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Resoconto d'Aula della Seduta n. 241 di martedì 29 marzo 2011
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.   Avverto  che  del  processo  verbale  della   seduta
  precedente sarà data lettura successivamente.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del presidente Cascio


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   -  numero 252 «Rapida attivazione degli impegni assunti a  seguito
  dell'approvazione  della mozione n. 126 circa  gli  interventi  per
  l'aumento  dei  massimali de minimis nel settore dell'agricoltura»,
  degli  onorevoli  Oddo, Cracolici, Apprendi,  Donegani,  Marinello,
  Ammatuna,  Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto,  Digiacomo,  Di
  Guardo,  Faraone,  Ferrara,  Galvagno,  Gucciardi,  Laccoto,  Lupo,
  Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale e
  Termine,

   - numero 255 «Attuazione, in tempi rapidi, degli impegni assunti a
  seguito dell'approvazione della mozione n. 150 in ordine al calcolo
  dei premi delle misure agro-ambientali previsti dal PSR 2007/2013»,
  degli   onorevoli   degli  onorevoli  Oddo,  Cracolici,   Apprendi,
  Donegani,  Marinello,  Ammatuna,  Barbagallo,  De  Benedictis,   Di
  Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo,  Faraone,  Ferrara,   Galvagno,
  Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo,
  Raia, Rinaldi, Speziale e Termine.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

      Comunicazione relativa ad adempimenti dell'Assessore per il
                        territorio e l'ambiente

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, in relazione  a  quanto  esposto
  dall'onorevole Beninati nella seduta n. 240, il presidente della IV
  Commissione,   onorevole  Mancuso,  ha  provveduto   a   contattare
  l'assessore  per il territorio e l'ambiente il quale ha  comunicato
  che è già pronta una circolare tendente a prorogare il termine fino
  al 30 aprile. Per cui volevo rassicurare l'Aula su tale questione.


   Presidenza del presidente Cascio


    Comunicazioni del Governo sul tema dell'emergenza umanitaria in
        Sicilia a seguito dei recenti eventi internazionali che
                    interessano l'area del Maghreb

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Comunicazioni  del Governo sul tema dell'emergenza  umanitaria  in
  Sicilia   a   seguito   dei  recenti  eventi  internazionali   che
  interessano l'area del Maghreb.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.   Signor  Presidente,   la
  ringrazio, e vi ringrazio onorevoli colleghi, perché ha ritenuto di
  convocare   per  oggi  questa  riunione  dell'Assemblea   regionale
  siciliana  dedicata  al  tema  dell'emergenza  umanitaria  che  sta
  interessando  l'isola  di  Lampedusa in particolare,  e  di  questa
  straordinaria  emergenza che sta interessando  l'intero  territorio
  siciliano.
   Ritengo  che questa occasione sia stata più che opportuna  perché,
  nonostante  l'impegno  che, per quanto nelle  nostre  competenze  e
  nelle  nostre possibilità, il Governo sta profondendo e  nonostante
  le  prese  di  posizione che tutti noi, Presidente  della  Regione,
  Assessori,  uomini  politici,  esponenti  di  tutte  le  formazioni
  politiche, andiamo assumendo su questa straordinaria emergenza,  la
  presa  di  posizione  che  non  può che  essere  unitaria,  sebbene
  ovviamente questa vicenda la si possa vedere da ottiche diverse, da
  punti   di   vista  diversi,  da  parte  dell'Assemblea   regionale
  siciliana, di tutti i 90 deputati, di tutti i Gruppi politici,  sia
  di fondamentale importanza per dare forza ad una rivendicazione che
  poi  si  deve risolvere in una serie di iniziative che, con  grande
  senso di responsabilità, tutti noi, a cominciare dall'Assemblea, le
  forze  politiche, il Governo della Regione, il Governo nazionale  -
  e,  per  carità,  sarebbe  opportuno,  una  volta  per  tutte,  che
  intervenissero  le  istituzioni  europee  -  vogliamo  e   vogliono
  assumere per questa vicenda, per questa straordinaria emergenza che
  riguarda la Sicilia, che riguarda il nostro Paese, che riguarda  il
  Mediterraneo.
   Si  comincia sicuramente, né la nostra attenzione può  non  essere
  rivolta   prioritariamente  a  quanto  accade,  ormai  da   diverse
  settimane, a Lampedusa.
   In quell'Isola ci sono andato per ulteriori 24 ore, per la seconda
  volta  nella mia vita. Era capitato circa due anni fa; ci fu  anche
  allora un'emergenza e chi voleva denigrare Lampedusa, ricordo bene,
  allora  disse  che  i  lampedusani si  mettevano  d'accordo  con  i
  trafficanti  di uomini, che  lucravano sull'arrivo dei clandestini.
  Era una menzogna, era ovviamente una calunnia
   Ci  sono  tornato, come vi dicevo, domenica mattina e sono tornato
  nella tarda mattinata di ieri.
   La  situazione è veramente drammatica  Come sapete, stazionano  lì
  ormai  da  parecchi giorni, permanentemente, da cinque a  settemila
  persone.  Ne  sono passate dall'Isola circa 18, 20 mila  in  queste
  settimane.
   Non  è  il  caso di fare confronti con quanto capitato a proposito
  della  immigrazione regolare negli anni scorsi perché si è trattato
  di qualche centinaio, ovvero di poche decine di immigrati.
   Le condizioni igieniche in cui si trova l'isola, in cui si trovano
  questi  uomini, queste donne, questi bambini - la gran  parte  sono
  uomini  di  un'età  che  va  dai  20  ai  30  anni  -  è  veramente
  incredibile, è veramente indicibile. Arrivano in questi barconi 50,
  100, 150, 200 immigrati clandestini e, se non vengono trasferiti su
  una  motovedetta della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza,
  dopo  aver attraccato al molo, vengono perquisiti nel centro CIE  -
  che ne dovrebbe ospitare 850, mentre ve ne stanno stabilmente circa
  1500-2000  -,  vengono precariamente identificati  in  quanto  sono
  privi  di  documenti;  declinano  le  loro  generalità,  salvo  poi
  verificare,   se  hanno  diritto  di  ottenere  asilo    -   perché
  sicuramente  tutti lo chiederanno -  nei luoghi di  nascita,  molto
  spesso  si tratta di piccole città della Tunisia. La gran parte  di
  loro  -  come  sapete - provengono dalla Tunisia  ma  si  sono  già
  verificati  sbarchi  di Somali e di Eritrei  che,  per  ragioni  di
  conflittualità  religiosa,  sono  stati  dirottati  due  giorni  fa
  sull'isola  di Linosa. Sono, quindi, identificati alla meglio,  gli
  si  dovrebbe  poi  assicurare un alloggio, il  vitto  e  condizioni
  igieniche  che,  trattandosi - come vi dicevo - di  cinque,  sei  o
  settemila persone, non possono essere assicurati.
   Allora,  queste  persone, questi uomini  che  quando  sbarcano  in
  Italia  baciano  terra  -  li abbiamo visti  baciare  terra  perché
  credono  di  avere  trovato,  di avere quasi  toccato  il  Paradiso
  terrestre  -  sono  costretti a vivere in  condizioni  di  assoluta
  precarietà    all'addiaccio;   alcuni    sulla    collina,    ormai
  soprannominata  della vergogna , sovrastante il porto di Lampedusa,
  cercano  di improvvisarsi una tenda utilizzando pezzi di  plastica,
  qualche  coperta,  qualche cartone. Sapete  bene  che  non  possono
  disporre di servizi igienici e, quindi, immaginate cosa succede  da
  quelle parti.
   Non dispongono di acqua per potersi lavare.
   Il  nostro  Servizio sanitario fa la sua parte con una  generosità
  straordinaria.
   Io  mi  sento di ricordare il nome del dirigente sanitario, dottor
  Bertolo,  che è un lampedusano che va sbattendo dal primo approccio
  che  si  ha  in  una  tenda  per chi  ha  dei  problemi  gravi,  al
  poliambulatorio,  alle  varie strutture in  cui  vengono  assistiti
  coloro i quali hanno dei sintomi che inducono il servizio sanitario
  a  ricoverarli, a visitarli, molto spesso ad assisterli.  Vi  dico,
  tra parentesi, che si registrano incredibilmente moltissimi casi di
  diabete giovanile e molti casi di Parkinson in uomini che hanno dai
  venti  a  trenta anni. Nella ex base Loran, che era una base  della
  NATO,  ora  della Marina, sono invece ricoverati ragazzi  e  alcune
  donne.
   Queste  persone  ricevono  due pasti al giorno,  ovviamente  senza
  regolarità  negli orari, perché la struttura che produce  i  pasti,
  sulla  cui  bontà non è il caso di soffermarci, riesce  a  produrre
  quelli  che servono nell'arco, non dico delle ventiquattro ore,  ma
  di  sedici, diciotto ore sicuramente, per cui qualcuno pranza  alle
  10.00 del mattina, altri alle 18.00 del pomeriggio.
   Le  condizioni  di  questa  umanità sono francamente  incredibili,
  insostenibili.
   Non   c'è  un'emergenza sanitaria nel senso che  non  c'è  nessuna
  epidemia;  si verifica però che molti di questi uomini  contraggono
  bronchiti, faringiti, hanno attraversato il Mediterraneo in  quelle
  condizioni  e  poi la notte c'è un freddo cane anche  a  Lampedusa,
  molto  spesso  con  la pioggia, e questo li espone  al  rischio  di
  queste  o  di  altre  malattie. Non sappiamo  se  sono  affetti  da
  parassitosi e, quindi, che la situazione igienico-sanitaria sia più
  che grave è sicuramente sotto gli occhi di tutti.
   Dopodiché,  certamente, c'è da esaminare la condizione soprattutto
  dei cittadini di Lampedusa.
   Vedete,  Lampedusa  è un'isola a tutti gli effetti  tunisina,  non
  soltanto  per  la  preponderanza  degli  immigrati  rispetto   agli
  abitanti,  settemila rispetto a cinquemila. Non tanto  per  questo,
  quanto perché ormai le madri e, molto spesso, anche i figli  -  c'è
  grande  preoccupazione nel mandare i bambini a scuola  -  stanno  a
  casa perché questi uomini di venti o trenta anni sono per tutte  le
  strade;  occupano  tutti i bar perché hanno  qualche  euro  che  si
  portano  appresso, per cui consumano qualche caffè o acquistano  le
  sigarette  o, per integrare, quando possono, quel vitto, acquistano
  anche roba da mangiare. La gente sta chiusa dentro.
   Sapete che, domenica sera, c'è stata una prima aggressione: alcuni
  di  loro  sono  penetrati nella casa di un  lampedusano,  lo  hanno
  derubato, lo hanno aggredito e poi hanno lasciato la casa.
   Un caso analogo si è verificato ieri.
   Certo,  c'è grande tensione fra gli immigrati perché hanno sentito
  - conoscono il francese e parecchi di loro parlano anche l'italiano
  -  che  si parla di rimpatrio forzato e, chiaramente, sono più  che
  preoccupati di dover tornare nel luogo da cui sono partiti.
   Quindi, vi dicevo, le condizioni più che precarie di sicurezza, le
  condizioni di libertà che non è assicurata ai cittadini lampedusani
  che, appunto, preferiscono non mandare i bambini a scuola e restare
  a casa.
   Aggiungo  che i pescatori non vanno in mare, per diverse  ragioni:
  molto  spesso le loro barche sono occupate dai clandestini e,  poi,
  non  si  sentono  di  lasciare  a casa  mogli  e  figli  in  quella
  situazione, per andare in mare per molte ore.
   Lo  stesso  discorso vale, oltre che per l'attività dei pescatori,
  per  il  sistema turistico e per tutto quello che ruota attorno  al
  turismo   dell'isola.  Le  disdette  hanno  riguardato  il  periodo
  pasquale  e  non  vi  è  dubbio che, se questa  situazione  dovesse
  continuare  nel  tempo, toccherebbe anche il turismo  di  tutto  il
  periodo estivo.
   Io  sono  stato  là,  come  vi dicevo,  domenica  e  lunedì  e  ho
  incontrato  le varie categorie; ho ringraziato per lo straordinario
  lavoro  i  volontari,  tutti gli uomini  delle  forze  dell'ordine,
  quanti della sanità siciliana e della nostra Protezione civile sono
  impegnati  là,  devo dirvi con molta franchezza,  giorno  e  notte;
  l'amministrazione  comunale; il sindaco che cerca  di  barcamenarsi
  fra  spinte  diverse:  chi  vuole scendere  in  piazza,  chi  vuole
  tranquillizzare, perché la situazione è più che critica.
   Già  domenica  ho  sentito  il Presidente  del  Consiglio  che  ha
  assicurato   un   impegno,  un  intervento  straordinario,   e   la
  convocazione del Consiglio dei Ministri.
   Mi sono offerto di relazionare, così come sto facendo a voi, anche
  se certamente la situazione non è sconosciuta perché il Commissario
  per   l'emergenza  interviene  attraverso  una   persona   che   lo
  rappresenta,   il   vice  prefetto  di  Agrigento,   che   coordina
  l'intervento  e  l'iniziativa  e  che,  naturalmente,  riferisce  e
  relaziona  continuamente. Domani ci sarà una riunione del Consiglio
  dei  Ministri, e ho chiesto di partecipare se si dovessero trattare
  argomenti,  come  da  Statuto/Costituzione  della  Repubblica,  che
  riguardano  la  Sicilia  e per i quali è  dovuta  la  presenza  del
  Presidente  della Regione, per dare un contributo  che  sicuramente
  può  essere  utile non fosse altro perché, al di  là  di  quel  che
  leggiamo sulla stampa o che ci riferiscono, ho avuto la possibilità
  insieme  a tanti, anche di voi, di toccare con mano quello  che  si
  sta verificando da quelle parti.
   Abbiamo avuto notizia che domani l'isola dovrebbe essere evacuata,
  se  così si può dire, nel senso che domani, nel pomeriggio o  nella
  mattinata,   dovrebbero  partire  da  Lampedusa   i  cinque,   sei,
  settemila  immigrati  che attualmente sono lì,  si  trovano  lì  ad
  occupare l'Isola.
   Ripeto   anche   qui  che  questa  è  una  misura  indispensabile,
  fondamentale, perché i lampedusani possano rimpadronirsi della loro
  terra e riprendere il loro lavoro e la loro vita normale.
   Ma  naturalmente questo non basta. Ci siamo resi conto la domenica
  sera  che,  dopo  che  alcune navi hanno portato  via  circa  mille
  persone,  nel corso della nottata ne sono tornati sull'isola  forse
  1200.
   Se  domani seimila, settemila - non so a quanto arriverà il numero
  degli  immigrati - saranno portati via, potranno essere reintegrati
  nello  stesso  numero, se non di più, nella giornata  di  domani  o
  nella  notte successiva. Non c'è dubbio, quindi, che questa  misura
  non è sufficiente.
   Di proposte se ne sono sentite tante.
   Io  ritengo  che sia possibile, rispettando le norme  del  diritto
  internazionale  e  dei  vari  accordi  che  il  nostro   Paese   ha
  sottoscritto  in  materia  di diritti  dei  profughi  e  di  quanti
  rischiano  la  vita,  fare  due cose.  E  quando  ieri  ho  sentito
  telefonicamente   il  Ministro  degli  interni    ho   detto   che,
  naturalmente,  la  Sicilia è pronta a fare fino  in  fondo  la  sua
  parte.
   A  mio  avviso, la soluzione migliore è una: attualmente all'Isola
  viene  assegnata una funzione che non è in condizione di assolvere,
  ossia  ricevere questi 18000-20000 immigrati, di cui  6000-7000  si
  trovano  lì  permanentemente.  Allora  si  faccia  svolgere  questa
  funzione  ad  una  sorta  di isola avanzata  sul  mare  verso  sud,
  costituita da una, due, tre navi da crociera, portaerei,  traghetti
  che lì si trovano, sui quali, piuttosto che farli scendere sul molo
  di Lampedusa, imbarcare gli immigrati e lì, a bordo di queste navi,
  controllatissime,  perché ci sarebbero uomini dell'Esercito,  della
  Marina,  delle  forze  dell'ordine,  fare  le  identificazioni,  le
  perquisizioni,  rifocillare questi uomini e poi da  lì,  con  delle
  navi  o utilizzando l'aeroporto di Lampedusa, fare la spola con  le
  destinazioni  finali  dove  questi  uomini  andranno,   dove   sono
  destinati.
   Leggo una nota in cui si dice che, per impegni del Presidente  del
  Consiglio, il Consiglio dei Ministri previsto per domani  si  terrà
  giovedì.
   Intanto,  non  è  necessario il Consiglio dei Ministri  perché  si
  possa  realizzare  il  fatto che sei navi  molto  grandi  vadano  a
  Lampedusa, a partire da stanotte o forse domani, per portar via gli
  immigrati. Ripeto, questa evacuazione non servirà a nulla in ordine
  al  dramma di Lampedusa se, nel frattempo, non si assicura in  mare
  una  sorta  di piattaforma offshore costituita da navi che  assolva
  alla  funzione  che  Lampedusa, nonostante si trovi  in  una  crisi
  drammatica, non poteva e non può assolvere.
   Ovvero,  altra  soluzione:  molti di questi  immigrati,  come  ben
  sappiamo  e  abbiamo visto, vengono condotti a riva, sul  molo  del
  porto  di Lampedusa, trascinati e assistiti dalla Guardia costiera.
  Se  sono  nelle  condizioni  di  navigare  ancora,  arrivino  nella
  terraferma, se per terraferma vogliamo intendere i porti siciliani.
  Visto  che  le barche a 20, 30 o 50 miglia rischiano di  affondare,
  molti di loro vengono portati a bordo delle motovedette.
   Allora queste motovedette, come è accaduto fino ad oggi, piuttosto
  che  attraccare  nel  porto di Lampedusa, si rechino  in  un  porto
  siciliano  o  in  più  porti siciliani, dove si  possono  assolvere
  quelle  funzioni di cui parlavamo per poi destinare  gli  immigrati
  verso una meta finale.
   Abbiamo letto delle dichiarazioni offensive, che non condividiamo,
  che  vanno  riassunte  in  due parole che  francamente  non  vorrei
  ripetere   fuori  dai piedi  questi  immigrati dal nord,  piuttosto
  che  usare  altri termini, come il leader della Lega ha pronunciato
  qualche ora fa.
   Ci   eravamo   impegnati  diversamente:  la   collaborazione,   la
  solidarietà,  il  senso di appartenenza di tutte le  regioni  e  di
  tutto  il  popolo  italiano ad un'unica Italia, ci faceva  assumere
  l'impegno che questi previsti 50 mila immigrati, tanti ne prevedeva
  arrivassero   in   Italia  il  ministro  degli   Interni,   fossero
  distribuiti  in  ragione di mille per ogni milione di  abitanti  di
  ciascuna  regione. Abbiamo in Sicilia cinque milioni  di  abitanti,
  quindi  cinquemila; in Lombardia ci sono nove milioni di  abitanti,
  quindi novemila e così via.
   Si  disse  allora, salvo l'eccezione, comprensibile  e  condivisa,
  dell'Abruzzo, altre eccezioni no.
   Ora  leggiamo che parlare di tendopoli in Val Padana  sarebbe  una
  provocazione.
   La  Val Padana è la pianura attorno al Po, un po' il Piemonte,  un
  po'  la  Lombardia,  un  po'  il Veneto,  e  perché  non  anche  le
  tendopoli
   Dico  questo  perché  sappiamo  che  questa  vicenda  rischia   di
  risolversi  in  un danno irreparabile per la nostra Isola,  per  la
  nostra gente e per la nostra economia; il danno è irreparabile  per
  il  nostro Paese. Nei giorni scorsi mi è capitato di incontrare non
  soltanto i corrispondenti di tutti i giornali nazionali e di  tutte
  le  emittenti  locali e nazionali, ma anche i corrispondenti  delle
  televisioni  degli Stati Uniti come della Germania, della  Svizzera
  come  della Francia, dell'Inghilterra come dell'Argentina  o  dello
  stesso  Giappone, i quali hanno, attraverso le riprese di quel  che
  accade a Lampedusa, un'idea del nostro Paese che, francamente,  non
  è un'idea decorosa. Per cui - se non si usano, quando serve, i toni
  forti  -  é  indispensabile usare toni forti  nell'interesse  della
  Sicilia. Alziamo i toni, tutti
   Per  carità, nessuno sobilla. I lampedusani hanno dato da mangiare
  ai  tunisini, hanno dato loro coperte, hanno dato loro  riparo;  il
  Sindaco ha ospitato a casa sua una ventina di donne, i bambini sono
  stati ospitati, ovviamente, in una sede parrocchiale, la Caritas  e
  quant'altri offrono ospitalità e danno aiuto a questa gente.
   Ma  non  si  risolve così il problema, e il danno  per  la  nostra
  economia è impareggiabile.
   Nel  pomeriggio di oggi, come ho avuto modo di dirvi, ho  ricevuto
  i   sindaci  di  ben  altra  parte  della  Sicilia,  della  Sicilia
  orientale,  i quali mi dicono che nella fascia Jonica  le  disdette
  fioccano  tanto quanto a Lampedusa, così come rischiano di esserci,
  a maggior ragione, nell'area di Trapani.
   Abbiamo  sostenuto  anche qua - penso che  il  Governo  non  abbia
  nessuna  difficoltà,  ora  che  il  comando  di  queste  operazioni
  militari  è  passato sotto il controllo della NATO -  ad  esaminare
  l'ipotesi  -  per carità, non compete a me dirlo, ci saranno  delle
  difficoltà, non c'è dubbio che riguardano la difesa, che riguardano
  i  sistemi di controllo radar o non so che - noi abbiamo una  base,
  esclusivamente militare, e un aeroporto solo militare a  Sigonella,
  mentre  Birgi,  come  ben sappiamo, rischia di  perdere  il  flusso
  turistico   del  periodo  estivo  che,  ovviamente,  è   gravemente
  compromesso  dalla  chiusura ai voli civili di un  aeroporto  quale
  quello di Birgi.
   So della manifestazione di oggi e credo riguardi tutti i sindaci e
  i cittadini di tutte le parti politiche.
   Ho  saputo  poco fa che diciotto delle località di partenza  degli
  aerei  che arrivano a Birgi (sono 76), non vorrei sbagliarmi,  sono
  stati   riattivati,  cioè  l'aeroporto  torna  a   funzionare   per
  l'aviazione  civile.  Non entro nel merito e  ne  prendo  atto  con
  piacere;  onestamente  non so con quale tranquillità  un  cittadino
  tedesco  atterra  in un aeroporto dal quale decollano  o  atterrano
  anche aerei militari.
   Ritengo  che  se  questo  è un primo passo  perché  poi  tutto  il
  traffico  militare, eventualmente, si trasferisca a  Sigonella  ben
  venga  tempestivamente, anche questo tempestivamente perché si  può
  fare, solo perché si può fare.
   Così come quante navi torpediniere piuttosto che portaerei o porta
  elicotteri  a  tutto ponte - mi pare che si chiami  Garibaldi  -  o
  traghetti si possono dirottare per assolvere quella funzione  dalle
  parti di Lampedusa.
   Sapete  ancora, e lo dico senza nessuna polemica in  questo  caso,
  che  anche  Caltagirone, il Calatino,  è toccato da un altro  fatto
  che,  indubbiamente, deve farci intervenire. Io lo faccio in temine
  di  proposta:  lì devono andare i richiedenti asilo. I  richiedenti
  asilo, sapete bene, che sono liberi di uscire. I richiedenti  asilo
  sono  stati  integrati  dagli immigrati, gli  immigrati  temono  di
  essere  forzosamente riportati a casa e fuggono,  come  fuggono  da
  Manduria.
   A  Manduria  ne  fuggono  a  centinaia e  cercano  di  integrarsi,
  clandestinamente.
   I  richiedenti  asilo, che sono destinati  al  75  per  cento,  ad
  ottenere l'asilo, cercano l'integrazione abitativa e lavorativa; in
  altre  parole, da quelle parti, nelle città e nelle campagne -  non
  era  difficile temerlo - indubbiamente le condizioni  di  sicurezza
  sono  tali per cui il nostro sistema economico e sociale ne risente
  più che negativamente. Così come le altre scelte.
   Offrire  collaborazione  e  chiedere condivisione  vuol  dire  non
  trovarsi,  come  può  capitare - ma perché,  per  quale  motivo?  -
  cinquemila  profughi,  cinquemila immigrati clandestini,  d'accordo
  siamo  pronti  a  prenderli  e se sono  seimila,  in  un'ottica  di
  collaborazione rispetto a cinquantamila. E se fossero duecentomila?
  Ci faremmo carico della nostra parte
   Ma  perché  vedere in televisione così, di punto  in  bianco,  che
  andranno a Chinesia, aeroporto dismesso del Trapanese piuttosto che
  -  leggevo  stamattina - Caltanissetta o scoprire  che  andranno  a
  Messina piuttosto che ad Enna?
   Bisogna  concordarlo,  e  concordarlo  vuol  dire  parlare  con  i
  sindaci,  preparare  le  comunità, perché non  c'è  dubbio  che  su
  questo,  lo  dico francamente, così come io sono contrario  all'uso
  militare  di  un  aeroporto, quando ne abbiamo  uno  esclusivamente
  militare, così come ho espresso il mio dissenso sul campo di Mineo,
  così  come ritengo che sia una proposta dire che è giusto  che  noi
  facciamo  la  nostra  parte sui cinquantamila, sui  centomila,  sui
  duecentomila immigrati.
   Non  mi  metto  a dire, guai, non appartiene alla nostra  cultura:
   fuori  dai  piedi ,   respingiamo  o quant'altro.  Ma  che  lo  si
  condivida,  che  si coinvolgano la nostra cittadinanza,  le  nostre
  istituzioni  locali; credo che serva a tutti; così come  devo  dire
  con  molta  franchezza  che,  accanto ad  una  inadeguatezza  della
  risposta della prevenzione - che poteva essere attuata visto che si
  prevedeva  questo esito definito, tra virgolette,  biblico  -  dire
   l'Europa non c'è .
   L'Europa  non c'è da quando si parla di area di libero  scambio  -
  dov'è  quest'area  di  libero scambio? -, da  quando  si  parla  di
  politiche a favore della Tunisia o del Marocco, laddove si  sarebbe
  dovuto  intervenire  finanziariamente per impiantare  attività  che
  avrebbero  consentito  a quei cittadini di  trovare  lì  un  lavoro
  dignitoso   e   condizioni   di  vita   accettabili;   così   come,
  obiettivamente, noi facciamo parte dell'Europa, così come  facciamo
  parte  della NATO. Ma scusatemi, se la NATO o quanti altri o gruppi
  ristretti o l'Europa ci ignorano, perché non farci valere?
   Potremmo non essere solidali col nostro Governo e col nostro Paese
  nei consessi internazionali, piuttosto che vivere questa condizione
  -  penso  che siamo d'accordo - nella quale non si sa se  siamo  in
  guerra o se siamo in pace. Non so se siamo in guerra perché non  so
  quale  funzione  stanno svolgendo, dal punto di vista  militare,  i
  nostri  aerei di intercettazione, di interdizione dei radar,  forse
  all'inizio;  non siamo in pace perché si sa bene che c'è  una  base
  militare  messa a disposizione.
   Io  ritengo  che  anche in questo campo, visto che  non  siamo  la
  Svezia ma siamo qui, in mezzo al Mediterraneo e a qualche centinaio
  di  miglia  dalla  Tunisia, come dalla Libia, una nostra  presa  di
  posizione sia indispensabile. Cosa facciamo?
   Dal  primo momento, un mese fa, tre settimane fa, abbiamo  aiutato
  l'amministrazione  di Lampedusa con un grosso contributo  a  favore
  del  sistema  economico, soprattutto dei pescatori  che  avanzavano
  alcune  rivendicazioni. Abbiamo potenziato  il  sistema  sanitario;
  abbiamo assicurato un secondo elicottero che già ha salvato la vita
  due  eritree  che avevano minacce di aborto nell'isola  di  Linosa,
  abbiamo  lì  la  nostra  Protezione civile;  abbiamo  rifornito  di
  seimila metri cubici di acqua l'isola; stasera c'è stato un  tira e
  molla:   serve,  non serve, chi paga, chi non paga , e  lì  abbiamo
  messo  a  disposizione una nostra grande cucina da campo perché  ci
  mettiamo  a cucinare, rispettiamo un'autorità che sta sull'isola  e
  che  deve  disporre se usarla o non usarla, se usare l'acqua  e  in
  quale  quantità e in quale misura; ricoverare i bambini, così  come
  si è disposto.
   Stamattina  qualcuno,  in un confronto televisivo,  ha  detto:
  portatevi i bambini a Palermo .
   Sicuramente  ce li portiamo  Rispetto loro che hanno disposto  che
  restino in quella base dove, devo dirvi, rispetto al centro abitato
  e  a  questa  collina della vergogna  almeno i ragazzi e  le  donne
  sono trattati dignitosamente.
   Abbiamo chiesto il Consiglio dei Ministri - che slitta a giovedì -
  ,  abbiamo oggi insediato una giunta che resta convocata,  a  tutti
  gli  effetti, fino a quando il nostro Governo non darà una risposta
  esauriente per risolvere questo drammatico problema.
   Stiamo  facendo tutto questo, se serve, talvolta alzando  i  toni,
  perché  è indispensabile che si intervenga, e si intervenga subito,
  non  per  scaricarci  di responsabilità, che  ci  assumiamo  tutti,
  nell'interesse  soprattutto del popolo siciliano,  poi  ci  sono  i
  cittadini  di  una provincia piuttosto che di Lampedusa  e  tra  di
  loro, tutti, l'Amministrazione e le madri in maniera particolare.
   Spero ci possa essere da parte di ciascuno di noi l'assunzione  di
  una  responsabilità che ci comporta di fare fino in fondo il nostro
  dovere,  e da parte del popolo siciliano che questa Assemblea  e  i
  novanta  rappresentano per intero un atteggiamento unitario e forte
  perché ciascuno faccia la sua parte.
   Dal   Governo   nazionale  ci  aspettiamo  risposte  precise   per
  l'evacuazione  e  per la liberazione definitiva di Lampedusa,  come
  iniziative per Birgi, come iniziative per Mineo.
   Abbiamo  fatto delle proposte, tutte percorribili, che  per  altro
  risolvono i problemi, hanno dei costi finanziari e umani molto  più
  bassi di quelli che fino ad oggi si sono affrontati.
   Mi  auguro,  mi aspetto, chiedo che queste risposte  vengano,  che
  vengano  tutte, ne sono certissimo, signor Presidente  e  onorevoli
  colleghi,   da  questo  Parlamento,  smussando  gli  angoli   delle
  diversità, che certo non tendo ad annullare, anzi, ma che in questo
  caso è indispensabile vengano cancellati dalla nostra cultura e dal
  nostro  linguaggio.  Così  ci faremo sentire  meglio  e  avremo  le
  risposte e daremo le risposte che servono al popolo siciliano.


   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Sulle dichiarazioni del Presidente della Regione  può
  intervenire un deputato per  Gruppo, eccezionalmente per  i  gruppi
  parlamentari più numerosi due deputati.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Di Benedetto.  Ne ha facoltà.

   DI  BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  la  vicenda
  che riguarda il flusso di immigrati in Italia ormai si trascina  da
  diversi giorni, quasi da cinquanta giorni.
   Un mese fa siamo stati a Lampedusa con una delegazione del Partito
  Democratico  e  abbiamo  trovato  una  situazione  grave,  ma   non
  esasperata  come quella di adesso e, incontrandoci con i  terminali
  del Governo, avevamo già preavvertito quello che sarebbe successo.
   In  quel  momento,  nel  centro di accoglienza  di  Lampedusa,  si
  trovavano  1030  immigrati,  un centro di  accoglienza  che  poteva
  ospitarne 850; ma il pericolo che abbiamo avvertito era quello  che
  sarebbe successo dopo alcuni giorni, dopo poche settimane.
   Eravamo profeti prevedibili in questo caso: infatti, il dramma  si
  è  consumato,  e si è consumato dopo le assicurazioni che  venivano
  date secondo cui tutto era sotto controllo.
   Abbiamo verificato, stiamo verificando in questi giorni l'assoluta
  incapacità  del Governo nazionale ad intervenire; ma  io  direi  di
  più:  forse  non solo l'incapacità, ma la non volontà  del  Governo
  nazionale nei giorni scorsi, nelle settimane scorse ad intervenire.
   Il Presidente della Regione ha dato un quadro, sia pur sommario ma
  rappresentativo, della situazione che è in atto a Lampedusa.
   Ieri  anch'io,  con una delegazione di colleghi e di  parlamentari
  nazionali  del Partito Democratico, mi sono recato a Lampedusa.  Lì
  si vive un dramma inumano
   Abbiamo  visto migliaia di persone, perché di persone si tratta  e
  non  di  clandestini,  buttati su un molo,  stare  lì  avendo  come
  servizi  igienici le bottiglie dell'acqua vuote,  a  utilizzare  il
  terreno  circostante per i fabbisogni fisiologici, senza un  tetto,
  senza  una coperta, ma sempre lì a stazionare in queste condizioni,
  da  giorni e giorni, dopo le sofferenze del viaggio e le sofferenze
  che  hanno  preceduto  il viaggio. Non pensiate  che  un  cittadino
  tunisino  la mattina si alza da casa propria, si fa la  doccia,  la
  colazione, si veste e dice  ora me ne vado in Sicilia'.
   Sono  persone  che  da  giorni,  da  settimane,  stazionano  negli
  imbarchi della Tunisia, stazionano negli imbarchi della Libia;  lì,
  forse,  in  condizioni  migliori rispetto  a  quelle  in  cui  sono
  trattate  nell'isola  di  Lampedusa, con un  clima  teso  a  creare
  volutamente l'emergenza.
   Sapete  quanta  gente c'è, quanto personale amministrativo  c'è  a
  svolgere il servizio di prima identificazione? Uno, due funzionari,
  alternativamente, per identificare seimila immigrati.
   E  assistiamo, nel centro di accoglienza, a centinaia di immigrati
  seduti  in  paziente attesa di essere chiamati per avere una  prima
  identificazione.   Questo  è  uno  stato  di   barbarie    Dovremmo
  vergognarci come persone civili, come Stato civile, per il modo  in
  cui stiamo trattando degli esseri umani.
   Altro  che  discutere  Io credo che, meritatamente,  l'Italia,  il
  Governo  italiano dovrebbe essere deferito alla Corte  europea  dei
  diritti umani. Non è un trattamento che si riserva ad esseri  umani
  quello  che  stiamo  offrendo, quello che  lo  Stato  italiano  sta
  offrendo agli immigrati sbarcati a Lampedusa. Millecinquecento  nel
  centro  di accoglienza, quattromila sparsi per l'isola, che  cadono
  per  la  strada,  a  terra, li abbiamo visti con  i  nostri  occhi,
  stanchi, stremati dalla fatica.
   Siamo  in  una  situazione di bolgia infernale, con  una  assoluta
  assenza di regia
   Migliaia  di  persone in attesa di un pasto che  arriva,  che  non
  arriva. I pasti affidati a un Centro che è in grado di produrne 850
  al giorno e deve farne 6000. Questa è la situazione.
   Va  dato merito agli abitanti di Lampedusa che, se non fosse stato
  per  loro,  se non fosse stato per la loro capacità di accoglienza,
  di  solidarietà umana, ben diversi drammi avremmo avuto  in  questi
  giorni.  E il merito va pure alla Caritas di Lampedusa che  abbiamo
  incontrato sull'isola, che si prodiga con i volontari, che dà  quel
  minimo  di  conforto  possibile, una possibilità  di  coprirsi,  un
  lenzuolo, una bevanda  calda. Di questo stiamo parlando, del grande
  senso umanitario e di solidarietà che riesce ad avere il popolo  di
  Lampedusa e il popolo siciliano.
   Eppure,  nonostante questo spirito umanitario, nell'isola crescono
  le tensioni sociali.
   La  gente  è  preoccupata per la sicurezza, così come  giustamente
  sono preoccupati i cittadini di Mineo o dell'area del Catanese  che
  ospita gli immigrati. Immigrati che a Lampedusa sono clandestini e,
  poi,  quando  arrivano a Mineo, senza neanche una  identificazione,
  diventano  improvvisamente richiedenti  asilo  e,  quindi,  persone
  affidabili. C'è una finzione da parte del Governo nazionale che non
  riesce  a  dare a queste persone una identità e - bisogna  dirlo  -
  questa è la triste conseguenza dell'avere introdotto, con la Bossi-
  Fini, il reato di clandestinità.
   A  Lampedusa sono preoccupati. Sono preoccupati per la  sicurezza,
  per la propria prospettiva economica, per il futuro lavorativo; non
  a  caso  le  donne  si  sono incatenate; c'è un consiglio  comunale
  convocato  permanentemente, notte e giorno; i lampedusani aspettano
  fiduciosi  domani  e,  se domani non ci sarà il  completo  sgombero
  dell'isola, giovedì partirà lo sciopero generale.
   Sapete  cosa significa? Lampedusa esploderà, chiuderanno alberghi,
  ristoranti, negozi, anche quel minimo conforto che può venire  agli
  immigrati dall'acquisto di qualche prodotto non sarà possibile;  ci
  sarà  un  problema  legato  anche alle  forze  di  sicurezza  e  ai
  volontari   presenti  che  lì  si  stanno  adoperando  con   grande
  abnegazione. E sarà un problema vero.
   Probabilmente  qualcuno condannerà un gesto  di  questo  tipo,  ma
  diventa un gesto giustificato sicuramente dall'esasperazione perché
  questa situazione si è voluta creare.
   Don  Stefano,  il responsabile della Parrocchia, ci ricordava  che
  nel  2008 sono arrivati a Lampedusa 35 mila immigrati, e non sparsi
  con  arrivi  di dieci, quindici al giorno, ma come arrivano  ora  a
  gruppi  di cinquecento, di mille, ed oltre, e non c'è stato  questo
  stato di degrado e di vergogna.
   Qui  si  è  voluta  creare realmente l'emergenza,  ma  il  Governo
  nazionale  ce lo ha anche detto. Chi di noi ha sentito il  ministro
  La  Russa  alla  trasmissione televisiva  Annozero   ha  colto  con
  chiarezza  le  parole in cui emergeva con forza e con  nettezza  il
  fatto  che cinquantamila posti per i rifugiati libici, che  stavano
  creando,  non potevano essere utilizzati per i profughi tunisini  e
  che  bisognava lì creare l'emergenza per far capire che non bisogna
  venire in Italia e ricattare così l'Europa.
   Il  fatto  vero  è  che il Governo nazionale ha  tentato  di  fare
  rimanere  un problema siciliano e un problema europeo la  questione
  di   Lampedusa  e  degli  sbarchi,  senza  assumere  con  senso  di
  responsabilità che, in primo luogo, era ed è un problema nazionale,
  un  problema dell'Italia non un problema siciliano. Ora sollecitano
  anche  la  rivolta  degli immigrati, ma bisogna  stare  attenti  in
  questi momenti alle parole quando si annunciano i rimpatri forzati,
  impossibili  da  realizzare, impossibili  perché  la  Tunisia,  per
  quello  che  è  successo, non ha più anagrafe né  uffici  di  stato
  civile dove identificarli e bisogna trovare riscontro nel Paese che
  deve  accoglierli  o  riprenderli per  stabilire  che  quelli  sono
  cittadini tunisini.
   Questo  non è possibile in molte realtà e in molti paesi dove  gli
  archivi sono stati bruciati, sono stati dati alle fiamme, dove  non
  esistono più
   C'è  un  problema di cui bisogna realmente rendersi conto, ma  ciò
  rischierebbe  di sollecitare la rivolta da parte di  chi,  ora,  si
  trova a Lampedusa.
   Quindi,  onorevole Presidente, un'immediata evacuazione dell'isola
  e  provvedimenti seri che facciano in modo che lì non si  crei  più
  questa situazione, o la postazione avanzata o soluzioni per cui chi
  arriva  lì venga immediatamente portato in altre parti dell'Italia,
  non  necessariamente in altri porti della Sicilia ma in altre parti
  dell'Italia   che  deve  farsi  carico  di  questa  questione   che
  continuerà.
   Le  vicende della Libia che evolvono ci presenteranno un  problema
  drammatico  nelle  settimane e nei mesi a venire.  E'  un  fenomeno
  inarrestabile che non si ferma con il reato di clandestinità,  anzi
  lo  alimenta e lo rende maggiormente presente e maggiormente grave.
  Accanto a questo occorre prevedere, superata l'emergenza, forme  di
  ristoro per l'economia dell'isola che devono essere a carico  della
  Regione,  ma  soprattutto devono essere a  carico  dello  Stato,  a
  partire dall'idea lanciata dal nostro Segretario di una zona franco-
  urbana  a  Lampedusa  che  consenta  di  ripartire  con  l'attività
  economica e dare garanzie ai cittadini.
   L'economia  è  in  crisi: già Alitalia, la  do  come  notizia,  ha
  dimezzato  i  voli  del piano estivo per l'isola  di  Lampedusa.  A
  questo ci troviamo, la nostra Sicilia necessita di uno sforzo e  di
  una  volontà  congiunta del Parlamento siciliano che  rivendichi  i
  giusti  diritti  dei  siciliani, al di là delle  appartenenze,  nei
  confronti  di  un  Governo nazionale che deve non solo  aprire  gli
  occhi  ma  sbracciarsi e adoperarsi per una parte  dell'Italia.  La
  Sicilia è Italia, se lo ricordino a Bolzano, se lo ricordi la  Lega
  Lombarda, noi lo sappiamo e lo affermiamo con forza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  penso  che
  faremmo  un  grande errore, che questo Governo farebbe  un  grande,
  incredibile,  straordinario  errore  se  pensa  di  affrontare   il
  problema dell'emigrazione con la politica dei restringimenti.
   Io  credo  che  o  saremo in grado, come Europa, di  governare  le
  grandi,   epocali   migrazioni  umane  o  saremo   travolti   dalla
  disperazione e dalla speranza di uomini che non chiedono altro  che
  di vivere.
   Vedete,  in fisica c'è una legge: il freddo va verso il  caldo;  é
  una  legge della fisica che nessuno può controvertire. Se  qualcuno
  pensa  di impedire, di frenare chi ha fame verso i luoghi in cui ci
  si può ristorare, fa un grande, enorme, incredibile errore.
   Noi rischiamo di essere travolti dagli accadimenti della modernità
  e  della globalizzazione. Negli ultimi sei anni sono arrivati sulle
  coste di Lampedusa ben ventunomila migranti l'anno in condizioni di
  assoluta  normalità.  Vorrei  ricordare  a  questo  consesso   che,
  all'interno  della questione della migrazione, vi è  una  questione
  femminile  e  una questione dei minori. Questa Italia mediatica  si
  occupa di casi singoli e di uomini singoli e di bambini singoli.
   Ebbene,  i  colleghi devono sapere che ben 1500 bambini l'anno  su
  ventunomila,   erano bambini non accompagnati. Questi bambini  oggi
  diventeranno diecimila.
   Per  questi  diecimila bambini avverrà quello che è  avvenuto  per
  1500  bambini del passato: dovete sapere che scappavano,  dopo  una
  settimana  di  permanenza  nelle  nostre  comunità  per  minori,  e
  diventavano camminatori invisibili in Italia, perché questi ragazzi
  non  facevano  altro che cercare di ricongiungersi al  loro  nucleo
  familiare  diventando  preda  della mafia,  preda  dell'illegalità,
  preda  della prostituzione. Il nostro compito, prima di ogni altro,
  è da una parte respingere l'assalto ad un'isola che ormai non é più
  in  condizione di accoglierli, dall'altra parte abbiamo il  compito
  di  chiedere  a questa Europa e a questa Italia di essere  solidali
  nei confronti di tante famiglie che oggi ci chiedono aiuto.
   Signor Presidente, io penso che dobbiamo fare lo sciopero generale
  a  Palermo,  non  a  Lampedusa.  Penso  che  questa  Sicilia  debba
  rivoltarsi   tutta,  a  partire  dal  suo  capoluogo,   contro   la
  disattenzione  e l'inutilità di un Governo, prima  di  sinistra,  e
  vorrei ricordare che Ferrero, quando abbiamo proposto di realizzare
  i  CAO, i Centri di Accoglienza e Orientamento, fu sordo e pensò ai
  rom  di  Milano, ai rom di Torino, e non accolse il nostro progetto
  dei  Centri  di  Accoglienza e Orientamento che pensavano  di  dare
  risposta  ai  tanti  giovani che arrivavano. E lo  avevamo  chiesto
  anche  ai nostri imprenditori, a chi ha un rapporto con l'industria
  italiana ed europea, accertando cosa si potesse fare in termini  di
  solidarietà  per  questi giovani che vogliono raggiungere  il  loro
  clan    familiare,   che   possano   essere   accompagnati,    dopo
  l'identificazione, attraverso percorsi di legalità e,  soprattutto,
  sarebbe  opportuno che ad accoglierli ci fossero assistenti sociali
  originari di quei luoghi, capaci di parlare le lingue, ricordandoci
  che  questi  ragazzi  fuggono perché nessuno  li  accoglie,  perché
  nessuno sa perfino comunicare e parlare con loro.
   La  seconda  cosa è dar loro un nome virtuale perché  si  chiamano
  tutti  Mohamed, tutti dicono di essere al di sotto dei  18  anni  e
  tutti  dicono  di non avere padre e madre. Spesso  le  madri  della
  Tunisia,  del  Marocco, dell'Algeria mandano  i  loro  figli  senza
  accompagnarli proprio per dargli una speranza.
   Signor  Presidente,  occorre incontrare  i  Consoli  presenti  nel
  nostro  territorio, realizzare un tavolo dei Consoli magrebini.  E,
  sa  perché? Perché hanno già dato la disponibilità a long  list  di
  famiglie  originarie marocchine, tunisine, algerine,  presenti  nel
  nostro  territorio  e  pronte ad adottare questi  bambini.  Abbiamo
  bisogno di comunità multietniche.
   Lo  dico ai nostri assessori, soprattutto al nostro assessore alla
  famiglia.
   Occorre  fare in modo che le nostre comunità per minori aprano  le
  porte   ai   bambini   migranti  in  una  dimensione,   ovviamente,
  contenibile  in  questa Sicilia - parliamo di 1000,  1500  bambini,
  1500 giovani, e possano esservi nelle nostre comunità specializzate
  assistenti sociali e psicologi capaci di assistere questi ragazzi.
   Occorre  un accordo con gli industriali che lavorano in Tunisia  e
  in  Algeria,  con i nostri industriali che lavorano per  realizzare
  strade  e  viadotti  in quelle terre perché, se vogliamo  veramente
  esprimere  la solidarietà, dobbiamo farlo in termini di formazione,
  e  dopo  tre  mesi  rimandarli a lavorare nella  loro  terra,  come
  saldatori,  come  tubisti,  dopo  un  accordo  che  l'imprenditoria
  europea può fare per accogliere questi ragazzi formati.
   Questa   è   vera   politica  di  accoglienza,  che   accolga   la
  disperazione. Ecco perché siamo dell'avviso che, invece  di  creare
  dei  lager  istituzionali, occorre fermare questi  giovani,  queste
  donne  e  questi uomini al largo di Lampedusa, dare loro  un  nome,
  anche  virtuale, e stabilire con loro percorsi personalizzati  che,
  in qualche misura, diano loro una speranza.
   Signor   Presidente,  dobbiamo  chiedere  lo  stato  di  emergenza
  nazionale  su  questa vicenda perché è talmente grande  e  talmente
  epocale  che  la  Sicilia deve assolutamente coinvolgere  l'Europa,
  affinché i tanti fondi che arrivano all'Italia raggiungano anche la
  Sicilia.
   Non  è  vero  che  non  arrivano fondi, signor  Presidente,  posso
  assicurarle che la Conferenza Stato-Regioni ha distribuito  risorse
  economiche non indifferenti, che sono andate al Nord, per i  nomadi
  e  per  i  rom  delle  grandi  aree  metropolitane  mentre,  quando
  bisognava pensare alla Sicilia, nessuno ci ha pensato. Questi  sono
  dati di fatto.
   Infine,  penso che esiste anche un problema sanitario, per  sapere
  se  i  ragazzi  hanno  più  o  meno  di  diciotto  anni  si  fa  la
  densitometria ossea.
   Signor  Presidente, l'assessore per gli enti locali  ha  fatto  il
  calcolo di quanto costa alla Sicilia un bambino? Lo sappiamo  tutti
  che  i ragazzi, una volta che vengono affidati dal giudice tutelare
  ai  nostri Comuni e restano nelle nostre comunità costano ai Comuni
  decine di milioni di euro?
   Cosa  importa  allo  Stato italiano, per il quale  sembra  che  la
  Sicilia  stia altrove, se poi a pagare sono i Comuni siciliani  che
  devono  accogliere questi bambini o devono acquistare le loro  bare
  mettendo  ancor  più in crisi le casse comunali, tenuto  conto  che
  devono ospitare ope legis questi bambini?
   Ebbene, in questi giorni gli sbarchi non sono solo a Lampedusa, ma
  stanotte  ce  ne sono stati a Marina di Modica, a Pozzallo,  e  fra
  qualche  giorno  probabilmente anche  a  Trapani.  Questi  profughi
  arriveranno in tutti i porti; ma stiamo attenti a farli arrivare in
  tutti  i  porti perché rischieremmo di ammazzare il nostro turismo.
  Noi dobbiamo bloccare questa avanzata verso la nostra Terra.
   La  dobbiamo bloccare con navi come l'Achille Lauro, navi che sono
  state  dismesse e che possono accogliere sino a cinquemila persone,
  degnamente,  al  largo  di  Lampedusa per  poi  ridistribuirle  nel
  territorio nazionale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, vi invito a  rispettare  i  tempi
  regolamentari.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  assessori,  onorevoli  colleghi,  rientrerò  certamente  nel  tempo
  assegnatomi  dalla Presidenza perché ritengo che  l'intervento  del
  Presidente  Lombardo abbia dato uno stimolo all'Aula per  porre  in
  essere, a conclusione di questo dibattito, un intendimento comune e
  costruttivo  che porti una voce unica del Parlamento e del  Governo
  siciliano  al Consiglio dei Ministri, nel momento in cui  questo  -
  come  è mio auspicio e lo dico fin da subito - dovesse tenersi  con
  la presenza che io giudico, in questo caso, necessaria da parte del
  Governatore della Sicilia.
   L'intervento del presidente Lombardo è stato un intervento  pacato
  e costruttivo.
   Il  Governo  regionale, come è giusto che  sia  in  un  caso  come
  questo,  ha  anche prospettato delle soluzioni. E'  chiaro  che  le
  soluzioni  non  competono al Parlamento,  ma  può  intervenire  per
  sollecitare  e  per  dare pungolo a chi, come  in  questo  caso  il
  Governo  regionale,  deve  poi diventare interlocutore  nelle  sedi
  appropriate, per stimolare l'adozione di soluzioni concrete.
   Credo  che  l'avere  evocato  in  quest'Aula,  nell'intervento  di
  apertura, la necessità di un'azione unitaria abbia poi determinato,
  col tono e con le parole espresse dal Presidente della Regione, una
  situazione  che,  per un tema come questo che  non  può  certamente
  vedere contrapposizioni politiche, possibilista di addivenire, come
  mi auspico, anche ad un documento pienamente condiviso.
   Stiamo  lavorando  perché questo accada, stiamo  lavorando  perché
  possa  essere sottoscritto da tutti i Gruppi parlamentari  presenti
  in Aula, e possa rappresentare non un mero esercizio di retorica ma
  che  possa avere, a mio parere, una funzione ancora più incisiva  -
  se  è  del  caso  -  sull'azione del Governo  nella  interlocuzione
  necessaria  con  le autorità nazionali, prima, e  con  le  autorità
  europee, dopo.
   Mi  avvio  velocemente alla conclusione del  mio  intervento,  non
  prima di avere posto in essere alcuni passaggi per sottolineare che
  il  Governo  nazionale  si è subito dato da fare  rispetto  ad  una
  emergenza   che  era  difficilmente  prevedibile.  Immaginare   che
  quotidianamente  oltre  mille  migranti  potessero  raggiungere  la
  nostra Terra era davvero impensabile; immaginare che questo potesse
  succedere  per tanto tempo era impensabile; immaginare  che  questo
  potrà continuare a succedere per tanti altri giorni diventa il vero
  rebus  che ha posto il Governo nazionale nella difficoltà di  avere
  immaginato  un percorso, e di essersi trovato poi probabilmente  di
  fronte a qualcosa di davvero inaspettato.
   E  tuttavia, non posso non proporre un sentito plauso al  prefetto
  Caruso,  che già in tante altre occasioni ha dimostrato  di  essere
  uomo  di  Stato,  ha dimostrato di essere sagace uomo  al  servizio
  della cittadinanza, in questo caso della cittadinanza siciliana ma,
  io direi, italiana tutta.
   Credo  che  dal  Governo e dal Parlamento  questo  plauso  che  io
  faccio, da questo pulpito, al prefetto Caruso, debba essere ripreso
  e  valorizzato, per quello che ha fatto e per quello che certamente
  continuerà a fare nell'interesse esclusivo della nostra terra.
   E'   chiaro  anche  che  noi  abbiamo  la  necessità  di   trovare
  interlocuzioni transnazionali.
   E'  chiaro anche - e questo credo sia fondamentale - che  la  voce
  della  Sicilia debba utilizzare tutte le possibilità consentite  in
  quella  sede  europea, che fino ad oggi ha dato  la  sensazione,  o
  peggio, ha dato l'idea, di essere assolutamente sorda alle esigenze
  delle  popolazioni del Maghreb e del nord Africa che si  affacciano
  nel Mediterraneo, e che hanno come primo front office la Sicilia  e
  l'Italia meridionale.
   Auspico  che  decisioni  vengano  adottate,  auspico  che   queste
  decisioni,  seppur  dolorose,  non diventino  la   platea  per  una
  situazione che porterebbe solo a pericolose mistificazioni.
   Auspico  che  il  clima che questa sera si è creato  e  che  verrà
  incarnato  da  questa mozione che ci apprestiamo  ad  approvare,  a
  questo  punto, per quello che abbiamo fatto in Aula fino  a  questo
  momento,   consenta   l'approvazione  di  un  ordine   del   giorno
  all'unanimità.
   Voglio auspicare fortemente che questo possa essere il viatico per
  una  svolta  che  veda  l'adozione  di  soluzioni  con  la  Sicilia
  impegnata  in un'opera importante di convinzione nei confronti  del
  Governo  nazionale,  che  veda  soprattutto  il  Governo  nazionale
  finalmente in sintonia per ritrovare un'armonia quanto meno  su  un
  tema così delicato.
   Possa   questo   ordine   del  giorno,  approvato   all'unanimità,
  costituire  il  viatico  per un intervento  del  Governo  regionale
  ancora   più   forte,   perché  sostenuto  dall'intero   Parlamento
  siciliano,  verso  il Governo nazionale perché finalmente,  con  la
  forza necessaria, non soltanto della diplomazia ma anche del potere
  politico  e  dell'esecutivo, l'Unione Europea comprenda che  questo
  non  può  essere  soltanto  un  problema  italiano,  e  tanto  meno
  siciliano,  ma  si  appresta ad essere, se  non  si  individueranno
  misure idonee, un problema di carattere epocale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  dibattito
  quanto  mai opportuno sul dramma che stiamo vivendo, e  che  a  mio
  modo  di vedere continueremo a vivere nei prossimi giorni,  mesi  e
  forse   anni,   non  può  farci  dimenticare  di  assumere   alcune
  riflessioni e alcune considerazioni a muso duro su ciò che è  stato
  all'origine  di  questa ulteriore crisi del Maghreb,  che  così  da
  vicino ci investe.
   Vorrei  partire provocatoriamente da quel bel titolo  che  qualche
  giornale  nazionale  ha  messo  pochi  giorni  fa  a  tutta  pagina
  affermando  a loro il petrolio, a noi i disperati .
   Ritengo che quel titolo deve farci riflettere alla luce di  alcune
  considerazioni  che  non  possiamo  non  mettere   in   conto   nei
  ragionamenti  che  vogliamo fare a proposito  dell'approvazione  di
  questo ordine del giorno che, per carità, deve essere unitario. Non
  possiamo  non  fare alcune riflessioni anche alla  luce  di  questa
  risoluzione  che, in maniera quanto più condivisa  e  unitaria,  il
  Parlamento regionale si assume a prendere.
   E'   un   fatto   positivo  perché  comunque,  al  di   là   delle
  divaricazioni, delle posizioni politiche, delle frammentazioni,  al
  di  là  della  politica  tutta, è giusto che su  alcune  questioni,
  quando  sono  in campo gli interessi forti di una Regione,  di  una
  Nazione, ci sia la maggiore unità di intenti possibili.
   Come non notare che assistiamo da anni, soprattutto nel continente
  africano, al massacro, al genocidio di intere popolazioni nel Ciad,
  nel  Darfur,  in  tutta l'Africa centrale, in alcuni  grandi  Stati
  africani,  come  non notare che assistiamo nel mondo  e  nel  Medio
  Oriente  ad alcuni regimi despoti e dittatoriali che massacrano  il
  proprio  popolo, che hanno provocato milioni di morti, non migliaia
  di  morti.  Si  calcola che solo nel Darfur e nel Ciad  sono  stati
  eliminati, negli ultimi anni, 10 milioni di persone, massacrate dai
  propri governanti, eppure né l'ONU né la democraticissima Europa ha
  mai alzato un dito per intervenire. Come mai?
   E  poi  si  decide all'improvviso di intervenire sull'unico  Stato
  dittatoriale  africano  che  ha  il  reddito  pro-capite  più  alto
  dell'Africa,  un  reddito  pro-capite  paragonabile  ad  uno  Stato
  europeo, per esempio il Portogallo.
   Ebbene, si interviene all'improvviso sulla Libia con alcuni Stati,
  segnatamente  la Francia e a ruota l'Inghilterra, che  obbligano  -
  tra  virgolette  - forzando la mano, altri Stati obtorto  collo  ad
  intervenire come una guerra, perché è una guerra  Si è adottata  da
  parte  dell'ONU  una  risoluzione  che  sancisce  che  la  comunità
  internazionale  interviene su una guerra  a  favore  di  una  parte
  contro  l'altra  - che non era mai accaduto - e, in  contemporanea,
  non dice nulla su ciò che avviene in Siria e da anni non dice nulla
  e  non  fa nulla su ciò che avviene in Iran, né tanto meno ha mosso
  un  dito  per  salvare  decine di milioni di africani  dalla  morte
  certa, da parte dei loro dittatori.
   Queste  considerazioni non possiamo non farle, perché non possiamo
  non  stigmatizzare  il comportamento dell'Europa  unita  di  fronte
  all'invasione di tanta gente priva di reddito che scappa, non tanto
  dalla  guerra, quanto dalla miseria dovuta alla guerra, perché  non
  dimentichiamoci  che  la  guerra  è  in  Libia,  ma   arrivano   in
  maggioranza  tunisini, da quella nazione che era  più  legata  alla
  Francia, che invece ha voluto e forzato l'intervento in Libia.
   Dalla  Libia non scappano libici, dalla Libia arrivano i disperati
  dell'Africa  Sud  Sahariana che fuggono dalla  guerra,  ma  fuggono
  dalle  condizioni  della  Somalia, dell'Eritrea,  altro  buco  nero
  dell'Europa, dell'ONU, della comunità internazionale.  Ricordo  che
  la  comunità internazionale è scappata dalla Somalia, dall'Eritrea,
  abbiamo abbandonato quegli Stati nelle mani di banditi, tant'è  che
  lì  siamo ritornati all'epoca dei pirati che assaltano le navi  che
  passano   mentre   la   comunità   internazionale   tace   e   poi,
  all'improvviso, interviene in Libia, bombardando la popolazione,  e
  con  una  presa  di posizione a favore di una parte contro  l'altra
  senza  nessuna giustificazione e in violazione esatta  anche  della
  risoluzione delle Nazioni Unite.
   Bene,  noi  dobbiamo  votare quest'ordine del  giorno.  Ma  questo
  ordine  del giorno deve contenere un richiamo forte a questa Europa
  che  rifugge dalle proprie responsabilità, che è tanto brava a dire
  come deve essere la forma di parmigiano piuttosto che il peso della
  fragola  o  del cetriolo, che poi però si lava le mani a fronte  di
  una catastrofe umanitaria di queste dimensioni.
   Per una volta il Governo nazionale ha assunto una posizione chiara
  fin  dall'inizio, è stato contro una guerra, - perché tale  è,  una
  guerra - perché ne paventava i rischi, perché capiva quali potevano
  essere le conseguenze soprattutto per il nostro Stato, per i nostri
  interessi,  per  la  nostra Regione, per l'interesse  dell'economia
  italiana.
   Quindi,  per  una  volta,  il Governo  nazionale  ha  assunto  una
  posizione che può essere condivisa anche dalla sinistra, da  quella
  sinistra che, giustamente, non ha mai esitato a scendere in  piazza
  contro le guerre, e questa che cosa è? Non è una guerra, non stiamo
  assistendo ad una guerra
   Allora noi dobbiamo dare, con la nostra risoluzione, più forza  al
  Governo nazionale perché possa portare avanti a livello di Comunità
  economica  europea una linea che sia più prudente,  una  linea  che
  salvaguardi  ancora di più gli interessi della  nostra  Nazione,  e
  soprattutto gli interessi della nostra Regione.
   Lampedusa  sta  esplodendo, ma con Lampedusa esplode  la  Sicilia,
  perché   con   le  immagini  che  vengono  proiettate   nel   mondo
  l'assimilazione è Lampedusa uguale Regione Sicilia, e ci  sono  già
  le disdette delle prenotazioni turistiche che fioccano, ma non solo
  per  Lampedusa, ma in relazione a tutta la Sicilia, che viene vista
  come punto di arrivo di masse di diseredati.
   L'ultima  notazione,  non è per mettere il dito  sulla  piaga,  ma
  quando il ministro Maroni una ventina di giorni fa aveva detto  che
  c'era il rischio che arrivassero cinquantamila profughi, in tutti i
  dibattiti  nazionali, in tutte le dichiarazioni che ci sono  state,
  si è detto che era esagerato, che non esistevano queste previsioni,
  che  era  una  bufala. Oggi siamo lì a vedere se quei cinquantamila
  previsti  arrivi  non  possono essere duecentomila,  o  forse  più.
  Quindi, una risoluzione che dia forza al Governo nazionale,  perché
  continui nella linea intrapresa dall'inizio, e perché faccia valere
  ancora di più in Europa la sua emergenza.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone, anche  in
  qualità  di  Presidente dell'Intergruppo parlamentare  di  Amicizia
  Sicilia - Tunisia.

   ARDIZZONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualche  giorno
  fa,  esattamente  da martedì a giovedì scorsi, in  Sicilia  abbiamo
  avuto  la visita, programmata da qualche mese, dell'Arcivescovo  di
  Tunisi, il quale ha esposto dal suo punto di vista quella che è  la
  situazione  in  Tunisia,  e quali sono le  prospettive  per  questo
  Paese.
   Se noi non partiamo da queste considerazioni, probabilmente non ci
  renderemo conto di come può essere trovata la soluzione. E'  chiaro
  che  c'è  una soluzione a brevissimo termine, c'è una situazione  a
  Lampedusa che sta scoppiando, e fa bene l'onorevole Giulia Adamo ad
  evidenziare   la  situazione,  insieme  ai  colleghi  di   Trapani,
  dell'aeroporto di Birgi.
   Il Presidente Lombardo ha riferito, nei disastri generali, qualche
  notizia in positivo ma, ripeto, se noi non comprendiamo quello  che
  è  successo in Tunisia e quello che sta per accadere, probabilmente
  non  ci  rendiamo  conto  di quella che  può  essere  la  soluzione
  definitiva.
   Chi  mi  ha  poc'anzi preceduto, ha esaltato le decisioni  che  il
  Governo  nazionale  ha intrapreso nel corso di questi  anni;  a  me
  piace  ricordare,  purtroppo,  del trattato  Libia  -  Italia,  che
  respingeva  sì  i tunisini, ma perché i tunisini venivano  cacciati
  nelle carceri libiche e ammazzati, uccisi.
   Questo succedeva, per questo si è bloccata l'immigrazione.
   Cosa bisogna fare comprendere al Governo italiano?
   Io,  presidente  Lombardo,  le  darò  copia  della  relazione  che
  l'arcivescovo di Tunisi, persona autorevole, ha tenuto  a  Messina,
  ha  dato già al Presidente dell'Assemblea, l'onorevole Cascio,  che
  ha  già  incontrato,  ha incontrato anche  il  suo  Governo  e  più
  specificatamente l'assessore Piraino.
   In  questa relazione c'è scritto tutto e devo dire che l'onorevole
  Colianni, in qualche modo, ha individuato quella che deve essere la
  strada  da  percorrere,  quando parla di formazione  e  di  mandare
  messaggi positivi al popolo tunisino.
   Noi,  infatti, parliamo di un popolo tunisino che è un  popolo  di
  persone istruite, un popolo tunisino che ha fatto la rivoluzione  e
  diventava incredibile, attraverso i nuovi sistemi di comunicazione,
  attraverso internet, nonostante una stampa blindata. Chi di noi non
  ricorderà che c'era una stampa blindatissima, vedevamo un Ben  Alì,
  con  la mano sul cuore, campeggiare su tutti i giornali tunisini  e
  nessuno  pensava che con la  rivoluzione dei gelsomini' si  potesse
  ottenere questo risultato.
   Qual è allora il messaggio che dovrebbe passare? Vedete, si faceva
  riferimento  al fatto che scappano. In Tunisia, in questo  momento,
  sono   confluiti,  negli  ultimi  mesi,  ben  170   mila   profughi
  provenienti  dalla Libia,. E stanno scappando da  là  dove  c'è  la
  guerra
   Si faceva riferimento alle nostre imprese, le imprese siciliane  o
  le  imprese  italiane. Allora noi dobbiamo dare sostanza  a  queste
  imprese,  in qualche modo le dobbiamo agevolare. Vi erano impiegati
  nelle  imprese  siciliane,  nelle imprese  italiane  ben  150  mila
  tunisini   Un  Paese di dieci milioni di abitanti  che  annualmente
  vedeva  arrivare  nel  proprio  territorio  ben  sette  milioni  di
  turisti. In questo momento stanno scappando, perché l'Italia  viene
  rappresentata,  non  lo dimentichiamo, come il  paese  di  Bengodi,
  attraverso quali canali?
   Attraverso  i  canali televisivi, attraverso i canali satellitari.
  Questa  Italia viene vista nelle estreme vicinanze, a  distanza  di
  poche miglia, come l'Italia di Bengodi, la Sicilia di Bengodi e  si
  guarda  certamente  in questo senso anche all'Europa   Allora  cosa
  bisogna fare?
   Non  sto  parlando dell'azione, quella immediata, per  carità,  il
  Presidente Lombardo ha già illustrato, e ha fatto molto  bene,  gli
  ultimi  contatti avuti con il Governo nazionale. E  stiamo  attenti
  adesso  nello scrivere l'ordine del giorno. Gradirei che almeno  su
  questo  ordine del giorno ci fosse una vera condivisione. A me  non
  appassiona,   francamente,   la  circolazione   di   tutti   questi
  fogliettini  che  arrivano da tutti i gruppi  parlamentari  perché,
  attenzione, questo ordine del giorno comunque impegnerà il  Governo
  regionale, ma impegnerà ciascuno di noi e le nostre coscienze.
   Allora,  come si può fare? Facendo formazione proprio  in  Tunisia
  nel medio periodo.
   Bisogna  fare  capire  al  popolo  tunisino,  a  questi  che  sono
  tutt'altro che ignoranti, questi giovani che sono arrivati,  perché
  la  rivoluzione è stata fatta soprattutto da un popolo che è al  di
  sotto  dei  25  anni, che dal 25 di luglio, su questo noi  dobbiamo
  pretendere  l'intervento  dell'Unione Europea,  giorno  in  cui  si
  voterà  la  Costituente in Tunisia, inizierà  veramente  una  nuova
  primavera in quel Paese. Perché è vero - ci riferisce il vescovo di
  Tunisi  -  che  in  un  primo  momento  l'azione  nasce  perché  un
  poveraccio  si  è  dato fuoco per lo schiaffo  di  una  poliziotta,
  perché di questo si è trattato, ma successivamente i tunisini hanno
  rivendicato  maggiore libertà, hanno chiesto che si  affermasse  la
  libertà.
   Presidente  Lombardo,  bisogna far capire al  popolo  tunisino,  e
  questi  sono  i dati reali, ripeto le consegnerò questa  relazione,
  formalmente la stiamo trasmettendo anche al Presidente Napolitano e
  proviene  da  Monsignor  Marun Laham,  che  rappresenta  la  chiesa
  cattolica  in  Tunisia, certamente una minoranza, ma  egli  ha  una
  visione  privilegiata e guarda con fiducia  a  quello  che  può  lo
  sviluppo.
   Quali erano i dati? A che cosa si sono ribellati i tunisini?
   Al  fatto che hanno scoperto che il 40 per cento delle risorse era
  concentrato nelle mani di una famiglia; si sono ribellati al  fatto
  che  il 20 per cento degli investimenti dovevano essere pagati  per
  quello  che,  bonariamente  l'Arcivescovo  di  Tunisi  ha  definito
   mancia', ma era la tangente in favore della famiglia di  Ben  Alì
  Di questo si tratta
   Bisogna  far  capire, questa deve essere la capacità  del  Governo
  regionale,  capacità  che  sicuramente non  manca,  di  trasmettere
  queste sensazioni. In primo luogo, al ministro Maroni, il quale non
  può  dire:  Noi diamo 1800 euro ciascuno, stanziamo 150 milioni,  e
  li  rimandiamo  in  patria'.  Perché, diceva  bene  l'onorevole  Di
  Benedetto,  sono  stati  distrutti  tutti  gli  archivi  civili   e
  dell'anagrafe. Quando verranno in Italia, noi non sapremo  se  sono
  profughi,  e  la  stranezza è che quelli che si possono  dichiarare
  profughi sono addirittura quelli appartenenti alla Guardia reale di
  Ben Alì
   Quindi  rischiamo di rimandare indietro quelli che  effettivamente
  credevano nella rivoluzione.
   Presidente  Lombardo, consegno formalmente a lei questo  documento
  ufficiale di Monsignor Marun, per fare capire quali possono  essere
  le  soluzioni, non a brevissimo termine, ma a medio termine, che il
  Governo nazionale si faccia promotore di una campagna.
   Mi  risulta, per altro, che il Governo regionale ha stanziato  nei
  confronti  dell'Algeria - attraverso un'associazione, il COPPEM  -,
  ha  fatto  un  investimento dicendo sostanzialmente di rimanere  in
  Algeria. Si può fare questo stesso tipo di intervento, parlando  di
  Tunisi, della Tunisia e di tutti i cittadini del Nord Africa.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marrocco.  Ne  ha
  facoltà.

   MARROCCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che siamo dinanzi
  ad  un'emergenza umanitaria penso che lo abbiamo già toccato  tutti
  con  mano,  con la constatazione che tutto quello che sta accadendo
  in  quell'isola  martoriata che è Lampedusa, per tutto  quello  che
  abbiamo  visto  e  che  stiamo vedendo e  che  continua  ancora  ad
  accadere. Dinanzi ad una politica che doveva essere messa in  campo
  per  arginare quello che in qualche modo ci si aspettava  -  ci  si
  aspettava  che dalle coste del Nord Africa, proprio  in  virtù  dei
  tumulti che hanno investito i Paesi confinanti con il Mediterraneo,
  partisse  un'ondata  di  flussi che  verso  il  nostro  territorio,
  considerato  proprio dagli abitanti del Nord Africa  il  ponte  per
  arrivare e per accedere all'Europa - molto di più si doveva fare. E
  molto  prima,  soprattutto,  si doveva  avviare  una  politica  che
  potesse  arginare quello che poi, invece è accaduto e che  sapevamo
  poteva  accadere  e  che  ancora, ahimè, sta  accadendo  in  questi
  giorni.
   Attenzione,  quello che stiamo vivendo oggi è legato  ancora  agli
  avvenimenti  e  agli  accadimenti  del  solo  Paese  tunisino.  Non
  sappiamo  ancora  quale e di quale entità sarà l'ondata  che  potrà
  arrivare anche dagli altri Paesi rivieraschi come, per esempio,  la
  Libia, che oggi è oggetto di un conflitto interno.
   Tutto questo doveva essere affrontato con grande considerazione  e
  con  grande consapevolezza dell'importanza dell'evento, non  doveva
  essere sottovalutato. Così come non doveva essere sottovalutato  il
  problema legato non soltanto a come distribuire i profughi e  tutti
  i clandestini che sono arrivati a Lampedusa; a come evitare che gli
  stessi italiani di Lampedusa si potessero invece sentire fuori  dal
  proprio Paese.
   Tutto  questo invece è stato permesso; tutto questo è stato  anche
  subìto dalla popolazione lampedusana, che oggi vive un malessere  e
  anche  una  mortificazione da un punto di  vista  di  dignità  che,
  ahimè,  non  dovevamo permettere che accadesse. E tutto  questo  ha
  anche,   in  qualche  modo,  messo  in  moto  un  grande   problema
  connaturato  all'intera vicenda: il problema economico,  il  grande
  danno  economico  che l'intera Sicilia sta subendo  per  l'immagine
  negativa  che è scaturita da tutti gli avvenimenti di Lampedusa.  E
  non  solo. Quello che è accaduto a Birgi, quello che è accaduto  da
  un  punto  di  vista  di  ricaduta negativa  in  termini  economici
  all'aeroporto  di  Birgi ne è la testimonianza. Un  tessuto  socio-
  economico  che  ha  rialzato la testa e che  dimostrato  di  sapere
  investire, di sapersi misurare con il confronto, dal punto di vista
  turistico,  con tutto il resto del Mediterraneo e che  oggi  invece
  subisce,  per la stessa superficialità che è stata adoperata  nelle
  scelte politiche a Lampedusa anche nel territorio trapanese.
   Tutto questo poteva essere evitato, onorevole Presidente, non  c'è
  dubbio.
   Noi abbiamo apprezzato il suo intervento, abbiano apprezzato anche
  il modo bipartisan con cui l'Assemblea oggi si sta caricando di una
  responsabilità politica, che è la responsabilità di chi rappresenta
  questo   territorio  siciliano,  di  chi  lo  vuole  continuare   a
  rappresentare, di chi vuole assolutamente difendere questa terra da
  italiani, da siciliani, sapendo che le misure da mettere  in  campo
  sono numerose, sono anche difficili per certi versi perché parliamo
  di misure di contenimento di un'emergenza e sono misure che passano
  attraverso, per esempio, quello che è stato già detto: le misure di
  trasferimento  immediato  dei  profughi  dall'isola  di   Lampedusa
  attraverso  le navi che, come il Presidente Lombardo  ci  ha  testé
  comunicato, già da domani dovrebbero in qualche modo trasferire  da
  Lampedusa a chissà dove - anche questo è oggetto di discussione - i
  profughi.
   Ma  il  problema  non  si  esaurisce qui;  il  problema  è  ancora
  all'inizio; questo è solo la punta di un iceberg. Oggi  abbiamo  la
  necessità di rimettere in campo un'azione comune condivisa  dinanzi
  a  questo problema, una condivisione tra il Governo nazionale e  il
  Governo regionale da mettere in campo con tutte le misure possibili
  per affrontare il problema seriamente.
   Devo  dire  che il grande male che oggi stiamo viviamo  e  che  il
  territorio  siciliano  vivrà nei prossimi mesi  senza  dubbio  sarà
  legato al ritorno negativo di cui accennavo poc'anzi da un punto di
  vista  dell'immagine. Oggi, parlando con gli operatori del turismo,
  parlando   con  coloro  che  hanno  investito  in  questo  settore,
  registriamo  disdette  quotidiane  di  tutti  coloro  che   avevano
  prenotato, soprattutto nel periodo pasquale. E sappiamo  quanto  la
  Santa  Pasqua, soprattutto nel nostro territorio siciliano,  incide
  dal  punto  di  vista  turistico.  Io  parlo,  per  esempio,  della
  provincia di Trapani dove la processione dei misteri ha un  ritorno
  notevole da un punto di vista turistico.
   Eppure, proprio in questo periodo, abbiamo già registrato numerose
  disdette. Perché?
   Perché,  secondo me, male è stata gestita anche la  comunicazione,
  male è stato gestito anche il messaggio che è stato lanciato al  di
  fuori della Sicilia, in tutto il nostro Paese e anche all'esterno.
   Allora  dinanzi  ad  alcuni modi un po'  superficiali  di  gestire
  questo  grande  problema, noi dobbiamo ritrovarci,  questo  Governo
  regionale  e  l'intera  Assemblea devono assolutamente  mettere  in
  campo, attraverso l'unità, per trovare proposte serie e concrete da
  condividere.
   Dobbiamo   inoltre   chiedere  al  Governo  nazionale,   onorevole
  Presidente,  di  mettere in campo tutte quelle  misure,  anche  dal
  punto  di  vista fiscale, che in qualche modo siano di risarcimento
  rispetto  a  quello che abbiamo subìto e stiamo subendo,  ahimè,  e
  che, purtroppo, forse subiremo nei prossimi giorni: mi riferisco  a
  sgravi  fiscali,  al  blocco di mutui, per  tutte  quelle  persone,
  intere famiglie che hanno investito e che oggi si trovano in grande
  difficoltà  poiché  il  futuro è incerto, perché  le  cancellazioni
  delle  prenotazioni chiaramente mettono in allarme l'intero settore
  turistico della nostra Sicilia.
   E  poi capire, capire se è solo la Sicilia, se è solo il Meridione
  che  dovranno  ammortizzare il danno,  anche  dal  punto  di  vista
  umanitario, di quel che sta accadendo nel Nord Africa.
   Anche  questa è una bella domanda, onorevole Presidente, ed è  una
  domanda  che  dobbiamo porre a tutti i livelli,  e  soprattutto  al
  Governo  nazionale, perché l'unità non si deve festeggiare solo  in
  una  giornata,  non  deve essere frutto di  un  ritrovo  o  di  una
  passerella istituzionale; l'unità la si dimostra ogni giorno  nelle
  scelte  politiche,  nelle scelte di qualsiasi Governo  regionale  e
  soprattutto del Governo nazionale.
     Ecco perché auspichiamo, sulla linea di quanto testé detto,  che
  il  Governo regionale e l'intera Assemblea possano rappresentare al
  Governo  nazionale  la necessità di ritrovare,  attraverso  proprio
  queste  scelte  che  noi auspichiamo, l'unità intera,  l'unità  del
  Paese, perché si possa difendere tutto il territorio nazionale e in
  questo momento soprattutto il territorio siciliano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevole Lombardo,  è  evidente  che
  stiamo  trattando  una  problematica  seria,  molto  delicata.   Il
  problema della Libia, il problema dell'immigrazione riguarda  molto
  da vicino noi siciliani e, secondo me, il primo punto da mettere in
  risalto  è  che non è certamente un problema siciliano,  non  è  un
  problema  italiano, ma sicuramente è un problema europeo. Pertanto,
  cercare  di  fare  la  guerra a chi è  più  bravo  tra  il  Governo
  regionale  o il Governo nazionale non serve a nessuno. E' evidente,
  però,   che   Lampedusa   va  salvata,  che   bisogna   intervenire
  immediatamente  e  che bisogna svuotare l'isola perché  rischia  di
  implodere.
     La  situazione  che si vive a Lampedusa è tragica,  abbiamo  una
  situazione  che  tocca i cittadini, che tocca le  imprese,  come  è
  stato  detto  tocca  anche  i  pescatori;  è  una  situazione   che
  sicuramente  va cambiata e va fatto con intelligenza e con  realtà,
  senza  demagogia, senza speculazione e senza cercare di dare  colpa
  ad altri per cercare di nascondere le nostre.
   E'  evidente  che  il  Governo nazionale deve  accelerare  e  deve
  svuotare l'isola, lo deve fare con le navi, lo deve fare tramite il
  ponte  aereo e poi deve creare le condizioni perché l'isola, ancora
  una  volta,  non  si riempia di questi soggetti che  poi,  a  causa
  dell'alto numero, creano una condizione di non vivibilità.
   E'  evidente  però  che bisogna intervenire  per  definire  questa
  guerra  con  la  Libia e ritornare al trattato di amicizia  che  il
  Governo  italiano aveva firmato con la Libia nell'agosto  del  200,
  perché è lì, è in quel trattato, spesso contestato, molto spesso in
  maniera  speculativa, che vi erano delle ottime condizioni;  perché
  comunque sia il problema del blocco del flusso degli immigrati  c'è
  stato,  c'era alla base, le nostre imprese, soprattutto quelle  del
  mondo  della pesca che operano nel canale di Sicilia iniziavano  ad
  avere  dei  vantaggi  da  quell'accordo, si iniziava  a  cooperare;
  perché per noi, per la Sicilia e per le nostre imprese siciliane  è
  fondamentale  fare  economia  operando  nel  canale   di   Sicilia,
  cooperando con i Paesi del Maghreb.
   Pertanto,  bisogna  ragionare e fare critiche  costruttive  e  non
  soltanto speculative.
   C'è  stato l'impegno del Presidente della Regione che si è  recato
  nell'isola,  mi  ha  riferito che comunque in  qualche  maniera  la
  situazione  si  sta  sbloccando, però, e non perché  io  arrivi  da
  Trapani, mi pare che la stessa attenzione finora non c'è stata  per
  la nostra provincia.
   La  nostra provincia, onorevole Presidente, non sta soffrendo meno
  dell'isola di Lampedusa. Noi ad oggi, anche se poc'anzi le  agenzie
  hanno  battuto  un  comunicato  che  riferiva  che  a  quanto  pare
  parzialmente  l'aeroporto  di Birgi  verrà  aperto,  ma  se  questa
  potrebbe  essere  una  notizia positiva, dall'altro  lato,  abbiamo
  l'istituzione di una tendopoli in un aeroporto dismesso in  cui  la
  tendopoli non può sicuramente essere allocata, perché non  ci  sono
  le minime condizioni di igiene; non c'è acqua, non ci sono servizi,
  abbiamo  una  provincia  bloccata,  abbiamo  un'isola,  l'isola  di
  Pantelleria che sta soffrendo tanto quanto sta soffrendo l'isola di
  Lampedusa   Perché  è vero che Pantelleria non  è  presa  d'assalto
  dagli immigrati, ma è un'isola che vive di turismo, è un'isola  che
  è  al  centro del Mediterraneo, è un'isola nella quale  sono  stati
  disdetti  tutti, quasi tutti, gli impegni per la prossima  stagione
  estiva.
   E' evidente, allora, che bisogna fare qualche cosa in più. Bisogna
  dare  molta,  molta  attenzione alla nostra  provincia  perché  per
  quanto  mi riguarda ho sentito oggi un comunicato stampa, ho  letto
  un  comunicato  stampa dell'onorevole Adamo,  la  quale  si  diceva
  pronta  a  fare  anche  delle iniziative  clamorose  che  avrebbero
  portato  anche  al  blocco dell'Aula perché  noi  parlamentari  non
  possiamo  assolutamente  accettare che una  intera  provincia  stia
  soffrendo  maledettamente proprio nel momento in cui le  condizioni
  economiche stavano dando qualche speranza di rilancio.
   Allora, signor Presidente, bisogna prendere impegni certi. Bisogna
  capire  e  bisogna intervenire affinché si blocchi, e  lo  dobbiamo
  credere  come Governo regionale, la nascita di questa tendopoli  in
  provincia di Trapani perché non è assolutamente accettabile.
   A  Trapani ci sono già centri di prima accoglienza, ci sono centri
  di  accoglienza  dove viene richiesto asilo politico,  mi  pare  il
  Vulpitta,  e,  quindi, caricare il nostro territorio  di  ulteriore
  difficoltà non ci sembra corretto.
   Che si intervenga, allora, con la forza di un potere regionale che
  faccia pressioni anche a livello comunitario: deve essere Bruxelles
  che  deve  assumersi le responsabilità, perché questa è una  guerra
  che  è  stata voluta da un accordo internazionale e non può  essere
  subita  soltanto dalla nostra Regione, in senso generale, ma  dalla
  nostra provincia, in modo particolare.
   Per  quanto  ci  riguarda noi saremo vigili, saremo  attenti,  non
  siamo stupidi, vogliamo ragionare, vogliamo capire, ma la provincia
  di  Trapani va ugualmente difesa, va ugualmente sostenuta.  L'isola
  di  Pantelleria  è stata inserita tra le sette basi aeree  militari
  che  lo Stato italiano ha dato a disposizione della coalizione,  in
  questo caso dell'ONU.
   Non   si   sta  facendo  praticamente  nulla   Non  si  parla   di
  Pantelleria   Anche  lì  si soffre, anche  lì  ci  sono  condizioni
  economiche   che  vanno  riviste.  Quindi,  che  il   Governo   sia
  assolutamente  in linea con un atteggiamento di difesa  sicuramente
  dell'intera Regione siciliana, sicuramente dell'isola di Lampedusa,
  ma con altrettanta forza, decisione e fermezza sia rispettoso delle
  necessità della nostra provincia, la provincia di Trapani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  signori   assessori,   onorevoli   colleghi,   la   seduta   d'Aula
  estremamente  puntuale,  precisa,  partecipata  perché  rappresenta
  realmente la testimonianza del popolo siciliano di fronte a  questo
  fenomeno   epocale,  difficile,  da  un  punto   di   vista   umano
  estremamente coinvolgente, e anche sotto l'aspetto emozionale.
   Devo  dire che la relazione del Presidente della Regione  è  stata
  una  relazione  puntuale,  partecipata, estremamente  precisa,  con
  proposte concrete. Il Presidente della Regione ha avuto la capacità
  di    fare    diventare   questo   episodio   e   questo   fenomeno
  dell'immigrazione  clandestina  su  Lampedusa  un  fatto  realmente
  nazionale, se non internazionale.
   La  notizia di pochi istanti fa, per cui domani il Presidente  del
  Consiglio Berlusconi sarà a Lampedusa, credo sia la conseguenza  di
  questa azione, anche mediatica, estremamente forte che ha svolto il
  Presidente  Lombardo  il quale ha denunziato in  termini  corretti,
  senza  nessuna  enfasi  o retorica, una situazione  che  si  poteva
  prevedere  e  che il Governo nazionale avrebbe potuto prevenire  in
  termini  concreti e precisi. E non ha fatto.
   Il  Governatore della Sicilia ha sottolineato queste  carenze;  ha
  sottolineato aspetti, da un punto di vista umano, assolutamente non
  condivisi da una parte politica del Governo nazionale, mi riferisco
  alla  Lega che attraverso comunicati stampa ad opera di un ministro
  della  Repubblica,  l'onorevole Bossi, ha  dichiarato  che  l'unica
  possibilità è fare andare  fuori dai piedi  e diciamo piedi, questi
  immigrati clandestini.
   Stamattina,  sentivo  alla  rassegna stampa  un  direttore  di  un
  giornale, il gazzettino del Veneto, che diceva in maniera violenta,
  forte  che  la proposta di fare delle tendopoli nel Veneto  avrebbe
  suscitato realmente una ribellione del popolo veneto e che  mai  si
  sarebbe  potuto installare una tendopoli nel Veneto perché  sarebbe
  stata una vera rivoluzione di quel popolo, smentendo un accordo che
  è  stato  fatto e sottoscritto da tutti i presidenti delle  Regioni
  per ripartire, in maniera proporzionale, i clandestini su  tutto il
  territorio italiano.
   Quindi,  questa enfasi di unità d'Italia, questa enfasi di  grande
  solidarietà  che  è sempre stata sbandierata, poi in  effetti,  non
  c'è   E' un problema nostro. Ma il problema siciliano è stato fatto
  divenire, con fermezza, con precisione ed anche con delle  proposte
  precise,  un problema nazionale ed un problema europeo.  E  noi  ci
  auguriamo  che  domani  la  presenza del Presidente  del  Consiglio
  italiano, con la sua capacità e con la sua voglia di fare, dia  una
  risposta definitiva alle proposte fatte dal Governo siciliano che è
  stato presente, preciso e puntuale.
   Vorrei  dire che non soltanto Lampedusa ha sofferto. Non  dobbiamo
  dimenticare - e qui vorrei sottolineare ciò che è avvenuto anche in
  provincia di Trapani, con i colleghi della provincia, per quanto ci
  riguarda,   l'onorevole  Ruggirello  mi  ha  sollecitato,   ci   ha
  telefonato  e  siamo sempre stati in contatto  per  ciò  che  stava
  accadendo  nell'aeroporto Birgi di Trapani, un aeroporto civile.  E
  devo dire che sono stato più volte utente di questo aeroporto e  ho
  potuto constatare una grande professionalità.
   Un  aeroporto  che è diventato tra i primi aeroporti d'Italia  per
  utenti,  con grande professionalità e con un indotto costituito  da
  giovani che hanno trovato un'occupazione stabile, processo che  non
  si  può,  in alcun modo, arrestare o fermare, un aeroporto  che  ha
  creato  sviluppo  e che ha incrementato anche un  indotto  di  tipo
  alberghiero.
   Devo  dire  che,  con grande soddisfazione, oggi  ho  avuto  modo,
  casualmente,  trovandomi  nella  segreteria  del  Presidente  della
  Regione,  di  leggere  una  lettera del direttore  responsabile  di
  Ryanair, che è la società aerea, come tutti voi sapete, che  occupa
  e   gestisce  l'aeroporto  di  Trapani,  da  un  punto   di   vista
  dell'afflusso dei passeggeri, che confermava la volontà precisa  di
  rimanere  a  Birgi, con i suoi aeromobili, con  le  sue  linee  che
  collegano  Trapani  con tutta l'Europa e con gran  parte  d'Italia,
  Perché  sottolineava  in  questa lettera che  è  stata  inviata  al
  Presidente   della  Regione,  tramite  la  segreteria  del   dottor
  Bignardelli  che  ha sempre avuto questo rapporto con  la  Ryanair,
  sottolineava  la voglia e la capacità professionale dei  lavoratori
  dell'aeroporto  di  Birgi e l'ospitalità  e  la  disponibilità  che
  questo aeroporto ha fornito alla Ryanair, tale che hanno la volontà
  di continuare questo percorso.
   Di  fronte  a  tutto questo, credo che la Regione siciliana  debba
  rimanere  ferma  e   assolutamente determinata nella  decisione  di
  evitare  che  si  possano  costituire  eventuali  tendopoli   nelle
  vicinanze dell'aeroporto di Birgi al fine di evitare di danneggiare
  ulteriormente  un momento di sviluppo e di occupazione  che  questa
  provincia  che  ha  tanto  bisogno  di  lavoro,  ma  che  ha  anche
  dimostrato la propria capacità imprenditoriale, sta vivendo.
   Pertanto, si continui con tutta una serie di azioni e di  fermezza
  che   il   Governo  regionale  ha  dimostrato  e  che   dimostrerà,
  certamente, in questi giorni.
   Non  bisogna  abbassare  la guardia e la  seduta  di  questa  sera
  dell'Assemblea regionale siciliana nella sua unanimità,  nella  sua
  maturità,  che tutti i deputati hanno dimostrato, tutti i  deputati
  di tutti i gruppi politici dimostrano che la Sicilia nei momenti in
  cui  occorre e bisogna essere uniti, avere la propria identità,  il
  proprio orgoglio, il proprio sentirsi siciliani lo dimostra fino in
  fondo e lo dimostrerà in questi giorni.
   Il  voto  d'Aula è certamente un voto unanime arricchito da  altri
  aggiornamenti, da suggerimenti che altri deputati, di sede locale -
  poc'anzi anche l'onorevole Minardo mi diceva di sottolineare  anche
  aspetti  della  provincia di Ragusa interessata, in questi  giorni,
  agli   sbarchi   di  immigrati  e  clandestini  -  devono   trovare
  nell'interezza  da  Lampedusa a Trapani, a Ragusa,  a  Pozzallo,  a
  Mineo.
   Non  dobbiamo dimenticare neanche i diciotto sindaci del  Calatino
  che   protestano   vivamente,  bisogna  dimostrare   non   soltanto
  solidarietà,    comprensione   ma   anche    vicinanza    politica,
  programmatica e proposte concrete al Governo nazionale.
   Siamo  accanto al Governo regionale che si è ben mosso, si è mosso
  tempestivamente  di  fronte ad un fenomeno  che  speriamo  non  sia
  duraturo  nel  tempo  ma, purtroppo, visti gli accadimenti  di  una
  guerra sconsiderata che è stata iniziata e si vuole continuare  per
  determinati  interessi  coloniali da  parte  di  determinati  paesi
  d'Europa come la Francia, soprattutto.
   Dobbiamo  dire  che il Governo italiano non è  vero  che  è  stato
  titubante,  il Governo italiano aveva immediatamente  compreso  che
  questa  era una guerra che portava soltanto dei danni ma una  linea
  politica,  purtroppo, ha voluto necessariamente penalizzare  quelle
  che sono state le disponibilità delle basi.
   Volere  mettere di lato l'Italia anche nei consessi internazionali
  è un fatto estremamente grave e come Sicilia possiamo ben poco fare
  se non denunziare ancora una volta l'assenza totale dell'Europa.
   Siamo,  come Gruppo, vicini al Governo regionale ma dobbiamo  dire
  di  avere riscontrato con grande piacere il consenso e la maturità,
  la progettualità e l'assenso di tutto il Parlamento siciliano.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori   della
  Giunta, circa due settimane fa una regione d'Italia, la Sicilia,  è
  entrata  improvvisamente in guerra. Una strana  guerra  perché  una
  guerra, come ha ricordato il Presidente nel suo intervento, che non
  è  stata dichiarata a differenza di quanto successo in America,  in
  Inghilterra,  in Francia, in Germania dove il Capo del  Governo  ha
  spiegato  ai  suoi cittadini quello che aveva intenzione  di  fare.
  Quindi, c'era un progetto chiaro e condiviso.
   L'Italia, invece, è passata dalle battute sulla necessità  di  non
  disturbare il povero Gheddafi, ad una guerra non dichiarata per  la
  quale,  fra l'altro, il Ministro della difesa sostiene che i nostri
  aerei  volano  e  non bombardano e non colpiscono, cosa  che  credo
  pochi abbiano capito. Per di più, questi aerei che volano, credo, a
  costi  altissimi  ma non fanno eccessivamente danni,  questi  aerei
  dunque partono e si è deciso che debbano partire dall'aeroporto  di
  Trapani  Birgi,  aeroporto  militare ma  anche  civile,  aerei  che
  sarebbero   potuti  partire  da  aeroporti  interamente   militari,
  naturalmente,  e  ci  chiediamo, perché ancora  non  abbiamo  avuto
  risposta, perché questo sia accaduto.
   Vorrei  ricordare che questo non è un problema della provincia  di
  Trapani.
   L'aeroporto di Trapani Birgi è uno dei tre grandi aeroporti  della
  Sicilia.  L'attivazione di questo aeroporto ha comportato, intanto,
  l'abbassamento  dei  costi di tutti gli aeroporti  siciliani  e  ha
  introdotto un principio di libera concorrenza che prima non c'era.
   Quando  le  grandi compagnie volavano a Catania o  a  Palermo,  vi
  ricorderete,  si  volava  a  costi  altissimi  perché  mancava   un
  principio  di libera concorrenza. L'aeroporto di Trapani ha  creato
  una concorrenza utile a tutta la Sicilia e ha dato risposte serie e
  concrete  che fanno onore alla Sicilia nei confronti, per  esempio,
  di  una  Lega che sostiene che siamo incapaci di produrre economia,
  siamo  incapaci di amministrare bene e possiamo soltanto vivere  di
  contributi.
   La  provincia  di  Trapani  ha attivato attorno  all'aeroporto  un
  circuito  virtuoso che oggi ci vede in testa in termini di crescita
  del turismo.
   La chiusura dell'aeroporto è un danno grave per tutti noi.
   Su  Lampedusa  è  stato detto moltissimo e non  voglio  aggiungere
  altro,  ma  credo  che se ci limitiamo a parlare di  Lampedusa,  di
  Trapani,  di  Mineo, di Kinisia senza mettere assieme tutto  questo
  faremmo  un cattivo servizio  alla Sicilia. Temo che stasera  siamo
  tentati  di  fare questo, intervenire su Lampedusa, intervenire  su
  Mineo.
   Ricordiamo  che  a  Mineo  non c'è stata una  rivolta  contro  gli
  immigrati.
   I sindaci del Calatino - li abbiamo incontrati la settimana scorsa
  -  hanno  provato  simpatia,  pietà per  queste  persone,  si  sono
  dichiarati  disposti a fare la propria parte;  hanno  accettato  un
  progetto sperimentale che il Governo italiano ha presentato e che i
  sindaci lo hanno accettato.
   Il  progetto sperimentale è stato messo immediatamente da parte  e
  sono  arrivati centinaia di immigrati che, evidentemente, non hanno
  la  possibilità di integrarsi con un territorio che vive di piccoli
  comuni  e  di  un'agricoltura  che  non  può  sostenere  una   tale
  immigrazione.
   O noi mettiamo assieme Trapani, Lampedusa, Mineo

   FORMICA. Taormina.

   ADAMO.  Taormina - esattamente - e ci rendiamo conto  che  c'è  un
  problema Sicilia, altrimenti avremmo fatto un errore gravissimo.
   Signor  Presidente della Regione, non mi associo al coro  di  lodi
  che  il  suo  intervento così moderato ha provocato nell'Aula.  Non
  credo che in questo momento ci voglia moderazione.
   La Sicilia ha bisogno di sentire l'indignazione per quello che sta
  succedendo  in questo momento, l'indignazione per una  Nazione  che
  non  si  capisce  se è entrata in guerra o no, ma dichiara  che  la
  guerra riguarda soltanto una regione, la regione Sicilia.
   Su  questa  indignazione posso capire che andiamo ad una  proposta
  unitaria,  sull'indignazione che deve essere  di  critica  forte  e
  decisa  nei  confronti  di un Governo che,  in  ogni  campo,  tenta
  assolutamente di far danno alla Sicilia.
   Siamo  stanchi  di una politica che dona risorse  al  nord  e  che
  costantemente ci imputa la nostra incapacità di fare economia e  di
  produrre ricchezza.
   A  Birgi  si produce ricchezza, negli agrumeti di Mineo si produce
  ricchezza, a Pantelleria e a Lampedusa si produce ricchezza; eppure
  zone    della   nostra   isola   vengono   frantumate,   massacrate
  politicamente e noi dobbiamo prenderci gli insulti della Lega.
   Su  questo, signor Presidente della Regione, la Sicilia vuole  che
  lei si alzi in piedi, con orgoglio e decisione e faccia sentire  la
  nostra voce.
   Noi  avevamo  deciso oggi con molti colleghi di  occupare  l'Aula,
  proprio per dare il segnale di questa decisione, di questa forza  e
  di  questa  indignazione. Questa voce che è partita  stamattina  da
  Trapani, evidentemente qualche effetto l'ha avuto. Infatti  abbiamo
  appreso, un paio d'ore fa, dell'apertura, che sembrava impossibile,
  dell'aeroporto di Trapani.
   E'  un'apertura limitata a circa 18 destinazioni.  Non  basta,  ma
  pensiamo che sia un inizio.
   Su questo inizio le chiediamo, onorevole Presidente della Regione,
  di  assumere  un  ruolo  forte e determinato,  chiediamo  anche  un
  incontro con il Presidente della Repubblica che in questi mesi e in
  questi anni ha dato il segnale di rappresentare una Nazione, e  non
  un governo che si occupa di una regione piuttosto che di un'altra.
   Signor  Presidente,  noi ritiriamo la nostra volontà  di  occupare
  l'Aula  per  un  impegno  concreto che prevede  l'incontro  con  il
  Presidente della Repubblica e la necessità di una tensione costante
  -  non voglio chiamarlo  tavolo di crisi' perché non mi piacciono i
  tavoli  -  che faccia pervenire l'indignazione che, da  ogni  parte
  della  Sicilia,  mi  dispiace che parte di quest'Aula  non  ne  sia
  contagiata ma i siciliani sicuramente sì, arrivi a Roma e  provochi
  i cambiamenti indispensabili.
   Presidente  Cascio, siccome sono stati presentati  diversi  ordini
  del  giorno,  ma negli altri ordini del giorno stranamente  non  si
  parla  di Birgi ma solo di Lampedusa, le chiedo di votare prima  il
  nostro ordine del giorno che comprende anche l'aeroporto di Birgi.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Adamo,  si  voterà  l'ordine  del   giorno
  presentato  cronologicamente prima, che reca le firme  di  tutti  i
  capigruppo.  Per  la  questione  relativa  all'aeroporto  di  Birgi
  abbiamo  stabilito una seduta d'Aula ad hoc per  martedì  5  aprile
  2011.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  in  premessa  le
  affidiamo  il  compito  difficile, questa sera,  dopo  l'intervento
  dell'appassionata  collega Adamo, di rendere unitaria  la  proposta
  dell'ordine  del giorno che impegna il Governo in un'azione,  direi
  anche questa, di emergenza umanitaria dove ognuno deve svolgere  il
  proprio  ruolo. E glielo chiedo nell'interesse di questo Parlamento
  e  di tutti i siciliani, perché ognuno di noi legittimamente guarda
  alla  porzione del territorio che, forse, può essere più importante
  degli   altri;   ma,  in  questo  momento,  quello   che   dobbiamo
  attenzionare  è  una  situazione che geograficamente  ci  mette  in
  grande  difficoltà, perché Lampedusa, la Sicilia, quello che pagano
  oggi  è  il  punto geografico dove ci troviamo in uno  scenario  di
  guerra  e  dove  si sono inserite diverse azioni che riguardano  la
  criminalità organizzata internazionale, che riguardano i  conflitti
  all'interno  dei paesi del Nord Africa, che riguarda le  condizioni
  di  moltissimi magrebini, di moltissimi africani che sono in  cerca
  della libertà.
   La  Sicilia  si trova davanti ad una scelta, quella di rispondere,
  come  in  modo  vergognoso ha fatto in questi  giorni  il  ministro
  Bossi,  insultando tantissimi uomini e donne che vengono in  Europa
  alla  ricerca  della libertà o, come ha fatto il Governo  nazionale
  che,  invece, cerca di capire come intervenire in questa  emergenza
  umanitaria.
   Se Bossi parla in questo modo è chiaro che la sua politica non può
  che restare nelle valli padane, non può superare assolutamente quei
  luoghi,  perché noi riteniamo che le frasi sconnesse  dette  da  un
  ministro,   quanto  meno,  non  meritano  il  rispetto  di   questo
  Parlamento e di questa terra.
   Allora,  andiamo  a  quello  che è  successo  per  vedere  cosa  è
  possibile, cosa può fare questo Parlamento, l'azione politica.
   Non  credo che qualsiasi governo in carica di centro-destra  o  di
  centro-sinistra  poteva fare meglio di come  ha  fatto  il  Governo
  presieduto  dal Presidente Berlusconi. Ho sentito i miei  colleghi,
  qualche  minuto  fa, i quali dicevano che si poteva  prevedere,  si
  poteva organizzare, si poteva prevenire.
   Cosa?  L'attracco clandestino di migliaia di uomini?  Clandestino
  Cosa  si  poteva  prevedere? Quando c'è una parola,  clandestinità,
  quando  c'è  di  mezzo la criminalità che riesce ad organizzare  il
  trasporto dei clandestini, chi lo deve prevedere?
   Già  le forze di polizia nell'area mediterranea fanno più del loro
  dovere  sacrificando  uomini  e  mezzi.  Io  non  ritengo  che   la
  previsione poteva salvaguardare quello che in questo momento stanno
  vivendo  i  nostri  amici  siciliani di  Lampedusa.  Subiscono  una
  posizione geografica e di questo dobbiamo rispondere, così come sta
  facendo il Governo nazionale. Come?
   Innanzitutto,  il  piano  di  distribuzione  nazionale  che   vede
  coinvolte  tutte le regioni italiane, escluso l'Abruzzo  che  tutti
  conosciamo  e, secondo, nello specifico il primo patto territoriale
  che  è stato firmato da 16 comuni della provincia di Catania e  dal
  rappresentante del Governo, dal Prefetto della Repubblica,  firmato
  da  16 sindaci senza nessun tipo di colore e dove ci sono non  solo
  previsioni  ma  anche una serie di azioni che servono  a  integrare
  migliaia di emigranti.
   Rispetto  a  questo  noi ci dobbiamo porre una domanda:  siamo  un
  Paese  come quello che desidera Bossi che vuole buttare tutti fuori
  o siamo il Paese dell'integrazione?
   Noi   siamo   iscritti   a  quel  partito   dove   riteniamo   che
  l'integrazione  deve  essere  il filo conduttore  di  una  politica
  dell'accoglienza,  di una politica che rifiuta  l'atteggiamento  di
  mettere in difficoltà chi ha bisogno e rispetto a questo il Governo
  nazionale  e  la  presenza  domani  del  Presidente  del  Consiglio
  dovrebbe confortare il nostro Presidente della Regione, domani avrà
  modo  di  parlare, di condividere, di criticare quella che è  stata
  l'azione  del  Governo nazionale, ma ritengo che il Presidente  del
  Consiglio, stia facendo un atto, sotto il profilo politico e  sotto
  il   profilo   istituzionale  importantissimo.  La   sua   presenza
  nell'Isola in un momento, direi, anche molto critico, perché domani
  settemila persone saranno imbarcate per essere trasferite in  altre
  parti  d'Italia, in un momento critico e simbolico  di  quello  che
  l'Italia sta facendo per l'emergenza umanitaria
   Rispetto a tutto questo la Sicilia come si pone?
   Ha fatto bene il Presidente della Regione - di solito non fa molto
  bene,  però  questa volta ha fatto bene - ad accettare  quelle  che
  sono le condizioni che il ministro Maroni ha voluto dare a tutte le
  regioni:  ogni  milione  di abitanti, mille  migranti  che  possono
  essere integrati nel nostro territorio.
   Noi  dobbiamo pensare a questo, c'è un impegno di questo  Governo,
  del  Presidente  della  Regione,  che  cinquemila  migranti  devono
  rimanere nel nostro territorio e a questo dobbiamo pensare, a  dove
  accoglierli, dove formarli, come integrarli.
   Ritengo  che  non  basta  questa serata  di  grande  attestato  di
  solidarietà  e di impegno per raggiungere queste finalità  dobbiamo
  guardare oltre perché domani saranno trasferiti tutti gli amici del
  nord  Africa  in varie parti d'Italia, dopodomani non  sappiamo  se
  altri  migranti  andranno verso Lampedusa, quindi, si  ripeterà  la
  stessa azione, ma quello che sappiamo certamente è l'intervento che
  questa Regione, nei confronti del governo nazionale, ha preso  come
  impegno: cinquemila persone che devono essere integrate, che devono
  far  parte della nostra comunità nel nostro territorio e  per  fare
  questo,  sì che dobbiamo chiedere - così come ha fatto il  ministro
  Maroni  nel patto per la sicurezza per i comuni del Calatino  -  un
  patto  di integrazione, lo ha richiamato a grande linee il  collega
  Colianni,  il collega Ardizzone, il patto per l'integrazione  di  5
  mila   persone  deve  essere  quello  che  questo  parlamento  deve
  affrontare  in  termini  di formazione al  lavoro,  all'istruzione,
  all'integrazione  e alla tolleranza, considerato  che  parliamo  di
  soggetti che, sicuramente, non hanno  il nostro credo religioso.
   Allora,  si  è  aperta  una porta, per molti fastidiosa,  come  ho
  sentito  da  questa  tribuna,  per  me,  per  noi,  invece,  è  una
  possibilità che la nostra Sicilia possa diventare modello in  tutta
  Europa   e  solo  quando  diventiamo  modello  possiamo  richiamare
  l'Europa  a quello che può fare, a quello che deve fare,  a  quello
  che, certamente, deve essere la pietra miliare per un popolo che  è
  stato  accolto 50 anni fa in altre parti del mondo, o nella lontana
  Australia o negli Stati Uniti d'America.
   Vi posso assicurare - vi parlo da chi conosce esperienze personali
  di  familiari molto diretti - che quando è successo quello che  gli
  italiani,  purtroppo, hanno dovuto subire con il  trasferimento  in
  altre   parti  del  mondo,  l'accoglienza  non  solo  è  stata   di
  integrazione  ma  anche di sviluppo e di serenità per  migliaia  di
  famiglie ma, soprattutto, per migliaia di siciliani.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Per la  verità
  aveva  chiesto  di intervenire fin dall'inizio ma, come  Presidente
  del  gruppo più numeroso, mi è sembrato più giusto dargli la parola
  alla fine. Ne ha facoltà.

   LUPO.   Signor   Presidente,  signor  Presidente  della   Regione,
  onorevoli  colleghi, credo che la seduta di questa sera  sia  stata
  più  che  opportuna,  per questo l'abbiamo richiesta  come  Partito
  Democratico   convinti  come  siamo dell'importanza  e  ringraziamo
  anche  il  Presidente  dell'Assemblea  per  averla  convocata   con
  immediatezza,  il  Governo che è presente e  che  con  l'intervento
  introduttivo  il  Presidente della Regione  ha  già  dimostrato  di
  dedicare  la giusta attenzione a questa emergenza immigrazione  che
  travolge  i  paesi  del  nord  Africa, Lampedusa,  l'intera  nostra
  regione.
   Noi  esprimiamo la nostra vicinanza intanto al popolo di Lampedusa
  che  sta  vivendo  questa  drammatica condizione,  che  ha  vissuto
  momenti molto difficili in queste ultime settimane; vogliamo essere
  al  loro fianco, affrontare assieme queste difficoltà, risolvere  i
  problemi che, in questo momento, si vivono sull'isola.
   La delegazione del Partito Democratico, guidata in un'occasione da
  me, per ultimo, ieri, dall'onorevole Livia Turco, è stata più volte
  a  Lampedusa;  il  partito è presente, siamo  pienamente  partecipi
  delle  decisioni,  degli interventi politici  che  stiamo  portando
  avanti per affrontare, risolvere, superare questa emergenza.
   I  dati ci parlano di un'emergenza senza precedenti: circa 19 mila
  immigrati   arrivati   a  Lampedusa  sono   davvero   qualcosa   di
  impressionante e siamo dinanzi ad un fenomeno nuovo. E' qualcosa di
  diverso  rispetto ai fenomeni migratori cui fino  ad  oggi  abbiamo
  assistito,  perché  non arrivano solo somali  o  eritrei,  arrivano
  tunisini  e  ne  arrivano a migliaia ed è la prima  volta  che  ciò
  accade in tale entità.
   Io credo che è un fenomeno che si poteva e che si doveva prevedere
  con  forte anticipo, vista qual è la condizione politica dei  paesi
  del  nord  Africa,  era  scontato che ci sarebbe  stata  una  nuova
  impressionante ondata migratoria, un esodo di massa.
   Lo  stesso Governo nazionale ha denunciato il rischio di un  esodo
  di  massa,  però,  a  questo annuncio non ha avuto  seguito  alcuna
  iniziativa politica da parte del Governo Berlusconi.
   Si  dice  che  150  mila libici, oggi, siano  in  Tunisia;  è  una
  evenienza che noi ci auguriamo non si verifichi, un esodo di  massa
  del  popolo libico, ma anche rispetto a tale incredibile ipotesi  -
  ci  auguriamo  non  si  verifichi mai - il Governo  nazionale  deve
  assumere iniziative adeguate, che non possono essere scaricate  sul
  Governo  della  Regione siciliana se non altro,  per  una  semplice
  ragione: la politica estera è competenza esclusiva dello Stato. Non
  è  possibile  intervenire  come Governo  regionale  in  materia  di
  politica  estera  e  noi  stiamo  assistendo  al  fallimento  della
  politica  estera  e della politica per l'immigrazione  del  Governo
  Berlusconi  -  questo  è il dato - offrendo  al  mondo  intero  una
  immagine devastante, negativa, le immagini che sono andate sulle TV
  di  tutto  il  mondo  che  rappresentano una Lampedusa,  purtroppo,
  ridotta  a  un campo profughi. Immagini che io ho visto in  Burundi
  dove  i campi profughi accolgono ancora coloro che rientrano  dalla
  Tanzania dopo decenni di guerre.
   Questo  è  inimmaginabile che possa verificarsi in  Europa,  tanto
  meno  in  quella  che  deve  continuare ad  essere  la   perla  del
  Mediterraneo', l'isola di Lampedusa, e noi non consentiremo che  il
  Governo Berlusconi possa trasformarla in un campo profughi e non si
  sa per quanto tempo.
   Il  Governo  nazionale, sostanzialmente, è in stato  confusionale.
  Abbiamo  sentito  il  ministro Tremonti dire  che  bisogna  aiutare
  questi popoli a casa loro e siamo d'accordo ma il ministro Tremonti
  dimentica  che  con  le  ultime finanziarie nazionali  ha  tagliato
  totalmente i fondi nazionali per la cooperazione allo sviluppo,  ha
  definanziato  qualsiasi intervento a favore  dei  popoli  del  nord
  Africa  e  dell'Africa  che in precedenza  i  governi  del  centro-
  sinistra avevano portato avanti.
   Abbiamo   sentito  il  ministro  Frattini  avanzare  una  proposta
  alternativa, diversa, opposta da quella del ministro Tremonti: dare
  ad  ogni clandestino un bonus di 2.500 euro per tornare a casa, una
  sorta di incentivo all'immigrazione clandestina perché se si arriva
  in  Italia  e  si ha una opportunità di accoglienza  bene;  a  quel
  punto,  se  non la si ha, si torna a casa con 2.500 euro in  tasca.
  Sicuramente,  non è questa una proposta che può essere  minimamente
  accettata.
   Abbiamo sentito il ministro Bossi. Non commento perché questo  non
  è  un  luogo  adeguato per commentare le espressioni  del  ministro
  Bossi ma offendere, ancora una volta, quella che è la dignità umana
  di  ogni persona, a maggior ragione di coloro i quali rischiano  la
  vita  magari  in  fuga dai loro paesi in guerra,  attraversando  il
  Canale  di  Sicilia, raggiungendo la nostra penisola  e  la  nostra
  isola di Lampedusa.
   E  per  ultimo,  sappiamo che domani il Presidente  del  Consiglio
  Berlusconi sarà a Lampedusa. Immaginiamo che si presenterà, come al
  solito,  con le vesti del  salvatore' che ha portato le navi,  che,
  finalmente, consentiranno il trasferimento immediato di  tutti  gli
  immigrati   dall'Isola.  Dimenticando,  però,  il  Presidente   del
  Consiglio,  che  sostanzialmente il  Governo  nazionale  aveva  già
  deciso  di trasformare Lampedusa in una tendopoli e non si  sa  per
  quanto tempo e che solo grazie alla mobilitazione della popolazione
  di  Lampedusa  ciò  non  si è verificato, costringendo  il  Governo
  nazionale a cambiare idea e ad assumere una iniziativa diversa, del
  trasferimento  immediato di tutti gli immigrati che devono  trovare
  accoglienza in tutte le province della Sicilia.
   Il  piano  Maroni,  che  prevede che in tutte  le  province  della
  Sicilia  gli  immigrati  trovino  accoglienza,  riguarda   solo   i
  rifugiati  politici,  coloro  che  richiedono  asilo  politico,   i
  profughi.  Non riguarda il fenomeno dell'immigrazione  clandestina.
  Fino ad oggi non c'è un provvedimento in tal senso.
   Credo  che avrebbe fatto bene, sarebbe stato più serio,  da  parte
  del  Presidente  del  Consiglio,  svolgere  domani  la  seduta  del
  Consiglio  dei Ministri, così come era stato annunciato,  piuttosto
  che spostarlo al giorno dopo. Sarebbe stato serio fare un Consiglio
  dei Ministri con la presenza del Presidente della Regione siciliana
  per varare un piano straordinario perché è senz'altro positivo che,
  domani, le navi arrivino a Lampedusa e possano liberare l'Isola; ma
  vorremmo sapere cosa accadrà dopodomani.
   Questa  è  la  vera emergenza che richiede un piano  straordinario
  che,  fino a questo momento, da parte del Governo, non c'è; Governo
  nazionale  che  ha  affidato le sorti di politica  estera  e  della
  politica  migratoria,  negli  anni passati,  scendendo  a  patti  e
  stringendo accordi con un dittatore che si chiama Gheddafi  e  oggi
  siamo in queste condizioni perché quegli accordi, ovviamente,  sono
  saltati per le ovvie ragioni che tutti conosciamo.
   Bene  ha detto il Presidente Napolitano, intervenendo oggi, che  a
  Lampedusa  la situazione è inaccettabile; che bisogna intensificare
  l'assistenza e l'afflusso di mezzi di evacuazione.
   Ribadiamo però che serve un piano che può essere varato  solo  dal
  Governo  nazionale,  certo, con il concorso del Governo  regionale,
  che  deve affrontare la prospettiva dell'emergenza oltre mercoledì,
  oltre  domani,  perché vogliamo che quello che si  è  verificato  a
  Lampedusa  non  si verifichi più e che l'isola di  Lampedusa  possa
  davvero essere, anche da giovedì in poi, la perla del Mediterraneo,
  dove  gli abitanti possano trovare condizioni normali di vita, dove
  possa  ripartire  il  turismo che, purtroppo, ha  avuto  un  crollo
  verticale con conseguenze disastrose sull'economia.
   Chiediamo  al  Governo nazionale un piano straordinario  simile  a
  quello  che il Governo ha adottato, ad esempio, a L'Aquila,  perché
  oggi la condizione a Lampedusa non è meno grave.
   Ci  sono  provvedimenti che solo il Governo nazionale può attuare:
  serve  una  zona  fiscale franca di lungo periodo  con  l'esenzione
  totale dalle imposte e dai tributi; bisogna sospendere le rate  dei
  mutui. Sono materie rispetto alle quali il Governo regionale non ha
  la potestà di intervenire perché non ha competenza legislativa.
   Credo  che quest'Aula debba chiedere convintamente, approvando  la
  mozione,  al Governo nazionale e che il Governo nazionale abbia  il
  dovere di rispondere con chiarezza.
   Voglio  citare anche l'emergenza che si continua a vivere a Mineo,
  che  non  è  né  un centro di identificazione ed espulsione  né  un
  centro  di  prima accoglienza, ma lo definirei un  centro  di  fuga
  degli immigrati. Tutti, infatti, sappiamo che i circa 500 immigrati
  che  sono arrivati a Mineo, trasferiti da Lampedusa, di fatto,  non
  ci sono più; i tunisini non ci sono più.
   Questo  è  più  o  meno il dato. Serve un intervento  concreto,  a
  questo   punto,  che  miri  al  tema  dell'accoglienza   ma   anche
  dell'integrazione  e  bisogna accertare con rapidità  se  coloro  i
  quali  hanno  chiesto  asilo politico  ne  hanno  o  meno  diritto,
  altrimenti  quel campo diventerà un campo profughi per  non  si  sa
  quanto tempo.
   C'è  l'emergenza  Birgi. Bene ha fatto il Presidente  a  convocare
  l'Aula per martedì prossimo.
   Credo che il ministro La Russa e il ministro Maroni debbano aprire
  le  caserme disponibili al nord e gli altri edifici pubblici che al
  nord  sono  disponibili per dare accoglienza  anche  al  nord  agli
  immigrati.  Non  credo sia necessaria la tendopoli in  Val  Padana,
  nella  pianura  Padana.  Credo  sia   sufficiente  che  il  Governo
  nazionale  faccia dell'emergenza immigrazione una grande  questione
  nazionale,  non  pensando  che possa essere  affrontata  e  risolta
  esclusivamente in Sicilia.
   Concludo ringraziando il Presidente per i due minuti in più che mi
  ha  concesso,  ma  anche per dire che è vero sì che  è  una  grande
  questione  europea ma che, purtroppo, il Governo nazionale  non  ha
  l'autorevolezza  per farsi ascoltare dalle istituzioni  europee,  e
  questo è un dramma per l'intero Paese.
   La  proposta del Presidente della Regione di predisporre al  largo
  di  Lampedusa,  in  prossimità di Lampedusa,  navi  ormeggiate  che
  possano  fungere da centri di accoglienza per trasferire, non  solo
  per  soccorrere ma per trasferire immediatamente evitando lo sbarco
  sull'isola,  gli   immigrati  verso tutte  le  regioni  del  Paese,
  dirigendosi  direttamente verso i porti delle altre  regioni  credo
  sia  l'unico  provvedimento  che può evitare  che  Lampedusa  possa
  rivivere  una  condizione drammatica come quella che ha  conosciuto
  nelle ultime settimane.
   Tutti   noi   siciliani  dobbiamo  ringraziare  gli  abitanti   di
  Lampedusa,  i  volontari,  le  organizzazioni  umanitarie  per   lo
  straordinario  esempio  che hanno offerto  al  Paese  e  all'intero
  continente in maniera davvero indimenticabile. Grazie.


   Presidenza del presidente Cascio


        Annunzio degli ordini del giorno numeri 479, 480 e 476

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   -  numero 479 «Iniziative da assumere dal Governo nazionale  sulle
  problematiche  dell'accoglienza degli immigrati; per il  ripristino
  di condizioni di vivibilità nell'isola di Lampedusa; da scongiurare
  che  la  Sicilia si trasformi in un enorme tendopoli; per favorire,
  sostenendo  le  condizioni  di  vivibilità,  la  permanenza   delle
  popolazioni  migranti  nei loro paesi d'origine»,  degli  onorevoli
  Cracolici,  Cordaro, Marrocco, Adamo, Ruggirello,  Musotto,  Mineo,
  Mancuso;

   -  numero  480 «Iniziative da assumere nei confronti  del  Governo
  nazionale   per la gestione dell'emergenza migratoria; il  sostegno
  all'economia turistica in Sicilia; la ripresa del normale  traffico
  aereo   negli  scali  civili  siciliani»,  degli  onorevoli  Adamo,
  Ardizzone,  Forzese,  Giuffrida,  Lentini,  Nicotra,  Parlavecchio,
  Ragusa,  Currenti, Greco, Lo Giudice, Aricò, Cappadona, Ruggirello,
  Oddo, Musotto;

   -   numero   476  «Interventi  urgenti  conseguenti  all'emergenza
  immigrazione  di  Lampedusa»,  degli  onorevoli  Caputo,  Pogliese,
  Falcone e Vinciullo.
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   vista  la  drammatica  situazione determinatasi  a  Lampedusa  per
  l'enorme flusso di immigrati in fuga dalla Tunisia, dalla  Libia  e
  dalla costa nord dell'Africa;

   constatati  i  ritardi  nella comprensione della  natura  e  della
  dimensione del fenomeno da parte delle autorità preposte,  comprese
  quelle  in  sede  europea,  che si sono semplicemente  limitate  ad
  evocare  i  rischi di grandi processi migratori, senza  predisporre
  misure idonee alla reale gestione dell'emergenza;

   registrate  le  prime inevitabili difficoltà di relazione  tra  la
  popolazione e l'enorme quantità di immigrati affluiti dal mare, che
  ha  reso minoritari i residenti e difficile la prosecuzione di quel
  clima  di solidaristica accoglienza che ha contraddistinto fin  qui
  il comportamento dei cittadini di Lampedusa;

   riconosciuti i rischi per l'ordine pubblico e per la sicurezza che
  potranno ulteriormente determinarsi per situazioni di così incisivo
  e  vasto  impatto sociale e considerate altresì le inaccettabili  e
  persino degradanti condizioni nelle quali gli stessi immigrati sono
  costretti a permanere in considerazione del grave sovraffollamento;

   valutati   anche  i  rischi  igienico-sanitari,   oltre   che   le
  conseguenze  già  registratesi  a  carico  dell'ambiente,  le   cui
  conseguenze si proiettano sull'imminente stagione turistica  e  già
  la compromettono, lasciando prevedere danni d'immagine ed economici
  non certamente recuperabili nel breve periodo;

   considerato,  inoltre, che la posizione e il ruolo  della  Sicilia
  nel  quadro  delle azioni militari attualmente condotte dalla  NATO
  impongono  certamente  una più articolata e  coerente  politica  di
  governo  del flusso immigratorio proveniente dall'area del Maghreb,
  a  maggior  ragione in quanto teatro anche di recenti  sommovimenti
  sociali  che,  in  particolare,  hanno  interessato  la  Tunisia  e
  l'Egitto ed altri Paesi dell'area;

   valutato  che il quadro generale delle vicende mediterranee  -  di
  cui  il  flusso  migratorio verso la Sicilia,  e  su  Lampedusa  in
  particolare, costituisce solo un aspetto - disegna una problematica
  che  non può e non deve essere siciliana né affrontabile solo dalle
  amministrazioni locali e da quella regionale;

   ritenuto indispensabile un governo di tali flussi in un quadro  di
  solidarietà nazionale che si accompagni a una forte azione a tutela
  della   sicurezza   da  parte  dello  Stato  in   ogni   suo   ramo
  amministrativo;

   preso  atto  delle  dichiarazioni del  Presidente  della  Regione,
  onorevole Lombardo, sull'aeroporto di Trapani-Birgi,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  agire  con  risolutezza nei confronti  del  Governo  nazionale
  perchè  venga  affermata  e  recepita la  dimensione  nazionale  ed
  europea della problematica dell'accoglienza degli immigrati che  la
  crisi  nel  nord  del Maghreb, ed in particolare nella  Libia,  sta
  determinando in maniera così repentina ed intensa, respingendo ogni
  tentativo di limitare alla Sicilia la gestione della crisi stessa;

   a  far  sì che il Governo nazionale adotti efficaci misure per  il
  trasferimento  immediato e la distribuzione su tutto il  territorio
  nazionale  degli  immigrati  presenti a  Lampedusa,  pervenendo  al
  ripristino delle ordinarie e compatibili condizioni di vivibilità e
  di  accoglienza,  rimuovendo  pertanto  le  condizioni  attuali  di
  disagio per la popolazione residente e per gli stessi immigrati;

   ad  intervenire presso il Governo nazionale per condividere misure
  atte  ad  evitare  che,  come  nel  caso  del  trasferimento  degli
  immigrati   presso  il  villaggio  di  Mineo  (CT),  la   necessità
  dell'accoglienza trasformi la Sicilia in una gigantesca tendopoli -
  come  dimostrato dall'insediamento della tendopoli a  Kinisia  (TP)
  piuttosto  che  a  Caltanissetta o in altri siti  della  Sicilia  -
  adottando,  nel  contempo, misure per impedire  ulteriori  massicci
  accessi nell'isola di Lampedusa;

   a favorire la permanenza delle popolazioni migranti nei loro Paesi
  d'origine,  sostenendone le condizioni di vivibilità e valorizzando
  i  cambiamenti,  laddove  intervenuti,  nella  prospettiva  di  una
  maggiore pratica di libertà». (479)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   le operazioni militari internazionali in atto in Libia, su mandato
  delle  Nazioni  Unite,  stanno  indirettamente  determinando  gravi
  effetti  sulla  Sicilia,  che risente degli  esiti  prodotti  dalla
  condizione di grave instabilità nell'intera area nordafricana;

   in   particolare   appare   gravemente  inadeguata   la   gestione
  dell'intera  vicenda  da parte del Governo nazionale,  che  si  sta
  dimostrando  del  tutto inadeguata rispetto alle  dimensioni  della
  crisi,   facendo  scontare  alla  Sicilia,  unica  tra  le  Regioni
  d'Italia,   l'onere  di  gestire  i  flussi  migratori  nonché   le
  conseguenze legate ai movimenti militari;

   l'emergenza umanitaria sta determinando gravissime  preoccupazioni
  di   ordine  igienico-sanitario  e  di  sicurezza,  con  potenziali
  gravissime  ricadute  sulla  prossima stagione  turistica  (da  cui
  dipende l'occupazione ed il reddito di migliaia di siciliani);

   a dispetto del tradizionale spirito di accoglienza e solidarietà i
  cittadini  siciliani, specialmente quelli di Lampedusa, sono  stati
  posti in un'inaccettabile condizione di esasperazione ed esposti  a
  gravissimi  rischi,  oltre alle devastanti  ricadute  sul  turismo,
  principale attività economica dell'isola;

   la  condizione  di  emergenza a Lampedusa è  tale  da  far  temere
  gravissime   conseguenze  sull'ordine  pubblico,  sulla  situazione
  igienico-sanitaria e sulla stessa vita quotidiana dei residenti;

   le   'tendopoli',  al  pari  delle  altre  soluzioni  individuate,
  appaiono  totalmente  inadeguate  sia  a  garantire  sufficienti  e
  decorosi livelli di assistenza ed ospitalità per i migranti, che ad
  assicurare adeguati livelli di sicurezza per i residenti;

   anche   la  soluzione  residenziale  (Mineo)  si  sta  dimostrando
  inadeguata ed insufficiente, col rischio di trasformare il Calatino
  prima, e l'intera Regione dopo, in una gigantesca 'tendopoli';

   ugualmente  preoccupante, per le inevitabili ricadute  sui  flussi
  turistici  e  sull'occupazione, è la chiusura al  traffico  civile,
  peraltro operata in maniera repentina e non accompagnata da  alcuna
  valutazione sulle conseguenze, degli aeroporti da cui partono buona
  parte dei voli militari (Trapani Birgi e, potenzialmente, Lampedusa
  e  Pantelleria), quando si potrebbe fare ricorso alle  aerostazioni
  ad uso esclusivamente militare (Sigonella);

   l'impropria rappresentazione che i mezzi di informazione nazionale
  fanno  dello  scalo  di  Birgi, quale teatro  di  guerra,  aggiunge
  ulteriori  danni d'immagine, rischiando di compromettere l'attività
  turistica  della provincia di Trapani in primo luogo e  dell'intera
  Regione,  vanificando  in  un  sol  colpo  anni  di  attenzioni  ed
  investimenti sull'aeroporto e sullo sviluppo del sistema turistico;

   ritenuto che:

   anche  in  presenza  di ritardi ed omissioni da parte  dell'Unione
  Europea,  appaia  palese la disattenzione e  l'approssimazione  del
  Governo  nazionale nella gestione della crisi, che  sta  scaricando
  sulla Sicilia le drammatiche conseguenze dell'emergenza migratoria;

   gli  eventi in corso in Nord Africa, di portata epocale,  lasciano
  presagire  il  perpetuarsi  -  o  perfino  l'aggravarsi   -   delle
  problematiche  connesse ai flussi migratori di massa diretti  verso
  la Sicilia,

                                esprime

   la propria preoccupazione per la situazione determinatasi;

   la   più   ferma   protesta   per  la   grave   disattenzione   ed
  approssimazione    del    Governo    nazionale    nella    gestione
  dell'emergenza,

                   impegna il Governo della Regione

   ad assumere ogni iniziativa nei confronti del Governo nazionale  e
  delle  istituzioni comunitarie affinché mettano in campo  soluzioni
  efficaci  ed  adeguate  per  gestire l'emergenza  migratoria  e  le
  relative conseguenze per l'economia turistica della Sicilia  e,  in
  particolare:

   1.   l'immediato  trasferimento  dei  profughi  da   Lampedusa   e
  l'adozione  di  misure idonee per l'accoglienza e l'identificazione
  in mare, utilizzando un adeguato numero di navi appoggio;

   2.  l'adozione  di  un  piano straordinario di  potenziamento  dei
  servizi  sanitari  e di sicurezza, nonché per i rifornimenti  ed  i
  servizi essenziali;

   3.   l'impiego,   per   i  voli  militari,  esclusivamente   delle
  aerostazioni militari, permettendo agli scali civili la ripresa del
  normale traffico aereo;

   4. nelle more della realizzazione di quanto previsto al precedente
  punto,  l'adozione di misure economiche straordinarie a tutela  dei
  lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS);

   5.  la  predisposizione  di  un adeguato  piano  di  indennizzi  e
  compensazioni  per il settore turistico, a partire dalle  aree  più
  esposte alle conseguenze della crisi;

   6.l'adozione, prima dell'avvio della stagione turistica estiva, di
  un  articolato ed efficace piano di comunicazione e promozione  per
  il  rilancio dell'immagine della Sicilia, che permetta  la  ripresa
  del settore ricettivo;

               impegna altresì il Governo della Regione

   a  porre  in  essere  ogni iniziativa nei  confronti  del  Governo
  nazionale e delle istituzioni comunitarie perché predispongano  gli
  strumenti  per il definitivo superamento dell'emergenza mettendo  a
  disposizione  le  risorse  umane,  logistiche  e  finanziarie   per
  approntare  un'accoglienza dei migranti, che assicuri  il  rispetto
  dei  diritti umani e della dignità di ogni persona e le  condizione
  di sicurezza per i residenti». (480)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la   drammatica  vicenda  che  ha  colpito  l'isola  siciliana  di
  Lampedusa  necessita di interventi urgenti a favore dei  cittadini,
  dei  lavoratori e delle aziende che operano sull'isola.  L'ingresso
  di  immigrati  in numero superiore a quello degli  abitanti  ed  in
  misura   sproporzionata  alle  reali  condizioni   strutturali   ed
  ambientali dell'Isola hanno provocato gravissimi pericoli di ordine
  e sicurezza pubblica oltre a che igienico sanitari;

   tale  situazione,  soprattutto in questa  stagione,  ha  messo  in
  ginocchio  la  popolazione locale e l'intera  economia  basata  sul
  turismo e sulla pesca;

   a  causa  degli sbarchi in massa degli immigrati il turismo  è  al
  collasso,  in  quanto sono stati cancellati le prenotazione  e  gli
  arrivi dei turisti e dei visitatori;

   la  situazione  di  Lampedusa costituisce  una  vera  emergenza  e
  pertanto  occorre  l'impegno del Governo regionale  ad  intervenire
  presso  quello  nazionale  al  fine di  sostenere  le  famiglie,  i
  lavoratori  e  le aziende con provvedimenti di natura straordinaria
  ed eccezionale;

   considerato che:

   l'Isola di Lampedusa rappresenta una delle più importanti zone  di
  attrazione turistica della Sicilia, conosciuta in tutto  il  mo  do
  per le sue imparagonabili bellezze e risorse naturali;

   la   preoccupante  situazione  di  questi  giorni  ha  danneggiato
  gravemente l'immagine dell'isola meta di numerosi turisti;

   ritenuto che:

   la Regione deve tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese di
  Lampedusa   sia  sotto  l'aspetto  dell'ordine  e  della  sicurezza
  pubblica  sia con provvedimenti in favore dei lampedusani adottando
  misure specifiche quali:

   l'esonero dal pagamento di ICI, IRPEF e IRPEG;

   l'indennizzo  in favore di chi ha dovuto sospendere  l'attività  a
  causa degli sbarchi dei clandestini;

   la sospensione per le imprese delle eventuali sanzioni legate alle
  inadempienze fiscali;

   la  sospensione dei pagamenti dei titoli di credito  (in  scadenza
  durante  il  periodo in contestazione); la sospensione dei  termini
  della   notifica   di  cartelle  di  pagamento  dagli   agenti   di
  riscossione;

   la sospensione di rate e mutui di qualsiasi genere;

   la proroga dell'indennità ordinaria di disoccupazione;

   la  predisposizione  di  un  piano di interventi  urgenti  per  il
  ripristino della condizioni ambientali e strutturali;

   la  rapida definizione delle modalità organizzative per consentire
  la  pronta ripresa delle attività e per consentire l'allontanamento
  degli immigrati da Lampedusa;

   la  predisposizione  di  un piano di tutela  e  di  sicurezza  per
  impedire  il  ripetersi di sbarchi di immigrati e per  evitare  che
  l'Isola di Lampedusa si trasformi da meta turistica in destinazione
  degli immigrati del Mediterraneo,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  presso il Governo nazionale al fine  di  adottare
  ogni  misura  idonea a sostegno delle famiglie,  dei  lavoratori  e
  delle imprese di Lampedusa a seguito dell'emergenza 'immigrazione';

   ad adottare provvedimenti straordinari ed urgenti per ripristinare
  le condizioni ambientali ed abitative delle famiglie;

   ad   attuare  misure  straordinarie  in  favore  delle   famiglie,
  lavoratori ed aziende;

   a  predisporre un piano di intervento per evitare che  l'isola  di
  Lampedusa  venga  considerata  approccio  e  meta  sicura  per  gli
  immigrati». (476)

   Si procede con l'ordine del giorno numero 479.

   VINCIULLO. Prima ce n'era un altro.

   PRESIDENTE.  Il primo viene assorbito da questo, ovviamente.
   Pongo  in votazione l'ordine del giorno numero 479. Il parere  del
  Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Gli ordini del giorno numeri 480 e  476 sono preclusi.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 5 aprile  2011,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


  I  -Comunicazioni

  II   -  Svolgimento,  ai sensi dell'articolo  159,  comma  3,  del
   Regolamento  interno, di interrogazioni e di interpellanza  della
   rubrica  Energia e servizi di pubblica utilità

                        Interrogazioni:

           N.  163 - Notizie in ordine alla gestione degli  ATO
         rifiuti siciliani.
           Di Guardo Antonino; Raia Concetta

           N.   1227   -   Riscatto  dell'impianto  del   nuovo
         dissalatore  di  Porto Empedocle (AG) da  parte  della
         Regione.
           Bosco Antonino

           N.  1383 - Misure per accelerare la conversione  del
         polo petrolchimico di Siracusa in polo energetico.
           Vinciullo Vincenzo

           N.  1417  -  Interventi per fronteggiare l'emergenza
         rifiuti nel territorio della provincia di Palermo.
           Caputo Salvino

           N.  1494 - Iniziative per contenere l'aumento  delle
         tariffe  di  conferimento dei rifiuti nella  città  di
         Catania.
           Falcone Marco

                Interpellanza:

            N.  98  -  Iniziative urgenti a tutela delle  coste
           siciliane  a  seguito  di   ventilate  attività   di
           trivellazione petrolifera.
                     Fiorenza Cataldo

  III  -Discussione della mozione:

    N. 254  -   Iniziative per la riapertura totale e/o parziale ai
         voli civili dello scalo aeroportuale di Trapani-Birgi .
   (23 marzo 2011)
                           ODDO - CRACOLICI - APPRENDI - DONEGANI -
                             MARINELLO - AMMATUNA - BARBAGALLO - DE
                                                       BENEDICTIS -
                             DI BENEDETTO - DIGIACOMO - DI GUARDO -
                                                          FARAONE -
                         FERRARA - GALVAGNO - GUCCIARDI - LACCOTO -
                          LUPO - MARZIANO - PANARELLO - PANEPINTO -
                             PICCIOLO - RAIA - RINALDI - SPEZIALE -
                                                            TERMINE

  IV  - Discussione del disegno di legge:

   - Norme in materia di nomina di assessori regionali, provinciali e
     comunali, di incarichi e di nomine pubbliche  (n. 681/A)
             Relatore: on. Torregrossa

                   La seduta è tolta alle ore 20.38

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli