Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente verrà data lettura successivamente.
Comunicato della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari
PRESIDENTE. Do lettura del comunicato della Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, 24 gennaio
2012, sotto la Presidenza del Presidente dell'Assemblea, onorevole
Cascio, presente il Vicepresidente, onorevole Formica, e con la
partecipazione del Presidente della Regione, ha deliberato
all'unanimità la seguente agenda dei lavori parlamentari dell'Aula
per la corrente e la prossima settimana.
Si è deliberato di tenere la presente seduta d'Aula per svolgere
un dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione in
ordine al tema della crisi dell'economia siciliana.
Giovedì 26 gennaio 2012 l'Aula tornerà a riunirsi, alle ore 18.00,
sulle comunicazioni del Governo circa l'esito dell'incontro del
Presidente della Regione con il Presidente del Consiglio dei
Ministri, previsto per domani 25 gennaio 2012.
A decorrere da martedì 31 gennaio 2012 l'Aula terrà seduta per la
discussione degli argomenti già individuati nel programma-
calendario comunicato nella seduta n. 313 del 17 gennaio 2012, di
seguito indicati:
- Relazione conclusiva della Commissione di indagine e di studio
sulla formazione professionale;
- Relazione conclusiva della Commissione di indagine sul piano
d'informatizzazione della Regione siciliana con particolare
riferimento agli affidamenti alla società 'Sicilia e-servizi'
s.p.a.;
- punti nascita (mozione n. 318 e atti ispettivi connessi);
- IRFIS (mozione n. 297).
L'Assemblea ne prende atto.
dell'economia siciliana
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alla crisi
dell'economia siciliana
PRESIDENTE. Si passa al punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della regione in ordine alla crisi
dell'economia siciliana.
Ha facoltà di parlare il presidente della Regione, onorevole
Lombardo, per rendere le comunicazioni.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
ringrazio perché mi consente di illustrare all'Assemblea quali sono
state le iniziative sia personali e insieme ai colleghi assessori,
che anche in questi giorni abbiamo posto in essere per rispondere
alle domande, alle istanze che provenivano dal mondo
dell'agricoltura, della pesca, dell'autotrasporto e anche da tante
altre categorie che io ho incontrato due volte, ma che sono state
incontrate e ricevute più di una volta dagli assessori, Venturi per
le attività produttive, Pier Carmelo Russo per quanto riguarda i
trasporti e le infrastrutture e D'Antrassi per quanto riguarda
l'agricoltura.
Come sapete, in questi cinque giorni di dura protesta le
produzioni si sono fermate, le importazioni, anche dal resto del
Paese, non hanno raggiunto la distribuzione grande e piccola nella
nostra Regione. Grandi disagi sicuramente si sono determinati, ma
non c'è dubbio che questa iniziativa di protesta ha acceso sulla
Sicilia, sulle condizioni economiche e sociali della nostra Terra,
i riflettori della stampa, della politica, delle istituzioni
nazionali.
In occasione dell'ultimo incontro che ha preceduto di un giorno,
peraltro, la conclusione di questa iniziativa di forte protesta, ho
chiesto al Presidente del Consiglio un confronto per portare le
istanze e proporre iniziative di competenza del Governo nazionale
che, come lei ha detto, si terrà domani pomeriggio, alle ore 19.00,
proprio a palazzo Chigi.
Io ritengo più che opportuno, insieme agli assessori che sono
stati coinvolti anche nell'approfondire i temi che sono stati
oggetto, sin da venerdì, di fare un lavoro di squadra fra gli
assessori, i vari dirigenti che ci hanno consentito di redigere un
dossier che illustreremo e consegneremo al Presidente del
Consiglio, che a rappresentare l'Assemblea regionale siciliana, e
quindi il popolo siciliano che l'Assemblea rappresenta, ci sia lei.
Sono conosciuti gli argomenti e i temi che sono stati discussi in
questi confronti e che hanno ispirato la forte iniziativa di
protesta, alcuni dei quali di competenza della Regione, non c'è
dubbio che meritano, oltre che l'attenzione, l'accelerazione
dell'azione del governo, sicuramente troveranno una grande
attenzione da parte dell'Assemblea per quanto riguarda le sue
competenze.
Vi sintetizzo e nel sintetizzarvi - sapete che il tema sul quale
si batte, da parte degli agricoltori ed i trasportatori
innanzitutto, è quello del costo del carburante e di una
defiscalizzazione che il Presidente del Consiglio sa bene essere
stata applicata in altre Regioni, a compensazione di una
marginalità che tocca, con l'aggiunta della insularità, che è un
altro fattore penalizzante per le nostre produzioni e per i
trasporti.
Il tema della SERIT che, come sapete, è, in fondo, terminale poi
per molti tributi, non per tutti, anche dell'Agenzia delle Entrate,
come dell'INPS, e l'istanza che, eventualmente, si possa derogare
in materia di D.U.R.C. consentendo, per quanto riguarda le
posizioni debitorie delle cartolarizzazioni o delle rateizzazioni
di lunga durata.
Si sa bene come grava sull'economia delle imprese agricole la
tassa, cosiddetta IMU, sui fabbricati rurali, mentre per la CRIAS,
che ha dato prova di una certa efficienza nell'impiego di risorse,
oltre che per il mondo dell'artigianato, anche per quello delle
piccole e medie imprese dell'agricoltura in maniera particolare,
si è chiesta una ulteriore dotazione finanziaria, anche se, per
quanto riguarda il mondo agricolo - sapete bene, per averla
approvata, credo, all'unanimità - che alcune misure e talune
risorse sono contenute nella legge sull'agricoltura, mi pare, la n.
25 che è stata approvata a fine dell'anno scorso.
Per quanto riguarda in particolare, poi, l'agricoltura, è
sottolineato che gran parte dei problemi ovviamente risiedono,
oltre che nella marginalità dei centri di produzione, dalla
lontananza dai grandi mercati del consumo, dalle piattaforme della
grande distribuzione, appunto, dal sistema della
commercializzazione, sul quale più che su ogni altro credo che
bisogna che noi tutti riserviamo la massima attenzione.
Voi sapete che esiste un disegno di legge sul commercio sul quale
mi sono impegnato a che il Governo ne proponga una trattazione
celere all'Assemblea regionale siciliana e di cui, credo, peraltro,
già da tempo se ne parla, si sono incontrati, sentiti e ci si è
confrontati con le rappresentanze dei commercianti, e non solo, e
credo che sia opportuno che si affronti questo argomento perché non
vi è dubbio che la grande distribuzione organizzata, rispetto ad un
mondo della produzione che, per quanto ci riguarda, è molto
frammentato, trova più conveniente approvvigionarsi e dotare le
proprie piattaforme di raccolta del prodotto presso altri Paesi,
soprattutto del Nord Africa, i cui prezzi di produzione sono molto,
molto più bassi che i nostri.
E qua quello che si chiede non è il contributo al prodotto,
piuttosto che alla vendita, ma si chiedono garanzie sulla
tracciabilità, sul controllo dal punto di vista igienico-sanitario
al fine di individuare quali siano i prodotti chimici, gli
anticrittogamici che vengono in quel caso impiegati, affinché il
consumatore conosca il tracciato che il prodotto compie, dal
produttore al consumatore, dove viene prodotto, i prezzi alla
produzione fino a quello finale al consumo e le tappe intermedie
oltre che notizie precise sulla provenienza eventualmente da Paesi
extranazionali o extracomunitari e la eventuale presenza,
attraverso controlli molto rigorosi con sanzioni che devono
individuarsi molto rigorose, di sostanze che non dico siano nocive
o velenose, ma che certamente vanno ben al di fuori dai parametri
che i nostri produttori agricoli sono tenuti a rispettare nella
produzione dei nostri prodotti agricoli.
Il tema della grande distribuzione non può che toccarci anche ai
fini del tema delle autorizzazioni, che vedono soprattutto alcune
province ormai stracolme di centri della grande distribuzione
organizzata, con grande nocumento per il piccolo commercio e un
saldo netto, certamente negativo, per quanto riguarda i posti di
lavoro, oltre che il benessere e il reddito, e chiaramente anche un
grande nocumento per le ragioni che dicevo dei nostri produttori.
Poi si chiede che ci si adegui soprattutto ai modelli d'oltralpe,
a quello francese, per quanto riguarda gli sconti, i pagamenti, i
termini di pagamento e anche gli oneri previdenziali che nel nostro
Paese per giornata lavorativa sono talvolta - e gravano, quindi,
sul costo del lavoro per quantità - più che il doppio: 12 euro
rispetto ai 5 della media europea. E una tassa sui cosiddetti cibi
spazzatura , che non sono i cibi velenosi, quelli sicuramente non
si potrebbero né tassare né vendere, ma sono cibi che impiegano
prodotti, oli particolari, bevande gassate, i cui proventi
potrebbero sostenere, dovrebbero sostenere l'agricoltura italiana
e, in particolare, quella meridionale e siciliana che, ad esempio,
vanta primati notevolissimi in Europa per quanto riguarda le
produzioni biologiche.
Il tema del trasporto interseca nuovamente l'argomento della
defiscalizzazione del costo del carburante. Così come anche quello
delle tariffe autostradali che sono - come sapete, come sappiamo -
definite da soggetti privati che ormai gestiscono privatisticamente
le autostrade.
L'attraversamento e i costi di traghettamento sullo stretto di
Messina che superano i 250 euro per quanto riguarda ciascun tir,
l'argomento dell'eco-bonus che ora viene gestito dallo Stato e non
dalla Regione. Si parla anche, come sempre, di zona franca e di
costi minimi della sicurezza che nessuno vuole non pagare, ma che
si chiede che su questi venga esercitato un controllo che,
purtroppo, risparmia talvolta piccoli trasportatori che, quindi,
possono consentirsi sconti che tagliano fuori dal mercato, invece,
quanti questi costi sono tenuti ad applicare.
Il settore della pesca tocca sempre il tema del caro gasolio,
dell'Iva sul pescato e poi, soprattutto, una serie di limitazioni
che vengono peraltro da direttive, da regolamenti europei che
riguardano le quote del tonno, le pesche speciali, rispetto a cui
si chiede al Governo di intervenire in sede comunitaria.
Su questi argomenti, signor Presidente e onorevoli colleghi,
abbiamo redatto un dossier che è fatto da diverse schede che
illustreremo domani, chiedendo al Presidente del Consiglio un
interesse e soprattutto l'impegno ad alcune iniziative concrete e
immediate, consapevoli che noi dobbiamo fare fino in fondo - e
faremo fino in fondo - la nostra parte. Anche perché, oltre che
essersi diffusa questa protesta, partita in Sicilia, iniziata in
Sicilia, in diverse altre regioni del nostro Paese, ancora oggi la
produzione agricola soffre le conseguenze di quella protesta che è
pronta a riprendere e rispetto alla quale non c'è dubbio che
ciascuno di noi, anche il Governo nazionale, per la nostra
economia, che poi, signor Presidente, parliamoci chiaro, al di là
di un'aggravante certamente penalizzante che consiste nella
insularità, in una maggiore distanza che non per la Calabria o per
la Puglia dai mercati del centro Europa, certamente presenta, per
molti versi, le stesse condizioni dell'economia agricola, della
pesca e dei temi del trasporto delle altre regioni meridionali.
Peraltro, non c'è dubbio che richiamandoci - e non c'è bisogno,
credo, di farlo domani con il Presidente del Consiglio - a quanto
non perde occasione di ricordare il Presidente della Repubblica,
dobbiamo agire insieme anche con gli altri Presidenti delle
Regioni, che la settimana scorsa hanno incontrato il Presidente del
Consiglio redigendo insieme un documento che impegna il Governo in
sede nazionale, ma anche in sede europea. Sono temi che riguardano
il Mezzogiorno ed è un richiamo che ci viene dal Presidente della
Repubblica e si dovrà, necessariamente, da parte di questo Governo,
immaginare e realizzare una serie di misure che devono riguardare
la nostra economia e la nostra società.
In tal senso - lo abbiamo detto e lo ribadiamo - l'intera
Assemblea e il Governo regionale, con tutte le Istituzioni della
nostra Terra, domani ci muoveremo e ci esprimeremo con il
Presidente del Consiglio, ma lavoreremo e ci impegneremo, com' è
nostro dovere, giorno per giorno. Grazie.
siciliana
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, signori assessori, io credo che i giorni appena trascorsi
hanno evidenziato un disagio sociale altissimo, hanno fatto toccare
con mano a tutti noi siciliani la drammatica situazione in cui
versa il comparto non soltanto dell'agricoltura, della pesca, delle
attività produttive, ma in cui vive in questo momento la nostra
società.
Credo che tutto questo si sposi con quello tsunami
dell'antipolitica che c'è attualmente in essere e credo che
l'incontro che domenica si è svolto in Sala Rossa sia viceversa da
accogliere non soltanto positivamente, perché ha fatto seguito
all'accoglimento delle sollecitazioni che da parte di tutti si
erano levate perché le proteste finissero e i posti di blocco
altrettanto, ma evidentemente da domenica questo filo che noi
speriamo si possa riannodare con le attività produttive e con la
società, deve essere rinsaldato. E vi è un solo modo, Presidente
Lombardo, per rinsaldare questo nodo.
Il nodo è fatto di dire le cose in maniera inequivoca, seria, di
impegnarsi sulle cose che si possono fare, dire quello che oggi è
possibile portare in essere e impegnarsi in maniera determinata e
assoluta con il Governo nazionale per reclamare tutta una serie di
istanze a vantaggio della nostra Terra.
Nell'incontro che si è tenuto è stato stilato un documento che è
stato sottoscritto da tutti i presenti. Tutti i presenti eravamo
appartenenti a tutte le forse politiche presenti in questa
Assemblea, non c'era un solo Gruppo che non fosse comunque
rappresentato da un componente domenica mattina in Sala Rossa.
Io credo che come prima cosa, anche a dimostrazione di una vera
unitarietà di intento della politica, al di là dei ruoli di
maggioranza e di opposizione, si debba fare in modo che oggi quel
documento si trasformi in un ordine del giorno che deve essere
votato all'unanimità dall'intera Assemblea e che deve impegnare
lei, Presidente per primo, il suo Governo nel confronto di domani
con il Presidente Monti per reclamare le cose che sono state
inserite in questo documento e che io brevemente mi permetto di
ricordare.
E' stata richiesta la moratoria della cartelle SERIT. Oggi abbiamo
avuto un incontro in III Commissione alla presenza del direttore
generale; in quella occasione è venuta chiara la posizione secondo
la quale delle cartelle SERIT soltanto una parte appartengono alla
competenze dei tributi della Regione siciliana. Sappiamo essere una
parte marginale, ma crediamo che possa essere un grande esempio,
una grande dimostrazione di buona volontà del Governo, almeno su
quelle di competenza regionale applicare subito la moratoria. Così
si fece anche un paio di anni addietro quando si tentò questa
strada. Quindi, portare avanti una moratoria almeno per tutto
quello che riguarda i tributi regionali potrebbe essere un primo
segnale.
Alla stessa maniera con la quale io credo che le indicazioni che
lei stesso ha ricordato da fare nei confronti del Governo nazionale
per quanto riguarda il problema dell'IMU e dell'ICI
nell'agricoltura, nei terreni agricoli, nei fienili, nei luoghi di
ricovero dei mezzi agricoli, che dovrebbero essere tassati con
rendite catastali incompatibili con le condizioni della nostra
agricoltura è una battaglia da fare; è una battaglia da fare quella
sul fermo amministrativo che oggi può applicarsi anche per debiti
irrisori di poche decine di euro, e non di migliaia di euro. Poche
centinaia di euro possono comportare il blocco di mezzi. E quindi,
anche su questo operare una modifica perché il fermo amministrativo
si applichi su mezzi che abbiano un valore minimo, per esempio di
10 mila euro, di un'altra cifra. Sono battaglie da andare a fare
La battaglia che lei poc'anzi ha citato sulla defiscalizzazione e
che ha visto i governi nel passato essere molto più aperti, larghi
e disponibili nei confronti di altri territori è la battaglia di
tutta la Sicilia ed è ancora inspiegabile per i siciliani perché,
nonostante la nostra Regione raffini il 41 per cento dei prodotti
petroliferi, paghiamo di più di quanto paga la benzina un altro
cittadino italiano che non ha neanche le conseguenze ambientali di
tutto quello che comporta la raffinazione.
E poi, recentemente, quest'Assemblea si è stretta in maniera
unitaria attorno al disegno di legge che, come Gruppo parlamentare
Grande Sud, abbiamo portato avanti, di modifica all'articolo 36
dello Statuto, quello che riguarda le spese di produzione che noi
chiediamo non essere più riservate allo Stato, ma essere di
competenza della nostra Regione.
Su questo non c'è ombra di dubbio che un'Assemblea che vota
all'unanimità debba impegnare i propri rappresentanti alla Camera e
al Senato, anche perché la stragrande maggioranza di questa
Assemblea è poi indirettamente legata al Governo Monti che ha
sostenuto con la fiducia.
Qui non vi sono partiti che non stanno sostenendo la fiducia a
Monti e, quindi, inevitabilmente un'Assemblea che vota
all'unanimità - mi avvio alla conclusione, Signor Presidente,
abbia pazienza, è un tema molto importante, se mi concedesse due
minuti in più le sarei particolarmente grato - credo che possa
essere dimostrativo di una volontà che, al di là della logica di
appartenenza, fa sì che finalmente il nostro Statuto possa essere
applicato.
Questo deve essere il mandato che ciascuno di noi deve assegnare
ai propri colleghi parlamentari nazionali alla Camera e al Senato
perché la doppia lettura si possa fare, vi sono tutti i tempi
tecnici.
Ma mi consenta, Presidente, credo che il tempo decorso, però,
debba fare riflettere, e mi rivolgo a lei Presidente Lombardo. In
modo particolare nell'agricoltura lei non potrà non ricordare come,
fino ad un paio di anni fa, abbiamo sostenuto la dichiarazione
dello stato di crisi come elemento fondamentale per potere dare
risposte.
Ricorderà che ne parlammo con il Governo nazionale, interessando
il Commissario Ciolos, ottenendo aperture. Bene. Di quella
posizione che io feci da Assessore per l'agricoltura, far approvare
anche dalla Conferenza delle Regioni perché le regioni del Sud, in
modo particolare, richiedessero univocamente lo stato di crisi,
oggi non c'è più niente
Della rimodulazione necessaria ad applicare veramente un PSR, che
oggi è lontano, distante e distinto dalle necessità del mondo
dell'agricoltura, non c'è sostanzialmente niente.
L'onorevole Adamo ha fatto più volte rilevare la necessità di
provvedimenti approvati sia con la Finanziaria del 2010, sia da
ultimo con la legge 25 non messa in esecuzione.
E poi, Presidente, io credo che un modo che ci possa presentare in
modo positivo al Governo Monti e al Parlamento nazionale sia anche
quello di avviare veramente una spesa comunitaria che ancora è al
palo e di chiuderla con queste vicende che riguardano le posizioni
dei direttori generali.
Ancora oggi la posizione della nostra burocrazia ha
dell'incredibile Sostanzialmente, in capo a otto direttori ci sono
ad interim in carico tutti i dipartimenti, con la conseguenza di
creare inevitabilmente quella instabilità nella macchina
amministrativa che noi stiamo pagando.
Onorevole Presidente, credo quindi che ci siano delle cose che si
possono fare subito per dare risposte migliorando magari il caro
benzina, migliorando sicuramente l'emissione dei bandi che devono
essere fatti per evitare il disimpegno automatico salvato da
Jeremie e Jessica, ma non so ancora per quanto tempo, e poi fare
una battaglia unitaria votando un ordine del giorno sulla base
degli elementi indicati nel documento sottoscritto da tutti i
partiti domenica insieme alle forze, a Forza d'urto, al Movimento
dei forconi, ai produttori.
Solo così la politica potrà riacquistare il ruolo che ha di
rappresentanza degli interessi dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, non impegnerò l'Aula per molto; sarò sintetico
anche perché ho affidato la posizione mia personale e del Gruppo a
tre ordini del giorno che sono stati già depositati e che mi
auguro possano essere apprezzati dall'Aula e, per le cose che dirò
tra poco, approvati all'unanimità o a grande consenso dei colleghi.
Certo, in questo momento non ci presentiamo bene come Sicilia
perché dovremmo giustificare al Governo nazionale il perché siamo
riusciti a spendere soltanto il 6-7 per cento dei fondi europei, il
perché non abbiamo ancora attuato, a quasi un anno di distanza, le
norme della legge 25 della Regione siciliana, il perché - esempio
ulteriore - per la quarta volta ci presentiamo con un esercizio
provvisorio che taglia le gambe ad un vero progetto di rilancio
della Regione, il perché siamo attraversati da crisi, perché crisi
sono continue del Governo Lombardo, e non si riesce a trovare una
stabilità di progetto per la Sicilia.
Ciò non toglie che siccome bisogna essere responsabili,
soprattutto in momenti come questi, occorre dare forza al
Presidente della Regione e al Governo che domani si incontrano con
il Governo nazionale. Non possiamo dare l'impressione di essere
strumentalmente divisi; ecco perché le ragioni di quegli ordini del
giorno, di cui dicevo prima, e che mi auguro possano trovare
orecchie attente nel Presidente della Regione che può, se vuole e
se lo ritiene, fare proprie tutte queste osservazioni inserite
negli ordini del giorno. Rapidamente dirò quali sono.
Certamente il Movimento dei forconi, degli autotrasportatori, dei
pescatori, degli agricoltori non hanno portato niente di nuovo
all'attenzione della politica; però sono serviti per evidenziare,
per acclamare, per acclarare, per esaltare un momento di grave
crisi della Regione siciliana.
Ecco perché, senza alcuna volontà di appropriazione di questi
movimenti, il PID ha preso posizione politica ed amministrativa
questa sera, partendo da un presupposto.
Il caro benzina, o meglio il caro carburante, non è il motivo
della crisi, il motivo principale, ma è un moltiplicatore della
crisi perché tutto, oggigiorno, per la nostra organizzazione,
produzione e commercializzazione moderna gira intorno ai
carburanti. Ed allora, affrontiamo in maniera diversa la vecchia
questione delle accise? Perché se noi riteniamo che lo Stato ci
corrisponda somme per le accise, io credo che in questo momento lo
Stato che non vuole, oggi non può. Non avremo mai restituiti dallo
Stato i soldi delle accise, e allora capovolgiamo il problema.
Chiediamo al Governo che, nell'ambito della discussione del
decreto legge mille proroghe o in quello del salva crisi , si
possa inserire una norma per la quale l'accisa venga abbattuta
almeno del 30 per cento direttamente alla fonte, cioè al momento
del pagamento del carburante in uscita dal deposito o addirittura
dalle pompe di benzina. Questo non comporterebbe alcun esborso
immediato da parte dello Stato e consentirebbe un immediato
abbattimento del costo della benzina, che poi è quello che vogliono
non soltanto Forconi & C., ma che vogliono i siciliani.
Secondo effetto, sempre in ordine di contenimento del costo dei
carburanti: noi abbiamo il nostro territorio regionale da sempre
devastato dalle trivellazioni, dalle raffinazioni, dalle condotte
di gas che dalla Libia portano il gas in Europa.
Io credo che bisognerà rivedere con forza e vivacità l'importo
delle royalty che le compagnie petrolifere corrispondono alla
Regione - penso che oggi siano del 7 per cento - e ho l'impressione
che siano così basse perché la politica si è accontentata di
qualche assunzione negli stabilimenti di Priolo, di Gela, a fronte
di una contrattazione alla pari, che sarebbe già in negativo perché
la contrattazione della Regione siciliana dovrebbe essere sopra il
rapporto con le compagnie petrolifere. Allora, questo ordine del
giorno impegna il Governo regionale a rivisitare l'importo delle
royalty che dovrebbe essere corrisposto dalle compagnie petrolifere
a pena di sospensione delle concessioni delle autorizzazioni.
Tenga presente, Presidente, che l'incasso delle royalty va
direttamente ad incidere sugli importi degli aumenti dell'IRPEF e
delle tasse di circolazione e di stazionamento nautico in Sicilia,
cioè incide proprio su quei momenti di contestazione che oggi
pervadono la Sicilia.
Terzo ordine del giorno. Siamo tutti a conoscenza e lo sarà pure
lei, onorevole Presidente, credo che questa sia una richiesta
inderogabile nell'incontro di domani, che lo scorso anno è stata
approvata una legge nazionale con la quale finalmente veniva
stabilito che le imprese, le ditte, le società operanti in Sicilia,
anche se con sede legale fuori dalla Sicilia, dovevano versare
l'IVA in Sicilia. L'attuazione pratica di questa legge, che è stata
votata credo all'unanimità dal Parlamento nazionale, doveva essere
attuata attraverso un decreto del Ministero dell'economia.
Ad oggi, a distanza di dieci mesi, il Ministro per l'economia non
ha ancora emanato il decreto che consentirebbe l'incasso immediato
di questo tipo di IVA.
Onorevole Presidente, occorre chiedere al Presidente del Consiglio
- dico io con forza, ma sarebbe un fatto quasi scontato - che
finalmente questo decreto venga emanato. Ciò consentirebbe
immediatamente l'incasso da parte della Regione siciliana del
carico IVA da parte di questo tipo di aziende, imprese e società
che lavorano in Sicilia, ma furbescamente hanno la sede fuori
dalla Sicilia. Io credo che siano richieste minime e condivisibili
sulle quali chiedere non solo il consenso dell'Aula, ma il vero
impegno del Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fiorenza. Ne ha
facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che la crisi
economica nel suo complesso sia uno dei momenti in cui ci si impone
a riflettere in modo forzato è un fatto ormai assodato e che
corrisponda in maniera reale ad un disagio collettivo sia della
politica che degli abitanti e dei residenti siciliani è un altro
punto sul quale non si può discutere.
Però, il dovere e il potere affrontare in comunione, istituzioni,
politica e cittadini, un momento emergenziale come quello che si
sta attraversando rappresenta, a mio avviso, uno dei motivi
principali di riflessione della politica e delle istituzioni.
Bisogna, cioè, interrogarsi sulla capacità di partecipazione
collettiva ad uno stato emergenziale che i partiti e le istituzioni
si trovano ad affrontare; partiti ed istituzioni che, purtroppo, a
volte smarriscono la capacità di aggregare il senso della politica
attorno a quelli che sono i fattori emergenziali che provengono
invece dal territorio.
Il monito non è solo alla politica, il monito non è solo riferito
alle istituzioni, ma è riferito anche ai cittadini siciliani che
dimostrano, a volte, di essere impreparati - così come nell'ultimo
caso - ad assumersi responsabilità in modo diretto.
Lo sapevamo tutti, lo sapeva la politica, lo sapevano le
istituzioni che la Sicilia non è il paese delle meraviglie, che non
è il luogo nel quale oggi le imprese, le aziende siciliane vivono
un momento di grande impegno sociale.
Le imprese sono al collasso, non ci sono e non esistono
prospettive nell'immediato futuro.
Necessita, soprattutto, un'azione specifica da parte del Governo
che attui un piano di emergenza straordinario per l'economia
siciliana per concentrare lo sviluppo, in particolar modo in quel
settore nevralgico per la Sicilia stessa, che è il settore delle
imprese, che è il settore del commercio, che è quello
dell'edilizia, che è quello dell'agricoltura, che è quello,
appunto, collegato a tutto il settore infrastrutturale dei
trasporti.
Niente sconti, onorevole Presidente, al Governo nazionale domani.
Niente sconti perché i vari governi che si sono susseguiti negli
ultimi vent'anni conoscevano bene la condizione del popolo
siciliano. Il livello di sopportazione del popolo siciliano è al
massimo, ma altrettanto rigore è richiesto alla politica. Qui non
abbiamo bisogno di Masanielli e di capipopolo in canottiera;
abbiamo bisogno di atti di responsabilità istituzionali senza dare
alibi a nessuno.
Se Monti è convinto che i nostri burocrati, signor Presidente, non
sono in grado di dare le giuste risposte in tema di spesa delle
nostre risorse - questa è una proposta che la prego eventualmente
di voler accettare qualora ne ritenesse, ovviamente, la validità -,
che si faccia avanti, eventualmente, con un tavolo congiunto tra i
nostri burocrati e qualche tecnico, visto che un governo di
tecnici nazionale si può bene associare ad un governo di tecnici
regionali, si identifichino e si individuino percorsi comuni che
siano in grado di riuscire a dare risposte concrete purché si esca
da questa condizione di equivoco permanente, per cui i nostri
burocrati vengono costantemente e continuamente tacciati di essere
persone non in grado di riuscire a dare il supporto necessario.
Basta più con gli interventi a pioggia. E' un elemento che ci
siamo sentiti ripetere, ma lo chiarisca anche lei domani e tutto
ciò va fatto in comunione; gli stati di emergenza sono quelli che
riescono a compattare le forze politiche e le istituzioni.
Presidente, lo faccia insieme alle forze sociali, lo faccia
insieme alle forze imprenditoriali, a quelle del commercio, del
terziario, ma lo faccia soprattutto insieme ai partiti.
La Sicilia, in questo momento, necessita di un'aggregazione sui
livelli dell'emergenza e questo dovrà essere tema e dovrà essere
spunto di dibattito nella prossima finanziaria facendo tutti, se
necessario, un passo indietro per garantire non solo governabilità,
ma per garantire alle istituzioni di procedere a testa alta, senza
dovere flettere il capo ad una politica nazionale che, sin da
troppo tempo ormai, guarda con distanza e, oserei dire, quasi con
disprezzo alle condizioni di emergenza di un popolo che è
attanagliato da una crisi non solo nazionale, ma anche europea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Minardo. Ne ha
facoltà.
MINARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo visto in
questi giorni la manifestazione dei siciliani e non c'è dubbio che
dobbiamo constatare che il mondo produttivo é in forte crisi. C'è
una crisi profonda, dall'agricoltura alla pesca, dall'artigianato
al commercio, agli autotrasportatori, tutte le categorie sono in
seria difficoltà e non c'è dubbio che sia necessario intervenire su
questo. Oggi, questo Parlamento, con grande senso di
responsabilità, deve dare mandato al Presidente della Regione e
deve dare quella forza necessaria affinché domani possa trattare
questi argomenti importanti per la Sicilia, con il Presidente del
Consiglio Monti.
Non è possibile andare avanti in questo modo.
Ci sono situazioni per quanto riguarda la questione sul prezzo di
mercato e, quindi, bisogna intervenire sull'intermediazione, sulla
grande distribuzione, perché gli unici a pagare sono i produttori
che non riescono a recuperare nemmeno i costi di produzione, e i
consumatori che devono pagare ad un prezzo altissimo. Allora,
bisogna intervenire su questo, bisogna interrompere i meccanismi
dell'intermediazione, bisogna accorciare questa forbice e questo, a
livello nazionale, per non dire a livello europeo, va fatto perché
non è possibile che oggi le aziende non riescano nemmeno a
recuperare i costi di produzione.
E poi sulla questione della defiscalizzazione, le accise della
benzina.
E' una battaglia che devono fare tutti i siciliani, il Parlamento
in testa, il Presidente della Regione in testa, perché non è
possibile che la Sicilia, che produce e contribuisce con il trenta
per cento sui prodotti dei carburanti, alla fine deve pagare la
benzina ad un prezzo più alto rispetto anche ad altre regioni
dell'Italia. E allora, è necessario intervenire su questo, perché
nel nostro territorio non può rimanere solo l'inquinamento, tutto
ciò che c'è nelle raffinerie e poi non ci resta null'altro.
Bisogna intervenire sulla questione della SERIT, sul congelamento;
proprio domenica - la ringrazio, signor Presidente, perché ci ha
dato la disponibilità della Sala Rossa - abbiamo fatto un incontro,
a cui ho avuto il piacere di partecipare assieme ad altri colleghi
parlamentari ed ai rappresentanti dei manifestanti per cercare di
trovare punti di incontro, per vedere quale possa essere la
soluzione e credo che sia necessario intervenire sulla questione
della SERIT sia per il congelamento ma anche per il fermo
amministrativo. Non è possibile che se c'è un debito di 10 mila
euro non si possa fare un fermo amministrativo su un bene che vale
100 mila euro e che, poi, possibilmente non si può pagare quel
debito e quindi è difficile, poi, cercare di pagarlo.
Detassare i fabbricati rurali, i terreni agricoli che non
producono. Un fabbricato rurale, un fienile che non ha rendita,
come può pagare l'ICI? Come si può pagare quando un terreno è
lasciato incolto perché l'azienda non può andare avanti e deve
pagare per giunta l'ICI? Ma è possibile questo?
E' su questi punti che dobbiamo intervenire.
E poi, la cosa importante credo sia quella di bloccare le
frontiere.
Il Presidente della Regione ha preso impegno, a livello regionale,
ma a livello nazionale perché poi entrano da Gioia Tauro e passano
lo stretto di Messina ed entrano lo stesso.
Sappiamo che lì c'è la concorrenza sleale, non solo per i
trattamenti con gli anticrittogrammi, quindi con i prodotti
fitosanitari, ma anche perché c'è la concorrenza sui prezzi, i
costi di produzione lì sono bassissimi. Non possono entrare nel
nostro mercato prodotti che sicuramente poi non sono controllati e
che quindi danneggiano fortemente i nostri produttori.
Ridurre il pedaggio, ridurre il costo di traghettamento. Non è
possibile che oggi se un'autovettura con l'autista deve passare lo
stretto di Messina deve pagare 80 euro di pedaggio e di
traghettamento. Ma è assurdo questo Ed è un problema a livello
nazionale.
Su queste situazioni credo che sia necessario, comunque, un
intervento forte da parte dell'intero Parlamento siciliano e del
Presidente della Regione che, assieme agli altri rappresentanti
istituzionali, domani incontrerà il Presidente del Consiglio dei
Ministri.
Credo che questo sia necessario ed indispensabile come senso di
responsabilità da parte di tutti noi parlamentari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, sin qui
le cose che nel merito ho ascoltato sono tutte giuste, tutte
doverose, però non viene sottolineato che oggi non siamo più nella
condizione di dover parlare dei problemi legati all'agricoltura, al
trasporto, al commercio e a tutto il mondo produttivo
semplicemente. Oggi, quello che è in gioco è il rapporto tra
cittadini e le istituzioni. Oggi, quello che è in gioco è la
credibilità delle istituzioni che hanno ricevuto domenica, grazie
ad un'iniziativa del Movimento dei Forconi, la disponibilità a
ridare credito alle istituzioni per farsi interprete delle esigenze
che provengono dal mondo produttivo.
Però in quest'Aula non si può ancora continuare ad ascoltare
demagogia, dobbiamo dire le cose come stanno, e non mi interessa
che prende la parola un rappresentante del Governo, del partito del
Presidente della Regione, e tende essenzialmente a scaricare le
responsabilità sul Governo nazionale.
Il Governo nazionale, la politica nazionale deve cambiare rotta,
deve invertire la tendenza, ci vuole una rivoluzione culturale, una
rivoluzione politica, che porti veramente il Mezzogiorno d'Italia e
la Sicilia al centro del dibattito della politica nazionale e degli
interventi del Governo.
Però, è anche vero che questa Regione, che questo Parlamento, ma
soprattutto questo Governo deve fare le cose che si possono fare
immediatamente, che sono nella sua competenza perché, altrimenti,
torneremo a giocare allo scaricabarile, ci sarà sempre una parte
che accuserà l'altra.
Oggi, il senso di responsabilità e questo ulteriore credito che ci
è concesso dai manifestanti, dal popolo siciliano - perché badate
bene, ciò che è successo è un fatto che non era mai accaduto in
Sicilia, i manifestanti sono stati sostenuti, ancorché iniziarono
pochi soggetti, dall'intera opinione pubblica siciliana e questo
chiaramente deve fare riflettere anzitutto quest'Aula, anzitutto
noi, anzitutto i partiti, i sindacati - ci deve spingere a partire
da un dato, che è quello che evidenziava poc'anzi il mio
capogruppo, e cioè che bisogna avere un alto senso di
responsabilità, bisogna partire dal dato reale e offrire, ciascuno
per proprio conto, ciò che effettivamente si può fare e farlo
immediatamente.
Signor Presidente, io propongo che alla fine di questo dibattito
si predisponga un documento nel quale si faranno sì le giuste
rivendicazioni al Governo nazionale, perché non c'è dubbio che il
caro gasolio, il pedaggio, che tutti i problemi che abbiamo
sofferto e che soffriamo siano problemi per noi ancora più gravi
rispetto alle altre regioni d'Italia, ma rispetto anche a tutto il
resto delle produzioni che ci sono nel contesto dell'economia
globalizzata, ma è anche vero che noi come Regione dobbiamo fare la
nostra parte. Allora, bisognerà che ci si sbrighi a fare spesa per
quanto riguarda i fondi comunitari, bisognerà che si capisca come
intervenire, come rimpinguare le somme nei capitoli, ad esempio per
il contributo per il caro gasolio alla pesca, perché c'è una legge
già in vigore e il provvedimento non può essere limitato soltanto
alle Isole minori, deve riguardare l'intera marineria siciliana,
così come occorre che venga rimpinguato quell'articolo che abbiamo
votato nel disegno di legge 732, poi diventata legge numero 25.
Bisogna andare oggi con dei provvedimenti concreti nelle piazze,
nelle strade, nelle campagne, nelle officine, per dire che il
Governo regionale sta facendo la sua parte, anche perché,
diciamocelo con tutta franchezza, caro presidente Lombardo, se lei
non si presenterà con una proposta concreta sulle cose che lei può
e deve fare immediatamente, se lei non presenterà un documento con
delle proposte concrete che il Governo regionale dovrà fare
immediatamente, con l'ausilio del Parlamento, allora lei non sarà
credibile, lei sarà ancora una volta considerato come il siciliano
che con la mano in forma conca va lì a chiedere l'elemosina e non
sarà preso sul serio.
Noi abbiamo bisogno, invece, di recuperare credibilità sia agli
occhi dell'opinione pubblica, ma anche agli occhi del Governo
nazionale, così come dell'Europa.
Se veramente quest'Aula ha a cuore le sorti della Sicilia, come io
so che le ha, se quest'Aula veramente vuole svolgere fino in fondo
il proprio ruolo accogliendo la richiesta che proviene dalla piazza
e cioè di stare tutti uniti per fronteggiare l'emergenza di questa
Isola, di questo territorio, del Mezzogiorno d'Italia, deve mettere
da parte le appartenenze ed iniziare a ragionare molto più
seriamente di quanto é stato fatto. Questo, caro Presidente della
Regione, deve essere lei a farlo per primo. Non ci si può
nascondere di fronte a quello che sta accadendo. Non si può ancora
dire andrò a Roma e vediamo cosa ci daranno, perché le
responsabilità sono romane .
Ci sono anche delle responsabilità anche della Regione. Ci sono
degli interventi che si possono e si devono fare. Ci sono dei bandi
bloccati. C'è la spesa comunitaria che ancora non è stata fatta e
ci sono fondi che stanno tornando indietro. C'è la disoccupazione
che avanza.
Ci sono tantissimi problemi che il Governo regionale può e deve
affrontare e su questi, oltre che sull'impegno nei confronti del
Governo nazionale, noi di Grande Sud siamo pronti a sostenere
l'azione che dovesse provenire dal Governo regionale, a condizione
che il Governo regionale si passi una mano sulla coscienza e ci
dica le cose che domani mattina potrà fare per i settori produttivi
della Sicilia, senza rimandare, senza fare a scaricabarile, per
fare le cose che occorrono, e farle insieme.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, un'ondata
straordinaria di rabbia e di disordine ha colpito la Sicilia, anche
se oggi in questa Aula sembra tutto dimenticato.
C'è una straordinaria distrazione di tutti noi, una straordinaria
mancanza di presenza degli amici del Movimento dei forconi che
avevamo incontrato domenica e che, assieme a noi, hanno stilato un
documento che chiedeva, al primo posto, una riunione straordinaria
dell'Assemblea, oggi.
Vedo pochissimi rappresentanti, forse sono in televisione, sono
nelle piazze, sono dappertutto, certo non sono qui. Evidentemente,
la stanchezza è profonda e, rispetto a questo, credo che la
politica abbia il dovere e anche il diritto, ma soprattutto il
dovere di fare chiarezza e di essere limpida nell'impostazione del
problema perché quando si fa confusione, le questioni si rimandano
di anno in anno, di decenni in decenni e non si risolvono mai.
Sono sorpresa dal grido a Roma, a Roma, a Bruxelles, a
Bruxelles . Forse questo rassicura tutti noi e ci fa pensare che,
ancora una volta, i problemi siano altrove; é Roma che ci vuole
torturare, é Bruxelles che ce l'ha con noi
Noi, invece, pensiamo molto semplicemente e l'abbiamo detto tante
volte, ed oggi su questo faremo una proposta estremamente concreta,
che dobbiamo cominciare, signor Presidente, da Palermo. A Roma
abbiamo alcune cose da chiedere, a Bruxelles senz'altro altre; ma
intanto mettiamo in atto i provvedimenti che, tra l'altro, questa
vituperata classe siciliana, questa pessima Assemblea ha portato
avanti.
Signor Presidente, io rinuncio a continuare e vado ad una
comunicazione secca, se posso avere un minuto di attenzione.
L'UDC stanca, profondamente stanca di parole, di comizi, di
invettive, ha deciso di fare una cosa semplicissima: se entro
questa settimana non verranno banditi, non verranno mandati in
pubblicazione i bandi previsti dalla legge 25 che questa Assemblea
ha votato all'unanimità, noi denunceremo alla Procura della
Repubblica - perché siamo stanchi di chiacchiere inutili -
l'Assessore per l'agricoltura.
Caro Presidente, su queste norme l'Assemblea regionale, la pessima
classe siciliana, è intervenuta con otto ordini del giorno, quattro
mozioni, innumerevoli commissioni, tavoli tecnici, riunione in
Commissione Attività produttive'; abbiamo invitato l'Assessore in
Commissione Antimafia - e ringrazio il Presidente della Commissione
Antimafia e i colleghi che hanno accettato di discutere di questo
argomento in Commissione Antimafia -, perché ci deve essere un
problema serio, tutti ci chiediamo dove sta la mafia, probabilmente
nel sistema burocratico dell'Amministrazione regionale perché, se è
vero come è vero, che non si vuole capire una cosa che abbiamo
detto tutti, che abbiamo raccontato, personalmente sono
imbarazzata, signor Presidente, a parlare di norme agroalimentari,
sono imbarazzata perché ne abbiamo parlato tante volte che mi sento
ridicola a parlarne.
Mille volte abbiamo spiegato, e mi rivolgo anche all'Assessore per
l'economia e chiedo la sua attenzione, tante volte, signor
Presidente, abbiamo spiegato che continuare a fare bandi sugli
investimenti, continuare ad esempio ad investire sulla promozione
per il DOP Sicilia, fare promozione quando non si sa quale vino
sarà messo nei DOP, questo non lo dico io, lo dicono i sindacati -
quelli antichi, quelli classici, CGIL, CISL e UIL che,
improvvisamente, non servono più, come non serve più la classe
politica -, ma che cosa avanza in Sicilia? Quali sono le proposte
che vengono nella confusione generale, questo andare a Roma e a
Bruxelles quando abbiamo due milioni di euro bloccati
dall'incapacità degli organi amministrativi, che andiamo a dire a
Bruxelles? Vogliamo ricordare che la Regione siciliana ha rimandato
indietro i 50 milioni di euro della peronospora, che poi sono stati
riportati qua in una notte tempestosa, come ricorda il collega
Scilla, e se fosse dipeso dal sistema burocratico-politico non li
avremmo spesi?. Siamo dovuti andare a Bruxelles per chiedere se li
potevamo spendere, e ci hanno risposto ma che ci aspettate '.
E da quel momento in poi abbiamo dovuto aspettare un altro anno e
quattro riunioni della Commissione Antimafia per farli arrivare
agli agricoltori.
Siamo stanchi di parole e di chiacchiere.
Se entro la settimana, onorevole Presidente, non verranno
pubblicati i bandi sull'agroalimentare, sul caro gasolio, ebbene,
abbiamo 3 milioni di euro sul caro gasolio che non si possono dare
agli agricoltori e ai pescatori perché non c'è il bando. Abbiamo un
pacchetto di interventi sul credito che deve essere attivato;
abbiamo interventi per l'acquisto con procedure semplificate dei
mezzi agricoli che non viene attivato. Benissimo, non mi si dica
che lo abbiamo approvato soltanto un mese fa, perché per pubblicare
un bando basta spingere un bottone dei computer che abbiamo tutti,
dato che sono bandi che si fanno ogni anno e che poi si bloccano e
non vanno avanti. Quindi, occorre spingere. La classe politica che,
in questo momento, si trova a dirigere l'Assessorato e che guadagna
fior di milioni ogni mese, spinga questo bottone e pubblichi il
bando, perché questo bando non è mai stato contestato in alcuna
sede. La proposta dell'Assemblea, fatta all'unanimità, nessuno l'ha
contestata. Ogni volta l'Assessore ci rassicura che è un ottima
proposta, ma questa proposta resta nei cassetti dell'Assemblea.
Tutti, in questo momento, dal Presidente di Assindustria a noi, al
Governo nazionale, alla stampa - oggi straordinariamente assente, è
sempre presente per ogni valutazione politica e oggi, in un momento
così importante, non troviamo nessuno e in tutti casi non abbiamo
più interesse a chiedercelo -, proviamo la stessa profonda rabbia
degli agricoltori, degli autotrasportatori e dei pescatori. Ma noi
non possiamo prendere i forconi anche se, francamente, ogni tanto
la tentazione - ve lo assicuro - comincia a serpeggiare.
E allora la nostra risposta è legale: se non partono i bandi,
fermo restando che poi l'accompagneremo, onorevole Presidente,
saremo al suo fianco a Roma, a Bruxelles, dovunque lei voglia
andare, ma se non partono entro questo settimana i bandi, tra
l'altro in base ad una legge di questo Parlamento, dietro la quale
stanno infinite riunioni, tavoli di concertazione, mozioni ed
interrogazioni, noi presenteremo una denuncia contro l'assessore e,
naturalmente, contro lo staff dirigente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino. Ne ha
facoltà.
D'AGOSTINO. Grazie, signor Presidente. Onorevole Adamo mi permetta
prima una precisazione.
Io credo che il suo intervento sia assolutamente fuori tema
rispetto al dibattito che abbiamo fatto perchè se vogliamo entrare
nel merito dell'azione del governo, di quanti bandi si fanno, di
come questa amministrazione si comporta, credo che siamo davanti ad
un'azione che è un tentativo abbastanza populista, demagogo, anche
ridicolo se vogliamo
INCARDONA. E' perfetto La finisca di fare il difensore d'ufficio.
D'AGOSTINO. di bandi la pubblica Amministrazione, di questi
tempi, ne sta sfornando diverse decine a settimana. Poi, magari, se
non c'è proprio il bando che interessa lei, onorevole Adamo, non
credo che c'entri molto con ciò che è accaduto questa settimana in
Sicilia.
Una protesta, signor Presidente, che ha certamente avuto degli
effetti importanti anche al di sopra di tutte, non dico le
aspettative, ma gli auspici o le valutazioni che ognuno di noi
poteva fare.
A livello nazionale, è inutile negarlo, questa protesta è stata
guardata con rispetto e timore dal Governo nazionale che,
innanzitutto, non l'ha contrastata; dagli organi di stampa più
autorevoli che l'hanno tardivamente attenzionata, poi l'hanno
raccontata, alla fine l'hanno subita.
Il comune sentire nazionale che, nel caso, è molto più importante
del comune sentire siciliano non ha neppure stigmatizzato questa
protesta, e questo quando era in Sicilia. Ora che i muscoli
cominciano ad uscire fuori anche a livello nazionale, cambia
l'atteggiamento; evidentemente se ne stanno comprendendo le ragioni
ma, soprattutto, se ne stanno temendo i risvolti.
Sta di fatto che anche il Corriere della Sera , piuttosto che
Repubblica , che rappresentano il pensiero anche del governo
Monti, essendone i più autentici interpreti, suggeriscono
addirittura di condividere parte di queste ragioni.
Si tratta di un fatto nuovo, assolutamente inconsueto, come i
partiti hanno maturato di fatto nessun merito, e noi per primi
dobbiamo essere umili e consapevoli di questo fatto.
Tutto ciò sta avvenendo forse più per paura che venga contagiato
tutto il Paese, forse per timore che addirittura tutte le tensioni
sociali, oggi vive in questa Nazione, possano ritrovarsi nella
comune necessità di una protesta collettiva dagli esiti
imprevedibili.
In Sicilia è stato in fondo così, un mix di interessi economici
particolari legati al mondo del trasporto, dell'agricoltura e della
pesca; richieste a volte improponibili, ma alcune suggestive come
la defiscalizzazione della benzina che, certamente, oggi più che
mai, è sentita da tutti i cittadini in tutte le famiglie. Un mix
populistico, ma non si può dire impopolare e neppure improponibile;
in fondo, si è trattato di proteste di alcune categorie di lavoro
con motivazioni ragionevoli, con il rischio che potesse diventare
addirittura popolare se fossero state usate altre forme, ma che ha
messo e mette tuttora paura a chi sta governando a livello
nazionale, con le conseguenze imprevedibili che ne potrebbero
discendere. Certo, in Sicilia è stata vissuta in maniera
schizofrenica con molti siciliani inizialmente attendisti, poi
nervosi ed impazienti quando gli effetti hanno impedito di
lavorare, di muoversi, di rifornirsi ai supermercati, di avere il
riscaldamento nelle proprie abitazioni.
I siciliani capivano, da un lato, che qualcosa di giusto c'era; ma
la solidarietà non è mai completamente scattata perché non si è
compreso il motivo per cui i disagi, in fondo, stavamo a pagarli
tutti noi, incluso il non trascurabile dramma di avere bloccato per
una settimana l'economia isolana facendo perdere alle aziende
fatturato che non si recupererà, quote di mercato in agricoltura
oggi occupata da spagnoli e greci, accumulando merci deperite e
danni per centinaia di milioni di euro. Tutto questo era
necessario?
Parlare con il senno del poi è tanto facile quanto oggi ancora a
caldo è scontato; è banale dirlo, ma forse, se si fosse solo
impedito che le autocisterne di carburante lasciassero la Sicilia e
si fosse bloccata l'importazione di beni di consumo dall'Italia,
avremmo potuto ottenere lo stesso risultato evitando di far
soffrire i siciliani. Certo, oggi occorre non dividerci, come
sempre e troppo spesso noi siciliani siamo bravi a fare,
soprattutto il ceto politico siciliano che, a causa di queste
manifestazioni, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, la sua
incapacità ad anticipare le questioni sociali, ad interpretarle e a
governarle. Se ci fate caso la politica siciliana, in questa
settimana di trambusto e nervosismo, di errori e di iniziative
generose, ha evidenziato ancora una volta, e speriamo un'ultima
volta, la sua inattualità.
I problemi della Sicilia sono enormi. I partiti e gli schemi
politici nazionali e tradizionali è ormai chiaro che non vanno
nella stessa direzione degli interessi dei siciliani, comprese le
parole al vento che abbiamo sentito prima.
Noi dell'MPA abbiamo compreso queste ragioni, forse non abbiamo
giustificato interamente le modalità di questa protesta. Ma le
istanze, signor Presidente, sono quelle per cui noi siamo nati e
saremmo due volte disonesti se contemporaneamente non
riconoscessimo che, dove non è riuscita la politica a rappresentare
giuste istanze, alcuni ceti sociali e categorie del lavoro hanno
dovuto fare da sé, magari eccedendo e sbagliando. Pur tuttavia,
dobbiamo ammettere che, fra quelle gente disperata, ce n'era tanta
in buona fede, onesta, che non vuole appartenere alla categoria dei
fatalisti e dei rassegnati. Basterebbe, in futuro, fare la cernita,
eliminare i rami secchi, gli opportunisti e i difensori di
interessi personali o, addirittura, mafiosi. Non è poi così
difficile
Ma, soprattutto, quello che oggi i politici siciliani devono fare
- quello che noi dobbiamo fare - è rappresentare le motivazioni
giuste, nel luogo giusto, signor Presidente, che è Roma, e nelle
sedi giuste che sono le istituzioni nazionali, non contro Monti, ma
contro un sistema statale da pochi mesi affidato a Monti ed un
sistema di partiti nazionali da 150 anni nord-centrico, che hanno
abbandonato la Sicilia e il Meridione al proprio destino.
Oggi la protesta ci dice che i Siciliani ci vogliono uniti nella
difesa di interessi, che non sono di una parte e abbiamo tutti
l'obbligo di mettere al centro la voglia di condividere queste
istanze e di andare a protestare, se è necessario, ma a Roma,
ottenendo risultati e ottenendo, una volta per tutte, per esempio,
la defiscalizzazione sui carburanti consumati nell'Isola; ottenendo
la piena applicazione dello Statuto; chiedendo spiegazioni, signor
Presidente, sul comportamento di un Commissario governativo che ci
commissaria e non ci autorizza il finanziamento del credito
d'imposta.
Ecco cosa dobbiamo fare, uniti nella lotta, uniti nelle idee,
senza subire interferenze, riconoscendo che solo avendo l'autonomia
di poter difendere liberamente e senza condizionamenti le tematiche
in questione si può evitare di cadere negli errori del passato
remoto e recente, ed è possibile ritrovare un legame di reciproco
rispetto con i siciliani tutti, quelli che protestano e quelli che
non protestano, ma sono stanchi e si aspettano cose nuove, idee
nuove, fatti nuovi, lotte nuove, metodi nuovi, politici nuovi che
lottano uniti per gli interessi veri della nostra gente.
Signor Presidente, concludo. Mi chiedo se sapremo mettere da parte
rivalità e protagonismi per una settimana, per un mese, per il
tempo necessario
E' ora di rinunciare alle promesse non mantenute o alle mance, e
questo lo dico ovviamente al signor Presidente della Regione, che
di umiliazioni in questi anni ne ha dovute subire tante.
E' ora di far valere veramente le ragioni della nostra autonomia e
del nostro Statuto.
Pertanto, caro Presidente Lombardo, mercoledì vada dal Presidente
del Consiglio Monti con delle richieste condivise da tutti i
politici siciliani, da tutta l'Assemblea regionale, con uno Statuto
in mano e con la determinazione che i siciliani si aspettano e che,
ovviamente, a lei non manca.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha
facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, signori Assessori, non mi dilungherò sugli
interventi che i miei colleghi hanno testé fatto, anche sulla base
di una condivisione di massima delle proposte che a vario titolo i
gruppi parlamentari, attraverso gli interventi che si sono
susseguiti, hanno fatto da questo pulpito, anche perché il momento
che stiamo attraversando dovrebbe, Presidente, farci ragionare
all'unisono. Dovrebbe farci comprendere che, al di là delle
posizioni di partito, delle posizioni politiche, quello che stiamo
affrontando, la partita che si sta giocando che non è soltanto
localistica, che non è regionale, che non è neanche e solo
nazionale, è una partita di più ampio respiro, difficile,
comprensibilmente difficile perché investe trasversalmente tutti
gli ambiti della nostra comunità, in quanto quella che stiamo
vivendo non è soltanto una crisi finanziaria - ormai ce ne siamo
resi conto da tempo -, è una crisi strutturale che è figlia di
scelte che più volte ho definito scellerate, che hanno investito la
nostra storia recente, che ha visto nel nostro passato, purtroppo,
una certa classe dirigente svendere più volte il nostro territorio.
Svenderlo sull'altare di interessi che, evidentemente, rispondono
ad altre lobby, a lobby esterne a questo territorio, alla nostra
comunità; svenderle per esempio alle lobby delle multinazionali del
petrolio che in questa terra hanno fatto la loro fortuna, che
attraverso questa terra producono e raffinano oltre il 40 per
cento del prodotto nazionale, ed anche in riferimento ad altri
interessi, agli interessi di altre grosse industrie che in questo
territorio hanno fatto la loro fortuna.
Più volte, nel corso della storia, questa terra ha svenduto la
propria libertà sull'altare di piccoli interessi di bottega ed ecco
perché, al di là delle proposte che condividiamo, che i vari gruppi
parlamentari hanno fatto e continueranno a fare sottolineando
l'importanza che questo Governo, domani, attraverso la sua
delegazione e insieme al Presidente del Parlamento, riusciranno ad
intavolare una discussione paritaria col Governo nazionale, con le
proposte che si vogliono sottolineare e che investono i temi delle
infrastrutture, i temi della defiscalizzazione, i temi della
creazione di possibili zone franche sul territorio siciliano, i
temi più ampi degli investimenti che devono essere fatti sul
territorio nazionale in maniera eguale perché, nel corso degli
ultimi anni, questo non è accaduto. Basta guardare i numeri, basti
farli notare anche all'attuale Presidente del Consiglio, degli
investimenti che sono stati fatti in questi ultimi anni,
soprattutto a favore del Nord e non a favore del Mezzogiorno e
della Sicilia tutta.
Al di là di queste proposte e sull'atteggiamento che il Presidente
della Regione e che questa delegazione domani dovrà avere nei
confronti del Presidente del Consiglio, noi dobbiamo ritornare ad
avere un atteggiamento orgoglioso, un atteggiamento che difenda
veramente gli interessi di questo territorio, che non svenda - come
è stato fatto nel passato, sull'altare di interessi altri - la
difesa di questa Terra, di questa comunità.
Io ho condiviso lo spirito della protesta di questi giorni, non ne
giustifico il metodo, non sono d'accordo sull'atteggiamento e sul
metodo di protesta, ma comprendo e capiamo tutti cosa sta accadendo
nei gangli più importanti della nostra società, il malcontento, la
grave crisi che ha raggiunto tutti quanti noi. E' sull'altare di
questo solo interesse che domani il Governo dovrà assolutamente
tenere la barra dritta, difendere gli interessi di questo
territorio con queste proposte e con un atteggiamento che,
finalmente, veda il Governo regionale e questa Terra dialogare allo
stesso livello col Governo nazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Onorevole Calanducci, non faccia demagogia.
CALANDUCCI. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, effettivamente è vero, onorevole Cracolici, non
bisogna andare nella direzione della demagogia perché il rischio
c'è e l'occasione può essere anche stimolante.
Oggi, associare un grido di dolore o di allarme nei confronti del
popolo siciliano, che è in disagio ed è sofferente, è molto facile.
Però è chiaro che chi ricopre un ruolo come il nostro ha il dovere
di dire a sé stesso cosa ha fatto prima per poter evitare e
prevenire questo disagio e questa condizione attuale, che ha
portato a queste giuste rimostranze.
Il primo punto che voglio sottolineare riguarda l'analisi di una
problematica così variegata e così articolata che si può fare solo
se si parte dal presupposto che dobbiamo restare uniti. E se è un
atteggiamento che può essere scambiato per demagogico, questo deve
essere condiviso dall'intera Assemblea come altre volte, non lo
spirito ma il risultato, è stato fatto.
Non voglio dilungarmi nell'analisi delle problematiche che ritengo
siano state fondamentali per arrivare a questo punto; però, non
posso nascondere a me stesso e a voi che già altre volte in
quest'Aula ho partecipato anche a valutazioni su come la Sicilia si
trovi in condizione di difficoltà oggettiva, benché fornita di un
idoneo strumento che è lo Statuto, non interamente applicato, e
tante volte quest'Aula - e assieme a me anche il gruppo
parlamentare dell'onorevole Cracolici - ha visto l'onta di norme
impugnate e io credo non provvidamente, anche perché ritengo che
una volta per tutte quest'Aula debba prendere coscienza che non può
permettere a nessuno di essere commissariata. E' vero che deve
esserci un profondo senso di collaborazione con un organo
istituzionale come il Commissario dello Stato, che possa portare
alla sintesi di norme produttive, ma è anche vero che il ruolo
della politica deve tornare ad essere primario e la politica deve
rappresentare la giusta istanza di un territorio. Altre volte ci
siamo confrontati su argomenti che interessavano largamente la
popolazione siciliana, ed anche oggi lo stiamo facendo.
Presidenza del Vicepresidente Formica
Negli anni 60, la nostra terra è stata sottoposta ad una truffa
culturale e chi ne ha pagato le conseguenze per primi sono stati
l'agricoltura e gli agricoltori che di questa si occupavano, perché
passò il messaggio che non era edificante occuparsi di agricoltura,
bisognava attenzionare altre forme di economia come quella
industrializzata o i poli petrolchimici che - se allora magari
potevano trovare una giustificazione per i posti di lavoro che
riuscivano a creare - oggi, quello che ci lasciano è una
devastazione del territorio che, se trova spiegazione
nell'occupazione, non può trovare spiegazione nella vivibilità,
nelle malattie, nei tumori, nei cancri, nelle malformazioni
neonatali a cui le zone interessate di questi insediamenti sono
sottoposte.
Accanto a tutto questo, va sottolineata la beffa per la quale non
solo quei territori hanno perso in termini di occupazione di
allora, ma non hanno avuto nessun ritorno sotto forma di
agevolazioni fiscali o di possibilità di acquistare carburante che
non contenesse al proprio interno le accise che, in parte,
dovrebbero legittimamente andare alla Regione siciliana e in parte
dovrebbero servire a permettere l'attività di autotrasporto che
agevoli la categoria.
Per non dilungarmi, siccome non è facile, chiaramente, individuare
con la bacchetta magica qualcosa che probabilmente avremmo dovuto
attenzionare in maniera diversa nei decenni trascorsi, mi chiedo
oggi cosa si può fare e, personalmente, chiedo al Presidente che
assieme a quell'istanza che porterà a Roma e che sicuramente sarà
confortata trasversalmente da quest'Aula - perché non c'è dubbio
che le istanze sono non solo legittime, ma sacrosante - ci siano
delle misure straordinarie che possiamo cominciare a pensare di
realizzare noi stessi.
Oggi l'agricoltura, vero volano dell'economia siciliana, la pesca
e la politica di accoglienza necessitano di norme immediate e mi
chiedo che cosa si potrebbe fare.
Due anni fa il Presidente, dopo un dibattito molto articolato e
con l'unanimità dell'Aula, con un emendamento permise di destinare
20-30 milioni di euro all'agricoltura e all'agrumicoltura, in
particolare, per raccogliere il frutto pendente in un momento di
grande difficoltà - perché quando si vuole sostenere un'economia
bisogna rendersi conto che bisogna sapere investire - per potere
ritirare questo frutto pendente del quale oggi condizioni
atmosferiche particolari, pur non intaccandone la qualità, ne hanno
diminuito la possibilità di diffusione perché è di piccola
pezzatura.
Questo è fondamentale. Bisogna individuare come fare, e
sicuramente assieme alla promozione ci sono altre forme.
In secondo luogo, e vado alla conclusione, un intervento, in ogni
caso, che permetta agli autotrasportatori che trasportano la merce
nostra, dei nostri produttori agricoli, dei nostri produttori
agrumicoli di avere una forma di agevolazione per comprare il
carburante e di poter abbattere i costi di trasporto.
Il terzo annuncio, anche d'accordo col Governo, con l'assessore
Armao e con i vostri uffici, riguarda - ed è già in fase di
ultimazione - un disegno di legge sulla SERIT, che ha tre obiettivi
fondamentali: uno, abbattere tutti gli oneri accessori, cioè
mantenere soltanto i debiti in sorte capitale; due, permettere a
chi è vessato da migliaia, e forse milioni, di cartelle esattoriali
di poter continuare la propria attività senza vedere interrotta
ogni forma di finanziamento; terzo, non la facoltà, ma in qualche
maniera l'obbligatorietà per chi ne fa richiesta, di vedersi
diluito e frazionato il debito. E' quello che possiamo e dobbiamo
fare, ciò sicuramente aiuterà la nostra economia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha
facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni
abbiamo assistito tutti a quanto è accaduto nella nostra Sicilia
ed, in particolare, a quanto è accaduto nella Sicilia orientale,
che ha visto la provincia di Ragusa fortemente interessata a questo
tipo di fenomeno, ma un po' tutte le province, Siracusa, Catania,
Caltanissetta. Lì, in quelle nostre zone, si vive di agricoltura e
si vive male in questo momento perché i nostri prodotti non sono
valorizzati, non sono pagati per quello che meritano. Domenica
mattina, in via straordinaria, siamo arrivati qui in Assemblea - e
devo ringraziare il Presidente Cascio che ci ha dato la possibilità
di incontrarci in Sala Rossa insieme ai rappresentati di questo
movimento particolare, che sono I Forconi e Forza d'urto e in
quella sede è stato stilato un documento, con dei punti che
assegniamo all'Aula e al Presidente della Regione Lombardo perché
se ne faccia carico, in quanto è chiaro che il grande disagio che
abbiamo vissuto in questi giorni non può certamente lasciarci
indifferenti.
Io ho sempre utilizzato, Presidente Lombardo, il noi in questa
circostanza, perché sono convinto che su questo argomento così
importante che riguarda società, economia e politica, non ci si può
dividere, anche se in un certo momento si è cercato di andare
avanti senza una regolare impostazione degli organi rappresentanti.
Bene, abbiamo fatto in tempo a raddrizzare la barra; oggi siamo
artefici tutti quanti, siamo stati chiamati alle nostre
responsabilità un po' tutti.
Da dove vogliamo iniziare, dal fatto che lei andrà a Roma ad
incontrare Monti?
Bene, sappia e le dico, per quanto mi riguarda, che non solo tutti
e novanta saremo con lei in modo trasversale e bipartisan, ma
vorrei dirle che forse saremo novantuno, forse cento, forse cinque
milioni, perché noi abbiamo grandi aspettative su questo incontro
di mercoledì, perché è chiaro che ci sono delle norme che vanno
affrontate col Governo nazionale, perché abbiamo capito ed oggi in
III Commissione, secondo me, abbiamo fatto un ottimo lavoro:
abbiamo chiamato il rappresentante della SERIT che ci ha spiegato
che, per quanto riguarda le tasse appartenenti alla Regione
siciliana, forse si può pensare ad una moratoria, ma che per quanto
riguarda i debiti contratti con l'INPS e con altri enti c'è bisogno
di un regolamento nazionale, tant'è che la III Commissione inviterà
il Presidente nazionale dell'INPS qui in Sicilia per cercare di
capire, insieme al Servizio studi dell'Assemblea, come si può
organizzare un disegno di legge che metta nelle condizioni coloro
che hanno contratto debiti con l'INPS di uscire da questo empasse
terribile. Purtroppo, la SERIT agisce in modo razionale senza
pensare che dietro ogni azienda c'è l'uomo, ci sono le famiglie;
personalmente ho visto raccolti in questi sit-in, fatti in questi
giorni, non solo uomini, ma anche donne, bambini, famiglie, per
gridare il dolore immenso che vive l'economia, che vivono le
famiglie. Ecco perché penso che bisogna in qualche modo regolare il
rapporto della SERIT con i cittadini. Non è possibile bloccare
un'azienda, bloccare un mezzo che magari ha un valore di 5.000 euro
e che poi è l'unico mezzo che permette al conduttore dell'azienda
di raggiungere i propri campi, i propri terreni per continuare a
produrre quell'economia e quel finanziamento che servirà poi a
pagare i debiti con la SERIT stessa; così come non è possibile
vedersi triplicare il proprio debito.
Tutto questo, dal mio punto di vista, è una grande ingiustizia.
Ma sono convinto che come me la pensate anche voi, la pensa il
Presidente della Regione, la pensa il Presidente dell'Assemblea,
perché questa collettività, questa società è la nostra isola, è il
nostro ambiente, dove noi lavoriamo e dove noi ci muoviamo e c'è
bisogno anche di un'azione forte, come quella fatta dal capogruppo
dell'UDC, Giulia Adamo che, esasperata dai tanti appelli, dai tanti
moniti lanciati in Aula e nelle Commissioni, grida dicendo quello
che ha detto. Ecco perché penso di poter condividere quanto detto
dal mio capogruppo, e non solo quello che ha detto il capogruppo
ma anche quello che tutti i colleghi da questo scranno hanno
enunciato.
Un ultimo appello che mi sento di fare al mio Presidente, al
nostro Presidente, perché è anche il nostro Presidente, è quello di
dare attuazione alla legge n. 25.
Presidente Lombardo, dica all'assessore per le risorse agricole
D'Antrassi che non è difficile applicare la legge 25, esitata in
questa Aula; lei può rappresentare in questa legge una parte di
quello che serve alla nostra agricoltura. Qualora non ce ne fossero
le condizioni, spieghi all'Aula come possiamo fare ad aiutarla,
Presidente, ad aiutare tutti voi, perché in questo momento
specifico io, Orazio Ragusa, intendo continuare un rapporto di
collaborazione con il Governo regionale per far sì che tutto si
risolva nel miglior modo possibile. Lo faccio in nome e per conto
della gente che ci sostiene, che ci ha aiutato e che ci tiene qui
in questa Assemblea e con la stessa volontà e con la stessa tenacia
vorrei continuare ad incontrare tutti gli amici e le famiglie che
ci sostengono.
PRESIDENTE, E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente per rivolgermi al governatore e a lui per rivolgere un
appello al presidente Monti. Io sarò brevissimo, presidente
Lombardo. E' passato sotto tono, a causa di questa protesta
legittima, alla quale io comunque esprimo solidarietà e mi ritrovo
sugli interventi che mi hanno preceduto, il fatto che qualche
giorno fa il CIPE - e mi riallaccio al suo intervento, presidente
Lombardo, legato al tema dei trasporti e alla citazione dell'area
dello Stretto - ha cancellato, con un colpo di penna, un miliardo e
600 milioni di cofinanziamento per le opere del ponte sullo Stretto
di Messina.
Credo che non sia cancellata l'opera, così come chiarito ieri dal
sottosegretario, né chiusa la società Ponte dello Stretto . Ma un
sistema siciliano senza il ponte, un sistema di trasporti senza il
ponte oggi non è più immaginabile.
Vorrei ricordare e, quindi, invitare lei, Presidente Lombardo, ad
inserire domani nell'incontro, come elemento di discussione, questa
cancellazione le cui risorse dopo verranno spalmate a pannicelli
caldi , e già ci sono alcune indiscrezioni su altri interventi,
quei famosi interventi a pioggia che poco hanno fatto per lo
sviluppo del nostro Mezzogiorno.
Torno a parlare dell'opera del Ponte dello Stretto, del quale
molti di noi sono innamorati, su cui questo Governo, eletto nel
2008, ha fatto anche un punto del suo programma, Presidente
Lombardo.
E ricordo non l'opera in se stessa, ma il modello di sviluppo che
avevamo immaginato essere possibile attraverso il ponte. Ricordo il
tema del Corridoio 1, ricordo ancora, Presidente Lombardo, che
soltanto qualche mese addietro, quando per un attimo si ventilò
l'ipotesi di cancellare il ponte sullo Stretto, qualcuno con un
colpo di penna da Napoli staccò il Corridoio1 su Bari per portare i
flussi sui Balcani. Reagimmo tutti in quella occasione.
Ho visto un intervento, ma è passato sotto tono: in Val di Susa
resta l'alta velocità, le grandi opere strategiche restano, il tema
dell'area integrata dello Stretto, quale porta della Sicilia e
chiave per il sistema dei trasporti regionale, salta.
Presidenza del Presidente Cascio
Nell'esprimere e rinnovare la solidarietà agli amici che in queste
settimane sono state per la strada legittimamente, rimproverando ad
essi di avere trasformato questa protesta in tanto disagio e,
quindi, probabilmente abbiamo fatto una guerra tra poveri e
credendo che domani non sarà un incontro risolutivo, ma saremo
tutti là, chi potrà venire e chi non potrà venire, a dare
solidarietà ad una Sicilia che ha voglia di riscatto, che ha voglia
di recuperare un gap infrastrutturale ed essere aiutata ad uscire
da questo isolamento fisico, oltre che culturale, io credo che la
città di Messina che, per trenta anni ha sognato quest'opera - con
qualche polemica ma che ha sognato per trent'anni questa opera -
possa anche domani, Presidente Lombardo, essere difesa dal suo
intervento, dal suo incontro col Presidente Monti perché questo sia
un elemento chiave rispetto ad un sistema dei trasporti che ha
bisogno sicuramente anche di questa opera per essere rilanciato.
Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla fine comunque
i nodi vengono al pettine, e i nodi sono venuti al pettine perché i
siciliani e, quanto prima ritengo anche l'intero Meridione,
esploderanno. I siciliani hanno già dato, con le proteste del
Movimento dei Forconi , una grande dimostrazione dell'insofferenza
verso una gestione politico-amministrativa che tutto ha fatto
tranne che programmare interventi, programmare la spesa, creare
sviluppo o creare occupazione.
Noi non ci possiamo nascondere dietro il dito del destino cinico e
baro, ma dobbiamo prendere atto che, soprattutto negli ultimi
quattro anni, abbiamo assistito più all'intenzione di programmare
nuovi governi, nuovi direttori, nuove forme di gestione del potere,
anziché spendere i soldi che avevamo. Questo, caro Presidente, non
ce lo possiamo negare perché è sotto gli occhi di tutti.
Orbene, siccome non siamo in una regione dove, come al Nord,
l'economia privata è spesso preponderante rispetto all'intervento
pubblico, ma siamo, purtroppo, in una regione dove è preponderante
l'intervento pubblico, nel momento in cui si blocca la spesa
comunitaria, nel momento in cui si blocca la spesa dei fondi FAS,
nel momento in cui si è bloccata la macchina della Regione, è ovvio
che si è fermata l'economia. E se, poi, tutto questo si è innestato
in un contesto di crisi più ampia, non può che derivarne il
disastro e abbiamo assistito ormai da tempo al disastro, assistiamo
tutti i giorni al disastro.
Pertanto, facciamo mea culpa per quello che è accaduto ed
invitiamo il Governo regionale a fare mea culpa per ciò che è stato
o meglio per ciò che non è stato, per ciò che non ha fatto, per il
rischio concreto di restituire indietro buona parte dei Fondi
europei, il che grida vendetta a fronte del fatto che la gente
muore di fame. E poi voglio riallacciarmi, perché il tempo
purtroppo è tiranno, alla questione ponte sullo Stretto , perché
l'altra cosa grave, ma veramente grave, è stato lo scippo, la
rapina a mano armata operata dal governo Monti nei confronti della
Sicilia, un governo che non è passato attraverso le consultazioni
elettorali e che si è permesso di toglierci, di rubarci dalle
tasche, dalle nostre tavole, un miliardo e seicentomilioni di euro
senza che nessuno abbozzasse, almeno fino ad oggi, ad una reazione,
questa sì forte, perché un miliardo e seicentomilioni di euro è una
cifra impressionante, è l'unica cifra dello sviluppo possibile,
perché senza il ponte non avremo altro, così come non abbiamo avuto
altro in passato. E chi dice che con i soldi del ponte si possono
costruire le altre infrastrutture mente sapendo di mentire, oppure
è un povero illuso, o è un povero handicappato mentale perché la
risposta è: chi ha impedito in questi sessant'anni di realizzare
quelle infrastrutture? .
Il ponte non c'è stato e non ci sono state le infrastrutture, è
vero casomai il contrario.
Solo attraverso la costruzione del ponte ci sarà lo sviluppo per
la Sicilia, perché a quel punto sarà obbligatorio velocizzare i
trasporti ferroviari, a quel punto sarà obbligatorio realizzare
l'alta velocità, l'alta capacità, le reti autostradali, gli
interporti, le reti portuali; solo costruendo il ponte sarà
obbligatorio farli, perché altrimenti ci diranno ciò che ci hanno
detto per sessant'anni, a che serve velocizzare i trasporti
all'interno dell'Isola, se poi bisogna attendere ore per
l'attraversamento dello stretto? Il grande inganno E questo
governo, che non è stato eletto dal popolo, la prima cosa che ha
fatto è stata rubarci quei soldi, e l'ulteriore dimostrazione della
mala fede e del fatto che quando dicono che li utilizzeranno per la
Sicilia non è vero, l'ha data subita, perché il CIPE quel miliardo
e seicentomilioni li ha distribuiti al Nord, dodici milioni di euro
solo in Sicilia e altrettanti credo in Calabria, una vergogna, un
insulto
E allora questa sì, assieme alle altre rivendicazioni, ma più
delle altre rivendicazioni, deve essere la battaglia da fare, anche
bloccando lo Stretto, anche bloccando le raffinerie, ma non contro
la Sicilia, ma non impedendo ai nostri prodotti di raggiungere i
mercati, bensì impedendo alle navi che trasportano il raffinato, di
raggiungere il resto d'Italia. Solo così, se non saremo ascoltati
da questo Governo non legittimato a Roma, potremo ottenere ciò che
ci spetta, le infrastrutture necessarie, il che significherà lavoro
per l'intera Regione e per i prossimi dieci anni.
E' questo che ci hanno scippato: ci hanno distrutto il presente e
ci hanno rubato l'avvenire.
Questa è la battaglia che, più di ogni altra, bisogna fare con
tutte le nostre forze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
ascoltando l'intervento iniziale del Presidente Lombardo la
delusione è stata veramente forte perché mentre, di fatto, la
Sicilia sta bruciando, ascoltare questa relazione deludente, sia
sotto l'aspetto dei contenuti ma soprattutto della strategia da
parte del Presidente della Regione, è una cosa che davvero mi
preoccupa e che deve preoccupare tutti i siciliani che in questo
momento stanno protestando, e sta protestando la Sicilia vera, la
Sicilia che lavora, la Sicilia che produce, sicuramente non la
Sicilia mafiosa, come qualcuno qualche giorno fa l'ha definita.
Stanno protestando i pescatori, gli agricoltori, gli
autotrasportatori, gli artigiani, tutte quelle attività produttive
che spesso in Aula, ma peggio ancora nelle sale dorate di Palazzo
D'Orleans non hanno mai trovato dimora.
Oggi è facile per il presidente Lombardo venire in Aula, secondo
il mio punto di vista, ad offendere l'intelligenza dei
parlamentari. Ci racconta che domani andrà a Roma, insieme a
quattro suoi assessori e insieme al Presidente dell'Assemblea, per
incontrare Monti e probabilmente, non si comprende bene perché,
domani senza strategia, senza logica, senza prospettiva, dovrebbe
risolvere i problemi che, ricordo a me stesso, da quattro anni il
presidente Lombardo non ha risolto, perché il presidente Lombardo
non è oggi al suo discorso di insediamento. E' stato eletto
nell'aprile del 2008. Nell'aprile del 2012 questo governo compirà
quattro anni.
Mi volete dire, e mi rivolgo alla maggioranza, nei bilanci e nelle
finanziarie che abbiamo approvato e che sono le leggi fondamentali
dato che il bilancio rappresenta la trasformazione in numeri delle
scelte politiche del governo, un solo provvedimento che sia andato
verso l'interesse dei pescatori, degli agricoltori, degli
autotrasportatori? Nemmeno uno, a prova di smentita.
Nemmeno uno. Io ricordo che per trovare la copertura finanziaria
per pagare le calamità naturali alle imprese di pesca ai pescatori
e i danni per la peronospora - parlo di appena sessanta milioni di
euro -, abbiamo dovuto fare le barricate e io e l'onorevole Adamo
siamo stati quasi derisi perché venivamo in Aula a disturbare i
lavori perché parlavamo, appunto, di pescatori e di agricoltori.
E' una vergogna I parlamentari che difendono queste categorie e
non si rendono conto che, invece, bisogna parlare come parla il
presidente Lombardo, come parla il suo Governo, a sostegno di una
politica clientelare, a sostegno di una politica passiva, a
sostegno di una politica che non ha mai guardato agli interessi dei
veri polmoni economici della nostra Regione.
Ora, il presidente Lombardo viene qui questa sera a raccontarci
che domani, non si capisce per quale dannata ragione, dovrebbe
risolvere col Presidente del Consiglio Monti questi problemi.
Presidente Lombardo, prima di capire quello che lei domani può
andare a fare a Roma sappia che ha il pieno ed assoluto sostegno di
tutto il nostro Gruppo, del gruppo Grande Sud - non penso che
nessun parlamentare si possa mai tirare indietro rispetto a questo
- e mi spiega come mai oggi ci sono provvedimenti che si potrebbero
fare nel giro di cinque minuti e non si fanno?
Mi vuole far capire come mai il direttore generale
dell'Assessorato risorse agricole, la dottoressa Barresi, che mi
risulta essere una sua fedelissima - ricordo a tutti che qui i
direttori generali si nominano in base al fatto se si è fedeli o no
- rimane al suo posto, mentre il direttore Giglione, a cui è
scaduto il contratto, va a casa? E poi lo sa che questa dirigente
da tre anni non riesce a produrre un atto che permetta agli
agricoltori di incassare la misura agro-ambientale per poterla
portare da quattrocento a novecento euro? Questa è un misura che
già esiste, non occorre che lei vada a Roma da Monti. Basta che
chiami la dottoressa Barresi e si faccia spiegare perché da tre
anni prende in giro l'intero Parlamento e, dopo, che faccia
un'altra telefonata all'assessore D'Antrassi per farsi spiegare
perché, dopo che abbiamo già approvato in bilancio ben quattro
milioni di euro per pagare il rimborso del caro gasolio ai
pescatori, l'assessore D'Antrassi non riesce a predisporre il
relativo decreto attuativo. Sta tutto il giorno in giro vicino a
chi rappresenta la pesca, secondo lei, a fare passerelle in giro
per il mondo, a tagliare i nastri di inaugurazione, ma non produce
mai nulla.
Presidente Lombardo, guardi in casa sua, non parli sempre di
giunta politica, di giunta non politica, di direttori Guardi la
Sicilia, guardi i problemi che abbiamo.
Intervenga lei, invece di nominare la Barresi addirittura ad
interim, non riesce a fare le cose in agricoltura e la nomina pure
a rappresentare la pesca, perché, evidentemente, tra i direttori
generali oggi in pectore non c'è qualcuno che si possa mettere la
casacca dell'MPA. Ma fatelo, lo faccia, ha il governo tecnico, il
governo politico, nomini i direttori, scorra la lista dell'MPA e li
nomini tutti. Ma salvi e liberi la Sicilia, signor Presidente
Qui ci sono settori produttivi che stanno implodendo, a livello
economico la situazione è davvero drammatica. E allora, signor
Presidente, é importante che lei vada a Roma ed è importante che ci
vada forte del momento di unità di tutto il Parlamento, di tutte le
forze politiche.
Ma per poter affrontare realmente la guerra che ci sarà a Roma -
o lei pensa che Monti le dirà che non ci sono problemi e che farà
per la Sicilia le cose che lei chiede? - occorre avere idee,
occorre avere anche il coraggio di essere davvero il rappresentante
di questa Terra, cosa che finora lei non ha fatto in questi anni,
tranne qualche volta venire qui, lei o qualche assessore, a dirci
sono stato a Roma e non sono riuscito a ottenere nulla .
Ma i siciliani non l'hanno votata per sentirsi dire questo,
l'hanno votata per capire quello che lei realmente vuole fare. E
noi di Grande Sud ancora una volta, e il Parlamento ancora una
volta, le dà una chance: abbiamo votato la legge di modifica del
comma 2 dell'articolo 36, perché il nostro Statuto, che pensavamo
fosse da questo punto di vista a favore delle imprese, recitava
ancora - assessore Venturi, lei mi guarda come se io fossi un pazzo
ma la tranquillizzo dicendo che sono assolutamente sereno - che le
imposte di produzione delle aziende che raffinano in Sicilia
dovevano andare a Roma, mentre noi dicevamo nelle piazze che
spettavano alla Sicilia.
Questa legge c'è, il Parlamento l'ha votata. Domani, quando sarà
da Monti, chieda che il Parlamento nazionale possa fare diventare
questa legge di riforma costituzionale una realtà.
Ciò significa, in termini economici, un risparmio di ben sette
miliardi di euro l'anno che rimarrebbero nelle nostre casse che, mi
auguro, il Presidente Lombardo non utilizzi sempre per quella
politica parassitaria, ma vadano ad abbattere il costo del
carburante in favore delle aziende, degli autotrasportatori che del
carburante vivono, delle imprese di pesca che vivono con il
carburante. Perché vi ricordo, e chiedo scusa se parlo qualche
attimo in più della pesca, cosa che magari ai tecnici della Giunta
può sembrare offensivo, lasciatemelo dire, il costo del carburante
incide sia per l'armatore sia per il marittimo. La stessa cosa vale
per le imprese agricole.
Allora, domani a Roma non andate a fare la solita passerella
perché qualcuno, onorevole Presidente della Regione, secondo me
voleva in qualche maniera approfittare di questo momento di
protesta
PRESIDENTE. Onorevole Scilla, ha raddoppiato il suo tempo. Non
deve abusare del tempo. Lei ha raddoppiato il tempo a sua
disposizione, é l'unico parlamentare che ha raddoppiato il tempo a
disposizione. Fra l'altro, abbiamo votato per dare un quarto d'ora
di tempo a ciascun Gruppo parlamentare e voi del Gruppo
parlamentare Grande Sud avete parlato in tre, tutti abusando del
tempo a vostra disposizione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio dire in
premessa che ho un senso di naturale rispetto per le persone e i
lavoratori che, a differenza di una consuetudine molto triste in
Sicilia, sono persone che ci mettono del proprio e manifestano per
mantenersi e mantenere un'attività produttiva. Però dobbiamo dirlo
in questo che è un podio parlamentare, questo, signor Presidente,
non è il cassone di un motocarro in cui ci mettiamo con il megafono
ad arringare le folle. Questo è il podio di un'Aula parlamentare. E
noi abbiamo il dovere di rappresentare una situazione molto
difficile da decifrare e da raccontare.
Il Presidente Lombardo domani avrà una difficoltà oggettiva nel
far capire al Presidente Monti come una manifestazione, come un
tumulto, che ha come obiettivo fondamentale quello di spendersi per
un fattore produttivo importante, come l'agricoltura, abbia avuto
l'obiettivo e il risultato di danneggiare innanzitutto
l'agricoltura. Solitamente, quando c'è una rivendicazione forte,
l'obiettivo che noi abbiamo è quello di danneggiare la committenza.
Sa, Presidente Lombardo, cosa è accaduto?
E' accaduto che in provincia di Ragusa si sono dovuti distruggere
quattrocentomila euro di latte al giorno. Mentre noi bloccavamo la
raccolta, la grande organizzazione di distribuzione, la Pam, la
Conad, la Despar, la Coop e la Gigante hanno disdetto i contratti
con i nostri produttori e si sono rivolti a Spagna e Olanda.
Abbiamo ricevuto questo tipo di danno, ed è la prima volta che
succede, credo, nella storia moderna e contemporanea, che una
grande manifestazione a sostegno dell'agricoltura danneggi
l'agricoltura.
Lei avrà difficoltà oggettive a spiegare come sia potuto succedere
in questa Sicilia che, sebbene sia la Terra di Pirandello e di
Gesualdo Bufalino, ha avuto questo risultato.
Quando io parlo di un danno ricevuto dalla nostra agricoltura e
dal nostro sistema dei rapporti, parlo da una zona in cui c'è un
coefficiente di aziende, di una ogni dieci abitanti, sono 30 mila,
tre su 30 mila, tre su 30 mila hanno assunti nella loro fascia
trasformata, tre sole aziende hanno 4 mila e 500 persone, tre su 30
mila hanno una forza lavoro superiore a quella di Termini Imerese.
Questa grande manifestazione ha messo in seria difficoltà un
aspetto molto rilevante della nostra capacità produttiva, è
accaduta una cosa molto grave perché questo è il risultato della
irrazionalità di quella che si chiama una rivolta'. E quando ci
sono le rivolte si perdono le dinamiche rivendicative perché la
rivolta è una rivolta, è una rivolta punto e basta, e noi abbiamo
il dovere qui di non fare comizi come dal cassone di un motocarro
col megafono, ma di cercare di capire le ragioni.
Si tratta di piccole aziende, piccolissime aziende, che non hanno
intanto nessuna interlocuzione con le banche. Il nostro sistema di
cooperazione, assessore Venturi, è penoso; non si tratta di grandi
flotte di camion, non si tratta, vorrei dire all'onorevole Adamo,
di tipologie aziendali che possono accedere al PSR, quelle non
possono mai accedere al PSR. Si tratta di unità singole, di
piccolissime aziende che hanno i conti correnti chiusi, che hanno
firmato dai concessionari una sfilata di cambiali che arriva fino
al 2015, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno difficoltà
a rinnovare le assicurazioni, che avevano creduto ad una
possibilità reale che, attraverso dieci ettari di terreno o
l'acquisto di un autotreno, potevano rivendicare a sé stessi un
buon tenore di vita.
Questo progetto è fallito, non è più possibile; quindi
l'Istituzione si deve riappropriare degli strumenti per indirizzare
questa protesta per il verso giusto e per evitare quello che è
accaduto.
Noi siamo stati protagonisti di un momento disastroso per
l'economia siciliana. Una grande manifestazione che si fa portavoce
di un rilancio dell'economia, l'ha azzoppata nei termini di 500
milioni di euro di perdita, e non è possibile che la situazione sia
andata in questo modo fuori controllo - ho finito, signor
Presidente, non voglio abusare della sua pazienza, la ringrazio di
non avermi interrotto -. Dirò soltanto che non dobbiamo
meravigliarci se c'è, come dire, qualche dubbio su infiltrazioni di
criminalità organizzata in tutto questo. La criminalità
organizzata, la mafia, va a riempire i vuoti pneumatici che
lasciamo noi, classe dirigente, e proprio su questo tipo di
infiltrazioni noi dobbiamo allertare le attenzioni, le antenne.
Com'è possibile che un prodotto raccolto, pagato dieci centesimi,
finisca sui banchi della grande distribuzione a cinque euro, com'è
possibile? Perché scandalizzarci che la criminalità organizzata
possa svolgere un ruolo in tutto questo?
Io credo che noi abbiamo il dovere, signor Presidente, e ho
concluso, di fare una cosa in quest'ultimo scorcio di legislatura.
Noi dobbiamo mettere al primo posto dell'agenda non più la Sicilia
precaria, su cui ci siamo spesi e continueremo a spenderci, ma la
Sicilia che produce, la Sicilia che ci crede, la Sicilia che si
alza ancora una volta la mattina, piantuma, raccoglie il prodotto e
lo vende; va da un concessionario, prende un autotreno e si
avventura.
Nell'ultimo anno e mezzo di legislatura concentriamoci su questo.
E' quello che loro si aspettano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
credo che il dibattito odierno assuma una particolare rilevanza da
un lato, ma dall'altro, purtroppo, sta assumendo dei contorni quasi
di sufficienza o di indifferenza con cui, dobbiamo dirlo, forse la
politica rischia di trattarlo perché in effetti quello che è
successo in questi giorni, la settimana scorsa, ma anche in queste
ore trascorse, non è stata più la protesta dei TIR, degli
autotrasportatori, non è stata più la protesta di alcune attività
produttive, soprattutto dell'agricoltura, dell'agroalimentare,
delle marinerie, ma è stata la protesta di un'intera Sicilia, di
un'intera Regione, in cui tutte le categorie produttive si sono
confrontate e soprattutto, se vogliamo, anche delle fasce sociali e
anche delle fasce anagrafiche.
Ad una protesta che sembrava specifica, di comparto, di settore,
si sono aggiunti gli studenti, si sono aggiunti i pensionati, si
sono aggiunti anche i precari i disoccupati, gli inoccupati.
Dinanzi a questo dobbiamo comprendere fino in fondo cosa noi
dobbiamo fare.
Ascoltando un po' il dibattito, sentendo anche gli interventi,
onorevole Adamo, mi viene in mente una fiaba di Fedro, quella che
racconta che l'uomo porta due bisacce, una bisaccia davanti ed una
dietro. Ognuna comprende dei difetti, porta dei difetti; però
l'uomo è sempre pronto a guardare quella che ha davanti, cioè
quella dei difetti altrui, e non quella che portiamo dietro, che è
piena dei nostri difetti. Stasera cerco in maniera serena di fare
alcune riflessioni.
Non vorrei che l'incontro di domani sia soltanto una
rivendicazione delle cose che chiediamo agli altri senza prima dare
noi il buon esempio per le cose che siamo stati capaci di fare, per
le cose che siamo stati capaci di fare, per le cose che avremmo già
dovuto fare da tempo per dare un minimo di risposta concreta a
quella che un'emergenza sociale oggi rivendica in Sicilia ad alta
voce.
E ad alta voce fino al punto di creare degli interessi
contrapposti e in contraddizione fra loro fino al punto di vedere
gli autotrasportatori che bloccano creando, come diceva l'onorevole
Digiacomo, anche un danno alla stessa economia. Ma non lo fanno in
malafede, assolutamente.
C'è gente disperata, disponibile anche ad abbandonare tutto, a
perdere giornate e giornate del proprio lavoro, a rimanere in mezzo
ad una strada per far sentire forte la voce di una disperazione, il
proprio grido d'allarme. Ma certo alla politica poi non sempre
questo interessa e siamo anche capaci di ridere sopra o addirittura
di guardare con sufficienza, tanto è una cosa che non riguarda,
tanto questa protesta non è legata a nessun partito politico, tanto
queste persone alla fine le ricollocheremo. No, attenzione. Vorrei
dire al Presidente Lombardo, al Governo che qua il problema è molto
più difficile e delicato di quanto ci immaginiamo. Basta una
scintilla per fare scoccare un incendio. Attenzione può coinvolgere
tutti, può coinvolgere le istituzioni.
Noi ci saremmo aspettati che il nuovo Governo tecnico, Presidente
Lombardo, avesse portato in Aula una strategia di insieme
soprattutto nel settore dell'agricoltura. Non l'ha fatto,
purtroppo, il suo assessore D'Antrassi. E c'è una mia mozione,
firmata insieme agli onorevoli Caputo, Pogliese, Vinciullo ed
altri, che chiedeva nel 2010 quali erano le strategie, le linee di
indirizzo nel settore agricolo e agrumicolo per questa Sicilia, e
nulla è stato fatto.
Ora io credo che in un momento in cui si grida allo scandalo
perché non c'è nulla, non c'è una piattaforma concreta che noi
stiamo portando a Roma, perché la piattaforma prima di arrivare da
quello che noi siamo stati capaci di creare e in tutti questi anni,
Presidente Cascio, abbiamo chiesto agli agricoltori di modificare
la consistenza del prodotto, dovevano migliorare la qualità del
prodotto, le qualità organolettiche del prodotto, dovevano
promuovere meglio il prodotto, l'abbiamo fatto e lo hanno fatto. Ma
oggi cosa manca? Manca un dato: i costi di produzione
Oggi l'agricoltura non ce la fa più a sostenere dei costi di
produzione che sono molto alti. Abbiamo dei docenti universitari
tra i direttori regionali, ma perché non cercano di capire se col
piano di sviluppo rurale possiamo trovare una misura che abbassi i
costi di produzione per questa agricoltura che oggi è diventata, mi
dispiace dirlo, un teatro e uno scenario quanto più allarmante.
Ci sono gli operai che vengono sottopagati dalle aziende, perché
le aziende non riescono a sostenere gli stessi sottocosti con cui
pagano gli operai. Ci sono le aziende che non riescono a trovare e
a sostenere gli stessi sottocosti perché la posizione geografica
penalizzata e penalizzante della Sicilia comporta un eccessivo
maggior onere nel trasporto e nella collocazione del mercato verso
il Nord, perché non è verso il Nord Africa il nostro mercato, è
verso il Nord Europa, verso il settentrione della nostra Italia.
Noi abbiamo tre grandi temi che dobbiamo trattare: agricoltura
innanzitutto, e dobbiamo capire come abbattere i costi di
produzione e cosa noi e il Governo regionale possiamo o vogliamo
fare.
Poi c'è il tema del trasporto. C'è un gap geografico della
Sicilia.
Allora perché non possiamo e non dobbiamo ipotizzare, già noi, di
abbattere il costo del pedaggio e del traghettamento?
Poi c'è il problema lavoro, e concludo veramente.
Noi aspettiamo che il presidente Lombardo torni da Roma. Ci fa
piacere che a questo incontro partecipi, oltre al Governo, anche il
Presidente dell'Assemblea regionale siciliana che rappresenta tutto
il Parlamento, perché un'iniziativa che viene fatta nei confronti
del Presidente del Consiglio non può che essere fatta in sintonia
con tutto il Parlamento.
Allora, il nostro, oggi, è un giudizio di attesa, rinviamo a
giovedì pomeriggio il nostro dibattito e anche le nostre
riflessioni se il Governo regionale sarà stato capace di fornire
oltre che dei risultati, delle azioni concrete su quello che
intende fare in questo momento per fronteggiare concretamente il
rischio emergenza sociale che c'è in Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io concordo con
l'iniziativa assunta dal Presidente della Regione e anche sui temi
che ha ritenuto di dovere sottoporre all'attenzione dell'Assemblea,
perché abbiamo alle spalle certamente un disagio sociale molto
forte, che interpella il Governo della Regione, il Governo
nazionale, l'Assemblea regionale, ma anche le singole categorie per
problemi che si sono andati accumulando nel corso dei decenni, che
chiama tutti a selezionare obiettivi per ottenere risposte serie
per la tutela dei ceti produttivi che hanno animato la protesta
della scorsa settimana, senza trascurare un giudizio, certamente
non positivo, rispetto a forme di lotta che hanno determinato
danni, come è stato ricordato, alla stessa economia siciliana e
disagi inaccettabili per tanti cittadini.
Detto questo, vorrei anch'io richiamare un tema che andrebbe
sollevato - lo dico anche al Presidente dell'Assemblea - nel
confronto con il Presidente del Consiglio Monti. Ne hanno accennato
anche altri colleghi, io ho depositato un ordine del giorno, anche
a firma dei colleghi Rinaldi, Laccoto e Picciolo, in rapporto alla
decisione del Governo nazionale e alla delibera CIPE che storna un
miliardo e seicentomilioni di euro destinati alla realizzazione del
ponte sullo Stretto di Messina. Bisogna dire anche qua, per evitare
comizi inutili, che questa scelta del Governo nazionale è la
conseguenza della decisione dell'Unione Europea di non considerare
più prioritaria, ai fini trasportistici, la realizzazione del ponte
sullo Stretto di Messina.
Non sono assolutamente d'accordo con le considerazioni che faceva
l'onorevole Formica anche perché siamo, a proposito della nostra
condizione infrastrutturale, in presenza di un'opera che è stata
ipotizzata, in termini propagandistici, e presentata come un'opera
da realizzare immediatamente cinquant'anni fa. E' anche lecito - lo
dico all'onorevole Formica - chiedersi che forse, se non fosse
stato, per così dire, prospettato questo specchietto per le
allodole (consentitemi il termine) probabilmente le classi
dirigenti siciliane avrebbero preteso, in un confronto serio con il
Governo nazionale, un livello di infrastrutture per un'isola, com'è
la Sicilia, di gran lunga più consistenti di quelle che sono state
realizzate nel corso dei decenni.
E' un argomento da non sottovalutare quello di chi ritiene che
proprio l'idea del ponte, al di là della valutazione che ognuno di
noi può dare sull'importanza e sulla realizzabilità di questa
opera, ha determinato l'abbandono sostanziale delle infrastrutture
ferroviarie, viarie e portuali della Sicilia.
Proprio per queste ragioni nell'ordine del giorno viene chiesto al
Governo della Regione di sollevare, nei confronti del Governo
nazionale, la richiesta che queste risorse, che sono state distolte
da questa opera per le ragioni che ho detto, vengano utilizzate per
opere infrastrutturali che devono essere realizzate in Sicilia e in
Calabria e, segnatamente, nell'area dello stretto di Messina,
perché il collegamento tra la Sicilia e il Continente è sempre un
tema importante e fondamentale, anche a proposito di una delle
componenti della protesta che abbiamo avuto nelle settimane scorse.
Il tema del miglioramento della portualità in tutta l'area è
altrettanto importante.
Il tema, per esempio, del disimpegno delle ferrovie diventa ancora
più inaccettabile, visto che anche l'abolizione di gran parte dei
treni a lunga percorrenza è stata, in qualche maniera, giustificata
dalla prospettiva di costruire il ponte sullo Stretto di Messina e
aprire su questo terreno un confronto con il Governo nazionale
perché queste risorse vengano utilizzate intanto in Sicilia e in
Calabria.
Fra l'altro, vorrei ricordare che c'è un precedente. Quando il
Governo Prodi decise di non dare seguito agli interventi di
realizzazione del ponte sullo stretto, le risorse che erano state
accantonate a quello scopo furono impegnate per opere
infrastrutturali nell'area dello Stretto di Messina e,
naturalmente, in quota percentuale più significativa per la
Sicilia.
Penso che in questo senso, oltre al confronto col Governo
nazionale, bisognerebbe anche chiedere alla deputazione nazionale
siciliana di convergere su una sollecitazione in questo senso al
Governo nazionale, per evitare che queste risorse vengano sottratte
alla Sicilia, ed in particolare all'area dello stretto di Messina,
che sul versante infrastrutturale sono particolarmente fragili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, la
giornata di oggi è importante anche per quello che il Presidente
della Regione ha detto ad inizio di questa seduta.
E' importante perché ci troviamo di fronte ad un Movimento che non
può essere tacciato con moralismi vari o con etichette, è un
movimento che rappresenta uno stato di grande sofferenza
dell'economia siciliana. Aggiungo un altro aspetto che è stato ben
tracciato da qualche mio collega prima, in modo particolare
dall'onorevole Digiacomo, è la prima volta che una lotta di popolo,
se volete delle manifestazioni danneggiano direttamente i
protagonisti di quelle lotte.
Sono stati danneggiati non solo gli agricoltori, ma anche i
trasportatori, cioè i danni sono ricaduti interamente sopra le
categorie che si sono sbilanciate in un blocco quasi spettrale
della Sicilia.
Abbiamo visto la Sicilia diventare in quei giorni vuota, con città
completamente prive di circolazione di vetture, con supermercati
che non avevano più generi di prima necessità.
Un segnale brutto che, in qualche maniera, ha intimorito
complessivamente la Sicilia, ma al tempo stesso un fatto
paradossale: anche quelli che hanno subìto i disagi - tra tutti,
l'assenza di carburante - non hanno condannato, tranne alcuni
soggetti, alcune categorie che in modo forse un po' pregiudiziale
hanno subito classificato un fenomeno che è complicato e complesso,
ma che rappresenta uno stato di sofferenza complessivo.
Io non ho visto un popolo siciliano indignato per quello che stava
accadendo alla rotonda di Porto Empedocle, alle porte di Catania o
di Trapani. Ho visto quasi un silenzioso tifare per queste
categorie, per la rappresentazione dei problemi che erano sul
campo.
Oggi, senza volere dare alcuna ricetta, il Presidente della
Regione ha fatto un elenco di una piattaforma. Ma oggi credo che
servano scelte coraggiose, e mi dispiace il tono del collega
Scilla, persona che rappresenta il suo territorio con grande
passione, da parte di questo Parlamento e di questo Governo, che
pure in questi ultimi mesi hanno esitato norme importanti, come la
legge sull'agricoltura, la legge per lo sviluppo industriale o le
aree ASI in Sicilia; altrimenti il rischio è che anche noi ci
collochiamo nell'antipolitica, pur essendo politici di professione,
tra le categorie più detestate in questo momento in Sicilia e in
Italia. Dobbiamo avere la necessità di scelte coraggiose che
portano anche ad un contenzioso aperto con lo Stato.
Un agricoltore mi diceva giorni fa che non si possono spendere 120
euro al giorno di carburante su terreni che non produrranno niente
o frumento a 12 centesimi o 14 centesimi il chilo.
E poi sta saltando un problema di rappresentanza, e questo deve
farci riflettere non poco, deve fare riflettere tanto il Presidente
della Regione perché è chiaro che in questi giorni si introducono
elementi di cui non si possono assolutamente calcolare gli effetti
da qui a qualche settimana, da qui a qualche mese. Credo che sia
necessario - lo dico al Governo - avere veramente il coraggio di
porre già la questione dei carburanti, delle accise. Non possiamo
essere solo una terra che raffina e paga il costo della benzina
allo stesso prezzo di altre regioni italiane.
Non è più tollerabile il peso complessivo sui comparti economici
quali l'agricoltura, il trasporto, la pesca. Non siamo più nelle
condizioni di reggere un peso di questo tipo.
Credo che sia arrivato il tempo che questo Parlamento, al di là di
tutto ciò che è stato detto oggi legittimamente, possa anche
arrivare ad una piattaforma di decisioni, di leggi e anche di
azioni di governo. Una cosa mi dispiace: che non sia presente
l'assessore per l'agricoltura. Non solo il gasolio agricolo viene
pagato un euro e venti, ma spesso gli uffici ritardano l'erogazione
della certificazione per potere prelevare gasolio agricolo con
grave danno per le stesse aziende che lo devono acquistare a prezzo
pieno. Quindi, dopo l'incontro di Roma, é necessario, Presidente
Cascio, un momento di verifica perché ritengo che già da domani
questo movimento sarà presente a Palermo, lo è gia da stasera. C'è
un effetto domino che sta avvenendo in regioni come Campania,
Calabria, Lazio.
Quindi, è necessario dimostrare che il nostro Parlamento non è
assente, non è silenzioso, ma anzi, come stasera, è pronto a
raccogliere quello che sta accadendo, a comprenderlo, per cui
all'indomani dell'incontro tra il Presidente della Regione e il
Presidente del Consiglio dei Ministri, Monti, credo che questo
Parlamento debba fare il punto della situazione e farlo con
attenzione.
Altrimenti rischiamo di entrare in una fase, che non è solo quella
della ribellione facile o della rivolta della domenica, ma qualcosa
di molto più serio, ed è giusto comprenderne per intero peso ed
effetti che potrebbero produrre anche conseguenze negative.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che si è
verificato nei giorni scorsi e che domenica ha visto le parti
parlamentari, complessivamente e trasversalmente rappresentate, e
le rappresentanze della protesta che nelle ultime settimane si è
diffusa per il territorio siciliano incontrarsi in Sala Rossa, ha
indotto a riassumere il complesso delle rivendicazioni in un
documento che prevede, esso sì, un intervento sul Governo per
adottare provvedimenti immediati relativi al congelamento delle
cartelle SERIT oppure alla modifica della normativa sul fermo
amministrativo delle autovetture, il cui valore di mercato non
superi i cinquemila euro. Ha sicuramente riguardato argomenti come
l'eliminazione dell'ICI e dell'IMU sui fabbricati rurali e i
terreni, l'eliminazione delle accise sul costo dei carburanti e
l'approvazione della legge riguardante la modifica dell'articolo 36
dello Statuto siciliano, una riduzione del pedaggio e del costo dei
traghettamenti sullo Stretto e una modifica delle norme riguardanti
i vincoli in zona SIC e in zona ZPS.
Queste erano alcune delle rivendicazioni che in modo forte,
angoscioso, gridato, derivavano da un più complessivo stato di
difficoltà, di disagio che riguarda, caro Presidente, cari colleghi
e cari componenti il Governo, l'assenza dell'ordinario.
Si è fatta una manifestazione per ciò che è essenziale. Dicevano,
in modo a volte anche inadeguato dal punto di vista dell'efficacia
espressiva, ma più adeguato dal punto di vista della efficacia
sentimentale, ci manca il pane . E' l'ordinario. Non riusciamo a
garantire il pane alle nostre famiglie , è una lotta per
l'ordinario alla quale noi dobbiamo rispondere con due capacità di
intervento: la capacità di intervento destinata allo straordinario
e la capacità di intervento destinato all'ordinario perché anche
noi abbiamo una partita aperta con l'ordinario. Una partita aperta
con l'ordinario che non possiamo fare finta di dimenticare quando
interloquiamo con le altre istituzioni.
E lo dico agli assessori tecnici che, appunto, non portatori delle
necessità di una decisione politica ma avendo aderito ad una
impostazione, almeno sulla carta, tecnica, dovrebbero sentire più
fortemente questa esigenza di affrontare l'ordinario.
Non me ne voglia il collega D'Agostino, ma ha ragione la collega
Adamo quando lamenta che è ordinario che una legge approvata da
questo Parlamento e che non riguarda la collega Adamo, ma riguarda
tutta la Sicilia e riguarda l'attenuazione del caro-gasolio, la
riduzione dei costi per l'acquisto delle autovetture e dei mezzi
agricoli, che riguarda tutto ciò che questo Parlamento è stato
capace di mettere in campo per alleviare i costi dell'agricoltura,
dopo sette mesi non venga attuata
Questa non è la pretesa di una collega, questo è l'ordinario che
manca Questo è quello che fuori dai confini siciliani e fuori da
Messina fa dire che questa classe dirigente è cialtrona E noi ci
siamo offesi quando ci hanno detto che eravamo cialtroni. Ma, in
effetti, mancando l'ordinario l'epiteto, la definizione, la
qualifica non può che essere questa se non si mette mano
all'ordinario.
Colleghi parlamentari, non è polemica, non è Leontini che parla.
Sono i magistrati della Corte dei Conti in data 16 novembre 2011:
Un congruo recupero di risorse sottratte agli sprechi, se
destinate ad appositi interventi espansivi, rappresenterebbe un
forte volano per l'economia regionale unitamente all'efficace
utilizzo di finanziamenti comunitari finora non avvenuto .
Assessore tecnici, non avvenuto Su dodici miliardi
complessivamente e un miliardo e ottocentomilioni riguardante
l'agricoltura in quattro anni, gli ultimi quattro dell'ultimo
quinquennio di appartenenza alle politiche comunitarie non abbiamo
speso un euro
Questa è la partita persa con l'ordinario
E non con i bandi che interessano l'onorevole Adamo, con i bandi
che interessano coloro che in questi giorni nelle strade hanno
detto che a loro mancano l'ordinario.
Noi poi avremmo i titoli per chiedere un supplementare impegno
straordinario, dopo che la partita con l'ordinario fossimo riusciti
a vincerla e a dimostrare di averla impostata e affrontata
efficacemente. Purtroppo, l'interlocuzione col Governo nazionale
parte con il respiro di un polmone solo, quindi asfittica, perché
la partita con l'ordinario ci fa apparire inadempienti.
Siamo inadempienti sui fondi comunitari, siamo inadempienti, meno
male che coloro che nelle strade - collega Digiacomo, ho apprezzato
molto il suo intervento - si sono trovati improvvisamente un
microfono, dovevano sintetizzare in poche sillabe tutto quello che
li ha indotti a manifestare con grido le loro sofferenze. Ma se
avessero raccolto più efficacemente alcune delle loro motivazioni
di dolore, assessore Marino, assessore Centorrino, avrebbero dovuto
dire che non è una bella figura: è un danno per la Sicilia e per
loro avere perduto la partita dell'ordinario che gli assessori
tecnici dovrebbero sentire più fortemente, quella cioè di approvare
per quattro anni di seguito un esercizio provvisorio e privarci del
bilancio secondo le indicazioni ordinarie della legge che i tecnici
dovrebbero sentire più fortemente dei politici.
I politici forse sforavano ogni tanto, ma il Governo tecnico per
quattro anni ha approvato cinque esercizi provvisori e gli esercizi
provvisori durano in Sicilia, presidente Cascio, più del bilancio
perché l'esercizio provvisorio dura cinque mesi, lo approviamo a
maggio, lo pubblichiamo alla fine di maggio, giugno, luglio,
agosto, l'anno scorso il 12 settembre è stato emanato il decreto di
blocco della spesa per la rimanente parte dell'anno, quindi il
bilancio è durato tre mesi e l'esercizio provvisorio cinque mesi.
Ma voi ritenete che una Sicilia del genere possa, fuori da
Messina, essere ascoltata per affrontare la partita dell'ordinario
di questa gente che piange? Ma stiamo facendo veramente il nostro
dovere? Ma ci presentiamo veramente da persone responsabili che
stanno attuando gli strumenti per i quali abbiamo il diritto, fuori
da Messina, di interloquire? Ecco perché ci vuole più forza, ci
vuole più autorevolezza, ma più efficacia e più efficienza
nell'attività impostata.
Ci vuole sicuramente, da questo Parlamento, il monito.
E mi dispiace che il collega D'Agostino abbia polemizzato con
l'onorevole Adamo, perché questo monito è stato adeguatamente
rappresentato dal grido prima delle strade, e poi di alcuni
parlamentari, tutti quelli che sono intervenuti a vario modo, a
vario livello, per dire che in questo momento dobbiamo avere le
carte in regola per stare accanto alla nostra gente.
Il recupero del consenso e, quindi, della connessione tra consenso
e rappresentanza noi lo giochiamo su questo terreno. Se noi su
questo terreno non avremo fatto il nostro dovere, oggi avremo
consegnato le strade ad un prosieguo di questa manifestazione che,
come diceva il collega D'Agostino, essendo partita condivisa, poi è
proseguita più che per far utile, per danneggiare.
Ma è una rivolta e la rivolta è una rivolta che, proprio perché
rivolta, perché contro qualsiasi tipo di inadempienza, ci impone
l'adempienza, l'efficacia degli strumenti parlamentari e di
governo.
Allora, facciamo in fondo il nostro dovere e un governo che fino
ad oggi è stato inadempiente, mi riferisco soprattutto al governo
politico e quindi alla testa politica del governo, questa agenda la
curi meglio e la curi più aderente agli interessi di quella gente,
perché quella gente ha voluto rappresentare un dolore e un disagio
proprio contro questa lacuna, questa insufficienza, questa
inadeguatezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
pur essendo tra i parlamentari che normalmente prende la parola in
quest'Aula, nelle diverse sedute che si susseguono, oggi ero
incerto se parlare, se dire la mia, se portare un'ulteriore voce in
un clima che rischia di essere surreale e di far parte di quella
specie di teatrino in cui tutti recitiamo una parte, sapendo che
stiamo recitando perché tanto i comportamenti di ognuno di noi non
dipendono dalle cose che si vengono a dire in questo Parlamento.
Perché dico questo?
Perché non c'è dubbio che noi stiamo assistendo, in primo luogo,
ad un dato: che una parte della politica fa la gara a dare ragione
ad un movimento che ha espresso disagio sociale, che esprime un
bisogno sociale, ma che è mosso da una carica in cui la parola
d'ordine fondamentale, al di là della piattaforma, era che bisogna
mandare a casa i politici che ci sono. E vedo che c'è una gara a
fare il tacchino, a chi si prepara meglio a festeggiare il Natale e
aspetta che arrivi il prima possibile.
Siccome a me non piace fare parte di questa sorta di ipocrita
rappresentazione delle opinioni, dico subito che il disagio
espresso dagli agricoltori, dai pescatori e dagli autotrasportatori
ha avuto non solo una forma, ma le ragioni sostanziali che lo hanno
ispirato, almeno per chi di noi ha avuto modo di conoscere queste
ragioni attraverso i media, per quanto mi riguarda non sono
condivisibili.
Mi pare che sia nato un movimento che ha un obiettivo politico, in
un momento in cui una parte di questi soggetti, avendo una
difficoltà perché sta cambiando il mondo e stanno cambiando anche i
riferimenti politici tradizionali, cerca di darsi
autorappresentanza con una piattaforma che somiglia, in alcuni
casi, ad una piattaforma che prende a pugni il vento, che è una
categoria dello sport fisico ma che non fa male a nessuno, nel
senso che il vento, com'è noto, non si fa male.
Perché dico questo? Perché è vero. Oggi l'agricoltore che produce
agrumi, piuttosto che grano o pesche o qualunque prodotto della
nostra terra, ha una difficoltà tra il valore della produzione e il
valore della commercializzazione, tra i costi di produzione.
Costi di produzione che diventano sempre più insopportabili, il
caro-gasolio, il caro-prodotti chimici, i fertilizzanti, connessi
all'attività agricola e questo è un dato. Questo dato, consentitemi
di dire, ce l'hanno i nostri agricoltori come ce l'hanno gli
agricoltori di altre regioni. C'è un'economia dell'agricoltura che
ha uno iato sempre crescente tra il valore del prodotto e il valore
del commercio.
C'è un'altra categoria, quella dei pescatori, che sta conoscendo
una faccia delle regole comunitarie che vive il rapporto con le
regole comunitarie come un rapporto del divieto. E' vietato pescare
questo, è vietato pescare con queste reti, è vietato usare le
spadare, è vietato andare a bianchetto, è vietato usare la
ferrettara, tutta una serie di divieti che stanno esasperando
alcune categorie che, di fronte alla cultura del divieto, non
riescono ad individuare uno sbocco alla loro attività, in molti
casi un'attività professionale che si tramanda di padre, di nonno
in figlio e nipoti.
Questo è un dato, ed è un dato, ripeto, che c'è a Palermo, c'è in
Sicilia, ma c'è anche in altre regioni. Perché esplode con la
violenza, non fisica fortunatamente, ma con i problemi che qui sono
stati esposti, anche gli effetti devastanti sull'economia
complessiva della nostra Regione, perché esplode in questa maniera
questa vicenda? C'è solo il disagio che l'ha ispirata?
Certo il disagio è il cemento che, in qualche modo, la motiva, ma
penso che ci sia stata anche un'ispirazione politica, un tentativo
di darsi autorappresentanza contro una politica che non si ritiene
più rappresentante di quei bisogni.
Allora, credo che dobbiamo evitare di fare a gara a chi dice che
hanno ragione perché se hanno ragione, il problema non è stabilire
se il funzionario ha fatto o meno il bando a seguito della legge,
in quanto i problemi dell'agricoltura e della pesca non dipendono
dagli ultimi sei mesi.
Quindi, il problema non è certo individuare il capro espiatorio
per far finta che il problema è che qualche funzionario ha
sbagliato a non fare il bando nei tempi burocratici. C'è un
problema della burocrazia, c'è un problema del come deve funzionare
la macchina burocratica, ma attenzione, non facciamo diventare
questo il problema. Stiamo parlando di un problema, ma non è il
problema.
E il problema qual é? Il problema è che c'è un sistema economico
che sta entrando in crisi ogni giorno che passa e in questo sistema
economico si stanno perdendo i riferimenti tradizionali della
rappresentanza sociale e politica, perché questo movimento non ha
soltanto contestato la politica e contesta la politica tutta, ma
contesta anche le organizzazioni di rappresentanza tradizionale. E
non è un caso e io qui non ne ho sentito parlare, ma a me questa
storia ha fatto impressione.
Guardate che a denunciare le infiltrazioni nel movimento da parte
di esponenti della criminalità non sono stati l'Arma dei
Carabinieri o il Ministero degli interni, che sul posto ha
individuato personaggi poco raccomandabili. A denunciare le
infiltrazioni e un uso anche criminogeno dei blocchi sono state le
organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori, degli
artigiani, dei pescatori e del mondo produttivo. A dire che c'erano
questi rischi sono stati poi gli apparati istituzionali.
Io mi sarei aspettato che, da parte di chi ha promosso ed era alla
testa di questi movimenti, si stabilisse e si mettesse subito una
linea di demarcazione tra le ragioni della lotta corretta, civile,
democratica e le ragioni di chi, invece, voleva usare la lotta per
spostare il movimento degli agricoltori, dei pescatori e degli
autotrasportatori su un terreno di altra natura.
Eppure no, silenzi. Anzi si è negato.
Credo che in Sicilia non si possa fare finta che le cose che
succedono in maniera ipocrita le assecondiamo tutti perché c'è la
gente per strada e quindi dobbiamo difendere le loro ragioni.
Certo, le ragioni del bisogno sociale sì, ma certamente non
possiamo far finta di non vedere anche ciò che succede nel
contesto. Lo dico perché domani c'è un incontro. E ha fatto bene il
Presidente della Regione a chiedere al Governo nazionale
un'interlocuzione al massimo livello perché il bisogno sociale che
è espresso da quel movimento è vero, è reale, è profondo e dobbiamo
costruire una risposta. La politica non può essere l'impotenza
della risposta ma deve costruire una risposta.
Però, non so se domani il Presidente della Regione tornerà
dall'incontro con il presidente Monti con i risultati in tasca,
perché credo che le ragioni e le questioni di cui stiamo parlando
probabilmente necessitino di processi un po' più complessi. Penso a
tutta la vicenda Serit, a tutta la vicenda delle accise. Questioni
che non si risolveranno a seguito di un incontro, e poi che
succederà?
Mi chiedo soprattutto, e chiudo, se sia possibile che anche qui,
stasera, abbiamo ascoltato colleghi e per la verità anche ex
ministri ed ex sottosegretari che, fino ad un mese e mezzo fa,
stavano al governo di questo Paese e che sono diventati
improvvisamente neo Masanielli a dire che non solo avevano ragione
ma che era colpa di una politica che non aveva fatto nulla, che
aveva abbandonato il Sud, che aveva abbandonato la Sicilia, da
parte di chi era al governo di questo Paese, a rappresentare il
Sud, la Sicilia e ad avere cariche ed importanti funzioni
istituzionali.
Stiamo partecipando ad una sceneggiata? Una sceneggiata in cui i
politici fanno i Masanielli dell'antipolitica e cercano di
addossare la responsabilità a chi, da un mese e mezzo, è al governo
del Paese? Abbiamo scoperto che l'Italia, in questi due mesi, è
stata affamata.
Ho sentito colleghi, anche qui, con toni tribunizi dire che tutto
ciò che sta succedendo è colpa di Lombardo e della Regione perché
in questi anni
Vorrei dire al collega Leontini, e chiudo con una battuta, che è
vero che da anni facciamo l'esercizio provvisorio e approviamo il
bilancio ad aprile, e a settembre, a ottobre c'è il provvedimento
del blocco della spesa, ma il collega Leontini sa che l'esercizio
provvisorio e il blocco della spesa sono figli di una Regione in
cui tutto ciò che si è fatto ha avuto come conseguenza il disastro
finanziario e tutto quello che si è fatto, onorevole Leontini, ha
partecipato anche lei nella qualità di assessore di questa Regione,
non lei persona ma lei come classe dirigente che ha contribuito a
determinare una Regione dove a mala pena siamo riusciti a trovare
tre milioni di euro per dare un contributo ai pescatori per il
contributo gasolio; tre milioni di euro che sono una goccia, ma
perché, perché il bilancio della Regione è stato saccheggiato, è
stata devastata la situazione finanziaria di questa Regione ed ora
venire a raccontare tutto questo
FORMICA. Ma che dice
CRACOLICI. Onorevole Formica, anche lei ha contribuito a
determinare il disastro.
Ecco perché a tutto si può assistere tranne che alle sceneggiate.
BUZZANCA. Tranne a ciò che dice lei, onorevole Cracolici
CRACOLICI. Io spero che domani qualche risultato si produca; non
sono sicuro che domani sera avremo già i primi risultati. Una cosa
è certa: questa Regione ha bisogno di un Governo rigoroso e che non
assecondi la demagogia ed il populismo perché, questo sì, saremo
travolti altrimenti.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Annunzio di presentazione di ordini del giorno
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
- numero 630 Azioni da adottare per fronteggiare la gravissima
crisi nel mondo produttivo siciliano , degli onorevoli Caputo e Lo
Giudice;
- numero 631 Opportune iniziative presso il Governo nazionale
allo scopo di fronteggiare la grave crisi economica della
Sicilia , dell'onorevole Donegani;
- numero 632 Iniziative per la riduzione dell'addizionale Irpef e
della tassa di circolazione degli automezzi e di stazionamento dei
natanti , degli onorevoli Maira, Cordaro, Caronia e Cascio
Salvatore;
- numero 633 Iniziative a livello nazionale in materia di pronta
destinazione del gettito dell'IVA a carico di aziende che hanno
stabilimenti ed impianti nel territorio regionale , degli onorevoli
Maira, Cordaro, Caronia e Cascio Salvatore;
- numero 634 Riduzione delle accise sulla vendita dei prodotti
petroliferi in Sicilia , degli onorevoli Maira, Cordaro, Caronia e
Cascio Salvatore;
- numero 635 Richieste al Governo nazionale in relazione alla
grave situazione socio-economica della Sicilia , degli onorevoli
Vinciullo, Leontini, Marrocco, Buzzanca, Bufardeci, Bosco, Scoma,
Mineo, Ammatuna, Pogliese, Torregrossa, Adamo, Parlavecchio,
Cimino, D'Asero, Lo Giudice, Falcone, Limoli, Scilla, Caputo,
Formica, Minardo ed altri;
- numero 636 Iniziative a livello nazionale per destinare le
risorse sottratte alla costruzione del ponte sullo Stretto all'area
dello Stretto di Messina , degli onorevoli Panarello, Rinaldi e
Laccoto;
- numero 637 Iniziative in favore del comparto agricolo,
artigianale e commerciale della Regione , degli onorevoli Adamo e
Ragusa;
- numero 638 Interventi urgenti a sostegno dei produttori
agrumicoli siciliani , degli onorevoli Falcone, Pogliese, Buzzanca,
Caputo e Vinciullo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
VISTO il gravissimo stato di crisi in cui versano le attività
produttive siciliane, a causa dell'introduzione di normative
particolarmente punitive per i tradizionali ambiti della produzione
delle piccole e medie imprese siciliane, che rischiano di
scomparire a causa dell'innalzamento subito dal prezzo del gasolio,
che si aggiunge ai già risicatissimi margini di utile delle
aziende;
CONSIDERATO in particolare, che detto stato di crisi si innesta in
una gravissima situazione di collasso delle aziende, gravate dalle
cartelle esattoriali recanti tributi e contributi, che portano ai
fermi amministrativi dei mezzi di lavoro, alle ipoteche delle case
dei piccoli imprenditori e all'impossibilità di incassare i pochi
crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni;
CONSIDERATO che il livello di disagio sociale è arrivato a livelli
così alti da costringere gli imprenditori a scendere nelle strade
per manifestazioni clamorose, sfociate nei recenti blocchi stradali
e nel razionamento dei generi di prima necessità e della benzina,
con ripercussioni ancora più gravi sulla già disastrata economia
dell'Isola;
RITENUTO quindi, che tutti i comparti produttivi siciliani versano
in una situazione di gravissima emergenza, determinata da questa
pluralità di fattori concomitanti, particolarmente significativa
per le famiglie degli operatori economici siciliani,
impegna il Governo regionale
a chiedere al Governo nazionale che sia dichiarato lo stato di
crisi dell'intero comparto produttivo della Sicilia, e che vengano
poste in essere tutte le opportune misure di carattere fiscale,
amministrativo e legislativo necessarie a dare un decisa svolta
positiva alla gravissima situazione economica in cui versa la
Sicilia». (630)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
la drammatica condizione socio-economica della Sicilia impone alla
politica e alle istituzioni il compito di individuare strumenti e
misure precise in grado di determinare possibili soluzioni;
le recenti manifestazioni di protesta ad opera del gruppi dei
'forconi' e di 'forza d'urto', seppur dense di contraddizioni,
rappresentano un disagio ormai incontenibile che rischia purtroppo
di sfociare in incontrollabili azioni di movimento incapaci di
costituire soluzione ai complessi problemi in campo;
il Presidente della Regione, dall'esplodere delle ultime proteste,
ha manifestato la sua posizione circa il merito della vertenza
ritenendo doveroso assumere alcune delle questioni poste e
individuando nel Governo nazionale l'interlocutore diretto,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere ogni iniziativa possibile presso il Governo
nazionale allo scopo di concertare misure di defiscalizzazione per
le famiglie e le imprese siciliane;
a predisporre uno schema di disegno di legge di modifica dello
Statuto che stabilisca, all'articolo 36, che le imposte di
produzione, in atto riservate allo Stato, sui prodotti energetici e
sui gas petroliferi raffinati ed immessi in consumo nel territorio
regionale e il 20% del gettito d'imposta di produzione sugli stessi
prodotti raffinati nel territorio regionale ed immessi in consumo
nelle altre Regioni, vengano attribuite alla Sicilia». (631)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
la Regione siciliana dispone del suo sottosuolo ai sensi dello
Statuto speciale;
le compagnie petrolifere, che dal sottosuolo siciliano estraggono
petrolio pari al 10% del fabbisogno nazionale e raffinano circa il
60% dei carburanti utilizzati in Italia, versano alla Regione una
royalty pari al solo 7%, causando ingenti danni ambientali a vasti
territori della Sicilia;
si è creato uno strano circuito che va interrotto: alle imprese
vanno gli enormi utili industriali, allo Stato le enormi entrate
fiscali (si calcola, per approssimazione, che dalle accise sulle
produzioni delle aree industriali di Gela ed Augusta giunga
annualmente, alle casse romane, una variabile fra iva e accise fra
i 12 ed i 30 miliardi di euro annui), mentre alla Sicilia restano
inquinamento e grave crisi economica;
il territorio siciliano che sopporta l'inquinamento e i guasti
legati a una sovrapproduzione ha il diritto di reclamare un giusto
ed equo ristoro dalle compagnie petrolifere con un adeguato aumento
delle royalties,
impegna il Governo della Regione
ad adoperarsi per aumentare, pena la sospensione delle
autorizzazioni e concessioni, sino al 30% le royalties versate
dalle compagnie petrolifere operanti in Sicilia, con maggiori
introiti da destinare a coprire, diminuendone così la percentuale,
l'addizionale IRPEF e l'addizionale sulle tasse di circolazione
degli automezzi e di stazionamento dei natanti». (632)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le spettanze fiscali relative al reddito prodotto da aziende,
stabilimenti e impianti che producono e fatturano in Sicilia, fino
ad oggi percepite dallo Stato, devono essere ritrasferite alla
Regione;
la recente legge varata dal Parlamento nazionale ha disposto che
va versata alla Sicilia anche l'IVA dovuta da società, imprese per
le loro attività prodotte in Sicilia anche se con sede legale fuori
dal territorio regionale;
l'effettiva determinazione degli importi fatturati e delle somme
da restituire alla Sicilia doveva essere fissata con apposito
decreto attuativo da emanarsi dal Ministro dell'Economia ma a
tutt'oggi non ancora emanato,
impegna il Presidente della Regione
a sollecitare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il
Ministro dell'economia e delle finanze ad emanare il decreto
attuativo della legge, con il quale il gettito dell'IVA delle
aziende, imprese industriali e commerciali, che hanno la sede
centrale al di fuori del territorio regionale, ma stabilimenti e
impianti in esso, venga erogato in tempo reale alla Regione
siciliana». (633)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che la grave crisi economica ed occupazionale che
attraversa l'eurozona è ancor più grave in Sicilia dove il livello
di disoccupazione è insostenibile, le imprese non sono in grado di
investire, vengono abbandonate le iniziative esistenti e non se ne
aprono di nuove, le famiglie hanno difficoltà a mantenere le
condizioni minime di vita, giornalmente aumenta il numero dei
siciliani che supera le soglie della povertà e senza che nessuna di
queste emergenze possa trovare sostegno nel sistema creditizio oggi
latitante;
CONSIDERATO che:
dette emergenze, note, sono state ulteriormente evidenziate e rese
eclatanti dalle agitazioni di questi giorni poste in essere dagli
autotrasportatori, dagli agricoltori, dagli addetti alla pesca e da
altre categorie che via via si sono aggregate ai nuclei originari
della protesta che ha ribadito un dato incontestabile: il prezzo
alla pompa del carburante, di qualunque tipo di carburante e per
qualsiasi uso, è non solo insostenibile ma, per la moderna
organizzazione di vita e della produzione e commercializzazione, è
divenuto il moltiplicatore della crisi;
a fronte di questa drammatica situazione lo Stato continua a non
voler prendere atto che la Sicilia ha necessità di ottenere un
riequilibrio ed una rivisitazione del rapporto Stato-Regione in
ordine alle quote di accise caricate sulla benzina e sui prodotti
petroliferi che lo Stato non vuole o non può attribuire alla
Regione siciliana;
CONSIDERATE altresì le notevoli attività estrattive presenti nel
territorio siciliano nel campo petrolifero e dei loro derivati, in
vista, anche, del raddoppio del gasdotto italo-libico che
attraversa le aree territoriali e marine siciliane, ed, altresì,
per un parziale e minimo risarcimento per gli evidenti danni
ambientali che ha subito e continuerà a subire la Sicilia e,
principalmente, per attenuare la devastante crisi che ha colpito,
più che altrove, la Regione,
impegna il Governo della Regione
affinché con forte determinazione intervenga presso il Governo
nazionale per ottenere, anche nell'ambito dei provvedimenti
all'esame di Camera e Senato (cosiddetti decreti 'Milleproroghe' e
'Crescitalia'), che all'interno della Regione siciliana, isole
minori incluse, le accise sui prodotti petroliferi, metano, GPL e/o
loro derivati, utilizzati per autotrazione, privata e/o industriale
o agricola e per la pesca ed i trasporti marittimi, vengano ridotte
alla vendita, sia al dettaglio che all'ingrosso, del 30%, con
contestuale diminuzione di ogni onere fiscale che dovesse gravare
su tali accise». (634)
«L'Assemblea regionale siciliana
VISTO il documento sottoscritto unanimemente, in data 22 gennaio
2012, dalle rappresentanze parlamentari a seguito dell'incontro
avuto con i rappresentanti dei movimenti di protesta spontaneamente
organizzati,
impegna il Presidente della Regione
a farne interamente propri i contenuti ed a porli a fondamento
delle trattative con il Governo nazionale». (635)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che il Governo nazionale ha deliberato lo storno delle
risorse destinate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di
Messina;
CONSIDERATO che:
tale scelta fa seguito alla decisione dell'Unione europea di non
considerare la predetta infrastruttura tra le opere di prioritario
interesse comunitario e pertanto non meritevole di finanziamento;
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sembrerebbe
orientato ad utilizzare le predette risorse per realizzare opere
pubbliche prevalentemente allocate nel Centro-Nord dell'Italia;
la Sicilia e la Calabria, ed in particolare l'area dello Stretto e
la provincia di Messina, sono fortemente deficitarie dal punto di
vista infrastrutturale;
la provincia di Messina, fra l'altro, è colpita da allarmanti
fenomeni di dissesto idrogeologico, alcuni dei quali hanno
provocato la perdita di numerose vite umane (Giampilieri, Saponara,
eccetera);
il sistema dei collegamenti marittimi, ferroviari e stradali tra
la Sicilia ed il continente, da decenni abbandonato in ragione
dell'ipotesi del Ponte, ha bisogno di interventi infrastrutturali
significativi;
il potenziamento del sistema infrastrutturale siciliano è decisivo
per sviluppare l'economia e creare nuova occupazione;
impegna il Governo della Regione
a sollecitare il Governo nazionale ad utilizzare le risorse già
destinate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto per le opere
infrastrutturali necessarie in Calabria ed in Sicilia, e
segnatamente nell'area dello Stretto di Messina, per ammodernare il
sistema dei trasporti e rendere più efficiente, ferma restando la
sostenibilità ambientale, il collegamento tra la Sicilia ed il
Continente. (636)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le aziende artigiane, commerciali e agricole della Sicilia si
trovano a fronteggiare una grave crisi economica che sta provocando
un preoccupante aumento di licenziamenti, continue richieste di
cassa integrazione, chiusure di aziende;
gli interi settori produttivi dei due comparti, in particolare
l'edilizia, il tessile, l'abbigliamento, la ceramica, il
metalmeccanico, l'autotrasporto, l'agricoltura, etc. vedono
quotidianamente ridurre ordini, fatturati e numero di dipendenti;
nella Regione si è determinata una vera e propria emergenza
economica riconducibile a fattori economici sia strutturali
intrinseche del territorio che ad effetti di natura internazionale,
che vanno affrontati subito per salvare imprese e posti di lavoro;
dalle approvazioni degli ultimi bilanci, in particolare di quello
regionale, poco si è deliberato a sostegno delle classi produttive
in difficoltà;
rispetto ai provvedimenti approvati fino ad ora, altro bisogna
attuare per mettere in campo misure eccezionali per riuscire a
superare la crisi;
in questi giorni movimenti spontanei e singole imprese gridano ad
alta voce il malessere di cui sono afflitti, cercando ognuno con
tutti i propri mezzi e ciascuno per le proprie competenze di
stimolare la classe politica regionale a voler legiferare nella
giusta direzione,
impegna il Governo della Regione
A) all'adozione dei seguenti provvedimenti ed iniziative per il
comparto agricolo:
1. garantire sufficiente liquidità alle imprese agricole
attraverso un adeguato finanziamento e lo sblocco delle norme a tal
fine approvate (acquisto scorte, ripianamento delle passività,
ristrutturazione finanziaria, ecc.); l'intervento nei confronti
delle banche per una maggiore apertura nei confronti delle imprese;
la piena e più flessibile applicazione della convenzione per
l'utilizzo dell'attività fideiussoria dell'ISMEA;
2. il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale;
3. il contenimento dei costi di produzione e della pressione
fiscale a carico delle aziende agricole e zootecniche;
4. il mantenimento della fiscalizzazione degli oneri sociali
agricoli nelle zone montane e svantaggiate;
5. l'aumento del 'de minimis' fissato per le aziende agricole e
zootecniche;
6. la revisione della decisione adottata dalla Commissione europea
con la quale viene dichiarato non compatibile con le norme
comunitarie l'esonero dal pagamento dell'accise sul gasolio
utilizzato per il riscaldamento delle serre;
7. l'approvazione di misure urgenti a favore delle aziende
danneggiate dagli eventi epidemici sugli ortaggi;
8. la sospensione delle scadenze bancarie, fiscali e contributive
per le imprese agricole;
9. la previsione di adeguati indennizzi a favore delle ditte
danneggiate da eventi esterni nelle proprie attività
imprenditoriali, l'intensificazione ed accelerazione dell'attività
di ricerca per prevenire tali fenomeni;
10. il rispetto dell'accordo regionale per il prezzo del latte in
Sicilia e l'introduzione di misure a sostegno degli allevatori;
11. il pronto pagamento di tutte le pratiche pregresse e la
liquidazione di tutti gli aiuti PAC;
12. l'inserimento del carrubo fra le colture ammesse agli aiuti
comunitari (PAC);
13. il controllo delle importazioni e la difesa delle produzioni
agricole e zootecniche locali attraverso l'applicazione di norme
che sanciscano l'obbligo della loro etichettatura con la chiara
indicazione del luogo di origine;
14. la sospensione delle procedure della Serit Sicilia in materia
di previdenza e riapertura dei termini per i ripianamenti delle
passività INPS fino ai ruoli 2011, come da provvedimento della
legge finanziaria 2007;
15. l'immediato indennizzo per le aziende agricole per le perdite
subite durante il blocco degli autotrasporti;
B) all'adozione dei seguenti provvedimenti ed iniziative per il
comparto artigianale e commerciale:
1. la defiscalizzazione delle accise sui carburanti per l'
autotrasporto per tutte le attività artigianali;
2. la riduzione degli oneri sociali e assistenziali sia sul lavoro
autonomo che dipendente degli artigiani e dei commercianti;
3. l' abbattimento dei costi assicurativi dei mezzi di trasporto
attraverso un fondo regionale, da erogare direttamente agli
istituti assicurativi per abbattere i premi assicurativi;
4. il blocco e il cambiamento delle procedure di recupero dei
debiti fiscali e previdenziali, consentendo la loro rateizzazione e
l'abolizione in contemporanea delle sanzioni, degli aggi e degli
interessi di mora, interessi dilatori e/o applicazioni delle
condizioni previste in sedi amministrative;
5. l'approvazione di nuove norme che prevedano l'uso immediato dei
fondi pubblici europei, nazionali e regionali, che consentano
l'attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga per i
dipendenti del settore dell'artigianato edile e del commercio e
l'attivazione degli ammortizzatori sociali ordinari per i
dipendenti delle PMI, con procedure nuove anche attraverso gli enti
bilaterali e i contratti di solidarietà;
6. l'accelerazione della spesa pubblica della Regione siciliana:
a) con l'avvio delle misure dei POR 2007/2013 e lo snellimento
delle procedure burocratiche;
b) con il lancio di un piano straordinario di edilizia pubblica
per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici
pubblici, scuole, strade, etc.;
7. il pagamento immediato da parte della pubblica Amministrazione
di tutto quanto dovuto alle imprese per servizi, forniture, lavori,
per contributi per i regimi di aiuto e sostegno all'occupazione
previste dalle normative nazionali e regionali e da anni non pagate
alle imprese;
8. la diminuzione del costo dei pedaggi autostradali e dei
traghetti;
9. un intervento straordinario per il credito con la creazione di
un tavolo regionale di monitoraggio del mercato del credito
ordinario siciliano, con lo stanziamento di un'adeguata dotazione
finanziaria nei capitoli di bilancio regionale per il credito
agevolato alle imprese artigianali, edili e commerciali con la
predisposizione di un relativo fondo di garanzia da affiancare a
quello già esistente dei confidi;
10. un fondo di solidarietà per le famiglie monoreddito per
incentivare la ripresa economica». (637)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'agrumicultura, nella Regione siciliana, è sicuramente il
comparto di maggiore traino economico dell'intero settore agricolo;
i relativi prodotti, in particolar modo le arance, vengono
esportate in tutto il mondo;
in alcuni mercati internazionali (Inghilterra, Francia e Germania,
per citare qualche esempio) le arance devono superare determinati
standard che, oltre al fattore prettamente qualitativo, si basano
anche sulla cosiddetta 'pezzatura', cioè la grandezza dell'arancia
che non deve essere inferiore ad una determinata consistenza
(diametro e peso);
CONSIDERATO che:
le scarse piogge degli ultimi mesi hanno determinato una
produzione di arance che hanno, per oltre il 60% dell'intera
raccolta regionale, un peso di circa 70-80 grammi, corrispondente
alla metà della pezzatura richiesta dai mercati italiani ed
europei;
se a questo si aggiunge l'aumento della produzione nazionale del
18%, pari a circa 23 milioni di quintali, di cui la Sicilia
rappresenta all'incirca i due terzi, appare evidente che la
raccolta di arance della stagione 2011/2012 si sta trasformando in
una vera e propria catastrofe per i produttori siciliani, in quanto
gran parte del prodotto non riesce ad essere venduto sui mercati a
causa della modesta consistenza dello stesso e del surplus
produttivo di circa 3 milioni di quintali;
il Governo regionale non può restare indifferente davanti a tali
previsioni che costringerebbero gli agrumicultori a lasciare
marcire il loro prodotto sugli alberi per non sostenere spese di
raccolta difficilmente recuperabili, con drammatiche ripercussioni
sull'occupazione nell'intero settore agricolo e nell'indotto;
servono interventi urgenti a sostegno dell'intero comparto,
interventi miranti sia allo smaltimento retribuito del surplus
produttivo che alla proroga delle premialità destinate ai
produttori,
impegna il Governo della Regione
a mettere in atto, con procedura d'urgenza, tutte le iniziative
miranti al sostegno degli agrumicultori siciliani;
a porre in essere un piano straordinario di ritiro del prodotto,
con conseguente trasformazione in succhi freschi da destinare ad
aiuti umanitari;
a prorogare, nella nuova programmazione quinquennale del piano di
sviluppo rurale, il premio unico per ettaro dato come indennizzo
diretto alla produzione agrumaria». (638)
Onorevoli colleghi, siccome vorrei evitare di porli in votazione
singolarmente, leggerò la parte finale, cioè l'impegno che viene
richiesto al Governo, e poi li accoglierei tutti come
raccomandazione. Vanno tutti nella stessa direzione, non sono in
contraddizione uno con l'altro.
L'ordine del giorno numero 630, a firma dell'onorevole Caputo,
impegna il Governo della Regione a dichiarare lo stato di crisi
nell'intero comparto produttivo della Sicilia e a chiedere che
vengano poste in essere tutte le opportune misure di carattere
fiscale, amministrativo, legislativo, necessarie a dare una svolta
alla situazione economica in Sicilia.
L'ordine del giorno numero 631, a firma dell'onorevole Donegani,
impegna il Governo ad intraprendere ogni iniziativa possibile
presso il Governo nazionale allo scopo di concertare misure di
defiscalizzazione per famiglie ed imprese e fa riferimento
all'articolo 36 dello Statuto.
L'ordine del giorno numero 632, a firma dell'onorevole Maira ed
altri, impegna il Governo della Regione ad operarsi per aumentare,
pena sospensione di autorizzazioni e concessioni, fino al 30 per
cento le royalty dalle compagnie petrolifere operanti in Sicilia.
L'ordine del giorno numero 633, a firma degli onorevoli Maira e
altri, impegna il Governo a sollecitare il Presidente del Consiglio
dei Ministri a promulgare il decreto attuativo della legge con cui
il gettito dell'IVA di aziende, imprese industriali e commerciali,
che hanno sede centrale al di fuori del territorio regionale ma
stabilimenti e impianti in esso, venga erogato in tempo reale alla
Regione siciliana.
L'ordine del giorno numero 634, a firma dell'onorevole Maira ed
altri, impegna il Governo regionale perché intervenga con
determinazione presso il Governo nazionale per inserire all'interno
del decreto Mille proroghe', meglio conosciuto come decreto
Crescitalia , misure a favore della Sicilia, del comparto
industriale e agricolo.
L'ordine del giorno numero 635, a firma degli onorevoli Leontini,
Vinciullo, Marrocco ed altri, impegna il Presidente della Regione a
fare propri i contenuti del documento realizzato a seguito
dell'incontro con le categorie che hanno protestato domenica
mattina in Sala Rossa.
MINARDO. Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno numero
635.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'ordine del giorno numero 636, a firma dell'onorevole Panarello
ed altri, impegna il Governo regionale a sollecitare al Governo
nazionale chiarezza sulle risorse stanziate per il ponte sullo
Stretto, quindi a fare chiarezza sulle somme stanziate per il
ponte.
MUSOTTO. Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno numero
637.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'ordine del giorno numero 637 è un impegno del Governo presso il
Governo nazionale per una serie di misure che vanno in direzione
della risoluzione della crisi.
L'ordine del giorno numero 638, a firma dell'onorevole Falcone ed
altri, impegna il Governo della Regione a mettere in atto tutte le
iniziative miranti al sostegno degli agrumicoltori siciliani.
MARZIANO. Non voto l'ordine del giorno numero 635.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non stiamo votando gli ordini del
giorno, che sono tutti accettati come raccomandazione e il
Governo, nella misura in cui potrà tenerne conto ovviamente, si
farà carico di farlo nell'interlocuzione con il Governo nazionale.
Così resta stabilito.
La seduta è rinviata a giovedì, 26 gennaio 2012, alle ore 18.00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Comunicazioni del Governo circa l'esito dell'incontro del
Presidente della Regione con il Presidente del Consiglio dei
Ministri sulla crisi dell'economia siciliana.
La seduta è tolta alle ore 19.43
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli