Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Avverto che del processo verbale della seduta
precedente sarà data lettura successivamente.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del presidente Cascio
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
- numero 252 «Rapida attivazione degli impegni assunti a seguito
dell'approvazione della mozione n. 126 circa gli interventi per
l'aumento dei massimali de minimis nel settore dell'agricoltura»,
degli onorevoli Oddo, Cracolici, Apprendi, Donegani, Marinello,
Ammatuna, Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Faraone, Ferrara, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo,
Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale e
Termine,
- numero 255 «Attuazione, in tempi rapidi, degli impegni assunti a
seguito dell'approvazione della mozione n. 150 in ordine al calcolo
dei premi delle misure agro-ambientali previsti dal PSR 2007/2013»,
degli onorevoli degli onorevoli Oddo, Cracolici, Apprendi,
Donegani, Marinello, Ammatuna, Barbagallo, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Ferrara, Galvagno,
Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo,
Raia, Rinaldi, Speziale e Termine.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Comunicazione relativa ad adempimenti dell'Assessore per il
territorio e l'ambiente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto esposto
dall'onorevole Beninati nella seduta n. 240, il presidente della IV
Commissione, onorevole Mancuso, ha provveduto a contattare
l'assessore per il territorio e l'ambiente il quale ha comunicato
che è già pronta una circolare tendente a prorogare il termine fino
al 30 aprile. Per cui volevo rassicurare l'Aula su tale questione.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazioni del Governo sul tema dell'emergenza umanitaria in
Sicilia a seguito dei recenti eventi internazionali che
interessano l'area del Maghreb
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo sul tema dell'emergenza umanitaria in
Sicilia a seguito dei recenti eventi internazionali che
interessano l'area del Maghreb.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
ringrazio, e vi ringrazio onorevoli colleghi, perché ha ritenuto di
convocare per oggi questa riunione dell'Assemblea regionale
siciliana dedicata al tema dell'emergenza umanitaria che sta
interessando l'isola di Lampedusa in particolare, e di questa
straordinaria emergenza che sta interessando l'intero territorio
siciliano.
Ritengo che questa occasione sia stata più che opportuna perché,
nonostante l'impegno che, per quanto nelle nostre competenze e
nelle nostre possibilità, il Governo sta profondendo e nonostante
le prese di posizione che tutti noi, Presidente della Regione,
Assessori, uomini politici, esponenti di tutte le formazioni
politiche, andiamo assumendo su questa straordinaria emergenza, la
presa di posizione che non può che essere unitaria, sebbene
ovviamente questa vicenda la si possa vedere da ottiche diverse, da
punti di vista diversi, da parte dell'Assemblea regionale
siciliana, di tutti i 90 deputati, di tutti i Gruppi politici, sia
di fondamentale importanza per dare forza ad una rivendicazione che
poi si deve risolvere in una serie di iniziative che, con grande
senso di responsabilità, tutti noi, a cominciare dall'Assemblea, le
forze politiche, il Governo della Regione, il Governo nazionale -
e, per carità, sarebbe opportuno, una volta per tutte, che
intervenissero le istituzioni europee - vogliamo e vogliono
assumere per questa vicenda, per questa straordinaria emergenza che
riguarda la Sicilia, che riguarda il nostro Paese, che riguarda il
Mediterraneo.
Si comincia sicuramente, né la nostra attenzione può non essere
rivolta prioritariamente a quanto accade, ormai da diverse
settimane, a Lampedusa.
In quell'Isola ci sono andato per ulteriori 24 ore, per la seconda
volta nella mia vita. Era capitato circa due anni fa; ci fu anche
allora un'emergenza e chi voleva denigrare Lampedusa, ricordo bene,
allora disse che i lampedusani si mettevano d'accordo con i
trafficanti di uomini, che lucravano sull'arrivo dei clandestini.
Era una menzogna, era ovviamente una calunnia
Ci sono tornato, come vi dicevo, domenica mattina e sono tornato
nella tarda mattinata di ieri.
La situazione è veramente drammatica Come sapete, stazionano lì
ormai da parecchi giorni, permanentemente, da cinque a settemila
persone. Ne sono passate dall'Isola circa 18, 20 mila in queste
settimane.
Non è il caso di fare confronti con quanto capitato a proposito
della immigrazione regolare negli anni scorsi perché si è trattato
di qualche centinaio, ovvero di poche decine di immigrati.
Le condizioni igieniche in cui si trova l'isola, in cui si trovano
questi uomini, queste donne, questi bambini - la gran parte sono
uomini di un'età che va dai 20 ai 30 anni - è veramente
incredibile, è veramente indicibile. Arrivano in questi barconi 50,
100, 150, 200 immigrati clandestini e, se non vengono trasferiti su
una motovedetta della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza,
dopo aver attraccato al molo, vengono perquisiti nel centro CIE -
che ne dovrebbe ospitare 850, mentre ve ne stanno stabilmente circa
1500-2000 -, vengono precariamente identificati in quanto sono
privi di documenti; declinano le loro generalità, salvo poi
verificare, se hanno diritto di ottenere asilo - perché
sicuramente tutti lo chiederanno - nei luoghi di nascita, molto
spesso si tratta di piccole città della Tunisia. La gran parte di
loro - come sapete - provengono dalla Tunisia ma si sono già
verificati sbarchi di Somali e di Eritrei che, per ragioni di
conflittualità religiosa, sono stati dirottati due giorni fa
sull'isola di Linosa. Sono, quindi, identificati alla meglio, gli
si dovrebbe poi assicurare un alloggio, il vitto e condizioni
igieniche che, trattandosi - come vi dicevo - di cinque, sei o
settemila persone, non possono essere assicurati.
Allora, queste persone, questi uomini che quando sbarcano in
Italia baciano terra - li abbiamo visti baciare terra perché
credono di avere trovato, di avere quasi toccato il Paradiso
terrestre - sono costretti a vivere in condizioni di assoluta
precarietà all'addiaccio; alcuni sulla collina, ormai
soprannominata della vergogna , sovrastante il porto di Lampedusa,
cercano di improvvisarsi una tenda utilizzando pezzi di plastica,
qualche coperta, qualche cartone. Sapete bene che non possono
disporre di servizi igienici e, quindi, immaginate cosa succede da
quelle parti.
Non dispongono di acqua per potersi lavare.
Il nostro Servizio sanitario fa la sua parte con una generosità
straordinaria.
Io mi sento di ricordare il nome del dirigente sanitario, dottor
Bertolo, che è un lampedusano che va sbattendo dal primo approccio
che si ha in una tenda per chi ha dei problemi gravi, al
poliambulatorio, alle varie strutture in cui vengono assistiti
coloro i quali hanno dei sintomi che inducono il servizio sanitario
a ricoverarli, a visitarli, molto spesso ad assisterli. Vi dico,
tra parentesi, che si registrano incredibilmente moltissimi casi di
diabete giovanile e molti casi di Parkinson in uomini che hanno dai
venti a trenta anni. Nella ex base Loran, che era una base della
NATO, ora della Marina, sono invece ricoverati ragazzi e alcune
donne.
Queste persone ricevono due pasti al giorno, ovviamente senza
regolarità negli orari, perché la struttura che produce i pasti,
sulla cui bontà non è il caso di soffermarci, riesce a produrre
quelli che servono nell'arco, non dico delle ventiquattro ore, ma
di sedici, diciotto ore sicuramente, per cui qualcuno pranza alle
10.00 del mattina, altri alle 18.00 del pomeriggio.
Le condizioni di questa umanità sono francamente incredibili,
insostenibili.
Non c'è un'emergenza sanitaria nel senso che non c'è nessuna
epidemia; si verifica però che molti di questi uomini contraggono
bronchiti, faringiti, hanno attraversato il Mediterraneo in quelle
condizioni e poi la notte c'è un freddo cane anche a Lampedusa,
molto spesso con la pioggia, e questo li espone al rischio di
queste o di altre malattie. Non sappiamo se sono affetti da
parassitosi e, quindi, che la situazione igienico-sanitaria sia più
che grave è sicuramente sotto gli occhi di tutti.
Dopodiché, certamente, c'è da esaminare la condizione soprattutto
dei cittadini di Lampedusa.
Vedete, Lampedusa è un'isola a tutti gli effetti tunisina, non
soltanto per la preponderanza degli immigrati rispetto agli
abitanti, settemila rispetto a cinquemila. Non tanto per questo,
quanto perché ormai le madri e, molto spesso, anche i figli - c'è
grande preoccupazione nel mandare i bambini a scuola - stanno a
casa perché questi uomini di venti o trenta anni sono per tutte le
strade; occupano tutti i bar perché hanno qualche euro che si
portano appresso, per cui consumano qualche caffè o acquistano le
sigarette o, per integrare, quando possono, quel vitto, acquistano
anche roba da mangiare. La gente sta chiusa dentro.
Sapete che, domenica sera, c'è stata una prima aggressione: alcuni
di loro sono penetrati nella casa di un lampedusano, lo hanno
derubato, lo hanno aggredito e poi hanno lasciato la casa.
Un caso analogo si è verificato ieri.
Certo, c'è grande tensione fra gli immigrati perché hanno sentito
- conoscono il francese e parecchi di loro parlano anche l'italiano
- che si parla di rimpatrio forzato e, chiaramente, sono più che
preoccupati di dover tornare nel luogo da cui sono partiti.
Quindi, vi dicevo, le condizioni più che precarie di sicurezza, le
condizioni di libertà che non è assicurata ai cittadini lampedusani
che, appunto, preferiscono non mandare i bambini a scuola e restare
a casa.
Aggiungo che i pescatori non vanno in mare, per diverse ragioni:
molto spesso le loro barche sono occupate dai clandestini e, poi,
non si sentono di lasciare a casa mogli e figli in quella
situazione, per andare in mare per molte ore.
Lo stesso discorso vale, oltre che per l'attività dei pescatori,
per il sistema turistico e per tutto quello che ruota attorno al
turismo dell'isola. Le disdette hanno riguardato il periodo
pasquale e non vi è dubbio che, se questa situazione dovesse
continuare nel tempo, toccherebbe anche il turismo di tutto il
periodo estivo.
Io sono stato là, come vi dicevo, domenica e lunedì e ho
incontrato le varie categorie; ho ringraziato per lo straordinario
lavoro i volontari, tutti gli uomini delle forze dell'ordine,
quanti della sanità siciliana e della nostra Protezione civile sono
impegnati là, devo dirvi con molta franchezza, giorno e notte;
l'amministrazione comunale; il sindaco che cerca di barcamenarsi
fra spinte diverse: chi vuole scendere in piazza, chi vuole
tranquillizzare, perché la situazione è più che critica.
Già domenica ho sentito il Presidente del Consiglio che ha
assicurato un impegno, un intervento straordinario, e la
convocazione del Consiglio dei Ministri.
Mi sono offerto di relazionare, così come sto facendo a voi, anche
se certamente la situazione non è sconosciuta perché il Commissario
per l'emergenza interviene attraverso una persona che lo
rappresenta, il vice prefetto di Agrigento, che coordina
l'intervento e l'iniziativa e che, naturalmente, riferisce e
relaziona continuamente. Domani ci sarà una riunione del Consiglio
dei Ministri, e ho chiesto di partecipare se si dovessero trattare
argomenti, come da Statuto/Costituzione della Repubblica, che
riguardano la Sicilia e per i quali è dovuta la presenza del
Presidente della Regione, per dare un contributo che sicuramente
può essere utile non fosse altro perché, al di là di quel che
leggiamo sulla stampa o che ci riferiscono, ho avuto la possibilità
insieme a tanti, anche di voi, di toccare con mano quello che si
sta verificando da quelle parti.
Abbiamo avuto notizia che domani l'isola dovrebbe essere evacuata,
se così si può dire, nel senso che domani, nel pomeriggio o nella
mattinata, dovrebbero partire da Lampedusa i cinque, sei,
settemila immigrati che attualmente sono lì, si trovano lì ad
occupare l'Isola.
Ripeto anche qui che questa è una misura indispensabile,
fondamentale, perché i lampedusani possano rimpadronirsi della loro
terra e riprendere il loro lavoro e la loro vita normale.
Ma naturalmente questo non basta. Ci siamo resi conto la domenica
sera che, dopo che alcune navi hanno portato via circa mille
persone, nel corso della nottata ne sono tornati sull'isola forse
1200.
Se domani seimila, settemila - non so a quanto arriverà il numero
degli immigrati - saranno portati via, potranno essere reintegrati
nello stesso numero, se non di più, nella giornata di domani o
nella notte successiva. Non c'è dubbio, quindi, che questa misura
non è sufficiente.
Di proposte se ne sono sentite tante.
Io ritengo che sia possibile, rispettando le norme del diritto
internazionale e dei vari accordi che il nostro Paese ha
sottoscritto in materia di diritti dei profughi e di quanti
rischiano la vita, fare due cose. E quando ieri ho sentito
telefonicamente il Ministro degli interni ho detto che,
naturalmente, la Sicilia è pronta a fare fino in fondo la sua
parte.
A mio avviso, la soluzione migliore è una: attualmente all'Isola
viene assegnata una funzione che non è in condizione di assolvere,
ossia ricevere questi 18000-20000 immigrati, di cui 6000-7000 si
trovano lì permanentemente. Allora si faccia svolgere questa
funzione ad una sorta di isola avanzata sul mare verso sud,
costituita da una, due, tre navi da crociera, portaerei, traghetti
che lì si trovano, sui quali, piuttosto che farli scendere sul molo
di Lampedusa, imbarcare gli immigrati e lì, a bordo di queste navi,
controllatissime, perché ci sarebbero uomini dell'Esercito, della
Marina, delle forze dell'ordine, fare le identificazioni, le
perquisizioni, rifocillare questi uomini e poi da lì, con delle
navi o utilizzando l'aeroporto di Lampedusa, fare la spola con le
destinazioni finali dove questi uomini andranno, dove sono
destinati.
Leggo una nota in cui si dice che, per impegni del Presidente del
Consiglio, il Consiglio dei Ministri previsto per domani si terrà
giovedì.
Intanto, non è necessario il Consiglio dei Ministri perché si
possa realizzare il fatto che sei navi molto grandi vadano a
Lampedusa, a partire da stanotte o forse domani, per portar via gli
immigrati. Ripeto, questa evacuazione non servirà a nulla in ordine
al dramma di Lampedusa se, nel frattempo, non si assicura in mare
una sorta di piattaforma offshore costituita da navi che assolva
alla funzione che Lampedusa, nonostante si trovi in una crisi
drammatica, non poteva e non può assolvere.
Ovvero, altra soluzione: molti di questi immigrati, come ben
sappiamo e abbiamo visto, vengono condotti a riva, sul molo del
porto di Lampedusa, trascinati e assistiti dalla Guardia costiera.
Se sono nelle condizioni di navigare ancora, arrivino nella
terraferma, se per terraferma vogliamo intendere i porti siciliani.
Visto che le barche a 20, 30 o 50 miglia rischiano di affondare,
molti di loro vengono portati a bordo delle motovedette.
Allora queste motovedette, come è accaduto fino ad oggi, piuttosto
che attraccare nel porto di Lampedusa, si rechino in un porto
siciliano o in più porti siciliani, dove si possono assolvere
quelle funzioni di cui parlavamo per poi destinare gli immigrati
verso una meta finale.
Abbiamo letto delle dichiarazioni offensive, che non condividiamo,
che vanno riassunte in due parole che francamente non vorrei
ripetere fuori dai piedi questi immigrati dal nord, piuttosto
che usare altri termini, come il leader della Lega ha pronunciato
qualche ora fa.
Ci eravamo impegnati diversamente: la collaborazione, la
solidarietà, il senso di appartenenza di tutte le regioni e di
tutto il popolo italiano ad un'unica Italia, ci faceva assumere
l'impegno che questi previsti 50 mila immigrati, tanti ne prevedeva
arrivassero in Italia il ministro degli Interni, fossero
distribuiti in ragione di mille per ogni milione di abitanti di
ciascuna regione. Abbiamo in Sicilia cinque milioni di abitanti,
quindi cinquemila; in Lombardia ci sono nove milioni di abitanti,
quindi novemila e così via.
Si disse allora, salvo l'eccezione, comprensibile e condivisa,
dell'Abruzzo, altre eccezioni no.
Ora leggiamo che parlare di tendopoli in Val Padana sarebbe una
provocazione.
La Val Padana è la pianura attorno al Po, un po' il Piemonte, un
po' la Lombardia, un po' il Veneto, e perché non anche le
tendopoli
Dico questo perché sappiamo che questa vicenda rischia di
risolversi in un danno irreparabile per la nostra Isola, per la
nostra gente e per la nostra economia; il danno è irreparabile per
il nostro Paese. Nei giorni scorsi mi è capitato di incontrare non
soltanto i corrispondenti di tutti i giornali nazionali e di tutte
le emittenti locali e nazionali, ma anche i corrispondenti delle
televisioni degli Stati Uniti come della Germania, della Svizzera
come della Francia, dell'Inghilterra come dell'Argentina o dello
stesso Giappone, i quali hanno, attraverso le riprese di quel che
accade a Lampedusa, un'idea del nostro Paese che, francamente, non
è un'idea decorosa. Per cui - se non si usano, quando serve, i toni
forti - é indispensabile usare toni forti nell'interesse della
Sicilia. Alziamo i toni, tutti
Per carità, nessuno sobilla. I lampedusani hanno dato da mangiare
ai tunisini, hanno dato loro coperte, hanno dato loro riparo; il
Sindaco ha ospitato a casa sua una ventina di donne, i bambini sono
stati ospitati, ovviamente, in una sede parrocchiale, la Caritas e
quant'altri offrono ospitalità e danno aiuto a questa gente.
Ma non si risolve così il problema, e il danno per la nostra
economia è impareggiabile.
Nel pomeriggio di oggi, come ho avuto modo di dirvi, ho ricevuto
i sindaci di ben altra parte della Sicilia, della Sicilia
orientale, i quali mi dicono che nella fascia Jonica le disdette
fioccano tanto quanto a Lampedusa, così come rischiano di esserci,
a maggior ragione, nell'area di Trapani.
Abbiamo sostenuto anche qua - penso che il Governo non abbia
nessuna difficoltà, ora che il comando di queste operazioni
militari è passato sotto il controllo della NATO - ad esaminare
l'ipotesi - per carità, non compete a me dirlo, ci saranno delle
difficoltà, non c'è dubbio che riguardano la difesa, che riguardano
i sistemi di controllo radar o non so che - noi abbiamo una base,
esclusivamente militare, e un aeroporto solo militare a Sigonella,
mentre Birgi, come ben sappiamo, rischia di perdere il flusso
turistico del periodo estivo che, ovviamente, è gravemente
compromesso dalla chiusura ai voli civili di un aeroporto quale
quello di Birgi.
So della manifestazione di oggi e credo riguardi tutti i sindaci e
i cittadini di tutte le parti politiche.
Ho saputo poco fa che diciotto delle località di partenza degli
aerei che arrivano a Birgi (sono 76), non vorrei sbagliarmi, sono
stati riattivati, cioè l'aeroporto torna a funzionare per
l'aviazione civile. Non entro nel merito e ne prendo atto con
piacere; onestamente non so con quale tranquillità un cittadino
tedesco atterra in un aeroporto dal quale decollano o atterrano
anche aerei militari.
Ritengo che se questo è un primo passo perché poi tutto il
traffico militare, eventualmente, si trasferisca a Sigonella ben
venga tempestivamente, anche questo tempestivamente perché si può
fare, solo perché si può fare.
Così come quante navi torpediniere piuttosto che portaerei o porta
elicotteri a tutto ponte - mi pare che si chiami Garibaldi - o
traghetti si possono dirottare per assolvere quella funzione dalle
parti di Lampedusa.
Sapete ancora, e lo dico senza nessuna polemica in questo caso,
che anche Caltagirone, il Calatino, è toccato da un altro fatto
che, indubbiamente, deve farci intervenire. Io lo faccio in temine
di proposta: lì devono andare i richiedenti asilo. I richiedenti
asilo, sapete bene, che sono liberi di uscire. I richiedenti asilo
sono stati integrati dagli immigrati, gli immigrati temono di
essere forzosamente riportati a casa e fuggono, come fuggono da
Manduria.
A Manduria ne fuggono a centinaia e cercano di integrarsi,
clandestinamente.
I richiedenti asilo, che sono destinati al 75 per cento, ad
ottenere l'asilo, cercano l'integrazione abitativa e lavorativa; in
altre parole, da quelle parti, nelle città e nelle campagne - non
era difficile temerlo - indubbiamente le condizioni di sicurezza
sono tali per cui il nostro sistema economico e sociale ne risente
più che negativamente. Così come le altre scelte.
Offrire collaborazione e chiedere condivisione vuol dire non
trovarsi, come può capitare - ma perché, per quale motivo? -
cinquemila profughi, cinquemila immigrati clandestini, d'accordo
siamo pronti a prenderli e se sono seimila, in un'ottica di
collaborazione rispetto a cinquantamila. E se fossero duecentomila?
Ci faremmo carico della nostra parte
Ma perché vedere in televisione così, di punto in bianco, che
andranno a Chinesia, aeroporto dismesso del Trapanese piuttosto che
- leggevo stamattina - Caltanissetta o scoprire che andranno a
Messina piuttosto che ad Enna?
Bisogna concordarlo, e concordarlo vuol dire parlare con i
sindaci, preparare le comunità, perché non c'è dubbio che su
questo, lo dico francamente, così come io sono contrario all'uso
militare di un aeroporto, quando ne abbiamo uno esclusivamente
militare, così come ho espresso il mio dissenso sul campo di Mineo,
così come ritengo che sia una proposta dire che è giusto che noi
facciamo la nostra parte sui cinquantamila, sui centomila, sui
duecentomila immigrati.
Non mi metto a dire, guai, non appartiene alla nostra cultura:
fuori dai piedi , respingiamo o quant'altro. Ma che lo si
condivida, che si coinvolgano la nostra cittadinanza, le nostre
istituzioni locali; credo che serva a tutti; così come devo dire
con molta franchezza che, accanto ad una inadeguatezza della
risposta della prevenzione - che poteva essere attuata visto che si
prevedeva questo esito definito, tra virgolette, biblico - dire
l'Europa non c'è .
L'Europa non c'è da quando si parla di area di libero scambio -
dov'è quest'area di libero scambio? -, da quando si parla di
politiche a favore della Tunisia o del Marocco, laddove si sarebbe
dovuto intervenire finanziariamente per impiantare attività che
avrebbero consentito a quei cittadini di trovare lì un lavoro
dignitoso e condizioni di vita accettabili; così come,
obiettivamente, noi facciamo parte dell'Europa, così come facciamo
parte della NATO. Ma scusatemi, se la NATO o quanti altri o gruppi
ristretti o l'Europa ci ignorano, perché non farci valere?
Potremmo non essere solidali col nostro Governo e col nostro Paese
nei consessi internazionali, piuttosto che vivere questa condizione
- penso che siamo d'accordo - nella quale non si sa se siamo in
guerra o se siamo in pace. Non so se siamo in guerra perché non so
quale funzione stanno svolgendo, dal punto di vista militare, i
nostri aerei di intercettazione, di interdizione dei radar, forse
all'inizio; non siamo in pace perché si sa bene che c'è una base
militare messa a disposizione.
Io ritengo che anche in questo campo, visto che non siamo la
Svezia ma siamo qui, in mezzo al Mediterraneo e a qualche centinaio
di miglia dalla Tunisia, come dalla Libia, una nostra presa di
posizione sia indispensabile. Cosa facciamo?
Dal primo momento, un mese fa, tre settimane fa, abbiamo aiutato
l'amministrazione di Lampedusa con un grosso contributo a favore
del sistema economico, soprattutto dei pescatori che avanzavano
alcune rivendicazioni. Abbiamo potenziato il sistema sanitario;
abbiamo assicurato un secondo elicottero che già ha salvato la vita
due eritree che avevano minacce di aborto nell'isola di Linosa,
abbiamo lì la nostra Protezione civile; abbiamo rifornito di
seimila metri cubici di acqua l'isola; stasera c'è stato un tira e
molla: serve, non serve, chi paga, chi non paga , e lì abbiamo
messo a disposizione una nostra grande cucina da campo perché ci
mettiamo a cucinare, rispettiamo un'autorità che sta sull'isola e
che deve disporre se usarla o non usarla, se usare l'acqua e in
quale quantità e in quale misura; ricoverare i bambini, così come
si è disposto.
Stamattina qualcuno, in un confronto televisivo, ha detto:
portatevi i bambini a Palermo .
Sicuramente ce li portiamo Rispetto loro che hanno disposto che
restino in quella base dove, devo dirvi, rispetto al centro abitato
e a questa collina della vergogna almeno i ragazzi e le donne
sono trattati dignitosamente.
Abbiamo chiesto il Consiglio dei Ministri - che slitta a giovedì -
, abbiamo oggi insediato una giunta che resta convocata, a tutti
gli effetti, fino a quando il nostro Governo non darà una risposta
esauriente per risolvere questo drammatico problema.
Stiamo facendo tutto questo, se serve, talvolta alzando i toni,
perché è indispensabile che si intervenga, e si intervenga subito,
non per scaricarci di responsabilità, che ci assumiamo tutti,
nell'interesse soprattutto del popolo siciliano, poi ci sono i
cittadini di una provincia piuttosto che di Lampedusa e tra di
loro, tutti, l'Amministrazione e le madri in maniera particolare.
Spero ci possa essere da parte di ciascuno di noi l'assunzione di
una responsabilità che ci comporta di fare fino in fondo il nostro
dovere, e da parte del popolo siciliano che questa Assemblea e i
novanta rappresentano per intero un atteggiamento unitario e forte
perché ciascuno faccia la sua parte.
Dal Governo nazionale ci aspettiamo risposte precise per
l'evacuazione e per la liberazione definitiva di Lampedusa, come
iniziative per Birgi, come iniziative per Mineo.
Abbiamo fatto delle proposte, tutte percorribili, che per altro
risolvono i problemi, hanno dei costi finanziari e umani molto più
bassi di quelli che fino ad oggi si sono affrontati.
Mi auguro, mi aspetto, chiedo che queste risposte vengano, che
vengano tutte, ne sono certissimo, signor Presidente e onorevoli
colleghi, da questo Parlamento, smussando gli angoli delle
diversità, che certo non tendo ad annullare, anzi, ma che in questo
caso è indispensabile vengano cancellati dalla nostra cultura e dal
nostro linguaggio. Così ci faremo sentire meglio e avremo le
risposte e daremo le risposte che servono al popolo siciliano.
Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Sulle dichiarazioni del Presidente della Regione può
intervenire un deputato per Gruppo, eccezionalmente per i gruppi
parlamentari più numerosi due deputati.
E' iscritto a parlare l'onorevole Di Benedetto. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vicenda
che riguarda il flusso di immigrati in Italia ormai si trascina da
diversi giorni, quasi da cinquanta giorni.
Un mese fa siamo stati a Lampedusa con una delegazione del Partito
Democratico e abbiamo trovato una situazione grave, ma non
esasperata come quella di adesso e, incontrandoci con i terminali
del Governo, avevamo già preavvertito quello che sarebbe successo.
In quel momento, nel centro di accoglienza di Lampedusa, si
trovavano 1030 immigrati, un centro di accoglienza che poteva
ospitarne 850; ma il pericolo che abbiamo avvertito era quello che
sarebbe successo dopo alcuni giorni, dopo poche settimane.
Eravamo profeti prevedibili in questo caso: infatti, il dramma si
è consumato, e si è consumato dopo le assicurazioni che venivano
date secondo cui tutto era sotto controllo.
Abbiamo verificato, stiamo verificando in questi giorni l'assoluta
incapacità del Governo nazionale ad intervenire; ma io direi di
più: forse non solo l'incapacità, ma la non volontà del Governo
nazionale nei giorni scorsi, nelle settimane scorse ad intervenire.
Il Presidente della Regione ha dato un quadro, sia pur sommario ma
rappresentativo, della situazione che è in atto a Lampedusa.
Ieri anch'io, con una delegazione di colleghi e di parlamentari
nazionali del Partito Democratico, mi sono recato a Lampedusa. Lì
si vive un dramma inumano
Abbiamo visto migliaia di persone, perché di persone si tratta e
non di clandestini, buttati su un molo, stare lì avendo come
servizi igienici le bottiglie dell'acqua vuote, a utilizzare il
terreno circostante per i fabbisogni fisiologici, senza un tetto,
senza una coperta, ma sempre lì a stazionare in queste condizioni,
da giorni e giorni, dopo le sofferenze del viaggio e le sofferenze
che hanno preceduto il viaggio. Non pensiate che un cittadino
tunisino la mattina si alza da casa propria, si fa la doccia, la
colazione, si veste e dice ora me ne vado in Sicilia'.
Sono persone che da giorni, da settimane, stazionano negli
imbarchi della Tunisia, stazionano negli imbarchi della Libia; lì,
forse, in condizioni migliori rispetto a quelle in cui sono
trattate nell'isola di Lampedusa, con un clima teso a creare
volutamente l'emergenza.
Sapete quanta gente c'è, quanto personale amministrativo c'è a
svolgere il servizio di prima identificazione? Uno, due funzionari,
alternativamente, per identificare seimila immigrati.
E assistiamo, nel centro di accoglienza, a centinaia di immigrati
seduti in paziente attesa di essere chiamati per avere una prima
identificazione. Questo è uno stato di barbarie Dovremmo
vergognarci come persone civili, come Stato civile, per il modo in
cui stiamo trattando degli esseri umani.
Altro che discutere Io credo che, meritatamente, l'Italia, il
Governo italiano dovrebbe essere deferito alla Corte europea dei
diritti umani. Non è un trattamento che si riserva ad esseri umani
quello che stiamo offrendo, quello che lo Stato italiano sta
offrendo agli immigrati sbarcati a Lampedusa. Millecinquecento nel
centro di accoglienza, quattromila sparsi per l'isola, che cadono
per la strada, a terra, li abbiamo visti con i nostri occhi,
stanchi, stremati dalla fatica.
Siamo in una situazione di bolgia infernale, con una assoluta
assenza di regia
Migliaia di persone in attesa di un pasto che arriva, che non
arriva. I pasti affidati a un Centro che è in grado di produrne 850
al giorno e deve farne 6000. Questa è la situazione.
Va dato merito agli abitanti di Lampedusa che, se non fosse stato
per loro, se non fosse stato per la loro capacità di accoglienza,
di solidarietà umana, ben diversi drammi avremmo avuto in questi
giorni. E il merito va pure alla Caritas di Lampedusa che abbiamo
incontrato sull'isola, che si prodiga con i volontari, che dà quel
minimo di conforto possibile, una possibilità di coprirsi, un
lenzuolo, una bevanda calda. Di questo stiamo parlando, del grande
senso umanitario e di solidarietà che riesce ad avere il popolo di
Lampedusa e il popolo siciliano.
Eppure, nonostante questo spirito umanitario, nell'isola crescono
le tensioni sociali.
La gente è preoccupata per la sicurezza, così come giustamente
sono preoccupati i cittadini di Mineo o dell'area del Catanese che
ospita gli immigrati. Immigrati che a Lampedusa sono clandestini e,
poi, quando arrivano a Mineo, senza neanche una identificazione,
diventano improvvisamente richiedenti asilo e, quindi, persone
affidabili. C'è una finzione da parte del Governo nazionale che non
riesce a dare a queste persone una identità e - bisogna dirlo -
questa è la triste conseguenza dell'avere introdotto, con la Bossi-
Fini, il reato di clandestinità.
A Lampedusa sono preoccupati. Sono preoccupati per la sicurezza,
per la propria prospettiva economica, per il futuro lavorativo; non
a caso le donne si sono incatenate; c'è un consiglio comunale
convocato permanentemente, notte e giorno; i lampedusani aspettano
fiduciosi domani e, se domani non ci sarà il completo sgombero
dell'isola, giovedì partirà lo sciopero generale.
Sapete cosa significa? Lampedusa esploderà, chiuderanno alberghi,
ristoranti, negozi, anche quel minimo conforto che può venire agli
immigrati dall'acquisto di qualche prodotto non sarà possibile; ci
sarà un problema legato anche alle forze di sicurezza e ai
volontari presenti che lì si stanno adoperando con grande
abnegazione. E sarà un problema vero.
Probabilmente qualcuno condannerà un gesto di questo tipo, ma
diventa un gesto giustificato sicuramente dall'esasperazione perché
questa situazione si è voluta creare.
Don Stefano, il responsabile della Parrocchia, ci ricordava che
nel 2008 sono arrivati a Lampedusa 35 mila immigrati, e non sparsi
con arrivi di dieci, quindici al giorno, ma come arrivano ora a
gruppi di cinquecento, di mille, ed oltre, e non c'è stato questo
stato di degrado e di vergogna.
Qui si è voluta creare realmente l'emergenza, ma il Governo
nazionale ce lo ha anche detto. Chi di noi ha sentito il ministro
La Russa alla trasmissione televisiva Annozero ha colto con
chiarezza le parole in cui emergeva con forza e con nettezza il
fatto che cinquantamila posti per i rifugiati libici, che stavano
creando, non potevano essere utilizzati per i profughi tunisini e
che bisognava lì creare l'emergenza per far capire che non bisogna
venire in Italia e ricattare così l'Europa.
Il fatto vero è che il Governo nazionale ha tentato di fare
rimanere un problema siciliano e un problema europeo la questione
di Lampedusa e degli sbarchi, senza assumere con senso di
responsabilità che, in primo luogo, era ed è un problema nazionale,
un problema dell'Italia non un problema siciliano. Ora sollecitano
anche la rivolta degli immigrati, ma bisogna stare attenti in
questi momenti alle parole quando si annunciano i rimpatri forzati,
impossibili da realizzare, impossibili perché la Tunisia, per
quello che è successo, non ha più anagrafe né uffici di stato
civile dove identificarli e bisogna trovare riscontro nel Paese che
deve accoglierli o riprenderli per stabilire che quelli sono
cittadini tunisini.
Questo non è possibile in molte realtà e in molti paesi dove gli
archivi sono stati bruciati, sono stati dati alle fiamme, dove non
esistono più
C'è un problema di cui bisogna realmente rendersi conto, ma ciò
rischierebbe di sollecitare la rivolta da parte di chi, ora, si
trova a Lampedusa.
Quindi, onorevole Presidente, un'immediata evacuazione dell'isola
e provvedimenti seri che facciano in modo che lì non si crei più
questa situazione, o la postazione avanzata o soluzioni per cui chi
arriva lì venga immediatamente portato in altre parti dell'Italia,
non necessariamente in altri porti della Sicilia ma in altre parti
dell'Italia che deve farsi carico di questa questione che
continuerà.
Le vicende della Libia che evolvono ci presenteranno un problema
drammatico nelle settimane e nei mesi a venire. E' un fenomeno
inarrestabile che non si ferma con il reato di clandestinità, anzi
lo alimenta e lo rende maggiormente presente e maggiormente grave.
Accanto a questo occorre prevedere, superata l'emergenza, forme di
ristoro per l'economia dell'isola che devono essere a carico della
Regione, ma soprattutto devono essere a carico dello Stato, a
partire dall'idea lanciata dal nostro Segretario di una zona franco-
urbana a Lampedusa che consenta di ripartire con l'attività
economica e dare garanzie ai cittadini.
L'economia è in crisi: già Alitalia, la do come notizia, ha
dimezzato i voli del piano estivo per l'isola di Lampedusa. A
questo ci troviamo, la nostra Sicilia necessita di uno sforzo e di
una volontà congiunta del Parlamento siciliano che rivendichi i
giusti diritti dei siciliani, al di là delle appartenenze, nei
confronti di un Governo nazionale che deve non solo aprire gli
occhi ma sbracciarsi e adoperarsi per una parte dell'Italia. La
Sicilia è Italia, se lo ricordino a Bolzano, se lo ricordi la Lega
Lombarda, noi lo sappiamo e lo affermiamo con forza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che
faremmo un grande errore, che questo Governo farebbe un grande,
incredibile, straordinario errore se pensa di affrontare il
problema dell'emigrazione con la politica dei restringimenti.
Io credo che o saremo in grado, come Europa, di governare le
grandi, epocali migrazioni umane o saremo travolti dalla
disperazione e dalla speranza di uomini che non chiedono altro che
di vivere.
Vedete, in fisica c'è una legge: il freddo va verso il caldo; é
una legge della fisica che nessuno può controvertire. Se qualcuno
pensa di impedire, di frenare chi ha fame verso i luoghi in cui ci
si può ristorare, fa un grande, enorme, incredibile errore.
Noi rischiamo di essere travolti dagli accadimenti della modernità
e della globalizzazione. Negli ultimi sei anni sono arrivati sulle
coste di Lampedusa ben ventunomila migranti l'anno in condizioni di
assoluta normalità. Vorrei ricordare a questo consesso che,
all'interno della questione della migrazione, vi è una questione
femminile e una questione dei minori. Questa Italia mediatica si
occupa di casi singoli e di uomini singoli e di bambini singoli.
Ebbene, i colleghi devono sapere che ben 1500 bambini l'anno su
ventunomila, erano bambini non accompagnati. Questi bambini oggi
diventeranno diecimila.
Per questi diecimila bambini avverrà quello che è avvenuto per
1500 bambini del passato: dovete sapere che scappavano, dopo una
settimana di permanenza nelle nostre comunità per minori, e
diventavano camminatori invisibili in Italia, perché questi ragazzi
non facevano altro che cercare di ricongiungersi al loro nucleo
familiare diventando preda della mafia, preda dell'illegalità,
preda della prostituzione. Il nostro compito, prima di ogni altro,
è da una parte respingere l'assalto ad un'isola che ormai non é più
in condizione di accoglierli, dall'altra parte abbiamo il compito
di chiedere a questa Europa e a questa Italia di essere solidali
nei confronti di tante famiglie che oggi ci chiedono aiuto.
Signor Presidente, io penso che dobbiamo fare lo sciopero generale
a Palermo, non a Lampedusa. Penso che questa Sicilia debba
rivoltarsi tutta, a partire dal suo capoluogo, contro la
disattenzione e l'inutilità di un Governo, prima di sinistra, e
vorrei ricordare che Ferrero, quando abbiamo proposto di realizzare
i CAO, i Centri di Accoglienza e Orientamento, fu sordo e pensò ai
rom di Milano, ai rom di Torino, e non accolse il nostro progetto
dei Centri di Accoglienza e Orientamento che pensavano di dare
risposta ai tanti giovani che arrivavano. E lo avevamo chiesto
anche ai nostri imprenditori, a chi ha un rapporto con l'industria
italiana ed europea, accertando cosa si potesse fare in termini di
solidarietà per questi giovani che vogliono raggiungere il loro
clan familiare, che possano essere accompagnati, dopo
l'identificazione, attraverso percorsi di legalità e, soprattutto,
sarebbe opportuno che ad accoglierli ci fossero assistenti sociali
originari di quei luoghi, capaci di parlare le lingue, ricordandoci
che questi ragazzi fuggono perché nessuno li accoglie, perché
nessuno sa perfino comunicare e parlare con loro.
La seconda cosa è dar loro un nome virtuale perché si chiamano
tutti Mohamed, tutti dicono di essere al di sotto dei 18 anni e
tutti dicono di non avere padre e madre. Spesso le madri della
Tunisia, del Marocco, dell'Algeria mandano i loro figli senza
accompagnarli proprio per dargli una speranza.
Signor Presidente, occorre incontrare i Consoli presenti nel
nostro territorio, realizzare un tavolo dei Consoli magrebini. E,
sa perché? Perché hanno già dato la disponibilità a long list di
famiglie originarie marocchine, tunisine, algerine, presenti nel
nostro territorio e pronte ad adottare questi bambini. Abbiamo
bisogno di comunità multietniche.
Lo dico ai nostri assessori, soprattutto al nostro assessore alla
famiglia.
Occorre fare in modo che le nostre comunità per minori aprano le
porte ai bambini migranti in una dimensione, ovviamente,
contenibile in questa Sicilia - parliamo di 1000, 1500 bambini,
1500 giovani, e possano esservi nelle nostre comunità specializzate
assistenti sociali e psicologi capaci di assistere questi ragazzi.
Occorre un accordo con gli industriali che lavorano in Tunisia e
in Algeria, con i nostri industriali che lavorano per realizzare
strade e viadotti in quelle terre perché, se vogliamo veramente
esprimere la solidarietà, dobbiamo farlo in termini di formazione,
e dopo tre mesi rimandarli a lavorare nella loro terra, come
saldatori, come tubisti, dopo un accordo che l'imprenditoria
europea può fare per accogliere questi ragazzi formati.
Questa è vera politica di accoglienza, che accolga la
disperazione. Ecco perché siamo dell'avviso che, invece di creare
dei lager istituzionali, occorre fermare questi giovani, queste
donne e questi uomini al largo di Lampedusa, dare loro un nome,
anche virtuale, e stabilire con loro percorsi personalizzati che,
in qualche misura, diano loro una speranza.
Signor Presidente, dobbiamo chiedere lo stato di emergenza
nazionale su questa vicenda perché è talmente grande e talmente
epocale che la Sicilia deve assolutamente coinvolgere l'Europa,
affinché i tanti fondi che arrivano all'Italia raggiungano anche la
Sicilia.
Non è vero che non arrivano fondi, signor Presidente, posso
assicurarle che la Conferenza Stato-Regioni ha distribuito risorse
economiche non indifferenti, che sono andate al Nord, per i nomadi
e per i rom delle grandi aree metropolitane mentre, quando
bisognava pensare alla Sicilia, nessuno ci ha pensato. Questi sono
dati di fatto.
Infine, penso che esiste anche un problema sanitario, per sapere
se i ragazzi hanno più o meno di diciotto anni si fa la
densitometria ossea.
Signor Presidente, l'assessore per gli enti locali ha fatto il
calcolo di quanto costa alla Sicilia un bambino? Lo sappiamo tutti
che i ragazzi, una volta che vengono affidati dal giudice tutelare
ai nostri Comuni e restano nelle nostre comunità costano ai Comuni
decine di milioni di euro?
Cosa importa allo Stato italiano, per il quale sembra che la
Sicilia stia altrove, se poi a pagare sono i Comuni siciliani che
devono accogliere questi bambini o devono acquistare le loro bare
mettendo ancor più in crisi le casse comunali, tenuto conto che
devono ospitare ope legis questi bambini?
Ebbene, in questi giorni gli sbarchi non sono solo a Lampedusa, ma
stanotte ce ne sono stati a Marina di Modica, a Pozzallo, e fra
qualche giorno probabilmente anche a Trapani. Questi profughi
arriveranno in tutti i porti; ma stiamo attenti a farli arrivare in
tutti i porti perché rischieremmo di ammazzare il nostro turismo.
Noi dobbiamo bloccare questa avanzata verso la nostra Terra.
La dobbiamo bloccare con navi come l'Achille Lauro, navi che sono
state dismesse e che possono accogliere sino a cinquemila persone,
degnamente, al largo di Lampedusa per poi ridistribuirle nel
territorio nazionale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a rispettare i tempi
regolamentari.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, rientrerò certamente nel tempo
assegnatomi dalla Presidenza perché ritengo che l'intervento del
Presidente Lombardo abbia dato uno stimolo all'Aula per porre in
essere, a conclusione di questo dibattito, un intendimento comune e
costruttivo che porti una voce unica del Parlamento e del Governo
siciliano al Consiglio dei Ministri, nel momento in cui questo -
come è mio auspicio e lo dico fin da subito - dovesse tenersi con
la presenza che io giudico, in questo caso, necessaria da parte del
Governatore della Sicilia.
L'intervento del presidente Lombardo è stato un intervento pacato
e costruttivo.
Il Governo regionale, come è giusto che sia in un caso come
questo, ha anche prospettato delle soluzioni. E' chiaro che le
soluzioni non competono al Parlamento, ma può intervenire per
sollecitare e per dare pungolo a chi, come in questo caso il
Governo regionale, deve poi diventare interlocutore nelle sedi
appropriate, per stimolare l'adozione di soluzioni concrete.
Credo che l'avere evocato in quest'Aula, nell'intervento di
apertura, la necessità di un'azione unitaria abbia poi determinato,
col tono e con le parole espresse dal Presidente della Regione, una
situazione che, per un tema come questo che non può certamente
vedere contrapposizioni politiche, possibilista di addivenire, come
mi auspico, anche ad un documento pienamente condiviso.
Stiamo lavorando perché questo accada, stiamo lavorando perché
possa essere sottoscritto da tutti i Gruppi parlamentari presenti
in Aula, e possa rappresentare non un mero esercizio di retorica ma
che possa avere, a mio parere, una funzione ancora più incisiva -
se è del caso - sull'azione del Governo nella interlocuzione
necessaria con le autorità nazionali, prima, e con le autorità
europee, dopo.
Mi avvio velocemente alla conclusione del mio intervento, non
prima di avere posto in essere alcuni passaggi per sottolineare che
il Governo nazionale si è subito dato da fare rispetto ad una
emergenza che era difficilmente prevedibile. Immaginare che
quotidianamente oltre mille migranti potessero raggiungere la
nostra Terra era davvero impensabile; immaginare che questo potesse
succedere per tanto tempo era impensabile; immaginare che questo
potrà continuare a succedere per tanti altri giorni diventa il vero
rebus che ha posto il Governo nazionale nella difficoltà di avere
immaginato un percorso, e di essersi trovato poi probabilmente di
fronte a qualcosa di davvero inaspettato.
E tuttavia, non posso non proporre un sentito plauso al prefetto
Caruso, che già in tante altre occasioni ha dimostrato di essere
uomo di Stato, ha dimostrato di essere sagace uomo al servizio
della cittadinanza, in questo caso della cittadinanza siciliana ma,
io direi, italiana tutta.
Credo che dal Governo e dal Parlamento questo plauso che io
faccio, da questo pulpito, al prefetto Caruso, debba essere ripreso
e valorizzato, per quello che ha fatto e per quello che certamente
continuerà a fare nell'interesse esclusivo della nostra terra.
E' chiaro anche che noi abbiamo la necessità di trovare
interlocuzioni transnazionali.
E' chiaro anche - e questo credo sia fondamentale - che la voce
della Sicilia debba utilizzare tutte le possibilità consentite in
quella sede europea, che fino ad oggi ha dato la sensazione, o
peggio, ha dato l'idea, di essere assolutamente sorda alle esigenze
delle popolazioni del Maghreb e del nord Africa che si affacciano
nel Mediterraneo, e che hanno come primo front office la Sicilia e
l'Italia meridionale.
Auspico che decisioni vengano adottate, auspico che queste
decisioni, seppur dolorose, non diventino la platea per una
situazione che porterebbe solo a pericolose mistificazioni.
Auspico che il clima che questa sera si è creato e che verrà
incarnato da questa mozione che ci apprestiamo ad approvare, a
questo punto, per quello che abbiamo fatto in Aula fino a questo
momento, consenta l'approvazione di un ordine del giorno
all'unanimità.
Voglio auspicare fortemente che questo possa essere il viatico per
una svolta che veda l'adozione di soluzioni con la Sicilia
impegnata in un'opera importante di convinzione nei confronti del
Governo nazionale, che veda soprattutto il Governo nazionale
finalmente in sintonia per ritrovare un'armonia quanto meno su un
tema così delicato.
Possa questo ordine del giorno, approvato all'unanimità,
costituire il viatico per un intervento del Governo regionale
ancora più forte, perché sostenuto dall'intero Parlamento
siciliano, verso il Governo nazionale perché finalmente, con la
forza necessaria, non soltanto della diplomazia ma anche del potere
politico e dell'esecutivo, l'Unione Europea comprenda che questo
non può essere soltanto un problema italiano, e tanto meno
siciliano, ma si appresta ad essere, se non si individueranno
misure idonee, un problema di carattere epocale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
quanto mai opportuno sul dramma che stiamo vivendo, e che a mio
modo di vedere continueremo a vivere nei prossimi giorni, mesi e
forse anni, non può farci dimenticare di assumere alcune
riflessioni e alcune considerazioni a muso duro su ciò che è stato
all'origine di questa ulteriore crisi del Maghreb, che così da
vicino ci investe.
Vorrei partire provocatoriamente da quel bel titolo che qualche
giornale nazionale ha messo pochi giorni fa a tutta pagina
affermando a loro il petrolio, a noi i disperati .
Ritengo che quel titolo deve farci riflettere alla luce di alcune
considerazioni che non possiamo non mettere in conto nei
ragionamenti che vogliamo fare a proposito dell'approvazione di
questo ordine del giorno che, per carità, deve essere unitario. Non
possiamo non fare alcune riflessioni anche alla luce di questa
risoluzione che, in maniera quanto più condivisa e unitaria, il
Parlamento regionale si assume a prendere.
E' un fatto positivo perché comunque, al di là delle
divaricazioni, delle posizioni politiche, delle frammentazioni, al
di là della politica tutta, è giusto che su alcune questioni,
quando sono in campo gli interessi forti di una Regione, di una
Nazione, ci sia la maggiore unità di intenti possibili.
Come non notare che assistiamo da anni, soprattutto nel continente
africano, al massacro, al genocidio di intere popolazioni nel Ciad,
nel Darfur, in tutta l'Africa centrale, in alcuni grandi Stati
africani, come non notare che assistiamo nel mondo e nel Medio
Oriente ad alcuni regimi despoti e dittatoriali che massacrano il
proprio popolo, che hanno provocato milioni di morti, non migliaia
di morti. Si calcola che solo nel Darfur e nel Ciad sono stati
eliminati, negli ultimi anni, 10 milioni di persone, massacrate dai
propri governanti, eppure né l'ONU né la democraticissima Europa ha
mai alzato un dito per intervenire. Come mai?
E poi si decide all'improvviso di intervenire sull'unico Stato
dittatoriale africano che ha il reddito pro-capite più alto
dell'Africa, un reddito pro-capite paragonabile ad uno Stato
europeo, per esempio il Portogallo.
Ebbene, si interviene all'improvviso sulla Libia con alcuni Stati,
segnatamente la Francia e a ruota l'Inghilterra, che obbligano -
tra virgolette - forzando la mano, altri Stati obtorto collo ad
intervenire come una guerra, perché è una guerra Si è adottata da
parte dell'ONU una risoluzione che sancisce che la comunità
internazionale interviene su una guerra a favore di una parte
contro l'altra - che non era mai accaduto - e, in contemporanea,
non dice nulla su ciò che avviene in Siria e da anni non dice nulla
e non fa nulla su ciò che avviene in Iran, né tanto meno ha mosso
un dito per salvare decine di milioni di africani dalla morte
certa, da parte dei loro dittatori.
Queste considerazioni non possiamo non farle, perché non possiamo
non stigmatizzare il comportamento dell'Europa unita di fronte
all'invasione di tanta gente priva di reddito che scappa, non tanto
dalla guerra, quanto dalla miseria dovuta alla guerra, perché non
dimentichiamoci che la guerra è in Libia, ma arrivano in
maggioranza tunisini, da quella nazione che era più legata alla
Francia, che invece ha voluto e forzato l'intervento in Libia.
Dalla Libia non scappano libici, dalla Libia arrivano i disperati
dell'Africa Sud Sahariana che fuggono dalla guerra, ma fuggono
dalle condizioni della Somalia, dell'Eritrea, altro buco nero
dell'Europa, dell'ONU, della comunità internazionale. Ricordo che
la comunità internazionale è scappata dalla Somalia, dall'Eritrea,
abbiamo abbandonato quegli Stati nelle mani di banditi, tant'è che
lì siamo ritornati all'epoca dei pirati che assaltano le navi che
passano mentre la comunità internazionale tace e poi,
all'improvviso, interviene in Libia, bombardando la popolazione, e
con una presa di posizione a favore di una parte contro l'altra
senza nessuna giustificazione e in violazione esatta anche della
risoluzione delle Nazioni Unite.
Bene, noi dobbiamo votare quest'ordine del giorno. Ma questo
ordine del giorno deve contenere un richiamo forte a questa Europa
che rifugge dalle proprie responsabilità, che è tanto brava a dire
come deve essere la forma di parmigiano piuttosto che il peso della
fragola o del cetriolo, che poi però si lava le mani a fronte di
una catastrofe umanitaria di queste dimensioni.
Per una volta il Governo nazionale ha assunto una posizione chiara
fin dall'inizio, è stato contro una guerra, - perché tale è, una
guerra - perché ne paventava i rischi, perché capiva quali potevano
essere le conseguenze soprattutto per il nostro Stato, per i nostri
interessi, per la nostra Regione, per l'interesse dell'economia
italiana.
Quindi, per una volta, il Governo nazionale ha assunto una
posizione che può essere condivisa anche dalla sinistra, da quella
sinistra che, giustamente, non ha mai esitato a scendere in piazza
contro le guerre, e questa che cosa è? Non è una guerra, non stiamo
assistendo ad una guerra
Allora noi dobbiamo dare, con la nostra risoluzione, più forza al
Governo nazionale perché possa portare avanti a livello di Comunità
economica europea una linea che sia più prudente, una linea che
salvaguardi ancora di più gli interessi della nostra Nazione, e
soprattutto gli interessi della nostra Regione.
Lampedusa sta esplodendo, ma con Lampedusa esplode la Sicilia,
perché con le immagini che vengono proiettate nel mondo
l'assimilazione è Lampedusa uguale Regione Sicilia, e ci sono già
le disdette delle prenotazioni turistiche che fioccano, ma non solo
per Lampedusa, ma in relazione a tutta la Sicilia, che viene vista
come punto di arrivo di masse di diseredati.
L'ultima notazione, non è per mettere il dito sulla piaga, ma
quando il ministro Maroni una ventina di giorni fa aveva detto che
c'era il rischio che arrivassero cinquantamila profughi, in tutti i
dibattiti nazionali, in tutte le dichiarazioni che ci sono state,
si è detto che era esagerato, che non esistevano queste previsioni,
che era una bufala. Oggi siamo lì a vedere se quei cinquantamila
previsti arrivi non possono essere duecentomila, o forse più.
Quindi, una risoluzione che dia forza al Governo nazionale, perché
continui nella linea intrapresa dall'inizio, e perché faccia valere
ancora di più in Europa la sua emergenza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone, anche in
qualità di Presidente dell'Intergruppo parlamentare di Amicizia
Sicilia - Tunisia.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualche giorno
fa, esattamente da martedì a giovedì scorsi, in Sicilia abbiamo
avuto la visita, programmata da qualche mese, dell'Arcivescovo di
Tunisi, il quale ha esposto dal suo punto di vista quella che è la
situazione in Tunisia, e quali sono le prospettive per questo
Paese.
Se noi non partiamo da queste considerazioni, probabilmente non ci
renderemo conto di come può essere trovata la soluzione. E' chiaro
che c'è una soluzione a brevissimo termine, c'è una situazione a
Lampedusa che sta scoppiando, e fa bene l'onorevole Giulia Adamo ad
evidenziare la situazione, insieme ai colleghi di Trapani,
dell'aeroporto di Birgi.
Il Presidente Lombardo ha riferito, nei disastri generali, qualche
notizia in positivo ma, ripeto, se noi non comprendiamo quello che
è successo in Tunisia e quello che sta per accadere, probabilmente
non ci rendiamo conto di quella che può essere la soluzione
definitiva.
Chi mi ha poc'anzi preceduto, ha esaltato le decisioni che il
Governo nazionale ha intrapreso nel corso di questi anni; a me
piace ricordare, purtroppo, del trattato Libia - Italia, che
respingeva sì i tunisini, ma perché i tunisini venivano cacciati
nelle carceri libiche e ammazzati, uccisi.
Questo succedeva, per questo si è bloccata l'immigrazione.
Cosa bisogna fare comprendere al Governo italiano?
Io, presidente Lombardo, le darò copia della relazione che
l'arcivescovo di Tunisi, persona autorevole, ha tenuto a Messina,
ha dato già al Presidente dell'Assemblea, l'onorevole Cascio, che
ha già incontrato, ha incontrato anche il suo Governo e più
specificatamente l'assessore Piraino.
In questa relazione c'è scritto tutto e devo dire che l'onorevole
Colianni, in qualche modo, ha individuato quella che deve essere la
strada da percorrere, quando parla di formazione e di mandare
messaggi positivi al popolo tunisino.
Noi, infatti, parliamo di un popolo tunisino che è un popolo di
persone istruite, un popolo tunisino che ha fatto la rivoluzione e
diventava incredibile, attraverso i nuovi sistemi di comunicazione,
attraverso internet, nonostante una stampa blindata. Chi di noi non
ricorderà che c'era una stampa blindatissima, vedevamo un Ben Alì,
con la mano sul cuore, campeggiare su tutti i giornali tunisini e
nessuno pensava che con la rivoluzione dei gelsomini' si potesse
ottenere questo risultato.
Qual è allora il messaggio che dovrebbe passare? Vedete, si faceva
riferimento al fatto che scappano. In Tunisia, in questo momento,
sono confluiti, negli ultimi mesi, ben 170 mila profughi
provenienti dalla Libia,. E stanno scappando da là dove c'è la
guerra
Si faceva riferimento alle nostre imprese, le imprese siciliane o
le imprese italiane. Allora noi dobbiamo dare sostanza a queste
imprese, in qualche modo le dobbiamo agevolare. Vi erano impiegati
nelle imprese siciliane, nelle imprese italiane ben 150 mila
tunisini Un Paese di dieci milioni di abitanti che annualmente
vedeva arrivare nel proprio territorio ben sette milioni di
turisti. In questo momento stanno scappando, perché l'Italia viene
rappresentata, non lo dimentichiamo, come il paese di Bengodi,
attraverso quali canali?
Attraverso i canali televisivi, attraverso i canali satellitari.
Questa Italia viene vista nelle estreme vicinanze, a distanza di
poche miglia, come l'Italia di Bengodi, la Sicilia di Bengodi e si
guarda certamente in questo senso anche all'Europa Allora cosa
bisogna fare?
Non sto parlando dell'azione, quella immediata, per carità, il
Presidente Lombardo ha già illustrato, e ha fatto molto bene, gli
ultimi contatti avuti con il Governo nazionale. E stiamo attenti
adesso nello scrivere l'ordine del giorno. Gradirei che almeno su
questo ordine del giorno ci fosse una vera condivisione. A me non
appassiona, francamente, la circolazione di tutti questi
fogliettini che arrivano da tutti i gruppi parlamentari perché,
attenzione, questo ordine del giorno comunque impegnerà il Governo
regionale, ma impegnerà ciascuno di noi e le nostre coscienze.
Allora, come si può fare? Facendo formazione proprio in Tunisia
nel medio periodo.
Bisogna fare capire al popolo tunisino, a questi che sono
tutt'altro che ignoranti, questi giovani che sono arrivati, perché
la rivoluzione è stata fatta soprattutto da un popolo che è al di
sotto dei 25 anni, che dal 25 di luglio, su questo noi dobbiamo
pretendere l'intervento dell'Unione Europea, giorno in cui si
voterà la Costituente in Tunisia, inizierà veramente una nuova
primavera in quel Paese. Perché è vero - ci riferisce il vescovo di
Tunisi - che in un primo momento l'azione nasce perché un
poveraccio si è dato fuoco per lo schiaffo di una poliziotta,
perché di questo si è trattato, ma successivamente i tunisini hanno
rivendicato maggiore libertà, hanno chiesto che si affermasse la
libertà.
Presidente Lombardo, bisogna far capire al popolo tunisino, e
questi sono i dati reali, ripeto le consegnerò questa relazione,
formalmente la stiamo trasmettendo anche al Presidente Napolitano e
proviene da Monsignor Marun Laham, che rappresenta la chiesa
cattolica in Tunisia, certamente una minoranza, ma egli ha una
visione privilegiata e guarda con fiducia a quello che può lo
sviluppo.
Quali erano i dati? A che cosa si sono ribellati i tunisini?
Al fatto che hanno scoperto che il 40 per cento delle risorse era
concentrato nelle mani di una famiglia; si sono ribellati al fatto
che il 20 per cento degli investimenti dovevano essere pagati per
quello che, bonariamente l'Arcivescovo di Tunisi ha definito
mancia', ma era la tangente in favore della famiglia di Ben Alì
Di questo si tratta
Bisogna far capire, questa deve essere la capacità del Governo
regionale, capacità che sicuramente non manca, di trasmettere
queste sensazioni. In primo luogo, al ministro Maroni, il quale non
può dire: Noi diamo 1800 euro ciascuno, stanziamo 150 milioni, e
li rimandiamo in patria'. Perché, diceva bene l'onorevole Di
Benedetto, sono stati distrutti tutti gli archivi civili e
dell'anagrafe. Quando verranno in Italia, noi non sapremo se sono
profughi, e la stranezza è che quelli che si possono dichiarare
profughi sono addirittura quelli appartenenti alla Guardia reale di
Ben Alì
Quindi rischiamo di rimandare indietro quelli che effettivamente
credevano nella rivoluzione.
Presidente Lombardo, consegno formalmente a lei questo documento
ufficiale di Monsignor Marun, per fare capire quali possono essere
le soluzioni, non a brevissimo termine, ma a medio termine, che il
Governo nazionale si faccia promotore di una campagna.
Mi risulta, per altro, che il Governo regionale ha stanziato nei
confronti dell'Algeria - attraverso un'associazione, il COPPEM -,
ha fatto un investimento dicendo sostanzialmente di rimanere in
Algeria. Si può fare questo stesso tipo di intervento, parlando di
Tunisi, della Tunisia e di tutti i cittadini del Nord Africa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha
facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che siamo dinanzi
ad un'emergenza umanitaria penso che lo abbiamo già toccato tutti
con mano, con la constatazione che tutto quello che sta accadendo
in quell'isola martoriata che è Lampedusa, per tutto quello che
abbiamo visto e che stiamo vedendo e che continua ancora ad
accadere. Dinanzi ad una politica che doveva essere messa in campo
per arginare quello che in qualche modo ci si aspettava - ci si
aspettava che dalle coste del Nord Africa, proprio in virtù dei
tumulti che hanno investito i Paesi confinanti con il Mediterraneo,
partisse un'ondata di flussi che verso il nostro territorio,
considerato proprio dagli abitanti del Nord Africa il ponte per
arrivare e per accedere all'Europa - molto di più si doveva fare. E
molto prima, soprattutto, si doveva avviare una politica che
potesse arginare quello che poi, invece è accaduto e che sapevamo
poteva accadere e che ancora, ahimè, sta accadendo in questi
giorni.
Attenzione, quello che stiamo vivendo oggi è legato ancora agli
avvenimenti e agli accadimenti del solo Paese tunisino. Non
sappiamo ancora quale e di quale entità sarà l'ondata che potrà
arrivare anche dagli altri Paesi rivieraschi come, per esempio, la
Libia, che oggi è oggetto di un conflitto interno.
Tutto questo doveva essere affrontato con grande considerazione e
con grande consapevolezza dell'importanza dell'evento, non doveva
essere sottovalutato. Così come non doveva essere sottovalutato il
problema legato non soltanto a come distribuire i profughi e tutti
i clandestini che sono arrivati a Lampedusa; a come evitare che gli
stessi italiani di Lampedusa si potessero invece sentire fuori dal
proprio Paese.
Tutto questo invece è stato permesso; tutto questo è stato anche
subìto dalla popolazione lampedusana, che oggi vive un malessere e
anche una mortificazione da un punto di vista di dignità che,
ahimè, non dovevamo permettere che accadesse. E tutto questo ha
anche, in qualche modo, messo in moto un grande problema
connaturato all'intera vicenda: il problema economico, il grande
danno economico che l'intera Sicilia sta subendo per l'immagine
negativa che è scaturita da tutti gli avvenimenti di Lampedusa. E
non solo. Quello che è accaduto a Birgi, quello che è accaduto da
un punto di vista di ricaduta negativa in termini economici
all'aeroporto di Birgi ne è la testimonianza. Un tessuto socio-
economico che ha rialzato la testa e che dimostrato di sapere
investire, di sapersi misurare con il confronto, dal punto di vista
turistico, con tutto il resto del Mediterraneo e che oggi invece
subisce, per la stessa superficialità che è stata adoperata nelle
scelte politiche a Lampedusa anche nel territorio trapanese.
Tutto questo poteva essere evitato, onorevole Presidente, non c'è
dubbio.
Noi abbiamo apprezzato il suo intervento, abbiano apprezzato anche
il modo bipartisan con cui l'Assemblea oggi si sta caricando di una
responsabilità politica, che è la responsabilità di chi rappresenta
questo territorio siciliano, di chi lo vuole continuare a
rappresentare, di chi vuole assolutamente difendere questa terra da
italiani, da siciliani, sapendo che le misure da mettere in campo
sono numerose, sono anche difficili per certi versi perché parliamo
di misure di contenimento di un'emergenza e sono misure che passano
attraverso, per esempio, quello che è stato già detto: le misure di
trasferimento immediato dei profughi dall'isola di Lampedusa
attraverso le navi che, come il Presidente Lombardo ci ha testé
comunicato, già da domani dovrebbero in qualche modo trasferire da
Lampedusa a chissà dove - anche questo è oggetto di discussione - i
profughi.
Ma il problema non si esaurisce qui; il problema è ancora
all'inizio; questo è solo la punta di un iceberg. Oggi abbiamo la
necessità di rimettere in campo un'azione comune condivisa dinanzi
a questo problema, una condivisione tra il Governo nazionale e il
Governo regionale da mettere in campo con tutte le misure possibili
per affrontare il problema seriamente.
Devo dire che il grande male che oggi stiamo viviamo e che il
territorio siciliano vivrà nei prossimi mesi senza dubbio sarà
legato al ritorno negativo di cui accennavo poc'anzi da un punto di
vista dell'immagine. Oggi, parlando con gli operatori del turismo,
parlando con coloro che hanno investito in questo settore,
registriamo disdette quotidiane di tutti coloro che avevano
prenotato, soprattutto nel periodo pasquale. E sappiamo quanto la
Santa Pasqua, soprattutto nel nostro territorio siciliano, incide
dal punto di vista turistico. Io parlo, per esempio, della
provincia di Trapani dove la processione dei misteri ha un ritorno
notevole da un punto di vista turistico.
Eppure, proprio in questo periodo, abbiamo già registrato numerose
disdette. Perché?
Perché, secondo me, male è stata gestita anche la comunicazione,
male è stato gestito anche il messaggio che è stato lanciato al di
fuori della Sicilia, in tutto il nostro Paese e anche all'esterno.
Allora dinanzi ad alcuni modi un po' superficiali di gestire
questo grande problema, noi dobbiamo ritrovarci, questo Governo
regionale e l'intera Assemblea devono assolutamente mettere in
campo, attraverso l'unità, per trovare proposte serie e concrete da
condividere.
Dobbiamo inoltre chiedere al Governo nazionale, onorevole
Presidente, di mettere in campo tutte quelle misure, anche dal
punto di vista fiscale, che in qualche modo siano di risarcimento
rispetto a quello che abbiamo subìto e stiamo subendo, ahimè, e
che, purtroppo, forse subiremo nei prossimi giorni: mi riferisco a
sgravi fiscali, al blocco di mutui, per tutte quelle persone,
intere famiglie che hanno investito e che oggi si trovano in grande
difficoltà poiché il futuro è incerto, perché le cancellazioni
delle prenotazioni chiaramente mettono in allarme l'intero settore
turistico della nostra Sicilia.
E poi capire, capire se è solo la Sicilia, se è solo il Meridione
che dovranno ammortizzare il danno, anche dal punto di vista
umanitario, di quel che sta accadendo nel Nord Africa.
Anche questa è una bella domanda, onorevole Presidente, ed è una
domanda che dobbiamo porre a tutti i livelli, e soprattutto al
Governo nazionale, perché l'unità non si deve festeggiare solo in
una giornata, non deve essere frutto di un ritrovo o di una
passerella istituzionale; l'unità la si dimostra ogni giorno nelle
scelte politiche, nelle scelte di qualsiasi Governo regionale e
soprattutto del Governo nazionale.
Ecco perché auspichiamo, sulla linea di quanto testé detto, che
il Governo regionale e l'intera Assemblea possano rappresentare al
Governo nazionale la necessità di ritrovare, attraverso proprio
queste scelte che noi auspichiamo, l'unità intera, l'unità del
Paese, perché si possa difendere tutto il territorio nazionale e in
questo momento soprattutto il territorio siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevole Lombardo, è evidente che
stiamo trattando una problematica seria, molto delicata. Il
problema della Libia, il problema dell'immigrazione riguarda molto
da vicino noi siciliani e, secondo me, il primo punto da mettere in
risalto è che non è certamente un problema siciliano, non è un
problema italiano, ma sicuramente è un problema europeo. Pertanto,
cercare di fare la guerra a chi è più bravo tra il Governo
regionale o il Governo nazionale non serve a nessuno. E' evidente,
però, che Lampedusa va salvata, che bisogna intervenire
immediatamente e che bisogna svuotare l'isola perché rischia di
implodere.
La situazione che si vive a Lampedusa è tragica, abbiamo una
situazione che tocca i cittadini, che tocca le imprese, come è
stato detto tocca anche i pescatori; è una situazione che
sicuramente va cambiata e va fatto con intelligenza e con realtà,
senza demagogia, senza speculazione e senza cercare di dare colpa
ad altri per cercare di nascondere le nostre.
E' evidente che il Governo nazionale deve accelerare e deve
svuotare l'isola, lo deve fare con le navi, lo deve fare tramite il
ponte aereo e poi deve creare le condizioni perché l'isola, ancora
una volta, non si riempia di questi soggetti che poi, a causa
dell'alto numero, creano una condizione di non vivibilità.
E' evidente però che bisogna intervenire per definire questa
guerra con la Libia e ritornare al trattato di amicizia che il
Governo italiano aveva firmato con la Libia nell'agosto del 200,
perché è lì, è in quel trattato, spesso contestato, molto spesso in
maniera speculativa, che vi erano delle ottime condizioni; perché
comunque sia il problema del blocco del flusso degli immigrati c'è
stato, c'era alla base, le nostre imprese, soprattutto quelle del
mondo della pesca che operano nel canale di Sicilia iniziavano ad
avere dei vantaggi da quell'accordo, si iniziava a cooperare;
perché per noi, per la Sicilia e per le nostre imprese siciliane è
fondamentale fare economia operando nel canale di Sicilia,
cooperando con i Paesi del Maghreb.
Pertanto, bisogna ragionare e fare critiche costruttive e non
soltanto speculative.
C'è stato l'impegno del Presidente della Regione che si è recato
nell'isola, mi ha riferito che comunque in qualche maniera la
situazione si sta sbloccando, però, e non perché io arrivi da
Trapani, mi pare che la stessa attenzione finora non c'è stata per
la nostra provincia.
La nostra provincia, onorevole Presidente, non sta soffrendo meno
dell'isola di Lampedusa. Noi ad oggi, anche se poc'anzi le agenzie
hanno battuto un comunicato che riferiva che a quanto pare
parzialmente l'aeroporto di Birgi verrà aperto, ma se questa
potrebbe essere una notizia positiva, dall'altro lato, abbiamo
l'istituzione di una tendopoli in un aeroporto dismesso in cui la
tendopoli non può sicuramente essere allocata, perché non ci sono
le minime condizioni di igiene; non c'è acqua, non ci sono servizi,
abbiamo una provincia bloccata, abbiamo un'isola, l'isola di
Pantelleria che sta soffrendo tanto quanto sta soffrendo l'isola di
Lampedusa Perché è vero che Pantelleria non è presa d'assalto
dagli immigrati, ma è un'isola che vive di turismo, è un'isola che
è al centro del Mediterraneo, è un'isola nella quale sono stati
disdetti tutti, quasi tutti, gli impegni per la prossima stagione
estiva.
E' evidente, allora, che bisogna fare qualche cosa in più. Bisogna
dare molta, molta attenzione alla nostra provincia perché per
quanto mi riguarda ho sentito oggi un comunicato stampa, ho letto
un comunicato stampa dell'onorevole Adamo, la quale si diceva
pronta a fare anche delle iniziative clamorose che avrebbero
portato anche al blocco dell'Aula perché noi parlamentari non
possiamo assolutamente accettare che una intera provincia stia
soffrendo maledettamente proprio nel momento in cui le condizioni
economiche stavano dando qualche speranza di rilancio.
Allora, signor Presidente, bisogna prendere impegni certi. Bisogna
capire e bisogna intervenire affinché si blocchi, e lo dobbiamo
credere come Governo regionale, la nascita di questa tendopoli in
provincia di Trapani perché non è assolutamente accettabile.
A Trapani ci sono già centri di prima accoglienza, ci sono centri
di accoglienza dove viene richiesto asilo politico, mi pare il
Vulpitta, e, quindi, caricare il nostro territorio di ulteriore
difficoltà non ci sembra corretto.
Che si intervenga, allora, con la forza di un potere regionale che
faccia pressioni anche a livello comunitario: deve essere Bruxelles
che deve assumersi le responsabilità, perché questa è una guerra
che è stata voluta da un accordo internazionale e non può essere
subita soltanto dalla nostra Regione, in senso generale, ma dalla
nostra provincia, in modo particolare.
Per quanto ci riguarda noi saremo vigili, saremo attenti, non
siamo stupidi, vogliamo ragionare, vogliamo capire, ma la provincia
di Trapani va ugualmente difesa, va ugualmente sostenuta. L'isola
di Pantelleria è stata inserita tra le sette basi aeree militari
che lo Stato italiano ha dato a disposizione della coalizione, in
questo caso dell'ONU.
Non si sta facendo praticamente nulla Non si parla di
Pantelleria Anche lì si soffre, anche lì ci sono condizioni
economiche che vanno riviste. Quindi, che il Governo sia
assolutamente in linea con un atteggiamento di difesa sicuramente
dell'intera Regione siciliana, sicuramente dell'isola di Lampedusa,
ma con altrettanta forza, decisione e fermezza sia rispettoso delle
necessità della nostra provincia, la provincia di Trapani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
signori assessori, onorevoli colleghi, la seduta d'Aula
estremamente puntuale, precisa, partecipata perché rappresenta
realmente la testimonianza del popolo siciliano di fronte a questo
fenomeno epocale, difficile, da un punto di vista umano
estremamente coinvolgente, e anche sotto l'aspetto emozionale.
Devo dire che la relazione del Presidente della Regione è stata
una relazione puntuale, partecipata, estremamente precisa, con
proposte concrete. Il Presidente della Regione ha avuto la capacità
di fare diventare questo episodio e questo fenomeno
dell'immigrazione clandestina su Lampedusa un fatto realmente
nazionale, se non internazionale.
La notizia di pochi istanti fa, per cui domani il Presidente del
Consiglio Berlusconi sarà a Lampedusa, credo sia la conseguenza di
questa azione, anche mediatica, estremamente forte che ha svolto il
Presidente Lombardo il quale ha denunziato in termini corretti,
senza nessuna enfasi o retorica, una situazione che si poteva
prevedere e che il Governo nazionale avrebbe potuto prevenire in
termini concreti e precisi. E non ha fatto.
Il Governatore della Sicilia ha sottolineato queste carenze; ha
sottolineato aspetti, da un punto di vista umano, assolutamente non
condivisi da una parte politica del Governo nazionale, mi riferisco
alla Lega che attraverso comunicati stampa ad opera di un ministro
della Repubblica, l'onorevole Bossi, ha dichiarato che l'unica
possibilità è fare andare fuori dai piedi e diciamo piedi, questi
immigrati clandestini.
Stamattina, sentivo alla rassegna stampa un direttore di un
giornale, il gazzettino del Veneto, che diceva in maniera violenta,
forte che la proposta di fare delle tendopoli nel Veneto avrebbe
suscitato realmente una ribellione del popolo veneto e che mai si
sarebbe potuto installare una tendopoli nel Veneto perché sarebbe
stata una vera rivoluzione di quel popolo, smentendo un accordo che
è stato fatto e sottoscritto da tutti i presidenti delle Regioni
per ripartire, in maniera proporzionale, i clandestini su tutto il
territorio italiano.
Quindi, questa enfasi di unità d'Italia, questa enfasi di grande
solidarietà che è sempre stata sbandierata, poi in effetti, non
c'è E' un problema nostro. Ma il problema siciliano è stato fatto
divenire, con fermezza, con precisione ed anche con delle proposte
precise, un problema nazionale ed un problema europeo. E noi ci
auguriamo che domani la presenza del Presidente del Consiglio
italiano, con la sua capacità e con la sua voglia di fare, dia una
risposta definitiva alle proposte fatte dal Governo siciliano che è
stato presente, preciso e puntuale.
Vorrei dire che non soltanto Lampedusa ha sofferto. Non dobbiamo
dimenticare - e qui vorrei sottolineare ciò che è avvenuto anche in
provincia di Trapani, con i colleghi della provincia, per quanto ci
riguarda, l'onorevole Ruggirello mi ha sollecitato, ci ha
telefonato e siamo sempre stati in contatto per ciò che stava
accadendo nell'aeroporto Birgi di Trapani, un aeroporto civile. E
devo dire che sono stato più volte utente di questo aeroporto e ho
potuto constatare una grande professionalità.
Un aeroporto che è diventato tra i primi aeroporti d'Italia per
utenti, con grande professionalità e con un indotto costituito da
giovani che hanno trovato un'occupazione stabile, processo che non
si può, in alcun modo, arrestare o fermare, un aeroporto che ha
creato sviluppo e che ha incrementato anche un indotto di tipo
alberghiero.
Devo dire che, con grande soddisfazione, oggi ho avuto modo,
casualmente, trovandomi nella segreteria del Presidente della
Regione, di leggere una lettera del direttore responsabile di
Ryanair, che è la società aerea, come tutti voi sapete, che occupa
e gestisce l'aeroporto di Trapani, da un punto di vista
dell'afflusso dei passeggeri, che confermava la volontà precisa di
rimanere a Birgi, con i suoi aeromobili, con le sue linee che
collegano Trapani con tutta l'Europa e con gran parte d'Italia,
Perché sottolineava in questa lettera che è stata inviata al
Presidente della Regione, tramite la segreteria del dottor
Bignardelli che ha sempre avuto questo rapporto con la Ryanair,
sottolineava la voglia e la capacità professionale dei lavoratori
dell'aeroporto di Birgi e l'ospitalità e la disponibilità che
questo aeroporto ha fornito alla Ryanair, tale che hanno la volontà
di continuare questo percorso.
Di fronte a tutto questo, credo che la Regione siciliana debba
rimanere ferma e assolutamente determinata nella decisione di
evitare che si possano costituire eventuali tendopoli nelle
vicinanze dell'aeroporto di Birgi al fine di evitare di danneggiare
ulteriormente un momento di sviluppo e di occupazione che questa
provincia che ha tanto bisogno di lavoro, ma che ha anche
dimostrato la propria capacità imprenditoriale, sta vivendo.
Pertanto, si continui con tutta una serie di azioni e di fermezza
che il Governo regionale ha dimostrato e che dimostrerà,
certamente, in questi giorni.
Non bisogna abbassare la guardia e la seduta di questa sera
dell'Assemblea regionale siciliana nella sua unanimità, nella sua
maturità, che tutti i deputati hanno dimostrato, tutti i deputati
di tutti i gruppi politici dimostrano che la Sicilia nei momenti in
cui occorre e bisogna essere uniti, avere la propria identità, il
proprio orgoglio, il proprio sentirsi siciliani lo dimostra fino in
fondo e lo dimostrerà in questi giorni.
Il voto d'Aula è certamente un voto unanime arricchito da altri
aggiornamenti, da suggerimenti che altri deputati, di sede locale -
poc'anzi anche l'onorevole Minardo mi diceva di sottolineare anche
aspetti della provincia di Ragusa interessata, in questi giorni,
agli sbarchi di immigrati e clandestini - devono trovare
nell'interezza da Lampedusa a Trapani, a Ragusa, a Pozzallo, a
Mineo.
Non dobbiamo dimenticare neanche i diciotto sindaci del Calatino
che protestano vivamente, bisogna dimostrare non soltanto
solidarietà, comprensione ma anche vicinanza politica,
programmatica e proposte concrete al Governo nazionale.
Siamo accanto al Governo regionale che si è ben mosso, si è mosso
tempestivamente di fronte ad un fenomeno che speriamo non sia
duraturo nel tempo ma, purtroppo, visti gli accadimenti di una
guerra sconsiderata che è stata iniziata e si vuole continuare per
determinati interessi coloniali da parte di determinati paesi
d'Europa come la Francia, soprattutto.
Dobbiamo dire che il Governo italiano non è vero che è stato
titubante, il Governo italiano aveva immediatamente compreso che
questa era una guerra che portava soltanto dei danni ma una linea
politica, purtroppo, ha voluto necessariamente penalizzare quelle
che sono state le disponibilità delle basi.
Volere mettere di lato l'Italia anche nei consessi internazionali
è un fatto estremamente grave e come Sicilia possiamo ben poco fare
se non denunziare ancora una volta l'assenza totale dell'Europa.
Siamo, come Gruppo, vicini al Governo regionale ma dobbiamo dire
di avere riscontrato con grande piacere il consenso e la maturità,
la progettualità e l'assenso di tutto il Parlamento siciliano.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della
Giunta, circa due settimane fa una regione d'Italia, la Sicilia, è
entrata improvvisamente in guerra. Una strana guerra perché una
guerra, come ha ricordato il Presidente nel suo intervento, che non
è stata dichiarata a differenza di quanto successo in America, in
Inghilterra, in Francia, in Germania dove il Capo del Governo ha
spiegato ai suoi cittadini quello che aveva intenzione di fare.
Quindi, c'era un progetto chiaro e condiviso.
L'Italia, invece, è passata dalle battute sulla necessità di non
disturbare il povero Gheddafi, ad una guerra non dichiarata per la
quale, fra l'altro, il Ministro della difesa sostiene che i nostri
aerei volano e non bombardano e non colpiscono, cosa che credo
pochi abbiano capito. Per di più, questi aerei che volano, credo, a
costi altissimi ma non fanno eccessivamente danni, questi aerei
dunque partono e si è deciso che debbano partire dall'aeroporto di
Trapani Birgi, aeroporto militare ma anche civile, aerei che
sarebbero potuti partire da aeroporti interamente militari,
naturalmente, e ci chiediamo, perché ancora non abbiamo avuto
risposta, perché questo sia accaduto.
Vorrei ricordare che questo non è un problema della provincia di
Trapani.
L'aeroporto di Trapani Birgi è uno dei tre grandi aeroporti della
Sicilia. L'attivazione di questo aeroporto ha comportato, intanto,
l'abbassamento dei costi di tutti gli aeroporti siciliani e ha
introdotto un principio di libera concorrenza che prima non c'era.
Quando le grandi compagnie volavano a Catania o a Palermo, vi
ricorderete, si volava a costi altissimi perché mancava un
principio di libera concorrenza. L'aeroporto di Trapani ha creato
una concorrenza utile a tutta la Sicilia e ha dato risposte serie e
concrete che fanno onore alla Sicilia nei confronti, per esempio,
di una Lega che sostiene che siamo incapaci di produrre economia,
siamo incapaci di amministrare bene e possiamo soltanto vivere di
contributi.
La provincia di Trapani ha attivato attorno all'aeroporto un
circuito virtuoso che oggi ci vede in testa in termini di crescita
del turismo.
La chiusura dell'aeroporto è un danno grave per tutti noi.
Su Lampedusa è stato detto moltissimo e non voglio aggiungere
altro, ma credo che se ci limitiamo a parlare di Lampedusa, di
Trapani, di Mineo, di Kinisia senza mettere assieme tutto questo
faremmo un cattivo servizio alla Sicilia. Temo che stasera siamo
tentati di fare questo, intervenire su Lampedusa, intervenire su
Mineo.
Ricordiamo che a Mineo non c'è stata una rivolta contro gli
immigrati.
I sindaci del Calatino - li abbiamo incontrati la settimana scorsa
- hanno provato simpatia, pietà per queste persone, si sono
dichiarati disposti a fare la propria parte; hanno accettato un
progetto sperimentale che il Governo italiano ha presentato e che i
sindaci lo hanno accettato.
Il progetto sperimentale è stato messo immediatamente da parte e
sono arrivati centinaia di immigrati che, evidentemente, non hanno
la possibilità di integrarsi con un territorio che vive di piccoli
comuni e di un'agricoltura che non può sostenere una tale
immigrazione.
O noi mettiamo assieme Trapani, Lampedusa, Mineo
FORMICA. Taormina.
ADAMO. Taormina - esattamente - e ci rendiamo conto che c'è un
problema Sicilia, altrimenti avremmo fatto un errore gravissimo.
Signor Presidente della Regione, non mi associo al coro di lodi
che il suo intervento così moderato ha provocato nell'Aula. Non
credo che in questo momento ci voglia moderazione.
La Sicilia ha bisogno di sentire l'indignazione per quello che sta
succedendo in questo momento, l'indignazione per una Nazione che
non si capisce se è entrata in guerra o no, ma dichiara che la
guerra riguarda soltanto una regione, la regione Sicilia.
Su questa indignazione posso capire che andiamo ad una proposta
unitaria, sull'indignazione che deve essere di critica forte e
decisa nei confronti di un Governo che, in ogni campo, tenta
assolutamente di far danno alla Sicilia.
Siamo stanchi di una politica che dona risorse al nord e che
costantemente ci imputa la nostra incapacità di fare economia e di
produrre ricchezza.
A Birgi si produce ricchezza, negli agrumeti di Mineo si produce
ricchezza, a Pantelleria e a Lampedusa si produce ricchezza; eppure
zone della nostra isola vengono frantumate, massacrate
politicamente e noi dobbiamo prenderci gli insulti della Lega.
Su questo, signor Presidente della Regione, la Sicilia vuole che
lei si alzi in piedi, con orgoglio e decisione e faccia sentire la
nostra voce.
Noi avevamo deciso oggi con molti colleghi di occupare l'Aula,
proprio per dare il segnale di questa decisione, di questa forza e
di questa indignazione. Questa voce che è partita stamattina da
Trapani, evidentemente qualche effetto l'ha avuto. Infatti abbiamo
appreso, un paio d'ore fa, dell'apertura, che sembrava impossibile,
dell'aeroporto di Trapani.
E' un'apertura limitata a circa 18 destinazioni. Non basta, ma
pensiamo che sia un inizio.
Su questo inizio le chiediamo, onorevole Presidente della Regione,
di assumere un ruolo forte e determinato, chiediamo anche un
incontro con il Presidente della Repubblica che in questi mesi e in
questi anni ha dato il segnale di rappresentare una Nazione, e non
un governo che si occupa di una regione piuttosto che di un'altra.
Signor Presidente, noi ritiriamo la nostra volontà di occupare
l'Aula per un impegno concreto che prevede l'incontro con il
Presidente della Repubblica e la necessità di una tensione costante
- non voglio chiamarlo tavolo di crisi' perché non mi piacciono i
tavoli - che faccia pervenire l'indignazione che, da ogni parte
della Sicilia, mi dispiace che parte di quest'Aula non ne sia
contagiata ma i siciliani sicuramente sì, arrivi a Roma e provochi
i cambiamenti indispensabili.
Presidente Cascio, siccome sono stati presentati diversi ordini
del giorno, ma negli altri ordini del giorno stranamente non si
parla di Birgi ma solo di Lampedusa, le chiedo di votare prima il
nostro ordine del giorno che comprende anche l'aeroporto di Birgi.
PRESIDENTE. Onorevole Adamo, si voterà l'ordine del giorno
presentato cronologicamente prima, che reca le firme di tutti i
capigruppo. Per la questione relativa all'aeroporto di Birgi
abbiamo stabilito una seduta d'Aula ad hoc per martedì 5 aprile
2011.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in premessa le
affidiamo il compito difficile, questa sera, dopo l'intervento
dell'appassionata collega Adamo, di rendere unitaria la proposta
dell'ordine del giorno che impegna il Governo in un'azione, direi
anche questa, di emergenza umanitaria dove ognuno deve svolgere il
proprio ruolo. E glielo chiedo nell'interesse di questo Parlamento
e di tutti i siciliani, perché ognuno di noi legittimamente guarda
alla porzione del territorio che, forse, può essere più importante
degli altri; ma, in questo momento, quello che dobbiamo
attenzionare è una situazione che geograficamente ci mette in
grande difficoltà, perché Lampedusa, la Sicilia, quello che pagano
oggi è il punto geografico dove ci troviamo in uno scenario di
guerra e dove si sono inserite diverse azioni che riguardano la
criminalità organizzata internazionale, che riguardano i conflitti
all'interno dei paesi del Nord Africa, che riguarda le condizioni
di moltissimi magrebini, di moltissimi africani che sono in cerca
della libertà.
La Sicilia si trova davanti ad una scelta, quella di rispondere,
come in modo vergognoso ha fatto in questi giorni il ministro
Bossi, insultando tantissimi uomini e donne che vengono in Europa
alla ricerca della libertà o, come ha fatto il Governo nazionale
che, invece, cerca di capire come intervenire in questa emergenza
umanitaria.
Se Bossi parla in questo modo è chiaro che la sua politica non può
che restare nelle valli padane, non può superare assolutamente quei
luoghi, perché noi riteniamo che le frasi sconnesse dette da un
ministro, quanto meno, non meritano il rispetto di questo
Parlamento e di questa terra.
Allora, andiamo a quello che è successo per vedere cosa è
possibile, cosa può fare questo Parlamento, l'azione politica.
Non credo che qualsiasi governo in carica di centro-destra o di
centro-sinistra poteva fare meglio di come ha fatto il Governo
presieduto dal Presidente Berlusconi. Ho sentito i miei colleghi,
qualche minuto fa, i quali dicevano che si poteva prevedere, si
poteva organizzare, si poteva prevenire.
Cosa? L'attracco clandestino di migliaia di uomini? Clandestino
Cosa si poteva prevedere? Quando c'è una parola, clandestinità,
quando c'è di mezzo la criminalità che riesce ad organizzare il
trasporto dei clandestini, chi lo deve prevedere?
Già le forze di polizia nell'area mediterranea fanno più del loro
dovere sacrificando uomini e mezzi. Io non ritengo che la
previsione poteva salvaguardare quello che in questo momento stanno
vivendo i nostri amici siciliani di Lampedusa. Subiscono una
posizione geografica e di questo dobbiamo rispondere, così come sta
facendo il Governo nazionale. Come?
Innanzitutto, il piano di distribuzione nazionale che vede
coinvolte tutte le regioni italiane, escluso l'Abruzzo che tutti
conosciamo e, secondo, nello specifico il primo patto territoriale
che è stato firmato da 16 comuni della provincia di Catania e dal
rappresentante del Governo, dal Prefetto della Repubblica, firmato
da 16 sindaci senza nessun tipo di colore e dove ci sono non solo
previsioni ma anche una serie di azioni che servono a integrare
migliaia di emigranti.
Rispetto a questo noi ci dobbiamo porre una domanda: siamo un
Paese come quello che desidera Bossi che vuole buttare tutti fuori
o siamo il Paese dell'integrazione?
Noi siamo iscritti a quel partito dove riteniamo che
l'integrazione deve essere il filo conduttore di una politica
dell'accoglienza, di una politica che rifiuta l'atteggiamento di
mettere in difficoltà chi ha bisogno e rispetto a questo il Governo
nazionale e la presenza domani del Presidente del Consiglio
dovrebbe confortare il nostro Presidente della Regione, domani avrà
modo di parlare, di condividere, di criticare quella che è stata
l'azione del Governo nazionale, ma ritengo che il Presidente del
Consiglio, stia facendo un atto, sotto il profilo politico e sotto
il profilo istituzionale importantissimo. La sua presenza
nell'Isola in un momento, direi, anche molto critico, perché domani
settemila persone saranno imbarcate per essere trasferite in altre
parti d'Italia, in un momento critico e simbolico di quello che
l'Italia sta facendo per l'emergenza umanitaria
Rispetto a tutto questo la Sicilia come si pone?
Ha fatto bene il Presidente della Regione - di solito non fa molto
bene, però questa volta ha fatto bene - ad accettare quelle che
sono le condizioni che il ministro Maroni ha voluto dare a tutte le
regioni: ogni milione di abitanti, mille migranti che possono
essere integrati nel nostro territorio.
Noi dobbiamo pensare a questo, c'è un impegno di questo Governo,
del Presidente della Regione, che cinquemila migranti devono
rimanere nel nostro territorio e a questo dobbiamo pensare, a dove
accoglierli, dove formarli, come integrarli.
Ritengo che non basta questa serata di grande attestato di
solidarietà e di impegno per raggiungere queste finalità dobbiamo
guardare oltre perché domani saranno trasferiti tutti gli amici del
nord Africa in varie parti d'Italia, dopodomani non sappiamo se
altri migranti andranno verso Lampedusa, quindi, si ripeterà la
stessa azione, ma quello che sappiamo certamente è l'intervento che
questa Regione, nei confronti del governo nazionale, ha preso come
impegno: cinquemila persone che devono essere integrate, che devono
far parte della nostra comunità nel nostro territorio e per fare
questo, sì che dobbiamo chiedere - così come ha fatto il ministro
Maroni nel patto per la sicurezza per i comuni del Calatino - un
patto di integrazione, lo ha richiamato a grande linee il collega
Colianni, il collega Ardizzone, il patto per l'integrazione di 5
mila persone deve essere quello che questo parlamento deve
affrontare in termini di formazione al lavoro, all'istruzione,
all'integrazione e alla tolleranza, considerato che parliamo di
soggetti che, sicuramente, non hanno il nostro credo religioso.
Allora, si è aperta una porta, per molti fastidiosa, come ho
sentito da questa tribuna, per me, per noi, invece, è una
possibilità che la nostra Sicilia possa diventare modello in tutta
Europa e solo quando diventiamo modello possiamo richiamare
l'Europa a quello che può fare, a quello che deve fare, a quello
che, certamente, deve essere la pietra miliare per un popolo che è
stato accolto 50 anni fa in altre parti del mondo, o nella lontana
Australia o negli Stati Uniti d'America.
Vi posso assicurare - vi parlo da chi conosce esperienze personali
di familiari molto diretti - che quando è successo quello che gli
italiani, purtroppo, hanno dovuto subire con il trasferimento in
altre parti del mondo, l'accoglienza non solo è stata di
integrazione ma anche di sviluppo e di serenità per migliaia di
famiglie ma, soprattutto, per migliaia di siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Per la verità
aveva chiesto di intervenire fin dall'inizio ma, come Presidente
del gruppo più numeroso, mi è sembrato più giusto dargli la parola
alla fine. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, credo che la seduta di questa sera sia stata
più che opportuna, per questo l'abbiamo richiesta come Partito
Democratico convinti come siamo dell'importanza e ringraziamo
anche il Presidente dell'Assemblea per averla convocata con
immediatezza, il Governo che è presente e che con l'intervento
introduttivo il Presidente della Regione ha già dimostrato di
dedicare la giusta attenzione a questa emergenza immigrazione che
travolge i paesi del nord Africa, Lampedusa, l'intera nostra
regione.
Noi esprimiamo la nostra vicinanza intanto al popolo di Lampedusa
che sta vivendo questa drammatica condizione, che ha vissuto
momenti molto difficili in queste ultime settimane; vogliamo essere
al loro fianco, affrontare assieme queste difficoltà, risolvere i
problemi che, in questo momento, si vivono sull'isola.
La delegazione del Partito Democratico, guidata in un'occasione da
me, per ultimo, ieri, dall'onorevole Livia Turco, è stata più volte
a Lampedusa; il partito è presente, siamo pienamente partecipi
delle decisioni, degli interventi politici che stiamo portando
avanti per affrontare, risolvere, superare questa emergenza.
I dati ci parlano di un'emergenza senza precedenti: circa 19 mila
immigrati arrivati a Lampedusa sono davvero qualcosa di
impressionante e siamo dinanzi ad un fenomeno nuovo. E' qualcosa di
diverso rispetto ai fenomeni migratori cui fino ad oggi abbiamo
assistito, perché non arrivano solo somali o eritrei, arrivano
tunisini e ne arrivano a migliaia ed è la prima volta che ciò
accade in tale entità.
Io credo che è un fenomeno che si poteva e che si doveva prevedere
con forte anticipo, vista qual è la condizione politica dei paesi
del nord Africa, era scontato che ci sarebbe stata una nuova
impressionante ondata migratoria, un esodo di massa.
Lo stesso Governo nazionale ha denunciato il rischio di un esodo
di massa, però, a questo annuncio non ha avuto seguito alcuna
iniziativa politica da parte del Governo Berlusconi.
Si dice che 150 mila libici, oggi, siano in Tunisia; è una
evenienza che noi ci auguriamo non si verifichi, un esodo di massa
del popolo libico, ma anche rispetto a tale incredibile ipotesi -
ci auguriamo non si verifichi mai - il Governo nazionale deve
assumere iniziative adeguate, che non possono essere scaricate sul
Governo della Regione siciliana se non altro, per una semplice
ragione: la politica estera è competenza esclusiva dello Stato. Non
è possibile intervenire come Governo regionale in materia di
politica estera e noi stiamo assistendo al fallimento della
politica estera e della politica per l'immigrazione del Governo
Berlusconi - questo è il dato - offrendo al mondo intero una
immagine devastante, negativa, le immagini che sono andate sulle TV
di tutto il mondo che rappresentano una Lampedusa, purtroppo,
ridotta a un campo profughi. Immagini che io ho visto in Burundi
dove i campi profughi accolgono ancora coloro che rientrano dalla
Tanzania dopo decenni di guerre.
Questo è inimmaginabile che possa verificarsi in Europa, tanto
meno in quella che deve continuare ad essere la perla del
Mediterraneo', l'isola di Lampedusa, e noi non consentiremo che il
Governo Berlusconi possa trasformarla in un campo profughi e non si
sa per quanto tempo.
Il Governo nazionale, sostanzialmente, è in stato confusionale.
Abbiamo sentito il ministro Tremonti dire che bisogna aiutare
questi popoli a casa loro e siamo d'accordo ma il ministro Tremonti
dimentica che con le ultime finanziarie nazionali ha tagliato
totalmente i fondi nazionali per la cooperazione allo sviluppo, ha
definanziato qualsiasi intervento a favore dei popoli del nord
Africa e dell'Africa che in precedenza i governi del centro-
sinistra avevano portato avanti.
Abbiamo sentito il ministro Frattini avanzare una proposta
alternativa, diversa, opposta da quella del ministro Tremonti: dare
ad ogni clandestino un bonus di 2.500 euro per tornare a casa, una
sorta di incentivo all'immigrazione clandestina perché se si arriva
in Italia e si ha una opportunità di accoglienza bene; a quel
punto, se non la si ha, si torna a casa con 2.500 euro in tasca.
Sicuramente, non è questa una proposta che può essere minimamente
accettata.
Abbiamo sentito il ministro Bossi. Non commento perché questo non
è un luogo adeguato per commentare le espressioni del ministro
Bossi ma offendere, ancora una volta, quella che è la dignità umana
di ogni persona, a maggior ragione di coloro i quali rischiano la
vita magari in fuga dai loro paesi in guerra, attraversando il
Canale di Sicilia, raggiungendo la nostra penisola e la nostra
isola di Lampedusa.
E per ultimo, sappiamo che domani il Presidente del Consiglio
Berlusconi sarà a Lampedusa. Immaginiamo che si presenterà, come al
solito, con le vesti del salvatore' che ha portato le navi, che,
finalmente, consentiranno il trasferimento immediato di tutti gli
immigrati dall'Isola. Dimenticando, però, il Presidente del
Consiglio, che sostanzialmente il Governo nazionale aveva già
deciso di trasformare Lampedusa in una tendopoli e non si sa per
quanto tempo e che solo grazie alla mobilitazione della popolazione
di Lampedusa ciò non si è verificato, costringendo il Governo
nazionale a cambiare idea e ad assumere una iniziativa diversa, del
trasferimento immediato di tutti gli immigrati che devono trovare
accoglienza in tutte le province della Sicilia.
Il piano Maroni, che prevede che in tutte le province della
Sicilia gli immigrati trovino accoglienza, riguarda solo i
rifugiati politici, coloro che richiedono asilo politico, i
profughi. Non riguarda il fenomeno dell'immigrazione clandestina.
Fino ad oggi non c'è un provvedimento in tal senso.
Credo che avrebbe fatto bene, sarebbe stato più serio, da parte
del Presidente del Consiglio, svolgere domani la seduta del
Consiglio dei Ministri, così come era stato annunciato, piuttosto
che spostarlo al giorno dopo. Sarebbe stato serio fare un Consiglio
dei Ministri con la presenza del Presidente della Regione siciliana
per varare un piano straordinario perché è senz'altro positivo che,
domani, le navi arrivino a Lampedusa e possano liberare l'Isola; ma
vorremmo sapere cosa accadrà dopodomani.
Questa è la vera emergenza che richiede un piano straordinario
che, fino a questo momento, da parte del Governo, non c'è; Governo
nazionale che ha affidato le sorti di politica estera e della
politica migratoria, negli anni passati, scendendo a patti e
stringendo accordi con un dittatore che si chiama Gheddafi e oggi
siamo in queste condizioni perché quegli accordi, ovviamente, sono
saltati per le ovvie ragioni che tutti conosciamo.
Bene ha detto il Presidente Napolitano, intervenendo oggi, che a
Lampedusa la situazione è inaccettabile; che bisogna intensificare
l'assistenza e l'afflusso di mezzi di evacuazione.
Ribadiamo però che serve un piano che può essere varato solo dal
Governo nazionale, certo, con il concorso del Governo regionale,
che deve affrontare la prospettiva dell'emergenza oltre mercoledì,
oltre domani, perché vogliamo che quello che si è verificato a
Lampedusa non si verifichi più e che l'isola di Lampedusa possa
davvero essere, anche da giovedì in poi, la perla del Mediterraneo,
dove gli abitanti possano trovare condizioni normali di vita, dove
possa ripartire il turismo che, purtroppo, ha avuto un crollo
verticale con conseguenze disastrose sull'economia.
Chiediamo al Governo nazionale un piano straordinario simile a
quello che il Governo ha adottato, ad esempio, a L'Aquila, perché
oggi la condizione a Lampedusa non è meno grave.
Ci sono provvedimenti che solo il Governo nazionale può attuare:
serve una zona fiscale franca di lungo periodo con l'esenzione
totale dalle imposte e dai tributi; bisogna sospendere le rate dei
mutui. Sono materie rispetto alle quali il Governo regionale non ha
la potestà di intervenire perché non ha competenza legislativa.
Credo che quest'Aula debba chiedere convintamente, approvando la
mozione, al Governo nazionale e che il Governo nazionale abbia il
dovere di rispondere con chiarezza.
Voglio citare anche l'emergenza che si continua a vivere a Mineo,
che non è né un centro di identificazione ed espulsione né un
centro di prima accoglienza, ma lo definirei un centro di fuga
degli immigrati. Tutti, infatti, sappiamo che i circa 500 immigrati
che sono arrivati a Mineo, trasferiti da Lampedusa, di fatto, non
ci sono più; i tunisini non ci sono più.
Questo è più o meno il dato. Serve un intervento concreto, a
questo punto, che miri al tema dell'accoglienza ma anche
dell'integrazione e bisogna accertare con rapidità se coloro i
quali hanno chiesto asilo politico ne hanno o meno diritto,
altrimenti quel campo diventerà un campo profughi per non si sa
quanto tempo.
C'è l'emergenza Birgi. Bene ha fatto il Presidente a convocare
l'Aula per martedì prossimo.
Credo che il ministro La Russa e il ministro Maroni debbano aprire
le caserme disponibili al nord e gli altri edifici pubblici che al
nord sono disponibili per dare accoglienza anche al nord agli
immigrati. Non credo sia necessaria la tendopoli in Val Padana,
nella pianura Padana. Credo sia sufficiente che il Governo
nazionale faccia dell'emergenza immigrazione una grande questione
nazionale, non pensando che possa essere affrontata e risolta
esclusivamente in Sicilia.
Concludo ringraziando il Presidente per i due minuti in più che mi
ha concesso, ma anche per dire che è vero sì che è una grande
questione europea ma che, purtroppo, il Governo nazionale non ha
l'autorevolezza per farsi ascoltare dalle istituzioni europee, e
questo è un dramma per l'intero Paese.
La proposta del Presidente della Regione di predisporre al largo
di Lampedusa, in prossimità di Lampedusa, navi ormeggiate che
possano fungere da centri di accoglienza per trasferire, non solo
per soccorrere ma per trasferire immediatamente evitando lo sbarco
sull'isola, gli immigrati verso tutte le regioni del Paese,
dirigendosi direttamente verso i porti delle altre regioni credo
sia l'unico provvedimento che può evitare che Lampedusa possa
rivivere una condizione drammatica come quella che ha conosciuto
nelle ultime settimane.
Tutti noi siciliani dobbiamo ringraziare gli abitanti di
Lampedusa, i volontari, le organizzazioni umanitarie per lo
straordinario esempio che hanno offerto al Paese e all'intero
continente in maniera davvero indimenticabile. Grazie.
Presidenza del presidente Cascio
Annunzio degli ordini del giorno numeri 479, 480 e 476
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
- numero 479 «Iniziative da assumere dal Governo nazionale sulle
problematiche dell'accoglienza degli immigrati; per il ripristino
di condizioni di vivibilità nell'isola di Lampedusa; da scongiurare
che la Sicilia si trasformi in un enorme tendopoli; per favorire,
sostenendo le condizioni di vivibilità, la permanenza delle
popolazioni migranti nei loro paesi d'origine», degli onorevoli
Cracolici, Cordaro, Marrocco, Adamo, Ruggirello, Musotto, Mineo,
Mancuso;
- numero 480 «Iniziative da assumere nei confronti del Governo
nazionale per la gestione dell'emergenza migratoria; il sostegno
all'economia turistica in Sicilia; la ripresa del normale traffico
aereo negli scali civili siciliani», degli onorevoli Adamo,
Ardizzone, Forzese, Giuffrida, Lentini, Nicotra, Parlavecchio,
Ragusa, Currenti, Greco, Lo Giudice, Aricò, Cappadona, Ruggirello,
Oddo, Musotto;
- numero 476 «Interventi urgenti conseguenti all'emergenza
immigrazione di Lampedusa», degli onorevoli Caputo, Pogliese,
Falcone e Vinciullo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
vista la drammatica situazione determinatasi a Lampedusa per
l'enorme flusso di immigrati in fuga dalla Tunisia, dalla Libia e
dalla costa nord dell'Africa;
constatati i ritardi nella comprensione della natura e della
dimensione del fenomeno da parte delle autorità preposte, comprese
quelle in sede europea, che si sono semplicemente limitate ad
evocare i rischi di grandi processi migratori, senza predisporre
misure idonee alla reale gestione dell'emergenza;
registrate le prime inevitabili difficoltà di relazione tra la
popolazione e l'enorme quantità di immigrati affluiti dal mare, che
ha reso minoritari i residenti e difficile la prosecuzione di quel
clima di solidaristica accoglienza che ha contraddistinto fin qui
il comportamento dei cittadini di Lampedusa;
riconosciuti i rischi per l'ordine pubblico e per la sicurezza che
potranno ulteriormente determinarsi per situazioni di così incisivo
e vasto impatto sociale e considerate altresì le inaccettabili e
persino degradanti condizioni nelle quali gli stessi immigrati sono
costretti a permanere in considerazione del grave sovraffollamento;
valutati anche i rischi igienico-sanitari, oltre che le
conseguenze già registratesi a carico dell'ambiente, le cui
conseguenze si proiettano sull'imminente stagione turistica e già
la compromettono, lasciando prevedere danni d'immagine ed economici
non certamente recuperabili nel breve periodo;
considerato, inoltre, che la posizione e il ruolo della Sicilia
nel quadro delle azioni militari attualmente condotte dalla NATO
impongono certamente una più articolata e coerente politica di
governo del flusso immigratorio proveniente dall'area del Maghreb,
a maggior ragione in quanto teatro anche di recenti sommovimenti
sociali che, in particolare, hanno interessato la Tunisia e
l'Egitto ed altri Paesi dell'area;
valutato che il quadro generale delle vicende mediterranee - di
cui il flusso migratorio verso la Sicilia, e su Lampedusa in
particolare, costituisce solo un aspetto - disegna una problematica
che non può e non deve essere siciliana né affrontabile solo dalle
amministrazioni locali e da quella regionale;
ritenuto indispensabile un governo di tali flussi in un quadro di
solidarietà nazionale che si accompagni a una forte azione a tutela
della sicurezza da parte dello Stato in ogni suo ramo
amministrativo;
preso atto delle dichiarazioni del Presidente della Regione,
onorevole Lombardo, sull'aeroporto di Trapani-Birgi,
impegna il Governo della Regione
ad agire con risolutezza nei confronti del Governo nazionale
perchè venga affermata e recepita la dimensione nazionale ed
europea della problematica dell'accoglienza degli immigrati che la
crisi nel nord del Maghreb, ed in particolare nella Libia, sta
determinando in maniera così repentina ed intensa, respingendo ogni
tentativo di limitare alla Sicilia la gestione della crisi stessa;
a far sì che il Governo nazionale adotti efficaci misure per il
trasferimento immediato e la distribuzione su tutto il territorio
nazionale degli immigrati presenti a Lampedusa, pervenendo al
ripristino delle ordinarie e compatibili condizioni di vivibilità e
di accoglienza, rimuovendo pertanto le condizioni attuali di
disagio per la popolazione residente e per gli stessi immigrati;
ad intervenire presso il Governo nazionale per condividere misure
atte ad evitare che, come nel caso del trasferimento degli
immigrati presso il villaggio di Mineo (CT), la necessità
dell'accoglienza trasformi la Sicilia in una gigantesca tendopoli -
come dimostrato dall'insediamento della tendopoli a Kinisia (TP)
piuttosto che a Caltanissetta o in altri siti della Sicilia -
adottando, nel contempo, misure per impedire ulteriori massicci
accessi nell'isola di Lampedusa;
a favorire la permanenza delle popolazioni migranti nei loro Paesi
d'origine, sostenendone le condizioni di vivibilità e valorizzando
i cambiamenti, laddove intervenuti, nella prospettiva di una
maggiore pratica di libertà». (479)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
le operazioni militari internazionali in atto in Libia, su mandato
delle Nazioni Unite, stanno indirettamente determinando gravi
effetti sulla Sicilia, che risente degli esiti prodotti dalla
condizione di grave instabilità nell'intera area nordafricana;
in particolare appare gravemente inadeguata la gestione
dell'intera vicenda da parte del Governo nazionale, che si sta
dimostrando del tutto inadeguata rispetto alle dimensioni della
crisi, facendo scontare alla Sicilia, unica tra le Regioni
d'Italia, l'onere di gestire i flussi migratori nonché le
conseguenze legate ai movimenti militari;
l'emergenza umanitaria sta determinando gravissime preoccupazioni
di ordine igienico-sanitario e di sicurezza, con potenziali
gravissime ricadute sulla prossima stagione turistica (da cui
dipende l'occupazione ed il reddito di migliaia di siciliani);
a dispetto del tradizionale spirito di accoglienza e solidarietà i
cittadini siciliani, specialmente quelli di Lampedusa, sono stati
posti in un'inaccettabile condizione di esasperazione ed esposti a
gravissimi rischi, oltre alle devastanti ricadute sul turismo,
principale attività economica dell'isola;
la condizione di emergenza a Lampedusa è tale da far temere
gravissime conseguenze sull'ordine pubblico, sulla situazione
igienico-sanitaria e sulla stessa vita quotidiana dei residenti;
le 'tendopoli', al pari delle altre soluzioni individuate,
appaiono totalmente inadeguate sia a garantire sufficienti e
decorosi livelli di assistenza ed ospitalità per i migranti, che ad
assicurare adeguati livelli di sicurezza per i residenti;
anche la soluzione residenziale (Mineo) si sta dimostrando
inadeguata ed insufficiente, col rischio di trasformare il Calatino
prima, e l'intera Regione dopo, in una gigantesca 'tendopoli';
ugualmente preoccupante, per le inevitabili ricadute sui flussi
turistici e sull'occupazione, è la chiusura al traffico civile,
peraltro operata in maniera repentina e non accompagnata da alcuna
valutazione sulle conseguenze, degli aeroporti da cui partono buona
parte dei voli militari (Trapani Birgi e, potenzialmente, Lampedusa
e Pantelleria), quando si potrebbe fare ricorso alle aerostazioni
ad uso esclusivamente militare (Sigonella);
l'impropria rappresentazione che i mezzi di informazione nazionale
fanno dello scalo di Birgi, quale teatro di guerra, aggiunge
ulteriori danni d'immagine, rischiando di compromettere l'attività
turistica della provincia di Trapani in primo luogo e dell'intera
Regione, vanificando in un sol colpo anni di attenzioni ed
investimenti sull'aeroporto e sullo sviluppo del sistema turistico;
ritenuto che:
anche in presenza di ritardi ed omissioni da parte dell'Unione
Europea, appaia palese la disattenzione e l'approssimazione del
Governo nazionale nella gestione della crisi, che sta scaricando
sulla Sicilia le drammatiche conseguenze dell'emergenza migratoria;
gli eventi in corso in Nord Africa, di portata epocale, lasciano
presagire il perpetuarsi - o perfino l'aggravarsi - delle
problematiche connesse ai flussi migratori di massa diretti verso
la Sicilia,
esprime
la propria preoccupazione per la situazione determinatasi;
la più ferma protesta per la grave disattenzione ed
approssimazione del Governo nazionale nella gestione
dell'emergenza,
impegna il Governo della Regione
ad assumere ogni iniziativa nei confronti del Governo nazionale e
delle istituzioni comunitarie affinché mettano in campo soluzioni
efficaci ed adeguate per gestire l'emergenza migratoria e le
relative conseguenze per l'economia turistica della Sicilia e, in
particolare:
1. l'immediato trasferimento dei profughi da Lampedusa e
l'adozione di misure idonee per l'accoglienza e l'identificazione
in mare, utilizzando un adeguato numero di navi appoggio;
2. l'adozione di un piano straordinario di potenziamento dei
servizi sanitari e di sicurezza, nonché per i rifornimenti ed i
servizi essenziali;
3. l'impiego, per i voli militari, esclusivamente delle
aerostazioni militari, permettendo agli scali civili la ripresa del
normale traffico aereo;
4. nelle more della realizzazione di quanto previsto al precedente
punto, l'adozione di misure economiche straordinarie a tutela dei
lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS);
5. la predisposizione di un adeguato piano di indennizzi e
compensazioni per il settore turistico, a partire dalle aree più
esposte alle conseguenze della crisi;
6.l'adozione, prima dell'avvio della stagione turistica estiva, di
un articolato ed efficace piano di comunicazione e promozione per
il rilancio dell'immagine della Sicilia, che permetta la ripresa
del settore ricettivo;
impegna altresì il Governo della Regione
a porre in essere ogni iniziativa nei confronti del Governo
nazionale e delle istituzioni comunitarie perché predispongano gli
strumenti per il definitivo superamento dell'emergenza mettendo a
disposizione le risorse umane, logistiche e finanziarie per
approntare un'accoglienza dei migranti, che assicuri il rispetto
dei diritti umani e della dignità di ogni persona e le condizione
di sicurezza per i residenti». (480)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la drammatica vicenda che ha colpito l'isola siciliana di
Lampedusa necessita di interventi urgenti a favore dei cittadini,
dei lavoratori e delle aziende che operano sull'isola. L'ingresso
di immigrati in numero superiore a quello degli abitanti ed in
misura sproporzionata alle reali condizioni strutturali ed
ambientali dell'Isola hanno provocato gravissimi pericoli di ordine
e sicurezza pubblica oltre a che igienico sanitari;
tale situazione, soprattutto in questa stagione, ha messo in
ginocchio la popolazione locale e l'intera economia basata sul
turismo e sulla pesca;
a causa degli sbarchi in massa degli immigrati il turismo è al
collasso, in quanto sono stati cancellati le prenotazione e gli
arrivi dei turisti e dei visitatori;
la situazione di Lampedusa costituisce una vera emergenza e
pertanto occorre l'impegno del Governo regionale ad intervenire
presso quello nazionale al fine di sostenere le famiglie, i
lavoratori e le aziende con provvedimenti di natura straordinaria
ed eccezionale;
considerato che:
l'Isola di Lampedusa rappresenta una delle più importanti zone di
attrazione turistica della Sicilia, conosciuta in tutto il mo do
per le sue imparagonabili bellezze e risorse naturali;
la preoccupante situazione di questi giorni ha danneggiato
gravemente l'immagine dell'isola meta di numerosi turisti;
ritenuto che:
la Regione deve tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese di
Lampedusa sia sotto l'aspetto dell'ordine e della sicurezza
pubblica sia con provvedimenti in favore dei lampedusani adottando
misure specifiche quali:
l'esonero dal pagamento di ICI, IRPEF e IRPEG;
l'indennizzo in favore di chi ha dovuto sospendere l'attività a
causa degli sbarchi dei clandestini;
la sospensione per le imprese delle eventuali sanzioni legate alle
inadempienze fiscali;
la sospensione dei pagamenti dei titoli di credito (in scadenza
durante il periodo in contestazione); la sospensione dei termini
della notifica di cartelle di pagamento dagli agenti di
riscossione;
la sospensione di rate e mutui di qualsiasi genere;
la proroga dell'indennità ordinaria di disoccupazione;
la predisposizione di un piano di interventi urgenti per il
ripristino della condizioni ambientali e strutturali;
la rapida definizione delle modalità organizzative per consentire
la pronta ripresa delle attività e per consentire l'allontanamento
degli immigrati da Lampedusa;
la predisposizione di un piano di tutela e di sicurezza per
impedire il ripetersi di sbarchi di immigrati e per evitare che
l'Isola di Lampedusa si trasformi da meta turistica in destinazione
degli immigrati del Mediterraneo,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso il Governo nazionale al fine di adottare
ogni misura idonea a sostegno delle famiglie, dei lavoratori e
delle imprese di Lampedusa a seguito dell'emergenza 'immigrazione';
ad adottare provvedimenti straordinari ed urgenti per ripristinare
le condizioni ambientali ed abitative delle famiglie;
ad attuare misure straordinarie in favore delle famiglie,
lavoratori ed aziende;
a predisporre un piano di intervento per evitare che l'isola di
Lampedusa venga considerata approccio e meta sicura per gli
immigrati». (476)
Si procede con l'ordine del giorno numero 479.
VINCIULLO. Prima ce n'era un altro.
PRESIDENTE. Il primo viene assorbito da questo, ovviamente.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 479. Il parere del
Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno numeri 480 e 476 sono preclusi.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 5 aprile 2011,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I -Comunicazioni
II - Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanza della
rubrica Energia e servizi di pubblica utilità
Interrogazioni:
N. 163 - Notizie in ordine alla gestione degli ATO
rifiuti siciliani.
Di Guardo Antonino; Raia Concetta
N. 1227 - Riscatto dell'impianto del nuovo
dissalatore di Porto Empedocle (AG) da parte della
Regione.
Bosco Antonino
N. 1383 - Misure per accelerare la conversione del
polo petrolchimico di Siracusa in polo energetico.
Vinciullo Vincenzo
N. 1417 - Interventi per fronteggiare l'emergenza
rifiuti nel territorio della provincia di Palermo.
Caputo Salvino
N. 1494 - Iniziative per contenere l'aumento delle
tariffe di conferimento dei rifiuti nella città di
Catania.
Falcone Marco
Interpellanza:
N. 98 - Iniziative urgenti a tutela delle coste
siciliane a seguito di ventilate attività di
trivellazione petrolifera.
Fiorenza Cataldo
III -Discussione della mozione:
N. 254 - Iniziative per la riapertura totale e/o parziale ai
voli civili dello scalo aeroportuale di Trapani-Birgi .
(23 marzo 2011)
ODDO - CRACOLICI - APPRENDI - DONEGANI -
MARINELLO - AMMATUNA - BARBAGALLO - DE
BENEDICTIS -
DI BENEDETTO - DIGIACOMO - DI GUARDO -
FARAONE -
FERRARA - GALVAGNO - GUCCIARDI - LACCOTO -
LUPO - MARZIANO - PANARELLO - PANEPINTO -
PICCIOLO - RAIA - RINALDI - SPEZIALE -
TERMINE
IV - Discussione del disegno di legge:
- Norme in materia di nomina di assessori regionali, provinciali e
comunali, di incarichi e di nomine pubbliche (n. 681/A)
Relatore: on. Torregrossa
La seduta è tolta alle ore 20.38
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli