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Resoconto d'Aula della Seduta n. 284 di giovedì 22 settembre 2011
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  delle
  sedute  numeri  282  e  283  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi  gli  onorevoli
  Arena,  Calanducci,  Scilla, Cimino, Lentini,  Scammacca,  Faraone,
  Rinaldi e Buzzanca.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


        Comunicazione delle determinazioni della Conferenza dei
                              Presidenti
                        dei Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico l'esito della  Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 20  settembre
  2011,  sotto la Presidenza del Presidente dell'Assemblea, onorevole
  Cascio, presenti il Vicepresidente vicario, onorevole Formica, e il
  Vicepresidente,  onorevole  Oddo,  e  con  la  partecipazione   del
  Presidente   della  Regione,  onorevole  Lombardo,  ha   deliberato
  all'unanimità   il   seguente   programma-calendario   dei   lavori
  parlamentari per la corrente sessione
   DPEF Commissioni:
   Il  documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
  2012-2014  è  stato  trasmesso alla Commissione  Bilancio   e  alle
  Commissioni  di  merito in data 8 settembre 2011 per  i  rispettivi
  adempimenti  ai  sensi dell'art. 73 bis.1, comma 1.bis,  Reg.  int.
  ARS.

   DPEF Aula:
   Ai  sensi del successivo comma 4 del citato articolo 73 bis.1,  il
  DPEF  sarà  pertanto iscritto all'ordine del giorno  dell'Assemblea
  mercoledì  28 settembre, con eventuale prosecuzione nella  giornata
  di giovedì 29 settembre.
   L'Aula, inoltre, terrà seduta nella corrente settimana:
      -mercoledì 21 settembre, per la discussione della mozione n. 285
           Censura  all'Assessore regionale per la salute ,  a  firma
          dell'onorevole Limoli e altri. Al riguardo  preciso che  la
          discussione della mozione si svolgerà nella seduta di martedì 27
          settembre 2011 come stabilito nella seduta di ieri;
  -giovedì 22 settembre (mattina), per la discussione del disegno di
  legge nn. 732-672-699-700-713  Interventi per lo sviluppo
  dell'agricoltura e della pesca. Norme in materia di artigianato,
  cooperazione e commercio , ove esitato per tempo dalla competente
  Commissione, anche in relazione al richiesto dibattito parlamentare
  sullo stato del comparto agricolo in Sicilia. Al riguardo preciso
  che il disegno di legge sarà esaminato non appena esitato per
  l'Aula dalla Commissione di merito.
        Le  Commissioni  daranno  priorità all'esame  dei  seguenti
      disegni di legge:
      -n. 52/A  (ai  sensi dell'ultimo comma dell'art. 64 Reg.  int.)
           Schema di progetto di legge costituzionale da proporre  al
          Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2, dello
          Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana'
          e degli altri disegni di legge frattanto presentati sulla medesima
          materia (riduzione del numero dei deputati regionali);
  -n. 750  Ricollocazione del personale dell'Ente autonomo Fiera del
  Mediterraneo presso l'Agenzia regionale per la protezione
  ambientale ;
  -n. 781  Misure urgenti e straordinarie per il rilancio e per il
  superamento della crisi dell'area industriale di Termini Imerese ;
  - nn. 732-672-699-700-713  Interventi per lo sviluppo
  dell'agricoltura e della pesca. Norme in materia di artigianato,
  cooperazione e commercio ;
  -n. 777  Trattamento pensionistico dipendenti Ente Acquedotti
  siciliani ;
  -n. 483  Promozione della ricerca sanitaria .
   L'Assemblea terrà, infine, seduta dal 4 al 6 ottobre 2011  per  la
  discussione  dei disegni di legge sopra menzionati,  ove  frattanto
  esitati  dalle Commissioni, nonché del seguente disegno  di  legge,
  già  licenziato  per  l'Aula: nn. 684-35-279-322-334/A   Promozione
  della lingua dei segni italiana (LIS) .

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  solo  per
  motivi   logistici  volevo  segnalare  che  il   dibattito    sulle
  comunicazioni  del  Governo sullo stato del  comparto  agricolo  in
  Sicilia è stato anche richiesto - come tutti sappiamo - da numerosi
  produttori  agricoli  che sono intervenuti con  una  manifestazione
  qualche  giorno  fa  e  che hanno anche incontrato  le  delegazioni
  parlamentari, lo stesso Presidente dell'Assemblea. A tal  riguardo,
  le  comunico  che  una  delegazione di loro ha  chiesto  di  essere
  presente  in Aula e mi sembrerebbe inopportuno, visto che sono  già
  arrivati e si stanno espletando le procedure per il loro ingresso a
  Sala  d'Ercole, che si inizi il dibattito in loro assenza.  Quindi,
  le   volevo   chiedere,   da   sottoporre   anche   alla   cortesia
  dell'assessore,  l'opportunità  di  rimandare  di  qualche   minuto
  l'inizio  di  questi lavori peraltro, purtroppo,  con  un'Aula  non
  propriamente affollata.

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  perché
  vorrei  chiedere  alla  Presidenza, se è possibile,  un  attimo  di
  chiarezza circa lo svolgimento della seduta odierna.
   Il  Presidente Oddo sa, avendo partecipato alla scorsa  Conferenza
  dei  capigruppo, che in quella sede si è ritenuto di svolgere oltre
  alla  relazione  sullo  stato  dell'agricoltura  in  Sicilia  e  al
  dibattito  d'Aula,  proprio al fine di  dare  risposte  concrete  a
  questa  platea  così  ampia  che  è in  crisi,  si  è  ritenuto  di
  procedere  anche  ad incardinare del disegno di legge  sugli  aiuti
  all'agricoltura.
   Sappiamo  bene perché abbiamo apprezzato il Regolamento in  quella
  data  che non era possibile esitarlo in data odierna, però  si  era
  pure  detto  che  essendo pronto in Commissione questo  disegno  di
  legge  poteva pervenire in Aula oggi, essere incardinato, stabilire
  il  termine  per  la presentazione degli emendamenti,  al  fine  di
  esitarlo  con  priorità  assoluta nella  sessione  della  settimana
  prossima.
   Allora,  signor  Presidente, io le chiedo circa  quanto  stabilito
  nella  scorsa Conferenza dei capigruppo, considerato che io non  ho
  avuto alcuna notizia da quanto è stato comunicato in Aula sul fatto
  che  questo disegno di legge potesse arrivare oggi, io chiedo  alla
  Presidenza  di  conoscere  se la seduta  di  oggi  sarà  articolata
  soltanto sulla base della relazione dell'assessore e del successivo
  dibattito,  oppure se sarà possibile così come  da  noi  era  stato
  chiesto,  inserire,  anche chiudendo e riaprendo  tecnicamente  una
  seduta  nuova, all'ordine del giorno il disegno di legge  di  aiuti
  all'agricoltura  al fine di calendarizzarlo così  come  peraltro  -
  ribadisco  -  era  stato  stabilito  nella  scorsa  Conferenza  dei
  capigruppo.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, abbiamo addirittura autorizzato  la
  Commissione  Bilancio a lavorare sul disegno di  legge  n.  732  in
  concomitanza con i lavori d'Aula; quindi è evidente che l'interesse
  anche  della  Presidenza è quello di portare avanti il  disegno  di
  legge n. 732.
   La Commissione Bilancio sta già lavorando; valuteremo, in funzione
  anche  della conclusione dei suoi lavori, come articolare  anche  i
  lavori della giornata odierna.
   Pur  tuttavia,  io  penso  che  a prescindere  da  tutto  c'è  una
  richiesta  dell'onorevole De Benedictis che  mi  pare  ragionevole,
  nulla di straordinario, ogni cosa non deve diventare straordinaria.
  Sospenderemo la seduta per 10 minuti anche per permettere a  coloro
  che sono stati autorizzati a partecipare come pubblico di assistere
  ai   lavori.   Pertanto,  dopo  lo  sospensione  darò   la   parola
  all'assessore  e  si  aprirà poi evidentemente il  dibattito,  ogni
  Gruppo  parlamentare  potrà intervenire.  Per  quanto  concerne  il
  resto,  valuteremo a conclusione della II Commissione se esiterà  o
  meno il disegno di legge n. 732.
   La seduta è sospesa.

                   (La  seduta, sospesa alle ore 10.45,  è  ripresa
      alle ore 11.12)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Di Mauro è  in  congedo  per
  oggi, per motivi di salute.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Sicilia

   Presidenza del vicepresidente Oddo


    Comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo in
                                Sicilia

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni  del  Governo sullo stato del comparto  agricolo  in
  Sicilia.
   Ha  facoltà  di parlare il dottore D'Antrassi, assessore  per  le
  risorse agricole e alimentari.

   D'ANTRASSI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Grazie, signor Presidente.
   Onorevoli   convenuti,  l'agricoltura  è  un   settore   economico
  importantissimo  della Sicilia, che non si riesce a  rilanciare  in
  forma organica e definitiva già da parecchi anni.
   Nel  menzionato  disegno  di legge che dovrà  essere  esitato  per
  l'Aula  in  questi  giorni, ci sono sicuramente  molte  misure  che
  tendono  ad  aiutare ad alleviare lo stato di crisi in cui  versano
  alcune aziende siciliane.
   In  queste misure, si è previsto una logica di rimessa in bonis di
  molte  attività che negli ultimi anni sono state castigate sia  dal
  mercato sia della mancanza  di rinnovamento tecnologico, sia  dalla
  difficoltà della Sicilia a fare sistema.
   Queste  aziende quindi potranno beneficiare all'interno di  questa
  proposta di un Fondo di solidarietà regionale; di un aiuto  per  la
  stipula   di   contratti   assicurativi;   capitalizzazione   delle
  cooperative e delle aziende agricole agevolate; credito agrario  di
  esercizio;  esposizione  nei confronti  degli  enti  previdenziali;
  progetti  pilota  per  attività  promozionali;  vendemmia  verde  e
  finanziamento  dei soci garanti delle assicurazioni; e  altrettanti
  contributi  per  il  gasolio; per le esposizioni  agrarie;  per  la
  pesca; insieme al consolidamento delle passività onerose.
   Questi sono tutti mezzi che serviranno per l'appunto per rimettere
  in bonis queste aziende.
   Però,   bisogna   risalire  chiaramente  alle  cause   che   hanno
  determinato questa difficoltà e bisogna risalire alle cause che non
  permettono  che  l'azione amministrativa e di Governo,  sia  quella
  regionale,  sia quella comunitaria, riesca ad avere  pieno  effetto
  sul tessuto delle aziende e degli imprenditori agricoli siciliani.
   Esistono  dei problemi di mancato compattamento delle filiere,  di
  specializzazione, di ritardo tecnologico, che sono  i  veri  nemici
  delle  aziende  e  che  vanno, in qualche   maniera,  affrontati  e
  risolti,  quanto  meno in un'ottica di intervento  immediato  e  di
  medio   periodo,   in  quanto  ci  sono  delle  problematiche   che
  necessitano sicuramente di un impegno pluriennale.
   Questa   analisi  del  settore  agricolo  siciliano  deve  passare
  attraverso  una  considerazione,  che  è  basilare  per  capire  ed
  interpretare lo stato della offerta agro-alimentare.
   Negli  ultimi anni la Regione e i fondi comunitari si  sono  spesi
  per  aumentare  la  domanda pensando che ci  fosse  un  eccesso  di
  produzione;   questo  fantasma  dell'eccesso   di   produzione   ha
  colonizzato almeno gli ultimi 25-30 anni di attività amministrativa
  siciliana.
   In effetti, se si guardano i dati del consumo regionale siciliano,
  ci  si rende facilmente conto come non solo non si esporti molto  e
  non  si  produca, ma addirittura la Sicilia è arrivata ad importare
  il  70  per cento dei consumi agro-alimentari, anche delle filiere,
  le  cosiddette  eccellenze  - che poi sono eccellenze,  ma  se  non
  fanno  reddito  ed occupazione bisogna chiedersi  che  senso  abbia
  parlare di eccellenze  Anche le eccellenze sicuramente di una terra
  che  produce  qualità,  ma che non riescono a  mettersi  insieme  e
  compattarsi  neanche  nel  mercato di prossimità.  Un  esempio  per
  tutti, quello dell'olio. La Sicilia produce moltissimo olio,  ma  è
  difficile  trovare l'olio nei supermercati. Noi stessi, in  qualità
  di consumatori compriamo olio proveniente da altre regioni. Dunque,
  esiste  un  fronte, che è il fronte del consumo regionale  dove  la
  Sicilia  si  è  vista soccombente negli ultimi anni e  si  è  vista
  soccombente perché non riesce ad esprimere non solo e non questo  -
  non  è  questo il punto  qualità ed eccellenza - ma non  riesce  ad
  organizzarsi  per  le  sfide  che  gli  impone  il  mercato:  ossia
  standardizzazione di prodotto e quantità sufficienti al mercato.  I
  nostri  prodotti non sono standardizzati molte volte,  riescono  ad
  arrivare  solo  nel  mercato  locale e  da  lì  poi  finiscono  per
  soffrire,  ad entrare in fibrillazione quando arriva la concorrenza
  degli altri Paesi.
   A  questa situazione di scollamento dell'agricoltura e quindi  del
  complesso  della  macchina  produttiva  siciliana  vi  è  anche  un
  problema  di  ritardo  tecnologico.  Perché  la  Sicilia  purtroppo
  investendo  molto  negli  ultimi  anni  nella  comunicazione,   nel
  rafforzamento della domanda, di conseguenza, ha investito  meno,  o
  con  meno sensibilità, in un aspetto importante che è stato  quello
  della innovazione e della tecnologia.
   Questi sono due dati importanti, perché, purtroppo, dato per certo
  e  scontato  che  il  nostro  tessuto  imprenditoriale  è  vivo  ed
  efficiente,  e  lo  dimostra il fatto che malgrado  la  congiuntura
  negativa  settori  specializzati come quello del vino,  quest'anno,
  siano  riusciti  ad aumentare nel vino di qualità sia  esportazione
  sia  valore,  quindi la nostra non è una imprenditoria  di  secondo
  livello,  ma è altrettanto vero che per poter competere  a  livello
  europeo  ed  internazionale con i mercati che sono ogni giorno  più
  esigenti  sia  necessario avere alle spalle di ogni produttore  una
  ricerca e un avanzamento tecnologico che permetta al produttore  di
  competere  con armi pari con gli equivalenti francesi,  spagnoli  e
  olandesi.
   Senza  questo manderemmo le nostre truppe al fronte armate  di  un
  temperino  contro  gente che ha la bomba atomica.  E  noi  dobbiamo
  essere  in  grado  di  capire i nostri  limiti  e,  attraverso  una
  attività  amministrativa e legislativa adeguata, dare alla  Sicilia
  un  piano  di  largo  respiro per poter far fronte  alle  legittime
  esigenze di questo comparto.
   Sono  state  prese negli ultimi mesi molte iniziative per  mettere
  l'Amministrazione regionale al servizio della progettualità di base
  delle  produzioni siciliane. Noi abbiamo  cercato di salvare  e  di
  mettere  in un circuito virtuoso tutto ciò che di buono e di  bello
  nasce  dalla  base  progettuale siciliana e dare a  questi  impulsi
  imprenditoriali la dignità di un progetto coerente e  razionale  al
  mercato.
   Vi  assicuro  che la Sicilia - e questa è la buona  novella  -  ha
  all'interno  del  suo  comparto  economico  agricolo   una   grande
  vitalità,  malgrado  vi sia questa congiuntura sfavorevole,  questa
  fase  di  stasi  sia  della crescita del  PIL  agricolo  sia  degli
  investimenti,  ci  sono  delle  zone  promettenti,  ci  sono  degli
  imprenditori che sono riusciti a creare dei prodotti ad alto valore
  aggiunto  che  si  sono imposti al mercato e ce ne sono  tantissimi
  altri  che hanno il cosiddetto  sogno nel cassetto , cioè hanno  un
  progetto  che  vogliono dividere con i figli, con i soci,  con  gli
  amici e che sono disposti a giocarlo con l'Amministrazione.
   Ciò   è  importante  non  solo  perché  crea  valore  aggiunto   e
  occupazione  a  livello di tessuto economico, ma è  importantissimo
  perché  riesce  a dare delle indicazioni all'Amministrazione,  alla
  buona  volta, su come veicolare ed indirizzare le misure economiche
  a  sostegno  non  in un macro obiettivo generico,  ma  cercando  di
  veramente di creare sinergia ed intesa con ciascuna impresa  e  con
  ciascuna realtà produttiva.
   Oggi  viviamo purtroppo una contraddizione tra misure comunitarie,
  la  delega regionale alla gestione della agricoltura e le necessità
  degli agricoltori. Queste tre volontà, in parte, per la mancanza di
  rappresentanze   adeguate  da  parte  dei  produttori   a   livello
  regionale,  nazionale e comunitario, alla fine creano,  per  questa
  mancanza di lobby, per il fatto che non esista un feedback, vale  a
  dire  una informazione di come ci si debba comportare nel veicolare
  le risorse ai produttori in forma effettiva e sinergica.
   Oggi  avere  risorse non è tutto; oggi è importante avere  risorse
  che  vadano incontro alle esigenze delle aziende agricole, ai  loro
  progetti,  ai loro sogni nel cassetto. E' importante avere  risorse
  che  riescano  ad  essere  disponibili subito  quando  il  progetto
  dell'imprenditore  vede luce e vuole decollare. Avere  un  progetto
  oggi e le risorse dopo tre anni non serve a nulla. Quindi, il fatto
  di avere una gestione delle risorse riparametrata ai progetti degli
  agricoltori  e  resa  disponibile,  in  tempo  reale,   è   obbligo
  dell'Amministrazione, è obbligo della Comunità.
   Su questi temi, che sono temi di funzionalità e della funzionalità
  della  relazione  tra amministrazione e produzione,  su  questo  si
  gioca  il  vero  sviluppo; su questo si giocheranno  le  sfide  dei
  prossimi mesi.
   Questo Assessorato ha intenzione di proporre, a breve, una riforma
  di  quella che è la gestione dei fondi pubblici intesi come accesso
  allo  smobilizzo degli stessi da parte degli agricoltori e, questo,
  è  un passaggio importante e definitivo per dare agli interventi la
  capacità di interagire con i progetti di produttori in tempo reale.
   Pertanto, quando verrà presentato il disegno di legge n. 732,  che
  voi  troverete  in  Aula,  vedrete che  esistono  molte  misure  di
  sostegno  alle  aziende,  ma, come vi ho accennato  prima,   l'idea
  principale   è  quella  di riciclare queste aziende  nuovamente  al
  mercato, rimetterle in bonis, ma a quel punto, tocca a noi, tocca a
  voi,  all'Assemblea, con l'impulso politico che sarà  in  grado  di
  esprimere e con la capacità tecnica che noi potremo conferire, dare
  ad  ogni azienda compimento, aiutare l'azienda a dare compimento ai
  propri progetti.
   E' questa la grande sfida per il futuro.
   Vorrei  aggiungere  un'ultima cosa. Noi abbiamo  avuto  in  questi
  mesi,  come  ho detto poc'anzi,  per quello che riguarda  il  vino,
  abbiamo avuto contezza che esistono alcuni settori dell'agricoltura
  siciliana che, nell'ultimo anno, sono riusciti, in qualche maniera,
  ad   andare  in  controtendenza,  a  presentarsi  sul  mercato,   a
  elaborare,  attraverso  innovazioni di  filiera  e  innovazioni  di
  prodotto, un rapporto nuovo con il mercato.
   Noi  abbiamo,  in  qualche  modo, non preteso  perché  il  termine
  sarebbe  esagerato, abbiamo, in qualche modo, consigliato a  queste
  aziende di rivolgersi anche al mercato regionale.
   Il  mercato regionale è il vero fronte di battaglia, diciamo così,
  proprio  perché come dicevo prima, noi importiamo il 70  per  cento
  del consumo agro-alimentare, il cosiddetto  mercato di prossimità',
  quello  che  le  nostre mogli o le nostre mamme frequentano  quando
  portano a casa i prodotti alimentari, che è la prima frontiera  che
  ci deve dare, in qualche maniera, lo stimolo della conquista.
   Perché,  vedete,  in  Sicilia operano  circa  otto  grandi  gruppi
  internazionali di grande distribuzione organizzata.  Questi  grandi
  gruppi hanno tutti filiali in Sicilia. Voi sapete che entrare in un
  supermercato  ed  essere  qualificati e  schedati  come  fornitori,
  permette   ad  ogni azienda di entrare nel circuito  internazionale
  della grande distribuzione.
   E'  importante  capire, allora, che sguarnire  questo  fronte  per
  cercare  di  trovare sbocco ai nostri prodotti al  di  fuori  della
  Sicilia,   lasciando  colonizzare  il  nostro  mercato   da   merci
  provenienti da altri Paesi non è una buona pratica commerciale.  E,
  inoltre,  per  l'appunto, se si riesce a dialogare  con  la  grande
  distribuzione  isolana  immediatamente e di  conseguenza  si  viene
  veicolati come fornitori a livello nazionale ed internazionale.
   Fermo  restando che ogni prodotto ha un suo mercato di eccellenza,
  quindi,  non sempre la GDO è la soluzione per tutto, però, è  anche
  vero  che  rappresenta  oggi dal 50 al 70  per  cento  dei  consumi
  nazionali e che, quindi, non può essere lasciata in qualche maniera
  in balìa dei rifornimenti esteri.
   Quando  noi andiamo presso una grande distribuzione la prima  cosa
  che  ci  dicono  è  la  seguente: ma voi riuscite  a  darci  questo
  prodotto ogni giorno?
   Questa  è  la domanda che automaticamente viene posta a  noi  come
  produttori  e  che noi dobbiamo volgere alla Sicilia  come  sistema
  produttivo.
   La  Sicilia riesce con le sue eccellenze a proporsi come fornitore
  a  delle  realtà composte come quelle della grande distribuzione  e
  lì, anche se sembra paradossale, c'è la chiave dell'innovazione  di
  filiera  nel  senso  che,  mentre negli altri  paesi  si  cerca  di
  controllare  e  specializzare le filiere di  produzione  sempre  in
  maniera maggiore, magari con nuovi prodotti per poter aumentare  il
  valore aggiunto, noi siamo ancora in alcune filiere, in quelle  che
  ancora  soffrono  di  più, in una fase di concertazione  per  poter
  mettere  insieme  prodotto  e  continuità,  per  poter  servire  il
  mercato.
   A  questo  scopo l'aggregazione proposta dalla Comunità nel  tempo
  con  le  MOK,  con  le OP, con  tutta quella serie  di  enti  e  di
  agglomerati  che sono stati proposti per risolvere il  problema  in
  Sicilia, ha avuto esito, non dico infausto, ma poco rilevante.
   Bisogna  creare  una  strategia  a  livello  regionale,  politica,
  incisiva, effettiva, affinché gli imprenditori siano incentivati  a
  lavorare  insieme,  aggiungendo delle funzioni e delle  prospettive
  che da soli mai riuscirebbero a raggiungere.
   Questo   è   qualcosa  che  sui  consorzi  del  nord  italiani   è
  assolutamente  scontato e pacifico, però quando si scende nell'area
  obiettivo  1  e  segnatamente in Sicilia  diventano  problematiche,
  diventano  problemi reali dove non si riesce a mettere  insieme,  a
  coagulare consenso intorno a dei progetti comuni.
   Questa  è una sfida importante e quindi questa con il rinnovamento
  tecnologico e l'avvio del rinnovamento dei prodotti saranno le  due
  preoccupazioni principali dell'Amministrazione per i prossimi mesi.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
  facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore,
  non  c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad un problema a  cui  il
  Parlamento  ha dedicato spesso grande attenzione ma che,  tuttavia,
  continua ad essere un assillo per gran parte della nostra economia,
  per gran parte delle nostre famiglie; forse non vi è stata, fino  a
  tempi   recenti,  una  profonda  consapevolezza  di  quanto  questo
  comparto  non sia semplicemente un pezzo dell'economia ma un  pezzo
  della struttura sociale della nostra Isola.
   Ciò  di  cui lei ha detto, assessore, è vero ma disegna un  quadro
  che   forse   merita  di  essere  evidenziato  in  tutta   la   sua
  drammaticità.  Oggi  abbiamo situazioni  gravissime  rispetto  alle
  quali  parlare  è  facile,  è  molto  difficile  trovare  strumenti
  adeguati ma a questo è chiamato il Parlamento ed è chiamato a farlo
  con azioni concrete, è chiamato a farlo nella misura e nell'indi di
  quello  che  può  fare,  sapendo  che  molte  delle  questioni  non
  riguardano  strettamente la competenza dell'Assemblea  regionale  e
  nemmeno  esclusivamente quelle della Regione siciliana e da  questo
  punto di vista condividiamo il richiamo alla necessità che oggi non
  ci vede protagonisti, non ci vede  attivi a fare lobby.
   E'  vero che siamo scarsamente rappresentati non  soltanto lo sono
  le  associazioni e il mondo dei produttori in prima persona, ma c'è
  anche  disgregazione  nel  mondo politico,  c'è  disgregazione  qui
  dentro,  c'è  disgregazione fra noi e le rappresentanze  nazionali,
  c'è   un  totale  scollamento  delle  nostre   capacità  di  essere
  rappresentati  e  essere rappresentati a livelli adeguati  in  seno
  alla Comunità europea dove si gioca gran parte della partita e  del
  risultato che questa partita può conseguire.
   Io    credo    che,    quindi,   dobbiamo   avere   consapevolezza
  nell'affrontare  le questioni qui dentro, perché gran  parte  delle
  soluzioni  non  stanno  qui  dentro ma stanno  nella  capacità  che
  abbiamo, partendo da qui dentro, di farci promotori di quella lobby
  che,  assieme  ai  nostri  agricoltori, mette  in  condizione,  non
  soltanto  le  loro imprese e le loro famiglie, di potere  resistere
  con  la  generosità,  con  l'impegno, con  il  sacrificio,  con  le
  difficoltà che sono in grado di affrontare, ma con tutto quello che
  il nostro sistema economico deve e può fare per  loro.
   Vorrei  farmi  aiutare  da alcuni appunti  per  essere  preciso  e
  circostanziato.  Penso,  infatti,  che  in  questi   anni   abbiamo
  contribuito  a  fare  in  modo che le ultime finanziarie  regionali
  mettessero in evidenza queste aspettative del comparto.
   Nella  Finanziaria del 2009 ci sono stati cinque articoli  per  la
  prima  volta  nella storia di questa Regione che hanno  affrontato,
  sul  tappeto,  questioni  precise: la ristrutturazione  dei  debiti
  delle aziende agricole prevista ed affrontata con gli articoli  dal
  17  al 19, l'aumento della liquidità con i prestiti all'articolo 16
  per l'acquisto delle scorte, e per i prestiti di conduzione a tasso
  agevolato con l'articolo 17.
   Tutte queste azioni previste sono partite con ritardo ed è rimasto
  il  rammarico  e  questo è un elemento su cui  dobbiamo  riflettere
  perché  indicatore di una crisi nel sistema. Il  rammarico  che  il
  sistema  bancario  non  sia  stato pronto,  non  abbia  accolto  il
  significato  di  queste misure e non abbia fatto  da  subito  tutto
  quanto  era  nelle sue possibilità per intervenire ed accompagnarci
  in questa intenzione.
   Noi  comprendiamo che non tutte le aziende agricole siciliane sono
  nelle  condizioni  di superare questa crisi, però non  condividiamo
  questo  eccessivo  approccio burocratico del sistema  bancario  nei
  rapporti con le aziende agricole. Anche qui è necessario che questa
  azione  di  lobby  sia  più forte, così come lei,  assessore,  l'ha
  sollecitata  nei confronti della grande distribuzione  organizzata.
  Le  banche  debbono decidere se stanno dalla parte di chi  comunque
  lavora  tutti  i  giorni con difficoltà o debbono stare  dietro  lo
  sportello  a fare una semplice e facile azione che tutti potrebbero
  fare.
   Con  la Finanziaria del 2010 siamo riusciti ad affrontare, per  la
  prima  volta,   in modo organico e con risorse anche significative,
  in  grado  di  mobilitarne  altre, altri  problemi  di  cui  soffre
  l'agricoltura siciliana.
   Ci  siamo  mossi  lungo le direttrici del risarcimento  dei  danni
  pregressi,  dell'accesso al credito agevolato attraverso l'utilizzo
  dei   confidi,   della  ristrutturazione  dei  debiti  dell'azienda
  agricola,  della riduzione dei costi di produzione,  del  tentativo
  della   semplificazione  burocratica,  mai  troppo   meritorio   di
  attenzione, e la riorganizzazione del comparto vitivinicolo.
   L'applicazione   di   quelle  norme,   anche   in   considerazione
  dell'importante   dotazione  finanziaria  su  cui   potevano   fare
  affidamento, ha consentito certamente un sollievo ed un  importante
  intervento  nel  settore, inserendo in questo comparto  risorse  in
  conto capitale per oltre 75 milioni di euro e crediti agevolati per
  le   imprese  per  diverse  centinaia  di  milioni  di   euro,   in
  considerazione del fatto che erano disponibili complessivamente  85
  milioni di euro in conto interessi.
   Tutto  ciò  che  finora  è stato fatto, però,  rischia  di  essere
  vanificato  e di prolungare l'agonia del settore, dei lavoratori  e
  delle famiglie, se contemporaneamente non è supportato da una serie
  di  interventi  finalizzati ad aggredire le deficienze  strutturali
  delle agricolture siciliane.
   Comprendiamo che questo è l'obiettivo immediato futuro  anche  con
  il  disegno  di legge che è in corso di esitazione da  parte  della
  Commissione  Bilancio'.
   Occorre,  fin  da  subito,  con tutti  gli  attori  del  comparto,
  preparare interventi normativi e calibrarli opportunamente.  Questi
  giorni  ci  debbono servire per mettere appunto quanto è necessario
  fare per calibrare meglio, aggiustare e correggere, se serve.
   Tutto  ciò per individuare le risorse finanziarie senza  le  quali
  parleremmo a vuoto, per rendere più competitive le nostre  aziende,
  favorendone l'accorpamento, incentivando il ricambio generazionale,
  incrementando la meccanizzazione, la diversificazione, cui va fatto
  riferimento e condividiamo, ma mettendo le stesse imprese, intanto,
  nelle condizioni di sopravvivere.
   Molte  di esse hanno il problema dell'oggi o dello ieri. Non  sono
  in  grado  di pensare serenamente al domani. E questo è un problema
  di  cui, responsabilmente, ci dobbiamo fare carico, mettendole, poi
  anche,   perché   altrimenti   non  avrebbe   senso,   aiutarle   a
  sopravvivere,  se  non  riuscissimo  ad  assicurarne   un   futuro,
  mettendole in condizione di produrre in funzione delle esigenze del
  mercato  e  non  delle provvidenze comunitarie  che,  tra  l'altro,
  saranno sempre più scarse.
   Abbiamo  atteso, insieme agli agricoltori siciliani, in  occasione
  dell'ultima Finanziaria regionale, ulteriori interventi a  sostegno
  delle imprese agricole in gravi difficoltà. Purtroppo, la delusione
  h  stata  grande,  quando  abbiamo dovuto constatare  che  non  era
  possibile  fare  altro  che un atto tecnico, senza  interventi  nel
  settore.
   Per  questo siamo lieti che ciò che non abbiamo potuto fare e  che
  avremmo  voluto fare in quella occasione, sia occasione adesso  del
  disegno di legge che poc'anzi citavo e che arriverà presto in Aula.
   In  questo si interviene, almeno finora, sono queste le previsioni
  mediante il rifinanziamento del Fondo di solidarietà regionale,  di
  cui  all'articolo  80 della legge 11 del 2010,  del  fondo  per  la
  stipula dei contratti assicurativi e con la capitalizzazione  delle
  cooperative.
   Ci  sono  articoli  che affrontano il tema del credito  agevolato,
  mediante  la proroga di provvedimenti esistenti o l'istituzione  di
  nuove misure agevolate in materia di consolidamento delle passività
  onerose,  di  proroga  della scadenza dei termini  dell'esposizione
  agraria,  di  finanziamenti agevolati e contributi  in  materia  di
  credito  in  favore delle imprese agricole e ittiche. Finanziamenti
  agevolati   alle   imprese   agricole   e   cooperative,   per   il
  consolidamento   delle   esposizioni  nei  confronti   degli   enti
  previdenziali.
   Come vediamo, un pacchetto articolato di misure. Riflettiamoci, ma
  non   perdiamo   tempo.  E'  importante  affinarlo,   ascoltare   i
  protagonisti   e  gli  attori  del  comparto,  ma   procedere   con
  risolutezza.
   E   non   dimenticare  che  accanto  a  tutto  ciò,  noi   Partito
  Democratico,  rivendichiamo  con grande  insistenza  l'aumento  dei
  premi  relativi  all'applicazione delle misure agro-alimentari  del
  PSR.  Riteniamo il PSR 2007/2013, con i suoi oltre  2  miliardi  di
  euro,  uno  strumento potenzialmente formidabile, per  il  rilancio
  dell'agricoltura  siciliana e non a caso ho detto  potenzialmente'.
  Non  va  vanificato,  perché al tempo stesso,  siamo  convinti  che
  l'attuale  PSR  non  corrisponde in pieno alle reali  esigenze  dei
  nostri agricoltori.
   Continuiamo,  infatti, a chiedere l'aumento a novecento  euro  per
  ettaro,  dei premi per le misure agro-alimentari, ritenendo  questo
  provvedimento  importante  e  che  debba  essere  preso  nel  breve
  periodo. Come chiediamo una profonda rivisitazione di alcune  delle
  misure  del  PSR, in particolare, Assessore, quelle  relative  agli
  investimenti,    oggi   nelle   condizioni   attuali,    purtroppo,
  difficilmente  attivabili.  Rischiamo  di  non  fare  partire   gli
  investimenti  e  di  non riuscire a spendere, neanche,  le  risorse
  previste,  a  nostra  disposizione.  Quelle  relative  anche   agli
  investimenti, in particolare, dei giovani agricoltori.
   Stiamo  attenti, non costruiamo specchietti per le  allodole.  Non
  facciamoci  ingannare.  Misure che a  nostro  giudizio,  non   sono
  rispondenti   alle   capacità  ed  alle  esigenze  dell'agricoltura
  siciliana  e  rischiano di compromettere il  pieno  utilizzo  delle
  risorse  comunitarie e la restituzione dei fondi a  Bruxelles.  Non
  nascondiamoci dietro al dito. Dobbiamo essere in  grado di cogliere
  il problema e di affrontarlo, non di accorgercene a cose  fatte.
   Così come, in ultimo, siamo impegnati ad elaborare la riforma  del
  regime  del   de minimis  , per cercare di aumentare la  soglia  di
  intervento, almeno, a trentamila euro, consapevoli come  siamo  che
  in  questa  fase  di gravissima crisi, sia fondamentale  approntare
  interventi   urgenti   e   consistenti,  senza   avere   l'ostacolo
  insuperabile del  de minimis , a settemila e cinquecento euro.
   Concludo,   auspicando  che  il  Parlamento   che,   per   ragioni
  logistiche,  oggi non è presente nella sua massima  rappresentanza,
  ma che certamente sente l'importanza del problema, insieme a quanti
  vogliono  cooperare  per la sua risoluzione,  affronti  seriamente,
  Assessore,  tutto ciò che è necessario fare. Io credo che  dobbiamo
  sapere  che  non  abbiamo  tempo  da  perdere  e  che  il  problema
  fondamentale  sia  quello  della sopravvivenza,  oggi,  di  imprese
  strangolate  da  situazioni debitorie delle  quali  dobbiamo  avere
  consapevolezza, non possiamo nascondere la testa sotto  la  sabbia,
  non  possiamo  compiacerci  di prevedere  misure  che  sulla  carta
  funzionano  rischiando di non avere più i destinatari,  cui  queste
  misure sono rivolte.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, signor  Assessore,
  sento  l'obbligo,  all'inizio di questo brevissimo  intervento,  di
  chiedere  scusa per le assenze dei colleghi perché stiamo  parlando
  di  un  argomento  importantissimo per la Sicilia.  In  verità,  le
  assenze coinvolgono anche il Governo perché per dibattiti di questo
  genere  credo  sia poverella la presenza del Governo  con  un  solo
  Assessore.  Chiedo  scusa agli agricoltori,  alle  associazioni  di
  categoria, ai movimenti spontanei ma non all'Assessore e  spiegherò
  rapidamente il perché.
   Questo  dibattito  mi sembra surreale, sta andando  con  un  ritmo
  lento, pacato mentre fuori c'è  l'inferno ; fuori da questo palazzo
  c'è gente che protesta, che è accampata, che ha lasciato il proprio
  campo di lavoro per venire qui per avere delle risposte.
   Gliele  diamo  così  le  risposte? Con le statistiche  che  ci  ha
  sciorinato l'Assessore?
   E'  questo il patos che questa Assemblea e questo Governo vogliono
  trasmettere alla Sicilia?
   Credo  che  siamo proprio fuori pista. E se dovesse  avvenire  che
  qualcuno  di  noi  piglia  qualche   -tra  virgolette  lo  dico  in
  siciliano per assimilazione al movimento dei forconi -, se qualcuno
  di  noi  piglia  qualche  forconata  non ci sarà  da  meravigliarsi
  perché quando il comparto dell'agricoltura che è la cosa principale
  sotto l'aspetto produttivo di questa Regione non ha risposte, credo
  che  possa  succedere  di  tutto. E le  risposte  non  le  ha  date
  l'Assessore con la sua relazione. Le risposte che vuole la gente  e
  che vuole la politica

   CRACOLICI. Onorevole Maira, può darsi che la  forconata  la prenda
  lei per primo.

   MAIRA. Me la prendo, vuol dire che me la merito, e anche se non me
  la merito me la prendo comunque.

   CORDARO.  Onorevole Cracolici, non c'è bisogno che lei  faccia  il
  maestro di scuola

   MAIRA.  Non  mi  aspetto  una risposta  oggi.  Che  il  Governo  e
  l'Assessore ci dicano non quanti soldi sono stati spesi  ma  quanti
  ce  n'è  ancora da spendere e se corriamo il rischio di restituirli
  all'Unione Europea.
   Vorrei   sapere  dall'Assessore  quali  provvedimenti  legislativi
  intende  adottare, anzi non adottare ma proporre a  quest'Aula  per
  dare un impulso al volano dell'agricoltura.
   Chiedo  di sapere quali provvedimenti normativi interni, parlo  di
  circolari  e  di  decreti,  intende  adottare  per  dare   risposte
  immediate.
   Chiedo  di  sapere a che punto sono i rapporti con le associazioni
  di categoria, quelli ufficiali e quelli spontanei.
   Chiedo di sapere  se intende adottare dei metodi di confronto  con
  la  politica  e  quindi con quest'Aula e con le  organizzazioni  di
  categoria.
   Chiedo  di  sapere  se  si  è raccordato con  il  Ministero  delle
  politiche  agricole  perché lavorare in  compartimenti  stagni  non
  comunicanti  in  questa  materia  soltanto  perché  abbiamo  colori
  politici  diversi,  è  criminale,  naturalmente  sul  piano   della
  politica.
   Avverto  l'Assessore che il nostro Gruppo parlamentare si appresta
  a  depositare una serie di disegni di legge che possono, dal nostro
  punto  di  vista, dare delle risposte ed agevolare la  ripresa  del
  comparto  e  invito, sin da adesso, l'Assessore a non  mettersi  di
  traverso, ma ad agevolare il percorso normativo, per ciò che  è  la
  sua  competenza, integrando i disegni di legge, dando i pareri  del
  Governo in senso favorevole, recuperando da oggi al 31 dicembre  il
  tempo  perduto  perché  tempo perduto in questo  settore,  come  in
  verità  con  gli altri in deleghe di questo Governo,  possano  dare
  delle  risposte ad un comparto che piange. Presidente ed Assessore,
  piangono   E noi qua in un'atmosfera ovattata, fuori dalla  realtà,
  giochiamo  con  gli  interessi  di questa  parte  importante  della
  Sicilia.
   Credo che l'agricoltura siciliana non meriti tutto ciò

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci.  Ne  ha
  facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  anche  in  non
  posso,  innanzitutto, non rilevare e dispiacermi di come una seduta
  con  un  argomento  così significativo  per la  vita  della  nostra
  Regione,  se  volete anche per la storia della nostra Regione,  che
  innanzitutto dello sviluppo agricolo ha fatto l'asse portante della
  sua  vita e della sua storia, sia invece una seduta sostanzialmente
  poco partecipata.
   Ma  ugualmente  ringrazio la Presidenza dell'Assemblea  per  avere
  voluto  accogliere,  insieme all'invito che è stato  formulato  dal
  movimento dei  Forconi  con una specifica nota al Presidente  della
  Regione,  anche una mia nota nella quale, prendendo spunto  proprio
  da  quella  lettera, sollecitavo, comunque, che in occasione  delle
  giornate di protesta, qui a Palermo, ci fosse la sensibilità minima
  di  fissare  una  seduta d'Aula, esclusivamente per trattare  della
  materia,   facendo   riferimento  non  all'universo   mondo   delle
  questioni.
   Ho    ascoltato   l'intervento   dell'onorevole   De   Benedictis,
  l'elencazione  è  puntuale delle tante questioni, ma  le  questioni
  però  riportiamole, caro Assessore, ad alcuni temi che sono  quelli
  fondamentali.  L'elenco delle materie che sono state oggetto  della
  grande  crisi  e  dei grandi guai che vive il comparto  agricolo  è
  veramente troppo nutrito.
   Andiamo alle  questioni di fondo. La questione di fondo è  che  il
  comparto  agricolo,  oggi,  vive una  condizione  di  dissesto,  di
  decozione,  di fallimento. Non è nelle condizioni, sostanzialmente,
  di  pagare;  di pagare i debiti  O è già indebitato in una  maniera
  tale  che  un  sistema come quello bancario, oggi, non  regge  alla
  richiesta di superare questa empasse concedendo proroghe, o  non  è
  in grado di pagare.
   Quindi,  la prima questione fondamentale è questa, e mi rivolto  a
  lei,  assessore D'Antrassi.
   Non   voglio   sicuramente  operare  un   ragionamento   che   sia
  esclusivamente  figlio  dell'attività che  ho  cercato  di  portare
  avanti  qualche tempo addietro, quando ho avuto l'onore  di  sedere
  per qualche mese nel posto che oggi lei ricopre, però credo che  in
  quella  esperienza  il  Governo  di  allora  si  preoccupò  di  una
  questione,  ascoltando  il  mondo di  rappresentanza  del  comparto
  agricolo e si preoccupò, innanzitutto, di operare una battaglia che
  era  quella che per superare una situazione emergenziale drammatica
  occorre   la  dichiarazione dello stato di  crisi,  di  operare  di
  conseguenza  i provvedimenti che possono supportare il  superamento
  dello stato di crisi.
   Ricordo  di  avere  incontrato durante quella  mia  esperienza  il
  Commissario europeo Ciolos, di avere avuto da lui disponibilità per
  potere  operare  una soluzione che andasse, non soltanto  verso  il
  mantenimento di un  de minimis  al doppio di quello che  era  stato
  regolarmente determinato in 7.500 euro ma portato a 15.000,  ma  di
  allargarlo  ulteriormente, di consentire sostanzialmente attraverso
  una  dichiarazione  di  stato di crisi che, effettivamente,  misure
  straordinarie,  eccezionali, potessero essere  operate,  posto  che
  altri Paesi così avevano operato, ricordando che Germania e Francia
  avevano investito nei loro Paesi proprio per tentare di superare le
  difficoltà del comparto agricolo che, per carità, non sono soltanto
  italiane o siciliane o meridionali, sono del comparto europeo,  per
  lo  meno, per intero, ma che evidentemente in un territorio  debole
  come quello del meridione della Sicilia creano molti più guasti.
   Ricordo  che,  allora, operai non soltanto  in  questo  senso,  ma
  operai in un incontro dissero occorre rimodulare il PSR perché  non
  vi  è  chi non veda, leggendo quel PSR, come sia molto farraginoso,
  come  sia per molti versi distaccato da una realtà emergenziale  di
  crisi,  anche  di  liquidità,  come quella  nella  quale  noi  oggi
  versiamo.
   Io volevo rimodulare il PSR e volevo farlo perché la rimodulazione
  portasse a specifiche misure anticrisi anche con operazioni di mera
  ingegneria  finanziaria  che  consentissero  quella  liquidità;  in
  questo  senso  andava anche la logica di quel  contributo  che  può
  apparire  modesto, dei 15 mila euro nel raddoppio dell'importo  del
   de  minimis   che  era stato concesso per  il  2010,  ma  che  era
  fondamentale  nella logica di quello che muoveva 15 mila  euro  per
  ciascun imprenditore in termini di interessi.
   Evidentemente,  tutto  ciò poteva portare  quel  minimo  di  aiuto
  perché come tutti sappiamo quel  de minimis  non era legato al mero
  funzionamento,  ma  era  legato a tutta la gamma  di  attività  che
  potevano  essere, quindi anche la spesa corrente ed  ordinaria  era
  interna,   e   quindi   in  questo  ci  stava   anche   l'eventuale
  utilizzazione delle somme per potere tamponare.
   In  questa logica andava il ragionamento che facemmo all'epoca con
  il sistema bancario, con il mondo delle ABI, quando ci preoccupammo
  di  dire  che  il  sistema bancario poteva - e  facemmo  un  grande
  dibattito sul debbono e sul possono - dare la proroga per  un  anno
  ulteriore  per potere consentire, sostanzialmente, nel dare  questo
  termine di un anno, bloccando tutte le scadenze al 31 agosto  2010,
  un  minimo  di  respiro  perché  le aziende  potessero  sperare  di
  riprendersi  e non avere quindi sul collo l'ufficio delle  imposte,
  l'INPS, il sistema bancario, il sistema impositivo tributario nella
  sua accezione più lata.
   Per  questo  ci preoccupammo anche di operare, proprio  perché  la
  logica  nostra  era  quella non soltanto di evitare  che  ulteriori
  aziende agricole andassero in decozione e quindi sostanzialmente in
  fallimento, ma perché alcune potessero ritornare in bonis.
   Tutto  ciò  poteva avvenire solo attraverso quella vicenda  perché
  tutti  gli altri provvedimenti ai quali accennerò molto brevemente,
  purtroppo, a mio avviso, hanno un respiro corto.
   Perché  vedete  che  c'è dubbio che attraverso quella  finanziaria
  successivamente per esempio, qui c'è l'onorevole Adamo che  insieme
  all'onorevole  Scilla fu sicuramente la protagonista  della  grande
  battaglia  che fece il settore vitivinicolo per quanto riguarda  il
  pagamento  della   peronospora  che si attendeva da  diversi  anni.
  L'onorevole presidente Oddo sa bene di cosa stiamo parlando  perché
  anch'egli fu protagonista, in quel momento e in quella finanziaria,
  di  mettere  quella  somma  che, poi, il comparto  vitivinicolo  ha
  recepito; ma non ha superato la crisi.
   Abbiamo dato la possibilità anche attraverso quello di tentare  di
  sopravvivere, di potere andare avanti.
   Caro  assessore  D'Antrassi,  su  alcune  specifiche  vicende   ho
  presentato  delle  interrogazioni e mi  attendo  chiaramente  delle
  risposte,   ma   quelle  sono  inezie,  sono    miserie    rispetto
  all'importanza delle questioni di cui stiamo trattando oggi.
   Quando  noi  parlammo  del  fondo  di  garanzie  per  le  calamità
  naturali,  pensammo  che  erano risorse  che  servivano,  anche  in
  questo caso, a liberare somme che da tanti anni erano ferme, ma  di
  questo,  diciamo,  non  c'è  grande traccia  successiva  al  nostro
  provvedimento;  quando pensammo che così come era  articolato  quel
  PSR  le  procedure erano molto complicate e bisognava  andare  alla
  semplificazione  e  occorrevano  decreti  attuativi  e   circolari,
  purtroppo  rimane  molto complicato il rapporto, molte  volte,  con
  molti soggetti professionali fondamentali, penso agli agronomi  per
  fare  un esempio, ai quali si voleva delegare anche in ordine  alla
  semplificazione una serie di competenze, rimangono molto complicate
  e  le  procedure rimangono assolutamente farraginose  e  non  hanno
  ulteriormente migliorato la condizione. Quando, sostanzialmente  il
  sistema per il quale noi abbiamo operato l'allargamento al comparto
  agricolo,   delle  garanzie  che  erano  date  prima  al   comparto
  artigianale,   per   esempio   dalla   CRIAS,   anche   questo    è
  sostanzialmente rimasto lettera morta, così come per molti versi  e
  per  troppo  importo l'articolo che richiamava anche il collega  De
  Benedictis,  l'articolo 16, che ricordo molto  bene,  sulle  scorte
  ancora tiene ferme alcune decine di milioni, credo che siano trenta
  ancora  oggi  o  trentasei, addirittura, le somme che  sono  ancora
  ferme  e  che rappresentavano il volano per rimettere  in  moto  un
  sistema.
   Cosa voglio dire sostanzialmente, perché ribadisco, - vedo che  mi
  sono avvicinato ai circa dieci minuti e così come concordato con il
  Presidente  non  supererò i dodici minuti, per  quanto  riguarda  i
  sette  minuti  di   sforamento' -   qua  l'elenco  è  ancora  molto
  nutrito,  assessore D'Antrassi, secondo me la Regione ha  sbagliato
  nella  successiva  impostazione che questo governo  di  tecnici  ha
  voluto  assegnarsi  nel non coltivare lo stato di  crisi,  nel  non
  coltivare la battaglia per il riconoscimento dello stato di  crisi,
  ha sbagliato nel momento in cui non ha inteso rimodulare il PSR, ha
  sbagliato  nel  momento in cui non ha fatto  la  battaglia  per  la
  semplificazione delle procedure, ha sbagliato nel  momento  in  cui
  con   questo   PSR   ha  mantenuta  una  situazione   assolutamente
  farraginosa  e  non ha rimodulato assegnando alle nuove  misure  la
  logica  di emergenza e di aiuto anche attraverso i 15 mila  euro  a
  quel  comparto  agricolo  che ne aveva  assolutamente  bisogno,  ha
  sbagliato  quando  ha  tenuto sostanzialmente ingessate  tutta  una
  serie  di  risorse,  brevemente ne ho elencate per  esempio  quella
  delle scorte, che erano volano, ribadisco, per rimettere in moto un
  sistema.
     Oggi  non  so  bene  per quale ragione, successivamente  ad  una
  impostazione  che  - devo dire - anche gli uffici concordavano  nel
  sostenere  la  necessità  di rimodulare  un  PSR,  che  era  figlio
  probabilmente  di  un  momento storico  diverso,  al  di  là  della
  concezione  intellettuale che ha predisposto quel PSR, non  capisco
  perché,  nonostante ci fosse stata all'epoca la piena  condivisione
  su  alcune iniziative e su alcuni atti, tutto questo poi sia  stato
  sostanzialmente  non portato avanti perché a oggi,  ribadisco,  sia
  nei  rapporti  con  il governo nazionale, sia  per  quello  che  mi
  compete  sapere  con  la  commissione europea  di  battaglie  e  di
  ritornare  a  parlare  con  Ciolos per capire  quali  deroghe  sono
  possibili al comparto in termini di stato di crisi non c'è  ne  più
  traccia  e  non  c'è più traccia, ribadisco, di un PSR  che  a  mio
  avviso,   fortemente,   avrebbe  tutt'oggi  necessità   di   essere
  rimodulato,  ribadisco perchè ad oggi della  misura  X  quando  c'è
  un'azienda  che non può pagare, quando c'è un'azienda che  non  può
  entrare  in  banca, quando c'è un'azienda che ha  le  ganasce  alla
  macchina  o al trattore, interessa ben poco, oggi dobbiamo  cercare
  di  fare  sopravvivere chi ha questa difficoltà o di fare ritornare
  in bonis chi è già in uno stato di difficoltà.
   Questo  doveva  essere, a mio avviso, lo sforzo e l'impegno  nella
  rimodulazione  del PSR e nell'azione di confronto  con  il  Governo
  nazionale e  con la Commissione  europea.
   Non  ho  letto  e  non  ho visto, il comparto ulteriormente  si  è
  aggravato  e peggiorato, al di là delle questioni che riguardano  i
  controlli, la commercializzazione, i nostri problemi storici  della
  nostra  incapacità  di essere bravi commercianti,  di  sapere  fare
  squadra,  la  nostra  difficoltà nella trasformazione,  sono  tutti
  argomenti che conosciamo e che sono tutti problemi molto  seri,  ma
  oggi  il  problema, a mio avviso è superare la crisi  e  si  supera
  soltanto  con lo stato emergenziale riconosciuto e con  le  deroghe
  conseguenti  a questa situazione e quello che spettava  a  noi  nel
  confronto  e  data la disponibilità della Commissione europea  era,
  intanto,  rimodulare  il PSR esclusivamente  in  misura  anticrisi.
  Questo non è avvenuto e credo sia stata una colpa.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.  La  invito a rientrare nei dieci minuti,  così  come  era
  stato stabilito.

   RAGUSA.   Signor   Presidente,  la  ringrazio  perché   stamattina
  discutiamo un argomento talmente importante che, ormai, è sotto gli
  occhi  di  tutti: questa crisi agricola, purtroppo,  così  chiamata
   agricola  ma che, poi, riguarda le famiglie.
   Molte  famiglie siciliane vivono di agricoltura e, oggi, la  crisi
  dell'agricoltura colpisce anche le famiglie. Famiglie  già  gravate
  da  una serie di azioni antieconomiche, antifinanziarie, che non le
  mettono  nelle  condizioni  di  vivere  la  propria  giornata,   il
  quotidiano,  serenamente e, quindi, questo momento di  confronto  è
  importante.
   L'agricoltura soffre, strutturalmente, una crisi profonda  perché,
  forse, per tanti anni, questi  nostri agricoltori hanno fatto tutto
  da  soli. Hanno lavorato, hanno venduto,  hanno commercializzato e,
  fino  a quando i mercati tiravano,  non c'era bisogno dell'appoggio
  e del sostegno delle istituzioni.
   Oggi  c'è bisogno che le istituzioni si mettano in movimento e  si
  organizzino  in modo tale da poter contribuire nel non fare  andare
  in malora tantissime aziende.
   Non  è  possibile  vedere i prodotti del Sud  Africa  arrivare  in
  Sicilia  e,  poi, essere esportati come pomodorini  di  Pachino  o,
  comunque, come pomodorini siciliani.
   Penso che lei, assessore, debba prendere posizione subito, forte.
   E' inconcepibile, perché tutto questo penalizza i nostri prodotti.
  E parlo dei nostri pomodorini,  che lei conosce bene quanto me. Non
  h  possibile che gli investimenti superino le rese, perché oggi - e
  io parlo di fasce trasformate. .Provengo dalla provincia di Ragusa,
  noi   abbiamo   un   prodotto  interno  lordo   importante   grazie
  all'agricoltura,  alla  fascia  trasformata,  alla  zootecnia  -  è
  impossibile pensare che il film di plastica e tanti altri  acquisti
  che  vengono fatti, poi, non vengono recuperati neanche  attraverso
  la  prima stagione e anche la seconda stagione e, quindi le aziende
  sono  soccombenti rispetto agli investimenti che  fanno  per,  poi,
  diventare produttivi.
   Penso  che  si  potrebbe anche lanciare l'idea della  solidarietà,
  perché  oggi  comprare  delle piantine  ha  un  costo,  il  seme  è
  carissimo.  E  qui   mi riaggancio al ragionamento  della  ricerca.
  Tantissimi  centri di ricerca in Sicilia non funzionano e  spendono
  miliardi, fior di miliardi, per poi, andare a comprare all'estero i
  semi  che  costano  un occhio della testa e per,  poi,  portare  il
  prodotto sul mercato senza  risultati.
   Apriamo,  quindi,  un'azione rispetto alla ricerca,  poniamoci  in
  modo  intelligente percorriamo i tempi che oggi viviamo, perché  il
  mondo è cambiato, l'Europa sta vivendo un momento di grande disagio
  economico e finanziario, ma noi in questa Sicilia possiamo iniziare
  un percorso nuovo rispetto all'agricoltura.
   Ma bisogna avere le idee chiare per potere andare avanti.
   Le  chiedo:  perché non facciamo un marchio di qualità, assessore?
  E'  possibile  che  la massaia di Copenaghen, di Londra  non  possa
  acquistare  un  prodotto  chiamato   siciliano ?  Ma  quand'è   che
  arriviamo  a  questa logica oppure c'è bisogno che  per  tantissimi
  anni  la   Melinda   ci abbia insegnato come si  commercializza  un
  prodotto? E quand'è che lei e questa Amministrazione, ma mi rivolgo
  a  lei  in  modo particolare, penserà a come promuovere i  prodotti
  siciliani?  Ma è possibile assistere a tanti prodotti,  che  magari
  non saranno buoni, salubri come i nostri, naturali, biologici, come
  i  nostri, che passano momenti mediatici importanti  e non c'è  uno
  straccio di segnale mediatico che parli dei prodotti siciliani
   Ebbene,  deve  iniziare da qualche parte, assessore,  a  dare  una
  sferzata  nuova,  una ventata nuova a questa agricoltura.  Oggi  le
  manifestazioni  che si susseguono, di giorno in  giorno,  hanno  un
  leitmotiv  :  il disagio, i debiti. In qualche modo queste  aziende
  vanno  aiutate,  vanno sostenute e, per quello  che  può  fare,  la
  politica oggi deve,  per forza di cose, attivarsi.
   Non sento parlare lei e nessun altro di aggregazione.
   Lei  sa  quanto  sia importante l'aggregazione oggi;  il  PSR,  la
  Comunità  europea  parla  di  aggregazione,  nessuno  di   voi   fa
  comunicazione  rispetto all'aggregazione. Non  bastano  i  solitari
  uomini  che  vanno  in giro per le campagne sperdute  della  nostra
  provincia o della Regione siciliana a parlare di aggregazione,  c'è
  bisogno  che l'Assessorato agricoltura e foreste di questa  Regione
  prepari  culturalmente anche i piccoli produttori. Gli deve  essere
  spiegato come bisogna aggregarsi per diventare più forti perchè  le
  catene di distribuzione si sono già aggregate fra di loro, sono già
  forti,  si  sono  consorziate proprio per essere ancora  più  forti
  rispetto a chi produce.
   Il  PSR  non va bene, signor Assessore  Lo cambi  Lo metta   nelle
  condizioni  di  non perdere fondi europei perché  è  un  assassinio
  ritornare   le   somme  che  vengono  assegnate  alla   Sicilia   e
  riconsegnarle  a Bruxelles quando c'è gente che vive questo  grande
  disagio.
   Abbia  il  coraggio di mettere le mani a questo  PSR   Non  è  più
  compatibile  con  l'epoca  di  oggi   Tantissima  gente  non  potrà
  usufruire  di  queste  misure perché  non  è  nelle  condizioni  di
  usufruirne  E la SERIT, e l'INPS  Ieri abbiamo fatto un incontro in
  III Commissione legislativa,  colgo l'occasione per  ringraziare il
  Presidente  della  Commissione  che  ci  ha  fatto  incontrare   il
  responsabile  della  SERIT  regionale e  dell'INPS  regionale   C'è
  bisogno  che  questo  Governo regionale  ponga  le  condizioni  per
  intercettare  il  Ministero dell'Agricoltura e il  Ministero  delle
  Attività  produttive  per  capire  come  si  possa  fermare  questa
  macchina  che  sta  uccidendo tutte le aziende  siciliane,  con  le
  ganasce,  con  il fermo dei mezzi. Non può più produrre  nessuno  e
  creiamo  due  danni,  non solo li blocchiamo  ma  non  li  mettiamo
  neanche  in  condizione di pagare quello che devono  I  tassi  sono
  usurai,  sono pesanti, le nostre aziende non possono più  risolvere
  le  questioni,  hanno bisogno di essere aiutate   Le  banche  hanno
  chiuso  gli  sportelli  Era fin troppo facile quando  l'agricoltura
  andava  bene,   c'era  spazio per ogni  agricoltore  che  andava  a
  chiedere un prestito  Oggi è impossibile accedere al credito  ed  è
  un danno per le nostre aziende  E quando ci metteremo in movimento
  Nella  finanziaria  2009-2010 abbiamo fatto una  grande  battaglia
  L'articolo  16,  di cui sono stato promotore, è  stato  un  piccolo
  gettito  di  ossigeno, non basta più  Perché  alla  fine  l'azienda
  agricola  deve  dare i soldi indietro. La CRIAS  Abbiamo  assegnato
  nella prima trance 15 milioni di euro, nella seconda 37 milioni  di
  euro  Mi dicono che non avete ancora trasferito i soldi alla CRIAS
  Come fa questa gente ad attingere a questi fondi? Me lo spieghi
   Ma  non  è  una critica nei suoi confronti, io la sto spronando  a
  mettersi  in cammino per intercettare le esigenze di questo  grande
  disagio di cui soffre oggi l'agricoltura.
   Stiamo  per  far  nascere   la  legge  sull'agricoltura.  Io  sono
  convinto  che  stiamo facendo una buona legge ma è chiaro  che  non
  basterà.   Non  basterà  più  questa buona  legge  perché  c'è  una
  burocrazia pesante, lenta, che non aiuta più le piccole aziende  Le
  zootecnie,  le  quote latte  Quel grande disagio che hanno  provato
  gli  allevatori della zootecnia siciliana quando le quote latte del
  Nord  sono state pagate e le nostre sono state assegnate ancora  in
  negativo  Non è più possibile pagare un prezzo così pesante
   Le   catene   di  distribuzione,  signor  Assessore,   nascono   e
  proliferano  nella  nostra  regione:  chiediamo  ufficialmente  che
  pongano  sui  loro bancali i nostri prodotti  Che sono  importanti,
  che  ci aiutano a promuovere l'economia siciliana, perché alla fine
  in  questa  Isola si vive ancora di agricoltura   Se  per  la  FIAT
  abbiamo  stanziato  quei  fondi  così  importanti,  io  penso   che
  l'agricoltura valga quanto vale la FIAT, e forse di più, perché  la
  nostra  provincia impegna 60 mila famiglie con tutto l'indotto  che
  gli  ruota intorno  E' importante che lei riesca a strappare, a far
  capire a Roma che c'è uno stato di crisi in questa Sicilia  E'  una
  emergenza che bisogna per forza di cose intercettare, perché domani
  mattina  nasceranno   i figli dei forconi  e poi  nasceranno  altre
  situazioni  e  circostanze che sarà difficile dominare  e  condurre
  nell'alveo della democrazia, perché la gente è affamata, ha bisogno
  di risposte
     Questo mio intervento lo interpreti  come uno sprono perché  lei
  deve  incarnare l'agricoltura siciliana in modello moderno,  perché
  questa  è la vera scommessa che la nuova generazione della politica
  si  vuole  dare,  perché  appartengo alla nuova  generazione  della
  politica che vuole dare un segnale forte alle famiglie siciliane

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.
   Comunico che le iscrizioni a parlare sono chiuse.

   ADAMO.  Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,  abbiamo
  ascoltato con attenzione la sua dettagliata relazione sui  problemi
  dell'agricoltura  siciliana ma ancora di più abbiamo  percepito  la
  sua  volontà  di  passare alle soluzioni, perché  sull'analisi  dei
  problemi la Sicilia, e soprattutto l'agricoltura, è stanca.
   Oggi pomeriggio ci sarà una legge che è già un passo importante in
  questo  senso  e  le  raccomandiamo una norma  alla  quale  abbiamo
  lavorato  tanto e che, al di là del principio stesso, le  norme  si
  fanno  e  il più delle volte  non vengono applicate oppure  vengono
  applicate  con  grande  lentezza. E,  allora,  nell'attesa  che  si
  sviluppi  un  progetto di rinascita dell'agricoltura, noi  dobbiamo
  accettare  lo  stato  di  crisi dell'agricoltura  che  non  è  solo
  siciliana ma è un problema europeo di crisi dell'agricoltura.
   Rispetto a questo, la Comunità europea ci dà delle indicazioni; ci
  dà  la  possibilità di risolvere il problema e dice;  se in  questo
  momento   l'agricoltura  non  può  reggere  il  confronto,  intanto
  salviamo   l'agricoltore .  Siamo  nelle  condizioni  che,   mentre
  pensiamo alle grandi soluzioni per la grande distribuzione, per  la
  grande  rinascita del sistema dei mercati, nel frattempo, rischiamo
  l'abbandono dei campi. E, allora il dato sull'abbandono  dei  campi
  nella  nostra  Regione è spaventoso e riguarda tutta  l'agricoltura
  siciliana.  Tra poco noi, forse, avremo la rinascita dei  prodotti,
  faremo  il vino con l'acqua e zucchero, le marmellate con  prodotti
  sintetici  perché  gli agricoltori stanno abbandonando i campi.  La
  Comunità  europea  ci  dà l'idea e ci dà i  soldi  per  intervenire
  perché  riconosce  all'agricoltore, questo è molto  importante,  un
  ruolo non soltanto di produttore di un bene economico, ma di tutela
  del  paesaggio e dell'ambiente e dà quel contributo di 800 euro che
  è vitale, intanto, per convincere i giovani agricoltori a restare a
  curare  i  loro  campi  non a vendemmie verdi  che  distruggono  il
  paesaggio, distruggono l'agricoltura, distruggono la produzione non
  portano  nulla  di  bene e portano tutti i soldi non  nelle  tasche
  degli agricoltori ma di chi gli cura le pratiche.
   E,  allora,  andiamo  ad un intervento diretto,  però,  assessore,
  glielo  dico veramente con la stima che ho nei suoi confronti,  non
  basta  essere d'accordo ci vuole quella grinta di convincere  e  di
  portare  avanti  il  progetto senza le lentezze  burocratiche  che,
  troppo  spesso, abbiamo subito. Questa cosa, quindi, si  deve  fare
  subito.  Ci  sono  i  soldi, c'è la norma:  facciamola.  Non  è  la
  soluzione    ma   è   un   modo   di   intervenire   immediatamente
  sull'agricoltura.
   Condivido con tanti interventi dei colleghi, nonostante gli sforzi
  dell'assessore  e  anche dell'assessore che lo ha preceduto,  tutti
  gli  accordi  che  si  fanno con le banche,  purtroppo,  falliscono
  perché  la  banca  fino al protocollo d'intesa  c'è,   ma  poi,  al
  momento   di   intervenire  nel  risanamento  dei   debiti,   nella
  riorganizzazione del mutuo, molto spesso non ha nessun interesse  a
  farlo. Avevamo proposto, come partito, nella finanziaria una  norma
  semplice,  semplice:   le banche che non  attuano  -  perché  tutti
  firmano,   i protocolli d'intesa li firmano tutti -  le  norme  non
  possono partecipare a nessun bando , perché ci sono i bandi da  cui
  ci  guadagnano  tanto,  non  possono  partecipare  al  bando  sulla
  tesoreria, perché noi in Sicilia non abbiamo più banche e le banche
  che arrivano si fanno i loro comodi, non hanno alcun interesse,  lo
  sappiamo, in ogni campo, e lo sanno soprattutto gli agricoltori.
   Altra  proposta  che  la prego di valutare  è  la  possibilità  di
  favorire l'unica banca e l'unico sistema bancario che ci resta  che
  è l'Irfis che  potrebbe essere la responsabile e deve essere quella
  a  cui  noi  affidiamo  i  fondi,  con la sicurezza  che,  poi,  il
  risultato  ci  sarà,  come, onestamente, ha fatto dei  progetti  in
  questo  campo delle industrie. Questa, secondo me, potrebbe  essere
  una cosa che la preghiamo di valutare.
   Altra gravissima questione è il problema della sofisticazione  che
  non  ha  nulla  a che vedere con il libero mercato. Ben  vengano  i
  prodotti  cileni, turchi, africani purché sia chiaramente stabilito
  che  cosa sono, da dove vengono, che tipo di prodotto sono.  Questo
  non avviene. Questo lo sappiamo. Abbiamo affrontato, assieme a lei,
  questa discussione in Commissione, abbiamo provato ad istituire  un
  coordinamento tra Guardia di Finanza, forestali e tutti  gli  enti,
  Nas,   tutti  i  gruppi,  ma  è  un'operazione  fallita.   Dobbiamo
  riprenderla.  E' chiaro, assessore, che una commissione,  anche  la
  Commissione   Antimafia   non   ha   l'autorità   di   imporre   il
  coordinamento, ma l'assessore ce l'ha. Noi le chiediamo di  imporre
  un   coordinamento.  La  sofisticazione  dei  prodotti  non  è  più
  tollerabile  è un danno per l'agricoltura è un danno anche  per  la
  salute dei cittadini.
   Deve  diventare una battaglia. Con l'occasione, vorrei  ricordare,
  che  io tante volte ho presentato interrogazioni perché, tempo  fa,
  la  Regione  acquistò una macchina per controllare i prodotti  viti
  vinicoli che doveva essere stata affidata, all'Istituto della  Vite
  e del Vino di Marsala. Questa macchina è stata smontata e portata a
  Catania,  mi chiedo perché, e ho chiesto tante volte, forse  non  a
  lei direttamente, di riportare questa macchina che fu acquistata  e
  che  sparì,  non  si sa bene dove, in un magazzino di  Catania.  E,
  naturalmente mi associo alle proposte che già ci sono  state  tante
  volte  sulla questione dei marchi perché tutti noi sappiamo, lo  sa
  anche  chi  ha  esperienze  di  amministratore  sa   benissimo  che
  promuovere  i nostri prodotti non è difficile;  quando si  va  alle
  fiere, quando si va a promuovere nei locali, il problema è che  poi
  chi degusta e apprezza i nostri prodotti non sa dove comprarli, non
  sa  dove  ritrovarli,  non  sa  quale  marchio  cercare  per  avere
  garantita la qualità del prodotto siciliano.

   PRESIDENTE.   E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo.  Ne  ha
  facoltà.

   FIORENZA. Presidente, lei ha qualche problema con la vista

   PRESIDENTE.   No  non  ho  nessun  problema  lei  è  subito   dopo
  l'onorevole Digiacomo.

   FIORENZA. E' sicuro?

   PRESIDENTE. Sicurissimo onorevole Fiorenza.

   FIORENZA. Io avevo chiesto di parlare prima dell'onorevole Adamo

   PRESIDENTE. Onorevole Fiorenza, sicurissimo, lei è stato  iscritto
  quando era giusto iscriverla
   Si  accomodi onorevole Fiorenza  La richiamo e si accomodi e metta
  in  dubbio  qualche altra cosa, non metta in dubbio la  correttezza
  della  Presidenza  Si accomodi per favore  La richiamo  all'ordine
  La richiamo all'ordine per la seconda volta
   Prego,  onorevole Digiacomo.

   DI  GIACOMO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,   assessore,
  nella mia breve esperienza di parlamentare regionale, ma nella  mia
  lunga   esperienza  di  amministratore  locale   credo   di   avere
  partecipato  a  qualche centinaio di incontri con  agricoltori  per
  ascoltare  le  lamentele, sviscerare le ragioni di  una  crisi  che
  ormai  è diventato un leitmotiv almeno negli ultimi 20 anni e   per
  qualche  ragione  mi ero convinto che il Parlamento  fosse  qualche
  cosa di diverso rispetto ad un'assemblea che avviene al comune o al
  mercato ortofrutticolo o al mercato del pesce.
   Un Parlamento non è un luogo dove si fa demagogia, non è un luogo,
  almeno non dovrebbe esserlo, in cui si adottano toni tribunizi,  un
  Parlamento è  luogo in cui si affronta con serietà, se è  possibile
  e  con norme e con leggi, quello che è uno dei  pochissimi elementi
  di economia reale del nostro territorio.
   Era  presente l'assessore D'Antrassi, qualche settimana fa, in una
  riunione a Vittoria con dei produttori agricoli, ad un certo  punto
  non  in  perfetto  italiano ma con un senso  molto  appassionato  e
  realistico  delle  cose,  uno  di  questi  produttori  fece  questa
  domanda:   assessore  quanto  dipendenti  ha  la  Fiat  di  Termini
  Imerese, alcune migliaia? 2000, 2.500?
   Bene  saranno stati un centinaio di produttori, allora lui  disse:
   Formica  è con me, Besio è  con me, Barone è con me . Solo  questi
  quattro  produttori danno lavoro a 2.500 famiglie. Quattro.  Stiamo
  parlando di una provincia che è quella di Ragusa, non sono  4  sono
  70.000,  quindi  parliamo di un distretto dove trovano  occupazione
  nell'agricoltura  direttamente  o  come  indotto,   oltre   100.000
  persone.
   Sa  Presidente,  un  ettaro,  dove  praticamente  si  richiede  un
  investimento di 300.000 euro per un livello tecnologico  medio,  dà
  lavoro   a  30  persone. Un ettaro, 10.000 metri  non  parliamo  di
  milioni di metri quadrati e con poco più di  300.000 euro.
   Signor  assessore  nell'industria pesante,  nell'industria  medio-
  pesante quanti milioni di euro di investimento ci vogliono per dare
  lavoro a 30 famiglie?
   Ma  lasciamo  perdere  l'industria pesante, o  l'industria  media,
  parliamo  di  artigianato,  parliamo  di  un'autocarrozzeria   dove
  lavorano 30 persone. Quanti milioni di euro ci vogliono per presse,
  forni.
   L'agricoltura è di fatto il bene supremo del nostro territorio.
   La politica deve governare gli eventi, non lasciarsi travolgere.
   Quando  si  parla di agricoltura la serie delle problematiche  che
  vengono messe in campo, con grande confusione, hanno l'effetto  che
  in  politica  non ci deve essere, cioè l'effetto travolgente  dello
  smarrimento dei tre-quattro punti fondamentali che vanno seguiti.
   L'agricoltura è quel settore in cui negli ultimi quindici  anni  è
  stato  riversato,  in  Sicilia,  un torrente  infinito  di  denaro,
  miliardi e miliardi di euro.
   Questi soldi sono serviti per costruire sistemi di potere, scatole
  cinesi,  una  miriade di enti, associazioni, centri di ricerca  che
  sono serviti solo a formare consenso politico.
   E'  con grande ipocrisia che qui si vuole, con un colpo di spugna,
  rimuovere   un   sistema   clientelare   che   ha   comportato   il
  raggiungimento di enormi fortune politiche ed attribuire il  dramma
  di questi giorni all'ultimo periodo.
   Noi  non  contribuiamo in questo modo a fare alcuna operazione  di
  chiarezza.
   E'  bene  che l'opinione pubblica sappia che il Piano di  sviluppo
  rurale  è stato pensato, congegnato ed ideato per sostenere  gruppi
  di  produzione organizzati, gruppi che riescono a rispondere ad una
  architettura  burocratica ed anche finanziaria che in qualche  modo
  li ha aiutati e sostenuti.
   Altra cosa, invece, è sfidare i mercati tutto il giorno. Questa  è
  un'altra vicenda ma questo mette in difficoltà pure Apple in alcuni
  contingenti economici, non mette in difficoltà solo l'agricoltura.
   E'  bene chiarire che questa operazione non ha concorso, in  alcun
  modo  negli  ultimi  decenni, a sostenere la  parcellizzazione  dei
  nostri produttori agricoli, cioè quelli che fino a qualche decennio
  fa,   con  quattro,  cinque,  sei,  dieci  mila  metri  di  terreno
  riuscivano ad avere un decoro di vita accettabile.
   Quelli del Piano di sviluppo rurale ne hanno potuto usufruire  ben
  poco.
   Mi   dispiace  che  l'onorevole  Bufardeci  non  ci  sia   ma   le
  responsabilità  principali della non conclamazione dello  stato  di
  crisi vanno alla Commissione europea e al Governo nazionale.
   Sono  stato  a Bruxelles a parlare con la Commissione Agricoltura,
  la  quale si è rifiutata di conclamare lo stato di crisi se non  ci
  fosse stata una iniziativa da parte della Regione siciliana, e  c'è
  stata, e del Governo nazionale.
   Il   Governo  nazionale,  così  sollecito  alle  difficoltà  degli
  allevatori della Pianura padana, è stato sempre sordo a quelle  che
  sono  state, invece, le problematiche del nostro territorio,  della
  Sicilia.
   Se ne è infischiato altamente
   L'agricoltura   deve  assumere  nell'agenda  politica   nazionale,
  europea e regionale un posto di primissimo piano.
   La  settimana prossima sarà l'occasione, quella della  discussione
  del disegno di legge n. 732. Vedremo le capacità.
   E'  chiaro,  doveroso, è onesto dire che le provviste  finanziarie
  che  si  appoggiano  con  quella legge,  di  per  sé,  non  possono
  risolvere il problema dell'agricoltura, che è diventato un problema
  strutturale ed anche un problema culturale.
   Il   credito,  le  difficoltà  nell'ottenere  il  credito,   delle
  garanzie.  Bisogna dire che sono difficoltà enfatizzate  dal  fatto
  che è avvenuta una mutazione genetica.
   Una  volta  il  direttore di banca diceva al  dipendente  di  dare
  all'agricoltore tutto quello che voleva anche con  una  sola  firma
  perché  se  anche non possedeva nulla, il produttore  agricolo  era
  sinonimo di serietà e di puntualità.
   Adesso c'è stata una  mutazione genetica, si sono indebitati e  va
  ridiscussa.
   Questo  è  il compito della politica, il rapporto degli attori  di
  una volta che non sono più gli stessi, le banche e i produttori.
   Come  è possibile, assessore, che se si va  con una discreta busta
  paga  da  un  concessionario  Mercedes o  Bmw,  danno  sull'unghia,
  riempiendo un modulo, sessantamila euro?
   Se noi dobbiamo fare un prestito d'onore ad un giovane agricoltore
  che  ha la necessità di una liquidità minima per poter accedere  ad
  un  progetto  importante, noi glielo neghiamo o lo tiriamo  per  le
  lunghe per mesi o per anni.
   Com'è  possibile che si sia rotto in questo modo quello che  è  al
  centro  della possibilità di chiunque di noi e dei nostri figli  di
  fare un minimo investimento? Quando si rompe un rapporto di fiducia
  fra  l'operatore  e  la  politica è  il  dramma   E'  la  tragedia
  Innovazioni  tecnologiche,  energie  alternative,  io  compero   un
  terreno,  mi  impegno,  mi indebito e la politica  poi  non  dà  le
  autorizzazioni,  le  dà quando ormai le rate  del  mutuo  non  sono
  pagate e l'imprenditore è fallito
   Quando  si rompe questo rapporto di fiducia, allora tocchiamo  con
  mano, non un momento di cronaca, ma un momento di storia.
   Ci  sarebbero  tante altre cose da aggiungere, ma avremo  modo  la
  settimana entrante di potere approfondire questi argomenti.
   Voglio  dire  un'ultima cosa, per non sforare  e  non  mettere  in
  difficoltà  la presidenza, a proposito della internazionalizzazione
  dei  prodotti. Assessore, alla  Fifth Avenue , a New York,  c'è  un
  luogo che si chiama  Eataly . E' un luogo frequentato da decine  di
  migliaia  di  acquirenti da tutto il mondo che adorano il  prodotti
  italiano.
   Io  ci sono stato,  me lo sono girato tutto, ma non ho trovato  un
  prodotto  siciliano. Ma come è possibile  Nemmeno uno  Non potremmo
  ripensare ad una internazionalizzazione di prodotto, in modo un po'
  più  concreto? Altrimenti, le cose le diciamo con le parole, ma con
  i fatti non siamo presenti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Fiorenza.  Non
  essendo presente in Aula decade dalla facoltà di parlare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO.   Signor   presidente,   onorevoli   colleghi,   signor
  assessore,  innanzitutto grazie per avermi dato la  possibilità  di
  intervenire  in  questo dibattito così importante che  riguarda  il
  futuro  della nostra terra e il futuro di migliaia di famiglie  che
  oggi  sono  qui  in Aula con i loro rappresentanti, ma  soprattutto
  davanti  al portone dell'Assemblea regionale siciliana a protestare
  ed  a  richiedere  che la Regione possa adottare  provvedimenti  in
  maniera veloce e senza perdere ulteriore tempo.
   Oggi,  io  voglio  dare prova di questa che  dovrebbe  essere  una
  caratteristica  del  Parlamento,  cercando  di  contenere  il   mio
  intervento.
   Non  sono  qui a polemizzare per l'assenza del Governo e di  tanti
  colleghi. Volevo, invece ringraziare l'assessore che è qui presente
  e  ricordare quello che abbiamo detto martedì: mettiamo da parte le
  differenze di parte, mettiamo da parte l'opposizione fra Governo  e
  minoranza,  lavoriamo insieme per raggiungere subito  un  risultato
  che  va nell'interesse della nostra terra e va nell'interesse della
  nostra Sicilia.
   E'  chiaro, assessore, lo ha riconosciuto e lo stiamo riconoscendo
  tutti,  che  abbiamo bisogno subito di una legge che  possa  venire
  incontro alle istanze dell'agricoltura.
   I   miei   predecessori  si  sono  lungamente,  con   dovizia   di
  particolari,  soffermati sulle analisi che hanno portato  a  questa
  crisi.  Ognuno  di  loro  ha  fatto le proprie  considerazioni,  ha
  indicato  anche delle possibili soluzioni. Dobbiamo  passare  dalle
  parole  ai  fatti.  Non  possiamo continuare a  parlare.  Dobbiamo,
  invece,  immediatamente  stabilire un  percorso  che  ci  consenta,
  presidente Oddo, già lunedì, al massimo martedì di essere in Aula e
  cominciare  a discutere sul disegno di legge n. 732 che va  proprio
  nell'interesse e nella tutela degli agricoltori.
   Troppo  abbiamo  parlato, troppo ci siamo mostrati  interessati  a
  questo  settore,  troppo  ci  siamo  presentati  agli  agricoltori,
  dicendo che ognuno di noi ha una soluzione ai loro problemi.
   Gli  agricoltori  non  hanno assolutamente  bisogno  delle  nostre
  parole.   Gli  agricoltori  hanno  bisogno  dei  fatti  di   questo
  Parlamento  che,  in maniera unitaria, senza farsi dividere,  senza
  che  vi  sia  l'arroganza della maggioranza e la  supponenza  della
  minoranza,  vada  verso provvedimenti che riguardano  il  Fondo  di
  solidarietà  regionale,  la stipula di contratti  assicurativi,  la
  capitalizzazione delle cooperative, la proroga degli  espropri  per
  quanto  riguarda  l'esposizione agraria, il finanziamento  a  tasso
  agevolato per il credito di esercizio finalizzato, tutta una  serie
  di provvedimenti a favore dell'esposizione nei confronti degli enti
  previdenziali.
   Tutte cose che in maniera straordinaria e mirabile i colleghi  che
  mi hanno preceduto hanno detto.
   Allora,  cosa le chiedo, signor Presidente? Questa Assemblea  dia,
  oggi,  una  risposta  ai  rappresentanti dei  lavoratori.  Vogliamo
  sapere, oggi, con esattezza quando questo disegno di legge arriverà
  in  Aula,  quando  stabiliremo di approvarlo. Mi appello  alla  sua
  saggezza,  alla  sua nota esperienza, alle sue  capacità  di  saper
  governare   questa   Assemblea,   non   solo   dobbiamo   dire   ai
  rappresentanti   degli  agricoltori  che  martedì   inizieremo   la
  discussione del disegno di legge, ma dobbiamo dire pure  che  entro
  giovedì   sera  approveremo  questo  disegno  di  legge.  Se   sarà
  necessario  rimarremo anche di notte, se sarà necessario  rimarremo
  anche la mattina, faremo doppia seduta, tutto quello che volete, ma
  entro  giovedì questa Assemblea deve necessariamente predisporre  e
  deve  licenziare  un  atto parlamentare che  vada  a  risolvere  le
  esigenze   degli   agricoltori,  perché   mentre   noi   discutiamo
  l'agricoltura siciliana sta per morire e noi questo non lo possiamo
  consentire.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  comunico  che  la  Commissione
  Bilancio  ha  esitato  il  disegno  di  legge  n.  732  che   andrà
  immediatamente in III Commissione per la presa d'atto e, quindi,  a
  metà della settimana entrante lo tratteremo in Aula.
   Questa è la prima risposta concreta a ciò che abbiamo detto.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ha  già  dato
  comunicazione dell'avvenuta approvazione del disegno  di  legge  n.
  732  perché  la  Commissione Bilancio, pur in presenza  dei  lavori
  d'Aula, ha ottenuto l'autorizzazione a poter procedere e in  questo
  senso,  con  grande  senso di responsabilità  ed  impegno,  abbiamo
  lavorato e, pertanto, abbiamo dato questa prima risposta.
   Al  di  là delle considerazioni che un po' tutti portiamo  avanti,
  dimostrando grande sensibilità ed attenzione verso un comparto  che
  rappresenta,  sostanzialmente,  la  realtà  portante  della  nostra
  economia  siciliana,  deve esserci grande razionalità  nel  portare
  avanti   il   nostro  impegno,  le  nostre  proposte,  diversamente
  rischieremmo  di  scivolare  in una  grande  negatività  che  è  la
  strumentalizzazione, la demagogia, il populismo. Se la  corsa  deve
  essere questa, saremo sicuramente portati verso una realtà che  non
  porterà  risultati, invece la corsa, l'impegno nostro  deve  essere
  nella direzione di una realtà che vede oggi le 450 mila partite IVA
  che   esistono   nel  comparto,  vuol  dire  che   se   queste   lo
  moltiplichiamo per 4 persone rappresentano sicuramente  quasi  metà
  della  popolazione  siciliana, quindi i  termini  da  cui  dobbiamo
  partire  debbono  essere  questi: un comparto  che  rappresenta  un
  aspetto economico ma anche un aspetto sociale.
   Il  tema del comparto dell'agricoltura dove abbiamo una produzione
  articolata  nelle varie specie, nelle varie realtà che  sicuramente
  risente,  oggi, di alcuni fattori importanti, quali i  costi  della
  produzione, quale il mancato adeguamento verso quella nuova  realtà
  che  è il mercato che è rappresentato da una domanda a cui dobbiamo
  adeguarci  e poi, sostanzialmente, la possibilità anche  di  capire
  quali  sono le peculiarità, le particolarità che nel nostro settore
  possono  rappresentare  il  punto  di  forza  e  non  il  punto  di
  debolezza.
   Voglio  dirvi  un'esperienza che ho avuto modo di maturare  in  un
  confronto,  atteso che provengo da questa realtà, essendo figlio di
  coltivatore  diretto, essendo anch'io impegnato in quell'esperienza
  che è stata della cooperazione, perché mio padre, vedendomi giovane
  universitario mi disse:  ora facciamo una cooperativa e tu seguirai
  questa attività .
   Ebbene,  eravamo nel lontano 1972 e da quella esperienza  vi  dico
  che   c'è  stata  oggi  in  me  una  profonda  amarezza  nel  dover
  considerare che questa è stata, sicuramente, un'opportunità  persa,
  sciupata, perché il nostro egoismo, il nostro individualismo non ha
  portato  a  momenti di aggregazione e, quindi, a momenti di  grande
  svolta a cui noi dobbiamo riferirci.
   Se   il  problema  del  grano  e  il  problema  degli  agrumi,  da
  un'esperienza diretta, mi porta a dire che da un grande momento  di
  scontro, essendo esperto agrumicoltore, assisto e porto avanti  una
  battaglia; assisto ad un momento di confronto con l'università, gli
  esperti  e  l'osservatorio sperimentale  in  cui  noi,  avendo  nel
  catanese  un prodotto pregiato,   il pigmentato rosso di  Sicilia ,
  negli  anni  '80  - udite,udite - da questa particolarità,  secondo
  l'indicazione  del mondo della scienza, del mondo  universitario  e
  anche   in  parte,  in  maniera  sbagliata,  dall'associazione   di
  categoria   dovevamo   adeguarci  al   prodotto    mondiale,   cioè
  all'arancia di  polpa bionda .
   Bene   In  questo  confronto - ricordo l'allora onorevole  Urso  -
  disse:  Caro Nino, siamo alla fine, perché se non si comprende  che
  l'elemento  di forza lo distruggiamo e ci confondiamo insieme  agli
  altri,  gli altri ci mangeranno  . Questo è avvenuto  Perché allora
  il concetto della peculiarità, della diversità poteva rappresentare
  il  grande momento di svolta, invece noi ci siamo confusi  con  gli
  altri. Aggiungendo a questo argomento, per cui l'incentivazione, la
  promozione  veniva data affinché si producessero arance  di   polpa
  bionda  e non più arance di  polpa rossa .
   Parallelamente  c'è la grande esperienza della  Giaffa ,  cioè  in
  Sicilia non avevamo mai importato agrumi perché c'era la cosiddetta
  barriera fitosanitaria.
   Ebbene,   la grande distribuzione dopo tanti tentativi ha  imposto
  che  si  derogasse  l'articolo 92 del trattato di  Roma,  il  quale
  articolo  92  diceva che noi avevamo in Sicilia  e  in  Italia  una
  barriera fitosanitaria da difendere e pertanto non potevano esserci
  importazioni di prodotti del mercato concorrenziale.
   Anche   questo   baluardo  viene  abbattuto,   perché   c'era   la
  giustificazione che noi avevamo bisogno dei pompelmi  che  potevano
  integrare  il  processo  di  vendita  nella  grande  distribuzione.
  Quindi,  oggi   noi  cogliamo  in  questo  settore  questa   triste
  esperienza. Da quel momento in poi la grande distribuzione  diventa
  l'elemento  che strozza il mercato, che ne determina le condizioni,
  che mortifica la nostra produzione.
   Negli  anni successivi agli anni '80 si scopre che, tutto sommato,
  era  stato commesso un errore e pertanto si comincia ad incentivare
  nuovamente  il pigmentato: l'arancia di  polpa rossa .  Addirittura
  si  dà  grande  promozione per la produzione dei  succhi  in  polpa
  rossa.
   Perché  ho  voluto  citare questa esperienza? Per  dire:  Signori,
  siamo  oggi  davanti  ad  un problema cui va  fatta  una  grande  e
  profonda   riflessione:   dobbiamo   capire   e   dobbiamo   quindi
  intervenire,  tenendo  conto  che siamo  in  un  momento  di  crisi
  congiunturale  perché c'è la necessità di garantire un  minimo  per
  far sopravvivere le aziende e le famiglie dei coltivatori diretti e
  degli  agricoltori  e di tutto il comparto. Però,  attenzione:  c'è
  anche  una grande necessità di guardare al settore come momento  di
  crisi  strutturale  dove  esistono le  condizioni,  il  futuro,  la
  prospettiva.
   Ritengo che l'Assessore abbia anche lui delle cognizioni, vista la
  sua  esperienza,  per potere dare un impulso in  questa  direzione,
  ahimè, che però ad oggi non è riscontrabile.
   Io  dico che l'emergenza è rappresentata dalla possibilità per  il
  settore  di  avere  sostegno perché c'è il  grande  problema  degli
  sgravi contributivi e degli oneri previdenziali, c'è un problema di
  sopravvivenza.  Mentre noi parliamo per capire come  affrontare  il
  problema nella sua dimensione più strutturale, dobbiamo però capire
  come sopravvivere.
   Allora, c'è un problema - come dicevo - dell'emergenza, dell'oggi,
  degli oneri previdenziali, degli sgravi che forse potrebbero essere
  un momento di alleggerimento di questa grande tensione.
   C'è  poi  il problema della gestione, il problema degli interventi
  che, in un certo senso, con il disegno di legge n. 732 approvato in
  Commissione  stamattina abbiamo voluto dare una risposta  a  quella
  che potrebbe essere l'emergenza, l'utilizzo delle risorse dei fondi
  cosiddetti nazionali, la 499, che abbiano alcuni precisi interventi
  e possano questi interventi dare qualche risposta.
   E  poi  c'è il grande tema su cui noi abbiamo da una parte accolto
  la   spinta  comunitaria  che  ha  portato  al  disimpegno  e  alla
  desertificazione, oggi forse ci vorrebbe, questo è lo  spirito  che
  ha  spinto la Commissione, abbiamo approvato un emendamento in  cui
  si  dice   garantiamo e quindi troviamo gli strumenti per garantire
  oggi  quelli  che  invece  sono  le  realtà  esistenti  quindi   le
  produzioni  esistenti  per  evitare  che  sia  un  diffondersi   di
  desertificazione .
   Allora, il senso del mio ragionamento vuole essere quello di  dire
  che siamo tutti impegnati, con grande senso di responsabilità senza
  fare  corse ad ostacoli, per dimostrare e sperticarsi in una  serie
  di   proposte   demagogiche  a  dire   che   esiste   il   problema
  dell'emergenza  e,  quindi, il problema dell'emergenza  riguarda  i
  costi,  riguarda da una parte i costi che strangolano il settore  e
  dall'altra  un  po'  di ossigeno con l'intervento  finanziario  che
  possa  fare riprendere fiato. Dall'altro, c'è una necessità di  far
  sì che l'utilizzo dei fondi comunitari, la possibilità di vedere al
  meglio  i  risultati perché anche qua incappiamo in  quello  che  è
  questo  grande  disastro di questo Governo che ha un  po'  bloccato
  tutto.  Terza  cosa la grande distribuzione, Assessore,  almeno  in
  Sicilia,  che  abbia una precisa indicazione, che  tenga  conto  di
  quella che è la produzione locale. Questo potrebbe essere un  primo
  momento di risposta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, c'è  una
  strana  sensazione  oggi  in  Aula. Ieri  quest'Aula  ha  visto  la
  presenza  del Governo nella sua interezza: dal Presidente  Lombardo
  all'ultimo, nel senso delle postazioni di fila, degli Assessori  di
  questo  Governo. Ha visto un'Aula che ha registrato 89 presenze  su
  90.
   Forse,   soltanto  nella  cerimonia  di  insediamento  di   questo
  Parlamento  si  è raggiunto un livello così alto di partecipazione,
  perché  si  parlava di una cosa importante, vitale per la  Sicilia:
  della mozione di censura all'Assessore per la sanità e, quindi,  il
  Governo  ha  sentito il dovere di essere presente  con  i  suoi  12
  Assessori  e  la  maggioranza in particolare  ha  sentito  il  peso
  politico  e  morale  di  essere presente per sostenere  l'Assessore
  Russo   ed   evitare  che  potesse  essere  sfiduciato  da   questo
  Parlamento.
   Nella  graduatoria  delle importanze di questa Sicilia,  oggi,  mi
  sarei  aspettato  la  presenza del Governo,  senza  nulla  togliere
  all'ottimo Assessore D'Antrassi, al quale ormai sono legato  da  un
  sentimento di sincera stima per il suo impegno e per il  suo  garbo
  personale,  ma oggi mi sarei aspettato nel novero delle  importanze
  un  Parlamento  stracolmo presente a sostenere gli interessi  degli
  agricoltori.
   Qualcuno  poco  fa, un parlamentare che di storia  se  ne  intende
  molto mi ricordava una frase di un'Aula sorda e grigia, si riferiva
  ad  un'altra  Aula parlamentare. Questa non è un'Aula né  sorda  né
  grigia.  E'un'Aula disattenta, perché evidentemente non ha a  cuore
  il   problema   degli  agricoltori,  perché  se   la   presenza   è
  testimonianza  di impegno, l'assenza è testimonianza di  disimpegno
  probabilmente di situazioni ancora più importanti da attenzionare.
   Io credo che oggi, in questo momento, non perché ci sono in Aula i
  rappresentanti degli agricoltori o perché giù abbiamo una  rumorosa
  ma    gradita   presenza   di   siciliani   impegnati   nel   mondo
  dell'agricoltura, credo che oggi non c'è in Sicilia un'attività più
  importante di quella finalizzata  a difendere gli agricoltori, ma a
  difenderli non con le parole ma con i fatti.
   La  Commissione  Attività produttive, della quale  ho  l'onore  di
  essere  Presidente, ha esitato il disegno di legge che  oggi,  come
  lei  ha comunicato, è stato approvato dalla Commissione Bilancio  e
  noi  appena mi sarà assegnato in via del tutto straordinaria -  lei
  sa  come sono molto veloce anche perché è autorevole componente  di
  questa   Commissione   -   lo  metteremo  all'ordine   del   giorno
  immediatamente e nel giro di poche ore daremo il parere finale  per
  farlo arrivare in Aula.
   Io  credo  che oggi non abbiamo centrato il problema  della  crisi
  agricola. Quando c'è un'attività fisiologica nella politica o nella
  rappresentatività normalmente c'è una organizzazione  di  categoria
  che  assiste,  rappresenta  i  lavoratori  e  quei  lavoratori  non
  scendono  in  piazza  se non chiamati perché si  sentono  garantiti
  dall'organizzazione  di categoria. Se oggi  scendono  in  piazza  i
  lavoratori  armati  di  ideali forconi  per  stimolare  una  classe
  politica   certamente   disattenta  è  perchè   non   soltanto   le
  organizzazioni   hanno   fallito,   perché   hanno    rappresentato
  sicuramente non diretti degli agricoltori, ma sta fallendo anche la
  politica e oggi c'è la prova del fallimento della politica.
   C'è   stata  una  relazione  dell'assessore  D'Antrassi   che   ha
  tratteggiato  la  strategia  del  Governo  sull'agricoltura  o  per
  l'agricoltura. Questo Governo è in carica dal 2008; siamo  arrivati
  al  2011,  oltre tre anni di guida di questo Governo e  noi  ancora
  oggi parliamo di crisi agricola perché non siamo stati capaci,  non
  siete  stati  capaci di garantire una strategia  per  l'agricoltura
  siciliana.
   Quando  viene  qualcuno  in  Commissione  come  ieri  che  abbiamo
  ascoltato rappresentanti delle categoria autonome degli agricoltori
  di  Ragusa,  di Caltanissetta, di San Cataldo, della  provincia  di
  Enna,  della provincia di Siracusa e ci hanno detto - e mi ha fatto
  molto riflettere, mi ha fatto anche reagire per il mio carattere  -
  che  loro non si sentono rappresentati ma quello che è più grave  è
  quando  dicono,  e  forse  hanno  ragione  a  volte,  che  noi  non
  rappresentiamo più la Sicilia, signor  Presidente, perchè siamo  su
  due  mondi  completamente diversi: noi parliamo di una  agricoltura
  che, probabilmente, è virtuale a fronte di una agricoltura che  sta
  morendo.
   Voi  lo  sapete che quando mettono le ganasce i mezzi non  possono
  più uscire? Voi lo sapete che quando mettono le ganasce non c'è  la
  copertura assicurativa e non si può pagare il bollo? Voi lo  sapete
  che  se  il  mezzo  esce e viene controllato  dalla  polizia  viene
  denunciato il proprietario? Voi lo sapete che il 99 per cento degli
  imprenditori agricoli oggi non possono contrarre un muto, a parte i
  tassi  usurai delle banche (non c'è qui l'onorevole Adamo)  su  cui
  andrebbe  avviata  un'inchiesta seria,  probabilmente  con  qualche
  azione  seria  da parte dell'Assessorato all'economia che  dovrebbe
  segnalare alla Banca d'Italia una diversa forma di interessi usurai
  che  non  sono  quelli delle famiglie mafiose, ma  sono  quelli  di
  alcune  banche  che operano nel territorio anche  a  partecipazione
  regionale.
   Voi  lo  sapete  che,  oggi, non si può pagare  l'INPS  perché  la
  maggioranza degli agricoltori o paga l'INPS o deve chiudere baracca
  o  non  dare  da mangiare ai propri figli e, quindi, ha  tutta  una
  serie  di  azioni  esecutive che stanno mettendo  in  ginocchio  le
  aziende?
   Guardate, c'è qualcosa di simile con la mafia. Sapete cosa  fa  la
  mafia  alle imprese sane? Prima impone loro il pizzo;  poi,  impone
  di  acquistare  la merce o i servizi o altra parte; poi  impone  di
  mettersi  dentro un operaio, quell'operaio, poi, diventa dirigente;
  poi,  la  mafia dice all'imprenditore:  Vattene via perché  la  tua
  azienda diventa la mia .
   Noi  oggi, in questo momento, stiamo determinando la stessa  cosa.
  C'è  un'azione  che  la  politica  sta  facendo,  che  si  muove  -
  chiaramente   il  paragone  è  solamente  virtuale,   per   rendere
  fortemente l'idea - c'è un sistema economico che sta agendo con  la
  stessa  logica  ma  con gli stessi effetti della  mafia,  cioè  sta
  espropriando le imprese agricole e ne sta facendo qualche  cosa  di
  diverso.
   Che cosa stanno facendo il Governo e il Parlamento per aiutare gli
  agricoltori? Nulla  Io dico che, oggi, l'accelerazione  che  questo
  disegno di legge, arrivato in Commissione Bilancio e che ora arriva
  in  Aula,  è  perché  oggi  e  ieri e l'altro  ieri  sono  arrivati
  centinaia  di  lavoratori con i forconi che  hanno  fatto  scuotere
  questo  Parlamento,  che  dorme   Perché,  se  andate  a  guardare,
  assessore,  le date di trasmissione del disegno di legge  alla  III
  Commissione  e alle altre Commissioni, credo che qualche  mese  sia
  passato  da  quando  lei, signor Presidente,  da  componente  della
  Commissione ha dato il suo grande contributo ad ideare quel disegno
  di legge. E' passato qualche mese, perché? Perché questo Parlamento
  probabilmente si è occupato d'altro. Si è occupato di politica,  si
  è  occupato di sottogoverni, si è occupato di alleanze, ma non si è
  occupato della Sicilia e dell'agricoltura.
   Oggi corriamo a cercare le soluzioni, che sono quelle della grande
  distribuzione  organizzata, quelle di  abbattere  i  tassi  usurai,
  quelle di andare incontro alle esigenze degli agricoltori.
   Assessore, ma il Piano di sviluppo rurale, che prevede 3  miliardi
  di  euro per l'agricoltura, ma che fino ha fatto? 2007-2013,  siamo
  al 2011, vicepresidente Apprendi.
   Siamo  arrivati al 2011, sta scadendo il termine, ma ancora il  90
  per  cento  del Piano di sviluppo rurale è bloccato e sono  risorse
  che  stiamo  sottraendo  agli agricoltori  Vi  siete  inventati  la
   vendemmia  verde . Sapete qual è il risultato?  Avete  disabituato
  gli  agricoltori a vendemmiare. L'uva sta a terra,  le  piante  non
  sono  più curate e sapete quanta poca uva è arrivata nelle  cantine
  che oggi sono costrette ad aumentare i prezzi perché non riescono a
  garantire più un minimo di imbottigliamento.
   Vogliamo continuare con i controlli che non si fanno? Quanta merce
  velenosa arriva nelle tavole dei siciliani da Paesi europei  perché
  noi  non  abbiamo la capacità di garantire un sistema capillare  di
  controlli    La  concorrenza  ha  distrutto  l'economia  siciliana,
  l'agricoltura  siciliana. Voi sapete che sugli scaffali  arriva  il
  vino imbottigliato ad 86 centesimi? E il nostro vino che cosa fa?
   Signor  Presidente,  finisco perché credo che  qui  abbiamo  avuto
  soltanto il dovere di essere presenti e di testimoniare un  impegno
  che  manterremo  martedì  o  mercoledì prossimi   quando  passeremo
  all'esame  di quel disegno di legge. Ma che sia chiaro a tutti  gli
  agricoltori:   quel  disegno  di  legge  non  cambierà   il   volto
  all'agricoltura  siciliana   E' un  segnale  importante  su  alcuni
  settori  ma,  certamente, non può servire a  colmare  tre  anni  di
  totale   disattenzione  di  questo  Governo   verso   l'agricoltura
  siciliana.

   MARROCCO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARROCCO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
  io  cercherò  di  fare un ragionamento partendo non soltanto  dagli
  interventi  che  si sono susseguiti qui poc'anzi,  ma  anche  dalla
  relazione dettagliata, precisa, dell'Assessore, che ha posto  anche
  un  accento  importante su uno forse dei problemi  che  sono  stati
  ritenuti   dai   più   tra   i   più   importanti,   quello   della
  commercializzazione dei nostri prodotti.
   Prima  di  tutto, devo dire però che una riflessione va fatta  sul
  sistema  nel suo insieme e quando parlo di sistema nel suo  insieme
  non   faccio   riferimento  soltanto  all'agricoltura,   altrimenti
  rischieremmo  di non comprendere la natura dei problemi,  dei  mali
  della  nostra  terra, e lo faccio perché non  sono  un  esperto  di
  agricoltura,  lo  faccio  perché  il  mio  dovere  in  qualità   di
  rappresentante  della mia terra è quello di avere  una  visione  di
  insieme  che permetta anche di poter scendere nel particolare,  che
  permetta di poter affrontare  i singoli problemi dei vari comparti.
   Il  nostro è un male vecchio, signor Presidente, signor assessore,
  è  un  male  che è trasversale, che investe tutti i comparti  della
  nostra società, della nostra terra.
   Un  tempo  l'agricoltura non era solo fonte di  impresa,  era  ben
  altro   Era  il  frutto di un legame, di un  amore,  di  una  forte
  identità  tra il nostro popolo e la terra. C'era un grande rispetto
  nei confronti della terra, della natura, dalla quale si traevano  i
  frutti  per la vita di ogni giorno. C'era un legame diverso  che  è
  cambiato  nel  tempo e non soltanto perché è cambiata  la  società,
  perché  è  cambiato tutto il quadro nel quale noi oggi ci muoviamo,
  ma perchè la cattiva politica l'ha fatto cambiare.
   Infatti  negli  ultimi  30-40 anni, non  è  cambiato  soltanto  il
  comparto dell'agricoltura.
   Noi abbiamo parlato di sanità in questi giorni che, forse, insieme
  all'agricoltura rappresentano i due mali della nostra terra, poiché
  in  questi due comparti, ancor di più  rispetto a tutti gli  altri,
  si  è  annidata una gestione clientelare, assistenzialistica  degli
  stessi.
   Tutto  ciò ha drogato enormemente la libera concorrenza nel  campo
  dell'agricoltura; ha drogato enormemente la stessa mentalità di chi
  dall'altra parte della barricata  ogni giorno deve misurarsi con  i
  problemi  della  quotidianità,  della  economia  che  cambia,   che
  galoppa, che corre, che modifica il quadro stesso nel quale noi  ci
  troviamo.
   Se  non  abbiamo  chiaro  questo quadro  nel  quale  l'agricoltura
  soffre,  soffre perché è un comparto che oggi viene visto  anche  -
  lo  diceva  bene  l'onorevole Caputo -, con un  attimo  in  più  di
  distanza  da certa politica. Le assenze di oggi forse ne  danno  un
  senso in questo caso.
   Perché  c'è  una distanza in più rispetto al passato?  Perché  gli
  interessi  forse oggi sono diminuiti, oggi l'agricoltura è  diventa
  un  peso, un problema per alcuni. Non era così prima  Prima era  un
  centro di grande interesse, di grandi attenzioni. Perché è cambiato
  tutto?  Perché si è drogato il sistema  Perché quello che oggi  noi
  stiamo  tentando di risolvere con una serie di norme, e il  disegno
  di legge n. 732 sarà una legge importante non c'è dubbio, in quanto
  cercherà  di  alleviare alcuni problemi, ma riuscirà a risolvere  i
  problemi  nella loro totalità? Assolutamente no  Lo sappiamo  bene
  Cercherà di risolvere qualche emergenza? Sì, ce lo auguriamo  Ma  è
  la visione di insieme che manca, signor Assessore  E' la visione di
  insieme,  è  la mentalità che è corrotta nel suo animo  Allora  per
  cambiare  una  mentalità, se non si ha la visione  di  insieme,  si
  rischia di fare una serie di provvedimenti che diventano  tampone ,
  che hanno il gusto e anche la temporalità breve perché agiscono  su
  un breve periodo.
   Allora nella visione di insieme, se non si attua una  rivoluzione
  nella  mentalità e anche, successivamente e conseguentemente, delle
  cose  concrete, noi avremo perso la partita, che è la  partita  del
  secolo, che non riguarda solo l'agricoltura.
   Oggi  parliamo  di agricoltura, domani parleremo di  sanità  e  di
  tutti  gli altri comparti  E' un problema generale, di cultura  del
  nostro  Paese  e  della nostra terra  E se non lo si  affronta  con
  questo  tipo di impostazione rischiamo di perdere quella  battaglia
  alla  quale  lo  stesso  Presidente  Lombardo  ci  ha  chiamati   a
  partecipare, che è quella che ha visto la formazione di un  Governo
  tecnico, un Governo che, scevro da posizioni politiche, cioè  dalla
  rincorsa  del  consenso,  possa avere il  coraggio  di  intervenire
  attraverso  riforme di alto livello, di visione di  lungo  periodo,
  proprio nella modifica di quella mentalità corrotta che c'é oggi.
   Questo  chiediamo, assessore. Chiediamo che si sciolgano gli  enti
  inutili;   chiediamo  che  ci  sia  finalmente   un   testo   unico
  sull'agricoltura. Quante norme noi sforniamo e sono state  sfornate
  negli  ultimi  decenni? Quanta difficoltà c'è da  parte  del  mondo
  dell'agricoltura, degli agricoltori, delle aziende  a  confrontarsi
  con una miriade di norme? Noi dobbiamo rompere anche con il sistema
  dell'assistenzialismo.  Perché dire che ci sono  emergenze,  quelle
  che  dobbiamo curare, ma è anche vero, dall'altro lato, che non può
  essere  il mondo dell'agricoltura, un mondo a sè stante,  dove  non
  esiste la libera concorrenza, dove non esiste l'imprenditorialità.
   Dobbiamo aiutare gli agricoltori ad avere le opportunità,  ma  non
  dobbiamo  pregarli. Li abbiamo abituati, negli  ultimi  decenni,  a
  vivere  con  i soldi del pubblico. Non funziona così, non  può  più
  funzionare  così  E' cambiato il sistema, il quadro macro-economico
  è  cambiato  E allora, in questo senso, dobbiamo avere il coraggio,
  il  coraggio  di  rompere  con il passato  per  tutto  il  comparto
  dell'agricoltura.   E   allora,  bene  è  porre   l'accento   sulla
  commercializzazione.
   Ho  letto  con grande interesse il VI censimento sull'agricoltura,
  che  dà  un  quadro allarmante, in termini numerici,  dei  problemi
  dell'agricoltura,  o  quelli  della diminuzione  del  numero  delle
  aziende,  della  disoccupazione galoppante, della  diminuzione  del
  territorio posto a coltivazione.
   Una  miriade  di  problemi  che  sicuramente  investono  il  mondo
  dell'agricoltura. Ma allora le iniziative? Bene il testo unico   Su
  questo dobbiamo lavorare, assessore, un quadro unico di riferimento
  chiaro, snello, semplice per il mondo dell'agricoltura. Cercare  di
  intervenire  sulla  commercializzazione,  senz'altro,   perché   la
  globalizzazione  oggi  ci richiama ad una  grande   responsabilità,
  quella  di difendere i nostri prodotti, all'estero, però non  nella
  nostra  terra   Fuori dalla Sicilia, perché è lì che  si  gioca  la
  battaglia più grande  E allora, il nostro peggior nemico, lo  dico,
  è  proprio  il  sistema  europeo, perché  attraverso  la  serie  di
  contribuzione  che  arriva in Sicilia, quasi  per  calmierare,  per
  chiudere il prodotto siciliano nella sua terra, invece, s'impegnano
  direttive  europee  che  spesso sono  proprio  contro  il  prodotto
  siciliano. E allora un Governo regionale che si rispetti deve anche
  avere   il   coraggio  di  difendere,  a  muso   duro,   l'economia
  dell'agricoltura  siciliana. Anche questo  va  fatto  nei  prossimi
  giorni, con grande coraggio, con grande senso di responsabilità.
   Signor Presidente, ben vengano tutti i provvedimenti che da qui in
  avanti  noi  avremo all'ordine del giorno di quest'Aula,  ma  serve
  anche  altro: serve una rivoluzione culturale, ancorché  normativa,
  serve un'inversione di tendenza della mentalità.
   Tutto  questo  lo  si  può  fare se non  si  ricerca  il  consenso
  all'ultimo secondo.
   In  questo  senso,  noi  tutti, io per primo,  ho  presentato  dei
  disegni  di legge nel campo dell'agricoltura, molti sono  andati  a
  buon  fine: ricordo il mercato del contadino, ricordo una serie  di
  iniziative  che sono state inserite anche nel disegno di  legge  n.
  732,  ma  tutto  questo per quanto buono è risultato un  palliativo
  perché manca proprio la visione di insieme di cui parlavo prima.
   Dobbiamo avere il coraggio di traghettare, e questo Governo questo
  coraggio lo può avere, di traghettare l'agricoltura, e non soltanto
  l'agricoltura,  ed  aiutare  i nostri  imprenditori  agricoli,  gli
  ultimi  difensori della nostra terra, ma non soltanto loro, insieme
  a  tutti gli altri comparti, di traghettare dal vecchio sistema  al
  nuovo  sistema,  che  sia  fatto  di  legalità  soprattutto,  della
  mancanza di assistenzialismo e di grande innovazione tecnologica.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho   voluto
  seguire  questo dibattito non solo perché sono interessato  al  mio
  mondo,   che  è  quello  dell'agricoltura,  così  come  faccio   da
  amministratore  locale  ormai da 25  anni,  che  seguo  le  vicende
  dell'agricoltura del mio territorio, sto parlando dell'area interna
  agrigentina,  ma anche per sentire i vari interventi dei  colleghi,
  non  siamo tanti, ma interventi tutti di qualità e soprattutto,  ho
  voluto sentire la sua relazione, assessore, ascoltare il suo  punto
  di   vista  su  un  mondo  variegato,  complesso,  qual  è   quello
  dell'agricoltura.
   Noi  saremo  chiamati  come  Parlamento  -  lo  ha  annunciato  il
  Presidente  Oddo  poco  fa - ad approvare  a  metà  della  prossima
  settimana, visto che la Commissione Bilancio di cui faccio parte ha
  già  esitato il testo e lo ha trasmesso nuovamente per un'ulteriore
  verifica  alla  Commissione   Attività  produttive',  ad  approvare
  questo disegno di legge che certamente se corretto in alcune  parti
  ed  integrato, potrà essere una boccata d'ossigeno per un mondo che
  è in grande affanno e difficoltà.
   L'onorevole   De  Benedictis  poc'anzi  ha  puntualizzato   alcuni
  aspetti, alcuni elementi tecnicamente necessari per comprendere  lo
  stato del latte, la situazione dell'agricoltura siciliana. Egli  ha
  indicato anche in diversi punti quali sono le problematiche che gli
  agricoltori e le imprese agricole hanno in questa loro attività che
  è  piena di difficoltà, piena di problemi e soprattutto non produce
  oggi reddito adeguato per poter vivere una vita dignitosa, sia  che
  riguardi i produttori che le loro famiglie.
   Io  ho  seguito,  e  seguo  da  tempo  alcune  vicende  che  hanno
  riguardato la programmazione negoziata con i patti agricoli,  e  so
  che  l'agricoltore è entusiasta  quando gli si offre la possibilità
  di  migliorare  le  proprie condizioni, di  migliorare  la  propria
  azienda,  di  avere  attrezzature migliori, di  potere  soprattutto
  confrontarsi con il grande mercato, però l'agricoltore oggi  è  uno
  che   ha  bisogno  per  necessità  oggettiva  di  trarre  risultati
  immediati,  non  è uno che può investire, non è una grande  azienda
  che investe nel tempo, ma è un soggetto economico che ha bisogno di
  risultati immediati.
   Ora  io  non  voglio  darle  alcun  suggerimento  particolare,  ma
  pregarla  di  una  cosa assessore: lei lo diceva  prima  nella  sua
  relazione quando sosteneva che se l'agricoltore presentasse oggi un
  progetto e le risorse finanziarie gli venissero assegnate  fra  tre
  anni  ciò non avrebbe senso, ma non avrebbe senso anche perché  poi
  l'agricoltore  è  un soggetto diffidente oltre  che  entusiasta,  è
  diffidente di tutto ciò che sa di carta, di burocrazia,  tutto  ciò
  che sa di istituzione.
   Pertanto,  il  mio suggerimento è questo: convochi  i  capi  degli
  ispettorati   agrari,   si   faccia   dire   lo   stato   dell'arte
  dell'avanzamento fisico e finanziario delle misure del PSR.  Perché
  se,  alla fine, il più cretino degli impiegati regionali  -  ce  ne
  sono  pochi, ma sono tutti posizionati nei posti giusti -,  in  una
  condotta agraria, in un ispettorato agrario, e possibilmente per un
  bollo   o  una  firma  messa  in  un  modo  anziché  in  un  altro,
  convocandolo, dopo il ventesimo giorno, e al ventesimo  giorno  poi
  non  si  facesse trovare sul luogo di lavoro perché quel giorno  la
  figlia  ha  la recita a scuola e dovesse rimandare l'agricoltore  -
  che  non  è  il ragioniere dell'azienda, ma è l'operaio  della  sua
  azienda,  è  il lavoratore  - al ventunesimo giorno per poi  magari
  sentirgli   dire  che  si  deve  prima  consultare  con   il   capo
  dell'ispettorato in quanto c'è un'interpretazione  tale,  eccetera,
  noi  rischieremmo a quel punto di non spendere una lira, perché  su
  alcune misure ho la sensazione che la burocrazia siciliana, che   è
  bravissima  in  questo,  sta  uccidendo  le  aspettative  che  sono
  arrivate con la presentazione dei progetti per diverse misure.
   La  seconda  cosa che la prego, signor Assessore,  di  mettere  in
  campo  è  questa:  pensi nei prossimi mesi ad  uno  stato  generale
  dell'agricoltura  ma sentendo prima tutto ciò  che  questa  Regione
  paga  in  termini  di  professionalità: dalle SOAT,  alle  condotte
  agrarie,   alle  sezioni  operative  che  sono  luoghi  importanti,
  dall'ESA,  gente che è costretta a non fare nulla,  dai  centri  di
  ricerca  che  la  Regione finanzia e paga, ai consorzi  di  cui  la
  Regione  contribuisce  a tenere in vita, per  avere  un  quadro  di
  un'agricoltura  che  è  una  cosa  straordinaria  in  Sicilia.  Io,
  tuttavia, per ragioni diverse scopro, conosco realtà straordinarie.
   Le faccio un esempio per tutti: il settore della frutticoltura del
  mio  territorio  è un settore di eccellenza perché  produce  pesche
  eccezionali, ma anche le arance di Ribera. Il risultato poi è  però
  costituito dall'affanno nella commercializzazione, come lei ben sa,
  e non tedio questa Aula su questo aspetto.
   Ma  capire  esattamente cosa sta facendo questa Regione nelle  sue
  diverse  articolazioni per ricondurle tutte ad un  progetto  unico,
  che   sia   il  progetto  di  questo  Governo  confrontandosi   con
  quest'Aula,,  che  sia la questione della commercializzazione,  che
  sia  la  necessità  anche di chiudere tutta una serie  di  pratiche
  aperte sul riconoscimento dei marchi di qualità.
   E  Roma su questa cosa strategicamente perde tempo nel riconoscere
  una  miserabile  IGP, una miserabile IGT. Capire esattamente  se  è
  possibile  immaginare,  in un settore che  non  entusiasma  nessuno
  perché non ha il termine inglese, per dirgliene uno su tanti, che è
  quello della olivicoltura.
   In  Sicilia ci sono circa seicento frantoi, una produzione immensa
  ed un'agricoltura che si è attrezzata in tutti i modi per vendere a
  Berlino anziché a Bergamo, per recuperare, poi, alla fine, quei due
  euro in più che altrimenti gli verrebbero negati dai frantoiani che
  sono  peggio dei peggiori speculatori delle borse asiatiche  Perché
  il gioco di chi produce olive e produce olio è quello di potere non
  vendere a euro 3,80 o a 3,50  euro, non 75 centilitri ma il singolo
  litro, ed in alcuni territori, il chilo d'olio.
   Allora, cerchiamo di capire esattamente se possiamo avere una sola
  agenzia,  visto  che  in  quel testo si  ripropongono  le  funzioni
  dell'Istituto  olive  ed olio, cerchiamo di avere  esattamente  una
  connotazione  precisa di quelle che sono le grandi  produzioni.  Ho
  parlato  di olio, ho parlato di frutta, ma si può parlare anche  di
  altri  settori  compreso la zootecnia, che è un settore  dove  ogni
  giorno,  per  365 giorni all'anno, ci sono allevatori  che  debbono
  accudire  i  loro  animali. E per farle capire le loro  difficoltà,
  faccio  un  esempio:  io sono anche sindaco, tre  anni  fa,  trenta
  comuni,  150 aziende, tutti con caseificio, proponemmo alla Regione
  un  progetto  di  distretti  produttivi;  proponemmo  il  distretto
  produttivo   nel  settore  lattiero-caseario  dei   monti   Sicani.
  L'Assessorato  delle  attività produttive ci spiegò  che  bisognava
  fare  il  distretto  Sicilia assieme a Ragusa. Ci  incontrammo  con
  quelli  di  Ragusa, fu positivo perché Ragusa è molto  più  avanti.
  Stiamo  parlando di pastori che allevano ovini, caprini  e  bovini,
  non stiamo parlando di grande industrie, gente che possibilmente il
  giorno   della   riunione  deve  chiedere   al   figlio,   iscritto
  all'università, di fare la mungitura o di provvedere ad accudire le
  bestie.
   Ebbene,  Assessore, sono passati due anni e mezzo,  ogni  quindici
  giorni io parlo con il funzionario  delegato il quale mi spiega che
  il nucleo di valutazione non si riunisce mai. Lì ci sono risorse da
  spendere;  stiamo  parlando  della  zootecnica  che  è   un   pezzo
  dell'agricoltura.
   Se   la   Regione  siciliana,  da  un  lato,  propone  e  annuncia
  rivoluzione  copernicana, e dall'altro, invece,  un  impiegato  che
  probabilmente  ha  ragione, dice che è solo, non si  capisce,  come
  mai,  ogni  volta che si chiede ad un funzionario di fare qualcosa,
  dice che è solo  Poi parlo con il dottore Bologna e mi dice che  la
  Regione  siciliana  ha  18 mila impiegati  Capire  cosa  fanno  gli
  altri, visto che ce n'è uno solo per ogni assessorato, 18 mila meno
  dodici,   bisogna  capire  dove  sono  tutte  queste  persone   che
  dovrebbero lavorare
   Assessore, le chiedo dunque di riunire questi stati generali,  che
  producano una relazione che consenta di capire esattamente cosa  fa
  questa Regione nelle sue diverse articolazioni.
   Se  ognuno  continua a fare quello che deve fare senza  un  quadro
  organico,  rischiamo  di  diventare l'impero  ottomano,  nel  quale
  ognuno  agiva senza che Istanbul desse più indicazioni. E  lo  dico
  non  perché  debba io trovare la frase finale ad effetto,  ma  dico
  come  ebbi  a dire chiudendo la mia campagna elettorale:  che  sono
  figlio  di contadini, nipote di contadini e pronipote di contadini
  Il  paradosso  qual  è? In un momento in cui la  politica  che  era
  costruita con il consenso dato dal posto e non dal lavoro, saltando
  questo  sistema, la borghesia siciliana ha chiuso i  suoi  problemi
  per  i  figli  perché ormai acquista l'appartamento  a  Pavia  o  a
  Milano, manda i figli a lavorare lì, sono bravi, intelligenti e  lì
  resteranno.
   Questo  mondo  è l'unico settore che può oggi consentire  a  tante
  fasce  di disoccupati, ai figli degli stessi agricoltori che  prima
  dovevano  andare a studiare e a lavorare fuori, e oggi,  però,  non
  possono nemmeno permetterselo, di potere aprire una stagione nuova.
   Sicuramente, sarà faticoso, difficile, la Sicilia è complicata  in
  ogni  sua manifestazione. Però, signor Assessore, la preghiera  che
  le  rivolgo, è quello di sapere e conoscere tutto ciò  che  i  vari
  rami   di   questa  amministrazione  regionale  fanno,   conoscendo
  esattamente  dove stanno i grandi interessi della collettività  del
  mondo agricolo.
   Le  ho  parlato  di  olivicoltura che non è  una  delle  cose  che
  affascina,  perché non si parla di  packing ,  ma lì, per  esempio,
  sta un pezzo del reddito di quelle famiglie.
   Io credo che si possa ancora aiutare l'agricoltura ed aiutare quel
  mondo agricolo onesto e corretto che si alza la mattina alle cinque
  per produrre e lavorare onestamente.
   Lei  ha dimostrato di metterci l'anima. Dovrebbe, parafrasando  la
  banalità,  alzare un po' di più l'asticella e diventare fustigatore
  di  quella  struttura burocratica che spesso è la causa e l'effetto
  di ritardi e danni nei confronti del mondo agricolo.

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
  io ho seguito questo dibattito con grande attenzione.
   Io  sono  uno  delle   450 mila partite IVA.  Io  rappresento  una
  partita  IVA, sono un imprenditore agricolo perché nella  mia  vita
  quindici  o sedici anni fa mi capitò una vicenda che non  avevo  né
  prevista né augurata, ma ho portato lo stesso numero di partita IVA
  di avvocato con lo studio a imprenditore agricolo.
   Allora,  ho  fatto dell'imprenditoria la mia attività  principale.
  Faccio  anche  politica per poter continuare a fare  l'imprenditore
  agricolo.  Io ho seguito, quindi, con grande interesse e devo  dire
  che al di là delle tante demagogie e tante cose assolutamente fuori
  luogo   o  per  raccogliere  consensi  di  questa  categoria  degli
  agricoltori  che  è particolarmente e giustamente arrabbiata,  sono
  state  dette tante cose corrette e devo dire che la cosa che mi  ha
  fatto  più piacere, ma non è stato altro che un riscontro, è  stata
  la  relazione  che il nostro Assessore per l'agricoltura  oggi   ha
  fatto qui.
   Io  mi  rivolgo  a lei, signor presidente, perché lei,  presidente
  Oddo,  è una delle pochissime persone che di agricoltura ne capisce
  veramente,  ha  grande passione ed è radicato  nell'ambiente.  Lei,
  quindi,  caro  Presidente, è uno di quelli  che  assieme  ad  altri
  colleghi, ho sentito oggi con tanto piacere gli onorevoli Digiacomo
  e  Panepinto,  che  come  noi vengono da una  realtà  della  terra,
  contadina,  che amano profondamente. Ed è un amore che molte  volte
  ha  più  del  patologico che del razionale,  tenuto  conto  che  il
  reddito    dell'agricoltura   è   difficile   e   che,   purtroppo,
  drammaticamente,  nella situazione odierna raccogliere  un  reddito
  positivo è difficile.
   In  ogni  caso,  però  c'è stato un ottimo  dibattito.  Il  nostro
  assessore, oggi ci ha illustrato, con grande lucidità, ma anche con
  grande   semplicità  ed  acutezza  quelli  che  sono  gli  elementi
  essenziali della politica agricola dell'attuale Governo. E' inutile
  guardarsi  indietro. Oggi vi sono stati personaggi che hanno  fatto
  una   reprimenda,   una   grande   accuse'   all'attuale   Governo,
  espressioni che hanno rimproverato ai governi precedenti  di  avere
  sperperato  miliardi,  perché  quello  che  si  è  sperperato   per
  l'agricoltura   è   sempre  stata  una  cosa   spaventosa.   Perché
  l'agricoltura, in Sicilia, ha costituito un elemento  di  consenso,
  di  voti,  di clientela, quindi, in buona sostanza, di sperpero  di
  denaro pubblico.
   L'onorevole  Panepinto  poc'anzi faceva riferimento  a  tutta  una
  serie di organismi presenti nel territorio, organismi assolutamente
  inutili, che funzionano malissimo e che hanno una scarsa passione e
  disponibilità nei confronti dell'agricoltore, del vero agricoltore.
  E  devo  dire che anche i rappresentanti, le organizzazioni,  molte
  volte  non  hanno costituito altro che delle strutture burocratiche
  di  clientele,  di  voti,  di posti e  di  prebende.  C'è  da  fare
  tantissimo.  Oggi mi ha confortato quello che ha detto l'Assessore.
  E'  inutile dire che il nostro impegno e lei, signor presidente,  è
  uno di quelli che si è più impegnato perché questo disegno di legge
  n.  732, finalmente diventasse legge, e che speriamo diventi  legge
  della nostra Regione la settimana prossima.
   Non abbiamo la bacchetta magica, non possiamo risolvere i problemi
  immediatamente,   oppure   immaginare   che   possiamo   finalmente
  individuare  nel comparto agricolo un'attività imprenditoriale  che
  dia grandi redditi, grandi profitti. Però, sicuramente, il comparto
  agricolo  è  fondamentale  per la nostra  Regione,  per  la  nostra
  storia,  per  la nostra tradizione, per la nostra cultura,  per  il
  nostro avvenire e dico per il nostro ambiente.
   Ho  sempre  sostenuto che il vero primo ambientalista,  al  di  là
  delle leghe, grandi associazioni, che vanno parlando  a matula ,  è
  il  contadino, colui il quale coltiva il territorio e  mantiene  il
  territorio pulito con amore, con attenzione ed evita che la  natura
  nei  suoi grandi problemi e nei suoi grandi momenti di violenza sul
  territorio   possa   creare  danni  ai  paesi,  attraverso   frane,
  alluvioni,  danni  al nostro ambiente, al nostro territorio  che  è
  inutile dire che è unico.
   Allora cosa fare? Innanzitutto questo disegno di legge è un  passo
  avanti,  è  un  invito  al nostro Assessore  che  certamente  è  un
  assessore  che  viene  anche lui dal mondo contadino,  che  capisce
  quali sono i veri problemi degli agricoltori e dell'agricoltura.
   Lo  incitiamo ad andare avanti, ad alzare il livello  del  proprio
  intervento.
   Sono  stato dieci anni deputato europeo. Ho evitato di  andare  in
  Commissione   Agricoltura' perché le poche volte che ho partecipato
  alle riunioni della stessa Commissione del Parlamento europeo avevo
  la precisa sensazione dell'odio contro i prodotti del Mediterraneo.
   Lì   si  parla  di  tutto,  si  parla  di  tabacco,  si  parla  di
  barbabietola da zucchero, si parla di tutti i prodotti di zootecnia
  ad  altissimo livello, ma appena si parla di prodotti mediterranei,
  di  ortofrutta,  di olio, di agrumi, non c'è alcuna possibilità  di
  discutere.   Avendo  questa  consapevolezza,   avendo   quindi   la
  consapevolezza che dobbiamo noi con le nostre possibilità,  con  le
  nostre  risorse  naturalmente, il PSR per esempio  a  mio  modo  di
  vedere forse doveva essere necessariamente modificato per tutta una
  serie  di  problemi che sono i problemi di cui si è tanto  parlato,
  perché quando il conduttore, l'imprenditore agricolo deve investire
  in progettazione, là c'è un problema di servizi, là c'è un problema
  di  rapporti con le banche. Però anche gli obiettivi,  i  tempi  le
  modalità,  le varie norme che presiedono all'erogazione  di  questi
  contributi  sono talmente complessi e complicati che  difficilmente
  il   siciliano,  il  contadino,  l'imprenditore  agricolo,  che   è
  giustamente diffidente nei confronti di tutte queste strutture  che
  sono  molte  volte  azioni di freno, quindi, per  tali  ragioni  un
  minimo di modifica andava fatto.
   Si  è  fatto  riferimento a tantissimi prodotti, si è  parlato  di
  commercializzazione  di un prodotto che è un po'  l'orgoglio  della
  terra   cui  appartengo,  la zona delle  Madonie,  che  si  produce
  soltanto a Pollina e a Castelbuono, che è la manna.
   Questo  prodotto  era stato completamente dimenticato,  oggi,  con
  tutta  una  serie  di sforzi, sono fra coloro  i  quali  hanno  più
  frassini  di  manna  nella propria proprietà e finalmente  oggi  la
  manna  è  diventato un prodotto di nicchia e di grande appetibilità
  nel mercato.
   C'è  un  vecchio consorzio per la manna che esiste e che  dovrebbe
  essere  assolutamente modificato, era stato dato all'ESA, ma  ormai
  non  ha  più una sua funzionalità, non ha più una sua finalità  che
  riporterebbe positività nel territorio.
   Questo  è  un altro di quegli elementi che potrebbe avere  un  suo
  mercato,  un  suo sbocco, perché un prodotto verso  cui  decine  di
  giovani  si  stanno rivolgendo; perché i giovani  hanno  visto  che
  questo  prodotto di nicchia è entrato in un presidio slow food,  ha
  avuto  tutta  una  serie di pubblicità perché ha  dei  benefici  di
  carattere  biologico, fa bene al funzionamento organico,  anche  di
  carattere  cosmetico, è diventato un prodotto  di  nicchia  che  va
  indubbiamente salvaguardato.
   Anche  questo del consorzio della manna, secondo me, è un problema
  assolutamente minimo, ma che va visto, approfondito  e  va  trovata
  una  soluzione, perché non rimanga questo consorzio che  non  serve
  più   a   niente,  ma  va  ammodernato  e  finalizzato  alle  nuove
  prospettive ed alle possibilità del territorio.
   Quindi,  per concludere, Presidente, sono un ottimista per  natura
  perché dobbiamo essere ottimisti per le nuove generazioni. Ci vuole
  grande impegno, credo che all'interno del Parlamento Europeo ci sia
  una  classe  dirigente  di deputati che ha competenze,  passione  e
  possa  certamente  dare  risposte  ai  miei  colleghi  imprenditori
  agricoli,  coltivatori  diretti, contadini  che  sono  estremamente
  arrabbiati,  e  non  c'è  bisogno di  dare   forconate   perché  la
  violenza non serve a niente.
   Sono convinto che quando vengono prospettate le progettualità  con
  civiltà, con intelligenza, con competenza e professionalità trovano
  sempre  delle  porte  aperte;  qui  abbiamo  un  Governo,  con   un
  Presidente,  anche  lui  un  appassionato  dell'agricoltura  ed  un
  coltivatore può trovare certamente delle disponibilità.
   Quindi,  grande impegno, grande positività e soprattutto  dare  il
  segnale importante ai territori e il segnale lo daremo la settimana
  prossima  quando  il  disegno di legge numero 732  diventerà  legge
  della  Regione siciliana, per una prospettiva di un futuro che  sia
  un  futuro, necessariamente, per quanto ci riguarda,  migliore  del
  passato.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
  Presidente,  signori  deputati,   ringrazio  coloro  i  quali  sono
  intervenuti  nel dibattito; sono stati sollevati molti aspetti  che
  in  parte  erano  già nella mia introduzione e che,  evidentemente,
  hanno bisogno di una ridefinizione o di una specifica successiva.
   Si  è  parlato, per esempio, del rapporto con le banche e  con  il
  credito.  Tutti sanno che l'Amministrazione ha posto in essere  due
  misure  e due convenzioni con l'ISMEA: una relativa al PSR  che  ha
  visto la Regione protagonista con 32 milioni di euro, per dare alle
  aziende la possibilità di accedere al credito bancario inerente  ai
  fondi   del   PSR;  una  seconda  garanzia,  sempre  di   carattere
  assicurativo,  la  cosiddetta G-card che non è  ancora  disponibile
  presso le IPA, ma lo sarà tra poco, permetterà alle aziende di  far
  leva, attraverso questo prodotto, con le banche per avere dei mutui
  o  dei  prestiti  di conduzione o di acquisto di  materiale  sempre
  inerente all'agricoltura.
   Il problema delle banche e del credito privato al settore agricolo
  è  un  problema grande, tra l'altro abbiamo parlato con l'ABI poche
  settimane  fa,  e  siamo venuti a sapere che  il  settore  agricolo
  siciliano,  ma  penso che sia un dato che si rispecchia  su  quello
  nazionale, è il settore che ha meno contenziosi di tutti.
   Tutti    parlano    dell'agricoltura   come   la    pecora    nera
  dell'affidabilità  bancaria.  E'  falso   Noi  abbiamo   visto   le
  statistiche  delle banche, ebbene,  i contenziosi in  Sicilia  sono
  vicini al 3 per cento.
   Questo  vuol  dire che con Basilea 2, con il fatto che  le  regole
  della  concessione del credito sono cambiate, si  è  irrigidito  il
  rapporto tra istituto e beneficiario, la sofferenza del settore non
  è  dovuta ad una cattiva reputazione bancaria, ma è dovuta  ad  una
  cattiva  rappresentanza  degli  interessi  della  categoria  che  è
  un'altra cosa.
   Infatti,  nella  relazione che avevo posto alla vostra  attenzione
  all'inizio, avevo detto che uno dei problemi maggiori della Sicilia
  è proprio quello della rappresentanza, nel senso che molte volte le
  lobby dell'agricoltura sono presenti nei momenti critici, però  non
  rappresentano    normalmente    la    controparte    costante    in
  accompagnamento dell'azione del Governo.
   Questo  è  un  difetto che in Sicilia è più visibile  rispetto  ad
  altre  regioni  e  giustamente  diceva  l'onorevole  Bufardeci  mio
  predecessore, che è necessaria un'interlocuzione della Regione  con
  le  misure  del  PSR  che nascono da direttive  comunitarie,  ed  è
  necessario,  in qualche maniera, intervenire con il PSR  perché  si
  pieghi  alle  necessità  contingenti del  mercato  e  della  realtà
  produttiva  e che non rincorra continuamente delle figurazioni  più
  astratte,  ma la realtà è che, purtroppo, e ritorniamo al  discorso
  lobbistico,  noi  non interveniamo come Regione o  interveniamo  in
  misura molto limitata nella scrittura delle misure.
   Noi  dovremmo intervenire a monte, come per la pesca, come per  le
  misure dell'agroalimentare, come per il PSR perché è nostro compito
  ed  anche  nostro dovere; il fatto di poter rappresentare i  propri
  interessi  e  di fare, quindi, azione lobbistica non è qualcosa  da
  richiamare  in causa solo quando si verificano alcune  crepe  nella
  continuità della azione amministrativa, azione politica o azione di
  rappresentanza,  ma  è  qualcosa che bisognerebbe  costituire  come
  preliminare  e  su  questa creare un consenso ed  una  ricaduta  in
  termini di accettazione delle nostre proposte.
   Quindi,  il  rapporto  bancario  è  una  delle  facce  di   questa
  problematica  relativa  al  comparto  che  però  non  è  sola.   Si
  richiamava  ugualmente  il discorso del  de  minimis .  Esiste  una
  proposta già datata da parecchio per aumentare, quindi portare  più
  avanti nel tempo, la deroga sul  de minimis  e la Commissione si  è
  espressa già negativamente due volte e, ovviamente, il rapporto tra
  l'Amministrazione  e  la  Commissione  è  un  rapporto  di   solito
  conflittuale in quanto l'Amministrazione deve, in qualche  maniera,
  applicare  una  volontà  estranea  alla  sua  o  quanto  meno   non
  perfettamente  combaciante con i nostri obiettivi  e  le  direttive
  lasciano, alle volte, poco spazio alla rimodulazione, cosa che  tra
  l'altro  per  quanto riguarda il mio Assessorato è già avvenuta  un
  paio  di  volte ed un paio di proposte -  in generale, alcune  sono
  state  accettate  -  non sono state accettate  per  motivi  che  la
  Commissione  riteneva inerenti al giudizio di merito sull'efficacia
  delle misure che aveva proposto.
   Quindi,  il  fatto  di  poter  avere una  rappresentanza  continua
  potrebbe  dare  la  possibilità  di  avere  un'Amministrazione  più
  efficiente e viceversa.
   Per  quanto riguarda il credito poi legato all'IRCAC e alla CRIAS,
  la  CRIAS  ovviamente è un fondo di rotazione quindi è stato  detto
  che  una  parte  delle  risorse destinate  a  capitolo  per  questa
  attività  non  era stato deliberato e consegnato malgrado  fosse  a
  capitolo, però essendo un fondo di rotazione, finora, si è  avvalso
  di  una  regolare restituzione da parte dei beneficiari  che  hanno
  ricevuto  i  finanziamenti fino ad oggi, quindi, ha assicurato  una
  certa copertura.
   Io  sono  d'accordo  che  le finalità, la  capitalizzazione  e  la
  funzionalità della CRIAS possano essere aumentate, discusse e  rese
  più  incisive. Su questo siamo convinti che sia possibile. Anche  a
  livello  delle garanzie, voi sapete che la CRIAS fa  una  serie  di
  operazioni fino a 30 mila senza garanzie, poi oltre 30 mila con  le
  garanzie, si potrebbe creare all'interno della CRIAS o di qualsiasi
  altro  istituto regionale - l'onorevole Adamo ha menzionato l'IRFIS
  -,  potrebbero  essere equipaggiate con garanzie  diverse  per  una
  attività di credito agrario molto più incisiva di quella che   fino
  ad  oggi  riescono a dispiegare. Ciò, ovviamente,  dipendete  dalla
  volontà  politica;  una proposta potrebbe essere  fatta  in  questo
  senso   e   noi   ne  avevamo  una  parziale  che  volevamo   porre
  all'attenzione dell'Assemblea e lo faremo presto.
   Per  quanto riguarda la riforma dell'Amministrazione, come  diceva
  qualcuno  che  non  c'è  più:   questa  è  la  madre  di  tutte  le
  battaglie , nel senso che il PSR che è stato invocato  da  tutti  i
  convenuti  è  un PSR che si dovrebbe dispiegare dal 2007  al  2013,
  quello  siciliano  è partito nel 2009, due anni  dopo;  ovviamente,
  questo  di  per sé non rappresenta un vantaggio per coloro  che  lo
  utilizzano. Fino ad ora abbiamo una spesa che si attesta intorno ai
  500  milioni  di euro e pensiamo di non rischiare alcun disimpegno,
  però   ciò   non  toglie  che,  per  i  motivi  che  accennavo   in
  presentazione  nel  mio  intervento,  il  fatto  che  non  ci   sia
  contemporaneità  tra  l'attività delle imprese,  quindi  aziende  e
  l'attività  dell'Amministrazione con  la  fornitura  delle  risorse
  finanziarie,  questo sia un problema grave. E'  un  problema  grave
  anche  perché  in Sicilia è un problema culturale,  nel  senso  che
  molte regioni dell'Obiettivo 1 quindi Calabria, Basilicata, Puglia,
  hanno  un  sistema molto più agile del nostro, pur rispettando  gli
  stessi  limiti  e condizioni che impone la Comunità e evidentemente
  credo,  adesso  che ho potuto vedere l'Amministrazione  ed  il  suo
  funzionamento -  ho visitato tutte le IPA  all'inizio,  ho  cercato
  di capire come funzionava questa Amministrazione -, il problema non
  è  soltanto un problema di risorse umane e di capacità,  che  a  me
  sembrano adeguate e sufficienti, bensì è un problema culturale  nel
  senso  che  abbiamo  interpretato  una  funzione  ed  un  controllo
  burocratico che, a mio parere, travalica gli obblighi che la stessa
  Amministrazione si è posta e che la stessa CE ci impone.
   A  tale  proposito abbiamo un disegno di legge che, entro ottobre,
  verrà  presentato  ai capigruppo e che ha intenzione  di  risolvere
  alla  base  questo rapporto tra Amministrazione ed  interpretazione
  della  norma e creazione, quindi, dei bandi  in maniera definitiva,
  dando  una interpretazione diversa alla catena giudicante.  Abbiamo
  una  catena  giudicante, in Sicilia, che non finisce  mai,  così  a
  Palermo,  io parlo del caso dell'agricoltura però so per certo  che
  la  stessa situazione vi è in altri assessorati dove dal momento in
  cui  l'azienda porta la pratica per il PSR comincia il giudizio  di
  merito   sulla   congruità,   sulla  necessità,    sulla   capacità
  dell'azienda   di   far   fronte  agli   obblighi   derivanti   dal
  finanziamento.
   Questa è una impostazione esclusivamente siciliana, non esiste una
  catena che, diciamo così, non tenga conto di questa prerogativa,  a
  mio parere sbagliata e, quindi, lottiamo con una burocrazia che non
  solo entra nel merita, ogni volta, ogni grado di giudizio, ma oltre
  a questo chiede documentazioni molte volte addizionali che non sono
  neanche  nei  bandi, quindi è un problema culturale,  questo  è  un
  esempio  ovviamente, cercheremo di affrontarlo con una proposta che
  possa, in qualche maniera, far fare un passo avanti alla semplicità
  e fruibilità del sistema.
   Un altro aspetto importante che era stato sollevato era quello dei
  controlli.  Da  subito  l'Amministrazione ha  posto  in  essere  un
  controllo   che   oggi   viene  portato  a  termine   dall'Istituto
  Zooprofilattico  a  livello  di  distribuzione  sulle  provenienze,
  attraverso una mappatura genetica e territoriale, per vedere se  la
  merce  che  si  vende  nei punti vendita sia  una  merce  realmente
  siciliana,  ossia  che  l'origine che viene dichiarata  sia  quella
  effettivamente del prodotto.
   Esistono,  ovviamente,  molti  controlli  all'entrata  dai   porti
  siciliani per la merce che, invece, proviene da Paesi terzi.  Però,
  è  risaputo  che ci sono circa 48 porti nella Comunità  dove  entra
  merce  dai paesi terzi - anzi ce n'è di più, ma 48 sono quelli  che
  hanno  prevalente attività nell'agro-alimentare - e, quindi, quando
  un  prodotto  entra nella Comunità, viene immediatamente  messo  in
   libera  pratica , questo è il termine, quindi, quando è  messo  in
  libera  pratica può circolare in tutta la Comunità o viene sbarcato
  a  Klaipëda o viene sbarcato a Vigo in Spagna o viene sbarcato  nel
  Mar  Nero  a Costanza, poi, entra tranquillamente nella Comunità  e
  viene distribuito dappertutto.
   Quindi,  creare una maggiore rigidità,  in Sicilia, è  sicuramente
  una  misura di conforto per la produzione, però, all'atto  pratico,
  considerando  che  in  Sicilia entra una  frazione  percentuale  di
  quello che entra in tutta la Comunità è ovviamente una misura   non
  risolutiva.
   Il  problema è quello di controllare, vedere che questa merce  sia
  proveniente da produttori che abbiamo gli stessi vincoli che  hanno
  i siciliani, induce però ad una considerazione importante.
   Voi  sapete  che  esiste in Sicilia il problema del  contrabbando,
  contrabbando  vuol  dire  che  ci  sono  siciliani,  ditte   altre,
  siciliane,  ditte  terze che utilizzano il  marchio   Sicilia   per
  aggiungere il valore a quello che vendono. Se il marchio   Sicilia
  non valesse di più, non lo farebbe nessuno. Il fatto che esiste  un
  contrabbando sul marchio  Sicilia  vuol dire che per i  consumatori
  siciliani  il  marchio   Sicilia  vale di più  e  sono  disposti  a
  pagarlo di più. Ed è verissimo, perché, tra l'altro, anche se  sono
  stime,   il   contrabbando   è  un  fenomeno   che   si   manifesta
  prevalentemente in Sicilia, nell'area Obiettivo 1.
   Quindi, cosa vuol dire questo? Vuol dire che con questo abbiamo la
  prova  provata , come si diceva una volta, che i prodotti che hanno
  un marchio  Sicilia  valgono di più a partire dal mercato siciliano
  ossia, se noi siamo in grado di mettere in piedi delle filiere e di
  vendere con regolarità dei prodotti siciliani al mercato siciliano,
  non  potremmo  che avere più successo e più risultati  rispetto  ad
  altri mercati limitrofi.
   A tale proposito c'è da dire che su questo - l'avevo richiamato in
  apertura  -  si  gioca il rapporto tra produzione e  distribuzione,
  proprio  sulla  capacità,  come primo  passo,  di  interloquire  ed
  interagire con la distribuzione locale.
   Un'ultima cosa volevo dire: era stato sollevato lo stato di  crisi
  che,  forse, andrebbe chiesto alla Comunità per quanto riguarda  il
  PSR,  i fondi europei in genere. E'una cosa che abbiamo valutato  e
  che  è  stata fatta per la pesca. Con la pesca abbiamo  chiesto  lo
  stato  di crisi già da un mese e pensiamo che ci verrà accettato  e
  vengano sviluppate delle azioni mirate per la pesca.
   Con  l'agricoltura non siamo tanto convinti, non tanto perché  non
  sia  una   misura  che  possa essere utile in  questo  momento  per
  cercare  di  rendere più flessibili gli interventi e, nello  stesso
  tempo,  più mirati all'agricoltura. In realtà, questo andrebbe,  in
  qualche  maniera, a rinegoziare il rapporto tra misure del  PSR  ed
  interventi  e questo, secondo noi, oggi come oggi, nello  stato  in
  cui  la Sicilia oggi si trova - abbiamo praticamente tutti i  bandi
  che   stanno   funzionando,  stiamo  ricevendo   pratiche,   stiamo
  spendendo, come vi dicevo prima, non abbiamo in prospettiva  rischi
  di mancata spesa -, quindi introdurre un elemento che potrebbe dare
  una rimodulazione artificiale a quello che si è fatto fino ad oggi,
  ci  sembra in questo momento specifico, non proprio. Ciò non toglie
  che  sia una idea interessante e su questo ci possiamo misurare nel
  2012. Grazie.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la Commissione Bilancio  ha  dato
  copertura  finanziaria al disegno di legge numeri  732-672-699-700-
  713   Interventi per lo sviluppo dell'agricoltura  e  della  pesca.
  Norme  in  materia  di artigianato, cooperazione  e  commercio   e,
  pertanto,  lo  stesso potrà essere iscritto all'ordine  del  giorno
  dell'Aula a metà della prossima settimana.
   La  seduta è rinviata a martedì, 27 settembre 2011, alle ore 16.00
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


     I  -Comunicazioni

  II  - Discussione della mozione:
       N.  285  -  Censura all'Assessore regionale  per  la  salute
       (Seguito)
      LIMOLI-LEONTINI-BENINATI-BOSCO-BUZZANCA-CAMPAGNA-CAPUTO-CORONA-
    D'ASERO-FALCONE-FORMICA-LEANZA E-MANCUSO-MARINESE-POGLIESE-SCOMA-
                                                TORREGROSSA-VINCIULLO

                   La seduta è tolta alle ore 13.51

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
                            alle ore 16.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli