Presidenza del presidente Cascio
BUZZANCA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Annunzio di risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta, da parte dell'Assessore per
le autonomie locali e la funzione pubblica, la risposta scritta
alla interrogazione n. 137 Notizie sulla retrocessione di due
dipendenti dell'ufficio stampa della provincia di Enna , a firma
dell'onorevole Barbagallo.
Avverto che la stessa sarà pubblicata in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno
di legge:
«Soppressione delle province e istituzione dei liberi consorzi».
(n. 767)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Speziale in
data 20 luglio 2011.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli Federico, Di Mauro, Cimino, Gentile, Caronia, Mineo,
Pogliese, Laccoto e Speziale.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
di legge
alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge presentati ed inviati alla
Commissione:
BILANCIO E PROGRAMMAZIONE (II)
- «Approvazione rendiconto generale dell'Amministrazione della
Regione per l'esercizio finanziario 2010». (n. 768)
di iniziativa governativa, presentato in data 21 luglio 2011 e
inviato in data 25 luglio 2011.
- «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
2011». (n. 769)
di iniziativa governativa, presentato in data 21 luglio 2011 e
inviato in data 25 luglio 2011.
Comunicazione in merito a nota pervenuta da parte del capogruppo
del PID
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è pervenuta in data odierna, da
parte del Presidente del Gruppo parlamentare PID onorevole Maira,
una nota con la quale, in sintesi, si dichiara l'indisponibilità
di quel Gruppo parlamentare a partecipare ai lavori d'Aula a
seguito di una presunta insensibilità di questa Presidenza a
convocare la Commissione per il Regolamento in relazione alla ben
nota vicenda dell'approvazione della questione pregiudiziale sulla
discussione della mozione di censura presentata nei confronti
dell'Assessore per la salute, dottor Massimo Russo. Al riguardo,
questa stessa Presidenza non può che rimarcare la più assoluta
disponibilità a ricostituire un clima parlamentare sereno per il
buon andamento dei lavori, invero ciò da subito dimostrato con
fattive ed immediate iniziative.
Mi riferisco, innanzitutto, all'avvenuta calendarizzazione della
citata mozione di censura da parte della Conferenza dei Capigruppo,
così come da comunicazione d'Aula resa nella seduta pubblica n. 273
del 20 luglio 2011, risultato ben vero fortemente voluto da questa
Presidenza nell'intento di rassicurare le forze di opposizione
circa l'intento di superare il dettato regolamentare attuale,
rafforzato e consolidato da uno specifico precedente, intento di
cui è stato dato ampiamente atto nella comunicazione della
Presidenza medesima resa nella seduta n. 270 del 12 luglio u.s.
In conclusione, ribadendo ancora una volta che l'apposita
sottocommissione per il regolamento sarà chiamata ad occuparsi
della problematica sollevata in uno, ovviamente, alle altre più
generali, la Presidenza auspica vivamente che, intanto, la
dichiarata condivisione di tutti i parlamentari intervenuti nello
specifico dibattito, secondo quanto asserito nella stessa nota
dell'onorevole Maira, sia effettiva ed in grado, quindi, di
sciogliere in tempi rapidi il nodo regolamentare e politico
venutosi a determinare. Non senza peraltro evidenziare che un clima
di maggiore serenità contribuirebbe non poco all'ordinata e
proficua conclusione dell'attuale sessione parlamentare estiva
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge inviati alle Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Schema di disegno di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter comma 2
dello Statuto recante Modifiche allo Statuto della Regione
relative alla denominazione dell'Assemblea regionale'. (n. 737)
inviato in data 21 luglio 2011.
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Interventi a sostegno della filiera dei prodotti agro-
zootecnici. (n. 763)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
parere UE
- Determinazione delle concessioni demaniali marittime per
finalità di pesca e acquacoltura. (n. 765)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
parere IV
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Estensione del beneficio di cui all'articolo 1 della legge
regionale 8 giugno 2005, n. 8, in materia di circolazione gratuita
sui mezzi di trasporto pubblico locale ai militari appartenenti
alle Forze armate. (n. 766)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Norme in materia di scioglimento dei centri interaziendali per
l'addestramento professionale integrato (CIAPI). (n. 764)
di iniziativa parlamentare, inviato in data 21 luglio 2011.
Comunicazione di apposizione di firme a disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Vinciullo, con nota prot. n.
6544 del 22 luglio 2011, ha chiesto di apporre la firma al disegno
di legge n. 613 Interventi per la valorizzazione del quartiere
Santa Lucia, del Foro siracusano e del Borgo S. Antonio a
Siracusa .
Comunico, altresì, che l'onorevole Giuffrida, con nota prot. n.
6545 del 22 luglio 2011, ha chiesto di apporre la firma ai disegni
di legge n. 749 Riordino del settore termale e n. 753 Norme per
l'apertura dei casinò in Sicilia .
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico le richieste di parere pervenute ed assegnate
alla Commissione:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- D.A. relativo alle modalità per la richiesta di contributo in
favore di comuni che versano in particolari condizioni di disagio
sulla base di appositi progetti di risanamento o di sviluppo
economico e speciale. D.A. relativo alle modalità per la richiesta
di contributo in favore delle Unione di comuni. (n. 172/I).
pervenuto in data 20 luglio 2011 e inviato in data 21 luglio 2011.
- Ente Autonomo Fiera del Mediterraneo di Palermo. Designazione
componente effettivo in seno al collegio dei revisori dei conti.
(n. 166/I).
pervenuto in data 11 luglio 2011 e inviato in data 11 luglio 2011.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico che è stato reso il seguente parere dalla
Commissione:
BILANCIO E PROGRAMMAZIONE (II)
Legge regionale 12 maggio 2010, n. 11 - articolo 20 - Proposta di
riordino delle società a totale e maggioritaria partecipazione
della Regione (n. 131/II)
reso in data 21 luglio 2011 e inviato in data 25 luglio 2011.
Comunicazione del Documento di programmazione economico-
finanziaria
per gli anni 2012/2014
PRESIDENTE. Comunico che, in data 21 luglio 2011, è pervenuto il
Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
2012/2014'.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
BUZZANCA, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che il consiglio comunale
di Taormina (ME) ha approvato una delibera avente per oggetto
'Modifica dell'art. 64 dello Statuto dell'azienda servizi
municipalizzata (A.S.M.) di Taormina', propedeutica allo
scioglimento ed alla messa in liquidazione della predetta azienda;
considerato che:
la scelta fatta dalla maggioranza del consiglio comunale ha creato
comprensibile allarme tra i lavoratori, i quali, preoccupati per il
loro futuro, hanno investito della questione, attraverso i
sindacati, il Prefetto di Messina;
la decisione del consiglio è preoccupante per la superficialità
con la quale viene affrontato un tema delicato e complesso, come la
gestione di un importante servizio pubblico, in una fase
caratterizzata dalla forte riduzione di trasferimenti agli enti
locali;
appare evidente l'obiettivo della maggioranza del consiglio di
esercitare un ruolo che esorbita dalle competenze assegnate, dalla
legge, ai consigli comunali;
l'abrogazione della norma dello statuto che prevedeva il
referendum popolare denota la volontà di sottrarre poteri ai
cittadini e limitare, quindi, la partecipazione democratica;
la predetta delibera appare in alcuni punti in contrasto con il
regolamento del consiglio comunale e con le disposizioni contenute
nella l.r. n. 32 del 20 agosto 1994;
nonostante i rilievi di legittimità sollevati dai competenti
uffici comunali, la maggioranza dei consiglieri ha ritenuto di
approvare la predetta delibera;
per sapere:
se non valutino necessario, avendo verificato le illegittimità
sopra richiamate, annullare la predetta delibera;
se non considerino opportuno prevedere un'ispezione presso il
comune di Taormina per verificare l'attività del consiglio comunale
al fine di accertare se i comportamenti sopra richiamati
costituiscano un'eccezione o, al contrario, se siano stati compiuti
altri atti illegittimi, con l'obiettivo di ripristinare, in un
quadro di rigoroso rispetto delle regole e delle leggi, il
prestigio e l'autorevolezza e, soprattutto, la fiducia dei
cittadini nei confronti di un organo di fondamentale importanza
qual è il consiglio comunale». (2003)
PANARELLO - RINALDI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
da organi di stampa si apprende che nell'obitorio dell'ospedale
'Papardo' di Messina il signor Francesco Tortorici, cognato del
signor Mario Petralia, deceduto in seguito alle ferite riportate in
un incidente stradale, ha scoperto che la salma del defunto era
abbandonata - così si è espresso - 'assieme con altre in un
ambiente con temperatura di circa 40 gradi, gonfia come se la morte
fosse avvenuta da 15 giorni, e sul corpo vi erano formiche e
insetti'; il signor Tortorici ha fatto intervenire la polizia e
sulla vicenda ha presentato un esposto;
considerato che questo gravissimo ed ennesimo caso di malasanità
coinvolge i familiari del defunto in un particolare e fragile
momento della loro vita, che è quello della perdita di un caro
congiunto, e che quindi va trattato con il massimo decoro non
comprimendo la dignità della persona;
verificato che in nessuna parte del libro bianco recentemente
pubblicato dall'Assessore regionale per la salute si fa cenno ai
servizi post mortem che le strutture ospedaliere tutte sono
obbligate a fornire;
ritenuto che è ormai improcrastinabile, alla luce di quanto
accaduto, provvedere ad una verifica e conseguentemente ad una
ristrutturazione dei servizi legati alla assistenza dei deceduti
nelle strutture sanitarie pubbliche;
per sapere di quali elementi dispongano in relazione al gravissimo
caso di malasanità verificatosi all'ospedale Papardo di Messina e
quali iniziative di conseguenza intendano assumere, anche
promuovendo gli opportuni controlli ed i conseguenti provvedimenti
di rimozione dei responsabili, al fine di evitare che possano
ripetersi episodi e situazioni che legittimamente sconcertano
l'opinione pubblica». (2004)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
LIMOLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che, con una cerimonia da 'Guinnes dei primati'
l'Assessore per la salute ha presentato nei giorni scorsi 'Il libro
bianco della salute 2011', nel quale lo stesso Assessore affermava:
'Nel bilancio triennale voglio aggiungere altri risultati, forse
anche più importanti: il recupero della credibilità e della dignità
in tutte le sedi istituzionali più prestigiose come i Ministeri
della Salute e dell'Economia e la Conferenza Stato - Regioni;
l'aver dimostrato il giusto valore di principi etici irrinunciabili
come la legalità e la trasparenza amministrativa mettendo al centro
del sistema la persona umana e il suo fondamentale diritto alla
tutela della salute.';
premesso inoltre che, come si legge dall'AGI - Roma, 19 luglio
2011, il Ministro della salute, onorevole Ferruccio Fazio, ha
disposto l'invio degli ispettori ministeriali presso l'ospedale
Policlinico di Messina a seguito delle denunce dei parenti di un
paziente poi deceduto nelle cui narici sarebbero state rinvenute,
quando ancora era in vita, larve di insetti. Lo stesso Ministro
dichiarava che: 'Se la denuncia dovesse essere confermata si
tratterebbe di un fatto di inaudita gravità, incompatibile con il
livello di civiltà e di umanità cui devono ispirarsi le strutture
sanitarie';
ritenuto che quanto in premessa costituisce un gravissimo
nocumento per la credibilità dell'intera Regione in quanto fatti
terribili, come quello avvenuto a Messina al Policlinico,
trasmettono un messaggio certamente non positivo dell'intera
Regione nel mondo intero in quanto la notizia è stata ripresa da
tanti media internazionali;
nel chiedere scusa come deputato di questa Regione alla famiglia
del defunto per il gravissimo comportamento subito da parte delle
strutture del Policlinico, per sapere, ricordati i provvedimenti
dell'Assessore per la salute di rimozione di manager per atti
certamente meno gravi di quello citato in premessa, quali
provvedimenti urgenti si intendano intraprendere nei confronti dei
responsabili di quanto accaduto compresi manager e direttori
sanitari colpevoli di avere danneggiato l'immagine della Sicilia
che, afflitta come è da tutti i problemi economici e sociali, non
aveva certo bisogno di questo ulteriore colpo alla sua immagine».
(2005)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
LIMOLI
«All'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che:
per mancanza di docenti, a seguito dei tagli operati dal Ministero
della pubblica istruzione, in provincia di Agrigento sono stati
operati degli accorpamenti di classi con più di 25 alunni;
gli accorpamenti costituiscono un pericolo per la sicurezza dei
ragazzi e sono in palese violazione delle norme di igiene pubblica
sul limite minimo di spazio che un'aula deve possedere quale
requisito;
i parametri minimi di superficie per alunno in ogni classe della
scuola secondaria sono pari a circa due metri quadri (197 cm²) e
180 cm² per la primaria;
le nuove disposizioni che il Ministro all'istruzione ha stabilito
in materia di rapporto del numero di alunni per classe con la norma
dall'articolo 17, comma 25, del decreto-legge 1 luglio 2009, n.
78, nel dichiarato proposito di dare una 'interpretazione
autentica' dell'articolo 64, comma 3, del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto
2008, n. 133, chiariscono che il 'piano programmatico si intende
perfezionato con l'acquisizione dei pareri previsti dalla medesima
disposizione', e dispongono che 'all'eventuale recepimento dei
relativi contenuti si provvede con i regolamenti attuativi dello
stesso';
considerato che:
esiste un esposto già presentato dal Codacons in 104 Procure della
Repubblica italiana con il quale si chiede non solo di avviare
l'azione penale contro il Ministro e i direttori regionali del
MIUR, ma anche di sequestrare gli spazi non conformi alla normativa
vigente in materia d'igiene e sicurezza - le fonti sono, tra le
altre, l'art. 5 del D.M. 26.08.1992 (recante 'Norme di prevenzione
incendi per l'edilizia scolastica') che afferma: 'il massimo
affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone per aula
(considerati 25 studenti e 1 insegnante - ndr)', e l'art. 12 della
legge n. 820 del 1971 che così dispone: 'Il numero massimo di
alunni che possono essere affidati ad un solo insegnante non può
essere superiore a 25 anche ai fini delle attività integrative e
degli insegnamenti speciali di cui all'art. 1';
la situazione descritta da 'Ecosistema 2008', rapporto di
Legambiente sull'edilizia e i servizi scolastici, rivela che la
Regione insieme alle altre regioni del Sud versa in una difficile
condizione sul fronte dell'edilizia scolastica. Lo stesso rapporto
boccia senza appello le province di: Agrigento, Ragusa, Enna e
Messina, collocando all'ultimo posto la provincia di Catania;
molte delle strutture scolastiche in Sicilia, sono allocate in
edifici di civile abitazione;
ritenuto che:
un approccio corretto al problema della sicurezza nelle scuole
deve partire dall'esame delle strutture e dall'organizzazione dei
locali, per poi coinvolgere i componenti della comunità scolastica
nella gestione delle situazioni ordinarie e di quelle di emergenza;
occorrono adeguati interventi atti a garantire l'incolumità di
alunni e operatori scolastici, messa a repentaglio del
sovraffollamento degli spazi;
preso atto:
della sentenza del TAR Lazio N. 00552/2011 reg. prov. coll. N.
06143/2010 reg. ric. del 20/01/2011 Codacons contro Ministero
dell'Istruzione Università e Ricerca, Ministero dell'Interno,
Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero per la Pubblica
Amministrazione e l'Innovazione, tutti in persona del Ministro
p.t.; Ufficio Scolastico Regionale per L'Abruzzo, Ufficio
Scolastico Regionale per la Basilicata, Ufficio Scolastico
Regionale per la Calabria, Ufficio Scolastico Regionale per la
Campania, Ufficio Scolastico Regionale per L'Emilia Romagna,
Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, Ufficio
Scolastico Regionale per il Lazio, Ufficio Scolastico Regionale per
la Liguria, Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, Ufficio
Scolastico Regionale per le Marche, Ufficio Scolastico Regionale
per il Molise, Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte,
Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, Ufficio Scolastico
Regionale per la Sicilia, Ufficio Scolastico Regionale per
L'Umbria, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, Ufficio
Scolastico Regionale per la Sardegna, Ufficio Scolastico Regionale
per la Toscana; con sentenza favorevole al ricorrente;
per sapere:
quali misure intendano porre in essere fin da subito, in
previsione del prossimo anno scolastico, anche in coordinamento con
altri organi preposti alla sicurezza, allo scopo di accertare
l'esistenza di tutte le condizioni di sicurezza idonee a un
regolare svolgimento dell'anno scolastico;
se venga richiesto ai responsabili della sicurezza di ciascun
istituto di certificare, attraverso dichiarazione scritta e sotto
la loro responsabilità, la capienza di ogni singola aula, al fine
di garantire capillarmente la sicurezza di ogni singola classe».
(2007)
DI BENEDETTO - DIGIACOMO - FARAONE - TERMINE - GALVAGNO -
MATTARELLA - PANARELLO - APPRENDI - MARZIANO - PANTUSO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'economia e
all'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che:
in merito alla realizzazione delle grandi opere ferroviarie a
Palermo - anello e passante - fondamentali per il futuro della
città, sta emergendo un quadro inquietante: intrecci tra affari,
politica e mafia; enormi ritardi accumulati nella realizzazione;
lievitazione abnorme dei costi;
i fatti che stanno emergendo mettono a repentaglio la fattibilità
di tali opere, producono, qualunque ne sia l'esito, un grave danno
per la città e per l'erario e rappresentano un fenomeno gravissimo
e da condannare in tutti i modi, politico e giudiziario, di
inquinamento della vita pubblica;
con riferimento al passante ferroviario sul sito web di Italferr
si legge, nella sezione riguardante i progetti, che a 'Palermo,
come nelle principali aree metropolitane, è in atto una radicale
trasformazione della rete di trasporto pubblico basata sul
potenziamento del servizio ferroviario metropolitano, collegato e
integrato con linee tram, bus e parcheggi di interscambio';
uno degli assi portanti di questa trasformazione è il passante
ferroviario, che attraverserà Palermo e la sua area metropolitana,
da Cefalù all'aeroporto di Punta Raisi: 90 km di percorso, 24 dei
quali all'interno della città, con 17 stazioni e 22 fermate. Gli
obiettivi del progetto sono i seguenti: potenziare l'offerta del
trasporto ferroviario aumentando la frequenza dei treni; creare un
servizio ferroviario di tipo metropolitano integrato con il piano
del trasporto pubblico di massa nell'area urbana di Palermo con 6
stazioni e 17 fermate in ambito urbano e suburbano; potenziare il
collegamento con l'aeroporto di Punta Raisi con un servizio di
frequenza cadenzata; offrire un servizio ferroviario più efficiente
in termini di fruibilità, funzionalità e regolarità ed economicità
di servizio; favorire la mobilità dei flussi pendolari tra Palermo
e i comuni di Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Cinisi e
Terrasini; abolizione di tutti i passaggi a livello; centralizzare
e automatizzare tutte le principali funzioni ferroviarie;
per conseguire gli interventi sopra descritti è stato pianificato
un progetto integrato denominato 'nodo di Palermo';
l'impresa che si è aggiudicata l'appalto è l'associazione
temporanea d'imprese composta da consorzio stabile S.I.S. Sintagma
spa (Perugia) e Geodata srl (Torino). Capofila è una delle tre
ditte riunite nella sigla S.I.S., cioè la madrilena Sacyr, colosso
che, fra l'altro, affianca la Impregilo nella gara per il ponte
sullo Stretto di Messina. Del consorzio S.I.S. fanno parte, poi, le
torinesi Inc general contractor spa e Sipal;
all'interrogante risulta che: la consegna dei lavori è stata fatta
il 22 febbraio 2008 per una durata complessiva per le tratte A) e
C) di 1640 giorni, con la definizione prevista a settembre 2012 e
di 1215 giorni per la tratta B) con definizione prevista a giugno
2011;
a causa dei forti ritardi accumulati dal consorzio SIS, in
particolare nella tratta C), si è dovuto fare un nuovo atto
contrattuale che ha modificato la data di ultimazione dei lavori;
per la tratta A), grazie alla chiusura della tratta per un anno,
che ha permesso di contenere i ritardi, la durata complessiva è
diventata di 1920 giorni con un ritardo di quasi un anno;
per la tratta C) la durata prevista è ad oggi 2260 giorni con un
ritardo di due anni;
per la tratta B), per la quale è stata recentemente approvata una
variante, i lavori dovrebbero concludersi a dicembre del 2016, con
un ritardo di quasi sei anni;
la rivista 'S - Il Magazine che guarda dentro la cronaca' ha
pubblicato nel mese di giugno 2011 un articolo dal titolo 'Cosa
nostra, politici e giudici. Ecco le carte dell'inchiesta che fa
tremare la Sicilia';
nell'articolo si parla dell'inchiesta giudiziaria che 'sta
svelando gli interessi di Cosa nostra sui lavori che devono
cambiare la mobilità a Palermo. Una torta da 623 milioni di euro su
cui i boss hanno messo gli occhi. Ci sono tutti i segnali di un
quadro sconfortante. Nel quale la mafia condiziona cantieri e
impone le ditte per i subappalti e le forniture di materiali. Nel
quale i politici raccomandano amici e parenti. Nel quale funzionari
dello Stato passano notizie riservate';
lo schema che emerge è quello tradizionale: una grande opera,
appaltata a una grande azienda, possibilmente di respiro europeo,
che poi arriva a Palermo e si avvale, in una serie di posti-chiave,
di personaggi locali che trattano con le imprese in odor di mafia;
per quel che concerne l'anello ferroviario, l'accordo di programma
quadro per il trasporto ferroviario è stato stipulato in data 5
ottobre 2001 tra il Ministero dell'economia e delle finanze, il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ferrovie dello
Stato s.p.a., Gestione governativa ferrovia Circumetnea e la
Regione siciliana e prevedeva per il comune di Palermo un sistema
di trasporto pubblico su rotaia a mezzo di 'MetroTram' da
realizzarsi come integrazione funzionale per la chiusura dell'
anello ferroviario, con un sistema di circolazione promiscuo su
ferro su linea ferroviaria e su linea tram, con un costo
complessivo di circa 116 milioni di euro, a costo zero per il
comune;
nel dicembre 2001 e fino al 2005, il nuovo sindaco, Diego
Cammarata, che mantiene per sé la delega all'urbanistica e alle
opere pubbliche, nominava consulente l'ingegnere Antonino
Bevilacqua, in qualità di esperto dell'amministrazione comunale di
Palermo in materia di opere pubbliche, infrastrutture, mobilità ed
urbanistica;
l'amministrazione comunale, su parere dei consulenti, ha ritenuto
di modificare le scelte precedenti e archiviare il progetto già
approvato e finanziato, stabilendo di utilizzare i fondi della
legge n. 211 del 1992 per la realizzazione della chiusura
dell'anello ferroviario e la realizzazione della metroferrovia;
con delibera 103 del 30 maggio 2002 il consiglio comunale di
Palermo approvava il 'piano integrato del trasporto pubblico di
massa a guida vincolata' che ripropone la chiusura dell' Anello
ferroviario di Palermo con la realizzazione di una 'metro-ferrovia
in sotterranea in luogo della precedente ipotesi metrotranvia';
tale scelta urbanistica investe pesantemente l'area portuale:
mentre infatti il sistema metro-tram prevedeva la chiusura dell'
anello in superficie e la realizzazione dei binari di collegamento
tranviario, la nuova ipotesi si sviluppa quasi per intero in
sotterranea con un breve tratto in trincea, dentro il porto, con
interventi più massicci e interferenze con le sottoreti;
per realizzare l'opera, nel 2002, è stato stipulato un protocollo
di intesa tra il comune di Palermo, la Regione siciliana, la
provincia regionale di Palermo e RFI;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'8 giugno 2003
si esprimeva favorevolmente alla rimodulazione dell'intervento;
così anche il CIPE che il 25 luglio 2003 evidenziava un incremento
del costo dell'intervento pari ad 8 milioni di euro, dovuto a
'necessario approfondimento ed integrazione di alcune voci che non
erano state considerate nel computo metrico del progetto
preliminare', ed integrava il finanziamento a valere sulla delibera
CIPE 17/2003. L'importo del progetto definitivo dell'opera è pari a
124.103.656,43 euro;
l'opera è finanziata con: 45.768.656,43 euro a valere sulle
risorse liberate dalla misura 5.04 del POR SICILIA 2000-2006;
8.614.000,00 euro a valere sulla delibera CIPE 17/2003; 69.463.000
a valere sulle risorse della legge n. 211 del 1992; 258.000,00 euro
dal comune di Palermo, con delibera n. 827-2000; 258.000 euro dalla
provincia di Palermo, con provvedimento 107/2000;
poiché però tale somma non copriva la spesa per la definizione di
tutto il progetto, il dipartimento regionale trasporti cofinanzia
il primo stralcio funzionale relativo alla tranche Giachery-
Politeama;
è di solare evidenza che, mentre il sistema metro-tram avrebbe
potuto essere interamente finanziato e realizzato con una spesa
inferiore, la decisione di passare al metro-ferrovia innalza il
costo e impedisce la completa realizzazione dell'opera, escludendo
la tratta Politeama-Notarbartolo;
l'accordo di programma quadro prevede che il soggetto tecnico
attuatore sia FS SPA, e per essa, la sua società controllata RFI
spa, concessionaria della Stato per la materia in questione e il
comune il soggetto beneficiario, i quali siglano una convenzione
nel 2006;
il bando di gara per l'aggiudicazione della progettazione
esecutiva e realizzazione dell' anello ferroviario (stazione
appaltante RFI) è stato pubblicato nel giugno 2006, con un importo
a base d'asta di circa 95 milioni di euro;
in data 21 giugno 2007 interveniva a favore della TECNIS spa
l'aggiudicazione provvisoria con un ribasso del 22,67 per cento
(offerta anomala);
in data 2 luglio 2007 la seconda classificata, con il ribasso del
19,0487 per cento (offerta non anomala) ATI Salini-Locatelli
depositava, presso il TAR Lazio, apposito ricorso con istanza di
sospensione contro il provvedimento di aggiudicazione provvisoria
alla TECNIS;
in data 22 novembre 2007 il TAR Lazio respingeva l'istanza
cautelare della Salini-Locatelli;
in data 9 gennaio 2008 l 'ATI Salini-Locatelli depositava appello
presso il Consiglio di Stato contro l'ordinanza del TAR Lazio;
il 12 febbraio 2008 il Consiglio di Stato accoglieva l'istanza
cautelare in primo grado, sospendendo i provvedimenti impugnati;
in data 29 maggio 2008, il TAR Lazio decretava l'annullamento
della aggiudicazione provvisoria a TECNIS;
in data 14 ottobre 2008, il comune di Palermo, riscontrando la
nota RFI del 23 luglio 2008, dava notizia di avere interessato la
propria avvocatura comunale con nota del 5 agosto 2008 e che, in
considerazione della risposta dalla stessa ricevuta, riteneva che
Ferrovie potessero 'procedere all'espletamento delle procedure di
appalto come da disposto della sentenza del TAR Lazio che, essendo
immediatamente esecutiva, non lascia spazio a scelte che siano
diverse dalla verifica dei requisiti della seconda classificata';
il TAR Lazio emetteva la sentenza n. 6535 del 2009 con la quale si
pronunciava favorevolmente alla richiesta della Salini-Locatelli;
la TECNIS presentava ricorso al Consiglio di Stato per respingere
la predetta sentenza che veniva accettato. Il Consiglio di Stato
revocava l'aggiudicazione alla Salini-Locatelli;
in data 10 settembre 2009 veniva emessa l'aggiudicazione
definitiva alla TECNIS spa ed in data 21 settembre 2009 veniva
sottoscritta la convenzione n. 20/2009 tra Tecnis e Italferr,
struttura tecnica di RFI;
l'importo a base d'asta era di 95 milioni di euro e i lavori sono
stati aggiudicati alla TECNIS spa per 76 milioni di euro con un
ribasso del 22,67 per cento;
il 14 ottobre 2009 è stata effettuata la consegna delle
prestazioni alla TECNIS e da quella data partivano i tempi
contrattuali per adempiere alla redazione della progettazione,
previsti in 180 giorni; quindi, la TECNIS avrebbe dovuto presentare
il progetto entro il 12 aprile 2010;
ad oggi sembra che non sia stato ancora presentato il progetto in
maniera completa e l'impresa aggiudicataria ha presentato più volte
richiesta di proroga;
l'iter di definizione del progetto esecutivo, ad oggi, a circa 500
giorni dalla data dell'aggiudicazione definitiva, non è stato
completato, con un ritardo, alla data odierna, di 320 giorni;
i motivi addotti dall'impresa TECNIS, stando a non smentite
notizie di stampa, sono inerenti alla necessità di adeguare il
progetto esecutivo alle prescrizioni di soggetti a ciò deputati;
la normativa in merito all'esecuzione degli appalti integrati
stabilisce che, qualora l'ente appaltante o l'appaltatore ravvisino
la necessità di adeguare il progetto definitivo o di effettuare
studi di maggior dettaglio rispetto a quelli utilizzati dalla
stazione appaltante per la redazione del definitivo posto a base di
gara, l'impresa è tenuta a provvedere agli adeguamenti senza
compensi aggiuntivi o aumento dell'importo contrattuale;
da notizie di stampa si apprende che la TECNIS ha presentato il
quadro economico del progetto esecutivo che evidenzia un importo
complessivo di 170 milioni di euro a fronte dell'importo
contrattuale pari a circa 76 milioni e che la lievitazione dei
costi sarebbe dovuta a 'imprevisti emersi dalle analisi geologiche
e interferenze nel tracciato di molte sottoreti' (Giornale di
Sicilia del 17 febbraio 2011);
gli uffici del comune hanno dichiarato (commissione consiliare
urbanistica del 14 marzo 2011) che concorrono all'elevatissimo
incremento del costo, tra l'altro, la bonifica e lo smaltimento di
materiali di risulta di alcuni terreni di proprietà demaniale e
comunale dichiarati inquinati e la risoluzione di interferenze con
i collettori fognari di proprietà comunale;
queste criticità aggraveranno ulteriormente il quadro economico
dell'appalto anche rispetto all''enorme valore della variante
richiesta' (Giornale di Sicilia del 17 febbraio 2011);
la seconda classificata nella gara di appalto, l'impresa Salini,
ha richiesto l'accesso agli atti e questo lascia presupporre un
contenzioso anche con il comune di Palermo che potrebbe essere
chiamato a rifondere eventuali danni alla stessa impresa;
alla luce di quanto emerge lo stesso 'enorme valore della variante
richiesta' rischia di essere insufficiente per coprire gli
ulteriori costi che si stanno delineando, con un dato finale che va
di molto oltre gli stessi 170 milioni di euro ipotizzati, visto che
l'autorità portuale ha fatto altre, ulteriori e sinora non
conteggiate, richieste di risarcimenti, di variazioni progettuali e
simili che l'impresa aggiudicataria reputa non rientranti fra i
costi dell'appalto;
i costi della variante riportati dalla stampa superano largamente
il tetto previsto dal comma 4 dell'articolo 25 della legge n. 109
del 1994, che prevede un massimo di un quinto dell'importo, a pena
della risoluzione del contratto e dell'indizione di una nuova gara;
l'ingegner Bevilacqua, con decreto del Ministro dei trasporti del
29 settembre 2004, è stato nominato presidente dell'Autorità
portuale di Palermo. Nel 2003 fa parte del comitato tecnico
scientifico nominato dal commissario per l'emergenza traffico,
Diego Cammarata, sindaco di Palermo, che discute delle
'problematiche connesse con la realizzazione dell' anello
ferroviario'. Da settembre 2004 a dicembre 2005 ha rivestito la
doppia funzione di esperto del comune di Palermo e presidente
dell'Autorità portuale nel medesimo periodo della definizione del
progetto completo dell' anello (Giachery-Notarbartolo);
tra le opere previste all'interno dell'area portuale vi è la
demolizione di un edificio dove ha sede l'officina del porto, un
'laboratorio di pensiero dove si sviluppa l'attività di
progettazione affidata a una serie di architetti internazionali e
di giovani architetti palermitani' (dall'intervista a Davide
Rampello nel numero 593 della rivista Interni), fondata e promossa
dallo stesso Bevilacqua per il quale l'Autorità portuale chiede
soluzioni onerose per lo spostamento degli occupanti;
sembra all'interrogante anomala la posizione dell'ingegnere
Antonino Bevilacqua che, nella storia di questo appalto, ha agito
nella quintuplice veste di consulente del comune, componente della
commissione tecnica del commissario al traffico, direttore dei
lavori di una grande opera RFI nel comune di Palermo, presidente
dell'Autorità portuale e promotore della stessa officina del porto;
mentre lo statuto dell'Autorità portuale prevede che è il
presidente che 'provvede al coordinamento delle attività svolte nel
porto dalle pubbliche amministrazioni', le lettere di contestazione
e richieste al comune sulla vicenda dell'appalto dell' anello
ferroviario seppur legittimate sono firmate da altri soggetti a ciò
non deputati;
non risulta che il comune di Palermo abbia posto in essere le
necessarie tutele per i legittimi interessi dell'ente a fronte del
lievitare dei costi dell'appalto, avviando invece procedure e
contatti con l'ente regione per caricare tali ulteriori costi sulle
finanze pubbliche (Giornale di Sicilia del 17 febbraio 2011);
risulta che a fronte dell''abnorme importo delle varianti valutato
dall'appaltatore', ITALFERR si è limitata a chiedere al comune
l'aggiornamento della propria parcella e il comune, non contestando
tale abnorme aumento dei costi si è limitato a chiedere la
definizione in tempi brevi dell'iter del progetto, dal cui importo
congruo e validato sarà possibile quantificare i maggiori importi
che dovranno essere riconosciuti all'ente appaltante;
solo dopo la pubblicazione di un articolo di denuncia del citato
abnorme aumento dei costi (Giornale di Sicilia del 30 novembre
2010), che provoca la richiesta di accesso agli atti da parte della
Impresa SALINI (11 gennaio 2011) e la richiesta di chiarimenti da
parte della regione (9 febbraio 2011), e in coincidenza di un
secondo articolo del Giornale di Sicilia (17 febbraio 2011), il
comune ha deciso di attivarsi. Uscendo, infatti, dall''aplomb' che
ha caratterizzato tutta la precedente corrispondenza e, prendendo
spunto dalla lettera della Regione che lamenta di non essere stata
messa a conoscenza dell'iter relativo agli sviluppi e alla
definizione del Progetto esecutivo', il comune contesta, infatti, a
RFI (che ha maturato già un ritardo, non contestato sino ad allora,
di 300 giorni nella consegna del progetto) 'lo spirito di voler
rallentare la procedura approvativa del progetto e mettere a serio
rischio la realizzazione dell'opera', invitandola a una 'solerte
definizione dell'iter di competenza, nei termini contrattuali' (già
abbondantemente scaduti);
la Regione siciliana, per il tramite dell'Assessore per
l'economia, professore avvocato Armao, ha disposto un'ispezione in
merito allo stato di attuazione dell'intervento denominato
'Chiusura dell'Anello Ferroviario di Palermo';
per sapere:
se siano a conoscenza della situazione descritta in premessa ed in
particolare dei intrecci evidenziati, dei ritardi accumulati e dei
costi aggiuntivi;
quali siano ad oggi i risultati dell'indagine amministrativa
avviata dalla Giunta regionale;
se non intendano intervenire e in che modo per garantire il
rispetto dei tempi di realizzazione delle opere, in gran parte
finanziate con fondi europei assegnati alla Regione e la
trasparenza delle procedure messe in atto con particolare
riferimento al lievitare dei costi». (2008)
LUPO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che il Consorzio autostrade siciliane (CAS)
continua ad essere al centro di feroci polemiche sia per il pessimo
livello dell'intera rete autostradale siciliana sia per la gestione
del personale, a dir poco scandalosa;
considerato che:
nonostante i lauti incassi provenienti dai pedaggi, le autostrade
siciliane continuano ad essere definite da 'terzo mondo' e quando
un autostrada non viene mantenuta in maniera ottimale significa
mettere a repentaglio la vita di migliaia di automobilisti;
gli stessi caselli autostradali sembrano dei monumenti
all'inefficienza: il personale è costretto a lavorare senza
telefono perché le linee sono state sospese per morosità, i sistemi
di allarme sono quasi sempre guasti, gli impianti di
climatizzazione sono inefficienti. E' evidente che lavorare in
queste condizioni significa esporre i lavoratori a gravi rischi sia
in termini di sicurezza sia in termini di tutela sanitaria;
visto che tale confusa realtà è ancora più evidente nella
vergognosa gestione del personale, dove l'assoluta mancanza di
regole ha portato ad una vera e propria creazione di dipendenti di
serie A e dipendenti di serie B;
preso atto che:
all'interno del CAS vi sono due realtà ben distinte e
sostanzialmente diverse nei trattamenti. Da un lato una ristretta
cerchia di personale stabile a tempo indeterminato, molti dei quali
provenienti da altre amministrazioni ed ivi distaccati, che, con
vari sistemi che puntano su straordinari spesso assolutamente
inutili, riescono ad avere buste paga che superano abbondantemente
i 5/6 mila euro mensili. In contrapposizione a questa 'casta' vi è
un gruppo di dipendenti a tempo indeterminato con contratto part
time che non riesce ad ottenere la modifica del proprio contratto a
full time (peraltro stabilito da una sentenza del giudice del
lavoro) ed un altro gruppo di lavoratori, circa 250 unità, che
fanno parte di una graduatoria cui il CAS attinge sia per le
assunzioni definitive sia per le assunzioni di personale con
contratti stagionali della durata di tre mesi, sempre e comunque
con la qualifica di agente tecnico esattore;
è da anni che questi precari, recentemente entrati in stato di
agitazione sindacale, vengono illusi da tutti i dirigenti del CAS
che si sono susseguiti negli anni, con aleatorie promesse di
stabilizzazione e/o fantomatiche assunzioni, in considerazione
anche dell'esperienza maturata in tanti anni di lavoro svolto;
tenuto conto che:
appare evidente che l'assoluta mancanza di un serio programma di
pianificazione del personale, che rifugga da clientelismi e
favoritismi vari, non permette a centinaia di lavoratori di potere
guardare al proprio futuro con ottimismo;
nello specifico, il CAS, quale ente pubblico economico, non può
autorizzare il distacco al suo interno di personale proveniente da
altre amministrazioni pubbliche. Ciò permetterebbe di riempire i
vuoti di organico prelevando personale dalla graduatoria dei
precari;
inoltre, la totale anarchia esistente nell'assegnazione di
straordinari porta a situazioni che rasentano l'incredibile:
personale che effettua turni anche di 20 ore pur di non permettere
al personale precario di essere chiamato al lavoro e a quello part
time di implementare le proprie misere ore lavorative;
atteso che tale indecente situazione sta portando l'intero CAS ad
un tracollo economico non indifferente, considerando le numerose
azioni legali intraprese da centinaia di lavoratori che, da anni,
si sentono più presi in giro che tutelati sul loro posto di lavoro;
per sapere:
quali iniziative intendano adottare per riportare l'ordine e la
legalità all'interno del Consorzio autostrade siciliane;
quali iniziative intendano adottare per consentire al personale
precario e part time attualmente in servizio presso il CAS di
regolarizzare la propria posizione lavorativa alfine di ridare
dignità a centinaia di giovani lavoratori». (2009)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
e l'identità siciliana, premesso che:
nel settembre 2009, fu inaugurato il castello-fortezza aragonese
presso l'isola di Capo Passero (SR), in seguito ai lavori di
consolidamento e di ristrutturazione;
tale monumento, nonostante i lavori ultimati, continua a rimanere
chiuso, ad oggi, senza custodi ed abbandonato a se stesso;
preso atto che:
prima dell'inaugurazione ufficiale, si avviò un periodo di
apertura, era l'estate del 2009, in cui circa tremila persone, in
poco più di un mese, si recarono sull'isola con l'obiettivo di
visitare la fortezza appena restaurata;
dopo la kermesse inaugurale sono calati il buio più totale e il
silenzio più assordante e il castello è finito inopinatamente nel
dimenticatoio;
nessuno ha saputo dare risposte alle centinaia di turisti che
hanno chiesto informazioni sulle modalità di recarsi alla fortezza,
costruita, come è noto, tra il 1606 e il 1611;
atteso che i lavori di restauro hanno richiesto un impegno
notevole di risorse pubbliche e che nessun programma di fruibilità
del luogo è mai stato attuato;
visto che:
l'Assessore regionale per i beni culturali ha investito denaro
pubblico per ristrutturare la fortezza aragonese, per acquistare
gli arredi e per realizzare un impianto fotovoltaico;
i vertici della soprintendenza hanno più volte sbandierato ai
quattro venti i dettagli degli interventi effettuati, ma oltre non
sono mai andati;
considerato che:
l'amministrazione comunale di Portopalo di Capo Passero più volte
ha manifestato l'interesse e l'intenzione di essere coinvolta
nell'apertura della fortezza per la rilevante ricaduta turistica
che tale evento potrebbe avere nella zona sud della provincia di
Siracusa;
sempre la suddetta amministrazione comunale ha evidenziato la
disponibilità a fornire il personale necessario a tale apertura;
rilevato che siamo a stagione estiva ormai inoltrata e che, di
conseguenza, solo adesso migliaia di visitatori potrebbero ammirare
e visitare la fortezza de qua agitur;
per sapere:
quali urgenti interventi vogliano porre in essere al fine di
evitare che un bene storico così rilevante, quale il castello-
fortezza di Capo Passero, continui a rimanere chiuso e privo di
qualsiasi programma di utilizzo;
se intendano stipulare una convenzione con il comune di Portopalo
di Capo Passero al fine di rendere fruibile il monumento
aragonese». (2012)
VINCIULLO - POGLIESE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che il dipartimento regionale dei lavori
pubblici, con propria nota prot. 6/E del 5 maggio 2009, ha
dichiarato decaduti i componenti del consiglio di amministrazione
dello I.A.C.P. di Siracusa. Nel contempo il presidente della
Regione ha nominato un commissario straordinario nelle more della
nomina del nuovo c.d.a.;
preso atto che la Regione ha provveduto anche a nominare i
revisori dei conti, eccetto quello indicato dalla provincia
regionale di Siracusa;
visto che:
la provincia regionale di Siracusa ha immediatamente attivato le
procedure consultive finalizzate alla designazione dei
rappresentanti di enti pubblici, delle associazioni sindacali e
della società civile che compongono il consiglio di amministrazione
dello I.A.C.P. di Siracusa, così come previsto dall'art. 4, comma
1, della l.r. 32 del 1994, che trasferisce alla provincia la
competenza di tutte le nomine, le designazioni e le revoche
attribuite dalla vigente legislazione nazionale o regionale;
tale procedura consultiva è stata regolarmente attivata dalla
provincia regionale di Siracusa e si è conclusa con la designazione
dei soggetti in questione indicati nei decreti presidenziali nn.
36, 37, 38 e 39 del 2 marzo 2010 e 50 dell'1 aprile 2011;
considerato che:
nonostante l'attivazione di una procedura complessa, come quella
consultiva attuata dalla provincia aretusea, che si è conclusa
regolarmente, e la designazione dei nuovi componenti del c.d.a. sia
avvenuta nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia,
alla data odierna la Giunta regionale non solo non ha nominato il
nuovo consiglio di amministrazione dello IACP di Siracusa, ma ha
ulteriormente prorogato il mandato del commissario straordinario;
tale prorogatio è, tra l'altro, in netto contrasto con il parere
n. 329.11.08, emesso dall'Ufficio legislativo e legale della
Regione, che stabilisce che 'il commissario straordinario viene
nominato fino alla ricostruzione degli organi ordinari di gestione
e comunque per un periodo non superiore alla durata di sei mesi';
per sapere quali siano i motivi ostativi alla nomina del nuovo
consiglio di amministrazione dello IACP di Siracusa e del revisore
dei conti di competenza dell'ente locale, alla luce dei decreti di
designazione nn. 36, 37, 38 e 39 del 2 marzo 2010 e 50 dell'1
aprile 2011 del presidente della provincia regionale di Siracusa».
(2013)
VINCIULLO - POGLIESE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le risorse
agricole ed alimentari e all'Assessore per l'economia, premesso
che:
in Sicilia migliaia di agricoltori non hanno ancora ricevuto le
indennità speciali di disoccupazione;
preso atto che questo disguido riguarda esclusivamente i
braccianti agricoli sprovvisti di conto corrente bancario o postale
a cui l'INPS deve quindi spedire via posta quanto spettante a mezzo
assegno circolare;
considerato che:
nonostante l'avvenuta spedizione da parte dell'INPS delle
raccomandate, nulla è ancora pervenuto ai legittimi fruitori delle
indennità e ciò è dovuto, a quanto pare, ad un gravissimo
disservizio da parte di POSTEL, società satellite di Poste
Italiane;
per citare un solo esempio emblematico, solo la sezione di Noto
conta ben 2600 braccianti, di cui mille di Avola, ancora in attesa
di riscuotere le indennità;
non meno drammatica è la situazione nella zona montana, nei comuni
dell'Hinterland della città capoluogo ed ancora più disastrosa è la
situazione nei comuni di lentini e Francofone;
tenuto conto che:
tra i braccianti di Avola risultano esserci ben 600 pratiche
bloccate per i disguidi sorti in merito alle fatture non emesse,
quindi alla mancata utilizzazione della partita IVA;
a tal proposito, è stato raggiunto un accordo a livello nazionale
che stabilisce l'erogazione delle indennità di disoccupazione per
coloro che non hanno utilizzato la partita IVA solo ad avvenuta
cancellazione della stessa partita IVA, mentre invece per coloro
che hanno emesso fatture, sarà diramata una circolare esplicativa
con la quale si chiarirà la procedura da seguire per ottenere i
sussidi di disoccupazione entro il 30 settembre prossimo;
considerato infine che appare evidente che la mancata riscossione
delle indennità di disoccupazione agricola mette in serie
difficoltà migliaia di lavoratori che, grazie a questi sussidi,
riescono a vivere sino all'inizio della prossima attività agricola;
per sapere quali iniziative intendano adottare presso i vertici
regionali di Poste Italiane al fine di risolvere questo incredibile
ritardo nella consegna delle raccomandate inviate dall'INPS ai
braccianti agricoli della provincia di Siracusa e quali iniziative
ritengano di adottare al fine di risolvere il problema legato alla
mancata utilizzazione della partita IVA». (2014)
VINCIULLO - POGLIESE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
alla data odierna, la Regione siciliana non ha ancora trasferito
agli enti locali le risorse della prima e seconda trimestralità
dell'anno in corso;
tali trasferimenti, di norma, avvengono entro e non oltre i mesi
di aprile e luglio;
preso atto che la mancata disponibilità di tali fondi mette in
grande difficoltà gli enti locali che già devono fronteggiare una
gravissima crisi di liquidità, spesso motivo di drastici tagli ai
servizi essenziali resi al cittadino;
considerato che la stessa Regione non ha ancora comunicato agli
enti locali l'entità dei tagli ai trasferimenti ordinari, causando,
di fatto, uno stato di assoluta incertezza e confusione che non
permette la programmazione dell'attività amministrativa e, cosa
ancora più grave, la stessa realizzazione dei bilanci comunali;
per sapere se non ritengano urgente, opportuno ed
improcrastinabile provvedere ai trasferimenti delle risorse della
prima e seconda trimestralità spettanti ai comuni siciliani,
specificando tra l'altro a quanto ammontano i tagli ai
trasferimenti ordinari, permettendo così agli stessi enti locali di
potere provvedere, con una certa sicurezza, alla pianificazione dei
propri interventi sul territorio». (2015)
POGLIESE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
il servizio veterinario dell'intera zona nord della provincia di
Siracusa viene normalmente svolto dall'ASP presso gli uffici di
Carlentini (SR);
tra i compiti del servizio veterinario vi è anche la vidimazione
del modello 4', il documento che autorizza la macellazione dei
capi di bestiame;
considerato che:
da qualche mese il veterinario preposto alla vidimazione dei
documenti autorizzativi alla macellazione è andato in pensione, con
il conseguente blocco di tutte le attività di macellazione in un
comprensorio molto esteso che comprende i comuni di lentini,
Carlentini e Francofone;
allo stato attuale, gli allevatori che intendono macellare i loro
animali devono recarsi con le loro mandrie presso gli uffici
veterinari di Augusta o Siracusa, ovviamente con abnormi costi di
trasporto del bestiame;
visto che:
questa situazione grottesca, quasi pirandelliana', non è più
sostenibile per tutti gli allevatori della zona nord della
provincia di Siracusa;
ad una crisi del settore ormai radicata nell'economia locale, non
si può aggiungere un ulteriore aggravio di spese solo perché
nessuno della ASP di Siracusa ha provveduto a conferire, ad altri
veterinari della zona, l'incarico di disimpegnare il servizio
legato alla macellazione degli animali;
preso atto che la soppressione del suddetto servizio che, è bene
ricordare, ha un'importanza vitale per la salute pubblica, visto
che controlla ed autorizza la macellazione della carne che poi
arriva sulle nostre tavole, avviene nel momento più delicato
dell'intero sistema di macellazione, cioè quando il servizio di
veterinari dell'ASP, con l'arrivo della stagione calda, aumenta
l'azione di controllo degli animali destinati appunto alla
macellazione;
per sapere quali iniziative intendano adottare per ripristinare il
servizio veterinario di Carlentini, in particolar modo quello
preposto alla vidimazione dei documenti per la macellazione
(modello 4), al fine di evitare ulteriori aggravi di spese per gli
allevatori di Lentini, carlentini e Francofone». (2016)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
lo stabilimento Fincantieri di Palermo non ha ottenuto la commessa
da 70 milioni di euro;
a casa della perdita della predetta commessa i lavoratori dello
stabilimento di Palermo in questi ultimi giorni hanno avviato una
serie di manifestazioni di protesta per chiedere la tutela dei
posti di lavoro;
i cantieri navali di Palermo hanno rappresentato una risorsa
economica e produttiva di rilevante importanza per il territorio
della città di Palermo e per l'intera Isola;
negli anni lo stabilimento di Palermo ha subìto una riduzione del
numero di personale che da 5 mila dipendenti è sceso a quello
attuale di 500;
considerato che:
la Regione siciliana ha avviato un piano di disinvestimenti da 65
milioni di euro per Fincantieri di Palermo;
purtroppo, lo stabilimento di Palermo continua a non ricevere
commesse;
ritenuto che occorre conoscere le determinazioni aziendali sia in
merito al mantenimento della struttura industriale sia in ordine ai
livelli occupazionali;
per sapere:
quali provvedimenti abbiano adottato o intendano adottare per
garantire il mantenimento dei livelli occupazionali dei dipendenti
di Fincantieri di Palermo;
la natura e il tipo di intervento finanziario della Regione in
favore dell'ammodernamento dello stabilimento Fincantieri di
Palermo;
i motivi che abbiano determinato la perdita delle commesse da 70
milioni di euro;
quale provvedimento verrà adottato dal Governo per evitare la
chiusura della struttura industriale e per evitare il licenziamento
dei dipendenti di Fincantieri di Palermo». (2017)
CAPUTO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il turismo, lo
sport e lo spettacolo, premesso che da un mese è partita la
stagione estiva e le manifestazioni legate al 'Circuito del Mito'
che, come tutti sappiamo, nasce da una bellissima idea del regista
Franco Zeffirelli legata alla riscoperta di luoghi toccati dal
fascino della mitologia, e quindi turisticamente facilmente
promuovibili ed esportabili, per creare ricchezza utilizzando la
prima forza della regione che è la valorizzazione dei beni
culturali;
considerato che leggiamo da organi di stampa e dal sito
dell'organizzazione che cura il 'Circuito del Mito' che, oltre ad
Acireale, Adrano, Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Canicattì,
Castelvetrano, Catania, Favignana, Giardini Naxos, Giarre, Ibla
Ispica, Marsala, Mazzarino, Messina, Milazzo, Mineo, Modica, Pace
del Mela, Palagonia, Palazzolo Acreide, Palermo, Palma di
Montechiaro, Partanna, Partinico, Piazza Armerina, Pietraperzia,
Racalmuto, Ramacca, Randazzo, Roccalumera, Salemi, Sambuca di
Sicilia, Santa Teresa di Riva, Santo Stefano di Camastra, Siracusa,
Termini Imerese, Torregrotta, Torrenova, Trapani, Tusa, Valderice,
Vittoria, considerate preminenti in quanto presenti nel sito del
circuito, comuni non tutti previsti nel calendario, altre cittadine
sono state 'scelte', mentre altri siti ancora che pure potrebbero
farne parte sono stati esclusi, si rileva che le location prescelte
per la stagione luglio - ottobre 2011 vedranno rappresentati, come
pubblicizzato, i circa 21 spettacoli acquistati (solo in provincia
di Messina 133 eventi in 37 comuni su 108 e non tutti presenti nel
circuito del mito);
ritenuto che la scelta di continuare ad investire in questo
importante strumento sia condivisibile nella misura in cui le
scelte siano 'utili' allo sviluppo economico dei territori, e
quindi abbiano un importante ritorno in termini di accrescimento
della domanda turistica;
valutato che, ad una prima analisi, la scelta di alcune location
ci sembra alquanto discutibile in quanto non finalizzata
all'obiettivo che si vuole raggiungere;
per sapere quali criteri siano stati adottati per la scelta delle
location nelle quali si terranno i vari spettacoli, quali costi si
siano sostenuti per essi, quante aziende di spettacolo, quali e
come siano state scelte, l'analisi preventiva, che si presume
esservi stata, sulle previsioni del ritorno degli investimenti in
termini di sviluppo e presenze turistiche in ogni comune
interessato con i relativi incrementi di posti letto». (2006)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
CORONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
presso il presidio ospedaliero di Messina si è verificato un
gravissimo episodio in danno di un paziente che presentava larve
al naso';
successivamente, in data 18 luglio 2011, avveniva il decesso del
predetto paziente;
sempre intorno alla metà del mese di luglio, presso l'ospedale dei
bambini di Palermo si è verificato un malfunzionamento degli
impianti dell'aria condizionata;
considerato che:
i predetti episodi rappresentano gravissimi casi di disservizio e
di inefficienza del servizio pubblico sanitario anche in termini di
igiene e sicurezza dei pazienti;
in questo modo vi è un pregiudizio alla salute dei pazienti e dei
cittadini;
ritenuto che la Regione deve tutelare e garantire il diritto alla
salute dei cittadini;
per sapere quali provvedimenti abbiano adottato per garantire i
livelli di igiene, sicurezza ed efficienza delle strutture
sanitarie siciliane;
quali provvedimenti abbiano adottato per verificare le cause che
hanno determinato i disservizi e il mancato rispetto delle
condizioni igienico-sanitarie delle strutture ospedaliere e quali
provvedimenti siano stati adottati per garantire e tutelare la
salute e l'incolumità dei cittadini e dei pazienti». (2018)
CAPUTO
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate
alle competenti Commissioni.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
BUZZANCA, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
l'avviso n. 29 del 22 dicembre 2010 del dipartimento regionale
dell'istruzione e della formazione professionale declara 'Direttive
per la programmazione e presentazione delle proposte formative' per
la formazione del piano regionale dell'offerta formativa (PROF)
2011;
nel citato avviso si fa riferimento alle attività formative per
operatori tecnici subacquei (OTS), prescrivendo esplicitamente che
le stesse 'si devono attenere alla direttiva 2005/36/CE secondo gli
standard dei programmi validati da I.D.S.A. (international diving
schools association) e H.S.E. (health and safety executive)';
con decreto assessoriale n. 1668 del 6 maggio 2011 è stato
adottato il P.R.O.F.;
nello stesso piano risulta inserito un corso per 'operatore
tecnico subacqueo bassi fondali' promosso dall'ente formativo
'ENFAP comitato regionale siciliano di Palermo';
considerato che:
il citato ente sembra non risultare in possesso dei requisiti
tecnici, logistici e di know how per ottemperare alle prescrizioni
e agli standard IDSA ed HSE;
il rispetto di tali standard - oltre che giuridicamente
obbligatorio in quanto esplicitamente prescritto dall'avviso
29/2010 - è fondamentale per assicurare la sicurezza per attività
altrimenti estremamente rischiose e con elevata frequenza di
incidenti, anche mortali;
a livello nazionale ed internazionale le aziende che impiegano
operatori del settore richiedono esclusivamente soggetti in
possesso di qualificazioni riconosciute dai citati IDSA ed HSE,
pertanto i corsi che non rispettino tali standard risultano del
tutto inutili ai fini dell'inserimento dei formati nel mercato del
lavoro;
per sapere:
se il citato ente risulti in possesso, per il corso di OTS bassi
fondali, dei requisiti prescritti dall'avviso 29/2010 e, in
particolare, se risulti accreditato presso l'IDSA e l'HSE;
quali iniziative intendano adottare laddove l'ente dovesse
risultare sprovvisto dei prescritti requisiti ed accertare e
sanzionare le eventuali responsabilità circa l'inserimento -
eventualmente illegittimo - del corso di cui in oggetto». (2010)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
LENTINI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
la legge regionale 12 agosto 1980, n. 88, e successive modifiche
ed integrazioni prevede, fra le forme di assistenza sanitaria
erogate dalla Regione, l'assegnazione di contributi per lo
svolgimento di cure climatiche in favore degli invalidi di guerra,
per servizio e categorie assimilate;
con decreto 21 dicembre 2004 dell'Assessore regionale per la
salute pro tempore è stato fissato l'importo del contributo
giornaliero per le cure climatiche, ritenendo altresì che
l'ammontare sarebbe stato rivalutato annualmente dalle aziende
sanitarie in ragione degli indici Istat;
a dispetto delle previsioni del sopra richiamato decreto alcune
aziende sanitarie - e in specie l'ASP di Catania - hanno proceduto
in maniera difforme, non aggiornando regolarmente gli importi e con
differenze fra i diversi distretti sanitari;
considerato che la situazione sopra prospettata segnala la
probabile illegittimità degli atti assunti da alcune aziende
sanitarie e determina un danno economico per coloro che
usufruiscono delle prestazioni, soggetti peraltro in condizione di
evidente svantaggio economico;
per sapere:
quali atti siano stati adottati per determinare gli importi, se le
aziende sanitarie abbiano rispettato le previsioni del decreto
assessoriale sopra richiamato e quali siano le cause delle anomalie
segnalate;
quali interventi intendano adottare per garantire la corretta
applicazione delle norme vigenti in materia di contributi per cure
climatiche». (2011)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
GIUFFRIDA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 286 «Interventi urgenti a sostegno dei livelli
occupazionali del Consorzio Cefalù 20 e per la realizzazione della
relativa infrastruttura ferroviaria», degli onorevoli Caputo,
Pogliese, Buzzanca, Falcone e Vinciullo, presentata il 19 luglio
2011;
numero 287 «Trasferimento alla Regione siciliana di tutti i beni
demaniali non più finalizzati alla 'difesa dello Stato'», degli
onorevoli Corona, Leontini, Limoli, Torregrossa, Cordaro, Bosco,
Pogliese, Mancuso, Scilla, Caputo, Incardona, D'Asero, Falcone,
Scoma, Leanza Edoardo, Buzzanca, Catalano, Campagna, Vinciullo e
Marinese, presentata il 20 luglio 2011.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Consorzio Cefalù 20, impegnato nell'esecuzione dei lavori del
raddoppio ferroviario del tratto Fiumetorto - Cefalù Ogliastrillo,
ha comunicato ai dipendenti che procederà ad una riduzione del
personale;
attualmente sono impegnati presso il predetto Consorzio 146 unità
lavorative di cui 131 operai e 15 impiegati;
considerato che la decisione della riduzione del personale è
pregiudizievole sia per i dipendenti sia per il completamento
dell'opera in quanto si determinerebbe il rischio di licenziamento
degli operai ed il blocco dell'esecuzione dei lavori;
ritenuto che:
la realizzazione del raddoppio ferroviario rappresenta la
realizzazione di un'importante infrastruttura per lo sviluppo
economico del territorio e del comprensorio delle Madonie;
occorre tutelare il mantenimento dei livelli occupazionali,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere ogni iniziativa ed attività diretta alla
realizzazione ed esecuzione dell'infrastruttura in premessa citata
ed a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali». (286)
CAPUTO-POGLIESE- BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con decreto del Presidente della Repubblica 1 dicembre 1961, n.
1825 'Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in
materia di demanio e patrimonio' (in Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana 8 giugno, 1962, n. 143), è stato regolamentato
il passaggio dei beni demaniali dallo Stato alla Regione siciliana,
D.P.R. del quale si riportano gli articoli da 1 a 4:
'Art. 1. - La Regione siciliana esercita nell'ambito del proprio
territorio, a norma degli articoli 20, 32 e 33 dello Statuto
approvato con il decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455,
convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, le
attribuzioni del Ministero delle finanze, relativamente ai beni ad
essa assegnati.
Art. 2. - Per l'esercizio delle attribuzioni di cui all'art. 1 la
Regione si avvale, finché non sarà diversamente provveduto, delle
Intendenze di finanza e degli altri Uffici dello Stato esistenti
nel territorio regionale.
Art. 3. - In attuazione dell'art. 32 dello Statuto della Regione
siciliana sono assegnati alla Regione i beni demaniali ivi
esistenti che non interessano la difesa dello Stato o servizi di
carattere nazionale o le grandi opere pubbliche indicate nell'art.
3 del decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 1950, n.
878.
Art. 4. - In attuazione dell'art. 33 dello Statuto della Regione
siciliana sono assegnati alla Regione i beni patrimoniali
disponibili ivi esistenti alla data di entrata in vigore dello
Statuto medesimo nonché quelli indisponibili ivi esistenti alla
stessa data e indicati nel secondo comma dell'articolo 33 dello
Statuto.';
considerato che l'articolo 3 esclude dal trasferimento i beni che
interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale
o le grandi opere pubbliche indicate nell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 30 luglio 1950, n. 878, (articolo
dapprima sostituito dall'art. 3 del DPR 1 luglio 1977, n. 683, ed
ulteriormente modificato dal decreto legislativo 2 agosto 2007, n.
140 e dal decreto legislativo 2 agosto 2010, n. 153);
considerato inoltre che, successivamente alla data di emanazione
del sopra citato decreto, lo Stato ha dismesso molti beni
precedentemente utilizzati per 'la difesa dello Stato' e che questi
ultimi non sono stati trasferiti alla Regione;
verificato che la Regione Valle d'Aosta ha sollevato innanzi alla
Corte costituzionale conflitto di attribuzione nei confronti dello
Stato in ordine all'avviso d'asta del 10 marzo 1991, con il quale
l'Intendenza di finanza di Aosta ha messo in vendita l'immobile
denominato 'ex Casermetta dei carabinieri', ridotto allo stato di
rudere e da ritenere trasferito, per esser venuta meno la sua
destinazione a un servizio di interesse nazionale, al demanio di
quella Regione ai sensi dell'art. 5 dello Statuto speciale della
Regione Valle D'Aosta e che, nel merito, il conflitto é stato
risolto in favore della Regione ricorrente;
verificato inoltre che:
la Corte costituzionale ha motivato la decisione con le seguenti
considerazioni:
'L'art. 5 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta (legge
costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4), prevede il trasferimento
ipso jure al demanio regionale dei beni del demanio dello Stato
'situati' nel territorio regionale, esclusi quelli che interessano
la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale'.
Nella specie non può dubitarsi che la causa di esclusione del
trasferimento - e cioé la cennata specifica destinazione (o
attitudine) del bene demaniale - sia cessata, quanto meno con la
messa in vendita, mediante l'atto impugnato, da parte della
pubblica Amministrazione, del bene stesso a privati.
Va dunque dichiarato che non spetta allo Stato porre in vendita a
privati, con l'impugnato avviso d'asta, l'immobile in questione,
appartenendo questo al demanio della Regione Valle d'Aosta'. Ed
emetteva la sentenza con la quale dichiarava che: 'non spetta allo
Stato porre in vendita con l'impugnato avviso d'asta 10 marzo 1991
l'immobile denominato 'ex Casermetta dei carabinieri', di
pertinenza del demanio della Regione Valle d'Aosta, e annulla, di
conseguenza, l'atto ora indicato';
ritenuto alla luce di quanto affermato dalla Corte costituzionale
nella sentenza a favore della Regione Valle D'Aosta e di
provvedimenti analoghi che hanno interessato altre Regioni, diventa
irrinunciabile attivare ogni misura per avviare in Commissione
paritetica Stato-Regione siciliana una trattativa finalizzata al
riconoscimento del diritto al trasferimento dei beni del demanio
militare non più utilizzati per 'la difesa dello Stato',
impegna il Governo della Regione
ad avviare, in seno alla Commissione paritetica Stato-Regione
siciliana, una trattativa finalizzata al riconoscimento del diritto
ai trasferimento di tutti i beni demaniali non più finalizzati alla
'difesa dello Stato': caserme, fari, carceri, tra cui vanno
segnalati i fari di Capo Milazzo, di Capo Molini ad Acireale, di
Punta-Libeccio a Favignana, di Punta Spadillo a Pantelleria e di
Capo Faro nell'isola di Salina , l'ex carcere militare di Palermo,
e tanti altri ancora». (287)
CORONA-LEONTINI-LIMOLI-TORREGROSSA-CORDARO-BOSCO-POGLIESE-MANCUSO-
SCILLA-CAPUTO-INCARDONA-D'ASERO-FALCONE- SCOMA-LEANZA E.- BUZZANCA-
CATALANO-CAMPAGNA-VINCIULLO-MARINESE
Avverto che le mozioni testé annunziate saranno demandate, a norma
dell'art. 153 del Regolamento interno, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari per la determinazione della
relativa data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Seguito della discussione del disegno di legge «Modifiche ed
integrazioni
alla legge regionale 1 settembre 1997, n. 33» (740/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
n. 7340/A «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 1
settembre 1997, n. 33», posto al numero 1).
Invito i componenti la III Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo che nella seduta n. 273 del 20 luglio 2011 era stato
approvato il passaggio all'esame degli articoli. Si passa,
pertanto, all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1.
Modifiche alla legge regionale 1 settembre
1997, n. 33.
1. Il comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale 1 settembre
1997, n. 33, è sostituito dal seguente:
3. Qualora l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale (I.S.P.R.A.) e il Comitato regionale faunistico-
venatorio verifichino l'inefficacia dei metodi di cui al comma 2,
l'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste, previo parere
del suddetto Istituto, può autorizzare piani di cattura o, per
imprescindibili esigenze sanitarie o di grave danno agli
ecosistemi, tale da comprometterne gli equilibri ecologici, o
all'agricoltura intesa come sistema produttivo, piani di
abbattimento selettivo e, comunque, senza l'uso di veleni'.
2. All'articolo 14 della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33,
sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
3. E' destinata a protezione della fauna selvatica una quota
compresa tra il 20 ed il 30 per cento del territorio agro-silvo-
pastorale di ciascuna provincia regionale, che comprende i
territori nei quali sia comunque vietata l'attività venatoria anche
per effetto di altre leggi e disposizioni. Nelle isole minori la
quota è determinata nella misura del 30 per cento del territorio
agro-silvo-pastorale, e va computata in ambito comunale.';
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
3 bis. L'Assessore regionale per le risorse agricole ed
alimentari, d'intesa con l'Assessore regionale per il territorio e
l'ambiente, previo parere della competente Commissione legislativa
dell'Assemblea regionale siciliana, emana un decreto con cui
definisce l'effettiva percentuale di territorio agro-silvo-
pastorale precluso all'attività venatoria entro i limiti di cui al
comma 3.'.
3. All'articolo 15, comma 1, della legge regionale 1 settembre
1997, n. 33, dopo le parole Giunta regionale' sono aggiunte le
seguenti parole: previo parere della Commissione legislativa
competente dell'Assemblea regionale siciliana'.
4. Al comma 2, lettera b), dell'articolo 29 della legge regionale
1 settembre 1997, n. 33, dopo la parola ambientaliste.' è aggiunto
il seguente periodo: Non si può svolgere la funzione di membro
effettivo per un numero di mandati superiore a due'.
5. All'articolo 35 della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33,
dopo le parole Enalcaccia è aggiunto il seguente periodo: E'
altresì riconosciuta quale associazione venatoria, faunistica e
ambientale l'Associazione C.P.A. siciliana (Caccia, Pesca e
Ambiente siciliana).'»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 1.1, 1.2, 1.3, 1.10 e subemendamento 1.3.1;
- dall'onorevole Musotto: 1.4;
- dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: 1.5, 1.6, 1.7;
- dagli onorevoli Adamo e Beninati: 1.8;
- dagli onorevoli Cappadona e Lo Giudice: 1.9.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, dato che l'intervento che vorrei
fare è parzialmente collegato con i due articoli successivi, le
sarei grato se potessi sforare di qualche minuto.
Il testo che è stato esitato dalla Commissione è un testo che, in
effetti - intanto devo ringraziare in premessa tutti i colleghi
parlamentari, essendo il testo di iniziativa parlamentare - serve
per tentare in maniera un po' tardiva - lo so benissimo che i
motivi sono tanti, ma ancora oggi il calendario venatorio non è
stato fatto - e con spirito costruttivo da parte di chi ha
presentato questo testo, di far sì che quest'anno si apra la
caccia. Questa è la premessa, perché non vorrei che ci si
confondesse: se oggi in quest'Aula si discute di caccia, non me ne
voglia il Governo, è per una iniziativa parlamentare di colleghi
che hanno condiviso con me di portare avanti questo testo.
Ciò premesso, assessore e signor Presidente, il Governo propone un
emendamento che certamente, secondo il punto di vista non mio
personale, ma di buona parte delle associazioni venatorie, anzi di
tutte le associazioni venatorie, e mi risulta anche degli
ambientalisti, desidera riformulare l'attività da svolgere sui
territori degli ambiti territoriali di caccia in maniera differente
da come fino ad ora in Sicilia ci si è comportati.
Nel passato noi abbiamo ritenuto di determinare una percentuale -
che, in molti casi, si è anche superata - per esercitare l'attività
venatoria nei territori agro-silvo-pastorali, e questa percentuale
era il 25 per cento: questa è la legge attuale. Poi questo 25 per
cento non fu chiarito bene e ci sono sentenze al riguardo, e si é
detto che era il minimo per cui, in teoria si potrebbe chiudere
tutto.
Lo spirito era un altro, comunque questo è il concetto.
Negli anni si è verificato che la percentuale del 25 per cento di
territorio dove non si può andare a caccia, non starò qua a
spiegare il perché, in buona parte di alcune province, in
particolare in quelle di Messina, Palermo e Catania, si è
abbondantemente, superata.
Noi sosteniamo - così come è nel testo esitato dalla Commissione -
di rivedere questo 25 per cento in linea con quanto previsto dalla
legge nazionale, secondo cui nel territorio agro-silvo-pastorale
per l'attività venatoria si può chiudere dal 20 al 30 per cento.
Questa è la norma nazionale, questo è quello che è stato scritto
in Commissione ed è nel testo.
Con l'emendamento 1.1 il Governo propone un'altra soluzione: il
territorio da precludere all'attività venatoria è il 20 per cento
in ambito regionale.
Io capisco che l'assessore possa prevedere con questa norma di
chiudere il 20 di meno; però, siccome la caccia è prevista per
ambiti territoriali sub provinciali, può accadere l'assurdo - come
in buona parte accade - che alcune province hanno il territorio
precluso addirittura oltre il 40 per cento, cito l'esempio della
provincia di Messina, e altre province che hanno il territorio
precluso dal 10 al 12 per cento, più o meno sono queste le
percentuali.
Siccome la norma nazionale prevede l'omogeneità dei territori per
andare in ambiti territoriali di caccia abbastanza simili, questo
meccanismo - siccome lei, assessore, lo intende in ambito regionale
- facendo la media lei risolve il suo problema, ma danneggia quelle
province che già hanno ampiamente superato il territorio entro cui
andare a caccia, perché si fa la media tra 40 e 10 viene 50 che,
diviso 2, fa 25, ed ecco che non funziona.
Invito quindi il Governo a ritirare l'emendamento. Poi ci sono
tante altre motivazioni che spingeranno il Governo a sostenerlo,
però, siccome dobbiamo rispettare le norme, io credo che questo
emendamento del Governo sia una forzatura istituzionale che non
rispetta l'omogeneità dei territori. Avrei capito se funzionasse
nel momento in cui in Sicilia ci fosse un ambito unico, per cui
tutti i cacciatori si muovono liberamente nel territorio. Ma
siccome l'ambito è nato proprio perché ogni cacciatore si deve
muovere nella zona di residenza - addirittura ci sono ambiti sub
provinciali - può accadere, come accadrà, che ci saranno province
all'interno dei propri ambiti, dove la gente non potrà più
esercitare questa attività o, comunque, se la esercita la
eserciterà in territori molto ristretti.
A questo punto ritengo ingiusto, oltre che scorretto, che si
applichi una norma che favorisce alcune province rispetto ad altre
che già hanno avuto il territorio precluso in maniera esorbitante.
Ribadisco quanto già detto in commissione, dove si era stabilito
di lasciare libertà all'assessore sul piano faunistico futuro, di
non lasciare il 25 secco, di fare - come previsto nella norma
nazionale - una percentuale che vada dal 20 al 30 di possibilità di
chiusura del territorio, così in quelle province dove oggi è sotto
il 20, serve un po' meno perché basta che arrivi al 20 per chiudere
e quindi è a posto, in quelle province dove è oltre il 30 non dove
arrivare al 25, basta che chiuda al 30.
Così sistemeremmo tutto, è più equilibrato, mi sembra più sensato
e omogeneo, come prescrive la legge nazionale; non so perché
dobbiamo andare avanti su una cosa che creerà sperequazioni fra una
provincia e un'altra. Aggiungo di più, basterebbe - mi dispiace che
i suoi esperti non le suggeriscano bene, assessore - se lei ha il
problema di chiudere delle aree in quelle province, fare con
decreti delle zone di ripopolamento e di cattura, in cui aumentare
la percentuale di territorio dove non si va a caccia e garantirebbe
il 20 per cento minimo, provincia per provincia.
Detto questo, non penso di aggiungere altro; sarà l'Aula a fare le
sue valutazioni.
Sul primo articolo e sul primo emendamento mi sentivo di dire
questo.
A mio avviso va mantenuto il testo della commissione e mi dispiace
per il parere che ritengo di dare sull'emendamento 1.1, a cui sono
contrario perché lo ritengo iniquo, disomogeneo e fuori dalla norma
che non prevede questo in quanto nella Regione, finora, ci siamo
mossi con ambiti provinciali e addirittura sub provinciali; oggi,
di colpo, inventiamo una norma che dice ambito regionale ,
totalmente sconnessa con il disegno di legge stesso.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottolineo subito la
necessità di anticipare il lavoro che è stato fatto sia in terza
Commissione sia fuori dalla terza Commissione, nell'approfondimento
complessivo soprattutto della giurisprudenza ormai ricca e
consolidata, perché c'è giurisprudenza dei TAR, quindi del giudice
amministrativo, non solo ovviamente siciliano, c'è giurisprudenza
del Consiglio di Stato, e, addirittura, se non erro, c'è un
pronunciamento della Corte costituzionale.
La materia è chiara, ed è tanto chiara che non c'è bisogno,
secondo me, che ci poniamo il problema di mettere a tutti i costi
la percentuale dal 20 al 30, come dice la legge 157, o richiamare
l'articolo della nostra 33 del 1997 che dice 25 per cento su scala
provinciale .
Perché? Io ci tento, non voglio assolutamente convincere nessuno,
non ho queste qualità.
A noi interessa oggi definire, rispetto ad un piano faunistico che
comunque deve essere un piano faunistico che, lo dico al Governo,
per operare in questa direzione deve raccogliere tutte le
osservazioni ragionevoli che sono state in parte già depositate e
che verranno depositate entro il 4 di agosto, perché guai a pensare
che poi alla fine quello è il vangelo e guai se qualcuno tentasse
di riscriverne magari una parte. Quindi penso che il Governo debba
assolutamente fare attenzione alle osservazioni presentate sia
dagli ambientalisti sia dalle associazioni venatorie.
Seconda questione. Sappiamo bene che nei vari territori vi sono
pure questioni di carattere formale, il famoso superamento del 30,
che non è il massimo, ma è un'indicazione di legge; su questo non
ci piove, il giudice si è più volte pronunciato, sia il giudice
delle leggi sia il Consiglio di Stato e così via, ma è una
indicazione di legge. Quindi, se oggi scriviamo il 20 su scala
regionale, credo che facciamo una cosa seria perché risolviamo
tutte le questioni.
Resta aperta secondo me - e su questo chiedo al Governo di
riflettere in questi minuti perché mi pare che qualcosa in questa
direzione era già pronta - la questione delle isole minori, non
solo di alcune province. Sulle isole minori è evidente che bisogna
capire, anche da questo punto di vista, in che misura, sulle
questioni legate a come la normativa comunitaria disciplina ZPS e
SIC, con grande intelligenza e con grande senso del ruolo che si
svolge come permettere lì un'attività venatoria nel rispetto delle
norme e col concetto della licenza, non della concessione. Lo Stato
rilascia la licenza per l'esercizio venatorio. Quindi, da questo
punto di vista, nel pieno rispetto delle norme e interpretandole
per come è giusto e applicandole, riusciamo ad uscire veramente,
questa volta indenni, da questioni che possono riguardare eccezioni
di costituzionalità.
Quindi io sono per il 20, lo dico al collega Beninati che sa
quanto in queste ore ci siamo confrontati costruttivamente e
positivamente, e sono convinto che questa è una norma che darà
finalmente nella nostra regione la possibilità, negli anni a
venire, di esercitare l'attività venatoria senza alcun problema.
Dove c'è la percentuale cosiddetta alta, che comprende tutto quel
che sappiamo, rispetto alla questione del territorio agro-silvo-
pastorale, che è la vera questione nel momento in cui incrocia
parchi, riserve, e tutto ciò che è stato sottoposto a specifici
interventi normativi, in quelle realtà è evidente che con un atto
di indirizzo preciso il Governo debba prendere l'impegno ad operare
nel rispetto della normativa comunitaria e non solo, sulle ZPS e
SIC con la valutazione di incidenza, per fare in modo che si vada a
compensare. Perchè è vero che il famoso 30 non è il massimo, ma è
pur vero che una compensazione rispetto agli altri territori mi
pare assolutamente ragionevole e va fatta.
Facciamo l'atto di indirizzo, facciamo quello che è giusto fare
affinché il Governo operi in questa direzione.
L'ulteriore novità è l'inserimento dei buffer nel calcolo per
quanto concerne l'agro-silvo-pastorale. I buffer sono, ovviamente,
quelle indicazioni, anche con norme di pubblica sicurezza, che
vietano l'attività venatoria attorno agli edifici, che una volta si
dicevamo solo rurali.
Ora sappiamo che in campagna, spesso e volentieri, diventa
villeggiatura e attorno a questi edifici - a prescindere se sono
per la conduzione del fondo, e ho qualche dubbio che siano tutti
per la conduzione del fondo - ci sono i famosi cento metri, questi
buffer, tutti questi ettari sono stati inseriti nel conteggio
dell'agro-silvo-pastorale. E mi pare che la percentuale che esce
fuori ci mette al sicuro perché è attorno al 25 per cento, quindi
siamo dentro lo spirito sia della legge regionale sia della legge
nazionale. Di fatto, definendo finalmente il piano faunistico,
permettendo la vigenza del vecchio piano esclusivamente per
chiudere il procedimento amministrativo del nuovo, io penso che
mettiamo al sicuro la stagione venatoria, non scomodiamo aspetti di
carattere ambientale e sensibilità che dobbiamo rispettare e di cui
tutti, per giunta, siamo portatori - non mi pare che ci possano
essere in questo senso maestri - e facciamo una norma che permette
di esercitare, da parte dei cacciatori siciliani, l'attività
venatoria nell'anno che stiamo affrontando.
Per quanto concerne i tempi, io sono convinto che il calendario
venatorio, appena approvata la legge, debba essere fatto
immediatamente, nella vigenza del vecchio piano, perché risponde a
profili di costituzionalità, e quindi si può fare subito il piano.
Fatto questo, per giunta rispetteremmo i tempi per il rilascio dei
tesserini con il calendario venatorio che verrà distribuito comune
per comune, dando risposta a migliaia di utenti che aspettano di
sapere se quest'anno saranno soggetti a continue interruzioni
dell'attività venatoria perché in attesa del pronunciamento del
giudice amministrativo.
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, dopo i
colleghi Beninati ed Oddo che sono intervenuti anche nella qualità
di cacciatori, intervengo come parlamentare regionale, da non
cacciatore, per esprimere una serie di considerazioni che ritengo
utili al dibattito di questa sera e all'esigenza di dare finalmente
alla Sicilia una regolamentazione dei diritti e dei doveri dei
cacciatori siciliani, che certamente vanno rispettati.
Io penso di essere, oltre che un parlamentare, un cittadino che
ama la natura e ama il proprio ambiente e, quindi, in questa
circostanza esprimo una valutazione che ritengo sia importante per
il Governo regionale che, spesso, ha difficoltà ad ascoltare e
quando non riesce ad ascoltare non fa scelte che possono essere
condivise o apprezzate dalla maggioranza dei siciliani.
Assessore, l'anno scorso io ho presentato una interrogazione sul
calendario venatorio 2010-2011 e avevo suggerito di dare finalmente
alla Sicilia una legge che potesse regolamentare il settore e
recepire le normative nazionali e, soprattutto, le direttive
europee.
Veda, assessore, nel nostro territorio la possibilità di
esercitare l'attività venatoria produce effetti economici
importantissimi per la Sicilia, che è una delle regioni che, sotto
il profilo ambientale e paesaggistico, ma soprattutto sotto il
profilo culturale e turistico, può richiamare tantissima gente in
un periodo in cui i flussi turistici diminuiscono.
L'effetto indotto della caccia può essere utile all'economia della
nostra Regione.
Basti pensare non solo agli interessi delle aziende che producono
armi, ma a tutte quelle aziende che producono articoli sportivi,
alle aziende del settore della ristorazione e dell'accoglienza, a
tutti gli agriturismo che nel periodo autunnale e invernale possono
continuare a svolgere la loro attività con grande attenzione al
fenomeno della caccia, che è importantissimo.
Tantissimi siciliani negli anni, negli ultimi anni, sono stati
costretti, per esercitare l'attività venatoria, ad andare fuori
dall'Isola, nell'alta Italia, ma soprattutto all'estero. C'è la
migrazione, perché purtroppo in Sicilia i calendari venatori non
vengono fatti per periodi lunghi, si sono fatti di anno in anno,
mentre dovrebbero essere fatti con valenza almeno triennale, perché
questo può dare la possibilità a tanta gente di programmare la
propria attività.
Se ciò non è stato fatto dal Governo, e poteva essere fatto in
questi ultimi anni, è stato fatto con una proposta di legge di
iniziativa parlamentare e io sono tra quelli che hanno firmato
questo disegno di legge perché ritengo che nella nostra regione
dobbiamo fare chiarezza e dire una parola chiara a tanta gente che
vuole esercitare il proprio diritto, contemperando le esigenze
ambientalistiche e quelle della salvaguardia dell'ecosistema
regionale.
Assessore, è impensabile che nella nostra regione oggi ci siano
altissime percentuali di territorio in cui non è possibile
esercitare l'attività venatoria, mi riferisco ai quattro parchi
siciliani, alle settantasei riserve, a tutto il demanio forestale e
agli ettari di terreno dove oggi non è possibile cacciare. Se non
riusciamo a regolamentare questo, faremo un danno al nostro erario:
decine di milioni di euro non vengono spesi per rinnovare la
autorizzazioni, al di là del fatto economico cui facevo
riferimento. Tenga presente, Assessore, che negli ultimi cinque
anni il 50 per cento dei cacciatori siciliani non ha rinnovato le
licenze perché non potevano essere succubi delle decisioni di
giudici amministrativi che ogni volta annullavano i calendari
venatori fatti dalla sua burocrazia, dai suoi uffici. Uffici che
non sono all'altezza del compito perché, nel momento in cui fanno
un calendario che poi viene impugnato dal giudice amministrativo,
significa che qualcosa non funziona.
Ribadisco che per la Sicilia questa legge è importante dal punto
di vista economico, sociale, sportivo, e soprattutto per dare
finalmente risposte certe a chi vuole esercitare i propri diritti e
anche rispettare i propri doveri.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
questo dibattito debba essere condotto nella maniera più serena
perché si affronta un problema che poi potrà produrre benefici o
danni enormi, anche nella consapevolezza che dobbiamo fare le leggi
se non nell'interesse di tutti almeno di molti, e certamente non di
qualcuno soltanto.
Qualcuno, addirittura, nel corso degli incontri che abbiamo avuto,
facendo riferimento alla sentenza della Consulta, parla di una
svista del giudice delle leggi.
In modo molto chiaro, le ricordo, Assessore, che siamo al 26 di
luglio e se non fosse nato un percorso da parte della Commissione
di merito probabilmente qui non avremmo avuto neanche un testo sul
quale confrontarci e sul quale cercare di dare una risposta
normativa, perché addirittura l'onorevole Oddo ci dice procediamo
in una certa direzione, salvo a fare poi un atto di indirizzo .
Ma noi qui siamo per normare, caro Assessore e caro Presidente,
dobbiamo normare e dobbiamo farlo nella maniera più serena
possibile e in aderenza a quello che è il dettato normativo.
Non si può disconoscere che esistono esigenze diverse, provincia
per provincia e che la legge dice che la comparazione avviene per
aree omogenee, perché si verificherebbe l'assurdo, se seguissimo
questo ragionamento, che in alcune province vi è una limitazione
pari a zero e in altre una limitazione pari al cinquanta, o forse
anche di più.
Assessore, questo non mi pare che sia nelle sue intenzioni a meno
che non stiamo approfondendo il significato dell'emendamento che
propone il Governo e a meno che non vogliamo affrontare in maniera
superficiale il problema della caccia.
Si può essere favorevoli, si può essere contrari, ma - come dicevo
poc'anzi - noi dobbiamo tentare di fare leggi che non siano di
qualcuno, ma comunque che siano di molti, se non di tutti.
Approfondiamo questo ragionamento. Siamo al 26 di luglio e, per
colpa del Governo certamente, non abbiamo potuto rispettare le date
che erano fissate e che sono ben fissate. Ora vogliamo pure
stravolgere il sistema e dare ai siciliani una norma che è
fortemente ingiusta e non rispetta il principio sostanziale della
perequazione.
Assessore, poiché questa norma deve essere consegnata ai siciliani
e, come lei ha visto, il dibattito è molto articolato, molto
frizzante, probabilmente allungheremo molto i tempi, lei ha
un'autostrada che può seguire in questo momento, che è quella che
deriva dal vecchio piano.
Noi dobbiamo agire in maniera molto serena e molto consapevole del
ritardo che, colpevolmente, abbiamo accumulato e dare oggi qui, nel
più breve tempo possibile, una risposta ad un mondo che, come
diceva l'onorevole Corona, è un mondo che produce un'economia
importante.
E' un mondo sul quale, magari, esistono dei pregiudizi che vanno
sfatati, perché bisogna giudicare secondo giudizio e non secondo
preconcetti; tuttavia abbiamo l'obbligo di dire finalmente chiaro e
tondo che siamo in forte ritardo e che non possiamo licenziare una
norma che non faccia l'interesse di tutti. Abbiamo la possibilità
di andare avanti serenamente, rispettando i giudici e le leggi, e
nel rispetto di tutti non possiamo allargare ed allungare come
vogliamo i pronunciamenti della Consulta. Lavoriamo con serenità.
Pertanto io la invito, assessore, al di là di questo emendamento, a
seguire le indicazioni che vengono dalla commissione di merito,
luogo deputato ad approfondire i problemi e dove nascono le
soluzioni che, poi, diventeranno disposizione di legge.
Questo è il nostro compito, questo è il compito che il Governo
deve darsi per supportare l'iniziativa del Parlamento e non per
andare in contrasto alle iniziative parlamentari.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, io
intervengo per dichiarare innanzitutto che ritenevo più conducente
la prima formulazione dell'articolo 1 perché credo che sia troppo
evidente e risalti ormai, in maniera a mio avviso impropria, un
indirizzo assolutamente contrario, così come alla pesca, alla
caccia. L'indirizzo, mi sembra, parte da Bruxelles, ne siamo
consapevoli. Però, nella disponibilità normativa che è ancora ampia
e che rimane ai parlamenti nazionali e ai consigli regionali,
sicuramente noi facciamo a gara per raccogliere in pieno gli inviti
europei e comunitari volendo necessariamente ostacolare, da un
canto, la pesca che, nel nostro caso, per la Regione siciliana,
capite bene quanto sia importante, non fosse altro che per un fatto
di identità e geografico e, per altro verso, per quanto riguarda la
caccia, benché consacrata anche nella nostra Carta costituzionale,
ci sforziamo, al di là della prima formulazione tutto sommato
accettata anche dagli ambienti venatori, perché l'averla
determinata in un ambito come era quello dal 20 al 30 per cento
aveva un senso. All'interno di quella già si doveva computare tutta
la quota del territorio che era già non più utilizzabile ai fini
SIC perché ZTS , perché andava già computata ad un indirizzo di
buon senso, se vogliamo necessariamente dare questa riserva, questa
protezione necessaria alla fauna selvatica, si cambia assolutamente
e si dice non più l'ambito di ciascuna provincia regionale ma
ambito regionale , non più computando quelle ma stralciando le
aree dove già vi sono i divieti connessi alle zone SIC, alle zone
di particolare pregio e, quindi, conseguentemente vietate all'uso
venatorio, alla fruizione venatoria .
Si cambia, ripeto, e queste vengono stralciate. Perché? Mi
spiegate qual è l'utilità?
Veramente vogliamo considerare tutto questo garanzia di qualcosa,
assessore?
Io credo che la prima formulazione sia la più aderente. Credo che
- mi sia permesso, magari per un attimo, un volo pindarico - alla
stessa maniera di come oggi c'è troppa antipolitica e qualunque
cosa che viene accostata alla politica é necessariamente
considerata non con disattenzione ma con disprezzo, alla stessa
maniera da parte nostra un eccesso di attenzione, tra virgolette,
nei confronti di alcuni settori, di alcuni ambienti, di alcune, tra
virgolette, sensibilità cosiddette ambientaliste, quando sono
eccessive, come penso che siano nella fattispecie, anche queste
sono fuorvianti.
Ogni eccesso è negativo. Credo che la prima formulazione sia
assolutamente più conducente.
Pertanto, voterò contro questo emendamento che la modifica
stravolgendola, peraltro senza alcuna spiegazione, perché -
ribadisco - la doppia lettura dal 20 al 30 al solo 20, e in un
primo caso con il computo dei terreni già oggetto di divieto, e in
questo caso invece stralciati da questa percentuale, la ritengo una
penalizzazione priva di concrete conseguenze positive per tutti,
nell'equilibrio complessivo. Perché poi si fa questa legge?
Diciamolo chiaramente.
Al di là dell'indirizzo nazionale, il comma 1 dell'articolo 1 cosa
dice?
Guardate che, al di là della fauna, al di là del volere o non
volere la caccia, vi è a volte la presenza di animali che, se non
vengono catturati, creano problemi al sistema.
E' quel che avviene nelle isole minori che, in questo caso, non
sono neanche computate, sono stralciate modificando, anche in
questo caso, la versione originaria del testo. E perché?
Perché la caccia da un lato è vietata, dall'altro poi è necessaria
quando c'è un eccesso di conigli o di cinghiali, come avviene, come
c'è, e quindi si crea un problema al sistema, al sistema nel senso
della produzione agricola, delle conseguenze per il territorio e le
attività.
Assessore, la invito a ritirare questo emendamento che stravolge,
non è un piccolo emendamento in cui eventualmente si precisa. Qui
si stravolge completamente, in maniera tripla ribadisco, sia nella
percentuale dell'ambito sia nell'esclusione delle isole minori. La
invito a ritirare questo emendamento che stravolge il testo il
quale, viceversa, credo sia assolutamente accettabile,
condivisibile dalle associazioni venatorie e, complessivamente,
dall'Aula.
Mi riservo altri interventi, per non approfittare del tempo, nella
sollecitazione ovvia del calendario venatorio, sul quale poi mi
permetterò di fare qualche inciso nel corso della discussione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Caputo, presidente
della Commissione e relatore.
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, assessori, stiamo affrontando un
argomento di indubbio interesse e invito il Governo ad una profonda
riflessione, proprio per evitare di sommare ritardi
all'approvazione di questa legge, che avrebbero come unico
risultato quello di compromettere l'inizio dell'esercizio
dell'attività venatoria, ossia della caccia.
La Commissione parlamentare Attività produttive', della quale mi
onoro di essere presidente, assieme ad altri deputati si è fatta
portavoce di un malessere diffuso e di un senso di preoccupazione
da parte dei cacciatori e delle loro associazioni che, nel silenzio
totale del Governo, temevano quello che rischia di accadere,
onorevole Beninati, cioè che quest'anno la caccia possa non
iniziare.
Allora, abbiamo voluto fortemente un disegno di legge, che ha
visto la collaborazione presente e assidua del Governo in
Commissione, il quale ha lavorato fianco a fianco per esitare un
testo che sia il più esaustivo possibile e che dia ai cacciatori la
possibilità di iniziare la loro attività sportiva, dilettantistica
ma anche culturale.
Voglio solo ricordare che i cacciatori, oggi, contribuiscono
attivamente al bilancio regionale con le loro tasse, che assommano
a circa 7-8 milioni di euro o forse più. E noi, per tutta risposta,
signor Presidente dell'Assemblea e assessore per le risorse
agricole, proponiamo un dibattito che, pur affrontando temi
importanti, rischia di vanificare il percorso e il lavoro fatto
fino ad oggi dalla Commissione. Invito, quindi, il Governo a
modulare la sua attività per consentire l'approvazione del testo,
così come è stato approvato in commissione, e di consentire una
veloce, ma allo stesso tempo ampia discussione, e di guardare oggi
alle centinaia di migliaia di cacciatori che aspettano una risposta
dal Governo e dal Parlamento di questa Regione.
Noi ci siamo fatti carico, abbiamo fatto un buon lavoro, ne
rivendichiamo i meriti, siamo pronti ad accogliere gli interventi
migliorativi del Parlamento.
Assessore, non vanifichi un lavoro che l'ha vista partecipe e
protagonista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa materia,
al di là dei desiderata di ognuno di noi, deve fare i conti con il
percorso giurisprudenziale che è maturato nel corso degli anni e
che obbliga tutti noi ad uscire da una sorta di appello a chi è più
affezionato ad uno dei settori in campo, chi è più filo-cacciatore,
chi è più filo-ambientalista.
Una classe politica responsabile ha il dovere di essere
equilibrata e di costruire un equilibrio compatibile con
l'ambiente, ma nello stesso tempo deve garantire l'esercizio di una
pratica che esiste da quando esiste l'uomo.
Al di là di tutte le affermazioni di principio, dobbiamo vedere
qui e ora quello che è possibile fare in una materia sulla quale,
ripeto, nel corso degli anni la giurisprudenza ha esercitato non
poche modifiche sostanziali, ma soprattutto ha reso incerto e
rischiava di rendere incerto anche quest'anno l'inizio
dell'attività venatoria, visto che il nuovo piano faunistico-
venatorio è in corso di pubblicazione e i termini per presentare e
consentire la valutazione d'incidenza scadono il 4 agosto.
La scelta era quella di fare una legge, anche se personalmente ho
avuto sempre qualche dubbio sul fatto che bisognava fare una legge.
Purtroppo, in questa Regione siamo abituati ad amministrare per
legge, spesso si amministra solo con l'esercizio della legge, ci si
sottrae molto spesso alla responsabilità di amministrare in forza
di atti amministrativi.
Visto che eravamo in una situazione particolare, transitoria, a
mio avviso potevano essere esercitati i poteri di proroga, fermi
restando i limiti dei vincoli sovrapposti dalle sentenze del TAR.
Gli emendamenti del Governo, anche qui al di là di tutti i
desiderata di ognuno di noi - il 25 per cento per provincia o il 20
per cento regionale - sono, a mio parere, un punto di equilibrio
accettabile tra gli interessi del territorio, gli interessi di
un'area di protezione che tenga conto dei limiti previsti dalla
legge e dai vincoli che sono sovrapposti da norme nazionali e
comunitarie, e al tempo stesso uniformino il territorio regionale
anche con quei meccanismi di riequilibrio che, se si costruiscono
semplicemente su base provinciale, diventa complicato riuscire a
realizzare.
E' inutile fare demagogia, tanto più che se c'è una realtà che si
mette in movimento é la realtà dei cacciatori, i quali quando vanno
a caccia non stabiliscono i confini della provincia, stabiliscono
la dimensione della Regione come una dimensione da visitare, da
conoscere.
Detto questo, credo che l'equilibrio proposto negli emendamenti
del Governo consenta di farci uscire da una situazione di
incertezza, di far partire l'anno venatorio, di vincolare e di
garantire il più possibile le zone protette secondo la legge,
nell'attesa che parta il nuovo piano faunistico venatorio che,
speriamo, possa essere un ulteriore elemento di certezza sia per il
territorio, per chi vuole rispettare innanzitutto l'ambiente, sia
per i cacciatori che avranno certezza di diritto sulle zone dove
poter esercitare la loro attività.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi voglio rivolgere
al Governo per ricordare che su questo disegno di legge abbiamo
lavorato per più di un mese in III Commissione con l'assessore
D'Antrassi, facendo pure numerose audizioni e, alla fine, abbiamo
esitato un disegno di legge che in un certo senso viene condiviso e
sottoposto all'esame dell'Aula proprio per permettere, anche per la
stagione in corso, l'esercizio della caccia. E' un disegno di
legge, chiamiamolo così, emergenziale perché il piano faunistico
venatorio deve essere ancora approvato.
Oggi, però, il Governo porta in Aula due emendamenti che
stravolgono il lavoro che abbiamo fatto in Commissione, e questo
non mi sembra un atteggiamento assolutamente corretto né rispettoso
nei confronti della Commissione parlamentare.
Noi, di fatto, abbiamo lavorato proprio sulla percentuale di
protezione e, dopo animate discussioni, dopo un lavoro molto
attento, si è stabilito di mantenerla su un ragionamento
provinciale perché così comunque è il riferimento della normativa
nazionale. Adesso spunta un emendamento che stravolge riducendo la
percentuale al 20 per cento su scala regionale.
Altro tema importante, fondamentale - perché per il resto è solo
una norma transitoria che consente di far cacciare in attesa che
venga approvato il piano faunistico venatorio - è la possibilità
che l'assessore ha di avallare i piani di cattura, rispetto a
problematiche importanti che riguardano le isole minori, anche
sotto l'aspetto economico.
Qui siamo sempre alle solite Un Governo che predica in una
maniera e poi agisce in modo completamente opposto, non avendo
rispetto per il lavoro delle Commissioni parlamentari che non sono
composte da soggetti che si improvvisano un ruolo che non è
proprio, ma rappresentano partiti politici che hanno un
collegamento con il territorio, e rispetto a questo disegno di
legge sono stati presi impegni da parte di tutti.
Incanalare oggi questo ragionamento comporterà come conseguenza
che neanche noi voteremo questo disegno di legge rischiando
realisticamente di non fare partire la stagione venatoria 2011.
Assessore, abbia un gesto di riflessione assoluta, comprenda che
bisogna lavorare di concerto con la Commissione parlamentare di
merito quando si fanno i disegni di legge, e ritorniamo al testo
originale che è stato votato dalla politica che deve assumersi
delle responsabilità nei confronti, in questo caso, dei cacciatori,
delle associazioni venatorie e di tutti quelli che operano nel
mondo della caccia.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli deputati, da coloro che hanno parlato fino a
questo momento è apparso evidente che l'emendamento governativo
relativo al comma 2 dell'articolo 1 è al centro della discussione.
Questo emendamento propone il cambio della quota minima
provinciale del 25 per cento attuale, garantito dalla legge 33,
alla quota del 20 per cento minimo regionale.
Ai fini di una pianificazione faunistico-venatoria sostenibile,
finalizzata a garantire una corretta tutela e gestione della fauna
e una razionale regolamentazione del prelievo, la legge regionale
157 dell'11 febbraio 1992 Norme per la protezione della fauna
selvatica e per il prelievo venatorio ha indicato la quota dal 20
al 30 per cento, come giustamente ricordato, del territorio agro-
silvo-pastorale che le regioni devono destinare alla produzione
della fauna selvatica.
Recependo la legge-quadro, la Regione siciliana, con l'articolo 4,
comma 3, della legge regionale 33 più volte citata, ha individuato
questa protezione al 25 per cento su base provinciale ma, a
differenza di quanto indicato dalla legge nazionale, ha ritenuto di
applicare una protezione provinciale. Questa decisione, già allora,
si basava sulla convinzione che queste quote di territorio precluso
alla caccia dovessero essere distribuite equamente fra le province.
Quindi, bene fa l'onorevole Beninati a ricordare la genesi di
questa legge che era nella sua ratio una legge giusta.
Tale calcolo, a livello provinciale, non si può dire oggi che
soddisfi queste esigenze, tant'è vero che, da un conteggio
effettuato dall'Amministrazione, ben sei province su nove non
raggiungono la quota minima. Ai fini di una corretta gestione della
tutela regionale, la scelta di destinare equamente tra province la
percentuale di territorio protetto avrebbe avuto un senso - diciamo
così - se la Sicilia si presentasse come un territorio omogeneo.
Però, un esempio per tutti, nella provincia di Messina - che di
nuovo l'onorevole Beninati giustamente ricordava - e nella
provincia di Catania insieme, dove insistono il Parco delle
Madonie, il Parco dei Nebrodi, il Parco dell'Alcantara, il Parco
dell'Etna e dove si può notare come queste aree protette siano
tutte concentrate nella porzione nord-occidentale dell'Isola,
perché in questi habitat si riscontrano particolari condizioni ed
eco-sistemi di elevato pregio naturalistico che non si ritrovano in
altre parti dell'Isola, in tali condizioni ovviamente questi
vincoli non possono essere e non saranno mai eliminati per legge.
L'applicazione di una politica di frammentazione a livello
provinciale delle aree protette avrebbe avuto effetti dannosi nelle
finalità di tutela delle aree siciliane di parco se non fossero
intervenute numerosi e recenti sentenze di TAR, Consiglio di
Giustizia Amministrativa e Consiglio di Stato, che hanno ritenuto
di interpretare come il valore percentuale previsto dalle regioni a
tutela della fauna deve intendersi minimo e, pertanto, essendo
ritenuta prevalente la tutela dell'ambiente, tale quota percentuale
può oltrepassare il 25 per cento previsto dalla nostra normativa
regionale.
Quindi, l'attuale normativa prevede un 25 per cento che,
ovviamente, per lo spirito della legge nazionale 157 non può essere
la massima.
Alla luce di questa interpretazione, in alcune province della
Sicilia dove la somma delle superfici di tutte le aree ritenute di
interesse naturalistico - parchi, riserve naturali, demani
forestali, oasi di posizione, siti Natura 2000 - non raggiungono
la prevista quota di protezione del 25 per cento, gli uffici
dell'Amministrazione regionale, pur di rispettare quanto imposto
dall'attuale normativa regionale, si vedrebbero costretti ad
individuare in ogni provincia ulteriori superfici da proteggere, a
questo punto di basso profilo naturalistico, sottraendolo
immotivatamente al territorio destinabile al prelievo venatorio.
Diversamente, in quelle in cui la percentuale del 25 per cento
viene superata, non sarà possibile l'esercizio venatorio nella
parte eccedente al 25 per cento, come accade attualmente nella
provincia di Messina e in numerose isole minori.
Portare a livello regionale, pertanto, in linea con quanto
previsto dalla legge nazionale, la quota percentuale di territorio
protetto, consente di svolgere una pianificazione territoriale che
va, da una parte, verso una scelta razionale del territorio da
destinare alla conservazione della natura e, dall'altra, verso i
legittimi interessi del mondo venatorio potendo utilizzare, anche
in previsione di nuove istituzioni di parchi e riserve, la
percentuale di territorio protetto che in alcune province eccede il
25 per cento, che non è svincolabile dalla protezione a
compensazione dell'insufficiente percentuale di territorio protetto
riscontrata in altre province.
Una cosa importante che il Governo ha cercato di implementare con
questa norma è che la legge 33, come d'altra parte la legge
nazionale 157, demanda a coloro che operano nel prelievo venatorio,
quindi ai cacciatori, agli ambientalisti e all'amministrazione, la
formulazione dei piani e dei calendari venatori. Il problema che ci
siamo posti è quello di non eccedere nella regolamentazione
legislativa, diciamo così, per creare vincoli che poi, alla fine,
riescono a danneggiare l'intento di costruire dei buoni calendari e
dei buoni piani.
Non è necessario, in qualche maniera, regolamentare tutto, creare
una legge regionale che riesca a rappresentare i diritti di tutti.
L'importante è che questa legge sia una casa comune, perché
l'attività venatoria, il prelievo su questo bene indisponibile che
è la fauna, debba avvenire in maniera concertata fra le parti più
vicine al territorio.
La proposta dell'Amministrazione passa a tale proposito anche
attraverso una revisione del calcolo delle quote - come è stato
detto da diversi relatori - che, una volta stabilito che la quota
di protezione verrà a fare capo al 20 per cento regionale, si potrà
mettere mano, e l'Amministrazione lo ha già fatto con una proposta
metodologica per il piano faunistico-venatorio 2011-2016, perché
abbiamo introdotto tutte quelle aree che non erano presenti nel
piano elaborato e in scadenza nel 2011, che non prendeva in
considerazione ferrovie e strade, per una larghezza di 50 metri per
le autostrade, per una larghezza di 15 metri per le strade statali,
per una larghezza da 8 metri per le strade provinciali e per una
larghezza di 5 metri per le altre stradi rimanenti - questo
territorio può essere considerato nel computo delle aree protette -
, i parchi regionali, le riserve naturali regionali, oasi di
protezione, valichi montane, demanio forestale, zone di
ripopolamento e cattura, fondi chiusi, altre aree dell'attività
venatoria, fabbricati adibiti ad abitazione o posti di lavoro,
ferrovie, strade, escluse le interpoderali, per il raggio di 50
metri.
Tutto questo calcolo porta automaticamente la media regionale ad
una cifra vicina al 25 per cento.
Ciò vuol dire che lasciamo spazio alle organizzazioni dei
cacciatori, degli ambientalisti e dell'amministrazione sul
territorio per, in questo modo sì, liberare aree a favore di quelle
province che hanno un livello di protezione troppo alto. Le SIC e
le ZPS, attraverso un piano di incidenza e seguendo i percorsi che
la legge offre, possono essere aperte non solo nelle aree che sono
automaticamente precluse; però bisogna partire da una scatola
condivisa con una percentuale che non mortifichi gli sforzi di
ognuno degli attori presenti sul territorio per elaborare dei piani
operativi.
Per tale ragione noi riteniamo che il 20 per cento a livello
regionale sia minimo, sia una condizione importante, preliminare
per poter finalmente lavorare insieme.
E' stato detto da un oratore, giustamente, che in alcuni momenti
si sono accumulati dei ritardi, ed è vero, e forse si potrebbe
rintracciare in questi ritardi una qualche forma di poca
efficienza, quando fosse vero, dell'Amministrazione. Ma non è
solamente questo, o non è questo, nel senso che è importante
proprio la concertazione tra le parti, e sia i cacciatori sia gli
ambientalisti sanno che l'Amministrazione si è mossa in prima
persona, dal primo momento dell'insediamento della mia attività
come assessore, per poter convocare le parti e creare un tavolo
comune che potesse dare il via ad una vera concertazione.
Questa vera concertazione deve essere, da questo momento, una
volta approvato il disegno di legge, il primo momento di un
rilancio del dialogo tra le parti, perché si può cacciare e si deve
cacciare di più nel rispetto dell'ambiente e questo equilibrio si
trova solo ed esclusivamente cercando un dialogo con la parte
avversa, da una parte e dall'altra.
Come diceva prima l'onorevole Caputo, sono stati compiuti sforzi
in terza Commissione per portare dei contributi molto significativi
a questo processo di arricchimento dell'impianto legislativo della
legge 33. Però noi abbiamo creduto di dover dividere questa parte
relativa alla legge, ad una norma che bisognava cambiare se no non
ci saremmo potuti confrontare con una programmazione efficace sul
territorio, e la programmazione stessa.
Tutto quel che è stato detto e ricordato dagli intervenuti può
passare attraverso una maggiore specializzazione dei piani venatori
e una migliore composizione di essi.
Su questo l'Amministrazione punta, non lasciando cadere nessuna
delle questioni sollevate dagli intervenuti.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.10 del Governo. Ne do
lettura:
«Il comma 1 dell'articolo 1 è soppresso».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di
dire che molti dei deputati presenti in Aula forse in questo
momento potrebbero essere confusi.
Non stiamo votando l'articolo o il comma del Governo di cui
abbiamo parlato tutti; stiamo votando un'altra cosa, e cioè la
soppressione del comma 1 dell'articolo 1 che prevede che, per
imprescindibili esigenze sanitarie o in caso di grave danno agli
ecosistemi, tale da compromettere l'equilibrio ecologico, si può
esercitare l'attività venatoria. L'ho voluto precisare perché,
siccome abbiamo accentrato la discussione sul comma 2, ognuno
sappia cosa si vota.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con il parere contrario della
Commissione, pongo in votazione l'emendamento 1.10. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
SCILLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, nella discussione che abbiamo fatto
finora abbiamo parlato dell'emendamento 1.1, ma alla fine abbiamo
votato l'emendamento 1.10.
PRESIDENTE. No, onorevole Scilla, abbiamo parlato sull'articolo 1
e sul complesso degli emendamenti.
SCILLA. Sì, però secondo me stiamo stravolgendo il lavoro svolto
dalla Commissione e la richiesta minima che viene dal mondo
venatorio.
Una precisazione: per quanto riguarda le percentuali: l'articolo
che esce dalla Commissione parla di una quota compresa tra il 20 e
il 30 per cento, quindi abbiamo un minimo e un massimo;
nell'emendamento ora in trattazione riguardante la percentuale,
oltre al problema che non è più su scala provinciale ma è su scala
regionale, si parla di una quota del 20 per cento minimo.
Ciò significa che un funzionario qualsiasi dell'assessorato, una
volta che questo testo diventerà legge, farà impazzire perché, a
seconda di come si alza la mattina, stabilirà se la percentuale
deve essere del 20, del 30, del 40 o del 50. Non possiamo fare
norme per creare complicazioni, dovremmo fare norme per tracciare
dei paletti che devono garantire equità di comportamenti.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.1 del Governo. Ne do
lettura:
«Sostituire la lettera a) del comma 2 con la seguente:
3. E' destinata a protezione della fauna selvatica la quota del
20 per cento minimo calcolata esclusivamente sul territorio agro-
silvo-pastorale regionale, fermo restando il divieto di caccia nei
territori in cui sia comunque vietata l'attività venatoria per
effetto di vincoli derivanti dalla normativa comunitaria e/o da
altre leggi e disposizioni .»
Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il Governo lo ha presentato. Intende mantenerlo?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Sì.
BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi forse sarà
una giornata particolare perché sembra che ognuno voglia sostenere
qualche tesi a favore o contro il Governo. Non è così
Personalmente dichiaro il mio voto contrario e desidero che resti
agli atti.
Siccome spesso in questa Aula si discute del parere del
Commissario dello Stato, desidero che quest'ultimo, se la norma
fosse approvata, dichiari se c'è omogeneità di trattamento, dopo
che approviamo questo 20 per cento regionale, in tutte le province;
perché questa è una norma che non rispetta le province nella sua
interezza e la legge nazionale dichiara apertamente che i territori
provinciali devono essere omogenei nella loro chiusura del
territorio.
Questa è una norma che farà tutto il contrario: ci saranno
province chiuse all'attività venatoria, pure per il 50 per cento, e
province che possono anche restare tutte libere all'esercizio
dell'attività venatoria.
Questa è una norma sperequata, inconcludente, me ne scuso, e
certamente iniqua e mi appellerò io, se dovesse passare questa
norma, e che resti a verbale, al Commissario dello Stato perché si
pronunci sulla legittimità di questa norma.
BUFARDECI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
assessore, a volte l'Aula è un po' distratta e un po', per alcuni
versi, segue gli indirizzi standard. La maggioranza vota in ogni
caso, così come a volte l'opposizione vota in ogni caso, in maniera
preconcetta, pregiudizialmente, senza fare un approfondito esame.
Ed è un errore, è un errore, lo facciamo tutti, ho detto
maggioranza ed opposizione, per carità, è un errore perché, vedete,
questo convitato di pietra che continuamente viene citato in Aula,
il Commissario dello Stato, la sentenza, ma si è votato poco fa un
comma che è la contraddizione palese della necessità del
mantenimento virtuoso di un sistema, é la piena contraddizione
delle necessità della nostra agricoltura.
Si sta dicendo che, nonostante il numero di cinghiali, nonostante
la presenza di conigli, nonostante la presenza di un determinato
prodotto della fauna selvatica, nonostante tutto questo alteri
l'ecosistema e crei problemi alle colture, nonostante questo non se
ne deve tenere conto.
Ma l'assessore non ne tiene conto perché si sveglia al mattino e
dice sapete, a Pantelleria ci sono troppi cinghiali , no, lo dice
l'ISPRA, l'istituto scientificamente preposto allo studio e
all'approfondimento. Peraltro, in raccordo con l'assessorato,
quindi con gli organi preposti, con il comitato regionale, con
l'assessorato, si dice no' perché, siccome il Governo ha dato un
parere contrario, bisognava bocciarlo. Ma qual è il senso di
bocciare un articolo che è una necessità?
Ma quale sentenza del Consiglio di Stato, quale indirizzo del
Commissario dello Stato può contraddire un principio di buon senso
qual è quello che il comitato scientifico mi dice che quella
presenza di fauna è eccessiva, comporta problemi all'ecosistema, a
tutto l'ambiente, alla nostra produzione agricola Cosa c'è da
impugnare, me lo fate capire? Quale violazione c'è per la quale il
Commissario dello Stato si deve svegliare e impugnare o il
Consiglio di Stato deve dichiarare illegittima questa norma? E' una
follia
Così come insistere su un indirizzo normativo che viola la parità
delle condizioni nelle regioni e che nuoce, per esempio, ai
territori della nostra Sicilia che sono costituiti dalle isole
minori, è una contraddizione Il non computare alcune aree e
computarne soltanto altre è una contraddizione.
Ma che c'entra il Commissario? Che c'entra il Consiglio di Stato?
Signor Presidente, amici, deputati, con molta passione ma anche
con deferenza nei confronti dell'attenzione di tutti, evitiamo di
operare in maniera precostituita nella logica di maggioranza e di
opposizione, cerchiamo di leggere e di capire quanto è scritto, di
valutarlo serenamente e liberamente. Poi ognuno voti come vuole, ma
non votare per principio e per preconcetto, per una presunta logica
di appartenenza
Ma qual è la logica di appartenenza se ci sono troppi cinghiali?
Qual è la logica di appartenenza se ci sono dei territori che sono
già SIC o ZPS? Che logica di appartenenza c'è nel dire alcuni
territori dell'Isola li computo e altri no ? Me lo spiegate per
cortesia?
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo manifestare con
molta schiettezza la mia perplessità su alcune tesi che ho
ascoltato perché è come se dovessimo interpretare questa sera le
esigenze solo di una parte. Personalmente esercito l'attività
venatoria, ma voglio interpretare le esigenze di tutte le parti e
voglio fare cose ragionevoli, serie e durature.
Mai più il giudice amministrativo decida per noi Decida per
coloro che sono chiamati a legiferare in maniera attenta. Questo
intendo dire e intendo sostenere.
Oggi i cacciatori siciliani e gli ambientalisti fanno un passo
avanti insieme perché si può realmente cominciare a pensare ad
attivare e a governare, per esempio, gli ambiti territoriali di
caccia (ATC) fra ambientalisti, cacciatori, agricoltori e così via,
e cominciare a governare quel territorio dal punto di vista
faunistico-venatorio.
Non stiamo togliendo niente, anzi, attestandoci al 20 per cento
minimo, pur sapendo tutti che invece non può essere mai il massimo,
è ovvio che stabiliamo una precisa indicazione con una norma che
chiaramente dice, anche a chi governa in questa regione, badate
bene che prima di sottoporre a tutela altra parte del territorio,
devono esserci veramente elementi di grande importanza e di grande
valenza ambientale . Questo si sta dicendo Non può dire altro
Non dice che, se domani mattina dobbiamo istituire il parco x ,
non lo istituiamo perché c'è il discorso del 30 per cento che
sostiene il disegno di legge numero 157 e noi, recependo, abbiamo
stabilito il 25 Non è così, mi dispiace per quei colleghi che
vorrebbero risolvere il problema e che rischiano, invece, di
incartare la questione Il problema si risolve così, non si risolve
in quel modo
E la valutazione di incidenza su ZPS e SIC, se vogliamo,
facciamolo con atto di indirizzo, io l'ho già abbozzato, non mi
sento padrone della materia come altri colleghi, diamo un ulteriore
input al Governo di attivare le valutazioni di incidenza su SIC e
ZPS nelle realtà in cui, obiettivamente, c'è una percentuale che
sicuramente è un poco alta.
Così si risolve il problema, non si risolve entrando dalla
finestra.
Dobbiamo entrare dal portone principale. Le norme devono essere
indiscutibili, sia sotto il profilo di costituzionalità sia sotto
altri profili, pure per quanto concerne le competenze del giudice
amministrativo, perché i giudici amministrativi si sono pronunciati
abbondantemente su queste norme in Italia e in Sicilia.
L'ultima questione è quella del sovrapopolamento e va affrontata
nel piano faunistico venatorio, con precise disposizioni. Qualora
non fosse stato fatto - io non ho letto tutto il piano faunistico
venatorio, lo confesso - lo si faccia, e in questa fase si può
ancora fare, perché le integrazioni le può chiedere anche il
soggetto proponente, e si affronti la questione di come combattere
il fenomeno del sovrapopolamento a partire dal Parco delle Madonie,
perché effettivamente crea disagi e danni.
E lo si faccia secondo gli strumenti a disposizione perché le
norme, anche in questo senso, sono chiare e ci obbligano a fare.
Non inventiamo cose che, alla fine, non risolvono il problema
perché sono a rischio di incostituzionalità, non credo che in tal
modo diamo una risposta al territorio né agli ambientalisti e ai
cacciatori e non facciamo un bel tubo di niente e chiedo scusa
sull'espressione un po' volgare. Attenzione a queste questioni
perché sono delicate.
In questo momento possono essere contenti sia gli ambientalisti
che i cacciatori, non perde né l'ambientalista né il cacciatore, e
quando vinciamo tutti siamo preoccupati.
La cosa mi allarma e mi sorprende.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho seguito
particolarmente questa legge perché ho demandato a farlo,
all'interno del mio partito, altri deputati molto più competenti di
me sulla materia. Però, leggendo da profano un emendamento che è
stato votato dall'Aula nonostante l'avvertimento dell'onorevole
Beninati, e che sopprime la possibilità di incidere settorialmente
per evitare dei veri e propri flagelli, rappresentati dall'enorme
sviluppo delle popolazioni di cinghiali selvatici che stanno
attaccando in tutta Italia, leggevo del Piemonte e di altre regioni
dove stanno prendendo delle iniziative per limitare la
moltiplicazione di questa specie che va a distruggere interi
raccolti, che va a minacciare persino l'incolumità naturale e , nei
nostri paesi, nelle nostre città, quanto prima li vedremo danzare,
in molti posti li vediamo già di notte nelle piazze mangiare fra i
rifiuti. E' pazzesco Chiedo al Presidente e al Governo di
riflettere e di stoppare un momento questa norma e di rivederla
perché chi non ha conoscenza e cognizione della situazione reale
che si è determinata, assume dei provvedimenti che sono illogici,
che sono pericolosi.
Chi lo va a dire agli agricoltori che vedono interi raccolti
distrutti; chi lo va a spiegare che abbiamo qui votato una norma
che, non rendendosi conto forse di quello che andava a provocare,
va a creare dei danni gratuiti, a vantaggio di chi?
Qual è la logica che sottintende a questa proposta? Qual è la
logica?
Sappiamo che da un decennio, a causa dell'immigrazione del suino
nero dai Paesi dell'Est, questo si è accoppiato con i nostri suini
selvatici e questa razza si moltiplica in maniera più veloce delle
altre e sta invadendo le nostre campagne. Avevamo quell'articolo
che consentiva selettivamente di intervenire con misure specifiche
per l'abbattimento di una specie, qualora ne ricorressero, in via
eccezionale, i presupposti. Mi spiegate perché è stata bocciata? Lo
volete spiegare agli agricoltori? Lo volete spiegare, non solo ai
cacciatori, ma alla gente comune, lo volete spiegare ai cittadini
che nei paesi, di notte, si trovano davanti un cinghiale con il
rischio di venire attaccati?
Qual è la logica? Fermiamoci e ritiriamo questo disegno di legge.
Fermiamoci
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio é un
intervento di chiarimento perché probabilmente stiamo dicendo delle
cose che non sono state capite tra di noi.
Vorrei sottolineare qual è la posizione del Governo e quella
nostra che l'abbiamo sostenuto: è quella di ritenere che non è
necessaria una legge per un piano faunistico di intervento in una
zona, quindi da domani è possibile intervenire sulle Madonie con un
progetto senza bisogno di una legge.
Personalmente l'ho già fatto, anni fa.
Come presidente della provincia di Trapani, ho aperto la caccia ai
conigli che distruggevano il vigneto storico di Mozia. In accordo
con l'assessore, con una pratica, un progetto, abbiamo aperto la
caccia al coniglio perché i proprietari del vigneto ci avevano
presentato un conto di 68 milioni delle vecchie lire e abbiamo
pensato che era una situazione impossibile, così abbiamo aperto la
caccia. C'è stata qualche protesta, ma poi alla fine la cosa è
andata avanti.
Mi pare, quindi, di capire che la posizione del Governo, che noi
abbiamo sostenuto, è che non è necessaria una legge, ma che è
possibile procedere tranquillamente senza legge.
Personalmente, chiedo di andare avanti con una legge invece, che
tutti si aspettano, per consentire a chi ha già pagato le tasse di
andare a caccia a settembre, di poter esercitare, in sintonia con
l'ambiente e con gli ambientalisti, questo che da molti è
considerato uno sport che non danneggia l'ambiente, ma che permette
di vivere la natura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, chiederei un attimo l'attenzione
dell'assessore, del quale poco fa ho evidenziato con piacere la sua
presenza in Commissione, che è stata molto importante perché ci ha
consentito di avviare un dibattito che ha portato alla preparazione
di questo testo.
Un dibattito, però, che si è svolto in commissione e che ha visto
emendamenti passare pure col parere favorevole del Governo e dei
suoi uffici.
Credo che la coerenza impone che sia in commissione che fuori o in
Aula, bisogna tenere una linea di comportamento sulle cose
condivise.
Signor assessore, lei ha presentato un emendamento di soppressione
del comma 1 dell'articolo 1; presenta, poi, un emendamento per
sopprimere la lettera b) del comma 2; poi, presenta un emendamento
per sopprimere i commi 3, 4 e 5. Ora, io vorrei capire.
Onorevole Beninati, lei era presente, pur non essendo componente
della commissione ma graditissimo ospite in quanto esperto in
materia, e ricorderà che l'assessore ha espresso parere favorevole
in Commissione a tutti gli emendamenti che sono stati approvati
dalla stessa.
Ora, qui, l'assessore presenta emendamenti soppressivi ad un testo
al quale lui stesso ha lavorato e mi chiedo, assessore, se lei
sopprime gli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, cosa ha fatto in Commissione?
Lei sa quanto la rispetto e quanto apprezzo la sua competenza, ma
se lei, dopo il lavoro in Commissione, presenta emendamenti per
sopprimere, di fatto, tutto l'articolo 1 e, poi, presenta un
emendamento per sopprimere l'articolo 2, il successivo articolo da
trattare, cosa abbiamo fatto in Commissione? La sua presenza in
Commissione, che ha dato il via libera col suo parere favorevole,
supportato dai suoi esperti, a questo disegno di legge, a cosa è
servita?
Se lei esprime parere favorevole e, quindi, consente anche col suo
parere di fare diventare testo di disegno di legge un emendamento
presentato dai colleghi e lo condivide in Commissione, e poi in
Aula presenta emendamenti soppressivi, le voglio soltanto
ricordare, visto che il Governo è unico nella sua condivisione, che
il comma 1 del quale lei ha chiesto la bocciatura era stato voluto
e anche suggerito dall'assessore per il territorio e l'ambiente
Sparma, perché c'era l'esigenza, prospettata dall'onorevole Adamo,
di difendere le colture degli allevatori dal danno terribile di
animali, come i conigli e i cinghiali, che stanno distruggendo
tutto.
Bene, un assessore del suo Governo, un suo collega, tecnico come
lei, ha suggerito la presentazione di un emendamento per risolvere
quel problema; lei che è assessore tecnico dello stesso Governo -
che noi immaginiamo unico nella sua mente, ma sappiamo che è una
favola buona per i bambini perché siete un'armata brancaleone -
arriva e chiede la bocciatura di un emendamento che un assessore
del suo Governo, suo collega, ha presentato.
Questo suo comportamento non è rispettoso verso la Commissione e
verso il Parlamento.
Lei ha espresso parere favorevole a quasi tutti gli emendamenti,
tranne uno, quello dell'onorevole Beninati, con l'impegno di
discuterne in Aula.
Lei non può presentare emendamenti soppressivi di cinque commi di
un intero articolo e del successivo articolo 2, e glielo posso
ricordare con la lettura dei verbali della Commissione, in cui lei
ha espresso parere favorevole.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Mancuso e Maira.
Assessore, vuole anticipare il suo intervento?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Intervengo adesso.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Io
volevo semplicemente rispondere al presidente Caputo con due
considerazioni.
In riferimento all'articolo 1, comma 1, condivido quello che ha
detto l'onorevole sul fatto che, personalmente, io ho condiviso
questo articolo; ma nel frattempo sono maturate delle condizioni
ostative perché il Governo, nella preparazione di questi
emendamenti, non si è fermato durante queste ultime settimane, ma
ha parlato ripetutamente con tutti gli attori e le associazioni di
categoria e questo emendamento, così come è stato formulato, non
poteva essere condiviso.
Pertanto, abbiamo preferito presentare l'emendamento soppressivo.
Per quanto riguarda, invece, gli altri due emendamenti, l'idea è
che se il quadro di riferimento al quale questi emendamenti
dovrebbero riportare, che è quello della protezione faunistico-
venatoria che a livello regionale cambia, a noi sembra opportuno
che una norma efficace possa nascere dopo l'approvazione del 20 per
cento, non prima. Questo l'ho detto, e lo ripeto, perché condivido
la posizione dell'onorevole Caputo.
Noi faremo del tutto per rimettere in marcia da subito un processo
che possa portare questi emendamenti finalmente completati e resi
più incisivi all'interno della legge 33.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, è stato opportuno che l'assessore sia
intervenuto prima di me perché mi dà il piacere di intervenire
rispetto ad un suo assunto: quando non si capisce bene per quale
motivo una norma non è stata apprezzata dal Governo, piuttosto che
migliorarla la si sopprime.
Il problema che è stato posto dei cinghiali e delle altre
situazioni nel territorio rimane, poi ci pensiamo: questo è il modo
di affrontare la politica, in questo caso venatoria, nella nostra
Regione.
Quindi, siccome prima andava bene, poi non è andato bene - non si
capisce perché, il Governo non l'ha specificato - sopprimiamo, non
facciamo nulla.
Io sono intervenuto solo per ricordare all'Assemblea e alla
Presidenza, ma lo faremo certamente con il Commissario dello Stato,
secondo quale ragionamento tecnico - e non più con gli interventi
che hanno fatto i colleghi sotto il profilo politico - ci dobbiamo
collocare, sotto quale aspetto normativo, sotto quale norma
nazionale, cosa può fare la Regione, piuttosto che queste mille
parole. Faccio un richiamo esplicito agli articoli 10 e 14 della
legge 157 del 1992, che è la legge nazionale regina che delega le
regioni in questa materia.
Il comma 3 dell'articolo 10 - e questo deve rimanere agli atti per
produrlo al Commissario dello Stato - impone alle regioni di
destinare a protezione una quota del proprio territorio agro-silvo-
pastorale variabile dal 20 al 30 per cento senza imporre
delimitazioni territoriali sub-regionali.
Lo spirito della legge suggerisce, tuttavia, anzi io dico che
impone, una articolazione omogenea del territorio a livello
provinciale, così come il comma 7 dell'articolo 10 espressamente
prevede che ai fini della pianificazione generale del territorio
agro-pastorale le province predispongono, articolandoli per
comprensori omogenei, piani faunistico-venatori.
Ma vi è di più, signor Presidente, e prego gli Uffici della
Presidenza di intervenire su quello che taluni vogliono far fare a
questa Assemblea questo pomeriggio, e cioè l'articolo 14 della
legge 157 del 1992 recita: le Regioni con apposite norme, sentite
le organizzazioni professionali agricole maggiormente
rappresentative a livello nazionale e le province interessate,
ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinate alla
caccia programmata ai sensi dell'articolo 10, comma 6, in ambiti
territoriale di caccia di dimensioni sub-provinciali possibilmente
omogenei'.
Questa è la norma nazionale, questo è quello che dobbiamo
rispettare.
Quello che oggi si sta cercando di fare, invece, è stravolgere la
legge nazionale.
Il risultato evidente è compatibile solo attraverso il
mantenimento degli obblighi di protezione a livello provinciale o,
meglio ancora, comprensoriale.
Chiederei all'Assessore, il quale poco fa ha fatto un accenno alla
riunione con le organizzazioni venatorie - naturalmente dopo e non
prima di avere presentato i disegni di legge -, se ha sentito i
rappresentanti delle province.
Per quanto mi riguarda non mi risulta che le province siano state
sentite su questo disegno di legge, anche se esse sono il motore
che riguarda l'organizzazione nel nostro territorio.
Ad ogni buon conto, signor Presidente, riteniamo che questa norma,
se dovesse passare così, non solo è incostituzionale, ma certamente
renderà la Sicilia ridicola ancora una volta sotto il profilo
generale, perché il primo di settembre ancora una volta ci sarà una
impugnativa innanzi al Tribunale amministrativo regionale e ancora
una volta chi vuole esercitare questo sport, questa passione, non
potrà farlo perché questa Assemblea vuole violare una norma
nazionale così chiara che anche i colleghi, li ho sentiti questo
pomeriggio, vogliono difendere non si sa che cosa e come.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, colgo l'occasione di questo mio
intervento per ringraziarla delle comunicazioni che ha dato ad
inizio della seduta sulla necessità di procedere ad una rapida
modifica delle norme del nostro Regolamento interno che riguardano
la pregiudizialità sulle mozioni.
Prendiamo atto e, conseguentemente, così come avevamo già
dichiarato, riprendiamo la nostra presenza in Aula convinti che,
anche in questo caso, cercare punti di incontro e armonia - seppur
nella diversità delle posizioni politiche fra i Gruppi - sia un
fatto che non solo legittima l'Assemblea ma rende più agevoli i
lavori.
Sul punto, la legge che stiamo trattando è una legge-quadro che
sarà riempita di contenuti con i decreti assessoriali. Noi corriamo
due rischi, che sono stati già paventati: il primo riguarda
un'impugnativa del Commissario dello Stato che può avvenire
all'atto dell'invio della legge all'esame commissariale e che
riguarda, sostanzialmente, soltanto l'articolo 2 della legge; poi
l'altro rischio, che ricorre annualmente, è quello di ricorsi al
TAR che solitamente scombussolano il programma, il calendario
venatorio.
Rivolgo un invito, principalmente al Governo: possiamo sforzarci
di fare un disegno di legge, come questo - che coinvolge non meno
di 350 mila persone in Sicilia fra cacciatori, commercianti,
investitori, che quindi diventa, soprattutto in questo momento di
crisi, un fatto importante sul piano del traino dell'economia -,
possiamo sforzarci di fare un disegno di legge, e i decreti
assessoriali che ne conseguono, che abbiano come punto di
riferimento l'eliminazione fin da ora di tutte le condizioni di
un'eventuale impugnativa da parte del Commissario dello Stato che
ci costringerebbe, possibilmente in pieno agosto, a ritornare in
Aula sotto la pressione delle associazioni di categoria, con enorme
dispendio di energia e forse senza risultato perché non ci saremmo?
Allora, con un po' di buona volontà, anche sospendendo per un
quarto d'ora i lavori, possiamo sforzarci di trovare una dizione
normativa che superi il rischio di un'impugnativa da parte del
Commissario dello Stato evitando di dire gli ho parlato io, il
Commissario è d'accordo perché di questi tentativi di interpretare
la volontà del Commissario dello Stato credo che ne abbiamo fatti
tanti e con scarsi risultati. Anche perché il Commissario dello
Stato, fintanto che non vede la legge nella sua interezza, dubito
che esprima pareri, e non lo potrebbe nemmeno fare.
C'è un secondo aspetto che riguarda le eventuali impugnative
innanzi al TAR.
Mi permetto di dire - gli uffici sono in grado di farlo e se
avessi un paio d'ore di tempo lo farei io stesso consultando la
giurisprudenza amministrativa siciliana - che si dovrebbero
verificare tutti i ricorsi degli ultimi dieci anni, perché ci sono
stati, l'esito che hanno avuto, le motivazioni dei ricorsi per
evitare di scrivere una norma che, già sappiamo, verrà impugnata
innanzi al TAR, sapendo perfettamente che una legge sulla caccia
deve contemporaneamente equilibrare alcuni aspetti, quali quello
faunistico, quello dell'ecosistema, quello degli interessi dei
cacciatori e dell'economia che gira intorno ai cacciatori e anche
quello degli ambientalisti.
Sentivo dire poc'anzi che ci sarebbe un'intesa di massima fra
ambientalisti e cacciatori.
Se ciò fosse vero - e io ne dubito - cerchiamo di sostituirci noi
che conosciamo le esigenze dei cacciatori e degli ambientalisti. Ci
vuole uno sforzo di interpretazione e di maturità di quest'Aula e,
siccome la normativa è molto semplice e molto sintetica, credo che
non ci voglia molto a fare uno sforzo di questo genere, altrimenti
andremo di nuovo incontro - e lo dico, purtroppo, con dispiacere -
a rischi di impugnativa da parte del Commissario dello Stato e di
ricorsi al TAR con danno di tutti perché il giusto equilibrio in
sede di interpretazione delle leggi non si ha mai; si ha soltanto
varando delle leggi buone, giuste ed equilibrate.
Invito l'assessore, principalmente, e l'Aula a fare uno sforzo di
equilibrio per evitare che quest'anno ci siano ritardi, impugnative
e rischi di incostituzionalità.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.1. Il parere della
Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
BENINATI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Bufardeci, Cordaro, Corona, Dina,
Falcone, Formica, Limoli, Mancuso e Torregrossa, indìco la votazione
per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1 del Governo.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Arena, Barbagallo, Beninati, Bufardeci,
Buzzanca, Calanducci, Caputo, Cascio Salvatore, Catalano, Colianni,
Cordaro, Corona, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino, De Benedictis,
Di Benedetto, Digiacomo, Dina, Falcone, Ferrara, Formica, Galvagno,
Giuffrida, Gucciardi, Leanza Nicola, Leontini, Limoli, Lo Giudice,
Lupo, Maira, Mancuso, Marinello, Marinese, Marziano, Mattarella,
Musotto, Oddo, Panarello, Panepinto, Pantuso, Parlavecchio,
Picciolo, Raia, Rinaldi, Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine,
Torregrossa.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 53
Votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 27
Contrari 25
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 1.2, a firma del Governo. Ne do lettura:
«Sopprimere la lettera b) del comma 2».
SCILLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, io penso che, per come si stanno
incardinando i lavori su questo disegno di legge, stiamo prendendo
una strada completamente sbagliata.
Secondo me stiamo perdendo di vista il vero indirizzo che questa
legge deve avere.
Assessore, lei sta stravolgendo ciò che era stato stabilito in
Commissione e sta dimostrando che, secondo il ragionamento suo e
della maggioranza che lo sostiene, noi potremmo abolire il
Parlamento e rivolgerci al Commissario dello Stato perché avete
fatto diventare il Commissario dello Stato un organo che fa le
leggi e non un organo che deve verificare la bontà delle leggi
Assessore, lei ha stravolto con due emendamenti quello che era il
corpo della legge e, dal mio punto di vista, non si può continuare
perché, di fatto, i due punti essenziali sono stati soppressi dopo
che lei si era assunto una responsabilità in Commissione, votando
insieme ai componenti della Commissione stessa. E mi rivolgo a
tutti i parlamentari: stiamo votando una legge che danneggia la
caccia, danneggia attività economiche importanti quali
l'agricoltura.
Vada lei, assessore, per esempio a Pantelleria, a spiegare per
quale dannata ragione non si possono cacciare i cinghiali che, di
fatto, distruggono l'economia di quell'isola, che, di fatto,
distruggono le colture di quell'isola solo perché il Commissario
dello Stato ha detto che sono norme che saranno impugnate Ma
allora il ruolo del Parlamento qual è?
La verità è che non avete assolutamente la struttura per potere
governare quest'Isola, tant'è vero che vi siete appropriati di un
ruolo che non vi hanno dato i siciliani e gli elettori Lei,
assessore, non può fare finta di niente; si fermi perché noi
dobbiamo assolutamente tornare a sistemare questa legge, che
altrimenti diventa offensiva per il Parlamento e per i Siciliani
Ma che logica ha quella che sta accadendo questa sera? Sol perché,
a causa di un ribaltone, vi siete appropriati di un ruolo che non
avete e che non meritate, non possiamo votare una legge che non ha
nessuna logica economico-finanziaria, che non porta di fatto nulla
Signor Presidente, le chiedo una sospensione dei lavori, perché
non possiamo andare avanti così. Io non comprendo perché c'è questo
atteggiamento, anche da parte della maggioranza.
Non stiamo votando atti politici che devono essere sostenuti o
meno da chi sostiene il Governo o da chi è all'opposizione di
questo Governo. Posso capire per quale motivo è stato poc'anzi
presentato dal Governo un emendamento soppressivo di una norma che
deve avere il parere dell'ISPRA, il parere di tanti altri organi in
determinati casi specifici e noi bocciamo questo articolo che è
stato discusso in Commissione per più di un mese, caro Presidente
Oggi non si può dare questo spettacolo indegno. L'Assemblea
regionale siciliana è una cosa seria, è un Parlamento. Noi facciamo
le leggi e ce ne assumiamo la responsabilità.
Se lei e il suo Governo non avete la statura, non avete la schiena
per potervi confrontare con il Commissario dello Stato, abbandoni
quella poltrona e lasci ad altri il ruolo di ridare alla Sicilia un
futuro che in questa maniera noi non daremo
Noi non possiamo approvare norme per creare ancor più problemi, e
lei sa meglio di me, assessore - probabilmente non lo sa perché lei
non proviene dalla politica ma da altro settore -, che domani,
quando approverete questa norma, troverete il funzionario di turno
che farà impazzire tutti, perché lei parla di un minimo del 20 per
cento, non fissa un paletto come è stato fatto in Commissione, un
minimo di 20 e un massimo di 30 su scala provinciale.
Questo gioco al massacro a chi serve? Questo gioco al massacro,
questa prova di muscoli è utile?
Allora, signor Presidente, se è possibile ci si fermi un attimo
per vedere in qualche maniera di poter recuperare un disegno di
legge che offende ed è una vergogna per questo Parlamento.
Onorevole Adamo, lei è capogruppo di un partito che sostiene
questa maggioranza.
Lei deve assumersi la responsabilità politica su un fatto che è
grave, che colpisce l'economia e l'agricoltura di questa Terra e in
maniera assurda, solo perché si pensa che il Commissario dello
Stato impugni, noi non svolgiamo il corretto ruolo di parlamentare.
Fermiamoci, dunque, e vediamo di trovare una sintesi che possa
permettere al disegno di legge di avere una giusta conclusione
nell'interesse della caccia e di tutti i siciliani.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
semplicemente per dire al collega - mi rendo conto, l'appello
glielo rilancio - che abbiamo già approvato i due primi articoli e
siamo andati avanti con il disegno di legge. Ora rischiamo di
riportarlo indietro e di non riuscire a fare la legge prima della
pausa estiva. Io penso che l'ottimo è nemico del bene. Ci siamo
convinti che su questa norma bisognerà tornare a settembre in
Commissione e con tutte le forze politiche.
Ora, andiamo avanti, altrimenti rischiamo di annullare la stagione
venatoria. Stiamo attenti e andiamo avanti con serenità.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, io vorrei che i colleghi mi
ascoltassero.
Assessore, obiettivamente, sono in imbarazzo ad intervenire, ma
non posso non farlo.
Vorrei che si leggesse - perché molti colleghi, presi dal
disinteresse, legittimo, perché non è detto che ognuno debba
interessarsi - il comma che il Governo ritiene di sopprimere: la
lettera b) del comma 2. E la lettera b) del comma 2 recita
testualmente: L'Assessore regionale per le risorse agricole e
alimentari, d'intesa con l'assessore per il territorio e
l'ambiente, previo parere della competente Commissione legislativa
dell'Assemblea regionale siciliana, emana un decreto con cui
definisce l'effettiva percentuale di territorio agro-silvo-
pastorale precluso all'attività venatoria entro i limiti di cui al
comma 3 .
Cosa stiamo dicendo? Veda, assessore, lei è arrivato qui da otto
mesi, io faccio parte di questa Assemblea dal 1996. Ogni due anni
arriva qualche dirigente dell'assessorato che legittimamente cambia
e porta un foglietto di carta in cui ci comunica, anno dopo anno,
qual è il territorio precluso, ma nessuno lo firma. Quindi, è un
foglietto che gira e dice: provincia di Messina 32 per cento,
provincia di Palermo 27, numeri.
Dopo qualche anno - ricordo - cambiavano, dopo qualche anno
cambiavano ancora.
Assessore, questa norma, che io dissi in Commissione che è nel suo
interesse ma anche di tutta l'Assemblea, vuole una volte per tutte
capire qual è del territorio di ogni provincia, quello
effettivamente precluso alla attività venatoria perché, negli anni,
ho sentito cambiare sistematicamente le percentuali, ma nessuno
firma. L'ultimo che lei ha presentato dà per alcune province delle
percentuali, che - mi creda - sono totalmente differenti da quelle
di qualche anno fa.
Cosa le stiamo dicendo qui? Di fare una verifica del territorio
precluso nelle singole province, d'intesa con l'Assessorato
Territorio e ambiente, che è quello che vincola tutta la Sicilia.
Questo le stiamo dicendo, e lei lo vuole tolto.
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, credo che, al di là delle parole, il
comportamento dell'assessore sia da biasimare perché insiste,
portando avanti una sua azione politica in nome di tutto il
Governo, ad annullare una legge di iniziativa parlamentare,
legittimamente presentata in questa Assemblea e poi approvata in
sede legislativa dalla terza Commissione Attività produttive' di
cui io sono componente, con una serie di audizioni con le parti
interessate, e qui viene con un atteggiamento piuttosto dimesso per
difendere una posizione che, certo, non può essere portata avanti
sino all'esasperazione. Ha visto, Assessore, che poc'anzi una sua
proposta è passata con 27 voti favorevoli in quest'Aula e 25 voti
contrari.
Ciò significa che lei porta avanti un'iniziativa, da parte del
Governo, che andrà a sbattere perché 27 voti su 90 parlamentari non
significa neanche la maggioranza di quest'Aula, significa che lei
sta portando avanti tesi che non sono difendibili, significa che
lei sta vanificando un'iniziativa parlamentare per regolare un
settore assumendosene la responsabilità.
E' bene che si sappia, è bene che la Sicilia, i cacciatori, gli
ambientalisti, i naturalisti, gli agricoltori, sappiano che lei, da
assessore per l'agricoltura, è contro l'ambiente, è contro la
natura, è contro l'agricoltura, è contro i cacciatori, è contro il
sistema economico di questo mondo che è rappresentato
legittimamente da una iniziativa parlamentare che vuole normare
recependo una legge nazionale e delle direttive europee.
Lei si deve vergognare di stare seduto a quel posto, non può
venire qui a dire certe cose
Quando un assessore presenta una proposta, un emendamento e
ottiene 27 voti in quest'Aula, dovrebbe rassegnare le dimissioni,
non può difendere l'indifendibile.
Lei non può andare avanti in questo modo, non può approvare in
Commissione un disegno di legge e poi annullare la sua azione senza
dare una giustificazione. Ce lo dica Noi ritiriamo questo disegno
di legge e lei ne presenta un altro, che tenga conto di questi
legittimi interessi.
Lei magari ha ritenuto di essere in una situazione di imbarazzo
perché, forse, voleva fare lei, come Governo, una legge che
regolamentasse il settore. Ma se non l'ha fatto, è giusto che sia
il Parlamento a dare certezza di diritto a tanti cacciatori che
hanno rischiato, anche penalmente, per una serie di improvvisazioni
che sono venute fuori da atti amministrativi di questa Assemblea
regionale.
Siciliani che non hanno potuto esercitare i loro diritti,
Siciliani che vogliono rispettare la legge.
Lei sta causando un danno economico gravissimo per la Regione
E' bene che i cacciatori, che tutto il sistema, sappiano che lei è
contro, lei non come assessore ma come rappresentante del Governo.
E' giusto che si sappia che noi abbiamo fatto la nostra parte e che
lei, in nome e per conto del Governo Lombardo, è contro un sistema
che vuole tutelare i legittimi interessi di tutti: degli
ambientalisti, dei cacciatori, degli agricoltori, dei naturalisti
di tutta la regione, di tutti gli interessi del mondo
dell'accoglienza, del mondo economico, delle imprese, della
ristorazione, di tutti gli armieri, di tutti gli articoli sportivi.
Tutto un sistema che lei penalizza con il suo atteggiamento.
Io credo che lei debba riflettere, assessore. Ce lo dica
chiaramente, non vuole approvare questa legge? Si è pentito di
avere dato il suo voto favorevole in Commissione?
Ebbene, ce lo dica con chiarezza, faccia un intervento, noi
sospendiamo e vediamo di recuperare qualcosa di buono, perché
quando questo Parlamento fa una legge deve farla nell'interesse di
tutti e non certamente di una parte. Noi non vogliamo difendere
nessuno, vogliamo fare una legge che sia comprensibile e che sia
applicabile nel territorio siciliano.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor assessore,
pur non facendo parte della Commissione di merito che ha valutato
questo disegno di legge, che è stato approvato all'unanimità, da
quello che ho ascoltato in queste ore di dibattito, alla presenza e
con il consenso dell'assessore per le risorse agricole e
alimentari, ho avuto modo di ascoltare con attenzione, come è mio
costume, gli interventi che si sono susseguiti, tanto quelli dei
colleghi di maggioranza e di minoranza quanto quelli
dell'assessore. Pur condividendo gli interventi dei colleghi
dell'opposizione, vorrei offrire ai deputati e all'Aula e, quindi,
al Parlamento, una chiave di lettura diversa perché vorrei che il
mio intervento fosse spunto di riflessione per i colleghi tutti, ma
soprattutto per i colleghi della maggioranza che regge questo
Governo, perché io posso dare anche per buono il fatto che il
Governo abbia una sua visione, che io non condivido, e che pur
tuttavia è una visione della quale si assume per intero le sue
responsabilità.
Però, colleghi della maggioranza e capigruppo soprattutto,
Cracolici, Musotto, Adamo, quello che vorrei chiedere a voi e non
al Governo che, ripeto, può avere una visione sua e la difende, vi
pare un modo corretto di procedere, alla fine di una sessione
estiva nella quale abbiamo ancora leggi importanti in calendario,
imponendo un disegno di legge con una votazione da 27 a 25?
Prima domanda che pongo alla vostra attenzione.
Ma, soprattutto, pongo all'onorevole Cracolici una domanda molto
più importante perché per questo aspetto che riguarda il
Parlamento, e non il Governo, non lo dirò soltanto in Aula ma anche
alla stampa, e quindi ve lo preannunzio perché mi pare corretto.
CRACOLICI. E' una minaccia?
CORDARO. E' una buona minaccia politica, onorevole Cracolici
CRACOLICI. Adiremo alle vie legali
CORDARO. Parla con un avvocato, quindi sfonda un portone aperto
Ma vi pare sensato che la norma che il Governo ci chiede di
abrogare finisce con l'eliminare il passaggio che prevedeva un
concerto tra l'assessorato dell'agricoltura e l'assessorato del
territorio e un passaggio nella Commissione parlamentare competente
per stabilire quali erano i terreni rispetto ai quali non è
possibile esercitare l'attività venatoria?
Voi, colleghi della maggioranza, pur di andare incontro ad un
desiderio del Governo state castrando il Parlamento, eliminando la
prerogativa della Commissione competente di esprimere un parere
sulla possibilità di determinare quali territori, in ciascuna
provincia e comunque nel territorio regionale, possano essere
utilizzati per l'attività venatoria e quali no
Se così stanno le cose, vi dovete sommessamente vergognare.
Per quanto ci riguarda, noi continueremo a fare la nostra parte in
quest'Aula e fuori da quest'Aula perché, per dirla con l'onorevole
Scilla, che ha fatto un intervento che io apprezzo compiutamente,
noi continueremo a fare gli interessi dei siciliani, voi non so
quali altri
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non mi
meraviglio molto di quello che accade ultimamente in Aula. Non mi
meraviglio perché parto da una riflessione.
Noi abbiamo iniziato con il Governo eletto dai siciliani che
corrispondeva alla volontà degli elettori; poi abbiamo continuato
con il Governo credo che si chiamasse dei volenterosi o del chi
ci sta ; poi con il Governo dei volenterosi , poi con il Governo
dei tecnici .
Perché ci meravigliamo che un esponente di questo Governo di
tecnici venga ad esautorare il Parlamento e voglia fare, in qualche
modo, che anche l'ultimo baluardo di ciò che i siciliani hanno
eletto a rappresentarli sia totalmente esautorato?
Ma la cosa che mi fa più specie è un'altra, ed è ancora più grave.
Sostanzialmente, siamo in presenza di un Governo che ci dice
Vedete, anziché fare un decreto che poi venga sottoposto al vaglio
di chi, per legge, ha competenza per stabilire alcune misure, le
leggi per il territorio e l'ambiente, e poi passi al vaglio del
Parlamento per la definitiva consacrazione ufficiale dei numeri che
propone in quel decreto, sapete che facciamo?
Siccome i numeri sono ballerini e di volta in volta si possono
cambiare, perché dobbiamo avere il fastidio di inviare questi
numeri al Territorio per vedere se i chilometri quadrati della
provincia di Enna sono 70 mila quando, invece, io posso scrivere
che sono 45 mila oppure 97 mila oppure 180 mila o 2 mila? Questo
ci sta proponendo
Ci sta proponendo di comunicare con decreto dei numeri falsi - e
mi auguro che chi ascolta anche fuori da quest'Aula prenda nota -,
ci si propone di cambiare i numeri a proprio piacimento rispetto
alle varie province, rispetto ad un dato che dovrebbe essere
inoppugnabile e quindi bisogna eliminare il fastidio di sottoporlo
ad un'altra autorità di controllo, che è l'Assessorato Territorio e
Ambiente, che lo certifichi e poi soprattutto alla verifica finale
dell'Aula
Ma veramente vogliamo continuare così? Ma veramente pensiamo di
continuare così? Fermiamoci, per il buon nome di questo Parlamento
fermiamoci Neanche nei consigli comunali si propone di abrogare
una norma che prevede la certezza dei numeri Fermiamoci
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rivolgermi
alla sensibilità del Governo e, suo tramite, all'assessore
D'Antrassi. Lei sta notando dal dibattito, assessore, che non vi
sono delle posizioni preconcette. Vi è stato nel corso dell'esame
di questa norma, una elevatissima dose di collaborazione tra il
governo - lo ha detto poc'anzi l'onorevole Caputo -, la commissione
e le forze politiche. Addirittura, alcuni parlamentari non
componenti della commissione, come l'onorevole Beninati, hanno
voluto dare un contributo, conoscendo bene la materia.
Si è giunti, infine, dopo le diverse audizioni, ad una norma che
probabilmente avrebbe potuto e dovuto dare risposte a tutti e non a
qualcuno.
Mi rivolgo alla sua sensibilità, assessore, perché qui non vi è
soltanto un contrasto che si registra fra Parlamento e Governo. La
sua determinazione, per quel che riguarda il fatto specifico
dell'abrogazione del comma 3 bis dell'articolo 1, ci fa pensare ad
un contrasto notevole che vi è all'interno del Governo tra il suo
assessorato e quello del Territorio, per cui oggi lei suggerisce di
varare una norma che non deve avvalersi della preziosa
collaborazione di un altro elemento cardine di un Governo
regionale: il Territorio e l'Ambiente.
Io voglio sorvolare su ciò che è stato detto prima, anche
appassionatamente.
L'onorevole Scilla ha voluto soffermarsi su alcuni aspetti che
sono assai gravi per l'economia della nostra Regione, ma anche per
la sicurezza della nostra popolazione: le invasioni che si possono
registrare nei territori contigui ai Parchi, penso per esempio al
Messinese, penso all'Alcantara, penso alle Madonie, penso alle
isole Eolie, per quello che riguarda l'invasione dei conigli.
Penso ai cinghiali che, in un passato recentissimo, hanno creato
difficoltà enormi, non solo all'economia, ma anche alla sicurezza
degli abitanti.
Noi non possiamo andare avanti così. Non possiamo restare
arroccati su certe posizioni che, secondo me, non servono neanche
al Governo, non servono al Governatore, non servono a lei.
Signor assessore, quando ha reso la sua relazione e l'ha letta, mi
sono meravigliato perché ho capito che ci si trovava davanti ad un
pacchetto già preconfezionato: evidentemente, lei non ha avuto il
tempo di scrivere quella relazione che poi ha reso al Parlamento.
Noi non possiamo continuare così. Le posizioni devono essere di
confronto e non preconcette.
Nel momento in cui lei ha letto quella relazione, ha consegnato a
questo Parlamento e ai siciliani un'immagine devastante, e cioè che
non vi è confronto, che le posizioni vengono a lei scritte,
suggerite e lei ha l'obbligo, non so per quale ragione, di farle
sue e poi di leggerle qui al Parlamento, ancor prima che i
parlamentari possano esprimere i propri suggerimenti, le proprie
posizioni, le proprie preoccupazioni, che sono le preoccupazioni
del popolo siciliano.
Assessore, io la invito a riflettere, e glielo dico sommessamente.
Questa è una norma che poteva andare così de plano , molto
tranquillamente, ed essere approvata solo se fossero state
rispettate le regole della democrazia e del confronto franco e
democratico, come è avvenuto all'interno della commissione
legislativa, e che lei qui sta stravolgendo. Ecco perché il
presidente Caputo ha sentito il bisogno di allontanarsi dai banchi
della commissione per venire a parlare qui, da semplice deputato,
per denunziare chiaro e forte il suo dissenso che nasce dal fatto
che stiamo ogni giorno, di volta in volta, in ogni seduta,
vanificando il lavoro di questo parlamento e di queste commissioni.
Fermiamoci, assessore, lo faccia nell'interesse della Sicilia.
Dimentichi per un attimo ciò che la sua consegna oggi la obbliga a
fare. Dimentichi che oggi dobbiamo andare avanti a forza di
maggioranze e a forza di numeri, perché non sempre i numeri hanno
poi ragione e danno ragione di alcune posizioni che,
inevitabilmente, si ripercuoteranno sui siciliani e mineranno la
credibilità di questo Governo e, quindi, anche la sua.
Spero che si renda conto che in questo momento, alla fine della
sessione estiva, stiamo scrivendo un'altra pagina non gloriosa del
rapporto tra il Governo Lombardo e il Parlamento siciliano.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.2. Specifico che se
l'emendamento dovesse essere approvato, automaticamente verrebbe
soppresso l'articolo 2.
Questo è chiaro anche al Governo, credo.
Reitero la richiesta di parere alla Commissione sull'emendamento
1.2 del Governo.
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il Governo mantiene l'emendamento?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Sì,
lo mantengo.
Richiesta di verifica del numero legale
MANCUSO. Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Beninati, Bufardeci, Buzzanca, Corona,
Falcone, Formica e Vinciullo, invito gli onorevoli deputati a
registrare la loro presenza con la scheda di votazione.
Chiarisco le modalità di registrazione: il deputato può pigiare
qualunque tasto.
Dichiaro aperta la verifica.
(Si procede alla verifica)
Sono presenti: Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Barbagallo,
Calanducci, Colianni, Cracolici, Currenti, D'Agostino, De
Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani, Ferrara,
Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco, Leanza Nicola, Lentini, Lo
Giudice, Lupo, Marinello, Marziano, Musotto, Oddo, Panarello,
Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Rinaldi,
Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la verifica.
Risultato della verifica
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:
Presenti 48
L'Assemblea è in numero legale.
MANCUSO. Presenti 48?
PRESIDENTE. La macchina non può sbagliare, la macchina registra i
tasti che vengono schiacciati.
MANCUSO. I deputati Questori vogliono verificare se siamo 48 voi e
43 noi?
PRESIDENTE. Lo verifichiamo adesso in questa votazione. Colleghi,
i presenti erano 48.
Non c'è dubbio perché la macchina non può sbagliare, almeno quelli
registrati, poi .
La controprova è molto semplice, basta richiedere il numero
legale
MANCUSO. Non chiediamo alcuna controprova perché siamo qui, non è
uscito nessuno Non è uscito nessuno
PRESIDENTE. Col parere contrario della Commissione, pongo in
votazione l'emendamento 1.2 del Governo.
MANCUSO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.2
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Beninati, Bufardeci, Buzzanca, Caputo,
Corona, Falcone, Formica, Maira, Marinese, Scilla, Torregrossa e
Vinciullo, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 1.2.
MANCUSO. Chiedo che i questori in Aula verifichino
PRESIDENTE. I Questori onorevoli Gucciardi e Ruggirello sono già
in Aula. L'onorevole Ardizzone oggi non è presente.
Chiedo aiuto ai questori, per favore, perché non sono in grado di
controllare dalla mia postazione.
Chiarisco il significato del voto: il Governo chiede che si
schiacci il pulsante verde; il relatore della Commissione chiede che
si schiacci il pulsante rosso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Barbagallo,
Beninati, Bufardeci, Buzzanca, Calanducci, Campagna, Caputo, Cascio
Salvatore, Catalano, Colianni, Cordaro, Corona, Cracolici,
Cristaudo, D'Agostino, D'Asero, De Benedictis, Di Benedetto,
Digiacomo, Di Guardo, Donegani, Falcone, Ferrara, Formica,
Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco, Gucciardi, Leanza Nicola,
Leontini, Limoli, Lo Giudice, Lupo, Maira, Mancuso, Marinello,
Marinese, Marrocco, Marziano, Musotto, Oddo, Panarello, Panepinto,
Pantuso, Picciolo, Ragusa, Raia, Rinaldi, Ruggirello, Savona,
Scilla, Sulsenti, Termine, Torregrossa, Vinciullo.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 62
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 36
Contrari 25
(E' approvato)
E', quindi, soppressa la lettera b) del comma 2.
Si passa all'emendamento 1.3, del Governo. Ne do lettura:
«Sopprimere i commi 3, 4 e 5».
Comunico che è stato presentato dal Governo il subemendamento
1.3.1:
«All'emendamento 1.3 sopprimere la cifra 5'».
SCILLA. Chiedo di parlare sul subemendamento 1.3.1.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
SCILLA. Signor Presidente, questo subemendamento è la prova che si
vuol fare una legge, non si capisce perché, senza coinvolgere tutto
il Parlamento. Con questo sub emendamento voi dite di sopprimere la
cifra 5 , d'accordo? Sopprimere il fatto di salvare l'associazione
siciliana
Mentre sopprimiamo il parere della III Commissione parlamentare,
vorrei capire perché, vorrei capire se anche lì ci sarà il
Commissario dello Stato, vorrei capire quello che state facendo
In più, si vuole eliminare il comma 4. In Commissione su questo
punto io ero contrario, e guarda caso, non so perché, presidente
Musotto, c'è stato qualche intervento non si sa di chi.
E' un atteggiamento pretestuoso che offende il Parlamento e che
dimostra non so quali pressioni ci siano dietro questo disegno di
legge. E' impensabile, presidente Musotto, lei che ha fatto appello
alla politica e ha detto che gli assessori tecnici dovrebbero
andare a fare qualche altra cosa, è una vergogna Questa è la prova
fattiva di come non si capisce quello che il Governo sta combinando
su un disegno di legge che non dovrebbe avere interessi particolari
e che dovrebbe essere rivolto soltanto al rilancio di un'attività
davvero importante per la Sicilia.
Assessore, si fermi e coinvolga il Parlamento.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, io non so il perché ma devo dire che
l'onorevole Scilla lo ha espresso in maniera molto accesa, ed
effettivamente il suo concetto è molto semplice.
Se i colleghi volessero anche qui un attimo, solo un attimo,
leggere quello che c'è scritto, in particolar modo nel comma 3, che
il Governo ritiene di sopprimere lasciando in vita solo il comma 5,
per cui sopprime sia il comma 3 che il 4. Sul comma 4 non entro nel
merito perché mi convinco di avere firmato con l'onorevole Adamo un
emendamento soppressivo; il comma 5 il Governo vuole mantenerlo
perché lo esclude; ma il comma 3, assessore, io la prego, è
un'offesa al Parlamento.
Cosa c'è scritto nel comma 3?
Dopo le parole chi approva il piano faunistico-venatorio , che è
un piano regionale che fu una dimenticanza nella legge del 1997,
cosa dice? Dopo le parole Giunta regionale sono aggiunte le
seguenti: previo parere della Commissione parlamentare .
Non esiste piano regionale siciliano che venga esitato se non dopo
sentito il parere della Commissione . Quindi, qui, l'assessore, me
ne dispiace, non vuole far conoscere il piano se non dopo che viene
pubblicato in Gazzetta ufficiale. Ma cosa c'è di male se questo
piano passa dalla Commissione per conoscerlo, per confrontarci, per
sapere quello che c'è scritto?
Ebbene, c'è scritto questo: il parere della Commissione prima di
esitare definitivamente il piano . Cosa c'è di tanto stravolgente?
Perché bisogna nasconderlo?
Devo pensare, ahimè, e mi dispiace dirlo, che il piano, quello di
giugno, e preciso che resti a verbale, già era fatto col 20 per
cento regionale, in contrasto con la norma attuale che ancora oggi
è il 25 per cento provinciale. Quel piano, approvato a giugno di
quest'anno, già è in contrasto con il principio per cui era
prevista, ed è prevista, la chiusura dei territori con il 20 per
cento regionale quando non c'è la legge di supporto, perché ancora
oggi, alle ore 19.15 del 26 luglio, la modifica del 20 per cento
regionale non esiste. Ebbene, si chiede di conoscere questo piano
prima che venga esitato dalla Giunta. No, non si può conoscere, si
deve leggere nella Gazzetta.
E' inspiegabile, è inspiegabile
Presidente Cascio, quando lei era assessore al ramo e io ero
presidente della Commissione, il piano regionale dei trasporti fu
esitato sentito il parere della Commissione.
Tutti i piani regionali vengono esitati ascoltate le Commissioni,
anche quello della sanità, pensi un po'. Anche quello della sanità
Questo, invece, non si può vedere; si deve leggere nella Gazzetta.
E' una vergogna
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, ritiro l'emendamento 1.3 per venire incontro alle
richieste dell'opposizione.
PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore, ritira l'emendamento 1.3 e lascia
l'emendamento 1.4?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. No,
dell'emendamento 1.4 non c'è bisogno.
PRESIDENTE. Ho capito. Ritira l'emendamento 1.3 e rimane in vita
solo l'emendamento dell'onorevole Musotto che sopprime il comma 4.
Giusto?
Il subemendamento 1.3.1, ovviamente, è ritirato.
L'emendamento 1.3 è ritirato dal Governo e, pertanto, rimane in
vita l'emendamento 1.4, identico all'emendamento 1.5,
dell'onorevole Ruggirello, soppressivi del comma 4.
Ne do lettura: «Sopprimere il comma 4».
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, vorrei sapere dal Governo se gli
emendamenti sono ritirati, escluso l'1.4, che è quello cosiddetto
salva casta, quello lì.
Solo per saperlo, in modo da conoscere come si muove il Governo.
Al Governo non gliene importa niente del merito, gli interessa
salvaguardare la casta, gli interessa che chi è seduto su una sedia
già da due anni ci possa restare tutta la vita. Questo è il
Governo.
Onorevole Cracolici, anche lei è d'accordo con questa azione del
Governo? Tanto per saperlo, perché tutti gli emendamenti sono
ritirati escluso quello salva casta'. Questo atteggiamento è una
vergogna, che modalità sono queste, qual è il merito, il merito di
salvare la casta?
Caro Assessore, lei la casta non la può salvare. E' una vergogna,
è uno schifo, vergognatevi delle vostre azioni
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che al di
là di questi eccessi sarebbe opportuno, proprio per riportare il
dibattito in un percorso oggettivamente ragionevole, che così come
l'assessore ha ritirato l'emendamento 1.3 che riguardava, fra
l'altro, anche la soppressione del divieto di consentire
incrostazioni oggettive - e all'interno delle commissioni ce ne
sono tante, c'è gente che in queste commissioni, non dico che ha
lucrato, ma che comunque ha tenuto sotto una cappa tanti
cacciatori, tanti giovani aspiranti ad esercitare questo sport, e
allora, questo punto, condiviso in Commissione e inserito nel testo
del disegno di legge, serviva proprio a far sì che una politica del
turn over, della eliminazione di incrostazioni si applicasse anche
all'interno di queste commissioni - senza polemiche ma in maniera
pacata, inviti il presidente Musotto ad accogliere benevolmente un
emendamento che vuol essere di equilibrio, che è quello che è stato
inserito dalla Commissione ed è passato nel testo, ossia mantenere
il divieto a che determinati soggetti possano svolgere un mandato
per la terza o per la quarta volta o chissà per quante volte
ancora.
Diamo spazio ad altre energie, diamo spazio, in una, a
valorizzare, a vivacizzare.
Così come ha ritirato quell'emendamento, invitiamo dunque il
presidente Musotto, senza creare problemi né andare al muro contro
muro, a ritirare, insieme all'onorevole Ruggirello, gli emendamenti
1.4 e 1.5. Al contempo, invitiamo il presidente Adamo, l'onorevole
Beninati e gli onorevoli Cappadona e Lo Giudice a ritirare
rispettivamente gli emendamenti 1.8 e 1.9 per riportare serenità e
dare un minimo di slancio a questa norma.
Pensavo che l'emendamento 1.6 non si può svolgere la funzione di
membro effettivo per un numero di mandati superiori a quattro
fosse una provocazione e per questo non lo avevo prima citato.
PRESIDENTE. Pongo in votazione gli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
1.9, di identico contenuto.
Il parere del Governo?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario, a
maggioranza.
MANCUSO. Chiedo che la votazione degli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
1.9 avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
1.9
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Bufardeci, Campagna, Caputo, Corona,
Falcone, Formica, Maira, Marinese, Scilla e Torregrossa, indìco la
votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 1.4, 1.5, 1.8 e
1.9 di identico testo.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Calanducci, Caputo,
Colianni, Cracolici, D'Agostino, De Benedictis, Di Benedetto,
Digiacomo, Di Guardo, Ferrara, Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco,
Leanza Nicola, Lo Giudice, Lupo, Marinello, Marziano, Musotto,
Oddo, Panarello, Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Raia,
Rinaldi, Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 45
Votanti 36
Maggioranza 19
Favorevoli 29
Contrari 7
(E' approvato)
L'emendamento 1.7, essendo meramente formale, sarà definito ai
sensi dell'articolo 117 del Regolamento, in sede di coordinamento.
Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato, con il voto contrario dei deputati di PDL, Forza
del Sud e PID)
Informo che l'articolo 2 é assorbito.
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3.
Pianificazione faunistico venatoria
1. In via transitoria trovano applicazione, esclusivamente per la
stagione venatoria 2011/2012, le disposizioni contenute nel piano
faunistico-venatorio 2006/2011.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 3.1 e subemendamento 3.1;
- dagli onorevoli Beninati e Leontini: 3.2.
Si passa all'emendamento 3.1 e al subemendamento 3.1.1 del
Governo. Ne do lettura:
- emendamento 3.1:
«Sostituire l'articolo 3 con il seguente:
Art. 3. - Disposizione transitoria - 1. Nelle more della
definizione del procedimento amministrativo di approvazione del
piano faunistico venatorio, trovano immediata applicazione,
esclusivamente per la stagione faunistico-venatoria 2011/2012, le
disposizioni della proposta di Piano pubblicato nella Gazzetta
ufficiale delle Regione siciliana del 3 giugno 2011, fermo restando
il divieto di caccia nei territori in cui sia comunque vietata
l'attività venatoria per effetto di vincoli derivanti dalla
normativa comunitaria e/o da altre leggi e disposizioni.
L'esercizio venatorio all'interno dei siti Natura 2000' è
consentito secondo le indicazioni previste dal decreto ministeriale
del 17 ottobre 2007, eventualmente implementate con le indicazioni
contenute nei piani di gestione, approvati o in via di
approvazione, previa valutazione d'incidenza, come previsto dal DPR
357/1997 e successive modifiche ed integrazioni .»;
- subemendamento 3.1.1:
«Aggiungere dopo e successive modifiche ed integrazioni': In
deroga a quanto previsto nel progetto di piano, i limiti di cui al
decreto ministeriale del 17 ottobre 2007 si applicano soltanto
nelle zone speciali di conservazione e nelle zone di protezioni
speciali .».
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, intervengo ormai per l'ultima volta
perché mi sono stancato di ripetere come se io fossi in
contraddizione. Vorrei precisare a tutti i colleghi con cui oggi
finalmente trattiamo questo disegno di legge che il sottoscritto,
qualche mese fa, convinto che quest'anno difficilmente la caccia si
sarebbe potuta aprire, si è fatto carico di presentare un testo.
Ebbene, il risultato è che questo testo doveva essere condiviso
con serenità. E' diventato, invece, come se chi lo ha presentato
volesse oltraggiare il percorso del Governo. Non è così.
Io volevo essere propositivo, e lo sono ancora oggi. Mi sto
sforzando in tutti i modi di esserlo, Presidente, ma è più forte di
me.
Non si riesce a comprendere che forse ci si poteva fermare prima,
come ha detto qualche collega.
Lei pure, assessore, poteva essere più collaborativo come lo sono
stato io che sono venuto una volta da lei per cercare di trovare un
percorso comune.
Ciò nonostante, sull'argomento del piano faunistico venatorio
esitato dalla Commissione - tanto per essere chiari, il piano
faunistico venatorio oggi è in itinere perché l'iter del piano
faunistico venatorio, voglio precisarlo all'Aula, è iniziato ne
mese di giugno del 2011, con la pubblicazione in Gazzetta del nuovo
piano.
Assessore, lei mi dice di essere stato molto solerte nel fare
questa attività, io devo prenderne atto, lo sarà stato. Però, lei
non può convincere l'opinione pubblica perché il piano faunistico
venatorio si riferiva al periodo 2006-2011. Nel 2006 si sapeva che
il piano faunistico venatorio sarebbe scaduto nel 2011, lo sapevano
tutti. Pure il Governo precedente, il governo Cuffaro, lo sapeva;
purtroppo, il governo Cuffaro non poteva fare nulla perché il
piano operava solo da due anni.
Ebbene, al piano faunistico venatorio nuovo bisognava cominciare a
pensarci già dal 2009-2010.
Scusatemi, questo non è il governo Lombardo?
Ora, se il governo Lombardo cambia continuamente gli assessori per
le risorse agricole e, giustamente, ora viene l'assessore
D'Antrassi a dire che è qui da pochi mesi, che potevo fare?
Non penso però che sia una giustificazione.
Allora, l'iter del piano faunistico venatorio nuovo è iniziato nel
giugno del 2011, e vi ricordo che il 15 giugno, per legge,
bisognerebbe fare il calendario venatorio; prova ne sia che ancora
oggi il calendario venatorio non esiste e siamo al 26 luglio.
L'assessore sa benissimo che se fa il calendario venatorio, quel
mondo che è contrario alla caccia lo impugnerebbe, e farebbe bene,
lo farei anch'io.
A questo punto il nuovo piano, di fatto, non potrà essere vigente
prima di fine settembre o i primi di ottobre. La caccia, invece,
avrebbe già dovuto partire, dovrebbe già partire.
Allora, qual è la proposta di buon senso? Prendere il piano oggi
esistente, quello che è in corso anche se scaduto, rimetterlo in
vita con un articolo di legge che sarebbe questo, e automaticamente
rendere il nuovo piano con più calma, con più tempo, con il parere
della commissione, e portarlo a conoscenza di tutti. Invece no,
dobbiamo prendere questo piano che non si conosce.
Le associazioni venatorie, per essere chiari, mi dispiace doverlo
dire, sul piano proposto non da lei, assessore, ma dai suoi
esperti, dai suoi uffici, sono contrarie Mi risulta che neanche
gli ambientalisti siano a favore. Ma allora chi è a favore di
questo piano?
Sarebbe giusto un attimo di riflessione per prendere il nuovo
piano e renderlo attuativo per far sì che quest'anno si possa
andare a caccia.
Ebbene, oggi leggo un emendamento del Governo che sinceramente mi
sconvolge, e mi si dice che sia stato concordato sempre col
Commissario dello Stato. Allora posso dire ufficialmente che
anch'io, da deputato, mi sono passato il piacere di avere
un'interlocuzione col Commissario dello Stato e mi è stato detto -
tanto per essere chiari, così resta agli atti - che anche
l'impostazione di rendere vigente il piano già scaduto è legittima.
Quindi, è una scelta politica.
Mentre sul futuro si dice che è pure legittimo, anche se -
scusatemi, lo dico con cognizione di causa - non ho mai visto un
piano ancora da approvarsi diventare approvato per legge, cioè un
piano che deve concludere il suo iter, perché il piano faunistico
venatorio presentato a giugno, per legge, ha 120 giorni per la
Valutazione ambientale strategica (VAS).
Bene, prima della fine di settembre questo piano non potrà essere
operativo e ci saranno sicuramente tantissimi ricorsi, visto che il
3 agosto scadono i termini.
Io penso, e concludo, che la cosa più giusta sia che il Governo si
fermi e valuti con serenità la proposta di rendere vigente il
vecchio piano.
Si dice che il vecchio piano è stato impugnato innanzi al TAR, non
saprei bene da chi.
Ebbene, quel piano fu impugnato per un motivo semplice: non furono
fatte nelle zone SIC e ZPS le valutazioni di incidenza, non la VAS
perché il piano è nato prima che nascesse la VAS.
Io sono dell'avviso che sia più corretto, sotto il profilo
giuridico, rendere operativo il piano vigente, fare la valutazione
d'incidenza in tutte le aree SIC e ZPS, cosa per cui non occorrono
due, tre mesi ma forse venti giorni, e si chiude questa vicenda, e
si dà più tempo al nuovo piano, di cui tutti possono prendere
conoscenza.
Il mio invito al Governo è, quindi, di tenersi su questa linea,
almeno in questo.
Assessore, è la prima volta che si approva qualcosa che, ancora
non approvata, è soggetta alle osservazioni. E' veramente un
paradosso legislativo.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare solo
un'osservazione.
Se rendiamo il vecchio piano, come è scritto - caro collega,
purtroppo è così, abbiamo avuto modo di confrontarci e mi dispiace
-, in via transitoria ed esclusiva, operativo per la stagione
venatoria 2011-2012, però adeguandolo alla normativa comunitaria,
non riusciremo a raggiungere l'obiettivo.
E siccome l'adeguamento alla normativa comunitaria comunque è
obbligatorio, è bene fare come si fa per i piani regolatori:
scattano le norme di salvaguardia sul nuovo. Poi, per il nuovo
piano, approfitto per dire - e ringrazio il collega Beninati perché
me ne dà possibilità - al Governo di valutare le osservazioni degli
ambientalisti, da un lato, e delle associazioni venatorie e,
comunque, di accogliere quelle osservazioni ragionevoli che possono
tirar fuori un buon piano faunistico venatorio in modo tale da
pianificare, una buona volta, la materia senza ritrovarci in
quest'Aula a discutere di cose che sicuramente non dipendono dalla
nostra volontà ma dipendono da sentenze dei TAR.
Questo è il punto su cui mi permetto di dire andiamo avanti ,
perché forse è la strada buona.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione il
subemendamento 3.1.1 del Governo.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Sull'ordine dei lavori
CALANDUCCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALANDUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, indubbiamente
c'è qualche vulnus nell'iter di questa legge, è innegabile. In
Commissione era stato esaminato un testo, illustrato in maniera
convincente dai funzionari dell'assessorato, i quali mi hanno
convinto che, obiettivamente, bisognava accogliere questi due
emendamenti.
Naturalmente, vista la fretta e visto che si sono capovolte le
regole di lavoro, avevo suggerito di sottolineare su questo
emendamento un aspetto che sta molto a cuore ai cacciatori, perché
con l'abbattimento della percentuale c'è il rischio, con il piano
proposto, che alcune province siano interamente sottoposte a
limitazione delle zone, ugualmente come le zone SIC e ZPS, di
protezione speciale. Questo subemendamento non fa altro che
mantenere questi limiti a livello delle zone di protezione speciale
sul sistema. Ma se deve essere uno scontro politico su tutto, non
si può continuare.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
740/A
PRESIDENTE. Il Governo mantiene l'emendamento 3.1?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Sì,
signor Presidente.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario a
maggioranza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.1.
BENINATI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Bufardeci, Buzzanca, Campagna, Caputo,
Formica, Maira, Scilla, Torregrossa e Vinciullo, indìco la votazione
per scrutinio segreto dell'emendamento 3.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Barbagallo,
Bonomo, Cappadona, Caputo, Colianni, Cracolici, Cristaudo,
D'Agostino, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo,
Ferrara, Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco, Leanza Nicola, Lo
Giudice, Lupo, Marinello, Marziano, Musotto, Oddo, Panarello,
Panepinto, Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Rinaldi,
Ruggirello, Scilla, Sulsenti, Termine.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 50
Votanti 41
Maggioranza 21
Favorevoli 34
Contrari 7
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento 3.2 è precluso.
Si passa quindi agli emendamenti aggiuntivi.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: A1 e A2;
- dalla Commissione: A7.
Si procede con l'emendamento A1. Ne do lettura:
«Aggiungere il seguente articolo:
Art. - Modifiche di norme in materia di calendario venatorio -
Il comma 5 dell'articolo 18 della legge regionale 33/1997 è
sostituito dal seguente: 5. Il numero delle giornate di caccia
settimanali non può essere superiore a tre. La Regione può
consentire la libera scelta al cacciatore, escludendo i giorni di
martedì e venerdì, nei quali l'esercizio dell'attività venatoria è
in ogni caso sospeso .»
RUGGIRELLO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
BENINATI. Dichiaro di farlo mio.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A1. Il parere del
Governo?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Contrario a
maggioranza.
BENINATI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, mi dispiace che i colleghi abbiano
ritirato l'emendamento A1 perché questo emendamento è molto giusto
per il principio che contiene.
Considerato che oggi le giornate di caccia sono tre, obbligatori
sabato e domenica e, a scelta, lunedì, mercoledì o giovedì - si
sceglie soltanto un'altra giornata tra queste - qui, invece, si
lascia più possibilità di scelta, fermo restando di andare a caccia
sempre tre volte la settimana, nel decidere quando andare a caccia.
Questo principio interviene contro l'appesantimento di
concentrazione delle giornate venatorie il sabato e la domenica,
quando c'è un maggiore flusso di cacciatori.
Invece, con questa norma si diluiscono. Ecco perché la ritengo
corretta.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli deputati, volevo solo chiarire che noi non
siamo contrari al merito, riteniamo che possano essere disciplinate
le giornate dal calendario venatorio.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A1, al quale dichiara
di apporre la firma l'onorevole Bufardeci. Chi è favorevole si
alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo A2, a firma degli onorevoli
Ruggirello e Musotto.
Ne do lettura: «Aggiungere il seguente articolo:
Art. - Modifiche di norme in materia di zone di addestramento di
cani
1. Al comma 5 dell'articolo 41 della legge regionale n. 33/1997,
dopo le parole cani da ferma', aggiungere le parole , da cerca e
da seguito' .»
Il parere del Governo?
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Contrario, per i motivi che abbiamo già detto.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(E' approvato)
Annunzio e votazione degli ordini del giorno nn. 578 e 579
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
i seguenti ordini del giorno:
- numero 578 «Opportune modifiche alla legge regionale n. 33 del
1997 e conseguente proroga del piano faunistico-venatorio», degli
onorevoli Calanducci, Musotto, Ruggirello Beninati, Cristaudo,
Gennuso e Sulsenti;
- numero 579 «Iniziative per un ragionevole equilibrio tra
l'attività venatoria e il territorio agro-silvo-pastorale»,
dell'onorevole Oddo. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la determinazione del territorio agro-silvo-pastorale della
Regione siciliana, oggetto di pianificazione faunistico - venatoria
ai fini della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33, necessita di
una precisa specificazione onde evitare possibili elusioni di
principi enunciati dalla giurisprudenza costituzionale e divenuti
norme in vigore in altre Regioni d'Italia. A tal fine, dovranno
necessariamente concorrere, in particolare nel computo del
territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione, le seguenti
specifiche superfici:
a) parchi, riserve naturali, oasi di protezione, zone di
ripopolamento e cattura, zone rifugio;
b) fondi chiusi;
c) le superfici occupate da agrumeti dove l'esercizio della caccia
è vietato ai sensi dell'articolo 21, comma 2 bis della l. r. n. 33
del 1997;
d) le zone sottratte all'esercizio venatorio ai sensi dell'art.
15, comma 1 della l.r. n. 33 del 1997;
e) fasce di rispetto delle vie di comunicazione per una larghezza
di metri 50 più 50 che, per le loro caratteristiche di naturalità
sono idonee alla riproduzione, al rifugio ed alla sosta della fauna
selvatica dove la caccia è vietata per motivi di sicurezza ai sensi
dell'art. 21, comma 1, lett. e), della legge 11 febbraio 1992, n.
157, purché siano rispettate le seguenti condizioni:
1 - le tratte infrastrutturali non devono ricadere all' interno di
altri istituti destinati alla protezione della fauna o all'interno
di aziende faunistico venatorie, aziende agro venatorie, centri di
produzione di fauna selvatica;
2 - le aree considerate devono costituire un unico corpo
ambientale con le aree contigue, nel senso di trovarsi inserite in
contesti territoriali omogenei;
f) aree circolari di rispetto attorno ad immobili, fabbricati e
stabili extraurbani per un raggio di 100 metri da essi che per le
loro caratteristiche di naturalità sono idonee alla riproduzione,
al rifugio ed alla sosta della fauna selvatica dove la caccia è
vietata per motivi di sicurezza ai sensi dell'art. 21, comma 1,
lett. e), della legge n. 157 del 1992, purché siano rispettate le
stesse condizioni del punto precedente;
g) aree circolari attorno ai valichi montani per un raggio di 1000
metri da essi, dove la caccia è vietata ai sensi dell'articolo 21,
comma 2 della l.r. n. 33 del 1997;
h) demani forestali preclusi all'attività venatoria;
considerato inoltre che:
si ritiene necessario modificare l'attuale disciplina della l.r.
n. 33 del 1997, per consentire l'esercizio della caccia nelle aree
palustri di maggiore interesse faunistico, escluse le riserve
naturali e le oasi di protezione, rappresentate da tutti gli invasi
artificiali facenti capo ai Consorzi di bonifica e all'ESA sui
quali sono stati istituiti fondi chiusi, prevedendone la loro
decadenza;
occorre, altresì, vietare la caccia all'interno degli agrumeti,
per evitare che superfici assolutamente inutilizzabili dai
cacciatori, ma utili alla riproduzione, al rifugio e alla sosta
della fauna selvatica siano ancora computate negli ambiti
territoriali di caccia;
preso atto dell'opportunità di affidare la gestione delle oasi di
protezione alle associazioni di cacciatori secondo un disciplinare
adottato dall'Assessore regionale per le risorse agricole ed
alimentari; ciò consentirebbe di dare adeguata visibilità
all'azione di protezione ambientale che tali associazioni possono
svolgere alla stregua delle associazioni ambientaliste che oggi
gestiscono diverse riserve naturali;
ritenuto infine che sia indispensabile rimuovere l'attuale
discriminazione ad oggi sofferta dai concessionari siciliani di
aziende faunistiche venatorie, agro venatorie e centri di
produzione di fauna selvatica rispetto ai concessionari del resto
d'Italia, per quanto attiene alle tariffe da essi sostenute. Si
chiede, pertanto, di ridimensionare le tariffe di cui all'articolo
30 della l.r. n. 33 del 1997 alle seguenti condizioni:
a) un euro l'ettaro per i centri di produzione di fauna selvatica;
b) un euro l'ettaro per le aziende faunistico venatorie;
c) 50 centesimi per ettaro per le aziende agro-venatorie,
impegna il Governo della Regione
ad approntare, alla luce delle urgenze evidenziate, ogni opportuna
conseguente modifica all'attuale disciplina regionale contenuta
nella l.r. n. 33 del 1997, nonché a disporre, nelle more, la
proroga di sei mesi dell'attuale Piano faunistico venatorio». (578)
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
in alcune province della Sicilia la superficie inibita
all'attività venatoria si attesta a percentuali superiori al 30 per
cento;
su detti territori, isole minori ed alcuni ambiti territoriali di
caccia (A.T.C.), l'esercizio dell'attività venatoria - rispetto
anche alla densità venatoria - si presenta ampiamente problematica,
tale da prevedere nel tempo possibili alterazioni dell'equilibrio
faunistico-venatorio;
le zone ZPS (zone di protezione speciale) e SIC (siti di
importanza comunitaria), con apposita ed indispensabile valutazione
di incidenza, possono essere aperte, in tutto o in parte,
all'esercizio dell'attività venatoria,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per le risorse agricole e alimentari
ad attuare, ad iniziare dai territori che superano la percentuale
del 30 per cento, così come sopra descritto, le valutazioni di
incidenza relative alle zone SIC E ZPS al fine di permettere un
ragionevole equilibrio rispetto alle percentuali di territorio agro-
silvo-pastorale inibite all'esercizio dell'attività venatoria».
(579)
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Dichiaro di accettarli entrambi come raccomandazione.
Presidenza del presidente Cascio
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 1 settembre 1997, n. 33» (740/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge numero 740/A «Modifiche ed integrazioni alla
legge regionale 1 settembre 1997, n. 33».
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Bonomo,
Buzzanca, Cappadona, Colianni, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino,
De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani,
Ferrara, Galvagno, Gennuso, Giuffrida, Greco, Leanza Nicola,
Lentini, Lo Giudice, Lupo, Marinello, Musotto, Oddo, Panepinto,
Pantuso, Parlavecchio, Picciolo, Ragusa, Raia, Rinaldi, Ruggirello,
Savona, Sulsenti, Termine.
Votano no: Beninati, Bufardeci, Campagna, Caputo, Catalano,
Cordaro, Corona, D'Asero, Formica, Incardona, Leontini, Maira,
Mancuso, Scilla, Torregrossa, Vinciullo.
Sono in congedo: Caronia, Cimino, Di Mauro, Federico, Gentile,
Laccoto, Mineo, Pogliese, Speziale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 59
Votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 40
Contrari 16
Astenuti 2
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente Cascio
Seguito della discussione del disegno di legge «Costituzione
dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive»
(605-242-362-577/A)
PRESIDENTE. Si procede con il seguito della discussione del
disegno di legge nn. 605-242-362-577/A «Costituzione dell'Istituto
regionale per lo sviluppo delle attività produttive», posto al n.
2).
Invito la Commissione competente a prendete posto al banco alla
medesima assegnato.
Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta precedente era stato
esaminato l'articolo 12, con l'approvazione dell'emendamento
sostitutivo del Governo 12.5.
Presidenza del presidente Cascio
Sull'ordine dei lavori
LEONTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi non riteniamo
che si possa procedere all'esame degli articoli perché l'Aula aveva
concordato un passaggio in Commissione, passaggio che questa
mattina non si è potuto effettuare per l'assenza del Governo. La
Commissione non si è riunita e non è stato effettuato alcun
approfondimento e quindi, a questo punto, non credo che l'Aula
possa continuare i lavori proprio perché la decisione assunta era
quella di approfondire in Commissione alcuni aspetti del disegno di
legge.
BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
perché nella scorsa seduta sono stato tra coloro i quali hanno
chiesto il rinvio in Commissione per fare un approfondimento, una
riflessione in quanto, ribadisco, lo sforzo che è stato fatto,
secondo me, non ha prodotto una buona legge. Non posso non ribadire
anche in questa occasione che, nella giusta riduzione dei numeri,
si è ecceduto perché siamo arrivati ad una composizione di nove
elementi e basta. Addirittura non abbiamo neanche una
rappresentanza in ciascuna provincia, non c'è nessuna
rappresentanza dei territori, non fa parte di questi organi nessun
rappresentante delle province regionali né dei comuni, abbiamo
delegato il consiglio di amministrazione a cinque unità che possono
essere tutti espressione del mondo imprenditoriale e industriale -
e su questo mi verrebbe di fare una battuta perché sull'industria
siciliana e sugli industriali siciliani forse qualche pagina da
aprire e da approfondire ci sarebbe, per la verità -
sostanzialmente, tutto viene delegato senza alcuna
compartecipazione, non della politica, ma dei rappresentati del
territorio, e questo lo considero un errore.
Mi ha fatto piacere che la volta scorsa anche altri ebbero questo
mio stesso convincimento e l'assessore stesso disse giustamente di
riflettere.
Ebbene, questa riflessione non c'è stata, anzi stamane il Governo
non era neanche presente in Commissione. E se riflessione non c'è
stata, siamo convinti che facciamo bene, alle ore 19.49, ad avviare
il seguito della discussione di questo disegno di legge quando
potrebbe essere più utile rinviare a domani, dando l'impegno a
tutti noi e all'assessore di vedere come eventualmente riparare -
utilizzo questo verbo - ad alcuni guasti che sono stati già
effettuati con l'approvazione dei primi 12 articoli?
Ribadisco, oggi è l'epoca dell'antipolitica, oggi basta che
qualcuno dica abbiamo tagliato che la gente è felice. Bene, non
cadiamo negli eccessi Questa norma, così come sta venendo fuori,
nega qualunque rappresentatività al territorio e io la considero un
obbrobrio, un torto.
Assessore, veramente si può pensare che per quanto riguarda le
vicende del territorio - pensiamo al piano regolatore ASI, pensiamo
ai piani industriali - non ci sia un solo rappresentate del comune
o di una provincia? Ritenete che questa sia un'azione che aiuta la
politica? Ritenete che sia un miglioramento della politica in
questa vocazione iconoclasta dell'antipolitica e della casta?
Stiamo attenti, si sta eccedendo. Ed io non posso che ribadire
quello che dissi la settimana scorsa: vediamo di evitare ulteriori
guasti come questo. Qui si fa solo richiesta, principalmente, nella
struttura degli organi, di una rappresentatività condivisa, e la
prima rappresentatività condivisa è sicuramente quella dei Comuni e
delle Province.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza non ha nessuna
motivo per rinviare il disegno di legge un'altra volta in
Commissione, a meno che non ci sia una richiesta da parte del
Governo.
Io non presiedevo l'ultima seduta, ma ho letto il resoconto
parlamentare e c'è una necessità di approfondimento, ma è
un'esigenza generica di approfondimento, non si fa riferimento a
nulla in particolare. Ripeto, non c'è nessuna ragione obiettiva per
rinviare i lavori dell'Aula.
Ho letto sia la dichiarazione del Presidente di turno che quella
dell'assessore Venturi; c'è una generica esigenza di riflessione.
Presidenza del presidente Cascio
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
605-242-362-577/A
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del disegno di
legge nn. 605-242-362-577/A.
Si passa, pertanto, all'articolo 13. Ne do lettura:
«Articolo 13.
Compiti e funzioni del Consiglio di amministrazione
1. Il Consiglio di amministrazione, in quanto preposto alla
generale gestione dell'IRSAP:
a) adotta lo Statuto e le sue eventuali modifiche ed integrazioni;
b) adotta i piani regolatori delle aree;
c) approva i piani triennali degli interventi e delle attività;
d) approva i bilanci di previsione ed i conti consuntivi;
e) autorizza e, successivamente, approva la stipula di convenzioni
ed accordi con lo Stato, la Regione ed altri enti pubblici e
privati per la realizzazione e gestione di infrastrutture e
servizi;
f) fissa i criteri per l'assegnazione delle aree e delle
infrastrutture secondo quanto stabilito dalla presente legge ed
approva la graduatoria delle istanze pervenute delle imprese
interessate;
g) determina le quote da porre a carico delle imprese insediate
nelle aree per l'utilizzo dei servizi e delle infrastrutture;
h) adotta ogni altro atto non espressamente riservato per legge o
statuto al presidente o ad altro organo dell'Istituto o al
direttore generale».
Onorevoli colleghi, tutti gli emendamenti presentati all'articolo
13 sono decaduti.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta
siamo di fronte ad una legge che segue una procedura del tutto
anomala: prima avanti e poi indietro, poi torna di nuovo in
Commissione, poi ritorna in Aula, poi si va in Commissione e ancora
si rinvia per approfondimenti che oggi non si fanno. Quello che è
più da contestare in questo disegno di legge è il merito.
Io assisto, ancora una volta in questa legislatura, ad un testo
rispetto al quale il Governo, e segnatamente il governatore
Lombardo, sistematicamente vuole assoggettare tutto - alla faccia
dell'autonomia - al Governo regionale, vuole mettere tutto sotto
le sue grinfie, atteso che siamo di fronte ad un Governo tecnico,
in cui gli assessori hanno una valenza molto dimezzata rispetto ad
un Governo politico e, quindi, il governatore è tutto, fa tutto da
sé, questa volta vuole assoggettare le ASI, metterle tutte sotto un
unico Organo che deve servire a garantirne il controllo.
A Ragusa abbiamo un Consorzio per le aree di sviluppo industriale
che funziona, che ha dato prova e dimostrazione di sapere lavorare,
di sapere progettare, di sapere costruire le imprese, di sapere
offrire servizi alle imprese. Ebbene, siamo certi che questa legge
affosserà i Consorzi ASI, così come ha affossato tutto il resto
della Sicilia, così come è accaduto per ATO e sanità.
Le riforme che questo Governo vorrebbe portare avanti sono riforme
farsa, sono riforme molto spesso inattuabili, che non partono da un
punto di vista corretto perché le finalità sono completamente
diverse da quelle enunciate nel disegno di legge.
Ancora una volta assistiamo al tentativo di portare avanti una
riforma che non è fatta nell'interesse dei Siciliani né della
Sicilia, ma semplicemente nell'interesse di una parte politica che
vuole a tutti i costi assoggettare ogni singolo imprenditore e ogni
singola possibilità di crescita per la Sicilia.
Una Sicilia bloccata, una Sicilia ferma, una Sicilia che è
destinata a fare passi indietro.
L'abbiamo visto su tutto, l'abbiamo visto sulla formazione e sulla
sanità.
Se c'è qualcosa che funziona bisogna bloccarla, bisogna fare in
modo che tutto resti fermo, che tutto vada indietro.
Questo disegno di legge non dovrebbe nemmeno discutersi in
quest'Aula. Questo testo merita una sonora bocciatura e invito
tutti i colleghi a riflettere bene perché la sua approvazione
darebbe, ancora una volta, la possibilità al nostro Governatore di
nominare uomini che si sono candidati per il Movimento per le
Autonomie da qualche parte oppure di qualche partito della
coalizione e bloccare le ASI, bloccare lo sviluppo delle zone
industriali.
Questo è il senso di questo disegno di legge; ecco perché va
bloccato.
Altrimenti, che motivo c'è di insistere tanto su un disegno di
legge che, nonostante non sia stato esitato dalla Commissione e
nonostante non avesse copertura finanziaria, è stato portato per
forza in Aula già nelle precedenti sedute? E dopo, sempre ad
insistere. Ma qual è la vera motivazione?
Evidentemente c'è il solito disegno: quello dell'occupazione del
potere, quello di dire basta' allo sviluppo e di fermare, di
frenare ogni iniziativa privata.
Ecco perché ribadisco quanto già detto dal capogruppo di Forza del
Sud: deve essere rispettata la volontà dell'Aula, quella espressa
già la settimana scorsa e che oggi invece non viene rispettata.
Signor Presidente, questo disegno di legge non può essere votato.
Bisogna che si facciano i giusti approfondimenti perché qui non
parliamo di una legge qualsiasi, bensì di una legge che riguarda lo
sviluppo dell'industria siciliana nel suo complesso.
Questo Governo dimostra di non avere un progetto per lo sviluppo
industriale della Sicilia; ha, invece, il progetto di occupare il
potere.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più volte in
quest'Aula, quando si è cercato di addivenire ad una soluzione
condivisa delle norme che venivano sottoposte all'esame dell'Aula
stessa, si è visto che si raggiungeva l'obiettivo proprio quando
c'era un ragionamento, un approfondimento delle norme, tra le varie
posizioni politiche che hanno, di volta in volta, agevolato il
cammino delle leggi portando quest'Assemblea, anche in tempi
rapidi, a varare leggi importanti e anche corpose.
Su questa legge, fin dall'inizio, si è visto che c'è una
spaccatura profonda anche all'interno della maggioranza. Che poi
anche qui bisognerebbe dire che il diritto che si arroga questa
maggioranza, che non è quella uscita dal voto degli elettori, di
intervenire per modificare su temi fondamentali per lo sviluppo
della Sicilia, è un diritto - più che altro, oserei dire, è
un'usurpazione - di un potere che non le è stato conferito e che,
per giunta, si cerca di portare avanti nonostante i contrasti che
sorgono e che sono del tutto evidenti.
In un periodo nel quale si parla ormai da tempo di decentramento
di funzioni amministrative, in un momento in cui si dice che si
vuole privilegiare e bisogna privilegiare il territorio per far sì
che quest'ultimo, con le proprie specificità, con i propri
suggerimenti, con i propri saperi, con le proprie competenze, possa
essere messo nelle condizioni di stabilire il proprio futuro, un
Governo che si richiama alla difesa dell'autonomismo e alla difesa
dei territori propone una norma che va a cancellare ogni più
pallida espressione della volontà dei territori.
Che significa che i consigli di amministrazione adottano i piani
regolatori?
In quale norma, in quale statuto, in quale regione, in quale Stato
del mondo esiste una norma che fa adottare gli strumenti
urbanistici ad un consiglio di amministrazione?
Un consiglio di amministrazione, per giunta, che non è espressione
dei territori, che non è espressione dei comuni ma che viene
nominato dalla politica.
Dove si è letto? Quale testo normativo di riferimento c'è alla
base?
Come si può pensare di mandare avanti una norma che recita il
consiglio di amministrazione adotta gli strumenti urbanistici ? Ci
rendiamo conto che stiamo proponendo una norma che non ha alcun
addentellato con la legislazione vigente, che non ha alcun
addentellato con le norme fondanti che stanno alla base del diritto
costituzionale che regge, poi, gli statuti dei vari enti?
E' una forzatura inaccettabile.
Per questo si chiede di fare un approfondimento, sollecitato e
richiesto un po' da tutte le forze politiche per cercare di
superare i problemi, al fine di esitare una legge che sia giusta,
coerente, rispondente alla normativa nazionale, ma che sia
soprattutto rispondente ai territori.
Si può pensare che il consiglio di amministrazione adotti i piani
regolatori in assenza dei comuni? I piani regolatori che vanno ad
incidere all'interno dei territori dei comuni che non sono
rappresentati all'interno dei cosiddetti cda
La stessa cosa vale per le province. Non vi sembra che sia una
forzatura senza senso?
Non vi sembra che continuare a forzare senza che ci sia un
approfondimento condiviso con tutte le forze politiche, che per
altro lo hanno richiesto, sia la cosa più giusta, soprattutto,
signor Presidente, nel momento in cui si chiede di utilizzare la
giornata di domani per arrivare ad una formula di compromesso
affinché poi la legge cammini in maniera spedita, ma soprattutto
per esitare una legge che stia in piedi, una legge che sia di
sviluppo e non di bavaglio, che non faccia da freno, che non
impedisca ai territori di essere artefici del proprio destino.
E' una forzatura che nessuno richiede, che nessuno capisce perché
si voglia portare avanti.
Vista oltretutto l'ora tarda, non possiamo pensare di continuare
questa sera, signor Presidente, perché andremmo incontro ad una
serie infinita di interventi, comma per comma, esacerbando ancora
di più gli animi quando, invece, con un approfondimento domani in
Commissione, si potrebbe arrivare facilmente ad una forma di
compromesso che faccia fare un passo avanti alla legge stessa.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, poco fa lei ci ha comunicato che non
era sufficiente la richiesta del presidente Bufardeci di dilatare i
tempi per l'esame del disegno di legge in quanto doveva essere il
Governo, eventualmente, a fare la proposta. Siamo pochissimi, ma
c'è qualche problema.
Io intervengo sull'articolo 13, ma prima le vorrei chiedere la
cortesia di riaprire i termini per gli emendamenti. Lei ha fatto
benissimo, all'inizio di questo percorso, a dichiarare decaduti
moltissimi emendamenti per motivi contingenti e, oggi - considerato
che erano stati presentati quegli emendamenti e che molti
parlamentari non hanno aggiunto la loro firma per ovvi motivi - ci
troviamo una legge che non condividiamo perché le abrogazioni,
comma per comma, servivano per intervenire su ogni singolo
articolo, su ogni singolo comma e non ci troviamo nelle condizioni
di potere dire la nostra perché sono scaduti i termini per
presentare gli emendamenti.
La Presidenza, giustamente, ha dichiarato decaduti numerosi
emendamenti per motivi che, naturalmente, sono fuori da questo
Parlamento.
Pertanto, le chiedo di esercitare il nostro diritto di emendare
questa legge, considerato ciò che è avvenuto; ma ciò naturalmente
non significa che la mia proposta debba essere accettata. Sarebbe
veramente una dimostrazione di grande disponibilità per raggiungere
la finalità di una legge condivisa. Perché dico questo? Perché
proprio sull'articolo 13 condivido solo qualche punto.
Certamente non posso condividere che un consiglio di
amministrazione, peraltro di nomina politica, possa adottare i
piani regolatori dei cosiddetti IRSAP, perché i piani regolatori
delle aree, fino a ieri, erano motivo di concertazione per lo
sviluppo, erano motivo di concertazione con gli enti locali, erano
motivo di concertazione con tutta una serie di attività
territoriali.
Io non so se quest'Aula disattenta si accorge che stiamo delegando
a tre nominati il potere di fare ciò che si vuole nelle aree
industriali e che gli enti locali e le realtà territoriali sono
oramai fuori da questa partita. Non c'è alcun tipo di intervento
che possa aiutare il territorio.
Ritengo che i conflitti con i consigli comunali, i conflitti con i
piani particolareggiati, i conflitti con tutta una serie di
sensibilità territoriali verranno fuori. E non verranno fuori in un
dibattito politico, verranno fuori da scontri, da contenziosi e da
tutta una serie di iniziative che farebbero rabbrividire tutti i
colleghi che sostengono queste norme. Perché il consiglio di
amministrazione dei tre nominati, non solo adotta i piani
regolatori, approva i piani triennali, non solo degli interventi ma
anche delle attività, quindi decide le sorti economiche di quei
territori; inoltre i tre nominati possono fare ciò che ritengono
nelle attività di un'area industriale: approvano i bilanci di
previsione - questo mi sembra il minimo che possano fare ed è
giusto -, autorizzano e stipulano convenzioni con lo Stato, con la
Regione, con gli enti pubblici e privati.
Ma, attenzione: quello che dovete sapere prima di votare questo
articolo - secondo me, il fatto più grave - è che in base alla
lettera f), i tre nominati fissano i criteri per l'assegnazione
delle aree e delle infrastrutture, cioé decidono sulle opere
pubbliche di quel territorio, fissano loro i criteri di intervento
nelle infrastrutture; non c'è bisogno degli strumenti urbanistici
di cui ognuno di noi parla con lo strumento della politica, lo
strumento dell'azione all'interno dei consigli comunali.
Ormai ci avviamo ad attività che prendono il vecchio vizio della
politica: quello di fare decidere tutto ad una persona, di fare
decidere tutto ai nominati, quello di estromettere la gente, il
territorio, i lavoratori, le imprese, gli artigiani da quello che
deve essere il futuro della nostra Terra.
Per quanto ci riguarda, Presidente, le rivolgiamo due richieste:
la prima riguarda gli emendamenti per poter intervenire su questo
scempio; la seconda, l'azione politica del mio Gruppo parlamentare
che è contrario a fare una legge dei nominati.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, assessore, vorrei porre una
questione.
Credo che alcuni degli argomenti posti dai colleghi non siano
privi di fondamento, nel senso che la questione dell'adozione dei
piani regolatori è una questione delicata perché attiene a diritti
soggettivi, regolati dal codice civile. Io credo che il Governo
dovrebbe affrontare una modifica che consenta ai consigli di
amministrazione di adottare i piani regolatori di queste aree
delimitate, previo parere dei consigli comunali sulla proposta di
piano regolatore da esprimersi entro novanta giorni, ad esempio,
così come avviene per le autorità portuali che sono i soggetti che
fanno il piano regolatore ma con l'obbligo, da parte dei comuni, di
esprimere il parere.
Una formula, quindi, che comunque tenga dentro, ai fini della
pianificazione territoriale, il parere dei comuni interessati
BUZZANCA. Vincolante.
CRACOLICI. Non è vincolante, sindaco.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la invito a non fare discussioni
nel merito perché vorrei lasciare spazio all'assessore.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli deputati, vorrei fare un attimo di chiarezza perché
questo disegno di legge, forse a qualcuno sfugge, è stato esitato
da un anno dalle due Commissioni Attività produttive' e
Bilancio'.
Oggi mi sembra che molti parlamentari caschino dalle nuvole, che
non conoscano il testo del disegno di legge, che non abbiano letto
gli articoli.
Ricordo che il testo è stato approvato, per due volte, in
Commissione Bilancio all'unanimità, se non ricordo male, e il
presidente e i commissari possono dare conferma di questo.
Tutte le obiezioni, forse lecite, e condivido quanto ha detto
l'onorevole Cracolici, potevano essere poste qualche mese fa. Se
uno è contrario ad una legge - sono abituato a confrontarmi con le
persone - lo dice subito; invece, fino ad oggi, nessuno in questo
Parlamento ha osteggiato questa norma.
Questa norma è una norma che guarda avanti perché, in un colpo
solo, toglie 800 posti di sottogoverno, guarda al mondo produttivo
nuovo, non al mondo vecchio delle aree di sviluppo industriale
concepite negli anni '80, che hanno creato un disastro in Sicilia.
Io non ce l'ho contro la casta perché è giusto che la politica si
riprenda il suo ruolo; però non possiamo metterci una benda sugli
occhi e non guardare quello che è stato, quello che sono stati i
consorzi industriali. Faccio un esempio: Trapani ha un direttore
generale, dieci dipendenti e un consiglio di amministrazione di
novanta persone. Trapani, per dire Enna, per dire Palermo e così
via.
Che sviluppo hanno prodotto le ASI?
Il problema è che i comuni devono entrare nei piani regolatori, il
problema non è la governance.
Il problema è quello di parlare alla gente e di pensare allo
sviluppo, alle imprese, alla crescita, cosa che in passato non si è
fatto.
Se guardiamo i debiti che hanno prodotto le ASI, rappresentano un
fatto devastante: ammontano a circa cento milioni di euro che
dovremo pagare tutti, contribuenti siciliani e imprese che operano
in Sicilia. Questo perché non c'è stata una giusta programmazione
nei territori, Presidente.
Si sono date le aree, spesso si è lucrato sulle aree. Spesso ci
sono contenziosi aperti, contenziosi pagati per due o tre volte. O
dobbiamo negarlo questo per le aree industriali di Messina,
Catania, Siracusa, anche in quelle più evolute? Ci sono capannoni
industriali che sono rimasti vuoti per anni e non hanno prodotto
alcun reddito da nessuna parte. Ci sono aree di sviluppo
industriale che si sono date alla formazione, che si sono date alle
attività imprenditoriali con una concezione diversa.
Io mi aspettavo che un movimento politico che è legato al
liberismo e al mercato apprezzasse, invece qui siamo tutti legati
alle posizioni. Qui non siamo per la modernità, per il libero
mercato.
Qui vogliamo che gli enti preposti continuino a gestire tutto,
dall'internazionalizzazione allo sviluppo industriale, tutto
quanto.
Oggi c'è una riforma. Apriamo un dibattito se siamo d'accordo o no
sulla riforma.
Non cerchiamo motivi pretestuosi per rinviarla di giorno in
giorno, come è stato fatto fino ad oggi, e arrivare a settembre, o
forse non fare la norma. Io dico che sarebbe più onesto
intellettualmente dire se siamo d'accordo ad un processo di
rinnovamento o meno.
Poi, se ci sono emendamenti correttivi da fare, siamo disponibili
a seguire quello che dice la maggioranza, quello che dice
l'opposizione e a cercare di trovare un punto di mediazione.
Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, convoco immediatamente la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari in Sala lettura
deputati.
Pertanto, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 27 luglio 2011,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - «Norme in materia di variazione e rettifica dei confini fra i
comuni di Termini Imerese e Trabia e fra i comuni di Godrano e
Marineo». (n. 747/A)
Relatore: onorevole Greco
2) - «Costituzione dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle
attività produttive». (nn. 605-242-362-577/A) (Seguito)
Relatore: onorevole Caputo
La seduta è tolta alle ore 20.18
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - rubrica «Autonomie locali e
Funzione pubblica»
BARBAGALLO. - «Al Presidente della Regione, premesso che:
la Corte costituzionale, con sentenza n. 189/2007, ha dichiarato
l'incostituzionalità di alcuni articoli di legge (art. 58, primo
comma, della l.r. 33/1996; art.16, secondo comma, della l.r. 8/2000
e art. 127, secondo comma, della l.r. 2/2002) riguardanti gli
uffici stampa anche degli enti locali;
detta sentenza sostiene l'incostituzionalità del principio secondo
il quale, con legge regionale, è stato applicato il contratto dei
giornalisti a dipendenti di enti locali, senza la preventiva
contrattazione sindacale;
l'Assemblea regionale siciliana ha votato un ordine del giorno,
approvato nella seduta n. 70 del 28 giugno 2007, con il quale ha
impegnato il Governo della Regione, nelle more dell'avvio della
contrattazione per la definizione dei profili professionali dei
giornalisti che operano negli uffici stampa degli enti locali, ad
emanare le opportune direttive agli enti locali al fine di
garantire le retribuzioni per le prestazioni svolte dai
giornalisti;
considerato che:
l'Assessore regionale della famiglia delle politiche sociali e le
autonomie locali ha diramato una circolare in tal senso in data 16
agosto 2007 dove fa presente che, nelle more dell'avvio della
trattativa contrattuale regionale gli enti interessati sono
invitati a proseguire nell'applicazione del contratto
giornalistico, garantendo nel contempo il versamento dei contributi
all'INPGI (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti);
l'Unione regionale province siciliane ha sottoscritto il contratto
di lavoro in data 24 ottobre 2007, pubblicato nella GURS in data 16
novembre 2007, con ANCI, Presidenza della Regione e Assostampa,
dove si individuano i profili professionali dei giornalisti degli
uffici stampa di cui all'art. 58 della l.r. n. 33/96;
tutte le province e i comuni dell'Isola si sono adeguati alla
circolare dell'Assessore mantenendo le posizioni degli addetti
stampa contrattualizzati;
soltanto la giunta provinciale di Enna in data 23 luglio 2008, con
delibera n. 110, ha ritenuto di retrocedere le due addette
dell'ufficio stampa, contrattualizzate a tempo indeterminato con
qualifica di impiegate amministrative, prevedendo anche la
restituzione delle somme percepite dalle giornaliste quale
differenza di contratto tra quello giornalistico e quello degli
enti locali a far data dall'applicazione del contratto alle stesse,
così sopprimendo n. 2 posti in pianta organica di capo redattore;
nell'annullamento del contratto vengono soppressi anche i
versamenti all'Istituto di previdenza dei giornalisti INPGI e alla
cassa di assistenza sanitaria CASAGIT;
in data 12 settembre 2008 l'Unione delle Province siciliane ha
convocato d'urgenza i 9 segretari generali dell'Isola per ribadire
la validità del contratto;
viene a determinarsi una disparità di trattamento tra dipendenti
di enti locali che svolgono le stesse mansioni, all'interno della
stessa Regione;
la deliberazione della giunta provinciale di Enna appare
arbitraria e priva di fondamenti giuridici.
per sapere:
se non ritenga di ordinare un'ispezione presso la provincia
regionale di Enna al fine di chiarire tutta la vicenda e di
verificare eventuali abusi da parte dei responsabili
amministrativi, relativamente alla deliberazione sopra citata, non
essendo state, peraltro, sentite le organizzazioni sindacali;
se, a seguito delle risultanze della ispezione, non ritenga di
impartire opportune direttive agli enti locali dell'Isola al fine
di garantire una univoca applicazione della legge». (137)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «A seguito delle modifiche alle competenze degli
Assessorati regionali, introdotte dalla legge 16 dicembre 2008, n.
19 e dal regolamento di attuazione emanato con D.P. n. 12 del 3
dicembre 2009, la scrivente è stata delegata alla trattazione della
interrogazione indicata in oggetto, diretta ad ottenere Notizie
sulla retrocessione di due dipendenti dell'ufficio stampa della
provincia di Enna .
A tal uopo il Dipartimento regionale delle Autonomie Locali, dopo
aver interpellato la Provincia regionale di Enna, con nota n. 57352
del 16 dicembre 2008, ha rappresentato agli Uffici di diretta
collaborazione dell'Assessore pro tempore quanto segue.
La Provincia regionale di Enna conferma la legittimità e liceità
della propria deliberazione di G.P. 110 del 27/07/2008, supportando
l'adozione con l'obbligatorietà per l'ente di recepire le superiori
direttive intervenute con sentenza della Corte costituzionale n.
189 pubblicata sulla G.U. nr. 24 del 20/06/2008; direttive peraltro
ulteriormente sancite dal Consiglio di Stato, sezione VI, nr.
3870/08 che dirime la questione del contratto applicabile ai
giornalisti in servizio presso gli EE.LL. (nello specifico della
Provincia regionale di Napoli) affermando, senza mezzi termini che
al capo dell'Ufficio Stampa di una Amministrazione Provinciale va
corrisposto il trattamento economico e giuridico previsto per i
dipendenti degli EE.LL. e non quello attribuito al contratto dei
giornalisti.
La Provincia regionale di Enna, al fine di acquisire conforto
rispetto alle scelte operative poste in essere con la citata
deliberazione di G.P. 110 del 23/07/2008, ha acquisito ulteriore
parere legale da parte dell'avvocato salvatore Mazza che
sostanzialmente:
-conferma la correttezza e liceità della determinazione della
Giunta provinciale in quanto l'attività espletata costituisce
doverosa applicazione di superiori direttive intervenute con
sentenza della Corte costituzionale nr. 189/2008;
-evidenzia che l'Amministrazione regionale non è titolare della
rappresentanza legale della parte pubblica - enti locali (di
esclusiva competenza ARAN) e conseguentemente il contratto
collettivo stipulato in data 24/10/2007 non può essere vincolante
per la Provincia di Enna;
-evidenzia che la sentenza della Corte costituzionale non ha creato
un vuoto normativo ma un sostanziale rinvio alla disciplina vigente
del C.C.R.L. del comparto Autonomie Locali.
Alla luce delle suesposte motivazioni la Provincia regionale di
Enna conferma quanto già disposto con deliberazione di G.P. nr.
110/2008 .
Relativamente alla richiesta dell'interrogante di un'ispezione
presso la Provincia di Enna al fine di chiarire la vicenda, il
Dipartimento delle Autonomie Locali ha altresì precisato che la
nuova prospettiva istituzionale di valorizzazione e
responsabilizzazione degli enti territoriali autonomi, sancita dal
novellato art. 114 della Costituzione ed il venir meno del
controllo preventivo esterno sugli atti previsto dall'art. 130
della Costituzione, evidenziano come il nuovo disegno
costituzionale sia teso a valorizzare l'autonomia come
responsabilità, come autocontrollo e capacità di garantire legalità
sostanziale all'azione amministrativa da parte di ciascun soggetto
di autonomia, chiamato a gestire le proprie funzioni nel rispetto
dei principi costituzionali ed in termini di congruità ed
adeguatezza della gestione.
Inoltre non può trascurarsi che nella Regione Sicilia l'attività
di controllo e di annullamento degli atti degli EE.LL. è venuta
meno con l'adozione della normativa che ha soppresso i CO.RE.CO.
senza attribuire, in alternativa, tale competenza a questo
Assessorato.
In via ulteriore la problematica evidenziata non rientra tra
quelle per le quali può essere invocato un intervento sostitutivo.
Infatti la sostituzione deve intendersi come provvedimento estrema
ratio, da esperirsi soltanto nei casi in cui l'ente non sia in
grado di compiere autonomamente l'atto o gli atti obbligatori per
legge (es. approvazione del bilancio di previsione del conto
consuntivo, della salvaguardia degli equilibri di bilancio nonché
degli altri atti discendenti da specifici obblighi di legge).
Va altresì tenuto presente che le ipotesi di intervento
sostitutivo devono configurarsi come fatto eccezionale rispetto al
normale esercizio delle funzioni amministrative, pertanto
l'autorità di vigilanza regionale è tenuta al rispetto di alcuni
principi connessi essenzialmente all'esigenza di salvaguardare il
valore costituzionale dell'autonomia degli enti locali. Senza
trascurare che il Presidente della Giunta provinciale di Enna, con
la determina di Giunta provinciale nr. 110 del 23 luglio 2008, alla
luce delle superiori direttive intervenute con la citata sentenza
della Corte costituzionale nr. 189/2008 e confortato dal parere
legale di parte, ha ritenuto di assumere la determinazione
assumendone in pieno la responsabilità .
Infine, si rappresenta che, attesa la complessità della materia,
con nota prot. n. 93728/Gab del 14 giugno 2011, questo Assessore ha
richiesto un parere all'Avvocatura distrettuale dello Stato sulle
problematiche afferenti l'istituzione degli Uffici Stampa presso
gli Enti locali della Regione siciliana.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento».
L'Assessore
dott.ssa Caterina Chinnici