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Resoconto d'Aula della Seduta n. 236 di mercoledì 16 marzo 2011
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   Presidenza del vicepresidente Formica



   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito la Fanfara  del  dodicesimo
  Battaglione  Carabinieri Sicilia ad entrare  in  Aula  per  suonare
  l'inno nazionale.

             (Entra la Fanfara ed esegue l'inno nazionale)

   Onorevoli colleghi, ringrazio i componenti tutti della Fanfara del
  12 Battaglione  Carabinieri  Sicilia ed, in particolare, il Maestro
  Direttore Maresciallo Capo Paolo Mario Sena.
   Ringrazio  il  Generale Riccardo Amato, Comandante  della  Legione
  Carabinieri  Sicilia,  presente  in  Aula  insieme  al   Comandante
  Provinciale,  Generale Teo Luzi che, aderendo alla richiesta  della
  Presidenza dell'Assemblea regionale siciliana, ha fatto sì  che  la
  Fanfara  fosse  presente  qui  in  Aula  dando  maggiore  solennità
  all'odierna celebrazione.

   per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Messaggio pervenuto da parte del Presidente della Repubblica,
                          Giorgio Napolitano,
     in occasione delle iniziative organizzate per le celebrazioni
               del 150  anniversario dell'Unità d'Italia

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, do lettura del messaggio  inviato
  dal  Presidente della Repubblica ai Presidenti dei Consigli e delle
  Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome:

      «Sono  lieto di rivolgere a Voi il mio più cordiale  saluto  in
  occasione  delle  iniziative  organizzate  per  celebrare  il  150
  anniversario  dell'Unità d'Italia, momento  ideale  per  richiamare
  alla   memoria   dei  cittadini,  delle  forze  politiche   e   dei
  responsabili  delle  istituzioni  regionali  e  locali  gli  eventi
  fondamentali  che  hanno  condotto alla nascita  del  nostro  Stato
  unitario  e  per  rafforzare la consapevolezza delle responsabilità
  nazionali che ci accomunano.
      La  nascita dello Stato unitario ha consentito al nostro  Paese
  di compiere un decisivo avanzamento storico, di consolidare l'amore
  di   Patria,  di  porre  fine  ad  una  fatale  frammentazione,  di
  riconoscerci  in  un  ordinamento  liberale  e  democratico,  forte
  dell'esperienza della lotta antifascista. L'alto dibattito in  seno
  all'Assemblea  costituente  ha portato  ad  identificare  ideali  e
  valori da porre a base dell'ordinamento repubblicano.
      Nella   Costituzione  l'identità  storica  e  culturale   della
  Nazione  convive  con  il riconoscimento e lo  sviluppo,  in  senso
  federalistico, delle autonomie che la fanno più ricca e  più  viva,
  riaffermando l'unità e l'indivisibilità della Repubblica.
      Mettendo  a  frutto le risorse e le potenzialità dei  territori
  che  rappresentate e portando avanti la riflessione sul  contributo
  delle  comunità regionali e locali al moto unitario,  contribuirete
  ad ancorarle in modo profondo e irreversibile al patto che ci lega,
  ai valori e alle regole della Costituzione repubblicana.
   Certo  che le celebrazioni corrisponderanno validamente  a  questi
  fini, Vi ringrazio fin d'ora per la Vostra partecipazione ai comuni
  festeggiamenti e per l'importante contributo delle Assemblee da Voi
  presiedute.
   Roma, 17 marzo 2011
                                                  Giorgio Napolitano»

                              (Applausi)

      Celebrazione del Parlamento siciliano del 150  anniversario
                          dell'Unità d'Italia

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, oggi rivolgiamo  l'attenzione  al
  150   anniversario dell'Unità d'Italia, cui abbiamo voluto dedicare
  questa solenne seduta, per richiamare alla memoria dei cittadini  e
  delle  istituzioni regionali e locali, di ogni livello, il faticoso
  percorso  che  ha  portato alla nascita del nostro Stato  unitario,
  affinché    si    rinsaldi   in   tutti   noi   la   consapevolezza
  dell'inestimabile  valore  di  una tal  conquista  e  il  senso  di
  responsabilità  nazionale  a  tutela  dell'ordinamento  liberale  e
  democratico del nostro Paese.
   L'Unità  d'Italia  ha permesso di superare una frammentazione  che
  sarebbe  stata nefasta al raggiungimento del progresso economico  e
  sociale e all'affermazione piena di quei valori e di quegli  ideali
  che  l'Assemblea  costituente ha posto alla  base  dell'ordinamento
  repubblicano.
   E'  un'occasione questa per ribadire con forza che la nostra Carta
  fondamentale costituisce una pietra miliare dell'identità storica e
  culturale della Nazione.
   Una  Nazione che può essere rinvigorita dall'evoluzione  in  senso
  federalistico  delle  autonomie,  rispettando  e  valorizzando   le
  risorse  e le potenzialità dei territori, quali valori aggiunti  da
  incanalare  all'interno di una spinta unitaria affinché,  sia  pure
  nelle  differenze e nelle peculiarità proprie delle diverse realtà,
  tutte  insieme  esse  rimangano,  però,  inscindibilmente  ancorate
  all'assetto complessivo di una Repubblica unica e indivisibile.
   Il 150  anniversario dell'Unità d'Italia deve essere da monito per
  rinsaldare  l'amor di Patria che risiede in ciascuno di  noi  quale
  collante  indefettibile e supremo che ci lega tutti, al di  là  dei
  confini   territoriali,  attraverso  il  comune  denominatore   dei
  princìpi  e delle regole della nostra Costituzione, ispirati  dallo
  slancio idealistico profondo dei Padri costituenti.
   Il  Parlamento  regionale siciliano, celebrando l'Unità  d'Italia,
  vuole  dare il suo contributo istituzionale raccogliendo,  altresì,
  la sollecitazione del Capo dello Stato ai Consigli e alle Assemblee
  legislative  d'Italia,  al  fine  di  rimarcare  ancora  una  volta
  l'orgoglio italiano e il nostro carattere di Repubblica fondata sul
  lavoro, dove libertà e uguaglianza - formale e sostanziale  -  sono
  l'essenza  stessa della democrazia: valori da difendere e  tutelare
  con  fierezza,  perché  in  essi  è  racchiusa  la  stessa  matrice
  identificativa  del nostro popolo e la loro piena  realizzazione  è
  misura del grado di progresso raggiunto dalla nostra società.
   Ricordare le tappe fondamentali del lungo cammino che ha  condotto
  a  uno  Stato unitario è imprescindibile per comprendere la  storia
  della  nostra  Repubblica:  esito composito  e  frutto  maturo  del
  sacrificio di quanti hanno lottato per affermarla.
   La  memoria  va  preservata e onorata, perché in essa  risiede  la
  consapevolezza di chi siamo stati e quindi di chi siamo.
   Così oggi, onorevoli colleghi, non può che levarsi con fierezza la
  voce  dell'Assemblea  regionale  siciliana  al  fine  di  celebrare
  l'Unità   d'Italia,   ovvero   una   ricorrenza   che   rappresenta
  un'ulteriore occasione per rinsaldare anche quell'Unità di  intenti
  che,  al  di  là  delle differenze di pensiero, ci sospinge  tutti,
  indistintamente, verso la custodia e riaffermazione dei diritti  di
  libertà e democrazia che rendono grande il nostro Paese.

                              (Applausi)

   anniversario dell'Unità d'Italia

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, siamo alla vigilia di una ricorrenza importante per tutti
  noi, importante per ciascuno di noi.
   Il  17  marzo  del  1861, come domani, 150 anni fa  il  Parlamento
  riunito  a  Torino  proclamava ufficialmente il  Regno  d'Italia  e
  realizzava il sogno di più di una generazione di patrioti  di  dare
  unità territoriale e politica alla Penisola. Unità politica ad  uno
  Stato che si sarebbe ampliato poi con  l'annessione del Veneto  nel
  1866,   con  la   conquista  di  Roma  capitale  nel  1870  e   con
  l'acquisizione del Friuli e del Trentino nel 1919.
   Nessuno  può,  nessuno intende disconoscere,  né  tanto  meno  noi
  siciliani,  l'importanza del Risorgimento che 150 anni or  sono  ha
  sancito la nascita di uno Stato destinato a diventare uno dei paesi
  più avanzati del mondo.
   Gli analisti, infatti, hanno riconosciuto l'eccezionalità del caso
  Italia, del caso italiano, da pura espressione geografica, come  la
  definì  il  Metternich  al Congresso di Vienna  nel  1815,  con  un
  territorio  prevalentemente montuoso e senza  fertili  pianure,  ad
  eccezione  di  quella  Padana, con un carico demografico  eccessivo
  rispetto  alle  poche  risorse agricole, senza  industrie  e  senza
  materie  prime, si pensi al ferro e al carbone che  sono  stati  il
  motore  della Rivoluzione industriale europea e al petrolio che  ha
  fatto  decollare la potenza industriale degli Stati Uniti, l'Italia
  ha  compiuto  il  miracolo  di  una  crescita  economica,  sociale,
  culturale,  che  l'ha sottratta al sottosviluppo e alla  originaria
  perifericità nel mondo occidentale.
   Nel  1861  il 70 per cento degli italiani lavorava in agricoltura,
  la  durata media della vita si aggirava sui 55 anni, il reddito pro
  capite era tra i più bassi d'Europa.
   Oggi  il  70 per cento degli italiani è occupato nell'industria  e
  nei  servizi, l'agricoltura ne assorbe meno del 5 per  cento  e  il
  nostro tenore di vita è tra i più alti del mondo.
   Riconoscenza,  dunque, a chi ha pensato, voluto e combattuto  e  a
  quanti  hanno perso, hanno sacrificato, hanno donato  la  vita  per
  costruire un'Italia più grande e unita che oggi rappresenta un bene
  collettivo prezioso e un valore ideale primario da conservare e  da
  consolidare.
   Ma  riconoscere  il  successo del Risorgimento,  riconoscersi  nel
  valore  dell'Unità  nazionale  non  può  significare  ignorare   le
  criticità e le ombre che ne hanno segnato il cammino.
   Come   ha   ricordato  il  Presidente  della  Repubblica,  Giorgio
  Napolitano,  sarebbe  vuota  retorica o addirittura  falsificazione
  della  storia  tacere  sulle distorsioni,  sulle  fragilità,  sulla
  incompiutezza dell'unificazione italiana.
   Certo,  il  limite più grave - guai ad ignorarlo, anche perché  si
  tratta  di valutazioni che devono impegnarci piuttosto che soltanto
  citarle  -  che ha condizionato negativamente la storia d'Italia  è
  stata  la mancata saldatura tra il Nord ed il Sud, che ancora  oggi
  penalizza e rende debole il sistema Paese.
   Nonostante  Marsala,  nonostante le migliaia  di  giovani  che  si
  unirono  a  Garibaldi  e  ai garibaldini a partire  dalla  Sicilia,
  nonostante questo, a proposito di occupazione e di tenore di  vita,
  i  più  alti tassi di disoccupazione e i più bassi di reddito  pro-
  capite si registrano nel Sud e in Sicilia.
   Non  c'è dubbio che l'emigrazione come fenomeno di massa,  che  ha
  toccato  milioni  di  meridionali e di  siciliani,  inizia  qualche
  lustro dopo quel 1861 e non c'è dubbio che se è vero che può essere
  ricordato  come  dato  storico che c'era una prima  ferrovia  dalle
  parti di Napoli, oggi - e le ferrovie sono governate dallo Stato  -
  per  tornare a Catania da Palermo si richiedono 4 ore  e  mezzo  di
  tempo,  due ore e mezzo per percorrere più del doppio della  stessa
  distanza da Roma a Milano.
   Allora,  dopo  il  1861, probabilmente l'idea di  stringere  nella
  morsa     della    centralizzazione    amministrativa    e    della
  militarizzazione il Paese e il Mezzogiorno fu una scelta precisa  e
  anche  un  errore,  un  errore che ha  fatto  percepire  al  popolo
  meridionale  il  Risorgimento non solo come una liberazione,  certo
  come una liberazione, ma anche come una conquista.
   Le  rivolte contadine, come quelle di Bronte, che furono soffocate
  nel  sangue  per  la  mancata promessa di una  vagheggiata  riforma
  agraria,  la  renitenza  alla  leva che  divenne  obbligatoria,  la
  diffusione  del cosiddetto brigantaggio soprattutto nel Mezzogiorno
  continentale,   le  sollevazioni  popolari  contro  una   eccessiva
  pressione fiscale, i ceti più poveri, le stesse giornate del  sette
  e  mezzo  a Palermo ci consegnano un quadro illiberale, di una vera
  e  propria guerra civile che ha lacerato il tessuto nazionale e che
  forse  ha tradito l'aspirazione di noi meridionali e del Sud a  far
  parte  con gli stessi diritti, oltre che con gli stessi doveri,  al
  processo di costruzione di questa unica grande Nazione.
   Il  modello  di  Stato emerso nel primo decennio post-unitario  ha
  oscurato  per lungo tempo l'intuizione virtuosa di un'Italia  delle
  autonomie,  del  federalismo solidale, dell'iniziativa  dei  poteri
  locali che aveva animato i progetti, da quello di Carlo Cattaneo  a
  quello di Luigi Sturzo.
   Un'Italia   delle  Regioni  e  dei  Comuni  che  si   riconoscesse
  nell'unità   della  lingua,  della  religione  e  delle  tradizioni
  culturali,   ma   preservando   la  straordinaria   pluralità,   la
  straordinaria  ricchezza  della  sua  storia  e  la   capacità   di
  autogoverno delle comunità locali.
   Un  federalismo  regionale  e  comunale  unitario,  come  tutti  i
  federalismi  vincenti, da quello statunitense a quello  svizzero  a
  quello tedesco.
   Questo  grande  disegno alternativo, a cui diedero un  eccezionale
  contributo di pensiero gli autonomisti siciliani, da Michele  Amari
  a  Francesco  Ferrara,  risultò  sconfitto  contribuendosi  così  a
  determinare il dualismo economico e territoriale che ha  alimentato
  la  questione meridionale, che è ancora attuale dopo, o forse  più,
  questi 150 anni.
   Al   termine   del  ventennio  fascista,  l'Italia   repubblicana,
  restituita  alla democrazia, ha recuperato in parte  quel  disegno,
  riconoscendo  lo  Statuto  speciale  della  Sicilia   nella   Carta
  costituzionale,  conquistato  dall'idea  autonomista,  ma  anche  -
  riconosciamolo  e  ricordiamolo  - dalla  lotta  indipendentista  e
  avviando  l'ordinamento  regionale negli anni  settanta  fino  alla
  modifica del Titolo V della nostra Costituzione nel 2001. Anche  se
  il  valore  di quella conquista - della conquista dell'autonomia  -
  sicuramente  si è attenuato anche e soprattutto - riconosciamolo  -
  per la scarsa consapevolezza che noi abbiamo avuto delle sue grandi
  straordinarie potenzialità.
   L'Alta  Corte, che forse era l'istituzione che, più di ogni altra,
  dava  il  senso  della equiparazione delle nostre  prerogative  con
  quelle  statali, ebbe una stagione di vita molto breve e  per  gran
  parte  gli articoli importanti, 36, 37 e 38 del nostro Statuto,  mi
  auguro - e dobbiamo impegnarci - possano avere compimento pieno  in
  questo  rapporto  che  con  il Governo stiamo,  in  questi  giorni,
  coltivando a proposito di federalismo fiscale regionale, perché,  a
  proposito  di  federalismo, oggi, nel cuore di una crisi  economica
  internazionale che richiederebbe urgente solidarietà, affiora  e  -
  io  dico  -  temo  si  realizzi il progetto di un  federalismo  che
  potrebbe recidere i legami che noi confermiamo fortissimi di  unità
  del  Paese  e  sacrificare  sull'altare  degli  egoismi  di  alcune
  regioni,  quelle  del Nord, l'unità che insieme e  soprattutto  noi
  abbiamo voluto e abbiamo costruito.
   A   differenza   di  chi  oggi  agita,  infatti,   una   questione
  settentrionale come tutela di specifici interessi territoriali,  la
  lezione del migliore meridionalismo e il sentimento dei meridionali
  da  centocinquanta  anni,  allora  come  oggi,  sono  stati  sempre
  caratterizzati   da  questo  spirito  nazionale  ed   europeo   nel
  convincimento profondo che un avvenire di progresso e di pace debba
  abbracciare l'intero nostro Paese nel contesto dell'Europa e  oggi,
  più che mai, del Mediterraneo.
   Ecco  perché  dobbiamo, in fondo, impegnandoci a  raccogliere  una
  proposta che è venuta dal nostro presidente Cascio e che è  rimasta
  -  forse  producendo  eccessiva delusione  in  lui  -  inascoltata,
  rimettere, tutti insieme, ritrovando - sembra impossibile, ma nulla
  è  impossibile  -  una grande concordia, rimettere il  Mezzogiorno,
  oltre che la nostra Terra, al centro dell'agenda politica nazionale
  dando  un  forte contributo a questo progetto e a questo  obiettivo
  per  dare senso compiuto ricominciando, forse daccapo, a realizzare
  una vera unità del Paese.
   Il Mezzogiorno e la Sicilia hanno pagato un prezzo troppo alto per
  l'Italia  unita  a  metà.  Hanno subìto un dualismo  economico  che
  purtroppo  non  tende  ad attenuarsi, un gap  infrastrutturale  che
  ancora oggi rende l'Italia troppo  lunga , una minore dotazione  di
  capitale sociale, un quadro più fragile di legalità e di sicurezza.
   Nonostante l'unità incompiuta, il Sud ha dato tutto alla  crescita
  di  questo  Paese: è stato fiscalmente spremuto al di là delle  sue
  risorse,  ha consegnato i suoi risparmi e le rimesse degli emigrati
  alle  banche, oggi tutte settentrionali, se non multinazionali,  la
  sua manodopera - milioni di operai e contadini - alle fabbriche del
  Nord rendendo possibile lo sviluppo e la modernizzazione.
   Questo   sacrificio,  che  ha  contribuito  a  rendere  grande   e
  rispettabile  l'Italia  e del quale non ci  pentiamo,  ma  dobbiamo
  sentirci  concretamente orgogliosi, va riconosciuto  come  il  vero
  grande Risorgimento al quale non intendiamo rinunciare. E da questo
  Risorgimento, da noi, dal Sud, dalla Sicilia, nonostante le  grandi
  difficoltà,  dovrà  ricominciare a ricostruirsi l'Italia,  la  vera
  unità d'Italia.
   Ciascuno  di noi, per la responsabilità che porta - istituzionale,
  politica, amministrativa, culturale, sociale - è chiamato a fare la
  sua parte.

                              (Applausi)

   PRESIDENTE. Prima di chiudere la seduta, avendo concluso il  primo
  punto  dell'ordine del giorno, invito i deputati  ad  osservare  un
  minuto di silenzio in ricordo delle numerose vittime del gravissimo
  sisma che si è verificato in Giappone nei giorni scorsi.

      (Tutti i deputati in piedi osservano un minuto di silenzio)

   La  seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 16 marzo 2011,  alle  ore
  16.45, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  -Comunicazioni

  II  - Discussione dei disegni di legge:

    1)  -  «Proroga  dell'esercizio provvisorio del bilancio  della
         Regione per l'esercizio finanziario 2011» (n. 694/A)
             Relatore: on. Savona

    2)  - «Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
         decadenza degli organi comunali e provinciali» (nn. 85-213-256-278-
         296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A) (Seguito)
             Relatore: on. Marrocco

                   La seduta è tolta alle ore 16.37

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli