Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
La seduta è aperta alle ore 17.00
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'onorevole Antonino Di Guardo, detto Nino, dalla
carica di deputato regionale
PRESIDENTE. Si passa al I punto Attribuzione del seggio resosi
vacante a seguito delle dimissioni dell'onorevole Antonino Di
Guardo, detto Nino, dalla carica di deputato regionale .
Comunico che, ai fini dell'attribuzione del seggio resosi vacante
a seguito delle dimissioni dell'onorevole Di Guardo dalla carica
di deputato regionale, proclamato eletto nel collegio
circoscrizionale di Catania (per la lista avente la denominazione
Partito Democratico - Finocchiaro Presidente ), la Commissione per
la verifica dei poteri, ai sensi del combinato disposto dell'art.
4, parte seconda, dello Statuto della Regione e della sezione IV
del capo V del titolo II del Regolamento interno dell'Assemblea,
nella riunione tenutasi il 12 giugno 2012, dopo aver proceduto ai
necessari accertamenti, ha deliberato, all'unanimità, ai sensi
dell'articolo 60 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni (legge elettorale siciliana),
di attribuire il seggio lasciato vacante dall'onorevole Di Guardo
al candidato Giuseppe Spampinato, detto Beppe, che, primo dei non
eletti della medesima lista provinciale e nel medesimo collegio
elettorale in cui era stato eletto l'on. Di Guardo, segue
immediatamente - con voti 5.809 - l'ultimo dei proclamati eletti,
onorevole Antonino Di Guardo.
Non sorgendo osservazioni, l'Assemblea prende atto delle
conclusioni della Commissione per la verifica dei poteri.
Proclamo, quindi, eletto deputato dell'Assemblea regionale
siciliana il candidato Giuseppe Spampinato, detto Beppe, salva la
sussistenza di motivi di ineleggibilità o di incompatibilità
preesistenti e non conosciuti fino a questo momento.
Avverto che da oggi decorre il termine di 20 giorni per la
presentazione di eventuali proteste o reclami, ai sensi
dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29.
Poiché l'onorevole Spampinato non è ancora presente in Aula si
passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito della discussione
sulla insussistenza della causa di incompatibilità in capo
all'onorevole Giuseppe Buzzanca, eletto nel collegio di Messina
(Doc. IX)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione sulla insussistenza della causa di
incompatibilità in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca, eletto
nel collegio di Messina (doc. IX)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione sulla insussistenza della causa di
incompatibilità in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca, eletto nel
collegio di Messina (doc. IX)
Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta d'Aula n. 353 del 6
giugno 2012, il relatore, onorevole Maira, aveva esposto
sinteticamente il contenuto della relazione scritta, che è stata
fatta distribuire nel corso della medesima seduta.
L'Assemblea, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10 sexies,
comma 1, della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive
modifiche ed integrazioni, e dell'art. 61, comma 1, del Regolamento
interno, è chiamata a deliberare definitivamente, a scrutinio
segreto, sulla proposta, formulata dalla Commissione per la
verifica dei poteri, di insussistenza della causa di
incompatibilità, in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca, tra la
carica di deputato regionale e quella di sindaco del Comune di
Messina.
L'approvazione della proposta comporterà la conservazione della
carica di deputato regionale.
La non approvazione, viceversa, comporterà la dichiarazione di
sussistenza della causa di incompatibilità, ai sensi e per gli
effetti dell'art. 10 sexies, comma 1 bis, della legge regionale 20
marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, come
risultante dalle sentenze della Corte costituzionale nn. 143 del
2010 e 294 del 2011.
Invito i componenti della Commissione per la verifica dei poteri a
prendere posto al banco delle Commissioni.
(La Commissione si insedia)
Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione e invito il
relatore, ove lo ritenga, a prendere la parola.
MAIRA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
già la discussione svolta nella precedente seduta, con la
distribuzione della relazione, possa obiettivamente essere
considerata esaustiva come relazione da parte di chi vi parla e
della Commissione.
Io mi permetterei soltanto di evidenziare, senza che questo voglia
dare l'impressione di un tentativo di coartazione della volontà
dell'Assemblea, che nell'eventualità che il risultato della
votazione dovesse essere per dichiarare la incompatibilità
dell'onorevole Buzzanca si viene a creare certamente una
situazione, mi permetto di dire, imbarazzante ed impropria di un
giudicato di amministrazione cosiddetta domestica, che anticipa una
decisione di natura giuridico-amministrativa.
In pratica l'Assemblea, pur in presenza di una serie di
precedenti, di norme, di sentenze che obbligano ad accantonare la
discussione sulla votazione sulla incompatibilità di un membro di
questa Assemblea nel momento in cui per la stessa vicenda pende un
giudizio in via giurisdizionale, è come si è sempre fatto tranne
che in questo caso noi arriveremmo ad una pronunzia di natura
amministrativa di questo Organo che precede una pronunzia
giurisdizionale, il che creerebbe delle sovrapposizioni e,
possibilmente, un ingorgo di natura amministrativa.
Per cui, mi permetto di insistere sulla relazione formulata che,
non entrando nel merito - tengo a sottolinearlo - sulla condizione
di incompatibilità del collega Buzzanca, ne respinge allo Stato la
questione di incompatibilità pendente giurisdizionale sulla stessa
vicenda.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha
ricordato l'onorevole Maira e come è scritto nella relazione, la
decisione da parte della Commissione verifica poteri è stata
assunta a maggioranza.
Io e altri colleghi abbiamo votato contro la proposta
dell'onorevole Maira in ragione del fatto che consideriamo a questo
punto acclarata l'incompatibilità tra la carica di sindaco e la
carica di deputato regionale in capo all'onorevole Buzzanca.
Naturalmente, non vogliamo ricordare tutti i passaggi, l'onorevole
Buzzanca rivendica sempre di essere stato eletto legittimamente
alle due cariche ed è vero e nessuno può negare questo dato, è
altrettanto vero che, dopo le due note sentenze della Corte
costituzionale, è intervenuta una condizione di incompatibilità
che, peraltro, ha riguardato altri colleghi di quest'Aula che ne
hanno preso atto e ne hanno tratto le conseguenze.
Quindi, consideriamo normale, giusto, in qualche maniera doveroso
che il Parlamento prenda atto di una realtà ormai conclamata, che
fra l'altro è stata oggetto di un giudizio da parte del Tribunale
competente che in primo grado ha sancito l'incompatibilità da parte
dell'onorevole Buzzanca, quindi pensiamo che l'Aula e i colleghi
parlamentari in piena coscienza possano tenere conto di una
situazione di fatto e procedere ad una votazione che non è contro
il collega, i suoi diritti, le sue prerogative, ma al contrario può
dare al Parlamento certezza della opportunità di rispettare una
condizione che si è determinata di conclamata incompatibilità e per
questa strada rappresentare, tentare di accorciare le distanze che
purtroppo negli ultimi tempi si sono allargate tra l'istituzione
parlamentare e il giudizio e la valutazione dell'opinione pubblica
e dei cittadini.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, innanzitutto per richiamo al
Regolamento, in quanto riteniamo che la dichiarazione agli atti di
quest'Aula nella seduta scorsa è illegittima, in quanto
l'eventuale non approvazione di quanto la Commissione ha stabilito
certamente non può comportare l'inverso di quanto ha stabilito la
relazione. Nel senso che la Commissione ha deliberato sulla
insussistenza della causa di incompatibilità.
Noi riteniamo che qualora il voto dell'Assemblea fosse negativo,
nel senso che la maggioranza di questa Assemblea ritiene che invece
sussiste la compatibilità, non può essere questo voto ad accertare
la compatibilità. E le dico perché. Perché il Regolamento di questa
Assemblea, all'articolo 51, prevede che innanzitutto, come ha
fatto qualche minuto fa, la Commissione verifica poteri convalida
l'elezione di un deputato.
Il terzo comma dell'articolo 51 recita esattamente in questa
maniera: Dopo che l'Assemblea abbia preso atto della deliberazione
della Commissione non può mettersi in discussione l'avvenuta
convalida, salvo che sussistono motivi di incompatibilità o di
ineleggibilità preesistenti e non conosciuti al momento della
convalida .
Il nostro Regolamento, in sostanza, dice: se avete convalidato un
deputato e successivamente a quando è stato convalidato ci sarà un
motivo di incompatibilità, l'Assemblea non può prenderne o non
prenderne atto. Ci saranno, come c'è in questo caso, i tribunali
che decideranno sull'eventuale causa di incompatibilità.
Quindi, riteniamo che già la decisione la Commissione l'ha presa
quando ha convalidato l'onorevole Buzzanca e a quel tempo non
sussisteva nessuna causa di incompatibilità. Anche perché le
sentenze, leggendo la relazione, depositate sono successive, tutte
successive alla verifica che la Commissione ha fatto.
Allora, come è successo per altre situazioni del genere, noi
riteniamo innanzitutto di rispettare la magistratura, perché la
magistratura in questi mesi ha non solo emesso una sentenza di
primo grado che, come tutti sanno, non è esecutiva, ma nello stesso
tempo ha già indicato nella data del 13 luglio l'appello. Perché sa
Presidente, le parla un deputato che ha subìto anche un
procedimento del genere e per sei mesi è stato sospeso per
incompatibilità per poi la Cassazione dare ragione a quelle che
erano le ragioni che io stesso avevo, appunto, rappresentato al
tribunale, in quel caso, nel terzo grado di giudizio.
Quindi, rispetto a questo noi riteniamo, ai sensi dell'articolo
50, che, qualora il voto di questa Assemblea non decidesse per come
ha deliberato la Commissione, il procedimento dovrebbe riprendere
con un altro oggetto in Commissione, cioè l'eventuale sussistenza
di incompatibilità e, quindi, passare una votazione che
naturalmente specifichi qual è l'iter che questo Parlamento, sotto
il profilo giuridico, vuole intraprendere al fine di non creare un
precedente sui fatti.
Quindi, rispetto a questo è chiaro che quest'Aula non può
assolutamente prendere oggi atto di una votazione che, in questo
caso, è non approvazione di una delibera che violerebbe il
regolamento sia all'articolo 50 che all'articolo 51, terzo comma.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, in base alla discussione che c'è stata
su questo argomento nella scorsa seduta e anche oggi, e in base al
Regolamento, la invito a togliere dall'ordine del giorno questo
argomento per il fatto che l'Assemblea regionale poteva, caso mai,
pronunciarsi nell'ordine e nell'ambito di un anno di tempo. Siccome
il Regolamento non può essere interpretato a convenienza e siccome
l'anno di tempo è stato abbondantemente superato, noi non possiamo
deliberare su una previsione regolamentare che stabiliva in un anno
di tempo per l'Assemblea il termine ultimo per poter intervenire.
Delle due l'una, signor Presidente: o l'anno di tempo è passato
oppure l'anno di tempo non è passato. E siccome il termine
dell'anno concesso dal Regolamento è già abbondantemente passato,
il Parlamento non può più pronunciarsi su una previsione
regolamentare che prevede esattamente l'opposto. Poi voglio
aggiungere anche altro, signor Presidente.
Io sono stato nel 1998 un deputato che è stato fatto decadere
dalla sua carica, ma non su una votazione del Parlamento perché il
Parlamento si era già pronunciato sulla convalida, bensì su una
decisione del Tribunale, di un Tribunale, caro Presidente.
Allora, siccome il Tribunale ancora si deve pronunciare ed è già
stato fissata, come diceva l'onorevole Mancuso, per il prossimo
luglio la decisione del Tribunale stesso, noi non possiamo violare
il Regolamento, da un lato, perché il termine entro cui si poteva
pronunciare era quello di un anno e l'anno è passato e quindi non
si può più pronunciare, e violare il Regolamento perché sottraiamo
alla competenza di un tribunale la possibilità di deliberare la
decadenza o meno dell'onorevole Buzzanca; andare contro il
Regolamento stesso perché all'articolo 51, come fatto rilevare
dall'onorevole Mancuso, se non fossero accaduti fatti nuovi e non
conosciuti l'Assemblea regionale siciliana non poteva più
deliberare.
Insomma, invito in questo senso la Presidenza ad attivarsi per
togliere dall'ordine del giorno un argomento che non poteva e non
può essere messo all'ordine del giorno per violazione palese del
Regolamento parlamentare e per impedimento a chi legittimamente, e
cioè il Tribunale, ha la facoltà di pronunciarsi e di potersi
pronunciare.
Signor Presidente, noi non possiamo essere assoggettati a violare
una serie di norme sia regolamentari che di carattere legale. Ora,
siccome non stiamo demandando alle calende greche, ma stiamo
semplicemente assoggettandoci a quello che è il normale excursus
dell'attività di verifica da parte della magistratura che, fra
l'altro, l'ha manifestato per i prossimi giorni, quindi si tratta
di giorni, noi non possiamo prevaricare la magistratura.
Oltretutto, il Regolamento in questo senso è chiaro, signor
Presidente: questo argomento non può essere votato oggi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non volendo apparire ovviamente il
Presidente di un Tribunale, la Commissione ha utilizzato moltissimo
tempo nella trattazione della causa delle incompatibilità pendenti
in capo dell'onorevole Buzzanca e ha affrontato con grande serietà
e grande scrupolosità l'argomento per oltre due anni. Tutti i dubbi
sono stati sciolti e tutte le sfaccettature sono state trattate
dalla Commissione con grande, peraltro, neutralità senza avere un
preconcetto. Quindi, se la proposta arriva all'ordine del giorno
dell'Aula, evidentemente si è ritenuto dal punto di vista
procedurale impossibile evitare che ciò avvenisse.
Per quanto riguarda l'articolo 51 richiamato dall'onorevole
Mancuso, esso, in verità, fa riferimento alla ineleggibilità e non
alla incompatibilità. Il caso di cui stiamo trattando oggi fa
riferimento invece ad una incompatibilità seppur sopravvenuta, ma
comunque incompatibilità.
Per quanto attiene invece alle riflessioni fatte dall'onorevole
Formica, e cioè in riferimento al ricorso giurisdizionale, la
proposta che la Commissione ha votato ed è qui in Aula proprio per
essere sottoposta al voto dell'Assemblea, fa riferimento proprio al
ricorso pendente in via giurisdizionale. Infatti, la proposta della
Commissione, adottata a maggioranza, prevede la insussistenza della
causa di incompatibilità in capo all'onorevole Buzzanca proprio in
virtù del ricorso giurisdizionale. Non so se è chiaro. Quello è il
giudizio della Commissione, il voto della Commissione e quel
giudizio deve andare poi alla ratifica del Parlamento così come ha
indicato il TAR.
La proposta che la Commissione ha portato in Aula è la proposta
che tiene conto delle sue riflessioni. La Commissione, a
maggioranza, ha previsto che non sussista la causa di
incompatibilità; ma quella proposta deve andare al voto dell'Aula.
Questo è previsto dal Regolamento; non possiamo non farlo.
FORMICA. Nel caso che la proposta venisse bocciata, quale sarebbe
la conseguenza?
PRESIDENTE. Nel caso che la proposta venisse bocciata, ovviamente,
il deputato verrebbe dichiarato incompatibile. Nel caso in cui
venisse promossa la proposta, cioè nel caso in cui prevalesse il
voto verde, il pulsante verde, per intenderci, ovviamente,
l'onorevole Buzzanca rimarrebbe compatibile.
Questo è il voto dell'Aula che è sovrano. Ovviamente, nel caso in
cui passasse la proposta sulla incompatibilità, l'onorevole
Buzzanca avrebbe dieci giorni di tempo per potere esercitare il suo
diritto ai sensi della legge vigente.
Non avendo alcun altro deputato chiesto di parlare, dichiaro
chiusa la discussione.
Votazione per scrutinio segreto sulla proposta di insussistenza
della causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole
Buzzanca
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 7, del Regolamento
interno, indìco la votazione per scrutinio segreto mediante
procedimento elettronico, sulla proposta di insussistenza della
causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole Buzzanca,
formulata dalla Commissione.
MANCUSO. Prima dobbiamo chiedere la verifica del numero legale;
prima di aprire la votazione
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione.
MANCUSO. Perché non la possiamo chiedere?
PRESIDENTE. Stiamo votando ed, ovviamente, la verifica del numero
legale non può essere richiesta. Se il numero legale mancherà,
invece, automaticamente, la votazione sarà rinviata.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole alla proposta
della Commissione, prema il pulsante verde, quindi, in quel caso,
l'onorevole Buzzanca sarebbe compatibile; chi è contrario, quello
rosso; chi si astiene, quello bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 35
L'Assemblea non è in numero legale.
Sospendo, pertanto, la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 17.33, è ripresa alle ore 17.38)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che la seduta riprenderà
alle ore 18.30.
(La seduta, sospesa alle ore 17.39, è ripresa alle ore 18.39)
La seduta è ripresa.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
Cimino, Scammacca e Federico.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni
dell'onorevole Antonino Di Guardo, detto Nino, dalla carica di
deputato regionale
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché l'onorevole Spampinato è
presente in Aula, si riprende il punto I dell'ordine del giorno e
lo invito a prestare il giuramento di rito.
Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 6
delle Norme di attuazione' dello Statuto siciliano:
«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo Capo,
di osservare lealmente le leggi dello Stato e della Regione e di
esercitare con coscienza le funzioni inerenti al mio ufficio al
solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione
siciliana».
L'onorevole Spampinato pronuncia a voce alta le parole: Lo
giuro
Onorevoli colleghi, dichiaro immesso l'onorevole Spampinato nelle
funzioni di deputato all'Assemblea regionale siciliana.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CRISTAUDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISTAUDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per dichiarare che nella precedente votazione ero presente
in Aula e ho partecipato al voto ma che, per un malfunzionamento
del sistema elettronico di votazione, il mio voto non risulta
registrato.
Pertanto, volevo precisare che ero presente alla votazione.
PRESIDENTE. Resti agli atti che l'onorevole Cristaudo era presente
e ha votato nella votazione precedente.
causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole Buzzanca
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione per scrutinio segreto sulla proposta di insussistenza
della causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole
Buzzanca
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 7, del Regolamento
interno dell'Assemblea regionale siciliana, indico la votazione a
scrutinio segreto mediante procedimento elettronico sulla proposta
di insussistenza della causa di incompatibilità nei confronti
dell'onorevole Giuseppe Buzzanca, formulata dalla Commissione.
Spiego il significato del voto: chi è favorevole alla proposta
della Commissione prema il pulsante verde; chi è contrario prema il
pulsante rosso; chi si astiene prema il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti .. 43
Votanti . 42
Maggioranza 22
Favorevoli 03
Contrari 38
Astenuti 1
(Non è approvato)
Dichiaro la sussistenza della causa di incompatibilità in capo
all'onorevole Giuseppe Buzzanca tra la carica di Deputato regionale
e quella di Sindaco del comune di Messina.
Avverto, pertanto, che da oggi decorre il termine di giorni 10 di
cui all'articolo 10 sexies, comma 1bis, della legge regionale 20
marzo, 51 n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, entro il
quale l'onorevole Buzzanca deve esercitare, a pena di decadenza del
mandato di Deputato regionale, il prescritto diritto di opzione.
Spirato tale termine senza che sia pervenuta opzione alcuna da
parte dello stesso Deputato, l'onorevole Buzzanca, si intenderà
automaticamente decaduto dalla carica di deputato regionale.
Comunico altresì che l'onorevole Vinciullo era presente e ha
partecipato al voto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione della numero 365 «Iniziative a livello centrale in
tema di riorganizzazione
della distribuzione sul territorio regionale degli uffici
giudiziari»
PRESIDENTE. Si passa, quindi, al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione n. 365 Iniziative a livello centrale in
tema di riorganizzazione della distribuzione sul territorio
regionale degli Uffici giudiziari .
Ne do lettura:
«L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che la legge 14 settembre 2011, n. 148 di conversione,
con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138,
recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria
e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della
distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, ha fissato i
principi direttivi ed i criteri che devono condurre alla
riorganizzazione territoriale del sistema giudiziario, con
l'obiettivo di ridurre il numero delle sedi, razionalizzare la
spesa ed accrescere l'efficacia dell'amministrazione della
giustizia e, quindi, di ottenere:
a) la riduzione dei costi di gestione per effetto della
semplificazione della rete delle strutture;
b) l'aumento dell'efficienza operativa;
CONSIDERATO che tale finalità è semplicistica ed irrazionale in
quanto:
1) il progetto di riforma della geografia giudiziaria,
ostacolando, se non addirittura sopprimendo di fatto l'accesso alla
giustizia di vaste popolazioni residenti in zone decentrate, si
pone in netto contrasto con le norme costituzionali in tema di
parità dei diritti dei cittadini (art. 3 Cost.), di diritto al
servizio dell'Amministrazione della giustizia (art. 24 Cost.), di
attuazione da parte dello Stato del più ampio decentramento
amministrativo (art. 5 Cost.) e di uguaglianza nella distribuzione
dei servizi sul territorio (art.117 Cost.);
2) la riforma, se attuata, finirebbe con l'aggravare ancor di più
la già critica situazione dell'Amministrazione della giustizia in
Italia, e specialmente in Sicilia, in quanto, da un lato,
eliminerebbe centri giudiziari nei quali la giustizia è resa con
rapidità ed efficienza, mentre, dall'altro, accentrerebbe il lavoro
presso sedi già pesantemente oberate, con conseguente inevitabile
aumento delle lungaggini ed inefficienze giudiziarie;
3) il raggiungimento dello scopo di una più efficiente
amministrazione della giustizia può essere ottenuto, nel pieno
rispetto dei sopra ricordati principi costituzionali, solo
attraverso una più razionale ripartizione del territorio tra le
circoscrizioni giudiziarie esistenti che consenta di riequilibrare
il carico di lavoro tra i vari centri, restituendo così efficienza
e vitalità anche alle sedi maggiormente gravate da pesanti carichi;
4) la ridistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non può
essere trattata in una visione settoriale, ma in una logica
globale, di pretta natura e responsabilità politica, coinvolgente
la situazione e le prospettive dei vari territori in termini
sociali, economici, istituzionali, storico-sociali e dei servizi;
5) gli interventi riformatori sulla geografia giudiziaria, sempre
nel rispetto della Carta costituzionale, devono essere improntati
ad un criterio generale di disingolfamento delle sedi giudiziarie
più grandi e della valorizzazione delle sedi decentrate, dove, tra
l'altro, esistono generalmente strutture edilizie valide più che
altrove, in grado di fornire riferimenti culturali, efficienza e
prossimalità del servizio ai cittadini;
6) la giustizia non può essere gestita in termini di 'produttività
aziendale', poiché essa è, e rimane, un bisogno primario della
collettività, i cui costi devono considerarsi come socialmente
utili e doverosamente assorbibili;
la legge delega in argomento tiene conto, però, di altri fattori,
tra cui la 'specificità territoriale del bacino di utenza', con
specifico riferimento:
a) alla situazione infrastrutturale;
b) al tasso d'impatto della criminalità organizzata;
RITENUTO che:
la rivisitazione degli uffici giudiziari interessa in maniera
significativa la Sicilia, dove sarebbero coinvolti 11 tribunali su
20, 28 sezioni distaccate di tribunale e 100 su 101 uffici del
giudice di pace;
il Presidente della Regione ha inoltrato una nota al Ministro
della giustizia chiedendo l'avvio di un tavolo di confronto sulla
materia nel presupposto che 'l'art. 23 dello Statuto speciale della
Regione vanta una specifica prerogativa in ordine ai massimi
presidi giudiziari sul territorio';
il riferimento alle specificità territoriali apre alla
considerazione di tutti quei fattori che normalmente servono a
caratterizzare la domanda di giustizia nella sua intensità e nella
sua specifica modulazione qualitativa, in quanto la presenza di
criminalità organizzata rappresenta una condizione di specificità
territoriale che consente la deroga dai criteri di riorganizzazione
del sistema giudiziario fissati dalla legge delega.
la Regione siciliana, il cui territorio è investito dalla presenza
marcata di tale fenomeno, sia pure con intensità e modalità
differenti, deve essere destinataria della deroga, in quanto la
Regione stessa costituisce l'unità territoriale cui è possibile
attribuire complessivamente la qualifica di area con presenza di
fenomeni di criminalità organizzata.
Per conseguenza, nell'intero territorio siciliano il 'servizio
giustizia' deve essere ampiamente decentrato con il mantenimento
delle attuali sedi giudiziarie, al fine di arginare e contrastare
il fenomeno della delinquenza organizzata e di servire da vicino i
bisogni delle popolazioni.
Gli obiettivi di risparmio ed efficienza, posti a base della legge
delega, possono essere raggiunti, specialmente in Sicilia, solo con
un'oculata e condivisa riorganizzazione nel territorio degli
attuali uffici, potenziando in particolar modo quelli di prossimità
che offrono pronta e rapida risposta di giustizia e un più rapido
accesso a tutti i servizi da parte dei cittadini,
impegna il Governo della Regione
in virtù della specialità dello Statuto e dell'esigenza di
garantire diffusi ed appropriati presidi di legalità su tutto il
territorio dell'Isola:
a rivendicare con forza l'avvio di un tavolo di confronto sulla
materia con il Governo nazionale;
a promuovere ricorso innanzi alla Corte costituzionale nel caso in
cui il Governo nazionale dovesse procedere alla revisione delle
circoscrizioni giudiziarie senza concertazione e condivisione con
la Regione siciliana». (365)
CORDARO. Chiedo di apporre la firma alla mozione.
CAPUTO. Anche io chiedo di apporre la firma alla mozione.
PRESIDENTE. Chiedono di apporre la loro firma alla mozione anche
gli onorevoli Scoma, Corona, Formica e Vinciullo.
Così resta stabilito.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedo che - non
poteva essere diversamente - c'è una condivisione probabilmente
unanime su questa mozione e peraltro rappresenta la sintesi di una
serie di incontri che, a più livelli, si sono svolti in provincia
di Messina, anche se il problema riguarda giustamente tutta la
Regione siciliana.
Bisogna dare atto che il Governo regionale, con una nota del
presidente Lombardo del mese di febbraio 2012, con la quale si è
rivolto al Ministro della Giustizia chiedendo praticamente di
soprassedere o rivendicando il ruolo della regione siciliana in
quanto la Regione - lo dice lo stesso Lombardo - in forza
dell'articolo 23 dello Statuto vanta una specifica prerogativa in
ordine ai massimi presidi giudiziari sul territorio.
Debbo ricordare che il Presidente della Commissione antimafia
ebbe modo di esplicitare la posizione della Commissione Antimafia,
che il Consiglio di Presidenza, non tanto per la mia presenza, ma
anche per la presenza dell'onorevole Formica in più di un incontro
ebbe a precisare come era opportuno rafforzare questa proposta del
Governo che era stata formulata in una nota e di accompagnarla con
una mozione affinché si chiedesse, se ancora siamo in tempo ed è
questo quello che ci chiediamo, al Governo nazionale di
soprassedere su questa materia.
Occorre ricordare che il Governo nazionale sulla base di una legge
delega conferita con legge del 14 settembre 2011 (per l'esattezza
la n. 148) appunto è stato delegato ad adottare entro dodici mesi
uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione
degli uffici giudiziari.
E' di tutta evidenza che una riorganizzazione degli uffici
giudiziari è più che necessaria. Certo, probabilmente, quello che
non ci convince - ed è stato da più parti sollevato - è che questa
legge delega rientri nell'ambito di una legge che riguarda le
misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo; cioè praticamente il problema della redistribuzione dei
tribunali, degli uffici giudiziari in generale, è diventato solo ed
esclusivamente un problema di carattere economico.
Vanno ricordati alcuni numeri per quello che riguarda la Sicilia:
che la rivisitazione degli uffici giudiziari interessa appunto la
nostra Isola dove sarebbero coinvolti 11 tribunati su venti; 28
sezioni distaccate di tribunale, e 100 su 110 giudici di pace.
Che cosa si vuole dire in questa legge delega? A nostro avviso e
l'abbiano espresso nella mozione non condivisibile, che il criterio
della economicità non può essere l'unico assunto, poi se fosse vero
che dovrebbe condurre ad una riorganizzazione dei tribunali o delle
corti d'appello, basti ricordare che c'è la cosiddetta regola del
tre'. Vengono cioè salvaguardati i tribunali capoluogo, in tutta
Italia, quindi i tribunali piccoli, si salvaguardano le corti
d'appello a condizione che vi siano presenti tre tribunali in
quella circoscrizione.
Nella nostra Isola, che purtroppo ha una particolare specificità
della presenza criminale diffusa su tutto il territorio, noi
riteniamo che comunque un tribunale è un presidio di legalità. C'è
da dire anche che da un punto di vista economico ci sono dei dati
ballerini, cioè il Governo parla di un risparmio di 80 milioni di
euro con la soppressione dei tribunali, cosiddetti marginali, dei
tribunali minori.
La Commissione parlamentare che si occupava, parlo a livello
nazionale di questo problema, fa riferimento ad un risparmio di 60
milioni. Gli ordini forensi, il Consiglio nazionale forense parla
di un risparmio di 37 milioni. Ma è un risparmio questo più volte è
stato evidenziato che probabilmente nei tribunali più piccoli, gli
avvocati lo sanno, l'efficienza della Giustizia è più alta perché
per efficienza della Giustizia noi che cosa dobbiamo intendere se
non il tempo di durata di una causa?
Io solo ad esempio porto il più piccolo tribunale d'Italia e
certamente della Sicilia che è il tribunale di Mistretta, vi sono
avvocati che evidenziavano come una causa iscritta al ruolo viene
discussa in due mesi e come si diceva che, ad esempio, una delle
cause più complesse per le prove testimoniali e parlo del civile,
una causa di usucapione si conclude in un anno.
Ma noi pensiamo veramente che accorpando il contenzioso e
portandolo da un tribunale più piccolo come struttura ad uno più
grande avremo risolto i problemi della Giustizia anche da un punto
di vista economico? Assolutamente no. Ed è stato anche e
sottolineato che probabilmente lo Stato avrà necessità di affittare
locali più ampi per contenere il contenzioso che arriva dalle
sezioni distaccate che verrebbero soppresse e dai tribunali che
verrebbero soppressi, quindi è un discorso obiettivamente che
occorre fare con una certa riflessione.
Che cosa abbiamo voluto evidenziare nella mozione, ma noi speriamo
che su questo il Governo regionale si faccia valere nei confronti
del Governo nazionale. Io devo ricordare, al di là dell'effetto
mediatico, che proprio uno degli assessori del Governo Lombardo,
l'assessore Armao, rivendicò una Corte di cassazione siciliana,
proprio mentre era in discussione la questione della soppressione
degli uffici giudiziari della rivisitazione delle circoscrizioni
giudiziarie.
Mi sembra obiettivamente una forzatura se da un lato addirittura
rivendichiamo sulla base delle prerogative statutarie una Corte di
cassazione siciliana, dall'altro, però ci vediamo sottrarre se non
altro i giudici di pace, i tribunali e le sezioni distaccate.
Io ritengo, e l'abbiamo messo per iscritto, che il progetto di
riforma della geografia giudiziaria, ostacolando o addirittura
sopprimendo di fatto l'accesso alla giustizia di vaste popolazioni
di residenti in zone decentrate, si ponga in netto contrasto con le
norme costituzionali in tema di parità dei diritti, l'articolo 3
della Costituzione, di diritto al sevizio dell'Amministrazione
della giustizia, l'articolo 24 della Costituzione, di attuazione da
parte dello Stato del più ampio decentramento amministrativo,
l'articolo 5 della Costituzione, e di uguaglianza nella
distribuzione dei servizi sul territorio.
In definitiva se non siamo in ritardo, ripeto, se non siamo in
ritardo che cosa chiediamo? Chiediamo che questa Assemblea voglia
impegnare il Governo della Regione, proprio in virtù della
specificità dello Statuto, della specialità dello Statuto e della
esigenza di garantire diffusi ed appropriati presidi di legalità su
tutto il territorio dell'Isola, a rivendicare con forza l'avvio di
un tavolo di confronto sulla materia con il Governo nazionale.
E' su questo che noi dobbiamo fare sentire la nostra voce a
promuovere, nel caso in cui fossimo in ritardo, ricorso innanzi
alla Corte costituzionale nel caso in cui il Governo nazionale
dovesse procedere alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie
senza concertazione e condivisione con la Regione siciliana.
Avevo accennato prima e non è stato un caso la presenza del
Presidente della Commissione antimafia nel tribunale simbolicamente
il più piccolo che verrà soppresso, perché il Presidente della
Commissione antimafia? Io penso che interverrà lo stesso per
esplicitarlo, per dire che noi abbiamo bisogno di presidi di
legalità, ci sono profondi studi che sono stati svolti su questo
argomento. Abbiamo purtroppo questa particolarità della presenza
criminale, in questo momento, pertanto, il Governo regionale deve
fare valere la sua forza nei confronti del Governo nazionale ed
esercitare fino in fondo il potere che gli conferisce lo Statuto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
PARLAVECCHIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARLAVECCHIO. Signor Presidente, soltanto per precisare che nella
prima votazione io risulto assente. Vorrei, invece, che risultasse
a verbale che ho partecipato alla votazione.
Riprende la discussione della numero 365
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, vorrei evitare che ci sia una lunga
trafila di colleghi che parlano sull'argomento in cui c'è un'ampia
condivisione e invece vorrei trasformare questa occasione, alla
luce della mozione, per una iniziativa da assumere nei confronti
del Governo nazionale rapidamente.
Io condivido in pieno le motivazioni che stanno alla base della
mozione, la revisione delle circoscrizioni giudiziarie non è
affatto una riforma e durante il governo Berlusconi era stata fatta
una legge delega che ha limitato soltanto alla revisione delle
circoscrizioni giudiziarie senza toccare minimamente il quadro
complessivo a partire dalle Corti di Appello e mossa soltanto dalla
motivazione di risparmi i cui esiti sono molto incerti. Pertanto,
mi permetterei, signor Presidente, di porre solo una questione che
riguarda l'iniziativa del Parlamento.
Questa mozione se trasmessa al Ministro diventa carta, se invece
il Presidente dell'Assemblea assieme al Governo regionale e assieme
ad una delegazione di parlamentari chiedesse un incontro al
Ministro di Grazia e Giustizia per vedere se è possibile - così
come è stato fatto per altre regioni per altre motivazioni, mi
riferisco all'Abruzzo e in particolare al Molise - in vista del
decreto legislativo chiedere una deroga (in Abruzzo è già avvenuta
la deroga), quindi perché in Sicilia con la motivazione che è la
base principale delle cose dette dal collega Ardizzone, cioè che
interi territori verrebbero esclusi dalla presenza di presidi
giudiziari fondamentali, quali i tribunali, e in presenza del fatto
che la magistratura e le forze dell'ordine hanno raggiunto
straordinari e importantissimi risultati in materia di contrasto
alla mafia, sarebbe opportuno che anche per la Sicilia si facesse
questo incontro chiedendo espressamente al Governo nazionale una
deroga in vista dell'approvazione del decreto legislativo che
sarebbe in esecuzione della legge delega.
Io mi permetto soltanto di porre tale questione ai colleghi e a
lei, alla Presidenza e al Governo e cioè di chiedere con carattere
d'urgenza un incontro al Ministro di Grazia e Giustizia per porre
questa questione, la deroga. Altrimenti malgrado l'ordine del
giorno, malgrado gli sforzi dei colleghi parlamentari, malgrado i
tanti tentativi da parte delle popolazioni e degli amministratori
di porre con forza l'argomento in difesa dei presidi giudiziari in
Sicilia, noi rischiamo che il Governo vada avanti e poi ci
troveremmo di fronte a scelte già compiute. Sarebbe opportuno
fermare la scelta del Governo prima che il Governo nazionale fra
l'altro a giorni decida.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, questa sua richiesta è già
contenuta nella parte finale della mozione in cui si impegna il
Governo della Regione a rivendicare con forza l'avvio di un tavolo
di confronto con il Governo nazionale.
Ovviamente, anche la Presidenza dell'Assemblea prenderà le
iniziative del caso. E' superfluo dirle che fino a qualche mese fa
con il Ministro della Giustizia sarebbe stato molto più semplice
interloquire, per i rapporti di amicizia che mi legano all'ex
Ministro della Giustizia. Proveremo ad attivare il canale in ogni
caso.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, intanto desidero intervenire per
illustrare l'assoluta incongruenza delle decisioni che il Governo
nazionale vuole prendere per la chiusura di determinate sedi
giudiziarie. Perché se la chiusura di sedi giudiziarie è prevista e
presentata come una riorganizzazione funzionale, allora mi si
dovrebbe spiegare come si prevede di rifunzionalizzare l'apparato
della giustizia e quindi l'elargizione, la gestione, la
somministrazione della giustizia ai cittadini caricando i
tribunali, che rimangono senza altre modifiche, delle migliaia di
procedimenti che provengono dalle sedi di tribunali che si vogliono
staccare.
Come al solito, in Italia portiamo avanti sotto mentite spoglie
delle riforme che non sono tali per raggiungere obiettivi che già
in partenza si sa che non possono essere raggiunti e gettare fumo
negli occhi alla gente.
Allora, non si procede ad una riforma della giustizia che consenta
al cittadino di avere giustizia vera e giustizia vera è solo se c'è
giustizia rapida, perché altrimenti non è giustizia, e si propina
al cittadino una pseudo riforma che, di fatto, aggraverebbe la
funzionalità della somministrazione della giustizia.
Se invece, come è il caso in specie, è figlia questa riforma di
una legge delega che aveva a monte l'esigenza di fare cassa quindi
di risparmiare, anche qua siamo in presenza di una presa in giro
gigantesca perché il costo delle sedi distaccate, dei tribunali che
si vogliono chiudere, nel caso in specie quello di Mistretta, non
grava per nulla sulla casse dello Stato, posto che per quanto
riguarda le spese dell'edificio sono a carico del comune così come
quello dei consumi di energia elettrica e, comunque, parliamo di
spese veramente irrisorie, ma neanche queste sono a carico dello
Stato. I dipendenti dovrebbero comunque essere trasferiti in altri
posti perché non possono essere licenziati, quindi il risparmio
sarebbe zero.
Ed allora, posto che, come veniva sottolineato dall'onorevole
Ardizzone e anche dall'onorevole Speziale, noi siamo in una terra
purtroppo di mafia, allora è veramente incongruente che in una
terra di mafia e da parte di uno Stato che dice di voler combattere
il fenomeno mafioso si vengano ad eliminare i presidi di legalità
che tanto hanno fatto nella lotta alla mafia negli ultimi 10, 15
anni e che lascerebbero interi territori privi, appunto, di presidi
forti di legalità e di strumenti forti per combattere il fenomeno
mafioso, il fenomeno malavitoso.
Quindi, io sono perfettamente d'accordo anche con la proposta
fatta dall'onorevole Speziale di vedere di attivare d'urgenza un
incontro con il Ministro per far presente le peculiarità della
nostra terra e la specificità del fenomeno mafioso che ancora è
forte e radicato in Sicilia e che, appunto, sarebbe assurdo privare
questo territorio di questi presidi di legalità.
Quindi, invito anch'io la Presidenza ad attivarsi, pur nella
difficoltà dell'urgenza che pende come una spada di Damocle sul
provvedimento che può essere esitato da un momento all'altro e,
comunque, sono d'accordo per una forte mobilitazione per impedire
quello che, secondo me, è un vero e proprio scempio che non ha
senso, che non ha motivo di esistere e che soprattutto è in
contraddizione rispetto ai principi sbandierati come ispiratori e
da un lato di risparmi da attuare perché come abbiamo visto
risparmi non ce ne sono, e dall'altro lato come una
riorganizzazione dei servizi e dell'efficientamento della
magistratura, cosa che non è anzi è esattamente il contrario,
perché si sovraccaricherebbero gli uffici rimanente, i tribunali
rimanenti non solo del carico enorme di pendenze che hanno, ma
anche di quelli provenienti dai tribunali che si intendono
chiudere, Quindi, non si raggiungerebbe l'obiettivo ma, caso mai,
si raggiungerebbe esattamente l'obiettivo contrario.
Pertanto, mobilitazione da parte di tutti e incontro con il
ministro per vedere di porre rimedio a questa che sarebbe una
iattura per la nostra terra sulla falsa riga di quanto sta
avvenendo per l'Abruzzo e per il Molise.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, ovviamente appongo la mia firma alla
mozione e vorrei aggiungere, se i colleghi lo consentono e sono
interessati, qualche argomento in più.
Voglio farlo da testimone storico, mi autodefinisco così, delle
vicende che riguardano la presenza dei presidi giudiziari della
giustizia in Sicilia e che parte come vari tentativi di ridurre la
presenza dei presidi giudiziari della nostra terra dalla fine degli
anni 80, inizi degli anni 90.
Perché dico testimone? Perché in quegli anni e per lungo tempo io
sono stato Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Caltanissetta,
era un Ordine distrettuale perché Caltanissetta è sede di Corte
d'Appello e perché si discusse allora della istituzione del
Tribunale di Gela con una rivisitazione territoriale dei vari
presidi della Sicilia. Sin da quel tempo, ed è oggi ancora presente
il rischio, il problema non va visto solo come soppressione del
tribunale di Mistretta, colleghi di Messina - e Giovanni mi rivolgo
a te che sei anche avvocato - il rischio è che il sistema giustizia
e politica della giustizia in Italia non sopporta che la Sicilia
abbia 4 sedi di Corte d'Appello, perché è l'unica regione italiana
che ha 4 sedi di Corte d'Appello e i tentativi più volte portati
avanti sono stati quelli di ridurre le Corti d'Appello alle due
aree metropolitane di Palermo e di Catania, con la soppressione
della Corte d'Appello di Caltanissetta e con la soppressione della
Corte d'Appello di Messina.
Questo progetto, che è ancora vivo in molti settori politico-
giudiziari italiani, è agevolato dalla soppressione anche di un
piccolo tribunale definito di campagna come può essere quello di
Mistretta.
Aggiungo una seconda considerazione. I piccoli tribunali non
funzionano perché il Ministero non mette questi tribunali nelle
condizioni di funzionare, perché quando non vengono mandati i
magistrati, quando non vengono mandati i cancellieri, quando non
vengono mandati gli ufficiali giudiziari, questi tribunali si
deperiscono di anno in anno, venendo a mancare la loro funzione
principale e poi è facile dire che è un presidio di giustizia
inutile e quindi meritevole di essere soppresso. Proviamo ad
invertire l'ordine dei fattori: potenziamo questi tribunali minori
e vediamo se la giustizia in zone disagiate della Sicilia
funzionerà meglio oppure no.
Ultima considerazione che è la terza. Onorevoli colleghi, mi
rivolgo principalmente ai colleghi avvocati non ai colleghi come
soggetti fruenti della giustizia, c'è un po' ovunque nei paesi
civile la tendenza a decentrare i grossi presidi di giustizia,
partendo dal presupposto che funzionano meglio tribunali di medie
dimensioni che non mega tribunali dove dalla logistica più
semplice, cioè l'accesso della utenza, perché poi la giustizia deve
avere come punto di riferimento l'utente, il cittadino che si
rivolge alla giustizia dove è difficile anche la facoltà più
semplice che è quella del posteggio, seguire le cause, l'accesso
alle cancellerie, anche la mega struttura per come è organizzata
che rende lontana l'applicazione della giustizia. Allora, c'è la
tendenza europea di svilire le grosse concentrazioni di giustizia a
favore dei presidi medio-piccoli di giustizia.
Stiamo assistendo ad un itinerario che porta esattamente
all'opposto di quello che è la tendenza. La Sicilia, per esperienza
specifica nel settore, ha un solo mezzo per bloccare queste manovre
che è il peso politico della classe politica, scusando il bisticcio
di parole, della Sicilia e dei rappresentanti della Sicilia.
Soltanto con il peso politico della Sicilia si potranno bloccare
manovre di questo genere. E quindi, se occorre un tavolo di
concertazione, un tavolo tecnico, un incontro con il Ministro della
Giustizia ben venga. Ha ragione il collega, onorevole Speziale, su
questa proposta, così come la mozione, nel suo complesso, è
articolata, fotografando la situazione complicata che si è venuta a
creare in Sicilia e ancor più premessa di una situazione ancor più
complicata perché l'obiettivo è ridurre le Corti d'Appello.
Mi auguro che nel contesto della discussione possano anche essere
d'aiuto queste brevi annotazioni che ho rassegnato all'Aula, per
quello che riguarda i deputati del PID perfettamente pronti ad ogni
tipo di intervento e di presenza per bloccare una manovra che è
deleteria oggi ed è premonitrice di fatti ancor più deleteri per
l'amministrazione della giustizia in Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, abbiamo ascoltato poco fa la magistrale introduzione che
ha tenuto l'onorevole Ardizzone. Dopo che ha parlato lui credo che
potremmo anche esimerci dal continuare sull'argomento, ma siccome
la mozione riguarda tutte le province, perché in tutte le province
abbiamo casi come quello di Mistretta ed in tutte le province
abbiamo situazioni assurde, è importante che, ancora una volta, per
qualche minuto questa Assemblea possa ragionare su questa vicenda.
Tutti i colleghi che mi hanno preceduto ricordavano un po' che il
13 agosto 2011 era stato presentato questo decreto legge per quanto
riguarda la stabilizzazione finanziaria dello sviluppo, che è stato
poi convertito in legge con la legge 14 settembre 2011, n. 148.
In quella legge venivano stabiliti una serie di criteri che
miravano a due cose: alla riduzione dei costi e ad avere una
efficienza maggiore per quanto riguarda l'operatività della
giustizia.
Ad oggi, per essere chiari, tranne l'annuncio che ha fatto Il
Sole 24 Ore , l'Ufficio, il Dipartimento che sta cercando di
rendere attuabile ed attuativa la legge ancora non ha presentato
una proposta al Ministro. Di conseguenza, i primi due punti fissati
e chiesti dall'onorevole Ardizzone, a cui io come tanti altri
abbiamo apposto la firma, cioè quella di rivendicare con forza
l'avvio di un tavolo di confronto sulla materia con il Governo
nazionale sono quanto più attuali possibili. Cioè, ad oggi, il
Dipartimento non ha ancora presentato al Ministro la proposta
finale.
E questa proposta, però, per essere chiari, non solo si allontana
dalla legge approvata in Parlamento, ma addirittura, anziché tenere
in considerazione le istituzioni locali, tenere in considerazione
una serie di difficoltà legate al fatto che si vorrebbe concentrare
in una unica sede tutta l'amministrazione della giustizia, questo
provvedimento che gli uffici stanno predisponendo va al di là delle
restrizioni previste dalla legge.
Ad esempio, io non conosco le altre realtà, ma così come i miei
colleghi hanno parlato della loro provincia, anch'io mi sento in
dovere ed in diritto di parlare della mia.
Noi a Siracusa avevamo quattro sezioni: la sezione principale
quella del Tribunale di Siracusa, una ad Augusta, una a Lentini ed
una ad Avola.
Ci rendiamo conto che non era possibile mantenere quella di
Lentini e di Augusta, tant'è vero che correttamente l'ordine degli
avvocati, l'avvocato Maira non ha assolutamente sollevato il
problema per queste due realtà, ma per quanto riguarda Avola ci
troviamo esattamente nelle condizioni che la sezione di Avola ha
tutti i requisiti previsti dalla legge per essere mantenuta e,
nonostante abbia questi requisiti, il Ministero, gli uffici in
questo caso, hanno pensato di sopprimerla, con una situazione
difficilissima, lo diceva poco fa l'onorevole Formica, lo ha detto
in maniera molto chiara, voi immaginatevi cosa significa
concentrare in un unico tribunale quello che oggi viene svolto in
quattro sezioni.
Già quello di Siracusa, ad esempio, è affollatissimo, non è più in
grado di sopportare ulteriori carichi di lavoro e si pensa di
chiudere Avola dove l'edificio è di proprietà del Comune, è a
norma, è costruito secondo le norme antisismiche, il Comune ha
fatto sapere di voler continuare a farsi carico delle spese e in
più ha tre giudici onorari e tre regolari e a questo si aggiunge il
fatto che ha un carico di lavoro nell'ultimo quinquennio di 2500
cause che sono state discusse e risolte.
Ecco il motivo per il quale anch'io, così come hanno fatto tutti i
colleghi, riteniamo che la mozione presentata dall'onorevole
Ardizzone sia rispondente a quelle che sono le necessità della
giustizia in Sicilia. Non è possibile allontanare ulteriormente il
cittadino dal luogo dove chiede giustizia, altrimenti diventa un
dramma, altrimenti diventa una mancanza di risposta, violando tutta
una serie di articoli della Costituzione che sono stati qui
ampiamente enunciati da parte dei presentatori della mozione.
Per questo motivo mi ero anche permesso di presentare una mozione
che riguarda, appunto, la sezione staccata del Tribunale di
Siracusa, sezione di Avola, proprio perché, così come quello di
Mistretta, è una situazione che va attenzionata, anche perché
stiamo parlando di un territorio dove vi è una diffusa presenza del
fenomeno mafioso e di criminalità organizzata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, desidero confermare, avendo sottoscritto la mozione a
firma Ardizzone, la volontà forte mia e del Gruppo parlamentare al
quale mi onoro di appartenere, di sostenere e quindi di votare
favorevolmente a questa mozione.
Ma questo mio intervento non vuole tornare a ripercorrere
argomenti che sono stati già brillantemente dedotti da chi è
intervenuto prima di me, vuole soltanto avere due scopi ben precisi
che verranno rassegnati assai brevemente.
Presidenza del Vicepresidente Formica
CORDARO. Il primo. La preoccupazione di un deputato palermitano.
La riduzione degli uffici giudiziari potrebbe comportare in una
provincia come quella di Palermo, la chiusura di uffici giudiziari
in luoghi come quelli di Bagheria, di Partinico, di Corleone.
Faccio questi tre esempi perché sono esempi emblematici di come in
una terra nella quale la lotta alla mafia si fa con atti concreti,
ma si fa anche e soprattutto con segnali che debbono venire dallo
Stato, sguarnire territori nei quali tanto, grazie alle forze
dell'ordine, alla magistratura e alla buona politica, si è già
fatto, ma territori nei quali fino a qualche tempo fa, e auspico
non sarà così per il futuro, la presenza della mafia era forte ed
ingombrante, significa dare un segnale opposto a quello che una
classe dirigente, quale quella attuale, nazionale soprattutto ma
anche regionale, deve dare.
Mi rendo ben conto che le direzioni distrettuali antimafia non
vengono toccate, ci mancherebbe, ma mi rendo anche conto che
sguarnire presidi nei luoghi ai quali ho fatto riferimento, credo,
provochi per le istituzioni che se ne renderanno artefici un vero
disdoro.
Così come mi pare - ed è il secondo punto che brevemente affronto
- davvero paradossale stabilire dei principi e produrre una
sedicente riforma che, di fatto, li mortifica o li contraddice.
Si parla in Italia, ed è stato un tema di dibattito quasi
quotidiano, di lentezza nella definizione dei procedimenti penali e
soprattutto civili. Ecco, la soluzione è ridurre le sedi
giudiziarie. E' paradossale, lascio all'intelligenza
dell'Assessore, che chioserà i nostri interventi e concluderà la
discussione, fare una valutazione su questo punto.
Si parla di criteri di economicità, come se la giustizia, la buona
giustizia e i presidi di legalità potessero essere legati ad un
fatto economico.
Io mi rendo conto che stiamo vivendo un tempo drammatico, però
attenzione perché eliminare i presidi di legalità in una terra
complessa come quella siciliana significa, ancora una volta, non
svolgere un buon servizio per la comunità che intendiamo
rappresentare.
Ed ancora, io credo che la possibilità di una deroga ci sia e se
non debba esserci per la Sicilia non vedo per quale altra terra
possa esserci.
Ed allora, io condivido pienamente l'aspetto trattato
dall'onorevole Mairia, dal Presidente del mio Gruppo, abbiamo la
necessità di porre con forza e con prestigio della Istituzione
Governo regionale un tema, che diventa un tema assolutamente
fondamentale per dimostrare che vogliamo e che possiamo essere una
classe dirigente all'altezza delle prerogative che ci vengono
assegnate dai cittadini ma, soprattutto, all'altezza delle esigenze
che l'attualità sociale, politica e giudiziaria prevede per la
nostra terra.
E quindi, concludendo, anche in considerazione delle leggi
importanti che anche sul versante dell'antimafia questa Assemblea
regionale ha saputo produrre a cominciare dalla legge n. 15 del
2008 di contrasto alla criminalità organizzata, io credo che sia
davvero importante, fondamentale ed unificante in un momento in cui
l'antipolitica la fa da sovrana. Dobbiamo trovare, e questo sia un
tema, temi come questo per essere tutti uniti ma il Governo deve
essere altrettanto in grado di rappresentarci e di rappresentare
istanze giuste.
Per queste ragioni voterò la mozione dell'onorevole Ardizzone ed
ho anche apposto la firma.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente anche perché mi sono permesso di sottoscrivere la
mozione dell'onorevole Ardizzone, che condivido, però vorrei
evidenziare alcuni aspetti. Naturalmente, la mozione non poteva
essere che un'ammonizione generale per tutta la Sicilia, perché è
chiaro che deve essere condivisa da tutti.
C'è un problema, ed è un problema serio: le deroghe per tutta la
Sicilia non le daranno e, quindi, bisognerà pur evidenziare quali
sono quei posti dove effettivamente c'è necessità di una deroga.
Io penso che, al di là della volontà unanime già espressa
dall'Aula, ci sia bisogno, signor Presidente, Assessore, di una
iniziativa forte, così come diceva il presidente della Commissione
Antimafia, per poter fare un incontro immediato con il Ministro
della Giustizia, altrimenti noi resteremo inascoltati e isolati. Mi
permetto di fare alcune considerazioni.
In generale, vi sono quei comuni che sono disposti a dare i
locali, così come è stato detto, a non farne gravare il peso
economico sul Ministero di Grazia e Giustizia e questo potrebbe
essere un motivo di concertazione fra l'Assemblea, il Governo
regionale e gli Enti locali, che già hanno manifestato questa
disponibilità a poterlo fare pur di non vedere chiuso, soppresso un
tribunale che, molte volte, rappresenta un fatto non solo sociale,
un fatto di giustizia, ma anche un riferimento per quanto riguarda
alcune situazioni.
Io mi sono permesso di presentare un ordine del giorno riguardante
i due tribunali di Mistretta, la sezione staccata, non per un fatto
anche territoriale ma per evidenziare che nella nostra situazione
abbiamo scoperto tutta la zona più importante per alcuni fatti
avvenuti nel passato, che è la zona dei Nebrodi. Ci troviamo da
Patti a Cefalù senza la possibilità di avere un tribunale e quindi
di guardare con attenzione alcuni fatti specifici del nostro
territorio.
Allora, io dico che, condividendo appieno quelle che sono state le
motivazioni, bisogna intraprendere un'iniziativa oltre la mozione
che vada, attraverso un incontro immediato preso con il Ministro, a
rappresentare alcune specificità del territorio della Sicilia,
perché sono specificità non solo territoriali, ma tipiche di una
zona che è stata sempre guardata dal Nord, ma anche dal mondo, come
una zona mafiosa.
Noi diciamo: se ci guardate in queste condizioni e noi vi
chiediamo di avere invece maggiore attenzione a quelli che sono i
problemi della giustizia, non potete farlo chiudendo diversi
tribunali della nostra terra, che possono essere anche piccoli
tribunali, ma rappresentano sicuramente un'entità da difendere come
simbolo della presenza dello Stato nella nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, credo che il tema della riorganizzazione degli uffici
giudiziari sia assolutamente attuale e preoccupante non soltanto
per gli addetti ai lavori, per gli avvocati e i giudici, ma anche e
soprattutto per i cittadini.
E se stasera questo tema arriva anche in quest'Aula è perché ci
rendiamo e ci stiamo rendendo tutti conti della ricaduta negativa
che questa riorganizzazione, che quella che dovrebbe essere una
riforma, forse non apporterà alcunché di bene, ma avrebbe o avrà,
nel caso in cui la stessa venisse attuata, una ricaduta
assolutamente negativa per il territorio.
Qua in un colpo solo - l'ha detto chi mi ha preceduto - stiamo
annullando, stiamo sopprimendo circa 950 uffici giudiziari in tutta
Italia. Stiamo sopprimendo oltre 640 uffici del giudice di pace,
oltre 220 sezioni distaccate e quindi ben 37 tribunali minori. E'
una riorganizzazione che chiaramente sconta, se vogliamo, anche
quella che può essere considerata oggi una volontà di risparmio. Ma
non sempre il risparmio coincide con la celerità, con l'efficienza,
con la funzionalità dei servizi e, in questo caso, quando parliamo
di giustizia è ancora peggio.
Ed allora io credo che stasera non si può non accedere e non
aderire agli ordini del giorno presentati dai colleghi onorevole
Ardizzone, prima di tutto, e poi gli onorevoli Laccoto e
Vinciullo.
Mi sono permesso di presentare stasera un ulteriore ordine del
giorno che specificatamente si rivolge al Governo nazionale in
questa nuova Commissione tecnica che si riunirà.
C'è stato già un tavolo tecnico, c'era stata già una prima
riorganizzazione che vede la falcidia, la riorganizzazione, la
riduzione, il ridimensionamento e, cosa ancora più notevole, è
stato ridotto soprattutto per quanto riguarda i tribunali minori.
In un primo momento si parlava in tutta Italia di ben 56 tribunali
minori da sopprimere, tra cui ad esempio c'era Gela. Oggi, il
tribunale di Gela è stato depennato, così come tanti altri; ma
rimangono in Sicilia altri 6 tribunali, quale ad esempio
specificatamente Caltagirone, ma è stato detto Mistretta, è stato
detto Modica e sappiamo anche di Sciacca, Marsala e Nicosia;
tribunali, ciascuno dei quali per la specificità, per la
peculiarità, per il carico di lavoro rappresentano un'avanguardia
della giustizia, al diritto alla giustizia.
Io non sto a dire ed a ripetere quello che questi Uffici
giudiziari comportano e quello che rappresentano in termini di
giustizia e di erogazioni in senso lato di questo servizio, sebbene
la giustizia non sia un servizio.
Però, oggi, specificatamente parlando del tribunale di
Caltagirone, vorrei rappresentare a quest'Aula che non stiamo
facendo una battaglia campanilistica o provinciale e che il
tribunale di Caltagirone, che è il primo tribunale minore tra
questi sei, serve un territorio che rappresenta circa il 38 per
cento dell'intero territorio provinciale di Catania e in più ha
anche competenza su Niscemi; un'ampia parte del nisseno, quindi.
Allora, il problema non è più soltanto di Caltagirone - l'abbiamo
detto, non voglio fare una battaglia campanilistica - ma questa
nuova Commissione dovrebbe capire - domenica scorsa, vi è stato un
articolo su Il Sole 24 Ore , giustamente e opportunamente citato
dall'onorevole Vinciullo, che rappresentava la mappa chiara di
quali sarebbero gli Uffici giudiziari da sopprimere - qua verranno
meno i distretti di Corte d'Appello, presidente Formica; verrà meno
l'impalcatura giudiziaria; verrà meno anche l'efficienza del
servizio e l'efficienza, se vogliamo, anche della giustizia. Ci
sono carichi e carichi di lavoro al tribunale di Catania e così
come ha detto anche l'onorevole Cordaro, poco fa, nella doppia
veste di avvocato e di collega parlamentare, così come anche lo
stesso Tribunale e la stessa Corte d'Appello di Palermo, ma anche
gli altri distretti di Corte d'Appello ne pagherebbero le
conseguenze.
In questo senso, allora, se vogliamo, credo che questo Parlamento,
giustamente, non può non farsi parte diligente presso il Governo
nazionale per rivedere innanzitutto questa riorganizzazione e per
chiedere, altresì, che il piano di riforma e di riorganizzazione
degli Uffici giudiziari sia attuato gradatamente. Non possiamo, e
concludo, cancellare di colpo circa 950 Uffici giudiziari, sarebbe
un danno a cui non dobbiamo e non possiamo andare incontro, che non
potremo sopportare.
Pertanto è giusto che si faccia un unico ordine del giorno,
un'unica, se vogliamo, presa d'atto per fare voti al Governo
nazionale affinché riveda tale riorganizzazione e che quest'ultima
non abbia - è una speranza e un auspicio insieme - un impatto così
grave come quello che attualmente avrà non soltanto in Sicilia ma
nell'intero Paese Italia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'aderire
complessivamente agli ordini del giorno che sono stati presentati,
tuttavia, mi sento di raccogliere l'ultimo invito dell'onorevole
Falcone perché in realtà penso che vada difeso un principio, non
vadano difese le singole realtà e i singoli presidi di cui stiamo
parlando; vanno difese intanto le Corti d'Appello e, insieme alle
Corti d'Appello, va difeso un modello di presenza diffuso nel
territorio che per la verità è stato abbondantemente sentito sulle
proprie carni dalle popolazioni che rischiano di avere scippate
queste presenze così importanti di presidio della giustizia e della
legalità.
Vorrei ricordare che, non più tardi di circa un mese, un mese e
mezzo fa, quasi 5.000-6.000 persone, un intero paese, a Nicosia,
con a capo il suo sindaco, le municipalità, i parlamentari, hanno
difeso la presenza del loro tribunale.
Ma qui hanno ragione i colleghi quando pongono un problema
complessivo che ripongo anch'io. Vedete, onorevoli colleghi, c'è
questo andazzo in Italia, quello di aggregare per risparmiare ed è
anche vero che aggregare per risparmiare significa talora innalzare
i livelli di qualità dei servizi ma, quando parliamo di sanità,
quando parliamo di aggregazione di enti produttivi, quando parliamo
di aggregare servizi che non afferiscono ai bisogni primari dei
cittadini, ritengo - ma non è facile capire che è vero - che,
quando parliamo di legalità e quando parliamo di giustizia,
aggregare non significa sicuramente risparmiare ma, se di risparmio
si parla, si parla di risparmio sulla pelle della gente; aggregare
per risparmiare lo si deve fare in tutto ciò che i processi
ripetitivi determinano una migliore qualità dell'efficienza delle
azioni ripetute.
In verità, quando parliamo di legalità, quello che occorre è
un'attenta parcellizzazione del servizio nel territorio, avere
anche da un punto di vista sia simbolico che operativo, come dire,
la presenza delle persone addette a dare queste risposte primarie
ai cittadini.
Penso alle aree dei Nebrodi, penso a Nicosia, penso a Mistretta,
penso alle difficoltà orografiche del nostro territorio e al
disagio dei cittadini per questo importante servizio.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio porvi un altro
problema. In questo momento sono in pericolo anche le prefetture;
in questo momento ci vogliono togliere le prefetture in Sicilia; in
questo momento ci vogliono togliere le questure. Ed io penso che
questo monito da parte di questo Parlamento debba essere
assolutamente unanime e, a mio giudizio, dobbiamo stabilire anche
le modalità con cui dobbiamo porgere all'attenzione del Governo
nazionale un allarme vero dell'intero Parlamento,.
Penso, onorevole Assessore, che la prima cosa che dobbiamo fare è
porre il tema immediatamente in sede di Affari istituzionale e
nella Conferenza Stato-Regione, che ci consente, insieme alle altre
Regioni, di porre questa problematica.
Secondo: onorevole Presidente, occorre fare una delegazione
parlamentare e non soltanto del Governo in cui ci sia anche la
presenza del Presidente della Commissione Antimafia; occorre che ci
sia una presenza condivisa e ragionata perché, se è vero che
qualcuno pensa che diminuire i costi, ammesso che in questo caso
diminuiscano, significa salvare questo Paese, sicuramente non è
questo il caso nel quale il Paese sarà salvato.
E, allora, appongo la mia firma e, tuttavia, penso che vadano
difesi tutti i presidi, le prefetture, le questure, i presìdi dei
tribunati che in questa Sicilia rappresentano un momento
fondamentale per sconfiggere gli aspetti malavitosi, criminali e
mafiosi che, purtroppo, si annidano ancora nel nostro territorio.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
sottolineare la mozione presentata dal collega Ardizzone e che
abbiamo sottoscritto sostanzialmente tutti i parlamentari e per
ribadire la necessità, come suggerisce la mozione, come ha
sottolineato l'onorevole Speziale nel suo intervento, di chiedere
al Governo nazionale in tempi rapidissimi, quindi con una
sollecitazione al Presidente Lombardo ma anche con un'iniziativa
autonoma dell'Assemblea, una deroga per la situazione siciliana che
al di là degli specifici problemi che si pongono nelle diverse
aree, per il messinese sicuramente Mistretta ma anche qualche sede
distaccata che rischia di chiudere come quella di Trappitello per
quanto riguarda la zona ionica della provincia di Messina, al fine
di procedere non ad un taglio, come si sta profilando purtroppo per
una delega a suo tempo data dal Governo dell'epoca e dal Ministro
del Tesoro Tremonti che scaturiva da una richiesta di riduzione dei
costi tutti da dimostrare, peraltro, queste possibili soluzioni ma
piuttosto per ragionare in termini di razionalizzazione e di
efficienza del servizio giustizia, tema che sicuramente esiste e
probabilmente ha un rilievo anche in una Regione come la nostra e
che i cittadini capirebbero sicuramente, ma non in termini di pura
e semplice riduzione dei costi perché questo ha il senso di rendere
meno efficienze il servizio di giustizia e addirittura di
sopprimere i presidi giudiziari e di legalità in zone significative
di una Regione come la nostra che purtroppo è ad alta densità di
criminalità organizzata e questo purtroppo avviene in larga parte
dell'intera Sicilia.
Proprio per questo penso sia giusto che da parte del ministro
competente e del Governo nazionale si tenga conto di questa
specificità siciliana e si accantonino temporaneamente i tagli
previsti in Sicilia e si faccia una discussione, un confronto vero
per rendere il servizio di giustizia più efficiente e procedere ad
una vera e propria razionalizzazione a favore degli interessi dei
cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ammatuna. Ne ha
facoltà.
AMMATUNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido la
mozione che ha come primo firmatario l'onorevole Ardizzone perché
oggi trattiamo un problema che ha una grandissima attualità e una
grandissima importanza.
Veda, questa legge delega e questo provvedimento che verrà alla
luce prima del 14 settembre è molto grave, molto grave per dei
motivi di forma e di sostanza: per motivi di forma, come sono già
stati illustrati perché si viola l'articolo 23 dello Statuto
siciliano che è una legge di rango costituzionale in quanto il
Presidente della Regione deve essere consultato prima che venga
approvato un provvedimento simile, ma anche perché già l'Avvocatura
ha preannunciato un ricorso alla Corte Costituzionale per
violazione dell'articolo 3 della Costituzione e dell'articolo 24
della Costituzione stessa in quanto i cittadini non si mettono
nelle condizioni di potere essere tutti uguali di fronte alla
legge.
Ma anche per motivi di sostanza: noi siamo la Regione più a sud
d'Italia, una Regione che ha vissuto momenti difficili e vive
momenti difficili che riguardano la lotta per la malavita
organizzata e quindi non esercitare una deroga nei confronti della
Sicilia lo ritengo un segnale allarmante verso tutti quei
cittadini onesti, verso tutte quelle forze dell'ordine, dei
giudici, dei magistrati, procuratori che giorno dopo giorno lottano
per ristabilire la legalità nel nostro territorio.
E siccome noi siamo anche espressione del territorio stesso - io
provengo da una zona forse la più marginale, la più lontana dal
capoluogo di Regione in Sicilia -, io sono di Pozzallo, sono vicino
a Modica, un tribunale quello di Modica che, forse, non so se è il
più antico, ma fra i più antichi della Sicilia e che si vorrebbe
cancellare con un colpo di spugna con questa legge delega.
Il Tribunale di Modica fu istituito e fondato nel 1361 e
soprattutto in un territorio che rischia di essere ancora una volta
più marginalizzato non solo per quanto riguarda le infrastrutture;
noi sappiamo che la provincia di Ragusa è l'unica provincia che ha
non un metro di autostrada.
Abbandonare, quindi, a se stessa cancellando questo presidio di
legalità che è il tribunale di Modica a me pare che sia un fatto di
gravità inaudita anche perché - e arrivo alla conclusione - il
tribunale di Modica ha una bellissima struttura, un edificio
permanente moderno che è stato inaugurato qualche anno fa, ha un
indice di efficienza fra i più alti in Italia, se non forse il più
alto; basti pensare che tutti i procedimenti civili e penali hanno
un indice di prescrizione del 3 per cento, quando in tutta Italia è
del 10 per cento.
Condivido, quindi, la proposta che è stata formulata
dall'onorevole Speziale di fare in modo che anche una delegazione
di questo Parlamento si possa recare dal Ministro e rappresentare
la eccezionalità della situazione che abbiamo in Sicilia.
L'ultima cosa, però, che volevo dire è questa: penso che a questo
incontro dobbiamo andarci con una sorta di preparazione; dobbiamo
capire; dobbiamo comprendere cosa dobbiamo chiedere al Ministro. Vi
sono dei paletti che sono abbastanza rigidi. Penso che faremmo una
cosa produttiva per la nostra Isola e per salvaguardare il
Tribunale, le sedi staccate del tribunale stesso, se come
Parlamento avessimo una proposta nostra.
Grazie, quindi, di avermi concesso questo intervento. Sottolineo
ancora una volta che apporrò la mia firma alla mozione che è stata
presentata.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
i seguenti ordini del giorno:
numero 711 Riorganizzazione della distribuzione sul territorio
nazionale degli uffici giudiziari, legge 14 settembre 2011 n. 148,
di conversione, con modificazioni, del decreto-legge, 13 agosto
2011, n. 138 - Mantenimento Tribunale di Mistretta e sede
distaccata di S.Agata Militello del Tribunale di Patti ,
dell'onorevole Laccoto;
numero 712 Iniziative per impedire la chiusura della sezione
distaccata di Avola del Tribunale di Siracusa, dell'onorevole
Vinciullo;
numero 713 Chiusura del Tribunale di Caltagirone (CT) -
Iniziative a livello centrale , dell'onorevole Falcone .
Considerato che la mozione ricomprende un po' tutti i temi che
riguardano l'intero territorio della Regione Siciliana, la proposta
della Presidenza sarebbe quella di tenere conto degli ordini del
giorno presentati nel resoconto che si invierà al Governo nazionale
assieme alla mozione. Se, infatti, andiamo a leggere la mozione,
non parla di un tribunale specifico ma enumera tutti i tribunali
presenti nel territorio siciliano.
Noi, per tenere conto delle specificità rappresentate dagli ordini
del giorno che i colleghi hanno presentato, potremmo allegare il
resoconto degli interventi che poi di riflesso hanno provocato la
presentazione degli ordini del giorno.
Se siete d'accordo, la Presidenza procederebbe così.
Pongo in votazione la mozione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
I tre ordini del giorno sono, pertanto, assorbiti.
VINCIULLO. Il Governo, quindi, accoglie, gli ordini del giorno
come raccomandazione
SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali e il
lavoro. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo intervenire
anche prima del voto per dichiararmi totalmente d'accordo con le
motivazioni che stanno alla base della finalità per cui è stata
presentata la mozione, sia per le finalità contenute nel dettato
della mozione stessa sia per le ulteriori motivazioni che sono
state rappresentate dai singoli interventi dei deputati.
La considerazione è nata spontanea nel dibattito: è chiaro che
un'unica mozione da molta più forza perché se è vero - ed è vero -
che il Governo si dichiara assolutamente disponibile d'intesa con
la Presidenza dell'Assemblea e d'intesa con la rappresentanza dei
gruppi parlamentari di provocare questo tavolo di confronto con il
Governo nazionale, è chiaro che a questo tavolo ci si siede in
maniera più forte se la proposta è unitaria. Se andiamo nel
dettaglio, infatti, ci sono motivazioni che sostengono
l'impedimento della chiusura di tutti i tribunali per cui è chiesta
la chiusura. Più è unitaria la posizione di questa delegazione che
dovrà confrontarsi col Governo, più possibilità di ottenere
risultati sicuramente riusciremo ad avere.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì,
13 giugno 2012, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni
II - Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica: Risorse agricole e alimentari (V. allegato)
III - Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del
Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica: Salute (V. allegato)
IV - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della Regione
recante 'Modifiche all'articolo 17, commi 10, 11 e 12 del decreto
legge 1 luglio 2009, convertito con legge 3 agosto 2009, n. 102 ed
all'articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito
con legge 30 luglio 2010, n. 122. (n. 922/A)
Relatore: on. Lentini
2) - Norme in materia di entrata. Finanziamento di leggi di spesa.
(n. 900/A) (Seguito)
Relatore: on. Galvagno
La seduta è tolta alle ore 19.51
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei Resoconti
alle ore 21.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli