Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Avverto che del verbale della seduta n. 282 del 21
settembre 2011 verrà data lettura nella successiva seduta.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del presidente Cascio
Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
parlamentare speciale di indagine e studio sulla formazione
professionale
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno che reca:
Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
parlamentare speciale di indagine e studio sulla formazione
professionale .
Comunico che è pervenuta a questa Presidenza, in data 14 settembre
2011, la richiesta di proroga del termine assegnato alla stessa
Commissione a firma del suo Presidente, onorevole Filippo
Panarello.
Ne do lettura:
«In qualità di Presidente della Commissione parlamentare speciale
di indagine e di studio sulla formazione professionale, Le comunico
che è decorso il termine di durata della stessa, stabilito in base
a quanto previsto nel decreto di costituzione della Commissione da
Lei emanato in data 6 maggio 2011, in mesi tre dalla data
dell'insediamento, che ha avuto luogo il 21 giugno 2011.
In considerazione dell'interruzione dovuta alla pausa estiva, data
la delicatezza e complessità della materia oggetto di indagine, la
Commissione, pur avendo già ad oggi svolto una intensa e proficua
attività, ritiene opportuna una ulteriore prosecuzione dei propri
lavori che le consenta di pervenire ad una conoscenza ancora più
completa ed esaustiva delle tematiche oggetto di esame.
Le chiedo pertanto di procedere secondo quanto previsto
dall'articolo 29 ter, comma 3, del regolamento interno ARS, ai fini
della proroga del mandato della Commissione per la durata di
ulteriori mesi tre.
Palermo, 14 settembre 2011
onorevole Filippo Panarello»
Pongo pertanto in votazione la richiesta di proroga di tre mesi,
ai sensi dell'art. 29 ter, comma 3, del Regolamento interno
dell'ARS.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Il termine assegnato alla Commissione parlamentare speciale di
indagine e studio sulla formazione professionale è quindi prorogato
di ulteriori tre mesi. E' l'unica proroga che si può approvare ai
sensi del Regolamento.
Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
parlamentare speciale di indagine sul piano di informatizzazione
della Regione siciliana con particolare riferimento agli
affidamenti alla società 'Sicilia e-servizi S.p.A.'
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Richiesta di proroga, a norma dell'art. 29 ter, comma 3, del
Regolamento interno, del termine assegnato alla Commissione
parlamentare speciale di indagine sul piano di informatizzazione
della Regione siciliana con particolare riferimento agli
affidamenti alla società 'Sicilia e-servizi S.p.A.' .
Comunico che è pervenuta a questa Presidenza, in data 14 settembre
2011, la richiesta di proroga del termine assegnato alla stessa
Commissione a firma del suo Presidente, onorevole Riccardo Savona.
Ne dò lettura:
«In qualità di Presidente della Commissione parlamentare speciale
di indagine sul piano di informatizzazione della Regione siciliana
con particolare riferimento agli affidamenti alla società 'Sicilia
e-servizi, Le comunico che è decorso il termine di durata della
stessa, stabilito in base a quanto previsto nel decreto di
costituzione della Commissione da lei emanato in data 6 maggio
2011, in mesi due dalla data dell'insediamento, che ha avuto luogo
il 21 giugno 2011.
In considerazione dell'interruzione dovuta alla pausa estiva, data
la delicatezza e complessità della materia oggetto di indagine, la
Commissione, pur avendo già ad oggi svolto una intensa e proficua
attività, ritiene opportuna una ulteriore prosecuzione dei propri
lavori che le consenta di pervenire ad una conoscenza ancora più
completa ed esaustiva delle tematiche oggetto di esame.
Le chiedo pertanto di procedere secondo quanto previsto
dall'articolo 29 ter, comma 3, del regolamento interno ARS, ai fini
della proroga del mandato della Commissione per la durata di
ulteriori mesi due.
Palermo, 14 settembre 2011
onorevole Riccardo Savona»
Pongo pertanto in votazione la richiesta di proroga di due mesi,
ai sensi dell'art. 29 ter, comma 3, del Regolamento interno
dell'ARS.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Il termine assegnato alla Commissione parlamentare speciale di
indagine sul piano di informatizzazione della Regione siciliana con
particolare riferimento agli affidamenti alla società Sicilia e-
servizi' è quindi prorogato di ulteriori due mesi. Anche questa è
l'unica proroga regolamentarmene consentita.
Presidenza del presidente Cascio
Discussione della mozione n. 285 Censura all'Assessore regionale
per la salute
PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 285 Censura all'Assessore regionale
per la salute , degli onorevoli Limoli, Leontini, Beninati, Bosco,
Buzzanca, Campagna, Caputo, Corona, D'Asero, Falcone, Formica,
Leanza Edoardo, Mancuso, Marinese, Pogliese, Scoma, Torregrossa e
Vinciullo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la crisi in cui versa il sistema sanitario regionale a causa della
mancata applicazione dell'annunciata riforma della sanità, con la
legge 14 aprile 2009 n. 5, ha raggiunto livelli intollerabili ed
insostenibili, certificati da frequentissimi casi di malasanità
ampiamente documentati dalla stampa locale e nazionale;
stupisce sempre più la patologica ostinazione con cui l'Assessore
per la salute continua ad attribuirsi, con toni trionfalistici,
meriti che non ci sono, rimuovendo sistematicamente il periodo di
gestione della sanità che intercorre tra il 2006 e il 2008;
la candida affermazione di avere ereditato un deficit di 1
miliardo di euro è clamorosamente smentita dalla relazione della
Corte dei conti, sezioni riunite, in sede di controllo per la
Regione siciliana, resa alla Camera dei Deputati in data 12 maggio
2010. Da tale studio, infatti, viene fuori che il professor Roberto
Lagalla, Assessore per la sanità nel biennio 2006-2008, ereditò un
deficit di 932 milioni di euro;
tale voragine finanziaria fu l'atto finale della dissennata
gestione assessoriale portata avanti negli anni 2004-2006
dall'allora Assessore Giovanni Pistorio, tristemente famoso per
essere riuscito, fra l'altro, tra il settembre 2005 e il marzo
2006, a raddoppiare il numero delle ambulanze (da 158 a 280) e
degli operatori del '118' da 1500 a 3300;
il lavoro svolto dall'Assessore Lagalla unitamente al management
di allora, grazie al piano di rientro siglato con il Ministro della
salute a fine luglio 2007, fece sì, come si evince dalla relazione
della Corte dei conti, che il deficit della sanità dai 932 milioni
di euro del 2006 scendesse nel 2007 a 573 milioni, nel 2008 a 261
milioni e nel 2009 a 232 milioni. Se la suddetta analisi fosse
vera, è del tutto evidente che l'Assessore Massimo Russo distorce
la verità, considerato che la legge di riforma del sistema
sanitario che egli si accredita è entrata in vigore nel settembre
del 2009;
ricordato che:
in assoluto dispregio della tanto decantata azione di trasparenza
e legalità non si sono ancora potute conoscere, seppur richieste
per il tramite dell'attività ispettiva parlamentare, le regole
osservate per le nomine dei 17 direttori generali e delle decine e
decine di direttori sanitari e amministrativi delle aziende
sanitarie e ospedaliere e quali siano stati i criteri utilizzati
per le nomine dei revisori dei conti delle aziende sanitarie e
ospedaliere;
altresì si attendono ancora risposte in merito alla crescita
esponenziale dei costi del servizio del 118 e che dal 18 maggio
2010 il gruppo PDL aspetta invano riscontro all'interrogazione con
cui si chiedevano chiarimenti in ordine al bando di gara emanato
dall'Assessore Russo avente per oggetto: servizi di consulenza
direzionali ed operativi per un importo di 21.121.377 euro, bando
che suscita più di un legittimo sospetto per certe strane
condizioni di partecipazione e la cui durata sarebbe di tre anni,
prevedendo una media di occupati per anno di circa 23 unità con una
retribuzione per ognuna di 1.250 euro al giorno;
evidenziato che:
i dati diffusi dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli
errori in campo sanitario e sulle cause dei disservizi sanitari
regionali, della Camera dei Deputati, pongono la Sicilia come la
seconda regione, dopo la Calabria, a detenere il record per casi di
malasanità. I risultati resi noti alla fine di ottobre del 2010
evidenziano come in Sicilia si siano verificati 52 casi, con 38
decessi e decine di denunce, in cui l'errore medico va di pari
passo con le carenze strutturali e i disservizi sistematici
nell'erogazione delle prestazioni sanitarie;
tra i casi che maggiormente hanno destato sgomento nell'opinione
pubblica si ricordano quello accaduto nell'agosto del 2009, in cui
la precarietà strutturale della sala operatoria dell'ospedale di
Mazzarino (CL) e l'insufficienza di personale fu determinante nel
susseguirsi di ritardi e incapacità gestionali che portarono al
decesso per dissanguamento di un giovane coinvolto in un incidente
stradale, e quello accaduto nel dicembre 2009, per il quale la
Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un'inchiesta a
seguito del decesso di una neonata dopo essere stata partorita
dalla madre in una sedia all'ospedale di Canicattì (AG);
nel 2010 i casi di malasanità in Sicilia hanno subito
un'impennata: gli episodi avvenuti presso il reparto di ginecologia
del Policlinico di Messina; dell'ospedale di Partinico (PA); dei
pazienti in attesa sulle sedie, per giorni, al pronto soccorso
dell'ospedale Civico di Palermo; i disagi strutturali, le carenze
di personale, le decine di ammalati in osservazione, stipati in
piccole stanzette del pronto soccorso dell'ospedale Sant'Elia di
Caltanissetta;la mancanza di posti letto all'ospedale Civico, a
Villa Sofia - Cervello, al Policlinico e al Buccheri La Ferla, che
hanno determinato resse vergognose nei pronto soccorso dove i
malati sono costretti a sostare per ore, a volte per giorni, su
barelle collocate lungo i corridoi; liste d'attesa da 6 a 12 mesi
per un esame al cuore, da 4 a 8 mesi per un ecografia, ecc.,
evidenziano come i tagli di personale, la soppressione dei posti
letto, l'imposizione di una riforma che non tiene conto del diritto
alla salute dei cittadini sono la causa di quanto sopra riferito e
smentiscono clamorosamente la supponenza con cui l'Assessore Russo
si autoproclama artefice eroico del cambiamento della sanità in
Sicilia;
evidenziato ancora che:
l'assenza di un aggiornato piano regionale sanitario, i ritardi
nelle composizioni dei 17 collegi sindacali, degli atti aziendali e
la poca chiarezza dei bilanci delle aziende sanitarie, che sono
stati bocciati dai Sindaci, come accaduto per ben tre volte a
Palermo, sono il risultato di un'azione amministrativa
raffazzonata ed estemporanea, un ostacolo concreto all'applicazione
del piano di rientro;
dai ritardi nell'insediamento dei collegi sindacali è derivata la
totale assenza di controllo sulla spesa sanitaria da parte di ogni
singola azienda e che 'per quanto riguarda gli atti aziendali, da
parte dei direttori generali, che indicano i criteri di gestione e
la cornice di attività svolte, l'Assessore Russo ha assicurato,
come riportato dalla stampa, che tra luglio e settembre 2010
saranno adottati, ma fino ad allora si vivrà alla giornata';
senza la determinazione delle piante organiche e la redazione dei
relativi atti aziendali non è possibile procedere a nuove
assunzioni di personale, sia esso sanitario che amministrativo,
dovendosi, prima di avviare le procedure concorsuali per nuovi
posti, espletare alcuni atti formali obbligatori tra cui
l'approvazione della pianta organica da parte dell'Assessorato,
l'inserimento dei posti a concorso nel piano triennale delle
assunzioni, così come previsto dal d.lgs. n. 165 del 2001 e
l'esperimento della mobilità prima dell'indizione della procedura
concorsuale;
ritenuta emblematica la vicenda dell'ospedale Civico di Palermo,
dove una paziente ha aspettato 3 giorni su una sedia in attesa di
essere ricoverata. Tale episodio, ultimo di una serie infinita di
casi di mala sanità, poteva rappresentare l'occasione per una seria
riflessione sullo stato di attuazione della legge n. 5 del 2009. Ma
non è stato così. Infatti l'Assessore Russo, invece di ammettere il
fallimento della propria gestione assessoriale, ha individuato nel
manager del Civico, dott. Allegra, l'unico responsabile del
disastro, invitandolo a dimettersi, pensando, in tal modo, di
autoassolversi dalle sue gravissime responsabilità. L'avere
dichiarato al magistrato inquirente che già il 25 agosto 2010 aveva
chiesto al manager di sostituire il responsabile del pronto
soccorso e che tale richiesta non poteva essere accolta perché il
suddetto apparteneva alla stessa area politica del dott. Allegra,
non fotografa sig. Assessore, il suo fallimento e la sua impotenza?
Perché si ostina a sproloquiare di legalità, trasparenza e regole?
Si ricorda, di grazia, quando Lei accusava il PDL di essere
nostalgico del passato sol perché si permetteva di chiederLe che
fine avesse fatto la selezione dei curricula degli aspiranti
manager da parte della Bocconi di Milano? E, ancora, chi aveva
imposto la nomina dei direttori sanitari e amministrativi? Ammetta
di avere fallito e dica pubblicamente, magari attraverso la stessa
trasmissione di mattino 5 che la politica ha imposto, e Lei ha
obbedito, la nomina non solo del dott. Allegra, ma di tutto il
management della sanità siciliana e che della sua fama di tecnico
duro e puro sono piene le favole per bambini;
ritenuto ancora che:
temi come quelli della razionalizzazione della spesa,
malfunzionamento dei servizi, tempi d'attesa per prestazioni
specialistiche e disomogeneità territoriali, stato di attuazione
del Cup regionale, reperibilità di specialisti per urgenze,
applicazione delle disposizioni regionali sul potenziamento delle
cure domiciliari sono tutte urgenze strutturali che non trovano
ancora alcuna risposta efficace e trasparente da parte
dell'Assessore regionale per la salute, il cui atteggiamento è di
estraneità irresponsabile rispetto a una riforma che si è rivelata
causa di sprechi ed errori ad esclusivo danno della salute dei
siciliani;
il delirio di onnipotenza dell'Assessore Russo ha toccato l'apice
con gli ultimi botti elettorali di fine anno con cui è stata
annunciata urbi et orbi l'assunzione nella sanità di 4 mila unità;
per comprendere quanto sia stato strumentale l'annuncio sopra
descritto è opportuno ripercorrere gli avvenimenti che hanno
caratterizzato l'anno 2010, cominciando proprio dalla situazione
economica in cui versavano le aziende sanitarie. Infatti da tale
analisi si evince che nella prima metà dell'anno, l'Assessore ha
dato mandato al dirigente generale dell'Assessorato, dr Guizzardi,
di convocare tutte le aziende e assegnare ad ognuna rigorosi
obiettivi di carattere economico in materia di recupero di
efficienze delle strutture di erogazione delle prestazioni,
miglioramento e razionalizzazione dell'organizzazione, riduzione
dei costi di acquisto di beni e servizi, nonché gli obiettivi per
il contenimento e la riduzione del costo del personale;
considerato che:
il Servizio 5^ 'economico finanziario' dell'Assessorato ha
approvato i piani triennali di rientro (2010-2012) delle singole
aziende in cui è compresa la previsione del costo del personale;
nel mese di giugno 2010 l'Assessore, smentendo l'attività del
Servizio 5^'economico finanziario' dell'Assessorato ha inviato un
decreto contenente le linee guida per la rideterminazione delle
dotazioni organiche con cui vengono fissati parametri di calcolo
del fabbisogno di personale che evidenziano la possibilità di
esuberi di personale. A causa di ciò si evidenzia che risultano
esserci 3.500/4.000 unità di personale presente in servizio a vario
titolo in più rispetto al fabbisogno contenuto nell'ultima pagina
del decreto che individua i limiti massimi per ogni singola azienda
e il relativo costo massimo o fabbisogno finanziario necessario al
pagamento degli oneri stipendiali;
non si comprende perché appena due mesi prima il Servizio 5^ abbia
autorizzato le aziende a mantenere il personale in servizio al 2009
fatte salve alcune irrilevanti manovre di riduzione e che
improvvisamente il sistema ha addirittura oltre 3500 unità in più;
rilevato che:
l'annuncio rappresenta una serrata che nessuno si aspetta e che
colpisce soprattutto il personale precario che dati gli esuberi non
potrà a breve sperare di lavorare ed anzi potrebbe addirittura
finire a spasso e che non si comprende come due uffici dello stessa
direzione generale dell'Assessorato dicano e diano due versioni
della sanità totalmente opposte e che ad occhio e croce i precari
siano proprio circa 3.500, come gli esuberi;
mentre l'estate trascorre con rinvii del termine di presentazione
delle piante organiche - causa anche un'improvvida gestione dei
rapporti con i sindacati - improvvisamente l'Assessore annuncia in
'pompa magna' che ci saranno 4.000 nuove assunzioni in sanità e
precisa che le stesse avverranno entro l'anno. Uno dei primi, o
forse addirittura precursore rispetto al volere dell'Assessore, è
proprio l'ex consulente, ora direttore generale del Cannizzaro il
quale nel luglio 2010 (Gazzetta Ufficiale n. 54 del 9 luglio 2010)
senza atto aziendale e senza pianta organica ha bandito un concorso
per 4 posti di dirigente amministrativo;
sembra opportuno ricordare e necessario spiegare, a chi non fosse
a conoscenza della procedura con cui si recluta il personale in
sanità, che un posto si definisce vacante e disponibile se ci sono
le seguenti condizioni:
1. Esiste una dotazione organica approvata dall'Assessorato
2. Il posto esiste in quella specifica dotazione organica
3. Il posto da mettere a concorso è stato inserito nel piano
triennale delle assunzioni(D.Lgs. 165/2001)
4. Prima di indire una procedura di selezione deve essere esperita
la mobilità;
se ciò corrispondesse a verità non si capisce come abbia fatto
l'Assessore, senza avere ancora approvato non solo gli atti
aziendali ma nemmeno una delle piante organiche delle nuove 17
aziende, ad individuare il fabbisogno di personale di tutto il
sistema sanitario e come potesse sapere quale percentuale di posti
riservare alla mobilità infra ed extra regionale;
nonostante ciò l'Assessore, 'trasformatosi' in fonte normativa
primaria, comincia ad innovare in materia di legislazione e di
procedure, autorizzando, con una circolare, i direttori generali
delle Aziende a bandire i concorsi per determinate discipline anche
senza l'approvazione della dotazione organica (circolare n.52109) e
52113 del 03/12/2010) e, a cascata, senza il corretto adempimento
dei passaggi che precedono l'indizione di un concorso;
nonostante tutte queste difficoltà, alcune rimosse dallo stesso
Assessore che ha precettato coloro che lavorano presso la Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana a ricevere i bandi fino al 23
dicembre, ed altre eliminate per la coscienza dei direttori
generali che sanno che i 4000 posti non sono nuovi, ma sono la sola
possibilità di rispondere alle aspettative di coloro che da anni
lavorano da precari per la sanità, si adempie agli indirizzi
assessoriali ed infatti la GURS n. 18 del 31 dicembre 2010 è
stracolma di concorsi, cioè di sogni di stabilità e di lavoro;
quando sembra tutto perfetto, c'è qualcuno che si accorge che c'è
qualcosa che non va. Infatti sono stati indetti i concorsi anche
per il comparto e per l'area amministrativa da altre 3 aziende
(oltre al Cannizzaro nel luglio 2010). A quel punto l'Assessore,
che fino a quel momento non si era curato della normativa
calpestata e piegata alle sue esternazioni, si ricorda che il 14
maggio 2010 è entrata in vigore la l.r. n. 11 del 2010 che,
all'art. 42, comma 1, prevede quanto segue 'Per gli enti locali e
per l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti a tutela
e vigilanza della medesima amministrazione, il termine previsto dal
comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25 è differito al 31 dicembre 2013. La presente norma si applica
anche al personale delle aziende sanitarie con esclusione del
personale dell'area medica';
per quanto sopra, il 14 gennaio 2011 l'Assessore ha invitato a
tutte le Aziende - con particolare riguardo all'ASP di Siracusa, al
Policlinico di Catania e al Policlinico di Messina - una circolare
in cui ritenendo illegittimi i predetti bandi dispone che essi
debbano essere ricondotti a legittimità, ed i relativi posti messi
a concorsi coperti mediante procedure per soli titoli, obbligando
pertanto le sopra richiamate aziende a modificare o revocare i
seguenti concorsi:
a) 9 posti di dirigente amministrativo;
b) 5 posti di dirigente analista;
c) 1 posto di dirigente statistico;
d) 3 posti di dirigente ingegnere;
e) 3 posti di collaboratore amministrativo professionale;
f) 8 posti di assistente amministrativo;
g) 1 posto di collaboratore tecnico professionale ingegnere ad
indirizzo civile;
h) 1 posto di collaboratore tecnico professionale CED;
i) 1 posto di assistente tecnico geometra;
l) 1 posto di assistente tecnico programmatore
m) 6 posti di collaboratore professionale sanitario tecnico della
fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
n) 2 posti di collaboratore professionale sanitario tecnico di
neurofisiopatologia;
o) 4 posti di dirigente fisico;
p) 4 posti di dirigente farmacista;
q) 2 posti di dirigente radiochimico/radiofarmacista;
r) 1 posto di dirigente prof. sanit. infermieristiche ed
ostetriche;
s) 1 posto di dirigente prof. sanit. della riabilitazione;
t) 1 posto di dirigente prof. sanit. tecnica;
u) 1 posto di dirigente prof. di assistente sociale;
sorge spontaneo chiedersi perché il Cannizzaro (concorso per
dirigente amministrativo bandito a luglio 2010) non è stato
inserito tra le Aziende le cui procedure sono considerate
illegittime e che meraviglia anche il passaggio della circolare in
cui lo stesso assessore rammenta che è stato presentato ed
approvato un emendamento governativo che precisa che la norma (art.
42 legge regionale 11/2010) è in corso di revisione e potrebbe
essere abrogata facendo salvi quindi gli effetti dell'azione
amministrativa delle aziende che avevano applicato correttamente la
normativa nazionale relativa al reclutamento di personale nel
servizio sanitario nazionale (solo un esempio è l'art. 26 del
D.Lgs. 165/2001, nonché il D.P.R. 483/97);
in tal modo siamo in presenza di un Assessore magistrato il quale
crede che la normativa regionale possa modificare non solo la
Costituzione, ma anche la normativa statale;
questa determinazione è quantomeno discutibile, in quanto l'art.
42 citato dalla circolare assessoriale sarebbe incostituzionale
perché violerebbe il principio di accesso ai pubblici impieghi per
pubblico concorso che deve prevedere almeno una prova selettiva
(art. 97 Cost.) cosa che una sola valutazione dei titoli non è.
Infatti, la Corte Costituzionale, inoltre, ha più volte - da ultimo
con una sentenza del 5 gennaio 2011- ribadito che la deroga alle
procedure di cui al terzo comma dell'art. 97 della Costituzione (il
concorso pubblico) deve essere interpretata in maniera restrittiva
attraverso un rigido controllo di ragionevolezza e non
arbitrarietà. Arbitrarietà e mancanza di ragionevolezza che si
manifesta nell'estendere le previsioni della normativa richiamata
dall'art. 42 (art. 19 comma 4 della legge regionale n. 25 del 1993
e art. 20 della legge regionale n. 27 del 1991 riferite solamente
a posizioni il cui accesso prevedeva come titolo la scuola
dell'obbligo) al personale laureato o diplomato del servizio
sanitario nazionale;
qualora ciò non fosse sufficiente si ricorda il testo dell'art. 26
del D.Lgs. n. 165 del 2001 che precisa che alla qualifica di
dirigente si accede mediante concorso per titoli ed esami;
appare opportuno chiedere all'assessore quali sono i manager per
cui le procedure devono essere applicate e quali, quelli che
possono fare come vogliono;
in spregio alle indicazioni dell'Assessore ed anche contro la
stessa normativa di riferimento il manager del Cannizzaro ha deciso
di provvedere al reclutamento di personale dirigenziale dell'area
amministrativa e di personale laureato del comparto amministrativo
(seppur a tempo determinato) individuando la procedura per titoli e
colloquio (corretta per la norma, ma scorretta per l'Assessore) e
senza pubblicare i bandi su nessuna gazzetta (né GURS, né GURI);
è lecito domandarsi se a fronte di assenza di trasparenza, di
violazione dei principi di parità di accesso e di eguale
trattamento dei candidati saranno assunte sanzioni o se si chiuderà
un occhio come nel caso del Policlinico di Catania, per il quale ci
si è dimenticati di richiedere la revoca anche del concorso
(concorso per dirigente biologo bandito il 14 maggio 2010 - stessa
data di entrata in vigore della L.R. 11/2010) oggetto di un
chiacchiericcio inquietante, e per cui si vorrebbe sapere
dall'assessore se i posti a concorso nella sanità ci sono, non ci
sono, e se sono a disposizione di un'elite di fedelissimi. Appare
chiaro, in vero, che i posti ci sono sempre stati e artatamente
sono stati ritenuti esuberi salvo poi prendersi il merito di averli
creati;
non si comprende quale efficacia abbiano i 17 atti aziendali
pubblicati in Gazzetta Ufficiale, nonostante siano stati validati a
condizione, e che le piante organiche approvate e pubblicate sono 5
su 17, il che porta alla conclusione di non sapere con certezza
quali siano i bandi legittimamente pubblicati;
considerato che:
a proposito di legalità e trasparenza se le regole devono essere
applicate per tutti, non si capisce il motivo per cui le dimissioni
invocate in diretta televisiva per il dott. Allegra non siano
richieste ed imposte anche per il dott. Salvatore Cirignotta
manager dell'ASP 6 di Palermo, nei cui confronti il collegio dei
Revisori ha respinto all'unanimità più volte il bilancio consuntivo
del 2009, avendo riscontrato un buco da 2 milioni e mezzo di euro;
i quesiti sulla rimodulazione o soppressione dei 588 posti letto
della sanità privata sono rimasti lettera morta;
i 4000 mila posti di lungodegenza e riabilitazione non sono stati
istituiti, nonostante le promesse reiterate di garantire i servizi
e l'assistenza alle fasce più deboli della popolazione, a fronte
della eliminazione dei 2700 posti letto nel pubblico;
i presidi territoriali assistiti (PTA) indispensabili strutture
filtro, a quasi due anni dall'approvazione della legge, non sono
stati avviati, ad eccezione dell'Enrico Albanese di Palermo,
attualmente contenitore vuoto, e della vergognosa inaugurazione del
PTA di Giarre (CT);
a causa del mancato avvio dei PTA e della carenza cronica dei
posti di lungodegenza, la saturazione dei pronto soccorso
nell'isola ha raggiunto livelli inauditi, accentuando il ricorso in
massa presso le aree di emergenza, prese sistematicamente d'assalto
dagli utenti, che non trovano più risposte nel territorio né tanto
meno negli ospedali sia per la riduzione indiscriminata dei posti
letto, sia per la mancata attivazione delle strutture territoriali
periferiche e infine per lo sforamento del budget disponibile per
le prestazioni specialistiche a carico del servizio sanitario;
tutto quanto sopra descritto è lo specchio del fallimento di un
metodo, del perpetrarsi di un sistema lottizzato di assegnazione di
posti strategici, sistema del quale l'Assessore per la salute, alla
luce dei fatti, risulta essere, l'artefice principale,
esprime censura
nei confronti dell'operato dell'Assessore per la salute, dott.
Massimo Russo, per non essere stato in grado di portare a
compimento la riforma del sistema sanitario sia relativamente ai
suoi contenuti tecnico-amministrativi che relativamente agli
aspetti programmatico - politici della stessa;
esprime altresì censura
nei confronti del perpetrato atteggiamento dell'Assessore per la
salute, dott. Massimo Russo, che sfrutta sistematicamente i mezzi
d'informazione per propagandare risultati inesistenti, diffondendo
consapevolmente notizie false al solo fine di sfruttare l'opinione
pubblica per un proprio tornaconto politico» (285).
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
signori Assessori, onorevoli colleghi, nella quotidianità della
nostra attività ci sono giornate in cui interveniamo con uno
spirito battagliero, altre giornate in cui siamo profondamente
convinti di quello che diciamo perché è la sintesi, è il prosieguo
di un percorso personale di impegno politico. Oggi è un giorno
complesso, complicato, non facile.
Devo dire, signor Presidente, che dopo avere visto le immagini
nella nostra televisione di ciò che accade in un lembo della nostra
amata Sicilia, a Lampedusa, dove stanno accadendo obiettivamente
dei fatti tragici, dove gente da noi accolta con grande
disponibilità, con grande umanità, con grande comprensione si
ribella anche agli stessi uomini che hanno rischiato la vita per
salvarli, per ospitarli dove i lampedusani sono costretti a stare
chiusi in casa per paura di assalti da parte di questi disperati,
di questi immigrati. Ma quello che più a noi fa impressione,
stasera, avrei condiviso con tutto il Parlamento un grido di rabbia
e di dolore nei confronti del Governo nazionale completamente
assente.
L'unica voce è quella del nostro Presidente della Regione che
giustamente ha denunciato l'assenza di un Governo rispetto a fatti
tragici di grande violenza. Ebbene questo è un episodio che
certamente ci coinvolge come politici ma soprattutto come
rappresentanti del popolo siciliano.
Ebbene questa sera forse ci avrebbe fatto più piacere, forse ci
avrebbe appassionato e coinvolto parlare dei tanti problemi della
nostra terra, delle soluzioni che anche il Governo vuole attuare
per dare una risposta alla situazione emergenziale della crisi
economica che vive la nostra terra, i nostri giovani per il
problema del lavoro, ma siamo impegnati in questo documento
cosiddetto mozione di censura'.
Devo dire, che sebbene io abbia un passato di avvocato, non mi ha
mai appassionato la disquisizione giuridica o le questioni di
carattere formali e regolamentari. Quello che io stasera vorrei
sottolineare e vorrei soprattutto sottoporre alla sua attenzione,
signor Presidente, è il contenuto di questo documento. Per carità,
è un documento che può essere condiviso, naturalmente da parte
nostra assolutamente in nessuna parte condiviso, però, è certamente
un documento politico.
Si tratta di un documento di censura nei confronti di un Assessore
tecnico nominato dal Presidente della Regione, ma non è un
documento di censura sull'etica personale, sul comportamento umano
quotidiano dell'Assessore Russo che avrebbe violato determinato
comportamenti etici, determinati valori morali, avrebbe dovuto
certamente in maniera, avrebbe dovuto violare la morale comune,
l'onestà, la rettitudine, altri valori insiti e dovuti da un
rappresentante della Giunta regionale.
E' un giudizio di carattere politico che naturalmente non si può
in alcun modo restringere solo ed esclusivamente alla persona
dell'Assessore Russo, ma è un giudizio politico sull'operato di un
settore fondamentale, determinante da questa Giunta presieduta dal
Presidente Lombardo che è il settore della Sanità e che rappresenta
ed ha rappresentato in questi anni di impegno politico di
trasformazione, di riforma, di cambiamento della Sicilia il fiore
all'occhiello della Giunta e quindi un giudizio di carattere
politico che viene necessariamente trasferito all'intero Governo,
non si può in alcun modo chiudere, limitare esclusivamente ad un
personaggio, ad un Assessore, tra l'altro tecnico, scelto dal
Presidente Lombardo. Quindi, l'unica possibilità di dare un
giudizio negativo rispetto a questo comportamento è una mozione di
sfiducia all'intera Giunta, ma soprattutto, come previsto dal
nostro Statuto e dal nostro Regolamento, nei confronti del
Presidente Lombardo che è colui il quale è stato eletto dal
popolo, che ha avuto la fiducia dell'elettorato e che poi ha
trasferito e confluito la fiducia nel settore della Sanità
all'Assessore Russo.
Quindi, noi riteniamo che in sé è un documento che porta la
debolezza e ha un carattere di inammissibilità a prescindere da
quelle che possano essere le norme regolamentari, le norme
pregiudiziali, gli articoli del nostro Regolamento dove nella prima
fase hanno sbarrato la discussione.
Noi riteniamo che sia assolutamente inammissibile poter procedere
alla discussione di questo argomento, ripeto, perché non può in
alcun modo essere limitativo all'azione di un singolo Assessore, ma
coinvolge l'intera Giunta e soprattutto l'operato, la scelta e
l'impegno politico del Governo presieduto da Raffaele Lombardo.
Ed è questo il problema che io vorrei sottoporre alla sua
attenzione, ma anche all'intera Aula, per evitare di perderci in
una discussione che poi, alla fine, non può avere alcun esito,
alcuna conclusione se non delle conclusioni di carattere politico
che ne potrebbe poi trarre il Presidente Lombardo che sono delle
condizioni, delle consultazioni e, soprattutto, delle
considerazioni che possono dare una risposta che non può essere una
risposta definitiva.
Voglio dire che anche questa proposizione da parte dei colleghi
che hanno presentato e sottoscritto questa mozione, non credo che
cada nel vuoto, o cada nel nulla perché certamente ci sono degli
spunti di riflessione di cui il Presidente Lombardo terrà conto nel
prosieguo della sua azione politica.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per illustrare la mozione di
censura? Se vuole rispondere all'onorevole Musotto, passiamo alla
fase dell'illustrazione della mozione di censura.
Ne ha facoltà.
LEONTINI. Onorevoli colleghi, il Presidente sta correttamente
invitando i presentatori della mozione ad illustrarla, quindi a
questo punto mi affranca dalla necessità di intervenire e valutare
l'intervento dell'onorevole Musotto perché il problema riguardante
l'ammissibilità è stato già superato dall'invito che il Presidente
fa a trattare la mozione, quindi, a questo punto entriamo nel
merito della mozione perché già sta nei fatti che la mozione è
ammissibile in quanto l'ammissibilità di un argomento è garantita
aprioristicamente dal Presidente e dai suoi uffici. Quindi, mi pare
che possiamo illustrarla.
PRESIDENTE. Onorevole Leontini se lei vuole rispondere
all'onorevole Musotto può anche farlo, ma la mozione nel momento in
cui è stata messa all'ordine del giorno è chiaramente ammissibile
altrimenti non saremmo qua a discuterne.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, chiedo scusa, ma non ho capito
bene. E' chiaro che se è iscritta all'ordine del giorno credo che
sia stato fatto il vaglio da parte della Presidenza e quindi la
questione non è se è ammissibile iscriverla all'ordine del giorno,
la questione che, credo, mi sono distratto qualche secondo, ha
posto l'onorevole Musotto di inammissibilità, lui ne ha motivato il
carattere politico dell'inammissibilità.
Vorrei, però, aggiungere anche un dato, che mi sembra necessario
al fine di consentire tra di noi una discussione franca, se è
possibile farla, anche sulle modalità che - come è noto -
soprattutto in una materia non regolamentata, costituiscono
precedenti.
Su questa mozione di censura presentata nel febbraio o nel marzo
scorso, è stata presentata e accolta, con voto d'Aula, una
questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
interno, votazione che ha determinato la decadenza dall'ordine del
giorno. Successivamente, nel mese di luglio, i colleghi hanno
ripresentato la stessa mozione che era stata dichiarata decaduta
con voto d'Aula qualche mese prima.
E' evidente che se siamo in presenza della stessa mozione, e mi
pare ovvio che ci sarà la richiesta della stessa pregiudiziale,
perché delle due l'una, o siamo stati un poco strani la volta
scorsa a presentare una pregiudiziale rispetto ad una mozione che
si riteneva da non trattare, e quindi avremmo sbagliato allora, o
stanno sbagliando i colleghi nel pensare che riproponendo la stessa
mozione siano venute meno le ragioni della pregiudiziale.
Ricordo, onorevole Presidente, sempre per i precedenti d'Aula, che
oltre alle cose che diceva l'onorevole Musotto, ovvero che la
mozione di censura non disciplinata dal Regolamento è stata
utilizzata come procedura eccezionale nel caso di un ex assessore,
di un Governo di cui Lei faceva parte, se non ricordo male. Ed
allora, il Parlamento, su richiesta della maggioranza di allora
determinò la questione pregiudiziale, che fu approvata.
Cosa è avvenuto la volta successiva?
E' avvenuto che l'allora minoranza, protestando come ha fatto oggi
l'attuale minoranza, concordò, in sede di Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, e quindi in seduta successiva a quella in
cui fu dichiarata la questione pregiudiziale, un ordine del giorno
in cui, sostanzialmente, dall'espressione di mozione si passò ad un
atto diverso; ricordo che la censura nasceva per una tipologia che
non era un giudizio politico sul comportamento amministrativo di un
assessore, designato e nominato da un Presidente perché, come è
noto, noi non possiamo sfiduciare gli assessori, perché gli
assessori sono nominati dal Presidente. Abbiamo la possibilità di
sfiduciare il Presidente, anche per conto e in nome delle
responsabilità che egli ha negli atti politici ed amministrativi
che fa l'assessore. L'istituto della sfiducia, quindi, in questo
caso, si trasporta al soggetto che ha in capo la responsabilità
della nomina dell'assessore stesso.
Nel caso specifico, non si tratta di un giudizio connesso a fatti
etico-morali che attengono all'onorabilità dell'istituzione, si
tratta di legittimi giudizi politici e amministrativi nei confronti
di una politica portata avanti da un assessore.
Ora, considero questo legittimo, ma inappropriato il concetto di
censura.
Che cosa vuol dire la censura? Vuol dire che se il Parlamento
approva la censura, il Presidente revoca la nomina? No, non si può
fare
Anche qui poteva essere fatto un altro atto di indirizzo che
impegnava il Presidente della Regione - ma era un impegno - a
revocare, eventualmente, la delega. In questo caso, però, non c'è
un atto che impegna il Presidente a revocare la delega, cosa che in
quest'Aula è stata dichiarata, tra l'altro, ammissibile come
procedura.
Siamo, allora, in presenza di una mozione che ribadisce la stessa
mozione presentata a febbraio, credo che sia stata cambiata solo la
data finale, non ricordo se è il 12 o il 19 luglio, ma il testo è
quello per il quale questo Parlamento si è già espresso
richiamandosi, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento interno,
e ponendo la questione pregiudiziale alla trattazione.
E' evidente che, nel valutare la trattazione di una questione
sulla quale l'Aula si è già espressa, è legittimo che l'Ufficio di
Presidenza l'abbia messo all'ordine del giorno, perché se c'è un
atto depositato ed è richiesta la trattazione allora sarà legittima
la trattazione.
E' altrettanto legittimo, però, che l'onorevole Musotto ed il
sottoscritto, che abbiamo sostenuto le ragioni della pregiudiziale,
ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, ribadiamo le ragioni di
quella pregiudiziale perché non sono venute meno, e la mozione è la
stessa di cui stiamo parlando.
Delle due, l'una: o i colleghi riformulano con altre modalità il
testo rispetto al quale discutere in questo Parlamento delle
questioni poste, o è evidente che questa questione - per quanto ci
riguarda - non è da trattare, non che la Presidenza non ne debba
consentire la trattazione.
Chiudo con una considerazione finale. Credo che nessuno di noi
voglia sottrarsi ad un confronto a 360 gradi sulla gestione della
sanità in Sicilia, sulle cose fatte, sulle cose non fatte, sulle
cose da fare, sulle cose fatte male. Questo è oggetto della
politica Discutiamone, lo si faccia quando si vuole, senza veli e
senza rete, ma discutiamo di politica senza usare argomenti
impropri per arrivare a considerazioni che, comunque, allo stato
degli atti regolamentari, non è consentibile, almeno dal nostro
punto di vista .
Pertanto, formalizzo la riproposizione della questione
pregiudiziale sulla mozione all'ordine del giorno, ai sensi
dell'articolo 101 del Regolamento interno, rispetto al quale, così
come nel mese di luglio il Parlamento si è espresso, chiedo che si
esprima altrettanto nella seduta di oggi.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, col suo intervento sta
formalizzando, quindi, una nuova richiesta di pregiudiziale?
L'onorevole Musotto nel suo intervento aveva condotto un
ragionamento politico un po' più articolato, non ha formalizzato
alcuna richiesta. Adesso c'è una formalizzazione della richiesta.
Qualcuno è contrario rispetto a questa richiesta di pregiudiziale?
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che le
questioni poste dagli onorevoli Musotto e Cracolici siano
assolutamente destituite di fondamento.
Nella precedente occasione - quella ricordata dall'onorevole
Cracolici nel suo intervento - la questione pregiudiziale fu posta
e votata in Aula. Eccepimmo che sembrava una forzatura, tuttavia fu
dalla Presidenza assegnata all'Aula la facoltà di orientarsi e di
votare.
Si votò per quella pregiudiziale. Noi non partecipammo - se
ricorda, signor Presidente - successivamente nemmeno ai lavori
dell'Aula, delle Commissioni e della Conferenza dei Capigruppo per
protesta, fino a quando la Conferenza dei Capigruppo,
all'unanimità, fissò per il 21 settembre la data di trattazione
della mozione di censura. Tutti i Capigruppo, in Conferenza dei
Capigruppo, hanno deliberato all'unanimità di trattare l'argomento,
senza alcuna pregiudiziale e senza alcun intento sospensivo, il 21
settembre.
Ove non bastasse, nella riunione di ieri, la Conferenza dei
Capigruppo ha dato per scontato l'ordine del giorno di oggi e
quindi l'ammissibilità e la trattabilità dell'argomento, tanto è
vero che si è impegnata nella formulazione di un calendario per le
settimane a venire, escludendo di entrare nel merito dell'ordine
del giorno odierno che conteneva da più di un mese la mozione di
censura nei confronti dell'Assessore Russo, che rientra nelle
fattispecie previste dal nostro Regolamento - lo dico all'onorevole
Musetto - perché è assolutamente aderente a tutte le
caratteristiche e requisiti che il Regolamento prescrive per la
mozione di censura.
Cosa la mozione di censura significhi, è già stabilito dal nostro
Regolamento; ciascuno di noi può intervenire con le proprie
opinioni e le proprie posizioni, ma lo strumento è già previsto, e
nessuno, oggi, può disconoscerne l'esistenza o, addirittura,
inventare motivazioni inaudite per evitare che il Regolamento venga
rispettato.
Noi ci affidiamo, signor Presidente, alla sua saggia valutazione,
che è sempre stata confermata in Aula, e siamo sicuri che, anche in
questa occasione, il tentativo di ledere il diritto di una parte
del Parlamento, di vedere trattata una mozione che rientra nei
crismi del Regolamento, sia rispettato e sia tutelato.
Che la mozione fosse ammissibile e trattabile, peraltro, lo
dimostra il fatto che la Presidenza dell'Assemblea, inserendola
all'ordine del giorno, ha già sciolto il nodo, qualora l'argomento
fosse stato inammissibile a priori, come ha detto l'onorevole
Musotto, e come ha confermato l'onorevole Cracolici, la saggia
valutazione della Presidenza avrebbe evitato l'inserimento
all'ordine del giorno.
CRACOLICI. Io non ho detto che è inammissibile.
LEONTINI. Si ricorda, poi, la mozione di censura rivolta
all'allora assessore Pellegrino; ce ne fu una di cui primo
firmatario era l'onorevole Cracolici, che riguardava l'assessore
Armao, ed entrava nel merito di alcune attività messe in campo
dall'assessore, che erano oggetto di una legittima valutazione da
parte dei presentatori, e poi fu ritirata, ma non perché qualcuno
entrò nel merito formale della mozione, perché la maggioranza al
suo interno, ritenne di fare cose diverse, nessuno ebbe da eccepire
sulla trattabilità della mozione.
CRACOLICI. Onorevole Leontini, era un impegno alla revoca, non era
una censura.
LEONTINI. Noi non dobbiamo parlare di politica, perché quando
parliamo di politica, c'è chi eleva il vessillo della necessità di
togliere dall'Aula la polemica politica ed inserire, invece, il
dibattito parlamentare su compiti specifici, su azioni di Governo,
su scelte che riguardano l'attività parlamentare di Governo a
vantaggio dei siciliani.
Non dobbiamo parlare di politica, caro collega onorevole
Cracolici, la mozione di censura indica con precisione i motivi per
cui, dei Gruppi parlamentari, ritengono che la concreta attività di
Governo, di uno dei titolari delle rubriche del Governo, sia
suscettibile di valutazione negativa, ed una specifica valutazione
di specifiche attività e specifici compiti; non è una mozione
sulla tenuta della maggioranza, non è una mozione sul Governo, è
una mozione specifica sulla gestione di una Rubrica, e nessuno può
impedire a quest'Aula un dibattito, peraltro canalizzato in misura
regolamentare su argomenti specifici dell'attività di un assessore,
perché questo è previsto, sancito e contemplato nel Regolamento. E
proprio la mozione di censura, onorevole Musotto, nel Regolamento,
è indirizzata a segnalare e a sottolineare specifiche attività di
specifici rami del Governo.
Non è prevista mozione di censura per altri motivi, io non posso
presentare una mozione di censura perché non mi piace il
comportamento di un collega parlamentare; la mozione di censura va
diretta a compiti di Governo che sono stati, in questa mozione,
adeguatamente segnalati.
Pertanto, signor Presidente, noi riteniamo che questo tentativo
ulteriore della maggioranza di evitare il dibattito segnala una
evidenza macroscopica, che è quella che questa maggioranza non è in
grado di affrontare un dibattito a copertura del proprio assessore.
Riteniamo, altresì, che il dibattito vada affrontato e che non sia
mortificato il diritto delle minoranze di vedere rispettata una
loro iniziativa parlamentare, corretta e legittima. Noi siamo,
quindi, contrari alle valutazioni e agli interventi degli onorevoli
Musotto e Cracolici e siamo per entrare nel merito della
trattazione della mozione di censura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, nel rispondere all'onorevole
Cracolici, effettivamente le mozioni di censura nei confronti degli
assessori, così come a livello nazionale nei confronti dei
ministri, ormai sono prassi consolidate sia di questa Assemblea che
del Parlamento nazionale.
Onorevole Cracolici se non fosse stato così, lei non avrebbe
presentato la sua mozione di censura qualche tempo fa.
CRACOLICI. Si è espressa la Commissione per il Regolamento, signor
Presidente.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dare, se
possibile anche con l'aiuto degli Uffici, un taglio squisitamente
regolamentare alla discussione. Capisco che c'è un intreccio con la
vicenda politica e che si tenta di utilizzare questa mozione di
censura per questioni che hanno carattere politico.
Tuttavia, siccome siamo parlamentari e Lei è il Presidente
dell'Assemblea, bisogna tenere conto dei precedenti e della prassi
parlamentare, non c'è altro modo per poter valutare.
Signor Presidente, lei ricorderà che sono stato io, nella vicenda
Pellegrino, a presentare, assieme all'opposizione, una mozione di
censura nei confronti dell'assessore Pellegrino.
Si sviluppò un interessante dibattito in Aula; l'onorevole Lo
Monte, per nome della maggioranza, pose la questione pregiudiziale
e a parte precisamente invertita rispetto ad oggi, io lamentai che
sarebbe stato compresso il dibattito, che veniva limitata l'azione
dell'opposizione, le cose che ha detto adesso l'onorevole Leontini.
Tuttavia, il Presidente dell'Assemblea prese la decisione di
rendere ammissibile la pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 101
del Regolamento.
La vicenda è stata riproposta nella riunione di luglio, e Lei,
signor Presidente, che ha una grande sensibilità, ha convocato la
Commissione per il Regolamento e in quella sede ha dato una lettura
dell'articolo 101 e della vicenda in Aula - lo dico al collega
Leontini che forse non ne era informato - che è esattamente
coerente con la decisione assunta allora dal Presidente Lo Porto, e
cioè che la questione pregiudiziale è ammissibile.
Questo è l'orientamento della Commissione per il Regolamento del
Parlamento siciliano. Non c'entra niente il fatto che la Conferenza
dei Capigruppo abbia fissato la data della trattazione, perché la
Conferenza dei Capigruppo è demandata a fissare la data delle
discussioni di tutte le mozioni, quando queste non vengono fissate
dal Presidente dell'Assemblea nel corso dei lavori d'Aula, quindi è
una prassi. Aver fissato una data non significa dover discutere nel
merito, perché poi in Aula si pone la questione pregiudiziale, così
come è avvenuto.
C'è, tuttavia, una questione politica, a questo non voglio
sfuggire, che viene posta con forza da parte dell'opposizione, e
che riguarda i comportamenti politici da parte dell'assessore
Russo.
E' stato ricordato prima dall'onorevole Cracolici che la vicenda
Pellegrino era tutt'altra vicenda, che riguardava la responsabilità
etico-politica dell'assessore Pellegrino; se ricordate, io posi
la questione perché l'assessore Pellegrino è stato intercettato
mentre si era riunito a Monreale con un gruppo mafioso di cui molti
esponenti furono arrestati proprio in quei giorni. Ovviamente il
profilo della vicenda era del tutto diverso rispetto ad ora, ma per
ritornare alla questione del Regolamento, a me sembra, signor
Presidente, che la prassi sia abbastanza chiara in merito. Nella
seduta del 16 aprile del 2002, io chiesi di poter presentare un
ordine del giorno e, nei giorni successivi, il Presidente
dell'Assemblea ammise la discussione dell'ordine del giorno nei
confronti dell'assessore Pellegrino.
Quindi, noi dobbiamo adottare gli atti per quello che competono al
Parlamento.
CRACOLICI. Fu modificato.
SPEZIALE. Certo fu modificato. La questione pregiudiziale è
assolutamente ammissibile, perché così ha stabilito la Commissione
per il Regolamento e Lei ne è fedele interprete. Perché lei ha
convocato la Commissione per il Regolamento, ha chiesto alla
Commissione per il Regolamento quale era l'interpretazione e la
Commissione per il Regolamento, sulla base del precedente, si è
espressa. Quindi Lei è tenuto ad osservare la gestione del
Regolamento.
Per quanto riguarda invece la possibilità che si riapra una
discussione attorno alla questione che riguarda la gestione della
sanità in Sicilia, io chiederei ai colleghi della minoranza, di
predisporre, ovviamente modificando il contenuto della mozione, un
ordine del giorno che la prossima settimana, o quando sarà
stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, potrà essere discusso e
che riguarda le politiche sanitarie.
Questo mi sembra che sia un modo per essere coerenti con i
precedenti, coerenti con le decisioni del Regolamento ed evitare
che qualcuno pensi che noi non vogliamo aprire un dibattito attorno
alla vicenda che riguarda la gestione della politica sanitaria in
Sicilia.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non volevo aprire un dibattito
proprio su questa questione. Prima di sospendere la seduta, per
rispondere senza voler entrare nel merito, all'onorevole Speziale,
ricordo che il precedente Pellegrino' è un precedente che non può
non essere tenuto in considerazione, ma riguarda una fattispecie,
anche da un punto di vista regolamentare, ben diversa, perché dopo
il precedente Pellegrino' tutti noi ricordiamo che il Regolamento
dell'Assemblea è stato modificato ed è stato modificato prevedendo
un terzo degli argomenti a disposizione della minoranza, cosa che
invece prima non c'era, e questo argomento è il terzo scelto dalla
minoranza.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, credo che forse il confronto, iniziato già due o tre mesi
fa, su questo argomento meriti una puntualizzazione da parte mia,
una puntualizzazione che - devo dire - viene fatta perché si colga
il significato proprio che non può non darsi a questa iniziativa,
perché parliamo di censura, ma in effetti si discute, si mette in
discussione ovviamente l'azione del Governo in uno dei rami
dell'amministrazione che, se vogliamo valutare dal punto di vista
del peso finanziario, vale più del 50 per cento del nostro
bilancio.
Io non conosco molto bene i precedenti ai quali hanno fatto
riferimento i colleghi che mi hanno preceduto, né mi sento un super
esperto del Regolamento, intervengo soltanto perché eventualmente
il dibattito è la conseguenza del voto, è il giudizio che si dà
sull'azione del Governo e non sui comportamenti personali, se
eticamente corretti o meno, di questo o di quell'altro assessore.
Signor Presidente, mi richiamo a lei sul piano della correttezza e
dell'appropriatezza.
Se, per ipotesi, si presentassero 12 mozioni di censura ai 12
assessori e che queste si discutano come lei ha detto, rispondendo
alle osservazioni che faceva l'onorevole Leontini, dipende dal
fatto che un terzo degli argomenti spettano alla minoranza. Non c'è
stata una concessione o una condivisione da parte del Presidente
della Regione, ovvero da parte della Conferenza dei Capigruppo.
La minoranza ha diritto a trattare un argomento su tre, due su
sei, tre su nove. Dopo di che, avvalendoci del Regolamento, se
diamo un'occhiata al comportamento dei deputati avremmo di che
discutere, in verità non credo che sia previsto per gli assessori.
La censura si infligge, si richiede quando il deputato è assente
più volte, quando da luogo a tumulti e quant'altro.
Qua si tratta surrettiziamente di una mozione di fiducia al
Governo, la quale mozione di fiducia, anch'essa, è pienamente
regolamentata. Si tratta di un argomento che spetta, in questo caso
al Gruppo del PDL di portare all'esame e alla discussione
dell'Assemblea, come qualunque altro.
E' stato fatto riferimento all'articolo 101 del Regolamento,
l'altra volta si è accettata la questione pregiudiziale che, come
la questione sospensiva, non è ammessa in occasione della
discussione solo di uno o più emendamenti, in tutti gli altri casi,
compresa questa anomala mozione, che suona come di censura, ma che
in effetti è una mozione di fiducia, la questione pregiudiziale va
votata.
In questo caso, trattandosi peraltro della politica della sanità,
che coinvolge in pieno il Governo - che, lo dice il Presidente in
questo momento, condivide pienamente nel bene o nel male - va
ripresentata come una mozione di sfiducia al Governo, e come tale
con le sue regole va votata, se non ricordo male, con il voto di
ciascun deputato per appello nominale, che quindi si esprime
rispetto appunto a quella mozione.
Non si tratta né di ammissibilità e neppure di valutazioni su
questa mozione, è una mozione di fiducia o di sfiducia che viene
presentata sotto forma di mozione di censura.
Io credo, signor Presidente, che c'è anche un diritto garantito
dal Regolamento, che io mi sono permesso di motivare, e sono
ragioni di una certa rilevanza politica, rispetto al quale, appunto
questa questione pregiudiziale, non può non essere votata, perché
impedisce, ribadisco, di far passare per mozione di censura, per
carità istituto anomalo, atipico, nuovo, che non saprei come
definire, per il comportamento di un assessore, quando così non è.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per le
determinazioni del caso.
(La seduta, sospesa alle ore 17.29, è ripresa alle ore
18.11).
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Onorevoli colleghi, la posizione della questione pregiudiziale
sulla mozione numero 285, Censura all'assessore regionale per la
salute , pone alla Presidenza delicati profili di natura tanto
procedurale che sostanziale, che non possono prescindere dalla
ricostruzione di quanto è avvenuto a partire dalla precedente
seduta d'Aula numero 270 del 12 luglio scorso.
Ricordo all'Assemblea che allora, in occasione della trattazione
della mozione di censura numero 244, di identico contenuto alla
presente, fu sollevata, prima che la relativa discussione avesse
inizio, la questione pregiudiziale, benché l'Aula avesse ratificato
il deliberato della Conferenza dei capigruppo di calendarizzare la
mozione in parola in quella sessione parlamentare.
E' altresì noto il pronunciamento della Commissione per il
Regolamento, comunicato nel corso della citata seduta numero 270,
secondo cui, pur riconoscendosi in linea generale l'ammissibilità
per la fattispecie de qua dell'istituto della pregiudiziale e
demandandosi all'apposita sottocommissione per il Regolamento il
compito di formulare specifiche proposte di modifica a
quest'ultimo, fu evidenziato che la programmazione dei lavori, a
seguito delle modifiche regolamentari del 2003, e quindi successive
allo specifico precedente richiamato del 2002, il precedente
Pellegrino per intenderci, riserva oggi, in maniera ancora più
incisiva, una quota di un terzo di argomenti da trattare alle
opposizioni .
E ciò è tanto vero che, in primo luogo, nella seduta d'Aula numero
274 del 26 luglio 2011, questa stessa Presidenza invitava il
Presidente del Gruppo parlamentare del PID, onorevole Maira, a
riconsiderare l'indisponibilità di quella forza parlamentare a
partecipare ai lavori d'Aula proprio in considerazione
dell'incarico attribuito alla citata sottocommissione di superare
l'attuale dettato regolamentare e, con riferimento alla vicenda in
questione, l'invito era prontamente accolto dall'onorevole Maira.
E che, ancora, nella recente seduta d'Aula numero 280 del 13
settembre 2011, quindi la settimana scorsa, la Presidenza di turno
ribadiva che per oggi, 21 settembre, era già stata calendarizzata
la discussione della mozione di censura all'assessore per la
salute , intento ulteriormente riconfermato alla unanimità in seno
alla Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari svoltasi
ieri, alla presenza del Presidente della Regione.
In ordine alla vicenda appena riepilogata, più che al dato
puramente formale e procedurale dell'ammissibilità in astratto
dello strumento regolamentare della questione pregiudiziale,
occorre invece porre seria ed adeguata attenzione all'aspetto
sostanziale, vale a dire al complessivo buon funzionamento
dell'Istituzione parlamentare.
In definitiva, la Presidenza deve farsi garante del buon
andamento dei lavori sancito in primis dal Regolamento interno, ma
non soltanto per questo. Non si deve infatti dimenticare che la
funzione di controllo del Parlamento sull'Esecutivo non è venuta
meno con l'elezione diretta del Presidente della Regione: essa
piuttosto è insita nella stessa funzione parlamentare ed è
espressamente garantita a livello costituzionale dal combinato
disposto degli articoli 10 e 20, secondo comma, dello Statuto
siciliano, secondo cui tanto il Presidente della Regione quanto gli
assessori sono responsabili di tutte le loro funzioni di fronte
all'Assemblea regionale siciliana; quello stesso Statuto che poi,
all'articolo 7, prevede - ex professo - che i deputati hanno il
diritto di interpellanza, di interrogazione e di mozione in seno
all'Assemblea .
E dunque, se è ammissibile che tale diritto-dovere di controllo e
di mozione attribuito dallo Statuto possa essere regolamentato ai
sensi dell'articolo 4 della Carta autonomistica regionale, è
altrettanto vero che esso non può essere compresso oltremodo, fino
ad essere vanificato, attraverso strumenti regolamentari che, pur
se legittimi in astratto, non possono travalicare i confini
precettivi di disposizioni di rango costituzionale testé
richiamate.
Né può sottacersi che, diversamente opinando, verrebbe arrecato
vulnus insanabile alle prerogative dell'opposizione proprie di un
ordinamento autenticamente democratico, prerogative che la
Presidenza è chiamata a tutelare, a pena di venir meno al proprio
ruolo di garante di tutti, così come del resto gli impone lo stesso
articolo 7 del Regolamento interno, laddove assegna al Presidente
il ruolo attivo di provvedere al buon andamento dei lavori
dell'Assemblea .
La mozione di censura, ricordo, è una mozione ordinaria,
disciplinata dal Regolamento interno dell'Assemblea agli articoli
152 e seguenti, e per di più istituto presente nell'ordinamento
parlamentare delle Camere. Essa, come tale, non è ammissibile -
quanto agli effetti - ad una mozione di sfiducia, atteso che non
implica alcun obbligo giuridico per il Governo conseguente alla sua
eventuale approvazione.
In conclusione, nelle more della tanta auspicata modifica
regolamentare - che risolva una volta e per tutte anche gli
evidenti effetti distorsivi sulla programmazione dei lavori
parlamentari causati dalla reiterazione di questioni incidentali
sostanziali sul medesimo argomento - questa Presidenza, in forza
dei poteri attribuitile dall'articolo 7 del Regolamento interno,
dichiara inammissibile, per la specifica fattispecie che oggi
ricorre, la posizione della questione pregiudiziale sulla mozione
numero 285.
Così rimane stabilito.
Presidenza del presidente Cascio
Per richiamo al Regolamento
CRACOLICI Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio richiamo
all'articolo 103 poiché mi consente di intervenire alla luce delle
sue valutazioni che aprono un problema giuridico, ma anche
procedurale.
Lei ha inteso disciplinare, con un parere presumo costruito
assieme agli Uffici, una disposizione regolamentare che, così come
era stato stabilito il 12 luglio, la Commissione per il Regolamento
aveva dato mandato ad una sottocommissione per sottoporre a
valutazione, e quindi ad approvazione, una modifica regolamentare
per consentire e disciplinare l'istituto della mozione di censura
che ricordo non essere, dal punto di vista procedimentale, normata
dal nostro Regolamento.
Alla luce proprio di questo, si è posta in quella Commissione una
doppia questione: da un lato, la Commissione per il Regolamento ha
dichiarato ammissibile, non la pregiudiziale, il diritto di
qualunque parlamentare, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento
vigente, di sottoporre su qualsiasi atto in discussione
dell'Assemblea, prima dell'inizio della discussione stessa,
questione pregiudiziale alla trattazione, che è diverso, signor
Presidente, dal principio del fatto che l'ordine del giorno
contenga e che, quindi, sia stato dichiarato ammissibile sia dalla
Presidenza, ma anche dalla Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari che ha contribuito assieme al Presidente ad iscrivere
all'ordine del giorno singoli punti, tra cui appunto una mozione
che è dichiarata; io ricordo onorevole Presidente che la conferenza
dei capigruppo si limita a valutare le priorità sulle quali l'Aula
poi è chiamata a deliberare, ma questo non fa venire meno il
diritto di ogni singolo parlamentare, ai sensi dell'articolo 101,
di chiedere che quell'argomento, seppur deliberato dalla Conferenza
e assunto dall'Aula nel proprio calendario dei lavori, possa non
essere discusso utilizzando le prerogative dell'articolo 101.
Quindi, in questo caso, signor Presidente, con questo parere lei
ha inteso normare una cosa che avevamo deciso - dico avevamo perché
lei sa che faccio parte della Commissione per il Regolamento - di
rispondere al secondo quesito che era insito nella questione posta
dinanzi alla Commissione per il Regolamento, ovvero la modifica
regolamentare che consente alla minoranza di sottoporre e di
chiedere che nell'ordine del giorno e nel calendario dei lavori ci
sia un terzo delle questioni delle delibere, dei disegni di legge e
anche, quindi, delle relative mozioni, all'ordine del giorno
dell'Aula, secondo la richiesta proprio della minoranza, proprio
per garantire quel principio che era stato modificato credo nel
corso della XIII legislatura.
Ma avendo lasciato sospeso il sistema di garanzie della
trattazione stessa, avevamo stabilito che la sottocommissione
avrebbe elaborato una ipotesi di modifica anche alla luce di
comparazioni da fare con il Regolamento - credo, se non ricordo
male, che avevamo chiesto al Segretario Generale di verificare la
comparazione con i regolamenti di Camera e Senato - al fine,
appunto, di normare ciò che in questo momento non è normato.
Ora, signor Presidente, che lei possa normare con una procedura
insolita, che è quella di una valutazione dell'Ufficio di
Presidenza, introduce di fatto una norma sostanziale del
Regolamento, lo trovo discutibile nel merito e nel metodo, ma
certamente appare ancor più discutibile che la Presidenza assuma su
di sé la competenza di una prerogativa che è propria di qualunque
parlamentare.
Vede, signor Presidente, l'articolo 7 le dà mandato di valutare
l'ammissibilità delle proposte fatte in Aula, sull'ammissibilità di
testi, emendamenti, ma sulle procedure c'è un Regolamento dove non
dà mandato alla Presidenza se non qualora ci fossero controversie
di interpretazione, semmai alla Commissione per il Regolamento, che
la Presidenza non è chiamata a valutare se è ammissibile o meno ai
sensi dell'articolo 101 la richiesta di pregiudiziale o addirittura
lo stesso articolo 101 prevede la richiesta di sospensiva, altra
fattispecie che l'articolo 101 stabilisce in capo ai deputati ed è
una delle prerogative, nonché uno dei diritti che dà lo status di
parlamentare in questa Assemblea regionale.
Nel momento in cui sono stato eletto, io agisco secondo
Regolamento, se quest'ultimo mi dà questa potestà di utilizzare
norme che possono essere messe alla valutazione della maggioranza
del Parlamento, la trattazione o meno di un punto, ancorché quel
punto sia stato iscritto regolarmente all'ordine del giorno.
Ecco perché, signor Presidente, non voglio ulteriormente
dilungarmi su questa questione, le chiedo di convocare la
Commissione per il Regolamento, così come prevede il Regolamento,
al fine di dare esatta interpretazione sulla potestà in capo alla
Presidenza di una prerogativa propria del singolo parlamentare che
è quella, appunto, di poter richiedere, qualora ne ravvisi la
necessità, ai sensi dell'articolo 101, la questione pregiudiziale
alla trattazione o, ripeto, la questione sospensiva.
Credo, signor Presidente, che questa questione è così delicata,
che è una questione che attiene allo status del deputato di questo
Parlamento, che non possiamo lasciarla cadere secondo una questione
che oggi si chiama mozione censura, domani si chiamerà qualunque
altra cosa, perché così facendo è evidente che ci può essere un
regolamento di fatto che si applica, a prescindere dal Regolamento
scritto; il regolamento di fatto può introdurre elementi, così come
non è normata la mozione di censura degli assessori, lei sa bene
che ci sono altre cose che non sono normate in questo Regolamento,
ma appunto non sono normate, e quindi possono essere introdotte di
fatto.
Vorrei evitare che questo Parlamento diventi un Parlamento dove
ogni giorno si cambiano le regole di fatto e vorrei stabilire che
le regole sono quelle che ci sono qui, con la garanzia per tutti,
ecco perché le chiedo di consentire che le prerogative apposte in
questo Regolamento, che consentono ai deputati di esercitare il
loro mandato di deputato, vengano valutati da una apposita
commissione prima di assumere decisioni che costituiscono
precedenti assai gravi nella vita di questo Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, come lei sa, la Commissione per
il Regolamento è facoltà della Presidenza convocarla nel caso in
cui non si riuscisse ad arrivare ad una decisione.
Nella fattispecie la decisione è stata assunta, per cui la
Commissione per il Regolamento, certamente, sarà convocata nei
prossimi giorni, ma per discutere la modifica del Regolamento a
regime.
La questione oggetto della seduta odierna, per quanto riguarda la
Presidenza, è già assunta.
MANCUSO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è sempre da
constatare che lei è troppo buono nei confronti di chi vuole
calpestare questo Parlamento, dovrebbe esser un po' più forte
perché i colleghi a volte ritengono di vestirsi addosso un
Regolamento che gli vada bene per tutte le stagioni e questo lei
oggi lo ha impedito e di questo la ringraziamo.
Non è una questione regolamentare, non c'entra niente il
Regolamento, lo sa bene sia l'onorevole Speziale che l'onorevole
Cracolici, non c'entra niente la Commissione per il Regolamento,
c'entra il rispetto di questo Parlamento e lo Statuto di questa
Regione.
L'articolo 9 dello Statuto di questa Regione recita in modo chiaro
quali sono i rapporti e come si interloquisce tra Governo e
Parlamento.
Una parte del secondo comma dell'articolo 9 è stato normato ed è
stato attuato; la seconda parte dell'articolo 9 ed esattamente la
leggo testuale: nonché i rapporti tra l'Assemblea Regionale, il
Governo regionale, il Presidente della Regione non è stato
normato e mi insegnano, non con le dottrine che naturalmente qui
qualche parlamentare ancora vuole trasferirci, che tutto quello che
non è vietato è ammesso.
C'è sicuramente un problema, ossia che l'ultima parte
dell'articolo 9 deve essere regolamentato, si deve intervenire
quanto prima possibile e questa Assemblea, speriamo, nel più breve
tempo possibile e anche con l'aiuto della vecchia opposizione lo
possa fare per regolare quei rapporti tra l'Assemblea, tra il
Governo e il Presidente della Regione.
Questo ad oggi non è stato fatto e lei correttamente, anzi è stato
anche troppo prolisso secondo me a spiegare a chi non vuole sentire
che il Regolamento deve rispettare tutti i parlamentari e non una
norma regolamentare deve mettere sotto scacco un Parlamento, una
maggioranza o una minoranza.
Signor Presidente, stiamo parlando di nulla, di un argomento
molto semplice dove, certamente, l'Assessore non solo si saprà
difendere ma, anzi, in quello che ha già depositato a tutti i
parlamentari, mi sembra che ha da dire molte cose nei nostri
confronti, molte cose anche pesanti.
Io oggi ho letto che faccio parte anche di chi ritiene che la
politica affaristica mafiosa deve essere ancora sconfitta e che è
presente in quest'Aula; ne parleremo quando entreremo nel merito,
quando l'Assessore mi convincerà che anch'io sono mafioso, anch'io
ho fatto affari con la sanità, anch'io sono una di quelle persone
brutte in questa Sicilia che deve essere puntata con il dito
rispetto, invece, ad una serena discussione che poteva essere
certamente aspra, dura, ma non da inficiare rapporti che
riguardano, personalmente, chi vive ogni giorno anche condizioni
non facili per chi fa il parlamentare in questo momento.
Signor Presidente, grazie per avere ribadito quello che dice lo
Statuto senza che il Regolamento, naturalmente, può essere
richiamato e concludo e la invito di finirla con questo dibattito.
Ormai la Presidenza ha deciso quanto si deve fare nel rispetto di
questo Parlamento, continuare in questa discussione significa non
rispettare ancora il Parlamento; quindi è un invito ad andare
avanti con una discussione che già da moltissime settimane è
all'ordine del giorno. Dopo il dibattito vedremo se è opportuno
votare o meno la mozione, non deve essere questo il problema, non
deve essere questa la situazione che mette in subbuglio il
Parlamento.
Discutiamo, poi se dobbiamo votare la mozione è una decisione che
verrà presa dopo, verrà presa con serenità ma sempre nel rispetto
che i parlamentari dell'ex opposizione devono portare ai
parlamentari dell'ex maggioranza.
PRESIDENTE. Vi sono quattro iscritti a parlare. Su quale
argomento? Io dovrei dare la parola al primo firmatario della
mozione, all'onorevole Limoli.
Qual è l'argomento che dobbiamo discutere? Non c'è la possibilità
di tornare indietro nella decisione, lo dico chiaramente.
Vi chiedo di limitare gli interventi a pochissimi minuti.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, ho l'impressione che ci troviamo di
fronte ad un atto di rottura dei rapporti tra il Presidente
dell'Assemblea e il Parlamento. Adesso spiego perché.
(Proteste in Aula)
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, per il ruolo che lei ricopre in
questa Assemblea e che ha ricoperto anche come vice Presidente, le
chiederei, invece, un atto di saggezza. Lei ne è capace, quando
vuole, grazie.
SPEZIALE. Un atto di saggezza? Ma è l'invito che devo rivolgere a
lei. Ho capito che lei stasera, senza rendersene conto, sta
producendo uno strappo che costituisce un precedente
pericolosissimo nell'esercizio delle prerogative del Parlamento
siciliano.
(Proteste in Aula)
Pericolosissimo Le dico subito perché.
Mi rivolgo ai colleghi che cercano di manifestare un dissenso,
siccome siete colleghi parlamentari voglio soltanto leggervi la
decisione della Commissione per il Regolamento.
Signor Presidente, interrompa chi disturba.
PRESIDENTE. Ho interrotto i colleghi che disturbavano, onorevole
Speziale.
SPEZIALE. Il Presidente dell'Assemblea ha riunito la Commissione
per il Regolamento con un unico punto all'ordine del giorno:
Ammissibilità della questione pregiudiziale sulla mozione di
censura all'Assessore regionale per la salute , e la Commissione
per il Regolamento è la Commissione del Parlamento siciliano che
deve dirimere le questioni di carattere regolamentare quindi dove
c'è la maggioranza, presenti fra l'altro Maira e Innocenzo Leontini
e si sviluppa una discussione ai colleghi dell'opposizione.
Tralascio la discussione che si è sviluppata e arrivo alla
conclusione. La conclusione è di questa natura: La Commissione,
presenti gli onorevoli Cascio Presidente, Barbagallo, Cracolici,
Leontini, Maira, Musotto, Pogliese e Speziale, componenti,
all'unanimità approva la proposta del Presidente in ordine al
mandato da conferire alla sottocommissione che riguarda la
questione posta qui dal collega Cracolici circa la possibilità di
regolamentare la mozione di censura.
Indi il Presidente, non sorgendo osservazione, prende atto
dell'ammissibilità della questione pregiudiziale alla luce del
precedente parlamentare del 2002 .
Signor Presidente, quella è una decisione collegiale che impegna
lei nella sua funzione perché la Commissione Regolamento è il
Parlamento riunito a cui avete mandato il compito di dare una
interpretazione su una querelle che è sorta in Aula. Lei ha il
dovere di essere fedele alla decisione che collegialmente ha
concorso ad assumere.
Stasera invece, in modo surrettizio, si fornisce di un parere che
scavalca quella decisione. Io non dico che lei non possa avere il
diritto di ripensare alla decisione della Commissione per il
Regolamento ma va da sé che lei avrebbe dovuto riconvocare, per
rispetto dell'intero Parlamento, avrebbe dovuto riconvocare la
Commissione Regolamento e porre le questioni che ha posto in Aula
in quella Commissione e quindi assieme alla Commissione valutare
l'interpretazione da dare all'articolo 101 circa l'ammissibilità
della pregiudiziale.
Lei, invece, non solo non ha convocato la Commissione per il
Regolamento, ma ha disatteso una decisione alla quale lei stesso ha
concorso, ecco perché dicevo c'è un processo di rottura, lei ha
concorso a quella decisione e, in ragione e in forza di una
appartenenza politica a questo punto e non di rispetto
regolamentare si muove
(Proteste in Aula)
So perfettamente usare le parole, si muove invece in una logica di
appartenenza, Presidente, e questo non è possibile né tollerabile
perché lei, appunto, deve garantire il buono andamento dei lavori
d'Aula e per garantire il buono andamento dei lavori d'Aula avrebbe
dovuto convocare la Commissione per il Regolamento e se non l'ha
fatto le chiedo espressamente, come ha chiesto prima il collega
Cracolici, di convocare la Commissione per il Regolamento e in
quella sede definire tutti insieme, collegialmente
l'interpretazione da dare all'articolo 101.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, noi riteniamo che la sua decisione
sia stata saggia, rispettosa del Regolamento, rispettosa degli
impegni presi in questa Aula, soprattutto dal Governo e dalla
maggioranza nei confronti della minoranza, rispettosa delle
decisioni prese da tre conferenze dei capigruppo e rispettosa dei
diritti della minoranza di vedere soddisfatta la propria esigenza
di trattare una mozione presentata in modo regolare, legittimo e
regolamentare.
Io ritengo che si debba fare ammenda di quello che si è detto
poc'anzi e si debbano rivolgere le scuse al Presidente per le cose
dette, perché è penoso assistere ad una sequela di interventi di
rappresentati della maggioranza che si accingono a manifestare
difficoltà, a difendere il loro Assessore per impedire a questa
Aula di trattare la mozione di censura.
Qualora ci fosse la disponibilità e la capacità della maggioranza
di sostenere la propria posizione, la smettesse la maggioranza con
i suoi rappresentanti di succedersi a questi microfoni ed inventare
motivazioni formali e regolamentari che non esistono, non si sta in
questo momento vilipendendo nessuno, non si sta conculcando nessun
diritto, si sta chiedendo il diritto democratico di trattare un
argomento; se questo argomento lo si vuole trattare lo si tratti da
diverse parti e da diverse impostazioni ma non si impedisca di
trattare questo argomento dopo una decisione presa dal Presidente
e, per giunta, gettando sul Presidente e sulla Presidenza una
responsabilità che non esiste.
Se volete assolvere al vostro ruolo di parlamentari della
maggioranza in questo Parlamento, consentite il dibattito
democratico, esprimetevi dal vostro punto di vista, non impedite la
libera espressione delle posizioni e, soprattutto, non buttate sul
Presidente responsabilità che in questo momento sono tutte della
maggioranza, della confusione della maggioranza, della
responsabilità politica della maggioranza che se ha interesse a
difendere l'Assessore lo difenda pure nel dibattito democratico e
non scarichi sulla Presidenza responsabilità che non esistono.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi lei ha
scritto una bella pagina della storia di questo Parlamento: ha
affermato il diritto della minoranza a dibattere, a discutere di un
argomento fondamentale.
Il Presidente della Regione poco fa ricordava che la Sanità vale
oltre la metà del bilancio della nostra Regione e se al Parlamento
viene tolto il diritto di dibattere sulla conduzione politica della
sanità significa che è stato negato il diritto di questo Parlamento
a svolgere il proprio ruolo.
Non vorrei neanche definirli sofismi, perché nemmeno di questo si
può parlare, sono soltanto argomenti speciosi e di lana caprina
quelli che sono stati affrontati su questo podio per cercare di
limitare il diritto alla democrazia.
Ebbene, signor Presidente, lei, con molto coraggio, nonostante i
tentativi della maggioranza, dell'Aula di impedirle di farci
esercitare questo diritto, ripeto, ha scritto una bella pagina
della storia di questo Parlamento e penso che anche l'assessore
Russo avrebbe, in prima persona, dovuto venire qui, oggi, a dire a
tutti: Io sono pronto al dibattito. Sono pronto a dibattere ed a
discutere con voi . Non è detto, infatti, che la censura, non è
detto che la mozione debba essere, necessariamente, finalizzata ad
attaccare, perché dal dibattito, dal confronto possono nascere
anche suggerimenti.
Evidentemente, però, l'assessore ed il Governo, con questo
atteggiamento, che abbiamo visto già nella fase pregiudiziale,
hanno, come si suol dire, la coda di paglia e questo la dice
lunga sulla necessità che questo dibattito venga svolto.
Signor Presidente, dunque, andiamo avanti, entriamo nel merito
della discussione e, naturalmente, ci sarà occasione per tornare
nel merito a dibattere di questo problema.
Presidenza del presidente Cascio
Sull'ordine dei lavori
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, alla luce della decisione presa dalla
Presidenza, le chiediamo una sospensione per valutare il
comportamento che dobbiamo tenere e, soprattutto, poiché da parte
di molti colleghi vengono pressioni e sollecitazioni per
abbandonare l'Aula, vorremmo valutare anche questa possibilità e
questa prospettiva. Chiediamo, quindi, alla Presidenza una
sospensione di mezz'ora.
CRACOLICI. Anche perché la decisione non ci rappresenta e non
rappresenta quest'Aula, per essere chiari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze, mi
sembra che ci sia una condivisione alla sospensione, pertanto, la
seduta è sospesa per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.43, è ripresa alle ore
19.46)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per dovere nei
confronti del Parlamento, visto che abbiamo chiesto una
sospensione, comunico - credo che lo faranno anche gli altri
colleghi dei Gruppi parlamentari che hanno partecipato a questo
incontro nella fase di sospensione - che per quanto ci riguarda noi
non riconosciamo la decisione che ha assunto la Presidenza. La
consideriamo una gravissima violazione procedurale, una gravissima
violazione che mette in discussione le prerogative e lo status del
parlamentare di questa Regione, visto che non è nella disponibilità
della Presidenza la possibilità di valutare l'ammissibilità di una
questione pregiudiziale se non quella espressamente prevista
dall'articolo 101 in riferimento al tempo nel quale la richiesta
può essere fatta.
Pertanto, la Presidenza nel momento in cui ha scelto di assumere
questa decisione, oltretutto in difformità con il giudizio già
espresso nella seduta del 12 luglio dalla Commissione per il
Regolamento da lei convocata per valutare se la pregiudiziale era
consentita su queste tipologie di mozioni e oggi lei ha mutato il
suo giudizio, pur in presenza della stessa mozione che era stata
depositata e per la quale il Parlamento, nella seduta del 12
luglio, ha potuto, dopo che la Commissione per il Regolamento ha
valutato, votare la questione pregiudiziale.
Noi non riconosciamo questa sua decisione, riteniamo il fatto un
precedente molto grave, che apre un problema di equilibrio della
Presidenza e di garanzia della Presidenza nella conduzione d'Aula e
nell'applicazione del Regolamento che è l'unico strumento sovrano
che deve regolare la vita di questa Assemblea, pertanto noi
abbandoneremo l'Aula non partecipando ad alcuna discussione o
votazione di qualunque mozione che lei ha consentito di discutere
violando l'articolo 101 del Regolamento nel momento in cui non ha
consentito, malgrado abbia fatto intervenire due a favore e due
contro, la possibilità di votare la questione pregiudiziale alla
mozione che è iscritta all'ordine del giorno.
Pertanto, il mio Gruppo, penso anche i colleghi degli altri
Gruppi, abbandonerà la seduta e poi lei farà le valutazioni che
riterrà più opportune.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi vorremo
portare, se possibile, un elemento di riflessione e di serenità
perché non crediamo che in questo momento la politica abbia bisogno
di scontri, di attacchi istituzionali, di battaglie che vadano un
po' oltre il senso dei nostri doveri. Allora, noi riteniamo che sia
importante continuare un confronto sereno.
Le nostre opinioni sulla sanità sono state espresse con estrema
lealtà e chiarezza nei giorni scorsi. Abbiamo già espresso il
nostro parere, ma oggi il presidente Lombardo ha, giustamente,
richiamato la maggioranza al dovere di lealtà ad un progetto
politico. Per cui noi annunciamo, intanto come Gruppo, la volontà
assoluta di votare contro la proposta dell'opposizione. Nello
stesso tempo non riteniamo di dover abbandonare l'Aula perché
riteniamo che la minoranza abbia il diritto di presentare un
emendamento. Da mesi, tra l'altro, questo viene annunciato. Non
credo che sia un elemento di eleganza politica attaccare il
Presidente o disquisire costantemente e tirare ognuno per conto
proprio il Regolamento.
Il senso della democrazia, il rispetto per il Parlamento e per il
ruolo del parlamentare ci obbliga a restare in Aula. Chiediamo a
questo punto all'opposizione di rinunciare al voto segreto. Ecco,
questa sarebbe una cosa altrettanto elegante. Veniamoci incontro.
Io vi chiedo di rinunciare al voto segreto. Dopodiché è chiaro che
noi voteremo contro. Nello stesso tempo chiediamo, Presidente, che
ci sia un nuovo incontro sulla sanità nel corso del quale noi
potremmo discutere serenamente, lealmente ma anche con la massima
libertà perché il vincolo di maggioranza è importante, ma il primo
vincolo ognuno di noi ce l'ha con i suoi elettori e a questi
elettori noi sicuramente avremo molto da dire sulla sanità e sulla
necessità di portare avanti un vero cambiamento.
Nel caso in cui la minoranza non rinunci al voto segreto, noi
resteremo in Aula ma ci asterremo dal voto perché non ci siano
equivoci sulla posizione dei deputati dell'UDC.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che in
questa travagliata seduta io con la mia esperienza, ma forse con la
mia saggezza da uomo ormai maturo lo avevo previsto, l'avevo
purtroppo previsto che prendere una decisione non è assolutamente
semplice.
Devo dire che l'accorato appello dell'onorevole Adamo al voto
palese è, indubbiamente, un accorato appello che ci trova
assolutamente consenzienti; però, in maniera preliminare e
prioritaria abbiamo fatto una lunga e travagliata riunione in cui
si è esaminato soprattutto la decisione presa da questa Presidenza
che noi riteniamo non sia conforme a quelle che sono le regole che
devono presiedere all'andamento di questi lavori. Quindi, anche
noi del Gruppo dell'MPA ci allontaneremo dall'Aula.
Devo dire che ci allontaniamo dall'Aula non certamente con grande
entusiasmo, anche perché la proposta dell'onorevole Cracolici di
una sospensione fino a martedì è una proposta assolutamente di buon
senso e di saggezza che avrebbe, indubbiamente, preparato tutti
noi e tutta l'Aula martedì a prendere delle decisioni meno
travagliate rispetto al dibattito sulla sanità a cui credo nessuno
vuole assolutamente sottrarsi.
Tra l'altro, dobbiamo ricordare che l'assessore Russo nel luglio
di quest'anno ha detto che era assolutamente disponibile a seguire,
a intraprendere due o tre sedute d'Aula per esaminare e
approfondire questo settore, naturalmente anche pronto a sentire le
disponibilità, la progettualità, le critiche che venivano da
quest'Aula. Purtroppo, però, stasera i lavori si sono ormai
incanalati in una certa maniera e ci sono anche esigenze di
carattere politico, ma soprattutto di carattere regolamentare, che
impongono a noi di prendere le decisioni che stiamo prendendo e,
quindi, il Gruppo dell' MPA si allontanerà dall'Aula.
CAPPADONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPADONA. Signor presidente, onorevoli colleghi, anche il Gruppo
di Alleati per la Sicilia' abbandona l'Aula non perché vogliamo
sottrarci al dibattito in quanto riteniamo tutti che sia
fondamentale, ritengo che anche l'assessore Russo ha bisogno di un
confronto. E' stata fatta una proposta e abbiamo chiesto la
sospensione perché tutto questo avvenisse martedì, ma non ci è
stato concesso.
Noi siamo per discutere. E' il modo con cui si è arrivati a questa
censura che non ci convince. Presidente, lei in qualche modo oggi
si è rimangiato una decisione che già aveva preso a luglio. Quindi,
noi contestiamo questo e abbandoniamo l'Aula.
MARROCCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARROCCO. Signor presidente, onorevoli colleghi, anche noi come
Gruppo parlamentare di Futuro e Libertà per l'Italia' riteniamo
che il dibattito sulla sanità debba esserci; debba esserci in
maniera franca non soltanto all'interno di quest'Aula, ma
soprattutto con chi ha una responsabilità diretta di governo della
sanità stessa. Ecco perché la nostra posizione su questo argomento
non cambia; non cambia se oggi c'è all'ordine del giorno una
mozione o se domani ci sarà un ordine del giorno e in questo senso
riteniamo che sia ancora più impellente la necessità di un
confronto sulla sanità.
Allo stesso tempo, riteniamo però che i mezzi utilizzati per
questo tipo di confronto non siano quelli adatti. Lo abbiamo
sostenuto anche per rispetto nei confronti della maggioranza che
sostiene questo Governo: ecco perché vogliamo distinguere le due
cose.
Vogliamo, da un lato, un confronto anche duro sul tema della
sanità, ma dall'altro riteniamo che la maggioranza allo stesso
tempo deve governare e non può essere messa in discussione,
attraverso mezzi magari poco adatti all'uso, attraverso il voto
segreto.
In questo senso, anche noi riteniamo di seguire l'indicazione dei
nostri colleghi capigruppo e di abbandonare questa seduta.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che mi
dispiace molto la decisione che è stata assunta da alcuni Gruppi
parlamentari di abbandonare l'Aula e mi dispiace la dichiarazione
che ha reso l'onorevole Cracolici quando, contestando
sostanzialmente la decisione del Presidente, ha detto Siccome non
mi piace, siccome non la condivido io esco dall'Aula .
Io non credo che questo sia un modo brillante per declinare la
democrazia e mettere in atto quello che, viceversa, insegna
innanzitutto il confronto parlamentare.
Qui siamo in un'Aula antica, in un'Aula nella quale deve avvenire
il confronto. Per carità, io ho letto la mozione, ho letto la
risposta, sostanzialmente, che ha consegnato oggi agli uffici e a
tutti i parlamentari l'assessore Russo, io trovo assolutamente
corretto questo tipo di impostazione e vieppiù, essendo ormai
decorso lungo tempo dalla presentazione della mozione, io trovo,
sul piano della dignità dei rapporti, più che legittimo che
l'assessore Russo possa difendersi, possa argomentare. Non trovo
altrettanto dignitoso e corretto e fa un po' vergogna ai princìpi
della democrazia, che in tante altre occasioni si vanno blaterando,
dire la decisione non mi piace ed esco. Siccome non voglio
rispettare le regole, cioè che la decisione spetta al Presidente
dell'Assemblea, peraltro dopo avere lungamente approfondito la
questione, siccome non mi piace, cambio questa pagina, cambio
questa regola e me ne vado .
Credo che questa non sia una bella pagina nel confronto
democratico tra le parti, non mi pare che sia il modo migliore
anche per affrontare una questione non soltanto nel merito per
quanto attiene alla vicenda della sanità, ma per quanto attiene il
confronto politico, in un momento di così grande difficoltà che
vive la politica con l'ondata di troppa antipolitica a volte carica
di suggestione e tante altre volte, ahinoi, come dovrei dire in
questa occasione, carica anche di realtà e di fondatezza.
Ribadisco, io non trovo assolutamente ragionevole il comportamento
di chi tema eventualmente che una modalità di voto, per esempio,
quella del voto segreto, possa poi portare a far venire fuori, ad
esaltare le differenze e le frizioni, chiamiamole eufemisticamente
tali, che ci sono all'interno della maggioranza.
Non credo sia una bella pagina scegliere la via dell'Aventino, la
via dell'allontanarsi dall'Aula. Non posso che plaudire, viceversa,
alla scelta dell'onorevole Adamo la quale dice io appartengo alla
maggioranza, ma decido, giustamente dopo mesi di discussioni e dopo
che già c'era stato un precedente con un rinvio sulla trattazione
di questa materia, non posso non trovare legittimo che l'attuale
opposizione, formulata la mozione, la discuta e quindi la si voti.
Ha formulato l'istanza: si può votare anche in modo palese a
dimostrazione di un confronto, per carità, anche questo può essere
oggetto di una discussione.
Tutto questo, Presidente Lombardo, assessore Russo, Presidente
Cascio, dovrebbe essere il frutto non di un ragionamento del dire
questa pagina non mi piace, la strappo e butto il libro. Questo non
è consentito a nessuno Questo è il vulnus che si vuole creare in
quest'Aula. Questa è una ferita gravissima al confronto
democratico. Il ragionamento, mi sia permesso, che ha fatto
l'onorevole Adamo nel senso di dire che, per serietà, al di là
della sua appartenenza, ritiene legittimo discutere, però
affrontiamo tutti a viso aperto, lo trovo legittimo e ragionevole.
Non trovo legittimo e ragionevole chi si sottrae al confronto
perché teme. Questo si è verificato qualche settimana fa quando si
è parlato del disegno di legge sulle ASI a proposito di alcuni
interventi che sono stati fatti in quella discussione, in quella
seduta, a proposito dell'assessore Venturi, quando il voto segreto
ha esplicitato in maniera chiara quelle divaricazioni.
Signor Presidente, concludo nell'invitare tutti i gruppi
parlamentari che hanno poc'anzi dichiarato di abbandonare l'Aula di
non fare questo strappo e di non infliggere questa ferita all'Aula
che in ogni caso non la merita perché infliggeremmo un'altra pagina
di politica cattiva che legittima poi l'ondata di antipolitica
eccessiva, suggestiva, stucchevole che troppo spesso invade tutti
quanti negando a tutti quanti la legittimità e la dignità del
confronto a viso aperto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io ho cercato molto sommessamente
di supportare la decisione di non ammettere la pregiudiziale
articolando la decisione della Presidenza in maniera abbastanza
sostenibile. Quello che ho fatto lo rifarei altre cento volte
perché sono sicuro, anche col supporto degli uffici, della
decisione che ho assunto.
Io non credo che non riconoscere la decisione della Presidenza sia
un fatto che può passare in secondo piano. Ci sarà sempre un gruppo
politico, uno o più gruppi politici che non si sentiranno, in
qualche modo, dalla decisione della Presidenza garantiti, ma se
così fosse legittimeremmo l'atteggiamento di chi di volta in volta
non si sente garantito ed esce dall'Aula.
Credo che non avremmo reso un buon servizio a questa Istituzione.
In questi tre anni ho sempre cercato di garantire i diritti di
tutto il Parlamento, non mi sono mai lasciato tirare la giacca da
una parte politica piuttosto che dall'altra, ho sempre cercato di
garantire l'Istituzione, la partecipazione democratica di tutti i
Gruppi politici.
Io credo che abbandonando l'Aula in questa occasione creeremmo una
ferita profonda del Parlamento che legittimerebbe lo stesso
atteggiamento in altre occasioni come queste.
E' chiaro che non continuo la seduta in queste condizioni: metà
del Parlamento esce dall'Aula.
Io chiudo la seduta, su questo non c'è dubbio; garantendo anche la
possibilità di un ripensamento della decisione che sarebbe grave,
se assunta in via definitiva.
Peraltro, utilizzando il Regolamento che, all'articolo 158, per le
mozioni prevede che: La discussione di una mozione non potrà
occupare più di tre sedute. Nel corso della discussione di una
mozione e prima che la stessa sia posta in votazione l'Assemblea
non può iniziare la discussione di altri argomenti , ciò significa
che se noi iniziamo la discussione oggi di questa mozione fino a
quando non concludiamo l'iter di questa mozione non potremo
discutere di altro.
Pertanto, domani riuniremo l'Aula, così come avevamo deciso, per
discutere delle problematiche del settore agricolo, un settore in
grave crisi per il quale stiamo elaborando una buona legge che sarà
in Aula la settimana prossima; quindi, domani mattina il Parlamento
si occuperà della crisi del comparto agricolo.
La seduta che si dovrà occupare dei problemi della sanità,
chiamiamola censura o come vogliamo chiamarla, si terrà martedì
prossimo.
Io spero che da qui a martedì prossimo le diplomazie dei Partiti
entreranno in azione e troveranno una soluzione politica che ci
consentirà di discutere l'argomento con la serenità che un
Parlamento maturo deve dimostrare in queste occasioni. Ma vi esorto
ad utilizzare anche questo lasso di tempo, da qui a martedì
prossimo, per rivedere la posizione dell'Aventino perché credo
sia una posizione che non giova a nessuna parte politica in
qualunque momento dell'attività di questo Parlamento.
Onorevoli colleghi, la seduta é rinviata a domani, giovedì 22
settembre 2011, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I -Comunicazioni
II - Comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo
in Sicilia
La seduta è tolta alle ore 20.09
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
alle ore 21.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli