Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito la Fanfara del dodicesimo
Battaglione Carabinieri Sicilia ad entrare in Aula per suonare
l'inno nazionale.
(Entra la Fanfara ed esegue l'inno nazionale)
Onorevoli colleghi, ringrazio i componenti tutti della Fanfara del
12 Battaglione Carabinieri Sicilia ed, in particolare, il Maestro
Direttore Maresciallo Capo Paolo Mario Sena.
Ringrazio il Generale Riccardo Amato, Comandante della Legione
Carabinieri Sicilia, presente in Aula insieme al Comandante
Provinciale, Generale Teo Luzi che, aderendo alla richiesta della
Presidenza dell'Assemblea regionale siciliana, ha fatto sì che la
Fanfara fosse presente qui in Aula dando maggiore solennità
all'odierna celebrazione.
per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia
Presidenza del vicepresidente Formica
Messaggio pervenuto da parte del Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano,
in occasione delle iniziative organizzate per le celebrazioni
del 150 anniversario dell'Unità d'Italia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura del messaggio inviato
dal Presidente della Repubblica ai Presidenti dei Consigli e delle
Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome:
«Sono lieto di rivolgere a Voi il mio più cordiale saluto in
occasione delle iniziative organizzate per celebrare il 150
anniversario dell'Unità d'Italia, momento ideale per richiamare
alla memoria dei cittadini, delle forze politiche e dei
responsabili delle istituzioni regionali e locali gli eventi
fondamentali che hanno condotto alla nascita del nostro Stato
unitario e per rafforzare la consapevolezza delle responsabilità
nazionali che ci accomunano.
La nascita dello Stato unitario ha consentito al nostro Paese
di compiere un decisivo avanzamento storico, di consolidare l'amore
di Patria, di porre fine ad una fatale frammentazione, di
riconoscerci in un ordinamento liberale e democratico, forte
dell'esperienza della lotta antifascista. L'alto dibattito in seno
all'Assemblea costituente ha portato ad identificare ideali e
valori da porre a base dell'ordinamento repubblicano.
Nella Costituzione l'identità storica e culturale della
Nazione convive con il riconoscimento e lo sviluppo, in senso
federalistico, delle autonomie che la fanno più ricca e più viva,
riaffermando l'unità e l'indivisibilità della Repubblica.
Mettendo a frutto le risorse e le potenzialità dei territori
che rappresentate e portando avanti la riflessione sul contributo
delle comunità regionali e locali al moto unitario, contribuirete
ad ancorarle in modo profondo e irreversibile al patto che ci lega,
ai valori e alle regole della Costituzione repubblicana.
Certo che le celebrazioni corrisponderanno validamente a questi
fini, Vi ringrazio fin d'ora per la Vostra partecipazione ai comuni
festeggiamenti e per l'importante contributo delle Assemblee da Voi
presiedute.
Roma, 17 marzo 2011
Giorgio Napolitano»
(Applausi)
Celebrazione del Parlamento siciliano del 150 anniversario
dell'Unità d'Italia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, oggi rivolgiamo l'attenzione al
150 anniversario dell'Unità d'Italia, cui abbiamo voluto dedicare
questa solenne seduta, per richiamare alla memoria dei cittadini e
delle istituzioni regionali e locali, di ogni livello, il faticoso
percorso che ha portato alla nascita del nostro Stato unitario,
affinché si rinsaldi in tutti noi la consapevolezza
dell'inestimabile valore di una tal conquista e il senso di
responsabilità nazionale a tutela dell'ordinamento liberale e
democratico del nostro Paese.
L'Unità d'Italia ha permesso di superare una frammentazione che
sarebbe stata nefasta al raggiungimento del progresso economico e
sociale e all'affermazione piena di quei valori e di quegli ideali
che l'Assemblea costituente ha posto alla base dell'ordinamento
repubblicano.
E' un'occasione questa per ribadire con forza che la nostra Carta
fondamentale costituisce una pietra miliare dell'identità storica e
culturale della Nazione.
Una Nazione che può essere rinvigorita dall'evoluzione in senso
federalistico delle autonomie, rispettando e valorizzando le
risorse e le potenzialità dei territori, quali valori aggiunti da
incanalare all'interno di una spinta unitaria affinché, sia pure
nelle differenze e nelle peculiarità proprie delle diverse realtà,
tutte insieme esse rimangano, però, inscindibilmente ancorate
all'assetto complessivo di una Repubblica unica e indivisibile.
Il 150 anniversario dell'Unità d'Italia deve essere da monito per
rinsaldare l'amor di Patria che risiede in ciascuno di noi quale
collante indefettibile e supremo che ci lega tutti, al di là dei
confini territoriali, attraverso il comune denominatore dei
princìpi e delle regole della nostra Costituzione, ispirati dallo
slancio idealistico profondo dei Padri costituenti.
Il Parlamento regionale siciliano, celebrando l'Unità d'Italia,
vuole dare il suo contributo istituzionale raccogliendo, altresì,
la sollecitazione del Capo dello Stato ai Consigli e alle Assemblee
legislative d'Italia, al fine di rimarcare ancora una volta
l'orgoglio italiano e il nostro carattere di Repubblica fondata sul
lavoro, dove libertà e uguaglianza - formale e sostanziale - sono
l'essenza stessa della democrazia: valori da difendere e tutelare
con fierezza, perché in essi è racchiusa la stessa matrice
identificativa del nostro popolo e la loro piena realizzazione è
misura del grado di progresso raggiunto dalla nostra società.
Ricordare le tappe fondamentali del lungo cammino che ha condotto
a uno Stato unitario è imprescindibile per comprendere la storia
della nostra Repubblica: esito composito e frutto maturo del
sacrificio di quanti hanno lottato per affermarla.
La memoria va preservata e onorata, perché in essa risiede la
consapevolezza di chi siamo stati e quindi di chi siamo.
Così oggi, onorevoli colleghi, non può che levarsi con fierezza la
voce dell'Assemblea regionale siciliana al fine di celebrare
l'Unità d'Italia, ovvero una ricorrenza che rappresenta
un'ulteriore occasione per rinsaldare anche quell'Unità di intenti
che, al di là delle differenze di pensiero, ci sospinge tutti,
indistintamente, verso la custodia e riaffermazione dei diritti di
libertà e democrazia che rendono grande il nostro Paese.
(Applausi)
anniversario dell'Unità d'Italia
Presidenza del vicepresidente Formica
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, siamo alla vigilia di una ricorrenza importante per tutti
noi, importante per ciascuno di noi.
Il 17 marzo del 1861, come domani, 150 anni fa il Parlamento
riunito a Torino proclamava ufficialmente il Regno d'Italia e
realizzava il sogno di più di una generazione di patrioti di dare
unità territoriale e politica alla Penisola. Unità politica ad uno
Stato che si sarebbe ampliato poi con l'annessione del Veneto nel
1866, con la conquista di Roma capitale nel 1870 e con
l'acquisizione del Friuli e del Trentino nel 1919.
Nessuno può, nessuno intende disconoscere, né tanto meno noi
siciliani, l'importanza del Risorgimento che 150 anni or sono ha
sancito la nascita di uno Stato destinato a diventare uno dei paesi
più avanzati del mondo.
Gli analisti, infatti, hanno riconosciuto l'eccezionalità del caso
Italia, del caso italiano, da pura espressione geografica, come la
definì il Metternich al Congresso di Vienna nel 1815, con un
territorio prevalentemente montuoso e senza fertili pianure, ad
eccezione di quella Padana, con un carico demografico eccessivo
rispetto alle poche risorse agricole, senza industrie e senza
materie prime, si pensi al ferro e al carbone che sono stati il
motore della Rivoluzione industriale europea e al petrolio che ha
fatto decollare la potenza industriale degli Stati Uniti, l'Italia
ha compiuto il miracolo di una crescita economica, sociale,
culturale, che l'ha sottratta al sottosviluppo e alla originaria
perifericità nel mondo occidentale.
Nel 1861 il 70 per cento degli italiani lavorava in agricoltura,
la durata media della vita si aggirava sui 55 anni, il reddito pro
capite era tra i più bassi d'Europa.
Oggi il 70 per cento degli italiani è occupato nell'industria e
nei servizi, l'agricoltura ne assorbe meno del 5 per cento e il
nostro tenore di vita è tra i più alti del mondo.
Riconoscenza, dunque, a chi ha pensato, voluto e combattuto e a
quanti hanno perso, hanno sacrificato, hanno donato la vita per
costruire un'Italia più grande e unita che oggi rappresenta un bene
collettivo prezioso e un valore ideale primario da conservare e da
consolidare.
Ma riconoscere il successo del Risorgimento, riconoscersi nel
valore dell'Unità nazionale non può significare ignorare le
criticità e le ombre che ne hanno segnato il cammino.
Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, sarebbe vuota retorica o addirittura falsificazione
della storia tacere sulle distorsioni, sulle fragilità, sulla
incompiutezza dell'unificazione italiana.
Certo, il limite più grave - guai ad ignorarlo, anche perché si
tratta di valutazioni che devono impegnarci piuttosto che soltanto
citarle - che ha condizionato negativamente la storia d'Italia è
stata la mancata saldatura tra il Nord ed il Sud, che ancora oggi
penalizza e rende debole il sistema Paese.
Nonostante Marsala, nonostante le migliaia di giovani che si
unirono a Garibaldi e ai garibaldini a partire dalla Sicilia,
nonostante questo, a proposito di occupazione e di tenore di vita,
i più alti tassi di disoccupazione e i più bassi di reddito pro-
capite si registrano nel Sud e in Sicilia.
Non c'è dubbio che l'emigrazione come fenomeno di massa, che ha
toccato milioni di meridionali e di siciliani, inizia qualche
lustro dopo quel 1861 e non c'è dubbio che se è vero che può essere
ricordato come dato storico che c'era una prima ferrovia dalle
parti di Napoli, oggi - e le ferrovie sono governate dallo Stato -
per tornare a Catania da Palermo si richiedono 4 ore e mezzo di
tempo, due ore e mezzo per percorrere più del doppio della stessa
distanza da Roma a Milano.
Allora, dopo il 1861, probabilmente l'idea di stringere nella
morsa della centralizzazione amministrativa e della
militarizzazione il Paese e il Mezzogiorno fu una scelta precisa e
anche un errore, un errore che ha fatto percepire al popolo
meridionale il Risorgimento non solo come una liberazione, certo
come una liberazione, ma anche come una conquista.
Le rivolte contadine, come quelle di Bronte, che furono soffocate
nel sangue per la mancata promessa di una vagheggiata riforma
agraria, la renitenza alla leva che divenne obbligatoria, la
diffusione del cosiddetto brigantaggio soprattutto nel Mezzogiorno
continentale, le sollevazioni popolari contro una eccessiva
pressione fiscale, i ceti più poveri, le stesse giornate del sette
e mezzo a Palermo ci consegnano un quadro illiberale, di una vera
e propria guerra civile che ha lacerato il tessuto nazionale e che
forse ha tradito l'aspirazione di noi meridionali e del Sud a far
parte con gli stessi diritti, oltre che con gli stessi doveri, al
processo di costruzione di questa unica grande Nazione.
Il modello di Stato emerso nel primo decennio post-unitario ha
oscurato per lungo tempo l'intuizione virtuosa di un'Italia delle
autonomie, del federalismo solidale, dell'iniziativa dei poteri
locali che aveva animato i progetti, da quello di Carlo Cattaneo a
quello di Luigi Sturzo.
Un'Italia delle Regioni e dei Comuni che si riconoscesse
nell'unità della lingua, della religione e delle tradizioni
culturali, ma preservando la straordinaria pluralità, la
straordinaria ricchezza della sua storia e la capacità di
autogoverno delle comunità locali.
Un federalismo regionale e comunale unitario, come tutti i
federalismi vincenti, da quello statunitense a quello svizzero a
quello tedesco.
Questo grande disegno alternativo, a cui diedero un eccezionale
contributo di pensiero gli autonomisti siciliani, da Michele Amari
a Francesco Ferrara, risultò sconfitto contribuendosi così a
determinare il dualismo economico e territoriale che ha alimentato
la questione meridionale, che è ancora attuale dopo, o forse più,
questi 150 anni.
Al termine del ventennio fascista, l'Italia repubblicana,
restituita alla democrazia, ha recuperato in parte quel disegno,
riconoscendo lo Statuto speciale della Sicilia nella Carta
costituzionale, conquistato dall'idea autonomista, ma anche -
riconosciamolo e ricordiamolo - dalla lotta indipendentista e
avviando l'ordinamento regionale negli anni settanta fino alla
modifica del Titolo V della nostra Costituzione nel 2001. Anche se
il valore di quella conquista - della conquista dell'autonomia -
sicuramente si è attenuato anche e soprattutto - riconosciamolo -
per la scarsa consapevolezza che noi abbiamo avuto delle sue grandi
straordinarie potenzialità.
L'Alta Corte, che forse era l'istituzione che, più di ogni altra,
dava il senso della equiparazione delle nostre prerogative con
quelle statali, ebbe una stagione di vita molto breve e per gran
parte gli articoli importanti, 36, 37 e 38 del nostro Statuto, mi
auguro - e dobbiamo impegnarci - possano avere compimento pieno in
questo rapporto che con il Governo stiamo, in questi giorni,
coltivando a proposito di federalismo fiscale regionale, perché, a
proposito di federalismo, oggi, nel cuore di una crisi economica
internazionale che richiederebbe urgente solidarietà, affiora e -
io dico - temo si realizzi il progetto di un federalismo che
potrebbe recidere i legami che noi confermiamo fortissimi di unità
del Paese e sacrificare sull'altare degli egoismi di alcune
regioni, quelle del Nord, l'unità che insieme e soprattutto noi
abbiamo voluto e abbiamo costruito.
A differenza di chi oggi agita, infatti, una questione
settentrionale come tutela di specifici interessi territoriali, la
lezione del migliore meridionalismo e il sentimento dei meridionali
da centocinquanta anni, allora come oggi, sono stati sempre
caratterizzati da questo spirito nazionale ed europeo nel
convincimento profondo che un avvenire di progresso e di pace debba
abbracciare l'intero nostro Paese nel contesto dell'Europa e oggi,
più che mai, del Mediterraneo.
Ecco perché dobbiamo, in fondo, impegnandoci a raccogliere una
proposta che è venuta dal nostro presidente Cascio e che è rimasta
- forse producendo eccessiva delusione in lui - inascoltata,
rimettere, tutti insieme, ritrovando - sembra impossibile, ma nulla
è impossibile - una grande concordia, rimettere il Mezzogiorno,
oltre che la nostra Terra, al centro dell'agenda politica nazionale
dando un forte contributo a questo progetto e a questo obiettivo
per dare senso compiuto ricominciando, forse daccapo, a realizzare
una vera unità del Paese.
Il Mezzogiorno e la Sicilia hanno pagato un prezzo troppo alto per
l'Italia unita a metà. Hanno subìto un dualismo economico che
purtroppo non tende ad attenuarsi, un gap infrastrutturale che
ancora oggi rende l'Italia troppo lunga , una minore dotazione di
capitale sociale, un quadro più fragile di legalità e di sicurezza.
Nonostante l'unità incompiuta, il Sud ha dato tutto alla crescita
di questo Paese: è stato fiscalmente spremuto al di là delle sue
risorse, ha consegnato i suoi risparmi e le rimesse degli emigrati
alle banche, oggi tutte settentrionali, se non multinazionali, la
sua manodopera - milioni di operai e contadini - alle fabbriche del
Nord rendendo possibile lo sviluppo e la modernizzazione.
Questo sacrificio, che ha contribuito a rendere grande e
rispettabile l'Italia e del quale non ci pentiamo, ma dobbiamo
sentirci concretamente orgogliosi, va riconosciuto come il vero
grande Risorgimento al quale non intendiamo rinunciare. E da questo
Risorgimento, da noi, dal Sud, dalla Sicilia, nonostante le grandi
difficoltà, dovrà ricominciare a ricostruirsi l'Italia, la vera
unità d'Italia.
Ciascuno di noi, per la responsabilità che porta - istituzionale,
politica, amministrativa, culturale, sociale - è chiamato a fare la
sua parte.
(Applausi)
PRESIDENTE. Prima di chiudere la seduta, avendo concluso il primo
punto dell'ordine del giorno, invito i deputati ad osservare un
minuto di silenzio in ricordo delle numerose vittime del gravissimo
sisma che si è verificato in Giappone nei giorni scorsi.
(Tutti i deputati in piedi osservano un minuto di silenzio)
La seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 16 marzo 2011, alle ore
16.45, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - «Proroga dell'esercizio provvisorio del bilancio della
Regione per l'esercizio finanziario 2011» (n. 694/A)
Relatore: on. Savona
2) - «Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn. 85-213-256-278-
296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A) (Seguito)
Relatore: on. Marrocco
La seduta è tolta alle ore 16.37
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli