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Resoconto d'Aula della Seduta n. 283 di mercoledì 21 settembre 2011
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Avverto che del verbale della seduta n.  282  del  21
  settembre 2011 verrà data lettura nella successiva seduta.

     Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del presidente Cascio


     Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
      Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
      parlamentare speciale di indagine e studio sulla formazione
                             professionale

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno che  reca:
   Richiesta  di  proroga, a norma dell'art. 29  ter,  comma  3,  del
  Regolamento   interno,  del  termine  assegnato  alla   Commissione
  parlamentare  speciale  di  indagine  e  studio  sulla   formazione
  professionale .
   Comunico che è pervenuta a questa Presidenza, in data 14 settembre
  2011,  la  richiesta di proroga del termine assegnato  alla  stessa
  Commissione   a   firma  del  suo  Presidente,  onorevole   Filippo
  Panarello.

   Ne do lettura:

   «In  qualità di Presidente della Commissione parlamentare speciale
  di indagine e di studio sulla formazione professionale, Le comunico
  che  è decorso il termine di durata della stessa, stabilito in base
  a  quanto previsto nel decreto di costituzione della Commissione da
  Lei  emanato  in  data  6  maggio 2011,  in  mesi  tre  dalla  data
  dell'insediamento, che ha avuto luogo il 21 giugno 2011.
   In considerazione dell'interruzione dovuta alla pausa estiva, data
  la  delicatezza e complessità della materia oggetto di indagine, la
  Commissione, pur avendo già ad oggi svolto una intensa  e  proficua
  attività,  ritiene opportuna una ulteriore prosecuzione dei  propri
  lavori  che  le consenta di pervenire ad una conoscenza ancora  più
  completa ed esaustiva delle tematiche oggetto di esame.
   Le   chiedo   pertanto  di  procedere  secondo   quanto   previsto
  dall'articolo 29 ter, comma 3, del regolamento interno ARS, ai fini
  della  proroga  del  mandato della Commissione  per  la  durata  di
  ulteriori mesi tre.

   Palermo, 14 settembre 2011
                                       onorevole Filippo Panarello»

   Pongo  pertanto in votazione la richiesta di proroga di tre  mesi,
  ai  sensi  dell'art.  29  ter, comma 3,   del  Regolamento  interno
  dell'ARS.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Il  termine  assegnato alla Commissione parlamentare  speciale  di
  indagine e studio sulla formazione professionale è quindi prorogato
  di  ulteriori tre mesi. E' l'unica proroga che si può approvare  ai
  sensi del Regolamento.

     Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
      Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
   parlamentare speciale di indagine sul piano di informatizzazione
       della Regione siciliana con particolare riferimento agli
          affidamenti alla società 'Sicilia e-servizi S.p.A.'

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
   Richiesta  di  proroga, a norma dell'art. 29  ter,  comma  3,  del
  Regolamento   interno,  del  termine  assegnato  alla   Commissione
  parlamentare  speciale di indagine sul piano  di  informatizzazione
  della   Regione   siciliana   con  particolare   riferimento   agli
  affidamenti alla società 'Sicilia e-servizi S.p.A.' .

   Comunico che è pervenuta a questa Presidenza, in data 14 settembre
  2011,  la  richiesta di proroga del termine assegnato  alla  stessa
  Commissione a firma del suo Presidente, onorevole Riccardo Savona.

   Ne dò lettura:

   «In  qualità di Presidente della Commissione parlamentare speciale
  di  indagine sul piano di informatizzazione della Regione siciliana
  con  particolare riferimento agli affidamenti alla società 'Sicilia
  e-servizi,  Le  comunico che è decorso il termine di  durata  della
  stessa,  stabilito  in  base  a  quanto  previsto  nel  decreto  di
  costituzione  della Commissione da lei emanato  in  data  6  maggio
  2011,  in mesi due dalla data dell'insediamento, che ha avuto luogo
  il 21 giugno 2011.

   In considerazione dell'interruzione dovuta alla pausa estiva, data
  la  delicatezza e complessità della materia oggetto di indagine, la
  Commissione, pur avendo già ad oggi svolto una intensa  e  proficua
  attività,  ritiene opportuna una ulteriore prosecuzione dei  propri
  lavori  che  le consenta di pervenire ad una conoscenza ancora  più
  completa ed esaustiva delle tematiche oggetto di esame.

   Le   chiedo   pertanto  di  procedere  secondo   quanto   previsto
  dall'articolo 29 ter, comma 3, del regolamento interno ARS, ai fini
  della  proroga  del  mandato della Commissione  per  la  durata  di
  ulteriori mesi due.

   Palermo, 14 settembre 2011
                                         onorevole Riccardo Savona»

   Pongo  pertanto in votazione la richiesta di proroga di due  mesi,
  ai  sensi  dell'art.  29  ter,  comma 3,  del  Regolamento  interno
  dell'ARS.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Il  termine  assegnato alla Commissione parlamentare  speciale  di
  indagine sul piano di informatizzazione della Regione siciliana con
  particolare  riferimento agli affidamenti alla società  Sicilia  e-
  servizi' è quindi prorogato di ulteriori due mesi.  Anche questa  è
  l'unica proroga regolamentarmene consentita.


   Presidenza del presidente Cascio


   Discussione della mozione n. 285  Censura all'Assessore regionale
                            per la salute

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  IV  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione  della mozione n. 285  Censura all'Assessore  regionale
  per  la salute , degli onorevoli Limoli, Leontini, Beninati, Bosco,
  Buzzanca,  Campagna,  Caputo, Corona,  D'Asero,  Falcone,  Formica,
  Leanza  Edoardo, Mancuso, Marinese, Pogliese, Scoma, Torregrossa  e
  Vinciullo.
   Ne do lettura:

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la crisi in cui versa il sistema sanitario regionale a causa della
  mancata applicazione dell'annunciata riforma della sanità,  con  la
  legge  14  aprile 2009 n. 5, ha raggiunto livelli intollerabili  ed
  insostenibili,  certificati da frequentissimi  casi  di  malasanità
  ampiamente documentati dalla stampa locale e nazionale;

   stupisce  sempre più la patologica ostinazione con cui l'Assessore
  per  la  salute  continua ad attribuirsi, con toni  trionfalistici,
  meriti  che non ci sono, rimuovendo sistematicamente il periodo  di
  gestione della sanità che intercorre tra il 2006 e il 2008;

   la  candida  affermazione  di avere  ereditato  un  deficit  di  1
  miliardo  di  euro è clamorosamente smentita dalla relazione  della
  Corte  dei  conti,  sezioni riunite, in sede di  controllo  per  la
  Regione siciliana, resa alla Camera dei Deputati in data 12  maggio
  2010. Da tale studio, infatti, viene fuori che il professor Roberto
  Lagalla, Assessore per la sanità nel biennio 2006-2008, ereditò  un
  deficit di 932 milioni di euro;

   tale  voragine  finanziaria  fu  l'atto  finale  della  dissennata
  gestione   assessoriale  portata  avanti   negli   anni   2004-2006
  dall'allora  Assessore  Giovanni Pistorio, tristemente  famoso  per
  essere  riuscito, fra l'altro, tra il settembre  2005  e  il  marzo
  2006,  a  raddoppiare il numero delle ambulanze (da 158  a  280)  e
  degli operatori del '118' da 1500 a 3300;

   il  lavoro  svolto dall'Assessore Lagalla unitamente al management
  di allora, grazie al piano di rientro siglato con il Ministro della
  salute  a fine luglio 2007, fece sì, come si evince dalla relazione
  della  Corte dei conti, che il deficit della sanità dai 932 milioni
  di  euro del 2006 scendesse nel 2007 a 573 milioni, nel 2008 a  261
  milioni  e  nel  2009 a 232 milioni. Se la suddetta  analisi  fosse
  vera,  è  del tutto evidente che l'Assessore Massimo Russo distorce
  la  verità,  considerato  che  la  legge  di  riforma  del  sistema
  sanitario  che egli si accredita è entrata in vigore nel  settembre
  del 2009;

   ricordato che:

   in  assoluto dispregio della tanto decantata azione di trasparenza
  e  legalità  non si sono ancora potute conoscere, seppur  richieste
  per  il  tramite  dell'attività ispettiva parlamentare,  le  regole
  osservate per le nomine dei 17 direttori generali e delle decine  e
  decine   di  direttori  sanitari  e  amministrativi  delle  aziende
  sanitarie  e  ospedaliere e quali siano stati i criteri  utilizzati
  per  le  nomine  dei revisori dei conti delle aziende  sanitarie  e
  ospedaliere;

   altresì  si  attendono  ancora risposte in  merito  alla  crescita
  esponenziale  dei costi del servizio del 118 e che  dal  18  maggio
  2010 il gruppo PDL aspetta invano riscontro all'interrogazione  con
  cui  si  chiedevano chiarimenti in ordine al bando di gara  emanato
  dall'Assessore  Russo  avente per oggetto:  servizi  di  consulenza
  direzionali  ed operativi per un importo di 21.121.377 euro,  bando
  che   suscita  più  di  un  legittimo  sospetto  per  certe  strane
  condizioni di partecipazione e la cui durata sarebbe di  tre  anni,
  prevedendo una media di occupati per anno di circa 23 unità con una
  retribuzione per ognuna di 1.250 euro al giorno;

   evidenziato che:

   i  dati diffusi dalla Commissione parlamentare di inchiesta  sugli
  errori  in  campo  sanitario e sulle cause dei disservizi  sanitari
  regionali,  della Camera dei Deputati, pongono la Sicilia  come  la
  seconda regione, dopo la Calabria, a detenere il record per casi di
  malasanità.  I  risultati resi noti alla fine di ottobre  del  2010
  evidenziano  come in Sicilia si siano verificati 52  casi,  con  38
  decessi  e  decine di denunce, in cui l'errore medico  va  di  pari
  passo  con  le  carenze  strutturali  e  i  disservizi  sistematici
  nell'erogazione delle prestazioni sanitarie;

   tra  i  casi che maggiormente hanno destato sgomento nell'opinione
  pubblica si ricordano quello accaduto nell'agosto del 2009, in  cui
  la  precarietà  strutturale della sala operatoria dell'ospedale  di
  Mazzarino  (CL) e l'insufficienza di personale fu determinante  nel
  susseguirsi  di  ritardi e incapacità gestionali che  portarono  al
  decesso  per dissanguamento di un giovane coinvolto in un incidente
  stradale,  e  quello accaduto nel dicembre 2009, per  il  quale  la
  Procura  della  Repubblica di Agrigento ha  aperto  un'inchiesta  a
  seguito  del  decesso  di una neonata dopo essere  stata  partorita
  dalla madre in una sedia all'ospedale di Canicattì (AG);

   nel   2010   i   casi  di  malasanità  in  Sicilia  hanno   subito
  un'impennata: gli episodi avvenuti presso il reparto di ginecologia
  del  Policlinico di Messina; dell'ospedale di Partinico  (PA);  dei
  pazienti  in  attesa  sulle sedie, per giorni, al  pronto  soccorso
  dell'ospedale Civico di Palermo; i disagi strutturali,  le  carenze
  di  personale,  le decine di ammalati in osservazione,  stipati  in
  piccole  stanzette del pronto soccorso dell'ospedale  Sant'Elia  di
  Caltanissetta;la  mancanza di posti letto  all'ospedale  Civico,  a
  Villa Sofia - Cervello, al Policlinico e al Buccheri La Ferla,  che
  hanno  determinato  resse vergognose nei  pronto  soccorso  dove  i
  malati  sono  costretti a sostare per ore, a volte per  giorni,  su
  barelle  collocate lungo i corridoi; liste d'attesa da 6 a 12  mesi
  per  un  esame  al  cuore, da 4 a 8 mesi per  un  ecografia,  ecc.,
  evidenziano  come i tagli di personale, la soppressione  dei  posti
  letto, l'imposizione di una riforma che non tiene conto del diritto
  alla salute dei cittadini sono la causa di quanto sopra riferito  e
  smentiscono clamorosamente la supponenza con cui l'Assessore  Russo
  si  autoproclama  artefice eroico del cambiamento della  sanità  in
  Sicilia;

   evidenziato ancora che:

   l'assenza  di un aggiornato piano regionale sanitario,  i  ritardi
  nelle composizioni dei 17 collegi sindacali, degli atti aziendali e
  la  poca  chiarezza dei bilanci delle aziende sanitarie,  che  sono
  stati  bocciati  dai Sindaci, come accaduto per  ben  tre  volte  a
  Palermo,   sono   il  risultato  di  un'azione       amministrativa
  raffazzonata ed estemporanea, un ostacolo concreto all'applicazione
  del piano di rientro;

   dai ritardi nell'insediamento dei collegi sindacali è derivata  la
  totale assenza di controllo sulla spesa sanitaria da parte di  ogni
  singola  azienda e che 'per quanto riguarda gli atti aziendali,  da
  parte dei direttori generali, che indicano i criteri di gestione  e
  la  cornice  di  attività svolte, l'Assessore Russo ha  assicurato,
  come  riportato  dalla  stampa, che tra  luglio  e  settembre  2010
  saranno adottati, ma fino ad allora si vivrà alla giornata';

   senza la determinazione delle piante organiche e la redazione  dei
  relativi  atti  aziendali  non  è  possibile  procedere   a   nuove
  assunzioni  di  personale, sia esso sanitario  che  amministrativo,
  dovendosi,  prima  di  avviare le procedure concorsuali  per  nuovi
  posti,   espletare   alcuni  atti  formali  obbligatori   tra   cui
  l'approvazione  della  pianta organica da  parte  dell'Assessorato,
  l'inserimento  dei  posti  a  concorso nel  piano  triennale  delle
  assunzioni,  così  come  previsto dal d.lgs.  n.  165  del  2001  e
  l'esperimento  della mobilità prima dell'indizione della  procedura
  concorsuale;

   ritenuta  emblematica la vicenda dell'ospedale Civico di  Palermo,
  dove  una paziente ha aspettato 3 giorni su una sedia in attesa  di
  essere  ricoverata. Tale episodio, ultimo di una serie infinita  di
  casi di mala sanità, poteva rappresentare l'occasione per una seria
  riflessione sullo stato di attuazione della legge n. 5 del 2009. Ma
  non è stato così. Infatti l'Assessore Russo, invece di ammettere il
  fallimento della propria gestione assessoriale, ha individuato  nel
  manager  del  Civico,  dott.  Allegra,  l'unico  responsabile   del
  disastro,  invitandolo  a dimettersi, pensando,  in  tal  modo,  di
  autoassolversi   dalle   sue  gravissime  responsabilità.   L'avere
  dichiarato al magistrato inquirente che già il 25 agosto 2010 aveva
  chiesto  al  manager  di  sostituire  il  responsabile  del  pronto
  soccorso  e che tale richiesta non poteva essere accolta perché  il
  suddetto  apparteneva alla stessa area politica del dott.  Allegra,
  non fotografa sig. Assessore, il suo fallimento e la sua impotenza?
  Perché  si ostina a sproloquiare di legalità, trasparenza e regole?
  Si  ricorda,  di  grazia,  quando Lei accusava  il  PDL  di  essere
  nostalgico  del passato sol perché si permetteva di  chiederLe  che
  fine  avesse  fatto  la  selezione dei  curricula  degli  aspiranti
  manager  da  parte  della Bocconi di Milano? E, ancora,  chi  aveva
  imposto  la nomina dei direttori sanitari e amministrativi? Ammetta
  di  avere fallito e dica pubblicamente, magari attraverso la stessa
  trasmissione  di  mattino 5 che la politica ha imposto,  e  Lei  ha
  obbedito,  la  nomina non solo del dott. Allegra, ma  di  tutto  il
  management  della sanità siciliana e che della sua fama di  tecnico
  duro e puro sono piene le favole per bambini;

   ritenuto ancora che:

   temi    come   quelli   della   razionalizzazione   della   spesa,
  malfunzionamento  dei  servizi,  tempi  d'attesa  per   prestazioni
  specialistiche  e disomogeneità territoriali, stato  di  attuazione
  del   Cup  regionale,  reperibilità  di  specialisti  per  urgenze,
  applicazione  delle disposizioni regionali sul potenziamento  delle
  cure  domiciliari sono tutte urgenze strutturali  che  non  trovano
  ancora   alcuna   risposta   efficace  e   trasparente   da   parte
  dell'Assessore regionale per la salute, il cui atteggiamento  è  di
  estraneità irresponsabile rispetto a una riforma che si è  rivelata
  causa  di  sprechi  ed errori ad esclusivo danno della  salute  dei
  siciliani;

   il  delirio di onnipotenza dell'Assessore Russo ha toccato l'apice
  con  gli  ultimi  botti elettorali di fine anno  con  cui  è  stata
  annunciata urbi et orbi l'assunzione nella sanità di 4 mila unità;

   per  comprendere  quanto  sia stato strumentale  l'annuncio  sopra
  descritto  è  opportuno  ripercorrere  gli  avvenimenti  che  hanno
  caratterizzato  l'anno 2010, cominciando proprio  dalla  situazione
  economica  in cui versavano le aziende sanitarie. Infatti  da  tale
  analisi  si  evince che nella prima metà dell'anno, l'Assessore  ha
  dato  mandato al dirigente generale dell'Assessorato, dr Guizzardi,
  di  convocare  tutte  le  aziende e assegnare  ad  ognuna  rigorosi
  obiettivi  di  carattere  economico  in  materia  di  recupero   di
  efficienze   delle  strutture  di  erogazione  delle   prestazioni,
  miglioramento  e  razionalizzazione dell'organizzazione,  riduzione
  dei  costi di acquisto di beni e servizi, nonché gli obiettivi  per
  il contenimento e la riduzione del costo del personale;

   considerato che:

  il  Servizio   5^  'economico   finanziario'  dell'Assessorato   ha
  approvato  i  piani  triennali di rientro (2010-2012) delle singole
  aziende in cui è compresa la previsione del costo del personale;

   nel  mese  di  giugno 2010 l'Assessore, smentendo  l'attività  del
  Servizio 5^'economico finanziario' dell'Assessorato  ha inviato  un
  decreto  contenente  le  linee guida per la rideterminazione  delle
  dotazioni  organiche con cui vengono fissati parametri  di  calcolo
  del  fabbisogno  di  personale che evidenziano  la  possibilità  di
  esuberi  di  personale. A causa di ciò si evidenzia  che  risultano
  esserci 3.500/4.000 unità di personale presente in servizio a vario
  titolo  in più rispetto al fabbisogno contenuto nell'ultima  pagina
  del decreto che individua i limiti massimi per ogni singola azienda
  e  il relativo costo massimo o fabbisogno finanziario necessario al
  pagamento degli oneri stipendiali;

  non si  comprende perché appena due mesi prima il Servizio 5^ abbia
  autorizzato le aziende a mantenere il personale in servizio al 2009
  fatte   salve  alcune  irrilevanti  manovre  di  riduzione  e   che
  improvvisamente il sistema ha addirittura oltre 3500 unità in più;

   rilevato che:

   l'annuncio  rappresenta una serrata che nessuno si aspetta  e  che
  colpisce soprattutto il personale precario che dati gli esuberi non
  potrà  a  breve  sperare di lavorare ed anzi  potrebbe  addirittura
  finire a spasso e che non si comprende come due uffici dello stessa
  direzione  generale  dell'Assessorato dicano e diano  due  versioni
  della  sanità totalmente opposte e che ad occhio e croce i  precari
  siano proprio circa 3.500, come gli esuberi;

   mentre  l'estate trascorre con rinvii del termine di presentazione
  delle  piante  organiche - causa anche un'improvvida  gestione  dei
  rapporti con i sindacati - improvvisamente l'Assessore annuncia  in
  'pompa  magna' che ci saranno 4.000 nuove assunzioni  in  sanità  e
  precisa  che  le stesse avverranno entro l'anno. Uno dei  primi,  o
  forse  addirittura precursore rispetto al volere dell'Assessore,  è
  proprio  l'ex consulente, ora direttore generale del Cannizzaro  il
  quale nel luglio  2010 (Gazzetta Ufficiale n. 54 del 9 luglio 2010)
  senza atto aziendale e senza pianta organica ha bandito un concorso
  per 4 posti di dirigente amministrativo;

   sembra opportuno ricordare e necessario spiegare, a chi non  fosse
  a  conoscenza  della procedura con cui si recluta il  personale  in
  sanità, che un posto si definisce vacante e disponibile se ci  sono
  le seguenti condizioni:

   1.  Esiste una dotazione organica approvata dall'Assessorato
   2.  Il posto esiste in quella specifica dotazione organica
   3.  Il  posto  da  mettere a concorso è stato inserito  nel  piano
  triennale delle assunzioni(D.Lgs. 165/2001)
   4. Prima di indire una procedura di selezione deve essere esperita
  la mobilità;

   se  ciò  corrispondesse a verità non si capisce come  abbia  fatto
  l'Assessore,  senza  avere  ancora  approvato  non  solo  gli  atti
  aziendali  ma  nemmeno una delle piante organiche  delle  nuove  17
  aziende,  ad  individuare il fabbisogno di personale  di  tutto  il
  sistema sanitario e come potesse sapere quale percentuale di  posti
  riservare alla mobilità infra ed extra regionale;

   nonostante  ciò  l'Assessore, 'trasformatosi' in  fonte  normativa
  primaria,  comincia  ad innovare in materia di  legislazione  e  di
  procedure,  autorizzando, con una circolare, i  direttori  generali
  delle Aziende a bandire i concorsi per determinate discipline anche
  senza l'approvazione della dotazione organica (circolare n.52109) e
  52113  del  03/12/2010) e, a cascata, senza il corretto adempimento
  dei passaggi che precedono l'indizione di un concorso;

   nonostante  tutte queste difficoltà, alcune rimosse  dallo  stesso
  Assessore che ha precettato coloro che lavorano presso la  Gazzetta
  Ufficiale  della Regione siciliana a ricevere i bandi  fino  al  23
  dicembre,  ed  altre  eliminate  per  la  coscienza  dei  direttori
  generali che sanno che i 4000 posti non sono nuovi, ma sono la sola
  possibilità  di rispondere alle aspettative di coloro che  da  anni
  lavorano  da  precari  per  la sanità, si  adempie  agli  indirizzi
  assessoriali  ed  infatti la GURS n. 18  del  31  dicembre  2010  è
  stracolma di concorsi, cioè di sogni di stabilità e di lavoro;

   quando sembra tutto perfetto, c'è qualcuno che si accorge che  c'è
  qualcosa  che  non va. Infatti sono stati indetti i concorsi  anche
  per  il  comparto  e per l'area amministrativa da altre  3  aziende
  (oltre  al  Cannizzaro nel luglio 2010). A quel punto  l'Assessore,
  che  fino  a  quel  momento  non  si  era  curato  della  normativa
  calpestata e piegata alle sue esternazioni, si ricorda  che  il  14
  maggio  2010  è  entrata in vigore la l.r.  n.  11  del  2010  che,
  all'art.  42, comma 1, prevede quanto segue 'Per gli enti locali  e
  per  l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti a tutela
  e vigilanza della medesima amministrazione, il termine previsto dal
  comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
  25  è  differito al 31 dicembre 2013. La presente norma si  applica
  anche  al  personale  delle aziende sanitarie  con  esclusione  del
  personale dell'area medica';

   per  quanto  sopra, il 14 gennaio 2011 l'Assessore ha  invitato  a
  tutte le Aziende - con particolare riguardo all'ASP di Siracusa, al
  Policlinico di Catania e al Policlinico di Messina - una  circolare
  in  cui  ritenendo  illegittimi i predetti bandi dispone  che  essi
  debbano essere ricondotti a legittimità, ed i relativi posti  messi
  a  concorsi  coperti mediante procedure per soli titoli, obbligando
  pertanto  le  sopra richiamate aziende a modificare  o  revocare  i
  seguenti concorsi:

   a)  9 posti di dirigente amministrativo;
   b)  5 posti di dirigente analista;
   c)  1 posto di dirigente statistico;
   d)  3 posti di dirigente ingegnere;
   e)  3 posti di collaboratore amministrativo professionale;
   f)   8 posti di assistente amministrativo;
   g)   1  posto di collaboratore tecnico professionale ingegnere  ad
  indirizzo civile;
   h)  1 posto di collaboratore tecnico professionale CED;
   i)   1 posto di assistente tecnico geometra;
   l)   1 posto di assistente tecnico programmatore
   m)  6 posti di collaboratore professionale sanitario tecnico della
  fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
   n)   2  posti di collaboratore professionale sanitario tecnico  di
  neurofisiopatologia;
   o)  4 posti di dirigente fisico;
   p)  4 posti di dirigente farmacista;
   q)  2 posti di dirigente radiochimico/radiofarmacista;
   r)    1  posto  di  dirigente  prof.  sanit.  infermieristiche  ed
  ostetriche;
   s)  1 posto di dirigente prof. sanit. della riabilitazione;
   t)   1 posto di dirigente prof. sanit. tecnica;
   u)  1  posto di dirigente prof. di assistente sociale;
   sorge  spontaneo  chiedersi  perché il  Cannizzaro  (concorso  per
  dirigente  amministrativo  bandito  a  luglio  2010)  non  è  stato
  inserito   tra  le  Aziende  le  cui  procedure  sono   considerate
  illegittime e che meraviglia anche il passaggio della circolare  in
  cui  lo  stesso  assessore  rammenta  che  è  stato  presentato  ed
  approvato un emendamento governativo che precisa che la norma (art.
  42  legge  regionale  11/2010) è in corso di revisione  e  potrebbe
  essere  abrogata  facendo  salvi  quindi  gli  effetti  dell'azione
  amministrativa delle aziende che avevano applicato correttamente la
  normativa  nazionale  relativa  al reclutamento  di  personale  nel
  servizio  sanitario  nazionale (solo un esempio  è  l'art.  26  del
  D.Lgs. 165/2001, nonché il D.P.R. 483/97);

   in  tal modo siamo in presenza di un Assessore magistrato il quale
  crede  che  la  normativa regionale possa modificare  non  solo  la
  Costituzione, ma anche la normativa statale;

   questa  determinazione è quantomeno discutibile, in quanto  l'art.
  42  citato  dalla  circolare assessoriale sarebbe  incostituzionale
  perché violerebbe il principio di accesso ai pubblici impieghi  per
  pubblico  concorso  che deve prevedere almeno una  prova  selettiva
  (art.  97  Cost.) cosa che una sola valutazione dei titoli  non  è.
  Infatti, la Corte Costituzionale, inoltre, ha più volte - da ultimo
  con  una  sentenza del 5 gennaio 2011- ribadito che la deroga  alle
  procedure di cui al terzo comma dell'art. 97 della Costituzione (il
  concorso  pubblico) deve essere interpretata in maniera restrittiva
  attraverso   un   rigido   controllo  di   ragionevolezza   e   non
  arbitrarietà.  Arbitrarietà e mancanza  di  ragionevolezza  che  si
  manifesta  nell'estendere le previsioni della normativa  richiamata
  dall'art. 42 (art. 19 comma 4 della legge regionale n. 25 del  1993
  e  art. 20 della legge regionale  n. 27 del 1991 riferite solamente
  a  posizioni  il  cui  accesso  prevedeva  come  titolo  la  scuola
  dell'obbligo)  al  personale  laureato  o  diplomato  del  servizio
  sanitario nazionale;

   qualora ciò non fosse sufficiente si ricorda il testo dell'art. 26
  del  D.Lgs.  n.  165  del 2001 che precisa che  alla  qualifica  di
  dirigente si accede mediante concorso per titoli ed esami;

   appare  opportuno chiedere all'assessore quali sono i manager  per
  cui  le  procedure  devono essere applicate  e  quali,  quelli  che
  possono fare come vogliono;

   in  spregio  alle  indicazioni dell'Assessore ed anche  contro  la
  stessa normativa di riferimento il manager del Cannizzaro ha deciso
  di  provvedere al reclutamento di personale dirigenziale  dell'area
  amministrativa  e di personale laureato del comparto amministrativo
  (seppur a tempo determinato) individuando la procedura per titoli e
  colloquio  (corretta per la norma, ma scorretta per l'Assessore)  e
  senza pubblicare i bandi su nessuna gazzetta (né GURS, né GURI);

   è  lecito  domandarsi se a fronte di assenza  di  trasparenza,  di
  violazione  dei  principi  di  parità  di  accesso  e   di   eguale
  trattamento dei candidati saranno assunte sanzioni o se si chiuderà
  un occhio come nel caso del Policlinico di Catania, per il quale ci
  si  è  dimenticati  di  richiedere la  revoca  anche  del  concorso
  (concorso per dirigente biologo bandito il 14 maggio 2010 -  stessa
  data  di  entrata  in  vigore della L.R.  11/2010)  oggetto  di  un
  chiacchiericcio   inquietante,  e  per  cui  si   vorrebbe   sapere
  dall'assessore se i posti a concorso nella sanità ci sono,  non  ci
  sono,  e se sono a disposizione di un'elite di fedelissimi.  Appare
  chiaro,  in  vero, che i posti ci sono sempre stati  e  artatamente
  sono stati ritenuti esuberi salvo poi prendersi il merito di averli
  creati;

   non  si  comprende  quale efficacia abbiano i  17  atti  aziendali
  pubblicati in Gazzetta Ufficiale, nonostante siano stati validati a
  condizione, e che le piante organiche approvate e pubblicate sono 5
  su  17,  il  che porta alla conclusione di non sapere con  certezza
  quali siano i bandi legittimamente pubblicati;
   considerato che:

   a  proposito di legalità e trasparenza se le regole devono  essere
  applicate per tutti, non si capisce il motivo per cui le dimissioni
  invocate  in  diretta  televisiva per il dott.  Allegra  non  siano
  richieste  ed  imposte  anche  per il  dott.  Salvatore  Cirignotta
  manager  dell'ASP 6 di Palermo, nei cui confronti il  collegio  dei
  Revisori ha respinto all'unanimità più volte il bilancio consuntivo
  del 2009, avendo riscontrato un buco da 2 milioni e mezzo di euro;

   i  quesiti sulla rimodulazione o soppressione dei 588 posti  letto
  della sanità privata sono rimasti lettera morta;

   i  4000 mila posti di lungodegenza e riabilitazione non sono stati
  istituiti, nonostante le promesse reiterate di garantire i  servizi
  e  l'assistenza alle fasce più deboli della popolazione,  a  fronte
  della eliminazione dei 2700 posti letto nel pubblico;

   i  presidi  territoriali assistiti (PTA) indispensabili  strutture
  filtro,  a quasi due anni dall'approvazione della legge,  non  sono
  stati  avviati,  ad  eccezione  dell'Enrico  Albanese  di  Palermo,
  attualmente contenitore vuoto, e della vergognosa inaugurazione del
  PTA di Giarre (CT);

   a  causa  del  mancato avvio dei PTA e della carenza  cronica  dei
  posti   di   lungodegenza,  la  saturazione  dei  pronto   soccorso
  nell'isola ha raggiunto livelli inauditi, accentuando il ricorso in
  massa presso le aree di emergenza, prese sistematicamente d'assalto
  dagli  utenti, che non trovano più risposte nel territorio né tanto
  meno  negli ospedali sia per la riduzione indiscriminata dei  posti
  letto,  sia per la mancata attivazione delle strutture territoriali
  periferiche  e infine per lo sforamento del budget disponibile  per
  le prestazioni specialistiche a carico del servizio sanitario;

   tutto  quanto sopra descritto è lo specchio del fallimento  di  un
  metodo, del perpetrarsi di un sistema lottizzato di assegnazione di
  posti strategici, sistema del quale l'Assessore per la salute, alla
  luce dei fatti, risulta essere, l'artefice principale,

                               esprime censura

   nei  confronti  dell'operato dell'Assessore per la  salute,  dott.
  Massimo  Russo,  per  non  essere  stato  in  grado  di  portare  a
  compimento  la  riforma del sistema sanitario sia relativamente  ai
  suoi   contenuti  tecnico-amministrativi  che  relativamente   agli
  aspetti programmatico - politici della stessa;

                              esprime altresì censura

   nei  confronti del perpetrato atteggiamento dell'Assessore per  la
  salute,  dott. Massimo Russo, che sfrutta sistematicamente i  mezzi
  d'informazione per propagandare risultati inesistenti,  diffondendo
  consapevolmente notizie false al solo fine di sfruttare  l'opinione
  pubblica per un proprio tornaconto politico» (285).

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor  Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  signori  Assessori,  onorevoli colleghi, nella  quotidianità  della
  nostra  attività  ci  sono  giornate in cui  interveniamo  con  uno
  spirito  battagliero,  altre giornate in  cui  siamo  profondamente
  convinti  di quello che diciamo perché è la sintesi, è il prosieguo
  di  un  percorso personale di impegno politico. Oggi  è  un  giorno
  complesso, complicato, non facile.
   Devo  dire,  signor Presidente, che dopo avere visto  le  immagini
  nella nostra televisione di ciò che accade in un lembo della nostra
  amata  Sicilia,  a Lampedusa, dove stanno accadendo  obiettivamente
  dei   fatti   tragici,  dove  gente  da  noi  accolta  con   grande
  disponibilità,  con  grande  umanità, con  grande  comprensione  si
  ribella  anche agli stessi uomini che hanno rischiato la  vita  per
  salvarli, per ospitarli dove i lampedusani sono costretti  a  stare
  chiusi  in  casa per paura di assalti da parte di questi disperati,
  di  questi  immigrati.  Ma quello che più  a  noi  fa  impressione,
  stasera, avrei condiviso con tutto il Parlamento un grido di rabbia
  e  di  dolore  nei  confronti del Governo  nazionale  completamente
  assente.
   L'unica  voce  è  quella del nostro Presidente della  Regione  che
  giustamente ha denunciato l'assenza di un Governo rispetto a  fatti
  tragici  di  grande  violenza. Ebbene  questo  è  un  episodio  che
  certamente   ci   coinvolge  come  politici  ma  soprattutto   come
  rappresentanti del popolo siciliano.
   Ebbene  questa sera forse ci avrebbe fatto più piacere,  forse  ci
  avrebbe  appassionato e coinvolto parlare dei tanti problemi  della
  nostra  terra,  delle soluzioni che anche il Governo vuole  attuare
  per  dare  una  risposta alla situazione emergenziale  della  crisi
  economica  che  vive  la  nostra terra, i  nostri  giovani  per  il
  problema  del  lavoro,  ma  siamo  impegnati  in  questo  documento
  cosiddetto  mozione di censura'.
   Devo dire, che sebbene io abbia un passato di avvocato, non mi  ha
  mai  appassionato  la disquisizione giuridica  o  le  questioni  di
  carattere  formali  e regolamentari. Quello che io  stasera  vorrei
  sottolineare  e vorrei soprattutto sottoporre alla sua  attenzione,
  signor  Presidente, è il contenuto di questo documento. Per carità,
  è  un  documento  che può essere condiviso, naturalmente  da  parte
  nostra assolutamente in nessuna parte condiviso, però, è certamente
  un documento politico.
   Si tratta di un documento di censura nei confronti di un Assessore
  tecnico  nominato  dal  Presidente  della  Regione,  ma  non  è  un
  documento di censura sull'etica personale, sul comportamento  umano
  quotidiano  dell'Assessore  Russo che avrebbe  violato  determinato
  comportamenti  etici,  determinati valori  morali,  avrebbe  dovuto
  certamente  in  maniera, avrebbe dovuto violare la  morale  comune,
  l'onestà,  la  rettitudine, altri valori  insiti  e  dovuti  da  un
  rappresentante della Giunta regionale.
   E'  un giudizio di carattere politico che naturalmente non si  può
  in  alcun  modo  restringere  solo ed esclusivamente  alla  persona
  dell'Assessore Russo, ma è un giudizio politico sull'operato di  un
  settore fondamentale, determinante da questa Giunta presieduta  dal
  Presidente Lombardo che è il settore della Sanità e che rappresenta
  ed   ha  rappresentato  in  questi  anni  di  impegno  politico  di
  trasformazione, di riforma, di cambiamento della Sicilia  il  fiore
  all'occhiello  della  Giunta  e quindi  un  giudizio  di  carattere
  politico  che viene necessariamente trasferito all'intero  Governo,
  non  si può in alcun modo chiudere, limitare esclusivamente  ad  un
  personaggio,  ad  un  Assessore, tra l'altro  tecnico,  scelto  dal
  Presidente  Lombardo.  Quindi,  l'unica  possibilità  di  dare   un
  giudizio negativo rispetto a questo comportamento è una mozione  di
  sfiducia  all'intera  Giunta,  ma soprattutto,  come  previsto  dal
  nostro  Statuto  e  dal  nostro  Regolamento,  nei  confronti   del
  Presidente  Lombardo   che  è colui il quale  è  stato  eletto  dal
  popolo,  che  ha  avuto la fiducia dell'elettorato  e  che  poi  ha
  trasferito  e  confluito  la  fiducia  nel  settore  della   Sanità
  all'Assessore Russo.
   Quindi,  noi  riteniamo  che in sé è un  documento  che  porta  la
  debolezza  e  ha  un carattere di inammissibilità a prescindere  da
  quelle  che  possano  essere  le  norme  regolamentari,  le   norme
  pregiudiziali, gli articoli del nostro Regolamento dove nella prima
  fase hanno sbarrato la discussione.
   Noi  riteniamo che sia assolutamente inammissibile poter procedere
  alla  discussione di questo argomento, ripeto, perché  non  può  in
  alcun modo essere limitativo all'azione di un singolo Assessore, ma
  coinvolge  l'intera  Giunta e soprattutto l'operato,  la  scelta  e
  l'impegno politico del Governo presieduto da Raffaele Lombardo.
   Ed  è  questo  il  problema  che io  vorrei  sottoporre  alla  sua
  attenzione,  ma anche all'intera Aula, per evitare di  perderci  in
  una  discussione  che poi, alla fine, non può  avere  alcun  esito,
  alcuna  conclusione se non delle conclusioni di carattere  politico
  che  ne  potrebbe poi trarre il Presidente Lombardo che sono  delle
  condizioni,    delle    consultazioni   e,    soprattutto,    delle
  considerazioni che possono dare una risposta che non può essere una
  risposta definitiva.
   Voglio  dire  che anche questa proposizione da parte dei  colleghi
  che  hanno presentato e sottoscritto questa mozione, non credo  che
  cada  nel  vuoto, o cada nel nulla perché certamente ci sono  degli
  spunti di riflessione di cui il Presidente Lombardo terrà conto nel
  prosieguo della sua azione politica.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ha chiesto di parlare per  illustrare la  mozione  di
  censura?  Se vuole rispondere all'onorevole Musotto, passiamo  alla
  fase dell'illustrazione della mozione di censura.
   Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Onorevoli  colleghi, il  Presidente  sta  correttamente
  invitando  i  presentatori della mozione ad illustrarla,  quindi  a
  questo  punto mi affranca dalla necessità di intervenire e valutare
  l'intervento dell'onorevole Musotto perché il problema  riguardante
  l'ammissibilità è stato già superato dall'invito che il  Presidente
  fa  a  trattare  la  mozione, quindi, a questo punto  entriamo  nel
  merito  della  mozione perché già sta nei fatti che  la  mozione  è
  ammissibile  in quanto l'ammissibilità di un argomento è  garantita
  aprioristicamente dal Presidente e dai suoi uffici. Quindi, mi pare
  che possiamo illustrarla.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Leontini   se   lei   vuole   rispondere
  all'onorevole Musotto può anche farlo, ma la mozione nel momento in
  cui  è  stata messa all'ordine del giorno è chiaramente ammissibile
  altrimenti non saremmo qua a discuterne.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, chiedo scusa,   ma  non  ho  capito
  bene.  E' chiaro che se è iscritta all'ordine del giorno credo  che
  sia  stato  fatto il vaglio da parte della Presidenza e quindi   la
  questione non è se è ammissibile iscriverla all'ordine del  giorno,
  la  questione  che,  credo, mi sono distratto qualche  secondo,  ha
  posto l'onorevole Musotto di inammissibilità, lui ne ha motivato il
  carattere politico dell'inammissibilità.
   Vorrei,  però, aggiungere anche un dato, che mi sembra  necessario
  al  fine  di  consentire tra di noi una discussione  franca,  se  è
  possibile  farla,  anche  sulle  modalità  che  -  come  è  noto  -
  soprattutto   in  una  materia  non  regolamentata,   costituiscono
  precedenti.
   Su  questa mozione di censura presentata nel febbraio o nel  marzo
  scorso,  è  stata  presentata  e  accolta,  con  voto  d'Aula,  una
  questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
  interno, votazione che ha determinato la decadenza dall'ordine  del
  giorno.  Successivamente,  nel mese di  luglio,  i  colleghi  hanno
  ripresentato  la  stessa mozione che era stata dichiarata  decaduta
  con voto d'Aula qualche mese prima.
   E'  evidente che se siamo in presenza della stessa mozione,  e  mi
  pare  ovvio  che  ci sarà la richiesta della stessa  pregiudiziale,
  perché  delle  due  l'una, o siamo stati un poco  strani  la  volta
  scorsa  a presentare una pregiudiziale rispetto ad una mozione  che
  si  riteneva da non trattare, e quindi avremmo sbagliato allora,  o
  stanno sbagliando i colleghi nel pensare che riproponendo la stessa
  mozione siano venute meno le ragioni della pregiudiziale.
   Ricordo, onorevole Presidente, sempre per i precedenti d'Aula, che
  oltre  alle  cose  che diceva l'onorevole Musotto,  ovvero  che  la
  mozione  di  censura  non  disciplinata  dal  Regolamento  è  stata
  utilizzata  come procedura eccezionale nel caso di un ex assessore,
  di  un  Governo  di cui Lei faceva parte, se non ricordo  male.  Ed
  allora,  il  Parlamento, su richiesta della maggioranza  di  allora
  determinò la questione pregiudiziale, che fu approvata.
   Cosa è avvenuto la volta successiva?
   E' avvenuto che l'allora minoranza, protestando come ha fatto oggi
  l'attuale minoranza, concordò, in sede di Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi parlamentari, e quindi in seduta successiva a quella  in
  cui  fu dichiarata la questione pregiudiziale, un ordine del giorno
  in cui, sostanzialmente, dall'espressione di mozione si passò ad un
  atto diverso; ricordo che la censura nasceva per una tipologia  che
  non era un giudizio politico sul comportamento amministrativo di un
  assessore,  designato e nominato da un Presidente  perché,  come  è
  noto,  noi  non  possiamo  sfiduciare  gli  assessori,  perché  gli
  assessori  sono nominati dal Presidente. Abbiamo la possibilità  di
  sfiduciare  il  Presidente,  anche  per  conto  e  in  nome   delle
  responsabilità  che egli ha negli atti politici  ed  amministrativi
  che  fa  l'assessore. L'istituto della sfiducia, quindi, in  questo
  caso,  si  trasporta al soggetto che ha in capo  la  responsabilità
  della nomina dell'assessore stesso.
   Nel  caso specifico, non si tratta di un giudizio connesso a fatti
  etico-morali  che  attengono all'onorabilità  dell'istituzione,  si
  tratta di legittimi giudizi politici e amministrativi nei confronti
  di una politica portata avanti da un assessore.
   Ora,  considero questo legittimo, ma inappropriato il concetto  di
  censura.
   Che  cosa  vuol  dire la censura? Vuol dire che se  il  Parlamento
  approva la censura, il Presidente revoca la nomina? No, non si  può
  fare
   Anche  qui  poteva  essere fatto un altro atto  di  indirizzo  che
  impegnava  il  Presidente della Regione - ma era  un  impegno  -  a
  revocare, eventualmente, la delega. In questo caso, però,  non  c'è
  un atto che impegna il Presidente a revocare la delega, cosa che in
  quest'Aula  è  stata  dichiarata,  tra  l'altro,  ammissibile  come
  procedura.
   Siamo,  allora, in presenza di una mozione che ribadisce la stessa
  mozione presentata a febbraio, credo che sia stata cambiata solo la
  data  finale, non ricordo se è il 12 o il 19 luglio, ma il testo  è
  quello   per   il  quale  questo  Parlamento  si  è  già   espresso
  richiamandosi, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento  interno,
  e ponendo la questione pregiudiziale alla trattazione.
   E'  evidente  che,  nel valutare la trattazione di  una  questione
  sulla quale l'Aula si è già espressa, è legittimo che l'Ufficio  di
  Presidenza l'abbia messo all'ordine del giorno, perché  se  c'è  un
  atto depositato ed è richiesta la trattazione allora sarà legittima
  la trattazione.
   E'  altrettanto  legittimo, però, che l'onorevole  Musotto  ed  il
  sottoscritto, che abbiamo sostenuto le ragioni della pregiudiziale,
  ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, ribadiamo le ragioni di
  quella pregiudiziale perché non sono venute meno, e la mozione è la
  stessa di cui stiamo parlando.
   Delle  due, l'una: o i colleghi riformulano con altre modalità  il
  testo  rispetto  al  quale  discutere in  questo  Parlamento  delle
  questioni poste, o è evidente che questa questione - per quanto  ci
  riguarda  - non è da trattare, non che la Presidenza non  ne  debba
  consentire la trattazione.
   Chiudo  con  una considerazione finale. Credo che nessuno  di  noi
  voglia  sottrarsi ad un confronto a 360 gradi sulla gestione  della
  sanità  in  Sicilia, sulle cose fatte, sulle cose non fatte,  sulle
  cose  da  fare,  sulle  cose fatte male.  Questo  è  oggetto  della
  politica  Discutiamone, lo si faccia quando si vuole, senza veli  e
  senza  rete,  ma  discutiamo  di  politica  senza  usare  argomenti
  impropri  per arrivare a considerazioni che, comunque,  allo  stato
  degli  atti  regolamentari, non è consentibile, almeno  dal  nostro
  punto di vista .
   Pertanto,    formalizzo   la   riproposizione   della    questione
  pregiudiziale  sulla  mozione  all'ordine  del  giorno,  ai   sensi
  dell'articolo 101 del Regolamento interno, rispetto al quale,  così
  come nel mese di luglio il Parlamento si è espresso, chiedo che  si
  esprima altrettanto nella seduta di oggi.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Cracolici,  col   suo   intervento   sta
  formalizzando,   quindi,  una  nuova  richiesta  di  pregiudiziale?
  L'onorevole   Musotto  nel  suo  intervento   aveva   condotto   un
  ragionamento  politico un po' più articolato, non  ha  formalizzato
  alcuna  richiesta. Adesso c'è una formalizzazione della  richiesta.
  Qualcuno è contrario rispetto a questa richiesta di pregiudiziale?

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  le
  questioni   poste   dagli  onorevoli  Musotto  e  Cracolici   siano
  assolutamente destituite di fondamento.
   Nella  precedente  occasione  -  quella  ricordata  dall'onorevole
  Cracolici nel suo intervento - la questione pregiudiziale fu  posta
  e votata in Aula. Eccepimmo che sembrava una forzatura, tuttavia fu
  dalla Presidenza assegnata all'Aula la facoltà di orientarsi  e  di
  votare.
   Si  votò  per  quella  pregiudiziale. Noi non  partecipammo  -  se
  ricorda,  signor  Presidente - successivamente  nemmeno  ai  lavori
  dell'Aula, delle Commissioni e della Conferenza dei Capigruppo  per
  protesta,   fino   a   quando   la   Conferenza   dei   Capigruppo,
  all'unanimità,  fissò per il 21 settembre la  data  di  trattazione
  della  mozione  di censura. Tutti i Capigruppo, in  Conferenza  dei
  Capigruppo, hanno deliberato all'unanimità di trattare l'argomento,
  senza alcuna pregiudiziale e senza alcun intento sospensivo, il  21
  settembre.
   Ove  non  bastasse,  nella  riunione di ieri,  la  Conferenza  dei
  Capigruppo  ha  dato per scontato l'ordine del  giorno  di  oggi  e
  quindi  l'ammissibilità e la trattabilità dell'argomento,  tanto  è
  vero che si è impegnata nella formulazione di un calendario per  le
  settimane  a  venire, escludendo di entrare nel merito  dell'ordine
  del  giorno  odierno che conteneva da più di un mese la mozione  di
  censura  nei  confronti  dell'Assessore Russo,  che  rientra  nelle
  fattispecie previste dal nostro Regolamento - lo dico all'onorevole
  Musetto   -   perché   è   assolutamente  aderente   a   tutte   le
  caratteristiche  e requisiti che il Regolamento  prescrive  per  la
  mozione di censura.
   Cosa  la mozione di censura significhi, è già stabilito dal nostro
  Regolamento;  ciascuno  di  noi  può  intervenire  con  le  proprie
  opinioni e le proprie posizioni, ma lo strumento è già previsto,  e
  nessuno,   oggi,  può  disconoscerne  l'esistenza  o,  addirittura,
  inventare motivazioni inaudite per evitare che il Regolamento venga
  rispettato.
   Noi  ci affidiamo, signor Presidente, alla sua saggia valutazione,
  che è sempre stata confermata in Aula, e siamo sicuri che, anche in
  questa  occasione, il tentativo di ledere il diritto di  una  parte
  del  Parlamento,  di vedere trattata una mozione  che  rientra  nei
  crismi del Regolamento, sia rispettato e sia tutelato.
   Che  la  mozione  fosse  ammissibile e  trattabile,  peraltro,  lo
  dimostra  il  fatto  che la Presidenza dell'Assemblea,  inserendola
  all'ordine  del giorno, ha già sciolto il nodo, qualora l'argomento
  fosse  stato  inammissibile  a priori, come  ha  detto  l'onorevole
  Musotto,  e  come  ha confermato l'onorevole Cracolici,  la  saggia
  valutazione   della   Presidenza  avrebbe   evitato   l'inserimento
  all'ordine del giorno.

   CRACOLICI. Io non ho detto che è inammissibile.

   LEONTINI.   Si  ricorda,  poi,  la  mozione  di  censura   rivolta
  all'allora  assessore  Pellegrino;  ce  ne  fu  una  di  cui  primo
  firmatario  era  l'onorevole Cracolici, che riguardava  l'assessore
  Armao,  ed  entrava nel merito di alcune attività  messe  in  campo
  dall'assessore, che erano oggetto di una legittima  valutazione  da
  parte  dei presentatori, e poi fu ritirata, ma non perché  qualcuno
  entrò  nel  merito formale della mozione, perché la maggioranza  al
  suo interno, ritenne di fare cose diverse, nessuno ebbe da eccepire
  sulla trattabilità della mozione.

   CRACOLICI. Onorevole Leontini, era un impegno alla revoca, non era
  una censura.

   LEONTINI.  Noi  non  dobbiamo parlare di politica,  perché  quando
  parliamo di politica, c'è chi eleva il vessillo della necessità  di
  togliere  dall'Aula  la polemica politica ed inserire,  invece,  il
  dibattito parlamentare su compiti specifici, su azioni di  Governo,
  su  scelte  che  riguardano l'attività parlamentare  di  Governo  a
  vantaggio dei siciliani.
   Non   dobbiamo   parlare  di  politica,  caro  collega   onorevole
  Cracolici, la mozione di censura indica con precisione i motivi per
  cui, dei Gruppi parlamentari, ritengono che la concreta attività di
  Governo,  di  uno  dei  titolari delle rubriche  del  Governo,  sia
  suscettibile di valutazione negativa, ed una specifica  valutazione
  di  specifiche  attività e specifici compiti; non  è   una  mozione
  sulla  tenuta della maggioranza, non è una mozione sul  Governo,  è
  una  mozione specifica sulla gestione di una Rubrica, e nessuno può
  impedire a quest'Aula un dibattito, peraltro canalizzato in  misura
  regolamentare su argomenti specifici dell'attività di un assessore,
  perché questo è previsto, sancito e contemplato nel Regolamento.  E
  proprio  la mozione di censura, onorevole Musotto, nel Regolamento,
  è  indirizzata a segnalare e a sottolineare specifiche attività  di
  specifici rami del Governo.
   Non  è  prevista mozione di censura per altri motivi, io non posso
  presentare  una  mozione  di  censura  perché  non  mi   piace   il
  comportamento di un collega parlamentare; la mozione di censura  va
  diretta  a  compiti di Governo che sono stati, in  questa  mozione,
  adeguatamente segnalati.
   Pertanto,  signor  Presidente, noi riteniamo che questo  tentativo
  ulteriore  della  maggioranza di evitare il dibattito  segnala  una
  evidenza macroscopica, che è quella che questa maggioranza non è in
  grado di affrontare un dibattito a copertura del proprio assessore.
   Riteniamo, altresì, che il dibattito vada affrontato e che non sia
  mortificato  il  diritto delle minoranze di vedere  rispettata  una
  loro  iniziativa  parlamentare, corretta e  legittima.  Noi  siamo,
  quindi, contrari alle valutazioni e agli interventi degli onorevoli
  Musotto   e  Cracolici  e  siamo  per  entrare  nel  merito   della
  trattazione della mozione di censura.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  nel  rispondere  all'onorevole
  Cracolici, effettivamente le mozioni di censura nei confronti degli
  assessori,  così  come  a  livello  nazionale  nei  confronti   dei
  ministri, ormai sono prassi consolidate sia di questa Assemblea che
  del Parlamento nazionale.
   Onorevole  Cracolici  se non fosse stato  così,  lei  non  avrebbe
  presentato la sua mozione di censura qualche tempo fa.

   CRACOLICI. Si è espressa la Commissione per il Regolamento, signor
  Presidente.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  dare,  se
  possibile  anche con l'aiuto degli Uffici, un taglio  squisitamente
  regolamentare alla discussione. Capisco che c'è un intreccio con la
  vicenda  politica  e che si tenta di utilizzare questa  mozione  di
  censura per questioni che hanno carattere politico.
   Tuttavia,  siccome  siamo  parlamentari  e  Lei  è  il  Presidente
  dell'Assemblea, bisogna tenere conto dei precedenti e della  prassi
  parlamentare, non c'è altro modo per poter valutare.
   Signor  Presidente, lei ricorderà che sono stato io, nella vicenda
  Pellegrino, a presentare, assieme all'opposizione, una  mozione  di
  censura nei confronti dell'assessore Pellegrino.
   Si  sviluppò  un  interessante dibattito in Aula;  l'onorevole  Lo
  Monte,  per nome della maggioranza, pose la questione pregiudiziale
  e  a parte precisamente invertita rispetto ad oggi, io lamentai che
  sarebbe  stato compresso il dibattito, che veniva limitata l'azione
  dell'opposizione, le cose che ha detto adesso l'onorevole Leontini.
  Tuttavia,  il  Presidente  dell'Assemblea  prese  la  decisione  di
  rendere  ammissibile la pregiudiziale, ai sensi  dell'articolo  101
  del Regolamento.
   La  vicenda  è stata riproposta nella riunione di luglio,  e  Lei,
  signor  Presidente, che ha una grande sensibilità, ha convocato  la
  Commissione per il Regolamento e in quella sede ha dato una lettura
  dell'articolo  101  e della vicenda in Aula - lo  dico  al  collega
  Leontini  che  forse  non  ne era informato  -  che  è  esattamente
  coerente con la decisione assunta allora dal Presidente Lo Porto, e
  cioè che la questione pregiudiziale è ammissibile.
   Questo  è l'orientamento della Commissione per il Regolamento  del
  Parlamento siciliano. Non c'entra niente il fatto che la Conferenza
  dei  Capigruppo abbia fissato la data della trattazione, perché  la
  Conferenza  dei  Capigruppo è demandata a  fissare  la  data  delle
  discussioni di tutte le mozioni, quando queste non vengono  fissate
  dal Presidente dell'Assemblea nel corso dei lavori d'Aula, quindi è
  una prassi. Aver fissato una data non significa dover discutere nel
  merito, perché poi in Aula si pone la questione pregiudiziale, così
  come è avvenuto.
   C'è,  tuttavia,  una  questione  politica,  a  questo  non  voglio
  sfuggire,  che  viene posta con forza da parte dell'opposizione,  e
  che  riguarda  i  comportamenti politici  da  parte  dell'assessore
  Russo.
   E'  stato ricordato prima dall'onorevole Cracolici che la  vicenda
  Pellegrino era tutt'altra vicenda, che riguardava la responsabilità
   etico-politica  dell'assessore Pellegrino; se ricordate,  io  posi
  la  questione  perché l'assessore Pellegrino è  stato  intercettato
  mentre si era riunito a Monreale con un gruppo mafioso di cui molti
  esponenti  furono arrestati proprio in quei giorni.  Ovviamente  il
  profilo della vicenda era del tutto diverso rispetto ad ora, ma per
  ritornare  alla  questione del Regolamento,  a  me  sembra,  signor
  Presidente,  che la prassi sia abbastanza chiara in  merito.  Nella
  seduta  del  16  aprile del 2002, io chiesi di poter presentare  un
  ordine   del   giorno  e,  nei  giorni  successivi,  il  Presidente
  dell'Assemblea  ammise la discussione dell'ordine  del  giorno  nei
  confronti dell'assessore Pellegrino.
   Quindi, noi dobbiamo adottare gli atti per quello che competono al
  Parlamento.

   CRACOLICI. Fu modificato.

   SPEZIALE.  Certo  fu  modificato.  La  questione  pregiudiziale  è
  assolutamente ammissibile, perché così ha stabilito la  Commissione
  per  il  Regolamento e Lei ne è fedele interprete.  Perché  lei  ha
  convocato  la  Commissione  per  il Regolamento,  ha  chiesto  alla
  Commissione  per  il Regolamento quale era l'interpretazione  e  la
  Commissione  per  il Regolamento, sulla base del precedente,  si  è
  espressa.  Quindi  Lei  è  tenuto  ad  osservare  la  gestione  del
  Regolamento.
   Per  quanto  riguarda  invece la possibilità  che  si  riapra  una
  discussione  attorno alla questione che riguarda la gestione  della
  sanità  in  Sicilia, io chiederei ai colleghi della  minoranza,  di
  predisporre, ovviamente modificando il contenuto della mozione,  un
  ordine  del  giorno  che  la  prossima  settimana,  o  quando  sarà
  stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, potrà essere discusso  e
  che riguarda le politiche sanitarie.
   Questo  mi  sembra  che  sia un modo per  essere  coerenti  con  i
  precedenti,  coerenti con le decisioni del Regolamento  ed  evitare
  che qualcuno pensi che noi non vogliamo aprire un dibattito attorno
  alla  vicenda che riguarda la gestione della politica sanitaria  in
  Sicilia.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, non volevo  aprire  un  dibattito
  proprio  su  questa questione. Prima di sospendere la  seduta,  per
  rispondere senza voler entrare nel merito, all'onorevole  Speziale,
  ricordo che il precedente  Pellegrino' è un precedente che non  può
  non  essere  tenuto in considerazione, ma riguarda una fattispecie,
  anche da un punto di vista regolamentare, ben diversa, perché  dopo
  il  precedente  Pellegrino' tutti noi ricordiamo che il Regolamento
  dell'Assemblea è stato modificato ed è stato modificato  prevedendo
  un  terzo degli argomenti a disposizione della minoranza, cosa  che
  invece prima non c'era, e questo argomento è il terzo scelto  dalla
  minoranza.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, credo che forse il confronto, iniziato già due o tre mesi
  fa,  su questo argomento meriti una puntualizzazione da parte  mia,
  una  puntualizzazione che - devo dire - viene fatta perché si colga
  il  significato proprio che non può non darsi a questa  iniziativa,
  perché  parliamo di censura, ma in effetti si discute, si mette  in
  discussione  ovviamente  l'azione  del  Governo  in  uno  dei  rami
  dell'amministrazione che, se vogliamo valutare dal punto  di  vista
  del  peso  finanziario,  vale  più del  50  per  cento  del  nostro
  bilancio.
   Io  non  conosco  molto  bene i precedenti ai  quali  hanno  fatto
  riferimento i colleghi che mi hanno preceduto, né mi sento un super
  esperto  del  Regolamento, intervengo soltanto perché eventualmente
  il  dibattito è la conseguenza del voto, è il giudizio  che  si  dà
  sull'azione  del  Governo  e  non sui comportamenti  personali,  se
  eticamente corretti o meno, di questo o di quell'altro assessore.
   Signor Presidente, mi richiamo a lei sul piano della correttezza e
  dell'appropriatezza.
   Se,  per  ipotesi, si presentassero 12 mozioni di  censura  ai  12
  assessori  e che queste si discutano come lei ha detto, rispondendo
  alle  osservazioni  che  faceva l'onorevole Leontini,  dipende  dal
  fatto che un terzo degli argomenti spettano alla minoranza. Non c'è
  stata  una  concessione o una condivisione da parte del  Presidente
  della Regione, ovvero da parte della Conferenza dei Capigruppo.
   La  minoranza ha diritto a trattare un argomento su  tre,  due  su
  sei,  tre  su  nove. Dopo di che, avvalendoci del  Regolamento,  se
  diamo  un'occhiata  al comportamento dei deputati  avremmo  di  che
  discutere,  in verità non credo che sia previsto per gli assessori.
  La  censura si infligge, si richiede quando il deputato  è  assente
  più volte, quando da luogo a tumulti e quant'altro.
   Qua  si  tratta  surrettiziamente di una  mozione  di  fiducia  al
  Governo,  la  quale  mozione di fiducia,  anch'essa,  è  pienamente
  regolamentata. Si tratta di un argomento che spetta, in questo caso
  al   Gruppo  del  PDL  di  portare  all'esame  e  alla  discussione
  dell'Assemblea, come qualunque altro.
   E'  stato  fatto  riferimento all'articolo  101  del  Regolamento,
  l'altra  volta si è accettata la questione pregiudiziale che,  come
  la   questione  sospensiva,  non  è  ammessa  in  occasione   della
  discussione solo di uno o più emendamenti, in tutti gli altri casi,
  compresa questa anomala mozione, che suona come di censura, ma  che
  in  effetti è una mozione di fiducia, la questione pregiudiziale va
  votata.
   In  questo caso, trattandosi peraltro della politica della sanità,
  che  coinvolge in pieno il Governo - che, lo dice il Presidente  in
  questo  momento,  condivide pienamente nel bene o  nel  male  -  va
  ripresentata come una mozione di sfiducia al Governo, e  come  tale
  con  le  sue regole va votata, se non ricordo male, con il voto  di
  ciascun  deputato  per  appello nominale,  che  quindi  si  esprime
  rispetto appunto a quella mozione.
   Non  si  tratta  né di ammissibilità e neppure di  valutazioni  su
  questa  mozione, è una mozione di fiducia o di sfiducia  che  viene
  presentata sotto forma di mozione di censura.
   Io  credo,  signor Presidente, che c'è anche un diritto  garantito
  dal  Regolamento,  che  io mi sono permesso  di  motivare,  e  sono
  ragioni di una certa rilevanza politica, rispetto al quale, appunto
  questa  questione pregiudiziale, non può non essere votata,  perché
  impedisce,  ribadisco, di far passare per mozione di  censura,  per
  carità  istituto  anomalo,  atipico, nuovo,  che  non  saprei  come
  definire, per il comportamento di un assessore, quando così non è.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è  sospesa  per  le
  determinazioni del caso.

        (La seduta,  sospesa alle ore 17.29, è ripresa alle ore
                                18.11).

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio


   Onorevoli  colleghi,  la  posizione della questione  pregiudiziale
  sulla  mozione numero 285,  Censura all'assessore regionale per  la
  salute ,  pone  alla Presidenza delicati profili  di  natura  tanto
  procedurale  che  sostanziale, che non  possono  prescindere  dalla
  ricostruzione  di  quanto  è avvenuto a  partire  dalla  precedente
  seduta d'Aula numero 270 del 12 luglio scorso.
   Ricordo  all'Assemblea che allora, in occasione della  trattazione
  della  mozione  di censura numero 244, di identico  contenuto  alla
  presente,  fu  sollevata, prima che la relativa discussione  avesse
  inizio, la questione pregiudiziale, benché l'Aula avesse ratificato
  il  deliberato della Conferenza dei capigruppo di calendarizzare la
  mozione in parola in quella sessione parlamentare.
   E'  altresì  noto  il  pronunciamento  della  Commissione  per  il
  Regolamento, comunicato nel corso della citata seduta  numero  270,
  secondo  cui,  pur riconoscendosi in linea generale l'ammissibilità
  per  la  fattispecie  de  qua dell'istituto della  pregiudiziale  e
  demandandosi  all'apposita sottocommissione per il  Regolamento  il
  compito   di   formulare   specifiche  proposte   di   modifica   a
  quest'ultimo, fu  evidenziato che la programmazione dei  lavori,  a
  seguito delle modifiche regolamentari del 2003, e quindi successive
  allo  specifico  precedente  richiamato  del  2002,  il  precedente
  Pellegrino  per  intenderci, riserva oggi, in  maniera  ancora  più
  incisiva,  una  quota  di un terzo di argomenti  da  trattare  alle
  opposizioni .
   E ciò è tanto vero che, in primo luogo, nella seduta d'Aula numero
  274  del  26  luglio  2011, questa stessa  Presidenza  invitava  il
  Presidente  del  Gruppo parlamentare del PID,  onorevole  Maira,  a
  riconsiderare  l'indisponibilità di  quella  forza  parlamentare  a
  partecipare    ai   lavori   d'Aula   proprio   in   considerazione
  dell'incarico attribuito alla citata sottocommissione  di  superare
  l'attuale dettato regolamentare e, con riferimento alla vicenda  in
  questione, l'invito era prontamente accolto dall'onorevole Maira.
   E  che,  ancora,  nella recente seduta d'Aula numero  280  del  13
  settembre 2011, quindi la settimana scorsa, la Presidenza di  turno
  ribadiva  che per oggi, 21 settembre, era  già stata calendarizzata
  la  discussione  della  mozione  di censura  all'assessore  per  la
  salute , intento ulteriormente riconfermato alla unanimità in  seno
  alla  Conferenza  dei  Presidenti dei gruppi parlamentari  svoltasi
  ieri, alla presenza del Presidente della Regione.
   In  ordine  alla  vicenda  appena riepilogata,  più  che  al  dato
  puramente  formale  e  procedurale dell'ammissibilità  in  astratto
  dello   strumento  regolamentare  della  questione   pregiudiziale,
  occorre  invece  porre  seria  ed adeguata  attenzione  all'aspetto
  sostanziale,   vale  a  dire  al  complessivo  buon   funzionamento
  dell'Istituzione parlamentare.
   In   definitiva,  la  Presidenza  deve  farsi  garante  del   buon
  andamento dei lavori  sancito in primis dal Regolamento interno, ma
  non  soltanto  per questo. Non si deve infatti dimenticare  che  la
  funzione  di controllo del Parlamento sull'Esecutivo non  è  venuta
  meno  con  l'elezione  diretta del Presidente della  Regione:  essa
  piuttosto  è  insita  nella  stessa  funzione  parlamentare  ed   è
  espressamente  garantita  a  livello costituzionale  dal  combinato
  disposto  degli  articoli  10 e 20, secondo  comma,  dello  Statuto
  siciliano, secondo cui tanto il Presidente della Regione quanto gli
  assessori  sono  responsabili di tutte le loro funzioni  di  fronte
  all'Assemblea regionale siciliana; quello stesso Statuto  che  poi,
  all'articolo  7, prevede - ex professo - che  i deputati  hanno  il
  diritto  di interpellanza, di interrogazione e di mozione  in  seno
  all'Assemblea .
   E  dunque, se è ammissibile che tale diritto-dovere di controllo e
  di mozione attribuito dallo Statuto possa essere  regolamentato  ai
  sensi  dell'articolo  4  della  Carta  autonomistica  regionale,  è
  altrettanto vero che esso non può essere compresso oltremodo,  fino
  ad  essere vanificato, attraverso strumenti regolamentari che,  pur
  se  legittimi  in  astratto,  non  possono  travalicare  i  confini
  precettivi   di   disposizioni   di  rango   costituzionale   testé
  richiamate.
   Né  può  sottacersi che, diversamente opinando, verrebbe  arrecato
  vulnus insanabile alle prerogative dell'opposizione proprie  di  un
  ordinamento   autenticamente  democratico,   prerogative   che   la
  Presidenza  è chiamata a tutelare, a pena di venir meno al  proprio
  ruolo di garante di tutti, così come del resto gli impone lo stesso
  articolo  7  del Regolamento interno, laddove assegna al Presidente
  il  ruolo  attivo  di   provvedere al  buon  andamento  dei  lavori
  dell'Assemblea .
   La   mozione   di  censura,  ricordo,  è  una  mozione  ordinaria,
  disciplinata  dal Regolamento interno dell'Assemblea agli  articoli
  152  e  seguenti,  e per di più istituto presente  nell'ordinamento
  parlamentare  delle Camere. Essa, come tale, non  è  ammissibile  -
  quanto  agli effetti - ad una mozione di sfiducia, atteso  che  non
  implica alcun obbligo giuridico per il Governo conseguente alla sua
  eventuale approvazione.
   In   conclusione,  nelle  more  della  tanta  auspicata   modifica
  regolamentare  -  che  risolva una volta  e  per  tutte  anche  gli
  evidenti   effetti  distorsivi  sulla  programmazione  dei   lavori
  parlamentari  causati  dalla reiterazione di questioni  incidentali
  sostanziali  sul medesimo argomento - questa Presidenza,  in  forza
  dei  poteri  attribuitile dall'articolo 7 del Regolamento  interno,
  dichiara  inammissibile,  per  la specifica  fattispecie  che  oggi
  ricorre,  la posizione della questione pregiudiziale sulla  mozione
  numero 285.
   Così rimane stabilito.


   Presidenza del presidente Cascio


                      Per richiamo al Regolamento

   CRACOLICI Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE Ne ha facoltà

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio  richiamo
  all'articolo 103 poiché  mi consente di intervenire alla luce delle
  sue   valutazioni  che  aprono  un  problema  giuridico,  ma  anche
  procedurale.
   Lei  ha  inteso  disciplinare,  con un  parere  presumo  costruito
  assieme agli Uffici, una disposizione regolamentare che, così  come
  era stato stabilito il 12 luglio, la Commissione per il Regolamento
  aveva  dato  mandato  ad  una  sottocommissione  per  sottoporre  a
  valutazione,  e quindi ad approvazione, una modifica  regolamentare
  per  consentire e disciplinare l'istituto della mozione di  censura
  che  ricordo non essere, dal punto di vista procedimentale, normata
  dal nostro Regolamento.
   Alla luce proprio di questo, si è posta in quella Commissione  una
  doppia questione: da un lato, la Commissione per il Regolamento  ha
  dichiarato  ammissibile,  non  la  pregiudiziale,  il  diritto   di
  qualunque  parlamentare, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
  vigente,   di   sottoporre  su  qualsiasi   atto   in   discussione
  dell'Assemblea,   prima  dell'inizio  della   discussione   stessa,
  questione  pregiudiziale alla trattazione, che  è  diverso,  signor
  Presidente,  dal  principio  del  fatto  che  l'ordine  del  giorno
  contenga e che, quindi, sia stato dichiarato ammissibile sia  dalla
  Presidenza,  ma  anche dalla Conferenza dei Presidenti  dei  gruppi
  parlamentari che ha contribuito assieme al Presidente ad  iscrivere
  all'ordine  del giorno singoli punti, tra cui appunto  una  mozione
  che è dichiarata; io ricordo onorevole Presidente che la conferenza
  dei  capigruppo si limita a valutare le priorità sulle quali l'Aula
  poi  è  chiamata  a  deliberare, ma questo non fa  venire  meno  il
  diritto  di ogni singolo parlamentare, ai sensi dell'articolo  101,
  di chiedere che quell'argomento, seppur deliberato dalla Conferenza
  e  assunto  dall'Aula nel proprio calendario dei lavori, possa  non
  essere discusso utilizzando le prerogative dell'articolo 101.
   Quindi,  in questo caso, signor Presidente, con questo parere  lei
  ha inteso normare una cosa che avevamo deciso - dico avevamo perché
  lei  sa che faccio parte della Commissione per il Regolamento -  di
  rispondere al secondo quesito che era insito nella questione  posta
  dinanzi  alla  Commissione per il Regolamento, ovvero  la  modifica
  regolamentare  che  consente  alla minoranza  di  sottoporre  e  di
  chiedere che nell'ordine del giorno e nel calendario dei lavori  ci
  sia un terzo delle questioni delle delibere, dei disegni di legge e
  anche,  quindi,  delle  relative  mozioni,  all'ordine  del  giorno
  dell'Aula,  secondo  la richiesta proprio della minoranza,  proprio
  per  garantire  quel principio che era stato modificato  credo  nel
  corso della XIII legislatura.
   Ma   avendo   lasciato  sospeso  il  sistema  di  garanzie   della
  trattazione  stessa,  avevamo  stabilito  che  la  sottocommissione
  avrebbe  elaborato  una  ipotesi di modifica  anche  alla  luce  di
  comparazioni  da fare con il Regolamento - credo,  se  non  ricordo
  male, che avevamo chiesto al Segretario Generale  di verificare  la
  comparazione  con  i  regolamenti di Camera e  Senato  -  al  fine,
  appunto, di normare ciò che in questo momento non è normato.
   Ora,  signor  Presidente, che lei possa normare con una  procedura
  insolita,   che  è  quella  di  una  valutazione  dell'Ufficio   di
  Presidenza,   introduce   di  fatto  una  norma   sostanziale   del
  Regolamento,  lo  trovo discutibile nel merito  e  nel  metodo,  ma
  certamente appare ancor più discutibile che la Presidenza assuma su
  di  sé  la competenza di una prerogativa che è propria di qualunque
  parlamentare.
   Vede,  signor Presidente, l'articolo 7 le dà mandato  di  valutare
  l'ammissibilità delle proposte fatte in Aula, sull'ammissibilità di
  testi, emendamenti, ma sulle procedure c'è un Regolamento dove  non
  dà  mandato  alla Presidenza se non qualora ci fossero controversie
  di interpretazione, semmai alla Commissione per il Regolamento, che
  la  Presidenza non è chiamata a valutare se è ammissibile o meno ai
  sensi dell'articolo 101 la richiesta di pregiudiziale o addirittura
  lo  stesso  articolo 101 prevede la richiesta di sospensiva,  altra
  fattispecie che l'articolo 101 stabilisce in capo ai deputati ed  è
  una  delle prerogative, nonché uno dei diritti che dà lo status  di
  parlamentare in questa Assemblea regionale.
   Nel   momento  in  cui  sono  stato  eletto,  io  agisco   secondo
  Regolamento,  se  quest'ultimo mi dà questa potestà  di  utilizzare
  norme  che  possono essere messe alla valutazione della maggioranza
  del  Parlamento, la trattazione o meno di un punto,  ancorché  quel
  punto sia stato iscritto regolarmente all'ordine del giorno.
   Ecco   perché,   signor   Presidente,  non  voglio   ulteriormente
  dilungarmi   su  questa  questione,  le  chiedo  di  convocare   la
  Commissione  per il Regolamento, così come prevede il  Regolamento,
  al  fine di dare esatta interpretazione sulla potestà in capo  alla
  Presidenza di una prerogativa propria del singolo parlamentare  che
  è  quella,  appunto,  di poter richiedere, qualora  ne  ravvisi  la
  necessità,  ai  sensi dell'articolo 101, la questione pregiudiziale
  alla trattazione o, ripeto, la questione sospensiva.
   Credo,  signor  Presidente, che questa questione è così  delicata,
  che  è una questione che attiene allo status del deputato di questo
  Parlamento, che non possiamo lasciarla cadere secondo una questione
  che  oggi  si chiama mozione censura, domani si chiamerà  qualunque
  altra  cosa,  perché così facendo è evidente che ci può  essere  un
  regolamento  di fatto che si applica, a prescindere dal Regolamento
  scritto; il regolamento di fatto può introdurre elementi, così come
  non  è  normata la mozione di censura degli assessori, lei sa  bene
  che  ci sono altre cose che non sono normate in questo Regolamento,
  ma  appunto non sono normate, e quindi possono essere introdotte di
  fatto.
   Vorrei  evitare  che questo Parlamento diventi un Parlamento  dove
  ogni  giorno si cambiano le regole di fatto e vorrei stabilire  che
  le  regole sono quelle che ci sono qui, con la garanzia per  tutti,
  ecco  perché le chiedo di consentire che le prerogative apposte  in
  questo  Regolamento, che consentono ai deputati  di  esercitare  il
  loro   mandato  di  deputato,  vengano  valutati  da  una  apposita
  commissione   prima   di  assumere  decisioni   che   costituiscono
  precedenti assai gravi nella vita di questo Parlamento.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, come lei sa, la Commissione  per
  il  Regolamento è facoltà della Presidenza convocarla nel  caso  in
  cui non si riuscisse ad arrivare ad una decisione.
   Nella  fattispecie  la  decisione è  stata  assunta,  per  cui  la
  Commissione  per  il Regolamento, certamente,  sarà  convocata  nei
  prossimi  giorni,  ma per discutere la modifica del  Regolamento  a
  regime.
   La  questione oggetto della seduta odierna, per quanto riguarda la
  Presidenza, è già assunta.

   MANCUSO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  c'è  sempre  da
  constatare  che  lei  è  troppo buono nei confronti  di  chi  vuole
  calpestare  questo  Parlamento, dovrebbe esser  un  po'  più  forte
  perché  i  colleghi  a  volte  ritengono  di  vestirsi  addosso  un
  Regolamento  che gli vada bene per tutte le stagioni e  questo  lei
  oggi lo ha impedito e di questo la ringraziamo.
   Non   è  una  questione  regolamentare,  non  c'entra  niente   il
  Regolamento,  lo  sa bene sia l'onorevole Speziale che  l'onorevole
  Cracolici,  non  c'entra niente la Commissione per il  Regolamento,
  c'entra  il  rispetto di questo Parlamento e lo Statuto  di  questa
  Regione.
   L'articolo 9 dello Statuto di questa Regione recita in modo chiaro
  quali  sono  i  rapporti  e  come si interloquisce  tra  Governo  e
  Parlamento.
   Una  parte del secondo comma dell'articolo 9 è stato normato ed  è
  stato  attuato; la seconda parte dell'articolo 9 ed esattamente  la
  leggo  testuale:   nonché i rapporti tra l'Assemblea Regionale,  il
  Governo  regionale,  il Presidente della Regione      non  è  stato
  normato  e  mi insegnano, non con le dottrine che naturalmente  qui
  qualche parlamentare ancora vuole trasferirci, che tutto quello che
  non è vietato è ammesso.
   C'è   sicuramente   un   problema,  ossia   che   l'ultima   parte
  dell'articolo  9  deve essere regolamentato,  si  deve  intervenire
  quanto prima possibile e questa Assemblea, speriamo, nel più  breve
  tempo  possibile e anche con l'aiuto della vecchia  opposizione  lo
  possa  fare  per  regolare quei rapporti tra  l'Assemblea,  tra  il
  Governo e il Presidente della Regione.
   Questo ad oggi non è stato fatto e lei correttamente, anzi è stato
  anche troppo prolisso secondo me a spiegare a chi non vuole sentire
  che  il Regolamento deve rispettare tutti i parlamentari e non  una
  norma  regolamentare deve mettere sotto scacco un  Parlamento,  una
  maggioranza o una minoranza.
   Signor  Presidente,   stiamo parlando di nulla,  di  un  argomento
  molto  semplice  dove, certamente, l'Assessore non  solo  si  saprà
  difendere  ma,  anzi,  in quello che ha già depositato  a  tutti  i
  parlamentari,  mi  sembra  che ha da dire  molte  cose  nei  nostri
  confronti, molte cose anche pesanti.
   Io  oggi  ho  letto che faccio parte anche di chi ritiene  che  la
  politica affaristica mafiosa deve essere ancora sconfitta e  che  è
  presente  in quest'Aula; ne parleremo quando entreremo nel  merito,
  quando  l'Assessore mi convincerà che anch'io sono mafioso, anch'io
  ho  fatto affari con la sanità, anch'io sono una di quelle  persone
  brutte  in  questa  Sicilia che deve essere  puntata  con  il  dito
  rispetto,  invece,  ad  una serena discussione  che  poteva  essere
  certamente   aspra,  dura,  ma  non  da  inficiare   rapporti   che
  riguardano,  personalmente, chi vive ogni giorno  anche  condizioni
  non facili per chi fa il parlamentare in questo momento.
     Signor Presidente, grazie per avere ribadito quello che dice  lo
  Statuto   senza  che  il  Regolamento,  naturalmente,  può   essere
  richiamato  e concludo e la invito di finirla con questo dibattito.
  Ormai  la Presidenza ha deciso quanto si deve fare nel rispetto  di
  questo  Parlamento, continuare in questa discussione significa  non
  rispettare  ancora  il Parlamento; quindi è  un  invito  ad  andare
  avanti  con  una  discussione che già  da  moltissime  settimane  è
  all'ordine  del  giorno. Dopo il dibattito vedremo se  è  opportuno
  votare  o meno la mozione, non deve essere questo il problema,  non
  deve  essere  questa  la  situazione  che  mette  in  subbuglio  il
  Parlamento.
   Discutiamo, poi se dobbiamo votare la mozione è una decisione  che
  verrà  presa dopo, verrà presa con serenità ma sempre nel  rispetto
  che   i   parlamentari  dell'ex  opposizione  devono   portare   ai
  parlamentari dell'ex maggioranza.

   PRESIDENTE.  Vi  sono  quattro  iscritti   a  parlare.  Su   quale
  argomento?  Io  dovrei  dare la parola al  primo  firmatario  della
  mozione, all'onorevole Limoli.
   Qual  è l'argomento che dobbiamo discutere? Non c'è la possibilità
  di tornare indietro nella decisione, lo dico chiaramente.
   Vi chiedo di limitare gli interventi a pochissimi minuti.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, ho l'impressione che ci troviamo  di
  fronte  ad  un  atto  di  rottura dei rapporti  tra  il  Presidente
  dell'Assemblea e il Parlamento. Adesso spiego perché.

                          (Proteste in Aula)

   PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, per il ruolo che lei  ricopre  in
  questa Assemblea e che ha ricoperto anche come vice Presidente,  le
  chiederei,  invece, un atto di saggezza. Lei ne  è  capace,  quando
  vuole, grazie.

   SPEZIALE. Un atto di saggezza? Ma è l'invito che devo rivolgere  a
  lei.  Ho  capito  che  lei  stasera, senza  rendersene  conto,  sta
  producendo    uno   strappo   che   costituisce    un    precedente
  pericolosissimo  nell'esercizio delle  prerogative  del  Parlamento
  siciliano.

                          (Proteste in Aula)

   Pericolosissimo  Le dico subito perché.
   Mi  rivolgo  ai colleghi che cercano di manifestare  un  dissenso,
  siccome  siete  colleghi parlamentari voglio soltanto  leggervi  la
  decisione della Commissione per il Regolamento.
   Signor Presidente, interrompa chi disturba.

   PRESIDENTE.  Ho interrotto i colleghi che disturbavano,  onorevole
  Speziale.

   SPEZIALE.   Il Presidente dell'Assemblea ha riunito la Commissione
  per  il  Regolamento  con  un unico punto  all'ordine  del  giorno:
  Ammissibilità  della  questione  pregiudiziale  sulla  mozione   di
  censura  all'Assessore regionale per la salute , e  la  Commissione
  per  il  Regolamento è la Commissione del Parlamento siciliano  che
  deve  dirimere le questioni di carattere regolamentare  quindi dove
  c'è la maggioranza, presenti fra l'altro Maira e Innocenzo Leontini
  e si sviluppa una discussione ai colleghi dell'opposizione.
   Tralascio  la  discussione  che si  è  sviluppata  e  arrivo  alla
  conclusione.  La  conclusione è di questa natura:  La  Commissione,
  presenti  gli  onorevoli Cascio Presidente, Barbagallo,  Cracolici,
  Leontini,   Maira,   Musotto,  Pogliese  e  Speziale,   componenti,
  all'unanimità  approva  la proposta del  Presidente  in  ordine  al
  mandato   da  conferire  alla  sottocommissione  che  riguarda   la
  questione  posta qui dal collega Cracolici circa la possibilità  di
  regolamentare la mozione di censura.
   Indi   il  Presidente,  non  sorgendo  osservazione,  prende  atto
  dell'ammissibilità  della  questione pregiudiziale  alla  luce  del
  precedente parlamentare del 2002 .
   Signor  Presidente, quella è una decisione collegiale che  impegna
  lei  nella  sua  funzione perché la Commissione  Regolamento  è  il
  Parlamento  riunito  a cui  avete mandato il compito  di  dare  una
  interpretazione  su una querelle che è sorta in  Aula.  Lei  ha  il
  dovere  di  essere  fedele  alla decisione  che  collegialmente  ha
  concorso ad assumere.
   Stasera invece, in modo surrettizio, si fornisce di un parere  che
  scavalca  quella decisione. Io non dico che lei non possa avere  il
  diritto  di  ripensare  alla decisione  della  Commissione  per  il
  Regolamento  ma  va da sé che lei avrebbe dovuto  riconvocare,  per
  rispetto  dell'intero  Parlamento, avrebbe  dovuto  riconvocare  la
  Commissione Regolamento e porre le questioni che ha posto  in  Aula
  in  quella  Commissione e quindi assieme alla Commissione  valutare
  l'interpretazione  da  dare all'articolo 101 circa  l'ammissibilità
  della pregiudiziale.
   Lei,  invece,  non  solo non ha convocato la  Commissione  per  il
  Regolamento, ma ha disatteso una decisione alla quale lei stesso ha
  concorso,  ecco  perché dicevo c'è un processo di rottura,  lei  ha
  concorso  a  quella  decisione e, in ragione  e  in  forza  di  una
  appartenenza   politica  a  questo  punto   e   non   di   rispetto
  regolamentare si muove

                          (Proteste in Aula)

   So perfettamente usare le parole, si muove invece in una logica di
  appartenenza,  Presidente, e questo non è possibile né  tollerabile
  perché  lei, appunto, deve garantire il buono andamento dei  lavori
  d'Aula e per garantire il buono andamento dei lavori d'Aula avrebbe
  dovuto  convocare la Commissione per il Regolamento e se  non  l'ha
  fatto  le  chiedo espressamente, come ha chiesto prima  il  collega
  Cracolici,  di  convocare la Commissione per il  Regolamento  e  in
  quella     sede     definire    tutti    insieme,    collegialmente
  l'interpretazione da dare all'articolo 101.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, noi riteniamo che la  sua  decisione
  sia  stata  saggia,  rispettosa del Regolamento,  rispettosa  degli
  impegni  presi  in  questa Aula, soprattutto dal  Governo  e  dalla
  maggioranza   nei  confronti  della  minoranza,  rispettosa   delle
  decisioni  prese da tre conferenze dei capigruppo e rispettosa  dei
  diritti  della minoranza di vedere soddisfatta la propria  esigenza
  di  trattare  una mozione presentata in modo regolare, legittimo  e
  regolamentare.
   Io  ritengo  che si debba fare ammenda di quello che  si  è  detto
  poc'anzi e si debbano rivolgere le scuse al Presidente per le  cose
  dette,  perché  è penoso assistere ad una sequela di interventi  di
  rappresentati  della  maggioranza che si  accingono  a  manifestare
  difficoltà,  a  difendere il loro Assessore per impedire  a  questa
  Aula di trattare la mozione di censura.
    Qualora ci fosse la disponibilità e la capacità della maggioranza
  di  sostenere la propria posizione, la smettesse la maggioranza con
  i suoi rappresentanti di succedersi a questi microfoni ed inventare
  motivazioni formali e regolamentari che non esistono, non si sta in
  questo  momento vilipendendo nessuno, non si sta conculcando nessun
  diritto,  si  sta chiedendo il diritto democratico di  trattare  un
  argomento; se questo argomento lo si vuole trattare lo si tratti da
  diverse  parti  e  da diverse impostazioni ma non si  impedisca  di
  trattare  questo argomento dopo una decisione presa dal  Presidente
  e,  per  giunta,  gettando sul Presidente e  sulla  Presidenza  una
  responsabilità che non esiste.
     Se  volete  assolvere  al  vostro ruolo  di  parlamentari  della
  maggioranza   in   questo  Parlamento,  consentite   il   dibattito
  democratico, esprimetevi dal vostro punto di vista, non impedite la
  libera espressione delle posizioni e, soprattutto, non buttate  sul
  Presidente  responsabilità che in questo momento sono  tutte  della
  maggioranza,    della    confusione   della   maggioranza,    della
  responsabilità  politica della maggioranza che se  ha  interesse  a
  difendere  l'Assessore lo difenda pure nel dibattito democratico  e
  non scarichi sulla Presidenza responsabilità che non esistono.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA.   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  oggi  lei  ha
  scritto  una  bella  pagina della storia di questo  Parlamento:  ha
  affermato il diritto della minoranza a dibattere, a discutere di un
  argomento fondamentale.
   Il  Presidente della Regione poco fa ricordava che la Sanità  vale
  oltre la metà del bilancio  della nostra Regione e se al Parlamento
  viene tolto il diritto di dibattere sulla conduzione politica della
  sanità significa che è stato negato il diritto di questo Parlamento
  a svolgere il proprio ruolo.
   Non vorrei neanche definirli sofismi, perché nemmeno di questo  si
  può  parlare, sono soltanto argomenti speciosi e di  lana  caprina
  quelli  che  sono stati affrontati su questo podio per  cercare  di
  limitare il diritto alla democrazia.
   Ebbene,  signor Presidente, lei, con molto coraggio, nonostante  i
  tentativi  della  maggioranza,  dell'Aula  di  impedirle  di  farci
  esercitare  questo  diritto, ripeto, ha scritto  una  bella  pagina
  della  storia  di  questo Parlamento e penso che anche  l'assessore
  Russo avrebbe, in prima persona, dovuto venire qui, oggi, a dire  a
  tutti:  Io sono pronto al dibattito. Sono pronto a dibattere  ed  a
  discutere  con  voi . Non è detto, infatti, che la censura,  non  è
  detto che la mozione debba essere, necessariamente, finalizzata  ad
  attaccare,  perché  dal  dibattito, dal confronto  possono  nascere
  anche suggerimenti.
   Evidentemente,  però,  l'assessore  ed  il  Governo,  con   questo
  atteggiamento,  che   abbiamo visto già nella  fase  pregiudiziale,
  hanno,  come  si  suol dire,  la coda di paglia  e questo  la  dice
  lunga sulla necessità che questo dibattito venga svolto.
   Signor  Presidente,  dunque, andiamo avanti, entriamo  nel  merito
  della  discussione e, naturalmente, ci sarà occasione  per  tornare
  nel merito a dibattere di questo problema.


   Presidenza del presidente Cascio


                        Sull'ordine dei lavori

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO. Signor Presidente, alla luce della decisione presa  dalla
  Presidenza,   le   chiediamo  una  sospensione  per   valutare   il
  comportamento che dobbiamo tenere e, soprattutto, poiché  da  parte
  di   molti   colleghi   vengono  pressioni  e  sollecitazioni   per
  abbandonare  l'Aula, vorremmo valutare anche questa  possibilità  e
  questa   prospettiva.  Chiediamo,  quindi,  alla   Presidenza   una
  sospensione di mezz'ora.

   CRACOLICI.  Anche  perché la decisione non ci  rappresenta  e  non
  rappresenta quest'Aula, per essere chiari

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, apprezzate  le  circostanze,  mi
  sembra  che ci sia una condivisione alla sospensione, pertanto,  la
  seduta è sospesa per 30 minuti.

        (La seduta,  sospesa alle ore 18.43, è ripresa alle ore
                                19.46)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, per dovere  nei
  confronti   del   Parlamento,  visto  che   abbiamo   chiesto   una
  sospensione,  comunico  -  credo che lo  faranno  anche  gli  altri
  colleghi  dei  Gruppi parlamentari che hanno partecipato  a  questo
  incontro nella fase di sospensione - che per quanto ci riguarda noi
  non  riconosciamo  la decisione che ha assunto  la  Presidenza.  La
  consideriamo una gravissima violazione procedurale, una  gravissima
  violazione che mette in discussione le prerogative e lo status  del
  parlamentare di questa Regione, visto che non è nella disponibilità
  della Presidenza la possibilità di valutare l'ammissibilità di  una
  questione  pregiudiziale  se  non  quella  espressamente   prevista
  dall'articolo  101 in riferimento al tempo nel quale  la  richiesta
  può essere fatta.
   Pertanto,  la Presidenza nel momento in cui ha scelto di  assumere
  questa  decisione,  oltretutto in difformità con  il  giudizio  già
  espresso  nella  seduta  del 12 luglio  dalla  Commissione  per  il
  Regolamento  da lei convocata per valutare se la pregiudiziale  era
  consentita su queste tipologie di mozioni e oggi lei ha  mutato  il
  suo  giudizio, pur in presenza della stessa mozione che  era  stata
  depositata  e  per  la  quale il Parlamento, nella  seduta  del  12
  luglio,  ha  potuto, dopo che la Commissione per il Regolamento  ha
  valutato, votare la questione pregiudiziale.
   Noi  non riconosciamo questa sua decisione, riteniamo il fatto  un
  precedente  molto  grave, che apre un problema di equilibrio  della
  Presidenza e di garanzia della Presidenza nella conduzione d'Aula e
  nell'applicazione  del Regolamento che è l'unico strumento  sovrano
  che  deve  regolare  la  vita  di questa  Assemblea,  pertanto  noi
  abbandoneremo  l'Aula  non partecipando  ad  alcuna  discussione  o
  votazione  di qualunque mozione che lei ha consentito di  discutere
  violando l'articolo 101 del Regolamento nel momento in cui  non  ha
  consentito,  malgrado abbia fatto intervenire due a  favore  e  due
  contro,  la  possibilità di votare la questione pregiudiziale  alla
  mozione che è iscritta all'ordine del giorno.
   Pertanto,  il  mio  Gruppo, penso anche  i  colleghi  degli  altri
  Gruppi,  abbandonerà la seduta e poi lei farà  le  valutazioni  che
  riterrà più opportune.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   noi   vorremo
  portare,  se  possibile, un elemento di riflessione e  di  serenità
  perché non crediamo che in questo momento la politica abbia bisogno
  di  scontri, di attacchi istituzionali, di battaglie che vadano  un
  po' oltre il senso dei nostri doveri. Allora, noi riteniamo che sia
  importante continuare un confronto sereno.
   Le  nostre  opinioni sulla sanità sono state espresse con  estrema
  lealtà  e  chiarezza nei giorni scorsi.  Abbiamo  già  espresso  il
  nostro  parere,  ma  oggi il presidente Lombardo  ha,  giustamente,
  richiamato  la  maggioranza al dovere  di  lealtà  ad  un  progetto
  politico.  Per cui noi annunciamo, intanto come Gruppo, la  volontà
  assoluta  di  votare  contro  la proposta  dell'opposizione.  Nello
  stesso  tempo  non  riteniamo di dover  abbandonare  l'Aula  perché
  riteniamo  che  la  minoranza abbia il  diritto  di  presentare  un
  emendamento.  Da  mesi, tra l'altro, questo viene  annunciato.  Non
  credo  che  sia  un  elemento  di eleganza  politica  attaccare  il
  Presidente  o  disquisire costantemente e tirare ognuno  per  conto
  proprio il Regolamento.
   Il senso della democrazia,  il rispetto per il Parlamento e per il
  ruolo  del  parlamentare ci obbliga a restare in Aula. Chiediamo  a
  questo  punto all'opposizione di rinunciare al voto segreto.  Ecco,
  questa sarebbe una cosa altrettanto elegante. Veniamoci incontro.
   Io vi chiedo di rinunciare al voto segreto. Dopodiché è chiaro che
  noi  voteremo contro. Nello stesso tempo chiediamo, Presidente, che
  ci  sia  un  nuovo incontro sulla sanità nel corso  del  quale  noi
  potremmo  discutere serenamente, lealmente ma anche con la  massima
  libertà perché il vincolo di maggioranza è importante, ma il  primo
  vincolo  ognuno  di  noi ce l'ha con i suoi  elettori  e  a  questi
  elettori noi sicuramente avremo molto da dire sulla sanità e  sulla
  necessità di portare avanti un vero cambiamento.
   Nel  caso  in  cui la minoranza non rinunci al voto  segreto,  noi
  resteremo  in  Aula ma ci asterremo dal voto perché  non  ci  siano
  equivoci sulla posizione dei deputati dell'UDC.

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che  in
  questa travagliata seduta io con la mia esperienza, ma forse con la
  mia  saggezza  da  uomo  ormai maturo lo  avevo  previsto,  l'avevo
  purtroppo  previsto che prendere una decisione non è  assolutamente
  semplice.
   Devo  dire  che  l'accorato appello dell'onorevole Adamo  al  voto
  palese   è,  indubbiamente,  un  accorato  appello  che  ci   trova
  assolutamente   consenzienti;  però,  in  maniera   preliminare   e
  prioritaria abbiamo fatto una lunga e travagliata riunione  in  cui
  si  è esaminato soprattutto la decisione presa da questa Presidenza
  che  noi riteniamo non sia conforme a quelle che sono le regole che
  devono  presiedere all'andamento di questi lavori.  Quindi,   anche
  noi del Gruppo dell'MPA ci allontaneremo dall'Aula.
   Devo  dire che ci allontaniamo dall'Aula non certamente con grande
  entusiasmo,  anche perché la proposta dell'onorevole  Cracolici  di
  una sospensione fino a martedì è una proposta assolutamente di buon
  senso   e  di saggezza che avrebbe, indubbiamente, preparato  tutti
  noi  e  tutta  l'Aula  martedì  a  prendere  delle  decisioni  meno
  travagliate rispetto al dibattito sulla sanità a cui  credo nessuno
  vuole assolutamente sottrarsi.
   Tra  l'altro, dobbiamo ricordare che l'assessore Russo nel  luglio
  di quest'anno ha detto che era assolutamente disponibile a seguire,
  a   intraprendere  due  o  tre  sedute  d'Aula  per   esaminare   e
  approfondire questo settore, naturalmente anche pronto a sentire le
  disponibilità,  la  progettualità,  le  critiche  che  venivano  da
  quest'Aula.  Purtroppo,  però,  stasera  i  lavori  si  sono  ormai
  incanalati  in  una  certa  maniera e ci  sono  anche  esigenze  di
  carattere politico, ma soprattutto di carattere regolamentare,  che
  impongono  a  noi di prendere le decisioni che stiamo prendendo  e,
  quindi, il Gruppo dell' MPA si allontanerà dall'Aula.

   CAPPADONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPADONA. Signor presidente, onorevoli colleghi, anche il  Gruppo
  di   Alleati  per la Sicilia' abbandona l'Aula non perché  vogliamo
  sottrarci   al  dibattito  in  quanto  riteniamo  tutti   che   sia
  fondamentale, ritengo che anche l'assessore Russo ha bisogno di  un
  confronto.  E'  stata  fatta  una proposta  e  abbiamo  chiesto  la
  sospensione  perché tutto questo avvenisse martedì,  ma  non  ci  è
  stato concesso.
   Noi siamo per discutere. E' il modo con cui si è arrivati a questa
  censura che non ci convince.  Presidente, lei in qualche modo  oggi
  si è rimangiato una decisione che già aveva preso a luglio. Quindi,
  noi contestiamo questo e abbandoniamo l'Aula.

   MARROCCO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARROCCO.  Signor presidente, onorevoli colleghi, anche  noi  come
  Gruppo  parlamentare  di  Futuro e Libertà per l'Italia'  riteniamo
  che  il  dibattito  sulla sanità debba esserci;  debba  esserci  in
  maniera   franca   non  soltanto  all'interno  di  quest'Aula,   ma
  soprattutto con chi ha una responsabilità diretta di governo  della
  sanità  stessa. Ecco perché la nostra posizione su questo argomento
  non  cambia;  non  cambia  se oggi c'è all'ordine  del  giorno  una
  mozione o se domani ci sarà un ordine del giorno e in questo  senso
  riteniamo  che  sia  ancora  più  impellente  la  necessità  di  un
  confronto sulla sanità.
   Allo  stesso  tempo,  riteniamo però che i  mezzi  utilizzati  per
  questo  tipo  di  confronto  non siano quelli  adatti.  Lo  abbiamo
  sostenuto  anche  per rispetto nei confronti della maggioranza  che
  sostiene  questo Governo: ecco perché vogliamo distinguere  le  due
  cose.
   Vogliamo,  da  un  lato, un confronto anche duro  sul  tema  della
  sanità,  ma  dall'altro  riteniamo che la maggioranza  allo  stesso
  tempo  deve  governare  e  non  può essere  messa  in  discussione,
  attraverso  mezzi  magari poco adatti all'uso, attraverso  il  voto
  segreto.
   In  questo senso, anche noi riteniamo di seguire l'indicazione dei
  nostri colleghi capigruppo e di abbandonare questa seduta.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che mi
  dispiace  molto la decisione che è stata assunta da  alcuni  Gruppi
  parlamentari  di abbandonare l'Aula e mi dispiace la  dichiarazione
  che    ha    reso   l'onorevole   Cracolici   quando,   contestando
  sostanzialmente la decisione del Presidente, ha detto  Siccome  non
  mi piace, siccome non la condivido io esco dall'Aula  .
   Io  non  credo  che questo sia un modo brillante per declinare  la
  democrazia  e  mettere  in  atto  quello  che,  viceversa,  insegna
  innanzitutto il confronto parlamentare.
   Qui  siamo in un'Aula antica, in un'Aula nella quale deve avvenire
  il  confronto.  Per carità,  io ho letto la mozione,  ho  letto  la
  risposta, sostanzialmente, che ha consegnato oggi agli uffici  e  a
  tutti  i  parlamentari  l'assessore Russo, io  trovo  assolutamente
  corretto  questo  tipo  di impostazione e  vieppiù,  essendo  ormai
  decorso  lungo tempo dalla presentazione della mozione,  io  trovo,
  sul  piano  della  dignità  dei rapporti,  più  che  legittimo  che
  l'assessore  Russo possa difendersi, possa argomentare.  Non  trovo
  altrettanto  dignitoso e corretto e fa un po' vergogna ai  princìpi
  della democrazia, che in tante altre occasioni si vanno blaterando,
  dire   la  decisione  non  mi piace ed  esco.  Siccome  non  voglio
  rispettare  le  regole, cioè che la decisione spetta al  Presidente
  dell'Assemblea,  peraltro  dopo avere  lungamente  approfondito  la
  questione,  siccome  non  mi piace, cambio  questa  pagina,  cambio
  questa regola e me ne vado .
   Credo   che   questa  non  sia  una  bella  pagina  nel  confronto
  democratico  tra  le parti, non mi pare che sia  il  modo  migliore
  anche  per  affrontare una questione non soltanto  nel  merito  per
  quanto attiene alla vicenda della sanità, ma per quanto attiene  il
  confronto  politico,  in un momento di così grande  difficoltà  che
  vive la politica con l'ondata di troppa antipolitica a volte carica
  di  suggestione  e tante altre volte, ahinoi, come dovrei  dire  in
  questa occasione, carica anche di realtà e di fondatezza.
   Ribadisco, io non trovo assolutamente ragionevole il comportamento
  di  chi  tema eventualmente che una modalità di voto, per  esempio,
  quella  del voto segreto, possa poi portare a far venire fuori,  ad
  esaltare  le differenze e le frizioni, chiamiamole eufemisticamente
  tali, che ci sono all'interno della maggioranza.
   Non credo sia una bella pagina scegliere la via dell'Aventino,  la
  via dell'allontanarsi dall'Aula. Non posso che plaudire, viceversa,
  alla  scelta dell'onorevole Adamo la quale dice io appartengo  alla
  maggioranza, ma decido, giustamente dopo mesi di discussioni e dopo
  che  già  c'era stato un precedente con un rinvio sulla trattazione
  di  questa  materia, non posso non trovare legittimo che  l'attuale
  opposizione, formulata la mozione, la discuta e quindi la si voti.
   Ha  formulato  l'istanza: si può votare anche  in  modo  palese  a
  dimostrazione di un confronto, per carità, anche questo può  essere
  oggetto di una discussione.
   Tutto  questo,  Presidente Lombardo, assessore  Russo,  Presidente
  Cascio,  dovrebbe essere il frutto non di un ragionamento del  dire
  questa pagina non mi piace, la strappo e butto il libro. Questo non
  è  consentito a nessuno  Questo è il vulnus che si vuole creare  in
  quest'Aula.   Questa   è   una  ferita  gravissima   al   confronto
  democratico.  Il  ragionamento,  mi  sia  permesso,  che  ha  fatto
  l'onorevole  Adamo  nel senso di dire che, per serietà,  al  di  là
  della   sua   appartenenza,  ritiene  legittimo   discutere,   però
  affrontiamo tutti a viso aperto, lo trovo legittimo e ragionevole.
   Non  trovo  legittimo  e ragionevole chi si sottrae  al  confronto
  perché teme. Questo si è verificato qualche settimana fa quando  si
  è  parlato  del  disegno di legge sulle ASI a proposito  di  alcuni
  interventi  che sono stati fatti in quella discussione,  in  quella
  seduta,  a proposito dell'assessore Venturi, quando il voto segreto
  ha esplicitato in maniera chiara quelle divaricazioni.
   Signor   Presidente,  concludo  nell'invitare   tutti   i   gruppi
  parlamentari che hanno poc'anzi dichiarato di abbandonare l'Aula di
  non  fare questo strappo e di non infliggere questa ferita all'Aula
  che in ogni caso non la merita perché infliggeremmo un'altra pagina
  di  politica  cattiva  che legittima poi l'ondata  di  antipolitica
  eccessiva,  suggestiva, stucchevole che troppo spesso invade  tutti
  quanti  negando  a  tutti quanti la legittimità e  la  dignità  del
  confronto a viso aperto.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, io ho cercato molto sommessamente
  di  supportare  la  decisione  di non  ammettere  la  pregiudiziale
  articolando  la  decisione della Presidenza in  maniera  abbastanza
  sostenibile.  Quello  che  ho fatto lo rifarei  altre  cento  volte
  perché  sono  sicuro,  anche  col  supporto  degli  uffici,   della
  decisione che ho assunto.
   Io non credo che non riconoscere la decisione della Presidenza sia
  un fatto che può passare in secondo piano. Ci sarà sempre un gruppo
  politico,  uno  o  più gruppi politici che non  si  sentiranno,  in
  qualche  modo,  dalla decisione della Presidenza garantiti,  ma  se
  così  fosse legittimeremmo l'atteggiamento di chi di volta in volta
  non si sente garantito ed esce dall'Aula.
   Credo che non avremmo reso un buon servizio a questa Istituzione.
   In  questi  tre anni ho sempre cercato di garantire i  diritti  di
  tutto il Parlamento, non mi sono mai lasciato tirare la giacca   da
  una  parte politica piuttosto che dall'altra, ho sempre cercato  di
  garantire l'Istituzione, la partecipazione democratica di  tutti  i
  Gruppi politici.
   Io credo che abbandonando l'Aula in questa occasione creeremmo una
  ferita   profonda  del  Parlamento  che  legittimerebbe  lo  stesso
  atteggiamento in altre occasioni come queste.
   E'  chiaro  che non continuo la seduta in queste condizioni:  metà
  del Parlamento esce dall'Aula.
   Io chiudo la seduta, su questo non c'è dubbio; garantendo anche la
  possibilità  di un ripensamento della decisione che sarebbe  grave,
  se assunta in via definitiva.
   Peraltro, utilizzando il Regolamento che, all'articolo 158, per le
  mozioni  prevede  che:   La discussione di una  mozione  non  potrà
  occupare  più  di  tre sedute. Nel corso della discussione  di  una
  mozione  e  prima che la stessa sia posta in votazione  l'Assemblea
  non  può iniziare la discussione di altri argomenti , ciò significa
  che  se  noi iniziamo la discussione oggi di questa mozione fino  a
  quando  non   concludiamo  l'iter di  questa  mozione  non  potremo
  discutere di altro.
   Pertanto,  domani riuniremo l'Aula, così come avevamo deciso,  per
  discutere  delle problematiche del settore agricolo, un settore  in
  grave crisi per il quale stiamo elaborando una buona legge che sarà
  in Aula la settimana prossima; quindi, domani mattina il Parlamento
  si occuperà della crisi del comparto agricolo.
   La  seduta  che  si  dovrà  occupare dei  problemi  della  sanità,
  chiamiamola  censura o come vogliamo chiamarla,  si  terrà  martedì
  prossimo.
   Io  spero che da qui a martedì prossimo le diplomazie dei  Partiti
  entreranno  in  azione e troveranno una soluzione politica  che  ci
  consentirà  di  discutere  l'argomento  con  la  serenità  che   un
  Parlamento maturo deve dimostrare in queste occasioni. Ma vi esorto
  ad  utilizzare  anche  questo lasso di  tempo,  da  qui  a  martedì
  prossimo,  per rivedere la  posizione dell'Aventino   perché  credo
  sia  una  posizione  che  non  giova a nessuna  parte  politica  in
  qualunque momento dell'attività di questo Parlamento.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta é rinviata a  domani,  giovedì  22
  settembre 2011, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


  I  -Comunicazioni

  II  - Comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo
  in Sicilia

                   La seduta è tolta alle ore 20.09

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
                            alle ore 21.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli