onorevole Catania
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni
dell'onorevole Fausto Maria Fagone dalla carica di deputato
regionale
PRESIDENTE. Si passa al punto I dell'ordine del giorno che reca:
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni
dell'onorevole Fausto Maria Fagone dalla carica di deputato
regionale .
Onorevoli colleghi, comunico che, a seguito delle dimissioni
irrevocabili dell'onorevole Fausto Maria Fagone dalla carica di
deputato regionale, di cui l'Assemblea ha preso atto nella seduta
257 del 31 maggio 2011, la Commissione per la Verifica dei poteri,
riunitasi oggi, 31 maggio 2011, dopo avere proceduto ai necessari
accertamenti, ha deliberato all'unanimità, ai sensi dell'art. 60
della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 (legge elettorale
siciliana), di assegnare il seggio rimasto vacante all'onorevole
Giuffrida Salvatore, cui l'Assemblea, in quanto primo dei non
eletti nel collegio di Catania per la lista provinciale UDC , con
voti 5.932, aveva già affidato le funzioni di deputato supplente a
seguito della sospensione dalla carica di deputato regionale dello
stesso onorevole Fagone.
Non sorgendo osservazioni, l'Assemblea prende atto delle
conclusioni della Commissione per la Verifica dei poteri.
Proclamo, quindi, eletto deputato effettivo dell'Assemblea
regionale siciliana l'onorevole Giuffrida Salvatore, salva la
sussistenza di motivi di ineleggibilità o di incompatibilità
preesistenti e non conosciuti fino a questo momento.
Avverto che da oggi decorre il termine di 20 giorni per la
presentazione di eventuali proteste o reclami, ai sensi dell'art.
61, III comma, della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29.
Poiché l'onorevole Giuffrida ha già prestato il giuramento
prescritto all'art. 5 dello Statuto nel corso della seduta n. 209
dell'1 dicembre 2010, nella qualità di deputato supplente, lo
dichiara immesso nelle funzioni di deputato effettivo
dell'Assemblea regionale siciliana.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
GENNUSO, segretario, dà lettura dei processi verbali delle sedute
numeri 256 e 257 che, non sorgendo osservazioni, si intendono
approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
Aricò, Lentini, Forzese e Barbagallo per oggi; Falcone per oggi e
domani.
L'Assemblea ne prende atto.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Ruggirello è in missione, per
motivi di rappresentanza istituzionale, dal 31 maggio al 6 giugno
2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2010, n. 9. Gestione
integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati (n. 722)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Corona, Pogliese, Falcone, vinciullo, Buzzanca, Beninati,
Bosco, Campagna, Cascio, D'Asero, Leanza, Limoli, Mancuso,
Marinese, Scoma e Torregrossa, in data 11 maggio 2011
- Misure per la riqualificazione edilizia (n. 723)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ragusa,
Lentini, Giuffrida, Cappadona e Parlavecchio, in data 13 maggio
2011
- Interventi per gli investimenti e la crescita (n. 724)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona, in
data 13 maggio 2011
- Esposizione della bandiera della Regione siciliana nelle
istituzioni scolastiche ed educative del territorio regionale (n.
727)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Arena, in
data 18 maggio 2011
- Riordino del settore della formazione professionale e norme
relative ai consorzi universitari (n. 728)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Scoma, in
data 20 maggio 2011
- Norme in materia di aiuti alle imprese e all'inserimento al
lavoro di soggetti svantaggiati, proroga di termini (n. 729)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole D'Asero, in
data 20 maggio 2011
- Sgravi fiscali per incentivare la imprenditorietà giovanile e
femminile in Sicilia (n. 730).
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Pogliese,
Vinciullo, Falcone, Buzzanca e Caputo, in data 20 maggio 2011
- Istituzione della figura professionale del chinesiologo e
disposizioni sul funzionamento delle strutture private destinate
allo svolgimento delle attività fisico-motorie (n. 731)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Leontini,
Corona, Pogliese, Falcone, Vinciullo, Buzzanca, Beninati, Bosco,
Campagna, Cascio, D'Asero, Leanza, Limoli, Mancuso, Marinese, Scoma
e Torregrossa, in data 26 maggio 2011
- Interventi per lo sviluppo dell'agricoltura e della pesca (n.
732)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
Musotto, Adamo, Marrocco, Fiorenza, Oddo, Apprendi, Colianni,
Marinello, Ragusa, Donegani, Federico, Savona, Galvagno, Lupo,
Panepinto, D'Agostino, Di Benedetto, Scammacca della Bruca, in data
26 maggio 2011
- Disposizioni di riordino del settore agricolo-forestale e del
settore della pesca. Interventi in materia di entrate e
contenimento della spesa (n. 733)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cracolici,
Musotto, Adamo, Marrocco, Fiorenza, Oddo, Apprendi, Colianni,
Marinello, Ragusa, Donegani, Federico, Savona, Galvagno, Lupo,
Panepinto, D'Agostino, Di Benedetto, Scammacca della Bruca, in data
26 maggio 2011
- Interventi di contrasto alla povertà (n. 734)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Barbagallo,
in data 26 maggio 2011.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
di legge
alle competenti Commissioni
PRESIDENTE. Comunico i seguenti disegni di legge presentati e
inviati alle competenti Commissioni:
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Recupero e valorizzazione della costa della Sicilia. (n. 725)
di iniziativa parlamentare, presentato in data 18 maggio 2011.
inviato in data 25 maggio 2011, parere I
- Contributo a favore dell'ATM della città di Messina. (n. 726)
di iniziativa parlamentare, presentato in data 18 maggio 2011.
inviato in data 25 maggio 2011
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Disciplina della cooperazione tra la Regione siciliana e le
Università. Istituzione della conferenza regione-Università. (n.
721)
di iniziativa parlamentare, presentato in data 11 maggio 2011.
inviato in data 25 maggio 2011, parere I.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Istituzione dell'Agenzia regionale per i beni confiscati alla
criminalità organizzata. (n. 718), di iniziativa parlamentare e
inviato in data 13 maggio 2011
parere Commissione d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della
mafia in Sicilia
- Norme in materia di cooperazione internazionale. (n. 704)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011,
parere V e UE
- Norme in materia di assistenza e gestione dei processi
migratori. (n. 710)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011,
parere V e VI
- Contributo alle associazioni di volontariato per la tassa di
circolazione. (n. 714)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011
- Norma sulla riqualificazione della dirigenza del personale
tecnico del corpo forestale della Regione. (n. 716)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011,
parere IV
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Compensazioni economiche per il mancato esercizio di pesca
speciale al novellame di sardina e rossetto nell'anno 2011. (n.
706)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
UE
- Istituzione del sistema integrato dei servizi di sviluppo
agricolo e rurale (Sissar). (n. 707)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011
- Aiuti alle imprese di pesca. Modifiche ed integrazioni al comma
5, articolo 2 della legge regionale n. 16/2008 e abrogazione
dell'articolo 14 della legge regionale n. 15/2008. (n. 713)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
UE
- Iniziative di valorizzazione e tutela degli alberi monumentali e
della flora spontanea in Sicilia. (n. 715)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011
- Nuove norme in materia di contenimento della fauna selvatica.
(n. 717)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011, parere
IV e UE
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica.
Modifiche ed integrazioni all'articolo 59 della legge regionale 14
maggio 2009, n. 6. (n. 709)
di iniziativa governativa, inviato in data 25 maggio 2011, parere
UE
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Riconoscimento e promozione della Scuola Alfamediale. (n. 712)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 16 maggio 2011
- Riconoscimento e istituzione dell'albo delle società di mutuo
soccorso (SOMS). (n. 703)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011,
parere I
- Istituzione e disciplina delle ludoteche. (n. 705)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011
- Salvaguardia dei livelli occupazionali del personale del
settore della formazione professionale. Costituzione dell'Agenzia
unica e misure occupazionali. (n. 711)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Disciplina della medicina non convenzionale. (n. 708)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 25 maggio 2011.
Comunicazione di impugnativa da parte del Commissario dello
Stato
PRESIDENTE. Comunico che il Commissario dello Stato per la Regione
siciliana con ricorso notificato il 26 maggio 2011 ha impugnato
l'articolo 2, comma 2 della deliberazione legislativa recante
Interventi nel settore della formazione professionale.
Acquisizioni di entrate al bilancio della regione e finanziamento
di borse di studio per la frequenza alle scuole di specializzazione
nelle facoltà di medicina e chirurgia (ddl n. 720) approvata
dall'Assemblea il 18 maggio 2011, per violazione degli articoli 3,
97 e 117, comma 2, lettera o) della Costituzione e dell'articolo 17
dello Statuto speciale.
Comunicazione di approvazione di risoluzione
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione legislativa Attività
produttive' (III), nella seduta n. 205 del 17 maggio 2011, ha
approvato la seguente risoluzione Proroga dei termini del bando
per l'attivazione della linea 3.3.1.4 del PO FESR 2007-2013 e
modifica della documentazione richiesta . (n. 14/III)
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico il parere reso dalla Commissione Affari
Istituzionali' (I):
- Commissione provinciale dell'Ufficio regionale per
l'espletamento di gare per l'appalto dei lavori pubblici di Ragusa.
Designazione componente di cui alla lettera a) del comma 9
dell'articolo 7 ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109, nel testo
coordinato con le norme regionali. (n. 146/I)
reso in data 10 maggio 2011 e inviato in data 12 maggio 2011.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
GENNUSO, segretario:
«All'Assessore per la salute, premesso che:
la signora Russo Anna Seconda è stata assunta in servizio presso
l'ex Azienda sanitaria di Agrigento, AUSL n. 1, il 30 agosto 1993
quale assistente sociale coordinatore, dopo regolare concorso;
l'AUSL n. 1 di Agrigento, con atto deliberativo n. 264 del 2 marzo
1999, ha istituito il servizio sociale aziendale in ossequio alle
disposizioni del decreto assessoriale n. 26086 del 14 luglio 1998;
con deliberazione dell'AUSL n. 1, datata 3 novembre 1999, n. 3940,
la signora Russo Anna Seconda veniva incaricata dirigente
responsabile dell'unità ospedaliere semplice del servizio sociale
aziendale. L'incarico scaturiva dall'espletamento di procedura
concorsuale. La predetta dipendente dell'AUSL n. 1 assumeva le
funzioni di dirigente responsabile unità ospedaliere semplice
dall'1 gennaio 2000 svolgendo le mansioni proprie della qualifica;
l'AUSL n. 1, nonostante l'incarico conferito, non adottava gli
atti amministrativi necessari per corrispondere il trattamento
economico proprio della funzione dirigenziale, regolamentata
dall'art. 41 del CCNL del 2000, integrato dal CCNL del 2004;
il giudice del lavoro di Agrigento, con sentenza n. 721 del 2010,
ha riconosciuto all'interessata il trattamento economico dovuto;
l'AUSL, diventata ASP, con deliberazione del 14 gennaio 2011 n.
42, dichiarata addirittura immediatamente esecutiva, procedeva a
revocare le deliberazioni n. 264 e n. 3940 del 1999 relative
all'istituzione del servizio sociale aziendale e al conferimento
dell'incarico di dirigente responsabile del servizio alla sig.ra
Russo Anna Seconda;
nell'atto deliberativo n. 42 tra l'altro si legge: '(...) onde
evitare lo svolgimento di funzioni superiori (...) La direzione del
Servizio Sociale verrà assegnato al direttore sanitario Aziende
(...)';
premesso altresì che:
risulta incongruente dichiarare con l'atto n. 42/2011 che: '(...)
non è coperto il posto di dirigente del servizio sociale a tempo
indeterminato (...)' e deliberare però la revoca della
deliberazione dell'AUSL n. 1 n. 3.940, datata 3 novembre 1999, che
approvava la graduatoria di merito per il conferimento
dell'incarico di dirigente del servizio sociale aziendale e
conferisce il predetto incarico dirigenziale alla signora Russo
Anna Seconda;
è singolare la comunicazione di avvio di procedimento ai sensi
della legge n. 241/90 a cura del responsabile dell'area gestione
risorse umane dell'ASP, con atto prot. n. 21040 del 3 novembre
2010, nei confronti della signora Russo Anna Seconda. Con il citato
atto si annuncia 'l'avvio del procedimento relativo alla revoca
della deliberazione n. 3040 del 3 novembre 1999 di approvazione
graduatorie per il conferimento incarico dirigente'. L'avvio del
procedimento viene motivato: '(...) al fine di evitare la
permanenza di effetti, costituenti per l'amministrazione un danno
economico derivante dal predetto atto deliberativo (...)';
considerato che:
per il sottoscritto interrogante è una novità assoluta scoprire
che un concorso regolarmente svolto e il consequenziale
conferimento dell'incarico al vincitore, nel nostro caso alla
vincitrice, possano rappresentare un danno economico;
è opportuno che si faccia chiarezza su una vicenda che pur se
complessa può darsi che sia rappresentativa dei problemi di
centinaia di dipendenti regionali privi di copertura e tutela
politica;
per sapere se gli atti adottati dall'ASP di Agrigento a carico
della signora Russo Anna Seconda siano o meno legittimi e, qualora
non lo fossero, quali provvedimenti intenda adottare». (1882)
PANEPINTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
in data 20 aprile 2008, la società 'MARISERVICE s.r.l.' ha
richiesto, all'Assessorato Territorio e ambiente, la concessione
demaniale marittima di mq. 10.240 di suolo demaniale e specchio
acqueo per il posizionamento di pontili galleggianti in località
Porto Balata di Marzamemi del Comune di Pachino (SR);
con nota del 4 settembre 2008, la Capitaneria di porto di Siracusa
comunicava l'avvio dell'iter istruttorio per l'acquisizione dei
necessari pareri di legge;
preso atto che:
in data 29 settembre 2008, l'associazione pescatori di Marzamemi
segnalava al comune di Pachino che nel Porto Balata di Marzamemi
erano già state rilasciate tre concessioni con pontili galleggianti
a mare e che un'altra concessione avrebbe penalizzato fortemente la
marineria locale;
la sovrintendenza ai beni culturali di Siracusa assumeva due
posizioni contrastanti. Con la nota n. del 19 gennaio 2009 rilevava
elementi di incompatibilità con il contesto paesaggistico e con i
criteri di tutela del territorio, di contro, con nota n. del
24/3/2009, la stessa sovrintendenza esprimeva parere favorevole
alla concessione demaniale, rilevando che la collocazione dei
pontili non interferiva con 'l'intervisibilità' della Balata di
Marzamemi;
alla luce di quanto sopra, la società 'MARISERVICE s.r.l.', con
nota del 18 aprile 2009, comunicava la propria rinuncia alla
richiesta di concessione presentata in data 20 aprile 2008;
tenuto conto che:
nonostante quanto sopra descritto, agli atti del Comune di Pachino
risulta protocollata, in data 12 febbraio 2009, una nuova richiesta
di concessione demaniale della società 'MARISERVICE s.r.l.' e
sempre per il posizionamento di pontili galleggianti nel medesimo
Porto Balata di Marzamemi;
con nota del 27 febbraio 2009, il comune di Pachino certificava il
ricevimento della pratica edilizia avente per oggetto la richiesta
per l'istallazione di pontili galleggianti per nautica;
la concessione di occupazione di suolo demaniale in favore della
'MARISERVICE s.r.l.' veniva rilasciata dall'Assessorato Territorio
in data 18/05/2009, n. 319/2010, repertorio 2904/10, sulla base di
una istanza presentata dalla medesima società per 'il
posizionamento di pontili galleggianti e servizi a terra';
in tale concessione si fa peraltro riferimento ad un parere del
comune di Pachino acquisito per silenzio assenso, per non avere, il
comune stesso, evaso la richiesta sollecitata con nota n. 12616 del
28 luglio 2009 dalla Capitaneria di porto di Siracusa;
visto che:
il TAR di Catania, con propria ordinanza n. 1543 del 3 dicembre
2010, riconosce alla società 'MARISERVICE s.r.l.' il diritto a
realizzare quanto da loro richiesto;
il dipartimento regionale dell'ambiente, con nota protocollo n.
14511 dell'8 marzo 2011, comunicava al comune di Pachino che la
ditta concessionaria (la 'MARISERVICE s.r.l.') poteva riprendere il
possesso dell'area per lo svolgimento dell'attività richiesta,
essendo venuta a cessare la sospensione dell'avvio del procedimento
di revoca della concessione n. 319/2000 a seguito dell'ordinanza
del TAR di Catania di cui sopra;
considerato che:
appare evidente che la seconda richiesta di concessione di area
demaniale risulta viziata, essendo indirizzata ad un organo
incompetente, il comune di Pachino, mentre, per legge, doveva
essere indirizzata all'Assessorato Territorio;
la stessa asserzione dell'Assessorato sul silenzio assenso è
illegittima, perché il parere può essere considerato acquisito con
esito favorevole solo dopo il decorso di 60 giorni dalla richiesta;
la concessione de qua apparirebbe altresì illegittima perché
deriva da un parere dell'ufficio del genio civile di Siracusa reso
il data 5 ottobre 2005, ovvero ben quattro anni prima della
presentazione della istanza di concessione avanzata dalla società
'MARISERVICE s.r.l.';
occorre aggiungere che la Sovrintendenza ai beni culturali di
Siracusa, con nota del 14 ottobre 2010, evidenziava il notevole
interesse paesaggistico, storico ed urbanistico dell'area ed
esprimeva il parere che '(...) lo specchio d'acqua interessato
rimanga ad esclusiva pertinenza dei pescatori, escludendo l'uso per
l'ormeggio di imbarcazioni da diporto o porti turistici';
detto Borgo è sottoposto al regime di tutela vigente: decreto del
5 ottobre 1979, 'Dichiarazione di notevole interesse pubblico del
borgo marinaro di Marzamemi del Comune di Pachino', decreto
assessoriale n. 6177 dell'11 giugno 1993 e decreto di D.G.
5552/2001, che riguarda tutta la zona del porto, ed in particolare
l'area della Balata e non ultima la fascia di costa interessata,
compreso lo specchio d'acqua antistante, così come ampiamente
ribadito con la nota del 17 giugno 2010, prot. n. 13742, della
sovrintendenza ai BB.CC.AA. inviata all'Assessorato Territorio;
sembrerebbe che l'amministrazione comunale di Pachino voglia
realizzare il lungomare Starrabba e quindi chiedere all'Assessorato
Territorio il rilascio della relativa concessione demaniale in
ampliamento a quella già concessa per tali finalità, e che pertanto
rimarrebbe intenzione, del medesimo comune, chiedere la revoca
delle concessioni rilasciate nella stessa zona;
per sapere:
se non ritengano urgente ed indispensabile nominare un commissario
ad acta al fine di potere procedere alla verifica degli atti e di
tutto l'iter fin qui seguito, che appare tortuoso e poco chiaro, in
maniera tale che gli interessi privati coincidano con quelli della
popolazione civile, tutelando il territorio e l'intero eco-ambiente
e non causino conflittualità con l'economia locale;
se non ritengano doveroso annullare tale concessione al fine di
anteporre la tutela e la conservazione delle bellezze
naturalistiche e paesaggistiche all'interesse privato garantito dal
rilascio della suddetta concessione». (1883)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la salute e
all'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale,
premesso che:
l'Assessore per la salute ha stipulato una convenzione con
l'Assessorato Istruzione e formazione professionale avente per
oggetto la realizzazione di iniziative volte ad organizzare
attività di formazione in ambito sanitario;
alla luce del riordino del sistema regionale sanitario, avvenuto
con la legge n. 5 del 2009, l'Assessore per la salute ha provveduto
ad effettuare una ricognizione del fabbisogno, nelle strutture
regionali sanitarie, della figura professionale di operatore socio-
sanitario in ambito provinciale, fissandole per l'anno 2011 in 2600
unità;
l'Assessore per la formazione si è reso disponibile a finanziare i
corsi così programmati anche con risorse disponibili nei propri
capitoli di bilancio;
considerato che:
secondo quanto stabilito dall'Assessorato Salute, i 2.600 nuovi
formati saranno spalmati sull'intero territorio regionale facendo
riferimento ad una tabella di 'necessità' che lascia a dir poco
esterrefatti;
secondo questa tabella, la provincia di Palermo avrà assegnati 800
posti, Catania 600, Trapani 320, Messina 256, Enna 244, Agrigento
200, Caltanissetta 80 ed infine Ragusa e Siracusa con 50 posti
cadauno;
preso atto che la suddetta programmazione, tra l'altro, non è
stata mai sottoposta all'approvazione della VI Commissione
legislativa permanente dell'ARS, così come doveva essere per regola
e Statuto, violando, di fatto, la sovranità del Parlamento
regionale;
tenuto conto che:
facendo una semplice proporzione, non si riesce a capire come mai
la provincia di Enna, che rappresenta il 3,4% dell'intera
popolazione siciliana, avrà un'assegnazione di ben 244 posti, che
rappresenta quasi il 10% dell'intero fabbisogno regionale. Non si
comprende perché Agrigento, con una popolazione pari al 8,9% dei
siciliani, abbia 200 posti, pari al 7,7% della dotazione regionale;
di contro, la provincia di Siracusa, con i suoi 404.000 abitanti,
pari all'8% della popolazione siciliana, ha avuto assegnati solo 50
posti che non superano il 2% dell'intera disponibilità;
visto che leggendo questi dati sorge spontaneo un dilemma: o
queste province 'miracolate' hanno finora avuto una sanità pubblica
ridotta ai minimi termini in una maniera tale per cui non si
capisce come abbiano operato in queste condizioni, oppure
l'Assessorato della salute ha attivato un sistema di distribuzione
dei posti che risponde a dei criteri che esulano dalla comprensione
umana, ovviamente sempre che non ci siano delle motivazioni che
potrebbero essere utili a pochi e non al popolo siciliano ed alle
sue esigenze primarie e fondamentali di assistenza sanitaria degna
di questo nome;
per sapere:
quali criteri e quali parametri siano stati adottati
dall'Assessorato regionale della salute nell'individuazione dei
posti vacanti di operatori socio-sanitari nelle varie province
siciliane, così come già richiesto dall'interrogante in Commissione
'Bilancio' dell'ARS senza ottenere risposta;
se non ritengano incredibilmente anomala una tabella che non
rispetta il più semplice ed ovvio criterio: quello della
proporzione tra numero di abitanti e totale dei posti disponibili e
quindi non si affrettino a ritirare detta tabella;
se non ritengano assurdo mortificare ancora una volta la provincia
di Siracusa con scelte che ottengono solo il risultato di creare,
nella nostra Terra, siciliani di serie A e siciliani di serie B».
(1886)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
i sindaci del territorio dell'ATO ME 2 s.p.a., in seguito alla
crisi igienica sanitaria verificatasi nei loro comuni, a causa
della sospensione del servizio di raccolta e conferimento in
discarica, dei R.S.U. e assimilabili, da parte delle imprese
affidatarie dello stesso, avvenuta nel mese di marzo u.s., stante
il mancato pagamento da parte dell'ATO ME 2 s.p.a. dei
corrispettivi (e arretrati) dovuti per il servizio da costoro
svolto, hanno adottato, ai sensi del d.lgs. 152/2008 art. 191,
ordinanza sindacale per motivi igienici sanitari, affidando alle
medesime ditte, il servizio di raccolta e conferimento dei RSU per
il periodo compreso fra il 15 e il 30 marzo c.a. - data,
quest'ultima (30 marzo 2011), corrispondente alla scadenza dei
contratti in essere, tra le imprese preposte allo svolgimento del
servizio e la società ATO ME 2 s.p.a.;
alla scadenza delle ordinanze sindacali (30 marzo 2011), a causa
del perdurare dello stato di crisi igienico-sanitario, con
disposizione n. 43, dell'8 aprile 2011, del preposto all'ufficio
del commissario delegato per l'emergenza rifiuti in Sicilia, è
stato autorizzato il soggetto attuatore ex OPCM 3887/2010 in nome e
per conto dell'autorità d'ambito ATO ME 2 s.p.a., per il periodo di
trenta giorni (scadenza 08 maggio 2011), al conferimento dei RSU ed
assimilabili non pericolosi, giacenti su aree pubbliche, a causa
della mancata raccolta, sull'intero territorio dell'ATO ME 2
s.p.a., nella discarica di c/da Zuppà sita nel comune di Mazzarrà
Sant'Andrea (ME);
con convenzione (stipulata notte tempo), tra l'ing. Domenico
Michelon nella qualità di soggetto attuatore e le imprese
affidatarie del servizio, è stato convenuto in euro 258,00/tonn. il
prezzo per la raccolta ed in euro 0,164/tonn. x km. quello per il
trasporto in discarica, oltre IVA in ragione di legge;
tale prezzo risulta notevolmente maggiorato (oltre il 50%)
rispetto a quello previsto e praticato, dalle stesse imprese
all'ATO ME 2 s.p.a., in base ai contratti stipulati e vigenti sino
alla data del 30 marzo 2011;
le imprese affidatarie del servizio, per il lavoro svolto
(raccolta e trasporto in discarica dei RSU) effettuato nel periodo
compreso tra il 15 - 30 marzo c.a., in virtù delle citate ordinanze
sindacali (sub. 1), hanno applicato i prezzi stabiliti nella
convenzione indicata al n. 3, in palese difformità ai prezzi
contrattuali ed applicati fino ad allora;
per sapere:
i criteri con cui è stato quantificato il costo dei servizi di
raccolta e trasporto in discarica dei RSU ed assimilabili non
nocivi, di cui alla disposizione citata al punto 2 (dall'8 aprile
2011 all'8 maggio 2011) della presente interrogazione, che pare
all'interrogante fortemente sproporzionato (oltre il 50 per cento)
rispetto al prezzo contrattuale in vigore sino al 30 marzo 2011,
tra l'ATO ME 2 s.p.a. e le imprese affidatarie del servizio;
la ragione per cui le stesse imprese affidatarie del servizio di
raccolta e smaltimento dei R.S.U. abbiano applicato, ai comuni
facenti parte dell'ATO ME 2, (retroattivamente) per il periodo
15/30 marzo 2011 il prezzo di cui alla disposizione citata al punto
2), anziché il prezzo di contratto con scadenza 30 marzo 2011;
le ragioni per cui la SERIT s.p.a., ormai in quota alla Regione
siciliana, non abbia sino ad oggi ottemperato alla riscossione di
quanto dovuto in favore dell'ATO ME 2 s.p.a., visto che, a fronte
di un ruolo complessivo di circa euro 24.000.000,00 (morosi anno
2008 2009 e intero 2010), ha incassato meno di euro 5.000.000,00,
tenuto conto, fra l'altro, che più volte, sono state segnalate da
parte dei sindaci soci, ai dirigenti preposti della SERIT Spa, ai
dirigenti preposti dell'Assessorato regionale Energia, nonché
all'Assessore per l'energia, inefficienze da parte della SERIT
nello svolgimento del servizio di riscossione, lamentando il
mancato recapito delle fatture agli utenti;
infine, le ragioni, fra l'altro ampiamente denunciate dalle
associazioni dei consumatori, per cui le fatture recapitate dalle
SERIT siano state approntate in palese violazione dei criteri
minimi, previsti dalla legge sulla trasparenza e sulla leggibilità
delle stesse, circostanza, quest'ultima, che ha indotto gli utenti
a manifestare la loro protesta e il loro dissenso sulla cattiva
gestione del servizio di riscossione, che quasi nella totalità dei
casi si è risolto nel mancato pagamento delle poche fatture
recapitate (a macchia di leopardo) sull'intero territorio di
competenza dell'ATO ME 2». (1887)
FORMICA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
da notizie di stampa, si apprende che l'Assessore regionale per le
attività produttive, recatosi ad Agrigento per presenziare
all'insediamento dei nuovi vertici della Camera di commercio
locale, avrebbe scoperto, solo in quel momento, che uno dei nuovi
componenti del consiglio di amministrazione appena nominato,
Riccardo Viviani, ha un procedimento penale in corso per essersi
appropriato indebitamente di 30.000,00 euro sottraendoli proprio
alla Camera di commercio agrigentina. Tale procedimento penale già
vede una condanna in primo grado a tre anni;
lo stesso Assessore, appreso il fatto, ha abbandonato
immediatamente l'evento, invitando lo stesso Viviani a dimettersi
dalla carica appena conferitagli;
considerato che appare estremamente grave che l'Assessore fosse
all'oscuro di questa nomina, tenendo conto che la ratifica di un
nuovo consiglio di amministrazione di una Camera di commercio
siciliana dovrebbe passare (e si usa il condizionale per evidenti
motivi) attraverso serrati controlli sia da parte dello stesso
Assessorato ma, soprattutto, da parte del Presidente della Regione,
che firma l'atto finale di nomina;
visto che:
i precedenti giudiziari di Riccardo Viviani sono passati
inosservati da tutti i suddetti pseudo controlli;
il Presidente della Regione ha firmato un documento di nomina
senza verificare la sussistenza dei requisiti necessari;
sorge spontaneo chiedersi il valore di tali controlli e,
soprattutto, quanti casi Viviani potrebbero sussistere nelle decine
e decine di nomine che vengono siglate mensilmente dal Presidente
della Regione;
per sapere:
che tipo di controlli venga effettuato sulle persone designate a
ricoprire cariche istituzionali in Sicilia;
come mai il Presidente della Regione e l'Assessore per le attività
produttive abbiano avallato, con la loro firma, la nomina di un
personaggio che tutto poteva fare fuorché ricoprire il ruolo di
consigliere di amministrazione nell'ente che si è costituito parte
civile contro di lui per appropriazione indebita». (1888)
POGLIESE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
la dottoressa Camilla Giaccone, figlia del professore Paolo
Giaccone, ucciso dalla Mafia ed in memoria del quale è stato
dedicato il Policlinico di Palermo, è stata esclusa dai benefici
previdenziali previsti dalla legge in materia di vittime di mafia;
la dottoressa Giaccone era stata assunta nel marzo del 1989 presso
la struttura sanitaria della Regione siciliana pochi anni dopo il
decesso del padre, ucciso dai killer di Cosa nostra nell'agosto del
1982;
successivamente, con provvedimento dell'azienda ospedaliera di
Palermo del 20 gennaio 2011, la dottoressa Giaccone, utilizzando le
procedure anticipate previste dalla legislazione regionale e
nazionale riservata alle vittime della criminalità organizzata, era
stata collocata a riposo con cessazione dal servizio a decorrere
dall'1 aprile 2011;
considerato che:
gli uffici di previdenza per i pubblici dipendenti hanno
comunicato la revoca della pensione per mancanza dei benefici in
quanto per lo Stato la dottoressa Giaccone non viene considerata
vittima di Mafia;
la vicenda assume un carattere paradossale atteso che la
Prefettura di Palermo in data 28 marzo 2011 ha attestato che la
signora Giaccone Camilla è familiare di vittima della criminalità
organizzata;
ritenuto che la vicenda deve essere attenzionata dal Governo della
Regione anche per la memoria del professore Paolo Giaccone;
quali provvedimenti intendano adottare per il riconoscimento dei
benefici previdenziali in favore della dottoressa Camilla Giaccone
riconosciuta vittima della criminalità organizzata». (1892)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
secondo quanto indicato nella delibera n. 45 dell'Autorità di
vigilanza sui contratti pubblici, la gara d'appalto centralizzata
bandita dall'assessore regionale per la salute Massimo Russo,
sarebbe viziata sotto il profilo della correttezza e della
trasparenza' con riferimento:
1. alla modalità di presentazione dell'offerta economica per i
lotti sui quali è richiesto un prezzo per almeno l'80 per cento
delle voci in essi previste;
2. all'assenza di prezzi a base d'asta, ovvero alla richiesta di
un'offerta economica in termini di sconto sui prezzi di listino,
nonché alla mancata indicazione delle quantità che si intendono
acquistare per ciascun lotto di gara;
3. in relazione alle modalità di valutazione degli elementi
tecnici, ai quali sono assegnati ben 65 punti su 100, nonché
all'impostazione della formula per l'assegnazione dei punti
relativi al parametro del pregio tecnico;
secondo quanto emerge dal rilievo dell'Autorità di vigilanza, le
imprese che dovevano partecipare alla gara dovevano offrire un
ribasso non in rapporto ad un parametro predeterminato ed uguale
per tutti i concorrenti, ovvero una base d'asta, bensì rispetto al
proprio listino ufficiale che può variare da ditta a ditta. Tale
condizione è stata causa di esclusione o di ammissione delle
imprese;
quindi, già nella fase iniziale della gara sono state eliminate la
maggior parte delle ditte concorrenti;
secondo l'Autorità di vigilanza la modalità di valutazione
dell'offerta mediante sconto sui listini non appare in linea con i
principi di correttezza e trasparenza fissati dalla legge;
l'Autorità ritiene in contrasto con i principi di correttezza e
trasparenza fissati dall'art. 2, comma 1, del codice la mancata
previsione nella documentazione di gara dei prezzi unitari a base
d'asta ovvero dell'importo massimo stimato per ciascun lotto,
nonché la richiesta di un'offerta economica in termini di sconto
sui prezzi di listino;
in contrasto con i principi di correttezza e trasparenza fissati
dall'art. 2, comma 1, del codice nonché con la giurisprudenza in
materia, la modalità di formulazione dell'offerta che richiede la
presentazione di un prezzo su una parte soltanto delle voci
previste nel lotto poiché introduce nella valutazione dell'offerta
economica elementi ad essa estranei;
in contrasto con i princìpi di correttezza e trasparenza fissati
dall'art. 2, comma 1, del codice l'impostazione della formula per
l'assegnazione del punteggio relativo al pregio tecnico;
considerato che quanto riportato da autorevoli fonti di
informazione in merito alle censure mosse dall'Autorità di
vigilanza sui contratti pubblici in relazione alla gara di appalto
per l'assegnazione di forniture ospedaliere nelle strutture
sanitarie della Sicilia occidentale, pone seri dubbi in ordine al
rispetto delle procedure formali da parte dei funzionari preposti
alla redazione del bando per la gara di 60 milioni di euro per la
fornitura centralizzata ospedaliera e impone un chiarimento in
Commissione e in Aula da parte dell'Assessore per la salute;
ritenuto che se quanto riportato da alcuni organi di informazione
e dal contenuto dei rilievi mossi dalla Autorità di vigilanza
risponde a verità, la situazione si presenta di estrema gravità ed
impone l'adozione di provvedimenti di autotutela;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare a seguito dei
rilievi mossi dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e
se intendano adottare provvedimenti in autotutela». (1893)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
le dichiarazioni del Ministro della salute, Ferruccio Fazio, in
risposta ad alcune interrogazioni presentate alla camera dei
deputati da alcuni parlamentari siciliani, descrivono uno scenario
preoccupante in merito alla gestione della sanità in Sicilia;
quanto descritto dal Ministro Fazio conferma le denunzie e le
critiche che, in maniera fondata e politicamente documentata,
abbiamo in più occasioni espresse in merito al fallimento della
politica sanitaria del Governo. Una politica che ha ridotto i costi
del servizio sanitario a discapito di un efficiente sistema
ospedaliero già presente nel territorio ed in danno del diritto
alla salute dei cittadini;
i tagli operati nel settore della sanità della regione non si
conciliano con la politica della fondazione San Raffaele Giglio
di Cefalù in ordine alla gestione del presidente del consiglio di
amministrazione che ha deliberato l'aumento, in misura notevole,
dell'indennità di carica e di funzioni;
considerato che tali scelte non sono in linea con la politica di
razionalizzazione della spesa pubblica e pregiudicano il diritto
alla salute del cittadino;
ritenuto, pertanto, che le dichiarazioni del Ministro Fazio sulla
gestione della sanità in Sicilia e su quanto accade presso
l'ospedale di Cefalù richiede un immediato chiarimento da parte del
Governo della Regione;
per sapere:
quali provvedimenti abbiano adottato o intendano adottare a
seguito dei rilievi mossi dal Ministro Fazio;
quali provvedimenti abbiano adottato o intendano adottare in
merito all'indennità del presidente del consiglio di
amministrazione dell'ospedale San Raffaele di Cefalù». (1894)
CAPUTO
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, tenuto conto che:
in data 9 novembre 2010 la società Arenaria srl' con sede in
Bologna, via degli Agresti, avente partita IVA n. 02606071203 e
amministrata dal signor Diego Paltrinieri, ha presentato
all'Assessorato territorio e ambiente della regione richiesta di
concessione per sei anni per l'estrazione di sabbie e ghiaie dal
fondo marino in acque territoriali, modificata il 22 dicembre dello
stesso anno;
l'Assessorato Territorio ha autorizzato l'avvio della procedura
istruttoria in data 4 marzo 2011, con nota n. 13897;
la richiesta di concessione è stata pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Comunità Europea, nella Gazzetta ufficiale della
Regione siciliana, all'albo pretorio dei comuni di Vittoria,
Scicli, Ragusa, Acate, Santa croce Camerina, Modica, Pozzallo,
Ispica, all'albo della Capitaneria di Porto di Pozzallo e
dell'ufficio locale marittimo di Scoglitti;
il termine per la presentazione di opposizioni o di domande
concorrenti è scaduto il 25 maggio 2011;
le concessioni di durata superiore al quadriennio o che comunque
importino impianti di difficile sgombero sono revocabili per
specifici motivi inerenti al pubblico uso del mare o per altre
ragioni di pubblico interesse, a giudizio discrezionale
dell'amministrazione marittima, come specificato al secondo comma
dell'articolo 42 del codice della navigazione;
per sapere:
se la richiesta in questione - per gli effetti che genererebbe sui
fondali marini del tratto di costa che va da marina di Acate ad
Ispica - necessiti di una valutazione di impatto ambientale nel
rispetto dei princìpi e delle disposizioni stabilite dal decreto
del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, atto di indirizzo e
coordinamento per l'attuazione dell'articolo 40, comma 1, della
legge 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia
di valutazione di impatto ambientale e dal decreto della Presidenza
del Consiglio dei Ministri 3 settembre 1999, nonché dalle
disposizioni contenute nel primo comma dell'articolo 91 della legge
regionale 9 del 2001;
se sia ravvisabile il rilascio del giudizio di compatibilità
ambientale come atto sostitutivo di ogni ulteriore parere, nulla
osta o autorizzazione di natura ambientale di competenza
dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente in forza
di leggi o regolamenti regionali, come previsto dal sesto comma
dell'articolo 91 della legge regionale 9 del 2001;
se, vista la peculiarità del tratto di costa in questione, sul
quale insiste per buona parte la presenza di reperti archeologici
di notevole rilevanza, non ritenga ravvisabile la violazione
dell'articolo 131, quarto comma, del decreto legislativo n. 42 del
22 gennaio 2004 recante il Codice dei beni culturali e del
paesaggio». (1898)
INCARDONA
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la salute e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che con l'art. 14 della legge 328 del 2000, lo Stato
italiano ha voluto predisporre uno strumento normativo per favorire
la piena integrazione delle persone diversamente abili in tutti gli
ambiti di vita, favorendone la socializzazione;
preso atto che:
nello specifico, l'art. 14 della legge de qua sopra individua
nell'intesa tra comuni e aziende sanitarie il percorso da seguire,
percorso fondato sostanzialmente su un progetto individuale che
'preveda, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le
prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio
sanitario nazionale, i servizi alla persona a cui provvede il
Comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento
al recupero ed all'integrazione sociale, nonché le misure
economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà,
emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale sono
definiti le potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo
familiare';
in concreto la legge stabilisce che il comune di riferimento è
obbligato a prendere in carico il soggetto con diversità fisica,
psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva che ne faccia
richiesta, creando un progetto individuale attraverso il quale si
possa creare un percorso specifico con interventi mirati,
massimizzando così i benefici e gli effetti degli stessi, dando,
alla fine, risposte risolutive ai bisogni ed alle aspirazioni del
soggetto disabile;
considerato che:
la Regione siciliana ha voluto recepire tale norma con l'articolo
2 della legge regionale 5 del 2009 ed inserendo i dettami normativi
nazionali nel Piano triennale delle persone con disabilità della
Regione siciliana (GURS n. 4/2006);
tale recepimento però non ha portato alla piena applicazione del
percorso individuato dalla norma nazionale e ciò sia per un palese
vacatio esplicativo nella stessa legge regionale di recepimento e
sia perché non viene stabilita l'obbligatorietà, da parte dei
comuni, dell'applicazione di detto percorso d'integrazione,
obbligatorietà che invece si evince dal dettato della stessa legge
328/2000;
atteso che:
solo per citare alcuni esempi esplicativi, il comune di Catania è
stato obbligato dal Tribunale amministrativo regionale ad attivare
quanto previsto sia dalla norma nazionale che da quella regionale
di recepimento. Nello specifico, il TAR di Catania, con due
sentenze distinte, ha prima stabilito che il dettato normativo deve
essere applicato obbligatoriamente sui singoli soggetti richiedenti
e, con la seconda sentenza, ha stabilito che lo stesso Comune non
solo deve prendersi a carico il soggetto disabile, ma lo deve
seguire in maniera totale e completa secondo le indicazione dettate
proprio dall'art. 14 della legge 328/00, trattandosi al riguardo di
'diritto soggettivo';
di contro, il comune di Palermo, invece di coinvolgere, in maniera
sinergica, l'azienda sanitaria di riferimento così come previsto
dalla legge, ha inviato tutta la documentazione di un soggetto
disabile all'Assessorato regionale per la salute, dimostrando,
ulteriormente, il totale vuoto informativo esistente in questo
specifico e vitale servizio;
visto che alcuni comuni, tra cui Siracusa, invece si sono attivati
non trovando la giusta collaborazione delle ASP di riferimento,
per sapere se non ritengano opportuno ed urgente predisporre una
circolare assessoriale esplicativa e vincolante che possa dare, in
maniera definitiva, indicazioni e modalità di applicazione di
quanto previsto dall'articolo 14 della legge 328/00, recepito dalla
Regione siciliana attraverso l'articolo 2 della legge regionale n.
5 del 2009». (1902)
VINCIULLO
«All'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità e
all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
da diversi mesi (da dicembre 2010) è stata compiuta ad opera di
ignoti la totale cancellazione della rete elettrica posta a
servizio delle contrade Firrio, Pozzillo e Racalmare agro di
Grotte, sottraendo i cavi elettrici di rame sia di proprietà ENEL
che dei privati;
la fornitura di energia elettrica in dette contrade costituisce
forza necessaria per lo svolgimento delle attività agricole;
con l'incombere della stagione estiva vi sarà un ulteriore
accrescimento del problema, in quanto non sarà consentito un
regolare sollevamento delle acque, causando gravi danni alla
vegetazione ed alle colture;
l'ENEL ad oggi non ha provveduto ad adottare idonee misure per
fronteggiare il problema, mentre, continua ad inviare le bollette
per i ritardi di mesi per il ripristino delle forniture di fatto
inesistenti;
ad aggravare la questione vi è anche una difficoltà in seno agli
uffici dell'Enel relativamente ai rapporti tra il ramo commerciale
e quello degli uffici di gestione dell'energia;
considerato che i furti di cavi elettrici si verificano in aree
rurali di altre province con il diffondersi di disagi
tendenzialmente in crescita;
rilevato che occorre predisporre misure atte da un lato a
ripristinare i collegamenti elettrici interrotti e dall'altro a
vigilare adeguatamente le aree interne allo scopo di prevenire i
furti,
per sapere:
se non ritengano necessario e urgente predisporre misure atte a
ripristinare rapidamente le linee elettriche nelle contrade sopra
citate;
se e quali iniziative di prevenzione si intendano o siano state
già attivate, anche con il coinvolgimento del Corpo forestale della
Regione, allo scopo di contenere il fenomeno dei furti di fili di
rame/cavi elettrici che interessano le campagne dell'intera
Sicilia». (1903)
DI BENEDETTO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
la legge 21 dicembre 1978, n . 845 - legge quadro in materia di
formazione professionale - all'articolo 1 recita testualmente 'La
Repubblica promuove la formazione e l'elevazione professionale in
attuazione degli articoli 3, 4, 35 e 38 della Costituzione, al fine
di rendere effettivo il diritto al lavoro ed alla sua libera scelta
e di favorire la crescita della personalità dei lavoratori
attraverso la crescita della personalità dei lavoratori attraverso
l'acquisizione di una cultura professionale. La formazione
professionale, strumento della politica attiva del lavoro, si
svolge nel quadro degli obiettivi della programmazione economica e
tende a favorire l'occupazione, la produzione e l'evoluzione
dell'organizzazione del lavoro in armonia con il progresso
scientifico e tecnologico';
con l'articolo 26 della sopracitata legge 845/78 si è stabilito
che le Regioni possano organizzare dei percorsi formativi speciali
per colmare casi di rilevante squilibrio tra domanda e offerta di
lavoro;
l'Assessorato regionale dell'istruzione e della formazione
professionale, in coerenza con il dettato normativo statale,
attraverso la programmazione comunitaria programma operativo FSE
2007-2013 e con il documento di attuazione strategica dello stesso
PO, con avviso pubblico n. 8 del 29 maggio 2009, ha inteso
sostenere una offerta formativa finalizzata a dar vita ad un
processo di costituzione di una ampia e variegata dotazione di
competenze utili sia per gli occupati che necessitano di una
riconversione e riqualificazione delle proprie competenze
professionali, ma non di meno di un loro aggiornamento, sia per
sostenere processi di attivazione per quell'ampio spettro di
cittadini, soprattutto giovani e donne, che trovano difficoltà ad
inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro;
l'obiettivo principale dell'avviso è quello di:
innalzare i tassi di partecipazione al mercato del lavoro delle
donne, dei giovani, dei lavoratori in stato di disoccupazione,
delle persone prive di saperi e professionalità a rischio di
marginalizzazione lavorativa e sociale;
sostenere una più rapida transizione dei giovani dagli studi al
lavoro;
contrastare e prevenire la disoccupazione di lunga durata, con
particolare riferimento ai lavoratori espulsi dai processi
produttivi e a quelli delle fasce a più alto rischio di esclusione;
considerato che:
il termine di presentazione delle domande, a pena di
inammissibilità, dovevano pervenire entro e non oltre le ore 12,00
del 29 settembre 2009;
in nucleo di valutazione insediato per l'esame dei progetti, ha
esaurito la prima parte del proprio incarico proprio lavoro a
seguito della pubblicazione nella GURS del DDG n. 2437 del 13
maggio 2010 con cui si sono approvate le graduatorie provvisorie;
lo stesso nucleo di valutazione a fine ottobre 2010, avendo
esaminato le osservazioni presentate alla graduatoria provvisoria
ha consegnato tutta la documentazione all'ufficio competente;
ad oggi nessun dirigente del dipartimento della formazione
professionale è a conoscenza dello stato dell'iter e della
conseguente pubblicazione della graduatoria definitiva;
dalla pubblicazione iniziale dell'avviso n. 8 ad oggi sono
trascorsi 24 mesi senza che il procedimento si sia ancora concluso
mettendo a rischio l'impegno di spesa pari a 180 mln di euro;
in particolare questo avviso ha una ricaduta socio economica di
estrema rilevanza soprattutto in un periodo di crisi economica ed
occupazionale come quella che viviamo quotidianamente, perché
attraverso l'alta formazione e la riqualificazione si creano i
presupposti di sviluppo e di crescita dell'offerta di lavoro;
dall'atto dell'insediamento del Governo regionale nessuna misura
comunitaria è stata compiutamente attivata ed anche questa volta si
paventa il rischio di perdita dell'ennesimo capitale che dovrebbe
essere impegnato per lo sviluppo della Sicilia;
per sapere:
quali siano le ragioni che stanno determinando l'ennesimo
fallimento amministrativo di questo Governo al punto di bloccare
l'iter dell'avviso n. 8;
se non ritengano che vi possa essere inazione oggettiva da parte
del dirigente generale del dipartimento formazione professionale,
in quanto l'assoluta sconoscenza degli atti da parte dei dirigenti
dell'Assessorato fa preludere che tutto sia fermo per una precisa
scelta politico amministrativa;
come e se intendano risolvere positivamente l'iter procedurale
avviato da ben 24 mesi». (1884)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)
CORDARO-MAIRA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
il servizio emergenza-urgenza 118 nella Regione siciliana è in
atto gestito dalla SEUS, società consortile per azioni partecipata
al 51 per cento dalla Regione siciliana e al 49 per cento dalle
aziende sanitarie;
tale servizio, ammontante annualmente a circa 184 milioni di euro,
è stato affidato in house dall'Assessorato Salute alla suddetta
società;
considerato che tali importi di servizi o forniture, di gran lunga
superiore alla soglia comunitaria, la normativa vigente prevede
l'indizione di una gara ad evidenza pubblica per l'individuazione
del contraente, ritenendo la procedura di affidamento in house una
vera e propria deroga alla norma da applicarsi laddove sussistono
specifici presupposti tecnico-giuridici;
per sapere se, alla luce della recente giurisprudenza, oltre alla
sentenza del 18 novembre 1999 della Corte di Giustizia, c.d.
sentenza Teckal', in materia di affidamento e stipulazione di
contratti pubblici, siano stati verificati dagli uffici competenti
i requisiti necessari in capo ai soggetti interessati, affinché si
possa derogare ad una gara pubblica». (1896)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
RUGGIRELLO
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
il sistema informativo SIAB (sistema informativo abusivismo
edilizio) ha dato la possibilità agli uffici dell'ARTA di
verificare lo stato delle procedure repressive degli abusi edilizi
accertati e comunicati dall'anno 2010;
da tale verifica è emerso, in generale, che per gli abusi edilizi
anzidetti, oltre l'attivazione del procedimento di ingiunzione a
demolire, non risultano, sempre, adottati gli ulteriori
provvedimenti repressivi previsti dall'art. 7 della legge n. 47/85;
il suddetto sistema informativo ha, altresì, evidenziato, che per
detti abusi, i termini di legge di 90 giorni, imposti dall'art. 7
della suddetta legge affinché il responsabile dell'abuso provveda
al ripristino dello stato dei luoghi, sono decorsi;
in particolare la procedura disciplinata dal comma 3 dell'art. 7
della l. n. 47/85 prevede: 'se il responsabile dell'abuso non
provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi
nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione il bene e l'area di
sedime sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del
Comune';
dalla norma, pertanto, risulta evidente che l'effetto ablatorio si
verifica ope legis all'inutile scadenza del termine fissato per
ottemperare alla demolizione, mentre la notifica dell'accertamento
dell'inottemperanza, si configura solo come titolo per l'immissione
in possesso da parte del comune e per la relativa trascrizione nei
registri immobiliari;
dalla vigente normativa in materia, e da quanto chiaramente
richiamato con la circolare in oggetto, risulta evidente come la
scadenza del termine, causando il trasferimento automatico
dell'immobile abusivo al patrimonio comunale, implica un danno
erariale, nel caso in cui gli immobili siano rimasti in uso, agli
stessi responsabili e/o proprietari dell'abuso, a titolo gratuito;
occorre, pertanto, evidenziare che le opere acquisite al
patrimonio comunale non possono essere occupate in assenza
dell'atto deliberativo di cui all'art. 7, comma 5, della l.n. 47
del 1985, con il quale l'organo consiliare 'dichiari l'esistenza di
prevalenti interessi pubblici, e sempre che l'opera non contrasti
con rilevanti interessi urbanistici e ambientali';
tale adempimento potrà essere, infatti, adottato
dall'Amministrazione in luogo di procedere alla demolizione,
esprimendosi in tal senso, un interesse prevalente di uso per fini
pubblici rispetto a quello di ripristino dell'assetto del
territorio violato, sempre che l'opera non contrasti con rilevanti
interessi urbanistici e ambientali;
considerato che:
per gli immobili abusivi costruiti entro il 23 marzo 1992
potrebbero essere attivate le procedure di cui all'art. 4 della
l.r. n. 17/94, sempreché detti immobili posseggano i requisiti di
cui al comma 3 dello stesso articolo, che impongono talune
condizioni al fine di potere accedere all'istituto della
concessione del diritto di abitazione delle opere acquisite al
patrimonio comunale;
ciò in ragione del fatto che sebbene il termine di cui al comma 1
del citato art. 4 (centodieci giorni dall'entrata in vigore della
legge) sia scaduto, lo stesso ha, comunque, carattere ordinatorio,
pertanto, 'i Comuni con delibera del consiglio comunale, su
proposta del Sindaco, considerate le necessità di edilizia
residenziale nel territorio comunale da soddisfare anche mediante
il ricorso al patrimonio edilizio pubblico, possono stabilire che
le procedure successive all'acquisizione al patrimonio comunale
delle opere edilizie abusive esistenti alla data di entrata in
vigore della presente legge siano regolate dalle disposizioni del
presente articolo, oltre che dalle disposizioni della legge 28
febbraio 1985, n. 47 e successive modificazioni e dalla legge
regionale 10 agosto 1985, n. 37 e successive modificazioni, in
quanto compatibili';
la norma, pertanto, prevede che l'organo consiliare, ricorrendo al
patrimonio edilizio pubblico (compreso, quindi quello già acquisito
ai sensi dell'art. 7 della l.n. 47 del 1985) possa soddisfare le
necessità di edilizia residenziale richieste nel territorio
comunale, applicando la procedura ex art. 4 della l.r. n. 17/94 per
concedere, su richiesta del responsabile dell'abuso, il diritto di
abitazione, 'sempreché l'immobile non arrechi rilevante pregiudizio
alle destinazioni generali di zona previste dagli strumenti
urbanistici' come previsto dal comma 10 del suddetto art. 4. Potrà,
altresì, valutarsi la possibilità di concedere in locazione gli
immobili abusivi che non possono essere concessi in diritto di
abitazione, ovvero provvedere nel rispetto della normativa in
materia alla loro dismissione a seguito della redazione del piano
di alienazione;
per sapere quali iniziative abbia adottato e intenda eventualmente
adottare affinché sia predisposta una bozza di delibera tipo da
trasmettere a tutti i comuni della Sicilia, affinché gli stessi
possano porre in essere, ed in modo univoco, i relativi
adempimenti, anche al fine di non incorrere nell'ipotesi di danno
erariale (di cui dovrà darsi notizia alla Procura della Corte dei
conti da parte dell'ARTA) per il mancato utilizzo degli edifici
abusivi acquisiti al patrimonio comunale». (1899)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
RUGGIRELLO
Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo e
alle competenti Commissioni.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
in data 23 aprile 2002, con delibera n. 748, il consiglio di
amministrazione dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA) ha inquadrato
un gruppo di dipendenti nella terza fascia dirigenziale a
esaurimento, ai sensi della l.r. 10/00;
in data 24 maggio 2002, con delibera n. 1592, l'ex Assessorato
agricoltura e foreste ha sospeso l'esecuzione della deliberazione
n. 748 del c.d.a. dell'ESA e che, conseguentemente, i dipendenti
beneficiari dell'inquadramento di cui alla delibera dell'ESA hanno
proposto, entro i termini, ricorso straordinario al Presidente
della Regione;
con relazione n. 10317/1106.02.8 del 9 giugno 2003, la Presidenza
della Regione siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto
il parere al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
siciliana;
le sezioni riunite del Consiglio di giustizia amministrativa per
la Regione siciliana, previo parere interlocutorio dell'11 ottobre
2005, si sono pronunciate in data 7 novembre 2006 con parere n.
366/03 per l'accoglimento del ricorso straordinario al Presidente
della Regione siciliana;
in data 15 giugno 2010, con delibera n. 189, la Giunta regionale
ha chiesto al Consiglio di giustizia amministrativa il riesame del
parere di accoglimento reso in data 7 novembre 2006, n. 366/03 in
accoglimento a quanto evidenziato dell'Ufficio legislativo e legale
'sia riguardo ai profili giuridici sia sotto l'aspetto delle
ricadute economiche';
visto il parere delle sezioni riunite del Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana che, durante l'adunanza
dell'1 febbraio 2011, relativamente alla richiesta di revisione del
parere, con dettagliate considerazioni giuridiche, peraltro molto
approfondite, testualmente recita: non può più riesaminarsi la
soluzione già prescelta. Sicché non v'è luogo a provvedere sulla
formulata richiesta di riesame; conseguentemente, detta richiesta
va dichiarata in questa sede inammissibile', concludendo:'(...) che
la richiesta di riesame del parere già reso sul presente affare sia
inammissibile';
considerato che il C.G.A. nell'adunanza dell'1 febbraio 2011
dimostra, in maniera evidente, che il Presidente della Regione non
può far altro che accogliere il ricorso straordinario verso la
delibera n. 1592 del 24 maggio 2002 dell'ex Assessorato Agricoltura
e foreste e conseguentemente disporre l'inquadramento nella terza
fascia dirigenziale a esaurimento, di cui alla l.r. 10/00, dei
dipendenti individuati dalla deliberazione n. 748 del C.d.A.
dell'ESA;
per sapere se siano a conoscenza di quanto esposto nelle premesse
e, al contempo, le intenzioni del Presidente della Regione e i
tempi con i quali egli ritenga opportuno prendere la decisione
necessaria e non più rinviabile, anche per evitare il perdurare di
una situazione manifestamente illegittima oltre che per evitare
ulteriori spese sia di giudizio che di rivalutazione di indennità e
di interessi per ritardata corresponsione di somme risarcitorie e
di competenze arretrate». (1881)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
TORREGROSSA
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
l'Assessorato Territorio sta provvedendo alla programmazione delle
risorse finanziarie del POR regionale FERS 2007-2013, tra cui le
misure dell'Asse 3 'Valorizzazione delle identità culturali e delle
risorse paesaggistico-ambientali per l'attrattività turistica e lo
sviluppo' relative alle aree protette e mirate a 'rafforzare le
valenze e l'identità naturalistica dei territori' (Obiettivo
operativo 3.2.1.);
con la precedente programmazione POR 2000-2006, il medesimo
Assessorato aveva impegnato le somme per l'acquisizione del tratto
di territorio denominato 'GAZZENA', ricadente nell'ambito della
riserva naturale orientata 'LA TIMPA' sito S.I.C. ITA070004 -
comune di Acireale - Ente gestore A.F.R.D., ufficio provinciale di
Catania;
non essendo stato raggiunto l'accordo con la ditta proprietaria
dell'area, la Regione ha revocato il finanziamento stante i
ristretti termini per l'impegno delle somme previsti dalla
programmazione POR di cui sopra con l'impegno, assunto nel 2009 dal
dirigente dott. Tolomeo e dall'Assessore pro tempore, dì prevedere
un nuovo stanziamento e l'avvio del procedimento per l'acquisizione
dell'area nell'ambito della programmazione 2007-2013;
l'acquisto dell'area, da parte di privati, è avvenuta a seguito di
trattativa indetta dai commissari liquidatori del gruppo IRA-GRACI;
considerato che:
l'area denominata 'GAZZENA', estesa circa 50 ettari, costituisce
uno degli ultimi lembi sopravvissuti dall'eccezionale paesaggio
costiero ionico-etneo, radicalmente trasformato dalla intensa
urbanizzazione che ingloba ormai, senza soluzione di continuità, la
fascia costiera tra Catania e Riposto;
la 'GAZZENA', per le sue caratteristiche orografiche sub-
pianeggianti e per la dislocazione è quella che più facilmente
consente l'accesso pedonale alla Timpa ed al litorale sottostante
e, pertanto, costituisce supporto essenziale per la fruizione della
medesima;
il territorio in argomento è caratterizzato da un esteso relitto
della vegetazione mediterranea che si spinge con boscaglie in
prossimità del mare rappresentando anche, per i pregressi usi
agricoli, un museo a cielo aperto di civiltà rurale costituito da
un fitto reticolo di terrazzi, muretti, rasole, canalizzazioni ed
antichi fabbricati e manufatti in un insieme integrato di valenze
naturalistiche ed etno-antropologiche; spicca la presenza dominante
del complesso architettonico di 'Villa CALANNA', esempio di tipica
residenza signorile accorpata a pregevoli edifici destinati a
palmento e cantina nei quali si rileva un sapiente uso della pietra
lavica;
rilevato che sono in atto, da più di un decennio, processi
profondi di degrado cui necessita porre urgente rimedio connessi al
verificarsi di numerosi incendi, alle attività di pascolo, alla
presenza di micro discariche, nonché attività di caccia illegale;
peraltro, si assiste alla progressiva intensa edificazione delle
aree adiacenti che assedia la Riserva e compromette le valenze
panoramiche ed in particolare la visuale dell'Etna dal mare e della
riserva naturale marina Isole dei Ciclopi;
atteso che:
l'interesse per la fruizione pubblica della 'GAZZENA' è stato, sin
dal 1991, unanimemente sostenuto dall'intera Città di Acireale
nelle sue articolazioni politiche e associative; in particolare,
numerose sono state le più recenti iniziative, sin dall'avvio delle
procedure di vendita nel 2005, affinché si pervenisse ad una
positiva conclusione della trattativa con la ditta proprietaria;
in atto la R.N.O. 'LA TIMPA' non dispone di alcuna base
territoriale né strutture atte a promuoverne la gestione e rendere
possibili gli interventi di conservazione attiva e la fruizione;
per sapere:
se, in coerenza con l'obiettivo 3.2.1, finalizzato a 'rafforzare
la valenza e l'identità naturalistica dei territori', non ritenga
vada prioritariamente valorizzato e conservato questo unico tratto
paesaggistico costiero etneo rappresentato dalla 'GAZZENA'
(ricadente nella R.N.O. 'LA TIMPA' e sito SIC);
se e quali iniziative si intendano assumere al fine di dare
seguito all'impegno precedentemente assunto dall'Assessorato
Territorio, inserendo nella programmazione FERS 2007-2013
l'acquisizione dell'area della 'GAZZENA', già individuata nella
programmazione 2000- 2006, quale risorsa strategica per la gestione
e fruizione della R.N.O. 'LA TIMPA'». (1885)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
notizie di stampa riportano periodicamente di diverse tonnellate
di rifiuti che ogni giorno vengono trasportate in Sicilia, che
comprendono significative quantità di rifiuti speciali;
i rifiuti solidi urbani, com'è noto, per poter essere trasferiti
in altre regioni, devono essere classificati come speciali', cioè
resi biostabilizzati;
per stessa ammissione di esponenti del Governo regionale, la
Sicilia ha una tale carenza di discariche da impedire di escludere
la necessità di trasportare i rifiuti fuori dalla regione;
non appare chiaro chi abbia autorizzato il conferimento al centro
di compostaggio di Alcamo di un carico di rifiuti speciali
provenienti dalla Campania;
considerato che:
per stessa ammissione di autorevoli esponenti del Governo
regionale, la Sicilia ha una tale carenza di discariche da impedire
di escludere la necessità di trasportare i rifiuti fuori dalla
regione;
per l'emergenza rifiuti, la Regione siciliana è stata dotata di un
commissario straordinario nella persona del Presidente della
Regione, onorevole Raffaele Lombardo;
per sapere quali provvedimenti e/o iniziative di competenza, come
commissario straordinario, intenda mettere in atto per tutelare la
salute e la sicurezza delle popolazioni interessate». (1889)
FERRARA
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità e all'Assessore per i beni culturali e l'identità
siciliana, premesso che:
la strada di accesso al museo 'Antiquarium Case d'Alia', in
territorio limitrofo a quello del comune di San Cipirello, a causa
della mancanza di condizioni di sicurezza può costituire pericolo
per l'incolumità pubblica;
già lo scorso mese di febbraio nel predetto luogo si è verificato
un sinistro stradale che non ha avuto conseguenze né danni a cose e
persone ma ha evidenziato la pericolosità dell'asse viario;
considerato che:
il museo è destinato alla fruizione pubblica e che è interessato
da molti visitatori e turisti;
tale situazione di pericolo e mancanza di sicurezza è stata
oggetto di numerose sollecitazioni anche da parte delle
amministrazioni locali interessate;
ritenuto che è necessario garantire la sicurezza pubblica e
l'accesso ai siti di interesse monumentale secondo regole di
sicurezza;
per sapere quali provvedimenti abbiano adottato o intendano
adottare per la messa in sicurezza dell'asse viario che conduce
all''Antiquarium Case d'Alia' di san Cipirello nonché per la
salvaguardia e la tutela del sito». (1890)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'economia e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che:
la Casa del Sorriso con sede operativa in Monreale (PA) è
un'associazione onlus che opera nel territorio dal 1968 occupandosi
di gravissimi problemi sociali quali il disagio dei minori
abbandonati, disadattati e sbandati;
l'operoso lavoro dell'associazione è conosciuto e riconosciuto non
solo a livello locale ma in tutto il territorio regionale;
considerato che:
da circa diciotto mesi i cinquantatre dipendenti in servizio
presso la Casa del Sorriso attendono di essere pagati;
il pagamento di queste somme è di competenza regionale;
ritenuto che:
tale situazione crea gravissimi disagi ai lavoratori in quanto, a
causa del mancato pagamento delle retribuzioni, essi rimangono
privi di fonti di reddito per sé e per le loro famiglie;
il perdurare di tale situazione può compromettere il funzionamento
della struttura con grave pregiudizio per le attività sociali a
sostegno dei più deboli e dei più bisognosi;
per sapere:
il motivo ostativo della mancata erogazione delle somme a titolo
di retribuzione per i dipendenti della Casa del Sorriso di Monreale
(PA);
quali provvedimenti abbiano adottato o intendano adottare per
provvedere all'immediato pagamento degli stipendi in favore dei
predetti dipendenti della struttura». (1891)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
con provvedimento della Prefettura di Palermo sono stati segnalati
pericoli di infiltrazioni mafiose all'interno della società New
Port che gestisce i servizi portuali all'interno del porto di
Palermo;
tale situazione ha comportato la revoca delle autorizzazioni per
l'esercizio dell'attività, atteso che, secondo quanto indicato
dalla Prefettura di Palermo, all'interno della società vi sarebbero
soggetti legati a boss di Cosa nostra;
considerato che:
il porto di Palermo rappresenta una fondamentale ed
importantissima infrastruttura dell'intera Sicilia che necessita
dei servizi portuali e al cui interno si svolgono numerose ed
importanti operazioni commerciali;
proprio per la natura dei servizi si reputa necessario conoscere i
criteri di assunzioni e le modalità di controllo del personale che
opera nelle zone dell'area portuale di Palermo;
ritenuto che:
all'interno dello scalo marittimo del porto di Palermo lo scambio
di merci assume dimensioni notevoli anche per centinaia di milioni
di euro;
pertanto, occorre conoscere i criteri di selezione e di avviamento
del personale;
per sapere:
quali provvedimenti il Governo abbia adottato in merito alla
vicenda della società New Port che gestisce i servizi presso lo
scalo marittimo di Palermo,
i criteri e le modalità di assunzione e di avviamento del
personale in servizio;
chi, attualmente, gestisce i servizi all'interno del Porto di
Palermo». (1895)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
in data 23 aprile 2002, con delibera n. 748, il consiglio di
amministrazione dell'Ente di sviluppo agricolo (ESA) ha inquadrato
un gruppo di dipendenti nella terza fascia dirigenziale a
esaurimento di cui alla l.r. 10 del 2000;
in data 24 maggio 2002, con delibera n. 1592, l'Assessorato
Agricoltura e foreste ha sospeso l'esecuzione della deliberazione
n. 748 del c.d.a. dell'ESA e, conseguentemente, i dipendenti
beneficiari dell'inquadramento di cui alla delibera dell'ESA hanno
proposto entro i termini ricorso straordinario al Presidente della
Regione;
con relazione n. 10317/1106.02.8 del 9 giugno 2003, la Presidenza
della Regione siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto
il parere al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
siciliana;
le sezioni unite del Consiglio di giustizia amministrativa per la
Regione siciliana, previo parere interlocutorio dell'11 ottobre
2005, si sono pronunciate in data 7 novembre 2006 con parere n.
447/03 per l'accoglimento del ricorso straordinario al Presidente
della Regione siciliana;
in data 15 giugno 2010, con delibera n. 189, la Giunta regionale
ha chiesto al Consiglio di giustizia amministrativa il riesame del
parere di accoglimento reso in data 7 novembre 2006, n. 447/03, in
accoglimento a quanto evidenziato dall'Ufficio legislativo e legale
sia riguardo ai profili giuridici sia sotto l'aspetto delle
ricadute economiche';
visto il parere delle sezioni riunite del Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana che, durante l'adunanza
dell'1 febbraio 2011, relativamente alla richiesta di revisione del
parere, con dettagliate considerazioni giuridiche, peraltro molto
approfondite, testualmente recita: non può più riesaminarsi la
soluzione già prescelta. Sicché non v'è luogo a provvedere sulla
formulata richiesta di riesame; conseguentemente, detta richiesta
va dichiarata in questa sede inammissibile', concludendo: ( ) che
la richiesta di riesame del parere già reso sul presente affare sia
inammissibile';
considerato che il CGA nell'adunanza dell'1 febbraio 2011
dimostra, in maniera evidente, che il Presidente della Regione non
può far altro che accogliere il ricorso straordinario verso la
delibera n. 1592 del 24 maggio 2002 dell'Assessorato agricoltura e
foreste e conseguentemente disporre l'inquadramento nella terza
fascia dirigenziale a esaurimento, di cui alla l.r. 10 del 2000,
dei dipendenti individuati dalla deliberazione n. 748 del c.d.a.
dell'ESA;
per sapere se siano a conoscenza di quanto esposto nelle premesse
e, al contempo, le intenzioni del Presidente della Regione e i
tempi con i quali egli ritenga opportuno prendere la decisione
necessaria e non più rinviabile, anche per evitare il perdurare di
una situazione manifestamente illegittima oltre che per evitare
ulteriori spese sia di giudizio che di rivalutazione di indennità e
di interessi per ritardata corresponsione di somme risarcitorie e
di competenze arretrate». (1897)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che la Soc. Coop. 'Normanno' con sede a
Messina ha avviato negli anni 2000- 2004 alcuni lavoratori
destinatari del regime transitorio dei lavori socialmente utili di
cui all'art. 4 della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24,
presso gli uffici della forestale di Messina, adesso Azienda e
Ispettorato provinciale forestale di Messina, attraverso
convenzione per l'erogazione di servizi e attività amministrative;
considerato che con circolare dell'Assessorato regionale del
lavoro n. 5 del 29 novembre 2010 sono stati riaperti i termini
previsti per tutti coloro che avevano i requisiti ai sensi degli
articoli 74 e 75 della l.r. n. 17 del 28/12/2004 di presentazione
della richiesta presso gli uffici provinciali del lavoro per
effettuare il programma di fuoriuscita dalle cooperative presso gli
enti utilizzatori di fatto (vedi Azienda e Ispettorato provinciale
forestale di Messina);
vista la nota del 26 gennaio 2011 emanata dall'ufficio provinciale
del Lavoro di Messina che individua nell'Azienda e Ispettorato
provinciale forestale di Messina la prosecuzione dall'1 gennaio
2011 dell'utilizzazione in attività socialmente utili dei
lavoratori destinatari del regime transitorio per i quali gli enti
utilizzatori privati non provvedono ad adottare il programma di
fuoriuscita, così come previsto dagli artt 74 e 75 della l.r. n. 17
del 28/12/2004 e, nel caso specifico, dei lavoratori della Soc.
Coop. 'Normanno' di Messina;
atteso che ad oggi i lavoratori della Coop. 'Normanno' non hanno
potuto proseguire l'attività lavorativa presso l'Azienda e
Ispettorato provinciale forestale di Messina, nonostante la l.r. n.
17/2004 non ammetta interpretazioni diverse se non la volontà
impositiva dell'ufficio provinciale del lavoro ad avviare la
prosecuzione dei lavoratori che possiedono i requisiti previsti,
cioè 45 giorni lavorativi entro il 31/12/2004 attestati dall'ente
utilizzatore di fatto, nel caso specifico, Azienda e Ispettorato
provinciale forestale di Messina;
rilevato che ad oggi i dirigenti dell'Azienda e Ispettorato
provinciale forestale non hanno comunicato l'autorizzazione alla
prosecuzione del lavoro, con il conseguente stato di apprensione ed
agitazione dei lavoratori LSU interessati, cui attualmente è
inibito lo svolgimento della propria attività lavorativa;
considerato, infine, che il perdurare di questa condizione di
stallo ed il mancato avvio della prosecuzione al lavoro dei
suddetti lavoratori LSU può provocare un contenzioso, con la
conseguente eventuale decisione da parte dell'autorità giudiziaria
di ordinare la prosecuzione e l'avvio al lavoro dei suddetti
lavoratori LSU, cosi come previsto dall'art. 74 della l.r. 17/2004;
per sapere:
se non ritengano di dover avviare con la massima urgenza i
lavoratori socialmente utili della Coop. 'Normanno' di Messina alla
prosecuzione del lavoro presso l'Azienda e Ispettorato provinciale
forestale di Messina, così come previsto dall'art. 74 della l.r. n.
17/2004;
se vi siano delle responsabilità per il mancato avvio dei suddetti
lavoratori LSU presso l'Azienda e Ispettorato provinciale forestale
di Messina così come previsto dalla nota del 26 gennaio 2011,
emanata dall'Ufficio Provinciale del lavoro di Messina;
se non ritengano opportuno avviare una apposita ispezione al fine
di verificare qual è stata la causa del blocco dell'iter
burocratico previsto dal citato art. 74 della l.r. n. 17/2004 e
quali sono le iniziative che intendono intraprendere per il
superamento di tale condizione in cui versano detti lavoratori LSU,
già fortemente penalizzati dal loro stato di precarietà». (1900)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
RINALDI
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per la salute,
premesso che la Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio' con sede a Milazzo
(ME) ha avviato dal 2003 in poi alcuni lavoratori destinatari del
regime transitorio dei lavori socialmente utili, di cui all'art. 4
della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24, presso l'Azienda
Sanitaria Provinciale n. 5 di Messina, attraverso convenzione per
l'erogazione di servizi e attività amministrative;
considerato che con circolare dell'Assessorato regionale del
lavoro n. 5 del 29 novembre 2010 sono stati riaperti i termini
previsti per tutti coloro che avevano i requisiti ai sensi degli
articoli 74 e 75 della l.r. n. 17 del 28/12/2004 di presentazione
della richiesta presso gli uffici provinciali del lavoro per
effettuare il programma di fuoriuscita dalle cooperative presso gli
enti utilizzatori di fatto (vedi ASP di Messina);
vista la nota del 26 gennaio 2011 emanata dall'ufficio provinciale
del Lavoro di Messina che individua nell'azienda sanitaria
provinciale n. 5 di Messina la prosecuzione dall'1 gennaio 2011
dell'utilizzazione in attività socialmente utili dei lavoratori
destinatari del regime transitorio per i quali gli enti
utilizzatori privati non provvedono ad adottare il programma di
fuoriuscita, così come previsto dagli articoli 74 e 75 della l.r.
n. 17 del 28/12/2004 e, nel caso specifico, dei lavoratori della
Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio' con sede a Milazzo (ME) rappresentata
dalla Soc. Coop. ISVIL ARL;
considerata la nota dell'azienda sanitaria provinciale di Messina
del 7 febbraio 2011 in cui si attesta che rispetto alla richiesta
dei lavoratori l'ASP di Messina 'non è al momento nelle condizioni
di poter assorbire il lavoratore secondo le procedure di cui
all'art. 75 della l.r. 28 dicembre 2004 n. 17';
atteso che in data 24 marzo 2011 l'ufficio provinciale del lavoro
di Messina emetteva una nota di sospensione del provvedimento
emanato a favore dei lavoratori della Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio'
in data 26 gennaio 2011;
rilevato che qualche giorno prima e precisamente in data 28
febbraio 2011 l'ASP di Messina effettuava un protocollo di intesa
per la proroga con la Soc. Coop. ISVIL ARL direttamente ed in
rappresentanza della Società Cooperativa 'Il Quadrifoglio' di
Milazzo, per l'erogazione di servizi e attività mediante utilizzo
di lavoratori socialmente utili - LSU per un anno sino al
31/12/2011,
per sapere se non ritengano di dover avviare con la massima
urgenza una indagine ispettiva presso l'azienda sanitaria
provinciale di Messina al fine di verificare la regolarità della
proroga della convenzione stipulata dalla Soc. Coop. ISVIL ARL in
rappresentanza della Soc. Coop. 'Il Quadrifoglio' di Milazzo,
nonostante l'indisponibilità dichiarata precedentemente di
assorbirne i lavoratori ai sensi dell'art. 75 della l.r. 28.12.
2004 n. 17». (1901)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
RINALDI
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
la mattina di domenica 8 maggio 2011, in contrada 'Angeli', in
territorio di Caltagirone, la campata del ponte della linea
ferroviaria Catania-Caltagirone-Gela è crollata ed i binari della
ferrovia sono rimasti sospesi nel vuoto;
la sottostante strada provinciale (SP 39 Caltagirone-Niscemi) è
stata chiusa per motivi di sicurezza e il traffico veicolare è
stato deviato sulla strada provinciale 62 Caltagirone-Santo Pietro
e sulla strada statale 417 Catania-Gela, con grave disagio per i
cittadini di Niscemi che devono percorrerla frequentemente per
raggiungere essenziali servizi, come l'ospedale ed il tribunale,
che si trovano a Caltagirone;
sulla strada provinciale 62, un'arteria insicura e tortuosa, si
stanno riversando autovetture e mezzi pesanti che rendono la
circolazione pericolosa;
solo per un caso fortuito, determinato dalla coincidenza con il
giorno festivo, è stata evitata una strage, in quanto la linea
ferroviaria è frequentata da studenti che ogni mattina, nei giorni
feriali, si recano presso gli istituti scolastici di Caltagirone;
la linea ferroviaria oggetto del crollo corre su viadotti e
cavalcavia in cemento non armato, che potrebbero nascondere le
stesse insidie delle campate che si sono sbriciolate;
considerato che, mentre nel resto d'Italia si progetta e si
realizza una rete di treni ad alta velocità, il Sud d'Italia, ed in
particolare la Sicilia, soffre di un sistema ferroviario
antidiluviano, che non gode neanche della ordinaria manutenzione;
per conoscere se non ritengano opportuno intervenire urgentemente
presso le Ferrovie dello Stato per sollecitare una verifica delle
condizioni di tutti i ponti ferroviari della zona, per accertare
che nel piano di investimenti delle Ferrovie dello Stato sia
contemplato l'ammodernamento della tratta Catania-Gela e per capire
in quali tempi sia previsto il ripristino della tratta ferroviaria
sopra citata, anche al fine di consentire la riapertura della
strada provinciale 39». (114)
MATTARELLA
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si
intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
svolta al proprio turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata, in data 25 maggio
2011, dagli onorevoli Caputo, Pogliese, Buzzanca, Falcone e
Vinciullo, la mozione numero 268 «Istituzione di una Commissione
parlamentare d'indagine sulla gestione dei fondi POR 2007-2013».
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
nel mese di maggio 2011 è stata aperta un'inchiesta da parte
dell'autorità giudiziaria, che ha condotto all'arresto di alcuni
funzionari regionali con l'accusa di appropriazione indebita di
ingenti somme di denaro pubblico;
tale gravissima situazione, oltre ad avere risvolti in sede
giudiziaria, espone l'Ente Regione ad un gravissimo danno riguardo
all'efficienza amministrativa e all'immagine;
considerato che le somme di denaro, oggetto dell'indagine
investigativa e dell'inchiesta giudiziaria, sono ingenti e di
provenienza pubblica;
ritenuto, infine, che sull'intera vicenda occorra acquisire ogni
notizia ed informazione necessaria al fine di fare chiarezza sulla
gestione dei fondi del POR 2007/2013,
impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
a costituire, ai sensi degli articoli 29 e 29 ter del Regolamento
interno, una Commissione parlamentare di indagine sulla vicenda in
premessa citata, che ha portato all'arresto di alcuni funzionari
regionali (maggio 2011), accusati di appropriazione indebita di
fondi pubblici (POR 2007/2013), garantendo, altresì, la presenza di
almeno un deputato per ciascun Gruppo parlamentare costituito».
(268)
CAPUTO-POGLIESE-BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO
Avverto che la mozione testé annunziata sarà demandata, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Comunicazione di costituzione di Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Con nota del 19 maggio 2011, pervenuta in pari data e
protocollata al numero 4774/AULAPG del 23 maggio successivo,
l'onorevole Nunzio Cappadona ha comunicato che il 19 maggio 2011 si
h costituito il Gruppo parlamentare denominato ALLEATI PER LA
SICILIA', cui, oltre allo stesso onorevole Cappadona, hanno aderito
i seguenti deputati: Giovanni Greco, Giovanni Cristaudo, Giuseppe
Lo Giudice, Mario Bonomo e Riccardo Savona.
Nella stessa nota si comunica altresì che, nella sopracitata
riunione del 19 maggio, l'onorevole Cappadona è stato eletto
presidente, l'onorevole Greco vicepresidente, l'onorevole Lo
Giudice segretario e l'onorevole Cristaudo, tesoriere del
neocostituito Gruppo parlamentare.
Pertanto, a seguito della loro adesione al nuovo Gruppo, a far
data dal 19 maggio 2011, gli onorevoli Cappadona, Greco, Cristaudo,
Lo Giudice, Bonomo e Savona cessano contestualmente di far parte
del Gruppo Misto;
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE. Comunico che con DPA n. 284 del maggio 2011,
l'onorevole Salvino PANTUSO è nominato componente della III
Commissione legislativa permanente Attività produttive', in
sostituzione dell'onorevole Gaspare Vitrano, sospeso dalla carica
di deputato regionale.
Ne do lettura:
«I L P R E S I D E N T E
CONSIDERATO che, a seguito della sospensione dell'onorevole
Gaspare Vitrano dalla carica di deputato regionale ai sensi della
legge n. 55/1990, risulta temporaneamente vacante il seggio dallo
stesso ricoperto nella III Commissione legislativa permanente
Attività produttive';
CONSIDERATO che occorre procedere alla relativa sostituzione;
VISTA la designazione del Gruppo parlamentare del Partito
Democratico (PD) al quale l'onorevole Vitrano apparteneva;
VISTO il Regolamento interno dell'Assemblea,
D E C R E T A
l'onorevole Salvino PANTUSO è nominato componente della III
Commissione legislativa permanente Attività produttive', in
sostituzione dell'onorevole Gaspare Vitrano, sospeso dalla carica
di deputato regionale.
Palermo, 24 maggio 2011»
Comunicazione di ritiro di interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pogliese, con nota pervenuta
il 24 maggio 2011 e protocollata al n. 4860/AulaPG del 25 maggio
successivo, ha ritirato l'interrogazione con richiesta di risposta
orale n. 1888 Chiarimenti sulla vicenda della Camera di commercio
di Agrigento , della quale è unico firmatario.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa alla mozione numero 267
PRESIDENTE. Con riferimento alla mozione n. 267 `Interventi
urgenti, a livello centrale, mirati ad ottenere la proroga del
termine per la presentazione delle istanze di aggiornamento
catastale per gli immobili non dichiarati, modificati o che hanno
perso il requisito di ruralità', a firma dell'onorevole Cimino ed
altri, annunziata nella scorsa seduta, il Presidente comunica che,
a seguito dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 153 del
Regolamento interno, la stessa si intende automaticamente demandata
alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari per la
determinazione della data di discussione.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Annunzio e votazione di ordine del giorno numero 561
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Cracolici, D'Asero e Formica l'ordine del giorno n. 561
Promulgazione, con l'omissione delle parti impugnate, della
delibera legislativa n. 720 recante Interventi nel settore della
formazione professionale. Acquisizioni di entrate al bilancio della
regione e finanziamento di borse di studio per la frequenza alle
scuole di specializzazione nelle facoltà di medicina e chirurgia' .
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 205 del
1996, ha ribadito il principio che la promulgazione parziale di una
legge da parte del Presidente della Regione ha come conseguenza la
consumazione del suo potere di promulgazione, provocando la
caducazione di tutte le norme non promulgate;
considerato che:
la citata giurisprudenza costituzionale ha consentito che il
Presidente della Regione sia vincolato, riguardo al tipo di
promulgazione da esercitare, non solo da delibere legislative, ma
anche da atti di indirizzo espliciti (mozioni, ordini del giorno);
l'Assemblea regionale siciliana, nella seduta n. 256 del 18 maggio
2011, ha approvato il disegno di legge recante Interventi nel
settore della formazione professionale. Acquisizioni di entrate al
bilancio della regione e finanziamento di borse di studio per la
frequenza alle scuole di specializzazione nelle facoltà di medicina
e chirurgia' (disegno di legge n. 720/A);
la citata delibera legislativa è stata impugnata in modo parziale
dal Commissario dello Stato per la Regione siciliana con ricorso
alla Corte costituzionale, notificato al Presidente della Regione
in data 26 maggio 2011;
ritenuto che occorra conciliare l'esigenza che la suddetta
delibera sia promulgata, sia pur parzialmente, dal Presidente della
Regione, con l'altra che discende dall'opportunità di consentire
alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulle norme censurate,
impegna il Presidente della Regione
a promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la delibera
legislativa approvata nella seduta n. 256 del 18 maggio 2011,
recante Interventi nel settore della formazione professionale.
Acquisizioni di entrate al bilancio della regione e finanziamento
di borse di studio per la frequenza alle scuole di specializzazione
nelle facoltà di medicina e chirurgia' (disegno di legge n. 720/A)»
(561).
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
D'ASERO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su una
questione che riguarda la circolare emanata dalla Direzione
Economia, avente per oggetto Regolamentazione degli accessi agli
uffici del Dipartimento .
Prima di sottolineare la grave situazione che si é determinata a
seguito di questa iniziativa, ritengo importante richiamare
l'attenzione di tutti noi sul nostro compito di istituto, sul
nostro dovere istituzionale di poter espletare il mandato di
parlamentari anche attraverso l'attività ispettiva e, perché no,
attraverso l'attività che possiamo svolgere presso le Direzioni
regionali.
E' una prerogativa che ci compete, che consente anche di espletare
al meglio il nostro mandato e non può essere mortificata da momenti
di particolari e bizzarre valutazioni
Signor Presidente, mi hanno invitato a non parlare per non
disturbare.
PRESIDENTE. Onorevole D'Asero, la stiamo ascoltando.
D'ASERO Siccome, probabilmente, si tratta di una questione molto
grave che viene ancora una volta alla ribalta del Parlamento
siciliano, e che vede un tentativo di mortificare la nostra azione
di parlamentari in un momento in cui sicuramente c'è tanta
confusione, ma in cui ritengo che proprio in questi momenti che
riguardano le prerogative di chi è deputato ad un compito delicato,
che è quello di essere impegnato nell'assolvimento del proprio
dovere, questo fatto vada stigmatizzato e la nostra azione vada
difesa. E, innanzitutto, il Presidente di questo Parlamento,
onorevole Cascio, il Consiglio di Presidenza e tutti gli organi che
in questa azione possono essere fortemente determinati, devono
mettere in moto un meccanismo che ponga su questo punto la parola
fine e si avvii una fase di richiamo perché sia usato il giusto
rispetto e la giusta attenzione non alla persona fisica in quanto
tale, ma al parlamentare in quanto rappresentante del popolo
siciliano.
Ciò premesso, c'è una circolare, conosciuta come la circolare
numero 5 dell'assessore per l'economia, una circolare del direttore
del Dipartimento Economia che, fra l'altro - protocollo 31681 - al
punto 6 recita, in maniera veramente dolorosa, che i soggetti che
rivestono cariche istituzionali, deputati regionali, consiglieri
comunali, provinciali, etc. potranno accedere esclusivamente presso
l'Ufficio di Gabinetto o gli uffici della Direzione generale ,
realizzando, di fatto, un impedimento all'assolvimento del mandato
parlamentare.
Di questo io intendo fare un'esplicita denunzia al Parlamento,
intendo invitare in maniera energica la Presidenza ad agire per la
difesa della nostra posizione.
Poi, invece, la circolare numero 5 dell'assessore per l'economia,
atteso che vuole regolamentare le problematiche relative alle
società partecipate della Regione siciliana con un atto di
indirizzo, anche qua ritengo in modo maldestro, viene evidenziato,
all'ultimo capoverso di pagina 3, un passo in cui si dice che il
parlamentare potrebbe o non potrebbe intervenire, allora in questo
senso occorre fare chiarezza. Sul problema delle società
partecipate, in un momento in cui fra l'altro si parla di riforma
delle partecipate, ritengo che a maggior ragione deve essere
consentito di poter capire e conoscere gli atti e, quindi, come
tale questa tendenza a rendere criptica ogni azione mi pare un
fatto veramente grave. Da parte del Parlamento e dei deputati ci
deve essere un'azione più incisiva perché l'attività di
parlamentare, per essere espletata in maniera seria, deve avvalersi
anche della fase ispettiva.
In questo vogliamo essere messi nelle condizioni di rispettare la
norma ma, quel che più conta, di rispettare, oltre il livello
istituzionale, anche il livello della dignità istituzionale.
PARLAVECCHIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARLAVECCHIO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,
intervengo dopo l'onorevole D'Asero per denunziare ancora una volta
questa circolare a firma del dottore Vincenzo Emanuele. Non ritengo
che una circolare del genere possa essere sottaciuta da
un'Assemblea regionale composta da deputati eletti dal popolo,
perché delle due l'una: o noi siamo nelle condizioni in cui
l'eletto dal popolo, il deputato può esprimere le proprie
valutazioni con serenità, oppure la classe politica che abbiamo
eletto - o che, per lo meno, è stata eletta - è una classe politica
che non ha più diritto neanche di entrare negli uffici
Allora, signor Presidente, io dico basta, perché troppe circolari
in questo senso sono state fatte. Non capisco perché persone che si
impegnano in politica, come tanti qui dentro, non possano svolgere
il loro lavoro, e mi dispiace che i colleghi deputati non ascoltino
queste parole: si vede che sono d'accordo su questa circolare Ma
io dico basta, non accetto più circolari di questo tipo perché
ritengo che una parte della politica sia sana e abbia il diritto di
entrare negli assessorati e di essere cittadini come lo sono gli
altri cittadini siciliani, anzi a maggior ragione
Certo è che storture ci sono state, storture forti, e alcuni
direttori hanno lavorato affinché si potesse risolvere questo
problema; ma non è possibile più leggere sui giornali realtà di
questo tipo: stop ai politici negli uffici degli assessorati .
Questo io non lo accetto e non lo posso accettare, anche perché è
una circolare fatta da un direttore regionale nominato dalla
politica.
Allora, delle due l'una O lui accetta che la politica, quella
sana, faccia il suo corso, oppure si dimette dall'incarico di
direttore generale e da tutti gli incarichi a cui è stato nominato
dalla politica. Premetto che presenterò un ordine del giorno e una
interpellanza perché intendo sapere quali sono gli incarichi di
questo direttore, perché ricopre incarichi e da chi è stato
nominato.
Se si verrà a sapere che è stato nominato dalla politica, allora
c'è qualcosa che non funziona.
Non possiamo essere attaccati continuamente in questa maniera,
perché poi il commento della gente è che questa politica è
diventata una politica becera, una politica di delinquenti e questo
io non posso accettarlo, per i miei princìpi e per i valori che mi
hanno portato a fare politica.
Pertanto, la prego di accettare e di spingere, lei che è deputato
regionale e Presidente dell'Assemblea affinché, in raccordo con il
Presidente della Regione, si possano adottare iniziative nei
confronti di direttori che si permettono di fare azioni di questo
tipo; azioni che non sono consentite più, per quanto mi riguarda,
anche perché già abbiamo un Governo nel quale la politica,
sostanzialmente, non è presente.
Noi deputati dobbiamo capire cosa stiamo a fare in una Assemblea
regionale che deve legiferare, se siamo costantemente attaccati
dall'organo amministrativo che si permette di fare cose del genere.
Tornerò continuamente su questo argomento perché non ho niente da
nascondere, non ho nulla di cui aver paura, sono un cittadino che
parla liberamente di queste cose.
Signor Presidente, la prego di intervenire, altrimenti sarò
costretto a fare come qualche mio amico e collega deputato
regionale che occupa l'Aula perché vuole conto e ragione, vuole una
risposta che la politica deve dare a sé stessa.
BENINATI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto modo di
ascoltare gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e sono
certo che anche se questa iniziativa porta la firma del direttore
generale Vincenzo Emanuele - che non è diventato direttore generale
dell'Assessorato Economia un anno fa, ma lo è da diversi anni -
qualcuno l'ha invitato ad adottarla, altrimenti l'avrebbe fatto già
qualche anno fa. Non capisco perché l'abbia fatto oggi
Signor Presidente, nella qualità di rappresentante di tutto il
Parlamento siciliano, lei non può non intervenire con la sua
autorità e autorevolezza perché un comma del genere - mi riferisco
all'ultimo comma - lede il diritto di ciascun parlamentare ad
andare dove vuole dentro un assessorato, e nessuno può vietarlo.
Per cui, onde evitare spiacevoli inconvenienti, come ad esempio che
qualche collega un po' più anziano di questa Aula possa andare
presso questo Assessorato volutamente, e non andare presso
l Ufficio di Gabinetto o dal direttore generale, come qui è
scritto, invito la Presidenza a voler intervenire con urgenza
perché ci sono tutti i motivi per eliminare questa esclusività.
Accetto pure che si regolamentino gli orari, ma non capisco
veramente come possa proporsi un comma del genere, come si possa
imporre una cosa del genere ad un deputato.
E chi, come me, non è di Palermo, dovrebbe rivolgerci al capo di
Gabinetto? Non lo capisco
Se io vado in un assessorato, vado per risolvere dei problemi e ho
tutto il diritto di rivolgermi a chi voglio e nessuno mi può
vietare di farlo, nessuno può impormi di andare in Uffici dove io
potrei non voler andare. Detto questo, signor Presidente, lei deve
prendere una posizione per chiarire.
Ripeto, sono convinto che il dottor Emanuele, che conosco da anni,
non può di colpo fare un provvedimento del genere, ma è stato fatto
su direttiva, anche perché è l'organo politico che regolamenta pure
i servizi della portineria, e poi il direttore esegue.
L'assessore Armao potrebbe dirci se ha dato lui qualche direttiva,
altrimenti è ovvio che lei, signor Presidente, può chiedere un
chiarimento perché è un caso veramente mai accaduto.
Già oggi non riusciamo a risolvere i problemi in Aula perché non
si fanno le leggi, e in più non possiamo andare neanche presso gli
assessorati: allora autorizzateci a non venire più.
Però Presidente, mi scusi, faccia a meno di convocarci per l'Aula.
BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che
varrebbe la pena scomodare Dante per commentare questo argomento.
Si potrebbe dire non ti curar di loro, ma guarda e passa , perché
penso che l'Assemblea non meriti un dibattito su un argomento che è
in modo fin troppo evidente contro ogni logica e contro ogni forma
di legittima attenzione che i parlamentari devono rivolgere al
proprio mandato, e quindi agli atti che vengono prodotti.
Signor Presidente, devo farle i complimenti perché qualche mese
addietro lei ha dovuto occuparsi di un problema analogo. L'ha fatto
con tutta la sua autorevolezza, allora era protagonista l'assessore
per la Salute che questa sera è qui presente, e in quella occasione
si stava per scrivere un'altra pagina negativa di questo Governo,
perché il Governo si rifiutava di dare al sottoscritto - che
legittimamente la richiedeva - copia di alcuni atti. E vi fu anche
una risposta a dir poco sprezzante, perché poi si è sprezzanti
quando magari dietro il disprezzo si nasconde chissà che cosa, o
comunque una mancanza di spessore.
In quella occasione, il suo autorevole intervento ci ha consentito
di mettere le cose in regola.
Ora, che possa accadere che un dirigente generale, tra l'altro
molto autorevole dal mio punto di vista e che personalmente ho
avuto modo di apprezzare in diverse occasioni per la capacità e
anche per l'attenzione e la passione, emani questa circolare
dicendo ciò che non è praticabile, cioè dicendo ai parlamentari -
lei, Presidente, ha fatto bene in quella nota chiarificatrice a
differenziare il ruolo del parlamentare da quello, rispettabile,
del consigliere provinciale o del consigliere comunale o del
consigliere di quartiere - che dovranno accedere esclusivamente in
alcuni spazi, è inaccettabile.
Allora, Presidente, siccome ritengo che si tratti di una clamorosa
svista e che lei possa e debba autorevolmente intervenire, io spero
che lo faccia rapidissimamente per chiarire, come ha fatto nel
recente passato, qual è la prerogativa del parlamentare, perché noi
abbiamo intenzione di lavorare serenamente, vogliamo affrontare
serenamente i problemi, vogliamo evitare che ci sia uno scontro tra
le parti, che vi sia una certa frizione fra coloro i quali devono
legittimamente esercitare un mandato elettorale, coloro i quali
devono lavorare e coloro i quali devono governare.
La prego, Presidente, eviti che l'Aula continui ad avvitarsi su
questi problemi, importanti certamente, ma che non meritano
l'ingresso in un Parlamento così prestigioso.
VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
tratterò velocemente e brevemente il tema legato a questo
regolamento sull'accesso agli Uffici del Dipartimento, a firma del
ragioniere generale della Regione siciliana, per il semplice fatto
che gli altri colleghi prima di me, e sicuramente meglio di me, si
sono soffermati a rivendicare il ruolo e la dignità che i deputati
regionali hanno in Sicilia. Credo che se andiamo in qualche altra
Amministrazione statale non ci viene chiusa la porta in faccia
perché si riconosce il diritto-dovere dei deputati di verificare
gli atti prodotti dalla pubblica amministrazione. Qui sembra di
capire che non sarà più così.
Che un funzionario della Regione, seppur apicale, ha deciso di
impedire ai deputati regionali, ai novanta deputati regionali, di
esercitare le proprie funzioni, e mi dispiace che i deputati
dell'attuale maggioranza, quella che non è uscita dalle urne, non
sentano anche loro la necessità di intervenire per rivendicare il
ruolo che compete ad ogni parlamentare, ruolo e compiti che vanno
al di là delle funzioni che ricopriamo e al di là del fatto se
siamo maggioranza od opposizione.
Poi, signor Presidente, vorrei intervenire su un altro argomento.
Ho sentito ripetere durante la discussione in Aula per
l'approvazione del bilancio e della finanziaria che tutti i disegni
di legge che erano fermi in Commissione Bilancio sarebbero stati
portati in Aula a seconda dell'importanza che la Commissione e i
capigruppo avrebbero verificato, ma anche rispettando l'ordine
cronologico, perché credo che i disegni di legge siano tutti
importanti e, di conseguenza, vanno portati in Aula, approvati o
bocciati, proprio perché in Commissione si è lavorato né mi sembra
opportuno vanificare e mortificare il lavoro svolto nelle
Commissioni dai deputati e dai funzionari dell'Assemblea regionale
che hanno supportato i deputati in questa attività.
Allora, vorrei ricordare che da oltre un anno giacciono in
Commissione Bilancio, nonostante ci sia la copertura finanziaria,
due disegni di legge: il primo riguarda le norme per il
riconoscimento degli oratori, anche perché ormai la legge sugli
oratori è diventata legge della Regione.
L'anno scorso, nel mese di luglio, questo disegno di legge è
arrivato in Aula, dove si decise che doveva ritornare brevemente in
Commissione, e vi fu da parte di tutti, anche da parte degli
autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza, l'impegno a
discuterlo velocemente.
Il disegno di legge è fermo nuovamente in Commissione Bilancio e
ha pure la copertura finanziaria che abbiamo previsto in fase di
approvazione di bilancio. Pertanto, signor Presidente, chiedo di
tirare fuori questo testo dalle secche della Commissione e di
riportarlo in Aula.
L'altro disegno di legge che è fermo da oltre sedici mesi, sempre
in Commissione Bilancio e sempre con la copertura finanziaria -
l'anno scorso addirittura le somme non sono state utilizzate - è
quello che detta norme nei confronti di coloro i quali commettono
violenza sulle donne, che darebbe finalmente dignità alle donne
vittime di violenza di poter affrontare serenamente il loro
calvario e loro tortura. Nel momento in cui lei, giustamente,
riconosce a tutti pari dignità e pari diritti, credo che le donne
vittime di violenza questa dignità l'abbiano.
Siamo l'unico Parlamento regionale che non ha una legge contro la
violenza sulle donne.
Credo che anche nel Burundi ormai si sono adeguati a questa
esigenza che proviene da tante parti della società, non solo
femminile ma anche maschile.
La prego, pertanto, signor Presidente, di attivarsi in Conferenza
dei capigruppo affinché anche questo disegno di legge sia portato
in Aula in tempi rapidi, non si capisce perché deve rimanere in
Commissione Bilancio. Questi sono solo due dei tanti disegni di
legge fermi in Commissione Bilancio, di cui chiedo il prelievo, e
lo chiederò tutte le volte che vi sarà seduta d'Aula in maniera
tale che la Conferenza dei capigruppo si renda conto che vi sono
dei provvedimenti legislativi importanti e significativi che
riguardano la dignità e la coscienza civile di un popolo e, quindi,
della sua rappresentanza parlamentare che non può essere messa in
discussione.
RAGUSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo
sulla circolare emanata dal dottor Emanuele, che tra l'altro lascia
molto perplessi perché noi tutti lo conosciamo e mi pare il
dirigente più preparato e più qualificato che ci sia presso la
Regione siciliana.
Mi sarei aspettato un'altra circolare che indicasse agli uffici
che, non appena le pratiche sono introitate, entro 30 giorni devono
essere rilasciate; invece, in questa circolare si impedisce ai
deputati regionali di svolgere il proprio ruolo. Per essere molto
chiari, sono convinto che il dottor Emanuele non può firmare una
circolare di questa portata senza che l'assessore di competenza ne
sappia qualcosa. La prego, quindi, signor Presidente, di invitare
il Governo nella persona dell'assessore Armao, a pronunciarsi su
questa circolare perché sentiamo il bisogno di fare chiarezza su
questa circostanza, che è spiacevole e fuori luogo.
Non solo mi appello a lei, signor Presidente, affinché faccia
finire subito questa storia che non ha precedenti e non può avere
neanche futuro, ma ritengo che in quest'Aula occorra un chiarimento
forte e importante da parte del Governo, e quindi dall'assessore
Armao.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Ardizzone, la prego di intervenire
brevemente, ancor più dato che l'argomento è stato già sviscerato.
L'assessore Armao, che è in Aula, se ritiene di rispondere può
farlo.
ARDIZZONE. Signor Presidente, mi voglio rivolgo direttamente a
lei.
Noi siamo inadempienti perché l'articolo 9 dello Statuto prevede
che, in armonia con la Costituzione e con le leggi della
Repubblica, quest'Aula debba esitare una legge per regolare i
rapporti tra Assemblea regionale siciliana, Governo regionale e
Presidente della Regione.
Questa legge, a distanza di dieci anni, non l'abbiamo ancora
esitata. Io sono stato presidente della I Commissione per ben
cinque anni e ricordo che abbiamo trattato la prima parte di questo
articolo e poi siamo andati incontro ad incidenti, perché vorrei
catalogare questa circolare proprio tra gli incidenti di percorso
nei rapporti tra Assemblea e Governo.
Certo, la consideri pure una battuta, una provocazione, ma potrei
dire che sia lei, signor Presidente, che io nella qualità di
deputato Questore, come i colleghi Gucciardi e Ruggirello, dovremmo
dare il permesso agli assessori per venire in Assemblea:
paradossalmente è così
Se interpretassimo rigidamente il Regolamento, gli assessori, ad
eccezione del Presidente della Regione sol perché è deputato, per
entrare in Assemblea dovrebbero chiedere il permesso a lei o ai
deputati Questori. Chiaramente è solo una provocazione perché noi
siamo superiori a queste cose e riteniamo che gli assessori siano
tutti, indistintamente, persone per bene, nessuno escluso; però
voler fare una divisione fra il bene e il male come se il male
fosse in questa Assemblea, ce ne passa tanto.
Non vorrei che dietro questa circolare si nascondesse invece
un'altra verità: la difficoltà, o meglio l'esigenza a non voler
essere controllati.
Questo mi meraviglia di più, perché anche dai passaggi, dai
movimenti che si vedono nei vari assessorati, ci si potrebbe
rendere conto di chi transita per gli assessorati necessariamente -
sicuramente tutte persone per bene -, così come i componenti degli
Uffici di Gabinetto.
Per cui, signor Presidente, mi appello a lei, massima autorità di
questo Parlamento, affinché faccia rispettare il Parlamento
chiedendo di rimediare a questo incidente di percorso, che ha una
valenza simbolica molto più alta di quella che si voleva
rappresentare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ci sono altri interventi.
L'assessore Armao non è in Aula in questo momento; appena rientra,
se lo ritiene, può replicare.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge «Riorganizzazione e potenziamento
della rete regionale di residenzialità per i soggetti fragili»
(nn. 582- 590-606/A)
PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con la discussione del disegno di legge nn. 582-590-
606/A «Riorganizzazione e potenziamento della rete regionale di
residenzialità per i soggetti fragili», posto al numero 1).
Invito i componenti la VI Commissione a prendere posto al banco
delle commissioni.
Ha facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore,
onorevole Laccoto, per svolgere la relazione.
LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, si tratta di una norma approvata
all'unanimità in Commissione, che riguarda soprattutto la
possibilità per le fragilità - RSA (residenze sanitarie
assistenziali), cure palliative e altre caratteristiche uguali - di
riaprire, in base alla programmazione regionale, la possibilità di
accreditamento e, quindi, di convenzionamento. La norma si rende
necessaria poiché, principalmente per le RSA e per la
programmazione che dovrà avvenire per le cure palliative, oggi con
l'articolo 25 non vi è la possibilità di creare nuovi
convenzionamenti, per cui la programmazione regionale resta
bloccata.
Si è voluto limitare, naturalmente, a queste poche specialità e
principalmente alla rete regionale di residenzialità per i soggetti
fragili, ai centri regionali di cure palliative, alle strutture di
recupero per soggetti con dipendenze patologiche, a quelle
riabilitative con soggetti con disabilità psico-fisico-sensoriale e
a quelle psichiatriche residenziali.
La norma - ci riferiamo principalmente all'articolo 1, comma 1 -
prevede la deroga solo per questi soggetti, e in base anche alla
programmazione regionale, di avere la possibilità, alla data
odierna, quindi dopo l'approvazione della presente legge, di
partecipare ad un nuovo convenzionamento, sempre che vi siano le
norme di legge previste, compreso l'accreditamento.
Questa, tra l'altro, si rende necessaria, anche per un problema
riguardante alcuni soggetti fragili; in provincia di Messina ci
sono 300 bambini che oggi rischierebbero di non avere più la
possibilità, con la Dismed, di proseguire le cure avute fino ad
oggi perché il TAR, e fra poco anche il CGA, si è pronunciato
contro.
Questa norma, dal punto di vista della programmazione, non fa
altro che dare la possibilità alle RSA di partecipare, naturalmente
secondo questa programmazione, e dare la possibilità in quelle
province, laddove non vi è sufficienza di posti, di aprire a queste
strutture, altrimenti resterebbe una programmazione senza
possibilità di attuazione. Non è inclusa, nella norma prevista
dalla Commissione, alcuna cura specialistica né odontotecnica né
odontoiatrica né altro. Ci siamo limitati a quelle specialità, e su
questo credo che possa esserci la condivisione unanime dell'Aula.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Signor Presidente,
onorevoli deputati, desidero illustrare la norma in discussione e
anche l'emendamento modificativo, che è in distribuzione, con cui è
stato riformulato l'aspetto formale, ma non sostanziale, della
norma.
Questa norma va a modificare, sostanzialmente, l'assetto che ci
eravamo dati con la legge del 14 aprile 2009. Come si ricorderà, il
secondo comma dell'articolo 25 aveva sostanzialmente chiuso ogni
possibilità di convenzionamento con gli erogatori privati in tutto
il settore attinente le prestazioni di ricovero in regime
ordinario, in regime giornaliero, le prestazioni specialistiche,
ambulatoriali, domiciliari e residenziali, ivi compresa la
diagnostica strumentale, di laboratorio e la medicina fisica e
riabilitativa .
Per una scelta politica molto precisa si era detto che, a quella
data, le prestazioni venivano assicurate soltanto da chi era già
titolare, quindi accreditato, e titolare di un rapporto
contrattuale.
L'aspetto normativo, dunque, si caratterizzava per questa
indicazione. Il sistema viene chiuso, le prestazioni possono essere
erogate soltanto da quelle strutture che alla data di entrata in
vigore della legge - siamo nell'aprile del 2009 - sono accreditate
e titolari di accordi contrattuali.
Il limite era il convenzionamento alla data di entrata in vigore
della legge.
L'emendamento che viene presentato dal Governo, l'1.1ter, contiene
innanzitutto una precisazione al comma 2 dell'articolo 25. E questo
perché, recentemente, il TAR di Palermo, con sentenza del 6 maggio,
ha dato una interpretazione non coerente con lo stesso articolo 25,
ancorché fondata su una possibile lettura della stessa norma. Dal
punto di vista della volontà del legislatore appare chiaro che il
secondo comma dell'articolo 25, quando dice: possono essere
erogate , si riferisce evidentemente all'erogazione a carico del
sistema sanitario regionale.
E tuttavia, poiché ha sospeso, anzi ha dichiarato illegittimi
alcuni provvedimenti disapplicando la norma in questione, vale a
dire l'articolo 25, comma secondo, poiché ha fatto una
disapplicazione attraverso una norma del Trattato di Roma, quindi
richiamando la normativa europea, è quanto mai opportuno precisare
che le prestazioni di cui al secondo comma dell'articolo 25 si
riferiscono a quelle erogate a carico del sistema sanitario
regionale.
In altri termini, per non ingenerare l'equivoco che abbiamo chiuso
il mercato violando il principio di concorrenza, dobbiamo precisare
che la disposizione di cui all'articolo 25, comma secondo, si
applica soltanto alle prestazioni erogate a carico del Servizio
sanitario regionale. Dunque, si chiede di inserire al terzo rigo
del secondo comma dell'articolo 25 sono erogate a carico del
servizio sanitario regionale , altrimenti la lettura che ne ha
dato il TAR configura un sistema chiuso dove né le strutture
autorizzate né le strutture accreditate, ma non anche
convenzionate, potrebbero erogare le prestazioni come invece è
possibile, ma non a carico del sistema regionale.
Questa precisazione serve a delineare la valenza normativa del
secondo comma dell'articolo 25.
Come è stato già detto dal presidente della VI Commissione, che ha
evidenziato come questo articolo nasce da una precisa volontà
politica di aprire quei limiti che avevamo posto in determinati
settori attinenti, latu sensu, le fragilità - e quindi la rete
regionale della residenzialità per soggetti fragili, le cure
palliative, le strutture di recupero per soggetti con dipendenze
patologiche, le riabilitative per soggetti con disabilità psico-
fisico sensoriali e le riabilitative psichiatriche residenziali -,
si vuole aprire questo sistema perché c'è la necessità di colmare
un gap che non può essere colmato soltanto dalle strutture
pubbliche.
Questa norma apre quel sistema e consente di aprirsi agli
erogatori privati che, ovviamente, erogheranno, a carico del
servizio sanitario regionale, quella tipologia di prestazioni.
Rispetto alla norma esitata dalla VI Commissione, anche perché ci
è stato richiesto dal Commissario dello Stato, si è voluto
precisare che alla data di entrata in vigore del presente
provvedimento possono accedere al mercato le strutture private che,
allo stato, non sono titolari di accordi contrattuali e che saranno
in regola con i requisiti di legge, ivi compreso l'accreditamento
al momento dell'erogazione delle prestazioni e quindi al momento
dell'esercizio dell'attività.
Se ieri il limite era l'essere o meno titolare di accordi
contrattuali per fare parte o meno del sistema dei privati che
erogano a carico del sistema sanitario, oggi andiamo a spostare
questo limite, per cui, ancorché non titolari di accordi
contrattuali alla data di entrata in vigore del presente atto
normativo, possono quindi essere convenzionati, nel rispetto dei
requisiti di legge e ovviamente previo accreditamento, una serie di
soggetti, ma limitatamente a queste attività sanitarie.
Questo per quanto attiene il primo comma.
C'è anche un secondo comma su cui vorrei soffermarmi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, capisco che la materia è
abbastanza interessante, però se non abbassiamo il tono di voce non
riusciamo a sentire l'assessore.
Consultatevi con un tono di voce compatibile con i lavori d'Aula.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Il secondo comma, che poi
sarebbe il comma 2 ter, invece fa riferimento a quelle strutture
formalmente private ma che hanno un assetto societario a
partecipazione maggioritaria pubblica per le quali chiediamo una
deroga, nel senso cioè che possono essere, previo accreditamento e
previa verifica del possesso dei requisiti di legge, convenzionate
e possono svolgere le attività previste dal secondo comma
dell'articolo 25.
Come dire, la limitazione posta dal secondo comma dell'articolo 25
non dovrebbe operare per le strutture a maggioranza pubblica.
Perché?
Perché l'Assessorato oggi, per esempio, ha presentato a Messina il
progetto Prima pietra' che guarda all'istituzione di una struttura
a maggioranza pubblica, Assessorato, ASP di Messina, Azienda
policlinico di Messina, CNR, una fondazione che si occupi di
autismo. In questo modo vorremmo che queste strutture a maggioranza
pubblica, nel rispetto dei requisiti di legge e quindi previo
accreditamento, potessero essere contrattualizzate senza i limiti
di cui al secondo comma.
C'è poi, signor Presidente, e concludo, la descrizione delle norme
oggetto di questa sessione; c'è anche una modifica all'articolo 21
della legge 5 sul divieto di esternalizzazione.
Anche qui la VI Commissione, con un accordo raggiunto
all'unanimità, ha posto alcune modifiche che vanno nella direzione
di semplificare l'assetto che era scaturito dall'articolo 21,
prevedendo che il divieto riguardi innanzitutto le funzioni
sanitarie e non anche le funzioni amministrative. D'altra parte, la
legislazione nazionale favorisce l'outsourcing, quindi la
esternalizzazione. Ovviamente vorremmo limitare, con le modifiche
che dovrebbero essere discusse oggi, l'articolo 2, questa deroga
soltanto alla funzione sanitaria, e quindi il primo comma si
riferirebbe alle funzioni sanitarie e il secondo comma sarebbe un
po' meno rigido perché introdurremmo il periodo per scelte
aziendali adeguatamente motivate in coerenza con la programmazione
regionale, nel rispetto dell'equilibrio del bilancio aziendale ,
fermo restando l'autorizzazione, la preautorizzazione e la
comunicazione alla Corte dei conti. Vorremmo snellire una procedura
che, in concreto, si è rivelata particolarmente burocratica e
incapace di dare risposta ad esigenze che pure sono state
correttamente poste.
Da qui l'esigenza di approvare - ed è quello che chiedo all'Aula -
l'articolo 2, commi 1 e 2.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge
che viene sottoposto oggi all'esame e al voto del Parlamento
presenta estremi di particolare delicatezza sia per il tema
introdotto sia per la ricaduta che ha nel territorio, ed è uno di
quegli argomenti che, per la loro complessità, non possono essere
trattati e discussi con i ritmi che stiamo dando oggi in
Parlamento. Anche perché, pur essendo un disegno di legge di soli
due articoli, introduce un sistema che indubbiamente merita
un'approfondita valutazione.
Le cronache giudiziarie di questi giorni hanno dato ampio spazio
ad alcuni argomenti che riguardano la sanità siciliana, ad alcune
gare per la centralizzazione degli acquisti, fatte probabilmente
con estrema velocità, che hanno subìto rallentamenti e poi sono
state fermate.
Noi non possiamo procedere con questa inusuale velocità a fronte
di un argomento così delicato, che attiene ad una parte
particolarmente attenta, delicata e sensibile dell'utenza sanitaria
del nostro territorio. E proprio perché è un disegno di legge che
merita grande attenzione non possiamo trattarlo così come lo stiamo
affrontando in questo momento. Lo dico nell'interesse di tutti, del
Governo, della Commissione, dei parlamentari, e chiedo che venga
esaminato con la giusta attenzione tale da consentirci di leggere
gli emendamenti che stanno arrivando sui banchi dell'Aula e di
preparare quegli emendamenti correttivi necessari per modificare
alcune parti del provvedimento.
Pertanto, signor Presidente, proprio perché la materia è delicata,
le chiedo di valutare la possibilità non di un ritorno in
Commissione - poi, se lei vorrà decidere in tal senso e se i
colleghi della Commissione Sanità lo riterranno indispensabile,
chiaramente saremmo molto più contenti, molto più sereni, perché
avremmo una ulteriore valutazione attenta in Commissione -, ma di
un ulteriore approfondimento che consentirebbe all'Aula di poterlo
integrare, modificare e, se necessario, per renderlo ancora
migliore, sopprimendone anche qualche parte.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio vuol
essere un intervento, in presenza dell'assessore Russo, per
ricordare all'Aula che questa materia, subito dopo l'approvazione
della riforma della sanità e in quei pochi mesi in cui ancora
rivestivo la carica di presidente della Commissione, fu oggetto di
grande attenzione in Commissione.
Sono contento che dopo due anni finalmente il Governo abbia deciso
di ritornare su questa materia, perché già forse due anni fa si
poteva risolvere il problema.
Ma questo non mi sconvolge, perché la tempistica così tardiva su
tante iniziative che il Governo prende è la prova oggi di cosa
stiamo per approvare.
Siccome sto parlando di un problema che riguarda la
predisposizione di emendamenti e siccome qui dobbiamo una volta per
tutti chiarirci: o le commissioni - e lei stesso Presidente trovi
un modo - esitano i provvedimenti che il Governo si impegna a
rispettare, pur rimanendo legittima la possibilità di fare degli
aggiustamenti in Aula, o qui non è più possibile andare avanti
così.
Qui è stato presentato dal Governo un emendamento, l'1.1.ter, di
totale riscrittura della norma, che è tutta un'altra cosa rispetto
all'articolo 1 Forse l'assessore Russo non mi segue, però in
effetti l'articolo 1 che fu scritto in Commissione alla presenza
del Governo aveva una sua portata, giusta o sbagliata che fosse. Si
sarebbe dovuti intervenire in quella fase per fare gli
aggiustamenti.
Non si può in pochi minuti far arrivare in Aula carte di questa
portata, dove una parola o un'altra possono cambiare il significato
di quella norma, laddove si tratta di accreditamenti o di strutture
che comunque erano in condizioni di poter essere accreditate.
Presidente Cascio, le chiedo ufficialmente di fissare i termini
per la presentazione degli emendamenti, in quanto nell'emendamento
del Governo è scritta un'altra cosa.
Allora, siccome questa norma nasce da un problema che - ha detto
bene l'assessore Russo - riguarda realtà anche della mia provincia,
non vorrei che, così come è scritta la norma, quella realtà venisse
totalmente estraniata poiché non capisco e ho bisogno di
confrontarmi con persone più competenti di me, pertanto la prego,
signor Presidente, di fermarci un attimo per capire qual è la
decisione del Governo, perché nella riscrittura fatta dal Governo
c'è tutto e il contrario di tutto.
A questo punto, mi domando perché non si é fatto in Commissione e
si sta facendo ora in Aula. Qui non si tratta di un mero
aggiustamento di norma, la norma che è stata esitata dalla
Commissione non era di venti - trenta articoli, per cui in quel
caso avrei potuto anche capirlo, qui si tratta di due articoli. Il
Governo era presente in Commissione e se aveva qualcosa da dire
doveva eccepirlo in quella sede. In Aula si può aggiustare una
norma, ma non si può stravolgerla al punto di non porre me,
parlamentare, in condizione di non capire quello che sto
contribuendo ad approvare.
Pertanto, io chiedo che sia fissato il termine per la
presentazione degli emendamenti e poi, la settimana prossima, con
calma ragioniamo sull'intero articolato.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto vorrei
porre alla Presidenza e alla stessa Commissione un problema di
metodo. Come ha detto il presidente Laccoto, questo disegno di
legge qualche mese addietro, se non ricordo male era il mese di
ottobre dell'anno scorso, è stato esaminato attentamente dalla
Commissione alla presenza del Governo, alla presenza dell'assessore
per la salute e, dopo un dibattito serrato, dopo gli
approfondimenti che molti colleghi ricorderanno, si è giunti ad un
accordo sostanziale tant'è che lo stesso presidente della
Commissione sanità ha dichiarato poc'anzi che il provvedimento è
stato licenziato all'unanimità.
Ciò vuol dire che l'approfondimento avrebbe dovuto portare alcuni
risultati.
Ricordo a me stesso e lo dico anche alla Presidenza che in quella
occasione, prima ancora di occuparci del problema - perché le cose
dobbiamo dirle così come sono avvenute - abbiamo ascoltato alcuni
operatori e alcuni soggetti che avevano avuto la possibilità di
fruire di una struttura importante come la Dismed di Messina. Ci
siamo fatti carico di quelle istanze, di quelle esigenze, di quei
bisogni, abbiamo assunto delle responsabilità sul piano politico;
ci siamo fatti carico di responsabilità che devono essere assunte
nel momento in cui si ha il potere di legiferare.
Ora, mi domando, signor Presidente, cosa succede?
Non capisco come possa accadere che un provvedimento di questa
importanza, in un momento così delicato che ci vede, purtroppo,
contrastare una decisione del Governo centrale per sbloccare i
fondi FAS - somme pari a 605 milioni di euro -, ci sentiamo
bacchettati dal ministro per la salute, Ferruccio Fazio, che quando
ci bacchetta non va bene, quando invece approva va bene
Allora, io dico: come può l'Assemblea, su argomenti così
importanti e delicati, non tenere conto di quello che è il nostro
dovere, cioè produrre norme che poi siano applicabili, ma che
soprattutto non celino contenziosi o siano poco comprensibili
L'onorevole Beninati, che pure è un veterano di quest'Aula, molto
candidamente e spontaneamente ha detto: Non mi rendo conto, non mi
raccapezzo in questo mare .
Non vorremmo che poi succedesse che si dà la possibilità di
ingresso a nuovi accreditamenti e che si chiude la porta a chi,
magari, nel corso degli anni ha avuto dalla Regione un input ad
avviare strutture residenziali di riabilitazione dei soggetti
fragili spendendo parecchi quattrini e ora si ritrova con un pugno
di mosche in mano, almeno al momento, perché poi i contenziosi che
si accenderanno sicuramente daranno torto non al Governo regionale,
non al suo assessorato, ma ai siciliani, a tutti quanti noi che
dovremo sborsare somme ingenti.
Allora, signor Presidente, io dico fermiamoci un attimo .
Si tratta di una norma che l'Assemblea condivide, non è un caso
che la Commissione sanità ha dato parere favorevole, sia pure
qualche mese addietro. Fermiamoci, approfondiamo, scriviamo una
norma che sia perfettamente intellegibile, una norma che sia
perfettamente applicabile, perfettamente praticabile, che non
nasconda fughe in avanti o furberie, perché di queste non abbiamo
bisogno, e in due minuti potremo approvarla. Il buon senso deve
governare quest'Aula, il buon senso deve spingere il Governo a fare
un confronto di cui poi tenere conto in Aula, diversamente le
commissioni di merito non avrebbero ragione di esistere. Noi non
possiamo licenziare i disegni di legge in commissione e poi
stravolgerli completamente in Aula Non ha senso, é una perdita di
tempo.
Noi abbiamo lavorato a lungo su questo disegno di legge in
Commissione sanità, e adesso siamo qui a stravolgerlo
completamente.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Signor Presidente,
onorevoli deputati, prendo spunto dagli ultimi interventi per
sottolineare la disponibilità del Governo a ritirare immediatamente
gli emendamenti che andavano nella direzione di chiarire ancora
meglio il testo approvato all'unanimità dalla Commissione perché,
correttamente, come è stato detto, essendoci il consenso di tutti
si può approvare la norma in due minuti. Dinanzi a questa
prospettiva io faccio un passo indietro chiarendo però che
quell'emendamento del Governo non voleva affatto stravolgere, ma ci
era arrivata una sollecitazione in tal senso da parte di chi poi
osserva attentamente i testi che esita l'Assemblea.
A me va benissimo, anche perché l'abbiamo scritto con il concorso
di tutti. Quel testo è molto chiaro; se qualcuno non lo leggerà per
come deve essere letto e per come risulta evidente alle parole,
sarà un problema che affronteremo successivamente.
Pertanto, se c'è la disponibilità ad approvarlo così com'è, io
ritiro immediatamente ogni emendamento, se ritenete opportuno, alla
luce dell'interpretazione che ha dato il TAR, ma per chiarire che
con il secondo comma non si voleva bloccare il sistema
dell'erogazione nel senso che le attività sanitarie sono erogate
nel nostro sistema dalle strutture pubbliche, dalle strutture
private autorizzate accreditate e da quelle autorizzate,
accreditate e contrattualizzate.
Siccome il secondo comma fa riferimento alle strutture private
accreditate e titolari di accordi contrattuali, qualcuno - ed è
accaduto - lo ha interpretato come una chiusura del sistema.
Se siamo d'accordo possiamo solo aggiungere le parole a carico
del servizio sanitario regionale e poi lasciare integra la
formulazione dell'articolo 1, commi 2 bis e 2 ter, e dell'articolo
2.
Voglio dimostrare che nessuno voleva stravolgere nulla;
approviamo, se c'è la volontà, in due minuti, il testo esitato
dalla Commissione. Se poi qualche organismo avrà da fare qualche
rilievo lo farà. Per me il testo è chiaro, le modifiche da noi
proposte - forse c'è un po' di confusione - tendevano solo a
chiarire ulteriormente quello che volevamo dire.
Però, di fronte ad una richiesta dell'Aula il Governo è pronto a
ritirare gli emendamenti.
Se c'è l'accordo, vorrei lasciare soltanto il testo
dell'emendamento 1.1.ter, primo comma, laddove si aggiunge, al
secondo comma dell'articolo 25, le prestazioni erogate a carico
del Servizio sanitario regionale . Sono disponibile a ritirare pure
questo, ma proprio questo serve ad evitare che si possa dire che
noi abbiamo bloccato il sistema e, quindi, che stiamo violando i
trattati europei.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Alla fine, assessore Russo, rimanendo in Aula si
acquista un po' più di saggezza, e più che rinchiudersi nelle
stanze dell'Assessorato, forse sarebbe opportuno frequentare un po'
di più l'Aula per constatare che i saggi sono anche in quest'Aula.
Sulla base di quello che lei ha detto, ancorché scritto in lingua
italiana, ho qualche difficoltà a capire. Però, visto che lei lo ha
ritirato, se ho capito bene l'ha ritirato questo, o no?
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Sì, l'ho ritirato.
ARDIZZONE. Perfetto, allora non discutiamo più perché quello è
ritirato e quindi ritorniamo, e mi sta bene, al disegno di legge, e
non all'emendamento, esitato dalla Commissione.
Non si può equivocare: ciò che la Commissione aveva approvato era
la locuzione ancorché non accreditati , quello che è uscito fuori
era che siano in possesso dei requisiti di legge, ivi compreso
l'accreditamento . Devo darle atto, assessore Russo, che poi lei
nel suo intervento ha detto previo accreditamento , quindi previo
accreditamento ci poteva stare; però dire ivi compreso avrebbe
potuto dare luogo obiettivamente ad equivoci.
Pertanto, se ritorniamo al disegno di legge della Commissione, si
può pure esitare secondo me.
Dobbiamo renderci conto che dietro ogni norma ci sono storie
personali di gente che soffre - assessore, gradirei la sua
attenzione - perché ci dovremmo chiedere come mai per la
riabilitazione a Messina, e parlo di Messina per parlare di quello
che accade nella sanità in Sicilia, il costo pro capite è di 25
euro e a Catania diventa di 80 euro. Ce lo dovremmo chiedere.
Ci dovremmo chiedere perché a Messina non c'è più disponibilità
per fare riabilitazione e i pazienti vengono spostati a Catania; su
questo dovremmo riflettere
Quindi non ci sta facendo nessuna cortesia.
Ci sono strutture di eccellenza come Dismed a Messina, che nel
tempo sono state autorizzate dalle ASP e quindi dalla Regione
siciliana, abbiamo la SSR, quindi nessuna cortesia alla nostra
città.
Si sta cercando di valorizzare le eccellenze.
Se poi si cerca di approfittarne, assessore Russo, non sto
parlando di lei ma in generale, si dovrebbe riflettere anche su
un'altra norma: quando il disegno di legge è uscito dalla
Commissione il Presidente Cascio, molto bene, con estrema cautela
- gliene devo dare atto - l'aveva bloccato in una prima fase perché
c'era un'aggiunta comprese le cure odontoiatriche .
Queste sono le stranezze, le classiche manine che, probabilmente,
sono più nel suo assessorato che qui in Assemblea; di questo
dobbiamo renderci conto.
Siccome ho ancora un minuto e 57 secondi a disposizione, li
sfrutto fino in fondo, Presidente Cascio, e approfitto della
presenza dell'assessore Armao. Sono rispettoso della legge, un po'
meno delle circolari, però voglio evitare di essere redarguito dal
commesso di turno.
Noi abbiamo approvato un bilancio dove, fra gli altri, c'era il
trasferimento per l'ente Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Al
riguardo il Governo regionale è inadempiente perché da tre anni non
provvede alla nomina dei revisori dei conti; di conseguenza il
rendiconto consuntivo del Teatro Vittorio Emanuele non è stato
approvato e per questo l'Assessorato Economia non fa
l'accreditamento. Io ho parlato telefonicamente con il dottor Enzo
Emanuele, ma non vorrei girare gli assessorati come se andassi a
pietire qualcosa di personale, ma lo dico in quest'Aula che è
l'Aula suprema, affinché si accreditino legittimamente le somme
all'ente Teatro Vittorio Emanuele.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, non nascondo che comincio a confondermi, a non capire
più nulla; eppure il primo disegno di legge sulla materia è stato
da me presentato il 14 luglio e a quello sono stati abbinati tutti
gli altri presentati, ovviamente, dopo il mio. Siccome nella parte
introduttiva al disegno di legge viene riproposta quella che era la
mia originaria introduzione, vorrei cercare di ripercorrere i
motivi che mi avevano spinto a presente questo disegno di legge che
aveva come obiettivo la riorganizzazione e il potenziamento della
rete regionale di residenzialità per i soggetti fragili e che
invece rischia di diventare un disegno di legge omnibus su cui si
tende a far salire tutto, anche quello che originariamente non era
nel disegno di legge. Noi partivamo dalla legge 14 aprile 2009, n.
5 recante Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale .
Orbene, all'articolo 25, comma 2, della predetta legge venivano
poste una serie di limitazioni al ricovero residenziale fra
strutture pubbliche e strutture private e questo vincolo veniva
posto alle strutture private accreditate, a titolo di accordo
contrattuale, alla data di entrata in vigore della legge medesima.
Quindi, per essere chiari, da quel momento in poi nessuna aveva più
la possibilità di accreditarsi con il servizio sanitario regionale.
Nel frattempo, era evidente che questa previsione è apparsa a
tutti insufficiente a soddisfare i bisogni delle strutture
residenziali nel momento che i soggetti fragili, come a tutti è
noto, sono in continuo aumento perché è in continuo aumento l'età
di ogni uomo e di ogni donna, ed evidentemente questa previsione si
è dimostrata inidonea, insufficiente a soddisfare l'intera domanda,
così come richiesta dalla popolazione.
Avevamo pensato, quindi, di dare vita ad una norma, quella
contenuta nell'articolo 1, che consentiva di derogare al vincolo di
cui al citato comma 2 dell'articolo 5 della legge regionale 14
aprile 2009, estendendo a nuove strutture private accreditate e
contrattualizzate, dopo l'entrata in vigore della predetta legge,
la possibilità di integrare l'offerta assistenziale per i soggetti
fragili purché in presenza di specifici atti di programmazione
delle relative reti regionali e in coerenza con gli equilibri di
bilancio. Era questo, assessore, che avevamo previsto, che pur sono
opposizioni, però ricordo quello che avevamo, insieme, deciso ed è
quello il motivo per cui al mio disegno di legge furono abbinati
gli altri e il motivo per il quale anch'io poi votai a favore.
In particolare, si osserva che successivamente all'entrata in
vigore della legge regionale 14 aprile 2009, numero 5,
l'Assessorato della salute ha emanato una serie di indirizzi, ad
esempio, per la riorganizzazione delle cure palliative in Sicilia,
che è un fatto importantissimo, per il potenziamento e la
riorganizzazione della rete regionale di residenzialità per i
soggetti fragili, per l'assistenza a persone dipendenti da sostanze
da abuso. Sono stati fatti diversi provvedimenti che,
evidentemente, se non trovassero riscontro in una legge di deroga,
rimarrebbero soltanto sulla carta.
In particolare, per quel che interessava il disegno di legge da me
presentato, il 24 maggio 2010 l'assessore aveva emanato ulteriore
decreto che definiva la tipologia della residenza sanitaria
assistita che sono, come recitava il decreto, le strutture
residenziali finalizzate a fornire ospitalità, prestazioni
sanitarie di recupero funzionale, di inserimento sociale, a persone
non autosufficienti in condizioni di stabilità clinica e con
morbilità derivante da esiti di patologie acute richiedendo
un'assistenza sanitaria di buon livello e un'assistenza tutelare
- stiamo parlando dell'assistenza socio-sanitaria - in maniera
tale da poter garantire il supporto alla mancata autonomia da parte
delle famiglie .
Dopo vi è stato un atto di programmazione che, nel triennio 2010-
2012, sempre da parte dell'assessore, ha fissato in 2500 unità i
posti a carico del servizio sanitario regionale.
Stante che questi 2500 posti sono stati divisi per tutte le
province, balzò evidente agli occhi di tutti che vi erano delle
province che, pur avendo i posti, non avevano le società
accreditate e quindi, per essere chiari, questi posti rimanevano
sulla carta. In particolar modo il problema si poneva nelle
province di Siracusa e di Enna, e in questo modo rispondo al saluto
del mio collega Colianni, perché in quelle due province vi era una
disponibilità di posti ma non vi erano enti accreditati e di
conseguenza i posti rimanevano solo ed esclusivamente sulla carta.
Vi era, anzi, il rischio concreto di tentativi coloniali da parte
di altre province nei confronti dei nostri territori e questo
spiega il motivo per il quale con il collega Colianni e con altri
colleghi, abbiamo fatto una battaglia.
O questo disegno di legge ritorna, come mi pare che stia facendo
l'assessore, nel contesto iniziale, naturale, che non prevedeva
nulla di particolare, oppure è chiaro che stasera non lo possiamo
approvare perché non può diventare un provvedimento su cui tutti
salgono, quando invece la volontà della Commissione era ben altra,
era quella di dare una sistemazione definitiva alla presenza di
posti per soggetti fragili nelle varie province che non potevano
essere utilizzati per mancanza di enti accreditati. Vero,
Commissione? Perfetto
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Di Mauro ha chiesto congedo
per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende la discussione generale sul disegno di legge nn. 582- 590-
606/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al Governo,
rispetto alle questioni che sicuramente non solo conoscerà ma su
cui avrà anche dei dati a disposizione, a cosa mirava la circolare
1266 - che, se non erro, è del 2010, mi corregga se sbaglio -
tendente a sopperire alla carenza della rete.
Se si hanno sul territorio dei convenzionati esterni per
determinati moduli accreditati, l'ASP interviene, rispetto ad
economie che si possono produrre, per sopperire al fabbisogno
richiesto, se non ho letto male.
La prima cosa che mi chiedo è quali sono gli effetti che ha
determinato quella circolare, sarebbe interessante conoscerli
proprio quando cerchiamo di ottimizzare questa rete, rispetto
sempre ad approfondimenti epidemiologici e rispetto a questioni che
riguardano il fabbisogno richiesto.
Potremmo aggiungere anche altri parametri.
Ma la cosa interessante è che per fare un lavoro con convinzione,
consapevoli di quello che stiamo facendo nel tentare di ottimizzare
questa rete, è capire quali sono stati gli effetti prodotti dalla
circolare 1266, che mi pare estremamente interessante perché tenta
di fare un'operazione: accertare il fabbisogno reale e quindi
capire, realtà per realtà, ASP per ASP, provincia per provincia,
come si erogano i servizi che la legge 833 ci impone di erogare
rispetto a quello che è, invece, il modello di funzionamento del
sistema accreditato con l'ASP X o l'ASP Y.
Questo è un dato che dovremmo avere a disposizione per fare una
buona e sana valutazione e non sentire, per esempio, da parte di
colleghi, dubbi su alcune questioni che riguardano l'introduzione o
meno, nel discorso della rete, di questioni di natura riabilitativa
e così via, perché potremmo anche ora leggere le varie tipologie.
Ma non è questo il problema.
Se riuscissimo ad avere i dati dal Governo, penso che alla fine
avremmo un lavoro ancora più serio e ancora più efficace perché,
obiettivamente, è importante parlare di una rete adeguata in grado,
tutto sommato, di fare i conti con quanto i nostri cittadini
richiedono nell'erogazione di servizi particolarmente delicati e
importanti per la vita di ognuno.
Potremmo fare un lavoro concordando anche i passaggi - ora
lasciamo stare se dobbiamo farlo stasera o domani, sinceramente non
mi pronuncio, da questo punto di vista non mi pare che sia
importante - e veramente, perché no, uscire con una convinzione la
più estesa possibile per dotarci di uno strumento che non
permetterà a nessuno, da questo punto di vista, di pensare che si
possa tornare alla logica di accreditare tutto e il contrario di
tutto e di contare poi le migliaia e migliaia di convenzioni che
abbiamo con alcune strutture, e ci mettiamo con le spalle al muro.
Così siamo tutti tranquilli perché ritengo che su quanto hanno
sostenuto alcuni colleghi vale la pena di riflettere un attimo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa leggina che
è approdata in Aula era partita con l'intento lodevole, almeno
nelle intenzioni originariamente, ed è lodevole tuttora, di
risolvere il problema di una struttura che eroga un servizio
insostituibile ad una categoria di soggetti fragili, in questo
senso, e che appunto si trovava nelle condizioni di vedere messa in
discussione la prosecuzione della sua attività. A fronte di questa
necessità da tutti riconosciuta e di questo impegno, la Commissione
si era attivata per portare avanti questo disegno di legge.
Si è poi tentato di inserire la norma nella finanziaria e il
Presidente Cascio, giustamente, attenendosi a quello che era lo
spirito originario e assolutamente condivisibile della norma, aveva
cassato una serie di commi aggiuntivi che nulla avevano a che
vedere con la norma in questione.
Stasera, purtroppo, dopo un accordo che vedeva coinvolti la
Presidenza e tutti i Gruppi parlamentari per approvare velocemente
questa norma, assistiamo nuovamente al tentativo di introdurre, o
reintrodurre, materia estranea alla norma stessa.
Signor Presidente, siccome trattiamo una materia alquanto
delicata e siamo in un campo minato, non fosse altro perché si
parla di accreditamenti e di convenzionamenti, cioè proprio di quel
settore che è nell'occhio del ciclone per quanto riguarda il
deficit della sanità ed è guardato con la lente di ingrandimento
per tutto ciò che comporta e per le refluenze che ha sul bilancio
regionale, la inviterei intanto, come hanno fatto già altri
colleghi, a fissare il termine per presentare gli emendamenti e per
approfondire la norma in questione. Dopodiché inviterei il Governo
a fare finalmente il proprio dovere, come sottolineava l'onorevole
Oddo da questa tribuna proprio prima di me.
Se vogliamo intervenire - e lo dobbiamo fare - sulla rete delle
prestazioni da erogare per i disabili, la prima cosa da fare è
rilevare i bisogni nelle varie province. La prima cosa che dobbiamo
fare è andare a programmare quali sono i bisogni, provincia per
provincia, per evitare che ci possano essere o si possano
determinare condizioni di disuguaglianza tra abitanti della stessa
regione sol perché si trovano in una provincia piuttosto che in
un'altra. Questo non lo possiamo accettare
Allora si torni allo spirito originario di quella norma che era
nata per la Dismed. Si faccia la leggina per la Dismed e basta;
dopodiché si faccia una seria programmazione che rilevi i bisogni
del territorio, la rete dei bisogni, e in quella sede vedere di
approfondire e di apportare tutte le modifiche che si ritiene. E io
sono fra coloro che ritengono che bisogna apportare modifiche alla
norma per far sì che si esiti un provvedimento esaustivo, da un
lato, e con tutti i crismi della legalità, dall'altro lato.
Signor Presidente, dato che sono stati presentati alcuni
emendamenti e altri se ne preannunciano, dia i tempi necessari per
la presentazione degli emendamenti; dopodiché, avuto il tempo per
approfondire, esaminiamo ed esitiamo subito la legge per la Dismed.
Per il resto, ci vuole il tempo che il Governo faccia ciò che la
legge gli prescrive di fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, signor assessore, ho la sensazione
che a volte ci complichiamo la vita senza alcuna ragione.
L'assessore ha riferito che, a seguito di pronunce del TAR, vi é
l'intendimento di fare una norma interpretativa, che io considero
assolutamente corretta, secondo la quale il divieto di
accreditamento di qualunque struttura sanitaria opera nella misura
in cui l'accreditamento si trasformi in convenzionamento. E,
quindi, la legge non può, a mio avviso correttamente, impedire a
chiunque voglia fare attività libero-professionale di natura
privata, a totale iniziativa privata, a chiunque lo voglia fare di
poterlo fare, avendo i requisiti organizzativi e funzionali
previsti dalla legge. Altra cosa è il sistema a carico del Servizio
sanitario regionale, ovvero il sistema di ex convenzionamento.
Pertanto, io credo che noi dobbiamo limitare, se ci fosse bisogno
di una norma interpretativa, che l'applicazione dell'articolo 25,
comma 2, della legge 9 è riferita esclusivamente alle attività a
carico del Servizio sanitario regionale; quindi è fatto divieto di
autorizzare nuove attività che rientrino a carico del Servizio
sanitario regionale.
Tutto il resto, credo che dobbiamo connetterlo ad una
programmazione e ad un fabbisogno che deve uniformare i livelli
essenziali di assistenza per tutto il territorio regionale, al di
là della provincia dove uno ha la residenza. E quindi, da questo
punto di vista, io credo, così come stiamo di fatto da una lato
precisando che il divieto di accreditamento continua ad operare
tranne per quelli che sono con la norma proposta dall'assessore,
poi introduciamo una deroga, che in qualche modo diventa deroga
generale perché incide sia per l'attività libero-professionale in
senso lato sia per quelli che dovranno operare per conto del
Servizio sanitario regionale, per le attività connesse alle
patologie, connesse alle fragilità, connesse alle disabilità
psichiatriche.
Io su questo ho qualche dubbio.
Già è discutibile la gestione pubblica, in alcuni casi, delle
comunità terapeutiche psichiatriche, è discutibile nel senso che -
come è noto - ci sono stati problemi, scandali e sull'affidarla ad
una rete privata, io qualche dubbio ce l'ho. Molto spesso, quando
parliamo di comunità terapeutiche e di riabilitazione psichiatrica,
le definiamo così, ma altro non sono che veri e propri ricoveri di
persone malate di mente, che rischiano di essere ricoverate in
lager, non vorrei che abbiamo chiuso i manicomi e li riapriamo a
iniziativa
DINA. E' la legge che lo prevede.
CRACOLICI. So che la legge lo prevede, ma se la legge lo prevede
non capisco perché dobbiamo legiferare su questo. Il problema è se
c'è bisogno che nel sistema regionale, a carico del Servizio
sanitario regionale, entrino anche questi settori.
DINA. E' una deroga.
CRACOLICI. Ho capito che è una deroga, infatti dico che io farei
una scelta un po' diversa: stabilirei la norma riferita
dall'assessore, cioè che in Sicilia il divieto di accreditamento è
valido solo per quanti devono operare in regime di convenzionamento
salvo, definiti i fabbisogni, stabilire - essendoci un fabbisogno -
quanti sono i soggetti che possono operare in regime di
accreditamento.
Rimane un problema, assessore: come si opera la scelta, una volta
che c'é l'accreditamento, chi entra nel sistema del
convenzionamento?
La vecchia politica ha risolto il problema, e l'ha risolto
mettendo tutti dentro.
Non vorrei che ci trovassimo in un meccanismo in cui, da un lato,
apriamo a tutti perché siamo obbligati, anche perché il TAR ce lo
impone, correttamente, e dall'altro lato, poi, saremo costretti a
convenzionarci con tutti. Questo è il rischio che io vedo e per
questo chiedo lumi al Governo, non vorrei che la gattina frettolosa
faccia i gattini ciechi. Pertanto, credo che possiamo rinviare
benissimo a domani la seduta per un approfondimento più puntuale.
Altra cosa è la vicenda Dismed. Tutti conosciamo questa vicenda,
tutti crediamo che debba essere risolta visto che fino ad oggi si è
trovata una soluzione in via amministrativa, ma non è più possibile
e quindi bisogna fare una norma che ne consenta l'immissione nel
sistema. Affrontiamo la vicenda Dismed per quella che è, evitando
che la vicenda Dismed diventi la vicenda Sicilia.
Ecco perché credo che rispetto al testo sia opportuno, con queste
riflessioni - che possono anche non essere condivise, vedremo poi
se mi convinceranno del contrario - trovare un equilibrio che
consenta di garantire diritti universali per tutti, ma anche scelte
da parte dell'Amministrazione pubblica selettiva, per non trovarci
di fronte a problemi che non saremo in grado di gestire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che siamo in discussione
generale.
Ci sono ancora tre iscritti a parlare: gli onorevoli Bufardeci, De
Benedictis e Colianni.
Comunico che, conclusi questi tre interventi, se non ci sono altri
iscritti a parlare, dichiarerò chiusa la discussione generale e
verrà chiuso il termine di presentazione degli emendamenti.
Dopodiché concederò le ventiquattro ore per poter esaminare gli
emendamenti, quindi la seduta sarà fissata per domani alle ore
16.00. Chi volesse intervenire nella discussione generale lo faccia
presente alla Presidenza.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Bufardeci.
BUFARDECI. Signor Presidente, per la verità le determinazioni che
lei ha già assunto in un certo senso indicano una traccia non solo
sulla procedura dei lavori da seguire, in ordine ai quali, per la
verità, volevo rifarmi anche agli interventi dei colleghi Beninati
e Formica, i quali avevano chiesto, e non soltanto loro come forze
di opposizione ma pure il presidente Oddo, questa pausa di
riflessione. E' evidente che non c'è nessuna voglia di fare
polemica a tutti i costi, ma c'è voglia di fare chiarezza. E'
evidente - e lo ha dimostrato l'emendamento che il Governo aveva
presentato e poi ritirato, giustamente - che è una materia molto
delicata, in ordine alla quale si sta modificando l'indirizzo che
era stato assunto due anni fa quando si erano chiusi i termini per
i soggetti che potevano espletare le varie attività nelle strutture
sia pubbliche che private.
Oggi si determina una riapertura di questi termini. Per carità,
tutto giusto, tutto legittimo.
Però, assessore Russo, credo che questa riapertura debba essere
preceduta da una forte programmazione sul territorio, da una
conoscenza vera delle istanze e delle necessità.
Faccio un esempio, e non me ne vogliano gli amici della provincia
di Catania.
E' evidente che un'apertura sic et sempliciter allargherebbe
ulteriormente numeri, spazi, presenze in un territorio già quasi in
overbooking per quanto riguarda la presenza di attività
riabilitative, laddove peraltro si è a conoscenza ovvia di un
dato: il costo pro capite della riabilitazione, come ben si sa, è
diverso da provincia a provincia, il che avrebbe come conseguenza
di implementare ancora costi per alcune realtà senza quel
ragionamento paritario che dovrebbe determinare, invece, il
servizio in tutto il resto della regione.
Signor Presidente, credo che la pausa di riflessione che le hanno
chiesto potrebbe essere accordata ben al di là delle 24 ore per
esaminare gli emendamenti, ma si potrebbe andare direttamente a
martedì prossimo e così operare in maniera più compiuta quegli
aggiustamenti necessari al disegno di legge che potrebbe essere
approvato già la settimana prossima senza la necessità, ribadisco,
di tornare eventualmente in Aula già domani per completarne
l'esame.
Credo che anche questa considerazione non possa non essere tenuta
nel tempo giusto e, pertanto, per quanto riguarda il termine per
gli emendamenti dovrebbero essere concesse 24 ore ulteriori e non
soltanto entro la chiusura della presente discussione . Infatti,
anche dalla lettura della relazione non è che si evince l'esito di
questa programmazione né si capisce quali ne saranno le
conseguenze.
Ecco il perché della riflessione, e non per non voler fare questa
legge: si faccia, ma la si faccia ad occhi aperti. Come si fa a
fare una apertura senza avere prima la conoscenza vera delle
istanze e delle necessità del territorio?
Questo non si legge, almeno al momento, per quello che è dato
conoscere e per quelle che sono le riflessioni operate nella
relazione che accompagna il disegno di legge. E siccome ben
sappiamo che sono troppi i territori dove vi è una discrasia e una
forte differenza di presenza di centri tra provincia e provincia,
io credo che andare avanti senza la conoscenza preventiva delle
conseguenze della programmazione e, operata la programmazione, la
determinazione degli aggiustamenti e, quindi, le presenze che
possono essere consentite, diventa un limite, diventa un vulnus al
corretto svolgimento dell'attività e anche alla scelta che si sta
operando, perché - lo ribadisco - sembra, viceversa, un'apertura
quasi tout-court di queste attività in contraddizione con il testo
stesso.
Si fa riferimento, per esempio, si possono aprire di fronte a
indicazioni organizzative di particolare livello determinate dalla
Direzione generale ; ma tutte queste cose dove sono?
Devono essere precedute dalla conoscenza, dalla ricognizione,
dalla verifica, dalla riflessione delle esigenze, dal capire se vi
è ancora una necessità sul territorio e, poi, determinarsi di
conseguenza.
Questo, al di là di rinviare la seduta a martedì prossimo, non
significa fare ostruzionismo. Significa soltanto consentire un
approfondimento del testo per migliorarlo, al di là delle 24 ore
che lei, signor Presidente, ha detto di voler applicare. Quindi, io
insisto perché, al di là dei termini che lei poc'anzi ha indicato
per quanto riguarda gli emendamenti, rinviare a martedì
consentirebbe alla Commissione, all'assessore e quindi al Governo
di riferire in Aula su un tema di cui non ha parlato: ricognizione,
programmazione e conseguenze di questa nell'ambito del territorio,
determinazione di un pro-capite paritario per tutte le province,
attese le enormi differenze che viceversa vi sono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, visto che siamo nella
discussione generale ma stiamo facendo riferimento anche al testo
degli articoli, mi permetto, a cavallo di entrambe le questioni, di
rivolgermi all'attenzione del Governo che ha appena annunciato che
ritirerà l'emendamento di riscrittura presentato al comma 2 bis.
RUSSO MASSIMO, assessore per la salute. Ad esclusione del primo
comma.
DE BENEDICTIS. Ad esclusione del primo comma.
Il comma 2 bis, così come è stato esitato dalla Commissione, è un
comma che si va ad inserire nel testo dell'articolo 25 della legge
5 del 2009. Allora, è evidente che il riferimento alla data di
entrata in vigore della presente legge non può che essere lo stesso
della data di entrata in vigore della presente legge del comma che
precede. Il comma che precede, che è il 2, ha come riferimento
della data di entrata in vigore della presente legge quella di
entrata in vigore della legge 5/2009, cioè il 14 aprile 2009. Al
comma 2 bis riprendiamo la stessa formulazione: quella data non può
che essere il 14 aprile 2009. Se è così, io rileggo insieme a voi
il testo esitato dalla Commissione. Salto la premessa: Possono
essere erogate anche da strutture private in possesso dei requisiti
di legge - per inciso, ancorché non ancora accreditate - non
titolari di accordi contrattuali alla data di entrata in vigore
della presente legge . Ne deriva che alla data di entrata in
vigore, quindi al 14 aprile 2009, possono essere erogate anche da
strutture private in possesso dei requisiti di legge.
Si determinerebbe una riserva a favore di quelle strutture che,
presuntivamente, all'entrata in vigore della legge 5 del 2009,
avevano i requisiti di legge ma non erano state accreditate perché
era chiuso il termine di accreditamento. E questo non è - lo dico
con chiarezza, anche per documentarlo agli atti parlamentari - in
alcun modo l'intendimento della Commissione e del disegno di legge.
E quindi mostra una lacuna che, a nostro avviso, deve essere
colmata.
Ci siamo permessi con la Commissione di elaborare un testo di
chiarimento nella maniera più semplice possibile e cioè, posto che
vogliamo emendare il testo normativo della legge 5 del 2009,
abbiamo scritto, appena letto, il testo dell'articolo del comma 2.
Noi semplicemente diciamo - e lo leggeremo nell'emendamento
presentato - che possono essere erogate anche da strutture private
in possesso dei requisiti di legge, anche conseguiti
successivamente alla data in vigore della presente legge; significa
dal 2009 in poi, che può significare, lo dico con chiarezza, nel
2010 o nel 2012.
Se questo è il senso di quello che vogliamo fare, cioè rimuovere
quella condizione di vincolo che abbiamo inserito in quel testo di
legge e derogarvi, questa è la maniera più semplice e lineare per
farlo. E' importante, però, che venga mantenuto, e l'assessore ha
espresso di volerlo fare, il comma 1 del subemendamento perché il
riferimento alle prestazioni che siano erogate dal Servizio
sanitario regionale è importante per capire la norma, perché il
possesso dei requisiti di legge, in questo caso, non è l'esistenza
dei requisiti strutturali e funzionali, perché i requisiti di legge
in questo caso sono quelli idonei a rendere un servizio per il
Servizio sanitario regionale, cioè implicitamente l'accreditamento
e la contrattualizzazione.
In ultimo, vorrei segnalare l'opportunità di precisare in maniera
ancora più stringente che questa deroga vige solo in presenza di
atti normativi, ancorché decretazioni, che fissino le reti relative
di assistenza, così come è avvenuto per le RSA, come potrà avvenire
anche per le reti di assistenza e di riabilitazione, perché
altrimenti costituiremmo una deroga generica e, invece, è
assolutamente necessario che questa deroga operi in presenza di
quelle reti che fissino il bisogno e quindi determinino le ragioni
della deroga al comma 2 medesimo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, su
questo tema bisogna fare chiarezza una volte e per tutte perché
stiamo utilizzando tutta una serie di frasi, di articolazioni, di
scritture che, probabilmente, non rendono conto di quello che è
stato il dibattito in Commissione e che ha trovato assolutamente
l'unità di tutti i parlamentari di tutti i partiti politici, ivi
compreso il Governo. Onorevoli colleghi, per essere estremamente
chiari, in virtù della legge 5 da noi votata in quest'Aula avevamo
determinato una questione che rischiava di ridistribuire i 2500
posti contingentati dal Governo e dall'assessorato regionale a
coloro i quali, a quella data, avevano l'accreditamento. Per
intenderci, dovevamo fare una scelta politica di fondo: o questi
posti letto e quindi queste risorse economiche venivano
ridistribuite a chi già gestisce la sanità in Sicilia, oppure
dovevamo liberalizzare il sistema.
La scelta politica forte del Governo e di tutti i parlamentari
presenti in Commissione è stata quella di liberalizzare il sistema
e, quindi, consentire l'apertura a nuovi soggetti imprenditoriali,
a nuove strutture che abbiano un target elevato di qualità e una
griglia di qualità adeguata e che quindi rispondono a standard
strutturali e standard funzionali che consentono un adeguato
servizio, residenziale e non. Diciamo le cose come stanno.
Amici miei, purtroppo nello scrivere quello che abbiamo scritto -
e lo dico anche agli amici della Commissione - abbiamo commesso un
errore, perché quando abbiamo scritto possono essere erogate anche
da strutture private in possesso dei requisiti di legge ,
all'interno dei requisiti di legge vorrei ricordare ai colleghi che
non lo sanno che non c'è soltanto l'accreditamento, ma all'interno
dei requisiti di legge c'è anche l'autorizzazione che viene data
dall'ASP e all'interno dei requisiti di legge c'è la conformità al
piano socio-sanitario. Il che significa che con questa formulazione
noi avremmo ristretto la ridistribuzione dei posti letto unicamente
a coloro i quali avevano già l'autorizzazione e la compatibilità al
piano socio-sanitario.
Questa è la ragione per la quale mi permetto di proporre,
onorevole presidente della Commissione, non di ridiscutere chissà
quanto e chissà per che cosa, perché abbiamo capito qual è
l'argomento; occorre semplicemente modificare questa frase e
martedì approvare il disegno di legge in Aula.
Io mi permetto piuttosto, assessore, di ricordarle una cosa
importantissima.
Quando si fanno le gare di appalto in Sicilia in un settore così
importante va ricordato, come ella ha già fatto per l'assistenza
domiciliare integrata, che bisogna rispettare i livelli di qualità.
Non è possibile fare le gare d'appalto al migliore offerente; non
è possibile comprimere, quando parliamo di sanità, il costo che è
frutto di standard strutturali e di standard funzionali.
Non è nemmeno possibile consentire che ci sia gente che si
aggiudica le gare d'appalto utilizzando nuove figure professionali
e andando a fare paurosamente delle offerte in diminuzione perché
utilizzano personale con gli sgravi degli oneri contributivi e,
quindi, sono in condizione di potere fare offerte assolutamente
incredibili sul piano del costo, a fronte invece di chi dovrebbe
mantenere il posto di lavoro al personale che lavora da dieci anni
in queste strutture.
Noi dobbiamo difendere i posti di lavoro di tanta gente che
lavora, che ha lavorato, che ha acquisito competenze all'interno di
un lavoro così delicato nei confronti delle persone. Per cui
occorre un indirizzo attraverso un decreto che chiarisca che,
quando parliamo di sanità, ci riferiamo a livelli di qualità
migliorativi e che le offerte devono essere migliorative e non
invece peggiorative in termini economici.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che si stia facendo
confusione su questa norma.
La norma e la sua interpretazione sono partite dalla Commissione
dopo un approfondimento unanime ed è chiaro che occorre partire da
quella che è l'interpretazione della Commissione in senso lato. La
VI Commissione aveva recepito che vi era stata una programmazione
regionale, già fatta nella stessa Commissione, che aveva
distribuito nelle diverse province 2500 posti, per esempio per i
soggetti fragili RSA. Questi posti in alcune province non potevano
essere attivati perché il pubblico non riusciva ad attivarli per
mancanza di strutture o di fondi, e i privati, a seguito del blocco
dei contratti ex articolo 25 della legge alla data del febbraio-
marzo 2009, non riuscivano più ad essere attivati. Dopo tante
discussioni era stata fatta una sintesi, la norma aveva limitato
solamente ad alcune particolari specialità - l'abbiamo detto - ma
non già specialisti, perché in questa vicenda non esistono, solo
strutture che, per una vecchia norma, quella dell'accreditamento
del 2002, a partire dal 2002 non aveva potuto espletare la
programmazione in alcune province.
Con questa norma ci limitiamo solo ad aprire, laddove vi è la
possibilità di programmazione o laddove vi sono strutture che nel
tempo hanno erogato alcune prestazioni, quale la Dismed di Messina
che, siccome non era accreditata fin dal 2002, non poteva avere
l'accreditamento.
Lo scopo, quindi, era quello di arrivare a delle soluzioni.
Vorrei anche rassicurare tutti i colleghi che nella norma, se la
leggete, è scritto in base alla programmazione regionale . La
programmazione dei posti letto RSA non deve avvenire, è già stata
fatta, ed è stata fatta dall'Assessorato con il passaggio in
Commissione; quindi non hanno ragion d'essere le preoccupazioni
espresse da alcuni colleghi.
L'altro problema è che limitandoci all'interpretazione del comma
1, assessore, se si deve superare il problema del Commissario dello
Stato - perché c'è il problema che, così come è formulato, va alla
legge 5 - o con un emendamento presentato dalla Commissione o si
scrive anche in deroga all'articolo 25 e si superano tutti i
problemi.
Alcuni colleghi, lo dico molto chiaramente, mi dicono non è che
voglio che venga fatta oggi la discussione, si può fare domani ,
altri mi dicono di spostarla a martedì.
Ma martedì c'è un calendario già pieno: il disegno di legge sugli
appalti, e così via.
Il nostro problema, onorevoli colleghi, è quello di arrivare ad
un testo sereno che sia almeno il comma 1, perché gli altri commi
possono essere visti successivamente, arrivare alla stesura del
comma 1 con una soluzione condivisa da tutti.
La soluzione della Commissione, al di là di aggiungere o in
deroga o successivamente , così come ha fatto la Commissione,
risolve il problema.
Su alcune particolari caratteristiche, assessore, dobbiamo essere
tutti chiari.
Per quanto concerne la programmazione, ho chiesto che venga fatta
in Commissione.
In Commissione c'è la possibilità, così come è previsto, per tutti
i deputati di partecipare, d'altronde la programmazione è stata
fatta all'unanimità. Quindi non ci sono problemi.
Io penso che con un accorgimento tecnico di due parole si può
risolvere il problema.
Se ci sono poi problematiche riguardanti altri commi, ad esempio
se c'è qualcuno che non vuole il comma 2 dell'articolo 2, se ne può
discutere successivamente. Ma qui c'è un'urgenza riguardante il
comma 1 dell'articolo 1 perché tutti noi, quando abbiamo preso
l'impegno o in Commissione o in altre sedi istituzionali, abbiamo
sviscerato le problematiche e credetemi che fuori dalla
programmazione regionale non si può andare, non ci possono essere
posti aperti. Per essere chiari, nelle province già sature questa
norma non si può applicare. E' questo il dato.
Signor Presidente, sono dell'avviso che si possa rinviare anche a
domani se è possibile e, se ci sono problemi, anche alla settimana
prossima, fermo restando che la linearità del comma 1 con un
piccolo accorgimento anche domani stesso può essere superata senza
nuovi maxi emendamenti, senza nuove interpretazioni e quant'altro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappadona. Ne ha
facoltà.
CAPPADONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ci siamo
fermati a riflettere sul problema che è una misura di piano ed
essendo una misura di piano dovremmo affrontarla.
Roma ci contesta, molti di noi abbiamo contestato che siamo
carenti sulle strutture di semi residenzialità, che abbiamo una
percentuale bassa di assistenza domiciliare integrata, che abbiamo
ricoveri inappropriati. Il piano di rientro prevedeva la
razionalizzazione della rete ospedaliera e l'incremento di queste
strutture.
Io voglio ricordare a me stesso che, prima del 2009, nel caso di
RSA non veniva dato né un parere di compatibilità né una
autorizzazione perché mancava la programmazione.
Qualche direttore generale coraggioso ha fatto lo stesso la
contrattualizzazione e ci siamo ritrovati con province che hanno
esuberi di posti letto e province in cui, siccome non c'era né
parere di compatibilità né autorizzazioni, non si può attivare
nessuna RSA.
Per quanto riguarda la programmazione oggi sulla RSA, sulle cure
palliative già fatte, il piano sanitario prevede quanti centri
diurni devono essere fatti, quanti centri per autistici, uno per
provincia; quindi il timore che molti colleghi hanno non c'è, non
lo vedo.
Come dice bene l'onorevole De Benedictis, se noi non aggiungiamo
pure la parte relativa ai requisiti di legge conseguiti anche
successivamente, avremo lo stesso problema, perché molte strutture
in territori dove dobbiamo attivare dei posti letto si ritrovano
senza i requisiti di legge, perché sono senza il parere di
compatibilità e senza le autorizzazioni.
Hanno solo ricorsi al TAR perché molti di noi hanno consigliato di
fare ricorso al TAR.
Il problema non si risolve lo stesso, quindi non vedo questo
timore.
Noi dobbiamo necessariamente riaprire queste strutture perché,
grazie ad esse, possiamo evitare i ricoveri impropri, possiamo
ridurre i ricoveri inutili negli ospedali e risolvere quella che è
una misura del piano, perché non dimentichiamo che quando parliamo
di programmazione e di copertura finanziaria è tutto legato alla
misura del piano. La nostra è una regione ancora soggetta al piano
di rientro e questo è un adempimento che la Sicilia deve
necessariamente portare avanti.
Condivido, poi, quello che dice l'onorevole Colianni: alcune ASP,
come l'ASP di Siracusa, hanno fatto un bando per l'assistenza
domiciliare integrata completamente difforme rispetto alle altre
province. Quando si parla di unico lotto, in provincia di Siracusa
si è parlato di quattro lotti, significa avere quattro assistenze
diverse, quattro offerte diverse, significa che abbiamo un
infermiere che a Lentini guadagna X, mentre ad Augusta guadagna Y.
Dovremmo avere quattro reti centrali, quando invece noi siamo per
razionalizzare e avere un rapporto diretto.
Le chiedo, signor Presidente, di vigilare anche su queste cose.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non entro nel
merito del disegno di legge dove in tanti si sono addentrati
evidenziandone complessità e, sicuramente, qualche momento di
criticità e di incomprensione di un testo che è intellegibile e
chiaro solo alla Commissione che lo ha elaborato.
Ritengo che la problematicità del testo si aggrovigli ancor di più
quando vengono elaborati e presentati diversi emendamenti che
impongono all'Aula approfondimenti importanti e adeguati.
Siccome la gattina frettolosa fa i gattini ciechi, molto spesso
quando si accorcia si allunga e, viceversa, quando si allunga si
accorcia, per dare a tutta l'Aula serenità, faccio una proposta
molto semplice, che è venuta da più parti, ed è quella di rinviare
formalmente il testo in Commissione, non per fare melina o per
dilatare i tempi, ma per definire in quella sede gli emendamenti
che sono stati presentati, per approfondirli alla luce dei
riferimenti normativi ed esitare un testo condiviso in Commissione,
dove tutti i deputati sono invitati a partecipare per dare il
proprio contributo e ritornare in Aula, martedì prossimo, con un
testo condiviso che si possa votare in pochissimi minuti.
Mi sembra che la mia proposta possa raccogliere il consenso di
tutti, tenuto conto che tanti si sono espressi in questa direzione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è una proposta formale di rinvio
in Commissione per riportare in Aula il disegno di legge martedì
prossimo, nel senso che la VI Commissione si occupi in settimana di
questa norma con l'obiettivo di portarla in Aula martedì per
l'approvazione.
LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, io non ho problemi, l'ho già detto prima, ma non c'è
bisogno.
Io non posso chiedere un ritorno formale in Commissione del
disegno di legge, che è molto chiaro.
Se, poi, informalmente dobbiamo trovare una soluzione con
l'impegno di portarla martedì in Aula
PRESIDENTE. Questo è l'obiettivo.
LACCOTO, presidente della Commissione e relatore. Per me va bene.
PRESIDENTE. L'obiettivo é esattamente questo, che il disegno di
legge torni informalmente in Commissione Sanità rimanendo iscritto
all'ordine del giorno dell'Aula. Ovviamente, per essere messo
all'ordine del giorno come primo punto di martedì prossimo avendo
chiuso la discussione generale e approvato il passaggio all'esame
degli articoli.
CRACOLICI. E gli emendamenti?
PRESIDENTE. Gli emendamenti, ovviamente, sono quelli presentati
entro la discussione generale che si è svolta adesso. Ma, poiché la
Commissione si riunirà nei prossimi giorni, cercando di trovare un
testo definitivo e condiviso, è ovvio che eventuali subemendamenti
possono essere adottati dalla Commissione.
Onorevoli colleghi, non avendo alcun altro deputato chiesto di
parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO Massimo, assessore per la salute. Signor Presidente, credo
lei abbia già detto qual è l'iniziativa più opportuna: una seduta
informale della Commissione per riscrivere un testo condiviso
superando le perplessità interpretative da parte di alcuni deputati
e anche per fare fronte ad altro tipo di perplessità e per evitare
che la legge venga impugnata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 7
giugno 2011, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) Riorganizzazione e potenziamento della rete regionale di
residenzialità per i soggetti fragili (nn. 582-590-606/A)
(Seguito)
Relatore: on. Laccoto
2) Recepimento del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e
successive modifiche ed integrazioni e del D.P.R. 5 ottobre 2010,
n. 207 e successive modifiche ed integrazioni. Disciplina dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (nn. 719-
515-673/A)
Relatore: on. Faraone
La seduta è tolta alle ore 19.31
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli