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Resoconto d'Aula della Seduta n. 232 di giovedì 03 marzo 2011
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.
                               Missione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Speziale sarà in missione per
  ragioni del suo ufficio dal 7 all'8 marzo 2011.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   -  Provvedimenti tendenti a favorire l'introduzione e  la  pratica
  didattica   dell'arte  fotografica  e  della  lettura  e  scrittura
  dell'audiovisivo nel curriculum ordinario di tutte le scuole  della
  Sicilia.  (n. 685)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Marrocco, in
  data 23 febbraio 2011.

   -   Disciplina  per  il  riconoscimento  dell'Albergo  Diffuso  in
  Sicilia. (n. 686)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
  Musotto, Parlavecchio, Faraone, Raia e Termine, in data 23 febbraio
  2011.

   -  Norme in materia di recupero di materiali ineri per uso  edile.
  (n. 687)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Lentini, in
  data 23 febbraio 2011.

   -   Disposizioni   in  materia  di  contrasto   alla   criminalità
  organizzata  mediante la previsione dell'obbligo  di  denuncia  dei
  soggetti che subiscono richieste estorsive o di  pizzo'. (n. 688)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Leontini,  Pogliese,  Bosco, Buzzanca, Campagna,  Corona,  Falcone,
  Mancuso e Scoma, in data 24 febbraio 2011.

   -   Disciplina  per  il  riconoscimento  dell'Albergo  Diffuso  in
  Sicilia. (n. 689)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Leontini,  Pogliese, Beninati, Bosco, Buzzanca,  Campagna,  Cascio,
  Corona,   D'Asero,   Falcone,  Leanza,  Limoli,   Mancuso,   Scoma,
  Torregrossa e Vinciullo, in data 25 febbraio 2011.

   - Cessazione delle attività dell'Ente autonomo portuale di Messina
  e  subentro  dell'Autorità  portuale di  Messina  -  Milazzo  nella
  gestione ed amministrazione del punto franco. (n. 690)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ardizzone,
  Beninati, Currenti, Catalano, Buzzanca, De Luca e Formica, in  data
  25 febbraio 2011.
   -  Norme a sostegno del riconoscimento e della valorizzazione  del
  patrimonio culturale immateriale siciliano. (n. 691)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Leontini,  Pogliese, Buzzanca, Bosco, Corona, Mancuso, in  data  28
  febbraio 2011.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno chiesto  congedo  per  oggi  gli
  onorevoli:  Leanza  Nicola, Bonomo, Vinciullo, Scammacca,  Laccoto,
  Giuffrida e Marziano.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Norme in materia di agevolazioni sulla tassa di circolazione  per
  le  autovetture  e mezzi in forza alle associazioni  di  protezione
  civile iscritte all'albo regionale» (n. 658)
   di iniziativa parlamentare.
   inviato in data 24 febbraio 2011.

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   «Norme per l'affidamento in  adozione' delle aiuole e spazi  verdi
  da parte delle amministrazioni comunali siciliane» (n. 667)
   di iniziativa parlamentare.
   inviato in data 24 febbraio 2011.
   parere I.

   «Istituzione  del Comitato regionale per la portualità  siciliana»
  (n. 668)
   di iniziativa parlamentare.
   inviato in data 9 febbraio 2011.
   parere I.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO  (V)

   «Interventi  in  favore della diffusione della  lingua  dei  segni
  italiana  (LIS) come lingua propria della comunità dei  sordi»  (n.
  684)
   di iniziativa parlamentare.
   inviato in data 24 febbraio 2011.
   parere I.

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   «Organizzazione  distrettuale  dei  centri  per  la   prevenzione,
  diagnosi, cura e riabilitazione della sindrome metabolica  e  delle
  patologie correlate (diabete, obesità, ipertensione)» (n. 670)
   di iniziativa parlamentare.
   inviato in data 24 febbraio 2011.

      Comunicazione di riassegnazione di disegni di legge alla V
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati riassegnati alla V Commissione
   Cultura, formazione e lavoro' i seguenti disegni di legge:

   «Riconoscimento della lingua dei segni italiana» (n. 35)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 24 febbraio 2011
   pareri I, VI.

   «Riconoscimento della lingua dei segni e dei sordi come  minoranza
  linguistica» (n. 322)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 24 febbraio 2011
   parere I.
                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   VITRANO, segretario:

   «All'Assessore per la salute, tenuto conto che:

   in  provincia  di  Ragusa  ci  sono 124  ausiliari  di  ruolo  con
  contratto di lavoro a tempo parziale assunti dall'azienda sanitaria
  locale in data 1 dicembre 2006;

   rispetto  alle  altre aziende sanitarie provinciali della  Regione
  gli  ausiliari  di  ruolo  a tempo parziale  assunti  nello  stesso
  periodo  degli ausiliari della provincia di Ragusa sono  stati  già
  stabilizzati riguardo al monte ore e alla retribuzione economica;

   tale anomalia pertanto rimane soltanto per la provincia di Ragusa;

   considerato che:

   l'ASP di Ragusa ha affidato a ditte esterne i servizi di pulizia e
  sanificazione affidati agli ausiliari;

   da  notizie  giornalistiche  si  è  appreso  che  sarebbero  state
  impegnate  risorse  finanziarie per impiegare  attraverso  progetti
  finalizzati i 400 lavoratori precari che hanno prestato servizio in
  azienda  negli ultimi anni con mansioni operative e  che  quindi  è
  stato  compiuto  un atto dalla direzione generale di  concerto  con
  l'Assessorato regionale Salute;

   ritenuto   che,   in   considerazione  delle  imminenti   elezioni
  amministrative  in  programma a maggio, si andrà  al  voto  in  due
  comuni  della provincia, ovvero al comune di Ragusa e in quello  di
  Vittoria,  e  che  la  soluzione dei progetti finalizzati  potrebbe
  diventare un 'pannicello caldo' idoneo alla bisogna;

   considerato infine che le risorse finanziarie, come ha  dimostrato
  la vicenda dei precari, risultano disponibili;

   lo  stesso direttore generale dell'ASP di Ragusa, Ettore  Gilotta,
  si   impegnò  pubblicamente  a  regolarizzare  la  posizione  degli
  ausiliari di ruolo impiegati con contratto a tempo parziale;

   per sapere:

   per   quanto   tempo   l'azienda  sanitaria  provinciale   intenda
  impegnare,   con  l'accordo  dell'Assessorato,  questi   lavoratori
  esterni;

   perché  la direzione generale dell'ASP di Ragusa non abbia  ancora
  provveduto  ad estendere il monte ore riguardante gli ausiliari  di
  ruolo impiegati a tempo parziale;

   se  e  quando l'ASP di Ragusa intenda trasformare il contratto  da
  tempo parziale a tempo pieno ai suddetti lavoratori;

   se e quali iniziative intenda adottare per allineare la situazione
  dei  lavoratori  della  provincia di Ragusa a  quella  delle  altre
  province della Sicilia». (1743)

                                                            INCARDONA

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   nel  territorio  della Regione siciliana sono state  istituite  le
  aree  marine protette (A.M.P.): isola di Ustica, isole dei Ciclopi,
  isole  Egadi,  Capo  Gallo,  Isola delle  Femmine,  Isole  Pelagie,
  Plemmirio  di  cui ai rispettivi decreti ministeriali  12  novembre
  1986, 7 dicembre 1989, 27 dicembre 1991, 24 luglio 2002, 21 ottobre
  2002, 15 settembre 2004 e successive modifiche ed integrazioni;

   tali   riserve   sono   allocate  in  contesti   territoriali   di
  straordinario valore naturalistico ed ambientale;

   tali  aree contribuiscono in misura rilevante all'economia  locale
  fungendo  da attrattore turistico-culturale non solo dei rispettivi
  territori, ma di tutta la Regione siciliana;

   la   gestione  delle  aree  marine  protette,  in  Sicilia   viene
  assicurata  dai comuni territorialmente interessati  (Isole  Egadi,
  Pelagie, Ustica, Capo Gallo) nonché da consorzi pubblici (Isole dei
  Ciclopi,   Plemmirio)   o,  per  periodi  di   transizione,   dalle
  capitanerie di porto competenti;

   il finanziamento di tali riserve viene assicurato da trasferimenti
  ordinari del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e
  del mare;

   l'Assessorato  regionale Territorio ha individuato,  con  apposito
  decreto   pubblicato  nella  GURS  n.  8  del  18  febbraio   2011,
  nell'ambito  delle aree marine della Sicilia, i  seguenti  siti  di
  importanza  comunitaria (SIC) come di seguito specificati:  fondali
  delle  Isole Egadi, fondali dell'isola di Ustica, fondali di  Isola
  delle  Femmine-Capo  Gallo, fondali di Acicastello  (isola  Lachea-
  Ciclopi), fondali delle isole Pelagie, fondali del Plemmirio ;

   il  superiore  riconoscimento dell'ARTA costituisce un  importante
  contributo alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali
  e della flora e della fauna selvatica come peraltro stabilito dalla
  normativa   comunitaria  e  nazionale  (direttiva  comunitaria   n.
  92/43/CEE del 21 maggio 1992; 'regolamento recante attuazione della
  direttiva  n.  92/43/CEE;  direttive nn.  92/43/CEE  e  79/409/CEE;
  direttiva del Parlamento europeo n. 08/56/CE del Parlamento europeo
  e  del Consiglio del 17 giugno 2008; decreto legislativo 13 ottobre
  2010, n. 190 'Attuazione della direttiva n. 2008/56/CE, etc.);

   la Regione siciliana ha istituito nell'ambito delle sue competenze
  numerosi  parchi  e riserve provvedendone al finanziamento  e  alla
  gestione con diversi strumenti;

   la  Regione siciliana, nell' ambito del P.O. FESR 2007- 2013, asse
  2  -  uso  efficiente  delle  risorse naturali  -  (fra  tutti  gli
  obiettivi operativi 3.2.1.1 e 3.2.1.2) ha già attivato le procedure
  per   consentire  la  presentazione  di  proposte  progettuali  dei
  soggetti  gestori  di parchi e riserve attraverso  apposite  schede
  finalizzate alla stipula di un accordo di programma;

   nell'ambito  di  detta  programmazione  resterebbero   esclusi   i
  soggetti gestori delle AMP siciliane determinando, fra l'altro, una
  disparità  di  trattamento rispetto alla necessità  di  contribuire
  alla  preservazione  degli habitat de quo di così  elevata  valenza
  ambientale;

   i  soggetti  gestori  delle AMP stanno subendo  pesanti  tagli  ai
  trasferimenti  ministeriali determinati dagli ultimi  provvedimenti
  del Governo nazionale mettendo in discussione la funzionalità delle
  medesime

   per sapere se non ritengano opportuno attivarsi immediatamente per
  ricomprendere   nei   vari  strumenti  di   programmazione   e   di
  finanziamento   attuati  dalla  Regione,  nell'ambito   dei   fondi
  comunitari,  nazionali e regionali, i soggetti gestori  delle  aree
  marine protette siciliane». (1744)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                                 ODDO

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per i beni culturali e
  l'identità   siciliana  e  all'Assessore  per   il   territorio   e
  l'ambiente, premesso che:

   dagli   organi   della  curia  arcivescovile  di  Agrigento,   sia
  pubblicamente  che  informalmente, é  stata  richiamata  più  volte
  l'attenzione  delle  pubbliche autorità sui  rischi  che  corre  la
  stabilità  della cattedrale di Agrigento, a seguito di un movimento
  franoso che interessa il costone su cui poggia l'antico monumento;

   la  profondità  e  la  lunghezza della faglia  attuale,  oltre  ad
  incidere  sul  Duomo,  interessa parte del  Palazzo  Vescovile,  la
  piazza  antistante  il  Duomo e un'ala  del  contiguo  Palazzo  del
  Seminario, per una lunghezza di parecchie decine di metri, e  desta
  viva  preoccupazione,  per  il degrado  statico  che  segnala  e  i
  conseguenti  rischi che corre il Duomo e la filiera di costruzioni,
  tutte coeve, che insistono lungo il costone sul lato settentrionale
  della collina;

   tale fenomeno, come risulta da numerosi studi di carattere storico
  e  scientifico, si é ripresentato con metodica ciclicità nel  corso
  dei    secoli    passati,   interessando   prevalentemente    l'ala
  settentrionale  delle  cattedrale,  che  insiste  sul  ciglio   del
  costone;

   i  monitoraggi  messi in atto negli anni passati, probabilmente  a
  causa  di  negligenza ed incuria nell'acquisizione  dei  dati,  non
  hanno  fornito  dati apprezzabili per la valutazione  del  fenomeno
  franoso;

   la  commissione tecnica che sta effettuando un nuovo  monitoraggio
  del  sito,  nel suo ultimo e recente sopralluogo, ha registrato  un
  allargamento delle fessure, a riprova che il movimento del  costone
  non si è arrestato ma che continua a dare palesi segni di cedimento
  come ha dichiarato uno dei tecnici dopo il sopralluogo;

   la  commissione  tecnica  ha disposto,  nelle  more  di  ulteriori
  approfondimenti, il transennamento della navata sinistra  sul  lato
  nord della cattedrale;

   da  una  prima valutazione tecnica sembrerebbe che gli  interventi
  posti  in  essere  pochi  anni or sono con  un  collegamento  della
  colonna  dell'ala  sud  con quelle dell'ala  nord  hanno  aggravato
  notevolmente  la  situazione ed accelerato il processo  di  degrado
  della struttura;

   la  protezione  civile  regionale, per una  migliore  comprensione
  dell'entità  del  fenomeno, ha incaricato già da diversi  mesi  due
  tecnici di fiducia per individuare le cause del danno e suggerire i
  possibili interventi;

   considerato  che l'intera area del centro storico della  città  di
  Agrigento è soggetta a continue azioni di movimenti del terreno che
  incidono in aree ad alta intensità abitativa e con intenso sviluppo
  commerciale   e  che  rischiano  di  compromettere   il   rilevante
  patrimonio  architettonico  oltre che costituire  pericolo  per  la
  pubblica incolumità;

   per sapere:

   se siano a conoscenza di quanto sopra e dell'entità del fenomeno;

   quali siano le risultanze delle indagini tecniche effettuate;

   se   non  ritengano  necessario,  considerato  il  perdurare   del
  movimento  che  interessa quel tratto di collina,  programmare,  di
  concerto con la protezione civile regionale, interventi strutturali
  di  consolidamento a carattere definitivo, che mirino a preservarne
  nel tempo la stabilità e la tenuta;

   se  non  ritengano  di  dover  avviare  un'attività  di  studio  e
  monitoraggio  dell'intera  area del centro  storico  della  città».
  (1746)

                                     DI BENEDETTO-DIGIACOMO-PANARELLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   da  alcuni anni in Sicilia si registra un aumento esponenziale dei
  casi di coagulopatia;

   detta    patologia    consiste   nell'incapacità    del    sistema
  cardiovascolare di mantenere il sangue adeguatamente  fluido,  così
  da   determinare,   nei  soggetti  affetti  da  questa   patologia,
  situazioni ad altissimo rischio quali ictus o infarto;

   preso atto che:

   per   combattere  tale  patologia,  sia  a  scopo  preventivo  che
  terapeutico,  è  di vitale importanza l'assunzione  giornaliera  di
  anticoagulanti  (Sintrom  e Coumadin), nei  pazienti  con  malattie
  vascolari  cardiache,  o trombosi cardiaca, fibrillazione  atriale,
  cardiomiopatia     dilatativa,    infarto     miocardico     acuto,
  tromboembolismo arterioso, ictus, ateropatie periferiche, ecc.;

   la  quantità di anticoagulanti da somministrare per la prevenzione
  del   rischio   trombo-embolico   va  necessariamente   monitorata,
  attraverso  l'attenta  e  puntuale  verifica  quotidiana   dell'INR
  (indice  universale per il dosaggio della coagulabilità),  data  la
  grande  variabilità nell'assorbimento del farmaco e  l'interferenza
  con un grandissimo numero di fattori (dieta, variazioni climatiche,
  ritmi circadiani, uso di altri farmaci, ecc.);

   considerato che il monitoraggio è fondamentale per il  costante  e
  indispensabile aggiustamento posologico, infatti valori al di sopra
  del  range  terapeutico  comportano rischio concreto  di  incidenti
  emorragici,  mentre  valori  inferiori  espongono  il  paziente  al
  rischio di ictus o infarto;

   visto che:

   nonostante  il  sistema sanitario regionale si faccia  carico  del
  pagamento  degli  esami  sostenuti nei laboratori  di  analisi,  il
  recarsi,  continuamente, presso i laboratori comporta, sicuramente,
  un  abbassamento  del  livello di qualità  della  vita,  nonché  la
  perdita  di  numerose ore di lavoro con gravissime  ricadute  sugli
  enti, le società o le ditte private, dove i lavoratori svolgono  la
  propria attività;

   spesso  a  causa  di  questo disservizio quotidiano  i  lavoratori
  impiegati nel settore privato sono stati licenziati o sottoposti ad
  azioni  di  mobbing tali da costringere gli stessi a non sottoporsi
  agli esami di routine;

   un  dosaggio  inferiore o superiore alle reali necessità  comporta
  l'insorgere di gravissime e irreversibili situazioni di rischio per
  la  vita,  con ricadute insopportabili dal punto di vista economico
  per il servizio sanitario regionale;

   accertato che:

   da  alcuni  anni  le nuove tecnologie hanno messo  a  disposizione
  coagulo  metri, strisce reattive e pungi dito, cioè nuovi strumenti
  di   misurazione  e  controllo  di  alta  affidabilità,  praticità,
  facilità  d'uso  ed  economicità nel rapporto  rischio-prevenzione-
  pagamento  laboratorio  analisi  e decesso  o  gravissime  malattie
  irreversibili del soggetto affetto da tale patologia;

   tale  strumento, a voler banalizzare, è molto simile a quello  che
  viene dato in uso gratuito ai malati diabetici.

   per sapere:

   se non intendano intervenire, venendo incontro ai soggetti affetti
  dalla  patologia de qua agitur, con la necessaria e  indispensabile
  urgenza;

   se, nell'analizzare il rapporto costi-rischio, non sia il caso  di
  fornire ai pazienti de quibus il coagulometro, con relative strisce
  reattive  e  pungi  dito, in modo che ogni mattina,  senza  recarsi
  presso i laboratori di analisi, senza perdere ore di lavoro,  senza
  andare  incontro  a  difficoltà dovute  ai  trasporti,  i  pazienti
  affetti  da  coagulopatie  possano  effettuare  tranquillamente  la
  misurazione  dell'INR  ovunque si trovino  e  apportare  la  dovuta
  variazione della posologia del farmaco da assumere in modo sicuro».
  (1750)

                                                 VINCIULLO - POGLIESE

   PRESIDENTE.   Avverto  che  le  interrogazioni  saranno   iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica, premesso che:

   l'inchiesta della magistratura sulle nomine dei dirigenti generali
  esterni   all'amministrazione  regionale  dovrebbe,  quanto   meno,
  indurre il Governo Lombardo a non nominare più dirigenti esterni al
  di là del merito dell'inchiesta stessa;

   dopo  due  anni e mezzo dall'inizio della legislatura, il  Governo
  regionale   non  ha  avuto  sui  direttori  generali  una   visione
  complessiva e non si è dotato di un sistema di criteri generali;

   considerato che le nomine, finora, sono state effettuate  in  modo
  saltuario  e  senza una valutazione rigorosa delle  professionalità
  interne;

   ritenuto che:

   la Regione dispone già di 2.245 dirigenti di ruolo;

   nonostante i diversi richiami della magistratura contabile, non vi
  è  stata  inversione di tendenza alcuna sulle nomine  di  dirigenti
  esterni all'amministrazione regionale;

   per sapere:

   se  le  recenti  nomine  dei dirigenti generali  dei  dipartimenti
  regionali  trovino giustificazione nell'impossibilità  di  reperire
  all'interno    dell'amministrazione    regionale    le     capacità
  professionali necessarie, in corrispondenza dell'esigenza  primaria
  del contenimento della spesa pubblica;

   se  la  scelta di non attribuire incarichi specifici  a  direttori
  generali  ancora contrattualizzati e a disposizione  della  Regione
  non produca un danno erariale per la stessa;

   se,  nell'adozione  degli atti di revoca o di  nuove  nomine,  sia
  stato  rispettato il principio del giusto procedimento e  del  buon
  andamento della pubblica amministrazione». (1745)

                                                           BARBAGALLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso  che con l'articolo 21 della legge finanziaria  2010  sono
  state   date  disposizioni  per  la  trasformazione  delle  aziende
  autonome  terme di Acireale e terme di Sciacca e per  l'attivazione
  delle  procedure necessarie a porre in liquidazione le due  società
  e,  tramite  lo  svolgimento  di una  gara  ad  evidenza  pubblica,
  affidare a soggetti privati la valorizzazione dei complessi termali
  e delle attività connesse;

   rilevato   che   recenti  dichiarazioni  riportate  dalla   stampa
  lascerebbero  pensare  ad  un percorso  diversificato  per  le  due
  aziende   termali,  considerando  le  Terme  di  Sciacca  non   più
  strategiche per la Regione e avviandone il conseguente processo  di
  dismissione;

   ritenuto   che  il  governo  della  Regione  debba  muoversi,   al
  contrario,  a tutela di un bene collettivo come quello delle  terme
  di  Sciacca, perno su cui poggia l'economia della città, risorsa su
  cui   ricostruire   un   percorso  produttivo   all'insegna   della
  trasparenza e della chiarezza di propositi e intenzioni;

   ricordato che per gli enti locali, l'amministrazione comunale,  le
  realtà  produttive,  la collettività nel suo  complesso,  le  terme
  rappresentano  ancora  una  possibilità  di  rilancio  economico  e
  turistico,  chiedendo al Governo di stabilire in maniera concertata
  tempi certi e pari opportunità di percorso;

   per sapere:

   se  risponda  al  vero che per le società termali  di  Sciacca  ed
  Acireale  il  Governo stia prevedendo percorsi  di  privatizzazione
  differenziati,  ipotizzando  la  mera  dismissione  della   società
  saccense;

   quali  siano i tempi per l'attuazione delle disposizioni contenute
  nell'articolo 21 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11;

   se le amministrazioni locali interessate siano state coinvolte nel
  processo  di  trasformazione  delle terme  di  Sciacca,  così  come
  richiesto dai loro referenti istituzionali;

   se non ritengano di dover procedere attraverso l'istituzione di un
  tavolo tecnico composto da tutte le parti al fine di assicurare  la
  soluzione più idonea, per il futuro della città termale». (1748)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                                BOSCO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   Consorzio  autostrade siciliane (CAS) ha, tra il personale  a  suo
  carico, circa 150 dipendenti ATE (agenti tecnici esattori)  con  un
  contratto part time che prevede lo svolgimento di un minimo  di  88
  ore ad un massimo di 100 ore mensili di lavoro;

   considerato che la presenza di questa forza lavoro sottostimata, a
  quanto pare il CAS starebbe procedendo all'immissione al lavoro  di
  circa 60 lavoratori trimestralisti;

   tenuto  conto  che, se fosse confermata, in questa  immissione  di
  operatori   a   tempo  determinato  si  potrebbe  configurare   una
  violazione  del  diritto  al  lavoro di  quei  dipendenti  che,  da
  parecchi  anni,  lavorano  per poche ore  al  giorno,  ben  sapendo
  l'assoluta necessità di forza lavoro, facilmente risolvibile con il
  loro passaggio da part time a full time;

   per sapere:

   se corrisponda al vero la notizia che il CAS starebbe attivando le
  procedure  per  l'immissione al lavoro di circa 60  Agenti  Tecnici
  Esattori con contratto trimestrale;

   se  corrisponda al vero che, alla data odierna, vi  sarebbe  circa
  150  dipendenti con la stessa mansione, che lavorano con  contratto
  part time;

   se  corrisponda al vero che la graduatoria da cui si  attingono  i
  nominativi dei trimestralisti risalirebbe a quasi 10 anni fa e  non
  sarebbe mai stata aggiornata;

   nell'eventuale  ipotesi che le suddette notizie siano  confermate,
  quali  provvedimenti  intendano adottare al fine  di  garantire  la
  dignità  lavorativa agli agenti tecnici esattori  che  prestano  il
  loro servizio da parecchi anni con un contratto part time». (1749)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                                GRECO

   PRESIDENTE.  Avverto  che  le interrogazioni  saranno  inviate  al
  Governo.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


               Per proporre  la questione pregiudiziale

   BUFARDECI.   Chiedo   di   parlare  per  proporre   la   questione
  pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101, comma 1, del Regolamento
  interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  parlare per proporre la questione pregiudiziale perché, magari  con
  un  minimo  di  ritardo - essendomi occupato in questi  giorni  del
  disegno di legge sulla semplificazione - non mi ero particolarmente
  occupato, non avevo attenzionato in maniera puntuale il disegno  di
  legge  sulla  riforma  elettorale. Poi l'ho letto,  proprio  perché
  sapevo  che  da  oggi  sarebbe stato avviata  la  discussione,  per
  ribadire le posizioni da noi più volte affermate, e cioè che questa
  non è una legge che serve ai siciliani.
   Al  di là delle affermazioni di principio che sono state fatte  da
  questa  tribuna da tanti deputati, in modo particolare dai colleghi
  dell'opposizione,  leggendo  il testo  mi  sono  convinto  che  non
  soltanto  è vero che di tutto in questo momento c'è bisogno  tranne
  che  di una legge elettorale. Ma, ammesso e non concesso che questa
  Assemblea ritenga comunque opportuno e importante occuparsi di  una
  riforma elettorale, certamente non va fatto con questa impostazione
  e   con  questo  disegno  di  legge,  che  io  trovo  assolutamente
  insufficiente,   da   un   lato,   e  assolutamente   schizofrenico
  dall'altro.
   Permettetemi  alcune considerazioni, tanto per  comprendere  come,
  anche  in  questo caso, qualcuno abbia tentato accelerazioni  senza
  alcun  senso perché parliamo di una materia che ha visto la Sicilia
  storicamente, molto spesso, all'avanguardia. Ricordiamo la legge  7
  del  1992,  istitutiva  dell'elezione a  suffragio  universale  del
  sindaco;  la  legge  14,  istitutiva dei  consigli  delle  province
  regionali  e la stessa istituzione delle province regionali  e,  da
  ultimo,  la  legge 35 del 1997, che portò all'elezione diretta  del
  Presidente.
   Io   credo  che  una  storia  come  quella  siciliana  in  materia
  elettorale  non possa essere in alcun modo intaccata da un  disegno
  di  legge  come  questo,  che ritengo schizofrenico,  per  esempio,
  laddove  tenta di affrontare la questione della presenza  femminile
  nei  consigli  comunali  e  nelle amministrazioni  comunali.  Basta
  esaminare  gli  articoli 3 e 4 del disegno di  legge  per  rendersi
  conto  che,  se  da una parte, si inserisce l'obbligo  nella  lista
  delle  candidate,  dall'altra parte occorrerebbe anche  un  obbligo
  delle  preferenze,  e  quindi un voto plurimo,  come  è  stato  nel
  passato  nelle  varie  leggi elettorali della  nostra  Regione.  Ma
  laddove  questo non c'è, vi è uno scollamento tra il principio  che
  le donne devono partecipare, e quindi vengono inserite nella lista,
  e  il  non dare loro la possibilità concreta di poterne fare  parte
  perché,  nel  momento in cui la preferenza non è  obbligatoriamente
  assegnata  anche alle donne, è evidente che esse possono  non  fare
  parte di nessuna struttura.
   La  contraddizione, la schizofrenia si evidenzia  ulteriormente  a
  proposito   della  Giunta,  nel  caso  in  cui  si  prevede,   come
  all'articolo 4, la presenza di entrambi i sessi in Giunta.
   Come  si  fa  a  garantire questa presenza laddove le  donne,  non
  avendo  all'interno della lista la garanzia di un voto per il  loro
  genere, non vengono elette in consiglio comunale?
   Allora, avremmo una limitazione.
   La donna che fa parte della Giunta può essere soltanto un'esterna,
  non  una  consigliera comunale, e ciò laddove con questa  legge  si
  vuole  reintrodurre  il principio che anche i consiglieri  comunali
  possono tornare ad essere assessori. E' la palese contraddizione di
  un  principio,  sul  quale  si può discutere,  sul  quale  ciascuno
  liberamente potrà trattare e parlare, ma che poi, in concreto,  non
  si manifesta in alcun modo.
   Potrei  fare altri esempi, signor Presidente, ma vorrei  attenermi
  nei limiti del mio intervento.
   Questo disegno di legge dimostra chiaramente che, non avendo avuto
  la  Commissione di merito la dovuta attenzione nei confronti  delle
  associazioni di categoria - mi riferisco sia all'ANCI che all'URPS,
  che  non  sono  state  neanche sentite  -,  si  vuole  produrre  un
  risultato  che  non  si capisce bene neanche a chi  serve.  Ha  una
  finalità  talmente modesta, talmente esclusiva che nulla ha  a  che
  vedere  con una distorsione qual è quella che oggi vive il  sistema
  elettorale siciliano, che ha sistemi elettorali diversi  a  seconda
  della dimensione dei comuni e anche rispetto alle singole province:
  vi sono comuni limitrofi, appartenenti ad una stessa provincia, che
  vivono condizioni differenti.
   Allora,  se  si  volesse effettivamente fare la legge  elettorale,
  dovrebbe essere una legge elettorale seria, completa, corposa,  che
  facesse sistema, che mettesse equilibrio e ordine.
   Faccio   un   altro  esempio.  Siamo  in  piena  discussione   sul
  federalismo, che prevede tutta una serie di obblighi e  di  impegni
  per  quanto riguarda, per esempio, l'Osservatorio sulla  finanza  e
  sulla  contabilità degli enti locali, con il compito di  promuovere
  la  corretta  gestione  delle  risorse finanziarie,  strumentali  e
  umane,  la salvaguardia degli equilibri di bilancio, l'applicazione
  dei princìpi contabili, la congruità degli strumenti applicativi.
   Ma non c'è traccia di tutto quello che serve.
   In  questo disegno di legge c'è ancora uno sbilanciamento  tra  la
  posizione  del  sindaco e quella del consiglio  comunale,  non  c'è
  neanche  l'attenzione che una regione a Statuto  speciale  dovrebbe
  avere  per l'albo dei segretari. Insomma, è una legge assolutamente
  insufficiente  che  non risolve le questioni vere  delle  discrasie
  esistenti tra i vari sistemi elettorali delle varie amministrazioni
  degli  enti  locali  ed  è  schizofrenica perché,  laddove  volesse
  cogliere  l'obiettivo  politico di garantire la  rappresentanza  di
  genere,   non  lo  garantisce  perché  da  una  parte  obbliga   un
  inserimento  nella lista, e dall'altra non fa alla  stessa  maniera
  per  quanto riguarda la preferenza e con questo rende inutile tutta
  l'impostazione  data. Quindi, pregiudizialmente, credo  che  questa
  legge non possa essere neanche trattata, perchè non serve a nulla.
   Così  com'è, servirà non so a quale intervento minimo  del  quale,
  ribadisco, la Sicilia non ha bisogno. Servirà eventualmente, non si
  capisce  bene  neanche a quale interesse, rispetto ad  una  materia
  che,   ribadisco,  ha  visto  la  Sicilia  nel  tempo  storicamente
  impegnata con norme che sono state all'avanguardia, che sono  state
  anticipatrici di un sistema elettorale virtuoso, come io continuo a
  considerare  la  legge  7  del 1992, e che  ha  visto  nel  passato
  posizioni  forti anche da parte della nostra Regione in materia  di
  province regionali.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  a  fronte   della   richiesta
  dell'onorevole Bufardeci hanno facoltà di intervenire, a norma  del
  Regolamento interno, due deputati a favore e due contro.

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo dire  che
  ascolto  sempre  con grande interesse gli interventi dell'onorevole
  Bufardeci  per tanti motivi, perché ho per lui una stima personale,
  perché  è  un  uomo  di grande esperienza, di cultura  giuridica  e
  soprattutto di grande impegno politico. Ma stasera, nel momento  in
  cui ha detto di voler affrontare una pregiudiziale, ha fatto invece
  una  interessantissima e approfondita discussione  nel  merito  del
  disegno  di  legge, tanto che mi sembrava che fossimo entrati  già,
  come   era  previsto  dall'ordine  del  giorno,  nella  discussione
  generale del disegno di legge stesso in materia elettorale.
   Le  sue argomentazioni attengono al merito del disegno di legge  e
  hanno  dato  la possibilità a tutti noi di sapere che è  una  legge
  importante,  che può essere condivisa o meno, ma non  è  certamente
  una legge marginale, una legge che non ha importanza, e soprattutto
  una  legge che non può servire ai cittadini siciliani elettori  per
  scegliere  una classe dirigente che sia all'altezza di  quelli  che
  sono  i  compiti  di  una  classe dirigente  che  dovrà  affrontare
  emergenze e problematiche importanti.
   Quindi,  proprio  le argomentazioni che l'onorevole  Bufardeci  ha
  posto a sostegno del suo intervento ci motivano a dire che questo è
  un  disegno  di  legge  pronto  per l'Aula,  che  va  discusso  per
  diventare  legge  della Regione siciliana dopo un  ampio  dibattito
  assembleare,  un  confronto che poi deve  giungere  a  dare  questo
  strumento  ai  cittadini siciliani. Nessun argomento pregiudiziale,
  quindi, ma l'argomento di merito che noi affrontiamo ritenendo  che
  sia  una  legge importante, che sia una legge voluta, che  sia  una
  legge utile al popolo siciliano.
   Pertanto,  si  vada  avanti  secondo  il  Regolamento  di   questa
  Assemblea regionale siciliana.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, essere catapultati
  questa  sera  in  Aula, quasi a rotta di collo,  per  discutere  un
  disegno  di  legge che, a dire della maggioranza,  dovrebbe  essere
  assolutamente   rivoluzionario,   assolutamente   innovatore,    ma
  soprattutto  risolutorio  di tutti i  problemi  da  cui  in  questo
  momento è afflitta la Sicilia, certo si rimane un attimo sbalorditi
  o,  quanto  meno,  a  disagio. L'onorevole Bufardeci  ha  proposto,
  stasera, la questione pregiudiziale e, tra le cose dette, al di  là
  di  avere  fatto  una disamina giusta sull'impianto  eccessivamente
  veloce  e,  per  alcuni versi, confusionario del disegno  di  legge
  elettorale, ha voluto dire, in buona sostanza, che ieri è stato  un
  errore  invertire l'ordine del giorno e catapultarci ex  abrupto  -
  come  avrebbero detto i latini - all'improvviso, in questo  disegno
  di  legge che, per molti versi, presenta delle difficoltà oggettive
  e  non  gode  della  condivisione che una riforma  simile  dovrebbe
  avere.  Ne  è prova il fatto che si arriva oggi a discutere  questo
  disegno di legge con una vera e propria forzatura d'Aula.
   Non  a  caso  ieri  sera,  dopo  tale  forzatura,  c'è  stata  una
  Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari in cui la  stessa
  maggioranza ha cercato di mettere una pezza a quell'errore  che  si
  era commesso, perché in un certo senso abbiamo per la seconda volta
  vilipeso  non tanto l'Aula, non tanto l'assessore Chinnici,  quanto
  le  esigenze di un'imprenditoria che aspetta da diverso  tempo,  da
  diversi  mesi  -  potremmo  dire da due anni  -,  una  legge  sulla
  semplificazione,   sull'accelerazione,   sulla    possibilità    di
  sburocratizzare  una struttura elefantiaca come  quella  regionale,
  che  non  viene censurata da noi ma che è stata più volte censurata
  dal  Presidente della Regione siciliana, dal governatore  Lombardo,
  anche in quest'Aula.
   Ecco  perché  la pregiudiziale che ha posto l'onorevole  Bufardeci
  viene  sostenuta dal Popolo della Libertà, e viene sostenuta perché
  noi  diciamo che stasera non possiamo arrivare a questa norma,  non
  essendo  una norma condivisa. Parliamo di un disegno di legge  che,
  rispetto  all'impianto  che  era stato fatto,  è  stato  totalmente
  modificato.  Ricordo  che  nel  testo  condiviso  che  arrivava  in
  Commissione,  prima  vi era l'elezione diretta dei  presidenti  dei
  consigli  di  quartiere  nelle città  siciliane  capoluogo  e  poi,
  invece, questa norma è stata estrapolata, non si sa per fare  cosa.
  Si era detto che dovevamo guardare anche all'elezione a turno unico
  per  i  comuni fino a quindicimila abitanti, ponendo in essere  una
  semplificazione. Si era parlato di stare attenti sulla pluralità di
  preferenze  perché  ciò avrebbe potuto portare  ad  una  mediazione
  elettorale, che poi molte volte sfocia nelle aule giudiziarie, così
  come  abbiamo  avuto  modo  di  vedere  pure  in  un  recentissimo,
  attualissimo passato.
   Tutte  queste  argomentazioni  erano  motivo  per  procedere   con
  velocità, con razionalità, in quattro o, al massimo, cinque  sedute
  d'Aula, per arrivare al varo della legge sulla semplificazione.
   Oggi mi è stato detto che c'è stato un tavolo tecnico sulla stessa
  semplificazione.
   Ma  che  senso ha ritornare a discutere ad un tavolo tecnico  dove
  tra  l'altro,  presidente  Minardo, lei  ha  avuto  il  piacere  di
  delegare un altro suo collega, presidente di Commissione, che nulla
  ha  a  che fare con la Commissione  Affari istituzionali'?  Sarebbe
  stato  più opportuno che lei avesse delegato l'onorevole Di Guardo,
  autorevole  vicepresidente  della  Commissione;  ma  così   non   è
  accaduto.
   Quasi  in  una  sovrapposizione di processi  legislativi,  abbiamo
  visto,  da  un  lato, arrivare in Aula il disegno  di  legge  sulla
  riforma  elettorale, che poi riforma non sono quei  tre  o  quattro
  articoli, sui quali successivamente torneremo nel merito.
   Io  non  voglio ancora entrare, non posso e non devo  entrare  nel
  merito  della  legge,  che va contestata su vari  punti  in  quanto
  abbiamo detto essere contraddittoria, non risolvere alcunché. Serve
  forse per far alzare una bandierina al Partito Democratico che, non
  avendo  potuto in questi mesi portare a casa alcunché di  concreto,
  in  questo  Parlamento, in questo Governo, deve ad un  certo  punto
  ascriversi   l'onore  -  lo  dico  tra  virgolette  -  di   portare
  all'approdo una legge, qualunque essa sia, anche se poi è  come  la
  legge  9,  la  legge  sui rifiuti che, appena approvata,  l'abbiamo
  sostituita.
   E'   come   l'ultima   legge   finanziaria,   relativamente   alla
  pubblicizzazione  dell'acqua. L'abbiamo dimenticato  oppure  no?  O
  come  la legge sul prolungamento degli orari scolastici. Ma perché,
  prima non se ne faceva?
   E  mentre  noi  parliamo, vediamo centinaia - assessore  Chinnici,
  purtroppo   lo   devo  dire  -  di  lavoratori   della   formazione
  professionale che non percepiscono lo stipendio da diversi  mesi  e
  hanno  avuto rassicurazioni che lo stipendio sarà percepito, forse,
  alla  fine  di  aprile   E  noi  cosa facciamo   Possiamo  rimanere
  indifferenti rispetto a tutto ciò?
   Dobbiamo,  invece,  su questi argomenti dare un'accelerazione,  su
  questi argomenti dobbiamo porre il nostro accento. Faccio una breve
  digressione:  è  il caso che il Governo regionale  vada  subito  in
  Giunta  per  approvare  una variazione di bilancio,  da  presentare
  assieme all'esercizio provvisorio - perché da qui a qualche ora,  o
  a qualche giorno, arriverà la proroga dell'esercizio provvisorio -,
  per  potere  rimpinguare il fondo della formazione professionale  e
  pagare i lavoratori, ma pagare anche gli enti di formazione - e non
  è  vero,  poi, alla fine, che sono tutti disonesti; anche  qui  non
  possiamo generalizzare -.
   Voglio  dire un'altra cosa: perché finora, quando un anno e  mezzo
  fa  da  questa tribuna gridavo indicando che vi erano  alcuni  enti
  professionali  che procedevano ad assunzioni a tempo indeterminato,
  nessuno se ne accorgeva?
   Oggi ci accorgiamo che il sistema è drogato.
   Certo, ha ragione l'assessore Centorrino; ma ha anche ragione chi,
  già  un anno e mezzo, fa diceva  state attenti, guardate che da qui
  a poco c'è una bomba ad orologeria che scoppierà .
   Ritorniamo alla nostra pregiudiziale.
   Questo  disegno  di  legge é intempestivo  e,  forse,  addirittura
  inopportuno perché, alla fine, non si vota in chissà quanti  comuni
  della  Sicilia,  è  un disegno di legge che non è  richiesto  dalle
  categorie  sociali, dalle imprese, dai cittadini; non  è  richiesto
  nemmeno dalle amministrazioni locali.
   Noi  ritenevamo giusto che ci fosse una migliore, una maggiore  ed
  una  più  approfondita  riflessione e  meditazione  perché  -  caro
  presidente  Minardo,  non sfugge a lei che ha  avuto  esperienze  e
  impegni  di altissimo rilievo nazionale - dobbiamo pure considerare
  che  alcune norme devono avere la condivisione di tutti, non devono
  essere   norme  fatte  oggi  sol  perché  dobbiamo  dare,  dobbiamo
  strappare qualcosa, quasi come se volessimo acciuffare un bottino e
  portarlo  a casa per dire poi, domani, nelle pubbliche assemblee  e
  negli incontri pubblici che abbiamo raggiunto un risultato.
   Ma quale risultato?
   Molto magro se vogliamo, ma alla fine inconsistente e inutile  per
  la Sicilia e per i Siciliani.
   Io  mi  sento,  allora, di sostenere pienamente  la  pregiudiziale
  proposta dal capogruppo di Forza del Sud che, tra l'altro, ieri  in
  maniera   responsabile  ha  dimostrato  attaccamento   al   Governo
  nazionale  e  agli  interessi del Mezzogiorno  rispetto  ad  alcuni
  uccelli del malaugurio.
   In   tal  senso,  noi  chiediamo  che  questa  pregiudiziale   sia
  sostenuta;  sia  sostenuta  perché si ritorni  a  discutere  su  un
  disegno  di  legge  che abbia un interesse, che possa  ricevere  il
  gradimento,  che possa ottenere il riconoscimento di  chi  oggi  lo
  aspetta,  rispetto invece ad una norma che a nessuno serve,  che  a
  pochi importa, ma che forse diventa utile per mettere in moto  -  e
  mi  avvio  alla conclusione, signor Presidente, chiedendo scusa  ai
  colleghi  perché  ruberò qualche altro secondo  -  un  qualcosa  di
  veramente  desolante.  E  quel qualcosa è  quello  che  il  Partito
  Democratico  vuole  dimostrare ad un'opinione  pubblica  contraria,
  fortemente contraria, di avere portato avanti.
   Noi diciamo sì alla pregiudiziale: fermiamoci sul disegno di legge
  della   non  riforma  elettorale,  di  norme  elettorali  poche   e
  inconsistenti,  e torniamo a discutere il disegno  di  legge  della
  semplificazione.

   CIMINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Può  parlare solo un altro contro.  Per  Regolamento,
  sono  chiamati a parlare due oratori  a favore e due contro.  Dieci
  minuti è il limite massimo consentito.
   Riassumo  i  tempi:  per  la  questione  pregiudiziale  e  per  la
  questione sospensiva sono previsti dieci minuti, per la discussione
  generale quindici.
   Onorevole Cimino ha facoltà di parlare.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                      Per richiamo al Regolamento

   MANCUSO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, formulo un richiamo  al  Regolamento
  perché lei ha dato all'Assemblea una comunicazione errata, la prego
  di  attenersi al Regolamento. E siccome io, come lei, mi attengo al
  Regolamento,  per non sbagliare cito testualmente  l'articolo  103,
  comma  9:  I termini previsti nei commi precedenti non si applicano
  per  i  disegni  di legge che modificano il sistema  elettorale  in
  Sicilia .

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, intanto stiamo  discutendo  della
  questione pregiudiziale.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Cimino.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                     Sulla questione pregiudiziale

   CIMINO.  Signor Presidente, signor assessore, onorevoli  colleghi,
  ritengo  che volere porre l'attenzione su questo disegno di  legge,
  sulle  sue procedure e anche nei suoi momenti che, di fatto, devono
  portare  ad un voto del Parlamento, deve dare l'occasione  a  tutti
  noi di confrontarci e di confrontarci con un Parlamento consapevole
  delle  ragioni e delle necessità di una legge di questo genere.  Il
  collega  capogruppo Bufardeci ha ripreso, giustamente, la necessità
  di  una  pregiudiziale  che - sono certo  -  condividerà  anche  il
  presidente della Commissione  Affari istituzionali .
   L'onorevole  Minardo, che io conosco per serietà e  pacatezza  dei
  comportamenti  e  anche  nella  conduzione  dei  lavori   della   I
  Commissione, sicuramente apprezzerà la pregiudiziale che  ha  posto
  l'onorevole Bufardeci. E ciò per una serie di argomentazioni.
   Signor  Presidente,  un  disegno di legge  così  importante  viene
  portato in Aula con l'assenza in Commissione  Affari istituzionali
  di  un  gruppo  parlamentare che dovrebbe essere rappresentato  per
  potere  discutere  e approfondire gli argomenti nella  collegialità
  della  commissione stessa, prima che il provvedimento venga esitato
  per  l'Aula.  Il mio partito, Forza del Sud, non ha avuto  modo  di
  partecipare ai lavori della I Commissione in quanto ancora  i  suoi
  componenti non sono stati indicati nelle rispettive commissioni.
   Questo  è  un  fatto grave, ritengo in violazione del  Regolamento
  parlamentare  e dello Statuto della nostra Regione,  in  quanto  le
  commissioni   parlamentari   devono  rispettare,   di   fatto,   le
  conformazioni, le simmetrie di questo Parlamento, le  simmetrie  di
  quest'Aula   E  un provvedimento così importante  arriva  senza  il
  giusto  coinvolgimento di una forza politica nella  commissione  di
  merito.
   Lamentele,  potrei dire, che sono qui esternate perché dei  gruppi
  parlamentari  non sono presenti in commissione, ma anche  perché  -
  sono  certo  - chi, di fatto, è chiamato a pronunciarsi  su  questi
  argomenti, le associazioni dei comuni (ANCI), l'associazione  delle
  province   regionali  (URPS),  e  così  quanti  altri  titolati   a
  partecipare  in  quanto  interlocutori  di  interessi   diffusi   e
  collegiali su di un provvedimento legislativo così importante,  non
  sono stati mai ascoltati e coinvolti.
   Inoltre,  signor  Presidente, un disegno di legge così  importante
  non  può essere discusso solo perché una parte di questo Parlamento
  non riesce a vincere le elezioni. Questo é il vero dramma
   Una  legge si cambia quando non funziona, non quando quella  legge
  fa vincere un sindaco o un presidente della provincia  Questa legge
  vuole determinare soltanto una maggiore difficoltà per l'elettorato
  siciliano  di  conoscere le procedure legislative in  atto,  perché
  nessuno,  francamente,  è  stato  coinvolto  nella  redazione   del
  provvedimento.
   Poi,  signor Presidente, ritengo giusto che, se il Governo ritiene
  di  dovere fare una legge di tale tenore, debba tenere conto  delle
  novità legislative anche a livello nazionale: novità legislativa  è
  quella  del  question  time;  novità  legislativa  è  quella  della
  fiscalità municipale; novità legislativa sono quelle iniziative che
  oggi   riguardano  il  federalismo  fiscale,  l'osservatorio  della
  finanza  pubblica, la contabilità di Stato e il ruolo dei comuni  e
  delle province.
   Inoltre, mi pare strano che un provvedimento così importante che -
  come dicevano gli onorevoli  Bufardeci e Falcone - certamente non è
  stato  portato  all'attenzione, per la sua urgenza  o  per  la  sua
  necessità,  delle  categorie  degli  industriali,  delle  categorie
  produttive del nostro Paese, venga portato in quest Aula precedendo
  un   disegno  di  legge  importante  che  l'assessore  Chinnici  ha
  sottoposto  alla  nostra  attenzione, un disegno  di  legge  serio,
  quello  della  semplificazione e della velocizzazione dell'attività
  amministrativa in Sicilia.
   Non  dobbiamo  prenderci in giro, non dobbiamo perdere  tempo  con
  provvedimenti  che  oggi  non  sono né  urgenti  né  indifferibili;
  dobbiamo   creare   le  condizioni  perché  il   Parlamento   possa
  approfondire quel testo che già fu discusso nei precedenti  Governi
  del  Presidente  Lombardo,  che  vuole  sburocratizzare  il  nostro
  apparato  amministrativo,  che  vuole  creare  le  condizioni   per
  recepire provvedimenti legislativi nazionali, ma soprattutto  vuole
  accelerare la spesa della nostra Regione.
   Signor  Presidente,  ricordo che proprio  poco  tempo  fa  si  era
  passati   all'idea  della  necessità  -  sottolineata   da   alcuni
  autorevoli esponenti dei partiti - di sopprimere alcune province.
   Oggi,  invece, si pensa di modificare il sistema di voto per  dare
  una  conformazione diversa a quelle province che, sino a  ieri,  si
  volevano sopprimere per gravare in misura minore sul bilancio della
  Regione,  dimenticando invece quelle prospettive, quelle  priorità,
  quelle   indicazioni   che  erano  già  state   fissate   e   poste
  all'attenzione.
   Allora,  volere  mettere in discussione un testo come  quello  che
  riguarda   il  mondo  dei  consiglieri  comunali,  dei  consiglieri
  provinciali, dei vertici delle nostre città, in un momento  in  cui
  il  Governo nazionale e il Parlamento della nostra Repubblica hanno
  dato  -  con  il  provvedimento proprio  di  ieri  -  alla  finanza
  municipale  un  ruolo  particolare, significa  volere  rovinare  la
  credibilità dei contesti degli enti locali del nostro territorio e,
  soprattutto, non volere tenere conto delle esigenze di  una  classe
  dirigente presente nel nostro Paese, nel nostro territorio, che  su
  questi  argomenti  vuole poter dire anche la  propria  opinione  ed
  essere consultata.
   Sono   convinto   che   il  Governo,  con  l'assessore   Chinnici,
  sicuramente  darà  priorità a quel disegno di  legge  che,  fino  a
  stamane,  abbiamo  discusso in Sala Rossa per renderlo  ancora  più
  efficiente e più efficace per la nostra Regione.
   Io  non  vorrei che aprire una discussione su un testo come quello
  che  riguarda  il mondo della politica e degli eletti nei  consigli
  comunali  e  provinciali sia il modo per bloccare quel  disegno  di
  legge  che vuole accelerare i tempi, che vuole poter dare  risposte
  chiare e determinate a chi intende investire nel nostro territorio,
  a chi vuole creare veramente sviluppo e occupazione.
   Onorevoli  colleghi,  oggi il problema è proprio  questo:  se  noi
  dobbiamo  aprire  un  ragionamento, una  discussione,  nella  piena
  consapevolezza   che   quel  ragionamento  e   quella   discussione
  sicuramente   non  potranno  concludersi  nei  tempi   che   questo
  Parlamento,  di fatto, ha per le esigenze di accelerare  la  spesa,
  per  le  esigenze  di  non perdere finanziamenti  europei,  per  le
  esigenze  di collegarsi con quel federalismo municipale oggi  ormai
  presente  anche  in  Sicilia e che la legge di semplificazione,  di
  informatizzazione  del  contesto della macchina  burocratica  della
  Regione  può essere elemento fondamentale per fare poi  bilancio  e
  finanziaria.
   L'onorevole  Falcone, mi pare, accennava al problema  serio  della
  formazione  e di un ulteriore esercizio provvisorio. Abbiamo  ormai
  chiari   gli   elementi  finanziari;  abbiamo   ormai   chiaro   il
  provvedimento del ministro Fitto il quale, unitamente al presidente
  Lombardo, ha voluto, nei giorni scorsi, sottoscrivere e condividere
  a Palazzo d'Orleans.
   Pertanto,  questa Assemblea, a breve, sarà chiamata ad esitare  un
  nuovo bilancio della Regione, che deve essere fatto, come lo scorso
  anno, sicuramente con attenzione, con rigore e con sviluppo ma  che
  deve,  al  tempo  stesso, dare risposte a quella  finanziaria  che,
  sempre l'anno scorso, conteneva un elenco di opere pubbliche per il
  nostro   territorio,  elenco  voluto  dall'Assemblea  come   legge-
  obiettivo di questo Parlamento e che, ancora oggi, non vedo  essere
  esitata dagli Uffici regionali.
   Io  ritengo  che  il  disegno  di legge  di  semplificazione  sarà
  necessario per creare condizioni di immediata esecutività per  quei
  provvedimenti  legislativi già dello scorso  anno  e,  soprattutto,
  consentirà finalmente di armonizzare il bilancio regionale  con  il
  bilancio  dello Stato nonché di creare in Sicilia quel vero  lavoro
  di  coinvolgimento delle regioni del Sud del nostro Paese  rispetto
  alle  regioni del Nord, le quali non hanno bisogno di fare esercizi
  provvisori o provvedimenti legislativi per truccare le elezioni.
   Questo  nostro  momento  di discussione, con  la  giusta  proposta
  dell'onorevole   Bufardeci  di   questione  pregiudiziale,   é   lo
  strumento  corretto per creare un clima vero di  collaborazione  in
  questa  Assemblea, un clima partecipativo vero per  un  disegno  di
  legge  che,  di  fatto,  oggi non si  può  fare,  ma  che  apre  un
  ragionamento di convergenza e di serenità per una legge  importante
  che  non  è una legge della maggioranza, ma di tutto il Parlamento,
  quella  sull'accelerazione  della spesa,  quella  sul  procedimento
  amministrativo e sulla valorizzazione delle autonomie locali.
   Voler  arrivare ad uno scontro istituzionale su un testo di  legge
  in  materia elettorale, ritengo sia cosa poco seria, non  corretta,
  considerata  l'emergenza economica in cui versa la nostra  Regione,
  considerata   l'emergenza   finanziaria   e,   soprattutto,   vista
  l'opportunità  che  abbiamo di esitare il disegno  di  legge  sulla
  sburocratizzazione  che  può  fornire  a  tutti  noi  siciliani  di
  spendere  le  somme  dei finanziamenti europei  ed  essere  pronti,
  signor Presidente, e concludo, a spendere quei fondi del Piano  per
  il  Sud  che  già,  nei prossimi giorni, saranno  pubblicati  nella
  Gazzetta ufficiale.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Buzzanca ha chiesto  congedo
  per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE. Non avendo altri deputati chiesto di parlare, pongo in
  votazione  la  questione  pregiudiziale.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi  è contrario si alzi.

                           (Non è approvata)

   MANCUSO.    Signor    Presidente,   abbiamo    presentato    altre
  pregiudiziali.

   PRESIDENTE. No, onorevole Mancuso, la Presidenza ritiene  che  non
  possono  essere accettate, sono da rigettare in quanto non possiamo
  fare votare l'Assemblea due volte sullo stesso argomento.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                     Sulla questione pregiudiziale

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  la  motivazione
  che  un  parlamentare ha facoltà, in aderenza  al  Regolamento,  di
  proporre una questione pregiudiziale appartiene ai convincimenti di
  quel  parlamentare.  Quando l'Aula è chiamata a  votare  su  quella
  motivazione, si esprime proprio sul merito di quella motivazione.
   L'atto  del  voto non stabilisce definitivamente il prosieguo  dei
  lavori  d'Aula  impedendo di proporre altre  sospensive  perché  la
  motivazione   che   Leontini   adduce   alla   propria    richiesta
  pregiudiziale è diversa da quella che ha addotto Bufardeci,  merita
  di  essere  suscettibile di attenzione da parte  del  Parlamento  e
  della  Presidenza,  e su quella la legittima facoltà  dell'Aula  di
  orientarsi  deve essere verificata, in quanto potrebbe anche  darsi
  che  sulla motivazione di Leontini l'Aula si orienti positivamente,
  mentre su quella di Bufardeci si orienti negativamente.
   Pertanto,  non  condivido una interpretazione del Regolamento  che
  esclude  la ripetizione della pregiudiziale con motivazioni diverse
  perché  la  motivazione che io ho addotto alla mia pregiudiziale  è
  diversa da quella che ha addotto il collega Bufardeci.
   E'  chiaro,  dunque,  che  l'Aula  deve  potersi  orientare  sulla
  pregiudiziale, né può essere conculcato e compresso il mio  diritto
  di  presentare  una pregiudiziale perchè il Regolamento  prevede  e
  tutela questo diritto.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Leontini,  la  Presidenza,  nell'assumere
  quella  decisione, ha tenuto conto di due aspetti: uno è certamente
  quello che ha sostenuto lei e cioè il merito della motivazione  che
  sta  alla base della richiesta presentata, l'altro è quello che  si
  evince dal Regolamento, che privilegia l'aspetto procedurale vero e
  proprio.  Il Parlamento e il parlamentare hanno a disposizione  due
  strumenti,  come  ben  sapete:  la  pregiudiziale  e  la  questione
  sospensiva.
   Il Regolamento privilegia la decisione vera e propria dell'Aula di
  procedere  nella  discussione  o  di  rigettare,  nel  caso   venga
  accettato.  Qualora il voto del Parlamento decida  la  prosecuzione
  della  trattazione del disegno di legge, questo ha preminenza  come
  atto su tutto il resto delle motivazioni.
   Del  resto,  onorevole  Leontini, se  fosse  così,  come  la  tesi
  sostenuta  da lei che a priori non è che è priva di un suo  assunto
  logico,  ciascuno  dei  90  deputati potrebbe  presentare  con  una
  motivazione  diversa ogni cinque minuti una questione pregiudiziale
  su  un motivo diverso, costringendo il Parlamento per novanta volte
  a votare, sostanzialmente, sulla stessa legge.
   Però,  l'appiglio fondamentale è che il voto, positivo o negativo,
  ha  preminenza  anche  sul  contenuto; del  resto,  ci  sono  altri
  strumenti,  come  la  sospensiva  o  altri  ancora.  Questa  è   la
  motivazione.

   di elezione di organi comunali e provinciali

   Presidenza del vicepresidente Oddo


  Discussione del disegno di legge «Modifiche di norme in materia di
                               elezione,
  composizione e decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn.
   85-213-256-278-296-299-441-480-505- 550-593-615-628-637- 655-660-
                                669/A)

   PRESIDENTE.  Si passa, pertanto, alla discussione del  disegno  di
  legge  nn.  85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-
  655-660-669/A«Modifiche   di  norme   in   materia   di   elezione,
  composizione  e  decadenza  degli organi comunali  e  provinciali»,
  posto al numero 2) del secondo punto all'ordine del giorno.
   Invito   i   componenti  la  I  Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Ha  facoltà  di  parlare  il  relatore,  onorevole  Marrocco,  per
  svolgere la relazione.

   MARROCCO,  relatore.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  referendum,  tenutosi il 21 e il 22 giugno 2009  in  Sicilia  sulla
  legge che ha introdotto nel sistema elettorale regionale una soglia
  di  sbarramento, ha confermato il gradimento dei cittadini elettori
  per   un  provvedimento  che  ha  teso  a  riportare  rigore  nella
  predisposizione delle liste. L'obiettivo è stato quello di spingere
  il  sistema politico e dei partiti ad una maggiore attenzione nella
  prima selezione delle candidature e dei programmi, in coerenza  con
  un'ispirazione tendenzialmente maggioritaria e bipolare.
   Non  è  ancora  così, purtroppo, nelle elezioni amministrative  di
  livello  comunale  e  provinciale dove  persistono  meccanismi  che
  favoriscono la proliferazione di liste a scapito di un più chiaro e
  responsabile confronto politico.
   Con il presente disegno di legge si intende, quindi, completare  a
  livello  locale  il  processo che ha visto riformare  i  meccanismi
  elettorali  in Sicilia, estendendo anche a tale livello criteri  di
  rigore  e  di  rispetto delle scelte dell'elettorato  espresse  col
  voto,  riportando  a  coerenza l'intero  sistema  elettorale  della
  nostra Regione.
   Tra  le  importanti  novità  vanno  indicate,  in  ordine,  quelle
  relative  all'espressione  del voto. Infatti,  all'articolo  1  del
  presente  disegno  di  legge si introduce il sistema  della  scheda
  unica per l'elezione del sindaco o presidente della provincia e dei
  rispettivi consigli.
   La  novità  più  rilevante riguarda, infatti, la non estendibilità
  del  voto al candidato sindaco o presidente della provincia qualora
  l'elettore esprima la sola preferenza per il candidato al Consiglio
  comunale o provinciale. Allo stesso modo, il voto espresso  per  il
  solo  candidato sindaco o presidente della provincia non si estende
  alla lista o gruppo di liste collegate.
   In  ordine  alla modalità di attribuzione dei seggi per l'elezione
  dei   consigli  provinciali,  si  introduce  il  cosiddetto  metodo
  D'Hondt,  modello  matematico  per  l'attribuzione  dei  seggi  nei
  sistemi   elettorali  che  utilizzano  il  calcolo  del   voto   di
  coalizione,  nonché  la  determinazione  dei  relativi  criteri  di
  distribuzione  dei  seggi assegnati alle  liste  sulla  base  delle
  maggiori  percentuali  di  voto ottenute da  ciascuna  nei  singoli
  collegi.
   Il  voto  disgiunto resta comunque un principio di democrazia  che
  trova  la  sua  fonte normativa nel nuovo comma 3  dell'articolo  2
  della  legge  regionale  15  settembre 1997,  n.  35  e  successive
  modifiche ed integrazioni.
   Ancora all'articolo 7 della legge regionale 15 settembre 1997,  n.
  35 viene inserito il comma 7, che riguarda il premio di maggioranza
  alla  lista  o  gruppo  di liste collegate al candidato  proclamato
  eletto,  attribuendo  ad  esso  il  60  per  cento  dei  seggi  del
  consiglio,  qualora tale percentuale non fosse raggiunta,  così  da
  creare  una  stabilità  consiliare certa, sempreché  nessuna  altra
  lista  o  gruppo di liste abbia superato il 50 per cento  dei  voti
  validi.
   Altre  novità  riguardano  la previsione della  rappresentanza  di
  genere  nella  formazione  delle liste e  la  reintroduzione  della
  preferenza multipla; sarà possibile esprimere fino a tre preferenze
  purché non sia di genere.
   Ulteriore  ed  importante novità attiene alle norme relative  alla
  composizione della giunta, le quali introducono il principio  della
  compatibilità tra la figura dell'assessore e quella del consigliere
  comunale   o   provinciale,  fissando  il  limite  dei   componenti
  consiglieri a non oltre il 50  per cento dei posti disponibili.
   L'articolo  6 del presente disegno di legge introduce all'articolo
  10 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35, l'istituto della
  mozione di sfiducia a sindaco o presidente della provincia da parte
  del  consiglio, con limiti temporali certi e cioè non prima dei  24
  mesi  dall'inizio  del mandato e non oltre gli  ultimi  180  giorni
  dalla fine del mandato medesimo.
   Sempre  in  riferimento all'istituto della sfiducia,  sarà  adesso
  possibile  promuovere un referendum popolare per la  rimozione  del
  sindaco  o  presidente della provincia e dei consigli eletti.  Esso
  può  essere proposto una sola volta nel quinquennio con  lo  stesso
  limito  temporale  di cui sopra; la richiesta  di  referendum  deve
  essere  sottoscritta  da almeno un numero di elettori  pari  ad  un
  terzo  dei  voti  validi  espressi  al  primo  turno  delle  ultime
  consultazioni  per  l'elezione  del  sindaco  o  presidente   della
  provincia e del consiglio da sottoporre al vaglio referendario.
   La  norma  in  discussione  fissa anche  il  procedimento  per  la
  presentazione,  approvazione e svolgimento del predetto  referendum
  popolare,  con  l'indicazione  anche  dei  quesiti  referendari  da
  sottoporre all'elettorato.
   Si   considera  accolta  la  proposta,  qualora  ottenga  il  voto
  favorevole  della  metà  più  uno dei  voti  validamente  espressi,
  escluse le schede bianche.
       L'accoglimento    determinerà    la    cessazione    immediata
  rispettivamente  del  sindaco o presidente della  provincia,  della
  giunta e del consiglio eletto. Tale cessazione verrà dichiarata con
  decreto  del  Presidente  della Regione su proposta  dell'Assessore
  regionale  per  le autonomie locali e la funzione  pubblica,  entro
  quindici  giorni  dalla comunicazione. Le competenze  degli  organi
  cessati saranno esercitate da un commissario, nominato ai sensi del
  comma  4 dell'articolo 11, fino a nuove elezioni che  avranno luogo
  nel primo turno elettorale utile.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione per il
  mio intervento?

   PRESIDENTE. Trenta minuti.

   BENINATI. Trenta minuti?

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, se la Presidenza  decide  trenta
  minuti, decide in maniera equilibrata perché stiamo parlando di una
  norma in materia elettorale.

   CRACOLICI. Sulla base di quale Regolamento?

   PRESIDENTE. C'è un Regolamento preciso con articoli precisi e  non
  sta svantaggiando nessuno, perché la Presidenza poteva andare .

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  c'è  un  Regolamento   Chiedo  al
  Segretario  generale la garanzia del rispetto del  Regolamento   La
  Presidenza   si  attenga  al  Regolamento   Non  usiamo  forzature,
  Presidente

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ora leggo il Regolamento, non c'è
  nessuno che la sta svantaggiando, anzi al contrario, al contrario
   Onorevole Cracolici, per precisazione: articolo103, comma  5,   Il
  Presidente, apprezzate le circostanze, può elevare i termini per la
  discussione generale fino a quarantacinque minuti .
   Io  sto stabilendo trenta minuti, che è una misura equilibrata. Le
  dirò  di  più  onorevole Cracolici, non insista  su  questo  perchè
  potrebbe essere sollevata anche la questione relativa al fatto  che
  stiamo discutendo di materia elettorale su cui, come lei ben sa, il
  Regolamento prevede altra cosa.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                      Per richiamo al Regolamento

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.

   CRACOLICI. Signor Presidente, ieri sera si è tenuta una Conferenza
  dei  capigruppo  di  cui è stata data comunicazione.  Non  sorgendo
  osservazioni, il calendario concordato in Conferenza dei presidenti
  dei Gruppi parlamentari ed approvato dall'Aula prevedeva che questa
  sera  si sarebbe chiusa la discussione generale e martedì sino alle
  ore  13.00  si  sarebbero  presentati gli  emendamenti  alla  legge
  elettorale.
   Alla luce dell'organizzazione dei lavori vorrei ricordarle, signor
  Presidente,  che  è  mia  facoltà poter chiedere,  sulla  base  del
  rispetto    della   fissazione   dell'orario   di   chiusura,    il
  contingentamento dei tempi per i singoli Gruppi parlamentari.
   Vorrei  che  non  si  facessero forzature. Non voglio  forzare  il
  dibattito di nessuno, ma non si può consentire una interpretazione,
  come dire, ondivaga del Regolamento.
   Pertanto,  signor  Presidente,  chiedo  il  rispetto  dei  termini
  fissati dal Regolamento per i singoli interventi perché aspetti che
  riguardano  materie  particolari,  nel  caso  specifico  la   legge
  elettorale, riguardano la legge elettorale per la Regione siciliana
  che,  oltretutto,  è  una  procedura  speciale,  aggravata,  è  una
  procedura  particolare;  qui  invece  stiamo  parlando   di   legge
  ordinaria,  che  riguarda  la  materia elettorale  sull'ordinamento
  degli enti locali,  non della Regione Sicilia.
   Detto  questo,  chiedo,  signor Presidente,  qualora  lei  volesse
  addivenire ad una deroga ai tempi parlamentari, il contingentamento
  fissando  l'orario  di  chiusura  e  i  tempi  per  ciascun  Gruppo
  parlamentare, sulla base del rapporto proporzionale previsto  dalle
  norme regolamentari.
   Evitiamo di fare forzature. Io non voglio arrivare a tanto, voglio
  consentire  a tutti ai colleghi che intendono parlare   di  portelo
  fare, però rispettandoci tutti.
   Forzature, per favore, da parte di nessuno.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici, la Presidenza  non  fa  nessuna
  forzatura, come lei può ben vedere leggendo il Regolamento.  Tant'è
  che  la  Presidenza, nell'ambito di ciò che il Regolamento prevede,
  apprezzate  le  circostanze, poteva dare  il  massimo  di  ciò  che
  prevede il Regolamento stesso o poteva richiamarsi all'applicazione
  della norma sulla legge elettorale.
   Non lo ha fatto, e ha fissato un termine  che è intermedio.
   Quindi,  non  capisco dove lei intraveda una  forzatura  da  parte
  della Presidenza.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA. Signor Presidente, questa sera, ma non è la prima  volta
  che succede, io assisto   Signor Presidente, quando finisce con  il
  collega  Cracolici, io aspetto. Non disturbo l'onorevole Cracolici,
  non vorrei disturbare, signor Presidente, visto che c'è l'onorevole
  Cracolici che suggerisce .

   PRESIDENTE. Onorevole Campagna,  continui il suo intervento.

   CAMPAGNA. Grazie, se lo consente anche il collega Cracolici.
   Signor Presidente, io credo che questa sera noi stiamo affrontando
  un  disegno di legge che non ha nulla di urgente e mi fa specie  se
  il  mio  capogruppo - ma non credo che sia così - si sia  accordato
  sui tempi di chiusura della discussione generale.
   Veda,  signor Presidente, se stessimo trattando il bilancio  sarei
  il  primo  io a dire di essere d'accordo con l'onorevole  Cracolici
  perché è corretto, visto che siamo in ritardo, accelerare i tempi e
  quindi è corretto che ogni Gruppo parlamentare abbia tempi precisi,
  brevi, per arrivare alla conclusione dell'esame in questione.
   Ma stiamo parlando di un disegno di legge che, credo, ai siciliani
  interessi  poco, ai siciliani non interessa proprio questo  disegno
  di  legge,  per  cui  i  deputati che vogliono  intervenire  devono
  poterlo  fare.  E  quello che le chiedo, signor  Presidente,  è  di
  applicare  il Regolamento, perché questa sera le chiederò  rigidità
  nell'applicazione del Regolamento; io non supererò di un secondo  i
  tempi  che  mi  vengono  assegnati, che sono  quelli  previsti  dal
  Regolamento.
   E  se  il  Regolamento  prevede trenta  minuti  sulla  discussione
  generale  o  quarantacinque  minuti,  signor  Presidente,   io   ne
  utilizzerò  quarantacinque. E su ogni emendamento presentato  -  ne
  abbiamo   parecchi   -   io  interverrò,   come   anche   su   ogni
  subemendamento, prendendomi il tempo che mi spetta.
   L'onorevole  Cracolici  deve sapere che questo  disegno  di  legge
  difficilmente  arriverà  ad essere approvato  prima  del  bilancio.
  Credo  che non ci arriverà, onorevole Cracolici, e mi dispiace  per
  l'assessore Chinnici. Assessore Chinnici, credo che lei  starà  qui
  con noi parecchi giorni fino a quando non inizieremo a discutere di
  bilancio e finanziaria. Ci dispiace per lei, ma se la deve prendere
  con  l'onorevole  Cracolici e con i deputati  che  fanno  parte  di
  questa maggioranza.
   Signor Presidente, faccia rispettare il Regolamento.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, ritengo che per evitare quello che sta
  succedendo  da  due  mesi  a questa parte,  tra  colleghi  dovremmo
  parlarci francamente.
   Fino  ad  oggi noi abbiamo subìto questo modo di fare del  Partito
  Democratico  che, a tutti i costi, vuole imporre al  Parlamento  un
  percorso:  quello di questa benedetta o maledetta legge elettorale,
  che poi figuriamoci se di legge elettorale si tratta. Si tratta  di
  un  vessillo  che  devono  sventolare,  penso,  non  so  per  quale
  motivazione.
   Allora,  rispetto a questo atteggiamento arrogante  nei  confronti
  della  Presidenza,  se  non  va bene la  Presidenza  richiamano  il
  Segretario generale, se il Segretario generale non va bene, salgono
  lì  sopra  e  gli  spiegano cosa deve fare, se  interviene  qualche
  collega  dicono che non va bene neanche il collega che  interviene,
  dobbiamo mettere fine a questo atteggiamento.
   Lei  oggi,  che sostituisce il Presidente, non può che seguire  il
  Regolamento  che  - a mio avviso, non me ne voglia  -  lei  ha  già
  violato. Lei lo ha violato non facendo intervenire i colleghi sulla
  pregiudiziale,  dove è stato richiamato il combinato  disposto  con
  l'articolo  111;  e va bene, passi pure questa,  rispetto  a  delle
  motivazioni,  non  capisco allora perché  lo  devono  firmare  otto
  parlamentari  o  un parlamentare. Il Regolamento avrebbe  previsto,
  eventualmente,  che  non si potevano presentare più  pregiudiziali;
  invece, c'è questo combinato disposto.
   Poi  faccio  riferimento  alla  mia  memoria  e  anche  alla  sua,
  soprattutto in questa materia.
   Io  le ricordo e ricordo all'onorevole Cracolici - che sedeva  non
  al  primo banco ma qualche banco dietro, che naturalmente ringrazio
  per  quell'intervento proprio su questa materia, proprio sui  tempi
  della  discussione  - una notte del marzo 2002, quando  l'onorevole
  Ortisi ci ha raccontato l'Eneide, ci ha narrato il percorso che  ha
  portato  a  quella storia e, se ricordo bene, ha parlato  superando
  anche i sessanta minuti in quella bellissima notte dove, devo dire,
  non  tutti i colleghi erano presenti, erano fisicamente in Aula  ma
  non  erano  presenti  ad  ascoltare quello che  diceva  l'onorevole
  Ortisi.
   Oggi,  l'onorevole Cracolici  se ne viene fuori con una  serie  di
  norme che, secondo me, sono nello statuto del Partito Democratico e
  non nel Regolamento di questa Assemblea.
   Rispetto a questo e rispetto alla falsità che è stata detta  circa
  l'accordo raggiunto dai capigruppo ieri sera, perché io sono  stato
  qui  in  Aula  e  ho  ascoltato il Presidente di  questa  Assemblea
  svolgere  le  comunicazioni, prego la  Presidenza  di  prendere  le
  comunicazioni per verificare se è stato detto che entro questa sera
  si deve chiudere la discussione generale.
   Prenda   il   verbale   con   le  dichiarazioni   del   Presidente
  dell'Assemblea, se è stato detto questo
   Siccome non è stato detto questo e siccome io mi fido, più che del
  capogruppo  Cracolici, del capogruppo del mio Partito, ritengo  che
  se  si  vuole rivedere questa materia riguardo il percorso  d'Aula,
  piuttosto  che  arringare, piuttosto che richiamare, piuttosto  che
  tirare  la  giacca  ai  funzionari,  si  chieda  di  convocare   la
  Conferenza dei capigruppo, si chiarisca la questione regolamentare,
  perché qui non è a chi grida di più o a chi sa parlare di più  o  a
  chi ha maggiore peso specifico politico.
   Su   questo,  signor  Presidente,  se  lei  ritiene,  secondo   le
  sollecitazioni  che ci sono state, di rivedere il percorso  d'Aula,
  la  Conferenza  dei  capigruppo è sovrana sulle  decisioni  che  si
  devono rispettare.
   Se   non  fosse  così,  lei  ha  già  preso  una  decisione  sulle
  pregiudiziali,  che non condivido assolutamente ma la  subisco;  ma
  certamente non posso subire quello che lei vuol fare, racchiudere i
  tempi di intervento in trenta minuti. Rispetto a che cosa?
   Rispetto  a  che  cosa  sceglie trenta  minuti?  Può  trovare  una
  soluzione  mediana quando c'è disponibilità dall'una  e  dall'altra
  parte; da noi l'aveva trovata, dall'altro lato non la trova.
   Quando la trova, eventualmente, può decidere per trenta minuti, se
  no  lei  deve  rispettare il Regolamento, lo  deve  rispettare  nei
  termini  in  cui  è scritto e, se non va bene il Regolamento,  deve
  seguire le prassi di questo Parlamento.
   La invito a richiedere agli Uffici i verbali del lontano anno 2002
  in   occasione   delle  sedute  dedicate  al  sistema   elettorale.
  Rileggiamo  quelli,  rileggiamo le  dichiarazioni  rese  da  quegli
  stessi  colleghi che, oggi, stanno dicendo cose diverse rispetto  a
  qualche anno fa, proprio sul Regolamento richiamato.
   Allora, siccome la storia di questo Parlamento cammina anche sulla
  testa di molti colleghi, io la invito al rispetto del Regolamento.

   Se  si  vuole  fare un percorso diverso, la invito a  chiedere  ai
  capigruppo se è possibile farlo.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questa Presidenza sta cercando  in
  ogni  modo di arrivare ad una soluzione condivisa per consentire  a
  tutti   di   potersi  esprimere  e,  quindi,  di  procedere   nella
  discussione   generale.   Ovviamente,  la   Presidenza   ha   tutto
  l'interesse  a che i lavori d'Aula si svolgano in maniera  ordinata
  e, soprattutto, nel rispetto delle regole e non ha alcun interesse,
  né  la  Presidenza  ovviamente, ma ritengo nessuna  parte  politica
  presente  in  Aula,  a  che i lavori d'Aula vengano  ostacolati  da
  interventi o richieste che non possono essere accolte.
   Pertanto, quando la Presidenza ha stabilito un termine che  andava
  oltre i quindici minuti previsti per la discussione generale, lo ha
  fatto  tenendo  conto di una serie di fattori, della possibilità  -
  apprezzate le circostanze, come in questo caso - di arrivare fino a
  quarantacinque  minuti,  della  possibilità  che  si  inserisse  la
  discussione  da  lei richiamata, onorevole Mancuso,  rispetto  alla
  legge elettorale e cioè i termini che per la legge elettorale  sono
  diversi da quelli previsti per le altre leggi.
   Ma, anziché arrivare ad innescare un processo di interpretazione o
  una  battaglia, la Presidenza ha ritenuto di dare quei termini  per
  cercare di evitare, appunto, che si inneschino guerre.

   ODDO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto
  fare  notare  un aspetto che mi sembra assolutamente  importante  e
  che, forse, potrebbe dirimere la questione.
   La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari aveva deciso,
  sostanzialmente, che giovedì prossimo si sarebbe  chiusa  la  legge
  elettorale con il voto finale. Si è detto che se c'era la necessità
  si  sarebbero  convocate  sedute  notturne o,  addirittura,  l'Aula
  sarebbe  stata  convocata pure venerdì - lo ha detto il  Presidente
  Cascio,  non  l'ho  detto io  - e i deputati, ovviamente,  erano  a
  conoscenza  del  fatto  che avrebbero potuto esserci  altre  sedute
  oltre i giorni di martedì, mercoledì e giovedì.
   Stiamo  attenti, comunque, quando sento dire  non si approverà  né
  ora né mai .
   La  Conferenza dei capigruppo è un organo serio che regolamenta la
  vita  di  questo Parlamento e, non solo, mi permetto  di  suggerire
  che,  a  prescindere  dalla  sua  applicazione,  quella  norma  del
  Regolamento che dice  apprezzate le circostanze si può andare  fino
  a  quarantacinque  minuti , c'entra ben poco con la  vicenda  della
  riforma  elettorale  perché  il  Regolamento  parla  della  riforma
  elettorale siciliana, di materia elettorale siciliana, della  legge
  elettorale  che  regola l'elezione del Parlamento e del  Presidente
  della Regione. Quindi non c'entra un bel niente
   Signor  Presidente, lei si riferisce invece all'articolo  che  non
  parla  dei tempi per quanto concerne questioni elettorali, ma  dice
   apprezzate le circostanze .
   Io  non  mi  assumerei questa responsabilità, lo  voglio  dire  in
  maniera molto rispettosa perché  apprezzate le circostanze   vorrei
  capire,  rispetto alla riunione di ieri sera, quali circostanze  si
  stanno verificando così particolari da andare addirittura a mettere
  un termine di trenta minuti.
   Però,  siamo  qui,  vuol dire che passeremo qui questa  notte  con
  l'ostruzionismo. Per carità, è uno strumento previsto  da  tutti  i
  regolamenti che disciplinano la vita di tutti i Parlamenti,  tranne
  dove  ci  sono  altre  cose  e non sistemi  parlamentari.  Possiamo
  passare   la   notte   qui,  signor  Presidente,   possiamo   stare
  tranquillamente, ci possiamo organizzare, non è questo il problema;
  ma  giovedì la Conferenza dei capigruppo ha deciso di chiudere  con
  il voto sulla legge elettorale.
   Allora,  contingentiamo  i tempi, e lei,  signor  Presidente,  può
  farlo  motu  proprio o attraverso una Conferenza dei  capigruppo  -
  questo non devo dirlo io - e si decide come procedere.
   Con  il modo da lei scelto per risolvere la questione della durata
  degli interventi non credo che abbiamo superato il problema. E  non
  credo neppure che possiamo venire meno alla decisione di ieri  sera
  di  completare  l'esame del disegno di legge in materia  elettorale
  entro  giovedì  prossimo. A meno che, quando abbiamo utilizzato  in
  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  le   parole
   impegno   e   accordo  non pensassimo ad altro. E  siccome  io  mi
  rifiuto  di  crederlo e preferisco pensare che  abbiamo  fatto  una
  discussione  diversa,  una  discussione seria  fra  persone  serie,
  dovremmo   evitare,  signor  Presidente,  continui  riferimenti   a
  colleghi per tentare anche formule un po' fra il criminalizzare, il
  denigrare o il banalizzare. Non fa onore a nessuno di noi.
   Lo dico perché sento ricorrere continuamente un cognome solo, e mi
  sembra che stiamo superando un certo limite. Dovremmo rispettare di
  più  questa Istituzione, dovremmo rispettarci di più anche  fra  di
  noi.  Quindi,  a lei la scelta, signor Presidente, o la  Conferenza
  dei  capigruppo per discutere seriamente come dare seguito a quanto
  è  stato deciso ieri sera, oppure andiamo alla seduta notturna  per
  rispettare comunque il termine di giovedì. Non ci sono alternative.
  E'  inutile  che ci inventiamo che il Regolamento fa riferimento  a
  leggi  elettorali  così, in maniera poco chiara,  con  problemi  di
  interpretazione, perché si parla espressamente di legge  elettorale
  siciliana, è evidente.
   Il  bivio  é  abbastanza delicato e ci penserei due volte  -  come
  sempre  abbiamo  fatto  in quest'Aula - prima  di  procedere  senza
  valutare  l'insieme delle possibilità che abbiamo,  sempre  tenendo
  presente la data di giovedì.

   DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   LUCA.   Signor  Presidente,  assessore  Chinnici,   onorevoli
  colleghi, ritengo che l'Aula non possa affrontare questo disegno di
  legge   senza   tenere   conto   di  una   sentenza   della   Corte
  costituzionale, la 143 del 14 aprile 2010, che ha  dato  ragione  a
  quel  deputato De Luca che, nel novembre del 2007, aveva  sollevato
  in quest'Aula

   SPEZIALE. Si è anche spogliato

   DE  LUCA.  Mi  sono  anche spogliato, è vero  Avevo  sollevato  la
  questione che riguardava una disparità di trattamento, evidenziando
  che   il   Parlamento  continuava  a  fare  norme  per  la   casta
  modificando il regime delle incompatibilità e delle incandidabilità
  e  aveva  deciso  che,  oltre alla autoreferenzialità  nella  quale
  regnava,   doveva   anche  stabilire  chi   dovevano   essere   gli
  amministratori  locali dei comuni medi e delle  province,  i  quali
  dovevano  essere scelti fondamentalmente all'interno  della  casta.
  Insomma,  un  male  diffuso che si doveva propagare  per  tutta  la
  Sicilia.
   Allora, questo Parlamento sbagliò, e sbagliai pure io, usai allora
  un  termine  forte,  sono  stato  uno  dei   minchioni   che  votò,
  sbagliando, quella norma, e lo dissi pubblicamente.
   Quando,  però,  mi  sono  accorto  dell'errore  ho  sollevato   il
  problema, l'ho sollevato in quest'Aula e anche nel periodo corretto
  -  la  legge  è dell'agosto 2007, e allora si dovevano aspettare  i
  termini  per  l'eventuale referendum abrogativo che  poteva  essere
  proposto con centomila firme o con diciotto parlamentari - cercando
  di  coinvolgere  tanti colleghi parlamentari.  Addirittura  avevamo
  raggiunto  quota venti deputati per sottoscrivere la  richiesta  di
  referendum  e, quindi, evitare la raccolta delle firme. Mi  rivolsi
  anche  all'opposizione,  capogruppo  era  pure  allora  l'onorevole
  Cracolici.
   Però allora l'opposizione - poi capii perché - questo tema non  lo
  voleva  assolutamente riprendere, non so se perché c'era un accordo
  trasversale, un accordo nascosto. Probabilmente, anche  all'interno
  della  casta  dell'opposizione vi era la necessità di far candidare
  qualche  deputato  regionale a presidente  della  provincia  o  nei
  comuni superiori ai 20 mila abitanti, perché prima era 40 mila.
   E  quella questione passò come un tentativo, forse malsano, di  un
  giovane  deputato che non accettava che il regime della  casta   si
  estendesse su tutti gli enti locali, mortificando ulteriormente  il
  principio di sussidiarietà e di autonomia.
   Ebbene,  la norma fu pubblicata nel dicembre del 2007. Nell'aprile
  del  2010,  assessore  Chinnici, arriva una  sentenza  della  Corte
  costituzionale che non fa altro che ribadire quanto  sollevato  dal
  deputato  De Luca tra l'ottobre e il novembre del 2007, e cioè  che
  non solo da un lato si consentiva ai deputati di estendere la longa
  manus sugli enti locali di dimensioni importanti e sulle presidenze
  delle  province, quindi consentendogli di candidarsi nonostante  in
  carica, ma dall'altro lato - e questo è l'aspetto che ha sanzionato
  la Corte costituzionale - si impediva ai presidenti di provincia  e
  ai  sindaci dei comuni superiori a ventimila abitanti di candidarsi
  a  deputato,  se non con una preventiva dimissione.  Allora  questo
  tema  fu trattato, si sono sprecate le dichiarazioni e i comunicati
  stampa,  dopo il mio insuccesso, perché mi fermai a 92 mila  firme,
  non arrivai a centomila, purtroppo.
   Alcuni colleghi mi aiutarono, nonostante fossero stati ferocemente
   sculacciati' dai loro capigruppo e dai loro segretari di  partito.
  E lei, signor Presidente, ne sa qualche cosa
   Rispetto a quell'insuccesso si sprecarono i comunicati stampa, che
  evidenziavano la necessità di cambiare quella norma,  la  necessità
  di  correggere  quell'errore che, oltre ad  inselvaggire  il  clima
  politico  e  ad  estendere  in  modo  volgare  la  propria   azione
  lobbistica   sul  territorio,  comportava  anche  seri   dubbi   di
  costituzionalità.
   Ma  io  chiedo,  assessore Chinnici, e lo chiedo  anche  a  questo
  Parlamento, perché dall'aprile del 2010 nessuno di voi si è sentito
  in  dovere  di  ripristinare  la legalità  all'interno  del  nostro
  sistema?  Perché  dall'aprile  del  2010  il  Governo,  che  poteva
  approfittarne  anche  di questo testo - io ho  aspettato  paziente,
  volevo  capire se le lacrime di coccodrillo versate allora  per  il
  fallimento dell'onorevole De Luca - che tende a ripristinare regole
  e  legalità  in tutti i settori, e gliene diamo merito per  carità,
  volesse  affrontare anche questo tema, che non  era  un  tema  solo
  politico  ma  riguardava pure l'aspetto giuridico,  considerate  le
  motivazioni   della  Corte  costituzionale,  la  quale   ha   detto
  chiaramente  che non solo siamo una pessima casta ma  non  sappiamo
  neanche  votare norme che reggono poi alle più elementari eccezioni
  di costituzionalità?
   A  me francamente non importa nulla di questa norma perché non  la
  vogliono i sindaci, non l'ha chiesta l'ANCI; è solo un'altra  norma
  della  casta .
   La   casta  autoreferenziale ha deciso che va modificata la  legge
  elettorale  - per carità, nelle priorità della casta tutto  ci  può
  stare - però dico alla  casta  che, se vogliamo realmente fare  una
  norma che non vuole il territorio, perché questa concertazione  non
  esiste,  allora è solo un vessillo politico. Purtroppo  è  vero,  è
  solo uno squisito vessillo politico.
   Rispetto  a  tutto  questo chiedo al Governo di  ripristinare   la
  legalità
   Signor  Presente, io ho presentato fino ad ora una cinquantina  di
  emendamenti  e  su  questi emendamenti ho posto definitivamente  il
  tema del principio assoluto della incompatibilità tra la carica  di
  deputato  regionale e quella di amministratore locale. Se  vogliamo
  fare  una cosa seria, al di là del merito di questa legge,  di  cui
  non  mi importa nulla ma sulla quale sono pronto a votare, soltanto
  però   se   il   Governo  darà  una  risposta  seria   alla   Corte
  costituzionale,  procedendo  anche a  risolvere  questo  vulnus,  e
  quindi  a  dare risposta a chi si è battuto nel 2007 contro  questa
  norma, perché il principio è rimasto in piedi. Io non so se è  vero
  che  alcuni  parlamentari debbano dimettersi in questo  momento  da
  deputati o da sindaci o da presidenti della Provincia, perché viene
  nascosto  anche  questo  aspetto,  le  carte  sono  ferme  in  modo
  inspiegabile, non ne parla nessuno.
   Ma, rispetto a tutto questo, non m'importa nulla perché comunque i
  colleghi  si sono candidati in vigenza di una legge che  ha  voluto
  questo  Parlamento, anche la parte politica che ha magari sollevato
  o  sollecitato il ricorso. Io non posso prendermela con i  colleghi
  parlamentari,  ma oggi il Governo e il Parlamento si  devono  porre
  questo interrogativo.
   Signor  Presidente, chiedo che venga convocata la  Conferenza  dei
  Presidenti  dei Gruppi parlamentari perché, insieme al Governo,  si
  ponga questo tema.
   So  che  si  tratta di una procedura aggravata,  so  che  riguarda
  materia dell'articolo 9 dello Statuto, però so pure che ci sono dei
  precedenti  che consentono che si approvi la norma, che  si  faccia
  uno  stralcio, e avremo così due pubblicazioni diverse  consentendo
  al  Parlamento  di  risolvere questo vulnus,  di  ottemperare  alla
  sentenza   della   Corte  costituzionale,  di  dare  soddisfazione,
  finalmente,  alla  richiesta  politica  di  modificare   la   legge
  elettorale,  nello  stesso  tempo però evitando  che  le  autonomie
  locali diventino terra di conquista della  casta .
   Allora,  rispetto  a  questo, io dichiaro  che  sugli  emendamenti
  presentati  e su tutti quelli che saranno presentati da  me  o  dai
  miei colleghi, interverrò sempre. E non lo faccio perché rientro in
  una faida, da un lato o dall'altro; in questo momento io non faccio
  parte di nessuna banda armata.
   Ieri  sera  ho già detto in Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  che  mi tiravo fuori dai vostri  accordi  e  che  non
  consentirò che si approvi questa norma senza risolvere il problema.
   Qualunque  ragionamento si farà, qualunque  accordo  troveranno  i
  presidenti  dei Gruppi parlamentari, mi tiro fuori in partenza.  Io
  non  ci  sto  a  nessun tipo di accordo a meno che il  Governo  non
  valuti  seriamente di risolvere parallelamente, assessore Chinnici,
  anche questo problema.

   MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ritenevo  utile
  intervenire, ma hanno dato spunto alla mia richiesta di  intervento
  alcune dichiarazioni dell'onorevole Oddo e una decisione anticipata
  da questa Presidenza.
   Vorrei  ricordare all'onorevole Oddo, ove occorra lo  chiedo  alla
  Presidenza  e  posso citare i precedenti, che è  quasi  prassi  dei
  lavori  parlamentari  che  i  tempi  previsti  in  Conferenza   dei
  presidenti  dei Gruppi parlamentari per l'approvazione delle  leggi
  quasi mai vengono rispettati.
   Quindi, sostenere, come viene fatto stasera, che commetteremmo non
  so  quale grave violazione per il fatto che il Presidente Cascio ha
  indicato  come termine massimo per l'approvazione di  questa  legge
  venerdì   della  prossima  settimana,  ove  tale  termine   venisse
  spostato, io dico che non solo non commetteremmo nessuna violazione
  politica, etica, parlamentare, regolamentare, ma rientreremmo nella
  prassi dei lavori di quest'Aula. Quindi, nessuno scandalo.
   In  merito alle dichiarazioni della Presidenza, io credo che siano
  stati invertiti i termini del ragionamento perché, quasi fosse  una
  concessione, il Presidente ha comunicato all'Aula che  si  dovrebbe
  intervenire  per  un  termine  massimo  di  45  minuti  ma,   vista
  l'importanza della legge, ce ne concede 30 minacciando, più o  meno
  larvatamente,  chi  protesta  che c'è l'altra  norma  che  consente
  l'intervento illimitato sulla materia elettorale.
   Signor  Presidente,  mi  consenta di dire  che  è  esattamente  il
  contrario.
   Noi  dobbiamo  partire  dalla  norma che  consente  un  intervento
  illimitato in materia elettorale, e lei, Presidente, non può  farci
  nessuna  concessione  perché  ad  ogni  intervento  richiamerò   il
  Regolamento,  in  base  al quale nessuno può impedirmi  di  parlare
  mezz'ora, un'ora, due ore, quattro ore, una giornata, ove ne  abbia
  la  voce  e gli argomenti, su ogni aspetto che riguarda la  materia
  elettorale.
   Quindi,  piuttosto  che  fare riferimento ai  precedenti  che  gli
  Uffici  stanno  cercando affannosamente o convocare la  Commissione
  per  il Regolamento - che non so quali altre interpretazioni  potrà
  dare  su  quanto è scritto in modo chiaro nel nostro Regolamento  a
  proposito  della  materia elettorale - per dare  eventualmente  una
  interpretazione diversa di quel che è letteralmente  contenuto  nel
  Regolamento, su questo punto, più che fare riferimento a giuristi o
  a  commissioni  regolamentari, credo che dovremmo  fare  appello  a
  qualche  buon  intenditore di italiano, di  cultura  media,  perché
  l'interpretazione della norma regolamentare che riguarda la materia
  elettorale  è  così chiara che non ha bisogno di  un  giurista,  ha
  bisogno di chi abbia un minimo di conoscenza della lingua italiana.
   Se  poi  vogliamo  arzigogolare per il piacere di  far  passare  a
  qualunque costo le nostre tesi, staremo qua stanotte, domani notte,
  domenica, non c'è problema
   In  ultimo, è da un mese che sento aleggiare in quest'Aula e fuori
  da  quest'Aula l'importanza di questa legge, che non se ne può fare
  a  meno, come non possiamo non votarla, che supera tutti gli  altri
  provvedimenti legislativi in itinere che riguardano  la  Sicilia  e
  che per questo dobbiamo andare avanti a qualunque costo, di giorno,
  di notte, sabato e domenica.
   Intanto,  vorrei  ricordare  che la  prossima  tornata  elettorale
  riguarda  un  numero  modestissimo di comuni, quasi  tutti  piccoli
  comuni;  quindi tutta questa importanza, ammesso che  questa  legge
  l'abbia veramente, io non la vedo calata nella realtà. Ma se  fosse
  vero, e non lo è almeno per quanto mi riguarda, che questa legge  è
  così  importante, proprio per questo, signor Presidente,  lei  deve
  consentirci  di dare sfogo ai nostri interventi, perché  una  legge
  così importante non può essere conculcata, non può essere limitata,
  non può essere soffocata.
   Per  tale  ragione, a riscontro dell'importanza implicita  che  il
  nostro  Regolamento dà alla materia elettorale,  non  è  consentita
  altra interpretazione diversa da quella di non limitare i tempi  di
  intervento dei deputati.
   Signor Presidente, sospenda i lavori senza convocare la Conferenza
  dei  capigruppo - che ripercorrerebbe in tema politico  le  diverse
  posizioni  dell'Aula  -, si consulti con gli Uffici,  ipotizzi  una
  convocazione della Commissione per il Regolamento, ma modifichi  la
  sua   impostazione  di  limitare,  seppure  a  trenta  minuti,  gli
  interventi dei deputati su questa materia.
   Gli  interventi, ripeto, devono essere senza limitazione di  tempo
  perché questo esige la democrazia quando si tratta di argomenti  di
  natura elettorale.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sull'ordine  dei lavori perché ho ascoltato delle affermazioni  che
  non  credo  possano essere assunte come verità, anzi non rispondono
  assolutamente al vero. Ho ascoltato affermazioni, secondo le  quali
  la  Conferenza dei capigruppo tenutasi ieri nel tardo pomeriggio  e
  che  -  ricorderà anche lei, Presidente -, si è protratta al  punto
  tale  che  il Presidente Cascio ha dato indicazione ai presenti  in
  Conferenza  di dire ai deputati dei rispettivi Gruppi  parlamentari
  che  i  lavori  d'Aula sarebbero proseguiti oggi  alle  ore  16.00.
  Ricorderà  che in quel contesto io non ho ascoltato -  e  non  sono
  stato  il solo - alcuna determinazione di concludere la discussione
  generale  stasera, giovedì 3 marzo. Non l'ho ascoltato da parte  di
  nessuno.
   E'  stato  convenuto  un  calendario che prevedeva  l'avvio  della
  discussione  generale sulla legge elettorale oggi  pomeriggio  alle
  ore  16.00, il termine per la presentazione degli emendamenti sulla
  legge  elettorale  per martedì 8 marzo entro  le  ore  13.00  e  la
  prosecuzione  dei lavori sul disegno di legge della semplificazione
  sempre per martedì alle ore 16.00. Dopo di che nessun altro impegno
  è   stato   assunto.  Non  capisco,  non  capirei,   saremmo   alla
  schizofrenia.
   In  base  a quale principio si potrebbe ritenere concluso un  iter
  complicato,  un iter difficile, un iter che ci vede per  moltissimi
  versi  lontani  nelle  posizioni  e  sul  disegno  di  legge  sulla
  semplificazione e su quello in materia elettorale?
   Perché,  allora, insistere oggi, continuare con una forzatura  dei
  tempi,  che  qualcuno  vorrebbe assegnare  a  quest'Aula  ritenendo
  emergenza  imprescindibile  e priorità assoluta  il  prosieguo  dei
  lavori   sulla  legge  elettorale,  laddove  oggi  si   inizia   la
  discussione generale?
   Credo  che,  anche  nei  confronti di quei  deputati  dell'attuale
  maggioranza  i quali sostengono che la Presidenza, in  alcuni  casi
  non garantirebbe il giusto equilibrio, il giusto rispetto del testo
  regolamentare.  Laddove  questo  fosse  vero,  certo  non  lo  è  a
  vantaggio dell'attuale opposizione.
   Ieri  il  Presidente dell'Assemblea ha determinato  il  corso  dei
  lavori e il prosieguo dei lavori attraverso una interpretazione  di
  quella   che   era  la  volontà  eventuale  del  Governo,   neanche
  esplicitata, anzi sappiamo che l'assessore Chinnici era  di  avviso
  diverso rispetto ad un mero rinvio, che peraltro stamattina abbiamo
  verificato  essere  del tutto informale in una  sede  che  non  era
  neanche quella della I Commissione, ma era un incontro tra deputati
  e uffici senza alcun crisma di formalità.
   Posto  questo ragionamento, il fatto stesso che oggi la Presidenza
  abbia  rigettato  la  richiesta di discutere  alcune  pregiudiziali
  sostenendo  che  una  è  la sommatoria, comunque,  di  una  volontà
  dell'Aula  e che, rigettando la prima pregiudiziale, per  qualunque
  motivazione essa sia stata proposta, significa sostanzialmente  che
  l'Aula  vuole andare avanti, al di là che le pregiudiziali  possano
  essere - e sarebbero evidentemente state - di tutt'altro oggetto  e
  di tutt'altro contenuto, è un segnale importante. E' così, ma non è
  scritto da nessuna parte.
   Posso comprendere - e sarei dello stesso avviso - che si escludano
  pregiudiziali uguali, ma le pregiudiziali fondate su oggetti  e  su
  contenuti diversi dovrebbero essere discutibili tutte.
   Aggiungo  che  credo di essere dalla parte del giusto,  del  vero,
  quando  dico  che nessun termine è stato posto alla chiusura  della
  discussione  generale e, se questo avesse eventualmente determinato
  la  Presidenza,  lo  ha fatto senza alcun accordo  e  in  piena  di
  violazione della discussione tenutasi in Conferenza dei capigruppo,
  sia  per  quanto  riguarda la discussione generale sia  per  quanto
  riguarda i lavori.

   CRACOLICI. Il Presidente dovrebbe interromperla. Ma di che  parla,
  onorevole Bufardeci

   BUFARDECI. No, onorevole Cracolici, il Presidente dovrebbe proprio
  interrompere  la  trattazione di questo disegno  di  legge,  perché
  quello  che  abbiamo sentito dire anche poc'anzi dall'onorevole  De
  Luca  testimonia come avremmo bisogno di approfondire per fare  una
  legge  vera, non una legge che non serve a niente. Qui mi pare  che
  ci sia l'esercizio a legiferare non si capisce che cosa.
   Sotto  questo profilo, siccome qui si cerca di legiferare, non  so
  bene  per  quale  ragione, una semplificazione che complica  e  una
  legge  elettorale che non aiuta assolutamente, che non norma niente
  lasciando  irrisolte tutte le discussioni, io credo - così  come  è
  stato   detto   pure  dall'onorevole  Maira  -  che  occorre   fare
  assolutamente  chiarezza  perché non  vorrei  che  si  ingeneri  in
  quest'Aula  una discussione su presupposti assolutamente sbagliati,
  assolutamente infondati.
   Non  vi  è  nessuna  ragione di emergenza  per  la  quale  bisogna
  contingentare i tempi o fare sedute notturne o proseguire di sabato
  o  di  domenica  dopo  che  - ricordo a quest'Aula  e  ai  colleghi
  dell'attuale  maggioranza - per settimane, per mesi, il  Parlamento
  non  ha  discusso,  e  non  certo  perché  l'opposizione  ha  fatto
  ostruzionismo ma perché per prima questa maggioranza  ha  richiesto
  moratorie, sospensioni, pregiudiziali, rinvii in commissione.
   Oggi,  dopo settimane e mesi di paralisi dovuta al Governo e  alla
  maggioranza,  improvvisamente il 3 marzo  è  diventato  il  termine
  ultimo  entro  il  quale  guai  se  non  completiamo  questa  legge
  fondamentale  per  i  siciliani, chissà che cosa  stiamo  violando
  Mentre questo disegno di legge non tratta nulla di serio, anche  in
  materia  elettorale,  si contraddice, e ce  lo  diciamo  tantissime
  volte fuori da questa tribuna.
   Signor  Presidente, lei era presente in Conferenza dei  Presidenti
  dei   Gruppi   parlamentari  e,  pertanto,  non  può  assolutamente
  consentire che si contrabbandi per verità quello che verità non  è.
  Nessun  termine per chiudere la discussione generale entro giovedì,
  nessun  termine per chiudere l'esame del disegno di  legge  che  ha
  bisogno  di  grande approfondimento, come dimostra già questa  fase
  preliminare  alla discussione generale al di là dei  quindici,  dei
  trenta o dei quarantacinque minuti.
   Invito la Presidenza a non concedere e a non cedere ai diktat  che
  qualcuno  vorrebbe imporre in ordine ad un termine che, proprio  in
  questa  materia, deve essere garantito a tutti coloro che intendono
  parlare per migliorare una legge, ribadisco, inutile e della  quale
  non  c'è alcuna necessità  ma che, pur tuttavia, nel momento in cui
  è  entrata  in  discussione  in  questa  Aula,  deve  poter  essere
  affrontata nei tempi e nei modi che il Regolamento interno assegna,
  senza accelerazioni che nessuno ha mai assegnato e nessuno si è mai
  impegnato a garantire.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli ultimi due iscritti a  parlare
  sull'ordine dei lavori sono gli onorevoli Leontini e Falcone.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, allora  lo  fate  di  proposito.
  Onorevole Mancuso lei ha già parlato sull'ordine dei lavori.

   MANCUSO.  Non si accettano suggeritori  Voglio essere  iscritto  a
  parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. L'Aula sa bene, i capigruppo sanno bene che  le  armi,
  quelle  regolamentari,  assolutamente regolamentari,  che  hanno  a
  disposizione  i parlamentari per cercare di far valere  le  proprie
  ragioni, sono quelle previste dallo Statuto. Quindi intervenire per
  cercare  di  bloccare,  ci fa perdere  ulteriore  tempo.  Onorevoli
  colleghi,  vi  invito  ad  aiutare la  Presidenza  per  cercare  di
  condurre i lavori in maniera ordinata e calma.
   Avevano  chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori l'onorevole
  Falcone e l'onorevole Leontini.

   SPEZIALE.  L'onorevole Falcone è già intervenuto  sull'ordine  dei
  lavori, non sono il suggeritore di nessuno

   BENINATI.  Signor Presidente, io non sono intervenuto  sull'ordine
  dei lavori, pertanto chiedo di intervenire.

   PRESIDENTE. La Presidenza ricorda perfettamente quanto è  avvenuto
  e  non  vuole  essere  suggerita da nessuno,  precedentemente  sono
  intervenuti sulla questione pregiudiziale.
   Onorevole Falcone, ha facoltà di parlare.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  sull'ordine  dei  lavori  essendo intervenuto  sulla  pregiudiziale
  qualche  momento fa. Avevo anche ipotizzato di intervenire  facendo
  semplicemente  una  richiesta  di  sospensione  dei  lavori  perché
  sarebbe  anche piacevole che stasera potessimo - piuttosto  che  in
  questo  clima, così, un poco arroventato - distenderci  un  attimo,
  rasserenarci  e  pensare  di festeggiare un  collega  parlamentare,
  l'onorevole  Pogliese, che stasera compie trentanove anni.  Sarebbe
  opportuno,  in  un  momento  di serenità,  tornare  nell'alveo  del
  dialogo, del dibattito, del confronto.
   Detto  questo,  intervengo sull'ordine dei lavori per  tentare  di
  spiegare cosa voleva dire il legislatore nel  formulare il comma  9
  dell'articolo  103. E' chiaro che nell'articolo 103  vengono  posti
  dei limiti agli interventi, é giusto perché non sarebbe, come dire,
  plausibile  pensare  ad interventi fiume che potessero  bloccare  i
  lavori,  così come alcune volte è capitato, e così come mi si  dice
  che  qualche  anno fa, qualche collega parlamentare attualmente  in
  carica  di  una  presunta maggioranza, o meglio di una  maggioranza
  parlamentare con giochi di palazzo, ma non elettorale, tentava  nel
  passato di porre in essere. Qual è oggi il problema?
   L'articolo  103, comma 9, prevede che quando si parla  di  materia
  elettorale, poiché la materia è assolutamente importante, è  chiaro
  che   bisogna  procedere  a degli approfondimenti.  Ho  sentito  il
  presidente  Oddo cercare di arrampicarsi sugli specchi, cercare  di
  convincere l'Aula che la materia non è elettorale in Sicilia, ma  è
  della  Regione  Sicilia,  quindi soltanto quando  parliamo  di  una
  riforma del sistema elettorale della Regione Sicilia, e quindi  del
  Parlamento siciliano; ma chiaramente egli stesso non è convinto del
  suo ragionamento, della sua difesa, di questa tesi.
   Oggi il problema qual è?
   Quando noi diciamo che dobbiamo avere il tempo necessario per fare
  delle riflessioni, non lo diciamo a caso, signor Presidente,  e  sa
  perché?
   Perché  in  queste  ore,  in questi minuti,  diversi  parlamentari
  mandano  comunicati  stampa, con i quali ciascuno  pone  in  essere
  delle  iniziative,  di partito o personali, per  dire  che  bisogna
  proporre i tre mandati per i sindaci dei comuni capoluogo,  bisogna
  proporre  la preferenza multipla, la preferenza di genere,  bisogna
  intervenire  sull'elezione  diretta  dei  consigli  di   quartiere,
  bisogna  intervenire  sulle incompatibilità.  Tutte  argomentazioni
  legittime, ma tutte argomentazioni su cui avevamo discusso e su cui
  si era elaborato un ragionamento in I Commissione.
   Allora,  nel momento in cui si tenta di arrivare ad una norma,  di
  fare  una  norma  con  il rischio, signor Presidente,  che  poi  il
  Partito  Democratico  si troverà con un pugno  di  mosche  in  mano
  perché  rischia, appunto, di avere un'ulteriore norma che non  sarà
  attuabile, che non avrà alcun effetto, che non avrà alcun  tipo  di
  risultato positivo

   CRACOLICI. Signor Presidente, questo intervento è nel merito,  non
  sull'ordine dei lavori.

   FALCONE.   e non a caso diciamo questo perché riteniamo, non  come
  singoli  parlamentari  ma come mens legis, che  il  legislatore  ha
  voluto  evitare il contingentamento dei tempi su una materia  molto
  delicata.

   ODDO. Che c'entra questo con l'ordine dei lavori?

   CORDARO. Ma lei è vicepresidente

   FALCONE.  A me dispiace che un collega parlamentare, il  quale  ha
  pure  responsabilità d'Aula in alcuni momenti, debba sindacare  sul
  ragionamento che è proprio attinente all'ordine dei lavori.
   Sto  spiegando perché deve essere applicato correttamente il comma
  9 dell'articolo 103 del Regolamento

   CRACOLICI.  Che c'entra tutto ciò con l'ordine dei  lavori?  E  il
  Presidente che sta in silenzio

   ODDO. Non è un intervento sull'ordine dei lavori questo

   FALCONE. Come no? E' ordine dei lavori, è sul contingentamento dei
  tempi.

   ODDO. Non è sull'ordine dei lavori questo. Lei la deve smettere.

   MANCUSO.  Ma  perché non lo richiama? Dove siamo? A chi  grida  di
  più?

   ODDO. Vergogna, vergogna

                   (Tumulti dai banchi di sinistra)

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa.

      (La seduta,  sospesa alle 18.40, è ripresa alle ore 20.28)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                               Missione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gennuso è in missione  dal  3
  al 5 marzo 2011.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Riprende l'esame del disegno di legge numeri 85-213-256-278-296-
                               299-441-
               480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, intanto proseguiamo  l'esame  del
  disegno  di  legge  fino alle ore 22.00 con i deputati  iscritti  a
  parlare nella discussione generale.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non speravo  più
  di  riuscire a parlare, avevo perso ogni speranza, poi  non  è  che
  volessi dire tante cose
   Intervengo sul disegno di legge in discussione, mi riferisco  alla
  riforma  della  legge  elettorale, su cui voglio  esprimere  alcune
  perplessità  nel merito. Ma prima desidero analizzare la  strategia
  che  il  Governo  ha deciso di darci nello svolgimento  dei  lavori
  facendo riscaldare gli animi in questa Aula.
   E'  vero che si vogliono fare alcune leggi, ma è anche vero che in
  questo  periodo, in questi ultimi giorni, sta montando una protesta
  all'esterno  del Palazzo su un insieme di vicende  che,  grazie  ai
  ritardi che il Governo porta avanti, ci stanno mettendo un poco  in
  difficoltà.
   Non  comprendo l'ostinazione a voler portare avanti per forza  una
  legge. Prima di portare avanti questa norma, abbiamo altri obblighi
  nei  confronti dei siciliani, principalmente quello  che  ci  siamo
  detti ogni anno, ad ottobre: approvare il bilancio e la finanziaria
  nei termini di legge.
   Ormai  è  diventato  un  vizio da parte del  Governo  non  portare
  bilancio  e  finanziaria  nei termini  stabiliti.  Quando  mi  sono
  trovato  al  Governo,  sin d'allora, era il 2009,  ho  invitato  il
  Presidente  della  Regione  perché si approvasse  il  bilancio  nei
  termini.
   Ma  ormai  sembra sia diventato un vizio del Governo  oltrepassare
  questi  termini, ogni anno c'è sempre qualche legge che  all'ultimo
  momento viene tirata fuori; ricordo a me stesso, l'anno scorso  era
  la legge per i precari, arrivata il 18 novembre, già in sessione di
  bilancio,  e  fu  per  il Governo l'alibi per  spostare  in  avanti
  l'esercizio provvisorio.
   Onorevoli  colleghi,  è  vero  che le  Conferenze  dei  capigruppo
  possono  cambiare sistematicamente i lavori d'Aula, possono  aprire
  finestre legislative, possono fare tutto; ma è anche vero  che  noi
  abbiamo  degli  obblighi verso la Sicilia e verso i  cittadini,  ai
  quali  ogni  qualvolta ritardiamo di qualche giorno  l'approvazione
  del bilancio creiamo un danno enorme.
   La  Regione,  anche quest'anno, ha deciso di fare un danno,  e  il
  Governatore se ne assume le responsabilità - mi dispiace -  insieme
  alla maggioranza.
   Io  ricordo  all'onorevole Cracolici - con il quale più  volte  ci
  siamo   scambiati  informazioni  sui  tempi  entro  cui   bisognava
  approvare  il  bilancio  -  quando  mi  disse  che  con  la   nuova
  maggioranza  sarebbe cambiato tutto, che il bilancio sarebbe  stato
  approvato  entro il mese di dicembre del 2010. Siamo  a  marzo  del
  2011  e  ancora  di  bilancio  non se ne  parla.  Anzi,  si  parla,
  giustamente, di un disegno di legge, che ritengo l'unico  veramente
  importante, quello sulla semplificazione e, invece, si fa tutto  il
  possibile   per   usare  questo  testo  per  incardinarlo   e   poi
  scardinarlo.
   Questa  non è una legge che interessa, è una legge che serve  solo
  per  metterla all'ordine del giorno e ritoglierla quando  necessita
  riportare la legge elettorale, che non so quale beneficio  potrebbe
  portare in questo momento alla Sicilia.
   Onorevoli colleghi, ho voluto fare questo mio intervento che parte
  da lontano per dire che, obiettivamente, non penso che alla Sicilia
  serva  questa  legge. Me ne dispiace, qui c'è l'assessore  e  amico
  Pier  Carmelo Russo che sa quanti problemi ci sono nel mondo  delle
  imprese.
   Mi  sarei  aspettato  che  si parlasse di qualche  emendamento  da
  inserire  nella finanziaria per accelerare quel processo  che  oggi
  vede una parte degli appalti in crisi. Mi sarei aspettato che nella
  finanziaria oggi, in Commissione, si cominciasse a parlare di  come
  sistemare  i  problemi  della formazione  professionale.  Mi  sarei
  aspettato di parlare di quelle cose che la gente aspetta.
   Arriveremo  al  30  di marzo, credo che ormai sia  nelle  cose,  e
  l'esercizio  provvisorio andrà prorogato, come  dissi  a  proposito
  della  legge  sulla stabilizzazione dei precari che, a mio  avviso,
  era l'alibi per non fare bilancio e finanziaria.
   E'  vero, onorevole Cracolici, i miei colleghi mi ascoltano  poco,
  ma  io vi invito a fare delle valutazioni. Non so se il disegno  di
  legge  in  materia elettorale si approverà, però mi risulta  che  a
  livello  nazionale, proprio oggi, è stato deciso  che  le  elezioni
  amministrative in Italia si terranno il 15 e il 16 di maggio.  Vuol
  dire  -  ritengo,  mi auguro e spero - che in Sicilia  ci  sarà  la
  stessa data perché sarebbe anche scomodo indire le elezioni in date
  differenti.
   Siamo ai primi di marzo e, se andrà bene, la legge elettorale, nel
  caso  in  cui  riuscirà  ad  essere approvata  e  quindi  diventare
  operativa, non potrà essere pubblicata prima del 18 o 20 di  marzo.
  Allora, mi chiedo se sia mai successo in questa Assemblea  -  e  lo
  lascio agli atti - che si cambino le regole neanche due mesi  prima
  delle elezioni. E questa è la prima domanda.
   Poi,  l'Ufficio  degli  enti locali - non ricordo  bene  la  nuova
  definizione  dell'Ufficio regionale che si  occupa  di  elezioni  -
  riuscirà  a  predisporre  gli opuscoli  informativi  con  le  nuove
  regole?
   Credo  proprio di no, o quanto meno, se ci riuscirà,  ci  riuscirà
  certamente  dopo  l'indizione  delle   elezioni.  Sinceramente,  mi
  sembra che stiamo forzando una procedura che sarà ingestibile.
   Uno  dei  problemi  è che, quando si cambiano le  regole,  occorre
  informare  i  comuni  dove  si  terranno  le  elezioni.  Voi  tutti
  conoscete  i famosi opuscoletti che l'Assessorato invia a  tutti  i
  Comuni  siciliani con le nuove regole; io credo che lo  farà  forse
  prima  che  si presenteranno le liste, non certamente  prima  della
  indizione delle elezioni. Quindi, io credo che già ci sia un  vizio
  a monte.
   E questo è un problema, Assessore, che la invito a valutare perché
  noi,  con tutta la buona volontà, con tutta la premura e con  tutte
  le approssimazioni con cui ci stiamo proponendo, stiamo parlando sì
  e  no  di  due  mesi  prima delle elezioni. E siccome  le  elezioni
  nazionali  - non so se lo sapete - sono state fissate proprio  oggi
  per  il  15 e il 16 di maggio, presumo che il Governo regionale  le
  faccia nella stessa data delle nazionali.
   Invito  gli  Uffici a dirci se sono in grado di  risolvere  questo
  problema, perché non si possono indire le elezioni e, nello  stesso
  tempo,  non specificare quali saranno le regole con quegli opuscoli
  che non si possono predisporre in una notte, ci vogliono giorni,  e
  poi devono essere consegnati.
   Io non penso che l'Assessorato sarà in grado di farlo.
   Ciò nonostante, si informi, assessore Chinnici, tutto questo è  il
  presupposto  essenziale per sapere se vale la  pena  continuare  ad
  impegnarci e a litigare su cose che, forse, non avranno seguito.
   Assessore  Chinnici, ho letto alcuni articoli di stampa e  ritengo
  che  il  Governo  dovrebbe avere una sua linea  perché  in  qualche
  articolo del disegno di legge, giustamente, impone che nelle Giunte
  gli  assessori  non siano più tutti esterni, ma devono  essere  una
  parte eletti e una parte esterni.
   Noi dovremmo dare l'esempio, e il Governatore deve decidere se nei
  consigli comunali applicare un principio e poi, lui per primo,  usa
  un  altro principio, tenuto conto che io non vedo eletti in  questo
  Governo.   Io  rispetto  il  ruolo  degli  assessori  tecnici,   ma
  certamente  almeno  sei di loro potrebbero essere  eletti.  Capisco
  perché  il Governo ha deciso di prevedere il 50 per cento di eletti
  e  il  50 per cento di esterni, perché in effetti con gli assessori
  esterni  c'è  un  aggravio  di  spesa  e  i  Comuni  è  giusto  che
  risparmino.  Ma  come mai il Presidente Lombardo  non  si  pone  il
  problema  che dodici tecnici costano molto più di dodici  politici?
  Diamo anche noi il buon esempio
   Pertanto  quella  norma  che  può  convincermi,  dovrebbe   essere
  automaticamente messa in moto da chi è l'artefice di  una  proposta
  per i Comuni, altrimenti non ci siamo.
   Mi  scusi,  questo  non  è  rivolto  a  lei,  assessore  Chinnici.
  Indubbiamente  valuto  la  sua buona fede nell'avere  fatto  questa
  proposta;  certo, il Governatore, dovrebbe essere  un  pochino  più
  saggio  nel  prendere  spunto da questa  norma  e  fare  le  giuste
  valutazioni per la sua Giunta anche perché, poi, penso che ciò  sia
  stato chiesto anche da partiti dell'attuale maggioranza.
   Onorevoli  colleghi,  ritorno  su  un  tema  che  forse  è   stato
  dimenticato.  Vedete, io mi sarei aspettato che  su  questa  norma,
  come  qualche  collega ha detto, il Governo preannunciasse  per  lo
  meno un intervento sul problema della formazione professionale, che
  vede oggi la Sicilia in fermento.
   L'assessore Centorrino, gran brava persona, non ha capito - quando
  il  30  settembre è stato approvato il bilancio in Giunta - che  la
  formazione  professionale era stata inserita  con  eguale  zero  in
  bilancio.  Veramente  non so come mai non se  ne  sia  accorto,  ma
  siccome  so  come  si  approvano i  bilanci  in  Giunta  e  so  che
  sicuramente  gli  sarà  stata  data  garanzia  dall'assessore   per
  l'economia che la copertura c'era, purtroppo se ne è accorto  dopo.
  Ebbene,  l'assessore Centorrino  è l'unico assessore che in  questi
  ultimi giorni ha subìto pure delle serie contestazioni.
   Ritengo  che un'iniziativa del Governo vada fatta, io la farò  con
  il  mio  Gruppo parlamentare e inviterò i colleghi a sottoscriverla
  perché  dobbiamo  cercare di dare una risposta rapida  ai  problemi
  della  formazione, inserendo un emendamento proposto dal Governo  e
  che  tutti  i Gruppi, se vogliono, sottoscriveranno per una  deroga
  che consenta di pagare gli stipendi per questi lavoratori.
   Questo  è possibile applicando una norma in deroga, altrimenti  il
  problema  della  formazione, un problema serio, viene  dimenticato.
  Credetemi,  anche  in  Commissione è  stato  detto  che  la  piazza
  arriverà  oltre  i  limiti della sopportazione e l'unico  modo  per
  poter intervenire, Assessore, parlo da ex componente del Governo, è
  predisporre  una  norma in deroga. E una seconda norma  in  deroga,
  assessore  per  i lavori pubblici, è per il DURC di queste  realtà.
  Perché, sicuramente entro marzo gli enti non riusciranno a prendere
  un  centesimo, dal 30 marzo in  poi non potranno avere il  DURC  in
  regola,  e non per colpa loro ma per colpa dei ritardi del  Governo
  che  non  ha  messo prima i soldi in bilancio, che  a  dicembre  ha
  dovuto  fare  la  variazione  inserendo  somme  che  poi  non  sono
  utilizzabili.
   Se  tutto va bene, gli enti potrebbero essere pagati ad aprile ma,
  non  avendo  il  DURC in regola, non li potranno  prendere.  E'  un
  problema molto serio, assessori di questo Governo.
   Io  ho pronti due emendamenti per superare questo problema, non so
  dove   riterrete   opportuno  inserirli,  se  nella   norma   sulla
  semplificazione  o  in questa in discussione. Però  è  un  problema
  serio,  ripeto,  e  pertanto preannunzio che sulla  semplificazione
  proporrò,  anche se tardivamente, con il mio capogruppo o  con  chi
  vorrà  avere  la  bontà  di impegnarsi su questo,  emendamenti  per
  risolvere la questione.
   Poi  devo dire che avrei affrontato in questi giorni un altro tema
  importante,  non certamente la legge elettorale. Avrei proposto  di
  inserire  in finanziaria, se già fossimo giunti al suo  esame,  una
  norma per i dissesti idrogeologici in Sicilia.
   C'é  una  Sicilia che sta crollando a pezzi, ma non gliene importa
  niente a nessuno.
   Anzi,  il  Governo, e me ne dispiace, ha fatto tanto di sbagliato,
  lo  dico  perché resti agli atti: nel 2009 avevo fatto una proposta
  in  Giunta,  che  è stata totalmente disattesa; si spenderanno  300
  milioni di euro inutili, e anche il Governo centrale, coinvolto  in
  questa  spesa  folle del dissesto idrogeologico in Sicilia  insieme
  all'assessorato del territorio e dell'ambiente, sta sperperando.
   Ed  è  inutile che  protesti la povera gente di Giampilieri quando
  la  Regione  ha  i  soldi  ma li spende in  maniera  sbagliata,  in
  dispregio  totale  di una delibera di Giunta da me  proposta  il  3
  ottobre  del  2009, che lascerò agli atti della Presidenza,  perché
  questi sono i problemi che interessano alla Sicilia e non la  legge
  elettorale, di cui non importa niente a nessuno.
   Signor Presidente, avevamo impostato, su mia proposta, una riforma
  della spesa per i dissesti idrogeologici in Sicilia, invitando -  e
  la delibera ne prende atto - a bloccare la spesa perché si sapeva a
  cosa  si  sarebbe  andati  incontro, cioè  che  avremmo  speso  una
  quantità enorme di soldi.
   I  decreti  ci  sono,  ma si potrebbero ancora  sospendere  perché
  molti, anche se hanno i decreti, non hanno i progetti. Ma di questo
  parleremo  subito  dopo,  perché so che ci  sono  decreti  senza  i
  progetti ed è bene che l'assessorato del territorio e dell'ambiente
  fornisca chiarimenti a breve, come mai accadono certe cose, e  come
  mai ci sono gli impegni di spesa decretati ma mancano i progetti.
   Ebbene, avevamo previsto con delibera di creare un fondo unico per
  il  rischio idrogeologico in Sicilia, con la regia dell'assessorato
  dei  lavori pubblici allora, oggi delle infrastrutture; ma di tutto
  questo  non  si  è  fatto nulla. Questo era un  problema  serio  da
  affrontare in questi giorni, non certamente la legge elettorale  su
  cui oggi siamo qui per discutere e che io, credetemi, ho difficoltà
  pure a discutere perché non saprei cos'altro aggiungere tranne  che
  invitare  il  Governo  a  sospenderne  la  trattazione,  portare  a
  conclusione l'iter del disegno di legge sulla semplificazione e  lì
  inserire  qualche  emendamento  per  risolvere  i  problemi   della
  formazione  per passare subito dopo al bilancio, dove inserire  gli
  interventi necessari per risolvere i problemi della Sicilia.
   Questo farebbe un'Amministrazione sana.
   Ma  qui  mi  sa tanto che il Presidente, un po' schizofrenico  nel
  modo   di  gestire  la  Regione,  passa  e  molla  sistematicamente
  iniziative  fuori  luogo solo per mettere in  fibrillazione  l'Aula
  dopo  che,  oltre tutto, la mortifica sistematicamente  Non  me  ne
  vogliano  gli assessori tecnici, ma non avere neanche un  assessore
  politico   è   una  mortificazione  per  quest'Aula,   non   è   la
  mortificazione mia personale o di qualche collega  che  non  è  più
  assessore,  ma  è la mortificazione di tutta l'Assemblea  regionale
  siciliana, sia della maggioranza che dell'opposizione.
   Non  era  mai  accaduto di trovarci con dodici assessori  tecnici,
  mentre  i  deputati  eletti con grande sacrificio  dal  popolo  non
  riescono ad esprimere la loro voce al Governo di questa Regione.
   Signor  Presidente, vado a concludere perché, mi  creda,  sono  in
  imbarazzo  ad intervenire ancora sull'argomento, potrei dire  tante
  cose  che  avremmo  potuto fare prima dell'inutile  discussione  di
  questi  giorni.  Però  provo  amarezza  nel  dovere  prendere  atto
  dell'indifferenza assoluta del Governatore ai problemi  veri  della
  Sicilia.
   Lui  ha  un  obiettivo, e lo ha manifestato a noi tutti, onorevoli
  colleghi,  che  siamo supini a queste attenzioni da parte  sua:  ha
  solo  l'obiettivo in questa Assemblea di dividere i partiti, lo  ha
  fatto  prima con l'UDC, la prima vittima, poi è toccato al PDL,  la
  seconda  vittima, e ora tocca al PD, ed è inutile  che  ci  giriamo
  attorno, sarà questione di un mese, più o meno.
   Il  Partito Democratico ha ormai avviato una divisione nei  fatti,
  onorevole  Cracolici,  e  lei vedrà come  questo  meccanismo  andrà
  avanti. Già ha un significato molto importante il voto di ieri alla
  Camera,  con  l'astensione dell'MPA, che serve proprio  a  spaccare
  ulteriormente  il vostro Gruppo, e voi già siete pronti,  questione
  di un mesetto, non arriverete al  bilancio.
   Alla  luce  di  tutto questo, inviterei l'assessore per  i  lavori
  pubblici,  qui  presente,  a  valutare  l'opportunità  a  breve  di
  inserire  nella  legge sulla semplificazione e accelerazione  della
  spesa una norma e di prendere atto, se mai riusciremo a discuterne,
  che  se effettivamente la Regione - e questo era il quarto punto  -
  vuole  veramente  accelerare la spesa dei fondi comunitari,  non  è
  certo  la  legge elettorale che aiuterà a farlo, ma forse era  bene
  intervenire  subito su qualcosa. Ed io ho posto,  proprio  per  non
  essere  quel  deputato di opposizione ma per fare  una  opposizione
  costruttiva,  un  segnale  di attenzione,  visto  che  nessuno  del
  Governo  ne  parla,  che  era  quello,  limitatamente  ai  progetti
  comunitari  e  ai fondi FAS, di aumentare la soglia  dei  progetti,
  degli  appalti da 1 milione 250 mila euro a due milioni e mezzo  di
  euro.
   So  che  qualcuno potrebbe dire che l'UREGA è pure importante,  ma
  oggi  in Sicilia l'UREGA è anch'esso purtroppo uno dei fenomeni  di
  rallentamento della spesa comunitaria.
   Allora,  bisogna  avere  il  coraggio  di  continuare  a  lavorare
  sull'accelerazione,   sbloccare   un   procedimento   che    blocca
  l'attivazione  degli  appalti  e,  quindi,  alzare  questa  soglia.
  Capisco  che qualcuno può pensare che stiamo ritornando a far  fare
  gli  appalti  ai  comuni, ma siamo in ritardo;  ormai  la  Comunità
  europea  -  sono  stato  in Commissione Bilancio  più  volte  -  ha
  dichiarato  che  la  Regione  è in disimpegno  automatico  per  300
  milioni di euro, se tutto va bene, se va male forse di più. Allora,
  cosa fa il Governo per accelerare la spesa?
   La   legge  elettorale   Sta  facendo  la  legge  elettorale   per
  accelerare  la  spesa comunitaria, sta facendo la legge  elettorale
  per  risolvere  i problemi della formazione, sta facendo  la  legge
  elettorale per risolvere buona parte dei problemi impellenti  della
  Sicilia   Queste  cose si possono affrontare in  finanziaria  e  in
  bilancio,  nel caso in cui non si voglia farlo con la  legge  sulla
  semplificazione,  ma non so più quando perché sono  convinto,  così
  come  il  PD  - mi auguro di sbagliare, onorevole Cracolici  -  che
  ormai  l'esercizio provvisorio al 30 marzo è già finito.  Anzi,  il
  Governo  si appresti a predisporre l'esercizio provvisorio fino  al
  30  aprile, assessore Chinnici, lo riferisca al suo collega  Armao,
  perché  chiaramente  non si può più fare il bilancio  entro  il  30
  marzo  e  non per responsabilità dell'opposizione, perché  noi  non
  abbiamo mai minimamente non voluto fare il bilancio.
   Noi volevamo fare la sua legge che riteniamo utile perchè accelera
  le  procedure, aggiustandole, ma dopo bisognava entrare in sessione
  di bilancio.
   Questo,  scusatemi, è il fallimento del Governo e, ahimè, di  quei
  poveri  Siciliani che non riescono a vedere quello che  oggi  è  la
  cosa più importante: mettere in moto i soldi.
   La  Regione, ogni volta che fa l'esercizio provvisorio, non  mette
  in  moto  i  soldi  nel  territorio,  non  fa  circolare  i  soldi,
  assumendosi la responsabilità politica, amministrativa ed economica
  nei  confronti di quelle famiglie che attendono anno  per  anno  di
  avere  un  po' più di economia sul territorio. Ma se vincoliamo  la
  spesa  con  l'esercizio provvisorio in modo sistematico,  di  fatto
  creiamo alla Regione un danno economico incalcolabile.

   PRESIDENTE.   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,  questa
  sera  stiamo affrontando - io direi assolutamente controvoglia però
  ci  sono  leggi  e  regolamenti  che ci  impongono  un  determinato
  percorso - un tema che sicuramente non trova al di fuori di  questo
  Palazzo  e  nella platea dei Siciliani alcun tipo di  interesse  né
  alcun tipo di attenzione.
   I  Siciliani  tutti, e fra loro soprattutto coloro  che  attendono
  risposte  alle  loro  problematiche vitali, a quel  quotidiano  che
  tante famiglie siciliane oggi non riescono a vivere con serenità; a
  quelle  famiglie  siciliane che non riescono più ad  arrivare  alla
  terza  o  alla quarta settimana; a tutti quei disoccupati vecchi  e
  nuovi, non per nulla l'Istat ci parla per il 2010 di una perdita di
  quarantamila  posti  di  lavoro  in  Sicilia,  tutte  queste  fasce
  attendono  -  non  dico attenderebbero, ma dico attendono  -  altre
  risposte,  attendono  qualcosa di concreto.  Qualcosa  di  concreto
  attendono  anche soggetti politici, soggetti associativi, categorie
  di  imprese e di lavoratori che, in parte, si richiamano  a  questa
  maggioranza e a questo Governo.
   Ci  sono  i  sindacati  che protestano.  Abbiamo  letto  oggi,  ad
  esempio,  un  appello  del segretario della  CISL  che  attacca  il
  Governo,   dimentico   forse   di  ritrovare   le   sue   posizioni
  probabilmente - ma io dico solo probabilmente - rispecchiate in una
  parte  del PD, di cui il segretario, quel segretario regionale  che
  forse  è  assente  non  solo in quest'Aula, ma  anche  nella  scena
  politica  se  non fosse per qualche comunicato stampa, finisce  per
  incarnarne le aspettative.
   Al   segretario  regionale  della  CISL  dico  che  questo  è   un
  infingimento dal quale bisogna uscire. Così come lo dico  a  quella
  parte  sana  dell'industria siciliana, gran parte  della  quale  si
  rispecchia  nei vertici di Confindustria, anche a loro  dico  assai
  sommessamente   e   con  quei  toni  pacati  che  vogliono   essere
  costruttivi e certamente non polemici, che è arrivato il momento di
  uscire  dall'ipocrisia e di attaccare un Governo mantenendo al  suo
  interno un insigne rappresentante.
   Dico  questo perché anche la Confindustria, oltre che i sindacati,
  oltre  che  il  mondo  del lavoro, ma dico questo  soprattutto  con
  riferimento a quelle categorie ormai da qualche anno, dal   momento
  in  cui  il  Governatore  Lombardo ha fatto  ingresso  nella  scena
  politica  siciliana in maniera così preoccupante - perché  Lombardo
  non  è  un bambino, signor Presidente, e quando ci fa proclami  sul
  passato  e  sulla  trasparenza, probabilmente dimentica  che  egli,
  almeno  da  un  ventennio, è parte importante  della  gestione  del
  potere  politico e amministrativo in Sicilia -, dico questo  perché
  gli  agricoltori, perché gli uomini dei cantieri navali, perché gli
  uomini  di  Unicredit, perché tutte quelle categorie  -  e  potrei,
  purtroppo,  citarne  almeno una decina di  lavoratori,  da  Termini
  Imerese  alla Keller a quant'altro - sono in sofferenza,  attendono
  e, ribadisco, non attenderebbero, risposte concrete.
   Ebbene,  rispetto a questo tipo di attesa, i Siciliani e pure  noi
  che  oggi  ci  troviamo, in maniera inopinata,  all'opposizione  in
  questo Parlamento, ci saremmo aspettati che il Presidente Lombardo,
  il  suo  Governo e questa maggioranza ribaltonista che lo  appoggia
  avessero finalmente portato all'attenzione di tutti, alla nostra  e
  anche  a  quella  -  ribadisco - soprattutto dei Siciliani,  questa
  attesa ma forse ancora non concretizzata legge finanziaria.
   Sarebbe  stato questo l'unico modo per dare una risposta  a  tutte
  quelle  attese  che non sono attese di qualcosa  di  futile  ma  di
  qualcosa che deve servire alle imprese, ai lavoratori e a tutte  le
  categorie  produttive  per  tornare ad  avere  e,  quindi,  a  dare
  risposte.
   Ebbene,  questa  montagna scomposta, formata  da  una  surrettizia
  maggioranza,  invece,  fa le barricate e ai Siciliani  propone  una
  legge che non interessa a nessuno: la legge elettorale.
   Ma  questa  maggioranza fa di peggio perché, dopo avere gridato  a
  gran  voce  da  parte  del  suo più importante  rappresentante,  il
  Presidente  della  Regione, a tutti i capigruppo della  maggioranza
  medesima  che  vi era finalmente una riforma epocale, quella  sulla
  semplificazione amministrativa, avendo trovato l'accordo  dell'Aula
  perché  questo disegno di legge fosse trattato, ebbene, decide  che
  sull'altare della bottega politica ed elettorale, non tanto  e  non
  solo  la  finanziaria, ma anche una legge così importante  definita
  strategica da chi, fino a qualche giorno fa, come alcuni vertici di
  Confindustria, ha detto testualmente che la mala burocrazia,  ossia
  le  lungaggini della burocrazia, costituisce insieme alla mafia  il
  peggiore  dei  mali siciliani, ebbene, rispetto a questi  proclami,
  questa maggioranza ridicola smentisce il proprio assessore al  ramo
  che,  da  mesi, insieme alla Commissione aveva lavorato e manda  in
  soffitta questo disegno di legge.
   Perché?  Perché  gli  interessi di  becera  bottega  impongono  al
  Presidente  Lombardo  di rispondere positivamente  al  ricatto  del
  Partito Democratico e dell'onorevole Cracolici.
   Signor  Presidente,  in Aula non è presente l'onorevole  Oddo,  il
  quale  poco  fa  ha  fatto un intervento che mi ha  quasi  commosso
  perché  in maniera accorata ha rimproverato i colleghi -  e  mi  ci
  metto  anch'io  -  di fare riferimento sempre alla stessa  persona,
  immagino intendesse l'onorevole Cracolici.
   All'onorevole Oddo sommessamente vorrei rispondere: se a  prendere
  la  parola per la maggioranza e per il suo partito fosse - che  so,
  uno  a  caso,  onorevole Oddo - l'onorevole Lupo,  che  invece  non
  esiste,  non soltanto in Aula ma pure nella scena politica,  magari
  parleremmo  dell'onorevole Lupo. Ma siccome chi interviene  dicendo
  spesso  anche  cose  che  hanno un valore  politico  è  l'onorevole
  Cracolici,  credo che sia necessario, quando si risponde  in  Aula,
  fare    riferimento    all'onorevole   Cracolici.    Però    vorrei
  tranquillizzare  l'amico  Oddo,  absit  iniuria  verbis,  che   non
  intendiamo  minimamente con questo additare né fare  dell'onorevole
  Cracolici  un  capro  espiatorio. Peraltro, devo  dirle,  onorevole
  Oddo, che l'onorevole Cracolici si difende benissimo da sé, non  ha
  bisogno di avvocati difensori.
   Dicevo  poc'anzi,  si è intervenuti perché eravamo  in  attesa  di
  scoprire  quale  fosse questo disegno di portata epocale  che,  una
  volta  messo in soffitta il disegno di legge sulla semplificazione,
  doveva portare finalmente i Siciliani a poter  calare la pasta
   Pensavamo alla finanziaria, invece abbiamo scoperto che era questa
  legge  di  becera  bottega,  come definivo  poc'anzi,  appunto,  il
  disegno di legge sulla modifica della legge elettorale per gli enti
  locali.  E, siccome la I Commissione ha sempre lavorato in  maniera
  seria, e lo dico adesso al presidente della I Commissione, che è in
  Aula  e  di  questo  lo  ringrazio, devo  anche  rimproverargli  un
  percorso  che questa sera, o meglio, che in questo caso,  nel  caso
  della  trattazione  in  I Commissione del disegno  di  legge  sulla
  riforma  elettorale, ha smentito dando uno schiaffo palese  a  quel
  bon  ton  istituzionale che spesso, direi quasi sempre,  in  quella
  Commissione è stato utilizzato.
   Avere approvato in I Commissione il disegno di legge sulla riforma
  elettorale   negli   enti   locali,  in  assenza   dei   componenti
  dell'opposizione, è uno schiaffo alla agibilità democratica

   MINARDO, presidente della Commissione. Non è colpa mia

   CORDARO. Capisco che il presidente Minardo alza le mani e dice che
  non  è  colpa sua, perché so bene che anche in quel caso il ricatto
  del  Partito Democratico ha imposto al presidente Minardo, che  per
  altro è persona mite, di andare avanti nonostante il suo animo  gli
  suggerisse cosa diversa.
   Ormai  qui, signor Presidente, siamo tutti sotto ricatto.  Abbiamo
  visto,  anche in queste ore, l'atteggiamento di chi crede di potere
  manipolare  regolamenti e di condurre l'Aula a proprio  piacimento.
  Noi  siamo  opposizione.  Vero  è  che  eravamo  stati  eletti  per
  governare la Sicilia e sono certo che avremmo proposto meno ricatti
  politici all'onorevole Lombardo.
   Ma l'onorevole Lombardo è un uomo che ama le difficoltà e, quindi,
  ha  ritenuto che era più intrigante creare i presupposti per cui le
  sue  giornate,  invece che essere giornate di gestione  della  cosa
  pubblica  siciliana,  diventassero giornate  di  fibrillazione,  di
  scontri, un giorno di attacco a tizio, il giorno dopo di difesa  di
  Cracolici.   Cose   davvero   inquietanti   se   non   fosse   che,
  probabilmente, in fondo c'è un disegno politico che, magari da  qui
  a   qualche  settimana,  sarà  finalmente  disvelato,  e  cioè   il
  definitivo  ribaltone che porterà chi aveva perso  le  elezioni  al
  governo  della  Regione e chi le aveva vinte a  continuare  a  fare
  opposizione.
   I Siciliani questo lo sanno  Basta leggere quell'ottimo quotidiano
  on-line  che  si  chiama  Live Sicilia , non tanto  nelle  favolose
  interviste  che  noti esponenti del Partito Democratico  rilasciano
  perché  sono assurti a protagonisti della vita politica  regionale,
  ma  invito la classe dirigente del PD a leggere i commenti che sono
  a margine o in coda di quelle che sono delle splendide interviste.
   Mi  è  capitato di leggerne qualcuna del capogruppo, vi erano  una
  quarantina di commenti, li ho letti tutti perché non potevo credere
  che  non  ve  ne fosse neanche uno di segno positivo.  Sono  dovuto
  arrivare fino al quarantesimo e sono rimasto deluso, erano tutti di
  segno  negativo,  tutti dicevano  non vi voteremo mai  più .  Però,
  questo  mi  ha  confortato perché vuol dire che i  Siciliani  hanno
  capito  che  c'erano  delle regole, che queste  regole  sono  state
  infrante,  che c'è un uomo che pur di restare in sella è  pronto  a
  fare  patti col diavolo, in questo caso il diavolo è il PD,  ancora
  una volta dico absit iniuria verbis, non intendo offendere nessuno,
  siamo  nel corso di un dibattito politico, ma credo che quello  che
  si deve dire vada detto.
   Allora,  rispetto  a  questa  monumentale  riforma  elettorale  mi
  permetterò,  signor  Presidente, per il tempo  che  mi  rimane,  di
  entrare  nel dettaglio per affrontare alcuni punti che credo  siano
  importanti. Per quanto mi riguarda, nella maggior parte dei casi li
  criticherò con argomentazioni che dedurrò all'attenzione dell'Aula,
  in qualche caso dirò che ci sono addirittura delle norme ultronee e
  farò  anche  qualche  esempio,  in  qualche  altro  raro  caso   mi
  permetterò di sollecitare qualche modifica che, probabilmente,  nel
  momento   in   cui  passeremo  dalla  discussione   generale   alla
  trattazione  degli emendamenti che stiamo redigendo ed  elaborando,
  potrà essere utile al fine di fare una valutazione completa.
   Io  mi  sono reso conto, signor Presidente, assessori e  colleghi,
  che  l'onorevole  Cracolici non riesce ad uscire fuori  dall'ottica
  dell'uomo  di opposizione. E lo sa, onorevole Speziale,  perché  mi
  sono  convinto di questo? Perché la presentazione di una norma  che
  prevede  il  referendum, che può, dopo metà legislatura, permettere
  ad  un  terzo  dei cittadini che hanno partecipato alla  precedente
  consultazione elettorale, di mettere in discussione e di mandare  a
  casa  un sindaco, dà plasticamente la visione di un soggetto che  è
  convinto di continuare a fare opposizione per tutta la vita,  forse
  a  ragione. Se l'onorevole Cracolici fosse convinto, perché egli ha
  voluto   fortemente  questa  norma  in  I  Commissione,  di   poter
  serenamente  andare  al  governo,  non  si  sognerebbe  neanche  di
  innestare  un meccanismo che non è malefico solo sotto  il  profilo
  politico  perché,  di fatto, se dovesse passare il  referendum,  le
  elezioni  non  sarebbero più ogni cinque anni, sarebbero  ogni  due
  anni   e  mezzo,  ma è anche - direi - diabolico sotto  il  profilo
  economico.
   Siamo  in tempi in cui dobbiamo abbattere i costi, siamo in  tempi
  in cui ci venite a spiegare quotidianamente che è necessario creare
  i  presupposti per il risparmio nella cosa pubblica, siamo in tempi
  in  cui siamo fermi alle cento lire della lampadina perché dobbiamo
  dare   il  segnale  all'esterno.  Dopodiché  andiamo  a  creare   i
  presupposti perché la macchina elettorale, con tutte le  spese  che
  questo comporterebbe, invece di mettersi in moto ogni cinque  anni,
  possa mettersi in moto ogni due anni e mezzo.
   Sul    referendum   noi   Popolari   di   Italia   Domani   faremo
  democraticamente le barricate perché  crediamo che questo  non  sia
  un  modo  per esprimere democrazia. Altri sono i modi per esprimere
  democrazia  e  su questi siamo pronti a discutere.  Ci  sono  altre
  iniziative  popolari, ci sono le assemblee cittadine, ci  sono  dei
  modi  di  partecipazione costituzionalmente garantiti che danno  ai
  cittadini la possibilità di esprimere il loro parere senza arrivare
  ad  un  voto  confermativo o ad un voto di bocciatura a un  sindaco
  dopo soli due anni e mezzo.
   Allora,  rispetto  a questo punto noi crediamo,  ed  è  una  delle
  ragioni  per  le quali abbiamo sin da subito detto che non  eravamo
  d'accordo  rispetto a questo tema, che il tema del referendum  vada
  rivisitato  e  che, certamente, su questo noi non  possiamo  essere
  d'accordo.  Così  come  non siamo d'accordo  concettualmente  sulla
  riserva  indiana  che qualcuno vuole preservare per  le  donne,  le
  famose   quote rosa . Amici miei, qui si usa sempre il  metodo  del
   vorrei ma non posso .
   O le donne vengono trattate alla stessa stregua degli uomini, e lo
  si può fare in due modi, o stabilendo che siccome tra uomo e donna,
  così   come  io  credo,  non  c'è  alcuna  differenza,  la   libera
  competizione  elettorale  debba fare eleggere  tante  donne  quanti
  uomini;  oppure  riservando, qualora si dovesse  stabilire  che  ad
  esempio  in  una società come la nostra, che magari è  stata  negli
  anni più tradizionalista di altre, questo approccio concettuale non
  ci  sia,  allora  stabiliamo subito, quanto meno,  il  cinquanta  e
  cinquanta: cinquanta per cento uomini e cinquanta per cento donne.
   No,  gli si riserva lo strapuntino che è del 25 per cento,  perché
  siccome  prima c'era trentatré, poi ne hanno ridiscusso,   facciamo
  il   venticinque   per  cento  che  uno  su  quattro   si   possono
  accontentare .
   Se  io  fossi  donna  non  sarei felice di questa  scelta  perché,
  ribadisco,  è una scelta concettualmente inaccettabile.  Altrimenti
  mi  vengano  a spiegare, ma non ci riusciranno, qual  è  la  logica
  giuridica,  qual è la logica normativa, qual è la logica  razionale
  rispetto  alla quale si deve stabilire una percentuale del  25  per
  cento. Probabilmente me lo spiegheranno i colleghi del PD nel corso
  della  discussione generale. D'altronde, poc'anzi io parlavo  della
  necessità   di   ridurre  i  costi,  però,  nello   stesso   tempo,
  l'introduzione  di un referendum che porterebbe a votare  ogni  due
  anni e mezzo.
   Ma  scusate,  il  PD  non  è stato l'unico  partito  a  votare  in
  Commissione  la riduzione dei parlamentari da novanta  a  settanta?
  C'è un po' di schizofrenia.
   Io  capisco che in questo momento, nel PD siciliano e non solo, ci
  sono  grandi  fibrillazioni ma, vivaddio, mettetevi d'accordo,  non
  possiamo  risparmiare con la mano destra e spendere di più  con  la
  mano  sinistra, altrimenti la gente non capisce ed è da  tanto  che
  già la gente non capisce.
   Noi  abbiamo immaginato, poi, che ci siano altre norme  importanti
  che  devono  essere dibattute in questa Aula. C'è un  problema,  ad
  esempio,  che  nessuno  ha immaginato di sottoporre  all'attenzione
  dell'Aula, lo farò io con un emendamento, che è quello che riguarda
  i  presidenti dei consigli comunali e provinciali.  Non dico questo
  perché  l'esperienza  quotidiana del  Presidente  della  Camera  fa
  vergognare   ogni   uomo   che  si  riconosca   nelle   istituzioni
  repubblicane,  tranne coloro che, essendo di parte,  si  vergognano
  dentro ma non lo possono dire perché fanno parte di quella parte.
   Ma  dico  questo perché, rispetto alla vicenda dei presidenti  dei
  consigli  comunali  e  provinciali,  si  è  creata  una  situazione
  assolutamente  incredibile: la legge sugli enti  locali,  la  legge
  regionale   prevede  la  rimozione  del  presidente  del  consiglio
  comunale  o  provinciale  da  parte del  Presidente  della  Regione
  soltanto in caso di particolari ragioni di inaffidabilità,  e  cioè
  chiaramente  tutte quelle che sono previste dalla Costituzione  per
  il  Presidente della Repubblica, il Presidente della  Camera  o  il
  Presidente   del  Senato.  Ebbene,  siccome  ci  sono   stati   dei
  pronunciamenti del Giudice amministrativo che hanno stabilito  cosa
  diversa, è capitato in parecchi casi che alcuni sindaci, sulla base
  di  una giurisprudenza, peraltro non consolidata, abbiano scelto di
  mandare a casa i presidenti dei consigli per mere ragioni politiche
  che non sono previste da nessuna legge.
   Io credo che su questo bisognerà riflettere perché, d'altro canto,
  per  un  verso,  noi  continuiamo  a  depotenziare  la  figura  del
  presidente  del consiglio che, se viene sfiduciato surrettiziamente
  per   ragioni  non  previste  dalla  legge,  non  procura   nessuna
  conseguenza; mentre abbiamo, d'altro canto, una sfiducia al sindaco
  che manda il consiglio comunale a casa.
   Però, che vogliamo fare? Vogliamo - mi è sembrato di sentirlo ieri
  e  dico  subito  che non sono assolutamente d'accordo  -  il  terzo
  mandato per i sindaci nei paesi, questa è stata la proposta  che  è
  aleggiata  ieri  nella  Conferenza  dei  Capigruppo,  con  meno  di
  cinquemila abitanti.
   Cari  colleghi, dobbiamo dirci che molti sindaci sono  scrupolosi,
  sono persone perbene, sono trasparenti, sono attaccati solo al bene
  della  propria civitas; ma, amici miei, possiamo consentire in  uno
  Stato democratico che ci siano sindaci che diventano padroni di  un
  paese per quindici anni?
   Ma è mai possibile credere a tematiche, come quelle che ho sentito
  qualche  giorno fa:  Sì, ma manca il personale politico ?  Dove  ci
  sono 1500 abitanti, in questi paesi manca il personale politico  e,
  quindi, c'è un genio che può fare il sindaco 15 anni e 999  o  1499
  abitanti che sono tutti degli asini.
   Allora,  anche  sotto questo profilo cerchiamo di non  parlare  di
  democrazia riempiendoci la bocca, ma di fare valutazioni reali.  Io
  sono  convinto  che il terzo mandato è una stortura  democratica  e
  quindi preannuncio sin da subito che non sarò d'accordo. Così  come
  devo dire, invece, che mi trova favorevole la possibilità - era uno
  dei  temi  trattati in Conferenza dei capigruppo e poi anche  in  I
  Commissione   -   della   elezione  diretta   del   presidente   di
  circoscrizione.
   A mio avviso questo é un tema da trattare, da discutere; lo faremo
  quando affronteremo nel merito il disegno di legge perché anche  su
  questo, sulle circoscrizioni, penso sia possibile fare chiarezza in
  questo  momento.  O le circoscrizioni hanno un senso,  un  ruolo  e
  quindi  dobbiamo  dotarle non soltanto di capacità  amministrativa,
  come  accade ad esempio a Roma per le municipalità, e se  hanno  un
  senso  e se svolgono un ruolo nella società, perché sono quel front
  office  che si confronta quotidianamente con tutte le esigenze  dei
  cittadini,   perché  dobbiamo  relegarle  ad  elezioni   indirette?
  Peraltro,  ed è giusto qui denunziarlo, con una serie  di  storture
  che sono state palesate perché è capitato che ci si metta d'accordo
   mezza  legislatura  tu e mezza legislatura io ,  il  rapporto  tra
  partiti   non   sempre   chiaro,   situazioni   assolutamente   non
  verificabili, poca trasparenza.
   Allora,  anche qui, se vogliamo parlare di legalità e trasparenza,
  dobbiamo  prendere il toro per le corna e dire che le  municipalità
  hanno  un ruolo, noi glielo diamo e i cittadini, così come  per  il
  Sindaco,  hanno  la  possibilità di eleggere il proprio  presidente
  della circoscrizione.
   Anche   su   questo  tema  siamo  disponibili  ad   un   confronto
  parlamentare quando si passerà nel merito della questione.
   Ci  sono poi tante altre cose che, a mio parere, sono inutili;  ma
  ci  sono  tante  altre cose che sono ultronee.  Signor  Presidente,
  quella  che  proprio  di più mi è saltata agli  occhi  è  riportata
  nell'articolo  5,  comma  2  -  lo dico  soprattutto  all'assessore
  Chinnici   -   relativamente   all'attribuzione   del   premio   di
  maggioranza,  che  è  una norma già prevista. Per  cui  qualora  si
  voglia  mantenerla  -  e  a  quel  punto  siamo,  sì,  in  tema  di
  semplificazione  -, non ho nulla in contrario, in  questo  caso,  a
  mantenerla  e  non  potrebbe  essere  intesa  che  come  norma   di
  interpretazione  autentica  di  qualcosa  che  già   esiste   nella
  normativa.  Rispetto a tutte queste indicazioni, in questi  giorni,
  da  più parti, qualcuno ci ha rimproverato di essere strumentali  e
  di non volere la legge elettorale.
   Voglio  concludere il mio intervento respingendo al mittente  tali
  accuse  che non accettiamo perché non abbiamo mai detto né  pensato
  di non volere la legge elettorale.
   Abbiamo  sempre detto che quel senso delle priorità del  quale  da
  ragazzini ci parlava Padre Sorge impone, nell'interesse della terra
  siciliana,  che  prima del disegno di legge di riforma  in  materia
  elettorale  vengano affrontate le norme che sono molto  più  attese
  dalla società siciliana.
   Mi riferisco, ovviamente, alla legge finanziaria e, per le ragioni
  che  ho  detto in premessa, alla legge sulla semplificazione  della
  burocrazia.
   Restiamo  convinti  di  quanto  andiamo  affermando  e,  tuttavia,
  siccome  il senso democratico lo abbiamo nei fatti e non a  parole,
  come  altri  che oggi, surrettiziamente, governano questa  Regione,
  resti chiaro in quest'Aula che se ci imporrete di trattare la legge
  elettorale, così come state facendo, in modo arrogante  e  a  volte
  anche   violento,  siamo  pronti  a  trattarla  in  quanto  abbiamo
  argomentazioni per occuparci anche di quello.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevole colleghi, Governo, ho posto
  già  sull'ordine dei lavori un aspetto che riguarda la restituzione
  della  dignità  di  alcuni provvedimenti che questo  Parlamento  ha
  fatto  in  passato,  sbagliando, e che sono stati  censurati  dalla
  Corte costituzionale.
   Ho  chiesto  al  Governo - ma, come capita spesso,  non  ho  avuto
  risposta  -  cosa intenda fare rispetto a questo vulnus che  risale
  ormai a circa un anno fa, ad aprile del 2010.
   Mi  sorprende  il  fatto che il Governo, che  l'assessore  per  le
  autonomie  locali, non abbia sentito la necessità, non abbia  avuto
  la sensibilità di colmare questo vuoto.
   Questo ci preoccupa anche rispetto alle dichiarazioni di principio
  che  hanno  motivato il Presidente Lombardo -  il  tempo  gli  darà
  ragione  o  torto, da questo punto di vista - e  non  è  questo  il
  momento di esprimere giudizi sulla scelta di un Governo di tecnici.
  Ma,  rispetto  alle  motivazioni che lui ha espresso  per  motivare
  l'immotivabile,  probabilmente  c'erano  alcuni  ragionamenti   che
  riguardavano un'azione complessiva di moralizzazione, di  legalità,
  di  mettere  ordine  a  una  serie  di  vicende  che  tutti  quanti
  conosciamo,  che  molti  di noi abbiamo contrastato  in  tempi  non
  sospetti,  e ne voglio citare alcune perché quest'Aula è  testimone
  di tante battaglie che il sottoscritto ha fatto.
   Ho  iniziato  nel  2006 ponendo il tema della  svendita  dei  beni
  immobili. Ebbene, non ci fu una battaglia né barricate da parte  di
  nessuno su questa vicenda.
   Lo  voglio  ricordare a me stesso e a questo Parlamento perché  la
  mia  prima  battaglia  in Commissione Bilancio  iniziò  proprio  su
  questo  tema. La rottura con il partito nel quale sono stato eletto
  nel  2006  è  nata  su  questo  tema.  Voglio  ricordare  a  questo
  Parlamento che chiesi all'allora segretario del partito,  onorevole
  Lombardo,  di  uscire  da quella maggioranza  perché  quel  Governo
  comunque  non stava partorendo provvedimenti lungimiranti sotto  il
  profilo finanziario.
   Ma  non  lo  diceva soltanto l'apprendista deputato  De  Luca,  lo
  dicevano  a chiare lettere le relazioni della Commissione  Bilancio
  che venivano riprese costantemente dai giornali; ma i provvedimenti
  si  consumavano  e  l'advisor  andava  scegliendo  le  società  che
  dovevano poi svendere i nostri beni.
   Un'altra  battaglia su questa scia è stata fatta sulla  formazione
  professionale, sul sistema pubblico regionale allargato, le  famose
  partecipate. In qualche occasione in quest'Aula, soprattutto quando
  abbiamo  parlato  di finanziaria, ho denunciato  che  negli  ultimi
  dieci  anni si era proceduto a fare oltre diecimila assunzioni  nel
  sistema pubblico regionale allargato, nella formazione.
   Nessuno  rispose.  Il Governo e i Governi successivi  nulla  hanno
  fatto
   Abbiamo  evidenziato in questi anni anche la patologia  sotto  gli
  occhi  di tutti del sistema degli ATO rifiuti, e in questi anni  le
  testimonianze,  le dichiarazioni, le battaglie,  sono  scritte  nei
  verbali.

             (Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo)

   Siamo arrivati ad ottobre del 2007, assessore Chinnici, quando fui
  l'unico  a  sostenere che questo Parlamento non poteva  mortificare
  ulteriormente  le autonomie locali consentendo ai componenti  della
   casta  di candidare alla presidenza delle province regionali e  al
  ruolo  di  sindaci dei comuni con popolazione superiore a  20  mila
  abitanti. Non solo sollevai questo aspetto, ma la cosa grave che ho
  sottolineato è che questo Parlamento stava introducendo  anche  una
  grave  disparità di trattamento, non garantendo quello che comunque
  era   il   sistema   e   il  parallelismo  tra  incandidabilità   e
  incompatibilità,  perché prima di quella norma questo  parallelismo
  era corretto.
   Con   quella  norma  si  è  consentito  ai  componenti  di  questo
  Parlamento di candidarsi e si è impedito, invece, ai presidenti  di
  provincia  e  ai  sindaci  dei comuni con popolazione  superiore  a
  ventimila  abitanti  di candidarsi a deputato  perché  la   casta ,
  probabilmente, cominciava a percepire che l'azione svolta in questo
  Parlamento  non riscuoteva il sentire della gente e  che  magari  i
  sindaci  che  potevano diventare legittimamente,  nel  vuoto  della
  politica,   capo popolo , probabilmente mettevano a repentaglio  la
  posizione del parlamentare.
   Anche  in quell'occasione ho denunciato la scorrettezza di  questo
  Parlamento   e  il  silenzio  delle  opposizioni.  Allora   l'unico
  oppositore era l'onorevole De Luca, lo voglio dire a tanti colleghi
  che   hanno   assistito  nel  silenzio  alla   mortificazione   del
  sottoscritto  che  ha  tentato, cercando di convincere  i  colleghi
  parlamentari  a  presentare il referendum, di impedire  che  questa
  norma  entrasse nel nostro ordinamento giuridico, subendo  ricatti,
  condizionamenti  e quando non sono riuscito all'interno  di  questo
  Parlamento a fare un legittimo tentativo per restituire dignità  al
  nostro  Parlamento,  abbiamo tentato la via  della  raccolta  delle
  firme  giungendo  a  quota 92.500 firme. Poi, purtroppo,  ci  siamo
  dovuti  fermare perché i tempi erano scaduti. Dovevamo  arrivare  a
  100 mila, non ce l'abbiamo fatta, eravamo ed ero principalmente  da
  solo.
   Nonostante tutto, questo Parlamento, questo Governo, nel 2009 si è
  occupato  di  modificare il procedimento per dichiarare l'eventuale
  decadenza dei deputati che ricoprivano la doppia carica. Neanche in
  quella occasione ci fu l'umiltà di questo Parlamento di evidenziare
  che  aveva commesso un errore. Ma non solo questo  Ha tentato,  con
  una  norma,  di creare una corsia preferenziale derogatoria  ad  un
  procedimento   che  riguardava  la  decadenza  dei   deputati   che
  ricoprivano il ruolo di sindaci o di presidenti della provincia,  o
  di assessore di questi comuni.
   La   casta  rilancia, anche rispetto a quel tentativo, finalmente,
  come  ho  già  avuto  modo  di riferire,  sollecitando  il  Governo
  inutilmente.
   Su  questo  tema  è  intervenuta la Corte costituzionale  con  una
  sentenza  emblematica,  di  cui alcuni passaggi  devono  per  forza
  essere  affrontati in questo Parlamento, perché quella sentenza  ha
  dato  uno schiaffo a quel modo di legiferare e, soprattutto, a quel
  tentativo  stupido,  becero,  volgare  che  questo  Parlamento   ha
  comunque  tentato  nei  confronti delle autonomie  locali  e  degli
  amministratori locali, i quali dovevano essere tenuti semplicemente
  al  guinzaglio, ai quali si doveva impedire di tentare la legittima
  scalata per fare i deputati regionali, tanto noi li avremmo  dovuti
  considerare  come semplici soldatini. Oggi è con me, domani  è  con
  te, poi gli facciamo fare i viaggi della speranza per avere qualche
  mezzo  finanziamento. Questo è il ruolo a cui sono  condannati  gli
  amministratori  locali che, comunque, sono il  primo  baluardo  del
  rapporto di democrazia e di assistenza rispetto ai cittadini

          (Riassume la Presidenza il Vicepresidente Formica)

   Finalmente  interviene la sentenza numero 143 del 14  aprile,  che
  ridà giustizia, quanto meno, alle questioni sollevate, a quella che
  è  stata  una  battaglia sostenuta dal sottoscritto.  Guarda  caso,
  questo giudizio di legittimità costituzionale sulla legge regionale
  29  del 20 marzo 1951, come modificata dalla legge 5 dicembre 2007,
  n.  22,  riguardante  norme  in  materia  di  ineleggibilità  e  di
  incandidabilità  dei  deputati  regionali,  viene   sollevato   dal
  Tribunale  ordinario di Palermo con ordinanza del 23 gennaio  2009,
  che appunto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale
  nella  parte  in  cui  non prevede l'incompatibilità  del  deputato
  regionale che sia anche assessore e sindaco di un comune di  grandi
  dimensioni, perché contrasterebbe con gli articoli 3, 51 e 97 della
  Costituzione.
   Inoltre, il Tribunale, entrando nello specifico della materia,  ha
  affermato la violazione dell'articolo 5 dello Statuto regionale. E'
  questo  l'aspetto evidente che avevo sollevato perché il  Tribunale
  intravedeva un conflitto di interessi tra l'impegno del deputato  a
  tutelare il bene inseparabile dell'Italia e della Regione e  quello
  di rappresentare gli interessi del comune.
   A  quel tempo io parlai di un evidente conflitto istituzionale, di
  una  legittima  azione che comunque il parlamentare svolge  più  in
  favore  del  comune  che  rappresenta, che rispetto  al  resto  del
  territorio  perché questo capita nei fatti, perché questo  è  anche
  umano e politico.
   Questo è stato l'aspetto principale che il Tribunale di Palermo ha
  sollevato.
   Un  altro  aspetto in diritto che riguarda la legge nazionale  165
  del  2004, in attuazione dell'articolo 122 della Costituzione,  che
  ha  individuato tra i princìpi fondamentali quello secondo  cui  la
  disciplina  delle incompatibilità deve essere applicata alle  cause
  di ineleggibilità sopravvenute in caso di conflitto tra le funzioni
  svolte  dal  presidente  o  dagli  altri  componenti  della  giunta
  regionale o dai consiglieri regionali e altre situazioni o cariche,
  comprese  quelle  elettive,  suscettibili  anche  in  relazione   a
  peculiari  condizioni  delle  regioni,  di  compromettere  il  buon
  andamento  e l'imparzialità dell'amministrazione, ovvero il  libero
  espletamento della carica elettiva.
   Assessore  Chinnici,  sono aspetti delicati e  queste  motivazioni
  sono chiare.
   La   sentenza   continua,  sempre  in  diritto,   la  legislazione
  siciliana,    avendo    abrogato   la   preesistente    causa    di
  incompatibilità,  determinerebbe un privilegio  nei  confronti  dei
  deputati  regionali  in  difetto di quelle  particolari  situazioni
  ambientali   cui  la  costante  giurisprudenza  costituzionale   ha
  subordinato  la possibilità di introdurre discipline  differenziate
  rispetto  a  quella  nazionale. Anzi, la più  recente  legislazione
  siciliana  avrebbe  eliminato questa causa di  incompatibilità  nel
  momento in cui ha mantenuto quale causa di ineleggibilità la carica
  di  sindaco  o  assessore di comune della regione  con  popolazione
  superiore a ventimila abitanti . Quindi, non solo la violazione, ma
  si  abbassa  anche  il limite rispetto al quale il  sindaco  poteva
  candidarsi a deputato.
   Dobbiamo evidenziare un altro passaggio, sempre della legge 22 del
  2007,   che   ha   eliminato   la   precedente   previsione   della
  incompatibilità della carica di deputato regionale con l'ufficio di
  sindaco o di assessore nei comuni più popolosi della Regione.
    Ciò  sarebbe in contrasto , sempre in diritto, e cito la sentenza
   con  gli  articoli  3  e  51 della Costituzione  in  relazione  al
  principio   di   eguaglianza   nella   importante   materia   della
  accessibilità alle cariche elettive, dal momento che determinerebbe
  una disparità di trattamento rispetto alle altre regioni, tenuta ad
  una sostanziale uniformità secondo la costante giurisprudenza della
  Corte  costituzionale .  Nelle Regioni  a  Statuto  ordinario  vige
  questo   principio   assoluto   della   incompatibilità   e   della
  incandidabilità.
   Va   oltre  in  diritto  questa  sentenza   al  tempo  stesso   la
  possibilità   di   svolgere  contemporaneamente  le   funzioni   di
  consigliere  regionale  e di amministratore  locale  in  un  comune
  avente   una  significativa  popolazione  contrasterebbe   con   il
  principio   costituzionale  del  buon  andamento   della   pubblica
  amministrazione  in  quanto non si impedirebbe il  verificarsi  del
  conflitto  di interessi ravvisabile nel contemporaneo esercizio  di
  funzioni  legislative  e politiche nell'Assemblea  regionale  e  di
  gestione in un ente locale che, sotto molto profili, risente  delle
  scelte operate dalla Regione.
   Sarebbe,   infine,  violato  anche  l'articolo  5  dello   Statuto
  regionale, poiché la mancata previsione dell'incompatibilità tra la
  carica  di  deputato dell'Assemblea regionale e quella di assessore
  di  un  popoloso comune darebbe luogo ad un conflitto di  interessi
  fra   l'impegno  di  deputato  a  tutelare  il  bene   inseparabile
  dell'Italia e della Regione e quello di rappresentare gli interessi
  del Comune .
   Poi, rispetto a queste motivazioni, naturalmente non possiamo  non
  tenere  presente il regime prima del 2007 e il delitto che è  stato
  commesso   da  questo  Parlamento.  Anteriormente  alle   modifiche
  introdotte  nel  2007,  la  legge  regionale  numero  29  del  1951
  prevedeva  all'articolo 8, comma 1, che fossero  ineleggibili  alla
  carica  di deputato regionale, i sindaci e gli assessori dei comuni
  con   popolazione  superiore  a  40  mila  abitanti,  o  che  siano
  capoluoghi   di   provincia  regionale   o   sedi   delle   attuali
  amministrazioni provinciali, nonché i presidenti e gli assessori di
  dette amministrazioni.
   Al  tempo stesso, il comma 3 dell'articolo 62 della medesima legge
  prevedeva  che l'ufficio di deputato regionale è incompatibile  con
  gli  uffici  e con gli impieghi indicati tra l'altro  nel  comma  1
  dell'articolo 8. Ebbene, con la legge del 2007 tutto  questo  si  è
  stravolto,  la  legge  22  del  2007  ha  modificato  le  cause  di
  ineleggibilità  previste dall'articolo 8 della legge  regionale  29
  del  1951 e ha introdotto un capo terzo, concernente specificamente
  la disciplina delle incompatibilità, mentre ha fatto venire meno il
  precedente   parallelismo   tra   ipotesi   di   ineleggibilità   e
  incompatibilità.
   A  seguito  di  tali  modifiche si è verificato  che,  per  quanto
  interessa  gli amministratori locali, sono ineleggibili a  deputato
  regionale i presidenti e gli assessori delle province regionali,  i
  sindaci  e  gli assessori dei comuni compresi nel territorio  della
  Regione  con  popolazione  superiore a  20  mila  abitanti.  Questo
  significa  che abbiamo messo una cappa sul territorio  impedendo  a
  questi  amministratori di candidarsi legittimamente, pur in carica,
  per  diventare deputati, consentendo, all'inverso, che il  deputato
  possa sostituirli, possa scendere in campo, come avverrà anche alle
  prossime elezioni: parlamentari che scendono in campo possono anche
  svolgere  il ruolo di sindaco e rimanere in carica, se eletti,  sia
  come sindaco che come deputato.
   Allora,  rispetto a tutto questo, vengono sollevate una  serie  di
  censure che intendo risparmiare all'Aula; ma le conclusioni  finali
  di  questa  sentenza dobbiamo scolpirle nella nostra  mente  perché
  gran parte dei presenti è colpevole di questo risultato.
   La    Corte    costituzionale,   per   questi   motivi,   dichiara
  l'illegittimità costituzionale della legge regionale 20 marzo 1951,
  n.   29,   sulla  elezione  dei  deputati  all'Assemblea  regionale
  siciliana,  così come modificata dalla legge regionale  5  dicembre
  2007,  n. 22, concernente norme in materia di ineleggibilità  e  di
  incompatibilità  dei deputati regionali, nella  parte  in  cui  non
  prevede l'incompatibilità tra l'ufficio di deputato regionale e  la
  sopravvenuta  carica di sindaco e assessore di un  comune  compreso
  nel  territorio della Regione con popolazione superiore a ventimila
  abitanti.
   La   Corte  costituzionale  chiude  questo  ragionamento  con  una
  sanzione chiara
   Assessore  Chinnici, lei che dovrebbe essere sensibile  più  degli
  altri  alle ragioni del diritto, perché non ha colto questo momento
  per passare alla storia?
   Cancellare  una norma indegna che questo Parlamento  ha  votato  e
  soprattutto, facendo appello alla sua sensibilità, ripristinare  un
  diritto, un rapporto di eguaglianza tra la  casta  parlamentare e i
  nostri  sindaci  e  i presidenti delle province  siciliane.  Faccia
  anche  lei  oggi uno sforzo. Perché non riportiamo  il  disegno  di
  legge in Commissione e costruiamo parallelamente queste norme?
   Io  ho presentato emendamenti, anzi la invito ad esaminarli perché
  questa può essere l'occasione giusta, considerato che c'è una parte
  politica  che  ormai  ritiene  urgente,  indispensabile,  non   c'è
  bilancio che tenga, non c'è finanziaria, non c'è territorio che  si
  va  dissestando, non ci sono somme che si vanno perdendo,  non  c'è
  programmazione  che non funzioni, non ci sono progetti  incagliati,
  tutto  questo non serve perché la Sicilia richiede a gran  voce  la
  legge.
   E'  sotto  gli occhi di tutti, sentiamo tutti questo  appello  del
  territorio.
   Allora,   rispetto  a  tutto  questo,  quale  Giampilieri,   quale
  Scaletta   Bisogna fare questa riforma perché una parte del  nostro
  Parlamento  si  gioca probabilmente l'unità o,  probabilmente,  non
  avendo conseguito grandi risultati, almeno gli vogliamo dare questo
  risultato,  dopo  avere  fatto un salto di  qualità  o  di  fronte,
  dipende  dai punti di vista, e quindi essersi compromesso  rispetto
  ad  un  risultato elettorale che li aveva condannati per l'ennesima
  volta all'opposizione?
   Dobbiamo darla qualche medaglia politica a questa parte; è giusto,
  avete  la mia solidarietà. Ecco perché, a differenza di altri,  non
  ho  presentato numerosi emendamenti, probabilmente ne  presenteremo
  altri perché voglio bloccare questo processo di riforma.
   No,  ben  venga questo processo di riforma in Parlamento;  ma,  se
  volete  riformare  il  sistema  elettorale,  almeno  cerchiamo   di
  ripristinare  la  legalità  e un rapporto  di  eguaglianza  con  il
  territorio.
   Io vi sfido, da questo punto di vista, a fare un ragionamento e  a
  consentire,  con  le  procedure  del  caso,  l'approvazione  e   la
  pubblicazione dei due testi. Quando l'azione del Governo si limita,
  sulla  materia  delle autonomie locali, a fare  una  operazione  in
  provetta,  non dimentichiamoci, assessore per le autonomie  locali,
  che  questa  legge non l'hanno chiesta i sindaci né  l'ANCI  né  il
  popolo  siciliano. O forse il popolo siciliano ha fatto una  grande
  manifestazione per avere questa legge?
   Lei, assessore Chinnici, ha avuto la protesta dei sindaci quando è
  stato  proposto  in  finanziaria il taglio del  60  per  cento  dei
  trasferimenti  ordinari  ai comuni. Lei ha  avuto  quelle  proteste
  allora e le ha avute anche da me. Io ho fatto allora il tour  delle
  autonomie locali, con tante conferenze stampa sul territorio.
   Allora  sì  che  si  doveva reagire e lei, devo dire,  con  grande
  sensibilità si è esposta sul territorio, lei ha girato la Sicilia e
  ci ha messo la faccia,  devo darle atto.
   Non  so  però se l'assessore Armao sia tanto interessato alla  sua
  faccia,  cioè  al suo impegno politico assunto con  il  territorio.
  Questo  lo  dobbiamo  ancora vedere perché francamente  l'assessore
  Armao  è  molto  impegnato  a fare conferenze  stampa,  a  fare  il
  consulente  di  Obama e, di conseguenza, non  so  quanto  riesca  a
  cogliere le sensibilità delle varie componenti della Giunta.
   Allora, Assessore, se è stata sollevata quella questione vuol dire
  che  c'è  un problema di modello, di rapporto non corretto  tra  il
  centro, tra Palermo e il territorio. In questa azione politica, non
  solo  programmatoria  ma soprattutto gestionale,  che  ho  definito
  sempre  Palermocentrica, c'è una anomalia. Quando questo Parlamento
  o  quando  il Governo regionale decide di ammazzare organi comunque
  costituzionali di vario grado e quindi enti territoriali che, sotto
  il  profilo  costituzionale, hanno pari  dignità,  perché  io  come
  Sindaco  conto quanto il Presidente della Regione, allora significa
  che quel modello non funziona, ha qualcosa di patologico.
   E'  esattamente quel modello lobbistico sotto il profilo  politico
  che  -  abbiamo evidenziato in tante occasioni - sta  uccidendo  il
  territorio,  sta  uccidendo  le  autonomie  locali  e  ha  pure  la
  presunzione  in  modo  autoreferenziale  di  stabilire  ciò  che  è
  importante  sul  territorio e ciò che è  vitale  per  le  autonomie
  locali   non   sentendone  le  sensibilità,   non   sentendone   le
  sollecitazioni e facendo programmazioni e, soprattutto,  inventando
  meccanismi che mortificano il territorio.
   Questo  Governo  doveva avere nel DNA le autonomie locali,  doveva
  porsi  il  problema di territorializzare le risorse perché,  se  in
  questi  dieci  anni  -  sono dati sotto gli occhi  di  tutti  -  si
  evidenzia che la Regione siciliana ha speso male, non ha  speso  le
  risorse  - sono dichiarazioni del direttore del Dipartimento  della
  programmazione  - ha 18 miliardi di progetti incagliati,  fermi  e,
  quindi,  risorse  non spese - e di queste, probabilmente,  il  buon
  Tremonti  se  ne  sarà  drenata una parte  perché  sono  fondi  FAS
  2000/2006 - è perché questo sistema non funziona.
   Immaginate se liberiamo il territorio da questi condizionamenti, e
  mi fa ridere quando si getta la croce sui burocrati, quando si dice
  che i burocrati sono il male della nostra Terra.
   Ma i burocrati chi li nomina in questa Terra?
   Li nomina la politica, li nomina la trattativa politica, li nomina
  la spartizione
   Allora,  quando  si  addita la burocrazia come causa  del  mancato
  sviluppo della nostra Terra si mente ulteriormente, si evidenzia la
  propria  incapacità  di essere politici perché  non  si  riesce  ad
  incidere sul rapporto vero, patologico, che probabilmente c'è, dopo
  che è stata introdotta nella nostra civiltà amministrativa la legge
  Bassanini.
   Rispetto  a questo la  casta  non può individuare motivazioni  per
  coprire  la  propria incapacità, ma soprattutto  per  coprire,  per
  nascondere quella che è una anomalia di sistema, da noi evidenziata
  in  varie  occasioni. Abbiamo fatto tanti convegni,  come   Sicilia
  Vera'.  Andremo  avanti  ormai  su questo  tema  perché,  comunque,
  diventa  lo  spazio politico su cui lavorare, cioè demolire  questo
  sistema  di Regione siciliana e liberare, trasferire sul territorio
  competenze,   funzioni  e  risorse,  abolire  questo   sistema   di
  sovrintendenze, geni civili e fare una sintesi vera.
   Non  è il problema, quindi, sburocratizzare; non è il problema  la
  semplificazione.
   Bisogna  destrutturare, che è tema diverso;  bisogna  snellire  il
  sistema, questo apparato elefantiaco, questo sistema amministrativo
  che soffoca le nostre speranze.
   Rispetto  a questo, e concludo, dobbiamo essere seri nel  valutare
  parzialmente,   molto  parzialmente,  i  temi  che  riguardano   le
  autonomie locali.
   Non  mi  trovate  d'accordo, ma proprio perché  voglio  che  venga
  cancellata  quella vergogna, mi sono già dichiarato disponibile  in
  tutte  le  sedi a che, parallelamente alla tanto agognata  modifica
  del  sistema  elettorale, quanto meno si ripristini  degnamente  il
  rapporto di equilibrio tra questo Parlamento e le autonomie locali.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì,  8
  marzo  2011,  alle ore 9.30, con all'ordine del giorno  il  seguito
  della discussione generale sul disegno di legge.
   La  Presidenza vaglierà di rendere compatibile con la scadenza del
  termine  per gli emendamenti la conclusione degli interventi  nella
  discussione generale del disegno di legge.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, intervengo  per  rappresentarle  che
  rispettiamo  la  decisione  della Presidenza  di  convocare  l'Aula
  martedì  mattina,  al di là di quello che è stato  stabilito  dalla
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che invece  aveva
  fissato  la  prossima seduta per martedì pomeriggio, 8 marzo,  alle
  ore 16.00.
   Noi  rispettiamo,  quindi, la decisione della Presidenza,  ma  non
  condividiamo quello che oggi viene stabilito.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, prendo atto della sua decisione  di
  convocare  la  seduta  martedì mattina.  Non  era  un'ipotesi  che,
  obiettivamente, avevamo previsto nel senso che era previsto che  la
  discussione  potesse  concludersi stasera e  si  presentassero  gli
  emendamenti entro le ore 13.00 di martedì prossimo. Questo è  stato
  deciso,   questo  è  stato  assunto  dall'Aula  a   seguito   delle
  dichiarazioni del Presidente dell'Assemblea di ieri sera.
   Tuttavia,  poiché  alle ore 13.00 di martedì bisognerà  depositare
  gli emendamenti, per consentire che un minuto prima della scadenza,
  formalmente l'Aula chiuda la discussione generale con la votazione,
  se   prevista,  per  il  passaggio  all'esame  degli  articoli,  la
  Presidenza   non  dovrà  verificare  soltanto  la  possibilità   di
  garantire la presentazione degli emendamenti fino alle ore 13.00.
   Chiedo  formalmente alla Presidenza di garantire -  anche  con  il
  contingentamento  dei tempi che può essere ad uso  esclusivo  della
  minoranza - l'organizzazione dei lavori che consenta, entro le  ore
  13.00,  di votare il passaggio all'esame degli articoli e,  quindi,
  la formale scadenza dei termini per gli emendamenti.
   Questo  è giusto fare, alla luce delle regole parlamentari, avendo
  fissato  un  calendario  e  avendo  fissato  il  termine   per   la
  presentazione degli emendamenti.
   Pertanto, concordo sul rinvio dei lavori a martedì mattina,  fermo
  restando   che  martedì  mattina  la  Presidenza  dovrà   garantire
  un'organizzazione  del  dibattito che  consenta,  prima  delle  ore
  13.00, la votazione del passaggio all'esame degli articoli.

   LEONTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   tutte   le
  decisioni  che si assumono in Conferenza dei Presidenti dei  Gruppi
  parlamentari  - qualora il collega Cracolici volesse documentazione
  abbondante sull'argomento, potremmo produrla - sono suscettibili di
  una  valutazione  di compatibilità con il rispetto del  Regolamento
  interno,  nel senso che la decisione che prima il collega Cracolici
  indicava come ferrea deve valutarsi alla stregua del rispetto della
  facoltà e del diritto che i parlamentari hanno di poter intervenire
  senza alcuna compressione e mortificazione del loro diritto. Questo
  diritto è previsto dal Regolamento.
   Stasera non stiamo inaugurando un nuovo Regolamento.
   Il collega Cracolici si è avventurato in interpretazioni personali
  e  forzate,  ma  è chiaro che i tempi e il numero degli  interventi
  dovranno essere quelli che il Regolamento consente.
   La regola sulla coartazione, sulla compressione, sulla riduzione è
  una regola peregrina che non esiste in nessun regolamento e che non
  può  essere  inaugurata  dal regolamento  Cracolici,  anche  perché
  pronunciato  in  termini solitari, individuali,  soggettivi  e  non
  assolutamente all'ordine del giorno. Questa volontà di  forzare  la
  mano non può essere accolta.
   Siamo iscritti a parlare in venti deputati e vogliamo parlare.
   Assicuriamo  che  l'inizio della discussione sulla semplificazione
  amministrativa  sarà garantito, e sarà garantito il nostro  apporto
  costruttivo  al  prosieguo  della  discussione  e  all'esame  degli
  articoli  e  degli  emendamenti,  ma  deve  essere  rispettato   il
  Regolamento  e  il  diritto dei parlamentari di  intervenire  senza
  compressioni e senza riduzioni del numero degli intervenuti.

   PRESIDENTE.  La Presidenza vaglierà affinché vengano rispettati  i
  termini;  martedì  vedremo  quanti  colleghi  saranno  iscritti   a
  parlare, ma è la Presidenza che deve garantire i termini.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 8 marzo  2011,
  alle ore 9.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


  I  -Comunicazioni

  II  - Discussione dei disegni di legge:

    1)  -   «Disposizioni  per la trasparenza, la  semplificazione,
         l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
         l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
         sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
         criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
         riordino e la semplificazione della legislazione regionale» (nn.
         520-144 bis/A) (Seguito);

    2)  - «Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
         decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn. 85-213-256-278-
         296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A) (Seguito);

    3)  -  «Norme in materia di orari degli esercizi commerciali  e
         grandi strutture di vendita. Modifiche alla legge regionale 22
         dicembre 1999, n. 28». (nn. 604-185/A) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 22.10

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli