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Resoconto d'Aula della Seduta n. 323 di martedì 21 febbraio 2012
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA  NICOLA,  segretario f.f., dà lettura del processo  verbale
  della  seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
  approvato.

       PRESIDENTE.  Ai  sensi  dell'articolo  127,  comma   9,   del
  Regolamento  interno,  do il preavviso di trenta  minuti  al  fine
  delle  eventuali  votazioni mediante procedimento elettronico  che
  dovessero avere luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo gli onorevoli:  Picciolo
  e Gentile per oggi; D'Agostino dal 21 al 22 febbraio 2012.

   L'Assemblea ne prende atto.

                               Missioni

   PRESIDENTE.   Comunico   che  sono  in   missione,   per   motivi
  istituzionali, gli onorevoli:
   Vinciullo  dal  21  al  22 febbraio 2012; Caputo  dal  27  al  29
  febbraio 2012.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -  da  parte dell'Assessore per le Autonomie Locali e la Funzione
  Pubblica:

   N.  1656  -  Modifica  del bando di concorso  a  n.  1  posto  di
  istruttore amministrativo indetto dal comune di Bisacquino (PA).
   Firmatario: Galvagno Michele

   da  parte  dell'Assessore  per  i  Beni  Culturali  e  l'Identità
  Siciliana:

   N.  974  -  Iniziative  per  l'adozione  del  piano  territoriale
  paesistico regionale.
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   N.  1207 - Interventi per il recupero della chiesa di San Giacomo
  di Sclafani Bagni (PA).
   Firmatario: Caputo Salvino

   N.   1331   -  Motivi  dell'ingiustificato  declassamento   della
  sovrintendenza di Siracusa.
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  1801  -  Interventi urgenti per la messa in sicurezza  ed  il
  restauro del complesso monumentale di Villa Valguarnera a Bagheria
  (PA).
   Firmatario: Mattarella Bernardo

   N.  2061  -  Salvaguardia  e valorizzazione  del  dormitorio  dei
  benedettini  sito  nel  complesso  monumentale  Guglielmo  II   di
  Monreale (PA).
   Firmatari: Caputo Salvino; Pogliese Salvatore

   Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  2427  -  Iniziative in materia di procedure di riconoscimento
  delle invalidità civili.
   - Assessore Salute
   Firmatari: Aricò Alessandro; Currenti Carmelo

   N.  2428  - Notizie  e chiarimenti  sulla gestione amministrativa
  del Comune di Piedimonte Etneo (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Raia Concetta

   N.  2429 - Iniziative per dotare l'ospedale civico di Palermo  di
  un tomografo PET-TC.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Maira Raimondo

   N. 2430 - Iniziative contro il gioco d'azzardo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  2431 - Iniziative per scongiurare la sospensione del servizio
  di trasporto marittimo da e per le isole minori.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Economia
   Firmatari:   Beninati  Antonino;  Buzzanca  Giuseppe;   Ardizzone
  Giovanni

   N.  2432  -  Nomina del commissario straordinario del  Comune  di
  Floresta (ME).
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Buzzanca Giuseppe

   N.  2435  -  Chiarimenti in ordine alle presunte  inadempienze  e
  sulle misure urgenti da adottare per l'erogazione di quanto dovuto
  alle aziende agricole assegnatarie di risorse comunitarie.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Adamo Giulia

   Avverto  che  le  interrogazioni testé annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  2433  -  Provvedimenti  urgenti  per  contrastare  la  libera
  circolazione dei prodotti agricoli del Marocco e del Nord  Africa,
  a tutela delle produzioni siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Risorse Agricole e Alimentari
   Firmatario: Limoli Giuseppe

   N.  2434  -  Notizie in merito alla razionalizzazione della  rete
  scolastica della provincia di Messina.
   - Presidente Regione
   - Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Romano Fortunato

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
  Governo.

        Comunicazione di apposizione di firma a interrogazione

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  con  nota  del  15  febbraio   2012,
  pervenuta  in  pari data e protocollata al n. 1516/Aulapg  del  17
  febbraio  2012,  gli  onorevoli Raia e Termine  hanno  chiesto  di
  apporre  la  firma all'interrogazione a risposta scritta  n.  2425
   Iniziative   in   favore  delle  imprese   agricole   siciliane',
  presentata  dall'onorevole Galvagno ed altri in data  14  febbraio
  2012.

   L'Assemblea ne prende atto.

         Comunicazione relativa all'interrogazione numero 2433

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  a seguito  dell'approvazione,  nella
  seduta  d'Aula n. 322 del 15 febbraio 2012, dell'ordine del giorno
  n.  646  Iniziative a sostegno dell'agricoltura siciliana ,  è  da
  intendersi preclusa, poiché di analogo contenuto, l'interrogazione
  con  richiesta di risposta scritta n. 2433  Provvedimenti  urgenti
  per  contrastare la libera circolazione dei prodotti agricoli  del
  Marocco e del Nord Africa, a tutela delle produzioni siciliane , a
  firma dell'onorevole Limoli, testé annunziata.

   L'Assemblea ne prende atto.

        Comunicazione relativa all'ordine del giorno numero 620

   PRESIDENTE. Comunico che, a seguito di coordinamento finale e  di
  nota  esplicativa dell'onorevole Greco (pervenuta il  20  febbraio
  2012 e protocollata al n. 1677/Aulapg del 21 febbraio successivo),
  primo  firmatario  dell'ordine del giorno n.  620   Iniziative  in
  favore del Corpo forestale regionale' - approvato nella seduta  n.
  311  del 28 dicembre 2011 - la parte impegnativa del documento  di
  indirizzo politico testé citato è così riformulata:

                  impegna il Governo della Regione

   per  le ragioni esposte in premessa ed a garanzia di una migliore
  regolarità  ed efficacia amministrativa nel delicato e  importante
  settore del Corpo forestale regionale, a porre in essere  gli atti
  e  gli  adempimenti  amministrativi necessari  per  assicurare  il
  riconoscimento, al  personale  tecnico forestale non  direttivo  e
  direttivo,  delle qualifiche di agenti e di ufficiali  di  polizia
  giudiziaria  in  relazione  alle  rispettive  competenze   e,   ai
  dirigenti tecnici forestali, in linea con quanto previsto  per  il
  Corpo   forestale  dello  Stato,  della  qualifica  di  'Sostituto
  ufficiale di pubblica sicurezza', ripristinando tal modo il giusto
  rapporto  gerarchico e funzionale tra i dirigenti e  il  personale
  del  comparto  del  Corpo  e superando, in  tal  modo,  disarmonie
  organizzative   e  le  conseguenti  rilevanti   difficoltà   nella
  gestione complessiva del comparto.

   Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.

      Comunicazione relativa agli ordini del giorno nn. 626 e 628

   PRESIDENTE. Comunico che a seguito di coordinamento finale:

   -  il  primo firmatario dell'ordine del giorno n. 626,  approvato
  nella  seduta n. 311 del 28 dicembre 2011,  Spettanze al personale
  della  società   Sicilia  e-servizi Venture  scrl' ,  è  risultato
  essere l'onorevole Savona;

   - il titolo dell'ordine del giorno n. 628, approvato nella seduta
  n.  311  del 28 dicembre 2011, è il seguente:  Stato di attuazione
  delle  previsioni in materia di 'federalismo fiscale'  e  relative
  ricadute sull'assetto socio-economico della Sicilia.

   L'Assemblea ne prende atto.

                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Forzese è  in  congedo  per
  oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del Regolamento
      interno, di interrogazioni e di interpellanze della rubrica
                               Economia

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Svolgimento, ai sensi dell'articolo 159, comma 3, del  Regolamento
  interno,  di  interrogazioni  e  di  interpellanze  della  rubrica
   Economia .
     Per assenza dei rispettivi firmatari, le interrogazioni n. 1215
   Iniziative  per  accelerare  le  procedure  di  spesa  dei  fondi
  comunitari in Sicilia , a firma dell'onorevole Vinciullo, n.  1358
   Chiarimenti in ordine alla decisione di aumento di capitale della
  'Mediterranea Holding' , a firma dell'onorevole Caputo e  n.  1706
   Notizie  sulla  gestione del sito termale di Acireale ,  a  firma
  dell'onorevole  Giuffrida, sono trasformate in interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta.
   Si  passa alla interrogazione n. 1843  Opportune iniziative  allo
  scopo  di  erogare  i  crediti  vantati  dall'A.S.T.  s.p.a.   nei
  confronti  della Regione , a firma degli onorevoli  Cracolici,  De
  Benedictis e  Di Benedetto.
   Ne do lettura:

   «Al  Presidente  della Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che:

   l'AST  sta attraversando una grave crisi di liquidità che ha  già
  comportato  il ritardo nel pagamento degli stipendi ed  il  blocco
  delle  forniture di beni e servizi da parte di numerosi creditori,
  compreso  il  gasolio  per  gli autobus,  e  che  tale  situazione
  potrebbe  provocare  a  breve anche interruzioni  dei  servizi  di
  trasporto   erogati   all'utenza,   prevalentemente   formata   da
  lavoratori pendolari e studenti, nonostante il fatto che i crediti
  vantati dall'azienda siano superiori alle spese che la stessa deve
  affrontare a breve per assicurare la regolarità della gestione;

   in  particolare risulta che, alla data odierna, AST S.p.A.  vanti
  un  credito  nei confronti della Regione siciliana  ammontante  ad
  euro 32.780.778,00 così composto:
   contributo di ricapitalizzazione ex l.r. 11/2010 anno 2010:  euro
  13.236.524,50;
   contributo rinnovo CCNL anni 2003-2004-2006: euro 11.147.481,84;
   contributo di esercizio - saldo anno 2007 euro 167.847,55;
   corrispettivo contratto di servizio TPL, 2  trimestre  2011  euro
  5.237.649,08;
   rimborso  tessere anziani l.r. n. 87 del 1981,  anno  2010:  euro
  2.250.000,00;
   titoli di viaggio forze dell'ordine, anno 2009: euro 250.223,85;
   titoli di viaggio forze dell'ordine, anno 2010: euro 255.049,60;
   servizi di trasporto giochi delle isole: euro 196.176,03;
   saldo rimborso tessere anziani, anno 2006: euro 27.707,87;
   servizi trasporto INDA Siracusa, anno 2009: euro 12.117,60;
   TOTALE: euro 32.780.777,92;

   a  quanto  sopra  deve  aggiungersi il rateo  di  competenza  per
  l'anno  2011,  fino  ad  oggi  maturato  ed  ammontante  ad   euro
  8.333.332,00, se sarà confermato l'importo annuale determinato nel
  bilancio 2010, pari ad euro 25.000.000,00, secondo quanto previsto
  nel  documento redatto dalla stessa AST e trasmesso  nel  dicembre
  2010  al  consiglio  di sorveglianza ed all'amministrazione  della
  Regione siciliana;

   constatato che i ritardi, con i quali la Regione siciliana  eroga
  i  contributi ai comuni dove AST s.p.a. gestisce i servizi  urbani
  di  TPL,  si traducono in ulteriori ritardi sui tempi di pagamento
  delle fatture che AST s.p.a. emette ai comuni stessi, i quali sono
  contrattualmente protetti da una clausola di salvaguardia  secondo
  la quale l'obbligazione al pagamento verso il fornitore sorge solo
  a valle dell'incasso del contributo regionale;

   per sapere:

   quali  ragioni giustifichino i macroscopici ritardi in oggetto  e
  quali  profili di responsabilità ne derivino in relazione ai danni
  verso il patrimonio che essi comporterebbero;

   quali  iniziative  intendano intraprendere al fine  di  garantire
  nei  tempi  più  rapidi  possibili la corresponsione  delle  somme
  vantate quali crediti da A.S.T. S.p.A. » (1843)

   Ha  facoltà  di parlare l'Assessore per l'economia per fornire  la
  risposta.

   ARMAO,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  onorevoli
  deputati,  l'interrogazione n. 1843 ha come riferimento   Opportune
  iniziative  allo  scopo di erogare i crediti  vantati  all'AST  nei
  confronti della Regione .
   In  merito,  con  rinvio al dato scritto che poi  consegnerò  agli
  atti, la Regione ha avviato una serie di verifiche.
   Durante    l'anno   2012,   venuto   meno   il    contributo    di
  ricapitalizzazione  di cui alla legge regionale n. 2 del 2002,  poi
  ricostituito  con la legge regionale n. 11 del 2010,  l'AST  S.p.A.
  non  avendo avuto gli esiti sperati della fase di ottimizzazione  e
  rimodulazione del contratto rep. N. 241/07, di cui alla delibera di
  Giunta  n.  402/2009  e  dopo la stipula  dell'Atto  Aggiuntivo  al
  Contratto  rep. n. 11164/10 di rimodulazione dei chilometri  e  del
  corrispettivo  contrattuale  di cui  alla  delibera  di  Giunta  n.
  289/2010  e  di  proroga  della data di  scadenza,  ha  iniziato  a
  segnalare  la  propria  grave situazione di  criticità  finanziaria
  derivante  essenzialmente dalla mancata erogazione di  crediti  già
  scaduti  vantati nei confronti dell'Amministrazione  regionale  per
  gli  importi  evidenziati  dagli onorevoli  interroganti  nell'atto
  parlamentare in argomento.
   Si  tratta del contributo regionale di ricapitalizzazione ex legge
  regionale  n.  11  del 2010, acconto 2010; dei  contributi  per  il
  rinnovo  del contratto collettivo nazionale per gli anni 2003-2004-
  2006  di importo relativo a euro 11.147.481,84; del contributo  per
  l'esercizio  2007  di  euro  167.847,55  e  del  corrispettivo  del
  contratto  di servizio TPL, 2  semestre 2011, di euro 5.237.649,08;
  del rimborso tessere anziani legge regionale n. 87 del 1981, per il
  2010, di euro 2.250.000,00, dei titoli di viaggio FF.OO anno 2009 e
  anno  2010, per i servizi di trasporto giochi nelle isole  di  euro
  197.176,03, del saldo rimborso tessere anziani, anno 2006, di  euro
  27.707.87  nonché per il trasporto INDA Siracusa, per l'anno  2009,
  di euro 12.117,60.
   Per l'esercizio 2011 è stato liquidato il 50 per cento a titolo di
  acconto   del  contributo  di  ricapitalizzazione  pari   ad   euro
  11.750.000,00   nonchè  sul  saldo  dello  stesso  esercizio   che,
  comunque, potrà essere liquidato dopo la presentazione del bilancio
  d'esercizio 2011 di AST S.p.A. E' in fase di erogazione  un acconto
  di  euro  4.000.000,00per il pagamento degli stipendi del  mese  di
  gennaio  2012e  debito  verso l'erario in ragione  delle  criticità
  finanziarie della Società.
   Va  chiarito  in  ultimo  che  per  il  2012  si  potrà  procedere
  all'anticipo  del  50 per cento soltanto dopo la presentazione  del
  bilancio  di previsione anno 2012 e la relativa delibera di  Giunta
  di approvazione.
   Va  segnalato  che,  a  seguito di alcuni  esposti  in  ordine  ad
  irregolarità  sull'utilizzo del   contributo di  ricapitalizzazione
  all'AST,  i  nostri  uffici  sono intervenuti  per  richiedere  una
  dettagliata   relazione  al  collegio  sindacale   sulle   presunte
  irregolarità in merito.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Cracolici  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, Assessore,  questa  interrogazione
  risale  a  quasi  un  anno fa, ma credo che  il  problema  non  sia
  risolto.   Nel   senso   che  la  vicenda  AST,   che   è   entrata
  prepotentemente nelle cronache di questi giorni, anche in virtù del
  fatto  che ci sarebbero addirittura alcune attività che sono  state
  sospese,  considerato il problema dei carburanti in alcune province
  e  alcune  notizie  stampa  su eventuali  sprechi  che  sono  stati
  consolidati,  individuati  o denunciati presso  l'Azienda,  portano
  alla luce un tema, rispetto al quale vorrei che guardassimo con una
  certa attenzione.
   Voglio  parlarne  oggi proprio perché sia evidente  a  tutti.  Una
  questione è gestire in maniera corretta la corresponsione di quanto
  dovuto anche per evitare sofferenze di liquidità che comportano una
  esposizione   bancaria   da   parte  dell'Azienda   AST   che   poi
  inevitabilmente la Regione in qualche modo è costretta a ripianare,
  altra  cosa  è assistere ad un clima che io non vorrei  abbia  come
  obiettivo    una   accelerazione   di   processi    di    eventuale
  privatizzazione.  Non perché io abbia chissà  quale  contrarietà  a
  processi  di  privatizzazione delle aziende,  nel  caso  specifico,
  dell'AST;  però credo che un clima esterno, a volte alimentato  per
  favorire accelerazioni si chiama svendita, non privatizzazione.  Ed
  in ogni caso, sono dell'avviso che questa materia vada trattata col
  massimo  del rigore e dell'attenzione, considerato che, qualora  si
  dovesse  determinare  un processo di privatizzazione  dell'Azienda,
  vorrei  ricordare  che l'Azienda gestisce prevalentemente  attività
  che  sono  in concessione, quindi si privatizzano le concessioni  e
  non privatizzerei il patrimonio dell'Azienda stessa.
     Credo che questa sia una questione che in capo all'Assessore per
  l'Economia, nel momento in cui esercita la vigilanza, attiene  alla
  sua  vigilanza,  la particolare attenzione sulle  modalità  con  le
  quali   si   potrà   eventualmente   procedere   a   processi    di
  privatizzazione.
   Ho  voluto cogliere l'occasione di questa interrogazione per  dire
  che la questione AST va attentamente vigilata da parte del Governo,
  anche  alla luce di tutti i pronunciamenti giuridici che supportano
  il  processo di privatizzazione o di fusione per incorporazione che
  in atto sta vivendo l'Azienda siciliana trasporti.

   PRESIDENTE.  Per  assenza del firmatario, l'interrogazione  numero
  2120   Chiarimenti  ed  iniziative per la  pronta  definizione  dei
  contenziosi   pendenti  tra  la  Multiservizi   S.p.A.   e   alcuni
  lavoratori , a firma dell'onorevole Di Benedetto, é trasformata con
  richiesta di risposta scritta.
   Si  passa  all'interrogazione n. 2222  Iniziative  a  seguito  del
  decremento degli introiti IRAP in Sicilia  dell'onorevole Falcone.
   Ha facoltà di parlare l'assessore per fornire la risposta.

   ARMAO,  assessore  per  l'economia. Signor  Presidente,  onorevoli
  deputati,   con   riferimento  all'interrogazione   n.   2222,   va
  preliminarmente  osservato che, al di là dei  profili  inerenti  ad
  analisi  di tipo economico-statistico, l'Amministrazione regionale,
  alla  stregua della vigente ripartizione di rapporti  fra  Stato  e
  Regione, in materia di IRAP, non può ampliare il potere di  manovra
  dell'aliquota  di competenza delle Regioni, ai sensi dell'arti.  16
  del  Decreto  Legislativo Istitutivo n. 446 del 15  novembre  1997,
  atteso  che  a tutt'oggi, non essendo stato emanato il  regolamento
  previsto  dall'art. 1, comma 44 della legge 24  dicembre  2007,  n.
  244,  necessario per individuare le norme derogabili dalle  Regioni
  per  la piena attuazione dell'IRAP regionale, quale tributo proprio
  delle Regioni nonché per definire la disciplina della liquidazione,
  dell'accertamento  e della riscossione dell'IRAP  regionale,  resta
  riservato  allo  Stato il potere di modificare le basi  imponibili,
  l'aliquota, le detrazioni e le deduzioni come, peraltro, è avvenuto
  con l'ultimo decreto che ha incrementato l'addizionale IRPEF.
   In tal senso la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 216/2009,
  successivamente alla cosiddetta regionalizzazione dell'IRAP,  quale
  tributo  proprio ai sensi dell'art. 1 comma 43 della L. 244/07,  ha
  chiarito  che    a prescindere dal fatto che l'istituzione  avvenga
  con   legge   regionale,   queste   disposizioni   non   modificano
  sostanzialmente la disciplina dell'IRAP che rimane una  imposta  di
  tipo statale   . Conseguentemente, quindi, questo rigido meccanismo
  contabile,  posto  sotto l'egida del controllo dello  Stato,  trova
  ragion  d'essere  nello  specifico  vincolo  di  destinazione   dei
  predetti  cespiti  tributali ed erariali,  al  finanziamento  della
  spesa sanitaria che avviene in ogni caso ed indipendentemente dalle
  scadenze fiscali, attraverso forme di anticipazioni sulla dotazione
  complessiva,  determinata in sede di riparto  del  fondo  sanitario
  nazionale.
   Ciò  detto,  va  precisato che, diversamente  dai  dati  contabili
  esposti in bilancio alla fine dell'esercizio finanziario, i dati di
  gettito  forniti  dal  Dipartimento Finanze  e  Credito  di  questo
  Assessorato,  in  occasione dell'audizione del 15  novembre.,  sono
  quelli  utilizzati per le analisi sugli andamenti  di  gettito  dei
  singoli cespiti di entrata e sono desunti dalle tabelle riassuntive
  del  cosiddetto  modello  43  Tes. dei  versamenti  registrati  dal
  Cassiere regionale nei relativi mesi dell'anno.
   Pertanto,  tenuto  conto  delle  spiegazioni  fornite  nel   corso
  dell'audizione in ordine al significativo contenzioso  insorto  con
  l'Agenzia  delle  Entrate  e  la  Regione  circa  il  possesso  del
  requisito   dell'organizzazione   autonoma   essenziale   ai   fini
  dell'applicazione dell'IRAP e delle osservazioni dei Deputati circa
  l'incidenza  del  fenomeno  evasivo, senza  con  ciò  sottovalutare
  l'impatto  della crisi economica, appare più prudente  attendere  i
  dati  contabili  di  fine  esercizio  per  svolgere  più  esaustive
  considerazioni.

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Falcone   per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'assessore.

   FALCONE.  Signor presidente, onorevoli colleghi, sono parzialmente
  soddisfatto  della  risposta dell'Assessore,  perché  è   vero  che
  l'interrogazione  era  tesa a comprendere i motivi  del  decremento
  dell'IRAP  in Sicilia, però al contempo, voleva anche stimolare  il
  Governo  a qualche iniziativa concreta, se non d'urto, al  fine  di
  rimettere in moto quella che è un'economia stagnante della  Regione
  Sicilia.
   L'assessore  Armao ha detto, qualche giorno fa, qualche  settimana
  fa,  che  i livelli di spesa della Regione Sicilia sono ricollocati
  ai  livelli del 2001, temporalmente, nel senso che la spesa è stata
  contenuta su quella che era nel 2001 e, quindi, se da un lato è  un
  fatto  meritorio di contenimento di spesa, dall'altro lato comporta
  sicuramente un boccheggiamento del nostro mercato.
   Per  cui,  lo  spirito  e l'auspicio di questo  interrogante,  nei
  confronti  del  Governo,  è  quello di  movimentare,  mobilitare  e
  stimolare la spesa, soprattutto comunitaria e dei FAS, al  fine  di
  poter  ridare  ossigeno alla nostra economia e di  poter  aumentare
  anche  gli introiti IRAP in questa regione Sicilia, oltre che nello
  Stato.

                        Sull'ordine dei lavori

   BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto  della
  presenza  dell'Assessore Armao - e per la  verità  avrei  preferito
  fosse  presente anche l'assessore Pietro Carmelo Russo -perché  già
  la  scorsa settima abbiamo preannunciato un fortissimo disagio  che
  riguarda tutti i Comuni siciliani, in riferimento al fatto  che,  a
  tutt'oggi, e siamo al 21 febbraio 2012, non è stata corrisposta  ai
  Comuni  l'ultima trimestralità per ciò che riguarda i trasferimenti
  finanziari.
   Lei, Assessore, certamente si renderà conto del disagio al quale i
  Comuni  sono  sottoposti. A noi risulta, e questo  devo  dirlo  per
  onore  della verità, che lei ha sollecitato gli Uffici,  che  si  è
  fatto  parte diligente affinché questo problema, che sta diventando
  un dramma, possa essere risolto.
   Le  annuncio,  signor Presidente, che questo  problema  che,  come
  dicevo,  sta affliggendo l'intera Sicilia, potrà avere, tra qualche
  giorno,  risvolti  che  avranno certamente  ricaduta  sullo  stesso
  ordine  pubblico. Non si riesce, restando così le cose, a garantire
  il trasporto pubblico locale. Già in molte città, Messina compresa,
  sono state avviate le procedure di raffreddamento. Questa mattina a
  Messina  si  è  tenuta un'assemblea di Messina ambiente  che  è  la
  società  che  per conto del Comune esegue la raccolta  dei  rifiuti
  solidi urbani.
   A  questo  si aggiunga, signor Presidente e signor Assessore,  che
  abbiamo  presentato un ordine del giorno che deve essere sottoposto
  all'approvazione  di quest'Aula perché lo stesso Governo  regionale
  si  possa fare carico di un'altra grave omissione che questa  volta
  afferisce al Governo centrale che, a propria volta, non trasferisce
  ai  Comuni  siciliani l'ultima trimestralità riguardo  il  percorso
  finanziario e l'esercizio 2011.
   Siamo  in condizioni veramente gravi, non sappiamo più a che santo
  votarci, non capiamo come si possa continuare a garantire servizi e
  non  sentiamo la vicinanza né del Governo centrale, né del  Governo
  regionale;  vediamo come ci sia un distacco da parte  degli  stessi
  Uffici della Ragioneria centrale, come ci sia una disattenzione  da
  parte di quegli Uffici che, al contrario, altro non devono fare che
  il proprio dovere.
   Signor  Presidente, spero che si possa, al più presto,  avere  una
  risposta,  qui in questa Assemblea ma, soprattutto, mi  auguro  che
  l'Assessore voglia dare una risposta a tutte le comunità  siciliane
  e, nel contempo, si possa discutere, magari domani o nella prossima
  seduta  o  nella prossima sessione d'Aula, il problema che riguarda
  il trasferimento dei fondi.
   Signor  Presidente, non si tratta qui di chiedere soldi, si tratta
  al  contrario  di  chiedere i nostri soldi  I soldi  che  qualunque
  Stato,  qualunque Governo regionale o nazionale dovrebbe trasferire
  in  tempi  certi e non tergiversare, perché se così  fosse  saremmo
  costretti, da qui a poco, ad interrompere molti servizi.
   Non  credo che questo sia ciò che vuole il Governo regionale,  non
  credo  che  questo sia ciò che vuole l'Assessore per l'economia  ma
  soprattutto  ritengo  sia  dovere di quest'Assemblea  e  di  questa
  Presidenza  farsi  parte  diligente  per  sollecitare  il   Governo
  regionale e il Governo centrale a fare il proprio dovere.

   BARBAGALLO.  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor  Presidente, intanto devo dire  che  condivido
  totalmente l'intervento del mio capogruppo ed annuncio che farò una
  richiesta al presidente Cascio per porre la questione dell'AST,  ma
  di  tutto il trasporto pubblico locale su gomma, all'attenzione  di
  quest'Assemblea.
   Ci  sono  una  serie  di profili dei quali noi  non  possiamo  non
  occuparci.
   L'annunciato  taglio del 20 per cento significa anche  ridurre  il
  diritto alla mobilità dei soggetti più deboli.
   Ci  sono  una serie di questioni legate alla proroga dei contratti
  di servizio che come è noto scadono nel 2015.
   Ci  sono una serie di altri allarmi che preoccupano anche  per  le
  garanzie  e per il mantenimento dei livelli occupazionali  che  non
  possono non essere oggetto di una riflessione più complessiva.
   La  stessa scelta che il socio ha fatto,  che il Presidente  della
  Regione  ha  fatto  di  assumere la fusione per  incorporazione  di
  Ionica  Trasporti, credo meriti una riflessione specifica da  parte
  di tutti i parlamentari.
   Domani, quindi, mi farò carico di un'iniziativa nei confronti  del
  Presidente dell'Assemblea perché l'Assemblea regionale siciliana si
  occupi di questo argomento.

       Discussione della relazione conclusiva della Commissione
   parlamentare speciale di indagine sul Piano di informatizzazione
       della Regione siciliana, con particolare riferimento agli
          affidamenti alla Società  Sicilia e-servizi S.p.A.'

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  III  punto  all'ordine  del   giorno:
  Discussione    della   relazione   conclusiva   della   Commissione
  parlamentare  speciale di indagine sul Piano  di  informatizzazione
  della   Regione   siciliana,  con  particolare   riferimento   agli
  affidamenti alla Società  Sicilia e-serviziS.p.A.'
   Invito  la  Commissione  speciale di  indagine  a  prendere  posto
  nell'apposito banco.
   Invito  il  presidente  della commissione  e  relatore,  onorevole
  Savona, a svolgere la relazione.
   SAVONA,  relatore. Signor Presidente, mi limiterò a fare un  sunto
  per quanto riguarda la relazione, parlerò dell'introduzione e delle
  conclusioni alle quali siamo pervenuti.

    Con  decreto   del Presidente dell'Assemblea regionale  siciliana
  numero  260  del 6 maggio 2011 è stata costituita, ai  sensi  degli
  articoli  29  e  29  ter  del Regolamento interno  dell'A.R.S.,  la
  Commissione  di  indagine  sul  Piano  di  informatizzazione  della
  Regione, con particolare riferimento agli affidamenti alla  società
  Sicilia e-servizi S.p.A. Ciò in attuazione della mozione numero 183
  con  la  quale si invitava il Presidente dell'Assemblea a procedere
  in tal senso.
   La  Commissione si è insediata il 21 giugno 2011  e  da  allora  è
  stata  prorogata  con  due  diversi  ordini  del  giorno  approvati
  dall'Aula rispettivamente in data 21 settembre e 18 ottobre 2011.
   Occorre, preliminarmente, ricordare come le commissioni d'indagine
  dell'Assemblea regionale non hanno gli stessi poteri delle analoghe
  commissioni d'indagine del Parlamento nazionale cui, come  è  noto,
  l'articolo 82 della Costituzione attribuisce gli stessi poteri e le
  stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria.
   Gli  strumenti  d'indagine utilizzati sono quelli  attribuiti  dal
  Regolamento  interno  (che, com'è noto, per  espressa  disposizione
  costituzionale, ha natura di fonte normativa di rango primario, non
  soggetta alla legge), tipici degli organi parlamentari. Tra essi il
  più  incisivo  è  quello previsto dall'articolo  69,  comma  5  del
  Regolamento  interno  che  consente alle  commissioni  parlamentari
  dell'ARS l'acquisizione di informazioni, notizie e documenti presso
  gli assessorati regionali.
   Dalla  data  di  costituzione la Commissione si  è  riunita  dieci
  volte, svolgendo attività istruttoria consistita nella acquisizione
  dei  documenti  riguardanti  il Piano  di  informatizzazione  della
  Regione  nonché gli atti relativi alla costituzione e  all'attività
  svolta   dalla  società  partecipata  regionale  Sicilia  e-servizi
  S.p.A.,  istituita ai sensi dell'articolo 78 della legge  regionale
  numero  6 del 2001. Altro mezzo istruttorio sono state le audizioni
  degli  amministratori  pro-tempore, dei soci e  dei  rappresentanti
  della Regione.
   In particolare nella seduta numero 6 del 5 ottobre 2011 sono stati
  uditi  i consiglieri di amministrazione di Sicilia e-servizi  S.p.A
  (d'ora  innanzi  SISE)  nominati in  rappresentanza  del  socio  di
  minoranza  Sicilia  e-servizi Venture Scrl  (d'ora  innanzi  SISEV)
  dottor  Bosco  e dottor Di Giovanna; nella seduta numero  7  del  6
  ottobre  2011  si  è  proceduto all'audizione  dei  componenti  del
  collegio  sindacale  di  SISE,  e cioè  della  dottoressa  Vizzini,
  presidente,  della  dottoressa Calatabiano e  del  dottor  Porfiri,
  componenti. Successivamente, nella seduta numero 9 del  19  ottobre
  2011,   sono   stati   uditi   i  componenti   del   consiglio   di
  amministrazione  di  SISE di nomina pubblica e cioè  il  presidente
  dottor  Emanuele Spampinato e i consiglieri dottor Luca Petrucci  e
  dottor  Luciano  De  Caro. Infine nella seduta  numero  10  del  25
  ottobre  2011 si è proceduto all'audizione congiunta dei componenti
  del   collegio   sindacale  e  dei  componenti  del  consiglio   di
  amministrazione  di  SISE e del Ragioniere generale  della  Regione
  siciliana dottor Vincenzo Emanuele.
   Sulle  conclusioni  raggiunte  attraverso  l'attività  istruttoria
  compiuta  si  tenterà  di  riferire  nella  relazione  che   segue,
  caratterizzata  necessariamente  da  estrema  sintesi   attesa   la
  complessità   e   vastità  della  materia  oggetto   di   indagine,
  interessata  da  diversi  interventi  legislativi  e  da  un  certo
  dibattito  giurisprudenziale, e atteso altresì che gran  parte  dei
  documenti acquisiti sono da tempo di dominio pubblico.
   Oltre  ai  documenti consultabili sulla homepage del Coordinamento
  dei  sistemi informativi delle Regione (d'ora innanzi CSIR)  attivo
  nel portale della Regione siciliana e relativi all'appalto concorso
  celebrato  con bando approvato con D.D.G. numero 206 dell'11  marzo
  2005, la Commissione ha acquisito:
      ·Deliberazione della Giunta regionale numero 165 del 9/5/ 2007 e
        relativi allegati;
  ·Deliberazione della Giunta regionale numero 98 del 24/3/2011 e
  relativi allegati;
  ·Deliberazioni numeri 103-104 e 105 del 2008 della Sezione di
  controllo della Regione siciliana della Corte dei Conti;
  ·Bilanci per gli esercizi  2007, 2008 e 2009 di Sicilia e servizi
  S.p.A.;
  ·Elenchi nominativi dei dipendenti di Sicilia e-servizi S.p.A. e
  del personale a vario titolo utilizzato dalla stessa;
  ·Relazione del 4/4/2011 a firma Sicilia e Servizi S.p.A.
  ·Comunicazioni in merito alla deliberazione assembleare del 27
  settembre 2011, ai pagamenti in favore di Sicilia e-servizi Venture
  S.c.r.l., compresi quelli relativi agli stipendi dei suoi
  dipendenti nonché riscontro alla diffida del 28 settembre 2011.
  ·Verbali delle sedute del consiglio di amministrazione dal 2006.
  ·Lettera del Ragioniere generale della Regione numero di protocollo
  64653 del 28 ottobre 2011.

   L'indagine    condotta   dalla   Commissione    sul    Piano    di
  informatizzazione  della Regione con particolare  riferimento  agli
  affidamenti alla società partecipata regionale Sicilia e-servizi ha
  evidenziato  un quadro in cui è possibile tracciare  una  linea  di
  demarcazione temporale molto netta. Se infatti, fino  al  2008,  il
  modello  societario  ed  il  conseguente regime  degli  affidamenti
  poteva  considerarsi  conforme al quadro  normativo  comunitario  e
  nazionale di riferimento, come d'altronde avallato dalla sezione di
  controllo  della Corte dei Conti, lo stesso non può  dirsi  per  le
  attività affidate e svolte dal 2008  fino al 31 dicembre 2010.
   Invero   la   mancata   tempestiva   individuazione   dell'ufficio
  dell'amministrazione regionale competente a svolgere  la  direzione
  dei  lavori  relativi alla PTI e la mancata  strutturazione   della
  SISE  S.p.A  rappresentano  una  grave  irregolarità  che  mette  a
  repentaglio  non  solo  la continuità aziendale  della  stessa,  ma
  probabilmente  anche  l'utilità  di  gran  parte   del   piano   di
  informatizzazione realizzato fino a questo momento.
   A tale situazione ha tentato di porre rimedio il Governo regionale
  attraverso una compiuta regolamentazione, in particolare per quanto
  attiene al credito vantato dal socio privato SISEV, contenuta nella
  nuova  convenzione-quadro approvata con delibera di Giunta  98  del
  2011. L'esito di tale tentativo, però,  non è ad oggi apprezzabile,
  non  essendosi ancora raggiunto un accordo tra le parti sul  debito
  pregresso  e  non   essendo stato avviato il cd  popolamento  della
  società SISE in modo da consentirle l'autonomo raggiungimento dello
  scopo sociale statutario.
   La  Commissione  auspica  pertanto che la  Società  partecipata  e
  l'amministrazione regionale, socio di maggioranza, possano chiarire
  in particolare:
      ·le modalità di reclutamento, la natura del rapporto contrattuale
        del personale in servizio (5 dirigenti, 4 quadri  e 3 impiegati),
        in particolare se si tratti di contratti a tempo determinato o
        indeterminato.
  ·I criteri adottati per determinare i compensi di queste figure, in
  particolare per quanto riguarda i dirigenti, apparendo in certi
  casi, sproporzionati se non illegittimi.
  ·quale iniziative intenda adottare il socio di maggioranza Regione
  siciliana sulla composizione bonaria delle controversie in merito
  al debito pregresso (nel frattempo lievitato, sembrerebbe da
  notizie assunte, a circa 76 milioni di euro).
   A  tale  ultimo  proposito non si può non  rilevare  comportamenti
  omissivi  ed  inerzie  nella realizzazione  complessiva  del  Piano
  realizzato dalla società (emblematici i disservizi , per citare  un
  caso, registrati nel progetto SIC).
   Occorre infine verificare se esistano le condizioni, alla scadenza
  contrattuale, per la prosecuzione del rapporto sociale o se non sia
  più  conveniente  per  la Regione rilevare l'intera  partecipazione
  azionaria,  mettere in liquidazione la SISE S.p.A. e proseguire  il
  Piano   di   informatizzazione  attraverso  una   nuova   struttura
  societaria.
   La  Commissione,  pertanto, auspica che  l'attività  di  controllo
  dell'Assemblea  regionale  sul  Piano  di  informatizzazione  della
  Regione  prosegua  anche attraverso la costituzione  di  una  nuova
  Commissione  d'indagine  o  l'ulteriore  proroga  di   quella   già
  istituita.
   PRESIDENTE. Dichiaro aperte le iscrizioni a parlare.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, mi dispiace che, mio malgrado, non ero
  presente all'ultimo processo verbale dell'Assemblea, non so per  un
  fatto  di giustizia o ingiustizia - questo poi lo vedremo nel corso
  dei  mesi a seguire - però mi premeva intervenire, questa  sera,  e
  dico  immediatamente  che  non condivido  quella  che  è  stata  la
  relazione che il Presidente ha rassegnato all'Assemblea e  ne  dirò
  le motivazioni nei dettagli.
   Premesso  che,  già,  il Gruppo parlamentare, questa  mattina,  ha
  presentato  due  mozioni:  la  prima  che  riguarda  il   personale
  soprattutto  quello interinale di Sicilia e-servizi e  la  seconda,
  per  altro come conclude la relazione, di un'ulteriore mozione  per
  un'ulteriore Commissione di indagine su Sicilia e-servizi.
   Le  motivazioni,  in breve, sono queste. Sulla fotografia  che  ha
  fatto  la  Commissione sotto il profilo normativo non c'è  da  dire
  nulla, è corretta; fino al 2008 c'era una normativa poi la stessa è
  cambiata,  sono  continuati tutta una serie di affidamenti  diretti
  che,  a  mio avviso, non potevano essere fatti, ma non solo  a  mio
  avviso ma anche dalle leggi comunitarie, leggi statali, soprattutto
  da una finanziaria, in particolare.
   Nello  stesso  tempo la Commissione fotografa una  situazione  del
  personale   e   dove   in  maniera  del  tutto   contrastante   con
  provvedimenti del Governo chiede se questi soggetti siano impiegati
  a  tempo  determinato, indeterminato, se la società perseguiva  gli
  obiettivi e quanto altro.
   Io  partirei  dal  decreto che ha firmato  l'assessore  Armao,  il
  decreto  assessoriale  numero 1720 del  28  settembre  2011,  è  il
  decreto famoso del riordino delle società partecipate.
   L'assessore Armao, in questo decreto, naturalmente dopo un lungo e
  travagliato  lavoro  svolto in Commissione, all'articolo  2,  oltre
  naturalmente allo schema dell'articolo 1, all'articolo 2, punto  5,
  scrive  testualmente:  Nell'area strategica attività informative  e
  CT  della  Regione  della legge regionale, è mantenuta  la  società
  Sicilia  e-servizi  S.p.A  dotata di un  management  adeguato  agli
  obiettivi   strategici  della  Regione  nel  settore  di  personale
  reclutato  nel rispetto dell'articolo 18 della legge  133/2008,  il
  cui andamento gestionale delle relative attività verrà puntualmente
  verificato dai competenti Uffici.
   La  società  dovrà dare tempestiva esecuzione delle determinazioni
  assunte  dal socio Regione in esito agli approfondimenti  in  atto,
  anche in sede parlamentare, dei contratti di servizio ed assicurare
  la  massima informazione al socio pubblico   e poi si continua  con
  le altre.
   Quindi,  si  parte da una consapevolezza della Regione che  questa
  società  è  stata  indicata  in  un  decreto,  in  una  discussione
  parlamentare  come  un'area  strategica,  un'area  strategica   con
  contenuto soggettivo di personale di alta qualificazione  dove  con
  le  procedure  della legge, lo richiama anche il  decreto  133  del
  2008,  i  contratti erano stati stipulati; non si comprende  perché
  nella  relazione tutto ciò non solo non viene detto  ma,  anzi,  si
  chiede  se  questo  personale  era  o  meno  a  tempo  determinato,
  indeterminato  o altro, come se non si conoscesse  dagli  atti  che
  sono stati prodotti alla Commissione quale era appunto la genesi di
  quelle che erano le azioni.
   Ma  la  cosa  che  mi meraviglia non è questa, non  è  quella  del
  personale,  delle  12  persone,  oppure  dell'azione  degli   altri
  soggetti  che  sotto  il profilo lavorativo  sono  intervenuti  con
  contratto  interinale.  La  cosa  che  mi  meraviglia  è  che  alle
  questioni poste, proprio nella mozione che è stata votata  in  Aula
  e,  alle  questioni  poste  in una lunghissima  interrogazione,  la
  relazione non aiuta, anzi direi che non dice nulla e su che cosa?
   La  relazione - leggo perché sono molto complessi e lunghi i punti
  -  non  fa minimamente cenno alla completa inoperosità in cui versa
  la  società  già  dalla fine del 2009 e della completa  assenza  di
  intervento,  a  qualsiasi titolo, da parte  del collegio  sindacale
  che,  nessuna azione ha voluto intraprendere, in tre anni, a tutela
  della  operatività  della  società,  dell'inezia  dei  consigli  di
  amministrazione  che  si sono succeduti, della sua  strutturazione,
  dell'eccessivo uso di figure  consulenziali , cioè non c'è  neanche
  una  parola  su qualche milione di euro che è stato  speso  per  le
  consulenze, non si fa minimamente cenno a qualche milione  di  euro
  dato  lì,  fatturato e pagato, anche in quei settori  professionali
  ben coperti dal personale interno perché da un lato si contesta che
  vengono  pagati  molto, dall'altro non solo vengono   pagati  molto
  coloro  che  stavano all'interno della società,  ma  venivano  pure
  nominati consulenti.
   Va  denunciato  il  tentativo di insabbiare -  questa  è  la  cosa
  fondamentale - il palese conflitto di interessi in cui  ha  operato
  per lungo tempo l'amministratore delegato della società, perché per
  lungo  tempo la società si è trovata con un amministratore delegato
  che    era   l'amministratore   scelto   dal   socio   privato    e
  l'amministratore delegato, con pieni poteri, affidava direttamente,
  in  violazione di legge, per milioni di euro, alle società  private
  che  rappresentavano  l'esecuzione e non c'è una  parola  di  tutto
  questo.
   La  relazione  non  fa  minimamente cenno all'eccessiva  onerosità
  delle  tariffe giornaliere, a persona, di oltre mille euro,  pagate
  al   socio   privato   né  al  perimetro  degli   affidamenti   che
  legittimamente potevano essere assegnati al socio privato, ossia la
  gestione  e  la conduzione della piattaforma telematica  integrata,
  unica  ed  esclusiva previsione del bando di gara, perché  ormai  è
  palese  a  tutti, il  bando di gara diceva due cose da un  lato  la
  ricerca  del  socio  privato che è stata fatta con bando  pubblico,
  dall'altra la costituzione di una piattaforma telematica integrata.
   Tutti  gli  altri  servizi  non erano assolutamente  previsti  nel
  bando,  fino  al  2008  è  stato  possibile  affidarli,  da  quella
  finanziaria  non  è  stato  più  possibile  affidarli,   ma   hanno
  continuato nella stessa maniera.
   La  relazione non fa minimamente cenno al fatto che tutti i pareri
  di   congruità   tecnico-economica  rilasciata   dalla   PSIR,   la
  Commissione che doveva fare il cosiddetto collaudo sui progetti  di
  Sicilia  e-servizi  prescrive nella fase di  collaudo  e  prima  di
  qualsivoglia  pagamento,  perché  prima  che  il  pagamento  veniva
  effettuato, in quanto venivano fatte solo anticipazioni, ci  voleva
  la  congruità data da questo organo che, poi, è stato  nominato  da
  quando l'assessore Armao era al bilancio, il computo dei cosiddetti
   punti   funzione'   concretamente  realizzati,   adempimento   che
  l'amministrazione non ha mai posto in essere.
   Il  fatto più grave, signor Presidente, che doveva emergere  dalla
  relazione e soprattutto doveva emergere da un'azione che ora  mette
  a  repentaglio milioni di euro ed è un danno erariale nei confronti
  della  Regione, perché la società, come tutti sapete, è stata posta
  in  liquidazione.  Questa società aveva in  itinere  una  serie  di
  progetti comunitari, una serie di progetti di accordi di programma-
  quadro  che  si  stavano concretizzando e, naturalmente,  erano  il
  motore  principale per attingere non solo ai fondi  comunitari,  ma
  alla partecipazione di diverse pubbliche amministrazioni.
   La  relazione  invita  a  verificare la convenienza,  a  porre  in
  liquidazione  la  società, non ricorrendo i  presupposti  dato  che
  l'oggetto sociale è tuttora perseguibile, non considerando  che  la
  messa   in   liquidazione  determina  onerosi   costi   aggiuntivi,
  esodazione  del  personale  con  il  riconoscimento  delle   dovute
  indennità,  chiusura  di contratti in essere  ed  impossibilità  di
  operare  contratti  inseriti  nella programmazione  comunitaria  in
  accordi  di  programma-quadro, sperpero delle  risorse  comunitarie
  utilizzate per la costituzione, operatività e gestione di Sicilia e-
  servizi  con conseguente danno all'erario emergente anche sotto  il
  profilo comunitario.
   Infine,  riteniamo  che  tutte  le attività  che  non  sono  state
  attenzionate  dalla Commissione siano, in questo  momento,  in  una
  condizione  di  monopolio perché mettendo  la  società  Sicilia  e-
  servizi  in  liquidazione, gli unici a poter operare  in  tutta  la
  Regione  siciliana  per  tutto il comparto  informatico  sono  quei
  soggetti  che  hanno  il  cosiddetto  know-how  che  doveva  essere
  trasferito alla Sicilia e-servizi.
   Oggi,  ci  troviamo nelle condizioni di avere un  liquidatore,  di
  avere  delle  risorse  umane che potevano essere  patrimonio  della
  Regione; mi rifaccio anche alla relazione dove si dice che non si è
  fatto  niente  sul  piano strategico. Ciò non è assolutamente  vero
  perché  alla  Commissione sono stati trasferiti  anche  gli  ultimi
  verbali  del Consiglio di amministrazione nuovo dove il piano,  non
  solo quello strategico, ma soprattutto quello del personale, era in
  itinere, era stato concordato con il socio privato ma, al di là  di
  questo  aspetto,  è chiaro che, oggi, ci troviamo  davanti  ad  una
  situazione  che  non  si  riesce  a comprendere,  anche  se  questa
  situazione  l'abbiamo vissuta nella medesima  maniera  con  Sicilia
  Innovazione, quando  una  mattina, come quella di qualche settimana
  fa,  il  socio  pubblico  decide di chiudere  Sicilia  Innovazione,
  quindi, decide di non collaudare più alcun tipo di lavoro bloccando
  la società.
   Oggi,  quando  la  società stava per ripartire, una  mattina,  una
  norma  di  legge  viene d'amblè lasciata perdere  e,  naturalmente,
  annunciata  una  liquidazione  della  società  senza  capire   dove
  andremo,  senza  capire il danno economico che  è  stato  prodotto,
  senza  capire  che  fine  farà il personale,  senza  capire  quanto
  contenzioso genererà questo tipo di azione.
   E  perché  le chiediamo la Commissione di inchiesta così  come  ha
  concluso  la commissione? Lo chiediamo perché vogliamo capire  quei
  milioni  di  euro  che  abbiamo messo nel  bilancio  del  2011  che
  servivano  a  tamponare una situazione incresciosa  di  affidamenti
  fatti alla società e mai collaudati, che fine hanno fatto
   Vogliamo  sapere  che fine hanno fatto quei milioni  di  euro  nel
  bilancio  della  Regione, ma vogliamo anche comprendere  per  quale
  motivo   non   si   sia   fatto  luce  in   quel   periodo   quando
  l'amministratore delegato rappresentava sì la società,  ma  era  il
  rappresentante dei soci privati a cui venivano affidati  una  serie
  di  servizi  in  violazione delle norme comunitarie e  della  norma
  nazionale.
   Quindi,   è   per   tale   motivo  che  non  riteniamo   possibile
  l'approvazione  se  questo, appunto, deve essere  il  finale  della
  Commissione,   il  risultato della relazione finale  di  martedì  7
  febbraio   e   chiediamo,  pertanto,   a   questo   Parlamento   di
  approfondire ancora meglio quanto accaduto nella società  Sicilia e
  Servizi   e  per  quale motivo, repentinamente,  si  è  chiesta  la
  liquidazione  di  una  società che solo qualche  mese  addietro  la
  stessa   Commissione   Bilancio,  il  decreto  dell'assessore,   ha
  individuato  quella  società  come  area  strategica  dell'area  di
  informatizzazione  della Regione plaudendo  a  quello  che  era  il
  lavoro  svolto  da  quei funzionari che sono  stati  insultati  sui
  giornali fino a qualche giorno fa.

   PRESIDENTE.  Ci sono numerosi iscritti a parlare e  c'è  anche  un
  impegno  dell'assessore a restare fino ad un certo  punto  per  poi
  continuare domattina.

   CRACOLICI. Domani mattina? Pomeriggio

   PRESIDENTE.  Lo  hanno chiesto in molti, onorevole Cracolici,  c'è
  pure  un  impegno dell'assessore nel pomeriggio, la Presidenza  era
  orientata  a proseguire domani mattina però se ci sono problemi  si
  può  rinviare  al  pomeriggio, ci sarà il  tempo  di  decidere  nel
  prosieguo dei lavori.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro, ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, assessore,  onorevoli  colleghi,  la
  vicenda  che  ci vede oggi impegnati in Parlamento  è  una  vicenda
  alquanto  imbarazzante  e  lo è ancora di  più  perché  l'assessore
  Armao,  al  netto  di quel decreto assessoriale che  richiamava  il
  collega  Mancuso e che di fatto certificava, caro assessore  Armao,
  l'esistenza  in vita di  Sicilia e-servizi  con l'alta strategicità
  dei  servizi  che la stessa società poneva in essere, è  appena  il
  caso  di  ricordare  a  quest'aula che l'assessore  Armao  non  era
  l'assessore  al bilancio nel 2008, non era l'assessore al  bilancio
  nel  2009,  è diventato assessore al bilancio soltanto nell'ottobre
  2010, quindi sarei stato più soddisfatto e avrei potuto parlare con
  chi maggiormente avrebbe dovuto ascoltarmi se oggi in aula, come da
  noi auspicato, ma come non si è verificato, vi fosse stato  il vero
  protagonista di questa tragedia che si sta consumando a danno di un
  po'  più  di cento famiglie del palermitano ed il vero protagonista
  di  questo ulteriore affronto alla crisi economica ed occupazionale
  che stiamo subendo in Sicilia è Raffaele Lombardo, presidente della
  Regione dal maggio 2008, e non l'attuale assessore all'economia.
   Però   il  Presidente  Lombardo,  che  non  perde  occasione   per
  dimostrare quanto egli abbia nessuna cura questo Parlamento - ed io
  spero  che  prima  o  poi un giorno anche i colleghi  che  oggi  lo
  sostengono  al  Governo possano avere un sussulto  di  prestigio  -
  mentre si discuteva in ragione del lavoro di questa Commissione  di
  indagine,  ha  pensato  bene di non attendere  neanche  l'esito  di
  questa  Commissione  determinando  la  liquidazione  della  Società
   Sicilia  e-Servizi  dimostrando ancora una volta,  qualora  ve  ne
  fosse  la  necessità,  nessuna sensibilità istituzionale  e  nessun
  rispetto di questo Parlamento.
   Che  poi  il liquidatore sia un avvocato catanese, per carità,  io
  non  lo  conosco, sarà un uomo di altissimo profilo  e  non  è  nei
  confronti del liquidatore la crociata, guarda caso registro che  il
  liquidatore  di  Sicilia e Servizi è un avvocato catanese,  ma  per
  carità  è  capitato in tutti questi anni e continuerà  a  capitare,
  non  so  se  è  casuale, lo vedremo, ma quello  che  è  ancora  più
  imbarazzante  -   e che vorrei che fosse chiaro soprattutto  ad  un
  uomo  di  legge  quale  è l'Assessore Gaetano  Armao  -  è  che  la
  liquidazione  di  Sicilia e Servizi  che era una società  nata  con
  una  legge di questo Parlamento è stata cestinata e la liquidazione
  avviene  attraverso un mero atto amministrativo in barba  di  tutte
  quelle che sono le norme sulle fonti del diritto per cui una  norma
  primaria  non  può  essere,  non tanto e  non  solo  delegittimata,
  cestinata  da  un  atto di rango inferiore quale  è  evidentemente,
  chiaramente,   naturalmente,   direi   in   maniera   assolutamente
  incontrovertibile un atto amministrativo.
   Ebbene,  il  Governatore della Sicilia è riuscito a cestinare  una
  società creata attraverso una norma con un atto amministrativo e in
  questi  anni  di  Sgoverno Lombardo  siamo riusciti a vedere  anche
  questo
   Rispetto  a questo, signor Presidente, assessore Armao,  colleghi,
  mi  chiedo  cosa  avremmo dovuto fare rispetto  alla  protervia  di
  questo  governatore;  rispetto  all'insensibilità  istituzionale  e
  rispetto  alla  assoluta insensibilità del destino di  più  di  100
  famiglie del palermitano
   Vedete non possiamo chiederci sulle modalità delle assunzioni, sul
  percorso,  colleghi,  amici miei, non   ce  ne  possiamo  accorgere
  quando  per caso si scopre  che c'è una nuova società  o  un  nuovo
  socio  privato  o  altri  100 da assumere. Bisogna  comprendere  le
  situazioni   prima,  almeno  per  quanto  ci  è  dato  comprendere,
  considerato  che  oltre al potere normativo e  legislativo  abbiamo
  anche  quel potere investigativo e quel potere di indagine che  non
  è, come correttamente diceva il Presidente Savona, lo stesso potere
  delle Commissioni parlamentari di indagine nazionali, ma è tuttavia
  un  potere di indagine al di là di quei dati sconcertanti che  però
  ormai  sono  diventati  normalità,  perché  rispetto  ai  padri  di
  famiglia  che muoiono di fame in Sicilia ormai le 20,  30,  40,  80
  consulenze  al  mese  del Governatore Lombardo passano  addirittura
  sotto silenzio.
   Io  non  so per quale ventura e per quale potere mediatico  o  per
  quale  potere subliminale questo accade, però questo accade. Ne  ha
  già parlato Fabio Mancuso e condivido.
   Non  interverrò neanche sul conflitto di interessi devastante  che
  c'è  stato  in  questi anni tra un socio privato che  esprimeva  un
  amministratore delegato e che poi conferiva incarichi, procedure  e
  lavori,  però dico questo sarà la ragione per la quale io,  fin  da
  ora  signor  Presidente mi associo alla richiesta dei colleghi  del
  Partito  delle  libertà  e,  quindi,  sottoscrivo  formalmente   la
  richiesta di una nuova commissione di indagine perché non  mi  pare
  che  il tema, senza volere entrare con ciò nelle conclusioni  della
  relazione, possa essere evaso così.
   Abbiamo  presentato l'1 febbraio un ordine del giorno,  presentato
  in  tempi  non sospetti, con il quale abbiamo chiesto al Presidente
  della Regione di rivolgersi all'assessore per l'economia perché  ci
  desse   una  risposta   ed  io questa sera  sommessamente  desidero
  formularle  queste tre richieste, auspicando che  una  risposta  ci
  sia.
   Perché il timore, assessore Armao, è che non da parte sua, ma  che
  da  parte  del suo dante causa, purtroppo ci sia stata la decisione
  di  abbattere  quanto  perveniva dalla precedente  amministrazione,
  anche  quello che di buono c'era, buttando ancora volta nel cestino
  l'acqua  sporca con il bambino, ma vorremmo capire, e crediamo  che
  si  brancoli  nel  buio anche in questo caso,  tre  cose  che  sono
  semplici.
   La  prima come si farà, liquidata  Sicilia e-servizi , a garantire
  il      funzionamento      dell'intero     sistema      informatico
  dell'amministrazione siciliana.
   Il  secondo  punto,  come si farà a scongiurare l'interruzione  di
  attività  e di servizi che sarebbero assolutamente dannosi  per  il
  funzionamento dell'apparato amministrativo regionale.
   Il terzo punto di domanda, come farà il governo regionale, ammesso
  che ne abbia voglia e più di cento famiglie ulteriori in mezzo alla
  strada  credo  che siano un tema, a scongiurare la possibilità  che
  non  venga rispettato, così come appare in queste ultime settimane,
  il  livello  occupazionale  di  Sicilia e-servizi   ed  il  livello
  occupazione  che  sia  in   Sicilia   e-servizi  venture    che  in
   Sicilia  e-servizi  s.p.a   aveva determinato  la  possibilità  di
  creare  specificità e professionalità che oggi non sono rinvenibili
  all'interno della macchina amministrativa.
   Noi  chiediamo questo all'amministrazione regionale e temiamo  che
  anche per questo l'amministrazione regionale e il Governo regionale
  non abbiano una risposta.
   Ma  temiamo soprattutto che in tempi di magra e di crisi economica
  e  sociale il presidente Lombardo abbia ancora una volta deciso una
  misura che mette in ginocchio una branca che funzionava all'interno
  della  macchina regionale per portare a casa esclusivamente temi  e
  prebende  che  hanno  il sapore drammatico, in questo  caso,  della
  clientela pura.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Cimino.  Ne  ha
  facoltà.

   CIMINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor  assessore,
  oggi si sta affrontando un tema molto delicato che riguarda sia  le
  attività di diversi operatori che hanno lavorato e dato il  proprio
  contributo   nell'ambito  della  informatizzazione   della   nostra
  Regione,  ma  si  sta  anche, così come precedentemente  detto  dai
  colleghi, affrontando un argomento di una amministrazione regionale
  che  sembra schizofrenica, che sembra muoversi secondo logiche  che
  di  fatto non seguono una attività ed un percorso voluto e  portato
  avanti  dai  precedenti  governi, dall'attività  della  Commissione
  Bilancio  e  anche  dalle  pretese  della  stessa  Commissione   di
  indagine.
   Nell'ambito della finanziaria passata, degli anni addietro, votata
  con  il parere favorevole della Commissione e dell'Aula, era  stata
  decisa   la  necessità  di  una  razionalizzazione  delle   società
  regionali  e, nell'ambito di questa razionalizzazione,  il  settore
  informatico era stato ritenuto un settore strategico.
   Adesso,  dopo  il  parere  vincolante  esitato  dalla  Commissione
  Bilancio, non si è pensato ad un momento di approfondimento, di una
  razionalizzazione  delle società stesse, ma  si  è  invece  puntato
  all'attività di potenziamento di  alcuni settori di interesse,  con
  la  creazione,  ad esempio, di una struttura come l'IRFIS,  cedendo
  l'opportunità  bancaria  per  la Regione  siciliana,  probabilmente
  determinando  un  doppione  rispetto a  Sviluppo  Sicilia   con  la
  nomina  del  commissario Vattani e, nell'ambito  di  altre  società
  importanti,  come  la  società   Biosphera   o  come   la   società
   Multiservizi  o come la stessa società dell'informatica  siciliana
  la  Sicilia e-servizi , si punta addirittura alla liquidazione.
   Un  Governo che, piuttosto che a liquidare e ad essere commissario
  liquidatore  di  quelle cooperative decotte  che,  ad  esempio,  si
  trovano  nella vigilanza dell'assessorato alle attività produttive,
  dovrebbe  creare  le  condizioni  per  potenziare,  razionalizzare,
  migliorare  ciò che trova, creando le condizioni per  rendere  quel
  servizio maggiormente attinente con i tempi.
   Pare  strano  che  nelle  altre Regioni d'Italia  queste  società,
  questi gruppi di lavoro, come in Lombardia, in Veneto, in Piemonte,
  riescano a svolgere un ruolo indispensabile nella informatizzazione
  degli  atti  delle varie Regioni e solo in Sicilia si pensa  che  è
  bene  liquidare, chiudere un'esperienza che per la nostra  Regione,
  devo dirvi, non è una esperienza negativa, anzi
   E'  un'esperienza  positiva perché negli anni passati  sono  state
  coinvolte  strutture  internazionali  con  competenze  uniche   nel
  settore, come il gruppo Engineering e Accenture spa, strutture  che
  hanno  potuto  dare  un know how importante  per  formare  anche  i
  giovani  siciliani che hanno potuto dare l'opportunità di fare  ciò
  che  tanti  enti  di  formazione,  in  Sicilia,  non  hanno  saputo
  determinare negli anni.
   Questa  società,  rispetto ai voleri della  Commissione  Bilancio,
  rispetto  a ciò che è stato deliberato nella finanziaria regionale,
  oggi  si  trova  a dover chiudere la sua esperienza con  la  nostra
  Regione.
   La  cosa  che, francamente, mi turba tanto e mi lascia sgomento  è
  pensare   come  gli  operatori  internazionali,  chi  vuole   poter
  investire  in  Sicilia, chi vuole poter dare  fiducia  alla  nostra
  amministrazione,  chi  vuole poter pensare  che  in  questa  terra,
  indipendentemente dai contratti di localizzazione, dai contratti di
  programma  e,  indipendentemente, da chi  vuole  prendere  i  Fondi
  europei per riuscire, non tanto a fare l'investimento, ma a  sanare
  le  proprie  risorse fallimentari, possano  venire in  Sicilia  per
  investire e creare occupazione e creare sviluppo.
   Manca  la  credibilità di chi può creare le condizioni di  trovare
  in   Sicilia    una   presenza  credibile,  autorevole   che   darà
  l'opportunità alla tua impresa, alla tua azienda di andare avanti.
   Questo  non  è  più  neanche deciso e definito da  una  legge  del
  parlamento, perché la stessa legge del Parlamento regionale non può
  tutelare  e  non  può difendere quel percorso di credibilità  e  di
  autorevolezza  che  si può dare ad una impresa, ad  un'azienda  che
  vuole investire in questo nostro territorio.
   Quinti,   ben vengano le commissioni di inchiesta, ben vengano  le
  commissioni di indagine, ma è necessario poter creare le condizioni
  affinché  questa nostra Regione non torni indietro su  ciò  che  di
  buono è stato creato.
   In  passato, probabilmente, sono stati fatti tanti errori, ma  non
  tutti  i  provvedimenti, non tutte le iniziative del  passato  sono
  sicuramente  iniziative da abolire, da liquidare  e  da  creare  le
  condizioni  punitive per quei lavoratori che oggi sono presenti  in
  società che, nel resto d'Italia, funzionano e funzionano bene.
   E  pare  strano che certa stampa ha voluto evidenziare, in  questi
  mesi,   gli   emolumenti  dei  Presidenti,   dei   Consiglieri   di
  amministrazione, dei dirigenti generali.
   Ebbene,  probabilmente è giusto in un momento di rigore  tagliare,
  eliminare tutti questi emolumenti, ma vi sono tanti lavoratori  che
  non  sono Presidenti, che non sono amministratori delegati, che non
  sono  consiglieri, che sono semplici dipendenti di queste strutture
  che  guadagnano ben poco rispetto alle cifre che vengono date  alla
  stampa  e  che  quotidianamente hanno potuto  garantire  un  ottimo
  servizio  nell'Amministrazione regionale e  nello  specifico  nella
  Società  Sicilia e-servizi .
   Spero  che l'assessore per l'economia, che è un tecnico  ed  è  un
  professionista  della materia contabile, possa trovare  le  ragioni
  per  amministrare queste realtà nella logica di  chi  non  solo  le
  vuole  salvare, ma nella logica di chi vuol poter continuare questa
  esperienza migliorandone magari l'indirizzo, l'azione, determinando
  maggiori controlli, determinando una maggiore presenza del  Governo
  sulle  iniziative  che  si  svolgono, ma liquidare  strutture  come
  queste  e  pensare di liquidare buona parte delle società regionali
  non  è  sicuramente un buon lavoro, non è sicuramente  ciò  che  un
  Governo può fare e deve portare avanti.
   Abbiamo   criticato  Marchionne  quando  ha  abbandonato   Termini
  Imerese, abbiamo criticato le grosse aziende che potevano investire
  in Sicilia quando hanno preferito gettare la spugna e andar via per
  creare sviluppo in altre regioni d'Italia.
   Oggi liquidando strutture come queste ci comportiamo come chi  non
  si vuole assumere la responsabilità di riconvertire, di rilanciare,
  di migliorare, perché chiudere probabilmente è la cosa più facile e
  più  semplice  senza alcuna responsabilità, però di  fatto  abbiamo
  creato un grande danno di credibilità e di occupazione della nostra
  Regione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Buzzanca.  Ne  ha
  facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi,
  ancora  una  volta ci troviamo davanti ad una situazione  veramente
  difficile da comprendere, vediamo come tutto in questa Regione  può
  diventare elastico, come le leggi qui non si applichino,  forse  si
  interpretano e, quindi, chi le interpreta può farlo in  ragione  ed
  in  virtù di rapporti, di amicizie, di conoscenze, di interessi. Lo
  può  fare  ad libitum, senza alcuna possibilità di essere smentito,
  non  c'è un Parlamento che legifera, non c'è un Parlamento  che  dà
  gli   atti  di  indirizzo.  Tutto  può  accadere,  come  se   fosse
  ineludibile, come se non si potesse porre un freno a nulla.
   E ciò che si è immaginato di costruire, partendo anche da lontano,
  perché l'argomento del quale ci stiamo occupando è un argomento che
  parte    da   lontano,   parte   dal   2001,   signor   Presidente,
  successivamente  ci sarà decreto di attuazione,  nel  2006,  ed  in
  questo interim, in questo momento di passaggio tra l'istituzione di
  questa  società ed il momento in cui bisogna attuarne il programma,
  il   progetto,  il  momento  in cui bisogna  attrarre  risorse,  il
  momento in cui bisogna fornire servizi, diventa molto aleatorio.
   Una  cosa  è certa, noi ci accorgiamo che molto spesso cambiano  i
  consigli  di  amministrazione, qualcuno, addirittura,  viene  anche
  consigliato  a lasciare quel consiglio di amministrazione,  qualche
  altro  invece, al contrario, viene invitato ad entrare.  Certo,  si
  creano,  anche  qui,  delle illusioni e, poi,  delle  disillusioni,
  alcuni   lavoratori  vengono  invitati  a  lavorare,  si  accendono
  rapporti che possono essere a tempo determinato, indeterminato, con
  contratti di collaborazione, insomma, a diverso titolo e a  diverso
  livello.
   Si  spendono  fior  di  milioni e  poi  dobbiamo  pensare  che  la
  commissione avrebbe dovuto dirci che fine ha fatto quel  patrimonio
  che  abbiamo disperso, si calcola intorno a 60 milioni, e mi chiedo
  per  avere  quali servizi  se poi la società  Sicilia e-Innovazione
  spa   viene  sciolta e, quindi, il servizio che viene  appaltato  e
  magari realizzato, quando viene poi collaudato, ovviamente, non può
  produrre effetti benefici.
   E  nel frattempo, la stessa SISE, e di questo avrebbe dovuto anche
  occuparsi  la commissione, affida servizi alla SIVE e sono  servizi
  che  espleta con dovizia di incarichi, con un sistema di  un vero e
  proprio consultificio, perché vi sono consulenti che si susseguono,
  che  si  alternano, che danno o meno risposte,  e  si  vuole,  qui,
  adesso, chiudere, ma chiudere cosa
   Mettere, forse, una pietra tombale su un percorso che ha  avuto  i
  propri pregi, i propri difetti, dal punto di vista del percorso che
  l'ha portata alla nascita, ma del quale noi non conosciamo la bontà
  o  la  mancata capacità di produrre effetti, perché questo qualcuno
  ce l'ha impedito, perché nel 2008 è cambiato qualcosa
   All'improvviso, consapevolmente o inconsapevolmente, ci siamo resi
  conto  che questa società,  questa  Sicilia e-servizi , non  doveva
  continuare  il percorso o doveva continuarlo in maniera diversa  da
  quella che era l'origine.
    Insomma, qui non si comprende se il Governo si rende conto di ciò
  che  sta  facendo, interrompendo questo percorso  e  facendolo   in
  maniera  illegittima, perché - lo dicevano i colleghi che mi  hanno
  preceduto - penso che non bisogna essere legali per capire che  nel
  momento  in cui l'Assemblea legifera solo la medesima  può rivedere
  la  propria  posizione o altre realtà istituzionali,  altri  poteri
  costituiti, per esempio la Magistratura, ed intervenendo  può  dire
  che  questo  percorso  è  sbagliato, che  bisogna  intervenire  per
  cassarlo, ma non certamente con un decreto, non certamente  con  un
  atto  di imperio che fa il Governo, che fa il governatore o che  fa
  l'assessore.
   E  non  so  se  il Governo si rende conto del grave danno  che  si
  potrebbe  arrecare alle casse della Regione e quindi ai  siciliani.
  Non  so se il Governo si rende conto di quanto ci costerebbe questa
  operazione  ove  fosse ritenuta illegittima. Perché  è  fin  troppo
  evidente che si aprirà un contenzioso.
   Noi  sappiamo,  addirittura, che alcuni dipendenti, accendendo  un
  contenzioso, hanno avuto riconosciuto dal tribunale del lavoro,  il
  diritto  a  restare  al  lavoro. Altri lo stanno  facendo.  Abbiamo
  queste informazioni.
   Quindi,  vorremmo  capire dal Governo se ha piena  contezza  della
  complessità della questione.
   Non  è un capriccio il nostro, quello di vederci chiaro. Non è  un
  capriccio   del  capogruppo,  non  è  un  capriccio  dell'onorevole
  Mancuso. E' un dovere che noi avvertiamo.
   Noi  vogliamo  sapere quali risultati ha prodotto questa  società.
  Vogliamo  sapere se il Governo ritiene che bisogna interrompere  il
  percorso  e perché. E nel momento in cui si interrompe il  percorso
  vogliamo  sapere se il Governo ha piena contezza  di  ciò  che  sta
  facendo  e degli effetti negativi che si produrranno, nel  caso  in
  cui non fossero rispettate le norme. Questo noi chiediamo.
   Non  abbiamo  la  pretesa  di ritenerci onniscienti.  Abbiamo,  al
  contrario,  il  desiderio di dire ai siciliani  che  in  Sicilia  è
  possibile  investire,  che in Sicilia è possibile  venire,  che  in
  Sicilia si può e si deve cambiare registro e pagina.
   Perché  se  è vero che in Sicilia è difficile - o dalla Sicilia  è
  difficile  attrarre  investimenti - questo  lo  si  deve  a  questa
  confusione  che noi stiamo creando, a questa mancanza  di  rispetto
  delle  regole, a questo metodo che noi applichiamo, a questo merito
  che noi non rispettiamo.
   Queste cose dobbiamo dire. Dobbiamo inaugurare una nuova stagione;
  una stagione che finalmente ci renda, in una parola, trasparenti.
   Questo  è  quello  che  vuole il Popolo della  Libertà,  vuole  un
  percorso  chiaro,  trasparente. Poi se questa società  deve  essere
  sciolta,  sarà  sciolta.  Se  non deve  essere  sciolta,  non  sarà
  sciolta. Ma è chiaro che noi dobbiamo sapere ed avere contezza,  da
  parte  del Governo, della realtà e se il Governatore è a conoscenza
  di questa realtà.
   Perché  al contrario, signor Presidente, noi ci rendiamo conto  di
  fare  un grave danno ai servizi che dobbiamo erogare e sappiamo  di
  essere  indietro,  sappiamo  che le diverse  Amministrazioni  hanno
  difficoltà ad avviare un percorso che, all'inizio del 2011, era  un
  percorso  che  lasciava  intravedere  grandi  investimenti,  grande
  innovazione,  grandi risultati, sotto il profilo  burocratico,  una
  spesa  di  circa duecentocinquanta milioni di euro,  chissà  quanti
  soggetti che erano al di dentro hanno utilizzato questa grande mole
  di  finanziamenti per promettere chissà che cosa e per raggiungere,
  poi,  quali obiettivi, quali risultati. Ancora una volta fumo negli
  occhi.
   E  poi  assistiamo all'allontanamento dalla politica dei cittadini
  che ci guardano con sospetto, se non con diffidenza.
   Allora,  poniamo  una  parola  chiara.  Facciamo  un  ragionamento
  sereno,  confrontiamoci in questa Assemblea. Facciamo in modo  che,
  finalmente, si tracci una via. Finalmente si individui un traguardo
  e una volta tracciata la via e individuato il traguardo ci si avvii
  speditamente alla soluzione del problema.
   Questo  noi chiediamo e spero che il Governo sia attento  e  spero
  che  la  Presidenza  sia  attenta alle  esigenze  che  vengono  dal
  Parlamento  che  molte volte, me lo lasci dire, signor  Presidente,
  non  viene  rispettato da questo Governo, anzi  molte  volte  viene
  tenuto in bassa o in assoluta mancanza di considerazione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ci  sono  ancora  circa   dieci
  iscritti a parlare.
   La  Presidenza  è  dell'idea  di continuare  il  dibattito  domani
  mattina.


   Presidenza del vicepresidente Formica


              Comunicazione dell'agenda dei lavori d'Aula

   PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari, riunitasi oggi, 21 febbraio 2012, sotto la Presidenza
  del  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole  Cascio,  presente   il
  Vicepresidente  vicario, onorevole Formica,  e  il  Vicepresidente,
  onorevole   Oddo,    con  la  partecipazione   dell'Assessore   per
  l'economia,  ha  deliberato all'unanimità la  seguente  agenda  dei
  lavori parlamentari dell'Aula.

   Il 20 marzo l'Aula avvierà l'esame dei documenti finanziari.

   L'Aula terrà seduta nella corrente settimana per il seguito  della
  discussione della relazione conclusiva della Commissione d'indagine
  su Sicilia e - servizi S.p.A. e per la trattazione della mozione n.
  252    Rapida   attivazione  degli  impegni   assunti   a   seguito
  dell'approvazione  della mozione n. 126 circa  gli  interventi  per
  l'aumento dei massimali de minimis in agricoltura .

   A  partire  dal  28 febbraio l'Aula terrà seduta per  svolgere  la
  discussione sulle comunicazioni del Governo sul trasporto  pubblico
  locale   e   i  collegamenti  con  le  isole  minori,  nonché   sui
  trasferimenti finanziari agli enti locali; per la discussione delle
  relazioni  annuali  per  gli anni 2010  e  2011  della  Commissione
  Antimafia;  per  il parere sui disegni di legge  di  riforma  dello
  Statuto  in  materia di riduzione dei deputati regionali  trasmessi
  dal  Senato;  per  la discussione del disegno di legge  di  riforma
  delle  province, di quello in materia di digitale terrestre  e  del
  disegno di legge di imminente presentazione da parte del Governo in
  materia di microfotovoltaico.

   Martedì  28  febbraio  si  terrà  una  successiva  Conferenza  dei
  Capigruppo   per   calendarizzare  nei   dettagli   gli   argomenti
  individuati  anche  in relazione all'avvenuta  presentazione  della
  mozione di sfiducia al Presidente della Regione.

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì  22
  febbraio 2012, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  - Comunicazioni

  II  -  Seguito della discussione della relazione conclusiva della
  Commissione parlamentare speciale di indagine sul piano di
  informatizzazione della Regione siciliana, con particolare
  riferimento agli affidamenti alla società  Sicilia e-Servizi
  s.p.a.' (Doc. VI)
             relatore: on. Savona

  III  - Discussione della mozione:

   N. 252  -   Rapida  attivazione degli impegni assunti a  seguito
         dell'approvazione  della  mozione   n.   126   circa   gli
         interventi  per  l'aumento dei  massimali  de  minimis  in
         agricoltura .

   (22 marzo 2011)
                           ODDO - CRACOLICI - APPRENDI - DONEGANI -
                             MARINELLO - AMMATUNA - BARBAGALLO - DE
                         BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DIGIACOMO - DI
                             GUARDO - FARAONE -FERRARA - GALVAGNO -
                            GUCCIARDI - LACCOTO - LUPO - MARZIANO -
                          PANARELLO - PANEPINTO - PICCIOLO - RAIA -
                                       RINALDI - SPEZIALE - TERMINE

                   La seduta è tolta alle ore 18.37

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei Resoconti
                            alle ore 20.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

   ALLEGATO 1

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Autonomie locali e
                          Funzione pubblica»

   GALVAGNO.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  le
  autonomie  locali e la funzione pubblica, premesso che in  data  24
  settembre 2010, nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n.
  12 - Serie speciale concorsi - è stato pubblicato il bando relativo
  al  concorso  pubblico  per  titoli ed  esami,  a  n.  1  posto  di
  istruttore  amministrativo part-time a 18 ore a tempo indeterminato
  -  categoria  C  - posizione giuridica C1 - riservato  a  categorie
  protette, indetto dal comune di Bisacquino (PA);

   considerato che la legge regionale n. 25/1993, all'art. 19,  comma
  4,  concernente l'accelerazione dei pubblici concorsi dispone  che:
  'Ai  fini  dell'accelerazione e della trasparenza  delle  procedure
  concorsuali' (...) per il triennio successivo all'entrata in vigore
  della  medesima  legge  i  posti messi  a  concorso  siano  coperti
  mediante concorsi pubblici per 'soli titoli';

   considerato, altresì, che:

   con  successiva disposizione legislativa il termine  previsto  dal
  suddetto comma 4 è stato differito al 31 dicembre 2013;

   in particolare, l'art. 42 della l.r. n. 11/2010 concernente 'Norme
  in  materia  di procedure concorsuali e di assunzione di personale'
  dispone   testualmente   che:  'Per   gli   enti   locali   e   per
  l'amministrazione regionale e per gli enti sottoposti  a  tutela  e
  vigilanza  della medesima amministrazione, il termine previsto  dal
  comma 4 dell'articolo 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
  25  è differito al 31 dicembre 2013' e precisa, altresì, in maniera
  inequivocabile,  che la norma si applica anche al  personale  delle
  aziende  sanitarie,  con  esclusione del solo  personale  dell'area
  medica;

   per sapere:

   sulla base di quali disposizioni normative o di altra natura siano
  state  stabilite  le procedure concorsuali del  suddetto  bando  di
  concorso  del  comune di Bisacquino, atteso che la  legge  prevede,
  nella fattispecie, l'espletamento del concorso per soli titoli;

   quali immediati provvedimenti si intendano porre in essere per  la
  modifica del bando in oggetto, pubblicato nella GURS n. 12 -  Serie
  speciale  concorsi  -  del 24/09/2010, onde garantire  il  rispetto
  della   normativa   vigente  e  dei  principi  inderogabili   della
  trasparenza  nelle  procedure concorsuali riguardanti  la  pubblica
  amministrazione  e gli enti sottoposti a tutela e  vigilanza  della
  medesima, così come previsto dalla l.r. n. 25/1993».  (1656)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

   Risposta.  - «Con l'atto di sindacato ispettivo di cui in  oggetto
  l'onorevole   interrogante  chiede  di  avere  notizie   circa   la
  correttezza  della  procedura  posta  in  essere  dal   Comune   di
  Bisacquino (PA) per il  Concorso, per titoli ed esami, a n. 1 posto
  di  istruttore amministrativo, part-time, riservato alle  categorie
  protette ,  prevista dal bando pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
  della  Regione  Siciliana, serie speciale concorsi,  n.  2  del  26
  febbraio 2010.

   In  particolare  si lamenta la mancata applicazione  dell'art  19,
  comma  4, della Legge Regionale n.25 del 1 settembre 1993, in  base
  al  quale   i posti messi a concorso sono coperti mediante concorsi
  pubblici  per soli titoli , disposizione la cui efficacia  è  stata
  prorogata  fino  al 31dicembre 2013 con l'art. 42, comma  1,  della
  Legge Regionale n. 11 del 12 maggio 2010.
   Con  riferimento ai quesiti posti nell'interrogazione, va rilevato
  che   con  nota  prot.  n.  53332/GAB  del  29  marzo  2011  questo
  Assessorato  richiedeva  al  Dipartimento  delle  Autonomie  locali
  informazioni in merito alla procedura posta in essere dal Comune di
  Bisacquino (PA). Con nota prot. n. 8080 del 13 aprile 2011  e  nota
  prot. n. 13083 del 9 giugno 2011 il citato Dipartimento riferiva di
  avere   invitato   l'Amministrazione  comunale  a   procedere,   in
  autotutela, ad un riesame degli atti posti in essere.
   Il  Comune  di  Bisacquino, sul presupposto di  avere  bandito  il
  concorso  in  data antecedente all'entrata in vigore  della  citata
  legge  n.  11 del 2010, rispondendo alle richieste provenienti  dal
  Dipartimento  con nota prot. n. 10494 del 21 luglio 2011  sosteneva
  che   nello svolgimento del concorso de quo ha operato nel rispetto
  del  principio  d'ordine generale del tempus regit actum .  Con  la
  stessa  nota  a  firma del Sindaco, del Segretario comunale  e  del
  responsabile  del  procedimento, si sosteneva altresì  che,  da  un
  canto,   l'eventuale  intervento in  autotutela,  dopo  mesi  dalla
  conclusione del concorso ( ), produrrebbe effetti opposti a  quelli
  perseguiti dal legislatore  atteso che la ratio della norma è anche
  quella  di  abbreviare  i  tempi di  svolgimento  dei  concorsi  e,
  dall'altro, che  l'annullamento in autotutela dovrebbe intervenire
  in  mancanza  di  controinteressati, non essendo  pervenuta  alcuna
  richiesta  di riapertura dei termini all'amministrazione  esponente
  da nessun potenziale candidato .
   Sotto altro profilo, si rileva che il sopradetto Dipartimento  per
  ipotesi   analoghe   ha  affermato  che   la   fattispecie   ricade
  nell'ambito dell'autonomia normativa e organizzativa di  ogni  ente
  locale,  sancita  dall'Art. 51 della Legge 8/6/1990,  n.  142,  nel
  testo  recepito  dall'Art.  1, comma  1,  lettera  h,  della  Legge
  Regionale   11/12/1991,  n.  48,  e  successive  modificazioni   ed
  integrazioni.  Pertanto, non è ipotizzabile l'effettuazione  di  un
  intervento sostitutivo, ai sensi dell'Art. 24 della L.R. 3 dicembre
  1991, n. 44 .
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento».

                                                       L'Assessore
                                                  dott.ssa   Caterina
                                                 Chinnici

                       Rubrica «Beni culturali»

   BARBAGALLO.  -  «All'Assessore per il territorio  e  l'ambiente  e
  all'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana, premesso
  che  il piano territoriale paesaggistico regionale è stato adottato
  soltanto  per le province di Messina e Trapani, oltre  che  per  le
  isole minori;

   considerato  che il piano paesistico regionale è uno strumento  di
  coordinamento e di sussidio importantissimo per i piani  regolatori
  in vigore e per quelli da redigere;

   ritenuto che:

   i ritardi accumulati rappresentano un danno grave e continuato per
  l'ambiente e per il territorio;

   la   pianificazione   urbanistica  deve  essere   realizzata   con
  un'integrazione  e  una  visione unitaria  delle  competenze  degli
  Assessorati  Territorio  e  ambiente e Beni  culturali  e  identità
  siciliana;

   per  sapere  quali iniziative siano state assunte  per  dotare  la
  Sicilia del piano territoriale paesistico, strumento essenziale per
  la salvaguardia e la promozione del territorio regionale». (974)

   Risposta.  -  «In  riferimento  all'interrogazione  dell'onorevole
  Giovanni  Barbagallo che vuole sapere quali iniziative  sono  state
  assunte per dotare la Sicilia del piano territoriale paesaggistico,
  si rappresenta che lo scrivente con nota n. 2530 del 23 giugno 2011
  aveva  formulato  già  una risposta; nella  considerazione  che  da
  quella  data sono intervenuti alcuni elementi di novità, si ritiene
  utile aggiornare e integrare la sopradetta risposta.
   L'Assessorato, che ho l'onore di dirigere, nel recente passato  ha
  avviato  un  complesso  iter per rispondere a  questa  riconosciuta
  esigenza.
   A  tal  riguardo,  in termini semplificati, si può ragionevolmente
  rappresentare  che il quadro dei piani paesaggistici nella  Regione
  Siciliana,  alla  data attuale, differenziato  secondo  il  livello
  dell'iter amministrativo o della progettualità è il seguente.
   In regime di approvazione definitiva:
      1) Piano Paesaggistico dell'Isola di Ustica;
  2) Piano Paesaggistico dell'Isola di Pantelleria;
  3) Piano Paesaggistico delle Isole Eolie;
  4) Piano Paesaggistico dell'Ambito regionale n. 1 della provincia
  di Trapani.
   In regime di adozione:
      1) Piano Paesaggistico delle Isole Egadi;
  2) Piano Paesaggistico della provincia di Caltanissetta;
  3) Piano Paesaggistico dell'Ambito regionale n. 9 della provincia
  di Messina;
  4) Piano Paesaggistico della provincia di Ragusa.
   Favorevolmente  esitati  dalla Speciale  Commissione  Osservatorio
  regionale  per  la  qualità  del  paesaggio  per  la  procedura  di
  adozione:
      1) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Siracusa.
   In  fase  di  concertazione  istituzionale  con  gli  Enti  locali
  interessati   a  seguito  del  parere  favorevole  della   Speciale
  Commissione Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio:
      1)  Ambiti  regionali  ricadenti nella provincia  di  Agrigento
  (concertazione conclusa);
  2) Piano Paesaggistico delle Isole Pelagie (concertazione
  conclusa);
  3) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Messina (Ambito
  8);
  4) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Trapani.

   Relativamente  ai  piani paesaggistici degli ambiti  dei  seguenti
  territori:
      1) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Enna;
  2) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Catania;
  3) Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Palermo;
   si  prevede l'avvio delle procedure di concertazione e di adozione
  dei piani entro il primo semestre del 2012.
   Il  crono  programma di cui al decreto Assessoriale n. 44  del  17
  settembre  2010,  che  prevedeva una  articolazione  temporale  per
  l'avvio  delle  procedure di concertazione istituzionale  entro  il
  mese  di settembre 2011 non è stato rispettato, in quanto il T.A.R.
  di  Catania, con sentenze depositate in data 1 settembre  2011,  ha
  annullato il Piano paesaggistico della provincia di Ragusa  con  la
  motivazione     per   l'avvio   di   concertazione   istituzionale,
  propedeutiche  all'adozione dei Piani paesaggistici delle  restanti
  province, secondo la seguente articolazione temporale:
      -: dicembre 2010, il cui iter è già avviato, ha ricevuto il parere
  favorevole  all'avvio  della concertazione istituzionale  da  parte
  dell'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio;
  -Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Messina (Ambito 8),
  febbraio 2011;
  -, aprile 2011;
  -Ambiti regionali ricadenti nella provincia di Trapani, giugno
  2011;
  -, agosto 2011;
  -, settembre 2011.
   Le  fasi  di istruttoria dei piani paesaggistici in itinere  e  la
  loro  definitiva approvazione con decreto da parte dell'Assessorato
  dei  Beni  Culturali, nonché la consequenziale  fase  di  una  loro
  armonizzazione  su  base  regionale,  consentiranno  di  avere  una
  pianificazione   organica  dal  punto   di   vista   della   tutela
  paesaggistica e della salvaguardia del territorio della Sicilia».

                              L'Assessore
                              Sebastiano
                               Missineo

   CAPUTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i  beni
  culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   nel  territorio di Sclafani Bagni (PA) si trova la chiesa  di  San
  Giacomo  la cui costruzione risale, presumibilmente, ai  primi  del
  Cinquecento;

   la  chiesa  è  chiusa al culto da oltre dieci anni a  causa  delle
  precarie   condizioni  strutturali  oltre  che  per  il   grave   e
  mortificante  stato di degrado. L'importante struttura,  invero,  è
  divisa  in  tre  navate che presentano archi e colonne  in  pietra,
  diverse  cappelle decorate in stucco ed un portale in  pietra  che,
  pur  gravemente  danneggiato, lascia immaginare  lo  splendore  dei
  tempi passati. L'arredo sacro, inoltre, è di prim'ordine e presenta
  arti  decorative e figurative che collocano la chiesa in  posizione
  di eccellenza non solo in ambito strettamente locale;

   oltre  al  colonnato, all'interno della chiesa rimane,  sia  nelle
  cappelle   principali  sia  in  quelle  laterali,  una   serie   di
  interessanti  stucchi,  in  parti  mutili  e  in  parte  fortemente
  danneggiati  dall'abbandono  e  dalle  infiltrazioni  d'acqua   che
  necessitano  di  urgenti interventi di restauro per potere  salvare
  quella che rimane, nonostante tutto, una delle più notevoli imprese
  decorative in stucco dell'entroterra maronita; molti degli  stucchi
  superstiti,  infatti, presentano caratteri che li fanno  datare  al
   700 ed avvicinare a modi serpotteschi;

   considerato  che,  a causa dell'abbandono, i locali  della  chiesa
  sono  utilizzati per deposito di mercanzie di ogni genere ed  anche
  per il ricovero di animali;

   ritenuto  che  tale  situazione è pregiudizievole  per  il  valore
  artistico  e monumentale della chiesa sia come luogo di  culto  sia
  come bene di importanza storico-monumentale;

   per sapere:

   quali  provvedimenti intendano adottare per garantire il  recupero
  del  prestigioso bene culturale, architettonico e monumentale della
  chiesa di San Giacomo;
   se  intendano attivarsi nei confronti della sovrintendenza ai beni
  culturali per l'immediato intervento presso la chiesa e porre  fine
  allo stato di abbandono e di degrado del bene;

   quali  provvedimenti intendano adottare al fine di  effettuare  un
  monitoraggio  di  tutti  i beni culturali in  stato  di  abbandono,
  utilizzando  tutto  il personale preposto alla catalogazione  delle
  opere d'arte». (1207)

   Risposta.  -  «In  riferimento  all'interrogazione  dell'onorevole
  Salvino   Caputo,  che  vuole  conoscere  quali  provvedimenti   si
  intendano  adottare per il recupero della chiesa di San Giacomo  di
  Sclafani Bagni (PA), prima di disaminare la complessa problematica,
  bisogna  considerare  che  la  sopradetta  chiesa  non  è  un  bene
  monumentale  appartenente  al demanio regionale,  esso  è  un  bene
  ecclesiastico  soggetto all'articolo 30, commi 1 e  3  del  decreto
  legislativo  n. 42 del 2004. In particolare il comma 1  onera  ogni
  altro  ente  ed  istituto  pubblico dell'obbligo  di  garantire  la
  sicurezza   e   la  conservazione  dei  beni  culturali   di   loro
  appartenenza; il comma 3 obbliga i privati proprietari,  possessori
  o detentori di beni culturali a garantirne la conservazione.
   Appare, pertanto, del tutto evidente che il mantenimento, le opere
  di  restauro,  la  tutela e la conservazione rientrano  nell'ambito
  delle  responsabilità  del  solo  proprietario  e  quindi  all'Ente
  ecclesiastico  che  detiene la chiesa di San  Giacomo  di  Sclafani
  Bagni.
   Eventualmente in presenza di una richiesta dell'Ente proprietario,
  seguita  da  un  sopralluogo della Soprintendenza di  Palermo,  nel
  quale si constati la necessità di un urgente intervento di restauro
  per  evitare  un  irreversibile degrado del  monumento,  pur  nelle
  ristrettezze  delle risorse economiche nel corrispondente  capitolo
  di  bilancio, l'Assessorato potrà cercare di finanziare, nei limiti
  delle  disponibilità di bilancio, un progetto di messa in sicurezza
  della chiesa.
   In   ordine   al   prospettato  improprio   uso   del   monumento,
  l'Amministrazione  comunale  ha rassicurato  lo  scrivente  che  la
  chiesa non è adibita a deposito di animali.
   Infine, relativamente al monitoraggio di tutti i beni culturali in
  stato di abbandono, si informa che la catalogazione di essi procede
  secondo   una   specifica  programmazione   approvata   da   questo
  Assessorato e ad essa si attiene la Soprintendenza di Palermo».

                              L'Assessore

                          Sebastiano Missineo

   VINCIULLO.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  i
  beni  culturali  e l'identità siciliana, premesso  che  il  Governo
  regionale,   con   i   soliti   metodi   antidemocratici   che   lo
  contraddistinguono  e  senza consultare  né  l'Assemblea  regionale
  siciliana  né le Commissioni parlamentari competenti, ha deciso  di
  varare la riforma delle sovrintendenze siciliane;

   preso  atto  che il Governo, con decreto, ha deciso di suddividere
  le  sovrintendenze  in due fasce, mettendo nella  prima  quelle  di
  Palermo,  Messina e Catania e, nella seconda, Siracusa,  Agrigento,
  Ragusa, Enna, Caltanissetta e Trapani;

   considerato che con detto ignobile provvedimento la sovrintendenza
  della  provincia di Siracusa viene declassata rispetto a quelle  di
  Messina, Palermo e Catania;

   Siracusa, la città più antica del Mediterraneo, la cui fondazione,
  certa  e documentata, è precedente perfino a quella della città  di
  Roma,  in quanto il dì natale del 734 a.C. per la città di Siracusa
  è una data certa, mentre il 21 aprile del 754, per Roma, è una data
  immersa solo nella leggenda;

   Siracusa, per secoli, è stata la capitale della Magna Grecia,  che
  ha dominato non solo la Sicilia, ma tutto l'Adriatico, scontrandosi
  in  epiche  lotte  con la città di Atene, più volte mortificandola,
  non  solo  in  ambito  militare, ma anche e soprattutto  in  quello
  culturale;

   lo  stesso Platone ebbe a scegliere la città di Archimede, anziché
  Atene, come luogo privilegiato delle sue meditazioni filosofiche;

   non  c'è  sito  della Pentacoli dove non emergono resti  unici  al
  mondo  di una città che, secondo la tradizione, ha superato perfino
  un milione di abitanti quando altre, compresa la città di Roma, non
  arrivavano nemmeno a un decimo della sua popolazione;

   le  più imponenti vestigia del passato classico, dal teatro  greco
  alle  mura  dionigiane,  dal castello Eurialo  al  canale  Galermo,
  dimostrano  una  sapienza  e  una  tecnica  nella  costruzione   di
  monumenti   per   la  cultura,  per  la  difesa  militare   e   per
  l'approvvigionamento idrico che tutto il mondo, ancora oggi, ammira
  e invidia;

   dopo  la città di Roma, esistono in provincia di Siracusa  le  più
  estese  catacombe  esistenti al mondo, in  quanto,  come  luogo  di
  approdo,  Siracusa  è stata, dopo Antiochia, la  prima  sede  della
  chiesa universale, scelta dall'apostolo Paolo nel suo viaggio verso
  Roma;

   per  le  sue  vestigia  e i resti di Pantalica,  per  la  presenza
  dell'Impero romano d'Oriente, di cui Siracusa fu, perfino, capitale
  degli  arabi, del barocco, dell'architettura di epoca fascista,  la
  città  di  Siracusa  è  stata  inserita nel  patrimonio  universale
  dell'UNESCO;

   considerato  inoltre  che,  oltre alla città  di  Siracusa,  nella
  provincia  aretusea  insistono  le  città  di  Noto,  capitale  del
  Barocco,  di  Palazzolo,  con il paesaggio naturalistico  ed  unico
  degli iblei, la città di Lentini con il suo sito archeologico;

   accertato  che il Governo regionale è assolutamente all'oscuro  di
  questa  storia millenaria, tant'è che ha ritenuto di dover umiliare
  e mortificare la città di Siracusa e la sua provincia, declassando,
  in  maniera  vergognosa, la sua sovrintendenza, che  è  chiamata  a
  controllare  e  vigilare  sul  più  ingente  patrimonio  storico  e
  archeologico esistente al mondo;

   per sapere:

   se  non  intendano  revocare, immediatamente, il  provvedimento  e
  riconoscere  alla sovrintendenza della provincia di  Siracusa  quel
  rispetto  dovuto  alla  sua  storia, alla  sua  cultura,  alla  sua
  millenaria e documentata civiltà;

   per  quale motivo, invece, il Governo dove, fra l'altro, siede  un
  siracusano,   non   abbia   ritenuto   opportuno   costituire   una
  macrosovrintendenza  per garantire omogeneità  di  indirizzo  e  di
  intervento  su  un'area  molto  più vasta  di  quella  dell'attuale
  provincia   di  Siracusa  dove,  a  suo  tempo,  ebbe  a  dominare,
  politicamente e culturalmente, la Pentapoli di Siracusa;

   se  la  'Città  più  bella e potente che il  mondo  antico  ci  ha
  lasciato',  come  ebbe  a riconoscere, a differenza  degli  attuali
  governanti,   una   delle  menti  più  illuminate   dell'antichità,
  Cicerone, non meriti di avere una sovrintendenza simile a quella di
  altre  province di Sicilia che non possono, ahimè per loro, vantare
  una  storia millenaria né una tradizione culturale, di fronte  alla
  quale perfino Atene ha dovuto inchinare la sua testa». (1331)

   Risposta. - «Con l'interrogazione parlamentare n. 1331 l'onorevole
  Vincenzo  Vinciullo chiede di sapere se non si intenda revocare  il
  provvedimento  con  il  quale  la Soprintendenza  di  Siracusa,  in
  ossequio  al  decreto  del  Governo che classifica  e  divideva  le
  Soprintendenze  della  Sicilia in due  fasce  funzionali,  è  stata
  inserita  nella seconda fascia e, pertanto, ricollocarla,  al  pari
  delle  Soprintendenze  di Palermo, Catania e Messina,  nella  prima
  fascia.
   L'onorevole interrogante chiede anche il motivo per il  quale,  il
  Governo    non    abbia   ritenuto   opportuno    costituire    una
  macrosovrintendenza  per garantire omogeneità  di  indirizzo  e  di
  intervento  su  un'area  molto  più vasta  di  quella  dell'attuale
  provincia di Siracusa.
   Per  comprendere  meglio la problematica, è opportuno  evidenziare
  che,  sin  dal  2006,  le Soprintendenze per  i  beni  culturali  e
  ambientali  di  Palermo,  di  Catania  e  di  Messina  -  strutture
  intermedie dell'allora Dipartimento regionale dei beni culturali  e
  ambientali  e dell'educazione permanente - erano state  formalmente
  indicate  negli  atti  di nomina dei relativi  Soprintendenti  come
   Strutture   Complesse ,   differenziandole   dalle    altre    sei
  Soprintendenze.
   Tale  differenziazione è da relazionarsi al fatto che le  province
  di   Palermo,   di   Catania  e  di  Messina  hanno   un'estensione
  territoriale, una consistenza demografica e articolazione  in  enti
  locali  di  gran lunga superiori a quelle degli altri territori  su
  cui insistono le altre sei Soprintendenze.
   Non  è  sembrato  sostenibile o conducente affermare  che  gli  82
  comuni  della provincia di Palermo con circa 1.235.000 abitanti,  i
  58 comuni della provincia di Catania con circa 1.055.000 abitanti o
  i  108  comuni  di quella di Messina con 665.000 abitanti,  possano
  generare  all'interno  delle rispettive Soprintendenze  carichi  di
  lavoro  analoghi  a  quelli indotti dai  21  comuni  di  quella  di
  Siracusa con 396.000 abitanti o dai 25 comuni di quella di Enna per
  177.000 abitanti.
   Alla  luce  di tutto ciò, si può ritenere che non è stato  operato
  nessun  declassamento per Siracusa, ma che semplicemente -  con  il
  Decreto  del  Dirigente  Generale 12 luglio 2010  conseguente  alla
  concertazione  sindacale  -  è stata tradotta  in  "pesatura  degli
  Uffici"  la  pregressa differenziazione tra strutture  complesse  e
  non;  alle  Soprintendenze indicate già dal  2006  come   Strutture
  Complesse  è stato attribuito il  peso 6 , alle altre il  peso 5 .
   Si  può rilevare come la logica di riconoscimento dello status  di
   Struttura Complessa  alle Soprintendenze di Palermo, di Catania  e
  di  Messina, rifletta anche i principi della legge regionale del  6
  marzo  1986,  n.  9,  che  ha istituito le  aree  metropolitane  di
  Palermo,  di  Catania  e  di Messina, queste  ultime  attivate  con
  decreto presidenziale del 10 agosto 1995, n. 230.
   E'  il  caso  ancora di rappresentare, infine, che con la  recente
  riforma  dell'organizzazione degli Uffici, le strutture  intermedie
  Soprintendenze  per i beni culturali e ambientali del  Dipartimento
  regionale  dei beni culturali e dell'identità siciliana sono  state
  sgravate  dalla  gestione delle più impegnative aree  archeologiche
  che  sono  state conferite ad altre strutture intermedie  di  nuova
  istituzione    del    Dipartimento   stesso   denominate     Parchi
  archeologici .
   In  provincia  di  Siracusa  sono stati  così  creati  tre  Parchi
  archeologici e in particolare:

      ·il Parco archeologico di Eloro e della villa romana del Tellaro e
  delle aree archeologiche di Noto e dei Comuni limitrofi,
  ·il Parco archeologico di Leontini e delle aree archeologiche di
  Lentini e dei Comuni limitrofi,
  ·e il Parco archeologico di Siracusa e delle aree archeologiche dei
  Comuni limitrofi.
   La  provincia  di  Siracusa ha avuto un  incremento  di  strutture
  intermedie del Dipartimento regionale dei beni culturali e, quindi,
  della sua complessiva infrastrutturazione culturale.
   Sembra   evidente,  pertanto,  che  nessun  calo  d'attenzione   e
  discriminazione  al  momento, per la storia  di  Siracusa  e  della
  corrispondente  Soprintendenza, ci sia stato nell'avere  attribuito
  alla  Soprintendenza di Siracusa  peso 5  e alle Soprintendenze  di
  Palermo, di Catania e di Messina  peso 6 ; d'altronde, è il caso di
  sottolineare  che  le  sopradette  pesature  si  differenziano  per
  l'aspetto economico e riguardano solamente il riconoscimento  della
  cosiddetta indennità parte variabile del Soprintendente  e  non  le
  sue prerogative e competenze.
   In  ordine alla proposta di istituire una macrosoprintendenza,  si
  rappresenta  che non appare, al momento, coerente  con  il  disegno
  organizzativo   messo   in   atto  da  parte   dell'Amministrazione
  regionale,  poiché  esso è teso a valorizzare le  potenzialità  dei
  singoli  siti,  fornendo loro un minimo di autonomia gestionale  ed
  organizzativa.
   Le  Soprintendenze dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana in
  tale   disegno  conservano  un  ruolo  tecnico  essenziale   e   un
  fondamentale supporto per le attività dei parchi archeologici e dei
  musei.
   Infine, le strutture centrali del Dipartimento regionale dei  Beni
  Culturali  restano  onerate dell'attività  di  coordinamento  e  di
  raccordo  proprio al fine di  garantire omogeneità di  indirizzo  e
  intervento  richiesto dall'onorevole interrogante».

      L'Assessore

      Sebastiano Missineo

   MATTARELLA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  i
  beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   le  ville  settecentesche di Bagheria, in  provincia  di  Palermo,
  rappresentano    una    delle    più    interessanti    espressioni
  architettoniche  del  processo  di progressiva  affermazione  della
  residenza  nobiliare extraurbana in Sicilia tra la  fine  del  XVII
  secolo e per tutto il XVIII secolo;

   secondo    Rudolf    Wittkower,   uno   dei    maggiori    storici
  dell'architettura   contemporanea,  'la  gloria   dell'architettura
  palermitana  del  XVIII  secolo sono le ville  nei  dintorni  della
  città,  particolarmente a Bagheria', mentre il  critico  e  teorico
  dell'architettura  Christian Norbert-Schulz,  sostiene  che  'nella
  Sicilia    occidentale    le    più    importanti    manifestazioni
  dell'architettura  barocca sono le numerose ville  costruite  fuori
  città  dagli aristocratici di Palermo' e aggiunge che 'le soluzioni
  più  interessanti sono dovute al genio inventivo dell'architetto  e
  frate domenicano Tommaso Maria Napoli';

   di  questo importante patrimonio storico-artistico fa parte  villa
  Valguarnera, una delle costruzioni di maggiore interesse,  sia  per
  la  qualità  architettonica del complesso sia per la sua  posizione
  nel  paesaggio, considerata, dallo studioso di tradizioni  popolari
  Giuseppe Pitré, 'la più sontuosa tra le ville bagheresi';

   villa  Valguarnera fu edificata per volere degli omonimi principi,
  la  sua  costruzione  ebbe inizio nel 1712 su progetto  di  Tommaso
  Maria  Napoli, che utilizza un linguaggio architettonico di matrice
  berniniana  e  una  chiarezza compositiva vicina  agli  esempi  più
  avanzati  del  700 italiano, in particolare piemontese.  Di  grande
  interesse,   al   suo   interno,  i  saloni  affrescati   da   Elia
  Interguglielmi  e  le  statue marmoree di coronamento  dell'attico,
  opera di Ignazio Marabitti. La villa è circondata da un vasto parco
  e  particolarmente suggestiva è la balconata con vista sul golfo  e
  su monte Catalfano;

   considerato che:

   il  21 marzo scorso, il novantunenne principe Francesco Alliata di
  Villafranca Valguarnera, uno degli attuali proprietari della villa,
  ha lanciato un appello pubblico contro l'inerzia della burocrazia e
  l'ostruzionismo delle comproprietarie, con l'obiettivo di 'ottenere
  l'avvio  concreto  di  tutte le opere necessarie  a  garantire  che
  l'intero   complesso   monumentale   non   sia   condannato    alla
  distruzione';

   nella  lettera  aperta,  l'Alliata si  dichiara  provocatoriamente
  'prigioniero  politico della burocrazia' che non gli  consentirebbe
  di salvare dal degrado la villa e spiega di avere deciso di restare
  a dormire all'interno dell'edificio 'nonostante l'umido e i rischi,
  fino a quando la Sovrintendenza ai Beni Culturali non farà, assieme
  ai  tecnici di parte, il rilievo urgente del piano nobile  e  della
  situazione  statica dei sottotetti e finché non arriverà  il  nulla
  osta definitivo al progetto di restauro del corpo centrale, redatto
  dal professore Antonio Giuffré nel lontano 1996';

   Francesco  Alliata  afferma  che 'dopo  anni  di  denunce  e  vane
  battaglie  legali,  mirate sempre a tutelare gli  abusi  e  rendere
  fruibile il monumento, proprio in questi giorni, una iniziativa del
  Fai,   il   Fondo   per  l'ambiente  italiano,   delle   scuole   e
  dell'amministrazione  comunale  di  Bagheria  sembrava   finalmente
  infrangere l'incantesimo malefico che per decenni ha isolato  Villa
  Valguarnera dalla società civile';

   il   comproprietario  dell'edificio  aggiunge  che   'studenti   e
  professori  lavoravano da mesi alla realizzazione  di  un  percorso
  conoscitivo  che avrebbe consentito alla cittadinanza, il  prossimo
  27 marzo, di inserire Villa Valguarnera tra le tappe delle Giornate
  di  primavera  del Fai, per scoprire non solo la storia  di  questa
  residenza  storica e del suo prezioso parco, ma anche  l'originario
  disegno urbanistico di Bagheria';

   tutto  ciò,  invece, non avverrà, si legge nella  lettera  aperta,
  perché  'ancora una volta questo sito, invece di diventare  simbolo
  del riscatto sociale e morale di Bagheria, sembra dovere soccombere
  al  malaffare burocratico e agli appetiti speculativi che lo stanno
  condannando alla distruzione';

   in   particolare,   la   cancellazione  dell'apertura   di   villa
  Valguarnera  dalle  giornate di primavera  del  FAI  sarebbe  stata
  dovuta all'opposizione degli altri comproprietari del complesso, le
  sorelle Teresa e Maria Correale di Santacroce, che paventavano  una
  situazione di pericolo per l'incolumità pubblica;

   Lelia   Collura,  capo  della  delegazione  Fai  di  Palermo,   ha
  dichiarato al 'Giornale di Sicilia', il 22 marzo scorso,  di  avere
  ricevuto  'una  diffida  da  parte di  un  avvocato  delle  sorelle
  Correale'  e  di avere 'preso atto con dispiacere' che l'iniziativa
  non si sarebbe potuta tenere, 'nonostante fosse stata allestita per
  tempo'  e  nonostante 'il 5 dicembre 2010 un'analoga manifestazione
  avesse portato a Villa Valguarnera oltre seimila visitatori';

   Francesco Alliata di Villafranca aggiunge che 'se mettiamo mano ai
  lavori,   con  progetti  esecutivi  presentati  da  anni,   veniamo
  denunciati  per abuso, mentre se non lo facciamo veniamo denunciati
  per  crollo  doloso'  e  ribadisce che 'per  un  verso  ci  vengono
  impedite  persino  le opere indispensabili per la vivibilità  della
  casa,  la cui urgenza è sancita da numerose sentenze, per un  altro
  si  sostiene che proprio quel degrado, cui non viene consentito  di
  porre  rimedio, impedirebbe la pubblica fruizione del viale,  delle
  corti  e  del  giardino, che invece abbiamo  salvato  e  restaurato
  interamente a nostra cura e spese, grazie a convenzioni con  l'Orto
  Botanico e la Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo';

   infine,  nella  lettera aperta l'Alliata sostiene che  'mentre  la
  volontà  dei  legittimi  proprietari di  tutelare  e  recuperare  a
  proprie  spese un bene prezioso per tutta la collettività  continua
  ad  essere  ostacolata, si consentiva a esponenti  di  primo  piano
  della  malavita organizzata di costruire nel parco vincolato  e  di
  programmare  efferate  azioni criminali all'interno  degli  edifici
  abusivi'  e  denuncia che la figlia Vittoria 'continua  a  ricevere
  intimidazioni';

   per sapere:

   se  le  gravi denunce pubbliche del principe Francesco Alliata  di
  Villafranca corrispondano al vero;

   se  non  si ritenga necessario intervenire con urgenza per evitare
  danni  irreparabili dovuti al degrado al monumento e cosa impedisca
  di  avviare i necessari interventi di restauro per rendere il  bene
  fruibile alla cittadinanza e ai turisti». (1801)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

   Risposta.  -  «Con  riferimento all'interrogazione  dell'onorevole
  Bernardo  Mattarella,  che  vuole  sapere   se  le  gravi   denunce
  pubbliche del signor Francesco Alliata rispondano al vero e se  non
  si  ritenga  necessario intervenire con urgenza per  evitare  danni
  irreparabili  dovuti  al  degrado e cosa  impedisca  di  avviare  i
  necessari interventi di restauro per rendere il bene fruibile  alla
  cittadinanza ed ai turisti , acquisiti gli utili elementi presso il
  Dipartimento, si rappresenta quanto segue.
   A  seguito della richiesta della signora Vittoria Alliata  del  15
  novembre  2010,  nella qualità di comproprietaria,  finalizzata  ad
  avere  l'autorizzazione  per riparare due  pluviali  nel  complesso
  monumentale di Villa Valguarnera in Bagheria, è stato approvato  il
  16  marzo 2011 da parte della Soprintendenza di Palermo il relativo
  progetto;  trattandosi di opere provvisionali  già  all'atto  della
  richiesta erano state eseguite.
   Tale  progetto esecutivo è l'unico pervenuto in tempi recenti alla
  Soprintendenza di Palermo e dalla stessa autorizzato;  non  risulta
  in  atto  giacente  o  inevasa alcuna richiesta  di  autorizzazione
  riguardante il complesso monumentale di Villa Valguarnera.
   Si  informa che la stessa Soprintendenza con provvedimento n.  309
  del  24 gennaio 2002 a seguito di una richiesta dei signori Alliata
  del  14  luglio  2000,  riguardante il   Programma  generale  degli
  interventi  di  restauro , aveva espresso il parere  favorevole  al
  succitato programma non considerandolo esecutivo ma di massima.
   In  tale  nota,  nella  considerazione della parcellizzazione  del
  monumento, della rilevante sua superficie, della complessità  delle
  lavorazioni  da  prevedere  e  le diverse  soluzioni  proposte  dai
  proprietari,  la  Soprintendenza valutava il   Programma  generale
  secondo  l'ottica  d'intervento a  comparto  e  secondo  un  ordine
  prioritario d'interventi. Venivano individuati ben cinque  comparti
  secondo  la logica dell'unitarietà dell'intervento, assumendo  come
  elemento gerarchico le caratteristiche tipo - morfologiche dei vari
  corpi e la loro destinazione d'uso.
   La  Soprintendenza rinviava il proprio N.O. alla presentazione dei
  singoli  progetti di restauro, restava in attesa  del  progetto  di
  restauro del complesso di Villa Valguarnera, da redigere secondo la
  sopradetta  ottica  metodologica  dell'intervento  di  comparto   e
  secondo le prescrizioni contenute nella stessa nota.
   Si  rappresenta  ancora che il complesso di  Villa  Valguarnera  è
  stato nel tempo diviso fra diversi proprietari e che, pertanto,  la
  buona  conservazione di esso è subordinata ad un'azione  da  questi
  ultimi condivisa e finalizzata a tale scopo.
   Spiace  apprendere che la signora Vittoria Alliata, come si  legge
  nella  interrogazione dell'onorevole Bernardo Mattarella,  è  stata
  mira  di  intimidazioni;  di tali azioni consultando  gli  atti  di
  ufficio  non  è  dato sapere, sicuramente le stesse azioni  debbono
  essere denunciate e ciò per il perseguimento e l'individuazione dei
  responsabili avanti l'autorità giudiziarie.
   Si  sottolinea  ancora  che  il comma3  articolo  30  del  decreto
  legislativo  n.  42  del  2004,  obbliga   I  privati  proprietari,
  possessori   o   detentori  di  beni  culturali  a  garantirne   la
  conservazione;  appare,  pertanto,  del  tutto  evidente   che   il
  mantenimento,  le  opere di restauro, la tutela e la  conservazione
  rientrano nell'ambito delle responsabilità del solo proprietario.
   Si  evidenzia, infine, che, in presenza di eventuali richieste  di
  autorizzazioni  da parte del o dei proprietari, lo  scrivente  sarà
  sicuramente  parte propulsiva e fattiva presso il Dipartimento  dei
  Beni   Culturali   e  dell'Identità  Siciliana,  affinché   vengano
  soddisfatte compiutamente e in tempi brevi le sopradette richieste,
  che mirano oltre tutto alla meritevole opera della conservazione di
  uno straordinario esempio di architettura del XVIII secolo».

      L'Assessore

      Sebastiano Missineo

   CAPUTO  - POGLIESE. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
  per i beni culturali e l'identità siciliana, premesso che:

   il  dormitorio dei benedettini, che si trova all'interno complesso
  monumentale  Guglielmo  II in Monreale, è  stato  ristrutturato  ed
  inaugurato da circa 15 anni;

   il   monumento,   nonostante  il  completamento   dei   lavori   e
  l'inaugurazione, non è mai stato aperto e, quindi, il  passare  del
  tempo,  senza  l'esecuzione di lavori di manutenzione  ordinaria  e
  straordinaria, ha determinato problemi strutturali e  pericoli  per
  la sicurezza pubblica;

   un   mese   fa,  l'amministrazione  comunale  di  Monreale   aveva
  evidenziato lo stato di allarme ai funzionari dell'Assessorato Beni
  culturali   sulla  necessità  di  avviare  interventi  urgenti   di
  manutenzione al fine di tutelare il prestigioso bene immobile e  di
  avviare  la  apertura del monumento, atteso che dopo un lunghissimo
  periodo  di  tempo  ancora  non è né  accessibile  né  fruibile  al
  pubblico ed ai numerosi turisti che giornalmente visitano la  città
  di Monreale;

   considerato che:

   in  data 17 agosto si è verificato un gravissimo episodio  che  ha
  evidenziato la questione della sicurezza strutturale del  monumento
  ed il pericolo per l'incolumità pubblica a causa del danneggiamento
  del tetto;

   tale  situazione ha messo in evidenza lo stato dell'immobile  che,
  pur rappresentando un bene di enorme interesse storico, artistico e
  monumentale, ad oggi dopo un lungo restauro, costato 25 milioni  di
  euro,  terminato da oltre 15 anni, è rimasto chiuso  per  l'assenza
  dell'impianto  di antincendio, senza subire, nel tempo,  lavori  di
  manutenzione né ordinaria né straordinaria;

   ritenuto che:

   il danneggiamento del tetto determina un pericolo per l'incolumità
  pubblica,  atteso  che  il chiostro dei benedettini,  adiacente  al
  dormitorio,  è  visitato,  giornalmente, da  numerose  presenze  di
  turisti e visitatori;

   si  tratta  di  un  monumento di grande  valore  che  deve  essere
  protetto  non solo ai fini della tutela del patrimonio monumentale,
  ma  anche per la valorizzazione dei monumenti al fine di rilanciare
  l'economia legata al comparto del turismo;

   per sapere :

   se   intendano   emettere  provvedimenti  urgenti  per   garantire
  l'immediata  ristrutturazione  del  tetto  del  dormitorio  e   per
  richiudere una falla lunga oltre 450 metri;

   quali  provvedimenti  abbiano adottato  per  la  salvaguardia  del
  monumento del dormitorio dei benedettini di Monreale e per  evitare
  lo stato di abbandono dell'importante monumento;

   quali   provvedimenti  siano  stati  adottati  per  garantire   la
  sicurezza dell'intero complesso monumentale;

   quali provvedimenti siano stati emessi per avviare interventi  con
  procedure di somma urgenza per eliminare i pericoli e sistemare  le
  falde a copertura del dormitorio;

   quali   provvedimenti  abbiano  o  intendano   adottare   per   il
  finanziamento dei lavori dell'impianto antincendio;

   quali  provvedimenti  abbiano  o intendano  adottare  al  fine  di
  consentire  l'apertura  del bene monumentale  e  la  fruibilità  al
  pubblico». (2061)

   Risposta.   -   «Con  riferimento  all'interrogazione  riguardante
  l'argomento in oggetto, sentito il Dipartimento dei Beni  Culturali
  e  dell'Identità  Siciliana,  il cui Servizio  Soprintendenza  Beni
  culturali di Palermo ha redatto una relazione, si riferisce  quanto
  segue:
   I  lavori  di  restauro  del complesso monumentale  Guglielmo  II,
  condotti    dalla   Soprintendenza   come   stazione    appaltante,
  comprendenti  anche il restauro dell'ex dormitorio dei Benedettini,
  iniziati  in  data 15 maggio 1991, sono stati ultimati  in  data  5
  aprile  1997,  per  un  importo  netto,  da  stato  finale,  di   £
  14.322.164.521 ed il collaudo è stato approvato dall'Assessorato in
  data 7 giugno 1999;
   Gli  stessi lavori eseguiti erano muniti di un parere a condizioni
  rilasciato  da  parte  dei Vigili del Fuoco del  1992,  non  avendo
  ottemperato alle prescrizioni poste nel suddetto parere,  i  locali
  predisposti  per  fini  museali,  non  sono  stati  mai  aperti  al
  pubblico.  Infatti, l'inaugurazione cui fa riferimento  l'onorevole
  interrogante ha riguardato soltanto la presentazione del restauro.
   L'episodio avvenuto il 17 agosto 2011, di danneggiamento del manto
  di  copertura  dell'ex  Dormitorio, non sembra  riconducibile  alla
  presunta mancanza di manutenzione dell'immobile. Tale evento  è  da
  ricondurre  all'improvviso  distacco  di  parte  del  massetto   di
  conglomerato cementizio, collocato su tavolato, su cui  era  murato
  il  manto di tegole alla romana. Fortunatamente il muretto d'attico
  ha  fermato lo scivolamento, che altrimenti avrebbe potuto arrecare
  danni al sottostante portico del chiostro.
   La  Soprintendenza  di  Palermo, per fare  fronte  all'evento,  ha
  richiesto  a questo Assessorato l'autorizzazione all'intervento  di
  somma urgenza per un importo di   90.000,00.
   Tale richiesta è stata tempestivamente assentita e con decreto del
  Dirigente Generale del Dipartimento sono stati finanziati i  lavori
  di riparazione del tetto.
   La  consegna dei lavori all'Impresa incaricata è stata  effettuata
  il  6  settembre  2011; i lavori contrattualmente  dovevano  essere
  ultimati  entro  120  giorni dalla data del  verbale  di  consegna,
  quindi,  entro  il  6  gennaio  2012;  stante  la  difficoltà   del
  reperimento delle tegole, che per la particolare tipologia e per la
  fattura di tipo artigianale non erano immediatamente disponibili, i
  lavori sono stati sospesi.
   La Direzione dei Lavori ha assicurato che ormai la fornitura delle
  tegole  è  prossima  e  i lavori, quindi, riprenderanno  e  saranno
  conclusi rapidamente.
   Nessun danno di natura strutturale al complesso monumentale  si  è
  verificato.
   In ultimo si rappresenta che è stato incluso fra quelli ammessi  a
  finanziamento  nella programmazione PO FESR 2007/2013  il  progetto
  dell'importo   di       500.000,00,   già   in   precedenza   dalla
  Soprintendenza inoltrato a questo Assessorato e non finanziato, del
  complesso  monumentale che prevede il restauro dell'area esterna  e
  della falda meridionale e l'adeguamento dell'impianto antincendio.
   L'attuazione  del  sopradetto  progetto  finanziato  sul  PO  FESR
  2007/2013  potrà  consentire  l'apertura  a  fini  museali  dell'ex
  Dormitorio, potenziando la fruibilità del sito, che già in  atto  è
  uno dei più visitati nella provincia di Palermo».

      L'Assessore

      Sebastiano Missineo

                              ALLEGATO 2

      (Commissione d'indagine sul Piano d'informatizzazione della
                     Regione siciliana - Doc. VI)

                   ASSEMBLEA   REGIONALE   SICILIANA

                               *********

                       R  E  L  A  Z  I  O  N  E

     SULL'ATTIVITÀ SVOLTA DALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INDAGINE

      SUL PIANO DI INFORMATIZZAZIONE DELLA REGIONE SICILIANA, CON

   PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI AFFIDAMENTI ALLA SOCIETÀ SICILIA E-

                            SERVIZI S.P.A.

                              ***********

   APPROVATA  DALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE SPECIALE D'INDAGINE  SUL
  PIANO  D'INFORMATIZZAZIONE DELLA REGIONE SICILIANA, CON PARTICOLARE
  RIFERIMENTO  AGLI  AFFIDAMENTI  ALLA  SOCIETA'   SICILIA  E-SERVIZI
  S.P.A.

                         COMPOSTA DAI DEPUTATI

   Savona,  Presidente e relatore, Picciolo e Mineo,  vicepresidenti,
  Parlavecchio, segretario, Caronia, De Benedictis, Di Benedetto,  Di
  Mauro, Leontini, Mancuso e Marrocco, componenti

                            1 FEBBRAIO 2012

                     DEPOSITATA IL 22 DICEMBRE 2011

                                Indice

  1. INTRODUZIONE                                             39
  2. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO                       42
  3. LA DISCIPLINA DI GARA                                    44
  4. SUL MODELLO SOCIETARIO                                   48
  5. SUGLI AFFIDAMENTI                                        52
  6. SULLA STRUTTURAZIONE                                     65
  7. CONCLUSIONI                                              72

  1. Introduzione

      Con  decreto del Presidente dell'Assemblea regionale  siciliana

  n.  260  del  6  maggio  2011 è stata costituita,  ai  sensi  degli

  articoli  29  e  29  ter  del Regolamento interno  dell'A.R.S.,  la

  Commissione  di  indagine  sul  Piano  di  informatizzazione  della

  Regione, con particolare riferimento agli affidamenti alla  società

  Sicilia e-servizi S.p.A. Ciò in attuazione della mozione n. 183 con

  la  quale  si invitava il Presidente dell'Assemblea a procedere  in

  tal senso.

      La  Commissione si è insediata il 21 giugno 2011 e da allora  è

  stata  prorogata  con  due  diversi  ordini  del  giorno  approvati

  dall'Aula rispettivamente in data 21 settembre e 18 ottobre 2011.

      Occorre   preliminarmente   ricordare   come   le   commissioni

  d'indagine  dell'Assemblea regionale non hanno  gli  stessi  poteri

  delle analoghe commissioni d'indagine del Parlamento nazionale cui,

  come  è  noto,  l'articolo  82 della Costituzione  attribuisce  gli

  stessi poteri e le stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria.

      Gli  strumenti d'indagine utilizzati sono quelli attribuiti dal

  Regolamento  interno  (che, com'è noto, per  espressa  disposizione

  costituzionale, ha natura di fonte normativa di rango primario, non

  soggetta alla legge), tipici degli organi parlamentari. Tra essi il

  più   incisivo  è  quello  previsto  dall'art.  69,  comma  5   del

  Regolamento  interno  che  consente alle  commissioni  parlamentari

  dell'ARS l'acquisizione di informazioni, notizie e documenti presso

  gli assessorati regionali.

      Dalla  data  di costituzione la Commissione si è riunita  dieci

  volte, svolgendo attività istruttoria consistita nella acquisizione

  dei  documenti  riguardanti  il Piano  di  informatizzazione  della

  Regione  nonché gli atti relativi alla costituzione e  all'attività

  svolta   dalla  società  partecipata  regionale  Sicilia  e-servizi

  S.p.A., istituita ai sensi dell'art. 78 della legge regionale n.  6

  del  2001.  Altro  mezzo istruttorio sono state le audizioni  degli

  amministratori  pro-tempore, dei soci e  dei  rappresentanti  della

  Regione.

      In  particolare nella seduta n. 6 del 5 ottobre 2011 sono stati

  uditi  i consiglieri di amministrazione di Sicilia e-servizi S.p.A.

  (d'ora  innanzi  SISE)  nominati in  rappresentanza  del  socio  di

  minoranza  Sicilia  e-servizi Venture Scrl  (d'ora  innanzi  SISEV)

  dott.  Bosco e dott. Di Giovanna; nella seduta n. 7 del  6  ottobre

  2011  si  è  proceduto  all'audizione dei componenti  del  collegio

  sindacale di SISE, e cioè della dott.ssa Vizzini, presidente, della

  dott.ssa    Calatabiano   e   del   dott.   Porfiri,    componenti.

  Successivamente, nella seduta n. 9 del 19 ottobre 2011, sono  stati

  uditi  i  componenti del consiglio di amministrazione  di  SISE  di

  nomina pubblica e cioè il presidente dott. Emanuele Spampinato e  i

  consiglieri  dott. Luca Petrucci e dott. Luciano  De  Caro.  Infine

  nella seduta n. 10 del 25 ottobre 2011 si è proceduto all'audizione

  congiunta  dei  componenti del collegio sindacale e dei  componenti

  del  consiglio di amministrazione di SISE e del Ragioniere generale

  della Regione siciliana dott. Vincenzo Emanuele.

      Sulle  conclusioni raggiunte attraverso l'attività  istruttoria

  compiuta  si  tenterà  di  riferire  nella  relazione  che   segue,

  caratterizzata  necessariamente  da  estrema  sintesi   attesa   la

  complessità   e   vastità  della  materia  oggetto   di   indagine,

  interessata  da  diversi  interventi  legislativi  e  da  un  certo

  dibattito  giurisprudenziale, e atteso altresì che gran  parte  dei

  documenti acquisiti sono da tempo di dominio pubblico.

       Oltre   ai   documenti   consultabili   sulla   homepage   del

  Coordinamento dei sistemi informativi della Regione (d'ora  innanzi

  CSIR)  attivo  nel  portale  della  Regione  siciliana  e  relativi

  all'appalto  concorso celebrato con bando approvato con  D.D.G.  n.

  206 dell'11 marzo 2005, la Commissione ha acquisito:

    ·Deliberazione  della Giunta regionale n. 165  del  9/5/  2007  e

       relativi allegati;

  ·Deliberazione della Giunta regionale n. 98 del 24/3/2011 e
  relativi allegati;
  ·Deliberazioni nn. 103-104 e 105 del 2008 della Sezione di
  controllo della Regione siciliana della Corte dei Conti;
  ·Bilanci per gli esercizi 2007, 2008 e 2009 di Sicilia e servizi
  S.p.A.;
  ·Elenchi nominativi dei dipendenti di Sicilia e-servizi S.p.A. e
  del personale a vario titolo utilizzato dalla stessa;
  ·Relazione del 4/4/2011 a firma Sicilia e-servizi S.p.A.
  ·Comunicazioni in merito alla deliberazione assembleare del 27
  settembre 2011, ai pagamenti in favore di Sicilia e- servizi
  Venture S.c.r.l., compresi quelli relativi agli stipendi dei suoi
  dipendenti nonché riscontro alla diffida del 28 settembre 2011.
  ·Verbali delle sedute del consiglio di amministrazione dal 2006.
  ·Lettera del Ragioniere generale della Regione n. di prot. 64653
  del 28 ottobre 2011.

  2. Il quadro normativo di riferimento

      Nell'ordinamento   regionale   le   disposizioni    legislative

  d'interesse sono rappresentate essenzialmente dalla legge regionale

  n.  15  dell'11 maggio 1993 che all'art. 6, comma 5,  istituiva  il

  Coordinamento  dei  sistemi  informativi  della  Regione  siciliana

  (d'ora   innanzi  CSIR)  presso  la  direzione  bilancio  e  tesoro

  dell'Assessorato  bilancio  e finanze (oggi  dell'economia)  nonché

  dall'art. 56 comma 2 della legge regionale 27 aprile del  1999,  n.

  10 (come modificato dalla l.r. 20 del 2003, dalla l.r. 9 del 2004 e

  dalla  l.r.  19  del  2005)  sulla  razionalizzazione  della  spesa

  informatica e sul coordinamento informatico dei sistemi informativi

  regionali. Tale ultima norma ha previsto la costituzione,  in  seno

  all'amministrazione    regionale,   di   un'apposita    commissione

  incaricata di esprimere i pareri obbligatori di cui all'art. 8  del

  D.L.  39/93, (peraltro ora abrogato dal decreto legislativo n.  177

  del  2009 citato), pareri resi, a livello nazionale, dalla Autorità

  nazionale sui sistemi informatici ed aventi ad oggetto gli   schemi

  dei contratti concernenti l'acquisizione di beni e servizi relativi

  ai   sistemi  informativi  automatizzati  per  quanto  concerne  la

  congruità tecnico-economica .

      Infine il già citato art. 78 della l.r. 3 maggio 2001, n.  6  e

  s.m.i  che  ha  previsto l'istituzione di una   apposita  struttura

  societaria   per  lo  svolgimento delle  attività  informatiche  di

  competenza delle amministrazioni regionali.

      Per  quanto  riguarda la normativa statale, le disposizioni  in

  materia  di attività digitale delle pubbliche amministrazioni  sono

  state  raccolte e riordinate in un unico atto normativo, il  Codice

  dell'amministrazione  digitale  (CAD),  adottato  con  il   decreto

  legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

      Il   Codice  disciplina  in  modo  organico  l'utilizzo   delle

  tecnologie  dell'informazione e della  comunicazione  nell'attività

  amministrativa, nei suoi aspetti organizzativi e procedimentali. Il

  testo   reca   inoltre   la  disciplina  dei   principi   giuridici

  fondamentali  relativi  al  documento  informatico  ed  alla  firma

  digitale,  in  precedenza contenuta nel testo unico in  materia  di

  documentazione   amministrativa  (Decreto  del   Presidente   della

  Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445).

      Nell'ambito  dei  principi generali,  il  Codice  afferma,  tra

  l'altro,  il  principio  secondo cui le  pubbliche  amministrazioni

  centrali  e  locali  sono tenute ad organizzarsi rideterminando  le

  proprie  strutture  e  procedimenti  secondo  le  nuove  tecnologie

  dell'informazione  e  della  comunicazione,  per   assicurare   «la

  disponibilità,   la  gestione,  l'accesso,  la   trasmissione,   la

  conservazione  e  la  fruibilità  dell'informazione   in   modalità

  digitale».

      Altra  normativa  statale  di  riferimento  è  costituita   dal

  decreto  legislativo 1 dicembre 2009, n. 177 sulla riorganizzazione

  del    Centro   nazionale   per   l'informatica   nella    pubblica

  amministrazione (CNIPA).

  3. La disciplina di gara

      Sicilia   e-Servizi   S.p.A.  (SISE)  è   una   società   mista

  partecipata per il 51% dalla Regione siciliana (la  Regione ) e per

  il  restante  49%  dal  socio  privato  Sicilia  e-Servizi  Venture

  S.c.r.l., a sua volta partecipata da Engineering S.p.A. - già  Atos

  Origin Italia S.p.A. - e da Accenture S.p.A..

      La   SISE   ha  per  oggetto  sociale  la   progettazione,   la

  realizzazione  e  la  gestione di sistemi e servizi  informatici  e

  telematici,   l'esecuzione   di  attività   connesse,   nonché   la

  reingegnerizzazione di sistemi e servizi già in esercizio presso le

  amministrazioni  regionali, con particolare  riferimento  a  quanto

  specificato  nella  misura 6.05 - Reti e  servizi  per  la  Società

  dell'informazione del P.O.R. Sicilia 2000-2006 .

      La  SISE  è stata costituita sulla base del già citato art.  78

  della  l.r.  6 del 2001 ed in esito allo svolgimento di un'apposita

  procedura   ad   evidenza   pubblica,   assimilabile   al   modello

  dell'appalto concorso finalizzata alla  scelta di un socio  per  la

  costituzione  di  una  società  per azioni  avente  ad  oggetto  lo

  svolgimento   delle  attività  informatiche  di  competenza   delle

  Amministrazioni  regionali  ed al quale affidare  la  realizzazione

  della  Piattaforma  telematica integrata della Regione  siciliana ,

  indetta,  come detto, con bando approvato con Decreto del dirigente

  generale  n. 206 dell'11 marzo 2005 e aggiudicata al raggruppamento

  temporaneo  di  imprese (RTI) composto dalle imprese Engineering.it

  S.p.A. (già Atos Origin Italia S.p.A.) ed Accenture S.p.A.

      Oggetto  della Gara era quello di individuare il  soggetto  che

  avrebbe   realizzato  e  fornito  alla  Regione   una   Piattaforma

  Telematica  Integrata ( PTI ); ulteriore compito  del  soggetto  da

  selezionare era quello di assumere -per un

   periodo di cinque anni a decorrere dal completo avvio di tutte  le

  componenti  autonome  della  PTI,  secondo  le  norme  fissate  dal

  Capitolato d'appalto, e comunque per un periodo non superiore a sei

  anni  e  sei mesi dall'avvenuto affidamento - la veste di socio  di

  minoranza della costituenda società mista a partecipazione pubblica

  regionale.

      Ancora  nella gara si prevedeva che lo stesso soggetto  avrebbe

  svolto,  in  qualità  di  socio (operativo)  della  società  mista,

  attività  di  gestione  e conduzione della PTI.  Infine,  il  socio

  privato era incaricato della realizzazione di nuovi progetti  volti

  al    raggiungimento    degli   obiettivi   di    informatizzazione

  dell'Amministrazione  regionale siciliana, orientati  a  perseguire

  gli obiettivi definiti nell'Accordo di Programma Quadro ( APQ )  in

  materia  di  Società dell'Informazione  sottoscritto dalla Regione,

  dal   Ministero   dell'Economia,  dal  Ministero   dell'Innovazione

  Tecnologica e dal CNIPA, nonché gli obiettivi indicati  nel  Quadro

  Regionale Strategico elaborato dalla Regione ( QRS ).

      A  seguito dell'aggiudicazione della gara al RTI, si è  avviato

  il processo di costituzione della SISE che, originariamente, doveva

  essere partecipata dalla Regione e dalla SISEV.

      In  realtà,  all'atto della costituzione, il  capitale  sociale

  della  SISE è stato sottoscritto dalla Sicilia e-Innovazione S.p.A.

  (partecipata interamente dalla Regione) e dalla SISEV.

      Contestualmente,  il  RTI ha sottoscritto  con  la  Regione  il

  contratto  di appalto misto di forniture, servizi e lavori  per  la

  realizzazione della PTI oggetto della gara.

      In  data  30  giugno  2006  la Regione, Sicilia  e-Innovazione,

  Sicilia e-Servizi e Sicilia e-Servizi Venture hanno sottoscritto la

  Convenzione  di  affidamento di attività informatiche,  secondo  lo

  schema di convenzione allegato alla documentazione di gara.

      Successivamente, al fine di adeguarsi al disposto normativo  di

  cui all'art. 13 D.L. n. 223/2006 (c.d. Decreto Bersani), la Regione

  ha  acquisito la partecipazione azionaria che Sicilia e-Innovazione

  deteneva nella SISE.

      In  seguito a tale acquisizione, in data 21 maggio 2007 è stata

  sottoscritta   la   convenzione  di  affidamento   delle   attività

  informatiche , sottoscritta dalla Regione, dalla SISE e  da  SISEV,

  per   l'affidamento  di  attività  informatiche,  avente  contenuto

  analogo allo schema di Convenzione allegato alla documentazione  di

  gara.

      L'oggetto  della  Convenzione atteneva al  compimento  di  ogni

  attività relativa a:

    1. la gestione e conduzione tecnica, operativa e applicativa della

       PTI   realizzata   dal  raggruppamento  temporaneo   d'imprese

       aggiudicatario della gara;

  2. l'espletamento delle attività individuate nel POS predisposto
  dal RTI in sede di offerta;
  3. ogni altra attività per la gestione e lo sviluppo delle attività
  informatiche di competenza delle amministrazioni regionali prevista
  nel POS.

  4. Sul modello societario

       Dalla  descrizione  effettuata si rileva  come  la  disciplina

  della  gara approvata con d.d.g. n. 206 dell'11 marzo 2005  citato,

  contenuta  nel bando e nei relativi allegati (capitolato  speciale,

  schema  di  statuto  della società, schema della convenzione-quadro

  tra Regione, società mista e socio privato, nonché schema dei patti

  parasociali) valutata unitamente all'offerta presentata  dal  socio

  privato,  manifestata attraverso il piano strategico  ed  il  piano

  operativo, tratteggiano un modello organizzativo complesso che alla

  luce  del  quadro normativo comunitario e nazionale, può certamente

  essere  iscritto  alla categoria del partenariato  pubblico-privato

  istituzionalizzato.

       Come  è noto una delle modalità tipiche con cui questo modello

  si   può   realizzare  è  costituito  dalla  società  nella   quale

  partecipano  tanto l'ente pubblico quanto un socio  privato  e  che

  pertanto  viene  definito  società   mista .  La  Commissione   CE,

  d'altronde,  ha  dato il proprio inquadramento  giuridico  di  tale

  fenomeno con la comunicazione interpretativa sull'applicazione  del

  diritto  comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni  ai

  Partenariati pubblico-privati istituzionalizzati, in GUCE, C-91 del

  12/4/2008.

       In merito alla concreta attuazione del modello di partenariato

  pubblico-privato istituzionalizzato realizzato con SISE sono  state

  acquisite  le  diverse posizioni degli organi sociali della  stessa

  società e del rappresentante della Regione, socio di maggioranza.

       In  particolare gli amministratori, nel corso delle audizioni,

  hanno  riferito come, recentemente, gli stessi abbiano inviato  una

  richiesta di due diligence alla Ragioneria generale dello Stato  al

  fine  di  ottenere  una  valutazione  quanto  più  attendibile   ed

  imparziale sulla natura giuridica della struttura societaria e  sui

  conseguenti risvolti nei rapporti tra soci. La Commissione ha preso

  atto  di tale prudente iniziativa che potrà ulteriormente chiarire,

  ove    possibile,    la   correttezza   delle    scelte    adottate

  dall'Amministrazione regionale nella complessiva vicenda del  piano

  di informatizzazione.

       Dal suo canto il collegio sindacale, in sede di audizione,  ha

  in  primo  luogo  chiarito come tra i doveri di controllo  di  tale

  organo  non rientri la valutazione circa la legittimità del modello

  di  funzionamento  della  società e dei  rapporti  tra  soci.  Tali

  aspetti   erano  stati  dati  per  presupposti,  essendo   peraltro

  stabiliti  a monte  in atti, quelli originari del bando di  gara  e

  relativi  allegati, promananti da una P.A. sottoposta al  controllo

  preventivo  e  di  legittimità della Corte dei  conti.  Gli  stessi

  componenti  il  collegio hanno riferito come il  tema  del  modello

  societario  e  degli  affidamenti di SISE era  stato  positivamente

  vagliato  dal  giudice  contabile con  tre  diverse  e  consecutive

  delibere del 2008. A tali delibere aveva peraltro fatto seguito una

  nota della Ragioneria generale della Regione (n. prot. 19325 del  9

  aprile  2008)  in  cui  si invitava la SISE ha  proseguire  con  le

  attività  di realizzazione dei progetti nel solco del percorso  già

  seguito,  avendo  tale  prassi  ricevuto  il  placet  del   giudice

  contabile.

       Il  collegio sindacale ha riferito altresì dell'efficacia  del

  controllo  affidato all'apposita commissione del CSIR, chiamata  ad

  esprimersi anche sotto il profilo della congruità tecnico-economica

  dei contratti di servizio per l'acquisizione di beni e servizi.

       Infine il collegio sindacale, attraverso il suo presidente, ha

  riferito   dell'anomalia,   in   più   occasione   segnalata   agli

  amministratori   pro   tempore,   rappresentata    dalla    mancata

  asseverazione (collaudo) delle commesse affidate alla società mista

  e da questa richieste al socio industriale.

       Sul punto la Commissione ha potuto appurare come tale attività

  effettivamente  sia  entrata in crisi, facendo registrare  notevoli

  ritardi,  nel  momento  in cui, approvato  nel  2009  il  piano  di

  riordino  delle partecipazioni regionali, la Regione  ha  posto  in

  liquidazione  la  società Sicilia e-Innovazione,  incaricata  della

  direzione   dei  lavori  affidati  nell'ambito  della  gestione   e

  conduzione     della     PTI.     L'individuazione     dell'ufficio

  dell'Amministrazione regionale competente a rilevare tali  funzioni

  direttive  (e della relativa attività di collaudo, propedeutica  ai

  pagamenti  dei corrispettivi alla SISEV) ha richiesto, in  effetti,

  un  lasso  di  tempo  eccessivo, trovando una  compiuta  disciplina

  soltanto  con  la  stipula della scrittura  privata  allegata  alla

  delibera di Giunta n. 98 del 2011 (precisamente all'art. 3).

       Si  rileva  altresì  come gran parte del  dibattito  politico,

  sviluppatosi  specularmente all'evoluzione normativa e  dottrinaria

  che  ha  interessato il fenomeno del PPP istituzionalizzato, avente

  ad  oggetto la classificazione dogmatica del modello societario, si

  è  articolato sulla base degli atti di gara originari e sulla  base

  della  convenzione-quadro  del 2007.  Tuttavia  la  Commissione  ha

  potuto   constatare  come  la  più  larga  parte  delle   questioni

  giuridiche   sottese,   che  intrecciano  inscindibilmente   quelle

  relative  alla  legittimità  del  modello  societario  con   quelle

  relative  alla  legittimità  delle  procedure  di  affidamento  dei

  lavori,  siano in gran parte superate per effetto della già  citata

  deliberazione  della  Giunta regionale n. 98 del  2011.  Attraverso

  tale   atto   il  Governo  regionale  ha  inteso  dare  una   nuova

  regolamentazione ai rapporti tra la Regione, la società mista e  il

  socio  di  minoranza,  anche alla luce dell'evoluzione  del  quadro

  normativo  e giurisprudenziale che ha interessato medio tempore  la

  disciplina  del  fenomeno  del  PPP  istituzionalizzato   e   degli

  affidamenti  di appalti o servizi da parte di società  cd   miste .

  Così  come  molti dei dubbi sorti in merito al ruolo del  socio  di

  minoranza-fornitore  vanno  riconsiderati  alla  luce   di   quanto

  stabilito  con  l'art. 1 della suddetta convenzione,  a  mente  del

  quale  la Regione siciliana conferma il proprio obbligo di affidare

  alla  società  l'esecuzione di tutte le attività ed i  progetti  di

  natura  informatica di competenza delle amministrazioni regionali .

  Su  tale  ultimo  punto,  tuttavia, si rinvia  alle  considerazioni

  svolte più avanti.

  5. Sugli affidamenti

      Anche  le  criticità  emerse in merito  alla  determinazione  e

  determinabilità   delle  prestazioni  di   forniture   e   servizi,

  originariamente  delineate  tipologicamente  e  sommariamente   per

  macroaggregati  vanno  riconsiderate alla luce  della  convenzione-

  quadro  recepita  nella deliberazione di Giunta  n.  98  del  2011.

  L'articolo  2  di tale atto, rubricato  condizioni  economiche  per

  progetti  ulteriori rispetto a quelli già affidati  reca,  infatti,

  una   disciplina   particolarmente  dettagliata  delle   condizioni

  economiche mediante cui determinare il corrispettivo spettante alla

  società mista per l'esecuzione di ciascuno dei progetti alla stessa

  affidati dalla Regione.

      Sul    tema   la   Commissione   ha   potuto   rilevare    come

  l'Amministrazione  ha  avuto  ben  presente  sin  dall'origine   le

  criticità  connesse alla concreta individuazione  dell'attività  da

  affidare  alla  società  mista  successivamente  alla  celebrazione

  dell'appalto-concorso del 2005.

      Prova  ne  è  la  richiesta  di  parere  inoltrata  all'Ufficio

  legislativo  e legale della Regione Siciliana, parere reso  con  la

  nota prot. 20012/305.2006.11.

      Tale   parere,  nel  confermare  la  legittimità  del   modello

  organizzativo  adottato,  riconosceva  come  i  documenti  di  gara

  complessivamente considerati rimettevano alle valutazioni di merito

  dell'Amministrazione la concreta individuazione delle  attività  da

  affidare,   non   prima  di  averne  valutato    la   sussumibilità

  nell'ambito  di  quelle globalmente ed indistintamente  considerate

  negli  atti di gara nonché ponderato l'opportunità e la convenienza

  di procedere alla stipula di contratti di servizio aggiuntivi.

      Sull'osservanza   delle  regole  inerenti  all'affidamento   di

  appalti pubblici di servizi nel quadro di un PPP realizzato tramite

  società  mista,  si può rilevare come costituisca  ormai  un  punto

  incontroverso  quello  per cui tali regole siano  rispettate  anche

  mediante la celebrazione di gare cd.  a doppio oggetto  (  i.e  per

  la  scelta  del socio industriale e per l'affidamento  dei  servizi

  lavori). In tal senso si è pronunciata la Corte di giustizia CE (15-

  9/2009,  C-196/2008 Acoset) dopo che alle medesime conclusioni  era

  giunta  la giurisprudenza amministrativa, segnatamente il Consiglio

  di  Stato,  con  il  parere  n. 456 del  2007,  sezione  seconda  e

  soprattutto  con  sent.  Cons.  St.  n.  1  del  3/3/2008  Adunanza

  plenaria.

      L'orientamento  estensivo  circa  la  possibilità  di  affidare

  appalti  senza ricorrere alla pubblica gara è stato successivamente

  confermato, anche se con accenti più restrittivi, con la  pronuncia

  n. 1555/2009 del Consiglio di Stato.

      Occorre,  a  questo punto, un breve approfondimento sul  quadro

  normativo  e  giurisprudenziale in tema di modalità di  scelta  del

  socio privato nelle società miste.

      L'orientamento   giurisprudenziale   prevalente   ha   ritenuto

  necessario  l'espletamento di una gara pubblica per la  scelta  del

  socio  privato nel procedimento di costituzione di tutte le società

  miste (a capitale pubblico di minoranza, come previsto dalla legge,

  o di maggioranza) (1).

      Lo  stesso  legislatore,  in  molte  circostanze,  ha  previsto

  espressamente l'individuazione delle modalità di scelta  del  socio

  privato nelle società miste secondo procedure concorsuali.

      Basti  per  tutti, il riferimento all'art. 12  della  legge  23

  dicembre  1992, n. 498 ( divenuto poi l'attuale art. 116 del  TUEL)

      che, per la prima volta, con riguardo alla fattispecie di società

  mista  ivi  contemplata,  ha introdotto  la  necessità  di  avviare

  procedure  di evidenza pubblica per la scelta dei soci privati.  La

  norma  attribuisce agli enti locali la possibilità, per l'esercizio

  di   servizi  pubblici  di  cui  all'articolo  113-bis  e  per   la

  realizzazione  delle opere necessarie al corretto  svolgimento  del

  servizio,  nonché per la realizzazione di infrastrutture  ed  altre

  opere  di  interesse pubblico, di costituire apposite  società  per

  azioni  senza  il  vincolo della proprietà pubblica  maggioritaria,

  provvedendo   alla   scelta  dei  soci  privati   e   all'eventuale

  collocazione  dei  titoli  azionari sul mercato  con  procedure  di

  evidenza pubblica.

      In  relazione a tale modello gestionale la Commissione  europea

  ha avviato la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per

  la non compatibilità con gli obiettivi dell'Unione della disciplina

  interna in materia di servizi pubblici locali ed in particolare  di

  società  miste, ritenuta contrastante soprattutto con il  principio

  di libera concorrenza.

      In  seguito  a  tale procedura la Presidenza del Consiglio  dei

  Ministri  -  Dipartimento per le politiche comunitarie ha  adottato

  una  circolare interpretativa degli artt. 113 e seguenti del d.lgs.

  n.  267/2000  sull'affidamento a società miste  della  gestione  di

  servizi pubblici locali (2)

      La  circolare  ha  chiarito che gli enti  locali,  in  sede  di

  affidamento  dei  servizi  pubblici  a  società  partecipate,   non

  potevano eludere il passaggio dell'evidenza pubblica fermo restando

  l'obbligo  di  espletare  idonee  procedure  di  gara  al  fine  di

  individuare il socio privato.

      Si  è precisato, inoltre, che l'affidamento della gestione  del

  servizio  alle società miste configura la fattispecie  dell'appalto

      di pubblico servizio; per il quale si intende un contratto a titolo

  oneroso   concluso   in   forma  scritta   tra   un'amministrazione

  aggiudicatrice ed un soggetto terzo prestatore di servizi.

      A  tale  contratto deve applicarsi la normativa comunitaria  in

  materia, costituita dalle norme del Trattato, cioè gli artt.  43  e

  49,  della  direttiva che coordina le procedure  di  aggiudicazione

  degli appalti pubblici di servizi n. 92/50/CEE del 18 giugno 1992 e

  della direttiva n. 93/38/CEE sui cosiddetti settori esclusi,  e  la

  relativa    normativa    nazionale   di   recepimento.    Pertanto,

  l'affidamento  del  servizio alla società mista  deve  avvenire  di

  regola tramite gara con le procedure dell'evidenza pubblica.

      Secondo   l'orientamento  espresso  dalla  Corte  di  giustizia

  europea,  la  normativa  in  tema di appalti  pubblici  non  trova,

  invece,  applicazione  quando manca  un  vero  e  proprio  rapporto

  contrattuale fra l'ente aggiudicatore e la società affidataria  del

  servizio, come nel caso di delegazione interorganica o di  servizio

  affidato  in  via eccezionale  in house (3), di cui si parlerà  nel

  prosieguo.

      Sulla  spinta del diritto comunitario, si è avviato un processo

  di riforme di tale materia, ancora oggi dai confini molto incerti.

      Il  legislatore statale nel 2001 è intervenuto  con  l'art.  35

  della  legge  n. 448 riscrivendo l'art. 113 del TUEL e introducendo

  l'art.  113-bis nel medesimo testo. In primo luogo si assiste  alla

  distinzione tra servizi a rilevanza industriale (art. 113) e quelli

  privi  di rilevanza industriale (art. 113-bis), divenuti in seguito

  all'entrata  in vigore dell'art. 14 del DL n. 269 del 2003  servizi

  di rilevanza economica.

      La  riforma  introdotta dall'art. 35 ha  però  lasciate  aperte

  tutta  una  serie di problematiche, in primo luogo in relazione  al

  permanere  di  forme  di  affidamento diretto  della  gestione  dei

      servizi  pubblici  contrariamente alla  previsione  comunitaria

  improntata  alla  libera concorrenza nel settore  dei  servizi.  Il

  legislatore  è  così  nuovamente  intervenuto  (combinato  disposto

  dell'art.  14 D.L. 269/03, come convertito in art. 14 L. 326/03,  e

  dell'art.  4,  comma  234,  L.  350/03,  Legge  Finanziaria  2004),

  modificando in parte il portato della precedente riforma.

      Mentre  la riforma del 2001 aveva previsto quale unico  modello

  organizzativo  l'affidamento  a  società  di  capitali  individuate

  attraverso  l'espletamento  di  gare  con  procedure  di   evidenza

  pubblica, la legge n. 269 del 2003 ha ripristinato la pluralità  di

  modelli  organizzativi,  adeguandoli all'evoluzione  avutasi  degli

  indirizzi comunitari in materia.

      L'art.  113, prima che intervenisse l'art. 23-bis  del  DL  112

  del 2008, tornava ad ammettere l'utilizzo del modello della società

  mista,  prevedendo l'affidamento del servizio a società a  capitale

  misto  pubblico  privato  purché il socio  privato  venisse  scelto

  attraverso  l'espletamento  di  gare  con  procedure  ad   evidenza

  pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme  interne

  e  comunitarie  in  materia  di concorrenza  secondo  le  linee  di

  indirizzo    emanate    dalle   autorità   competenti    attraverso

  provvedimenti o circolari specifiche (co. 5, lett. b). Si  prevede,

  inoltre,  la  cessione parziale, da parte dei soci pubblici,  delle

  proprie  partecipazioni  in  società già  affidatarie  dirette  dei

  servizi mediante procedure ad evidenza pubblica da rinnovarsi  alla

  scadenza del periodo di affidamento (co. 12).

      La   disposizione,   pertanto,   prescriveva   formalmente   la

  procedura  ad evidenza pubblica per la scelta del socio  privato  a

  prescindere  dalla  misura  della sua partecipazione  alla  società

  mista  ed introduceva il nesso tra la durata di tale partecipazione

  e la durata dell'affidamento del servizio pubblico alla società.

      In  base  a  quanto detto, pertanto, il modello  elaborato  nel

  2003  risultava conforme agli orientamenti comunitari,  essendo  il

  socio privato scelto mediante procedura ad evidenza pubblica e  con

  vincolo societario coincidente con la durata dell'affidamento.

      La  Commissione ha potuto prendere atto, altresì,  di  come  la

  legittimità  del modello societario e del regime degli  affidamenti

  sia stato valutato positivamente dalla Corte dei Conti- sezione  di

  controllo-  per  la  Regione siciliana in sede di  apposizione  del

  visto (preventivo e di legittimità) e conseguente registrazione.

      Ci  si  riferisce  alle deliberazioni nn.  103-104-105/2008  in

  cui,  chiamato ad apporre il visto, tra l'altro, sui  contratti  di

  servizio  con  le società Sicilia e-innovazione, Sicilia  e-servizi

  S.p.A.,  Sicilia e-ricerca, il giudice contabile ha dato il proprio

  contributo  chiarificatore sul tema del  modello  societario  della

  società  mista e sul sistema degli affidamenti. Tali  contratti  di

  servizio,  che  erano stati approvati con altrettanti  decreti  dei

  dirigenti  generali  competenti  e del  ragioniere  generale  della

  Regione, dopo una prima deliberazione negativa (di ricusazione  del

  visto)  su  precedenti  atti aventi il medesimo  oggetto,  venivano

  infine   vistati   e  registrati  dall'organo  giurisdizionale   di

  controllo.

      Le   motivazioni  di  tali  delibere  rappresentano   l'approdo

  definitivo  per  valutare la legittimità del modello  societario  e

  degli affidamenti alla società mista Sicilia e-servizi S.p.A.

      In  particolare  la  Corte  ha chiaramente  affermato  come  il

  sistema  adottato per la determinazione dei corrispettivi spettanti

  per  gli  affidamenti  ulteriori  fosse sufficientemente  descritto

  negli atti di gara (comprendendo in essi anche l'offerta presentata

  dall'originario RTI). Altresì positivamente la Corte ha valutato le

  modalità  previste  nel bando di gara e negli atti  allegati  sulla

  fuoriuscita del socio privato. Tali modalità sono state considerate

  idonee  a  scongiurare  il  rischio che il  socio  privato  potesse

  trasformarsi   in  socio  stabile,  in  spregio  ai   principi   di

  concorrenza   e  della  gara  ad  evidenza  pubblica  come   metodo

   ordinario  per l'affidamento di forniture e servizi.

      Quanto  poi alla specifica questione relativa alla applicazione

  del  decreto legislativo n. 163 del 2006, recante il cd. codice dei

  contratti  pubblici, alla SISE S.p.A., tenuto conto delle  modalità

  con  cui la gara è stata esperita e concretamente svolta nel  corso

  degli  anni, al fine di stabilire se detta gara  copra , oltre  che

  la gestione e conduzione della PTI fornita dal socio privato, anche

  l'acquisizione  diretta dal socio privato di  forniture  e  servizi

   ulteriori ,   occorre   rilevare   come   il   quadro   normativo,

  segnatamente  gli  artt.  32,  57 nonché  l'art.  230  delle  norme

  transitorie   del  decreto  legislativo  da  ultimo   citato,   non

  forniscano un quadro sufficientemente chiaro.

      La   Commissione   osserva,  tuttavia,  come  l'interpretazione

  letterale  del  comma  2 dell'art 32 d.l.vo 163/2006,  che  esclude

  dall'applicazione  delle  norme  relative  agli   affidamenti   con

  procedure  di evidenza pubblica, gli organismi di diritto pubblico,

  quale  certamente  deve essere considerata, alla luce  dei  criteri

  dettati  dalla  normativa  comunitaria e  nazionale,  SISE  S.p.A.,

  possieda una certa forza persuasiva.

      Sembra,  peraltro, che tale orientamento sia  quello  condiviso

  dal  Governo regionale laddove, nel rinnovare la convenzione-quadro

  con  deliberazione  n. 98/2011, ha espressamente  confermato,  come

  detto,  l'obbligo per la Regione di affidare alla SISE l'esecuzione

  di  tutte  le  attività  ed  i progetti di  natura  informatica  di

  competenza delle amministrazioni regionali (si veda l'art. 1  della

  scrittura privata allegata alla delibera n. 98/2011) .

      La  Commissione  ha registrato le diverse posizioni  sul  punto

  rilevando tuttavia come la questione giuridica dell'applicazione  o

  meno delle norme del codice dei contratti pubblici alla fattispecie

  dei  rapporti tra SISE e SISEV, per la sua complessità in punto  di

  diritto, debba essere risolta in altra sede.

      La  Commissione  ha potuto rilevare inoltre come  l'evoluzione,

  non  sempre  coerente, del quadro normativo e giurisprudenziale  di

  riferimento sia stata una delle concause delle incertezze che hanno

  caratterizzato la vicenda SISE.

      Dalla  disamina della documentazione acquisita sembra  tuttavia

  potersi  affermare come la Regione abbia inteso  affidare,  con  la

  gara  originaria, solo una parte del complessivo POS e  non  invece

  tutte   le  opere  astrattamente  riconducibili  alla  gestione   e

  conduzione della PTI.

      L'esame  degli  atti  di gara, infatti, conduce  con  un  certo

  grado di certezza a provare un fatto: quello per cui i servizi e le

  forniture  ulteriori rispetto alla fornitura della PTI, al  momento

  della  costituzione della SISE S.p.A., potevano essere  individuati

  solo  in modo generico ed approssimativo e che l'affidamento  delle

  componenti   aggiuntive  indicate in sede di offerta  era  in  ogni

  caso  rimessa,  come  riconosciuto anche  nel  parere  dell'Ufficio

  legislativo e legale della Regione citato, a  valutazioni  ex  post

  rimesse al processo decisionale interno alla società e  secondo  le

  norme vigenti nel tempo in materia .

      In  sostanza può condividersi l'opinione secondo cui  la  gara,

  svoltasi nelle forme dell'appalto concorso, ha avuto ad oggetto  un

  vero e proprio progetto imprenditoriale da realizzarsi con un socio

  di  minoranza fornito della necessaria competenza, cui affidare  il

  compimento  delle attività necessarie a realizzare quanto  previsto

  nel piano operativo e nel piano strategico.

      La  Commissione,  ha  potuto constatare,  in  effetti,  come  i

  principali ostacoli alla regolare gestione amministrativa  di  SISE

  siano  sorti  da quando la Regione siciliana, come sostenuto  dagli

  organi  sociali,  ha  posto in liquidazione la società  Sicilia  e-

  innovazione,  incaricata della direzione dei lavori  relativi  alla

  gestione e conduzione della PTI. In tal senso si è espresso sia  il

  presidente  del consiglio di amministrazione, nella seduta  del  19

  ottobre  2011, sia, in una precedente audizione, il presidente  del

  collegio sindacale.

      Quest'ultima  ha spiegato come il meccanismo degli  affidamenti

  al   socio   privato   si   sia   cronicizzato   per   la   mancata

   strutturazione  della SpA ed ha riferito altresì come  i  soci  di

  SISE  avessero  adottato la decisione di  riconoscere  alla  stessa

  società  mista  il  3%  a titolo di mark-up  sugli  affidamenti  in

  conseguenza della situazione creatasi per l'assenza in  Sicilia  e-

  servizi di una struttura organica propria .

      Il  collegio sindacale ha rilevato, inoltre, come l'esigenza di

  soddisfare  le  richieste  dell'Amministrazione  regionale,  spesso

  poste  come  richieste di servizi indifferibili e  urgenti,  avesse

  prodotto  il  cronicizzarsi  del  ricorso  al  socio  privato   per

  l'espletamento  delle  commesse  e  delle  attività  affidate  alla

  società.  In  questo  quadro  il  collegio  ha  manifestato  grande

  preoccupazione   per  la  stessa  continuità  aziendale   ritenendo

  indispensabile   che,   anche   tardivamente,   venisse    attivato

  immediatamente  il  processo di strutturazione  della  società  con

  l'acquisizione  del  know how da parte del socio  privato,  secondo

  percorsi  stabiliti in collaborazione con il socio  di  maggioranza

  Regione siciliana.

      Sul  tema  della   strutturazione ,  tuttavia,  si  tornerà  in

  seguito.

      La  Commissione,  infine, ha preso atto di  come  esistano  dei

  contrasti  all'interno  del  consiglio  di  amministrazione   sulla

  definizione dei rapporti economici intercorrenti tra socio pubblico

  e  privato.  Lo  stesso Presidente, espressione del socio  pubblico

  Regione  siciliana,  pur  riconoscendo la necessità  di  versare  i

  corrispettivi per i ricavi ottenuti dalla Regione per  le  attività

  svolte  dal  socio di minoranza SISEV, ha chiaramente invocato  uno

  spirito collaborativo all'interno degli organi amministrativi della

  SpA al fine di stabilire l'esatto ammontare del credito vantato dal

  socio  privato. Inoltre è stato sostenuto, come già accennato,  che

  la  gestione  amministrativa di SISE sia stata  ostacolata  per  un

  lungo  periodo dal mancato asseveramento (collaudo) da parte  della

  Regione  delle  attività di gestione e conduzione  della  PTI.  Sul

  punto  si rileva come il Governo regionale abbia inteso intervenire

  con  la scrittura privata allegata alla deliberazione n. 98 del  24

  marzo  2011,  all'articolo 3, che ha dettagliatamente  disciplinato

  l'attività di direzione dei lavori, dei collaudi e dei pagamenti.

      In  particolare  con  detto  negozio giuridico,  approvato  con

  delibera  di Giunta, si è data regolamentazione, tra l'altro,  alla

  sorte  del debito pregresso (descritto e quantificato al  punto  10

  delle premesse) per le attività svolte da SISEV sino al 31 dicembre

  2010,   rimettendo   le  relative,  eventuali,  controversie   alla

  composizione  bonaria  delle  parti (  art.  7  scrittura  privata)

  attraverso  la  valutazione di un collegio di esperti  da  nominare

  appositamente.

      In  questa  sede  può inoltre osservarsi come  il  sistema  dei

  controlli  affidati  allo CSIR, chiamato ad  esprimere  valutazioni

  anche  in  tema di congruità tecnico-contabile dei nuovi  contratti

  stipulati  con il socio privato, oltre ovviamente al già menzionato

  controllo  preventivo della Corte dei Conti, abbia  assicurato  una

  costante verifica della regolarità della complessiva vicenda  della

  gestione e conduzione della PTI della Regione.

  6. Sulla strutturazione

      Ulteriori   criticità  sono  state  indagate  sul  tema   della

  cosiddetta strutturazione, ossia della dotazione di personale della

  società mista.

      Questa   era   certamente  una  delle  obbligazioni  principali

  assunte da SISEV nei confronti di SISE.

      Per   quanto,  infatti,  il  ruolo  del  socio  privato  a  tal

  proposito  non  sia  stato  negli atti di  gara  definito  in  modo

  sufficientemente chiaro, può leggersi nel capitolato d'appalto come

  lo  stesso  doveva  provvedere alla fornitura e messa in  esercizio

  delle  varie  componenti della PTI in qualità di fornitore,  e  una

  volta   che  le  stesse  parti  fossero  state  avviate  a  regime,

  provvedere  alla  gestione  di quanto  realizzato  come  fornitore,

  questa  volta  in  qualità di socio della società  mista  e  quindi

  attraverso la società mista  (cfr art.1.3 del capitolato). Inoltre,

  al  punto  1.3.2. dello stesso capitolato, si ribadiva come   resta

  confermato  che  il  soggetto selezionato  porrà  in  essere  nella

  qualità  di  socio  tutte  le  azioni necessarie  o  utili  per  la

  realizzazione del piano operativo e del piano strategico sulla  cui

  base  è stato prescelto e che resta confermato che è in tale  veste

  che  questi contribuirà all'adempimento delle obbligazioni  oggetto

  della  convenzione tra Amministrazione regionale e società mista  e

  che  quest'ultimo  è l'unico soggetto che erogherà  le  prestazioni

  all'amministrazione regionale .

      Inoltre  nell'offerta presentata dal socio  privato  questi  si

  incaricava  della  gestione  operativa  della  società  mista   che

   apporterà all'interno della società mista le competenze, il  know-

  how, i sistemi organizzativi , l'orientamento e gli obiettivi e  la

  capacità di generare professionalità tipica del settore privato .

      Anche  tali aspetti sono stati affrontati dal Governo regionale

  con  la  deliberazione n. 98 del 24 marzo 2011, che  ha  rinnovato,

  come   detto,   la  precedente  convenzione-quadro  di   cui   alla

  deliberazione n. 165 2007.

      In  particolare, le parti Regione siciliana, SISE e SISEV hanno

  espressamente  convenuto  che   il  socio  di  minoranza   si   era

  obbligato,   con  l'accettazione  incondizionata  delle  condizioni

  previste dagli atti di gara, ivi compresa l'offerta , ad effettuare

  il  trasferimento  e consolidamento del know how alla  società  che

  consenta alla stessa di svolgere le attività di sua competenza e di

  perseguire e mantenere gli obiettivi di cui agli atti di gara,  ivi

  compresa  l'offerta   e che  la Regione, sia come  committente  sia

  come  socio di maggioranza della società, ha un forte interesse  ad

  agevolare  il completamento del trasferimento e consolidamento  del

  know  how  e che infine la SISE spa  ha stimato in circa 250  unità

  l'organico  necessario  allo svolgimento delle  attività   (  punti

  14,15,16  della  premessa  alla  scrittura  privata  allegata  alla

  deliberazione n. 98/2011).

      Pertanto,   sebbene  gli  impegni  in  tema  di    popolamento

  (dotazione di personale) di SISE fossero stati sottoscritti in modo

  generico negli atti di gara originari, essi sono stati  esplicitati

  in  modo preciso con la scrittura privata recentemente sottoscritta

  dalla Giunta regionale .

      Vale  la  pena  di rilevare come la citata deliberazione  della

  Giunta  regionale  (n. 98 del 2011) sia stata adottata  appena  due

  giorni dopo l'approvazione da parte dell'ARS, nella seduta 238  del

  24  marzo  2011, dell'ordine del giorno n. 470 con cui  l'Assemblea

  impegnava  il  Governo regionale, tra l'altro,  a  sospendere  ogni

  nuovo  affidamento di servizi alla società Sicilia e-servizi S.p.A.

  ed a soprassedere dall'effettuare il cosiddetto 'popolamento' della

  stessa .

      La  Commissione  ha  acquisito  sul  tema  le  valutazioni  del

  consiglio di amministrazione e del collegio sindacale.

      Quest'ultimo  organo, nell'audizione congiunta del  25  ottobre

  2011,  ha  sostenuto  come  in  più  occasioni  il  collegio  abbia

  segnalato  al consiglio di amministrazione pro tempore la necessità

  di  procedere in tempi brevi alla strutturazione della SPA, secondo

  procedure  di legge. Ciò al fine di dotare la stessa società  delle

  risorse umane necessarie e di  consentire l'autonomo raggiungimento

  dello  scopo  sociale .  A  tali richieste,  tuttavia,  gli  organi

  esecutivi  non  hanno mai dato corso, omettendo  di  predisporre  i

  documenti  propedeutici alla strutturazione,  primo  fra  tutti  il

  piano industriale.

      Quest'ultimo  documento  si rendeva necessario,  a  parere  del

  collegio,  ma  è  un dato chiaramente desumibile  dagli  atti,  per

  definire i profili professionali e le unità di personale richieste,

  oltre  che  per attestare la sostenibilità economica e  finanziaria

  del piano di popolamento.

      Dal  suo  canto  il dott. Emanuele, Ragioniere  generale  della

  Regione,  nell'audizione del 25 ottobre 2011  ha  riferito  come  a

  giudizio  dell'Amministrazione  regionale,  il  socio  privato  sia

  stato,  e  continui ad essere, per molti aspetti  inadempiente  nei

  confronti  della  Regione. Lo stesso ha riferito  come  il  mancato

  trasferimento  a  tutt'oggi del know how a  Sicilia  e-servizi  sia

  stata  una  grave  inadempienza. Ciò determinerebbe  una  pressoché

  nulla  autonomia  gestionale di Sicilia e-servizi nella  conduzione

  della piattaforma informatica.

      Tale  dato  non può che allarmare, rappresentando  una  patente

  violazione   del   principio  di  buon  andamento  della   pubblica

  amministrazione richiesto dall'articolo 97 della Costituzione.

      Sulla  scorta  delle informazioni acquisite dalla  Commissione,

  invero,  l'organico della SISE, al 27 luglio 2011, risulta composto

  da 5 dirigenti, 4 quadri e 3 impiegati.

      Per  queste  figure  la Commissione non ha potuto  appurare  la

  natura  del rapporto contrattuale che li lega alla società, secondo

  quale  normativa siano stati assunti e se si tratti di contratti  a

  tempo determinato o indeterminato.

      Di  contro  la  Commissione ha potuto  prendere  visione  delle

  retribuzioni percepite da questo personale ritenendole, soprattutto

  per quanto riguarda i dirigenti, sproporzionate.

      Altro  personale è stato utilizzato facendo ricorso a tipologie

  contrattuali  diverse, tra cui principalmente le  collaborazioni  a

  progetto (co.pro.), attuate in conformità alle prescrizioni di  cui

  agli artt. 61 e segg. del decreto legislativo n. 267 del 2003 e  le

  consulenze   affidate  ai  sensi  dell'articolo  20   del   decreto

  legislativo  n. 163 del 2006.

      A  queste  figure  vanno aggiunte 9 unità  di  personale  della

  Regione assegnato alla SISE.

      La  maggior  parte del personale, tuttavia, è stato  utilizzato

  attraverso  altri  tipi  di  contratto (apprendistato,  interinale,

  dirigenziale,  consulenti a partita IVA) con risorse umane  fornite

  da SISEV.

      In  sintesi può effettivamente affermarsi come le diverse  fasi

  della strutturazione, che avrebbero dovuto essere avviate già  dopo

  la  fase di start up di 18 mesi, non si sono mai concretizzate,  se

  non  per  le  sole  figure  apicali  (ammesso che  anche  quadri  e

  impiegati possano considerarsi tali).

      La  Commissione, pertanto, condivide le opinioni espresse circa

  l'inadempienza, a tutt'oggi, da parte del socio privato che non  ha

  ancora prodotto, a quanto è dato conoscere, il POS 2011-2015.

      Vero  è,  d'altro canto, come sostenuto da alcuni dei  soggetti

  ascoltati,  che il  processo di trasferimento e consolidamento  del

  know how  (alias popolamento) non potrà che avvenire sulla base  di

  percorsi stabiliti dal socio di maggioranza Regione siciliana.  Ciò

  anche  per  effetto  degli  interventi legislativi  adottati  medio

  tempore  dal legislatore statale. Si pensi alla legge  n.  133  del

  2008  di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge

  25     giugno    2008,    n.    112,    che,    all'articolo    18,

  (rubricato Reclutamento  del personale  delle  società  pubbliche )

  comma  2, così dispone:  Le altre società a partecipazione pubblica

  totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e

  modalità  per  il reclutamento del personale e per il  conferimento

  degli  incarichi  nel rispetto dei principi, anche  di  derivazione

  comunitaria,  di  trasparenza,  pubblicità  e  imparzialità .  Tale

  norma,  che  ha  positivizzato,  peraltro,  un  costante  indirizzo

  giurisprudenziale   costituzionale,   per   quanto    genericamente

  formulata,  dà concreta attuazione, per le società a partecipazione

  totale o di controllo pubblica, per molti aspetti assimilabili alla

  pubblica  amministrazione,  al contenuto  precettivo  dell'art.  97

  della Costituzione che, come è noto, stabilisce sia il principio di

  legalità per l'organizzazione dei pubblici uffici, in modo tale che

  siano    assicurati    il   buon   andamento    e    l'imparzialità

  dell'amministrazione sia, al comma 3, l'obbligo  del  concorso  per

  l'accesso nelle pubbliche amministrazioni.

  7. Conclusioni

      L'indagine   condotta   dalla   Commissione   sul   Piano    di

  informatizzazione  della Regione con particolare  riferimento  agli

  affidamenti alla società partecipata regionale Sicilia e-servizi ha

  evidenziato  un quadro in cui è possibile tracciare  una  linea  di

  demarcazione temporale molto netta. Se infatti, fino  al  2008,  il

  modello  societario  ed  il  conseguente regime  degli  affidamenti

  poteva  considerarsi  conforme al quadro  normativo  comunitario  e

  nazionale di riferimento, come d'altronde avallato dalla sezione di

  controllo  della Corte dei Conti, lo stesso non può  dirsi  per  le

  attività affidate e svolte dal 2008 fino al 31 dicembre 2010.

      Invero   la   mancata  tempestiva  individuazione  dell'ufficio

  dell'amministrazione regionale competente a svolgere  la  direzione

  dei  lavori  relativi alla PTI e la mancata  strutturazione   della

  SISE  S.p.A  rappresentano  una  grave  irregolarità  che  mette  a

  repentaglio  non  solo  la continuità aziendale  della  stessa,  ma

  probabilmente  anche  l'utilità  di  gran  parte   del   piano   di

  informatizzazione realizzato fino a questo momento.

      A  tale  situazione  ha  tentato di porre  rimedio  il  Governo

  regionale  attraverso una compiuta regolamentazione, in particolare

  per  quanto  attiene  al credito vantato dal socio  privato  SISEV,

  contenuta nella nuova convenzione-quadro approvata con delibera  di

  Giunta 98 del 2011. L'esito di tale tentativo, però, non è ad  oggi

  apprezzabile,  non  essendosi ancora raggiunto un  accordo  tra  le

  parti  sul  debito  pregresso e non essendo  stato  avviato  il  cd

  popolamento  della  società SISE in modo da consentirle  l'autonomo

  raggiungimento dello scopo sociale statutario.

      La  Commissione auspica pertanto che la Società  partecipata  e

  l'amministrazione regionale, socio di maggioranza, possano chiarire

  in particolare:

        ·le modalità di reclutamento, la natura del rapporto contrattuale

          del personale in servizio (5 dirigenti, 4 quadri e 3 impiegati), in

          particolare se si tratti di contratti a tempo determinato o

          indeterminato.

  ·I criteri adottati per determinare i compensi di queste figure, in
  particolare per quanto riguarda i dirigenti, apparendo in certi
  casi, sproporzionati se non illegittimi.
  ·quale iniziative intenda adottare il socio di maggioranza Regione
  siciliana sulla composizione bonaria delle controversie in merito
  al debito pregresso (nel frattempo lievitato, sembrerebbe da
  notizie assunte, a circa 76 milioni di euro).
      A  tale  ultimo proposito non si può non rilevare comportamenti

  omissivi  ed  inerzie  nella realizzazione  complessiva  del  Piano

  realizzato dalla società (emblematici i disservizi , per citare  un

  caso, registrati nel progetto SIC).

      Occorre  infine  verificare  se esistano  le  condizioni,  alla

  scadenza  contrattuale, per la prosecuzione del rapporto sociale  o

  se  non  sia  più  conveniente  per la  Regione  rilevare  l'intera

  partecipazione azionaria, mettere in liquidazione la SISE  S.p.A  e

  proseguire  il  Piano  di informatizzazione  attraverso  una  nuova

  struttura societaria.

      La  Commissione, pertanto, auspica che l'attività di  controllo

  dell'Assemblea  regionale  sul  Piano  di  informatizzazione  della

  Regione  prosegua  anche attraverso la costituzione  di  una  nuova

  Commissione  d'indagine  o  l'ulteriore  proroga  di   quella   già

  istituita.


  1 Cons. Stato, sez. V: 3 settembre 2001, n. 4586, in Cons. Stato,
  2001, I, 1949; 19 febbraio 1998, n. 192, in Giur. it., 1999, 1267.
  2 Presidenza del  consiglio dei Ministri-Dipartimento per le
  politiche comunitarie, Circolare 19 ottobre 2001, n. 12727, avente
  ad oggetto  Affidamento a società miste della gestione di servizi
  pubblici locali , in Riv. It. Dir. Pubbl. com. , 2001, p. 1307 ss.
  3 Corte di giustizia, sentenza Teckal del 18 novembre 1999, causa C-
  107/98.