Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno delle mozioni:
numero 36: «Procedure per lo scioglimento dell'AST Sistemi
s.p.a. con garanzie per i posti di lavoro pregressi», degli
onorevoli Barbagallo, Rinaldi Ammatuna e Galvagno;
numero 37: «Impegno del Governo della Regione a riferire in
merito ai contatti intervenuti a livello centrale riguardo alla
proposta di riforma in senso federalistico dello Stato», degli
onorevoli Barbagallo, Galvagno, Laccoto e Rinaldi;
numero 38: «Interventi del Governo della Regione per risolvere
il contenzioso relativo all'inquadramento dei vincitori del
concorso per dirigente tecnico VIII livello retributivo», degli
onorevoli Ardizzone, Termine, Di Benedetto, Donegani e Caputo;
numero 39: «Iniziative per la valorizzazione del personale del
corpo forestale della Sicilia», degli onorevoli Caputo, Currenti,
Aricò, Vinciullo e Pogliese;
numero 40: «Interventi per individuare soluzioni legislative a
favore dei proprietari terrieri gravati da uso civico sul demanio
di Castronovo di Sicilia (PA)», degli onorevoli Caputo, Currenti,
Aricò, Marrocco e Vinciullo;
numero 41: «Iniziative tendenti a sviluppare nelle scuole della
Regione siciliana lo studio della storia ed al fine di inserire
nella toponomastica della città di Palermo una piazza che ricordi
l'eccidio del 1866 denominato 'Rivolta del sette e mezzo'», degli
onorevoli Corona, Torregrossa, Ardizzone, Bosco, Leanza Edoardo,
Marrocco, Currenti, Greco, D'Asero, Leontini, Dina, Buzzanca,
Limoli, Caputo, Romano, Arena, Leontini, Ruggirello e Formica;
numero 42: «Richiesta dello stato di calamità naturale a
seguito degli eventi climatici calamitosi del 13 settembre 2008»,
degli onorevoli Pogliese, Formica, Aricò, Buzzanca, Caputo,
Currenti, Falcone, Marrocco e Vinciullo;
numero 43: «Interventi presso il Governo nazionale al fine di
salvaguardare la specificità degli uffici giudiziari di
Caltanissetta e Gela», degli onorevoli Maira, Dina, Ragusa,
Cascio Salvatore e Fagone;
numero 44: «Razionalizzazione del servizio di urgenza ed
emergenza 118 in Sicilia», degli onorevoli Falcone, Pogliese,
Aricò, Caputo, Currenti, Marrocco, Mineo, Scilla, Vinciullo,
Limoli e Buzzanca;
numero 45: «Provvedimenti relativi ai percorsi formativi
triennali di IeFP (Tipologia B), per i minori in obbligo di
istruzione in Sicilia per gli anni 2007/2008 e 2008/2009», degli
onorevoli D'Antoni, Arena, Federico e Colianni;
numero 46: «Assegnazione agli enti territoriali degli immobili,
compresi nelle quote societarie, appartenenti alle società
confiscate», degli onorevoli Caputo, Currenti, Aricò, Pogliese e
Vinciullo;
numero 47: «Iniziative finalizzate a garantire trasparenza
nelle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni», degli
onorevoli Panarello, De Benedictis, Di Guardo, Lupo e Marziano;
numero 48: «Iniziative, a livello centrale, per attivare azioni
di contrasto alla manovra statale sulla 'questione scuola' nella
Regione siciliana», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno,
Rinaldi, Gucciardi, Laccoto, Ferrara, Ammatuna, Vitrano,
Fiorenza, Cracolici e Bonomo;
numero 49: «Iniziative al fine di garantire il reintegro delle
risorse finanziarie finalizzate alla manutenzione della viabilità
provinciale in Sicilia», degli onorevoli Cracolici, Marziano,
Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara,
Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'AST Sistemi è una società per azioni, costituita nel 1995,
partecipata totalmente da soggetti pubblici (tra i quali la
stessa AST che detiene il 74 per cento del pacchetto);
finora ha operato con commesse molto limitate, non in grado di
assicurare alcuna prospettiva di crescita e non ha prodotto
utili, tanto che il capitale sociale è stato già abbattuto ed
ulteriori investimenti sarebbero destinati a perdersi;
considerato che, ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge 4
luglio 2006, n. 233, cosiddetto 'Bersani', la Regione non potrà
più affidare le commesse sulle quali, in gran parte, si fondava
l'attività dell'AST Sistemi e, fra queste, quella relativa alla
sala operativa regionale della protezione civile, e dei servizi
di ingegneria, previsti per i piani di protezione civile,
prevenzione dei rischi dipendenti da sismi;
ritenuto che i 10 componenti del consiglio di amministrazione
percepiscono un compenso mensile, oltre all'automobile di
servizio con autista per l'amministratore delegato e per il
presidente;
ritenuto ancora che:
i compensi di amministrazione incidono annualmente per oltre
100 mila euro sul bilancio della società;
non risulta sia stato elaborato un progetto di sviluppo
sostenuto da fondate aspettative di nuove attività nascenti da
concessioni, decreti e/o contratti;
le partecipazioni degli enti costituenti si sono svalutate e la
società potrebbe chiudere con ulteriori perdite economiche;
nel bilancio 2005 sono stati evidenziati debiti per oltre 4
milioni 200 mila euro a fronte di crediti incerti ed in
contestazione anche giudiziaria per 3 milioni 500 mila euro;
la società talvolta non è in grado di assicurare la regolarità
degli stipendi,
impegna il Governo della Regione
ad attivare tutte le procedure per lo scioglimento e la messa
in liquidazione volontaria dell'AST Sistemi s.p.a., con garanzia
per i posti di lavoro pregressi e, in particolare, per gli
attuali 10 dipendenti, presso gli azionisti pubblici della
disciolta società». (36)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Presidente della Regione, onorevole Raffaele Lombardo, ha
effettuato una serie di incontri con il Governo nazionale sul
tema di un nuovo assetto istituzionale di tipo federalistico;
il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge da
proporre al Parlamento sul federalismo fiscale, del quale il
Governo regionale ha tessuto le lodi, in quanto conterrebbe
l'accoglimento delle principali proposte a tutela dello Statuto
autonomistico e della sua specialità;
considerato che:
l'attuale fase segna un momento fondamentale nella storia
dell'autonomia siciliana sia per la necessità di aggiornare ed
attuare lo Statuto, sia per la necessità di porre la massima
attenzione al dibattito in corso a livello nazionale;
i temi sul tappeto sono essenziali per lo sviluppo della
Sicilia, in particolare per ciò che riguarda il fondo
perequativo, i costi del federalismo e, in generale, la complessa
materia dei rapporti finanziari con lo Stato;
ritenuto che l'Assemblea regionale siciliana è l'organo
deputato all'elaborazione di proposte legislative da proporre al
Parlamento e al Governo nazionali circa le materie afferenti i
rapporti tra lo Stato e la Regione stessa,
impegna il Presidente della Regione
a riferire in Aula circa i contatti intervenuti tra il Governo
regionale e quello nazionale in merito alla proposta di riforma
in senso federalista dello Stato». (37)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con bandi pubblicati nell'aprile del 2000, l'Assessorato
regionale beni culturali, ambientali e pubblica istruzione ha
indetto diversi concorsi per la copertura di posti di 'dirigente
tecnico VIII livello retributivo di cui alla tabella A del
D.P.R.S. n. 11/95';
all'atto dell'assunzione in servizio dei vincitori, a partire
dal marzo 2005, questi ultimi si sono visti attribuire
l'inquadramento nella categoria 'D', precisamente nel livello di
base 'Dl', e non già nella terza fascia dirigenziale,
corrispondente alla qualifica stabilita nel bando di concorso
(dirigente tecnico VIII livello retributivo);
gli inquadramenti nel livello base della cat. 'D' hanno
determinato l'insorgere di contenziosi da parte dei vincitori
assunti;
a partire dall'anno 2006 sono state emesse decine di pronunce
giurisdizionali con le quali sia i giudici del lavoro di primo
grado dell'Isola, sia diverse corti di appello hanno riconosciuto
il diritto dei ricorrenti all'inquadramento nella qualifica di
dirigente tecnico di terza fascia, corrispondente, nel nuovo
sistema di ordinamento della dirigenza sancito dalla l.r. n. 10
del 2000, alla qualifica stabilita nei bando di concorso
('dirigente tecnico VIII livello retributivo');
in particolare, consta l'esistenza delle seguenti sentenze di
primo grado: tribunale di Messina-sezione lavoro (sent. n.943 del
23.2.2006, sent. n. 2390 del 22.5.2006 e sent. n. 50/2007);
tribunale di Palermo-sezione lavoro (n. 2481 del 10.5/17.10.2006,
e sent. del 4.4.2007); tribunale di Trapani-sezione lavoro (n.
465 del 12.5.2006 e n. 64 dell'1.2.2007); tribunale di
Caltanissetta-sezione lavoro (sent. n. 490 del 28.3.2007);
tribunale di Siracusa-sezione lavoro (sent. n. 1004 del
13.6.2007; sent. n. 1430 dell'11.10.2007; sent. dell'1.7.2008);
nonché delle seguenti sentenze di secondo grado: corte di appello
di Caltanissetta, sezione lavoro: sentt. n.467 e n.468 del
12.12.2007; corte di appello di Messina, sezione lavoro: n.26 del
15.1-21.3.2008 e nn.41 e 42 del 15.1.- 19.3.2008;
che, nel frattempo, anche il Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana (cfr. parere n. 644
dell'11.12.2007) si è espresso favorevolmente alle tesi dei
lavoratori, sancendo, in particolare, che i vincitori dei
concorsi per 'dirigente tecnico-VIII livello retributivo' hanno
diritto all'inquadramento nella qualifica corrispondente, 'che
non è certo la categoria D di nuova istituzione (...) riservata
all'accesso dall'esterno del personale in possesso della sola
laurea richiesta (mentre per accedere alla vecchia qualifica
tecnico-dirigenziale era richiesto anche un ulteriore requisito
di professionalità dato dalla conoscenza specifica delle
discipline di settore) e corrispondente ad un livello retributivo
comunque deteriore (VII) rispetto a quello prospettato nel bando
di concorso';
pertanto, 'l'inquadramento nella nuova categoria D di
funzionari non può in ogni caso ritenersi esatto e, come
accennato, è evidentemente deteriore anche sotto l'aspetto del
livello retributivo (ex VII 1. 1 rispetto all'ex VIII 1.r.)';
che la qualificazione dei posti messi a concorso era stata
effettuata con l'emanazione dei bandi, pubblicati in epoca
antecedente alla l.r. n. 10 del 2000, 'ed essa non è stata
modificata da alcun atto legislativo successivo';
i vincitori dei suddetti concorsi hanno diritto dunque
all'inquadramento corrispondente alla qualifica di ex dirigente
tecnico VIII livello retributivo, ossia la qualifica di
'dirigente tecnico di terza fascia';
considerato che:
ben tre sentenze di corte di appello (precisamente, le due
sentenze della corte di appello di Caltanissetta sopra citate, ed
una delle tre sentenze della corte di appello di Messina, la n.
26/08), pur notificate all'Avvocatura distrettuale dello Stato
competente per territorio, non sono state impugnate dinanzi alla
Corte di cassazione, e sono passate in giudicato;
che, a seguito del contenzioso sopra descritto,
l'Amministrazione regionale è stata pure indotta a pagare le
differenze retributive ai dipendenti vittoriosi in giudizio;
che questa circostanza, nonché la scelta di non impugnare tre
delle cinque sentenze di corte di appello sopra menzionate,
specie a seguito del parere espresso dal CGA, si è rivelato da
parte dell'Amministrazione comportamento ispirato a condivisibili
principi di tutela dei lavoratori, di efficienza e di coerenza
amministrativa;
però, si è avuta notizia che, da ultimo, l'Assessorato ha
proceduto, invece, alla notifica di ricorsi per Cassazione nei
confronti di due dipendenti beneficiari di altrettante sentenze
della corte di appello di Messina (sentt. n.41 e n.42 del 2008,
identiche alle altre, ed emesse, peraltro, alla stessa udienza e
dallo stesso collegio giudicante della sentenza della medesima
corte di appello, n.26/08, non impugnata);
ritenuto che:
il descritto comportamento da un lato, di pervicace resistenza
alle pretese dei dipendenti, nonostante le reiterate e
innumerevoli pronunce giurisdizionali provenienti perfino
dall'organo supremo della giustizia amministrativa in Sicilia,
dall'altro ondeggiante fra il rispetto dei principi di logica e
di giustizia e la macroscopica violazione dei principi medesimi
(e, nel contempo, della parità di trattamento tra situazioni
eguali) non può protrarsi ulteriormente perché privo di una ratio
politico-amministrativa coerente ed unitaria, e quindi anche in
contrasto con la normativa che, proprio in materia di pubblico
impiego, impone comportamenti ispirati a principi di stabilità e
di uguaglianza;
il comportamento coerente e logico da tenere non può essere di
impugnare d'ora in avanti indistintamente tutte le sentenze, sia
perché questa decisione contrasta con gli orientamenti
giurisprudenziali formatisi e ormai consolidatisi, sia perché a
questo punto esistono decisioni irreversibili a favore di taluni
dipendenti;
considerato, altresì, il valore istituzionale che
nell'ordinamento siciliano assume il parere del Consiglio di
giustizia amministrativa (cfr. art.4, comma 1, d. lgs. 654/1948:
'Il Consiglio è organo di consulenza giuridico-amministrativa del
Governo regionale'), espresso nell'ambito del procedimento di
decisione del ricorso straordinario, in quanto trattasi di parere
vincolante, non avendo la Giunta regionale il potere di
discostarsene alla stessa stregua di quanto stabilito per il
Governo dall'art. 14 del DPR 1199/71;
considerato infine che, comunque, la Giunta regionale non ha
assunto alcuna iniziativa avverso il parere del CGA, di guisa che
è ormai giuridicamente impossibile che un singolo ramo
dell'Amministrazione regionale possa seguire un orientamento
diverso da quello proveniente dal titolare esclusivo del potere
di indirizzo politico-amministrativo (arg. ex art. 95 Cost.),
impegna il Governo della Regione
ad emanare un atto di indirizzo che, in coerenza con le
osservazioni, i rilievi e le deduzioni di cui in narrativa,
inviti a norma di legge le Avvocature distrettuali dello Stato a
non sollecitare l'impugnativa delle pronunce che man mano vengono
emesse dai giudici di merito e a limitare, quindi, l'eventuale
reazione alle sole ipotesi nelle quali il gravame è diretto a
fare valere vizi formali, procedimentali e del contraddittorio,
estendendo la predetta direttiva alle impugnative già proposte
(con abbandono delle medesime, ove limitate alla sola
contestazione nel merito delle pretese riconosciute dai giudici
di merito)». (38)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
ormai da troppi anni i lavoratori forestali non vedono
valorizzata la loro opera e la loro professionalità;
pur essendo sempre presenti sui luoghi loro assegnati, malgrado
le estenuanti turnazioni e le condizioni atmosferiche che rendono
il lavoro particolarmente faticoso, l'attenzione del Governo e
del Parlamento nazionali è sempre stata particolarmente scarsa;
è necessario garantire ai lavoratori forestali lo stesso
trattamento dei loro colleghi del resto del Paese,
impegna il Governo della Regione
a porre in essere quanto necessario affinché i lavoratori
forestali siciliani possano svolgere il proprio difficile compito
avendo garantite le medesime condizioni dei forestali del resto
del Paese;
a prevedere apposite convenzioni con il Ministero
dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare affinché
possano essere predisposti programmi finalizzati alla
prevenzione, spegnimento e ricostituzione della superficie
boschiva ed ulteriori contatti con la protezione civile per il
loro impiego in caso di frane o per dissesto idrogeologico,
problemi questi che interessano particolarmente la nostra
Regione». (39)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che sono in corso di notifica i provvedimenti recanti
'Disposizioni di legittimazione inerenti l'occupazione di
terreni gravati da uso civico sul demanio in Castronovo di
Sicilia' ad oltre 400 (quattrocento) cittadini di Alia, legittimi
proprietari di terreni in agro di detto comune;
considerato che, con i citati provvedimenti, i proprietari di
detti fondi rustici vengono ritenuti, da parte del commissario
degli usi civici, occupanti abusivi degli stessi ai sensi della
legge del 16 giugno 1927, n. 1766 e successive modifiche e
integrazioni, pur essendo in possesso di legittimo titolo di
proprietà;
ritenuto che il citato provvedimento, oltre a determinare una
condizione di grave danno economico ai proprietari cosiddetti
abusivi a causa dell'incertezza della natura giuridica della
richiesta da parte del Demanio, comporta anche la sospensione
delle eventuali trattative commerciali per i suddetti beni, oltre
a determinare obiettive difficoltà per i notai di procedere alla
stipula dei relativi atti di compravendita;
considerato, inoltre, che l'eventuale od ipotetico ricorso al
tentativo di conciliazione amministrativa ai fini
dell'affrancazione dei beni rustici in narrativa si appalesa
particolarmente gravoso a causa dell'esosità del costo di tali
operazioni, soprattutto nei confronti di quei proprietari
terrieri (occupanti abusivi ) la cui consistenza in ettari sia
particolarmente elevata (si pensi alla determinazione del costo
di 1.500,00 circa per Ha);
ritenuto, infine, che:
detto elevato costo si presenta ancor più insostenibile a
causa del particolare momento di criticità del nostro attuale
mercato agricolo, del fenomeno dell'inflazione e della scarsa
remunerazione dei prodotti agricoli in rapporto soprattutto
dell'aumento delle materie prime impiegate in agricoltura;
sul piano squisitamente giuridico la richiesta di
legittimazione effettuata dal commissario per gli usi civici si
appalesa ad una prima lettura infondata, stante, a quanto pare,
la presenza di titoli di possesso giuridicamente validi ed
acclarati da atti pubblici mai prima d'ora contestati da alcuna
autorità,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere ogni tempestiva azione per individuare
soluzioni legislative che mettano i proprietari delle aziende
citate in premessa e nelle condizioni di:
difendere il proprio diritto alla proprietà ed al legittimo
godimento del bene;
di far carico al Demanio di dimostrare la fondatezza della
propria richiesta tramite titoli giuridicamente validi da
notificare agli interessati;
in subordine di determinare criteri di affrancazione che siano
consoni soprattutto alle precarie condizioni economiche di dette
realtà aziendali».(40)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
che tra il 16 ed il 22 settembre del 1866, a Palermo e nel
circondario, si sviluppò la grande sommossa popolare che sarebbe
stata denominata 'Rivolta del sette e mezzo', una violenta
dimostrazione e battaglia antisabauda, avvenuta al termine della
terza guerra d'indipendenza, organizzata da partigiani borbonici,
garibaldini delusi, réduci dell'esercito meridionale e
repubblicani che insieme formarono una giunta comunale,
tra le cause vi erano la crescente miseria della popolazione,
l'integralismo dei funzionari statali sabaudi, che consideravano
quasi barbari i siciliani, le pesanti misure poliziesche ed i
vessatori balzelli introdotti;
fu la sacrosanta reazione di quella parte sana della Sicilia
che, caduta nelle mani di una nobiltà corrotta e mafiosa, tentò
di riscattarsi con le proprie forze da quella dittatura feroce e
senza scrupoli chiamata Regno d'Italia;
considerato che il Governo italiano proclamò lo stato
d'assedio ed adottò, nei confronti dei Siciliani, procedure
repressive di sapore colonialista. Furono infatti effettuate
rappresaglie, tra le quali ricordiamo quella a seguito della
rivolta dei Cutrari che portò alla fucilazione di numerosi
innocenti (una donna di 30 anni cieca, un sacerdote, una
contadina di 70 anni ed una bambina di nove anni), persecuzioni,
violenze, torture ed esecuzioni sommarie, spesso senza alcun
processo, in gran parte, comunque, documentate e sopravvissute
alla censura;
verificato che si contarono, alla fine, a migliaia le vittime
di palermitani desiderosi di libertà e di democrazia;
ritenuto che quella rivoluzione 'nazionale' siciliana non è
ricordata nelle scuole e neppure nella toponomastica cittadina ed
è stata 'rimossa' dalla cultura ufficiale;
convenuto che i siciliani sono sempre stati protagonisti della
vita politica del Paese tant'è che anche in quella occasione
vennero considerati veri rivoluzionari legati ad un ideale
politico e ad una giusta causa per costruire una Repubblica
italiana libera e democratica,
impegna il Governo della Regione
ad avviare iniziative tendenti a sviluppare nelle scuole della
Regione lo studio della storia siciliana anche per rompere
finalmente la congiura del silenzio e mettere fine al
colonialismo culturale nei confronti della nostra Sicilia;
a chiedere al Comune di Palermo di inserire nella
toponomastica cittadina una piazza che ricordi l'eccidio del
1866, meglio conosciuto come 'La rivolta del sette e mezzo'».
(41)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
sabato 13 settembre 2008, dopo una siccità durata sei mesi, si
è abbattuto un nubifragio sulle province di Catania e di Enna che
ha procurato enormi danni a moltissime coltivazioni di frutteti e
di vigneti causando, in taluni casi, la perdita del 50% della
coltivazione;
i comuni si stanno occupando di raccogliere denunce e
segnalazioni da trasmettere agli ispettorati provinciali per
l'agricoltura al fine di avere un quadro articolato dell'entità
dei danni;
considerato che nella grandinata sono state colpite importanti
coltivazioni di prodotti stagionali, mettendo così a serio
rischio la raccolta annuale,
impegna il Presidente della Regione
e
l'Assessore per l'agricoltura e le foreste
ad intervenire urgentemente al fine di dichiarare lo stato
di calamità naturale per il territorio della provincia di
Catania ed Enna». (42)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
alla luce dell'approvazione del decreto-legge 16 settembre
2008, n. 143, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 217 del 16
settembre 2008, sussiste la preoccupazione sullo stato degli
uffici giudiziari della Sicilia, ed in particolare quelli aventi
sede in territori costantemente impegnati nella lotta contro la
criminalità organizzata e reati connessi;
il decreto-legge appena entrato in vigore ha sostituito
l'impianto normativo previsto dalla legge 4 maggio 1998, n. 133,
in cui si prevedeva che per sede disagiata' si intende l'ufficio
giudiziario, sito in una delle regioni Basilicata, Calabria,
Sicilia e Sardegna, ove si sia verificata la mancata copertura di
posti messi a concorso nell'ultima pubblicazione, per il quale
ricorrano almeno due dei seguenti requisiti:
a) vacanze superiori al 15 per cento dell'organico;
b) elevato numero di affari penali con particolare riguardo a
quelli relativi alla criminalità organizzata;
c) elevato numero di affari civili in rapporto alla media del
distretto ed alla consistenza degli organici, introducendo nella
stessa norma una definizione ai sensi della quale si intenda
sede disagiata' l'ufficio giudiziario per il quale ricorrono
congiuntamente i seguenti requisiti:
a) mancata copertura del posto messo a concorso nell'ultima
pubblicazione;
b) quota di posti vacanti superiore alla media nazionale della
scopertura;
se il Governo nazionale non dovesse provvedere a correggere
gli indirizzi già intrapresi, verrebbe a scemare ulteriormente
l'interesse di magistrati e PM a scegliere sedi quali
Caltanissetta e Gela, generando ancor più gravi vuoti in un
organico già penalizzato, come denunziato dall'Associazione
nazionale magistrati e dall'Avvocatura nissena;
considerato che, se non si procederà ad una correzione di
rotta, si verrà a creare una situazione in aperta contraddizione
tra i risultati estremamente positivi già ottenuti nella lotta al
crimine dagli uffici giudiziari siciliani e le decisioni assunte
dal Governo che hanno sempre catalogato gli stessi uffici come
baluardi alla lotta del crimine organizzato,
impegna il Governo della Regione
ad attivare ogni iniziativa necessaria presso il Governo
nazionale affinché, in sede di conversione del decreto-legge n.
143, possa essere immediatamente ripristinata - e dunque
scongiurata - l'ipotesi di esclusione dalla categoria delle sedi
disagiate' degli uffici giudiziari siciliani ed in particolare
quelli di Caltanissetta e Gela». (43)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che La Regione siciliana sta concretizzando un piano
di rientro e razionalizzazione del comparto sanitario al fine di
allinearsi alle direttive emanate dal Governo nazionale sulle
misure di contenimento della spesa pubblica e specificatamente
della spesa sanitaria;
considerato che, nel quadro del piano di rientro, l'Assessore
ha intrapreso e già emanato alcuni provvedimenti da portare al
vaglio del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali al fine di ottenere il parere favorevole su detto piano;
tenuto conto che, tra i vari provvedimenti di contenimento
della spesa, vi è pure quello che prevede la razionalizzazione
del 118 siciliano, in virtù del quale si ipotizza, su una
dotazione attuale di 269 ambulanze, la riduzione di circa 50
unità mobili di soccorso in emergenza ed urgenza, per arrivare ad
un numero di complessive 220 ambulanze;
preso atto che la generalizzata volontà politica è quella di
non determinare alcun licenziamento dal programma di contrazione,
per cui gli operatori sanitari, in sovrannumero dalla riduzione
delle postazioni di 118, sarebbero impiegati nei vari punti di
emergenza ed urgenza anche a seguito di un programma di
riqualificazione;
visto che la spesa maggiore per ogni postazione è data dal
personale, mentre le altre spese sono veramente marginali, tale
da incidere in misura inferiore al 10 per cento;
considerato, infine, che l'economia effettiva derivante
dall'eventuale contrazione delle postazioni del 118 non
offrirebbe che un risparmio di minimale importanza a fronte,
però, di un sacrificio enorme per il territorio, che si vedrebbe
privato di un servizio ritenuto e divenuto ormai insostituibile,
impegna il Governo della Regione
alla luce di quanto sopra esposto, a procedere alla
razionalizzazione della SUES 118, evitando - laddove è possibile
- tagli indiscriminati soprattutto in quei territori
dell'entroterra che, essendo lontani dalle zone dotate di
strutture ospedaliere, possono soffrire maggiormente della
soppressione di un servizio che in numerosissime occasioni
diviene essenziale per salvare vite umane». (44)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
i percorsi sperimentali triennali di IeFP (tipologia B), per
circa 10 mila allievi minori, in obbligo di istruzione in
Sicilia, avviati ad ottobre 2007, non sono stati ancora ad oggi
finanziati;
sono stati decretati, da parte dei Ministeri competenti, i
finanziamenti statali assegnati alla Sicilia per l'anno
2007/2008;
non sono state emanate le disposizioni amministrative per
l'avvio dell'attività 2008/2009;
non risultano ancora impegnate le somme relative all'avvio
dell'attività formativa per l'anno 2008/2009;
considerato che:
il personale operante in questo settore si trova in una
situazione insostenibile e non più tollerabile per la mancata
erogazione degli stipendi dovuti;
senza la decretazione del piano formativo 2007/2008, non si
possono sostenere gli esami di qualifica relativi alle terze
annualità e gli esami per i diplomi relativi al quarto anno, con
grave danno per gli allievi e negazione dei loro diritti;
preso atto che la formazione professionale dei minori in
obbligo di istruzione è assegnata alla competenza esclusiva della
Regione ed è un servizio di interesse pubblico che non può essere
negato né rinviato,
impegna il Governo della Regione
ad attivare, con la massima urgenza, tutte le necessarie
iniziative politico-amministrative per l'immediata emanazione dei
decreti di finanziamenti relativi all'anno 2007/2008 e delle
urgenti e necessarie disposizioni che rendano certo e garantito
l'avvio a settembre 2008 dell'anno formativo 2008/2009 ed il
relativo finanziamento attraverso uno specifico e distinto
capitolo di bilancio». (45)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'art. 1, comma 202, della legge finanziaria statale del 29
dicembre 2006, n. 296, ha introdotto, sia pure in via residuale,
la Regione fra i soggetti destinatari dei cespiti confiscati;
di conseguenza la Regione siciliana, unitamente agli altri enti
territoriali interessati, ha subito interagito con l'Agenzia del
demanio, filiale Sicilia, per concordare il trasferimento degli
immobili confiscati, con priorità per gli immobili già in uso (a
titolo locativo) agli stessi enti per finalità governativo-
istituzionali;
considerato che:
in sede di applicazione della legge, sono emerse difficoltà
operative relativamente agli immobili compresi nelle quote
societarie delle aziende confiscate poiché 'trattasi di beni
aziendali che vengono mantenuti al patrimonio dello Stato per
essere destinati all'affitto o alla vendita con le modalità
previste dalla legge';
di seguito ai vari incontri indetti dall'Agenzia del demanio
con la Regione, gli altri enti territoriali, le ASL e le
amministrazioni finanziarie, la stessa agenzia ha prospettato che
gli immobili, compresi in quote societarie, potessero invece
costituire oggetto di scorporo e, quindi, da intendersi autonomi
rispetto all'Azienda confiscata, prevedendosi un assorbimento in
percentuale del personale della società confiscata presso gli
enti coinvolti. Di conseguenza, nell'attesa del detto scorporo, è
stato comunicato alla Regione siciliana che, a far data dall'1
gennaio 2008, non era più dovuto alcun canone di affitto;
ritenuto che, di contro a tale individuato percorso peraltro
già operativo, il commissario straordinario del Governo per la
gestione e la destinazione dei beni confiscati ha sollevato
perplessità in ordine 'alla compatibilità con la normativa
vigente del percorso originariamente individuato che non consente
di addivenire alla prospettata soluzione di destinare agli enti
territoriali gli immobili dagli stessi utilizzati senza incorrere
in responsabilità derivanti dalla distrazione dei cespiti in
argomento dalla loro naturale destinazione';
considerato altresì che:
gli immobili, compresi nelle quote societarie, sono già stati
assegnati in uso governativo-istituzionale alle
amministrazioni pubbliche, tra cui la Regione siciliana, secondo
la ratio del comma 2 dell'art. 2 undecies della legge statale n.
575 del 1965;
si ritiene pertanto necessario un apposito intervento
legislativo per armonizzare i disposti di cui ai commi 2 e 3 del
citato articolo 2 undecies,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso le competenti autorità nazionali al fine
di procedere alla relativa integrazione legislativa». (46)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che :
da notizie diffuse dalla stampa si è appreso che parenti di
esponenti del Governo della Regione figurano assunti presso
uffici di gabinetto e società partecipate della Regione stessa;
tale situazione ha giustamente prodotto una diffusa
indignazione nella società circa le modalità e i criteri adottati
per le assunzioni con chiamata diretta a partire dagli uffici
dell'amministrazione regionale e nelle società partecipate;
considerato che:
la situazione che si è determinata getta discredito sulle
istituzioni regionali e rischia di minare la credibilità della
Regione e del suo istituto autonomistico;
le reazioni di sdegno che si sono levate impongono
conseguentemente azioni atte a impedire il perpetuarsi di tali
meccanismi con l'obiettivo di restituire credibilità alle
istituzioni e a chi le rappresenta, arrestando il divario sempre
più grande tra la gente e la politica,
impegna il Presidente della Regione
a porre in essere ogni iniziativa utile che precluda qualsiasi
rapporto di lavoro per chiamata diretta nell'amministrazione
regionale e nelle società partecipate dalla Regione fino al terzo
grado di parentela con membri del Governo regionale e i
parlamentari, regionali e nazionali, eletti in Sicilia». (47)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la legge 6 agosto 2008, n. 133, art. 64, prevede un taglio di 7
miliardi e 832 milioni sui capitoli del Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
in particolare, si prevede un taglio di circa 87 mila posti di
personale docente e di 42 mila personale non docente;
nella medesima legge è previsto, altresì, l'accorpamento delle
istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore a 500
unità;
complessivamente i dati relativi ai tagli per il triennio
2009/2011 avrebbero effetti devastanti sull'intero sistema
scolastico siciliano: 15 mila posti di lavoro nei prossimi tre
anni;
l'ipotesi di chiudere i plessi con meno di 50 studenti
porterebbe a privare gli alunni dei piccoli centri del diritto
allo studio, nonché ad un inaccettabile e ulteriore abbandono dei
nostri comuni montani;
le istituzioni scolastiche sottodimensionate di cui si prevede
la soppressione sono 506;
considerato che:
la scuola, nella nostra Regione rispetto alle altre regioni più
ricche, è spesso, l'unico punto di riferimento per le famiglie e
le giovani generazioni, al cospetto del vuoto di interventi
sociali che li circonda;
la scuola è, sicuramente, un fattore di crescita civile e
sociale nonché uno straordinario luogo di accoglienza e di
integrazione culturale e sociale, che non può essere subordinata
ad esigenze di cassa;
considerato, inoltre, che:
con la prevista riduzione degli organici di sostegno viene
messo, altresì, in discussione il diritto all'integrazione
scolastica, sancito da numerose leggi dello Stato sulla materia,
prima delle quali la legge n. 104 del 1992;
il Governo nazionale non può, per un mero calcolo
ragionieristico, contraddire ed ignorare la legislazione vigente,
che fa, invece, del diritto al sostegno, all'integrazione e alla
solidarietà i suoi punti di riferimento, certi ed irrinunciabili;
il decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, prevede, tra
l'altro, il maestro unico nella scuola elementare, con la
riduzione dell'orario scolastico a 24 ore settimanali: quattro
ore con uscita dei bambini dalla scuola alle ore 12.30;
ritenuto che:
la gravità e la sproporzionata dimensione dei tagli operati
all'organico del personale della scuola siciliana (1.744 docenti
e 162 di personale amministrativo tecnico e amministrativo)
compromette seriamente e irreparabilmente la qualità del servizio
pubblico scolastico e dell'offerta formativa e pregiudica gli
obiettivi sui livelli di apprendimento nonché la reale fruizione
dei servizi minimi, in assenza di una legge organica sul diritto
allo studio in Sicilia;
la politica del Governo nazionale sull'istruzione nel
Meridione, e in particolare in Sicilia, fondata sul preminente
obiettivo di conseguire risparmi ed economie di bilancio, è una
scelta irresponsabile, in controtendenza con le scelte e le
indicazioni della Comunità europea che impedirà definitivamente
di conseguire gli obiettivi di Lisbona entro il 2010;
detta politica scolastica è, inoltre, profondamente sbagliata
per l'entità dei tagli, che superano in Sicilia i parametri
dovuti al calo demografico (il 50% dei risparmi conseguiti su
scala nazionale si concentrano in Sicilia e in Campania);
i tagli stabiliti dal Ministero hanno, altresì, drammaticamente
penalizzato l'organico di sostegno, pur in presenza di richieste,
certificate dagli uffici scolastici provinciali, che sono in
aumento di oltre mille posti rispetto all'anno precedente;
in questo modo si penalizzano gli alunni con disabilità, cui
sono decurtate sensibilmente le ore di sostegno scolastico, con
grave pregiudizio per l'efficacia dell'intervento, della qualità
del servizio scolastico e con evidente lesione dei diritti degli
alunni con disabilità;
ritenuto, inoltre, che:
risparmiare sull'istruzione in modo così pesante, significa
disinvestire sul futuro delle giovani generazioni siciliane;
il ritorno al maestro unico, inserito con il decreto-legge
citato, non tiene alcun conto dell'ampiezza dei contenuti che una
scuola adeguata ai tempi odierni deve poter trasmettere al fine
di assicurare idoneo approfondimento che non può certamente
essere affidato ad un solo insegnante, se non operando tagli sui
contenuti o riducendo alla superficialità l'insegnamento;
una scuola elementare al passo coi tempi deve insegnare non
soltanto italiano, storia, geografia e matematica, ma anche
inglese, musica, tecnologia, arte e immagine, scienze, educazione
fisica; realizzare laboratori di teatro, di cinema, eccetera, che
non si può pensare vengano svolti da un solo insegnante, se non
con superficiale approssimazione;
è impensabile immaginare di ripristinare una scuola in bianco e
nero con figure docenti impoverite e generiche nelle loro
competenze, chiamate ad inseguire troppe forme del sapere;
il modello proposto dal Ministro Gelmini è un atto di rinuncia
alla modernità e ripiega su una visione superata dell'istruzione;
è impensabile, inoltre, che si possa modificare, in maniera
improvvisata e per sole ragioni finanziarie, un sistema che
risponde con attenzione ed equilibrio alle diverse esigenze della
società contemporanea, con pluralità di stimoli culturali;
ritenuto, infine, che:
la scuola primaria del Ministro Gelmini è stata disarticolata
attraverso una gamma di opzioni orarie che, a partire dalla
priorità assegnata alle 24 ore, rende del tutto virtuali le altre
possibili scelte, perché subordinate alla disponibilità di un
personale comunque drasticamente ridotto dal taglio dell'organico
operato;
detta scuola è più povera di risorse e non può svolgere certo
il ruolo fondamentale che deve avere di 'ascensore sociale',
impegna il Governo della Regione
ad attivarsi con urgenza sulla 'questione scuola' regionale,
con azioni di contrasto alla manovra statale, rappresentando al
Governo nazionale la necessità di assicurare anche in Sicilia una
scuola adeguata e funzionale, tenuto conto del contesto
scolastico siciliano, ove essa costituisce, più che altrove,
l'unica possibilità di acquisizione delle 'prime regole del
vivere insieme', oltre che un fattore irrinunciabile di crescita
e di riscatto per le nuove generazioni;
a difendere le prerogative costituzionali e statutarie
attribuite alla Regione siciliana in materia di scuola e diritto
alla studio, affinché la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato e le regioni si esprima negativamente sulle manovre del
Governo nazionale e non vengano intaccate le competenze delle
regioni e della nostra in particolare;
a porre in essere tutte le necessarie iniziative per impedire
la distruzione di un sistema scolastico che, in condizioni
talvolta difficilissime, ha consentito il progresso sociale e
culturale della nostra Regione;
ad intervenire, altresì, presso la deputazione nazionale
siciliana affinché si impegni a difendere la scuola siciliana,
consegnata a logiche di mercato che cancellano, di fatto, il
diritto alla scuola e allo studio per tutti, scaricando sugli
enti locali l'onere maggiore di fornire risposte alle domande di
istruzione che provengono dal territorio». (48)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con la legge finanziaria 2007 sono stati previsti dal Governo
Prodi 1.500 milioni di euro in tre anni per un piano
straordinario di manutenzione della viabilità provinciale
siciliana e calabrese, in ragione di 1.050 milioni di euro per la
Sicilia e 450 milioni di euro per la Calabria, ripartiti nella
misura di 350 milioni di euro l'anno per gli anni 2007, 2008 e
2009 per la Sicilia e 150 milioni di euro per gli stessi anni per
la Calabria;
tale decreto prevedeva l'elaborazione da parte delle province
di piani triennali di manutenzione stradale, che le stesse
province stanno già predisponendo;
considerato che:
il Governo Berlusconi ha invece deciso, tra i suoi primi
provvedimenti, il taglio di tali fondi oltre a quelli già
previsti per opere infrastrutturali in Sicilia e Calabria, tra
cui le metropolitane di Palermo, Catania e Messina;
il Governo nazionale ha dapprima operato un taglio di 700
milioni di euro e successivamente di 260 milioni di euro,
lasciando uno stanziamento residuo per tutta l'Isola di 90
milioni di euro che risultano assolutamente insufficienti;
i ripetuti tagli costituiscono un gravissimo scippo finanziario
ai danni della Sicilia e della Calabria e, in particolare, un
inaccettabile blocco dei progetti di manutenzione straordinaria
della viabilità minore di queste regioni, per altro già
fragilissima e più che bisognosa di tali interventi;
l'Assemblea regionale siciliana, avvenuto il primo taglio di
700 milioni di euro, ha approvato nella seduta dell'8 luglio 2008
una mozione con la quale si impegnava il Presidente della Regione
ad elevare formale protesta nei confronti del Governo nazionale
per la grave decisione adottata a danno della nostra Regione e a
presentare ricorso alla Corte costituzionale per la grave
violazione statutaria lesiva degli interessi della Regione;
nonostante il Parlamento siciliano abbia impegnato il
Presidente della Regione, nessun atto, sinora, è stato prodotto,
impegna il Presidente della Regione
a porre in essere con urgenza tutte le iniziative istituzionali
a tutela degli interessi della Regione e in tal senso a garantire
che tali risorse finanziarie vengano immediatamente reintegrate e
restituite agli obiettivi progettuali già individuati;
a chiedere alle associazioni degli enti locali (URPS, ANCI,
Lega delle autonomie locali, ecc.) di sostenere tale azione con
una giornata di protesta con concentramento a Roma per garantire
la certezza dei finanziamenti». (49)
Onorevoli colleghi, avverto che la determinazione della data di
discussione delle suddette mozioni è demandata, secondo
consuetudine, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Tuttavia, in ordine alla mozione numero 48 degli onorevoli
Barbagallo ed altri, della quale l'onorevole Speziale ha chiesto
la trattazione con carattere di urgenza, non sorgendo
osservazioni, dispongo che sia discussa nella seduta di martedì,
7 ottobre 2008, alle ore 17.00.
Discussione del disegno di legge «Istituzione della Conferenza
permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria
regionale» (173/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede con la discussione
del disegno di legge numero 173/A, «Istituzione della Conferenza
permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria
regionale».
Invito i componenti la VI Commissione, Servizi sanitari e
sociali , a prendere posto nel relativo banco.
CRACOLICI. Signor Presidente, può accertare se il Governo è
presente?
PRESIDENTE. Il Governo è presente nella persona dell'onorevole
Vicepresidente della Regione Bufardeci che potrebbe permettere
di far svolgere la relazione e rinviare la discussione generale
alla prossima seduta.
Per un richiamo al Regolamento
Presidenza del presidente Cascio
CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così come ho
avuto modo di fare un rilievo tre o quattro sedute fa rispetto ad
un eguale testo di legge per il quale annuncio sin d'ora che
voterò favorevolmente, nessuna ragione ostativa al provvedimento
in esame, però, come la Presidenza sa bene, l'Aula ha delle
regole: i testi che pervengono in Aula devono avere la presenza
dell'assessore all'uopo delegato.
Il Vicepresidente della Regione non ha la delega alla sanità,
né può essere delegato, perché l'unico delegato, competente al
ramo, è l'assessore Russo.
Chiedo alla Presidenza, pertanto, di rinviare i lavori alla
seduta di domani quando, visto che oggi non c'è, ci sarà - spero
- l'assessore al ramo, perché, altrimenti, non si può trattare il
disegno di legge in esame. Costituiremmo, diversamente, un
precedente che eviterei di utilizzare per il futuro. Lo faccio su
questo testo essendo, come è noto, favorevole alla sua
approvazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la presenza del Governo, nella
persona dell'Assessore per la sanità, ovviamente, è un fatto su
cui non si può derogare nel momento in cui si discute
l'articolato, ma io ho proposto di passare solamente alla
relazione del Vicepresidente della sesta Commissione, rinviando
successivamente la discussione a domani.
Dichiaro, pertanto, aperta la discussione generale.
Presidenza del presidente Cascio
Discussione del disegno di legge numero 173/A
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Lo Giudice per
svolgere la relazione.
LO GIUDICE, Vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevole Vicepresidente della Regione, onorevoli
colleghi, l'articolo 2, comma 2 bis, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, recante Riordino della disciplina in
materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre
1992, n. 421', come modificato dall'articolo 2 del decreto
legislativo 19 giugno 1999, n. 229, prevede espressamente che la
legge regionale istituisca e disciplini la Conferenza permanente
per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale,
assicurandone il raccordo o l'inserimento nell'organismo
rappresentativo delle autonomie locali, ove istituito.
Si tratta di un organismo rappresentativo delle autonomie
locali che ha specifiche competenze consultive sia nell'ambito
della programmazione sanitaria (esprime parere sul progetto del
Piano sanitario regionale ex articolo 2, comma 2 ter, del decreto
legislativo n. 502/1992) sia nei procedimenti di valutazione e di
revoca dei direttori generali delle Aziende ospedaliere (articolo
3 bis, comma 6, decreto legislativo n. 502/1992), e nei
procedimenti di decadenza dei direttori generali delle Aziende
unità sanitarie locali e delle Aziende ospedaliere (articolo 3
bis, comma 7, decreto legislativo n. 502/1992); tale organo
collegiale non risulta ad oggi istituito dal legislatore
regionale ed in tal senso il disegno di legge qui proposto ha lo
scopo di colmare il vuoto legislativo ormai protrattosi per lungo
tempo.
Invero, già il Piano sanitario regionale, adottato con decreto
presidenziale 11 maggio 2000, nel valorizzare, al punto 1.3, il
ruolo degli enti locali nella programmazione sanitaria e socio-
sanitaria regionale e locale, richiamava l'articolo 2 del decreto
legislativo n. 229/1999, che demanda alla legge regionale
l'istituzione e la disciplina della Conferenza di che trattasi,
auspicando in tal modo la concreta applicazione della norma
nazionale in ambito regionale.
Si sottolinea, altresì, che l'iniziativa in esame si appalesa
doverosa anche alla luce della pronuncia del Consiglio di
giustizia amministrativa per la Regione siciliana (sentenza n.
838/07), laddove si stigmatizza il comportamento illegittimo
dell'Amministrazione regionale che ha omesso di costituire la
Conferenza in questione.
Il predetto organo giurisdizionale - nel respingere l'appello
proposto dall'Amministrazione regionale avverso la sentenza del
Tar Catania, sez. IV, n. 747/05, con cui era stato accolto il
ricorso avanzato dal direttore generale di una Azienda unità
sanitaria locale della Regione avverso il provvedimento di
decadenza dall'incarico di direttore generale - ha evidenziato
che il procedimento di decadenza, nella fattispecie, era stato
avviato senza il preventivo parere obbligatorio dell'organo
previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 229/1999; in
particolare, il medesimo CGA, nella citata sentenza n. 838/07, ha
motivato l'infondatezza delle censure proposte
dall'Amministrazione appellante affermando che illegittimamente,
infatti, l'amministrazione regionale aveva omesso di costituire
la Conferenza, alterando gli equilibri istituzionali e
procedimentali disegnati dalla legge' ed altresì eludendo le
indispensabili valutazioni discrezionali derivanti dagli
interessi delle comunità locali'.
Pertanto, alla stregua del richiamato orientamento
giurisprudenziale, fino a quando non si provvede alla istituzione
della Conferenza permanente, si configura come viziata da
illegittimità l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 3
bis, commi 6 e 7, del decreto legislativo n. 502/1992;
conseguentemente - ribadita la necessità che l'Assemblea
regionale legiferi con urgenza sulla questione e dia attuazione
al disposto legislativo di cui all'articolo 2, comma 2 bis, del
decreto legislativo n. 502/1992, prevedendo l'istituzione della
Conferenza permanente - si sottopone per l'approvazione da parte
dell'Organo legislativo il disegno di legge in esame.
L'iniziativa legislativa prevede l'istituzione dell'Organo
collegiale in questione e ne disciplina la composizione ed i
compiti rinviando ad un successivo provvedimento assessoriale la
disciplina delle modalità di funzionamento e di organizzazione.
Va precisato che la riformulazione dell'articolato del presente
disegno di legge, come approvato all'unanimità dalla Commissione,
deriva da un emendamento presentato dall'onorevole Gucciardi che
ha ripreso una analoga proposta contenuta nell'articolo 1 del
disegno di legge n. 140 di cui è primo firmatario.
Lo schema di disegno di legge qui proposto non comporta alcun
onere finanziario aggiuntivo a carico del bilancio della Regione;
pertanto non è allegata la relazione tecnica di cui all'articolo
7, comma 2, della legge regionale 8 luglio 1977, n. 47 e
successive modifiche ed integrazioni.
Stante la necessità di colmare la lacuna normativa presente
nell'ordinamento regionale, si sollecita l'Assemblea ad una
celere approvazione del presente disegno di legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,
mercoledì, 1 ottobre 2008, alle ore 12.00, con il seguente ordine
del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Discussione del Documento di programmazione economico-
finanziaria per gli anni 2009 - 2013.
III - Discussione del disegno di legge:
«Istituzione della Conferenza permanente per
la programmazione sanitaria e socio-sanitaria
regionale» (n. 173/A) (Seguito)
IV - Elezione di cinque componenti della Commissione di
garanzia per la trasparenza, l'imparzialità delle pubbliche
amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali.
La seduta è tolta alle ore 19.41
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli