Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Aiuti alle imprese di piccola pesca artigianale operanti nelle
aree marine protette. (n. 695)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Oddo,
Cracolici, Apprendi, Marinello, Vitrano, Donegani, Lupo, Faraone,
Di Benedetto, Marziano, Di Guardo, Gucciardi, Panepinto e Raia, in
data 15 marzo 2011.
- Istituzione del Centro euromediterraneo per la protezione dai
maremoti. (n. 696)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Ardizzone,
in data 16 marzo 2011.
- Disposizioni urgenti per il settore della formazione e
orientamento professionale. (n. 697)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Pogliese, Falcone, Buzzanca e Bosco, in data 21 marzo 2011.
- Istituzione del gruppo europeo di cooperazione territoriale
(GECT) euroregione Sicilia-Malta. (n. 698)
di iniziativa parlamentare, dall'onorevole Ferrara, in data 21
marzo 2011.
- Aiuti alle spese di gestione delle cantine sociali. (n. 699)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Oddo,
Cracolici, Apprendi, Donegani, Marinello, Ammatuna, Barbagallo, De
Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Ferrara,
Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto,
Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale e Termine, in data 21 marzo 2011.
- Fondo regionale di garanzia. (n. 700)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Oddo,
Cracolici, Apprendi, Donegani, Marinello, Ammatuna, Barbagallo, De
Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Ferrara,
Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto,
Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale e Termine, in data 21 marzo 2011.
- Promozione e partecipazione della Regione alla costituzione
della fondazione Norman Zarcone'. (n. 701)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Pogliese, Buzzanca, Falcone e Vinciullo, in data 23 marzo 2011.
- Disegno di legge voto per la modifica dello Statuto siciliano.
(n. 702)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cimino,
Bufardeci, Incardona, mineo, Scilla e Savona, in data 23 marzo
2011.
Comunicazione di richieste di parere pervenute ed assegnate alle
competenti Commissioni
PRESIDENTE. Comunico le richieste di parere pervenute ed assegnate
alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Consorzio ASI di Trapani - Designazione componente supplente del
collegio dei revisori dei conti: dott.ssa Giordano Enza (n. 140/I)
pervenuto in data 21 marzo 2011 e inviato in data 23 marzo 2011.
- Consorzio ASI di Agrigento - Designazione componente effettivo,
con funzioni di Presidente e componente supplente del collegio dei
revisori dei conti. (n. 141/I)
pervenuto in data 21 marzo 2011 e inviato in data 23 marzo 2011.
- Consorzio ASI di Messina - Designazione componente effettivo,
con funzioni di Presidente e componente supplente del collegio dei
revisori dei conti. (n. 142/I)
pervenuto in data 21 marzo 2011 e inviato in data 23 marzo 2011.
Consorzio ASI di Ragusa - Designazione componente supplente del
collegio dei revisori dei conti: dott.ssa Monastero Giulia. (n.
143/I)
pervenuto in data 21 marzo 2011 e inviato in data 23 marzo 2011.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Articolo 2 della legge regionale n. 8/2004. Decreto di
attuazione. (n. 144/IV)
pervenuto in data 22 marzo 2011 e inviato in data 23 marzo 2011.
Comunico le richieste di parere pervenute ed assegnate alla
Commissione Affari Istituzionali (I)', nonché i pareri resi dalla
stessa:
Azienda speciale magazzini generali - Camera di Commercio di
Messina - Designazione componente effettivo con funzioni di
presidente e componente supplente del collegio dei revisori dei
conti. (n. 138/I)
pervenuto in data 18 marzo 2011.
reso in data 22 marzo 2011.
inviato in data 23 marzo 2011.
Ente autonomo Fiera del mediterraneo di Palermo - Designazione
componente effettivo e componente supplente in seno al collegio dei
revisori dei conti. (n. 139/I)
pervenuto in data 18 marzo 2011.
reso in data 22 marzo 2011.
inviato in data 23 marzo 2011.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
- Incardona, per oggi;
- Cristaudo e Beninati dal 23 al 24 marzo 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico il parere reso dalla Commissione Servizi
sociali e sanitari' (VI):
- Legge regionale 4 dicembre 2008, n. 18 Disciplina degli
istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto
pubblico' - Nomina del direttore generale dell'IRCCS, Centro
Neurolesi Bonino Pulejo di Messina'. (n. 136/VI)
reso in data 16 marzo 2011.
inviato in data 23 marzo 2011.
Comunicazione della situazione provvisoria di cassa
PRESIDENTE. Comunico che l'Assessorato regionale dell'economia,
dipartimento bilancio e tesoro, ha trasmesso, in data 16 marzo
2011, la relazione concernente la situazione provvisoria di cassa
al 31 dicembre 2010, la previsione di cassa relativa al primo
trimestre 2011 e la previsione annuale 2011.
Comunico, altresì, che copia della sopracitata documentazione è
stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1781 - Chiarimenti sull'acquisto di 50 mila tonnellate di
arance a sostegno degli agricoltori di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse Agricole e Alimentari
Firmatario: Caputo Salvino
N. 1784 - Iniziative per garantire i servizi resi dall'ATO AG2.
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: Panepinto Giovanni
N. 1785 - Chiarimenti sull'attività svolta dalla fondazione
scientifica 'Fulvio Frisone'.
- Presidente Regione
Firmatari: Marziano Bruno; De Benedictis Roberto
N. 1787 - Iniziative per ottimizzare il funzionamento del Sistema
sanitario regionale tramite l'utilizzo delle tecnologie
informatiche.
- Assessore Salute
Firmatario: Raia Concetta
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 1782 - Chiarimenti in merito all'istituzione di un punto franco
nel porto di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Attività produttive
Firmatario: Mattarella Bernardo
N. 1783 - Iniziative per accelerare le procedure di spesa delle
risorse previste nei programmi operativi regionali relativi ai
fondi strutturali 2007-2013.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 1788 - Chiarimenti in ordine al bando per la copertura di
diversi posti di dirigente medico e non medico, indetto
dall'Azienda sanitaria provinciale di Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Galvagno Michele; Marziano Bruno
N. 1789 - Modifica del bando per la copertura di n. 2 posti di
dirigente, area amministrativa, presso la Provincia regionale di
Siracusa.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatari: Galvagno Michele; Marziano Bruno
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 251 - Iniziative per dare piena attuazione e concreta
esecuzione al piano dei 'progetti obiettivo' degli enti locali
previsti dall'art. 26 della l.r. n. 11 del 2010, degli onorevoli
Falcone, Pogliese, Buzzanca, Caputo e Vinciullo, presentata il
22/03/11
N. 253 - Iniziative urgenti per fronteggiare la grave crisi in
atto a Lampedusa, degli onorevoli Calanducci, Oddo, Raia, Gennuso,
Catalano, Colianni, Arena, Federico e Musotto, presentata il
23/03/11.
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, della mozione:
numero 250 Iniziative per la creazione di un hub scambiatore di
traffico presso l'aeroporto Fontanarossa di Catania , degli
onorevoli Marziano, Di Guardo, Digiacomo, Panarello e Raia,
presentata il 16 marzo 2011.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Onorevoli colleghi, comunico che essendo in corso una riunione
politica per la definizione del disegno di legge in materia
elettorale, sospendo la seduta, avvertendo che riprenderà alle ore
17.30.
(La seduta sospesa alle ore 16.53, è ripresa alle ore 19.22)
Presidenza del Vicepresidente FORMICA
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Modifiche di norme
in materia di elezione, composizione e decadenza degli organi
comunali e provinciali» (85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-
615-628-637-655-660-669/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
«Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali» (85-213-256-278-296-
299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A).
Onorevoli colleghi, vi prego di fare attenzione perché da ciò
dipenderà l'ordinato svolgimento dei lavori d'Aula.
Prima di procedere all'esame dell'articolato del disegno di legge,
al fine di rendere più agevole e più chiaro il lavoro che stiamo
per affrontare, comunico che la I Commissione ha presentato un
emendamento di riscrittura interamente sostitutivo del testo, dopo
un lavoro di approfondimento e di sintesi con la partecipazione del
Governo e dei Capigruppo.
La Presidenza si trova, quindi, nella condizione di dovere, da un
lato, garantire un ordinato svolgimento dei lavori e, dall'altro,
di non conculcare i diritti dei singoli parlamentari. A tal fine,
anche in forza della prassi parlamentare che ha conosciuto casi di
maxi emendamenti interamente sostitutivi di interi disegni di
legge, soprattutto in materia finanziaria, la Presidenza ritiene
che l'Aula prosegua i propri lavori sul testo del maxi emendamento
che sta per essere distribuito, fermo restando il diritto dei
deputati di presentare subemendamenti ovviamente attinenti al
testo. Ciò comporta che gli emendamenti al testo già presentati
sono da considerare preclusi.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
comunicare, preliminarmente, che la mia adesione tecnica al Gruppo
del PDL dell'8 marzo 2011, con questa seduta cessa e ritorno al
Gruppo Misto Sicilia Vera. Desidero che la Presidenza e l'intero
Parlamento ne prendano atto.
Desidero precisare che l'adesione tecnica era stata ampiamente
motivata sia nella comunicazione, sia nella mia presa di posizione
riguardo a questo testo che stiamo per esaminare ed avevo
sottolineato che avrei fatto di tutto, ciò che naturalmente
consente il Regolamento, per impedire che l'Aula si occupasse di
questa norma e .
(brusio in Aula)
Onorevoli colleghi, per cortesia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non disturbiamo l'onorevole De
Luca.
DE LUCA. Rispetto a questo avevo già precisato che l'adesione
tecnica riguardava questo testo e avevo messo come condizione, per
quanto riguarda la prosecuzione e, quindi, la mia posizione su
questo esame, la reintroduzione dell'incompatibilità tra la carica
di deputato e di amministratore locale.
Avevo anche posto una questione riguardante la sentenza della
Corte Costituzionale, la 143, dove veniva sanzionato il principio
di pari dignità tra deputato e amministratore locale e cioè il
fatto che al deputato viene consentito di fare qualunque cosa, di
candidarsi a sindaco, di candidarsi a presidente della Provincia,
mentre al presidente delle Provincia e al sindaco non viene
consentito di candidarsi a deputato, in quanto si deve
preventivamente dimettere perché viene considerato ineleggibile.
Abbiamo posto ed opposto in modo particolare un'applicazione della
pari dignità rispetto a queste figure perché ho considerato questa
norma una norma di difesa della casta, cioè questo Parlamento ha
paura dei sindaci e ha paura degli amministratori locali.
Molti colleghi, probabilmente, hanno paura di chi amministra le
comunità con mille difficoltà, e hanno paura che si possa candidare
a deputato e domani fregare il posto a qualcuno di noi.
Ho posto questa questione come battaglia di dignità e oggi prendo
atto informalmente, perché ancora non ho letto il testo, che si è
fatto un accordo.
Si è fatto un accordo sopra la testa di tutti, si è fatto un
accordo che dovrebbe prevedere anche che tutti i parlamentari si
tappino la bocca rispetto a questo maxiemendamento di riscrittura.
Signor Presidente, mi rivolgo a lei in modo particolare. Io non
so, non conosco ancora il contenuto di questo maxi emendamento,
però se qualcuno lo vuol fare passare come un maxi emendamento di
riscrittura, ai sensi dell'articolo 112, comma 6, allora io non ci
sto
Chiedo, comunque, il tempo utile per poter esaminare questo maxi
emendamento e per poter presentare i subemendamenti, perché sono
convinto, da quello che già ho sentito informalmente, che non si
tratta di un maxi emendamento di riscrittura perché contiene tutta
una serie di temi e di argomenti che non erano previsti nel testo
originario. Quindi, cosa debba riscrivere questo maxi emendamento,
ancora non lo abbiamo capito
C'è un accordo della casta? Che lo si dica chiaramente ai
siciliani
Per quanto mi riguarda, l'ho detto già in precedenza e lo
ribadisco in quest'Aula, non ho alcuna intenzione, signor
Presidente e cari colleghi, di sottostare a questo accordo della
cupola
Pare che sia saltato dal maxi emendamento anche il principio che
reintroduceva l'incompatibilità tra la carica di parlamentare e di
amministratore, quello ancora che continua a rendere incandidabile,
da un lato, l'amministratore e candidabile, invece, dall'altro
lato, il deputato a sindaco o a presidente della Provincia.
No, non ci sto, cari colleghi Come non ci sono stato in passato,
non ci sto neanche ora
Signor Presidente, le chiarisco in modo definitivo che se lei ha
intenzione, come Presidenza, di far passare, di farci assorbire in
modo abusivo che questo emendamento venga considerato un
emendamento di riscrittura, allora, lo ribadisco, chiedo a tutti
gli effetti il tempo utile per poterlo esaminare e poter presentare
i miei subemendamenti, perché reputo vergognoso e non reputo degno
che questo Parlamento, dopo mesi di discussione, abbia raggiunto
l'accordo su una serie di tematiche che considero, francamente, non
populiste, ma veramente becere rispetto agli argomenti che andremo
ad affrontare. E rispetto ad un principio che è stato evidenziato
dalla Corte costituzionale, questo Parlamento - assessore mi
rivolgo anche a lei - non ha ritenuto opportuno, invece, risolvere
questo vulnus. C'è una sentenza della Corte costituzionale e il
Governo non ha dimostrato la sensibilità per risolvere tale
questione.
Signor Presidente, non ci sto a qualunque tipo di accordo sia
stato fatto, in qualunque tipo di sede, non ci sto a questo accordo
che è classista a tutti gli effetti e continua a salvaguardare
quelli che sono principi della casta, in disonore, in disaccordo,
rispetto agli interessi di un territorio che ha diritto, comunque,
di assurgere a qualunque ruolo istituzionale.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, le rammento che la riscrittura
ricomprende anche gli emendamenti.
DE LUCA. Signor Presidente, non contiene i miei emendamenti, e ora
lo verificheremo.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, si rivolga alla Presidenza con un
tono adeguato al Parlamento, e la invito ad avere in Aula un
atteggiamento coerente. Quanto alla sua richiesta, la Presidenza
ritiene di accordarle trenta minuti di tempo per analizzare
l'emendamento di riscrittura, come è stato fatto in passato per
maxi emendamenti che riguardavano addirittura la finanziaria, e non
un testo con pochi articoli.
Pertanto, sospendo la seduta per trenta minuti
(La seduta, sospesa alle ore 19.32, è ripresa alle ore 20.03)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, avete avuto il tempo di esaminare il maxi-
emendamento che è stato presentato.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per questa
mezz'ora che lei ci ha concesso noi la ringraziamo, perché ci ha
confermato che qua si sta bluffando, perché l'articolo 112 è
chiaro, il comma 7 è altrettanto chiaro, il maxi-emendamento di
rielaborazione riguarda gli articoli nonché gli emendamenti e i
subemendamenti presentati, cioè ha senso se tiene conto del testo
di riferimento che deve riscrivere e se tiene conto anche degli
emendamenti o subemendamenti presentati: una sintesi dove si
presuppone un accordo tra tutti gli emendamenti presentati.
Ebbene, signor Presidente, probabilmente a lei mezz'ora non è
bastata per rendersi conto di un fatto, ma i colleghi, credo, se ne
saranno accorti: in questo maxi emendamento, che lei si ostina a
definire di riscrittura, ai sensi del comma 7 dell'articolo 112,
non sono contemplati, per esempio, i sette-otto emendamenti che ho
presentato per quanto riguarda l'ineleggibilità e
l'incompatibilità, cioè quegli emendamenti che riguardano la
sentenza della Corte Costituzionale, la numero 143, che ha già
messo, di fatto, qualche collega in condizioni difficili.
Non contempla, per esempio, la incompatibilità tra la carica di
assessore regionale e quella di amministratore locale. Si tentò in
quest'Aula la famosa legge Pippo Sorbello', si tentò di risolvere
quell'altro vuoto interpretativo perché c'era il grande dubbio se
l'assessore regionale fosse compatibile in quanto c'era un evidente
conflitto di interesse all'interno della Giunta regionale rispetto
a provvedimenti che riguardano i Comuni.
Lei, signor Presidente, non può, io mi permetto e mi appello alle
mie prerogative di parlamentare, qua ora non c'entra né la
maggioranza né l'opposizione, neanche i colori politici.
Presidente, qua è una questione di dignità, di prerogativa dei
singoli parlamentari. Non le consento di fare un'interpretazione
così forzata perché gli emendamenti li ho presentati io e questo
maxi emendamento non li cita, non ne tiene conto, quindi non
rientra in quello che è il comma 7 dell'articolo 112.
Non le posso consentire, signor Presidente, di calpestare le mie
prerogative, in funzione di nessun accordo che avete raggiunto, non
mi riguarda Qua, ora, il tema è diverso, non è di merito, riguarda
le procedure a cui si sono appellate spesso le opposizioni cioè:
discutiamo su tutto, ma non nel forzare le procedure. Allora, se si
dice che, poi, il rischio è che si è ostaggi di De Luca, allora no.
De Luca vuole essere rispettato, secondo quelle che sono le
prerogative del Parlamento.
Questo non è un maxi emendamento di riscrittura. Signor Presidente
glielo dico chiaramente: rispetto ad una forzatura del genere, per
quanto mi riguarda, non ci sto. Quindi, se lei vuole continuare
così, bene, se vuole continuare a forzare le regole, lo faccia;
costringe anche me a forzarle, mi dispiace.
Io sono su questo podio, lei vuole continuare a forzare il
Regolamento, lo forzo pure io: non scendo più da questo podio,
signor Presidente, mi faccia prendere dalle spalle, in modo tale
che si sappia che, per difendere le mie prerogative di
parlamentare, non consento né a lei e né a qualunque Cupola' che
ha raggiunto un accordo del genere sulle regole e, quindi, nel
violare il Regolamento, non consento né a lei né a nessuno di
tapparmi la bocca e di forzarmi a questo punto. Quindi, signor
Presidente, le dico formalmente che, per quanto mi riguarda, occupo
questo podio, non mi sposto fino a quando lei non applicherà
correttamente il Regolamento e metta da parte, quindi, gli
interessucci che ci sono dietro questo becero accordo. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, le ho consentito di intervenire
sulla questione regolamentare. Avendo concluso l'intervento le
consiglio vivamente di scendere dal podio. Io so che lei, forse,
preferisce che venga aiutato a scendere
DE LUCA. Mi faccia aiutare Sono rimasto basito dal suo ritorno al
passato Mi faccia prendere dalle spalle. Lei torna ai tempi
giovanili.
Non può cancellare le mie prerogative perché avete trovato una
sorta di accordo
Lei deve dare il termine per la presentazione degli emendamenti
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, la Presidenza non ha alcun
interesse a infierire o a impedirle, in nessun modo, di esprimere
il suo pensiero; lei non può impedire al Parlamento, però, di
lavorare. Pertanto, onorevole De Luca le faccio il primo
avvertimento. Onorevole De Luca, la invito a scendere dal podio per
la seconda volta.
Prego i commessi di liberare il podio e di consentire al
Parlamento di poter lavorare. Questori, prego, eseguite.
(Brusìo in Aula)
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 20.10, è ripresa alle ore 20.14)
La seduta è ripresa.
COLIANNI. Chiedo di parlare. Il collega De Luca non mi deve fare
salire sul podio?
PRESIDENTE. Onorevole Colianni, dovrebbe aspettare il Presidente
che deve fare una comunicazione.
Onorevole De Luca, intanto, la richiamo, ancora una volta, a
rispettare quanto la Presidenza le risponde. Ad ulteriore
chiarimento la Presidenza conferma che si tratta di un emendamento
di riscrittura, ai sensi del Regolamento e della prassi
consolidata.
In ogni caso, la materia della ineleggibilità ed
incompatibilità,ai sensi dell'articolo 9, comma 3, dello Statuto
deve essere oggetto di legge separata, perché attiene a
procedimenti diversi.
Pertanto, la invito,per l'ultima volta,a liberare il podio e
consentire l'ordinato svolgimento dei lavori d'Aula.
Qualora lei non volesse ancora scendere dal palco, invito i
deputati questori a fare liberare il palco e consentire i lavori
d'Aula.
DE LUCA. L'accordo originario non prevedeva questo. C'è un accordo
firmato dai capigruppo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito ad accomodarvi.
DE LUCA. C'era un accordo tra i capigruppo che prevedeva
l'introduzione della incompatibilità.
PRESIDENTE. Colleghi, sto invitando i commessi a liberare il
podio.
DE LUCA. Lei lo sa, perché conosceva quell'accordo L'accordo
prevedeva già l'introduzione dell'incompatibilità. Lei sta
mentendo, sta mentendo a questo parlamento
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, lei deve essere accompagnato fuori
DE LUCA. Il primo punto dell'accordo era l'introduzione
dell'incompatibilità su questo testo
PRESIDENTE. Accompagnatelo fuori
DE LUCA. Chi vuole coprire? Lei sta mentendo perché conosceva
l'accordo. Perché non liberiamo dalle menzogne questo Parlamento?
Non si può utilizzare il Regolamento a proprio uso e consumo
PRESIDENTE. Prego i questori di accompagnare fuori l'onorevole De
Luca che è stato più volte richiamato dalla Presidenza ad
abbandonare il podio.
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato dalla
Commissione l'emendamento Comm.1bis.2.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la Presidenza ha già chiesto di liberare il
podio.
DE LUCA. Sospenda la seduta
PRESIDENTE. Non sospendo la seduta
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Leontini, Corona,
Buzzanca ed altri il subemendamento Comm.1bis.5. Il parere del
Governo?
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il maxi-emendamento Comm.1bis. Il Governo lo ha
presentato. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
BOSCO. Signor Presidente, non si capisce cosa questo Parlamento
stia approvando
PRESIDENTE. Stiamo votando la riscrittura.
LEONTINI. Così non si può continuare
PRESIDENTE. Onorevole Leontini, ci sono regole nel Parlamento.
Come lei ben sa e come lei ben conosce questa Presidenza ha dato
all'onorevole De Luca la possibilità di intervenire per ben due
volte. Dopodiché, onorevole Leontini, la Presidenza quando richiama
un deputato, un parlamentare, nell'interesse di tutta l'Aula e
dell'ordinato svolgimento dei lavori, non può consentire che il
richiamo della Presidenza vada a vuoto. Ne va del prestigio delle
istituzioni. Non è un Consiglio comunale
Pertanto, l'onorevole De Luca non ha ottemperato a quanto
richiesto dalla Presidenza. L'onorevole De Luca ora mi chiede
gentilmente di avere concesso un minuto. Onorevole De Luca, la
Presidenza le concede un minuto. Prego.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ringrazio per
questo altro minuto che mi ha concesso. Vorrei ricordare a me
stesso, a lei e a questo Parlamento, perché la copia l'abbiamo
ricevuta tutti quanti, che l'accordo che è stato fatto, il primo
accordo che è stato fatto tra tutti i capigruppo della maggioranza
prevedeva al primo punto l'introduzione della incompatibilità tra
la carica di deputato e di amministratore locale. Quello era il
primo punto dell'accordo, fatto 15 giorni fa. Qualunque emendamento
di riscrittura già, rispetto a quell'accordo originario, è
formalmente e sostanzialmente in violazione. Ma, nonostante questo,
si è discusso di questo argomento e si è trovata una sintesi, e non
capisco oggi perché, senza alcuna spiegazione, dopo che si era
trovato l'accordo su quel punto è scomparso dal maxi-emendamento
questo punto sulla incompatibilità.
Considerato che la Presidenza vuol continuare a forzare le cose in
questi termini - e io non voglio violentare quella che è la volontà
di questo Parlamento - io abbandono i lavori d'Aula, non partecipo
assolutamente ai lavori riguardanti questa norma. E' l'ennesima
volta che lo ricordo a questo Parlamento. Nel 2007 c'è stato solo
il sottoscritto che ha fatto allora la battaglia per impedire che
entrasse nell'ordinamento giuridico regionale quella norma che poi
è stata sanzionata dalla sentenza numero 143 della Corte
costituzionale e mi ritrovo ancora una volta, signor Presidente, a
dover denunciare per l'ennesima volta, che questo Parlamento,
nonostante avesse trovato l'accordo per fare lo stralcio - perché
avevamo trovato anche l'accordo per trovare lo stralcio - si è
rimangiato non so per quale motivo e non so per quale interesse un
accordo già sottoscritto all'unanimità che prevedeva l'introduzione
di quel principio.
(L'onorevole De Luca abbandona l'Aula)
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire per dichiarazioni di voto sull'emendamento perché
voterò in difformità al voto annunciato e prevedibile del gruppo a
cui appartengo. E intendevo correttamente spiegarne le ragioni e le
motivazioni.
Sono stato uno di quelli che ha ritenuto che bisognava andare
avanti e muoversi per una riforma elettorale, il sistema elettorale
dei comuni in Sicilia, soprattutto convinto della bontà della
previsione della doppia scheda. La doppia scheda avrebbe consentito
di sgombrare il campo da un voto controllato; avrebbe assicurato ai
comuni sindaci di alto livello e prestigio perchè avrebbe comunque
svincolato il voto per il sindaco dalla lista per il consiglio
comunale. Ma comprendo che su questo percorso ci sono stati una
serie di ostacoli, non c'è stata una condivisione dei diversi
gruppi parlamentari. Ci sono interessi concreti che si sono
scontrati tra chi ritiene che le liste debbano in qualche modo
continuare a favorire la elezione di un sindaco e chi, invece,
ritiene che il sindaco debba avere di per sé un alto prestigio che
lo porti a rappresentare la comunità che amministra anche
svincolato dalle forze politiche che lo sostengono.
Comprendo che si è arrivati su questo punto ad una forma di
mediazione che comunque realizza un sistema che è migliorativo
rispetto a quello esistente. E' chiaro. L'esprimere il voto
confermativo sulla stessa scheda crea un problema che è quello del
controllo del voto. Ma comunque rende il voto più libero rispetto a
quello esistente. Limita sicuramente il meccanismo di trascinamento
tra il voto per il consigliere comunale e il voto per il sindaco.
Quindi una situazione migliorativa ma non certamente quello che ci
saremmo augurati, quello per cui abbiamo posto inizialmente al
centro la vicenda della riforma elettorale.
Nel maxiemendamento proposto però accanto a questa questione che
potrebbe, probabilmente, se si trattasse solo di questo argomento,
meritare sia perché condivido l'ipotesi della mediazione il mio
voto favorevole, ci sono altre questioni sulle quali non sono
assolutamente d'accordo.
La prima di queste, che mi appare come un regalo al centrodestra,
è la previsione del turno unico nei comuni con popolazione tra i 10
mila e i 15 mila abitanti. Se uniamo il turno unico, quindi, senza
il ballottaggio al voto confermativo, ci troveremo con sindaci
probabilmente che hanno il 25-30% del consenso popolare, cioè senza
nessuna autorevolezza per amministrare i propri comuni.
Mi spiego meglio: il voto confermativo porterà, credibilmente, al
fatto che non tutto il 100% degli elettori esprimerà il voto per
il sindaco; probabilmente lo esprimeranno il 60, il 55% degli
elettori; di questi, quando avremo tre candidati a sindaco,
risulterà eletto un sindaco anche solo con il 30% dei voti. Se
andassimo al ballottaggio, sicuramente, i sindaci dovrebbero avere
almeno il 50+ 1% dei voti. Il turno unico ci porterà ad avere
sindaci senza alcuna autorevolezza nel governo del Paese.
Consideriamo anche che il fatto che si punta sul sindaco
esclusivamente porterà alla proliferazione delle liste a sostegno
del sindaco e poco importa il fatto che c'è lo sbarramento del 5%.
In molti comuni, tutt'oggi abbiamo le liste che vengono presentate
solo per favorire le elezioni del sindaco trascurando gli aspetti
dello sbarramento. Poco importa se quelle liste non eleggeranno
consiglieri comunali; l'importante è che quella famiglia mette un
candidato e quei 5 voti, quei 10 voti, quel voto controllato vada
in favore del sindaco.
D'altra parte, questo è successo anche alle elezioni regionali:
entrambi gli schieramenti hanno presentato liste per favorire le
elezioni del Presidente della Regione non badando al fatto che le
liste non avrebbero superato lo sbarramento del 5%; mi riferisco
sia alle liste
PRESIDENTE. Onorevole Di Benedetto
DI BENEDETTO. Oltre al fatto che nel doppio turno, storicamente,
sono favorite le forze progressiste.
Rinunciare al doppio turno con il voto della sinistra in
quest'Aula, credo sia un suicidio, ragione per cui non mi sento di
votare questa norma che fra l'altro rischia di aprire il turno
unico anche per i comuni con più di 15 mila abitanti; rischia di
aprirlo perché stiamo mettendo in discussione il principio del
doppio turno che può essere in qualsiasi momento esteso.
L'ultima questione, signor Presidente, è la mancata previsione del
referendum che è uno strumento di controllo da parte dei cittadini
sull'operato del sindaco, su quello che fa il sindaco eletto e ci
troveremo paradossalmente con sindaci eletti con il 30% del
consenso dei cittadini ai quali è sufficiente avere 1/3 del
Consiglio, quindi, la minoranza nel Consiglio comunale perché la
sfiducia presuppone i 2/3 e non esserci nessun controllo popolare
su questo. Stiamo espropriando i cittadini di un potere di
controllo.
Concludo, signor Presidente: non stiamo facendo la riforma
elettorale ma stiamo consegnando la Sicilia ad un pataracchio con
tre sistemi elettorali: maggioritario, turno unico e doppio turno.
E' veramente incredibile, per cui mi asterrò dal voto in
riferimento alla norma.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento di riscrittura
Comm.1bis, del Governo. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, dichiaro inammissibili gli emendamenti
aggiuntivi Comm.1bis.3, Comm.1.bis.4 e Comm.1.bis.6.
Comunico che è stato presentato l'emendamento aggiuntivo
Comm.1bis.1, dagli onorevoli Adamo, Caronia, Raia, Cracolici,
Musotto, Maira ed altri.
Per tutto ciò che si è discusso in I Commissione, per il lavoro
che è stato fatto in maniera che tutti i partiti dessero il loro
contributo, si era deciso in Commissione che c'era un emendamento
aggiuntivo, Comm.1bis.1, della Commissione, appunto e che lo
mettevamo in votazione.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho molto da
aggiungere anche perché mi rendo conto che il lavoro che lei sta
svolgendo stasera è un lavoro faticoso e che l'Aula e le forze
politiche hanno pure raggiunto un accordo positivo per dare una
nuova legge elettorale alla Sicilia. Essendo adesso in discussione
l'emendamento Comm.1bis.1, che è l'emendamento sul quale c'è stata
una divergenza di vedute tra i colleghi parlamentari, apprezzabile,
di grande rispetto, però, vorrei evitare che su questo emendamento,
pur avendo posizioni diverse, i colleghi parlamentari chiedano il
voto segreto.
Essendo un emendamento in cui ognuno può avere un rapporto di
stima sulle posizioni degli altri ed essendo io convinto della
bontà di questo emendamento, che è quello sostanzialmente del voto
di genere, vorrei chiedere espressamente ai colleghi parlamentari
di manifestare in questa sede tutte le ragioni del dissenso ma non
di utilizzare lo strumento del voto segreto per impedire un
dibattito sereno, democratico e utilizzare lo strumento del voto
segreto per bocciare l'emendamento.
Signor Presidente, mi limito soltanto a fare un appello ai miei
colleghi parlamentari, anche a quelli che esprimono un punto di
vista diverso rispetto al mio; sono per il voto di genere e lo ero
già nella precedente legislatura, lo ero e lo sono anche per le
elezioni regionali e vorrei chiedere, quindi, ai colleghi
parlamentari, di non ricorrere allo strumento del voto segreto,
dietro il quale si può nascondere in realtà la volontà di bocciare
l'emendamento. E' soltanto un appello di questa natura.
GRECO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire
all'onorevole Speziale che non posso accettare il suo invito perché
lui sa che, fino ad ora, essendo tutti e due in I Commissione,
abbiamo tanto dibattuto questo argomento. Io, invece, per il motivo
opposto, chiedo al Presidente, nell'annunziare che sono contrario a
questo emendamento, di fare avvenire la votazione per scrutino
segreto. Grazie.
RAIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che l'onorevole
che mi ha preceduto abbia ragione quando dice che bisogna, come
dire, esprimere un voto contrario. Si è dichiarato contrario
rispetto all'emendamento e lo ha fatto a viso aperto; sarebbe
interessante che gli altri parlamentari dicessero anche loro se
sono contrari o favorevoli ma a viso aperto perché stiamo parlando
di una norma di principio, del fatto che non chiediamo né quote
rosa né riserve indiane; nulla chiediamo, solamente che venga
applicata in Sicilia anche quella norma di genere che è stata
votata in Campania; è stata detta questa norma costituzionale
perché la Costituzione si è pronunciata e si è pronunciata
favorevolmente sul voto di genere. Penso, quindi, che, nel momento
in cui stiamo andando a fare una riforma importante, quale quella
elettorale, quella elettorale dovrebbe prevedere anche quella
democrazia paritaria che esiste negli altri Paesi europei, che
esiste in altre Regioni e non si capisce perché in Sicilia non
dovrebbe esistere.
Del resto, quando si parlava di quote rose, ci veniva detto tanti
anni fa che le quote rose erano riserve indiane, che non bisognava
nulla perché le quote rosa erano cose aberranti e, quindi, anche la
Corte costituzionale - la 422 del 2005 - ha ritenuto che le quote
rosa in effetti erano un modo per cui si dava un diritto maggiore
alle donne ma, nel momento in cui questa è stata dichiarata non
costituzionale, la quota rosa, non si capisce perché, nel momento
in cui si parla di preferenza di genere, non dovrebbe essere
inserita anche nel disegno di legge.
Apprezzo molto nel testo che è stato appena approvato che vi sia
inserito che il 25 per cento delle donne devono essere messe in
lista, che sia inserito anche il principio per cui le donne stanno
anche nelle giunte, però, credo anche che se non si toglie quella
differenza che è anche una differenza culturale che c'è in Sicilia,
ma che c'è anche nel resto di Italia, non si capisce come le donne
potrebbero esserci invece nei consessi istituzionali sia comunali
che provinciali.
Credo allora che da quest'Aula - proprio perché quest'Aula ha
anche approvato delle leggi importanti negli anni passati e anche
prima e anche di recente ha fatto delle cose importanti - ebbene,
ci sia anche uno scatto di orgoglio a guardare avanti da parte dei
parlamentari tutti perché da questa Aula antica dovrebbe uscire un
messaggio diverso verso il mondo in generale, verso gli uomini e
verso le donne perché questa Terra deve essere più vicina a quello
che dicono i Paesi europei, più vicina alle norme più innovative.
Bene, se ci trinceriamo dietro il fatto che con questo
emendamento che abbiamo presentato in tre parlamentari: io,
l'onorevole Caronia e l'onorevole Adamo ma anche tanti altri che lo
hanno sottoscritto, si pensi che c'è il voto, che c'è un controllo
del voto rispetto alla preferenza di genere, dico che il controllo
del voto si esercita anche adesso e lo abbiamo visto in tanti modi
come si può esercitare il controllo del voto; allora, c'è un
problema, secondo me, che è un problema culturale, che è un
problema che proprio che noi siamo dei soggetti che fanno leggi, di
chi dà delle dritte verso il proprio paese, verso la propria
regione; dovremmo essere più avanti rispetto a quello che c'è fuori
da quest'Aula ma anche rispetto alle norma che ci vengono dettate
dalla Costituzione, dalla Carta di Nizza e dall'ONU.
Allora, penso che non ci voglia molto; penso che ci voglia un
po'di buon senso e il buon senso così come lo abbiamo trovato anche
ieri sera approvando una legge importantissima, quella della
riforma della pubblica Amministrazione e quindi della
semplificazione della pubblica Amministrazione e, oggi, che stiamo
approvando una riforma altrettanto importante - quella elettorale -
non ci possiamo trincerare dietro il fatto che non vogliamo il voto
di genere, una cosa importante che vedrà la Sicilia certamente al
pari delle altre Regioni d'Italia, dove l'hanno votata e al pari
anche degli altri stati europei.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, farò un
appello: chiedo per piacere l'attenzione dell'Aula se è possibile.
Il mio è un intervento estremamente breve che non entrerà nel
merito della legge e dell'emendamento, così come ha fatto
l'onorevole Raia che chiaramente ha spiegato le ragioni di questo
emendamento. Il merito di questo disegno di legge credo che sia
noto a tutti noi. Ne abbiamo parlato tanto in questi giorni, ci
sono delle idee, ci siamo confrontati, ci sono, pur nella
diversità, delle opinioni.
Credo che il merito del fatto che questo Parlamento, che è il
Parlamento più antico, possa esprimere in maniera aperta un'idea su
quella che è un importante cambiamento culturale sia notorio ormai
non soltanto a noi che siamo qui dentro ma anche a tutti coloro che
sono fuori dall'Assemblea e sono tanti.
Non declino a caso; vorrei semplicemente invitare i colleghi a
dire che ciascuno di noi, nell'esercizio della nostra funzione, ha
la facoltà di esprimere le proprie idee e nessuno si sogni di
comprimerle.
Credo, però, che sia doveroso nei confronti di tutte le donne e
degli uomini che stanno ascoltando e che ci stanno guardando, che
possiamo esprimere la nostra idea in maniera assolutamente serena
ed aperta, cioè che si faccia una scelta votando, dicendo il
proprio nome e cognome, individuando chi sono coloro i quali sono
a favore e chi contro. Non perché vogliamo fare una caccia alle
streghe ma perché credo che sia doveroso, nei confronti degli
elettori e delle elettrici, individuare le persone che sono di
questo avviso perché possibilmente potrebbe aprirsi un dibattito
nel futuro che potrebbe vedere coinvolti quelli che oggi sono
contrari e magari in seguito potrebbero cambiare idea così come ho
fatto personalmente io.
Onorevoli colleghi, ero contraria all'idea di introdurre una
norma di questa fattezza; sono stata convinta dal confronto e dal
dibattito che ho avuto modo di poter affrontare con le donne che
rappresentano la società civile e, personalmente e credo anche
l'onorevole Adamo - avrà modo di poterlo dire, se lo ritiene -
abbiamo convenuto che esiste un forte gap culturale e questa norma
serve a questo.
Faccio un appello accorato ai colleghi perché so che verrà
ascoltato dalla sensibilità dei 90 deputati che sono oggi qui
presenti affinché non si dia seguito alla richiesta, per carità,
legittima dell'onorevole Greco; oggi, esprimere un voto segreto ad
un simile emendamento, avrebbe il sapore di qualcosa che sono certa
che non è l'intenzione di quest'Aula, cioè nascondersi dietro ad un
dito. Che ciascuno di noi abbia, come è giusto che sia, la facoltà
di esprimere la propria idea senza che questo abbia nessun tipo di
conseguenza se non quella di avere la possibilità, per chi ci ha
votato, di sapere come la pensiamo.
Rinnovo, quindi, l'appello. Signor Presidente, faccio appello a
lei affinché possa in qualche modo ripetere questo mio
accoratissimo appello che, sono certa, da quest'Aula non verrà
ignorato.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio evitare
in questa discussione toni da crociata o toni da buoni e cattivi.
Vorrei soltanto proporre una riflessione sapendo che c'è una
discussione dentro il Parlamento, dentro le forze politiche e tra i
singoli Parlamentari.
Abbiamo, credo alla fine faremo, una buona legge che considero
migliore di quella da cui partivamo; abbiamo un'occasione di fare,
con questo emendamento, se fosse approvato, una legge che, in
qualche modo, da respiro alla politica.
Abbiamo bisogno, dico noi, non soltanto noi dirigenti o esponenti
o parlamentari di partiti o esponenti politici, noi siciliani
abbiamo bisogno, come l'aria che respiriamo, di provare a cambiare
i meccanismi di selezione della classe politica della nostra
Regione e la possibilità, l'opportunità di consentire l'accesso
nelle istituzioni, a partire da quelle comunali e provinciali di
cui, oggi, ci occupiamo, di norme che aumentino la presenza
femminile.
Diciamoci la verità: quando parliamo della rappresentanza di
genere, non facciamo un discorso indistinto ma lo facciamo partendo
da un dato che la rappresentanza femminile, nelle istituzioni, in
Sicilia come in Italia, ma in Sicilia più che in Italia, è ridotta
ai minimi termini.
Avere nelle istituzioni più donne, aumenta, a mio avviso e credo
ad avviso di molti, il tasso, la possibilità di innescare
meccanismi di rinnovamento della classe dirigente della nostra
Regione.
Ecco perché so che questo emendamento attraverserà, travaglierà
tanti deputati.
Faccio solo un appello: abbiamo la possibilità di migliorare una
buona legge che stiamo facendo; non dobbiamo avere paura, non
dobbiamo trincerarci nel passato; ogni tanto, provare a volare un
po' più in alto rispetto alla navigazione a vista a cui spesso la
politica ci ha abituati, serve a creare meccanismi per cui la gente
può guardare alle istituzioni non soltanto come luoghi di gestione
dell'esistente ma come organismi che provano a costruire futuro,
futuro migliore rispetto al passato.
Dico solo queste cose, nessun tono da crociata, nessun tono da
buoni e cattivi, nessun tono da conservatori o progressisti; dico
ai colleghi che possiamo fare una legge che migliora la qualità di
tutti i partiti, il mio per primo, ma anche di tutte le
istituzioni; se lo faremo, credo che avremo reso non un servizio
alle donne perché sarebbe ridicolo affrontare la questione soltanto
come un fatto di gentilezza ma avremo reso un buon servizio alla
democrazia e credo a tutta la nostra Regione.
Comunico che appongono la firma all'emendamento Comm.1bis.1 gli
onorevoli De Benedictis, Oddo, Panarello e Termine.
SPEZIALE. Ovviamente, anch'io.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, anch'io
devo dire che ho seguito, con grande impegno, il travagliato iter
di questo disegno di legge e, alla fine, come sempre, anche se ci
sono stati dei momenti in cui, indubbiamente, la democrazia ha
avuto del calo di immagine come purtroppo poc'anzi abbiamo
assistito in quest'Aula, alla fine, il serrato dibattito, la
dialettica, la differenza delle idee, in questo Parlamento, ha
avuto una sintesi estremamente positiva, nel momento in cui si
ritiene di dove fare la legge che è l'espressione della volontà
dell'intero parlamento, quindi, una buona legge e non esistono,
ritengo, delle leggi che possano diventare dogmi di fede; c'è
sempre l'uomo, c'è sempre la variabile della debolezza umana delle
addizioni delle lotte in cui l'uomo non sempre da il meglio di se
stesso ma certamente c'è stata la volontà, lo sforzo di questo
Parlamento di dotare i siciliani di uno strumento per la scelta di
nuova classe dirigente che sia all'altezza delle grandi sfide che,
purtroppo, quotidianamente, la storia ci offre e questo emendamento
- in questo, convengo pienamente con l'onorevole Cracolici - da
respiro alla politica; è un emendamento politico che da un segnale
di novità; è una risorsa e si da la possibilità all'elettorato di
scegliere e, si è detto, non è per favorire le donne.
Ricordo sempre una frase straordinaria di Strehler che diceva le
donne sono più vicine al vero, hanno una sensibilità certamente
molte volte maggiore dell'uomo, hanno la capacità di ritenere ciò
che sia vero, di avvicinarsi alla verità con più velocità, con più
semplicità, con più istinto, con più coraggio, molte volte, degli
uomini.
Questo, quindi, è un emendamento per cui sono estremamente
favorevole.
Devo dire che l'appello che ci è stato rivolto con grande fervore,
con grande impegno, con grande passionalità dall'onorevole Caronia
- lo accolgo pienamente - è quello che ognuno di noi manifesti la
propria opinione in maniera aperta, leale. Si può anche essere
contrari; chi è contrario, è fuori dalla storia, è un retrogrado, è
un reazionario. Si può pensarla in maniera diversa ma ciò che in
questo momento occorre anche alla gente per credere più alla
politica, alle istituzioni, è la chiarezza, è la lealtà, è essere
legittimati attraverso un rapporto di verità con chi ti elegge chi
ti da il mandato di rappresentante e, quindi, il voto nominale, il
voto aperto credo sia la migliore soluzione. In ogni caso, in ogni
modo, annunzio e preannunzio il mio voto favorevole a questo
emendamento e, naturalmente, all'intero disegno di legge.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge elettorale
ci ha visti impegnati in un dibattito lungo e appassionato e credo
che sia stato un bene e non poteva che essere così; è rimasto fuori
dall'accordo che è stato il frutto di una serie di riflessioni,
purtroppo, solo questa norma e penso che, se avessimo avuto il
tempo di riflettere, anche questa norma sarebbe stata inserita nel
maxiemendamento.
Abbiamo deciso di spostare la riflessione in Aula e, intanto,
desidero sottolineare l'intervento dell'onorevole Speziale e degli
altri che sono intervenuti per dire che questa riflessione serena
e rilassata deve essere fatta ma le decisioni devono essere prese
serenamente, al di fuori del voto segreto che sarebbe
incomprensibile su una questione così importante e delicata sulla
quale ognuno può esprimere il proprio parere, un parere sofferto su
cui si è lavorato molto.
E' noto - lo ha ricordato l'onorevole Marianna Caronia che era
contraria e credo che l'unica, che fin dall'inizio ha sposato la
causa sia stata l'onorevole Francesca Raia - io, all'inizio, avevo
tante perplessità,condividevo con tanti colleghi. Non possiamo in
quest'Aula - e sono felice che ci siano stati tanti interventi di
uomini - non sia una battaglia uomini donne, anche perché sarebbe
persa in partenza - e non è questo il senso - e anche perché mai
quest'Aula ha dato l'impressione di una cultura maschilista. Basti
dimostrare che abbiamo già approvato una legge in cui per obbligo è
prevista la presenza delle donne in Giunta. L'Aula non ha un
atteggiamento contrario alle donne; lo sappiamo; lo dimostrate ogni
giorno. Nessuno di noi si sente in difficoltà in quest'Aula.
Ora si chiede qualcosa di più; si chiede lo sforzo di capire che
con tutta la buona volontà del mondo, se ci guardiamo attorno, c'è
una realtà che non possiamo disconoscere: ci sono soltanto tre
donne in Parlamento e questo è nei Consigli comunali, nei Consigli
provinciali.
Non ci nascondiamo, onorevoli colleghi, sappiamo benissimo le
difficoltà che comporta questo voto, ma non è una legge che cambia
per sempre il sistema elettorale. L'accordo, che penso serva a
tutti, è quello che si tratta di una legge transitoria. Per chi è
ancora contrario, vorrei che riflettesse su questo. E' una mano
tesa alle donne da parte del Parlamento regionale, un segnale di
benvenuto, significa dare una mano, visto che le donne sono in
minoranza, a diventare più numerose in politica. Durerà per un
periodo molto breve, e dopo le donne, naturalmente, come gli
uomini, dovranno dimostrare quello che sanno fare.
E allora, ancora una volta, quello che chiediamo è quest'atto,
anche di cortesia, che arrivi alle donne siciliane, un messaggio di
incoraggiamento.
Il Parlamento regionale sente la mancanza delle donne in politica,
delle donne in Parlamento, vuole dare una mano importante per una
legge che dà delle possibilità in più, lasciando a tutti la
possibilità di scegliere.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
pienamente l'iniziativa che è stata portata avanti per creare le
condizioni affinché questo Parlamento si colleghi realmente con le
leggi elettorali delle altre Regioni, con le leggi europee, con le
iniziative che di fatto garantiscono una pari e giusta opportunità
nella partecipazione, nella iniziativa politica, che non può essere
soltanto un richiamo nel momento elettorale o nel momento di
organizzazione dei partiti, creando le figure delle responsabilità,
nella gestione, nell'organizzazione di un proprio partito, e poi
creare le condizioni per rendere sicuramente più difficile la
possibilità di rappresentare i propri interessi, gli interessi del
proprio territorio, gli interessi, e anche la sensibilità delle
donne all'interno del nostro Parlamento.
Ritengo che questa non sia una battaglia solo ed esclusiva
dell'onorevole Raia, dell'onorevole Caronia e dell'onorevole Adamo
con cui ho avuto modo di confrontarmi su questo tema, ed ho
apprezzato il suo intervento.
Questo è un emendamento che deve essere votato, perché questa
legge non può essere una semplice approvazione di un maxi
emendamento di bottega, che non tiene conto degli interessi di una
Sicilia che si vuole ammodernare, di una Sicilia che vuole creare
le condizioni, anche nel sistema elettorale, di raggiungere i
giusti parametri delle altre Regioni.
Signor Presidente, concludo quest'intervento sollecitando gli
onorevoli colleghi ad attenzionare il disegno di legge-voto di
modifica dell'articolo 36 del nostro Statuto, che il mio partito,
Forza del Sud, ha voluto presentare e che spero il presidente della
Commissione, onorevole Minardo, con l'intera Commissione, presto
possa anche esitare.
E' una legge voto molto semplice, molto chiara, sebbene sia una
legge che va votata ed esitata secondo le procedure costituzionali.
L'articolo 36 del nostro Statuto, al primo comma, dà un'autonomia
finanziaria alla nostra Regione, al secondo comma però vincola
notevolmente e tarpa le ali a questa nostra autonomia, togliendoci
le risorse necessarie per dare sviluppo e progresso alla nostra
terra, alla nostra Sicilia, perché nel secondo comma è inserito
proprio la dizione che le imposte di produzione sono riservate
allo Stato .
Il disegno di legge-voto, presentato da noi, spero possa diventare
il testo dell'intero Parlamento. Noi vogliamo chiedere all'Aula,
alla Presidenza dell'Assemblea, di cassare proprio questa parte del
comma 2, e che queste risorse, le risorse delle imprese che
producono in Sicilia, rimangano nelle casse della nostra Regione.
COLIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente onorevoli colleghi, non mi voglio
sottrarre assolutamente a quella che è la riflessione che si stanno
ponendo le colleghe in Aula, e penso che sia veramente un errore
quello di non dare importanza a questo tema, e peggio ancora penso
sia l'idea di potere parlare a nome dei Gruppi parlamentari.
Le amiche Adamo, Raia e Baronia meritano assolutamente una
riflessione attenta del Parlamento e, secondo me, il dialogo tra di
noi, in cui forse qualcuno parla ma pochi ascoltano, su questo tema
è un errore.
Vorrei qui esprimere il mio punto di vista, che certamente non
farà piacere a chi ha presentato questo emendamento, ma vorrei
spiegare le ragioni. Io penso che il cambiamento, il cambiamento
sociale in particolare, non debba avvenire per legge; il riscatto
delle generazioni e il riscatto delle donne non può, e non deve,
avvenire perché vi è una norma che la impone.
Le donne hanno guadagnato sul campo la loro libertà, da quelle
sessuale a quella libertà sociale, e sono profondamente convinto
che il vero grande problema, onorevole colleghe, sta invece nella
natura stessa della partecipazione.
Sino a quando noi non avremo il coraggio, come partiti politici,
sino a quando non avremo la bontà di fare partecipare le donne alla
politica e all'esercizio della stessa, sino a quando non saremo
capaci di creare le condizioni perché i nostri partiti politici
possano fare primarie al loro interno, coinvolgendo le donne, sino
a quando non saremo capaci di creare gruppi di lavoro sui problemi
della donna, sui problemi dei giovani, e sino a quando non saremo
in grado di produrre uno sforzo della politica diretto alla
,partecipazione vera, noi potremo fare tutte le leggi di questo
mondo, ma rischiamo di coinvolgere nell'azione politica
amministrativa chi nell'azione politica amministrativa non vuole
nemmeno entrare.
Talvolta, oggi, facciamo fatica, nei Consigli comunali a trovare
materiale politico e uomini in grado di potere affrontare veramente
la politica. Il livello di qualità così basso, all'interno dei
consigli comunali, dei consigli provinciali e talora, lasciatemi
dire, anche nelle assemblee più alte, è una tragedia..
Sono profondamente convinto che la grande rivoluzione la dobbiamo
fare dentro di noi, la dobbiamo fare all'interno dei partiti
politici, e noi oggi sbagliamo, onorevoli colleghi, a non dire
chiaramente quello che pensiamo. Io vorrei che questo Parlamento
fosse costituito dal 50 per cento di donne, anzi dal 51 per cento
di donne, ma di donne veramente motivate, libere, e non pensiate,
amiche donne, che è una legge che possa cambiare il vostro status
partecipativo.
Ritengo che tutto questo vada guadagnato, dagli uomini e dalle
donne insieme, sul campo della partecipazione, e non sul campo
normativo, e per questo, signor Presidente, con estrema chiarezza,
dico di non votare questo emendamento, rispettoso di questo
dibattito e pronto ad impegnarmi nel territorio costantemente
perché le donne siano realmente, veramente partecipative al momento
amministrativo.
PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
dagli onorevoli Adamo, Caronia e Raia il subemendamento
Comm.1bis.1.1. Lo dichiaro improponibile.
Si passa alla votazione dell'emendamento Comm.1bis.1.
GRECO. Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
(Gli onorevoli Aricò, Cascio Salvatore, Corona, Correnti,
D'Asero, Di Mauro, Falcone, Federico, Leanza Edoardo, Mineo e
Pogliese si associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio segreto del subemendamento Comm.1bis.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto del
subemendamento Comm.1bis.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 77
Votanti 67
Maggioranza 34
Favorevoli 28
Contrari 38
(Non è approvato)
(Proteste dal parte del pubblico)
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta sospesa alle ore 21.15 è ripresa alle ore 21.17)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
dagli onorevoli Falcone, Vinciullo e Raia il subemendamento
Comm.1bis.7. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi
(E' approvato)
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
l'Assemblea deve prendere atto di questo voto triste che c'è stato
oggi, da parte di una maggioranza che vuole portare in Aula un
disegno di legge elettorale, e che poi di fatto, su un tema così
delicato e così importante, riesce a mortificare un progetto
politico che sposava le esigenze di collegare la riforma elettorale
di questa Regione con quelle delle altre regioni europee.
Voglio manifestare la piena solidarietà a quanti hanno sostenuto
quell'emendamento, che purtroppo è stato bocciato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in considerazione della
particolare complessità della materia trattata, pongo in votazione
la delega alla Presidenza per il coordinamento formale del disegno
di legge, anche rispetto alla normativa vigente in materia.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei manifestare
le mie proteste per quello che è successo poco fa in Aula. Circa
un'ora fa un deputato ha occupato il podio impedendo, - chiedo
anche l'attenzione del Governo - di lavorare, creando il caos, e
costringendo lei ad andare avanti sui lavori.
Nessuno si è mosso, i deputati questori erano incapaci di agire,
gli assistenti parlamentari non hanno fatto nulla, e quando poi, un
gruppo di signore ha espresso un dissenso assolutamente
comprensibile applaudendo, sono partiti all'assalto i commessi. E'
una cosa vergognosa
PRESIDENTE. Onorevole Adamo, la devo correggere. La seduta era
sospesa, pertanto il pubblico non poteva essere presente in Aula,
ed è stato allontanato.
ADAMO. Signor Presidente, era comunque un diritto di espressione
del dissenso assolutamente moderato di un gruppo di signore, ed è
una vergogna che ci si sia mossi in questo modo, ed è una vergogna
che i questori non si siano mossi con altrettanta velocità ad
impedire che questo avvenisse.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio mantenere
l'impegno che avevo già manifestato precedentemente, di evitare che
tale questione si trasformasse in una crociata, in un senso o in un
altro. Sapevamo bene che era una materia che avrebbe attraversato
gruppi parlamentari, singoli deputati, opinioni di persone che,
militando nello stesso partito, hanno espresso l'orientamento
diverso.
Voglio dire all'onorevole Cimino - di cui ho gradito l'intervento
a sostegno dell'emendamento - di evitare, però, di fare più parti
in commedia, perché, è poco opportuno da parte sua parlare di
maggioranza o minoranza, quando i richiedenti il voto segreto sono
stati in gran parte deputati legittimamente non certo della
maggioranza.
Detto questo ribadisco che a me dispiace l'esito di questo voto,
credo che la legge sarebbe stata migliore se avesse avuto questa
norma, ma in ogni caso non sono per buttare l'acqua sporca con
tutto il bambino. Quindi, sobrietà
Andiamo avanti e ci saranno, spero, tempi migliori nei quali
provare a far passare principi di rappresentanza o di genere che
oggi,sono stati bloccati, come tre anni fa, quando abbiamo varato
la legge elettorale regionale, e anche allora il Parlamento
siciliano bocciò la norma che consentiva la doppia preferenza anche
per le elezioni regionali.
Speriamo che prima o poi il Parlamento, o chi verrà dopo di noi,
potrà migliorare la qualità della rappresentanza, consentendo una
rappresentanza di genere ed una forma che tutelino anche le donne
nelle istituzioni.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per comunicare che, dall'estratto della votazione, risulta
che io non avrei votato. Invece ho votato, ed ho votato a favore
dell'emendamento presentato dalle colleghe e dagli altri colleghi
parlamentari. E' questo è un primo elemento di chiarezza.
Il secondo è che avevo chiesto espressamente al Parlamento di non
procedere alla richiesta di voto segreto, perché un tema così
delicato richiedeva un confronto politico tra i parlamentari, ed un
voto che veniva liberamente espresso, per evitare che i colleghi si
potessero nascondere dietro lo strumento del voto segreto per
affossare un'iniziativa legislativa di notevole considerazione ed
innovazione.
E' la secondo volta - come diceva prima l'onorevole Cracolici -
che il Parlamento siciliano non coglie questo elemento di profonda
innovazione ed io sono rammaricato - lo dico espressamente - e non
me ne vogliano i colleghi Aricò, Cascio, Corona, Currenti, D'Asero,
Di Mauro, Falcone, Federico, Greco, Leanza, Leontini. Mineo e
Pogliese che hanno chiesto il voto ..
PRESIDENTE. Onorevole Speziale ma lei vuole veramente infiammare
l'Aula, a differenza di quanto ha detto l'onorevole Cracolici. La
invito ad attenersi al Regolamento e ai voti del Parlamento.
SPEZIALE. Signor Presidente, io avrei avuto massimo rispetto nei
confronti di un voto chiaro dell'Aula, senza che si nascondesse con
il voto segreto su un tema così delicato. E debbo rammaricarmi con
questi colleghi che, anziché affrontare il dibattito a viso aperto,
ed esprimere liberamente le proprie posizioni, si sono nascosti
dietro questo strumento legislativo.
Ho apprezzato di più l'intervento del collega dell'MPA che ha
espresso la propria posizione rispetto a chi, invece, in un
dibattito così delicato ed importante ha preferito utilizzare il
voto segreto per affossare un elemento di profonda innovazione, e
mi auguro che su temi di questa natura il Parlamento affronti,
discuta, ma non ricorra al voto segreto.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi
che mi hanno preceduto mi lasciano pressoché sgomento. Io credo che
in questo Parlamento, si è sempre avuto rispetto di chi ha chiesto
l'applicazione del Regolamento che prevede, per un disegno di
legge, una norma, un emendamento la possibilità che possa essere
richiesto il voto segreto.
Signor Presidente, io considero quella norma una sorta di
iniziativa favorevole verso un genere rispetto al quale non ho
nulla in contrario. Hanno diritto alla partecipazione ma, secondo
il mio punto di vista - che ho avuto modo di esternare nel corso
con i Gruppi parlamentari - non è il caso di adoperarsi tutti
quanti perché, nell'ambito di un Consiglio comunale o di un
Consiglio provinciale fosse lasciata una riserva ad un genere
umano. Tanto per essere chiari, l'appello dell'onorevole Speziale è
un appello che non sta né nelle norme regolamentari, né nell'etica
comportamentale di chi è parlamentare da quattro legislature e,
soprattutto, mi permetto di dire, la possibilità che ogni
parlamentare possa esprimere seriamente il proprio voto.
Del resto il mio capogruppo, onorevole Musotto, ha avuto modo di
esprimere liberamente il suo voto favorevole, nonché ha espresso la
libertà di voto per quanto riguarda il gruppo. Aggiungo che i 38
voti, potevano essere molti di più, ma sono stati appositamente
determinati da scelte dei parlamentari che, ovviamente, per il 90
per cento, non condividono questa norma. Questa è la logica
conclusione di quando si vuole forzare i termini di un disegno di
legge che, escludendo questa norma, era pienamente condiviso da
tutti i Gruppi parlamentari.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, credo che la disattenzione non sia
rivolta alla mia persona, anzi ne sono sicuro. Ma siamo ancora in
un momento di effervescenza per l'esito del voto che abbiamo dato
al subemendamento. Ed io di questo vorrei parlare se i colleghi mi
prestano un momento di attenzione perché sono successe stasera
alcune cose che ritengo gravissime per la deontologia di questa
Aula.
Io non posso condividere né l'elencazione dei deputati che hanno
espresso la volontà di procedere al voto segreto, né posso
giustificare le contestazioni che sono avvenute al di là della
transenna dell'Aula, e non perché voglio contestarle nel merito, ma
perché vorrei ricordare sia ai colleghi che sono intervenuti
additando le posizioni di altri colleghi, sia a chi magari
proveniente da ruoli di responsabilità apicale nell'amministrazione
regionale e anche da funzioni assessoriali, si è lasciato andare ad
una protesta così plateale. Perché?...No, signor Presidente, io con
questo continuo brusìo non ce la faccio a parlare
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, consentite
all'onorevole Maira di potere esprimere il suo pensiero.
MAIRA Forse dirò delle idiozie, però, vorrei essere ascoltato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per tre minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21,32, è ripresa alle ore 21,34)
MAIRA. Onorevoli colleghi, volevo ricordare a chi maldestramente
ha additato i colleghi che hanno votato per il voto segreto, sia a
chi ha protestato al di là delle transenne, un principio cardine
della nostra qualità di deputati, che è l'insindacabilità del
nostro voto.
Noi votiamo in regime di insindacabilità, non soltanto sotto
l'aspetto giuridico, ma anche sotto l'aspetto politico: nessuno si
può permettere di contestare la nostra volontà ed espressione di
voto perché altrimenti decadremmo ad un consiglio comunale
qualunque da tremila abitanti. Ciò non toglie che per onestà
intellettuale, debbo dichiarare all'Aula, anche se non ne ho alcun
obbligo, proprio per la insindacabilità che contraddistingue il mio
voto, come il voto di tutti i colleghi, che io ho votato a favore
dell'emendamento, pur non essendone convinto, o pienamente
convinto, in quanto mi lasciavano perplesso alcuni aspetti sulla
costituzionalità di quello che andavamo a votare. Ciò non toglie
che, pur essendo perplesso sulla bontà, praticabilità ed
applicabilità dell'emendamento, ho votato a favore per un problema
di rispetto per la mia collega di gruppo, onorevole Caronia, e per
l'impegno che in questa vicenda hanno profuso le altre colleghe
deputate.
Per onestà intellettuale, ripeto, però, ho votato più per un fatto
personale che non per un fatto di convinzione. Non è ammissibile,
quindi, e pregherei la Presidenza di essere conseguente a questa
mia richiesta, che nell'ambito dell'esposizione dei voti dei
deputati ci possano essere momenti in cui si mette all'indice la
volontà politica espressa dai deputati, perché facciamo decadere di
qualità e di dignità questo Parlamento.
La prego, signor Presidente, di far presente che questo non può
più avvenire perché è umiliante per tutti i deputati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non concedo più la parola ad
alcuno, perché alcuni colleghi si sono permessi, secondo me,
facendo male, molto male, di fare o di tentare di fare demagogia.
Il voto è segreto, e nessuno, e questa Presidenza non consente ad
alcuno di interpretare o di intervenire sul voto segreto che l'Aula
ha espresso, e, pertanto, non concede più la parola ad alcun
collega, perché è una vergogna
Debbo solo precisare che nel corso degli interventi che ci sono
stati, e come ho detto prima, interventi che la Presidenza critica
fortemente, peraltro, si è detto erroneamente che aveva richiesto
il voto, un deputato, l'onorevole Forzese che, invece, risulta
assente dai verbali. Anche quest'altro aspetto, quindi, non ha
giovato e ci sono stati degli interventi non appropriati al sistema
di voto che l'Aula ha tenuto stasera. Non si può più intervenire,
allorquando l'Aula si è espressa con un voto.
C'è da fare un'altra precisazione. L'onorevole Cappadona, che
risulta tra gli assenti, ha voluto sottolineare che era, invece,
presente e per un mal funzionamento è stato considerato come
assente, ma risulta che ha votato.
Onorevoli colleghi, consentirò soltanto di intervenire per
qualche secondo per fatto personale
Preciso poi che l'onorevole Leanza, il quale faceva riferimento
all'intervento scoordinato di qualche deputato, non si riferiva
all'onorevole Lino Leanza, mi dice l'onorevole Leanza, ma
all'onorevole Edoardo Leanza. Ma anche questa è una cosa
inammissibile, da stigmatizzare
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Per fatto personale
CORONA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, vorrei stigmatizzare l'intervento del
collega Speziale, il quale, da questo podio, ha elencato i colleghi
deputati che hanno appoggiato la richiesta di voto a scrutinio
segreto.
Vorrei spiegare perché il sottoscritto, pur avendo votato a favore
del disegno di legge, perché ritengo giusto questo provvedimento,
ha voluto appoggiare con il proprio voto il voto segreto, perchè
ritengo questa sia una prerogativa di tutti i parlamentari, perché
se esiste la possibilità di voto a scrutinio segreto deve essere
fatto sempre, altrimenti, il primo sono io qui, in questa sede, che
pongo all'attenzione di questo Parlamento di abolire il voto
segreto sempre, sempre, non solo in occasione, a convenienza,
perché il PD ha sempre chiesto il voto segreto quando gli è
convenuto, quando non gli è convenuto vuole imporre la propria
volontà su questo Parlamento.
CASCIO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO SALVATORE. Signor Presidente, intervengo e mi atterrò ai
tempi che lei mi ha dato, perché l'onorevole Cracolici ha parlato
che qui nessuno deve fare una crociata ed è stato immediatamente
smentito dall'onorevole Speziale che ne sta facendo una propria.
E' chiaro che io ho molto rispetto per l'onorevole Speziale e
questo rispetto mi è dato dal fatto che egli è un militante di
quest'Aula, un frequentatore di quest'Aula da lungo corso rispetto
a me, che sono un neofita. Però, chiaramente, mi sembra una caduta
di stile e di tono quella che l'onorevole Speziale oggi ha messo in
atto.
Poichè in Italia, a volte, dell'ipocrisia e del fatto di dire le
cose che non si pensano siamo maestri, io vorrei chiedere
all'onorevole Speziale che si vanta di essere progressista e che
considera tutti gli altri reazionari e conservatori, che si vanta
di dare un'apertura al sesso debole, alle donne, vorrei chiedere
all'onorevole Speziale se alle parole seguono i fatti - e mi
riferisco al fatto se l'onorevole Speziale nelle consultazioni
comunali passate allorquando si è presentato come Sindaco di Gela,
dopo avere passato il primo turno di ballottaggio quante donne ha
proposto nella sua Giunta Se la sua Giunta ha proposto delle donne
oppure nessuna. Perché, in quel caso, e concludo, signor
Presidente, allora è chiaro che si predica bene e si razzola male.
LEANZA EDOARDO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA EDOARDO. Signor Presidente, io formalmente intervengo per
fatto personale, ma assicuro che non sono affatto indignato per
quanto ha dichiarato da questo podio l'onorevole Speziale. Lo ha
fatto sulla scia populistica che questa serata ha preso, sulla scia
di quella smania di apparire in un certo modo, tanto che si è
organizzata anche una presenza in Aula di auditori di genere, che
peraltro, giustamente, sono andate via da quest'Aula indignate
perché magari si aspettavano che finalmente un Parlamento desse
loro il diritto di rappresentare le istituzioni per legge e non
invece per il frutto legittimo di una passione politica, di una
vocazione sociale, di un impegno costante, di una qualità messa in
campo che, certamente, nel momento in cui qualunque genere,
maschile o femminile, dimostra di avere, certamente sarà colta e
apprezzata dal corpo elettorale.
Io credo che tentativi di mettere a capo delle istituzioni per
qualunque genere fatti per legge e non attraverso un consenso
democratico, offendono la dignità di quel genere.
Ecco perché mi ritrovo fra quelli che hanno sostenuto il voto
segreto in quest'Aula visto che, tengo a precisare, questo disegno
di legge è passato purtroppo sulla testa di tanti parlamentari, per
via di un accordo politico che maggioranza e opposizione hanno
voluto creare a priori. La possibilità di espressione, quando passa
per accordi politici strategici, viene certamente compressa.
Con questo intervento ho voluto liberarmi la coscienza ed
esprimere pienamente quale era la mia idea.
Annunzio degli ordini del giorno numeri 471 e 473
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
numero 471 Iniziative a sostegno delle attività turistiche nella
provincia di Trapani, compromesse dalla chiusura dell'aeroporto di
Birgi , degli onorevoli Adamo, Oddo, Ruggirello, Gucciardi e altri;
numero 473 Interventi urgenti per scongiurare possibili crisi in
seguito alla istituzione del Villaggio della Solidarietà , degli
onorevoli Fiorenza, Leanza Nicola, Aricò, Adamo, Currenti,
Marrocco, Oddo, Savona, Greco e Cappadona.
SCILLA. Chiedo di apporre la mia firma all'ordine del giorno n.
471.
MATTARELLA. Anche io chiedo di apporre la firma all'ordine del
giorno n. 471.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se su questi due ordini del giorno
c'è condivisone, gli stessi saranno trattati, altrimenti non si
procederà al loro esame.
Si passa quindi all'ordine del giorno n. 471.
MANCUSO. Su quale materia sono gli ordini del giorno? Sulla legge
elettorale? Perché su quella materia noi ne abbiamo circa una
cinquantina
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 471 tratta di un tema urgente
da noi tutti conosciuto, e se c'è l'accordo condiviso da parte
dell'Aula, esso può essere agevolmente approvato, altrimenti, se
non c'è accordo, la Presidenza non può che rispettare le regole.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, intervengo con estremo stupore
sull'ordine dei lavori perché stasera l'Aula deve essere impazzita.
Mi si dice che siamo fuori tema. C'è una guerra, hanno chiuso un
aeroporto siciliano e siamo fuori tema? E' veramente una cosa che
lascia senza fiato, non so cosa sia successo oggi in quest'Aula.
Siamo fuori tema? E' stata chiusa un'infrastruttura importante
della Sicilia e siamo fuori tema? E anche se siamo fuori tema che
devo occupare il podio, signor Presidente? Certo, penso che nessuno
mi possa buttare fuori da questo podio, solo per il fatto di avere
chiesto al Governo un intervento serio nei confronti di quello che
è successo Approfitto della presenza dell'Assessore per i
trasporti, chiedo l'intervento forte, determinato del Governo
regionale, ancora non l'abbiamo visto, così come non abbiamo visto
l'intervento del Governo nazionale.
La chiusura di un aeroporto siciliano non riguarda soltanto io
vorrei anche la firma di altri deputati su questo ordine del giorno
che comunque è stato firmato da tutti i deputati della provincia di
Trapani, indipendentemente dal colore politico.
Ritengo che sia un argomento di interesse regionale l'apertura
dell'aeroporto di Trapani-Birgi. E' stata una lunga battaglia e
soltanto l'apertura dell'aeroporto ha introdotto un elemento di
libera concorrenza nel sistema dei voli siciliani impedendo che le
grandi compagnie aeree esercitassero un monopolio atterrando
soltanto a Catania e a Palermo costringendole ad abbassare il costo
del biglietto. Tutto ciò rappresenta quindi un volano fondamentale
per lo sviluppo del territorio.
Noi chiediamo quindi che sia indispensabile che i voli partano da
Trapani e non da Sigonella, che è un aeroporto esclusivamente
militare e che intervengano immediatamente, economicamente sia il
Governo regionale che nazionale per impedire intanto che siano
licenziati centoquaranta dipendenti dell'aeroporto che di colpo
stanno combattendo una guerra privata.
Ci rendiamo conto della necessità di essere compatti attorno al
Governo in questo momento così difficile, siamo in stato di guerra
e lo sappiamo, ma non può essere una guerra combattuta soltanto da
poche persone.
RUSSO Pietro Carmelo, assessore per le infrastrutture e la
mobilità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO Pietro Carmelo, assessore per le infrastrutture e la
mobilità. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del
Governo, è da considerare accolto l'ordine del giorno relativo
all'aeroporto Trapani Birgi, considerata la rilevanza che la
disponibilità di questa infrastruttura ha nell'ambito delle
organizzazioni dei trasporti della Regione siciliana.
Peraltro, vorrei richiamare la loro attenzione sul fatto che
l'impegno che il Governo assume con quest'ordine del giorno è
deciso, ma sufficientemente ampio quanto alle modalità di azione
perché impegna il Governo della Regione ad assumere ogni utile
iniziativa per limitare le ricadute della chiusura sulle attività
turistiche e sull'occupazione.
Quindi, penso che su un intervento di questo tipo possa esservi
una larga condivisione.
Quanto all'ordine del giorno n. 473 e relativo ad iniziative
urgenti per scongiurare possibili crisi in seguito all'istituzione
del villaggio della solidarietà, il Governo lo accetta come
raccomandazione anche in considerazione del fatto che è prossimo un
confronto con il Governo nazionale su questo argomento.
COLIANNI. Vogliamo il dibattito in Aula su questo argomento.
RUSSO PIER CARMELO, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
L'ordine del giorno n. 473 è accettato dal Governo - ripeto - come
raccomandazione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione finale del disegno di legge n. 520-144bis/A
PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno:
«Votazione finale del disegno di legge nn. 520-144 bis/A
Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione
delle iniziative economiche. Disposizioni per lo sviluppo.
Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità
organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la
semplificazione della legislazione regionale».
Comunico che allo stesso è stato presentato dal Governo, ai sensi
dell'articolo 117 del Regolamento interno, l'emendamento 117.1, che
così recita: «All'art. 10, comma 3, le parole le funzioni' sono
sostituite dalle parole le modalità di nomina, composizione e
funzionamento'».
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Noi riteniamo che questo sia un disegno di legge, nel
suo esito finale, ben fatto, efficace ed utile.
Votiamo favorevolmente, ma non possiamo omettere di considerare
che il nostro contributo è stato importante e determinante fin
dall'inizio perché tutte le iniziative promosse dal mio Gruppo, ma
dalla minoranza complessivamente riguardata in Aula, sono state
finalizzate a non escludere mai dall'Aula il testo, ad entrare nel
merito, a partecipare ad un dibattito costruttivo e approfondito.
Abbiamo anche più volte lamentato il fatto che il testo fosse
escluso dal dibattito d'Aula e rinviato in Commissione, è accaduto
per tre volte e per noi è stata una lungaggine che ha fatto perdere
molto tempo, ma l'ultima volta è servita, tale nostra
sollecitazione, a fare assumere un'iniziativa all'intero
Parlamento, ma ai capigruppo, finalizzata a migliorare il disegno
di legge.
Il provvedimento era caratterizzato da ridondanze, ripetizione di
una normativa nazionale che bastava soltanto richiamare ed
applicare, ricca di riferimenti a normative regionali precedenti
che era assolutamente superfluo ripetere, e quindi il nostro
contributo è stato determinante ed importante, perché è servito a
renderlo più asciutto, più efficace, più preciso attraverso una
serie di rinvii dinamici alla normativa nazionale, che sono dati
ovviamente per scontati e attraverso invece una serie di
indicazioni più precise che oggi trovano nella legge la loro
definizione.
Abbiamo collaborato con l'Assessore, abbiamo preso atto
dell'atteggiamento costruttivo con cui l'Assessore ha con noi in
Commissione partecipato al dibattito, egli ha preso un impegno con
noi e l'ha mantenuto perché ha eliminato con consapevolezza tutte
le cose che non servivano ed erano inutili.
Da un testo di 43 articoli siamo passati ad un testo di 18-19
articoli; quindi esso è più snello, più utile, più efficace. Ce lo
chiedevano i titolari delle attività produttive, le imprese, gli
industriali, gli enti locali, i comuni e le province, ce lo
chiedeva sia il mondo delle istituzioni che il mondo della
organizzazione socio-economica. Infatti, è un testo che aiuta nel
rapporto tra economia e istituzioni, che snellisce alcuni
fondamentali passaggi e competenze e che rende un servizio alla
erogazione da parte degli enti pubblici della loro prestazione, del
loro servizio nei confronti delle imprese, nei confronti dei
cittadini e nei confronti delle comunità.
Pertanto, il nostro è un giudizio positivo e lo votiamo
favorevolmente.
C'è voluta ovviamente un'iniziativa forte, perchè non bisogna
dimenticare che avevamo presentato a questo testo ben 900
emendamenti e tutti gli emendamenti non erano gratuiti, ma tutti
motivati dalla necessità di togliere ciò che non serviva. Quando
l'Assessore ha mostrato la sua disponibilità e ha tolto gli
articoli che non servivano, i nostri emendamenti sono stati
ritirati. Questo a dimostrazione che non si trattava di iniziative
gratuite, ma si trattava di osservazioni tutte fondate e negative
su di un testo che è stato opportuno modificare e migliorare.
Ecco perché, signor Presidente, annunciamo il nostro voto
favorevole e lo facciamo dopo avere contribuito in quest'Aula non
soltanto ad avere migliorato il testo, ma ad uscire fuori anche da
un tunnel di ipocrisie che vedevano questo testo spesso rinviato
per arrivare al vero oggetto dell'interesse, che era la legge
elettorale e, con questo, riempire una finestra legislativa che con
molte forzature è stata considerata tale per quattro mesi.
Finalmente la montagna ha partorito, stavolta non il topolino, ma
un testo decente, che sicuramente renderà un servizio alla Sicilia,
alle sue istituzioni ed al suo territorio.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che il voto del
Gruppo di Forza del Sud sarà favorevole, è assolutamente evidente,
ma intervengo perché proprio in merito a questo disegno di legge
vorrei esternare alcune ulteriori considerazioni.
Ringrazio innanzitutto l'assessore Chinnici per la disponibilità
che ha dimostrato, senza la quale il testo di legge - che ricordo
originariamente era composto da 42 articoli - non sarebbe stato
dimezzato, ma ribadisco anche che questo sforzo, questo impegno,
dobbiamo considerarlo un primo passo.
Guai a considerare questa norma sulla semplificazione
amministrativa la panacea di tutti i mali, o la risoluzione di
storiche incrostazioni e difficoltà della nostra burocrazia. Con
questa legge la Regione è stata costretta ad uniformarsi alla
normativa nazionale, a quella comunitaria, aggiornata anche dagli
orientamenti giurisprudenziali. E questo è un fatto importante, che
ha eliminato confusione, ha eliminato sovrapposizioni, quindi ha
dato già, di per se stesso, un risultato nel concetto di
semplificazione, non fosse altro che nell'aggiornamento delle norme
e nelle procedure. Ma su questo testo - che più volte ho avuto modo
di dire da questo podio, ma anche nelle varie riunioni che
informalmente si sono tenute tra Governo e partiti di opposizione -
innanzitutto Forza del Sud ha condizionato l'accordo che questa
sera si consacra, che questa sera stiamo onorando, di esitare un
percorso in maniera condivisa, portando a compimento la legge sulla
semplificazione amministrativa e quella elettorale.
Però questo disegno di legge che ci apprestiamo a votare, ha sì
questi lati positivi, ma è ancora legata al principio della
autorizzazione preventiva, quindi, sostanzialmente, non stiamo
dando alla Sicilia una vera sburocratizzazione, in termini di vero
intervento, quasi traumatico, sulla nostra economia, sulle nostre
imprese, sulle nostre famiglie,. Si doveva applicare il principio
che, ad esclusione di quello espressamente vietato, tutto il resto
delle attività sono automaticamente autorizzate e concesse, nel
senso che possono essere avviate. Questo non c'è, però questo è
necessario
Sono convinto che, se vogliamo ulteriormente migliorare il
processo di semplificazione, dobbiamo arrivare a questo,
all'applicazione dell'articolo 41, ad una semplificazione che
faccia sì che sia il privato ad operare quei necessari
approfondimenti, a dotarsi di tutti gli elementi utili per potere
avviare l'attività, forte della documentazione, forte dei pareri,
forte delle certificazioni, che anche il privato può ottenere, non
fosse altro che da libero professionista, al quale si assegna tutta
la responsabilità in ogni sede, innanzitutto penale, di quello che
vanno ad asseverare, ma attraverso quella documentazione poter
avviare autonomamente e direttamente le imprese, le attività che
servono per potere dare questa scossa alla nostra condizione di
difficoltà economica, laddove, ribadisco, restiamo legati al
principio della autorizzazione preventiva, non credo che le istanze
di sburocratizzazione possano ritenersi del tutto soddisfatte.
In alcuni casi si è pensato di fare qualche aggiustamento
temporale, mi riferisco all'articolo 2 e ai tempi di conclusione
del procedimento, ma anche ad altri articoli, ma sono sempre legati
ad una posizione che credo sia ormai superata, perché la scia che
abbiamo salutato come una buona cosa, la segnalazione di inizio
attività non è ancora allargata a tante attività, come dovrebbe
essere, sono ancora poche le attività che vengono liberate da
questa norma.
Abbiamo bisogno di semplificare lo sportello unico e, con
l'articolo che è venuto fuori, sostanzialmente, abbiamo recepito la
norma nazionale, ma potevamo ulteriormente semplificarla. Così
anche per la stessa Conferenza dei servizi, pensano ad una serie di
concetti, ivi compreso quello delle regole connesse al divieto
interno alla Conferenza dei servizi, e come superare eventualmente
il singolo divieto.
Sono alcune delle questioni ma, innanzitutto, quella cardine e che
- e lo dico nel salutare e votare quindi favorevolmente questa
norma - questo Parlamento abbia bisogno di un ulteriore scatto, per
essere noi all'avanguardia, che per troppo tempo siamo stati molto
arretrati rispetto alla normativa nazionale e comunitaria, e
all'indirizzo giurisprudenziale, oggi ci stiamo appaiando, ma
abbiamo bisogno, per la nostra asfittica condizione, di fare un
grande balzo avanti e riuscire a completare il trincio, tranne
quello che espressamente vietato, tutto il resto immediatamente
avviabile ad attività, al lavoro, alla occupazione e allo sviluppo.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che
farò un'unica dichiarazione di voto su entrambi i disegni di legge.
Probabilmente, questa sera, approveremo due testi, quello sulla
semplificazione amministrativa, che sarà numerato come la legge 5
del 2011, e l'altro sulla legge elettorale, che sarà la legge 6 del
2011. E dobbiamo essere consapevoli che di queste due leggi, e di
questi due numeri, se ne parlerà per diverso tempo in Sicilia,
perché in qualche modo incideranno nei prossimi anni nella vita
pubblica, e nel rapporto tra i cittadini e la pubblica
amministrazione, sia per quanto riguarda gli aspetti autorizzativi,
sia per quanto riguarda le modalità del sistema elettorale.
Voglio dire con grande sobrietà, ma anche con grande franchezza,
che sono contento questa sera, perché stiamo portando a compimento
due buone leggi, e voglio ringraziare per l'apporto gli Uffici, i
funzionari, ma voglio ringraziare il Governo e alcuni deputati,
come ad esempio l'onorevole Gucciardi che per la legge sulla
semplificazione è stato, come dire, cane da guardia , sempre
presente lavorando nel merito per cercare di fare uscire un testo
che non fosse soltanto una legge di principi, ma una legge che, in
qualche modo, desse una concretezza, il tempo come valore
dell'azione amministrativa.
Ripeto, la legge n. 5 e la legge n. 6 saranno due leggi che
proveranno a migliorare la qualità della amministrazione e della
politica, compresa quella sui sindaci.
Onorevoli colleghi, credo che non dobbiamo avere molte situazioni,
non possiamo più pensare di fare soltanto gli interessi dei nostri
singoli partiti. Dobbiamo riconoscere anche, con grande onestà, che
la forza innovativa della legge sull'elezione diretta dei sindaci,
che fu varata nel 1992, e che ha avuto una prima fase di grande
innovazione, ed anche di grande capacità amministrativa, al di là
di chi amministrava, se era di destra o di sinistra, si è via via
spenta grazie ad una legge che nel tempo ha finito per snaturare la
sua funzione, ovvero l'elezione che è diventata indiretta dei
sindaci e dei presidenti di provincia.
Con questa legge noi proviamo a restituire ai cittadini la
possibilità di scegliere, e di assumersi la responsabilità delle
scelte che si fanno quando si scelgono i propri amministratori.
Insomma, mai più sindaci che la gente elegge, ma che non sa di aver
votato, come purtroppo è successo e succede ancora oggi.
Consentitemi di dirlo, proprio perché sono un uomo politico, non
sono un uomo al di sopra delle parti, sono un uomo di parte, credo
che oggi nella mia città, la sensazione che provano migliaia di
palermitani è di avere un sindaco che sanno di avere, ma non sanno
di averlo votato, malgrado lo hanno votato in tanti, e questa è la
conferma della aberrazione del sistema giuridico che si è
introdotto.
Insomma, sperimentiamo un nuovo sistema, speriamo che la Sicilia
sia migliore, sia per i politici, sia per la qualità della classe
dirigente, sia nel rapporto tra i cittadini, la Regione e tutte le
amministrazioni pubbliche.
E faccio auguri di buon lavoro anche all'opposizione, perché da
questa legge c'è stato uno scontro duro, uno scontro anche aspro in
alcuni momenti, pesante anche sul piano personale, ma credo che,
alla fine, sia prevalsa un cosa che credo che debba essere sempre
ciò che ispira un Parlamento: alla fine il fare , fare meglio
rispetto a come si parte, questa è l'ambizione di ciascuno di noi.
Ma fare rispetto al non fare . Lo dice una persona
rappresentante di una formazione politica e parlamentare, che per
anni ha fatto in questo Parlamento il ruolo di opposizione, ma lo
ha fatto sempre nella cultura del fare meglio , non del non far
fare .
Spero - e questa sera abbiamo avuto una conferma, e di questo
voglio ringraziare i parlamentari dell'opposizione, oltre quelli
della maggioranza - che la cultura del fare e del fare meglio
sia sempre la stella cometa che guidi la nostra azione politica e
amministrativa.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo spunto dal
taglio che nel suo intervento ha dato il collega Cracolici,
sostanzialmente per anticipare il voto mio e del Gruppo sia sulla
legge sulla trasparenza amministrativa, sia sulla cosiddetta
riforma elettorale degli enti locali.
L'esito finale del voto del gruppo dei Popolari d'Italia Domani
sarà diverso. Anticipo il voto favorevole sul disegno di legge
sulla semplificazione e trasparenza amministrativa per brevissimi
motivi che dirò adesso.
Questo è finalmente il terzo tentativo che ci consentito di
approvare i disegni di legge che si sono susseguiti nell'arco di
quasi quattro anni, perché la prima ipotesi di legge sulla
trasparenza amministrativa nasce con il secondo Governo Cuffaro, se
ben ricordo, e siamo arrivati ad oggi. Esprimiamo il voto
favorevole perché è una legge che affronta con serietà e con
modernità il rapporto tra i cittadini e la pubblica
Amministrazione, perché l'assessore Chinnici è stata molto brava,
non soltanto a predisporre un disegno di legge che rispondesse alle
esigenze di oggi, e forse anche di domani, nel rapporto tra
amministrazione regionale e cittadini, ma anche perché è stata
molto attenta a recepire gli umori dell'Aula e della I Commissione,
nel senso che ha fatto propri alcuni suggerimenti, alcune
aspettative, alcune richieste che provenivano anche
dall'opposizione, e quindi dai Popolari di Italia Domani,
ricalcandoli e calandoli nel testo, che finalmente possiamo dire, è
un testo condiviso.
Sul secondo disegno di legge della riforma del sistema elettorale
degli enti locali, il nostro sarà un voto di astensione. Come ha
detto l'onorevole Cracolici prima di me, alla fine possiamo dire
che questa è una legge di tutti perché, dopo sforzi, dopo scontri,
dopo prese di posizione, dopo anche equivoci sul piano personale,
si è arrivati ad un disegno di legge che porta un po' la firma di
tutti. Certo, non è il massimo di quello che noi ci saremmo
aspettati, e non è il massimo di quello che la legge proporrà.,
però è anche vero che questo disegno di legge alla fine ha smussato
gli angoli da una parte e dall'altra, dell'opposizione e della
maggioranza, che erano quelli di maggiore ostacolo al varo della
legge.
Ci asteniamo perché ribadiamo, come già detto in altre occasioni
in Aula e fuori dall'Aula, che i tempi non ci hanno convinto, e non
ci convincono, perché al di là della bontà della legge è indubbio
che anche per la espressa previsione di entrata in vigore nel 2012,
è dimostrato che non c'era l'urgenza di questa legge elettorale.
Altre erano, sono e saranno nei prossimi giorni le urgenze della
Sicilia, principalmente finanziaria e bilancio, ma alla fine il
Governo ha dovuto accettare di riconoscere che non era pronto per
quelle, ma altre leggi dovevamo e potevamo, e dobbiamo fare nei
prossimi giorni, che riguardano emergenze assolute, come le vicende
di Lampedusa, degli sbarchi, degli aerei, che non possono essere
affrontati soltanto con un ordine del giorno, ma occorrono leggi
per dare risposte, non solo a Lampedusa, ma anche ad altre parti
della Sicilia che si trovano a fronteggiare queste emergenze. Così
come anche altre leggi che riguardano la disoccupazione crescente,
la stabilizzazione ecc., meritavano maggiore attenzione, e ritengo
che dovevano essere anticipate rispetto a questo moto sulla riforma
elettorale. Però, per i motivi che ho appena detto, per la
intempestività di questo disegno di legge, noi non ce la sentiamo
di dare il nostro voto favorevole, pertanto, dichiaro che il Gruppo
dei Popolari d'Italia Domani si asterrà dal voto.
MARROCCO, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARROCCO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo nel merito dei due disegni di legge anticipando il voto
favorevole di Futuro e Libertà e manifestando apertamente un
sentito grazie all'assessore Chinnici, con la quale abbiamo
condiviso numerosi passaggi in Commissione, che hanno visto
protagonisti i deputati tutti, ma soprattutto, oggi possiamo dire,
il buon senso.
Il buon senso di un'Aula che oggi arriva ad un traguardo
importante, soprattutto sulla semplificazione, manifestando insieme
la volontà di voler portare a casa un grande risultato. Certo,
tanto ancora c'è da fare, tanto ancora bisogna lavorare su una
semplificazione burocratica che non passa solo attraverso una
semplice norma, ma passa anche attraverso una mentalità, una
cultura nuova che deve essere inaugurata all'interno di tutti gli
uffici, quelli regionali e quelli degli enti locali, nel senso che
dobbiamo inaugurare anche una certa rivoluzione culturale che porti
tutta la burocrazia regionale ad avere un rapporto diverso e
migliore nei confronti del cittadino.
Tutto questo parte attraverso quello che noi oggi stiamo facendo,
e devo dire che il lavoro che è stato fatto è stato portato a
termine bene, è stato soddisfacente perché soprattutto insieme
all'opposizione si è lavorato avendo come obiettivo l'interesse dei
cittadini.
Allo stesso tempo manifestiamo il nostro voto favorevole sul
disegno di legge che riguarda la riforma elettorale degli enti
locali, e anche lì si è arrivati ad un punto importante di
condivisione.
Ringraziamo la Presidenza, anche per come ha gestito i lavori
d'Aula nonostante momenti, possiamo dire, di acceso dibattito, ma
tutto questo appartiene ad una dialettica che noi vogliamo prosegua
su questo binario, ed è il binario di un'Aula che all'esterno
riesce a manifestare apertamente i risultati che noi oggi stiamo
dimostrando di saper portare avanti.
In questo senso penso che tutta l'Aula debba essere contenta per
il risultato ottenuto.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente, anche perché credo che i concetti fondanti e
fondamentali di questi due disegni di legge, che stasera
diventeranno legge della Regione siciliana, sono stati già
enunciati.
E le espressioni di soddisfazione che già sono state manifestate
da questo podio dai miei colleghi capigruppo di tutti i partiti
presenti in Assemblea, mi vedono assolutamente convinto che stasera
c'è stata una vittoria del Parlamento, dei parlamentari, che hanno
saputo ridurre a sintesi anche un periodo lungo, complesso,
tortuoso, di confronto che c'è stato nella nostra Assemblea
attraverso le Commissioni, in questa Aula, in momenti in cui
sembrava che ormai non avremmo mai raggiunto una sintesi alla
dialettica aspra e dura che c'è stata.
Io vorrei associarmi anche ai ringraziamenti che sono stati
manifestati nella persona sua della Presidenza, del Governo e
dell'assessore Chinnici che è stata in prima linea, che ha
dimostrato grande disponibilità e umiltà, che ha portato avanti con
grande consapevolezza, e con l'aiuto dei funzionari dell'Assemblea
e della Regione siciliana, questa legge sulla semplificazione, la
legge fondamentale, la legge fondante, una legge di sistema voluta
dal Governo, ma naturalmente conclusa con il consenso di tutta
l'Assemblea regionale siciliana.
Noi ci auguriamo che sia realmente uno strumento di cambiamento a
servizio dei cittadini, a servizio dello sviluppo del cambiamento
della nostra Regione, che tanto ha bisogno per mettersi in sintonia
con questa società che cambia quotidianamente, con grande
evoluzione e con grande velocità.
Lo stesso vale per la legge elettorale, finalmente diamo uno
strumento, e lo verificheremo nelle prossime tornate elettorali,
anche se non saranno immediate, che investiranno gli enti locali
della Regione siciliana, con la speranza che si possa realmente
creare una nuova classe dirigente all'altezza dei compiti.
Devo esprimere indubbiamente il mio non compiacimento e il mio
dispiacere perché purtroppo abbiamo perso una grande occasione nel
non votare quell'emendamento sul di voto del genere, che purtroppo
forse, se si fosse approfondito, avrebbe trovato il consenso di
tutta l'Aula,
Noi speriamo che ci saranno altre occasioni dove poter riprendere
questo argomento, che possa diventare anch'esso strumento
legislativo della nostra Regione siciliana.
Naturalmente,esprimiamo il voto di tutto il Gruppo, questa volta
mi auguro di tutto il Gruppo, e ne sono certo, sui due disegni di
legge che ci apprestiamo a votare.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
ADAMO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo
esprime parere favorevole sulla legge. Abbiamo partecipato al
dibattito appassionato, e ringraziamo l'assessore, i tecnici che si
sono tanto impegnati. Siamo orgogliosi della legge e soddisfatti di
aver partecipato, e lo stesso vale per la legge elettorale, che è
una buona legge, una legge che rafforza la possibilità per i
cittadini di fare una scelta consapevole. Ci siamo battuti per
evitare quell'effetto trascinamento che, sicuramente, ha fatto
tanti danni.
Resta il rammarico, lo voglio dire ancora una volta, non tanto per
un voto negativo sulla legge, perché questo ci sta, ma si suppone
che un uomo debba avere il coraggio delle proprie opinioni, e
questo vale ancora di più quando quest'uomo fa il deputato e
rappresenta un Gruppo parlamentare. Ma sono sicura che dopo questo
momento ritroveremo la serenità per riprendere il dialogo, e andare
avanti con forza e decisione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione finale del disegno di legge numeri 520-144 bis/A
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale del disegno di legge
«Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza,
l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione
delle iniziative economiche. Disposizioni per lo sviluppo.
Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità
organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la
semplificazione della legislazione regionale.» (520-144 bis/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti . 64
Votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 63
(E' approvato)
Applausi in Aula
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CHINNICI, assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica. Signor Presidente, onorevoli deputati, prendo adesso la
parola con un po' d'emozione, desidero, però, veramente ringraziare
tutti, ma veramente tutti. Tutti i parlamentari presenti in
quest'Aula, lei, signor Presidente, che ha saputo condurre i lavori
d'Aula, che hanno visto momenti di grande passione, con equilibrio
e con la giusta fermezza.
Ringrazio tutti i deputati di questo Parlamento che hanno
approvato, e con piena condivisione, la legge sulla semplificazione
amministrativa. Desidero esprimere, consentitemelo, la mia stima ed
il mio apprezzamento per tutti i signori parlamentari della I
Commissione, con i quali si è creato un rapporto di grande
collaborazione. Ed i sensi della mia stima al presidente Minardo,
che ha condotto con serenità, professionalità, con equilibrio i
lavori della Commissione.
Un ringraziamento devo, a tutti, tutti quanti voi, perché
attraverso i vostri interventi, appassionati, sentiti, partecipati,
e senza distinzioni di gruppo, la cosa veramente più bella è stata
questa: tutti gli interventi sono stati veri, sentiti, appassionati
e, quindi, tutti avete contribuito a fornire ulteriori elementi di
riflessione a me perché io potessi approfondire le norme del testo
originariamente proposto all'Assemblea così da pervenire, come
effettivamente è accaduto, ad una legge di riforma, con la quale io
credo si segni un profondo cambiamento nella pubblica
amministrazione della nostra Regione.
La collaborazione, la condivisione unanime che io ho trovato da
parte di tutti, ripeto, tutti gli esponenti, di tutte le forze
politiche di questo Parlamento, credo sia la conferma vera della
bontà, della validità di questa legge e per me è il riconoscimento
di un impegno che io ho assunto entrando nel Governo regionale e
che ho svolto coerentemente con il mio modo di essere, direi quasi
con un profilo istituzionale che porto nel mio ruolo di Assessore,
nella mia quotidianità, nel mio impegno, nella mia azione, nel mio
programma di Governo.
Credo che la condivisione che voi mi avete dimostrato, le parole
di stima e di apprezzamento per le quali veramente vi ringrazio
siano per me la conferma della bontà di quest'impegno, un impegno
che io ho assunto per tutti i cittadini siciliani.
Non è retorica ma è quello che io sento in questo momento e
desidero comunicarlo a tutti voi: oggi il mio pensiero va al nostro
recente passato, a chi, nel nostro recente passato, ha creduto così
profondamente nella possibilità di sviluppo della nostra terra da
non esitare a dare la propria vita per questo, e il mio pensiero va
al nostro futuro, ai giovani, ai ragazzi siciliani. Io sono mamma e
penso ai miei figli e a tutti i figli di questa terra ai quali,
probabilmente, anzi, direi, ne sono certa, saranno date delle
opportunità di trovare lavoro, di trovare la possibilità di dare
compimento alle loro ambizioni e di mettere a frutto, nella propria
terra, intelligenza e talenti grazie anche a questa legge che segna
un processo di cambiamento che snellisce la pubblica
amministrazione avvicinandola ai cittadini a cui viene restituita
fiducia nella pubblica amministrazione e che segna un momento
importante nello snellimento delle procedure per chi voglia venire
ad investire nella nostra terra così da incentivare lo sviluppo
della nostra terra e incentivarne l'economia.
Se noi oggi siamo arrivati a questa legge, nella cui bontà io ho
creduto fin dal primo momento e alla quale mi sono dedicata con
passione, con la stessa passione che ho visto in tutti voi, lo
ripeto, vi ringrazio ancora, ringrazio tutti i funzionari dell'ARS
che ci hanno dato un enorme contributo e voglio ricordare qui,
ancora una volta, i miei collaboratori, i collaboratori del mio
ufficio, che anch'essi hanno lavorato senza sosta su questa legge
motivati tutti dal credere profondamente nella bontà di questa
norma come strumento vero di sviluppo concreto per la nostra
realtà.
Allora, se questa legge, noi oggi, voi oggi avete approvato è
sicuramente una buona legge, una legge che segna il cambiamento,
una legge che pone dei presupposti solidi per lo sviluppo della
nostra terra, questa non è la legge dell'Assessore Chinnici ma è la
legge del Governo e del Parlamento siciliano insieme per i
siciliani e io di questo veramente vi ringrazio.
(Applausi)
CRACOLICI. Avevamo cominciato con gli insulti e abbiamo concluso
con gli applausi
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Prima della votazione finale, passiamo all'articolo 9
del disegno di legge nn. 85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-
593-615-628-637-655-660-669/A, la norma finale che riguarda la
pubblicazione, che avevamo dimenticato.
Ne do lettura:
«Art. 9.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera ho
ascoltato tutti gli interventi, a parte quelli dei miei colleghi
capigruppo, anche alcuni interventi che sarebbe stato meglio non
fare su argomenti di coscienza e di principio che, in qualche modo,
ferivano la coscienza e annullavano i principi, eppure sono stato
zitto. Vi chiedo di prestare, invece, attenzione ad un intervento
che è espressione di una valutazione più articolata e di un ruolo
gestito con grande impegno, non soltanto all'interno del gruppo e
del partito, ma nei rapporti con gli altri gruppi di questo
Parlamento e con il Governo nei confronti del quale la mia
posizione è di convinta e frontale opposizione.
La legge è partita male, signor Presidente, ed è andata avanti per
un certo tempo ancora peggio e le tappe forzate che la maggioranza
ha imposto hanno impedito la formulazione di una legge veramente
importante, di respiro veramente riformatrice. Basti pensare che
abbiamo per tre mesi polemizzato sulla forzatura di una finestra
legislativa che è rimasta aperta a dismisura per quattro mesi solo
per accantonare altre leggi come quella sul commercio,
definitivamente, o come quella sulla semplificazione amministrativa
per quattro volte per passare obbligatoriamente alla legge
elettorale.
La maggioranza aveva predisposto un articolato di proprio
gradimento, era andata avanti a colpi di numeri, aveva definito in
commissione, in modo unilaterale, senza la partecipazione della
minoranza, un testo di proprio esclusivo gradimento. Molti degli
articoli inseriti in quel testo noi non li abbiamo condivisi, non
li avevamo condivisi, non li condividevamo. Abbiamo dovuto, per
questo, presentare tremila emendamenti, finalizzati non soltanto ad
avere il diritto di poter parlare di questa legge anche noi,
essendo una legge che coinvolge le regole della vita istituzionale
delle nostre comunità, dei nostri enti locali e, quindi, una legge
che non poteva essere di una parte del Parlamento imposta all'altra
parte del Parlamento e, quindi, gli emendamenti erano finalizzati a
far scaturire dal dibattito la verità di una posizione che, fino a
quel momento, era tutta finalizzata ad occultare il fallimento sul
bilancio, sulla finanziaria e perfino sulla necessità di ripiegare
sull'ennesimo esercizio provvisorio che ha costituito una iattura
per la Sicilia, i siciliani e le attività della nostra Regione.
Noi abbiamo presentato gli emendamenti e abbiamo rivendicato il
diritto di poter parlare di questa legge. Lo abbiamo fatto
costruttivamente perché quando abbiamo condiviso, attraverso le
nostre dichiarazioni in Aula, un percorso fondato sul dialogo e sul
confronto, avevamo intenzione di presentare, come abbiamo fatto, un
articolato organigramma, una griglia di proposte che volevano
essere, per un verso, espressione della nostra tardiva possibilità
di intervento e, per un altro verso, la possibilità di modificare
in meglio alcune delle cose che facevano parte del testo che la
maggioranza aveva imposto in prima commissione e aveva trasferito
in Aula.
Siamo riusciti solo in parte, anzi, per alcuni aspetti non siamo
riusciti a modificare e ad eliminare dalla legge alcuni elementi,
alcuni aspetti che non condividiamo e rispetto ai quali, a compenso
dei quali e ad equilibrio dei quali ci siamo battuti a suggerire
altre soluzioni che, purtroppo, sono state respinte. Mi riferisco
all'articolo riguardante la scheda unica con il voto confermativo
che, in tutta la sua valenza, riguardante l'intero territorio
regionale, non poteva rimanere da solo senza una più importante
riforma finalizzata ad eliminare l'unica vera stortura della
precedente normativa che riguarda il doppio turno e i ballottaggi e
cioè l'alterazione e l'inquinamento, a secondo turno, di tutta una
serie di princìpi, indicazioni, posizioni che, di solito al primo
turno, vengono espressi e rappresentati e che, statisticamente
provato, nella maggior parte dei ballottaggi vengono puntualmente
disattesi, modificati ed alterati.
Allora, se il principio era quello di estendere all'intero
territorio regionale una più diretta scelta da parte del cittadino
e dell'elettore del suo sindaco, è chiaro che più coerente doveva
essere l'impegno di estensione del numero dei comuni al principio
del proporzionale a turno unico perché è chiaro che, soltanto in
quel caso, la riforma avrebbe potuto cominciare ad assumere un
respiro veramente riformatore e dopo vent'anni, piuttosto che
limitarsi ad essere un piccolo lifting di una normativa che si
stratifica da vent'anni e più, avrebbe potuto essere una norma
incisiva ed efficace di sostanza, di respiro e capace di modificare
le storture che a parole i colleghi della maggioranza hanno fatto
finta di denunciare e di indicare perchè le vere storture risiedono
proprio in quel passaggio, cioè nel doppio turno che, spesso,
capovolge tutto ciò che nella campagna elettorale e nel primo turno
si mette a base dei proclami, dei programmi, delle dichiarazioni e
di tutto ciò che il candidato sindaco, che dovrebbe essere scelto
direttamente dal popolo, indìca al proprio elettorato.
Non ci è stato possibile pervenire a questo esito. Avevamo in
qualche modo espresso la nostra non condivisione della scheda unica
con il voto confermativo proprio perché paventavamo che, da parte
della maggioranza, non ci sarebbe stata questa volontà, questo
coraggio, questa voglia di cambiare veramente e di riformare.
Ci sarebbe voluto più coraggio, colleghi della maggioranza, più
coraggio, più capacità di indicare un percorso di riforma, più
buona volontà a sottrarvi ai calcoli di convenienza circa la
gestione degli appuntamenti amministrativi ed elettorali ed un
maggior interesse, invece, a guardare in avanti e al futuro.
Questo ci ha portati, sicuramente, a migliorare la legge per molti
aspetti perché molte delle proposte che sono state integrate
derivano dalla nostra iniziativa e, quindi, noi abbiamo in questo
modo, non ostruito, non ostacolato, abbiamo partecipato al
dibattito, lo abbiamo fatto in tutte le sedi, lo abbiamo fatto
stasera persino in modo evidentissimamente positivo e costruttivo,
ma questo non ci impedisce di dire che, nonostante noi abbiamo
votato favorevolmente all'articolato che in gran parte deriva dal
nostro contributo, non possiamo condividere il significato e la
filosofia di questa legge che non è una legge importante, non è una
legge di riforma di grande respiro e, soprattutto, non incide in
modo particolarmente efficace su quello che era l'aspetto da
correggere e che abbiamo ottenuto di poter estendere nel
proporzionale da diecimila a quindicimila abitanti. Ci sarebbe
voluto più coraggio, avremmo dovuto estenderlo a tutti comuni
siciliani, avremmo dovuto eliminare questa stortura proprio per
rendere più coerente il principio che avete voluto imporre con la
scheda unica e il voto confermativo.
Allora, nei confronti di questa operazione sicuramente noi diciamo
che il Parlamento ha lavorato in modo costruttivo ed unitario, ma
noi non possiamo condividere il significato di questa legge che è
stata imposta nei tempi, imposta nei contenuti, corretta da noi
perché, altrimenti, sarebbe stata piuttosto che una indicazione
normativa in positivo, una distorsione ulteriore di processi
negativi precedenti, una legge, quindi, nei confronti della quale
noi, nonostante la partecipazione corretta e costruttiva che ha
portato la maggioranza a calarsi la maschera e a dichiarare il
proprio fallimento sul bilancio, sulla finanziaria e persino
sull'esercizio provvisorio, dichiariamo il nostro voto contrario;
un voto contrario che in questo Parlamento; un voto contrario che
in questo Parlamento, in altre occasioni i colleghi della
maggioranza odierna e della minoranza di ieri, per esempio, su
importante disegno di legge trasformato in legge di riforma hanno
esercitato quando, pur votando favorevolmente 29 articoli su 74,
hanno votato poi negativamente sulla riforma della sanità, salvo
oggi a fregiarsi quotidianamente della bontà di quella legge contro
la quale votarono complessivamente e 29 volte nell'articolato.
Quindi, siccome questo diritto, ovviamente, noi ce lo
rivendichiamo, abbiamo voluto dimostrare al collega Cracolici, a
tutti i colleghi della maggioranza con i quali abbiamo lavorato
insieme in questi giorni, il collega Leanza, e abbiamo approfondito
il dibattito, che noi continueremo ad avversare le loro posizioni,
le loro indicazioni, le loro proposte, le loro idee, ma ci siamo
battuti perché queste loro idee, queste loro proposte avessero
regolare e democratica possibilità di espressione.
CRACOLICI. Voltaire
LEONTINI. Voltaire, bravo, il Trattato sulla tolleranza . Non
vogliamo essere i titolari di una tolleranza perché non siamo stati
soltanto tolleranti, ma siamo stati bravi parlamentari, corretti
democraticamente, abbiamo lavorato perché, comunque, il Parlamento
non chiudesse, perché se avessimo mantenuto le nostre posizioni di
ieri, per vostra responsabilità, il Parlamento sarebbe stato chiuso
un mese perché dopo la dichiarazione dell'esercizio provvisorio
prima di arrivare all'improbabile bilancio e finanziaria in
quest'Aula non sarebbe pervenuto un bel niente perché non era
pronto niente perché questo Governo non aveva prodotto niente.
CRACOLICI. Non esageriamo
BUFARDECI. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di non
occupare lo spazio temporale dei cinque minuti perché, nel rifarmi,
sostanzialmente, alle considerazioni che ha svolto brillantemente,
come sempre, l'onorevole Leontini, vorrei a mio volta ribadire
alcune considerazioni.
Noi siamo qui a trattare la legge elettorale soltanto per avere
mantenuto un impegno, un impegno innanzitutto di uomini e poi un
impegno che tra forze politiche di maggioranza e di opposizione è
via via intervenuto.
Nel momento in cui è stato, come è stato ricordato, dichiarato
sostanzialmente il fallimento dell'azione finanziaria del Governo
con l'ennesimo esercizio provvisorio, è evidente che, avendo
condizionato il proseguimento di questa cosiddetta finestra' alla
semplificazione, non potevamo non subire, tra virgolette, la
trattazione della legge elettorale.
Abbiamo ripetuto che sull'altare della legge sulla semplificazione
eravamo disponibili che si trattasse la legge elettorale
emendandola ed eliminando tutta una serie di emendamenti che
avevamo presentato ma, evidentemente, non possiamo votare a favore,
non soltanto perché siamo contrari a quel voto confermativo di
questa scheda unica e di questo voto confermativo, ma perché è una
legge che ha soltanto abbozzato la soluzione di qualche problema ma
non li ha fatti.
Faccio un esempio: la composizione della Giunta che può essere
anche per metà di consiglieri comunali. E' un altro tentativo di
ipocrisia o si torna al passato perché ci si rende conto che,
troppo spesso, gli esterni non sono stati capaci di dare quel senso
di novità e di competenza rispetto all'amministrazione degli enti
locali, invece, si sceglie una via mediana?
Forse sarà un primo passo. Avete visto le polemiche
dell'onorevole De Luca, non si sono risolte delle questioni
storiche, abbiamo, per esempio, un mondo di cultura francese che
vede il capo del governo, il Presidente della Repubblica francese,
essere il Sindaco di Parigi, da noi andiamo a dissertare sul numero
degli abitanti per determinare l'eventuale incompatibilità o
ineleggibilità fino a 20.000 o ancora più sotto ma, ancora una
volta, è una scelta di ipocrisia e non per affrontare le soluzione.
Si è affrontata anche la questione che riguarda l'innalzamento da
10.000 a 15.000 abitanti, ma anche questo, che varrà per 41 comuni,
è troppa poca cosa rispetto ad un quadro, ad un sistema completo e
definitivo.
Pertanto, noi non possiamo non votare contro, abbiamo onorato il
nostro impegno, avevamo sottoscritto un patto con la maggioranza,
avevamo detto, a fronte del fallimento dell'azione finanziaria e
del venire meno all'impegno del presidente Lombardo in ordine ai
tempi di trattazione di finanziaria e bilancio e, quindi, di
ennesimo esercizio provvisorio, siamo pronti e disponibili a
trattare ancora in questa finestra norme, ma partiamo dalla
semplificazione.
Questo è avvenuto, questo è stato fatto, sull'altare di questo
abbiamo consentito, peraltro, che magari in qualche spunto la legge
migliorasse, ma non è una legge che serviva ai siciliani ieri, e
non serve ai siciliani neanche oggi e, tanto meno domani in quel
domani, che peraltro ha dimostrato la sua inadeguatezza e la sua
inattualità, posto che entrerà in vigore anche nel 2012, per
questo esprimiamo il voto contrario.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra giusto
informare l'Aula, perché abbiamo parlato del problema
dell'aeroporto di Birgi, che il Governo ha bocciato, poco fa, la
proposta del nuovo Polo di trasferire gli aerei militari a
Sigonella e riaprire l'aeroporto di Birgi. Hanno bocciato la
proposta, questo mi pare giusto che si sappia.
CARONIA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho atteso con
calma il mio turno perché, con calma, vorrei dire soltanto qualche
considerazione.
Il mio capogruppo, l'onorevole Maira, al quale stasera voglio
testimoniare ancora una volta la mia stima per la coerenza e la
lealtà dimostratami, ha già espresso la posizione del gruppo al
quale mi associo in maniera assoluta.
Vorrei semplicemente esternare quella che è la mia considerazione
in quanto donna, stasera lo ribadisco, perché non l'ho mai fatto,
non sono mai stata un'appassionata delle riserve indiane' come
qualcuno le ha definite, non ho mai voluto credere che esistesse un
pregiudizio di genere, ebbene stasera, caro Presidente, mi sono
veramente ricreduta, e mi sono ricreduta perché quello che stasera
è andato in scena in quest'Aula è uno dei peggiori, più tristi e
più bui che veramente questo Parlamento ha messo in piedi da quando
io per lo meno ho l'onore di essere all'interno di questa
Istituzione.
Devo dire che mi vergogno, mi vergogno per tutti coloro i quali
stasera non hanno avuto il coraggio, in maniera democratica, di
esprimere la loro posizione, perché, così come ho detto prima, a
ciascuno è data l'opportunità di dire assolutamente ciò che pensa,
ma su un tema di questo natura, che riguarda...
PRESIDENTE. Onorevole Caronia, le ho dato la parola ma lei, nei
termini, rispetti il Parlamento ed i parlamentari, perché la parola
gliela tolgo.
CARONIA. Non sto offendendo nessuno
PRESIDENTE. Se dice che si vergogna Nessuno si deve vergognare
del Parlamento e lei se si vergogna se ne vada e non intervenga
CARONIA. Io mi posso vergognare, mi vergogno per quello che è
avvenuto, perché credo che, nel momento in cui si vada a richiedere
un voto segreto, i voti segreti in questa Aula...
PRESIDENTE. Ma è una prerogativa del Parlamento, lei non la può
contestare
CARONIA. Ma io esprimo il mio convincimento, mi dia la possibilità
di esprimere il mio convincimento
PRESIDENTE. Senza offendere il Parlamento.
CARONIA. L'Aula l'ha fatto, l'ha chiesto, non sto dicendo che non
poteva farlo, sto dicendo che io, personalmente, ritengo
assolutamente inimmaginabile che stasera si sia chiesto il voto
segreto su un argomento così delicato o, soprattutto, mi stupisce
come stasera sia venuta fuori, in qualche modo, una formazione
politica nuova, perché i voti contrari a questa legge, che
riguardava un abbattimento di quello che è una difficoltà del
genere femminile a partecipare al mondo della politica ed alle
istituzioni, è venuto fuori in maniera assolutamente bipartisan.
I voti, i numeri, lo testimoniano, stasera si è trovato un accordo
che non sta scritto da nessuna parte, non c'è nessun gruppo
politico al quale si può ascrivere questa responsabilità.
Purtroppo il dato è che c'è un'Aula che si è stretta attorno alla
voglia di mantenere la casta' ben delimitata perché le donne non
entrino a far parte di questo mondo, di questa famosa stanza dei
bottoni'. Questa è la considerazione più triste che io possa fare
da parlamentare donna.
Devo dire che non è una battaglia di genere quella che faccio
perché l'emendamento che noi abbiamo presentato è stato
controfirmato da quasi tutti i capigruppi e da un numero notevole
di parlamentari uomini. Quindi, questo testimonia il fatto che la
sensibilità di sapere recepire una esigenza che la società civile
sente in maniera profonda, ne è testimonianza che in questi giorni
al Senato della Repubblica è stata approvata una norma che riguarda
la possibilità di introdurre il 30 per cento delle donne nei
consigli di amministrazione delle società partecipate e quotate in
borsa.
Questo Parlamento stasera ha dato testimonianza di come abbia
agito in controtendenza a quella che è la volontà sia del Governo
nazionale, delle indicazioni che ci provengano dalla Comunità
europea ma, soprattutto, delle indicazioni che vengono da fuori
questa Aula.
La proposta a cui mi onoro di aver partecipato - l'abbiamo fatta
in maniera solidale con le due colleghe del Parlamento - è stata
fortemente partecipata, ed è stata oggetto di tantissime e-mail che
sono state recapitate a tutti i capigruppo, quindi, è
rappresentativa di un'onda lunga che, purtroppo, cari colleghi, non
si arresterà e non si arresterà certamente con un voto omertoso che
è stato portato avanti in maniera veramente indiscriminata.
L'onda lunga delle persone che sono presenti nelle istituzioni e
che vogliono esserlo ancora di più vedrà il mio personale impegno,
così come credo l'impegno delle altre colleghe, perché veramente,
mi devo ricredere, il pregiudizio di genere esiste ed io me ne
vergogno, signor Presidente.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, abbiamo finito, ho consentito
all'onorevole Caronia di intervenire perché era un suo diritto
quasi naturale.
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali (85-213-256-278-296-
299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-669/A)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale del disegno di legge
nn. 85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-615-628-637-655-660-
669/A Modifiche di norme in materia di elezione, composizione e
decadenza degli organi comunali e provinciali .
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti .. 65
Votanti 64
Maggioranza 33
Favorevoli 47
Contrari 15
Astenuti . 2
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidero ringraziare pubblicamente
i nostri tecnici, i nostri funzionari che ci hanno aiutato in un
lavoro prezioso. Voglio solo raccontarvi un particolare che può
essere curioso, perché noi, spesso, non ci rendiamo conto dei
funzionari che abbiamo: oggi abbiamo chiesto aiuto a qualche
Ufficio esterno, una consulenza su un aspetto specifico della
legge. Ci è stato risposto: fra dieci giorni . I nostri funzionari
l'hanno affrontato in dieci minuti.
Voglio che il Parlamento sappia che abbiamo una classe di
funzionari che merita il nostro plauso.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 29 marzo 2011,
alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 251 - Iniziative per dare piena attuazione e concreta
esecuzione al piano dei 'progetti obiettivo' degli enti
locali previsti dall'art. 26 della l.r. n. 11 del 2010 .
(22 marzo 2011)
FALCONE - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO -
VINCIULLO
N. 253 - Iniziative urgenti per fronteggiare la grave crisi
in atto a Lampedusa .
(23 marzo 2011)
CALANDUCCI - ODDO - RAIA - GENNUSO - CATALANO
-COLIANNI - ARENA - FEDERICO - MUSOTTO
III -Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni della rubrica beni
culturali e identità siciliana
Interrogazioni:
N. 1290 - Richiesta di atti informativi urgenti su
erogazioni di contributi per eventi di carattere
culturale.
***
Falcone Marco
N. 1291 - Opportune iniziative al fine di provvedere
ad una corretta collocazione in fascia 1 della
sovrintendenza per i beni culturali ed ambientali di
Siracusa.
***
Marziano Bruno; De Benedictis Roberto
N. 1320 - Avviamento al lavoro dei vincitori del
concorso per operatore tecnico presso l'Assessorato
Beni culturali i quali hanno ottenuto sentenze a loro
favorevoli davanti al giudice amministrativo.
***
Vinciullo Vincenzo
N. 1398 - Trasferimento del Castello della Colombaia
di Trapani al patrimonio della Regione.
***
Oddo Camillo
N. 1560 - Notizie riguardo all'applicazione della
legge regionale n. 24/2007 sulla stabilizzazione del
personale addetto alla catalogazione dei beni
culturali in Sicilia.
***
Vinciullo Vincenzo
N. 1648 - Chiarimenti in ordine alla gestione della
tonnara di Santa Panagia di Siracusa ed
iniziative conseguenti.
***
De Benedictis Roberto
La seduta è tolta alle ore 23.00
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
alle ore 01.05
di giovedì 24 marzo 2011
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 85-213-256-278-296-299-441-480-505-550-593-
615-628-637-655-660-669/A MODIFICHE DI NORME IN MATERIA DI
ELEZIONE, COMPOSIZIONE E DECADENZA DEGLI ORGANI COMUNALI E
PROVINCIALI .
Emendamento COMM. 1 bis. 2
Il punto 9, sub 5 bis e 5 ter è così sostituito:
Norme in materia di attribuzione del premio di maggioranza
Il comma 5 dell'articolo 2 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito
dal seguente:
5. Alla lista collegata al sindaco eletto sono attribuiti i due
terzi dei seggi. All'altra lista che ha riportato il maggior numero
di voti è attribuito il restante terzo dei seggi. Qualora altra
lista non collegata al sindaco eletto abbia ottenuto il 50 per
cento più uno dei voti validi, alla stessa è attribuito il 60 per
cento dei seggi. In tal caso alla lista collegata al sindaco è
attribuito il 40 per cento dei seggi. Qualora più liste non
collegate al sindaco ottengano lo stesso più alto numero di voti si
procede alla ripartizione dei seggi tra le medesime per parti
uguali; l'eventuale seggio dispari è attribuito per sorteggio.'
Subemendamento COMM. 1 bis. 5
Il comma n. 26 è così sostituito:
Le disposizioni contenute nella presente legge producono effetti a
decorrere dall'1 Gennaio 2012, ad eccezione dei commi 23,24 e 25.
Maxiemendamento (interamente sostitutivo) COMM. 1 bis
Gli articoli 1,2,3,4,5,6,7 e 8 sono sostituiti dal
seguente articolo
Voto confermativo
1. Il comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed
integrazioni, è sostituito dal seguente:
3. La scheda per l'elezione del sindaco è quella
stessa utilizzata per l'elezione del consiglio comunale.
La scheda reca i nomi ed i cognomi dei candidati alla
carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo,
al cui fianco è riportato il contrassegno della lista
cui il candidato è collegato. Ciascun elettore esprime
separatamente il voto per il candidato sindaco e per la
lista ad esso collegata; il voto espresso soltanto per
la lista di candidati al consiglio non si estende al
candidato sindaco collegato ed il voto espresso soltanto
per il candidato sindaco non si estende alla lista
collegata. Ciascun elettore può altresì votare per un
candidato alla carica di sindaco, anche non collegato
alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo
rettangolo.'.
2. Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale n.
35/1997 e successive modifiche ed integrazioni, è
sostituito dal seguente:
3. La scheda per l'elezione del sindaco è quella
stessa utilizzata per l'elezione del consiglio. La
scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica
di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui
fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle
liste cui il candidato è collegato. Ciascun elettore
esprime separatamente il voto per il candidato sindaco e
per una delle liste ad esso collegate; il voto espresso
soltanto per una delle liste di candidati al consiglio
non si estende al candidato sindaco collegato e il voto
espresso soltanto per il candidato sindaco non si
estende alla lista o al gruppo di liste collegate.
Ciascun elettore può altresì votare per un candidato
alla carica di sindaco anche non collegato alla lista
prescelta, tracciando un segno sul relativo
rettangolo.'.
3. Il comma 2 dell'articolo 6 della legge regionale n.
35/1997 e successive modifiche ed integrazioni, è
sostituito dal seguente:
2. La scheda per l'elezione del presidente della
provincia è quella stessa utilizzata per l'elezione del
consiglio. La scheda reca i nomi e i cognomi dei
candidati alla carica di presidente della provincia
scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono
riportati i contrassegni della lista o delle liste cui
il candidato è collegato. Ciascun elettore esprime
separatamente il voto per il candidato presidente della
provincia e per una delle liste ad esso collegate; il
voto espresso soltanto per una delle liste di candidati
al consiglio non si estende al candidato presidente
della provincia collegato e il voto espresso soltanto
per il candidato presidente della provincia non si
estende alla lista o al gruppo di liste collegate.
Ciascun elettore può altresì votare per un candidato
alla carica di presidente della provincia, anche non
collegato alla lista prescelta, tracciando un segno sul
relativo rettangolo.'.
Elezioni consigli provinciali
4. All'articolo 7 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, i
commi 5, 6, 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per
l'assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna
lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i
rispettivi candidati alla carica di presidente della
provincia si divide la cifra elettorale di ciascuna
lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1,
2, 3, 4 , sino a concorrenza del numero dei consiglieri
da eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così
ottenuti, i più alti in numero eguale a quello dei
consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria
decrescente. Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti
rappresentanti quanti sono i quozienti ad essa
appartenenti compresi nella graduatoria. A parità di
quoziente, nelle cifre intere e decimali, il seggio è
attribuito alla lista o gruppo di liste che ha ottenuto
la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest'ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano
più seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi
eccedenti sono distribuiti, fra le altre liste, secondo
l'ordine dei quozienti.
6. Nell'ambito di ciascun gruppo di liste collegate,
la cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente
ai voti riportati nel primo turno, è divisa per 1, 2, 3,
4 , sino a concorrenza del numero dei seggi spettanti al
gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti
più alti e, quindi, il numero dei seggi spettanti ad
ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al
candidato proclamato eletto che non abbia già conseguito
almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio viene
assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi,
sempreché nessun'altra lista o gruppo di liste collegate
abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. I
restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o
gruppi di liste collegate, ai sensi del comma 5. Il
premio di maggioranza previsto per la lista o le liste
collegate al presidente della provincia eletto al primo
turno viene attribuito solo nel caso in cui la lista o
le liste abbiano conseguito almeno il 40 per cento dei
voti validi.
8. Per quanto riguarda l'assegnazione dei seggi
spettanti alle singole liste nei vari collegi, si
procede ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale
9 maggio 1969 n. 14 e successive modifiche ed
integrazioni.'.
5. All'articolo 18, primo comma, della legge regionale
9 maggio 1969 n. 14 e successive modifiche ed
integrazioni, i numeri 3), 4) e 5) sono sostituiti dai
seguenti:
3) procede alla distribuzione nei singoli collegi dei
seggi assegnati alle varie liste. A tal fine: si
ordinano le liste ad iniziare da quella che ha ottenuto
la maggiore cifra elettorale provinciale; si determina
il quoziente elettorale di lista, ottenuto dividendo la
cifra elettorale provinciale di ciascuna lista per il
numero dei seggi alla stessa attribuiti, ai sensi dei
commi 5 e 6 dell'articolo 7 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed
integrazioni; si determina la cifra elettorale di
collegio di ciascuna lista, costituita dalla somma dei
voti validi riportati dalla lista nel collegio; si
assegnano, in ciascun collegio, a ciascuna lista, come
sopra ordinate, tanti seggi quante volte il quoziente
elettorale di lista, trascurando l'eventuale parte
frazionaria, è compreso nella cifra elettorale che
ciascuna lista ha riportato nel collegio, sino alla
concorrenza dei seggi allo stesso per legge spettanti, a
cominciare da quello in cui la lista ha ottenuto la
maggiore cifra elettorale di collegio e, via via, in
quelli in cui ha ottenuto le cifre elettorali
immediatamente inferiori.
Completate tali operazioni con riferimento a tutte le
liste, gli eventuali seggi non assegnati sono attribuiti
alle relative liste, come sopra ordinate, nel collegio
in cui la lista ha il resto più alto, sino
all'attribuzione dei seggi spettanti a ciascun collegio
e fino all'esaurimento dei seggi attribuiti a ciascuna
lista in sede provinciale. In caso di parità di resti,
il seggio è attribuito nel collegio in cui la lista ha
ottenuto la maggiore cifra elettorale. In caso di
ulteriore parità, il collegio è individuato per
sorteggio;
4) determina la cifra elettorale individuale di ogni
candidato, in base al numero di voti di preferenza
validi ottenuti;
5) determina la graduatoria dei candidati di ciascuna
lista a seconda delle rispettive cifre individuali. A
parità di cifra individuale prevale il candidato che
precede nell'ordine di lista.'.
Rappresentanza di genere
6. Alla legge regionale 15 settembre 1997, n. 35 e
successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:
Art. 1 bis. - 1. Nelle liste di candidati per
l'elezione del consiglio comunale nessun genere può
essere rappresentato in misura superiore a tre quarti
dei componenti della stessa.';
b) dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis. - 1. Nelle liste di candidati per
l'elezione del consiglio provinciale nessun genere può
essere rappresentato in misura superiore a tre quarti
dei componenti della stessa.'.
Composizione Giunta
7. Il comma 4 dell'articolo 12 della legge regionale
26 agosto 1992, n. 7, e successive modifiche ed
integrazioni, é sostituito dal seguente:
4. La giunta è composta in modo da garantire la
rappresentanza di entrambi i generi. La carica di
componente della giunta è compatibile con quella di
consigliere comunale. La giunta non può essere composta
da consiglieri in misura superiore alla metà dei propri
componenti.'.
8. Il comma 3 dell'articolo 32 della legge regionale 6
marzo 1986, n. 9, e successive modifiche ed
integrazioni, é sostituito dal seguente:
3. La giunta è composta in modo da garantire la
rappresentanza di entrambi i generi. La carica di
componente della giunta è compatibile con quella di
consigliere provinciale. La giunta non può essere
composta da consiglieri in misura superiore alla metà
dei propri componenti.'.
9. All'articolo 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142,
come introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera e),
della legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e
successive modifiche ed integrazioni, e sostituito dalla
legge regionale 16 dicembre 2008, n. 22, dopo le parole
e da un numero di assessori, stabilito in modo
aritmetico dagli statuti, che non deve essere superiore
al 20 per cento dei componenti dell'organo elettivo di
riferimento sono aggiunte le seguenti parole e,
limitatamente alle giunte comunali, che non deve essere
inferiore a 4 .
Premio di maggioranza
9. Dopo il comma 5 dell'articolo 2 della legge
regionale 15 settembre 1997, n. 35 e successive
modifiche ed integrazioni, sono aggiunti i seguenti:
5 bis. Nei comuni i cui consigli sono composti di 12
membri, ai sensi della lettera g) dell'articolo 43 del
decreto legislativo presidenziale 29 ottobre 1955, n. 6,
approvato dalla legge regionale 15 marzo 1963, n. 16,
alla lista collegata al sindaco eletto sono attribuiti i
due terzi dei seggi. All'altra lista che ha riportato il
maggior numero di voti è attribuito il restante terzo
dei seggi. Nei medesimi comuni si applicano altresì le
disposizioni di cui al terzo, quarto e quinto periodo
del comma 5'.
5 ter. Nei comuni i cui consigli sono composti di
quindici membri, ai sensi della lettera f) dell'articolo
43 del decreto legislativo presidenziale 29 ottobre
1955, n. 6, approvato dalla legge regionale 15 marzo
1963, n. 16, alla lista collegata al sindaco eletto sono
attribuiti i due terzi dei seggi. All'altra lista che ha
riportato il maggior numero di voti è attribuito il
restante terzo dei seggi. Nei medesimi comuni si
applicano altresì le disposizioni di cui al terzo,
quarto e quinto periodo del comma 5.
5 quater. Nei comuni con popolazione sino a 3 mila
abitanti, alla lista collegata al sindaco eletto sono
attribuiti i due terzi dei seggi. Alla lista che è
collegata al candidato sindaco che ha ottenuto un numero
di voti immediatamente inferiore a quello del candidato
eletto, è attribuito il restante terzo dei seggi. Nei
medesimi comuni si applicano altresì le disposizioni di
cui al terzo, quarto e quinto periodo del comma 5'.
10. Il comma 6 dell'art. 4 della legge regionale
35/1997 e successive modifiche ed integrazioni, si
interpreta nel senso che ai fini dell'attribuzione del
premio di maggioranza non sono computabili i voti
espressi per le liste che, ai sensi del comma 3 bis del
medesimo articolo, non sono ammesse all'assegnazione di
seggi.
Mozione di sfiducia
11. All'articolo 10 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1 le parole dal 65 per cento' sono
sostituite dalle parole da due terzi';
b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
1 bis. La mozione di sfiducia nei confronti del
sindaco o del presidente della provincia regionale non
può essere proposta prima del termine di ventiquattro
mesi dall'inizio del mandato né negli ultimi centottanta
giorni del mandato medesimo.'.
Relazione stato di attuazione del programma
13. All'articolo 17 della legge regionale 26 agosto
1992, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni, dopo
il comma 2 è aggiunto il seguente:
2 bis. Il sindaco partecipa alla seduta del consiglio
dedicata alla valutazione della relazione di cui al
presente articolo.'.
Elezione del sindaco e dei consigli
nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e
15.000 abitanti
16. Dopo l'articolo 2 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35, e successive modifiche ed
integrazioni, sono inseriti i seguenti:
2 bis. - Elezione del sindaco nei comuni con
popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti.- 1.
Nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 15.000
abitanti il sindaco è eletto a suffragio universale
diretto con sistema a turno unico contestualmente
all'elezione del consiglio comunale.
2. Ciascun candidato alla carica di sindaco deve
dichiarare all'atto della presentazione della
candidatura il collegamento con una o più liste
presentate per l'elezione del consiglio comunale. La
dichiarazione ha efficacia solo se convergente con
analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste
interessate.
3. La scheda per l'elezione del sindaco è quella
stessa utilizzata per l'elezione del consiglio. La
scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica
di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui
fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle
liste cui il candidato è collegato. Ciascun elettore
esprime separatamente il voto per il candidato sindaco e
per una delle liste ad esso collegate; il voto espresso
soltanto per una delle liste di candidati al consiglio
non si estende al candidato sindaco collegato e il voto
espresso soltanto per il candidato sindaco non si
estende alla lista o al gruppo di liste collegate.
Ciascun elettore può altresì votare per un candidato
alla carica di sindaco anche non collegato alla lista
prescelta, tracciando un segno sul relativo rettangolo.
4. E' proclamato eletto sindaco il candidato che
ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si
procede ad un turno di ballottaggio fra i due candidati
che hanno ottenuto il maggior numero di voti, da
effettuarsi la seconda domenica successiva a quella del
primo turno di votazione. In caso di ulteriore parità
viene eletto il più anziano di età.
2 ter - Elezione dei consigli nei comuni con
popolazione compresa tra 10.000 e 15.000 abitanti - 1.
Le liste per l'elezione del consiglio comunale devono
comprendere un numero di candidati non superiore al
numero dei consiglieri da eleggere e non inferiore ai
due terzi, con arrotondamento all'unità superiore
qualora il numero dei consiglieri da comprendere nella
lista contenga una cifra decimale superiore a 50.
2. Il voto alla lista viene espresso, ai sensi del
comma 3 dell'articolo 2 bis, tracciando un segno sul
contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può
esprimere inoltre un voto di preferenza per un candidato
della lista da lui votata, scrivendone il cognome
sull'apposita riga posta a fianco del contrassegno.
3. L'attribuzione dei seggi alle liste è effettuata
successivamente alla proclamazione dell'elezione del
sindaco.
4. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi, le
liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del
totale dei voti validi espressi. Al fine della
determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale
non si tiene conto dei voti riportati dalle liste non
ammesse all'assegnazione dei seggi. Per le finalità di
cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti
espressi per le liste che, ai sensi del presente comma,
non sono ammesse all'assegnazione dei seggi.
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per
l'assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna
lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i
rispettivi candidati alla carica di sindaco si divide la
cifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste
collegate successivamente per 1, 2, 3, 4 . . ., sino a
concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere e
quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti, i più
alti in numero eguale a quello dei consiglieri da
eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente.
Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti
rappresentanti quanti sono i quozienti ad essa
appartenenti compresi nella graduatoria. A parità di
quoziente, nelle cifre intere e decimali, il seggio è
attribuito alla lista o gruppo di liste che ha ottenuto
la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest'ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano
più seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi
eccedenti sono distribuiti, fra le altre liste, secondo
l'ordine dei quozienti.
6. Nell'ambito di ciascun gruppo di liste collegate,
la cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente
ai voti riportati nel primo turno, è divisa per 1, 2, 3,
4 ..., sino a concorrenza del numero dei seggi spettanti
al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i
quozienti più alti e, quindi, il numero dei seggi
spettanti ad ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al
candidato proclamato eletto che non abbia già conseguito
almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio viene
assegnato, comunque, il 60 per cento dei seggi,
sempreché nessun'altra lista o gruppo di liste collegate
abbia già superato il 50 per cento dei voti validi. I
restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o
gruppi di liste collegate, ai sensi del comma 5. Il
premio di maggioranza previsto per la lista o le liste
collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel
caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito
almeno il 40 per cento dei voti validi.
8. Sono proclamati eletti consiglieri comunali i
candidati di ciascuna lista secondo l'ordine delle
rispettive cifre individuali. In caso di parità di cifra
individuale sono proclamati eletti i candidati che
precedono nell'ordine di lista.
Agli articoli 3 e 4 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35, e successive modifiche ed integrazioni, le
parole 10.000 abitanti , ovunque ricorrano, sono
sostituite dalle parole 15.000 abitanti .
Elezione del presidente del consiglio circoscrizionale
17. Dopo l'articolo 4 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35, e successive modifiche ed
integrazioni, sono inseriti i seguenti:
a) Art. 4 bis - Elezione del presidente del
consiglio circoscrizionale - 1. Il presidente del
consiglio circoscrizionale è eletto a suffragio
universale e diretto in un unico turno contestualmente
alla elezione del consiglio.
2. Al presidente del consiglio circoscrizionale si
applicano le norme che disciplinano i requisiti per la
candidatura, le cause di ineleggibilità,
incompatibilità, sospensione e decadenza previste per il
sindaco dei comuni in cui il consiglio comunale è eletto
con l'applicazione del sistema proporzionale.
3. Ciascun candidato alla carica di presidente deve
dichiarare all'atto della presentazione della
candidatura il collegamento con una o più liste
presentate per la elezione del Consiglio di
circoscrizione. La dichiarazione ha efficacia solo se
convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati
delle liste interessate. All'atto della presentazione
della lista o delle liste collegate, ciascun candidato
alla carica di presidente deve altresì dichiarare di non
avere accettato la candidatura alla stessa carica in
altra circoscrizione.
4. La scheda per l'elezione del presidente è quella
stessa utilizzata per l'elezione del Consiglio di
circoscrizione. La scheda reca i nomi e i cognomi dei
candidati alla carica di presidente, scritti in un
apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i
contrassegni della lista o delle liste alle quali il
candidato è collegato. Ciascun elettore indica
separatamente il proprio voto per il candidato
presidente e per una delle liste ad esso collegate; il
voto espresso soltanto per una delle liste di candidati
al consiglio non si estende al candidato presidente
collegato e il voto espresso soltanto per il candidato
presidente non si estende alla lista o gruppo di liste
collegate. Ciascun elettore può altresì votare per un
candidato alla carica di presidente anche non collegato
alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo
rettangolo.
5. E' proclamato eletto presidente il candidato alla
carica che ottiene il maggior numero di voti validi. In
caso di parità è proclamato eletto il più anziano di
età. .
b) Art. 4 ter - Elezione del consiglio
circoscrizionale. 1. Per l'elezione del consiglio
circoscrizionale trovano applicazione i commi 1, 2, 4, 5
e 7 dell'articolo 4.
2. La dichiarazione di presentazione delle liste di
candidati al Consiglio di circoscrizione e della
collegata candidatura alla carica di presidente è
sottoscritta da non meno di trecentocinquanta e da non
più di settecento elettori.
3. Non è necessaria la sottoscrizione della
dichiarazione di presentazione della lista e della
collegata candidatura alla carica di presidente quando
la stessa viene presentata insieme a quella per
l'elezione del Consiglio comunale e con lo stesso
contrassegno.
4. Ciascun elettore non può sottoscrivere più di una
dichiarazione di presentazione della lista. .
18. Il comma 3 dell'articolo 3, della legge regionale
7 novembre 1997, n. 41, è abrogato.
19. Al comma 7 dell'articolo 13 della legge n. 142 del
1990, come introdotto dall'articolo 1, lettera c), della
legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive
modifiche ed integrazioni sono soppresse le parole ed è
eletto a suffragio diretto secondo le norme stabilite
per l'elezione dei consigli comunali con sistema
proporzionale.
20. Il comma 8 dell'articolo 13 della legge n. 142 del
1990, come introdotto dall'articolo 1, lettera c), della
legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive
modifiche ed integrazioni, è abrogato.
Revoca del presidente del consiglio provinciale o comunale
23. Dopo l'articolo 11 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 è inserito il seguente:
Art. 11 bis - Revoca del presidente del consiglio
provinciale o comunale. 1. Nei confronti del presidente
del consiglio provinciale o del presidente del consiglio
comunale può essere presentata, secondo le modalità
previste nei rispettivi statuti, una mozione motivata di
revoca. La mozione, votata per appello nominale ed
approvata da almeno i due terzi dei componenti del
consiglio, determina la cessazione dalla carica di
presidente. .
24. I comuni e le province regionali adeguano i propri
statuti alle disposizioni di cui al comma 23 entro 90
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge.
Consulta dei cittadini migranti
25. I comuni nel cui territorio siano presenti
comunità di cittadini residenti, provenienti da paesi
non appartenenti all'Unione europea, istituiscono e
disciplinano con regolamento la Consulta dei cittadini
migranti. A tal fine i comuni adeguano i propri statuti
alle disposizioni di cui al presente comma entro 90
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge. In caso di inosservanza l'assessore regionale per
le autonomie locali e la funzione pubblica provvede in
via sostitutiva.
26. Le disposizioni di cui ai commi . producono
effetti a decorrere dall' 1 gennaio 2012.
27. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana.
28. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e
di farla osservare come legge della Regione.
Emendamento articolo aggiuntivo COMM 1.bis.7
Il comma 6 dell'articolo 12 della legge regionale 26 agosto 1992,
n. 7, è sostituito dal seguente:
6. Non possono far parte della Giunta il coniuge, gli ascendenti
ed i discendenti, i parenti e gli affini sino al secondo grado del
sindaco, di altro componente della Giunta e dei consiglieri
comunali .
Il comma 5 dell'articolo 32 della legge regionale n. 9 del 6 marzo
1986 è sostituito dal seguente:
5. Non possono far parte della Giunta il coniuge, gli ascendenti
e i discendenti, i parenti e gli affini sino al secondo grado, del
presidente della provincia, di altro componente della stessa giunta
e dei consiglieri provinciali. .
DISEGNO DI LEGGE NN. 520-144 BIS/A DISPOSIZIONI PER LA
TRASPARENZA, LA SEMPLIFICAZIONE, L'EFFICIENZA, L'INFORMATIZZAZIONE
DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, L'AGEVOLAZIONE DELLE INIZIATIVE
ECONOMICHE. DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO. DISPOSIZIONI PER IL
CONTRASTO ALLA CORRUZIONE ED ALLA CRIMINALITà ORGANIZZATA DI
STAMPO MAFIOSO. DISPOSIZIONI PER IL RIORDINO E LA SEMPLIFICAZIONE
DELLA LEGISLAZIONE REGIONALE .
Emendamenti ai sensi dell'art. 117 del Regolamento interno:
Emendamento 117.1:
All'articolo 10, comma 3, le parole le funzioni sono sostituite
dalle parole le modalità di nomina, composizione e funzionamento .