
  cui all'articolo 117, secondo comma, lettera S della Costituzione .
   Pertanto,  onde  evitare  di inoltrarci in  un  dibattito  che  ci
  porterebbe  sicuramente  a sbagliare, sarebbe  opportuno  che,  sin
  dall'inizio,  si  determinasse  una  modifica  del  titolo,   della
  denominazione  della legge e della formulazione  dell'articolo,  in
  modo tale da non incorrere in quel vizio di incostituzionalità  che
  sarebbe evidente.
   Altra osservazione: l'articolo 10 della legge regionale numero  98
  del 6 maggio 1981 è stato integralmente sostituito dall'articolo 10
  della  legge  regionale numero 14 del 9 agosto del 1988.  Anche  la
  citazione,  quindi,  è  sbagliata perché quell'articolo,  ormai,  è
  stato  sostituito.  L'articolo citabile è, invece,  quello  che  lo
  modifica  e  lo integra successivamente, cioè l'articolo  10  della
  legge  regionale  numero  14 del 9 agosto  1988,  quindi,  dobbiamo
  modificare anche il titolo dell'articolo.

   PRESIDENTE. Onorevole Leontini, come avrà notato, la Presidenza  è
  d'accordo  con alcuni dei suoi rilievi, tanto è vero che,  rispetto
  al  titolo  originario, quello esitato per l'Aula  è  ulteriormente
  modificato. La Presidenza, comunque, terrà conto dei suoi rilievi.
   Onorevoli  colleghi, si passa all'emendamento 1.1, a  firma  degli
  onorevoli Rinaldi, Vinciullo, Mattarella e Donegani.

   RINALDI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 1.8, del Governo, interamente sostitutivo
  dell'articolo 1.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole a maggioranza.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento 1.2, pertanto, decade.
   Comunico che è stato presentato, dagli onorevoli Leontini, Limoli,
  Bosco, Corona e Campagna, l'emendamento aggiuntivo A1, di contenuto
  identico all'emendamento A2.
   Ne do lettura:
   «Aggiungere il seguente articolo:
    Art.    - 1. Le concessioni-contratto rilasciate da enti pubblici
  nell'interesse di operatori economici le cui strutture siano  state
  danneggiate  dai  fenomeni vulcanici del monte  Etna,  verificatesi
  nell'ottobre  2002, in corso alla data del 27 ottobre 2002,  ovvero
  rilasciate  nel periodo emergenziale, sono prorogate,  ai  medesimi
  patti e condizioni per un periodo uguale alla durata dello stato di
  emergenza, mentre, per quelli stipulati nel periodo emergenziale  i
  termini  di  durata  decorreranno dalla  scadenza  dello  stato  di
  emergenza,   previa  rivalutazione  dei  canoni  e/o  corrispettivi
  secondo i dati ISTAT ».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

                           (Tumulti in Aula)

   CRACOLICI. Signor Presidente, ci vuole la copertura finanziaria  a
  questo emendamento.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi faccio notare che non  è  stata
  un'approvazione veloce.
   La  Commissione  ha  anche preso tempo per  riflettere.  L'Aula  è
  sovrana e si è determinata sul parere contrario del Governo.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  l'osservazione
  sollevata  dall'onorevole Cracolici circa la  necessaria  copertura
  finanziaria credo sia stata già esaminata dalla Presidenza,  tant'è
  vero  che,  su 500 emendamenti, soltanto questo è stato  dichiarato
  ammissibile.  Se  il  Presidente lo ha dichiarato  ammissibile,  ha
  fatto  bene  a porlo in votazione. E' stato dichiarato ammissibile,
  lo abbiamo votato e, adesso, lo contestiamo?

   CRACOLICI.  Chiedo la controprova della votazione,  come  previsto
  dal Regolamento.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici, la  Presidenza  ha  chiesto  il
  parere  alla  Commissione e la Commissione  ha  chiesto  tempo  per
  esaminarlo,  quindi,  ci siamo fermati; poi, lo  abbiamo  posto  in
  votazione.
   Onorevole  Cracolici, non siamo in presenza di sprovveduti,  siamo
  deputati.
   Onorevoli  colleghi,  l'Aula si è già  pronunciata.  Siamo  in  un
  Parlamento; se non siete in grado di seguire i lavori,  seguite  un
  corso professionale.
   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                             «Articolo 2.
                           Entrata in vigore

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, avverto che la votazione finale del disegno di
  legge avverrà successivamente.

   BENINATI. Chiedo di parlare sull'emendamento A1.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   purtroppo,
  intervengo  a tempo scaduto. Ho cercato di chiedere la  parola  più
  volte  tra  una  votazione e l'altra ma lei è stato  preso,  prima,
  dalla discussione dell'onorevole Cracolici che protestava sul  voto
  e,  poi,  dal collega che è intervenuto senza avere la  parola;  lo
  dico  anche se è il Presidente del mio Gruppo parlamentare. Parlerò
  lo stesso, anche se il mio intervento non vedrà risultati.
   Signor  Presidente,  non  so chi abbia  deciso  quale  emendamento
  togliere  e  quali emendamenti lasciare ma, mi creda, l'emendamento
  che  abbiamo  approvato  adesso  -  sono  contento  che  sia  stato
  approvato - ha aperto certamente una maglia che con i parchi non so
  cosa abbia a che vedere.
   Avevo  presentato un emendamento che non riguardava né Palermo  né
  Catania,  anche  se  si  tratta di due  emendamenti  che  condivido
  appieno,  uno  riguardante Palermo per la Targa  Florio  e  l'altro
  riguardante  Catania  per un problema dell'Etna.  Abbiamo  trovato,
  dunque, una  sintesi per  una realtà della città di Palermo  e  per
  una realtà della città di Catania.
   Mi  ero posto un problema che non riguardava né Palermo né Catania
  ma  l'intera  Sicilia.  Era un emendamento molto  semplice,  signor
  Presidente  che, forse, l'assessore per il territorio e  l'ambiente
  potrebbe attenzionare, anche se lo vedo molto distratto. Si  tratta
  di  un  emendamento che è pertinente con le aree  protette  perché,
  quando  questo Governo ha approvato la legge sul Piano casa,  nella
  quantità  di  divieti  introdotti,  ne  ha  inserito  uno  che  non
  c'entrava  nulla  e  che, di fatto, non fa rendere  operativo,  per
  buona parte della Sicilia, il Piano casa.
   Vedo,  però, che all'assessore non gliene importa nulla e ad altri
  colleghi totalmente nulla,  però, effettivamente, questa norma  era
  molto pertinente all'argomento perché consentiva di poter applicare
  il Piano casa in buona parte della Sicilia. Non tutti, forse, sanno
  che  la Sicilia, per un verso o per un altro, ha le cosiddette aree
  ZPS.  Ebbene, questo emendamento toglieva un comma dal Piano  casa.
  Parlo  per  la mia provincia, visto che qui le leggi si  fanno  per
  provincia; la provincia di Palermo ha un problema e la provincia di
  Catania  ne  ha  un  altro. Volevo inserire  quello  relativo  alla
  provincia  di  Messina  ma non riguarda soltanto  la  provincia  di
  Messina;  togliere un appesantimento alle procedure del Piano  casa
  riguarda tutta la Sicilia ed era molto pertinente a questa norma.
   Purtroppo,   non  sono  potuto  intervenire  prima  -   vedo   che
  l'interesse  è  pari a zero - ma lamento questa  sperequazione  nel
  trattare alcuni emendamenti aggiuntivi, anche perché questo  che  è
  stato  aggiunto  - non me ne vogliate - col testo della  norma  non
  c'entrava  nulla. Lo ribadisco: questo emendamento col testo  della
  norma non c'entrava nulla.
   Non  capisco  perché un mio emendamento che poteva esserci  e  che
  interessava  tutta la Sicilia non c'è, invece, se n'è discusso  uno
  che,  sinceramente,  è stato utile approvarlo  ma  che  con  questa
  norma, signor Presidente, non c'entrava nulla.
   Glielo ripeto per l'ennesima volta, dopodiché, resti agli atti che
  si  è  agito  con  due  pesi  e due misure  e  che  c'erano  alcuni
  emendamenti che forse, in particolare il mio, avrebbero risolto  un
  problema  serio  riguardante l'inapplicabilità del  Piano  casa  in
  Sicilia,  dove  il  Governo Lombardo, avendo posto  un  insieme  di
  vincoli, forse, se ne avesse tolto uno, avrebbe fatto fare il Piano
  casa in Sicilia.
   Ringrazio  tutti i colleghi che non hanno ascoltato nulla  di  ciò
  che ho detto, comunque, almeno, resterà agli atti a futura memoria.
  Lo  dissi  durante il Piano casa e lo ripeto ora,  ad  un  anno  di
  distanza: c'è un comma da abolire che impedisce l'applicazione  del
  Piano casa.

      Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 459

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che è  stato  presentato
  dagli  onorevoli  Beninati,  Formica,  Buzzanca,  Leontini,  Maira,
  Caronia  e Bufardeci l'ordine del giorno n. 459  Revoca del decreto
  assessoriale  del 7 settembre 2010 concernente  Piano  di  utilizzo
  delle  somme  delle  risorse del fondo  per  la  montagna .  Ne  do
  lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana,
   premesso che:

   in  data  7  settembre  2010  l'Assessore  per  il  territorio   e
  l'ambiente  ha  firmato il decreto relativo  al  piano  annuale  di
  utilizzo   delle  risorse  del  fondo  regionale  della   montagna,
  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n.  49,
  parte prima, del 12 novembre 2010;

   relativamente  ai  finanziamenti concessi ai  singoli  comuni,  si
  ritiene  che  sia  stata utilizzata una procedura differente  dagli
  anni  passati,  che  prevedeva, alla base di  tale  iniziativa,  un
  avviso con evidenza pubblica rivolta a tutti i comuni montani della
  Sicilia;

   tale  piano,  a  differenza degli anni passati, è stato  formulato
  dall'Ufficio   di   Gabinetto,   e   non   dal   Servizio   interno
  all'Assessorato per competenza;

   il  piano  trasmesso alla Commissione di merito (la IV Commissione
  legislativa  permanente dell'Assemblea regionale) era  carente  del
  piano  economico  complessivo e pertanto  non  veniva  definita  la
  copertura economica per singola tipologia di intervento, così  come
  previsto dai piani precedenti e dalla legge 31 gennaio 1994, n. 47,
  recepita con legge regionale n. 2 del 2001 e successive modifiche e
  integrazioni, art. 61;

   ritenuto che:

   non si comprende a fronte di quale norma di legge regionale questo
  ultimo piano sia stato predisposto dall'Assessore per il territorio
  e  l'ambiente, quando la legge istitutiva (l.r. n. 2 del 2002, art.
  61)  conferisce  l'attribuzione  per  la  relativa  predisposizione
  all'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste.
   Si riporta di seguito il comma 2 dell'art. 61 'in attuazione delle
  disposizioni al comma 4 dell'art. 2 della legge 31 gennaio 1994, n.
  97, l'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste predispone
  apposito  piano  annuale  per  le  risorse  assegnate...'.   Appare
  pertanto evidente come tale procedura risulti illegittima.
   Inoltre,  nel  merito, l'aver scelto di affidare  alla  protezione
  civile regionale la decisione di individuare i comuni bisognosi  di
  tali  interventi e limitarli ai comuni inclusi nei parchi regionali
  si  ritiene  iniziativa in contrasto con le procedure adottate  dai
  piani  precedenti,  restrittiva per la platea  dei  comuni  montani
  presenti in Sicilia e priva di qualunque possibilità di concorrenza
  e  trasparenza da parte dei comuni montani, tanto più che il  fondo
  nazionale  è  alimentato  da trasferimenti  comunitari  e  pertanto
  necessita  che  si  adottino  procedura  concorsuali  per  il  loro
  utilizzo  affinché la Regione siciliana non incorra  in  infrazione
  comunitaria,

                   impegna il Governo della Regione

   a  revocare, con la massima urgenza, tale decreto per  i  vizi  di
  legittimità testé evidenziati». (459)

           BENINATI-FORMICA-BUZZANCA-LEONTINI-MAIRA-CARONIA-BUFARDECI

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SPARMA, assessore per il territorio e l'ambiente. Contrario.

   BENINATI. Chiedo di parlare per illustrare l'ordine del giorno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  attenderò  il
  risultato  della  votazione e, poi, trasmetterò  la  documentazione
  agli organi competenti, non ultimo la Corte dei conti. Visto che la
  Corte dei conti, oggi, è molto attenta, io farò la mia parte; non è
  mio costume, ma lo farò.
   Signor Presidente, è stato emanato un decreto illegittimo perché -
  mi dispiace per il mio amico assessore per il territorio - desidero
  che  mi si trovi la legge che ha cambiato le competenze a decretare
  il  Piano  della  montagna dall'Assessorato agricoltura,  quale  la
  legge  oggi  prevede, all'Assessorato territorio e ambiente,  quale
  oggi la legge non prevede.
   Solo  questo è presupposto essenziale perchè il Piano  casa  venga
  revocato,  altrimenti,  l'Assemblea  si  assume  la  responsabilità
  politica  di  avere emanato un decreto illegittimo. Non  esiste  la
  legge  che cambia le competenze dall'Assessorato agricoltura, quale
  terminale per il Piano per la montagna, all'Assessorato territorio.
   Mi  è stato detto, in Commissione, signor Presidente, che il Piano
  della  montagna  l'ha sempre fatto il Dipartimento  delle  Foreste,
  pertanto, siccome il Dipartimento delle Foreste è passato, oggi, al
  Territorio  e  ambiente,  quest'ultimo è  titolato  ad  emanare  il
  decreto. Questo non è vero perché la legge va cambiata.
   Il  Dipartimento delle Foreste, quando gli fu assegnato il compito
  di  predisporre il Piano casa, era un Dipartimento dell'Assessorato
  Agricoltura e foreste, per cui il terminale del decreto  del  Piano
  casa  è  l'Assessorato Agricoltura e foreste, a  meno  che  non  si
  cambia la norma e si dice che, da ora in poi, lo farà l'Assessorato
  territorio.
   Aggiungo  e concludo, signor Presidente, che, su questo argomento,
  più volte, ho cercato di fare capire qual era la mia portata; non è
  un  fatto nel merito che avremmo da dire e non è questo il  momento
  di  parlarne, però, c'è questo vizio alla fonte e non  c'è  nessuno
  che possa convincermi che si può fare; si cambia la norma e si fa.
   Il Territorio non poteva emanare quel decreto.

   PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di queste discrepanze  fatte
  rilevare dall'onorevole Beninati.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,
  sull'argomento vi è anche un ordine del giorno a firma  mia  e  del
  Presidente  del  nostro  Gruppo parlamentare,  onorevole  Leontini.
  Nella  distribuzione che è stata fatta, a suo  tempo,  delle  somme
  destinate  al Fondo per la montagna, improvvisamente,  qualcuno  ha
  dimenticato  che anche le province di Siracusa e di Ragusa  avevano
  delle montagne.
   A  questo  proposito,  la volta scorsa, quando  è  stata  trattata
  l'interrogazione  a  cui ha risposto l'assessore,  avevo  ricordato
  che,  già  ai tempi di Virgilio, erano stati cantati i colli  Iblei
  come  fra i colli più importanti, le montagne più importanti  della
  Sicilia.
   Invito  l'assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente  a   stare
  particolarmente attento sulla vicenda, dal momento  che  chiediamo,
  ancora  una  volta,  di revocare il provvedimento  con  la  massima
  urgenza  perché,  evidentemente,  ci  troviamo  di  fronte   a   un
  provvedimento  illegittimo. In primo luogo, perché, anziché  essere
  stato emanato dall'Azienda forestale, la stessa Azienda ha risposto
  dicendo che questo Piano, pur di sua competenza, non le è mai stato
  sottoposto.
     Secondo,  perché, a quanto pare, è stato emanato  dal  Gabinetto
  dell'Assessorato al territorio ed ambiente che, fino ad  oggi,  non
  ha  alcuna  competenza nella distribuzione delle somme  per  quanto
  riguarda il Fondo per la montagna.
     Terzo,   perché non è stato stabilito nessun criterio  oggettivo
  nella distribuzione di queste somme.
   Quarto,   perché  non  si  è  tenuto conto  né  del  numero  della
  popolazione  interessata alla vicenda né, tanto  meno,  delle  aree
  interessate, così come doveva essere.
   Quinto, perché ai comuni che non hanno avuto assegnati i fondi non
  è  stato mai comunicato il motivo per il quale, rispetto ad  altri,
  erano stati fortunati.
   Sesto,   perché  vi  sono  dei  comuni  che  hanno  più  di  dieci
  interventi; qualche piccolo comune della provincia di Palermo o  di
  Agrigento  riesce  a mettere insieme dodici interventi,  quando  la
  provincia  di  Siracusa e di Ragusa non ne mettono insieme  nemmeno
  uno.
   Capisco  che  per  questo  Governo la provincia  di  Siracusa  non
  esiste; capisco pure che per questo Governo la provincia di  Ragusa
  è  estranea  al  nostro sistema regionale, forse  la  provincia  di
  Ragusa  farà parte adesso della Calabria oppure, proprio  perché  a
  sud  dell'Italia  è  più vicina all'Africa e  potrebbe  essere  una
  provincia  africana, ma, siccome così ancora non è, siccome  ancora
  fa  parte  della  Regione  noi,  assessore  per  il  territorio   e
  l'ambiente,  per l'ennesima volta, le chiediamo di revocare  questo
  provvedimento. Un provvedimento che è viziato da illegittimità  non
  solo  formali  ma  sostanziali proprio perché ad  approvare  questo
  piano non è stato l'organo che, fino a quando è stato approvato  il
  Piano, era deputato a fare tutto ciò.
   La volta scorsa, le ho detto che lei, assessore, poteva fare finta
  di  non  sapere  fino a quando non c'è stata la mia interrogazione,
  poteva far finta di non sapere fin quando non abbiamo discusso,  in
  Aula;  poteva  far  finta di non sapere fin quando  la  Commissione
  territorio  ed  ambiente non le aveva comunicato ufficialmente  che
  questo Piano, che doveva essere approvato in Commissione territorio
  e  ambiente,  non  è  mai  arrivato in Commissione  e,  quindi,  la
  Commissione  non  ha  dato nessun parere,  che  le  ricordo  essere
  vincolante.
   Bene,  è  chiaro che vi sono dei vizi; è chiaro che vi sono  delle
  illegittimità; è chiaro che c'è un percorso tortuoso  e  oscuro,  a
  dire il vero.
   Allora,  proprio perché lei non può consentire di essere coinvolto
  in  una vicenda di cui, fino a prova contraria, non ne sapeva nulla
  fino all'ultima volta che abbiamo discusso l'argomento in Aula, ora
  però sa; ora non può far finta di non sapere; ora non può far finta
  di  non  aver  visto e di non avere udito. Proprio per evitare  che
  eventuali  responsabilità cadano anche su di lei,  la  invito,  con
  l'urgenza del caso, a revocare questo Piano.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli  interventi
  sia dell'onorevole Beninati sia dell'onorevole Vinciullo sono stati
  assolutamente  esaustivi.  Non  mi  soffermerò,  quindi,  in   modo
  particolare, sulle questioni troppo evidenti, quando c'è una  norma
  che  viene  violata  o c'è un'altra norma che ha sostituito  quella
  che,  dalla  legge  2 del 2002 all'articolo 61, comma  4,  dice  in
  maniera  netta  e  chiara  che  la  competenza  è  dell'Assessorato
  regionale   dell'agricoltura  e  delle  foreste,  oggi,   politiche
  agricole ed alimentari, ovvero stiamo parlando di niente.
   Non  mi  voglio soffermare, quindi, in modo particolare, su questa
  questione  che  mi sembra talmente chiara che non  credo  ci  possa
  essere, né da parte del Governo né da parte della maggioranza,  tra
  virgolette,  una possibilità di fare una difesa di  una  norma  che
  sarebbe  chiaramente  violata nel caso in  cui  la  competenza  non
  ricadesse,  come è previsto normativamente, in capo all'Assessorato
  alle politiche agricole.
   Questo  anche  in considerazione del fatto della schizofrenia,  se
  vogliamo,  secondo  la quale l'indicazione, la gestione  di  questa
  materia  per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse  -  ha  detto
  bene  l'onorevole Vinciullo, quando faceva riferimento alla follia,
  che  alcune  province dove le zone collinari e  montuose  hanno  un
  significato   non  soltanto  ambientale  ma  anche  un  significato
  economico  perché  sono zone bene antropizzate dall'uomo,  dove  vi
  sono  attività,  dove  vi  sono  economie,  dove  vi  è  importante
  ricchezza e la nostra natura non ne sono completamente menzionate.
   Credo   sia  schizofrenia  l'assegnare  alla  Protezione   civile,
  eventualmente, la scelta di quale dei comuni debba essere tutelato.
  Con  ciò  c'è  anche il contravvenire ai principi dei finanziamenti
  comunitari   che  impongono  delle  misure  concorsuali   ai   fini
  dell'assegnazione delle risorse
   Non  soltanto, quindi, si viola la legge dal punto di vista  della
  competenza  ma  si rischia di vanificare l'assegnazione  di  queste
  somme   perché,   evidentemente,  potrebbero  essere   bloccate   e
  disinvestite   con danno ulteriore per la nostra  Regione,  per  il
  nostro  bilancio, laddove non assegnate in maniera  corretta  nella
  forma della partecipazione a tutti i comuni e, quindi, concorsuale.
   Signor Presidente, in un'Aula comunque distratta, vorrei rimarcare
  -  lo  dico a lei che conduce brillantemente, cerca di farlo sempre
  in  maniera attenta, quest'Aula - che, nel momento in cui si  mette
  in discussione  un ordine del giorno  come questo e  il tutto passa
  nella disattenzione, corriamo il rischio, come è avvenuto poc'anzi,
  di  fare  diventare un atto un esempio concreto di cattiva attività
  parlamentare, quando, trattando l'articolo 2 del disegno  di  legge
  sulle  modifiche alla normativa riguardante la Targa  Florio,  poi,
  non  si  è  discusso quello che brillantemente l'onorevole Beninati
  aveva sottoposto all'attenzione di tutti.
   Quando  si pone in votazione un determinato emendamento e  non  un
  altro   che   si   è   preoccupato  di  dire  a   quest'Aula   che,
  distrattamente, non ascolta, non segue, non sente, lavora male -  e
  poi,  diciamolo  apertamente, troppo  spesso,  il  nostro  prodotto
  legislativo  non è brillante e crea molta confusione - laddove  non
  si  è tenuto conto del fatto che la norma sul Piano casa - come  ci
  ha   detto   l'onorevole  Beninati  -  poteva  finalmente   trovare
  applicazione  se,  all'interno  di quel  disegno  di  legge,  fosse
  entrato   e  fosse  stato  valutato  dall'Aula  l'emendamento   che
  escludeva  dall'inserimento del divieto di  Piano  casa  anche  per
  quanto riguarda le aree protette.
   Il  principio è questo:  si dice che il Piano casa non si  applica
  nelle  zone  del  parco  e  nelle zone aree  protette,  creando  il
  problema che, sostanzialmente, il Piano casa in Sicilia non si  sta
  applicando ed è bloccato. Nel momento in cui l'Aula era chiamata  a
  discutere  e a trattare come superare questo empasse, invece,  come
  avete  visto, ci siamo messi a litigare sul fatto che la  votazione
  sia stata conclusa o meno su un altro emendamento, senza che questo
  sia   stato  portato  all'attenzione  dell'Aula,  superando  -   lo
  ribadisco  -  un  problema che, poi, diventa economia,  diventa  di
  spesa,  diventa  risposte  alle istanze  dei  cittadini,  significa
  consumo,  significa  ricchezza, significa  IRAP,   significa  IRES,
  significa tutto quello che servirebbe.
   Mi  permetto  di  dire  a lei e a tutti i colleghi  che  i  lavori
  parlamentari  dovrebbero essere seguiti con un'attenzione  maggiore
  perché, laddove ognuno è distratto dalle proprie vicende personali,
  poi,  si  arriva  alla discussione, più o meno stucchevole,   si  è
  votato correttamente, ero alzato, ero seduto . Alla fine, però,  il
  prodotto  che  stiamo   dando alla nostra collettività,  ai  nostri
  siciliani  non  è  il prodotto che serve ai  siciliani,  ai  nostri
  cittadini.
   Con   il  mio  intervento,  quindi,  voglio  soltanto  richiamare,
  attraverso   il   Presidente  dell'Assemblea,   tutti   quanti   ad
  un'attenzione   dei   lavori  dell'Aula  tale   da   potere   dare,
  effettivamente, alla luce di un dibattito, un prodotto  virtuoso  e
  non  un  prodotto  dopato  dalla frenesia di essere  maggioranza  o
  opposizione senza alcuna utilità concreta per il cittadino.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che, al di
  là  delle considerazioni fatte dai colleghi che mi hanno preceduto,
  ovviamente, l'illegittimità dell'atto appare chiara dalla  semplice
  lettura  che  prevede che, in attuazione delle  disposizioni  della
  legge 97 del 1994, è l'Assessore regionale per l'agricoltura  e  le
  foreste che predispone il Piano.
   Ovviamente, questa lettura, immediatamente, riporta a quello che è
  l'impegno  che  si  chiede  al Governo,  ossia  di  ritornare  alla
  legalità.
   Purtroppo, più di una volta in questi ultimi tempi -   non  me  ne
  voglia  l'assessore  Sparma,  la cui  buona  fede  è  assolutamente
  preservata  -  questo Governo ci presenta e ci propina  degli  atti
  che, in qualche modo, sovvertono le disposizioni di legge.
   Non  è un caso che, per esempio, oggi, abbiamo discusso lungamente
  di  una  riforma della Formazione professionale che viene consumata
  all'interno  di  sedute di Giunta di Governo e viene  bypassato  il
  ruolo di questa Assemblea.
   Molto  spesso,  negli  ultimi tempi, delle  norme  che  dovrebbero
  essere applicate in maniera pedissequa, vengono interpretate. Credo
  che  l'interpretazione,  in  questo caso,  non  sia  necessaria;  è
  sufficiente una lettura.
   Volevo,  invece,  soffermarmi - perché  questo  chiaramente  è  il
  merito  -  rispetto  alle scelte che sono state effettuate  per  la
  cernita di quelli che sono i comuni destinatari delle risorse.
   Credo che, troppo spesso, la politica si sia riservata l'opzione e
  la  possibilità  di  stabilire quali sono i comuni  destinatari  di
  interventi, così come in questo caso. Il fatto che sia stata  fatta
  una  scelta tra i comuni che ricadono soprattutto ed esclusivamente
  nei  parchi  regionali,  quindi, quei  comuni  montani  e  non  che
  ricadano  in  quelle aree, a discapito, invece,  di  tante  piccole
  comunità montane che sono sparse sull'intero territorio, credo  sia
  un errore concettuale.
   Se vogliamo mutuarlo, infatti, così come è avvenuto e mi riferisco
  ad esempi eclatanti - l'assessore Sparma, ancora, non era assessore
  a questo ramo - agli eventi che riguardano le scelte sui comuni sui
  quali   operare  interventi  rispetto  al  dissesto  idrogeologico,
  ricordo come, purtroppo, scelte fatte dalla politica e dagli uffici
  di  Gabinetto abbiano, poi, portato ad essere miopi rispetto ad una
  politica di gestione del territorio lungimirante.
   Credo   che,  anche  in  questo  caso,  l'avere  destinato   degli
  interventi  soltanto ad alcune zone - i parchi regionali,  appunto,
  già  ampiamente  destinatari di fondi e  di  risorse  -  credo  sia
  ingiusto  nei  confronti di tutti quei comuni che  vivono  soltanto
  grazie a queste risorse.
   Devo   dire,   peraltro,  essendo  componente  della   Commissione
  Territorio  e  ambiente,  che,  rispetto  alla  carenza  del  Piano
  economico,  a suo tempo, furono date una serie di prescrizioni  che
  servivano  a  specificare  meglio quali fossero,  innanzitutto,  le
  risorse  con  le  quali  si  intendeva  far  fronte  al  Piano   e,
  soprattutto, al metodo di riparto.
   Mi   riferisco  soprattutto  a  quello  che  era  l'aspetto  della
  pubblicizzazione della  Festa della montagna  che, a  mio  modo  di
  vedere,  sottraeva un numero di risorse talmente alto ad  un  fondo
  piuttosto  esiguo che doveva servire esclusivamente alla promozione
  di  quei territori che, ripeto, di queste risorse ne fanno, invece,
  grande virtù.
   Credo,   ovviamente,  che,  alla  luce  di  quelle  che  sono   le
  inevitabili  considerazioni sulla legittimità,  anche  sul  merito,
  questo  atto  andrebbe approfondito. Affidata, quindi, la  naturale
  assegnazione  all'assessore per le Foreste, credo  sia  anche  bene
  rivisitare  questi  criteri che, oggi, hanno  assegnato  ad  alcuni
  comuni piuttosto che ad altri la disponibilità di queste somme che,
  lo  ribadisco, per molti comuni diventano condizione essenziale per
  svolgere   attività   di   promozione  di   comuni   montani   che,
  diversamente,   sono  poco  raggiunti  da  altre   iniziative   che
  riguardano il turismo, la promozione del territorio.
   Conoscendo la grande e profonda sensibilità dell'assessore Sparma,
  dunque, mi affido anche alla sua valutazione per rivisitare  questo
  atto.

   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  su
  questo  ordine  del giorno perché, al tempo, ero assessore  per  il
  territorio e l'ambiente. Credo che l'indirizzo che, in quei giorni,
  il Governo ha assunto sia stato un indirizzo di responsabilità.
   Come  lei  certamente ricorderà, in quel tempo, si sono verificati
  una  serie  di  dissesti del nostro territorio per cui,  in  parte,
  laddove  c'era  il  pericolo  per  l'uomo,  si  poteva  intervenire
  attraverso  le  risorse  allora  destinate  al  PAI,  a  cui  hanno
  contribuito   le  risorse  destinate  dal  Ministro  dell'Ambiente;
  avevamo,  nel  contempo,  una serie di  dissesti  che  riguardavano
  strade di penetrazione agricola che erano destinatarie, ovviamente,
  di necessari interventi perché, spesso, queste strade agricole sono
  interessate   da   attività  che  riguardavano   la   zootecnia   o
  l'agricoltura in genere.
   Su   questo  argomento,  abbiamo  ritenuto,  come  ufficio,   come
  compartimento,  come  mia stessa espressa volontà,  di  intervenire
  attraverso  un'iniziativa  che  ha coinvolto  anche  la  Protezione
  civile. Perché la Protezione civile?
   Perché  la Protezione civile riteniamo sia l'organismo che  questa
  Regione  utilizza ogni qualvolta vi sia la necessità di  interventi
  in   settori   particolari  dove  c'è  da  accertare   l'emergenza,
  l'urgenza, superare lo stato di pericolo.
   La  Protezione  civile  ha indicato una serie  di  interventi  che
  riguardano strade di penetrazione agricola che, su indicazione  del
  Governo, riguardavano, in questa prima fase, territori montani  che
  appartenevano alle cosiddette aree destinate a parco perché  queste
  erano  risorse  che  risalivano al periodo 2006/2007,  programmando
  anche interventi per l'annualità 2009/2010, ovviamente, nelle  aree
  montane non interessate dai parchi.
   Una  divisione,  quindi, per quanto riguarda le aree  distinguendo
  una  prima parte con le aree destinate a parchi e una seconda parte
  destinata alle aree montane non destinate a parchi.
   Relativamente  alla questione della competenza,  l'interpretazione
  che   abbiamo   adottato  è  stata  quella  di  ritenere   che   il
  trasferimento  delle competenze del Corpo forestale,  giusta  legge
  approvata  da  questo  Parlamento,  all'Assessorato  Territorio   e
  ambiente  determinava anche la competenza dell'assessore in  ordine
  all'attribuzione della destinazione delle risorse  che  sono  state
  assegnate nel tempo per quanto riguarda le zone montane.
   Faccio  presente  che  questa indicazione è  stata  proposta  alla
  Commissione Territorio e ambiente la quale, convocata appositamente
  dall'allora presidente, non si è svolta e, per silenzio-assenso, il
  Governo  ha  ritenuto di adottare l'atto deliberativo che  era,  in
  buona  sostanza,  indicativo di una serie di finanziamenti  per  un
  massimo  di  ottantamila euro da destinare ai comuni per interventi
  che  riguardavano  -  ripeto  - strade  che  erano  interessate  da
  dissesto  e  che erano state segnalate dalla Protezione  civile  al
  Governo.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,     volevo
  intervenire a favore di un iter che, poi, era stato, appunto, anche
  valutato  da  diversi  organi di questa Assemblea  ma,  dopo  avere
  sentito  l'onorevole Di Mauro, non posso che puntualizzare  qualche
  più che inesattezza, non saprei come chiamarla.
   La  Commissione Territorio e ambiente non è mai stata investita da
  un  piano di riparto di questi fondi di cui, oggi, stiamo parlando.
  La  Commissione Territorio e ambiente ha esclusivamente parlato  di
  centomila euro per la festa della montagna.
   Ci  sono gli atti che parlano, onorevole Di Mauro. Lei può andarli
  a  prendere  e  può  fare memoria degli atti che  sono  depositati.
  Naturalmente, se poi c'è la furberia che lei ritiene che il decreto
  lo  aveva  allegato, è un suo problema. Gli atti della  Commissione
  sono  chiari.  Il problema, però, non è questo; figuriamoci  se  il
  problema è che non è stata informata la Commissione.
   Signor Presidente, stiamo parlando dei fondi europei che hanno una
  specifica  destinazione, dei fondi europei che  devono  seguire  un
  iter,  quanto  meno,  legittimo sotto il profilo  della  conoscenza
  delle  risorse che si devono assegnare. Stiamo parlando di  questo,
  quindi,  non dei territori, chi c'è, chi non c'è, quale  provincia,
  in  quale  parco, in quale situazione; dei fondi europei trasferiti
  e,  come  è  successo  negli anni passati, l'iter  è  stato  quello
  dell'avviso  pubblico: i comuni ne fanno richiesta  e,  poi,  dalla
  valutazione  dell'Assessorato dell'agricoltura,  viene  emanato  il
  decreto.
   In questo caso, invece, cosa è successo?
   E'   successo   quello   che   ha  raccontato   l'assessore   che,
  naturalmente, servirà a tutti quanti a futura memoria.
   L'Assessore   ha  raccontato  che  il  ragionamento   e   la   sua
  interpretazione  erano  quelli  di sentire  la  Protezione  civile,
  intervenire  in  quei comuni dove c'erano dissesti  vari,  peraltro
  urgenti,   ed  assegnare  le  somme,  così  come  ha  ritenuto   il
  Dipartimento   e,   secondo   la  logica   dell'allora   assessore,
  l'interpretazione  era  quella  che  il  Dipartimento,  una   volta
  trasferito  presso  l'Assessorato  Territorio  e  ambiente,  poteva
  emettere i decreti anche quando la legge prevede che devono essere,
  invece,  ripartiti  dall'assessore per l'agricoltura.  Lo  dice  la
  legge,  mentre  l'interpretazione  dell'onorevole  Di  Mauro   dice
  un'altra cosa.
   Signor Presidente, qui è inutile dire ancora parole perché sono un
  po' tutti stanchi di ascoltare questa storia. Questa sera, però, vi
  sono  stati  due  atti  e  ormai non si può  tornare  indietro:  il
  Governo  che,  col suo parere negativo all'ordine  del  giorno,  ha
  chiuso  la  parentesi  sulla questione, dichiarandosi  contrario  a
  fermare  l'iter;  le  interrogazioni sono  state  fatte,  anche  le
  sollecitazioni sono state fatte e vi è stata anche una riunione  di
  Commissione dove sono state spiegate tutte queste cose.
   Da  Presidente della Commissione Territorio e ambiente, domani, al
  Presidente dell'Assembla manderò un esposto da inoltrare alla Corte
  dei  Conti  perché  non c'è altro da fare. Non c'è  un  altro  iter
  parlamentare  da  seguire; c'è da fare la ricognizione  degli  atti
  amministrativi,  per quanto riguarda la Commissione,  investire  la
  Presidenza dell'Assemblea ed inviare le carte alla Corte dei conti,
  perché non è possibile subire queste arroganze.
   Se  la legge dice che il fondo viene ripartito dall'assessore  per
  l'agricoltura, non capisco l'ostinazione; posso capire  da  chi  ha
  emesso il decreto - era l'assessore Di Mauro - ma non lo capisco da
  chi  si  è insediato da qualche giorno. E' inconcepibile.  C'è  una
  linea  che  segue  anche nell'illegittimità dei provvedimenti.  Non
  riesco  a  capire, quindi, quello che sta succedendo con  il  nuovo
  avvento del Governo tecnico.
     Signor Presidente, domani, la relazione della Commissione sarà a
  disposizione  della  Presidenza dell'Assemblea,  con  preghiera  di
  inoltrarla alla Procura della Corte dei Conti, perché si tratta  di
  questo,  in  quanto il Parlamento non è riuscito a  far  capire  al
  Governo  che,  illegittimamente, con un  decreto  di  un  assessore
  diverso,  ha  assegnato  Fondi  comunitari  secondo  un  iter  che,
  chiaramente, è inficiato da gravissime illegittimità.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, alla luce di  quanto  emerge,  la
  Presidenza  sarebbe  del parere di invitare il Governo  a  valutare
  l'opportunità, nelle more di un approfondimento della  materia,  di
  sospendere gli effetti del decreto del 7 settembre 2010.  Inviterei
  il Governo a pronunziarsi.

   SPARMA,   assessore   per  il  territorio  e  l'ambiente.   Signor
  Presidente, intanto, le risorse decretate col Fondo della  montagna
  sono risorse di carattere nazionale.
   Onorevoli  deputati, questa è una delle incongruenze  -  non  sono
  molte però - della legge numero 19 del 2008, che ha creato, con  la
  riforma  dei  dipartimenti, qualche sbavatura. Questa è  una  delle
  sbavature,  in  quanto  le  competenze  del  Corpo  Forestale  sono
  transitate  tutte  all'Assessorato  Territorio  ed  ambiente   che,
  quindi,  ne  è  l'autorità politica e ha il potere di decretare  la
  destinazione delle risorse.
   Ad ogni modo,  lo accettiamo come raccomandazione.
   Alla  luce  dell'interrogazione dell'onorevole Vinciullo  e  delle
  diverse convocazioni della IV Commissione, ho richiesto nei  giorni
  scorsi  un parere all'Ufficio Legislativo e Legale che mi  perverrà
  nelle prossime ore.
   Alla  luce di quel parere, il Governo si potrà orientare nel senso
  che il parere vorrà indicare.
   Questo  è  quanto chiediamo. Accettiamo l'ordine del  giorno  come
  raccomandazione e su questo ringrazio i deputati.

   PRESIDENTE.  Se  i  proponenti accettassero  questa  impostazione,
  potrebbe essere un modo ragionevole per affrontare la questione.

   VINCIULLO. Vogliamo votare.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  nella  serenità
  dei lavori è giusto trovare sempre un modo per risolvere le cose ma
  lei  non  sa  che,  su questo argomento, il sottoscritto  ed  altri
  colleghi,  proprio per evitare di fare un discorso in  Aula,  siamo
  andati a discuterne in Commissione, abbiamo discusso due volte e mi
  dispiace, assessore, che lei, oggi, dica questo perché, nella vita,
  bisogna essere coerenti fino alla fine.
   Lei,  la  prima  volta,  era d'accordo a revocare  questo  decreto
  perché,  forse,  si  era  convinto che fosse  giusto  revocarlo.  A
  distanza di un paio di giorni, ha cambiato la sua tendenza.
   La  invito - ma lo dico veramente nel suo interesse - perché, sino
  a  prima,  il  decreto era emanato da altri e ognuno si  assume  le
  proprie  responsabilità  ma,  oggi,  lei  si  sta  assumendo  delle
  responsabilità che sa benissimo che non sono sue e, pertanto, oggi,
  chiedo,  signor  Presidente, che si voti, che  si  respinga  questo
  ordine del giorno; desidero che si respinga perché, a questo punto,
  poi, si farà chiarezza e saranno altri che la faranno.
   Non  è possibile, però, dire che per interpretazione, per non   so
  quale  motivo, oggi, un altro assessore può decretare  un  qualcosa
  che è di competenza dell'altro.
   Le  dico,  inoltre,  assessore, di leggere bene  l'articolo  della
  legge  istitutiva del Piano della montagna che conosco bene perché,
  se  la  Sicilia  può  spendere soldi per la  montagna  lo  deve  al
  sottoscritto  che, nel 2002, era Presidente della IV Commissione  e
  che  non capiva come mai, in Sicilia, non si spendevano mai i Fondi
  della montagna e ha scoperto che era proprio perché non avevamo mai
  approvato una legge di recepimento ed ecco che lei se la  trova  in
  una finanziaria che è la legge del 2002.
   Bene,  la  legge  che conosco bene, la istitutiva, riguarda  Fondi
  nazionali,  è  vero, ma vengono dati da Fondi comunitari,  per  cui
  questi  fondi, che sia chiaro e che resti a verbale, non si possono
  spendere a trattativa privata o, diciamolo meglio, con inviti  alla
  Protezione civile che viene coinvolta senza entrarci dalla porta  e
  dalla finestra.
   Ho  avuto modo di parlare con il direttore della Protezione civile
  sull'argomento  e  non  ha capito neanche perché  fu  coinvolto  in
  questa  vicenda,  non  l'ha capito e ora ne  parliamo  come  se  la
  Protezione  civile  fosse  artefice; la  Protezione  civile  è  una
  vittima di questa vicenda.
   Qui   bisognava  fare  un  bando,  c'era  un  avviso  e   potevano
  partecipare tutti i comuni montani;  non hanno partecipato, invece,
  tutti i comuni montani, alcuni sì e molti no.
   A  questo  punto,  mi  fermo qui. Bocciamo  l'ordine  del  giorno,
  dopodiché il Presidente dell'Assemblea saprà cosa fare.

   VINCIULLO.  Dichiaro  di apporre la firma  all'ordine  del  giorno
  numero 459.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  soltanto  per fare rilevare al Presidente e all'Aula,  intanto,  il
  nostro  voto  favorevole  all'ordine  del  giorno  per  le  ragioni
  ampiamente espresse dai colleghi che mi hanno preceduto e,  quindi,
  il  voto  favorevole  all'ordine del giorno dei  Popolari  d'Italia
  domani.
   Le  chiedo,  però,  signor Presidente, in  ragione  delle  precise
  indicazioni pervenute da molti colleghi che sono intervenuti  prima
  di me, di fare in modo che l'Aula si esprima in maniera che il voto
  di  ciascuno di noi possa essere rilevato e, quindi, chiedo che  la
  votazione avvenga per scrutinio nominale.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 459.

   MANCUSO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.

  Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 459

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento  dagli  onorevoli Bufardeci, Caputo, Cascio  Salvatore,
  Incardona,  Ragusa,  Scoma,  Torregrossa  e  Vinciullo,  indìco  la
  votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 459.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.
   Onorevoli  colleghi,  a causa di un problema tecnico,  annullo  la
  votazione.

   MANCUSO. Non è un problema tecnico, avevamo votato.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, è un problema tecnico.
   Pongo nuovamente in votazione per scrutinio nominale l'ordine  del
  giorno numero 459.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì: Beninati, Bosco, Bufardeci, Campagna, Caputo, Caronia,
  Cascio  Salvatore,  Cordaro, Corona, D'Asero, Incardona,  Leontini,
  Limoli, Maira, Mancuso, Marinese, Mineo, Ruggirello, Scilla, Scoma,
  Torregrossa, Vinciullo.

   Votano  no:  Adamo,  Ammatuna, Arena,  Aricò,   Bonomo,  Colianni,
  Cracolici,  Cristaudo,  Currenti,  D'Agostino,  De  Benedictis,  Di
  Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo, Di  Mauro,  Faraone,  Federico,
  Gennuso, Gentile, Giuffrida, Gucciardi, Laccoto, Leanza Nicola,  Lo
  Giudice,  Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo,  Musotto,  Oddo,
  Panarello, Panepinto, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Savona,
  Termine, Vitrano.

   Si astengono: Cappadona, Galvagno.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Sono in congedo: Buzzanca, Calanducci, Donegani, Falcone, Ferrara,
  Lentini.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

   Presenti          64
   Votanti           63
   Maggioranza  32
   Favorevoli      22
   Contrari         39
   Astenuti           2

                           (Non è approvato)

   Avverto  che  l'avvenuta votazione dell'ordine giorno  numero  459
  assorbe  anche l'ordine del giorno numero 439  Revoca  del  decreto
  assessoriale  del 7 settembre 2010 pubblicato nella GURS  n.  49  -
  Piano  annuale  delle  risorse  per  il  fondo  regionale  per   la
  montagna ,  degli onorevoli Beninati e Leanza Edoardo, di  identico
  contenuto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


      Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 370

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che è  stato  presentato
  l'ordine  del  giorno numero 370  Realizzazione di  una  passerella
  pedonale  sul fiume Calcinara nel territorio del comune di  Sortino
  (SR) , dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:
                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che col decreto del 29 giugno 2007, n. di prot.  454/54,
  la  Corte  dei Conti ha decretato l'ammissione a finanziamento  del
  progetto   esecutivo   dei  lavori  di  riattivazione   dell'antico
  attraversamento  sul  fiume  Calcinara  e  la  costruzione  di  una
  passerella di collegamento pedonale, sempre sul medesimo  torrente,
  in località Serramenzana, territorio sito nel Comune di Sortino, in
  provincia di Siracusa;

   preso atto che:

   quest'opera  è  di  fondamentale importanza per  la  fruizione  di
  un'area  tra  le  più  belle  del nostro  pianeta,  che  ospita  la
  Necropoli  di Pantalica (la più grande d'Europa) e che ha ricevuto,
  recentemente,    il   riconoscimento   UNESCO   quale    patrimonio
  dell'Umanità;

   i  rappresentanti  UNESCO  hanno  definito  l'opera  in  questione
  eccezionale e necessaria per il territorio;

   il  progetto  di  massima  e  la scelta  dell'ubicazione  è  stata
  condivisa  dalla Soprintendenza ai beni culturali e  ambientali  di
  Siracusa;

   l'Azienda  foreste demaniali ha ritenuto l'opera  funzionale  alla
  riserva e necessaria alla protezione civile;

   l'opera  è  stata  ritenuta valida sia dalla consulta  dei  comuni
  montani  aretusei sia dai comuni del comprensorio  del  Pit  (piano
  integrato territoriale)  Hyblon Tukles';

   la   stessa   è   ricompressa,  fra  l'altro,  nel  programma   di
  riqualificazione  urbana e di sviluppo sostenibile  del  territorio
  (PRUSST) della provincia di Siracusa;

   la progettazione esecutiva è stata approvata a seguito di apposita
  conferenza  dei  servizi  sulla  cui  legittimità  si  è   espresso
  reiteratamente   e   favorevolmente  il  Tribunale   amministrativo
  regionale di Catania;

   lo   stesso   TAR,  tra  l'altro,  ha  determinato  'l'irrilevante
  ambientale'   dell'opera,   ordinando   all'Assessorato   regionale
  Territorio  e ambiente di rilasciare apposito 'nulla osta'  per  la
  sua   realizzazione,   per   la  parte  riguardante   il   servizio
  dell'Assessorato regionale Territorio e ambiente che non  ha  preso
  parte  alla conferenza di servizi per l'approvazione del  progetto,
  mentre  - è bene ricordare - altri servizi del medesimo Assessorato
  hanno partecipato, esprimendo parere positivo;

   considerato che:

   ad  oggi, l'ente gestore dei fondi, il PIT n. 28, non ha emesso il
  bando per appaltare il progetto;

   si  è  appreso, solamente in modo informale, che il 13 maggio 2010
  si  è tenuta, presso l'Assessorato regionale Territorio e ambiente,
  un'ulteriore conferenza di servizi sempre sullo stesso argomento,

                   impegna il Governo della Regione

   1.  ad  evitare  che  vengano presi ulteriori provvedimenti  sulla
  tormentata   vicenda  senza  i  necessari  chiarimenti   a   tutela
  dell'iniziativa  e  per scongiurare il danno  certo  al  comune  di
  Sortino;

   2.  a sospendere immediatamente la predetta conferenza di servizi,
  in  considerazione del fatto che sarebbe più corretto, dal punto di
  vista  amministrativo,  tener presente  che,  dopo  aver  vinto  la
  battaglia  legale con ben tre sentenze favorevoli  del  TAR  e  una
  della  Corte dei conti, un nuovo pronunciamento della sopra  citata
  conferenza  di  servizi sarebbe illegittimo in  quanto  il  TAR  ha
  dichiarato  positivamente concluso il procedimento di  approvazione
  dell'opera  dichiarando  'lo  scarso  impatto  ambientale'   e   si
  potrebbero capovolgere le decisioni del TAR;

   3.  ad  assicurare  il mantenimento del decreto di  finanziamento,
  concesso  a  suo  tempo,  e  procedere,  con  la  dovuta  celerità,
  all'appalto dei lavori che la popolazione attende ormai  da  troppi
  anni,  in  modo da consentire la realizzazione di detta  passerella
  che  apporterà  enormi benefici a tutto il territorio interessato».
  (370)
                                                            VINCIULLO


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Ai sensi dell'articolo 83, secondo comma, del Regolamento interno

   RINALDI.  Chiedo  di  parlare ai sensi dell'articolo  83,  secondo
  comma, del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  chiedo
  la  parola  ai  sensi dell'articolo 83 anche se la dovevo  chiedere
  all'inizio  ma  sono arrivato in ritardo; le chiedo  scusa,  signor
  Presidente ma ne approfitto adesso.
   La settimana scorsa, avevo fatto una richiesta al Presidente della
  Regione   e   due   giorni  fa  l'ho  fatta  anche  al   Presidente
  dell'Assemblea per dedicare una seduta d'Aula, con urgenza massima,
  per il flusso migratorio della Libia e della Tunisia.
   Credo sia un argomento che non solo tocchi la Sicilia ma il nostro
  Paese  intero  e vista, tra l'altro, anche l'urgenza dell'argomento
  che  è stato trattato dal Presidente con il ministro Maroni, chiedo
  al Presidente della Regione che venga in Aula a riferire quali sono
  le scelte, le cose decise insieme al Ministro, in modo che si abbia
  contezza dello stato di fatto per questa vicenda che, secondo me, è
  urgentissima.   Le  chiedo,  quindi,  anche  con   una   inversione
  dell'ordine  del giorno, di convocare, con urgenza,  questa  seduta
  dedicata ai flussi migratori.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Rinaldi. La sua precisazione  viene
  tenuta  in grande considerazione dalla Presidenza, considerato  che
  se   n'è   discusso  in  Conferenza  dei  Presidente   dei   Gruppi
  parlamentari  e  ci raccorderemo col Presidente della  Regione  per
  portare  in Aula, nel più breve tempo possibile, un dibattito  così
  importante.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                                 246/A

   PRESIDENTE.  Il parere del Governo sull'ordine del  giorno  numero
  370?

   SPARMA,  assessore per il territorio e l'ambiente.  Lo  accettiamo
  come raccomandazione.

   PRESIDENTE. Così resta stabilito.


   Presidenza del vicepresidente Formica


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
   «Modifica all'articolo 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n.
   98 e successive modifiche ed integrazioni in materia di attività
             all'interno dei parchi della Regione» (246/A)

   PRESIDENTE.  Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno di legge numero 246/A  «Modifica all'articolo 10  della
  legge  regionale  6  maggio 1981, n. 98 e  successive  modifiche  ed
  integrazioni  in  materia di attività all'interno dei  parchi  della
  Regione».
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò,  Barbagallo,
  Bonomo,   Cimino,   Colianni,   Cracolici,   Cristaudo,   Currenti,
  D'Agostino, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di  Guardo,  Di
  Mauro,  Faraone,  Federico, Galvagno, Gennuso, Gentile,  Giuffrida,
  Gucciardi, Laccoto, Leanza Nicola, Lo Giudice, Marrocco,  Marziano,
  Mattarella, Minardo, Musotto, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo,
  Ragusa, Raia, Rinaldi, Savona, Termine, Vitrano.

   Sono in congedo: Buzzanca, Calanducci, Donegani, Falcone, Ferrara,
  Lentini.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti ...............................   44
   Votanti        .   43
   Maggioranza         22
   Favorevoli          43

                         (L'Assemblea approva)

   Gli  onorevoli  Speziale  e  Termine dichiarano  di  avere  votato
  favorevolmente  ma  che,  per  un  malfunzionamento   del   sistema
  elettronico di votazione, il loro voto non risulta registrato.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
           la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
  l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione
      delle iniziative economiche. Disposizioni per lo sviluppo.
   Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità
   organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la
     semplificazione della legislazione regionale» (520-144 bis/A)


   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del  disegno  di
  legge   «Disposizioni  per  la  trasparenza,  la   semplificazione,
  l'efficienza,  l'informatizzazione della pubblica  amministrazione,
  l'agevolazione  delle iniziative economiche.  Disposizioni  per  lo
  sviluppo.  Disposizioni per il contrasto alla  corruzione  ed  alla
  criminalità  organizzata  di stampo mafioso.  Disposizioni  per  il
  riordino  e la semplificazione della legislazione regionale»  (520-
  144 bis/A), posto al numero 2).
   Invito  i  componenti la I Commissione, «Affari istituzionali»,  a
  prendere posto nel relativo banco.
   Ricordo  che,  nella  precedente seduta, era  stato  approvato  il
  passaggio  all'esame degli articoli e che la discussione  generale,
  secondo prassi, è stata rinviata all'articolo 1.
   Vista  l'ampiezza e l'importanza del disegno di legge, il  termine
  per la presentazione dei subemendamenti è fissato per domani sera.

   PRESIDENTE. Vista l'importanza del disegno di legge e  del  numero
  degli  emendamenti presentati, stasera, svolgeremo  la  discussione
  generale

   CRACOLICI. I subemendamenti si presentano al testo. C'è un termine
  per   i  subemendamenti. Il termine per i subemendamenti è scaduto.
  Siamo al Regolamento  fai-da-te

   PRESIDENTE  Comunque,  visto  che  continueremo  domani  sera,  il
  problema non si pone.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.    Signor   Presidente,    non   si   faccia   intimidire
  dall'onorevole  Cracolici  che  non  ha  lo  spessore  per   potere
  intimidire alcuno.

   PRESIDENTE. Lei ritiene che la Presidenza si possa fare intimidire
  da qualcuno?

   MANCUSO.  Non  lo so. L'onorevole Cracolici lancia  una  serie  di
  diktat.   Signor  Presidente,  lei  è  il  più  caro  custode   del
  Regolamento e delle prassi parlamentari.
   Lei  stava  dicendo bene, poi, è stato, come al solito, interrotto
  su  un  percorso  che  ci deve dire lei questa sera  perché,  dalle
  notizie  che  ci  arrivano, sembrerebbe che siano stati  presentati
  circa 800 emendamenti al testo
   Se questo risultasse vero, lei dovrebbe mettere tutti e novanta  i
  parlamentari  nelle condizioni di conoscere tutti  gli  emendamenti
  presentati dai colleghi.
   E'  chiaro  che  gli emendamenti presentati -  non  so  quando  li
  metterà  a  nostra disposizione, spero immediatamente dopo  il  mio
  intervento, se sono pronti - così come è successo - faccio l'ultimo
  esempio,  per  non  ritornare a dieci anni  fa  -  con  bilancio  e
  finanziaria  -  il Presidente di questa Assemblea ha assegnato  dei
  termini che riguardavano i subemendamenti presentati ai testi degli
  emendamenti dei colleghi.
   Lei  ci  deve  specificare - perché non è scritto nel Regolamento,
  non  c'è  un'indicazione regolamentare - entro quanto  tempo  posso
  presentare i subemendamenti all'emendamento del collega Leanza.  Se
  lo  specifichiamo prima, se lei ci dice entro quanto tempo ci  darà
  la possibilità di presentarli, ci regoliamo di conseguenza.
   Se questo non lo diciamo prima, finisce come sempre qualcuno vuole
  fare finire, il Governo  soprattutto, cioè arrivano gli emendamenti
  volanti all'ultimo secondo. E questo non è possibile.
   Allora,  il  richiamo  che faccio, anche a  tutela  dell'onorevole
  Cracolici,  è  quello di conoscere le modalità, di sapere  come  un
  parlamentare   si   deve  organizzare  affinché  possa   presentare
  subemendamenti  agli emendamenti presentati dai  colleghi  che,  in
  questo momento, non conosciamo.
   Prima,  quindi,  ce li consegni e, una volta consegnati,  da  quel
  momento, la Presidenza decida come  dobbiamo comportarci.

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, la Presidenza, che  stava  facendo
  delle  comunicazioni, legge anche il Regolamento che  è  abbastanza
  chiaro e inequivoco:  Gli emendamenti presentati ai sensi dei commi
  precedenti,  sono esaminati dall'Assemblea 24 ore dopo la  chiusura
  della discussione generale .
   Allora, stasera, facciamo la chiusura della discussione

   CRACOLICI.  Assolutamente  no. Abbiamo votato  il  passaggio  agli
  articoli.

   MANCUSO.  Non  è  vero.  Sta dicendo una bugia.  Abbiamo  rinviato
  all'articolo 1 la discussione generale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, quando la Presidenza  assume  una
  decisione come quella nel caso in specie del voto al passaggio agli
  articoli e di rinvio all'articolo 1 della discussione generale -  è
  vero  che abbiamo votato il passaggio agli articoli, non c'è dubbio
  che  l'abbiamo  votato - lo si fa quando c'è  la  consapevolezza  e
  l'approvazione  dell'Aula  per  svolgere  la  discussione  generale
  all'articolo 1.

   CRACOLICI. Si discutono, quindi, i relativi emendamenti.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   secondo   me,   ci    stiamo
  attorcigliando  sul  nulla.  Questa  sera,   dobbiamo  svolgere  la
  discussione generale; l'Aula riprenderà domani sera, come  previsto
  e il termine

   SPEZIALE. Ma perché?

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  la
  parola  per  un richiamo al Regolamento perché possiamo consentire,
  in  nome  delle ragioni della politica, delle buone prassi  d'Aula,
  procedure  anche  speciali nel momento in  cui  c'è  una  procedura
  condivisa.
   Abbiamo  acquisito  un  dato: che abbiamo avviato  la  discussione
  mercoledì   e  rinviato,  in  quella  sede,  all'articolo   1,   la
  discussione  generale,  fissando il termine  per  la  presentazione
  degli emendamenti a lunedì, alle ore 12.00. Oggi siamo a martedì  e
  ci sono gli emendamenti in Aula.
   Di  prassi,  l'articolo  1 si tratta in  uno  con  la  discussione
  generale;  alla fine della discussione generale, si cominceranno  a
  votare  gli emendamenti. Nella misura in cui, poi, l'Aula valuterà,
  quando finirà l'articolo 1, l'articolo 2, l'articolo 3 - ma non c'è
  un  tempo  che  stabiliamo  stasera - domani  si  discuteranno  gli
  emendamenti. Per ipotesi, per paradosso, potremmo andare  anche  in
  notturna e discutere gli emendamenti.
   Vorrei  fosse  chiaro che la procedura d'Aula  prevede  che  siamo
  all'articolo 1 e svolgiamo anche la discussione generale. Finita la
  discussione generale, si procederà con gli emendamenti.
   Prendo  atto  che, in nome del fatto di approvare la  legge  sulla
  semplificazione - attesa da tutte le categorie, tutti la vogliono -
  ho capito che ci sono circa 800 emendamenti. Dalla quantità, deduco
  che nessuno di quelli che vogliono la legge, in realtà vogliono  la
  legge.  E'  un  modo  per  far finta di volere  la  legge  per  non
  approvare  nessun'altra  legge. Questo trucco,  però,  lo  sapevamo
  prima e credo che l'Aula si attrezzerà di conseguenza.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, le debbo fare una domanda:  io  e
  lei,   che   siamo   qui   da   qualche   legislatura,   ricordiamo
  perfettamente,  quante volte lei, nella qualità  di  Presidente  di
  Gruppo  parlamentare, di fronte alla presentazione

   CRACOLICI.  Non  ho  mai chiesto termini per la  presentazione  di
  subemendamenti.

   PRESIDENTE. Ma lei non sa quello che sto dicendo: quante volte lei
  -  giustamente,  aggiunge la Presidenza - ha chiesto  di  avere  il
  tempo  di  esaminare la mole degli emendamenti presentati al  fine,
  non  di presentare ulteriori emendamenti perché non si possono  più
  presentare,  ma  di  volerli  valutare  e  avere  il  tempo  per  i
  subemendamenti?
   Onorevoli   colleghi,  avverto  che,  stasera,  si   svolgerà   la
  discussione   generale  e,  domani,  si  passerà  all'esame   degli
  emendamenti.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei che la
  Presidenza e gli uffici contribuissero a creare confusione.
   Le  cose  dette dal collega Cracolici sono prassi ed è esattamente
  quello che prevede il Regolamento interno.
   La   discussione  generale  si  è  chiusa.   I  termini   per   la
  presentazione degli emendamenti sono stati fissati a mezzogiorno di
  lunedì  prossimo. Da quel momento, non si potranno  più  presentare
  emendamenti se non in Aula.
   Stasera,   la  Presidenza  ci  avrebbe  dovuto  comunicare   degli
  ottocento emendamenti, facendo il lavoro che non vuole fare  perché
  si piega a ragioni, a logiche di maggioranza

   PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale, lei sta facendo  e  sta  dicendo
  delle affermazioni che sono fuori luogo

   SPEZIALE.  Adesso  dimostro le affermazioni perché,  stasera,  lei
  avrebbe  dovuto  venire in Aula e dire esattamente degli  ottocento
  emendamenti quali la Presidenza ritiene ammissibili  per l'Aula.
   La  Presidenza è venuta meno ad una condizione elementare di guida
  dell'Aula  perché è impossibile che, su ottocento  emendamenti,  la
  Presidenza non ne ritenga ammissibili la metà, quindi, fa  fare  un
  lavoro inutile all'Aula, né può dichiararli inammissibili in  corso
  di  lavori  d'Aula perché questo complica la formazione dei  lavori
  del Parlamento.
   Signor  Presidente, siccome la prassi e il Regolamento sono chiari
  -  signor Presidente, parlo con lei oltre che con l'Aula - si  apre
  la  discussione generale sull'articolo 1 e la discussione  generale
  si  può  concludere fra due ore, fra tre ore. Dopo  la  conclusione
  della  discussione  generale,  si  passa  all'articolo  1  ed  agli
  emendamenti presentati all'articolo 1.
   Faccia  lei un esame sugli emendamenti presentati all'articolo  1,
  dichiari  in  Aula,  preventivamente, quali  sono  gli  emendamenti
  ammissibili e quelli inammissibili ed il Parlamento potrà  lavorare
  su  quegli  emendamenti già dopo la conclusione  della  discussione
  generale sull'articolo1.
   Quando   rinviamo   la  discussione  generale   sull'articolo   1,
  contempliamo due esigenze: la discussione sull'articolo 1 in sé  ed
  avere  spostato  la  discussione sull'articolo  1  ma  non  abbiamo
  riaperto i termini per presentare altri emendamenti.
   Sul  fatto che, in altre occasioni, avremmo chiesto altri  termini
  per   presentare  subemendamenti,  ho  detto  testé  al  Segretario
  generale che non c'è nessun precedente d'Aula.
   Sono  stato presidente del Gruppo parlamentare DS per otto anni  e
  mai  mi sono sognato di chiedere una cosa in palese violazione  del
  Regolamento  interno.  E, siccome il Segretario  generale,  dottore
  Tomasello, che l'aiuta e la sostiene, sa perfettamente che non  c'è
  nessun  precedente, la inviterei a proseguire con i regolari lavori
  d'Aula, cioè aprendo  la discussione generale sull'articolo  1  per
  poi passare  agli emendamenti sull'articolo 1.

   PRESIDENTE. Onorevole Speziale, le ribadisco che la Presidenza non
  ha mai dichiarato che si riaprono i termini per gli emendamenti;  è
  una sua interpretazione.

   CRACOLICI. E neanche per i sub emendamenti

   PRESIDENTE.  La  Presidenza ha solo detto che, vista  la  mole  di
  emendamenti  presentati  che  sono  stati  valutati  dagli  Uffici,
  siccome  si era votato il passaggio all'esame degli articoli  e  si
  era rinviata la discussione, come da prassi, all'articolo 1, questa
  sera, si poteva svolgere la discussione generale, dopodiché domani,
  nella  seduta d'Aula, si continuerà con gli articoli e, ovviamente,
  con  i  subemendamenti presentati e da presentare. Non  capisco  la
  polemica che è speciosa.

   CORDARO. Sempre questo ha detto.

   PRESIDENTE.  Ho  detto sempre questo, non  si  è  parlato  mai  di
  emendamenti.
   Per  quanto riguarda i termini per i subemendamenti, come  prassi,
  quest'Aula  ha  detto che possono presentarsi  mezz'ora  prima  del
  momento  in  cui  verranno discussi; per prassi,  per  evitare  che
  arrivino  all'ultimo  minuto, in questa legislatura,  si  è  deciso
  mezz'ora prima di quando si dovranno discutere.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   oggi,
  abbiamo assistito all'ennesimo momento di riflessione che ci  viene
  da  parte  di  alcuni giornali, quindi, dei media, e  ritengo  che,
  stasera,  certamente,  non  stiamo  dando  una  bella  impressione,
  rispetto ad una legge che tutti abbiamo dichiarato di volere.
   Il  Presidente Formica, onorevole Cracolici, ha fatto una proposta
  che  si  può  accogliere   per  intero,  nel  senso  che,  stasera,
  completiamo la discussione generale, ognuno studia gli emendamenti,
  quello che vuole e, domani, dalle ore sedici in poi, può presentare
  all'articolo 1 qualsiasi subemendamento possibile, quindi, il tempo
  materiale  che  diamo a tutti i  colleghi di  leggere  le  carte  e
  potere   esprimere,  ovviamente,  un  voto  consapevole,   convinto
  rispetto ad una legge molto importante.
   Ritengo  di  accogliere  ciò che dice il  Presidente  Formica  nel
  rispetto  del  Regolamento e del buon senso, che questa  Assemblea,
  stasera, deve dimostrare nel miglior modo possibile.
   Ritengo  che la proposta possa essere accolta e, quindi, invito  i
  Gruppi  parlamentari della maggioranza e della minoranza,  tutti  i
  colleghi  a  superare questo momento di difficoltà e  passare  alla
  discussione  generale, considerato che sono presenti  in  Aula  sia
  l'assessore  Chinnici  sia l'assessore Armao che  possono  aiutarci
  nella discussione generale e a convincere il Parlamento sulla bontà
  di questo disegno di legge.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  so  perché,
  oggi, mi trovo sempre a dover ribadire di rispettare le leggi  o  i
  regolamenti. Oggi, mi trovo a dover contestare alcune cose  perché,
  prima  che arriviamo a un momento tale che, poi, si appaleserà   in
  un  problema, signor Presidente,  suggerisco che, forse,  c'è stata
  un  po'  di  fretta,  disattenzione ma,  in  questa  norma,  che  è
  importantissima e che tutti vogliamo, ci sono alcuni articoli  -  e
  lo  dico  ai  colleghi  Cracolici e agli  altri  -  che  con  la  I
  Commissione non hanno niente a che vedere.
    Non so cosa dirà il presidente della I Commissione, a che titolo,
  quando  si passerà all'esame dell'articolo 19 che parla di raccordo
  con  gli  strumenti  urbanistici. Cosa dirà il presidente  della  I
  Commissione,  nel merito?
   Signor  Presidente,  non  lo so ma non è finita.  All'articolo  20
   Chiusura  dei lavori, collaudo e controlli di opere ; all'articolo
  21   Individuazione  delle  aree  da  destinare  agli  insediamenti
  produttivi ,  parte  di  competenza  dell'urbanistica  e  parte  di
  competenza  della  III  Commissione  che  si  occupa  di   attività
  produttive;   andiamo  avanti,  all'articolo  29    Formazione   di
  personale per gli appalti urbanistici ed edilizia ; andiamo  ancora
  avanti,    Modifiche in materia di procedimento di  rilascio  delle
  concessioni edilizie , si abroga la Commissione edilizia in tutti i
  comuni,  si cambiano le norme sull'articolo 1794 della legge  sulle
  concessione edilizie.
   Signor Presidente, ma di cosa stiamo parlando? Di una norma  sulla
  semplificazione delle procedure?  Secondo me, la materia  è  giusta
  ma  qui manca qualcosa, qui ci vuole il parere della III e della IV
  Commissione. Non so chi lo doveva chiedere. Lo doveva  chiedere  il
  Presidente dell'Assemblea, lo doveva chiedere il Governo, lo doveva
  chiedere il Presidente della I Commissione, ma che parere può  dare
  il  Presidente  della  I  Commissione  su  queste  materie,  quando
  arriveremo al loro esame?
   Signor  Presidente, pongo un problema molto serio. Sarò il primo a
  dire  che  questa  norma, nel merito, non ha  avuto  i  pareri   di
  competenza.

   PRESIDENTE. Onorevole Beninati, la Presidenza terrà conto dei suoi
  rilievi e, quindi, al momento opportuno, vedremo come atteggiarci.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  assai
  rapidamente  per cercare, certamente, dal mio punto  di  vista,  di
  fare  chiarezza  rispetto  ad  alcuni  interventi  che  ho  sentito
  poc'anzi  e ad alcuni  elementi, secondo me, di mistificazione  che
  qualcuno ha cercato di introdurre qualche attimo fa.
   Con   riferimento  alla  discussione  generale  e  al  tema  degli
  emendamenti,   è  davvero  inopinata  la  posizione  dell'onorevole
  Cracolici per una serie di argomentazioni.
   Il  primo  argomento è che egli stesso ha detto   forse  ottocento
  emendamenti . La verità, colleghi, è che ancora nessuno di noi è in
  condizione  di  sapere  quali  e quanti  sono  gli  emendamenti  e,
  siccome, in questa Assemblea, a dispetto di qualche collega, non  è
  possibile  introdurre  il  friggi e mangia  è necessario  stabilire
  per  tempo e secondo il Regolamento interno, questa volta sì,  come
  si  procede, in che tempi, con quali modi e secondo quali  articoli
  del Regolamento.
   Allora,     l'onorevole    Cracolici,    prima     di     accusare
  indiscriminatamente   chi  ha  presentato  ottocento   emendamenti,
  dovrebbe  informarsi all'interno del suo Gruppo per  sapere  quanti
  dei  suoi  colleghi hanno presentato emendamenti.  Il  PD  non  può
  trasferire  il nervosismo del suo Gruppo all'interno di quest'Aula,
  altrimenti, diventa complicato perché l'onorevole Speziale - che  è
  un  deputato di grande esperienza - non può attaccare gli Uffici  a
  convenienza. Bisogna essere seri sempre, altrimenti, qui un  giorno
  mi  conviene  fare una cosa e tiro la giacchetta da  una  parte  e,
  l'indomani  mi conviene fare un'altra cosa e tiro la giacchetta  da
  un'altra parte.
   Non  so  quanti  emendamenti ci sono e chi li  ha  presentati;  se
  l'onorevole Cracolici, in maniera riservata, lo ha già  saputo,  ne
  prendo atto.
   Siamo  in attesa che la Presidenza si determini perché l'onorevole
  Speziale  ha  sostenuto  una  cosa ed il  contrario  della  stessa.
  Probabilmente, proprio per quel nervosismo che pervade il PD non se
  ne  è  accorto ma egli ha sostenuto che era impossibile iniziare  i
  lavori  senza  che  la  Presidenza si fosse  determinata  su  quali
  emendamenti  erano proponibili e quali no. Come fa a stabilire,  ad
  esempio,  per  l'articolo  1,  da  quali  emendamenti  si  dovrebbe
  partire?   E'  certamente  un  articolo  i  cui  emendamenti   sono
  proponibili?
   Allora,  amici  miei,  colleghi, un  minimo  di  serenità,  quella
  serenità  che  il  Presidente  Formica  -  a  dispetto  della   sua
  appartenenza che lascia fuori da questa Aula quando siede su quello
  scranno  -  ha  voluto dare all'Aula stabilendo un percorso  che  è
  assolutamente  coerente  e,  soprattutto,  questa   volta   sì,   è
  assolutamente legato alle norme del Regolamento interno.
   Invito  il  Presidente Formica a sfuggire gli attacchi pretestuosi
  di alcuni colleghi perché l'indicazione che lei ha dato non solo  è
  a norma di Regolamento ma anche secondo buon senso.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cordaro.
   Onorevoli  colleghi, per dare subito comunicazione  all'Aula:  gli
  emendamenti, complessivamente, sono più di ottocento  per  i  primi
  venti  articoli e  sono già in Aula. Per completare gli emendamenti
  al  testo,  tra  qualche minuto, saranno in Aula anche  quelli  che
  completano l'intero testo.
   Gli aggiuntivi saranno in Aula domani mattina, sempre con relativo
  parere.

   LEONTINI.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così come  diceva
  l'onorevole  Cordaro, si possono scegliere due soluzioni,  entrambe
  previste  dal  Regolamento interno. Una è  quella  di  iniziare  la
  discussione  generale  e dare il tempo per la  presentazione  degli
  emendamenti  nell'ambito della discussione generale  in  modo  che,
  quando  si  chiude la discussione generale, contemporaneamente,  si
  chiude il termine per la presentazione degli emendamenti.
   Questa  soluzione, ovviamente, porta come conseguenza che, durante
  la  discussione generale, non si possono conoscere e non si debbono
  conoscere i contenuti degli emendamenti.
   L'altra  soluzione, quella prescelta, è di iniziare la discussione
  generale con l'esame dell'articolo 1, dando, nel frattempo, facoltà
  ai  parlamentari di presentare gli emendamenti, così come accaduto,
  entro mezzogiorno di lunedì.
   E'  chiaro che, in questo caso, al contrario di quello che  accade
  quando gli emendamenti si possono presentare durante la discussione
  generale,   gli  emendamenti,  quando  si  inizia  la   discussione
  sull'articolo 1, devono essere tutti conosciuti e tutti pronti  per
  l'Aula.
   Se,  per caso, i colleghi rinunciassero a partecipare al dibattito
  sulla   discussione  generale,  proprio  per  entrare  nel   merito
  dell'articolo 1, non potrebbero materialmente farlo perché  mancano
  i  tre  quarti del lavoro preparatorio e istruttorio, non  soltanto
  gli articoli ma gli emendamenti.
   E  non è vero che possiamo iniziare la discussione sull'articolo 1
  perché  ci  sono  gli emendamenti all'articolo 1. Come  l'onorevole
  Beninati  ha ben dimostrato, infatti, ci sono refluenze da articolo
  ad articolo e, se non si conoscono  quali sono gli emendamenti agli
  articoli 18, 19, 21 e 27, non si può affrontare nemmeno la tematica
  dell'articolo 1.
   La legge è un tutt'uno, non è fatta di segmenti l'uno in contrasto
  con l'altro o diverso dall'altro.
   Per  poter  partecipare in modo congruo e consapevole al dibattito
  sull'articolo 1, debbo sapere che cosa i colleghi hanno  presentato
  agli  articoli  19,  21,  23  o  25, altrimenti,  si  comincia  una
  discussione a casaccio che non è possibile iniziare.
   Oggi,  la  discussione generale sull'articolo 1, avendo  prescelto
  questa soluzione, non possiamo iniziarla, signor Presidente, perché
  è  vero  che  ci  siamo dati questa soluzione ma manca  la  visione
  sinottica  e  contestuale di tutti gli emendamenti e di  tutti  gli
  articoli. Se dovessimo decidere questa sera di non partecipare alla
  discussione generale e iniziare il dibattito sull'articolo  1,  non
  potremmo iniziare. Non potremmo farlo perché, sull'articolo 1,  non
  si può intervenire se non si conosce l'articolo 19 o l'articolo 25.

   CRACOLICI.  Ma l'articolato lo conosci da mesi. Questi  interventi
  devono avere una logica.

   LEONTINI.  Questa  vicenda   ha donato all'Aula  una  conseguenza.
  Parlo   della  vicenda  politica  più  generale.  Oggi,  c'è  stata
  un'interessante riunione di gruppo, nel PD e abbiamo  ritrovato  il
  tandem    Speziale-Cracolici  che,  da   tempo,   non   vivacizzava
  quest'Aula.
   Oggi, dopo anni, l'onorevole Speziale è tornato a fare tandem  con
  l'onorevole Cracolici. Se sono questi i portati della riunione  del
  PD ne vedremo delle belle.

   SPEZIALE. E' vero, è vero, confermo.

   LEONTINI.  Entrambi  si  stanno improvvisando   soloni  d'Aula   e
  quindi interrompono gli interventi dei colleghi. Signor Presidente,
  la  discussione  generale sull'articolo 1, siccome  abbiamo  deciso
  questo, formalmente non può essere iniziata, a meno che non  mi  si
  presentano  i  quattro volumi degli articoli  con  gli  emendamenti
  perché,  sull'articolo 1, dico  che ho presentato degli emendamenti
  connessi, onorevole Cracolici, ad emendamenti che il suo e  il  mio
  Gruppo parlamentare hanno presentato all'articolo 21.
   Voglio intervenire sull'articolo 1 perché gli emendamenti non sono
  un  fatto dell'altro mondo; diventeranno legge e saranno la  stessa
  legge, sullo stesso articolo che esamina lei ed esamino io.
   Per una visione contestuale, signor Presidente, le chiedo, quindi,
  di  fare  iniziare la discussione quando avremo tutto il materiale,
  in  modo  tale  da  potere  intervenire correttamente  ed  in  modo
  congruo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Leontini, la Presidenza si  fa  carico  del
  fatto  che, a fronte di una norma a cui sono stati presentati circa
  un   migliaio  di  emendamenti,  tra  quelli  al  testo  e   quelli
  aggiuntivi, ed essendo un testo complesso, deve offrire, per quanto
  possibile,  a  tutti i deputati la possibilità di potere  avere  il
  quadro completo.
   Intanto,  la  Presidenza  vuole fare un apprezzamento  del  lavoro
  degli  Uffici perché, da ieri, termine ultimo per la presentazione,
  ad  oggi, con mille emendamenti, sono stati in grado di completare,
  quasi  per  intero, il quadro al testo, onorevole Leontini,  perché
  quelli  fino  all'articolo 20 erano già in Aula  e  l'altra  parte,
  sostanzialmente, arriverà fra qualche minuto.
   Ovviamente, ci sono delle particolarità che sono state  segnalate,
  da  attenzionare da parte della Presidenza e riguardano le parti di
  competenza  di altre Commissioni, come ha sottolineato  l'onorevole
  Beninati,  che  avrebbero  dovuto, da parte  della  I  Commissione,
  essere, per Regolamento, sottoposte al vaglio. Ma quando arriveremo
  lì  -  perché  mi  pare  che sono dall'articolo  20  in  poi  -  la
  Presidenza  si  atteggerà per vedere di far  pronunciare,  come  da
  Regolamento interno, la IV Commissione.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   nel   mio
  intervento,  voglio unirmi all'apprezzamento per  il  lavoro  degli
  Uffici.  Sicuramente, avere già prodotto una parte consistente  del
  lavoro, a ventiquattro ore circa dalla conclusione del termine  per
  la   presentazione   degli  emendamenti,   è   sicuramente   merito
  dell'abnegazione al lavoro degli Uffici di questa Assemblea. Signor
  Presidente,  facciamo, però, un attimo di chiarezza. Alla  luce  di
  quelli  che  sono stati gli interventi, ci troviamo  di  fronte  ad
  alcune  questioni. La prima questione: qualcuno ha detto che  vuole
  sapere  quali  sono  gli  emendamenti che, effettivamente,  saranno
  trattati  o  non  trattati. Bene, per avere esaminato  poc'anzi  il
  disegno  di legge sulla Targa Florio ed avendo verificato che,  dei
  circa   500   emendamenti  preparati  e  offerti  alla  valutazione
  dell'Assemblea da parte dei deputati, la Presidenza ne ha assegnati
  a  valutazione e voto soltanto quattro o cinque, devo intendere che
  tutti  quelli che, almeno, in questo primo blocco di dieci articoli
  - perché al momento siamo al primo blocco dei primi dieci articoli,
  dei  quarantadue - sono tutti dichiarati, evidentemente, pienamente
  ammissibili, ricevibili e, quindi, da sottoporre a trattazione.
   Ma,  se  così  è, per quanto riguarda i primi dieci -  siccome  il
  numero  che  è  stato  citato  poc'anzi  è  sicuramente  un  numero
  consistente, parliamo di poco meno di mille emendamenti complessivi
  -  credo  che,  se  vogliamo  andare avanti  perché  cos'è  che  ha
  dimostrato,  al  di  là  delle  eventuali  volontà   più   o   meno
  ostruzionistiche di andare avanti o di non andare avanti, che cos'è
  che  ha  dimostrato il numero degli emendamenti proposti  a  questo
  disegno  di  legge?  Che  il disegno di legge  aveva  assolutamente
  bisogno di essere per lo meno rivisitato. Per primi, come Gruppo di
  Forza del Sud, abbiamo presentato tutta una serie di emendamenti  -
  a  partire  dall'articolo 1 - integralmente sostitutivi,   per  poi
  arrivare  fino  all'articolo  8  con  tutti  gli  articoli  e   gli
  emendamenti  soppressivi perché assolutamente inutili,  perché  già
  esistenti,  perché  sarebbe  mera ripetizione,  quindi,  passeremmo
  dall'articolo  1 all'articolo 8 - la conferenza dei servizi  -  per
  poi  continuare a  sopprimere dall'articolo 9 al 16 che  resterebbe
  in vita.
   Ora,  non  è  che io non veda; in una situazione di questo  genere
  occorre  avere  la chiarezza e la completezza dell'informazione  di
  quello  che si discute, di quello che è il contenuto e il  contesto
  normativo nel quale ci muoviamo.
   Come  si  può sostenere che, oggi, possiamo avviare la discussione
  se  non   abbiamo  i  riferimenti complessivi, se addirittura  lei,
  signor  Presidente,  se non ho compreso male,  poc'anzi  ha  detto:
   andiamo  avanti  però può darsi che agli articoli  19,  20,  21  -
  quelli  che  ha citato poc'anzi l'onorevole Beninati,  ricordandoci
  la  questione degli strumenti urbanistici, quelli delle aree  degli
  insediamenti  produttivi -  noi poi ci fermeremo  e  valuteremo  se
  effettivamente occorre il parere della III e della IV Commissione .
   Signor  Presidente,   credo che non sia un buon  modo  per  andare
  avanti,   siccome  non  vorrei  dare  adito  a  nessuna   eventuale
  speculazione  sul chi la legge la vuole ma poi non la vuole,  credo
  che una chiarezza a monte sia necessaria.
   Credo  che  la Presidenza non possa non assegnare alle Commissioni
  di  merito la valutazione di articoli che sono  importanti,  perché
  qual è la sostanza di questo disegno di legge?
   La  sostanza  è  quella  di andare ad una  accelerazione,  ad  una
  semplificazione, ad una trasparenza maggiore senza che,  in  alcuni
  casi,  ci  parliamo addosso con articolati che sono già legge,  con
  regolamenti  che  sono  già  applicabili,  senza  bisogno  che   li
  ripetiamo, appesantendoli.
   Potremmo  snellire, quindi, il contenuto del disegno di  legge  di
  tutta una serie di articoli che, come dimostrato da più parti -  in
  alcuni  casi,  anche da esponenti del centrosinistra -  sono  stati
  oggetto di  emendamenti soppressivi dell'articolato.
   Alla  Presidenza dico di fare chiarezza a monte; dica  quello  che
  deve  essere  il percorso; valuti in maniera definitiva  se  alcuni
  articoli   devono   essere  sottoposti   alla   valutazione   delle
  Commissioni  di  merito; fornisca - ribadendo  l'apprezzamento  del
  lavoro  d'ufficio  -  tutti i parlamentari  del lavoro  complessivo
  perchè  uno abbia la valutazione. Lo ribadisco, io per primo,  che,
  in  questi  primi  dieci articoli, ne ho almeno  otto  che  debbono
  essere soppressi.
   Questo, però, non è ininfluente rispetto al contesto dell'articolo
  11,  che non che cosa sarà, visto che sono tutti ammessi perchè  il
  numero  di  cui lei parla significa che tutti sono stati dichiarati
  ammissibili; deve avere, quindi, un quadro di riferimento di quello
  che accadrà per l'articolo 11 o per il 19 o per il 34, che poi sono
  altri  articoli  in cui si immette una certa responsabilità  perché
  cominciamo  a  parlare  delle  vicende  del  codice  Vigna,   delle
  implicazioni, eventualmente, per quanto riguarda mafiosità o meno e
  così via.
   Con il mio intervento chiedo che, per evitare polemiche e problemi
  a  monte, preventivamente, la Presidenza dell'Assemblea dica  quali
  sono  e  se ci sono, come noi crediamo, articoli che devono  essere
  sottoposti alla valutazione di merito; fornisca l'Aula di tutti gli
  emendamenti   perché   ciascun  deputato  abbia   una   valutazione
  complessiva. Questo è il secondo blocco - arriviamo a  venti  -  ma
  sono   le   diciannove,   quindi,  vorrei  capire   se,   ribadendo
  l'apprezzamento per il lavoro che è fuori discussione ma  è  chiaro
  che  se, alle diciannove, si sta fornendo la seconda tranche  degli
  articoli  (da 11 a 20) - non so quando ce li forniranno - ribadendo
  il  lavoro  encomiabile perché produrlo in ventiquattro  ore  è  un
  lavoro straordinario, dobbiamo avere   il tempo perchè si abbia  il
  contesto  della norma e si possa intervenire,  ribadendo  che,  per
  primo,  do dimostrazione di questa volontà con l'articolo 1 per  il
  quale non ho formulato la richiesta di soppressione ma la richiesta
  di  sostituzione,  di riscrittura che è anche  completa  di  alcuni
  aspetti  richiamati, dal punto di vista della ricezione  telematica
  delle  istanze,  del procedimento che è citato in  altri  articoli,
  secondo me, in maniera di assoluto appesantimento e che non serve.
   Credo,  quindi, che la Presidenza debba prima discernere su questo
  e determinarsi in maniera tale che ciascuno, poi, possa intervenire
  in maniera compiuta e definitiva.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, preciso che gli emendamenti  sono
  stati tutti distribuiti.
   Gli  aggiuntivi, come ho già detto in precedenza,  saranno  pronti
  domani mattina.
   Per quanto riguarda l'altra osservazione che correttamente è stata
  posta, la Presidenza ha già detto che la condivide nel senso che, a
  parere  della Presidenza, ci sono alcuni articoli che, a  norma  di
  Regolamento, devono obbligatoriamente essere sottoposti  al  parere
  della Commissione di merito, sia essa la IV o la III.
   Nel  momento  in  cui arriveremo agli articoli incriminati  -  che
  credo  siano  dal  19  in  poi, quelli che comunque  devono  essere
  sottoposti  al  parere  obbligatorio della Commissione  di  merito,
  anche  coinvolgendo la Commissione in Aula, la III o la IV,  è  già
  accaduto  altre  volte  -,  verrà comunque  reso  il  parere  della
  Commissione compente.
   Per il resto, onorevoli colleghi, voi sapete che il Regolamento ci
  consente  di intervenire in Aula, in qualsiasi momento, sull'intera
  materia  trattata.  Quel  che  la  Presidenza  ha  stabilito  è  di
  continuare la discussione generale questa sera, completandola;  nel
  frattempo,   tutti   avremo  l'intero  blocco   degli   emendamenti
  presentati e si continuerà domani sera.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a  me  fa  piacere
  che, in quest'Aula, spesso, si faccia richiamo al Regolamento ma mi
  fa   ancora   più  piacere  quando  questo  richiamo  viene   fatto
  dall'onorevole Cracolici.
   Ho  avuto  modo  di  apprezzare, in tutti questi  anni  di  questa
  legislatura,  che  l'onorevole  Cracolici  fa  spesso  richiamo  al
  Regolamento per  usum delphini , nel senso di sostenere quella  che
  è la sua idea.
   Vorrei precisare una cosa dal punto di vista politico. Rispetto  a
  questa legge, c'è un interesse complessivo di questo Parlamento  ma
  anche di tutta la Regione siciliana e, quindi, di tutti i siciliani
  nelle loro specificità.
   Siccome è successo un fatto noto dal punto di vista politico  che,
  forse,  per la prima volta, si è realizzato all'interno  di  questo
  Palazzo,  che è venuto fuori da un atteggiamento di chi,  oggi,  fa
  parte  di  questa  maggioranza  ma che non oso dire  non  abbia  la
  cultura  di  Governo ma, forse, oggi, ha una sorta di ebbrezza  del
  potere   -   e  mi  riferisco  al  nostro  presidente  del   Gruppo
  parlamentare  del  PD,  l'onorevole  Cracolici,  il  quale  assieme
  all'MPA ed al rappresentante del Governo, ha voluto fare una scelta
  senza  tenere conto degli interessi che venivano prospettati  anche
  nella formulazione dell'ordine del giorno di quest'Aula da parte di
  ben  tre  gruppi  di  questa  Assemblea regionale  siciliana  e  mi
  riferisco al PDL, alla Forza del Sud e al PID.
   Per la prima volta, credo, in questa Regione Siciliana, tre gruppi
  parlamentari  hanno  abbandonato la Conferenza dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari perché non sono stati messi nelle condizioni di
  scegliere,  in  rappresentanza politica dei propri  gruppi,  alcune
  questioni, tra cui anche questo disegno di legge.
   E  allora,  signor  Presidente, mi è sembrato  di  capire  che  la
  Presidenza  abbia  accolto le indicazioni e le  considerazioni  del
  collega  Beninati, in riferimento al mancato rispetto da parte  del
  Governo  ma,  soprattutto, anche da parte del  Presidente  della  I
  Commissione,  che  ha deciso su materie non di pertinenza  della  I
  Commissione o di esclusiva pertinenza della I Commissione.
   Per  cui,  relativamente  al richiamo fatto  alla  IV  Commissione
   Ambiente   e   territorio',   alla   III   Commissione    Attività
  produttive', di cui faccio parte e alla quale mai questo disegno di
  legge  è  pervenuto per le valutazioni di merito,  visto  che  lei,
  signor  Presidente,  ha preso la decisione che, sicuramente,  dovrà
  esserci il parere di competenza delle rispettive Commissioni, credo
  che  non  ci  sia  nulla  di male se questo parere  potesse  essere
  espresso prima ancora di iniziare la discussione generale o, quanto
  meno,  gli articoli di questo disegno di legge, in quanto il parere
  delle  rispettive  Commissioni potrebbe  indicare  delle  scelte  o
  condizionare  diversamente  anche il  dibattito  di  quest'Aula  e,
  quindi, eventualmente, poter dare delle indicazioni di supporto  ma
  anche  di  scelte politiche e giuridiche per eliminare  emendamenti
  presentati per tutti i 42 articoli.
   Allora, Presidente, credo che la fretta non ci aiuti.
   Qui  stiamo  affrontando un tema importante  che  è  quello  della
  semplificazione,  della trasparenza. E' un  disegno  di  legge  che
  vuole   soprattutto  rispettare  queste  indicazioni.  Perché   non
  cominciamo  bene?  Perché  non  ci  mettiamo  tutti  d'accordo  per
  rinviare almeno di un giorno, di qualche giorno, tenendo conto  che
  questo disegno di legge è arrivato in Aula il 23 febbraio?
   Non  è  arrivato  da tanto tempo e si è deciso  di  affrontare  la
  discussione  generale, tenendo conto che gli emendamenti  sarebbero
  stati presentati entro ieri.
   Signor  Presidente, mi rendo conto che ci sono tempi e  regole  da
  rispettare ma, quando si fa il richiamo al Regolamento,  credo  che
  si vogliano difendere le proprie posizioni.
   Allora,  a  questo punto, vediamo se è possibile,  una  volta  per
  tutte, difendere le nostre posizioni e le nostre prerogative perché
  io,  in  quanto parlamentare di questa Assemblea regionale, non  ho
  avuto  modo di esaminare, nei tempi giusti, all'interno  della  III
  Commissione,  articoli  di questo disegno  di  legge  che  andavano
  esaminati per esprimere il parere di competenza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, lei non deve soltanto  garantire  le
  prerogative   della  maggioranza  ma,  soprattutto,  quelle   della
  minoranza di questo Parlamento. Ho il fondato sospetto, infatti - e
  lei,  tra  qualche giorno, mi darà ragione, che la maggioranza  non
  voglia  discutere questo disegno di legge e le dico  anche  perché:
  perché  ritorno  al  mio  primo intervento  dove  immagino  che  le
  estemporaneità dell'onorevole Cracolici, per fare confusione  sulle
  cose   che  abbiamo  detto,  servano  appunto  non  solo  per  fare
  confusione ma per non discutere il disegno di legge.
   In  particolare,  le ribadisco che la Presidenza mi  deve  mettere
  nelle  condizioni  di sapere prima i termini di  presentazione  dei
  subemendamenti agli emendamenti ed ai subemendamenti presentati.
   Lei ha detto, in un primo momento, che il Regolamento è chiaro  ed
  io  sono  d'accordo  con  lei;  poi, dopo  il  vociare  di  diversi
  colleghi,  non  ho  capito più nulla, lei ha detto  un'altra  cosa:
   nella prassi dell'Assemblea mezz'ora prima della discussione delle
  norme .
   Allora,  rispetto  a  quello  che ho sentito,  ancora,  in  questo
  momento,  sono  in  difficoltà  ma  vi  dico  perché  e  perché  la
  maggioranza non vuole approvare la legge.
   Faccio  un'ipotesi che è reale: mettiamo il caso che  il  Governo,
  tra  qualche  minuto,  decida di presentare un  maxiemendamento  al
  testo.  Mi  dica  lei, signor Presidente, quanto  tempo  prima  può
  presentarlo e quanto tempo mi da per presentare i subemendamenti?
   Lo  posso  sapere oppure devo aspettare la sorpresa  del  Governo?
  Posso  saperlo prima? In questo Parlamento, chi lavora ogni  giorno
  può conoscere prima le regole oppure aspettiamo la sorpresa non  so
  di chi?
   E,  se  è vero che vogliono approvare questo disegno di legge,  mi
  aspetto che il Governo, per evitare un'azione che, secondo  i  suoi
  componenti, è un'azione di contrasto alla legge e, se  ha  visto  i
  nostri  emendamenti  di soppressione, mirano  a  sopprimere  quegli
  articoli  che  già  sono  applicabili e  applicati  nella  pubblica
  Amministrazione, non sono soppressivi per sopprimere e per fare non
  so  quale  tipo di ostruzionismo in Aula, considerato anche  che  -
  lei,  signor  Presidente,  lo ha letto e mi  sono  meravigliato  di
  questo - il Governo ha presentato degli emendamenti di spesa  negli
  articoli.
   Ebbene,  che cosa facciamo? Quando arriveremo agli emendamenti  di
  spesa, sospenderemo e andremo in Commissione Bilancio?
   Dobbiamo   capire  come  dobbiamo  attivare  e  come  ci  dobbiamo
  regolare.   Le  sorprese,  ormai,  per  chi  frequenta  da  qualche
  settimana questa Assemblea, mi sembra siano inopportune.
   Allora,  lei  mi  deve dire, come minoranza,  quali  sono  le  mie
  prerogative ed i tempi per intervenire su questo disegno  di  legge
  perché  la  maggioranza  questo  disegno  di  legge  non  lo  vuole
  approvare  ed è chiaro; lo ha detto qualche settimana fa  chiedendo
  la sospensiva; ha fatto una guerra in Conferenza dei Presidenti dei
  Gruppi  parlamentari dove voleva prima la legge elettorale e finirà
  che la legge elettorale scavalcherà anche questa legge.
     Rispetto  a  questo, lei, signor Presidente, deve  garantire  la
  minoranza e deve garantirla con un metodo regolamentare che abbiamo
  il diritto di conoscere; abbiamo il diritto di sapere cosa dobbiamo
  studiare, quando dobbiamo studiare e che tempi ci concede.
   Glielo chiedo cortesemente, per la seconda volta, non per richiamo
  al  Regolamento  o  altro; devo sapere anche  quanto  tempo  ha  il
  Governo  per presentare il suo eventuale maxiemendamento  e  quanto
  tempo  concede  a me per intervenire nell'eventuale maxiemendamento
  se lo presenterà e quando lo presenterà.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, intervengo per l'ennesima volta  a
  chiarimento.
   Intanto,  rispetto  alle  novità che lei,  onorevole  Mancuso,  ha
  evidenziato  nel  suo  ultimo intervento,  c'è  che  gli  eventuali
  emendamenti  presentati  dal  Governo che  prevedevano  spesa  sono
  improponibili. Se sono inseriti nel fascicolo, non prevedono spesa.

   MANCUSO. Sono contenuti nel blocco. Glieli leggo?

   CRACOLICI. Può capitare

   MANCUSO. Se alla Presidenza sembra che i fondi statali europei non
  debbano  passare dal bilancio, allora, ha ragione  lei  ma  non  mi
  sembra che sia così.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Mancuso, la Presidenza,  ovviamente,  deve
  dettare  delle  regole e dare delle certezze come  lei  richiedeva.
  Visto che si trattava di mille emendamenti, è possibile che, in una
  prima  fase,  siano stati inseriti anche emendamenti di  spesa  che
  saranno  certamente dichiarati improponibili. I parlamentari  hanno
  bisogno di certezze; su questo non vi è dubbio.
   Per il resto, onorevole Mancuso, ritorno a precisare che i termini
  di  24  ore  per avere conoscenza di queste cose sono indicati  nel
  Regolamento,  per  cui  discuteremo di  emendamenti  da  presentare
  domani sera.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo  fascicolo,
  per  la  verità, contiene circa 300 emendamenti, di  cui  285  sono
  dell'opposizione e, poco fa, mi sono sentito un po' in difficoltà e
  ho  detto   può darsi che abbiamo presentato troppi emendamenti  al
  testo . Duecentottantacinque emendamenti sono dell'opposizione, nel
  primo fascicolo; 13 sono della maggioranza - che voi indicate  come
  quelli  che,  sostanzialmente, stanno attrezzando  addirittura  nei
  confronti  del  testo  chissà che cosa - e 2 emendamenti  sono  del
  Governo.  Non bisogna scomodare Archimede: se il primo fascicolo  è
  combinato così, presumo che il secondo e il terzo lo rispecchino.
   A  conti  fatti,  siamo  a  750-800 emendamenti  circa  presentati
  dall'opposizione.
   Attenzione,  c'è  un dato interessantissimo, signor  Presidente  e
  voglio  comunicarglielo perché lei, come me, è stato presente  alla
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e tutti  abbiamo
  sentito  quale  sia  l'interesse,  anche  e  soprattutto  da  parte
  dell'opposizione, nel dare alla Regione la possibilità di avere  un
  testo  di questo tipo: gli emendamenti soppressivi sono circa  480-
  500,  solo soppressivi vuol dire o dell'intero articolo o di  parte
  dell'articolo;  sappiamo  perché si presentano  questi  emendamenti
  soppressivi.
   Dovremmo  discutere  nel merito; siamo in discussione  generale  e
  dovremmo  discutere  dei  riflessi del codice  Vigna,  della  legge
  Brunetta,  degli  sportelli  unici, se questi  sportelli  unici  li
  dobbiamo  ulteriormente definire, rendere  ancora  più  efficaci  e
  questo il testo tenta di fare.
   Dovremmo  capire in che misura la telematica può essere  applicata
  alla  pubblica amministrazione, per procedimenti snelli,  per  dare
  effettivamente  la  possibilità a tante  imprese  di  investire  in
  Sicilia,  di  avere anche lo SCICA in Sicilia; c'è  addirittura  la
  dichiarazione di inizio attività, con i controlli postumi, mi  pare
  che  si  dica.  Dovremmo  discutere di questo,  dopodiché  dovremmo
  affrontare una discussione di merito seria, ottimizzare ciò  che  è
  possibile  ottimizzare  di  questo  testo  perché,  obiettivamente,
  dobbiamo  dire  che  chi ha avuto la possibilità  di  approfondirlo
  afferma che è un testo che già manifesta un primo serio sforzo  per
  cercare - soprattutto rispetto al codice Vigna che, in parte, è già
  applicato anche in Sicilia - di produrre qualche cosa di serio.
   Mi  trovo  ad  assistere,  lo dico con la massima  schiettezza,  a
  vecchie  pratiche  ostruzionistiche, non a quelle  moderne,  non  a
  quelle che lanciano segnali precisi rispetto alle difficoltà che la
  maggioranza  può avere, alle discussioni, più o meno salutari,  che
  possono esserci all'interno dei partiti.
   Vedo    attrezzata,    anche    artigianalmente,    una    pratica
  ostruzionistica che tende a mettere in difficoltà  non  si  capisce
  bene chi. Ogni giorno questa Aula si trova sui giornali come l'Aula
  che non riesce a produrre un bel niente; addirittura, c'è chi ci fa
  i  conti  di  quanto è costata una legge o di quanto  sono  costati
  alcuni provvedimenti.
   In  questo  scenario, imperterriti continuiamo, signor Presidente,
  come se nulla fosse.
   E' come se la vecchia artigiana pratica dell'ostruzionismo o dello
  scontro  muro contro muro possa portare benefici di natura politica
  o  elettorale  a  qualcuno. Ho l'impressione che ci stiamo  facendo
  semplicemente  del  male gratuitamente, senza comprendere,  invece,
  che  qui  dentro  c'è  del discreto materiale  che  andrebbe  anche
  valutato con occhio attento, a prescindere dai passaggi.
   L'altra  cosa curiosa, signor Presidente, è che spesso si  discute
  di Commissioni.
   Quando un testo è in discussione in una Commissione, i colleghi mi
  insegnano  che se c'è un articolo che, evidentemente,  deve  essere
  sottoposto  al  parere della Commissione di merito,  ciò  va  fatto
  durante  quella discussione e quel procedimento; non  scopriamo  in
  Aula  che  c'è qualcosa, comunque, che riguarda anche la competenza
  di  una  specifica  Commissione di merito e  lo  introduciamo  come
  elemento  semplicemente  per fare il classico  duello  che  non  si
  capisce  bene, per giunta, a cosa serva. E' evidente che su  questo
  piano  stiamo  arrecando  un danno alla produzione  legislativa  di
  quest'Assemblea, e c'entrano poco maggioranza e minoranza - mi deve
  scusare il collega Mancuso  che stimo e rispetto - e non siamo  qui
  a  fare  finta che ci sia qualcosa nel calendario che possa  creare
  forte  dissenso  fra  di  noi.  Lo  sappiamo,  abbiamo  fatto   tre
  Conferenze  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ma,  alla  fine,
  almeno  se non ho capito male, si era detto che su questo testo  si
  sarebbe  attrezzata una discussione seria, molto attenta  da  parte
  nostra  per  cercare di fare bene questa legge,  anzi  per  cercare
  addirittura di andare oltre.
   Con  tutta sincerità, però, non me ne vogliano i colleghi, ho dato
  una  sbirciata  -  ovviamente solo una sbirciata  e,  quindi,  sono
  pronto  a  riconoscere anche un errore di valutazione - ma,  tranne
  qualche  termine che da trenta arriva a venticinque, che da  trenta
  passa a quarantacinque o qualche specifica per quanto concerne enti
  su  cui la Regione vigila che vengono citati in campo, non mi  pare
  obiettivamente, e nel corso della discussione lo verificheremo, che
  ci sia uno sforzo vero, invece, per migliorare il testo.
   Personalmente, mi preoccupo di questo. Il resto, sinceramente,  mi
  sembra  un  vecchio armamentario di cui credo siamo  tutti  stanchi
  perché è un vecchio armamentario che non solo è improduttivo  e  ci
  smarrisce  anche  per quel minimo di passione che  ancora  dobbiamo
  mettere, secondo me, volenti o nolenti - lo dico con una logica  di
  costrizione  -  nel fare un lavoro che è quello di  produrre  buone
  leggi  e  di  dare la possibilità anche a questa legge di  produrre
  effetti  nel più breve tempo possibile, perché la Sicilia  non  può
  non darsi una legge adeguata e, addirittura, deve rincorrere ancora
  il codice Vigna.
   E' un buon paradosso, signor Presidente, e concludo ringraziandola
  per  avermi  fatto parlare qualche minuto in più. Poi, se  dobbiamo
  trattare  o  meno la legge elettorale come un discorso che  abbiamo
  detto  che  dobbiamo, tutto sommato cercare di fare tra di  noi  in
  questi  giorni, se lo vogliamo fare, se arriverà e quando  arriverà
  lo  verificheremo,  ma con estrema serietà e  lealtà  nei  rapporti
  istituzionali.
   Sentivo  di  dire queste cose, signor Presidente. Le  ho  dette  e
  spero di non avere usato termini offensivi nei confronti di alcuno,
  ma  penso  che  dovremo cominciare a lavorare,  e  a  lavorare  con
  maggiore attenzione rispetto a quanto abbiamo fatto finora.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Oddo. La Presidenza apprezza  molto
  il  suo  invito  a  vedere  come approfondire,  rivolto  all'intero
  Parlamento  e  a tutte le forze del Parlamento, come  fare  e  come
  collaborare per approvare un'ottima legge, vista la sua importanza.
   Sono iscritti a parlare gli onorevoli Maira e Musotto.

   MUSOTTO. Rinuncio, signor Presidente, per dimostrare che si  vuole
  andare  avanti per approvare questo disegno di legge; a volte,  più
  si parla e più si dimostra che la legge non si vuole approvare.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Maira.

   MAIRA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  per   smentire
  amichevolmente le affermazioni del collega Musotto,  inizio  questo
  mio, spero breve, intervento sottolineando che non faccio parte  di
  quei  giocatori  di quest'Aula che si rimpallano  l'accusa  di  non
  volere approvare questo disegno di legge.
   Io  e  il  mio Gruppo questo disegno di legge vogliamo  approvarlo
  perché lo ritengo importante ed essenziale per mettere ordine in un
  sistema, in un settore dei rapporti tra la pubblica amministrazione
  ed  i  cittadini utenti che, obiettivamente, non è più adeguato,  è
  antico,   è  paraborbonico e questo non lo dico in  senso  negativo
  perché i Borbonici erano dotati di un sistema amministrativo, forse
  migliore di quello che abbiamo attuato noi negli ultimi anni.
   Sono convinto che questo disegno di legge debba essere trasformato
  in  legge  non perché ci venga richiesto da tutti, da questa  o  da
  quella  categoria,  dalle  organizzazioni sindacali,  eccetera,  ma
  ritengo che debba essere approvato come primato della politica.
   Sono  stato  sempre  convinto che è il  legislatore  che  deve  sì
  adeguarsi alle istanze della società ma quando può, come in  questo
  caso,  deve essere lui l'interprete delle esigenze della società  e
  la  società  ha  bisogno  - non perché ce  lo  richiede  -  di  una
  regolamentazione e di un ammodernamento di questo settore.
   Corriamo,  però, qualche rischio, perché questo disegno di  legge,
  per certi versi, si presenta pomposo e, quindi, portatore di norme,
  di articoli scontati ed inutili. Ha ragione chi ha sostenuto, prima
  di me, poc'anzi  in Aula - credo l'onorevole Bufardeci - che alcune
  norme sono inutili.
   Faccio un esempio: l'articolo uno, a che serve?
   E'  una  dichiarazione di principio. Ci mancherebbe altro  che  un
  disegno  di legge di questo genere che mira ad una riorganizzazione
  generale dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino  non
  dica le cose che sono dette in questa norma e che sono richiami  di
  legge;  così come altre norme avrebbero bisogno - non lo  dico  per
  ritardare  il  voto e l'esame di questo disegno  di  legge  ma  per
  attirare  l'attenzione di questo Parlamento - di un approfondimento
  perché  non  c'è  coordinamento, per esempio, con  la  riforma  del
  federalismo fiscale che è in atto; lo abbiamo dietro le porte e non
  si  dica che la riforma del federalismo fiscale non ha incidenza su
  questo disegno di  legge perché ce l'ha. Certamente, le Commissioni
  di  merito devono ancora dare dei pareri e anche lì bisogna  essere
  prudenti  nell'approfondimento perché,  altrimenti,  snaturiamo  la
  natura  ed  il  senso  della  legge, così  come  gli  articoli  che
  comportano  impegno  di spesa. Se dobbiamo andare  avanti,  bisogna
  fare  uno  sforzo  per  adeguare la legge  al  momento  che  stiamo
  vivendo;   come lavori dell'Aula, non possiamo entrare  nel  merito
  delle leggi di spesa in questo settore.
   Per concludere - e rispetto i termini, riservandomi di intervenire
  nel  corso del dibattito sugli articoli e sulla normativa e in sede
  di dichiarazione di voto finale - dobbiamo approvare questo disegno
  di legge; vogliamo approvarlo.
   Ricordo  all'Aula che questo disegno di legge ha avuto uno spirito
  di  condivisione univoca, a partire del lavoro che ha  fatto  la  I
  Commissione  ai  tempi dell'assessore Ilarda, poi,  proseguito  con
  l'assessore Armao ed adesso completato con l'assessore Chinnici.
   In  I  Commissione, devo dare atto al Presidente Minardo,  con  il
  quale  spesso  entriamo in contrasto ma non su  questo  disegno  di
  legge, che il PID, nel corso dei lavori  della Commissione e  della
  sottocommissione ha dato una serie di suggerimenti che  sono  stati
  accolti, tant'è vero che non vedrete emendamenti del PID.
   Possibilmente, parleremo di subemendamenti; questo a riprova dello
  spirito  di  volontà di approvazione di questo  disegno  di  legge;
  sforziamoci,  però, con le dovute difese delle posizioni  politiche
  di  ognuno  di noi, di approvare un disegno di legge che sia  fiore
  all'occhiello di questo Parlamento e della Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Chinnici, assessore Armao, stiamo chiudendo la discussione generale
  su  questo  testo  importante,  su cui  si  sono  verificate  tante
  convergenze  e,  forse,  qualche polemica inutile  in  più  perché,
  probabilmente,  si tratterebbe di approfondire il  punto  di  vista
  culturale e l'approccio giuridico del problema.
   La  parola  semplificazione  ha sempre  impaurito  le  Istituzioni
  pubbliche,  secondo il profilo di cui poc'anzi parlava un  illustre
  operatore del diritto, qual è l'onorevole Maira.
   E  il  termine semplificazione rischia, credo, se si affronta  con
  superficialità,  di non rendere effettivamente conto  delle  grandi
  competenze    tecniche,    culturali    e    della    straordinaria
  professionalità   necessarie  per   porre   in   essere   un   atto
  amministrativo,   un   procedimento  amministrativo   o   un   atto
  legislativo  realmente comprensibile ai cittadini e di buon  senso,
  in coerenza con l'articolo 97 della Costituzione.
   Questa  parola, Assessore, è stata guardata spesso  con  sospetto,
  credo,  perché  farebbe pensare nell'immediato ad un impoverimento,
  ad   una  diminuzione  della  qualità  e  della  garanzia  che   le
  Istituzioni   pubbliche  debbono  garantire   nell'ambito   di   un
  procedimento amministrativo qualsivoglia o di un testo legislativo.
   Al  contrario,  bisogna  affermare senza indugio,  che  la  parola
  semplificare   è   un'operazione  colta,   raffinata,   complicata,
  finalizzata   ad   eliminare  superflue  e  dannose   complicazioni
  dall'ordinamento giuridico e a dare un senso vero ed  un  contenuto
  comprensibile all'atto amministrativo o legislativo.
   Ed  è  vero  che, per troppi anni, ha prevalso la  falsa  idea  di
  immaginare l'attività di semplificazione come attività che  riduce,
  come  dicevamo  poc'anzi,  le garanzie  e  la  qualità  dell'azione
  amministrativa nonché, diciamo con grande chiarezza, lo spettro per
  certa  burocrazia  di una semplificazione che  apra  le  carte  dei
  Palazzi pubblici alla conoscenza dei cittadini, riducendo il potere
  di supremazia dei pubblici poteri:
   Tutto  ciò ha reso sospettosa la pubblica amministrazione e  certa
  politica   verso   ogni  istanza  di  semplificazione,   ritardando
  notevolmente  percorsi di trasparenza che tanto avrebbero  fatto  e
  farebbero  bene  all'ordinamento  giuridico,  nel  riavvicinare   i
  cittadini alle istituzioni pubbliche nel loro complesso.
   Semplificare    significa   quindi   introdurre   importanti    ed
  indispensabili    elementi   di   chiarezza   e   di    trasparenza
  nell'ordinamento;  significa  rendere  chiare  e  comprensibili  le
  procedure  dei poteri pubblici; ridurre la quantità  di  leggi  che
  appesantiscono  l'ordinamento giuridico; significa eliminare  tutte
  le  situazioni  nei procedimenti amministrativi  che  confondono  e
  disorientano i cittadini, che ostacolano le imprese, che  agevolano
  contesti   di   scarsa  trasparenza  negli  uffici  pubblici,   che
  favoriscono,  in  certi casi, situazioni ed episodi  di  corruzione
  della pubblica amministrazione.
   Semplificare, dunque, in una parola l'ordinamento amministrativo e
  legislativo  significa voler contribuire all'avanzamento  civile  e
  democratico  della  società  ma anche  alla  competitività  e  allo
  sviluppo del nostro Paese e, in questo caso, della nostra Regione.
   L'Assemblea regionale siciliana, dunque, si appresta a discutere e
  -  mi  auguro  signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo  -  a
  varare una legge che ha una valenza straordinaria in un percorso di
  rinnovato  rispetto per i diritti sostanziali del  cittadino,  quel
  cittadino che troppo a lungo e troppo spesso si è trovato  -  e  si
  trova  -  di fronte a regole incomprensibili che rendono il  nostro
  ordinamento  odiosamente  farraginoso,  inutilmente  complicato   e
  incomprensibile, limitando e comprimendo di fatto  la  libertà  dei
  cittadini  stessi,  la  competitività  delle  imprese  e  causando,
  spesso, un inutile, dannoso spreco di denaro pubblico.
   Il   tema   della   semplificazione,  dunque,  credo   sia   stato
  colpevolmente trascurato in questi anni, salvo rarissime eccezioni,
  dalla politica e dalle istituzioni pubbliche.
   Invece   la  politica  delle  istituzioni,  il  nostro  Parlamento
  dovrebbero e dovranno sentire costantemente l'immanente esigenza di
  trasformare,  innovare  l'amministrazione  pubblica  sia  nei  suoi
  rapporti con i cittadini sia nella sua organizzazione, per  rendere
  l'amministrazione  medesima meno chiusa, meno  autoreferenziale  ed
  invadente,   meno  prepotente  e,  qualche  volta,  arrogante   nei
  confronti dei cittadini, rispondendo ad esigenze di trasparenza nei
  rapporti  tra  istituzione e cittadino che,  oggi,  emergono  nella
  società per affrontare queste sfide.
   Questa  volta,  mi rivolgo al Governo: occorre che le  istituzioni
  pubbliche, che la Sicilia costruiscano istituzioni solide;  occorre
  una pubblica amministrazione efficiente, efficace, trasparente, che
  guardi  più ai cittadini che a sé stessa - come spesso accade  -  e
  che  metta  al  centro i cittadini e non le procedure formali,  che
  trovi  soluzioni  ai  problemi dei cittadini applicando,  con  buon
  senso e rigore, le norme esistenti e non chiedendo la produzione di
  nuove norme.
   Realizzare quindi, signor Presidente, questa autentica rivoluzione
  copernicana  richiede  un reale cambio di passo  alla  Regione,  un
  cambio  di approccio, di mentalità, su fronti diversi che investono
  strategicamente   l'intero  sistema  ordinamentale   della   nostra
  Regione,   dall'apparato  amministrativo  a   quello   legislativo,
  dall'innovazione alla svolta culturale che anche la nostra pubblica
  amministrazione deve perseguire.
   Con  questo  disegno  di  legge, frutto  di  positiva  e  concreta
  sinergia  tra  l'Assemblea regionale siciliana  e  il  Governo,  la
  Regione vuole raccogliere e vincere un'altra sfida decisiva per  il
  cambiamento  e  l'innovazione della Sicilia. E, a questo  riguardo,
  non  soltanto  nella  qualità di componente  della  Commissione  di
  merito  che, a partire dalla sottocommissione, ha contribuito  alla
  redazione  del  presente  testo  di  legge,  ma  anche  come  primo
  firmatario  del  disegno  di  legge  numero  144  -  quello   sulla
  semplificazione legislativa - contenuto nel disegno di  legge  oggi
  all'esame  del  Parlamento,  mi  preme  ringraziare,  innanzitutto,
  l'assessore  Caterina  Chinnici per la competenza  ed  il  consueto
  profilo  di serietà e rigore istituzionale che ha messo  in  questo
  lavoro, la Commissione Affari Istituzionali nella sua interezza, il
  suo  presidente, l'onorevole Minardo, per la costanza e la  qualità
  dei  lavori, nonché, ovviamente, i funzionari valenti, straordinari
  dell'Assemblea ed i collaboratori dell'Assessorato per il  costante
  e puntuale supporto tecnico offerto.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, assessori, occorre  dunque
  sentire quest'esigenza di istituzioni pubbliche credibili,  di  una
  pubblica amministrazione innovata.
   Se   non   dovessimo   comprendere  questo,  credo   davvero   che
  rischieremmo  di  perdere la legittimazione  morale  a  sedere  sui
  banchi di un Parlamento.
   Con riferimento a qualche annotazione che è stata fatta poc'anzi a
  questo  disegno di legge, dico che era necessario, onorevole Maira,
  l'introduzione  ed il trasferimento dalle norme  dello  Stato  alle
  norme  della  Regione  di  princìpi  fondamentali  che  sono  stati
  introdotti  nell'ordinamento giuridico italiano,  anche  attraverso
  una sinergia tra il nostro ordinamento e l'ordinamento comunitario.
   Mi   riferisco,  innanzitutto,  ai  principi  di  imparzialità   e
  trasparenza che sono, ovviamente, una novità straordinaria, che  va
  introdotta  anche nell'ordinamento giuridico regionale perché  sono
  norme  che  derivano da quella che è stata la svolta culturale  che
  dagli  anni  '90 in poi la pubblica amministrazione italiana  e  la
  cultura giuridica italiana hanno perseguito.
   Per  la prima volta il Parlamento, se approverà questo disegno  di
  legge,  introdurrà  nel nostro ordinamento giuridico  regionale  il
  principio del rispetto delle norme comunitarie.
   Anche  questa norma ha un'importanza straordinaria per il  livello
  di  rapporti tra l'ordinamento regionale, l'ordinamento  statale  e
  l'ordinamento  comunitario,  e  i  colleghi  parlamentari,  valenti
  operatori del diritto, si rendono perfettamente conto di quanto sto
  dicendo.
   Oltretutto - e concludo, signor Presidente - è importantissimo  il
  recepimento   con  atto  legislativo  formale  del  codice   Vigna,
  fortemente voluto dall'assessore Chinnici, l'introduzione,  per  la
  prima  volta nel nostro ordinamento regionale, del principio  della
  semplificazione  legislativa, del riordino delle  norme  a  statuto
  invariato.
   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che  tanto   più
  alzeremo  l'asticella  della  speditezza  e  della  semplicità  dei
  procedimenti,   della  trasparenza  degli  atti  e  del   controllo
  partecipativo   dei   cittadini,   tanto   più   legittimeremo   le
  istituzioni;  tanto più le avvicineremo ai cittadini  e  tanto  più
  favoriremo la competitività e lo sviluppo del  nostro sistema.
   Auspico,  pertanto, che, con una discussione serena che migliorerà
  certamente  il  testo presentato in Aula, questo Parlamento,  molto
  presto, approvi questo nuovo disegno di legge.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza vuole complimentarsi
  con  tutte  le  forze politiche perché oggi, in  quest'Aula,  si  è
  dimostrato  che,  quando c'è la buona volontà e  la  consapevolezza
  dell'importanza  delle norme in discussione, si dimostra  di  saper
  procedere,  dando  la possibilità al Parlamento  di  esitare  anche
  provvedimenti importanti.,
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a domani,  mercoledì  2
  marzo 2011, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  -Comunicazioni

  II  - Discussione dei disegni di legge:

    1)  -   Disposizioni  per  la  trasparenza,  la  semplificazione,
         l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
         l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
         sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
         criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
         riordino e la semplificazione della legislazione regionale.  (520-
         144 bis/A) (Seguito)

    2)  -   Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
         decadenza degli organi comunali e provinciali  (85-213-256-278-296-
         299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A)

    3)  -   Norme  in  materia di orari degli esercizi commerciali  e
         grandi strutture di vendita. Modifiche alla legge regionale 22
         dicembre 1999, n. 28.  (604-185/A) (Seguito)

  III   -Lettura,  ai  sensi  e per gli effetti  degli  articoli  83,
   lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   N. 245 - «Interventi a tutela della pianta del Carrubo».

                      GENNUSO - LEANZA NICOLA - CALANDUCCI - COLIANNI

   N. 246 -  «Iniziative volte a revocare la sospensione del servizio
          di   trasporto  gratuito  urbano  ed  extraurbano  per  gli
          anziani».

                   CALANDUCCI - GENNUSO - CATALANO - COLIANNI - ARENA

                   La seduta è tolta alle ore 19.42

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli
   ALLEGATO

   Risposte  scritte ad interrogazioni - Rubrica  Autonomie locali'

   MARINELLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   da  anni  il  gruppo consiliare 'Insieme per la  Democrazia  e  la
  Legalità'  denuncia  irregolarità e gravi  comportamenti  circa  la
  conduzione   del   consiglio  comunale  da  parte  del   presidente
  dell'assemblea ma anche condotte discrezionali adottate da  settori
  dell'apparato  amministrativo  in  sintonia  con  le  scelte   loro
  impartite   dall'ex  sindaco,  adesso  sostituito  dal  commissario
  straordinario;

   circostanziati    episodi    relativamente    alle    irregolarità
  verificatesi  in  consiglio comunale e sul suo  funzionamento  sono
  stati  riportati in un atto, firmato dai consiglieri del  succitato
  gruppo e inviato nel settembre 2008 al dipartimento delle autonomie
  locali,  avente  per  oggetto la richiesta di ispezione  presso  la
  presidenza del consiglio comunale;

   successivamente, con nota prot n. 53616 del 26 novembre  2008,  il
  dottore   Carlo  Turriciano  nella  qualità  di  responsabile   del
  procedimento   ispettivo  ha  ritenuto,  valutato   l'esposto   dei
  consiglieri  e  le  controdeduzioni  richieste  al  presidente  del
  consiglio  comunale, di dover procedere ad una archiviazione  della
  pratica non essendosi riscontrate sostanziali illegittimità;

   nell'ultima seduta del consiglio comunale del 26 novembre 2008  si
  sono  verificati altri successivi episodi, pertanto,  non  riferiti
  nella succitata richiesta di ispezione;

   specificamente  nella  seduta sopra citata  erano  state  inserite
  interrogazioni a risposta scritta, presentate dal gruppo consiliare
  Insieme per la Democrazia e la Legalità , alle quali il commissario
  straordinario avrebbe dovuto rispondere in consiglio comunale  e  i
  cui argomenti si riferivano:

   alla richiesta di revoca in autotutela del concorso interno per la
  copertura  di  un  posto  cat. D3 funzionario  amministrativo  vice
  segretario,  punto  all'ordine  del  giorno  conclusosi  senza  che
  nessuno  abbia  riferito in consiglio e con una votazione  ritenuta
  irregolare;

   alla  richiesta  di  revoca in autotutela DGM  12/08  Conferimento
  incarichi di progettazione definitiva a professionisti esterni  per
  il  quale  punto all'O.d.G. il Presidente del Consiglio invitava  a
  deliberare  sulla  proposta  di rigetto  del  punto  10  all'O.d.G.
  avanzata  da un consigliere comunale del suo stesso gruppo politico
  e votata favorevolmente da 5 dei 6 consiglieri presenti;

   alla  'richiesta di revoca in autotutela DGM 32/08  -  Ricorso  in
  appello innanzi al consiglio di giustizia amministrativa avverso la
  sentenza  del  tribunale amministrativo regionale Sicilia  sede  di
  Palermo  - Nomina Legale' punto all'O.d.G. conclusosi con  l'invito
  del  Presidente  a deliberare sulla proposta di rigetto  del  punto
  all'o.d.g.   che  ha  ottenuto  la  stessa  votazione   del   punto
  precedente;

   rilevato  che l'ispezione e la conseguente decisione  di  chiusura
  della  procedura  nei  fatti  non  ha  determinato  una  diversa  e
  imparziale conduzione dei lavori del consiglio comunale, anzi, si è
  ulteriormente compromesso il quadro istituzionale relativamente  ai
  rapporti tra le forze politiche non più riconducibili alla  normale
  dialettica fra i diversi ruoli ricoperti;

   ritenuto  che  a  ricoprire il ruolo di presidente  del  consiglio
  comunale  è  il fratello dell'ex sindaco sostituito dal commissario
  straordinario, e tale composizione degli assetti istituzionali  non
  aiuta certamente nel determinare condotte imparziali;
   per  sapere  se  non  ritengano opportuno  e  urgente,  nonostante
  l'archiviazione del procedimento ispettivo ma stante  il  perdurare
  di  un  condotta irregolare nella gestione del consiglio  comunale,
  porre  in essere ogni iniziativa possibile allo scopo di fare  luce
  in  via  definitiva sulla vicenda sopra decritta e se  non  ritenga
  necessario, a seguito di altro intervento ispettivo, giungere  alla
  rimozione del presidente del consiglio comunale di Comitini». (445)

   Risposta.   -  «  L'interrogazione  in  esame  era  già  pervenuta
  all'allora  Assessorato  regionale Famiglia,  Politiche  Sociali  e
  Autonomie  Locali  prima del riordino degli  Assessorati  regionali
  disposto con la legge regionale 16 dicembre 2008, n.19 e successivo
   Regolamento  di attuazione del Titolo II della legge regionale  16
  dicembre  2008, n.19; tant'è che, con nota nr. 23437 del 30.01.2009
  l'allora   Servizio  12  delle  Autonomie  Locali   aveva   chiesto
  chiarimenti  al  Sindaco  del Comune di Comitini  e  al  Segretario
  Comunale sulla interrogazione in esame.
   La  richiesta di chiarimenti era stata poi reiterata con  le  note
  nr. 25170 del 13 ottobre 2009 e n. 28276 del 10 novembre 2009.
   Giova  premettere che, con l'interrogazione in esame,  l'onorevole
  Vincenzo  Marinello evidenzia tra l'altro che  da  anni  il  gruppo
  consiliare   Insieme  per  la democrazia e  la  legalità   denuncia
  irregolarità   e  gravi  comportamenti  circa  la  conduzione   del
  Consiglio Comunale da parte del presidente dell'assemblea ma  anche
  condotte    discrezionali   adottate   da   settori   dell'apparato
  amministrativo  in  sintonia con le scelte loro  impartite  dall'ex
  sindaco,   adesso   sostituito   dal   commissario   straordinario.
  Circostanziati episodi relativamente alle irregolarità verificatesi
  in  Consiglio Comunale e sul suo funzionamento sono stati riportati
  in un atto, firmato dai consiglieri del succitato Gruppo e inviato,
  nel  settembre  2008 al Dipartimento delle Autonomie Locali  avente
  per  oggetto  la  richiesta di ispezione presso la  Presidenza  del
  Consiglio  Comunale .  A  tale  proposito  risulta  agli  atti  del
  Servizio  3  del Dipartimento delle Autonomie Locali  un  fascicolo
  contenente  un esposto presentato  da  quattro consiglieri comunali
  appartenenti  al  Gruppo Consiliare  Insieme per  la  democrazia  e
  libertà   del comune di Comitini, assunto al protocollo dell'allora
  Servizio  12  del  Dipartimento delle Autonomie Locali  in  data  4
  settembre 2008, al nr. 34134.
   A  detto esposto, riguardante essenzialmente presunte irregolarità
  nello  svolgimento  delle sedute del consiglio comunale,   è  stato
  dato  seguito con la richiesta di chiarimenti, prot. nr. 37136  del
  17  settembre 2008 rivolta al Presidente del Consiglio Comunale del
  Comune di Comitini.
   A  seguito  dei chiarimenti ricevuti, l' allora Servizio  12,  con
  nota  nr.  53616  del  26  novembre  2008,  archiviava  la  pratica
  statuendo  quanto segue:  Nello specifico, valutato  l'esposto,  le
  controdeduzioni rese dal Presidente del Consiglio con nota nr. 7112
  del  16.10.2008, nonché la documentazione probatoria  prodotta,  si
  comunica  che  questo Ufficio non ha riscontrato delle  sostanziali
  illegittimità   da   potere  giustificare   l'avvio   di   apposito
  accertamento ispettivo .
   In  sintesi,  con  l'esposto del 4 settembre  2008  i  consiglieri
  comunali  del  Gruppo Consiliare  Insieme per la  democrazia  e  la
  Libertà   denunciavano il comportamento tenuto dal  Presidente  del
  Consiglio   Comunale  di  Comitini  in  varie   occasioni   ed   in
  particolare:
    ·rifiuto  di  accogliere la  richiesta di convocazione urgente  e
       straordinaria del Consiglio Comunale prot. Nr. 5990 del 18 agosto
       2007   per  la  trattazione del seguente ordine del  giorno
       Discussione in merito ai fatti verificatisi nella serata del 27
       luglio  2007  che hanno visto come protagonista principale  il
       Presidente del Consiglio Comunale ;
  ·rifiuto di discutere nella seduta del consiglio comunale del 6
  settembre 2007 un argomento sollevato da un consigliere comunale;
  ·Comportamento parziale del Presidente del Consiglio in sede di
  discussione delle controdeduzioni al P.R.G. ed in particolare nella
  seduta del 18 luglio 2007;
  ·rifiuto di discutere nella seduta del Consiglio Comunale del 2
  febbraio 2008 alcune problematiche riguardanti il bilancio
  comunale;
  ·Parentela tra il Sindaco e il Presidente del Consiglio Comunale;
  ·Mancato inserimento nell'ordine del giorno della seduta
  straordinaria del 28 febbraio 2008 dei punti aventi ad oggetto:
   approvazione del programma costruttivo relativo alla cooperativa
   Indispensabile  e  Mozione di revoca del Presidente del Consiglio
  comunale ;
  ·rifiuto di accogliere la richiesta di convocazione straordinaria
  del Consiglio comunale prot. Nr. 4554 del 28 giugno 2008;
  ·inoltro all'Assessorato Regionale delle Autonomie Locali di una
  richiesta di parere sulla composizione del Consiglio comunale senza
  tener conto della circolare che disciplina le modalità di richiesta
  dei pareri con conseguente sospensione delle convocazioni del
  consiglio comunale.
      Con  nota  nr.  7112  del  16 ottobre 2008  il  Presidente  del
    Consiglio  comunale  di Comitini forniva i chiarimenti  richiesti
    giustificando   il  mancato  accoglimento  della   richiesta   di
    convocazione  urgente  e straordinaria prot.  Nr.  5990/2007  con
    valutazioni  rese ai sensi del comma 7, art. 14  del  Regolamento
    interno  del  Consiglio  comunale e  dell'art.  22  del  medesimo
    Regolamento;  il rifiuto di discutere nella seduta del  consiglio
    comunale  del  6  settembre  2007 un argomento  sollevato  da  un
    consigliere comunale con valutazioni fatte ai sensi dell'art.  22
    del Regolamento già citato; il presunto comportamento parziale in
    sede  di  discussione  delle  controdeduzioni  al  P.R.G.  ed  in
    particolare  nella seduta del 18 luglio 2007 con  l'  assenza  di
    istruttoria da parte dell'Ufficio Tecnico comunale; il rifiuto di
    discutere nella seduta del Consiglio comunale del 2 febbraio 2008
    alcune  problematiche  riguardanti il bilancio  comunale  con  il
    mancato  deposito  degli  atti relativi agli  argomenti  iscritti
    all'ordine del giorno nei cinque giorni precedenti l'adunanza; il
    mancato   inserimento   nell'ordine  del  giorno   della   seduta
    straordinaria del 28 febbraio 2008 dei punti aventi  ad  oggetto:
     approvazione del programma costruttivo relativo alla cooperativa
     Indispensabile   e   Mozione  di  revoca  del   Presidente   del
    Consiglio comunale  con l'osservazione che il primo argomento già
    trattato  e bocciato nella medesima seduta, non poteva, ai  sensi
    dell'art.  32,  comma  quattro  del  Regolamento  del  consiglio,
    essere   riproposto nella medesima adunanza e che la  mozione  di
    revoca del Presidente del Consiglio è istituto non previsto dalla
    Statuto  comunale  ;  il rifiuto di accogliere  la  richiesta  di
    convocazione straordinaria del Consiglio Comunale prot. Nr.  4554
    del  28 giugno 2008 e l' inoltro all'Assessorato Regionale  delle
    Autonomie  Locali  di una richiesta di parere sulla  composizione
    del  Consiglio  Comunale senza tener conto  della  circolare  che
    disciplina  le  modalità di richiesta dei pareri con  conseguente
    sospensione  delle  convocazioni del consiglio  comunale  con  la
    situazione  di incertezza determinatasi a causa dell'annullamento
    della   elezione  del  Sindaco,  della   nomina  del  Commissario
    Straordinario, Dott. Giovanni Dionisio, con poteri di  Sindaco  e
    Giunta, avvenuta con D.A. nr. 840 del 4 aprile 2008 e dei ricorsi
    successivamente prodotti avverso a detta nomina.
      Relativamente infine al rapporto di parentela esistente tra  il
    Sindaco  e  il Presidente del Consiglio, quest'ultimo  dichiarava
    espressamente:  si ricorda che la normativa vigente in materia di
    Enti  Locali  prevede una incompatibilità tra i componenti  della
    Giunta  Municipale,  proprio perché vi è un rapporto  diretto  di
    fiducia  tra  gli  assessori  ed il Sindaco  che  li  nomina.  Il
    Consiglio  Comunale,  al  contrario,  è  un  organo  eletto   dai
    cittadini  ed il Presidente, a sua volta, è eletto dal Consiglio,
    autonomamente e democraticamente .
      Come  già  riferito  in  premessa, a  seguito  dei  chiarimenti
    ricevuti,  con  nota  nr.  53616 del 26 novembre  2008,  l'allora
    Servizio  12,  non  riscontrando  sostanziali  illegittimità  nel
    comportamento del Presidente del Consiglio di Comitini, con  nota
    nr. 53616 del 26 novembre 2008, archiviava la pratica.
   Dette conclusioni vengono confermate anche dall'attuale Servizio 3
  - Ufficio Ispettivo, dopo un riesame della pratica.

   Risposta.  -  «Con  l'interrogazione nr.  445/2009  oggetto  della
  presente, vengono richiamati  altri successivi episodi non riferiti
  nella succitata richiesta di ispezione , avvenuti nella seduta  del
  26 novembre 2008 del Consiglio comunale.
   Più  in particolare, riferisce l'interrogante che, nel corso della
  predetta seduta, sono  state inserite all'ordine del giorno  alcune
  interrogazioni   a   risposta  scritta,   presentate   dal   Gruppo
  consiliare   sopra   specificato,   alle   quali   il   Commissario
  straordinario avrebbe dovuto dare riscontro in Consiglio  comunale.
  Tali interrogazioni riguardavano i sottoindicati argomenti:
    ·Richiesta di revoca in autotutela del  concorso interno  per  la
       copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo vice
       segretario;
  ·Richiesta di revoca in autotutela  della Delibera della Giunta
  Municipale nr. 12/2008 avente ad oggetto  Conferimento incarichi di
  progettazione definitiva a professionisti esterni ;
  ·Richiesta di revoca in autotutela  della Delibera della Giunta
  Municipale nr. 32/2008 avente ad oggetto  Ricorso in appello
  innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa avverso la
  Sentenza del Tribunale Amministrativo - Sede Palermo. Nomina
  Legale .
   Sul  punto sono intervenuti il Sindaco e il Segretario del  comune
  di  Comitini  precisando con nota nr. 6441 del  20  ottobre   2009,
  quanto di seguito riferito:
    Mi  permetto  di sottolineare che quanto rappresentato  a  parere
  della  scrivente  non  corrisponde  a  verità.  Nella  qualità   di
  Segretario Comunale a scavalco presso questo Comune, ho avuto  modo
  di constatare la correttezza e la legittimità dell'operato di tutto
  l'apparato   burocratico,  nonché  del  Presidente  del   Consiglio
  Comunale,   che  nell'espletamento  della  funzione  e  del   ruolo
  riconosciuto  alla carica, ha sempre espletato nel  pieno  rispetto
  delle norme, in maniera puntuale e corretta, le funzioni attribuite
  dalla  legge,  dallo statuto e dal regolamento per il funzionamento
  del Consiglio Comunale.
   Oggetto  delle  doglianze  di cui all'interrogazione  parlamentare
  riportata in oggetto, è lo svolgimento dei lavori della seduta  del
  consiglio   comunale  del  25/11/2008,  aggiornata  in  seduta   di
  prosecuzione, ex art. 30 della l.r. n. 9/86, al giorno  26/11/2008,
  stesso ordine del giorno e stessa ora di convocazione.
   Nello   specifico  si  rappresenta  che  alla  seduta  del  giorno
  25/11/2008  partecipava  e assisteva ai  lavori  la  scrivente.  Il
  Consiglio  Comunale era stato convocato in seduta straordinaria  ed
  urgente  per il giorno 25/11/2008 per le ore 10.30 con n. 11  punti
  iscritti   all'ordine  del  giorno.  Partecipava  alla  seduta   il
  Commissario  Straordinario,  nominato dall'Ass.to  Reg.le  Famiglia
  delle  Politiche Sociali e delle Autonomie Locali, in  sostituzione
  dei  poteri  del  Sindaco e della Giunta Municipale.  I  lavori  si
  svolgevano  regolarmente  con  inizio  all'orario  stabilito  dalla
  convocazione. Vengono esaminati e trattati i punti posti all'ordine
  del giorno, secondo l'ordine stabilito con la nota di convocazione.
  Durante  la  trattazione  del  punto  n.  6  posto  all'  o.d.g.  i
  consiglieri del gruppo di opposizione escono dall'aula.  La  seduta
  prosegue  regolarmente essendovi il quorum legale per  la  validità
  della  stessa (presenti in aula n. 7 consiglieri su n. 12 assegnati
  all'ente).  Durante la trattazione del punto n. 8 posto  all'o.d.g.
  avente   ad  oggetto   Variazione  di  bilancio  storno  di  fondi,
  applicazione  avanzo , si allontana dall'aula un altro  consigliere
  comunale. Essendo venuto meno il numero legale per la validità  per
  la  seduta  di  prima convocazione, alle ore 15.05 si sospendono  i
  lavori,  ai  sensi  dell'art. 30 della  Legge  Regionale  n.  9/86.
  Trascorsa  un'ora alle ore 16.05 si richiama l'appello.  Constatato
  il  permanere  della  mancanza  del numero  legale,  i  lavori  del
  Consiglio  Comunale vengono aggiornati in seduta  di  prosecuzione,
  sempre  ai sensi della Legge Regionale avanti citata, all'indomani,
  stessa ora di convocazione.
   Il 26/11/2008 il Consiglio Comunale prosegue i lavori in seduta di
  prosecuzione.  Ai  sensi  del comma 4,  dell'art.  30  della  legge
  regionale  n. 9/86, nella seduta di prosecuzione è sufficiente  per
  la  validità  delle deliberazioni l'intervento dei due  quinti  dei
  consiglieri  in carica. L'eventuali frazioni, ai fini  del  calcolo
  dei due quinti, si computano per unità. Alla seduta di che trattasi
  all'appello sono presenti n. 6 consiglieri comunali. Constatato  il
  numero  legale ai fini della validità della seduta di  prosecuzione
  (quorum  minimo richiesto n. 5 consiglieri comunali) il  Presidente
  dichiarava aperti i lavori proseguendo nella trattazione del  punto
  n.  8,  secondo  l'o.d.g.,  non  concluso  nella  seduta  di  prima
  convocazione   del  giorno  precedente,  che  viene  approvato   ad
  unanimità di voti.
   I  successivi punti, contrassegnati all'o.d.g. rispettivamente con
  i  numeri  9,  10  e  11, oggetto dell'interrogazione  Parlamentare
  dell'Onorevole Vincenzo Marinello, sono stati posti in trattazione,
  esaminati  e  respinti  dal  Consiglio  Comunale  con  n.  5   voti
  favorevoli ed n. 1 astenuto. Ad ogni buon fine, si rappresenta  che
  gli atti oggetto dei punti all'o.d.g., sotto un profilo prettamente
  giuridico  formale, non erano   interrogazioni  in  forma  scritta
  bensì,  semplici note con cui si manifestava un atto di  indirizzo,
  da  parte  dei  consiglieri comunali facenti parte  del  gruppo  di
  minoranza,  rivolte al Commissario straordinario per la  revoca  di
  alcune  deliberazioni di Giunta Municipale, adottate  dal  medesimo
  organo   in   data  antecedente  all'insediamento  del  Commissario
  straordinario .
   Tanto premesso, si rappresenta che, i signori consiglieri comunali
  richiedenti  l'inserimento di questi punti all'o.d.g. della  seduta
  consiliare  di che trattasi risultavano tutti assenti,  ragion  per
  cui  i  consiglieri  comunali presenti in aula, hanno  ritenuto  di
  rigettare  i  punti all'o.d.g. manifestando nessun  interesse  alla
  trattazione .
   Sostiene  quindi  il Segretario Comunale che le interrogazioni  di
  cui  viene  lamentato il mancato riscontro erano  in  realtà  delle
   mozioni   e  come  tali  sono state messe  in  votazione  e  tutte
  respinte dal Consiglio Comunale.
   Su  esplicita  richiesta di questo Assessore  -  giuste  note  nr.
  195611  del  23  dicembre 2010 e nr. 30545 del 17 febbraio  2011  -
  l'Ufficio Ispettivo del Dipartimento delle Autonomie Locali,  anche
  alla  luce  delle  osservazioni dell'on.le Marinello  nella  seduta
  d'Aula  del  29  giugno  2010, ha verificato  la  veridicità  delle
  dichiarazioni  rese  dal  Sindaco e dal Segretario  del  Comune  di
  Comitini, acquisendo i seguenti atti:
    ·Richiesta assunta al protocollo del comune il  30 giugno 2008, al
       nr. 4554,  di convocazione Consiglio Comunale Straordinario da
       parte del Gruppo Politico  Insieme per la democrazia ;
  ·Convocazione del Consiglio Comunale prot. nr. 8033 del 20.11.2008.
   Invero,   la   richiesta  di  convocazione   già   citata   recita
  espressamente     I  sottoscritti Bruno Salvatore,  Cersulo  Luana,
  Galvano  Antonino e Mistretta Alfonso del Gruppo Politico   Insieme
  per   la   democrazia  e  la  Legalità   chiedono  la  convocazione
  straordinaria  del  Consiglio  Comunale  affinché  il   Commissario
  Straordinario  Dott.  Giovanni Dionisio con poteri  sostitutivi  di
  Sindaco  e Giunta venga a riferire in consiglio comunale in  merito
  agli adempimenti espletati riguardanti i seguenti punti:
    ·Richiesta di revoca in autotutela del  concorso interno  per  la
       copertura di un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo vice
       segretario presentata in data 14.04.2008;
  ·Richiesta di revoca in autotutela  della Delibera della Giunta
  Municipale nr. 12/2008 avente ad oggetto  Conferimento incarichi di
  progettazione definitiva a professionisti esterni  presentata in
  data 14.4.2008;
  ·Richiesta di revoca in autotutela  della Delibera della Giunta
  Municipale nr. 32/2008 presentata in data 19.4.2008 .
   Si   aggiunga che la convocazione  del Consiglio Comunale richiama
  espressamente la richiesta del Gruppo  Insieme per la democrazia  e
  la  legalità , assunta al protocollo del comune il  30 giugno 2008,
  al nr. 4554.
   Appare  quindi  certa la volontà del Gruppo  politico  di  cui  si
  discute di presentare delle mozioni e non delle interrogazioni.
   Sul  punto  il   Servizio  3 Ispettivo del Dipartimento  Autonomie
  Locali ha ritenuto sufficiente la documentazione acquisita.
   Va  comunque  segnalato che l'Ufficio Ispettivo  del  Dipartimento
  delle  Autonomie Locali, acquisendo copia della deliberazione   del
  Consiglio  Comunale  nr. 15 del 29 giugno 2010  avente  ad  oggetto
   Mozione prot. Nr. 731 del 2 febbraio 2010 atto di indirizzo per la
  revoca  in autotutela delle procedure concorsuali in oggetto  della
  richiesta  e  relativa risposta scritta a firma  del  Sindaco ,  ha
  potuto constatare che, anche in occasioni diverse dalla seduta  del
  26  novembre  2008,  oggetto  della  interrogazione  nr.  445/2009,
  sussiste  presso il Consiglio Comunale di Comitini  la  tendenza  a
  uniformare  e  confondere  le interrogazioni con le  mozioni  .  Si
  legge  infatti in detta deliberazione   Il Presidente  dà   lettura
  del  punto  all'ordine del giorno   Mozione prot.  Nr.  731  del  2
  febbraio 2010  atto di indirizzo per la revoca in autotutela  delle
  procedure  concorsuali  in  oggetto della   richiesta   e  relativa
  risposta  scritta a firma del Sindaco  che benché presentata  sotto
  forma  di  interrogazione è una mozione ed  ottiene  la  parola  il
  consigliere   .. .
   Per  il futuro, il Dipartimento delle Autonomie Locali e per  esso
  il   Servizio  Ispettivo,  continuerà,  nei  limiti  delle  proprie
  competenze, a vigilare sulla  neutralità dell'organo.
   Dottrina  e  giurisprudenza hanno infatti più  volte  chiarito  al
  riguardo  che   La funzione del presidente del Consiglio  comunale,
  non  è  strumentale  all'attuazione  di  un  determinato  indirizzo
  politico,  bensì  al  corretto  funzionamento  dell'istituzione  in
  quanto  tale;  essa  è,  quindi, neutrale. Né  il  contenuto  della
  funzione   muta  per  il  fatto  che  il  presidente   sia   eletto
  dall'assemblea,  dovendo egli sempre operare in un ambito  estraneo
  alla  politica  di  parte   ;   Il Consiglio  comunale  è  l'organo
  rappresentativo  del Comune nel quale sono presenti  maggioranza  e
  minoranza  e  nel cui seno si deve equilibrare l'esercizio  di  due
  distinti   diritti,   quello   della  maggioranza,   all'attuazione
  dell'indirizzo  politico  sancito dal corpo  elettorale,  e  quello
  della   minoranza,   a   rappresentare  e   svolgere   la   propria
  opposizione .
   Va   comunque   precisato   che  non  esiste  alcuna  disposizione
  normativa  in  materia di  rimozione del Presidente  del  Consiglio
  Comunale .
   Per le considerazioni sopra svolte la dottrina è pressoché unanime
  nel ritenere inammissibile l'istituto della mozione di sfiducia che
  si   caratterizza  quale  atto  amministrativo  ad  alto  contenuto
  politico  e  implica la rottura  di un rapporto fiduciario  tra  il
  soggetto  eletto  per una data carica e gli elettori  del  soggetto
  stesso.
   Diverso  è  il  caso  della  revoca del Presidente  del  Consiglio
  Comunale che dovrebbe però trarre origine da una norma statutaria .
  Si  ricordano  tuttavia alcune sentenze  come p.e. quella  del  TAR
  Sicilia,  1,  7.12.2004,  nr. 3640 e TAR Sicilia,  Palermo,  I,  31
  maggio  2004,  nr. 932, per le quali   Il Presidente del  Consiglio
  Comunale  può essere revocato solo per gravi e reiterate violazioni
  della  legge  o  dei doveri istituzionali che ne  rappresentano  la
  funzione tipica secondo la logica  del sistema  .
   Venendo   al   caso  specifico  delle  deliberazioni  oggetto   di
  interrogazioni  o  mozioni nel corso della seduta  del  26  ottobre
  2009, si comunica che  quelle identificate dai numeri 12 e 32  sono
  oggetto  di  accertamento  da  parte  del  Servizio  Ispettivo  del
  Dipartimento Autonomie locali.
   Quanto al  concorso  interno per la copertura di un posto, Cat. D3
  -    funzionario    amministrativo   vice   segretario ,    oggetto
  dell'intervento fatto dall'on.le Marinello nel corso  della  seduta
  dell'Assemblea  Regionale  del  29 giugno  2010,  si  precisa  che,
  proprio in occasione della deliberazione nr. 15/2010 il Sindaco del
  Comune  di Comitini ha fornito risposta scritta alla interrogazione
  presentata  dal  Gruppo politico   Insieme per la democrazia  e  la
  legalità   e  avente  ad  oggetto  il   concorso   interno  per  la
  copertura  di  un posto, Cat. D3 - funzionario amministrativo  vice
  segretario .
   Con  tale atto vengono descritte le procedure poste in essere  dal
  Comune  per l'indizione del concorso in esame (redazione piano  del
  fabbisogno di personale, concertazione, piani assunzioni, bando  di
  concorso  per  geometra,  modifica  dotazione  organica,  copertura
  finanziaria,  bando di concorso selezione interna per  progressione
  verticale  - categ. D3,  ecc).
   Per  completezza  si  precisa altresì  che  proprio  il   concorso
  interno  per  la  copertura  di un posto,  Cat.  D3  -  funzionario
  amministrativo  vice  segretario , era già stato  attenzionato  dal
  Gruppo consiliare  Insieme per la democrazia e la legalità , con un
  esposto  s.d.,  assunto il 5 maggio 2008 al protocollo  dell'allora
  Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali.
   Con  nota prot. nr. 12.423 del 21 maggio 2008 il Dipartimento  già
  citato,     contestando    le    procedure    poste    in    essere
  dall'Amministrazione comunale, aveva richiamato le  sentenze  della
  Corte  Costituzionale  nr.194/2002 e 81/2006  per  le  quali     il
  passaggio  ad una qualifica o fascia funzionale superiore  comporta
  l'Accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più
  elevate ed è soggetto pertanto, quale figura di reclutamento,  alla
  regola  del  pubblico  concorso, dato che questo  metodo  offre  le
  migliori garanzie di selezione dei soggetti piu' capaci .
   Conseguentemente  il  Dipartimento delle  Autonomie  Locali  aveva
  invitato il Comune di Comitini  a procedere al riesame degli  atti,
  nell'ambito  della  propria  autonomia  organizzativa  e  contabile
  sancita dall'art. 7 della L.R. nr. 30/2000 .
   Tali  conclusioni  sono   state ribadite  dal  Dipartimento  delle
  Autonomie Locali con la nota prot. nr. 6665 del 22 aprile 2009.
   Tutto  ciò  premesso, è utile ricordare anche in questa  sede  che
  l'Ufficio ispettivo di questo Assessorato, istituito ai sensi della
  L.R. 23.12.1962, nr. 25, esercita, ex art. 26 della L.R. 44/1991, i
  controlli  previsti dagli articoli 24 e 25 della  già  citata  L.R.
  44/1991   ossia, oltre ai  controlli ispettivi propriamente  detti,
  anche i controlli sostitutivi nei confronti degli enti locali   che
   omettano o ritardino il compimento di atti obbligatori per legge ,
  cioè  atti  la cui emanazione trova la sua fonte esclusiva  in  una
  disposizione normativa .
   L'attività ispettiva propriamente detta costituisce non  solo  una
  verifica,  ovvero un mero controllo della legittimità dell'operato,
  ma  anche  un  momento propositivo e di stimolo all'Amministrazione
  controllata  per un miglioramento dell'attività da essa  espletata;
  detta attività non può però spingersi fino all'annullamento o  alla
  revoca di un atto.
   Nel  caso  in  esame,  archiviata la prima pratica  ispettiva,  il
  Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali ha proseguito la  sua
  azione  di controllo, emettendo, al verificarsi di alcuni  elementi
  di  criticità, le note 12.423 del 21 maggio 2008 e nr. 6665 del  22
  aprile 2009 con cui si raccomandava il riesame degli atti posti  in
  essere in ordine al  concorso interno per la copertura di un posto,
  Cat. D3 - funzionario amministrativo vice segretario .
   Accertato attraverso l'attività ispettiva più recente, il  mancato
  riesame da parte del comune di Comitini  degli atti posti in essere
  per  lo svolgimento del concorso più volte citato, il Servizio 3  -
  Ufficio  Ispettivo  del  Dipartimento delle  Autonomie  Locali  sta
  valutando l'adozione dei provvedimenti più opportuni, ivi  compreso
  l'inoltro di una segnalazione ad altre autorità competenti  per  la
  verifica di profili di eventuali e diverse irregolarità.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.

                                        L'Assessore

   dott.ssa Caterina Chinnici

   GRECO  -  ADAMO  -  MINEO.  -  «Al  Presidente  della  Regione   e
  all'Assessore  per le autonomie locali e per la funzione  pubblica,
  premesso che:

   con  la legge regionale n. 10 del 15 maggio 2000 è stata istituita
  l'Aran  Sicilia,  Agenzia  per  la rappresentanza  negoziale  della
  Regione siciliana;

   l'Aran  Sicilia  è  l'organismo  tecnico,  dotato  di  personalità
  giuridica   di  diritto  pubblico  e  di  autonomia  organizzativa,
  gestionale  e  contabile, preposto alla negoziazione  nel  pubblico
  impiego  in  Sicilia. Ha il compito di rappresentare legalmente  la
  pubblica  amministrazione  in  sede  di  contrattazione  collettiva
  regionale   e   pertanto  svolge  ogni  attività  necessaria   alla
  definizione dei contratti collettivi del personale dipendente dalla
  Regione  e dagli enti pubblici non economici sottoposti a vigilanza
  e controllo della Regione;

   tenuto  conto  che  per  la sua attività l'Aran  si  avvale  delle
  risorse derivanti da contributi posti a carico dell'amministrazione
  regionale.  Il  comitato  direttivo  dell'Agenzia  è  nominato  dal
  Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale, e
  gode  del  trattamento  economico previsto  per  i  componenti  del
  comitato direttivo dell'Aran nazionale, dimezzato del 50%;

   considerato  che  l'Aran  si è rilevato  organismo  eccessivamente
  oneroso   in   relazione  alle  funzioni  svolte;  dette   funzioni
  potrebbero  essere  assicurate con il supporto dell'Aran  nazionale
  dopo  avere stipulato con la stessa apposita convenzione.  Inoltre,
  il  personale  potrebbe  essere  assegnato  in  un'area  'Relazioni
  sindacali'  creato presso il dipartimento regionale della  funzione
  pubblica e del personale;

   per  sapere se, in un momento, come quello attuale, di tagli  alle
  spese  giudicate superflue da parte dell'amministrazione  pubblica,
  non   ritengano  improcrastinabile  e  necessario  provvedere  alla
  soppressione  dell'Aran  Sicilia, organismo  oneroso  e  facilmente
  sostituibile,  ottenendo un risparmio delle spese che  gravano  sul
  bilancio della Regione». (1322)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

   Risposta. - «Come ha ricordato l'Onorevole interrogante con l'atto
  di  sindacato  ispettivo n. 1322 del 2010, l'ARAN Sicilia  è  stata
  istituita   al  fine  di  rappresentare  legalmente   la   pubblica
  amministrazione  in sede di contrattazione  collettiva   regionale.
  Negli ultimi tempi, in particolare dalla fine 2009, si è iniziato a
  discutere sull'opportunità di mantenere un organismo che, nella sua
  attuale configurazione, è stato ritenuto eccessivamente oneroso. In
  tal  senso si è già orientato in passato il Governo e anche  alcuni
  sindacati  ed  in questa direzione si muoveva un disegno  di  legge
  sulla   Disciplina dell'impiego presso l'amministrazione regionale
  proposto  dall'Assessore alla Presidenza pro-tempore, che prevedeva
  la  soppressione  dell'ARAN e il conseguente  affidamento  all'Aran
  nazionale   delle   funzioni  svolte  dalla  sopprimenda   agenzia.
  Successivamente  - come è noto -  con il disegno di  legge  n.  631
  recante  Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno  2011.
  legge  di  stabilità regionale  il Governo, nella sua collegialità,
  ha previsto all'art. 30 la soppressione dell'Agenzia. Tale articolo
  recita  letteralmente:   L'articolo 25  della  legge  regionale  15
  maggio  2000,   n.  10  e successive modifiche ed  integrazioni,  è
  abrogato.   Le  funzioni  esercitate  dall'ARAN   Sicilia,   previa
  stipula    di   apposita  convenzione,   sono    svolte   dall'ARAN
  nazionale. .
   Lo  scorso 18 novembre è stata raggiunta con i sindacati  l'intesa
  sulle  linee  guida  per  il rinnovo dei contratti  di  lavoro  dei
  dipendenti  regionali per il quadriennio 2006/2009  (sia  giuridico
  che  economico), per l'area della dirigenza e dei bienni  2006/2007
  (solo  giuridico),  e 2008/2009 (giuridico ed  economico),  per  il
  personale  del comparto e l'Agenzia per la rappresentanza negoziale
  della Regione Siciliana ha il compito di curare la contrattazione.
   Nelle  more delle determinazioni che l'Aula assumerà trattando  la
  legge  di  stabilità,  restano  comunque  ancora  da  chiarire   le
  questioni  della  fase transitoria rispetto alla contrattazione  in
  corso,  della  collocazione del personale attualmente  in  servizio
  presso  l'Agenzia e della definizione della convenzione  che  dovrà
  essere stipulata con l'ARAN nazionale.
   A  prescindere  dalla risoluzione di tali complessi  aspetti,  che
  richiederanno  necessariamente un confronto con i  sindacati,  sono
  allo  studio  proposte  volte  a  snellire  gli  organismi  interni
  all'Agenzia e tendenti in ogni caso al contenimento dei costi.

   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento».

                                    L'Assessore

   dott.ssa Caterina Chinnici

   CAPUTO.  -  «Al  Presidente della Regione e all'Assessore  per  le
  autonomie locali e la funzione pubblica, premesso che:

   la   ditta   appaltatrice  che  doveva  procedere  ai  lavori   di
  demolizione  dell'immobile confiscato alla mafia a Balestrate  (PA)
  si è improvvisamente ritirata;

   tale  situazione  mette in evidenzia il pericolo di  recrudescenza
  del   fenomeno   della  mafia  ed  il  pericolo  di  tentativi   di
  condizionamento   del   territorio  da  parte   dell'organizzazione
  criminale;

   considerato che la gestione e l'utilizzo dei beni confiscati  alla
  mafia rappresenta un concreto strumento di lotta alla criminalità;

   ritenuto che sulla vicenda si reputa necessario l'intervento della
  Regione;

   per sapere:

   quali  provvedimenti abbiano adottato per la demolizione del  bene
  sito  a  Balestrate  e  confiscato alla  mafia  che  doveva  essere
  demolito dalla ditta Bagnato, appaltatrice della gara;

   quali  provvedimenti abbiano adottato per verificare i motivi  che
  hanno  indotto la ditta Bagnato a ritirarsi e non eseguire i lavori
  di demolizione». (1634)

   Risposta.   -   «La   vicenda  descritta   dall'onorevole   Caputo
  nell'interrogazione  n.  1634 del 20  gennaio  2011  ha  certamente
  rappresentato  un fatto grave e degno della massima  attenzione  da
  parte  delle istituzioni e di tutti i livelli di amministrazione  e
  di governo.
   Voglio  ricordare  infatti che nei giorni  scorsi,  come  è  stato
  riferito  anche  dalle  agenzie  di stampa,  una  ditta  vincitrice
  dell'appalto  per  demolire  un  bene  confiscato  alla   mafia   a
  Balestrate  (PA),  si  sarebbe improvvisamente ed  inspiegabilmente
  ritirata.
   A  seguito  di  questo  episodio risulta  che  sulla  vicenda  sia
  intervenuto direttamente il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, e
  che  successivamente l'operazione di abbattimento dell'edificio sia
  stata compiuta da altra ditta inserita nella graduatoria del bando.
   Sugli   specifici   quesiti  posti  dall'onorevole   interrogante,
  prescindendo dall'esito positivo della vicenda, va rilevato che per
  quanto  concerne il bene confiscato ed oggetto di demolizione,  pur
  non  essendoci una competenza specifica della Regione  Siciliana  e
  pur considerato che l'interrogazione ci è stata trasmessa solamente
  lo  scorso  4  febbraio,  si  è gia data disposizione  affinché  il
  Dipartimento  ponga in essere un'attività di verifica  dell'operato
  del Comune di Balestrate al fine di accertare se l' amministrazione
  comunale abbia agito nel pieno rispetto delle regole.
   In   questo  senso  posso  affermare  che  nei  giorni  scorsi  il
  Dipartimento Autonomie Locali ha invitato il Sindaco del Comune  di
  Balestrate,   Tonino   Palazzolo,  a  fornire  una   circostanziata
  relazione sull'accaduto.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.
                                     L'Assessore

   dott.ssa Caterina Chinnici