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Resoconto d'Aula della Seduta n. 315 di martedì 24 gennaio 2012
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, avverto che  del  verbale  della
  seduta precedente verrà data lettura successivamente.

         Comunicato della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
                             parlamentari

   PRESIDENTE.  Do  lettura  del  comunicato  della  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari, riunitasi  oggi,  24  gennaio
  2012,  sotto la Presidenza del Presidente dell'Assemblea, onorevole
  Cascio,  presente il Vicepresidente, onorevole Formica,  e  con  la
  partecipazione   del  Presidente  della  Regione,   ha   deliberato
  all'unanimità la seguente agenda dei lavori parlamentari  dell'Aula
  per la corrente e la prossima settimana.
   Si  è  deliberato di tenere la presente seduta d'Aula per svolgere
  un  dibattito sulle comunicazioni del Presidente della  Regione  in
  ordine al tema della crisi dell'economia siciliana.
   Giovedì 26 gennaio 2012 l'Aula tornerà a riunirsi, alle ore 18.00,
  sulle  comunicazioni  del Governo circa l'esito  dell'incontro  del
  Presidente  della  Regione  con  il Presidente  del  Consiglio  dei
  Ministri, previsto per domani 25 gennaio 2012.
   A  decorrere da martedì 31 gennaio 2012 l'Aula terrà seduta per la
  discussione   degli  argomenti  già  individuati   nel   programma-
  calendario comunicato nella seduta n. 313 del 17 gennaio  2012,  di
  seguito indicati:
   -  Relazione conclusiva della Commissione di indagine e di  studio
  sulla formazione professionale;
   -  Relazione  conclusiva della Commissione di indagine  sul  piano
  d'informatizzazione   della  Regione  siciliana   con   particolare
  riferimento  agli  affidamenti  alla  società  'Sicilia  e-servizi'
  s.p.a.;
   -  punti nascita  (mozione n. 318 e atti ispettivi connessi);
   - IRFIS (mozione n. 297).

   L'Assemblea ne prende atto.

   dell'economia siciliana

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alla crisi
                        dell'economia siciliana

   PRESIDENTE.   Si   passa   al   punto  dell'ordine   del   giorno:
  Comunicazioni  del  Presidente della regione in ordine  alla  crisi
  dell'economia siciliana.
   Ha  facoltà  di  parlare  il presidente della  Regione,  onorevole
  Lombardo, per rendere le comunicazioni.

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.  Signor   Presidente,   la
  ringrazio perché mi consente di illustrare all'Assemblea quali sono
  state  le iniziative sia personali e insieme ai colleghi assessori,
  che  anche  in questi giorni abbiamo posto in essere per rispondere
  alle    domande,   alle   istanze   che   provenivano   dal   mondo
  dell'agricoltura, della pesca, dell'autotrasporto e anche da  tante
  altre  categorie che io ho incontrato due volte, ma che sono  state
  incontrate e ricevute più di una volta dagli assessori, Venturi per
  le  attività produttive, Pier Carmelo Russo per quanto  riguarda  i
  trasporti  e  le  infrastrutture e D'Antrassi per  quanto  riguarda
  l'agricoltura.
   Come  sapete,  in  questi  cinque  giorni  di  dura  protesta   le
  produzioni  si sono fermate, le importazioni, anche dal  resto  del
  Paese, non hanno raggiunto la distribuzione grande e piccola  nella
  nostra  Regione. Grandi disagi sicuramente si sono determinati,  ma
  non  c'è  dubbio che questa iniziativa di protesta ha acceso  sulla
  Sicilia, sulle condizioni economiche e sociali della nostra  Terra,
  i  riflettori  della  stampa,  della  politica,  delle  istituzioni
  nazionali.
   In  occasione dell'ultimo incontro che ha preceduto di un  giorno,
  peraltro, la conclusione di questa iniziativa di forte protesta, ho
  chiesto  al  Presidente del Consiglio un confronto per  portare  le
  istanze  e  proporre iniziative di competenza del Governo nazionale
  che, come lei ha detto, si terrà domani pomeriggio, alle ore 19.00,
  proprio a palazzo Chigi.
   Io  ritengo  più  che opportuno, insieme agli assessori  che  sono
  stati  coinvolti  anche nell'approfondire i  temi  che  sono  stati
  oggetto,  sin  da  venerdì, di fare un lavoro di  squadra  fra  gli
  assessori, i vari dirigenti che ci hanno consentito di redigere  un
  dossier   che   illustreremo  e  consegneremo  al  Presidente   del
  Consiglio,  che a rappresentare l'Assemblea regionale siciliana,  e
  quindi il popolo siciliano che l'Assemblea rappresenta, ci sia lei.
   Sono conosciuti gli argomenti e i temi che sono stati discussi  in
  questi  confronti  e  che  hanno ispirato la  forte  iniziativa  di
  protesta,  alcuni  dei quali di competenza della Regione,  non  c'è
  dubbio   che  meritano,  oltre  che  l'attenzione,  l'accelerazione
  dell'azione   del  governo,  sicuramente  troveranno   una   grande
  attenzione  da  parte  dell'Assemblea per quanto  riguarda  le  sue
  competenze.
   Vi  sintetizzo e nel sintetizzarvi -  sapete che il tema sul quale
  si   batte,   da   parte  degli  agricoltori  ed  i   trasportatori
  innanzitutto,  è  quello  del  costo  del  carburante  e   di   una
  defiscalizzazione che il Presidente del Consiglio  sa  bene  essere
  stata   applicata  in  altre  Regioni,  a  compensazione   di   una
  marginalità che tocca, con l'aggiunta della insularità,  che  è  un
  altro  fattore  penalizzante  per le  nostre  produzioni  e  per  i
  trasporti.
   Il  tema della SERIT che, come sapete, è, in fondo, terminale  poi
  per molti tributi, non per tutti, anche dell'Agenzia delle Entrate,
  come  dell'INPS, e l'istanza che, eventualmente, si possa  derogare
  in   materia  di  D.U.R.C.  consentendo,  per  quanto  riguarda  le
  posizioni  debitorie delle cartolarizzazioni o delle  rateizzazioni
  di lunga durata.
   Si  sa  bene  come grava sull'economia delle imprese  agricole  la
  tassa,  cosiddetta IMU, sui fabbricati rurali, mentre per la CRIAS,
  che  ha dato prova di una certa efficienza nell'impiego di risorse,
  oltre  che  per il mondo dell'artigianato, anche per  quello  delle
  piccole  e  medie imprese dell'agricoltura in  maniera particolare,
  si  è  chiesta una ulteriore dotazione finanziaria, anche  se,  per
  quanto  riguarda  il  mondo  agricolo -  sapete  bene,  per  averla
  approvata,  credo,  all'unanimità -  che  alcune  misure  e  talune
  risorse sono contenute nella legge sull'agricoltura, mi pare, la n.
  25 che è stata approvata a fine dell'anno scorso.
   Per   quanto  riguarda  in  particolare,  poi,  l'agricoltura,   è
  sottolineato  che  gran  parte dei problemi  ovviamente  risiedono,
  oltre  che  nella  marginalità  dei  centri  di  produzione,  dalla
  lontananza dai grandi mercati del consumo, dalle piattaforme  della
  grande     distribuzione,    appunto,     dal     sistema     della
  commercializzazione,  sul quale più che su  ogni  altro  credo  che
  bisogna che noi tutti riserviamo la massima attenzione.
   Voi  sapete che esiste un disegno di legge sul commercio sul quale
  mi  sono  impegnato  a che il Governo ne proponga  una  trattazione
  celere all'Assemblea regionale siciliana e di cui, credo, peraltro,
  già  da  tempo se ne parla, si sono incontrati, sentiti e ci  si  è
  confrontati con le rappresentanze dei commercianti, e non  solo,  e
  credo che sia opportuno che si affronti questo argomento perché non
  vi è dubbio che la grande distribuzione organizzata, rispetto ad un
  mondo  della  produzione  che,  per quanto  ci  riguarda,  è  molto
  frammentato,  trova più conveniente approvvigionarsi  e  dotare  le
  proprie  piattaforme di raccolta del prodotto presso  altri  Paesi,
  soprattutto del Nord Africa, i cui prezzi di produzione sono molto,
  molto più bassi che i nostri.
   E  qua  quello  che  si  chiede non è il contributo  al  prodotto,
  piuttosto   che  alla  vendita,  ma  si  chiedono  garanzie   sulla
  tracciabilità,  sul controllo dal punto di vista igienico-sanitario
  al  fine  di  individuare  quali  siano  i  prodotti  chimici,  gli
  anticrittogamici  che vengono in quel caso impiegati,  affinché  il
  consumatore  conosca  il  tracciato che  il  prodotto  compie,  dal
  produttore  al  consumatore, dove viene  prodotto,  i  prezzi  alla
  produzione  fino  a quello finale al consumo e le tappe  intermedie
  oltre  che notizie precise sulla provenienza eventualmente da Paesi
  extranazionali   o   extracomunitari  e  la   eventuale   presenza,
  attraverso  controlli  molto  rigorosi  con  sanzioni  che   devono
  individuarsi molto rigorose, di sostanze che non dico siano  nocive
  o  velenose, ma che certamente vanno ben al di fuori dai  parametri
  che  i  nostri  produttori agricoli sono tenuti a rispettare  nella
  produzione dei nostri prodotti agricoli.
   Il  tema della grande distribuzione non può che toccarci anche  ai
  fini  del tema delle autorizzazioni, che vedono soprattutto  alcune
  province  ormai  stracolme  di centri  della  grande  distribuzione
  organizzata,  con grande nocumento per il piccolo  commercio  e  un
  saldo  netto, certamente negativo, per quanto riguarda i  posti  di
  lavoro, oltre che il benessere e il reddito, e chiaramente anche un
  grande nocumento per le ragioni che dicevo dei nostri produttori.
   Poi  si chiede che ci si adegui soprattutto ai modelli d'oltralpe,
  a  quello francese, per quanto riguarda gli sconti, i pagamenti,  i
  termini di pagamento e anche gli oneri previdenziali che nel nostro
  Paese  per  giornata lavorativa sono talvolta - e gravano,  quindi,
  sul  costo  del lavoro per quantità -  più che il doppio:  12  euro
  rispetto ai 5 della media europea. E una tassa sui cosiddetti  cibi
  spazzatura ,  che non sono i cibi velenosi, quelli sicuramente  non
  si  potrebbero  né tassare né vendere, ma sono cibi  che  impiegano
  prodotti,   oli  particolari,  bevande  gassate,  i  cui   proventi
  potrebbero  sostenere, dovrebbero sostenere l'agricoltura  italiana
  e,  in particolare, quella meridionale e siciliana che, ad esempio,
  vanta  primati  notevolissimi  in Europa  per  quanto  riguarda  le
  produzioni biologiche.
   Il  tema  del  trasporto  interseca nuovamente  l'argomento  della
  defiscalizzazione del costo del carburante. Così come anche  quello
  delle tariffe autostradali che sono - come sapete, come sappiamo  -
  definite da soggetti privati che ormai gestiscono privatisticamente
  le autostrade.
   L'attraversamento  e i costi di traghettamento  sullo  stretto  di
  Messina  che  superano i 250 euro per quanto riguarda ciascun  tir,
  l'argomento dell'eco-bonus che ora viene gestito dallo Stato e  non
  dalla  Regione. Si parla anche, come sempre, di zona  franca  e  di
  costi  minimi della sicurezza che nessuno vuole non pagare, ma  che
  si  chiede  che  su  questi  venga  esercitato  un  controllo  che,
  purtroppo,  risparmia talvolta piccoli trasportatori  che,  quindi,
  possono  consentirsi sconti che tagliano fuori dal mercato, invece,
  quanti questi costi sono tenuti ad applicare.
   Il  settore  della  pesca tocca sempre il tema del  caro  gasolio,
  dell'Iva  sul pescato e poi, soprattutto, una serie di  limitazioni
  che  vengono  peraltro  da  direttive, da regolamenti  europei  che
  riguardano le quote del tonno, le pesche speciali, rispetto  a  cui
  si chiede al Governo di intervenire in sede comunitaria.
   Su  questi  argomenti,  signor Presidente  e  onorevoli  colleghi,
  abbiamo  redatto  un  dossier che è fatto  da  diverse  schede  che
  illustreremo  domani,  chiedendo al  Presidente  del  Consiglio  un
  interesse  e soprattutto l'impegno ad alcune iniziative concrete  e
  immediate,  consapevoli che noi dobbiamo fare fino  in  fondo  -  e
  faremo  fino  in fondo - la nostra parte. Anche perché,  oltre  che
  essersi  diffusa questa protesta, partita in Sicilia,  iniziata  in
  Sicilia, in diverse altre regioni del nostro Paese, ancora oggi  la
  produzione agricola soffre le conseguenze di quella protesta che  è
  pronta  a  riprendere  e rispetto alla quale  non  c'è  dubbio  che
  ciascuno  di  noi,  anche  il  Governo  nazionale,  per  la  nostra
  economia, che poi, signor Presidente, parliamoci chiaro, al  di  là
  di   un'aggravante  certamente  penalizzante  che  consiste   nella
  insularità, in una maggiore distanza che non per la Calabria o  per
  la  Puglia dai mercati del centro Europa, certamente presenta,  per
  molti  versi,  le  stesse condizioni dell'economia agricola,  della
  pesca e dei temi del trasporto delle altre regioni meridionali.
   Peraltro,  non c'è dubbio che richiamandoci - e non  c'è  bisogno,
  credo,  di farlo domani con il Presidente del Consiglio - a  quanto
  non  perde  occasione di ricordare il Presidente della  Repubblica,
  dobbiamo  agire  insieme  anche  con  gli  altri  Presidenti  delle
  Regioni, che la settimana scorsa hanno incontrato il Presidente del
  Consiglio redigendo insieme un documento che impegna il Governo  in
  sede  nazionale, ma anche in sede europea. Sono temi che riguardano
  il  Mezzogiorno ed è un richiamo che ci viene dal Presidente  della
  Repubblica e si dovrà, necessariamente, da parte di questo Governo,
  immaginare  e realizzare una serie di misure che devono  riguardare
  la nostra economia e la nostra società.
   In  tal  senso  -  lo  abbiamo detto e  lo  ribadiamo  -  l'intera
  Assemblea  e  il Governo regionale, con tutte le Istituzioni  della
  nostra  Terra,  domani  ci  muoveremo  e  ci  esprimeremo  con   il
  Presidente  del Consiglio, ma lavoreremo e ci impegneremo,  com'  è
  nostro dovere, giorno per giorno. Grazie.

   siciliana

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole Bufardeci.  Ne  ha
  facoltà.

   BUFARDECI. Signor Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi, signori assessori, io credo che i giorni appena trascorsi
  hanno evidenziato un disagio sociale altissimo, hanno fatto toccare
  con  mano  a  tutti noi siciliani la drammatica situazione  in  cui
  versa il comparto non soltanto dell'agricoltura, della pesca, delle
  attività  produttive, ma in cui vive in questo  momento  la  nostra
  società.
   Credo   che   tutto   questo   si   sposi   con   quello   tsunami
  dell'antipolitica  che  c'è  attualmente  in  essere  e  credo  che
  l'incontro che domenica si è svolto in Sala Rossa sia viceversa  da
  accogliere  non  soltanto positivamente, perché  ha  fatto  seguito
  all'accoglimento  delle sollecitazioni che da  parte  di  tutti  si
  erano  levate  perché le proteste finissero e  i  posti  di  blocco
  altrettanto,  ma  evidentemente da domenica  questo  filo  che  noi
  speriamo  si possa riannodare con le attività produttive e  con  la
  società,  deve  essere rinsaldato. E vi è un solo modo,  Presidente
  Lombardo, per rinsaldare questo nodo.
   Il  nodo è fatto di dire le cose in maniera inequivoca, seria,  di
  impegnarsi sulle cose che si possono fare, dire quello che  oggi  è
  possibile  portare in essere e impegnarsi in maniera determinata  e
  assoluta con il Governo nazionale per reclamare tutta una serie  di
  istanze a vantaggio della nostra Terra.
   Nell'incontro che si è tenuto è stato stilato un documento  che  è
  stato  sottoscritto da tutti i presenti. Tutti i  presenti  eravamo
  appartenenti  a  tutte  le  forse  politiche  presenti  in   questa
  Assemblea,  non  c'era  un  solo Gruppo  che  non  fosse   comunque
  rappresentato da un componente domenica mattina in Sala Rossa.
   Io  credo  che come prima cosa, anche a dimostrazione di una  vera
  unitarietà  di  intento  della politica, al  di  là  dei  ruoli  di
  maggioranza e di opposizione, si debba fare in modo che  oggi  quel
  documento  si  trasformi in un ordine del giorno  che  deve  essere
  votato  all'unanimità dall'intera Assemblea e  che  deve  impegnare
  lei,  Presidente per primo, il suo Governo nel confronto di  domani
  con  il  Presidente  Monti per reclamare le  cose  che  sono  state
  inserite  in  questo documento e che io brevemente mi  permetto  di
  ricordare.
   E' stata richiesta la moratoria della cartelle SERIT. Oggi abbiamo
  avuto  un  incontro in III Commissione alla presenza del  direttore
  generale; in quella occasione è venuta chiara la posizione  secondo
  la  quale delle cartelle SERIT soltanto una parte appartengono alla
  competenze dei tributi della Regione siciliana. Sappiamo essere una
  parte  marginale, ma crediamo che possa essere un  grande  esempio,
  una  grande dimostrazione di buona volontà del Governo,  almeno  su
  quelle di competenza regionale applicare subito la moratoria.  Così
  si  fece  anche  un paio di anni addietro quando  si  tentò  questa
  strada.  Quindi,  portare  avanti una moratoria  almeno  per  tutto
  quello  che riguarda i tributi regionali potrebbe essere  un  primo
  segnale.
   Alla  stessa maniera con la quale io credo che le indicazioni  che
  lei stesso ha ricordato da fare nei confronti del Governo nazionale
  per    quanto   riguarda   il   problema   dell'IMU   e    dell'ICI
  nell'agricoltura, nei terreni agricoli, nei fienili, nei luoghi  di
  ricovero  dei  mezzi  agricoli, che dovrebbero essere  tassati  con
  rendite  catastali  incompatibili con le  condizioni  della  nostra
  agricoltura è una battaglia da fare; è una battaglia da fare quella
  sul  fermo amministrativo che oggi può applicarsi anche per  debiti
  irrisori di poche decine di euro, e non di migliaia di euro.  Poche
  centinaia di euro possono comportare il blocco di mezzi. E  quindi,
  anche su questo operare una modifica perché il fermo amministrativo
  si  applichi su mezzi che abbiano un valore minimo, per esempio  di
  10 mila euro, di un'altra cifra. Sono battaglie da andare a fare
   La battaglia che lei poc'anzi ha citato sulla defiscalizzazione  e
  che  ha visto i governi nel passato essere molto più aperti, larghi
  e  disponibili nei confronti di altri territori è la  battaglia  di
  tutta  la Sicilia ed è ancora inspiegabile per i siciliani  perché,
  nonostante  la nostra Regione raffini il 41 per cento dei  prodotti
  petroliferi,  paghiamo di più di quanto paga la  benzina  un  altro
  cittadino italiano  che non ha neanche le conseguenze ambientali di
  tutto quello che comporta la raffinazione.
   E  poi,  recentemente,  quest'Assemblea si è  stretta  in  maniera
  unitaria  attorno al disegno di legge che, come Gruppo parlamentare
  Grande  Sud,  abbiamo portato avanti, di modifica  all'articolo  36
  dello  Statuto, quello che riguarda le spese di produzione che  noi
  chiediamo  non  essere  più  riservate allo  Stato,  ma  essere  di
  competenza della nostra Regione.
   Su  questo  non  c'è  ombra di dubbio che  un'Assemblea  che  vota
  all'unanimità debba impegnare i propri rappresentanti alla Camera e
  al  Senato,  anche  perché  la  stragrande  maggioranza  di  questa
  Assemblea  è  poi indirettamente legata al Governo   Monti  che  ha
  sostenuto con la fiducia.
   Qui  non  vi sono partiti che non stanno sostenendo la  fiducia  a
  Monti   e,   quindi,   inevitabilmente   un'Assemblea   che    vota
  all'unanimità  -  mi  avvio alla conclusione,  Signor   Presidente,
  abbia  pazienza, è un tema molto importante, se mi  concedesse  due
  minuti  in  più  le sarei particolarmente grato - credo  che  possa
  essere  dimostrativo di una volontà che, al di là della  logica  di
  appartenenza, fa sì che finalmente il nostro Statuto  possa  essere
  applicato.
   Questo  deve essere il mandato che ciascuno di noi deve  assegnare
  ai  propri colleghi parlamentari nazionali alla Camera e al  Senato
  perché   la  doppia lettura si possa fare, vi sono  tutti  i  tempi
  tecnici.
   Ma  mi  consenta,  Presidente, credo che il tempo  decorso,  però,
  debba  fare riflettere, e mi rivolgo a lei Presidente Lombardo.  In
  modo particolare nell'agricoltura lei non potrà non ricordare come,
  fino  ad  un  paio  di anni fa, abbiamo sostenuto la  dichiarazione
  dello  stato  di crisi come elemento fondamentale per  potere  dare
  risposte.
   Ricorderà  che ne parlammo con il Governo nazionale,  interessando
  il   Commissario  Ciolos,  ottenendo  aperture.  Bene.  Di   quella
  posizione che io feci da Assessore per l'agricoltura, far approvare
  anche dalla Conferenza delle Regioni perché le regioni del Sud,  in
  modo  particolare, richiedessero univocamente lo  stato  di  crisi,
  oggi non c'è più niente
   Della rimodulazione necessaria ad applicare veramente un PSR,  che
  oggi  è  lontano,  distante e distinto dalle  necessità  del  mondo
  dell'agricoltura, non c'è sostanzialmente niente.
   L'onorevole  Adamo  ha fatto più volte rilevare  la  necessità  di
  provvedimenti  approvati sia con la Finanziaria del  2010,  sia  da
  ultimo con la legge 25 non messa in esecuzione.
   E poi, Presidente, io credo che un modo che ci possa presentare in
  modo  positivo al Governo Monti e al Parlamento nazionale sia anche
  quello di avviare veramente una spesa comunitaria che ancora  è  al
  palo  e di chiuderla con queste vicende che riguardano le posizioni
  dei direttori generali.
   Ancora   oggi   la   posizione   della   nostra   burocrazia    ha
  dell'incredibile  Sostanzialmente, in capo a otto direttori ci sono
  ad  interim  in carico tutti i dipartimenti, con la conseguenza  di
  creare    inevitabilmente   quella   instabilità   nella   macchina
  amministrativa che noi stiamo pagando.
   Onorevole Presidente, credo quindi che ci siano delle cose che  si
  possono  fare subito per dare risposte migliorando magari  il  caro
  benzina,  migliorando sicuramente l'emissione dei bandi che  devono
  essere  fatti  per  evitare  il disimpegno  automatico  salvato  da
  Jeremie  e Jessica, ma non so ancora per quanto tempo, e  poi  fare
  una  battaglia  unitaria votando un ordine del  giorno  sulla  base
  degli  elementi  indicati  nel documento sottoscritto  da  tutti  i
  partiti  domenica insieme alle forze, a Forza d'urto, al  Movimento
  dei forconi, ai produttori.
   Solo  così  la  politica potrà riacquistare il  ruolo  che  ha  di
  rappresentanza degli interessi dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente,  onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi, non impegnerò l'Aula per molto; sarò sintetico
  anche perché ho affidato la posizione mia personale e del Gruppo  a
  tre  ordini   del  giorno che sono stati già depositati  e  che  mi
  auguro possano essere apprezzati dall'Aula e, per le cose che  dirò
  tra poco, approvati all'unanimità o a grande consenso dei colleghi.
   Certo,  in  questo  momento non ci presentiamo bene  come  Sicilia
  perché  dovremmo giustificare al Governo nazionale il perché  siamo
  riusciti a spendere soltanto il 6-7 per cento dei fondi europei, il
  perché non abbiamo ancora attuato, a quasi un anno di distanza,  le
  norme  della legge 25 della Regione siciliana, il perché -  esempio
  ulteriore  -  per la quarta volta ci presentiamo con  un  esercizio
  provvisorio  che  taglia le gambe ad un vero progetto  di  rilancio
  della  Regione, il perché siamo attraversati da crisi, perché crisi
  sono  continue del Governo Lombardo, e non si riesce a trovare  una
  stabilità di progetto per la Sicilia.
   Ciò   non   toglie   che  siccome  bisogna  essere   responsabili,
  soprattutto  in  momenti  come  questi,  occorre  dare   forza   al
  Presidente della Regione e al Governo che domani si incontrano  con
  il  Governo  nazionale. Non possiamo dare l'impressione  di  essere
  strumentalmente divisi; ecco perché le ragioni di quegli ordini del
  giorno,  di  cui  dicevo  prima, e che mi  auguro  possano  trovare
  orecchie attente nel Presidente della Regione che può, se  vuole  e
  se  lo  ritiene,  fare  proprie tutte queste osservazioni  inserite
  negli ordini del giorno. Rapidamente dirò quali sono.
   Certamente il Movimento dei forconi, degli autotrasportatori,  dei
  pescatori,  degli  agricoltori non hanno portato  niente  di  nuovo
  all'attenzione  della politica; però sono serviti per  evidenziare,
  per  acclamare,  per acclarare, per esaltare un  momento  di  grave
  crisi della Regione siciliana.
   Ecco  perché,  senza  alcuna volontà di appropriazione  di  questi
  movimenti,  il  PID  ha preso posizione politica ed  amministrativa
  questa sera, partendo da un presupposto.
     Il  caro  benzina, o meglio il caro carburante, non è il  motivo
  della  crisi,  il  motivo principale, ma è un moltiplicatore  della
  crisi  perché  tutto,  oggigiorno, per  la  nostra  organizzazione,
  produzione   e   commercializzazione  moderna   gira   intorno   ai
  carburanti.  Ed allora, affrontiamo in maniera diversa  la  vecchia
  questione  delle accise? Perché se noi riteniamo che  lo  Stato  ci
  corrisponda somme per le accise, io credo che in questo momento  lo
  Stato che non vuole, oggi non può. Non avremo mai  restituiti dallo
  Stato i soldi delle accise, e allora capovolgiamo il problema.
   Chiediamo  al  Governo  che,  nell'ambito  della  discussione  del
  decreto  legge  mille proroghe  o in quello del  salva  crisi ,  si
  possa  inserire  una  norma per la quale l'accisa  venga  abbattuta
  almeno  del  30 per cento direttamente alla fonte, cioè al  momento
  del  pagamento del carburante in uscita dal deposito o  addirittura
  dalle  pompe  di  benzina. Questo non comporterebbe  alcun  esborso
  immediato  da  parte  dello  Stato  e  consentirebbe  un  immediato
  abbattimento del costo della benzina, che poi è quello che vogliono
  non soltanto Forconi & C., ma che vogliono i siciliani.
   Secondo  effetto, sempre in ordine di contenimento del  costo  dei
  carburanti:  noi abbiamo il nostro territorio regionale  da  sempre
  devastato  dalle trivellazioni, dalle raffinazioni, dalle  condotte
  di gas che dalla Libia portano il gas in Europa.
   Io  credo  che  bisognerà rivedere con forza e vivacità  l'importo
  delle  royalty  che  le  compagnie petrolifere  corrispondono  alla
  Regione - penso che oggi siano del 7 per cento - e ho l'impressione
  che  siano  così  basse  perché la politica si  è  accontentata  di
  qualche assunzione negli stabilimenti di Priolo, di Gela, a  fronte
  di una contrattazione alla pari, che sarebbe già in negativo perché
  la  contrattazione della Regione siciliana dovrebbe essere sopra il
  rapporto  con le compagnie petrolifere. Allora, questo  ordine  del
  giorno  impegna  il Governo regionale a rivisitare l'importo  delle
  royalty che dovrebbe essere corrisposto dalle compagnie petrolifere
  a pena di sospensione delle concessioni delle autorizzazioni.
   Tenga  presente,  Presidente,  che  l'incasso  delle  royalty   va
  direttamente  ad incidere sugli importi degli aumenti dell'IRPEF  e
  delle  tasse di circolazione e di stazionamento nautico in Sicilia,
  cioè  incide  proprio  su  quei momenti di contestazione  che  oggi
  pervadono la Sicilia.
   Terzo  ordine del giorno. Siamo tutti a conoscenza e lo sarà  pure
  lei,  onorevole  Presidente, credo che  questa  sia  una  richiesta
  inderogabile  nell'incontro di domani, che lo scorso anno  è  stata
  approvata  una  legge  nazionale con  la  quale  finalmente  veniva
  stabilito che le imprese, le ditte, le società operanti in Sicilia,
  anche  se  con  sede legale fuori dalla Sicilia,  dovevano  versare
  l'IVA in Sicilia. L'attuazione pratica di questa legge, che è stata
  votata  credo all'unanimità dal Parlamento nazionale, doveva essere
  attuata attraverso un decreto del Ministero dell'economia.
   Ad  oggi, a distanza di dieci mesi, il Ministro per l'economia non
  ha  ancora emanato il decreto che consentirebbe l'incasso immediato
  di questo tipo di IVA.
   Onorevole Presidente, occorre chiedere al Presidente del Consiglio
  -  dico  io  con  forza, ma sarebbe un fatto quasi scontato  -  che
  finalmente   questo   decreto  venga  emanato.  Ciò   consentirebbe
  immediatamente  l'incasso  da  parte della  Regione  siciliana  del
  carico  IVA da parte di questo tipo di aziende, imprese  e  società
  che  lavorano  in Sicilia,  ma furbescamente hanno  la  sede  fuori
  dalla  Sicilia. Io credo che siano richieste minime e condivisibili
  sulle  quali chiedere non solo il consenso dell'Aula,  ma  il  vero
  impegno del Governo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Fiorenza.  Ne  ha
  facoltà.

   FIORENZA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  che  la  crisi
  economica nel suo complesso sia uno dei momenti in cui ci si impone
  a  riflettere  in  modo  forzato è un fatto ormai  assodato  e  che
  corrisponda  in  maniera reale ad un disagio collettivo  sia  della
  politica  che degli abitanti e dei residenti siciliani è  un  altro
  punto sul quale non si può discutere.
   Però,  il dovere e il potere affrontare in comunione, istituzioni,
  politica  e cittadini, un momento emergenziale come quello  che  si
  sta  attraversando  rappresenta,  a  mio  avviso,  uno  dei  motivi
  principali  di  riflessione  della politica  e  delle  istituzioni.
  Bisogna,   cioè,  interrogarsi  sulla  capacità  di  partecipazione
  collettiva ad uno stato emergenziale che i partiti e le istituzioni
  si trovano ad affrontare; partiti ed istituzioni che, purtroppo,  a
  volte  smarriscono la capacità di aggregare il senso della politica
  attorno  a  quelli che sono i fattori emergenziali  che  provengono
  invece dal territorio.
   Il  monito non è solo alla politica, il monito non è solo riferito
  alle  istituzioni, ma è riferito anche ai cittadini  siciliani  che
  dimostrano,  a volte, di essere impreparati - così come nell'ultimo
  caso - ad assumersi responsabilità in modo diretto.
   Lo   sapevamo  tutti,  lo  sapeva  la  politica,  lo  sapevano  le
  istituzioni che la Sicilia non è il paese delle meraviglie, che non
  è  il  luogo nel quale oggi le imprese, le aziende siciliane vivono
  un momento di grande impegno sociale.
   Le   imprese  sono  al  collasso,  non  ci  sono  e  non  esistono
  prospettive nell'immediato futuro.
   Necessita,  soprattutto, un'azione specifica da parte del  Governo
  che  attui  un  piano  di  emergenza straordinario  per  l'economia
  siciliana per concentrare lo sviluppo, in particolar modo  in  quel
  settore  nevralgico per la Sicilia stessa, che è il  settore  delle
  imprese,   che   è  il  settore  del  commercio,   che   è   quello
  dell'edilizia,  che  è  quello  dell'agricoltura,  che  è   quello,
  appunto,   collegato  a  tutto  il  settore  infrastrutturale   dei
  trasporti.
   Niente  sconti, onorevole Presidente, al Governo nazionale domani.
  Niente  sconti  perché i vari governi che si sono susseguiti  negli
  ultimi   vent'anni  conoscevano  bene  la  condizione  del   popolo
  siciliano.  Il livello di sopportazione del popolo siciliano  è  al
  massimo, ma altrettanto rigore è richiesto alla politica.  Qui  non
  abbiamo  bisogno  di   Masanielli  e di capipopolo  in  canottiera;
  abbiamo bisogno di atti di responsabilità istituzionali senza  dare
  alibi a nessuno.
   Se Monti è convinto che i nostri burocrati, signor Presidente, non
  sono  in  grado di dare le giuste risposte in tema di  spesa  delle
  nostre  risorse - questa è una proposta che la prego  eventualmente
  di voler accettare qualora ne ritenesse, ovviamente, la validità -,
  che si faccia avanti, eventualmente, con un tavolo congiunto tra  i
  nostri   burocrati  e  qualche tecnico, visto  che  un  governo  di
  tecnici  nazionale si può bene associare ad un governo  di  tecnici
  regionali,  si identifichino e si individuino percorsi  comuni  che
  siano in grado di riuscire a dare risposte concrete purché si  esca
  da  questa  condizione di equivoco permanente,  per  cui  i  nostri
  burocrati vengono costantemente e continuamente tacciati di  essere
  persone non in grado di riuscire a dare il supporto necessario.
     Basta  più con gli interventi a pioggia. E' un elemento  che  ci
  siamo  sentiti ripetere, ma lo chiarisca anche lei domani  e  tutto
  ciò  va fatto in comunione; gli stati di emergenza sono quelli  che
  riescono a compattare le forze politiche e le istituzioni.
   Presidente,  lo  faccia  insieme alle  forze  sociali,  lo  faccia
  insieme  alle  forze imprenditoriali, a quelle del  commercio,  del
  terziario, ma lo faccia soprattutto insieme ai partiti.
   La  Sicilia,  in questo momento, necessita di un'aggregazione  sui
  livelli  dell'emergenza e questo dovrà essere tema e  dovrà  essere
  spunto  di  dibattito nella prossima finanziaria facendo tutti,  se
  necessario, un passo indietro per garantire non solo governabilità,
  ma  per garantire alle istituzioni di procedere a testa alta, senza
  dovere  flettere  il  capo ad una politica nazionale  che,  sin  da
  troppo  tempo ormai, guarda con distanza e, oserei dire, quasi  con
  disprezzo  alle  condizioni  di  emergenza  di  un  popolo  che   è
  attanagliato da una crisi non solo nazionale, ma anche europea.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Minardo.  Ne  ha
  facoltà.

   MINARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo visto  in
  questi giorni la manifestazione dei siciliani e non c'è dubbio  che
  dobbiamo  constatare che il mondo produttivo é in forte crisi.  C'è
  una  crisi  profonda, dall'agricoltura alla pesca, dall'artigianato
  al  commercio, agli autotrasportatori, tutte le categorie  sono  in
  seria difficoltà e non c'è dubbio che sia necessario intervenire su
  questo.   Oggi,   questo   Parlamento,   con   grande   senso    di
  responsabilità,  deve dare mandato al Presidente  della  Regione  e
  deve  dare  quella forza necessaria affinché domani possa  trattare
  questi  argomenti importanti per la Sicilia, con il Presidente  del
  Consiglio Monti.
   Non è possibile andare avanti in questo modo.
   Ci  sono situazioni per quanto riguarda la questione sul prezzo di
  mercato e, quindi, bisogna intervenire sull'intermediazione,  sulla
  grande  distribuzione, perché gli unici a pagare sono i  produttori
  che  non riescono a recuperare nemmeno i costi di produzione,  e  i
  consumatori  che  devono  pagare ad un  prezzo  altissimo.  Allora,
  bisogna  intervenire su questo, bisogna interrompere  i  meccanismi
  dell'intermediazione, bisogna accorciare questa forbice e questo, a
  livello nazionale, per non dire a livello europeo, va fatto  perché
  non  è  possibile  che  oggi  le aziende  non  riescano  nemmeno  a
  recuperare i costi di produzione.
   E  poi  sulla  questione della defiscalizzazione, le accise  della
  benzina.
   E'  una battaglia che devono fare tutti i siciliani, il Parlamento
  in  testa,  il  Presidente della Regione in  testa,  perché  non  è
  possibile che la Sicilia, che produce e contribuisce con il  trenta
  per  cento  sui prodotti dei carburanti, alla fine deve  pagare  la
  benzina  ad  un  prezzo più alto rispetto anche  ad  altre  regioni
  dell'Italia.  E allora, è necessario intervenire su questo,  perché
  nel  nostro territorio non può rimanere solo l'inquinamento,  tutto
  ciò che c'è nelle raffinerie e poi non ci resta null'altro.
   Bisogna intervenire sulla questione della SERIT, sul congelamento;
  proprio  domenica - la ringrazio, signor Presidente, perché  ci  ha
  dato la disponibilità della Sala Rossa - abbiamo fatto un incontro,
  a  cui ho avuto il piacere di partecipare assieme ad altri colleghi
  parlamentari ed ai rappresentanti dei manifestanti per  cercare  di
  trovare  punti  di  incontro,  per vedere  quale  possa  essere  la
  soluzione  e  credo che sia necessario intervenire sulla  questione
  della  SERIT  sia  per  il  congelamento  ma  anche  per  il  fermo
  amministrativo.  Non è possibile che se c'è un debito  di  10  mila
  euro  non si possa fare un fermo amministrativo su un bene che vale
  100  mila  euro  e che, poi, possibilmente non si può  pagare  quel
  debito e quindi è difficile, poi, cercare di pagarlo.
   Detassare  i  fabbricati  rurali,  i  terreni  agricoli  che   non
  producono.  Un  fabbricato rurale, un fienile che non  ha  rendita,
  come  può  pagare  l'ICI? Come si può pagare quando  un  terreno  è
  lasciato  incolto  perché l'azienda non può andare  avanti  e  deve
  pagare per giunta l'ICI? Ma è possibile questo?
   E' su questi punti che dobbiamo intervenire.
   E  poi,  la  cosa  importante credo sia  quella   di  bloccare  le
  frontiere.
   Il Presidente della Regione ha preso impegno, a livello regionale,
  ma  a livello nazionale perché poi entrano da Gioia Tauro e passano
  lo stretto di Messina ed entrano lo stesso.
   Sappiamo  che  lì  c'è  la  concorrenza sleale,  non  solo  per  i
  trattamenti  con  gli  anticrittogrammi,  quindi  con  i   prodotti
  fitosanitari,  ma  anche perché c'è la concorrenza  sui  prezzi,  i
  costi  di  produzione lì sono bassissimi. Non possono  entrare  nel
  nostro mercato prodotti che sicuramente poi non sono controllati  e
  che quindi danneggiano fortemente i nostri produttori.
   Ridurre  il  pedaggio, ridurre il costo di traghettamento.  Non  è
  possibile che oggi se un'autovettura con l'autista deve passare  lo
  stretto  di  Messina  deve  pagare  80  euro  di  pedaggio   e   di
  traghettamento.  Ma  è assurdo questo  Ed è un problema  a  livello
  nazionale.
   Su  queste  situazioni  credo  che sia  necessario,  comunque,  un
  intervento  forte da parte dell'intero Parlamento siciliano  e  del
  Presidente  della  Regione che, assieme agli  altri  rappresentanti
  istituzionali,  domani incontrerà il Presidente del  Consiglio  dei
  Ministri.
   Credo  che questo sia necessario ed indispensabile come  senso  di
  responsabilità da parte di tutti noi parlamentari.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, sin qui
  le  cose  che  nel  merito ho ascoltato sono  tutte  giuste,  tutte
  doverose, però non viene sottolineato che oggi non siamo più  nella
  condizione di dover parlare dei problemi legati all'agricoltura, al
  trasporto,   al   commercio   e  a  tutto   il   mondo   produttivo
  semplicemente.  Oggi,  quello che è in  gioco  è  il  rapporto  tra
  cittadini  e  le  istituzioni. Oggi, quello che è  in  gioco  è  la
  credibilità  delle istituzioni che hanno ricevuto domenica,  grazie
  ad  un'iniziativa  del Movimento dei Forconi,  la  disponibilità  a
  ridare credito alle istituzioni per farsi interprete delle esigenze
  che provengono dal mondo produttivo.
   Però  in  quest'Aula  non  si può ancora continuare  ad  ascoltare
  demagogia,  dobbiamo dire le cose come stanno, e non  mi  interessa
  che prende la parola un rappresentante del Governo, del partito del
  Presidente  della Regione, e tende essenzialmente  a  scaricare  le
  responsabilità sul Governo nazionale.
   Il  Governo nazionale, la politica nazionale deve cambiare  rotta,
  deve invertire la tendenza, ci vuole una rivoluzione culturale, una
  rivoluzione politica, che porti veramente il Mezzogiorno d'Italia e
  la Sicilia al centro del dibattito della politica nazionale e degli
  interventi del Governo.
   Però,  è anche vero che questa Regione, che questo Parlamento,  ma
  soprattutto  questo Governo deve fare le cose che si  possono  fare
  immediatamente,  che sono nella sua competenza perché,  altrimenti,
  torneremo  a giocare allo scaricabarile, ci sarà sempre  una  parte
  che accuserà l'altra.
   Oggi, il senso di responsabilità e questo ulteriore credito che ci
  è  concesso dai manifestanti, dal popolo siciliano - perché  badate
  bene,  ciò  che è successo è un fatto che non era mai  accaduto  in
  Sicilia,  i  manifestanti sono stati sostenuti, ancorché iniziarono
  pochi  soggetti, dall'intera opinione pubblica siciliana  e  questo
  chiaramente  deve  fare riflettere anzitutto quest'Aula,  anzitutto
  noi,  anzitutto i partiti, i sindacati - ci deve spingere a partire
  da   un  dato,  che  è  quello  che  evidenziava  poc'anzi  il  mio
  capogruppo,   e   cioè  che  bisogna  avere  un   alto   senso   di
  responsabilità, bisogna partire dal dato reale e offrire,  ciascuno
  per  proprio  conto, ciò che effettivamente si  può  fare  e  farlo
  immediatamente.
   Signor  Presidente, io propongo che alla fine di questo  dibattito
  si  predisponga  un  documento nel quale si faranno  sì  le  giuste
  rivendicazioni al Governo nazionale, perché non c'è dubbio  che  il
  caro  gasolio,  il  pedaggio,  che tutti  i  problemi  che  abbiamo
  sofferto  e che soffriamo siano problemi per noi ancora  più  gravi
  rispetto alle altre regioni d'Italia, ma rispetto anche a tutto  il
  resto  delle  produzioni  che  ci sono nel  contesto  dell'economia
  globalizzata, ma è anche vero che noi come Regione dobbiamo fare la
  nostra parte. Allora, bisognerà che ci si sbrighi a fare spesa  per
  quanto  riguarda i fondi comunitari, bisognerà che si capisca  come
  intervenire, come rimpinguare le somme nei capitoli, ad esempio per
  il  contributo per il caro gasolio alla pesca, perché c'è una legge
  già  in  vigore e il provvedimento non può essere limitato soltanto
  alle  Isole  minori, deve riguardare l'intera marineria  siciliana,
  così  come occorre che venga rimpinguato quell'articolo che abbiamo
  votato nel disegno di legge 732, poi diventata legge numero 25.
   Bisogna  andare oggi con dei provvedimenti concreti nelle  piazze,
  nelle  strade,  nelle campagne, nelle officine,  per  dire  che  il
  Governo   regionale  sta  facendo  la  sua  parte,  anche   perché,
  diciamocelo con tutta franchezza, caro presidente Lombardo, se  lei
  non  si presenterà con una proposta concreta sulle cose che lei può
  e  deve fare immediatamente, se lei non presenterà un documento con
  delle  proposte  concrete  che  il  Governo  regionale  dovrà  fare
  immediatamente, con l'ausilio del Parlamento, allora lei  non  sarà
  credibile, lei sarà ancora una volta considerato come il  siciliano
  che  con la mano in forma conca va lì a chiedere l'elemosina e  non
  sarà preso sul serio.
   Noi  abbiamo bisogno, invece, di recuperare credibilità  sia  agli
  occhi  dell'opinione  pubblica, ma anche  agli  occhi  del  Governo
  nazionale, così come dell'Europa.
   Se veramente quest'Aula ha a cuore le sorti della Sicilia, come io
  so  che le ha, se quest'Aula veramente vuole svolgere fino in fondo
  il proprio ruolo accogliendo la richiesta che proviene dalla piazza
  e  cioè di stare tutti uniti per fronteggiare l'emergenza di questa
  Isola, di questo territorio, del Mezzogiorno d'Italia, deve mettere
  da  parte  le  appartenenze  ed  iniziare  a  ragionare  molto  più
  seriamente  di quanto é stato fatto. Questo, caro Presidente  della
  Regione,  deve  essere  lei  a farlo  per  primo.  Non  ci  si  può
  nascondere di fronte a quello che sta accadendo. Non si può  ancora
  dire    andrò  a  Roma  e  vediamo  cosa  ci  daranno,  perché   le
  responsabilità sono romane .
   Ci  sono  anche delle responsabilità anche della Regione. Ci  sono
  degli interventi che si possono e si devono fare. Ci sono dei bandi
  bloccati. C'è la spesa comunitaria che ancora non è stata  fatta  e
  ci  sono  fondi che stanno tornando indietro. C'è la disoccupazione
  che avanza.
   Ci  sono tantissimi problemi che il Governo regionale può  e  deve
  affrontare  e  su questi, oltre che sull'impegno nei confronti  del
  Governo  nazionale,  noi  di Grande Sud siamo  pronti  a  sostenere
  l'azione  che dovesse provenire dal Governo regionale, a condizione
  che  il  Governo regionale si passi una mano sulla coscienza  e  ci
  dica le cose che domani mattina potrà fare per i settori produttivi
  della  Sicilia,  senza rimandare, senza fare a  scaricabarile,  per
  fare le cose che occorrono, e farle insieme.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   un'ondata
  straordinaria di rabbia e di disordine ha colpito la Sicilia, anche
  se oggi in questa Aula sembra tutto dimenticato.
   C'è  una straordinaria distrazione di tutti noi, una straordinaria
  mancanza  di  presenza degli amici del Movimento  dei  forconi  che
  avevamo incontrato domenica e che, assieme a noi, hanno stilato  un
  documento  che chiedeva, al primo posto, una riunione straordinaria
  dell'Assemblea, oggi.
   Vedo  pochissimi  rappresentanti, forse sono in televisione,  sono
  nelle  piazze, sono dappertutto, certo non sono qui. Evidentemente,
  la  stanchezza  è  profonda e, rispetto  a  questo,  credo  che  la
  politica  abbia  il  dovere e anche il diritto, ma  soprattutto  il
  dovere di fare chiarezza e di essere limpida nell'impostazione  del
  problema  perché quando si fa confusione, le questioni si rimandano
  di anno in anno, di decenni in decenni e non si risolvono mai.
   Sono  sorpresa  dal  grido   a  Roma,  a  Roma,  a  Bruxelles,   a
  Bruxelles .  Forse questo rassicura tutti noi e ci fa pensare  che,
  ancora  una  volta, i problemi siano altrove; é Roma che  ci  vuole
  torturare, é Bruxelles che ce l'ha con noi
   Noi,  invece, pensiamo molto semplicemente e l'abbiamo detto tante
  volte, ed oggi su questo faremo una proposta estremamente concreta,
  che  dobbiamo  cominciare, signor Presidente, da  Palermo.  A  Roma
  abbiamo  alcune cose da chiedere, a Bruxelles senz'altro altre;  ma
  intanto  mettiamo in atto i provvedimenti che, tra l'altro,  questa
  vituperata  classe siciliana, questa pessima Assemblea  ha  portato
  avanti.
   Signor  Presidente,  io  rinuncio  a  continuare  e  vado  ad  una
  comunicazione secca, se posso avere un minuto di attenzione.
   L'UDC  stanca,  profondamente stanca  di  parole,  di  comizi,  di
  invettive,  ha  deciso  di  fare una cosa semplicissima:  se  entro
  questa  settimana  non verranno banditi, non  verranno  mandati  in
  pubblicazione i bandi previsti dalla legge 25 che questa  Assemblea
  ha   votato  all'unanimità,  noi  denunceremo  alla  Procura  della
  Repubblica  -  perché  siamo  stanchi  di  chiacchiere  inutili   -
  l'Assessore per l'agricoltura.
   Caro Presidente, su queste norme l'Assemblea regionale, la pessima
  classe siciliana, è intervenuta con otto ordini del giorno, quattro
  mozioni,  innumerevoli  commissioni, tavoli  tecnici,  riunione  in
  Commissione  Attività produttive'; abbiamo invitato l'Assessore  in
  Commissione Antimafia - e ringrazio il Presidente della Commissione
  Antimafia  e i colleghi che hanno accettato di discutere di  questo
  argomento  in  Commissione Antimafia -, perché ci  deve  essere  un
  problema serio, tutti ci chiediamo dove sta la mafia, probabilmente
  nel sistema burocratico dell'Amministrazione regionale perché, se è
  vero  come  è  vero, che non si vuole capire una cosa  che  abbiamo
  detto   tutti,   che   abbiamo   raccontato,   personalmente   sono
  imbarazzata,  signor Presidente, a parlare di norme agroalimentari,
  sono imbarazzata perché ne abbiamo parlato tante volte che mi sento
  ridicola a parlarne.
   Mille volte abbiamo spiegato, e mi rivolgo anche all'Assessore per
  l'economia  e  chiedo  la  sua  attenzione,  tante  volte,   signor
  Presidente,  abbiamo spiegato che continuare  a  fare  bandi  sugli
  investimenti,  continuare ad esempio ad investire sulla  promozione
  per  il  DOP  Sicilia, fare promozione quando non si sa quale  vino
  sarà messo nei DOP, questo non lo dico io, lo dicono i sindacati  -
  quelli   antichi,   quelli  classici,  CGIL,  CISL   e   UIL   che,
  improvvisamente,  non servono più, come non  serve  più  la  classe
  politica  -, ma che cosa avanza in Sicilia? Quali sono le  proposte
  che  vengono nella confusione generale, questo andare a  Roma  e  a
  Bruxelles   quando   abbiamo   due   milioni   di   euro   bloccati
  dall'incapacità degli organi amministrativi, che andiamo a  dire  a
  Bruxelles? Vogliamo ricordare che la Regione siciliana ha rimandato
  indietro i 50 milioni di euro della peronospora, che poi sono stati
  riportati  qua  in  una notte tempestosa, come ricorda  il  collega
  Scilla, e se fosse dipeso dal sistema burocratico-politico  non  li
  avremmo spesi?. Siamo dovuti andare a Bruxelles per chiedere se  li
  potevamo spendere, e ci hanno risposto  ma che ci aspettate '.
   E  da quel momento in poi abbiamo dovuto aspettare un altro anno e
  quattro  riunioni  della Commissione Antimafia per  farli  arrivare
  agli agricoltori.
   Siamo stanchi di parole e di chiacchiere.
   Se   entro  la  settimana,  onorevole   Presidente,  non  verranno
  pubblicati  i bandi sull'agroalimentare, sul caro gasolio,  ebbene,
  abbiamo 3 milioni di euro sul caro gasolio che non si possono  dare
  agli agricoltori e ai pescatori perché non c'è il bando. Abbiamo un
  pacchetto  di  interventi  sul credito che  deve  essere  attivato;
  abbiamo  interventi per l'acquisto con procedure  semplificate  dei
  mezzi  agricoli che non viene attivato. Benissimo, non mi  si  dica
  che lo abbiamo approvato soltanto un mese fa, perché per pubblicare
  un  bando basta spingere un bottone dei computer che abbiamo tutti,
  dato che sono bandi che si fanno ogni anno e che poi si bloccano  e
  non vanno avanti. Quindi, occorre spingere. La classe politica che,
  in questo momento, si trova a dirigere l'Assessorato e che guadagna
  fior  di  milioni ogni mese, spinga questo bottone e  pubblichi  il
  bando,  perché  questo bando non è mai stato contestato  in  alcuna
  sede. La proposta dell'Assemblea, fatta all'unanimità, nessuno l'ha
  contestata.  Ogni volta l'Assessore ci rassicura che  è  un  ottima
  proposta, ma questa proposta resta nei cassetti dell'Assemblea.
   Tutti, in questo momento, dal Presidente di Assindustria a noi, al
  Governo nazionale, alla stampa - oggi straordinariamente assente, è
  sempre presente per ogni valutazione politica e oggi, in un momento
  così  importante, non troviamo nessuno e in tutti casi non  abbiamo
  più  interesse a chiedercelo -, proviamo la stessa profonda  rabbia
  degli agricoltori, degli autotrasportatori e dei pescatori. Ma  noi
  non  possiamo prendere i forconi anche se, francamente, ogni  tanto
  la tentazione - ve lo assicuro - comincia a serpeggiare.
   E  allora  la  nostra risposta è legale: se non partono  i  bandi,
  fermo  restando  che  poi l'accompagneremo,  onorevole  Presidente,
  saremo  al  suo  fianco a Roma, a Bruxelles,  dovunque  lei  voglia
  andare,  ma  se  non partono entro questo settimana  i  bandi,  tra
  l'altro in base ad una legge di questo Parlamento, dietro la  quale
  stanno  infinite  riunioni,  tavoli di  concertazione,  mozioni  ed
  interrogazioni, noi presenteremo una denuncia contro l'assessore e,
  naturalmente, contro lo staff dirigente.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino.  Ne  ha
  facoltà.

   D'AGOSTINO. Grazie, signor Presidente. Onorevole Adamo mi permetta
  prima una precisazione.
   Io  credo  che  il  suo  intervento sia assolutamente  fuori  tema
  rispetto al dibattito che abbiamo fatto perchè se vogliamo  entrare
  nel  merito dell'azione del governo, di quanti bandi si  fanno,  di
  come questa amministrazione si comporta, credo che siamo davanti ad
  un'azione che è un tentativo abbastanza populista, demagogo,  anche
  ridicolo se vogliamo

   INCARDONA. E' perfetto  La finisca di fare il difensore d'ufficio.

   D'AGOSTINO.   di  bandi  la  pubblica Amministrazione,  di  questi
  tempi, ne sta sfornando diverse decine a settimana. Poi, magari, se
  non  c'è  proprio il bando che interessa lei, onorevole Adamo,  non
  credo che c'entri molto con ciò che è accaduto questa settimana  in
  Sicilia.
   Una  protesta,  signor Presidente, che ha certamente  avuto  degli
  effetti  importanti  anche  al  di sopra  di  tutte,  non  dico  le
  aspettative,  ma  gli auspici o le valutazioni che  ognuno  di  noi
  poteva fare.
   A  livello nazionale, è inutile negarlo, questa protesta  è  stata
  guardata   con  rispetto  e  timore  dal  Governo  nazionale   che,
  innanzitutto,  non  l'ha contrastata; dagli organi  di  stampa  più
  autorevoli  che  l'hanno  tardivamente  attenzionata,  poi  l'hanno
  raccontata, alla fine l'hanno subita.
   Il  comune sentire nazionale che, nel caso, è molto più importante
  del  comune  sentire siciliano non ha neppure stigmatizzato  questa
  protesta,  e  questo  quando  era in Sicilia.  Ora  che  i  muscoli
  cominciano  ad  uscire  fuori  anche a  livello  nazionale,  cambia
  l'atteggiamento; evidentemente se ne stanno comprendendo le ragioni
  ma, soprattutto, se ne stanno temendo i risvolti.
   Sta  di  fatto  che anche il  Corriere della Sera , piuttosto  che
   Repubblica ,  che  rappresentano il  pensiero  anche  del  governo
  Monti,   essendone   i   più  autentici  interpreti,   suggeriscono
  addirittura di condividere parte di queste ragioni.
   Si  tratta  di  un fatto nuovo, assolutamente inconsueto,  come  i
  partiti  hanno  maturato di fatto nessun merito, e  noi  per  primi
  dobbiamo essere umili e consapevoli di questo fatto.
   Tutto  ciò  sta avvenendo forse più per paura che venga contagiato
  tutto il Paese, forse per timore  che addirittura tutte le tensioni
  sociali,  oggi  vive  in questa Nazione, possano  ritrovarsi  nella
  comune   necessità   di   una  protesta  collettiva   dagli   esiti
  imprevedibili.
   In  Sicilia  è stato in fondo così, un mix di interessi  economici
  particolari legati al mondo del trasporto, dell'agricoltura e della
  pesca;  richieste a volte improponibili, ma alcune suggestive  come
  la  defiscalizzazione  della benzina che, certamente, oggi più  che
  mai,  è  sentita da tutti i cittadini in tutte le famiglie. Un  mix
  populistico, ma non si può dire impopolare e neppure improponibile;
  in  fondo, si è trattato di proteste di alcune categorie di  lavoro
  con  motivazioni ragionevoli, con il rischio che potesse  diventare
  addirittura popolare se fossero state usate altre forme, ma che  ha
  messo  e  mette  tuttora  paura  a chi  sta  governando  a  livello
  nazionale,  con  le  conseguenze imprevedibili  che  ne  potrebbero
  discendere.   Certo,  in  Sicilia  è  stata  vissuta   in   maniera
  schizofrenica  con  molti  siciliani inizialmente  attendisti,  poi
  nervosi  ed  impazienti  quando  gli  effetti  hanno  impedito   di
  lavorare, di muoversi, di rifornirsi ai supermercati, di  avere  il
  riscaldamento nelle proprie abitazioni.
   I siciliani capivano, da un lato, che qualcosa di giusto c'era; ma
  la  solidarietà non è mai completamente scattata perché  non  si  è
  compreso  il motivo per cui i disagi, in fondo, stavamo  a  pagarli
  tutti noi, incluso il non trascurabile dramma di avere bloccato per
  una  settimana  l'economia  isolana facendo  perdere  alle  aziende
  fatturato  che  non si recupererà, quote di mercato in  agricoltura
  oggi  occupata  da spagnoli e greci, accumulando merci  deperite  e
  danni   per  centinaia  di  milioni  di  euro.  Tutto  questo   era
  necessario?
   Parlare  con il senno del poi è tanto facile quanto oggi ancora  a
  caldo  è  scontato;  è banale dirlo, ma forse,  se  si  fosse  solo
  impedito che le autocisterne di carburante lasciassero la Sicilia e
  si  fosse  bloccata l'importazione di beni di consumo  dall'Italia,
  avremmo  potuto  ottenere  lo  stesso  risultato  evitando  di  far
  soffrire  i  siciliani.  Certo, oggi occorre  non  dividerci,  come
  sempre   e  troppo  spesso  noi  siciliani  siamo  bravi  a   fare,
  soprattutto  il  ceto politico siciliano che,  a  causa  di  queste
  manifestazioni,  ha  mostrato tutta la sua  inadeguatezza,  la  sua
  incapacità ad anticipare le questioni sociali, ad interpretarle e a
  governarle.  Se  ci  fate  caso la politica  siciliana,  in  questa
  settimana  di  trambusto e nervosismo, di errori  e  di  iniziative
  generose,  ha  evidenziato ancora una volta, e  speriamo  un'ultima
  volta, la sua inattualità.
   I  problemi  della  Sicilia sono enormi. I partiti  e  gli  schemi
  politici  nazionali  e tradizionali è ormai chiaro  che  non  vanno
  nella  stessa direzione degli interessi dei siciliani, comprese  le
  parole al vento che abbiamo sentito prima.
   Noi  dell'MPA abbiamo compreso queste ragioni, forse  non  abbiamo
  giustificato  interamente le modalità di  questa  protesta.  Ma  le
  istanze,  signor Presidente, sono quelle per cui noi siamo  nati  e
  saremmo    due   volte   disonesti   se   contemporaneamente    non
  riconoscessimo che, dove non è riuscita la politica a rappresentare
  giuste  istanze, alcuni ceti sociali e categorie del  lavoro  hanno
  dovuto  fare  da sé, magari eccedendo e sbagliando.  Pur  tuttavia,
  dobbiamo ammettere che, fra quelle gente disperata, ce n'era  tanta
  in buona fede, onesta, che non vuole appartenere alla categoria dei
  fatalisti e dei rassegnati. Basterebbe, in futuro, fare la cernita,
  eliminare  i  rami  secchi,  gli  opportunisti  e  i  difensori  di
  interessi  personali  o,  addirittura,  mafiosi.  Non  è  poi  così
  difficile
   Ma,  soprattutto, quello che oggi i politici siciliani devono fare
  -  quello  che  noi dobbiamo fare - è rappresentare le  motivazioni
  giuste,  nel luogo giusto, signor Presidente, che è Roma,  e  nelle
  sedi giuste che sono le istituzioni nazionali, non contro Monti, ma
  contro  un  sistema statale da pochi mesi affidato a Monti   ed  un
  sistema  di partiti nazionali da 150 anni nord-centrico, che  hanno
  abbandonato la Sicilia e il Meridione al proprio destino.
   Oggi  la protesta ci dice che i Siciliani ci vogliono uniti  nella
  difesa  di  interessi, che non sono di una parte  e  abbiamo  tutti
  l'obbligo  di  mettere  al centro la voglia di  condividere  queste
  istanze  e  di  andare a protestare, se è necessario,  ma  a  Roma,
  ottenendo risultati e ottenendo, una volta per tutte, per  esempio,
  la defiscalizzazione sui carburanti consumati nell'Isola; ottenendo
  la  piena applicazione dello Statuto; chiedendo spiegazioni, signor
  Presidente, sul comportamento di un Commissario governativo che  ci
  commissaria  e  non  ci  autorizza  il  finanziamento  del  credito
  d'imposta.
   Ecco  cosa  dobbiamo fare, uniti nella lotta,  uniti  nelle  idee,
  senza subire interferenze, riconoscendo che solo avendo l'autonomia
  di poter difendere liberamente e senza condizionamenti le tematiche
  in  questione  si  può evitare di cadere negli errori  del  passato
  remoto  e  recente, ed è possibile ritrovare un legame di reciproco
  rispetto con i siciliani tutti, quelli che protestano e quelli  che
  non  protestano,  ma sono stanchi e si aspettano cose  nuove,  idee
  nuove,  fatti nuovi, lotte nuove, metodi nuovi, politici nuovi  che
  lottano uniti per gli interessi veri della nostra gente.
   Signor Presidente, concludo. Mi chiedo se sapremo mettere da parte
  rivalità  e  protagonismi per una settimana, per un  mese,  per  il
  tempo necessario
   E'  ora di rinunciare alle promesse non mantenute o alle mance,  e
  questo  lo dico ovviamente al signor Presidente della Regione,  che
  di umiliazioni in questi anni ne ha dovute subire tante.
   E' ora di far valere veramente le ragioni della nostra autonomia e
  del nostro Statuto.
   Pertanto,  caro Presidente Lombardo, mercoledì vada dal Presidente
  del  Consiglio  Monti  con delle richieste  condivise  da  tutti  i
  politici siciliani, da tutta l'Assemblea regionale, con uno Statuto
  in mano e con la determinazione che i siciliani si aspettano e che,
  ovviamente, a lei non manca.
   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marrocco.  Ne  ha
  facoltà.

   MARROCCO.  Signor  Presidente, signor  Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  signori Assessori,  non mi  dilungherò  sugli
  interventi che i miei colleghi hanno testé fatto, anche sulla  base
  di una condivisione di massima delle proposte che a vario titolo  i
  gruppi   parlamentari,  attraverso  gli  interventi  che  si   sono
  susseguiti, hanno fatto da questo pulpito, anche perché il  momento
  che  stiamo  attraversando  dovrebbe, Presidente,  farci  ragionare
  all'unisono.  Dovrebbe  farci  comprendere  che,  al  di  là  delle
  posizioni di partito, delle posizioni politiche, quello che  stiamo
  affrontando,  la  partita che si sta giocando che  non  è  soltanto
  localistica,  che  non  è  regionale, che  non  è  neanche  e  solo
  nazionale,   è  una  partita  di  più  ampio  respiro,   difficile,
  comprensibilmente  difficile perché investe  trasversalmente  tutti
  gli  ambiti  della  nostra comunità, in quanto  quella  che  stiamo
  vivendo  non è soltanto una crisi finanziaria - ormai ce  ne  siamo
  resi  conto  da tempo -, è una crisi strutturale che  è  figlia  di
  scelte che più volte ho definito scellerate, che hanno investito la
  nostra  storia recente, che ha visto nel nostro passato, purtroppo,
  una certa classe dirigente svendere più volte il nostro territorio.
  Svenderlo  sull'altare di interessi che, evidentemente,  rispondono
  ad  altre  lobby, a lobby esterne a questo territorio, alla  nostra
  comunità; svenderle per esempio alle lobby delle multinazionali del
  petrolio  che  in  questa terra hanno fatto la  loro  fortuna,  che
  attraverso  questa terra producono e raffinano  oltre   il  40  per
  cento  del  prodotto  nazionale, ed anche in riferimento  ad  altri
  interessi, agli interessi di altre grosse industrie che  in  questo
  territorio hanno fatto la loro fortuna.
   Più  volte,  nel corso della storia, questa terra ha  svenduto  la
  propria libertà sull'altare di piccoli interessi di bottega ed ecco
  perché, al di là delle proposte che condividiamo, che i vari gruppi
  parlamentari  hanno  fatto  e continueranno  a  fare  sottolineando
  l'importanza  che  questo  Governo,  domani,  attraverso   la   sua
  delegazione e insieme al Presidente del Parlamento, riusciranno  ad
  intavolare una discussione paritaria col Governo nazionale, con  le
  proposte che si vogliono sottolineare e che investono i temi  delle
  infrastrutture,  i  temi  della  defiscalizzazione,  i  temi  della
  creazione  di  possibili zone franche sul territorio  siciliano,  i
  temi  più  ampi  degli  investimenti che devono  essere  fatti  sul
  territorio  nazionale  in maniera eguale perché,  nel  corso  degli
  ultimi anni, questo non è accaduto. Basta guardare i numeri,  basti
  farli  notare  anche  all'attuale Presidente del  Consiglio,  degli
  investimenti   che  sono  stati  fatti  in  questi   ultimi   anni,
  soprattutto  a  favore del Nord e non a favore  del  Mezzogiorno  e
  della Sicilia tutta.
   Al di là di queste proposte e sull'atteggiamento che il Presidente
  della  Regione  e  che questa delegazione domani  dovrà  avere  nei
  confronti  del Presidente del Consiglio, noi dobbiamo ritornare  ad
  avere  un  atteggiamento orgoglioso, un atteggiamento  che  difenda
  veramente gli interessi di questo territorio, che non svenda - come
  è  stato  fatto nel passato, sull'altare di interessi  altri  -  la
  difesa di questa Terra, di questa comunità.
   Io ho condiviso lo spirito della protesta di questi giorni, non ne
  giustifico il metodo, non sono d'accordo sull'atteggiamento  e  sul
  metodo di protesta, ma comprendo e capiamo tutti cosa sta accadendo
  nei gangli più importanti della nostra società, il malcontento,  la
  grave  crisi  che ha raggiunto tutti quanti noi. E' sull'altare  di
  questo  solo  interesse che domani il Governo  dovrà  assolutamente
  tenere   la  barra  dritta,  difendere  gli  interessi  di   questo
  territorio  con  queste  proposte  e  con  un  atteggiamento   che,
  finalmente, veda il Governo regionale e questa Terra dialogare allo
  stesso livello col Governo nazionale.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI. Onorevole Calanducci, non faccia demagogia.

   CALANDUCCI.  Signor Presidente, signor Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, effettivamente è vero, onorevole Cracolici, non
  bisogna  andare nella direzione della demagogia perché  il  rischio
  c'è e l'occasione può essere anche stimolante.
   Oggi, associare un grido di dolore o di allarme nei confronti  del
  popolo siciliano, che è in disagio ed è sofferente, è molto facile.
  Però  è chiaro che chi ricopre un ruolo come il nostro ha il dovere
  di  dire  a  sé  stesso  cosa ha fatto prima per  poter  evitare  e
  prevenire  questo  disagio  e  questa condizione  attuale,  che  ha
  portato a queste giuste rimostranze.
   Il  primo punto che voglio sottolineare riguarda l'analisi di  una
  problematica così variegata e così articolata che si può fare  solo
  se  si parte dal presupposto che dobbiamo restare uniti. E se è  un
  atteggiamento che può essere scambiato per demagogico, questo  deve
  essere  condiviso dall'intera Assemblea come altre  volte,  non  lo
  spirito ma il risultato, è stato fatto.
   Non voglio dilungarmi nell'analisi delle problematiche che ritengo
  siano  state  fondamentali per arrivare a questo punto;  però,  non
  posso  nascondere  a  me  stesso e a voi che  già  altre  volte  in
  quest'Aula ho partecipato anche a valutazioni su come la Sicilia si
  trovi  in condizione di difficoltà oggettiva, benché fornita di  un
  idoneo  strumento  che è lo Statuto, non interamente  applicato,  e
  tante   volte  quest'Aula  -  e  assieme  a  me  anche  il   gruppo
  parlamentare  dell'onorevole Cracolici - ha visto l'onta  di  norme
  impugnate  e  io credo non provvidamente, anche perché ritengo  che
  una volta per tutte quest'Aula debba prendere coscienza che non può
  permettere  a  nessuno di essere commissariata. E'  vero  che  deve
  esserci   un  profondo  senso  di  collaborazione  con  un   organo
  istituzionale  come il  Commissario dello Stato, che possa  portare
  alla  sintesi  di  norme produttive, ma è anche vero che  il  ruolo
  della  politica deve tornare ad essere primario e la politica  deve
  rappresentare  la giusta istanza di un territorio. Altre  volte  ci
  siamo  confrontati  su  argomenti che interessavano  largamente  la
  popolazione siciliana, ed anche oggi lo stiamo facendo.

                 Presidenza del Vicepresidente Formica

   Negli  anni  60, la nostra terra è stata sottoposta ad una  truffa
  culturale  e chi ne ha pagato le conseguenze per primi  sono  stati
  l'agricoltura e gli agricoltori che di questa si occupavano, perché
  passò il messaggio che non era edificante occuparsi di agricoltura,
  bisognava   attenzionare  altre  forme  di  economia  come   quella
  industrializzata  o  i poli petrolchimici che -  se  allora  magari
  potevano  trovare  una giustificazione per i posti  di  lavoro  che
  riuscivano  a  creare  -  oggi,  quello  che  ci  lasciano  è   una
  devastazione    del   territorio   che,   se   trova    spiegazione
  nell'occupazione,  non  può trovare spiegazione  nella  vivibilità,
  nelle   malattie,  nei  tumori,  nei  cancri,  nelle  malformazioni
  neonatali  a  cui  le zone interessate di questi insediamenti  sono
  sottoposte.
   Accanto a tutto questo, va sottolineata la beffa per la quale  non
  solo  quei  territori  hanno  perso in termini  di  occupazione  di
  allora,   ma  non  hanno  avuto  nessun  ritorno  sotto  forma   di
  agevolazioni fiscali o di possibilità di acquistare carburante  che
  non  contenesse  al  proprio  interno  le  accise  che,  in  parte,
  dovrebbero legittimamente andare alla Regione siciliana e in  parte
  dovrebbero  servire  a permettere l'attività di  autotrasporto  che
  agevoli la categoria.
   Per non dilungarmi, siccome non è facile, chiaramente, individuare
  con  la  bacchetta magica qualcosa che probabilmente avremmo dovuto
  attenzionare  in maniera diversa nei decenni trascorsi,  mi  chiedo
  oggi  cosa  si può fare e, personalmente, chiedo al Presidente  che
  assieme  a quell'istanza che porterà a Roma e che sicuramente  sarà
  confortata  trasversalmente da quest'Aula - perché non  c'è  dubbio
  che  le  istanze sono non solo legittime, ma sacrosante - ci  siano
  delle  misure  straordinarie che possiamo cominciare a  pensare  di
  realizzare noi stessi.
   Oggi  l'agricoltura, vero volano dell'economia siciliana, la pesca
  e  la  politica di accoglienza necessitano di norme immediate e  mi
  chiedo che cosa si potrebbe fare.
   Due  anni  fa il Presidente, dopo un dibattito molto articolato  e
  con  l'unanimità dell'Aula, con un emendamento permise di destinare
  20-30  milioni  di  euro  all'agricoltura e  all'agrumicoltura,  in
  particolare,  per raccogliere il frutto pendente in un  momento  di
  grande  difficoltà  - perché quando si vuole sostenere  un'economia
  bisogna  rendersi conto che bisogna sapere investire -  per  potere
  ritirare   questo   frutto  pendente  del  quale  oggi   condizioni
  atmosferiche particolari, pur non intaccandone la qualità, ne hanno
  diminuito  la  possibilità  di  diffusione  perché  è  di   piccola
  pezzatura.
   Questo   è   fondamentale.  Bisogna  individuare  come   fare,   e
  sicuramente assieme alla promozione ci sono altre forme.
   In  secondo luogo, e vado alla conclusione, un intervento, in ogni
  caso,  che permetta agli autotrasportatori che trasportano la merce
  nostra,  dei  nostri  produttori agricoli,  dei  nostri  produttori
  agrumicoli  di  avere  una forma di agevolazione  per  comprare  il
  carburante e di poter abbattere i costi di trasporto.
   Il  terzo  annuncio, anche d'accordo col Governo, con  l'assessore
  Armao  e  con  i  vostri uffici, riguarda - ed è  già  in  fase  di
  ultimazione - un disegno di legge sulla SERIT, che ha tre obiettivi
  fondamentali:  uno,  abbattere  tutti  gli  oneri  accessori,  cioè
  mantenere  soltanto i debiti in sorte capitale; due,  permettere  a
  chi è vessato da migliaia, e forse milioni, di cartelle esattoriali
  di  poter  continuare la propria attività senza  vedere  interrotta
  ogni  forma di finanziamento; terzo, non la facoltà, ma in  qualche
  maniera  l'obbligatorietà  per chi  ne  fa  richiesta,  di  vedersi
  diluito  e frazionato il debito. E' quello che possiamo e  dobbiamo
  fare, ciò sicuramente aiuterà la nostra economia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   RAGUSA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, in  questi  giorni
  abbiamo  assistito tutti a quanto  è accaduto nella nostra  Sicilia
  ed,  in  particolare, a quanto è accaduto nella Sicilia  orientale,
  che ha visto la provincia di Ragusa fortemente interessata a questo
  tipo  di  fenomeno, ma un po' tutte le province, Siracusa, Catania,
  Caltanissetta. Lì, in quelle nostre zone, si vive di agricoltura  e
  si  vive  male in questo momento perché i nostri prodotti non  sono
  valorizzati,  non  sono  pagati per quello che  meritano.  Domenica
  mattina, in via straordinaria, siamo arrivati qui in Assemblea -  e
  devo ringraziare il Presidente Cascio che ci ha dato la possibilità
  di  incontrarci  in Sala Rossa insieme ai rappresentati  di  questo
  movimento particolare, che sono  I Forconi  e  Forza d'urto   e  in
  quella  sede   è  stato stilato un documento,  con  dei  punti  che
  assegniamo  all'Aula e al Presidente della Regione Lombardo  perché
  se  ne faccia carico, in quanto è chiaro che il grande disagio  che
  abbiamo  vissuto  in  questi giorni non  può  certamente  lasciarci
  indifferenti.
   Io  ho  sempre utilizzato, Presidente Lombardo, il  noi  in questa
  circostanza,  perché  sono convinto che su  questo  argomento  così
  importante che riguarda società, economia e politica, non ci si può
  dividere,  anche  se  in un certo momento si è  cercato  di  andare
  avanti senza una regolare impostazione degli organi rappresentanti.
  Bene,  abbiamo  fatto in tempo a raddrizzare la barra;  oggi  siamo
  artefici   tutti   quanti,  siamo  stati   chiamati   alle   nostre
  responsabilità un po' tutti.
   Da  dove  vogliamo iniziare, dal fatto che lei  andrà  a  Roma  ad
  incontrare Monti?
   Bene, sappia e le dico, per quanto mi riguarda, che non solo tutti
  e  novanta  saremo  con lei in modo trasversale  e  bipartisan,  ma
  vorrei  dirle che forse saremo novantuno, forse cento, forse cinque
  milioni,  perché noi abbiamo grandi aspettative su questo  incontro
  di  mercoledì,  perché è chiaro che ci sono delle norme  che  vanno
  affrontate col Governo nazionale, perché abbiamo capito ed oggi  in
  III  Commissione,  secondo  me, abbiamo  fatto  un  ottimo  lavoro:
  abbiamo  chiamato il rappresentante della SERIT che ci ha  spiegato
  che,  per  quanto  riguarda  le  tasse  appartenenti  alla  Regione
  siciliana, forse si può pensare ad una moratoria, ma che per quanto
  riguarda i debiti contratti con l'INPS e con altri enti c'è bisogno
  di un regolamento nazionale, tant'è che la III Commissione inviterà
  il  Presidente  nazionale dell'INPS qui in Sicilia per  cercare  di
  capire,  insieme  al  Servizio studi dell'Assemblea,  come  si  può
  organizzare  un disegno di legge che metta nelle condizioni  coloro
  che  hanno contratto debiti con l'INPS di uscire da questo  empasse
  terribile.  Purtroppo,  la SERIT agisce  in  modo  razionale  senza
  pensare  che  dietro ogni azienda c'è l'uomo, ci sono le  famiglie;
  personalmente  ho visto raccolti in questi sit-in, fatti in  questi
  giorni,  non  solo  uomini, ma anche donne, bambini, famiglie,  per
  gridare  il  dolore  immenso  che vive l'economia,  che  vivono  le
  famiglie. Ecco perché penso che bisogna in qualche modo regolare il
  rapporto  della  SERIT  con i cittadini. Non è  possibile  bloccare
  un'azienda, bloccare un mezzo che magari ha un valore di 5.000 euro
  e  che  poi è l'unico mezzo che permette al conduttore dell'azienda
  di  raggiungere i propri campi, i propri terreni per  continuare  a
  produrre  quell'economia e quel finanziamento  che  servirà  poi  a
  pagare  i  debiti  con la SERIT stessa; così come non  è  possibile
  vedersi triplicare il proprio debito.
   Tutto questo, dal mio punto di vista, è una grande ingiustizia.
   Ma  sono  convinto che come me la pensate anche voi, la  pensa  il
  Presidente  della  Regione, la pensa il Presidente  dell'Assemblea,
  perché questa collettività, questa società è la nostra isola, è  il
  nostro  ambiente, dove noi lavoriamo e dove noi ci muoviamo  e  c'è
  bisogno  anche di un'azione forte, come quella fatta dal capogruppo
  dell'UDC, Giulia Adamo che, esasperata dai tanti appelli, dai tanti
  moniti  lanciati in Aula e nelle Commissioni, grida dicendo  quello
  che  ha detto. Ecco perché penso di poter condividere quanto  detto
  dal   mio  capogruppo, e non solo quello che ha detto il capogruppo
  ma  anche  quello  che  tutti i colleghi da  questo  scranno  hanno
  enunciato.
   Un  ultimo  appello  che mi sento di fare al  mio  Presidente,  al
  nostro Presidente, perché è anche il nostro Presidente, è quello di
  dare attuazione alla legge n. 25.
   Presidente  Lombardo, dica all'assessore per le  risorse  agricole
  D'Antrassi  che non è difficile applicare la legge 25,  esitata  in
  questa  Aula;  lei può rappresentare in questa legge una  parte  di
  quello che serve alla nostra agricoltura. Qualora non ce ne fossero
  le  condizioni,  spieghi all'Aula come possiamo fare  ad  aiutarla,
  Presidente,  ad  aiutare  tutti  voi,  perché  in  questo   momento
  specifico  io,  Orazio Ragusa, intendo continuare  un  rapporto  di
  collaborazione  con il Governo regionale per far sì  che  tutto  si
  risolva  nel miglior modo possibile. Lo faccio in nome e per  conto
  della  gente che ci sostiene, che ci ha aiutato e che ci tiene  qui
  in questa Assemblea e con la stessa volontà e con la stessa tenacia
  vorrei  continuare ad incontrare tutti gli amici e le famiglie  che
  ci sostengono.

   PRESIDENTE,  E'  iscritto  a parlare l'onorevole   Romano.  Ne  ha
  facoltà.

   ROMANO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   intervengo
  brevemente  per rivolgermi al governatore e a lui per rivolgere  un
  appello   al  presidente  Monti.  Io  sarò  brevissimo,  presidente
  Lombardo.  E'  passato  sotto  tono, a  causa  di  questa  protesta
  legittima, alla quale io comunque esprimo solidarietà e mi  ritrovo
  sugli  interventi  che  mi hanno preceduto, il  fatto  che  qualche
  giorno  fa il CIPE  - e mi riallaccio al suo intervento, presidente
  Lombardo,  legato al tema dei trasporti e alla citazione  dell'area
  dello Stretto - ha cancellato, con un colpo di penna, un miliardo e
  600 milioni di cofinanziamento per le opere del ponte sullo Stretto
  di Messina.
   Credo che non sia cancellata l'opera, così come chiarito ieri  dal
  sottosegretario, né chiusa la società  Ponte dello Stretto . Ma  un
  sistema siciliano senza il ponte, un sistema di trasporti senza  il
  ponte oggi non è più immaginabile.
   Vorrei ricordare e, quindi, invitare lei, Presidente Lombardo,  ad
  inserire domani nell'incontro, come elemento di discussione, questa
  cancellazione le cui  risorse dopo verranno spalmate  a  pannicelli
  caldi ,  e  già  ci sono alcune indiscrezioni su altri  interventi,
  quei  famosi  interventi  a pioggia che poco  hanno  fatto  per  lo
  sviluppo del nostro Mezzogiorno.
   Torno  a  parlare  dell'opera del Ponte dello Stretto,  del  quale
  molti  di  noi sono innamorati, su cui questo Governo,  eletto  nel
  2008,  ha  fatto  anche  un  punto del  suo  programma,  Presidente
  Lombardo.
   E  ricordo non l'opera in se stessa, ma il modello di sviluppo che
  avevamo immaginato essere possibile attraverso il ponte. Ricordo il
  tema  del  Corridoio  1, ricordo ancora, Presidente  Lombardo,  che
  soltanto  qualche  mese addietro, quando per un attimo  si  ventilò
  l'ipotesi  di  cancellare il ponte sullo Stretto, qualcuno  con  un
  colpo di penna da Napoli staccò il Corridoio1 su Bari per portare i
  flussi sui Balcani. Reagimmo tutti in quella occasione.
   Ho  visto un intervento, ma è passato sotto tono: in Val  di  Susa
  resta l'alta velocità, le grandi opere strategiche restano, il tema
  dell'area  integrata  dello Stretto, quale porta  della  Sicilia  e
  chiave per il sistema dei trasporti regionale, salta.

                   Presidenza del Presidente Cascio

   Nell'esprimere e rinnovare la solidarietà agli amici che in queste
  settimane sono state per la strada legittimamente, rimproverando ad
  essi  di  avere  trasformato questa protesta in  tanto  disagio  e,
  quindi,  probabilmente  abbiamo  fatto  una  guerra  tra  poveri  e
  credendo  che  domani  non sarà un incontro risolutivo,  ma  saremo
  tutti  là,  chi  potrà  venire  e chi  non  potrà  venire,  a  dare
  solidarietà ad una Sicilia che ha voglia di riscatto, che ha voglia
  di  recuperare un gap infrastrutturale ed essere aiutata ad  uscire
  da  questo isolamento fisico, oltre che culturale, io credo che  la
  città di Messina che, per trenta anni ha sognato quest'opera -  con
  qualche  polemica ma che ha sognato per trent'anni questa  opera  -
  possa  anche  domani, Presidente Lombardo, essere  difesa  dal  suo
  intervento, dal suo incontro col Presidente Monti perché questo sia
  un  elemento  chiave rispetto ad un sistema dei  trasporti  che  ha
  bisogno  sicuramente anche di questa opera per  essere  rilanciato.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla fine comunque
  i nodi vengono al pettine, e i nodi sono venuti al pettine perché i
  siciliani   e,  quanto  prima  ritengo  anche  l'intero  Meridione,
  esploderanno.  I  siciliani hanno già dato,  con  le  proteste  del
  Movimento dei  Forconi , una grande dimostrazione dell'insofferenza
  verso  una  gestione  politico-amministrativa che  tutto  ha  fatto
  tranne  che  programmare interventi, programmare la  spesa,  creare
  sviluppo o creare occupazione.
   Noi non ci possiamo nascondere dietro il dito del destino cinico e
  baro,  ma  dobbiamo  prendere atto che,  soprattutto  negli  ultimi
  quattro  anni, abbiamo assistito più all'intenzione di  programmare
  nuovi governi, nuovi direttori, nuove forme di gestione del potere,
  anziché spendere i soldi che avevamo. Questo, caro Presidente,  non
  ce lo possiamo negare perché è sotto gli occhi di tutti.
   Orbene,  siccome  non  siamo in una regione dove,  come  al  Nord,
  l'economia  privata è spesso preponderante rispetto  all'intervento
  pubblico,  ma siamo, purtroppo, in una regione dove è preponderante
  l'intervento  pubblico,  nel momento in  cui  si  blocca  la  spesa
  comunitaria, nel momento in cui  si blocca la spesa dei fondi  FAS,
  nel momento in cui si è bloccata la macchina della Regione, è ovvio
  che si è fermata l'economia. E se, poi, tutto questo si è innestato
  in  un  contesto  di  crisi più ampia, non  può  che  derivarne  il
  disastro e abbiamo assistito ormai da tempo al disastro, assistiamo
  tutti i giorni al disastro.
   Pertanto,  facciamo  mea  culpa  per  quello  che  è  accaduto  ed
  invitiamo il Governo regionale a fare mea culpa per ciò che è stato
  o  meglio per ciò che non è stato, per ciò che non ha fatto, per il
  rischio  concreto  di  restituire indietro buona  parte  dei  Fondi
  europei,  il  che grida vendetta a fronte del fatto  che  la  gente
  muore  di  fame.  E  poi  voglio  riallacciarmi,  perché  il  tempo
  purtroppo  è tiranno, alla questione  ponte sullo Stretto ,  perché
  l'altra  cosa  grave,  ma veramente grave, è stato  lo  scippo,  la
  rapina a mano armata operata dal governo Monti nei confronti  della
  Sicilia,  un  governo che non è passato attraverso le consultazioni
  elettorali  e  che  si è permesso di toglierci,  di  rubarci  dalle
  tasche, dalle nostre tavole, un miliardo e seicentomilioni di  euro
  senza che nessuno abbozzasse, almeno fino ad oggi, ad una reazione,
  questa sì forte, perché un miliardo e seicentomilioni di euro è una
  cifra  impressionante,  è l'unica cifra dello  sviluppo  possibile,
  perché senza il ponte non avremo altro, così come non abbiamo avuto
  altro  in passato. E chi dice che con i soldi del ponte si  possono
  costruire  le altre infrastrutture mente sapendo di mentire, oppure
  è  un  povero illuso, o è un povero handicappato mentale perché  la
  risposta  è:  chi ha impedito in questi sessant'anni di  realizzare
  quelle infrastrutture? .
   Il  ponte non c'è stato e non ci sono state le  infrastrutture,  è
  vero casomai il contrario.
   Solo  attraverso la costruzione del ponte ci sarà lo sviluppo  per
  la  Sicilia,  perché a quel punto sarà obbligatorio  velocizzare  i
  trasporti  ferroviari,  a  quel punto sarà obbligatorio  realizzare
  l'alta  velocità,  l'alta  capacità,  le  reti  autostradali,   gli
  interporti,  le  reti  portuali;  solo  costruendo  il  ponte  sarà
  obbligatorio farli, perché altrimenti ci diranno ciò che  ci  hanno
  detto  per  sessant'anni,   a  che serve  velocizzare  i  trasporti
  all'interno   dell'Isola,  se  poi  bisogna   attendere   ore   per
  l'attraversamento  dello  stretto?  Il  grande  inganno   E  questo
  governo,  che non è stato eletto dal popolo, la prima cosa  che  ha
  fatto è stata rubarci quei soldi, e l'ulteriore dimostrazione della
  mala fede e del fatto che quando dicono che li utilizzeranno per la
  Sicilia  non è vero, l'ha data subita, perché il CIPE quel miliardo
  e seicentomilioni li ha distribuiti al Nord, dodici milioni di euro
  solo  in Sicilia e altrettanti credo in Calabria, una vergogna,  un
  insulto
   E  allora  questa  sì, assieme alle altre rivendicazioni,  ma  più
  delle altre rivendicazioni, deve essere la battaglia da fare, anche
  bloccando lo Stretto, anche bloccando le raffinerie, ma non  contro
  la  Sicilia,  ma non impedendo ai nostri prodotti di raggiungere  i
  mercati, bensì impedendo alle navi che trasportano il raffinato, di
  raggiungere  il resto d'Italia. Solo così, se non saremo  ascoltati
  da  questo Governo non legittimato a Roma, potremo ottenere ciò che
  ci spetta, le infrastrutture necessarie, il che significherà lavoro
  per l'intera Regione e per i prossimi dieci anni.
   E' questo che ci hanno scippato: ci hanno distrutto il presente  e
  ci hanno rubato l'avvenire.
   Questa  è  la battaglia che, più di ogni altra, bisogna  fare  con
  tutte le nostre forze.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  devo  dire  che
  ascoltando   l'intervento  iniziale  del  Presidente  Lombardo   la
  delusione  è  stata  veramente forte perché mentre,  di  fatto,  la
  Sicilia  sta  bruciando, ascoltare questa relazione deludente,  sia
  sotto  l'aspetto  dei contenuti ma soprattutto della  strategia  da
  parte  del  Presidente della Regione, è una  cosa  che  davvero  mi
  preoccupa  e che deve preoccupare tutti i siciliani che  in  questo
  momento  stanno protestando, e sta protestando la Sicilia vera,  la
  Sicilia  che  lavora, la Sicilia che produce,  sicuramente  non  la
  Sicilia  mafiosa,  come qualcuno qualche giorno fa  l'ha  definita.
  Stanno    protestando   i   pescatori,   gli    agricoltori,    gli
  autotrasportatori, gli artigiani, tutte quelle attività  produttive
  che  spesso in Aula, ma peggio ancora nelle sale dorate di  Palazzo
  D'Orleans non hanno mai trovato dimora.
   Oggi  è  facile per il presidente Lombardo venire in Aula, secondo
  il   mio   punto   di   vista,  ad  offendere  l'intelligenza   dei
  parlamentari.  Ci  racconta che domani  andrà  a  Roma,  insieme  a
  quattro suoi assessori e insieme al Presidente dell'Assemblea,  per
  incontrare  Monti  e probabilmente, non si comprende  bene  perché,
  domani  senza strategia, senza logica, senza prospettiva,  dovrebbe
  risolvere i problemi che, ricordo a me stesso, da quattro  anni  il
  presidente  Lombardo non ha risolto, perché il presidente  Lombardo
  non  è  oggi  al  suo  discorso di insediamento.  E'  stato  eletto
  nell'aprile  del 2008. Nell'aprile del 2012 questo governo  compirà
  quattro anni.
   Mi volete dire, e mi rivolgo alla maggioranza, nei bilanci e nelle
  finanziarie  che abbiamo approvato e che sono le leggi fondamentali
  dato  che il bilancio rappresenta la trasformazione in numeri delle
  scelte  politiche del governo, un solo provvedimento che sia andato
  verso   l'interesse   dei  pescatori,  degli   agricoltori,   degli
  autotrasportatori? Nemmeno uno, a prova di smentita.
   Nemmeno  uno. Io ricordo che per trovare la copertura  finanziaria
  per  pagare le calamità naturali alle imprese di pesca ai pescatori
  e  i danni per la peronospora - parlo di appena sessanta milioni di
  euro  -, abbiamo dovuto fare le barricate e io e l'onorevole  Adamo
  siamo  stati  quasi derisi perché venivamo in Aula a  disturbare  i
  lavori perché parlavamo, appunto, di pescatori e di agricoltori.
   E'  una vergogna  I parlamentari che difendono queste categorie  e
  non  si  rendono conto che, invece, bisogna parlare come  parla  il
  presidente Lombardo, come parla il suo Governo, a sostegno  di  una
  politica  clientelare,  a  sostegno  di  una  politica  passiva,  a
  sostegno di una politica che non ha mai guardato agli interessi dei
  veri polmoni economici della nostra Regione.
   Ora,  il  presidente Lombardo viene qui questa sera a  raccontarci
  che  domani,  non  si capisce per quale dannata  ragione,  dovrebbe
  risolvere col Presidente del Consiglio Monti questi problemi.
   Presidente  Lombardo, prima di capire quello che  lei  domani  può
  andare a fare a Roma sappia che ha il pieno ed assoluto sostegno di
  tutto  il  nostro Gruppo, del gruppo  Grande Sud  - non  penso  che
  nessun  parlamentare si possa mai tirare indietro rispetto a questo
  - e mi spiega come mai oggi ci sono provvedimenti che si potrebbero
  fare nel giro di cinque minuti e non si fanno?
   Mi   vuole   far   capire   come   mai   il   direttore   generale
  dell'Assessorato risorse agricole, la dottoressa  Barresi,  che  mi
  risulta  essere  una sua fedelissima - ricordo a tutti  che  qui  i
  direttori generali si nominano in base al fatto se si è fedeli o no
  -  rimane  al  suo  posto, mentre il direttore Giglione,  a  cui  è
  scaduto  il contratto, va a casa? E poi lo sa che questa  dirigente
  da  tre  anni  non  riesce  a produrre un atto  che  permetta  agli
  agricoltori  di  incassare  la misura agro-ambientale  per  poterla
  portare  da  quattrocento a novecento euro? Questa è un misura  che
  già  esiste,  non occorre che lei vada a Roma da Monti.  Basta  che
  chiami  la  dottoressa Barresi e si faccia spiegare perché  da  tre
  anni  prende  in  giro  l'intero Parlamento  e,  dopo,  che  faccia
  un'altra  telefonata all'assessore D'Antrassi  per  farsi  spiegare
  perché,  dopo  che  abbiamo già approvato in bilancio  ben  quattro
  milioni  di  euro  per  pagare  il rimborso  del  caro  gasolio  ai
  pescatori,  l'assessore  D'Antrassi non  riesce  a  predisporre  il
  relativo  decreto attuativo. Sta tutto il giorno in giro  vicino  a
  chi  rappresenta la pesca, secondo lei, a fare passerelle  in  giro
  per  il mondo, a tagliare i nastri di inaugurazione, ma non produce
  mai nulla.
   Presidente  Lombardo,  guardi in casa sua,  non  parli  sempre  di
  giunta  politica, di giunta non politica, di direttori   Guardi  la
  Sicilia, guardi i problemi che abbiamo.
   Intervenga  lei,  invece  di nominare la  Barresi  addirittura  ad
  interim, non riesce a fare le cose in agricoltura e la nomina  pure
  a  rappresentare la pesca, perché, evidentemente, tra  i  direttori
  generali  oggi in pectore non c'è qualcuno che si possa mettere  la
  casacca  dell'MPA. Ma fatelo, lo faccia, ha il governo tecnico,  il
  governo politico, nomini i direttori, scorra la lista dell'MPA e li
  nomini tutti. Ma salvi e liberi la Sicilia, signor Presidente
   Qui  ci  sono settori produttivi che stanno implodendo, a  livello
  economico  la  situazione è davvero drammatica.  E  allora,  signor
  Presidente, é importante che lei vada a Roma ed è importante che ci
  vada forte del momento di unità di tutto il Parlamento, di tutte le
  forze politiche.
   Ma per  poter affrontare realmente la guerra che ci sarà a Roma  -
  o  lei pensa che Monti le dirà che non ci sono problemi e che  farà
  per  la  Sicilia  le  cose che lei chiede? -  occorre  avere  idee,
  occorre avere anche il coraggio di essere davvero il rappresentante
  di  questa Terra, cosa che finora lei non ha fatto in questi  anni,
  tranne  qualche volta venire qui, lei o qualche assessore, a  dirci
   sono stato a Roma e non sono riuscito a ottenere nulla .
   Ma  i  siciliani  non  l'hanno votata per  sentirsi  dire  questo,
  l'hanno  votata per capire quello che lei realmente vuole  fare.  E
  noi  di  Grande  Sud ancora una volta, e il Parlamento  ancora  una
  volta,  le  dà una chance: abbiamo votato la legge di modifica  del
  comma  2  dell'articolo 36, perché il nostro Statuto, che pensavamo
  fosse  da  questo  punto di vista a favore delle imprese,  recitava
  ancora - assessore Venturi, lei mi guarda come se io fossi un pazzo
  ma  la tranquillizzo dicendo che sono assolutamente sereno - che le
  imposte  di  produzione  delle aziende  che  raffinano  in  Sicilia
  dovevano  andare  a  Roma,  mentre noi dicevamo  nelle  piazze  che
  spettavano alla Sicilia.
   Questa  legge c'è, il Parlamento l'ha votata. Domani, quando  sarà
  da  Monti,  chieda che il Parlamento nazionale possa fare diventare
  questa legge di riforma costituzionale una realtà.
   Ciò  significa, in termini economici, un risparmio  di  ben  sette
  miliardi di euro l'anno che rimarrebbero nelle nostre casse che, mi
  auguro,  il  Presidente  Lombardo non utilizzi  sempre  per  quella
  politica  parassitaria,  ma  vadano  ad   abbattere  il  costo  del
  carburante in favore delle aziende, degli autotrasportatori che del
  carburante  vivono,  delle  imprese di  pesca  che  vivono  con  il
  carburante.  Perché  vi ricordo, e chiedo scusa  se  parlo  qualche
  attimo  in più della pesca, cosa che magari ai tecnici della Giunta
  può  sembrare offensivo, lasciatemelo dire, il costo del carburante
  incide sia per l'armatore sia per il marittimo. La stessa cosa vale
  per le imprese agricole.
   Allora,  domani  a  Roma non andate a fare  la  solita  passerella
  perché  qualcuno,  onorevole Presidente della Regione,  secondo  me
  voleva  in  qualche  maniera  approfittare  di  questo  momento  di
  protesta

   PRESIDENTE.  Onorevole Scilla, ha raddoppiato il  suo  tempo.  Non
  deve  abusare  del  tempo.  Lei  ha  raddoppiato  il  tempo  a  sua
  disposizione, é l'unico parlamentare che ha raddoppiato il tempo  a
  disposizione. Fra l'altro, abbiamo votato per dare un quarto  d'ora
  di   tempo   a  ciascun  Gruppo  parlamentare  e  voi  del   Gruppo
  parlamentare  Grande Sud  avete parlato in tre, tutti abusando  del
  tempo a vostra disposizione.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio  dire  in
  premessa  che ho un senso di naturale rispetto per le persone  e  i
  lavoratori  che, a differenza di una consuetudine molto  triste  in
  Sicilia, sono persone che ci mettono del proprio e manifestano  per
  mantenersi e mantenere un'attività produttiva. Però dobbiamo  dirlo
  in  questo  che è un podio parlamentare, questo, signor Presidente,
  non è il cassone di un motocarro in cui ci mettiamo con il megafono
  ad arringare le folle. Questo è il podio di un'Aula parlamentare. E
  noi  abbiamo  il  dovere  di  rappresentare  una  situazione  molto
  difficile da decifrare e da raccontare.
   Il  Presidente  Lombardo domani avrà una difficoltà oggettiva  nel
  far  capire  al Presidente Monti come una manifestazione,  come  un
  tumulto, che ha come obiettivo fondamentale quello di spendersi per
  un  fattore produttivo importante, come l'agricoltura, abbia  avuto
  l'obiettivo    e   il   risultato   di   danneggiare   innanzitutto
  l'agricoltura.  Solitamente, quando c'è una  rivendicazione  forte,
  l'obiettivo che noi abbiamo è quello di danneggiare la committenza.
  Sa, Presidente Lombardo, cosa è accaduto?
   E'  accaduto che in provincia di Ragusa si sono dovuti distruggere
  quattrocentomila euro di latte al giorno. Mentre noi bloccavamo  la
  raccolta,  la grande organizzazione di distribuzione,  la  Pam,  la
  Conad,  la  Despar, la Coop e la Gigante hanno disdetto i contratti
  con  i  nostri  produttori e si sono rivolti  a  Spagna  e  Olanda.
  Abbiamo  ricevuto  questo tipo di danno, ed è la  prima  volta  che
  succede,  credo,  nella  storia moderna e  contemporanea,  che  una
  grande   manifestazione   a   sostegno  dell'agricoltura   danneggi
  l'agricoltura.
   Lei avrà difficoltà oggettive a spiegare come sia potuto succedere
  in  questa  Sicilia che, sebbene sia la Terra di  Pirandello  e  di
  Gesualdo Bufalino, ha avuto questo risultato.
   Quando  io  parlo di un danno ricevuto dalla nostra agricoltura  e
  dal  nostro sistema dei rapporti, parlo da una zona in cui  c'è  un
  coefficiente di aziende, di una ogni dieci abitanti, sono 30  mila,
  tre  su  30  mila, tre su 30 mila hanno assunti nella  loro  fascia
  trasformata, tre sole aziende hanno 4 mila e 500 persone, tre su 30
  mila hanno una forza lavoro superiore a quella di  Termini Imerese.
   Questa  grande  manifestazione ha messo  in  seria  difficoltà  un
  aspetto  molto  rilevante  della  nostra  capacità  produttiva,   è
  accaduta  una  cosa molto grave perché questo è il risultato  della
  irrazionalità di quella che si chiama  una rivolta'.  E  quando  ci
  sono  le  rivolte si perdono le dinamiche rivendicative  perché  la
  rivolta  è una rivolta, è una rivolta punto e basta, e noi  abbiamo
  il  dovere  qui di non fare comizi come dal cassone di un motocarro
  col megafono, ma di cercare di capire le ragioni.
   Si  tratta di piccole aziende, piccolissime aziende, che non hanno
  intanto nessuna interlocuzione con le banche. Il nostro sistema  di
  cooperazione, assessore Venturi, è penoso; non si tratta di  grandi
  flotte  di camion, non si tratta, vorrei dire all'onorevole  Adamo,
  di  tipologie  aziendali che possono accedere al  PSR,  quelle  non
  possono  mai  accedere  al PSR. Si tratta  di  unità  singole,   di
  piccolissime aziende che hanno i conti correnti chiusi,  che  hanno
  firmato  dai concessionari una sfilata di cambiali che arriva  fino
  al 2015, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno difficoltà
  a   rinnovare  le  assicurazioni,  che  avevano  creduto   ad   una
  possibilità  reale  che,  attraverso  dieci  ettari  di  terreno  o
  l'acquisto  di un autotreno, potevano rivendicare a  sé  stessi  un
  buon tenore di vita.
   Questo   progetto   è   fallito,  non  è  più  possibile;   quindi
  l'Istituzione si deve riappropriare degli strumenti per indirizzare
  questa  protesta  per il verso giusto e per evitare  quello  che  è
  accaduto.
   Noi   siamo  stati  protagonisti  di  un  momento  disastroso  per
  l'economia siciliana. Una grande manifestazione che si fa portavoce
  di  un  rilancio dell'economia, l'ha azzoppata nei termini  di  500
  milioni di euro di perdita, e non è possibile che la situazione sia
  andata   in  questo  modo  fuori  controllo  -  ho  finito,  signor
  Presidente, non voglio abusare della sua pazienza, la ringrazio  di
  non   avermi   interrotto  -.  Dirò  soltanto  che   non   dobbiamo
  meravigliarci se c'è, come dire, qualche dubbio su infiltrazioni di
  criminalità   organizzata   in   tutto   questo.   La   criminalità
  organizzata,  la  mafia,  va  a riempire  i  vuoti  pneumatici  che
  lasciamo  noi,  classe  dirigente, e  proprio  su  questo  tipo  di
  infiltrazioni noi dobbiamo allertare le attenzioni, le antenne.
   Com'è  possibile che un prodotto raccolto, pagato dieci centesimi,
  finisca sui banchi della grande distribuzione a cinque  euro, com'è
  possibile?  Perché  scandalizzarci che la  criminalità  organizzata
  possa svolgere un ruolo in tutto questo?
   Io  credo  che  noi  abbiamo il dovere, signor  Presidente,  e  ho
  concluso,  di fare una cosa in quest'ultimo scorcio di legislatura.
  Noi  dobbiamo mettere al primo posto dell'agenda non più la Sicilia
  precaria, su cui ci siamo spesi e continueremo a spenderci,  ma  la
  Sicilia  che  produce, la Sicilia che ci crede, la Sicilia  che  si
  alza ancora una volta la mattina, piantuma, raccoglie il prodotto e
  lo  vende;  va  da  un concessionario, prende  un  autotreno  e  si
  avventura.
   Nell'ultimo anno e mezzo di legislatura concentriamoci su  questo.
  E' quello che loro si aspettano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi,
  credo che il dibattito odierno assuma una particolare rilevanza  da
  un lato, ma dall'altro, purtroppo, sta assumendo dei contorni quasi
  di  sufficienza o di indifferenza con cui, dobbiamo dirlo, forse la
  politica  rischia  di  trattarlo perché in  effetti  quello  che  è
  successo in questi giorni, la settimana scorsa, ma anche in  queste
  ore  trascorse,  non  è  stata  più  la  protesta  dei  TIR,  degli
  autotrasportatori, non è stata più la protesta di  alcune  attività
  produttive,   soprattutto  dell'agricoltura,   dell'agroalimentare,
  delle  marinerie, ma è stata la protesta di un'intera  Sicilia,  di
  un'intera  Regione,  in cui tutte le categorie produttive  si  sono
  confrontate e soprattutto, se vogliamo, anche delle fasce sociali e
  anche delle fasce anagrafiche.
   Ad  una  protesta che sembrava specifica, di comparto, di settore,
  si  sono  aggiunti gli studenti, si sono aggiunti i pensionati,  si
  sono aggiunti anche i precari i disoccupati, gli inoccupati.
   Dinanzi  a  questo  dobbiamo comprendere fino in  fondo  cosa  noi
  dobbiamo fare.
   Ascoltando  un  po' il dibattito, sentendo anche  gli  interventi,
  onorevole  Adamo, mi viene in mente una fiaba di Fedro, quella  che
  racconta che l'uomo porta due bisacce, una bisaccia davanti ed  una
  dietro.  Ognuna  comprende dei difetti,  porta  dei  difetti;  però
  l'uomo  è  sempre  pronto a guardare quella che  ha  davanti,  cioè
  quella dei difetti altrui, e non quella che portiamo dietro, che  è
  piena  dei nostri difetti. Stasera cerco in maniera serena di  fare
  alcune riflessioni.
   Non   vorrei   che   l'incontro  di  domani   sia   soltanto   una
  rivendicazione delle cose che chiediamo agli altri senza prima dare
  noi il buon esempio per le cose che siamo stati capaci di fare, per
  le cose che siamo stati capaci di fare, per le cose che avremmo già
  dovuto  fare  da  tempo per dare un minimo di risposta  concreta  a
  quella  che un'emergenza sociale oggi rivendica in Sicilia ad  alta
  voce.
   E   ad   alta  voce  fino  al  punto  di  creare  degli  interessi
  contrapposti e in contraddizione fra loro fino al punto  di  vedere
  gli autotrasportatori che bloccano creando, come diceva l'onorevole
  Digiacomo, anche un danno alla stessa economia. Ma non lo fanno  in
  malafede, assolutamente.
   C'è  gente  disperata, disponibile anche ad abbandonare  tutto,  a
  perdere giornate e giornate del proprio lavoro, a rimanere in mezzo
  ad una strada per far sentire forte la voce di una disperazione, il
  proprio  grido  d'allarme. Ma certo alla politica  poi  non  sempre
  questo interessa e siamo anche capaci di ridere sopra o addirittura
  di  guardare  con sufficienza, tanto è una cosa che  non  riguarda,
  tanto questa protesta non è legata a nessun partito politico, tanto
  queste  persone alla fine le ricollocheremo. No, attenzione. Vorrei
  dire al Presidente Lombardo, al Governo che qua il problema è molto
  più  difficile  e  delicato  di quanto ci  immaginiamo.  Basta  una
  scintilla per fare scoccare un incendio. Attenzione può coinvolgere
  tutti, può coinvolgere le istituzioni.
   Noi  ci saremmo aspettati che il nuovo Governo tecnico, Presidente
  Lombardo,   avesse  portato  in  Aula  una  strategia  di   insieme
  soprattutto   nel   settore  dell'agricoltura.  Non   l'ha   fatto,
  purtroppo,  il  suo assessore D'Antrassi. E c'è  una  mia  mozione,
  firmata  insieme  agli  onorevoli Caputo,  Pogliese,  Vinciullo  ed
  altri, che chiedeva nel 2010 quali erano le strategie, le linee  di
  indirizzo  nel settore agricolo e agrumicolo per questa Sicilia,  e
  nulla è stato fatto.
   Ora  io  credo  che  in un momento in cui si grida  allo  scandalo
  perché  non  c'è  nulla, non c'è una piattaforma concreta  che  noi
  stiamo portando a Roma, perché la piattaforma prima di arrivare  da
  quello che noi siamo stati capaci di creare e in tutti questi anni,
  Presidente  Cascio, abbiamo chiesto agli agricoltori di  modificare
  la  consistenza  del prodotto, dovevano migliorare la  qualità  del
  prodotto,   le   qualità  organolettiche  del  prodotto,   dovevano
  promuovere meglio il prodotto, l'abbiamo fatto e lo hanno fatto. Ma
  oggi cosa manca? Manca un dato:  i costi di produzione
   Oggi  l'agricoltura  non  ce la fa più a sostenere  dei  costi  di
  produzione  che  sono molto alti. Abbiamo dei docenti  universitari
  tra  i direttori regionali, ma perché non cercano di capire se  col
  piano di sviluppo rurale possiamo trovare una misura che abbassi  i
  costi di produzione per questa agricoltura che oggi è diventata, mi
  dispiace dirlo, un teatro e uno scenario quanto più allarmante.
   Ci  sono gli operai che vengono sottopagati dalle aziende,  perché
  le  aziende non riescono a sostenere gli stessi sottocosti con  cui
  pagano gli operai. Ci sono le aziende che non riescono a trovare  e
  a  sostenere  gli stessi sottocosti perché la posizione  geografica
  penalizzata  e  penalizzante della Sicilia  comporta  un  eccessivo
  maggior onere nel trasporto e nella collocazione del mercato  verso
  il  Nord,  perché non è verso il Nord Africa il nostro  mercato,  è
  verso il Nord Europa, verso il settentrione della nostra Italia.
   Noi  abbiamo  tre  grandi temi che dobbiamo trattare:  agricoltura
  innanzitutto,  e  dobbiamo  capire  come  abbattere  i   costi   di
  produzione  e cosa noi e  il Governo regionale possiamo o  vogliamo
  fare.
   Poi  c'è  il  tema  del  trasporto. C'è un  gap  geografico  della
  Sicilia.
   Allora perché non possiamo e non dobbiamo ipotizzare, già noi,  di
  abbattere il costo del pedaggio e del traghettamento?
   Poi c'è il problema lavoro, e concludo veramente.
   Noi  aspettiamo che il presidente Lombardo torni da  Roma.  Ci  fa
  piacere che a questo incontro partecipi, oltre al Governo, anche il
  Presidente dell'Assemblea regionale siciliana che rappresenta tutto
  il  Parlamento, perché un'iniziativa che viene fatta nei  confronti
  del  Presidente del Consiglio non può che essere fatta in  sintonia
  con tutto il Parlamento.
   Allora,  il  nostro,  oggi, è un  giudizio di attesa,  rinviamo  a
  giovedì   pomeriggio  il  nostro  dibattito  e  anche   le   nostre
  riflessioni  se il Governo regionale sarà stato capace  di  fornire
  oltre  che  dei  risultati, delle azioni  concrete  su  quello  che
  intende  fare  in questo momento per fronteggiare concretamente  il
  rischio emergenza sociale che c'è in Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io concordo  con
  l'iniziativa assunta dal Presidente della Regione e anche sui  temi
  che ha ritenuto di dovere sottoporre all'attenzione dell'Assemblea,
  perché  abbiamo  alle  spalle certamente un disagio  sociale  molto
  forte,   che  interpella  il  Governo  della  Regione,  il  Governo
  nazionale, l'Assemblea regionale, ma anche le singole categorie per
  problemi che si sono andati accumulando nel corso dei decenni,  che
  chiama  tutti  a selezionare obiettivi per ottenere risposte  serie
  per  la  tutela dei ceti produttivi che hanno animato  la  protesta
  della  scorsa  settimana, senza trascurare un giudizio,  certamente
  non  positivo,  rispetto  a forme di lotta  che  hanno  determinato
  danni,  come  è stato ricordato, alla stessa economia  siciliana  e
  disagi inaccettabili  per tanti cittadini.
   Detto  questo,  vorrei  anch'io richiamare un  tema  che  andrebbe
  sollevato  -  lo  dico  anche al Presidente  dell'Assemblea  -  nel
  confronto con il Presidente del Consiglio Monti. Ne hanno accennato
  anche  altri colleghi, io ho depositato un ordine del giorno, anche
  a  firma dei colleghi Rinaldi, Laccoto e Picciolo, in rapporto alla
  decisione del Governo nazionale e alla delibera CIPE che storna  un
  miliardo e seicentomilioni di euro destinati alla realizzazione del
  ponte sullo Stretto di Messina. Bisogna dire anche qua, per evitare
  comizi  inutili,  che  questa scelta del  Governo  nazionale  è  la
  conseguenza  della decisione dell'Unione Europea di non considerare
  più prioritaria, ai fini trasportistici, la realizzazione del ponte
  sullo Stretto di Messina.
   Non  sono assolutamente d'accordo con le considerazioni che faceva
  l'onorevole  Formica anche perché siamo, a proposito  della  nostra
  condizione  infrastrutturale, in presenza di un'opera che  è  stata
  ipotizzata, in termini propagandistici, e presentata come  un'opera
  da realizzare immediatamente cinquant'anni fa. E' anche lecito - lo
  dico  all'onorevole  Formica - chiedersi che forse,  se  non  fosse
  stato,  per  così  dire,  prospettato  questo  specchietto  per  le
  allodole   (consentitemi  il  termine)  probabilmente   le   classi
  dirigenti siciliane avrebbero preteso, in un confronto serio con il
  Governo nazionale, un livello di infrastrutture per un'isola, com'è
  la  Sicilia, di gran lunga più consistenti di quelle che sono state
  realizzate nel corso dei decenni.
   E'  un  argomento da non sottovalutare quello di chi  ritiene  che
  proprio l'idea del ponte, al di là della valutazione che ognuno  di
  noi  può  dare  sull'importanza e sulla  realizzabilità  di  questa
  opera,  ha determinato l'abbandono sostanziale delle infrastrutture
  ferroviarie, viarie e portuali della Sicilia.
   Proprio per queste ragioni nell'ordine del giorno viene chiesto al
  Governo  della  Regione  di sollevare, nei  confronti  del  Governo
  nazionale, la richiesta che queste risorse, che sono state distolte
  da questa opera per le ragioni che ho detto, vengano utilizzate per
  opere infrastrutturali che devono essere realizzate in Sicilia e in
  Calabria  e,  segnatamente,  nell'area dello  stretto  di  Messina,
  perché  il collegamento tra la Sicilia e il Continente è sempre  un
  tema  importante  e fondamentale, anche a proposito  di  una  delle
  componenti della protesta che abbiamo avuto nelle settimane scorse.
   Il  tema  del  miglioramento della portualità in  tutta  l'area  è
  altrettanto importante.
   Il tema, per esempio, del disimpegno delle ferrovie diventa ancora
  più  inaccettabile, visto che anche l'abolizione di gran parte  dei
  treni a lunga percorrenza è stata, in qualche maniera, giustificata
  dalla prospettiva di costruire il ponte sullo Stretto di Messina  e
  aprire  su  questo  terreno un confronto con il  Governo  nazionale
  perché  queste risorse vengano utilizzate intanto in Sicilia  e  in
  Calabria.
   Fra  l'altro,  vorrei ricordare che c'è un precedente.  Quando  il
  Governo  Prodi  decise  di  non dare  seguito  agli  interventi  di
  realizzazione del ponte sullo stretto, le risorse che  erano  state
  accantonate   a   quello   scopo   furono   impegnate   per   opere
  infrastrutturali   nell'area   dello   Stretto   di   Messina    e,
  naturalmente,  in  quota  percentuale  più  significativa  per   la
  Sicilia.
   Penso  che  in  questo  senso,  oltre  al  confronto  col  Governo
  nazionale,  bisognerebbe anche chiedere alla deputazione  nazionale
  siciliana  di convergere su una sollecitazione in questo  senso  al
  Governo nazionale, per evitare che queste risorse vengano sottratte
  alla  Sicilia, ed in particolare all'area dello stretto di Messina,
  che sul versante infrastrutturale sono particolarmente fragili.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  la
  giornata  di  oggi è importante anche per quello che il  Presidente
  della Regione ha detto ad inizio di questa seduta.
   E' importante perché ci troviamo di fronte ad un Movimento che non
  può  essere  tacciato  con moralismi vari o  con  etichette,  è  un
  movimento   che   rappresenta  uno  stato  di   grande   sofferenza
  dell'economia siciliana. Aggiungo un altro aspetto che è stato  ben
  tracciato  da  qualche  mio  collega  prima,  in  modo  particolare
  dall'onorevole Digiacomo, è la prima volta che una lotta di popolo,
  se   volete   delle  manifestazioni  danneggiano   direttamente   i
  protagonisti di quelle lotte.
   Sono  stati  danneggiati  non solo gli  agricoltori,  ma  anche  i
  trasportatori,  cioè  i danni sono ricaduti  interamente  sopra  le
  categorie  che  si  sono sbilanciate in un blocco  quasi  spettrale
  della Sicilia.
   Abbiamo visto la Sicilia diventare in quei giorni vuota, con città
  completamente  prive di circolazione di vetture,  con  supermercati
  che non avevano più generi di prima necessità.
   Un   segnale   brutto  che,  in  qualche  maniera,  ha  intimorito
  complessivamente  la  Sicilia,  ma  al  tempo   stesso   un   fatto
  paradossale:  anche quelli che hanno subìto i disagi -  tra  tutti,
  l'assenza  di  carburante  -  non hanno condannato,  tranne  alcuni
  soggetti,  alcune categorie che in modo forse un po'  pregiudiziale
  hanno subito classificato un fenomeno che è complicato e complesso,
  ma che rappresenta uno stato di sofferenza complessivo.
   Io non ho visto un popolo siciliano indignato per quello che stava
  accadendo alla rotonda di Porto Empedocle, alle porte di Catania  o
  di  Trapani.  Ho  visto  quasi  un  silenzioso  tifare  per  queste
  categorie,  per  la  rappresentazione dei problemi  che  erano  sul
  campo.
   Oggi,  senza  volere  dare  alcuna ricetta,  il  Presidente  della
  Regione  ha fatto un elenco di una piattaforma. Ma oggi  credo  che
  servano  scelte  coraggiose,  e mi dispiace  il  tono  del  collega
  Scilla,  persona  che  rappresenta il  suo  territorio  con  grande
  passione,  da  parte di questo Parlamento e di questo Governo,  che
  pure in questi ultimi mesi hanno esitato norme importanti, come  la
  legge sull'agricoltura, la legge per lo sviluppo industriale  o  le
  aree  ASI  in  Sicilia; altrimenti il rischio è che  anche  noi  ci
  collochiamo nell'antipolitica, pur essendo politici di professione,
  tra  le categorie più detestate  in questo momento in Sicilia e  in
  Italia.  Dobbiamo  avere  la necessità  di  scelte  coraggiose  che
  portano anche ad un contenzioso aperto con lo Stato.
   Un agricoltore mi diceva giorni fa che non si possono spendere 120
  euro  al giorno di carburante su terreni che non produrranno niente
  o frumento a 12 centesimi o 14 centesimi il chilo.
   E  poi  sta saltando un problema di rappresentanza, e questo  deve
  farci riflettere non poco, deve fare riflettere tanto il Presidente
  della  Regione perché è chiaro che in questi giorni si  introducono
  elementi di cui non si possono assolutamente calcolare gli  effetti
  da  qui  a qualche settimana, da qui a qualche mese. Credo che  sia
  necessario  -  lo dico al Governo - avere veramente il coraggio  di
  porre  già la questione dei carburanti, delle accise. Non  possiamo
  essere  solo  una terra che raffina e paga il costo  della  benzina
  allo stesso prezzo di altre regioni italiane.
   Non  è  più tollerabile il peso complessivo sui comparti economici
  quali  l'agricoltura, il trasporto, la pesca. Non siamo  più  nelle
  condizioni di reggere un peso di questo tipo.
   Credo che sia arrivato il tempo che questo Parlamento, al di là di
  tutto  ciò  che  è  stato  detto oggi legittimamente,  possa  anche
  arrivare  ad  una  piattaforma di decisioni, di leggi  e  anche  di
  azioni  di  governo.  Una cosa mi dispiace: che  non  sia  presente
  l'assessore  per l'agricoltura. Non solo il gasolio agricolo  viene
  pagato un euro e venti, ma spesso gli uffici ritardano l'erogazione
  della  certificazione  per potere prelevare  gasolio  agricolo  con
  grave danno per le stesse aziende che lo devono acquistare a prezzo
  pieno.  Quindi,  dopo l'incontro di Roma, é necessario,  Presidente
  Cascio,  un  momento di verifica perché ritengo che già  da  domani
  questo movimento sarà presente a Palermo, lo è gia da stasera.  C'è
  un  effetto  domino  che  sta avvenendo in regioni  come  Campania,
  Calabria, Lazio.
   Quindi,  è  necessario dimostrare che il nostro Parlamento  non  è
  assente,  non  è  silenzioso, ma anzi, come  stasera,  è  pronto  a
  raccogliere  quello  che  sta accadendo, a  comprenderlo,  per  cui
  all'indomani  dell'incontro tra il Presidente della  Regione  e  il
  Presidente  del  Consiglio dei Ministri, Monti,  credo  che  questo
  Parlamento  debba  fare  il  punto della  situazione  e  farlo  con
  attenzione.
   Altrimenti rischiamo di entrare in una fase, che non è solo quella
  della ribellione facile o della rivolta della domenica, ma qualcosa
  di  molto  più serio, ed è giusto comprenderne per intero  peso  ed
  effetti che potrebbero produrre anche conseguenze negative.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che  si  è
  verificato  nei  giorni scorsi e che domenica  ha  visto  le  parti
  parlamentari,  complessivamente e trasversalmente rappresentate,  e
  le  rappresentanze della protesta che nelle ultime settimane  si  è
  diffusa  per il territorio siciliano incontrarsi in Sala Rossa,  ha
  indotto  a  riassumere  il  complesso delle  rivendicazioni  in  un
  documento  che  prevede,  esso sì, un intervento  sul  Governo  per
  adottare  provvedimenti immediati relativi  al  congelamento  delle
  cartelle  SERIT  oppure  alla modifica della  normativa  sul  fermo
  amministrativo  delle  autovetture, il cui valore  di  mercato  non
  superi i cinquemila euro. Ha sicuramente riguardato argomenti  come
  l'eliminazione  dell'ICI  e  dell'IMU sui  fabbricati  rurali  e  i
  terreni,  l'eliminazione delle accise sul costo  dei  carburanti  e
  l'approvazione della legge riguardante la modifica dell'articolo 36
  dello Statuto siciliano, una riduzione del pedaggio e del costo dei
  traghettamenti sullo Stretto e una modifica delle norme riguardanti
  i vincoli in zona SIC e in zona ZPS.
     Queste  erano  alcune delle rivendicazioni che  in  modo  forte,
  angoscioso,  gridato,  derivavano da un più  complessivo  stato  di
  difficoltà, di disagio che riguarda, caro Presidente, cari colleghi
  e cari componenti il Governo, l'assenza dell'ordinario.
   Si  è fatta una manifestazione per ciò che è essenziale. Dicevano,
  in  modo a volte anche inadeguato dal punto di vista dell'efficacia
  espressiva,  ma  più  adeguato dal punto di vista  della  efficacia
  sentimentale,  ci manca il pane  . E' l'ordinario.  Non riusciamo a
  garantire  il  pane  alle  nostre  famiglie  ,  è  una  lotta   per
  l'ordinario alla quale noi dobbiamo rispondere con due capacità  di
  intervento:  la capacità di intervento destinata allo straordinario
  e  la  capacità di intervento destinato all'ordinario perché  anche
  noi  abbiamo una partita aperta con l'ordinario. Una partita aperta
  con  l'ordinario che non possiamo fare finta di dimenticare  quando
  interloquiamo con le altre istituzioni.
   E lo dico agli assessori tecnici che, appunto, non portatori delle
  necessità  di  una  decisione politica ma  avendo  aderito  ad  una
  impostazione, almeno sulla carta, tecnica, dovrebbero  sentire  più
  fortemente questa esigenza di affrontare l'ordinario.
   Non  me  ne voglia il collega D'Agostino, ma ha ragione la collega
  Adamo  quando  lamenta che è ordinario che una legge  approvata  da
  questo  Parlamento e che non riguarda la collega Adamo, ma riguarda
  tutta  la  Sicilia  e riguarda l'attenuazione del caro-gasolio,  la
  riduzione  dei costi per l'acquisto delle autovetture e  dei  mezzi
  agricoli,  che  riguarda tutto ciò che questo  Parlamento  è  stato
  capace  di mettere in campo per alleviare i costi dell'agricoltura,
  dopo sette mesi non venga attuata
   Questa  non è la pretesa di una collega, questo è l'ordinario  che
  manca   Questo è quello che fuori dai confini siciliani e fuori  da
  Messina fa dire che questa classe dirigente è cialtrona   E noi  ci
  siamo  offesi quando ci hanno detto che eravamo cialtroni.  Ma,  in
  effetti,   mancando  l'ordinario  l'epiteto,  la  definizione,   la
  qualifica  non  può  che  essere  questa  se  non  si  mette   mano
  all'ordinario.
   Colleghi  parlamentari, non è polemica, non è Leontini che  parla.
  Sono  i magistrati della Corte dei Conti in data 16 novembre  2011:
   Un  congruo  recupero  di  risorse  sottratte  agli  sprechi,   se
  destinate  ad  appositi interventi espansivi,  rappresenterebbe  un
  forte  volano  per  l'economia  regionale  unitamente  all'efficace
  utilizzo di finanziamenti comunitari finora non avvenuto .
   Assessore   tecnici,    non   avvenuto     Su   dodici    miliardi
  complessivamente  e  un  miliardo  e  ottocentomilioni  riguardante
  l'agricoltura  in  quattro  anni, gli  ultimi  quattro  dell'ultimo
  quinquennio di appartenenza alle politiche comunitarie non  abbiamo
  speso un euro
   Questa è la partita persa con l'ordinario
   E  non  con i bandi che interessano l'onorevole Adamo, con i bandi
  che  interessano  coloro che in questi giorni  nelle  strade  hanno
  detto che a loro mancano l'ordinario.
   Noi  poi  avremmo i titoli per chiedere  un supplementare  impegno
  straordinario, dopo che la partita con l'ordinario fossimo riusciti
  a  vincerla  e  a  dimostrare  di  averla  impostata  e  affrontata
  efficacemente.  Purtroppo, l'interlocuzione col  Governo  nazionale
  parte  con il respiro di un polmone solo, quindi asfittica,  perché
  la partita con l'ordinario ci fa apparire inadempienti.
   Siamo inadempienti sui fondi comunitari, siamo inadempienti,  meno
  male che coloro che nelle strade - collega Digiacomo, ho apprezzato
  molto  il  suo  intervento  -  si sono trovati  improvvisamente  un
  microfono, dovevano sintetizzare in poche sillabe tutto quello  che
  li  ha  indotti a manifestare con grido le loro sofferenze.  Ma  se
  avessero  raccolto più efficacemente alcune delle loro  motivazioni
  di dolore, assessore Marino, assessore Centorrino, avrebbero dovuto
  dire  che non è una bella figura: è un danno per la Sicilia  e  per
  loro  avere  perduto la partita dell'ordinario  che  gli  assessori
  tecnici dovrebbero sentire più fortemente, quella cioè di approvare
  per quattro anni di seguito un esercizio provvisorio e privarci del
  bilancio secondo le indicazioni ordinarie della legge che i tecnici
  dovrebbero sentire più fortemente dei politici.
   I  politici forse sforavano ogni tanto, ma il Governo tecnico  per
  quattro anni ha approvato cinque esercizi provvisori e gli esercizi
  provvisori  durano in Sicilia, presidente Cascio, più del  bilancio
  perché  l'esercizio provvisorio dura cinque mesi, lo  approviamo  a
  maggio,  lo  pubblichiamo  alla fine  di  maggio,  giugno,  luglio,
  agosto, l'anno scorso il 12 settembre è stato emanato il decreto di
  blocco  della  spesa  per la rimanente parte dell'anno,  quindi  il
  bilancio è durato tre mesi e l'esercizio provvisorio cinque mesi.
   Ma  voi  ritenete  che  una Sicilia del  genere  possa,  fuori  da
  Messina,  essere ascoltata per affrontare la partita dell'ordinario
  di  questa gente che piange? Ma stiamo facendo veramente il  nostro
  dovere?  Ma  ci  presentiamo veramente da persone responsabili  che
  stanno attuando gli strumenti per i quali abbiamo il diritto, fuori
  da  Messina,  di interloquire? Ecco perché ci vuole più  forza,  ci
  vuole   più  autorevolezza,  ma  più  efficacia  e  più  efficienza
  nell'attività impostata.
   Ci vuole sicuramente, da questo Parlamento, il monito.
   E  mi  dispiace  che il collega D'Agostino abbia  polemizzato  con
  l'onorevole  Adamo,  perché  questo monito  è  stato  adeguatamente
  rappresentato  dal  grido  prima delle  strade,  e  poi  di  alcuni
  parlamentari,  tutti quelli che sono intervenuti a  vario  modo,  a
  vario  livello,  per dire che in questo momento dobbiamo  avere  le
  carte in regola per stare accanto alla nostra gente.
   Il recupero del consenso e, quindi, della connessione tra consenso
  e  rappresentanza  noi lo giochiamo su questo terreno.  Se  noi  su
  questo  terreno  non  avremo fatto il nostro  dovere,  oggi  avremo
  consegnato le strade ad un prosieguo di questa manifestazione  che,
  come diceva il collega D'Agostino, essendo partita condivisa, poi è
  proseguita più che per far utile, per danneggiare.
   Ma  è  una rivolta e la rivolta è una rivolta che, proprio  perché
  rivolta,  perché contro qualsiasi tipo di inadempienza,  ci  impone
  l'adempienza,  l'efficacia  degli  strumenti  parlamentari   e   di
  governo.
   Allora,  facciamo in fondo il nostro dovere e un governo che  fino
  ad  oggi  è stato inadempiente, mi riferisco soprattutto al governo
  politico e quindi alla testa politica del governo, questa agenda la
  curi  meglio e la curi più aderente agli interessi di quella gente,
  perché  quella gente ha voluto rappresentare un dolore e un disagio
  proprio   contro   questa  lacuna,  questa  insufficienza,   questa
  inadeguatezza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo  dire  che
  pur essendo tra i parlamentari che normalmente prende la parola  in
  quest'Aula,  nelle  diverse  sedute che  si  susseguono,  oggi  ero
  incerto se parlare, se dire la mia, se portare un'ulteriore voce in
  un  clima  che rischia di essere surreale e di far parte di  quella
  specie  di  teatrino in cui tutti recitiamo una parte, sapendo  che
  stiamo recitando perché tanto i comportamenti di ognuno di noi  non
  dipendono  dalle  cose che si vengono a dire in questo  Parlamento.
  Perché dico questo?
   Perché  non c'è dubbio che noi stiamo assistendo, in primo  luogo,
  ad  un dato: che una parte della politica fa la gara a dare ragione
  ad  un  movimento che ha espresso disagio sociale, che  esprime  un
  bisogno  sociale,  ma che è mosso da una carica in  cui  la  parola
  d'ordine fondamentale, al di là della piattaforma, era che  bisogna
  mandare  a casa i politici che ci sono. E vedo che c'è una  gara  a
  fare il tacchino, a chi si prepara meglio a festeggiare il Natale e
  aspetta che arrivi il prima possibile.
   Siccome  a  me  non piace fare parte di questa sorta  di  ipocrita
  rappresentazione  delle  opinioni,  dico  subito  che  il   disagio
  espresso dagli agricoltori, dai pescatori e dagli autotrasportatori
  ha avuto non solo una forma, ma le ragioni sostanziali che lo hanno
  ispirato,  almeno per chi di noi ha avuto modo di conoscere  queste
  ragioni  attraverso  i  media,  per quanto  mi  riguarda  non  sono
  condivisibili.
   Mi pare che sia nato un movimento che ha un obiettivo politico, in
  un  momento  in  cui  una  parte  di questi  soggetti,  avendo  una
  difficoltà perché sta cambiando il mondo e stanno cambiando anche i
  riferimenti     politici    tradizionali,    cerca     di     darsi
  autorappresentanza  con  una piattaforma che  somiglia,  in  alcuni
  casi,  ad  una piattaforma che prende a pugni il vento, che  è  una
  categoria  dello  sport fisico ma che non fa male  a  nessuno,  nel
  senso che il vento, com'è noto, non si fa male.
   Perché  dico questo? Perché è vero. Oggi l'agricoltore che produce
  agrumi,  piuttosto  che grano o pesche o qualunque  prodotto  della
  nostra terra, ha una difficoltà tra il valore della produzione e il
  valore della commercializzazione, tra i costi di produzione.
   Costi  di  produzione che diventano sempre più insopportabili,  il
  caro-gasolio,  il caro-prodotti chimici, i fertilizzanti,  connessi
  all'attività agricola e questo è un dato. Questo dato, consentitemi
  di  dire,  ce  l'hanno  i nostri agricoltori come  ce  l'hanno  gli
  agricoltori di altre regioni. C'è un'economia dell'agricoltura  che
  ha uno iato sempre crescente tra il valore del prodotto e il valore
  del commercio.
   C'è  un'altra categoria, quella dei pescatori, che sta  conoscendo
  una  faccia  delle regole comunitarie che vive il rapporto  con  le
  regole comunitarie come un rapporto del divieto. E' vietato pescare
  questo,  è  vietato  pescare con queste reti, è  vietato  usare  le
  spadare,  è  vietato  andare  a  bianchetto,  è  vietato  usare  la
  ferrettara,  tutta  una  serie di divieti  che  stanno  esasperando
  alcune  categorie  che,  di fronte alla cultura  del  divieto,  non
  riescono  ad  individuare uno sbocco alla loro attività,  in  molti
  casi  un'attività professionale che si tramanda di padre, di  nonno
  in figlio e nipoti.
   Questo è un dato, ed è un dato, ripeto, che c'è a Palermo, c'è  in
  Sicilia,  ma  c'è  anche in altre regioni. Perché  esplode  con  la
  violenza, non fisica fortunatamente, ma con i problemi che qui sono
  stati   esposti,   anche   gli  effetti  devastanti   sull'economia
  complessiva della nostra Regione, perché esplode in questa  maniera
  questa vicenda?  C'è solo il disagio che l'ha ispirata?
   Certo il disagio è il cemento che, in qualche modo, la motiva,  ma
  penso  che ci sia stata anche un'ispirazione politica, un tentativo
  di  darsi autorappresentanza contro una politica che non si ritiene
  più rappresentante di quei bisogni.
   Allora,  credo che dobbiamo evitare di fare a gara a chi dice  che
  hanno  ragione perché se hanno ragione, il problema non è stabilire
  se  il  funzionario ha fatto o meno il bando a seguito della legge,
  in  quanto  i problemi dell'agricoltura e della pesca non dipendono
  dagli ultimi sei mesi.
   Quindi,  il  problema non è certo individuare il capro  espiatorio
  per  far  finta  che  il  problema è  che  qualche  funzionario  ha
  sbagliato  a  non  fare  il  bando nei tempi  burocratici.  C'è  un
  problema della burocrazia, c'è un problema del come deve funzionare
  la  macchina  burocratica, ma attenzione,  non  facciamo  diventare
  questo  il problema. Stiamo parlando di un problema, ma  non  è  il
  problema.
   E  il  problema qual é? Il problema è che c'è un sistema economico
  che sta entrando in crisi ogni giorno che passa e in questo sistema
  economico  si  stanno  perdendo  i riferimenti  tradizionali  della
  rappresentanza sociale e politica, perché questo movimento  non  ha
  soltanto  contestato la politica e contesta la politica  tutta,  ma
  contesta anche le organizzazioni di rappresentanza tradizionale.  E
  non  è  un caso e io qui non ne ho sentito parlare, ma a me  questa
  storia ha  fatto impressione.
   Guardate che a denunciare le infiltrazioni nel movimento da  parte
  di   esponenti  della  criminalità  non  sono  stati   l'Arma   dei
  Carabinieri  o  il  Ministero  degli  interni,  che  sul  posto  ha
  individuato   personaggi  poco  raccomandabili.  A  denunciare   le
  infiltrazioni e un uso anche criminogeno dei blocchi sono state  le
  organizzazioni   di   rappresentanza   degli   agricoltori,   degli
  artigiani, dei pescatori e del mondo produttivo. A dire che c'erano
  questi rischi sono stati poi gli apparati istituzionali.
   Io mi sarei aspettato che, da parte di chi ha promosso ed era alla
  testa  di questi movimenti, si stabilisse e si mettesse subito  una
  linea  di demarcazione tra le ragioni della lotta corretta, civile,
  democratica e le ragioni di chi, invece, voleva usare la lotta  per
  spostare  il  movimento degli agricoltori, dei  pescatori  e  degli
  autotrasportatori su un terreno di altra natura.
   Eppure no, silenzi. Anzi si è negato.
   Credo  che  in  Sicilia non si possa fare finta che  le  cose  che
  succedono in maniera ipocrita le assecondiamo tutti perché  c'è  la
  gente per strada e quindi dobbiamo difendere le loro ragioni.
   Certo,  le  ragioni  del  bisogno sociale sì,  ma  certamente  non
  possiamo  far  finta  di  non  vedere anche  ciò  che  succede  nel
  contesto. Lo dico perché domani c'è un incontro. E ha fatto bene il
  Presidente   della   Regione  a  chiedere  al   Governo   nazionale
  un'interlocuzione al massimo livello perché il bisogno sociale  che
  è espresso da quel movimento è vero, è reale, è profondo e dobbiamo
  costruire  una  risposta. La politica non  può  essere  l'impotenza
  della risposta ma deve costruire una risposta.
   Però,  non  so  se  domani  il Presidente  della  Regione  tornerà
  dall'incontro  con  il presidente Monti con i risultati  in  tasca,
  perché  credo che le ragioni e le questioni di cui stiamo  parlando
  probabilmente necessitino di processi un po' più complessi. Penso a
  tutta  la vicenda Serit, a tutta la vicenda delle accise. Questioni
  che  non  si  risolveranno a seguito di  un  incontro,  e  poi  che
  succederà?
   Mi  chiedo soprattutto, e chiudo, se sia possibile che anche  qui,
  stasera,  abbiamo  ascoltato colleghi e  per  la  verità  anche  ex
  ministri  ed  ex sottosegretari che, fino ad un mese  e  mezzo  fa,
  stavano   al   governo  di  questo  Paese  e  che  sono   diventati
  improvvisamente neo Masanielli a dire che non solo avevano  ragione
  ma  che  era  colpa di una politica che non aveva fatto nulla,  che
  aveva  abbandonato  il Sud, che aveva abbandonato  la  Sicilia,  da
  parte  di  chi  era al governo di questo Paese, a rappresentare  il
  Sud,   la  Sicilia  e  ad  avere  cariche  ed  importanti  funzioni
  istituzionali.
   Stiamo partecipando ad una sceneggiata? Una sceneggiata in  cui  i
  politici   fanno  i  Masanielli  dell'antipolitica  e  cercano   di
  addossare la responsabilità a chi, da un mese e mezzo, è al governo
  del  Paese?  Abbiamo scoperto che l'Italia, in questi due  mesi,  è
  stata affamata.
   Ho  sentito colleghi, anche qui, con toni tribunizi dire che tutto
  ciò  che sta succedendo è colpa di Lombardo e della Regione  perché
  in questi anni
   Vorrei dire al collega Leontini, e chiudo con una battuta,  che  è
  vero  che da anni facciamo l'esercizio provvisorio e approviamo  il
  bilancio  ad  aprile, e a settembre, a ottobre c'è il provvedimento
  del  blocco  della spesa, ma il collega Leontini sa che l'esercizio
  provvisorio  e il blocco della spesa sono figli di una  Regione  in
  cui  tutto ciò che si è fatto ha avuto come conseguenza il disastro
  finanziario  e tutto quello che si è fatto, onorevole Leontini,  ha
  partecipato anche lei nella qualità di assessore di questa Regione,
  non  lei persona ma lei come classe dirigente che ha contribuito  a
  determinare una Regione dove a mala pena siamo riusciti  a  trovare
  tre  milioni  di  euro per dare un contributo ai pescatori  per  il
  contributo  gasolio; tre milioni di euro che sono  una  goccia,  ma
  perché,  perché  il bilancio della Regione è stato saccheggiato,  è
  stata devastata la situazione finanziaria di questa Regione ed  ora
  venire a raccontare tutto questo

   FORMICA. Ma che dice

   CRACOLICI.   Onorevole  Formica,  anche  lei  ha   contribuito   a
  determinare il disastro.
   Ecco perché a tutto si può assistere tranne che alle sceneggiate.

   BUZZANCA. Tranne a ciò che dice lei, onorevole Cracolici

   CRACOLICI.  Io spero che domani qualche risultato si produca;  non
  sono  sicuro che domani sera avremo già i primi risultati. Una cosa
  è certa: questa Regione ha bisogno di un Governo rigoroso e che non
  assecondi  la demagogia ed il populismo perché, questo  sì,  saremo
  travolti altrimenti.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


            Annunzio di presentazione di ordini del giorno

   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   -  numero  630  Azioni da adottare per fronteggiare la  gravissima
  crisi nel mondo produttivo siciliano , degli onorevoli Caputo e  Lo
  Giudice;

   -  numero  631   Opportune iniziative presso il Governo  nazionale
  allo   scopo  di  fronteggiare   la  grave  crisi  economica  della
  Sicilia , dell'onorevole Donegani;

   - numero 632  Iniziative per la riduzione dell'addizionale Irpef e
  della tassa di circolazione degli automezzi e di stazionamento  dei
  natanti ,  degli  onorevoli  Maira,  Cordaro,  Caronia   e   Cascio
  Salvatore;

   -  numero 633  Iniziative a livello nazionale in materia di pronta
  destinazione  del  gettito dell'IVA a carico di aziende  che  hanno
  stabilimenti ed impianti nel territorio regionale , degli onorevoli
  Maira, Cordaro, Caronia e Cascio Salvatore;

   -  numero  634  Riduzione delle accise sulla vendita dei  prodotti
  petroliferi in Sicilia , degli onorevoli Maira, Cordaro, Caronia  e
  Cascio Salvatore;

   -  numero  635   Richieste al Governo nazionale in relazione  alla
  grave  situazione socio-economica della Sicilia ,  degli  onorevoli
  Vinciullo,  Leontini, Marrocco, Buzzanca, Bufardeci, Bosco,  Scoma,
  Mineo,   Ammatuna,  Pogliese,  Torregrossa,  Adamo,   Parlavecchio,
  Cimino,  D'Asero,  Lo  Giudice, Falcone,  Limoli,  Scilla,  Caputo,
  Formica, Minardo ed altri;

   -  numero  636   Iniziative a livello nazionale per  destinare  le
  risorse sottratte alla costruzione del ponte sullo Stretto all'area
  dello  Stretto  di Messina , degli onorevoli Panarello,  Rinaldi  e
  Laccoto;

   -   numero  637   Iniziative  in  favore  del  comparto  agricolo,
  artigianale e commerciale della Regione , degli onorevoli  Adamo  e
  Ragusa;

   -  numero  638   Interventi  urgenti  a  sostegno  dei  produttori
  agrumicoli siciliani , degli onorevoli Falcone, Pogliese, Buzzanca,
  Caputo e Vinciullo.

   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   VISTO  il  gravissimo  stato di crisi in cui versano  le  attività
  produttive  siciliane,  a  causa  dell'introduzione  di   normative
  particolarmente punitive per i tradizionali ambiti della produzione
  delle   piccole  e  medie  imprese  siciliane,  che  rischiano   di
  scomparire a causa dell'innalzamento subito dal prezzo del gasolio,
  che  si  aggiunge  ai  già  risicatissimi margini  di  utile  delle
  aziende;

   CONSIDERATO in particolare, che detto stato di crisi si innesta in
  una  gravissima situazione di collasso delle aziende, gravate dalle
  cartelle  esattoriali recanti tributi e contributi, che portano  ai
  fermi amministrativi dei mezzi di lavoro, alle ipoteche delle  case
  dei  piccoli imprenditori e all'impossibilità di incassare i  pochi
  crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni;

   CONSIDERATO che il livello di disagio sociale è arrivato a livelli
  così  alti da costringere gli imprenditori a scendere nelle  strade
  per manifestazioni clamorose, sfociate nei recenti blocchi stradali
  e  nel  razionamento dei generi di prima necessità e della benzina,
  con  ripercussioni  ancora più gravi sulla già disastrata  economia
  dell'Isola;

   RITENUTO quindi, che tutti i comparti produttivi siciliani versano
  in  una  situazione di gravissima emergenza, determinata da  questa
  pluralità  di  fattori concomitanti, particolarmente  significativa
  per le famiglie degli operatori economici siciliani,

                     impegna il Governo regionale

   a  chiedere  al Governo nazionale che sia dichiarato lo  stato  di
  crisi  dell'intero comparto produttivo della Sicilia, e che vengano
  poste  in  essere  tutte le opportune misure di carattere  fiscale,
  amministrativo  e  legislativo necessarie a dare un  decisa  svolta
  positiva  alla  gravissima situazione economica  in  cui  versa  la
  Sicilia». (630)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   la drammatica condizione socio-economica della Sicilia impone alla
  politica  e alle istituzioni il compito di individuare strumenti  e
  misure precise in grado di determinare possibili soluzioni;

   le  recenti  manifestazioni di protesta ad opera  del  gruppi  dei
  'forconi'  e  di  'forza d'urto', seppur dense  di  contraddizioni,
  rappresentano un disagio ormai incontenibile che rischia  purtroppo
  di  sfociare  in  incontrollabili azioni di movimento  incapaci  di
  costituire soluzione ai complessi problemi in campo;

   il Presidente della Regione, dall'esplodere delle ultime proteste,
  ha  manifestato  la  sua posizione circa il merito  della  vertenza
  ritenendo  doveroso  assumere  alcune  delle  questioni   poste   e
  individuando nel Governo nazionale l'interlocutore diretto,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intraprendere  ogni  iniziativa possibile  presso  il  Governo
  nazionale allo scopo di concertare misure di defiscalizzazione  per
  le famiglie e le imprese siciliane;

   a  predisporre  uno schema di disegno di legge di  modifica  dello
  Statuto  che  stabilisca,  all'articolo  36,  che  le  imposte   di
  produzione, in atto riservate allo Stato, sui prodotti energetici e
  sui  gas petroliferi raffinati ed immessi in consumo nel territorio
  regionale e il 20% del gettito d'imposta di produzione sugli stessi
  prodotti  raffinati nel territorio regionale ed immessi in  consumo
  nelle altre Regioni, vengano attribuite alla Sicilia». (631)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   la  Regione  siciliana dispone del suo sottosuolo ai  sensi  dello
  Statuto speciale;

   le  compagnie petrolifere, che dal sottosuolo siciliano estraggono
  petrolio pari al 10% del fabbisogno nazionale e raffinano circa  il
  60%  dei carburanti utilizzati in Italia, versano alla Regione  una
  royalty pari al solo 7%, causando ingenti danni ambientali a  vasti
  territori della Sicilia;

   si  è  creato uno strano circuito che va interrotto: alle  imprese
  vanno  gli  enormi utili industriali, allo Stato le enormi  entrate
  fiscali  (si  calcola, per approssimazione, che dalle accise  sulle
  produzioni  delle  aree  industriali  di  Gela  ed  Augusta  giunga
  annualmente, alle casse romane, una variabile fra iva e accise  fra
  i  12  ed i 30 miliardi di euro annui), mentre alla Sicilia restano
  inquinamento e grave crisi economica;

   il  territorio siciliano che sopporta l'inquinamento  e  i  guasti
  legati  a una sovrapproduzione ha il diritto di reclamare un giusto
  ed equo ristoro dalle compagnie petrolifere con un adeguato aumento
  delle royalties,

                   impegna il Governo della Regione

   ad   adoperarsi   per   aumentare,  pena  la   sospensione   delle
  autorizzazioni  e  concessioni, sino al 30%  le  royalties  versate
  dalle  compagnie  petrolifere operanti  in  Sicilia,  con  maggiori
  introiti  da destinare a coprire, diminuendone così la percentuale,
  l'addizionale  IRPEF  e l'addizionale sulle tasse  di  circolazione
  degli automezzi e di stazionamento dei natanti». (632)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   le  spettanze  fiscali  relative al reddito prodotto  da  aziende,
  stabilimenti e impianti che producono e fatturano in Sicilia,  fino
  ad  oggi  percepite  dallo Stato, devono essere  ritrasferite  alla
  Regione;

   la  recente legge varata dal Parlamento nazionale ha disposto  che
  va  versata alla Sicilia anche l'IVA dovuta da società, imprese per
  le loro attività prodotte in Sicilia anche se con sede legale fuori
  dal territorio regionale;

   l'effettiva  determinazione degli importi fatturati e delle  somme
  da  restituire  alla  Sicilia doveva essere  fissata  con  apposito
  decreto  attuativo  da  emanarsi dal Ministro  dell'Economia  ma  a
  tutt'oggi non ancora emanato,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  sollecitare  il  Presidente del Consiglio  dei  Ministri  e  il
  Ministro  dell'economia  e  delle finanze  ad  emanare  il  decreto
  attuativo  della  legge,  con il quale il  gettito  dell'IVA  delle
  aziende,  imprese  industriali e commerciali,  che  hanno  la  sede
  centrale  al  di fuori del territorio regionale, ma stabilimenti  e
  impianti  in  esso,  venga  erogato in  tempo  reale  alla  Regione
  siciliana». (633)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  la  grave  crisi  economica  ed  occupazionale  che
  attraversa l'eurozona è ancor più grave in Sicilia dove il  livello
  di  disoccupazione è insostenibile, le imprese non sono in grado di
  investire, vengono abbandonate le iniziative esistenti e non se  ne
  aprono  di  nuove,  le  famiglie hanno difficoltà  a  mantenere  le
  condizioni  minime  di  vita, giornalmente aumenta  il  numero  dei
  siciliani che supera le soglie della povertà e senza che nessuna di
  queste emergenze possa trovare sostegno nel sistema creditizio oggi
  latitante;

   CONSIDERATO che:

   dette emergenze, note, sono state ulteriormente evidenziate e rese
  eclatanti  dalle agitazioni di questi giorni poste in essere  dagli
  autotrasportatori, dagli agricoltori, dagli addetti alla pesca e da
  altre  categorie che via via si sono aggregate ai nuclei  originari
  della  protesta che ha ribadito un dato incontestabile:  il  prezzo
  alla  pompa del carburante, di qualunque tipo di carburante  e  per
  qualsiasi  uso,  è  non  solo  insostenibile  ma,  per  la  moderna
  organizzazione di vita e della produzione e commercializzazione,  è
  divenuto il moltiplicatore della crisi;

   a  fronte di questa drammatica situazione lo Stato continua a  non
  voler  prendere  atto che la Sicilia ha necessità  di  ottenere  un
  riequilibrio  ed  una rivisitazione del rapporto  Stato-Regione  in
  ordine  alle quote di accise caricate sulla benzina e sui  prodotti
  petroliferi  che  lo  Stato non vuole o  non  può  attribuire  alla
  Regione siciliana;

   CONSIDERATE  altresì le notevoli attività estrattive presenti  nel
  territorio siciliano nel campo petrolifero e dei loro derivati,  in
  vista,   anche,   del  raddoppio  del  gasdotto  italo-libico   che
  attraversa  le aree territoriali e marine siciliane,  ed,  altresì,
  per  un  parziale  e  minimo risarcimento per  gli  evidenti  danni
  ambientali  che  ha  subito e continuerà a  subire  la  Sicilia  e,
  principalmente, per attenuare la devastante crisi che  ha  colpito,
  più che altrove, la Regione,

                   impegna il Governo della Regione

   affinché  con  forte determinazione intervenga presso  il  Governo
  nazionale   per   ottenere,  anche  nell'ambito  dei  provvedimenti
  all'esame di Camera e Senato (cosiddetti decreti 'Milleproroghe'  e
  'Crescitalia'),  che  all'interno della  Regione  siciliana,  isole
  minori incluse, le accise sui prodotti petroliferi, metano, GPL e/o
  loro derivati, utilizzati per autotrazione, privata e/o industriale
  o agricola e per la pesca ed i trasporti marittimi, vengano ridotte
  alla  vendita,  sia  al dettaglio che all'ingrosso,  del  30%,  con
  contestuale  diminuzione di ogni onere fiscale che dovesse  gravare
  su tali accise». (634)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   VISTO  il documento sottoscritto unanimemente, in data 22  gennaio
  2012,  dalle  rappresentanze parlamentari a  seguito  dell'incontro
  avuto con i rappresentanti dei movimenti di protesta spontaneamente
  organizzati,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  farne  interamente propri i contenuti ed a porli  a  fondamento
  delle trattative con il Governo nazionale». (635)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  il Governo nazionale ha deliberato lo storno  delle
  risorse  destinate alla realizzazione del Ponte  sullo  Stretto  di
  Messina;

   CONSIDERATO che:

   tale  scelta fa seguito alla decisione dell'Unione europea di  non
  considerare  la predetta infrastruttura tra le opere di prioritario
  interesse comunitario e pertanto non meritevole di finanziamento;

   il  Ministro  delle  infrastrutture e  dei  trasporti  sembrerebbe
  orientato  ad  utilizzare le predette risorse per realizzare  opere
  pubbliche prevalentemente allocate nel Centro-Nord dell'Italia;

   la Sicilia e la Calabria, ed in particolare l'area dello Stretto e
  la  provincia di Messina, sono fortemente deficitarie dal punto  di
  vista infrastrutturale;

   la  provincia  di  Messina, fra l'altro, è colpita  da  allarmanti
  fenomeni   di  dissesto  idrogeologico,  alcuni  dei  quali   hanno
  provocato la perdita di numerose vite umane (Giampilieri, Saponara,
  eccetera);

   il  sistema dei collegamenti marittimi, ferroviari e stradali  tra
  la  Sicilia  ed  il continente, da decenni abbandonato  in  ragione
  dell'ipotesi  del  Ponte, ha bisogno di interventi infrastrutturali
  significativi;

   il potenziamento del sistema infrastrutturale siciliano è decisivo
  per sviluppare l'economia e creare nuova occupazione;

                   impegna il Governo della Regione

   a  sollecitare il Governo nazionale ad utilizzare le  risorse  già
  destinate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto per  le  opere
  infrastrutturali   necessarie  in  Calabria  ed   in   Sicilia,   e
  segnatamente nell'area dello Stretto di Messina, per ammodernare il
  sistema  dei trasporti e rendere più efficiente, ferma restando  la
  sostenibilità  ambientale, il collegamento tra  la  Sicilia  ed  il
  Continente. (636)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   le  aziende  artigiane, commerciali e agricole  della  Sicilia  si
  trovano a fronteggiare una grave crisi economica che sta provocando
  un  preoccupante  aumento di licenziamenti, continue  richieste  di
  cassa integrazione, chiusure di aziende;

   gli  interi  settori produttivi dei due comparti,  in  particolare
  l'edilizia,   il   tessile,  l'abbigliamento,   la   ceramica,   il
  metalmeccanico,   l'autotrasporto,   l'agricoltura,   etc.   vedono
  quotidianamente ridurre ordini, fatturati e numero di dipendenti;

   nella  Regione  si  è  determinata una vera  e  propria  emergenza
  economica   riconducibile  a  fattori  economici  sia   strutturali
  intrinseche del territorio che ad effetti di natura internazionale,
  che vanno affrontati subito per salvare imprese e posti di lavoro;

   dalle  approvazioni degli ultimi bilanci, in particolare di quello
  regionale,  poco si è deliberato a sostegno delle classi produttive
  in difficoltà;

   rispetto  ai  provvedimenti approvati fino ad ora,  altro  bisogna
  attuare  per  mettere in campo misure eccezionali  per  riuscire  a
  superare la crisi;

   in  questi giorni movimenti spontanei e singole imprese gridano ad
  alta  voce  il malessere di cui sono afflitti, cercando ognuno  con
  tutti  i  propri  mezzi  e ciascuno per le  proprie  competenze  di
  stimolare  la  classe politica regionale a voler  legiferare  nella
  giusta direzione,

                   impegna il Governo della Regione

   A)  all'adozione dei seguenti provvedimenti ed iniziative  per  il
  comparto agricolo:

   1.   garantire   sufficiente  liquidità  alle   imprese   agricole
  attraverso un adeguato finanziamento e lo sblocco delle norme a tal
  fine  approvate  (acquisto  scorte, ripianamento  delle  passività,
  ristrutturazione  finanziaria, ecc.);  l'intervento  nei  confronti
  delle banche per una maggiore apertura nei confronti delle imprese;
  la  piena  e  più  flessibile applicazione  della  convenzione  per
  l'utilizzo dell'attività fideiussoria dell'ISMEA;

   2. il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale;

   3.  il  contenimento  dei costi di produzione  e  della  pressione
  fiscale a carico delle aziende agricole e zootecniche;

   4.  il  mantenimento  della fiscalizzazione  degli  oneri  sociali
  agricoli nelle zone montane e svantaggiate;

   5.  l'aumento del 'de minimis' fissato per le aziende  agricole  e
  zootecniche;

   6. la revisione della decisione adottata dalla Commissione europea
  con  la  quale  viene  dichiarato  non  compatibile  con  le  norme
  comunitarie   l'esonero  dal  pagamento  dell'accise  sul   gasolio
  utilizzato per il riscaldamento delle serre;

   7.  l'approvazione  di  misure  urgenti  a  favore  delle  aziende
  danneggiate dagli eventi epidemici sugli ortaggi;

   8.  la sospensione delle scadenze bancarie, fiscali e contributive
  per le imprese agricole;

   9.  la  previsione  di adeguati indennizzi a  favore  delle  ditte
  danneggiate    da    eventi   esterni   nelle   proprie    attività
  imprenditoriali, l'intensificazione ed accelerazione  dell'attività
  di ricerca per prevenire tali fenomeni;

   10. il rispetto dell'accordo regionale per il prezzo del latte  in
  Sicilia e l'introduzione di misure a sostegno degli allevatori;

   11.  il  pronto  pagamento  di tutte le pratiche  pregresse  e  la
  liquidazione di tutti gli aiuti PAC;

   12.  l'inserimento del carrubo fra le colture ammesse  agli  aiuti
  comunitari (PAC);

   13.  il  controllo delle importazioni e la difesa delle produzioni
  agricole  e zootecniche locali attraverso l'applicazione  di  norme
  che  sanciscano l'obbligo della loro etichettatura  con  la  chiara
  indicazione del luogo di origine;

   14.  la sospensione delle procedure della Serit Sicilia in materia
  di  previdenza  e  riapertura dei termini per i ripianamenti  delle
  passività  INPS  fino  ai ruoli 2011, come da  provvedimento  della
  legge finanziaria 2007;

   15.  l'immediato indennizzo per le aziende agricole per le perdite
  subite durante il blocco degli autotrasporti;

   B)  all'adozione dei seguenti provvedimenti ed iniziative  per  il
  comparto artigianale e commerciale:

   1.  la  defiscalizzazione  delle  accise  sui  carburanti  per  l'
  autotrasporto per tutte le attività artigianali;

   2. la riduzione degli oneri sociali e assistenziali sia sul lavoro
  autonomo che dipendente degli artigiani e dei commercianti;

   3.  l'  abbattimento dei costi assicurativi dei mezzi di trasporto
  attraverso  un  fondo  regionale,  da  erogare  direttamente   agli
  istituti assicurativi per abbattere i premi assicurativi;

   4.  il  blocco  e il cambiamento delle procedure di  recupero  dei
  debiti fiscali e previdenziali, consentendo la loro rateizzazione e
  l'abolizione  in contemporanea delle sanzioni, degli aggi  e  degli
  interessi  di  mora,  interessi  dilatori  e/o  applicazioni  delle
  condizioni previste in sedi amministrative;

   5. l'approvazione di nuove norme che prevedano l'uso immediato dei
  fondi  pubblici  europei,  nazionali e  regionali,  che  consentano
  l'attivazione  degli  ammortizzatori  sociali  in  deroga   per   i
  dipendenti  del  settore dell'artigianato edile e del  commercio  e
  l'attivazione   degli  ammortizzatori  sociali   ordinari   per   i
  dipendenti delle PMI, con procedure nuove anche attraverso gli enti
  bilaterali e i contratti di solidarietà;

   6. l'accelerazione della spesa pubblica della Regione siciliana:

   a)  con  l'avvio  delle misure dei POR 2007/2013 e lo  snellimento
  delle procedure burocratiche;

   b)  con  il lancio di un piano straordinario di edilizia  pubblica
  per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici
  pubblici, scuole, strade, etc.;

   7.  il pagamento immediato da parte della pubblica Amministrazione
  di tutto quanto dovuto alle imprese per servizi, forniture, lavori,
  per  contributi  per  i regimi di aiuto e sostegno  all'occupazione
  previste dalle normative nazionali e regionali e da anni non pagate
  alle imprese;

   8.  la  diminuzione  del  costo dei  pedaggi  autostradali  e  dei
  traghetti;

   9.  un intervento straordinario per il credito con la creazione di
  un  tavolo  regionale  di  monitoraggio  del  mercato  del  credito
  ordinario  siciliano, con lo stanziamento di un'adeguata  dotazione
  finanziaria  nei  capitoli  di bilancio regionale  per  il  credito
  agevolato  alle  imprese artigianali, edili e  commerciali  con  la
  predisposizione  di un relativo fondo di garanzia da  affiancare  a
  quello già esistente dei confidi;
   10.  un  fondo  di  solidarietà per le  famiglie  monoreddito  per
  incentivare la ripresa economica». (637)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'agrumicultura,  nella  Regione  siciliana,  è   sicuramente   il
  comparto di maggiore traino economico dell'intero settore agricolo;

   i  relativi  prodotti,  in  particolar  modo  le  arance,  vengono
  esportate in tutto il mondo;

   in alcuni mercati internazionali (Inghilterra, Francia e Germania,
  per  citare  qualche esempio) le arance devono superare determinati
  standard  che, oltre al fattore prettamente qualitativo, si  basano
  anche  sulla cosiddetta 'pezzatura', cioè la grandezza dell'arancia
  che  non  deve  essere  inferiore ad  una  determinata  consistenza
  (diametro e peso);

   CONSIDERATO che:

   le   scarse  piogge  degli  ultimi  mesi  hanno  determinato   una
  produzione  di  arance  che  hanno, per oltre  il  60%  dell'intera
  raccolta  regionale, un peso di circa 70-80 grammi,  corrispondente
  alla  metà  della  pezzatura  richiesta  dai  mercati  italiani  ed
  europei;

   se  a questo si aggiunge l'aumento della produzione nazionale  del
  18%,  pari  a  circa  23 milioni di quintali,  di  cui  la  Sicilia
  rappresenta  all'incirca  i  due  terzi,  appare  evidente  che  la
  raccolta di arance della stagione 2011/2012 si sta trasformando  in
  una vera e propria catastrofe per i produttori siciliani, in quanto
  gran parte del prodotto non riesce ad essere venduto sui mercati  a
  causa   della  modesta  consistenza  dello  stesso  e  del  surplus
  produttivo di circa 3 milioni di quintali;

   il  Governo regionale non può restare indifferente davanti a  tali
  previsioni  che  costringerebbero  gli  agrumicultori  a   lasciare
  marcire  il loro prodotto sugli alberi per non sostenere  spese  di
  raccolta  difficilmente recuperabili, con drammatiche ripercussioni
  sull'occupazione nell'intero settore agricolo e nell'indotto;

   servono   interventi  urgenti  a  sostegno  dell'intero  comparto,
  interventi  miranti  sia  allo smaltimento retribuito  del  surplus
  produttivo   che  alla  proroga  delle  premialità   destinate   ai
  produttori,

                   impegna il Governo della Regione

   a  mettere  in atto, con procedura d'urgenza, tutte le  iniziative
  miranti al sostegno degli agrumicultori siciliani;

   a  porre  in essere un piano straordinario di ritiro del prodotto,
  con  conseguente trasformazione in succhi freschi da  destinare  ad
  aiuti umanitari;

   a  prorogare, nella nuova programmazione quinquennale del piano di
  sviluppo  rurale, il premio unico per ettaro dato  come  indennizzo
  diretto alla produzione agrumaria». (638)

   Onorevoli  colleghi, siccome vorrei evitare di porli in  votazione
  singolarmente,  leggerò la parte finale, cioè l'impegno  che  viene
  richiesto   al   Governo,   e  poi  li   accoglierei   tutti   come
  raccomandazione. Vanno tutti nella stessa direzione,  non  sono  in
  contraddizione uno con l'altro.
   L'ordine  del  giorno  numero 630, a firma dell'onorevole  Caputo,
  impegna  il  Governo della Regione a dichiarare lo stato  di  crisi
  nell'intero  comparto produttivo della Sicilia  e  a  chiedere  che
  vengano  poste  in  essere tutte le opportune misure  di  carattere
  fiscale, amministrativo, legislativo, necessarie a dare una  svolta
  alla situazione economica in Sicilia.
   L'ordine  del giorno numero 631, a firma dell'onorevole  Donegani,
  impegna  il  Governo  ad  intraprendere ogni  iniziativa  possibile
  presso  il  Governo  nazionale allo scopo di concertare  misure  di
  defiscalizzazione  per  famiglie  ed  imprese  e   fa   riferimento
  all'articolo 36 dello Statuto.
   L'ordine  del giorno numero 632, a firma dell'onorevole  Maira  ed
  altri,  impegna il Governo della Regione ad operarsi per aumentare,
  pena  sospensione di autorizzazioni e concessioni, fino al  30  per
  cento le royalty dalle compagnie petrolifere operanti in Sicilia.
   L'ordine  del giorno numero 633, a firma degli onorevoli  Maira  e
  altri, impegna il Governo a sollecitare il Presidente del Consiglio
  dei  Ministri a promulgare il decreto attuativo della legge con cui
  il  gettito dell'IVA di aziende, imprese industriali e commerciali,
  che  hanno  sede centrale al di fuori del territorio  regionale  ma
  stabilimenti e impianti in esso, venga erogato in tempo reale  alla
  Regione siciliana.
   L'ordine  del giorno numero 634, a firma dell'onorevole  Maira  ed
  altri,   impegna   il  Governo  regionale  perché  intervenga   con
  determinazione presso il Governo nazionale per inserire all'interno
  del  decreto   Mille  proroghe',  meglio  conosciuto  come  decreto
   Crescitalia ,  misure  a  favore  della  Sicilia,   del   comparto
  industriale e agricolo.
   L'ordine  del giorno numero 635, a firma degli onorevoli Leontini,
  Vinciullo, Marrocco ed altri, impegna il Presidente della Regione a
  fare   propri  i  contenuti  del  documento  realizzato  a  seguito
  dell'incontro  con  le  categorie  che  hanno  protestato  domenica
  mattina in Sala Rossa.

   MINARDO.  Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno  numero
  635.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'ordine  del giorno numero 636, a firma dell'onorevole  Panarello
  ed  altri,  impegna il Governo regionale a sollecitare  al  Governo
  nazionale  chiarezza sulle risorse stanziate  per  il  ponte  sullo
  Stretto,  quindi  a  fare chiarezza sulle somme  stanziate  per  il
  ponte.

   MUSOTTO.  Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno  numero
  637.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'ordine del giorno numero 637 è un impegno del Governo presso  il
  Governo  nazionale per una serie di misure che vanno  in  direzione
  della risoluzione della crisi.
   L'ordine del giorno numero 638, a firma dell'onorevole Falcone  ed
  altri, impegna il Governo della Regione a mettere in atto tutte  le
  iniziative miranti al sostegno degli agrumicoltori siciliani.

   MARZIANO. Non voto l'ordine del giorno numero 635.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non stiamo votando gli ordini  del
  giorno,  che  sono  tutti   accettati  come  raccomandazione  e  il
  Governo,  nella  misura in cui potrà tenerne conto  ovviamente,  si
  farà carico di farlo nell'interlocuzione con il Governo nazionale.
   Così resta stabilito.
   La  seduta è rinviata a giovedì, 26 gennaio 2012, alle ore  18.00,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I   -  Comunicazioni.

   II  -  Comunicazioni del Governo circa l'esito  dell'incontro  del
  Presidente  della  Regione  con  il Presidente  del  Consiglio  dei
  Ministri sulla crisi dell'economia siciliana.

                   La seduta è tolta alle ore 19.43

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli