Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 258 di martedì 31 maggio 2011
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        
   onorevole Catania

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni
      dell'onorevole Fausto Maria Fagone dalla carica di deputato
                               regionale

   PRESIDENTE. Si passa al punto I dell'ordine del giorno  che  reca:
   Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle  dimissioni
  dell'onorevole  Fausto  Maria  Fagone  dalla  carica  di   deputato
  regionale .

   Onorevoli  colleghi,  comunico che,  a  seguito  delle  dimissioni
  irrevocabili  dell'onorevole Fausto Maria Fagone  dalla  carica  di
  deputato  regionale, di cui l'Assemblea ha preso atto nella  seduta
  257  del 31 maggio 2011, la Commissione per la Verifica dei poteri,
  riunitasi  oggi, 31 maggio 2011, dopo avere proceduto ai  necessari
  accertamenti,  ha deliberato all'unanimità, ai sensi  dell'art.  60
  della  legge  regionale  20 marzo 1951,  n.  29  (legge  elettorale
  siciliana),  di  assegnare il seggio rimasto vacante  all'onorevole
  Giuffrida  Salvatore,  cui l'Assemblea, in  quanto  primo  dei  non
  eletti nel collegio di Catania per la lista provinciale  UDC ,  con
  voti 5.932, aveva già affidato le funzioni di deputato supplente  a
  seguito della sospensione dalla carica di deputato regionale  dello
  stesso onorevole Fagone.

   Non   sorgendo   osservazioni,  l'Assemblea  prende   atto   delle
  conclusioni della Commissione per la Verifica dei poteri.

   Proclamo,   quindi,   eletto  deputato  effettivo   dell'Assemblea
  regionale  siciliana  l'onorevole  Giuffrida  Salvatore,  salva  la
  sussistenza  di  motivi  di  ineleggibilità  o  di  incompatibilità
  preesistenti e non conosciuti  fino a questo momento.
   Avverto  che  da  oggi  decorre il termine di  20  giorni  per  la
  presentazione  di eventuali proteste o reclami, ai sensi  dell'art.
  61, III comma, della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29.
   Poiché   l'onorevole  Giuffrida  ha  già  prestato  il  giuramento
  prescritto all'art. 5 dello Statuto nel corso della seduta  n.  209
  dell'1  dicembre  2010,  nella qualità di  deputato  supplente,  lo
  dichiara    immesso   nelle   funzioni   di   deputato    effettivo
  dell'Assemblea regionale siciliana.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   GENNUSO, segretario, dà lettura dei processi verbali delle  sedute
  numeri  256  e   257 che, non sorgendo osservazioni,  si  intendono
  approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto  congedo  gli  onorevoli:
  Aricò,  Lentini, Forzese e Barbagallo per oggi; Falcone per oggi  e
  domani.

   L'Assemblea ne prende atto.

                               Missione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Ruggirello è in missione, per
  motivi  di rappresentanza istituzionale, dal 31 maggio al 6  giugno
  2011.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   -  Modifiche  alla legge regionale 8 aprile 2010, n.  9.  Gestione
  integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati (n. 722)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Leontini, Corona, Pogliese, Falcone, vinciullo, Buzzanca, Beninati,
  Bosco,   Campagna,   Cascio,  D'Asero,  Leanza,  Limoli,   Mancuso,
  Marinese, Scoma e Torregrossa, in data 11 maggio 2011

   - Misure per la riqualificazione edilizia (n. 723)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Ragusa,
  Lentini,  Giuffrida, Cappadona e Parlavecchio, in  data  13  maggio
  2011

   - Interventi per gli investimenti e la crescita (n. 724)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona,  in
  data 13 maggio  2011

   -   Esposizione  della  bandiera  della  Regione  siciliana  nelle
  istituzioni  scolastiche ed educative del territorio regionale  (n.
  727)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Arena,  in
  data 18 maggio  2011

   -  Riordino  del  settore della formazione professionale  e  norme
  relative ai consorzi universitari (n. 728)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Scoma,  in
  data 20 maggio  2011

   -  Norme  in  materia  di aiuti alle imprese e all'inserimento  al
  lavoro di soggetti svantaggiati, proroga di termini (n. 729)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole D'Asero, in
  data 20 maggio  2011

   -  Sgravi  fiscali per incentivare la imprenditorietà giovanile  e
  femminile in Sicilia (n. 730).
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Pogliese,
  Vinciullo, Falcone, Buzzanca e Caputo, in data 20  maggio  2011

   -  Istituzione  della  figura  professionale  del  chinesiologo  e
  disposizioni  sul  funzionamento delle strutture private  destinate
  allo svolgimento delle attività fisico-motorie (n. 731)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Leontini,
  Corona,  Pogliese, Falcone, Vinciullo, Buzzanca,  Beninati,  Bosco,
  Campagna, Cascio, D'Asero, Leanza, Limoli, Mancuso, Marinese, Scoma
  e Torregrossa, in data 26 maggio 2011

   -  Interventi per lo sviluppo dell'agricoltura e della  pesca  (n.
  732)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
  Musotto,  Adamo,  Marrocco,  Fiorenza,  Oddo,  Apprendi,  Colianni,
  Marinello,  Ragusa,  Donegani, Federico,  Savona,  Galvagno,  Lupo,
  Panepinto, D'Agostino, Di Benedetto, Scammacca della Bruca, in data
  26 maggio 2011

   -  Disposizioni di riordino del settore agricolo-forestale  e  del
  settore   della  pesca.  Interventi  in  materia   di   entrate   e
  contenimento della spesa (n. 733)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
  Musotto,  Adamo,  Marrocco,  Fiorenza,  Oddo,  Apprendi,  Colianni,
  Marinello,  Ragusa,  Donegani, Federico,  Savona,  Galvagno,  Lupo,
  Panepinto, D'Agostino, Di Benedetto, Scammacca della Bruca, in data
  26 maggio 2011

   - Interventi di contrasto alla povertà (n. 734)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Barbagallo,
  in data 26 maggio 2011.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
                               di legge
                      alle competenti Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico  i seguenti disegni di  legge  presentati  e
  inviati alle competenti Commissioni:

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   - Recupero e valorizzazione della costa della Sicilia. (n. 725)
   di iniziativa parlamentare, presentato in data 18 maggio 2011.
   inviato in data 25 maggio 2011, parere I

   - Contributo a favore dell'ATM della città di Messina. (n. 726)
   di iniziativa parlamentare, presentato in data 18 maggio  2011.
   inviato in data 25 maggio 2011

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   -  Disciplina  della cooperazione tra la Regione  siciliana  e  le
  Università.  Istituzione  della conferenza regione-Università.  (n.
  721)
   di iniziativa parlamentare, presentato in data 11 maggio  2011.
   inviato in data 25 maggio 2011, parere I.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Istituzione dell'Agenzia regionale per i beni confiscati  alla
  criminalità  organizzata. (n. 718), di iniziativa  parlamentare  e
  inviato in data 13 maggio  2011
   parere  Commissione  d'inchiesta e vigilanza sul  fenomeno  della
  mafia in Sicilia

   - Norme in materia di cooperazione internazionale. (n. 704)

   di  iniziativa  parlamentare, inviato in  data  25  maggio  2011,
  parere V e UE

   -  Norme  in  materia  di  assistenza  e  gestione  dei  processi
  migratori. (n. 710)
   di  iniziativa  parlamentare, inviato in  data  25  maggio  2011,
  parere V e VI

   -  Contributo alle associazioni di volontariato per la  tassa  di
  circolazione. (n. 714)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011

   -  Norma  sulla  riqualificazione della dirigenza  del  personale
  tecnico del corpo forestale della Regione. (n. 716)
   di  iniziativa  parlamentare, inviato in  data  25  maggio  2011,
  parere IV

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -  Compensazioni  economiche  per il mancato  esercizio  di  pesca
  speciale  al  novellame di sardina e rossetto nell'anno  2011.  (n.
  706)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
  UE

   -  Istituzione  del  sistema integrato  dei  servizi  di  sviluppo
  agricolo e rurale (Sissar). (n. 707)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011

   -  Aiuti alle imprese di pesca. Modifiche ed integrazioni al comma
  5,  articolo  2  della  legge regionale n.  16/2008  e  abrogazione
  dell'articolo 14 della legge regionale n. 15/2008. (n. 713)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
  UE

   - Iniziative di valorizzazione e tutela degli alberi monumentali e
  della flora spontanea in Sicilia. (n. 715)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011

   -  Nuove  norme in materia di contenimento della fauna  selvatica.
  (n. 717)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
  IV e UE

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   -  Disposizioni  in materia di valutazione ambientale  strategica.
  Modifiche ed integrazioni all'articolo 59 della legge regionale  14
  maggio 2009, n. 6. (n. 709)
   di  iniziativa governativa, inviato in data 25 maggio 2011, parere
  UE

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - Riconoscimento e promozione della Scuola Alfamediale. (n. 712)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 16 maggio 2011
   -  Riconoscimento e istituzione dell'albo delle società di  mutuo
  soccorso (SOMS). (n. 703)
   di  iniziativa  parlamentare, inviato in  data  25  maggio  2011,
  parere I

   - Istituzione e disciplina delle ludoteche. (n. 705)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011

   -  Salvaguardia  dei  livelli  occupazionali  del  personale  del
  settore  della formazione professionale. Costituzione dell'Agenzia
  unica e misure occupazionali. (n. 711)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   - Disciplina della medicina non convenzionale. (n. 708)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011.

      Comunicazione di impugnativa da parte del Commissario dello
                                 Stato

   PRESIDENTE. Comunico che il Commissario dello Stato per la Regione
  siciliana  con  ricorso notificato il 26 maggio 2011  ha  impugnato
  l'articolo  2,  comma  2  della deliberazione  legislativa  recante
   Interventi    nel   settore   della   formazione    professionale.
  Acquisizioni  di entrate al bilancio della regione e  finanziamento
  di borse di studio per la frequenza alle scuole di specializzazione
  nelle  facoltà  di  medicina e chirurgia  (ddl  n.  720)  approvata
  dall'Assemblea il 18 maggio 2011, per violazione degli articoli  3,
  97 e 117, comma 2, lettera o) della Costituzione e dell'articolo 17
  dello Statuto speciale.

             Comunicazione di approvazione di risoluzione

   PRESIDENTE.  Comunico  che  la Commissione  legislativa   Attività
  produttive'  (III),  nella seduta n. 205 del  17  maggio  2011,  ha
  approvato  la seguente risoluzione  Proroga dei termini  del  bando
  per  l'attivazione  della linea 3.3.1.4 del  PO  FESR  2007-2013  e
  modifica della documentazione richiesta . (n. 14/III)

                     Comunicazione di parere reso

   PRESIDENTE.  Comunico  il parere reso dalla  Commissione   Affari
  Istituzionali' (I):

   -    Commissione    provinciale   dell'Ufficio    regionale    per
  l'espletamento di gare per l'appalto dei lavori pubblici di Ragusa.
  Designazione  componente  di  cui  alla  lettera  a)  del  comma  9
  dell'articolo 7 ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109, nel testo
  coordinato con le norme regionali. (n. 146/I)
   reso in data 10 maggio 2011 e inviato in data 12 maggio 2011.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   la  signora Russo Anna Seconda è stata assunta in servizio  presso
  l'ex  Azienda sanitaria di Agrigento, AUSL n. 1, il 30 agosto  1993
  quale assistente sociale coordinatore, dopo regolare concorso;

   l'AUSL n. 1 di Agrigento, con atto deliberativo n. 264 del 2 marzo
  1999,  ha istituito il servizio sociale aziendale in ossequio  alle
  disposizioni del decreto assessoriale n. 26086 del 14 luglio 1998;

   con deliberazione dell'AUSL n. 1, datata 3 novembre 1999, n. 3940,
  la   signora   Russo  Anna  Seconda  veniva  incaricata   dirigente
  responsabile  dell'unità ospedaliere semplice del servizio  sociale
  aziendale.  L'incarico  scaturiva  dall'espletamento  di  procedura
  concorsuale.  La  predetta dipendente dell'AUSL n.  1  assumeva  le
  funzioni  di  dirigente  responsabile  unità  ospedaliere  semplice
  dall'1 gennaio 2000 svolgendo le mansioni proprie della qualifica;

   l'AUSL  n.  1,  nonostante l'incarico conferito, non adottava  gli
  atti  amministrativi  necessari per  corrispondere  il  trattamento
  economico   proprio  della  funzione  dirigenziale,   regolamentata
  dall'art. 41 del CCNL del 2000, integrato dal CCNL del 2004;

   il  giudice del lavoro di Agrigento, con sentenza n. 721 del 2010,
  ha riconosciuto all'interessata il trattamento economico dovuto;

   l'AUSL,  diventata ASP, con deliberazione del 14 gennaio  2011  n.
  42,  dichiarata addirittura immediatamente esecutiva,  procedeva  a
  revocare  le  deliberazioni  n. 264 e n.  3940  del  1999  relative
  all'istituzione  del servizio sociale aziendale e  al  conferimento
  dell'incarico  di dirigente responsabile del servizio  alla  sig.ra
  Russo Anna Seconda;

   nell'atto  deliberativo n. 42 tra l'altro si  legge:  '(...)  onde
  evitare lo svolgimento di funzioni superiori (...) La direzione del
  Servizio  Sociale  verrà assegnato al direttore  sanitario  Aziende
  (...)';

   premesso altresì che:

   risulta incongruente dichiarare con l'atto n. 42/2011 che:  '(...)
  non  è  coperto il posto di dirigente del servizio sociale a  tempo
  indeterminato   (...)'   e  deliberare   però   la   revoca   della
  deliberazione dell'AUSL n. 1 n. 3.940, datata 3 novembre 1999,  che
  approvava   la   graduatoria   di  merito   per   il   conferimento
  dell'incarico  di  dirigente  del  servizio  sociale  aziendale   e
  conferisce  il  predetto incarico dirigenziale alla  signora  Russo
  Anna Seconda;

   è  singolare  la comunicazione di avvio di procedimento  ai  sensi
  della  legge  n. 241/90 a cura del responsabile dell'area  gestione
  risorse  umane  dell'ASP, con atto prot. n. 21040  del  3  novembre
  2010, nei confronti della signora Russo Anna Seconda. Con il citato
  atto  si  annuncia 'l'avvio del procedimento relativo  alla  revoca
  della  deliberazione  n. 3040 del 3 novembre 1999  di  approvazione
  graduatorie  per il conferimento incarico dirigente'.  L'avvio  del
  procedimento  viene  motivato:  '(...)  al  fine  di   evitare   la
  permanenza di effetti, costituenti per l'amministrazione  un  danno
  economico derivante dal predetto atto deliberativo (...)';

   considerato che:

   per  il  sottoscritto interrogante è una novità assoluta  scoprire
  che   un   concorso  regolarmente  svolto     e  il  consequenziale
  conferimento  dell'incarico  al vincitore,  nel  nostro  caso  alla
  vincitrice, possano rappresentare un danno economico;

   è  opportuno  che si faccia chiarezza su una vicenda  che  pur  se
  complessa  può  darsi  che  sia  rappresentativa  dei  problemi  di
  centinaia  di  dipendenti regionali privi  di  copertura  e  tutela
  politica;

   per  sapere  se gli atti adottati dall'ASP di Agrigento  a  carico
  della  signora Russo Anna Seconda siano o meno legittimi e, qualora
  non lo fossero, quali provvedimenti intenda adottare». (1882)

                                                            PANEPINTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   in  data  20  aprile  2008,  la società  'MARISERVICE  s.r.l.'  ha
  richiesto,  all'Assessorato Territorio e ambiente,  la  concessione
  demaniale  marittima  di mq. 10.240 di suolo demaniale  e  specchio
  acqueo  per  il posizionamento di pontili galleggianti in  località
  Porto Balata di Marzamemi del Comune di Pachino (SR);

   con nota del 4 settembre 2008, la Capitaneria di porto di Siracusa
  comunicava  l'avvio  dell'iter istruttorio per  l'acquisizione  dei
  necessari pareri di legge;

   preso atto che:

   in  data  29 settembre 2008, l'associazione pescatori di Marzamemi
  segnalava  al  comune di Pachino che nel Porto Balata di  Marzamemi
  erano già state rilasciate tre concessioni con pontili galleggianti
  a mare e che un'altra concessione avrebbe penalizzato fortemente la
  marineria locale;

   la  sovrintendenza  ai  beni culturali di  Siracusa  assumeva  due
  posizioni contrastanti. Con la nota n. del 19 gennaio 2009 rilevava
  elementi di incompatibilità con il contesto paesaggistico e  con  i
  criteri  di  tutela  del territorio, di contro,  con  nota  n.  del
  24/3/2009,  la  stessa sovrintendenza esprimeva  parere  favorevole
  alla  concessione  demaniale, rilevando  che  la  collocazione  dei
  pontili  non  interferiva con 'l'intervisibilità' della  Balata  di
  Marzamemi;

   alla  luce  di quanto sopra, la società 'MARISERVICE s.r.l.',  con
  nota  del  18  aprile  2009, comunicava la  propria  rinuncia  alla
  richiesta di concessione presentata in data 20 aprile 2008;

   tenuto conto che:

   nonostante quanto sopra descritto, agli atti del Comune di Pachino
  risulta protocollata, in data 12 febbraio 2009, una nuova richiesta
  di  concessione  demaniale  della società  'MARISERVICE  s.r.l.'  e
  sempre  per il posizionamento di pontili galleggianti nel  medesimo
  Porto Balata di Marzamemi;

   con nota del 27 febbraio 2009, il comune di Pachino certificava il
  ricevimento della pratica edilizia avente per oggetto la  richiesta
  per l'istallazione di pontili galleggianti per nautica;

   la  concessione di occupazione di suolo demaniale in favore  della
  'MARISERVICE s.r.l.' veniva rilasciata dall'Assessorato  Territorio
  in  data 18/05/2009, n. 319/2010, repertorio 2904/10, sulla base di
  una   istanza   presentata   dalla   medesima   società   per   'il
  posizionamento di pontili galleggianti e servizi a terra';

   in  tale  concessione si fa peraltro riferimento ad un parere  del
  comune di Pachino acquisito per silenzio assenso, per non avere, il
  comune stesso, evaso la richiesta sollecitata con nota n. 12616 del
  28 luglio 2009 dalla Capitaneria di porto di Siracusa;

   visto che:

   il  TAR  di Catania, con propria ordinanza n. 1543 del 3  dicembre
  2010,  riconosce  alla società 'MARISERVICE s.r.l.'  il  diritto  a
  realizzare quanto da loro richiesto;

   il  dipartimento regionale dell'ambiente, con nota  protocollo  n.
  14511  dell'8  marzo 2011, comunicava al comune di Pachino  che  la
  ditta concessionaria (la 'MARISERVICE s.r.l.') poteva riprendere il
  possesso  dell'area  per  lo svolgimento  dell'attività  richiesta,
  essendo venuta a cessare la sospensione dell'avvio del procedimento
  di  revoca  della concessione n. 319/2000 a seguito  dell'ordinanza
  del TAR di Catania di cui sopra;

   considerato che:

   appare  evidente che la seconda richiesta di concessione  di  area
  demaniale  risulta  viziata,  essendo  indirizzata  ad  un   organo
  incompetente,  il  comune  di Pachino, mentre,  per  legge,  doveva
  essere indirizzata all'Assessorato Territorio;

   la  stessa  asserzione  dell'Assessorato sul  silenzio  assenso  è
  illegittima, perché il parere può essere considerato acquisito  con
  esito favorevole solo dopo il decorso di 60 giorni dalla richiesta;

   la  concessione  de  qua  apparirebbe altresì  illegittima  perché
  deriva da un parere dell'ufficio del genio civile di Siracusa  reso
  il  data  5  ottobre  2005,  ovvero ben quattro  anni  prima  della
  presentazione  della istanza di concessione avanzata dalla  società
  'MARISERVICE s.r.l.';

   occorre  aggiungere  che la Sovrintendenza ai  beni  culturali  di
  Siracusa,  con  nota del 14 ottobre 2010, evidenziava  il  notevole
  interesse  paesaggistico,  storico  ed  urbanistico  dell'area   ed
  esprimeva  il  parere  che '(...) lo specchio  d'acqua  interessato
  rimanga ad esclusiva pertinenza dei pescatori, escludendo l'uso per
  l'ormeggio di imbarcazioni da diporto o porti turistici';

   detto Borgo è sottoposto al regime di tutela vigente: decreto  del
  5  ottobre 1979, 'Dichiarazione di notevole interesse pubblico  del
  borgo  marinaro  di  Marzamemi  del  Comune  di  Pachino',  decreto
  assessoriale  n.  6177  dell'11  giugno  1993  e  decreto  di  D.G.
  5552/2001,  che riguarda tutta la zona del porto, ed in particolare
  l'area  della  Balata e non ultima la fascia di costa  interessata,
  compreso  lo  specchio  d'acqua antistante,  così  come  ampiamente
  ribadito  con  la  nota del 17 giugno 2010, prot. n.  13742,  della
  sovrintendenza ai BB.CC.AA. inviata all'Assessorato Territorio;

   sembrerebbe  che  l'amministrazione  comunale  di  Pachino  voglia
  realizzare il lungomare Starrabba e quindi chiedere all'Assessorato
  Territorio  il  rilascio  della relativa concessione  demaniale  in
  ampliamento a quella già concessa per tali finalità, e che pertanto
  rimarrebbe  intenzione,  del medesimo comune,  chiedere  la  revoca
  delle concessioni rilasciate nella stessa zona;

   per sapere:

   se non ritengano urgente ed indispensabile nominare un commissario
  ad  acta al fine di potere procedere alla verifica degli atti e  di
  tutto l'iter fin qui seguito, che appare tortuoso e poco chiaro, in
  maniera tale che gli interessi privati coincidano con quelli  della
  popolazione civile, tutelando il territorio e l'intero eco-ambiente
  e non causino conflittualità con l'economia locale;

   se  non  ritengano doveroso annullare tale concessione al fine  di
  anteporre   la   tutela   e   la   conservazione   delle   bellezze
  naturalistiche e paesaggistiche all'interesse privato garantito dal
  rilascio della suddetta concessione». (1883)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  salute  e
  all'Assessore  per  l'istruzione  e  la  formazione  professionale,
  premesso che:

   l'Assessore  per  la  salute  ha  stipulato  una  convenzione  con
  l'Assessorato  Istruzione  e formazione  professionale  avente  per
  oggetto   la  realizzazione  di  iniziative  volte  ad  organizzare
  attività di formazione in ambito sanitario;

   alla  luce del riordino del sistema regionale sanitario,  avvenuto
  con la legge n. 5 del 2009, l'Assessore per la salute ha provveduto
  ad  effettuare  una  ricognizione del fabbisogno,  nelle  strutture
  regionali sanitarie, della figura professionale di operatore socio-
  sanitario in ambito provinciale, fissandole per l'anno 2011 in 2600
  unità;

   l'Assessore per la formazione si è reso disponibile a finanziare i
  corsi  così  programmati anche con risorse disponibili  nei  propri
  capitoli di bilancio;

   considerato che:

   secondo  quanto stabilito dall'Assessorato Salute, i  2.600  nuovi
  formati  saranno spalmati sull'intero territorio regionale  facendo
  riferimento  ad una tabella di 'necessità' che lascia  a  dir  poco
  esterrefatti;

   secondo questa tabella, la provincia di Palermo avrà assegnati 800
  posti,  Catania 600, Trapani 320, Messina 256, Enna 244,  Agrigento
  200,  Caltanissetta  80 ed infine Ragusa e Siracusa  con  50  posti
  cadauno;

   preso  atto  che  la suddetta programmazione, tra l'altro,  non  è
  stata   mai   sottoposta  all'approvazione  della  VI   Commissione
  legislativa permanente dell'ARS, così come doveva essere per regola
  e   Statuto,  violando,  di  fatto,  la  sovranità  del  Parlamento
  regionale;

   tenuto conto che:

   facendo una semplice proporzione, non si riesce a capire come  mai
  la   provincia  di  Enna,  che  rappresenta  il  3,4%   dell'intera
  popolazione siciliana, avrà un'assegnazione di ben 244  posti,  che
  rappresenta quasi il 10% dell'intero fabbisogno regionale.  Non  si
  comprende  perché Agrigento, con una popolazione pari al  8,9%  dei
  siciliani, abbia 200 posti, pari al 7,7% della dotazione regionale;

   di  contro, la provincia di Siracusa, con i suoi 404.000 abitanti,
  pari all'8% della popolazione siciliana, ha avuto assegnati solo 50
  posti che non superano il 2% dell'intera disponibilità;

   visto  che  leggendo  questi dati sorge spontaneo  un  dilemma:  o
  queste province 'miracolate' hanno finora avuto una sanità pubblica
  ridotta  ai  minimi  termini in una maniera tale  per  cui  non  si
  capisce   come   abbiano  operato  in  queste  condizioni,   oppure
  l'Assessorato  della salute ha attivato un sistema di distribuzione
  dei posti che risponde a dei criteri che esulano dalla comprensione
  umana,  ovviamente  sempre che non ci siano delle  motivazioni  che
  potrebbero essere utili a pochi e non al popolo siciliano  ed  alle
  sue  esigenze primarie e fondamentali di assistenza sanitaria degna
  di questo nome;

   per sapere:

   quali   criteri   e   quali   parametri   siano   stati   adottati
  dall'Assessorato  regionale  della salute  nell'individuazione  dei
  posti  vacanti  di  operatori socio-sanitari nelle  varie  province
  siciliane, così come già richiesto dall'interrogante in Commissione
  'Bilancio' dell'ARS senza ottenere risposta;

   se  non  ritengano  incredibilmente anomala una  tabella  che  non
  rispetta   il   più  semplice  ed  ovvio  criterio:  quello   della
  proporzione tra numero di abitanti e totale dei posti disponibili e
  quindi non si affrettino a ritirare detta tabella;

   se non ritengano assurdo mortificare ancora una volta la provincia
  di  Siracusa con scelte che ottengono solo il risultato di  creare,
  nella  nostra Terra, siciliani di serie A e siciliani di serie  B».
  (1886)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   i  sindaci  del territorio dell'ATO ME 2 s.p.a., in  seguito  alla
  crisi  igienica  sanitaria verificatasi nei loro  comuni,  a  causa
  della  sospensione  del  servizio di  raccolta  e  conferimento  in
  discarica,  dei  R.S.U.  e assimilabili,  da  parte  delle  imprese
  affidatarie  dello stesso, avvenuta nel mese di marzo u.s.,  stante
  il   mancato   pagamento  da  parte  dell'ATO  ME  2   s.p.a.   dei
  corrispettivi  (e  arretrati) dovuti per  il  servizio  da  costoro
  svolto,  hanno  adottato, ai sensi del d.lgs.  152/2008  art.  191,
  ordinanza  sindacale per motivi igienici sanitari,  affidando  alle
  medesime ditte, il servizio di raccolta e conferimento dei RSU  per
  il  periodo  compreso  fra  il  15 e  il  30  marzo  c.a.  -  data,
  quest'ultima  (30  marzo 2011), corrispondente  alla  scadenza  dei
  contratti  in essere, tra le imprese preposte allo svolgimento  del
  servizio e la società ATO ME 2 s.p.a.;

   alla  scadenza delle ordinanze sindacali (30 marzo 2011), a  causa
  del   perdurare  dello  stato  di  crisi  igienico-sanitario,   con
  disposizione  n.  43, dell'8 aprile 2011, del preposto  all'ufficio
  del  commissario  delegato per l'emergenza rifiuti  in  Sicilia,  è
  stato autorizzato il soggetto attuatore ex OPCM 3887/2010 in nome e
  per conto dell'autorità d'ambito ATO ME 2 s.p.a., per il periodo di
  trenta giorni (scadenza 08 maggio 2011), al conferimento dei RSU ed
  assimilabili  non pericolosi, giacenti su aree pubbliche,  a  causa
  della  mancata  raccolta,  sull'intero  territorio  dell'ATO  ME  2
  s.p.a.,  nella discarica di c/da Zuppà sita nel comune di  Mazzarrà
  Sant'Andrea (ME);

   con  convenzione  (stipulata  notte tempo),  tra  l'ing.  Domenico
  Michelon   nella  qualità  di  soggetto  attuatore  e  le   imprese
  affidatarie del servizio, è stato convenuto in euro 258,00/tonn. il
  prezzo  per la raccolta ed in euro 0,164/tonn. x km. quello per  il
  trasporto in discarica, oltre IVA in ragione di legge;

   tale   prezzo  risulta  notevolmente  maggiorato  (oltre  il  50%)
  rispetto  a  quello  previsto  e praticato,  dalle  stesse  imprese
  all'ATO ME 2 s.p.a., in base ai contratti stipulati e vigenti  sino
  alla data del 30 marzo 2011;

   le   imprese  affidatarie  del  servizio,  per  il  lavoro  svolto
  (raccolta e trasporto in discarica dei RSU) effettuato nel  periodo
  compreso tra il 15 - 30 marzo c.a., in virtù delle citate ordinanze
  sindacali  (sub.  1),  hanno applicato  i  prezzi  stabiliti  nella
  convenzione  indicata  al  n.  3, in palese  difformità  ai  prezzi
  contrattuali ed applicati fino ad allora;

   per sapere:

   i  criteri  con cui è stato quantificato il costo dei  servizi  di
  raccolta  e  trasporto  in discarica dei RSU  ed  assimilabili  non
  nocivi,  di cui alla disposizione citata al punto 2 (dall'8  aprile
  2011  all'8  maggio 2011) della presente interrogazione,  che  pare
  all'interrogante fortemente sproporzionato (oltre il 50 per  cento)
  rispetto  al  prezzo contrattuale in vigore sino al 30 marzo  2011,
  tra l'ATO ME 2 s.p.a. e le imprese affidatarie del servizio;

   la  ragione per cui le stesse imprese affidatarie del servizio  di
  raccolta  e  smaltimento dei R.S.U. abbiano  applicato,  ai  comuni
  facenti  parte  dell'ATO ME 2, (retroattivamente)  per  il  periodo
  15/30 marzo 2011 il prezzo di cui alla disposizione citata al punto
  2), anziché il prezzo di contratto con scadenza 30 marzo 2011;

   le  ragioni  per cui la SERIT s.p.a., ormai in quota alla  Regione
  siciliana,  non abbia sino ad oggi ottemperato alla riscossione  di
  quanto  dovuto in favore dell'ATO ME 2 s.p.a., visto che, a  fronte
  di  un  ruolo complessivo di circa euro 24.000.000,00 (morosi  anno
  2008  2009  e intero 2010), ha incassato meno di euro 5.000.000,00,
  tenuto  conto, fra l'altro, che più volte, sono state segnalate  da
  parte  dei sindaci soci, ai dirigenti preposti della SERIT Spa,  ai
  dirigenti  preposti  dell'Assessorato  regionale  Energia,   nonché
  all'Assessore  per  l'energia, inefficienze da  parte  della  SERIT
  nello  svolgimento  del  servizio  di  riscossione,  lamentando  il
  mancato recapito delle fatture agli utenti;

   infine,  le  ragioni,  fra  l'altro  ampiamente  denunciate  dalle
  associazioni  dei consumatori, per cui le fatture recapitate  dalle
  SERIT  siano  state  approntate in palese  violazione  dei  criteri
  minimi,  previsti dalla legge sulla trasparenza e sulla leggibilità
  delle  stesse, circostanza, quest'ultima, che ha indotto gli utenti
  a  manifestare  la loro protesta e il loro dissenso  sulla  cattiva
  gestione del servizio di riscossione, che quasi nella totalità  dei
  casi  si  è  risolto  nel  mancato pagamento  delle  poche  fatture
  recapitate  (a  macchia  di  leopardo)  sull'intero  territorio  di
  competenza dell'ATO ME 2». (1887)

                                                              FORMICA

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   da notizie di stampa, si apprende che l'Assessore regionale per le
  attività   produttive,  recatosi  ad  Agrigento   per   presenziare
  all'insediamento  dei  nuovi  vertici  della  Camera  di  commercio
  locale,  avrebbe scoperto, solo in quel momento, che uno dei  nuovi
  componenti  del  consiglio  di  amministrazione  appena   nominato,
  Riccardo  Viviani, ha un procedimento penale in corso  per  essersi
  appropriato  indebitamente di 30.000,00 euro  sottraendoli  proprio
  alla Camera di commercio agrigentina. Tale procedimento penale  già
  vede una condanna in primo grado a tre anni;

   lo   stesso   Assessore,   appreso  il   fatto,   ha   abbandonato
  immediatamente l'evento, invitando lo stesso Viviani  a  dimettersi
  dalla carica appena conferitagli;

   considerato  che  appare estremamente grave che l'Assessore  fosse
  all'oscuro  di questa nomina, tenendo conto che la ratifica  di  un
  nuovo  consiglio  di  amministrazione di una  Camera  di  commercio
  siciliana  dovrebbe passare (e si usa il condizionale per  evidenti
  motivi)  attraverso  serrati controlli sia da  parte  dello  stesso
  Assessorato ma, soprattutto, da parte del Presidente della Regione,
  che firma l'atto finale di nomina;

   visto che:

   i   precedenti   giudiziari  di  Riccardo  Viviani  sono   passati
  inosservati da tutti i suddetti pseudo controlli;

   il  Presidente  della  Regione ha firmato un documento  di  nomina
  senza verificare la sussistenza dei requisiti necessari;

   sorge   spontaneo  chiedersi  il  valore  di  tali  controlli   e,
  soprattutto, quanti casi Viviani potrebbero sussistere nelle decine
  e  decine  di nomine che vengono siglate mensilmente dal Presidente
  della Regione;

   per sapere:

   che  tipo di controlli venga effettuato sulle persone designate  a
  ricoprire cariche istituzionali in Sicilia;

   come mai il Presidente della Regione e l'Assessore per le attività
  produttive  abbiano avallato, con la loro firma, la  nomina  di  un
  personaggio  che tutto poteva fare fuorché ricoprire  il  ruolo  di
  consigliere di amministrazione nell'ente che si è costituito  parte
  civile contro di lui per appropriazione indebita». (1888)

                                                             POGLIESE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   la  dottoressa  Camilla  Giaccone,  figlia  del  professore  Paolo
  Giaccone,  ucciso  dalla  Mafia ed in memoria  del  quale  è  stato
  dedicato  il  Policlinico di Palermo, è stata esclusa dai  benefici
  previdenziali previsti dalla legge in materia di vittime di mafia;

   la dottoressa Giaccone era stata assunta nel marzo del 1989 presso
  la  struttura sanitaria della Regione siciliana pochi anni dopo  il
  decesso del padre, ucciso dai killer di Cosa nostra nell'agosto del
  1982;

   successivamente,  con  provvedimento dell'azienda  ospedaliera  di
  Palermo del 20 gennaio 2011, la dottoressa Giaccone, utilizzando le
  procedure  anticipate  previste  dalla  legislazione  regionale   e
  nazionale riservata alle vittime della criminalità organizzata, era
  stata  collocata a riposo con cessazione dal servizio  a  decorrere
  dall'1 aprile 2011;

   considerato che:

   gli   uffici  di  previdenza  per  i  pubblici  dipendenti   hanno
  comunicato  la revoca della pensione per mancanza dei  benefici  in
  quanto  per  lo Stato la dottoressa Giaccone non viene  considerata
  vittima di Mafia;

   la   vicenda  assume  un  carattere  paradossale  atteso  che   la
  Prefettura  di  Palermo in data 28 marzo 2011 ha attestato  che  la
  signora  Giaccone Camilla è familiare di vittima della  criminalità
  organizzata;

   ritenuto che la vicenda deve essere attenzionata dal Governo della
  Regione anche per la memoria del professore Paolo Giaccone;

   quali  provvedimenti intendano adottare per il riconoscimento  dei
  benefici  previdenziali in favore della dottoressa Camilla Giaccone
  riconosciuta vittima della criminalità organizzata». (1892)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   secondo  quanto  indicato nella delibera n.  45  dell'Autorità  di
  vigilanza  sui  contratti pubblici, la gara d'appalto centralizzata
  bandita  dall'assessore  regionale per  la  salute  Massimo  Russo,
  sarebbe  viziata  sotto  il  profilo  della   correttezza  e  della
  trasparenza' con riferimento:

   1. alla  modalità  di presentazione dell'offerta economica  per  i
      lotti sui quali è richiesto un prezzo per almeno l'80 per cento
      delle voci in essi previste;
  2. all'assenza di prezzi a base d'asta, ovvero alla richiesta di
  un'offerta economica in termini di sconto sui prezzi di listino,
  nonché alla mancata indicazione delle quantità che si intendono
  acquistare per ciascun lotto di gara;
  3. in relazione alle modalità di valutazione degli elementi
  tecnici, ai quali sono assegnati ben 65 punti su 100, nonché
  all'impostazione della formula per l'assegnazione dei punti
  relativi al parametro del pregio tecnico;

   secondo  quanto emerge dal rilievo dell'Autorità di vigilanza,  le
  imprese  che  dovevano partecipare alla gara  dovevano  offrire  un
  ribasso  non in rapporto ad un parametro predeterminato  ed  uguale
  per tutti i concorrenti, ovvero una base d'asta, bensì rispetto  al
  proprio  listino ufficiale che può variare da ditta a  ditta.  Tale
  condizione  è  stata  causa di esclusione  o  di  ammissione  delle
  imprese;

   quindi, già nella fase iniziale della gara sono state eliminate la
  maggior parte delle ditte concorrenti;

   secondo   l'Autorità  di  vigilanza  la  modalità  di  valutazione
  dell'offerta mediante sconto sui listini non appare in linea con  i
  principi di correttezza e trasparenza fissati dalla legge;

   l'Autorità  ritiene in contrasto con i principi di  correttezza  e
  trasparenza  fissati dall'art. 2, comma 1, del  codice  la  mancata
  previsione nella documentazione di gara dei prezzi unitari  a  base
  d'asta  ovvero  dell'importo  massimo stimato  per  ciascun  lotto,
  nonché  la  richiesta di un'offerta economica in termini di  sconto
  sui prezzi di listino;

   in  contrasto  con i principi di correttezza e trasparenza fissati
  dall'art.  2,  comma 1, del codice nonché con la giurisprudenza  in
  materia,  la modalità di formulazione dell'offerta che richiede  la
  presentazione  di  un  prezzo  su una  parte  soltanto  delle  voci
  previste  nel lotto poiché introduce nella valutazione dell'offerta
  economica elementi ad essa estranei;

   in  contrasto  con i princìpi di correttezza e trasparenza fissati
  dall'art.  2, comma 1, del codice l'impostazione della formula  per
  l'assegnazione del punteggio relativo al pregio tecnico;

   considerato   che   quanto  riportato  da  autorevoli   fonti   di
  informazione   in  merito  alle  censure  mosse  dall'Autorità   di
  vigilanza sui contratti pubblici in relazione alla gara di  appalto
  per   l'assegnazione  di  forniture  ospedaliere  nelle   strutture
  sanitarie  della Sicilia occidentale, pone seri dubbi in ordine  al
  rispetto  delle procedure formali da parte dei funzionari  preposti
  alla  redazione del bando per la gara di 60 milioni di euro per  la
  fornitura  centralizzata  ospedaliera e impone  un  chiarimento  in
  Commissione e in Aula da parte dell'Assessore per la salute;

   ritenuto  che se quanto riportato da alcuni organi di informazione
  e  dal  contenuto  dei  rilievi mossi dalla Autorità  di  vigilanza
  risponde a verità, la situazione si presenta di estrema gravità  ed
  impone l'adozione di provvedimenti di autotutela;

   per  sapere  quali provvedimenti intendano adottare a seguito  dei
  rilievi  mossi dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici  e
  se intendano adottare provvedimenti in autotutela». (1893)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   le  dichiarazioni del Ministro della salute, Ferruccio  Fazio,  in
  risposta  ad  alcune  interrogazioni  presentate  alla  camera  dei
  deputati  da alcuni parlamentari siciliani, descrivono uno scenario
  preoccupante in merito alla gestione della sanità in Sicilia;

   quanto  descritto  dal Ministro Fazio conferma le  denunzie  e  le
  critiche  che,  in  maniera  fondata e  politicamente  documentata,
  abbiamo  in  più  occasioni espresse in merito al fallimento  della
  politica sanitaria del Governo. Una politica che ha ridotto i costi
  del  servizio  sanitario  a  discapito  di  un  efficiente  sistema
  ospedaliero  già  presente nel territorio ed in danno  del  diritto
  alla salute dei cittadini;

   i  tagli  operati nel settore della sanità della  regione  non  si
  conciliano  con la politica della fondazione  San Raffaele  Giglio
  di  Cefalù in ordine alla gestione del presidente del consiglio  di
  amministrazione  che ha deliberato l'aumento, in  misura  notevole,
  dell'indennità di carica e di funzioni;

   considerato  che tali scelte non sono in linea con la politica  di
  razionalizzazione  della spesa pubblica e pregiudicano  il  diritto
  alla salute del cittadino;

   ritenuto, pertanto, che le dichiarazioni del Ministro Fazio  sulla
  gestione  della  sanità  in  Sicilia  e  su  quanto  accade  presso
  l'ospedale di Cefalù richiede un immediato chiarimento da parte del
  Governo della Regione;

   per sapere:

     quali  provvedimenti  abbiano adottato o  intendano  adottare  a
  seguito dei rilievi mossi dal Ministro Fazio;

   quali  provvedimenti  abbiano adottato  o  intendano  adottare  in
  merito    all'indennità   del   presidente   del    consiglio    di
  amministrazione dell'ospedale San Raffaele di Cefalù». (1894)

                                                               CAPUTO

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, tenuto conto che:

   in  data  9  novembre 2010 la società  Arenaria srl' con  sede  in
  Bologna,  via  degli Agresti, avente partita IVA n.  02606071203  e
  amministrata   dal   signor   Diego  Paltrinieri,   ha   presentato
  all'Assessorato  territorio e ambiente della regione  richiesta  di
  concessione  per sei anni per l'estrazione di sabbie e  ghiaie  dal
  fondo marino in acque territoriali, modificata il 22 dicembre dello
  stesso anno;

   l'Assessorato  Territorio ha autorizzato l'avvio  della  procedura
  istruttoria in data 4 marzo 2011, con nota n. 13897;

   la  richiesta  di  concessione è stata pubblicata  nella  Gazzetta
  ufficiale  della  Comunità Europea, nella Gazzetta ufficiale  della
  Regione  siciliana,  all'albo  pretorio  dei  comuni  di  Vittoria,
  Scicli,  Ragusa,  Acate,  Santa croce Camerina,  Modica,  Pozzallo,
  Ispica,   all'albo  della  Capitaneria  di  Porto  di  Pozzallo   e
  dell'ufficio locale marittimo di Scoglitti;

   il  termine  per  la  presentazione di opposizioni  o  di  domande
  concorrenti è scaduto il 25 maggio 2011;

   le  concessioni di durata superiore al quadriennio o che  comunque
  importino  impianti  di  difficile  sgombero  sono  revocabili  per
  specifici  motivi  inerenti al pubblico uso del mare  o  per  altre
  ragioni   di   pubblico   interesse,   a   giudizio   discrezionale
  dell'amministrazione marittima, come specificato al  secondo  comma
  dell'articolo 42 del codice della navigazione;

   per sapere:

   se la richiesta in questione - per gli effetti che genererebbe sui
  fondali  marini del tratto di costa che va da marina  di  Acate  ad
  Ispica  -  necessiti di una valutazione di impatto  ambientale  nel
  rispetto  dei princìpi e delle disposizioni stabilite  dal  decreto
  del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, atto di indirizzo e
  coordinamento  per l'attuazione dell'articolo 40,  comma  1,  della
  legge 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia
  di valutazione di impatto ambientale e dal decreto della Presidenza
  del   Consiglio  dei  Ministri  3  settembre  1999,  nonché   dalle
  disposizioni contenute nel primo comma dell'articolo 91 della legge
  regionale 9 del 2001;

   se  sia  ravvisabile  il  rilascio del giudizio  di  compatibilità
  ambientale  come atto sostitutivo di ogni ulteriore  parere,  nulla
  osta   o   autorizzazione  di  natura  ambientale   di   competenza
  dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente in  forza
  di  leggi  o  regolamenti regionali, come previsto dal sesto  comma
  dell'articolo 91 della legge regionale 9 del 2001;

   se,  vista  la  peculiarità del tratto di costa in questione,  sul
  quale  insiste per buona parte la presenza di reperti  archeologici
  di  notevole  rilevanza,  non  ritenga  ravvisabile  la  violazione
  dell'articolo 131, quarto comma, del decreto legislativo n. 42  del
  22  gennaio  2004  recante  il Codice  dei  beni  culturali  e  del
  paesaggio». (1898)
                                                            INCARDONA

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  salute  e
  all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il  lavoro,
  premesso  che  con  l'art. 14 della legge 328 del  2000,  lo  Stato
  italiano ha voluto predisporre uno strumento normativo per favorire
  la piena integrazione delle persone diversamente abili in tutti gli
  ambiti di vita, favorendone la socializzazione;

   preso atto che:

   nello  specifico,  l'art. 14 della legge de  qua  sopra  individua
  nell'intesa tra comuni e aziende sanitarie il percorso da  seguire,
  percorso  fondato  sostanzialmente su un progetto  individuale  che
  'preveda,   oltre   alla  valutazione  diagnostico-funzionale,   le
  prestazioni  di  cura  e di riabilitazione a  carico  del  Servizio
  sanitario  nazionale,  i servizi alla persona  a  cui  provvede  il
  Comune in forma diretta o accreditata, con particolare  riferimento
  al   recupero  ed  all'integrazione  sociale,  nonché   le   misure
  economiche necessarie per il superamento di condizioni di  povertà,
  emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale  sono
  definiti  le  potenzialità e gli eventuali sostegni per  il  nucleo
  familiare';

   in  concreto  la legge stabilisce che il comune di  riferimento  è
  obbligato  a  prendere in carico il soggetto con diversità  fisica,
  psichica  o  sensoriale, stabilizzata o progressiva che  ne  faccia
  richiesta, creando un progetto individuale attraverso il  quale  si
  possa   creare   un  percorso  specifico  con  interventi   mirati,
  massimizzando  così i benefici e gli effetti degli  stessi,  dando,
  alla  fine, risposte risolutive ai bisogni ed alle aspirazioni  del
  soggetto disabile;

   considerato che:

   la  Regione siciliana ha voluto recepire tale norma con l'articolo
  2 della legge regionale 5 del 2009 ed inserendo i dettami normativi
  nazionali  nel  Piano triennale delle persone con disabilità  della
  Regione siciliana (GURS n. 4/2006);

   tale  recepimento però non ha portato alla piena applicazione  del
  percorso individuato dalla norma nazionale e ciò sia per un  palese
  vacatio  esplicativo nella stessa legge regionale di recepimento  e
  sia  perché  non  viene stabilita l'obbligatorietà,  da  parte  dei
  comuni,   dell'applicazione  di  detto   percorso   d'integrazione,
  obbligatorietà che invece si evince dal dettato della stessa  legge
  328/2000;

   atteso che:

   solo per citare alcuni esempi esplicativi, il comune di Catania  è
  stato  obbligato dal Tribunale amministrativo regionale ad attivare
  quanto  previsto sia dalla norma nazionale che da quella  regionale
  di  recepimento.  Nello  specifico, il  TAR  di  Catania,  con  due
  sentenze distinte, ha prima stabilito che il dettato normativo deve
  essere applicato obbligatoriamente sui singoli soggetti richiedenti
  e,  con la seconda sentenza, ha stabilito che lo stesso Comune  non
  solo  deve  prendersi  a carico il soggetto disabile,  ma  lo  deve
  seguire in maniera totale e completa secondo le indicazione dettate
  proprio dall'art. 14 della legge 328/00, trattandosi al riguardo di
  'diritto soggettivo';

   di contro, il comune di Palermo, invece di coinvolgere, in maniera
  sinergica,  l'azienda sanitaria di riferimento così  come  previsto
  dalla  legge,  ha inviato tutta la documentazione  di  un  soggetto
  disabile  all'Assessorato  regionale per  la  salute,  dimostrando,
  ulteriormente,  il  totale vuoto informativo  esistente  in  questo
  specifico e vitale servizio;

   visto che alcuni comuni, tra cui Siracusa, invece si sono attivati
  non trovando la giusta collaborazione delle ASP di riferimento,

   per  sapere se non ritengano opportuno ed urgente predisporre  una
  circolare assessoriale esplicativa e vincolante che possa dare,  in
  maniera  definitiva,  indicazioni e  modalità  di  applicazione  di
  quanto previsto dall'articolo 14 della legge 328/00, recepito dalla
  Regione siciliana attraverso l'articolo 2 della legge regionale  n.
  5 del 2009». (1902)

                                                            VINCIULLO

   «All'Assessore  per  l'energia e i servizi di pubblica  utilità  e
  all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   da  diversi mesi (da dicembre 2010) è stata compiuta ad  opera  di
  ignoti  la  totale  cancellazione  della  rete  elettrica  posta  a
  servizio  delle  contrade  Firrio, Pozzillo  e  Racalmare  agro  di
  Grotte,  sottraendo i cavi elettrici di rame sia di proprietà  ENEL
  che dei privati;

   la  fornitura  di energia elettrica in dette contrade  costituisce
  forza necessaria per lo svolgimento delle attività agricole;

   con  l'incombere  della  stagione  estiva  vi  sarà  un  ulteriore
  accrescimento  del  problema,  in quanto  non  sarà  consentito  un
  regolare  sollevamento  delle  acque,  causando  gravi  danni  alla
  vegetazione ed alle colture;

   l'ENEL  ad  oggi non ha provveduto ad adottare idonee  misure  per
  fronteggiare il problema, mentre, continua ad inviare  le  bollette
  per  i  ritardi di mesi per il ripristino delle forniture di  fatto
  inesistenti;

   ad  aggravare la questione vi è anche una difficoltà in seno  agli
  uffici  dell'Enel relativamente ai rapporti tra il ramo commerciale
  e quello degli uffici di gestione dell'energia;

   considerato  che i furti di cavi elettrici si verificano  in  aree
  rurali   di   altre   province  con  il   diffondersi   di   disagi
  tendenzialmente in crescita;

   rilevato  che  occorre  predisporre  misure  atte  da  un  lato  a
  ripristinare  i  collegamenti elettrici interrotti e  dall'altro  a
  vigilare  adeguatamente le aree interne allo scopo di  prevenire  i
  furti,

   per sapere:

   se  non  ritengano necessario e urgente predisporre misure atte  a
  ripristinare  rapidamente le linee elettriche nelle contrade  sopra
  citate;

   se  e  quali iniziative di prevenzione si intendano o siano  state
  già attivate, anche con il coinvolgimento del Corpo forestale della
  Regione, allo scopo di contenere il fenomeno dei furti di  fili  di
  rame/cavi   elettrici  che  interessano  le  campagne   dell'intera
  Sicilia». (1903)
                                                         DI BENEDETTO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   la  legge  21 dicembre 1978, n . 845 - legge quadro in materia  di
  formazione  professionale - all'articolo 1 recita testualmente  'La
  Repubblica  promuove la formazione e l'elevazione professionale  in
  attuazione degli articoli 3, 4, 35 e 38 della Costituzione, al fine
  di rendere effettivo il diritto al lavoro ed alla sua libera scelta
  e   di  favorire  la  crescita  della  personalità  dei  lavoratori
  attraverso  la crescita della personalità dei lavoratori attraverso
  l'acquisizione   di  una  cultura  professionale.   La   formazione
  professionale,  strumento  della politica  attiva  del  lavoro,  si
  svolge nel quadro degli obiettivi della programmazione economica  e
  tende  a  favorire  l'occupazione,  la  produzione  e  l'evoluzione
  dell'organizzazione  del  lavoro  in  armonia  con   il   progresso
  scientifico e tecnologico';

   con  l'articolo 26 della sopracitata legge 845/78 si  è  stabilito
  che  le Regioni possano organizzare dei percorsi formativi speciali
  per  colmare casi di rilevante squilibrio tra domanda e offerta  di
  lavoro;

   l'Assessorato   regionale  dell'istruzione  e   della   formazione
  professionale,  in  coerenza  con  il  dettato  normativo  statale,
  attraverso  la  programmazione comunitaria programma operativo  FSE
  2007-2013 e con il documento di attuazione strategica dello  stesso
  PO,  con  avviso  pubblico  n. 8 del  29  maggio  2009,  ha  inteso
  sostenere  una  offerta formativa finalizzata  a  dar  vita  ad  un
  processo  di  costituzione di una ampia e  variegata  dotazione  di
  competenze  utili  sia  per gli occupati  che  necessitano  di  una
  riconversione   e   riqualificazione   delle   proprie   competenze
  professionali,  ma  non di meno di un loro aggiornamento,  sia  per
  sostenere  processi  di  attivazione  per  quell'ampio  spettro  di
  cittadini,  soprattutto giovani e donne, che trovano difficoltà  ad
  inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro;

   l'obiettivo principale dell'avviso è quello di:

   innalzare  i  tassi di partecipazione al mercato del lavoro  delle
  donne,  dei  giovani,  dei lavoratori in stato  di  disoccupazione,
  delle  persone  prive  di  saperi e professionalità  a  rischio  di
  marginalizzazione lavorativa e sociale;

   sostenere  una più rapida transizione dei giovani dagli  studi  al
  lavoro;

   contrastare  e  prevenire la disoccupazione di lunga  durata,  con
  particolare   riferimento  ai  lavoratori  espulsi   dai   processi
  produttivi e a quelli delle fasce a più alto rischio di esclusione;

   considerato che:

   il   termine   di   presentazione  delle  domande,   a   pena   di
  inammissibilità, dovevano pervenire entro e non oltre le ore  12,00
  del 29 settembre 2009;

   in  nucleo  di valutazione insediato per l'esame dei progetti,  ha
  esaurito  la  prima  parte del proprio incarico  proprio  lavoro  a
  seguito  della  pubblicazione nella GURS del DDG  n.  2437  del  13
  maggio 2010 con cui si sono approvate le graduatorie provvisorie;

   lo  stesso  nucleo  di  valutazione a fine  ottobre  2010,  avendo
  esaminato  le osservazioni presentate alla graduatoria  provvisoria
  ha consegnato tutta la documentazione all'ufficio competente;

   ad   oggi  nessun  dirigente  del  dipartimento  della  formazione
  professionale  è  a  conoscenza  dello  stato  dell'iter  e   della
  conseguente pubblicazione della graduatoria definitiva;

   dalla  pubblicazione  iniziale  dell'avviso  n.  8  ad  oggi  sono
  trascorsi 24 mesi senza che il procedimento si sia ancora  concluso
  mettendo a rischio l'impegno di spesa pari a 180 mln di euro;

   in  particolare questo avviso ha una ricaduta socio  economica  di
  estrema  rilevanza soprattutto in un periodo di crisi economica  ed
  occupazionale  come  quella  che  viviamo  quotidianamente,  perché
  attraverso  l'alta  formazione e la riqualificazione  si  creano  i
  presupposti di sviluppo e di crescita dell'offerta di lavoro;

   dall'atto  dell'insediamento del Governo regionale nessuna  misura
  comunitaria è stata compiutamente attivata ed anche questa volta si
  paventa  il rischio di perdita dell'ennesimo capitale che  dovrebbe
  essere impegnato per lo sviluppo della Sicilia;

   per sapere:

   quali   siano  le  ragioni  che  stanno  determinando   l'ennesimo
  fallimento  amministrativo di questo Governo al punto  di  bloccare
  l'iter dell'avviso n. 8;

   se  non ritengano che vi possa essere inazione oggettiva da  parte
  del  dirigente  generale del dipartimento formazione professionale,
  in  quanto l'assoluta sconoscenza degli atti da parte dei dirigenti
  dell'Assessorato fa preludere che tutto sia fermo per  una  precisa
  scelta politico amministrativa;

   come  e  se  intendano risolvere positivamente l'iter  procedurale
  avviato da ben 24 mesi». (1884)

       (Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)

                                                        CORDARO-MAIRA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   il  servizio  emergenza-urgenza 118 nella Regione siciliana  è  in
  atto  gestito dalla SEUS, società consortile per azioni partecipata
  al  51  per  cento dalla Regione siciliana e al 49 per cento  dalle
  aziende sanitarie;

   tale servizio, ammontante annualmente a circa 184 milioni di euro,
  è  stato  affidato in house dall'Assessorato Salute  alla  suddetta
  società;

   considerato che tali importi di servizi o forniture, di gran lunga
  superiore  alla  soglia comunitaria, la normativa  vigente  prevede
  l'indizione  di  una gara ad evidenza pubblica per l'individuazione
  del  contraente, ritenendo la procedura di affidamento in house una
  vera  e  propria deroga alla norma da applicarsi laddove sussistono
  specifici presupposti tecnico-giuridici;

   per  sapere se, alla luce della recente giurisprudenza, oltre alla
  sentenza  del  18  novembre  1999 della Corte  di  Giustizia,  c.d.
   sentenza  Teckal',  in materia di affidamento  e  stipulazione  di
  contratti  pubblici, siano stati verificati dagli uffici competenti
  i  requisiti necessari in capo ai soggetti interessati, affinché si
  possa derogare ad una gara pubblica». (1896)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                           RUGGIRELLO

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   il   sistema  informativo  SIAB  (sistema  informativo  abusivismo
  edilizio)   ha  dato  la  possibilità  agli  uffici  dell'ARTA   di
  verificare lo stato delle procedure repressive degli abusi  edilizi
  accertati e comunicati dall'anno 2010;

   da  tale verifica è emerso, in generale, che per gli abusi edilizi
  anzidetti,  oltre l'attivazione del procedimento di  ingiunzione  a
  demolire,   non   risultano,   sempre,   adottati   gli   ulteriori
  provvedimenti repressivi previsti dall'art. 7 della legge n. 47/85;

   il  suddetto sistema informativo ha, altresì, evidenziato, che per
  detti  abusi, i termini di legge di 90 giorni, imposti dall'art.  7
  della  suddetta legge affinché il responsabile dell'abuso  provveda
  al ripristino dello stato dei luoghi, sono decorsi;

   in  particolare la procedura disciplinata dal comma 3 dell'art.  7
  della  l.  n.  47/85  prevede: 'se il responsabile  dell'abuso  non
  provvede  alla demolizione e al ripristino dello stato  dei  luoghi
  nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione il bene e l'area  di
  sedime  sono  acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio  del
  Comune';

   dalla norma, pertanto, risulta evidente che l'effetto ablatorio si
  verifica  ope  legis all'inutile scadenza del termine  fissato  per
  ottemperare  alla demolizione, mentre la notifica dell'accertamento
  dell'inottemperanza, si configura solo come titolo per l'immissione
  in  possesso da parte del comune e per la relativa trascrizione nei
  registri immobiliari;

   dalla  vigente  normativa  in materia,  e  da  quanto  chiaramente
  richiamato  con la circolare in oggetto, risulta evidente  come  la
  scadenza   del   termine,  causando  il  trasferimento   automatico
  dell'immobile  abusivo  al patrimonio comunale,  implica  un  danno
  erariale,  nel caso in cui gli immobili siano rimasti in uso,  agli
  stessi responsabili e/o proprietari dell'abuso, a titolo gratuito;

   occorre,   pertanto,  evidenziare  che  le  opere   acquisite   al
  patrimonio   comunale  non  possono  essere  occupate  in   assenza
  dell'atto  deliberativo di cui all'art. 7, comma 5, della  l.n.  47
  del 1985, con il quale l'organo consiliare 'dichiari l'esistenza di
  prevalenti  interessi pubblici, e sempre che l'opera non  contrasti
  con rilevanti interessi urbanistici e ambientali';

   tale     adempimento     potrà    essere,    infatti,     adottato
  dall'Amministrazione  in  luogo  di  procedere  alla   demolizione,
  esprimendosi in tal senso, un interesse prevalente di uso per  fini
  pubblici   rispetto  a  quello  di  ripristino   dell'assetto   del
  territorio violato, sempre che l'opera non contrasti con  rilevanti
  interessi urbanistici e ambientali;

   considerato che:

   per  gli  immobili  abusivi  costruiti  entro  il  23  marzo  1992
  potrebbero  essere attivate le procedure di cui  all'art.  4  della
  l.r.  n. 17/94, sempreché detti immobili posseggano i requisiti  di
  cui  al  comma  3  dello  stesso  articolo,  che  impongono  talune
  condizioni   al   fine   di  potere  accedere  all'istituto   della
  concessione  del  diritto di abitazione delle  opere  acquisite  al
  patrimonio comunale;

   ciò in ragione del fatto che sebbene il termine di cui al comma  1
  del  citato art. 4 (centodieci giorni dall'entrata in vigore  della
  legge)  sia scaduto, lo stesso ha, comunque, carattere ordinatorio,
  pertanto,  'i  Comuni  con  delibera  del  consiglio  comunale,  su
  proposta   del  Sindaco,  considerate  le  necessità  di   edilizia
  residenziale  nel territorio comunale da soddisfare anche  mediante
  il  ricorso al patrimonio edilizio pubblico, possono stabilire  che
  le  procedure  successive all'acquisizione al  patrimonio  comunale
  delle  opere  edilizie abusive esistenti alla data  di  entrata  in
  vigore  della presente legge siano regolate dalle disposizioni  del
  presente  articolo,  oltre che dalle disposizioni  della  legge  28
  febbraio  1985,  n.  47 e successive modificazioni  e  dalla  legge
  regionale  10  agosto  1985, n. 37 e successive  modificazioni,  in
  quanto compatibili';

   la norma, pertanto, prevede che l'organo consiliare, ricorrendo al
  patrimonio edilizio pubblico (compreso, quindi quello già acquisito
  ai  sensi  dell'art. 7 della l.n. 47 del 1985) possa soddisfare  le
  necessità   di  edilizia  residenziale  richieste  nel   territorio
  comunale, applicando la procedura ex art. 4 della l.r. n. 17/94 per
  concedere, su richiesta del responsabile dell'abuso, il diritto  di
  abitazione, 'sempreché l'immobile non arrechi rilevante pregiudizio
  alle   destinazioni  generali  di  zona  previste  dagli  strumenti
  urbanistici' come previsto dal comma 10 del suddetto art. 4. Potrà,
  altresì,  valutarsi la possibilità di concedere  in  locazione  gli
  immobili  abusivi  che non possono essere concessi  in  diritto  di
  abitazione,  ovvero  provvedere nel  rispetto  della  normativa  in
  materia  alla loro dismissione a seguito della redazione del  piano
  di alienazione;

   per sapere quali iniziative abbia adottato e intenda eventualmente
  adottare  affinché sia predisposta una bozza di  delibera  tipo  da
  trasmettere  a  tutti i comuni della Sicilia, affinché  gli  stessi
  possano   porre  in  essere,  ed  in  modo  univoco,   i   relativi
  adempimenti, anche al fine di non incorrere nell'ipotesi  di  danno
  erariale  (di cui dovrà darsi notizia alla Procura della Corte  dei
  conti  da  parte dell'ARTA) per il mancato utilizzo  degli  edifici
  abusivi acquisiti al patrimonio comunale». (1899)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                           RUGGIRELLO

   Le  interrogazioni testé annunziate saranno inviate al  Governo  e
  alle competenti Commissioni.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   in  data  23  aprile 2002, con delibera n. 748,  il  consiglio  di
  amministrazione dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA) ha  inquadrato
  un   gruppo  di  dipendenti  nella  terza  fascia  dirigenziale   a
  esaurimento, ai sensi della l.r. 10/00;

   in  data  24  maggio 2002, con delibera n. 1592, l'ex  Assessorato
  agricoltura  e  foreste ha sospeso l'esecuzione della deliberazione
  n.  748  del  c.d.a. dell'ESA e che, conseguentemente, i dipendenti
  beneficiari dell'inquadramento di cui alla delibera dell'ESA  hanno
  proposto,  entro  i  termini, ricorso straordinario  al  Presidente
  della Regione;

   con  relazione n. 10317/1106.02.8 del 9 giugno 2003, la Presidenza
  della Regione siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto
  il  parere al Consiglio di giustizia amministrativa per la  Regione
  siciliana;

   le  sezioni riunite del Consiglio di giustizia amministrativa  per
  la  Regione siciliana, previo parere interlocutorio dell'11 ottobre
  2005,  si  sono pronunciate in data 7 novembre 2006 con  parere  n.
  366/03  per  l'accoglimento del ricorso straordinario al Presidente
  della Regione siciliana;

   in  data  15 giugno 2010, con delibera n. 189, la Giunta regionale
  ha  chiesto al Consiglio di giustizia amministrativa il riesame del
  parere  di accoglimento reso in data 7 novembre 2006, n. 366/03  in
  accoglimento a quanto evidenziato dell'Ufficio legislativo e legale
  'sia  riguardo  ai  profili  giuridici sia  sotto  l'aspetto  delle
  ricadute economiche';

   visto  il  parere delle sezioni riunite del Consiglio di giustizia
  amministrativa  per  la Regione siciliana che,  durante  l'adunanza
  dell'1 febbraio 2011, relativamente alla richiesta di revisione del
  parere,  con dettagliate considerazioni giuridiche, peraltro  molto
  approfondite,  testualmente recita: non  può  più  riesaminarsi  la
  soluzione  già  prescelta. Sicché non v'è luogo a provvedere  sulla
  formulata  richiesta di riesame; conseguentemente, detta  richiesta
  va dichiarata in questa sede inammissibile', concludendo:'(...) che
  la richiesta di riesame del parere già reso sul presente affare sia
  inammissibile';

   considerato  che  il  C.G.A. nell'adunanza  dell'1  febbraio  2011
  dimostra, in maniera evidente, che il Presidente della Regione  non
  può  far  altro  che accogliere il ricorso straordinario  verso  la
  delibera n. 1592 del 24 maggio 2002 dell'ex Assessorato Agricoltura
  e  foreste e conseguentemente disporre l'inquadramento nella  terza
  fascia  dirigenziale  a esaurimento, di cui alla  l.r.  10/00,  dei
  dipendenti  individuati  dalla  deliberazione  n.  748  del  C.d.A.
  dell'ESA;

   per  sapere se siano a conoscenza di quanto esposto nelle premesse
  e,  al  contempo, le intenzioni del Presidente della  Regione  e  i
  tempi  con  i  quali egli ritenga opportuno prendere  la  decisione
  necessaria e non più rinviabile, anche per evitare il perdurare  di
  una  situazione  manifestamente illegittima oltre che  per  evitare
  ulteriori spese sia di giudizio che di rivalutazione di indennità e
  di  interessi per ritardata corresponsione di somme risarcitorie  e
  di competenze arretrate». (1881)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                          TORREGROSSA

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   l'Assessorato Territorio sta provvedendo alla programmazione delle
  risorse  finanziarie del POR regionale FERS 2007-2013, tra  cui  le
  misure dell'Asse 3 'Valorizzazione delle identità culturali e delle
  risorse paesaggistico-ambientali per l'attrattività turistica e  lo
  sviluppo'  relative alle aree protette e mirate  a  'rafforzare  le
  valenze   e  l'identità  naturalistica  dei  territori'  (Obiettivo
  operativo 3.2.1.);

   con  la  precedente  programmazione  POR  2000-2006,  il  medesimo
  Assessorato aveva impegnato le somme per l'acquisizione del  tratto
  di  territorio  denominato 'GAZZENA', ricadente  nell'ambito  della
  riserva  naturale  orientata 'LA TIMPA'  sito  S.I.C.  ITA070004  -
  comune di Acireale - Ente gestore A.F.R.D., ufficio provinciale  di
  Catania;

   non  essendo  stato raggiunto l'accordo con la ditta  proprietaria
  dell'area,  la  Regione  ha  revocato  il  finanziamento  stante  i
  ristretti   termini  per  l'impegno  delle  somme  previsti   dalla
  programmazione POR di cui sopra con l'impegno, assunto nel 2009 dal
  dirigente  dott. Tolomeo e dall'Assessore pro tempore, dì prevedere
  un nuovo stanziamento e l'avvio del procedimento per l'acquisizione
  dell'area nell'ambito della programmazione 2007-2013;

   l'acquisto dell'area, da parte di privati, è avvenuta a seguito di
  trattativa indetta dai commissari liquidatori del gruppo IRA-GRACI;

   considerato che:

   l'area  denominata 'GAZZENA', estesa circa 50 ettari,  costituisce
  uno  degli  ultimi  lembi sopravvissuti dall'eccezionale  paesaggio
  costiero  ionico-etneo,  radicalmente  trasformato  dalla   intensa
  urbanizzazione che ingloba ormai, senza soluzione di continuità, la
  fascia costiera tra Catania e Riposto;

   la   'GAZZENA',  per  le  sue  caratteristiche  orografiche   sub-
  pianeggianti  e  per  la dislocazione è quella che  più  facilmente
  consente  l'accesso pedonale alla Timpa ed al litorale  sottostante
  e, pertanto, costituisce supporto essenziale per la fruizione della
  medesima;

   il  territorio in argomento è caratterizzato da un esteso  relitto
  della  vegetazione  mediterranea che si  spinge  con  boscaglie  in
  prossimità  del  mare  rappresentando anche, per  i  pregressi  usi
  agricoli,  un museo a cielo aperto di civiltà rurale costituito  da
  un  fitto reticolo di terrazzi, muretti, rasole, canalizzazioni  ed
  antichi  fabbricati e manufatti in un insieme integrato di  valenze
  naturalistiche ed etno-antropologiche; spicca la presenza dominante
  del  complesso architettonico di 'Villa CALANNA', esempio di tipica
  residenza  signorile  accorpata  a pregevoli  edifici  destinati  a
  palmento e cantina nei quali si rileva un sapiente uso della pietra
  lavica;

   rilevato  che  sono  in  atto, da più  di  un  decennio,  processi
  profondi di degrado cui necessita porre urgente rimedio connessi al
  verificarsi  di  numerosi incendi, alle attività di  pascolo,  alla
  presenza  di micro discariche, nonché attività di caccia  illegale;
  peraltro,  si  assiste alla progressiva intensa edificazione  delle
  aree  adiacenti  che  assedia la Riserva e compromette  le  valenze
  panoramiche ed in particolare la visuale dell'Etna dal mare e della
  riserva naturale marina Isole dei Ciclopi;

   atteso che:

   l'interesse per la fruizione pubblica della 'GAZZENA' è stato, sin
  dal  1991,  unanimemente sostenuto dall'intera  Città  di  Acireale
  nelle  sue  articolazioni politiche e associative; in  particolare,
  numerose sono state le più recenti iniziative, sin dall'avvio delle
  procedure  di  vendita  nel 2005, affinché  si  pervenisse  ad  una
  positiva conclusione della trattativa con la ditta proprietaria;

   in   atto  la  R.N.O.  'LA  TIMPA'  non  dispone  di  alcuna  base
  territoriale né strutture atte a promuoverne la gestione e  rendere
  possibili gli interventi di conservazione attiva e la fruizione;

   per sapere:

   se,  in  coerenza con l'obiettivo 3.2.1, finalizzato a 'rafforzare
  la  valenza e l'identità naturalistica dei territori', non  ritenga
  vada  prioritariamente valorizzato e conservato questo unico tratto
  paesaggistico   costiero   etneo  rappresentato   dalla   'GAZZENA'
  (ricadente nella R.N.O. 'LA TIMPA' e sito SIC);

   se  e  quali  iniziative si intendano assumere  al  fine  di  dare
  seguito   all'impegno   precedentemente  assunto   dall'Assessorato
  Territorio,   inserendo   nella   programmazione   FERS   2007-2013
  l'acquisizione  dell'area della 'GAZZENA',  già  individuata  nella
  programmazione 2000- 2006, quale risorsa strategica per la gestione
  e fruizione della R.N.O. 'LA TIMPA'». (1885)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                           BARBAGALLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   notizie  di  stampa riportano periodicamente di diverse tonnellate
  di  rifiuti  che  ogni giorno vengono trasportate in  Sicilia,  che
  comprendono significative quantità di rifiuti speciali;

   i  rifiuti  solidi urbani, com'è noto, per poter essere trasferiti
  in  altre regioni, devono essere classificati come  speciali', cioè
  resi biostabilizzati;

   per  stessa  ammissione  di esponenti del  Governo  regionale,  la
  Sicilia  ha una tale carenza di discariche da impedire di escludere
  la necessità di trasportare i rifiuti fuori dalla regione;

   non  appare chiaro chi abbia autorizzato il conferimento al centro
  di  compostaggio  di  Alcamo  di  un  carico  di  rifiuti  speciali
  provenienti dalla Campania;

   considerato che:

   per   stessa  ammissione  di  autorevoli  esponenti  del   Governo
  regionale, la Sicilia ha una tale carenza di discariche da impedire
  di  escludere  la  necessità di trasportare i rifiuti  fuori  dalla
  regione;

   per l'emergenza rifiuti, la Regione siciliana è stata dotata di un
  commissario  straordinario  nella  persona  del  Presidente   della
  Regione, onorevole Raffaele Lombardo;

   per  sapere quali provvedimenti e/o iniziative di competenza, come
  commissario straordinario, intenda mettere in atto per tutelare  la
  salute e la sicurezza delle popolazioni interessate». (1889)

                                                              FERRARA

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità e all'Assessore per i beni culturali  e  l'identità
  siciliana, premesso che:

   la  strada  di  accesso  al museo 'Antiquarium  Case  d'Alia',  in
  territorio limitrofo a quello del comune di San Cipirello, a  causa
  della  mancanza di condizioni di sicurezza può costituire  pericolo
  per l'incolumità pubblica;

   già  lo scorso mese di febbraio nel predetto luogo si è verificato
  un sinistro stradale che non ha avuto conseguenze né danni a cose e
  persone ma ha evidenziato la pericolosità dell'asse viario;

   considerato che:

   il  museo  è destinato alla fruizione pubblica e che è interessato
  da molti visitatori e turisti;

   tale  situazione  di  pericolo e mancanza  di  sicurezza  è  stata
  oggetto   di   numerose  sollecitazioni  anche   da   parte   delle
  amministrazioni locali interessate;

   ritenuto  che  è  necessario garantire  la  sicurezza  pubblica  e
  l'accesso  ai  siti  di  interesse monumentale  secondo  regole  di
  sicurezza;

   per  sapere  quali  provvedimenti  abbiano  adottato  o  intendano
  adottare  per  la messa in sicurezza dell'asse viario  che  conduce
  all''Antiquarium  Case  d'Alia' di  san  Cipirello  nonché  per  la
  salvaguardia e la tutela del sito». (1890)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il  lavoro,
  premesso che:

   la  Casa  del  Sorriso  con  sede operativa  in  Monreale  (PA)  è
  un'associazione onlus che opera nel territorio dal 1968 occupandosi
  di   gravissimi  problemi  sociali  quali  il  disagio  dei  minori
  abbandonati, disadattati e sbandati;

   l'operoso lavoro dell'associazione è conosciuto e riconosciuto non
  solo a livello locale ma in tutto il territorio regionale;

   considerato che:

   da  circa  diciotto  mesi  i cinquantatre dipendenti  in  servizio
  presso la Casa del Sorriso attendono di essere pagati;

   il pagamento di queste somme è di competenza regionale;

   ritenuto che:

   tale situazione crea gravissimi disagi ai lavoratori in quanto,  a
  causa  del  mancato  pagamento delle retribuzioni,  essi  rimangono
  privi di fonti di reddito per sé e per le loro famiglie;

   il perdurare di tale situazione può compromettere il funzionamento
  della  struttura  con grave pregiudizio per le attività  sociali  a
  sostegno dei più deboli e dei più bisognosi;

   per sapere:

   il  motivo ostativo della mancata erogazione delle somme a  titolo
  di retribuzione per i dipendenti della Casa del Sorriso di Monreale
  (PA);

   quali  provvedimenti  abbiano adottato o  intendano  adottare  per
  provvedere  all'immediato pagamento degli stipendi  in  favore  dei
  predetti dipendenti della struttura». (1891)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   con provvedimento della Prefettura di Palermo sono stati segnalati
  pericoli  di  infiltrazioni mafiose all'interno della  società  New
  Port  che  gestisce  i servizi portuali all'interno  del  porto  di
  Palermo;

   tale  situazione ha comportato la revoca delle autorizzazioni  per
  l'esercizio  dell'attività,  atteso che,  secondo  quanto  indicato
  dalla Prefettura di Palermo, all'interno della società vi sarebbero
  soggetti legati a boss di Cosa nostra;

   considerato che:

   il    porto   di   Palermo   rappresenta   una   fondamentale   ed
  importantissima  infrastruttura dell'intera Sicilia  che  necessita
  dei  servizi  portuali  e al cui interno si  svolgono  numerose  ed
  importanti operazioni commerciali;

   proprio per la natura dei servizi si reputa necessario conoscere i
  criteri di assunzioni e le modalità di controllo del personale  che
  opera nelle zone dell'area portuale di Palermo;

   ritenuto che:

   all'interno dello scalo marittimo del porto di Palermo lo  scambio
  di  merci assume dimensioni notevoli anche per centinaia di milioni
  di euro;

   pertanto, occorre conoscere i criteri di selezione e di avviamento
  del personale;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  il  Governo abbia adottato  in  merito  alla
  vicenda  della  società New Port che gestisce i servizi  presso  lo
  scalo marittimo di Palermo,

   i  criteri  e  le  modalità  di assunzione  e  di  avviamento  del
  personale in servizio;

   chi,  attualmente,  gestisce i servizi all'interno  del  Porto  di
  Palermo». (1895)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   in  data  23  aprile 2002, con delibera n. 748,  il  consiglio  di
  amministrazione dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA) ha  inquadrato
  un   gruppo  di  dipendenti  nella  terza  fascia  dirigenziale   a
  esaurimento di cui alla l.r. 10 del 2000;

   in  data  24  maggio  2002, con delibera  n.  1592,  l'Assessorato
  Agricoltura  e  foreste ha sospeso l'esecuzione della deliberazione
  n.  748  del  c.d.a.  dell'ESA  e, conseguentemente,  i  dipendenti
  beneficiari dell'inquadramento di cui alla delibera dell'ESA  hanno
  proposto entro i termini ricorso straordinario al Presidente  della
  Regione;

   con  relazione n. 10317/1106.02.8 del 9 giugno 2003, la Presidenza
  della Regione siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto
  il  parere al Consiglio di giustizia amministrativa per la  Regione
  siciliana;

   le  sezioni unite del Consiglio di giustizia amministrativa per la
  Regione  siciliana,  previo parere interlocutorio  dell'11  ottobre
  2005,  si  sono pronunciate in data 7 novembre 2006 con  parere  n.
  447/03  per  l'accoglimento del ricorso straordinario al Presidente
  della Regione siciliana;

   in  data  15 giugno 2010, con delibera n. 189, la Giunta regionale
  ha  chiesto al Consiglio di giustizia amministrativa il riesame del
  parere di accoglimento reso in data 7 novembre 2006, n. 447/03,  in
  accoglimento a quanto evidenziato dall'Ufficio legislativo e legale
   sia  riguardo  ai  profili  giuridici sia  sotto  l'aspetto  delle
  ricadute economiche';

   visto  il  parere delle sezioni riunite del Consiglio di giustizia
  amministrativa  per  la Regione siciliana che,  durante  l'adunanza
  dell'1 febbraio 2011, relativamente alla richiesta di revisione del
  parere,  con dettagliate considerazioni giuridiche, peraltro  molto
  approfondite,  testualmente recita:  non può  più  riesaminarsi  la
  soluzione  già  prescelta. Sicché non v'è luogo a provvedere  sulla
  formulata  richiesta di riesame; conseguentemente, detta  richiesta
  va  dichiarata in questa sede inammissibile', concludendo:  ( ) che
  la richiesta di riesame del parere già reso sul presente affare sia
  inammissibile';

   considerato   che  il  CGA  nell'adunanza  dell'1  febbraio   2011
  dimostra, in maniera evidente, che il Presidente della Regione  non
  può  far  altro  che accogliere il ricorso straordinario  verso  la
  delibera n. 1592 del 24 maggio 2002 dell'Assessorato agricoltura  e
  foreste  e  conseguentemente disporre l'inquadramento  nella  terza
  fascia  dirigenziale a esaurimento, di cui alla l.r. 10  del  2000,
  dei  dipendenti individuati dalla deliberazione n. 748  del  c.d.a.
  dell'ESA;

   per  sapere se siano a conoscenza di quanto esposto nelle premesse
  e,  al  contempo, le intenzioni del Presidente della  Regione  e  i
  tempi  con  i  quali egli ritenga opportuno prendere  la  decisione
  necessaria e non più rinviabile, anche per evitare il perdurare  di
  una  situazione  manifestamente illegittima oltre che  per  evitare
  ulteriori spese sia di giudizio che di rivalutazione di indennità e
  di  interessi per ritardata corresponsione di somme risarcitorie  e
  di competenze arretrate». (1897)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro,  all'Assessore  per  le  risorse
  agricole   e  alimentari  e  all'Assessore  per  il  territorio   e
  l'ambiente,  premesso  che  la Soc. Coop.  'Normanno'  con  sede  a
  Messina   ha  avviato  negli  anni  2000-  2004  alcuni  lavoratori
  destinatari del regime transitorio dei lavori socialmente utili  di
  cui  all'art.  4  della legge regionale 26 novembre  2000,  n.  24,
  presso  gli  uffici della forestale di Messina,  adesso  Azienda  e
  Ispettorato   provinciale   forestale   di   Messina,    attraverso
  convenzione per l'erogazione di servizi e attività amministrative;

   considerato  che  con  circolare  dell'Assessorato  regionale  del
  lavoro  n.  5  del 29 novembre 2010 sono stati riaperti  i  termini
  previsti  per tutti coloro che avevano i requisiti ai  sensi  degli
  articoli  74  e 75 della l.r. n. 17 del 28/12/2004 di presentazione
  della  richiesta  presso  gli  uffici provinciali  del  lavoro  per
  effettuare il programma di fuoriuscita dalle cooperative presso gli
  enti  utilizzatori di fatto (vedi Azienda e Ispettorato provinciale
  forestale di Messina);

   vista la nota del 26 gennaio 2011 emanata dall'ufficio provinciale
  del  Lavoro  di  Messina che individua nell'Azienda  e  Ispettorato
  provinciale  forestale  di Messina la prosecuzione  dall'1  gennaio
  2011   dell'utilizzazione  in  attività   socialmente   utili   dei
  lavoratori destinatari del regime transitorio per i quali gli  enti
  utilizzatori  privati non provvedono ad adottare  il  programma  di
  fuoriuscita, così come previsto dagli artt 74 e 75 della l.r. n. 17
  del  28/12/2004  e, nel caso specifico, dei lavoratori  della  Soc.
  Coop. 'Normanno' di Messina;

   atteso  che ad oggi i lavoratori della Coop. 'Normanno' non  hanno
  potuto   proseguire  l'attività  lavorativa  presso   l'Azienda   e
  Ispettorato provinciale forestale di Messina, nonostante la l.r. n.
  17/2004  non  ammetta interpretazioni diverse  se  non  la  volontà
  impositiva  dell'ufficio  provinciale  del  lavoro  ad  avviare  la
  prosecuzione  dei  lavoratori che possiedono i requisiti  previsti,
  cioè  45  giorni lavorativi entro il 31/12/2004 attestati dall'ente
  utilizzatore  di fatto, nel caso specifico, Azienda  e  Ispettorato
  provinciale forestale di Messina;

   rilevato  che  ad  oggi  i  dirigenti dell'Azienda  e  Ispettorato
  provinciale  forestale  non hanno comunicato l'autorizzazione  alla
  prosecuzione del lavoro, con il conseguente stato di apprensione ed
  agitazione  dei  lavoratori  LSU  interessati,  cui  attualmente  è
  inibito lo svolgimento della propria attività lavorativa;

   considerato,  infine,  che il perdurare di  questa  condizione  di
  stallo  ed  il  mancato  avvio  della prosecuzione  al  lavoro  dei
  suddetti  lavoratori  LSU  può provocare  un  contenzioso,  con  la
  conseguente  eventuale decisione da parte dell'autorità giudiziaria
  di  ordinare  la  prosecuzione e l'avvio  al  lavoro  dei  suddetti
  lavoratori LSU, cosi come previsto dall'art. 74 della l.r. 17/2004;

   per sapere:

   se  non  ritengano  di  dover avviare con  la  massima  urgenza  i
  lavoratori socialmente utili della Coop. 'Normanno' di Messina alla
  prosecuzione del lavoro presso l'Azienda e Ispettorato  provinciale
  forestale di Messina, così come previsto dall'art. 74 della l.r. n.
  17/2004;

   se vi siano delle responsabilità per il mancato avvio dei suddetti
  lavoratori LSU presso l'Azienda e Ispettorato provinciale forestale
  di  Messina  così  come previsto dalla nota del  26  gennaio  2011,
  emanata dall'Ufficio Provinciale del lavoro di Messina;

   se  non ritengano opportuno avviare una apposita ispezione al fine
  di   verificare  qual  è  stata  la  causa  del  blocco   dell'iter
  burocratico  previsto dal citato art. 74 della l.r.  n.  17/2004  e
  quali  sono  le  iniziative  che  intendono  intraprendere  per  il
  superamento di tale condizione in cui versano detti lavoratori LSU,
  già fortemente penalizzati dal loro stato di precarietà». (1900)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)
                                                              RINALDI

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  il  lavoro e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso  che  la Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio' con sede  a  Milazzo
  (ME)  ha avviato dal 2003 in poi alcuni lavoratori destinatari  del
  regime transitorio dei lavori socialmente utili, di cui all'art.  4
  della  legge  regionale 26 novembre 2000, n. 24,  presso  l'Azienda
  Sanitaria  Provinciale n. 5 di Messina, attraverso convenzione  per
  l'erogazione di servizi e attività amministrative;

   considerato  che  con  circolare  dell'Assessorato  regionale  del
  lavoro  n.  5  del 29 novembre 2010 sono stati riaperti  i  termini
  previsti  per tutti coloro che avevano i requisiti ai  sensi  degli
  articoli  74  e 75 della l.r. n. 17 del 28/12/2004 di presentazione
  della  richiesta  presso  gli  uffici provinciali  del  lavoro  per
  effettuare il programma di fuoriuscita dalle cooperative presso gli
  enti utilizzatori di fatto (vedi ASP di Messina);

   vista la nota del 26 gennaio 2011 emanata dall'ufficio provinciale
  del   Lavoro  di  Messina  che  individua  nell'azienda   sanitaria
  provinciale  n.  5 di Messina la prosecuzione dall'1  gennaio  2011
  dell'utilizzazione  in attività socialmente  utili  dei  lavoratori
  destinatari   del  regime  transitorio  per  i   quali   gli   enti
  utilizzatori  privati non provvedono ad adottare  il  programma  di
  fuoriuscita, così come previsto dagli articoli 74 e 75  della  l.r.
  n.  17  del 28/12/2004 e, nel caso specifico, dei lavoratori  della
  Soc.  Coop. 'Il Quadrifoglio' con sede a Milazzo (ME) rappresentata
  dalla Soc. Coop. ISVIL ARL;

   considerata la nota dell'azienda sanitaria provinciale di  Messina
  del  7  febbraio 2011 in cui si attesta che rispetto alla richiesta
  dei  lavoratori l'ASP di Messina 'non è al momento nelle condizioni
  di  poter  assorbire  il lavoratore secondo  le  procedure  di  cui
  all'art. 75 della l.r. 28 dicembre 2004 n. 17';

   atteso  che in data 24 marzo 2011 l'ufficio provinciale del lavoro
  di  Messina  emetteva  una  nota di sospensione  del  provvedimento
  emanato  a favore dei lavoratori della Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio'
  in data 26 gennaio 2011;

   rilevato  che  qualche  giorno prima e  precisamente  in  data  28
  febbraio  2011 l'ASP di Messina effettuava un protocollo di  intesa
  per  la  proroga  con  la Soc. Coop. ISVIL ARL direttamente  ed  in
  rappresentanza  della  Società  Cooperativa  'Il  Quadrifoglio'  di
  Milazzo,  per l'erogazione di servizi e attività mediante  utilizzo
  di  lavoratori  socialmente  utili  -  LSU  per  un  anno  sino  al
  31/12/2011,

   per  sapere  se  non  ritengano di dover avviare  con  la  massima
  urgenza   una   indagine  ispettiva  presso   l'azienda   sanitaria
  provinciale  di  Messina al fine di verificare la regolarità  della
  proroga della convenzione stipulata dalla Soc. Coop. ISVIL  ARL  in
  rappresentanza  della  Soc.  Coop. 'Il  Quadrifoglio'  di  Milazzo,
  nonostante   l'indisponibilità   dichiarata   precedentemente    di
  assorbirne  i  lavoratori ai sensi dell'art. 75 della  l.r.  28.12.
  2004 n. 17». (1901)
             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              RINALDI

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   la  mattina  di domenica 8 maggio 2011, in contrada  'Angeli',  in
  territorio  di  Caltagirone,  la  campata  del  ponte  della  linea
  ferroviaria  Catania-Caltagirone-Gela è crollata ed i binari  della
  ferrovia sono rimasti sospesi nel vuoto;

   la  sottostante  strada provinciale (SP 39 Caltagirone-Niscemi)  è
  stata  chiusa  per  motivi di sicurezza e il traffico  veicolare  è
  stato  deviato sulla strada provinciale 62 Caltagirone-Santo Pietro
  e  sulla strada statale 417 Catania-Gela, con grave disagio  per  i
  cittadini  di  Niscemi  che devono percorrerla  frequentemente  per
  raggiungere  essenziali servizi, come l'ospedale ed  il  tribunale,
  che si trovano a Caltagirone;

   sulla  strada  provinciale 62, un'arteria insicura e tortuosa,  si
  stanno  riversando  autovetture e  mezzi  pesanti  che  rendono  la
  circolazione pericolosa;

   solo  per un caso fortuito, determinato dalla coincidenza  con  il
  giorno  festivo,  è stata evitata una strage, in  quanto  la  linea
  ferroviaria è frequentata da studenti che ogni mattina, nei  giorni
  feriali, si recano presso gli istituti scolastici di Caltagirone;

   la  linea  ferroviaria  oggetto del crollo  corre  su  viadotti  e
  cavalcavia  in  cemento  non armato, che potrebbero  nascondere  le
  stesse insidie delle campate che si sono sbriciolate;

   considerato  che,  mentre  nel resto d'Italia  si  progetta  e  si
  realizza una rete di treni ad alta velocità, il Sud d'Italia, ed in
  particolare   la   Sicilia,  soffre  di  un   sistema   ferroviario
  antidiluviano, che non gode neanche della ordinaria manutenzione;

   per  conoscere se non ritengano opportuno intervenire urgentemente
  presso  le Ferrovie dello Stato per sollecitare una verifica  delle
  condizioni  di  tutti i ponti ferroviari della zona, per  accertare
  che  nel  piano  di  investimenti delle Ferrovie  dello  Stato  sia
  contemplato l'ammodernamento della tratta Catania-Gela e per capire
  in  quali tempi sia previsto il ripristino della tratta ferroviaria
  sopra  citata,  anche  al fine di consentire  la  riapertura  della
  strada provinciale 39». (114)

                                                           MATTARELLA

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolta al proprio turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico che è stata presentata, in  data  25  maggio
  2011,  dagli  onorevoli  Caputo,  Pogliese,  Buzzanca,  Falcone   e
  Vinciullo,  la  mozione numero 268 «Istituzione di una  Commissione
  parlamentare  d'indagine sulla gestione dei fondi POR   2007-2013».
  Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   nel  mese  di  maggio  2011 è stata aperta un'inchiesta  da  parte
  dell'autorità  giudiziaria, che ha condotto all'arresto  di  alcuni
  funzionari  regionali  con l'accusa di appropriazione  indebita  di
  ingenti somme di denaro pubblico;

   tale  gravissima  situazione, oltre  ad  avere  risvolti  in  sede
  giudiziaria, espone l'Ente Regione ad un gravissimo danno  riguardo
  all'efficienza amministrativa e all'immagine;

   considerato   che  le  somme  di  denaro,  oggetto   dell'indagine
  investigativa  e  dell'inchiesta giudiziaria,  sono  ingenti  e  di
  provenienza pubblica;

   ritenuto,  infine, che sull'intera vicenda occorra acquisire  ogni
  notizia ed informazione necessaria al fine di fare chiarezza  sulla
  gestione dei fondi del POR 2007/2013,

       impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana

   a  costituire, ai sensi degli articoli 29 e 29 ter del Regolamento
  interno, una Commissione parlamentare di indagine sulla vicenda  in
  premessa  citata,  che ha portato all'arresto di alcuni  funzionari
  regionali  (maggio  2011), accusati di appropriazione  indebita  di
  fondi pubblici (POR 2007/2013), garantendo, altresì, la presenza di
  almeno  un  deputato  per ciascun Gruppo parlamentare  costituito».
  (268)

                           CAPUTO-POGLIESE-BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO

   Avverto  che la mozione testé annunziata sarà demandata,  a  norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.

         Comunicazione di costituzione di Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Con nota del 19 maggio 2011, pervenuta in pari data  e
  protocollata  al  numero  4774/AULAPG  del  23  maggio  successivo,
  l'onorevole Nunzio Cappadona ha comunicato che il 19 maggio 2011 si
  h  costituito  il  Gruppo parlamentare denominato  ALLEATI  PER  LA
  SICILIA', cui, oltre allo stesso onorevole Cappadona, hanno aderito
  i  seguenti deputati: Giovanni Greco, Giovanni Cristaudo,  Giuseppe
  Lo Giudice, Mario Bonomo e Riccardo Savona.
   Nella  stessa  nota  si  comunica altresì che,  nella  sopracitata
  riunione  del  19  maggio,  l'onorevole Cappadona  è  stato  eletto
  presidente,   l'onorevole  Greco  vicepresidente,  l'onorevole   Lo
  Giudice   segretario   e  l'onorevole  Cristaudo,   tesoriere   del
  neocostituito Gruppo parlamentare.

   Pertanto,  a  seguito della loro adesione al nuovo Gruppo,  a  far
  data dal 19 maggio 2011, gli onorevoli Cappadona, Greco, Cristaudo,
  Lo  Giudice, Bonomo e Savona cessano contestualmente di  far  parte
  del Gruppo Misto;

   L'Assemblea ne prende atto.

         Comunicazione di nomina di componente di Commissione

   PRESIDENTE.  Comunico  che  con  DPA  n.  284  del  maggio   2011,
  l'onorevole  Salvino  PANTUSO  è  nominato  componente  della   III
  Commissione   legislativa  permanente   Attività  produttive',   in
  sostituzione dell'onorevole Gaspare Vitrano,  sospeso dalla  carica
  di deputato regionale.
   Ne do lettura:
                      «I L   P R E S I D E N T E

   CONSIDERATO  che,   a  seguito  della  sospensione  dell'onorevole
  Gaspare  Vitrano dalla carica di deputato regionale ai sensi  della
  legge  n. 55/1990, risulta temporaneamente vacante il seggio  dallo
  stesso  ricoperto  nella  III  Commissione  legislativa  permanente
   Attività produttive';

   CONSIDERATO che occorre procedere alla relativa sostituzione;

   VISTA   la  designazione  del  Gruppo  parlamentare  del   Partito
  Democratico (PD) al quale l'onorevole Vitrano apparteneva;

   VISTO il Regolamento interno dell'Assemblea,

                             D E C R E T A

   l'onorevole  Salvino  PANTUSO  è  nominato  componente  della  III
  Commissione   legislativa  permanente   Attività  produttive',   in
  sostituzione dell'onorevole Gaspare Vitrano,  sospeso dalla  carica
  di deputato regionale.
   Palermo, 24 maggio 2011»

               Comunicazione di ritiro di interrogazione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pogliese, con nota  pervenuta
  il  24  maggio 2011 e protocollata al n. 4860/AulaPG del 25  maggio
  successivo, ha ritirato l'interrogazione con richiesta di  risposta
  orale  n. 1888  Chiarimenti sulla vicenda della Camera di commercio
  di Agrigento , della quale è unico firmatario.
   L'Assemblea ne prende atto.

            Comunicazione relativa alla mozione numero 267

   PRESIDENTE.  Con  riferimento  alla  mozione  n.  267  `Interventi
  urgenti,  a  livello centrale, mirati ad ottenere  la  proroga  del
  termine   per  la  presentazione  delle  istanze  di  aggiornamento
  catastale  per gli immobili non dichiarati, modificati o che  hanno
  perso  il requisito di ruralità', a firma dell'onorevole Cimino  ed
  altri, annunziata nella scorsa seduta, il Presidente comunica  che,
  a  seguito dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 153  del
  Regolamento interno, la stessa si intende automaticamente demandata
  alla  Conferenza  dei  Presidenti dei Gruppi  parlamentari  per  la
  determinazione della data di discussione.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


         Annunzio e votazione di ordine del giorno numero 561

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dagli  onorevoli
  Cracolici,   D'Asero  e  Formica  l'ordine  del   giorno   n.   561
   Promulgazione,  con  l'omissione  delle  parti  impugnate,   della
  delibera  legislativa n. 720 recante  Interventi nel settore  della
  formazione professionale. Acquisizioni di entrate al bilancio della
  regione  e  finanziamento di borse di studio per la frequenza  alle
  scuole di specializzazione nelle facoltà di medicina e chirurgia' .
  Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che la Corte costituzionale, nella sentenza n.  205  del
  1996, ha ribadito il principio che la promulgazione parziale di una
  legge da parte del Presidente della Regione ha come conseguenza  la
  consumazione  del  suo  potere  di  promulgazione,  provocando   la
  caducazione di tutte le norme non promulgate;

   considerato che:

   la  citata  giurisprudenza costituzionale  ha  consentito  che  il
  Presidente  della  Regione  sia  vincolato,  riguardo  al  tipo  di
  promulgazione  da esercitare, non solo da delibere legislative,  ma
  anche da atti di indirizzo espliciti (mozioni, ordini del giorno);

   l'Assemblea regionale siciliana, nella seduta n. 256 del 18 maggio
  2011,  ha  approvato  il disegno di legge recante   Interventi  nel
  settore della formazione professionale. Acquisizioni di entrate  al
  bilancio  della regione e finanziamento di borse di studio  per  la
  frequenza alle scuole di specializzazione nelle facoltà di medicina
  e chirurgia' (disegno di legge n. 720/A);

   la  citata delibera legislativa è stata impugnata in modo parziale
  dal  Commissario dello Stato per la Regione siciliana  con  ricorso
  alla  Corte costituzionale, notificato al Presidente della  Regione
  in data 26 maggio 2011;

   ritenuto   che  occorra  conciliare  l'esigenza  che  la  suddetta
  delibera sia promulgata, sia pur parzialmente, dal Presidente della
  Regione,  con  l'altra che discende dall'opportunità di  consentire
  alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulle norme censurate,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la  delibera
  legislativa  approvata  nella seduta n. 256  del  18  maggio  2011,
  recante   Interventi  nel  settore della formazione  professionale.
  Acquisizioni  di entrate al bilancio della regione e  finanziamento
  di borse di studio per la frequenza alle scuole di specializzazione
  nelle facoltà di medicina e chirurgia' (disegno di legge n. 720/A)»
  (561).

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   D'ASERO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su  una
  questione   che  riguarda  la  circolare  emanata  dalla  Direzione
  Economia,  avente per oggetto  Regolamentazione degli accessi  agli
  uffici del Dipartimento .
   Prima  di sottolineare la grave situazione che si é determinata  a
  seguito   di   questa  iniziativa,  ritengo  importante  richiamare
  l'attenzione  di  tutti  noi sul nostro compito  di  istituto,  sul
  nostro  dovere  istituzionale  di poter  espletare  il  mandato  di
  parlamentari  anche attraverso l'attività ispettiva e,  perché  no,
  attraverso  l'attività che possiamo svolgere  presso  le  Direzioni
  regionali.
   E' una prerogativa che ci compete, che consente anche di espletare
  al meglio il nostro mandato e non può essere mortificata da momenti
  di particolari e bizzarre valutazioni
   Signor  Presidente,  mi  hanno invitato  a  non  parlare  per  non
  disturbare.

   PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, la stiamo ascoltando.

   D'ASERO  Siccome, probabilmente, si tratta di una questione  molto
  grave  che  viene  ancora  una volta alla  ribalta  del  Parlamento
  siciliano, e che vede un tentativo di mortificare la nostra  azione
  di  parlamentari  in  un  momento  in  cui  sicuramente  c'è  tanta
  confusione,  ma  in cui ritengo che proprio in questi  momenti  che
  riguardano le prerogative di chi è deputato ad un compito delicato,
  che  è  quello  di essere impegnato nell'assolvimento  del  proprio
  dovere,  questo  fatto vada stigmatizzato e la nostra  azione  vada
  difesa.  E,  innanzitutto,  il  Presidente  di  questo  Parlamento,
  onorevole Cascio, il Consiglio di Presidenza e tutti gli organi che
  in  questa  azione  possono essere fortemente  determinati,  devono
  mettere  in moto un meccanismo che ponga su questo punto la  parola
  fine  e  si  avvii una fase di richiamo perché sia usato il  giusto
  rispetto  e la giusta attenzione non alla persona fisica in  quanto
  tale,  ma  al  parlamentare  in quanto  rappresentante  del  popolo
  siciliano.
   Ciò  premesso,  c'è  una circolare, conosciuta come  la  circolare
  numero 5 dell'assessore per l'economia, una circolare del direttore
  del Dipartimento Economia che, fra l'altro - protocollo 31681 -  al
  punto 6 recita, in maniera veramente dolorosa, che  i soggetti  che
  rivestono  cariche  istituzionali, deputati regionali,  consiglieri
  comunali, provinciali, etc. potranno accedere esclusivamente presso
  l'Ufficio  di  Gabinetto  o gli uffici della  Direzione  generale ,
  realizzando, di fatto, un impedimento all'assolvimento del  mandato
  parlamentare.
   Di  questo  io  intendo fare un'esplicita denunzia al  Parlamento,
  intendo invitare in maniera energica la Presidenza ad agire per  la
  difesa della nostra posizione.
   Poi,  invece, la circolare numero 5 dell'assessore per l'economia,
  atteso  che  vuole  regolamentare le  problematiche  relative  alle
  società  partecipate  della  Regione  siciliana  con  un  atto   di
  indirizzo,  anche qua ritengo in modo maldestro, viene evidenziato,
  all'ultimo  capoverso di pagina 3, un passo in cui si dice  che  il
  parlamentare potrebbe o non potrebbe intervenire, allora in  questo
  senso   occorre   fare  chiarezza.  Sul  problema   delle   società
  partecipate, in un momento in cui fra l'altro si parla  di  riforma
  delle  partecipate,  ritengo  che a  maggior  ragione  deve  essere
  consentito  di  poter capire e conoscere gli atti e,  quindi,  come
  tale  questa  tendenza a rendere criptica ogni azione  mi  pare  un
  fatto  veramente grave. Da parte del Parlamento e dei  deputati  ci
  deve   essere   un'azione  più  incisiva   perché   l'attività   di
  parlamentare, per essere espletata in maniera seria, deve avvalersi
  anche della fase ispettiva.
   In  questo vogliamo essere messi nelle condizioni di rispettare la
  norma  ma,  quel  che più conta, di rispettare,  oltre  il  livello
  istituzionale, anche il livello della dignità istituzionale.

   PARLAVECCHIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PARLAVECCHIO.  Signor Presidente, assessori,  onorevoli  colleghi,
  intervengo dopo l'onorevole D'Asero per denunziare ancora una volta
  questa circolare a firma del dottore Vincenzo Emanuele. Non ritengo
  che   una   circolare  del  genere  possa  essere   sottaciuta   da
  un'Assemblea  regionale  composta da deputati  eletti  dal  popolo,
  perché  delle  due  l'una:  o noi siamo  nelle  condizioni  in  cui
  l'eletto   dal  popolo,  il  deputato  può  esprimere  le   proprie
  valutazioni  con  serenità, oppure la classe politica  che  abbiamo
  eletto - o che, per lo meno, è stata eletta - è una classe politica
  che non ha più diritto neanche di entrare negli uffici
   Allora,  signor Presidente, io dico basta, perché troppe circolari
  in questo senso sono state fatte. Non capisco perché persone che si
  impegnano in politica, come tanti qui dentro, non possano  svolgere
  il loro lavoro, e mi dispiace che i colleghi deputati non ascoltino
  queste  parole: si vede che sono d'accordo su questa circolare   Ma
  io  dico  basta,  non accetto più circolari di questo  tipo  perché
  ritengo che una parte della politica sia sana e abbia il diritto di
  entrare  negli assessorati e di essere cittadini come lo  sono  gli
  altri cittadini siciliani, anzi a maggior ragione
   Certo  è  che  storture ci sono state, storture  forti,  e  alcuni
  direttori  hanno  lavorato  affinché si  potesse  risolvere  questo
  problema;  ma  non è possibile più leggere sui giornali  realtà  di
  questo  tipo:   stop  ai politici negli uffici degli  assessorati .
  Questo  io non lo accetto e non lo posso accettare, anche perché  è
  una  circolare  fatta  da  un direttore  regionale  nominato  dalla
  politica.
   Allora,  delle  due l'una  O lui accetta che la  politica,  quella
  sana,  faccia  il  suo  corso, oppure si dimette  dall'incarico  di
  direttore generale e da tutti gli incarichi a cui è stato  nominato
  dalla politica. Premetto che presenterò un ordine del giorno e  una
  interpellanza  perché intendo sapere quali sono  gli  incarichi  di
  questo  direttore,  perché  ricopre incarichi  e  da  chi  è  stato
  nominato.
   Se  si  verrà a sapere che è stato nominato dalla politica, allora
  c'è qualcosa che non funziona.
   Non  possiamo  essere attaccati continuamente in  questa  maniera,
  perché  poi  il  commento  della gente  è  che  questa  politica  è
  diventata una politica becera, una politica di delinquenti e questo
  io  non posso accettarlo, per i miei princìpi e per i valori che mi
  hanno portato a fare politica.
   Pertanto, la prego di accettare e di spingere, lei che è  deputato
  regionale e Presidente dell'Assemblea affinché, in raccordo con  il
  Presidente  della  Regione,  si  possano  adottare  iniziative  nei
  confronti  di direttori che si permettono di fare azioni di  questo
  tipo;  azioni che non sono consentite più, per quanto mi  riguarda,
  anche  perché  già  abbiamo  un  Governo  nel  quale  la  politica,
  sostanzialmente, non è presente.
   Noi  deputati dobbiamo capire cosa stiamo a fare in una  Assemblea
  regionale  che  deve  legiferare, se siamo costantemente  attaccati
  dall'organo amministrativo che si permette di fare cose del genere.
  Tornerò  continuamente su questo argomento perché non ho niente  da
  nascondere,  non ho nulla di cui aver paura, sono un cittadino  che
  parla liberamente di queste cose.
   Signor  Presidente,  la  prego  di  intervenire,  altrimenti  sarò
  costretto  a  fare  come  qualche  mio  amico  e  collega  deputato
  regionale che occupa l'Aula perché vuole conto e ragione, vuole una
  risposta che la politica deve dare a sé stessa.

   BENINATI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto modo  di
  ascoltare gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e sono
  certo  che  anche se questa iniziativa porta la firma del direttore
  generale Vincenzo Emanuele - che non è diventato direttore generale
  dell'Assessorato  Economia un anno fa, ma lo è da  diversi  anni  -
  qualcuno l'ha invitato ad adottarla, altrimenti l'avrebbe fatto già
  qualche anno fa. Non capisco perché l'abbia fatto oggi
   Signor  Presidente, nella qualità di rappresentante  di  tutto  il
  Parlamento  siciliano,  lei  non può non  intervenire  con  la  sua
  autorità  e autorevolezza perché un comma del genere - mi riferisco
  all'ultimo  comma  -  lede  il diritto di ciascun  parlamentare  ad
  andare  dove  vuole dentro un assessorato, e nessuno può  vietarlo.
  Per cui, onde evitare spiacevoli inconvenienti, come ad esempio che
  qualche  collega  un po' più anziano di questa  Aula  possa  andare
  presso   questo  Assessorato  volutamente,  e  non  andare   presso
  l Ufficio  di  Gabinetto  o  dal direttore  generale,  come  qui  è
  scritto,  invito  la  Presidenza a voler  intervenire  con  urgenza
  perché  ci  sono  tutti i motivi per eliminare questa  esclusività.
  Accetto  pure  che  si  regolamentino gli  orari,  ma  non  capisco
  veramente  come possa proporsi un comma del genere, come  si  possa
  imporre una cosa del genere ad un deputato.
   E  chi, come me, non è di Palermo, dovrebbe rivolgerci al capo  di
  Gabinetto? Non lo capisco
   Se io vado in un assessorato, vado per risolvere dei problemi e ho
  tutto  il  diritto  di rivolgermi a chi voglio  e  nessuno  mi  può
  vietare  di farlo, nessuno può impormi di andare in Uffici dove  io
  potrei non voler andare. Detto questo, signor Presidente, lei  deve
  prendere una posizione per chiarire.
   Ripeto, sono convinto che il dottor Emanuele, che conosco da anni,
  non può di colpo fare un provvedimento del genere, ma è stato fatto
  su direttiva, anche perché è l'organo politico che regolamenta pure
  i servizi della portineria, e poi il direttore esegue.
   L'assessore Armao potrebbe dirci se ha dato lui qualche direttiva,
  altrimenti  è  ovvio che lei, signor Presidente,  può  chiedere  un
  chiarimento perché è un caso veramente mai accaduto.
   Già  oggi non riusciamo a risolvere i problemi in Aula perché  non
  si  fanno le leggi, e in più non possiamo andare neanche presso gli
  assessorati: allora autorizzateci a non venire più.
   Però Presidente, mi scusi, faccia a meno di convocarci per l'Aula.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  penso   che
  varrebbe  la pena scomodare Dante per commentare questo  argomento.
  Si  potrebbe dire  non ti curar di loro, ma guarda e passa , perché
  penso che l'Assemblea non meriti un dibattito su un argomento che è
  in  modo fin troppo evidente contro ogni logica e contro ogni forma
  di  legittima  attenzione che i parlamentari  devono  rivolgere  al
  proprio mandato, e quindi agli atti che vengono prodotti.
   Signor  Presidente, devo farle i complimenti perché  qualche  mese
  addietro lei ha dovuto occuparsi di un problema analogo. L'ha fatto
  con tutta la sua autorevolezza, allora era protagonista l'assessore
  per la Salute che questa sera è qui presente, e in quella occasione
  si  stava  per scrivere un'altra pagina negativa di questo Governo,
  perché  il  Governo  si  rifiutava di dare al  sottoscritto  -  che
  legittimamente la richiedeva - copia di alcuni atti. E vi fu  anche
  una  risposta  a  dir poco sprezzante, perché poi si  è  sprezzanti
  quando  magari dietro il disprezzo si nasconde chissà che  cosa,  o
  comunque una mancanza di spessore.
   In quella occasione, il suo autorevole intervento ci ha consentito
  di mettere le cose in regola.
   Ora,  che  possa accadere che un dirigente generale,  tra  l'altro
  molto  autorevole  dal  mio punto di vista e che  personalmente  ho
  avuto  modo  di apprezzare in diverse occasioni per la  capacità  e
  anche  per  l'attenzione  e  la passione,  emani  questa  circolare
  dicendo  ciò che non è praticabile, cioè dicendo ai parlamentari  -
  lei,  Presidente,  ha fatto bene in quella nota  chiarificatrice  a
  differenziare  il  ruolo del parlamentare da quello,  rispettabile,
  del  consigliere  provinciale  o del  consigliere  comunale  o  del
  consigliere di quartiere - che dovranno accedere esclusivamente  in
  alcuni spazi, è inaccettabile.
   Allora, Presidente, siccome ritengo che si tratti di una clamorosa
  svista e che lei possa e debba autorevolmente intervenire, io spero
  che  lo  faccia rapidissimamente per chiarire, come  ha  fatto  nel
  recente passato, qual è la prerogativa del parlamentare, perché noi
  abbiamo  intenzione  di lavorare serenamente,  vogliamo  affrontare
  serenamente i problemi, vogliamo evitare che ci sia uno scontro tra
  le  parti, che vi sia una certa frizione fra coloro i quali  devono
  legittimamente  esercitare un mandato elettorale,  coloro  i  quali
  devono lavorare e coloro i quali devono governare.
   La  prego,  Presidente, eviti che l'Aula continui ad avvitarsi  su
  questi   problemi,  importanti  certamente,  ma  che  non  meritano
  l'ingresso in un Parlamento così prestigioso.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  assessori,
  tratterò   velocemente  e  brevemente  il  tema  legato  a   questo
  regolamento sull'accesso agli Uffici del Dipartimento, a firma  del
  ragioniere generale della Regione siciliana, per il semplice  fatto
  che gli altri colleghi prima di me, e sicuramente meglio di me,  si
  sono  soffermati a rivendicare il ruolo e la dignità che i deputati
  regionali  hanno in Sicilia. Credo che se andiamo in qualche  altra
  Amministrazione  statale non ci viene chiusa  la  porta  in  faccia
  perché  si  riconosce il diritto-dovere dei deputati di  verificare
  gli  atti  prodotti dalla pubblica amministrazione. Qui  sembra  di
  capire che non sarà più così.
   Che  un  funzionario della Regione, seppur apicale, ha  deciso  di
  impedire  ai deputati regionali, ai novanta deputati regionali,  di
  esercitare  le  proprie  funzioni, e mi  dispiace  che  i  deputati
  dell'attuale maggioranza, quella che non è uscita dalle  urne,  non
  sentano  anche loro la necessità di intervenire per rivendicare  il
  ruolo  che compete ad ogni parlamentare, ruolo e compiti che  vanno
  al  di  là  delle funzioni che ricopriamo e al di là del  fatto  se
  siamo maggioranza od opposizione.
   Poi, signor Presidente, vorrei intervenire su un altro argomento.
   Ho   sentito   ripetere  durante  la  discussione  in   Aula   per
  l'approvazione del bilancio e della finanziaria che tutti i disegni
  di  legge  che erano fermi in Commissione Bilancio sarebbero  stati
  portati  in Aula a seconda dell'importanza che la Commissione  e  i
  capigruppo  avrebbero  verificato, ma  anche  rispettando  l'ordine
  cronologico,  perché  credo  che i disegni  di  legge  siano  tutti
  importanti  e, di conseguenza, vanno portati in Aula,  approvati  o
  bocciati, proprio perché in Commissione si è lavorato né mi  sembra
  opportuno   vanificare  e  mortificare  il  lavoro   svolto   nelle
  Commissioni dai deputati e dai funzionari dell'Assemblea  regionale
  che hanno supportato i deputati in questa attività.
   Allora,  vorrei  ricordare  che da  oltre  un  anno  giacciono  in
  Commissione  Bilancio, nonostante ci sia la copertura  finanziaria,
  due   disegni  di  legge:  il  primo  riguarda  le  norme  per   il
  riconoscimento  degli oratori, anche perché ormai  la  legge  sugli
  oratori è diventata legge della Regione.
   L'anno  scorso,  nel  mese di luglio, questo disegno  di  legge  è
  arrivato in Aula, dove si decise che doveva ritornare brevemente in
  Commissione,  e  vi  fu  da parte di tutti, anche  da  parte  degli
  autorevoli   esponenti   dell'attuale  maggioranza,   l'impegno   a
  discuterlo velocemente.
   Il  disegno di legge è fermo nuovamente in Commissione Bilancio  e
  ha  pure  la copertura finanziaria che abbiamo previsto in fase  di
  approvazione  di bilancio. Pertanto, signor Presidente,  chiedo  di
  tirare  fuori  questo  testo dalle secche della  Commissione  e  di
  riportarlo in Aula.
   L'altro disegno di legge che è fermo da oltre sedici mesi,  sempre
  in  Commissione  Bilancio e sempre con la copertura  finanziaria  -
  l'anno  scorso addirittura le somme non sono state utilizzate  -  è
  quello  che  detta norme nei confronti di coloro i quali commettono
  violenza  sulle  donne, che darebbe finalmente dignità  alle  donne
  vittime  di  violenza  di  poter  affrontare  serenamente  il  loro
  calvario  e  loro  tortura. Nel momento in  cui  lei,  giustamente,
  riconosce a tutti pari dignità e pari diritti, credo che  le  donne
  vittime di violenza questa dignità l'abbiano.
   Siamo l'unico Parlamento regionale che non ha una legge contro  la
  violenza sulle donne.
   Credo  che  anche  nel  Burundi ormai si sono  adeguati  a  questa
  esigenza  che  proviene  da tante parti  della  società,  non  solo
  femminile ma anche maschile.
   La  prego, pertanto, signor Presidente, di attivarsi in Conferenza
  dei  capigruppo affinché anche questo disegno di legge sia  portato
  in  Aula  in  tempi rapidi, non si capisce perché deve rimanere  in
  Commissione  Bilancio. Questi sono solo due dei  tanti  disegni  di
  legge  fermi in Commissione Bilancio, di cui chiedo il prelievo,  e
  lo  chiederò  tutte le volte che vi sarà seduta d'Aula  in  maniera
  tale  che la Conferenza dei capigruppo si renda conto che  vi  sono
  dei   provvedimenti  legislativi  importanti  e  significativi  che
  riguardano la dignità e la coscienza civile di un popolo e, quindi,
  della  sua rappresentanza parlamentare che non può essere messa  in
  discussione.

   RAGUSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo
  sulla circolare emanata dal dottor Emanuele, che tra l'altro lascia
  molto  perplessi  perché  noi tutti lo  conosciamo  e  mi  pare  il
  dirigente  più  preparato e più qualificato che ci  sia  presso  la
  Regione siciliana.
   Mi  sarei  aspettato un'altra circolare che indicasse agli  uffici
  che, non appena le pratiche sono introitate, entro 30 giorni devono
  essere  rilasciate;  invece, in questa circolare  si  impedisce  ai
  deputati  regionali di svolgere il proprio ruolo. Per essere  molto
  chiari,  sono convinto che il dottor Emanuele non può  firmare  una
  circolare di questa portata senza che l'assessore di competenza  ne
  sappia  qualcosa. La prego, quindi, signor Presidente, di  invitare
  il  Governo  nella persona dell'assessore Armao, a pronunciarsi  su
  questa  circolare perché sentiamo il bisogno di fare  chiarezza  su
  questa circostanza, che è spiacevole e fuori luogo.
   Non  solo  mi  appello a lei, signor Presidente,  affinché  faccia
  finire  subito questa storia che non ha precedenti e non può  avere
  neanche futuro, ma ritengo che in quest'Aula occorra un chiarimento
  forte  e  importante da parte del Governo, e quindi  dall'assessore
  Armao.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Ardizzone,  la   prego   di   intervenire
  brevemente,  ancor più dato che l'argomento è stato già sviscerato.
  L'assessore  Armao,  che è in Aula, se ritiene  di  rispondere  può
  farlo.

   ARDIZZONE.  Signor  Presidente, mi voglio rivolgo  direttamente  a
  lei.
   Noi  siamo inadempienti perché l'articolo 9 dello Statuto  prevede
  che,   in  armonia  con  la  Costituzione  e  con  le  leggi  della
  Repubblica,  quest'Aula  debba esitare una  legge  per  regolare  i
  rapporti  tra  Assemblea regionale siciliana, Governo  regionale  e
  Presidente della Regione.
   Questa  legge,  a  distanza di dieci anni,  non  l'abbiamo  ancora
  esitata.  Io  sono  stato presidente della I  Commissione  per  ben
  cinque anni e ricordo che abbiamo trattato la prima parte di questo
  articolo  e  poi siamo andati incontro ad incidenti, perché  vorrei
  catalogare  questa circolare proprio tra gli incidenti di  percorso
  nei rapporti tra Assemblea e Governo.
   Certo,  la consideri pure una battuta, una provocazione, ma potrei
  dire  che  sia  lei,  signor Presidente, che io  nella  qualità  di
  deputato Questore, come i colleghi Gucciardi e Ruggirello, dovremmo
  dare   il   permesso  agli  assessori  per  venire  in   Assemblea:
  paradossalmente è così
   Se  interpretassimo rigidamente il Regolamento, gli assessori,  ad
  eccezione  del Presidente della Regione sol perché è deputato,  per
  entrare  in Assemblea dovrebbero chiedere il permesso a  lei  o  ai
  deputati  Questori. Chiaramente è solo una provocazione perché  noi
  siamo  superiori a queste cose e riteniamo che gli assessori  siano
  tutti,  indistintamente, persone per bene,  nessuno  escluso;  però
  voler  fare  una divisione fra il bene e il male come  se  il  male
  fosse in questa Assemblea, ce ne passa tanto.
   Non  vorrei  che  dietro  questa circolare si  nascondesse  invece
  un'altra  verità: la difficoltà, o meglio l'esigenza  a  non  voler
  essere controllati.
   Questo  mi  meraviglia  di  più, perché anche  dai  passaggi,  dai
  movimenti  che  si  vedono  nei vari assessorati,  ci  si  potrebbe
  rendere conto di chi transita per gli assessorati necessariamente -
  sicuramente tutte persone per bene -, così come i componenti  degli
  Uffici di Gabinetto.
   Per cui, signor Presidente, mi appello a lei, massima autorità  di
  questo   Parlamento,  affinché  faccia  rispettare  il   Parlamento
  chiedendo di rimediare a questo incidente di percorso, che  ha  una
  valenza   simbolica  molto  più  alta  di  quella  che  si   voleva
  rappresentare.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ci sono altri interventi.
   L'assessore Armao non è in Aula in questo momento; appena rientra,
  se lo ritiene, può replicare.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


  Discussione del disegno di legge «Riorganizzazione e potenziamento
    della rete regionale di residenzialità per i soggetti fragili»
                         (nn. 582- 590-606/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  III  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  con la discussione del disegno di legge nn.  582-590-
  606/A  «Riorganizzazione e potenziamento della  rete  regionale  di
  residenzialità per i soggetti fragili», posto al numero 1).
   Invito  i  componenti la VI Commissione a prendere posto al  banco
  delle commissioni.
   Ha  facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Laccoto, per svolgere la relazione.

   LACCOTO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, si tratta di una  norma  approvata
  all'unanimità   in   Commissione,  che  riguarda   soprattutto   la
  possibilità   per   le   fragilità  -  RSA   (residenze   sanitarie
  assistenziali), cure palliative e altre caratteristiche uguali - di
  riaprire, in base alla programmazione regionale, la possibilità  di
  accreditamento  e, quindi, di convenzionamento. La norma  si  rende
  necessaria   poiché,  principalmente  per   le   RSA   e   per   la
  programmazione che dovrà avvenire per le cure palliative, oggi  con
  l'articolo   25   non  vi  è  la  possibilità   di   creare   nuovi
  convenzionamenti,  per  cui  la  programmazione   regionale   resta
  bloccata.
   Si  è  voluto limitare, naturalmente, a queste poche specialità  e
  principalmente alla rete regionale di residenzialità per i soggetti
  fragili, ai centri regionali di cure palliative, alle strutture  di
  recupero   per  soggetti  con  dipendenze  patologiche,  a   quelle
  riabilitative con soggetti con disabilità psico-fisico-sensoriale e
  a quelle psichiatriche residenziali.
   La  norma - ci riferiamo principalmente all'articolo 1, comma 1  -
  prevede  la  deroga solo per questi soggetti, e in base anche  alla
  programmazione  regionale,  di  avere  la  possibilità,  alla  data
  odierna,  quindi  dopo  l'approvazione  della  presente  legge,  di
  partecipare  ad un nuovo convenzionamento, sempre che vi  siano  le
  norme di legge previste, compreso l'accreditamento.
   Questa,  tra  l'altro, si rende necessaria, anche per un  problema
  riguardante  alcuni soggetti fragili; in provincia  di  Messina  ci
  sono  300  bambini  che oggi rischierebbero di  non  avere  più  la
  possibilità,  con la Dismed, di proseguire le cure  avute  fino  ad
  oggi  perché  il  TAR, e fra poco anche il CGA,  si  è  pronunciato
  contro.
   Questa  norma,  dal  punto di vista della programmazione,  non  fa
  altro che dare la possibilità alle RSA di partecipare, naturalmente
  secondo  questa  programmazione, e dare la  possibilità  in  quelle
  province, laddove non vi è sufficienza di posti, di aprire a queste
  strutture,   altrimenti   resterebbe   una   programmazione   senza
  possibilità  di  attuazione. Non è inclusa,  nella  norma  prevista
  dalla  Commissione, alcuna cura specialistica né  odontotecnica  né
  odontoiatrica né altro. Ci siamo limitati a quelle specialità, e su
  questo credo che possa esserci la condivisione unanime dell'Aula.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO   Massimo,  assessore  per  la  salute.  Signor  Presidente,
  onorevoli  deputati, desidero illustrare la norma in discussione  e
  anche l'emendamento modificativo, che è in distribuzione, con cui è
  stato  riformulato  l'aspetto formale, ma  non  sostanziale,  della
  norma.
   Questa  norma va a modificare, sostanzialmente, l'assetto  che  ci
  eravamo dati con la legge del 14 aprile 2009. Come si ricorderà, il
  secondo  comma dell'articolo 25 aveva sostanzialmente  chiuso  ogni
  possibilità di convenzionamento con gli erogatori privati in  tutto
  il   settore  attinente   le  prestazioni  di  ricovero  in  regime
  ordinario,  in  regime giornaliero, le prestazioni  specialistiche,
  ambulatoriali,   domiciliari  e  residenziali,  ivi   compresa   la
  diagnostica  strumentale, di laboratorio e  la  medicina  fisica  e
  riabilitativa .
   Per  una scelta politica molto precisa si era detto che, a  quella
  data,  le prestazioni venivano assicurate soltanto da chi  era  già
  titolare,   quindi   accreditato,  e  titolare   di   un   rapporto
  contrattuale.
   L'aspetto   normativo,  dunque,  si  caratterizzava   per   questa
  indicazione. Il sistema viene chiuso, le prestazioni possono essere
  erogate  soltanto da quelle strutture che alla data di  entrata  in
  vigore  della legge - siamo nell'aprile del 2009 - sono accreditate
  e titolari di accordi contrattuali.
   Il  limite era il convenzionamento alla data di entrata in  vigore
  della legge.
   L'emendamento che viene presentato dal Governo, l'1.1ter, contiene
  innanzitutto una precisazione al comma 2 dell'articolo 25. E questo
  perché, recentemente, il TAR di Palermo, con sentenza del 6 maggio,
  ha dato una interpretazione non coerente con lo stesso articolo 25,
  ancorché  fondata su una possibile lettura della stessa norma.  Dal
  punto  di vista della volontà del legislatore appare chiaro che  il
  secondo  comma  dell'articolo 25, quando dice:      possono  essere
  erogate ,  si riferisce evidentemente all'erogazione a  carico  del
  sistema sanitario regionale.
   E  tuttavia,  poiché  ha  sospeso, anzi ha dichiarato  illegittimi
  alcuni  provvedimenti disapplicando la norma in questione,  vale  a
  dire   l'articolo   25,  comma  secondo,  poiché   ha   fatto   una
  disapplicazione attraverso una norma del Trattato di  Roma,  quindi
  richiamando la normativa europea, è quanto mai opportuno  precisare
  che  le  prestazioni  di cui al secondo comma dell'articolo  25  si
  riferiscono  a  quelle  erogate  a  carico  del  sistema  sanitario
  regionale.
   In altri termini, per non ingenerare l'equivoco che abbiamo chiuso
  il mercato violando il principio di concorrenza, dobbiamo precisare
  che  la  disposizione  di cui all'articolo 25,  comma  secondo,  si
  applica  soltanto  alle prestazioni erogate a carico  del  Servizio
  sanitario  regionale. Dunque, si chiede di inserire al  terzo  rigo
  del  secondo  comma  dell'articolo 25  sono erogate  a  carico  del
  servizio  sanitario regionale , altrimenti la  lettura  che  ne  ha
  dato  il  TAR  configura un sistema chiuso  dove  né  le  strutture
  autorizzate   né   le   strutture   accreditate,   ma   non   anche
  convenzionate,  potrebbero  erogare le prestazioni  come  invece  è
  possibile, ma non a carico del sistema regionale.
   Questa  precisazione  serve a delineare la valenza  normativa  del
  secondo comma dell'articolo 25.
   Come è stato già detto dal presidente della VI Commissione, che ha
  evidenziato  come  questo articolo nasce  da  una  precisa  volontà
  politica  di  aprire quei limiti che avevamo posto  in  determinati
  settori  attinenti, latu sensu, le fragilità -  e  quindi  la  rete
  regionale  della  residenzialità  per  soggetti  fragili,  le  cure
  palliative,  le  strutture di recupero per soggetti con  dipendenze
  patologiche,  le  riabilitative per soggetti con disabilità  psico-
  fisico sensoriali e le riabilitative psichiatriche residenziali  -,
  si  vuole aprire questo sistema perché c'è la necessità di  colmare
  un  gap  che  non  può  essere  colmato  soltanto  dalle  strutture
  pubbliche.
   Questa  norma  apre  quel  sistema  e  consente  di  aprirsi  agli
  erogatori  privati  che,  ovviamente,  erogheranno,  a  carico  del
  servizio sanitario regionale, quella tipologia di prestazioni.
   Rispetto alla norma esitata dalla VI Commissione, anche perché  ci
  è  stato  richiesto  dal  Commissario  dello  Stato,  si  è  voluto
  precisare  che  alla  data  di  entrata  in  vigore  del   presente
  provvedimento possono accedere al mercato le strutture private che,
  allo stato, non sono titolari di accordi contrattuali e che saranno
  in  regola  con i requisiti di legge, ivi compreso l'accreditamento
  al  momento  dell'erogazione delle prestazioni e quindi al  momento
  dell'esercizio dell'attività.
   Se  ieri  il  limite  era  l'essere o  meno  titolare  di  accordi
  contrattuali  per  fare parte o meno del sistema  dei  privati  che
  erogano  a  carico del sistema sanitario, oggi andiamo  a  spostare
  questo   limite,  per  cui,  ancorché  non  titolari   di   accordi
  contrattuali  alla  data  di entrata in vigore  del  presente  atto
  normativo,  possono quindi essere convenzionati, nel  rispetto  dei
  requisiti di legge e ovviamente previo accreditamento, una serie di
  soggetti, ma limitatamente a queste attività sanitarie.
   Questo per quanto attiene il primo comma.
   C'è anche un secondo comma su cui vorrei soffermarmi.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, capisco che la materia  è
  abbastanza interessante, però se non abbassiamo il tono di voce non
  riusciamo a sentire l'assessore.
   Consultatevi con un tono di voce compatibile con i lavori d'Aula.

   RUSSO Massimo, assessore per la salute. Il secondo comma, che  poi
  sarebbe  il  comma 2 ter, invece fa riferimento a quelle  strutture
  formalmente   private  ma  che  hanno  un  assetto   societario   a
  partecipazione  maggioritaria pubblica per le quali  chiediamo  una
  deroga, nel senso cioè che possono essere, previo accreditamento  e
  previa  verifica del possesso dei requisiti di legge, convenzionate
  e   possono  svolgere  le  attività  previste  dal  secondo   comma
  dell'articolo 25.
   Come dire, la limitazione posta dal secondo comma dell'articolo 25
  non  dovrebbe  operare  per le strutture  a  maggioranza  pubblica.
  Perché?
   Perché l'Assessorato oggi, per esempio, ha presentato a Messina il
  progetto  Prima pietra' che guarda all'istituzione di una struttura
  a  maggioranza  pubblica,  Assessorato,  ASP  di  Messina,  Azienda
  policlinico  di  Messina,  CNR, una fondazione  che  si  occupi  di
  autismo. In questo modo vorremmo che queste strutture a maggioranza
  pubblica,  nel  rispetto dei requisiti di  legge  e  quindi  previo
  accreditamento, potessero essere contrattualizzate senza  i  limiti
  di cui al secondo comma.
   C'è poi, signor Presidente, e concludo, la descrizione delle norme
  oggetto di questa sessione; c'è anche una modifica all'articolo  21
  della legge 5 sul divieto di esternalizzazione.
   Anche   qui   la   VI   Commissione,  con  un  accordo   raggiunto
  all'unanimità, ha posto alcune modifiche che vanno nella  direzione
  di  semplificare  l'assetto  che era  scaturito  dall'articolo  21,
  prevedendo  che  il  divieto  riguardi  innanzitutto  le   funzioni
  sanitarie e non anche le funzioni amministrative. D'altra parte, la
  legislazione   nazionale   favorisce   l'outsourcing,   quindi   la
  esternalizzazione. Ovviamente vorremmo limitare, con  le  modifiche
  che  dovrebbero essere discusse oggi, l'articolo 2,  questa  deroga
  soltanto  alla  funzione  sanitaria, e quindi  il  primo  comma  si
  riferirebbe alle funzioni sanitarie e il secondo comma  sarebbe  un
  po'  meno  rigido  perché  introdurremmo  il  periodo   per  scelte
  aziendali  adeguatamente motivate in coerenza con la programmazione
  regionale,  nel  rispetto dell'equilibrio del bilancio  aziendale ,
  fermo   restando  l'autorizzazione,  la  preautorizzazione   e   la
  comunicazione alla Corte dei conti. Vorremmo snellire una procedura
  che,  in  concreto,  si  è rivelata particolarmente  burocratica  e
  incapace  di  dare  risposta  ad  esigenze  che  pure  sono   state
  correttamente poste.
   Da qui l'esigenza di approvare - ed è quello che chiedo all'Aula -
  l'articolo 2, commi 1 e 2.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge
  che  viene  sottoposto  oggi all'esame e al   voto  del  Parlamento
  presenta  estremi  di  particolare  delicatezza  sia  per  il  tema
  introdotto sia per la ricaduta che ha nel territorio, ed è  uno  di
  quegli  argomenti che, per la loro complessità, non possono  essere
  trattati  e  discussi  con  i  ritmi  che  stiamo  dando  oggi   in
  Parlamento. Anche perché, pur essendo un disegno di legge  di  soli
  due   articoli,  introduce  un  sistema  che  indubbiamente  merita
  un'approfondita valutazione.
   Le  cronache giudiziarie di questi giorni hanno dato ampio  spazio
  ad  alcuni argomenti che riguardano la sanità siciliana, ad  alcune
  gare  per  la  centralizzazione degli acquisti, fatte probabilmente
  con  estrema velocità, che hanno subìto rallentamenti  e  poi  sono
  state fermate.
   Noi  non possiamo procedere con questa inusuale velocità a  fronte
  di   un   argomento  così  delicato,  che  attiene  ad  una   parte
  particolarmente attenta, delicata e sensibile dell'utenza sanitaria
  del  nostro territorio. E proprio perché è un disegno di legge  che
  merita grande attenzione non possiamo trattarlo così come lo stiamo
  affrontando in questo momento. Lo dico nell'interesse di tutti, del
  Governo,  della Commissione, dei parlamentari, e chiedo  che  venga
  esaminato  con la giusta attenzione tale da consentirci di  leggere
  gli  emendamenti  che stanno arrivando sui banchi  dell'Aula  e  di
  preparare  quegli emendamenti correttivi necessari  per  modificare
  alcune parti del provvedimento.
   Pertanto, signor Presidente, proprio perché la materia è delicata,
  le  chiedo  di  valutare  la  possibilità  non  di  un  ritorno  in
  Commissione  -  poi, se lei vorrà decidere in  tal  senso  e  se  i
  colleghi  della  Commissione  Sanità lo riterranno  indispensabile,
  chiaramente  saremmo molto più contenti, molto più  sereni,  perché
  avremmo una ulteriore valutazione attenta in Commissione -,  ma  di
  un  ulteriore approfondimento che consentirebbe all'Aula di poterlo
  integrare,  modificare  e,  se  necessario,  per  renderlo   ancora
  migliore, sopprimendone anche qualche parte.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  il  mio  vuol
  essere  un  intervento,  in  presenza  dell'assessore  Russo,   per
  ricordare  all'Aula che questa materia, subito dopo  l'approvazione
  della  riforma  della sanità e in quei pochi  mesi  in  cui  ancora
  rivestivo la carica di presidente della Commissione, fu oggetto  di
  grande attenzione in Commissione.
   Sono contento che dopo due anni finalmente il Governo abbia deciso
  di  ritornare su questa materia, perché già forse due  anni  fa  si
  poteva risolvere il problema.
   Ma  questo non mi sconvolge, perché la tempistica così tardiva  su
  tante  iniziative  che il Governo prende è la prova  oggi  di  cosa
  stiamo per approvare.
   Siccome   sto   parlando   di   un  problema   che   riguarda   la
  predisposizione di emendamenti e siccome qui dobbiamo una volta per
  tutti  chiarirci: o le commissioni - e lei stesso Presidente  trovi
  un  modo  -  esitano i provvedimenti che il Governo  si  impegna  a
  rispettare,  pur rimanendo legittima la possibilità di  fare  degli
  aggiustamenti  in  Aula,  o qui non è più possibile  andare  avanti
  così.
   Qui  è stato presentato dal Governo un emendamento, l'1.1.ter,  di
  totale  riscrittura della norma, che è tutta un'altra cosa rispetto
  all'articolo  1   Forse l'assessore Russo non  mi  segue,  però  in
  effetti  l'articolo 1 che fu scritto in Commissione  alla  presenza
  del Governo aveva una sua portata, giusta o sbagliata che fosse. Si
  sarebbe   dovuti   intervenire  in  quella  fase   per   fare   gli
  aggiustamenti.
   Non  si  può in pochi minuti far arrivare in Aula carte di  questa
  portata, dove una parola o un'altra possono cambiare il significato
  di quella norma, laddove si tratta di accreditamenti o di strutture
  che comunque erano in condizioni di poter essere accreditate.
   Presidente  Cascio, le chiedo ufficialmente di fissare  i  termini
  per  la presentazione degli emendamenti, in quanto nell'emendamento
  del Governo è scritta un'altra cosa.
   Allora,  siccome questa norma nasce da un problema che - ha  detto
  bene l'assessore Russo - riguarda realtà anche della mia provincia,
  non vorrei che, così come è scritta la norma, quella realtà venisse
  totalmente   estraniata  poiché  non  capisco  e  ho   bisogno   di
  confrontarmi con persone più competenti di me, pertanto  la  prego,
  signor  Presidente,  di fermarci un attimo per  capire  qual  è  la
  decisione  del Governo, perché nella riscrittura fatta dal  Governo
  c'è tutto e il contrario di tutto.
   A  questo punto, mi domando perché non si é fatto in Commissione e
  si  sta  facendo  ora  in  Aula. Qui  non  si  tratta  di  un  mero
  aggiustamento  di  norma,  la  norma  che  è  stata  esitata  dalla
  Commissione  non era di venti - trenta articoli, per  cui  in  quel
  caso avrei potuto anche capirlo, qui si tratta di due articoli.  Il
  Governo  era  presente in Commissione e se aveva qualcosa  da  dire
  doveva  eccepirlo  in quella sede. In Aula si  può  aggiustare  una
  norma,  ma  non  si  può stravolgerla al punto  di  non  porre  me,
  parlamentare,   in  condizione  di  non  capire  quello   che   sto
  contribuendo ad approvare.
   Pertanto,   io   chiedo  che  sia  fissato  il  termine   per   la
  presentazione  degli emendamenti e poi, la settimana prossima,  con
  calma ragioniamo sull'intero articolato.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  vorrei
  porre  alla  Presidenza e alla stessa Commissione  un  problema  di
  metodo.  Come  ha  detto il presidente Laccoto, questo  disegno  di
  legge  qualche mese addietro, se non ricordo male era  il  mese  di
  ottobre  dell'anno  scorso,  è stato esaminato  attentamente  dalla
  Commissione alla presenza del Governo, alla presenza dell'assessore
  per   la   salute   e,   dopo  un  dibattito  serrato,   dopo   gli
  approfondimenti che molti colleghi ricorderanno, si è giunti ad  un
  accordo   sostanziale  tant'è  che  lo  stesso   presidente   della
  Commissione  sanità ha dichiarato poc'anzi che il  provvedimento  è
  stato licenziato all'unanimità.
   Ciò  vuol dire che l'approfondimento avrebbe dovuto portare alcuni
  risultati.
   Ricordo a me stesso e lo dico anche alla Presidenza che in  quella
  occasione, prima ancora di occuparci del problema - perché le  cose
  dobbiamo  dirle così come sono avvenute - abbiamo ascoltato  alcuni
  operatori  e  alcuni soggetti che avevano avuto la  possibilità  di
  fruire  di  una struttura importante come la Dismed di Messina.  Ci
  siamo  fatti carico di quelle istanze, di quelle esigenze, di  quei
  bisogni,  abbiamo assunto delle responsabilità sul piano  politico;
  ci  siamo fatti carico di responsabilità che devono essere  assunte
  nel momento in cui si ha il potere di legiferare.
   Ora, mi domando, signor Presidente, cosa succede?
   Non  capisco  come possa accadere che un provvedimento  di  questa
  importanza,  in  un momento così delicato che ci  vede,  purtroppo,
  contrastare  una  decisione del Governo centrale  per  sbloccare  i
  fondi  FAS  -  somme  pari a 605 milioni di  euro  -,  ci  sentiamo
  bacchettati dal ministro per la salute, Ferruccio Fazio, che quando
  ci bacchetta non va bene, quando invece approva va bene
   Allora,   io  dico:  come  può  l'Assemblea,  su  argomenti   così
  importanti e delicati, non tenere conto di quello che è  il  nostro
  dovere,  cioè  produrre  norme che poi siano  applicabili,  ma  che
  soprattutto non celino contenziosi o siano poco comprensibili
   L'onorevole Beninati, che pure è un veterano di quest'Aula,  molto
  candidamente e spontaneamente ha detto:  Non mi rendo conto, non mi
  raccapezzo in questo mare .
   Non  vorremmo  che  poi  succedesse che si dà  la  possibilità  di
  ingresso  a  nuovi accreditamenti e che si chiude la porta  a  chi,
  magari,  nel  corso degli anni ha avuto dalla Regione un  input  ad
  avviare  strutture  residenziali  di  riabilitazione  dei  soggetti
  fragili spendendo parecchi quattrini e ora si ritrova con un  pugno
  di  mosche in mano, almeno al momento, perché poi i contenziosi che
  si accenderanno sicuramente daranno torto non al Governo regionale,
  non  al  suo assessorato, ma ai siciliani, a tutti quanti  noi  che
  dovremo sborsare somme ingenti.
   Allora, signor Presidente, io dico  fermiamoci un attimo .
   Si  tratta di una norma che l'Assemblea condivide, non è  un  caso
  che  la  Commissione  sanità ha dato parere  favorevole,  sia  pure
  qualche  mese  addietro. Fermiamoci, approfondiamo,  scriviamo  una
  norma  che  sia  perfettamente intellegibile,  una  norma  che  sia
  perfettamente  applicabile,  perfettamente  praticabile,  che   non
  nasconda  fughe in avanti o furberie, perché di queste non  abbiamo
  bisogno,  e  in due minuti potremo approvarla. Il buon  senso  deve
  governare quest'Aula, il buon senso deve spingere il Governo a fare
  un  confronto  di  cui  poi tenere conto in Aula,  diversamente  le
  commissioni  di merito non avrebbero ragione di esistere.  Noi  non
  possiamo  licenziare  i  disegni di  legge  in  commissione  e  poi
  stravolgerli completamente in Aula  Non ha senso, é una perdita  di
  tempo.
   Noi  abbiamo  lavorato  a  lungo su questo  disegno  di  legge  in
  Commissione   sanità,   e   adesso   siamo   qui   a   stravolgerlo
  completamente.

   RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  Massimo,  assessore  per  la  salute.   Signor  Presidente,
  onorevoli  deputati,  prendo  spunto dagli  ultimi  interventi  per
  sottolineare la disponibilità del Governo a ritirare immediatamente
  gli  emendamenti  che andavano nella direzione di  chiarire  ancora
  meglio  il testo approvato all'unanimità dalla Commissione  perché,
  correttamente, come è stato detto, essendoci il consenso  di  tutti
  si  può  approvare  la  norma  in  due  minuti.  Dinanzi  a  questa
  prospettiva  io  faccio  un  passo  indietro  chiarendo  però   che
  quell'emendamento del Governo non voleva affatto stravolgere, ma ci
  era  arrivata una sollecitazione in tal senso da parte di  chi  poi
  osserva attentamente i testi che esita l'Assemblea.
   A me va benissimo, anche perché  l'abbiamo scritto con il concorso
  di tutti. Quel testo è molto chiaro; se qualcuno non lo leggerà per
  come  deve  essere letto e per come risulta evidente  alle  parole,
  sarà un problema che affronteremo successivamente.
   Pertanto,  se  c'è la disponibilità ad approvarlo così  com'è,  io
  ritiro immediatamente ogni emendamento, se ritenete opportuno, alla
  luce  dell'interpretazione che ha dato il TAR, ma per chiarire  che
  con   il   secondo  comma  non  si  voleva  bloccare   il   sistema
  dell'erogazione  nel senso che le attività sanitarie  sono  erogate
  nel  nostro  sistema  dalle  strutture pubbliche,  dalle  strutture
  private   autorizzate   accreditate  e   da   quelle   autorizzate,
  accreditate e contrattualizzate.
   Siccome  il  secondo comma fa riferimento alle  strutture  private
  accreditate  e titolari di accordi contrattuali, qualcuno  -  ed  è
  accaduto - lo ha interpretato come una chiusura del sistema.
   Se  siamo  d'accordo possiamo solo aggiungere le parole  a  carico
  del  servizio  sanitario  regionale   e  poi  lasciare  integra  la
  formulazione  dell'articolo 1, commi 2 bis e 2 ter, e dell'articolo
  2.
   Voglio   dimostrare   che   nessuno  voleva   stravolgere   nulla;
  approviamo,  se  c'è la volontà, in due minuti,  il  testo  esitato
  dalla  Commissione. Se poi qualche organismo avrà da  fare  qualche
  rilievo  lo  farà.  Per me il testo è chiaro, le modifiche  da  noi
  proposte  -   forse  c'è un po' di confusione -  tendevano  solo  a
  chiarire ulteriormente quello che volevamo dire.
   Però,  di fronte ad una richiesta dell'Aula il Governo è pronto  a
  ritirare gli emendamenti.
   Se    c'è   l'accordo,   vorrei   lasciare   soltanto   il   testo
  dell'emendamento  1.1.ter, primo comma,  laddove  si  aggiunge,  al
  secondo  comma dell'articolo 25,  le prestazioni erogate  a  carico
  del Servizio sanitario regionale . Sono disponibile a ritirare pure
  questo,  ma proprio questo serve ad evitare che si possa  dire  che
  noi  abbiamo bloccato il sistema e, quindi, che stiamo  violando  i
  trattati europei.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.   Alla  fine, assessore Russo,  rimanendo  in  Aula  si
  acquista  un  po'  più  di saggezza, e più che  rinchiudersi  nelle
  stanze dell'Assessorato, forse sarebbe opportuno frequentare un po'
  di più l'Aula per constatare che i saggi sono anche in quest'Aula.
   Sulla  base di quello che lei ha detto, ancorché scritto in lingua
  italiana, ho qualche difficoltà a capire. Però, visto che lei lo ha
  ritirato, se ho capito bene l'ha ritirato questo, o no?

   RUSSO Massimo, assessore per la salute. Sì, l'ho ritirato.

   ARDIZZONE.   Perfetto, allora non discutiamo più perché  quello  è
  ritirato e quindi ritorniamo, e mi sta bene, al disegno di legge, e
  non all'emendamento, esitato dalla Commissione.
   Non  si può equivocare: ciò che la Commissione aveva approvato era
  la  locuzione  ancorché non accreditati , quello che è uscito fuori
  era   che  siano in possesso dei requisiti di legge,  ivi  compreso
  l'accreditamento . Devo darle atto, assessore Russo,  che  poi  lei
  nel suo intervento ha detto  previo accreditamento , quindi  previo
  accreditamento   ci poteva stare; però dire  ivi compreso   avrebbe
  potuto dare luogo obiettivamente ad equivoci.
   Pertanto, se ritorniamo al disegno di legge della Commissione,  si
  può pure esitare secondo me.
   Dobbiamo  renderci  conto che dietro ogni  norma  ci  sono  storie
  personali  di  gente  che  soffre  -  assessore,  gradirei  la  sua
  attenzione  -  perché  ci  dovremmo  chiedere  come  mai   per   la
  riabilitazione a Messina, e parlo di Messina per parlare di  quello
  che  accade nella sanità in Sicilia, il costo pro capite  è  di  25
  euro e a Catania diventa di 80 euro. Ce lo dovremmo chiedere.
   Ci  dovremmo  chiedere perché a Messina non c'è più  disponibilità
  per fare riabilitazione e i pazienti vengono spostati a Catania; su
  questo dovremmo riflettere
   Quindi non ci sta facendo nessuna cortesia.
   Ci  sono  strutture di eccellenza come Dismed a Messina,  che  nel
  tempo  sono  state  autorizzate dalle ASP e  quindi  dalla  Regione
  siciliana,   abbiamo  la SSR, quindi nessuna cortesia  alla  nostra
  città.
   Si sta cercando di valorizzare le eccellenze.
   Se  poi  si  cerca  di  approfittarne, assessore  Russo,  non  sto
  parlando  di  lei ma in generale, si dovrebbe riflettere  anche  su
  un'altra  norma:  quando  il  disegno  di  legge  è  uscito   dalla
  Commissione  il Presidente Cascio, molto bene, con estrema  cautela
  - gliene devo dare atto - l'aveva bloccato in una prima fase perché
  c'era un'aggiunta  comprese le cure odontoiatriche .
   Queste  sono le stranezze, le classiche manine che, probabilmente,
  sono  più  nel  suo  assessorato che qui in  Assemblea;  di  questo
  dobbiamo renderci conto.
   Siccome  ho  ancora  un  minuto e 57 secondi  a  disposizione,  li
  sfrutto  fino  in  fondo,  Presidente Cascio,  e  approfitto  della
  presenza dell'assessore Armao. Sono rispettoso della legge, un  po'
  meno delle circolari, però voglio evitare di essere redarguito  dal
  commesso di turno.
   Noi  abbiamo approvato un bilancio dove, fra gli altri,  c'era  il
  trasferimento  per l'ente Teatro Vittorio Emanuele di  Messina.  Al
  riguardo il Governo regionale è inadempiente perché da tre anni non
  provvede  alla  nomina dei revisori dei conti;  di  conseguenza  il
  rendiconto  consuntivo del Teatro Vittorio  Emanuele  non  è  stato
  approvato   e   per   questo   l'Assessorato   Economia   non    fa
  l'accreditamento. Io ho parlato telefonicamente con il dottor  Enzo
  Emanuele,  ma non vorrei girare gli assessorati come se  andassi  a
  pietire  qualcosa  di  personale, ma lo dico in  quest'Aula  che  è
  l'Aula  suprema,  affinché si accreditino legittimamente  le  somme
  all'ente Teatro Vittorio Emanuele.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  assessori,  non nascondo che  comincio a confondermi, a non  capire
  più  nulla; eppure il primo disegno di legge sulla materia è  stato
  da  me presentato il 14 luglio e a quello sono stati abbinati tutti
  gli  altri presentati, ovviamente, dopo il mio. Siccome nella parte
  introduttiva al disegno di legge viene riproposta quella che era la
  mia  originaria  introduzione, vorrei  cercare  di  ripercorrere  i
  motivi che mi avevano spinto a presente questo disegno di legge che
  aveva  come obiettivo la riorganizzazione e il potenziamento  della
  rete  regionale  di  residenzialità per i soggetti  fragili  e  che
  invece  rischia di diventare un disegno di legge omnibus su cui  si
  tende a far salire tutto, anche quello che originariamente non  era
  nel disegno di legge. Noi partivamo dalla legge 14 aprile 2009,  n.
  5 recante  Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale .
  Orbene,  all'articolo  25, comma 2, della predetta  legge  venivano
  poste  una  serie  di  limitazioni  al  ricovero  residenziale  fra
  strutture  pubbliche  e strutture private e questo  vincolo  veniva
  posto  alle  strutture private accreditate,  a  titolo  di  accordo
  contrattuale, alla data di entrata in vigore della legge  medesima.
  Quindi, per essere chiari, da quel momento in poi nessuna aveva più
  la possibilità di accreditarsi con il servizio sanitario regionale.
   Nel  frattempo,  era evidente che questa previsione  è  apparsa  a
  tutti   insufficiente  a  soddisfare  i  bisogni  delle   strutture
  residenziali  nel momento che i soggetti fragili, come  a  tutti  è
  noto,  sono in continuo aumento perché è in continuo aumento  l'età
  di ogni uomo e di ogni donna, ed evidentemente questa previsione si
  è dimostrata inidonea, insufficiente a soddisfare l'intera domanda,
  così come richiesta dalla popolazione.
   Avevamo  pensato,  quindi,  di dare  vita  ad  una  norma,  quella
  contenuta nell'articolo 1, che consentiva di derogare al vincolo di
  cui  al  citato  comma 2 dell'articolo 5 della legge  regionale  14
  aprile  2009,  estendendo a nuove strutture private  accreditate  e
  contrattualizzate, dopo l'entrata in vigore della  predetta  legge,
  la  possibilità di integrare l'offerta assistenziale per i soggetti
  fragili  purché  in  presenza di specifici atti  di  programmazione
  delle  relative reti regionali e in coerenza con gli  equilibri  di
  bilancio. Era questo, assessore, che avevamo previsto, che pur sono
  opposizioni, però ricordo quello che avevamo, insieme, deciso ed  è
  quello  il  motivo per cui al mio disegno di legge furono  abbinati
  gli altri e il motivo per il quale anch'io poi votai a favore.
   In  particolare,  si  osserva che successivamente  all'entrata  in
  vigore   della   legge  regionale  14  aprile   2009,   numero   5,
  l'Assessorato  della salute ha emanato una serie di  indirizzi,  ad
  esempio,  per la riorganizzazione delle cure palliative in Sicilia,
  che  è  un  fatto  importantissimo,  per  il  potenziamento  e   la
  riorganizzazione  della  rete regionale  di  residenzialità  per  i
  soggetti fragili, per l'assistenza a persone dipendenti da sostanze
  da   abuso.   Sono   stati   fatti   diversi   provvedimenti   che,
  evidentemente, se non trovassero riscontro in una legge di  deroga,
  rimarrebbero soltanto sulla carta.
   In particolare, per quel che interessava il disegno di legge da me
  presentato,  il 24 maggio 2010 l'assessore aveva emanato  ulteriore
  decreto   che  definiva  la  tipologia  della  residenza  sanitaria
  assistita  che  sono,  come  recitava  il  decreto,   le  strutture
  residenziali   finalizzate   a  fornire   ospitalità,   prestazioni
  sanitarie di recupero funzionale, di inserimento sociale, a persone
  non  autosufficienti  in  condizioni di  stabilità  clinica  e  con
  morbilità   derivante  da  esiti  di  patologie  acute  richiedendo
  un'assistenza sanitaria di buon livello e un'assistenza  tutelare
  -  stiamo  parlando dell'assistenza socio-sanitaria -   in  maniera
  tale da poter garantire il supporto alla mancata autonomia da parte
  delle famiglie .
   Dopo  vi è stato un atto di programmazione che, nel triennio 2010-
  2012,  sempre da parte dell'assessore, ha fissato in 2500 unità   i
  posti a carico del servizio sanitario regionale.
   Stante  che  questi  2500 posti sono stati  divisi  per  tutte  le
  province,  balzò evidente agli occhi di tutti che  vi  erano  delle
  province   che,  pur  avendo  i  posti,  non  avevano  le   società
  accreditate  e  quindi, per essere chiari, questi posti  rimanevano
  sulla  carta.  In  particolar  modo il  problema  si  poneva  nelle
  province di Siracusa e di Enna, e in questo modo rispondo al saluto
  del  mio collega Colianni, perché in quelle due province vi era una
  disponibilità  di  posti  ma non vi erano  enti  accreditati  e  di
  conseguenza i posti rimanevano solo ed esclusivamente sulla  carta.
  Vi  era, anzi, il rischio concreto di tentativi coloniali da  parte
  di  altre  province  nei confronti dei nostri  territori  e  questo
  spiega  il motivo per il quale con il collega Colianni e con  altri
  colleghi, abbiamo fatto una battaglia.
   O  questo disegno di legge ritorna, come mi pare che stia  facendo
  l'assessore,  nel  contesto iniziale, naturale, che  non  prevedeva
  nulla  di  particolare, oppure è chiaro che stasera non lo possiamo
  approvare  perché non può diventare un provvedimento su  cui  tutti
  salgono, quando invece la volontà della Commissione era ben  altra,
  era  quella  di dare una sistemazione definitiva alla  presenza  di
  posti  per  soggetti fragili nelle varie province che non  potevano
  essere   utilizzati   per  mancanza  di  enti  accreditati.   Vero,
  Commissione? Perfetto


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Di Mauro ha chiesto  congedo
  per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


  Riprende la discussione generale sul disegno di legge nn. 582- 590-
                                 606/A

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo  al  Governo,
  rispetto  alle questioni che sicuramente non solo conoscerà  ma  su
  cui  avrà anche dei dati a disposizione, a cosa mirava la circolare
  1266  -  che,  se non erro, è del 2010, mi corregga  se  sbaglio  -
  tendente a sopperire alla carenza della rete.
   Se   si  hanno  sul  territorio  dei  convenzionati  esterni   per
  determinati  moduli  accreditati,  l'ASP  interviene,  rispetto  ad
  economie  che  si  possono  produrre, per sopperire  al  fabbisogno
  richiesto, se non ho letto male.
   La  prima  cosa  che  mi chiedo è quali sono gli  effetti  che  ha
  determinato  quella  circolare,  sarebbe  interessante   conoscerli
  proprio  quando  cerchiamo  di ottimizzare  questa  rete,  rispetto
  sempre ad approfondimenti epidemiologici e rispetto a questioni che
  riguardano il fabbisogno richiesto.
   Potremmo aggiungere anche altri parametri.
   Ma  la cosa interessante è che per fare un lavoro con convinzione,
  consapevoli di quello che stiamo facendo nel tentare di ottimizzare
  questa  rete, è capire quali sono stati gli effetti prodotti  dalla
  circolare 1266, che mi pare estremamente interessante perché  tenta
  di  fare  un'operazione:  accertare il fabbisogno  reale  e  quindi
  capire,  realtà  per realtà, ASP per ASP, provincia per  provincia,
  come  si  erogano i servizi che la legge 833 ci impone  di  erogare
  rispetto  a  quello che è, invece, il modello di funzionamento  del
  sistema accreditato con l'ASP X o l'ASP Y.
   Questo  è  un dato che dovremmo avere a disposizione per fare  una
  buona  e  sana valutazione e non sentire, per esempio, da parte  di
  colleghi, dubbi su alcune questioni che riguardano l'introduzione o
  meno, nel discorso della rete, di questioni di natura riabilitativa
  e  così  via, perché potremmo anche ora leggere le varie tipologie.
  Ma non è questo il problema.
   Se  riuscissimo ad avere i dati dal Governo, penso che  alla  fine
  avremmo  un  lavoro ancora più serio e ancora più efficace  perché,
  obiettivamente, è importante parlare di una rete adeguata in grado,
  tutto  sommato,  di  fare  i conti con quanto  i  nostri  cittadini
  richiedono  nell'erogazione di servizi particolarmente  delicati  e
  importanti per la vita di ognuno.
   Potremmo  fare  un  lavoro concordando  anche  i  passaggi  -  ora
  lasciamo stare se dobbiamo farlo stasera o domani, sinceramente non
  mi  pronuncio,  da  questo  punto di vista  non  mi  pare  che  sia
  importante - e veramente, perché no, uscire con una convinzione  la
  più   estesa  possibile  per  dotarci  di  uno  strumento  che  non
  permetterà a nessuno, da questo punto di vista, di pensare  che  si
  possa   tornare alla logica di accreditare tutto e il contrario  di
  tutto  e  di contare poi le migliaia e migliaia di convenzioni  che
  abbiamo con alcune strutture, e ci mettiamo con le spalle al muro.
   Così  siamo  tutti tranquilli perché ritengo che su  quanto  hanno
  sostenuto alcuni colleghi vale la pena di riflettere un attimo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa leggina che
  è  approdata  in  Aula era partita con l'intento  lodevole,  almeno
  nelle  intenzioni  originariamente,  ed  è  lodevole  tuttora,   di
  risolvere  il  problema  di una struttura  che  eroga  un  servizio
  insostituibile  ad  una categoria di soggetti  fragili,  in  questo
  senso, e che appunto si trovava nelle condizioni di vedere messa in
  discussione la prosecuzione della sua attività. A fronte di  questa
  necessità da tutti riconosciuta e di questo impegno, la Commissione
  si era attivata per portare avanti questo disegno di legge.
   Si  è  poi  tentato  di inserire la norma nella finanziaria  e  il
  Presidente  Cascio, giustamente, attenendosi a quello  che  era  lo
  spirito originario e assolutamente condivisibile della norma, aveva
  cassato  una  serie  di commi aggiuntivi che nulla  avevano  a  che
  vedere con la norma in questione.
   Stasera,  purtroppo,  dopo  un accordo  che  vedeva  coinvolti  la
  Presidenza  e tutti i Gruppi parlamentari per approvare velocemente
  questa  norma, assistiamo nuovamente al tentativo di introdurre,  o
  reintrodurre, materia estranea alla norma stessa.
   Signor    Presidente,  siccome  trattiamo  una  materia   alquanto
  delicata  e  siamo in un campo minato, non fosse  altro  perché  si
  parla di accreditamenti e di convenzionamenti, cioè proprio di quel
  settore  che  è  nell'occhio del ciclone  per  quanto  riguarda  il
  deficit  della  sanità ed è guardato con la lente di  ingrandimento
  per  tutto ciò che comporta e per le refluenze che ha sul  bilancio
  regionale,  la  inviterei  intanto,  come  hanno  fatto  già  altri
  colleghi, a fissare il termine per presentare gli emendamenti e per
  approfondire la norma in questione. Dopodiché inviterei il  Governo
  a  fare finalmente il proprio dovere, come sottolineava l'onorevole
  Oddo  da questa tribuna proprio prima di me.
   Se  vogliamo intervenire - e lo dobbiamo fare - sulla  rete  delle
  prestazioni  da  erogare per i disabili, la prima cosa  da  fare  è
  rilevare i bisogni nelle varie province. La prima cosa che dobbiamo
  fare  è  andare  a programmare quali sono i bisogni, provincia  per
  provincia,  per  evitare  che  ci  possano  essere  o  si   possano
  determinare condizioni di disuguaglianza tra abitanti della  stessa
  regione  sol  perché si trovano in una provincia piuttosto  che  in
  un'altra. Questo non lo possiamo accettare
   Allora  si torni allo spirito originario di quella norma  che  era
  nata  per  la Dismed. Si faccia la leggina per la Dismed  e  basta;
  dopodiché  si faccia una seria programmazione che rilevi i  bisogni
  del   territorio, la rete dei bisogni, e in quella sede  vedere  di
  approfondire e di apportare tutte le modifiche che si ritiene. E io
  sono  fra coloro che ritengono che bisogna apportare modifiche alla
  norma  per  far sì che si esiti un provvedimento esaustivo,  da  un
  lato, e con tutti i crismi della legalità, dall'altro lato.
   Signor   Presidente,  dato  che  sono  stati   presentati   alcuni
  emendamenti e altri se ne preannunciano, dia i tempi necessari  per
  la  presentazione degli emendamenti; dopodiché, avuto il tempo  per
  approfondire, esaminiamo ed esitiamo subito la legge per la Dismed.
   Per  il resto, ci vuole il tempo che il Governo faccia ciò che  la
  legge gli prescrive di fare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente,  signor assessore, ho la sensazione
  che   a  volte  ci  complichiamo  la  vita  senza  alcuna  ragione.
  L'assessore ha riferito che, a seguito di pronunce del  TAR,  vi  é
  l'intendimento di fare una norma interpretativa, che  io  considero
  assolutamente   corretta,  secondo   la   quale   il   divieto   di
  accreditamento di qualunque struttura sanitaria opera nella  misura
  in  cui  l'accreditamento  si  trasformi  in  convenzionamento.  E,
  quindi,  la  legge non può, a mio avviso correttamente, impedire  a
  chiunque  voglia  fare  attività  libero-professionale  di   natura
  privata, a totale iniziativa privata, a chiunque lo voglia fare  di
  poterlo   fare,  avendo  i  requisiti  organizzativi  e  funzionali
  previsti dalla legge. Altra cosa è il sistema a carico del Servizio
  sanitario regionale, ovvero il sistema di ex convenzionamento.
   Pertanto, io credo che noi dobbiamo limitare, se ci fosse  bisogno
  di  una norma interpretativa, che l'applicazione dell'articolo  25,
  comma  2,  della legge 9 è riferita esclusivamente alle attività  a
  carico del Servizio sanitario regionale; quindi è fatto divieto  di
  autorizzare  nuove  attività che rientrino a  carico  del  Servizio
  sanitario regionale.
   Tutto   il   resto,   credo  che  dobbiamo  connetterlo   ad   una
  programmazione  e  ad un fabbisogno che deve uniformare  i  livelli
  essenziali di assistenza per tutto il territorio regionale,  al  di
  là  della  provincia dove uno ha la residenza. E quindi, da  questo
  punto  di  vista, io credo, così come stiamo di fatto da  una  lato
  precisando  che  il divieto di accreditamento continua  ad  operare
  tranne  per quelli  che sono  con la norma proposta dall'assessore,
  poi  introduciamo  una deroga, che in qualche modo  diventa  deroga
  generale  perché incide sia per l'attività libero-professionale  in
  senso  lato  sia  per  quelli che dovranno operare  per  conto  del
  Servizio  sanitario  regionale,  per  le  attività  connesse   alle
  patologie,   connesse  alle  fragilità,  connesse  alle  disabilità
  psichiatriche.
   Io su questo ho qualche dubbio.
   Già  è  discutibile  la gestione pubblica, in alcuni  casi,  delle
  comunità terapeutiche psichiatriche, è discutibile nel senso che  -
  come è noto - ci  sono stati problemi, scandali e sull'affidarla ad
  una  rete privata, io qualche dubbio ce l'ho. Molto spesso,  quando
  parliamo di comunità terapeutiche e di riabilitazione psichiatrica,
  le  definiamo così, ma altro non sono che veri e propri ricoveri di
  persone  malate  di  mente, che rischiano di essere  ricoverate  in
  lager,  non  vorrei che abbiamo chiuso i manicomi e li riapriamo  a
  iniziativa

   DINA. E' la legge che  lo prevede.

   CRACOLICI.  So che la legge lo prevede, ma se la legge lo  prevede
  non capisco perché dobbiamo legiferare su questo. Il problema è  se
  c'è  bisogno  che  nel  sistema regionale, a  carico  del  Servizio
  sanitario regionale, entrino anche questi settori.

   DINA. E' una deroga.

   CRACOLICI. Ho capito che è una deroga, infatti dico che  io  farei
  una   scelta   un   po'  diversa:  stabilirei  la  norma   riferita
  dall'assessore, cioè che in Sicilia il divieto di accreditamento  è
  valido solo per quanti devono operare in regime di convenzionamento
  salvo, definiti i fabbisogni, stabilire - essendoci un fabbisogno -
  quanti   sono  i  soggetti  che  possono  operare  in   regime   di
  accreditamento.
   Rimane un problema, assessore: come si opera la scelta, una  volta
  che    c'é   l'accreditamento,   chi   entra   nel   sistema    del
  convenzionamento?
   La  vecchia  politica  ha  risolto il  problema,  e  l'ha  risolto
  mettendo tutti dentro.
   Non  vorrei che ci trovassimo in un meccanismo in cui, da un lato,
  apriamo a tutti perché siamo obbligati, anche perché il TAR  ce  lo
  impone,  correttamente, e dall'altro lato, poi, saremo costretti  a
  convenzionarci con tutti. Questo è il rischio che  io  vedo  e  per
  questo chiedo lumi al Governo, non vorrei che la gattina frettolosa
  faccia  i  gattini  ciechi. Pertanto, credo che  possiamo  rinviare
  benissimo a domani la seduta per un approfondimento più puntuale.
   Altra  cosa è la vicenda Dismed. Tutti conosciamo questa  vicenda,
  tutti crediamo che debba essere risolta visto che fino ad oggi si è
  trovata una soluzione in via amministrativa, ma non è più possibile
  e  quindi  bisogna fare una norma che ne consenta l'immissione  nel
  sistema.  Affrontiamo la vicenda Dismed per quella che è,  evitando
  che la vicenda Dismed diventi la vicenda Sicilia.
   Ecco perché credo che  rispetto al testo sia opportuno, con queste
  riflessioni - che  possono anche non essere condivise, vedremo  poi
  se  mi  convinceranno  del contrario - trovare  un  equilibrio  che
  consenta di garantire diritti universali per tutti, ma anche scelte
  da  parte dell'Amministrazione pubblica selettiva, per non trovarci
  di fronte a problemi che non saremo in grado di gestire.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ricordo che siamo in  discussione
  generale.
   Ci sono ancora tre iscritti a parlare: gli onorevoli Bufardeci, De
  Benedictis e Colianni.
   Comunico che, conclusi questi tre interventi, se non ci sono altri
  iscritti  a  parlare, dichiarerò chiusa la discussione  generale  e
  verrà   chiuso  il  termine  di  presentazione  degli  emendamenti.
  Dopodiché  concederò  le ventiquattro ore per poter  esaminare  gli
  emendamenti,  quindi  la seduta sarà fissata per  domani  alle  ore
  16.00. Chi volesse intervenire nella discussione generale lo faccia
  presente alla Presidenza.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Bufardeci.

   BUFARDECI. Signor Presidente, per la verità le determinazioni  che
  lei  ha già assunto in un certo senso indicano una traccia non solo
  sulla  procedura dei lavori da seguire, in ordine ai quali, per  la
  verità,  volevo rifarmi anche agli interventi dei colleghi Beninati
  e Formica, i quali avevano chiesto,  e non soltanto loro come forze
  di  opposizione  ma  pure  il  presidente  Oddo,  questa  pausa  di
  riflessione.  E'  evidente  che non  c'è  nessuna  voglia  di  fare
  polemica  a  tutti  i  costi, ma c'è voglia di fare  chiarezza.  E'
  evidente  -  e lo ha dimostrato l'emendamento che il Governo  aveva
  presentato  e  poi ritirato, giustamente - che è una materia  molto
  delicata,  in ordine alla quale si sta modificando l'indirizzo  che
  era  stato assunto due anni fa quando si erano chiusi i termini per
  i soggetti che potevano espletare le varie attività nelle strutture
  sia pubbliche che private.
   Oggi  si  determina una riapertura di questi termini. Per  carità,
  tutto giusto, tutto legittimo.
   Però,  assessore Russo, credo che questa riapertura  debba  essere
  preceduta  da  una  forte  programmazione sul  territorio,  da  una
  conoscenza vera delle istanze e delle necessità.
   Faccio  un esempio, e non me ne vogliano gli amici della provincia
  di Catania.
   E'  evidente  che  un'apertura  sic et  sempliciter  allargherebbe
  ulteriormente numeri, spazi, presenze in un territorio già quasi in
  overbooking   per   quanto  riguarda  la   presenza   di   attività
  riabilitative,   laddove  peraltro si è a conoscenza  ovvia  di  un
  dato:  il costo pro capite della riabilitazione, come ben si sa,  è
  diverso  da  provincia a provincia, il che avrebbe come conseguenza
  di   implementare  ancora  costi  per  alcune  realtà  senza   quel
  ragionamento  paritario  che  dovrebbe  determinare,   invece,   il
  servizio in tutto il resto della regione.
   Signor Presidente, credo che la pausa di riflessione che le  hanno
  chiesto  potrebbe essere accordata ben al di là delle  24  ore  per
  esaminare  gli  emendamenti, ma si potrebbe andare  direttamente  a
  martedì  prossimo  e  così operare in maniera più  compiuta  quegli
  aggiustamenti  necessari al disegno di legge  che  potrebbe  essere
  approvato  già la settimana prossima senza la necessità, ribadisco,
  di  tornare  eventualmente  in  Aula  già  domani  per  completarne
  l'esame.
   Credo  che anche questa considerazione non possa non essere tenuta
  nel  tempo  giusto e, pertanto, per quanto riguarda il termine  per
  gli  emendamenti dovrebbero essere concesse 24 ore ulteriori e  non
  soltanto   entro la chiusura della presente discussione .  Infatti,
  anche dalla lettura della relazione non è che si evince l'esito  di
  questa   programmazione  né  si  capisce  quali   ne   saranno   le
  conseguenze.
   Ecco  il perché della riflessione, e non per non voler fare questa
  legge:  si faccia, ma la si faccia ad occhi aperti. Come  si  fa  a
  fare  una  apertura  senza  avere prima la  conoscenza  vera  delle
  istanze e delle necessità del territorio?
   Questo  non  si legge, almeno al momento, per quello  che  è  dato
  conoscere  e  per  quelle  che sono le  riflessioni  operate  nella
  relazione  che  accompagna  il disegno  di  legge.  E  siccome  ben
  sappiamo che sono troppi i territori dove vi è una discrasia e  una
  forte  differenza di presenza di centri tra provincia e  provincia,
  io  credo  che  andare avanti senza la conoscenza preventiva  delle
  conseguenze  della programmazione e, operata la programmazione,  la
  determinazione  degli  aggiustamenti e,  quindi,  le  presenze  che
  possono essere consentite, diventa un limite, diventa un vulnus  al
  corretto svolgimento dell'attività e anche alla scelta che  si  sta
  operando,  perché  - lo ribadisco - sembra, viceversa,  un'apertura
  quasi  tout-court di queste attività in contraddizione con il testo
  stesso.
   Si  fa  riferimento, per esempio,  si possono aprire di  fronte  a
  indicazioni organizzative di particolare livello determinate  dalla
  Direzione generale ; ma tutte queste cose dove sono?
   Devono  essere  precedute  dalla conoscenza,  dalla  ricognizione,
  dalla verifica, dalla riflessione delle esigenze, dal capire se  vi
  è  ancora  una  necessità sul territorio e,  poi,  determinarsi  di
  conseguenza.
   Questo,  al  di  là di rinviare la seduta a martedì prossimo,  non
  significa  fare  ostruzionismo. Significa  soltanto  consentire  un
  approfondimento del testo per migliorarlo, al di là  delle  24  ore
  che lei, signor Presidente, ha detto di voler applicare. Quindi, io
  insisto  perché, al di là dei termini che lei poc'anzi ha  indicato
  per   quanto   riguarda  gli  emendamenti,   rinviare   a   martedì
  consentirebbe alla Commissione, all'assessore e quindi  al  Governo
  di riferire in Aula su un tema di cui non ha parlato: ricognizione,
  programmazione e conseguenze di questa nell'ambito del  territorio,
  determinazione  di un pro-capite paritario per tutte  le  province,
  attese le enormi differenze che viceversa vi sono.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
  facoltà.

   DE   BENEDICTIS.   Signor  Presidente,  visto  che   siamo   nella
  discussione generale ma stiamo facendo riferimento anche  al  testo
  degli articoli, mi permetto, a cavallo di entrambe le questioni, di
  rivolgermi all'attenzione del Governo che ha appena annunciato  che
  ritirerà l'emendamento di riscrittura presentato al comma 2 bis.

   RUSSO  MASSIMO, assessore per la salute. Ad esclusione  del  primo
  comma.

   DE BENEDICTIS. Ad esclusione del primo comma.
   Il  comma 2 bis, così come è stato esitato dalla Commissione, è un
  comma  che si va ad inserire nel testo dell'articolo 25 della legge
  5  del  2009.  Allora, è evidente che il riferimento alla  data  di
  entrata in vigore della presente legge non può che essere lo stesso
  della data di entrata in vigore della presente legge del comma  che
  precede.  Il  comma  che precede, che è il 2, ha  come  riferimento
  della  data  di  entrata in vigore della presente legge  quella  di
  entrata  in vigore della legge 5/2009, cioè il 14 aprile  2009.  Al
  comma 2 bis riprendiamo la stessa formulazione: quella data non può
  che  essere il 14 aprile 2009. Se è così, io rileggo insieme a  voi
  il  testo  esitato  dalla Commissione. Salto la premessa:   Possono
  essere erogate anche da strutture private in possesso dei requisiti
  di  legge  -  per  inciso, ancorché non ancora  accreditate  -  non
  titolari  di  accordi contrattuali alla data di entrata  in  vigore
  della  presente  legge .  Ne deriva che alla  data  di  entrata  in
  vigore,  quindi al 14 aprile 2009, possono essere erogate anche  da
  strutture private in possesso dei requisiti di legge.
   Si  determinerebbe una riserva a favore di quelle  strutture  che,
  presuntivamente,  all'entrata in vigore della  legge  5  del  2009,
  avevano i requisiti di legge ma non erano state accreditate  perché
  era  chiuso il termine di accreditamento. E questo non è - lo  dico
  con  chiarezza, anche per documentarlo agli atti parlamentari -  in
  alcun modo l'intendimento della Commissione e del disegno di legge.
  E  quindi  mostra  una  lacuna che, a nostro  avviso,  deve  essere
  colmata.
   Ci  siamo  permessi con la Commissione di elaborare  un  testo  di
  chiarimento nella maniera più semplice possibile e cioè, posto  che
  vogliamo  emendare  il  testo normativo della  legge  5  del  2009,
  abbiamo scritto, appena letto, il testo dell'articolo del comma  2.
  Noi   semplicemente  diciamo  -  e  lo  leggeremo  nell'emendamento
  presentato - che possono essere erogate anche da strutture  private
  in    possesso   dei   requisiti   di   legge,   anche   conseguiti
  successivamente alla data in vigore della presente legge; significa
  dal  2009  in poi, che può significare, lo dico con chiarezza,  nel
  2010 o nel 2012.
   Se  questo  è il senso di quello che vogliamo fare, cioè rimuovere
  quella condizione di vincolo che abbiamo inserito in quel testo  di
  legge  e derogarvi, questa è la maniera più semplice e lineare  per
  farlo.  E' importante, però, che venga mantenuto, e l'assessore  ha
  espresso  di volerlo fare, il comma 1 del subemendamento perché  il
  riferimento  alle  prestazioni  che  siano  erogate  dal   Servizio
  sanitario  regionale è importante per capire la  norma,  perché  il
  possesso  dei requisiti di legge, in questo caso, non è l'esistenza
  dei requisiti strutturali e funzionali, perché i requisiti di legge
  in  questo  caso  sono quelli idonei a rendere un servizio  per  il
  Servizio  sanitario regionale, cioè implicitamente l'accreditamento
  e la contrattualizzazione.
   In  ultimo, vorrei segnalare l'opportunità di precisare in maniera
  ancora  più  stringente che questa deroga vige solo in presenza  di
  atti normativi, ancorché decretazioni, che fissino le reti relative
  di assistenza, così come è avvenuto per le RSA, come potrà avvenire
  anche  per  le  reti  di  assistenza e  di  riabilitazione,  perché
  altrimenti   costituiremmo  una  deroga  generica  e,   invece,   è
  assolutamente  necessario che questa deroga operi  in  presenza  di
  quelle  reti che fissino il bisogno e quindi determinino le ragioni
  della deroga al comma 2 medesimo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.  Signor  Presidente, assessore, onorevoli  colleghi,  su
  questo  tema  bisogna fare chiarezza una volte e per  tutte  perché
  stiamo  utilizzando tutta una serie di frasi, di articolazioni,  di
  scritture  che, probabilmente, non rendono conto di  quello  che  è
  stato  il  dibattito in Commissione e che ha trovato  assolutamente
  l'unità  di  tutti i parlamentari di tutti i partiti politici,  ivi
  compreso  il  Governo. Onorevoli colleghi, per essere  estremamente
  chiari,  in virtù della legge 5 da noi votata in quest'Aula avevamo
  determinato  una  questione che rischiava di ridistribuire  i  2500
  posti  contingentati  dal  Governo e dall'assessorato  regionale  a
  coloro  i  quali,  a  quella  data, avevano  l'accreditamento.  Per
  intenderci,  dovevamo fare una scelta politica di fondo:  o  questi
  posti   letto   e   quindi  queste  risorse   economiche   venivano
  ridistribuite  a  chi  già gestisce la sanità  in  Sicilia,  oppure
  dovevamo liberalizzare il sistema.
   La  scelta  politica forte del Governo e di tutti  i  parlamentari
  presenti in Commissione è stata quella di liberalizzare il  sistema
  e,  quindi, consentire l'apertura a nuovi soggetti imprenditoriali,
  a  nuove strutture che abbiano un target elevato di qualità  e  una
  griglia  di  qualità  adeguata e che quindi rispondono  a  standard
  strutturali  e  standard  funzionali  che  consentono  un  adeguato
  servizio, residenziale e non. Diciamo le cose come stanno.
   Amici miei, purtroppo nello scrivere quello che abbiamo scritto  -
  e  lo dico anche agli amici della Commissione - abbiamo commesso un
  errore, perché quando abbiamo scritto  possono essere erogate anche
  da   strutture  private  in  possesso  dei  requisiti  di   legge ,
  all'interno dei requisiti di legge vorrei ricordare ai colleghi che
  non  lo sanno che non c'è soltanto l'accreditamento, ma all'interno
  dei  requisiti di legge c'è anche l'autorizzazione che  viene  data
  dall'ASP e all'interno dei requisiti di legge c'è la conformità  al
  piano socio-sanitario. Il che significa che con questa formulazione
  noi avremmo ristretto la ridistribuzione dei posti letto unicamente
  a coloro i quali avevano già l'autorizzazione e la compatibilità al
  piano socio-sanitario.
   Questa  è  la  ragione  per  la quale  mi  permetto  di  proporre,
  onorevole  presidente della Commissione, non di ridiscutere  chissà
  quanto  e  chissà  per  che  cosa, perché  abbiamo  capito  qual  è
  l'argomento;  occorre  semplicemente  modificare  questa  frase   e
  martedì approvare il disegno di legge in Aula.
   Io  mi  permetto  piuttosto, assessore,  di  ricordarle  una  cosa
  importantissima.
   Quando  si fanno le gare di appalto in Sicilia in un settore  così
  importante  va  ricordato, come ella ha già fatto per  l'assistenza
  domiciliare integrata, che bisogna rispettare i livelli di qualità.
   Non  è possibile fare le gare d'appalto al migliore offerente; non
  è  possibile comprimere, quando parliamo di sanità, il costo che  è
  frutto di standard strutturali e di standard funzionali.
   Non  è  nemmeno  possibile consentire che  ci  sia  gente  che  si
  aggiudica  le gare d'appalto utilizzando nuove figure professionali
  e  andando a fare paurosamente delle offerte in diminuzione  perché
  utilizzano  personale  con gli sgravi degli oneri  contributivi  e,
  quindi,  sono  in  condizione di potere fare offerte  assolutamente
  incredibili  sul piano del costo, a fronte invece di  chi  dovrebbe
  mantenere il posto di lavoro al personale che lavora da dieci  anni
  in queste strutture.
   Noi  dobbiamo  difendere  i posti di lavoro  di  tanta  gente  che
  lavora, che ha lavorato, che ha acquisito competenze all'interno di
  un  lavoro  così  delicato nei confronti  delle  persone.  Per  cui
  occorre  un  indirizzo  attraverso un decreto  che  chiarisca  che,
  quando  parliamo  di  sanità, ci riferiamo  a  livelli  di  qualità
  migliorativi  e  che  le offerte devono essere migliorative  e  non
  invece peggiorative in termini economici.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  pare  che  si  stia  facendo
  confusione su questa norma.
   La  norma  e la sua interpretazione sono partite dalla Commissione
  dopo un approfondimento unanime ed è chiaro che occorre partire  da
  quella che è l'interpretazione della Commissione in senso lato.  La
  VI  Commissione  aveva recepito che vi era stata una programmazione
  regionale,   già   fatta  nella  stessa  Commissione,   che   aveva
  distribuito  nelle diverse province 2500 posti, per esempio  per  i
  soggetti  fragili RSA. Questi posti in alcune province non potevano
  essere  attivati perché il pubblico non riusciva ad  attivarli  per
  mancanza di strutture o di fondi, e i privati, a seguito del blocco
  dei  contratti  ex articolo 25 della legge alla data del  febbraio-
  marzo  2009,  non  riuscivano più ad essere  attivati.  Dopo  tante
  discussioni  era stata fatta una sintesi, la norma  aveva  limitato
  solamente ad alcune particolari specialità - l'abbiamo detto  -  ma
  non  già  specialisti, perché in questa vicenda non esistono,  solo
  strutture  che,  per  una vecchia norma, quella dell'accreditamento
  del  2002,  a  partire  dal  2002 non  aveva  potuto  espletare  la
  programmazione in alcune province.
   Con  questa  norma ci limitiamo solo ad aprire, laddove  vi  è  la
  possibilità di programmazione o laddove vi sono strutture  che  nel
  tempo  hanno erogato alcune prestazioni, quale la Dismed di Messina
  che,  siccome  non era accreditata fin dal 2002, non  poteva  avere
  l'accreditamento.
   Lo scopo, quindi, era quello di arrivare a delle soluzioni.
   Vorrei anche rassicurare tutti i colleghi che nella norma,  se  la
  leggete,  è  scritto   in base alla programmazione  regionale .  La
  programmazione dei posti letto RSA non deve avvenire, è  già  stata
  fatta,  ed  è  stata  fatta dall'Assessorato con  il  passaggio  in
  Commissione;  quindi  non hanno ragion d'essere  le  preoccupazioni
  espresse da alcuni colleghi.
   L'altro  problema è che limitandoci all'interpretazione del  comma
  1, assessore, se si deve superare il problema del Commissario dello
  Stato - perché c'è il problema che, così come è formulato, va  alla
  legge  5 - o con un emendamento presentato dalla Commissione  o  si
  scrive   anche  in  deroga all'articolo 25  e si superano  tutti  i
  problemi.
   Alcuni colleghi, lo dico molto chiaramente, mi dicono  non  è  che
  voglio  che  venga fatta oggi la discussione, si può fare  domani ,
  altri mi dicono di spostarla a martedì.
   Ma  martedì c'è un calendario già pieno: il disegno di legge sugli
  appalti, e così via.
   Il   nostro problema, onorevoli colleghi, è quello di arrivare  ad
  un  testo sereno che sia almeno il comma 1, perché gli altri  commi
  possono  essere  visti successivamente, arrivare alla  stesura  del
  comma 1 con una soluzione condivisa da tutti.
   La  soluzione  della  Commissione, al di là di  aggiungere  o   in
  deroga   o   successivamente , così come ha fatto  la  Commissione,
  risolve il problema.
   Su  alcune particolari caratteristiche, assessore, dobbiamo essere
  tutti chiari.
   Per  quanto concerne la programmazione, ho chiesto che venga fatta
  in Commissione.
   In Commissione c'è la possibilità, così come è previsto, per tutti
  i  deputati  di partecipare, d'altronde la programmazione  è  stata
  fatta all'unanimità. Quindi non ci sono problemi.
   Io  penso  che  con un accorgimento tecnico di due parole  si  può
  risolvere il problema.
   Se  ci  sono poi problematiche riguardanti altri commi, ad esempio
  se c'è qualcuno che non vuole il comma 2 dell'articolo 2, se ne può
  discutere  successivamente. Ma qui c'è  un'urgenza  riguardante  il
  comma  1  dell'articolo 1 perché tutti noi,  quando  abbiamo  preso
  l'impegno  o in Commissione o in altre sedi istituzionali,  abbiamo
  sviscerato   le   problematiche  e  credetemi   che   fuori   dalla
  programmazione  regionale non si può andare, non ci possono  essere
  posti  aperti. Per essere chiari, nelle province già sature  questa
  norma non si può applicare. E' questo il dato.
   Signor Presidente, sono dell'avviso che si possa rinviare anche  a
  domani  se è possibile e, se ci sono problemi, anche alla settimana
  prossima,  fermo  restando che la linearità  del  comma  1  con  un
  piccolo accorgimento anche domani stesso può essere superata  senza
  nuovi maxi emendamenti, senza nuove interpretazioni e quant'altro.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole Cappadona.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPPADONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  ci  siamo
  fermati  a  riflettere sul problema che è una misura  di  piano  ed
  essendo una misura di piano dovremmo affrontarla.
   Roma  ci  contesta,  molti  di noi abbiamo  contestato  che  siamo
  carenti  sulle  strutture di semi residenzialità, che  abbiamo  una
  percentuale bassa di assistenza domiciliare integrata, che  abbiamo
  ricoveri   inappropriati.  Il  piano  di   rientro   prevedeva   la
  razionalizzazione della rete ospedaliera e l'incremento  di  queste
  strutture.
   Io  voglio ricordare a me stesso che, prima del 2009, nel caso  di
  RSA   non  veniva  dato  né  un  parere  di  compatibilità  né  una
  autorizzazione perché mancava la programmazione.
   Qualche  direttore  generale coraggioso  ha  fatto  lo  stesso  la
  contrattualizzazione e ci siamo ritrovati con  province  che  hanno
  esuberi  di  posti letto e province in cui, siccome  non  c'era  né
  parere  di  compatibilità né autorizzazioni, non  si  può  attivare
  nessuna RSA.
   Per  quanto riguarda la programmazione oggi sulla RSA, sulle  cure
  palliative  già  fatte,  il piano sanitario prevede  quanti  centri
  diurni  devono essere fatti, quanti centri per autistici,  uno  per
  provincia; quindi il timore che molti colleghi hanno non  c'è,  non
  lo vedo.
   Come  dice  bene l'onorevole De Benedictis, se noi non aggiungiamo
  pure  la  parte  relativa  ai requisiti di legge  conseguiti  anche
  successivamente, avremo lo stesso problema, perché molte  strutture
  in  territori  dove dobbiamo attivare dei posti letto si  ritrovano
  senza  i  requisiti  di  legge, perché  sono  senza  il  parere  di
  compatibilità e senza le autorizzazioni.
   Hanno solo ricorsi al TAR perché molti di noi hanno consigliato di
  fare ricorso al TAR.
   Il  problema  non  si risolve lo stesso, quindi  non  vedo  questo
  timore.
   Noi  dobbiamo  necessariamente riaprire queste  strutture  perché,
  grazie  ad  esse,  possiamo evitare i ricoveri  impropri,  possiamo
  ridurre i ricoveri inutili negli ospedali e risolvere quella che  è
  una  misura del piano, perché non dimentichiamo che quando parliamo
  di  programmazione e di copertura finanziaria è tutto  legato  alla
  misura del piano. La nostra è una regione ancora soggetta al  piano
  di   rientro  e  questo  è  un  adempimento  che  la  Sicilia  deve
  necessariamente portare avanti.
   Condivido, poi, quello che dice l'onorevole Colianni: alcune  ASP,
  come  l'ASP  di  Siracusa, hanno fatto un  bando  per  l'assistenza
  domiciliare  integrata completamente difforme rispetto  alle  altre
  province. Quando si parla di unico lotto, in provincia di  Siracusa
  si  è  parlato di quattro lotti, significa avere quattro assistenze
  diverse,   quattro  offerte  diverse,  significa  che  abbiamo   un
  infermiere che a Lentini guadagna X, mentre ad Augusta guadagna  Y.
  Dovremmo  avere quattro reti centrali, quando invece noi siamo  per
  razionalizzare e avere un rapporto diretto.
   Le chiedo, signor Presidente, di vigilare anche su queste cose.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io  non  entro  nel
  merito  del  disegno  di  legge dove in tanti  si  sono  addentrati
  evidenziandone  complessità  e,  sicuramente,  qualche  momento  di
  criticità  e  di  incomprensione di un testo che è intellegibile  e
  chiaro solo alla Commissione che lo ha elaborato.
   Ritengo che la problematicità del testo si aggrovigli ancor di più
  quando  vengono  elaborati  e presentati  diversi  emendamenti  che
  impongono all'Aula approfondimenti importanti e adeguati.
   Siccome  la  gattina frettolosa fa i gattini ciechi, molto  spesso
  quando  si  accorcia si allunga e, viceversa, quando si allunga  si
  accorcia,  per  dare a tutta l'Aula serenità, faccio  una  proposta
  molto  semplice, che è venuta da più parti, ed è quella di rinviare
  formalmente  il  testo in Commissione, non per fare  melina  o  per
  dilatare  i  tempi,  ma per definire in quella sede gli emendamenti
  che   sono  stati  presentati,  per  approfondirli  alla  luce  dei
  riferimenti normativi ed esitare un testo condiviso in Commissione,
  dove  tutti  i  deputati sono invitati a partecipare  per  dare  il
  proprio  contributo e ritornare in Aula, martedì prossimo,  con  un
  testo condiviso che si possa votare in pochissimi minuti.
   Mi  sembra  che la mia proposta possa raccogliere il  consenso  di
  tutti, tenuto conto che tanti si sono espressi in questa direzione.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è una proposta formale di rinvio
  in  Commissione per riportare in Aula il disegno di  legge  martedì
  prossimo, nel senso che la VI Commissione si occupi in settimana di
  questa  norma  con  l'obiettivo di portarla  in  Aula  martedì  per
  l'approvazione.

   LACCOTO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, io non ho problemi, l'ho già detto prima,  ma  non  c'è
  bisogno.
   Io  non  posso  chiedere  un ritorno formale  in  Commissione  del
  disegno di legge, che è molto chiaro.
   Se,   poi,  informalmente  dobbiamo  trovare  una  soluzione   con
  l'impegno di portarla martedì in Aula

   PRESIDENTE. Questo è l'obiettivo.

   LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Per me va bene.

   PRESIDENTE.  L'obiettivo é esattamente questo, che il  disegno  di
  legge  torni informalmente in Commissione Sanità rimanendo iscritto
  all'ordine  del  giorno  dell'Aula. Ovviamente,  per  essere  messo
  all'ordine  del giorno come primo punto di martedì prossimo  avendo
  chiuso  la  discussione generale e approvato il passaggio all'esame
  degli articoli.

   CRACOLICI. E gli emendamenti?

   PRESIDENTE.  Gli  emendamenti, ovviamente, sono quelli  presentati
  entro la discussione generale che si è svolta adesso. Ma, poiché la
  Commissione si riunirà nei prossimi giorni, cercando di trovare  un
  testo  definitivo e condiviso, è ovvio che eventuali subemendamenti
  possono essere adottati dalla Commissione.
   Onorevoli  colleghi,  non avendo alcun altro deputato  chiesto  di
  parlare,  dichiaro  chiusa  la  discussione  generale  e  pongo  in
  votazione il passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                              (E' approvato)
   RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  Massimo, assessore per la salute. Signor Presidente,  credo
  lei  abbia già detto qual è l'iniziativa più opportuna: una  seduta
  informale  della  Commissione  per riscrivere  un  testo  condiviso
  superando le perplessità interpretative da parte di alcuni deputati
  e  anche per fare fronte ad altro tipo di perplessità e per evitare
  che la legge venga impugnata.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì,  7
  giugno 2011, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni

   II -  Discussione dei disegni di legge:

   1)   Riorganizzazione  e  potenziamento della  rete  regionale  di
  residenzialità   per   i  soggetti  fragili   (nn.   582-590-606/A)
  (Seguito)

      Relatore: on. Laccoto

   2)   Recepimento del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163  e
  successive  modifiche ed integrazioni e del D.P.R. 5 ottobre  2010,
  n.  207  e  successive  modifiche ed integrazioni.  Disciplina  dei
  contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture  (nn. 719-
  515-673/A)

      Relatore: on. Faraone

                   La seduta è tolta alle ore 19.31

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli