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Resoconto d'Aula della Seduta n. 302 di martedì 06 dicembre 2011
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   BOSCO,  segretario  f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                               Missione

   PRESIDENTE.  Comunico  che è in missione,  per  ragioni  del  suo
  ufficio, l'onorevole Gennuso dal 6 al 7 dicembre 2011.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
  di legge:

   -  Istituzione dell'Osservatorio regionale della Sicilia  per  la
  tutela   ed   il  monitoraggio  dei  diritti  delle  persone   con
  disabilità. (n. 820)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Incardona
  il 2 dicembre 2011

   - Istituzione del garante etico delle pubblicità. (n. 821)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Falcone il
  2 dicembre 2011

   -  Norme in materia di agevolazioni fiscali per la ricomposizione
  fondiaria. (n. 822)
   di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Vinciullo,
  Pogliese, Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011

   -  Modifica  di  norme in materia di garanzie  fornite  dai  soci
  garanti di cooperative agricole ed alimentari. (n. 823)
   di   iniziativa  parlamentare,  presentato  Vinciullo,  Pogliese,
  Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011

   -  Stabilizzazione del personale precario della regione siciliana
  e norme per il contenimento della spesa. (n. 824)
   di   iniziativa  parlamentare,  presentato  Vinciullo,  Pogliese,
  Buzzanca, Caputo e Falcone il 2 dicembre 2011

   - Norme in materia di organi comunali e provinciali. Soppressione
  delle circoscrizioni di decentramento comunale. (n. 825)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Cracolici
  il 6 dicembre 2011.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Scilla, Cimino  e  Ferrara
  sono in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Comunicazione di approvazione di risoluzione

   PRESIDENTE.  Comunico  che la Commissione  legislativa   Attività
  produttive'  (III), nella seduta n. 235 del 29 novembre  2011,  ha
  approvato   la    risoluzione:   Azioni   da   intraprendere   per
  fronteggiare  le  conseguenze occorse alle serre  del  ragusano  a
  causa degli eventi calamitosi del febbraio-marzo 2011 (n. 22/III).

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  2259  - Notizie sulla grave crisi economica che interessa  le
  comunità alloggio per l'assistenza a malati psichici.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatari: Falcone Marco; Vinciullo Vincenzo

   N.  2260  - Chiarimenti sull'aumento dell'indennità del dirigente
  regionale preposto alla sede di Bruxelles.
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  2261  -  Notizie sull'avviso pubblico per la  riapertura  dei
  termini  per  la  partecipazione alle commissioni mediche  per  il
  riconoscimento delle invalidità dell'azienda sanitaria provinciale
  di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Campagna Alberto

   N. 2262 - Chiarimenti  sulle  presunte  disfunzioni dell'ospedale
  Umberto I di Siracusa.
   - Assessore Salute
   Firmatario: Marziano Bruno

   N.  2266  -  Chiarimenti in ordine ad una presunta  dichiarazione
  dell'Assessore per le attività produttive.
   - Presidente Regione
   - Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
   Firmatario: De Benedictis Roberto

   N.  2268  -  Notizie  sull'uscita dell'ANAS  dal  capitale  della
  società 'Stretto di Messina'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Falcone Marco

   N.  2269 - Iniziative per scongiurare la chiusura dello sportello
  SERIT di Caltagirone (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   Firmatario: Falcone Marco

   Avverto  che  le  interrogazioni testé annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  2263 - Delucidazioni in ordine alla domanda di concessione di
  derivazione   di   acqua   ad   uso   idropotabile   dal   sistema
  acquedottistico dell'Alcantara (ME).
   - Presidente Regione
   Firmatario: Beninati Antonino

   N.  2264  -  Chiarimenti  in ordine ai  contenuti  dei  piani  di
  utilizzo delle aree demaniali marittime.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   N.  2265  -  Chiarimenti  in  ordine  alle  misure  di  riduzione
  dell'inquinamento luminoso.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   N.  2267  -  Iniziative  per garantire la  regolare  apertura  al
  pubblico dell'area archeologica di Segesta (TP).
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
   Firmatario: Mattarella Bernardo

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
  Governo.

                                Congedo

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  preciso   che   il   congedo
  dell'onorevole  Ferrare è da intendersi per le sedute  di  oggi  e
  domani.

   L'Assemblea ne prende atto.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico  che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   N.  128  - Notizie sui corsi per operatore socio-sanitario  nella
  Regione siciliana.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Falcone Marco

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
  svolta al proprio turno.

      Comunicazione di scadenza del termine di cui all'articolo 2
            della legge regionale 15 novembre 1982, n. 128

   PRESIDENTE.   Comunico  che  è  scaduto   il   termine   previsto
  dall'articolo  2 della legge regionale 15 novembre 1982,  n.  128,
  recante    Disposizioni   per  la  pubblicità   della   situazione
  patrimoniale  dei deputati dell'Assemblea regionale  siciliana   e
  dei  titolari di cariche elettive e direttive presso alcuni enti',
  per  il  deposito, da parte dei deputati,  delle variazioni  della
  situazione patrimoniale e dei redditi per l'anno 2011.
   Al  riguardo, ai sensi del secondo comma dell'art. 4 della l.  r.
  citata,  do  notizia  all'Assemblea che: gli  onorevoli  Apprendi,
  Incardona   e   Maira   non   hanno   depositato   le   rispettive
  dichiarazioni  concernenti  le  variazioni  patrimoniali   né   la
  dichiarazione dei redditi; l'onorevole Savona non ha depositato il
  quadro complessivo della  dichiarazione dei redditi.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Rinvio del seguito della discussione del disegno di legge numero
                                 805/A
   «Riqualificazione urbanistica con interventi di edilizia sociale
       convenzionata. Misure urgenti per lo sviluppo economico»

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di legge
  numero  805/A   Riqualificazione  urbanistica  con  interventi  di
  edilizia  sociale convenzionata. Misure urgenti  per  lo  sviluppo
  economico , posto al numero 1).
   Onorevoli colleghi, avverto che l'assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità  dottor Pier Carmelo Russo ha  informato  ieri  di
  essere stato convocato alla conferenza Stato-Regioni.
   Inoltre  la  Commissione  Bilancio non ha  ancora  provveduto  ad
  esaminare  gli  emendamenti aggiuntivi presentati  al  disegno  di
  legge.

   Pertanto  autorizzo la Commissione Bilancio a riunirsi  anche  in
  costanza di seduta.

   deputati'

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-784/A
      «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
   Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
   2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto
     della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati
    dell'Assemblea regionale siciliana'. Disposizioni transitorie»

   PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge numeri
  790-52-778-779-784/A   Schema di progetto di legge  costituzionale
  da  proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo
  41  ter, comma 2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo  3
  dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei
  deputati   dell'Assemblea   regionale   siciliana'.   Disposizioni
  transitorie , posto al numero 2).
   Invito i componenti la I Commissione legislativa a prendere posto
  nell'apposito banco.
   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole Minardo,  presidente  della
  Commissione  e  relatore  del disegno di legge,  per  svolgere  la
  relazione.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, il  tema  della  revisione  dello
  Statuto   speciale   della   Regione  è  da   anni   all'attenzione
  dell'Assemblea regionale.
   Nella XIII legislatura, l'Assemblea regionale siciliana approvò un
  progetto  di  legge  costituzionale  che  conteneva  modifiche   ed
  integrazioni   rilevanti  e  tali  da  determinare  quell'auspicato
  adeguamento  alle  mutate  esigenze della  autonomia  speciale  nel
  quadro  dell'unità  nazionale che privilegia lo Stato  regionalista
  all'interno dell'UE.
   Il progetto fu approvato ed inviato al Parlamento della Repubblica
  per  l'avvio dell'iter costituzionale previsto, ma non ebbe seguito
  per lo spirare della legislatura nazionale.
   Oggi, a prescindere da una riforma organica dello Statuto, si pone
  il   tema   di   aggiornare   i  parametri   della   rappresentanza
  parlamentare,   anche   in   considerazione   del   dibattito   sul
  contenimento  dei  costi  degli apparati  politici,  proponendo  la
  riduzione   a   settanta   del  numero  dei   deputati   componenti
  dell'Assemblea  regionale.  Tale  numero  è  stabilito  in  novanta
  dall'articolo 3 dello Statuto speciale della Regione, che  è  legge
  costituzionale,  e  pertanto  modificabile  con  le  procedure   di
  revisione costituzionale.
   In  particolare, l'articolo 1 modifica l'articolo 3 dello Statuto,
  riducendo  da novanta a settanta il numero dei deputati  componenti
  dell'Assemblea regionale.
   Con l'articolo 2 sono, inoltre, introdotte necessarie disposizioni
  transitorie   volte  a  garantire  l'applicazione  dell'innovazione
  costituzionale  introdotta.  In particolare,  il  comma  1  dispone
  l'entrata  in  vigore della riforma a decorrere dal  primo  rinnovo
  dell'Assemblea  successivo alla data di  entrata  in  vigore  della
  presente  legge costituzionale. Con il comma 2, al fine di  evitare
  inammissibili vuoti normativi nella materia elettorale e nelle more
  che l'Assemblea, ai sensi dell'articolo 3 dello Statuto, adotti  la
  nuova normativa elettorale, il legislatore costituzionale prevede i
  necessari   e  conseguenti  adattamenti  alla  vigente   disciplina
  elettorale regionale per renderla applicabile in conseguenza  della
  riduzione dei deputati prevista.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

   Onorevoli  colleghi,  intenderei  procedere  nel  seguente   modo:
  fisserei  il termine della presentazione degli emendamenti  con  il
  termine della  discussione generale tenendo presente che il disegno
  di  legge è all'ordine del giorno già da alcuni giorni, per cui era
  già  possibile  presentare  emendamenti.  Oggi,  sono  abilitati  a
  presentare  gli  emendamenti in Aula   soltanto  i  presidenti  dei
  Gruppi parlamentari, secondo il  Regolamento interno.
   Quindi,   il   termine  di  presentazione  degli   emendamenti   è
  coincidente con la conclusione della discussione generale, che  può
  essere  svolta  oggi  o possiamo svolgerla domani.  Mi  sembra  più
  opportuno svolgerla oggi,  al  termine della relazione che è  stata
  appena letta.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, assessore, onorevoli colleghi,  posto
  che  abbiamo già sperimentato in questo Parlamento, non più  di  un
  mese  fa,  su  una legge di straordinaria importanza, quale  doveva
  essere quella degli aiuti all'agricoltura, che la  gatta frettolosa
  fa i gattini ciechi , non comprendo quale possa essere la ragione a
  cagione  della  quale,   noi, ora e subito,  si  debba  fissare  il
  termine   per la presentazione degli emendamenti con la conclusione
  della  discussione generale, rispetto ad un disegno di  legge  che,
  seppur produrrà una legge voto, tuttavia, credo sia di fondamentale
  importanza per il destino di questo Parlamento.
   Con  molta chiarezza, signor Presidente, mi rivolgo a lei,  ma  mi
  rivolgo  a  tutta  l'Aula, lei sa bene, così  come  sanno  tutti  i
  colleghi,  che  nella scorsa Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  era  stata  prospettata - l'onorevole  Cracolici  era
  presente,  così  come  lo  era  il Vicepresidente  Formica,   però,
  probabilmente gli interessa di meno -,  l'opportunità di presentare
  insieme al disegno di legge sulla  sacrosanta' riduzione del numero
  dei parlamentari una norma che impedisse i ribaltoni, la cosiddetta
  norma antiribaltone.
     E'  una norma di rilevanza storia, oltre che di grande rilevanza
  politica,  così come quella che vuole la riduzione dei parlamentari
  per  adeguarci  alle  vicende di vita attuale  del  Paese  e  della
  politica  medesima, che non può essere un aborto, signor Presidente
  e  onorevoli  colleghi, abbisogna del perfezionamento perché  possa
  essere meglio valutata dall'Assemblea regionale.
   Io  credo sia improponibile, posto che abbiamo già incardinato  il
  disegno di legge, che si dia un termine per la presentazione  degli
  emendamenti ad horas.
     Io  non  ho nulla da  temere e nulla da nascondere, lo dico  con
  grande  serenità  e  con  altrettanta chiarezza.  Io  sono  per  la
  riduzione  dei  parlamentari, ma sono contro gli  aborti  normativi
  come  quello  che avete fatto correndo sul disegno di  legge  sugli
  aiuti all'agricoltura.
   Fino  a  quando in questa Aula ci sarà la premura di rincorrere  i
  numeri  delle leggi che faremo, noi rischieremo di non  fare  buone
  leggi.  Detto questo, signor Presidente, le chiedo formalmente,  ho
  preso  la  parola  perché il mio Capogruppo  era,  momentaneamente,
  assente ed è arrivato in questo istante, ma ne avevamo, ovviamente,
  parlato,  di  convocare  una Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari perché non credo sia ammissibile, non sotto il profilo
  regolamentare  ma  sotto quello politico che un disegno  di   legge
  così importante veda la fissazione del termine per la presentazione
  degli emendamenti ad horas.

   POGLIESE.  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi   ,   signori
  Assessori,  io  con grande franchezza ho apprezzato l'accelerazione
  che  lei, nella qualità di Presidente di questa Assemblea, ha  dato
  all'ordine dei lavori in occasione di più conferenze dei Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari  su questa tematica ed  era  iniziato  un
  percorso, qualche anno fa che  si era interrotto, si era registrato
  un  silenzio  assordante  e  lei,  credo  con  grande  senso  delle
  istituzioni, ha inteso accelerare.
   Ritengo, altresì, però opportuno che su questa tematica,  su   cui
  coerentemente  con quello che ho già dichiarato  nella  seduta  del
  febbraio  del  2011,  a nome del PDL, laddove  ho  espresso  parere
  favorevole  ad un segnale in controtendenza rispetto a  quello  che
  accadeva  a livello nazionale, ci sia però l'assoluta necessità  di
  un termine congruo per  la presentazione degli emendamenti.
   In  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  il PDL   ha
  formalizzato ed ha preannunziato la presentazione di un emendamento
  che  ritengo di grande valenza simbolica, antiribaltone, di cui  ha
  parlato  anche il collega Cordaro, un emendamento molto delicato  e
  su  cui ci stiamo confrontando con alcuni autorevoli esponenti  del
  mondo  accademico, credo che un termine congruo -  che possa essere
  immaginato  anche a domani - non certamente durante la  conclusione
  del dibattito parlamentare, possa essere opportuno per far votare a
  questo Parlamento un disegno di legge di grande valenza simbolica e
  sostanziale.

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi credo che  stasera
  noi rischiamo di non raggiungere l'obiettivo che ci stiamo ponendo,
  che è quello di una riduzione dei costi della politica e di una, se
  vogliamo,   attualizzazione del sistema istituzionale a quello  che
  il  contesto  moderno  ci richiede. In sintesi,  la  riduzione  dei
  parlamentari nella regione Sicilia.
   Però  il  mio dubbio,  signor Presidente, è quello che  in  questi
  giorni,  in  questa  finestra legislativa si sta,  per  così  dire,
  correndo. Abbiamo messo sul tappeto vari disegni di legge,  abbiamo
  discusso varie norme, ma, ancora, nonostante siano trascorse  varie
  sedute, non ne abbiamo portato a conclusione nessuna.
   Stasera  dovevamo venire qui  a discutere la riforma dei  consorzi
  ASI,  avevamo anche questa. Allora, la proposta e la richiesta  che
  faccio  a  questa  Presidenza è quella di dare non  un  termine  ad
  horas, ma fissarlo, almeno, a domani perché, a mio avviso, è giusto
  che  si  voti  l'articolo  1, ad esempio,  ma  mi  sembra  ultroneo
  l'articolo 2.
   L'articolo 2 va approvato non con una norma costituzionale, quindi
  non  con  una legge voto, ma con una norma regionale.  Cioè,  è  un
  articolo che è conseguenza diretta alla riduzione dei parlamentari.
   Siamo d'accordo perché si possa ridurre il numero dei parlamentari
  a settanta, e che la Regione siciliana dia un segnale chiaro, fermo
  e trasparente sulla volontà di riduzione dei costi della politica e
  vuole  diminuire  la  pretora, se vogliamo, di coloro  che  possano
  svolgere dignitosamente il compito e una funzione istituzionale, ma
  al  contempo,  se  poi mettiamo anche l'articolo  2,  che  è  altra
  materia,   squisitamente  di  competenza  regionale,  rischiamo  di
  annacquare questa norma costituzionale.
   La proposta che faccio è quella di votare l'articolo 1 cioè  sulla
  riduzione  del  numero  dei  deputati,  e  lasciare  al  Parlamento
  siciliano la disciplina, l'organizzazione del sistema di  voto  con
  norma   regionale.  Chiedo,   quindi,  che  il  termine   per   gli
  emendamenti  non  sia ad horas, ma sia almeno di ventiquattro  ore,
  cioè  a domani, per poter riflettere adeguatamente.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  soltanto  per conferire sul percorso da lei indicato e per invitare
  i  colleghi che hanno fatto delle osservazioni relative al percorso
  che  non  mi  pare di essere di fronte a materia nuova. E'  materia
  dibattuta  tra  le  forze politiche, tra i Gruppi  parlamentari,  è
  materia  che  è al centro del dibattito politico nazionale,  quello
  che riguarda i costi della politica.
     Ci  troviamo, quindi, di fronte ad una norma che sostanzialmente
  deve  modificare un numero, da novanta  a settanta deputati, ed  il
  fatto che il Presidente dell'Assemblea inviti ad una responsabilità
  aggiuntiva il Parlamento, rispetto a materia così delicata,  io  lo
  condivido pienamente.
   Fra  l'altro  il Regolamento interno prescrive che gli emendamenti
  devono  essere  presentati  sempre  nell'ambito  della  discussione
  generale,  c'è una prassi d'Aula e non regolamentare che stabilisce
  che si può andare oltre, e si va così alle ventiquattro  ore.
   Inviterei,  quindi,  i  colleghi  parlamentari  che  hanno   fatto
  osservazioni  a  potere in qualche modo ripensare,  alla  luce  del
  fatto  che  questa  seduta  è  al centro  dell'attenzione  politica
  regionale, c'è un'attenzione particolare attorno a questi temi, una
  sensibilità particolare che faremmo male a non cogliere  tutti,  al
  di  là  delle  ragioni di appartenenza nel centro  sinistra  e  nel
  centro destra.
   Detto  questo, signor Presidente, inviterei gli Uffici a  valutare
  la  possibilità di scorporare l'articolo 1 dall'articolo 2,   anche
  se  si  tratta  di  norma  ordinaria,  gli Uffici  valutino  perché
  comunque   la   legge   voto,   che  ha   carattere   di   modifica
  costituzionale,  con la norma transitoria non dovremmo inserirla in
  una norma costituzionale.
   Tuttavia,  però,  mi rimetto a quello che hanno fatto  gli  uffici
  visto che la materia è stata approfondita.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Currenti ha chiesto  congedo
  per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo  ordine
  dei  lavori  che  pongo è che l'Aula torna ad essere  di  difficile
  ascolto, visto che l'impianto ha difficoltà ad essere ascoltato.
   Voglio  porre una questione per coerenza e per correttezza, perché
  è  inutile che giriamo attorno ai problemi. Questo disegno di legge
  è  sicuramente un disegno di legge straordinario per la sua  natura
  anche  di  proposizione,  considerato che,  pur  avendo  avuto  una
  vicissitudine specifica - visto che c'era già un'iniziativa del mio
  collega  e compagno di gruppo, onorevole Barbagallo, che era  primo
  firmatario  di una legge andava in questa direzione - questa  legge
  arriva  in  Aula solo dopo che il Consiglio di Presidenza,  con  la
  Conferenza   dei   Capigruppo,  ha  fatto  proprio   questo   testo
  trasferendolo alla prima commissione e facendolo arrivare  in  Aula
  con una procedura abbastanza blindata.
   Non è un caso che è un disegno di legge eccezionale proprio per la
  sua  proposizione.  Tutti i capigruppo l'hanno  sottoscritto  e  in
  commissione  è  stato  approvato senza che nessun  emendamento  sia
  stato  proposto, non perché la commissione non ha dato il tempo  ma
  perché - vista la particolarità di questo disegno di legge -  si  è
  deciso  di  concentrare  l'aspetto che  si  propone  al  Parlamento
  nazionale  di  modifica della norma, quindi dello Statuto  e  della
  Costituzione,   limitatamente  alla  composizione  del   Parlamento
  siciliano.
   Abbiamo  valutato e deciso di non dare a questo disegno  di  legge
  alcuno  altro  carattere di pur necessarie riforme che  lo  Statuto
  siciliano avrebbe necessità di realizzare. Però, non vorrei che  si
  utilizzassero ora gli emendamenti pensando di cambiare  lo  Statuto
  della  Regione siciliana con emendamenti, perché quello sì  sarebbe
  ridicolo.
   Allora, se si vuole fare una modifica dello Statuto della Regione,
  ricordo  che  ci  sono  disegni di legge già depositati  presso  la
  segreteria  delle  commissioni  parlamentari  che  possono   essere
  esitati  e  valutati,  si possono presentare ulteriori  disegni  di
  legge  per  arrivare  a questo scopo, ma non  si  utilizzi,  a  mio
  avviso,  il treno o la locomotiva  di questo disegno di legge,  che
  sappiamo  tutti perché lo stiamo facendo, per evitare di  subire  -
  diciamoci  le  cose  come  stanno  -  in  maniera  unilaterale,  la
  decisione  di  modificare la composizione dell'Assemblea  regionale
  siciliana da parte del Parlamento nazionale.
   Io  credo  che  il  Parlamento faccia bene e non deve  girarsi  la
  faccia.  C'è una questione aperta che certamente, signor Presidente
  -  magari  lo dirò nell'intervento - sarà più forte, più  credibile
  anche  la  modifica  che stiamo facendo noi nel nostro  Parlamento,
  quando  lo stesso Parlamento nazionale modificherà i suoi numeri  e
  io  dico anche le sue competenze. Ma questo non toglie il fatto che
  il  Parlamento siciliano ha il dovere di non  babbiare' -  lo  dico
  col termine dialettale che rende meglio possibile l'interpretazione
  di questa fase che stiamo vivendo - con la tecnica del rinvio.
   Signor  Presidente,  credo  e  convengo  con  Lei  che,  nel  caso
  specifico,  gli emendamenti possono essere eventualmente depositati
  solo a firma dei capigruppo.
   Ricordo  ai  capigruppo  che non hanno presentato  emendamenti  in
  Commissione,  e  se li presentiamo oggi, è un modo  surrettizio  di
  voler bloccare il percorso di approvazione di questo testo, di  cui
  si parla da troppo tempo.
   Più   se  ne  parla,  più  ritengo  che  facciamo  un  danno  alle
  istituzioni della politica.

   PANARELLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono del  parere
  di  proseguire  nel  senso da Lei indicato, in  considerazione  del
  fatto  che questo provvedimento - fermo restando le cose dette  dal
  relatore, che condivido - è anche un modo per stabilire un rapporto
  positivo  con un'opinione pubblica che è diventata al  netto  delle
  strumentalizzazioni,  particolarmente  sensibile  al   tema   della
  efficienza ed anche dei costi della politica.
   Signor  Presidente,  vorrei  a  questo  proposito  affrontare  una
  questione particolarmente delicata: nei giorni scorsi due membri di
  questo   Parlamento   sono  stati  oggetto  di   un   provvedimento
  giudiziario.  Naturalmente, come recita la  Costituzione,  sono  al
  pari  di  tutti  i  cittadini, innocenti fino  al  terzo  grado  di
  giudizio. Non lo dico in maniera retorica, ma ci credo sul serio.
   E' del tutto indubbio, a proposito del rapporto tra istituzioni ed
  opinione  pubblica,  che  fatti di questo genere  gettano  un'ombra
  sulle  nostre istituzioni. A tal proposito, non intendo fare alcuna
  considerazione  di natura politologia, che potrebbe apparire  fuori
  luogo.  Non  è  questa la sede e non è neanche questa  l'occasione.
  Però,  ritengo  che il Parlamento abbia il dovere di riflettere  su
  questi fatti e, soprattutto, per la parte che gli compete, dovrebbe
  operare  per  distinguere il destino, la vita  e  la  funzione  del
  Parlamento,  che è un'istituzione fondamentale per la democrazia  e
  per i cittadini, dalle vicissitudini dei suoi componenti.
   Signor Presidente, le chiedo, fatti tutti gli approfondimenti  del
  caso, di valutare attraverso la Commissione del Regolamento, se non
  sia possibile, anzi necessario, per i parlamentari che si dovessero
  trovare  in  queste condizioni, operare attraverso  una  automatica
  decadenza  dagli incarichi di responsabilità che hanno  all'interno
  del Parlamento.
   Questo potrebbe e può, secondo me, segnalare questa distinzione ed
  essere un elemento di tutela del prestigio ma anche dell'efficienza
  del Parlamento.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.   Signor   Presidente,  ho   chiesto   di   intervenire
  sull'ordine dei lavori perché, ascoltando i colleghi che  mi  hanno
  preceduto, credo utile una riflessione ulteriore.
   Ho  sentito,  per esempio, da parte dell'onorevole  Cracolici  dei
  richiami in ordine ai lavori che sono stati operati, anche in  sede
  di   Conferenza   dei   Capigruppo,  e  che  hanno   portato   alla
  presentazione di questo disegno di legge.
   Allora,   signor  Presidente  e  onorevoli  colleghi,  con   molta
  chiarezza,  noi  siamo  chiamati a trattare  questo  tema  non  per
  volontà  propria,  ma perché indotti e suggeriti  di  farlo  e  con
  celerità perché un po' tutti si ha la preoccupazione che in  questo
  tsunami  che  è  diventata  l'antipolitica  potrebbero  intervenire
  provvedimenti  anche  diversi e molto più rigorosi  in  termine  di
  riduzione del numero dei parlamentari. Questa è la verità
   Da  parte  di  nessuno c'era la voglia di discutere sul  numero  e
  credo   che  peccherebbe  sicuramente  di  ipocrisia  chi   volesse
  sostenere tesi diversa da questa. Io credo che questa condizione la
  politica se la sia meritata, noi tutti ce la siamo meritati. Questo
  tsunami  di  antipolitica - ripeto - per  molti  versi  è  più  che
  legittimo,  perché  non c'è ombra di dubbio  che  la  politica,  in
  questa  fase  storica - e per politica intendo  complessivamente  i
  quadri elettivi di questo Paese e quindi ovviamente anche di questa
  Regione  - non ha certamente brillato. Credo che in questo  momento
  la gente ce l'abbia con la politica e non perché siamo novanta. Per
  la  gente potremmo essere anche 180, se solo fossimo capaci da dare
  le  risposte  che la gente si attende, se solo riuscimmo  a  essere
  conseguenti alla ragioni per le quali ciascun elettore è  andato  a
  mettere una scheda dentro un'urna. Non credo che il problema sia il
  numero, in questo caso. Il numero è una specie di pagliuzza  che  è
  chiaramente  un  dato  che, in maniera strumentale,  viene  agitato
  sollevando  il  problema, visto che non conclude un bel  nulla  sul
  piano  della  capacità di dare soluzioni ai problemi  della  gente,
  almeno riduciamo i costi che questa inutilità produce. Questa è  la
  sostanza, non diciamo cose diverse
   E  questa  però, amici e colleghi, non può essere una affermazione
  che questo Parlamento può vivere con leggerezza, con distrazione  e
  senza invece un vero approfondimento e una vera riflessione, signor
  Presidente. Io credo che tutti dobbiamo porci questo tema  e  tutti
  dobbiamo affrontarlo con il massimo della serietà.
   Onorevole Cracolici, il termine di un giorno, di due giorni, delle
  24   ore   della  discussione  e  poi  della  presentazione   degli
  emendamenti, non può essere vissuto ancora una volta come una corsa
  frenetica  per dimostrare a qualcuno che  anche loro  ora  riducono
  questi costi . Anche loro, se noi non siamo pienamente consapevoli,
  onorevole Barbagallo, di quello che noi dobbiamo andare a fare.  Il
  numero  va ridotto, perfetto, facciamolo però in una maniera  molto
  oculata  e  molto attenta. Si diceva per esempio che  non  dobbiamo
  presentare  emendamenti perché quella fu l'idea  di  una  frenetica
  Conferenza  dei capigruppo, l'idea di andare avanti  e  presentarlo
  prima che da Roma riducano il numero a 60, non so a quanto, a 10.
   Noi  che  siamo la Terra di Pirandello e viviamo le contraddizioni
  come  nostro DNA, oggi viviamo un'Assemblea sostanzialmente di  102
  parlamentari.  Si  potrebbe,  per esempio,  apportare  una  piccola
  modifica  nella  quale si dica che il numero  degli  Assessori  per
  almeno  4/5  debba essere quello dei deputati in carica  e  non  di
  esterni.  E'  un'offesa?  Non credo.  E'  una  garanzia  anche  del
  concetto di politica.
   La  riflessione  interna a questa Assemblea sul numero  va  fatta,
  avendo  però ben in mente e ben consapevoli che le modifiche  vanno
  fatte  poi  per  quanto riguarda la rappresentanza sul  territorio.
  Pensiamo  alle province di Enna, di Ragusa, di Caltanissetta,  alla
  mia, che è una provincia media, su quelle che potrebbero essere  le
  conseguenze  anche in virtù del rapporto che bisogna avere  con  il
  genere  che deve essere comunque garantito. Occorre una riflessione
  nella legge ordinaria.
   Quindi,   signor   Presidente,  e  concludo,  il   termine   delle
  ventiquattro  ore  in più non può essere vissuto come  un'offesa  o
  come  un  affronto,  o  come  quello  di  chi  vuole  eventualmente
  remorare.
   Ma  cosa dobbiamo remorare, ventiquattro ore? Vogliamo - ribadisco
  -  avere la consapevolezza di quello che facciamo, consapevoli  che
  quello  che  facciamo deve essere il meno peggio,  perché  comunque
  questa fase della politica è la fase dello tsunami. Qua di politica
  non  c'è  nulla, qua c'è soltanto la pancia e la bile della  gente,
  non  c'entra  niente la politica. Attenzione a  quello  che  stiamo
  facendo, se noi vogliamo soltanto assecondare questo andazzo.
   Per  cui,  signor  Presidente, il mio intervento  sull'ordine  dei
  lavori  è  perché  si  dia tutto il tempo  utile  e  necessario  ad
  affrontare  un tema fondamentale per la vista della nostra  Regione
  siciliana in termini di rappresentanza degli elettori, non  di  noi
  attualmente novanta.

   DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sul disegno  di
  legge che oggi abbiamo in esame io credo che due riflessioni vadano
  fatte.
   La  prima è che trattasi di un intervento  che, come è stato detto
  più  volte, è sollecitato da iniziative che sono ormai sulla  bocca
  di  tutti  e,  soprattutto, sulla stampa nazionale  in  termini  di
  riduzione dei costi della politica; la seconda, che mi permetto  di
  rappresentare  all'Assemblea, è che questo è un  disegno  di  legge
  datato.
   Perchè  dico  datato? Perché i recenti provvedimenti  del  Governo
  nazionale  a  proposito  del nuovo ruolo che  debbono  assumere  le
  province  fa  sì che noi ci potremmo trovare in una  condizione  di
  natura istituzionale che dalla presenza delle istituzioni nei  vari
  comuni,  e  mi  riferisco chiaramente al Consiglio  comunale,  alla
  Giunta   ed   al  Sindaco,  a  piè  pari  si  passerebbe   ad   una
  rappresentanza  istituzionale, che è data dall'Assemblea  regionale
  che,  avviando  un percorso di semplice riduzione  dei  numeri  dei
  propri   rappresentanti,   di   fatto   darebbe   luogo   ad    una
  rappresentazione  della  Sicilia con forte caratterizzazione  delle
  aree cosiddette metropolitane.
   E  perché faccio questo ragionamento? Perché l'Assemblea non deve,
  a  mio  modesto  avviso, limitarsi ad un'attività  legislativa  che
  immagina  la  riduzione  solo ed esclusivamente  dei  parlamentari,
  perché,  fermo  restando  che l'idea può  essere  di  settanta,  di
  sessantacinque,   di  cinquanta,  di  quello  che   ovviamente   il
  Parlamento deciderà partendo da una base che è quella che  è  stata
  indicata   in  questo  disegno  di  legge,  tutti  quanti  dobbiamo
  guardarci   per   stabilire  quale  sarà  la   nuova   architettura
  istituzionale di rappresentanza nell'ambito degli enti locali.
   Qui  più  volte  si è parlato, lo ha detto il Governo  più  volte,
  della riduzione, o meglio dell'eliminazione delle province ,  e  il
  Governo nazionale ha di fatto ridotto il ruolo delle province ad un
  ruolo  di mero coordinamento con un sistema elettorale che consente
  una  rappresentazione di secondo grado ai consigli comunali  e  per
  giunta molto ridotta.
   Quindi,  una  fattispecie  su  cui  -  a  mio  modesto  avviso   -
  occorrerebbe avviare anche una forte riflessione, che non  può  non
  immaginare  una differenziazione rispetto a quello che è  stato  il
  sistema  che ci ha portato alla presenza in quest'Aula delle  varie
  province.
   Quindi  le due case, a mio parere, non possono essere messe  l'una
  distante dall'altra, perché rischieremmo di trovarci dinanzi ad una
  disegno  di  legge voto che immagina la riduzione dei  parlamentari
  restando così come sono le cose per l'accesso.
   Non  c'è  ombra  di  dubbio anche che avremmo  delle  disparità  a
  proposito della rappresentanza delle donne col disegno di legge che
  consente   l'elezione  dei  consigli  comunali  ed,   altresì,   la
  rappresentanza in seno al Governo se deve essere espressa  in  sede
  come  rappresentanza  dei parlamentari o se  deve  essere  espressa
  all'esterno del Parlamento siciliano.
   Rimetto  queste riflessioni all'attenzione del Parlamento,  perché
  nessuno  può  -  mi  permetto  di dire  all'onorevole  Cracolici  -
  immaginare  che  possa  essere  un  dibattito  chiuso  soltanto  ai
  quattro,  cinque  capigruppo,  né  tanto  meno  un  dibattito  così
  rilevante, e che riguarda la rappresentanza di intere province, non
  possa  essere inserito in un contesto più ampio, che vede la  nuova
  architettura di rappresentanza nel territorio.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


       Comunicazione di deposito di dichiarazione concernente le
                        variazioni patrimoniali
        e la dichiarazione dei redditi dell'onorevole Incardona

   PRESIDENTE. Comunico altresì che sono state testé depositate  agli
  atti di questa Assemblea regionale la dichiarazione concernente  le
  variazioni   patrimoniali   e   la   dichiarazione   dei    redditi
  dell'onorevole Incardona.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  informo  che  ho
  pronta  la  dichiarazione dei redditi e la depositerò  domani  agli
  Uffici.
   Per  quanto  riguarda  il mio intervento sull'ordine  dei  lavori,
  vorrei   rivolgere  un  appello  all'Assemblea,  partendo   da   un
  presupposto: il disegno di legge all'ordine del giorno porta  anche
  la  mia firma, in qualità di Presidente del gruppo parlamentare,  e
  dichiaro  di  volere  dare adempimento a quella firma.  L'onorevole
  Maira  non  intende rifuggire da una decisione  presa  da  tutti  i
  presidenti  di gruppo, come il Presidente dell'Assemblea.  Ciò  non
  toglie che il dibattito su questo testo, proprio per la valenza, il
  significato   che   assume  in  questo  momento,  dovrebbe   essere
  attenzionato  con  la  massima  solennità,  e  non  mi  sembra  che
  l'Assemblea   possa  considerarsi  solenne,  anzi   direi   che   è
  particolarmente  disattenta.  Solennità  significa  anche  che  non
  dobbiamo partire dal presupposto che è una legge che dobbiamo  fare
  comunque, e nel più breve tempo possibile, perché faremmo un'offesa
  a noi stessi e ai siciliani.
   Mi   sono   fatto   premura  di  leggere  gli  atti   parlamentari
  dell'Assemblea  Costituente che nel gennaio del 1948  ha  approvato
  con  legge costituzionale il nostro Statuto, e intanto mi è balzato
  all'attenzione  un dato: a questo dibattito hanno partecipato  nomi
  importanti,  a  cominciare dall'onorevole Musotto,  che  il  nostro
  collega  dovrebbe  ricordare e conoscere, e  anche  adeguarsi  allo
  stile.  Tutti i rappresentanti dell'Assemblea costituente siciliani
  hanno usato uno stesso linguaggio, hanno usato gli stessi argomenti
  e  hanno  votato  alla  stessa maniera nel  momento  in  cui  si  è
  approvato  lo Statuto della Regione siciliana. Io mi augurerei  che
  lo stesso avvenisse per questo disegno di legge, nel senso non solo
  della  solennità, ma della univocità di intenti, e se  questo  deve
  comportare  un  dibattito più lungo, più sedute d'Aula,  se  questo
  deve  comportare non la presentazione di emendamenti, ma  anche  un
  approfondimento di quello che abbiamo sostenuto fino ad ora,  anche
  sottoscrivendo  il  disegno di legge, io la  prego  Presidente,  ci
  consenta  di  fare una legge che sia all'unanimità, e che  sia  una
  legge  cosciente,  e  non sotto la pressione del  momento,  perché,
  ripeto, questo momento è solenne soprattutto per i tempi che stiamo
  correndo.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, procediamo i lavori trasferendo la
  discussione  generale di questo disegno di legge all'articolo  1  a
  domattina,   diamo  tempo  entro  stasera,  alle  ore  22.00,   per
  presentare  gli emendamenti, dopo passiamo alla legge  di  modifica
  dell'articolo  36, che incardiniamo, diamo termine di presentazione
  di  emendamenti  a stasera alle ore 22.00, e trasferiamo  a  domani
  mattina  la discussione generale all'articolo 1 in maniera tale  da
  approvare i due disegni di legge contemporaneamente.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, rispetto alle decisioni assunte dalla
  Presidenza,  mi  permetto  di sottolineare  che  sarebbe  opportuno
  iniziare  la discussione generale sin da subito, anche perché  deve
  dare  il tempo per presentare gli emendamenti e, se ci sono, domani
  aprire  la discussione sugli emendamenti. Procedendo in tal  senso,
  iniziando  sin  da  subito la discussione generale,  andremo  anche
  incontro  alla richiesta dell'onorevole Maira, adottando uno  stile
  di dibattito che penso possa coinvolgere più parlamentari.

   PRESIDENTE. Onorevole Speziale, mi ha convinto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-784/A
      «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
   Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
   2, dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto
     della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati
    dell'Assemblea regionale siciliana'. Disposizioni transitorie»

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Adamo,  chiede   di   intervenire   sulla
  discussione generale?

   ADAMO.  Signor  Presidente,  io avevo  rinunciato  ad  intervenire
  sull'ordine  dei  lavori  per snellire  i  lavori  e  passare  alla
  discussione  generale.  Desideravo  dire  e  ricordare  qual  è  la
  posizione dell'UDC.
     Questa  è  una  legge  semplice e chiara che  risponde  in  modo
  semplice  e  chiaro ad una richiesta generale dei cittadini  e  dei
  nostri elettori che noi vogliamo rispettare. Una semplificazione  e
  una  riduzione  dei  costi della politica. E'  anche  un  modo  per
  l'Assemblea  regionale siciliana per essere - per una  volta  -  in
  testa  alle  amministrazioni che daranno  una  risposta  in  questo
  senso.
   Il  nostro  gruppo,  l'UDC, non è presente in I  Commissione,  non
  abbiamo sottoscritto il patto con gli altri capigruppo, ma il patto
  lo facciamo nostro, lo faccio mio, e ci impegniamo a non presentare
  alcun emendamento.
   Vorrei  dire all'onorevole Cordaro che la questione che lei  pone,
  del   ribaltone', è una questione complessa, non  è  una  questione
  semplice come la riduzione dei parlamentari.
   La riduzione dei parlamentari va incontro ad una esigenza semplice
  che è quella della riduzione del costo della politica.
   La  questione del ribaltone deve essere confrontata con  questioni
  complesse,  come  sono quelle della libertà del  deputato  e  degli
  elettori   che   egli  rappresenta.  Non  credo   di   essere   una
   ribaltonista'; ho aderito, ho fatto parte di un partito che  aveva
  un  progetto  liberale di cambiamento della società, che  aveva  un
  progetto  di  forte impatto con la realtà, che parlava di  riforme,
  che  parlava di cambiamenti, che parlava di opere pubbliche. Questo
  partito  negli  anni  è  diventato un  partito  populista  che  non
  rispondeva agli impegni che io ho assunto con i miei elettori e  ho
  ritenuto    di   dover   cambiare   senza   per   questo   sentirmi
   ribaltonista'.
   Appesantire questa norma semplice che presuppone semplicemente  la
  riduzione  dei  parlamentari con argomenti complessi  che  possiamo
  affrontare con calma è un modo per cercare di affossare  una  legge
  che la Sicilia ci chiede e che l'UDC sosterrà, con forza e lealtà.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Cordaro,  lei ha già parlato sull'ordine dei
  lavori.

   CORDARO.  Signor  Presidente, forse lei non ha  sentito,  ma  sono
  stato chiamato in causa personalmente dall'onorevole Adamo.

   PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione generale.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  quando  ho
  presentato il disegno di legge sulla riduzione dei parlamentari non
  prevedevo l'attuale clima che si vive nel Paese.
   Debbo, tuttavia, riconoscere che non sono stato un precursore.
   Come   voi   sapete,  infatti,  si  parla  della   riduzione   dei
  parlamentari  dai tempi della Bicamerale presieduta  dall'onorevole
  D'Alema.  Desidero  ricordare, inoltre, che il centro-destra  aveva
  già  approvato una riforma per la riduzione dei parlamentari ma non
  è entrata in vigore per effetto del referendum. Lo stesso onorevole
  Speziale, tanti anni fa, ha presentato un disegno di legge  per  la
  riduzione  dei deputati. Ed era un disegno di legge non finalizzato
  esclusivamente  alla  riduzione dei costi  della  politica,  ma  un
  disegno di legge finalizzato, soprattutto, alla funzionalità  delle
  istituzioni.  Perché  qualcuno - al di  là  dei  confronti  che  si
  possono  fare  e che in questi mesi sono stati fatti  più  volte  -
  dimentica  che  non  è  il  numero  che  dà  il  prestigio  ad  una
  istituzione, ma è la sua produttività, la sua azione istituzionale,
  le sue scelte politiche.
   Una  istituzione  si qualifica se produce, se fa  provvedimenti  a
  favore dei cittadini.
   Non  credo che possiamo permetterci di non approvare subito questo
  disegno   di  legge.  C'è  un  problema  che  riguarda  la   nostra
  responsabilità, ma anche un problema di buonsenso.
   Sono stati chiesti sacrifici a tutti i cittadini e noi, in qualche
  modo, dobbiamo rispondere alla semplificazione istituzionale  e  al
  fatto che in Sicilia non ci sono zone franche nelle quali, rispetto
  ai processi che avvengono nel Paese, ci sono sempre ritardi.
   Sappiamo  che, in atto, la Sicilia ha novanta deputati  regionali,
  l'abbiamo  detto  più volte; la Lombardia ottanta,  con  il  doppio
  della  popolazione;  l'Emilia  Romagna  cinquanta,  con  lo  stesso
  territorio e lo stesso numero di province. E qualcuno mi  dice:  ma
  noi  non  dobbiamo riferirci alle regioni a statuto  ordinario,  ma
  alle regioni a statuto speciale.
   Innanzitutto,  dico che non dobbiamo prendere  esempio  da  quelli
  meno  virtuosi. Inoltre non mi pare che le altre regioni a  statuto
  speciale  abbiano  la  nostra stessa condizione  sociale;  ci  sono
  situazioni  nel  Trentino, nella Valle d'Aosta,  nel  Friuli  molto
  diverse da quelle che ci sono in Sicilia.
   Pertanto, credo che la Sicilia si debba mettere alla testa  di  un
  processo   di   rinnovamento   e  di  innovazione   delle   proprie
  istituzioni.
   Certo,  questo  provvedimento non esaurisce tutto il  ragionamento
  sui  costi  della politica, ma si inserisce in una serie di  misure
  che  l'Ufficio  di  Presidenza dell'ARS ha gia adottato  e  che  mi
  auguro  continui  su  questa strada, perché ci sono  altri  aspetti
  molto  più  macroscopici che riguardano i costi della politica.  Ad
  esempio,  è  intollerabile che si continuino a nominare  consulenti
  con  20 mila dipendenti, con tutti i precari e con 2.250 dirigenti.
  Così  come  è  intollerabile che si continui ad andare in  missione
  senza  che  ci sia una ulteriore decurtazione delle spese  previste
  per le missioni. Ma ci sono tanti altri aspetti.
   In  primo  luogo, i cosiddetti  enti inutili  che in  Sicilia  non
  siamo  riusciti  a ridurre,  nonostante se ne parli  da  tantissimi
  anni.
   Spero  che  stasera si avvii un percorso, un percorso  che  faccia
  presentare  la Sicilia con le carte in regola. Sarebbe  paradossale
  se  le regioni a statuto ordinario riducessero i propri deputati  e
  noi  no   Non  possiamo invocare lo Statuto autonomistico  per  non
  adeguarci ai cambiamenti che avvengono nel resto del Paese.
   La  nostra regione dovrebbe mettersi alla testa di un processo  di
  modernizzazione delle proprie istituzioni. Pertanto, spero che  non
  vengano presentati emendamenti.
   Ho   presentato   un  disegno  di  legge  per  la  riduzione   dei
  parlamentari  da  novanta a cinquanta, così come è  previsto  nella
  finanziaria nazionale, ma, ovviamente, se si realizzasse  un'intesa
  tra  tutti  i  Capigruppo  e non si presentassero  emendamenti,  mi
  adeguerei a questo orientamento.
   Sulla  Sicilia  ricadrebbe  un  ulteriore  discredito  se  venisse
  approvato  il  disegno  di  legge nazionale  senza  che  il  nostro
  Parlamento approvi una propria proposta.
   Portare,  ad esempio, il Parlamento nazionale a ragionare  su  una
  iniziativa  politica nostra, non è la stessa cosa di un  Parlamento
  inerte  che, subirebbe i disegni di legge già presentati a  livello
  nazionale.
   Come  tutti  sappiamo ci sono dei disegni di legge  di  iniziativa
  nazionale che potrebbero essere approvati e l'unico potere che  noi
  possiamo  esercitare è quello dell'articolo 41  dello  Statuto.  Il
  predetto articolo prevede che l'Assemblea esprima il proprio parere
  entro sessanta giorni. In questo caso, però, ciò non avverrebbe  su
  una  nostra  proposta  ma  su un disegno  di  legge  di  iniziativa
  nazionale.
   Penso  che indietro non si possa tornare. Questa Regione,  con  un
  sussulto   d'orgoglio,   deve   mantenere   l'impegno   che   hanno
  sottoscritto i Presidenti dei Gruppi parlamentari, anche perché c'è
  una valutazione di ordine politico: il capogruppo rappresenta tutti
  deputati  del  proprio gruppo. Non mi pare pertanto,  che  rispetto
  alla  volontà  espressa dall'Ufficio di Presidenza e  dagli  stessi
  capigruppo,  ci  possano  essere voci di dissenso  all'interno  dei
  singoli Gruppi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto,  poco
  fa,  dopo  avere rinunciato a parlare, ho ascoltato che  domani  si
  sarebbe  iniziata  la  discussione generale su  questo  disegno  di
  legge.  Effettivamente lo stiamo trattando come qualcosa che  è  di
  poca   importanza.  Invece,  si  tratta  di  un  disegno  di  legge
  essenziale  per  la  vita delle istituzioni e anche  per  dare  una
  risposta  ai  siciliani,  anche per dare la  possibilità  a  questa
  Assemblea di dimostrare che è sensibile alla necessità di ridurre i
  costi della politica
   Però,  vedete,  i  costi  della politica, onorevoli  colleghi,  lo
  sapete   meglio   di   me,   si  riducono   anzitutto   recuperando
  nell'efficienza   della  macchia  amministrativa   ed   anche   del
  Parlamento  e per recuperare questa efficienza e per recuperare  il
  ruolo  di  questa  Regione occorre che questo Parlamento  torni  ad
  essere protagonista nella vita politica siciliana e legislativa.
   E  allora  io mi meraviglio degli interventi di alcuni colleghi  e
  perché non dirlo, l'onorevole Barbagallo, sì da anni conduce questa
  battaglia, però ho sentito soltanto questo tema della riduzione del
  numero dei parlamentari come se fosse la panacea di tutti i mali.
   Ho  sentito poco fa l'intervento dell'onorevole Adamo, che  stimo,
  ma  mi è sembrato di ascoltare non una persona, o un capogruppo,  o
  un   parlamentare  che  conosce  le  istituzioni  che  conosce,  ma
  semplicemente  una  persona che vuole farsi  ascoltare  da  chi  in
  questo  momento  è fuori dall'Aula e ascolta le nostre  parole  per
  dire  che siamo d'accordo per ridurre le spese e quindi per ridurre
  le spese bisogna uccidere tutto e tutti.
   Ebbene,  io  ho avuto la possibilità di essere qui  per  la  terza
  volta, ed ogni volta in queste tre legislature in Italia c'e  stato
  un  momento  in cui i governi nazionali, regionali, si  succedevano
  l'uno dopo l'altro a distanza di quindici giorni.
   Ci  fu una riforma costituzionale imposta con legge dello Stato in
  tutte  le  regioni  d'Italia  comprese   quindi  quelle  a  Statuto
  speciale, che fu la riforma imposta con la legge costituzionale  n.
  1 del 2001 la quale introdusse il sistema dell'elezione diretta dei
  presidenti  delle regioni. Quella norma è una norma  monca,  è  una
  norma  che sostanzialmente imprigiona il Parlamento nelle  mani  di
  una  persona.  L'abbiamo  vissuto per  tre  legislature,  onorevoli
  colleghi  Colleghi che siete qui prima di me, l'abbiamo vissuta per
  tre legislature
   Abbiamo  vissuto il dramma di un Parlamento ostaggio e prigioniero
  di  una  sola persona. Allora oggi è l'occasione di trattare questo
  tema  come  lo  stiamo trattando; non è vero che  stiamo  dando  un
  servizio alla Sicilia e a queste istituzioni, è un disegno di legge
  che  può  essere discusso anche nell'arco di una settimana.  Non  è
  vero  che  è  un disegno di legge da cui dipendono le  sorti  della
  Regione,  da cui dipendono le sorti di tutto quanto. E' un  disegno
  di  legge invece che va integrato, che va modulato, secondo  quella
  che  è  la  nostra esperienza, l'esperienza che abbiamo vissuto  in
  questo Parlamento, un Parlamento che ha bisogno di ritrovare la sua
  centralità  e  per  farlo  occorre  introdurre  all'interno   dello
  Statuto,   quindi   all'interno  della  norma   costituzionale   un
  contrappeso.
   Non  è  possibile  che un Presidente di Regione,  solo  perché  ha
  problemi  propri,  solo perché ha problemi personali,  solo  perché
  decide di dimettersi, solo perché decide di fare il ministro,  solo
  perché  decide  di  innamorarsi ed andare via, possa  ricattare  un
  Parlamento.
   E  allora,  bisogna introdurre dei contrappesi, bisogna introdurre
  intanto  l'istituto  del  vice  presidente  della  Regione,  eletto
  secondo  un sistema che dovrebbe essere molto simile, anzi identico
  a  quello  che  esiste già in alcuni Paesi come  gli  Stati  Uniti,
  quindi  in caso di impedimento, dimissione che non siano  dovute  a
  situazioni particolari. E' chiaro che non può mettere sotto  scacco
  e sotto ricatto un Parlamento
   Il  Parlamento è un organo autonomo, è un organo costituzionale  e
  come tale va trattato, non può essere preso a pesci in faccia,  non
  può  essere ricattato da chicchessia. Da questo dipende la  dignità
  di tutti i parlamentari, dell'intero Parlamento, delle istituzioni,
  del  rispetto della legalità, di tutto quanto. E allora, io, signor
  Presidente, intervengo per chiedere che, visto che lei dopo  avere,
  mi  permetta  di  sottolinearlo, detto che avremmo iniziato  domani
  mattina la discussione generale, l'ha introdotta adesso, almeno che
  ci  si  dia  un  tempo sufficientemente congruo per presentare  gli
  emendamenti  e  soprattutto  per articolare  degli  emendamenti  da
  inserire nella norma costituzionale, che non può essere votata così
  come  è  stato fatto questo articolo 1. E poi, non è  una  cosa  da
  nulla  che  ancora  in questo Parlamento ci siano  gruppi  che  non
  partecipano alle commissioni come la I, così come nella commissione
  bilancio.  C'è  qualche  cosa  che  non  sta  funzionando;  è  mera
  demagogia,  e chiunque prenda la parola per dire che  la  cosa  che
  occorre  fare  immediatamente  è  quella  di  ridurre  a  70  senza
  controbilanciare...
   Sono  d'accordo a ridurre il numero dei parlamentari  siciliani  a
  70, ma  questo Parlamento deve avere un ruolo, si devono introdurre
  i contrappesi, caro onorevole Speziale

   PRESIDENTE.  Grazie  onorevole Incardona. E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Caputo, ne ha facoltà.

   CAPUTO.  Signor presidente, onorevoli colleghi, assessore Venturi,
  credo  che  oggi ci sia una grande partecipazione dei  parlamentari
  nella  vita politica di quest'Aula e indubbiamente perché si tratta
  di  un  disegno  di  legge  che  ha una  grande  valenza  politica,
  certamente, ma anche istituzionale.
   Credo  sia  l'approccio migliore, perché il confronto tra  diverse
  forze politiche, su questo disegno di legge, significa che tutti  i
  gruppi  parlamentari  e  quindi i singoli parlamentari  sentano  la
  opportunità  di  dare  un  segnale  istituzionale  forte,   di   un
  Parlamento che non si autodifende, che non autogarantisce  i propri
  privilegi come qualcuno dice, ma rappresentiamo una politica che  è
  pronta  a  lanciare un segnale partendo dalla riduzione del  numero
  dei parlamentari.
   Sono perfettamente d'accordo a ridurre il numero dei parlamentari,
  poi dirà qualcuno se è costituzionale, se è incostituzionale, se  i
  padri  dello  Statuto  hanno voluto il numero  di  90  parlamentari
  perché  lo  ritenevano  consono agli  interessi  della  difesa  dei
  diritti  siciliani., io non mi avventuro in questo  ragionamento  e
  dico  che  è  giusto che in un momento in cui il Governo  nazionale
  chiede e impone sacrifici, sicuramente difficili da sostenere,  per
  la  gran  parte  degli  italiani e quindi dei siciliani,  da  parte
  nostra deve arrivare un segnale altrettanto preciso, inequivocabile
  e forte.
   Quindi,  sono  d'accordo, anche nei tempi più brevi  possibili,  a
  varare  questo disegno di legge, però ritengo che il  segnale  deve
  essere  dato  a  tutti  i livelli dell'istituzione,  perché  questo
  Parlamento  deve ridimensionarsi nel numero delle presenze,  perché
  70  garantiranno sicuramente un sistema di difesa delle garanzie  e
  dei  diritti dei siciliani. Credo, però, che dobbiamo farlo a norma
  completa  che deve prevedere anche altro. Deve prevedere una  norma
  che  sganci dal punto di vista istituzionale le sorti e la vita del
  Parlamento,  dalle sorti e dalla vita istituzionale del  presidente
  di questa regione.
   Credo  che il testo di legge debba essere completo, perché bisogna
  dare ai siciliani un segnale forte nel senso della diminuzione  dei
  parlamentari che rappresentano, anche, una consistente  contrazione
  dei  costi  del funzionamento degli organi istituzionali  e  quindi
  parlamentari, ma questo Parlamento deve essere anche  garantito  da
  quella  che  è la vita istituzionale del presidente della  regione.
  Abbiamo avuto esperienze negative che hanno coinvolto il Parlamento
  in  vicende  che  riguardano il Presidente della Regione  e  quindi
  ritengo  che  noi dobbiamo dare un segnale forte ad un  disegno  di
  legge completo, signor Presidente, onorevoli colleghi.
   Pertanto, posso anticipare che da parte di alcuni gruppi  politici
  di questo Parlamento, entro il termine che lei ha indicato, cioè le
  ore  22.00  di  questa sera, verrà presentato  un  emendamento  che
  separa  le  sorti del Presidente della Regione dalla vita  e  dalla
  continuità istituzionale di questo Parlamento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marrocco.  Ne  ha
  facoltà.

   MARROCCO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo manifestare
  una certa preoccupazione rispetto ad una serie di interventi che in
  qualche  modo  stanno  delineando il  dibattito  sulla  discussione
  generale rispetto a questo disegno di legge.
   Lo  dico,  signor Presidente, perché sono preoccupato  rispetto  a
  quello  che  in  quella  seduta di conferenza  dei  capigruppo  noi
  abbiamo fatto, rispetto al sottoscrivere questo disegno di legge  e
  all'imprimere al disegno di legge stesso una natura di velocità nel
  suo  iter, ma, allo stesso tempo, nel blindare il disegno di  legge
  stesso.
    E la mia preoccupazione è legata a quell'impegno, all'impegno che
  tutti  i  capigruppo hanno sottoscritto con lei, signor Presidente,
  mettendo  la firma su questo disegno di legge e comprendendo,  come
  spesso  si  è detto, che con un disegno di legge di questa  natura,
  che  arriva in Aula con questo clima, poteva, senza dubbio, aprirsi
  ad un dibattito molto più vasto, come d'altronde sta accadendo.
   Allora,  in questo senso, lo dico a scanso di equivoci, il  gruppo
  di    Futuro  e  Libertà'  rimane  fedele  a  quel  patto  che   ha
  sottoscritto  attraverso  la  firma del  suo  capogruppo.  Noi  non
  presenteremo  alcun  emendamento a questo disegno  di  legge  e  mi
  auguro  che  anche  gli  altri  gruppi  parlamentari  lo  facciano,
  rispettando lo spirito originario del disegno di legge.
   Stiamo  attraversando un momento di grandi difficoltà da un  punto
  di  vista sociale ed economico in tutto il Paese, e soprattutto  in
  Sicilia. Ecco perché tutti noi siamo chiamati ad un dovere,  che  è
  quello  di  razionalizzazione dei costi, ma  soprattutto  anche  di
  semplificazione dell'attività di questo Parlamento.
   Certo,  il  numero dei parlamentari non è che risolva il  problema
  rispetto  alla velocizzazione dell'attività parlamentare;  non  c'è
  dubbio che dovremmo intervenire, signor Presidente, sui regolamenti
  d'Aula,  non  c'è  dubbio che dovremmo fare tante  altre  cose,  ma
  questo  è  un segnale importante, perché io vorrei anche in  questo
  senso  aprire  una  parentesi,  non  vorrei  più  sentire  deputati
  regionali  che paragonano la nostra realtà territoriale, la  nostra
  terra, questa regione a statuto speciale ad altre regioni che hanno
  competenze diverse, che hanno storie diverse, identità diverse.  Lo
  dico  perché se i padri fondatori di questa regione, dello Statuto,
  della  Costituzione hanno individuato un certo numero  di  deputati
  regionali  e li hanno definiti deputati avrà pure una sua  ragione,
  se li hanno ancorati anche al numero dei deputati nazionali nel suo
  complesso,  ci sarà stata una ragione. Non c'è dubbio  che  oggi  i
  tempi  sono cambiati, non c'è dubbio che questa Regione  oggi  deve
  dare l'esempio e, d'altronde, così sta accadendo.
   Noi siamo la prima regione, rispetto a quello che ha stabilito  lo
  Stato  attraverso l'ultima legge di stabilità, che sta intervenendo
  sulla  riduzione del numero dei consiglieri regionali. Siamo ancora
  una volta avanguardia rispetto ad una necessità, che è la necessità
  di  razionalizzazione dei costi della politica. Allora,  su  questa
  strada,  dobbiamo assolutamente rimanere senza deragliare  rispetto
  alle esigenze dei deputati, alle esigenze di tante altre lobby  che
  rappresentano diversi interessi.
   Non  c'è dubbio che in questo senso dobbiamo anche inquadrare  una
  modifica  della  legge  elettorale perché se  verrà  approvato  dal
  Parlamento nazionale questa legge-voto, non c'è dubbio che  noi  di
  lì   a  poco  dovremo  modificare  la  legge  elettorale  per  dare
  rappresentanza a tutte le realtà territoriali, alle varie  province
  che  gioco-forza  vedranno diminuiti il numero dei parlamentari  da
  portare in quest'Aula.
   Allora,  tante  sono le cose che dobbiamo fare per  migliorare  il
  ruolo di questo Parlamento, per ridurre i costi della politica,  ma
  lo  dobbiamo  fare non perché la Lombardia ha un numero  minore  di
  consiglieri regionali, perché ha competenze minori rispetto a  noi,
  lo dobbiamo fare perché ce lo chiede la Sicilia, i siciliani.
   Prima  ancora  di  tutti dobbiamo dare l'esempio rispetto  ad  una
  situazione così grave come quella che noi oggi viviamo.
   Signor  Presidente,  ecco perché dobbiamo, da  subito,  accelerare
  l'iter  del disegno di legge sull'abolizione delle province  perché
  anche in questo caso dobbiamo dare l'esempio.
   La nostra norma ci dà la possibilità di intervenire immediatamente
  sull'abolizione  delle  province,  senza  aspettare   la   modifica
  costituzionale.
   Questo  è  il percorso che noi dobbiamo avviare, anche un percorso
  che  ci vede, da qui a breve, intervenire su una riforma molto  più
  ampia degli enti locali.
   Ritengo che questo è quello che dobbiamo fare da qui a breve e  lo
  dobbiamo  fare  con  lo  spirito  di  chi  vuole  veramente,  senza
  difendere  gli  interessi  di  parte,  intervenire  su  una   seria
  razionalizzazione dei costi della politica.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


       Comunicazione di deposito di dichiarazione concernente le
                        variazioni patrimoniali
        e la dichiarazione dei redditi dell'onorevole Apprendi


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Apprendi  ha  presentato  la
  dichiarazione  dei redditi e la propria dichiarazione patrimoniale.
  L'Assemblea ne prende atto.

  Riprende la discussione del disegno di legge numeri 790-52-778-779-
                                 784/A

   Onorevoli colleghi, per l'organizzazione dei lavori, comunico  che
  andiamo avanti con la discussione generale sul disegno di legge  al
  nostro  esame.  Il  termine per la presentazione degli  emendamenti
  scade oggi, alle ore 22.00.
   Dopo   la  discussione  generale,  stabiliremo  se  passare   alla
  discussione  del disegno di legge posto al quarto punto  all'ordine
  del  giorno  recante   Modifiche ed integrazioni  dell'articolo  36
  dello  Statuto  della Regione in materia di entrate  tributarie'  o
  passare al disegno di legge di riforma delle ASI.
   Domani  7  dicembre,  alle ore 9.00, si terrà  la  Conferenza  dei
  presidenti  dei  gruppi  parlamentari  e  per  le  ore  10.00  sarà
  convocata l'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Speziale.  Ne  ha
  facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che  avete
  fatto bene ad anticipare il dibattito stasera su un argomento  così
  delicato.
   Vorrei  invitare i colleghi ad evitare di affrontare un  argomento
  così  importante  sotto l'aspetto di una preoccupazione  di  natura
  personale  e di affrontare l'argomento non soltanto sulla  base  di
  una valutazione che riguarda la riduzione dei costi della politica,
  ma su un argomento che mi ha appassionato, al punto che sono stato,
  tanti  anni fa, il primo a presentare un disegno di legge in questo
  Parlamento di riduzione dei parlamentari.
   Il  livello  di  rappresentanza che oggi  abbiamo  nel  Parlamento
  nazionale  e  nel  Parlamento regionale, nei consigli  comunali,  è
  figlio di una stagione che è la stagione del dopoguerra e cioè  del
  dopo  fascismo,  quando  era importante in  Italia  consolidare  un
  processo democratico. E per consolidare un processo democratico era
  necessario  che  i  presidi  di  democrazia  fossero  diffusi   nel
  territorio.  Il  numero  dei  parlamentari  nazionali  così   vasto
  dipendeva  da questa ragione. Il numero dei parlamentari  regionali
  così numeroso dipendeva da questa ragione.
   Chi,  come me, è stato consigliere comunale in tenera età, ricordo
  che  nella  mia città i consiglieri comunali erano quaranta.  Nella
  città di Vittoria, lo voglio ricordare all'onorevole Incardona  che
  è  intervenuto,  erano  quaranta perché in  quel  momento  i  padri
  costituenti  si  erano posti l'interrogativo di una diffusione  dei
  presidi democratici del territorio per consolidare e rafforzare  la
  democrazia.
   Oggi,  la  spiego  così  per  semplificare  il  ragionamento:   la
  democrazia  non è più minacciata e quindi dobbiamo interrogarci  su
  una  questione delicata che è quella di come ridurre i  livelli  di
  rappresentanza,  per  rendere  più efficiente  e  più  efficace  il
  sistema democratico.
   Onorevoli  colleghi, vi sembra normale che noi siamo  intervenuti,
  con  legge  del  Parlamento regionale,  a  ridurre  il  numero  dei
  consiglieri comunali e provinciali, che ci apprestiamo, sulla  base
  della  normativa nazionale, a cancellare le province e a cancellare
  i consiglieri provinciali?
   Ci  apprestiamo a farlo, ormai è cosa fatta, anch'io convengo  sul
  fatto,  signor Presidente, che a questo punto, dovremmo  accelerare
  il processo di dismissione delle province.
   Mi sembra normale che tutto questo avvenga e l'impressione che noi
  diamo  ai  cittadini  è che teniamo ad autoconservare,  invece,  il
  numero dei rappresentanti dei parlamentari regionali, di fronte  ad
  un  dibattito che anche nazionalmente, come veniva ricordato, dalla
  bicamerale  in  poi,  si  era posto l'interrogativo  di  ridurre  i
  parlamentari nazionali e che era contenuto in una legge  che,  poi,
  non  fu  approvata dopo il referendum a livello nazionale.  Quindi,
  non  mi pare che oggi la questione di ridurre i parlamentari  debba
  intrecciarsi  con  la questione più vasta, che  condivido,  di  una
  modifica dello Statuto regionale.
   Oggi,  la  questione  va affrontata in se, e ritengo  che  abbiano
  fatto  bene  il  Presidente  dell'Assemblea,  i  capigruppo  ed  il
  Consiglio di Presidenza a metterci di fronte ad una questione che è
  al  centro  del dibattito politico. Non voglio quindi  avanzare  in
  questa  discussione  che  stiamo facendo primogeniture  particolari
  attorno  al disegno di legge, voglio soltanto ricordare ai colleghi
  che questa per noi è una strada che ci permette di parlare al resto
  del Paese e di parlare ed interloquire con il Parlamento nazionale.
   Non  trascuriamo  che  stiamo proponendo una  legge-voto,  che  la
  competenza   sulla  modifica  dello  Statuto  non   appartiene   al
  Parlamento   regionale,   appartiene  interamente   al   Parlamento
  nazionale  e che il Parlamento nazionale, come fece nel  2001,  può
  intervenire, ora soltanto consultando sulla base dell'articolo  41,
  senza  tenere  conto  dell'orientamento del  Parlamento  siciliano.
  Quindi, considero utile che stasera, domani mattina,  il Parlamento
  approvi  all'unanimità  un  testo che permetta  di  dare  forza  di
  interlocuzione all'Assemblea regionale nei confronti del Parlamento
  nazionale.
   Se   lo   scenario   potesse   essere   quello   che   si   arriva
  all'appuntamento  senza  la  nostra  proposta   di   modifica,   il
  Parlamento  nazionale  non  avrebbe il  dovere  di  interloquire  e
  potrebbe   immediatamente   adeguarsi   a   quanto   già   previsto
  dall'articolo 14 della Finanziaria e cioè ridurre i parlamentari  a
  50.
   Quindi,  ci  sono diverse ragioni che ci spingono a dire  facciamo
  bene  e  facciamo  presto ad approvare questo testo.  Nello  stesso
  tempo, la discussione avanzata da alcuni colleghi che è quella  che
  avremmo bisogno di una modifica dello Statuto, questo è un tema più
  volte posto al Parlamento siciliano e nella tredicesima legislatura
  il  Parlamento  siciliano votò un testo che poi non fu  votato  dal
  Parlamento nazionale.
   Penso che anche su questo dobbiamo darci un'accelerata, perché una
  parte  dello  Statuto va profondamente modificato e sono  d'accordo
  che  si  valuti  se questa competenza deve essere  restituita  alla
  Commissione  Statuto  e  che  sia  la  stessa  Commissione  Statuto
  eventualmente, stralciato questo punto, ad approvare  nei  prossimi
  mesi  un  testo di modifica dello Statuto da proporre al Parlamento
  nazionale.
   Colleghi, concludo facendo un invito che va al di là delle logiche
  di  appartenenza:  noi  dobbiamo avere  un  sussulto  di  orgoglio,
  sapere,  se  non vogliamo farci spogliare di una competenza  che  è
  legata  al rapporto pattizio che abbiamo con lo Stato, che dobbiamo
  avanzare  una  proposta credibile perché se  non  avanziamo  questa
  proposta   credibile  ci  facciamo  spogliare  di  un   potere   di
  interlocuzione ed il Parlamento nazionale potrà agire  in  assoluta
  autonomia secondo le indicazioni del Parlamento nazionale  e  delle
  leggi nazionali.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sono  iscritti  a  parlare  gli
  onorevoli  Pogliese, Maira, Arena, Calanducci, Colianni, Cracolici,
  Falcone,  Bufardeci, Musotto, Formica, Lentini,  D'Agostino,  Oddo,
  Gucciardi, Di Mauro.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Pogliese.

   POGLIESE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   oggi   ci
  apprestiamo ad affrontare una tematica di grande valenza  simbolica
  e  sostanziale su cui ritengo questo Parlamento si giochi una fetta
  importante di credibilità.
   Una tematica che ha radici antiche, come ha ricordato prima di  me
  l'onorevole Speziale e prima ancora l'onorevole Barbagallo, laddove
  all'interno di quest'Assemblea sono stati depositati alcuni disegni
  di legge, nella scorsa legislatura ed in questa, lungo la direzione
  che oggi ci apprestiamo a tracciare.
   Un  iter  parlamentare molto articolato che ha visto un  confronto
  all'interno della I Commissione, alcune bocciature, un  ritorno  in
  Aula  nel  febbraio  del  2011  ed in  quell'occasione  -  come  ho
  ricordato prima - ci fu l'intendimento da parte di tutti  i  gruppi
  parlamentari di ritornare I Commissione nella speranza di  arrivare
  ad una decisione condivisa. Ed io in quell'occasione intervenni,  a
  nome del PDL, esternando alcune riflessioni sull'assoluta necessità
  di  dare  un  segnale in contro tendenza rispetto a quello  che  si
  registrava in altri ambiti parlamentari.
   Dopodiché,  nel  luglio  si è registrato l'intervento  legislativo
  nazionale, quella tematica, allora già attuale, è diventata  ancora
  più di scottante attualità.
   Ecco,  quindi,  perché - come ho anticipato prima -  ho  condiviso
  l'accelerazione  che il presidente Cascio ha inteso  dare  all'iter
  parlamentare,  all'interno  della  Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari.
   Io  sono  assolutamente convinto e consapevole  della  delicatezza
  della questione poiché dall'approvazione di questo disegno di legge
  si  determinerà  - come è logico che accada - una  interruzione  di
  un'esperienza parlamentare per moltissimi oggi onorevoli regionali.
  Ma  credo che questo Parlamento abbia il dovere morale di  dare  un
  segnale  in contro tendenza, abbia il dovere morale, in un contesto
  di  gravissima crisi, in un contesto in cui tutti gli Italiani sono
  chiamati  a  fare un sacrificio aggiuntivo in termini di  pressione
  fiscale, a dare un segnale coerente con ciò che il contesto impone.
   Credo,  quindi,  che  ci  sia  la necessità  di  eliminare  alcune
  oggettive  storture presenti all'interno del contesto  parlamentare
  regionale, laddove, come è stato evidenziato prima, noi abbiamo  un
  numero  di  parlamentari, in termine assoluto, che pone  la  nostra
  Regione al vertice della classifica nazionale, non in quella - come
  è  stato erroneamente divulgato, anche attraverso alcuni mass-media
  - dei rapporti fra parlamentari ed abitanti. Ma, al di là di queste
  statistiche, che credo poco importino, è importante dare un segnale
  in questo senso.
   Credo  -   e mi avvio alla conclusione - che sia importante  anche
  capitalizzare questa opportunità per affrontare una tematica di cui
  si  è parlato prima - lo ha detto anche il collega Caputo - che noi
  formalizzeremo  con  un  emendamento  per  evitare   di   assistere
  all'interno  di  quest'Assemblea a ciò che  è  accaduto  in  questi
  ultimi tre anni, laddove si è registrata l'offesa nei confronti del
  corpo  elettorale, con un ribaltone che ha offeso  la  dignità  non
  soltanto  degli elettori di centro destra, ma anche e, soprattutto,
  degli  elettori di centro sinistra che il 13 aprile 2008 sono stati
  chiamati a votare non soltanto i propri parlamentari rappresentanti
  del   territorio,  ma  anche  un  Presidente,  una  Giunta  ed  una
  coalizione.
   Una  questione molto delicata, ne sono assolutamente  consapevole,
  anche dal punto di vista istituzionale, su cui in questo momento si
  stanno   confrontando   alcuni  autorevoli  esponenti   del   mondo
  accademico,  ma che credo meriti un approfondimento all'interno  di
  quest'Aula.
   Credo  -  e  concludo - che ci sia anche l'assoluta  necessità  di
  avviare  un  altro iter parlamentare diverso rispetto a quello  che
  oggi  stiamo sancendo, che non necessita del doppio passaggio  alla
  Camera  ed al Senato e che impone a questo Parlamento, nel  momento
  in  cui  si va a diminuire il numero dei parlamentari, di eliminare
  per  esempio il listino, per fare in modo che sia il territorio  ad
  esprimere  i  propri rappresentanti e non siano le  oligarchie  dei
  partiti.
   Ma  questa  è  una tematica che, ovviamente, non interessa  questo
  disegno di legge-voto, ma credo che imponga a questo Parlamento  di
  avviare in I Commissione un iter accelerato.
   Vi  sono  alcuni disegni di legge in tal senso depositati,  uno  a
  firma  del  Gruppo parlamentare del PDL, e mi auguro che  anche  su
  queste   tematiche   si  registri  una  maggioranza   assolutamente
  trasversale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, fuori verbale chiedo scusa ai colleghi,
  a lei, al Servizio dei resoconti, ma ho difficoltà a parlare perché
  ho  una  ferita nella lingua che non si rimargina, per  cui  ho  la
  cosiddetta  lingua di pezza , e mi dispiace.
   Poc'anzi,  facevo  riferimento alla solennità che  una  seduta  di
  questo  genere  dovrebbe  avere; la solennità  dovrebbe  cominciare
  dalla  presenza  del Governo nei propri banchi,  a  cominciare  dal
  Presidente.
   Parliamo di una riforma costituzionale del nostro Statuto,  prendo
  atto e mi fa piacere della presenza dell'assessore Armao e poc'anzi
  dell'assessore  Venturi, ciò non toglie che i  banchi  del  Governo
  siano  particolarmente diradati e questo non è un buon segnale  per
  l'Assemblea e per ciò che stiamo facendo.
   Sento  dire e continuano a dire i miei colleghi, che questa  legge
  riguarda  la  riduzione del costo della politica, non  è  così   Il
  costo  della politica si riduce in tutt'altra maniera, e credo  che
  la  gente  si  aspetti non tanto la riduzione dei deputati,  ma  la
  riduzione delle indennità dei deputati.
   La settimana scorsa su  Live Sicilia  è stato indetto una sorta di
  sondaggio  in questo senso e la maggior parte di chi rispondeva  ha
  sostenuto   che  non  gliene  frega  niente  della  riduzione   dei
  parlamentari,  ma a loro importa che vengano ridotte  le  indennità
  dei parlamentari.
   E'  questo il vero aspetto del costo della politica, non quello di
  ridurre  i  parlamentari, anche perché, voglio fare  un  accenno  a
  quella parte del decreto  Salva Italia  che, sostanzialmente, porta
  ad una rivisitazione complessiva delle province.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, quando ci sono momenti  di
  gravi   crisi   sociali   ed  economiche,  occorre   aumentare   la
  partecipazione    agli    organismi   democratici,    ridurre    la
  partecipazione  mette a rischio la democrazia; stranamente  sarebbe
  il  momento di non toccare niente della rappresentanza democratica,
  perché  la massima partecipazione è garanzia che la crisi economica
  e  sociale  possa  essere superata, per cui sarebbe  inattuale,  in
  questo  momento, la riduzione dei deputati di questa Assemblea,  ma
  dobbiamo dar conto alla piazza, ai facili populismi che non portano
  mai  niente  di  buono. Ho apposto la firma su  questo  disegno  di
  legge,  l'ho  detto e lo ripeto, non mi sottrarrò a  questa  firma,
  anche se ho una serie di perplessità.
   Per  concludere, lo dico non tanto perché possa essere oggetto  di
  un   mio  emendamento,  ma  perché  possa  essere  oggetto  di   un
  approfondimento  serio  di  questa  Aula,  dicevo  nel  mio   primo
  intervento di questa sera, che ho letto a lungo i lavori d'Aula del
  gennaio  1948, un secolo fa quasi, e mi sono fatto una convinzione:
  il  numero  di  90 non l'hanno uscito dal cappello i  nostri  Padri
  costituzionali, il numero di 90 deputati di questa  Assemblea,  era
  agganciato ad un criterio di rappresentanza pari al 10 per cento di
  questa  Assemblea, che è una Assemblea legislativa, di  un  10  per
  cento del numero dei deputati alla Camera e dei Senatori, 900 circa
  erano, 90 sono.
   Allora, se potessi  proporre e non posso proporlo per ciò  che  ho
  detto  poc'anzi,  farei una legge costituzionale di  un'incredibile
  semplicità:  l'Assemblea regionale siciliana  è  costituita  da  un
  numero  pari  di  deputati al 10 per cento  dei  rappresentanti  di
  Camera  e Senato. Quando Camera e Senato scenderanno a 700,  saremo
  70,  se  scenderanno a 600 saremo 60, se si mantengono i numeri  di
  Camera  e  Senato  quali quelli che sono oggi, non  c'è  motivo  di
  alterare il parametro, 90 siamo e 90 restiamo.
   Questa proposta di legge, e concludo signor Presidente, servirebbe
  anche incredibilmente a mettere in mora il Parlamento nazionale che
  fa e disfa leggi per ridurre il numero dei consiglierei regionali o
  dei deputati, come nel nostro caso, ma resta intoccabile nel numero
  dei senatori e dei deputati alla Camera.
   Una  legge  di  questo genere sarebbe provocatoria  e  spingerebbe
  Camera  e Senato a fare ciò che anche noi cerchiamo di fare; questo
  sarebbe  un  bel segnale per i cittadini e non leggi  frettolose  e
  incomprensibili.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Arena.  Ne  ha
  facoltà.

   ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi dispiace che una
  serata così importante  per il parlamento siciliano e per il popolo
  siciliano  si  celebri in un'Aula semi deserta o piena  a  metà   e
  soprattutto  con  l'assenza  totale del  Governo  regionale,  anche
  perché l'importanza

   CRACOLICI. C'è l'assessore Armao.

   ARENA. In questo momento non vedo rappresentanti del Governo,  c'è
  n'è   uno,   ma   sicuramente  visto  che   di   rappresentanza   e
  rappresentatività si parla, in questo disegno di legge,  cominciamo
  anche   dal  garantire,  ad  un  dibattito  così  importante,   una
  rappresentanza  -  vista  l'Aula, 90 deputati  -  adeguata  sia  di
  parlamentari che di componenti del Governo regionale.
   Mi sia consentito, signor Presidente, se soprattutto il capogruppo
  Cracolici  lo consente, di esternare il mio pensiero nei  pochi,  3
  minuti e 58 che mi rimangono, per significare la mia perplessità su
  questo  disegno di legge che risulta, a me personalmente, il solito
  pannicello caldo di colui il quale per cercare di adeguarsi ad  una
  opinione pubblica pressante che si rivolta contro la casta,  perché
  di  questo  si  tratta, cerca, come ha detto  qualcuno  che  mi  ha
  preceduto, di dare un segnale.
   Personalmente, sono contrario a dare segnali, auspicherei che  per
  la  prima  volta nella storia, dal  dopoguerra ad oggi, proprio  su
  una  materia  così  importante e proprio  in  un  periodo  di  così
  delicata  crisi delle coscienze e dei valori e, quindi mi  richiamo
  anche ad una opinione pubblica che giustamente si rivolta contro la
  casta,  questa  Assemblea regionale, senza andarsi a perdere  nelle
  comparazioni, a mio avviso inutili, ipocrite e dannose con le altre
  Assemblee  regionali o  Consigli regionali d'Italia - noi  siamo  a
  Statuto  speciale, ci sono altre regioni che invece sono a  Statuto
  ordinario -, dovrebbe decidere in piena autonomia, non di  dare  un
  segnale,  ma  di  fare ciò che è giusto fare per cominciare  a  far
  partire dalla Sicilia una vera, vera e non finta, riforma.
   Se si parla di tagli della politica, non bastano 70 deputati anche
  perché  ricordo  che  -  lo  abbiamo visto  in  questi  giorni  con
  l'eliminazione,  che  non condivido, cioè la proposta  Monti  sulle
  province  regionali  -  l'articolo 14 del  decreto  legge  138/2011
  prevede   che  nelle  regioni  come  la  Sicilia,  che  hanno   una
  popolazione compresa fra i 4-6 milioni, i componenti dell'Assemblea
  non possono essere superiori a 50.
   E  allora,  se vogliamo realmente dare un segnale, ma ripeto  sono
  contro   il  segnale,  se  vogliamo  cominciare  dalla  Sicilia   a
  discostarci  dal resto d'Italia, cerchiamo di adottare una  manovra
  seria  e rigorosa che possa vedere 48 parlamentari, non 50,  seduti
  qui nell'Aula dell'Assemblea regionale.
   Ritengo che la proposta dei 70 sia una proposta ipocrita,  che  la
  proposta  dei 70 sia una proposta che non vuole assolutamente  dare
  questo famoso segnale di cui si parla. E, tra l'altro, il risparmio
  che si avrebbe sarebbe assolutamente irrisorio.
   Allora,  piuttosto che leggere giorno dopo giorno sui giornali  di
  tutta Italia che c'è una corsa a coloro i quali, probabilmente, per
  farsi  fare un articolo si intestano queste battaglie di risparmio,
  cerchiamo  di fare in modo che questa Assemblea, in maniera  seria,
  affronti   il  problema,  affronti  il  problema  delle  indennità,
  affronti  il  problema della riduzione dei costi della politica  in
  maniera concreta. Quindi no a 70, sì a 48.
   Purtroppo, non sono presidente di un Gruppo parlamentare,  quindi,
  mi  auguro di trovare asilo politico - se il mio capogruppo che  so
  che  ha firmato insieme a tutti gli altri un disegno di legge,  non
  lo  vuole  firmare  -  mi auguro che qualcuno,  perché  so  che  il
  Regolamento  mi  impedisce di potere presentare un emendamento  che
  possa  ridurre  questo  ipocrita tentativo  di  riformare  per  non
  riformare.
   Mi  sia  consentito, signor Presidente, di dire che  non  è  serio
  parlare  di riduzione del numero dei parlamentari se non  si  mette
  mano  alla  legge  elettorale che vede - so che non  è  materia  di
  questo disegno di legge - una stortura ed un aborto allucinante che
  è  quella del listino regionale. Con un presidente che vince, che a
  seguito di un meccanismo assai complicato, trascinerebbe dietro  di
  sé  un'improbabile  corte dei miracoli' che avrebbe, tra l'altro  -
  perché  sappiamo che sono in numero di nove -  l'obbligo di doversi
  candidare ma potrebbe prendere anche 30 voti ed essere eletto.
   Questo sistema elettorale deve essere riformato. Mi adopererò  per
  preparare  un  disegno di legge di riforma della  legge  elettorale
   anticasta',  nel vero e concreto senso della parola,  affinché  si
  abolisca  il  listino, affinché ci sia veramente  rappresentanza  e
  questo criterio di rappresentanza e rappresentatività studiato  nei
  testi  di Temistocle Martinez all'Università possa, non in  maniera
  ipocrita  ma  reale e concreta, varcare la soglia  di  Palazzo  dei
  Normanni. Cambiamo la legge elettorale, aboliamo il listino.
   Tra  l'altro  voi sapete benissimo che, per la prima  volta  nella
  storia  di questa Assemblea, si è verificato un caso che  è  quello
  della  Finocchiaro che rinuncia al seggio e noi siamo stati con  un
  seggio  vacante per oltre una anno. Nella legge elettorale  bisogna
  colmare anche questo buco.
   La Commissione verifica poteri - saranno stati sei mesi, onorevole
  Gucciardi, sarà stata una settimana, furono molto di più i giorni -
  deve essere aggiustata, deve essere modificata e soprattutto se  il
  risparmio ci deve essere, se il rigore ci deve essere che  non  sia
  ipocrita,  che  non  sia demagogico, che sia  realmente  teso  alla
  riduzione dei costi della politica, nella speranza che si parta con
  48 parlamentari che devono anche ridursi lo stipendio e si continui
  con  l'incredibile  folle ,  e poi andiamo  a  guardare  il  monte-
  stipendi dei burocrati, della burocrazia regionale.
   Partiamo  dalla Sicilia, lasciamo stare l'Umbria,  la  Puglia,  il
  Veneto  e  la  Lombardia. Dobbiamo avere il coraggio  delle  nostre
  decisioni. Sì a 48, no a 70.
   Mi  auguro che quest'Aula possa realmente riflettere non  solo  su
  questo,  signor Presidente, e concludo, ma anche sulla necessità di
  riformare   una   legge  elettorale  che  protegge  quella   casta,
  giustamente odiata, dai siciliani e da tutta l'Italia.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci.

   CALANDUCCI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  signori  del
  Governo,  non  nascondo che prendo la parola con un po'  di  timore
  reverenziale  visto  l'argomento  importante  e  che,  soprattutto,
  affonda   le   radici  in  un'epoca,  in  cui  essere  parlamentare
  sicuramente aveva rappresentato un'intensa attività politica ed una
  forza  di  sacrificio  che, sicuramente, non  sono  pari  a  quelle
  odierne.
   Per cui, dovendo mettere  mani ad una legge che è stata ideata  ed
  è  stata realizzata dai nostri Padri costituenti, non nascondo  che
  un  po' di soggezione me la mette, però, essendo qui, assunzione di
  responsabilità piena, per cui cerco di capire, come sempre,  e  non
  vado  dietro a quelle che sono le pressioni di carattere demagogico
  o  di  altro genere di carattere, per cercare di servire al  meglio
  il nostro territorio.
   Oggi,  l'argomento è sicuramente importante, oggi  viviamo  in  un
  momento  difficile,  una crisi economica che ci  attanaglia  ed  il
  messaggio che sta passando è che uno degli obiettivi da raggiungere
  è  il  taglio  della  politica. E sono d'accordo.  Ma  non  bisogna
  confondere il taglio della politica con il taglio della democrazia.
   Se  qualcuno  ha  con  sforzo,  con una  proiezione  territoriale,
  individuato  in  novanta  il numero dei  deputati,  sicuramente  un
  motivo ci sarà stato.
   Ed  è  chiaro che una legge come questa, e le chiedo scusa, signor
  Presidente, auspico che si abbia un po' più di tempo per cercare di
  argomentare  e  cercare di capire, ma da quello che  vedo  salviamo
  l'Italia e la Sicilia oggi se riusciamo a fare in tempi rapidissimi
  questa  legge,  in una finestra con tempi record.  Ciò  che  voglio
  richiamare,  e richiamo l'attenzione dei Capigruppo soprattutto,  è
  che   obiettivamente   quest'oggi   ho   sentito   delle   proposte
  interessanti. Non avendo la competenza specifica per poter  mettere
  mano  ad un assetto costituzionale, credo che gli obiettivi  devono
  essere...
   Voi  sapete,  lo  sapete tutti o quasi, che la mia  professione  è
  quella di medico e quando il medico ha di fronte un paziente  cerca
  di  fare  la  diagnosi per approntare bene la terapia.  Allora,  la
  diagnosi  qual  è? Noi cosa ci proponiamo oggi di fronte  a  questo
  malato? Dobbiamo dare un segnale, come tanti dicono, alla gente, ai
  mass-media, a chi ci guarda. I segnali al tempo degli indiani. Noi,
  oggi,  siamo qui per servire un territorio, per servire  la  nostra
  gente.
   E,  allora,  di  fronte ad una considerazione di questo  tipo,  la
  risposta  deve essere oggi con una riduzione dei parlamentari,  noi
  serviamo    la   democrazia,   noi   salviamo   la   rappresentanza
  territoriale.  Ecco, difficile mi viene comprendere come si fa  con
  le  proiezioni attuali, con l'assetto demografico che c'è  oggi,  a
  servire province che, probabilmente, con la riduzione avranno  solo
  uno  o  due rappresentanti e sicuramente potrà succedere che  siano
  tutti del Governo e nessuno dell'opposizione.
   Allora,  questo è un costo  non della politica, è un  costo  della
  democrazia. Per cui l'aggancio ai collegi, perché è vero era il  10
  per cento la proiezione della legge fatta dai Padri costituenti, ma
  non  si  riferiva semplicemente ad un dato numerico,  era  riferito
  all'assetto costituzionale, all'assetto territoriale, la proiezione
  dei  collegi  che c'erano per la Camera e il Senato rappresentavano
  la rappresentanza del  nostro Parlamento.
   Ora,  se vogliamo mettere mano ad un assetto costituzionale  senza
  tenere conto dell'altro aspetto, a  mio avviso, dobbiamo essere  un
  po'  più  cauti. Ciò malgrado può essere che, nella mia percezione,
  sia  in errore, la presunzione non deve mai albergare in chi assume
  responsabilità, per cui sono pronto non ad un atto di  fede,  ma  a
  ritenere  che i signori Capigruppo abbiano individuato la strategia
  migliore e la risposta migliore.
   Questo  vuol  dire  che  oggi con questo  disegno  di   legge  noi
  salviamo le sorti della nostra Terra.
   Se  è  un  disegno di legge così importante, allora  due  sono  le
  proposte  o  quella dell'onorevole Maira, secondo me, e  chiedo  un
  atto di responsabilità, di formalizzare l'emendamento anche se   ha
  già,  in  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  messo
  la  sua  firma  in  altro documento, perché  credo  che  sia  molto
  responsabile  agganciare  la presenza del numero  dei  parlamentari
  siciliani  a  quello dei parlamentari nazionali e  i  senatori,  mi
  sembra   obiettivamente  giusto  e  io  non  dimentico  che  questo
  Parlamento esiste per un patto d'onore tra la Sicilia e l'Italia.
   Questo  patto d'onore tante volte è stato trasgredito e non sempre
  da parte della Sicilia.
   Io  credo che noi, ancora oggi, abbiamo parti intere dello Statuto
  che non solo non vengono rappresentate ma, a volte, vengono derise.
  Per  cui  ritengo  che la proposta di agganciare alle  sorti  della
  Camera   e  del  Senato  il numero dei parlamentari  regionali  sia
  l'ideale.
   Però,  se  ancora  dico,  con un atto di  grande  umiltà,  la  mia
  valutazione  è  sbagliata,  e  allora  sono  pronto,  se  salviamo,
  dimezzando   i   parlamentari,  sicuramente   raggiungiamo   meglio
  l'obiettivo.
   Anche così consiglio ai capigruppo, perché l'impressione che  date
  con  la riduzione a settanta  in genere si vuole salvare quelli che
  sono  più  rappresentativi nei vari partiti; con una  riduzione  al
  cinquanta  per cento, invece, si dà veramente un senso al risparmio
  della  spesa,  per  cui io invito i capigruppo  a  formalizzare  un
  emendamento,   o   da   un  lato  vanno  verso  l'attento   assetto
  istituzionale  e costituzionale del dieci  per cento,  come  diceva
  l'onorevole Maira, oppure, come ha detto bene l'onorevole Arena, ma
  sempre in termini di percentuale,  formalizzare un emendamento  che
  riduca  del  cinquanta per cento i parlamentari e noi  lo  voteremo
  senza  ombra di dubbio, perché vogliamo avere la coscienza a  posto
  che  riducendo le spese per i parlamentari contribuiremo, a salvare
  la nostra Sicilia e il nostro territorio.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, io vorrei provare a chiedere a tutti
  noi di fare uno sforzo, un ragionamento, evitando di iscriverci  ai
  diversi   partiti  che  in  questo  momento  rischiano  di   essere
  prevalenti  in  questo Paese: o i partiti della conservazione  tout
  court o i partiti della demagogia tout court. Tutti e due i partiti
  io credo che non facciano bene né alla Sicilia né all'Italia.
   Perché  lo  dico? Perché credo che noi dobbiamo affrontare  questa
  questione  sgombrando  intanto da un  primo  elemento  che  diventa
  veramente fastidioso.
   Noi  stiamo affrontando questa questione che non c'entra nulla con
  i  costi  della  politica, perché chi dice che la democrazia  è  un
  costo va combattuto con le armi della democrazia ma, certamente, in
  una lotta senza quartiere, la democrazia non può essere un costo.
   Ma  con  altrettanta nettezza, dobbiamo dire che se la discussione
  va  sciolta  e va sgombrato il campo da una discussione odiosa  sui
  costi della politica, perché ridurre il numero dei parlamentari  in
  questo Parlamento non è una questione di costi e non può essere una
  questione di costi.
   Dobbiamo  capire se serve all'efficienza, non solo  dell'Assemblea
  ma  del sistema istituzionale in senso lato, che in questi sessanta
  anni  si  è  sviluppato nel nostro Paese e nella nostra  Regione  e
  anche nei nostri comuni.
   Ascoltavo qualche giorno fa, all'inaugurazione di questo corso  di
  formazione dedicato alla memoria di Piersanti Mattarella, le parole
  del  presidente Schifani che ha ricordato, se ce ne fosse  bisogno,
  che  la  nostra  è  la regione che prima in Italia  ha  varato  una
  riforma  di  sistema con l'introduzione dell'elezione  diretta  dei
  sindaci nei comuni siciliani, nel 1992.

                (Presidenza del Vicepresidente Formica)

   Questo  avvenne  un  anno  prima che il  Parlamento  nazionale  lo
  facesse  per i restanti comuni italiani. E questo avvenne, lo  dico
  non  perché io fossi presente in quella legislatura, ma ricordo  il
  clima politico di quella stagione politica, in un momento in cui la
  politica e quella classe politica appariva messa in discussione.
   Eravamo  alla  vigilia della cosiddetta  fine della I Repubblica',
  eppure  la  Sicilia seppe, in qualche modo, indicare una  possibile
  via  di  uscita,  provando  a rendere più  efficiente  il  sistema,
  introducendo l'elezione diretta del Presidente della Regione.
   A  mio avviso questa innovazione e questo coraggio non lo ha avuto
  per  affrontare il tema dell'elezione diretta del Presidente  della
  Regione,  che  invece ha varato alla fine del 2000 e tre  o  cinque
  anni  dopo  che  fu  varata, invece, nazionalmente  con  la  famosa
  modifica e la legge Tatarellum.
   Secondo me lì ci fu un limite, perché la Regione fu brava  a  fare
  delle  riforme per gli altri, per organi come quelli dei  comuni  e
  delle  province;  ebbe una preoccupazione nel  momento  in  cui  fu
  chiamata   ad   autoriformarsi.  Per  la  verità  lo   spirito   di
  conservazione  fa parte della vita, anche il Parlamento  nazionale,
  prima  di introdurre il sistema maggioritario, ha avuto bisogno  di
  due referendum. Solo i referendum popolari modificarono gli assetti
  istituzionali  del  nostro  Paese,  prima  con  l'abolizione  della
  preferenza e poi con la sostanziale introduzione, seppur abrogativo
  il  referendum, del Mattarellum che diede avvio alla cosiddetta  II
  Repubblica'.
   Cari  colleghi siamo chiamati qui ad una questione di fondo.  Oggi
  tutto  il  sistema  politico è chiamato ad una  riflessione  su  se
  stesso  e  sul suo essere efficiente, che parte anche  dai  numeri,
  perché  anche  qui  quando  il  Parlamento  siciliano  modificò  ed
  introdusse  l'elezione  diretta dei  sindaci  fece  anche  un'altra
  riforma.
   Ricordo che allora ero aspirante consigliere comunale di Palermo e
  ricordo  che fino a quel momento il Consiglio comunale  di  Palermo
  aveva al suo interno ottanta consiglieri comunali.
   Con la modifica della legge 7/92 non solo si introdusse l'elezione
  diretta  del  sindaco,  ma  si ridusse il  numero  dei  consiglieri
  comunali,  portando ad esempio il comune di Palermo  al  numero  di
  cinquanta consiglieri,  ed è oggi il comune col più alto numero  di
  consiglieri in tutta la Sicilia.
   Come  dobbiamo  affrontare questa questione?  Con  lo  spirito  di
  iscriverci  al  partito  dei  tifosi dell'antipolitica?  E  saremmo
  ridicoli,   perché   un   politico  che  fa  politica   inneggiando
  all'antipolitica  è  uno che va messo, per così  dire,  ai  margini
  della società civile, oppure con lo spirito di conservazione, della
  serie:   Non tocchiamo nulla, aspettiamo che gli altri cambino  per
  poi vedere che cosa facciamo noi . Gli altri ci hanno già cambiato
  Hanno  approvato  una  legge, qualche mese fa,  che  ha  stabilito,
  violando qualunque principio di autonomia, che i consigli regionali
  ed  il  Parlamento  siciliano, compiendo un atto  unilaterale,   il
  Parlamento  nazionale,  -  non ho sentito tante  proteste,  mugugni
  tanti,  ma  proteste poche -  ha deciso di introdurre un parametro,
  che  è  quello   numero di abitanti in rapporto agli eletti   e  ha
  stabilito, ad esempio, che la nostra Regione debba darsi un  numero
  di deputati o consiglieri pari a cinquanta.
   Vedete, perché ho difeso e sto difendendo questa legge? La difendo
  per due ragioni. La prima è che è non voglio chiudermi a riccio e a
  far  finta  di  non  vedere che oggi il tema  della  riforma  delle
  istituzioni è un tema che interroga anche la Regione, non  solo  la
  Regione, ma certamente anche la Regione,  e non possiamo girarci la
  faccia.
   La  seconda,  e lo voglio dire con franchezza, anche il  fatto  di
  arrivare ora a votare questo disegno di legge è per riaffermare una
  autonomia  e  una capacità di iniziativa legislativa da  parte  del
  Parlamento  siciliano senza subire il mugugno dei singoli,  ma  con
  una  iniziativa politica pubblica e trasparente nei  confronti  del
  Parlamento  nazionale,  che  dovrà,  non  misurarsi  sulla  propria
  proposta - e ha ragione chi dice che quella proposta avrebbe  avuto
  credibilità  se  assieme alla modifica del numero  dei  consiglieri
  regionali   fosse  stata  varata  la  modifica   dei   numeri   dei
  parlamentari  del   Senato e della Camera.  Invece  le  riforme  il
  Parlamento nazionale le ha fatte per gli altri. Ma attenzione: è lo
  stesso  errore  che  fece la Sicilia nel 1992,  quando  modificò  i
  comuni e non intervenne sull'elezione diretta del Presidente  della
  Regione  in  Sicilia,  non avendo il coraggio di  autoriformarsi  e
  aspettando  che  venisse  fatta dopo cinque  anni  dal  varo  della
  riforma  già fatta nel resto d'Italia.
   Io  sono  perché  si  faccia  senza fare demagogia  e  senza  fare
  un'altra operazione.
   Adesso  abbiamo scoperto che dobbiamo cambiare tutto: lo  Statuto,
  il problema del ribaltone, c'è il problema, in caso di dimissioni o
  morte   del  Presidente  della  Regione,  di  garantire   la   vita
  dell'Assemblea  che  non dipenda dalla vita  del  Presidente  della
  Regione, cose assolutamente condivisibili  Ma, onorevoli  colleghi,
  c'è  in  atto  depositato un disegno di legge che  è  a  firma  dei
  deputati del PD, ma credo che anche altri Gruppi lo abbiano  fatto,
  che sostanzialmente - lo abbiamo depositato a inizio legislatura  -
  il testo era stato approvato da questo Parlamento al termine  della
  tredicesima legislatura e che il Parlamento nazionale non riuscì  a
  discutere  e  a  varare  per trasformarlo in modifiche  del  nostro
  Statuto.
   Noi  abbiamo depositato quel testo e in quel testo ci sono  alcune
  ipotesi.  Ad  esempio, c'è che in caso di morte o   dimissioni  del
  Presidente  della  Regione il Parlamento  rimane  in  carica  se  e
  sottolineo se decide entro sei mesi - non ricordo se entro sei mesi
  o  novanta  giorni  -  di  eleggere  con  voto  del  Parlamento  il
  vicepresidente  che era stato designato all'atto della  nomina  del
  Presidente.
   Quindi,  il Parlamento, in quel caso, con un proprio voto  decide,
  per  il  resto  del  mandato  di  trasformarsi  nuovamente  in  una
  istituzione  di  tipo  parlamentare, cioè il  Vicepresidente  viene
  legittimato dal Parlamento  e si prosegue, altrimenti  si  torna  a
  votare.
   E' una ipotesi, possono essercene altre.
   Non vorrei - e lo ripeto - che questioni anche corrette, perché lo
  Statuto  siciliano ha più di sessant'anni e si  vede,  e  gli  anni
  ormai  li  porta male, ma non dobbiamo far finta di  affrontare  la
  questione  più  complessiva dello Statuto  su  cui  sostanzialmente
  questo Parlamento e questa legislatura ha nicchiato.
   Noi  avevamo  istituito pure una Commissione  speciale,  l'abbiamo
  fatta naufragare. Quindi, non è che adesso si può arrivare,  perché
  dobbiamo  cambiare tutto per non cambiare nulla,   dobbiamo  essere
  seri,  dobbiamo  essere consapevoli che siamo dinanzi  a  una  fase
  della  vita politica e della vita pubblica in cui ognuno di noi  si
  deve   sentire   classe  dirigente,  non  assecondare   gli   umori
  dell'antipolitica, questa vandea e canea insopportabile che c'è  in
  giro,  ma  neanche chiudersi a riccio rappresentando una  sorta  di
  casta  intoccabile  e immodificabile. Io credo  che  questo  faccia
  danno alla politica, alle istituzioni.
   Ecco  perché dico con grande tranquillità di votare questo disegno
  di legge,  con serenità, perché noi apriamo una sfida al Parlamento
  nazionale  dicendo:   mentre voi avete  fatto  i  ragionieri  nella
  logica  numerica  delle  istituzioni locali, l'Assemblea  regionale
  siciliana,  con atto proprio, vi  propone un modello  di  Assemblea
  composto  da  un numero di parlamentari che credo sia assolutamente
  congruo .
   Perché  congruo? Si potrebbe dire perché settanta  e non cinquanta
  o  trenta  oppure  sessanta?  Congruo  perché  solo  questo  numero
  garantisce   una   rappresentanza  plurale  a   tutti   i   collegi
  provinciali.
   Quando  un  collegio  provinciale,  come  Enna,  il  più  piccolo,
  comunque ha la garanzia di eleggere due deputati, è in ogni caso un
  elemento di pluralità.
   Qualunque altro modello rischia di eleggere un solo parlamentare e
  quindi  di  dare una rappresentanza solo di una parte ad  un'intera
  provincia.
   Ecco  perché  penso  che il numero di settanta,  è  equilibrato  a
  garantire la rappresentanza plurale anche dei territori e di  avere
  un  Parlamento  che  rappresenti per  davvero,  non  solo  tutti  i
  territori  ma  anche  le diverse opinioni che esistono  nei  nostri
  territori.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  inizio
  proprio   dall'intervento  dell'onorevole  Cracolici  che   ci   ha
  intrattenuti  per  un quarto d'ora e quindi se dovessi  sforare  di
  qualche  secondo  il  Presidente  Formica  sarà  clemente.  Io   ho
  apprezzato  l'intervento dell'onorevole Cracolici, per  lo  sforzo,
  forse,  di convincere se stesso, prima che di convincere i colleghi
  parlamentari.
   L'onorevole  Cracolici  ha esordito dicendo  che  aveva  ascoltato
  molti  interventi didattici ed ha finito per farci una  lezione  o,
  almeno, questo è sembrato il suo intendimento.
   L'onorevole   Cracolici  ha  detto  che  aveva   ascoltato   tanti
  interventi  demagogici e poi, purtroppo, in qualche  passaggio,  ha
  finito  per inciampare anch'egli in qualche accenno che proprio  di
  cristallina oggettività non è parso, almeno a me.
   Signor  Presidente,  fatta  questa  premessa,  sono  convinto  che
  l'onorevole Cracolici e mi riferisco proprio a lui perché lo  stimo
  ma perché  ho avuto netta la sensazione che egli non fosse convinto
  di  quello  che  diceva,  soprattutto quando  ha  sostenuto  in  un
  passaggio  il  contrario di quello che volesse lo  spirito  di  una
  norma che dovrebbe essere di proporzionale puro.
   Immaginare ad esempio, e mi rivolgo all'onorevole Colianni, che si
  possa  trasformare l'elezione regionale ad Enna in un'elezione  con
  un  surrettizio maggioritario, dove due cartelli si mettano insieme
  per  eleggere due deputati annullando la democrazia - mi spiace che
  non  sia  presente  il Presidente dell'Assemblea regionale  che  ha
  deciso  di  farci  correre questa sera -, significa  introdurre  un
  regime che non è previsto da nessuna parte e che ha certamente  dei
  profili di incostituzionalità.
   Ho  apprezzato molto l'intervento dell'onorevole Calanducci che ha
  detto   che   è   medico   e   quindi  sprovvisto   dei   rudimenti
  giurisprudenziali o giuridici che mi appartengono  un  po'  di  più
  essendo un avvocato.
   Amici  miei, ma di quale operazione squisitamente matematica state
  parlando?
   Abbiate  il  coraggio di dire che siete prigionieri  dell'opinione
  pubblica e vi dovreste vergognare perché dovreste avere il coraggio
  di  dire che il Parlamento nazionale ha approvato una legge che  ci
  vuole in cinquanta.
   Questa  operazione  matematica, quindi,  la  stiamo  facendo  noi,
  cercando  di  dare un colpo alla botte e un colpo al timpano  senza
  alcuna    razionalità    politica,   senza    alcuna    razionalità
  costituzionale. Quando io ho fatto il mio intervento in premessa, e
  vi   ho  invitati  a  ragionare,  compreso  il  Presidente  Cascio,
  sull'opportunità di un emendamento e di ventiquattro  ore,  non  di
  mille  emendamenti e di ventiquattro mesi, perché mi  è  abbastanza
  chiaro  che nel maggio del 2013 questa legislatura andrà a spirare,
  era  soltanto il tentativo di farvi riflettere, onorevoli colleghi,
  sulla  necessità  di  dirci con chiarezza che  non  ci  può  essere
  soluzione di continuità tra il dato numerico e il dato politico, le
  due cose vanno di pari passo e ho fatto l'esempio di Enna, ma avrei
  potuto  farlo  di  Ragusa, come di Siracusa, di  Caltanissetta,  di
  Agrigento,  come di Trapani, eliminando di fatto solo le  tre  aree
  metropolitane dove, vivaddio, soltanto lì sarà possibile  esprimere
  un principio di democrazia proporzionale.
   Signor  Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, io  credo  che
  questo  Parlamento,  se  davvero vuole fare  e  vuole  svolgere  in
  maniera  seria  il  proprio  ruolo,  deve  smetterla  di  fare   da
  ragioniere trovando una soluzione mediana dei settanta deputati. Ci
  hanno detto dal Parlamento nazionale che dobbiamo essere cinquanta,
  vogliamo essere al passo dei tempi? Vogliamo ridurre i costi  della
  politica?  Vogliamo  essere  bravi  ad  affrontare  quella   platea
  dell'antipolitica  che,  onorevoli  colleghi  non  si   quieterebbe
  neanche a trenta  Ma svegliatevi  C'è un'antipolitica che vuole  la
  cattiva  politica, così come la voglio io, morta. Ed è  giusto  che
  sia.  Ma  voi  pensate che si possa continuare a fare  politica  in
  Sicilia come nel nostro Paese cercando di andare dietro alle mode e
  a   quelle   che  la  gente  chiede  possano  essere   ragioni   di
  apprezzamento  nei nostri confronti? Ma non ce ne saranno  mai   Il
  nostro  obbligo è fare buone leggi, fare i legislatori,  il  nostro
  obbligo    è   essere   trasparenti,   e   non    fare   operazioni
  ragionieristiche prima di avere immaginato quale  possa  essere  il
  futuro della nostra Regione.
   Concludo,  signor  Presidente, e la ringrazio perché  mi  ha  dato
  questo minuto in più. Le ipotesi per quanto mi riguarda, ed io  per
  queste  mi  batterò,  sono due: o abbiamo il  coraggio  di  seguire
  l'indicazione  del Parlamento nazionale e quindi cercherò  di  fare
  presentare,  potendolo  ormai  farlo  soltanto  i  capigruppo,   un
  emendamento che ci riduce a cinquanta, oppure, seconda ipotesi, noi
  dobbiamo prendere per buona l'unica proposta ragionevole,  di  buon
  senso, e che abbia un senso politico e istituzionale che ho sentito
  fino  a  questo momento in questa Aula,  ed è quella dell'onorevole
  Rudi  Maira.  L'onorevole Maira ha fatto un  percorso  storico,  ha
  spiegato  per  quale ragione il Parlamento regionale siciliano  era
  composto  da novanta deputati, ci ha detto in soldoni che  la  vera
  casta non è qui, che forse è da un'altra parte, ed è nella parte in
  cui  un Governo non tecnico ma tecnocratico abolisce le province  e
  non  riduce  i  parlamentari,  con buona  pace  del  fatto  che  il
  Presidente del Consiglio rinuncia all'emolumento dopo essere  stato
  nominato quindici giorni fa Senatore a vita. Tutti saremmo contenti
  di  rinunciare  a  quell'emolumento, ma per carità,  absit  iniuria
  verbis.    E    allora,   eravamo   novanta    in    ragione    dei
  novecentoquarantacinque,  tra parlamentari  e  senatori  nazionali,
  facciamo   un   emendamento  nel  quale  venga  prescritto,   senza
  determinare  un numero, che il Parlamento regionale  si  riduce  in
  proporzione  del  dieci  per cento rispetto  alla  riforma  e  alla
  riduzione  dei  Parlamentari nazionali,   un  minuto  dopo  che  il
  Parlamento nazionale si sarà ridotto.
   Questa è una proposta seria politicamente, ragionevole e di sicura
  garanzia  costituzionale, tutto il resto è da mandare in  archivio,
  compresa  la  fretta  che rischia ancora una  volta,  ad  onta  dei
  Siciliani  e  a  favore dell'antipolitica, di  farci  fare  gattini
  ciechi'.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone,  ma  mi  ha
  pregato l'onorevole Bufardeci di concedere l'inversione.

   COLIANNI.   Signor   Presidente,  vorrei   sapere   quando   potrò
  intervenire.

   PRESIDENTE. Lei non è iscritto.

   COLIANNI.  Io ero iscritto ancora prima degli altri.

   PRESIDENTE. Onorevole Colianni  parlerà quando sarà il suo  turno.
  Ha facoltà di parlare l'onorevole Bufardeci.

   BUFARDECI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ringrazio  il
  collega Falcone.
   Intervengo  ancora su questo disegno di legge per ribadire  alcuni
  concetti  che avevo anticipato anche nel mio precedente  intervento
  sull'ordine dei lavori.
   Dico  innanzitutto all'amico onorevole Cracolici,  che  vorrei  mi
  ascoltasse,  che  poco fa ha detto  guai ai politici  che  vogliono
  seguire  l'antipolitica .  Sarebbe una contraddizione  in  termini.
  Forse lui non se ne è accorto ma è quello che sta facendo per primo
  lui stesso e che sta facendo quest'Aula.
   Perché  non  c'è  ombra di dubbio che quest'Aula  è  assolutamente
  prigioniera  del  principio secondo il quale a Roma determineranno,
  comunque, una riduzione forse ancora più rigorosa - non si  capisce
  neanche  per  quale ragione il numero dovrebbe essere eventualmente
  di cinquanta.
   Perché vedete, anche le proporzioni del dieci per cento dovrebbero
  essere  spiegate  tenendo conto di tutta una serie di  specificità,
  perché quando leggo che, per esempio, alcune regioni che hanno  ben
  pochi   abitanti   rispetto   alla   Sicilia,   hanno   un   numero
  proporzionalmente, enormemente superiore ai novanta di  quest'Aula,
  io mi chiedo qual è la logica del dieci per cento? Qual è la logica
  che si deve seguire Roma?
   Io, quindi, credo che noi non dobbiamo permettere questo errore  e
  dobbiamo   avere,   durante  questo  dibattito,   l'occasione   per
  affrontare le questioni che sono connesse alla eventuale riduzione.
  Riduzione che avviene,  solo per ragioni di antipolitica.
   Ma  quale  riduzione  dei costi volete che  possa  significare  il
  numero  dei  parlamentari che da novanta scende a  settanta  in  un
  sistema  o  quale  riduzione  dei  costi  potrà  esservi  quando  i
  parlamentari  nazionali  non  saranno  novecentoquarantacinque   ma
  saranno seicento rispetto al sistema ed alla crisi economica?
   Il  problema è che questa classe politica - qua va dichiarato e va
  ammesso - ha fallito per molti versi il proprio obiettivo.
   Oggi,  per  molti  versi, dimostra di non essere  capace  di  dare
  quelle risposte che la gente si aspetta.
   L'antipolitica da questo nasce, al cittadino che noi siamo novanta
  o  siamo  settanta  non  gliene frega un bel nulla.  Alla  politica
  interessa,  alla  gente serve che ci sia un parlamento  che  sappia
  scrivere  le leggi e che interpreti i bisogni del territorio  della
  gente.  Alla  gente interessa che ci sia un governo che  in  questa
  fattispecie non c'è assolutamente, che sappia spendere le somme che
  ha  a  disposizione, a partire da quelli comunitari che ogni giorno
  rischiamo  di  perdere  con il disimpegno automatico  che  già  sta
  facendo falcidia di centinaia di milioni e di miliardi di euro  che
  sono  a  disposizione  delle casse dei  Siciliani  per  poter  fare
  economia, PIL, occupazione, sviluppo, crescita. Questo è quello che
  interessa alla gente.
   Che  poi  noi  siamo novanta o siamo settanta o siamo  sessanta  è
  tutta una sciocchezza, non prendiamoci in giro, non giochiamo noi a
  fare gli ipocriti, ammettiamo queste cose.
   E  io  credo che l'occasione del dibattito non debba servire, come
  per  alcuni  versi  potrebbe  in maniera  ancora  più  stucchevole,
  accadere,  a  fare ciascuno la lotta ad essere più  realista  degli
  altri,  settanta, sessanta, sessanta, cinquanta, come  se  ciascuno
  volesse  necessariamente  acquisire meriti di  fronte  all'opinione
  pubblica, quasi che fustigandosi ed ammettendo tutte quelle colpe e
  quelle  responsabilità, se poi alla fine fosse  emendato,  tornasse
  vergine  e pulito, assolutamente libero da qualunque responsabilità
  per potersi presentare alla folla che, plaudente e festeggiante, lo
  osanna, bravo, trenta
   Ragazzi, ma che stiamo dicendo?
   E'  un'occasione troppo seria per viverla secondo  questa  logica,
  che  è mortificante, a mio avviso. La logica deve essere quella che
  c'è  una situazione drammatica e va affrontata con serietà.  Se  il
  tema  è  la riduzione, pensiamoci, facciamola, determiniamo  questa
  riduzione  a  settanta  deputati, ma  le  occasioni  connesse  alla
  determinazione  della  riduzione del  numero  dei  deputati  devono
  essere tutte affrontate.
   La  discussione  sull'eventuale norma  antiribaltone  è  una  cosa
  seria.   E'  un  vulnus  se  non  viene  affrontata  per   rispetto
  dell'elettore,   e   quindi   deve   essere   colta   l'opportunità
  dell'impatto della riduzione perché si discuta di quella norma.
   La  questione secondo la quale, eventualmente, occorre la presenza
  di   un   vicepresidente  che  garantisca  la   vita   parlamentare
  dell'Assemblea democraticamente eletta, è una questione che non può
  non essere affrontata. E' un tema importante, che va affrontato nel
  momento in cui discutiamo un tema fondamentale qual è quello  della
  rappresentanza.  Quando parliamo del tema della composizione  della
  Giunta,  qui  noi viviamo come sempre nella Terra di  Pirandello  -
  come ho detto poc'anzi - e la contraddizione è che il Parlamento ha
  i  costi  non  di 90 deputati ma di 102, in questa fattispecie.  Ed
  allora  bisogna affrontare anche il tema che un certo  numero,  una
  certa percentuale - io dico i quattro quinti - dei componenti della
  Giunta  devono  essere deputati in carica. E'  una  garanzia  anche
  dell'attività  del  parlamentare,  oltre  che  della   logica   del
  contenimento delle spese.
   Ed  anche  questo qua è un vulnus nei confronti di chi?  Di  quale
  cittadino è vulnus discutere di queste cose? Quale offesa  facciamo
  se  vogliamo  approfondire questo tema, perché  questa  Aula  possa
  legiferare in maniera consapevole, soprattutto - e la ringrazio  di
  avermi  concesso qualche minuto in più - nel momento in cui, sempre
  in  ragione di quella antipolitica che oggi vive in Italia la guida
  sostanziale   dell'azione  politica  per  quello  che   sta   anche
  accadendo.  E  ribadisco  antipolitica, a scanso  di  equivoci,  in
  moltissimi casi corretta e legittima, proprio per le inadempienze e
  le inadeguatezze della classe politica e della classe dirigente nel
  suo   complesso,   per   altri  versi  veramente   stomachevole   e
  stucchevole.  Credo che proprio perché oggi siamo  di  fronte  alla
  questione  della  soppressione  delle  province  in  Sicilia,   dei
  cosiddetti liberi consorzi dei comuni, il tema della rappresentanza
  sia enfaticamente ancora più importante. Trattarla con la frenesia,
  con  l'orologio - guai se non la facciamo entro le 22.00 -  è  pura
  follia   E'  denegare il compito per il quale, a mio avviso,  siamo
  stati eletti, per cercare di rappresentare al meglio quei cittadini
  che domani non avranno neanche la rappresentanza intermedia che era
  quella delle province.
   Quindi,  insisto: credo che le occasioni vadano tutte  affrontate.
  Sì,  è  vero,  ci  fu  una intesa secondo la quale  si  disse:  non
  presentiamo  emendamenti. Ma chi era presente a  quella  Conferenza
  non  potrà  smentirmi nell'affermazione che quella fu,  ancora  una
  volta,  una occasione di frenesia in cui si disse: facciamola  alle
  cinque, perché se no alle sei la fanno a Roma
   Bene, mi voglio fermare, non mi interessa quello che fanno, voglio
  avere  il  tempo  che mi è stato assegnato, sino  alle  22.00,  per
  affrontare gli emendamenti che ritengo utili a questa Aula.
   Il  mio gruppo, su questa opinione, presenterà gli emendamenti che
  riterrà utili da discutere nell'interesse generale, senza frenesia,
  poi  arriveremo alla riduzione dei costi, arriveremo alla riduzione
  dei  parlamentari,  ma vogliamo farlo in una  maniera  compiuta  ed
  organica,  senza cedere ancora di più a chi forse non  ha  bene  in
  mente  quelle che potranno essere le conseguenze, perché in  questa
  vicenda non c'è un piano B - mi pare - da parte di nessuno, qua  si
  sta andando alla deriva, senza capire le conseguenze.
   Vorrei  avere la mente più serena per dire: io quelle  conseguenze
  eventuali  le  voglio  affrontare  ad  occhi  aperti  e  le  voglio
  affrontare   trattando  la  materia  in  tutte   le   sfaccettature
  possibili.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  avendo
  ascoltato   tutti  gli  interventi,  credo  che   in   un   momento
  particolarmente delicato per la storia, se vogliamo anche  politica
  di  questo parlamento siciliano, sebbene ciò forse dai parlamentari
  è  poco  sentito, perché dal momento in cui il parlamento siciliano
  si  avvia  e  si  appresta o si dovrebbe apprestare  -  e  mi  pare
  d'obbligo usare a questo punto il condizionale - per gli interventi
  che  ho  ascoltato  mi  pare  che l'attenzione  che  il  parlamento
  dimostra, per la presenza dei parlamentari in Aula, mi pare che dia
  ragione   a   quella  antipolitica  che  guarda  e  addita   questo
  Parlamento,  come altri contesti, quali luoghi di inefficienza,  di
  paralisi e di poca produttività.
   Il  problema  non  è tanto di giocare al rialzo, al  rilancio,  al
  rimpiattino, ci troviamo dinanzi ad una questione molto chiara:  il
  Parlamento   nazionale   invita  in  maniera   energica,   con   un
  provvedimento  legislativo,  tutte le Regioni,  comprese  quelle  a
  Statuto  speciale, a ridurre il numero dei componenti dei  consigli
  regionali,  nel  nostro caso dell'Assemblea  regionale,  che  viene
  chiamata  Parlamento regionale, il più importante e il  più  antico
  d'Europa.
   Ma  dobbiamo dire, onorevole Maira, in maniera altrettanto chiara,
  che forse in questi ultimi anni anche noi siamo un poco venuti meno
  nella  credibilità dell'opinione pubblica. Quando un quotidiano  on
  line,  forse il più importante, scrive, fino a qualche  minuto  fa,
   tagliate  o no , lo fa perché questo Parlamento viene messo  sotto
  accusa, nella maggiore parte dei casi ingiustamente, in altri  casi
  forse giustamente. Il problema è quando dobbiamo rilanciare per non
  fare  nulla,  perché è vero, abbiamo una tradizione  gattopardesca,
  cerchiamo di fare tutto per non fare nulla, e allora chi rilancia a
  50,  chi  rilancia  a 48, chi rilancia ad altro numero,  forse  nel
  tentativo pazzesco di lasciare tutto così com'è. Ma non ci rendiamo
  conto  che la nostra legge, o la facciamo stasera, o domani, o  non
  la  facciamo,  non  preclude e non pregiudica un iter  parlamentare
  nazionale che comunque farà i suoi passi. E allora delle due l'una,
  noi  possiamo  fare  una legge, qualunque essa  sia,  poi  sarà  il
  Parlamento  nella sua articolazione dei doppi rami, a  decidere  se
  questa legge dovrà essere approvata Sic et simpliciter, o se  dovrà
  essere  modificata. Potremo anche decidere di non fare nulla  e  il
  Parlamento, nella sua esclusiva autonomia, poi potrà fare una norma
  costituzionale e decidere se ridurre o meno il numero dei deputati,
  se adeguarlo al dettato legislativo di qualche mese addietro.
   Allora,  il problema non è tanto dei costi della politica  perché,
  come  qualche  collega parlamentare dice da diversi mesi,  dobbiamo
  ridurre  di appena 7 milioni di euro. Ma onorevoli colleghi,  quale
  risparmio sono 7 milioni di euro, se lo Stato spende ogni anno  800
  miliardi  di euro? Questa è pura demagogia, perché è bello parlare,
  venire in questa Aula e dire  siamo contro la casta' ed essere  poi
  noi  stessi  uomini  della casta nel modo di pensare  e  di  agire.
  Vorrei  ricordare, presidente Formica, che la Commissione  Statuto,
  che  era  governata dall'attuale maggioranza, è stata  sciolta  per
  inattività, una Commissione laddove - quando partecipai per l'unica
  volta come parlamentare, in sostituzione di un altro collega -  fui
  uno  dei tre che votò a favore del disegno di legge che riduceva  a
  70 il numero dei parlamentari.
   Nel  1992  venne fatta una norma - onorevole Cracolici  -  con  la
  quale  davamo il via ad una nuova stagione, l'elezione diretta:  la
  gente  aspettava,  non voleva più quegli intrighi  del  Palazzo  ma
  voleva   eleggere  direttamente  i  propri  governanti,  i   propri
  amministratori.  Ed anche oggi il momento storico chiede  a  questo
  Parlamento:  troviamo un momento di democrazia. Attenzione,  non  è
  poi  così  sicuro  che lo stesso disegno di legge norma-voto  possa
  essere  accolto  così  come  noi  lo  stiamo  proponendo,  poi   il
  Parlamento  nazionale  potrebbe decidere, con  un  emendamento,  di
  ridurre il numero dei deputati a 50. E quindi saremmo ulteriormente
  mortificati.
   Ed  allora,  non  è  una  questione di costi  della  politica,  la
  democrazia non deve guardare ai costi ma ha un costo per la  gente.
  Ha  un  costo  per  le  istituzioni, ha  un  costo  per  l'apparato
  istituzionale.  Ed  allora  la democrazia  sì,  ma  dobbiamo  anche
  pensare ad una democrazia sostenibile.
   Qua non mi attarderei molto a pensare cosa verrà dopo la norma  di
  principio. Secondo me, noi dovremmo fermarci all'articolo  1  e  al
  comma  dell'articolo  2,  lasciando  stare  ciò  che  riguarda   la
  composizione del Parlamento ed i numeri dei parlamentari,  rispetto
  a  ciò che è il sistema elettorale e la distribuzione dei seggi nel
  territorio. Perché è vero, onorevole Colianni, che la sua provincia
  sarebbe  la  più  penalizzata. Ma se, ad esempio, ipotizzassimo  un
  diverso  modo di distribuire i parlamentari con due liste, ciò  non
  avverrebbe.
   Signor   Presidente,  sono  personalmente  convinto  che  dobbiamo
  approvare  il  disegno  di legge con la riduzione  a  70  deputati;
  dobbiamo  però,  e  lo  chiederò al mio capogruppo,  presentare  un
  emendamento per abrogare il secondo comma dell'articolo 2,  che  dà
  un  ulteriore veste in chiave negativa a questo Parlamento.  Perché
  si  dice  che laddove  il Parlamento non dovesse poi legiferare  in
  maniera  conseguenziale',  cioè già  noi  stessi  ci  stiamo  quasi
  precludendo  la possibilità di dare il seguito, di dare  una  legge
  ordinaria che sia il seguito di una grande norma di riforma di tipo
  costituzionale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  potere
  usare gli stessi mezzi dell'onorevole Limoli per avere l'attenzione
  dell'onorevole Cracolici, rispetto ad una riflessione che di solito
  lui  è  capace  di  fare in questa Aula, e che questa  volta  mi  è
  sembrata  proprio  molto defraudata, di piccolo  cabotaggio,  direi
  anche in grande sofferenza e in grande difficoltà.
   E  parlare ad un Parlamento di un tema così significativo con così
  pochi  parlamentari mi mette un po' di angoscia, considerato  anche
  che  non  si  è riuscito ad affrontare l'argomento all'interno  dei
  Gruppi  parlamentari, dei partiti, come se questa fosse  una  legge
  che  ci  viene calata dall'alto, e che qualcun altro la  vuole  per
  noi.
   L'onorevole  Cracolici ha detto che questa  legge  non  la  stiamo
  facendo  per una ragione legata ai costi della politica, e  neanche
  perchè  dobbiamo andare incontro al volere delle masse,  al  volere
  della   gente,  al  volere  populista  dell'antipolitica.   Allora,
  onorevoli  colleghi, perché stiamo facendo questa legge?  Ha  detto
  sempre l'onorevole Cracolici che la stiamo facendo per rendere  più
  efficiente il sistema. Ma perché, diminuendo in termini numerici la
  rappresentanza,  noi  rendiamo più efficiente  il  sistema?  Quando
  abbiamo diminuito il numero dei consiglieri comunali, abbiamo forse
  aumentato l'efficienza nei nostri consigli comunali?
   E poi vorrei anche chiedere all'onorevole Maira, che ho apprezzato
  molto  per  l'onestà intellettuale con cui si è posto, di  togliere
  quella firma, perché le firme non sono inamovibili. Quando vi è  un
  dibattito sincero, una presa di posizione, figlia di un dialogo tra
  parlamentari,  che  crea  le condizioni  della  circolarità,  della
  voglia  di  dirsi  le  cose,  della  voglia  di   interrogarsi  sui
  problemi, un punto di vista può essere modificato.
   Vorrei  fare  anche  una  riflessione, se  volete  di  natura  più
  culturale:  ma  in  tempi  nei quali con le  accelerazioni  sociali
  abbiamo determinato una politica leaderista, in tempi nei quali  le
  sollecitazioni  e le perturbazioni che arrivano dal  sociale  hanno
  inevitabilmente determinato una politica romano-centrica  -  io  la
  chiamo la politica da arto riflesso - una politica della modernità,
  antidemocratica, che è fatta di pochi leader che ci  governano,  se
  ci  troviamo  di  fronte  ad  una politica  che  è  in  deficit  di
  democrazia  nel Paese, voi pensate che la risposta  al  deficit  di
  democrazia sia abbattere i livelli di partecipazione?
   Sapete perché mi sono iscritto all'MPA? Perché penso che in questo
  mondo  duale debba si esistere una politica romano-centrica e della
  leadership  ma,  occorre un controbilanciamento dell'ultimo  tempio
  della democrazia, che sono i comuni, che sono i municipi, che è  la
  partecipazione  della gente, che sono i consigli di  quartiere,  le
  assemblee  regionali.  E  l'onorevole  Cracolici  mi  deve   ancora
  spiegare   come   ritiene  plurale  il  voto  di  Enna,   con   due
  parlamentari. Vorrei chiedere a voi tutti se non pensate che questo
  sistema  abbia  un senso in una realtà bipolare,  poteva  avere  un
  senso  quando  eravamo in Inghilterra o in America,  nel  quale  vi
  erano  soltanto due partiti, ma in una realtà come quella italiana,
  nella  quale abbiamo una miriade di partiti, e la nostra democrazia
  si  rappresenta attraverso una moltitudine di rappresentanze  -  lo
  dico  ai compagni comunisti, quelli che hanno difeso la libertà  di
  ciascuno  nelle  fabbriche, che hanno difeso  la  democrazia  -  vi
  chiedo  se  è  questo quello che volete. Se volete,  cari  compagni
  comunisti  o ex comunisti, difensori della libertà, mi dovete  dire
  se  ritenete  che  invece  vada fatta un'operazione  per  la  quale
  bisogna  andare  a  votare ad Enna creando due  soli  deputati  che
  saranno   i   rappresentanti  dei  due  più   grandi   partiti,   e
  determineranno    la   secolarizzazione   della   presenza    delle
  maggioranze. E' questa la democrazia che vogliamo?
   Ebbene, signor Presidente, io credo alla democrazia del municipio,
  alla democrazia del quartiere, credo al comune di Roccafiorita,  di
  240  abitanti, perché anche le comunità più tribali devono avere  -
  tribali nel senso di piccolezza di numero - la loro democrazia.  Io
  mi  onoro  di  essere  andato da assessore  regionale,  come  primo
  comune, a Roccafiorita.
   Questo  Parlamento  deve avere i parlamentari  che  ha  deciso,  e
  siccome bisogna dare un segnale forte, che questa terra è la  terra
  della  partecipazione  e  non la terra che  si  allinea,  chiederò,
  provocatoriamente, con un emendamento, se me lo consentirà  il  mio
  capogruppo, una modifica a cento deputati, perché questa terra deve
  dare un segnale di assoluta discontinuità, coerente con quello  che
  sinceramente  penso,  e  nessuno può inficiare  la  libertà  di  un
  popolo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  fare  una
  brevissima premessa, e parlo solo come Francesco Musotto,  deputato
  all'Assemblea regionale siciliana, iscritto all'MPA,  ma  non  come
  capogruppo, anche perché avete potuto costatare che all'interno del
  gruppo  noi  siamo uomini liberi, e quindi ognuno dice  quello  che
  vuole.
   Però  non  posso  venir meno ad una firma che  ho  apposto  su  un
  disegno di legge, ma perché sono contro l'antipolitica, mio  nonno,
  che  è stato citato, fu costituente nel 1946, sono passati sessanta
  anni, quindi tanta acqua è passata sotto i ponti.
   Io  ho  apposto la mia firma convinto, in prima Commissione,  come
  tutti  i  capigruppo,  e sentivo qualcuno dire  che  si  può  anche
  cambiare idea. Ma noi siamo di fronte ad una legge dello Stato  che
  ha  stabilito  che  dobbiamo  essere  cinquanta.,  equi  autorevoli
  rappresentanti  di partiti hanno detto cose spaventose,  che  è  la
  legge che mortifica la democrazia. Oltre il comune di Roccafiorita,
  onorevole  Colianni,  c'è una borgata che si chiama  Regalcioffoli,
  che secondo me dovrebbe avere anche la sua rappresentanza.
   Abbiamo  fatto  una  discussione garbata in prima  Commissione,  e
  tutti i capigruppo abbiamo ritenuto che settanta era un numero  che
  non  ci  veniva imposto dal governo nazionale, quindi non  era  una
  decisione  centralistica, ma rispettava la  nostra  autonomia.  Qua
  nessuno  è  con  l'antipolitica, e convengo con quello  che  diceva
  l'onorevole  Bufardeci,  è  un  po' il  fallimento  di  una  classe
  dirigente  che non ha dato le risposte necessarie ad un  territorio
  sia esso nazionale o regionale.
   Io  ho  sempre impersonato il mio ruolo di eletto dalla gente  col
  consenso  popolare, quindi testimone delle esigenze,  dei  bisogni,
  delle  richieste, dei problemi e delle possibilità  anche  di  dare
  delle   soluzioni  a  questi  problemi.  Purtroppo  la   situazione
  generale, siamo in un contesto nazionale, mondiale, in cui  bisogna
  prendere  delle  decisioni che possono anche essere non  condivise,
  che possono rappresentare fatti non positivi delle nostre eventuali
  ammissioni future, però sono delle decisioni necessarie che  devono
  essere prese.
   In  Commissione abbiamo deciso in un clima assolutamente sereno  e
  tranquillo di andare avanti rispetto alle indicazioni pervenute con
  una  legge nazionale, e oggi ritengo che la Presidenza ha  adottato
  una  decisione  di  grande  civiltà, e in  un  contesto  di  grande
  rispetto nei confronti di tutti, andiamo avanti con questa legge.
   Per  quanto mi riguarda, quindi, in qualità di deputato  dell'MPA,
  non  già come capo gruppo, sono assolutamente favorevole che questo
  disegno  diventi legge della regione siciliana. Tutto il resto,  il
  proporzionale, i collegi, tutto ciò che implica la diminuzione  dei
  deputati,  può essere visto con ulteriori decisioni legislative  di
  questa Assemblea, dove ancora una volta si dimostra la capacità  di
  essere tutti classe dirigente.
   Per quanto mi riguarda, quindi, sono assolutamente favorevole

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Buzzanca.  Ne  ha
  facoltà.

   BUZZANCA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   signori
  assessori,  noi  non stiamo sbagliando adesso, sicuramente  abbiamo
  sbagliato  prima,  cioè  non abbiamo colto  subito  l'esigenza  che
  veniva  dalla  gente, dal popolo siciliano, di  andare  incontro  a
  legittime  aspettative che erano quelle di sentirsi  rappresentati,
  quelle  di  razionalizzare,  oltre  che  contrarre  i  costi  della
  politica.
   Oggi  siamo  qui  a  discutere di una  legge  che  sicuramente  va
  approvata, e lo voglio dire all'inizio di questo mio intervento. In
  altre  occasioni la classe dirigente siciliana ha dato buona  prova
  delle  proprie  capacità,  siamo  stati  antesignani  dell'elezione
  diretta dei sindaci, abbiamo portato avanti un percorso che  poi  è
  diventato   un   ragionamento  apprezzato  nel  panorama   politico
  nazionale,  eppure questa antipolitica è esplosa  in  Italia  ed  è
  esplosa perché? Vi sono state, certo, aggressioni medianiche da più
  parti,  vi è stata una mancanza evidente di rappresentanza.  Quando
  si   è   scelto  di  nominare  la  classe  dirigente  italiana,   i
  parlamentari, i senatori, certamente, non abbiamo reso  un  omaggio
  alla  democrazia e un servizio ai cittadini, abbiamo, al contrario,
  sviluppato meccanismi di allontanamento dal palazzo.

                  (Presidenza del Presidente Cascio)

   Questo  è  accaduto in Italia, questo è accaduto anche in Sicilia,
  perché  è  evidente  che  anche in Sicilia abbiamo  contribuito  ad
  allontanare  dalla democrazia e quindi, dagli organi  istituzionali
  di  rappresentanza, i siciliani, perché si è verificato un  sistema
  ribaltonistico che certamente i siciliani non hanno apprezzato,  lo
  hanno visto a modo proprio come un tradimento.
   Allora,  noi  dobbiamo oggi percorrere un nuovo cammino,  dobbiamo
  capire i punti critici di questo percorso, dobbiamo capire perché i
  giovani  si allontanano dalla politica, perché i giovani tentano  a
  piè  sospinto  di  dire  la propria in diverse  occasioni  e  quasi
  aborriscono la politica.
   Ma  ci  siamo chiesti, signor Presidente, se il sistema scolastico
  italiano e lo stesso sistema scolastico siciliano, noi che vogliamo
  essere innovatori, è un sistema che porta avanti il principio della
  neutralità?  Noi  sappiamo se per davvero  i   docenti,  in  questo
  momento, siano essi di destra o di sinistra, a scuola mantengono la
  neutralità? Oppure cedono alla tentazione del proselitismo,  cedono
  alla  tentazione  della imposizione a tutti i costi  della  propria
  idea.  Vi  sono esempi di docenti, e a me costa personalmente,  che
  addirittura  vanno  in Aula a dire che la politica  è  un  circo  e
  all'interno   di   questo  circo  esistono  molti  buffoni,   molti
  pagliacci.  E' questo un modo per fare educazione? Non vi  è  anche
  una crisi educativa che allontana i ragazzi dalla politica? Non  vi
  è  cioè  l'esigenza,  insieme alle grandi riforme,  di  fare  anche
  quella dell'offerta educativa in grande sofferenza?
   Allora   noi   dobbiamo  andare  avanti  facendo  un  ragionamento
  complessivo, dobbiamo capire quale è il polso della situazione,  ma
  certamente  la  politica non può agire come il  mercato.  Non  può,
  cioè,  muoversi  in riferimento a quelli che sono  i  problemi,  le
  esigenze anche superficiali, ma, al contrario, deve saper governare
  i  problemi  e  noi  qui  dobbiamo essere  capaci  di  governare  i
  problemi. Certo, in questa legge, noi siamo giunti in ritardo.  Ora
  siamo obbligati ad approvarla precipitosamente, rapidamente.
   La Commissione Statuto, purtroppo, ha fatto poco e male, lo diceva
  bene  l'onorevole  Falcone.  Avremmo  potuto  inserire  norme   che
  avvicinano  i cittadini alla politica. Avremmo potuto  pensare  più
  compiutamente a norme antiribaltone. Avremmo dovuto intercettare le
  esigenze  anche dei giovani che non si rendono conto chi è chiamato
  a  rappresentarli,  è  stata  data ai  giovani  la  possibilità  di
  avvicinarsi  alla  politica in maniera  sbagliata  e  molto  spesso
  addirittura respingendoli, come se a non  occuparsi di politica non
  accade ciò che i giovani non vogliono. Se i giovani non si occupano
  di  politica,  la politica certamente si occuperà di  noi.  Avremmo
  potuto  fare meglio, avremmo potuto inserire norme più aderenti  ai
  bisogni di questo grande mondo giovanile e dell'intera Sicilia.
   Oggi  siamo qui. Daremo un primo segnale. Lo faremo col  senso  di
  responsabilità, sapendo certamente che vi sarà sul  territorio  una
  certa   contrazione  dei  livelli  di  democrazia.  Lo   ha   detto
  l'onorevole Colianni, ma è chiaro che la democrazia ha  le  proprie
  regole, ma che noi dobbiamo in questo modo tentare a tutti i  costi
  di  recuperare  il senso della politica, il senso del  governo  dei
  problemi,  lo  dobbiamo alle future generazioni, ai  nostri  figli,
  perché non dare alla politica il giusto ruolo significa cedere alla
  lotta  di  classe, alla lotta sociale, al conflitto, significa  non
  dare  risposte  e  questo  oggi, come  siciliani,  certamente,  non
  possiamo consentircelo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ormai   siamo
  arrivati  ad una forma di ricatto. Roma ci ricatta, se non tagliamo
  il  numero  dei  deputati ci penalizzano nei  trasferimenti  Stato-
  Regione. Io non sopporto il fatto che un Parlamento nominato decida
  le sorti di un Parlamento regolarmente eletto.
   Con  il  controllo del Commissario dello Stato, articolo 27  dello
  Statuto regionale, per qualsiasi tipo di provvedimento siamo  sotto
  la  sua lente di ingrandimento e il taglio dei deputati è un  altro
  passo  indietro. Non penso che il problema dei siciliani è  ridurre
  il numero dei deputati.
   I  siciliani  si  aspettano da questa  Aula  un  lavoro  onesto  e
  perfetto  che ci porti, giorno per giorno, a lavorare  affinché  si
  possa  trovare  il giusto riconoscimento, il giusto  interesse  per
  rilanciare sviluppo ed economia.
   Signor Presidente, lei, in diverse occasioni e interviste,  ci  ha
  difeso e la ringraziamo.
   Fin  dall'inizio di questa legislatura, questo Parlamento è  stato
  penalizzato  rispetto  ad alcune scelte,  per  esempio,  ad  alcuni
  aumenti che non abbiamo mai fatto.
   Lei,  signor  Presidente, con la sua onestà intellettuale,  ci  ha
  condizionati e ha fatto bene a non avere considerato che viviamo un
  momento  di  crisi.  E  noi siamo rimasti,  fin  dall'inizio,  agli
  emolumenti che avevamo prima. Credo che il nostro sia un Parlamento
  responsabile sotto questo aspetto.
   Mi  sarei aspettato dall'onorevole Barbagallo, deputato di  questa
  Assemblea  da 25 anni, un emendamento che abbassasse di gran  lunga
  il  numero  dei deputati ma togliesse anche il pensionamento  a  60
  anni, però, andando a ritroso.
   Iniziando  non  dal  2012  ma  iniziando  da  quando  è  nata   la
  legislatura,  dal 1947  Vediamo così se oggi, stanco  di  stare  in
  questa Aula, verrebbe a manifestare, dicendo di tornare indietro.
   La Sicilia prima doveva tornare indietro.
   Speriamo  che  questo  disegno di legge  ci  porti  da  novanta  a
  settanta  perché la nostra Regione,  anche per motivi territoriali,
  è la seconda a livello nazionale, come grandezza e come abitanti.
   Su  cinque  milioni  e mezzo di abitanti è disastroso  passare  da
  novanta a cinquanta.
   E'  un'ingiustizia anche la rappresentatività. Cinquanta  deputati
  sono pochi per cinque milioni e mezzo di abitanti.
   Questo  disegno  di  legge,  a  mio  avviso,  deve  ritornare   in
  Commissione  per fare una verifica ed immediatamente parlare  anche
  di riforma.
   Visto  che  parliamo di decurtare il numero di deputati,  possiamo
  parlare  anche  che  in alcuni casi l'attività  parlamentare  possa
  essere interrotta, se, ad esempio, il Presidente della Regione, per
  tanti motivi, possa venir meno alla sua condizione del Governo.
   Signor  Presidente, questo disegno di legge dovrebbe ritornare  in
  Commissione  per  essere riconsiderato in tutti  i  suoi  articoli,
  inserendo, possibilmente, tutto quello che manca.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino.  Ne  ha
  facoltà.

   D'AGOSTINO.  Grazie,  signor Presidente. Io  premetto  subito  che
  vorrei  iscrivermi  nel  partito di quelli  che  non  hanno  alcuna
  difficoltà  a  riconoscere che ridurre il numero  dei  deputati  in
  questa  Assemblea  regionale  è  assolutamente  possibile  e  anche
  corretto,  se  vogliamo, e non soltanto inseguendo  i  tempi,  come
  qualcuno  ha  detto  prima  di  me,  le  polemiche,  la  canea  che
  ovviamente  in  qualche  modo  incita in  maniera  semplicistica  a
  ridurre  i  cosiddetti costi della politica e, in qualche  modo,  a
  ridurre  questi  costi attraverso la riduzione della rappresentanza
  parlamentare.
   Lo  dico  a  prescindere, ha detto bene Cracolici, se è necessario
  per  il  buon funzionamento o se soltanto il buon funzionamento  di
  una  Assemblea  regionale  potesse essere  garantito  da  50  o  60
  deputati non vedo qual è la difficoltà a farlo a prescindere.
   Però,  signor  Presidente, a parte il fatto che  questa  Assemblea
  dovrebbe  prendere  in  considerazione  questo  argomento  con  una
  maggiore  solennità  che  questa sera  non  c'è,  con  un  impegno,
  un'attenzione,  una  concentrazione  che  chiaramente   in   questa
  Assemblea non c'è, credo che non si possa approvare questo  disegno
  di  legge  cosiddetto voto, questa legge di proposta al  Parlamento
  nazionale innanzitutto con l'ipocrisia.
   Qui  passa  il  messaggio, signor Presidente, non so  se  serve  a
  qualcuno, se conviene a qualcuno, se è così importante che  non  si
  sappia  che  noi  votiamo  con un fondo di ipocrisia  elevatissimo.
  Siamo  convinti che noi ci riduciamo, noi riduciamo il  numero  dei
  deputati  in  questa Assemblea? Bene, noi non facciamo questo.  Che
  sia  chiaro,  che si sappia, che questo la stampa lo  riporti  come
  giusto  che  sia,  non  saremo mai noi  a  ridurre  il  numero  dei
  deputati, ma a decidere è il Parlamento nazionale. E allora  perché
  lo  facciamo?  Lo  facciamo  forse perché riteniamo  opportunistico
  farlo  e non soltanto opportuno. D'altra parte, qualcuno nei  primi
  interventi  non ha neanche fatto mistero perché c'è  il  trucco  in
  questa  situazione  e  cioè  quello  di  anticipare  il  Parlamento
  nazionale che forse ci vuole ridurre a 50 e allora noi cerchiamo di
  mediare a 70.
   Quindi,  non lo facciamo neanche con la convinzione di chi ritiene
  di  doversi uniformare ad un  dettato legislativo nazionale  che  è
  quello  che conduce e che comanda. Per evitare di essere  sempre  i
  più furbi di Italia, perché noi questa prerogativa da siciliani  ce
  la  portiamo dietro da secoli e secoli, salvo poi vedere quello che
  abbiamo  in questo momento e quello che ci ritroviamo.  Non  è  che
  siamo  stati  davvero così furbi, soprattutto negli ultimi  secoli.
  Dobbiamo almeno sapere quello che stiamo facendo.
   Un'altra cosa che dobbiamo ricordare, signor Presidente, è che lei
  deve  ricordare considerato che è il Presidente che presiede l'Aula
  in una decisione così importante e così decisiva.
   Noi  non  abbiamo il primato degli onorevoli regionali, noi  siamo
  gli  unici in Italia, piaccia o meno, sia questo giusto o meno, sia
  una  cosa che può apparire sconveniente o meno, gli unici onorevoli
  regionali  che  ci  sono in Italia, noi non facciamo  parte  di  un
  Consiglio regionale, facciamo parte di una Assemblea regionale  che
  ha  la  dignità  di Parlamento regionale, forse il  Parlamento  più
  antico  del  mondo. Non ce lo dimentichiamo. Vogliamo rinunciare  a
  questa  prerogativa?  Bene, almeno facciamolo  sapendo  quello  che
  stiamo facendo. Abbiamo una specialità, ce la conferisce una  legge
  costituzionale, ce lo conferisce il nostro Statuto.
   Vogliamo rinunciare a questa specialità in maniera così distratta,
  in  maniera  così assente anche oggi, in maniera così assolutamente
  non  partecipata? Senza che ci sia un confronto vero, senza che  ci
  sia una contrattazione vera con il Parlamento nazionale che è stata
  quella che ha ispirato il nostro Statuto? Bene, rinunciamo a queste
  prerogative, a cominciare dalla prerogativa della composizione  del
  numero  dei parlamentari che - ripeto - non è un tabù, e quindi  ci
  possiamo  certamente rinunciare, ma rinunciamoci così, come  stiamo
  facendo,  con  questa  semplicità, con questa  superficialità,  con
  questa  ipocrisia  che  permette a  qualcuno  di  farsi  bello  sui
  giornali  perché  ha  proposto  la riduzione  dei  parlamentari?  E
  vedrete  che  così crollerà il sistema di questa specialità  perché
  non  ci  verrà  più  riconosciuto il confronto, non  ci  verrà  più
  riconosciuta  la  contrattazione, non ci verrà più riconosciuta  la
  parità tra le istituzioni, signor Presidente.
   Io  non  credo che noi possiamo rinunciare e sacrificare il nostro
  Statuto  così facilmente. Lo dico appellandomi ai colleghi.  Stiamo
  attenti  a non incrinare le nostre fondamenta con tanta facilità  e
  con  tanta  semplicità. E' vero che questo  Statuto  è  vecchio  di
  sessantacinque anni, che va cambiato, va riformulato, ma facciamolo
  con  attenzione e, soprattutto, con consapevolezza per  quello  che
  stiamo facendo.
   Allora  il  numero dei deputati lo dobbiamo sapere,  quando  venne
  determinato  non  ha  mai tenuto conto del numero  degli  abitanti.
  Vogliamo subire questa scelta oggi?
   Facciamolo,  ma  lo  dobbiamo sapere  che  lo  stiamo  facendo,  e
  concludo, signor Presidente.
   Io  credo che noi non dobbiamo rinunciare allo Statuto, al  metodo
  che  portò ad ottenere questo Statuto e questa specialità. E  credo
  che,  se  dobbiamo  rinunciare veramente al  numero  dei  deputati,
  rinunciamoci aprendo una chiara trattativa non truccata,  una  vera
  non  ipocrita  trattativa col Parlamento nazionale,  chiedendo  una
  mediazione, chiedendo le compensazioni per la Sicilia, non  per  le
  prerogative parlamentari.
   Questa  è  una  cosa che non stiamo facendo, signor Presidente,  e
  credo che sia forse più importante di rinunciare, per inseguire  il
  favore   popolare,   a  ridurre  il  numero  di   questi   deputati
  parlamentari  in  maniera così semplice. E sa  perché?  E  concludo
  signor  Presidente. Perché se il Parlamento nazionale, se Roma,  se
  Roma  ha già deciso di ridurre i consigli regionali, e lo ha fatto,
  è  stato  votato un provvedimento, molto chiaro, ci  dice  che  noi
  diventeremo  un Parlamento di cinquanta membri - e  concludo  -  se
  Roma  l'ha  deciso e se questo Parlamento siciliano  vuole  davvero
  essere  consequenziale bene lo faccia ritrovando orgoglio,  dignità
  ed  intelligenza,  aprendo un confronto vero  e  con  un'iniziativa
  parlamentare  che ci deve essere, sono d'accordo  con  lei,  signor
  Presidente,  e  che credo che anche nella proposta  del  presidente
  Maira  si  possa riassumere con la stessa dignità con la quale  noi
  oggi  vogliamo  votare  una proposta di  legge  che  riduce  questo
  Parlamento.
   In  quel  modo  avremmo  affrontato e ci saremmo  confrontati  col
  Parlamento  nazionale  con grande dignità, allo  stesso  livello  e
  avremmo  accettato da loro, dal Parlamento nazionale  la  riduzione
  che   riterranno  necessaria,  anche  più  drastica  dei   settanta
  deputati.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur comprendendo  che
  chi  sostanzialmente non ha partecipato, anche se indirettamente  -
  lo  dico  come rappresentante di una forza politica -  al  voto  in
  Parlamento  nazionale  si  scagli contro questa  norma,  con  molta
  sincerità  sono  rimasto  sbalordito che  coloro  che,  invece,  in
  Parlamento  nazionale hanno votato la norma cui si  fa  riferimento
  del famoso abbattimento a cinquanta con una logica ragionieristica,
  puramente ragionieristica, che ora dirò anche se il tempo è  breve,
  sono  rimasto  sbalordito,  che costoro  sostanzialmente  non  sono
  consapevoli di questo tipo di discussione, rispetto anche a  questa
  logica  ragionieristica del cinquanta, che  nasce  da  una  precisa
  volontà  del  PID,  del  PDL,  della Lega  che  hanno  votato  quel
  provvedimento
   Noi  abbiamo  votato  contro  quel provvedimento,  ma  non  perché
  facciamo   prevalere  il  conservatorismo,  perché   io   dico   né
  conservatorismo né demagogia, se è vero che dobbiamo fare  un  buon
  lavoro  e se è vero che dobbiamo mettere orecchie a terra e sentire
  quello  che chiedono non le masse che pressano, che sono  sotto  il
  Parlamento  a  manifestare ma orecchie a terra  e  sensibilità  nel
  capire  che in questo momento è vero quello che hanno detto  alcuni
  colleghi: efficienza, razionalizzazione, anche delle Istituzioni, è
  assolutamente  un  fattore importante, sentito, avvertito,  più  di
  quanto noi possiamo pensare, è inutile che ci giriamo attorno.
   Ed  allora  questa è la prima precisazione, perché se la  dobbiamo
  buttare in politica è un fatto triste, perché credo che questa sera
  non  dovevamo  buttarla  in  politica, dovevamo  invece  seriamente
  costruire uno spirito unanime ed agganciarci a quello che è un sano
  ragionamento.
   Perché l'articolo 19 di quella legge, che nel contempo dice 50 con
  la   logica  ragionieristica  del  legislatore  nazionale?   Perché
  l'articolo  19 richiama a quello che è il rispetto della specialità
  delle  Regioni  a Statuto speciale. Cosa significa?  Significa  che
  comunque  noi  da  questo punto di vista non  saremmo  costretti  a
  tenere  conto che a livello nazionale si può decidere 50?  No,  non
  voglio entrare in aspetti ed improvvisarmi costituzionalista, ma se
  quell'articolo è stato scritto, il nostro diritto, la nostra azione
  propulsiva  nel fare la proposta è importante  Se  è  vero  che  ci
  ispiriamo  tutti, e lo abbiamo ricordato, a quello che è  l'origine
  pattizia  del  nostro  Statuto e se è vero che  ci  ispiriamo  alla
  questione che riguarda appunto la specialità su cui spesso  non  ci
  soffermiamo del nostro Statuto.
   Visto  che  la tendenza è a un livellamento verso il  basso  della
  specialità  legata ad alcune Regioni italiane, ed allora  io  dico:
  ricostruiamolo  questo  spirito,  non  voglio  fare,   non   voglio
  assolutamente rischiare di fare un sermone, ma ricostruiamo  quello
  spirito  unanime  dentro questa Aula, che ci possa permettere  come
  azione  propulsiva di negoziare rispetto a ciò che ci  aspetta  per
  quanto concerne anche il numero dei rappresentanti di questa  Aula,
  di questa Assemblea. Evitiamo anche formule retoriche, perché non è
  con  la  retorica che noi affronteremo la questione vera,  di  come
  anche  noi  siamo chiamati a razionalizzare, a diminuire il  numero
  dei componenti di questa Aula.
   Ma diciamocelo con estrema franchezza.
   Poi dobbiamo aggiungere la norma transitoria; allora non l'abbiamo
  aggiunta  quando  abbiamo predisposto l'ultima  legge-voto,  ma  il
  legislatore nazionale è ovvio che l'abbia aggiunta, nel  senso  che
  se  non  riusciamo  a  darci con delle modifiche  anche  una  legge
  elettorale,  quindi  non so se qui abbiamo  potestà  esclusiva,  in
  grado  di  leggere bene quello che stiamo facendo, con le modifiche
  che  riteniamo opportuno, guardando il nostro territorio, guardando
  i  collegi, guardando il rapporto anche deputato-elettori,  beh,  è
  ovvio  che  ci  troveremmo  con  un vuoto  normativo  assolutamente
  inammissibile.
   Quindi  è  evidente che il legislatore nazionale ha introdotto  la
  norma transitoria per quanto concerne la questione, se modifichi la
  legge  elettorale  bene,  se  non la  modifichi  evidentemente  già
  stabilisco come tu alla prossima occasione elettorale vai a votare,
  perché  noi  non  l'abbiamo  inclusa allora.  Oggi  la  includiamo,
  secondo me, tenendo conto del fatto che l'inclusione allora fatta a
  livello di Parlamento nazionale, ovviamente era necessaria.
   Allora  ricostruiamo  questo spirito unitario.  Perché,  guardate,
  approvare una legge, determinando maggioranze e minoranze in questo
  momento  è  l'errore  fatale che noi potremmo fare,  è  un  cattivo
  segnale che noi mandiamo all'opinione pubblica siciliana e non solo
  siciliana,  perché noi è evidente che se anche spesso  pensiamo  la
  Nazione, siamo una Regione dello Stato e della Repubblica italiana,
  è   con  questo  spirito che, secondo me, dovremmo  affrontare  una
  discussione del genere, e soprattutto è con questo spirito  che  in
  queste   ore,  a  prescindere  dalle  ore  22,00,  dovremmo  invece
  ricostruire  quello  spirito  unanime  che  è  stato   oggetto   di
  discussione nella Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari
  e che si evince dalle firme che sono evidentemente anche apposte al
  disegno di legge che stiamo discutendo.
   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ci  sono  dei
  momenti nella vita di un Parlamento e dei suoi componenti durante i
  quali  ciò  che dice un parlamentare difficilmente può  discostarsi
  molto da ciò che pensa.
   E  io ritengo che in un momento come questo il compito vero di  un
  parlamentare  è quello di dire permanente ciò che pensa  senza  gli
  infingimenti che sono spessi tipici del linguaggio del  parlamento,
  senza i tatticismi che sono anch'essi una caratteristica di tutti i
  parlamenti, ma dicendo le cose effettivamente come stanno.
   Ora  c'è qualcuno che non si rende conto o non si è voluto  ancora
  rendere  conto che il momento particolare che sta attraversando  il
  nostro  Paese,  e  non  solo,  ma l'intera  Europa  a  causa  della
  profondissima  crisi che altri hanno determinato ma che  tutti  noi
  subiamo  è all'origine di una serie di malcontenti e, oserei  dire,
  di giuste ribellioni popolari che non accettano a torto o a ragione
  -  ora vedremo perché dico a torto o a ragione -, che non accettano
  che  ci sia una continuità nell'agire politico e anche negli stessi
  assetti  politici,  dico a torto o a ragione,  perché  non  si  può
  pretendere che i sentimenti populistici portino comunque a qualcosa
  di  buono.  Spesso e volentieri il populismo non porta a  un  esito
  positivo  perché  è figlio della rabbia momentanea;  è  figlio  del
  malcontento  momentaneo e scarica sulla cosa più facile  che  trova
  davanti su cui scaricare  - e cioè la politica o la classe politica
  - il proprio malcontento.
   Certo, non si può pretendere di far capire che la democrazia non è
  un  lusso,  che la democrazia ha un costo, che la democrazia  è  un
  costo  sopportabile dai Paesi liberi, perché se dovessimo ascoltare
  ciò  che  viene oggi dalla piazza, dovremmo fare piazza  pulita  ed
  arrivare  ad  un  regime di commissariamento di nomina  dei  vecchi
  prefetti   mussoliniani.  E  lo  dice  uno  che  viene   dal   MSI
  Risolveremmo  e come i problemi dei costi della democrazia   Quanto
  risparmieremmo:   niente  più  sindaci,  niente   più   consiglieri
  comunali,  niente  più  province, niente  più  giunte  provinciali,
  niente   consigli provinciali, niente organismi collaterali, niente
  parlamento anche  Quanto risparmieremmo  Se vogliamo questo, certo,
  si può arrivare a questo, ma non credo che chi protesta oggi voglia
  arrivare a questo.
   Allora  qual è il compito vero che ha una classe politica che  sia
  all'altezza del ruolo che sta vivendo in questo momento?  Il  ruolo
  vero  di  una classe politica è quello di sapere cogliere l'istanza
  di cambiamento che viene dalla gente e nello stesso tempo di sapere
  riaffermare  e lottare anche con i denti per quella specificità che
  giustifica l'esistenza stessa di un parlamento
   Pertanto, il disegno di legge che noi oggi discutiamo riafferma un
  principio, che questo è un parlamento che è figlio di una Regione a
  statuto  speciale  e che discende da una serie di lotte  attraverso
  cui  si  è  arrivati  al  riconoscimento della  Regione  a  statuto
  speciale.  E allora non può essere e non deve essere trattato  alla
  stregua  dei consigli regionali e di un provvedimento di  carattere
  meramente  aritmetico che anche un bambino della quinta  elementare
  potrebbe saper fare
   Pertanto,   se   questo  parlamento  c'è,  esiste,  vuole   essere
  riconosciuto  come  tale, riconosciuto come un  parlamento  di  una
  Regione  a  statuto speciale, costituzionalmente garantito,  questo
  parlamento  deve adempiere agli obblighi che discendono dall'essere
  statuto  speciale e quindi deve autoriformarsi, deve autoriformarsi
  per  avere la dignità di battere i pugni sul tavolo a Roma,  perché
  questa  dignità  discende  dall'essere  stato  protagonista   della
  primogenitura  della propria autoriforma. Se no è  inutile  che  si
  continua  a pretendere rispetto su altri aspetti dello Statuto,  se
  si  cerca  di sgattaiolare con atteggiamenti che sono tipici  della
  politica  e  che, nella normale dialettica parlamentare sono  anche
  comprensibili.   Ma   non  sulle  cose  fondanti   e   sulle   cose
  fondamentali.
   Io  posso  anche  accettare l'idea, ci sono diversi  colleghi  che
  vorrebbero  introdurre un emendamento condiviso per  dare  maggiore
  stabilità  al discorso che stiamo portando avanti. Ma convinciamoci
  del  fatto  che  siamo  in  un momento  speciale,  con  un  Governo
  nazionale  che  ha  preso  dei  provvedimenti,  ad  esempio   sulle
  province, con forti dubbi di costituzionalità. Se c'è qualcuno  che
  pensa,  che  spera,  di potersi sottrarre alla  determinazione  del
  Governo  nazionale,  a  questi colleghi voglio  dire  che  anche  i
  Governi tecnici fanno politica. E state certi che il Governo Monti,
  una  delle  prime cose che darà in pasto all'opinione pubblica  per
  cercare   di  lavarsi  la  coscienza,  sarà  quella  di  richiedere
  un'approvazione  rapida della riforma costituzionale,  anche  a  50
  deputati.  E in quel caso è vero che la rappresentanza non  sarebbe
  più garantita.
   Quindi  vi invito ad una approvazione rapida del disegno di legge,
  perché ci consente di sederci a quel tavolo con la dignità di chi è
  Parlamento.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto modo di
  ascoltare   stasera  un'analisi  sul  perché  ciascun  parlamentare
  intenda  esprimere il suo voto a favore o contro questo disegno  di
  legge.   E  mi  è  sembrato  che  questo  Parlamento  fosse   quasi
  prigioniero,   ogni  singolo  parlamentare  fosse  prigioniero   di
  un'opinione pubblica che impone un certo comportamento.
   Ho  riflettuto prima e durante questo dibattito, e per  quanto  mi
  riguarda,  ogni  giorno debbo rendere conto a me stesso,  alla  mia
  coscienza,  debbo rendere conto al mio essere parlamentare,  in  un
  rapporto costante e continuo di legittimazione che mi lega  con  il
  corpo elettorale, con il popolo siciliano. Al di là delle legittime
  opinioni  che  sono state espresse questa sera, tutte rispettabili,
  penso che un qualunque Parlamento, qualunque Assemblea legislativa,
  riempia  di contenuti una norma contestualizzandola con il  momento
  storico in cui è costruita e scritta.
   Davvero mi viene difficile immaginare che qualcuno fuori da questo
  Parlamento   possa  comprendere  la  legittimità  dei  ragionamenti
  sviluppati  questo  pomeriggio.  Non  c'è  certamente   un   volere
  inseguire l'antipolitica, rispetto alla quale ciascuno di noi  deve
  fare  le barricate, l'antipolitica uccide la democrazia, noi  siamo
  per  comportamenti  e  percorsi  che legittimino  ulteriormente  la
  democrazia. L'antipolitica fa male, soltanto male, alle istituzioni
  democratiche.
   Né  questa  sera  sono  consentiti  ragionamenti  che  portino  ad
  un'analisi  di quelle che sono le impalcature costituzionali  delle
  istituzioni  parlamentari. Non è questo il momento di ragionare  su
  siffatto  tipo  di argomenti. Stiamo trattando semplicemente  della
  mera  riduzione  del  numero dei parlamentari di  questa  Assemblea
  legislativa, e immaginare che questo Parlamento possa sottrarsi, in
  questo  particolare  momento storico, a questo adempimento  sentito
  dal  popolo  siciliano,  credo che sia il modo  più  sbagliato  per
  mettersi assolutamente in contrapposizione a quello che è il comune
  sentire.
   Non  posso credere che ciascuno di noi non ascolti fuori da questo
  Parlamento quello che è il sentire comune, è il sentire sommesso di
  quei  cittadini che sanno perfettamente che debbono affrontare  nei
  mesi  a  venire  -  lo  dico senza populismo e  senza  demagogia  -
  sacrifici  duri  per salvare - diceva il Presidente  del  Consiglio
  ventiquattrore  fa  -  sessant'anni di sacrifici,  sessant'anni  di
  costruzione  di  democrazia e non comprendere  noi,  il  Parlamento
  siciliano,  che  il  comune  sentire fuori  da  questo  Parlamento,
  sommesso e senza l'onda dell'antipolitica, sia quello di attendersi
  un  segnale, un segnale forte da questa Assemblea legislativa. E la
  riduzione  di  venti  parlamentari su novanta credo  che  risponda,
  signor  Presidente,  onorevoli colleghi,  a  questa  esigenza.  Non
  possiamo,  ancora una volta, immaginare - come ho detto in  qualche
  altra  situazione  -  che le pareti di questo  Palazzo  siano  così
  spesse  da  renderlo assolutamente impermeabile da  quello  che  si
  muove  fuori, e non toccare in alcun modo la coscienza  alla  quale
  ogni  parlamentare,  ogni cittadino, deve rispondere  innanzitutto,
  prima ancora che alla forza politica di riferimento.
   E,  allora, ho apprezzato ragionamenti trasversalmente alle  forze
  politiche  che compongono questo Parlamento, ho apprezzato  davvero
  il  senso di responsabilità di tanti parlamentari che questa  sera,
  senza  demagogia e senza populismo, hanno invitato il Parlamento  a
  votare,  appunto, questo disegno di legge in maniera determinata  e
  convinta.
   Signor  Presidente,  penso che ciascuno di  noi  debba  in  questo
  momento  particolarmente  complicato  e  difficile,  riflettere  su
  quello  che dicevo prima, cioè come può mantenere la legittimazione
  morale,  ancor prima che politica ed istituzionale,  a  sedere  sui
  banchi   del  Parlamento  più  antico  di  Europa,  e   credo   che
  l'approvazione di questo disegno di legge sia uno dei modi.
   Io personalmente, e credo la maggioranza di questo Parlamento, non
  possiamo  assumerci  una responsabilità così grande  di  fronte  al
  popolo siciliano, in un momento così difficile e complicato per  la
  storia del nostro Paese e della nostra Regione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di  Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI  MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con
  vivo  interesse gli interventi che si sono da questo palco lanciati
  verso un dibattito che certamente riguarda un tema rilevante che  è
  la  rappresentanza dei siciliani, in questa Assemblea. E lo  dicevo
  poc'anzi, a proposito della quasi eliminazione delle province,  non
  c'è  ombra  di  dubbio  che  questo disegno  di  legge  rappresenti
  qualcosa   di  importante,  di  straordinario  che  va  verso   una
  direzione,  che  è  quella  tanto  auspicata  della  riduzione  dei
  parlamentari.
   Ma è anche vero che, implicitamente, questo disegno di legge tiene
  conto  di una serie di norme inserite nell'ambito dell'articolo  2,
  che  tratta il tema della conseguente riduzione di quelle che  sono
  le   figure  che  possono  essere  elette  all'Assemblea  regionale
  siciliana,  la riduzione anche del cosiddetto listino e quindi  una
  sostanziale   modifica  elettorale.  Giustamente  si  osserva   che
  l'articolo 1 da solo non può avere sostanza giuridica se non  viene
  accompagnato dall'articolo 2, anche con le caratteristiche di norma
  transitoria.
   Orbene,  io  credo  che  più  volte  in  questo  dibattito  si   è
  manifestata  l'esigenza  di  un  approfondimento  di  tutte  quelle
  iniziative che possono essere rappresentate in un disegno di  legge
  che, da un lato modifica la rappresentanza, ma dall'altro lato deve
  consentire  non  solo la rappresentanza adeguata  al  numero  degli
  abitanti  delle cosiddette aree metropolitane, ma la rappresentanza
  anche  delle piccole province. Questo disegno di legge,  così  come
  viene  modificato  in  termini di rappresentanza  degli  eletti  in
  questa  Assemblea  regionale, non c'è ombra di  dubbio  che  da  un
  segnale  forte  verso alcune aree dimenticando le altre  aree,  che
  avevano  dato  luogo  ad una rappresentanza a  suo  tempo  di  pari
  novanta.
   Perché pari novanta? Perché quel numero era un numero importante e
  straordinario  che,  se  da un lato poteva  essere  la  percentuale
  adeguata  alla  rappresentanza  del popolo  siciliano  rispetto  al
  popolo   italiano,   era  anche  una  divisione   in   termini   di
  rappresentanza  delle aree che consentiva a tutte  le  province  di
  potere  avere una sua identità ed una sua rappresentanza in  questo
  Parlamento.
   Immaginare  un  disegno di legge che riduca  d'emblèe  una  giusta
  considerazione  di quelle che sono le modifiche  che  nel  contempo
  intervengono  nell'ambito  istituzionale,  ovvero  sia  l'idea   di
  accorpare  i  servizi  dei comuni, l'idea di ridurre  in  un  primo
  momento  si  è  manifestata nel corso del  dibattito  precedente  a
  quello che è stato il disegno di legge emanato, o meglio ancora  il
  decreto  di  legge  emanato qualche giorno or  sono  da  parte  del
  Governo  nazionale a proposito della eliminazione  delle  province,
  tutti  ricorderemmo che tempo fa si parlava anche dell'eliminazione
  dei piccoli comuni.
   Quindi, c'è in corso l'idea di un cambio di assetto istituzionale,
  ed  un  assetto  istituzionale  non può  certamente  essere  mutato
  soltanto  con una riduzione aritmetica del numero dei parlamentari,
  senza  tenere conto di quelle che sono le esigenze che scaturiscono
  in  questa Assemblea e che sono la gemmazione delle esigenze di  un
  territorio.
   Signor  Presidente, rinnovo l'appello di non andare di fretta,  di
  verificare meglio ancora quale può essere - mi permetto di  dire  -
  una  normativa  più  adeguata rispetto a quello  che  tutti  quanti
  vogliamo,  forse potrebbero essere anche il numero dei parlamentari
  inferiore, non è tanto il numero totale ma è come vengono assegnati
  questi numeri di parlamentari nell'ambito di un sistema elettorale.
   Non  c'è  ombra di dubbio che è una norma transitoria  necessaria,
  così  come  si  è discusso anche con i capigruppo parlamentari,  ma
  tutto questo, a mio avviso, pregiudica il futuro lasciando listini,
  lasciando  privilegi e lasciando anche nella confusione più  totale
  di quelle che possano essere le possibilità che un territorio possa
  avere di rappresentanza in questa Assemblea regionale.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Parlavecchio.

   PARLAVECCHIO. Rinuncio al mio intervento.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, non avendo alcun  altro  deputato
  chiesto di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e pongo
  in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevoli resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Ricordo   che  il  termine  ultimo  per  la  presentazione   degli
  emendamenti è stato fissato alle ore 22.00 di stasera.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Discussione del disegno di legge «Schema di progetto di legge
  costituzionale da proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi
   dell'articolo 41 ter, comma 2, dello Statuto recante  modifiche e
     integrazioni dell'articolo 36 dello Statuto della Regione, in
                materia di entrate tributarie'» (702/A)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al disegno di legge posto
  al  punto  4) dell'ordine del giorno «Schema di progetto  di  legge
  costituzionale da proporre al  Parlamento della Repubblica ai sensi
  dell'articolo 41 ter, comma 2, dello Statuto recante   modifiche  e
  integrazioni  dell'articolo  36 dello  Statuto  della  Regione,  in
  materia di entrate tributarie'» (n. 702/A).
   Invito  i  componenti la I Commissione a prendere posto  al  banco
  delle Commissioni.
   Ha  facoltà  di  parlare  il  relatore, onorevole  Vinciullo,  per
  svolgere la relazione.

   VINCIULLO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
  sottolineare il lavoro che la Commissione ha fatto velocemente  per
  venire incontro ad una richiesta da parte di tutto il territorio.
   Volevo,  brevemente,  accennare al  fatto  che,  con  il  presente
  disegno  di  legge-voto, da presentare al Parlamento nazionale,  si
  intende attivare il procedimento di revisione costituzionale per la
  modifica  dell'articolo 36, comma 2, dello  Statuto  della  Regione
  siciliana,  proponendo  che  l'imposta  di  produzione,   in   atto
  riservata  allo Stato, venga attribuita alla Regione, nel  rispetto
  del  principio  della  territorialità del gettito  tributario,  che
  consentirebbe di assegnare nuove e maggiori risorse alle regioni in
  attuazione dei principi ispiratori del federalismo fiscale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, non  sorgendo  osservazioni,  la
  discussione generale sul disegno di legge viene rinviata in sede di
  discussione dell'articolo 1.
   Pongo  quindi in votazione il passaggio all'esame degli  articoli.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)
   Ricordo   che  il  termine  ultimo  per  la  presentazione   degli
  emendamenti è stato fissato alle ore 22.00 di stasera.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Seguito della discussione del disegno di legge «Costituzione
                        dell'Istituto regionale
          per lo sviluppo delle attività produttive» (794/A)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si riprende  la  discussione  del
  disegno  di  legge  posto  al  punto  3)  dell'ordine  del   giorno
  «Costituzione   dell'Istituto  regionale  per  lo  sviluppo   delle
  attività produttive». (794/A).
   Invito  i componenti la III Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo che nella precedente seduta è stato approvato il passaggio
  all'esame degli articoli.
   Si passa quindi, all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:

                               TITOLO I
                            Natura e scopi

                             «Articolo 1.
     Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive.
                           Natura giuridica

   1.  Nel  quadro  degli  indirizzi  strategici  di  programmazione,
  promozione, valorizzazione ed incremento delle attività produttive,
  in  attuazione  dell'articolo 14, lettere d) ed e),  dello  Statuto
  della  Regione siciliana e, altresì, dell'articolo 26  del  decreto
  legislativo   31  marzo  1998,  n.  112,  al  fine  di   assicurare
  l'esercizio  unitario  delle  funzioni  amministrative  nell'intero
  territorio  regionale in ossequio ai predetti indirizzi strategici,
  la Regione svolge la propria attività di regolamentazione, gestione
  ed  intervento nell'ambito delle aree destinate allo svolgimento di
  attività produttive attraverso l'Istituto regionale per lo sviluppo
  delle  attività produttive (IRSAP), con sede in Palermo, costituito
  e  disciplinato dalla presente legge. L'Istituto regionale  per  lo
  sviluppo  delle attività produttive è ente pubblico non  economico,
  sottoposto  alla  vigilanza, indirizzo, controllo  e  tutela  della
  Regione  per  il tramite dell'Assessorato regionale delle  attività
  produttive, che la esercita ai sensi della presente legge.

   2.   Ai  fini  della  presente  legge,  le  aree  destinate   allo
  svolgimento  di attività produttive sono quelle già  attribuite  ai
  Consorzi  per le aree di sviluppo industriale regolati dalla  legge
  regionale  4  gennaio 1984, n. 1. Con decreto del Presidente  della
  Regione,  su  proposta  dell'Assessore regionale  per  le  attività
  produttive,  previa  delibera della Giunta regionale,  è  possibile
  istituire,  modificare  o  sopprimere le  aree  da  destinare  allo
  svolgimento   di   attività   produttive.   Al   procedimento    di
  individuazione  delle  aree da istituire, modificare  o  sopprimere
  partecipano gli enti locali interessati».

   Comunico  che  all'articolo  1 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   -  dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 1.1, 1.4,
  1.2, 1.5, 1.3, 1.10, 1.7, 1.8, 1.9.

   Onorevoli  colleghi, comunico che gli emendamenti 1.4, 1.9,  2.16,
  3.12,  3.14,  3.13, 5.8, 12.9, 19.25 e A2, a firma degli  onorevoli
  Leontini ed altri, sono tra di loro intimamente connessi in  quanto
  relativi  ad una diversa struttura della riforma delle ASI  che  si
  intende  realizzare.  Pertanto, qualora l'Aula  non  approvasse  il
  primo  di essi, cioè l'emendamento 1.4, tutti gli altri saranno  da
  intendersi  preclusi.  Qualora, invece, l'Aula  lo  approvasse,  il
  testo andrebbe rielaborato in conseguenza di questa approvazione.

   Si passa all'emendamento 1.1.
   Per assenza dall'Aula dei firmatari, l'emendamento decade.

   Si passa all'emendamento 1.4.

   CRACOLICI. Dichiaro di farlo mio.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento 1.4,  fatto  proprio
  dall'onorevole Cracolici.
   Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Onorevoli   colleghi,   tutti  gli  altri  emendamenti   collegati
  all'emendamento 1.4 sono pertanto preclusi.
   Pongo  in  votazione l'articolo 1. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                             «Articolo 2.
                          Funzioni e finalità

   1.  L'IRSAP  promuove  l'insediamento  delle  imprese  nelle  aree
  destinate  allo  svolgimento di attività produttive  attraverso  lo
  sviluppo  e l'implementazione delle azioni necessarie per  favorire
  l'avvio di nuove iniziative produttive e per potenziare ed innovare
  quelle già esistenti.

   2.  Per il conseguimento delle proprie finalità, l'IRSAP svolge le
  seguenti funzioni:

   a)  elabora e adotta i piani regolatori delle aree destinate  allo
  svolgimento di attività produttive;

   b)  acquisisce  gli  immobili necessari alla  realizzazione  delle
  infrastrutture  e degli stabilimenti da destinare allo  svolgimento
  delle  attività produttive ovvero allo svolgimento dei  servizi  da
  fornire  alle imprese insediate; acquisisce e cede terreni  per  la
  costruzione  di  stabilimenti da destinare ad attività  produttive;
  dispone, ove possibile, il recupero degli immobili industriali  non
  utilizzati;

   c)  progetta, realizza e gestisce le opere infrastrutturali  ed  i
  servizi destinati alle imprese insediate;

   d)  progetta  e realizza gli edifici da destinare allo svolgimento
  dell'attività  produttiva  da  cedere  all'impresa  insediata,  ove
  questa non vi provveda in proprio;

   e) promuove ed implementa l'adozione di convenzioni ed accordi con
  i  soggetti,  pubblici e privati, coinvolti  nel  processo  teso  a
  favorire   lo  sviluppo  dell'imprenditoria  nelle  aree   di   cui
  all'articolo 1, comma 2;
   f)  attiva ogni iniziativa utile al reperimento di fondi, anche in
  ambito extraregionale, per la realizzazione dei propri scopi;

   g)  sviluppa azioni di marketing e promozione del territorio anche
  al  fine  di  favorire  il  reperimento di  fondi  di  investimento
  pubblici e privati;

   h)  fornisce assistenza tecnica agli operatori economici sia nella
  fase  propedeutica all'insediamento, anche al fine di  favorire  il
  reperimento   di   nuovi   fondi,   sia   nella   fase   successiva
  all'insediamento;

   i)  fornisce  assistenza alle imprese insediate  o  che  intendano
  insediarsi nelle aree di cui all'articolo 1, comma 2, per l'accesso
  al  credito  agevolato  anche attraverso la stipula  di  accordi  e
  convenzioni  con gli enti nazionali e regionali, sia  pubblici  che
  privati, competenti in materia di mediocredito e finanza agevolata;

   l)  svolge  i  compiti e le funzioni ad esso  assegnati  da  leggi
  regionali e statali.

   3. La Regione, gli enti locali ovvero altri enti pubblici possono,
  tramite   la   stipula  di  convenzioni,  delegare   all'IRSAP   lo
  svolgimento   di  ulteriori  attività  e  funzioni  inerenti   alla
  realizzazione ed alla gestione di infrastrutture e servizi connessi
  alle finalità di cui al presente articolo».

   Comunico  che  all'articolo  2 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 2.1, 2.16,
  2.2,  2.29, 2.3, 2.17, 2.4 (identico al 2.5), 2.6, 2.18, 2.19, 2.7,
  2.20,  2.8,  2.21, 2.9, 2.22, 2.10, 2.23, 2.11, 2.24,  2.12,  2.25,
  2.13, 2.26, 2.14, 2.27, 2.15;

   -  dagli  onorevoli  De Benedictis, Cracolici, Panarello  e  Oddo:
  2.28, 2.30.

   Si passa all'emendamento 2.1.
   Per assenza dall'Aula dei firmatari, l'emendamento decade.

   L'emendamento 2.16 è precluso.

   Gli  emendamenti 2.2, 2.29, 2.3, 2.17, 2.4, 2.5, 2.6, 2.18,  2.19,
  2.7,  2.20,  2.8,  2.21, 2.9, 2.22, 2.10, 2.23, 2.11,  2.24,  2.12,
  2.25,  2.13, 2.26, 2.14, 2.27, 2.15 decadono per assenza  dall'Aula
  dei firmatari.

   Si  passa  all'emendamento 2.28, degli onorevoli De Benedictis  ed
  altri. Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Favorevole

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 2.30, degli onorevoli De Benedictis  ed
  altri. Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 2,  così  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                             «Articolo 3.
                Patrimonio e mezzi finanziari. Gestione

   1. Il patrimonio dell'IRSAP è costituito dai conferimenti iniziali
  al  momento  della sua costituzione e da quelli successivi  operati
  dalla  Regione  ovvero in applicazione della  presente  legge,  dai
  contributi  pubblici  diversi da quelli in conto  esercizio  nonché
  dalle riserve comunque costituite.

   2. I mezzi finanziari dell'IRSAP sono i seguenti:

   a) rendite del proprio patrimonio;

   b)   proventi   derivanti  dalla  vendita   o   locazione,   anche
  finanziaria, delle aree, degli immobili e dei rustici;

   c) proventi derivanti dalla gestione di infrastrutture ed opere  e
  dai servizi collettivi resi alle imprese insediati nelle aree;

   d)  proventi derivanti da prestazioni, attività, studi e  ricerche
  nonché dall'esercizio delle funzioni di cui alle lettere c), d)  ed
  e) del comma 2 dell'articolo 2;

   e)  contributi  corrisposti annualmente  dalla  Regione  ai  sensi
  dell'articolo   4  nonché  i  contributi  comunali   previsti   dal
  menzionato articolo 4;

   f)  contributi corrisposti dallo Stato, dall'Unione europea  e  da
  altri enti pubblici e privati;

   g)  contributi,  donazioni  e lasciti da  parte  di  soggetti  sia
  pubblici sia privati.

   3.  La  gestione economico-finanziaria dell'IRSAP è  improntata  a
  criteri di efficienza, efficacia ed economicità. L'IRSAP è tenuto a
  conseguire  un risultato di esercizio non inferiore al pareggio  di
  bilancio.  In  caso  di mancato raggiungimento  del  pareggio,  gli
  organi amministrativi dell'ente sono dichiarati decaduti.

   4.   Con   decreto  del  Presidente  della  Regione,  su  proposta
  dell'Assessore  regionale per le attività produttive,  di  concerto
  con  l'Assessore regionale per l'economia, entro centoventi  giorni
  dalla  data di entrata in vigore della presente legge, è  approvato
  il  regolamento di contabilità dell'IRSAP che prevede, tra l'altro,
  le  modalità  ed i termini di approvazione dei documenti  contabili
  nonché  criteri  di  controllo  di gestione  economico-finanziaria.
  Trova   applicazione  il  testo  coordinato  con  il  decreto   del
  Presidente  della  Repubblica  27 febbraio  2003,  n.  97,  con  le
  modifiche  apportate dal decreto del Presidente  della  Regione  29
  maggio   2006,   n.   729,   recante  il  Regolamento   concernente
  l'amministrazione  e  la contabilità degli  enti  pubblici  di  cui
  all'articolo  18, comma 4, della legge regionale 22 dicembre  2005,
  n. 19».

   Comunico  che  all'articolo  3 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   -  dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 3.1, 3.12
  (identico  al 3.14 e al 3.13), 3.2, 3.3., 3.4, 3.5, 3.6, 3.7,  3.8,
  3.9, 3.10, 3.11.

   Gli emendamenti 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.8, 3.9, 3.10,
  3.11 sono decaduti per assenza dall'Aula dei firmatari.
   Gli emendamenti 3.12, 3.13, 3.14 sono preclusi.

   Pongo  quindi  in  votazione l'articolo 3. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                             «Articolo 4.
                    Contributi regionali e comunali

   1. L'Assessorato regionale delle attività produttive è autorizzato
  a  concedere  un  contributo all'IRSAP per la  realizzazione  delle
  finalità  di  cui  all'articolo 2, fermi restando  i  limiti  degli
  stanziamenti del bilancio regionale, nei limiti dei costi sostenuti
  o da sostenere.

   2.  L'Assessorato  regionale delle attività produttive  è  altresì
  autorizzato  a concedere un contributo all'IRSAP per  le  spese  di
  funzionamento e di organizzazione, nei limiti dei costi sostenuti o
  da  sostenere,  fermi  restando  i limiti  degli  stanziamenti  del
  bilancio regionale.

   3.  Ai  fini  dell'ottenimento del contributo di cui al  comma  l,
  l'Istituto elabora un programma di intervento, dettagliato per ogni
  singola  area  di  investimento,  e  lo  sottopone  all'Assessorato
  regionale  delle  attività produttive entro il 31  maggio  di  ogni
  anno.  Il  contributo  è concesso previa positiva  valutazione  del
  programma  di  intervento, il quale deve essere in armonia  con  le
  linee guida di cui all'articolo 14.

   4.  In  sede  di rendicontazione è dato conto della  gestione  del
  contributo  di  cui  al  comma  l in relazione  all'attuazione  del
  programma di intervento. Il Collegio dei revisori ogni anno,  e  in
  ogni caso quando espressamente richiesto dall'Assessorato regionale
  delle  attività produttive, relaziona sull'andamento  dell'utilizzo
  del contributo di cui al comma 1 evidenziando eventuali criticità.

   5.  Con uno o più decreti dell'Assessore regionale per le attività
  produttive sono stabilite le quote dei contributi di cui ai commi 1
  e  2. Con i decreti di cui al presente comma è altresì stabilita la
  quota da destinare a spese di investimento.

   6.  Per  le  finalità  di cui al comma 1 del presente  articolo  è
  autorizzata,  per  l'esercizio finanziario 2011,  la  spesa  di  50
  migliaia  di  euro, cui si fa fronte con parte della  disponibilità
  dell'U.P.B. 2.2.1.3.7.- capitolo 243301; per gli anni 2012 e 2013 i
  relativi  oneri,  valutati in 500 migliaia di euro  annui,  trovano
  riscontro nel bilancio pluriennale della Regione siciliana  per  il
  triennio 2011-2013 - U.P.B. 2.2.1.3.7.

   7.  Per  le  finalità  di cui al comma 2 del presente  articolo  è
  autorizzata,  per l'esercizio finanziario 2011,  la  spesa  di  150
  migliaia  di  euro,  cui si provvede con parte della  disponibilità
  dell'U.P.B. 2.2.1.3.7.- capitolo 243301; per gli anni 2012 e 2013 i
  relativi oneri, valutati in 12.100 migliaia di euro annui,  trovano
  riscontro nel bilancio pluriennale della Regione siciliana  per  il
  triennio 2011-2013 - U.P.B. 2.2.1.3.7.

   8.  I comuni nei cui territori ricadono le aree di cui al comma  2
  dell'articolo  l possono inserire nei propri bilanci un  contributo
  da  corrispondere annualmente all'Istituto deliberato dal consiglio
  comunale»

   Comunico  che  all'articolo  4 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 4.1,
  4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, 4.9;
   - dagli onorevoli Maira e Caronia: 4.11.

   Si  passa all'emendamento  4.1, degli onorevoli Leontini ed altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.2, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.3, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.4, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.5, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.6, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;
                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 4.11, dell'onorevole Maira.

   MAIRA. Dichiaro di  ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 4.7, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.8, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 4.9, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 4. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
                             «Articolo 5.
                         Organi dell'Istituto

   1. Sono organi dell'IRSAP:

   a) la consulta delle attività produttive;

   b) il consiglio di amministrazione;

   c) il presidente;

   d) il collegio dei revisori.

   2. Gli organi dell'Istituto restano in carica cinque anni».

   Comunico che all'articolo 5 sono stati presentati i seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 5.1,
  5.8, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7.

   Si  passa all'emendamento 5.1, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   L'emendamento 5.8 è precluso.

   Si  passa all'emendamento 5.2, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.3, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.4, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.5, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.6, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.7, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 5. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi;

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                             «Articolo 6.
                  Consulta delle attività produttive

   1.  La  Consulta delle attività produttive è nominata con  decreto
  del  Presidente  della  Regione,  previa  delibera  di  Giunta,  su
  proposta  dell' Assessore regionale per le attività produttive.  E'
  composta   da  nove  membri  scelti  tra  soggetti  che   si   sono
  contraddistinti  per  la  particolare e comprovata  esperienza  nel
  settore  delle attività produttive, tenendo conto delle  esperienze
  maturate     nei    settori    dell'industria,    del    commercio,
  dell'artigianato, della cooperazione e dell'agricoltura, secondo le
  modalità di seguito indicate:

   a) due membri designati dal Presidente della Regione;

   b)  un  membro designato dall'Assessore regionale per le  attività
  produttive;

   c)  due  membri  individuati tra quelli indicati  nella  terna  di
  soggetti    presentata    dall'associazione    degli    industriali
  maggiormente rappresentativa nel territorio regionale;

   d)  quattro membri individuati, rispettivamente, in numero di  uno
  per  ogni  terna  di  soggetti presentata dalle associazioni  delle
  categorie  dei  commercianti, degli artigiani, delle cooperative  e
  degli   agricoltori  maggiormente  rappresentativa  nel  territorio
  regionale.

   2. I membri della Consulta, ai quali per l'attività svolta compete
  esclusivamente  il  rimborso delle spese di  missione  ove  dovute,
  possono essere rinominati per una sola volta.

   3. La Consulta fornisce il proprio parere su tutte le delibere del
  Consiglio   di   amministrazione.  A  tal  fine  il  Consiglio   di
  amministrazione, almeno venti giorni prima della seduta fissata per
  l'adozione  della delibera, ne sottopone lo schema  alla  Consulta,
  che esprime il parere entro dieci giorni dal ricevimento.

   4. Il parere della Consulta nelle delibere di cui alla lettera b),
  comma  2,  dell'articolo  7  è vincolante.  Di  ogni  seduta  della
  consulta  è redatto processo verbale il quale, numerato  in  ordine
  progressivo per annualità, è tenuto a cura del direttore generale».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli onorevoli Leontini, Mancuso, Buzzanca e Limoli: 6.2, 6.3,
  6.4, 6.12, 6.5, 6.6, 6.7, 6.11, 6.8, 6.9, 6.10;
   - dagli onorevoli Maira e Caronia: 6.14;
   - dall'onorevole Bufardeci: 6.1;
   -  dagli  onorevoli Bufardeci, Mineo, Cimino, Scilla e  Incardona:
  6.13;
   - dal Governo: 6.15.

   Si  passa all'emendamento 6.2, degli onorevoli Leontini ed  altri.
  Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  favorevole resti seduto;

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 6.14, degli onorevoli Maira e Baronia.

   CARONIA. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor  Presidente, io ritengo  che  rispetto  a  questo
  emendamento ci sia da fare una valutazione, precisamente rispetto a
  quella  che  è  la composizione di questa consulta che  ovviamente,
  avendo  un ruolo estremamente importante, a mio modo di vedere,  va
  rivista in quella che è la composizione numerica.
   Al  di  là  del  fatto che ciascuno dei membri di questa  Consulta
  dovrebbe,  così  come è previsto dal resto della  legge,  avere  un
  rimborso spese. Pertanto, un eventuale incremento dei soggetti, non
  andrebbe  a  gravare  economicamente  in  maniera  sostanziale   ed
  incisiva,  ma darebbe una maggiore rappresentatività  ad  enti  che
  oggi   presso  le  ASI  locali  delle  varie  province,  hanno   la
  possibilità di dare un parere consultivo.
   Mi   riferisco   soprattutto  alla  lettera  f)   dell'emendamento
  sostitutivo  6.14, che indica tra i componenti della Consulta,  tre
  espressioni     delle    associazioni    sindacali     maggiormente
  rappresentative   nel   territorio.   Ritengo   che   questa    sia
  un'importante   sottolineatura,   per   non   lasciare   fuori   la
  controparte, i lavoratori, nell'ambito di quelle che sono le scelte
  che hanno a che vedere con l'attività produttiva.
   Mi sta bene che ci sia l'Unione delle province, ovviamente anche i
  Comuni  rappresentati,  gli enti datoriali  e  le  associazioni  di
  categoria,   ma  mi  sembra  impensabile  escludere   un   comparto
  importante, che è quello rappresentato dai lavoratori.
   Ritengo  che  sia la logica dell'emendamento 6.15,  che  ho  visto
  adesso, non so se presentato dal Governo, che recepisce, seppur con
  un  solo  membro, la ratio. Piuttosto che limitarlo ad  un  membro,
  molto  spesso diventa difficile fare una crasi tra quelle che  sono
  le  rappresentanze di almeno delle tre importanti  sigle  sindacali
  che  siedono  nei  tavoli  di  concertazione  e  nei  tavoli  delle
  trattative con i datori di lavoro.
   Visto che si tratta di membri che non hanno un costo, se non nella
  misura  del  rimborso  spese,  è  anche  maggiormente  agevole  per
  l'assessore,  individuare  una figura per  ciascuna  organizzazione
  sindacale  che venga espressa con maggiore facilità, piuttosto  che
  dover   trovare  all'interno  del  mondo  sindacale,  un  ulteriore
  elemento di sintesi.
   E'  una  richiesta  che  credo possa essere accolta  dal  Governo,
  nonostante   abbia   dato   parere  contrario,   pertanto,   invito
  l'assessore   a   rivedere  questa  possibilità.   Potremmo   anche
  subemendare l'emendamento del Governo, facendo diventare da  uno  a
  tre, i membri della componente sindacale.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  sull'articolo 6 che riguarda la Consulta delle attività produttive,
  che   può  incarnare  la  modifica  di  questo  testo  che  avevamo
  sollecitato  e, segnatamente, può dare una risposta alla  richiesta
  di rappresentanza da parte dei territori.
   Siamo in presenza di una norma che stabilisce che un Consiglio  di
  amministrazione,  quello  nominato,  adotti  i  piani   regolatori,
  eserciti  il  controllo  di  legittimità  su  tutti  gli  atti   e,
  sostanzialmente sottragga ai comuni all'interno dei quali  ricadono
  le  aree industriali, ogni possibilità di potere intervenire  nella
  pianificazione del proprio territorio.
   Una delle occasioni nell'ambito di questa legge per intervenire  è
  proprio  l'articolo  6, che stabilisce la Consulta  delle  attività
  produttive.  Così come è proposto, questo organo, vede una  pletora
  di  rappresentanti di tutte le categorie, e solo un  rappresentante
  dell'Anci,  che è assolutamente minoritario, e che in  nessun  modo
  può  avere  voce  in  capitolo rispetto alla  determinazione  della
  pianificazione territoriale.
   Propongo   di   modificare  l'articolo  6  e  di   dare   maggiore
  rappresentatività  ai  comuni,  ai  sindaci,  all'interno  di  quei
  territori  dove ricadono i comuni che hanno delle aree industriali,
  per  dare  la  possibilità ai sindaci di intervenire  nella  scelta
  della programmazione che riguarda il loro territorio.
   E' vero che la Consulta emette pareri su una serie di attività che
  esulano anche dall'ASI stesse, dalle aree industriali stesse, ma  è
  pur  vero che il parere della Consulta è vincolante laddove ci sono
  materie  che riguardano la programmazione territoriale. Quindi,  io
  ritengo  che  bisogna  modificare l'articolo  6  nel  senso  da  me
  enunciato, cioè dando maggiore rappresentanza ai comuni all'interno
  dei  quali  ricadono le aree industriali, per consentire il  libero
  esercizio  della  democrazia  per la  quale  sono  stati  eletti  i
  sindaci.  Quindi, inviterei il Governo a fermarsi un  attimo   e  a
  proporre un emendamento sostitutivo dell'articolo 6 che, però,  non
  è quello che abbiamo visto.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, signor Assessore, credo  che  noi  ci
  stiamo apprestando a fare una  norma che è stata proposta perché si
  è  parlato tanto delle aree di sviluppo industriali quali enti che,
  forse,  ultimamente rappresentano l'esempio di una pletora,  di  un
  appesantimento  della  politica  in  termini  di  inefficienza,  in
  termini  di  sacche di rappresentanti in forma veramente eccessiva.
  Ed  è  stato detto nei mesi scorsi che la riforma delle ASI voleva,
  innanzitutto, togliere ben 700 o 800 rappresentanti. Era questo  lo
  spirito  della  legge,  da un lato, dall'altro  lato,  serviva  per
  efficientare uno degli enti, riducendolo in un unico,  per  rendere
  più  confacenti quelle aree di sviluppo industriale, così  come  si
  chiamano  sino  ad  adesso,  alle  esigenze  delle  imprese,  della
  intrapresa privata siciliana per rendere più appetibili  le  nostre
  ex   aree   di  sviluppo  industriale  nei  confronti   di   quegli
  imprenditori che siciliani non sono ma che potrebbero trovare nella
  Sicilia  un  interessante location dove poter insediare le  proprie
  aziende, le proprie attività produttive.
   Una  delle  prime cose su cui dobbiamo fermarci, su  cui  dobbiamo
  focalizzare  l'attenzione,  è quella se  veramente  lo  spirito  di
  questa   legge  sottrae  alla  politica  la  gestione  non   sempre
  efficiente, non sempre fattiva, non sempre inglobante nei confronti
  della   libera   intrapresa,  per  averla   gestita   la   politica
  direttamente, in quei giochi e giochetti di Palazzo e  molte  volte
  di struttura quando in consorzi come quello di Catania, come quello
  di   Palermo,  ma  per  arrivare  al  più  piccolo,  a  quello   di
  Caltagirone, vi erano 58 o 63 componenti che dovevano  decidere  su
  chi  doveva essere il presidente e su chi doveva ricadere la scelta
  dei vari componenti del comitato direttivo.
   Tutto  questo oggi noi lo vogliamo evitare. Allora, si è detto  in
  maniera  chiara: togliamo, sottraiamo la gestione di  questo  nuovo
  istituto  alla  politica.  E  come  possiamo  fare  ciò?  Come  può
  avvenire?  Se la politica diventa notaio di scelte delle categorie,
  notaio  di una scelta o di più scelte che gli operatori del settore
  possono  porre  in  essere perché questo istituto finalmente  possa
  diventare  uno  strumento di rilancio, un volano vero dell'economia
  siciliana.
   Fatta  questa premessa mi rendo conto che, quando noi all'articolo
  6  parliamo della Consulta alle attività produttive, rendiamo in un
  certo  senso,  diamo  a  questo istituto un organo  consultivo  che
  dovrebbe  essere un organo tecnico-consultivo, però poi  cadiamo  o
  scadiamo nella contraddizione che la nomina di questi componenti da
  chi  viene  fatta?  Viene  fatta dalla politica.  Quando  si  dice,
  infatti,  che  due  membri saranno designati dal  Presidente  della
  Regione,   quando   si   dice   che  un   membro   sarà   designato
  dall'assessorato o dall'assessore per le attività produttive, e non
  vado  oltre,  già  i  primi tre membri li  stiamo  assegnando  alla
  politica. Cioè, su ben nove membri - e vado verso la conclusione  -
  un terzo lo abbiamo assegnato alla politica.
   Allora,   io  credo  che  noi  rischieremo  -  ma  poi  interverrò
  nuovamente  anche  sui successivi articoli, anche  per  focalizzare
  ancora  meglio  questo concetto, signor Presidente, lo  dico  anche
  all'assessore  - perché, a mio avviso, dobbiamo, invece,  sganciare
  questo  istituto  dalla politica e assegnarlo  e  consegnarlo,  nel
  termine più puro e più chiaro agli operatori del settore.
   A  me sta bene l'emendamento 6.14 a firma degli onorevoli Maira  e
  Caronia,  che crea una partecipazione non soltanto degli operatori,
  anche  dei  comuni,  anche dei rappresentanti  delle  province,  in
  quanto ancora le stesse ci saranno, questo non è dato saperlo.
   E'  giusto  che coinvolgiamo gli operatori, ma è giusto anche  che
  coinvolgiamo  i  comuni  che,  a loro  volta,  hanno  comunque  una
  funzione primaria all'interno di questo organismo.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  le
  considerazioni   che   faceva  l'onorevole   Formica   abbiano   un
  fondamento. Dopo di che le caratteristiche della Consulta non credo
  che  possano  prevedere, come suggeriva il Presidente  Formica,  la
  presenza di tutti i comuni interessati.
   Invece,  io chiederei all'assessore di prevedere, quindi  con  una
  norma, che i comuni interessati alle delibere che di volta in volta
  si  assumono da parte dell'organismo facciano parte, nel momento in
  cui si delibera sul loro territorio, siano invitati alla Consulta e
  la loro posizione possa valere in quella sede.

   CRACOLICI. Questa proposta è corretta

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 6.14. Il  parere  del
  Governo?

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   APPRENDI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   CRACOLICI.  Forse  non  ha  sentito  la  richiesta  dell'onorevole
  Panarello al Governo

   PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Panarello non ho sentito
  da  parte  del  Governo un intervento a favore,  per  cui  io  vado
  avanti, non posso parlare a nome del Governo.

   VENTURI, assessore per le attività produttive. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VENTURI,  assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  signori  deputati,  la  proposta  dell'onorevole  Panarello  è  già
  sintetizzata  all'articolo 15, infatti  è  previsto  che  i  comuni
  partecipino al voto quando si tratta di delibere che interessino  i
  territori.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sull'emendamento  6.14  c'è  il
  parere  contrario di Governo e Commissione. Tenete presente  che  è
  stato  presentato un emendamento dal Governo, il 6.15, a sua  volta
  subemendato dal 6.15.1 che, in qualche modo, potrebbe contribuire a
  superare il problema.
   Intanto,   c'è  un  parere  contrario  di  Governo  e  Commissione
  sull'emendamento 6.14.

   LEONTINI. Chiedo la verifica del numero legale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, devo constatare che in  Aula  non
  risulta  essere presente il numero legale, pertanto, apprezzate  le
  circostanze,  la seduta è rinviata a domani, mercoledì  7  dicembre
  2011, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  -Comunicazioni

  II  - Discussione dei disegni di legge:
    1)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
         Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
         dello Statuto recante 'Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della
         Regione  siciliana, in materia di riduzione  dei  deputati
         dell'Assemblea regionale siciliana'  (n. 790-52-778-779-784/A)
         (Seguito)
             Relatore: on. Minardo

    2)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
         Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2,
         dello Statuto recante  Modifiche e integrazioni dell'articolo 36
         dello Statuto della Regione, in materia di entrate tributarie'  (n.
         702/A) (Seguito)
             Relatore: on. Vinciullo

    3)  -  Costituzione dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle
         attività produttive  (n. 794/A) (Seguito)
             Relatore: on. Apprendi

    4)  -   Riqualificazione urbanistica con interventi di edilizia
         sociale convenzionata. Misure urgenti per lo sviluppo economico
         (n. 805/A) (Seguito)
             Relatore: on. Mancuso

    5)  -   Ricollocazione del personale dell'Ente autonomo Fiera del
         Mediterraneo  (n. 750/A)
             Relatore: on. Apprendi

                   La seduta è tolta alle ore 20.43

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei resoconti
                            alle ore 22.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI  NEL CORSO  DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI  LEGGE N. 794/A  COSTITUZIONE DELL'ISTITUTO  REGIONALE
  PER LO SVILUPPO DELLE ATTIVITà PRODUTTIVE .

     All'articolo 2:

   Emendamento 2.28:

  Al  comma  2,  lettera c) aggiungere alla fine, le  parole   anche
  mediante procedure di finanza progetto .

   Emendamento 2.30:

  Al comma 2, dopo la lettera l) aggiungere la seguente:  m) stipula
  convenzioni  con i titolari delle attività produttive insediate  o
  da  insediarsi  per  delegare ad essi, in tutto  o  in  parte,  le
  funzioni di cui alla lettera c) .