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Resoconto d'Aula della Seduta n. 24 di martedì 30 settembre 2008
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che del  verbale  della
  seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.

         Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
   Lettura,  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno delle mozioni:

   numero  36:  «Procedure  per  lo scioglimento  dell'AST  Sistemi
  s.p.a.  con  garanzie  per  i posti di lavoro  pregressi»,  degli
  onorevoli Barbagallo, Rinaldi Ammatuna e Galvagno;

   numero  37:  «Impegno del Governo della Regione  a  riferire  in
  merito  ai contatti intervenuti a livello centrale riguardo  alla
  proposta  di  riforma in senso federalistico dello Stato»,  degli
  onorevoli Barbagallo, Galvagno, Laccoto e Rinaldi;

   numero  38: «Interventi del Governo della Regione per  risolvere
  il  contenzioso  relativo  all'inquadramento  dei  vincitori  del
  concorso  per dirigente tecnico VIII livello retributivo»,  degli
  onorevoli Ardizzone, Termine, Di Benedetto, Donegani e Caputo;

   numero 39:  «Iniziative per la valorizzazione del personale  del
  corpo forestale della Sicilia», degli onorevoli Caputo, Currenti,
  Aricò, Vinciullo e Pogliese;

   numero  40: «Interventi per individuare soluzioni legislative  a
  favore dei proprietari terrieri gravati da uso civico sul demanio
  di Castronovo di Sicilia (PA)», degli onorevoli Caputo, Currenti,
  Aricò, Marrocco e Vinciullo;

   numero 41: «Iniziative tendenti a sviluppare nelle scuole  della
  Regione  siciliana lo studio della storia ed al fine di  inserire
  nella toponomastica della città di Palermo una piazza che ricordi
  l'eccidio del 1866 denominato 'Rivolta del sette e mezzo'», degli
  onorevoli Corona, Torregrossa, Ardizzone, Bosco, Leanza  Edoardo,
  Marrocco,  Currenti,  Greco, D'Asero, Leontini,  Dina,  Buzzanca,
  Limoli, Caputo, Romano, Arena, Leontini, Ruggirello e Formica;

   numero   42:  «Richiesta  dello stato  di  calamità  naturale  a
  seguito degli eventi climatici calamitosi del 13 settembre 2008»,
  degli  onorevoli  Pogliese,  Formica,  Aricò,  Buzzanca,  Caputo,
  Currenti, Falcone, Marrocco e Vinciullo;

   numero  43: «Interventi presso il Governo nazionale al  fine  di
  salvaguardare   la   specificità  degli  uffici   giudiziari   di
  Caltanissetta  e  Gela»,  degli onorevoli  Maira,  Dina,  Ragusa,
  Cascio  Salvatore  e Fagone;

   numero  44:  «Razionalizzazione  del  servizio  di  urgenza   ed
  emergenza  118  in  Sicilia», degli onorevoli Falcone,  Pogliese,
  Aricò,  Caputo,  Currenti,  Marrocco, Mineo,  Scilla,  Vinciullo,
  Limoli e Buzzanca;

   numero   45:  «Provvedimenti  relativi  ai  percorsi   formativi
  triennali  di  IeFP  (Tipologia B), per i minori  in  obbligo  di
  istruzione in Sicilia per gli anni 2007/2008 e 2008/2009»,  degli
  onorevoli D'Antoni, Arena, Federico e Colianni;

   numero  46: «Assegnazione agli enti territoriali degli immobili,
  compresi  nelle  quote  societarie,  appartenenti  alle   società
  confiscate», degli onorevoli Caputo, Currenti, Aricò, Pogliese  e
  Vinciullo;

   numero  47:  «Iniziative  finalizzate  a  garantire  trasparenza
  nelle   assunzioni   nelle   pubbliche  amministrazioni»,   degli
  onorevoli Panarello, De Benedictis, Di Guardo, Lupo e Marziano;

   numero  48: «Iniziative, a livello centrale, per attivare azioni
  di  contrasto alla manovra statale sulla 'questione scuola' nella
  Regione  siciliana», degli onorevoli Barbagallo, Lupo,  Galvagno,
  Rinaldi,   Gucciardi,   Laccoto,  Ferrara,   Ammatuna,   Vitrano,
  Fiorenza, Cracolici e Bonomo;

   numero  49: «Iniziative al fine di garantire il reintegro  delle
  risorse finanziarie finalizzate alla manutenzione della viabilità
  provinciale  in  Sicilia», degli onorevoli  Cracolici,  Marziano,
  Ammatuna,   Apprendi,  Barbagallo,  Bonomo,  De  Benedictis,   Di
  Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo, Donegani,  Faraone,  Ferrara,
  Fiorenza,  Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo,  Oddo,  Panarello,
  Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.

   Ne do lettura:

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'AST Sistemi è una società per azioni, costituita nel 1995,
  partecipata totalmente da soggetti pubblici (tra i quali la
  stessa AST che detiene il 74 per cento del pacchetto);

   finora  ha operato con commesse molto limitate, non in grado  di
  assicurare  alcuna  prospettiva di crescita  e  non  ha  prodotto
  utili,  tanto  che il capitale sociale è stato già  abbattuto  ed
  ulteriori investimenti sarebbero destinati a perdersi;

   considerato  che, ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge  4
  luglio  2006, n. 233, cosiddetto 'Bersani', la Regione non  potrà
  più  affidare le commesse sulle quali, in gran parte, si  fondava
  l'attività  dell'AST Sistemi e, fra queste, quella relativa  alla
  sala  operativa regionale della protezione civile, e dei  servizi
  di  ingegneria,  previsti  per  i  piani  di  protezione  civile,
  prevenzione dei rischi dipendenti da sismi;

   ritenuto  che  i  10 componenti del consiglio di amministrazione
  percepiscono   un  compenso  mensile,  oltre  all'automobile   di
  servizio  con  autista per l'amministratore  delegato  e  per  il
  presidente;

   ritenuto ancora che:

   i  compensi  di amministrazione incidono annualmente  per  oltre
  100 mila euro sul bilancio della società;

   non   risulta  sia  stato  elaborato  un  progetto  di  sviluppo
  sostenuto  da fondate aspettative di nuove attività  nascenti  da
  concessioni, decreti e/o contratti;

   le  partecipazioni degli enti costituenti si sono svalutate e la
  società potrebbe chiudere con ulteriori perdite economiche;

   nel  bilancio  2005 sono stati evidenziati debiti  per  oltre  4
  milioni  200  mila  euro  a  fronte  di  crediti  incerti  ed  in
  contestazione anche giudiziaria per 3 milioni 500 mila euro;

   la  società  talvolta non è in grado di assicurare la regolarità
  degli stipendi,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  attivare tutte le procedure per lo scioglimento e  la  messa
  in  liquidazione volontaria dell'AST Sistemi s.p.a., con garanzia
  per  i  posti  di  lavoro pregressi e, in  particolare,  per  gli
  attuali  10  dipendenti,  presso  gli  azionisti  pubblici  della
  disciolta società». (36)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  Presidente  della Regione, onorevole Raffaele  Lombardo,  ha
  effettuato  una  serie di incontri con il Governo  nazionale  sul
  tema di un nuovo assetto istituzionale di tipo federalistico;

   il  Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di  legge  da
  proporre  al  Parlamento sul federalismo fiscale,  del  quale  il
  Governo  regionale  ha  tessuto le lodi,  in  quanto  conterrebbe
  l'accoglimento delle principali proposte a tutela  dello  Statuto
  autonomistico e della sua specialità;

   considerato che:

   l'attuale  fase  segna  un  momento  fondamentale  nella  storia
  dell'autonomia  siciliana sia per la necessità di  aggiornare  ed
  attuare  lo  Statuto, sia per la necessità di  porre  la  massima
  attenzione al dibattito in corso a livello nazionale;

   i  temi  sul  tappeto  sono essenziali  per  lo  sviluppo  della
  Sicilia,   in   particolare  per  ciò  che  riguarda   il   fondo
  perequativo, i costi del federalismo e, in generale, la complessa
  materia dei rapporti finanziari con lo Stato;

   ritenuto   che  l'Assemblea  regionale  siciliana   è   l'organo
  deputato all'elaborazione di proposte legislative da proporre  al
  Parlamento  e al Governo nazionali circa le materie  afferenti  i
  rapporti tra lo Stato e la Regione stessa,

                 impegna il Presidente della Regione

   a  riferire in Aula circa i contatti intervenuti tra il  Governo
  regionale  e quello nazionale in merito alla proposta di  riforma
  in senso federalista dello Stato». (37)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con   bandi   pubblicati  nell'aprile  del  2000,  l'Assessorato
  regionale  beni  culturali, ambientali e pubblica  istruzione  ha
  indetto  diversi concorsi per la copertura di posti di 'dirigente
  tecnico  VIII  livello  retributivo di cui  alla  tabella  A  del
  D.P.R.S. n. 11/95';

   all'atto  dell'assunzione in servizio dei vincitori,  a  partire
  dal   marzo   2005,  questi  ultimi  si  sono  visti   attribuire
  l'inquadramento nella categoria 'D', precisamente nel livello  di
  base   'Dl',   e   non  già  nella  terza  fascia   dirigenziale,
  corrispondente  alla qualifica stabilita nel  bando  di  concorso
  (dirigente tecnico VIII livello retributivo);

   gli   inquadramenti  nel  livello  base  della  cat.  'D'  hanno
  determinato  l'insorgere di contenziosi da  parte  dei  vincitori
  assunti;

   a  partire  dall'anno 2006 sono state emesse decine di  pronunce
  giurisdizionali  con le quali sia i giudici del lavoro  di  primo
  grado dell'Isola, sia diverse corti di appello hanno riconosciuto
  il  diritto  dei ricorrenti all'inquadramento nella qualifica  di
  dirigente  tecnico  di  terza fascia, corrispondente,  nel  nuovo
  sistema di ordinamento della dirigenza sancito dalla l.r.  n.  10
  del   2000,  alla  qualifica  stabilita  nei  bando  di  concorso
  ('dirigente tecnico VIII livello retributivo');

   in  particolare, consta l'esistenza delle seguenti  sentenze  di
  primo grado: tribunale di Messina-sezione lavoro (sent. n.943 del
  23.2.2006,  sent.  n.  2390 del 22.5.2006 e  sent.  n.  50/2007);
  tribunale di Palermo-sezione lavoro (n. 2481 del 10.5/17.10.2006,
  e  sent.  del 4.4.2007); tribunale di Trapani-sezione lavoro  (n.
  465   del   12.5.2006  e  n.  64  dell'1.2.2007);  tribunale   di
  Caltanissetta-sezione  lavoro  (sent.  n.  490  del   28.3.2007);
  tribunale   di  Siracusa-sezione  lavoro  (sent.  n.   1004   del
  13.6.2007;  sent. n. 1430 dell'11.10.2007; sent.  dell'1.7.2008);
  nonché delle seguenti sentenze di secondo grado: corte di appello
  di  Caltanissetta,  sezione lavoro:  sentt.  n.467  e  n.468  del
  12.12.2007; corte di appello di Messina, sezione lavoro: n.26 del
  15.1-21.3.2008 e nn.41 e 42 del 15.1.- 19.3.2008;

   che,   nel   frattempo,   anche  il   Consiglio   di   giustizia
  amministrativa  per  la Regione siciliana  (cfr.  parere  n.  644
  dell'11.12.2007)  si  è  espresso favorevolmente  alle  tesi  dei
  lavoratori,  sancendo,  in  particolare,  che  i  vincitori   dei
  concorsi  per 'dirigente tecnico-VIII livello retributivo'  hanno
  diritto  all'inquadramento nella qualifica  corrispondente,  'che
  non  è  certo la categoria D di nuova istituzione (...) riservata
  all'accesso  dall'esterno del personale in  possesso  della  sola
  laurea  richiesta  (mentre per accedere  alla  vecchia  qualifica
  tecnico-dirigenziale era richiesto anche un  ulteriore  requisito
  di   professionalità  dato  dalla  conoscenza   specifica   delle
  discipline di settore) e corrispondente ad un livello retributivo
  comunque deteriore (VII) rispetto a quello prospettato nel  bando
  di concorso';

   pertanto,   'l'inquadramento  nella   nuova   categoria   D   di
  funzionari  non  può  in  ogni  caso  ritenersi  esatto  e,  come
  accennato,  è  evidentemente deteriore anche sotto l'aspetto  del
  livello retributivo (ex VII 1. 1 rispetto all'ex VIII 1.r.)';

   che  la  qualificazione dei posti messi  a  concorso  era  stata
  effettuata  con  l'emanazione  dei  bandi,  pubblicati  in  epoca
  antecedente  alla  l.r. n. 10 del 2000,  'ed  essa  non  è  stata
  modificata da alcun atto legislativo successivo';

   i   vincitori   dei  suddetti  concorsi  hanno  diritto   dunque
  all'inquadramento corrispondente alla qualifica di  ex  dirigente
  tecnico   VIII   livello  retributivo,  ossia  la  qualifica   di
  'dirigente tecnico di terza fascia';

   considerato che:

   ben  tre  sentenze  di  corte di appello (precisamente,  le  due
  sentenze della corte di appello di Caltanissetta sopra citate, ed
  una  delle tre sentenze della corte di appello di Messina, la  n.
  26/08),  pur  notificate all'Avvocatura distrettuale dello  Stato
  competente per territorio, non sono state impugnate dinanzi  alla
  Corte di cassazione, e sono passate in giudicato;

   che,    a    seguito    del   contenzioso    sopra    descritto,
  l'Amministrazione  regionale è stata pure  indotta  a  pagare  le
  differenze retributive ai dipendenti vittoriosi in giudizio;

   che  questa  circostanza, nonché la scelta di non impugnare  tre
  delle  cinque  sentenze  di  corte di appello  sopra  menzionate,
  specie  a  seguito del parere espresso dal CGA, si è rivelato  da
  parte dell'Amministrazione comportamento ispirato a condivisibili
  principi  di  tutela dei lavoratori, di efficienza e di  coerenza
  amministrativa;

   però,  si  è  avuta  notizia  che, da ultimo,  l'Assessorato  ha
  proceduto,  invece, alla notifica di ricorsi per  Cassazione  nei
  confronti  di due dipendenti beneficiari di altrettante  sentenze
  della  corte di appello di Messina (sentt. n.41 e n.42 del  2008,
  identiche alle altre, ed emesse, peraltro, alla stessa udienza  e
  dallo  stesso  collegio giudicante della sentenza della  medesima
  corte di appello, n.26/08, non impugnata);

   ritenuto che:

   il  descritto comportamento da un lato, di pervicace  resistenza
  alle   pretese   dei  dipendenti,  nonostante  le   reiterate   e
  innumerevoli   pronunce   giurisdizionali   provenienti   perfino
  dall'organo  supremo della giustizia amministrativa  in  Sicilia,
  dall'altro ondeggiante fra il rispetto dei principi di  logica  e
  di  giustizia e la macroscopica violazione dei principi  medesimi
  (e,  nel  contempo,  della parità di trattamento  tra  situazioni
  eguali) non può protrarsi ulteriormente perché privo di una ratio
  politico-amministrativa coerente ed unitaria, e quindi  anche  in
  contrasto  con la normativa che, proprio in materia  di  pubblico
  impiego, impone comportamenti ispirati a principi di stabilità  e
  di uguaglianza;

   il  comportamento coerente e logico da tenere non può essere  di
  impugnare d'ora in avanti indistintamente tutte le sentenze,  sia
  perché   questa   decisione  contrasta   con   gli   orientamenti
  giurisprudenziali formatisi e ormai consolidatisi, sia  perché  a
  questo  punto esistono decisioni irreversibili a favore di taluni
  dipendenti;

   considerato,    altresì,    il    valore    istituzionale    che
  nell'ordinamento  siciliano assume il  parere  del  Consiglio  di
  giustizia  amministrativa (cfr. art.4, comma 1, d. lgs. 654/1948:
  'Il Consiglio è organo di consulenza giuridico-amministrativa del
  Governo  regionale'), espresso nell'ambito  del  procedimento  di
  decisione del ricorso straordinario, in quanto trattasi di parere
  vincolante,  non  avendo  la  Giunta  regionale  il   potere   di
  discostarsene  alla  stessa stregua di quanto  stabilito  per  il
  Governo dall'art. 14 del DPR 1199/71;

   considerato  infine che, comunque, la Giunta  regionale  non  ha
  assunto alcuna iniziativa avverso il parere del CGA, di guisa che
  è   ormai   giuridicamente  impossibile  che  un   singolo   ramo
  dell'Amministrazione  regionale  possa  seguire  un  orientamento
  diverso  da quello proveniente dal titolare esclusivo del  potere
  di indirizzo politico-amministrativo (arg. ex art. 95 Cost.),

                  impegna il Governo della Regione

   ad  emanare  un  atto  di  indirizzo che,  in  coerenza  con  le
  osservazioni,  i  rilievi e le deduzioni  di  cui  in  narrativa,
  inviti a norma di legge le Avvocature distrettuali dello Stato  a
  non sollecitare l'impugnativa delle pronunce che man mano vengono
  emesse  dai  giudici di merito e a limitare, quindi,  l'eventuale
  reazione  alle sole ipotesi nelle quali il gravame  è  diretto  a
  fare  valere  vizi formali, procedimentali e del contraddittorio,
  estendendo  la predetta direttiva alle impugnative  già  proposte
  (con   abbandono   delle  medesime,  ove   limitate   alla   sola
  contestazione nel merito delle pretese riconosciute  dai  giudici
  di merito)». (38)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   ormai   da  troppi  anni  i  lavoratori  forestali  non   vedono
  valorizzata la loro opera e la loro professionalità;

   pur  essendo sempre presenti sui luoghi loro assegnati, malgrado
  le estenuanti turnazioni e le condizioni atmosferiche che rendono
  il  lavoro  particolarmente faticoso, l'attenzione del Governo  e
  del Parlamento nazionali è sempre stata particolarmente scarsa;

   è   necessario  garantire  ai  lavoratori  forestali  lo  stesso
  trattamento dei loro colleghi del resto del Paese,

                  impegna il Governo della Regione

   a  porre  in  essere  quanto necessario  affinché  i  lavoratori
  forestali siciliani possano svolgere il proprio difficile compito
  avendo  garantite le medesime condizioni dei forestali del  resto
  del Paese;

   a    prevedere    apposite   convenzioni   con   il    Ministero
  dell'ambiente,  della tutela del territorio e del  mare  affinché
  possano    essere   predisposti   programmi   finalizzati    alla
  prevenzione,   spegnimento  e  ricostituzione  della   superficie
  boschiva  ed ulteriori contatti con la protezione civile  per  il
  loro  impiego  in  caso  di  frane o per dissesto  idrogeologico,
  problemi   questi  che  interessano  particolarmente  la   nostra
  Regione». (39)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

    premesso che sono in corso di notifica i provvedimenti  recanti
  'Disposizioni    di  legittimazione  inerenti  l'occupazione   di
  terreni  gravati  da  uso  civico sul demanio  in  Castronovo  di
  Sicilia' ad oltre 400 (quattrocento) cittadini di Alia, legittimi
  proprietari di terreni in agro di detto comune;

    considerato  che, con i citati provvedimenti, i proprietari  di
  detti  fondi  rustici vengono ritenuti, da parte del  commissario
  degli  usi civici, occupanti abusivi degli stessi ai sensi  della
  legge  del  16  giugno  1927, n. 1766 e  successive  modifiche  e
  integrazioni,  pur  essendo in possesso di  legittimo  titolo  di
  proprietà;

    ritenuto  che il citato provvedimento, oltre a determinare  una
  condizione  di  grave  danno economico ai proprietari  cosiddetti
  abusivi  a  causa  dell'incertezza della natura  giuridica  della
  richiesta  da  parte del Demanio, comporta anche  la  sospensione
  delle eventuali trattative commerciali per i suddetti beni, oltre
  a  determinare obiettive difficoltà per i notai di procedere alla
  stipula dei relativi atti di compravendita;

    considerato, inoltre, che l'eventuale od ipotetico  ricorso  al
  tentativo    di    conciliazione    amministrativa    ai     fini
  dell'affrancazione  dei  beni rustici in  narrativa  si  appalesa
  particolarmente gravoso a causa dell'esosità del  costo  di  tali
  operazioni,   soprattutto  nei  confronti  di  quei   proprietari
  terrieri  (occupanti abusivi ) la cui consistenza in  ettari  sia
  particolarmente elevata (si pensi alla determinazione  del  costo
  di 1.500,00 circa per Ha);

    ritenuto, infine, che:

    detto  elevato  costo  si presenta ancor  più  insostenibile  a
  causa  del  particolare momento di criticità del  nostro  attuale
  mercato  agricolo, del fenomeno dell'inflazione  e  della  scarsa
  remunerazione  dei  prodotti  agricoli  in  rapporto  soprattutto
  dell'aumento delle materie prime impiegate in agricoltura;

    sul    piano   squisitamente   giuridico   la   richiesta    di
  legittimazione effettuata dal commissario per gli usi  civici  si
  appalesa  ad una prima lettura infondata, stante, a quanto  pare,
  la  presenza  di  titoli  di  possesso giuridicamente  validi  ed
  acclarati  da atti pubblici mai prima d'ora contestati da  alcuna
  autorità,

                  impegna il Governo della Regione

    ad   intraprendere  ogni  tempestiva  azione  per   individuare
  soluzioni  legislative  che mettano i proprietari  delle  aziende
  citate in premessa e nelle condizioni di:

    difendere  il  proprio diritto alla proprietà ed  al  legittimo
  godimento del bene;

    di  far  carico  al  Demanio di dimostrare la fondatezza  della
  propria   richiesta  tramite  titoli  giuridicamente  validi   da
  notificare agli interessati;

    in  subordine di determinare criteri di affrancazione che siano
  consoni soprattutto alle precarie condizioni economiche di  dette
  realtà aziendali».(40)

                      «L'Assemblea regionale siciliana

    premesso che:

    che  tra  il  16 ed il 22 settembre del 1866, a Palermo  e  nel
  circondario, si sviluppò la grande sommossa popolare che  sarebbe
  stata  denominata  'Rivolta  del sette  e  mezzo',  una  violenta
  dimostrazione e battaglia antisabauda, avvenuta al termine  della
  terza guerra d'indipendenza, organizzata da partigiani borbonici,
  garibaldini   delusi,   réduci   dell'esercito   meridionale    e
  repubblicani che insieme formarono una giunta comunale,

    tra  le  cause vi erano la crescente miseria della popolazione,
  l'integralismo dei funzionari statali sabaudi, che  consideravano
  quasi  barbari  i siciliani, le pesanti misure poliziesche  ed  i
  vessatori balzelli introdotti;

    fu  la  sacrosanta reazione di quella parte sana della  Sicilia
  che,  caduta nelle mani di una nobiltà corrotta e mafiosa,  tentò
  di riscattarsi con le proprie forze da quella dittatura feroce  e
  senza scrupoli chiamata Regno d'Italia;

    considerato   che  il  Governo  italiano  proclamò   lo   stato
  d'assedio  ed  adottò,  nei  confronti dei  Siciliani,  procedure
  repressive  di  sapore  colonialista. Furono  infatti  effettuate
  rappresaglie,  tra  le quali ricordiamo quella  a  seguito  della
  rivolta  dei  Cutrari  che  portò alla  fucilazione  di  numerosi
  innocenti  (una  donna  di  30  anni  cieca,  un  sacerdote,  una
  contadina  di 70 anni ed una bambina di nove anni), persecuzioni,
  violenze,  torture  ed esecuzioni sommarie,  spesso  senza  alcun
  processo,  in  gran parte, comunque, documentate e  sopravvissute
  alla censura;

    verificato  che si contarono, alla fine, a migliaia le  vittime
  di palermitani desiderosi di libertà e di democrazia;

    ritenuto  che  quella rivoluzione 'nazionale' siciliana  non  è
  ricordata nelle scuole e neppure nella toponomastica cittadina ed
  è stata 'rimossa' dalla cultura ufficiale;

    convenuto che i siciliani sono sempre stati protagonisti  della
  vita  politica  del  Paese tant'è che anche in  quella  occasione
  vennero  considerati  veri  rivoluzionari  legati  ad  un  ideale
  politico  e  ad  una  giusta causa per costruire  una  Repubblica
  italiana libera e democratica,

                  impegna il Governo della Regione

    ad  avviare iniziative tendenti a sviluppare nelle scuole della
  Regione  lo  studio  della  storia siciliana  anche  per  rompere
  finalmente   la   congiura  del  silenzio  e  mettere   fine   al
  colonialismo culturale nei confronti della nostra Sicilia;

    a   chiedere   al   Comune  di  Palermo   di   inserire   nella
  toponomastica  cittadina  una piazza che  ricordi  l'eccidio  del
  1866,  meglio  conosciuto come 'La rivolta del sette  e  mezzo'».
  (41)

                      «L'Assemblea regionale siciliana

    premesso che:

    sabato 13 settembre 2008, dopo una siccità durata sei mesi,  si
  è abbattuto un nubifragio sulle province di Catania e di Enna che
  ha procurato enormi danni a moltissime coltivazioni di frutteti e
  di  vigneti  causando, in taluni casi, la perdita del  50%  della
  coltivazione;

    i   comuni  si  stanno  occupando  di  raccogliere  denunce   e
  segnalazioni  da  trasmettere  agli ispettorati  provinciali  per
  l'agricoltura  al fine di avere un quadro articolato  dell'entità
  dei danni;

    considerato che nella grandinata sono state colpite  importanti
  coltivazioni  di  prodotti  stagionali,  mettendo  così  a  serio
  rischio la raccolta annuale,

                 impegna il Presidente della Regione
                                  e
             l'Assessore per l'agricoltura e le foreste

  ad  intervenire urgentemente al fine di dichiarare lo stato
  di  calamità naturale per il territorio della provincia  di
  Catania ed Enna». (42)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

    premesso che:

    alla  luce  dell'approvazione del  decreto-legge  16  settembre
  2008,  n. 143, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 217 del  16
  settembre  2008,  sussiste la preoccupazione  sullo  stato  degli
  uffici  giudiziari della Sicilia, ed in particolare quelli aventi
  sede  in territori costantemente impegnati nella lotta contro  la
  criminalità organizzata e reati connessi;

    il   decreto-legge  appena  entrato  in  vigore  ha  sostituito
  l'impianto normativo previsto dalla legge 4 maggio 1998, n.  133,
  in cui si prevedeva che per  sede disagiata' si intende l'ufficio
  giudiziario,  sito  in  una delle regioni  Basilicata,  Calabria,
  Sicilia e Sardegna, ove si sia verificata la mancata copertura di
  posti  messi a concorso nell'ultima pubblicazione, per  il  quale
  ricorrano almeno due dei seguenti requisiti:

    a) vacanze superiori al 15 per cento dell'organico;

    b)  elevato numero di affari penali con particolare riguardo  a
  quelli relativi alla criminalità organizzata;

    c)  elevato numero di affari civili in rapporto alla media  del
  distretto ed alla consistenza degli organici, introducendo  nella
  stessa  norma  una  definizione ai sensi della quale  si  intenda
   sede  disagiata'  l'ufficio giudiziario per il  quale  ricorrono
  congiuntamente i seguenti requisiti:

    a)  mancata  copertura  del posto messo a concorso  nell'ultima
  pubblicazione;

    b)  quota di posti vacanti superiore alla media nazionale della
  scopertura;

    se  il  Governo nazionale non dovesse provvedere  a  correggere
  gli  indirizzi  già intrapresi, verrebbe a scemare  ulteriormente
  l'interesse   di   magistrati  e  PM  a  scegliere   sedi   quali
  Caltanissetta  e  Gela, generando ancor più  gravi  vuoti  in  un
  organico   già  penalizzato,  come  denunziato  dall'Associazione
  nazionale magistrati e dall'Avvocatura nissena;

    considerato  che,  se  non si procederà ad  una  correzione  di
  rotta,  si verrà a creare una situazione in aperta contraddizione
  tra i risultati estremamente positivi già ottenuti nella lotta al
  crimine  dagli uffici giudiziari siciliani e le decisioni assunte
  dal  Governo  che hanno sempre catalogato gli stessi uffici  come
  baluardi alla lotta del crimine organizzato,

                        impegna il Governo della Regione

    ad  attivare  ogni  iniziativa  necessaria  presso  il  Governo
  nazionale  affinché, in sede di conversione del decreto-legge  n.
  143,   possa  essere  immediatamente  ripristinata  -  e   dunque
  scongiurata - l'ipotesi di esclusione dalla categoria delle  sedi
  disagiate'  degli uffici giudiziari siciliani ed  in  particolare
  quelli di Caltanissetta e Gela». (43)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

    premesso  che La Regione siciliana sta concretizzando un  piano
  di  rientro e razionalizzazione del comparto sanitario al fine di
  allinearsi  alle  direttive emanate dal Governo  nazionale  sulle
  misure  di  contenimento della spesa pubblica e  specificatamente
  della spesa sanitaria;

    considerato  che, nel quadro del piano di rientro,  l'Assessore
  ha  intrapreso e già emanato alcuni provvedimenti da  portare  al
  vaglio  del Ministero del lavoro, della salute e delle  politiche
  sociali al fine di ottenere il parere favorevole su detto piano;

    tenuto  conto  che,  tra i vari provvedimenti  di  contenimento
  della  spesa,  vi  è pure quello che prevede la razionalizzazione
  del  118  siciliano,  in  virtù del quale  si  ipotizza,  su  una
  dotazione  attuale  di 269 ambulanze, la riduzione  di  circa  50
  unità mobili di soccorso in emergenza ed urgenza, per arrivare ad
  un numero di complessive 220 ambulanze;

    preso  atto che la generalizzata volontà politica è  quella  di
  non determinare alcun licenziamento dal programma di contrazione,
  per  cui  gli operatori sanitari, in sovrannumero dalla riduzione
  delle  postazioni di 118, sarebbero impiegati nei vari  punti  di
  emergenza  ed  urgenza  anche  a  seguito  di  un  programma   di
  riqualificazione;

    visto  che  la spesa maggiore per ogni postazione  è  data  dal
  personale,  mentre le altre spese sono veramente marginali,  tale
  da incidere in misura inferiore al 10 per cento;

    considerato,   infine,  che  l'economia   effettiva   derivante
  dall'eventuale   contrazione  delle  postazioni   del   118   non
  offrirebbe  che  un  risparmio di minimale importanza  a  fronte,
  però,  di un sacrificio enorme per il territorio, che si vedrebbe
  privato di un servizio ritenuto e divenuto ormai insostituibile,

                  impegna il Governo della Regione

    alla   luce   di   quanto  sopra  esposto,  a  procedere   alla
  razionalizzazione della SUES 118, evitando - laddove è  possibile
  -    tagli   indiscriminati   soprattutto   in   quei   territori
  dell'entroterra  che,  essendo  lontani  dalle  zone  dotate   di
  strutture   ospedaliere,  possono  soffrire  maggiormente   della
  soppressione  di  un  servizio  che  in  numerosissime  occasioni
  diviene essenziale per salvare vite umane». (44)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

  premesso che:

    i  percorsi sperimentali triennali di IeFP (tipologia  B),  per
  circa  10  mila  allievi  minori, in  obbligo  di  istruzione  in
  Sicilia, avviati ad ottobre 2007, non sono stati ancora  ad  oggi
  finanziati;

   sono  stati  decretati,  da parte dei  Ministeri  competenti,  i
  finanziamenti   statali  assegnati  alla   Sicilia   per   l'anno
  2007/2008;

   non  sono  state  emanate  le  disposizioni  amministrative  per
  l'avvio dell'attività 2008/2009;

   non  risultano  ancora  impegnate le  somme  relative  all'avvio
  dell'attività formativa per l'anno 2008/2009;

   considerato che:

   il  personale  operante  in  questo  settore  si  trova  in  una
  situazione  insostenibile e non più tollerabile  per  la  mancata
  erogazione degli stipendi dovuti;

   senza  la  decretazione del piano formativo  2007/2008,  non  si
  possono  sostenere  gli esami di qualifica  relativi  alle  terze
  annualità e gli esami per i diplomi relativi al quarto anno,  con
  grave danno per gli allievi e negazione dei loro diritti;

   preso  atto  che  la  formazione  professionale  dei  minori  in
  obbligo di istruzione è assegnata alla competenza esclusiva della
  Regione ed è un servizio di interesse pubblico che non può essere
  negato né rinviato,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  attivare,  con  la  massima  urgenza,  tutte  le  necessarie
  iniziative politico-amministrative per l'immediata emanazione dei
  decreti  di  finanziamenti relativi all'anno  2007/2008  e  delle
  urgenti  e  necessarie disposizioni che rendano certo e garantito
  l'avvio  a  settembre 2008 dell'anno formativo  2008/2009  ed  il
  relativo   finanziamento  attraverso  uno  specifico  e  distinto
  capitolo di bilancio». (45)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'art.  1,  comma 202, della legge finanziaria  statale  del  29
  dicembre  2006, n. 296, ha introdotto, sia pure in via residuale,
  la Regione fra i soggetti destinatari dei cespiti confiscati;

   di  conseguenza la Regione siciliana, unitamente agli altri enti
  territoriali interessati, ha subito interagito con l'Agenzia  del
  demanio,  filiale Sicilia, per concordare il trasferimento  degli
  immobili confiscati, con priorità per gli immobili già in uso  (a
  titolo  locativo)  agli  stessi enti  per  finalità  governativo-
  istituzionali;

   considerato che:

   in  sede  di  applicazione della legge, sono  emerse  difficoltà
  operative  relativamente  agli  immobili  compresi  nelle   quote
  societarie  delle  aziende confiscate poiché  'trattasi  di  beni
  aziendali  che  vengono mantenuti al patrimonio dello  Stato  per
  essere  destinati  all'affitto o alla  vendita  con  le  modalità
  previste dalla legge';

   di  seguito  ai vari incontri indetti dall'Agenzia  del  demanio
  con  la  Regione,  gli  altri  enti territoriali,  le  ASL  e  le
  amministrazioni finanziarie, la stessa agenzia ha prospettato che
  gli  immobili,  compresi  in quote societarie,  potessero  invece
  costituire oggetto di scorporo e, quindi, da intendersi  autonomi
  rispetto all'Azienda confiscata, prevedendosi un assorbimento  in
  percentuale  del  personale della società confiscata  presso  gli
  enti coinvolti. Di conseguenza, nell'attesa del detto scorporo, è
  stato  comunicato alla Regione siciliana che, a far  data  dall'1
  gennaio 2008, non era più dovuto alcun canone di affitto;

   ritenuto  che,  di  contro a tale individuato percorso  peraltro
  già  operativo, il commissario straordinario del Governo  per  la
  gestione  e  la  destinazione dei beni  confiscati  ha  sollevato
  perplessità  in  ordine  'alla  compatibilità  con  la  normativa
  vigente del percorso originariamente individuato che non consente
  di  addivenire alla prospettata soluzione di destinare agli  enti
  territoriali gli immobili dagli stessi utilizzati senza incorrere
  in  responsabilità  derivanti dalla distrazione  dei  cespiti  in
  argomento dalla loro naturale destinazione';

   considerato altresì che:

   gli  immobili, compresi nelle quote societarie, sono  già  stati
  assegnati      in       uso    governativo-istituzionale     alle
  amministrazioni pubbliche, tra cui la Regione siciliana,  secondo
  la  ratio del comma 2 dell'art. 2 undecies della legge statale n.
  575 del 1965;

   si   ritiene   pertanto   necessario  un   apposito   intervento
  legislativo per armonizzare i disposti di cui ai commi 2 e 3  del
  citato articolo 2 undecies,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire presso le competenti autorità nazionali al  fine
  di procedere alla relativa integrazione legislativa». (46)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che :

   da  notizie  diffuse dalla stampa si è appreso  che  parenti  di
  esponenti  del  Governo  della Regione  figurano  assunti  presso
  uffici di gabinetto e società partecipate della Regione stessa;

   tale    situazione   ha   giustamente   prodotto   una   diffusa
  indignazione nella società circa le modalità e i criteri adottati
  per  le  assunzioni con chiamata diretta a partire  dagli  uffici
  dell'amministrazione regionale e nelle società partecipate;

   considerato che:

   la  situazione  che  si  è  determinata getta  discredito  sulle
  istituzioni  regionali e rischia di minare la  credibilità  della
  Regione e del suo istituto autonomistico;

   le   reazioni   di   sdegno   che  si  sono   levate   impongono
  conseguentemente  azioni atte a impedire il perpetuarsi  di  tali
  meccanismi   con  l'obiettivo  di  restituire  credibilità   alle
  istituzioni e a chi le rappresenta, arrestando il divario  sempre
  più grande tra la gente e la politica,

                        impegna il Presidente della Regione

   a  porre  in essere ogni iniziativa utile che precluda qualsiasi
  rapporto  di  lavoro  per  chiamata diretta  nell'amministrazione
  regionale e nelle società partecipate dalla Regione fino al terzo
  grado  di  parentela  con  membri  del  Governo  regionale  e   i
  parlamentari, regionali e nazionali, eletti in Sicilia». (47)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la legge 6 agosto 2008, n. 133, art. 64, prevede un taglio di  7
  miliardi    e   832   milioni   sui   capitoli   del    Ministero
  dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

   in  particolare, si prevede un taglio di circa 87 mila posti  di
  personale docente e di 42 mila personale non docente;

   nella  medesima legge è previsto, altresì, l'accorpamento  delle
  istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore  a  500
  unità;

   complessivamente  i  dati  relativi ai  tagli  per  il  triennio
  2009/2011   avrebbero  effetti  devastanti  sull'intero   sistema
  scolastico  siciliano: 15 mila posti di lavoro nei  prossimi  tre
  anni;

   l'ipotesi  di  chiudere  i  plessi  con  meno  di  50   studenti
  porterebbe  a privare gli alunni dei piccoli centri  del  diritto
  allo studio, nonché ad un inaccettabile e ulteriore abbandono dei
  nostri comuni montani;

   le  istituzioni scolastiche sottodimensionate di cui si  prevede
  la soppressione sono 506;

   considerato che:

   la  scuola, nella nostra Regione rispetto alle altre regioni più
  ricche, è spesso, l'unico punto di riferimento per le famiglie  e
  le  giovani  generazioni,  al cospetto del  vuoto  di  interventi
  sociali che li circonda;

   la  scuola  è,  sicuramente, un fattore  di  crescita  civile  e
  sociale  nonché  uno  straordinario luogo  di  accoglienza  e  di
  integrazione culturale e sociale, che non può essere  subordinata
  ad esigenze di cassa;

   considerato, inoltre, che:

   con  la  prevista  riduzione degli organici  di  sostegno  viene
  messo,   altresì,  in  discussione  il  diritto  all'integrazione
  scolastica, sancito da numerose leggi dello Stato sulla  materia,
  prima delle quali la legge n. 104 del 1992;

   il   Governo   nazionale   non  può,   per   un   mero   calcolo
  ragionieristico, contraddire ed ignorare la legislazione vigente,
  che  fa, invece, del diritto al sostegno, all'integrazione e alla
  solidarietà i suoi punti di riferimento, certi ed irrinunciabili;

   il   decreto-legge  1  settembre  2008,  n.  137,  prevede,  tra
  l'altro,  il  maestro  unico  nella  scuola  elementare,  con  la
  riduzione  dell'orario scolastico a 24 ore  settimanali:  quattro
  ore con uscita dei bambini dalla scuola alle ore 12.30;

   ritenuto che:

   la  gravità  e  la sproporzionata dimensione dei  tagli  operati
  all'organico del personale della scuola siciliana (1.744  docenti
  e  162  di  personale  amministrativo tecnico  e  amministrativo)
  compromette seriamente e irreparabilmente la qualità del servizio
  pubblico  scolastico e dell'offerta formativa  e  pregiudica  gli
  obiettivi  sui livelli di apprendimento nonché la reale fruizione
  dei  servizi minimi, in assenza di una legge organica sul diritto
  allo studio in Sicilia;

   la   politica   del   Governo  nazionale   sull'istruzione   nel
  Meridione,  e  in particolare in Sicilia, fondata sul  preminente
  obiettivo di conseguire risparmi ed economie di bilancio,  è  una
  scelta  irresponsabile, in controtendenza  con  le  scelte  e  le
  indicazioni  della Comunità europea che impedirà  definitivamente
  di conseguire gli obiettivi di Lisbona entro il 2010;

   detta  politica  scolastica è, inoltre, profondamente  sbagliata
  per  l'entità  dei  tagli, che superano in  Sicilia  i  parametri
  dovuti  al  calo demografico (il 50% dei risparmi  conseguiti  su
  scala nazionale si concentrano in Sicilia e in Campania);

   i  tagli stabiliti dal Ministero hanno, altresì, drammaticamente
  penalizzato l'organico di sostegno, pur in presenza di richieste,
  certificate  dagli  uffici scolastici provinciali,  che  sono  in
  aumento di oltre mille posti rispetto all'anno precedente;

   in  questo  modo  si penalizzano gli alunni con disabilità,  cui
  sono  decurtate sensibilmente le ore di sostegno scolastico,  con
  grave  pregiudizio per l'efficacia dell'intervento, della qualità
  del  servizio scolastico e con evidente lesione dei diritti degli
  alunni con disabilità;

   ritenuto, inoltre, che:

   risparmiare  sull'istruzione  in modo  così  pesante,  significa
  disinvestire sul futuro delle giovani generazioni siciliane;

   il  ritorno  al  maestro unico, inserito  con  il  decreto-legge
  citato, non tiene alcun conto dell'ampiezza dei contenuti che una
  scuola  adeguata ai tempi odierni deve poter trasmettere al  fine
  di  assicurare  idoneo  approfondimento che  non  può  certamente
  essere affidato ad un solo insegnante, se non operando tagli  sui
  contenuti o riducendo alla superficialità l'insegnamento;

   una  scuola  elementare al passo coi tempi  deve  insegnare  non
  soltanto  italiano,  storia, geografia  e  matematica,  ma  anche
  inglese, musica, tecnologia, arte e immagine, scienze, educazione
  fisica; realizzare laboratori di teatro, di cinema, eccetera, che
  non  si può pensare vengano svolti da un solo insegnante, se  non
  con superficiale approssimazione;

   è  impensabile immaginare di ripristinare una scuola in bianco e
  nero  con  figure  docenti  impoverite  e  generiche  nelle  loro
  competenze, chiamate ad inseguire troppe forme del sapere;

   il  modello proposto dal Ministro Gelmini è un atto di  rinuncia
  alla modernità e ripiega su una visione superata dell'istruzione;

   è  impensabile,  inoltre, che si possa  modificare,  in  maniera
  improvvisata  e  per  sole ragioni finanziarie,  un  sistema  che
  risponde con attenzione ed equilibrio alle diverse esigenze della
  società contemporanea, con pluralità di stimoli culturali;

   ritenuto, infine, che:

   la  scuola  primaria del Ministro Gelmini è stata  disarticolata
  attraverso  una  gamma  di opzioni orarie che,  a  partire  dalla
  priorità assegnata alle 24 ore, rende del tutto virtuali le altre
  possibili  scelte,  perché subordinate alla disponibilità  di  un
  personale comunque drasticamente ridotto dal taglio dell'organico
  operato;

   detta  scuola  è più povera di risorse e non può svolgere  certo
  il ruolo fondamentale che deve avere di 'ascensore sociale',

                  impegna il Governo della Regione

   ad  attivarsi  con  urgenza sulla 'questione scuola'  regionale,
  con  azioni di contrasto alla manovra statale, rappresentando  al
  Governo nazionale la necessità di assicurare anche in Sicilia una
  scuola   adeguata  e  funzionale,  tenuto  conto   del   contesto
  scolastico  siciliano,  ove essa costituisce,  più  che  altrove,
  l'unica  possibilità  di  acquisizione delle  'prime  regole  del
  vivere  insieme', oltre che un fattore irrinunciabile di crescita
  e di riscatto per le nuove generazioni;

   a   difendere   le  prerogative  costituzionali   e   statutarie
  attribuite alla Regione siciliana in materia di scuola e  diritto
  alla studio, affinché la Conferenza permanente per i rapporti tra
  lo  Stato e le regioni si esprima negativamente sulle manovre del
  Governo  nazionale  e non vengano intaccate le  competenze  delle
  regioni e della nostra in particolare;

   a  porre  in essere tutte le necessarie iniziative per  impedire
  la  distruzione  di  un  sistema scolastico  che,  in  condizioni
  talvolta  difficilissime, ha consentito il  progresso  sociale  e
  culturale della nostra Regione;

   ad   intervenire,  altresì,  presso  la  deputazione   nazionale
  siciliana  affinché si impegni a difendere la  scuola  siciliana,
  consegnata  a  logiche di mercato che cancellano,  di  fatto,  il
  diritto  alla  scuola e allo studio per tutti,  scaricando  sugli
  enti locali l'onere maggiore di fornire risposte alle domande  di
  istruzione che provengono dal territorio». (48)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con  la  legge finanziaria 2007 sono stati previsti dal  Governo
  Prodi   1.500  milioni  di  euro  in  tre  anni  per   un   piano
  straordinario   di   manutenzione  della  viabilità   provinciale
  siciliana e calabrese, in ragione di 1.050 milioni di euro per la
  Sicilia  e 450 milioni di euro per la Calabria,  ripartiti  nella
  misura  di 350 milioni di euro l'anno per gli anni 2007,  2008  e
  2009 per la Sicilia e 150 milioni di euro per gli stessi anni per
  la Calabria;

   tale  decreto  prevedeva l'elaborazione da parte delle  province
  di  piani  triennali  di  manutenzione stradale,  che  le  stesse
  province stanno già predisponendo;

   considerato che:

   il  Governo  Berlusconi  ha  invece deciso,  tra  i  suoi  primi
  provvedimenti,  il  taglio  di tali  fondi  oltre  a  quelli  già
  previsti  per  opere infrastrutturali in Sicilia e Calabria,  tra
  cui le metropolitane di Palermo, Catania e Messina;

   il  Governo  nazionale  ha dapprima operato  un  taglio  di  700
  milioni  di  euro  e  successivamente di  260  milioni  di  euro,
  lasciando  uno  stanziamento residuo  per  tutta  l'Isola  di  90
  milioni di euro che risultano assolutamente insufficienti;

   i  ripetuti tagli costituiscono un gravissimo scippo finanziario
  ai  danni  della  Sicilia e della Calabria e, in particolare,  un
  inaccettabile  blocco dei progetti di manutenzione  straordinaria
  della   viabilità  minore  di  queste  regioni,  per  altro   già
  fragilissima e più che bisognosa di tali interventi;

   l'Assemblea  regionale siciliana, avvenuto il  primo  taglio  di
  700 milioni di euro, ha approvato nella seduta dell'8 luglio 2008
  una mozione con la quale si impegnava il Presidente della Regione
  ad  elevare formale protesta nei confronti del Governo  nazionale
  per la grave decisione adottata a danno della nostra Regione e  a
  presentare  ricorso  alla  Corte  costituzionale  per  la   grave
  violazione statutaria lesiva degli interessi della Regione;

   nonostante   il   Parlamento  siciliano   abbia   impegnato   il
  Presidente della Regione, nessun atto, sinora, è stato prodotto,

                 impegna il Presidente della Regione

   a  porre in essere con urgenza tutte le iniziative istituzionali
  a tutela degli interessi della Regione e in tal senso a garantire
  che tali risorse finanziarie vengano immediatamente reintegrate e
  restituite agli obiettivi progettuali già individuati;

   a  chiedere  alle  associazioni degli enti locali  (URPS,  ANCI,
  Lega  delle autonomie locali, ecc.) di sostenere tale azione  con
  una  giornata di protesta con concentramento a Roma per garantire
  la certezza dei finanziamenti». (49)

   Onorevoli colleghi, avverto che la determinazione della data  di
  discussione   delle   suddette  mozioni  è   demandata,   secondo
  consuetudine,   alla   Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.
   Tuttavia,  in  ordine  alla mozione numero  48  degli  onorevoli
  Barbagallo ed altri, della quale l'onorevole Speziale ha  chiesto
  la   trattazione   con   carattere  di  urgenza,   non   sorgendo
  osservazioni, dispongo che sia discussa nella seduta di  martedì,
  7 ottobre 2008, alle ore 17.00.

   Discussione del disegno di legge «Istituzione della Conferenza
    permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria
                         regionale» (173/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  di  disegni di legge. Si procede con la  discussione
  del  disegno di legge numero 173/A, «Istituzione della Conferenza
  permanente  per  la  programmazione sanitaria  e  socio-sanitaria
  regionale».
   Invito  i  componenti  la VI Commissione,   Servizi  sanitari  e
  sociali , a prendere posto nel relativo banco.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, può accertare  se  il  Governo  è
  presente?

   PRESIDENTE.  Il  Governo è presente nella persona dell'onorevole
  Vicepresidente  della Regione Bufardeci  che potrebbe  permettere
  di  far  svolgere la relazione e rinviare la discussione generale
  alla prossima seduta.

                   Per un richiamo al Regolamento


   Presidenza del presidente Cascio


   CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così  come  ho
  avuto modo di fare un rilievo tre o quattro sedute fa rispetto ad
  un  eguale  testo di legge per il quale annuncio  sin  d'ora  che
  voterò  favorevolmente, nessuna ragione ostativa al provvedimento
  in  esame,  però,  come la Presidenza sa bene,  l'Aula  ha  delle
  regole:  i testi che pervengono in Aula devono avere la  presenza
  dell'assessore all'uopo delegato.
   Il  Vicepresidente della Regione non ha la delega  alla  sanità,
  né  può  essere delegato, perché l'unico delegato, competente  al
  ramo, è l'assessore Russo.
   Chiedo  alla  Presidenza, pertanto, di rinviare  i  lavori  alla
  seduta di domani quando, visto che oggi non c'è,  ci sarà - spero
  - l'assessore al ramo, perché, altrimenti, non si può trattare il
  disegno  di  legge  in  esame.  Costituiremmo,  diversamente,  un
  precedente che eviterei di utilizzare per il futuro. Lo faccio su
  questo   testo  essendo,  come  è  noto,  favorevole   alla   sua
  approvazione.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la presenza del Governo,  nella
  persona  dell'Assessore per la sanità, ovviamente, è un fatto  su
  cui   non   si  può  derogare  nel  momento  in  cui  si  discute
  l'articolato,  ma  io  ho  proposto  di  passare  solamente  alla
  relazione  del Vicepresidente della sesta Commissione,  rinviando
  successivamente la discussione a domani.
   Dichiaro, pertanto, aperta la discussione generale.


   Presidenza del presidente Cascio


            Discussione del disegno di legge numero 173/A

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'onorevole Lo  Giudice  per
  svolgere la relazione.

   LO  GIUDICE, Vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
  Presidente,  onorevole  Vicepresidente della  Regione,  onorevoli
  colleghi,  l'articolo 2, comma 2 bis, del decreto legislativo  30
  dicembre  1992,  n.  502, recante  Riordino della  disciplina  in
  materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre
  1992,  n.  421',  come  modificato dall'articolo  2  del  decreto
  legislativo 19 giugno 1999, n. 229, prevede espressamente che  la
  legge  regionale istituisca e disciplini la Conferenza permanente
  per  la  programmazione  sanitaria e  socio-sanitaria  regionale,
  assicurandone   il   raccordo   o  l'inserimento   nell'organismo
  rappresentativo delle autonomie locali, ove istituito.
   Si  tratta  di  un  organismo  rappresentativo  delle  autonomie
  locali  che  ha specifiche competenze consultive sia  nell'ambito
  della  programmazione sanitaria (esprime parere sul progetto  del
  Piano sanitario regionale ex articolo 2, comma 2 ter, del decreto
  legislativo n. 502/1992) sia nei procedimenti di valutazione e di
  revoca dei direttori generali delle Aziende ospedaliere (articolo
  3   bis,  comma  6,  decreto  legislativo  n.  502/1992),  e  nei
  procedimenti  di decadenza dei direttori generali  delle  Aziende
  unità  sanitarie locali e delle Aziende ospedaliere  (articolo  3
  bis,  comma  7,  decreto  legislativo n. 502/1992);  tale  organo
  collegiale   non  risulta  ad  oggi  istituito  dal   legislatore
  regionale ed in tal senso il disegno di legge qui proposto ha  lo
  scopo di colmare il vuoto legislativo ormai protrattosi per lungo
  tempo.
   Invero,  già il Piano sanitario regionale, adottato con  decreto
  presidenziale 11 maggio 2000, nel valorizzare, al punto  1.3,  il
  ruolo  degli enti locali nella programmazione sanitaria e  socio-
  sanitaria regionale e locale, richiamava l'articolo 2 del decreto
  legislativo  n.  229/1999,  che  demanda  alla  legge   regionale
  l'istituzione  e la disciplina della Conferenza di che  trattasi,
  auspicando  in  tal  modo  la concreta applicazione  della  norma
  nazionale in ambito regionale.
   Si  sottolinea, altresì, che l'iniziativa in esame  si  appalesa
  doverosa  anche  alla  luce  della  pronuncia  del  Consiglio  di
  giustizia  amministrativa per la Regione siciliana  (sentenza  n.
  838/07),  laddove  si  stigmatizza il  comportamento  illegittimo
  dell'Amministrazione  regionale che ha omesso  di  costituire  la
  Conferenza in questione.
   Il  predetto  organo giurisdizionale - nel respingere  l'appello
  proposto  dall'Amministrazione regionale avverso la sentenza  del
  Tar  Catania,  sez. IV, n. 747/05, con cui era stato  accolto  il
  ricorso  avanzato  dal direttore generale di  una  Azienda  unità
  sanitaria  locale  della  Regione  avverso  il  provvedimento  di
  decadenza  dall'incarico di direttore generale -  ha  evidenziato
  che  il  procedimento di decadenza, nella fattispecie, era  stato
  avviato  senza  il  preventivo  parere  obbligatorio  dell'organo
  previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 229/1999;  in
  particolare, il medesimo CGA, nella citata sentenza n. 838/07, ha
  motivato      l'infondatezza     delle      censure      proposte
  dall'Amministrazione appellante affermando che  illegittimamente,
  infatti,  l'amministrazione regionale aveva omesso di  costituire
  la   Conferenza,   alterando   gli  equilibri   istituzionali   e
  procedimentali  disegnati dalla legge' ed  altresì  eludendo   le
  indispensabili   valutazioni   discrezionali   derivanti    dagli
  interessi delle comunità locali'.
   Pertanto,    alla    stregua    del   richiamato    orientamento
  giurisprudenziale, fino a quando non si provvede alla istituzione
  della  Conferenza  permanente,  si  configura  come  viziata   da
  illegittimità l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo  3
  bis,   commi  6  e  7,  del  decreto  legislativo  n.   502/1992;
  conseguentemente   -  ribadita  la  necessità   che   l'Assemblea
  regionale  legiferi con urgenza sulla questione e dia  attuazione
  al  disposto legislativo di cui all'articolo 2, comma 2 bis,  del
  decreto  legislativo n. 502/1992, prevedendo l'istituzione  della
  Conferenza permanente - si sottopone per l'approvazione da  parte
  dell'Organo legislativo il disegno di legge in esame.
   L'iniziativa   legislativa  prevede  l'istituzione   dell'Organo
  collegiale  in  questione e ne disciplina la  composizione  ed  i
  compiti rinviando ad un successivo provvedimento assessoriale  la
  disciplina delle modalità di funzionamento e di organizzazione.
   Va  precisato che la riformulazione dell'articolato del presente
  disegno di legge, come approvato all'unanimità dalla Commissione,
  deriva da un emendamento presentato dall'onorevole Gucciardi  che
  ha  ripreso  una analoga proposta contenuta nell'articolo  1  del
  disegno di legge n. 140 di cui è primo firmatario.
   Lo  schema  di disegno di legge qui proposto non comporta  alcun
  onere finanziario aggiuntivo a carico del bilancio della Regione;
  pertanto  non è allegata la relazione tecnica di cui all'articolo
  7,  comma  2,  della  legge regionale 8  luglio  1977,  n.  47  e
  successive modifiche ed integrazioni.
   Stante  la  necessità  di colmare la lacuna  normativa  presente
  nell'ordinamento  regionale,  si  sollecita  l'Assemblea  ad  una
  celere approvazione del presente disegno di legge.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata  a  domani,
  mercoledì, 1 ottobre 2008, alle ore 12.00, con il seguente ordine
  del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


      I  - Comunicazioni.
   II  - Discussione del Documento di programmazione economico-
  finanziaria per gli anni 2009 - 2013.
   III  -  Discussione del disegno di legge:
     «Istituzione     della    Conferenza     permanente      per
     la     programmazione       sanitaria    e   socio-sanitaria
     regionale» (n. 173/A) (Seguito)

       IV   -  Elezione  di cinque componenti della Commissione  di
     garanzia  per  la trasparenza, l'imparzialità delle  pubbliche
     amministrazioni e la verifica delle situazioni  patrimoniali.

                  La seduta è tolta alle ore 19.41

                       DAL SERVIZIO RESOCONTI
                            Il Direttore
                        Dott. Eugenio Consoli