Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
BOSCO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che è in missione, per ragioni del suo
ufficio, l'onorevole Gennuso dal 6 al 7 dicembre 2011.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- Istituzione dell'Osservatorio regionale della Sicilia per la
tutela ed il monitoraggio dei diritti delle persone con
disabilità. (n. 820)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Incardona
il 2 dicembre 2011
- Istituzione del garante etico delle pubblicità. (n. 821)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Falcone il
2 dicembre 2011
- Norme in materia di agevolazioni fiscali per la ricomposizione
fondiaria. (n. 822)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Vinciullo,
Pogliese, Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011
- Modifica di norme in materia di garanzie fornite dai soci
garanti di cooperative agricole ed alimentari. (n. 823)
di iniziativa parlamentare, presentato Vinciullo, Pogliese,
Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011
- Stabilizzazione del personale precario della regione siciliana
e norme per il contenimento della spesa. (n. 824)
di iniziativa parlamentare, presentato Vinciullo, Pogliese,
Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011
- Norme in materia di organi comunali e provinciali. Soppressione
delle circoscrizioni di decentramento comunale. (n. 825)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Cracolici
il 6 dicembre 2011.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Scilla, Cimino e Ferrara
sono in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di approvazione di risoluzione
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione legislativa Attività
produttive' (III), nella seduta n. 235 del 29 novembre 2011, ha
approvato la risoluzione: Azioni da intraprendere per
fronteggiare le conseguenze occorse alle serre del ragusano a
causa degli eventi calamitosi del febbraio-marzo 2011 (n. 22/III).
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 2259 - Notizie sulla grave crisi economica che interessa le
comunità alloggio per l'assistenza a malati psichici.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Falcone Marco; Vinciullo Vincenzo
N. 2260 - Chiarimenti sull'aumento dell'indennità del dirigente
regionale preposto alla sede di Bruxelles.
- Presidente Regione
- Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
Firmatario: Vinciullo Vincenzo
N. 2261 - Notizie sull'avviso pubblico per la riapertura dei
termini per la partecipazione alle commissioni mediche per il
riconoscimento delle invalidità dell'azienda sanitaria provinciale
di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatario: Campagna Alberto
N. 2262 - Chiarimenti sulle presunte disfunzioni dell'ospedale
Umberto I di Siracusa.
- Assessore Salute
Firmatario: Marziano Bruno
N. 2266 - Chiarimenti in ordine ad una presunta dichiarazione
dell'Assessore per le attività produttive.
- Presidente Regione
- Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
Firmatario: De Benedictis Roberto
N. 2268 - Notizie sull'uscita dell'ANAS dal capitale della
società 'Stretto di Messina'.
- Presidente Regione
- Assessore Economia
- Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Falcone Marco
N. 2269 - Iniziative per scongiurare la chiusura dello sportello
SERIT di Caltagirone (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Economia
Firmatario: Falcone Marco
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta scritta:
N. 2263 - Delucidazioni in ordine alla domanda di concessione di
derivazione di acqua ad uso idropotabile dal sistema
acquedottistico dell'Alcantara (ME).
- Presidente Regione
Firmatario: Beninati Antonino
N. 2264 - Chiarimenti in ordine ai contenuti dei piani di
utilizzo delle aree demaniali marittime.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 2265 - Chiarimenti in ordine alle misure di riduzione
dell'inquinamento luminoso.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 2267 - Iniziative per garantire la regolare apertura al
pubblico dell'area archeologica di Segesta (TP).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatario: Mattarella Bernardo
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Congedo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, preciso che il congedo
dell'onorevole Ferrare è da intendersi per le sedute di oggi e
domani.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
N. 128 - Notizie sui corsi per operatore socio-sanitario nella
Regione siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Falcone Marco
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si
intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
svolta al proprio turno.
Comunicazione di scadenza del termine di cui all'articolo 2
della legge regionale 15 novembre 1982, n. 128
PRESIDENTE. Comunico che è scaduto il termine previsto
dall'articolo 2 della legge regionale 15 novembre 1982, n. 128,
recante Disposizioni per la pubblicità della situazione
patrimoniale dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana e
dei titolari di cariche elettive e direttive presso alcuni enti',
per il deposito, da parte dei deputati, delle variazioni della
situazione patrimoniale e dei redditi per l'anno 2011.
Al riguardo, ai sensi del secondo comma dell'art. 4 della l. r.
citata, do notizia all'Assemblea che: gli onorevoli Apprendi,
Incardona e Maira non hanno depositato le rispettive
dichiarazioni concernenti le variazioni patrimoniali né la
dichiarazione dei redditi; l'onorevole Savona non ha depositato il
quadro complessivo della dichiarazione dei redditi.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Rinvio del seguito della discussione del disegno di legge numero
805/A
«Riqualificazione urbanistica con interventi di edilizia sociale
convenzionata. Misure urgenti per lo sviluppo economico»
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
numero 805/A Riqualificazione urbanistica con interventi di
edilizia sociale convenzionata. Misure urgenti per lo sviluppo
economico , posto al numero 1).
Onorevoli colleghi, avverto che l'assessore per le infrastrutture
e la mobilità dottor Pier Carmelo Russo ha informato ieri di
essere stato convocato alla conferenza Stato-Regioni.
Inoltre la Commissione Bilancio non ha ancora provveduto ad
esaminare gli emendamenti aggiuntivi presentati al disegno di
legge.
Pertanto autorizzo la Commissione Bilancio a riunirsi anche in
costanza di seduta.
deputati'
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-784/A
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto
della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati
dell'Assemblea regionale siciliana'. Disposizioni transitorie»
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge numeri
790-52-778-779-784/A Schema di progetto di legge costituzionale
da proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo
41 ter, comma 2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3
dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei
deputati dell'Assemblea regionale siciliana'. Disposizioni
transitorie , posto al numero 2).
Invito i componenti la I Commissione legislativa a prendere posto
nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Minardo, presidente della
Commissione e relatore del disegno di legge, per svolgere la
relazione.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il tema della revisione dello
Statuto speciale della Regione è da anni all'attenzione
dell'Assemblea regionale.
Nella XIII legislatura, l'Assemblea regionale siciliana approvò un
progetto di legge costituzionale che conteneva modifiche ed
integrazioni rilevanti e tali da determinare quell'auspicato
adeguamento alle mutate esigenze della autonomia speciale nel
quadro dell'unità nazionale che privilegia lo Stato regionalista
all'interno dell'UE.
Il progetto fu approvato ed inviato al Parlamento della Repubblica
per l'avvio dell'iter costituzionale previsto, ma non ebbe seguito
per lo spirare della legislatura nazionale.
Oggi, a prescindere da una riforma organica dello Statuto, si pone
il tema di aggiornare i parametri della rappresentanza
parlamentare, anche in considerazione del dibattito sul
contenimento dei costi degli apparati politici, proponendo la
riduzione a settanta del numero dei deputati componenti
dell'Assemblea regionale. Tale numero è stabilito in novanta
dall'articolo 3 dello Statuto speciale della Regione, che è legge
costituzionale, e pertanto modificabile con le procedure di
revisione costituzionale.
In particolare, l'articolo 1 modifica l'articolo 3 dello Statuto,
riducendo da novanta a settanta il numero dei deputati componenti
dell'Assemblea regionale.
Con l'articolo 2 sono, inoltre, introdotte necessarie disposizioni
transitorie volte a garantire l'applicazione dell'innovazione
costituzionale introdotta. In particolare, il comma 1 dispone
l'entrata in vigore della riforma a decorrere dal primo rinnovo
dell'Assemblea successivo alla data di entrata in vigore della
presente legge costituzionale. Con il comma 2, al fine di evitare
inammissibili vuoti normativi nella materia elettorale e nelle more
che l'Assemblea, ai sensi dell'articolo 3 dello Statuto, adotti la
nuova normativa elettorale, il legislatore costituzionale prevede i
necessari e conseguenti adattamenti alla vigente disciplina
elettorale regionale per renderla applicabile in conseguenza della
riduzione dei deputati prevista.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Onorevoli colleghi, intenderei procedere nel seguente modo:
fisserei il termine della presentazione degli emendamenti con il
termine della discussione generale tenendo presente che il disegno
di legge è all'ordine del giorno già da alcuni giorni, per cui era
già possibile presentare emendamenti. Oggi, sono abilitati a
presentare gli emendamenti in Aula soltanto i presidenti dei
Gruppi parlamentari, secondo il Regolamento interno.
Quindi, il termine di presentazione degli emendamenti è
coincidente con la conclusione della discussione generale, che può
essere svolta oggi o possiamo svolgerla domani. Mi sembra più
opportuno svolgerla oggi, al termine della relazione che è stata
appena letta.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi, posto
che abbiamo già sperimentato in questo Parlamento, non più di un
mese fa, su una legge di straordinaria importanza, quale doveva
essere quella degli aiuti all'agricoltura, che la gatta frettolosa
fa i gattini ciechi , non comprendo quale possa essere la ragione a
cagione della quale, noi, ora e subito, si debba fissare il
termine per la presentazione degli emendamenti con la conclusione
della discussione generale, rispetto ad un disegno di legge che,
seppur produrrà una legge voto, tuttavia, credo sia di fondamentale
importanza per il destino di questo Parlamento.
Con molta chiarezza, signor Presidente, mi rivolgo a lei, ma mi
rivolgo a tutta l'Aula, lei sa bene, così come sanno tutti i
colleghi, che nella scorsa Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari era stata prospettata - l'onorevole Cracolici era
presente, così come lo era il Vicepresidente Formica, però,
probabilmente gli interessa di meno -, l'opportunità di presentare
insieme al disegno di legge sulla sacrosanta' riduzione del numero
dei parlamentari una norma che impedisse i ribaltoni, la cosiddetta
norma antiribaltone.
E' una norma di rilevanza storia, oltre che di grande rilevanza
politica, così come quella che vuole la riduzione dei parlamentari
per adeguarci alle vicende di vita attuale del Paese e della
politica medesima, che non può essere un aborto, signor Presidente
e onorevoli colleghi, abbisogna del perfezionamento perché possa
essere meglio valutata dall'Assemblea regionale.
Io credo sia improponibile, posto che abbiamo già incardinato il
disegno di legge, che si dia un termine per la presentazione degli
emendamenti ad horas.
Io non ho nulla da temere e nulla da nascondere, lo dico con
grande serenità e con altrettanta chiarezza. Io sono per la
riduzione dei parlamentari, ma sono contro gli aborti normativi
come quello che avete fatto correndo sul disegno di legge sugli
aiuti all'agricoltura.
Fino a quando in questa Aula ci sarà la premura di rincorrere i
numeri delle leggi che faremo, noi rischieremo di non fare buone
leggi. Detto questo, signor Presidente, le chiedo formalmente, ho
preso la parola perché il mio Capogruppo era, momentaneamente,
assente ed è arrivato in questo istante, ma ne avevamo, ovviamente,
parlato, di convocare una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perché non credo sia ammissibile, non sotto il profilo
regolamentare ma sotto quello politico che un disegno di legge
così importante veda la fissazione del termine per la presentazione
degli emendamenti ad horas.
POGLIESE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi , signori
Assessori, io con grande franchezza ho apprezzato l'accelerazione
che lei, nella qualità di Presidente di questa Assemblea, ha dato
all'ordine dei lavori in occasione di più conferenze dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari su questa tematica ed era iniziato un
percorso, qualche anno fa che si era interrotto, si era registrato
un silenzio assordante e lei, credo con grande senso delle
istituzioni, ha inteso accelerare.
Ritengo, altresì, però opportuno che su questa tematica, su cui
coerentemente con quello che ho già dichiarato nella seduta del
febbraio del 2011, a nome del PDL, laddove ho espresso parere
favorevole ad un segnale in controtendenza rispetto a quello che
accadeva a livello nazionale, ci sia però l'assoluta necessità di
un termine congruo per la presentazione degli emendamenti.
In Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari il PDL ha
formalizzato ed ha preannunziato la presentazione di un emendamento
che ritengo di grande valenza simbolica, antiribaltone, di cui ha
parlato anche il collega Cordaro, un emendamento molto delicato e
su cui ci stiamo confrontando con alcuni autorevoli esponenti del
mondo accademico, credo che un termine congruo - che possa essere
immaginato anche a domani - non certamente durante la conclusione
del dibattito parlamentare, possa essere opportuno per far votare a
questo Parlamento un disegno di legge di grande valenza simbolica e
sostanziale.
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi credo che stasera
noi rischiamo di non raggiungere l'obiettivo che ci stiamo ponendo,
che è quello di una riduzione dei costi della politica e di una, se
vogliamo, attualizzazione del sistema istituzionale a quello che
il contesto moderno ci richiede. In sintesi, la riduzione dei
parlamentari nella regione Sicilia.
Però il mio dubbio, signor Presidente, è quello che in questi
giorni, in questa finestra legislativa si sta, per così dire,
correndo. Abbiamo messo sul tappeto vari disegni di legge, abbiamo
discusso varie norme, ma, ancora, nonostante siano trascorse varie
sedute, non ne abbiamo portato a conclusione nessuna.
Stasera dovevamo venire qui a discutere la riforma dei consorzi
ASI, avevamo anche questa. Allora, la proposta e la richiesta che
faccio a questa Presidenza è quella di dare non un termine ad
horas, ma fissarlo, almeno, a domani perché, a mio avviso, è giusto
che si voti l'articolo 1, ad esempio, ma mi sembra ultroneo
l'articolo 2.
L'articolo 2 va approvato non con una norma costituzionale, quindi
non con una legge voto, ma con una norma regionale. Cioè, è un
articolo che è conseguenza diretta alla riduzione dei parlamentari.
Siamo d'accordo perché si possa ridurre il numero dei parlamentari
a settanta, e che la Regione siciliana dia un segnale chiaro, fermo
e trasparente sulla volontà di riduzione dei costi della politica e
vuole diminuire la pretora, se vogliamo, di coloro che possano
svolgere dignitosamente il compito e una funzione istituzionale, ma
al contempo, se poi mettiamo anche l'articolo 2, che è altra
materia, squisitamente di competenza regionale, rischiamo di
annacquare questa norma costituzionale.
La proposta che faccio è quella di votare l'articolo 1 cioè sulla
riduzione del numero dei deputati, e lasciare al Parlamento
siciliano la disciplina, l'organizzazione del sistema di voto con
norma regionale. Chiedo, quindi, che il termine per gli
emendamenti non sia ad horas, ma sia almeno di ventiquattro ore,
cioè a domani, per poter riflettere adeguatamente.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per conferire sul percorso da lei indicato e per invitare
i colleghi che hanno fatto delle osservazioni relative al percorso
che non mi pare di essere di fronte a materia nuova. E' materia
dibattuta tra le forze politiche, tra i Gruppi parlamentari, è
materia che è al centro del dibattito politico nazionale, quello
che riguarda i costi della politica.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad una norma che sostanzialmente
deve modificare un numero, da novanta a settanta deputati, ed il
fatto che il Presidente dell'Assemblea inviti ad una responsabilità
aggiuntiva il Parlamento, rispetto a materia così delicata, io lo
condivido pienamente.
Fra l'altro il Regolamento interno prescrive che gli emendamenti
devono essere presentati sempre nell'ambito della discussione
generale, c'è una prassi d'Aula e non regolamentare che stabilisce
che si può andare oltre, e si va così alle ventiquattro ore.
Inviterei, quindi, i colleghi parlamentari che hanno fatto
osservazioni a potere in qualche modo ripensare, alla luce del
fatto che questa seduta è al centro dell'attenzione politica
regionale, c'è un'attenzione particolare attorno a questi temi, una
sensibilità particolare che faremmo male a non cogliere tutti, al
di là delle ragioni di appartenenza nel centro sinistra e nel
centro destra.
Detto questo, signor Presidente, inviterei gli Uffici a valutare
la possibilità di scorporare l'articolo 1 dall'articolo 2, anche
se si tratta di norma ordinaria, gli Uffici valutino perché
comunque la legge voto, che ha carattere di modifica
costituzionale, con la norma transitoria non dovremmo inserirla in
una norma costituzionale.
Tuttavia, però, mi rimetto a quello che hanno fatto gli uffici
visto che la materia è stata approfondita.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Currenti ha chiesto congedo
per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo ordine
dei lavori che pongo è che l'Aula torna ad essere di difficile
ascolto, visto che l'impianto ha difficoltà ad essere ascoltato.
Voglio porre una questione per coerenza e per correttezza, perché
è inutile che giriamo attorno ai problemi. Questo disegno di legge
è sicuramente un disegno di legge straordinario per la sua natura
anche di proposizione, considerato che, pur avendo avuto una
vicissitudine specifica - visto che c'era già un'iniziativa del mio
collega e compagno di gruppo, onorevole Barbagallo, che era primo
firmatario di una legge andava in questa direzione - questa legge
arriva in Aula solo dopo che il Consiglio di Presidenza, con la
Conferenza dei Capigruppo, ha fatto proprio questo testo
trasferendolo alla prima commissione e facendolo arrivare in Aula
con una procedura abbastanza blindata.
Non è un caso che è un disegno di legge eccezionale proprio per la
sua proposizione. Tutti i capigruppo l'hanno sottoscritto e in
commissione è stato approvato senza che nessun emendamento sia
stato proposto, non perché la commissione non ha dato il tempo ma
perché - vista la particolarità di questo disegno di legge - si è
deciso di concentrare l'aspetto che si propone al Parlamento
nazionale di modifica della norma, quindi dello Statuto e della
Costituzione, limitatamente alla composizione del Parlamento
siciliano.
Abbiamo valutato e deciso di non dare a questo disegno di legge
alcuno altro carattere di pur necessarie riforme che lo Statuto
siciliano avrebbe necessità di realizzare. Però, non vorrei che si
utilizzassero ora gli emendamenti pensando di cambiare lo Statuto
della Regione siciliana con emendamenti, perché quello sì sarebbe
ridicolo.
Allora, se si vuole fare una modifica dello Statuto della Regione,
ricordo che ci sono disegni di legge già depositati presso la
segreteria delle commissioni parlamentari che possono essere
esitati e valutati, si possono presentare ulteriori disegni di
legge per arrivare a questo scopo, ma non si utilizzi, a mio
avviso, il treno o la locomotiva di questo disegno di legge, che
sappiamo tutti perché lo stiamo facendo, per evitare di subire -
diciamoci le cose come stanno - in maniera unilaterale, la
decisione di modificare la composizione dell'Assemblea regionale
siciliana da parte del Parlamento nazionale.
Io credo che il Parlamento faccia bene e non deve girarsi la
faccia. C'è una questione aperta che certamente, signor Presidente
- magari lo dirò nell'intervento - sarà più forte, più credibile
anche la modifica che stiamo facendo noi nel nostro Parlamento,
quando lo stesso Parlamento nazionale modificherà i suoi numeri e
io dico anche le sue competenze. Ma questo non toglie il fatto che
il Parlamento siciliano ha il dovere di non babbiare' - lo dico
col termine dialettale che rende meglio possibile l'interpretazione
di questa fase che stiamo vivendo - con la tecnica del rinvio.
Signor Presidente, credo e convengo con Lei che, nel caso
specifico, gli emendamenti possono essere eventualmente depositati
solo a firma dei capigruppo.
Ricordo ai capigruppo che non hanno presentato emendamenti in
Commissione, e se li presentiamo oggi, è un modo surrettizio di
voler bloccare il percorso di approvazione di questo testo, di cui
si parla da troppo tempo.
Più se ne parla, più ritengo che facciamo un danno alle
istituzioni della politica.
PANARELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono del parere
di proseguire nel senso da Lei indicato, in considerazione del
fatto che questo provvedimento - fermo restando le cose dette dal
relatore, che condivido - è anche un modo per stabilire un rapporto
positivo con un'opinione pubblica che è diventata al netto delle
strumentalizzazioni, particolarmente sensibile al tema della
efficienza ed anche dei costi della politica.
Signor Presidente, vorrei a questo proposito affrontare una
questione particolarmente delicata: nei giorni scorsi due membri di
questo Parlamento sono stati oggetto di un provvedimento
giudiziario. Naturalmente, come recita la Costituzione, sono al
pari di tutti i cittadini, innocenti fino al terzo grado di
giudizio. Non lo dico in maniera retorica, ma ci credo sul serio.
E' del tutto indubbio, a proposito del rapporto tra istituzioni ed
opinione pubblica, che fatti di questo genere gettano un'ombra
sulle nostre istituzioni. A tal proposito, non intendo fare alcuna
considerazione di natura politologia, che potrebbe apparire fuori
luogo. Non è questa la sede e non è neanche questa l'occasione.
Però, ritengo che il Parlamento abbia il dovere di riflettere su
questi fatti e, soprattutto, per la parte che gli compete, dovrebbe
operare per distinguere il destino, la vita e la funzione del
Parlamento, che è un'istituzione fondamentale per la democrazia e
per i cittadini, dalle vicissitudini dei suoi componenti.
Signor Presidente, le chiedo, fatti tutti gli approfondimenti del
caso, di valutare attraverso la Commissione del Regolamento, se non
sia possibile, anzi necessario, per i parlamentari che si dovessero
trovare in queste condizioni, operare attraverso una automatica
decadenza dagli incarichi di responsabilità che hanno all'interno
del Parlamento.
Questo potrebbe e può, secondo me, segnalare questa distinzione ed
essere un elemento di tutela del prestigio ma anche dell'efficienza
del Parlamento.
BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire
sull'ordine dei lavori perché, ascoltando i colleghi che mi hanno
preceduto, credo utile una riflessione ulteriore.
Ho sentito, per esempio, da parte dell'onorevole Cracolici dei
richiami in ordine ai lavori che sono stati operati, anche in sede
di Conferenza dei Capigruppo, e che hanno portato alla
presentazione di questo disegno di legge.
Allora, signor Presidente e onorevoli colleghi, con molta
chiarezza, noi siamo chiamati a trattare questo tema non per
volontà propria, ma perché indotti e suggeriti di farlo e con
celerità perché un po' tutti si ha la preoccupazione che in questo
tsunami che è diventata l'antipolitica potrebbero intervenire
provvedimenti anche diversi e molto più rigorosi in termine di
riduzione del numero dei parlamentari. Questa è la verità
Da parte di nessuno c'era la voglia di discutere sul numero e
credo che peccherebbe sicuramente di ipocrisia chi volesse
sostenere tesi diversa da questa. Io credo che questa condizione la
politica se la sia meritata, noi tutti ce la siamo meritati. Questo
tsunami di antipolitica - ripeto - per molti versi è più che
legittimo, perché non c'è ombra di dubbio che la politica, in
questa fase storica - e per politica intendo complessivamente i
quadri elettivi di questo Paese e quindi ovviamente anche di questa
Regione - non ha certamente brillato. Credo che in questo momento
la gente ce l'abbia con la politica e non perché siamo novanta. Per
la gente potremmo essere anche 180, se solo fossimo capaci da dare
le risposte che la gente si attende, se solo riuscimmo a essere
conseguenti alla ragioni per le quali ciascun elettore è andato a
mettere una scheda dentro un'urna. Non credo che il problema sia il
numero, in questo caso. Il numero è una specie di pagliuzza che è
chiaramente un dato che, in maniera strumentale, viene agitato
sollevando il problema, visto che non conclude un bel nulla sul
piano della capacità di dare soluzioni ai problemi della gente,
almeno riduciamo i costi che questa inutilità produce. Questa è la
sostanza, non diciamo cose diverse
E questa però, amici e colleghi, non può essere una affermazione
che questo Parlamento può vivere con leggerezza, con distrazione e
senza invece un vero approfondimento e una vera riflessione, signor
Presidente. Io credo che tutti dobbiamo porci questo tema e tutti
dobbiamo affrontarlo con il massimo della serietà.
Onorevole Cracolici, il termine di un giorno, di due giorni, delle
24 ore della discussione e poi della presentazione degli
emendamenti, non può essere vissuto ancora una volta come una corsa
frenetica per dimostrare a qualcuno che anche loro ora riducono
questi costi . Anche loro, se noi non siamo pienamente consapevoli,
onorevole Barbagallo, di quello che noi dobbiamo andare a fare. Il
numero va ridotto, perfetto, facciamolo però in una maniera molto
oculata e molto attenta. Si diceva per esempio che non dobbiamo
presentare emendamenti perché quella fu l'idea di una frenetica
Conferenza dei capigruppo, l'idea di andare avanti e presentarlo
prima che da Roma riducano il numero a 60, non so a quanto, a 10.
Noi che siamo la Terra di Pirandello e viviamo le contraddizioni
come nostro DNA, oggi viviamo un'Assemblea sostanzialmente di 102
parlamentari. Si potrebbe, per esempio, apportare una piccola
modifica nella quale si dica che il numero degli Assessori per
almeno 4/5 debba essere quello dei deputati in carica e non di
esterni. E' un'offesa? Non credo. E' una garanzia anche del
concetto di politica.
La riflessione interna a questa Assemblea sul numero va fatta,
avendo però ben in mente e ben consapevoli che le modifiche vanno
fatte poi per quanto riguarda la rappresentanza sul territorio.
Pensiamo alle province di Enna, di Ragusa, di Caltanissetta, alla
mia, che è una provincia media, su quelle che potrebbero essere le
conseguenze anche in virtù del rapporto che bisogna avere con il
genere che deve essere comunque garantito. Occorre una riflessione
nella legge ordinaria.
Quindi, signor Presidente, e concludo, il termine delle
ventiquattro ore in più non può essere vissuto come un'offesa o
come un affronto, o come quello di chi vuole eventualmente
remorare.
Ma cosa dobbiamo remorare, ventiquattro ore? Vogliamo - ribadisco
- avere la consapevolezza di quello che facciamo, consapevoli che
quello che facciamo deve essere il meno peggio, perché comunque
questa fase della politica è la fase dello tsunami. Qua di politica
non c'è nulla, qua c'è soltanto la pancia e la bile della gente,
non c'entra niente la politica. Attenzione a quello che stiamo
facendo, se noi vogliamo soltanto assecondare questo andazzo.
Per cui, signor Presidente, il mio intervento sull'ordine dei
lavori è perché si dia tutto il tempo utile e necessario ad
affrontare un tema fondamentale per la vista della nostra Regione
siciliana in termini di rappresentanza degli elettori, non di noi
attualmente novanta.
DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sul disegno di
legge che oggi abbiamo in esame io credo che due riflessioni vadano
fatte.
La prima è che trattasi di un intervento che, come è stato detto
più volte, è sollecitato da iniziative che sono ormai sulla bocca
di tutti e, soprattutto, sulla stampa nazionale in termini di
riduzione dei costi della politica; la seconda, che mi permetto di
rappresentare all'Assemblea, è che questo è un disegno di legge
datato.
Perchè dico datato? Perché i recenti provvedimenti del Governo
nazionale a proposito del nuovo ruolo che debbono assumere le
province fa sì che noi ci potremmo trovare in una condizione di
natura istituzionale che dalla presenza delle istituzioni nei vari
comuni, e mi riferisco chiaramente al Consiglio comunale, alla
Giunta ed al Sindaco, a piè pari si passerebbe ad una
rappresentanza istituzionale, che è data dall'Assemblea regionale
che, avviando un percorso di semplice riduzione dei numeri dei
propri rappresentanti, di fatto darebbe luogo ad una
rappresentazione della Sicilia con forte caratterizzazione delle
aree cosiddette metropolitane.
E perché faccio questo ragionamento? Perché l'Assemblea non deve,
a mio modesto avviso, limitarsi ad un'attività legislativa che
immagina la riduzione solo ed esclusivamente dei parlamentari,
perché, fermo restando che l'idea può essere di settanta, di
sessantacinque, di cinquanta, di quello che ovviamente il
Parlamento deciderà partendo da una base che è quella che è stata
indicata in questo disegno di legge, tutti quanti dobbiamo
guardarci per stabilire quale sarà la nuova architettura
istituzionale di rappresentanza nell'ambito degli enti locali.
Qui più volte si è parlato, lo ha detto il Governo più volte,
della riduzione, o meglio dell'eliminazione delle province , e il
Governo nazionale ha di fatto ridotto il ruolo delle province ad un
ruolo di mero coordinamento con un sistema elettorale che consente
una rappresentazione di secondo grado ai consigli comunali e per
giunta molto ridotta.
Quindi, una fattispecie su cui - a mio modesto avviso -
occorrerebbe avviare anche una forte riflessione, che non può non
immaginare una differenziazione rispetto a quello che è stato il
sistema che ci ha portato alla presenza in quest'Aula delle varie
province.
Quindi le due case, a mio parere, non possono essere messe l'una
distante dall'altra, perché rischieremmo di trovarci dinanzi ad una
disegno di legge voto che immagina la riduzione dei parlamentari
restando così come sono le cose per l'accesso.
Non c'è ombra di dubbio anche che avremmo delle disparità a
proposito della rappresentanza delle donne col disegno di legge che
consente l'elezione dei consigli comunali ed, altresì, la
rappresentanza in seno al Governo se deve essere espressa in sede
come rappresentanza dei parlamentari o se deve essere espressa
all'esterno del Parlamento siciliano.
Rimetto queste riflessioni all'attenzione del Parlamento, perché
nessuno può - mi permetto di dire all'onorevole Cracolici -
immaginare che possa essere un dibattito chiuso soltanto ai
quattro, cinque capigruppo, né tanto meno un dibattito così
rilevante, e che riguarda la rappresentanza di intere province, non
possa essere inserito in un contesto più ampio, che vede la nuova
architettura di rappresentanza nel territorio.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazione di deposito di dichiarazione concernente le
variazioni patrimoniali
e la dichiarazione dei redditi dell'onorevole Incardona
PRESIDENTE. Comunico altresì che sono state testé depositate agli
atti di questa Assemblea regionale la dichiarazione concernente le
variazioni patrimoniali e la dichiarazione dei redditi
dell'onorevole Incardona.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, informo che ho
pronta la dichiarazione dei redditi e la depositerò domani agli
Uffici.
Per quanto riguarda il mio intervento sull'ordine dei lavori,
vorrei rivolgere un appello all'Assemblea, partendo da un
presupposto: il disegno di legge all'ordine del giorno porta anche
la mia firma, in qualità di Presidente del gruppo parlamentare, e
dichiaro di volere dare adempimento a quella firma. L'onorevole
Maira non intende rifuggire da una decisione presa da tutti i
presidenti di gruppo, come il Presidente dell'Assemblea. Ciò non
toglie che il dibattito su questo testo, proprio per la valenza, il
significato che assume in questo momento, dovrebbe essere
attenzionato con la massima solennità, e non mi sembra che
l'Assemblea possa considerarsi solenne, anzi direi che è
particolarmente disattenta. Solennità significa anche che non
dobbiamo partire dal presupposto che è una legge che dobbiamo fare
comunque, e nel più breve tempo possibile, perché faremmo un'offesa
a noi stessi e ai siciliani.
Mi sono fatto premura di leggere gli atti parlamentari
dell'Assemblea Costituente che nel gennaio del 1948 ha approvato
con legge costituzionale il nostro Statuto, e intanto mi è balzato
all'attenzione un dato: a questo dibattito hanno partecipato nomi
importanti, a cominciare dall'onorevole Musotto, che il nostro
collega dovrebbe ricordare e conoscere, e anche adeguarsi allo
stile. Tutti i rappresentanti dell'Assemblea costituente siciliani
hanno usato uno stesso linguaggio, hanno usato gli stessi argomenti
e hanno votato alla stessa maniera nel momento in cui si è
approvato lo Statuto della Regione siciliana. Io mi augurerei che
lo stesso avvenisse per questo disegno di legge, nel senso non solo
della solennità, ma della univocità di intenti, e se questo deve
comportare un dibattito più lungo, più sedute d'Aula, se questo
deve comportare non la presentazione di emendamenti, ma anche un
approfondimento di quello che abbiamo sostenuto fino ad ora, anche
sottoscrivendo il disegno di legge, io la prego Presidente, ci
consenta di fare una legge che sia all'unanimità, e che sia una
legge cosciente, e non sotto la pressione del momento, perché,
ripeto, questo momento è solenne soprattutto per i tempi che stiamo
correndo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, procediamo i lavori trasferendo la
discussione generale di questo disegno di legge all'articolo 1 a
domattina, diamo tempo entro stasera, alle ore 22.00, per
presentare gli emendamenti, dopo passiamo alla legge di modifica
dell'articolo 36, che incardiniamo, diamo termine di presentazione
di emendamenti a stasera alle ore 22.00, e trasferiamo a domani
mattina la discussione generale all'articolo 1 in maniera tale da
approvare i due disegni di legge contemporaneamente.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, rispetto alle decisioni assunte dalla
Presidenza, mi permetto di sottolineare che sarebbe opportuno
iniziare la discussione generale sin da subito, anche perché deve
dare il tempo per presentare gli emendamenti e, se ci sono, domani
aprire la discussione sugli emendamenti. Procedendo in tal senso,
iniziando sin da subito la discussione generale, andremo anche
incontro alla richiesta dell'onorevole Maira, adottando uno stile
di dibattito che penso possa coinvolgere più parlamentari.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, mi ha convinto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-784/A
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto
della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati
dell'Assemblea regionale siciliana'. Disposizioni transitorie»
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Adamo, chiede di intervenire sulla
discussione generale?
ADAMO. Signor Presidente, io avevo rinunciato ad intervenire
sull'ordine dei lavori per snellire i lavori e passare alla
discussione generale. Desideravo dire e ricordare qual è la
posizione dell'UDC.
Questa è una legge semplice e chiara che risponde in modo
semplice e chiaro ad una richiesta generale dei cittadini e dei
nostri elettori che noi vogliamo rispettare. Una semplificazione e
una riduzione dei costi della politica. E' anche un modo per
l'Assemblea regionale siciliana per essere - per una volta - in
testa alle amministrazioni che daranno una risposta in questo
senso.
Il nostro gruppo, l'UDC, non è presente in I Commissione, non
abbiamo sottoscritto il patto con gli altri capigruppo, ma il patto
lo facciamo nostro, lo faccio mio, e ci impegniamo a non presentare
alcun emendamento.
Vorrei dire all'onorevole Cordaro che la questione che lei pone,
del ribaltone', è una questione complessa, non è una questione
semplice come la riduzione dei parlamentari.
La riduzione dei parlamentari va incontro ad una esigenza semplice
che è quella della riduzione del costo della politica.
La questione del ribaltone deve essere confrontata con questioni
complesse, come sono quelle della libertà del deputato e degli
elettori che egli rappresenta. Non credo di essere una
ribaltonista'; ho aderito, ho fatto parte di un partito che aveva
un progetto liberale di cambiamento della società, che aveva un
progetto di forte impatto con la realtà, che parlava di riforme,
che parlava di cambiamenti, che parlava di opere pubbliche. Questo
partito negli anni è diventato un partito populista che non
rispondeva agli impegni che io ho assunto con i miei elettori e ho
ritenuto di dover cambiare senza per questo sentirmi
ribaltonista'.
Appesantire questa norma semplice che presuppone semplicemente la
riduzione dei parlamentari con argomenti complessi che possiamo
affrontare con calma è un modo per cercare di affossare una legge
che la Sicilia ci chiede e che l'UDC sosterrà, con forza e lealtà.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, lei ha già parlato sull'ordine dei
lavori.
CORDARO. Signor Presidente, forse lei non ha sentito, ma sono
stato chiamato in causa personalmente dall'onorevole Adamo.
PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione generale.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando ho
presentato il disegno di legge sulla riduzione dei parlamentari non
prevedevo l'attuale clima che si vive nel Paese.
Debbo, tuttavia, riconoscere che non sono stato un precursore.
Come voi sapete, infatti, si parla della riduzione dei
parlamentari dai tempi della Bicamerale presieduta dall'onorevole
D'Alema. Desidero ricordare, inoltre, che il centro-destra aveva
già approvato una riforma per la riduzione dei parlamentari ma non
è entrata in vigore per effetto del referendum. Lo stesso onorevole
Speziale, tanti anni fa, ha presentato un disegno di legge per la
riduzione dei deputati. Ed era un disegno di legge non finalizzato
esclusivamente alla riduzione dei costi della politica, ma un
disegno di legge finalizzato, soprattutto, alla funzionalità delle
istituzioni. Perché qualcuno - al di là dei confronti che si
possono fare e che in questi mesi sono stati fatti più volte -
dimentica che non è il numero che dà il prestigio ad una
istituzione, ma è la sua produttività, la sua azione istituzionale,
le sue scelte politiche.
Una istituzione si qualifica se produce, se fa provvedimenti a
favore dei cittadini.
Non credo che possiamo permetterci di non approvare subito questo
disegno di legge. C'è un problema che riguarda la nostra
responsabilità, ma anche un problema di buonsenso.
Sono stati chiesti sacrifici a tutti i cittadini e noi, in qualche
modo, dobbiamo rispondere alla semplificazione istituzionale e al
fatto che in Sicilia non ci sono zone franche nelle quali, rispetto
ai processi che avvengono nel Paese, ci sono sempre ritardi.
Sappiamo che, in atto, la Sicilia ha novanta deputati regionali,
l'abbiamo detto più volte; la Lombardia ottanta, con il doppio
della popolazione; l'Emilia Romagna cinquanta, con lo stesso
territorio e lo stesso numero di province. E qualcuno mi dice: ma
noi non dobbiamo riferirci alle regioni a statuto ordinario, ma
alle regioni a statuto speciale.
Innanzitutto, dico che non dobbiamo prendere esempio da quelli
meno virtuosi. Inoltre non mi pare che le altre regioni a statuto
speciale abbiano la nostra stessa condizione sociale; ci sono
situazioni nel Trentino, nella Valle d'Aosta, nel Friuli molto
diverse da quelle che ci sono in Sicilia.
Pertanto, credo che la Sicilia si debba mettere alla testa di un
processo di rinnovamento e di innovazione delle proprie
istituzioni.
Certo, questo provvedimento non esaurisce tutto il ragionamento
sui costi della politica, ma si inserisce in una serie di misure
che l'Ufficio di Presidenza dell'ARS ha gia adottato e che mi
auguro continui su questa strada, perché ci sono altri aspetti
molto più macroscopici che riguardano i costi della politica. Ad
esempio, è intollerabile che si continuino a nominare consulenti
con 20 mila dipendenti, con tutti i precari e con 2.250 dirigenti.
Così come è intollerabile che si continui ad andare in missione
senza che ci sia una ulteriore decurtazione delle spese previste
per le missioni. Ma ci sono tanti altri aspetti.
In primo luogo, i cosiddetti enti inutili che in Sicilia non
siamo riusciti a ridurre, nonostante se ne parli da tantissimi
anni.
Spero che stasera si avvii un percorso, un percorso che faccia
presentare la Sicilia con le carte in regola. Sarebbe paradossale
se le regioni a statuto ordinario riducessero i propri deputati e
noi no Non possiamo invocare lo Statuto autonomistico per non
adeguarci ai cambiamenti che avvengono nel resto del Paese.
La nostra regione dovrebbe mettersi alla testa di un processo di
modernizzazione delle proprie istituzioni. Pertanto, spero che non
vengano presentati emendamenti.
Ho presentato un disegno di legge per la riduzione dei
parlamentari da novanta a cinquanta, così come è previsto nella
finanziaria nazionale, ma, ovviamente, se si realizzasse un'intesa
tra tutti i Capigruppo e non si presentassero emendamenti, mi
adeguerei a questo orientamento.
Sulla Sicilia ricadrebbe un ulteriore discredito se venisse
approvato il disegno di legge nazionale senza che il nostro
Parlamento approvi una propria proposta.
Portare, ad esempio, il Parlamento nazionale a ragionare su una
iniziativa politica nostra, non è la stessa cosa di un Parlamento
inerte che, subirebbe i disegni di legge già presentati a livello
nazionale.
Come tutti sappiamo ci sono dei disegni di legge di iniziativa
nazionale che potrebbero essere approvati e l'unico potere che noi
possiamo esercitare è quello dell'articolo 41 dello Statuto. Il
predetto articolo prevede che l'Assemblea esprima il proprio parere
entro sessanta giorni. In questo caso, però, ciò non avverrebbe su
una nostra proposta ma su un disegno di legge di iniziativa
nazionale.
Penso che indietro non si possa tornare. Questa Regione, con un
sussulto d'orgoglio, deve mantenere l'impegno che hanno
sottoscritto i Presidenti dei Gruppi parlamentari, anche perché c'è
una valutazione di ordine politico: il capogruppo rappresenta tutti
deputati del proprio gruppo. Non mi pare pertanto, che rispetto
alla volontà espressa dall'Ufficio di Presidenza e dagli stessi
capigruppo, ci possano essere voci di dissenso all'interno dei
singoli Gruppi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, poco
fa, dopo avere rinunciato a parlare, ho ascoltato che domani si
sarebbe iniziata la discussione generale su questo disegno di
legge. Effettivamente lo stiamo trattando come qualcosa che è di
poca importanza. Invece, si tratta di un disegno di legge
essenziale per la vita delle istituzioni e anche per dare una
risposta ai siciliani, anche per dare la possibilità a questa
Assemblea di dimostrare che è sensibile alla necessità di ridurre i
costi della politica
Però, vedete, i costi della politica, onorevoli colleghi, lo
sapete meglio di me, si riducono anzitutto recuperando
nell'efficienza della macchia amministrativa ed anche del
Parlamento e per recuperare questa efficienza e per recuperare il
ruolo di questa Regione occorre che questo Parlamento torni ad
essere protagonista nella vita politica siciliana e legislativa.
E allora io mi meraviglio degli interventi di alcuni colleghi e
perché non dirlo, l'onorevole Barbagallo, sì da anni conduce questa
battaglia, però ho sentito soltanto questo tema della riduzione del
numero dei parlamentari come se fosse la panacea di tutti i mali.
Ho sentito poco fa l'intervento dell'onorevole Adamo, che stimo,
ma mi è sembrato di ascoltare non una persona, o un capogruppo, o
un parlamentare che conosce le istituzioni che conosce, ma
semplicemente una persona che vuole farsi ascoltare da chi in
questo momento è fuori dall'Aula e ascolta le nostre parole per
dire che siamo d'accordo per ridurre le spese e quindi per ridurre
le spese bisogna uccidere tutto e tutti.
Ebbene, io ho avuto la possibilità di essere qui per la terza
volta, ed ogni volta in queste tre legislature in Italia c'e stato
un momento in cui i governi nazionali, regionali, si succedevano
l'uno dopo l'altro a distanza di quindici giorni.
Ci fu una riforma costituzionale imposta con legge dello Stato in
tutte le regioni d'Italia comprese quindi quelle a Statuto
speciale, che fu la riforma imposta con la legge costituzionale n.
1 del 2001 la quale introdusse il sistema dell'elezione diretta dei
presidenti delle regioni. Quella norma è una norma monca, è una
norma che sostanzialmente imprigiona il Parlamento nelle mani di
una persona. L'abbiamo vissuto per tre legislature, onorevoli
colleghi Colleghi che siete qui prima di me, l'abbiamo vissuta per
tre legislature
Abbiamo vissuto il dramma di un Parlamento ostaggio e prigioniero
di una sola persona. Allora oggi è l'occasione di trattare questo
tema come lo stiamo trattando; non è vero che stiamo dando un
servizio alla Sicilia e a queste istituzioni, è un disegno di legge
che può essere discusso anche nell'arco di una settimana. Non è
vero che è un disegno di legge da cui dipendono le sorti della
Regione, da cui dipendono le sorti di tutto quanto. E' un disegno
di legge invece che va integrato, che va modulato, secondo quella
che è la nostra esperienza, l'esperienza che abbiamo vissuto in
questo Parlamento, un Parlamento che ha bisogno di ritrovare la sua
centralità e per farlo occorre introdurre all'interno dello
Statuto, quindi all'interno della norma costituzionale un
contrappeso.
Non è possibile che un Presidente di Regione, solo perché ha
problemi propri, solo perché ha problemi personali, solo perché
decide di dimettersi, solo perché decide di fare il ministro, solo
perché decide di innamorarsi ed andare via, possa ricattare un
Parlamento.
E allora, bisogna introdurre dei contrappesi, bisogna introdurre
intanto l'istituto del vice presidente della Regione, eletto
secondo un sistema che dovrebbe essere molto simile, anzi identico
a quello che esiste già in alcuni Paesi come gli Stati Uniti,
quindi in caso di impedimento, dimissione che non siano dovute a
situazioni particolari. E' chiaro che non può mettere sotto scacco
e sotto ricatto un Parlamento
Il Parlamento è un organo autonomo, è un organo costituzionale e
come tale va trattato, non può essere preso a pesci in faccia, non
può essere ricattato da chicchessia. Da questo dipende la dignità
di tutti i parlamentari, dell'intero Parlamento, delle istituzioni,
del rispetto della legalità, di tutto quanto. E allora, io, signor
Presidente, intervengo per chiedere che, visto che lei dopo avere,
mi permetta di sottolinearlo, detto che avremmo iniziato domani
mattina la discussione generale, l'ha introdotta adesso, almeno che
ci si dia un tempo sufficientemente congruo per presentare gli
emendamenti e soprattutto per articolare degli emendamenti da
inserire nella norma costituzionale, che non può essere votata così
come è stato fatto questo articolo 1. E poi, non è una cosa da
nulla che ancora in questo Parlamento ci siano gruppi che non
partecipano alle commissioni come la I, così come nella commissione
bilancio. C'è qualche cosa che non sta funzionando; è mera
demagogia, e chiunque prenda la parola per dire che la cosa che
occorre fare immediatamente è quella di ridurre a 70 senza
controbilanciare...
Sono d'accordo a ridurre il numero dei parlamentari siciliani a
70, ma questo Parlamento deve avere un ruolo, si devono introdurre
i contrappesi, caro onorevole Speziale
PRESIDENTE. Grazie onorevole Incardona. E' iscritto a parlare
l'onorevole Caputo, ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessore Venturi,
credo che oggi ci sia una grande partecipazione dei parlamentari
nella vita politica di quest'Aula e indubbiamente perché si tratta
di un disegno di legge che ha una grande valenza politica,
certamente, ma anche istituzionale.
Credo sia l'approccio migliore, perché il confronto tra diverse
forze politiche, su questo disegno di legge, significa che tutti i
gruppi parlamentari e quindi i singoli parlamentari sentano la
opportunità di dare un segnale istituzionale forte, di un
Parlamento che non si autodifende, che non autogarantisce i propri
privilegi come qualcuno dice, ma rappresentiamo una politica che è
pronta a lanciare un segnale partendo dalla riduzione del numero
dei parlamentari.
Sono perfettamente d'accordo a ridurre il numero dei parlamentari,
poi dirà qualcuno se è costituzionale, se è incostituzionale, se i
padri dello Statuto hanno voluto il numero di 90 parlamentari
perché lo ritenevano consono agli interessi della difesa dei
diritti siciliani., io non mi avventuro in questo ragionamento e
dico che è giusto che in un momento in cui il Governo nazionale
chiede e impone sacrifici, sicuramente difficili da sostenere, per
la gran parte degli italiani e quindi dei siciliani, da parte
nostra deve arrivare un segnale altrettanto preciso, inequivocabile
e forte.
Quindi, sono d'accordo, anche nei tempi più brevi possibili, a
varare questo disegno di legge, però ritengo che il segnale deve
essere dato a tutti i livelli dell'istituzione, perché questo
Parlamento deve ridimensionarsi nel numero delle presenze, perché
70 garantiranno sicuramente un sistema di difesa delle garanzie e
dei diritti dei siciliani. Credo, però, che dobbiamo farlo a norma
completa che deve prevedere anche altro. Deve prevedere una norma
che sganci dal punto di vista istituzionale le sorti e la vita del
Parlamento, dalle sorti e dalla vita istituzionale del presidente
di questa regione.
Credo che il testo di legge debba essere completo, perché bisogna
dare ai siciliani un segnale forte nel senso della diminuzione dei
parlamentari che rappresentano, anche, una consistente contrazione
dei costi del funzionamento degli organi istituzionali e quindi
parlamentari, ma questo Parlamento deve essere anche garantito da
quella che è la vita istituzionale del presidente della regione.
Abbiamo avuto esperienze negative che hanno coinvolto il Parlamento
in vicende che riguardano il Presidente della Regione e quindi
ritengo che noi dobbiamo dare un segnale forte ad un disegno di
legge completo, signor Presidente, onorevoli colleghi.
Pertanto, posso anticipare che da parte di alcuni gruppi politici
di questo Parlamento, entro il termine che lei ha indicato, cioè le
ore 22.00 di questa sera, verrà presentato un emendamento che
separa le sorti del Presidente della Regione dalla vita e dalla
continuità istituzionale di questo Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha
facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo manifestare
una certa preoccupazione rispetto ad una serie di interventi che in
qualche modo stanno delineando il dibattito sulla discussione
generale rispetto a questo disegno di legge.
Lo dico, signor Presidente, perché sono preoccupato rispetto a
quello che in quella seduta di conferenza dei capigruppo noi
abbiamo fatto, rispetto al sottoscrivere questo disegno di legge e
all'imprimere al disegno di legge stesso una natura di velocità nel
suo iter, ma, allo stesso tempo, nel blindare il disegno di legge
stesso.
E la mia preoccupazione è legata a quell'impegno, all'impegno che
tutti i capigruppo hanno sottoscritto con lei, signor Presidente,
mettendo la firma su questo disegno di legge e comprendendo, come
spesso si è detto, che con un disegno di legge di questa natura,
che arriva in Aula con questo clima, poteva, senza dubbio, aprirsi
ad un dibattito molto più vasto, come d'altronde sta accadendo.
Allora, in questo senso, lo dico a scanso di equivoci, il gruppo
di Futuro e Libertà' rimane fedele a quel patto che ha
sottoscritto attraverso la firma del suo capogruppo. Noi non
presenteremo alcun emendamento a questo disegno di legge e mi
auguro che anche gli altri gruppi parlamentari lo facciano,
rispettando lo spirito originario del disegno di legge.
Stiamo attraversando un momento di grandi difficoltà da un punto
di vista sociale ed economico in tutto il Paese, e soprattutto in
Sicilia. Ecco perché tutti noi siamo chiamati ad un dovere, che è
quello di razionalizzazione dei costi, ma soprattutto anche di
semplificazione dell'attività di questo Parlamento.
Certo, il numero dei parlamentari non è che risolva il problema
rispetto alla velocizzazione dell'attività parlamentare; non c'è
dubbio che dovremmo intervenire, signor Presidente, sui regolamenti
d'Aula, non c'è dubbio che dovremmo fare tante altre cose, ma
questo è un segnale importante, perché io vorrei anche in questo
senso aprire una parentesi, non vorrei più sentire deputati
regionali che paragonano la nostra realtà territoriale, la nostra
terra, questa regione a statuto speciale ad altre regioni che hanno
competenze diverse, che hanno storie diverse, identità diverse. Lo
dico perché se i padri fondatori di questa regione, dello Statuto,
della Costituzione hanno individuato un certo numero di deputati
regionali e li hanno definiti deputati avrà pure una sua ragione,
se li hanno ancorati anche al numero dei deputati nazionali nel suo
complesso, ci sarà stata una ragione. Non c'è dubbio che oggi i
tempi sono cambiati, non c'è dubbio che questa Regione oggi deve
dare l'esempio e, d'altronde, così sta accadendo.
Noi siamo la prima regione, rispetto a quello che ha stabilito lo
Stato attraverso l'ultima legge di stabilità, che sta intervenendo
sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali. Siamo ancora
una volta avanguardia rispetto ad una necessità, che è la necessità
di razionalizzazione dei costi della politica. Allora, su questa
strada, dobbiamo assolutamente rimanere senza deragliare rispetto
alle esigenze dei deputati, alle esigenze di tante altre lobby che
rappresentano diversi interessi.
Non c'è dubbio che in questo senso dobbiamo anche inquadrare una
modifica della legge elettorale perché se verrà approvato dal
Parlamento nazionale questa legge-voto, non c'è dubbio che noi di
lì a poco dovremo modificare la legge elettorale per dare
rappresentanza a tutte le realtà territoriali, alle varie province
che gioco-forza vedranno diminuiti il numero dei parlamentari da
portare in quest'Aula.
Allora, tante sono le cose che dobbiamo fare per migliorare il
ruolo di questo Parlamento, per ridurre i costi della politica, ma
lo dobbiamo fare non perché la Lombardia ha un numero minore di
consiglieri regionali, perché ha competenze minori rispetto a noi,
lo dobbiamo fare perché ce lo chiede la Sicilia, i siciliani.
Prima ancora di tutti dobbiamo dare l'esempio rispetto ad una
situazione così grave come quella che noi oggi viviamo.
Signor Presidente, ecco perché dobbiamo, da subito, accelerare
l'iter del disegno di legge sull'abolizione delle province perché
anche in questo caso dobbiamo dare l'esempio.
La nostra norma ci dà la possibilità di intervenire immediatamente
sull'abolizione delle province, senza aspettare la modifica
costituzionale.
Questo è il percorso che noi dobbiamo avviare, anche un percorso
che ci vede, da qui a breve, intervenire su una riforma molto più
ampia degli enti locali.
Ritengo che questo è quello che dobbiamo fare da qui a breve e lo
dobbiamo fare con lo spirito di chi vuole veramente, senza
difendere gli interessi di parte, intervenire su una seria
razionalizzazione dei costi della politica.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazione di deposito di dichiarazione concernente le
variazioni patrimoniali
e la dichiarazione dei redditi dell'onorevole Apprendi
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Apprendi ha presentato la
dichiarazione dei redditi e la propria dichiarazione patrimoniale.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-
784/A
Onorevoli colleghi, per l'organizzazione dei lavori, comunico che
andiamo avanti con la discussione generale sul disegno di legge al
nostro esame. Il termine per la presentazione degli emendamenti
scade oggi, alle ore 22.00.
Dopo la discussione generale, stabiliremo se passare alla
discussione del disegno di legge posto al quarto punto all'ordine
del giorno recante Modifiche ed integrazioni dell'articolo 36
dello Statuto della Regione in materia di entrate tributarie' o
passare al disegno di legge di riforma delle ASI.
Domani 7 dicembre, alle ore 9.00, si terrà la Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari e per le ore 10.00 sarà
convocata l'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che avete
fatto bene ad anticipare il dibattito stasera su un argomento così
delicato.
Vorrei invitare i colleghi ad evitare di affrontare un argomento
così importante sotto l'aspetto di una preoccupazione di natura
personale e di affrontare l'argomento non soltanto sulla base di
una valutazione che riguarda la riduzione dei costi della politica,
ma su un argomento che mi ha appassionato, al punto che sono stato,
tanti anni fa, il primo a presentare un disegno di legge in questo
Parlamento di riduzione dei parlamentari.
Il livello di rappresentanza che oggi abbiamo nel Parlamento
nazionale e nel Parlamento regionale, nei consigli comunali, è
figlio di una stagione che è la stagione del dopoguerra e cioè del
dopo fascismo, quando era importante in Italia consolidare un
processo democratico. E per consolidare un processo democratico era
necessario che i presidi di democrazia fossero diffusi nel
territorio. Il numero dei parlamentari nazionali così vasto
dipendeva da questa ragione. Il numero dei parlamentari regionali
così numeroso dipendeva da questa ragione.
Chi, come me, è stato consigliere comunale in tenera età, ricordo
che nella mia città i consiglieri comunali erano quaranta. Nella
città di Vittoria, lo voglio ricordare all'onorevole Incardona che
è intervenuto, erano quaranta perché in quel momento i padri
costituenti si erano posti l'interrogativo di una diffusione dei
presidi democratici del territorio per consolidare e rafforzare la
democrazia.
Oggi, la spiego così per semplificare il ragionamento: la
democrazia non è più minacciata e quindi dobbiamo interrogarci su
una questione delicata che è quella di come ridurre i livelli di
rappresentanza, per rendere più efficiente e più efficace il
sistema democratico.
Onorevoli colleghi, vi sembra normale che noi siamo intervenuti,
con legge del Parlamento regionale, a ridurre il numero dei
consiglieri comunali e provinciali, che ci apprestiamo, sulla base
della normativa nazionale, a cancellare le province e a cancellare
i consiglieri provinciali?
Ci apprestiamo a farlo, ormai è cosa fatta, anch'io convengo sul
fatto, signor Presidente, che a questo punto, dovremmo accelerare
il processo di dismissione delle province.
Mi sembra normale che tutto questo avvenga e l'impressione che noi
diamo ai cittadini è che teniamo ad autoconservare, invece, il
numero dei rappresentanti dei parlamentari regionali, di fronte ad
un dibattito che anche nazionalmente, come veniva ricordato, dalla
bicamerale in poi, si era posto l'interrogativo di ridurre i
parlamentari nazionali e che era contenuto in una legge che, poi,
non fu approvata dopo il referendum a livello nazionale. Quindi,
non mi pare che oggi la questione di ridurre i parlamentari debba
intrecciarsi con la questione più vasta, che condivido, di una
modifica dello Statuto regionale.
Oggi, la questione va affrontata in se, e ritengo che abbiano
fatto bene il Presidente dell'Assemblea, i capigruppo ed il
Consiglio di Presidenza a metterci di fronte ad una questione che è
al centro del dibattito politico. Non voglio quindi avanzare in
questa discussione che stiamo facendo primogeniture particolari
attorno al disegno di legge, voglio soltanto ricordare ai colleghi
che questa per noi è una strada che ci permette di parlare al resto
del Paese e di parlare ed interloquire con il Parlamento nazionale.
Non trascuriamo che stiamo proponendo una legge-voto, che la
competenza sulla modifica dello Statuto non appartiene al
Parlamento regionale, appartiene interamente al Parlamento
nazionale e che il Parlamento nazionale, come fece nel 2001, può
intervenire, ora soltanto consultando sulla base dell'articolo 41,
senza tenere conto dell'orientamento del Parlamento siciliano.
Quindi, considero utile che stasera, domani mattina, il Parlamento
approvi all'unanimità un testo che permetta di dare forza di
interlocuzione all'Assemblea regionale nei confronti del Parlamento
nazionale.
Se lo scenario potesse essere quello che si arriva
all'appuntamento senza la nostra proposta di modifica, il
Parlamento nazionale non avrebbe il dovere di interloquire e
potrebbe immediatamente adeguarsi a quanto già previsto
dall'articolo 14 della Finanziaria e cioè ridurre i parlamentari a
50.
Quindi, ci sono diverse ragioni che ci spingono a dire facciamo
bene e facciamo presto ad approvare questo testo. Nello stesso
tempo, la discussione avanzata da alcuni colleghi che è quella che
avremmo bisogno di una modifica dello Statuto, questo è un tema più
volte posto al Parlamento siciliano e nella tredicesima legislatura
il Parlamento siciliano votò un testo che poi non fu votato dal
Parlamento nazionale.
Penso che anche su questo dobbiamo darci un'accelerata, perché una
parte dello Statuto va profondamente modificato e sono d'accordo
che si valuti se questa competenza deve essere restituita alla
Commissione Statuto e che sia la stessa Commissione Statuto
eventualmente, stralciato questo punto, ad approvare nei prossimi
mesi un testo di modifica dello Statuto da proporre al Parlamento
nazionale.
Colleghi, concludo facendo un invito che va al di là delle logiche
di appartenenza: noi dobbiamo avere un sussulto di orgoglio,
sapere, se non vogliamo farci spogliare di una competenza che è
legata al rapporto pattizio che abbiamo con lo Stato, che dobbiamo
avanzare una proposta credibile perché se non avanziamo questa
proposta credibile ci facciamo spogliare di un potere di
interlocuzione ed il Parlamento nazionale potrà agire in assoluta
autonomia secondo le indicazioni del Parlamento nazionale e delle
leggi nazionali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli
onorevoli Pogliese, Maira, Arena, Calanducci, Colianni, Cracolici,
Falcone, Bufardeci, Musotto, Formica, Lentini, D'Agostino, Oddo,
Gucciardi, Di Mauro.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Pogliese.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci
apprestiamo ad affrontare una tematica di grande valenza simbolica
e sostanziale su cui ritengo questo Parlamento si giochi una fetta
importante di credibilità.
Una tematica che ha radici antiche, come ha ricordato prima di me
l'onorevole Speziale e prima ancora l'onorevole Barbagallo, laddove
all'interno di quest'Assemblea sono stati depositati alcuni disegni
di legge, nella scorsa legislatura ed in questa, lungo la direzione
che oggi ci apprestiamo a tracciare.
Un iter parlamentare molto articolato che ha visto un confronto
all'interno della I Commissione, alcune bocciature, un ritorno in
Aula nel febbraio del 2011 ed in quell'occasione - come ho
ricordato prima - ci fu l'intendimento da parte di tutti i gruppi
parlamentari di ritornare I Commissione nella speranza di arrivare
ad una decisione condivisa. Ed io in quell'occasione intervenni, a
nome del PDL, esternando alcune riflessioni sull'assoluta necessità
di dare un segnale in contro tendenza rispetto a quello che si
registrava in altri ambiti parlamentari.
Dopodiché, nel luglio si è registrato l'intervento legislativo
nazionale, quella tematica, allora già attuale, è diventata ancora
più di scottante attualità.
Ecco, quindi, perché - come ho anticipato prima - ho condiviso
l'accelerazione che il presidente Cascio ha inteso dare all'iter
parlamentare, all'interno della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari.
Io sono assolutamente convinto e consapevole della delicatezza
della questione poiché dall'approvazione di questo disegno di legge
si determinerà - come è logico che accada - una interruzione di
un'esperienza parlamentare per moltissimi oggi onorevoli regionali.
Ma credo che questo Parlamento abbia il dovere morale di dare un
segnale in contro tendenza, abbia il dovere morale, in un contesto
di gravissima crisi, in un contesto in cui tutti gli Italiani sono
chiamati a fare un sacrificio aggiuntivo in termini di pressione
fiscale, a dare un segnale coerente con ciò che il contesto impone.
Credo, quindi, che ci sia la necessità di eliminare alcune
oggettive storture presenti all'interno del contesto parlamentare
regionale, laddove, come è stato evidenziato prima, noi abbiamo un
numero di parlamentari, in termine assoluto, che pone la nostra
Regione al vertice della classifica nazionale, non in quella - come
è stato erroneamente divulgato, anche attraverso alcuni mass-media
- dei rapporti fra parlamentari ed abitanti. Ma, al di là di queste
statistiche, che credo poco importino, è importante dare un segnale
in questo senso.
Credo - e mi avvio alla conclusione - che sia importante anche
capitalizzare questa opportunità per affrontare una tematica di cui
si è parlato prima - lo ha detto anche il collega Caputo - che noi
formalizzeremo con un emendamento per evitare di assistere
all'interno di quest'Assemblea a ciò che è accaduto in questi
ultimi tre anni, laddove si è registrata l'offesa nei confronti del
corpo elettorale, con un ribaltone che ha offeso la dignità non
soltanto degli elettori di centro destra, ma anche e, soprattutto,
degli elettori di centro sinistra che il 13 aprile 2008 sono stati
chiamati a votare non soltanto i propri parlamentari rappresentanti
del territorio, ma anche un Presidente, una Giunta ed una
coalizione.
Una questione molto delicata, ne sono assolutamente consapevole,
anche dal punto di vista istituzionale, su cui in questo momento si
stanno confrontando alcuni autorevoli esponenti del mondo
accademico, ma che credo meriti un approfondimento all'interno di
quest'Aula.
Credo - e concludo - che ci sia anche l'assoluta necessità di
avviare un altro iter parlamentare diverso rispetto a quello che
oggi stiamo sancendo, che non necessita del doppio passaggio alla
Camera ed al Senato e che impone a questo Parlamento, nel momento
in cui si va a diminuire il numero dei parlamentari, di eliminare
per esempio il listino, per fare in modo che sia il territorio ad
esprimere i propri rappresentanti e non siano le oligarchie dei
partiti.
Ma questa è una tematica che, ovviamente, non interessa questo
disegno di legge-voto, ma credo che imponga a questo Parlamento di
avviare in I Commissione un iter accelerato.
Vi sono alcuni disegni di legge in tal senso depositati, uno a
firma del Gruppo parlamentare del PDL, e mi auguro che anche su
queste tematiche si registri una maggioranza assolutamente
trasversale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, fuori verbale chiedo scusa ai colleghi,
a lei, al Servizio dei resoconti, ma ho difficoltà a parlare perché
ho una ferita nella lingua che non si rimargina, per cui ho la
cosiddetta lingua di pezza , e mi dispiace.
Poc'anzi, facevo riferimento alla solennità che una seduta di
questo genere dovrebbe avere; la solennità dovrebbe cominciare
dalla presenza del Governo nei propri banchi, a cominciare dal
Presidente.
Parliamo di una riforma costituzionale del nostro Statuto, prendo
atto e mi fa piacere della presenza dell'assessore Armao e poc'anzi
dell'assessore Venturi, ciò non toglie che i banchi del Governo
siano particolarmente diradati e questo non è un buon segnale per
l'Assemblea e per ciò che stiamo facendo.
Sento dire e continuano a dire i miei colleghi, che questa legge
riguarda la riduzione del costo della politica, non è così Il
costo della politica si riduce in tutt'altra maniera, e credo che
la gente si aspetti non tanto la riduzione dei deputati, ma la
riduzione delle indennità dei deputati.
La settimana scorsa su Live Sicilia è stato indetto una sorta di
sondaggio in questo senso e la maggior parte di chi rispondeva ha
sostenuto che non gliene frega niente della riduzione dei
parlamentari, ma a loro importa che vengano ridotte le indennità
dei parlamentari.
E' questo il vero aspetto del costo della politica, non quello di
ridurre i parlamentari, anche perché, voglio fare un accenno a
quella parte del decreto Salva Italia che, sostanzialmente, porta
ad una rivisitazione complessiva delle province.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando ci sono momenti di
gravi crisi sociali ed economiche, occorre aumentare la
partecipazione agli organismi democratici, ridurre la
partecipazione mette a rischio la democrazia; stranamente sarebbe
il momento di non toccare niente della rappresentanza democratica,
perché la massima partecipazione è garanzia che la crisi economica
e sociale possa essere superata, per cui sarebbe inattuale, in
questo momento, la riduzione dei deputati di questa Assemblea, ma
dobbiamo dar conto alla piazza, ai facili populismi che non portano
mai niente di buono. Ho apposto la firma su questo disegno di
legge, l'ho detto e lo ripeto, non mi sottrarrò a questa firma,
anche se ho una serie di perplessità.
Per concludere, lo dico non tanto perché possa essere oggetto di
un mio emendamento, ma perché possa essere oggetto di un
approfondimento serio di questa Aula, dicevo nel mio primo
intervento di questa sera, che ho letto a lungo i lavori d'Aula del
gennaio 1948, un secolo fa quasi, e mi sono fatto una convinzione:
il numero di 90 non l'hanno uscito dal cappello i nostri Padri
costituzionali, il numero di 90 deputati di questa Assemblea, era
agganciato ad un criterio di rappresentanza pari al 10 per cento di
questa Assemblea, che è una Assemblea legislativa, di un 10 per
cento del numero dei deputati alla Camera e dei Senatori, 900 circa
erano, 90 sono.
Allora, se potessi proporre e non posso proporlo per ciò che ho
detto poc'anzi, farei una legge costituzionale di un'incredibile
semplicità: l'Assemblea regionale siciliana è costituita da un
numero pari di deputati al 10 per cento dei rappresentanti di
Camera e Senato. Quando Camera e Senato scenderanno a 700, saremo
70, se scenderanno a 600 saremo 60, se si mantengono i numeri di
Camera e Senato quali quelli che sono oggi, non c'è motivo di
alterare il parametro, 90 siamo e 90 restiamo.
Questa proposta di legge, e concludo signor Presidente, servirebbe
anche incredibilmente a mettere in mora il Parlamento nazionale che
fa e disfa leggi per ridurre il numero dei consiglierei regionali o
dei deputati, come nel nostro caso, ma resta intoccabile nel numero
dei senatori e dei deputati alla Camera.
Una legge di questo genere sarebbe provocatoria e spingerebbe
Camera e Senato a fare ciò che anche noi cerchiamo di fare; questo
sarebbe un bel segnale per i cittadini e non leggi frettolose e
incomprensibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha
facoltà.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace che una
serata così importante per il parlamento siciliano e per il popolo
siciliano si celebri in un'Aula semi deserta o piena a metà e
soprattutto con l'assenza totale del Governo regionale, anche
perché l'importanza
CRACOLICI. C'è l'assessore Armao.
ARENA. In questo momento non vedo rappresentanti del Governo, c'è
n'è uno, ma sicuramente visto che di rappresentanza e
rappresentatività si parla, in questo disegno di legge, cominciamo
anche dal garantire, ad un dibattito così importante, una
rappresentanza - vista l'Aula, 90 deputati - adeguata sia di
parlamentari che di componenti del Governo regionale.
Mi sia consentito, signor Presidente, se soprattutto il capogruppo
Cracolici lo consente, di esternare il mio pensiero nei pochi, 3
minuti e 58 che mi rimangono, per significare la mia perplessità su
questo disegno di legge che risulta, a me personalmente, il solito
pannicello caldo di colui il quale per cercare di adeguarsi ad una
opinione pubblica pressante che si rivolta contro la casta, perché
di questo si tratta, cerca, come ha detto qualcuno che mi ha
preceduto, di dare un segnale.
Personalmente, sono contrario a dare segnali, auspicherei che per
la prima volta nella storia, dal dopoguerra ad oggi, proprio su
una materia così importante e proprio in un periodo di così
delicata crisi delle coscienze e dei valori e, quindi mi richiamo
anche ad una opinione pubblica che giustamente si rivolta contro la
casta, questa Assemblea regionale, senza andarsi a perdere nelle
comparazioni, a mio avviso inutili, ipocrite e dannose con le altre
Assemblee regionali o Consigli regionali d'Italia - noi siamo a
Statuto speciale, ci sono altre regioni che invece sono a Statuto
ordinario -, dovrebbe decidere in piena autonomia, non di dare un
segnale, ma di fare ciò che è giusto fare per cominciare a far
partire dalla Sicilia una vera, vera e non finta, riforma.
Se si parla di tagli della politica, non bastano 70 deputati anche
perché ricordo che - lo abbiamo visto in questi giorni con
l'eliminazione, che non condivido, cioè la proposta Monti sulle
province regionali - l'articolo 14 del decreto legge 138/2011
prevede che nelle regioni come la Sicilia, che hanno una
popolazione compresa fra i 4-6 milioni, i componenti dell'Assemblea
non possono essere superiori a 50.
E allora, se vogliamo realmente dare un segnale, ma ripeto sono
contro il segnale, se vogliamo cominciare dalla Sicilia a
discostarci dal resto d'Italia, cerchiamo di adottare una manovra
seria e rigorosa che possa vedere 48 parlamentari, non 50, seduti
qui nell'Aula dell'Assemblea regionale.
Ritengo che la proposta dei 70 sia una proposta ipocrita, che la
proposta dei 70 sia una proposta che non vuole assolutamente dare
questo famoso segnale di cui si parla. E, tra l'altro, il risparmio
che si avrebbe sarebbe assolutamente irrisorio.
Allora, piuttosto che leggere giorno dopo giorno sui giornali di
tutta Italia che c'è una corsa a coloro i quali, probabilmente, per
farsi fare un articolo si intestano queste battaglie di risparmio,
cerchiamo di fare in modo che questa Assemblea, in maniera seria,
affronti il problema, affronti il problema delle indennità,
affronti il problema della riduzione dei costi della politica in
maniera concreta. Quindi no a 70, sì a 48.
Purtroppo, non sono presidente di un Gruppo parlamentare, quindi,
mi auguro di trovare asilo politico - se il mio capogruppo che so
che ha firmato insieme a tutti gli altri un disegno di legge, non
lo vuole firmare - mi auguro che qualcuno, perché so che il
Regolamento mi impedisce di potere presentare un emendamento che
possa ridurre questo ipocrita tentativo di riformare per non
riformare.
Mi sia consentito, signor Presidente, di dire che non è serio
parlare di riduzione del numero dei parlamentari se non si mette
mano alla legge elettorale che vede - so che non è materia di
questo disegno di legge - una stortura ed un aborto allucinante che
è quella del listino regionale. Con un presidente che vince, che a
seguito di un meccanismo assai complicato, trascinerebbe dietro di
sé un'improbabile corte dei miracoli' che avrebbe, tra l'altro -
perché sappiamo che sono in numero di nove - l'obbligo di doversi
candidare ma potrebbe prendere anche 30 voti ed essere eletto.
Questo sistema elettorale deve essere riformato. Mi adopererò per
preparare un disegno di legge di riforma della legge elettorale
anticasta', nel vero e concreto senso della parola, affinché si
abolisca il listino, affinché ci sia veramente rappresentanza e
questo criterio di rappresentanza e rappresentatività studiato nei
testi di Temistocle Martinez all'Università possa, non in maniera
ipocrita ma reale e concreta, varcare la soglia di Palazzo dei
Normanni. Cambiamo la legge elettorale, aboliamo il listino.
Tra l'altro voi sapete benissimo che, per la prima volta nella
storia di questa Assemblea, si è verificato un caso che è quello
della Finocchiaro che rinuncia al seggio e noi siamo stati con un
seggio vacante per oltre una anno. Nella legge elettorale bisogna
colmare anche questo buco.
La Commissione verifica poteri - saranno stati sei mesi, onorevole
Gucciardi, sarà stata una settimana, furono molto di più i giorni -
deve essere aggiustata, deve essere modificata e soprattutto se il
risparmio ci deve essere, se il rigore ci deve essere che non sia
ipocrita, che non sia demagogico, che sia realmente teso alla
riduzione dei costi della politica, nella speranza che si parta con
48 parlamentari che devono anche ridursi lo stipendio e si continui
con l'incredibile folle , e poi andiamo a guardare il monte-
stipendi dei burocrati, della burocrazia regionale.
Partiamo dalla Sicilia, lasciamo stare l'Umbria, la Puglia, il
Veneto e la Lombardia. Dobbiamo avere il coraggio delle nostre
decisioni. Sì a 48, no a 70.
Mi auguro che quest'Aula possa realmente riflettere non solo su
questo, signor Presidente, e concludo, ma anche sulla necessità di
riformare una legge elettorale che protegge quella casta,
giustamente odiata, dai siciliani e da tutta l'Italia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci.
CALANDUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del
Governo, non nascondo che prendo la parola con un po' di timore
reverenziale visto l'argomento importante e che, soprattutto,
affonda le radici in un'epoca, in cui essere parlamentare
sicuramente aveva rappresentato un'intensa attività politica ed una
forza di sacrificio che, sicuramente, non sono pari a quelle
odierne.
Per cui, dovendo mettere mani ad una legge che è stata ideata ed
è stata realizzata dai nostri Padri costituenti, non nascondo che
un po' di soggezione me la mette, però, essendo qui, assunzione di
responsabilità piena, per cui cerco di capire, come sempre, e non
vado dietro a quelle che sono le pressioni di carattere demagogico
o di altro genere di carattere, per cercare di servire al meglio
il nostro territorio.
Oggi, l'argomento è sicuramente importante, oggi viviamo in un
momento difficile, una crisi economica che ci attanaglia ed il
messaggio che sta passando è che uno degli obiettivi da raggiungere
è il taglio della politica. E sono d'accordo. Ma non bisogna
confondere il taglio della politica con il taglio della democrazia.
Se qualcuno ha con sforzo, con una proiezione territoriale,
individuato in novanta il numero dei deputati, sicuramente un
motivo ci sarà stato.
Ed è chiaro che una legge come questa, e le chiedo scusa, signor
Presidente, auspico che si abbia un po' più di tempo per cercare di
argomentare e cercare di capire, ma da quello che vedo salviamo
l'Italia e la Sicilia oggi se riusciamo a fare in tempi rapidissimi
questa legge, in una finestra con tempi record. Ciò che voglio
richiamare, e richiamo l'attenzione dei Capigruppo soprattutto, è
che obiettivamente quest'oggi ho sentito delle proposte
interessanti. Non avendo la competenza specifica per poter mettere
mano ad un assetto costituzionale, credo che gli obiettivi devono
essere...
Voi sapete, lo sapete tutti o quasi, che la mia professione è
quella di medico e quando il medico ha di fronte un paziente cerca
di fare la diagnosi per approntare bene la terapia. Allora, la
diagnosi qual è? Noi cosa ci proponiamo oggi di fronte a questo
malato? Dobbiamo dare un segnale, come tanti dicono, alla gente, ai
mass-media, a chi ci guarda. I segnali al tempo degli indiani. Noi,
oggi, siamo qui per servire un territorio, per servire la nostra
gente.
E, allora, di fronte ad una considerazione di questo tipo, la
risposta deve essere oggi con una riduzione dei parlamentari, noi
serviamo la democrazia, noi salviamo la rappresentanza
territoriale. Ecco, difficile mi viene comprendere come si fa con
le proiezioni attuali, con l'assetto demografico che c'è oggi, a
servire province che, probabilmente, con la riduzione avranno solo
uno o due rappresentanti e sicuramente potrà succedere che siano
tutti del Governo e nessuno dell'opposizione.
Allora, questo è un costo non della politica, è un costo della
democrazia. Per cui l'aggancio ai collegi, perché è vero era il 10
per cento la proiezione della legge fatta dai Padri costituenti, ma
non si riferiva semplicemente ad un dato numerico, era riferito
all'assetto costituzionale, all'assetto territoriale, la proiezione
dei collegi che c'erano per la Camera e il Senato rappresentavano
la rappresentanza del nostro Parlamento.
Ora, se vogliamo mettere mano ad un assetto costituzionale senza
tenere conto dell'altro aspetto, a mio avviso, dobbiamo essere un
po' più cauti. Ciò malgrado può essere che, nella mia percezione,
sia in errore, la presunzione non deve mai albergare in chi assume
responsabilità, per cui sono pronto non ad un atto di fede, ma a
ritenere che i signori Capigruppo abbiano individuato la strategia
migliore e la risposta migliore.
Questo vuol dire che oggi con questo disegno di legge noi
salviamo le sorti della nostra Terra.
Se è un disegno di legge così importante, allora due sono le
proposte o quella dell'onorevole Maira, secondo me, e chiedo un
atto di responsabilità, di formalizzare l'emendamento anche se ha
già, in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, messo
la sua firma in altro documento, perché credo che sia molto
responsabile agganciare la presenza del numero dei parlamentari
siciliani a quello dei parlamentari nazionali e i senatori, mi
sembra obiettivamente giusto e io non dimentico che questo
Parlamento esiste per un patto d'onore tra la Sicilia e l'Italia.
Questo patto d'onore tante volte è stato trasgredito e non sempre
da parte della Sicilia.
Io credo che noi, ancora oggi, abbiamo parti intere dello Statuto
che non solo non vengono rappresentate ma, a volte, vengono derise.
Per cui ritengo che la proposta di agganciare alle sorti della
Camera e del Senato il numero dei parlamentari regionali sia
l'ideale.
Però, se ancora dico, con un atto di grande umiltà, la mia
valutazione è sbagliata, e allora sono pronto, se salviamo,
dimezzando i parlamentari, sicuramente raggiungiamo meglio
l'obiettivo.
Anche così consiglio ai capigruppo, perché l'impressione che date
con la riduzione a settanta in genere si vuole salvare quelli che
sono più rappresentativi nei vari partiti; con una riduzione al
cinquanta per cento, invece, si dà veramente un senso al risparmio
della spesa, per cui io invito i capigruppo a formalizzare un
emendamento, o da un lato vanno verso l'attento assetto
istituzionale e costituzionale del dieci per cento, come diceva
l'onorevole Maira, oppure, come ha detto bene l'onorevole Arena, ma
sempre in termini di percentuale, formalizzare un emendamento che
riduca del cinquanta per cento i parlamentari e noi lo voteremo
senza ombra di dubbio, perché vogliamo avere la coscienza a posto
che riducendo le spese per i parlamentari contribuiremo, a salvare
la nostra Sicilia e il nostro territorio.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, io vorrei provare a chiedere a tutti
noi di fare uno sforzo, un ragionamento, evitando di iscriverci ai
diversi partiti che in questo momento rischiano di essere
prevalenti in questo Paese: o i partiti della conservazione tout
court o i partiti della demagogia tout court. Tutti e due i partiti
io credo che non facciano bene né alla Sicilia né all'Italia.
Perché lo dico? Perché credo che noi dobbiamo affrontare questa
questione sgombrando intanto da un primo elemento che diventa
veramente fastidioso.
Noi stiamo affrontando questa questione che non c'entra nulla con
i costi della politica, perché chi dice che la democrazia è un
costo va combattuto con le armi della democrazia ma, certamente, in
una lotta senza quartiere, la democrazia non può essere un costo.
Ma con altrettanta nettezza, dobbiamo dire che se la discussione
va sciolta e va sgombrato il campo da una discussione odiosa sui
costi della politica, perché ridurre il numero dei parlamentari in
questo Parlamento non è una questione di costi e non può essere una
questione di costi.
Dobbiamo capire se serve all'efficienza, non solo dell'Assemblea
ma del sistema istituzionale in senso lato, che in questi sessanta
anni si è sviluppato nel nostro Paese e nella nostra Regione e
anche nei nostri comuni.
Ascoltavo qualche giorno fa, all'inaugurazione di questo corso di
formazione dedicato alla memoria di Piersanti Mattarella, le parole
del presidente Schifani che ha ricordato, se ce ne fosse bisogno,
che la nostra è la regione che prima in Italia ha varato una
riforma di sistema con l'introduzione dell'elezione diretta dei
sindaci nei comuni siciliani, nel 1992.
(Presidenza del Vicepresidente Formica)
Questo avvenne un anno prima che il Parlamento nazionale lo
facesse per i restanti comuni italiani. E questo avvenne, lo dico
non perché io fossi presente in quella legislatura, ma ricordo il
clima politico di quella stagione politica, in un momento in cui la
politica e quella classe politica appariva messa in discussione.
Eravamo alla vigilia della cosiddetta fine della I Repubblica',
eppure la Sicilia seppe, in qualche modo, indicare una possibile
via di uscita, provando a rendere più efficiente il sistema,
introducendo l'elezione diretta del Presidente della Regione.
A mio avviso questa innovazione e questo coraggio non lo ha avuto
per affrontare il tema dell'elezione diretta del Presidente della
Regione, che invece ha varato alla fine del 2000 e tre o cinque
anni dopo che fu varata, invece, nazionalmente con la famosa
modifica e la legge Tatarellum.
Secondo me lì ci fu un limite, perché la Regione fu brava a fare
delle riforme per gli altri, per organi come quelli dei comuni e
delle province; ebbe una preoccupazione nel momento in cui fu
chiamata ad autoriformarsi. Per la verità lo spirito di
conservazione fa parte della vita, anche il Parlamento nazionale,
prima di introdurre il sistema maggioritario, ha avuto bisogno di
due referendum. Solo i referendum popolari modificarono gli assetti
istituzionali del nostro Paese, prima con l'abolizione della
preferenza e poi con la sostanziale introduzione, seppur abrogativo
il referendum, del Mattarellum che diede avvio alla cosiddetta II
Repubblica'.
Cari colleghi siamo chiamati qui ad una questione di fondo. Oggi
tutto il sistema politico è chiamato ad una riflessione su se
stesso e sul suo essere efficiente, che parte anche dai numeri,
perché anche qui quando il Parlamento siciliano modificò ed
introdusse l'elezione diretta dei sindaci fece anche un'altra
riforma.
Ricordo che allora ero aspirante consigliere comunale di Palermo e
ricordo che fino a quel momento il Consiglio comunale di Palermo
aveva al suo interno ottanta consiglieri comunali.
Con la modifica della legge 7/92 non solo si introdusse l'elezione
diretta del sindaco, ma si ridusse il numero dei consiglieri
comunali, portando ad esempio il comune di Palermo al numero di
cinquanta consiglieri, ed è oggi il comune col più alto numero di
consiglieri in tutta la Sicilia.
Come dobbiamo affrontare questa questione? Con lo spirito di
iscriverci al partito dei tifosi dell'antipolitica? E saremmo
ridicoli, perché un politico che fa politica inneggiando
all'antipolitica è uno che va messo, per così dire, ai margini
della società civile, oppure con lo spirito di conservazione, della
serie: Non tocchiamo nulla, aspettiamo che gli altri cambino per
poi vedere che cosa facciamo noi . Gli altri ci hanno già cambiato
Hanno approvato una legge, qualche mese fa, che ha stabilito,
violando qualunque principio di autonomia, che i consigli regionali
ed il Parlamento siciliano, compiendo un atto unilaterale, il
Parlamento nazionale, - non ho sentito tante proteste, mugugni
tanti, ma proteste poche - ha deciso di introdurre un parametro,
che è quello numero di abitanti in rapporto agli eletti e ha
stabilito, ad esempio, che la nostra Regione debba darsi un numero
di deputati o consiglieri pari a cinquanta.
Vedete, perché ho difeso e sto difendendo questa legge? La difendo
per due ragioni. La prima è che è non voglio chiudermi a riccio e a
far finta di non vedere che oggi il tema della riforma delle
istituzioni è un tema che interroga anche la Regione, non solo la
Regione, ma certamente anche la Regione, e non possiamo girarci la
faccia.
La seconda, e lo voglio dire con franchezza, anche il fatto di
arrivare ora a votare questo disegno di legge è per riaffermare una
autonomia e una capacità di iniziativa legislativa da parte del
Parlamento siciliano senza subire il mugugno dei singoli, ma con
una iniziativa politica pubblica e trasparente nei confronti del
Parlamento nazionale, che dovrà, non misurarsi sulla propria
proposta - e ha ragione chi dice che quella proposta avrebbe avuto
credibilità se assieme alla modifica del numero dei consiglieri
regionali fosse stata varata la modifica dei numeri dei
parlamentari del Senato e della Camera. Invece le riforme il
Parlamento nazionale le ha fatte per gli altri. Ma attenzione: è lo
stesso errore che fece la Sicilia nel 1992, quando modificò i
comuni e non intervenne sull'elezione diretta del Presidente della
Regione in Sicilia, non avendo il coraggio di autoriformarsi e
aspettando che venisse fatta dopo cinque anni dal varo della
riforma già fatta nel resto d'Italia.
Io sono perché si faccia senza fare demagogia e senza fare
un'altra operazione.
Adesso abbiamo scoperto che dobbiamo cambiare tutto: lo Statuto,
il problema del ribaltone, c'è il problema, in caso di dimissioni o
morte del Presidente della Regione, di garantire la vita
dell'Assemblea che non dipenda dalla vita del Presidente della
Regione, cose assolutamente condivisibili Ma, onorevoli colleghi,
c'è in atto depositato un disegno di legge che è a firma dei
deputati del PD, ma credo che anche altri Gruppi lo abbiano fatto,
che sostanzialmente - lo abbiamo depositato a inizio legislatura -
il testo era stato approvato da questo Parlamento al termine della
tredicesima legislatura e che il Parlamento nazionale non riuscì a
discutere e a varare per trasformarlo in modifiche del nostro
Statuto.
Noi abbiamo depositato quel testo e in quel testo ci sono alcune
ipotesi. Ad esempio, c'è che in caso di morte o dimissioni del
Presidente della Regione il Parlamento rimane in carica se e
sottolineo se decide entro sei mesi - non ricordo se entro sei mesi
o novanta giorni - di eleggere con voto del Parlamento il
vicepresidente che era stato designato all'atto della nomina del
Presidente.
Quindi, il Parlamento, in quel caso, con un proprio voto decide,
per il resto del mandato di trasformarsi nuovamente in una
istituzione di tipo parlamentare, cioè il Vicepresidente viene
legittimato dal Parlamento e si prosegue, altrimenti si torna a
votare.
E' una ipotesi, possono essercene altre.
Non vorrei - e lo ripeto - che questioni anche corrette, perché lo
Statuto siciliano ha più di sessant'anni e si vede, e gli anni
ormai li porta male, ma non dobbiamo far finta di affrontare la
questione più complessiva dello Statuto su cui sostanzialmente
questo Parlamento e questa legislatura ha nicchiato.
Noi avevamo istituito pure una Commissione speciale, l'abbiamo
fatta naufragare. Quindi, non è che adesso si può arrivare, perché
dobbiamo cambiare tutto per non cambiare nulla, dobbiamo essere
seri, dobbiamo essere consapevoli che siamo dinanzi a una fase
della vita politica e della vita pubblica in cui ognuno di noi si
deve sentire classe dirigente, non assecondare gli umori
dell'antipolitica, questa vandea e canea insopportabile che c'è in
giro, ma neanche chiudersi a riccio rappresentando una sorta di
casta intoccabile e immodificabile. Io credo che questo faccia
danno alla politica, alle istituzioni.
Ecco perché dico con grande tranquillità di votare questo disegno
di legge, con serenità, perché noi apriamo una sfida al Parlamento
nazionale dicendo: mentre voi avete fatto i ragionieri nella
logica numerica delle istituzioni locali, l'Assemblea regionale
siciliana, con atto proprio, vi propone un modello di Assemblea
composto da un numero di parlamentari che credo sia assolutamente
congruo .
Perché congruo? Si potrebbe dire perché settanta e non cinquanta
o trenta oppure sessanta? Congruo perché solo questo numero
garantisce una rappresentanza plurale a tutti i collegi
provinciali.
Quando un collegio provinciale, come Enna, il più piccolo,
comunque ha la garanzia di eleggere due deputati, è in ogni caso un
elemento di pluralità.
Qualunque altro modello rischia di eleggere un solo parlamentare e
quindi di dare una rappresentanza solo di una parte ad un'intera
provincia.
Ecco perché penso che il numero di settanta, è equilibrato a
garantire la rappresentanza plurale anche dei territori e di avere
un Parlamento che rappresenti per davvero, non solo tutti i
territori ma anche le diverse opinioni che esistono nei nostri
territori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, inizio
proprio dall'intervento dell'onorevole Cracolici che ci ha
intrattenuti per un quarto d'ora e quindi se dovessi sforare di
qualche secondo il Presidente Formica sarà clemente. Io ho
apprezzato l'intervento dell'onorevole Cracolici, per lo sforzo,
forse, di convincere se stesso, prima che di convincere i colleghi
parlamentari.
L'onorevole Cracolici ha esordito dicendo che aveva ascoltato
molti interventi didattici ed ha finito per farci una lezione o,
almeno, questo è sembrato il suo intendimento.
L'onorevole Cracolici ha detto che aveva ascoltato tanti
interventi demagogici e poi, purtroppo, in qualche passaggio, ha
finito per inciampare anch'egli in qualche accenno che proprio di
cristallina oggettività non è parso, almeno a me.
Signor Presidente, fatta questa premessa, sono convinto che
l'onorevole Cracolici e mi riferisco proprio a lui perché lo stimo
ma perché ho avuto netta la sensazione che egli non fosse convinto
di quello che diceva, soprattutto quando ha sostenuto in un
passaggio il contrario di quello che volesse lo spirito di una
norma che dovrebbe essere di proporzionale puro.
Immaginare ad esempio, e mi rivolgo all'onorevole Colianni, che si
possa trasformare l'elezione regionale ad Enna in un'elezione con
un surrettizio maggioritario, dove due cartelli si mettano insieme
per eleggere due deputati annullando la democrazia - mi spiace che
non sia presente il Presidente dell'Assemblea regionale che ha
deciso di farci correre questa sera -, significa introdurre un
regime che non è previsto da nessuna parte e che ha certamente dei
profili di incostituzionalità.
Ho apprezzato molto l'intervento dell'onorevole Calanducci che ha
detto che è medico e quindi sprovvisto dei rudimenti
giurisprudenziali o giuridici che mi appartengono un po' di più
essendo un avvocato.
Amici miei, ma di quale operazione squisitamente matematica state
parlando?
Abbiate il coraggio di dire che siete prigionieri dell'opinione
pubblica e vi dovreste vergognare perché dovreste avere il coraggio
di dire che il Parlamento nazionale ha approvato una legge che ci
vuole in cinquanta.
Questa operazione matematica, quindi, la stiamo facendo noi,
cercando di dare un colpo alla botte e un colpo al timpano senza
alcuna razionalità politica, senza alcuna razionalità
costituzionale. Quando io ho fatto il mio intervento in premessa, e
vi ho invitati a ragionare, compreso il Presidente Cascio,
sull'opportunità di un emendamento e di ventiquattro ore, non di
mille emendamenti e di ventiquattro mesi, perché mi è abbastanza
chiaro che nel maggio del 2013 questa legislatura andrà a spirare,
era soltanto il tentativo di farvi riflettere, onorevoli colleghi,
sulla necessità di dirci con chiarezza che non ci può essere
soluzione di continuità tra il dato numerico e il dato politico, le
due cose vanno di pari passo e ho fatto l'esempio di Enna, ma avrei
potuto farlo di Ragusa, come di Siracusa, di Caltanissetta, di
Agrigento, come di Trapani, eliminando di fatto solo le tre aree
metropolitane dove, vivaddio, soltanto lì sarà possibile esprimere
un principio di democrazia proporzionale.
Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, io credo che
questo Parlamento, se davvero vuole fare e vuole svolgere in
maniera seria il proprio ruolo, deve smetterla di fare da
ragioniere trovando una soluzione mediana dei settanta deputati. Ci
hanno detto dal Parlamento nazionale che dobbiamo essere cinquanta,
vogliamo essere al passo dei tempi? Vogliamo ridurre i costi della
politica? Vogliamo essere bravi ad affrontare quella platea
dell'antipolitica che, onorevoli colleghi non si quieterebbe
neanche a trenta Ma svegliatevi C'è un'antipolitica che vuole la
cattiva politica, così come la voglio io, morta. Ed è giusto che
sia. Ma voi pensate che si possa continuare a fare politica in
Sicilia come nel nostro Paese cercando di andare dietro alle mode e
a quelle che la gente chiede possano essere ragioni di
apprezzamento nei nostri confronti? Ma non ce ne saranno mai Il
nostro obbligo è fare buone leggi, fare i legislatori, il nostro
obbligo è essere trasparenti, e non fare operazioni
ragionieristiche prima di avere immaginato quale possa essere il
futuro della nostra Regione.
Concludo, signor Presidente, e la ringrazio perché mi ha dato
questo minuto in più. Le ipotesi per quanto mi riguarda, ed io per
queste mi batterò, sono due: o abbiamo il coraggio di seguire
l'indicazione del Parlamento nazionale e quindi cercherò di fare
presentare, potendolo ormai farlo soltanto i capigruppo, un
emendamento che ci riduce a cinquanta, oppure, seconda ipotesi, noi
dobbiamo prendere per buona l'unica proposta ragionevole, di buon
senso, e che abbia un senso politico e istituzionale che ho sentito
fino a questo momento in questa Aula, ed è quella dell'onorevole
Rudi Maira. L'onorevole Maira ha fatto un percorso storico, ha
spiegato per quale ragione il Parlamento regionale siciliano era
composto da novanta deputati, ci ha detto in soldoni che la vera
casta non è qui, che forse è da un'altra parte, ed è nella parte in
cui un Governo non tecnico ma tecnocratico abolisce le province e
non riduce i parlamentari, con buona pace del fatto che il
Presidente del Consiglio rinuncia all'emolumento dopo essere stato
nominato quindici giorni fa Senatore a vita. Tutti saremmo contenti
di rinunciare a quell'emolumento, ma per carità, absit iniuria
verbis. E allora, eravamo novanta in ragione dei
novecentoquarantacinque, tra parlamentari e senatori nazionali,
facciamo un emendamento nel quale venga prescritto, senza
determinare un numero, che il Parlamento regionale si riduce in
proporzione del dieci per cento rispetto alla riforma e alla
riduzione dei Parlamentari nazionali, un minuto dopo che il
Parlamento nazionale si sarà ridotto.
Questa è una proposta seria politicamente, ragionevole e di sicura
garanzia costituzionale, tutto il resto è da mandare in archivio,
compresa la fretta che rischia ancora una volta, ad onta dei
Siciliani e a favore dell'antipolitica, di farci fare gattini
ciechi'.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone, ma mi ha
pregato l'onorevole Bufardeci di concedere l'inversione.
COLIANNI. Signor Presidente, vorrei sapere quando potrò
intervenire.
PRESIDENTE. Lei non è iscritto.
COLIANNI. Io ero iscritto ancora prima degli altri.
PRESIDENTE. Onorevole Colianni parlerà quando sarà il suo turno.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Bufardeci.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il
collega Falcone.
Intervengo ancora su questo disegno di legge per ribadire alcuni
concetti che avevo anticipato anche nel mio precedente intervento
sull'ordine dei lavori.
Dico innanzitutto all'amico onorevole Cracolici, che vorrei mi
ascoltasse, che poco fa ha detto guai ai politici che vogliono
seguire l'antipolitica . Sarebbe una contraddizione in termini.
Forse lui non se ne è accorto ma è quello che sta facendo per primo
lui stesso e che sta facendo quest'Aula.
Perché non c'è ombra di dubbio che quest'Aula è assolutamente
prigioniera del principio secondo il quale a Roma determineranno,
comunque, una riduzione forse ancora più rigorosa - non si capisce
neanche per quale ragione il numero dovrebbe essere eventualmente
di cinquanta.
Perché vedete, anche le proporzioni del dieci per cento dovrebbero
essere spiegate tenendo conto di tutta una serie di specificità,
perché quando leggo che, per esempio, alcune regioni che hanno ben
pochi abitanti rispetto alla Sicilia, hanno un numero
proporzionalmente, enormemente superiore ai novanta di quest'Aula,
io mi chiedo qual è la logica del dieci per cento? Qual è la logica
che si deve seguire Roma?
Io, quindi, credo che noi non dobbiamo permettere questo errore e
dobbiamo avere, durante questo dibattito, l'occasione per
affrontare le questioni che sono connesse alla eventuale riduzione.
Riduzione che avviene, solo per ragioni di antipolitica.
Ma quale riduzione dei costi volete che possa significare il
numero dei parlamentari che da novanta scende a settanta in un
sistema o quale riduzione dei costi potrà esservi quando i
parlamentari nazionali non saranno novecentoquarantacinque ma
saranno seicento rispetto al sistema ed alla crisi economica?
Il problema è che questa classe politica - qua va dichiarato e va
ammesso - ha fallito per molti versi il proprio obiettivo.
Oggi, per molti versi, dimostra di non essere capace di dare
quelle risposte che la gente si aspetta.
L'antipolitica da questo nasce, al cittadino che noi siamo novanta
o siamo settanta non gliene frega un bel nulla. Alla politica
interessa, alla gente serve che ci sia un parlamento che sappia
scrivere le leggi e che interpreti i bisogni del territorio della
gente. Alla gente interessa che ci sia un governo che in questa
fattispecie non c'è assolutamente, che sappia spendere le somme che
ha a disposizione, a partire da quelli comunitari che ogni giorno
rischiamo di perdere con il disimpegno automatico che già sta
facendo falcidia di centinaia di milioni e di miliardi di euro che
sono a disposizione delle casse dei Siciliani per poter fare
economia, PIL, occupazione, sviluppo, crescita. Questo è quello che
interessa alla gente.
Che poi noi siamo novanta o siamo settanta o siamo sessanta è
tutta una sciocchezza, non prendiamoci in giro, non giochiamo noi a
fare gli ipocriti, ammettiamo queste cose.
E io credo che l'occasione del dibattito non debba servire, come
per alcuni versi potrebbe in maniera ancora più stucchevole,
accadere, a fare ciascuno la lotta ad essere più realista degli
altri, settanta, sessanta, sessanta, cinquanta, come se ciascuno
volesse necessariamente acquisire meriti di fronte all'opinione
pubblica, quasi che fustigandosi ed ammettendo tutte quelle colpe e
quelle responsabilità, se poi alla fine fosse emendato, tornasse
vergine e pulito, assolutamente libero da qualunque responsabilità
per potersi presentare alla folla che, plaudente e festeggiante, lo
osanna, bravo, trenta
Ragazzi, ma che stiamo dicendo?
E' un'occasione troppo seria per viverla secondo questa logica,
che è mortificante, a mio avviso. La logica deve essere quella che
c'è una situazione drammatica e va affrontata con serietà. Se il
tema è la riduzione, pensiamoci, facciamola, determiniamo questa
riduzione a settanta deputati, ma le occasioni connesse alla
determinazione della riduzione del numero dei deputati devono
essere tutte affrontate.
La discussione sull'eventuale norma antiribaltone è una cosa
seria. E' un vulnus se non viene affrontata per rispetto
dell'elettore, e quindi deve essere colta l'opportunità
dell'impatto della riduzione perché si discuta di quella norma.
La questione secondo la quale, eventualmente, occorre la presenza
di un vicepresidente che garantisca la vita parlamentare
dell'Assemblea democraticamente eletta, è una questione che non può
non essere affrontata. E' un tema importante, che va affrontato nel
momento in cui discutiamo un tema fondamentale qual è quello della
rappresentanza. Quando parliamo del tema della composizione della
Giunta, qui noi viviamo come sempre nella Terra di Pirandello -
come ho detto poc'anzi - e la contraddizione è che il Parlamento ha
i costi non di 90 deputati ma di 102, in questa fattispecie. Ed
allora bisogna affrontare anche il tema che un certo numero, una
certa percentuale - io dico i quattro quinti - dei componenti della
Giunta devono essere deputati in carica. E' una garanzia anche
dell'attività del parlamentare, oltre che della logica del
contenimento delle spese.
Ed anche questo qua è un vulnus nei confronti di chi? Di quale
cittadino è vulnus discutere di queste cose? Quale offesa facciamo
se vogliamo approfondire questo tema, perché questa Aula possa
legiferare in maniera consapevole, soprattutto - e la ringrazio di
avermi concesso qualche minuto in più - nel momento in cui, sempre
in ragione di quella antipolitica che oggi vive in Italia la guida
sostanziale dell'azione politica per quello che sta anche
accadendo. E ribadisco antipolitica, a scanso di equivoci, in
moltissimi casi corretta e legittima, proprio per le inadempienze e
le inadeguatezze della classe politica e della classe dirigente nel
suo complesso, per altri versi veramente stomachevole e
stucchevole. Credo che proprio perché oggi siamo di fronte alla
questione della soppressione delle province in Sicilia, dei
cosiddetti liberi consorzi dei comuni, il tema della rappresentanza
sia enfaticamente ancora più importante. Trattarla con la frenesia,
con l'orologio - guai se non la facciamo entro le 22.00 - è pura
follia E' denegare il compito per il quale, a mio avviso, siamo
stati eletti, per cercare di rappresentare al meglio quei cittadini
che domani non avranno neanche la rappresentanza intermedia che era
quella delle province.
Quindi, insisto: credo che le occasioni vadano tutte affrontate.
Sì, è vero, ci fu una intesa secondo la quale si disse: non
presentiamo emendamenti. Ma chi era presente a quella Conferenza
non potrà smentirmi nell'affermazione che quella fu, ancora una
volta, una occasione di frenesia in cui si disse: facciamola alle
cinque, perché se no alle sei la fanno a Roma
Bene, mi voglio fermare, non mi interessa quello che fanno, voglio
avere il tempo che mi è stato assegnato, sino alle 22.00, per
affrontare gli emendamenti che ritengo utili a questa Aula.
Il mio gruppo, su questa opinione, presenterà gli emendamenti che
riterrà utili da discutere nell'interesse generale, senza frenesia,
poi arriveremo alla riduzione dei costi, arriveremo alla riduzione
dei parlamentari, ma vogliamo farlo in una maniera compiuta ed
organica, senza cedere ancora di più a chi forse non ha bene in
mente quelle che potranno essere le conseguenze, perché in questa
vicenda non c'è un piano B - mi pare - da parte di nessuno, qua si
sta andando alla deriva, senza capire le conseguenze.
Vorrei avere la mente più serena per dire: io quelle conseguenze
eventuali le voglio affrontare ad occhi aperti e le voglio
affrontare trattando la materia in tutte le sfaccettature
possibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, avendo
ascoltato tutti gli interventi, credo che in un momento
particolarmente delicato per la storia, se vogliamo anche politica
di questo parlamento siciliano, sebbene ciò forse dai parlamentari
è poco sentito, perché dal momento in cui il parlamento siciliano
si avvia e si appresta o si dovrebbe apprestare - e mi pare
d'obbligo usare a questo punto il condizionale - per gli interventi
che ho ascoltato mi pare che l'attenzione che il parlamento
dimostra, per la presenza dei parlamentari in Aula, mi pare che dia
ragione a quella antipolitica che guarda e addita questo
Parlamento, come altri contesti, quali luoghi di inefficienza, di
paralisi e di poca produttività.
Il problema non è tanto di giocare al rialzo, al rilancio, al
rimpiattino, ci troviamo dinanzi ad una questione molto chiara: il
Parlamento nazionale invita in maniera energica, con un
provvedimento legislativo, tutte le Regioni, comprese quelle a
Statuto speciale, a ridurre il numero dei componenti dei consigli
regionali, nel nostro caso dell'Assemblea regionale, che viene
chiamata Parlamento regionale, il più importante e il più antico
d'Europa.
Ma dobbiamo dire, onorevole Maira, in maniera altrettanto chiara,
che forse in questi ultimi anni anche noi siamo un poco venuti meno
nella credibilità dell'opinione pubblica. Quando un quotidiano on
line, forse il più importante, scrive, fino a qualche minuto fa,
tagliate o no , lo fa perché questo Parlamento viene messo sotto
accusa, nella maggiore parte dei casi ingiustamente, in altri casi
forse giustamente. Il problema è quando dobbiamo rilanciare per non
fare nulla, perché è vero, abbiamo una tradizione gattopardesca,
cerchiamo di fare tutto per non fare nulla, e allora chi rilancia a
50, chi rilancia a 48, chi rilancia ad altro numero, forse nel
tentativo pazzesco di lasciare tutto così com'è. Ma non ci rendiamo
conto che la nostra legge, o la facciamo stasera, o domani, o non
la facciamo, non preclude e non pregiudica un iter parlamentare
nazionale che comunque farà i suoi passi. E allora delle due l'una,
noi possiamo fare una legge, qualunque essa sia, poi sarà il
Parlamento nella sua articolazione dei doppi rami, a decidere se
questa legge dovrà essere approvata Sic et simpliciter, o se dovrà
essere modificata. Potremo anche decidere di non fare nulla e il
Parlamento, nella sua esclusiva autonomia, poi potrà fare una norma
costituzionale e decidere se ridurre o meno il numero dei deputati,
se adeguarlo al dettato legislativo di qualche mese addietro.
Allora, il problema non è tanto dei costi della politica perché,
come qualche collega parlamentare dice da diversi mesi, dobbiamo
ridurre di appena 7 milioni di euro. Ma onorevoli colleghi, quale
risparmio sono 7 milioni di euro, se lo Stato spende ogni anno 800
miliardi di euro? Questa è pura demagogia, perché è bello parlare,
venire in questa Aula e dire siamo contro la casta' ed essere poi
noi stessi uomini della casta nel modo di pensare e di agire.
Vorrei ricordare, presidente Formica, che la Commissione Statuto,
che era governata dall'attuale maggioranza, è stata sciolta per
inattività, una Commissione laddove - quando partecipai per l'unica
volta come parlamentare, in sostituzione di un altro collega - fui
uno dei tre che votò a favore del disegno di legge che riduceva a
70 il numero dei parlamentari.
Nel 1992 venne fatta una norma - onorevole Cracolici - con la
quale davamo il via ad una nuova stagione, l'elezione diretta: la
gente aspettava, non voleva più quegli intrighi del Palazzo ma
voleva eleggere direttamente i propri governanti, i propri
amministratori. Ed anche oggi il momento storico chiede a questo
Parlamento: troviamo un momento di democrazia. Attenzione, non è
poi così sicuro che lo stesso disegno di legge norma-voto possa
essere accolto così come noi lo stiamo proponendo, poi il
Parlamento nazionale potrebbe decidere, con un emendamento, di
ridurre il numero dei deputati a 50. E quindi saremmo ulteriormente
mortificati.
Ed allora, non è una questione di costi della politica, la
democrazia non deve guardare ai costi ma ha un costo per la gente.
Ha un costo per le istituzioni, ha un costo per l'apparato
istituzionale. Ed allora la democrazia sì, ma dobbiamo anche
pensare ad una democrazia sostenibile.
Qua non mi attarderei molto a pensare cosa verrà dopo la norma di
principio. Secondo me, noi dovremmo fermarci all'articolo 1 e al
comma dell'articolo 2, lasciando stare ciò che riguarda la
composizione del Parlamento ed i numeri dei parlamentari, rispetto
a ciò che è il sistema elettorale e la distribuzione dei seggi nel
territorio. Perché è vero, onorevole Colianni, che la sua provincia
sarebbe la più penalizzata. Ma se, ad esempio, ipotizzassimo un
diverso modo di distribuire i parlamentari con due liste, ciò non
avverrebbe.
Signor Presidente, sono personalmente convinto che dobbiamo
approvare il disegno di legge con la riduzione a 70 deputati;
dobbiamo però, e lo chiederò al mio capogruppo, presentare un
emendamento per abrogare il secondo comma dell'articolo 2, che dà
un ulteriore veste in chiave negativa a questo Parlamento. Perché
si dice che laddove il Parlamento non dovesse poi legiferare in
maniera conseguenziale', cioè già noi stessi ci stiamo quasi
precludendo la possibilità di dare il seguito, di dare una legge
ordinaria che sia il seguito di una grande norma di riforma di tipo
costituzionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei potere
usare gli stessi mezzi dell'onorevole Limoli per avere l'attenzione
dell'onorevole Cracolici, rispetto ad una riflessione che di solito
lui è capace di fare in questa Aula, e che questa volta mi è
sembrata proprio molto defraudata, di piccolo cabotaggio, direi
anche in grande sofferenza e in grande difficoltà.
E parlare ad un Parlamento di un tema così significativo con così
pochi parlamentari mi mette un po' di angoscia, considerato anche
che non si è riuscito ad affrontare l'argomento all'interno dei
Gruppi parlamentari, dei partiti, come se questa fosse una legge
che ci viene calata dall'alto, e che qualcun altro la vuole per
noi.
L'onorevole Cracolici ha detto che questa legge non la stiamo
facendo per una ragione legata ai costi della politica, e neanche
perchè dobbiamo andare incontro al volere delle masse, al volere
della gente, al volere populista dell'antipolitica. Allora,
onorevoli colleghi, perché stiamo facendo questa legge? Ha detto
sempre l'onorevole Cracolici che la stiamo facendo per rendere più
efficiente il sistema. Ma perché, diminuendo in termini numerici la
rappresentanza, noi rendiamo più efficiente il sistema? Quando
abbiamo diminuito il numero dei consiglieri comunali, abbiamo forse
aumentato l'efficienza nei nostri consigli comunali?
E poi vorrei anche chiedere all'onorevole Maira, che ho apprezzato
molto per l'onestà intellettuale con cui si è posto, di togliere
quella firma, perché le firme non sono inamovibili. Quando vi è un
dibattito sincero, una presa di posizione, figlia di un dialogo tra
parlamentari, che crea le condizioni della circolarità, della
voglia di dirsi le cose, della voglia di interrogarsi sui
problemi, un punto di vista può essere modificato.
Vorrei fare anche una riflessione, se volete di natura più
culturale: ma in tempi nei quali con le accelerazioni sociali
abbiamo determinato una politica leaderista, in tempi nei quali le
sollecitazioni e le perturbazioni che arrivano dal sociale hanno
inevitabilmente determinato una politica romano-centrica - io la
chiamo la politica da arto riflesso - una politica della modernità,
antidemocratica, che è fatta di pochi leader che ci governano, se
ci troviamo di fronte ad una politica che è in deficit di
democrazia nel Paese, voi pensate che la risposta al deficit di
democrazia sia abbattere i livelli di partecipazione?
Sapete perché mi sono iscritto all'MPA? Perché penso che in questo
mondo duale debba si esistere una politica romano-centrica e della
leadership ma, occorre un controbilanciamento dell'ultimo tempio
della democrazia, che sono i comuni, che sono i municipi, che è la
partecipazione della gente, che sono i consigli di quartiere, le
assemblee regionali. E l'onorevole Cracolici mi deve ancora
spiegare come ritiene plurale il voto di Enna, con due
parlamentari. Vorrei chiedere a voi tutti se non pensate che questo
sistema abbia un senso in una realtà bipolare, poteva avere un
senso quando eravamo in Inghilterra o in America, nel quale vi
erano soltanto due partiti, ma in una realtà come quella italiana,
nella quale abbiamo una miriade di partiti, e la nostra democrazia
si rappresenta attraverso una moltitudine di rappresentanze - lo
dico ai compagni comunisti, quelli che hanno difeso la libertà di
ciascuno nelle fabbriche, che hanno difeso la democrazia - vi
chiedo se è questo quello che volete. Se volete, cari compagni
comunisti o ex comunisti, difensori della libertà, mi dovete dire
se ritenete che invece vada fatta un'operazione per la quale
bisogna andare a votare ad Enna creando due soli deputati che
saranno i rappresentanti dei due più grandi partiti, e
determineranno la secolarizzazione della presenza delle
maggioranze. E' questa la democrazia che vogliamo?
Ebbene, signor Presidente, io credo alla democrazia del municipio,
alla democrazia del quartiere, credo al comune di Roccafiorita, di
240 abitanti, perché anche le comunità più tribali devono avere -
tribali nel senso di piccolezza di numero - la loro democrazia. Io
mi onoro di essere andato da assessore regionale, come primo
comune, a Roccafiorita.
Questo Parlamento deve avere i parlamentari che ha deciso, e
siccome bisogna dare un segnale forte, che questa terra è la terra
della partecipazione e non la terra che si allinea, chiederò,
provocatoriamente, con un emendamento, se me lo consentirà il mio
capogruppo, una modifica a cento deputati, perché questa terra deve
dare un segnale di assoluta discontinuità, coerente con quello che
sinceramente penso, e nessuno può inficiare la libertà di un
popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare una
brevissima premessa, e parlo solo come Francesco Musotto, deputato
all'Assemblea regionale siciliana, iscritto all'MPA, ma non come
capogruppo, anche perché avete potuto costatare che all'interno del
gruppo noi siamo uomini liberi, e quindi ognuno dice quello che
vuole.
Però non posso venir meno ad una firma che ho apposto su un
disegno di legge, ma perché sono contro l'antipolitica, mio nonno,
che è stato citato, fu costituente nel 1946, sono passati sessanta
anni, quindi tanta acqua è passata sotto i ponti.
Io ho apposto la mia firma convinto, in prima Commissione, come
tutti i capigruppo, e sentivo qualcuno dire che si può anche
cambiare idea. Ma noi siamo di fronte ad una legge dello Stato che
ha stabilito che dobbiamo essere cinquanta., equi autorevoli
rappresentanti di partiti hanno detto cose spaventose, che è la
legge che mortifica la democrazia. Oltre il comune di Roccafiorita,
onorevole Colianni, c'è una borgata che si chiama Regalcioffoli,
che secondo me dovrebbe avere anche la sua rappresentanza.
Abbiamo fatto una discussione garbata in prima Commissione, e
tutti i capigruppo abbiamo ritenuto che settanta era un numero che
non ci veniva imposto dal governo nazionale, quindi non era una
decisione centralistica, ma rispettava la nostra autonomia. Qua
nessuno è con l'antipolitica, e convengo con quello che diceva
l'onorevole Bufardeci, è un po' il fallimento di una classe
dirigente che non ha dato le risposte necessarie ad un territorio
sia esso nazionale o regionale.
Io ho sempre impersonato il mio ruolo di eletto dalla gente col
consenso popolare, quindi testimone delle esigenze, dei bisogni,
delle richieste, dei problemi e delle possibilità anche di dare
delle soluzioni a questi problemi. Purtroppo la situazione
generale, siamo in un contesto nazionale, mondiale, in cui bisogna
prendere delle decisioni che possono anche essere non condivise,
che possono rappresentare fatti non positivi delle nostre eventuali
ammissioni future, però sono delle decisioni necessarie che devono
essere prese.
In Commissione abbiamo deciso in un clima assolutamente sereno e
tranquillo di andare avanti rispetto alle indicazioni pervenute con
una legge nazionale, e oggi ritengo che la Presidenza ha adottato
una decisione di grande civiltà, e in un contesto di grande
rispetto nei confronti di tutti, andiamo avanti con questa legge.
Per quanto mi riguarda, quindi, in qualità di deputato dell'MPA,
non già come capo gruppo, sono assolutamente favorevole che questo
disegno diventi legge della regione siciliana. Tutto il resto, il
proporzionale, i collegi, tutto ciò che implica la diminuzione dei
deputati, può essere visto con ulteriori decisioni legislative di
questa Assemblea, dove ancora una volta si dimostra la capacità di
essere tutti classe dirigente.
Per quanto mi riguarda, quindi, sono assolutamente favorevole
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha
facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
assessori, noi non stiamo sbagliando adesso, sicuramente abbiamo
sbagliato prima, cioè non abbiamo colto subito l'esigenza che
veniva dalla gente, dal popolo siciliano, di andare incontro a
legittime aspettative che erano quelle di sentirsi rappresentati,
quelle di razionalizzare, oltre che contrarre i costi della
politica.
Oggi siamo qui a discutere di una legge che sicuramente va
approvata, e lo voglio dire all'inizio di questo mio intervento. In
altre occasioni la classe dirigente siciliana ha dato buona prova
delle proprie capacità, siamo stati antesignani dell'elezione
diretta dei sindaci, abbiamo portato avanti un percorso che poi è
diventato un ragionamento apprezzato nel panorama politico
nazionale, eppure questa antipolitica è esplosa in Italia ed è
esplosa perché? Vi sono state, certo, aggressioni medianiche da più
parti, vi è stata una mancanza evidente di rappresentanza. Quando
si è scelto di nominare la classe dirigente italiana, i
parlamentari, i senatori, certamente, non abbiamo reso un omaggio
alla democrazia e un servizio ai cittadini, abbiamo, al contrario,
sviluppato meccanismi di allontanamento dal palazzo.
(Presidenza del Presidente Cascio)
Questo è accaduto in Italia, questo è accaduto anche in Sicilia,
perché è evidente che anche in Sicilia abbiamo contribuito ad
allontanare dalla democrazia e quindi, dagli organi istituzionali
di rappresentanza, i siciliani, perché si è verificato un sistema
ribaltonistico che certamente i siciliani non hanno apprezzato, lo
hanno visto a modo proprio come un tradimento.
Allora, noi dobbiamo oggi percorrere un nuovo cammino, dobbiamo
capire i punti critici di questo percorso, dobbiamo capire perché i
giovani si allontanano dalla politica, perché i giovani tentano a
piè sospinto di dire la propria in diverse occasioni e quasi
aborriscono la politica.
Ma ci siamo chiesti, signor Presidente, se il sistema scolastico
italiano e lo stesso sistema scolastico siciliano, noi che vogliamo
essere innovatori, è un sistema che porta avanti il principio della
neutralità? Noi sappiamo se per davvero i docenti, in questo
momento, siano essi di destra o di sinistra, a scuola mantengono la
neutralità? Oppure cedono alla tentazione del proselitismo, cedono
alla tentazione della imposizione a tutti i costi della propria
idea. Vi sono esempi di docenti, e a me costa personalmente, che
addirittura vanno in Aula a dire che la politica è un circo e
all'interno di questo circo esistono molti buffoni, molti
pagliacci. E' questo un modo per fare educazione? Non vi è anche
una crisi educativa che allontana i ragazzi dalla politica? Non vi
è cioè l'esigenza, insieme alle grandi riforme, di fare anche
quella dell'offerta educativa in grande sofferenza?
Allora noi dobbiamo andare avanti facendo un ragionamento
complessivo, dobbiamo capire quale è il polso della situazione, ma
certamente la politica non può agire come il mercato. Non può,
cioè, muoversi in riferimento a quelli che sono i problemi, le
esigenze anche superficiali, ma, al contrario, deve saper governare
i problemi e noi qui dobbiamo essere capaci di governare i
problemi. Certo, in questa legge, noi siamo giunti in ritardo. Ora
siamo obbligati ad approvarla precipitosamente, rapidamente.
La Commissione Statuto, purtroppo, ha fatto poco e male, lo diceva
bene l'onorevole Falcone. Avremmo potuto inserire norme che
avvicinano i cittadini alla politica. Avremmo potuto pensare più
compiutamente a norme antiribaltone. Avremmo dovuto intercettare le
esigenze anche dei giovani che non si rendono conto chi è chiamato
a rappresentarli, è stata data ai giovani la possibilità di
avvicinarsi alla politica in maniera sbagliata e molto spesso
addirittura respingendoli, come se a non occuparsi di politica non
accade ciò che i giovani non vogliono. Se i giovani non si occupano
di politica, la politica certamente si occuperà di noi. Avremmo
potuto fare meglio, avremmo potuto inserire norme più aderenti ai
bisogni di questo grande mondo giovanile e dell'intera Sicilia.
Oggi siamo qui. Daremo un primo segnale. Lo faremo col senso di
responsabilità, sapendo certamente che vi sarà sul territorio una
certa contrazione dei livelli di democrazia. Lo ha detto
l'onorevole Colianni, ma è chiaro che la democrazia ha le proprie
regole, ma che noi dobbiamo in questo modo tentare a tutti i costi
di recuperare il senso della politica, il senso del governo dei
problemi, lo dobbiamo alle future generazioni, ai nostri figli,
perché non dare alla politica il giusto ruolo significa cedere alla
lotta di classe, alla lotta sociale, al conflitto, significa non
dare risposte e questo oggi, come siciliani, certamente, non
possiamo consentircelo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ormai siamo
arrivati ad una forma di ricatto. Roma ci ricatta, se non tagliamo
il numero dei deputati ci penalizzano nei trasferimenti Stato-
Regione. Io non sopporto il fatto che un Parlamento nominato decida
le sorti di un Parlamento regolarmente eletto.
Con il controllo del Commissario dello Stato, articolo 27 dello
Statuto regionale, per qualsiasi tipo di provvedimento siamo sotto
la sua lente di ingrandimento e il taglio dei deputati è un altro
passo indietro. Non penso che il problema dei siciliani è ridurre
il numero dei deputati.
I siciliani si aspettano da questa Aula un lavoro onesto e
perfetto che ci porti, giorno per giorno, a lavorare affinché si
possa trovare il giusto riconoscimento, il giusto interesse per
rilanciare sviluppo ed economia.
Signor Presidente, lei, in diverse occasioni e interviste, ci ha
difeso e la ringraziamo.
Fin dall'inizio di questa legislatura, questo Parlamento è stato
penalizzato rispetto ad alcune scelte, per esempio, ad alcuni
aumenti che non abbiamo mai fatto.
Lei, signor Presidente, con la sua onestà intellettuale, ci ha
condizionati e ha fatto bene a non avere considerato che viviamo un
momento di crisi. E noi siamo rimasti, fin dall'inizio, agli
emolumenti che avevamo prima. Credo che il nostro sia un Parlamento
responsabile sotto questo aspetto.
Mi sarei aspettato dall'onorevole Barbagallo, deputato di questa
Assemblea da 25 anni, un emendamento che abbassasse di gran lunga
il numero dei deputati ma togliesse anche il pensionamento a 60
anni, però, andando a ritroso.
Iniziando non dal 2012 ma iniziando da quando è nata la
legislatura, dal 1947 Vediamo così se oggi, stanco di stare in
questa Aula, verrebbe a manifestare, dicendo di tornare indietro.
La Sicilia prima doveva tornare indietro.
Speriamo che questo disegno di legge ci porti da novanta a
settanta perché la nostra Regione, anche per motivi territoriali,
è la seconda a livello nazionale, come grandezza e come abitanti.
Su cinque milioni e mezzo di abitanti è disastroso passare da
novanta a cinquanta.
E' un'ingiustizia anche la rappresentatività. Cinquanta deputati
sono pochi per cinque milioni e mezzo di abitanti.
Questo disegno di legge, a mio avviso, deve ritornare in
Commissione per fare una verifica ed immediatamente parlare anche
di riforma.
Visto che parliamo di decurtare il numero di deputati, possiamo
parlare anche che in alcuni casi l'attività parlamentare possa
essere interrotta, se, ad esempio, il Presidente della Regione, per
tanti motivi, possa venir meno alla sua condizione del Governo.
Signor Presidente, questo disegno di legge dovrebbe ritornare in
Commissione per essere riconsiderato in tutti i suoi articoli,
inserendo, possibilmente, tutto quello che manca.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino. Ne ha
facoltà.
D'AGOSTINO. Grazie, signor Presidente. Io premetto subito che
vorrei iscrivermi nel partito di quelli che non hanno alcuna
difficoltà a riconoscere che ridurre il numero dei deputati in
questa Assemblea regionale è assolutamente possibile e anche
corretto, se vogliamo, e non soltanto inseguendo i tempi, come
qualcuno ha detto prima di me, le polemiche, la canea che
ovviamente in qualche modo incita in maniera semplicistica a
ridurre i cosiddetti costi della politica e, in qualche modo, a
ridurre questi costi attraverso la riduzione della rappresentanza
parlamentare.
Lo dico a prescindere, ha detto bene Cracolici, se è necessario
per il buon funzionamento o se soltanto il buon funzionamento di
una Assemblea regionale potesse essere garantito da 50 o 60
deputati non vedo qual è la difficoltà a farlo a prescindere.
Però, signor Presidente, a parte il fatto che questa Assemblea
dovrebbe prendere in considerazione questo argomento con una
maggiore solennità che questa sera non c'è, con un impegno,
un'attenzione, una concentrazione che chiaramente in questa
Assemblea non c'è, credo che non si possa approvare questo disegno
di legge cosiddetto voto, questa legge di proposta al Parlamento
nazionale innanzitutto con l'ipocrisia.
Qui passa il messaggio, signor Presidente, non so se serve a
qualcuno, se conviene a qualcuno, se è così importante che non si
sappia che noi votiamo con un fondo di ipocrisia elevatissimo.
Siamo convinti che noi ci riduciamo, noi riduciamo il numero dei
deputati in questa Assemblea? Bene, noi non facciamo questo. Che
sia chiaro, che si sappia, che questo la stampa lo riporti come
giusto che sia, non saremo mai noi a ridurre il numero dei
deputati, ma a decidere è il Parlamento nazionale. E allora perché
lo facciamo? Lo facciamo forse perché riteniamo opportunistico
farlo e non soltanto opportuno. D'altra parte, qualcuno nei primi
interventi non ha neanche fatto mistero perché c'è il trucco in
questa situazione e cioè quello di anticipare il Parlamento
nazionale che forse ci vuole ridurre a 50 e allora noi cerchiamo di
mediare a 70.
Quindi, non lo facciamo neanche con la convinzione di chi ritiene
di doversi uniformare ad un dettato legislativo nazionale che è
quello che conduce e che comanda. Per evitare di essere sempre i
più furbi di Italia, perché noi questa prerogativa da siciliani ce
la portiamo dietro da secoli e secoli, salvo poi vedere quello che
abbiamo in questo momento e quello che ci ritroviamo. Non è che
siamo stati davvero così furbi, soprattutto negli ultimi secoli.
Dobbiamo almeno sapere quello che stiamo facendo.
Un'altra cosa che dobbiamo ricordare, signor Presidente, è che lei
deve ricordare considerato che è il Presidente che presiede l'Aula
in una decisione così importante e così decisiva.
Noi non abbiamo il primato degli onorevoli regionali, noi siamo
gli unici in Italia, piaccia o meno, sia questo giusto o meno, sia
una cosa che può apparire sconveniente o meno, gli unici onorevoli
regionali che ci sono in Italia, noi non facciamo parte di un
Consiglio regionale, facciamo parte di una Assemblea regionale che
ha la dignità di Parlamento regionale, forse il Parlamento più
antico del mondo. Non ce lo dimentichiamo. Vogliamo rinunciare a
questa prerogativa? Bene, almeno facciamolo sapendo quello che
stiamo facendo. Abbiamo una specialità, ce la conferisce una legge
costituzionale, ce lo conferisce il nostro Statuto.
Vogliamo rinunciare a questa specialità in maniera così distratta,
in maniera così assente anche oggi, in maniera così assolutamente
non partecipata? Senza che ci sia un confronto vero, senza che ci
sia una contrattazione vera con il Parlamento nazionale che è stata
quella che ha ispirato il nostro Statuto? Bene, rinunciamo a queste
prerogative, a cominciare dalla prerogativa della composizione del
numero dei parlamentari che - ripeto - non è un tabù, e quindi ci
possiamo certamente rinunciare, ma rinunciamoci così, come stiamo
facendo, con questa semplicità, con questa superficialità, con
questa ipocrisia che permette a qualcuno di farsi bello sui
giornali perché ha proposto la riduzione dei parlamentari? E
vedrete che così crollerà il sistema di questa specialità perché
non ci verrà più riconosciuto il confronto, non ci verrà più
riconosciuta la contrattazione, non ci verrà più riconosciuta la
parità tra le istituzioni, signor Presidente.
Io non credo che noi possiamo rinunciare e sacrificare il nostro
Statuto così facilmente. Lo dico appellandomi ai colleghi. Stiamo
attenti a non incrinare le nostre fondamenta con tanta facilità e
con tanta semplicità. E' vero che questo Statuto è vecchio di
sessantacinque anni, che va cambiato, va riformulato, ma facciamolo
con attenzione e, soprattutto, con consapevolezza per quello che
stiamo facendo.
Allora il numero dei deputati lo dobbiamo sapere, quando venne
determinato non ha mai tenuto conto del numero degli abitanti.
Vogliamo subire questa scelta oggi?
Facciamolo, ma lo dobbiamo sapere che lo stiamo facendo, e
concludo, signor Presidente.
Io credo che noi non dobbiamo rinunciare allo Statuto, al metodo
che portò ad ottenere questo Statuto e questa specialità. E credo
che, se dobbiamo rinunciare veramente al numero dei deputati,
rinunciamoci aprendo una chiara trattativa non truccata, una vera
non ipocrita trattativa col Parlamento nazionale, chiedendo una
mediazione, chiedendo le compensazioni per la Sicilia, non per le
prerogative parlamentari.
Questa è una cosa che non stiamo facendo, signor Presidente, e
credo che sia forse più importante di rinunciare, per inseguire il
favore popolare, a ridurre il numero di questi deputati
parlamentari in maniera così semplice. E sa perché? E concludo
signor Presidente. Perché se il Parlamento nazionale, se Roma, se
Roma ha già deciso di ridurre i consigli regionali, e lo ha fatto,
è stato votato un provvedimento, molto chiaro, ci dice che noi
diventeremo un Parlamento di cinquanta membri - e concludo - se
Roma l'ha deciso e se questo Parlamento siciliano vuole davvero
essere consequenziale bene lo faccia ritrovando orgoglio, dignità
ed intelligenza, aprendo un confronto vero e con un'iniziativa
parlamentare che ci deve essere, sono d'accordo con lei, signor
Presidente, e che credo che anche nella proposta del presidente
Maira si possa riassumere con la stessa dignità con la quale noi
oggi vogliamo votare una proposta di legge che riduce questo
Parlamento.
In quel modo avremmo affrontato e ci saremmo confrontati col
Parlamento nazionale con grande dignità, allo stesso livello e
avremmo accettato da loro, dal Parlamento nazionale la riduzione
che riterranno necessaria, anche più drastica dei settanta
deputati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur comprendendo che
chi sostanzialmente non ha partecipato, anche se indirettamente -
lo dico come rappresentante di una forza politica - al voto in
Parlamento nazionale si scagli contro questa norma, con molta
sincerità sono rimasto sbalordito che coloro che, invece, in
Parlamento nazionale hanno votato la norma cui si fa riferimento
del famoso abbattimento a cinquanta con una logica ragionieristica,
puramente ragionieristica, che ora dirò anche se il tempo è breve,
sono rimasto sbalordito, che costoro sostanzialmente non sono
consapevoli di questo tipo di discussione, rispetto anche a questa
logica ragionieristica del cinquanta, che nasce da una precisa
volontà del PID, del PDL, della Lega che hanno votato quel
provvedimento
Noi abbiamo votato contro quel provvedimento, ma non perché
facciamo prevalere il conservatorismo, perché io dico né
conservatorismo né demagogia, se è vero che dobbiamo fare un buon
lavoro e se è vero che dobbiamo mettere orecchie a terra e sentire
quello che chiedono non le masse che pressano, che sono sotto il
Parlamento a manifestare ma orecchie a terra e sensibilità nel
capire che in questo momento è vero quello che hanno detto alcuni
colleghi: efficienza, razionalizzazione, anche delle Istituzioni, è
assolutamente un fattore importante, sentito, avvertito, più di
quanto noi possiamo pensare, è inutile che ci giriamo attorno.
Ed allora questa è la prima precisazione, perché se la dobbiamo
buttare in politica è un fatto triste, perché credo che questa sera
non dovevamo buttarla in politica, dovevamo invece seriamente
costruire uno spirito unanime ed agganciarci a quello che è un sano
ragionamento.
Perché l'articolo 19 di quella legge, che nel contempo dice 50 con
la logica ragionieristica del legislatore nazionale? Perché
l'articolo 19 richiama a quello che è il rispetto della specialità
delle Regioni a Statuto speciale. Cosa significa? Significa che
comunque noi da questo punto di vista non saremmo costretti a
tenere conto che a livello nazionale si può decidere 50? No, non
voglio entrare in aspetti ed improvvisarmi costituzionalista, ma se
quell'articolo è stato scritto, il nostro diritto, la nostra azione
propulsiva nel fare la proposta è importante Se è vero che ci
ispiriamo tutti, e lo abbiamo ricordato, a quello che è l'origine
pattizia del nostro Statuto e se è vero che ci ispiriamo alla
questione che riguarda appunto la specialità su cui spesso non ci
soffermiamo del nostro Statuto.
Visto che la tendenza è a un livellamento verso il basso della
specialità legata ad alcune Regioni italiane, ed allora io dico:
ricostruiamolo questo spirito, non voglio fare, non voglio
assolutamente rischiare di fare un sermone, ma ricostruiamo quello
spirito unanime dentro questa Aula, che ci possa permettere come
azione propulsiva di negoziare rispetto a ciò che ci aspetta per
quanto concerne anche il numero dei rappresentanti di questa Aula,
di questa Assemblea. Evitiamo anche formule retoriche, perché non è
con la retorica che noi affronteremo la questione vera, di come
anche noi siamo chiamati a razionalizzare, a diminuire il numero
dei componenti di questa Aula.
Ma diciamocelo con estrema franchezza.
Poi dobbiamo aggiungere la norma transitoria; allora non l'abbiamo
aggiunta quando abbiamo predisposto l'ultima legge-voto, ma il
legislatore nazionale è ovvio che l'abbia aggiunta, nel senso che
se non riusciamo a darci con delle modifiche anche una legge
elettorale, quindi non so se qui abbiamo potestà esclusiva, in
grado di leggere bene quello che stiamo facendo, con le modifiche
che riteniamo opportuno, guardando il nostro territorio, guardando
i collegi, guardando il rapporto anche deputato-elettori, beh, è
ovvio che ci troveremmo con un vuoto normativo assolutamente
inammissibile.
Quindi è evidente che il legislatore nazionale ha introdotto la
norma transitoria per quanto concerne la questione, se modifichi la
legge elettorale bene, se non la modifichi evidentemente già
stabilisco come tu alla prossima occasione elettorale vai a votare,
perché noi non l'abbiamo inclusa allora. Oggi la includiamo,
secondo me, tenendo conto del fatto che l'inclusione allora fatta a
livello di Parlamento nazionale, ovviamente era necessaria.
Allora ricostruiamo questo spirito unitario. Perché, guardate,
approvare una legge, determinando maggioranze e minoranze in questo
momento è l'errore fatale che noi potremmo fare, è un cattivo
segnale che noi mandiamo all'opinione pubblica siciliana e non solo
siciliana, perché noi è evidente che se anche spesso pensiamo la
Nazione, siamo una Regione dello Stato e della Repubblica italiana,
è con questo spirito che, secondo me, dovremmo affrontare una
discussione del genere, e soprattutto è con questo spirito che in
queste ore, a prescindere dalle ore 22,00, dovremmo invece
ricostruire quello spirito unanime che è stato oggetto di
discussione nella Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari
e che si evince dalle firme che sono evidentemente anche apposte al
disegno di legge che stiamo discutendo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono dei
momenti nella vita di un Parlamento e dei suoi componenti durante i
quali ciò che dice un parlamentare difficilmente può discostarsi
molto da ciò che pensa.
E io ritengo che in un momento come questo il compito vero di un
parlamentare è quello di dire permanente ciò che pensa senza gli
infingimenti che sono spessi tipici del linguaggio del parlamento,
senza i tatticismi che sono anch'essi una caratteristica di tutti i
parlamenti, ma dicendo le cose effettivamente come stanno.
Ora c'è qualcuno che non si rende conto o non si è voluto ancora
rendere conto che il momento particolare che sta attraversando il
nostro Paese, e non solo, ma l'intera Europa a causa della
profondissima crisi che altri hanno determinato ma che tutti noi
subiamo è all'origine di una serie di malcontenti e, oserei dire,
di giuste ribellioni popolari che non accettano a torto o a ragione
- ora vedremo perché dico a torto o a ragione -, che non accettano
che ci sia una continuità nell'agire politico e anche negli stessi
assetti politici, dico a torto o a ragione, perché non si può
pretendere che i sentimenti populistici portino comunque a qualcosa
di buono. Spesso e volentieri il populismo non porta a un esito
positivo perché è figlio della rabbia momentanea; è figlio del
malcontento momentaneo e scarica sulla cosa più facile che trova
davanti su cui scaricare - e cioè la politica o la classe politica
- il proprio malcontento.
Certo, non si può pretendere di far capire che la democrazia non è
un lusso, che la democrazia ha un costo, che la democrazia è un
costo sopportabile dai Paesi liberi, perché se dovessimo ascoltare
ciò che viene oggi dalla piazza, dovremmo fare piazza pulita ed
arrivare ad un regime di commissariamento di nomina dei vecchi
prefetti mussoliniani. E lo dice uno che viene dal MSI
Risolveremmo e come i problemi dei costi della democrazia Quanto
risparmieremmo: niente più sindaci, niente più consiglieri
comunali, niente più province, niente più giunte provinciali,
niente consigli provinciali, niente organismi collaterali, niente
parlamento anche Quanto risparmieremmo Se vogliamo questo, certo,
si può arrivare a questo, ma non credo che chi protesta oggi voglia
arrivare a questo.
Allora qual è il compito vero che ha una classe politica che sia
all'altezza del ruolo che sta vivendo in questo momento? Il ruolo
vero di una classe politica è quello di sapere cogliere l'istanza
di cambiamento che viene dalla gente e nello stesso tempo di sapere
riaffermare e lottare anche con i denti per quella specificità che
giustifica l'esistenza stessa di un parlamento
Pertanto, il disegno di legge che noi oggi discutiamo riafferma un
principio, che questo è un parlamento che è figlio di una Regione a
statuto speciale e che discende da una serie di lotte attraverso
cui si è arrivati al riconoscimento della Regione a statuto
speciale. E allora non può essere e non deve essere trattato alla
stregua dei consigli regionali e di un provvedimento di carattere
meramente aritmetico che anche un bambino della quinta elementare
potrebbe saper fare
Pertanto, se questo parlamento c'è, esiste, vuole essere
riconosciuto come tale, riconosciuto come un parlamento di una
Regione a statuto speciale, costituzionalmente garantito, questo
parlamento deve adempiere agli obblighi che discendono dall'essere
statuto speciale e quindi deve autoriformarsi, deve autoriformarsi
per avere la dignità di battere i pugni sul tavolo a Roma, perché
questa dignità discende dall'essere stato protagonista della
primogenitura della propria autoriforma. Se no è inutile che si
continua a pretendere rispetto su altri aspetti dello Statuto, se
si cerca di sgattaiolare con atteggiamenti che sono tipici della
politica e che, nella normale dialettica parlamentare sono anche
comprensibili. Ma non sulle cose fondanti e sulle cose
fondamentali.
Io posso anche accettare l'idea, ci sono diversi colleghi che
vorrebbero introdurre un emendamento condiviso per dare maggiore
stabilità al discorso che stiamo portando avanti. Ma convinciamoci
del fatto che siamo in un momento speciale, con un Governo
nazionale che ha preso dei provvedimenti, ad esempio sulle
province, con forti dubbi di costituzionalità. Se c'è qualcuno che
pensa, che spera, di potersi sottrarre alla determinazione del
Governo nazionale, a questi colleghi voglio dire che anche i
Governi tecnici fanno politica. E state certi che il Governo Monti,
una delle prime cose che darà in pasto all'opinione pubblica per
cercare di lavarsi la coscienza, sarà quella di richiedere
un'approvazione rapida della riforma costituzionale, anche a 50
deputati. E in quel caso è vero che la rappresentanza non sarebbe
più garantita.
Quindi vi invito ad una approvazione rapida del disegno di legge,
perché ci consente di sederci a quel tavolo con la dignità di chi è
Parlamento.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto modo di
ascoltare stasera un'analisi sul perché ciascun parlamentare
intenda esprimere il suo voto a favore o contro questo disegno di
legge. E mi è sembrato che questo Parlamento fosse quasi
prigioniero, ogni singolo parlamentare fosse prigioniero di
un'opinione pubblica che impone un certo comportamento.
Ho riflettuto prima e durante questo dibattito, e per quanto mi
riguarda, ogni giorno debbo rendere conto a me stesso, alla mia
coscienza, debbo rendere conto al mio essere parlamentare, in un
rapporto costante e continuo di legittimazione che mi lega con il
corpo elettorale, con il popolo siciliano. Al di là delle legittime
opinioni che sono state espresse questa sera, tutte rispettabili,
penso che un qualunque Parlamento, qualunque Assemblea legislativa,
riempia di contenuti una norma contestualizzandola con il momento
storico in cui è costruita e scritta.
Davvero mi viene difficile immaginare che qualcuno fuori da questo
Parlamento possa comprendere la legittimità dei ragionamenti
sviluppati questo pomeriggio. Non c'è certamente un volere
inseguire l'antipolitica, rispetto alla quale ciascuno di noi deve
fare le barricate, l'antipolitica uccide la democrazia, noi siamo
per comportamenti e percorsi che legittimino ulteriormente la
democrazia. L'antipolitica fa male, soltanto male, alle istituzioni
democratiche.
Né questa sera sono consentiti ragionamenti che portino ad
un'analisi di quelle che sono le impalcature costituzionali delle
istituzioni parlamentari. Non è questo il momento di ragionare su
siffatto tipo di argomenti. Stiamo trattando semplicemente della
mera riduzione del numero dei parlamentari di questa Assemblea
legislativa, e immaginare che questo Parlamento possa sottrarsi, in
questo particolare momento storico, a questo adempimento sentito
dal popolo siciliano, credo che sia il modo più sbagliato per
mettersi assolutamente in contrapposizione a quello che è il comune
sentire.
Non posso credere che ciascuno di noi non ascolti fuori da questo
Parlamento quello che è il sentire comune, è il sentire sommesso di
quei cittadini che sanno perfettamente che debbono affrontare nei
mesi a venire - lo dico senza populismo e senza demagogia -
sacrifici duri per salvare - diceva il Presidente del Consiglio
ventiquattrore fa - sessant'anni di sacrifici, sessant'anni di
costruzione di democrazia e non comprendere noi, il Parlamento
siciliano, che il comune sentire fuori da questo Parlamento,
sommesso e senza l'onda dell'antipolitica, sia quello di attendersi
un segnale, un segnale forte da questa Assemblea legislativa. E la
riduzione di venti parlamentari su novanta credo che risponda,
signor Presidente, onorevoli colleghi, a questa esigenza. Non
possiamo, ancora una volta, immaginare - come ho detto in qualche
altra situazione - che le pareti di questo Palazzo siano così
spesse da renderlo assolutamente impermeabile da quello che si
muove fuori, e non toccare in alcun modo la coscienza alla quale
ogni parlamentare, ogni cittadino, deve rispondere innanzitutto,
prima ancora che alla forza politica di riferimento.
E, allora, ho apprezzato ragionamenti trasversalmente alle forze
politiche che compongono questo Parlamento, ho apprezzato davvero
il senso di responsabilità di tanti parlamentari che questa sera,
senza demagogia e senza populismo, hanno invitato il Parlamento a
votare, appunto, questo disegno di legge in maniera determinata e
convinta.
Signor Presidente, penso che ciascuno di noi debba in questo
momento particolarmente complicato e difficile, riflettere su
quello che dicevo prima, cioè come può mantenere la legittimazione
morale, ancor prima che politica ed istituzionale, a sedere sui
banchi del Parlamento più antico di Europa, e credo che
l'approvazione di questo disegno di legge sia uno dei modi.
Io personalmente, e credo la maggioranza di questo Parlamento, non
possiamo assumerci una responsabilità così grande di fronte al
popolo siciliano, in un momento così difficile e complicato per la
storia del nostro Paese e della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
vivo interesse gli interventi che si sono da questo palco lanciati
verso un dibattito che certamente riguarda un tema rilevante che è
la rappresentanza dei siciliani, in questa Assemblea. E lo dicevo
poc'anzi, a proposito della quasi eliminazione delle province, non
c'è ombra di dubbio che questo disegno di legge rappresenti
qualcosa di importante, di straordinario che va verso una
direzione, che è quella tanto auspicata della riduzione dei
parlamentari.
Ma è anche vero che, implicitamente, questo disegno di legge tiene
conto di una serie di norme inserite nell'ambito dell'articolo 2,
che tratta il tema della conseguente riduzione di quelle che sono
le figure che possono essere elette all'Assemblea regionale
siciliana, la riduzione anche del cosiddetto listino e quindi una
sostanziale modifica elettorale. Giustamente si osserva che
l'articolo 1 da solo non può avere sostanza giuridica se non viene
accompagnato dall'articolo 2, anche con le caratteristiche di norma
transitoria.
Orbene, io credo che più volte in questo dibattito si è
manifestata l'esigenza di un approfondimento di tutte quelle
iniziative che possono essere rappresentate in un disegno di legge
che, da un lato modifica la rappresentanza, ma dall'altro lato deve
consentire non solo la rappresentanza adeguata al numero degli
abitanti delle cosiddette aree metropolitane, ma la rappresentanza
anche delle piccole province. Questo disegno di legge, così come
viene modificato in termini di rappresentanza degli eletti in
questa Assemblea regionale, non c'è ombra di dubbio che da un
segnale forte verso alcune aree dimenticando le altre aree, che
avevano dato luogo ad una rappresentanza a suo tempo di pari
novanta.
Perché pari novanta? Perché quel numero era un numero importante e
straordinario che, se da un lato poteva essere la percentuale
adeguata alla rappresentanza del popolo siciliano rispetto al
popolo italiano, era anche una divisione in termini di
rappresentanza delle aree che consentiva a tutte le province di
potere avere una sua identità ed una sua rappresentanza in questo
Parlamento.
Immaginare un disegno di legge che riduca d'emblèe una giusta
considerazione di quelle che sono le modifiche che nel contempo
intervengono nell'ambito istituzionale, ovvero sia l'idea di
accorpare i servizi dei comuni, l'idea di ridurre in un primo
momento si è manifestata nel corso del dibattito precedente a
quello che è stato il disegno di legge emanato, o meglio ancora il
decreto di legge emanato qualche giorno or sono da parte del
Governo nazionale a proposito della eliminazione delle province,
tutti ricorderemmo che tempo fa si parlava anche dell'eliminazione
dei piccoli comuni.
Quindi, c'è in corso l'idea di un cambio di assetto istituzionale,
ed un assetto istituzionale non può certamente essere mutato
soltanto con una riduzione aritmetica del numero dei parlamentari,
senza tenere conto di quelle che sono le esigenze che scaturiscono
in questa Assemblea e che sono la gemmazione delle esigenze di un
territorio.
Signor Presidente, rinnovo l'appello di non andare di fretta, di
verificare meglio ancora quale può essere - mi permetto di dire -
una normativa più adeguata rispetto a quello che tutti quanti
vogliamo, forse potrebbero essere anche il numero dei parlamentari
inferiore, non è tanto il numero totale ma è come vengono assegnati
questi numeri di parlamentari nell'ambito di un sistema elettorale.
Non c'è ombra di dubbio che è una norma transitoria necessaria,
così come si è discusso anche con i capigruppo parlamentari, ma
tutto questo, a mio avviso, pregiudica il futuro lasciando listini,
lasciando privilegi e lasciando anche nella confusione più totale
di quelle che possano essere le possibilità che un territorio possa
avere di rappresentanza in questa Assemblea regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Parlavecchio.
PARLAVECCHIO. Rinuncio al mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo alcun altro deputato
chiesto di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e pongo
in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevoli resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Ricordo che il termine ultimo per la presentazione degli
emendamenti è stato fissato alle ore 22.00 di stasera.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge «Schema di progetto di legge
costituzionale da proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi
dell'articolo 41 ter, comma 2, dello Statuto recante modifiche e
integrazioni dell'articolo 36 dello Statuto della Regione, in
materia di entrate tributarie'» (702/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al disegno di legge posto
al punto 4) dell'ordine del giorno «Schema di progetto di legge
costituzionale da proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi
dell'articolo 41 ter, comma 2, dello Statuto recante modifiche e
integrazioni dell'articolo 36 dello Statuto della Regione, in
materia di entrate tributarie'» (n. 702/A).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Vinciullo, per
svolgere la relazione.
VINCIULLO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
sottolineare il lavoro che la Commissione ha fatto velocemente per
venire incontro ad una richiesta da parte di tutto il territorio.
Volevo, brevemente, accennare al fatto che, con il presente
disegno di legge-voto, da presentare al Parlamento nazionale, si
intende attivare il procedimento di revisione costituzionale per la
modifica dell'articolo 36, comma 2, dello Statuto della Regione
siciliana, proponendo che l'imposta di produzione, in atto
riservata allo Stato, venga attribuita alla Regione, nel rispetto
del principio della territorialità del gettito tributario, che
consentirebbe di assegnare nuove e maggiori risorse alle regioni in
attuazione dei principi ispiratori del federalismo fiscale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni, la
discussione generale sul disegno di legge viene rinviata in sede di
discussione dell'articolo 1.
Pongo quindi in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Ricordo che il termine ultimo per la presentazione degli
emendamenti è stato fissato alle ore 22.00 di stasera.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Costituzione
dell'Istituto regionale
per lo sviluppo delle attività produttive» (794/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si riprende la discussione del
disegno di legge posto al punto 3) dell'ordine del giorno
«Costituzione dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle
attività produttive». (794/A).
Invito i componenti la III Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo che nella precedente seduta è stato approvato il passaggio
all'esame degli articoli.
Si passa quindi, all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:
TITOLO I
Natura e scopi
«Articolo 1.
Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive.
Natura giuridica
1. Nel quadro degli indirizzi strategici di programmazione,
promozione, valorizzazione ed incremento delle attività produttive,
in attuazione dell'articolo 14, lettere d) ed e), dello Statuto
della Regione siciliana e, altresì, dell'articolo 26 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, al fine di assicurare
l'esercizio unitario delle funzioni amministrative nell'intero
territorio regionale in ossequio ai predetti indirizzi strategici,
la Regione svolge la propria attività di regolamentazione, gestione
ed intervento nell'ambito delle aree destinate allo svolgimento di
attività produttive attraverso l'Istituto regionale per lo sviluppo
delle attività produttive (IRSAP), con sede in Palermo, costituito
e disciplinato dalla presente legge. L'Istituto regionale per lo
sviluppo delle attività produttive è ente pubblico non economico,
sottoposto alla vigilanza, indirizzo, controllo e tutela della
Regione per il tramite dell'Assessorato regionale delle attività
produttive, che la esercita ai sensi della presente legge.
2. Ai fini della presente legge, le aree destinate allo
svolgimento di attività produttive sono quelle già attribuite ai
Consorzi per le aree di sviluppo industriale regolati dalla legge
regionale 4 gennaio 1984, n. 1. Con decreto del Presidente della
Regione, su proposta dell'Assessore regionale per le attività
produttive, previa delibera della Giunta regionale, è possibile
istituire, modificare o sopprimere le aree da destinare allo
svolgimento di attività produttive. Al procedimento di
individuazione delle aree da istituire, modificare o sopprimere
partecipano gli enti locali interessati».
Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 1.1, 1.4,
1.2, 1.5, 1.3, 1.10, 1.7, 1.8, 1.9.
Onorevoli colleghi, comunico che gli emendamenti 1.4, 1.9, 2.16,
3.12, 3.14, 3.13, 5.8, 12.9, 19.25 e A2, a firma degli onorevoli
Leontini ed altri, sono tra di loro intimamente connessi in quanto
relativi ad una diversa struttura della riforma delle ASI che si
intende realizzare. Pertanto, qualora l'Aula non approvasse il
primo di essi, cioè l'emendamento 1.4, tutti gli altri saranno da
intendersi preclusi. Qualora, invece, l'Aula lo approvasse, il
testo andrebbe rielaborato in conseguenza di questa approvazione.
Si passa all'emendamento 1.1.
Per assenza dall'Aula dei firmatari, l'emendamento decade.
Si passa all'emendamento 1.4.
CRACOLICI. Dichiaro di farlo mio.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.4, fatto proprio
dall'onorevole Cracolici.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Onorevoli colleghi, tutti gli altri emendamenti collegati
all'emendamento 1.4 sono pertanto preclusi.
Pongo in votazione l'articolo 1. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2.
Funzioni e finalità
1. L'IRSAP promuove l'insediamento delle imprese nelle aree
destinate allo svolgimento di attività produttive attraverso lo
sviluppo e l'implementazione delle azioni necessarie per favorire
l'avvio di nuove iniziative produttive e per potenziare ed innovare
quelle già esistenti.
2. Per il conseguimento delle proprie finalità, l'IRSAP svolge le
seguenti funzioni:
a) elabora e adotta i piani regolatori delle aree destinate allo
svolgimento di attività produttive;
b) acquisisce gli immobili necessari alla realizzazione delle
infrastrutture e degli stabilimenti da destinare allo svolgimento
delle attività produttive ovvero allo svolgimento dei servizi da
fornire alle imprese insediate; acquisisce e cede terreni per la
costruzione di stabilimenti da destinare ad attività produttive;
dispone, ove possibile, il recupero degli immobili industriali non
utilizzati;
c) progetta, realizza e gestisce le opere infrastrutturali ed i
servizi destinati alle imprese insediate;
d) progetta e realizza gli edifici da destinare allo svolgimento
dell'attività produttiva da cedere all'impresa insediata, ove
questa non vi provveda in proprio;
e) promuove ed implementa l'adozione di convenzioni ed accordi con
i soggetti, pubblici e privati, coinvolti nel processo teso a
favorire lo sviluppo dell'imprenditoria nelle aree di cui
all'articolo 1, comma 2;
f) attiva ogni iniziativa utile al reperimento di fondi, anche in
ambito extraregionale, per la realizzazione dei propri scopi;
g) sviluppa azioni di marketing e promozione del territorio anche
al fine di favorire il reperimento di fondi di investimento
pubblici e privati;
h) fornisce assistenza tecnica agli operatori economici sia nella
fase propedeutica all'insediamento, anche al fine di favorire il
reperimento di nuovi fondi, sia nella fase successiva
all'insediamento;
i) fornisce assistenza alle imprese insediate o che intendano
insediarsi nelle aree di cui all'articolo 1, comma 2, per l'accesso
al credito agevolato anche attraverso la stipula di accordi e
convenzioni con gli enti nazionali e regionali, sia pubblici che
privati, competenti in materia di mediocredito e finanza agevolata;
l) svolge i compiti e le funzioni ad esso assegnati da leggi
regionali e statali.
3. La Regione, gli enti locali ovvero altri enti pubblici possono,
tramite la stipula di convenzioni, delegare all'IRSAP lo
svolgimento di ulteriori attività e funzioni inerenti alla
realizzazione ed alla gestione di infrastrutture e servizi connessi
alle finalità di cui al presente articolo».
Comunico che all'articolo 2 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 2.1, 2.16,
2.2, 2.29, 2.3, 2.17, 2.4 (identico al 2.5), 2.6, 2.18, 2.19, 2.7,
2.20, 2.8, 2.21, 2.9, 2.22, 2.10, 2.23, 2.11, 2.24, 2.12, 2.25,
2.13, 2.26, 2.14, 2.27, 2.15;
- dagli onorevoli De Benedictis, Cracolici, Panarello e Oddo:
2.28, 2.30.
Si passa all'emendamento 2.1.
Per assenza dall'Aula dei firmatari, l'emendamento decade.
L'emendamento 2.16 è precluso.
Gli emendamenti 2.2, 2.29, 2.3, 2.17, 2.4, 2.5, 2.6, 2.18, 2.19,
2.7, 2.20, 2.8, 2.21, 2.9, 2.22, 2.10, 2.23, 2.11, 2.24, 2.12,
2.25, 2.13, 2.26, 2.14, 2.27, 2.15 decadono per assenza dall'Aula
dei firmatari.
Si passa all'emendamento 2.28, degli onorevoli De Benedictis ed
altri. Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Favorevole
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 2.30, degli onorevoli De Benedictis ed
altri. Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 2, così come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3.
Patrimonio e mezzi finanziari. Gestione
1. Il patrimonio dell'IRSAP è costituito dai conferimenti iniziali
al momento della sua costituzione e da quelli successivi operati
dalla Regione ovvero in applicazione della presente legge, dai
contributi pubblici diversi da quelli in conto esercizio nonché
dalle riserve comunque costituite.
2. I mezzi finanziari dell'IRSAP sono i seguenti:
a) rendite del proprio patrimonio;
b) proventi derivanti dalla vendita o locazione, anche
finanziaria, delle aree, degli immobili e dei rustici;
c) proventi derivanti dalla gestione di infrastrutture ed opere e
dai servizi collettivi resi alle imprese insediati nelle aree;
d) proventi derivanti da prestazioni, attività, studi e ricerche
nonché dall'esercizio delle funzioni di cui alle lettere c), d) ed
e) del comma 2 dell'articolo 2;
e) contributi corrisposti annualmente dalla Regione ai sensi
dell'articolo 4 nonché i contributi comunali previsti dal
menzionato articolo 4;
f) contributi corrisposti dallo Stato, dall'Unione europea e da
altri enti pubblici e privati;
g) contributi, donazioni e lasciti da parte di soggetti sia
pubblici sia privati.
3. La gestione economico-finanziaria dell'IRSAP è improntata a
criteri di efficienza, efficacia ed economicità. L'IRSAP è tenuto a
conseguire un risultato di esercizio non inferiore al pareggio di
bilancio. In caso di mancato raggiungimento del pareggio, gli
organi amministrativi dell'ente sono dichiarati decaduti.
4. Con decreto del Presidente della Regione, su proposta
dell'Assessore regionale per le attività produttive, di concerto
con l'Assessore regionale per l'economia, entro centoventi giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato
il regolamento di contabilità dell'IRSAP che prevede, tra l'altro,
le modalità ed i termini di approvazione dei documenti contabili
nonché criteri di controllo di gestione economico-finanziaria.
Trova applicazione il testo coordinato con il decreto del
Presidente della Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97, con le
modifiche apportate dal decreto del Presidente della Regione 29
maggio 2006, n. 729, recante il Regolamento concernente
l'amministrazione e la contabilità degli enti pubblici di cui
all'articolo 18, comma 4, della legge regionale 22 dicembre 2005,
n. 19».
Comunico che all'articolo 3 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 3.1, 3.12
(identico al 3.14 e al 3.13), 3.2, 3.3., 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.8,
3.9, 3.10, 3.11.
Gli emendamenti 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.8, 3.9, 3.10,
3.11 sono decaduti per assenza dall'Aula dei firmatari.
Gli emendamenti 3.12, 3.13, 3.14 sono preclusi.
Pongo quindi in votazione l'articolo 3. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4.
Contributi regionali e comunali
1. L'Assessorato regionale delle attività produttive è autorizzato
a concedere un contributo all'IRSAP per la realizzazione delle
finalità di cui all'articolo 2, fermi restando i limiti degli
stanziamenti del bilancio regionale, nei limiti dei costi sostenuti
o da sostenere.
2. L'Assessorato regionale delle attività produttive è altresì
autorizzato a concedere un contributo all'IRSAP per le spese di
funzionamento e di organizzazione, nei limiti dei costi sostenuti o
da sostenere, fermi restando i limiti degli stanziamenti del
bilancio regionale.
3. Ai fini dell'ottenimento del contributo di cui al comma l,
l'Istituto elabora un programma di intervento, dettagliato per ogni
singola area di investimento, e lo sottopone all'Assessorato
regionale delle attività produttive entro il 31 maggio di ogni
anno. Il contributo è concesso previa positiva valutazione del
programma di intervento, il quale deve essere in armonia con le
linee guida di cui all'articolo 14.
4. In sede di rendicontazione è dato conto della gestione del
contributo di cui al comma l in relazione all'attuazione del
programma di intervento. Il Collegio dei revisori ogni anno, e in
ogni caso quando espressamente richiesto dall'Assessorato regionale
delle attività produttive, relaziona sull'andamento dell'utilizzo
del contributo di cui al comma 1 evidenziando eventuali criticità.
5. Con uno o più decreti dell'Assessore regionale per le attività
produttive sono stabilite le quote dei contributi di cui ai commi 1
e 2. Con i decreti di cui al presente comma è altresì stabilita la
quota da destinare a spese di investimento.
6. Per le finalità di cui al comma 1 del presente articolo è
autorizzata, per l'esercizio finanziario 2011, la spesa di 50
migliaia di euro, cui si fa fronte con parte della disponibilità
dell'U.P.B. 2.2.1.3.7.- capitolo 243301; per gli anni 2012 e 2013 i
relativi oneri, valutati in 500 migliaia di euro annui, trovano
riscontro nel bilancio pluriennale della Regione siciliana per il
triennio 2011-2013 - U.P.B. 2.2.1.3.7.
7. Per le finalità di cui al comma 2 del presente articolo è
autorizzata, per l'esercizio finanziario 2011, la spesa di 150
migliaia di euro, cui si provvede con parte della disponibilità
dell'U.P.B. 2.2.1.3.7.- capitolo 243301; per gli anni 2012 e 2013 i
relativi oneri, valutati in 12.100 migliaia di euro annui, trovano
riscontro nel bilancio pluriennale della Regione siciliana per il
triennio 2011-2013 - U.P.B. 2.2.1.3.7.
8. I comuni nei cui territori ricadono le aree di cui al comma 2
dell'articolo l possono inserire nei propri bilanci un contributo
da corrispondere annualmente all'Istituto deliberato dal consiglio
comunale»
Comunico che all'articolo 4 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 4.1,
4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.9;
- dagli onorevoli Maira e Caronia: 4.11.
Si passa all'emendamento 4.1, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.2, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.3, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.4, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.5, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.6, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.11, dell'onorevole Maira.
MAIRA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 4.7, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.8, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.9, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 4. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5.
Organi dell'Istituto
1. Sono organi dell'IRSAP:
a) la consulta delle attività produttive;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il presidente;
d) il collegio dei revisori.
2. Gli organi dell'Istituto restano in carica cinque anni».
Comunico che all'articolo 5 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 5.1,
5.8, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7.
Si passa all'emendamento 5.1, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
L'emendamento 5.8 è precluso.
Si passa all'emendamento 5.2, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.3, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.4, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.5, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.6, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.7, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi;
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6.
Consulta delle attività produttive
1. La Consulta delle attività produttive è nominata con decreto
del Presidente della Regione, previa delibera di Giunta, su
proposta dell' Assessore regionale per le attività produttive. E'
composta da nove membri scelti tra soggetti che si sono
contraddistinti per la particolare e comprovata esperienza nel
settore delle attività produttive, tenendo conto delle esperienze
maturate nei settori dell'industria, del commercio,
dell'artigianato, della cooperazione e dell'agricoltura, secondo le
modalità di seguito indicate:
a) due membri designati dal Presidente della Regione;
b) un membro designato dall'Assessore regionale per le attività
produttive;
c) due membri individuati tra quelli indicati nella terna di
soggetti presentata dall'associazione degli industriali
maggiormente rappresentativa nel territorio regionale;
d) quattro membri individuati, rispettivamente, in numero di uno
per ogni terna di soggetti presentata dalle associazioni delle
categorie dei commercianti, degli artigiani, delle cooperative e
degli agricoltori maggiormente rappresentativa nel territorio
regionale.
2. I membri della Consulta, ai quali per l'attività svolta compete
esclusivamente il rimborso delle spese di missione ove dovute,
possono essere rinominati per una sola volta.
3. La Consulta fornisce il proprio parere su tutte le delibere del
Consiglio di amministrazione. A tal fine il Consiglio di
amministrazione, almeno venti giorni prima della seduta fissata per
l'adozione della delibera, ne sottopone lo schema alla Consulta,
che esprime il parere entro dieci giorni dal ricevimento.
4. Il parere della Consulta nelle delibere di cui alla lettera b),
comma 2, dell'articolo 7 è vincolante. Di ogni seduta della
consulta è redatto processo verbale il quale, numerato in ordine
progressivo per annualità, è tenuto a cura del direttore generale».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 6.2, 6.3,
6.4, 6.12, 6.5, 6.6, 6.7, 6.11, 6.8, 6.9, 6.10;
- dagli onorevoli Maira e Caronia: 6.14;
- dall'onorevole Bufardeci: 6.1;
- dagli onorevoli Bufardeci, Mineo, Cimino, Scilla e Incardona:
6.13;
- dal Governo: 6.15.
Si passa all'emendamento 6.2, degli onorevoli Leontini ed altri.
Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
favorevole resti seduto;
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 6.14, degli onorevoli Maira e Baronia.
CARONIA. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, io ritengo che rispetto a questo
emendamento ci sia da fare una valutazione, precisamente rispetto a
quella che è la composizione di questa consulta che ovviamente,
avendo un ruolo estremamente importante, a mio modo di vedere, va
rivista in quella che è la composizione numerica.
Al di là del fatto che ciascuno dei membri di questa Consulta
dovrebbe, così come è previsto dal resto della legge, avere un
rimborso spese. Pertanto, un eventuale incremento dei soggetti, non
andrebbe a gravare economicamente in maniera sostanziale ed
incisiva, ma darebbe una maggiore rappresentatività ad enti che
oggi presso le ASI locali delle varie province, hanno la
possibilità di dare un parere consultivo.
Mi riferisco soprattutto alla lettera f) dell'emendamento
sostitutivo 6.14, che indica tra i componenti della Consulta, tre
espressioni delle associazioni sindacali maggiormente
rappresentative nel territorio. Ritengo che questa sia
un'importante sottolineatura, per non lasciare fuori la
controparte, i lavoratori, nell'ambito di quelle che sono le scelte
che hanno a che vedere con l'attività produttiva.
Mi sta bene che ci sia l'Unione delle province, ovviamente anche i
Comuni rappresentati, gli enti datoriali e le associazioni di
categoria, ma mi sembra impensabile escludere un comparto
importante, che è quello rappresentato dai lavoratori.
Ritengo che sia la logica dell'emendamento 6.15, che ho visto
adesso, non so se presentato dal Governo, che recepisce, seppur con
un solo membro, la ratio. Piuttosto che limitarlo ad un membro,
molto spesso diventa difficile fare una crasi tra quelle che sono
le rappresentanze di almeno delle tre importanti sigle sindacali
che siedono nei tavoli di concertazione e nei tavoli delle
trattative con i datori di lavoro.
Visto che si tratta di membri che non hanno un costo, se non nella
misura del rimborso spese, è anche maggiormente agevole per
l'assessore, individuare una figura per ciascuna organizzazione
sindacale che venga espressa con maggiore facilità, piuttosto che
dover trovare all'interno del mondo sindacale, un ulteriore
elemento di sintesi.
E' una richiesta che credo possa essere accolta dal Governo,
nonostante abbia dato parere contrario, pertanto, invito
l'assessore a rivedere questa possibilità. Potremmo anche
subemendare l'emendamento del Governo, facendo diventare da uno a
tre, i membri della componente sindacale.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'articolo 6 che riguarda la Consulta delle attività produttive,
che può incarnare la modifica di questo testo che avevamo
sollecitato e, segnatamente, può dare una risposta alla richiesta
di rappresentanza da parte dei territori.
Siamo in presenza di una norma che stabilisce che un Consiglio di
amministrazione, quello nominato, adotti i piani regolatori,
eserciti il controllo di legittimità su tutti gli atti e,
sostanzialmente sottragga ai comuni all'interno dei quali ricadono
le aree industriali, ogni possibilità di potere intervenire nella
pianificazione del proprio territorio.
Una delle occasioni nell'ambito di questa legge per intervenire è
proprio l'articolo 6, che stabilisce la Consulta delle attività
produttive. Così come è proposto, questo organo, vede una pletora
di rappresentanti di tutte le categorie, e solo un rappresentante
dell'Anci, che è assolutamente minoritario, e che in nessun modo
può avere voce in capitolo rispetto alla determinazione della
pianificazione territoriale.
Propongo di modificare l'articolo 6 e di dare maggiore
rappresentatività ai comuni, ai sindaci, all'interno di quei
territori dove ricadono i comuni che hanno delle aree industriali,
per dare la possibilità ai sindaci di intervenire nella scelta
della programmazione che riguarda il loro territorio.
E' vero che la Consulta emette pareri su una serie di attività che
esulano anche dall'ASI stesse, dalle aree industriali stesse, ma è
pur vero che il parere della Consulta è vincolante laddove ci sono
materie che riguardano la programmazione territoriale. Quindi, io
ritengo che bisogna modificare l'articolo 6 nel senso da me
enunciato, cioè dando maggiore rappresentanza ai comuni all'interno
dei quali ricadono le aree industriali, per consentire il libero
esercizio della democrazia per la quale sono stati eletti i
sindaci. Quindi, inviterei il Governo a fermarsi un attimo e a
proporre un emendamento sostitutivo dell'articolo 6 che, però, non
è quello che abbiamo visto.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, signor Assessore, credo che noi ci
stiamo apprestando a fare una norma che è stata proposta perché si
è parlato tanto delle aree di sviluppo industriali quali enti che,
forse, ultimamente rappresentano l'esempio di una pletora, di un
appesantimento della politica in termini di inefficienza, in
termini di sacche di rappresentanti in forma veramente eccessiva.
Ed è stato detto nei mesi scorsi che la riforma delle ASI voleva,
innanzitutto, togliere ben 700 o 800 rappresentanti. Era questo lo
spirito della legge, da un lato, dall'altro lato, serviva per
efficientare uno degli enti, riducendolo in un unico, per rendere
più confacenti quelle aree di sviluppo industriale, così come si
chiamano sino ad adesso, alle esigenze delle imprese, della
intrapresa privata siciliana per rendere più appetibili le nostre
ex aree di sviluppo industriale nei confronti di quegli
imprenditori che siciliani non sono ma che potrebbero trovare nella
Sicilia un interessante location dove poter insediare le proprie
aziende, le proprie attività produttive.
Una delle prime cose su cui dobbiamo fermarci, su cui dobbiamo
focalizzare l'attenzione, è quella se veramente lo spirito di
questa legge sottrae alla politica la gestione non sempre
efficiente, non sempre fattiva, non sempre inglobante nei confronti
della libera intrapresa, per averla gestita la politica
direttamente, in quei giochi e giochetti di Palazzo e molte volte
di struttura quando in consorzi come quello di Catania, come quello
di Palermo, ma per arrivare al più piccolo, a quello di
Caltagirone, vi erano 58 o 63 componenti che dovevano decidere su
chi doveva essere il presidente e su chi doveva ricadere la scelta
dei vari componenti del comitato direttivo.
Tutto questo oggi noi lo vogliamo evitare. Allora, si è detto in
maniera chiara: togliamo, sottraiamo la gestione di questo nuovo
istituto alla politica. E come possiamo fare ciò? Come può
avvenire? Se la politica diventa notaio di scelte delle categorie,
notaio di una scelta o di più scelte che gli operatori del settore
possono porre in essere perché questo istituto finalmente possa
diventare uno strumento di rilancio, un volano vero dell'economia
siciliana.
Fatta questa premessa mi rendo conto che, quando noi all'articolo
6 parliamo della Consulta alle attività produttive, rendiamo in un
certo senso, diamo a questo istituto un organo consultivo che
dovrebbe essere un organo tecnico-consultivo, però poi cadiamo o
scadiamo nella contraddizione che la nomina di questi componenti da
chi viene fatta? Viene fatta dalla politica. Quando si dice,
infatti, che due membri saranno designati dal Presidente della
Regione, quando si dice che un membro sarà designato
dall'assessorato o dall'assessore per le attività produttive, e non
vado oltre, già i primi tre membri li stiamo assegnando alla
politica. Cioè, su ben nove membri - e vado verso la conclusione -
un terzo lo abbiamo assegnato alla politica.
Allora, io credo che noi rischieremo - ma poi interverrò
nuovamente anche sui successivi articoli, anche per focalizzare
ancora meglio questo concetto, signor Presidente, lo dico anche
all'assessore - perché, a mio avviso, dobbiamo, invece, sganciare
questo istituto dalla politica e assegnarlo e consegnarlo, nel
termine più puro e più chiaro agli operatori del settore.
A me sta bene l'emendamento 6.14 a firma degli onorevoli Maira e
Caronia, che crea una partecipazione non soltanto degli operatori,
anche dei comuni, anche dei rappresentanti delle province, in
quanto ancora le stesse ci saranno, questo non è dato saperlo.
E' giusto che coinvolgiamo gli operatori, ma è giusto anche che
coinvolgiamo i comuni che, a loro volta, hanno comunque una
funzione primaria all'interno di questo organismo.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che le
considerazioni che faceva l'onorevole Formica abbiano un
fondamento. Dopo di che le caratteristiche della Consulta non credo
che possano prevedere, come suggeriva il Presidente Formica, la
presenza di tutti i comuni interessati.
Invece, io chiederei all'assessore di prevedere, quindi con una
norma, che i comuni interessati alle delibere che di volta in volta
si assumono da parte dell'organismo facciano parte, nel momento in
cui si delibera sul loro territorio, siano invitati alla Consulta e
la loro posizione possa valere in quella sede.
CRACOLICI. Questa proposta è corretta
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 6.14. Il parere del
Governo?
VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
CRACOLICI. Forse non ha sentito la richiesta dell'onorevole
Panarello al Governo
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Panarello non ho sentito
da parte del Governo un intervento a favore, per cui io vado
avanti, non posso parlare a nome del Governo.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
signori deputati, la proposta dell'onorevole Panarello è già
sintetizzata all'articolo 15, infatti è previsto che i comuni
partecipino al voto quando si tratta di delibere che interessino i
territori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sull'emendamento 6.14 c'è il
parere contrario di Governo e Commissione. Tenete presente che è
stato presentato un emendamento dal Governo, il 6.15, a sua volta
subemendato dal 6.15.1 che, in qualche modo, potrebbe contribuire a
superare il problema.
Intanto, c'è un parere contrario di Governo e Commissione
sull'emendamento 6.14.
LEONTINI. Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo constatare che in Aula non
risulta essere presente il numero legale, pertanto, apprezzate le
circostanze, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 7 dicembre
2011, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della
Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati
dell'Assemblea regionale siciliana' (n. 790-52-778-779-784/A)
(Seguito)
Relatore: on. Minardo
2) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
dello Statuto recante Modifiche e integrazioni dell'articolo 36
dello Statuto della Regione, in materia di entrate tributarie' (n.
702/A) (Seguito)
Relatore: on. Vinciullo
3) - Costituzione dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle
attività produttive (n. 794/A) (Seguito)
Relatore: on. Apprendi
4) - Riqualificazione urbanistica con interventi di edilizia
sociale convenzionata. Misure urgenti per lo sviluppo economico
(n. 805/A) (Seguito)
Relatore: on. Mancuso
5) - Ricollocazione del personale dell'Ente autonomo Fiera del
Mediterraneo (n. 750/A)
Relatore: on. Apprendi
La seduta è tolta alle ore 20.43
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
alle ore 22.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 794/A COSTITUZIONE DELL'ISTITUTO REGIONALE
PER LO SVILUPPO DELLE ATTIVITà PRODUTTIVE .
All'articolo 2:
Emendamento 2.28:
Al comma 2, lettera c) aggiungere alla fine, le parole anche
mediante procedure di finanza progetto .
Emendamento 2.30:
Al comma 2, dopo la lettera l) aggiungere la seguente: m) stipula
convenzioni con i titolari delle attività produttive insediate o
da insediarsi per delegare ad essi, in tutto o in parte, le
funzioni di cui alla lettera c) .