Presidenza del vicepresidente Oddo
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale delle
sedute numeri 282 e 283 che, non sorgendo osservazioni, si
intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
Arena, Calanducci, Scilla, Cimino, Lentini, Scammacca, Faraone,
Rinaldi e Buzzanca.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione delle determinazioni della Conferenza dei
Presidenti
dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico l'esito della Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 20 settembre
2011, sotto la Presidenza del Presidente dell'Assemblea, onorevole
Cascio, presenti il Vicepresidente vicario, onorevole Formica, e il
Vicepresidente, onorevole Oddo, e con la partecipazione del
Presidente della Regione, onorevole Lombardo, ha deliberato
all'unanimità il seguente programma-calendario dei lavori
parlamentari per la corrente sessione
DPEF Commissioni:
Il documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
2012-2014 è stato trasmesso alla Commissione Bilancio e alle
Commissioni di merito in data 8 settembre 2011 per i rispettivi
adempimenti ai sensi dell'art. 73 bis.1, comma 1.bis, Reg. int.
ARS.
DPEF Aula:
Ai sensi del successivo comma 4 del citato articolo 73 bis.1, il
DPEF sarà pertanto iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea
mercoledì 28 settembre, con eventuale prosecuzione nella giornata
di giovedì 29 settembre.
L'Aula, inoltre, terrà seduta nella corrente settimana:
-mercoledì 21 settembre, per la discussione della mozione n. 285
Censura all'Assessore regionale per la salute , a firma
dell'onorevole Limoli e altri. Al riguardo preciso che la
discussione della mozione si svolgerà nella seduta di martedì 27
settembre 2011 come stabilito nella seduta di ieri;
-giovedì 22 settembre (mattina), per la discussione del disegno di
legge nn. 732-672-699-700-713 Interventi per lo sviluppo
dell'agricoltura e della pesca. Norme in materia di artigianato,
cooperazione e commercio , ove esitato per tempo dalla competente
Commissione, anche in relazione al richiesto dibattito parlamentare
sullo stato del comparto agricolo in Sicilia. Al riguardo preciso
che il disegno di legge sarà esaminato non appena esitato per
l'Aula dalla Commissione di merito.
Le Commissioni daranno priorità all'esame dei seguenti
disegni di legge:
-n. 52/A (ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 64 Reg. int.)
Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2, dello
Statuto recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana'
e degli altri disegni di legge frattanto presentati sulla medesima
materia (riduzione del numero dei deputati regionali);
-n. 750 Ricollocazione del personale dell'Ente autonomo Fiera del
Mediterraneo presso l'Agenzia regionale per la protezione
ambientale ;
-n. 781 Misure urgenti e straordinarie per il rilancio e per il
superamento della crisi dell'area industriale di Termini Imerese ;
- nn. 732-672-699-700-713 Interventi per lo sviluppo
dell'agricoltura e della pesca. Norme in materia di artigianato,
cooperazione e commercio ;
-n. 777 Trattamento pensionistico dipendenti Ente Acquedotti
siciliani ;
-n. 483 Promozione della ricerca sanitaria .
L'Assemblea terrà, infine, seduta dal 4 al 6 ottobre 2011 per la
discussione dei disegni di legge sopra menzionati, ove frattanto
esitati dalle Commissioni, nonché del seguente disegno di legge,
già licenziato per l'Aula: nn. 684-35-279-322-334/A Promozione
della lingua dei segni italiana (LIS) .
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
motivi logistici volevo segnalare che il dibattito sulle
comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo in
Sicilia è stato anche richiesto - come tutti sappiamo - da numerosi
produttori agricoli che sono intervenuti con una manifestazione
qualche giorno fa e che hanno anche incontrato le delegazioni
parlamentari, lo stesso Presidente dell'Assemblea. A tal riguardo,
le comunico che una delegazione di loro ha chiesto di essere
presente in Aula e mi sembrerebbe inopportuno, visto che sono già
arrivati e si stanno espletando le procedure per il loro ingresso a
Sala d'Ercole, che si inizi il dibattito in loro assenza. Quindi,
le volevo chiedere, da sottoporre anche alla cortesia
dell'assessore, l'opportunità di rimandare di qualche minuto
l'inizio di questi lavori peraltro, purtroppo, con un'Aula non
propriamente affollata.
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
vorrei chiedere alla Presidenza, se è possibile, un attimo di
chiarezza circa lo svolgimento della seduta odierna.
Il Presidente Oddo sa, avendo partecipato alla scorsa Conferenza
dei capigruppo, che in quella sede si è ritenuto di svolgere oltre
alla relazione sullo stato dell'agricoltura in Sicilia e al
dibattito d'Aula, proprio al fine di dare risposte concrete a
questa platea così ampia che è in crisi, si è ritenuto di
procedere anche ad incardinare del disegno di legge sugli aiuti
all'agricoltura.
Sappiamo bene perché abbiamo apprezzato il Regolamento in quella
data che non era possibile esitarlo in data odierna, però si era
pure detto che essendo pronto in Commissione questo disegno di
legge poteva pervenire in Aula oggi, essere incardinato, stabilire
il termine per la presentazione degli emendamenti, al fine di
esitarlo con priorità assoluta nella sessione della settimana
prossima.
Allora, signor Presidente, io le chiedo circa quanto stabilito
nella scorsa Conferenza dei capigruppo, considerato che io non ho
avuto alcuna notizia da quanto è stato comunicato in Aula sul fatto
che questo disegno di legge potesse arrivare oggi, io chiedo alla
Presidenza di conoscere se la seduta di oggi sarà articolata
soltanto sulla base della relazione dell'assessore e del successivo
dibattito, oppure se sarà possibile così come da noi era stato
chiesto, inserire, anche chiudendo e riaprendo tecnicamente una
seduta nuova, all'ordine del giorno il disegno di legge di aiuti
all'agricoltura al fine di calendarizzarlo così come peraltro -
ribadisco - era stato stabilito nella scorsa Conferenza dei
capigruppo.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, abbiamo addirittura autorizzato la
Commissione Bilancio a lavorare sul disegno di legge n. 732 in
concomitanza con i lavori d'Aula; quindi è evidente che l'interesse
anche della Presidenza è quello di portare avanti il disegno di
legge n. 732.
La Commissione Bilancio sta già lavorando; valuteremo, in funzione
anche della conclusione dei suoi lavori, come articolare anche i
lavori della giornata odierna.
Pur tuttavia, io penso che a prescindere da tutto c'è una
richiesta dell'onorevole De Benedictis che mi pare ragionevole,
nulla di straordinario, ogni cosa non deve diventare straordinaria.
Sospenderemo la seduta per 10 minuti anche per permettere a coloro
che sono stati autorizzati a partecipare come pubblico di assistere
ai lavori. Pertanto, dopo lo sospensione darò la parola
all'assessore e si aprirà poi evidentemente il dibattito, ogni
Gruppo parlamentare potrà intervenire. Per quanto concerne il
resto, valuteremo a conclusione della II Commissione se esiterà o
meno il disegno di legge n. 732.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10.45, è ripresa
alle ore 11.12)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Di Mauro è in congedo per
oggi, per motivi di salute.
L'Assemblea ne prende atto.
Sicilia
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo in
Sicilia
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo sullo stato del comparto agricolo in
Sicilia.
Ha facoltà di parlare il dottore D'Antrassi, assessore per le
risorse agricole e alimentari.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Grazie, signor Presidente.
Onorevoli convenuti, l'agricoltura è un settore economico
importantissimo della Sicilia, che non si riesce a rilanciare in
forma organica e definitiva già da parecchi anni.
Nel menzionato disegno di legge che dovrà essere esitato per
l'Aula in questi giorni, ci sono sicuramente molte misure che
tendono ad aiutare ad alleviare lo stato di crisi in cui versano
alcune aziende siciliane.
In queste misure, si è previsto una logica di rimessa in bonis di
molte attività che negli ultimi anni sono state castigate sia dal
mercato sia della mancanza di rinnovamento tecnologico, sia dalla
difficoltà della Sicilia a fare sistema.
Queste aziende quindi potranno beneficiare all'interno di questa
proposta di un Fondo di solidarietà regionale; di un aiuto per la
stipula di contratti assicurativi; capitalizzazione delle
cooperative e delle aziende agricole agevolate; credito agrario di
esercizio; esposizione nei confronti degli enti previdenziali;
progetti pilota per attività promozionali; vendemmia verde e
finanziamento dei soci garanti delle assicurazioni; e altrettanti
contributi per il gasolio; per le esposizioni agrarie; per la
pesca; insieme al consolidamento delle passività onerose.
Questi sono tutti mezzi che serviranno per l'appunto per rimettere
in bonis queste aziende.
Però, bisogna risalire chiaramente alle cause che hanno
determinato questa difficoltà e bisogna risalire alle cause che non
permettono che l'azione amministrativa e di Governo, sia quella
regionale, sia quella comunitaria, riesca ad avere pieno effetto
sul tessuto delle aziende e degli imprenditori agricoli siciliani.
Esistono dei problemi di mancato compattamento delle filiere, di
specializzazione, di ritardo tecnologico, che sono i veri nemici
delle aziende e che vanno, in qualche maniera, affrontati e
risolti, quanto meno in un'ottica di intervento immediato e di
medio periodo, in quanto ci sono delle problematiche che
necessitano sicuramente di un impegno pluriennale.
Questa analisi del settore agricolo siciliano deve passare
attraverso una considerazione, che è basilare per capire ed
interpretare lo stato della offerta agro-alimentare.
Negli ultimi anni la Regione e i fondi comunitari si sono spesi
per aumentare la domanda pensando che ci fosse un eccesso di
produzione; questo fantasma dell'eccesso di produzione ha
colonizzato almeno gli ultimi 25-30 anni di attività amministrativa
siciliana.
In effetti, se si guardano i dati del consumo regionale siciliano,
ci si rende facilmente conto come non solo non si esporti molto e
non si produca, ma addirittura la Sicilia è arrivata ad importare
il 70 per cento dei consumi agro-alimentari, anche delle filiere,
le cosiddette eccellenze - che poi sono eccellenze, ma se non
fanno reddito ed occupazione bisogna chiedersi che senso abbia
parlare di eccellenze Anche le eccellenze sicuramente di una terra
che produce qualità, ma che non riescono a mettersi insieme e
compattarsi neanche nel mercato di prossimità. Un esempio per
tutti, quello dell'olio. La Sicilia produce moltissimo olio, ma è
difficile trovare l'olio nei supermercati. Noi stessi, in qualità
di consumatori compriamo olio proveniente da altre regioni. Dunque,
esiste un fronte, che è il fronte del consumo regionale dove la
Sicilia si è vista soccombente negli ultimi anni e si è vista
soccombente perché non riesce ad esprimere non solo e non questo -
non è questo il punto qualità ed eccellenza - ma non riesce ad
organizzarsi per le sfide che gli impone il mercato: ossia
standardizzazione di prodotto e quantità sufficienti al mercato. I
nostri prodotti non sono standardizzati molte volte, riescono ad
arrivare solo nel mercato locale e da lì poi finiscono per
soffrire, ad entrare in fibrillazione quando arriva la concorrenza
degli altri Paesi.
A questa situazione di scollamento dell'agricoltura e quindi del
complesso della macchina produttiva siciliana vi è anche un
problema di ritardo tecnologico. Perché la Sicilia purtroppo
investendo molto negli ultimi anni nella comunicazione, nel
rafforzamento della domanda, di conseguenza, ha investito meno, o
con meno sensibilità, in un aspetto importante che è stato quello
della innovazione e della tecnologia.
Questi sono due dati importanti, perché, purtroppo, dato per certo
e scontato che il nostro tessuto imprenditoriale è vivo ed
efficiente, e lo dimostra il fatto che malgrado la congiuntura
negativa settori specializzati come quello del vino, quest'anno,
siano riusciti ad aumentare nel vino di qualità sia esportazione
sia valore, quindi la nostra non è una imprenditoria di secondo
livello, ma è altrettanto vero che per poter competere a livello
europeo ed internazionale con i mercati che sono ogni giorno più
esigenti sia necessario avere alle spalle di ogni produttore una
ricerca e un avanzamento tecnologico che permetta al produttore di
competere con armi pari con gli equivalenti francesi, spagnoli e
olandesi.
Senza questo manderemmo le nostre truppe al fronte armate di un
temperino contro gente che ha la bomba atomica. E noi dobbiamo
essere in grado di capire i nostri limiti e, attraverso una
attività amministrativa e legislativa adeguata, dare alla Sicilia
un piano di largo respiro per poter far fronte alle legittime
esigenze di questo comparto.
Sono state prese negli ultimi mesi molte iniziative per mettere
l'Amministrazione regionale al servizio della progettualità di base
delle produzioni siciliane. Noi abbiamo cercato di salvare e di
mettere in un circuito virtuoso tutto ciò che di buono e di bello
nasce dalla base progettuale siciliana e dare a questi impulsi
imprenditoriali la dignità di un progetto coerente e razionale al
mercato.
Vi assicuro che la Sicilia - e questa è la buona novella - ha
all'interno del suo comparto economico agricolo una grande
vitalità, malgrado vi sia questa congiuntura sfavorevole, questa
fase di stasi sia della crescita del PIL agricolo sia degli
investimenti, ci sono delle zone promettenti, ci sono degli
imprenditori che sono riusciti a creare dei prodotti ad alto valore
aggiunto che si sono imposti al mercato e ce ne sono tantissimi
altri che hanno il cosiddetto sogno nel cassetto , cioè hanno un
progetto che vogliono dividere con i figli, con i soci, con gli
amici e che sono disposti a giocarlo con l'Amministrazione.
Ciò è importante non solo perché crea valore aggiunto e
occupazione a livello di tessuto economico, ma è importantissimo
perché riesce a dare delle indicazioni all'Amministrazione, alla
buona volta, su come veicolare ed indirizzare le misure economiche
a sostegno non in un macro obiettivo generico, ma cercando di
veramente di creare sinergia ed intesa con ciascuna impresa e con
ciascuna realtà produttiva.
Oggi viviamo purtroppo una contraddizione tra misure comunitarie,
la delega regionale alla gestione della agricoltura e le necessità
degli agricoltori. Queste tre volontà, in parte, per la mancanza di
rappresentanze adeguate da parte dei produttori a livello
regionale, nazionale e comunitario, alla fine creano, per questa
mancanza di lobby, per il fatto che non esista un feedback, vale a
dire una informazione di come ci si debba comportare nel veicolare
le risorse ai produttori in forma effettiva e sinergica.
Oggi avere risorse non è tutto; oggi è importante avere risorse
che vadano incontro alle esigenze delle aziende agricole, ai loro
progetti, ai loro sogni nel cassetto. E' importante avere risorse
che riescano ad essere disponibili subito quando il progetto
dell'imprenditore vede luce e vuole decollare. Avere un progetto
oggi e le risorse dopo tre anni non serve a nulla. Quindi, il fatto
di avere una gestione delle risorse riparametrata ai progetti degli
agricoltori e resa disponibile, in tempo reale, è obbligo
dell'Amministrazione, è obbligo della Comunità.
Su questi temi, che sono temi di funzionalità e della funzionalità
della relazione tra amministrazione e produzione, su questo si
gioca il vero sviluppo; su questo si giocheranno le sfide dei
prossimi mesi.
Questo Assessorato ha intenzione di proporre, a breve, una riforma
di quella che è la gestione dei fondi pubblici intesi come accesso
allo smobilizzo degli stessi da parte degli agricoltori e, questo,
è un passaggio importante e definitivo per dare agli interventi la
capacità di interagire con i progetti di produttori in tempo reale.
Pertanto, quando verrà presentato il disegno di legge n. 732, che
voi troverete in Aula, vedrete che esistono molte misure di
sostegno alle aziende, ma, come vi ho accennato prima, l'idea
principale è quella di riciclare queste aziende nuovamente al
mercato, rimetterle in bonis, ma a quel punto, tocca a noi, tocca a
voi, all'Assemblea, con l'impulso politico che sarà in grado di
esprimere e con la capacità tecnica che noi potremo conferire, dare
ad ogni azienda compimento, aiutare l'azienda a dare compimento ai
propri progetti.
E' questa la grande sfida per il futuro.
Vorrei aggiungere un'ultima cosa. Noi abbiamo avuto in questi
mesi, come ho detto poc'anzi, per quello che riguarda il vino,
abbiamo avuto contezza che esistono alcuni settori dell'agricoltura
siciliana che, nell'ultimo anno, sono riusciti, in qualche maniera,
ad andare in controtendenza, a presentarsi sul mercato, a
elaborare, attraverso innovazioni di filiera e innovazioni di
prodotto, un rapporto nuovo con il mercato.
Noi abbiamo, in qualche modo, non preteso perché il termine
sarebbe esagerato, abbiamo, in qualche modo, consigliato a queste
aziende di rivolgersi anche al mercato regionale.
Il mercato regionale è il vero fronte di battaglia, diciamo così,
proprio perché come dicevo prima, noi importiamo il 70 per cento
del consumo agro-alimentare, il cosiddetto mercato di prossimità',
quello che le nostre mogli o le nostre mamme frequentano quando
portano a casa i prodotti alimentari, che è la prima frontiera che
ci deve dare, in qualche maniera, lo stimolo della conquista.
Perché, vedete, in Sicilia operano circa otto grandi gruppi
internazionali di grande distribuzione organizzata. Questi grandi
gruppi hanno tutti filiali in Sicilia. Voi sapete che entrare in un
supermercato ed essere qualificati e schedati come fornitori,
permette ad ogni azienda di entrare nel circuito internazionale
della grande distribuzione.
E' importante capire, allora, che sguarnire questo fronte per
cercare di trovare sbocco ai nostri prodotti al di fuori della
Sicilia, lasciando colonizzare il nostro mercato da merci
provenienti da altri Paesi non è una buona pratica commerciale. E,
inoltre, per l'appunto, se si riesce a dialogare con la grande
distribuzione isolana immediatamente e di conseguenza si viene
veicolati come fornitori a livello nazionale ed internazionale.
Fermo restando che ogni prodotto ha un suo mercato di eccellenza,
quindi, non sempre la GDO è la soluzione per tutto, però, è anche
vero che rappresenta oggi dal 50 al 70 per cento dei consumi
nazionali e che, quindi, non può essere lasciata in qualche maniera
in balìa dei rifornimenti esteri.
Quando noi andiamo presso una grande distribuzione la prima cosa
che ci dicono è la seguente: ma voi riuscite a darci questo
prodotto ogni giorno?
Questa è la domanda che automaticamente viene posta a noi come
produttori e che noi dobbiamo volgere alla Sicilia come sistema
produttivo.
La Sicilia riesce con le sue eccellenze a proporsi come fornitore
a delle realtà composte come quelle della grande distribuzione e
lì, anche se sembra paradossale, c'è la chiave dell'innovazione di
filiera nel senso che, mentre negli altri paesi si cerca di
controllare e specializzare le filiere di produzione sempre in
maniera maggiore, magari con nuovi prodotti per poter aumentare il
valore aggiunto, noi siamo ancora in alcune filiere, in quelle che
ancora soffrono di più, in una fase di concertazione per poter
mettere insieme prodotto e continuità, per poter servire il
mercato.
A questo scopo l'aggregazione proposta dalla Comunità nel tempo
con le MOK, con le OP, con tutta quella serie di enti e di
agglomerati che sono stati proposti per risolvere il problema in
Sicilia, ha avuto esito, non dico infausto, ma poco rilevante.
Bisogna creare una strategia a livello regionale, politica,
incisiva, effettiva, affinché gli imprenditori siano incentivati a
lavorare insieme, aggiungendo delle funzioni e delle prospettive
che da soli mai riuscirebbero a raggiungere.
Questo è qualcosa che sui consorzi del nord italiani è
assolutamente scontato e pacifico, però quando si scende nell'area
obiettivo 1 e segnatamente in Sicilia diventano problematiche,
diventano problemi reali dove non si riesce a mettere insieme, a
coagulare consenso intorno a dei progetti comuni.
Questa è una sfida importante e quindi questa con il rinnovamento
tecnologico e l'avvio del rinnovamento dei prodotti saranno le due
preoccupazioni principali dell'Amministrazione per i prossimi mesi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
non c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad un problema a cui il
Parlamento ha dedicato spesso grande attenzione ma che, tuttavia,
continua ad essere un assillo per gran parte della nostra economia,
per gran parte delle nostre famiglie; forse non vi è stata, fino a
tempi recenti, una profonda consapevolezza di quanto questo
comparto non sia semplicemente un pezzo dell'economia ma un pezzo
della struttura sociale della nostra Isola.
Ciò di cui lei ha detto, assessore, è vero ma disegna un quadro
che forse merita di essere evidenziato in tutta la sua
drammaticità. Oggi abbiamo situazioni gravissime rispetto alle
quali parlare è facile, è molto difficile trovare strumenti
adeguati ma a questo è chiamato il Parlamento ed è chiamato a farlo
con azioni concrete, è chiamato a farlo nella misura e nell'indi di
quello che può fare, sapendo che molte delle questioni non
riguardano strettamente la competenza dell'Assemblea regionale e
nemmeno esclusivamente quelle della Regione siciliana e da questo
punto di vista condividiamo il richiamo alla necessità che oggi non
ci vede protagonisti, non ci vede attivi a fare lobby.
E' vero che siamo scarsamente rappresentati non soltanto lo sono
le associazioni e il mondo dei produttori in prima persona, ma c'è
anche disgregazione nel mondo politico, c'è disgregazione qui
dentro, c'è disgregazione fra noi e le rappresentanze nazionali,
c'è un totale scollamento delle nostre capacità di essere
rappresentati e essere rappresentati a livelli adeguati in seno
alla Comunità europea dove si gioca gran parte della partita e del
risultato che questa partita può conseguire.
Io credo che, quindi, dobbiamo avere consapevolezza
nell'affrontare le questioni qui dentro, perché gran parte delle
soluzioni non stanno qui dentro ma stanno nella capacità che
abbiamo, partendo da qui dentro, di farci promotori di quella lobby
che, assieme ai nostri agricoltori, mette in condizione, non
soltanto le loro imprese e le loro famiglie, di potere resistere
con la generosità, con l'impegno, con il sacrificio, con le
difficoltà che sono in grado di affrontare, ma con tutto quello che
il nostro sistema economico deve e può fare per loro.
Vorrei farmi aiutare da alcuni appunti per essere preciso e
circostanziato. Penso, infatti, che in questi anni abbiamo
contribuito a fare in modo che le ultime finanziarie regionali
mettessero in evidenza queste aspettative del comparto.
Nella Finanziaria del 2009 ci sono stati cinque articoli per la
prima volta nella storia di questa Regione che hanno affrontato,
sul tappeto, questioni precise: la ristrutturazione dei debiti
delle aziende agricole prevista ed affrontata con gli articoli dal
17 al 19, l'aumento della liquidità con i prestiti all'articolo 16
per l'acquisto delle scorte, e per i prestiti di conduzione a tasso
agevolato con l'articolo 17.
Tutte queste azioni previste sono partite con ritardo ed è rimasto
il rammarico e questo è un elemento su cui dobbiamo riflettere
perché indicatore di una crisi nel sistema. Il rammarico che il
sistema bancario non sia stato pronto, non abbia accolto il
significato di queste misure e non abbia fatto da subito tutto
quanto era nelle sue possibilità per intervenire ed accompagnarci
in questa intenzione.
Noi comprendiamo che non tutte le aziende agricole siciliane sono
nelle condizioni di superare questa crisi, però non condividiamo
questo eccessivo approccio burocratico del sistema bancario nei
rapporti con le aziende agricole. Anche qui è necessario che questa
azione di lobby sia più forte, così come lei, assessore, l'ha
sollecitata nei confronti della grande distribuzione organizzata.
Le banche debbono decidere se stanno dalla parte di chi comunque
lavora tutti i giorni con difficoltà o debbono stare dietro lo
sportello a fare una semplice e facile azione che tutti potrebbero
fare.
Con la Finanziaria del 2010 siamo riusciti ad affrontare, per la
prima volta, in modo organico e con risorse anche significative,
in grado di mobilitarne altre, altri problemi di cui soffre
l'agricoltura siciliana.
Ci siamo mossi lungo le direttrici del risarcimento dei danni
pregressi, dell'accesso al credito agevolato attraverso l'utilizzo
dei confidi, della ristrutturazione dei debiti dell'azienda
agricola, della riduzione dei costi di produzione, del tentativo
della semplificazione burocratica, mai troppo meritorio di
attenzione, e la riorganizzazione del comparto vitivinicolo.
L'applicazione di quelle norme, anche in considerazione
dell'importante dotazione finanziaria su cui potevano fare
affidamento, ha consentito certamente un sollievo ed un importante
intervento nel settore, inserendo in questo comparto risorse in
conto capitale per oltre 75 milioni di euro e crediti agevolati per
le imprese per diverse centinaia di milioni di euro, in
considerazione del fatto che erano disponibili complessivamente 85
milioni di euro in conto interessi.
Tutto ciò che finora è stato fatto, però, rischia di essere
vanificato e di prolungare l'agonia del settore, dei lavoratori e
delle famiglie, se contemporaneamente non è supportato da una serie
di interventi finalizzati ad aggredire le deficienze strutturali
delle agricolture siciliane.
Comprendiamo che questo è l'obiettivo immediato futuro anche con
il disegno di legge che è in corso di esitazione da parte della
Commissione Bilancio'.
Occorre, fin da subito, con tutti gli attori del comparto,
preparare interventi normativi e calibrarli opportunamente. Questi
giorni ci debbono servire per mettere appunto quanto è necessario
fare per calibrare meglio, aggiustare e correggere, se serve.
Tutto ciò per individuare le risorse finanziarie senza le quali
parleremmo a vuoto, per rendere più competitive le nostre aziende,
favorendone l'accorpamento, incentivando il ricambio generazionale,
incrementando la meccanizzazione, la diversificazione, cui va fatto
riferimento e condividiamo, ma mettendo le stesse imprese, intanto,
nelle condizioni di sopravvivere.
Molte di esse hanno il problema dell'oggi o dello ieri. Non sono
in grado di pensare serenamente al domani. E questo è un problema
di cui, responsabilmente, ci dobbiamo fare carico, mettendole, poi
anche, perché altrimenti non avrebbe senso, aiutarle a
sopravvivere, se non riuscissimo ad assicurarne un futuro,
mettendole in condizione di produrre in funzione delle esigenze del
mercato e non delle provvidenze comunitarie che, tra l'altro,
saranno sempre più scarse.
Abbiamo atteso, insieme agli agricoltori siciliani, in occasione
dell'ultima Finanziaria regionale, ulteriori interventi a sostegno
delle imprese agricole in gravi difficoltà. Purtroppo, la delusione
h stata grande, quando abbiamo dovuto constatare che non era
possibile fare altro che un atto tecnico, senza interventi nel
settore.
Per questo siamo lieti che ciò che non abbiamo potuto fare e che
avremmo voluto fare in quella occasione, sia occasione adesso del
disegno di legge che poc'anzi citavo e che arriverà presto in Aula.
In questo si interviene, almeno finora, sono queste le previsioni
mediante il rifinanziamento del Fondo di solidarietà regionale, di
cui all'articolo 80 della legge 11 del 2010, del fondo per la
stipula dei contratti assicurativi e con la capitalizzazione delle
cooperative.
Ci sono articoli che affrontano il tema del credito agevolato,
mediante la proroga di provvedimenti esistenti o l'istituzione di
nuove misure agevolate in materia di consolidamento delle passività
onerose, di proroga della scadenza dei termini dell'esposizione
agraria, di finanziamenti agevolati e contributi in materia di
credito in favore delle imprese agricole e ittiche. Finanziamenti
agevolati alle imprese agricole e cooperative, per il
consolidamento delle esposizioni nei confronti degli enti
previdenziali.
Come vediamo, un pacchetto articolato di misure. Riflettiamoci, ma
non perdiamo tempo. E' importante affinarlo, ascoltare i
protagonisti e gli attori del comparto, ma procedere con
risolutezza.
E non dimenticare che accanto a tutto ciò, noi Partito
Democratico, rivendichiamo con grande insistenza l'aumento dei
premi relativi all'applicazione delle misure agro-alimentari del
PSR. Riteniamo il PSR 2007/2013, con i suoi oltre 2 miliardi di
euro, uno strumento potenzialmente formidabile, per il rilancio
dell'agricoltura siciliana e non a caso ho detto potenzialmente'.
Non va vanificato, perché al tempo stesso, siamo convinti che
l'attuale PSR non corrisponde in pieno alle reali esigenze dei
nostri agricoltori.
Continuiamo, infatti, a chiedere l'aumento a novecento euro per
ettaro, dei premi per le misure agro-alimentari, ritenendo questo
provvedimento importante e che debba essere preso nel breve
periodo. Come chiediamo una profonda rivisitazione di alcune delle
misure del PSR, in particolare, Assessore, quelle relative agli
investimenti, oggi nelle condizioni attuali, purtroppo,
difficilmente attivabili. Rischiamo di non fare partire gli
investimenti e di non riuscire a spendere, neanche, le risorse
previste, a nostra disposizione. Quelle relative anche agli
investimenti, in particolare, dei giovani agricoltori.
Stiamo attenti, non costruiamo specchietti per le allodole. Non
facciamoci ingannare. Misure che a nostro giudizio, non sono
rispondenti alle capacità ed alle esigenze dell'agricoltura
siciliana e rischiano di compromettere il pieno utilizzo delle
risorse comunitarie e la restituzione dei fondi a Bruxelles. Non
nascondiamoci dietro al dito. Dobbiamo essere in grado di cogliere
il problema e di affrontarlo, non di accorgercene a cose fatte.
Così come, in ultimo, siamo impegnati ad elaborare la riforma del
regime del de minimis , per cercare di aumentare la soglia di
intervento, almeno, a trentamila euro, consapevoli come siamo che
in questa fase di gravissima crisi, sia fondamentale approntare
interventi urgenti e consistenti, senza avere l'ostacolo
insuperabile del de minimis , a settemila e cinquecento euro.
Concludo, auspicando che il Parlamento che, per ragioni
logistiche, oggi non è presente nella sua massima rappresentanza,
ma che certamente sente l'importanza del problema, insieme a quanti
vogliono cooperare per la sua risoluzione, affronti seriamente,
Assessore, tutto ciò che è necessario fare. Io credo che dobbiamo
sapere che non abbiamo tempo da perdere e che il problema
fondamentale sia quello della sopravvivenza, oggi, di imprese
strangolate da situazioni debitorie delle quali dobbiamo avere
consapevolezza, non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia,
non possiamo compiacerci di prevedere misure che sulla carta
funzionano rischiando di non avere più i destinatari, cui queste
misure sono rivolte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
sento l'obbligo, all'inizio di questo brevissimo intervento, di
chiedere scusa per le assenze dei colleghi perché stiamo parlando
di un argomento importantissimo per la Sicilia. In verità, le
assenze coinvolgono anche il Governo perché per dibattiti di questo
genere credo sia poverella la presenza del Governo con un solo
Assessore. Chiedo scusa agli agricoltori, alle associazioni di
categoria, ai movimenti spontanei ma non all'Assessore e spiegherò
rapidamente il perché.
Questo dibattito mi sembra surreale, sta andando con un ritmo
lento, pacato mentre fuori c'è l'inferno ; fuori da questo palazzo
c'è gente che protesta, che è accampata, che ha lasciato il proprio
campo di lavoro per venire qui per avere delle risposte.
Gliele diamo così le risposte? Con le statistiche che ci ha
sciorinato l'Assessore?
E' questo il patos che questa Assemblea e questo Governo vogliono
trasmettere alla Sicilia?
Credo che siamo proprio fuori pista. E se dovesse avvenire che
qualcuno di noi piglia qualche -tra virgolette lo dico in
siciliano per assimilazione al movimento dei forconi -, se qualcuno
di noi piglia qualche forconata non ci sarà da meravigliarsi
perché quando il comparto dell'agricoltura che è la cosa principale
sotto l'aspetto produttivo di questa Regione non ha risposte, credo
che possa succedere di tutto. E le risposte non le ha date
l'Assessore con la sua relazione. Le risposte che vuole la gente e
che vuole la politica
CRACOLICI. Onorevole Maira, può darsi che la forconata la prenda
lei per primo.
MAIRA. Me la prendo, vuol dire che me la merito, e anche se non me
la merito me la prendo comunque.
CORDARO. Onorevole Cracolici, non c'è bisogno che lei faccia il
maestro di scuola
MAIRA. Non mi aspetto una risposta oggi. Che il Governo e
l'Assessore ci dicano non quanti soldi sono stati spesi ma quanti
ce n'è ancora da spendere e se corriamo il rischio di restituirli
all'Unione Europea.
Vorrei sapere dall'Assessore quali provvedimenti legislativi
intende adottare, anzi non adottare ma proporre a quest'Aula per
dare un impulso al volano dell'agricoltura.
Chiedo di sapere quali provvedimenti normativi interni, parlo di
circolari e di decreti, intende adottare per dare risposte
immediate.
Chiedo di sapere a che punto sono i rapporti con le associazioni
di categoria, quelli ufficiali e quelli spontanei.
Chiedo di sapere se intende adottare dei metodi di confronto con
la politica e quindi con quest'Aula e con le organizzazioni di
categoria.
Chiedo di sapere se si è raccordato con il Ministero delle
politiche agricole perché lavorare in compartimenti stagni non
comunicanti in questa materia soltanto perché abbiamo colori
politici diversi, è criminale, naturalmente sul piano della
politica.
Avverto l'Assessore che il nostro Gruppo parlamentare si appresta
a depositare una serie di disegni di legge che possono, dal nostro
punto di vista, dare delle risposte ed agevolare la ripresa del
comparto e invito, sin da adesso, l'Assessore a non mettersi di
traverso, ma ad agevolare il percorso normativo, per ciò che è la
sua competenza, integrando i disegni di legge, dando i pareri del
Governo in senso favorevole, recuperando da oggi al 31 dicembre il
tempo perduto perché tempo perduto in questo settore, come in
verità con gli altri in deleghe di questo Governo, possano dare
delle risposte ad un comparto che piange. Presidente ed Assessore,
piangono E noi qua in un'atmosfera ovattata, fuori dalla realtà,
giochiamo con gli interessi di questa parte importante della
Sicilia.
Credo che l'agricoltura siciliana non meriti tutto ciò
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in non
posso, innanzitutto, non rilevare e dispiacermi di come una seduta
con un argomento così significativo per la vita della nostra
Regione, se volete anche per la storia della nostra Regione, che
innanzitutto dello sviluppo agricolo ha fatto l'asse portante della
sua vita e della sua storia, sia invece una seduta sostanzialmente
poco partecipata.
Ma ugualmente ringrazio la Presidenza dell'Assemblea per avere
voluto accogliere, insieme all'invito che è stato formulato dal
movimento dei Forconi con una specifica nota al Presidente della
Regione, anche una mia nota nella quale, prendendo spunto proprio
da quella lettera, sollecitavo, comunque, che in occasione delle
giornate di protesta, qui a Palermo, ci fosse la sensibilità minima
di fissare una seduta d'Aula, esclusivamente per trattare della
materia, facendo riferimento non all'universo mondo delle
questioni.
Ho ascoltato l'intervento dell'onorevole De Benedictis,
l'elencazione è puntuale delle tante questioni, ma le questioni
però riportiamole, caro Assessore, ad alcuni temi che sono quelli
fondamentali. L'elenco delle materie che sono state oggetto della
grande crisi e dei grandi guai che vive il comparto agricolo è
veramente troppo nutrito.
Andiamo alle questioni di fondo. La questione di fondo è che il
comparto agricolo, oggi, vive una condizione di dissesto, di
decozione, di fallimento. Non è nelle condizioni, sostanzialmente,
di pagare; di pagare i debiti O è già indebitato in una maniera
tale che un sistema come quello bancario, oggi, non regge alla
richiesta di superare questa empasse concedendo proroghe, o non è
in grado di pagare.
Quindi, la prima questione fondamentale è questa, e mi rivolto a
lei, assessore D'Antrassi.
Non voglio sicuramente operare un ragionamento che sia
esclusivamente figlio dell'attività che ho cercato di portare
avanti qualche tempo addietro, quando ho avuto l'onore di sedere
per qualche mese nel posto che oggi lei ricopre, però credo che in
quella esperienza il Governo di allora si preoccupò di una
questione, ascoltando il mondo di rappresentanza del comparto
agricolo e si preoccupò, innanzitutto, di operare una battaglia che
era quella che per superare una situazione emergenziale drammatica
occorre la dichiarazione dello stato di crisi, di operare di
conseguenza i provvedimenti che possono supportare il superamento
dello stato di crisi.
Ricordo di avere incontrato durante quella mia esperienza il
Commissario europeo Ciolos, di avere avuto da lui disponibilità per
potere operare una soluzione che andasse, non soltanto verso il
mantenimento di un de minimis al doppio di quello che era stato
regolarmente determinato in 7.500 euro ma portato a 15.000, ma di
allargarlo ulteriormente, di consentire sostanzialmente attraverso
una dichiarazione di stato di crisi che, effettivamente, misure
straordinarie, eccezionali, potessero essere operate, posto che
altri Paesi così avevano operato, ricordando che Germania e Francia
avevano investito nei loro Paesi proprio per tentare di superare le
difficoltà del comparto agricolo che, per carità, non sono soltanto
italiane o siciliane o meridionali, sono del comparto europeo, per
lo meno, per intero, ma che evidentemente in un territorio debole
come quello del meridione della Sicilia creano molti più guasti.
Ricordo che, allora, operai non soltanto in questo senso, ma
operai in un incontro dissero occorre rimodulare il PSR perché non
vi è chi non veda, leggendo quel PSR, come sia molto farraginoso,
come sia per molti versi distaccato da una realtà emergenziale di
crisi, anche di liquidità, come quella nella quale noi oggi
versiamo.
Io volevo rimodulare il PSR e volevo farlo perché la rimodulazione
portasse a specifiche misure anticrisi anche con operazioni di mera
ingegneria finanziaria che consentissero quella liquidità; in
questo senso andava anche la logica di quel contributo che può
apparire modesto, dei 15 mila euro nel raddoppio dell'importo del
de minimis che era stato concesso per il 2010, ma che era
fondamentale nella logica di quello che muoveva 15 mila euro per
ciascun imprenditore in termini di interessi.
Evidentemente, tutto ciò poteva portare quel minimo di aiuto
perché come tutti sappiamo quel de minimis non era legato al mero
funzionamento, ma era legato a tutta la gamma di attività che
potevano essere, quindi anche la spesa corrente ed ordinaria era
interna, e quindi in questo ci stava anche l'eventuale
utilizzazione delle somme per potere tamponare.
In questa logica andava il ragionamento che facemmo all'epoca con
il sistema bancario, con il mondo delle ABI, quando ci preoccupammo
di dire che il sistema bancario poteva - e facemmo un grande
dibattito sul debbono e sul possono - dare la proroga per un anno
ulteriore per potere consentire, sostanzialmente, nel dare questo
termine di un anno, bloccando tutte le scadenze al 31 agosto 2010,
un minimo di respiro perché le aziende potessero sperare di
riprendersi e non avere quindi sul collo l'ufficio delle imposte,
l'INPS, il sistema bancario, il sistema impositivo tributario nella
sua accezione più lata.
Per questo ci preoccupammo anche di operare, proprio perché la
logica nostra era quella non soltanto di evitare che ulteriori
aziende agricole andassero in decozione e quindi sostanzialmente in
fallimento, ma perché alcune potessero ritornare in bonis.
Tutto ciò poteva avvenire solo attraverso quella vicenda perché
tutti gli altri provvedimenti ai quali accennerò molto brevemente,
purtroppo, a mio avviso, hanno un respiro corto.
Perché vedete che c'è dubbio che attraverso quella finanziaria
successivamente per esempio, qui c'è l'onorevole Adamo che insieme
all'onorevole Scilla fu sicuramente la protagonista della grande
battaglia che fece il settore vitivinicolo per quanto riguarda il
pagamento della peronospora che si attendeva da diversi anni.
L'onorevole presidente Oddo sa bene di cosa stiamo parlando perché
anch'egli fu protagonista, in quel momento e in quella finanziaria,
di mettere quella somma che, poi, il comparto vitivinicolo ha
recepito; ma non ha superato la crisi.
Abbiamo dato la possibilità anche attraverso quello di tentare di
sopravvivere, di potere andare avanti.
Caro assessore D'Antrassi, su alcune specifiche vicende ho
presentato delle interrogazioni e mi attendo chiaramente delle
risposte, ma quelle sono inezie, sono miserie rispetto
all'importanza delle questioni di cui stiamo trattando oggi.
Quando noi parlammo del fondo di garanzie per le calamità
naturali, pensammo che erano risorse che servivano, anche in
questo caso, a liberare somme che da tanti anni erano ferme, ma di
questo, diciamo, non c'è grande traccia successiva al nostro
provvedimento; quando pensammo che così come era articolato quel
PSR le procedure erano molto complicate e bisognava andare alla
semplificazione e occorrevano decreti attuativi e circolari,
purtroppo rimane molto complicato il rapporto, molte volte, con
molti soggetti professionali fondamentali, penso agli agronomi per
fare un esempio, ai quali si voleva delegare anche in ordine alla
semplificazione una serie di competenze, rimangono molto complicate
e le procedure rimangono assolutamente farraginose e non hanno
ulteriormente migliorato la condizione. Quando, sostanzialmente il
sistema per il quale noi abbiamo operato l'allargamento al comparto
agricolo, delle garanzie che erano date prima al comparto
artigianale, per esempio dalla CRIAS, anche questo è
sostanzialmente rimasto lettera morta, così come per molti versi e
per troppo importo l'articolo che richiamava anche il collega De
Benedictis, l'articolo 16, che ricordo molto bene, sulle scorte
ancora tiene ferme alcune decine di milioni, credo che siano trenta
ancora oggi o trentasei, addirittura, le somme che sono ancora
ferme e che rappresentavano il volano per rimettere in moto un
sistema.
Cosa voglio dire sostanzialmente, perché ribadisco, - vedo che mi
sono avvicinato ai circa dieci minuti e così come concordato con il
Presidente non supererò i dodici minuti, per quanto riguarda i
sette minuti di sforamento' - qua l'elenco è ancora molto
nutrito, assessore D'Antrassi, secondo me la Regione ha sbagliato
nella successiva impostazione che questo governo di tecnici ha
voluto assegnarsi nel non coltivare lo stato di crisi, nel non
coltivare la battaglia per il riconoscimento dello stato di crisi,
ha sbagliato nel momento in cui non ha inteso rimodulare il PSR, ha
sbagliato nel momento in cui non ha fatto la battaglia per la
semplificazione delle procedure, ha sbagliato nel momento in cui
con questo PSR ha mantenuta una situazione assolutamente
farraginosa e non ha rimodulato assegnando alle nuove misure la
logica di emergenza e di aiuto anche attraverso i 15 mila euro a
quel comparto agricolo che ne aveva assolutamente bisogno, ha
sbagliato quando ha tenuto sostanzialmente ingessate tutta una
serie di risorse, brevemente ne ho elencate per esempio quella
delle scorte, che erano volano, ribadisco, per rimettere in moto un
sistema.
Oggi non so bene per quale ragione, successivamente ad una
impostazione che - devo dire - anche gli uffici concordavano nel
sostenere la necessità di rimodulare un PSR, che era figlio
probabilmente di un momento storico diverso, al di là della
concezione intellettuale che ha predisposto quel PSR, non capisco
perché, nonostante ci fosse stata all'epoca la piena condivisione
su alcune iniziative e su alcuni atti, tutto questo poi sia stato
sostanzialmente non portato avanti perché a oggi, ribadisco, sia
nei rapporti con il governo nazionale, sia per quello che mi
compete sapere con la commissione europea di battaglie e di
ritornare a parlare con Ciolos per capire quali deroghe sono
possibili al comparto in termini di stato di crisi non c'è ne più
traccia e non c'è più traccia, ribadisco, di un PSR che a mio
avviso, fortemente, avrebbe tutt'oggi necessità di essere
rimodulato, ribadisco perchè ad oggi della misura X quando c'è
un'azienda che non può pagare, quando c'è un'azienda che non può
entrare in banca, quando c'è un'azienda che ha le ganasce alla
macchina o al trattore, interessa ben poco, oggi dobbiamo cercare
di fare sopravvivere chi ha questa difficoltà o di fare ritornare
in bonis chi è già in uno stato di difficoltà.
Questo doveva essere, a mio avviso, lo sforzo e l'impegno nella
rimodulazione del PSR e nell'azione di confronto con il Governo
nazionale e con la Commissione europea.
Non ho letto e non ho visto, il comparto ulteriormente si è
aggravato e peggiorato, al di là delle questioni che riguardano i
controlli, la commercializzazione, i nostri problemi storici della
nostra incapacità di essere bravi commercianti, di sapere fare
squadra, la nostra difficoltà nella trasformazione, sono tutti
argomenti che conosciamo e che sono tutti problemi molto seri, ma
oggi il problema, a mio avviso è superare la crisi e si supera
soltanto con lo stato emergenziale riconosciuto e con le deroghe
conseguenti a questa situazione e quello che spettava a noi nel
confronto e data la disponibilità della Commissione europea era,
intanto, rimodulare il PSR esclusivamente in misura anticrisi.
Questo non è avvenuto e credo sia stata una colpa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha
facoltà. La invito a rientrare nei dieci minuti, così come era
stato stabilito.
RAGUSA. Signor Presidente, la ringrazio perché stamattina
discutiamo un argomento talmente importante che, ormai, è sotto gli
occhi di tutti: questa crisi agricola, purtroppo, così chiamata
agricola ma che, poi, riguarda le famiglie.
Molte famiglie siciliane vivono di agricoltura e, oggi, la crisi
dell'agricoltura colpisce anche le famiglie. Famiglie già gravate
da una serie di azioni antieconomiche, antifinanziarie, che non le
mettono nelle condizioni di vivere la propria giornata, il
quotidiano, serenamente e, quindi, questo momento di confronto è
importante.
L'agricoltura soffre, strutturalmente, una crisi profonda perché,
forse, per tanti anni, questi nostri agricoltori hanno fatto tutto
da soli. Hanno lavorato, hanno venduto, hanno commercializzato e,
fino a quando i mercati tiravano, non c'era bisogno dell'appoggio
e del sostegno delle istituzioni.
Oggi c'è bisogno che le istituzioni si mettano in movimento e si
organizzino in modo tale da poter contribuire nel non fare andare
in malora tantissime aziende.
Non è possibile vedere i prodotti del Sud Africa arrivare in
Sicilia e, poi, essere esportati come pomodorini di Pachino o,
comunque, come pomodorini siciliani.
Penso che lei, assessore, debba prendere posizione subito, forte.
E' inconcepibile, perché tutto questo penalizza i nostri prodotti.
E parlo dei nostri pomodorini, che lei conosce bene quanto me. Non
h possibile che gli investimenti superino le rese, perché oggi - e
io parlo di fasce trasformate. .Provengo dalla provincia di Ragusa,
noi abbiamo un prodotto interno lordo importante grazie
all'agricoltura, alla fascia trasformata, alla zootecnia - è
impossibile pensare che il film di plastica e tanti altri acquisti
che vengono fatti, poi, non vengono recuperati neanche attraverso
la prima stagione e anche la seconda stagione e, quindi le aziende
sono soccombenti rispetto agli investimenti che fanno per, poi,
diventare produttivi.
Penso che si potrebbe anche lanciare l'idea della solidarietà,
perché oggi comprare delle piantine ha un costo, il seme è
carissimo. E qui mi riaggancio al ragionamento della ricerca.
Tantissimi centri di ricerca in Sicilia non funzionano e spendono
miliardi, fior di miliardi, per poi, andare a comprare all'estero i
semi che costano un occhio della testa e per, poi, portare il
prodotto sul mercato senza risultati.
Apriamo, quindi, un'azione rispetto alla ricerca, poniamoci in
modo intelligente percorriamo i tempi che oggi viviamo, perché il
mondo è cambiato, l'Europa sta vivendo un momento di grande disagio
economico e finanziario, ma noi in questa Sicilia possiamo iniziare
un percorso nuovo rispetto all'agricoltura.
Ma bisogna avere le idee chiare per potere andare avanti.
Le chiedo: perché non facciamo un marchio di qualità, assessore?
E' possibile che la massaia di Copenaghen, di Londra non possa
acquistare un prodotto chiamato siciliano ? Ma quand'è che
arriviamo a questa logica oppure c'è bisogno che per tantissimi
anni la Melinda ci abbia insegnato come si commercializza un
prodotto? E quand'è che lei e questa Amministrazione, ma mi rivolgo
a lei in modo particolare, penserà a come promuovere i prodotti
siciliani? Ma è possibile assistere a tanti prodotti, che magari
non saranno buoni, salubri come i nostri, naturali, biologici, come
i nostri, che passano momenti mediatici importanti e non c'è uno
straccio di segnale mediatico che parli dei prodotti siciliani
Ebbene, deve iniziare da qualche parte, assessore, a dare una
sferzata nuova, una ventata nuova a questa agricoltura. Oggi le
manifestazioni che si susseguono, di giorno in giorno, hanno un
leitmotiv : il disagio, i debiti. In qualche modo queste aziende
vanno aiutate, vanno sostenute e, per quello che può fare, la
politica oggi deve, per forza di cose, attivarsi.
Non sento parlare lei e nessun altro di aggregazione.
Lei sa quanto sia importante l'aggregazione oggi; il PSR, la
Comunità europea parla di aggregazione, nessuno di voi fa
comunicazione rispetto all'aggregazione. Non bastano i solitari
uomini che vanno in giro per le campagne sperdute della nostra
provincia o della Regione siciliana a parlare di aggregazione, c'è
bisogno che l'Assessorato agricoltura e foreste di questa Regione
prepari culturalmente anche i piccoli produttori. Gli deve essere
spiegato come bisogna aggregarsi per diventare più forti perchè le
catene di distribuzione si sono già aggregate fra di loro, sono già
forti, si sono consorziate proprio per essere ancora più forti
rispetto a chi produce.
Il PSR non va bene, signor Assessore Lo cambi Lo metta nelle
condizioni di non perdere fondi europei perché è un assassinio
ritornare le somme che vengono assegnate alla Sicilia e
riconsegnarle a Bruxelles quando c'è gente che vive questo grande
disagio.
Abbia il coraggio di mettere le mani a questo PSR Non è più
compatibile con l'epoca di oggi Tantissima gente non potrà
usufruire di queste misure perché non è nelle condizioni di
usufruirne E la SERIT, e l'INPS Ieri abbiamo fatto un incontro in
III Commissione legislativa, colgo l'occasione per ringraziare il
Presidente della Commissione che ci ha fatto incontrare il
responsabile della SERIT regionale e dell'INPS regionale C'è
bisogno che questo Governo regionale ponga le condizioni per
intercettare il Ministero dell'Agricoltura e il Ministero delle
Attività produttive per capire come si possa fermare questa
macchina che sta uccidendo tutte le aziende siciliane, con le
ganasce, con il fermo dei mezzi. Non può più produrre nessuno e
creiamo due danni, non solo li blocchiamo ma non li mettiamo
neanche in condizione di pagare quello che devono I tassi sono
usurai, sono pesanti, le nostre aziende non possono più risolvere
le questioni, hanno bisogno di essere aiutate Le banche hanno
chiuso gli sportelli Era fin troppo facile quando l'agricoltura
andava bene, c'era spazio per ogni agricoltore che andava a
chiedere un prestito Oggi è impossibile accedere al credito ed è
un danno per le nostre aziende E quando ci metteremo in movimento
Nella finanziaria 2009-2010 abbiamo fatto una grande battaglia
L'articolo 16, di cui sono stato promotore, è stato un piccolo
gettito di ossigeno, non basta più Perché alla fine l'azienda
agricola deve dare i soldi indietro. La CRIAS Abbiamo assegnato
nella prima trance 15 milioni di euro, nella seconda 37 milioni di
euro Mi dicono che non avete ancora trasferito i soldi alla CRIAS
Come fa questa gente ad attingere a questi fondi? Me lo spieghi
Ma non è una critica nei suoi confronti, io la sto spronando a
mettersi in cammino per intercettare le esigenze di questo grande
disagio di cui soffre oggi l'agricoltura.
Stiamo per far nascere la legge sull'agricoltura. Io sono
convinto che stiamo facendo una buona legge ma è chiaro che non
basterà. Non basterà più questa buona legge perché c'è una
burocrazia pesante, lenta, che non aiuta più le piccole aziende Le
zootecnie, le quote latte Quel grande disagio che hanno provato
gli allevatori della zootecnia siciliana quando le quote latte del
Nord sono state pagate e le nostre sono state assegnate ancora in
negativo Non è più possibile pagare un prezzo così pesante
Le catene di distribuzione, signor Assessore, nascono e
proliferano nella nostra regione: chiediamo ufficialmente che
pongano sui loro bancali i nostri prodotti Che sono importanti,
che ci aiutano a promuovere l'economia siciliana, perché alla fine
in questa Isola si vive ancora di agricoltura Se per la FIAT
abbiamo stanziato quei fondi così importanti, io penso che
l'agricoltura valga quanto vale la FIAT, e forse di più, perché la
nostra provincia impegna 60 mila famiglie con tutto l'indotto che
gli ruota intorno E' importante che lei riesca a strappare, a far
capire a Roma che c'è uno stato di crisi in questa Sicilia E' una
emergenza che bisogna per forza di cose intercettare, perché domani
mattina nasceranno i figli dei forconi e poi nasceranno altre
situazioni e circostanze che sarà difficile dominare e condurre
nell'alveo della democrazia, perché la gente è affamata, ha bisogno
di risposte
Questo mio intervento lo interpreti come uno sprono perché lei
deve incarnare l'agricoltura siciliana in modello moderno, perché
questa è la vera scommessa che la nuova generazione della politica
si vuole dare, perché appartengo alla nuova generazione della
politica che vuole dare un segnale forte alle famiglie siciliane
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
Comunico che le iscrizioni a parlare sono chiuse.
ADAMO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, abbiamo
ascoltato con attenzione la sua dettagliata relazione sui problemi
dell'agricoltura siciliana ma ancora di più abbiamo percepito la
sua volontà di passare alle soluzioni, perché sull'analisi dei
problemi la Sicilia, e soprattutto l'agricoltura, è stanca.
Oggi pomeriggio ci sarà una legge che è già un passo importante in
questo senso e le raccomandiamo una norma alla quale abbiamo
lavorato tanto e che, al di là del principio stesso, le norme si
fanno e il più delle volte non vengono applicate oppure vengono
applicate con grande lentezza. E, allora, nell'attesa che si
sviluppi un progetto di rinascita dell'agricoltura, noi dobbiamo
accettare lo stato di crisi dell'agricoltura che non è solo
siciliana ma è un problema europeo di crisi dell'agricoltura.
Rispetto a questo, la Comunità europea ci dà delle indicazioni; ci
dà la possibilità di risolvere il problema e dice; se in questo
momento l'agricoltura non può reggere il confronto, intanto
salviamo l'agricoltore . Siamo nelle condizioni che, mentre
pensiamo alle grandi soluzioni per la grande distribuzione, per la
grande rinascita del sistema dei mercati, nel frattempo, rischiamo
l'abbandono dei campi. E, allora il dato sull'abbandono dei campi
nella nostra Regione è spaventoso e riguarda tutta l'agricoltura
siciliana. Tra poco noi, forse, avremo la rinascita dei prodotti,
faremo il vino con l'acqua e zucchero, le marmellate con prodotti
sintetici perché gli agricoltori stanno abbandonando i campi. La
Comunità europea ci dà l'idea e ci dà i soldi per intervenire
perché riconosce all'agricoltore, questo è molto importante, un
ruolo non soltanto di produttore di un bene economico, ma di tutela
del paesaggio e dell'ambiente e dà quel contributo di 800 euro che
è vitale, intanto, per convincere i giovani agricoltori a restare a
curare i loro campi non a vendemmie verdi che distruggono il
paesaggio, distruggono l'agricoltura, distruggono la produzione non
portano nulla di bene e portano tutti i soldi non nelle tasche
degli agricoltori ma di chi gli cura le pratiche.
E, allora, andiamo ad un intervento diretto, però, assessore,
glielo dico veramente con la stima che ho nei suoi confronti, non
basta essere d'accordo ci vuole quella grinta di convincere e di
portare avanti il progetto senza le lentezze burocratiche che,
troppo spesso, abbiamo subito. Questa cosa, quindi, si deve fare
subito. Ci sono i soldi, c'è la norma: facciamola. Non è la
soluzione ma è un modo di intervenire immediatamente
sull'agricoltura.
Condivido con tanti interventi dei colleghi, nonostante gli sforzi
dell'assessore e anche dell'assessore che lo ha preceduto, tutti
gli accordi che si fanno con le banche, purtroppo, falliscono
perché la banca fino al protocollo d'intesa c'è, ma poi, al
momento di intervenire nel risanamento dei debiti, nella
riorganizzazione del mutuo, molto spesso non ha nessun interesse a
farlo. Avevamo proposto, come partito, nella finanziaria una norma
semplice, semplice: le banche che non attuano - perché tutti
firmano, i protocolli d'intesa li firmano tutti - le norme non
possono partecipare a nessun bando , perché ci sono i bandi da cui
ci guadagnano tanto, non possono partecipare al bando sulla
tesoreria, perché noi in Sicilia non abbiamo più banche e le banche
che arrivano si fanno i loro comodi, non hanno alcun interesse, lo
sappiamo, in ogni campo, e lo sanno soprattutto gli agricoltori.
Altra proposta che la prego di valutare è la possibilità di
favorire l'unica banca e l'unico sistema bancario che ci resta che
è l'Irfis che potrebbe essere la responsabile e deve essere quella
a cui noi affidiamo i fondi, con la sicurezza che, poi, il
risultato ci sarà, come, onestamente, ha fatto dei progetti in
questo campo delle industrie. Questa, secondo me, potrebbe essere
una cosa che la preghiamo di valutare.
Altra gravissima questione è il problema della sofisticazione che
non ha nulla a che vedere con il libero mercato. Ben vengano i
prodotti cileni, turchi, africani purché sia chiaramente stabilito
che cosa sono, da dove vengono, che tipo di prodotto sono. Questo
non avviene. Questo lo sappiamo. Abbiamo affrontato, assieme a lei,
questa discussione in Commissione, abbiamo provato ad istituire un
coordinamento tra Guardia di Finanza, forestali e tutti gli enti,
Nas, tutti i gruppi, ma è un'operazione fallita. Dobbiamo
riprenderla. E' chiaro, assessore, che una commissione, anche la
Commissione Antimafia non ha l'autorità di imporre il
coordinamento, ma l'assessore ce l'ha. Noi le chiediamo di imporre
un coordinamento. La sofisticazione dei prodotti non è più
tollerabile è un danno per l'agricoltura è un danno anche per la
salute dei cittadini.
Deve diventare una battaglia. Con l'occasione, vorrei ricordare,
che io tante volte ho presentato interrogazioni perché, tempo fa,
la Regione acquistò una macchina per controllare i prodotti viti
vinicoli che doveva essere stata affidata, all'Istituto della Vite
e del Vino di Marsala. Questa macchina è stata smontata e portata a
Catania, mi chiedo perché, e ho chiesto tante volte, forse non a
lei direttamente, di riportare questa macchina che fu acquistata e
che sparì, non si sa bene dove, in un magazzino di Catania. E,
naturalmente mi associo alle proposte che già ci sono state tante
volte sulla questione dei marchi perché tutti noi sappiamo, lo sa
anche chi ha esperienze di amministratore sa benissimo che
promuovere i nostri prodotti non è difficile; quando si va alle
fiere, quando si va a promuovere nei locali, il problema è che poi
chi degusta e apprezza i nostri prodotti non sa dove comprarli, non
sa dove ritrovarli, non sa quale marchio cercare per avere
garantita la qualità del prodotto siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha
facoltà.
FIORENZA. Presidente, lei ha qualche problema con la vista
PRESIDENTE. No non ho nessun problema lei è subito dopo
l'onorevole Digiacomo.
FIORENZA. E' sicuro?
PRESIDENTE. Sicurissimo onorevole Fiorenza.
FIORENZA. Io avevo chiesto di parlare prima dell'onorevole Adamo
PRESIDENTE. Onorevole Fiorenza, sicurissimo, lei è stato iscritto
quando era giusto iscriverla
Si accomodi onorevole Fiorenza La richiamo e si accomodi e metta
in dubbio qualche altra cosa, non metta in dubbio la correttezza
della Presidenza Si accomodi per favore La richiamo all'ordine
La richiamo all'ordine per la seconda volta
Prego, onorevole Digiacomo.
DI GIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
nella mia breve esperienza di parlamentare regionale, ma nella mia
lunga esperienza di amministratore locale credo di avere
partecipato a qualche centinaio di incontri con agricoltori per
ascoltare le lamentele, sviscerare le ragioni di una crisi che
ormai è diventato un leitmotiv almeno negli ultimi 20 anni e per
qualche ragione mi ero convinto che il Parlamento fosse qualche
cosa di diverso rispetto ad un'assemblea che avviene al comune o al
mercato ortofrutticolo o al mercato del pesce.
Un Parlamento non è un luogo dove si fa demagogia, non è un luogo,
almeno non dovrebbe esserlo, in cui si adottano toni tribunizi, un
Parlamento è luogo in cui si affronta con serietà, se è possibile
e con norme e con leggi, quello che è uno dei pochissimi elementi
di economia reale del nostro territorio.
Era presente l'assessore D'Antrassi, qualche settimana fa, in una
riunione a Vittoria con dei produttori agricoli, ad un certo punto
non in perfetto italiano ma con un senso molto appassionato e
realistico delle cose, uno di questi produttori fece questa
domanda: assessore quanto dipendenti ha la Fiat di Termini
Imerese, alcune migliaia? 2000, 2.500?
Bene saranno stati un centinaio di produttori, allora lui disse:
Formica è con me, Besio è con me, Barone è con me . Solo questi
quattro produttori danno lavoro a 2.500 famiglie. Quattro. Stiamo
parlando di una provincia che è quella di Ragusa, non sono 4 sono
70.000, quindi parliamo di un distretto dove trovano occupazione
nell'agricoltura direttamente o come indotto, oltre 100.000
persone.
Sa Presidente, un ettaro, dove praticamente si richiede un
investimento di 300.000 euro per un livello tecnologico medio, dà
lavoro a 30 persone. Un ettaro, 10.000 metri non parliamo di
milioni di metri quadrati e con poco più di 300.000 euro.
Signor assessore nell'industria pesante, nell'industria medio-
pesante quanti milioni di euro di investimento ci vogliono per dare
lavoro a 30 famiglie?
Ma lasciamo perdere l'industria pesante, o l'industria media,
parliamo di artigianato, parliamo di un'autocarrozzeria dove
lavorano 30 persone. Quanti milioni di euro ci vogliono per presse,
forni.
L'agricoltura è di fatto il bene supremo del nostro territorio.
La politica deve governare gli eventi, non lasciarsi travolgere.
Quando si parla di agricoltura la serie delle problematiche che
vengono messe in campo, con grande confusione, hanno l'effetto che
in politica non ci deve essere, cioè l'effetto travolgente dello
smarrimento dei tre-quattro punti fondamentali che vanno seguiti.
L'agricoltura è quel settore in cui negli ultimi quindici anni è
stato riversato, in Sicilia, un torrente infinito di denaro,
miliardi e miliardi di euro.
Questi soldi sono serviti per costruire sistemi di potere, scatole
cinesi, una miriade di enti, associazioni, centri di ricerca che
sono serviti solo a formare consenso politico.
E' con grande ipocrisia che qui si vuole, con un colpo di spugna,
rimuovere un sistema clientelare che ha comportato il
raggiungimento di enormi fortune politiche ed attribuire il dramma
di questi giorni all'ultimo periodo.
Noi non contribuiamo in questo modo a fare alcuna operazione di
chiarezza.
E' bene che l'opinione pubblica sappia che il Piano di sviluppo
rurale è stato pensato, congegnato ed ideato per sostenere gruppi
di produzione organizzati, gruppi che riescono a rispondere ad una
architettura burocratica ed anche finanziaria che in qualche modo
li ha aiutati e sostenuti.
Altra cosa, invece, è sfidare i mercati tutto il giorno. Questa è
un'altra vicenda ma questo mette in difficoltà pure Apple in alcuni
contingenti economici, non mette in difficoltà solo l'agricoltura.
E' bene chiarire che questa operazione non ha concorso, in alcun
modo negli ultimi decenni, a sostenere la parcellizzazione dei
nostri produttori agricoli, cioè quelli che fino a qualche decennio
fa, con quattro, cinque, sei, dieci mila metri di terreno
riuscivano ad avere un decoro di vita accettabile.
Quelli del Piano di sviluppo rurale ne hanno potuto usufruire ben
poco.
Mi dispiace che l'onorevole Bufardeci non ci sia ma le
responsabilità principali della non conclamazione dello stato di
crisi vanno alla Commissione europea e al Governo nazionale.
Sono stato a Bruxelles a parlare con la Commissione Agricoltura,
la quale si è rifiutata di conclamare lo stato di crisi se non ci
fosse stata una iniziativa da parte della Regione siciliana, e c'è
stata, e del Governo nazionale.
Il Governo nazionale, così sollecito alle difficoltà degli
allevatori della Pianura padana, è stato sempre sordo a quelle che
sono state, invece, le problematiche del nostro territorio, della
Sicilia.
Se ne è infischiato altamente
L'agricoltura deve assumere nell'agenda politica nazionale,
europea e regionale un posto di primissimo piano.
La settimana prossima sarà l'occasione, quella della discussione
del disegno di legge n. 732. Vedremo le capacità.
E' chiaro, doveroso, è onesto dire che le provviste finanziarie
che si appoggiano con quella legge, di per sé, non possono
risolvere il problema dell'agricoltura, che è diventato un problema
strutturale ed anche un problema culturale.
Il credito, le difficoltà nell'ottenere il credito, delle
garanzie. Bisogna dire che sono difficoltà enfatizzate dal fatto
che è avvenuta una mutazione genetica.
Una volta il direttore di banca diceva al dipendente di dare
all'agricoltore tutto quello che voleva anche con una sola firma
perché se anche non possedeva nulla, il produttore agricolo era
sinonimo di serietà e di puntualità.
Adesso c'è stata una mutazione genetica, si sono indebitati e va
ridiscussa.
Questo è il compito della politica, il rapporto degli attori di
una volta che non sono più gli stessi, le banche e i produttori.
Come è possibile, assessore, che se si va con una discreta busta
paga da un concessionario Mercedes o Bmw, danno sull'unghia,
riempiendo un modulo, sessantamila euro?
Se noi dobbiamo fare un prestito d'onore ad un giovane agricoltore
che ha la necessità di una liquidità minima per poter accedere ad
un progetto importante, noi glielo neghiamo o lo tiriamo per le
lunghe per mesi o per anni.
Com'è possibile che si sia rotto in questo modo quello che è al
centro della possibilità di chiunque di noi e dei nostri figli di
fare un minimo investimento? Quando si rompe un rapporto di fiducia
fra l'operatore e la politica è il dramma E' la tragedia
Innovazioni tecnologiche, energie alternative, io compero un
terreno, mi impegno, mi indebito e la politica poi non dà le
autorizzazioni, le dà quando ormai le rate del mutuo non sono
pagate e l'imprenditore è fallito
Quando si rompe questo rapporto di fiducia, allora tocchiamo con
mano, non un momento di cronaca, ma un momento di storia.
Ci sarebbero tante altre cose da aggiungere, ma avremo modo la
settimana entrante di potere approfondire questi argomenti.
Voglio dire un'ultima cosa, per non sforare e non mettere in
difficoltà la presidenza, a proposito della internazionalizzazione
dei prodotti. Assessore, alla Fifth Avenue , a New York, c'è un
luogo che si chiama Eataly . E' un luogo frequentato da decine di
migliaia di acquirenti da tutto il mondo che adorano il prodotti
italiano.
Io ci sono stato, me lo sono girato tutto, ma non ho trovato un
prodotto siciliano. Ma come è possibile Nemmeno uno Non potremmo
ripensare ad una internazionalizzazione di prodotto, in modo un po'
più concreto? Altrimenti, le cose le diciamo con le parole, ma con
i fatti non siamo presenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fiorenza. Non
essendo presente in Aula decade dalla facoltà di parlare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor presidente, onorevoli colleghi, signor
assessore, innanzitutto grazie per avermi dato la possibilità di
intervenire in questo dibattito così importante che riguarda il
futuro della nostra terra e il futuro di migliaia di famiglie che
oggi sono qui in Aula con i loro rappresentanti, ma soprattutto
davanti al portone dell'Assemblea regionale siciliana a protestare
ed a richiedere che la Regione possa adottare provvedimenti in
maniera veloce e senza perdere ulteriore tempo.
Oggi, io voglio dare prova di questa che dovrebbe essere una
caratteristica del Parlamento, cercando di contenere il mio
intervento.
Non sono qui a polemizzare per l'assenza del Governo e di tanti
colleghi. Volevo, invece ringraziare l'assessore che è qui presente
e ricordare quello che abbiamo detto martedì: mettiamo da parte le
differenze di parte, mettiamo da parte l'opposizione fra Governo e
minoranza, lavoriamo insieme per raggiungere subito un risultato
che va nell'interesse della nostra terra e va nell'interesse della
nostra Sicilia.
E' chiaro, assessore, lo ha riconosciuto e lo stiamo riconoscendo
tutti, che abbiamo bisogno subito di una legge che possa venire
incontro alle istanze dell'agricoltura.
I miei predecessori si sono lungamente, con dovizia di
particolari, soffermati sulle analisi che hanno portato a questa
crisi. Ognuno di loro ha fatto le proprie considerazioni, ha
indicato anche delle possibili soluzioni. Dobbiamo passare dalle
parole ai fatti. Non possiamo continuare a parlare. Dobbiamo,
invece, immediatamente stabilire un percorso che ci consenta,
presidente Oddo, già lunedì, al massimo martedì di essere in Aula e
cominciare a discutere sul disegno di legge n. 732 che va proprio
nell'interesse e nella tutela degli agricoltori.
Troppo abbiamo parlato, troppo ci siamo mostrati interessati a
questo settore, troppo ci siamo presentati agli agricoltori,
dicendo che ognuno di noi ha una soluzione ai loro problemi.
Gli agricoltori non hanno assolutamente bisogno delle nostre
parole. Gli agricoltori hanno bisogno dei fatti di questo
Parlamento che, in maniera unitaria, senza farsi dividere, senza
che vi sia l'arroganza della maggioranza e la supponenza della
minoranza, vada verso provvedimenti che riguardano il Fondo di
solidarietà regionale, la stipula di contratti assicurativi, la
capitalizzazione delle cooperative, la proroga degli espropri per
quanto riguarda l'esposizione agraria, il finanziamento a tasso
agevolato per il credito di esercizio finalizzato, tutta una serie
di provvedimenti a favore dell'esposizione nei confronti degli enti
previdenziali.
Tutte cose che in maniera straordinaria e mirabile i colleghi che
mi hanno preceduto hanno detto.
Allora, cosa le chiedo, signor Presidente? Questa Assemblea dia,
oggi, una risposta ai rappresentanti dei lavoratori. Vogliamo
sapere, oggi, con esattezza quando questo disegno di legge arriverà
in Aula, quando stabiliremo di approvarlo. Mi appello alla sua
saggezza, alla sua nota esperienza, alle sue capacità di saper
governare questa Assemblea, non solo dobbiamo dire ai
rappresentanti degli agricoltori che martedì inizieremo la
discussione del disegno di legge, ma dobbiamo dire pure che entro
giovedì sera approveremo questo disegno di legge. Se sarà
necessario rimarremo anche di notte, se sarà necessario rimarremo
anche la mattina, faremo doppia seduta, tutto quello che volete, ma
entro giovedì questa Assemblea deve necessariamente predisporre e
deve licenziare un atto parlamentare che vada a risolvere le
esigenze degli agricoltori, perché mentre noi discutiamo
l'agricoltura siciliana sta per morire e noi questo non lo possiamo
consentire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Commissione
Bilancio ha esitato il disegno di legge n. 732 che andrà
immediatamente in III Commissione per la presa d'atto e, quindi, a
metà della settimana entrante lo tratteremo in Aula.
Questa è la prima risposta concreta a ciò che abbiamo detto.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ha già dato
comunicazione dell'avvenuta approvazione del disegno di legge n.
732 perché la Commissione Bilancio, pur in presenza dei lavori
d'Aula, ha ottenuto l'autorizzazione a poter procedere e in questo
senso, con grande senso di responsabilità ed impegno, abbiamo
lavorato e, pertanto, abbiamo dato questa prima risposta.
Al di là delle considerazioni che un po' tutti portiamo avanti,
dimostrando grande sensibilità ed attenzione verso un comparto che
rappresenta, sostanzialmente, la realtà portante della nostra
economia siciliana, deve esserci grande razionalità nel portare
avanti il nostro impegno, le nostre proposte, diversamente
rischieremmo di scivolare in una grande negatività che è la
strumentalizzazione, la demagogia, il populismo. Se la corsa deve
essere questa, saremo sicuramente portati verso una realtà che non
porterà risultati, invece la corsa, l'impegno nostro deve essere
nella direzione di una realtà che vede oggi le 450 mila partite IVA
che esistono nel comparto, vuol dire che se queste lo
moltiplichiamo per 4 persone rappresentano sicuramente quasi metà
della popolazione siciliana, quindi i termini da cui dobbiamo
partire debbono essere questi: un comparto che rappresenta un
aspetto economico ma anche un aspetto sociale.
Il tema del comparto dell'agricoltura dove abbiamo una produzione
articolata nelle varie specie, nelle varie realtà che sicuramente
risente, oggi, di alcuni fattori importanti, quali i costi della
produzione, quale il mancato adeguamento verso quella nuova realtà
che è il mercato che è rappresentato da una domanda a cui dobbiamo
adeguarci e poi, sostanzialmente, la possibilità anche di capire
quali sono le peculiarità, le particolarità che nel nostro settore
possono rappresentare il punto di forza e non il punto di
debolezza.
Voglio dirvi un'esperienza che ho avuto modo di maturare in un
confronto, atteso che provengo da questa realtà, essendo figlio di
coltivatore diretto, essendo anch'io impegnato in quell'esperienza
che è stata della cooperazione, perché mio padre, vedendomi giovane
universitario mi disse: ora facciamo una cooperativa e tu seguirai
questa attività .
Ebbene, eravamo nel lontano 1972 e da quella esperienza vi dico
che c'è stata oggi in me una profonda amarezza nel dover
considerare che questa è stata, sicuramente, un'opportunità persa,
sciupata, perché il nostro egoismo, il nostro individualismo non ha
portato a momenti di aggregazione e, quindi, a momenti di grande
svolta a cui noi dobbiamo riferirci.
Se il problema del grano e il problema degli agrumi, da
un'esperienza diretta, mi porta a dire che da un grande momento di
scontro, essendo esperto agrumicoltore, assisto e porto avanti una
battaglia; assisto ad un momento di confronto con l'università, gli
esperti e l'osservatorio sperimentale in cui noi, avendo nel
catanese un prodotto pregiato, il pigmentato rosso di Sicilia ,
negli anni '80 - udite,udite - da questa particolarità, secondo
l'indicazione del mondo della scienza, del mondo universitario e
anche in parte, in maniera sbagliata, dall'associazione di
categoria dovevamo adeguarci al prodotto mondiale, cioè
all'arancia di polpa bionda .
Bene In questo confronto - ricordo l'allora onorevole Urso -
disse: Caro Nino, siamo alla fine, perché se non si comprende che
l'elemento di forza lo distruggiamo e ci confondiamo insieme agli
altri, gli altri ci mangeranno . Questo è avvenuto Perché allora
il concetto della peculiarità, della diversità poteva rappresentare
il grande momento di svolta, invece noi ci siamo confusi con gli
altri. Aggiungendo a questo argomento, per cui l'incentivazione, la
promozione veniva data affinché si producessero arance di polpa
bionda e non più arance di polpa rossa .
Parallelamente c'è la grande esperienza della Giaffa , cioè in
Sicilia non avevamo mai importato agrumi perché c'era la cosiddetta
barriera fitosanitaria.
Ebbene, la grande distribuzione dopo tanti tentativi ha imposto
che si derogasse l'articolo 92 del trattato di Roma, il quale
articolo 92 diceva che noi avevamo in Sicilia e in Italia una
barriera fitosanitaria da difendere e pertanto non potevano esserci
importazioni di prodotti del mercato concorrenziale.
Anche questo baluardo viene abbattuto, perché c'era la
giustificazione che noi avevamo bisogno dei pompelmi che potevano
integrare il processo di vendita nella grande distribuzione.
Quindi, oggi noi cogliamo in questo settore questa triste
esperienza. Da quel momento in poi la grande distribuzione diventa
l'elemento che strozza il mercato, che ne determina le condizioni,
che mortifica la nostra produzione.
Negli anni successivi agli anni '80 si scopre che, tutto sommato,
era stato commesso un errore e pertanto si comincia ad incentivare
nuovamente il pigmentato: l'arancia di polpa rossa . Addirittura
si dà grande promozione per la produzione dei succhi in polpa
rossa.
Perché ho voluto citare questa esperienza? Per dire: Signori,
siamo oggi davanti ad un problema cui va fatta una grande e
profonda riflessione: dobbiamo capire e dobbiamo quindi
intervenire, tenendo conto che siamo in un momento di crisi
congiunturale perché c'è la necessità di garantire un minimo per
far sopravvivere le aziende e le famiglie dei coltivatori diretti e
degli agricoltori e di tutto il comparto. Però, attenzione: c'è
anche una grande necessità di guardare al settore come momento di
crisi strutturale dove esistono le condizioni, il futuro, la
prospettiva.
Ritengo che l'Assessore abbia anche lui delle cognizioni, vista la
sua esperienza, per potere dare un impulso in questa direzione,
ahimè, che però ad oggi non è riscontrabile.
Io dico che l'emergenza è rappresentata dalla possibilità per il
settore di avere sostegno perché c'è il grande problema degli
sgravi contributivi e degli oneri previdenziali, c'è un problema di
sopravvivenza. Mentre noi parliamo per capire come affrontare il
problema nella sua dimensione più strutturale, dobbiamo però capire
come sopravvivere.
Allora, c'è un problema - come dicevo - dell'emergenza, dell'oggi,
degli oneri previdenziali, degli sgravi che forse potrebbero essere
un momento di alleggerimento di questa grande tensione.
C'è poi il problema della gestione, il problema degli interventi
che, in un certo senso, con il disegno di legge n. 732 approvato in
Commissione stamattina abbiamo voluto dare una risposta a quella
che potrebbe essere l'emergenza, l'utilizzo delle risorse dei fondi
cosiddetti nazionali, la 499, che abbiano alcuni precisi interventi
e possano questi interventi dare qualche risposta.
E poi c'è il grande tema su cui noi abbiamo da una parte accolto
la spinta comunitaria che ha portato al disimpegno e alla
desertificazione, oggi forse ci vorrebbe, questo è lo spirito che
ha spinto la Commissione, abbiamo approvato un emendamento in cui
si dice garantiamo e quindi troviamo gli strumenti per garantire
oggi quelli che invece sono le realtà esistenti quindi le
produzioni esistenti per evitare che sia un diffondersi di
desertificazione .
Allora, il senso del mio ragionamento vuole essere quello di dire
che siamo tutti impegnati, con grande senso di responsabilità senza
fare corse ad ostacoli, per dimostrare e sperticarsi in una serie
di proposte demagogiche a dire che esiste il problema
dell'emergenza e, quindi, il problema dell'emergenza riguarda i
costi, riguarda da una parte i costi che strangolano il settore e
dall'altra un po' di ossigeno con l'intervento finanziario che
possa fare riprendere fiato. Dall'altro, c'è una necessità di far
sì che l'utilizzo dei fondi comunitari, la possibilità di vedere al
meglio i risultati perché anche qua incappiamo in quello che è
questo grande disastro di questo Governo che ha un po' bloccato
tutto. Terza cosa la grande distribuzione, Assessore, almeno in
Sicilia, che abbia una precisa indicazione, che tenga conto di
quella che è la produzione locale. Questo potrebbe essere un primo
momento di risposta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, c'è una
strana sensazione oggi in Aula. Ieri quest'Aula ha visto la
presenza del Governo nella sua interezza: dal Presidente Lombardo
all'ultimo, nel senso delle postazioni di fila, degli Assessori di
questo Governo. Ha visto un'Aula che ha registrato 89 presenze su
90.
Forse, soltanto nella cerimonia di insediamento di questo
Parlamento si è raggiunto un livello così alto di partecipazione,
perché si parlava di una cosa importante, vitale per la Sicilia:
della mozione di censura all'Assessore per la sanità e, quindi, il
Governo ha sentito il dovere di essere presente con i suoi 12
Assessori e la maggioranza in particolare ha sentito il peso
politico e morale di essere presente per sostenere l'Assessore
Russo ed evitare che potesse essere sfiduciato da questo
Parlamento.
Nella graduatoria delle importanze di questa Sicilia, oggi, mi
sarei aspettato la presenza del Governo, senza nulla togliere
all'ottimo Assessore D'Antrassi, al quale ormai sono legato da un
sentimento di sincera stima per il suo impegno e per il suo garbo
personale, ma oggi mi sarei aspettato nel novero delle importanze
un Parlamento stracolmo presente a sostenere gli interessi degli
agricoltori.
Qualcuno poco fa, un parlamentare che di storia se ne intende
molto mi ricordava una frase di un'Aula sorda e grigia, si riferiva
ad un'altra Aula parlamentare. Questa non è un'Aula né sorda né
grigia. E'un'Aula disattenta, perché evidentemente non ha a cuore
il problema degli agricoltori, perché se la presenza è
testimonianza di impegno, l'assenza è testimonianza di disimpegno
probabilmente di situazioni ancora più importanti da attenzionare.
Io credo che oggi, in questo momento, non perché ci sono in Aula i
rappresentanti degli agricoltori o perché giù abbiamo una rumorosa
ma gradita presenza di siciliani impegnati nel mondo
dell'agricoltura, credo che oggi non c'è in Sicilia un'attività più
importante di quella finalizzata a difendere gli agricoltori, ma a
difenderli non con le parole ma con i fatti.
La Commissione Attività produttive, della quale ho l'onore di
essere Presidente, ha esitato il disegno di legge che oggi, come
lei ha comunicato, è stato approvato dalla Commissione Bilancio e
noi appena mi sarà assegnato in via del tutto straordinaria - lei
sa come sono molto veloce anche perché è autorevole componente di
questa Commissione - lo metteremo all'ordine del giorno
immediatamente e nel giro di poche ore daremo il parere finale per
farlo arrivare in Aula.
Io credo che oggi non abbiamo centrato il problema della crisi
agricola. Quando c'è un'attività fisiologica nella politica o nella
rappresentatività normalmente c'è una organizzazione di categoria
che assiste, rappresenta i lavoratori e quei lavoratori non
scendono in piazza se non chiamati perché si sentono garantiti
dall'organizzazione di categoria. Se oggi scendono in piazza i
lavoratori armati di ideali forconi per stimolare una classe
politica certamente disattenta è perchè non soltanto le
organizzazioni hanno fallito, perché hanno rappresentato
sicuramente non diretti degli agricoltori, ma sta fallendo anche la
politica e oggi c'è la prova del fallimento della politica.
C'è stata una relazione dell'assessore D'Antrassi che ha
tratteggiato la strategia del Governo sull'agricoltura o per
l'agricoltura. Questo Governo è in carica dal 2008; siamo arrivati
al 2011, oltre tre anni di guida di questo Governo e noi ancora
oggi parliamo di crisi agricola perché non siamo stati capaci, non
siete stati capaci di garantire una strategia per l'agricoltura
siciliana.
Quando viene qualcuno in Commissione come ieri che abbiamo
ascoltato rappresentanti delle categoria autonome degli agricoltori
di Ragusa, di Caltanissetta, di San Cataldo, della provincia di
Enna, della provincia di Siracusa e ci hanno detto - e mi ha fatto
molto riflettere, mi ha fatto anche reagire per il mio carattere -
che loro non si sentono rappresentati ma quello che è più grave è
quando dicono, e forse hanno ragione a volte, che noi non
rappresentiamo più la Sicilia, signor Presidente, perchè siamo su
due mondi completamente diversi: noi parliamo di una agricoltura
che, probabilmente, è virtuale a fronte di una agricoltura che sta
morendo.
Voi lo sapete che quando mettono le ganasce i mezzi non possono
più uscire? Voi lo sapete che quando mettono le ganasce non c'è la
copertura assicurativa e non si può pagare il bollo? Voi lo sapete
che se il mezzo esce e viene controllato dalla polizia viene
denunciato il proprietario? Voi lo sapete che il 99 per cento degli
imprenditori agricoli oggi non possono contrarre un muto, a parte i
tassi usurai delle banche (non c'è qui l'onorevole Adamo) su cui
andrebbe avviata un'inchiesta seria, probabilmente con qualche
azione seria da parte dell'Assessorato all'economia che dovrebbe
segnalare alla Banca d'Italia una diversa forma di interessi usurai
che non sono quelli delle famiglie mafiose, ma sono quelli di
alcune banche che operano nel territorio anche a partecipazione
regionale.
Voi lo sapete che, oggi, non si può pagare l'INPS perché la
maggioranza degli agricoltori o paga l'INPS o deve chiudere baracca
o non dare da mangiare ai propri figli e, quindi, ha tutta una
serie di azioni esecutive che stanno mettendo in ginocchio le
aziende?
Guardate, c'è qualcosa di simile con la mafia. Sapete cosa fa la
mafia alle imprese sane? Prima impone loro il pizzo; poi, impone
di acquistare la merce o i servizi o altra parte; poi impone di
mettersi dentro un operaio, quell'operaio, poi, diventa dirigente;
poi, la mafia dice all'imprenditore: Vattene via perché la tua
azienda diventa la mia .
Noi oggi, in questo momento, stiamo determinando la stessa cosa.
C'è un'azione che la politica sta facendo, che si muove -
chiaramente il paragone è solamente virtuale, per rendere
fortemente l'idea - c'è un sistema economico che sta agendo con la
stessa logica ma con gli stessi effetti della mafia, cioè sta
espropriando le imprese agricole e ne sta facendo qualche cosa di
diverso.
Che cosa stanno facendo il Governo e il Parlamento per aiutare gli
agricoltori? Nulla Io dico che, oggi, l'accelerazione che questo
disegno di legge, arrivato in Commissione Bilancio e che ora arriva
in Aula, è perché oggi e ieri e l'altro ieri sono arrivati
centinaia di lavoratori con i forconi che hanno fatto scuotere
questo Parlamento, che dorme Perché, se andate a guardare,
assessore, le date di trasmissione del disegno di legge alla III
Commissione e alle altre Commissioni, credo che qualche mese sia
passato da quando lei, signor Presidente, da componente della
Commissione ha dato il suo grande contributo ad ideare quel disegno
di legge. E' passato qualche mese, perché? Perché questo Parlamento
probabilmente si è occupato d'altro. Si è occupato di politica, si
è occupato di sottogoverni, si è occupato di alleanze, ma non si è
occupato della Sicilia e dell'agricoltura.
Oggi corriamo a cercare le soluzioni, che sono quelle della grande
distribuzione organizzata, quelle di abbattere i tassi usurai,
quelle di andare incontro alle esigenze degli agricoltori.
Assessore, ma il Piano di sviluppo rurale, che prevede 3 miliardi
di euro per l'agricoltura, ma che fino ha fatto? 2007-2013, siamo
al 2011, vicepresidente Apprendi.
Siamo arrivati al 2011, sta scadendo il termine, ma ancora il 90
per cento del Piano di sviluppo rurale è bloccato e sono risorse
che stiamo sottraendo agli agricoltori Vi siete inventati la
vendemmia verde . Sapete qual è il risultato? Avete disabituato
gli agricoltori a vendemmiare. L'uva sta a terra, le piante non
sono più curate e sapete quanta poca uva è arrivata nelle cantine
che oggi sono costrette ad aumentare i prezzi perché non riescono a
garantire più un minimo di imbottigliamento.
Vogliamo continuare con i controlli che non si fanno? Quanta merce
velenosa arriva nelle tavole dei siciliani da Paesi europei perché
noi non abbiamo la capacità di garantire un sistema capillare di
controlli La concorrenza ha distrutto l'economia siciliana,
l'agricoltura siciliana. Voi sapete che sugli scaffali arriva il
vino imbottigliato ad 86 centesimi? E il nostro vino che cosa fa?
Signor Presidente, finisco perché credo che qui abbiamo avuto
soltanto il dovere di essere presenti e di testimoniare un impegno
che manterremo martedì o mercoledì prossimi quando passeremo
all'esame di quel disegno di legge. Ma che sia chiaro a tutti gli
agricoltori: quel disegno di legge non cambierà il volto
all'agricoltura siciliana E' un segnale importante su alcuni
settori ma, certamente, non può servire a colmare tre anni di
totale disattenzione di questo Governo verso l'agricoltura
siciliana.
MARROCCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
io cercherò di fare un ragionamento partendo non soltanto dagli
interventi che si sono susseguiti qui poc'anzi, ma anche dalla
relazione dettagliata, precisa, dell'Assessore, che ha posto anche
un accento importante su uno forse dei problemi che sono stati
ritenuti dai più tra i più importanti, quello della
commercializzazione dei nostri prodotti.
Prima di tutto, devo dire però che una riflessione va fatta sul
sistema nel suo insieme e quando parlo di sistema nel suo insieme
non faccio riferimento soltanto all'agricoltura, altrimenti
rischieremmo di non comprendere la natura dei problemi, dei mali
della nostra terra, e lo faccio perché non sono un esperto di
agricoltura, lo faccio perché il mio dovere in qualità di
rappresentante della mia terra è quello di avere una visione di
insieme che permetta anche di poter scendere nel particolare, che
permetta di poter affrontare i singoli problemi dei vari comparti.
Il nostro è un male vecchio, signor Presidente, signor assessore,
è un male che è trasversale, che investe tutti i comparti della
nostra società, della nostra terra.
Un tempo l'agricoltura non era solo fonte di impresa, era ben
altro Era il frutto di un legame, di un amore, di una forte
identità tra il nostro popolo e la terra. C'era un grande rispetto
nei confronti della terra, della natura, dalla quale si traevano i
frutti per la vita di ogni giorno. C'era un legame diverso che è
cambiato nel tempo e non soltanto perché è cambiata la società,
perché è cambiato tutto il quadro nel quale noi oggi ci muoviamo,
ma perchè la cattiva politica l'ha fatto cambiare.
Infatti negli ultimi 30-40 anni, non è cambiato soltanto il
comparto dell'agricoltura.
Noi abbiamo parlato di sanità in questi giorni che, forse, insieme
all'agricoltura rappresentano i due mali della nostra terra, poiché
in questi due comparti, ancor di più rispetto a tutti gli altri,
si è annidata una gestione clientelare, assistenzialistica degli
stessi.
Tutto ciò ha drogato enormemente la libera concorrenza nel campo
dell'agricoltura; ha drogato enormemente la stessa mentalità di chi
dall'altra parte della barricata ogni giorno deve misurarsi con i
problemi della quotidianità, della economia che cambia, che
galoppa, che corre, che modifica il quadro stesso nel quale noi ci
troviamo.
Se non abbiamo chiaro questo quadro nel quale l'agricoltura
soffre, soffre perché è un comparto che oggi viene visto anche -
lo diceva bene l'onorevole Caputo -, con un attimo in più di
distanza da certa politica. Le assenze di oggi forse ne danno un
senso in questo caso.
Perché c'è una distanza in più rispetto al passato? Perché gli
interessi forse oggi sono diminuiti, oggi l'agricoltura è diventa
un peso, un problema per alcuni. Non era così prima Prima era un
centro di grande interesse, di grandi attenzioni. Perché è cambiato
tutto? Perché si è drogato il sistema Perché quello che oggi noi
stiamo tentando di risolvere con una serie di norme, e il disegno
di legge n. 732 sarà una legge importante non c'è dubbio, in quanto
cercherà di alleviare alcuni problemi, ma riuscirà a risolvere i
problemi nella loro totalità? Assolutamente no Lo sappiamo bene
Cercherà di risolvere qualche emergenza? Sì, ce lo auguriamo Ma è
la visione di insieme che manca, signor Assessore E' la visione di
insieme, è la mentalità che è corrotta nel suo animo Allora per
cambiare una mentalità, se non si ha la visione di insieme, si
rischia di fare una serie di provvedimenti che diventano tampone ,
che hanno il gusto e anche la temporalità breve perché agiscono su
un breve periodo.
Allora nella visione di insieme, se non si attua una rivoluzione
nella mentalità e anche, successivamente e conseguentemente, delle
cose concrete, noi avremo perso la partita, che è la partita del
secolo, che non riguarda solo l'agricoltura.
Oggi parliamo di agricoltura, domani parleremo di sanità e di
tutti gli altri comparti E' un problema generale, di cultura del
nostro Paese e della nostra terra E se non lo si affronta con
questo tipo di impostazione rischiamo di perdere quella battaglia
alla quale lo stesso Presidente Lombardo ci ha chiamati a
partecipare, che è quella che ha visto la formazione di un Governo
tecnico, un Governo che, scevro da posizioni politiche, cioè dalla
rincorsa del consenso, possa avere il coraggio di intervenire
attraverso riforme di alto livello, di visione di lungo periodo,
proprio nella modifica di quella mentalità corrotta che c'é oggi.
Questo chiediamo, assessore. Chiediamo che si sciolgano gli enti
inutili; chiediamo che ci sia finalmente un testo unico
sull'agricoltura. Quante norme noi sforniamo e sono state sfornate
negli ultimi decenni? Quanta difficoltà c'è da parte del mondo
dell'agricoltura, degli agricoltori, delle aziende a confrontarsi
con una miriade di norme? Noi dobbiamo rompere anche con il sistema
dell'assistenzialismo. Perché dire che ci sono emergenze, quelle
che dobbiamo curare, ma è anche vero, dall'altro lato, che non può
essere il mondo dell'agricoltura, un mondo a sè stante, dove non
esiste la libera concorrenza, dove non esiste l'imprenditorialità.
Dobbiamo aiutare gli agricoltori ad avere le opportunità, ma non
dobbiamo pregarli. Li abbiamo abituati, negli ultimi decenni, a
vivere con i soldi del pubblico. Non funziona così, non può più
funzionare così E' cambiato il sistema, il quadro macro-economico
è cambiato E allora, in questo senso, dobbiamo avere il coraggio,
il coraggio di rompere con il passato per tutto il comparto
dell'agricoltura. E allora, bene è porre l'accento sulla
commercializzazione.
Ho letto con grande interesse il VI censimento sull'agricoltura,
che dà un quadro allarmante, in termini numerici, dei problemi
dell'agricoltura, o quelli della diminuzione del numero delle
aziende, della disoccupazione galoppante, della diminuzione del
territorio posto a coltivazione.
Una miriade di problemi che sicuramente investono il mondo
dell'agricoltura. Ma allora le iniziative? Bene il testo unico Su
questo dobbiamo lavorare, assessore, un quadro unico di riferimento
chiaro, snello, semplice per il mondo dell'agricoltura. Cercare di
intervenire sulla commercializzazione, senz'altro, perché la
globalizzazione oggi ci richiama ad una grande responsabilità,
quella di difendere i nostri prodotti, all'estero, però non nella
nostra terra Fuori dalla Sicilia, perché è lì che si gioca la
battaglia più grande E allora, il nostro peggior nemico, lo dico,
è proprio il sistema europeo, perché attraverso la serie di
contribuzione che arriva in Sicilia, quasi per calmierare, per
chiudere il prodotto siciliano nella sua terra, invece, s'impegnano
direttive europee che spesso sono proprio contro il prodotto
siciliano. E allora un Governo regionale che si rispetti deve anche
avere il coraggio di difendere, a muso duro, l'economia
dell'agricoltura siciliana. Anche questo va fatto nei prossimi
giorni, con grande coraggio, con grande senso di responsabilità.
Signor Presidente, ben vengano tutti i provvedimenti che da qui in
avanti noi avremo all'ordine del giorno di quest'Aula, ma serve
anche altro: serve una rivoluzione culturale, ancorché normativa,
serve un'inversione di tendenza della mentalità.
Tutto questo lo si può fare se non si ricerca il consenso
all'ultimo secondo.
In questo senso, noi tutti, io per primo, ho presentato dei
disegni di legge nel campo dell'agricoltura, molti sono andati a
buon fine: ricordo il mercato del contadino, ricordo una serie di
iniziative che sono state inserite anche nel disegno di legge n.
732, ma tutto questo per quanto buono è risultato un palliativo
perché manca proprio la visione di insieme di cui parlavo prima.
Dobbiamo avere il coraggio di traghettare, e questo Governo questo
coraggio lo può avere, di traghettare l'agricoltura, e non soltanto
l'agricoltura, ed aiutare i nostri imprenditori agricoli, gli
ultimi difensori della nostra terra, ma non soltanto loro, insieme
a tutti gli altri comparti, di traghettare dal vecchio sistema al
nuovo sistema, che sia fatto di legalità soprattutto, della
mancanza di assistenzialismo e di grande innovazione tecnologica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho voluto
seguire questo dibattito non solo perché sono interessato al mio
mondo, che è quello dell'agricoltura, così come faccio da
amministratore locale ormai da 25 anni, che seguo le vicende
dell'agricoltura del mio territorio, sto parlando dell'area interna
agrigentina, ma anche per sentire i vari interventi dei colleghi,
non siamo tanti, ma interventi tutti di qualità e soprattutto, ho
voluto sentire la sua relazione, assessore, ascoltare il suo punto
di vista su un mondo variegato, complesso, qual è quello
dell'agricoltura.
Noi saremo chiamati come Parlamento - lo ha annunciato il
Presidente Oddo poco fa - ad approvare a metà della prossima
settimana, visto che la Commissione Bilancio di cui faccio parte ha
già esitato il testo e lo ha trasmesso nuovamente per un'ulteriore
verifica alla Commissione Attività produttive', ad approvare
questo disegno di legge che certamente se corretto in alcune parti
ed integrato, potrà essere una boccata d'ossigeno per un mondo che
è in grande affanno e difficoltà.
L'onorevole De Benedictis poc'anzi ha puntualizzato alcuni
aspetti, alcuni elementi tecnicamente necessari per comprendere lo
stato del latte, la situazione dell'agricoltura siciliana. Egli ha
indicato anche in diversi punti quali sono le problematiche che gli
agricoltori e le imprese agricole hanno in questa loro attività che
è piena di difficoltà, piena di problemi e soprattutto non produce
oggi reddito adeguato per poter vivere una vita dignitosa, sia che
riguardi i produttori che le loro famiglie.
Io ho seguito, e seguo da tempo alcune vicende che hanno
riguardato la programmazione negoziata con i patti agricoli, e so
che l'agricoltore è entusiasta quando gli si offre la possibilità
di migliorare le proprie condizioni, di migliorare la propria
azienda, di avere attrezzature migliori, di potere soprattutto
confrontarsi con il grande mercato, però l'agricoltore oggi è uno
che ha bisogno per necessità oggettiva di trarre risultati
immediati, non è uno che può investire, non è una grande azienda
che investe nel tempo, ma è un soggetto economico che ha bisogno di
risultati immediati.
Ora io non voglio darle alcun suggerimento particolare, ma
pregarla di una cosa assessore: lei lo diceva prima nella sua
relazione quando sosteneva che se l'agricoltore presentasse oggi un
progetto e le risorse finanziarie gli venissero assegnate fra tre
anni ciò non avrebbe senso, ma non avrebbe senso anche perché poi
l'agricoltore è un soggetto diffidente oltre che entusiasta, è
diffidente di tutto ciò che sa di carta, di burocrazia, tutto ciò
che sa di istituzione.
Pertanto, il mio suggerimento è questo: convochi i capi degli
ispettorati agrari, si faccia dire lo stato dell'arte
dell'avanzamento fisico e finanziario delle misure del PSR. Perché
se, alla fine, il più cretino degli impiegati regionali - ce ne
sono pochi, ma sono tutti posizionati nei posti giusti -, in una
condotta agraria, in un ispettorato agrario, e possibilmente per un
bollo o una firma messa in un modo anziché in un altro,
convocandolo, dopo il ventesimo giorno, e al ventesimo giorno poi
non si facesse trovare sul luogo di lavoro perché quel giorno la
figlia ha la recita a scuola e dovesse rimandare l'agricoltore -
che non è il ragioniere dell'azienda, ma è l'operaio della sua
azienda, è il lavoratore - al ventunesimo giorno per poi magari
sentirgli dire che si deve prima consultare con il capo
dell'ispettorato in quanto c'è un'interpretazione tale, eccetera,
noi rischieremmo a quel punto di non spendere una lira, perché su
alcune misure ho la sensazione che la burocrazia siciliana, che è
bravissima in questo, sta uccidendo le aspettative che sono
arrivate con la presentazione dei progetti per diverse misure.
La seconda cosa che la prego, signor Assessore, di mettere in
campo è questa: pensi nei prossimi mesi ad uno stato generale
dell'agricoltura ma sentendo prima tutto ciò che questa Regione
paga in termini di professionalità: dalle SOAT, alle condotte
agrarie, alle sezioni operative che sono luoghi importanti,
dall'ESA, gente che è costretta a non fare nulla, dai centri di
ricerca che la Regione finanzia e paga, ai consorzi di cui la
Regione contribuisce a tenere in vita, per avere un quadro di
un'agricoltura che è una cosa straordinaria in Sicilia. Io,
tuttavia, per ragioni diverse scopro, conosco realtà straordinarie.
Le faccio un esempio per tutti: il settore della frutticoltura del
mio territorio è un settore di eccellenza perché produce pesche
eccezionali, ma anche le arance di Ribera. Il risultato poi è però
costituito dall'affanno nella commercializzazione, come lei ben sa,
e non tedio questa Aula su questo aspetto.
Ma capire esattamente cosa sta facendo questa Regione nelle sue
diverse articolazioni per ricondurle tutte ad un progetto unico,
che sia il progetto di questo Governo confrontandosi con
quest'Aula,, che sia la questione della commercializzazione, che
sia la necessità anche di chiudere tutta una serie di pratiche
aperte sul riconoscimento dei marchi di qualità.
E Roma su questa cosa strategicamente perde tempo nel riconoscere
una miserabile IGP, una miserabile IGT. Capire esattamente se è
possibile immaginare, in un settore che non entusiasma nessuno
perché non ha il termine inglese, per dirgliene uno su tanti, che è
quello della olivicoltura.
In Sicilia ci sono circa seicento frantoi, una produzione immensa
ed un'agricoltura che si è attrezzata in tutti i modi per vendere a
Berlino anziché a Bergamo, per recuperare, poi, alla fine, quei due
euro in più che altrimenti gli verrebbero negati dai frantoiani che
sono peggio dei peggiori speculatori delle borse asiatiche Perché
il gioco di chi produce olive e produce olio è quello di potere non
vendere a euro 3,80 o a 3,50 euro, non 75 centilitri ma il singolo
litro, ed in alcuni territori, il chilo d'olio.
Allora, cerchiamo di capire esattamente se possiamo avere una sola
agenzia, visto che in quel testo si ripropongono le funzioni
dell'Istituto olive ed olio, cerchiamo di avere esattamente una
connotazione precisa di quelle che sono le grandi produzioni. Ho
parlato di olio, ho parlato di frutta, ma si può parlare anche di
altri settori compreso la zootecnia, che è un settore dove ogni
giorno, per 365 giorni all'anno, ci sono allevatori che debbono
accudire i loro animali. E per farle capire le loro difficoltà,
faccio un esempio: io sono anche sindaco, tre anni fa, trenta
comuni, 150 aziende, tutti con caseificio, proponemmo alla Regione
un progetto di distretti produttivi; proponemmo il distretto
produttivo nel settore lattiero-caseario dei monti Sicani.
L'Assessorato delle attività produttive ci spiegò che bisognava
fare il distretto Sicilia assieme a Ragusa. Ci incontrammo con
quelli di Ragusa, fu positivo perché Ragusa è molto più avanti.
Stiamo parlando di pastori che allevano ovini, caprini e bovini,
non stiamo parlando di grande industrie, gente che possibilmente il
giorno della riunione deve chiedere al figlio, iscritto
all'università, di fare la mungitura o di provvedere ad accudire le
bestie.
Ebbene, Assessore, sono passati due anni e mezzo, ogni quindici
giorni io parlo con il funzionario delegato il quale mi spiega che
il nucleo di valutazione non si riunisce mai. Lì ci sono risorse da
spendere; stiamo parlando della zootecnica che è un pezzo
dell'agricoltura.
Se la Regione siciliana, da un lato, propone e annuncia
rivoluzione copernicana, e dall'altro, invece, un impiegato che
probabilmente ha ragione, dice che è solo, non si capisce, come
mai, ogni volta che si chiede ad un funzionario di fare qualcosa,
dice che è solo Poi parlo con il dottore Bologna e mi dice che la
Regione siciliana ha 18 mila impiegati Capire cosa fanno gli
altri, visto che ce n'è uno solo per ogni assessorato, 18 mila meno
dodici, bisogna capire dove sono tutte queste persone che
dovrebbero lavorare
Assessore, le chiedo dunque di riunire questi stati generali, che
producano una relazione che consenta di capire esattamente cosa fa
questa Regione nelle sue diverse articolazioni.
Se ognuno continua a fare quello che deve fare senza un quadro
organico, rischiamo di diventare l'impero ottomano, nel quale
ognuno agiva senza che Istanbul desse più indicazioni. E lo dico
non perché debba io trovare la frase finale ad effetto, ma dico
come ebbi a dire chiudendo la mia campagna elettorale: che sono
figlio di contadini, nipote di contadini e pronipote di contadini
Il paradosso qual è? In un momento in cui la politica che era
costruita con il consenso dato dal posto e non dal lavoro, saltando
questo sistema, la borghesia siciliana ha chiuso i suoi problemi
per i figli perché ormai acquista l'appartamento a Pavia o a
Milano, manda i figli a lavorare lì, sono bravi, intelligenti e lì
resteranno.
Questo mondo è l'unico settore che può oggi consentire a tante
fasce di disoccupati, ai figli degli stessi agricoltori che prima
dovevano andare a studiare e a lavorare fuori, e oggi, però, non
possono nemmeno permetterselo, di potere aprire una stagione nuova.
Sicuramente, sarà faticoso, difficile, la Sicilia è complicata in
ogni sua manifestazione. Però, signor Assessore, la preghiera che
le rivolgo, è quello di sapere e conoscere tutto ciò che i vari
rami di questa amministrazione regionale fanno, conoscendo
esattamente dove stanno i grandi interessi della collettività del
mondo agricolo.
Le ho parlato di olivicoltura che non è una delle cose che
affascina, perché non si parla di packing , ma lì, per esempio,
sta un pezzo del reddito di quelle famiglie.
Io credo che si possa ancora aiutare l'agricoltura ed aiutare quel
mondo agricolo onesto e corretto che si alza la mattina alle cinque
per produrre e lavorare onestamente.
Lei ha dimostrato di metterci l'anima. Dovrebbe, parafrasando la
banalità, alzare un po' di più l'asticella e diventare fustigatore
di quella struttura burocratica che spesso è la causa e l'effetto
di ritardi e danni nei confronti del mondo agricolo.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi,
io ho seguito questo dibattito con grande attenzione.
Io sono uno delle 450 mila partite IVA. Io rappresento una
partita IVA, sono un imprenditore agricolo perché nella mia vita
quindici o sedici anni fa mi capitò una vicenda che non avevo né
prevista né augurata, ma ho portato lo stesso numero di partita IVA
di avvocato con lo studio a imprenditore agricolo.
Allora, ho fatto dell'imprenditoria la mia attività principale.
Faccio anche politica per poter continuare a fare l'imprenditore
agricolo. Io ho seguito, quindi, con grande interesse e devo dire
che al di là delle tante demagogie e tante cose assolutamente fuori
luogo o per raccogliere consensi di questa categoria degli
agricoltori che è particolarmente e giustamente arrabbiata, sono
state dette tante cose corrette e devo dire che la cosa che mi ha
fatto più piacere, ma non è stato altro che un riscontro, è stata
la relazione che il nostro Assessore per l'agricoltura oggi ha
fatto qui.
Io mi rivolgo a lei, signor presidente, perché lei, presidente
Oddo, è una delle pochissime persone che di agricoltura ne capisce
veramente, ha grande passione ed è radicato nell'ambiente. Lei,
quindi, caro Presidente, è uno di quelli che assieme ad altri
colleghi, ho sentito oggi con tanto piacere gli onorevoli Digiacomo
e Panepinto, che come noi vengono da una realtà della terra,
contadina, che amano profondamente. Ed è un amore che molte volte
ha più del patologico che del razionale, tenuto conto che il
reddito dell'agricoltura è difficile e che, purtroppo,
drammaticamente, nella situazione odierna raccogliere un reddito
positivo è difficile.
In ogni caso, però c'è stato un ottimo dibattito. Il nostro
assessore, oggi ci ha illustrato, con grande lucidità, ma anche con
grande semplicità ed acutezza quelli che sono gli elementi
essenziali della politica agricola dell'attuale Governo. E' inutile
guardarsi indietro. Oggi vi sono stati personaggi che hanno fatto
una reprimenda, una grande accuse' all'attuale Governo,
espressioni che hanno rimproverato ai governi precedenti di avere
sperperato miliardi, perché quello che si è sperperato per
l'agricoltura è sempre stata una cosa spaventosa. Perché
l'agricoltura, in Sicilia, ha costituito un elemento di consenso,
di voti, di clientela, quindi, in buona sostanza, di sperpero di
denaro pubblico.
L'onorevole Panepinto poc'anzi faceva riferimento a tutta una
serie di organismi presenti nel territorio, organismi assolutamente
inutili, che funzionano malissimo e che hanno una scarsa passione e
disponibilità nei confronti dell'agricoltore, del vero agricoltore.
E devo dire che anche i rappresentanti, le organizzazioni, molte
volte non hanno costituito altro che delle strutture burocratiche
di clientele, di voti, di posti e di prebende. C'è da fare
tantissimo. Oggi mi ha confortato quello che ha detto l'Assessore.
E' inutile dire che il nostro impegno e lei, signor presidente, è
uno di quelli che si è più impegnato perché questo disegno di legge
n. 732, finalmente diventasse legge, e che speriamo diventi legge
della nostra Regione la settimana prossima.
Non abbiamo la bacchetta magica, non possiamo risolvere i problemi
immediatamente, oppure immaginare che possiamo finalmente
individuare nel comparto agricolo un'attività imprenditoriale che
dia grandi redditi, grandi profitti. Però, sicuramente, il comparto
agricolo è fondamentale per la nostra Regione, per la nostra
storia, per la nostra tradizione, per la nostra cultura, per il
nostro avvenire e dico per il nostro ambiente.
Ho sempre sostenuto che il vero primo ambientalista, al di là
delle leghe, grandi associazioni, che vanno parlando a matula , è
il contadino, colui il quale coltiva il territorio e mantiene il
territorio pulito con amore, con attenzione ed evita che la natura
nei suoi grandi problemi e nei suoi grandi momenti di violenza sul
territorio possa creare danni ai paesi, attraverso frane,
alluvioni, danni al nostro ambiente, al nostro territorio che è
inutile dire che è unico.
Allora cosa fare? Innanzitutto questo disegno di legge è un passo
avanti, è un invito al nostro Assessore che certamente è un
assessore che viene anche lui dal mondo contadino, che capisce
quali sono i veri problemi degli agricoltori e dell'agricoltura.
Lo incitiamo ad andare avanti, ad alzare il livello del proprio
intervento.
Sono stato dieci anni deputato europeo. Ho evitato di andare in
Commissione Agricoltura' perché le poche volte che ho partecipato
alle riunioni della stessa Commissione del Parlamento europeo avevo
la precisa sensazione dell'odio contro i prodotti del Mediterraneo.
Lì si parla di tutto, si parla di tabacco, si parla di
barbabietola da zucchero, si parla di tutti i prodotti di zootecnia
ad altissimo livello, ma appena si parla di prodotti mediterranei,
di ortofrutta, di olio, di agrumi, non c'è alcuna possibilità di
discutere. Avendo questa consapevolezza, avendo quindi la
consapevolezza che dobbiamo noi con le nostre possibilità, con le
nostre risorse naturalmente, il PSR per esempio a mio modo di
vedere forse doveva essere necessariamente modificato per tutta una
serie di problemi che sono i problemi di cui si è tanto parlato,
perché quando il conduttore, l'imprenditore agricolo deve investire
in progettazione, là c'è un problema di servizi, là c'è un problema
di rapporti con le banche. Però anche gli obiettivi, i tempi le
modalità, le varie norme che presiedono all'erogazione di questi
contributi sono talmente complessi e complicati che difficilmente
il siciliano, il contadino, l'imprenditore agricolo, che è
giustamente diffidente nei confronti di tutte queste strutture che
sono molte volte azioni di freno, quindi, per tali ragioni un
minimo di modifica andava fatto.
Si è fatto riferimento a tantissimi prodotti, si è parlato di
commercializzazione di un prodotto che è un po' l'orgoglio della
terra cui appartengo, la zona delle Madonie, che si produce
soltanto a Pollina e a Castelbuono, che è la manna.
Questo prodotto era stato completamente dimenticato, oggi, con
tutta una serie di sforzi, sono fra coloro i quali hanno più
frassini di manna nella propria proprietà e finalmente oggi la
manna è diventato un prodotto di nicchia e di grande appetibilità
nel mercato.
C'è un vecchio consorzio per la manna che esiste e che dovrebbe
essere assolutamente modificato, era stato dato all'ESA, ma ormai
non ha più una sua funzionalità, non ha più una sua finalità che
riporterebbe positività nel territorio.
Questo è un altro di quegli elementi che potrebbe avere un suo
mercato, un suo sbocco, perché un prodotto verso cui decine di
giovani si stanno rivolgendo; perché i giovani hanno visto che
questo prodotto di nicchia è entrato in un presidio slow food, ha
avuto tutta una serie di pubblicità perché ha dei benefici di
carattere biologico, fa bene al funzionamento organico, anche di
carattere cosmetico, è diventato un prodotto di nicchia che va
indubbiamente salvaguardato.
Anche questo del consorzio della manna, secondo me, è un problema
assolutamente minimo, ma che va visto, approfondito e va trovata
una soluzione, perché non rimanga questo consorzio che non serve
più a niente, ma va ammodernato e finalizzato alle nuove
prospettive ed alle possibilità del territorio.
Quindi, per concludere, Presidente, sono un ottimista per natura
perché dobbiamo essere ottimisti per le nuove generazioni. Ci vuole
grande impegno, credo che all'interno del Parlamento Europeo ci sia
una classe dirigente di deputati che ha competenze, passione e
possa certamente dare risposte ai miei colleghi imprenditori
agricoli, coltivatori diretti, contadini che sono estremamente
arrabbiati, e non c'è bisogno di dare forconate perché la
violenza non serve a niente.
Sono convinto che quando vengono prospettate le progettualità con
civiltà, con intelligenza, con competenza e professionalità trovano
sempre delle porte aperte; qui abbiamo un Governo, con un
Presidente, anche lui un appassionato dell'agricoltura ed un
coltivatore può trovare certamente delle disponibilità.
Quindi, grande impegno, grande positività e soprattutto dare il
segnale importante ai territori e il segnale lo daremo la settimana
prossima quando il disegno di legge numero 732 diventerà legge
della Regione siciliana, per una prospettiva di un futuro che sia
un futuro, necessariamente, per quanto ci riguarda, migliore del
passato.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTRASSI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, signori deputati, ringrazio coloro i quali sono
intervenuti nel dibattito; sono stati sollevati molti aspetti che
in parte erano già nella mia introduzione e che, evidentemente,
hanno bisogno di una ridefinizione o di una specifica successiva.
Si è parlato, per esempio, del rapporto con le banche e con il
credito. Tutti sanno che l'Amministrazione ha posto in essere due
misure e due convenzioni con l'ISMEA: una relativa al PSR che ha
visto la Regione protagonista con 32 milioni di euro, per dare alle
aziende la possibilità di accedere al credito bancario inerente ai
fondi del PSR; una seconda garanzia, sempre di carattere
assicurativo, la cosiddetta G-card che non è ancora disponibile
presso le IPA, ma lo sarà tra poco, permetterà alle aziende di far
leva, attraverso questo prodotto, con le banche per avere dei mutui
o dei prestiti di conduzione o di acquisto di materiale sempre
inerente all'agricoltura.
Il problema delle banche e del credito privato al settore agricolo
è un problema grande, tra l'altro abbiamo parlato con l'ABI poche
settimane fa, e siamo venuti a sapere che il settore agricolo
siciliano, ma penso che sia un dato che si rispecchia su quello
nazionale, è il settore che ha meno contenziosi di tutti.
Tutti parlano dell'agricoltura come la pecora nera
dell'affidabilità bancaria. E' falso Noi abbiamo visto le
statistiche delle banche, ebbene, i contenziosi in Sicilia sono
vicini al 3 per cento.
Questo vuol dire che con Basilea 2, con il fatto che le regole
della concessione del credito sono cambiate, si è irrigidito il
rapporto tra istituto e beneficiario, la sofferenza del settore non
è dovuta ad una cattiva reputazione bancaria, ma è dovuta ad una
cattiva rappresentanza degli interessi della categoria che è
un'altra cosa.
Infatti, nella relazione che avevo posto alla vostra attenzione
all'inizio, avevo detto che uno dei problemi maggiori della Sicilia
è proprio quello della rappresentanza, nel senso che molte volte le
lobby dell'agricoltura sono presenti nei momenti critici, però non
rappresentano normalmente la controparte costante in
accompagnamento dell'azione del Governo.
Questo è un difetto che in Sicilia è più visibile rispetto ad
altre regioni e giustamente diceva l'onorevole Bufardeci mio
predecessore, che è necessaria un'interlocuzione della Regione con
le misure del PSR che nascono da direttive comunitarie, ed è
necessario, in qualche maniera, intervenire con il PSR perché si
pieghi alle necessità contingenti del mercato e della realtà
produttiva e che non rincorra continuamente delle figurazioni più
astratte, ma la realtà è che, purtroppo, e ritorniamo al discorso
lobbistico, noi non interveniamo come Regione o interveniamo in
misura molto limitata nella scrittura delle misure.
Noi dovremmo intervenire a monte, come per la pesca, come per le
misure dell'agroalimentare, come per il PSR perché è nostro compito
ed anche nostro dovere; il fatto di poter rappresentare i propri
interessi e di fare, quindi, azione lobbistica non è qualcosa da
richiamare in causa solo quando si verificano alcune crepe nella
continuità della azione amministrativa, azione politica o azione di
rappresentanza, ma è qualcosa che bisognerebbe costituire come
preliminare e su questa creare un consenso ed una ricaduta in
termini di accettazione delle nostre proposte.
Quindi, il rapporto bancario è una delle facce di questa
problematica relativa al comparto che però non è sola. Si
richiamava ugualmente il discorso del de minimis . Esiste una
proposta già datata da parecchio per aumentare, quindi portare più
avanti nel tempo, la deroga sul de minimis e la Commissione si è
espressa già negativamente due volte e, ovviamente, il rapporto tra
l'Amministrazione e la Commissione è un rapporto di solito
conflittuale in quanto l'Amministrazione deve, in qualche maniera,
applicare una volontà estranea alla sua o quanto meno non
perfettamente combaciante con i nostri obiettivi e le direttive
lasciano, alle volte, poco spazio alla rimodulazione, cosa che tra
l'altro per quanto riguarda il mio Assessorato è già avvenuta un
paio di volte ed un paio di proposte - in generale, alcune sono
state accettate - non sono state accettate per motivi che la
Commissione riteneva inerenti al giudizio di merito sull'efficacia
delle misure che aveva proposto.
Quindi, il fatto di poter avere una rappresentanza continua
potrebbe dare la possibilità di avere un'Amministrazione più
efficiente e viceversa.
Per quanto riguarda il credito poi legato all'IRCAC e alla CRIAS,
la CRIAS ovviamente è un fondo di rotazione quindi è stato detto
che una parte delle risorse destinate a capitolo per questa
attività non era stato deliberato e consegnato malgrado fosse a
capitolo, però essendo un fondo di rotazione, finora, si è avvalso
di una regolare restituzione da parte dei beneficiari che hanno
ricevuto i finanziamenti fino ad oggi, quindi, ha assicurato una
certa copertura.
Io sono d'accordo che le finalità, la capitalizzazione e la
funzionalità della CRIAS possano essere aumentate, discusse e rese
più incisive. Su questo siamo convinti che sia possibile. Anche a
livello delle garanzie, voi sapete che la CRIAS fa una serie di
operazioni fino a 30 mila senza garanzie, poi oltre 30 mila con le
garanzie, si potrebbe creare all'interno della CRIAS o di qualsiasi
altro istituto regionale - l'onorevole Adamo ha menzionato l'IRFIS
-, potrebbero essere equipaggiate con garanzie diverse per una
attività di credito agrario molto più incisiva di quella che fino
ad oggi riescono a dispiegare. Ciò, ovviamente, dipendete dalla
volontà politica; una proposta potrebbe essere fatta in questo
senso e noi ne avevamo una parziale che volevamo porre
all'attenzione dell'Assemblea e lo faremo presto.
Per quanto riguarda la riforma dell'Amministrazione, come diceva
qualcuno che non c'è più: questa è la madre di tutte le
battaglie , nel senso che il PSR che è stato invocato da tutti i
convenuti è un PSR che si dovrebbe dispiegare dal 2007 al 2013,
quello siciliano è partito nel 2009, due anni dopo; ovviamente,
questo di per sé non rappresenta un vantaggio per coloro che lo
utilizzano. Fino ad ora abbiamo una spesa che si attesta intorno ai
500 milioni di euro e pensiamo di non rischiare alcun disimpegno,
però ciò non toglie che, per i motivi che accennavo in
presentazione nel mio intervento, il fatto che non ci sia
contemporaneità tra l'attività delle imprese, quindi aziende e
l'attività dell'Amministrazione con la fornitura delle risorse
finanziarie, questo sia un problema grave. E' un problema grave
anche perché in Sicilia è un problema culturale, nel senso che
molte regioni dell'Obiettivo 1 quindi Calabria, Basilicata, Puglia,
hanno un sistema molto più agile del nostro, pur rispettando gli
stessi limiti e condizioni che impone la Comunità e evidentemente
credo, adesso che ho potuto vedere l'Amministrazione ed il suo
funzionamento - ho visitato tutte le IPA all'inizio, ho cercato
di capire come funzionava questa Amministrazione -, il problema non
è soltanto un problema di risorse umane e di capacità, che a me
sembrano adeguate e sufficienti, bensì è un problema culturale nel
senso che abbiamo interpretato una funzione ed un controllo
burocratico che, a mio parere, travalica gli obblighi che la stessa
Amministrazione si è posta e che la stessa CE ci impone.
A tale proposito abbiamo un disegno di legge che, entro ottobre,
verrà presentato ai capigruppo e che ha intenzione di risolvere
alla base questo rapporto tra Amministrazione ed interpretazione
della norma e creazione, quindi, dei bandi in maniera definitiva,
dando una interpretazione diversa alla catena giudicante. Abbiamo
una catena giudicante, in Sicilia, che non finisce mai, così a
Palermo, io parlo del caso dell'agricoltura però so per certo che
la stessa situazione vi è in altri assessorati dove dal momento in
cui l'azienda porta la pratica per il PSR comincia il giudizio di
merito sulla congruità, sulla necessità, sulla capacità
dell'azienda di far fronte agli obblighi derivanti dal
finanziamento.
Questa è una impostazione esclusivamente siciliana, non esiste una
catena che, diciamo così, non tenga conto di questa prerogativa, a
mio parere sbagliata e, quindi, lottiamo con una burocrazia che non
solo entra nel merita, ogni volta, ogni grado di giudizio, ma oltre
a questo chiede documentazioni molte volte addizionali che non sono
neanche nei bandi, quindi è un problema culturale, questo è un
esempio ovviamente, cercheremo di affrontarlo con una proposta che
possa, in qualche maniera, far fare un passo avanti alla semplicità
e fruibilità del sistema.
Un altro aspetto importante che era stato sollevato era quello dei
controlli. Da subito l'Amministrazione ha posto in essere un
controllo che oggi viene portato a termine dall'Istituto
Zooprofilattico a livello di distribuzione sulle provenienze,
attraverso una mappatura genetica e territoriale, per vedere se la
merce che si vende nei punti vendita sia una merce realmente
siciliana, ossia che l'origine che viene dichiarata sia quella
effettivamente del prodotto.
Esistono, ovviamente, molti controlli all'entrata dai porti
siciliani per la merce che, invece, proviene da Paesi terzi. Però,
è risaputo che ci sono circa 48 porti nella Comunità dove entra
merce dai paesi terzi - anzi ce n'è di più, ma 48 sono quelli che
hanno prevalente attività nell'agro-alimentare - e, quindi, quando
un prodotto entra nella Comunità, viene immediatamente messo in
libera pratica , questo è il termine, quindi, quando è messo in
libera pratica può circolare in tutta la Comunità o viene sbarcato
a Klaipëda o viene sbarcato a Vigo in Spagna o viene sbarcato nel
Mar Nero a Costanza, poi, entra tranquillamente nella Comunità e
viene distribuito dappertutto.
Quindi, creare una maggiore rigidità, in Sicilia, è sicuramente
una misura di conforto per la produzione, però, all'atto pratico,
considerando che in Sicilia entra una frazione percentuale di
quello che entra in tutta la Comunità è ovviamente una misura non
risolutiva.
Il problema è quello di controllare, vedere che questa merce sia
proveniente da produttori che abbiamo gli stessi vincoli che hanno
i siciliani, induce però ad una considerazione importante.
Voi sapete che esiste in Sicilia il problema del contrabbando,
contrabbando vuol dire che ci sono siciliani, ditte altre,
siciliane, ditte terze che utilizzano il marchio Sicilia per
aggiungere il valore a quello che vendono. Se il marchio Sicilia
non valesse di più, non lo farebbe nessuno. Il fatto che esiste un
contrabbando sul marchio Sicilia vuol dire che per i consumatori
siciliani il marchio Sicilia vale di più e sono disposti a
pagarlo di più. Ed è verissimo, perché, tra l'altro, anche se sono
stime, il contrabbando è un fenomeno che si manifesta
prevalentemente in Sicilia, nell'area Obiettivo 1.
Quindi, cosa vuol dire questo? Vuol dire che con questo abbiamo la
prova provata , come si diceva una volta, che i prodotti che hanno
un marchio Sicilia valgono di più a partire dal mercato siciliano
ossia, se noi siamo in grado di mettere in piedi delle filiere e di
vendere con regolarità dei prodotti siciliani al mercato siciliano,
non potremmo che avere più successo e più risultati rispetto ad
altri mercati limitrofi.
A tale proposito c'è da dire che su questo - l'avevo richiamato in
apertura - si gioca il rapporto tra produzione e distribuzione,
proprio sulla capacità, come primo passo, di interloquire ed
interagire con la distribuzione locale.
Un'ultima cosa volevo dire: era stato sollevato lo stato di crisi
che, forse, andrebbe chiesto alla Comunità per quanto riguarda il
PSR, i fondi europei in genere. E'una cosa che abbiamo valutato e
che è stata fatta per la pesca. Con la pesca abbiamo chiesto lo
stato di crisi già da un mese e pensiamo che ci verrà accettato e
vengano sviluppate delle azioni mirate per la pesca.
Con l'agricoltura non siamo tanto convinti, non tanto perché non
sia una misura che possa essere utile in questo momento per
cercare di rendere più flessibili gli interventi e, nello stesso
tempo, più mirati all'agricoltura. In realtà, questo andrebbe, in
qualche maniera, a rinegoziare il rapporto tra misure del PSR ed
interventi e questo, secondo noi, oggi come oggi, nello stato in
cui la Sicilia oggi si trova - abbiamo praticamente tutti i bandi
che stanno funzionando, stiamo ricevendo pratiche, stiamo
spendendo, come vi dicevo prima, non abbiamo in prospettiva rischi
di mancata spesa -, quindi introdurre un elemento che potrebbe dare
una rimodulazione artificiale a quello che si è fatto fino ad oggi,
ci sembra in questo momento specifico, non proprio. Ciò non toglie
che sia una idea interessante e su questo ci possiamo misurare nel
2012. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Commissione Bilancio ha dato
copertura finanziaria al disegno di legge numeri 732-672-699-700-
713 Interventi per lo sviluppo dell'agricoltura e della pesca.
Norme in materia di artigianato, cooperazione e commercio e,
pertanto, lo stesso potrà essere iscritto all'ordine del giorno
dell'Aula a metà della prossima settimana.
La seduta è rinviata a martedì, 27 settembre 2011, alle ore 16.00
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Comunicazioni
II - Discussione della mozione:
N. 285 - Censura all'Assessore regionale per la salute
(Seguito)
LIMOLI-LEONTINI-BENINATI-BOSCO-BUZZANCA-CAMPAGNA-CAPUTO-CORONA-
D'ASERO-FALCONE-FORMICA-LEANZA E-MANCUSO-MARINESE-POGLIESE-SCOMA-
TORREGROSSA-VINCIULLO
La seduta è tolta alle ore 13.51
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
alle ore 16.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli