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Resoconto d'Aula della Seduta n. 274 di martedì 26 luglio 2011
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   Presidenza del presidente Cascio


   BUZZANCA,  segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

            Annunzio di risposta scritta ad interrogazione

   PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta, da parte dell'Assessore  per
  le  autonomie  locali e la funzione pubblica, la  risposta  scritta
  alla  interrogazione  n. 137  Notizie sulla  retrocessione  di  due
  dipendenti  dell'ufficio stampa della provincia di Enna ,  a  firma
  dell'onorevole Barbagallo.

   Avverto  che  la stessa sarà pubblicata in allegato  al  resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegno di legge

   PRESIDENTE.  Comunico che è stato presentato il seguente  disegno
  di legge:

   «Soppressione delle province e istituzione dei liberi  consorzi».
  (n. 767)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Speziale in
  data 20 luglio 2011.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno chiesto  congedo  per  oggi  gli
  onorevoli  Federico,  Di  Mauro, Cimino, Gentile,  Caronia,  Mineo,
  Pogliese, Laccoto e Speziale.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
                               di legge
                alle competenti Commissioni legislative

   PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge presentati ed inviati alla
  Commissione:

                    BILANCIO E  PROGRAMMAZIONE (II)

   -  «Approvazione  rendiconto  generale dell'Amministrazione  della
  Regione per l'esercizio finanziario 2010». (n. 768)
   di  iniziativa  governativa, presentato in data 21 luglio  2011  e
  inviato in data 25 luglio 2011.

   -  «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
  2011». (n. 769)
   di  iniziativa  governativa, presentato in data 21 luglio  2011  e
  inviato in data 25 luglio 2011.

   Comunicazione in merito a nota pervenuta da parte del capogruppo
                                del PID

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, è pervenuta in data  odierna,  da
  parte  del Presidente del Gruppo parlamentare PID onorevole  Maira,
  una  nota  con  la quale, in sintesi, si dichiara l'indisponibilità
  di  quel  Gruppo  parlamentare a partecipare  ai  lavori  d'Aula  a
  seguito  di una presunta   insensibilità   di questa Presidenza   a
  convocare  la Commissione per il Regolamento in relazione alla  ben
  nota  vicenda dell'approvazione della questione pregiudiziale sulla
  discussione  della  mozione di censura   presentata  nei  confronti
  dell'Assessore  per la salute, dottor Massimo Russo.  Al  riguardo,
  questa  stessa  Presidenza non può che rimarcare  la  più  assoluta
  disponibilità  a ricostituire un clima parlamentare sereno  per  il
  buon  andamento  dei  lavori, invero ciò da subito  dimostrato  con
  fattive ed immediate iniziative.
   Mi  riferisco, innanzitutto, all'avvenuta calendarizzazione  della
  citata mozione di censura da parte della Conferenza dei Capigruppo,
  così come da comunicazione d'Aula resa nella seduta pubblica n. 273
  del  20 luglio 2011, risultato ben vero fortemente voluto da questa
  Presidenza  nell'intento  di rassicurare le  forze  di  opposizione
  circa  l'intento  di  superare  il dettato  regolamentare  attuale,
  rafforzato  e consolidato da uno specifico precedente,  intento  di
  cui   è  stato  dato  ampiamente  atto  nella  comunicazione  della
  Presidenza medesima resa nella seduta n. 270 del 12 luglio u.s.
   In   conclusione,  ribadendo  ancora  una  volta  che   l'apposita
  sottocommissione  per  il regolamento sarà chiamata   ad  occuparsi
  della   problematica sollevata  in uno, ovviamente, alle altre  più
  generali,   la  Presidenza  auspica  vivamente  che,  intanto,   la
  dichiarata  condivisione di tutti i parlamentari intervenuti  nello
  specifico  dibattito,  secondo quanto asserito  nella  stessa  nota
  dell'onorevole  Maira,  sia  effettiva  ed  in  grado,  quindi,  di
  sciogliere  in  tempi  rapidi  il  nodo  regolamentare  e  politico
  venutosi a determinare. Non senza peraltro evidenziare che un clima
  di  maggiore  serenità  contribuirebbe  non  poco  all'ordinata   e
  proficua conclusione dell'attuale sessione parlamentare estiva

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                              Commissioni

   PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge inviati alle Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  Schema  di  disegno  di  legge costituzionale  da  proporre  al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter  comma  2
  dello   Statuto  recante   Modifiche  allo  Statuto  della  Regione
  relative alla denominazione dell'Assemblea regionale'. (n. 737)
   inviato in data 21 luglio 2011.

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -   Interventi  a  sostegno  della  filiera  dei  prodotti   agro-
  zootecnici. (n. 763)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
   parere UE

   -   Determinazione  delle  concessioni  demaniali  marittime   per
  finalità di pesca e acquacoltura. (n. 765)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
   parere IV

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   -  Estensione  del  beneficio di cui all'articolo  1  della  legge
  regionale 8 giugno 2005, n. 8, in materia di circolazione  gratuita
  sui  mezzi  di  trasporto pubblico locale ai militari  appartenenti
  alle Forze armate. (n. 766)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   -  Norme in materia di scioglimento dei centri interaziendali  per
  l'addestramento professionale integrato (CIAPI). (n. 764)
   di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio  2011.

       Comunicazione di apposizione di firme a disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Vinciullo, con nota prot.  n.
  6544  del 22 luglio 2011, ha chiesto di apporre la firma al disegno
  di  legge  n.  613  Interventi per la valorizzazione del  quartiere
  Santa  Lucia,  del  Foro  siracusano  e  del  Borgo  S.  Antonio  a
  Siracusa .

   Comunico,  altresì, che l'onorevole Giuffrida, con nota  prot.  n.
  6545  del 22 luglio 2011, ha chiesto di apporre la firma ai disegni
  di  legge n. 749  Riordino del settore termale  e n. 753  Norme per
  l'apertura dei casinò in Sicilia .

                 Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE. Comunico le richieste di parere pervenute ed assegnate
  alla Commissione:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  D.A.  relativo alle modalità per la richiesta di contributo  in
  favore  di comuni che versano in particolari condizioni di  disagio
  sulla  base  di  appositi  progetti di risanamento  o  di  sviluppo
  economico  e speciale. D.A. relativo alle modalità per la richiesta
  di contributo in favore delle Unione di comuni. (n. 172/I).
   pervenuto in data 20 luglio 2011 e inviato in data 21 luglio 2011.

   -  Ente  Autonomo Fiera del Mediterraneo di Palermo.  Designazione
  componente  effettivo in seno al collegio dei revisori  dei  conti.
  (n. 166/I).
   pervenuto in data 11 luglio 2011 e inviato in data 11 luglio 2011.

                     Comunicazione di parere reso

   PRESIDENTE.  Comunico  che è stato reso il seguente  parere  dalla
  Commissione:

                    BILANCIO  E PROGRAMMAZIONE (II)

   Legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 - articolo 20 - Proposta  di
  riordino  delle  società  a  totale e maggioritaria  partecipazione
  della Regione (n. 131/II)
   reso in data 21 luglio 2011 e inviato in data 25 luglio 2011.

       Comunicazione del Documento di programmazione economico-
                              finanziaria
                        per gli anni 2012/2014

   PRESIDENTE.  Comunico che, in data 21 luglio 2011, è pervenuto  il
   Documento  di programmazione economico-finanziaria  per  gli  anni
  2012/2014'.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   BUZZANCA, segretario f.f.:

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali  e  la funzione pubblica, premesso che il consiglio comunale
  di  Taormina  (ME)  ha approvato una delibera  avente  per  oggetto
  'Modifica   dell'art.   64  dello  Statuto   dell'azienda   servizi
  municipalizzata   (A.S.M.)   di   Taormina',   propedeutica    allo
  scioglimento ed alla messa in liquidazione della predetta azienda;

   considerato che:

   la scelta fatta dalla maggioranza del consiglio comunale ha creato
  comprensibile allarme tra i lavoratori, i quali, preoccupati per il
  loro   futuro,  hanno  investito  della  questione,  attraverso   i
  sindacati, il Prefetto di Messina;

   la  decisione  del consiglio è preoccupante per la  superficialità
  con la quale viene affrontato un tema delicato e complesso, come la
  gestione   di  un  importante  servizio  pubblico,  in   una   fase
  caratterizzata    dalla forte riduzione di trasferimenti agli  enti
  locali;

   appare  evidente  l'obiettivo della maggioranza del  consiglio  di
  esercitare un ruolo che esorbita dalle competenze assegnate,  dalla
  legge, ai consigli comunali;

   l'abrogazione   della  norma  dello  statuto  che   prevedeva   il
  referendum  popolare  denota  la volontà  di  sottrarre  poteri  ai
  cittadini e limitare, quindi, la partecipazione democratica;

   la  predetta delibera appare in alcuni punti in contrasto  con  il
  regolamento del consiglio comunale e con le disposizioni  contenute
  nella l.r. n. 32 del 20 agosto 1994;

   nonostante  i  rilievi  di  legittimità sollevati  dai  competenti
  uffici  comunali,  la maggioranza dei consiglieri  ha  ritenuto  di
  approvare la predetta delibera;

   per sapere:

   se  non  valutino  necessario, avendo verificato le  illegittimità
  sopra richiamate, annullare la predetta delibera;

   se  non  considerino  opportuno prevedere un'ispezione  presso  il
  comune di Taormina per verificare l'attività del consiglio comunale
  al   fine   di   accertare  se  i  comportamenti  sopra  richiamati
  costituiscano un'eccezione o, al contrario, se siano stati compiuti
  altri  atti  illegittimi, con l'obiettivo di  ripristinare,  in  un
  quadro  di  rigoroso  rispetto  delle  regole  e  delle  leggi,  il
  prestigio   e  l'autorevolezza  e,  soprattutto,  la  fiducia   dei
  cittadini  nei  confronti  di un organo di fondamentale  importanza
  qual è il consiglio comunale». (2003)

                                                  PANARELLO - RINALDI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   da  organi  di  stampa si apprende che nell'obitorio dell'ospedale
  'Papardo'  di  Messina il signor Francesco Tortorici,  cognato  del
  signor Mario Petralia, deceduto in seguito alle ferite riportate in
  un  incidente  stradale, ha scoperto che la salma del  defunto  era
  abbandonata  -  così  si  è espresso - 'assieme  con  altre  in  un
  ambiente con temperatura di circa 40 gradi, gonfia come se la morte
  fosse  avvenuta  da  15 giorni, e sul corpo  vi  erano  formiche  e
  insetti';  il  signor Tortorici ha fatto intervenire la  polizia  e
  sulla vicenda ha presentato un esposto;

   considerato  che questo gravissimo ed ennesimo caso di  malasanità
  coinvolge  i  familiari  del defunto in un  particolare  e  fragile
  momento  della  loro vita, che è quello della perdita  di  un  caro
  congiunto,  e  che  quindi va trattato con il  massimo  decoro  non
  comprimendo la dignità della persona;

   verificato  che  in  nessuna parte del libro  bianco  recentemente
  pubblicato  dall'Assessore regionale per la salute si fa  cenno  ai
  servizi  post  mortem  che  le  strutture  ospedaliere  tutte  sono
  obbligate a fornire;

   ritenuto  che  è  ormai improcrastinabile,  alla  luce  di  quanto
  accaduto,  provvedere  ad  una verifica e conseguentemente  ad  una
  ristrutturazione  dei servizi legati alla assistenza  dei  deceduti
  nelle strutture sanitarie pubbliche;

   per sapere di quali elementi dispongano in relazione al gravissimo
  caso  di malasanità verificatosi all'ospedale Papardo di Messina  e
  quali   iniziative   di  conseguenza  intendano   assumere,   anche
  promuovendo  gli opportuni controlli ed i conseguenti provvedimenti
  di  rimozione  dei  responsabili, al fine di  evitare  che  possano
  ripetersi  episodi  e  situazioni  che  legittimamente  sconcertano
  l'opinione pubblica». (2004)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                               LIMOLI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso   che,  con  una  cerimonia  da  'Guinnes   dei   primati'
  l'Assessore per la salute ha presentato nei giorni scorsi 'Il libro
  bianco della salute 2011', nel quale lo stesso Assessore affermava:
  'Nel  bilancio  triennale voglio aggiungere altri risultati,  forse
  anche più importanti: il recupero della credibilità e della dignità
  in  tutte  le  sedi istituzionali più prestigiose come i  Ministeri
  della  Salute  e  dell'Economia e la Conferenza  Stato  -  Regioni;
  l'aver dimostrato il giusto valore di principi etici irrinunciabili
  come la legalità e la trasparenza amministrativa mettendo al centro
  del  sistema  la persona umana e il suo fondamentale  diritto  alla
  tutela della salute.';

   premesso  inoltre che, come si legge dall'AGI -  Roma,  19  luglio
  2011,  il  Ministro  della salute, onorevole  Ferruccio  Fazio,  ha
  disposto  l'invio  degli ispettori ministeriali  presso  l'ospedale
  Policlinico  di Messina a seguito delle denunce dei parenti  di  un
  paziente  poi deceduto nelle cui narici sarebbero state  rinvenute,
  quando  ancora  era in vita, larve di insetti. Lo  stesso  Ministro
  dichiarava  che:  'Se  la  denuncia dovesse  essere  confermata  si
  tratterebbe di un fatto di inaudita gravità, incompatibile  con  il
  livello  di civiltà e di umanità cui devono ispirarsi le  strutture
  sanitarie';

   ritenuto   che  quanto  in  premessa  costituisce  un   gravissimo
  nocumento  per la credibilità dell'intera Regione in  quanto  fatti
  terribili,   come   quello  avvenuto  a  Messina  al   Policlinico,
  trasmettono   un  messaggio  certamente  non  positivo  dell'intera
  Regione  nel mondo intero in quanto la notizia è stata  ripresa  da
  tanti media internazionali;

   nel  chiedere scusa come deputato di questa Regione alla  famiglia
  del  defunto per il gravissimo comportamento subito da parte  delle
  strutture  del  Policlinico, per sapere, ricordati i  provvedimenti
  dell'Assessore  per  la salute di rimozione  di  manager  per  atti
  certamente   meno  gravi  di  quello  citato  in  premessa,   quali
  provvedimenti urgenti si intendano intraprendere nei confronti  dei
  responsabili  di  quanto  accaduto  compresi  manager  e  direttori
  sanitari  colpevoli di avere danneggiato l'immagine  della  Sicilia
  che,  afflitta come è da tutti i problemi economici e sociali,  non
  aveva  certo bisogno di questo ulteriore colpo alla sua  immagine».
  (2005)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                               LIMOLI

   «All'Assessore  per l'istruzione e la formazione  professionale  e
  all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il  lavoro,
  premesso che:

   per mancanza di docenti, a seguito dei tagli operati dal Ministero
  della  pubblica  istruzione, in provincia di Agrigento  sono  stati
  operati degli accorpamenti di classi con più di 25 alunni;

   gli  accorpamenti costituiscono un pericolo per la  sicurezza  dei
  ragazzi  e sono in palese violazione delle norme di igiene pubblica
  sul  limite  minimo  di  spazio che un'aula  deve  possedere  quale
  requisito;

   i  parametri minimi di superficie per alunno in ogni classe  della
  scuola  secondaria sono pari a circa due metri quadri (197  cm²)  e
  180 cm² per la primaria;

   le  nuove disposizioni che il Ministro all'istruzione ha stabilito
  in materia di rapporto del numero di alunni per classe con la norma
  dall'articolo  17, comma 25, del decreto-legge 1  luglio  2009,  n.
  78,   nel   dichiarato  proposito  di  dare  una   'interpretazione
  autentica' dell'articolo 64, comma 3, del decreto-legge  25  giugno
  2008,  n.  112,  convertito, con modificazioni, in legge  6  agosto
  2008,  n.  133, chiariscono che il 'piano programmatico si  intende
  perfezionato con l'acquisizione dei pareri previsti dalla  medesima
  disposizione',  e  dispongono  che 'all'eventuale  recepimento  dei
  relativi  contenuti si provvede con i regolamenti  attuativi  dello
  stesso';

   considerato che:

   esiste un esposto già presentato dal Codacons in 104 Procure della
  Repubblica  italiana  con il quale si chiede non  solo  di  avviare
  l'azione  penale  contro  il Ministro e i direttori  regionali  del
  MIUR, ma anche di sequestrare gli spazi non conformi alla normativa
  vigente  in  materia d'igiene e sicurezza - le fonti sono,  tra  le
  altre,  l'art. 5 del D.M. 26.08.1992 (recante 'Norme di prevenzione
  incendi  per  l'edilizia  scolastica')  che  afferma:  'il  massimo
  affollamento  ipotizzabile  è  fissato  in  26  persone  per   aula
  (considerati 25 studenti e 1 insegnante - ndr)', e l'art. 12  della
  legge  n.  820  del  1971 che così dispone: 'Il numero  massimo  di
  alunni  che possono essere affidati ad un solo insegnante  non  può
  essere  superiore a 25 anche ai fini delle attività  integrative  e
  degli insegnamenti speciali di cui all'art. 1';

   la   situazione  descritta  da  'Ecosistema  2008',  rapporto   di
  Legambiente  sull'edilizia e i servizi scolastici,  rivela  che  la
  Regione  insieme alle altre regioni del Sud versa in una  difficile
  condizione sul fronte dell'edilizia scolastica. Lo stesso  rapporto
  boccia  senza  appello le province di: Agrigento,  Ragusa,  Enna  e
  Messina, collocando all'ultimo posto la provincia di Catania;

   molte  delle  strutture scolastiche in Sicilia, sono  allocate  in
  edifici di civile abitazione;

   ritenuto che:

   un  approccio  corretto al problema della sicurezza  nelle  scuole
  deve  partire dall'esame delle strutture e dall'organizzazione  dei
  locali,  per poi coinvolgere i componenti della comunità scolastica
  nella gestione delle situazioni ordinarie e di quelle di emergenza;

   occorrono  adeguati  interventi atti a garantire  l'incolumità  di
  alunni   e   operatori   scolastici,  messa   a   repentaglio   del
  sovraffollamento degli spazi;

   preso atto:

   della  sentenza  del TAR Lazio N. 00552/2011 reg. prov.  coll.  N.
  06143/2010  reg.  ric.  del  20/01/2011 Codacons  contro  Ministero
  dell'Istruzione  Università  e  Ricerca,  Ministero   dell'Interno,
  Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero per la  Pubblica
  Amministrazione  e  l'Innovazione, tutti in  persona  del  Ministro
  p.t.;   Ufficio   Scolastico  Regionale  per   L'Abruzzo,   Ufficio
  Scolastico   Regionale  per  la  Basilicata,   Ufficio   Scolastico
  Regionale  per  la  Calabria, Ufficio Scolastico Regionale  per  la
  Campania,  Ufficio  Scolastico  Regionale  per  L'Emilia   Romagna,
  Ufficio  Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, Ufficio
  Scolastico Regionale per il Lazio, Ufficio Scolastico Regionale per
  la  Liguria, Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, Ufficio
  Scolastico  Regionale  per le Marche, Ufficio Scolastico  Regionale
  per  il  Molise,  Ufficio  Scolastico Regionale  per  il  Piemonte,
  Ufficio  Scolastico  Regionale per la  Puglia,  Ufficio  Scolastico
  Regionale   per  la  Sicilia,  Ufficio  Scolastico  Regionale   per
  L'Umbria,  Ufficio  Scolastico Regionale  per  il  Veneto,  Ufficio
  Scolastico Regionale per la Sardegna, Ufficio Scolastico  Regionale
  per la Toscana; con sentenza favorevole al ricorrente;

   per sapere:

   quali  misure  intendano  porre  in  essere  fin  da  subito,   in
  previsione del prossimo anno scolastico, anche in coordinamento con
  altri  organi  preposti  alla sicurezza, allo  scopo  di  accertare
  l'esistenza  di  tutte  le  condizioni di  sicurezza  idonee  a  un
  regolare svolgimento dell'anno scolastico;

   se  venga  richiesto  ai responsabili della sicurezza  di  ciascun
  istituto di certificare, attraverso dichiarazione scritta  e  sotto
  la  loro responsabilità, la capienza di ogni singola aula, al  fine
  di  garantire  capillarmente la sicurezza di ogni singola  classe».
  (2007)

            DI BENEDETTO - DIGIACOMO - FARAONE - TERMINE - GALVAGNO -
               MATTARELLA - PANARELLO - APPRENDI - MARZIANO - PANTUSO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che:

   in  merito  alla  realizzazione delle grandi opere  ferroviarie  a
  Palermo  -  anello e passante - fondamentali per  il  futuro  della
  città,  sta  emergendo un quadro inquietante: intrecci tra  affari,
  politica  e  mafia; enormi ritardi accumulati nella  realizzazione;
  lievitazione abnorme dei costi;

   i  fatti che stanno emergendo mettono a repentaglio la fattibilità
  di  tali opere, producono, qualunque ne sia l'esito, un grave danno
  per  la città e per l'erario e rappresentano un fenomeno gravissimo
  e  da  condannare  in  tutti  i modi, politico  e  giudiziario,  di
  inquinamento della vita pubblica;

   con  riferimento al passante ferroviario sul sito web di  Italferr
  si  legge,  nella sezione riguardante i progetti, che  a  'Palermo,
  come  nelle  principali aree metropolitane, è in atto una  radicale
  trasformazione  della  rete  di  trasporto  pubblico   basata   sul
  potenziamento del servizio ferroviario metropolitano,  collegato  e
  integrato con linee tram, bus e parcheggi di interscambio';

   uno  degli  assi portanti di questa trasformazione è  il  passante
  ferroviario,  che attraverserà Palermo e la sua area metropolitana,
  da  Cefalù all'aeroporto di Punta Raisi: 90 km di percorso, 24  dei
  quali  all'interno della città, con 17 stazioni e 22  fermate.  Gli
  obiettivi  del  progetto sono i seguenti: potenziare l'offerta  del
  trasporto ferroviario aumentando la frequenza dei treni; creare  un
  servizio  ferroviario di tipo metropolitano integrato con il  piano
  del  trasporto pubblico di massa nell'area urbana di Palermo con  6
  stazioni  e 17 fermate in ambito urbano e suburbano; potenziare  il
  collegamento  con  l'aeroporto di Punta Raisi con  un  servizio  di
  frequenza cadenzata; offrire un servizio ferroviario più efficiente
  in  termini di fruibilità, funzionalità e regolarità ed economicità
  di  servizio; favorire la mobilità dei flussi pendolari tra Palermo
  e  i  comuni  di  Isola  delle Femmine, Capaci,  Carini,  Cinisi  e
  Terrasini;  abolizione di tutti i passaggi a livello; centralizzare
  e automatizzare tutte le principali funzioni ferroviarie;

   per  conseguire gli interventi sopra descritti è stato pianificato
  un progetto integrato denominato 'nodo di Palermo';

   l'impresa   che   si  è  aggiudicata  l'appalto  è  l'associazione
  temporanea d'imprese composta da consorzio stabile S.I.S.  Sintagma
  spa  (Perugia)  e Geodata srl (Torino). Capofila è  una  delle  tre
  ditte  riunite nella sigla S.I.S., cioè la madrilena Sacyr, colosso
  che,  fra  l'altro, affianca la Impregilo nella gara per  il  ponte
  sullo Stretto di Messina. Del consorzio S.I.S. fanno parte, poi, le
  torinesi Inc general contractor spa e Sipal;

   all'interrogante risulta che: la consegna dei lavori è stata fatta
  il  22 febbraio 2008 per una durata complessiva per le tratte A)  e
  C)  di 1640 giorni, con la definizione prevista a settembre 2012  e
  di  1215 giorni per la tratta B) con definizione prevista a  giugno
  2011;

   a  causa  dei  forti  ritardi accumulati  dal  consorzio  SIS,  in
  particolare  nella  tratta  C), si è  dovuto  fare  un  nuovo  atto
  contrattuale che ha modificato la data di ultimazione dei lavori;

   per  la tratta A), grazie alla chiusura della tratta per un  anno,
  che  ha  permesso di contenere i ritardi, la durata  complessiva  è
  diventata di 1920 giorni con un ritardo di quasi un anno;

   per  la tratta C) la durata prevista è ad oggi 2260 giorni con  un
  ritardo di due anni;

   per  la tratta B), per la quale è stata recentemente approvata una
  variante, i lavori dovrebbero concludersi a dicembre del 2016,  con
  un ritardo di quasi sei anni;

   la  rivista  'S  - Il Magazine che guarda dentro  la  cronaca'  ha
  pubblicato  nel  mese di giugno 2011 un articolo dal  titolo  'Cosa
  nostra,  politici  e giudici. Ecco le carte dell'inchiesta  che  fa
  tremare la Sicilia';

   nell'articolo  si  parla  dell'inchiesta  giudiziaria   che   'sta
  svelando  gli  interessi  di  Cosa nostra  sui  lavori  che  devono
  cambiare la mobilità a Palermo. Una torta da 623 milioni di euro su
  cui  i  boss hanno messo gli occhi. Ci sono tutti i segnali  di  un
  quadro  sconfortante.  Nel  quale la mafia  condiziona  cantieri  e
  impone  le ditte per i subappalti e le forniture di materiali.  Nel
  quale i politici raccomandano amici e parenti. Nel quale funzionari
  dello Stato passano notizie riservate';

   lo  schema  che  emerge è quello tradizionale: una  grande  opera,
  appaltata  a una grande azienda, possibilmente di respiro  europeo,
  che poi arriva a Palermo e si avvale, in una serie di posti-chiave,
  di personaggi locali che trattano con le imprese in odor di mafia;

   per quel che concerne l'anello ferroviario, l'accordo di programma
  quadro  per il trasporto ferroviario è stato stipulato  in  data  5
  ottobre  2001  tra il Ministero dell'economia e delle  finanze,  il
  Ministero  delle  infrastrutture e dei  trasporti,  Ferrovie  dello
  Stato  s.p.a.,  Gestione  governativa  ferrovia  Circumetnea  e  la
  Regione  siciliana e prevedeva per il comune di Palermo un  sistema
  di   trasporto  pubblico  su  rotaia  a  mezzo  di  'MetroTram'  da
  realizzarsi  come  integrazione funzionale per  la  chiusura  dell'
  anello  ferroviario,  con un sistema di circolazione  promiscuo  su
  ferro   su  linea  ferroviaria  e  su  linea  tram,  con  un  costo
  complessivo  di  circa 116 milioni di euro, a  costo  zero  per  il
  comune;

   nel  dicembre  2001  e  fino  al 2005,  il  nuovo  sindaco,  Diego
  Cammarata,  che  mantiene per sé la delega all'urbanistica  e  alle
  opere   pubbliche,   nominava   consulente   l'ingegnere   Antonino
  Bevilacqua, in qualità di esperto dell'amministrazione comunale  di
  Palermo in materia di opere pubbliche, infrastrutture, mobilità  ed
  urbanistica;

   l'amministrazione comunale, su parere dei consulenti, ha  ritenuto
  di  modificare  le scelte precedenti e archiviare il  progetto  già
  approvato  e  finanziato, stabilendo di utilizzare  i  fondi  della
  legge   n.  211  del  1992  per  la  realizzazione  della  chiusura
  dell'anello ferroviario e la realizzazione della metroferrovia;

   con  delibera  103  del  30 maggio 2002 il consiglio  comunale  di
  Palermo  approvava  il 'piano integrato del trasporto  pubblico  di
  massa  a  guida vincolata' che ripropone la chiusura  dell'  Anello
  ferroviario  di Palermo con la realizzazione di una 'metro-ferrovia
  in sotterranea in luogo della precedente ipotesi metrotranvia';

   tale  scelta  urbanistica  investe pesantemente  l'area  portuale:
  mentre  infatti  il sistema metro-tram prevedeva la chiusura  dell'
  anello  in superficie e la realizzazione dei binari di collegamento
  tranviario,  la  nuova  ipotesi si sviluppa  quasi  per  intero  in
  sotterranea  con un breve tratto in trincea, dentro il  porto,  con
  interventi più massicci e interferenze con le sottoreti;

   per  realizzare l'opera, nel 2002, è stato stipulato un protocollo
  di  intesa  tra  il  comune di Palermo, la  Regione  siciliana,  la
  provincia regionale di Palermo e RFI;

   il  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'8 giugno 2003
  si  esprimeva  favorevolmente  alla rimodulazione  dell'intervento;
  così  anche il CIPE che il 25 luglio 2003 evidenziava un incremento
  del  costo  dell'intervento pari ad 8 milioni  di  euro,  dovuto  a
  'necessario approfondimento ed integrazione di alcune voci che  non
  erano   state   considerate  nel  computo  metrico   del   progetto
  preliminare', ed integrava il finanziamento a valere sulla delibera
  CIPE 17/2003. L'importo del progetto definitivo dell'opera è pari a
  124.103.656,43 euro;

   l'opera  è  finanziata  con: 45.768.656,43  euro  a  valere  sulle
  risorse  liberate  dalla  misura 5.04 del  POR  SICILIA  2000-2006;
  8.614.000,00 euro a valere sulla delibera CIPE 17/2003;  69.463.000
  a valere sulle risorse della legge n. 211 del 1992; 258.000,00 euro
  dal comune di Palermo, con delibera n. 827-2000; 258.000 euro dalla
  provincia di Palermo, con provvedimento 107/2000;

   poiché però tale somma non copriva la spesa per la definizione  di
  tutto  il  progetto, il dipartimento regionale trasporti cofinanzia
  il  primo  stralcio  funzionale  relativo  alla  tranche  Giachery-
  Politeama;

   è  di  solare  evidenza che, mentre il sistema metro-tram  avrebbe
  potuto  essere  interamente finanziato e realizzato con  una  spesa
  inferiore,  la  decisione di passare al metro-ferrovia  innalza  il
  costo  e impedisce la completa realizzazione dell'opera, escludendo
  la tratta Politeama-Notarbartolo;

   l'accordo  di  programma quadro prevede che  il  soggetto  tecnico
  attuatore  sia  FS SPA, e per essa, la sua società controllata  RFI
  spa,  concessionaria della Stato per la materia in questione  e  il
  comune  il  soggetto beneficiario, i quali siglano una  convenzione
  nel 2006;

   il   bando   di  gara  per  l'aggiudicazione  della  progettazione
  esecutiva   e  realizzazione  dell'  anello  ferroviario  (stazione
  appaltante RFI) è stato pubblicato nel giugno 2006, con un  importo
  a base d'asta di circa 95 milioni di euro;

   in  data  21  giugno 2007 interveniva a favore  della  TECNIS  spa
  l'aggiudicazione  provvisoria con un ribasso del  22,67  per  cento
  (offerta anomala);

   in  data 2 luglio 2007 la seconda classificata, con il ribasso del
  19,0487  per  cento  (offerta  non  anomala)  ATI  Salini-Locatelli
  depositava,  presso il TAR Lazio, apposito ricorso con  istanza  di
  sospensione  contro il provvedimento di aggiudicazione  provvisoria
  alla TECNIS;

   in  data  22  novembre  2007  il TAR  Lazio  respingeva  l'istanza
  cautelare della Salini-Locatelli;

   in  data 9 gennaio 2008 l 'ATI Salini-Locatelli depositava appello
  presso il Consiglio di Stato contro l'ordinanza del TAR Lazio;

   il  12  febbraio  2008 il Consiglio di Stato accoglieva  l'istanza
  cautelare in primo grado, sospendendo i provvedimenti impugnati;

   in  data  29  maggio  2008, il TAR Lazio decretava  l'annullamento
  della aggiudicazione provvisoria a TECNIS;

   in  data  14  ottobre 2008, il comune di Palermo, riscontrando  la
  nota  RFI del 23 luglio 2008, dava notizia di avere interessato  la
  propria  avvocatura comunale con nota del 5 agosto 2008 e  che,  in
  considerazione della risposta dalla stessa ricevuta,  riteneva  che
  Ferrovie  potessero 'procedere all'espletamento delle procedure  di
  appalto  come da disposto della sentenza del TAR Lazio che, essendo
  immediatamente  esecutiva, non lascia spazio  a  scelte  che  siano
  diverse dalla verifica dei requisiti della seconda classificata';

   il TAR Lazio emetteva la sentenza n. 6535 del 2009 con la quale si
  pronunciava favorevolmente alla richiesta della Salini-Locatelli;

   la  TECNIS presentava ricorso al Consiglio di Stato per respingere
  la  predetta sentenza che veniva accettato. Il Consiglio  di  Stato
  revocava l'aggiudicazione alla Salini-Locatelli;

   in   data   10   settembre  2009  veniva  emessa  l'aggiudicazione
  definitiva  alla  TECNIS spa ed in data 21  settembre  2009  veniva
  sottoscritta  la  convenzione n. 20/2009  tra  Tecnis  e  Italferr,
  struttura tecnica di RFI;

   l'importo a base d'asta era di 95 milioni di euro e i lavori  sono
  stati  aggiudicati alla TECNIS spa per 76 milioni di  euro  con  un
  ribasso del 22,67 per cento;

   il   14   ottobre  2009  è  stata  effettuata  la  consegna  delle
  prestazioni  alla  TECNIS  e  da  quella  data  partivano  i  tempi
  contrattuali  per  adempiere  alla redazione  della  progettazione,
  previsti in 180 giorni; quindi, la TECNIS avrebbe dovuto presentare
  il progetto entro il 12 aprile 2010;

   ad  oggi sembra che non sia stato ancora presentato il progetto in
  maniera completa e l'impresa aggiudicataria ha presentato più volte
  richiesta di proroga;

   l'iter di definizione del progetto esecutivo, ad oggi, a circa 500
  giorni  dalla  data  dell'aggiudicazione definitiva,  non  è  stato
  completato, con un ritardo, alla data odierna, di 320 giorni;

   i  motivi  addotti  dall'impresa TECNIS,  stando  a  non  smentite
  notizie  di  stampa, sono inerenti alla necessità  di  adeguare  il
  progetto esecutivo alle prescrizioni di soggetti a ciò deputati;

   la  normativa  in  merito all'esecuzione degli  appalti  integrati
  stabilisce che, qualora l'ente appaltante o l'appaltatore ravvisino
  la  necessità  di adeguare il progetto definitivo o  di  effettuare
  studi  di  maggior  dettaglio rispetto a  quelli  utilizzati  dalla
  stazione appaltante per la redazione del definitivo posto a base di
  gara,  l'impresa  è  tenuta  a provvedere  agli  adeguamenti  senza
  compensi aggiuntivi o aumento dell'importo contrattuale;

   da  notizie  di stampa si apprende che la TECNIS ha presentato  il
  quadro  economico del progetto esecutivo che evidenzia  un  importo
  complessivo   di   170  milioni  di  euro  a  fronte   dell'importo
  contrattuale  pari  a  circa 76 milioni e che la  lievitazione  dei
  costi  sarebbe dovuta a 'imprevisti emersi dalle analisi geologiche
  e  interferenze  nel  tracciato di molte  sottoreti'  (Giornale  di
  Sicilia del 17 febbraio 2011);

   gli  uffici  del  comune hanno dichiarato (commissione  consiliare
  urbanistica  del  14  marzo  2011) che concorrono  all'elevatissimo
  incremento del costo, tra l'altro, la bonifica e lo smaltimento  di
  materiali  di  risulta di alcuni terreni di proprietà  demaniale  e
  comunale dichiarati inquinati e la risoluzione di interferenze  con
  i collettori fognari di proprietà comunale;

   queste  criticità  aggraveranno ulteriormente il quadro  economico
  dell'appalto  anche  rispetto  all''enorme  valore  della  variante
  richiesta' (Giornale di Sicilia del 17 febbraio 2011);

   la  seconda classificata nella gara di appalto, l'impresa  Salini,
  ha  richiesto  l'accesso agli atti e questo lascia  presupporre  un
  contenzioso  anche  con il comune di Palermo  che  potrebbe  essere
  chiamato a rifondere eventuali danni alla stessa impresa;

   alla luce di quanto emerge lo stesso 'enorme valore della variante
  richiesta'   rischia  di  essere  insufficiente  per  coprire   gli
  ulteriori costi che si stanno delineando, con un dato finale che va
  di molto oltre gli stessi 170 milioni di euro ipotizzati, visto che
  l'autorità  portuale  ha  fatto  altre,  ulteriori  e  sinora   non
  conteggiate, richieste di risarcimenti, di variazioni progettuali e
  simili  che  l'impresa aggiudicataria reputa non rientranti  fra  i
  costi dell'appalto;

   i  costi della variante riportati dalla stampa superano largamente
  il  tetto previsto dal comma 4 dell'articolo 25 della legge n.  109
  del  1994, che prevede un massimo di un quinto dell'importo, a pena
  della risoluzione del contratto e dell'indizione di una nuova gara;

   l'ingegner Bevilacqua, con decreto del Ministro dei trasporti  del
  29  settembre  2004,  è  stato  nominato  presidente  dell'Autorità
  portuale  di  Palermo.  Nel  2003 fa  parte  del  comitato  tecnico
  scientifico  nominato  dal  commissario per  l'emergenza  traffico,
  Diego   Cammarata,   sindaco   di  Palermo,   che   discute   delle
  'problematiche   connesse   con  la  realizzazione   dell'   anello
  ferroviario'.  Da settembre 2004 a dicembre 2005  ha  rivestito  la
  doppia  funzione  di  esperto del comune di  Palermo  e  presidente
  dell'Autorità  portuale nel medesimo periodo della definizione  del
  progetto completo dell' anello (Giachery-Notarbartolo);

   tra  le  opere  previste all'interno dell'area portuale  vi  è  la
  demolizione  di un edificio dove ha sede l'officina del  porto,  un
  'laboratorio   di   pensiero  dove  si   sviluppa   l'attività   di
  progettazione  affidata a una serie di architetti internazionali  e
  di   giovani  architetti  palermitani'  (dall'intervista  a  Davide
  Rampello  nel numero 593 della rivista Interni), fondata e promossa
  dallo  stesso  Bevilacqua per il quale l'Autorità  portuale  chiede
  soluzioni onerose per lo spostamento degli occupanti;

   sembra   all'interrogante  anomala  la  posizione   dell'ingegnere
  Antonino  Bevilacqua che, nella storia di questo appalto, ha  agito
  nella  quintuplice veste di consulente del comune, componente della
  commissione  tecnica  del  commissario al traffico,  direttore  dei
  lavori  di  una grande opera RFI nel comune di Palermo,  presidente
  dell'Autorità portuale e promotore della stessa officina del porto;

   mentre  lo  statuto  dell'Autorità  portuale  prevede  che  è   il
  presidente che 'provvede al coordinamento delle attività svolte nel
  porto dalle pubbliche amministrazioni', le lettere di contestazione
  e  richieste  al  comune  sulla vicenda dell'appalto  dell'  anello
  ferroviario seppur legittimate sono firmate da altri soggetti a ciò
  non deputati;

   non  risulta  che il comune di Palermo abbia posto  in  essere  le
  necessarie tutele per i legittimi interessi dell'ente a fronte  del
  lievitare  dei  costi  dell'appalto, avviando  invece  procedure  e
  contatti con l'ente regione per caricare tali ulteriori costi sulle
  finanze pubbliche (Giornale di Sicilia del 17 febbraio 2011);

   risulta che a fronte dell''abnorme importo delle varianti valutato
  dall'appaltatore',  ITALFERR si è limitata  a  chiedere  al  comune
  l'aggiornamento della propria parcella e il comune, non contestando
  tale  abnorme  aumento  dei  costi si  è  limitato  a  chiedere  la
  definizione in tempi brevi dell'iter del progetto, dal cui  importo
  congruo  e validato sarà possibile quantificare i maggiori  importi
  che dovranno essere riconosciuti all'ente appaltante;

   solo  dopo la pubblicazione di un articolo di denuncia del  citato
  abnorme  aumento  dei costi (Giornale di Sicilia  del  30  novembre
  2010), che provoca la richiesta di accesso agli atti da parte della
  Impresa  SALINI (11 gennaio 2011) e la richiesta di chiarimenti  da
  parte  della  regione  (9 febbraio 2011), e in  coincidenza  di  un
  secondo  articolo  del Giornale di Sicilia (17 febbraio  2011),  il
  comune ha deciso di attivarsi. Uscendo, infatti, dall''aplomb'  che
  ha  caratterizzato tutta la precedente corrispondenza e,  prendendo
  spunto dalla lettera della Regione che lamenta di  non essere stata
  messa  a  conoscenza  dell'iter  relativo  agli  sviluppi  e   alla
  definizione del Progetto esecutivo', il comune contesta, infatti, a
  RFI (che ha maturato già un ritardo, non contestato sino ad allora,
  di  300  giorni nella consegna del progetto) 'lo spirito  di  voler
  rallentare la procedura approvativa del progetto e mettere a  serio
  rischio  la  realizzazione dell'opera', invitandola a una  'solerte
  definizione dell'iter di competenza, nei termini contrattuali' (già
  abbondantemente scaduti);

   la   Regione   siciliana,  per  il  tramite   dell'Assessore   per
  l'economia, professore avvocato Armao, ha disposto un'ispezione  in
  merito   allo   stato  di  attuazione  dell'intervento   denominato
  'Chiusura dell'Anello Ferroviario di Palermo';

   per sapere:

   se siano a conoscenza della situazione descritta in premessa ed in
  particolare dei intrecci evidenziati, dei ritardi accumulati e  dei
  costi aggiuntivi;

   quali  siano  ad  oggi  i  risultati dell'indagine  amministrativa
  avviata dalla Giunta regionale;

   se  non  intendano  intervenire e in che  modo  per  garantire  il
  rispetto  dei  tempi di realizzazione delle opere,  in  gran  parte
  finanziate   con  fondi  europei  assegnati  alla  Regione   e   la
  trasparenza   delle  procedure  messe  in  atto   con   particolare
  riferimento al lievitare dei costi». (2008)

                                                                 LUPO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che il Consorzio autostrade siciliane (CAS)
  continua ad essere al centro di feroci polemiche sia per il pessimo
  livello dell'intera rete autostradale siciliana sia per la gestione
  del personale, a dir poco scandalosa;

   considerato che:

   nonostante  i lauti incassi provenienti dai pedaggi, le autostrade
  siciliane continuano ad essere definite da 'terzo mondo'  e  quando
  un  autostrada  non  viene mantenuta in maniera ottimale  significa
  mettere a repentaglio la vita di migliaia di automobilisti;

   gli   stessi   caselli   autostradali   sembrano   dei   monumenti
  all'inefficienza:  il  personale  è  costretto  a  lavorare   senza
  telefono perché le linee sono state sospese per morosità, i sistemi
  di   allarme   sono   quasi   sempre  guasti,   gli   impianti   di
  climatizzazione  sono  inefficienti. E' evidente  che  lavorare  in
  queste condizioni significa esporre i lavoratori a gravi rischi sia
  in termini di sicurezza sia in termini di tutela sanitaria;

   visto  che  tale  confusa  realtà  è  ancora  più  evidente  nella
  vergognosa  gestione  del personale, dove  l'assoluta  mancanza  di
  regole ha portato ad una vera e propria creazione di dipendenti  di
  serie A e dipendenti di serie B;

   preso atto che:

   all'interno   del  CAS  vi  sono  due  realtà   ben   distinte   e
  sostanzialmente diverse nei trattamenti. Da un lato  una  ristretta
  cerchia di personale stabile a tempo indeterminato, molti dei quali
  provenienti  da altre amministrazioni ed ivi distaccati,  che,  con
  vari  sistemi  che  puntano  su straordinari  spesso  assolutamente
  inutili,  riescono ad avere buste paga che superano abbondantemente
  i  5/6 mila euro mensili. In contrapposizione a questa 'casta' vi è
  un  gruppo  di dipendenti a tempo indeterminato con contratto  part
  time che non riesce ad ottenere la modifica del proprio contratto a
  full  time  (peraltro  stabilito da una sentenza  del  giudice  del
  lavoro)  ed  un  altro gruppo di lavoratori, circa 250  unità,  che
  fanno  parte  di  una  graduatoria cui il CAS attinge  sia  per  le
  assunzioni  definitive  sia  per le  assunzioni  di  personale  con
  contratti  stagionali della durata di tre mesi, sempre  e  comunque
  con la qualifica di agente tecnico esattore;

   è  da  anni che questi precari, recentemente entrati in  stato  di
  agitazione sindacale, vengono illusi da tutti i dirigenti  del  CAS
  che  si  sono  susseguiti  negli anni, con  aleatorie  promesse  di
  stabilizzazione  e/o  fantomatiche  assunzioni,  in  considerazione
  anche dell'esperienza maturata in tanti anni di lavoro svolto;

   tenuto conto che:

   appare  evidente che l'assoluta mancanza di un serio programma  di
  pianificazione  del  personale,  che  rifugga  da  clientelismi   e
  favoritismi vari, non permette a centinaia di lavoratori di  potere
  guardare al proprio futuro con ottimismo;

   nello  specifico, il CAS, quale ente pubblico economico,  non  può
  autorizzare il distacco al suo interno di personale proveniente  da
  altre  amministrazioni pubbliche. Ciò permetterebbe di  riempire  i
  vuoti  di  organico  prelevando  personale  dalla  graduatoria  dei
  precari;

   inoltre,   la  totale  anarchia  esistente  nell'assegnazione   di
  straordinari   porta  a  situazioni  che  rasentano  l'incredibile:
  personale  che effettua turni anche di 20 ore pur di non permettere
  al  personale precario di essere chiamato al lavoro e a quello part
  time di implementare le proprie misere ore lavorative;

   atteso che tale indecente situazione sta portando l'intero CAS  ad
  un  tracollo  economico non indifferente, considerando le  numerose
  azioni  legali intraprese da centinaia di lavoratori che, da  anni,
  si sentono più presi in giro che tutelati sul loro posto di lavoro;

   per sapere:

   quali  iniziative intendano adottare per riportare l'ordine  e  la
  legalità all'interno del Consorzio autostrade siciliane;

   quali  iniziative intendano adottare per consentire  al  personale
  precario  e  part  time attualmente in servizio presso  il  CAS  di
  regolarizzare  la  propria posizione lavorativa  alfine  di  ridare
  dignità a centinaia di giovani lavoratori». (2009)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  e l'identità siciliana, premesso che:

   nel  settembre 2009, fu inaugurato il castello-fortezza  aragonese
  presso  l'isola  di  Capo Passero (SR), in  seguito  ai  lavori  di
  consolidamento e di ristrutturazione;

   tale  monumento, nonostante i lavori ultimati, continua a rimanere
  chiuso, ad oggi, senza custodi ed abbandonato a se stesso;

   preso atto che:

   prima  dell'inaugurazione  ufficiale,  si  avviò  un  periodo   di
  apertura,  era l'estate del 2009, in cui circa tremila persone,  in
  poco  più  di  un  mese, si recarono sull'isola con l'obiettivo  di
  visitare la fortezza appena restaurata;

   dopo  la kermesse inaugurale sono calati il buio più totale  e  il
  silenzio  più assordante e il castello è finito inopinatamente  nel
  dimenticatoio;

   nessuno  ha  saputo dare risposte alle centinaia  di  turisti  che
  hanno chiesto informazioni sulle modalità di recarsi alla fortezza,
  costruita, come è noto, tra il 1606 e il 1611;

   atteso  che  i  lavori  di  restauro hanno  richiesto  un  impegno
  notevole  di risorse pubbliche e che nessun programma di fruibilità
  del luogo è mai stato attuato;

   visto che:

   l'Assessore  regionale per i beni culturali  ha  investito  denaro
  pubblico  per  ristrutturare la fortezza aragonese, per  acquistare
  gli arredi e per realizzare un impianto fotovoltaico;

   i  vertici  della  soprintendenza hanno più volte  sbandierato  ai
  quattro venti i dettagli degli interventi effettuati, ma oltre  non
  sono mai andati;

   considerato che:

   l'amministrazione comunale di Portopalo di Capo Passero più  volte
  ha  manifestato  l'interesse  e l'intenzione  di  essere  coinvolta
  nell'apertura  della fortezza per la rilevante  ricaduta  turistica
  che  tale  evento potrebbe avere nella zona sud della provincia  di
  Siracusa;

   sempre  la  suddetta amministrazione comunale  ha  evidenziato  la
  disponibilità a fornire il personale necessario a tale apertura;

   rilevato  che siamo a stagione estiva ormai inoltrata  e  che,  di
  conseguenza, solo adesso migliaia di visitatori potrebbero ammirare
  e visitare la fortezza de qua agitur;

   per sapere:

   quali  urgenti  interventi vogliano porre in  essere  al  fine  di
  evitare  che  un  bene storico così rilevante, quale  il  castello-
  fortezza  di Capo Passero, continui a rimanere chiuso  e  privo  di
  qualsiasi programma di utilizzo;

   se  intendano stipulare una convenzione con il comune di Portopalo
  di   Capo   Passero  al  fine  di  rendere  fruibile  il  monumento
  aragonese». (2012)

                                                 VINCIULLO - POGLIESE

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica e all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità, premesso che il dipartimento regionale dei  lavori
  pubblici,  con  propria  nota prot.  6/E  del  5  maggio  2009,  ha
  dichiarato  decaduti i componenti del consiglio di  amministrazione
  dello  I.A.C.P.  di  Siracusa.  Nel contempo  il  presidente  della
  Regione  ha nominato un commissario straordinario nelle more  della
  nomina del nuovo c.d.a.;

   preso  atto  che  la  Regione ha provveduto  anche  a  nominare  i
  revisori   dei  conti,  eccetto  quello  indicato  dalla  provincia
  regionale di Siracusa;

   visto che:

   la  provincia regionale di Siracusa ha immediatamente attivato  le
  procedure    consultive   finalizzate   alla    designazione    dei
  rappresentanti  di  enti pubblici, delle associazioni  sindacali  e
  della società civile che compongono il consiglio di amministrazione
  dello  I.A.C.P. di Siracusa, così come previsto dall'art. 4,  comma
  1,  della  l.r.  32  del 1994, che trasferisce  alla  provincia  la
  competenza  di  tutte  le  nomine, le  designazioni  e  le  revoche
  attribuite dalla vigente legislazione nazionale o regionale;

   tale  procedura  consultiva  è stata regolarmente  attivata  dalla
  provincia regionale di Siracusa e si è conclusa con la designazione
  dei  soggetti  in questione indicati nei decreti presidenziali  nn.
  36, 37, 38 e 39 del 2 marzo 2010 e 50 dell'1 aprile 2011;

   considerato che:

   nonostante  l'attivazione di una procedura complessa, come  quella
  consultiva  attuata dalla provincia aretusea,  che  si  è  conclusa
  regolarmente, e la designazione dei nuovi componenti del c.d.a. sia
  avvenuta  nel  pieno rispetto delle normative vigenti  in  materia,
  alla  data odierna la Giunta regionale non solo non ha nominato  il
  nuovo  consiglio di amministrazione dello IACP di Siracusa,  ma  ha
  ulteriormente prorogato il mandato del commissario straordinario;

   tale  prorogatio è, tra l'altro, in netto contrasto con il  parere
  n.  329.11.08,  emesso  dall'Ufficio  legislativo  e  legale  della
  Regione,  che  stabilisce che 'il commissario  straordinario  viene
  nominato  fino alla ricostruzione degli organi ordinari di gestione
  e comunque per un periodo non superiore alla durata di sei mesi';

   per  sapere  quali siano i motivi ostativi alla nomina  del  nuovo
  consiglio di amministrazione dello IACP di Siracusa e del  revisore
  dei conti di competenza dell'ente locale, alla luce dei decreti  di
  designazione  nn.  36, 37, 38 e 39 del 2 marzo  2010  e  50  dell'1
  aprile  2011 del presidente della provincia regionale di Siracusa».
  (2013)

                                                 VINCIULLO - POGLIESE

   «Al   Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  ed  alimentari e all'Assessore per  l'economia,  premesso
  che:

   in  Sicilia  migliaia di agricoltori non hanno ancora ricevuto  le
  indennità speciali di disoccupazione;

   preso   atto   che  questo  disguido  riguarda  esclusivamente   i
  braccianti agricoli sprovvisti di conto corrente bancario o postale
  a cui l'INPS deve quindi spedire via posta quanto spettante a mezzo
  assegno circolare;

   considerato che:

   nonostante   l'avvenuta  spedizione  da  parte   dell'INPS   delle
  raccomandate, nulla è ancora pervenuto ai legittimi fruitori  delle
  indennità  e  ciò  è  dovuto,  a  quanto  pare,  ad  un  gravissimo
  disservizio  da  parte  di  POSTEL,  società  satellite  di   Poste
  Italiane;

   per  citare un solo esempio emblematico, solo la sezione  di  Noto
  conta  ben 2600 braccianti, di cui mille di Avola, ancora in attesa
  di riscuotere le indennità;

   non meno drammatica è la situazione nella zona montana, nei comuni
  dell'Hinterland della città capoluogo ed ancora più disastrosa è la
  situazione nei comuni di lentini e Francofone;

   tenuto conto che:

   tra  i  braccianti  di Avola risultano esserci  ben  600  pratiche
  bloccate  per i disguidi sorti in merito alle fatture  non  emesse,
  quindi alla mancata utilizzazione della partita IVA;

   a  tal proposito, è stato raggiunto un accordo a livello nazionale
  che  stabilisce l'erogazione delle indennità di disoccupazione  per
  coloro  che  non hanno utilizzato la partita IVA solo  ad  avvenuta
  cancellazione  della stessa partita IVA, mentre invece  per  coloro
  che  hanno  emesso fatture, sarà diramata una circolare esplicativa
  con  la  quale si chiarirà la procedura da seguire per  ottenere  i
  sussidi di disoccupazione entro il 30 settembre prossimo;

   considerato  infine che appare evidente che la mancata riscossione
  delle   indennità  di  disoccupazione  agricola  mette   in   serie
  difficoltà  migliaia di lavoratori che, grazie  a  questi  sussidi,
  riescono a vivere sino all'inizio della prossima attività agricola;

   per  sapere quali iniziative intendano adottare presso  i  vertici
  regionali di Poste Italiane al fine di risolvere questo incredibile
  ritardo  nella  consegna delle raccomandate  inviate  dall'INPS  ai
  braccianti  agricoli della provincia di Siracusa e quali iniziative
  ritengano di adottare al fine di risolvere il problema legato  alla
  mancata utilizzazione della partita IVA». (2014)

                                                 VINCIULLO - POGLIESE

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  le  autonomie
  locali  e  la  funzione  pubblica e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   alla  data  odierna, la Regione siciliana non ha ancora trasferito
  agli  enti  locali  le risorse della prima e seconda  trimestralità
  dell'anno in corso;

   tali  trasferimenti, di norma, avvengono entro e non oltre i  mesi
  di aprile e luglio;

   preso  atto  che la mancata disponibilità di tali fondi  mette  in
  grande  difficoltà gli enti locali che già devono fronteggiare  una
  gravissima crisi di liquidità, spesso motivo di drastici  tagli  ai
  servizi essenziali resi al cittadino;

   considerato  che  la stessa Regione non ha ancora comunicato  agli
  enti locali l'entità dei tagli ai trasferimenti ordinari, causando,
  di  fatto,  uno stato di assoluta incertezza e confusione  che  non
  permette  la  programmazione dell'attività amministrativa  e,  cosa
  ancora più grave, la stessa realizzazione dei bilanci comunali;

   per    sapere    se   non   ritengano   urgente,   opportuno    ed
  improcrastinabile provvedere ai trasferimenti delle  risorse  della
  prima  e  seconda  trimestralità  spettanti  ai  comuni  siciliani,
  specificando   tra   l'altro  a  quanto  ammontano   i   tagli   ai
  trasferimenti ordinari, permettendo così agli stessi enti locali di
  potere provvedere, con una certa sicurezza, alla pianificazione dei
  propri interventi sul territorio». (2015)

                                                             POGLIESE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   il  servizio veterinario dell'intera zona nord della provincia  di
  Siracusa  viene normalmente svolto dall'ASP presso  gli  uffici  di
  Carlentini (SR);

   tra  i  compiti del servizio veterinario vi è anche la vidimazione
  del   modello  4',  il documento che autorizza la macellazione  dei
  capi di bestiame;

   considerato che:

   da  qualche  mese  il  veterinario preposto alla  vidimazione  dei
  documenti autorizzativi alla macellazione è andato in pensione, con
  il  conseguente blocco di tutte le attività di macellazione  in  un
  comprensorio  molto  esteso  che comprende  i  comuni  di  lentini,
  Carlentini e Francofone;

   allo  stato attuale, gli allevatori che intendono macellare i loro
  animali  devono  recarsi  con le loro  mandrie  presso  gli  uffici
  veterinari di Augusta o Siracusa, ovviamente con abnormi  costi  di
  trasporto del bestiame;

   visto che:

   questa  situazione  grottesca, quasi  pirandelliana',  non  è  più
  sostenibile  per  tutti  gli  allevatori  della  zona  nord   della
  provincia di Siracusa;

   ad  una crisi del settore ormai radicata nell'economia locale, non
  si  può  aggiungere  un  ulteriore aggravio di  spese  solo  perché
  nessuno  della ASP di Siracusa ha provveduto a conferire, ad  altri
  veterinari  della  zona,  l'incarico di  disimpegnare  il  servizio
  legato alla macellazione degli animali;

   preso  atto che la soppressione del suddetto servizio che, è  bene
  ricordare,  ha  un'importanza vitale per la salute pubblica,  visto
  che  controlla  ed autorizza la macellazione della  carne  che  poi
  arriva  sulle  nostre  tavole, avviene  nel  momento  più  delicato
  dell'intero  sistema di macellazione, cioè quando  il  servizio  di
  veterinari  dell'ASP,  con l'arrivo della stagione  calda,  aumenta
  l'azione   di  controllo  degli  animali  destinati  appunto   alla
  macellazione;

   per sapere quali iniziative intendano adottare per ripristinare il
  servizio  veterinario  di  Carlentini, in  particolar  modo  quello
  preposto   alla  vidimazione  dei  documenti  per  la  macellazione
  (modello 4), al fine di evitare ulteriori aggravi di spese per  gli
  allevatori di Lentini, carlentini e Francofone». (2016)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   lo stabilimento Fincantieri di Palermo non ha ottenuto la commessa
  da 70 milioni di euro;

   a  casa  della perdita della predetta commessa i lavoratori  dello
  stabilimento di Palermo in questi ultimi giorni hanno  avviato  una
  serie  di  manifestazioni di protesta per chiedere  la  tutela  dei
  posti di lavoro;

   i  cantieri  navali  di  Palermo hanno rappresentato  una  risorsa
  economica  e  produttiva di rilevante importanza per il  territorio
  della città di Palermo e per l'intera Isola;

   negli anni lo stabilimento di Palermo ha subìto una riduzione  del
  numero  di  personale che da 5 mila dipendenti  è  sceso  a  quello
  attuale di 500;

   considerato che:

   la  Regione siciliana ha avviato un piano di disinvestimenti da 65
  milioni di euro per Fincantieri di Palermo;

   purtroppo,  lo  stabilimento di Palermo continua  a  non  ricevere
  commesse;

   ritenuto che occorre conoscere le determinazioni aziendali sia  in
  merito al mantenimento della struttura industriale sia in ordine ai
  livelli occupazionali;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  abbiano adottato o  intendano  adottare  per
  garantire  il mantenimento dei livelli occupazionali dei dipendenti
  di Fincantieri di Palermo;

   la  natura  e il tipo di intervento finanziario della  Regione  in
  favore   dell'ammodernamento  dello  stabilimento  Fincantieri   di
  Palermo;

   i  motivi che abbiano determinato la perdita delle commesse da  70
  milioni di euro;

   quale  provvedimento  verrà adottato dal Governo  per  evitare  la
  chiusura della struttura industriale e per evitare il licenziamento
  dei dipendenti di Fincantieri di Palermo». (2017)

                                                               CAPUTO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il  turismo,  lo
  sport  e  lo  spettacolo, premesso che da  un  mese  è  partita  la
  stagione  estiva e le manifestazioni legate al 'Circuito del  Mito'
  che,  come tutti sappiamo, nasce da una bellissima idea del regista
  Franco  Zeffirelli  legata alla riscoperta di  luoghi  toccati  dal
  fascino   della  mitologia,  e  quindi  turisticamente   facilmente
  promuovibili  ed esportabili, per creare ricchezza  utilizzando  la
  prima  forza  della  regione  che  è  la  valorizzazione  dei  beni
  culturali;

   considerato  che  leggiamo  da  organi  di  stampa  e   dal   sito
  dell'organizzazione che cura il 'Circuito del Mito' che,  oltre  ad
  Acireale, Adrano, Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Canicattì,
  Castelvetrano,  Catania, Favignana, Giardini  Naxos,  Giarre,  Ibla
  Ispica,  Marsala, Mazzarino, Messina, Milazzo, Mineo, Modica,  Pace
  del   Mela,  Palagonia,  Palazzolo  Acreide,  Palermo,   Palma   di
  Montechiaro,  Partanna,  Partinico, Piazza Armerina,  Pietraperzia,
  Racalmuto,  Ramacca,  Randazzo,  Roccalumera,  Salemi,  Sambuca  di
  Sicilia, Santa Teresa di Riva, Santo Stefano di Camastra, Siracusa,
  Termini  Imerese, Torregrotta, Torrenova, Trapani, Tusa, Valderice,
  Vittoria,  considerate preminenti in quanto presenti nel  sito  del
  circuito, comuni non tutti previsti nel calendario, altre cittadine
  sono  state  'scelte', mentre altri siti ancora che pure potrebbero
  farne parte sono stati esclusi, si rileva che le location prescelte
  per  la stagione luglio - ottobre 2011 vedranno rappresentati, come
  pubblicizzato, i circa 21 spettacoli acquistati (solo in  provincia
  di  Messina 133 eventi in 37 comuni su 108 e non tutti presenti nel
  circuito del mito);

   ritenuto  che  la  scelta  di continuare ad  investire  in  questo
  importante  strumento  sia condivisibile nella  misura  in  cui  le
  scelte  siano  'utili'  allo sviluppo economico  dei  territori,  e
  quindi  abbiano  un importante ritorno in termini di  accrescimento
  della domanda turistica;

   valutato  che, ad una prima analisi, la scelta di alcune  location
  ci   sembra   alquanto  discutibile  in  quanto   non   finalizzata
  all'obiettivo che si vuole raggiungere;

   per  sapere quali criteri siano stati adottati per la scelta delle
  location nelle quali si terranno i vari spettacoli, quali costi  si
  siano  sostenuti  per essi, quante aziende di spettacolo,  quali  e
  come  siano  state  scelte, l'analisi preventiva,  che  si  presume
  esservi  stata, sulle previsioni del ritorno degli investimenti  in
  termini   di   sviluppo  e  presenze  turistiche  in  ogni   comune
  interessato con i relativi incrementi di posti letto». (2006)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                               CORONA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   presso  il  presidio  ospedaliero di Messina si  è  verificato  un
  gravissimo  episodio in danno di un paziente che presentava   larve
  al naso';

   successivamente, in data 18 luglio 2011, avveniva il  decesso  del
  predetto paziente;

   sempre intorno alla metà del mese di luglio, presso l'ospedale dei
  bambini  di  Palermo  si  è  verificato un  malfunzionamento  degli
  impianti dell'aria condizionata;

   considerato che:

   i  predetti episodi rappresentano gravissimi casi di disservizio e
  di inefficienza del servizio pubblico sanitario anche in termini di
  igiene e sicurezza dei pazienti;

   in  questo modo vi è un pregiudizio alla salute dei pazienti e dei
  cittadini;

   ritenuto che la Regione deve tutelare e garantire il diritto  alla
  salute dei cittadini;

   per  sapere  quali provvedimenti abbiano adottato per garantire  i
  livelli   di  igiene,  sicurezza  ed  efficienza  delle   strutture
  sanitarie siciliane;

   quali  provvedimenti abbiano adottato per verificare le cause  che
  hanno   determinato  i  disservizi  e  il  mancato  rispetto  delle
  condizioni igienico-sanitarie delle strutture ospedaliere  e  quali
  provvedimenti  siano  stati adottati per garantire  e  tutelare  la
  salute e l'incolumità dei cittadini e dei pazienti». (2018)

                                                               CAPUTO

   Avverto  che  le  interrogazioni testé annunziate saranno  inviate
  alle competenti Commissioni.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   BUZZANCA, segretario f.f.:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   l'avviso  n.  29  del 22 dicembre 2010 del dipartimento  regionale
  dell'istruzione e della formazione professionale declara 'Direttive
  per la programmazione e presentazione delle proposte formative' per
  la  formazione  del piano regionale dell'offerta  formativa  (PROF)
  2011;

   nel  citato  avviso si fa riferimento alle attività formative  per
  operatori tecnici subacquei (OTS), prescrivendo esplicitamente  che
  le stesse 'si devono attenere alla direttiva 2005/36/CE secondo gli
  standard  dei programmi validati da I.D.S.A. (international  diving
  schools association) e H.S.E. (health and safety executive)';

   con  decreto  assessoriale  n. 1668 del  6  maggio  2011  è  stato
  adottato il P.R.O.F.;

   nello  stesso  piano  risulta inserito  un  corso  per  'operatore
  tecnico  subacqueo  bassi  fondali'  promosso  dall'ente  formativo
  'ENFAP comitato regionale siciliano di Palermo';

   considerato che:

   il  citato  ente  sembra non risultare in possesso  dei  requisiti
  tecnici,  logistici e di know how per ottemperare alle prescrizioni
  e agli standard IDSA ed HSE;

   il   rispetto   di   tali  standard  -  oltre  che  giuridicamente
  obbligatorio   in  quanto  esplicitamente  prescritto   dall'avviso
  29/2010  - è fondamentale per assicurare la sicurezza per  attività
  altrimenti  estremamente  rischiose  e  con  elevata  frequenza  di
  incidenti, anche mortali;

   a  livello  nazionale ed internazionale le aziende  che  impiegano
  operatori   del  settore  richiedono  esclusivamente  soggetti   in
  possesso  di  qualificazioni riconosciute dai citati IDSA  ed  HSE,
  pertanto  i  corsi che non rispettino tali standard  risultano  del
  tutto inutili ai fini dell'inserimento dei formati nel mercato  del
  lavoro;

   per sapere:

   se  il  citato ente risulti in possesso, per il corso di OTS bassi
  fondali,  dei  requisiti  prescritti  dall'avviso  29/2010  e,   in
  particolare, se risulti accreditato presso l'IDSA e l'HSE;

   quali   iniziative  intendano  adottare  laddove  l'ente   dovesse
  risultare  sprovvisto  dei  prescritti  requisiti  ed  accertare  e
  sanzionare  le  eventuali  responsabilità  circa  l'inserimento   -
  eventualmente illegittimo - del corso di cui in oggetto». (2010)

             (L'interrogante chiede risposta  con urgenza)

                                                              LENTINI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   la  legge  regionale 12 agosto 1980, n. 88, e successive modifiche
  ed  integrazioni  prevede,  fra le forme  di  assistenza  sanitaria
  erogate  dalla  Regione,  l'assegnazione  di  contributi   per   lo
  svolgimento di cure climatiche in favore degli invalidi di  guerra,
  per servizio e categorie assimilate;

   con  decreto  21  dicembre 2004 dell'Assessore  regionale  per  la
  salute  pro  tempore  è  stato  fissato  l'importo  del  contributo
  giornaliero   per  le  cure  climatiche,  ritenendo   altresì   che
  l'ammontare  sarebbe  stato  rivalutato annualmente  dalle  aziende
  sanitarie in ragione degli indici Istat;

   a  dispetto  delle previsioni del sopra richiamato decreto  alcune
  aziende  sanitarie - e in specie l'ASP di Catania - hanno proceduto
  in maniera difforme, non aggiornando regolarmente gli importi e con
  differenze fra i diversi distretti sanitari;

   considerato  che  la  situazione  sopra  prospettata  segnala   la
  probabile  illegittimità  degli  atti  assunti  da  alcune  aziende
  sanitarie   e   determina  un  danno  economico  per   coloro   che
  usufruiscono delle prestazioni, soggetti peraltro in condizione  di
  evidente svantaggio economico;

   per sapere:

   quali atti siano stati adottati per determinare gli importi, se le
  aziende  sanitarie  abbiano rispettato le  previsioni  del  decreto
  assessoriale sopra richiamato e quali siano le cause delle anomalie
  segnalate;

   quali  interventi  intendano adottare per  garantire  la  corretta
  applicazione delle norme vigenti in materia di contributi per  cure
  climatiche». (2011)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
                                                            GIUFFRIDA

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero   286   «Interventi   urgenti  a   sostegno   dei   livelli
  occupazionali del Consorzio Cefalù 20 e per la realizzazione  della
  relativa  infrastruttura  ferroviaria»,  degli  onorevoli   Caputo,
  Pogliese,  Buzzanca, Falcone e Vinciullo, presentata il  19  luglio
  2011;

   numero  287 «Trasferimento alla Regione siciliana di tutti i  beni
  demaniali  non  più finalizzati alla 'difesa dello  Stato'»,  degli
  onorevoli  Corona, Leontini, Limoli, Torregrossa,  Cordaro,  Bosco,
  Pogliese,  Mancuso,  Scilla, Caputo, Incardona,  D'Asero,  Falcone,
  Scoma,  Leanza Edoardo, Buzzanca, Catalano, Campagna,  Vinciullo  e
  Marinese, presentata il 20 luglio 2011.

   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  Consorzio Cefalù 20, impegnato nell'esecuzione dei lavori  del
  raddoppio  ferroviario del tratto Fiumetorto - Cefalù Ogliastrillo,
  ha  comunicato  ai  dipendenti che procederà ad una  riduzione  del
  personale;

   attualmente sono impegnati presso il predetto Consorzio 146  unità
  lavorative di cui 131 operai e 15 impiegati;

   considerato  che  la  decisione della riduzione  del  personale  è
  pregiudizievole  sia  per  i dipendenti sia  per  il  completamento
  dell'opera  in quanto si determinerebbe il rischio di licenziamento
  degli operai ed il blocco dell'esecuzione dei lavori;

   ritenuto che:

   la   realizzazione  del  raddoppio  ferroviario   rappresenta   la
  realizzazione  di  un'importante  infrastruttura  per  lo  sviluppo
  economico del territorio e del comprensorio delle Madonie;

   occorre tutelare il mantenimento dei livelli occupazionali,

                   impegna il Governo della Regione

   ad   intraprendere  ogni  iniziativa  ed  attività  diretta   alla
  realizzazione ed esecuzione dell'infrastruttura in premessa  citata
  ed a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali». (286)

                          CAPUTO-POGLIESE- BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con  decreto del Presidente della Repubblica 1 dicembre  1961,  n.
  1825 'Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana  in
  materia  di  demanio  e  patrimonio' (in Gazzetta  Ufficiale  della
  Repubblica  italiana 8 giugno, 1962, n. 143), è stato regolamentato
  il passaggio dei beni demaniali dallo Stato alla Regione siciliana,
  D.P.R. del quale si riportano gli articoli da 1 a 4:

   'Art.  1. - La Regione siciliana esercita nell'ambito del  proprio
  territorio,  a  norma  degli articoli 20, 32  e  33  dello  Statuto
  approvato  con  il  decreto legislativo 15  maggio  1946,  n.  455,
  convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948,  n.  2,  le
  attribuzioni del Ministero delle finanze, relativamente ai beni  ad
  essa assegnati.

   Art. 2.  - Per l'esercizio delle attribuzioni di cui all'art. 1 la
  Regione  si avvale, finché non sarà diversamente provveduto,  delle
  Intendenze  di  finanza e degli altri Uffici dello Stato  esistenti
  nel territorio regionale.

   Art.  3.  - In attuazione dell'art. 32 dello Statuto della Regione
  siciliana  sono  assegnati  alla  Regione  i  beni  demaniali   ivi
  esistenti  che non interessano la difesa dello Stato o  servizi  di
  carattere  nazionale o le grandi opere pubbliche indicate nell'art.
  3  del  decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 1950,  n.
  878.

   Art.  4.  - In attuazione dell'art. 33 dello Statuto della Regione
  siciliana   sono   assegnati  alla  Regione  i  beni   patrimoniali
  disponibili  ivi  esistenti alla data di entrata  in  vigore  dello
  Statuto  medesimo  nonché quelli indisponibili ivi  esistenti  alla
  stessa  data  e indicati nel secondo comma dell'articolo  33  dello
  Statuto.';

   considerato che l'articolo 3 esclude dal trasferimento i beni  che
  interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere  nazionale
  o  le  grandi opere pubbliche indicate nell'art. 3 del decreto  del
  Presidente  della  Repubblica 30 luglio  1950,  n.  878,  (articolo
  dapprima sostituito dall'art. 3 del DPR 1 luglio 1977, n.  683,  ed
  ulteriormente modificato dal decreto legislativo 2 agosto 2007,  n.
  140 e dal decreto legislativo 2 agosto 2010, n. 153);

   considerato  inoltre che, successivamente alla data di  emanazione
  del   sopra  citato  decreto,  lo  Stato  ha  dismesso  molti  beni
  precedentemente utilizzati per 'la difesa dello Stato' e che questi
  ultimi non sono stati trasferiti alla Regione;

   verificato che la Regione Valle d'Aosta ha sollevato innanzi  alla
  Corte  costituzionale conflitto di attribuzione nei confronti dello
  Stato  in ordine all'avviso d'asta del 10 marzo 1991, con il  quale
  l'Intendenza  di  finanza di Aosta ha messo in  vendita  l'immobile
  denominato 'ex Casermetta dei carabinieri', ridotto allo  stato  di
  rudere  e  da  ritenere trasferito, per esser venuta  meno  la  sua
  destinazione  a un servizio di interesse nazionale, al  demanio  di
  quella  Regione  ai sensi dell'art. 5 dello Statuto speciale  della
  Regione  Valle  D'Aosta e che, nel merito,  il  conflitto  é  stato
  risolto in favore della Regione ricorrente;

   verificato inoltre che:

   la  Corte  costituzionale ha motivato la decisione con le seguenti
  considerazioni:
   'L'art.  5  dello  Statuto speciale per la  Valle  d'Aosta  (legge
  costituzionale  26 febbraio 1948, n. 4), prevede  il  trasferimento
  ipso  jure  al demanio regionale dei beni del demanio  dello  Stato
  'situati'  nel territorio regionale, esclusi quelli che interessano
  la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale'.
   Nella  specie  non  può dubitarsi che la causa di  esclusione  del
  trasferimento  -  e  cioé  la  cennata  specifica  destinazione  (o
  attitudine)  del bene demaniale - sia cessata, quanto meno  con  la
  messa  in  vendita,  mediante  l'atto  impugnato,  da  parte  della
  pubblica Amministrazione, del bene stesso a privati.
   Va dunque dichiarato che non spetta allo Stato porre in vendita  a
  privati,  con  l'impugnato avviso d'asta, l'immobile in  questione,
  appartenendo  questo al demanio della Regione  Valle  d'Aosta'.  Ed
  emetteva la sentenza con la quale dichiarava che: 'non spetta  allo
  Stato porre in vendita con l'impugnato avviso d'asta 10 marzo  1991
  l'immobile   denominato  'ex  Casermetta   dei   carabinieri',   di
  pertinenza  del demanio della Regione Valle d'Aosta, e annulla,  di
  conseguenza, l'atto ora indicato';

   ritenuto  alla luce di quanto affermato dalla Corte costituzionale
  nella  sentenza  a  favore  della  Regione  Valle  D'Aosta   e   di
  provvedimenti analoghi che hanno interessato altre Regioni, diventa
  irrinunciabile  attivare  ogni misura per  avviare  in  Commissione
  paritetica  Stato-Regione siciliana una trattativa  finalizzata  al
  riconoscimento  del diritto al trasferimento dei beni  del  demanio
  militare non più utilizzati per 'la difesa dello Stato',

                   impegna il Governo della Regione

   ad  avviare,  in  seno  alla Commissione paritetica  Stato-Regione
  siciliana, una trattativa finalizzata al riconoscimento del diritto
  ai trasferimento di tutti i beni demaniali non più finalizzati alla
  'difesa  dello  Stato':  caserme,  fari,  carceri,  tra  cui  vanno
  segnalati  i  fari di Capo Milazzo, di Capo Molini ad Acireale,  di
  Punta-Libeccio  a Favignana, di Punta Spadillo a Pantelleria  e  di
  Capo  Faro nell'isola di Salina , l'ex carcere militare di Palermo,
  e tanti altri ancora». (287)

   CORONA-LEONTINI-LIMOLI-TORREGROSSA-CORDARO-BOSCO-POGLIESE-MANCUSO-
  SCILLA-CAPUTO-INCARDONA-D'ASERO-FALCONE- SCOMA-LEANZA E.- BUZZANCA-
                                 CATALANO-CAMPAGNA-VINCIULLO-MARINESE

   Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio


     Seguito della discussione del disegno di legge «Modifiche ed
                             integrazioni
         alla legge regionale 1 settembre 1997, n. 33» (740/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  n.  7340/A  «Modifiche  ed  integrazioni  alla  legge  regionale  1
  settembre 1997, n. 33», posto al numero 1).
   Invito  i componenti la III Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo  che  nella  seduta n. 273 del 20 luglio  2011  era  stato
  approvato  il  passaggio  all'esame  degli  articoli.   Si   passa,
  pertanto, all'articolo 1. Ne do lettura:

                              «Articolo 1.
                     Modifiche alla legge regionale 1 settembre
        1997, n. 33.

   1.  Il  comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale 1  settembre
  1997, n. 33, è sostituito dal seguente:

   3.  Qualora  l'Istituto Superiore per la Protezione e  la  Ricerca
  Ambientale   (I.S.P.R.A.)  e  il  Comitato  regionale   faunistico-
  venatorio verifichino l'inefficacia dei metodi di cui al  comma  2,
  l'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste, previo parere
  del  suddetto  Istituto, può autorizzare piani di  cattura  o,  per
  imprescindibili   esigenze  sanitarie  o  di   grave   danno   agli
  ecosistemi,  tale  da  comprometterne gli  equilibri  ecologici,  o
  all'agricoltura   intesa   come  sistema   produttivo,   piani   di
  abbattimento selettivo e, comunque, senza l'uso di veleni'.

   2.  All'articolo 14 della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33,
  sono apportate le seguenti modifiche:

   a) il comma 3 è sostituito dal seguente:

   3.  E'  destinata  a  protezione della fauna selvatica  una  quota
  compresa  tra  il 20 ed il 30 per cento del territorio  agro-silvo-
  pastorale   di  ciascuna  provincia  regionale,  che  comprende   i
  territori nei quali sia comunque vietata l'attività venatoria anche
  per  effetto di altre leggi e disposizioni. Nelle isole  minori  la
  quota  è  determinata nella misura del 30 per cento del  territorio
  agro-silvo-pastorale, e va computata in ambito comunale.';

   b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:

   3   bis.   L'Assessore  regionale  per  le  risorse  agricole   ed
  alimentari, d'intesa con l'Assessore regionale per il territorio  e
  l'ambiente,  previo parere della competente Commissione legislativa
  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  emana  un  decreto  con  cui
  definisce   l'effettiva   percentuale  di  territorio   agro-silvo-
  pastorale precluso all'attività venatoria entro i limiti di cui  al
  comma 3.'.

   3.  All'articolo  15, comma 1, della legge regionale  1  settembre
  1997,  n.  33,  dopo le parole Giunta regionale' sono  aggiunte  le
  seguenti   parole:  previo  parere  della  Commissione  legislativa
  competente dell'Assemblea regionale siciliana'.

   4.  Al comma 2, lettera b), dell'articolo 29 della legge regionale
  1  settembre 1997, n. 33, dopo la parola ambientaliste.' è aggiunto
  il  seguente  periodo: Non si può svolgere la  funzione  di  membro
  effettivo per un numero di mandati superiore a due'.

   5.  All'articolo 35 della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33,
  dopo  le  parole  Enalcaccia  è aggiunto il  seguente  periodo:  E'
  altresì  riconosciuta  quale associazione venatoria,  faunistica  e
  ambientale  l'Associazione  C.P.A.  siciliana  (Caccia,   Pesca   e
  Ambiente siciliana).'»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   - dal Governo: 1.1, 1.2, 1.3, 1.10 e subemendamento 1.3.1;
   - dall'onorevole Musotto: 1.4;
   - dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: 1.5, 1.6, 1.7;
   - dagli onorevoli Adamo e Beninati: 1.8;
   - dagli onorevoli Cappadona e Lo Giudice: 1.9.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.   Signor  Presidente, dato che l'intervento  che  vorrei
  fare  è  parzialmente collegato con i due articoli  successivi,  le
  sarei grato se potessi sforare di qualche minuto.
   Il  testo che è stato esitato dalla Commissione è un testo che, in
  effetti  -  intanto devo ringraziare in premessa tutti  i  colleghi
  parlamentari, essendo il testo di iniziativa parlamentare  -  serve
  per  tentare  in  maniera un po' tardiva - lo so  benissimo  che  i
  motivi  sono  tanti, ma ancora oggi il calendario venatorio  non  è
  stato  fatto  -  e  con spirito costruttivo  da  parte  di  chi  ha
  presentato  questo  testo,  di far sì che  quest'anno  si  apra  la
  caccia.  Questa  è  la  premessa,  perché  non  vorrei  che  ci  si
  confondesse: se oggi in quest'Aula si discute di caccia, non me  ne
  voglia  il  Governo, è per una iniziativa parlamentare di  colleghi
  che hanno condiviso con me di portare avanti questo testo.
   Ciò premesso, assessore e signor Presidente, il Governo propone un
  emendamento  che  certamente, secondo il punto  di  vista  non  mio
  personale, ma di buona parte delle associazioni venatorie, anzi  di
  tutte   le  associazioni  venatorie,  e  mi  risulta  anche   degli
  ambientalisti,  desidera  riformulare l'attività  da  svolgere  sui
  territori degli ambiti territoriali di caccia in maniera differente
  da come fino ad ora in Sicilia ci si è comportati.
   Nel passato noi abbiamo ritenuto di determinare una percentuale  -
  che, in molti casi, si è anche superata - per esercitare l'attività
  venatoria  nei territori agro-silvo-pastorali, e questa percentuale
  era  il 25 per cento: questa è la legge attuale. Poi questo 25  per
  cento non fu chiarito bene e ci sono sentenze al riguardo, e  si  é
  detto  che  era  il minimo per cui, in teoria si potrebbe  chiudere
  tutto.
   Lo spirito era un altro, comunque questo è il concetto.
   Negli anni si è verificato che la percentuale del 25 per cento  di
  territorio  dove  non  si  può andare a caccia,  non  starò  qua  a
  spiegare  il  perché,  in  buona  parte  di  alcune  province,   in
  particolare  in  quelle  di  Messina,  Palermo  e  Catania,  si   è
  abbondantemente, superata.
   Noi sosteniamo - così come è nel testo esitato dalla Commissione -
  di  rivedere questo 25 per cento in linea con quanto previsto dalla
  legge  nazionale,  secondo cui nel territorio  agro-silvo-pastorale
  per l'attività venatoria si può chiudere dal 20 al 30 per cento.
   Questa  è la norma nazionale, questo è quello che è stato  scritto
  in Commissione ed è nel testo.
   Con  l'emendamento 1.1 il Governo propone un'altra  soluzione:  il
  territorio da precludere all'attività venatoria è il 20  per  cento
  in ambito regionale.
   Io  capisco  che l'assessore possa prevedere con questa  norma  di
  chiudere  il  20  di meno; però, siccome la caccia è  prevista  per
  ambiti territoriali sub provinciali, può accadere l'assurdo -  come
  in  buona  parte accade - che alcune province hanno  il  territorio
  precluso  addirittura oltre il 40 per cento, cito  l'esempio  della
  provincia  di  Messina, e altre province che  hanno  il  territorio
  precluso  dal  10  al  12  per cento, più o  meno  sono  queste  le
  percentuali.
   Siccome la norma nazionale prevede l'omogeneità dei territori  per
  andare  in ambiti territoriali di caccia abbastanza simili,  questo
  meccanismo - siccome lei, assessore, lo intende in ambito regionale
  - facendo la media lei risolve il suo problema, ma danneggia quelle
  province che già hanno ampiamente superato il territorio entro  cui
  andare  a caccia, perché si fa la media tra 40 e 10 viene  50  che,
  diviso 2, fa 25, ed ecco che non funziona.
   Invito  quindi il Governo a ritirare l'emendamento.  Poi  ci  sono
  tante  altre  motivazioni che spingeranno il Governo a  sostenerlo,
  però,  siccome  dobbiamo rispettare le norme, io credo  che  questo
  emendamento  del  Governo sia una forzatura istituzionale  che  non
  rispetta  l'omogeneità dei territori. Avrei capito  se  funzionasse
  nel  momento  in cui in Sicilia ci fosse un ambito unico,  per  cui
  tutti  i  cacciatori  si  muovono liberamente  nel  territorio.  Ma
  siccome  l'ambito  è  nato proprio perché ogni cacciatore  si  deve
  muovere  nella zona di residenza - addirittura ci sono  ambiti  sub
  provinciali  - può accadere, come accadrà, che ci saranno  province
  all'interno  dei  propri  ambiti,  dove  la  gente  non  potrà  più
  esercitare   questa  attività  o,  comunque,  se  la  esercita   la
  eserciterà in territori molto ristretti.
   A  questo  punto  ritengo ingiusto, oltre che  scorretto,  che  si
  applichi una norma che favorisce alcune province rispetto ad  altre
  che già hanno avuto il territorio precluso in maniera esorbitante.
   Ribadisco  quanto già detto in commissione, dove si era  stabilito
  di  lasciare libertà all'assessore sul piano faunistico futuro,  di
  non  lasciare  il  25  secco, di fare - come previsto  nella  norma
  nazionale - una percentuale che vada dal 20 al 30 di possibilità di
  chiusura del territorio, così in quelle province dove oggi è  sotto
  il 20, serve un po' meno perché basta che arrivi al 20 per chiudere
  e  quindi è a posto, in quelle province dove è oltre il 30 non dove
  arrivare al 25, basta che chiuda al 30.
   Così  sistemeremmo tutto, è più equilibrato, mi sembra più sensato
  e  omogeneo,  come  prescrive la legge  nazionale;  non  so  perché
  dobbiamo andare avanti su una cosa che creerà sperequazioni fra una
  provincia e un'altra. Aggiungo di più, basterebbe - mi dispiace che
  i  suoi esperti non le suggeriscano bene, assessore - se lei ha  il
  problema  di  chiudere  delle aree in  quelle  province,  fare  con
  decreti  delle zone di ripopolamento e di cattura, in cui aumentare
  la percentuale di territorio dove non si va a caccia e garantirebbe
  il 20 per cento minimo, provincia per provincia.
   Detto questo, non penso di aggiungere altro; sarà l'Aula a fare le
  sue valutazioni.
   Sul  primo  articolo e sul primo emendamento mi  sentivo  di  dire
  questo.
   A mio avviso va mantenuto il testo della commissione e mi dispiace
  per  il parere che ritengo di dare sull'emendamento 1.1, a cui sono
  contrario perché lo ritengo iniquo, disomogeneo e fuori dalla norma
  che  non  prevede questo in quanto nella Regione, finora, ci  siamo
  mossi  con ambiti provinciali e addirittura sub provinciali;  oggi,
  di  colpo,  inventiamo  una  norma  che  dice   ambito  regionale ,
  totalmente sconnessa con il disegno di legge stesso.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottolineo subito  la
  necessità  di anticipare il lavoro che è stato fatto sia  in  terza
  Commissione sia fuori dalla terza Commissione, nell'approfondimento
  complessivo   soprattutto  della  giurisprudenza  ormai   ricca   e
  consolidata, perché c'è giurisprudenza dei TAR, quindi del  giudice
  amministrativo,  non solo ovviamente siciliano, c'è  giurisprudenza
  del  Consiglio  di  Stato, e, addirittura,  se  non  erro,  c'è  un
  pronunciamento della Corte costituzionale.
   La  materia  è  chiara,  ed è tanto chiara che  non  c'è  bisogno,
  secondo  me, che ci poniamo il problema di mettere a tutti i  costi
  la  percentuale dal 20 al 30, come dice la legge 157, o  richiamare
  l'articolo della nostra 33 del 1997 che dice  25 per cento su scala
  provinciale .
   Perché?  Io ci tento, non voglio assolutamente convincere nessuno,
  non ho queste qualità.
   A noi interessa oggi definire, rispetto ad un piano faunistico che
  comunque  deve essere un piano faunistico che, lo dico al  Governo,
  per   operare  in  questa  direzione  deve  raccogliere  tutte   le
  osservazioni  ragionevoli che sono state in parte già depositate  e
  che verranno depositate entro il 4 di agosto, perché guai a pensare
  che  poi  alla fine quello è il vangelo e guai se qualcuno tentasse
  di  riscriverne magari una parte. Quindi penso che il Governo debba
  assolutamente  fare  attenzione alle  osservazioni  presentate  sia
  dagli ambientalisti sia dalle associazioni venatorie.
   Seconda  questione. Sappiamo bene che nei vari territori  vi  sono
  pure questioni di carattere formale, il famoso superamento del  30,
  che  non è il massimo, ma è un'indicazione di legge; su questo  non
  ci  piove,  il giudice si è più volte pronunciato, sia  il  giudice
  delle  leggi  sia  il  Consiglio di Stato e  così  via,  ma  è  una
  indicazione  di  legge. Quindi, se oggi scriviamo il  20  su  scala
  regionale,  credo  che  facciamo una cosa seria  perché  risolviamo
  tutte le questioni.
   Resta  aperta  secondo  me  - e su questo  chiedo  al  Governo  di
  riflettere in questi minuti perché mi pare che qualcosa  in  questa
  direzione  era  già pronta - la questione delle isole  minori,  non
  solo  di alcune province. Sulle isole minori è evidente che bisogna
  capire,  anche  da  questo punto di vista,  in  che  misura,  sulle
  questioni legate a come la normativa comunitaria disciplina  ZPS  e
  SIC,  con grande intelligenza e con grande senso del ruolo  che  si
  svolge come permettere lì un'attività venatoria nel rispetto  delle
  norme e col concetto della licenza, non della concessione. Lo Stato
  rilascia  la licenza per l'esercizio venatorio. Quindi,  da  questo
  punto  di  vista,  nel pieno rispetto delle norme e interpretandole
  per  come  è  giusto e applicandole, riusciamo ad uscire veramente,
  questa volta indenni, da questioni che possono riguardare eccezioni
  di costituzionalità.
   Quindi  io  sono  per il 20, lo dico al collega  Beninati  che  sa
  quanto  in  queste  ore  ci  siamo confrontati  costruttivamente  e
  positivamente,  e  sono convinto che questa è una  norma  che  darà
  finalmente  nella  nostra  regione la  possibilità,  negli  anni  a
  venire, di esercitare l'attività venatoria senza alcun problema.
   Dove  c'è la percentuale cosiddetta alta, che comprende tutto quel
  che  sappiamo,  rispetto alla questione del territorio  agro-silvo-
  pastorale,  che  è la vera questione nel momento  in  cui  incrocia
  parchi,  riserve,  e tutto ciò che è stato sottoposto  a  specifici
  interventi normativi, in quelle realtà è evidente che con  un  atto
  di indirizzo preciso il Governo debba prendere l'impegno ad operare
  nel  rispetto della normativa comunitaria e non solo, sulle  ZPS  e
  SIC con la valutazione di incidenza, per fare in modo che si vada a
  compensare. Perchè è vero che il famoso 30 non è il massimo,  ma  è
  pur  vero  che  una compensazione rispetto agli altri territori  mi
  pare assolutamente ragionevole e va fatta.
   Facciamo  l'atto di indirizzo, facciamo quello che è  giusto  fare
  affinché il Governo operi in questa direzione.
   L'ulteriore  novità  è l'inserimento dei buffer  nel  calcolo  per
  quanto  concerne l'agro-silvo-pastorale. I buffer sono, ovviamente,
  quelle  indicazioni,  anche con norme di  pubblica  sicurezza,  che
  vietano l'attività venatoria attorno agli edifici, che una volta si
  dicevamo solo rurali.
   Ora  sappiamo  che  in  campagna,  spesso  e  volentieri,  diventa
  villeggiatura  e attorno a questi edifici - a prescindere  se  sono
  per  la  conduzione del fondo, e ho qualche dubbio che siano  tutti
  per  la conduzione del fondo - ci sono i famosi cento metri, questi
  buffer,  tutti  questi  ettari sono stati  inseriti  nel  conteggio
  dell'agro-silvo-pastorale. E mi pare che la  percentuale  che  esce
  fuori  ci mette al sicuro perché è attorno al 25 per cento,  quindi
  siamo  dentro lo spirito sia della legge regionale sia della  legge
  nazionale.  Di  fatto,  definendo finalmente il  piano  faunistico,
  permettendo  la  vigenza  del  vecchio  piano  esclusivamente   per
  chiudere  il  procedimento amministrativo del nuovo, io  penso  che
  mettiamo al sicuro la stagione venatoria, non scomodiamo aspetti di
  carattere ambientale e sensibilità che dobbiamo rispettare e di cui
  tutti,  per  giunta, siamo portatori - non mi pare che  ci  possano
  essere  in questo senso maestri - e facciamo una norma che permette
  di  esercitare,  da  parte  dei  cacciatori  siciliani,  l'attività
  venatoria nell'anno che stiamo affrontando.
   Per  quanto  concerne i tempi, io sono convinto che il  calendario
  venatorio,   appena   approvata  la  legge,  debba   essere   fatto
  immediatamente, nella vigenza del vecchio piano, perché risponde  a
  profili di costituzionalità, e quindi si può fare subito il  piano.
  Fatto questo, per giunta rispetteremmo i tempi per il rilascio  dei
  tesserini con il calendario venatorio che verrà distribuito  comune
  per  comune,  dando risposta a migliaia di utenti che aspettano  di
  sapere  se  quest'anno  saranno soggetti  a  continue  interruzioni
  dell'attività  venatoria perché in attesa  del  pronunciamento  del
  giudice amministrativo.

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,  dopo  i
  colleghi Beninati ed Oddo che sono intervenuti anche nella  qualità
  di  cacciatori,  intervengo  come parlamentare  regionale,  da  non
  cacciatore,  per esprimere una serie di considerazioni che  ritengo
  utili al dibattito di questa sera e all'esigenza di dare finalmente
  alla  Sicilia  una regolamentazione dei diritti e  dei  doveri  dei
  cacciatori siciliani, che certamente vanno rispettati.
   Io  penso  di essere, oltre che un parlamentare, un cittadino  che
  ama  la  natura  e  ama il proprio ambiente e,  quindi,  in  questa
  circostanza esprimo una valutazione che ritengo sia importante  per
  il  Governo  regionale che, spesso, ha difficoltà  ad  ascoltare  e
  quando  non  riesce ad ascoltare non fa scelte che  possono  essere
  condivise o apprezzate dalla maggioranza dei siciliani.
   Assessore,  l'anno scorso io ho presentato una interrogazione  sul
  calendario venatorio 2010-2011 e avevo suggerito di dare finalmente
  alla  Sicilia  una  legge che potesse regolamentare  il  settore  e
  recepire  le  normative  nazionali  e,  soprattutto,  le  direttive
  europee.
   Veda,   assessore,  nel  nostro  territorio  la   possibilità   di
  esercitare   l'attività   venatoria   produce   effetti   economici
  importantissimi per la Sicilia, che è una delle regioni che,  sotto
  il  profilo  ambientale e paesaggistico, ma  soprattutto  sotto  il
  profilo  culturale e turistico, può richiamare tantissima gente  in
  un periodo in cui i flussi turistici diminuiscono.
   L'effetto indotto della caccia può essere utile all'economia della
  nostra Regione.
   Basti  pensare non solo agli interessi delle aziende che producono
  armi,  ma  a tutte quelle aziende che producono articoli  sportivi,
  alle  aziende del settore della ristorazione e dell'accoglienza,  a
  tutti gli agriturismo che nel periodo autunnale e invernale possono
  continuare  a  svolgere la loro attività con grande  attenzione  al
  fenomeno della caccia, che è importantissimo.
   Tantissimi  siciliani negli anni, negli ultimi  anni,  sono  stati
  costretti,  per  esercitare l'attività venatoria, ad  andare  fuori
  dall'Isola,  nell'alta Italia, ma soprattutto  all'estero.  C'è  la
  migrazione,  perché purtroppo in Sicilia i calendari  venatori  non
  vengono  fatti per periodi lunghi, si sono fatti di anno  in  anno,
  mentre dovrebbero essere fatti con valenza almeno triennale, perché
  questo  può  dare  la possibilità a tanta gente di  programmare  la
  propria attività.
   Se  ciò  non è stato fatto dal Governo, e poteva essere  fatto  in
  questi  ultimi  anni, è stato fatto con una proposta  di  legge  di
  iniziativa  parlamentare  e io sono tra quelli  che  hanno  firmato
  questo  disegno  di legge perché ritengo che nella  nostra  regione
  dobbiamo fare chiarezza e dire una parola chiara a tanta gente  che
  vuole  esercitare  il  proprio diritto, contemperando  le  esigenze
  ambientalistiche   e  quelle  della  salvaguardia   dell'ecosistema
  regionale.
   Assessore,  è impensabile che nella nostra regione oggi  ci  siano
  altissime   percentuali  di  territorio  in  cui  non  è  possibile
  esercitare  l'attività venatoria, mi riferisco  ai  quattro  parchi
  siciliani, alle settantasei riserve, a tutto il demanio forestale e
  agli  ettari di terreno dove oggi non è possibile cacciare. Se  non
  riusciamo a regolamentare questo, faremo un danno al nostro erario:
  decine  di  milioni  di  euro non vengono spesi  per  rinnovare  la
  autorizzazioni,   al   di  là  del  fatto  economico   cui   facevo
  riferimento.  Tenga  presente, Assessore, che negli  ultimi  cinque
  anni  il 50 per cento dei cacciatori siciliani non ha rinnovato  le
  licenze  perché  non  potevano essere succubi  delle  decisioni  di
  giudici  amministrativi  che  ogni volta  annullavano  i  calendari
  venatori  fatti dalla sua burocrazia, dai suoi uffici.  Uffici  che
  non  sono all'altezza del compito perché, nel momento in cui  fanno
  un  calendario  che poi viene impugnato dal giudice amministrativo,
  significa che qualcosa non funziona.
   Ribadisco  che per la Sicilia questa legge è importante dal  punto
  di  vista  economico,  sociale, sportivo, e  soprattutto  per  dare
  finalmente risposte certe a chi vuole esercitare i propri diritti e
  anche rispettare i propri doveri.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  credo  che
  questo  dibattito  debba essere condotto nella maniera  più  serena
  perché  si  affronta un problema che poi potrà produrre benefici  o
  danni enormi, anche nella consapevolezza che dobbiamo fare le leggi
  se non nell'interesse di tutti almeno di molti, e certamente non di
  qualcuno soltanto.
   Qualcuno, addirittura, nel corso degli incontri che abbiamo avuto,
  facendo  riferimento  alla sentenza della Consulta,  parla  di  una
  svista del giudice delle leggi.
   In  modo molto chiaro, le ricordo, Assessore, che siamo al  26  di
  luglio  e  se non fosse nato un percorso da parte della Commissione
  di  merito probabilmente qui non avremmo avuto neanche un testo sul
  quale  confrontarci  e  sul  quale cercare  di  dare  una  risposta
  normativa,  perché addirittura l'onorevole Oddo ci dice  procediamo
  in una certa direzione, salvo a fare poi un atto di indirizzo .
   Ma  noi  qui  siamo per normare, caro Assessore e caro Presidente,
  dobbiamo  normare  e  dobbiamo  farlo  nella  maniera  più   serena
  possibile e in aderenza a quello che è il dettato normativo.
   Non  si  può disconoscere che esistono esigenze diverse, provincia
  per  provincia e che la legge dice che la comparazione avviene  per
  aree  omogenee, perché si verificherebbe l'assurdo,  se  seguissimo
  questo  ragionamento, che in alcune province vi è  una  limitazione
  pari  a zero e in altre una limitazione pari al cinquanta, o  forse
  anche di più.
   Assessore, questo non mi pare che sia nelle sue intenzioni a  meno
  che  non  stiamo approfondendo il significato dell'emendamento  che
  propone  il Governo e a meno che non vogliamo affrontare in maniera
  superficiale il problema della caccia.
   Si può essere favorevoli, si può essere contrari, ma - come dicevo
  poc'anzi  -  noi dobbiamo tentare di fare leggi che  non  siano  di
  qualcuno,  ma  comunque  che  siano di  molti,  se  non  di  tutti.
  Approfondiamo  questo ragionamento. Siamo al 26 di  luglio  e,  per
  colpa del Governo certamente, non abbiamo potuto rispettare le date
  che  erano  fissate  e  che  sono ben fissate.  Ora  vogliamo  pure
  stravolgere  il  sistema  e  dare ai  siciliani  una  norma  che  è
  fortemente  ingiusta e non rispetta il principio sostanziale  della
  perequazione.
   Assessore, poiché questa norma deve essere consegnata ai siciliani
  e,  come  lei  ha  visto,  il dibattito è molto  articolato,  molto
  frizzante,  probabilmente  allungheremo  molto  i  tempi,  lei   ha
  un'autostrada che può seguire in questo momento, che è  quella  che
  deriva dal vecchio piano.
   Noi dobbiamo agire in maniera molto serena e molto consapevole del
  ritardo che, colpevolmente, abbiamo accumulato e dare oggi qui, nel
  più  breve  tempo  possibile, una risposta ad un  mondo  che,  come
  diceva  l'onorevole  Corona,  è un mondo  che  produce  un'economia
  importante.
   E'  un  mondo sul quale, magari, esistono dei pregiudizi che vanno
  sfatati,  perché bisogna giudicare secondo giudizio e  non  secondo
  preconcetti; tuttavia abbiamo l'obbligo di dire finalmente chiaro e
  tondo che siamo in forte ritardo e che non possiamo licenziare  una
  norma  che  non faccia l'interesse di tutti. Abbiamo la possibilità
  di  andare avanti serenamente, rispettando i giudici e le leggi,  e
  nel  rispetto  di  tutti non possiamo allargare ed  allungare  come
  vogliamo  i pronunciamenti della Consulta. Lavoriamo con  serenità.
  Pertanto io la invito, assessore, al di là di questo emendamento, a
  seguire  le  indicazioni che vengono dalla commissione  di  merito,
  luogo  deputato  ad  approfondire i  problemi  e  dove  nascono  le
  soluzioni che, poi, diventeranno disposizione di legge.
   Questo  è  il nostro compito, questo è il compito che  il  Governo
  deve  darsi per supportare l'iniziativa del Parlamento  e  non  per
  andare in contrasto alle iniziative parlamentari.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, assessore, onorevoli  colleghi,  io
  intervengo  per dichiarare innanzitutto che ritenevo più conducente
  la  prima formulazione dell'articolo 1 perché credo che sia  troppo
  evidente  e  risalti ormai, in maniera a mio avviso  impropria,  un
  indirizzo  assolutamente  contrario, così  come  alla  pesca,  alla
  caccia.  L'indirizzo,  mi  sembra, parte  da  Bruxelles,  ne  siamo
  consapevoli. Però, nella disponibilità normativa che è ancora ampia
  e  che  rimane  ai  parlamenti nazionali e ai  consigli  regionali,
  sicuramente noi facciamo a gara per raccogliere in pieno gli inviti
  europei  e  comunitari volendo necessariamente  ostacolare,  da  un
  canto,  la  pesca  che, nel nostro caso, per la Regione  siciliana,
  capite bene quanto sia importante, non fosse altro che per un fatto
  di identità e geografico e, per altro verso, per quanto riguarda la
  caccia,  benché consacrata anche nella nostra Carta costituzionale,
  ci  sforziamo,  al  di  là della prima formulazione  tutto  sommato
  accettata   anche   dagli   ambienti  venatori,   perché   l'averla
  determinata  in un ambito come era quello dal 20 al  30  per  cento
  aveva un senso. All'interno di quella già si doveva computare tutta
  la  quota del territorio che era già non più utilizzabile  ai  fini
   SIC  perché  ZTS , perché andava già computata ad un indirizzo  di
  buon senso, se vogliamo necessariamente dare questa riserva, questa
  protezione necessaria alla fauna selvatica, si cambia assolutamente
  e  si  dice   non più l'ambito di ciascuna provincia  regionale  ma
  ambito  regionale ,  non più computando quelle  ma  stralciando  le
  aree  dove già vi sono i divieti connessi alle zone SIC, alle  zone
  di  particolare pregio e, quindi, conseguentemente vietate  all'uso
  venatorio, alla fruizione venatoria .
   Si  cambia,  ripeto,  e  queste vengono  stralciate.   Perché?  Mi
  spiegate qual è l'utilità?
   Veramente  vogliamo considerare tutto questo garanzia di qualcosa,
  assessore?
   Io  credo che la prima formulazione sia la più aderente. Credo che
  -  mi  sia permesso, magari per un attimo, un volo pindarico - alla
  stessa  maniera  di come oggi c'è troppa antipolitica  e  qualunque
  cosa   che   viene   accostata  alla  politica  é   necessariamente
  considerata  non  con disattenzione ma con disprezzo,  alla  stessa
  maniera  da  parte nostra un eccesso di attenzione, tra virgolette,
  nei confronti di alcuni settori, di alcuni ambienti, di alcune, tra
  virgolette,  sensibilità  cosiddette  ambientaliste,  quando   sono
  eccessive,  come  penso che siano nella fattispecie,  anche  queste
  sono fuorvianti.
   Ogni  eccesso  è  negativo. Credo che la  prima  formulazione  sia
  assolutamente più conducente.
   Pertanto,  voterò  contro  questo  emendamento  che  la   modifica
  stravolgendola,  peraltro  senza  alcuna  spiegazione,   perché   -
  ribadisco  -  la doppia lettura dal 20 al 30 al solo 20,  e  in  un
  primo caso con il computo dei terreni già oggetto di divieto, e  in
  questo caso invece stralciati da questa percentuale, la ritengo una
  penalizzazione  priva di concrete conseguenze positive  per  tutti,
  nell'equilibrio  complessivo.  Perché  poi  si  fa  questa   legge?
  Diciamolo chiaramente.
   Al di là dell'indirizzo nazionale, il comma 1 dell'articolo 1 cosa
  dice?
   Guardate  che,  al di là della fauna, al di là del  volere  o  non
  volere  la caccia, vi è a volte la presenza di animali che, se  non
  vengono catturati, creano problemi al sistema.
   E'  quel  che avviene nelle isole minori che, in questo caso,  non
  sono  neanche  computate,  sono stralciate  modificando,  anche  in
  questo caso, la versione originaria del testo. E perché?
   Perché la caccia da un lato è vietata, dall'altro poi è necessaria
  quando c'è un eccesso di conigli o di cinghiali, come avviene, come
  c'è,  e quindi si crea un problema al sistema, al sistema nel senso
  della produzione agricola, delle conseguenze per il territorio e le
  attività.
   Assessore,  la invito a ritirare questo emendamento che stravolge,
  non  è un piccolo emendamento in cui eventualmente si precisa.  Qui
  si  stravolge completamente, in maniera tripla ribadisco, sia nella
  percentuale dell'ambito sia nell'esclusione delle isole minori.  La
  invito  a  ritirare questo emendamento che stravolge  il  testo  il
  quale,    viceversa,    credo   sia   assolutamente    accettabile,
  condivisibile  dalle  associazioni venatorie  e,  complessivamente,
  dall'Aula.
   Mi riservo altri interventi, per non approfittare del tempo, nella
  sollecitazione  ovvia del calendario venatorio, sul  quale  poi  mi
  permetterò di fare qualche inciso nel corso della discussione.

   PRESIDENTE.  Ha facoltà di parlare l'onorevole Caputo,  presidente
  della Commissione e relatore.

   CAPUTO,   presidente   della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, assessori, stiamo  affrontando  un
  argomento di indubbio interesse e invito il Governo ad una profonda
  riflessione,    proprio   per   evitare    di    sommare    ritardi
  all'approvazione  di  questa  legge,  che  avrebbero   come   unico
  risultato   quello   di   compromettere   l'inizio   dell'esercizio
  dell'attività venatoria, ossia della caccia.
   La  Commissione parlamentare  Attività produttive', della quale mi
  onoro  di essere presidente, assieme ad altri deputati si  è  fatta
  portavoce  di  un malessere diffuso e di un senso di preoccupazione
  da parte dei cacciatori e delle loro associazioni che, nel silenzio
  totale  del  Governo,  temevano quello  che  rischia  di  accadere,
  onorevole  Beninati,  cioè  che  quest'anno  la  caccia  possa  non
  iniziare.
   Allora,  abbiamo  voluto fortemente un disegno di  legge,  che  ha
  visto   la  collaborazione  presente  e  assidua  del  Governo   in
  Commissione,  il quale ha lavorato fianco a fianco per  esitare  un
  testo che sia il più esaustivo possibile e che dia ai cacciatori la
  possibilità  di iniziare la loro attività sportiva, dilettantistica
  ma anche culturale.
   Voglio  solo  ricordare  che  i cacciatori,  oggi,  contribuiscono
  attivamente al bilancio regionale con le loro tasse, che  assommano
  a circa 7-8 milioni di euro o forse più. E noi, per tutta risposta,
  signor   Presidente  dell'Assemblea  e  assessore  per  le  risorse
  agricole,  proponiamo  un  dibattito  che,  pur  affrontando   temi
  importanti,  rischia di vanificare il percorso e  il  lavoro  fatto
  fino  ad  oggi  dalla  Commissione. Invito, quindi,  il  Governo  a
  modulare  la sua attività per consentire l'approvazione del  testo,
  così  come  è  stato approvato in commissione, e di consentire  una
  veloce, ma allo stesso tempo ampia discussione, e di guardare  oggi
  alle centinaia di migliaia di cacciatori che aspettano una risposta
  dal Governo e dal Parlamento di questa Regione.
   Noi  ci  siamo  fatti  carico, abbiamo fatto un  buon  lavoro,  ne
  rivendichiamo  i meriti, siamo pronti ad accogliere gli  interventi
  migliorativi del Parlamento.
   Assessore,  non  vanifichi un lavoro che l'ha  vista  partecipe  e
  protagonista.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa  materia,
  al  di là dei desiderata di ognuno di noi, deve fare i conti con il
  percorso  giurisprudenziale che è maturato nel corso degli  anni  e
  che obbliga tutti noi ad uscire da una sorta di appello a chi è più
  affezionato ad uno dei settori in campo, chi è più filo-cacciatore,
  chi è più filo-ambientalista.
   Una   classe  politica  responsabile  ha  il  dovere   di   essere
  equilibrata   e   di  costruire  un  equilibrio   compatibile   con
  l'ambiente, ma nello stesso tempo deve garantire l'esercizio di una
  pratica che esiste da quando esiste l'uomo.
   Al  di  là di tutte le affermazioni di principio, dobbiamo  vedere
  qui  e  ora quello che è possibile fare in una materia sulla quale,
  ripeto,  nel  corso degli anni la giurisprudenza ha esercitato  non
  poche  modifiche  sostanziali, ma soprattutto  ha  reso  incerto  e
  rischiava   di   rendere   incerto   anche   quest'anno    l'inizio
  dell'attività  venatoria,  visto che  il  nuovo  piano  faunistico-
  venatorio è in corso di pubblicazione e i termini per presentare  e
  consentire la valutazione d'incidenza scadono il 4 agosto.
   La  scelta era quella di fare una legge, anche se personalmente ho
  avuto sempre qualche dubbio sul fatto che bisognava fare una legge.
  Purtroppo,  in  questa Regione siamo abituati ad  amministrare  per
  legge, spesso si amministra solo con l'esercizio della legge, ci si
  sottrae  molto spesso alla responsabilità di amministrare in  forza
  di atti amministrativi.
   Visto  che  eravamo in una situazione particolare, transitoria,  a
  mio  avviso  potevano essere esercitati i poteri di proroga,  fermi
  restando i limiti dei vincoli sovrapposti dalle sentenze del TAR.
   Gli  emendamenti  del  Governo, anche qui al  di  là  di  tutti  i
  desiderata di ognuno di noi - il 25 per cento per provincia o il 20
  per  cento  regionale - sono, a mio parere, un punto di  equilibrio
  accettabile  tra  gli interessi del territorio,  gli  interessi  di
  un'area  di  protezione che tenga conto dei limiti  previsti  dalla
  legge  e  dai  vincoli che sono sovrapposti da  norme  nazionali  e
  comunitarie,  e al tempo stesso uniformino il territorio  regionale
  anche  con  quei meccanismi di riequilibrio che, se si costruiscono
  semplicemente  su base provinciale, diventa complicato  riuscire  a
  realizzare.
   E'  inutile fare demagogia, tanto più che se c'è una realtà che si
  mette in movimento é la realtà dei cacciatori, i quali quando vanno
  a  caccia  non stabiliscono i confini della provincia, stabiliscono
  la  dimensione  della Regione come una dimensione da  visitare,  da
  conoscere.
   Detto  questo,  credo che l'equilibrio proposto negli  emendamenti
  del  Governo  consenta  di  farci  uscire  da  una  situazione   di
  incertezza,  di  far partire l'anno venatorio, di  vincolare  e  di
  garantire  il  più  possibile le zone protette  secondo  la  legge,
  nell'attesa  che  parta  il nuovo piano faunistico  venatorio  che,
  speriamo, possa essere un ulteriore elemento di certezza sia per il
  territorio,  per chi vuole rispettare innanzitutto l'ambiente,  sia
  per  i  cacciatori che avranno certezza di diritto sulle zone  dove
  poter esercitare la loro attività.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi voglio rivolgere
  al  Governo  per ricordare che su questo disegno di  legge  abbiamo
  lavorato  per  più  di un mese in III Commissione  con  l'assessore
  D'Antrassi,  facendo pure numerose audizioni e, alla fine,  abbiamo
  esitato un disegno di legge che in un certo senso viene condiviso e
  sottoposto all'esame dell'Aula proprio per permettere, anche per la
  stagione  in  corso, l'esercizio della caccia.  E'  un  disegno  di
  legge,  chiamiamolo così, emergenziale perché il  piano  faunistico
  venatorio deve essere ancora approvato.
   Oggi,  però,  il  Governo  porta  in  Aula  due  emendamenti   che
  stravolgono  il lavoro che abbiamo fatto in Commissione,  e  questo
  non mi sembra un atteggiamento assolutamente corretto né rispettoso
  nei confronti della Commissione parlamentare.
   Noi,  di  fatto,  abbiamo lavorato proprio  sulla  percentuale  di
  protezione  e,  dopo  animate discussioni,  dopo  un  lavoro  molto
  attento,   si   è  stabilito  di  mantenerla  su  un   ragionamento
  provinciale  perché così comunque è il riferimento della  normativa
  nazionale. Adesso spunta un emendamento che stravolge riducendo  la
  percentuale al 20 per cento su scala regionale.
   Altro  tema importante, fondamentale - perché per il resto è  solo
  una  norma  transitoria che consente di far cacciare in attesa  che
  venga  approvato il piano faunistico venatorio - è  la  possibilità
  che  l'assessore  ha  di avallare i piani di  cattura,  rispetto  a
  problematiche  importanti che riguardano  le  isole  minori,  anche
  sotto l'aspetto economico.
   Qui  siamo  sempre  alle solite  Un Governo  che  predica  in  una
  maniera  e  poi  agisce in modo completamente opposto,  non  avendo
  rispetto per il lavoro delle Commissioni parlamentari che non  sono
  composte  da  soggetti  che si improvvisano  un  ruolo  che  non  è
  proprio,   ma   rappresentano  partiti  politici   che   hanno   un
  collegamento  con  il territorio, e rispetto a  questo  disegno  di
  legge sono stati presi impegni da parte di tutti.
     Incanalare  oggi questo ragionamento comporterà come conseguenza
  che  neanche  noi  voteremo  questo  disegno  di  legge  rischiando
  realisticamente di non fare partire la stagione venatoria 2011.
   Assessore,  abbia un gesto di riflessione assoluta, comprenda  che
  bisogna  lavorare  di concerto con la Commissione  parlamentare  di
  merito  quando si fanno i disegni di legge, e ritorniamo  al  testo
  originale  che  è  stato votato dalla politica che  deve  assumersi
  delle responsabilità nei confronti, in questo caso, dei cacciatori,
  delle  associazioni  venatorie e di tutti quelli  che  operano  nel
  mondo della caccia.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
  Presidente, onorevoli deputati, da coloro che hanno parlato fino  a
  questo  momento  è  apparso evidente che l'emendamento  governativo
  relativo al comma 2 dell'articolo 1 è al centro della discussione.
   Questo   emendamento   propone  il  cambio  della   quota   minima
  provinciale  del  25 per cento attuale, garantito dalla  legge  33,
  alla quota del 20 per cento minimo regionale.
   Ai  fini  di  una pianificazione faunistico-venatoria sostenibile,
  finalizzata a garantire una corretta tutela e gestione della  fauna
  e  una  razionale regolamentazione del prelievo, la legge regionale
  157  dell'11  febbraio  1992  Norme per la protezione  della  fauna
  selvatica e per il prelievo venatorio  ha indicato la quota dal  20
  al  30  per cento, come giustamente ricordato, del territorio agro-
  silvo-pastorale  che  le regioni devono destinare  alla  produzione
  della fauna selvatica.
   Recependo la legge-quadro, la Regione siciliana, con l'articolo 4,
  comma  3, della legge regionale 33 più volte citata, ha individuato
  questa  protezione  al  25  per cento su  base  provinciale  ma,  a
  differenza di quanto indicato dalla legge nazionale, ha ritenuto di
  applicare una protezione provinciale. Questa decisione, già allora,
  si basava sulla convinzione che queste quote di territorio precluso
  alla caccia dovessero essere distribuite equamente fra le province.
  Quindi,  bene  fa  l'onorevole Beninati a ricordare  la  genesi  di
  questa legge che era nella sua ratio una legge giusta.
   Tale  calcolo,  a livello provinciale, non si può  dire  oggi  che
  soddisfi   queste  esigenze,  tant'è  vero  che,  da  un  conteggio
  effettuato  dall'Amministrazione, ben  sei  province  su  nove  non
  raggiungono la quota minima. Ai fini di una corretta gestione della
  tutela regionale, la scelta di destinare equamente tra province  la
  percentuale di territorio protetto avrebbe avuto un senso - diciamo
  così  -  se  la Sicilia si presentasse come un territorio omogeneo.
  Però,  un  esempio per tutti, nella provincia di Messina -  che  di
  nuovo   l'onorevole  Beninati  giustamente  ricordava  -  e   nella
  provincia  di  Catania  insieme,  dove  insistono  il  Parco  delle
  Madonie,  il Parco dei Nebrodi, il Parco dell'Alcantara,  il  Parco
  dell'Etna  e  dove  si può notare come queste aree  protette  siano
  tutte   concentrate  nella  porzione  nord-occidentale  dell'Isola,
  perché  in questi habitat si riscontrano particolari condizioni  ed
  eco-sistemi di elevato pregio naturalistico che non si ritrovano in
  altre  parti  dell'Isola,  in  tali  condizioni  ovviamente  questi
  vincoli non possono essere e non saranno mai eliminati per legge.
   L'applicazione  di  una  politica  di  frammentazione  a   livello
  provinciale delle aree protette avrebbe avuto effetti dannosi nelle
  finalità  di  tutela delle aree siciliane di parco se  non  fossero
  intervenute  numerosi  e  recenti sentenze  di  TAR,  Consiglio  di
  Giustizia  Amministrativa e Consiglio di Stato, che hanno  ritenuto
  di interpretare come il valore percentuale previsto dalle regioni a
  tutela  della  fauna  deve intendersi minimo e,  pertanto,  essendo
  ritenuta prevalente la tutela dell'ambiente, tale quota percentuale
  può  oltrepassare  il 25 per cento previsto dalla nostra  normativa
  regionale.
   Quindi,   l'attuale  normativa  prevede  un  25  per  cento   che,
  ovviamente, per lo spirito della legge nazionale 157 non può essere
  la massima.
   Alla  luce  di  questa interpretazione, in alcune  province  della
  Sicilia dove la somma delle superfici di tutte le aree ritenute  di
  interesse   naturalistico  -  parchi,  riserve   naturali,   demani
  forestali,  oasi di posizione, siti  Natura 2000  - non raggiungono
  la  prevista  quota  di  protezione del 25 per  cento,  gli  uffici
  dell'Amministrazione  regionale, pur di rispettare  quanto  imposto
  dall'attuale  normativa  regionale,  si  vedrebbero  costretti   ad
  individuare in ogni provincia ulteriori superfici da proteggere,  a
  questo   punto   di   basso  profilo  naturalistico,   sottraendolo
  immotivatamente  al  territorio destinabile al prelievo  venatorio.
  Diversamente,  in  quelle in cui la percentuale del  25  per  cento
  viene  superata,  non  sarà possibile l'esercizio  venatorio  nella
  parte  eccedente  al  25 per cento, come accade  attualmente  nella
  provincia di Messina e in numerose isole minori.
   Portare  a  livello  regionale,  pertanto,  in  linea  con  quanto
  previsto  dalla legge nazionale, la quota percentuale di territorio
  protetto, consente di svolgere una pianificazione territoriale  che
  va,  da  una  parte, verso una scelta razionale del  territorio  da
  destinare  alla conservazione della natura e, dall'altra,  verso  i
  legittimi  interessi del mondo venatorio potendo utilizzare,  anche
  in  previsione  di  nuove  istituzioni  di  parchi  e  riserve,  la
  percentuale di territorio protetto che in alcune province eccede il
  25   per   cento,  che  non  è  svincolabile  dalla  protezione   a
  compensazione dell'insufficiente percentuale di territorio protetto
  riscontrata in altre province.
   Una  cosa importante che il Governo ha cercato di implementare con
  questa  norma  è  che  la  legge 33, come d'altra  parte  la  legge
  nazionale 157, demanda a coloro che operano nel prelievo venatorio,
  quindi ai cacciatori, agli ambientalisti e all'amministrazione,  la
  formulazione dei piani e dei calendari venatori. Il problema che ci
  siamo  posti  è  quello  di  non  eccedere  nella  regolamentazione
  legislativa, diciamo così, per creare vincoli che poi,  alla  fine,
  riescono a danneggiare l'intento di costruire dei buoni calendari e
  dei buoni piani.
   Non  è necessario, in qualche maniera, regolamentare tutto, creare
  una  legge regionale che riesca a rappresentare i diritti di tutti.
  L'importante  è  che  questa  legge sia  una  casa  comune,  perché
  l'attività venatoria, il prelievo su questo bene indisponibile  che
  è  la fauna, debba avvenire in maniera concertata fra le parti  più
  vicine al territorio.
   La  proposta  dell'Amministrazione passa a  tale  proposito  anche
  attraverso  una revisione del calcolo delle quote -  come  è  stato
  detto  da diversi relatori - che, una volta stabilito che la  quota
  di protezione verrà a fare capo al 20 per cento regionale, si potrà
  mettere  mano, e l'Amministrazione lo ha già fatto con una proposta
  metodologica  per  il piano faunistico-venatorio 2011-2016,  perché
  abbiamo  introdotto  tutte quelle aree che non erano  presenti  nel
  piano  elaborato  e  in  scadenza nel 2011,  che  non  prendeva  in
  considerazione ferrovie e strade, per una larghezza di 50 metri per
  le autostrade, per una larghezza di 15 metri per le strade statali,
  per  una  larghezza da 8 metri per le strade provinciali e per  una
  larghezza  di  5  metri  per  le altre stradi  rimanenti  -  questo
  territorio può essere considerato nel computo delle aree protette -
  ,  i  parchi  regionali,  le riserve naturali  regionali,  oasi  di
  protezione,   valichi   montane,   demanio   forestale,   zone   di
  ripopolamento  e  cattura, fondi chiusi, altre  aree  dell'attività
  venatoria,  fabbricati adibiti ad abitazione  o  posti  di  lavoro,
  ferrovie,  strade, escluse le interpoderali, per il  raggio  di  50
  metri.
   Tutto  questo calcolo porta automaticamente la media regionale  ad
  una cifra vicina al 25 per cento.
   Ciò   vuol  dire  che  lasciamo  spazio  alle  organizzazioni  dei
  cacciatori,   degli   ambientalisti  e   dell'amministrazione   sul
  territorio per, in questo modo sì, liberare aree a favore di quelle
  province che hanno un livello di protezione troppo alto. Le  SIC  e
  le  ZPS, attraverso un piano di incidenza e seguendo i percorsi che
  la  legge offre, possono essere aperte non solo nelle aree che sono
  automaticamente  precluse;  però bisogna  partire  da  una  scatola
  condivisa  con  una percentuale che non mortifichi  gli  sforzi  di
  ognuno degli attori presenti sul territorio per elaborare dei piani
  operativi.
   Per  tale  ragione  noi riteniamo che il 20 per  cento  a  livello
  regionale  sia  minimo, sia una condizione importante,  preliminare
  per poter finalmente lavorare insieme.
   E'  stato detto da un oratore, giustamente, che in alcuni  momenti
  si  sono  accumulati dei ritardi, ed è vero, e  forse  si  potrebbe
  rintracciare   in  questi  ritardi  una  qualche  forma   di   poca
  efficienza,  quando  fosse  vero, dell'Amministrazione.  Ma  non  è
  solamente  questo,  o  non è questo, nel  senso  che  è  importante
  proprio  la concertazione tra le parti, e sia i cacciatori sia  gli
  ambientalisti  sanno  che l'Amministrazione si  è  mossa  in  prima
  persona,  dal  primo momento dell'insediamento della  mia  attività
  come  assessore,  per poter convocare le parti e creare  un  tavolo
  comune che potesse dare il via ad una vera concertazione.
   Questa  vera  concertazione deve essere, da  questo  momento,  una
  volta  approvato  il  disegno di legge,  il  primo  momento  di  un
  rilancio del dialogo tra le parti, perché si può cacciare e si deve
  cacciare  di più nel rispetto dell'ambiente e questo equilibrio  si
  trova  solo  ed  esclusivamente cercando un dialogo  con  la  parte
  avversa, da una parte e dall'altra.
   Come  diceva prima l'onorevole Caputo, sono stati compiuti  sforzi
  in terza Commissione per portare dei contributi molto significativi
  a  questo processo di arricchimento dell'impianto legislativo della
  legge  33. Però noi abbiamo creduto di dover dividere questa  parte
  relativa alla legge, ad una norma che bisognava cambiare se no  non
  ci  saremmo potuti confrontare con una programmazione efficace  sul
  territorio, e la programmazione stessa.
   Tutto  quel  che  è stato detto e ricordato dagli intervenuti  può
  passare attraverso una maggiore specializzazione dei piani venatori
  e una migliore composizione di essi.
   Su  questo  l'Amministrazione punta, non lasciando cadere  nessuna
  delle questioni sollevate dagli intervenuti.
   PRESIDENTE.  Si  passa all'emendamento 1.10  del  Governo.  Ne  do
  lettura:
   «Il comma 1 dell'articolo 1 è soppresso».

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  permetto  di
  dire  che  molti  dei  deputati presenti in Aula  forse  in  questo
  momento potrebbero essere confusi.
   Non  stiamo  votando  l'articolo o il comma  del  Governo  di  cui
  abbiamo  parlato  tutti; stiamo votando un'altra cosa,  e  cioè  la
  soppressione  del  comma 1 dell'articolo 1  che  prevede  che,  per
  imprescindibili  esigenze sanitarie o in caso di grave  danno  agli
  ecosistemi,  tale da compromettere l'equilibrio ecologico,  si  può
  esercitare  l'attività  venatoria. L'ho  voluto  precisare  perché,
  siccome  abbiamo  accentrato la discussione  sul  comma  2,  ognuno
  sappia cosa si vota.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, con il  parere  contrario  della
  Commissione,  pongo  in  votazione  l'emendamento   1.10.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   SCILLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, nella discussione che  abbiamo  fatto
  finora  abbiamo parlato dell'emendamento 1.1, ma alla fine  abbiamo
  votato l'emendamento 1.10.

   PRESIDENTE. No, onorevole Scilla, abbiamo parlato sull'articolo  1
  e sul complesso degli emendamenti.

   SCILLA.  Sì, però secondo me stiamo stravolgendo il lavoro  svolto
  dalla  Commissione  e  la  richiesta minima  che  viene  dal  mondo
  venatorio.
   Una  precisazione: per quanto riguarda le percentuali:  l'articolo
  che esce dalla Commissione parla di una quota compresa tra il 20  e
  il   30   per  cento,  quindi  abbiamo  un  minimo  e  un  massimo;
  nell'emendamento  ora  in trattazione riguardante  la  percentuale,
  oltre  al problema che non è più su scala provinciale ma è su scala
  regionale, si parla di una quota del 20 per cento minimo.
   Ciò  significa che un funzionario qualsiasi dell'assessorato,  una
  volta  che  questo testo diventerà legge, farà impazzire perché,  a
  seconda  di  come si alza la mattina, stabilirà se  la  percentuale
  deve  essere  del  20, del 30, del 40 o del 50. Non  possiamo  fare
  norme  per  creare complicazioni, dovremmo fare norme per tracciare
  dei paletti che devono garantire equità di comportamenti.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento 1.1  del  Governo.  Ne  do
  lettura:
   «Sostituire la lettera a) del comma 2 con la seguente:
    3.  E' destinata a protezione della fauna selvatica la quota  del
  20  per cento minimo calcolata esclusivamente sul territorio  agro-
  silvo-pastorale regionale, fermo restando il divieto di caccia  nei
  territori  in  cui  sia comunque vietata l'attività  venatoria  per
  effetto  di  vincoli derivanti dalla normativa comunitaria  e/o  da
  altre leggi e disposizioni .»

   Il parere della Commissione?

   CAPUTO,  presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il Governo lo ha presentato. Intende mantenerlo?

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Sì.

   BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi forse  sarà
  una  giornata particolare perché sembra che ognuno voglia sostenere
  qualche tesi a favore o contro il Governo. Non è così
   Personalmente dichiaro il mio voto contrario e desidero che  resti
  agli atti.
   Siccome   spesso  in  questa  Aula  si  discute  del  parere   del
  Commissario  dello Stato, desidero che quest'ultimo,  se  la  norma
  fosse  approvata,  dichiari se c'è omogeneità di trattamento,  dopo
  che approviamo questo 20 per cento regionale, in tutte le province;
  perché  questa è una norma che non rispetta le province  nella  sua
  interezza e la legge nazionale dichiara apertamente che i territori
  provinciali   devono  essere  omogenei  nella  loro  chiusura   del
  territorio.
   Questa  è  una  norma  che  farà tutto il  contrario:  ci  saranno
  province chiuse all'attività venatoria, pure per il 50 per cento, e
  province  che  possono  anche  restare tutte  libere  all'esercizio
  dell'attività venatoria.
   Questa  è  una  norma sperequata, inconcludente, me  ne  scuso,  e
  certamente  iniqua  e  mi appellerò io, se dovesse  passare  questa
  norma, e che resti a verbale, al Commissario dello Stato perché  si
  pronunci sulla legittimità di questa norma.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   signor
  assessore,  a volte l'Aula è un po' distratta e un po', per  alcuni
  versi,  segue gli indirizzi standard. La maggioranza vota  in  ogni
  caso, così come a volte l'opposizione vota in ogni caso, in maniera
  preconcetta,  pregiudizialmente, senza fare un approfondito  esame.
  Ed  è  un  errore,  è  un  errore,  lo  facciamo  tutti,  ho  detto
  maggioranza ed opposizione, per carità, è un errore perché, vedete,
  questo convitato di pietra che continuamente viene citato in  Aula,
  il  Commissario dello Stato, la sentenza, ma si è votato poco fa un
  comma   che   è  la  contraddizione  palese  della  necessità   del
  mantenimento  virtuoso  di un sistema, é  la  piena  contraddizione
  delle necessità della nostra agricoltura.
   Si  sta dicendo che, nonostante il numero di cinghiali, nonostante
  la  presenza  di conigli, nonostante la presenza di un  determinato
  prodotto  della  fauna selvatica, nonostante  tutto  questo  alteri
  l'ecosistema e crei problemi alle colture, nonostante questo non se
  ne deve  tenere conto.
   Ma  l'assessore non ne tiene conto perché si sveglia al mattino  e
  dice   sapete, a Pantelleria ci sono troppi cinghiali , no, lo dice
  l'ISPRA,   l'istituto  scientificamente  preposto  allo  studio   e
  all'approfondimento.  Peraltro,  in  raccordo  con   l'assessorato,
  quindi  con  gli  organi preposti, con il comitato  regionale,  con
  l'assessorato, si dice  no' perché, siccome il Governo ha  dato  un
  parere  contrario,  bisognava bocciarlo. Ma  qual  è  il  senso  di
  bocciare un articolo che è una necessità?
   Ma  quale  sentenza  del Consiglio di Stato, quale  indirizzo  del
  Commissario dello Stato può contraddire un principio di buon  senso
  qual  è  quello  che  il comitato scientifico mi  dice  che  quella
  presenza di fauna è eccessiva, comporta problemi all'ecosistema,  a
  tutto  l'ambiente,  alla nostra produzione agricola   Cosa  c'è  da
  impugnare, me lo fate capire? Quale violazione c'è per la quale  il
  Commissario  dello  Stato  si  deve  svegliare  e  impugnare  o  il
  Consiglio di Stato deve dichiarare illegittima questa norma? E' una
  follia
   Così  come insistere su un indirizzo normativo che viola la parità
  delle  condizioni  nelle  regioni e  che  nuoce,  per  esempio,  ai
  territori  della  nostra  Sicilia che sono costituiti  dalle  isole
  minori,  è  una  contraddizione  Il non  computare  alcune  aree  e
  computarne soltanto altre è una contraddizione.
   Ma che c'entra il Commissario? Che c'entra il Consiglio di Stato?
   Signor  Presidente, amici, deputati, con molta passione  ma  anche
  con  deferenza nei confronti dell'attenzione di tutti, evitiamo  di
  operare in maniera precostituita nella logica di maggioranza  e  di
  opposizione, cerchiamo di leggere e di capire quanto è scritto,  di
  valutarlo serenamente e liberamente. Poi ognuno voti come vuole, ma
  non votare per principio e per preconcetto, per una presunta logica
  di appartenenza
   Ma  qual è la  logica di appartenenza se ci sono troppi cinghiali?
  Qual  è la logica di appartenenza se ci sono dei territori che sono
  già  SIC  o  ZPS? Che logica di appartenenza c'è nel  dire   alcuni
  territori  dell'Isola li computo e altri no ? Me  lo  spiegate  per
  cortesia?

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo manifestare  con
  molta  schiettezza  la  mia  perplessità  su  alcune  tesi  che  ho
  ascoltato  perché è come se dovessimo interpretare questa  sera  le
  esigenze  solo  di  una  parte. Personalmente  esercito  l'attività
  venatoria, ma voglio interpretare le esigenze di tutte le  parti  e
  voglio fare cose ragionevoli, serie e durature.
   Mai  più  il  giudice amministrativo decida per  noi   Decida  per
  coloro  che  sono chiamati a legiferare in maniera attenta.  Questo
  intendo dire e intendo sostenere.
   Oggi  i  cacciatori siciliani e gli ambientalisti fanno  un  passo
  avanti  insieme  perché si può realmente cominciare  a  pensare  ad
  attivare  e  a  governare, per esempio, gli ambiti territoriali  di
  caccia (ATC) fra ambientalisti, cacciatori, agricoltori e così via,
  e  cominciare  a  governare  quel territorio  dal  punto  di  vista
  faunistico-venatorio.
   Non  stiamo togliendo niente, anzi, attestandoci al 20  per  cento
  minimo, pur sapendo tutti che invece non può essere mai il massimo,
  è  ovvio  che stabiliamo una precisa indicazione con una norma  che
  chiaramente  dice, anche a chi governa in questa  regione,   badate
  bene  che prima di  sottoporre a tutela altra parte del territorio,
  devono  esserci veramente elementi di grande importanza e di grande
  valenza ambientale . Questo si sta dicendo  Non può dire altro
   Non  dice che, se domani mattina dobbiamo istituire il parco   x ,
  non  lo  istituiamo perché c'è il discorso del  30  per  cento  che
  sostiene  il disegno di legge numero 157 e noi, recependo,  abbiamo
  stabilito  il  25   Non è così, mi dispiace per quei  colleghi  che
  vorrebbero  risolvere  il  problema e  che  rischiano,  invece,  di
  incartare la questione  Il problema si risolve così, non si risolve
  in quel modo
   E  la  valutazione  di  incidenza  su  ZPS  e  SIC,  se  vogliamo,
  facciamolo  con  atto di indirizzo, io l'ho già abbozzato,  non  mi
  sento padrone della materia come altri colleghi, diamo un ulteriore
  input  al Governo di attivare le valutazioni di incidenza su SIC  e
  ZPS  nelle  realtà in cui, obiettivamente, c'è una percentuale  che
  sicuramente è un poco alta.
   Così  si  risolve  il  problema, non  si  risolve  entrando  dalla
  finestra.
   Dobbiamo  entrare dal portone principale. Le norme  devono  essere
  indiscutibili, sia sotto il profilo di costituzionalità  sia  sotto
  altri  profili, pure per quanto concerne le competenze del  giudice
  amministrativo, perché i giudici amministrativi si sono pronunciati
  abbondantemente su queste norme in Italia e in Sicilia.
   L'ultima  questione è quella del sovrapopolamento e va  affrontata
  nel  piano faunistico venatorio, con precise disposizioni.  Qualora
  non  fosse  stato fatto - io non ho letto tutto il piano faunistico
  venatorio,  lo  confesso - lo si faccia, e in questa  fase  si  può
  ancora  fare,  perché  le integrazioni le  può  chiedere  anche  il
  soggetto  proponente, e si affronti la questione di come combattere
  il fenomeno del sovrapopolamento a partire dal Parco delle Madonie,
  perché effettivamente crea disagi e danni.
   E  lo  si  faccia secondo gli strumenti a disposizione  perché  le
  norme,  anche in questo senso, sono chiare e ci obbligano  a  fare.
  Non  inventiamo  cose  che, alla fine, non  risolvono  il  problema
  perché  sono a rischio di incostituzionalità, non credo che in  tal
  modo  diamo una risposta al territorio né agli ambientalisti  e  ai
  cacciatori  e  non facciamo un bel tubo di niente  e  chiedo  scusa
  sull'espressione  un  po' volgare. Attenzione  a  queste  questioni
  perché sono delicate.
   In  questo  momento possono essere contenti sia gli  ambientalisti
  che i cacciatori, non perde né l'ambientalista né il cacciatore,  e
  quando vinciamo tutti siamo preoccupati.
   La cosa mi allarma e mi sorprende.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  ho  seguito
  particolarmente   questa  legge  perché  ho  demandato   a   farlo,
  all'interno del mio partito, altri deputati molto più competenti di
  me  sulla materia. Però, leggendo da profano un emendamento  che  è
  stato  votato  dall'Aula  nonostante l'avvertimento  dell'onorevole
  Beninati,  e che sopprime la possibilità di incidere settorialmente
  per  evitare  dei veri e propri flagelli, rappresentati dall'enorme
  sviluppo  delle  popolazioni  di  cinghiali  selvatici  che  stanno
  attaccando in tutta Italia, leggevo del Piemonte e di altre regioni
  dove   stanno   prendendo   delle  iniziative   per   limitare   la
  moltiplicazione  di  questa  specie che  va  a  distruggere  interi
  raccolti, che va a minacciare persino l'incolumità naturale e , nei
  nostri  paesi, nelle nostre città, quanto prima li vedremo danzare,
  in molti posti li vediamo già di notte nelle piazze mangiare fra  i
  rifiuti.   E'  pazzesco   Chiedo al  Presidente  e  al  Governo  di
  riflettere  e  di stoppare un momento questa norma e  di  rivederla
  perché  chi  non ha conoscenza e cognizione della situazione  reale
  che  si  è determinata, assume dei provvedimenti che sono illogici,
  che sono pericolosi.
   Chi  lo  va  a  dire agli agricoltori che vedono  interi  raccolti
  distrutti;  chi lo va a spiegare che abbiamo qui votato  una  norma
  che,  non  rendendosi conto forse di quello che andava a provocare,
  va a creare dei danni gratuiti, a vantaggio di chi?
   Qual  è  la  logica che sottintende a questa proposta? Qual  è  la
  logica?
   Sappiamo  che da un decennio, a causa dell'immigrazione del  suino
  nero  dai Paesi dell'Est, questo si è accoppiato con i nostri suini
  selvatici e questa razza si moltiplica in maniera più veloce  delle
  altre  e   sta invadendo le nostre campagne. Avevamo quell'articolo
  che  consentiva selettivamente di intervenire con misure specifiche
  per  l'abbattimento di una specie, qualora ne ricorressero, in  via
  eccezionale, i presupposti. Mi spiegate perché è stata bocciata? Lo
  volete  spiegare agli agricoltori? Lo volete spiegare, non solo  ai
  cacciatori,  ma alla gente comune, lo volete spiegare ai  cittadini
  che  nei  paesi, di notte, si trovano davanti un cinghiale  con  il
  rischio di venire attaccati?
   Qual  è la logica? Fermiamoci e ritiriamo questo disegno di legge.
  Fermiamoci

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  mio  é   un
  intervento di chiarimento perché probabilmente stiamo dicendo delle
  cose che non sono state capite tra di noi.
   Vorrei  sottolineare  qual è la posizione  del  Governo  e  quella
  nostra  che  l'abbiamo sostenuto: è quella di ritenere  che  non  è
  necessaria una legge per un piano faunistico di intervento  in  una
  zona, quindi da domani è possibile intervenire sulle Madonie con un
  progetto senza bisogno di una legge.
   Personalmente l'ho già fatto, anni fa.
   Come presidente della provincia di Trapani, ho aperto la caccia ai
  conigli  che distruggevano il vigneto storico di Mozia. In  accordo
  con  l'assessore, con una pratica, un progetto, abbiamo  aperto  la
  caccia  al  coniglio  perché i proprietari del vigneto  ci  avevano
  presentato  un  conto di 68 milioni delle vecchie  lire  e  abbiamo
  pensato che era una situazione impossibile, così abbiamo aperto  la
  caccia.  C'è  stata qualche protesta, ma poi alla fine  la  cosa  è
  andata avanti.
   Mi  pare, quindi, di capire che la posizione del Governo, che  noi
  abbiamo  sostenuto,  è che non è necessaria una  legge,  ma  che  è
  possibile procedere tranquillamente senza legge.
   Personalmente, chiedo di andare avanti con una legge  invece,  che
  tutti si aspettano, per consentire a chi ha già pagato le tasse  di
  andare  a caccia a settembre, di poter esercitare, in sintonia  con
  l'ambiente  e  con  gli  ambientalisti,  questo  che  da  molti   è
  considerato uno sport che non danneggia l'ambiente, ma che permette
  di vivere la natura.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO,   presidente   della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, chiederei un  attimo  l'attenzione
  dell'assessore, del quale poco fa ho evidenziato con piacere la sua
  presenza in  Commissione, che è stata molto importante perché ci ha
  consentito di avviare un dibattito che ha portato alla preparazione
  di questo testo.
   Un  dibattito, però, che si è svolto in commissione e che ha visto
  emendamenti  passare pure col parere favorevole del Governo  e  dei
  suoi uffici.
   Credo che la coerenza impone che sia in commissione che fuori o in
  Aula,  bisogna  tenere  una  linea  di  comportamento  sulle   cose
  condivise.
   Signor assessore, lei ha presentato un emendamento di soppressione
  del  comma  1  dell'articolo 1; presenta, poi, un  emendamento  per
  sopprimere  la lettera b) del comma 2; poi, presenta un emendamento
  per sopprimere i commi 3, 4 e 5. Ora, io vorrei capire.
   Onorevole  Beninati, lei era presente, pur non essendo  componente
  della  commissione  ma  graditissimo ospite in  quanto  esperto  in
  materia,  e ricorderà che l'assessore ha espresso parere favorevole
  in  Commissione  a tutti gli emendamenti che sono  stati  approvati
  dalla stessa.
   Ora, qui, l'assessore presenta emendamenti soppressivi ad un testo
  al  quale  lui stesso ha lavorato e  mi chiedo, assessore,  se  lei
  sopprime gli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, cosa ha fatto in Commissione?
   Lei sa quanto la rispetto e quanto apprezzo la sua competenza,  ma
  se  lei,  dopo  il lavoro in Commissione, presenta emendamenti  per
  sopprimere,  di  fatto,  tutto l'articolo 1  e,  poi,  presenta  un
  emendamento per sopprimere l'articolo 2, il successivo articolo  da
  trattare,  cosa  abbiamo fatto in Commissione? La sua  presenza  in
  Commissione,  che ha dato il via libera col suo parere  favorevole,
  supportato dai suoi esperti, a questo disegno di legge,  a  cosa  è
  servita?
   Se lei esprime parere favorevole e, quindi, consente anche col suo
  parere  di  fare diventare testo di disegno di legge un emendamento
  presentato  dai colleghi e lo condivide in Commissione,  e  poi  in
  Aula   presenta   emendamenti  soppressivi,  le   voglio   soltanto
  ricordare, visto che il Governo è unico nella sua condivisione, che
  il  comma 1 del quale lei ha chiesto la bocciatura era stato voluto
  e  anche  suggerito dall'assessore per il territorio  e  l'ambiente
  Sparma, perché c'era l'esigenza, prospettata dall'onorevole  Adamo,
  di  difendere   le colture degli allevatori dal danno terribile  di
  animali,  come  i  conigli e i cinghiali, che  stanno  distruggendo
  tutto.
   Bene,  un assessore del suo Governo, un suo collega, tecnico  come
  lei,  ha suggerito la presentazione di un emendamento per risolvere
  quel  problema; lei che è assessore tecnico dello stesso Governo  -
  che  noi immaginiamo unico nella sua mente, ma sappiamo che  è  una
  favola  buona per i bambini perché siete  un'armata brancaleone   -
  arriva  e  chiede la bocciatura di un emendamento che un  assessore
  del suo Governo, suo collega, ha presentato.
   Questo  suo comportamento non è rispettoso verso la Commissione  e
  verso il Parlamento.
   Lei  ha  espresso parere favorevole a quasi tutti gli emendamenti,
  tranne  uno,  quello  dell'onorevole  Beninati,  con  l'impegno  di
  discuterne in Aula.
   Lei non può presentare emendamenti soppressivi di cinque commi  di
  un  intero  articolo e del successivo articolo 2,  e  glielo  posso
  ricordare con la lettura dei verbali della Commissione, in cui  lei
  ha espresso parere favorevole.

   PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Mancuso e Maira.
   Assessore, vuole anticipare il suo intervento?

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Intervengo adesso.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ANTRASSI,  assessore per le risorse agricole  e  alimentari.  Io
  volevo  semplicemente  rispondere  al  presidente  Caputo  con  due
  considerazioni.
   In  riferimento all'articolo 1, comma 1, condivido quello  che  ha
  detto  l'onorevole sul fatto che, personalmente,  io  ho  condiviso
  questo  articolo;  ma nel frattempo sono maturate delle  condizioni
  ostative   perché   il  Governo,  nella  preparazione   di   questi
  emendamenti,  non si è fermato durante queste ultime settimane,  ma
  ha  parlato ripetutamente con tutti gli attori e le associazioni di
  categoria  e  questo emendamento, così come è stato formulato,  non
  poteva essere condiviso.
   Pertanto, abbiamo preferito presentare l'emendamento soppressivo.
   Per  quanto riguarda, invece, gli altri due emendamenti, l'idea  è
  che  se  il  quadro  di  riferimento al  quale  questi  emendamenti
  dovrebbero  riportare,  che è quello della  protezione  faunistico-
  venatoria  che  a livello regionale cambia, a noi sembra  opportuno
  che una norma efficace possa nascere dopo l'approvazione del 20 per
  cento,  non prima. Questo l'ho detto, e lo ripeto, perché condivido
  la posizione dell'onorevole Caputo.
   Noi faremo del tutto per rimettere in marcia da subito un processo
  che  possa portare questi emendamenti finalmente completati e  resi
  più incisivi all'interno della legge 33.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, è stato opportuno che l'assessore  sia
  intervenuto  prima  di  me perché mi dà il piacere  di  intervenire
  rispetto  ad un suo assunto: quando non si capisce bene  per  quale
  motivo una norma non è stata apprezzata dal Governo, piuttosto  che
  migliorarla la si sopprime.
   Il  problema  che  è  stato  posto dei  cinghiali  e  delle  altre
  situazioni nel territorio rimane, poi ci pensiamo: questo è il modo
  di  affrontare la politica, in questo caso venatoria, nella  nostra
  Regione.
   Quindi, siccome prima andava bene, poi non è andato bene - non  si
  capisce perché, il Governo non l'ha specificato - sopprimiamo,  non
  facciamo nulla.
   Io  sono  intervenuto  solo  per ricordare  all'Assemblea  e  alla
  Presidenza, ma lo faremo certamente con il Commissario dello Stato,
  secondo  quale ragionamento tecnico - e non più con gli  interventi
  che  hanno fatto i colleghi sotto il profilo politico - ci dobbiamo
  collocare,  sotto  quale  aspetto  normativo,  sotto  quale   norma
  nazionale,  cosa  può fare la Regione, piuttosto che  queste  mille
  parole.  Faccio un richiamo esplicito agli articoli 10 e  14  della
  legge  157 del 1992, che è la legge nazionale regina che delega  le
  regioni in questa materia.
   Il comma 3 dell'articolo 10 - e questo deve rimanere agli atti per
  produrlo  al  Commissario  dello Stato -  impone  alle  regioni  di
  destinare a protezione una quota del proprio territorio agro-silvo-
  pastorale   variabile  dal  20  al  30  per  cento  senza   imporre
  delimitazioni territoriali sub-regionali.
   Lo  spirito  della legge suggerisce, tuttavia, anzi  io  dico  che
  impone,   una  articolazione  omogenea  del  territorio  a  livello
  provinciale,  così come il comma 7 dell'articolo  10  espressamente
  prevede  che  ai fini della pianificazione generale del  territorio
  agro-pastorale   le   province  predispongono,  articolandoli   per
  comprensori omogenei, piani faunistico-venatori.
   Ma  vi  è  di  più,  signor Presidente, e prego gli  Uffici  della
  Presidenza di intervenire su quello che taluni vogliono far fare  a
  questa  Assemblea  questo pomeriggio, e cioè  l'articolo  14  della
  legge  157 del 1992 recita:  le Regioni con apposite norme, sentite
  le     organizzazioni    professionali    agricole     maggiormente
  rappresentative  a  livello nazionale e  le  province  interessate,
  ripartiscono  il  territorio  agro-silvo-pastorale  destinate  alla
  caccia  programmata ai sensi dell'articolo 10, comma 6,  in  ambiti
  territoriale  di caccia di dimensioni sub-provinciali possibilmente
  omogenei'.
   Questa  è  la  norma  nazionale,  questo  è  quello  che  dobbiamo
  rispettare.
   Quello che oggi si sta cercando di fare, invece, è stravolgere  la
  legge nazionale.
   Il   risultato   evidente  è  compatibile   solo   attraverso   il
  mantenimento degli obblighi di protezione a livello provinciale  o,
  meglio ancora, comprensoriale.
   Chiederei all'Assessore, il quale poco fa ha fatto un accenno alla
  riunione con le organizzazioni venatorie - naturalmente dopo e  non
  prima  di  avere presentato i disegni di legge -, se ha  sentito  i
  rappresentanti delle province.
   Per  quanto mi riguarda non mi risulta che le province siano state
  sentite  su questo disegno di legge, anche se esse sono  il  motore
  che riguarda l'organizzazione nel nostro territorio.
   Ad ogni buon conto, signor Presidente, riteniamo che questa norma,
  se dovesse passare così, non solo è incostituzionale, ma certamente
  renderà  la  Sicilia  ridicola ancora una volta  sotto  il  profilo
  generale, perché il primo di settembre ancora una volta ci sarà una
  impugnativa innanzi al Tribunale amministrativo regionale e  ancora
  una  volta chi vuole esercitare questo sport, questa passione,  non
  potrà  farlo  perché  questa  Assemblea  vuole  violare  una  norma
  nazionale  così  chiara che anche i colleghi, li ho sentiti  questo
  pomeriggio, vogliono difendere non si sa che cosa e come.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.   Signor  Presidente,  colgo  l'occasione  di  questo   mio
  intervento  per  ringraziarla delle comunicazioni che  ha  dato  ad
  inizio  della  seduta sulla necessità di procedere  ad  una  rapida
  modifica  delle norme del nostro Regolamento interno che riguardano
  la pregiudizialità sulle mozioni.
   Prendiamo   atto  e,  conseguentemente,  così  come  avevamo   già
  dichiarato,  riprendiamo la nostra presenza in Aula  convinti  che,
  anche  in questo caso, cercare punti di incontro e armonia - seppur
  nella  diversità delle posizioni politiche fra i Gruppi  -  sia  un
  fatto  che  non solo legittima l'Assemblea ma rende più  agevoli  i
  lavori.
   Sul  punto,  la legge che stiamo trattando è una legge-quadro  che
  sarà riempita di contenuti con i decreti assessoriali. Noi corriamo
  due  rischi,  che  sono  stati  già paventati:  il  primo  riguarda
  un'impugnativa  del  Commissario  dello  Stato  che  può   avvenire
  all'atto  dell'invio  della  legge all'esame  commissariale  e  che
  riguarda,  sostanzialmente, soltanto l'articolo 2 della legge;  poi
  l'altro  rischio, che ricorre annualmente, è quello di  ricorsi  al
  TAR  che  solitamente  scombussolano il  programma,  il  calendario
  venatorio.
   Rivolgo  un invito, principalmente al Governo: possiamo  sforzarci
  di  fare un disegno di legge, come questo - che coinvolge non  meno
  di  350  mila  persone  in  Sicilia fra  cacciatori,  commercianti,
  investitori, che quindi diventa, soprattutto in questo  momento  di
  crisi,  un  fatto importante sul piano del traino dell'economia  -,
  possiamo  sforzarci  di  fare un disegno  di  legge,  e  i  decreti
  assessoriali  che  ne  conseguono,  che  abbiano  come   punto   di
  riferimento  l'eliminazione fin da ora di tutte  le  condizioni  di
  un'eventuale impugnativa da parte del Commissario dello  Stato  che
  ci  costringerebbe, possibilmente in pieno agosto, a  ritornare  in
  Aula sotto la pressione delle associazioni di categoria, con enorme
  dispendio di energia e forse senza risultato perché non ci saremmo?
   Allora,  con  un  po' di buona volontà, anche sospendendo  per  un
  quarto  d'ora i lavori, possiamo sforzarci di trovare  una  dizione
  normativa  che  superi il rischio di un'impugnativa  da  parte  del
  Commissario  dello Stato evitando di dire  gli ho  parlato  io,  il
  Commissario è d'accordo  perché di questi tentativi di interpretare
  la  volontà del Commissario dello Stato credo che ne abbiamo  fatti
  tanti  e  con  scarsi risultati. Anche perché il Commissario  dello
  Stato,  fintanto che non vede la legge nella sua interezza,  dubito
  che esprima pareri, e non lo potrebbe nemmeno fare.
   C'è  un  secondo  aspetto  che riguarda le  eventuali  impugnative
  innanzi al TAR.
   Mi  permetto  di dire - gli uffici sono in grado  di  farlo  e  se
  avessi  un  paio  d'ore di tempo lo farei io stesso consultando  la
  giurisprudenza  amministrativa  siciliana  -  che   si   dovrebbero
  verificare tutti i ricorsi degli ultimi dieci anni, perché ci  sono
  stati,  l'esito  che hanno avuto, le motivazioni  dei  ricorsi  per
  evitare  di  scrivere una norma che, già sappiamo, verrà  impugnata
  innanzi  al  TAR, sapendo perfettamente che una legge sulla  caccia
  deve  contemporaneamente equilibrare alcuni aspetti,  quali  quello
  faunistico,  quello  dell'ecosistema, quello  degli  interessi  dei
  cacciatori e dell'economia che gira intorno ai cacciatori  e  anche
  quello degli ambientalisti.
   Sentivo  dire  poc'anzi che ci sarebbe un'intesa  di  massima  fra
  ambientalisti e cacciatori.
   Se  ciò fosse vero - e io ne dubito - cerchiamo di sostituirci noi
  che conosciamo le esigenze dei cacciatori e degli ambientalisti. Ci
  vuole uno sforzo di interpretazione e di maturità di quest'Aula  e,
  siccome la normativa è molto semplice e molto sintetica, credo  che
  non  ci voglia molto a fare uno sforzo di questo genere, altrimenti
  andremo di nuovo incontro - e lo dico, purtroppo, con dispiacere  -
  a  rischi di impugnativa da parte del Commissario dello Stato e  di
  ricorsi  al  TAR con danno di tutti perché il giusto equilibrio  in
  sede  di  interpretazione delle leggi non si ha mai; si ha soltanto
  varando delle leggi buone, giuste ed equilibrate.
   Invito l'assessore, principalmente, e l'Aula a fare uno sforzo  di
  equilibrio per evitare che quest'anno ci siano ritardi, impugnative
  e rischi di incostituzionalità.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.1. Il parere  della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   BENINATI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento,  dagli  onorevoli  Bufardeci,  Cordaro,  Corona,  Dina,
  Falcone, Formica, Limoli, Mancuso e Torregrossa, indìco la votazione
  per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1 del Governo.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.

   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:  Adamo, Ammatuna, Arena, Barbagallo, Beninati,  Bufardeci,
  Buzzanca, Calanducci, Caputo, Cascio Salvatore, Catalano, Colianni,
  Cordaro,  Corona, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino, De  Benedictis,
  Di Benedetto, Digiacomo, Dina, Falcone, Ferrara, Formica, Galvagno,
  Giuffrida, Gucciardi, Leanza Nicola, Leontini, Limoli, Lo  Giudice,
  Lupo,  Maira,  Mancuso, Marinello, Marinese, Marziano,  Mattarella,
  Musotto,   Oddo,   Panarello,  Panepinto,  Pantuso,   Parlavecchio,
  Picciolo,  Raia,  Rinaldi, Ruggirello, Scilla,  Sulsenti,  Termine,
  Torregrossa.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            53
   Votanti              52
   Maggioranza          27
   Favorevoli           27
   Contrari            25

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 1.2, a firma del Governo. Ne do lettura:
   «Sopprimere la lettera b) del comma 2».

   SCILLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, io penso  che,  per  come  si  stanno
  incardinando i lavori su questo disegno di legge, stiamo  prendendo
  una strada completamente sbagliata.
   Secondo  me stiamo perdendo di vista il vero indirizzo che  questa
  legge deve avere.
   Assessore,  lei  sta stravolgendo ciò che era stato  stabilito  in
  Commissione  e sta dimostrando che, secondo il ragionamento  suo  e
  della  maggioranza  che  lo  sostiene,  noi  potremmo  abolire   il
  Parlamento  e  rivolgerci al Commissario dello Stato  perché  avete
  fatto  diventare  il Commissario dello Stato un organo  che  fa  le
  leggi e non un organo che deve verificare la bontà delle leggi
   Assessore, lei ha stravolto con due emendamenti quello che era  il
  corpo  della legge e, dal mio punto di vista, non si può continuare
  perché, di fatto, i due punti essenziali sono stati soppressi  dopo
  che  lei  si era assunto una responsabilità in Commissione, votando
  insieme  ai  componenti della Commissione stessa. E  mi  rivolgo  a
  tutti  i  parlamentari: stiamo votando una legge che  danneggia  la
  caccia,    danneggia   attività   economiche    importanti    quali
  l'agricoltura.
   Vada  lei,  assessore, per esempio a Pantelleria, a  spiegare  per
  quale  dannata ragione non si possono cacciare i cinghiali che,  di
  fatto,  distruggono  l'economia  di  quell'isola,  che,  di  fatto,
  distruggono  le  colture di quell'isola solo perché il  Commissario
  dello  Stato  ha  detto  che sono norme che saranno  impugnate   Ma
  allora il ruolo del Parlamento qual è?
   La  verità  è che non avete assolutamente la struttura per  potere
  governare quest'Isola, tant'è vero che vi siete appropriati  di  un
  ruolo  che  non  vi  hanno dato i siciliani e  gli  elettori   Lei,
  assessore,  non  può  fare finta di niente;  si  fermi  perché  noi
  dobbiamo  assolutamente  tornare  a  sistemare  questa  legge,  che
  altrimenti diventa offensiva per il Parlamento e per i Siciliani
   Ma che logica ha quella che sta accadendo questa sera? Sol perché,
  a  causa di un ribaltone, vi siete appropriati di un ruolo che  non
  avete e che non meritate, non possiamo votare una legge che non  ha
  nessuna logica economico-finanziaria, che non porta di fatto nulla
   Signor  Presidente, le chiedo una sospensione dei  lavori,  perché
  non possiamo andare avanti così. Io non comprendo perché c'è questo
  atteggiamento, anche da parte della maggioranza.
   Non  stiamo  votando atti politici che devono essere  sostenuti  o
  meno  da  chi  sostiene  il Governo o da chi è  all'opposizione  di
  questo  Governo.  Posso capire per quale motivo  è  stato  poc'anzi
  presentato dal Governo un emendamento soppressivo di una norma  che
  deve avere il parere dell'ISPRA, il parere di tanti altri organi in
  determinati  casi specifici e noi bocciamo questo  articolo  che  è
  stato discusso in Commissione per più di un mese, caro Presidente
   Oggi  non  si  può  dare  questo spettacolo  indegno.  L'Assemblea
  regionale siciliana è una cosa seria, è un Parlamento. Noi facciamo
  le leggi e ce ne assumiamo la responsabilità.
   Se lei e il suo Governo non avete la statura, non avete la schiena
  per  potervi confrontare con il Commissario dello Stato,  abbandoni
  quella poltrona e lasci ad altri il ruolo di ridare alla Sicilia un
  futuro che in questa maniera noi non daremo
   Noi non possiamo approvare norme per creare ancor più problemi,  e
  lei sa meglio di me, assessore - probabilmente non lo sa perché lei
  non  proviene  dalla politica ma da altro settore  -,  che  domani,
  quando approverete questa norma, troverete il funzionario di  turno
  che  farà impazzire tutti, perché lei parla di un minimo del 20 per
  cento,  non fissa un paletto come è stato fatto in Commissione,  un
  minimo di 20 e un massimo di 30 su scala provinciale.
   Questo  gioco  al massacro a chi serve? Questo gioco al  massacro,
  questa prova di muscoli è utile?
   Allora,  signor Presidente, se è possibile ci si fermi  un  attimo
  per  vedere  in qualche maniera di poter recuperare un  disegno  di
  legge che offende ed è una vergogna per questo Parlamento.
   Onorevole  Adamo,  lei  è capogruppo di un  partito  che  sostiene
  questa maggioranza.
   Lei  deve assumersi la responsabilità politica su un fatto  che  è
  grave, che colpisce l'economia e l'agricoltura di questa Terra e in
  maniera  assurda,  solo perché si pensa che  il  Commissario  dello
  Stato impugni, noi non svolgiamo il corretto ruolo di parlamentare.
   Fermiamoci,  dunque, e vediamo di trovare una  sintesi  che  possa
  permettere  al  disegno  di legge di avere una  giusta  conclusione
  nell'interesse della caccia e di tutti i siciliani.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   intervengo
  semplicemente  per  dire  al collega - mi  rendo  conto,  l'appello
  glielo rilancio - che abbiamo già approvato i due primi articoli  e
  siamo  andati  avanti  con il disegno di legge.  Ora  rischiamo  di
  riportarlo  indietro e di non riuscire a fare la legge prima  della
  pausa  estiva.  Io penso che l'ottimo è nemico del bene.  Ci  siamo
  convinti  che  su  questa norma bisognerà tornare  a  settembre  in
  Commissione e con tutte le forze politiche.

   Ora, andiamo avanti, altrimenti rischiamo di annullare la stagione
  venatoria. Stiamo attenti e andiamo avanti con serenità.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.   Signor  Presidente,  io  vorrei  che  i  colleghi   mi
  ascoltassero.
   Assessore,  obiettivamente, sono in imbarazzo ad  intervenire,  ma
  non posso non farlo.
   Vorrei  che  si  leggesse  -  perché  molti  colleghi,  presi  dal
  disinteresse,  legittimo,  perché non  è  detto  che  ognuno  debba
  interessarsi  -  il comma che il Governo ritiene di sopprimere:  la
  lettera  b)  del  comma  2. E la lettera  b)  del  comma  2  recita
  testualmente:   L'Assessore regionale per  le  risorse  agricole  e
  alimentari,   d'intesa  con  l'assessore  per   il   territorio   e
  l'ambiente, previo parere della competente Commissione  legislativa
  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  emana  un  decreto  con  cui
  definisce   l'effettiva   percentuale  di  territorio   agro-silvo-
  pastorale precluso all'attività venatoria entro i limiti di cui  al
  comma 3 .
   Cosa  stiamo dicendo? Veda, assessore, lei è arrivato qui da  otto
  mesi,  io faccio parte di questa Assemblea dal 1996. Ogni due  anni
  arriva qualche dirigente dell'assessorato che legittimamente cambia
  e  porta un foglietto di carta in  cui ci comunica, anno dopo anno,
  qual  è il territorio precluso, ma nessuno lo firma. Quindi,  è  un
  foglietto  che  gira  e dice: provincia di Messina  32  per  cento,
  provincia di Palermo 27, numeri.
   Dopo  qualche  anno  -  ricordo - cambiavano,  dopo  qualche  anno
  cambiavano ancora.
   Assessore, questa norma, che io dissi in Commissione che è nel suo
  interesse ma anche di tutta l'Assemblea, vuole una volte per  tutte
  capire   qual   è   del   territorio  di  ogni  provincia,   quello
  effettivamente precluso alla attività venatoria perché, negli anni,
  ho  sentito  cambiare sistematicamente le percentuali,  ma  nessuno
  firma. L'ultimo che lei ha presentato dà per alcune province  delle
  percentuali, che - mi creda - sono totalmente differenti da  quelle
  di qualche anno fa.
   Cosa  le  stiamo dicendo qui? Di fare una verifica del  territorio
  precluso   nelle  singole  province,  d'intesa  con   l'Assessorato
  Territorio e ambiente, che è quello che vincola tutta la Sicilia.
   Questo le stiamo dicendo, e lei lo vuole tolto.

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, credo che, al di là delle  parole,  il
  comportamento  dell'assessore  sia  da  biasimare  perché  insiste,
  portando  avanti  una  sua azione politica  in  nome  di  tutto  il
  Governo,   ad  annullare  una  legge  di  iniziativa  parlamentare,
  legittimamente  presentata in questa Assemblea e poi  approvata  in
  sede  legislativa dalla terza Commissione  Attività produttive'  di
  cui  io  sono componente, con una serie di audizioni con  le  parti
  interessate, e qui viene con un atteggiamento piuttosto dimesso per
  difendere  una posizione che, certo, non può essere portata  avanti
  sino  all'esasperazione. Ha visto, Assessore, che poc'anzi una  sua
  proposta è passata con 27 voti favorevoli in quest'Aula e  25  voti
  contrari.
   Ciò  significa che lei porta avanti un'iniziativa,  da  parte  del
  Governo, che andrà a sbattere perché 27 voti su 90 parlamentari non
  significa neanche la maggioranza di quest'Aula, significa  che  lei
  sta  portando  avanti tesi che non sono difendibili, significa  che
  lei  sta  vanificando un'iniziativa parlamentare  per  regolare  un
  settore assumendosene la responsabilità.
   E'  bene  che si sappia, è bene che la Sicilia, i cacciatori,  gli
  ambientalisti, i naturalisti, gli agricoltori, sappiano che lei, da
  assessore  per  l'agricoltura, è contro  l'ambiente,  è  contro  la
  natura, è contro l'agricoltura, è contro i cacciatori, è contro  il
  sistema   economico   di   questo   mondo   che   è   rappresentato
  legittimamente  da  una iniziativa parlamentare che  vuole  normare
  recependo una legge nazionale e delle direttive europee.
   Lei  si  deve  vergognare di stare seduto a quel  posto,  non  può
  venire qui a dire certe cose
   Quando  un  assessore  presenta una  proposta,  un  emendamento  e
  ottiene  27  voti in quest'Aula, dovrebbe rassegnare le dimissioni,
  non può difendere l'indifendibile.
   Lei  non  può  andare avanti in questo modo, non può approvare  in
  Commissione un disegno di legge e poi annullare la sua azione senza
  dare  una giustificazione. Ce lo dica  Noi ritiriamo questo disegno
  di  legge  e  lei ne presenta un altro, che tenga conto  di  questi
  legittimi interessi.
   Lei  magari  ha ritenuto di essere in una situazione di  imbarazzo
  perché,  forse,  voleva  fare  lei, come  Governo,  una  legge  che
  regolamentasse il settore. Ma se non l'ha fatto, è giusto  che  sia
  il  Parlamento  a dare certezza di diritto a tanti  cacciatori  che
  hanno rischiato, anche penalmente, per una serie di improvvisazioni
  che  sono  venute fuori da atti amministrativi di questa  Assemblea
  regionale.
   Siciliani  che  non  hanno  potuto  esercitare  i  loro   diritti,
  Siciliani che vogliono rispettare la legge.
   Lei sta causando un danno economico gravissimo per la Regione
   E' bene che i cacciatori, che tutto il sistema, sappiano che lei è
  contro,  lei non come assessore ma come rappresentante del Governo.
  E' giusto che si sappia che noi abbiamo fatto la nostra parte e che
  lei,  in nome e per conto del Governo Lombardo, è contro un sistema
  che   vuole   tutelare  i  legittimi  interessi  di  tutti:   degli
  ambientalisti,  dei cacciatori, degli agricoltori, dei  naturalisti
  di   tutta   la   regione,  di  tutti  gli  interessi   del   mondo
  dell'accoglienza,  del  mondo  economico,  delle   imprese,   della
  ristorazione, di tutti gli armieri, di tutti gli articoli sportivi.
   Tutto un sistema che lei penalizza con il suo atteggiamento.
   Io   credo  che  lei  debba  riflettere,  assessore.  Ce  lo  dica
  chiaramente,  non vuole approvare questa legge?  Si  è  pentito  di
  avere dato il suo voto favorevole in Commissione?
   Ebbene,  ce  lo  dica  con chiarezza, faccia  un  intervento,  noi
  sospendiamo  e  vediamo  di recuperare qualcosa  di  buono,  perché
  quando questo Parlamento fa una legge deve farla nell'interesse  di
  tutti  e  non  certamente di una parte. Noi non vogliamo  difendere
  nessuno,  vogliamo fare una legge che sia comprensibile e  che  sia
  applicabile nel territorio siciliano.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor assessore,
  pur  non  facendo parte della Commissione di merito che ha valutato
  questo  disegno  di legge, che è stato approvato all'unanimità,  da
  quello che ho ascoltato in queste ore di dibattito, alla presenza e
  con   il   consenso  dell'assessore  per  le  risorse  agricole   e
  alimentari, ho avuto modo di ascoltare con attenzione, come  è  mio
  costume,  gli interventi che si sono susseguiti, tanto  quelli  dei
  colleghi   di   maggioranza   e   di   minoranza   quanto    quelli
  dell'assessore.  Pur  condividendo  gli  interventi  dei   colleghi
  dell'opposizione, vorrei offrire ai deputati e all'Aula e,  quindi,
  al  Parlamento, una chiave di lettura diversa perché vorrei che  il
  mio intervento fosse spunto di riflessione per i colleghi tutti, ma
  soprattutto  per  i  colleghi della maggioranza  che  regge  questo
  Governo,  perché  io posso dare anche per buono  il  fatto  che  il
  Governo  abbia  una sua visione, che io non condivido,  e  che  pur
  tuttavia  è  una visione della quale si assume per  intero  le  sue
  responsabilità.
   Però,   colleghi  della  maggioranza  e  capigruppo   soprattutto,
  Cracolici, Musotto, Adamo, quello che vorrei chiedere a voi  e  non
  al  Governo che, ripeto, può avere una visione sua e la difende, vi
  pare  un  modo  corretto di procedere, alla fine  di  una  sessione
  estiva  nella quale abbiamo ancora leggi importanti in  calendario,
  imponendo un disegno di legge con una votazione da 27 a 25?

   Prima domanda che pongo alla vostra attenzione.
   Ma,  soprattutto, pongo all'onorevole Cracolici una domanda  molto
  più   importante  perché  per  questo  aspetto  che   riguarda   il
  Parlamento, e non il Governo, non lo dirò soltanto in Aula ma anche
  alla stampa, e quindi ve lo preannunzio perché mi pare corretto.

   CRACOLICI. E' una minaccia?

   CORDARO. E' una buona minaccia politica, onorevole Cracolici

   CRACOLICI. Adiremo alle vie legali

   CORDARO. Parla con un avvocato, quindi sfonda un portone aperto
   Ma  vi  pare  sensato  che la norma che il Governo  ci  chiede  di
  abrogare  finisce  con l'eliminare il passaggio  che  prevedeva  un
  concerto  tra  l'assessorato dell'agricoltura e  l'assessorato  del
  territorio e un passaggio nella Commissione parlamentare competente
  per  stabilire  quali  erano i terreni  rispetto  ai  quali  non  è
  possibile esercitare l'attività venatoria?
   Voi,  colleghi  della maggioranza, pur di andare  incontro  ad  un
  desiderio del Governo state castrando il Parlamento, eliminando  la
  prerogativa  della  Commissione competente di esprimere  un  parere
  sulla  possibilità  di  determinare quali  territori,  in  ciascuna
  provincia  e  comunque  nel  territorio regionale,  possano  essere
  utilizzati per l'attività venatoria e quali no
   Se così stanno le cose, vi dovete sommessamente vergognare.
   Per quanto ci riguarda, noi continueremo a fare la nostra parte in
  quest'Aula  e fuori da quest'Aula perché, per dirla con l'onorevole
  Scilla,  che  ha fatto un intervento che io apprezzo compiutamente,
  noi  continueremo a fare gli interessi dei siciliani,  voi  non  so
  quali altri

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io   non   mi
  meraviglio molto di quello che accade ultimamente in Aula.  Non  mi
  meraviglio perché parto da una riflessione.
   Noi  abbiamo  iniziato  con il Governo eletto  dai  siciliani  che
  corrispondeva  alla volontà degli elettori; poi abbiamo  continuato
  con  il Governo credo che si chiamasse  dei volenterosi  o  del chi
  ci  sta ; poi con il Governo dei  volenterosi , poi con il  Governo
  dei  tecnici .
   Perché  ci  meravigliamo che un esponente  di  questo  Governo  di
  tecnici venga ad esautorare il Parlamento e voglia fare, in qualche
  modo,  che  anche  l'ultimo baluardo di ciò che i  siciliani  hanno
  eletto a rappresentarli sia totalmente esautorato?
   Ma la cosa che mi fa più specie è un'altra, ed è ancora più grave.
   Sostanzialmente,  siamo  in presenza di un  Governo  che  ci  dice
   Vedete, anziché fare un decreto che poi venga sottoposto al vaglio
  di  chi,  per legge, ha competenza per stabilire alcune misure,  le
  leggi  per  il territorio e l'ambiente, e poi passi al  vaglio  del
  Parlamento per la definitiva consacrazione ufficiale dei numeri che
  propone in quel decreto, sapete che facciamo?
   Siccome  i  numeri sono ballerini e di volta in volta  si  possono
  cambiare,  perché  dobbiamo  avere il fastidio  di  inviare  questi
  numeri  al  Territorio  per vedere se i chilometri  quadrati  della
  provincia  di  Enna sono 70 mila quando, invece, io posso  scrivere
  che  sono 45 mila oppure 97 mila oppure 180 mila o 2 mila?   Questo
  ci sta proponendo
   Ci  sta proponendo di comunicare con decreto dei numeri falsi -  e
  mi  auguro che chi ascolta anche fuori da quest'Aula prenda nota -,
  ci  si  propone di cambiare i numeri a proprio piacimento  rispetto
  alle  varie  province,  rispetto ad un  dato  che  dovrebbe  essere
  inoppugnabile e quindi bisogna eliminare il fastidio di  sottoporlo
  ad un'altra autorità di controllo, che è l'Assessorato Territorio e
  Ambiente, che lo certifichi e poi soprattutto alla verifica  finale
  dell'Aula
   Ma  veramente vogliamo continuare così? Ma veramente  pensiamo  di
  continuare  così? Fermiamoci, per il buon nome di questo Parlamento
  fermiamoci   Neanche nei consigli comunali si propone  di  abrogare
  una norma che prevede la certezza dei numeri  Fermiamoci

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rivolgermi
  alla   sensibilità  del  Governo  e,  suo  tramite,   all'assessore
  D'Antrassi. Lei sta notando dal dibattito, assessore,  che  non  vi
  sono  delle  posizioni preconcette. Vi è stato nel corso dell'esame
  di  questa  norma, una elevatissima dose di collaborazione  tra  il
  governo - lo ha detto poc'anzi l'onorevole Caputo -, la commissione
  e   le  forze  politiche.  Addirittura,  alcuni  parlamentari   non
  componenti  della  commissione, come  l'onorevole  Beninati,  hanno
  voluto dare un contributo, conoscendo bene la materia.
   Si  è giunti, infine, dopo le diverse audizioni, ad una norma  che
  probabilmente avrebbe potuto e dovuto dare risposte a tutti e non a
  qualcuno.
   Mi  rivolgo alla sua sensibilità, assessore, perché qui non  vi  è
  soltanto un contrasto che si registra fra Parlamento e Governo.  La
  sua  determinazione,  per  quel che  riguarda  il  fatto  specifico
  dell'abrogazione del comma 3 bis dell'articolo 1, ci fa pensare  ad
  un  contrasto notevole che vi è all'interno del Governo tra il  suo
  assessorato e quello del Territorio, per cui oggi lei suggerisce di
  varare   una   norma   che  non  deve  avvalersi   della   preziosa
  collaborazione  di  un  altro  elemento  cardine  di   un   Governo
  regionale: il Territorio e l'Ambiente.
   Io  voglio  sorvolare  su  ciò  che è  stato  detto  prima,  anche
  appassionatamente.
   L'onorevole  Scilla  ha voluto soffermarsi su alcuni  aspetti  che
  sono assai gravi per l'economia della nostra Regione, ma anche  per
  la  sicurezza della nostra popolazione: le invasioni che si possono
  registrare  nei territori contigui ai Parchi, penso per esempio  al
  Messinese,  penso  all'Alcantara, penso alle  Madonie,  penso  alle
  isole Eolie, per quello che riguarda l'invasione dei conigli.
   Penso  ai cinghiali che, in un passato recentissimo, hanno  creato
  difficoltà  enormi, non solo all'economia, ma anche alla  sicurezza
  degli abitanti.
   Noi   non  possiamo  andare  avanti  così.  Non  possiamo  restare
  arroccati  su certe posizioni che, secondo me, non servono  neanche
  al Governo, non servono al Governatore, non servono a lei.
   Signor assessore, quando ha reso la sua relazione e l'ha letta, mi
  sono meravigliato perché ho capito che ci si trovava davanti ad  un
  pacchetto già preconfezionato: evidentemente, lei non ha  avuto  il
  tempo di scrivere quella relazione che poi ha reso al Parlamento.
   Noi  non  possiamo continuare così. Le posizioni devono essere  di
  confronto e non preconcette.
   Nel momento in cui lei ha letto quella relazione, ha consegnato  a
  questo Parlamento e ai siciliani un'immagine devastante, e cioè che
  non  vi  è  confronto,  che le posizioni  vengono  a  lei  scritte,
  suggerite  e lei ha l'obbligo, non so per quale ragione,  di  farle
  sue  e  poi  di  leggerle  qui al Parlamento,  ancor  prima  che  i
  parlamentari  possano esprimere i propri suggerimenti,  le  proprie
  posizioni,  le  proprie preoccupazioni, che sono le  preoccupazioni
  del popolo siciliano.
   Assessore, io la invito a riflettere, e glielo dico sommessamente.
   Questa  è  una  norma  che poteva andare così   de  plano ,  molto
  tranquillamente,  ed  essere  approvata  solo  se   fossero   state
  rispettate  le  regole della democrazia e del  confronto  franco  e
  democratico,   come   è  avvenuto  all'interno  della   commissione
  legislativa,  e  che  lei  qui  sta stravolgendo.  Ecco  perché  il
  presidente Caputo ha sentito il bisogno di allontanarsi dai  banchi
  della  commissione per venire a parlare qui, da semplice  deputato,
  per  denunziare chiaro e forte il suo dissenso che nasce dal  fatto
  che  stiamo  ogni  giorno,  di volta  in  volta,  in  ogni  seduta,
  vanificando il lavoro di questo parlamento e di queste commissioni.
   Fermiamoci, assessore, lo faccia nell'interesse della Sicilia.
   Dimentichi per un attimo ciò che la sua consegna oggi la obbliga a
  fare.  Dimentichi  che  oggi dobbiamo  andare  avanti  a  forza  di
  maggioranze  e a forza di numeri, perché non sempre i numeri  hanno
  poi   ragione   e   danno   ragione  di   alcune   posizioni   che,
  inevitabilmente, si ripercuoteranno sui siciliani  e  mineranno  la
  credibilità di questo Governo e, quindi, anche la sua.
   Spero  che  si renda conto che in questo momento, alla fine  della
  sessione estiva, stiamo scrivendo un'altra pagina non gloriosa  del
  rapporto tra il Governo Lombardo e il Parlamento siciliano.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.2. Specifico che se
  l'emendamento  dovesse  essere approvato, automaticamente  verrebbe
  soppresso l'articolo 2.
   Questo è chiaro anche al Governo, credo.
   Reitero  la  richiesta di parere alla Commissione sull'emendamento
  1.2 del Governo.

   CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il Governo mantiene l'emendamento?

   D'ANTRASSI,  assessore per le risorse agricole e alimentari.   Sì,
  lo mantengo.

                Richiesta di verifica del numero legale

   MANCUSO. Chiedo la verifica del numero legale.

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento, dagli onorevoli Beninati, Bufardeci, Buzzanca,  Corona,
  Falcone,  Formica  e  Vinciullo, invito  gli  onorevoli  deputati  a
  registrare la loro presenza con la scheda di votazione.
   Chiarisco  le  modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla verifica)

   Sono   presenti:   Adamo,  Ammatuna,  Arena,  Aricò,   Barbagallo,
  Calanducci,   Colianni,   Cracolici,   Currenti,   D'Agostino,   De
  Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani,  Ferrara,
  Galvagno,  Gennuso,  Giuffrida, Greco, Leanza Nicola,  Lentini,  Lo
  Giudice,  Lupo,  Marinello,  Marziano,  Musotto,  Oddo,  Panarello,
  Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia,  Rinaldi,
  Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la verifica.
                       Risultato della verifica

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            48

   L'Assemblea è in numero legale.

   MANCUSO. Presenti 48?

   PRESIDENTE. La macchina non può sbagliare, la macchina registra  i
  tasti che vengono schiacciati.

   MANCUSO. I deputati Questori vogliono verificare se siamo 48 voi e
  43 noi?

   PRESIDENTE. Lo verifichiamo adesso in questa votazione.  Colleghi,
  i presenti erano 48.
   Non c'è dubbio perché la macchina non può sbagliare, almeno quelli
  registrati, poi .
   La  controprova  è  molto  semplice, basta  richiedere  il  numero
  legale

   MANCUSO. Non chiediamo alcuna controprova perché siamo qui, non  è
  uscito nessuno  Non è uscito nessuno

   PRESIDENTE.  Col  parere  contrario della  Commissione,  pongo  in
  votazione l'emendamento 1.2 del Governo.

   MANCUSO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.2

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento, dagli onorevoli Beninati, Bufardeci, Buzzanca,  Caputo,
  Corona,  Falcone,  Formica, Maira, Marinese, Scilla,  Torregrossa  e
  Vinciullo,    indìco    la   votazione   per    scrutinio    segreto
  dell'emendamento 1.2.

   MANCUSO. Chiedo che i questori in Aula verifichino

   PRESIDENTE.  I Questori onorevoli Gucciardi e Ruggirello  sono  già
  in Aula. L'onorevole Ardizzone oggi non è presente.
   Chiedo  aiuto ai questori, per favore, perché non sono in grado  di
  controllare dalla mia postazione.
   Chiarisco  il  significato  del voto:  il  Governo  chiede  che  si
  schiacci il pulsante verde; il relatore della Commissione chiede che
  si schiacci il pulsante rosso.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:  Adamo,  Ammatuna,  Apprendi,  Arena,  Aricò,  Barbagallo,
  Beninati, Bufardeci, Buzzanca, Calanducci, Campagna, Caputo, Cascio
  Salvatore,   Catalano,   Colianni,  Cordaro,   Corona,   Cracolici,
  Cristaudo,   D'Agostino,  D'Asero,  De  Benedictis,  Di  Benedetto,
  Digiacomo,   Di   Guardo,  Donegani,  Falcone,  Ferrara,   Formica,
  Galvagno,  Gennuso,  Giuffrida, Greco,  Gucciardi,  Leanza  Nicola,
  Leontini,  Limoli,  Lo  Giudice, Lupo, Maira,  Mancuso,  Marinello,
  Marinese,  Marrocco, Marziano, Musotto, Oddo, Panarello, Panepinto,
  Pantuso,  Picciolo,  Ragusa,  Raia,  Rinaldi,  Ruggirello,  Savona,
  Scilla, Sulsenti, Termine, Torregrossa, Vinciullo.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti           62
   Votanti             61
   Maggioranza         31
   Favorevoli          36
   Contrari            25

                            (E' approvato)

   E', quindi,  soppressa la lettera b) del comma 2.
   Si passa all'emendamento 1.3, del Governo. Ne do lettura:
   «Sopprimere i commi 3, 4 e 5».
   Comunico  che  è  stato presentato dal Governo  il  subemendamento
  1.3.1:
   «All'emendamento 1.3 sopprimere la cifra  5'».

   SCILLA. Chiedo di parlare sul subemendamento 1.3.1.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   SCILLA. Signor Presidente, questo subemendamento è la prova che si
  vuol fare una legge, non si capisce perché, senza coinvolgere tutto
  il Parlamento. Con questo sub emendamento voi dite di sopprimere la
   cifra 5 , d'accordo? Sopprimere il fatto di salvare l'associazione
  siciliana
   Mentre  sopprimiamo il parere della III Commissione  parlamentare,
  vorrei  capire  perché,  vorrei capire  se  anche  lì  ci  sarà  il
  Commissario dello Stato, vorrei capire quello che state facendo
   In  più,  si vuole eliminare il comma 4. In Commissione su  questo
  punto  io  ero contrario, e guarda caso, non so perché,  presidente
  Musotto, c'è stato qualche intervento non si sa di chi.
   E'  un  atteggiamento pretestuoso che offende il Parlamento e  che
  dimostra  non so quali pressioni ci siano dietro questo disegno  di
  legge. E' impensabile, presidente Musotto, lei che ha fatto appello
  alla  politica  e  ha  detto che gli assessori  tecnici  dovrebbero
  andare a fare qualche altra cosa, è una vergogna  Questa è la prova
  fattiva di come non si capisce quello che il Governo sta combinando
  su un disegno di legge che non dovrebbe avere interessi particolari
  e  che  dovrebbe essere rivolto soltanto al rilancio di un'attività
  davvero importante per la Sicilia.
   Assessore, si fermi e coinvolga il Parlamento.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, io non so il perché ma devo dire  che
  l'onorevole  Scilla  lo  ha espresso in maniera  molto  accesa,  ed
  effettivamente il suo concetto è molto semplice.
   Se  i  colleghi  volessero anche qui un attimo,  solo  un  attimo,
  leggere quello che c'è scritto, in particolar modo nel comma 3, che
  il Governo ritiene di sopprimere lasciando in vita solo il comma 5,
  per cui sopprime sia il comma 3 che il 4. Sul comma 4 non entro nel
  merito perché mi convinco di avere firmato con l'onorevole Adamo un
  emendamento  soppressivo;  il comma 5 il Governo  vuole  mantenerlo
  perché  lo  esclude;  ma  il comma 3, assessore,  io  la  prego,  è
  un'offesa al Parlamento.
   Cosa c'è scritto nel comma 3?
   Dopo le parole  chi approva il piano faunistico-venatorio , che  è
  un  piano  regionale che fu una dimenticanza nella legge del  1997,
  cosa  dice?  Dopo  le parole  Giunta regionale   sono  aggiunte  le
  seguenti:  previo parere della Commissione parlamentare .
   Non esiste piano regionale siciliano che venga esitato se non dopo
   sentito il parere della Commissione . Quindi, qui, l'assessore, me
  ne dispiace, non vuole far conoscere il piano se non dopo che viene
  pubblicato  in  Gazzetta ufficiale. Ma cosa c'è di male  se  questo
  piano passa dalla Commissione per conoscerlo, per confrontarci, per
  sapere quello che c'è scritto?
   Ebbene, c'è scritto questo:  il parere della Commissione prima  di
  esitare  definitivamente il piano . Cosa c'è di tanto stravolgente?
  Perché bisogna nasconderlo?
   Devo pensare, ahimè, e mi dispiace dirlo, che il piano, quello  di
  giugno,  e  preciso che resti a verbale, già era fatto col  20  per
  cento regionale, in contrasto con la norma attuale che ancora  oggi
  è  il  25 per cento provinciale. Quel piano, approvato a giugno  di
  quest'anno,  già  è  in  contrasto con il  principio  per  cui  era
  prevista,  ed è prevista, la chiusura dei territori con il  20  per
  cento  regionale quando non c'è la legge di supporto, perché ancora
  oggi,  alle ore 19.15 del 26 luglio, la modifica del 20  per  cento
  regionale  non esiste. Ebbene, si chiede di conoscere questo  piano
  prima che venga esitato dalla Giunta. No, non si può conoscere,  si
  deve leggere nella Gazzetta.
   E' inspiegabile, è inspiegabile
   Presidente  Cascio, quando lei era assessore  al  ramo  e  io  ero
  presidente  della Commissione, il piano regionale dei trasporti  fu
  esitato sentito il parere della Commissione.
   Tutti  i piani regionali vengono esitati ascoltate le Commissioni,
  anche quello della sanità, pensi un po'. Anche quello della sanità
  Questo, invece, non si può vedere; si deve leggere nella Gazzetta.
   E' una vergogna

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
  Presidente,  ritiro  l'emendamento 1.3  per  venire  incontro  alle
  richieste dell'opposizione.

   PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore, ritira l'emendamento 1.3 e lascia
  l'emendamento 1.4?

   D'ANTRASSI,  assessore per le risorse agricole e  alimentari.  No,
  dell'emendamento 1.4 non c'è bisogno.

   PRESIDENTE. Ho capito. Ritira l'emendamento 1.3 e rimane  in  vita
  solo l'emendamento dell'onorevole Musotto che sopprime il comma  4.
  Giusto?
   Il subemendamento 1.3.1, ovviamente, è ritirato.
   L'emendamento  1.3 è ritirato dal Governo e, pertanto,  rimane  in
  vita    l'emendamento    1.4,   identico    all'emendamento    1.5,
  dell'onorevole Ruggirello, soppressivi del comma 4.
   Ne do lettura:  «Sopprimere il comma 4».

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, vorrei sapere  dal  Governo  se  gli
  emendamenti  sono ritirati, escluso l'1.4, che è quello  cosiddetto
  salva casta, quello lì.
   Solo per saperlo, in modo da conoscere come si muove il Governo.
   Al  Governo  non gliene importa niente del merito,  gli  interessa
  salvaguardare la casta, gli interessa che chi è seduto su una sedia
  già  da  due  anni  ci possa restare tutta la  vita.  Questo  è  il
  Governo.
   Onorevole  Cracolici, anche lei è d'accordo con questa azione  del
  Governo?  Tanto  per  saperlo, perché tutti  gli  emendamenti  sono
  ritirati escluso quello  salva casta'. Questo atteggiamento  è  una
  vergogna, che modalità sono queste, qual è il merito, il merito  di
  salvare la casta?
   Caro  Assessore, lei la casta non la può salvare. E' una vergogna,
  è uno schifo, vergognatevi delle vostre azioni

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che al di
  là  di  questi eccessi sarebbe opportuno, proprio per riportare  il
  dibattito in un percorso oggettivamente ragionevole, che così  come
  l'assessore  ha  ritirato  l'emendamento 1.3  che  riguardava,  fra
  l'altro,   anche   la  soppressione  del  divieto   di   consentire
  incrostazioni  oggettive - e all'interno delle  commissioni  ce  ne
  sono  tante, c'è gente che in queste commissioni, non dico  che  ha
  lucrato,   ma  che  comunque  ha  tenuto  sotto  una  cappa   tanti
  cacciatori, tanti giovani aspiranti ad esercitare questo  sport,  e
  allora, questo punto, condiviso in Commissione e inserito nel testo
  del disegno di legge, serviva proprio a far sì che una politica del
  turn  over, della eliminazione di incrostazioni si applicasse anche
  all'interno di queste commissioni - senza polemiche ma  in  maniera
  pacata, inviti il presidente Musotto ad accogliere benevolmente  un
  emendamento che vuol essere di equilibrio, che è quello che è stato
  inserito  dalla Commissione ed è passato nel testo, ossia mantenere
  il  divieto a che determinati soggetti possano svolgere un  mandato
  per  la  terza  o  per la quarta volta o chissà  per  quante  volte
  ancora.
   Diamo   spazio  ad  altre  energie,  diamo  spazio,  in   una,   a
  valorizzare, a vivacizzare.
   Così  come  ha  ritirato quell'emendamento,  invitiamo  dunque  il
  presidente Musotto, senza creare problemi né andare al muro  contro
  muro, a ritirare, insieme all'onorevole Ruggirello, gli emendamenti
  1.4  e 1.5. Al contempo, invitiamo il presidente Adamo, l'onorevole
  Beninati  e  gli  onorevoli  Cappadona  e  Lo  Giudice  a  ritirare
  rispettivamente gli emendamenti 1.8 e 1.9 per riportare serenità  e
  dare un minimo di slancio a questa norma.
   Pensavo che l'emendamento 1.6  non si può svolgere la funzione  di
  membro  effettivo  per  un numero di mandati superiori  a  quattro
  fosse una provocazione e per questo non lo avevo prima citato.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione gli emendamenti 1.4,  1.5,  1.8  e
  1.9, di identico contenuto.
   Il parere del Governo?

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Contrario,  a
  maggioranza.

   MANCUSO. Chiedo che la votazione degli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
  1.9 avvenga per scrutinio segreto.

   Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
                                  1.9

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento,  dagli onorevoli Bufardeci, Campagna,  Caputo,  Corona,
  Falcone,  Formica, Maira, Marinese, Scilla e Torregrossa, indìco  la
  votazione  per scrutinio segreto degli emendamenti 1.4, 1.5,  1.8  e
  1.9 di identico testo.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:   Adamo,  Ammatuna,  Arena,  Aricò,  Calanducci,   Caputo,
  Colianni,  Cracolici,  D'Agostino,  De  Benedictis,  Di  Benedetto,
  Digiacomo, Di Guardo, Ferrara, Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco,
  Leanza  Nicola,  Lo  Giudice, Lupo, Marinello,  Marziano,  Musotto,
  Oddo,  Panarello, Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Raia,
  Rinaldi, Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            45
   Votanti             36
   Maggioranza         19
   Favorevoli          29
   Contrari              7

                            (E' approvato)

   L'emendamento  1.7, essendo meramente formale,  sarà  definito  ai
  sensi dell'articolo 117 del Regolamento, in sede di coordinamento.
   Pongo  in  votazione  l'articolo 1, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

    (E' approvato, con il voto contrario dei deputati di PDL, Forza
                            del Sud e PID)

   Informo che l'articolo 2 é assorbito.
   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                              «Articolo 3.
                       Pianificazione faunistico venatoria

   1.  In via transitoria trovano applicazione, esclusivamente per la
  stagione  venatoria 2011/2012, le disposizioni contenute nel  piano
  faunistico-venatorio 2006/2011.

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   - dal Governo: 3.1 e subemendamento 3.1;
   - dagli onorevoli Beninati e Leontini: 3.2.

   Si  passa  all'emendamento  3.1  e  al  subemendamento  3.1.1  del
  Governo. Ne do lettura:

   - emendamento 3.1:

   «Sostituire l'articolo 3 con il seguente:
    Art.  3.  -  Disposizione  transitoria  -  1.  Nelle  more  della
  definizione  del  procedimento amministrativo di  approvazione  del
  piano   faunistico   venatorio,  trovano  immediata   applicazione,
  esclusivamente per la stagione faunistico-venatoria  2011/2012,  le
  disposizioni  della  proposta di Piano  pubblicato  nella  Gazzetta
  ufficiale delle Regione siciliana del 3 giugno 2011, fermo restando
  il  divieto  di  caccia nei territori in cui sia  comunque  vietata
  l'attività  venatoria  per  effetto  di  vincoli  derivanti   dalla
  normativa   comunitaria   e/o  da  altre  leggi   e   disposizioni.
  L'esercizio  venatorio  all'interno  dei  siti   Natura   2000'   è
  consentito secondo le indicazioni previste dal decreto ministeriale
  del  17 ottobre 2007, eventualmente implementate con le indicazioni
  contenute   nei  piani  di  gestione,  approvati  o   in   via   di
  approvazione, previa valutazione d'incidenza, come previsto dal DPR
  357/1997 e successive modifiche ed integrazioni .»;

   - subemendamento 3.1.1:
   «Aggiungere  dopo   e successive modifiche ed  integrazioni':   In
  deroga a quanto previsto nel progetto di piano, i limiti di cui  al
  decreto  ministeriale  del 17 ottobre 2007  si  applicano  soltanto
  nelle  zone  speciali di conservazione e nelle zone  di  protezioni
  speciali .».

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, intervengo ormai per l'ultima  volta
  perché   mi  sono  stancato  di  ripetere  come  se  io  fossi   in
  contraddizione. Vorrei precisare a tutti i colleghi  con  cui  oggi
  finalmente  trattiamo questo disegno di legge che il  sottoscritto,
  qualche mese fa, convinto che quest'anno difficilmente la caccia si
  sarebbe potuta aprire, si è fatto carico di presentare un testo.
   Ebbene,  il  risultato è che questo testo doveva essere  condiviso
  con  serenità.  E' diventato, invece, come se chi lo ha  presentato
  volesse oltraggiare il percorso del Governo. Non è così.
   Io  volevo  essere  propositivo, e lo sono  ancora  oggi.  Mi  sto
  sforzando in tutti i modi di esserlo, Presidente, ma è più forte di
  me.
   Non  si riesce a comprendere che forse ci si poteva fermare prima,
  come ha detto qualche collega.
   Lei  pure, assessore, poteva essere più collaborativo come lo sono
  stato io che sono venuto una volta da lei per cercare di trovare un
  percorso comune.
   Ciò  nonostante,  sull'argomento del  piano  faunistico  venatorio
  esitato  dalla  Commissione - tanto per  essere  chiari,  il  piano
  faunistico  venatorio  oggi è in itinere perché  l'iter  del  piano
  faunistico  venatorio, voglio precisarlo all'Aula,  è  iniziato  ne
  mese di giugno del 2011, con la pubblicazione in Gazzetta del nuovo
  piano.
   Assessore,  lei  mi dice di essere stato molto  solerte  nel  fare
  questa  attività, io devo prenderne atto, lo sarà stato. Però,  lei
  non  può  convincere l'opinione pubblica perché il piano faunistico
  venatorio si riferiva al periodo 2006-2011. Nel 2006 si sapeva  che
  il piano faunistico venatorio sarebbe scaduto nel 2011, lo sapevano
  tutti.  Pure il Governo precedente, il governo Cuffaro, lo  sapeva;
  purtroppo,   il  governo Cuffaro non poteva fare  nulla  perché  il
  piano operava solo da due anni.
   Ebbene, al piano faunistico venatorio nuovo bisognava cominciare a
  pensarci già dal 2009-2010.
   Scusatemi, questo non è il governo Lombardo?
   Ora, se il governo Lombardo cambia continuamente gli assessori per
  le   risorse   agricole  e,  giustamente,  ora  viene   l'assessore
  D'Antrassi a dire che è qui da pochi mesi, che potevo fare?
   Non penso però che sia una giustificazione.
   Allora, l'iter del piano faunistico venatorio nuovo è iniziato nel
  giugno  del  2011,  e  vi  ricordo che il  15  giugno,  per  legge,
  bisognerebbe fare il calendario venatorio; prova ne sia che  ancora
  oggi  il  calendario  venatorio non esiste e siamo  al  26  luglio.
  L'assessore  sa  benissimo che se fa il calendario venatorio,  quel
  mondo  che è contrario alla caccia lo impugnerebbe, e farebbe bene,
  lo farei anch'io.
   A  questo punto il nuovo piano, di fatto, non potrà essere vigente
  prima  di fine settembre o i primi di ottobre.  La caccia,  invece,
  avrebbe già dovuto partire, dovrebbe già partire.
   Allora,  qual è la proposta di buon senso? Prendere il piano  oggi
  esistente,  quello che è in corso anche se scaduto,  rimetterlo  in
  vita con un articolo di legge che sarebbe questo, e automaticamente
  rendere il nuovo piano con più calma, con più tempo, con il  parere
  della  commissione, e portarlo a conoscenza di  tutti.  Invece  no,
  dobbiamo prendere questo piano che non si conosce.
   Le  associazioni venatorie, per essere chiari, mi dispiace doverlo
  dire,  sul  piano  proposto  non da lei,  assessore,  ma  dai  suoi
  esperti,  dai suoi uffici, sono contrarie  Mi risulta  che  neanche
  gli  ambientalisti  siano a favore. Ma allora chi  è  a  favore  di
  questo piano?
   Sarebbe  giusto  un  attimo di riflessione per prendere  il  nuovo
  piano  e  renderlo  attuativo per far sì che  quest'anno  si  possa
  andare a caccia.
   Ebbene, oggi leggo un emendamento del Governo che sinceramente  mi
  sconvolge,  e  mi  si  dice  che sia stato  concordato  sempre  col
  Commissario  dello  Stato.  Allora  posso  dire  ufficialmente  che
  anch'io,  da  deputato,  mi  sono  passato  il  piacere  di   avere
  un'interlocuzione col Commissario dello Stato e mi è stato detto  -
  tanto  per  essere  chiari,  così  resta  agli  atti  -  che  anche
  l'impostazione di rendere vigente il piano già scaduto è legittima.
  Quindi, è una scelta politica.
   Mentre  sul  futuro  si  dice che è pure  legittimo,  anche  se  -
  scusatemi,  lo dico con cognizione di causa - non ho mai  visto  un
  piano  ancora da approvarsi diventare approvato per legge, cioè  un
  piano  che  deve concludere il suo iter, perché il piano faunistico
  venatorio  presentato a giugno, per legge, ha  120  giorni  per  la
  Valutazione ambientale strategica (VAS).
   Bene,  prima della fine di settembre questo piano non potrà essere
  operativo e ci saranno sicuramente tantissimi ricorsi, visto che il
  3 agosto scadono i termini.
   Io penso, e concludo, che la cosa più giusta sia che il Governo si
  fermi  e  valuti  con  serenità la proposta di rendere  vigente  il
  vecchio piano.
   Si dice che il vecchio piano è stato impugnato innanzi al TAR, non
  saprei bene da chi.
   Ebbene, quel piano fu impugnato per un motivo semplice: non furono
  fatte nelle zone SIC e ZPS le valutazioni di incidenza, non la  VAS
  perché il piano è nato prima che nascesse la VAS.
   Io  sono  dell'avviso  che  sia più  corretto,  sotto  il  profilo
  giuridico,  rendere operativo il piano vigente, fare la valutazione
  d'incidenza in tutte le aree SIC e ZPS, cosa per cui non  occorrono
  due, tre mesi ma forse venti giorni, e si chiude questa vicenda,  e
  si  dà  più  tempo  al nuovo piano, di cui tutti  possono  prendere
  conoscenza.
   Il  mio  invito al Governo è, quindi, di tenersi su questa  linea,
  almeno in questo.
   Assessore,  è la prima volta che si approva qualcosa  che,  ancora
  non  approvata,  è  soggetta  alle osservazioni.  E'  veramente  un
  paradosso legislativo.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  fare  solo
  un'osservazione.
   Se  rendiamo  il  vecchio piano, come è scritto  -  caro  collega,
  purtroppo è così, abbiamo avuto modo di confrontarci e mi  dispiace
  -,  in  via  transitoria ed esclusiva, operativo  per  la  stagione
  venatoria  2011-2012, però adeguandolo alla normativa  comunitaria,
  non riusciremo a raggiungere l'obiettivo.
   E  siccome  l'adeguamento alla normativa  comunitaria  comunque  è
  obbligatorio,  è  bene  fare come si fa  per  i  piani  regolatori:
  scattano  le  norme di salvaguardia sul nuovo. Poi,  per  il  nuovo
  piano, approfitto per dire - e ringrazio il collega Beninati perché
  me ne dà possibilità - al Governo di valutare le osservazioni degli
  ambientalisti,  da  un  lato,  e delle  associazioni  venatorie  e,
  comunque, di accogliere quelle osservazioni ragionevoli che possono
  tirar  fuori  un buon piano faunistico venatorio in  modo  tale  da
  pianificare,  una  buona  volta, la  materia  senza  ritrovarci  in
  quest'Aula a discutere di cose che sicuramente non dipendono  dalla
  nostra volontà ma dipendono da sentenze dei TAR.
   Questo  è  il  punto su cui mi permetto di dire  andiamo  avanti ,
  perché forse è la strada buona.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   pongo   in   votazione    il
  subemendamento 3.1.1 del Governo.

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio


                        Sull'ordine dei lavori

   CALANDUCCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALANDUCCI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  indubbiamente
  c'è  qualche  vulnus nell'iter di questa legge,  è  innegabile.  In
  Commissione  era  stato esaminato un testo, illustrato  in  maniera
  convincente  dai  funzionari dell'assessorato,  i  quali  mi  hanno
  convinto  che,  obiettivamente,  bisognava  accogliere  questi  due
  emendamenti.
   Naturalmente,  vista la fretta e visto che si  sono  capovolte  le
  regole  di  lavoro,  avevo  suggerito  di  sottolineare  su  questo
  emendamento un aspetto che sta molto a cuore ai cacciatori,  perché
  con  l'abbattimento della percentuale c'è il rischio, con il  piano
  proposto,  che  alcune  province  siano  interamente  sottoposte  a
  limitazione  delle  zone, ugualmente come le zone  SIC  e  ZPS,  di
  protezione  speciale.  Questo  subemendamento  non  fa  altro   che
  mantenere questi limiti a livello delle zone di protezione speciale
  sul  sistema. Ma se deve essere uno scontro politico su tutto,  non
  si può continuare.

    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge  n.
                                 740/A

   PRESIDENTE. Il Governo mantiene l'emendamento 3.1?

   D'ANTRASSI,  assessore per le risorse agricole e  alimentari.  Sì,
  signor Presidente.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Contrario  a
  maggioranza.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.1.

   BENINATI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3.1

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento, dagli onorevoli Bufardeci, Buzzanca, Campagna,  Caputo,
  Formica, Maira, Scilla, Torregrossa e Vinciullo, indìco la votazione
  per scrutinio segreto dell'emendamento 3.1.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.

   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:  Adamo,  Ammatuna,  Apprendi,  Arena,  Aricò,  Barbagallo,
  Bonomo,   Cappadona,   Caputo,  Colianni,   Cracolici,   Cristaudo,
  D'Agostino,  De  Benedictis, Di Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo,
  Ferrara,  Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco,  Leanza  Nicola,  Lo
  Giudice,  Lupo,  Marinello,  Marziano,  Musotto,  Oddo,  Panarello,
  Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia,  Rinaldi,
  Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti            50
   Votanti             41
   Maggioranza         21
   Favorevoli          34
   Contrari             7

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento 3.2 è precluso.
   Si passa quindi agli emendamenti aggiuntivi.
   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: A1 e A2;
   - dalla Commissione: A7.

   Si procede con l'emendamento A1. Ne do lettura:
   «Aggiungere il seguente articolo:
    Art.   - Modifiche di norme in materia di calendario venatorio  -
  Il  comma  5  dell'articolo  18 della  legge  regionale  33/1997  è
  sostituito  dal  seguente:  5. Il numero delle giornate  di  caccia
  settimanali  non  può  essere  superiore  a  tre.  La  Regione  può
  consentire la libera scelta al cacciatore, escludendo i  giorni  di
  martedì e venerdì, nei quali l'esercizio dell'attività venatoria  è
  in ogni caso sospeso .»

   RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   BENINATI. Dichiaro di farlo mio.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento A1. Il  parere   del
  Governo?

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Contrario  a
  maggioranza.

   BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, mi dispiace che i colleghi  abbiano
  ritirato l'emendamento A1 perché questo emendamento è molto  giusto
  per il principio che contiene.
   Considerato  che oggi le giornate di caccia sono tre,  obbligatori
  sabato  e  domenica e, a scelta, lunedì, mercoledì o giovedì  -  si
  sceglie  soltanto un'altra giornata tra queste -  qui,  invece,  si
  lascia più possibilità di scelta, fermo restando di andare a caccia
  sempre tre volte la settimana, nel decidere quando andare a caccia.
   Questo    principio   interviene   contro   l'appesantimento    di
  concentrazione  delle giornate venatorie il sabato e  la  domenica,
  quando c'è un maggiore flusso di cacciatori.
   Invece,  con  questa norma si diluiscono. Ecco perché  la  ritengo
  corretta.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
  Presidente,  onorevoli deputati, volevo solo chiarire che  noi  non
  siamo contrari al merito, riteniamo che possano essere disciplinate
  le giornate dal calendario venatorio.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A1, al quale dichiara
  di  apporre  la  firma l'onorevole Bufardeci. Chi è  favorevole  si
  alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento aggiuntivo A2, a firma degli  onorevoli
  Ruggirello e Musotto.
   Ne do lettura: «Aggiungere il seguente articolo:
    Art. - Modifiche di norme in materia di zone di addestramento  di
  cani
   1.  Al  comma 5 dell'articolo 41 della legge regionale n. 33/1997,
  dopo le parole  cani da ferma', aggiungere le parole  , da cerca  e
  da seguito' .»

   Il parere del Governo?

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Contrario, per i motivi che abbiamo già detto.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                              «Articolo 4.
                               Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a
  quello della sua pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
  resti seduto.

                            (E' approvato)

      Annunzio e votazione degli ordini del giorno nn. 578 e 579

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  i seguenti ordini del giorno:

   -  numero 578 «Opportune modifiche alla legge regionale n. 33  del
  1997  e conseguente proroga del piano faunistico-venatorio»,  degli
  onorevoli  Calanducci,  Musotto,  Ruggirello  Beninati,  Cristaudo,
  Gennuso e Sulsenti;

   -  numero  579  «Iniziative  per  un  ragionevole  equilibrio  tra
  l'attività   venatoria   e   il  territorio  agro-silvo-pastorale»,
  dell'onorevole Oddo.  Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la   determinazione  del  territorio  agro-silvo-pastorale   della
  Regione siciliana, oggetto di pianificazione faunistico - venatoria
  ai fini della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33, necessita di
  una  precisa  specificazione  onde evitare  possibili  elusioni  di
  principi  enunciati dalla giurisprudenza costituzionale e  divenuti
  norme  in  vigore in altre Regioni d'Italia. A tal  fine,  dovranno
  necessariamente   concorrere,  in  particolare  nel   computo   del
  territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione, le seguenti
  specifiche superfici:
   a)   parchi,  riserve  naturali,  oasi  di  protezione,  zone   di
  ripopolamento e cattura, zone rifugio;
   b) fondi chiusi;
   c) le superfici occupate da agrumeti dove l'esercizio della caccia
  è  vietato ai sensi dell'articolo 21, comma 2 bis della l. r. n. 33
  del 1997;
   d)  le  zone sottratte all'esercizio venatorio ai sensi  dell'art.
  15, comma 1 della l.r. n. 33 del 1997;
   e)  fasce di rispetto delle vie di comunicazione per una larghezza
  di  metri  50 più 50 che, per le loro caratteristiche di naturalità
  sono idonee alla riproduzione, al rifugio ed alla sosta della fauna
  selvatica dove la caccia è vietata per motivi di sicurezza ai sensi
  dell'art. 21, comma 1, lett. e), della legge 11 febbraio  1992,  n.
  157, purché siano rispettate le seguenti condizioni:
   1 - le tratte infrastrutturali non devono ricadere all' interno di
  altri  istituti destinati alla protezione della fauna o all'interno
  di  aziende faunistico venatorie, aziende agro venatorie, centri di
  produzione di fauna selvatica;
   2   -  le  aree  considerate  devono  costituire  un  unico  corpo
  ambientale con le aree contigue, nel senso di trovarsi inserite  in
  contesti territoriali omogenei;
   f)  aree  circolari di rispetto attorno ad immobili, fabbricati  e
  stabili extraurbani per un raggio di 100 metri da essi che  per  le
  loro  caratteristiche di naturalità sono idonee alla  riproduzione,
  al  rifugio  ed alla sosta della fauna selvatica dove la  caccia  è
  vietata  per  motivi di sicurezza ai sensi dell'art. 21,  comma  1,
  lett.  e), della legge n. 157 del 1992, purché siano rispettate  le
  stesse condizioni del punto precedente;
   g) aree circolari attorno ai valichi montani per un raggio di 1000
  metri da essi, dove la caccia è vietata ai sensi dell'articolo  21,
  comma 2 della l.r. n. 33 del 1997;
   h) demani forestali preclusi all'attività venatoria;

   considerato inoltre che:

   si  ritiene necessario modificare l'attuale disciplina della  l.r.
  n.  33 del 1997, per consentire l'esercizio della caccia nelle aree
  palustri  di  maggiore  interesse faunistico,  escluse  le  riserve
  naturali e le oasi di protezione, rappresentate da tutti gli invasi
  artificiali  facenti  capo ai Consorzi di bonifica  e  all'ESA  sui
  quali  sono  stati  istituiti fondi chiusi,  prevedendone  la  loro
  decadenza;

   occorre,  altresì, vietare la caccia all'interno  degli  agrumeti,
  per   evitare   che  superfici  assolutamente  inutilizzabili   dai
  cacciatori,  ma utili alla riproduzione, al rifugio  e  alla  sosta
  della   fauna   selvatica  siano  ancora  computate  negli   ambiti
  territoriali di caccia;

   preso atto dell'opportunità di affidare la gestione delle oasi  di
  protezione  alle associazioni di cacciatori secondo un disciplinare
  adottato  dall'Assessore  regionale  per  le  risorse  agricole  ed
  alimentari;   ciò   consentirebbe  di  dare   adeguata   visibilità
  all'azione  di protezione ambientale che tali associazioni  possono
  svolgere  alla  stregua delle associazioni ambientaliste  che  oggi
  gestiscono diverse riserve naturali;

   ritenuto   infine  che  sia  indispensabile  rimuovere   l'attuale
  discriminazione  ad  oggi sofferta dai concessionari  siciliani  di
  aziende   faunistiche  venatorie,  agro  venatorie  e   centri   di
  produzione di fauna selvatica rispetto ai concessionari  del  resto
  d'Italia,  per  quanto attiene alle tariffe da essi  sostenute.  Si
  chiede,  pertanto, di ridimensionare le tariffe di cui all'articolo
  30 della l.r. n. 33 del 1997 alle seguenti condizioni:
   a) un euro l'ettaro per i centri di produzione di fauna selvatica;
   b) un euro l'ettaro per le aziende faunistico venatorie;
   c) 50 centesimi per ettaro per le aziende agro-venatorie,

                   impegna il Governo della Regione

   ad approntare, alla luce delle urgenze evidenziate, ogni opportuna
  conseguente  modifica  all'attuale disciplina  regionale  contenuta
  nella  l.r.  n.  33  del 1997, nonché a disporre,  nelle  more,  la
  proroga di sei mesi dell'attuale Piano faunistico venatorio». (578)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   considerato che:

   in   alcune   province   della  Sicilia  la   superficie   inibita
  all'attività venatoria si attesta a percentuali superiori al 30 per
  cento;

   su  detti territori, isole minori ed alcuni ambiti territoriali di
  caccia  (A.T.C.),  l'esercizio dell'attività venatoria  -  rispetto
  anche alla densità venatoria - si presenta ampiamente problematica,
  tale  da  prevedere nel tempo possibili alterazioni dell'equilibrio
  faunistico-venatorio;

   le  zone  ZPS  (zone  di  protezione  speciale)  e  SIC  (siti  di
  importanza comunitaria), con apposita ed indispensabile valutazione
  di   incidenza,  possono  essere  aperte,  in  tutto  o  in  parte,
  all'esercizio dell'attività venatoria,

                   impegna il Governo della Regione
      e per esso l'Assessore per le risorse agricole e alimentari

   ad  attuare, ad iniziare dai territori che superano la percentuale
  del  30  per  cento, così come sopra descritto, le  valutazioni  di
  incidenza  relative alle zone SIC E ZPS al fine  di  permettere  un
  ragionevole equilibrio rispetto alle percentuali di territorio agro-
  silvo-pastorale  inibite  all'esercizio  dell'attività  venatoria».
  (579)

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Dichiaro di accettarli entrambi come raccomandazione.


   Presidenza del presidente Cascio


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
                      «Modifiche ed integrazioni
         alla legge regionale 1 settembre 1997, n. 33» (740/A)

   PRESIDENTE.  Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno  di legge numero 740/A «Modifiche ed integrazioni  alla
  legge regionale 1 settembre 1997, n. 33».
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Ammatuna,  Apprendi,  Arena,  Aricò,  Bonomo,
  Buzzanca,  Cappadona,  Colianni, Cracolici, Cristaudo,  D'Agostino,
  De  Benedictis,  Di  Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo,  Donegani,
  Ferrara,  Galvagno,  Gennuso,  Giuffrida,  Greco,  Leanza   Nicola,
  Lentini,  Lo  Giudice, Lupo, Marinello, Musotto,  Oddo,  Panepinto,
  Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Rinaldi, Ruggirello,
  Savona, Sulsenti, Termine.

   Votano   no:  Beninati,  Bufardeci,  Campagna,  Caputo,  Catalano,
  Cordaro,  Corona,  D'Asero,  Formica, Incardona,  Leontini,  Maira,
  Mancuso, Scilla, Torregrossa, Vinciullo.

   Sono  in  congedo:  Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico,  Gentile,
  Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            59
   Votanti             58
   Maggioranza         30
   Favorevoli          40
   Contrari            16
   Astenuti              2

                         (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente Cascio


     Seguito della discussione del disegno di legge «Costituzione
  dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive»
                          (605-242-362-577/A)

   PRESIDENTE.  Si  procede  con  il seguito  della  discussione  del
  disegno  di legge nn. 605-242-362-577/A «Costituzione dell'Istituto
  regionale per lo sviluppo delle attività produttive», posto  al  n.
  2).
   Invito  la  Commissione competente a prendete posto al banco  alla
  medesima assegnato.
   Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta precedente era  stato
  esaminato   l'articolo  12,  con  l'approvazione   dell'emendamento
  sostitutivo del Governo 12.5.


   Presidenza del presidente Cascio


                        Sull'ordine dei lavori

   LEONTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi non riteniamo
  che si possa procedere all'esame degli articoli perché l'Aula aveva
  concordato  un  passaggio  in  Commissione,  passaggio  che  questa
  mattina  non  si è potuto effettuare per l'assenza del Governo.  La
  Commissione  non  si  è  riunita e non  è  stato  effettuato  alcun
  approfondimento  e  quindi, a questo punto, non  credo  che  l'Aula
  possa  continuare i lavori proprio perché la decisione assunta  era
  quella di approfondire in Commissione alcuni aspetti del disegno di
  legge.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  perché  nella  scorsa seduta sono stato tra coloro  i  quali  hanno
  chiesto  il rinvio in Commissione per fare un approfondimento,  una
  riflessione  in  quanto, ribadisco, lo sforzo che  è  stato  fatto,
  secondo me, non ha prodotto una buona legge. Non posso non ribadire
  anche  in questa occasione che, nella giusta riduzione dei  numeri,
  si  è  ecceduto perché siamo arrivati ad una composizione  di  nove
  elementi   e   basta.   Addirittura   non   abbiamo   neanche   una
  rappresentanza   in   ciascuna   provincia,   non    c'è    nessuna
  rappresentanza dei territori, non fa parte di questi organi  nessun
  rappresentante  delle  province regionali né  dei  comuni,  abbiamo
  delegato il consiglio di amministrazione a cinque unità che possono
  essere tutti espressione del mondo imprenditoriale e industriale  -
  e  su  questo mi verrebbe di fare una battuta perché sull'industria
  siciliana  e  sugli industriali siciliani forse qualche  pagina  da
  aprire   e   da   approfondire  ci  sarebbe,  per   la   verità   -
  sostanzialmente,    tutto    viene    delegato     senza     alcuna
  compartecipazione,  non della politica, ma  dei  rappresentati  del
  territorio, e questo lo considero un errore.
   Mi  ha fatto piacere che la volta scorsa anche altri ebbero questo
  mio stesso convincimento e l'assessore stesso disse giustamente  di
  riflettere.
   Ebbene,  questa riflessione non c'è stata, anzi stamane il Governo
  non  era neanche presente in Commissione. E se riflessione non  c'è
  stata, siamo convinti che facciamo bene, alle ore 19.49, ad avviare
  il  seguito  della discussione di questo disegno  di  legge  quando
  potrebbe  essere  più utile rinviare a domani,  dando  l'impegno  a
  tutti  noi e all'assessore di vedere come eventualmente riparare  -
  utilizzo  questo  verbo  -  ad alcuni guasti  che  sono  stati  già
  effettuati con l'approvazione dei primi 12 articoli?
   Ribadisco,  oggi  è  l'epoca  dell'antipolitica,  oggi  basta  che
  qualcuno  dica  abbiamo tagliato  che la gente è felice. Bene,  non
  cadiamo  negli eccessi  Questa norma, così come sta venendo  fuori,
  nega qualunque rappresentatività al territorio e io la considero un
  obbrobrio, un torto.
   Assessore,  veramente si può pensare che per  quanto  riguarda  le
  vicende del territorio - pensiamo al piano regolatore ASI, pensiamo
  ai  piani industriali - non ci sia un solo rappresentate del comune
  o  di una provincia? Ritenete che questa sia un'azione che aiuta la
  politica?  Ritenete  che  sia un miglioramento  della  politica  in
  questa vocazione iconoclasta dell'antipolitica e della casta?
   Stiamo  attenti,  si sta eccedendo. Ed io non posso  che  ribadire
  quello  che dissi la settimana scorsa: vediamo di evitare ulteriori
  guasti come questo. Qui si fa solo richiesta, principalmente, nella
  struttura  degli organi, di una rappresentatività condivisa,  e  la
  prima rappresentatività condivisa è sicuramente quella dei Comuni e
  delle Province.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, la  Presidenza  non  ha  nessuna
  motivo  per  rinviare  il  disegno  di  legge  un'altra  volta   in
  Commissione,  a  meno  che non ci sia una richiesta  da  parte  del
  Governo.
   Io  non  presiedevo  l'ultima seduta, ma  ho  letto  il  resoconto
  parlamentare  e  c'è  una  necessità  di  approfondimento,   ma   è
  un'esigenza  generica di approfondimento, non si fa  riferimento  a
  nulla in particolare. Ripeto, non c'è nessuna ragione obiettiva per
  rinviare i lavori dell'Aula.
   Ho  letto sia la dichiarazione del Presidente di turno che  quella
  dell'assessore Venturi; c'è una generica esigenza di riflessione.


   Presidenza del presidente Cascio


    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge  nn.
                           605-242-362-577/A

   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del  disegno  di
  legge nn. 605-242-362-577/A.
   Si passa, pertanto, all'articolo 13. Ne do lettura:

                             «Articolo 13.
          Compiti e funzioni del Consiglio di amministrazione

   1.  Il  Consiglio  di  amministrazione, in  quanto  preposto  alla
  generale gestione dell'IRSAP:

   a) adotta lo Statuto e le sue eventuali modifiche ed integrazioni;
   b) adotta i piani regolatori delle aree;
   c) approva i piani triennali degli interventi e delle attività;
   d) approva i bilanci di previsione ed i conti consuntivi;
   e) autorizza e, successivamente, approva la stipula di convenzioni
  ed  accordi  con  lo  Stato, la Regione ed altri  enti  pubblici  e
  privati  per  la  realizzazione  e  gestione  di  infrastrutture  e
  servizi;
   f)   fissa  i  criteri  per  l'assegnazione  delle  aree  e  delle
  infrastrutture  secondo quanto stabilito dalla  presente  legge  ed
  approva  la  graduatoria  delle  istanze  pervenute  delle  imprese
  interessate;
   g)  determina  le quote da porre a carico delle imprese  insediate
  nelle aree per l'utilizzo dei servizi e delle infrastrutture;
   h) adotta ogni altro atto non espressamente riservato per legge  o
  statuto  al  presidente  o  ad  altro  organo  dell'Istituto  o  al
  direttore generale».

   Onorevoli  colleghi, tutti gli emendamenti presentati all'articolo
  13 sono decaduti.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta
  siamo  di  fronte  ad una legge che segue una procedura  del  tutto
  anomala:  prima  avanti  e poi indietro,  poi  torna  di  nuovo  in
  Commissione, poi ritorna in Aula, poi si va in Commissione e ancora
  si  rinvia per approfondimenti che oggi non si fanno. Quello che  è
  più da contestare in questo disegno di legge è il merito.
   Io  assisto, ancora una volta in questa legislatura, ad  un  testo
  rispetto  al  quale  il  Governo,  e  segnatamente  il  governatore
  Lombardo,  sistematicamente vuole assoggettare tutto - alla  faccia
  dell'autonomia  - al Governo regionale, vuole mettere  tutto  sotto
  le  sue  grinfie, atteso che siamo di fronte ad un Governo tecnico,
  in  cui gli assessori hanno una valenza molto dimezzata rispetto ad
  un  Governo politico e, quindi, il governatore è tutto, fa tutto da
  sé, questa volta vuole assoggettare le ASI, metterle tutte sotto un
  unico Organo che deve servire a garantirne il controllo.
   A  Ragusa abbiamo un Consorzio per le aree di sviluppo industriale
  che funziona, che ha dato prova e dimostrazione di sapere lavorare,
  di  sapere  progettare, di sapere costruire le imprese,  di  sapere
  offrire servizi alle imprese. Ebbene, siamo certi che questa  legge
  affosserà  i  Consorzi ASI, così come ha affossato tutto  il  resto
  della Sicilia, così come è accaduto per ATO e sanità.
   Le riforme che questo Governo vorrebbe portare avanti sono riforme
  farsa, sono riforme molto spesso inattuabili, che non partono da un
  punto  di  vista  corretto  perché le finalità  sono  completamente
  diverse da quelle enunciate nel disegno di legge.
   Ancora  una  volta assistiamo al tentativo di portare  avanti  una
  riforma  che  non  è  fatta nell'interesse dei Siciliani  né  della
  Sicilia, ma semplicemente nell'interesse di una parte politica  che
  vuole a tutti i costi assoggettare ogni singolo imprenditore e ogni
  singola possibilità di crescita per la Sicilia.
   Una  Sicilia  bloccata,  una Sicilia  ferma,  una  Sicilia  che  è
  destinata a fare passi indietro.
   L'abbiamo visto su tutto, l'abbiamo visto sulla formazione e sulla
  sanità.
   Se  c'è  qualcosa che funziona bisogna bloccarla, bisogna fare  in
  modo che tutto resti fermo, che tutto vada indietro.
   Questo  disegno  di  legge  non  dovrebbe  nemmeno  discutersi  in
  quest'Aula.  Questo  testo merita una sonora  bocciatura  e  invito
  tutti  i  colleghi  a  riflettere bene perché la  sua  approvazione
  darebbe, ancora una volta, la possibilità al nostro Governatore  di
  nominare  uomini  che  si sono candidati per il  Movimento  per  le
  Autonomie  da  qualche  parte  oppure  di  qualche  partito   della
  coalizione  e  bloccare  le ASI, bloccare lo  sviluppo  delle  zone
  industriali.
   Questo  è  il  senso di questo disegno di legge;  ecco  perché  va
  bloccato.
   Altrimenti,  che motivo c'è di insistere tanto su  un  disegno  di
  legge  che,  nonostante non sia stato esitato dalla  Commissione  e
  nonostante  non avesse copertura finanziaria, è stato  portato  per
  forza  in  Aula  già  nelle precedenti sedute? E  dopo,  sempre  ad
  insistere. Ma qual è la vera motivazione?
   Evidentemente  c'è il solito disegno: quello dell'occupazione  del
  potere,  quello  di dire  basta' allo sviluppo  e  di  fermare,  di
  frenare ogni iniziativa privata.
   Ecco perché ribadisco quanto già detto dal capogruppo di Forza del
  Sud:  deve essere rispettata la volontà dell'Aula, quella  espressa
  già la settimana scorsa e che oggi invece non viene rispettata.
   Signor Presidente, questo disegno di legge non può essere votato.
   Bisogna  che si facciano i giusti approfondimenti perché  qui  non
  parliamo di una legge qualsiasi, bensì di una legge che riguarda lo
  sviluppo dell'industria siciliana nel suo complesso.
   Questo  Governo dimostra di non avere un progetto per lo  sviluppo
  industriale  della Sicilia; ha, invece, il progetto di occupare  il
  potere.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  più  volte  in
  quest'Aula,  quando  si è cercato di addivenire  ad  una  soluzione
  condivisa  delle norme che venivano sottoposte all'esame  dell'Aula
  stessa,  si  è visto che si raggiungeva l'obiettivo proprio  quando
  c'era un ragionamento, un approfondimento delle norme, tra le varie
  posizioni  politiche  che hanno, di volta in  volta,  agevolato  il
  cammino  delle  leggi  portando  quest'Assemblea,  anche  in  tempi
  rapidi, a varare leggi importanti e anche corpose.
   Su  questa  legge,  fin  dall'inizio,  si  è  visto  che  c'è  una
  spaccatura  profonda anche all'interno della maggioranza.  Che  poi
  anche  qui  bisognerebbe dire che il diritto che si  arroga  questa
  maggioranza,  che non è quella uscita dal voto degli  elettori,  di
  intervenire  per  modificare su temi fondamentali per  lo  sviluppo
  della  Sicilia,  è  un  diritto - più che  altro,  oserei  dire,  è
  un'usurpazione - di un potere che non le è stato conferito  e  che,
  per  giunta, si cerca di portare avanti nonostante i contrasti  che
  sorgono e che sono del tutto evidenti.
   In  un  periodo nel quale si parla ormai da tempo di decentramento
  di  funzioni  amministrative, in un momento in cui si dice  che  si
  vuole privilegiare e bisogna privilegiare il territorio per far  sì
  che   quest'ultimo,  con  le  proprie  specificità,  con  i  propri
  suggerimenti, con i propri saperi, con le proprie competenze, possa
  essere  messo nelle condizioni di stabilire il proprio  futuro,  un
  Governo che si richiama alla difesa dell'autonomismo e alla  difesa
  dei  territori  propone  una norma che va  a  cancellare  ogni  più
  pallida espressione della volontà dei territori.
   Che  significa che i consigli di amministrazione adottano i  piani
  regolatori?
   In quale norma, in quale statuto, in quale regione, in quale Stato
  del   mondo   esiste  una  norma  che  fa  adottare  gli  strumenti
  urbanistici ad un consiglio di amministrazione?
   Un consiglio di amministrazione, per giunta, che non è espressione
  dei  territori,  che  non è espressione dei  comuni  ma  che  viene
  nominato dalla politica.
   Dove  si  è letto? Quale testo normativo di riferimento  c'è  alla
  base?
   Come  si  può pensare di mandare avanti una norma che  recita   il
  consiglio di amministrazione adotta gli strumenti urbanistici ?  Ci
  rendiamo  conto che stiamo proponendo una norma che  non  ha  alcun
  addentellato  con  la  legislazione  vigente,  che  non  ha   alcun
  addentellato con le norme fondanti che stanno alla base del diritto
  costituzionale che regge, poi, gli statuti dei vari enti?
   E' una forzatura inaccettabile.
   Per  questo  si  chiede di fare un approfondimento, sollecitato  e
  richiesto  un  po'  da  tutte le forze  politiche  per  cercare  di
  superare  i problemi, al fine di esitare una legge che sia  giusta,
  coerente,  rispondente  alla  normativa  nazionale,  ma   che   sia
  soprattutto rispondente ai territori.
   Si  può pensare che il consiglio di amministrazione adotti i piani
  regolatori in assenza dei comuni? I piani regolatori che  vanno  ad
  incidere  all'interno  dei  territori  dei  comuni  che  non   sono
  rappresentati all'interno dei cosiddetti cda
   La  stessa  cosa vale per le province. Non vi sembra che  sia  una
  forzatura senza senso?
   Non  vi  sembra  che  continuare a forzare senza  che  ci  sia  un
  approfondimento  condiviso con tutte le forze  politiche,  che  per
  altro  lo  hanno  richiesto, sia la cosa più  giusta,  soprattutto,
  signor  Presidente, nel momento in cui si chiede di  utilizzare  la
  giornata  di  domani  per  arrivare ad una formula  di  compromesso
  affinché  poi  la legge cammini in maniera spedita, ma  soprattutto
  per  esitare  una  legge che stia in piedi, una legge  che  sia  di
  sviluppo  e  non  di  bavaglio, che non faccia da  freno,  che  non
  impedisca ai territori di essere artefici del proprio destino.
   E'  una forzatura che nessuno richiede, che nessuno capisce perché
  si voglia portare avanti.
   Vista  oltretutto l'ora tarda, non possiamo pensare di  continuare
  questa  sera,  signor Presidente, perché andremmo incontro  ad  una
  serie  infinita di interventi, comma per comma, esacerbando  ancora
  di  più gli animi quando, invece, con un approfondimento domani  in
  Commissione,  si  potrebbe  arrivare facilmente  ad  una  forma  di
  compromesso che faccia fare un passo avanti alla legge stessa.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, poco fa lei ci ha comunicato  che  non
  era sufficiente la richiesta del presidente Bufardeci di dilatare i
  tempi  per l'esame del disegno di legge in quanto doveva essere  il
  Governo,  eventualmente, a fare la proposta. Siamo  pochissimi,  ma
  c'è qualche problema.
   Io  intervengo  sull'articolo 13, ma prima le vorrei  chiedere  la
  cortesia  di riaprire i termini per gli emendamenti. Lei  ha  fatto
  benissimo,  all'inizio  di questo percorso, a  dichiarare  decaduti
  moltissimi emendamenti per motivi contingenti e, oggi - considerato
  che   erano  stati  presentati  quegli  emendamenti  e  che   molti
  parlamentari non hanno aggiunto la loro firma per ovvi motivi -  ci
  troviamo  una  legge  che non condividiamo perché  le  abrogazioni,
  comma   per  comma,  servivano  per  intervenire  su  ogni  singolo
  articolo,  su ogni singolo comma e non ci troviamo nelle condizioni
  di  potere  dire  la  nostra  perché sono  scaduti  i  termini  per
  presentare gli emendamenti.
   La   Presidenza,  giustamente,  ha  dichiarato  decaduti  numerosi
  emendamenti  per  motivi che, naturalmente, sono  fuori  da  questo
  Parlamento.
   Pertanto,  le chiedo di esercitare il nostro diritto  di  emendare
  questa  legge, considerato ciò che è avvenuto; ma ciò  naturalmente
  non  significa che la mia proposta debba essere accettata.  Sarebbe
  veramente una dimostrazione di grande disponibilità per raggiungere
  la  finalità  di  una legge condivisa. Perché dico  questo?  Perché
  proprio sull'articolo 13 condivido solo qualche punto.
   Certamente   non   posso   condividere   che   un   consiglio   di
  amministrazione,  peraltro  di nomina politica,  possa  adottare  i
  piani  regolatori  dei cosiddetti IRSAP, perché i piani  regolatori
  delle  aree,  fino  a  ieri, erano motivo di concertazione  per  lo
  sviluppo, erano motivo di concertazione con gli enti locali,  erano
  motivo   di   concertazione  con  tutta  una  serie   di   attività
  territoriali.
   Io non so se quest'Aula disattenta si accorge che stiamo delegando
  a  tre  nominati  il  potere di fare ciò che si  vuole  nelle  aree
  industriali  e  che  gli enti locali e le realtà territoriali  sono
  oramai  fuori  da questa partita. Non c'è alcun tipo di  intervento
  che possa aiutare il territorio.
   Ritengo che i conflitti con i consigli comunali, i conflitti con i
  piani  particolareggiati,  i  conflitti  con  tutta  una  serie  di
  sensibilità territoriali verranno fuori. E non verranno fuori in un
  dibattito politico, verranno fuori da scontri, da contenziosi e  da
  tutta  una serie di iniziative che farebbero rabbrividire  tutti  i
  colleghi  che  sostengono  queste norme.  Perché  il  consiglio  di
  amministrazione  dei  tre  nominati,  non  solo  adotta   i   piani
  regolatori, approva i piani triennali, non solo degli interventi ma
  anche  delle  attività, quindi decide le sorti economiche  di  quei
  territori;  inoltre i tre nominati possono fare ciò  che  ritengono
  nelle  attività  di un'area industriale: approvano   i  bilanci  di
  previsione  -  questo mi sembra il minimo che  possano  fare  ed  è
  giusto -, autorizzano e stipulano convenzioni con lo Stato, con  la
  Regione, con gli enti pubblici e privati.
   Ma,  attenzione: quello che dovete sapere prima di  votare  questo
  articolo  -  secondo me, il fatto più grave - è che  in  base  alla
  lettera  f),  i  tre nominati fissano i criteri per  l'assegnazione
  delle  aree  e  delle  infrastrutture, cioé  decidono  sulle  opere
  pubbliche  di quel territorio, fissano loro i criteri di intervento
  nelle  infrastrutture; non c'è bisogno degli strumenti  urbanistici
  di  cui  ognuno  di noi parla con lo strumento della  politica,  lo
  strumento dell'azione all'interno dei consigli comunali.
   Ormai  ci avviamo ad attività che prendono il vecchio vizio  della
  politica:  quello  di fare decidere tutto ad una persona,  di  fare
  decidere  tutto ai nominati, quello di estromettere  la  gente,  il
  territorio, i lavoratori, le imprese, gli artigiani da  quello  che
  deve essere il futuro della nostra Terra.
   Per  quanto  ci riguarda, Presidente, le rivolgiamo due richieste:
  la  prima riguarda gli emendamenti per poter intervenire su  questo
  scempio;  la seconda, l'azione politica del mio Gruppo parlamentare
  che è contrario a fare una legge dei nominati.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  assessore,  vorrei   porre   una
  questione.
   Credo  che  alcuni  degli argomenti posti dai colleghi  non  siano
  privi  di fondamento, nel senso che la questione dell'adozione  dei
  piani  regolatori è una questione delicata perché attiene a diritti
  soggettivi,  regolati dal codice civile. Io credo  che  il  Governo
  dovrebbe  affrontare  una  modifica che  consenta  ai  consigli  di
  amministrazione  di  adottare i piani  regolatori  di  queste  aree
  delimitate,  previo parere dei consigli comunali sulla proposta  di
  piano  regolatore da esprimersi entro novanta giorni,  ad  esempio,
  così come avviene per le autorità portuali che sono i soggetti  che
  fanno il piano regolatore ma con l'obbligo, da parte dei comuni, di
  esprimere il parere.
   Una  formula,  quindi, che comunque tenga dentro,  ai  fini  della
  pianificazione territoriale, il parere dei comuni interessati

   BUZZANCA. Vincolante.

   CRACOLICI. Non è vincolante, sindaco.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, la invito a non fare discussioni
  nel merito perché vorrei lasciare spazio all'assessore.

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURI,  assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli  deputati,  vorrei  fare un attimo  di  chiarezza  perché
  questo  disegno di legge, forse a qualcuno sfugge, è stato  esitato
  da   un   anno  dalle  due  Commissioni   Attività  produttive'   e
   Bilancio'.
   Oggi  mi sembra che molti parlamentari caschino dalle nuvole,  che
  non  conoscano il testo del disegno di legge, che non abbiano letto
  gli articoli.
   Ricordo  che  il  testo  è  stato approvato,  per  due  volte,  in
  Commissione  Bilancio  all'unanimità, se non  ricordo  male,  e  il
  presidente e i commissari possono dare conferma di questo.
   Tutte  le  obiezioni, forse lecite, e condivido  quanto  ha  detto
  l'onorevole  Cracolici, potevano essere poste qualche mese  fa.  Se
  uno è contrario ad una legge - sono abituato a confrontarmi con  le
  persone  - lo dice subito; invece, fino ad oggi, nessuno in  questo
  Parlamento ha osteggiato questa norma.
   Questa  norma è una norma che guarda avanti perché,  in  un  colpo
  solo,  toglie 800 posti di sottogoverno, guarda al mondo produttivo
  nuovo,  non  al  mondo  vecchio delle aree di sviluppo  industriale
  concepite negli anni '80, che hanno creato un disastro in Sicilia.
   Io  non ce l'ho contro la casta perché è giusto che la politica si
  riprenda  il suo ruolo; però non possiamo metterci una benda  sugli
  occhi  e  non guardare quello che è stato, quello che sono stati  i
  consorzi  industriali. Faccio un esempio: Trapani ha  un  direttore
  generale,  dieci  dipendenti e un consiglio di  amministrazione  di
  novanta  persone. Trapani, per dire Enna, per dire Palermo  e  così
  via.
   Che sviluppo hanno prodotto le ASI?
   Il problema è che i comuni devono entrare nei piani regolatori, il
  problema non è la governance.
   Il  problema  è  quello di parlare alla gente e  di  pensare  allo
  sviluppo, alle imprese, alla crescita, cosa che in passato non si è
  fatto.
   Se  guardiamo i debiti che hanno prodotto le ASI, rappresentano un
  fatto  devastante:  ammontano a circa cento  milioni  di  euro  che
  dovremo  pagare tutti, contribuenti siciliani e imprese che operano
  in  Sicilia.  Questo perché non c'è stata una giusta programmazione
  nei territori, Presidente.
   Si  sono  date le aree, spesso si è lucrato sulle aree. Spesso  ci
  sono contenziosi aperti, contenziosi pagati per due o tre volte.  O
  dobbiamo  negarlo  questo  per  le  aree  industriali  di  Messina,
  Catania,  Siracusa, anche in quelle più evolute? Ci sono  capannoni
  industriali  che sono rimasti vuoti per anni e non  hanno  prodotto
  alcun   reddito  da  nessuna  parte.  Ci  sono  aree  di   sviluppo
  industriale che si sono date alla formazione, che si sono date alle
  attività imprenditoriali con una concezione diversa.
   Io  mi  aspettavo  che  un  movimento politico  che  è  legato  al
  liberismo  e al mercato apprezzasse, invece qui siamo tutti  legati
  alle  posizioni.  Qui  non siamo per la modernità,  per  il  libero
  mercato.
   Qui  vogliamo  che gli enti preposti continuino a  gestire  tutto,
  dall'internazionalizzazione   allo  sviluppo   industriale,   tutto
  quanto.
   Oggi c'è una riforma. Apriamo un dibattito se siamo d'accordo o no
  sulla riforma.
   Non  cerchiamo  motivi  pretestuosi per  rinviarla  di  giorno  in
  giorno, come è stato fatto fino ad oggi, e arrivare a settembre,  o
  forse   non  fare  la  norma.  Io  dico  che  sarebbe  più   onesto
  intellettualmente  dire  se  siamo  d'accordo  ad  un  processo  di
  rinnovamento o meno.
   Poi,  se ci sono emendamenti correttivi da fare, siamo disponibili
  a   seguire  quello  che  dice  la  maggioranza,  quello  che  dice
  l'opposizione  e  a  cercare di trovare  un  punto  di  mediazione.
  Grazie.
   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  convoco   immediatamente   la
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari in Sala  lettura
  deputati.
   Pertanto, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 27 luglio 2011,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


     I  - Comunicazioni

     II  -  Discussione dei disegni di legge:

     1)  - «Norme in materia di variazione e rettifica dei confini fra i
         comuni di Termini Imerese e Trabia e fra i comuni di Godrano e
         Marineo». (n. 747/A)
         Relatore: onorevole Greco

     2)  -  «Costituzione dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle
         attività produttive». (nn. 605-242-362-577/A) (Seguito)
         Relatore: onorevole Caputo

                   La seduta è tolta alle ore 20.18

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - rubrica «Autonomie locali e
                          Funzione pubblica»

   BARBAGALLO. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   la  Corte  costituzionale, con sentenza n. 189/2007, ha dichiarato
  l'incostituzionalità di alcuni articoli di legge  (art.  58,  primo
  comma, della l.r. 33/1996; art.16, secondo comma, della l.r. 8/2000
  e  art.  127,  secondo  comma, della l.r. 2/2002)  riguardanti  gli
  uffici stampa anche degli enti locali;

   detta sentenza sostiene l'incostituzionalità del principio secondo
  il  quale, con legge regionale, è stato applicato il contratto  dei
  giornalisti  a  dipendenti  di  enti locali,  senza  la  preventiva
  contrattazione sindacale;

   l'Assemblea  regionale siciliana ha votato un ordine  del  giorno,
  approvato  nella seduta n. 70 del 28 giugno 2007, con il  quale  ha
  impegnato  il  Governo della Regione, nelle more  dell'avvio  della
  contrattazione  per  la definizione dei profili  professionali  dei
  giornalisti che operano negli uffici stampa degli enti  locali,  ad
  emanare  le  opportune  direttive  agli  enti  locali  al  fine  di
  garantire   le   retribuzioni  per  le   prestazioni   svolte   dai
  giornalisti;

   considerato che:

   l'Assessore regionale della famiglia delle politiche sociali e  le
  autonomie locali ha diramato una circolare in tal senso in data  16
  agosto  2007  dove  fa  presente che, nelle more  dell'avvio  della
  trattativa   contrattuale  regionale  gli  enti  interessati   sono
  invitati     a    proseguire   nell'applicazione   del    contratto
  giornalistico, garantendo nel contempo il versamento dei contributi
  all'INPGI (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti);

   l'Unione regionale province siciliane ha sottoscritto il contratto
  di lavoro in data 24 ottobre 2007, pubblicato nella GURS in data 16
  novembre  2007,  con ANCI, Presidenza della Regione  e  Assostampa,
  dove  si individuano i profili professionali dei giornalisti  degli
  uffici stampa di cui all'art. 58 della l.r. n. 33/96;

   tutte  le  province  e i comuni dell'Isola si sono  adeguati  alla
  circolare  dell'Assessore  mantenendo le  posizioni  degli  addetti
  stampa contrattualizzati;

   soltanto la giunta provinciale di Enna in data 23 luglio 2008, con
  delibera  n.  110,  ha  ritenuto  di  retrocedere  le  due  addette
  dell'ufficio  stampa, contrattualizzate a tempo  indeterminato  con
  qualifica   di  impiegate  amministrative,  prevedendo   anche   la
  restituzione   delle  somme  percepite  dalle   giornaliste   quale
  differenza  di  contratto tra quello giornalistico e  quello  degli
  enti locali a far data dall'applicazione del contratto alle stesse,
  così sopprimendo n. 2 posti in pianta organica di capo redattore;

   nell'annullamento   del  contratto  vengono  soppressi   anche   i
  versamenti all'Istituto di previdenza dei giornalisti INPGI e  alla
  cassa di assistenza sanitaria CASAGIT;

   in  data  12  settembre 2008 l'Unione delle Province siciliane  ha
  convocato d'urgenza i 9 segretari generali dell'Isola per  ribadire
  la validità del contratto;

   viene  a  determinarsi una disparità di trattamento tra dipendenti
  di  enti locali che svolgono le stesse mansioni, all'interno  della
  stessa Regione;

   la   deliberazione  della  giunta  provinciale  di   Enna   appare
  arbitraria e priva di fondamenti giuridici.

   per sapere:

   se  non  ritenga  di  ordinare un'ispezione  presso  la  provincia
  regionale  di  Enna  al  fine di chiarire tutta  la  vicenda  e  di
  verificare    eventuali   abusi   da   parte    dei    responsabili
  amministrativi, relativamente alla deliberazione sopra citata,  non
  essendo state, peraltro, sentite le organizzazioni sindacali;

   se,  a  seguito delle risultanze della ispezione, non  ritenga  di
  impartire opportune direttive agli enti locali dell'Isola  al  fine
  di garantire una univoca applicazione della legge». (137)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  -  «A  seguito delle modifiche  alle  competenze  degli
  Assessorati regionali, introdotte dalla legge 16 dicembre 2008,  n.
  19  e  dal regolamento di attuazione emanato con D.P. n. 12  del  3
  dicembre 2009, la scrivente è stata delegata alla trattazione della
  interrogazione  indicata in oggetto, diretta ad  ottenere   Notizie
  sulla  retrocessione  di due dipendenti dell'ufficio  stampa  della
  provincia di Enna .
   A  tal uopo il Dipartimento regionale delle Autonomie Locali, dopo
  aver interpellato la Provincia regionale di Enna, con nota n. 57352
  del  16  dicembre  2008, ha rappresentato agli  Uffici  di  diretta
  collaborazione dell'Assessore pro tempore quanto segue.
    La  Provincia regionale di Enna conferma la legittimità e liceità
  della propria deliberazione di G.P. 110 del 27/07/2008, supportando
  l'adozione con l'obbligatorietà per l'ente di recepire le superiori
  direttive  intervenute con sentenza della Corte  costituzionale  n.
  189 pubblicata sulla G.U. nr. 24 del 20/06/2008; direttive peraltro
  ulteriormente  sancite  dal Consiglio di  Stato,  sezione  VI,  nr.
  3870/08  che  dirime  la  questione del  contratto  applicabile  ai
  giornalisti  in  servizio presso gli EE.LL. (nello specifico  della
  Provincia regionale di Napoli) affermando, senza mezzi termini  che
  al  capo dell'Ufficio Stampa di una Amministrazione Provinciale  va
  corrisposto  il  trattamento economico e giuridico previsto  per  i
  dipendenti  degli EE.LL. e non quello attribuito al  contratto  dei
  giornalisti.
   La  Provincia  regionale di Enna, al fine  di  acquisire  conforto
  rispetto  alle  scelte  operative poste in  essere  con  la  citata
  deliberazione  di  G.P. 110 del 23/07/2008, ha acquisito  ulteriore
  parere   legale   da  parte  dell'avvocato  salvatore   Mazza   che
  sostanzialmente:

   -conferma  la  correttezza  e liceità della  determinazione  della
      Giunta  provinciale in quanto l'attività espletata  costituisce
      doverosa  applicazione di superiori direttive  intervenute  con
      sentenza della Corte costituzionale nr. 189/2008;
  -evidenzia che l'Amministrazione regionale non è titolare della
  rappresentanza legale della parte pubblica - enti locali (di
  esclusiva competenza ARAN) e conseguentemente il contratto
  collettivo stipulato in data 24/10/2007 non può essere vincolante
  per la Provincia di Enna;
  -evidenzia che la sentenza della Corte costituzionale non ha creato
  un vuoto normativo ma un sostanziale rinvio alla disciplina vigente
  del C.C.R.L. del comparto Autonomie Locali.

   Alla  luce  delle suesposte motivazioni la Provincia regionale  di
  Enna  conferma quanto già disposto con deliberazione  di  G.P.  nr.
  110/2008 .
   Relativamente  alla  richiesta dell'interrogante  di  un'ispezione
  presso  la  Provincia di Enna al fine di chiarire  la  vicenda,  il
  Dipartimento  delle Autonomie Locali ha altresì precisato  che   la
  nuova    prospettiva    istituzionale    di    valorizzazione     e
  responsabilizzazione degli enti territoriali autonomi, sancita  dal
  novellato  art.  114  della  Costituzione  ed  il  venir  meno  del
  controllo  preventivo  esterno sugli atti  previsto  dall'art.  130
  della    Costituzione,   evidenziano   come   il   nuovo    disegno
  costituzionale   sia   teso   a   valorizzare   l'autonomia    come
  responsabilità, come autocontrollo e capacità di garantire legalità
  sostanziale all'azione amministrativa da parte di ciascun  soggetto
  di  autonomia, chiamato a gestire le proprie funzioni nel  rispetto
  dei   principi  costituzionali  ed  in  termini  di  congruità   ed
  adeguatezza della gestione.
   Inoltre  non può trascurarsi che nella Regione Sicilia  l'attività
  di  controllo  e di annullamento degli atti degli EE.LL.  è  venuta
  meno  con  l'adozione della normativa che ha soppresso i  CO.RE.CO.
  senza   attribuire,  in  alternativa,  tale  competenza  a   questo
  Assessorato.
   In  via  ulteriore  la problematica evidenziata  non  rientra  tra
  quelle  per le quali può essere invocato un intervento sostitutivo.
  Infatti  la sostituzione deve intendersi come provvedimento estrema
  ratio,  da  esperirsi soltanto nei casi in cui l'ente  non  sia  in
  grado  di compiere autonomamente l'atto o gli atti obbligatori  per
  legge  (es.  approvazione  del bilancio  di  previsione  del  conto
  consuntivo,  della salvaguardia degli equilibri di bilancio  nonché
  degli altri atti discendenti da specifici obblighi di legge).
   Va   altresì   tenuto  presente  che  le  ipotesi  di   intervento
  sostitutivo devono configurarsi come fatto eccezionale rispetto  al
  normale   esercizio   delle   funzioni   amministrative,   pertanto
  l'autorità  di vigilanza regionale è tenuta al rispetto  di  alcuni
  principi  connessi essenzialmente all'esigenza di salvaguardare  il
  valore  costituzionale  dell'autonomia  degli  enti  locali.  Senza
  trascurare che il Presidente della Giunta provinciale di Enna,  con
  la determina di Giunta provinciale nr. 110 del 23 luglio 2008, alla
  luce  delle superiori direttive intervenute con la citata  sentenza
  della  Corte  costituzionale nr. 189/2008 e confortato  dal  parere
  legale   di  parte,  ha  ritenuto  di  assumere  la  determinazione
  assumendone in pieno la responsabilità .
   Infine,  si rappresenta che, attesa la complessità della  materia,
  con nota prot. n. 93728/Gab del 14 giugno 2011, questo Assessore ha
  richiesto  un parere all'Avvocatura distrettuale dello Stato  sulle
  problematiche  afferenti l'istituzione degli Uffici  Stampa  presso
  gli Enti locali della Regione siciliana.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento».

                                          L'Assessore

  dott.ssa Caterina Chinnici