Presidenza del vicepresidente Oddo
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Speziale sarà in missione per
ragioni del suo ufficio dal 7 all'8 marzo 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Provvedimenti tendenti a favorire l'introduzione e la pratica
didattica dell'arte fotografica e della lettura e scrittura
dell'audiovisivo nel curriculum ordinario di tutte le scuole della
Sicilia. (n. 685)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Marrocco, in
data 23 febbraio 2011.
- Disciplina per il riconoscimento dell'Albergo Diffuso in
Sicilia. (n. 686)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
Musotto, Parlavecchio, Faraone, Raia e Termine, in data 23 febbraio
2011.
- Norme in materia di recupero di materiali ineri per uso edile.
(n. 687)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Lentini, in
data 23 febbraio 2011.
- Disposizioni in materia di contrasto alla criminalità
organizzata mediante la previsione dell'obbligo di denuncia dei
soggetti che subiscono richieste estorsive o di pizzo'. (n. 688)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Pogliese, Bosco, Buzzanca, Campagna, Corona, Falcone,
Mancuso e Scoma, in data 24 febbraio 2011.
- Disciplina per il riconoscimento dell'Albergo Diffuso in
Sicilia. (n. 689)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Pogliese, Beninati, Bosco, Buzzanca, Campagna, Cascio,
Corona, D'Asero, Falcone, Leanza, Limoli, Mancuso, Scoma,
Torregrossa e Vinciullo, in data 25 febbraio 2011.
- Cessazione delle attività dell'Ente autonomo portuale di Messina
e subentro dell'Autorità portuale di Messina - Milazzo nella
gestione ed amministrazione del punto franco. (n. 690)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ardizzone,
Beninati, Currenti, Catalano, Buzzanca, De Luca e Formica, in data
25 febbraio 2011.
- Norme a sostegno del riconoscimento e della valorizzazione del
patrimonio culturale immateriale siciliano. (n. 691)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Pogliese, Buzzanca, Bosco, Corona, Mancuso, in data 28
febbraio 2011.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli: Leanza Nicola, Bonomo, Vinciullo, Scammacca, Laccoto,
Giuffrida e Marziano.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Norme in materia di agevolazioni sulla tassa di circolazione per
le autovetture e mezzi in forza alle associazioni di protezione
civile iscritte all'albo regionale» (n. 658)
di iniziativa parlamentare.
inviato in data 24 febbraio 2011.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Norme per l'affidamento in adozione' delle aiuole e spazi verdi
da parte delle amministrazioni comunali siciliane» (n. 667)
di iniziativa parlamentare.
inviato in data 24 febbraio 2011.
parere I.
«Istituzione del Comitato regionale per la portualità siciliana»
(n. 668)
di iniziativa parlamentare.
inviato in data 9 febbraio 2011.
parere I.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Interventi in favore della diffusione della lingua dei segni
italiana (LIS) come lingua propria della comunità dei sordi» (n.
684)
di iniziativa parlamentare.
inviato in data 24 febbraio 2011.
parere I.
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
«Organizzazione distrettuale dei centri per la prevenzione,
diagnosi, cura e riabilitazione della sindrome metabolica e delle
patologie correlate (diabete, obesità, ipertensione)» (n. 670)
di iniziativa parlamentare.
inviato in data 24 febbraio 2011.
Comunicazione di riassegnazione di disegni di legge alla V
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che sono stati riassegnati alla V Commissione
Cultura, formazione e lavoro' i seguenti disegni di legge:
«Riconoscimento della lingua dei segni italiana» (n. 35)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 24 febbraio 2011
pareri I, VI.
«Riconoscimento della lingua dei segni e dei sordi come minoranza
linguistica» (n. 322)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 24 febbraio 2011
parere I.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«All'Assessore per la salute, tenuto conto che:
in provincia di Ragusa ci sono 124 ausiliari di ruolo con
contratto di lavoro a tempo parziale assunti dall'azienda sanitaria
locale in data 1 dicembre 2006;
rispetto alle altre aziende sanitarie provinciali della Regione
gli ausiliari di ruolo a tempo parziale assunti nello stesso
periodo degli ausiliari della provincia di Ragusa sono stati già
stabilizzati riguardo al monte ore e alla retribuzione economica;
tale anomalia pertanto rimane soltanto per la provincia di Ragusa;
considerato che:
l'ASP di Ragusa ha affidato a ditte esterne i servizi di pulizia e
sanificazione affidati agli ausiliari;
da notizie giornalistiche si è appreso che sarebbero state
impegnate risorse finanziarie per impiegare attraverso progetti
finalizzati i 400 lavoratori precari che hanno prestato servizio in
azienda negli ultimi anni con mansioni operative e che quindi è
stato compiuto un atto dalla direzione generale di concerto con
l'Assessorato regionale Salute;
ritenuto che, in considerazione delle imminenti elezioni
amministrative in programma a maggio, si andrà al voto in due
comuni della provincia, ovvero al comune di Ragusa e in quello di
Vittoria, e che la soluzione dei progetti finalizzati potrebbe
diventare un 'pannicello caldo' idoneo alla bisogna;
considerato infine che le risorse finanziarie, come ha dimostrato
la vicenda dei precari, risultano disponibili;
lo stesso direttore generale dell'ASP di Ragusa, Ettore Gilotta,
si impegnò pubblicamente a regolarizzare la posizione degli
ausiliari di ruolo impiegati con contratto a tempo parziale;
per sapere:
per quanto tempo l'azienda sanitaria provinciale intenda
impegnare, con l'accordo dell'Assessorato, questi lavoratori
esterni;
perché la direzione generale dell'ASP di Ragusa non abbia ancora
provveduto ad estendere il monte ore riguardante gli ausiliari di
ruolo impiegati a tempo parziale;
se e quando l'ASP di Ragusa intenda trasformare il contratto da
tempo parziale a tempo pieno ai suddetti lavoratori;
se e quali iniziative intenda adottare per allineare la situazione
dei lavoratori della provincia di Ragusa a quella delle altre
province della Sicilia». (1743)
INCARDONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
nel territorio della Regione siciliana sono state istituite le
aree marine protette (A.M.P.): isola di Ustica, isole dei Ciclopi,
isole Egadi, Capo Gallo, Isola delle Femmine, Isole Pelagie,
Plemmirio di cui ai rispettivi decreti ministeriali 12 novembre
1986, 7 dicembre 1989, 27 dicembre 1991, 24 luglio 2002, 21 ottobre
2002, 15 settembre 2004 e successive modifiche ed integrazioni;
tali riserve sono allocate in contesti territoriali di
straordinario valore naturalistico ed ambientale;
tali aree contribuiscono in misura rilevante all'economia locale
fungendo da attrattore turistico-culturale non solo dei rispettivi
territori, ma di tutta la Regione siciliana;
la gestione delle aree marine protette, in Sicilia viene
assicurata dai comuni territorialmente interessati (Isole Egadi,
Pelagie, Ustica, Capo Gallo) nonché da consorzi pubblici (Isole dei
Ciclopi, Plemmirio) o, per periodi di transizione, dalle
capitanerie di porto competenti;
il finanziamento di tali riserve viene assicurato da trasferimenti
ordinari del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e
del mare;
l'Assessorato regionale Territorio ha individuato, con apposito
decreto pubblicato nella GURS n. 8 del 18 febbraio 2011,
nell'ambito delle aree marine della Sicilia, i seguenti siti di
importanza comunitaria (SIC) come di seguito specificati: fondali
delle Isole Egadi, fondali dell'isola di Ustica, fondali di Isola
delle Femmine-Capo Gallo, fondali di Acicastello (isola Lachea-
Ciclopi), fondali delle isole Pelagie, fondali del Plemmirio ;
il superiore riconoscimento dell'ARTA costituisce un importante
contributo alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali
e della flora e della fauna selvatica come peraltro stabilito dalla
normativa comunitaria e nazionale (direttiva comunitaria n.
92/43/CEE del 21 maggio 1992; 'regolamento recante attuazione della
direttiva n. 92/43/CEE; direttive nn. 92/43/CEE e 79/409/CEE;
direttiva del Parlamento europeo n. 08/56/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 17 giugno 2008; decreto legislativo 13 ottobre
2010, n. 190 'Attuazione della direttiva n. 2008/56/CE, etc.);
la Regione siciliana ha istituito nell'ambito delle sue competenze
numerosi parchi e riserve provvedendone al finanziamento e alla
gestione con diversi strumenti;
la Regione siciliana, nell' ambito del P.O. FESR 2007- 2013, asse
2 - uso efficiente delle risorse naturali - (fra tutti gli
obiettivi operativi 3.2.1.1 e 3.2.1.2) ha già attivato le procedure
per consentire la presentazione di proposte progettuali dei
soggetti gestori di parchi e riserve attraverso apposite schede
finalizzate alla stipula di un accordo di programma;
nell'ambito di detta programmazione resterebbero esclusi i
soggetti gestori delle AMP siciliane determinando, fra l'altro, una
disparità di trattamento rispetto alla necessità di contribuire
alla preservazione degli habitat de quo di così elevata valenza
ambientale;
i soggetti gestori delle AMP stanno subendo pesanti tagli ai
trasferimenti ministeriali determinati dagli ultimi provvedimenti
del Governo nazionale mettendo in discussione la funzionalità delle
medesime
per sapere se non ritengano opportuno attivarsi immediatamente per
ricomprendere nei vari strumenti di programmazione e di
finanziamento attuati dalla Regione, nell'ambito dei fondi
comunitari, nazionali e regionali, i soggetti gestori delle aree
marine protette siciliane». (1744)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per i beni culturali e
l'identità siciliana e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
dagli organi della curia arcivescovile di Agrigento, sia
pubblicamente che informalmente, é stata richiamata più volte
l'attenzione delle pubbliche autorità sui rischi che corre la
stabilità della cattedrale di Agrigento, a seguito di un movimento
franoso che interessa il costone su cui poggia l'antico monumento;
la profondità e la lunghezza della faglia attuale, oltre ad
incidere sul Duomo, interessa parte del Palazzo Vescovile, la
piazza antistante il Duomo e un'ala del contiguo Palazzo del
Seminario, per una lunghezza di parecchie decine di metri, e desta
viva preoccupazione, per il degrado statico che segnala e i
conseguenti rischi che corre il Duomo e la filiera di costruzioni,
tutte coeve, che insistono lungo il costone sul lato settentrionale
della collina;
tale fenomeno, come risulta da numerosi studi di carattere storico
e scientifico, si é ripresentato con metodica ciclicità nel corso
dei secoli passati, interessando prevalentemente l'ala
settentrionale delle cattedrale, che insiste sul ciglio del
costone;
i monitoraggi messi in atto negli anni passati, probabilmente a
causa di negligenza ed incuria nell'acquisizione dei dati, non
hanno fornito dati apprezzabili per la valutazione del fenomeno
franoso;
la commissione tecnica che sta effettuando un nuovo monitoraggio
del sito, nel suo ultimo e recente sopralluogo, ha registrato un
allargamento delle fessure, a riprova che il movimento del costone
non si è arrestato ma che continua a dare palesi segni di cedimento
come ha dichiarato uno dei tecnici dopo il sopralluogo;
la commissione tecnica ha disposto, nelle more di ulteriori
approfondimenti, il transennamento della navata sinistra sul lato
nord della cattedrale;
da una prima valutazione tecnica sembrerebbe che gli interventi
posti in essere pochi anni or sono con un collegamento della
colonna dell'ala sud con quelle dell'ala nord hanno aggravato
notevolmente la situazione ed accelerato il processo di degrado
della struttura;
la protezione civile regionale, per una migliore comprensione
dell'entità del fenomeno, ha incaricato già da diversi mesi due
tecnici di fiducia per individuare le cause del danno e suggerire i
possibili interventi;
considerato che l'intera area del centro storico della città di
Agrigento è soggetta a continue azioni di movimenti del terreno che
incidono in aree ad alta intensità abitativa e con intenso sviluppo
commerciale e che rischiano di compromettere il rilevante
patrimonio architettonico oltre che costituire pericolo per la
pubblica incolumità;
per sapere:
se siano a conoscenza di quanto sopra e dell'entità del fenomeno;
quali siano le risultanze delle indagini tecniche effettuate;
se non ritengano necessario, considerato il perdurare del
movimento che interessa quel tratto di collina, programmare, di
concerto con la protezione civile regionale, interventi strutturali
di consolidamento a carattere definitivo, che mirino a preservarne
nel tempo la stabilità e la tenuta;
se non ritengano di dover avviare un'attività di studio e
monitoraggio dell'intera area del centro storico della città».
(1746)
DI BENEDETTO-DIGIACOMO-PANARELLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
da alcuni anni in Sicilia si registra un aumento esponenziale dei
casi di coagulopatia;
detta patologia consiste nell'incapacità del sistema
cardiovascolare di mantenere il sangue adeguatamente fluido, così
da determinare, nei soggetti affetti da questa patologia,
situazioni ad altissimo rischio quali ictus o infarto;
preso atto che:
per combattere tale patologia, sia a scopo preventivo che
terapeutico, è di vitale importanza l'assunzione giornaliera di
anticoagulanti (Sintrom e Coumadin), nei pazienti con malattie
vascolari cardiache, o trombosi cardiaca, fibrillazione atriale,
cardiomiopatia dilatativa, infarto miocardico acuto,
tromboembolismo arterioso, ictus, ateropatie periferiche, ecc.;
la quantità di anticoagulanti da somministrare per la prevenzione
del rischio trombo-embolico va necessariamente monitorata,
attraverso l'attenta e puntuale verifica quotidiana dell'INR
(indice universale per il dosaggio della coagulabilità), data la
grande variabilità nell'assorbimento del farmaco e l'interferenza
con un grandissimo numero di fattori (dieta, variazioni climatiche,
ritmi circadiani, uso di altri farmaci, ecc.);
considerato che il monitoraggio è fondamentale per il costante e
indispensabile aggiustamento posologico, infatti valori al di sopra
del range terapeutico comportano rischio concreto di incidenti
emorragici, mentre valori inferiori espongono il paziente al
rischio di ictus o infarto;
visto che:
nonostante il sistema sanitario regionale si faccia carico del
pagamento degli esami sostenuti nei laboratori di analisi, il
recarsi, continuamente, presso i laboratori comporta, sicuramente,
un abbassamento del livello di qualità della vita, nonché la
perdita di numerose ore di lavoro con gravissime ricadute sugli
enti, le società o le ditte private, dove i lavoratori svolgono la
propria attività;
spesso a causa di questo disservizio quotidiano i lavoratori
impiegati nel settore privato sono stati licenziati o sottoposti ad
azioni di mobbing tali da costringere gli stessi a non sottoporsi
agli esami di routine;
un dosaggio inferiore o superiore alle reali necessità comporta
l'insorgere di gravissime e irreversibili situazioni di rischio per
la vita, con ricadute insopportabili dal punto di vista economico
per il servizio sanitario regionale;
accertato che:
da alcuni anni le nuove tecnologie hanno messo a disposizione
coagulo metri, strisce reattive e pungi dito, cioè nuovi strumenti
di misurazione e controllo di alta affidabilità, praticità,
facilità d'uso ed economicità nel rapporto rischio-prevenzione-
pagamento laboratorio analisi e decesso o gravissime malattie
irreversibili del soggetto affetto da tale patologia;
tale strumento, a voler banalizzare, è molto simile a quello che
viene dato in uso gratuito ai malati diabetici.
per sapere:
se non intendano intervenire, venendo incontro ai soggetti affetti
dalla patologia de qua agitur, con la necessaria e indispensabile
urgenza;
se, nell'analizzare il rapporto costi-rischio, non sia il caso di
fornire ai pazienti de quibus il coagulometro, con relative strisce
reattive e pungi dito, in modo che ogni mattina, senza recarsi
presso i laboratori di analisi, senza perdere ore di lavoro, senza
andare incontro a difficoltà dovute ai trasporti, i pazienti
affetti da coagulopatie possano effettuare tranquillamente la
misurazione dell'INR ovunque si trovino e apportare la dovuta
variazione della posologia del farmaco da assumere in modo sicuro».
(1750)
VINCIULLO - POGLIESE
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che:
l'inchiesta della magistratura sulle nomine dei dirigenti generali
esterni all'amministrazione regionale dovrebbe, quanto meno,
indurre il Governo Lombardo a non nominare più dirigenti esterni al
di là del merito dell'inchiesta stessa;
dopo due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, il Governo
regionale non ha avuto sui direttori generali una visione
complessiva e non si è dotato di un sistema di criteri generali;
considerato che le nomine, finora, sono state effettuate in modo
saltuario e senza una valutazione rigorosa delle professionalità
interne;
ritenuto che:
la Regione dispone già di 2.245 dirigenti di ruolo;
nonostante i diversi richiami della magistratura contabile, non vi
è stata inversione di tendenza alcuna sulle nomine di dirigenti
esterni all'amministrazione regionale;
per sapere:
se le recenti nomine dei dirigenti generali dei dipartimenti
regionali trovino giustificazione nell'impossibilità di reperire
all'interno dell'amministrazione regionale le capacità
professionali necessarie, in corrispondenza dell'esigenza primaria
del contenimento della spesa pubblica;
se la scelta di non attribuire incarichi specifici a direttori
generali ancora contrattualizzati e a disposizione della Regione
non produca un danno erariale per la stessa;
se, nell'adozione degli atti di revoca o di nuove nomine, sia
stato rispettato il principio del giusto procedimento e del buon
andamento della pubblica amministrazione». (1745)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che con l'articolo 21 della legge finanziaria 2010 sono
state date disposizioni per la trasformazione delle aziende
autonome terme di Acireale e terme di Sciacca e per l'attivazione
delle procedure necessarie a porre in liquidazione le due società
e, tramite lo svolgimento di una gara ad evidenza pubblica,
affidare a soggetti privati la valorizzazione dei complessi termali
e delle attività connesse;
rilevato che recenti dichiarazioni riportate dalla stampa
lascerebbero pensare ad un percorso diversificato per le due
aziende termali, considerando le Terme di Sciacca non più
strategiche per la Regione e avviandone il conseguente processo di
dismissione;
ritenuto che il governo della Regione debba muoversi, al
contrario, a tutela di un bene collettivo come quello delle terme
di Sciacca, perno su cui poggia l'economia della città, risorsa su
cui ricostruire un percorso produttivo all'insegna della
trasparenza e della chiarezza di propositi e intenzioni;
ricordato che per gli enti locali, l'amministrazione comunale, le
realtà produttive, la collettività nel suo complesso, le terme
rappresentano ancora una possibilità di rilancio economico e
turistico, chiedendo al Governo di stabilire in maniera concertata
tempi certi e pari opportunità di percorso;
per sapere:
se risponda al vero che per le società termali di Sciacca ed
Acireale il Governo stia prevedendo percorsi di privatizzazione
differenziati, ipotizzando la mera dismissione della società
saccense;
quali siano i tempi per l'attuazione delle disposizioni contenute
nell'articolo 21 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11;
se le amministrazioni locali interessate siano state coinvolte nel
processo di trasformazione delle terme di Sciacca, così come
richiesto dai loro referenti istituzionali;
se non ritengano di dover procedere attraverso l'istituzione di un
tavolo tecnico composto da tutte le parti al fine di assicurare la
soluzione più idonea, per il futuro della città termale». (1748)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BOSCO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
Consorzio autostrade siciliane (CAS) ha, tra il personale a suo
carico, circa 150 dipendenti ATE (agenti tecnici esattori) con un
contratto part time che prevede lo svolgimento di un minimo di 88
ore ad un massimo di 100 ore mensili di lavoro;
considerato che la presenza di questa forza lavoro sottostimata, a
quanto pare il CAS starebbe procedendo all'immissione al lavoro di
circa 60 lavoratori trimestralisti;
tenuto conto che, se fosse confermata, in questa immissione di
operatori a tempo determinato si potrebbe configurare una
violazione del diritto al lavoro di quei dipendenti che, da
parecchi anni, lavorano per poche ore al giorno, ben sapendo
l'assoluta necessità di forza lavoro, facilmente risolvibile con il
loro passaggio da part time a full time;
per sapere:
se corrisponda al vero la notizia che il CAS starebbe attivando le
procedure per l'immissione al lavoro di circa 60 Agenti Tecnici
Esattori con contratto trimestrale;
se corrisponda al vero che, alla data odierna, vi sarebbe circa
150 dipendenti con la stessa mansione, che lavorano con contratto
part time;
se corrisponda al vero che la graduatoria da cui si attingono i
nominativi dei trimestralisti risalirebbe a quasi 10 anni fa e non
sarebbe mai stata aggiornata;
nell'eventuale ipotesi che le suddette notizie siano confermate,
quali provvedimenti intendano adottare al fine di garantire la
dignità lavorativa agli agenti tecnici esattori che prestano il
loro servizio da parecchi anni con un contratto part time». (1749)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
GRECO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni saranno inviate al
Governo.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Per proporre la questione pregiudiziale
BUFARDECI. Chiedo di parlare per proporre la questione
pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101, comma 1, del Regolamento
interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare per proporre la questione pregiudiziale perché, magari con
un minimo di ritardo - essendomi occupato in questi giorni del
disegno di legge sulla semplificazione - non mi ero particolarmente
occupato, non avevo attenzionato in maniera puntuale il disegno di
legge sulla riforma elettorale. Poi l'ho letto, proprio perché
sapevo che da oggi sarebbe stato avviata la discussione, per
ribadire le posizioni da noi più volte affermate, e cioè che questa
non è una legge che serve ai siciliani.
Al di là delle affermazioni di principio che sono state fatte da
questa tribuna da tanti deputati, in modo particolare dai colleghi
dell'opposizione, leggendo il testo mi sono convinto che non
soltanto è vero che di tutto in questo momento c'è bisogno tranne
che di una legge elettorale. Ma, ammesso e non concesso che questa
Assemblea ritenga comunque opportuno e importante occuparsi di una
riforma elettorale, certamente non va fatto con questa impostazione
e con questo disegno di legge, che io trovo assolutamente
insufficiente, da un lato, e assolutamente schizofrenico
dall'altro.
Permettetemi alcune considerazioni, tanto per comprendere come,
anche in questo caso, qualcuno abbia tentato accelerazioni senza
alcun senso perché parliamo di una materia che ha visto la Sicilia
storicamente, molto spesso, all'avanguardia. Ricordiamo la legge 7
del 1992, istitutiva dell'elezione a suffragio universale del
sindaco; la legge 14, istitutiva dei consigli delle province
regionali e la stessa istituzione delle province regionali e, da
ultimo, la legge 35 del 1997, che portò all'elezione diretta del
Presidente.
Io credo che una storia come quella siciliana in materia
elettorale non possa essere in alcun modo intaccata da un disegno
di legge come questo, che ritengo schizofrenico, per esempio,
laddove tenta di affrontare la questione della presenza femminile
nei consigli comunali e nelle amministrazioni comunali. Basta
esaminare gli articoli 3 e 4 del disegno di legge per rendersi
conto che, se da una parte, si inserisce l'obbligo nella lista
delle candidate, dall'altra parte occorrerebbe anche un obbligo
delle preferenze, e quindi un voto plurimo, come è stato nel
passato nelle varie leggi elettorali della nostra Regione. Ma
laddove questo non c'è, vi è uno scollamento tra il principio che
le donne devono partecipare, e quindi vengono inserite nella lista,
e il non dare loro la possibilità concreta di poterne fare parte
perché, nel momento in cui la preferenza non è obbligatoriamente
assegnata anche alle donne, è evidente che esse possono non fare
parte di nessuna struttura.
La contraddizione, la schizofrenia si evidenzia ulteriormente a
proposito della Giunta, nel caso in cui si prevede, come
all'articolo 4, la presenza di entrambi i sessi in Giunta.
Come si fa a garantire questa presenza laddove le donne, non
avendo all'interno della lista la garanzia di un voto per il loro
genere, non vengono elette in consiglio comunale?
Allora, avremmo una limitazione.
La donna che fa parte della Giunta può essere soltanto un'esterna,
non una consigliera comunale, e ciò laddove con questa legge si
vuole reintrodurre il principio che anche i consiglieri comunali
possono tornare ad essere assessori. E' la palese contraddizione di
un principio, sul quale si può discutere, sul quale ciascuno
liberamente potrà trattare e parlare, ma che poi, in concreto, non
si manifesta in alcun modo.
Potrei fare altri esempi, signor Presidente, ma vorrei attenermi
nei limiti del mio intervento.
Questo disegno di legge dimostra chiaramente che, non avendo avuto
la Commissione di merito la dovuta attenzione nei confronti delle
associazioni di categoria - mi riferisco sia all'ANCI che all'URPS,
che non sono state neanche sentite -, si vuole produrre un
risultato che non si capisce bene neanche a chi serve. Ha una
finalità talmente modesta, talmente esclusiva che nulla ha a che
vedere con una distorsione qual è quella che oggi vive il sistema
elettorale siciliano, che ha sistemi elettorali diversi a seconda
della dimensione dei comuni e anche rispetto alle singole province:
vi sono comuni limitrofi, appartenenti ad una stessa provincia, che
vivono condizioni differenti.
Allora, se si volesse effettivamente fare la legge elettorale,
dovrebbe essere una legge elettorale seria, completa, corposa, che
facesse sistema, che mettesse equilibrio e ordine.
Faccio un altro esempio. Siamo in piena discussione sul
federalismo, che prevede tutta una serie di obblighi e di impegni
per quanto riguarda, per esempio, l'Osservatorio sulla finanza e
sulla contabilità degli enti locali, con il compito di promuovere
la corretta gestione delle risorse finanziarie, strumentali e
umane, la salvaguardia degli equilibri di bilancio, l'applicazione
dei princìpi contabili, la congruità degli strumenti applicativi.
Ma non c'è traccia di tutto quello che serve.
In questo disegno di legge c'è ancora uno sbilanciamento tra la
posizione del sindaco e quella del consiglio comunale, non c'è
neanche l'attenzione che una regione a Statuto speciale dovrebbe
avere per l'albo dei segretari. Insomma, è una legge assolutamente
insufficiente che non risolve le questioni vere delle discrasie
esistenti tra i vari sistemi elettorali delle varie amministrazioni
degli enti locali ed è schizofrenica perché, laddove volesse
cogliere l'obiettivo politico di garantire la rappresentanza di
genere, non lo garantisce perché da una parte obbliga un
inserimento nella lista, e dall'altra non fa alla stessa maniera
per quanto riguarda la preferenza e con questo rende inutile tutta
l'impostazione data. Quindi, pregiudizialmente, credo che questa
legge non possa essere neanche trattata, perchè non serve a nulla.
Così com'è, servirà non so a quale intervento minimo del quale,
ribadisco, la Sicilia non ha bisogno. Servirà eventualmente, non si
capisce bene neanche a quale interesse, rispetto ad una materia
che, ribadisco, ha visto la Sicilia nel tempo storicamente
impegnata con norme che sono state all'avanguardia, che sono state
anticipatrici di un sistema elettorale virtuoso, come io continuo a
considerare la legge 7 del 1992, e che ha visto nel passato
posizioni forti anche da parte della nostra Regione in materia di
province regionali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a fronte della richiesta
dell'onorevole Bufardeci hanno facoltà di intervenire, a norma del
Regolamento interno, due deputati a favore e due contro.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo dire che
ascolto sempre con grande interesse gli interventi dell'onorevole
Bufardeci per tanti motivi, perché ho per lui una stima personale,
perché è un uomo di grande esperienza, di cultura giuridica e
soprattutto di grande impegno politico. Ma stasera, nel momento in
cui ha detto di voler affrontare una pregiudiziale, ha fatto invece
una interessantissima e approfondita discussione nel merito del
disegno di legge, tanto che mi sembrava che fossimo entrati già,
come era previsto dall'ordine del giorno, nella discussione
generale del disegno di legge stesso in materia elettorale.
Le sue argomentazioni attengono al merito del disegno di legge e
hanno dato la possibilità a tutti noi di sapere che è una legge
importante, che può essere condivisa o meno, ma non è certamente
una legge marginale, una legge che non ha importanza, e soprattutto
una legge che non può servire ai cittadini siciliani elettori per
scegliere una classe dirigente che sia all'altezza di quelli che
sono i compiti di una classe dirigente che dovrà affrontare
emergenze e problematiche importanti.
Quindi, proprio le argomentazioni che l'onorevole Bufardeci ha
posto a sostegno del suo intervento ci motivano a dire che questo è
un disegno di legge pronto per l'Aula, che va discusso per
diventare legge della Regione siciliana dopo un ampio dibattito
assembleare, un confronto che poi deve giungere a dare questo
strumento ai cittadini siciliani. Nessun argomento pregiudiziale,
quindi, ma l'argomento di merito che noi affrontiamo ritenendo che
sia una legge importante, che sia una legge voluta, che sia una
legge utile al popolo siciliano.
Pertanto, si vada avanti secondo il Regolamento di questa
Assemblea regionale siciliana.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, essere catapultati
questa sera in Aula, quasi a rotta di collo, per discutere un
disegno di legge che, a dire della maggioranza, dovrebbe essere
assolutamente rivoluzionario, assolutamente innovatore, ma
soprattutto risolutorio di tutti i problemi da cui in questo
momento è afflitta la Sicilia, certo si rimane un attimo sbalorditi
o, quanto meno, a disagio. L'onorevole Bufardeci ha proposto,
stasera, la questione pregiudiziale e, tra le cose dette, al di là
di avere fatto una disamina giusta sull'impianto eccessivamente
veloce e, per alcuni versi, confusionario del disegno di legge
elettorale, ha voluto dire, in buona sostanza, che ieri è stato un
errore invertire l'ordine del giorno e catapultarci ex abrupto -
come avrebbero detto i latini - all'improvviso, in questo disegno
di legge che, per molti versi, presenta delle difficoltà oggettive
e non gode della condivisione che una riforma simile dovrebbe
avere. Ne è prova il fatto che si arriva oggi a discutere questo
disegno di legge con una vera e propria forzatura d'Aula.
Non a caso ieri sera, dopo tale forzatura, c'è stata una
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari in cui la stessa
maggioranza ha cercato di mettere una pezza a quell'errore che si
era commesso, perché in un certo senso abbiamo per la seconda volta
vilipeso non tanto l'Aula, non tanto l'assessore Chinnici, quanto
le esigenze di un'imprenditoria che aspetta da diverso tempo, da
diversi mesi - potremmo dire da due anni -, una legge sulla
semplificazione, sull'accelerazione, sulla possibilità di
sburocratizzare una struttura elefantiaca come quella regionale,
che non viene censurata da noi ma che è stata più volte censurata
dal Presidente della Regione siciliana, dal governatore Lombardo,
anche in quest'Aula.
Ecco perché la pregiudiziale che ha posto l'onorevole Bufardeci
viene sostenuta dal Popolo della Libertà, e viene sostenuta perché
noi diciamo che stasera non possiamo arrivare a questa norma, non
essendo una norma condivisa. Parliamo di un disegno di legge che,
rispetto all'impianto che era stato fatto, è stato totalmente
modificato. Ricordo che nel testo condiviso che arrivava in
Commissione, prima vi era l'elezione diretta dei presidenti dei
consigli di quartiere nelle città siciliane capoluogo e poi,
invece, questa norma è stata estrapolata, non si sa per fare cosa.
Si era detto che dovevamo guardare anche all'elezione a turno unico
per i comuni fino a quindicimila abitanti, ponendo in essere una
semplificazione. Si era parlato di stare attenti sulla pluralità di
preferenze perché ciò avrebbe potuto portare ad una mediazione
elettorale, che poi molte volte sfocia nelle aule giudiziarie, così
come abbiamo avuto modo di vedere pure in un recentissimo,
attualissimo passato.
Tutte queste argomentazioni erano motivo per procedere con
velocità, con razionalità, in quattro o, al massimo, cinque sedute
d'Aula, per arrivare al varo della legge sulla semplificazione.
Oggi mi è stato detto che c'è stato un tavolo tecnico sulla stessa
semplificazione.
Ma che senso ha ritornare a discutere ad un tavolo tecnico dove
tra l'altro, presidente Minardo, lei ha avuto il piacere di
delegare un altro suo collega, presidente di Commissione, che nulla
ha a che fare con la Commissione Affari istituzionali'? Sarebbe
stato più opportuno che lei avesse delegato l'onorevole Di Guardo,
autorevole vicepresidente della Commissione; ma così non è
accaduto.
Quasi in una sovrapposizione di processi legislativi, abbiamo
visto, da un lato, arrivare in Aula il disegno di legge sulla
riforma elettorale, che poi riforma non sono quei tre o quattro
articoli, sui quali successivamente torneremo nel merito.
Io non voglio ancora entrare, non posso e non devo entrare nel
merito della legge, che va contestata su vari punti in quanto
abbiamo detto essere contraddittoria, non risolvere alcunché. Serve
forse per far alzare una bandierina al Partito Democratico che, non
avendo potuto in questi mesi portare a casa alcunché di concreto,
in questo Parlamento, in questo Governo, deve ad un certo punto
ascriversi l'onore - lo dico tra virgolette - di portare
all'approdo una legge, qualunque essa sia, anche se poi è come la
legge 9, la legge sui rifiuti che, appena approvata, l'abbiamo
sostituita.
E' come l'ultima legge finanziaria, relativamente alla
pubblicizzazione dell'acqua. L'abbiamo dimenticato oppure no? O
come la legge sul prolungamento degli orari scolastici. Ma perché,
prima non se ne faceva?
E mentre noi parliamo, vediamo centinaia - assessore Chinnici,
purtroppo lo devo dire - di lavoratori della formazione
professionale che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi e
hanno avuto rassicurazioni che lo stipendio sarà percepito, forse,
alla fine di aprile E noi cosa facciamo Possiamo rimanere
indifferenti rispetto a tutto ciò?
Dobbiamo, invece, su questi argomenti dare un'accelerazione, su
questi argomenti dobbiamo porre il nostro accento. Faccio una breve
digressione: è il caso che il Governo regionale vada subito in
Giunta per approvare una variazione di bilancio, da presentare
assieme all'esercizio provvisorio - perché da qui a qualche ora, o
a qualche giorno, arriverà la proroga dell'esercizio provvisorio -,
per potere rimpinguare il fondo della formazione professionale e
pagare i lavoratori, ma pagare anche gli enti di formazione - e non
è vero, poi, alla fine, che sono tutti disonesti; anche qui non
possiamo generalizzare -.
Voglio dire un'altra cosa: perché finora, quando un anno e mezzo
fa da questa tribuna gridavo indicando che vi erano alcuni enti
professionali che procedevano ad assunzioni a tempo indeterminato,
nessuno se ne accorgeva?
Oggi ci accorgiamo che il sistema è drogato.
Certo, ha ragione l'assessore Centorrino; ma ha anche ragione chi,
già un anno e mezzo, fa diceva state attenti, guardate che da qui
a poco c'è una bomba ad orologeria che scoppierà .
Ritorniamo alla nostra pregiudiziale.
Questo disegno di legge é intempestivo e, forse, addirittura
inopportuno perché, alla fine, non si vota in chissà quanti comuni
della Sicilia, è un disegno di legge che non è richiesto dalle
categorie sociali, dalle imprese, dai cittadini; non è richiesto
nemmeno dalle amministrazioni locali.
Noi ritenevamo giusto che ci fosse una migliore, una maggiore ed
una più approfondita riflessione e meditazione perché - caro
presidente Minardo, non sfugge a lei che ha avuto esperienze e
impegni di altissimo rilievo nazionale - dobbiamo pure considerare
che alcune norme devono avere la condivisione di tutti, non devono
essere norme fatte oggi sol perché dobbiamo dare, dobbiamo
strappare qualcosa, quasi come se volessimo acciuffare un bottino e
portarlo a casa per dire poi, domani, nelle pubbliche assemblee e
negli incontri pubblici che abbiamo raggiunto un risultato.
Ma quale risultato?
Molto magro se vogliamo, ma alla fine inconsistente e inutile per
la Sicilia e per i Siciliani.
Io mi sento, allora, di sostenere pienamente la pregiudiziale
proposta dal capogruppo di Forza del Sud che, tra l'altro, ieri in
maniera responsabile ha dimostrato attaccamento al Governo
nazionale e agli interessi del Mezzogiorno rispetto ad alcuni
uccelli del malaugurio.
In tal senso, noi chiediamo che questa pregiudiziale sia
sostenuta; sia sostenuta perché si ritorni a discutere su un
disegno di legge che abbia un interesse, che possa ricevere il
gradimento, che possa ottenere il riconoscimento di chi oggi lo
aspetta, rispetto invece ad una norma che a nessuno serve, che a
pochi importa, ma che forse diventa utile per mettere in moto - e
mi avvio alla conclusione, signor Presidente, chiedendo scusa ai
colleghi perché ruberò qualche altro secondo - un qualcosa di
veramente desolante. E quel qualcosa è quello che il Partito
Democratico vuole dimostrare ad un'opinione pubblica contraria,
fortemente contraria, di avere portato avanti.
Noi diciamo sì alla pregiudiziale: fermiamoci sul disegno di legge
della non riforma elettorale, di norme elettorali poche e
inconsistenti, e torniamo a discutere il disegno di legge della
semplificazione.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Può parlare solo un altro contro. Per Regolamento,
sono chiamati a parlare due oratori a favore e due contro. Dieci
minuti è il limite massimo consentito.
Riassumo i tempi: per la questione pregiudiziale e per la
questione sospensiva sono previsti dieci minuti, per la discussione
generale quindici.
Onorevole Cimino ha facoltà di parlare.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Per richiamo al Regolamento
MANCUSO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, formulo un richiamo al Regolamento
perché lei ha dato all'Assemblea una comunicazione errata, la prego
di attenersi al Regolamento. E siccome io, come lei, mi attengo al
Regolamento, per non sbagliare cito testualmente l'articolo 103,
comma 9: I termini previsti nei commi precedenti non si applicano
per i disegni di legge che modificano il sistema elettorale in
Sicilia .
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, intanto stiamo discutendo della
questione pregiudiziale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cimino.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sulla questione pregiudiziale
CIMINO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
ritengo che volere porre l'attenzione su questo disegno di legge,
sulle sue procedure e anche nei suoi momenti che, di fatto, devono
portare ad un voto del Parlamento, deve dare l'occasione a tutti
noi di confrontarci e di confrontarci con un Parlamento consapevole
delle ragioni e delle necessità di una legge di questo genere. Il
collega capogruppo Bufardeci ha ripreso, giustamente, la necessità
di una pregiudiziale che - sono certo - condividerà anche il
presidente della Commissione Affari istituzionali .
L'onorevole Minardo, che io conosco per serietà e pacatezza dei
comportamenti e anche nella conduzione dei lavori della I
Commissione, sicuramente apprezzerà la pregiudiziale che ha posto
l'onorevole Bufardeci. E ciò per una serie di argomentazioni.
Signor Presidente, un disegno di legge così importante viene
portato in Aula con l'assenza in Commissione Affari istituzionali
di un gruppo parlamentare che dovrebbe essere rappresentato per
potere discutere e approfondire gli argomenti nella collegialità
della commissione stessa, prima che il provvedimento venga esitato
per l'Aula. Il mio partito, Forza del Sud, non ha avuto modo di
partecipare ai lavori della I Commissione in quanto ancora i suoi
componenti non sono stati indicati nelle rispettive commissioni.
Questo è un fatto grave, ritengo in violazione del Regolamento
parlamentare e dello Statuto della nostra Regione, in quanto le
commissioni parlamentari devono rispettare, di fatto, le
conformazioni, le simmetrie di questo Parlamento, le simmetrie di
quest'Aula E un provvedimento così importante arriva senza il
giusto coinvolgimento di una forza politica nella commissione di
merito.
Lamentele, potrei dire, che sono qui esternate perché dei gruppi
parlamentari non sono presenti in commissione, ma anche perché -
sono certo - chi, di fatto, è chiamato a pronunciarsi su questi
argomenti, le associazioni dei comuni (ANCI), l'associazione delle
province regionali (URPS), e così quanti altri titolati a
partecipare in quanto interlocutori di interessi diffusi e
collegiali su di un provvedimento legislativo così importante, non
sono stati mai ascoltati e coinvolti.
Inoltre, signor Presidente, un disegno di legge così importante
non può essere discusso solo perché una parte di questo Parlamento
non riesce a vincere le elezioni. Questo é il vero dramma
Una legge si cambia quando non funziona, non quando quella legge
fa vincere un sindaco o un presidente della provincia Questa legge
vuole determinare soltanto una maggiore difficoltà per l'elettorato
siciliano di conoscere le procedure legislative in atto, perché
nessuno, francamente, è stato coinvolto nella redazione del
provvedimento.
Poi, signor Presidente, ritengo giusto che, se il Governo ritiene
di dovere fare una legge di tale tenore, debba tenere conto delle
novità legislative anche a livello nazionale: novità legislativa è
quella del question time; novità legislativa è quella della
fiscalità municipale; novità legislativa sono quelle iniziative che
oggi riguardano il federalismo fiscale, l'osservatorio della
finanza pubblica, la contabilità di Stato e il ruolo dei comuni e
delle province.
Inoltre, mi pare strano che un provvedimento così importante che -
come dicevano gli onorevoli Bufardeci e Falcone - certamente non è
stato portato all'attenzione, per la sua urgenza o per la sua
necessità, delle categorie degli industriali, delle categorie
produttive del nostro Paese, venga portato in quest Aula precedendo
un disegno di legge importante che l'assessore Chinnici ha
sottoposto alla nostra attenzione, un disegno di legge serio,
quello della semplificazione e della velocizzazione dell'attività
amministrativa in Sicilia.
Non dobbiamo prenderci in giro, non dobbiamo perdere tempo con
provvedimenti che oggi non sono né urgenti né indifferibili;
dobbiamo creare le condizioni perché il Parlamento possa
approfondire quel testo che già fu discusso nei precedenti Governi
del Presidente Lombardo, che vuole sburocratizzare il nostro
apparato amministrativo, che vuole creare le condizioni per
recepire provvedimenti legislativi nazionali, ma soprattutto vuole
accelerare la spesa della nostra Regione.
Signor Presidente, ricordo che proprio poco tempo fa si era
passati all'idea della necessità - sottolineata da alcuni
autorevoli esponenti dei partiti - di sopprimere alcune province.
Oggi, invece, si pensa di modificare il sistema di voto per dare
una conformazione diversa a quelle province che, sino a ieri, si
volevano sopprimere per gravare in misura minore sul bilancio della
Regione, dimenticando invece quelle prospettive, quelle priorità,
quelle indicazioni che erano già state fissate e poste
all'attenzione.
Allora, volere mettere in discussione un testo come quello che
riguarda il mondo dei consiglieri comunali, dei consiglieri
provinciali, dei vertici delle nostre città, in un momento in cui
il Governo nazionale e il Parlamento della nostra Repubblica hanno
dato - con il provvedimento proprio di ieri - alla finanza
municipale un ruolo particolare, significa volere rovinare la
credibilità dei contesti degli enti locali del nostro territorio e,
soprattutto, non volere tenere conto delle esigenze di una classe
dirigente presente nel nostro Paese, nel nostro territorio, che su
questi argomenti vuole poter dire anche la propria opinione ed
essere consultata.
Sono convinto che il Governo, con l'assessore Chinnici,
sicuramente darà priorità a quel disegno di legge che, fino a
stamane, abbiamo discusso in Sala Rossa per renderlo ancora più
efficiente e più efficace per la nostra Regione.
Io non vorrei che aprire una discussione su un testo come quello
che riguarda il mondo della politica e degli eletti nei consigli
comunali e provinciali sia il modo per bloccare quel disegno di
legge che vuole accelerare i tempi, che vuole poter dare risposte
chiare e determinate a chi intende investire nel nostro territorio,
a chi vuole creare veramente sviluppo e occupazione.
Onorevoli colleghi, oggi il problema è proprio questo: se noi
dobbiamo aprire un ragionamento, una discussione, nella piena
consapevolezza che quel ragionamento e quella discussione
sicuramente non potranno concludersi nei tempi che questo
Parlamento, di fatto, ha per le esigenze di accelerare la spesa,
per le esigenze di non perdere finanziamenti europei, per le
esigenze di collegarsi con quel federalismo municipale oggi ormai
presente anche in Sicilia e che la legge di semplificazione, di
informatizzazione del contesto della macchina burocratica della
Regione può essere elemento fondamentale per fare poi bilancio e
finanziaria.
L'onorevole Falcone, mi pare, accennava al problema serio della
formazione e di un ulteriore esercizio provvisorio. Abbiamo ormai
chiari gli elementi finanziari; abbiamo ormai chiaro il
provvedimento del ministro Fitto il quale, unitamente al presidente
Lombardo, ha voluto, nei giorni scorsi, sottoscrivere e condividere
a Palazzo d'Orleans.
Pertanto, questa Assemblea, a breve, sarà chiamata ad esitare un
nuovo bilancio della Regione, che deve essere fatto, come lo scorso
anno, sicuramente con attenzione, con rigore e con sviluppo ma che
deve, al tempo stesso, dare risposte a quella finanziaria che,
sempre l'anno scorso, conteneva un elenco di opere pubbliche per il
nostro territorio, elenco voluto dall'Assemblea come legge-
obiettivo di questo Parlamento e che, ancora oggi, non vedo essere
esitata dagli Uffici regionali.
Io ritengo che il disegno di legge di semplificazione sarà
necessario per creare condizioni di immediata esecutività per quei
provvedimenti legislativi già dello scorso anno e, soprattutto,
consentirà finalmente di armonizzare il bilancio regionale con il
bilancio dello Stato nonché di creare in Sicilia quel vero lavoro
di coinvolgimento delle regioni del Sud del nostro Paese rispetto
alle regioni del Nord, le quali non hanno bisogno di fare esercizi
provvisori o provvedimenti legislativi per truccare le elezioni.
Questo nostro momento di discussione, con la giusta proposta
dell'onorevole Bufardeci di questione pregiudiziale, é lo
strumento corretto per creare un clima vero di collaborazione in
questa Assemblea, un clima partecipativo vero per un disegno di
legge che, di fatto, oggi non si può fare, ma che apre un
ragionamento di convergenza e di serenità per una legge importante
che non è una legge della maggioranza, ma di tutto il Parlamento,
quella sull'accelerazione della spesa, quella sul procedimento
amministrativo e sulla valorizzazione delle autonomie locali.
Voler arrivare ad uno scontro istituzionale su un testo di legge
in materia elettorale, ritengo sia cosa poco seria, non corretta,
considerata l'emergenza economica in cui versa la nostra Regione,
considerata l'emergenza finanziaria e, soprattutto, vista
l'opportunità che abbiamo di esitare il disegno di legge sulla
sburocratizzazione che può fornire a tutti noi siciliani di
spendere le somme dei finanziamenti europei ed essere pronti,
signor Presidente, e concludo, a spendere quei fondi del Piano per
il Sud che già, nei prossimi giorni, saranno pubblicati nella
Gazzetta ufficiale.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Buzzanca ha chiesto congedo
per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Non avendo altri deputati chiesto di parlare, pongo in
votazione la questione pregiudiziale. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvata)
MANCUSO. Signor Presidente, abbiamo presentato altre
pregiudiziali.
PRESIDENTE. No, onorevole Mancuso, la Presidenza ritiene che non
possono essere accettate, sono da rigettare in quanto non possiamo
fare votare l'Assemblea due volte sullo stesso argomento.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sulla questione pregiudiziale
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la motivazione
che un parlamentare ha facoltà, in aderenza al Regolamento, di
proporre una questione pregiudiziale appartiene ai convincimenti di
quel parlamentare. Quando l'Aula è chiamata a votare su quella
motivazione, si esprime proprio sul merito di quella motivazione.
L'atto del voto non stabilisce definitivamente il prosieguo dei
lavori d'Aula impedendo di proporre altre sospensive perché la
motivazione che Leontini adduce alla propria richiesta
pregiudiziale è diversa da quella che ha addotto Bufardeci, merita
di essere suscettibile di attenzione da parte del Parlamento e
della Presidenza, e su quella la legittima facoltà dell'Aula di
orientarsi deve essere verificata, in quanto potrebbe anche darsi
che sulla motivazione di Leontini l'Aula si orienti positivamente,
mentre su quella di Bufardeci si orienti negativamente.
Pertanto, non condivido una interpretazione del Regolamento che
esclude la ripetizione della pregiudiziale con motivazioni diverse
perché la motivazione che io ho addotto alla mia pregiudiziale è
diversa da quella che ha addotto il collega Bufardeci.
E' chiaro, dunque, che l'Aula deve potersi orientare sulla
pregiudiziale, né può essere conculcato e compresso il mio diritto
di presentare una pregiudiziale perchè il Regolamento prevede e
tutela questo diritto.
PRESIDENTE. Onorevole Leontini, la Presidenza, nell'assumere
quella decisione, ha tenuto conto di due aspetti: uno è certamente
quello che ha sostenuto lei e cioè il merito della motivazione che
sta alla base della richiesta presentata, l'altro è quello che si
evince dal Regolamento, che privilegia l'aspetto procedurale vero e
proprio. Il Parlamento e il parlamentare hanno a disposizione due
strumenti, come ben sapete: la pregiudiziale e la questione
sospensiva.
Il Regolamento privilegia la decisione vera e propria dell'Aula di
procedere nella discussione o di rigettare, nel caso venga
accettato. Qualora il voto del Parlamento decida la prosecuzione
della trattazione del disegno di legge, questo ha preminenza come
atto su tutto il resto delle motivazioni.
Del resto, onorevole Leontini, se fosse così, come la tesi
sostenuta da lei che a priori non è che è priva di un suo assunto
logico, ciascuno dei 90 deputati potrebbe presentare con una
motivazione diversa ogni cinque minuti una questione pregiudiziale
su un motivo diverso, costringendo il Parlamento per novanta volte
a votare, sostanzialmente, sulla stessa legge.
Però, l'appiglio fondamentale è che il voto, positivo o negativo,
ha preminenza anche sul contenuto; del resto, ci sono altri
strumenti, come la sospensiva o altri ancora. Questa è la
motivazione.
di elezione di organi comunali e provinciali
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge «Modifiche di norme in materia di
elezione,
composizione e decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn.
85-213-256-278-296-299-441-480-505- 550-593-615-628-637- 655-660-
669/A)
PRESIDENTE. Si passa, pertanto, alla discussione del disegno di
legge nn. 85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-
655-660-669/A«Modifiche di norme in materia di elezione,
composizione e decadenza degli organi comunali e provinciali»,
posto al numero 2) del secondo punto all'ordine del giorno.
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Marrocco, per
svolgere la relazione.
MARROCCO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
referendum, tenutosi il 21 e il 22 giugno 2009 in Sicilia sulla
legge che ha introdotto nel sistema elettorale regionale una soglia
di sbarramento, ha confermato il gradimento dei cittadini elettori
per un provvedimento che ha teso a riportare rigore nella
predisposizione delle liste. L'obiettivo è stato quello di spingere
il sistema politico e dei partiti ad una maggiore attenzione nella
prima selezione delle candidature e dei programmi, in coerenza con
un'ispirazione tendenzialmente maggioritaria e bipolare.
Non è ancora così, purtroppo, nelle elezioni amministrative di
livello comunale e provinciale dove persistono meccanismi che
favoriscono la proliferazione di liste a scapito di un più chiaro e
responsabile confronto politico.
Con il presente disegno di legge si intende, quindi, completare a
livello locale il processo che ha visto riformare i meccanismi
elettorali in Sicilia, estendendo anche a tale livello criteri di
rigore e di rispetto delle scelte dell'elettorato espresse col
voto, riportando a coerenza l'intero sistema elettorale della
nostra Regione.
Tra le importanti novità vanno indicate, in ordine, quelle
relative all'espressione del voto. Infatti, all'articolo 1 del
presente disegno di legge si introduce il sistema della scheda
unica per l'elezione del sindaco o presidente della provincia e dei
rispettivi consigli.
La novità più rilevante riguarda, infatti, la non estendibilità
del voto al candidato sindaco o presidente della provincia qualora
l'elettore esprima la sola preferenza per il candidato al Consiglio
comunale o provinciale. Allo stesso modo, il voto espresso per il
solo candidato sindaco o presidente della provincia non si estende
alla lista o gruppo di liste collegate.
In ordine alla modalità di attribuzione dei seggi per l'elezione
dei consigli provinciali, si introduce il cosiddetto metodo
D'Hondt, modello matematico per l'attribuzione dei seggi nei
sistemi elettorali che utilizzano il calcolo del voto di
coalizione, nonché la determinazione dei relativi criteri di
distribuzione dei seggi assegnati alle liste sulla base delle
maggiori percentuali di voto ottenute da ciascuna nei singoli
collegi.
Il voto disgiunto resta comunque un principio di democrazia che
trova la sua fonte normativa nel nuovo comma 3 dell'articolo 2
della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e successive
modifiche ed integrazioni.
Ancora all'articolo 7 della legge regionale 15 settembre 1997, n.
35 viene inserito il comma 7, che riguarda il premio di maggioranza
alla lista o gruppo di liste collegate al candidato proclamato
eletto, attribuendo ad esso il 60 per cento dei seggi del
consiglio, qualora tale percentuale non fosse raggiunta, così da
creare una stabilità consiliare certa, sempreché nessuna altra
lista o gruppo di liste abbia superato il 50 per cento dei voti
validi.
Altre novità riguardano la previsione della rappresentanza di
genere nella formazione delle liste e la reintroduzione della
preferenza multipla; sarà possibile esprimere fino a tre preferenze
purché non sia di genere.
Ulteriore ed importante novità attiene alle norme relative alla
composizione della giunta, le quali introducono il principio della
compatibilità tra la figura dell'assessore e quella del consigliere
comunale o provinciale, fissando il limite dei componenti
consiglieri a non oltre il 50 per cento dei posti disponibili.
L'articolo 6 del presente disegno di legge introduce all'articolo
10 della legge regionale 15 settembre 1997, n. 35, l'istituto della
mozione di sfiducia a sindaco o presidente della provincia da parte
del consiglio, con limiti temporali certi e cioè non prima dei 24
mesi dall'inizio del mandato e non oltre gli ultimi 180 giorni
dalla fine del mandato medesimo.
Sempre in riferimento all'istituto della sfiducia, sarà adesso
possibile promuovere un referendum popolare per la rimozione del
sindaco o presidente della provincia e dei consigli eletti. Esso
può essere proposto una sola volta nel quinquennio con lo stesso
limito temporale di cui sopra; la richiesta di referendum deve
essere sottoscritta da almeno un numero di elettori pari ad un
terzo dei voti validi espressi al primo turno delle ultime
consultazioni per l'elezione del sindaco o presidente della
provincia e del consiglio da sottoporre al vaglio referendario.
La norma in discussione fissa anche il procedimento per la
presentazione, approvazione e svolgimento del predetto referendum
popolare, con l'indicazione anche dei quesiti referendari da
sottoporre all'elettorato.
Si considera accolta la proposta, qualora ottenga il voto
favorevole della metà più uno dei voti validamente espressi,
escluse le schede bianche.
L'accoglimento determinerà la cessazione immediata
rispettivamente del sindaco o presidente della provincia, della
giunta e del consiglio eletto. Tale cessazione verrà dichiarata con
decreto del Presidente della Regione su proposta dell'Assessore
regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, entro
quindici giorni dalla comunicazione. Le competenze degli organi
cessati saranno esercitate da un commissario, nominato ai sensi del
comma 4 dell'articolo 11, fino a nuove elezioni che avranno luogo
nel primo turno elettorale utile.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione per il
mio intervento?
PRESIDENTE. Trenta minuti.
BENINATI. Trenta minuti?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se la Presidenza decide trenta
minuti, decide in maniera equilibrata perché stiamo parlando di una
norma in materia elettorale.
CRACOLICI. Sulla base di quale Regolamento?
PRESIDENTE. C'è un Regolamento preciso con articoli precisi e non
sta svantaggiando nessuno, perché la Presidenza poteva andare .
CRACOLICI. Signor Presidente, c'è un Regolamento Chiedo al
Segretario generale la garanzia del rispetto del Regolamento La
Presidenza si attenga al Regolamento Non usiamo forzature,
Presidente
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ora leggo il Regolamento, non c'è
nessuno che la sta svantaggiando, anzi al contrario, al contrario
Onorevole Cracolici, per precisazione: articolo103, comma 5, Il
Presidente, apprezzate le circostanze, può elevare i termini per la
discussione generale fino a quarantacinque minuti .
Io sto stabilendo trenta minuti, che è una misura equilibrata. Le
dirò di più onorevole Cracolici, non insista su questo perchè
potrebbe essere sollevata anche la questione relativa al fatto che
stiamo discutendo di materia elettorale su cui, come lei ben sa, il
Regolamento prevede altra cosa.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Per richiamo al Regolamento
CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.
CRACOLICI. Signor Presidente, ieri sera si è tenuta una Conferenza
dei capigruppo di cui è stata data comunicazione. Non sorgendo
osservazioni, il calendario concordato in Conferenza dei presidenti
dei Gruppi parlamentari ed approvato dall'Aula prevedeva che questa
sera si sarebbe chiusa la discussione generale e martedì sino alle
ore 13.00 si sarebbero presentati gli emendamenti alla legge
elettorale.
Alla luce dell'organizzazione dei lavori vorrei ricordarle, signor
Presidente, che è mia facoltà poter chiedere, sulla base del
rispetto della fissazione dell'orario di chiusura, il
contingentamento dei tempi per i singoli Gruppi parlamentari.
Vorrei che non si facessero forzature. Non voglio forzare il
dibattito di nessuno, ma non si può consentire una interpretazione,
come dire, ondivaga del Regolamento.
Pertanto, signor Presidente, chiedo il rispetto dei termini
fissati dal Regolamento per i singoli interventi perché aspetti che
riguardano materie particolari, nel caso specifico la legge
elettorale, riguardano la legge elettorale per la Regione siciliana
che, oltretutto, è una procedura speciale, aggravata, è una
procedura particolare; qui invece stiamo parlando di legge
ordinaria, che riguarda la materia elettorale sull'ordinamento
degli enti locali, non della Regione Sicilia.
Detto questo, chiedo, signor Presidente, qualora lei volesse
addivenire ad una deroga ai tempi parlamentari, il contingentamento
fissando l'orario di chiusura e i tempi per ciascun Gruppo
parlamentare, sulla base del rapporto proporzionale previsto dalle
norme regolamentari.
Evitiamo di fare forzature. Io non voglio arrivare a tanto, voglio
consentire a tutti ai colleghi che intendono parlare di portelo
fare, però rispettandoci tutti.
Forzature, per favore, da parte di nessuno.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la Presidenza non fa nessuna
forzatura, come lei può ben vedere leggendo il Regolamento. Tant'è
che la Presidenza, nell'ambito di ciò che il Regolamento prevede,
apprezzate le circostanze, poteva dare il massimo di ciò che
prevede il Regolamento stesso o poteva richiamarsi all'applicazione
della norma sulla legge elettorale.
Non lo ha fatto, e ha fissato un termine che è intermedio.
Quindi, non capisco dove lei intraveda una forzatura da parte
della Presidenza.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
CAMPAGNA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, questa sera, ma non è la prima volta
che succede, io assisto Signor Presidente, quando finisce con il
collega Cracolici, io aspetto. Non disturbo l'onorevole Cracolici,
non vorrei disturbare, signor Presidente, visto che c'è l'onorevole
Cracolici che suggerisce .
PRESIDENTE. Onorevole Campagna, continui il suo intervento.
CAMPAGNA. Grazie, se lo consente anche il collega Cracolici.
Signor Presidente, io credo che questa sera noi stiamo affrontando
un disegno di legge che non ha nulla di urgente e mi fa specie se
il mio capogruppo - ma non credo che sia così - si sia accordato
sui tempi di chiusura della discussione generale.
Veda, signor Presidente, se stessimo trattando il bilancio sarei
il primo io a dire di essere d'accordo con l'onorevole Cracolici
perché è corretto, visto che siamo in ritardo, accelerare i tempi e
quindi è corretto che ogni Gruppo parlamentare abbia tempi precisi,
brevi, per arrivare alla conclusione dell'esame in questione.
Ma stiamo parlando di un disegno di legge che, credo, ai siciliani
interessi poco, ai siciliani non interessa proprio questo disegno
di legge, per cui i deputati che vogliono intervenire devono
poterlo fare. E quello che le chiedo, signor Presidente, è di
applicare il Regolamento, perché questa sera le chiederò rigidità
nell'applicazione del Regolamento; io non supererò di un secondo i
tempi che mi vengono assegnati, che sono quelli previsti dal
Regolamento.
E se il Regolamento prevede trenta minuti sulla discussione
generale o quarantacinque minuti, signor Presidente, io ne
utilizzerò quarantacinque. E su ogni emendamento presentato - ne
abbiamo parecchi - io interverrò, come anche su ogni
subemendamento, prendendomi il tempo che mi spetta.
L'onorevole Cracolici deve sapere che questo disegno di legge
difficilmente arriverà ad essere approvato prima del bilancio.
Credo che non ci arriverà, onorevole Cracolici, e mi dispiace per
l'assessore Chinnici. Assessore Chinnici, credo che lei starà qui
con noi parecchi giorni fino a quando non inizieremo a discutere di
bilancio e finanziaria. Ci dispiace per lei, ma se la deve prendere
con l'onorevole Cracolici e con i deputati che fanno parte di
questa maggioranza.
Signor Presidente, faccia rispettare il Regolamento.
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, ritengo che per evitare quello che sta
succedendo da due mesi a questa parte, tra colleghi dovremmo
parlarci francamente.
Fino ad oggi noi abbiamo subìto questo modo di fare del Partito
Democratico che, a tutti i costi, vuole imporre al Parlamento un
percorso: quello di questa benedetta o maledetta legge elettorale,
che poi figuriamoci se di legge elettorale si tratta. Si tratta di
un vessillo che devono sventolare, penso, non so per quale
motivazione.
Allora, rispetto a questo atteggiamento arrogante nei confronti
della Presidenza, se non va bene la Presidenza richiamano il
Segretario generale, se il Segretario generale non va bene, salgono
lì sopra e gli spiegano cosa deve fare, se interviene qualche
collega dicono che non va bene neanche il collega che interviene,
dobbiamo mettere fine a questo atteggiamento.
Lei oggi, che sostituisce il Presidente, non può che seguire il
Regolamento che - a mio avviso, non me ne voglia - lei ha già
violato. Lei lo ha violato non facendo intervenire i colleghi sulla
pregiudiziale, dove è stato richiamato il combinato disposto con
l'articolo 111; e va bene, passi pure questa, rispetto a delle
motivazioni, non capisco allora perché lo devono firmare otto
parlamentari o un parlamentare. Il Regolamento avrebbe previsto,
eventualmente, che non si potevano presentare più pregiudiziali;
invece, c'è questo combinato disposto.
Poi faccio riferimento alla mia memoria e anche alla sua,
soprattutto in questa materia.
Io le ricordo e ricordo all'onorevole Cracolici - che sedeva non
al primo banco ma qualche banco dietro, che naturalmente ringrazio
per quell'intervento proprio su questa materia, proprio sui tempi
della discussione - una notte del marzo 2002, quando l'onorevole
Ortisi ci ha raccontato l'Eneide, ci ha narrato il percorso che ha
portato a quella storia e, se ricordo bene, ha parlato superando
anche i sessanta minuti in quella bellissima notte dove, devo dire,
non tutti i colleghi erano presenti, erano fisicamente in Aula ma
non erano presenti ad ascoltare quello che diceva l'onorevole
Ortisi.
Oggi, l'onorevole Cracolici se ne viene fuori con una serie di
norme che, secondo me, sono nello statuto del Partito Democratico e
non nel Regolamento di questa Assemblea.
Rispetto a questo e rispetto alla falsità che è stata detta circa
l'accordo raggiunto dai capigruppo ieri sera, perché io sono stato
qui in Aula e ho ascoltato il Presidente di questa Assemblea
svolgere le comunicazioni, prego la Presidenza di prendere le
comunicazioni per verificare se è stato detto che entro questa sera
si deve chiudere la discussione generale.
Prenda il verbale con le dichiarazioni del Presidente
dell'Assemblea, se è stato detto questo
Siccome non è stato detto questo e siccome io mi fido, più che del
capogruppo Cracolici, del capogruppo del mio Partito, ritengo che
se si vuole rivedere questa materia riguardo il percorso d'Aula,
piuttosto che arringare, piuttosto che richiamare, piuttosto che
tirare la giacca ai funzionari, si chieda di convocare la
Conferenza dei capigruppo, si chiarisca la questione regolamentare,
perché qui non è a chi grida di più o a chi sa parlare di più o a
chi ha maggiore peso specifico politico.
Su questo, signor Presidente, se lei ritiene, secondo le
sollecitazioni che ci sono state, di rivedere il percorso d'Aula,
la Conferenza dei capigruppo è sovrana sulle decisioni che si
devono rispettare.
Se non fosse così, lei ha già preso una decisione sulle
pregiudiziali, che non condivido assolutamente ma la subisco; ma
certamente non posso subire quello che lei vuol fare, racchiudere i
tempi di intervento in trenta minuti. Rispetto a che cosa?
Rispetto a che cosa sceglie trenta minuti? Può trovare una
soluzione mediana quando c'è disponibilità dall'una e dall'altra
parte; da noi l'aveva trovata, dall'altro lato non la trova.
Quando la trova, eventualmente, può decidere per trenta minuti, se
no lei deve rispettare il Regolamento, lo deve rispettare nei
termini in cui è scritto e, se non va bene il Regolamento, deve
seguire le prassi di questo Parlamento.
La invito a richiedere agli Uffici i verbali del lontano anno 2002
in occasione delle sedute dedicate al sistema elettorale.
Rileggiamo quelli, rileggiamo le dichiarazioni rese da quegli
stessi colleghi che, oggi, stanno dicendo cose diverse rispetto a
qualche anno fa, proprio sul Regolamento richiamato.
Allora, siccome la storia di questo Parlamento cammina anche sulla
testa di molti colleghi, io la invito al rispetto del Regolamento.
Se si vuole fare un percorso diverso, la invito a chiedere ai
capigruppo se è possibile farlo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questa Presidenza sta cercando in
ogni modo di arrivare ad una soluzione condivisa per consentire a
tutti di potersi esprimere e, quindi, di procedere nella
discussione generale. Ovviamente, la Presidenza ha tutto
l'interesse a che i lavori d'Aula si svolgano in maniera ordinata
e, soprattutto, nel rispetto delle regole e non ha alcun interesse,
né la Presidenza ovviamente, ma ritengo nessuna parte politica
presente in Aula, a che i lavori d'Aula vengano ostacolati da
interventi o richieste che non possono essere accolte.
Pertanto, quando la Presidenza ha stabilito un termine che andava
oltre i quindici minuti previsti per la discussione generale, lo ha
fatto tenendo conto di una serie di fattori, della possibilità -
apprezzate le circostanze, come in questo caso - di arrivare fino a
quarantacinque minuti, della possibilità che si inserisse la
discussione da lei richiamata, onorevole Mancuso, rispetto alla
legge elettorale e cioè i termini che per la legge elettorale sono
diversi da quelli previsti per le altre leggi.
Ma, anziché arrivare ad innescare un processo di interpretazione o
una battaglia, la Presidenza ha ritenuto di dare quei termini per
cercare di evitare, appunto, che si inneschino guerre.
ODDO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto
fare notare un aspetto che mi sembra assolutamente importante e
che, forse, potrebbe dirimere la questione.
La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari aveva deciso,
sostanzialmente, che giovedì prossimo si sarebbe chiusa la legge
elettorale con il voto finale. Si è detto che se c'era la necessità
si sarebbero convocate sedute notturne o, addirittura, l'Aula
sarebbe stata convocata pure venerdì - lo ha detto il Presidente
Cascio, non l'ho detto io - e i deputati, ovviamente, erano a
conoscenza del fatto che avrebbero potuto esserci altre sedute
oltre i giorni di martedì, mercoledì e giovedì.
Stiamo attenti, comunque, quando sento dire non si approverà né
ora né mai .
La Conferenza dei capigruppo è un organo serio che regolamenta la
vita di questo Parlamento e, non solo, mi permetto di suggerire
che, a prescindere dalla sua applicazione, quella norma del
Regolamento che dice apprezzate le circostanze si può andare fino
a quarantacinque minuti , c'entra ben poco con la vicenda della
riforma elettorale perché il Regolamento parla della riforma
elettorale siciliana, di materia elettorale siciliana, della legge
elettorale che regola l'elezione del Parlamento e del Presidente
della Regione. Quindi non c'entra un bel niente
Signor Presidente, lei si riferisce invece all'articolo che non
parla dei tempi per quanto concerne questioni elettorali, ma dice
apprezzate le circostanze .
Io non mi assumerei questa responsabilità, lo voglio dire in
maniera molto rispettosa perché apprezzate le circostanze vorrei
capire, rispetto alla riunione di ieri sera, quali circostanze si
stanno verificando così particolari da andare addirittura a mettere
un termine di trenta minuti.
Però, siamo qui, vuol dire che passeremo qui questa notte con
l'ostruzionismo. Per carità, è uno strumento previsto da tutti i
regolamenti che disciplinano la vita di tutti i Parlamenti, tranne
dove ci sono altre cose e non sistemi parlamentari. Possiamo
passare la notte qui, signor Presidente, possiamo stare
tranquillamente, ci possiamo organizzare, non è questo il problema;
ma giovedì la Conferenza dei capigruppo ha deciso di chiudere con
il voto sulla legge elettorale.
Allora, contingentiamo i tempi, e lei, signor Presidente, può
farlo motu proprio o attraverso una Conferenza dei capigruppo -
questo non devo dirlo io - e si decide come procedere.
Con il modo da lei scelto per risolvere la questione della durata
degli interventi non credo che abbiamo superato il problema. E non
credo neppure che possiamo venire meno alla decisione di ieri sera
di completare l'esame del disegno di legge in materia elettorale
entro giovedì prossimo. A meno che, quando abbiamo utilizzato in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari le parole
impegno e accordo non pensassimo ad altro. E siccome io mi
rifiuto di crederlo e preferisco pensare che abbiamo fatto una
discussione diversa, una discussione seria fra persone serie,
dovremmo evitare, signor Presidente, continui riferimenti a
colleghi per tentare anche formule un po' fra il criminalizzare, il
denigrare o il banalizzare. Non fa onore a nessuno di noi.
Lo dico perché sento ricorrere continuamente un cognome solo, e mi
sembra che stiamo superando un certo limite. Dovremmo rispettare di
più questa Istituzione, dovremmo rispettarci di più anche fra di
noi. Quindi, a lei la scelta, signor Presidente, o la Conferenza
dei capigruppo per discutere seriamente come dare seguito a quanto
è stato deciso ieri sera, oppure andiamo alla seduta notturna per
rispettare comunque il termine di giovedì. Non ci sono alternative.
E' inutile che ci inventiamo che il Regolamento fa riferimento a
leggi elettorali così, in maniera poco chiara, con problemi di
interpretazione, perché si parla espressamente di legge elettorale
siciliana, è evidente.
Il bivio é abbastanza delicato e ci penserei due volte - come
sempre abbiamo fatto in quest'Aula - prima di procedere senza
valutare l'insieme delle possibilità che abbiamo, sempre tenendo
presente la data di giovedì.
DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, assessore Chinnici, onorevoli
colleghi, ritengo che l'Aula non possa affrontare questo disegno di
legge senza tenere conto di una sentenza della Corte
costituzionale, la 143 del 14 aprile 2010, che ha dato ragione a
quel deputato De Luca che, nel novembre del 2007, aveva sollevato
in quest'Aula
SPEZIALE. Si è anche spogliato
DE LUCA. Mi sono anche spogliato, è vero Avevo sollevato la
questione che riguardava una disparità di trattamento, evidenziando
che il Parlamento continuava a fare norme per la casta
modificando il regime delle incompatibilità e delle incandidabilità
e aveva deciso che, oltre alla autoreferenzialità nella quale
regnava, doveva anche stabilire chi dovevano essere gli
amministratori locali dei comuni medi e delle province, i quali
dovevano essere scelti fondamentalmente all'interno della casta.
Insomma, un male diffuso che si doveva propagare per tutta la
Sicilia.
Allora, questo Parlamento sbagliò, e sbagliai pure io, usai allora
un termine forte, sono stato uno dei minchioni che votò,
sbagliando, quella norma, e lo dissi pubblicamente.
Quando, però, mi sono accorto dell'errore ho sollevato il
problema, l'ho sollevato in quest'Aula e anche nel periodo corretto
- la legge è dell'agosto 2007, e allora si dovevano aspettare i
termini per l'eventuale referendum abrogativo che poteva essere
proposto con centomila firme o con diciotto parlamentari - cercando
di coinvolgere tanti colleghi parlamentari. Addirittura avevamo
raggiunto quota venti deputati per sottoscrivere la richiesta di
referendum e, quindi, evitare la raccolta delle firme. Mi rivolsi
anche all'opposizione, capogruppo era pure allora l'onorevole
Cracolici.
Però allora l'opposizione - poi capii perché - questo tema non lo
voleva assolutamente riprendere, non so se perché c'era un accordo
trasversale, un accordo nascosto. Probabilmente, anche all'interno
della casta dell'opposizione vi era la necessità di far candidare
qualche deputato regionale a presidente della provincia o nei
comuni superiori ai 20 mila abitanti, perché prima era 40 mila.
E quella questione passò come un tentativo, forse malsano, di un
giovane deputato che non accettava che il regime della casta si
estendesse su tutti gli enti locali, mortificando ulteriormente il
principio di sussidiarietà e di autonomia.
Ebbene, la norma fu pubblicata nel dicembre del 2007. Nell'aprile
del 2010, assessore Chinnici, arriva una sentenza della Corte
costituzionale che non fa altro che ribadire quanto sollevato dal
deputato De Luca tra l'ottobre e il novembre del 2007, e cioè che
non solo da un lato si consentiva ai deputati di estendere la longa
manus sugli enti locali di dimensioni importanti e sulle presidenze
delle province, quindi consentendogli di candidarsi nonostante in
carica, ma dall'altro lato - e questo è l'aspetto che ha sanzionato
la Corte costituzionale - si impediva ai presidenti di provincia e
ai sindaci dei comuni superiori a ventimila abitanti di candidarsi
a deputato, se non con una preventiva dimissione. Allora questo
tema fu trattato, si sono sprecate le dichiarazioni e i comunicati
stampa, dopo il mio insuccesso, perché mi fermai a 92 mila firme,
non arrivai a centomila, purtroppo.
Alcuni colleghi mi aiutarono, nonostante fossero stati ferocemente
sculacciati' dai loro capigruppo e dai loro segretari di partito.
E lei, signor Presidente, ne sa qualche cosa
Rispetto a quell'insuccesso si sprecarono i comunicati stampa, che
evidenziavano la necessità di cambiare quella norma, la necessità
di correggere quell'errore che, oltre ad inselvaggire il clima
politico e ad estendere in modo volgare la propria azione
lobbistica sul territorio, comportava anche seri dubbi di
costituzionalità.
Ma io chiedo, assessore Chinnici, e lo chiedo anche a questo
Parlamento, perché dall'aprile del 2010 nessuno di voi si è sentito
in dovere di ripristinare la legalità all'interno del nostro
sistema? Perché dall'aprile del 2010 il Governo, che poteva
approfittarne anche di questo testo - io ho aspettato paziente,
volevo capire se le lacrime di coccodrillo versate allora per il
fallimento dell'onorevole De Luca - che tende a ripristinare regole
e legalità in tutti i settori, e gliene diamo merito per carità,
volesse affrontare anche questo tema, che non era un tema solo
politico ma riguardava pure l'aspetto giuridico, considerate le
motivazioni della Corte costituzionale, la quale ha detto
chiaramente che non solo siamo una pessima casta ma non sappiamo
neanche votare norme che reggono poi alle più elementari eccezioni
di costituzionalità?
A me francamente non importa nulla di questa norma perché non la
vogliono i sindaci, non l'ha chiesta l'ANCI; è solo un'altra norma
della casta .
La casta autoreferenziale ha deciso che va modificata la legge
elettorale - per carità, nelle priorità della casta tutto ci può
stare - però dico alla casta che, se vogliamo realmente fare una
norma che non vuole il territorio, perché questa concertazione non
esiste, allora è solo un vessillo politico. Purtroppo è vero, è
solo uno squisito vessillo politico.
Rispetto a tutto questo chiedo al Governo di ripristinare la
legalità
Signor Presente, io ho presentato fino ad ora una cinquantina di
emendamenti e su questi emendamenti ho posto definitivamente il
tema del principio assoluto della incompatibilità tra la carica di
deputato regionale e quella di amministratore locale. Se vogliamo
fare una cosa seria, al di là del merito di questa legge, di cui
non mi importa nulla ma sulla quale sono pronto a votare, soltanto
però se il Governo darà una risposta seria alla Corte
costituzionale, procedendo anche a risolvere questo vulnus, e
quindi a dare risposta a chi si è battuto nel 2007 contro questa
norma, perché il principio è rimasto in piedi. Io non so se è vero
che alcuni parlamentari debbano dimettersi in questo momento da
deputati o da sindaci o da presidenti della Provincia, perché viene
nascosto anche questo aspetto, le carte sono ferme in modo
inspiegabile, non ne parla nessuno.
Ma, rispetto a tutto questo, non m'importa nulla perché comunque i
colleghi si sono candidati in vigenza di una legge che ha voluto
questo Parlamento, anche la parte politica che ha magari sollevato
o sollecitato il ricorso. Io non posso prendermela con i colleghi
parlamentari, ma oggi il Governo e il Parlamento si devono porre
questo interrogativo.
Signor Presidente, chiedo che venga convocata la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari perché, insieme al Governo, si
ponga questo tema.
So che si tratta di una procedura aggravata, so che riguarda
materia dell'articolo 9 dello Statuto, però so pure che ci sono dei
precedenti che consentono che si approvi la norma, che si faccia
uno stralcio, e avremo così due pubblicazioni diverse consentendo
al Parlamento di risolvere questo vulnus, di ottemperare alla
sentenza della Corte costituzionale, di dare soddisfazione,
finalmente, alla richiesta politica di modificare la legge
elettorale, nello stesso tempo però evitando che le autonomie
locali diventino terra di conquista della casta .
Allora, rispetto a questo, io dichiaro che sugli emendamenti
presentati e su tutti quelli che saranno presentati da me o dai
miei colleghi, interverrò sempre. E non lo faccio perché rientro in
una faida, da un lato o dall'altro; in questo momento io non faccio
parte di nessuna banda armata.
Ieri sera ho già detto in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari che mi tiravo fuori dai vostri accordi e che non
consentirò che si approvi questa norma senza risolvere il problema.
Qualunque ragionamento si farà, qualunque accordo troveranno i
presidenti dei Gruppi parlamentari, mi tiro fuori in partenza. Io
non ci sto a nessun tipo di accordo a meno che il Governo non
valuti seriamente di risolvere parallelamente, assessore Chinnici,
anche questo problema.
MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ritenevo utile
intervenire, ma hanno dato spunto alla mia richiesta di intervento
alcune dichiarazioni dell'onorevole Oddo e una decisione anticipata
da questa Presidenza.
Vorrei ricordare all'onorevole Oddo, ove occorra lo chiedo alla
Presidenza e posso citare i precedenti, che è quasi prassi dei
lavori parlamentari che i tempi previsti in Conferenza dei
presidenti dei Gruppi parlamentari per l'approvazione delle leggi
quasi mai vengono rispettati.
Quindi, sostenere, come viene fatto stasera, che commetteremmo non
so quale grave violazione per il fatto che il Presidente Cascio ha
indicato come termine massimo per l'approvazione di questa legge
venerdì della prossima settimana, ove tale termine venisse
spostato, io dico che non solo non commetteremmo nessuna violazione
politica, etica, parlamentare, regolamentare, ma rientreremmo nella
prassi dei lavori di quest'Aula. Quindi, nessuno scandalo.
In merito alle dichiarazioni della Presidenza, io credo che siano
stati invertiti i termini del ragionamento perché, quasi fosse una
concessione, il Presidente ha comunicato all'Aula che si dovrebbe
intervenire per un termine massimo di 45 minuti ma, vista
l'importanza della legge, ce ne concede 30 minacciando, più o meno
larvatamente, chi protesta che c'è l'altra norma che consente
l'intervento illimitato sulla materia elettorale.
Signor Presidente, mi consenta di dire che è esattamente il
contrario.
Noi dobbiamo partire dalla norma che consente un intervento
illimitato in materia elettorale, e lei, Presidente, non può farci
nessuna concessione perché ad ogni intervento richiamerò il
Regolamento, in base al quale nessuno può impedirmi di parlare
mezz'ora, un'ora, due ore, quattro ore, una giornata, ove ne abbia
la voce e gli argomenti, su ogni aspetto che riguarda la materia
elettorale.
Quindi, piuttosto che fare riferimento ai precedenti che gli
Uffici stanno cercando affannosamente o convocare la Commissione
per il Regolamento - che non so quali altre interpretazioni potrà
dare su quanto è scritto in modo chiaro nel nostro Regolamento a
proposito della materia elettorale - per dare eventualmente una
interpretazione diversa di quel che è letteralmente contenuto nel
Regolamento, su questo punto, più che fare riferimento a giuristi o
a commissioni regolamentari, credo che dovremmo fare appello a
qualche buon intenditore di italiano, di cultura media, perché
l'interpretazione della norma regolamentare che riguarda la materia
elettorale è così chiara che non ha bisogno di un giurista, ha
bisogno di chi abbia un minimo di conoscenza della lingua italiana.
Se poi vogliamo arzigogolare per il piacere di far passare a
qualunque costo le nostre tesi, staremo qua stanotte, domani notte,
domenica, non c'è problema
In ultimo, è da un mese che sento aleggiare in quest'Aula e fuori
da quest'Aula l'importanza di questa legge, che non se ne può fare
a meno, come non possiamo non votarla, che supera tutti gli altri
provvedimenti legislativi in itinere che riguardano la Sicilia e
che per questo dobbiamo andare avanti a qualunque costo, di giorno,
di notte, sabato e domenica.
Intanto, vorrei ricordare che la prossima tornata elettorale
riguarda un numero modestissimo di comuni, quasi tutti piccoli
comuni; quindi tutta questa importanza, ammesso che questa legge
l'abbia veramente, io non la vedo calata nella realtà. Ma se fosse
vero, e non lo è almeno per quanto mi riguarda, che questa legge è
così importante, proprio per questo, signor Presidente, lei deve
consentirci di dare sfogo ai nostri interventi, perché una legge
così importante non può essere conculcata, non può essere limitata,
non può essere soffocata.
Per tale ragione, a riscontro dell'importanza implicita che il
nostro Regolamento dà alla materia elettorale, non è consentita
altra interpretazione diversa da quella di non limitare i tempi di
intervento dei deputati.
Signor Presidente, sospenda i lavori senza convocare la Conferenza
dei capigruppo - che ripercorrerebbe in tema politico le diverse
posizioni dell'Aula -, si consulti con gli Uffici, ipotizzi una
convocazione della Commissione per il Regolamento, ma modifichi la
sua impostazione di limitare, seppure a trenta minuti, gli
interventi dei deputati su questa materia.
Gli interventi, ripeto, devono essere senza limitazione di tempo
perché questo esige la democrazia quando si tratta di argomenti di
natura elettorale.
BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'ordine dei lavori perché ho ascoltato delle affermazioni che
non credo possano essere assunte come verità, anzi non rispondono
assolutamente al vero. Ho ascoltato affermazioni, secondo le quali
la Conferenza dei capigruppo tenutasi ieri nel tardo pomeriggio e
che - ricorderà anche lei, Presidente -, si è protratta al punto
tale che il Presidente Cascio ha dato indicazione ai presenti in
Conferenza di dire ai deputati dei rispettivi Gruppi parlamentari
che i lavori d'Aula sarebbero proseguiti oggi alle ore 16.00.
Ricorderà che in quel contesto io non ho ascoltato - e non sono
stato il solo - alcuna determinazione di concludere la discussione
generale stasera, giovedì 3 marzo. Non l'ho ascoltato da parte di
nessuno.
E' stato convenuto un calendario che prevedeva l'avvio della
discussione generale sulla legge elettorale oggi pomeriggio alle
ore 16.00, il termine per la presentazione degli emendamenti sulla
legge elettorale per martedì 8 marzo entro le ore 13.00 e la
prosecuzione dei lavori sul disegno di legge della semplificazione
sempre per martedì alle ore 16.00. Dopo di che nessun altro impegno
è stato assunto. Non capisco, non capirei, saremmo alla
schizofrenia.
In base a quale principio si potrebbe ritenere concluso un iter
complicato, un iter difficile, un iter che ci vede per moltissimi
versi lontani nelle posizioni e sul disegno di legge sulla
semplificazione e su quello in materia elettorale?
Perché, allora, insistere oggi, continuare con una forzatura dei
tempi, che qualcuno vorrebbe assegnare a quest'Aula ritenendo
emergenza imprescindibile e priorità assoluta il prosieguo dei
lavori sulla legge elettorale, laddove oggi si inizia la
discussione generale?
Credo che, anche nei confronti di quei deputati dell'attuale
maggioranza i quali sostengono che la Presidenza, in alcuni casi
non garantirebbe il giusto equilibrio, il giusto rispetto del testo
regolamentare. Laddove questo fosse vero, certo non lo è a
vantaggio dell'attuale opposizione.
Ieri il Presidente dell'Assemblea ha determinato il corso dei
lavori e il prosieguo dei lavori attraverso una interpretazione di
quella che era la volontà eventuale del Governo, neanche
esplicitata, anzi sappiamo che l'assessore Chinnici era di avviso
diverso rispetto ad un mero rinvio, che peraltro stamattina abbiamo
verificato essere del tutto informale in una sede che non era
neanche quella della I Commissione, ma era un incontro tra deputati
e uffici senza alcun crisma di formalità.
Posto questo ragionamento, il fatto stesso che oggi la Presidenza
abbia rigettato la richiesta di discutere alcune pregiudiziali
sostenendo che una è la sommatoria, comunque, di una volontà
dell'Aula e che, rigettando la prima pregiudiziale, per qualunque
motivazione essa sia stata proposta, significa sostanzialmente che
l'Aula vuole andare avanti, al di là che le pregiudiziali possano
essere - e sarebbero evidentemente state - di tutt'altro oggetto e
di tutt'altro contenuto, è un segnale importante. E' così, ma non è
scritto da nessuna parte.
Posso comprendere - e sarei dello stesso avviso - che si escludano
pregiudiziali uguali, ma le pregiudiziali fondate su oggetti e su
contenuti diversi dovrebbero essere discutibili tutte.
Aggiungo che credo di essere dalla parte del giusto, del vero,
quando dico che nessun termine è stato posto alla chiusura della
discussione generale e, se questo avesse eventualmente determinato
la Presidenza, lo ha fatto senza alcun accordo e in piena di
violazione della discussione tenutasi in Conferenza dei capigruppo,
sia per quanto riguarda la discussione generale sia per quanto
riguarda i lavori.
CRACOLICI. Il Presidente dovrebbe interromperla. Ma di che parla,
onorevole Bufardeci
BUFARDECI. No, onorevole Cracolici, il Presidente dovrebbe proprio
interrompere la trattazione di questo disegno di legge, perché
quello che abbiamo sentito dire anche poc'anzi dall'onorevole De
Luca testimonia come avremmo bisogno di approfondire per fare una
legge vera, non una legge che non serve a niente. Qui mi pare che
ci sia l'esercizio a legiferare non si capisce che cosa.
Sotto questo profilo, siccome qui si cerca di legiferare, non so
bene per quale ragione, una semplificazione che complica e una
legge elettorale che non aiuta assolutamente, che non norma niente
lasciando irrisolte tutte le discussioni, io credo - così come è
stato detto pure dall'onorevole Maira - che occorre fare
assolutamente chiarezza perché non vorrei che si ingeneri in
quest'Aula una discussione su presupposti assolutamente sbagliati,
assolutamente infondati.
Non vi è nessuna ragione di emergenza per la quale bisogna
contingentare i tempi o fare sedute notturne o proseguire di sabato
o di domenica dopo che - ricordo a quest'Aula e ai colleghi
dell'attuale maggioranza - per settimane, per mesi, il Parlamento
non ha discusso, e non certo perché l'opposizione ha fatto
ostruzionismo ma perché per prima questa maggioranza ha richiesto
moratorie, sospensioni, pregiudiziali, rinvii in commissione.
Oggi, dopo settimane e mesi di paralisi dovuta al Governo e alla
maggioranza, improvvisamente il 3 marzo è diventato il termine
ultimo entro il quale guai se non completiamo questa legge
fondamentale per i siciliani, chissà che cosa stiamo violando
Mentre questo disegno di legge non tratta nulla di serio, anche in
materia elettorale, si contraddice, e ce lo diciamo tantissime
volte fuori da questa tribuna.
Signor Presidente, lei era presente in Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari e, pertanto, non può assolutamente
consentire che si contrabbandi per verità quello che verità non è.
Nessun termine per chiudere la discussione generale entro giovedì,
nessun termine per chiudere l'esame del disegno di legge che ha
bisogno di grande approfondimento, come dimostra già questa fase
preliminare alla discussione generale al di là dei quindici, dei
trenta o dei quarantacinque minuti.
Invito la Presidenza a non concedere e a non cedere ai diktat che
qualcuno vorrebbe imporre in ordine ad un termine che, proprio in
questa materia, deve essere garantito a tutti coloro che intendono
parlare per migliorare una legge, ribadisco, inutile e della quale
non c'è alcuna necessità ma che, pur tuttavia, nel momento in cui
è entrata in discussione in questa Aula, deve poter essere
affrontata nei tempi e nei modi che il Regolamento interno assegna,
senza accelerazioni che nessuno ha mai assegnato e nessuno si è mai
impegnato a garantire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli ultimi due iscritti a parlare
sull'ordine dei lavori sono gli onorevoli Leontini e Falcone.
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, allora lo fate di proposito.
Onorevole Mancuso lei ha già parlato sull'ordine dei lavori.
MANCUSO. Non si accettano suggeritori Voglio essere iscritto a
parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. L'Aula sa bene, i capigruppo sanno bene che le armi,
quelle regolamentari, assolutamente regolamentari, che hanno a
disposizione i parlamentari per cercare di far valere le proprie
ragioni, sono quelle previste dallo Statuto. Quindi intervenire per
cercare di bloccare, ci fa perdere ulteriore tempo. Onorevoli
colleghi, vi invito ad aiutare la Presidenza per cercare di
condurre i lavori in maniera ordinata e calma.
Avevano chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori l'onorevole
Falcone e l'onorevole Leontini.
SPEZIALE. L'onorevole Falcone è già intervenuto sull'ordine dei
lavori, non sono il suggeritore di nessuno
BENINATI. Signor Presidente, io non sono intervenuto sull'ordine
dei lavori, pertanto chiedo di intervenire.
PRESIDENTE. La Presidenza ricorda perfettamente quanto è avvenuto
e non vuole essere suggerita da nessuno, precedentemente sono
intervenuti sulla questione pregiudiziale.
Onorevole Falcone, ha facoltà di parlare.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'ordine dei lavori essendo intervenuto sulla pregiudiziale
qualche momento fa. Avevo anche ipotizzato di intervenire facendo
semplicemente una richiesta di sospensione dei lavori perché
sarebbe anche piacevole che stasera potessimo - piuttosto che in
questo clima, così, un poco arroventato - distenderci un attimo,
rasserenarci e pensare di festeggiare un collega parlamentare,
l'onorevole Pogliese, che stasera compie trentanove anni. Sarebbe
opportuno, in un momento di serenità, tornare nell'alveo del
dialogo, del dibattito, del confronto.
Detto questo, intervengo sull'ordine dei lavori per tentare di
spiegare cosa voleva dire il legislatore nel formulare il comma 9
dell'articolo 103. E' chiaro che nell'articolo 103 vengono posti
dei limiti agli interventi, é giusto perché non sarebbe, come dire,
plausibile pensare ad interventi fiume che potessero bloccare i
lavori, così come alcune volte è capitato, e così come mi si dice
che qualche anno fa, qualche collega parlamentare attualmente in
carica di una presunta maggioranza, o meglio di una maggioranza
parlamentare con giochi di palazzo, ma non elettorale, tentava nel
passato di porre in essere. Qual è oggi il problema?
L'articolo 103, comma 9, prevede che quando si parla di materia
elettorale, poiché la materia è assolutamente importante, è chiaro
che bisogna procedere a degli approfondimenti. Ho sentito il
presidente Oddo cercare di arrampicarsi sugli specchi, cercare di
convincere l'Aula che la materia non è elettorale in Sicilia, ma è
della Regione Sicilia, quindi soltanto quando parliamo di una
riforma del sistema elettorale della Regione Sicilia, e quindi del
Parlamento siciliano; ma chiaramente egli stesso non è convinto del
suo ragionamento, della sua difesa, di questa tesi.
Oggi il problema qual è?
Quando noi diciamo che dobbiamo avere il tempo necessario per fare
delle riflessioni, non lo diciamo a caso, signor Presidente, e sa
perché?
Perché in queste ore, in questi minuti, diversi parlamentari
mandano comunicati stampa, con i quali ciascuno pone in essere
delle iniziative, di partito o personali, per dire che bisogna
proporre i tre mandati per i sindaci dei comuni capoluogo, bisogna
proporre la preferenza multipla, la preferenza di genere, bisogna
intervenire sull'elezione diretta dei consigli di quartiere,
bisogna intervenire sulle incompatibilità. Tutte argomentazioni
legittime, ma tutte argomentazioni su cui avevamo discusso e su cui
si era elaborato un ragionamento in I Commissione.
Allora, nel momento in cui si tenta di arrivare ad una norma, di
fare una norma con il rischio, signor Presidente, che poi il
Partito Democratico si troverà con un pugno di mosche in mano
perché rischia, appunto, di avere un'ulteriore norma che non sarà
attuabile, che non avrà alcun effetto, che non avrà alcun tipo di
risultato positivo
CRACOLICI. Signor Presidente, questo intervento è nel merito, non
sull'ordine dei lavori.
FALCONE. e non a caso diciamo questo perché riteniamo, non come
singoli parlamentari ma come mens legis, che il legislatore ha
voluto evitare il contingentamento dei tempi su una materia molto
delicata.
ODDO. Che c'entra questo con l'ordine dei lavori?
CORDARO. Ma lei è vicepresidente
FALCONE. A me dispiace che un collega parlamentare, il quale ha
pure responsabilità d'Aula in alcuni momenti, debba sindacare sul
ragionamento che è proprio attinente all'ordine dei lavori.
Sto spiegando perché deve essere applicato correttamente il comma
9 dell'articolo 103 del Regolamento
CRACOLICI. Che c'entra tutto ciò con l'ordine dei lavori? E il
Presidente che sta in silenzio
ODDO. Non è un intervento sull'ordine dei lavori questo
FALCONE. Come no? E' ordine dei lavori, è sul contingentamento dei
tempi.
ODDO. Non è sull'ordine dei lavori questo. Lei la deve smettere.
MANCUSO. Ma perché non lo richiama? Dove siamo? A chi grida di
più?
ODDO. Vergogna, vergogna
(Tumulti dai banchi di sinistra)
PRESIDENTE. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle 18.40, è ripresa alle ore 20.28)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gennuso è in missione dal 3
al 5 marzo 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende l'esame del disegno di legge numeri 85-213-256-278-296-
299-441-
480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, intanto proseguiamo l'esame del
disegno di legge fino alle ore 22.00 con i deputati iscritti a
parlare nella discussione generale.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non speravo più
di riuscire a parlare, avevo perso ogni speranza, poi non è che
volessi dire tante cose
Intervengo sul disegno di legge in discussione, mi riferisco alla
riforma della legge elettorale, su cui voglio esprimere alcune
perplessità nel merito. Ma prima desidero analizzare la strategia
che il Governo ha deciso di darci nello svolgimento dei lavori
facendo riscaldare gli animi in questa Aula.
E' vero che si vogliono fare alcune leggi, ma è anche vero che in
questo periodo, in questi ultimi giorni, sta montando una protesta
all'esterno del Palazzo su un insieme di vicende che, grazie ai
ritardi che il Governo porta avanti, ci stanno mettendo un poco in
difficoltà.
Non comprendo l'ostinazione a voler portare avanti per forza una
legge. Prima di portare avanti questa norma, abbiamo altri obblighi
nei confronti dei siciliani, principalmente quello che ci siamo
detti ogni anno, ad ottobre: approvare il bilancio e la finanziaria
nei termini di legge.
Ormai è diventato un vizio da parte del Governo non portare
bilancio e finanziaria nei termini stabiliti. Quando mi sono
trovato al Governo, sin d'allora, era il 2009, ho invitato il
Presidente della Regione perché si approvasse il bilancio nei
termini.
Ma ormai sembra sia diventato un vizio del Governo oltrepassare
questi termini, ogni anno c'è sempre qualche legge che all'ultimo
momento viene tirata fuori; ricordo a me stesso, l'anno scorso era
la legge per i precari, arrivata il 18 novembre, già in sessione di
bilancio, e fu per il Governo l'alibi per spostare in avanti
l'esercizio provvisorio.
Onorevoli colleghi, è vero che le Conferenze dei capigruppo
possono cambiare sistematicamente i lavori d'Aula, possono aprire
finestre legislative, possono fare tutto; ma è anche vero che noi
abbiamo degli obblighi verso la Sicilia e verso i cittadini, ai
quali ogni qualvolta ritardiamo di qualche giorno l'approvazione
del bilancio creiamo un danno enorme.
La Regione, anche quest'anno, ha deciso di fare un danno, e il
Governatore se ne assume le responsabilità - mi dispiace - insieme
alla maggioranza.
Io ricordo all'onorevole Cracolici - con il quale più volte ci
siamo scambiati informazioni sui tempi entro cui bisognava
approvare il bilancio - quando mi disse che con la nuova
maggioranza sarebbe cambiato tutto, che il bilancio sarebbe stato
approvato entro il mese di dicembre del 2010. Siamo a marzo del
2011 e ancora di bilancio non se ne parla. Anzi, si parla,
giustamente, di un disegno di legge, che ritengo l'unico veramente
importante, quello sulla semplificazione e, invece, si fa tutto il
possibile per usare questo testo per incardinarlo e poi
scardinarlo.
Questa non è una legge che interessa, è una legge che serve solo
per metterla all'ordine del giorno e ritoglierla quando necessita
riportare la legge elettorale, che non so quale beneficio potrebbe
portare in questo momento alla Sicilia.
Onorevoli colleghi, ho voluto fare questo mio intervento che parte
da lontano per dire che, obiettivamente, non penso che alla Sicilia
serva questa legge. Me ne dispiace, qui c'è l'assessore e amico
Pier Carmelo Russo che sa quanti problemi ci sono nel mondo delle
imprese.
Mi sarei aspettato che si parlasse di qualche emendamento da
inserire nella finanziaria per accelerare quel processo che oggi
vede una parte degli appalti in crisi. Mi sarei aspettato che nella
finanziaria oggi, in Commissione, si cominciasse a parlare di come
sistemare i problemi della formazione professionale. Mi sarei
aspettato di parlare di quelle cose che la gente aspetta.
Arriveremo al 30 di marzo, credo che ormai sia nelle cose, e
l'esercizio provvisorio andrà prorogato, come dissi a proposito
della legge sulla stabilizzazione dei precari che, a mio avviso,
era l'alibi per non fare bilancio e finanziaria.
E' vero, onorevole Cracolici, i miei colleghi mi ascoltano poco,
ma io vi invito a fare delle valutazioni. Non so se il disegno di
legge in materia elettorale si approverà, però mi risulta che a
livello nazionale, proprio oggi, è stato deciso che le elezioni
amministrative in Italia si terranno il 15 e il 16 di maggio. Vuol
dire - ritengo, mi auguro e spero - che in Sicilia ci sarà la
stessa data perché sarebbe anche scomodo indire le elezioni in date
differenti.
Siamo ai primi di marzo e, se andrà bene, la legge elettorale, nel
caso in cui riuscirà ad essere approvata e quindi diventare
operativa, non potrà essere pubblicata prima del 18 o 20 di marzo.
Allora, mi chiedo se sia mai successo in questa Assemblea - e lo
lascio agli atti - che si cambino le regole neanche due mesi prima
delle elezioni. E questa è la prima domanda.
Poi, l'Ufficio degli enti locali - non ricordo bene la nuova
definizione dell'Ufficio regionale che si occupa di elezioni -
riuscirà a predisporre gli opuscoli informativi con le nuove
regole?
Credo proprio di no, o quanto meno, se ci riuscirà, ci riuscirà
certamente dopo l'indizione delle elezioni. Sinceramente, mi
sembra che stiamo forzando una procedura che sarà ingestibile.
Uno dei problemi è che, quando si cambiano le regole, occorre
informare i comuni dove si terranno le elezioni. Voi tutti
conoscete i famosi opuscoletti che l'Assessorato invia a tutti i
Comuni siciliani con le nuove regole; io credo che lo farà forse
prima che si presenteranno le liste, non certamente prima della
indizione delle elezioni. Quindi, io credo che già ci sia un vizio
a monte.
E questo è un problema, Assessore, che la invito a valutare perché
noi, con tutta la buona volontà, con tutta la premura e con tutte
le approssimazioni con cui ci stiamo proponendo, stiamo parlando sì
e no di due mesi prima delle elezioni. E siccome le elezioni
nazionali - non so se lo sapete - sono state fissate proprio oggi
per il 15 e il 16 di maggio, presumo che il Governo regionale le
faccia nella stessa data delle nazionali.
Invito gli Uffici a dirci se sono in grado di risolvere questo
problema, perché non si possono indire le elezioni e, nello stesso
tempo, non specificare quali saranno le regole con quegli opuscoli
che non si possono predisporre in una notte, ci vogliono giorni, e
poi devono essere consegnati.
Io non penso che l'Assessorato sarà in grado di farlo.
Ciò nonostante, si informi, assessore Chinnici, tutto questo è il
presupposto essenziale per sapere se vale la pena continuare ad
impegnarci e a litigare su cose che, forse, non avranno seguito.
Assessore Chinnici, ho letto alcuni articoli di stampa e ritengo
che il Governo dovrebbe avere una sua linea perché in qualche
articolo del disegno di legge, giustamente, impone che nelle Giunte
gli assessori non siano più tutti esterni, ma devono essere una
parte eletti e una parte esterni.
Noi dovremmo dare l'esempio, e il Governatore deve decidere se nei
consigli comunali applicare un principio e poi, lui per primo, usa
un altro principio, tenuto conto che io non vedo eletti in questo
Governo. Io rispetto il ruolo degli assessori tecnici, ma
certamente almeno sei di loro potrebbero essere eletti. Capisco
perché il Governo ha deciso di prevedere il 50 per cento di eletti
e il 50 per cento di esterni, perché in effetti con gli assessori
esterni c'è un aggravio di spesa e i Comuni è giusto che
risparmino. Ma come mai il Presidente Lombardo non si pone il
problema che dodici tecnici costano molto più di dodici politici?
Diamo anche noi il buon esempio
Pertanto quella norma che può convincermi, dovrebbe essere
automaticamente messa in moto da chi è l'artefice di una proposta
per i Comuni, altrimenti non ci siamo.
Mi scusi, questo non è rivolto a lei, assessore Chinnici.
Indubbiamente valuto la sua buona fede nell'avere fatto questa
proposta; certo, il Governatore, dovrebbe essere un pochino più
saggio nel prendere spunto da questa norma e fare le giuste
valutazioni per la sua Giunta anche perché, poi, penso che ciò sia
stato chiesto anche da partiti dell'attuale maggioranza.
Onorevoli colleghi, ritorno su un tema che forse è stato
dimenticato. Vedete, io mi sarei aspettato che su questa norma,
come qualche collega ha detto, il Governo preannunciasse per lo
meno un intervento sul problema della formazione professionale, che
vede oggi la Sicilia in fermento.
L'assessore Centorrino, gran brava persona, non ha capito - quando
il 30 settembre è stato approvato il bilancio in Giunta - che la
formazione professionale era stata inserita con eguale zero in
bilancio. Veramente non so come mai non se ne sia accorto, ma
siccome so come si approvano i bilanci in Giunta e so che
sicuramente gli sarà stata data garanzia dall'assessore per
l'economia che la copertura c'era, purtroppo se ne è accorto dopo.
Ebbene, l'assessore Centorrino è l'unico assessore che in questi
ultimi giorni ha subìto pure delle serie contestazioni.
Ritengo che un'iniziativa del Governo vada fatta, io la farò con
il mio Gruppo parlamentare e inviterò i colleghi a sottoscriverla
perché dobbiamo cercare di dare una risposta rapida ai problemi
della formazione, inserendo un emendamento proposto dal Governo e
che tutti i Gruppi, se vogliono, sottoscriveranno per una deroga
che consenta di pagare gli stipendi per questi lavoratori.
Questo è possibile applicando una norma in deroga, altrimenti il
problema della formazione, un problema serio, viene dimenticato.
Credetemi, anche in Commissione è stato detto che la piazza
arriverà oltre i limiti della sopportazione e l'unico modo per
poter intervenire, Assessore, parlo da ex componente del Governo, è
predisporre una norma in deroga. E una seconda norma in deroga,
assessore per i lavori pubblici, è per il DURC di queste realtà.
Perché, sicuramente entro marzo gli enti non riusciranno a prendere
un centesimo, dal 30 marzo in poi non potranno avere il DURC in
regola, e non per colpa loro ma per colpa dei ritardi del Governo
che non ha messo prima i soldi in bilancio, che a dicembre ha
dovuto fare la variazione inserendo somme che poi non sono
utilizzabili.
Se tutto va bene, gli enti potrebbero essere pagati ad aprile ma,
non avendo il DURC in regola, non li potranno prendere. E' un
problema molto serio, assessori di questo Governo.
Io ho pronti due emendamenti per superare questo problema, non so
dove riterrete opportuno inserirli, se nella norma sulla
semplificazione o in questa in discussione. Però è un problema
serio, ripeto, e pertanto preannunzio che sulla semplificazione
proporrò, anche se tardivamente, con il mio capogruppo o con chi
vorrà avere la bontà di impegnarsi su questo, emendamenti per
risolvere la questione.
Poi devo dire che avrei affrontato in questi giorni un altro tema
importante, non certamente la legge elettorale. Avrei proposto di
inserire in finanziaria, se già fossimo giunti al suo esame, una
norma per i dissesti idrogeologici in Sicilia.
C'é una Sicilia che sta crollando a pezzi, ma non gliene importa
niente a nessuno.
Anzi, il Governo, e me ne dispiace, ha fatto tanto di sbagliato,
lo dico perché resti agli atti: nel 2009 avevo fatto una proposta
in Giunta, che è stata totalmente disattesa; si spenderanno 300
milioni di euro inutili, e anche il Governo centrale, coinvolto in
questa spesa folle del dissesto idrogeologico in Sicilia insieme
all'assessorato del territorio e dell'ambiente, sta sperperando.
Ed è inutile che protesti la povera gente di Giampilieri quando
la Regione ha i soldi ma li spende in maniera sbagliata, in
dispregio totale di una delibera di Giunta da me proposta il 3
ottobre del 2009, che lascerò agli atti della Presidenza, perché
questi sono i problemi che interessano alla Sicilia e non la legge
elettorale, di cui non importa niente a nessuno.
Signor Presidente, avevamo impostato, su mia proposta, una riforma
della spesa per i dissesti idrogeologici in Sicilia, invitando - e
la delibera ne prende atto - a bloccare la spesa perché si sapeva a
cosa si sarebbe andati incontro, cioè che avremmo speso una
quantità enorme di soldi.
I decreti ci sono, ma si potrebbero ancora sospendere perché
molti, anche se hanno i decreti, non hanno i progetti. Ma di questo
parleremo subito dopo, perché so che ci sono decreti senza i
progetti ed è bene che l'assessorato del territorio e dell'ambiente
fornisca chiarimenti a breve, come mai accadono certe cose, e come
mai ci sono gli impegni di spesa decretati ma mancano i progetti.
Ebbene, avevamo previsto con delibera di creare un fondo unico per
il rischio idrogeologico in Sicilia, con la regia dell'assessorato
dei lavori pubblici allora, oggi delle infrastrutture; ma di tutto
questo non si è fatto nulla. Questo era un problema serio da
affrontare in questi giorni, non certamente la legge elettorale su
cui oggi siamo qui per discutere e che io, credetemi, ho difficoltà
pure a discutere perché non saprei cos'altro aggiungere tranne che
invitare il Governo a sospenderne la trattazione, portare a
conclusione l'iter del disegno di legge sulla semplificazione e lì
inserire qualche emendamento per risolvere i problemi della
formazione per passare subito dopo al bilancio, dove inserire gli
interventi necessari per risolvere i problemi della Sicilia.
Questo farebbe un'Amministrazione sana.
Ma qui mi sa tanto che il Presidente, un po' schizofrenico nel
modo di gestire la Regione, passa e molla sistematicamente
iniziative fuori luogo solo per mettere in fibrillazione l'Aula
dopo che, oltre tutto, la mortifica sistematicamente Non me ne
vogliano gli assessori tecnici, ma non avere neanche un assessore
politico è una mortificazione per quest'Aula, non è la
mortificazione mia personale o di qualche collega che non è più
assessore, ma è la mortificazione di tutta l'Assemblea regionale
siciliana, sia della maggioranza che dell'opposizione.
Non era mai accaduto di trovarci con dodici assessori tecnici,
mentre i deputati eletti con grande sacrificio dal popolo non
riescono ad esprimere la loro voce al Governo di questa Regione.
Signor Presidente, vado a concludere perché, mi creda, sono in
imbarazzo ad intervenire ancora sull'argomento, potrei dire tante
cose che avremmo potuto fare prima dell'inutile discussione di
questi giorni. Però provo amarezza nel dovere prendere atto
dell'indifferenza assoluta del Governatore ai problemi veri della
Sicilia.
Lui ha un obiettivo, e lo ha manifestato a noi tutti, onorevoli
colleghi, che siamo supini a queste attenzioni da parte sua: ha
solo l'obiettivo in questa Assemblea di dividere i partiti, lo ha
fatto prima con l'UDC, la prima vittima, poi è toccato al PDL, la
seconda vittima, e ora tocca al PD, ed è inutile che ci giriamo
attorno, sarà questione di un mese, più o meno.
Il Partito Democratico ha ormai avviato una divisione nei fatti,
onorevole Cracolici, e lei vedrà come questo meccanismo andrà
avanti. Già ha un significato molto importante il voto di ieri alla
Camera, con l'astensione dell'MPA, che serve proprio a spaccare
ulteriormente il vostro Gruppo, e voi già siete pronti, questione
di un mesetto, non arriverete al bilancio.
Alla luce di tutto questo, inviterei l'assessore per i lavori
pubblici, qui presente, a valutare l'opportunità a breve di
inserire nella legge sulla semplificazione e accelerazione della
spesa una norma e di prendere atto, se mai riusciremo a discuterne,
che se effettivamente la Regione - e questo era il quarto punto -
vuole veramente accelerare la spesa dei fondi comunitari, non è
certo la legge elettorale che aiuterà a farlo, ma forse era bene
intervenire subito su qualcosa. Ed io ho posto, proprio per non
essere quel deputato di opposizione ma per fare una opposizione
costruttiva, un segnale di attenzione, visto che nessuno del
Governo ne parla, che era quello, limitatamente ai progetti
comunitari e ai fondi FAS, di aumentare la soglia dei progetti,
degli appalti da 1 milione 250 mila euro a due milioni e mezzo di
euro.
So che qualcuno potrebbe dire che l'UREGA è pure importante, ma
oggi in Sicilia l'UREGA è anch'esso purtroppo uno dei fenomeni di
rallentamento della spesa comunitaria.
Allora, bisogna avere il coraggio di continuare a lavorare
sull'accelerazione, sbloccare un procedimento che blocca
l'attivazione degli appalti e, quindi, alzare questa soglia.
Capisco che qualcuno può pensare che stiamo ritornando a far fare
gli appalti ai comuni, ma siamo in ritardo; ormai la Comunità
europea - sono stato in Commissione Bilancio più volte - ha
dichiarato che la Regione è in disimpegno automatico per 300
milioni di euro, se tutto va bene, se va male forse di più. Allora,
cosa fa il Governo per accelerare la spesa?
La legge elettorale Sta facendo la legge elettorale per
accelerare la spesa comunitaria, sta facendo la legge elettorale
per risolvere i problemi della formazione, sta facendo la legge
elettorale per risolvere buona parte dei problemi impellenti della
Sicilia Queste cose si possono affrontare in finanziaria e in
bilancio, nel caso in cui non si voglia farlo con la legge sulla
semplificazione, ma non so più quando perché sono convinto, così
come il PD - mi auguro di sbagliare, onorevole Cracolici - che
ormai l'esercizio provvisorio al 30 marzo è già finito. Anzi, il
Governo si appresti a predisporre l'esercizio provvisorio fino al
30 aprile, assessore Chinnici, lo riferisca al suo collega Armao,
perché chiaramente non si può più fare il bilancio entro il 30
marzo e non per responsabilità dell'opposizione, perché noi non
abbiamo mai minimamente non voluto fare il bilancio.
Noi volevamo fare la sua legge che riteniamo utile perchè accelera
le procedure, aggiustandole, ma dopo bisognava entrare in sessione
di bilancio.
Questo, scusatemi, è il fallimento del Governo e, ahimè, di quei
poveri Siciliani che non riescono a vedere quello che oggi è la
cosa più importante: mettere in moto i soldi.
La Regione, ogni volta che fa l'esercizio provvisorio, non mette
in moto i soldi nel territorio, non fa circolare i soldi,
assumendosi la responsabilità politica, amministrativa ed economica
nei confronti di quelle famiglie che attendono anno per anno di
avere un po' più di economia sul territorio. Ma se vincoliamo la
spesa con l'esercizio provvisorio in modo sistematico, di fatto
creiamo alla Regione un danno economico incalcolabile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, questa
sera stiamo affrontando - io direi assolutamente controvoglia però
ci sono leggi e regolamenti che ci impongono un determinato
percorso - un tema che sicuramente non trova al di fuori di questo
Palazzo e nella platea dei Siciliani alcun tipo di interesse né
alcun tipo di attenzione.
I Siciliani tutti, e fra loro soprattutto coloro che attendono
risposte alle loro problematiche vitali, a quel quotidiano che
tante famiglie siciliane oggi non riescono a vivere con serenità; a
quelle famiglie siciliane che non riescono più ad arrivare alla
terza o alla quarta settimana; a tutti quei disoccupati vecchi e
nuovi, non per nulla l'Istat ci parla per il 2010 di una perdita di
quarantamila posti di lavoro in Sicilia, tutte queste fasce
attendono - non dico attenderebbero, ma dico attendono - altre
risposte, attendono qualcosa di concreto. Qualcosa di concreto
attendono anche soggetti politici, soggetti associativi, categorie
di imprese e di lavoratori che, in parte, si richiamano a questa
maggioranza e a questo Governo.
Ci sono i sindacati che protestano. Abbiamo letto oggi, ad
esempio, un appello del segretario della CISL che attacca il
Governo, dimentico forse di ritrovare le sue posizioni
probabilmente - ma io dico solo probabilmente - rispecchiate in una
parte del PD, di cui il segretario, quel segretario regionale che
forse è assente non solo in quest'Aula, ma anche nella scena
politica se non fosse per qualche comunicato stampa, finisce per
incarnarne le aspettative.
Al segretario regionale della CISL dico che questo è un
infingimento dal quale bisogna uscire. Così come lo dico a quella
parte sana dell'industria siciliana, gran parte della quale si
rispecchia nei vertici di Confindustria, anche a loro dico assai
sommessamente e con quei toni pacati che vogliono essere
costruttivi e certamente non polemici, che è arrivato il momento di
uscire dall'ipocrisia e di attaccare un Governo mantenendo al suo
interno un insigne rappresentante.
Dico questo perché anche la Confindustria, oltre che i sindacati,
oltre che il mondo del lavoro, ma dico questo soprattutto con
riferimento a quelle categorie ormai da qualche anno, dal momento
in cui il Governatore Lombardo ha fatto ingresso nella scena
politica siciliana in maniera così preoccupante - perché Lombardo
non è un bambino, signor Presidente, e quando ci fa proclami sul
passato e sulla trasparenza, probabilmente dimentica che egli,
almeno da un ventennio, è parte importante della gestione del
potere politico e amministrativo in Sicilia -, dico questo perché
gli agricoltori, perché gli uomini dei cantieri navali, perché gli
uomini di Unicredit, perché tutte quelle categorie - e potrei,
purtroppo, citarne almeno una decina di lavoratori, da Termini
Imerese alla Keller a quant'altro - sono in sofferenza, attendono
e, ribadisco, non attenderebbero, risposte concrete.
Ebbene, rispetto a questo tipo di attesa, i Siciliani e pure noi
che oggi ci troviamo, in maniera inopinata, all'opposizione in
questo Parlamento, ci saremmo aspettati che il Presidente Lombardo,
il suo Governo e questa maggioranza ribaltonista che lo appoggia
avessero finalmente portato all'attenzione di tutti, alla nostra e
anche a quella - ribadisco - soprattutto dei Siciliani, questa
attesa ma forse ancora non concretizzata legge finanziaria.
Sarebbe stato questo l'unico modo per dare una risposta a tutte
quelle attese che non sono attese di qualcosa di futile ma di
qualcosa che deve servire alle imprese, ai lavoratori e a tutte le
categorie produttive per tornare ad avere e, quindi, a dare
risposte.
Ebbene, questa montagna scomposta, formata da una surrettizia
maggioranza, invece, fa le barricate e ai Siciliani propone una
legge che non interessa a nessuno: la legge elettorale.
Ma questa maggioranza fa di peggio perché, dopo avere gridato a
gran voce da parte del suo più importante rappresentante, il
Presidente della Regione, a tutti i capigruppo della maggioranza
medesima che vi era finalmente una riforma epocale, quella sulla
semplificazione amministrativa, avendo trovato l'accordo dell'Aula
perché questo disegno di legge fosse trattato, ebbene, decide che
sull'altare della bottega politica ed elettorale, non tanto e non
solo la finanziaria, ma anche una legge così importante definita
strategica da chi, fino a qualche giorno fa, come alcuni vertici di
Confindustria, ha detto testualmente che la mala burocrazia, ossia
le lungaggini della burocrazia, costituisce insieme alla mafia il
peggiore dei mali siciliani, ebbene, rispetto a questi proclami,
questa maggioranza ridicola smentisce il proprio assessore al ramo
che, da mesi, insieme alla Commissione aveva lavorato e manda in
soffitta questo disegno di legge.
Perché? Perché gli interessi di becera bottega impongono al
Presidente Lombardo di rispondere positivamente al ricatto del
Partito Democratico e dell'onorevole Cracolici.
Signor Presidente, in Aula non è presente l'onorevole Oddo, il
quale poco fa ha fatto un intervento che mi ha quasi commosso
perché in maniera accorata ha rimproverato i colleghi - e mi ci
metto anch'io - di fare riferimento sempre alla stessa persona,
immagino intendesse l'onorevole Cracolici.
All'onorevole Oddo sommessamente vorrei rispondere: se a prendere
la parola per la maggioranza e per il suo partito fosse - che so,
uno a caso, onorevole Oddo - l'onorevole Lupo, che invece non
esiste, non soltanto in Aula ma pure nella scena politica, magari
parleremmo dell'onorevole Lupo. Ma siccome chi interviene dicendo
spesso anche cose che hanno un valore politico è l'onorevole
Cracolici, credo che sia necessario, quando si risponde in Aula,
fare riferimento all'onorevole Cracolici. Però vorrei
tranquillizzare l'amico Oddo, absit iniuria verbis, che non
intendiamo minimamente con questo additare né fare dell'onorevole
Cracolici un capro espiatorio. Peraltro, devo dirle, onorevole
Oddo, che l'onorevole Cracolici si difende benissimo da sé, non ha
bisogno di avvocati difensori.
Dicevo poc'anzi, si è intervenuti perché eravamo in attesa di
scoprire quale fosse questo disegno di portata epocale che, una
volta messo in soffitta il disegno di legge sulla semplificazione,
doveva portare finalmente i Siciliani a poter calare la pasta
Pensavamo alla finanziaria, invece abbiamo scoperto che era questa
legge di becera bottega, come definivo poc'anzi, appunto, il
disegno di legge sulla modifica della legge elettorale per gli enti
locali. E, siccome la I Commissione ha sempre lavorato in maniera
seria, e lo dico adesso al presidente della I Commissione, che è in
Aula e di questo lo ringrazio, devo anche rimproverargli un
percorso che questa sera, o meglio, che in questo caso, nel caso
della trattazione in I Commissione del disegno di legge sulla
riforma elettorale, ha smentito dando uno schiaffo palese a quel
bon ton istituzionale che spesso, direi quasi sempre, in quella
Commissione è stato utilizzato.
Avere approvato in I Commissione il disegno di legge sulla riforma
elettorale negli enti locali, in assenza dei componenti
dell'opposizione, è uno schiaffo alla agibilità democratica
MINARDO, presidente della Commissione. Non è colpa mia
CORDARO. Capisco che il presidente Minardo alza le mani e dice che
non è colpa sua, perché so bene che anche in quel caso il ricatto
del Partito Democratico ha imposto al presidente Minardo, che per
altro è persona mite, di andare avanti nonostante il suo animo gli
suggerisse cosa diversa.
Ormai qui, signor Presidente, siamo tutti sotto ricatto. Abbiamo
visto, anche in queste ore, l'atteggiamento di chi crede di potere
manipolare regolamenti e di condurre l'Aula a proprio piacimento.
Noi siamo opposizione. Vero è che eravamo stati eletti per
governare la Sicilia e sono certo che avremmo proposto meno ricatti
politici all'onorevole Lombardo.
Ma l'onorevole Lombardo è un uomo che ama le difficoltà e, quindi,
ha ritenuto che era più intrigante creare i presupposti per cui le
sue giornate, invece che essere giornate di gestione della cosa
pubblica siciliana, diventassero giornate di fibrillazione, di
scontri, un giorno di attacco a tizio, il giorno dopo di difesa di
Cracolici. Cose davvero inquietanti se non fosse che,
probabilmente, in fondo c'è un disegno politico che, magari da qui
a qualche settimana, sarà finalmente disvelato, e cioè il
definitivo ribaltone che porterà chi aveva perso le elezioni al
governo della Regione e chi le aveva vinte a continuare a fare
opposizione.
I Siciliani questo lo sanno Basta leggere quell'ottimo quotidiano
on-line che si chiama Live Sicilia , non tanto nelle favolose
interviste che noti esponenti del Partito Democratico rilasciano
perché sono assurti a protagonisti della vita politica regionale,
ma invito la classe dirigente del PD a leggere i commenti che sono
a margine o in coda di quelle che sono delle splendide interviste.
Mi è capitato di leggerne qualcuna del capogruppo, vi erano una
quarantina di commenti, li ho letti tutti perché non potevo credere
che non ve ne fosse neanche uno di segno positivo. Sono dovuto
arrivare fino al quarantesimo e sono rimasto deluso, erano tutti di
segno negativo, tutti dicevano non vi voteremo mai più . Però,
questo mi ha confortato perché vuol dire che i Siciliani hanno
capito che c'erano delle regole, che queste regole sono state
infrante, che c'è un uomo che pur di restare in sella è pronto a
fare patti col diavolo, in questo caso il diavolo è il PD, ancora
una volta dico absit iniuria verbis, non intendo offendere nessuno,
siamo nel corso di un dibattito politico, ma credo che quello che
si deve dire vada detto.
Allora, rispetto a questa monumentale riforma elettorale mi
permetterò, signor Presidente, per il tempo che mi rimane, di
entrare nel dettaglio per affrontare alcuni punti che credo siano
importanti. Per quanto mi riguarda, nella maggior parte dei casi li
criticherò con argomentazioni che dedurrò all'attenzione dell'Aula,
in qualche caso dirò che ci sono addirittura delle norme ultronee e
farò anche qualche esempio, in qualche altro raro caso mi
permetterò di sollecitare qualche modifica che, probabilmente, nel
momento in cui passeremo dalla discussione generale alla
trattazione degli emendamenti che stiamo redigendo ed elaborando,
potrà essere utile al fine di fare una valutazione completa.
Io mi sono reso conto, signor Presidente, assessori e colleghi,
che l'onorevole Cracolici non riesce ad uscire fuori dall'ottica
dell'uomo di opposizione. E lo sa, onorevole Speziale, perché mi
sono convinto di questo? Perché la presentazione di una norma che
prevede il referendum, che può, dopo metà legislatura, permettere
ad un terzo dei cittadini che hanno partecipato alla precedente
consultazione elettorale, di mettere in discussione e di mandare a
casa un sindaco, dà plasticamente la visione di un soggetto che è
convinto di continuare a fare opposizione per tutta la vita, forse
a ragione. Se l'onorevole Cracolici fosse convinto, perché egli ha
voluto fortemente questa norma in I Commissione, di poter
serenamente andare al governo, non si sognerebbe neanche di
innestare un meccanismo che non è malefico solo sotto il profilo
politico perché, di fatto, se dovesse passare il referendum, le
elezioni non sarebbero più ogni cinque anni, sarebbero ogni due
anni e mezzo, ma è anche - direi - diabolico sotto il profilo
economico.
Siamo in tempi in cui dobbiamo abbattere i costi, siamo in tempi
in cui ci venite a spiegare quotidianamente che è necessario creare
i presupposti per il risparmio nella cosa pubblica, siamo in tempi
in cui siamo fermi alle cento lire della lampadina perché dobbiamo
dare il segnale all'esterno. Dopodiché andiamo a creare i
presupposti perché la macchina elettorale, con tutte le spese che
questo comporterebbe, invece di mettersi in moto ogni cinque anni,
possa mettersi in moto ogni due anni e mezzo.
Sul referendum noi Popolari di Italia Domani faremo
democraticamente le barricate perché crediamo che questo non sia
un modo per esprimere democrazia. Altri sono i modi per esprimere
democrazia e su questi siamo pronti a discutere. Ci sono altre
iniziative popolari, ci sono le assemblee cittadine, ci sono dei
modi di partecipazione costituzionalmente garantiti che danno ai
cittadini la possibilità di esprimere il loro parere senza arrivare
ad un voto confermativo o ad un voto di bocciatura a un sindaco
dopo soli due anni e mezzo.
Allora, rispetto a questo punto noi crediamo, ed è una delle
ragioni per le quali abbiamo sin da subito detto che non eravamo
d'accordo rispetto a questo tema, che il tema del referendum vada
rivisitato e che, certamente, su questo noi non possiamo essere
d'accordo. Così come non siamo d'accordo concettualmente sulla
riserva indiana che qualcuno vuole preservare per le donne, le
famose quote rosa . Amici miei, qui si usa sempre il metodo del
vorrei ma non posso .
O le donne vengono trattate alla stessa stregua degli uomini, e lo
si può fare in due modi, o stabilendo che siccome tra uomo e donna,
così come io credo, non c'è alcuna differenza, la libera
competizione elettorale debba fare eleggere tante donne quanti
uomini; oppure riservando, qualora si dovesse stabilire che ad
esempio in una società come la nostra, che magari è stata negli
anni più tradizionalista di altre, questo approccio concettuale non
ci sia, allora stabiliamo subito, quanto meno, il cinquanta e
cinquanta: cinquanta per cento uomini e cinquanta per cento donne.
No, gli si riserva lo strapuntino che è del 25 per cento, perché
siccome prima c'era trentatré, poi ne hanno ridiscusso, facciamo
il venticinque per cento che uno su quattro si possono
accontentare .
Se io fossi donna non sarei felice di questa scelta perché,
ribadisco, è una scelta concettualmente inaccettabile. Altrimenti
mi vengano a spiegare, ma non ci riusciranno, qual è la logica
giuridica, qual è la logica normativa, qual è la logica razionale
rispetto alla quale si deve stabilire una percentuale del 25 per
cento. Probabilmente me lo spiegheranno i colleghi del PD nel corso
della discussione generale. D'altronde, poc'anzi io parlavo della
necessità di ridurre i costi, però, nello stesso tempo,
l'introduzione di un referendum che porterebbe a votare ogni due
anni e mezzo.
Ma scusate, il PD non è stato l'unico partito a votare in
Commissione la riduzione dei parlamentari da novanta a settanta?
C'è un po' di schizofrenia.
Io capisco che in questo momento, nel PD siciliano e non solo, ci
sono grandi fibrillazioni ma, vivaddio, mettetevi d'accordo, non
possiamo risparmiare con la mano destra e spendere di più con la
mano sinistra, altrimenti la gente non capisce ed è da tanto che
già la gente non capisce.
Noi abbiamo immaginato, poi, che ci siano altre norme importanti
che devono essere dibattute in questa Aula. C'è un problema, ad
esempio, che nessuno ha immaginato di sottoporre all'attenzione
dell'Aula, lo farò io con un emendamento, che è quello che riguarda
i presidenti dei consigli comunali e provinciali. Non dico questo
perché l'esperienza quotidiana del Presidente della Camera fa
vergognare ogni uomo che si riconosca nelle istituzioni
repubblicane, tranne coloro che, essendo di parte, si vergognano
dentro ma non lo possono dire perché fanno parte di quella parte.
Ma dico questo perché, rispetto alla vicenda dei presidenti dei
consigli comunali e provinciali, si è creata una situazione
assolutamente incredibile: la legge sugli enti locali, la legge
regionale prevede la rimozione del presidente del consiglio
comunale o provinciale da parte del Presidente della Regione
soltanto in caso di particolari ragioni di inaffidabilità, e cioè
chiaramente tutte quelle che sono previste dalla Costituzione per
il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera o il
Presidente del Senato. Ebbene, siccome ci sono stati dei
pronunciamenti del Giudice amministrativo che hanno stabilito cosa
diversa, è capitato in parecchi casi che alcuni sindaci, sulla base
di una giurisprudenza, peraltro non consolidata, abbiano scelto di
mandare a casa i presidenti dei consigli per mere ragioni politiche
che non sono previste da nessuna legge.
Io credo che su questo bisognerà riflettere perché, d'altro canto,
per un verso, noi continuiamo a depotenziare la figura del
presidente del consiglio che, se viene sfiduciato surrettiziamente
per ragioni non previste dalla legge, non procura nessuna
conseguenza; mentre abbiamo, d'altro canto, una sfiducia al sindaco
che manda il consiglio comunale a casa.
Però, che vogliamo fare? Vogliamo - mi è sembrato di sentirlo ieri
e dico subito che non sono assolutamente d'accordo - il terzo
mandato per i sindaci nei paesi, questa è stata la proposta che è
aleggiata ieri nella Conferenza dei Capigruppo, con meno di
cinquemila abitanti.
Cari colleghi, dobbiamo dirci che molti sindaci sono scrupolosi,
sono persone perbene, sono trasparenti, sono attaccati solo al bene
della propria civitas; ma, amici miei, possiamo consentire in uno
Stato democratico che ci siano sindaci che diventano padroni di un
paese per quindici anni?
Ma è mai possibile credere a tematiche, come quelle che ho sentito
qualche giorno fa: Sì, ma manca il personale politico ? Dove ci
sono 1500 abitanti, in questi paesi manca il personale politico e,
quindi, c'è un genio che può fare il sindaco 15 anni e 999 o 1499
abitanti che sono tutti degli asini.
Allora, anche sotto questo profilo cerchiamo di non parlare di
democrazia riempiendoci la bocca, ma di fare valutazioni reali. Io
sono convinto che il terzo mandato è una stortura democratica e
quindi preannuncio sin da subito che non sarò d'accordo. Così come
devo dire, invece, che mi trova favorevole la possibilità - era uno
dei temi trattati in Conferenza dei capigruppo e poi anche in I
Commissione - della elezione diretta del presidente di
circoscrizione.
A mio avviso questo é un tema da trattare, da discutere; lo faremo
quando affronteremo nel merito il disegno di legge perché anche su
questo, sulle circoscrizioni, penso sia possibile fare chiarezza in
questo momento. O le circoscrizioni hanno un senso, un ruolo e
quindi dobbiamo dotarle non soltanto di capacità amministrativa,
come accade ad esempio a Roma per le municipalità, e se hanno un
senso e se svolgono un ruolo nella società, perché sono quel front
office che si confronta quotidianamente con tutte le esigenze dei
cittadini, perché dobbiamo relegarle ad elezioni indirette?
Peraltro, ed è giusto qui denunziarlo, con una serie di storture
che sono state palesate perché è capitato che ci si metta d'accordo
mezza legislatura tu e mezza legislatura io , il rapporto tra
partiti non sempre chiaro, situazioni assolutamente non
verificabili, poca trasparenza.
Allora, anche qui, se vogliamo parlare di legalità e trasparenza,
dobbiamo prendere il toro per le corna e dire che le municipalità
hanno un ruolo, noi glielo diamo e i cittadini, così come per il
Sindaco, hanno la possibilità di eleggere il proprio presidente
della circoscrizione.
Anche su questo tema siamo disponibili ad un confronto
parlamentare quando si passerà nel merito della questione.
Ci sono poi tante altre cose che, a mio parere, sono inutili; ma
ci sono tante altre cose che sono ultronee. Signor Presidente,
quella che proprio di più mi è saltata agli occhi è riportata
nell'articolo 5, comma 2 - lo dico soprattutto all'assessore
Chinnici - relativamente all'attribuzione del premio di
maggioranza, che è una norma già prevista. Per cui qualora si
voglia mantenerla - e a quel punto siamo, sì, in tema di
semplificazione -, non ho nulla in contrario, in questo caso, a
mantenerla e non potrebbe essere intesa che come norma di
interpretazione autentica di qualcosa che già esiste nella
normativa. Rispetto a tutte queste indicazioni, in questi giorni,
da più parti, qualcuno ci ha rimproverato di essere strumentali e
di non volere la legge elettorale.
Voglio concludere il mio intervento respingendo al mittente tali
accuse che non accettiamo perché non abbiamo mai detto né pensato
di non volere la legge elettorale.
Abbiamo sempre detto che quel senso delle priorità del quale da
ragazzini ci parlava Padre Sorge impone, nell'interesse della terra
siciliana, che prima del disegno di legge di riforma in materia
elettorale vengano affrontate le norme che sono molto più attese
dalla società siciliana.
Mi riferisco, ovviamente, alla legge finanziaria e, per le ragioni
che ho detto in premessa, alla legge sulla semplificazione della
burocrazia.
Restiamo convinti di quanto andiamo affermando e, tuttavia,
siccome il senso democratico lo abbiamo nei fatti e non a parole,
come altri che oggi, surrettiziamente, governano questa Regione,
resti chiaro in quest'Aula che se ci imporrete di trattare la legge
elettorale, così come state facendo, in modo arrogante e a volte
anche violento, siamo pronti a trattarla in quanto abbiamo
argomentazioni per occuparci anche di quello.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevole colleghi, Governo, ho posto
già sull'ordine dei lavori un aspetto che riguarda la restituzione
della dignità di alcuni provvedimenti che questo Parlamento ha
fatto in passato, sbagliando, e che sono stati censurati dalla
Corte costituzionale.
Ho chiesto al Governo - ma, come capita spesso, non ho avuto
risposta - cosa intenda fare rispetto a questo vulnus che risale
ormai a circa un anno fa, ad aprile del 2010.
Mi sorprende il fatto che il Governo, che l'assessore per le
autonomie locali, non abbia sentito la necessità, non abbia avuto
la sensibilità di colmare questo vuoto.
Questo ci preoccupa anche rispetto alle dichiarazioni di principio
che hanno motivato il Presidente Lombardo - il tempo gli darà
ragione o torto, da questo punto di vista - e non è questo il
momento di esprimere giudizi sulla scelta di un Governo di tecnici.
Ma, rispetto alle motivazioni che lui ha espresso per motivare
l'immotivabile, probabilmente c'erano alcuni ragionamenti che
riguardavano un'azione complessiva di moralizzazione, di legalità,
di mettere ordine a una serie di vicende che tutti quanti
conosciamo, che molti di noi abbiamo contrastato in tempi non
sospetti, e ne voglio citare alcune perché quest'Aula è testimone
di tante battaglie che il sottoscritto ha fatto.
Ho iniziato nel 2006 ponendo il tema della svendita dei beni
immobili. Ebbene, non ci fu una battaglia né barricate da parte di
nessuno su questa vicenda.
Lo voglio ricordare a me stesso e a questo Parlamento perché la
mia prima battaglia in Commissione Bilancio iniziò proprio su
questo tema. La rottura con il partito nel quale sono stato eletto
nel 2006 è nata su questo tema. Voglio ricordare a questo
Parlamento che chiesi all'allora segretario del partito, onorevole
Lombardo, di uscire da quella maggioranza perché quel Governo
comunque non stava partorendo provvedimenti lungimiranti sotto il
profilo finanziario.
Ma non lo diceva soltanto l'apprendista deputato De Luca, lo
dicevano a chiare lettere le relazioni della Commissione Bilancio
che venivano riprese costantemente dai giornali; ma i provvedimenti
si consumavano e l'advisor andava scegliendo le società che
dovevano poi svendere i nostri beni.
Un'altra battaglia su questa scia è stata fatta sulla formazione
professionale, sul sistema pubblico regionale allargato, le famose
partecipate. In qualche occasione in quest'Aula, soprattutto quando
abbiamo parlato di finanziaria, ho denunciato che negli ultimi
dieci anni si era proceduto a fare oltre diecimila assunzioni nel
sistema pubblico regionale allargato, nella formazione.
Nessuno rispose. Il Governo e i Governi successivi nulla hanno
fatto
Abbiamo evidenziato in questi anni anche la patologia sotto gli
occhi di tutti del sistema degli ATO rifiuti, e in questi anni le
testimonianze, le dichiarazioni, le battaglie, sono scritte nei
verbali.
(Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo)
Siamo arrivati ad ottobre del 2007, assessore Chinnici, quando fui
l'unico a sostenere che questo Parlamento non poteva mortificare
ulteriormente le autonomie locali consentendo ai componenti della
casta di candidare alla presidenza delle province regionali e al
ruolo di sindaci dei comuni con popolazione superiore a 20 mila
abitanti. Non solo sollevai questo aspetto, ma la cosa grave che ho
sottolineato è che questo Parlamento stava introducendo anche una
grave disparità di trattamento, non garantendo quello che comunque
era il sistema e il parallelismo tra incandidabilità e
incompatibilità, perché prima di quella norma questo parallelismo
era corretto.
Con quella norma si è consentito ai componenti di questo
Parlamento di candidarsi e si è impedito, invece, ai presidenti di
provincia e ai sindaci dei comuni con popolazione superiore a
ventimila abitanti di candidarsi a deputato perché la casta ,
probabilmente, cominciava a percepire che l'azione svolta in questo
Parlamento non riscuoteva il sentire della gente e che magari i
sindaci che potevano diventare legittimamente, nel vuoto della
politica, capo popolo , probabilmente mettevano a repentaglio la
posizione del parlamentare.
Anche in quell'occasione ho denunciato la scorrettezza di questo
Parlamento e il silenzio delle opposizioni. Allora l'unico
oppositore era l'onorevole De Luca, lo voglio dire a tanti colleghi
che hanno assistito nel silenzio alla mortificazione del
sottoscritto che ha tentato, cercando di convincere i colleghi
parlamentari a presentare il referendum, di impedire che questa
norma entrasse nel nostro ordinamento giuridico, subendo ricatti,
condizionamenti e quando non sono riuscito all'interno di questo
Parlamento a fare un legittimo tentativo per restituire dignità al
nostro Parlamento, abbiamo tentato la via della raccolta delle
firme giungendo a quota 92.500 firme. Poi, purtroppo, ci siamo
dovuti fermare perché i tempi erano scaduti. Dovevamo arrivare a
100 mila, non ce l'abbiamo fatta, eravamo ed ero principalmente da
solo.
Nonostante tutto, questo Parlamento, questo Governo, nel 2009 si è
occupato di modificare il procedimento per dichiarare l'eventuale
decadenza dei deputati che ricoprivano la doppia carica. Neanche in
quella occasione ci fu l'umiltà di questo Parlamento di evidenziare
che aveva commesso un errore. Ma non solo questo Ha tentato, con
una norma, di creare una corsia preferenziale derogatoria ad un
procedimento che riguardava la decadenza dei deputati che
ricoprivano il ruolo di sindaci o di presidenti della provincia, o
di assessore di questi comuni.
La casta rilancia, anche rispetto a quel tentativo, finalmente,
come ho già avuto modo di riferire, sollecitando il Governo
inutilmente.
Su questo tema è intervenuta la Corte costituzionale con una
sentenza emblematica, di cui alcuni passaggi devono per forza
essere affrontati in questo Parlamento, perché quella sentenza ha
dato uno schiaffo a quel modo di legiferare e, soprattutto, a quel
tentativo stupido, becero, volgare che questo Parlamento ha
comunque tentato nei confronti delle autonomie locali e degli
amministratori locali, i quali dovevano essere tenuti semplicemente
al guinzaglio, ai quali si doveva impedire di tentare la legittima
scalata per fare i deputati regionali, tanto noi li avremmo dovuti
considerare come semplici soldatini. Oggi è con me, domani è con
te, poi gli facciamo fare i viaggi della speranza per avere qualche
mezzo finanziamento. Questo è il ruolo a cui sono condannati gli
amministratori locali che, comunque, sono il primo baluardo del
rapporto di democrazia e di assistenza rispetto ai cittadini
(Riassume la Presidenza il Vicepresidente Formica)
Finalmente interviene la sentenza numero 143 del 14 aprile, che
ridà giustizia, quanto meno, alle questioni sollevate, a quella che
è stata una battaglia sostenuta dal sottoscritto. Guarda caso,
questo giudizio di legittimità costituzionale sulla legge regionale
29 del 20 marzo 1951, come modificata dalla legge 5 dicembre 2007,
n. 22, riguardante norme in materia di ineleggibilità e di
incandidabilità dei deputati regionali, viene sollevato dal
Tribunale ordinario di Palermo con ordinanza del 23 gennaio 2009,
che appunto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del deputato
regionale che sia anche assessore e sindaco di un comune di grandi
dimensioni, perché contrasterebbe con gli articoli 3, 51 e 97 della
Costituzione.
Inoltre, il Tribunale, entrando nello specifico della materia, ha
affermato la violazione dell'articolo 5 dello Statuto regionale. E'
questo l'aspetto evidente che avevo sollevato perché il Tribunale
intravedeva un conflitto di interessi tra l'impegno del deputato a
tutelare il bene inseparabile dell'Italia e della Regione e quello
di rappresentare gli interessi del comune.
A quel tempo io parlai di un evidente conflitto istituzionale, di
una legittima azione che comunque il parlamentare svolge più in
favore del comune che rappresenta, che rispetto al resto del
territorio perché questo capita nei fatti, perché questo è anche
umano e politico.
Questo è stato l'aspetto principale che il Tribunale di Palermo ha
sollevato.
Un altro aspetto in diritto che riguarda la legge nazionale 165
del 2004, in attuazione dell'articolo 122 della Costituzione, che
ha individuato tra i princìpi fondamentali quello secondo cui la
disciplina delle incompatibilità deve essere applicata alle cause
di ineleggibilità sopravvenute in caso di conflitto tra le funzioni
svolte dal presidente o dagli altri componenti della giunta
regionale o dai consiglieri regionali e altre situazioni o cariche,
comprese quelle elettive, suscettibili anche in relazione a
peculiari condizioni delle regioni, di compromettere il buon
andamento e l'imparzialità dell'amministrazione, ovvero il libero
espletamento della carica elettiva.
Assessore Chinnici, sono aspetti delicati e queste motivazioni
sono chiare.
La sentenza continua, sempre in diritto, la legislazione
siciliana, avendo abrogato la preesistente causa di
incompatibilità, determinerebbe un privilegio nei confronti dei
deputati regionali in difetto di quelle particolari situazioni
ambientali cui la costante giurisprudenza costituzionale ha
subordinato la possibilità di introdurre discipline differenziate
rispetto a quella nazionale. Anzi, la più recente legislazione
siciliana avrebbe eliminato questa causa di incompatibilità nel
momento in cui ha mantenuto quale causa di ineleggibilità la carica
di sindaco o assessore di comune della regione con popolazione
superiore a ventimila abitanti . Quindi, non solo la violazione, ma
si abbassa anche il limite rispetto al quale il sindaco poteva
candidarsi a deputato.
Dobbiamo evidenziare un altro passaggio, sempre della legge 22 del
2007, che ha eliminato la precedente previsione della
incompatibilità della carica di deputato regionale con l'ufficio di
sindaco o di assessore nei comuni più popolosi della Regione.
Ciò sarebbe in contrasto , sempre in diritto, e cito la sentenza
con gli articoli 3 e 51 della Costituzione in relazione al
principio di eguaglianza nella importante materia della
accessibilità alle cariche elettive, dal momento che determinerebbe
una disparità di trattamento rispetto alle altre regioni, tenuta ad
una sostanziale uniformità secondo la costante giurisprudenza della
Corte costituzionale . Nelle Regioni a Statuto ordinario vige
questo principio assoluto della incompatibilità e della
incandidabilità.
Va oltre in diritto questa sentenza al tempo stesso la
possibilità di svolgere contemporaneamente le funzioni di
consigliere regionale e di amministratore locale in un comune
avente una significativa popolazione contrasterebbe con il
principio costituzionale del buon andamento della pubblica
amministrazione in quanto non si impedirebbe il verificarsi del
conflitto di interessi ravvisabile nel contemporaneo esercizio di
funzioni legislative e politiche nell'Assemblea regionale e di
gestione in un ente locale che, sotto molto profili, risente delle
scelte operate dalla Regione.
Sarebbe, infine, violato anche l'articolo 5 dello Statuto
regionale, poiché la mancata previsione dell'incompatibilità tra la
carica di deputato dell'Assemblea regionale e quella di assessore
di un popoloso comune darebbe luogo ad un conflitto di interessi
fra l'impegno di deputato a tutelare il bene inseparabile
dell'Italia e della Regione e quello di rappresentare gli interessi
del Comune .
Poi, rispetto a queste motivazioni, naturalmente non possiamo non
tenere presente il regime prima del 2007 e il delitto che è stato
commesso da questo Parlamento. Anteriormente alle modifiche
introdotte nel 2007, la legge regionale numero 29 del 1951
prevedeva all'articolo 8, comma 1, che fossero ineleggibili alla
carica di deputato regionale, i sindaci e gli assessori dei comuni
con popolazione superiore a 40 mila abitanti, o che siano
capoluoghi di provincia regionale o sedi delle attuali
amministrazioni provinciali, nonché i presidenti e gli assessori di
dette amministrazioni.
Al tempo stesso, il comma 3 dell'articolo 62 della medesima legge
prevedeva che l'ufficio di deputato regionale è incompatibile con
gli uffici e con gli impieghi indicati tra l'altro nel comma 1
dell'articolo 8. Ebbene, con la legge del 2007 tutto questo si è
stravolto, la legge 22 del 2007 ha modificato le cause di
ineleggibilità previste dall'articolo 8 della legge regionale 29
del 1951 e ha introdotto un capo terzo, concernente specificamente
la disciplina delle incompatibilità, mentre ha fatto venire meno il
precedente parallelismo tra ipotesi di ineleggibilità e
incompatibilità.
A seguito di tali modifiche si è verificato che, per quanto
interessa gli amministratori locali, sono ineleggibili a deputato
regionale i presidenti e gli assessori delle province regionali, i
sindaci e gli assessori dei comuni compresi nel territorio della
Regione con popolazione superiore a 20 mila abitanti. Questo
significa che abbiamo messo una cappa sul territorio impedendo a
questi amministratori di candidarsi legittimamente, pur in carica,
per diventare deputati, consentendo, all'inverso, che il deputato
possa sostituirli, possa scendere in campo, come avverrà anche alle
prossime elezioni: parlamentari che scendono in campo possono anche
svolgere il ruolo di sindaco e rimanere in carica, se eletti, sia
come sindaco che come deputato.
Allora, rispetto a tutto questo, vengono sollevate una serie di
censure che intendo risparmiare all'Aula; ma le conclusioni finali
di questa sentenza dobbiamo scolpirle nella nostra mente perché
gran parte dei presenti è colpevole di questo risultato.
La Corte costituzionale, per questi motivi, dichiara
l'illegittimità costituzionale della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29, sulla elezione dei deputati all'Assemblea regionale
siciliana, così come modificata dalla legge regionale 5 dicembre
2007, n. 22, concernente norme in materia di ineleggibilità e di
incompatibilità dei deputati regionali, nella parte in cui non
prevede l'incompatibilità tra l'ufficio di deputato regionale e la
sopravvenuta carica di sindaco e assessore di un comune compreso
nel territorio della Regione con popolazione superiore a ventimila
abitanti.
La Corte costituzionale chiude questo ragionamento con una
sanzione chiara
Assessore Chinnici, lei che dovrebbe essere sensibile più degli
altri alle ragioni del diritto, perché non ha colto questo momento
per passare alla storia?
Cancellare una norma indegna che questo Parlamento ha votato e
soprattutto, facendo appello alla sua sensibilità, ripristinare un
diritto, un rapporto di eguaglianza tra la casta parlamentare e i
nostri sindaci e i presidenti delle province siciliane. Faccia
anche lei oggi uno sforzo. Perché non riportiamo il disegno di
legge in Commissione e costruiamo parallelamente queste norme?
Io ho presentato emendamenti, anzi la invito ad esaminarli perché
questa può essere l'occasione giusta, considerato che c'è una parte
politica che ormai ritiene urgente, indispensabile, non c'è
bilancio che tenga, non c'è finanziaria, non c'è territorio che si
va dissestando, non ci sono somme che si vanno perdendo, non c'è
programmazione che non funzioni, non ci sono progetti incagliati,
tutto questo non serve perché la Sicilia richiede a gran voce la
legge.
E' sotto gli occhi di tutti, sentiamo tutti questo appello del
territorio.
Allora, rispetto a tutto questo, quale Giampilieri, quale
Scaletta Bisogna fare questa riforma perché una parte del nostro
Parlamento si gioca probabilmente l'unità o, probabilmente, non
avendo conseguito grandi risultati, almeno gli vogliamo dare questo
risultato, dopo avere fatto un salto di qualità o di fronte,
dipende dai punti di vista, e quindi essersi compromesso rispetto
ad un risultato elettorale che li aveva condannati per l'ennesima
volta all'opposizione?
Dobbiamo darla qualche medaglia politica a questa parte; è giusto,
avete la mia solidarietà. Ecco perché, a differenza di altri, non
ho presentato numerosi emendamenti, probabilmente ne presenteremo
altri perché voglio bloccare questo processo di riforma.
No, ben venga questo processo di riforma in Parlamento; ma, se
volete riformare il sistema elettorale, almeno cerchiamo di
ripristinare la legalità e un rapporto di eguaglianza con il
territorio.
Io vi sfido, da questo punto di vista, a fare un ragionamento e a
consentire, con le procedure del caso, l'approvazione e la
pubblicazione dei due testi. Quando l'azione del Governo si limita,
sulla materia delle autonomie locali, a fare una operazione in
provetta, non dimentichiamoci, assessore per le autonomie locali,
che questa legge non l'hanno chiesta i sindaci né l'ANCI né il
popolo siciliano. O forse il popolo siciliano ha fatto una grande
manifestazione per avere questa legge?
Lei, assessore Chinnici, ha avuto la protesta dei sindaci quando è
stato proposto in finanziaria il taglio del 60 per cento dei
trasferimenti ordinari ai comuni. Lei ha avuto quelle proteste
allora e le ha avute anche da me. Io ho fatto allora il tour delle
autonomie locali, con tante conferenze stampa sul territorio.
Allora sì che si doveva reagire e lei, devo dire, con grande
sensibilità si è esposta sul territorio, lei ha girato la Sicilia e
ci ha messo la faccia, devo darle atto.
Non so però se l'assessore Armao sia tanto interessato alla sua
faccia, cioè al suo impegno politico assunto con il territorio.
Questo lo dobbiamo ancora vedere perché francamente l'assessore
Armao è molto impegnato a fare conferenze stampa, a fare il
consulente di Obama e, di conseguenza, non so quanto riesca a
cogliere le sensibilità delle varie componenti della Giunta.
Allora, Assessore, se è stata sollevata quella questione vuol dire
che c'è un problema di modello, di rapporto non corretto tra il
centro, tra Palermo e il territorio. In questa azione politica, non
solo programmatoria ma soprattutto gestionale, che ho definito
sempre Palermocentrica, c'è una anomalia. Quando questo Parlamento
o quando il Governo regionale decide di ammazzare organi comunque
costituzionali di vario grado e quindi enti territoriali che, sotto
il profilo costituzionale, hanno pari dignità, perché io come
Sindaco conto quanto il Presidente della Regione, allora significa
che quel modello non funziona, ha qualcosa di patologico.
E' esattamente quel modello lobbistico sotto il profilo politico
che - abbiamo evidenziato in tante occasioni - sta uccidendo il
territorio, sta uccidendo le autonomie locali e ha pure la
presunzione in modo autoreferenziale di stabilire ciò che è
importante sul territorio e ciò che è vitale per le autonomie
locali non sentendone le sensibilità, non sentendone le
sollecitazioni e facendo programmazioni e, soprattutto, inventando
meccanismi che mortificano il territorio.
Questo Governo doveva avere nel DNA le autonomie locali, doveva
porsi il problema di territorializzare le risorse perché, se in
questi dieci anni - sono dati sotto gli occhi di tutti - si
evidenzia che la Regione siciliana ha speso male, non ha speso le
risorse - sono dichiarazioni del direttore del Dipartimento della
programmazione - ha 18 miliardi di progetti incagliati, fermi e,
quindi, risorse non spese - e di queste, probabilmente, il buon
Tremonti se ne sarà drenata una parte perché sono fondi FAS
2000/2006 - è perché questo sistema non funziona.
Immaginate se liberiamo il territorio da questi condizionamenti, e
mi fa ridere quando si getta la croce sui burocrati, quando si dice
che i burocrati sono il male della nostra Terra.
Ma i burocrati chi li nomina in questa Terra?
Li nomina la politica, li nomina la trattativa politica, li nomina
la spartizione
Allora, quando si addita la burocrazia come causa del mancato
sviluppo della nostra Terra si mente ulteriormente, si evidenzia la
propria incapacità di essere politici perché non si riesce ad
incidere sul rapporto vero, patologico, che probabilmente c'è, dopo
che è stata introdotta nella nostra civiltà amministrativa la legge
Bassanini.
Rispetto a questo la casta non può individuare motivazioni per
coprire la propria incapacità, ma soprattutto per coprire, per
nascondere quella che è una anomalia di sistema, da noi evidenziata
in varie occasioni. Abbiamo fatto tanti convegni, come Sicilia
Vera'. Andremo avanti ormai su questo tema perché, comunque,
diventa lo spazio politico su cui lavorare, cioè demolire questo
sistema di Regione siciliana e liberare, trasferire sul territorio
competenze, funzioni e risorse, abolire questo sistema di
sovrintendenze, geni civili e fare una sintesi vera.
Non è il problema, quindi, sburocratizzare; non è il problema la
semplificazione.
Bisogna destrutturare, che è tema diverso; bisogna snellire il
sistema, questo apparato elefantiaco, questo sistema amministrativo
che soffoca le nostre speranze.
Rispetto a questo, e concludo, dobbiamo essere seri nel valutare
parzialmente, molto parzialmente, i temi che riguardano le
autonomie locali.
Non mi trovate d'accordo, ma proprio perché voglio che venga
cancellata quella vergogna, mi sono già dichiarato disponibile in
tutte le sedi a che, parallelamente alla tanto agognata modifica
del sistema elettorale, quanto meno si ripristini degnamente il
rapporto di equilibrio tra questo Parlamento e le autonomie locali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 8
marzo 2011, alle ore 9.30, con all'ordine del giorno il seguito
della discussione generale sul disegno di legge.
La Presidenza vaglierà di rendere compatibile con la scadenza del
termine per gli emendamenti la conclusione degli interventi nella
discussione generale del disegno di legge.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, intervengo per rappresentarle che
rispettiamo la decisione della Presidenza di convocare l'Aula
martedì mattina, al di là di quello che è stato stabilito dalla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che invece aveva
fissato la prossima seduta per martedì pomeriggio, 8 marzo, alle
ore 16.00.
Noi rispettiamo, quindi, la decisione della Presidenza, ma non
condividiamo quello che oggi viene stabilito.
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, prendo atto della sua decisione di
convocare la seduta martedì mattina. Non era un'ipotesi che,
obiettivamente, avevamo previsto nel senso che era previsto che la
discussione potesse concludersi stasera e si presentassero gli
emendamenti entro le ore 13.00 di martedì prossimo. Questo è stato
deciso, questo è stato assunto dall'Aula a seguito delle
dichiarazioni del Presidente dell'Assemblea di ieri sera.
Tuttavia, poiché alle ore 13.00 di martedì bisognerà depositare
gli emendamenti, per consentire che un minuto prima della scadenza,
formalmente l'Aula chiuda la discussione generale con la votazione,
se prevista, per il passaggio all'esame degli articoli, la
Presidenza non dovrà verificare soltanto la possibilità di
garantire la presentazione degli emendamenti fino alle ore 13.00.
Chiedo formalmente alla Presidenza di garantire - anche con il
contingentamento dei tempi che può essere ad uso esclusivo della
minoranza - l'organizzazione dei lavori che consenta, entro le ore
13.00, di votare il passaggio all'esame degli articoli e, quindi,
la formale scadenza dei termini per gli emendamenti.
Questo è giusto fare, alla luce delle regole parlamentari, avendo
fissato un calendario e avendo fissato il termine per la
presentazione degli emendamenti.
Pertanto, concordo sul rinvio dei lavori a martedì mattina, fermo
restando che martedì mattina la Presidenza dovrà garantire
un'organizzazione del dibattito che consenta, prima delle ore
13.00, la votazione del passaggio all'esame degli articoli.
LEONTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutte le
decisioni che si assumono in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari - qualora il collega Cracolici volesse documentazione
abbondante sull'argomento, potremmo produrla - sono suscettibili di
una valutazione di compatibilità con il rispetto del Regolamento
interno, nel senso che la decisione che prima il collega Cracolici
indicava come ferrea deve valutarsi alla stregua del rispetto della
facoltà e del diritto che i parlamentari hanno di poter intervenire
senza alcuna compressione e mortificazione del loro diritto. Questo
diritto è previsto dal Regolamento.
Stasera non stiamo inaugurando un nuovo Regolamento.
Il collega Cracolici si è avventurato in interpretazioni personali
e forzate, ma è chiaro che i tempi e il numero degli interventi
dovranno essere quelli che il Regolamento consente.
La regola sulla coartazione, sulla compressione, sulla riduzione è
una regola peregrina che non esiste in nessun regolamento e che non
può essere inaugurata dal regolamento Cracolici, anche perché
pronunciato in termini solitari, individuali, soggettivi e non
assolutamente all'ordine del giorno. Questa volontà di forzare la
mano non può essere accolta.
Siamo iscritti a parlare in venti deputati e vogliamo parlare.
Assicuriamo che l'inizio della discussione sulla semplificazione
amministrativa sarà garantito, e sarà garantito il nostro apporto
costruttivo al prosieguo della discussione e all'esame degli
articoli e degli emendamenti, ma deve essere rispettato il
Regolamento e il diritto dei parlamentari di intervenire senza
compressioni e senza riduzioni del numero degli intervenuti.
PRESIDENTE. La Presidenza vaglierà affinché vengano rispettati i
termini; martedì vedremo quanti colleghi saranno iscritti a
parlare, ma è la Presidenza che deve garantire i termini.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 8 marzo 2011,
alle ore 9.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione,
l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione,
l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per lo
sviluppo. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la semplificazione della legislazione regionale» (nn.
520-144 bis/A) (Seguito);
2) - «Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn. 85-213-256-278-
296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A) (Seguito);
3) - «Norme in materia di orari degli esercizi commerciali e
grandi strutture di vendita. Modifiche alla legge regionale 22
dicembre 1999, n. 28». (nn. 604-185/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 22.10
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli