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Resoconto d'Aula della Seduta n. 355 di martedì 12 giugno 2012
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                   La seduta è aperta alle ore 17.00

   GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art 127) sono effettuate mediante  procedimento
  elettronico.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


        Attribuzione  del seggio resosi vacante a seguito delle
   dimissioni  dell'onorevole Antonino Di Guardo, detto Nino,  dalla
                     carica di deputato regionale

   PRESIDENTE.  Si passa al I punto  Attribuzione  del seggio  resosi
  vacante  a  seguito  delle dimissioni  dell'onorevole  Antonino  Di
  Guardo, detto Nino,  dalla carica di deputato regionale .

   Comunico che, ai fini dell'attribuzione  del seggio resosi vacante
  a  seguito delle dimissioni  dell'onorevole Di Guardo dalla  carica
  di    deputato   regionale,   proclamato   eletto   nel    collegio
  circoscrizionale  di Catania (per la lista avente la  denominazione
   Partito Democratico - Finocchiaro Presidente ), la Commissione per
  la  verifica dei poteri, ai sensi del combinato disposto  dell'art.
  4,  parte seconda, dello Statuto della Regione e della sezione   IV
  del  capo  V  del titolo II del Regolamento interno dell'Assemblea,
  nella riunione tenutasi  il 12 giugno  2012, dopo aver proceduto ai
  necessari  accertamenti,  ha deliberato,  all'unanimità,  ai  sensi
  dell'articolo  60  della legge regionale 20 marzo  1951,  n.  29  e
  successive  modifiche ed integrazioni (legge elettorale siciliana),
  di  attribuire  il seggio lasciato vacante dall'onorevole Di Guardo
  al candidato Giuseppe Spampinato, detto Beppe,  che,  primo dei non
  eletti  della  medesima lista provinciale e nel  medesimo  collegio
  elettorale  in  cui   era  stato eletto  l'on.  Di  Guardo,   segue
  immediatamente - con voti 5.809 - l'ultimo dei proclamati   eletti,
  onorevole  Antonino Di Guardo.
   Non   sorgendo   osservazioni,  l'Assemblea  prende   atto   delle
  conclusioni della Commissione per la verifica dei poteri.
   Proclamo,   quindi,   eletto  deputato  dell'Assemblea   regionale
  siciliana il candidato Giuseppe Spampinato, detto Beppe,  salva  la
  sussistenza  di  motivi  di  ineleggibilità  o  di  incompatibilità
  preesistenti e non conosciuti fino a questo momento.
   Avverto  che  da  oggi  decorre il termine di  20  giorni  per  la
  presentazione   di   eventuali  proteste  o   reclami,   ai   sensi
  dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29.

   Poiché  l'onorevole Spampinato non è ancora presente  in  Aula  si
  passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito della discussione
  sulla   insussistenza  della  causa  di  incompatibilità  in   capo
  all'onorevole  Giuseppe Buzzanca, eletto nel  collegio  di  Messina
  (Doc. IX)

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Seguito della discussione sulla insussistenza della causa di
    incompatibilità in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca, eletto
                   nel collegio di Messina (doc. IX)

   PRESIDENTE.  Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della    discussione   sulla   insussistenza   della    causa    di
  incompatibilità in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca, eletto nel
  collegio di Messina (doc. IX)
   Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta d'Aula n. 353  del  6
  giugno   2012,   il  relatore,  onorevole  Maira,   aveva   esposto
  sinteticamente il contenuto della relazione scritta,  che  è  stata
  fatta distribuire nel corso della medesima seduta.

   L'Assemblea, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10  sexies,
  comma  1,  della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive
  modifiche ed integrazioni, e dell'art. 61, comma 1, del Regolamento
  interno,  è  chiamata  a  deliberare definitivamente,  a  scrutinio
  segreto,  sulla  proposta,  formulata  dalla  Commissione  per   la
  verifica   dei   poteri,   di   insussistenza   della   causa    di
  incompatibilità,  in capo all'onorevole Giuseppe Buzzanca,  tra  la
  carica  di  deputato regionale e quella di sindaco  del  Comune  di
  Messina.

   L'approvazione  della proposta comporterà la  conservazione  della
  carica di deputato regionale.

   La  non  approvazione, viceversa, comporterà la  dichiarazione  di
  sussistenza  della causa di incompatibilità, ai  sensi  e  per  gli
  effetti dell'art. 10 sexies, comma 1 bis, della legge regionale  20
  marzo  1951,  n.  29, e successive modifiche ed integrazioni,  come
  risultante  dalle sentenze della Corte costituzionale nn.  143  del
  2010 e 294 del 2011.

   Invito i componenti della Commissione per la verifica dei poteri a
  prendere posto al banco delle Commissioni.

                      (La Commissione si insedia)

   Onorevoli  colleghi, dichiaro aperta la discussione e  invito  il
  relatore, ove lo ritenga, a prendere la parola.

   MAIRA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che
  già   la  discussione  svolta  nella  precedente  seduta,  con   la
  distribuzione   della   relazione,  possa   obiettivamente   essere
  considerata  esaustiva come relazione da parte di chi  vi  parla  e
  della Commissione.
   Io mi permetterei soltanto di evidenziare, senza che questo voglia
  dare  l'impressione  di un tentativo di coartazione  della  volontà
  dell'Assemblea,   che  nell'eventualità  che  il  risultato   della
  votazione   dovesse   essere  per  dichiarare  la   incompatibilità
  dell'onorevole   Buzzanca  si  viene  a   creare   certamente   una
  situazione,  mi permetto di dire, imbarazzante ed impropria  di  un
  giudicato di amministrazione cosiddetta domestica, che anticipa una
  decisione di natura giuridico-amministrativa.
   In   pratica  l'Assemblea,  pur  in  presenza  di  una  serie   di
  precedenti,  di norme, di sentenze che obbligano ad accantonare  la
  discussione sulla votazione sulla incompatibilità di un  membro  di
  questa Assemblea nel momento in cui per la stessa vicenda pende  un
  giudizio  in  via giurisdizionale, è come si è sempre fatto  tranne
  che  in  questo  caso  noi arriveremmo ad una pronunzia  di  natura
  amministrativa   di  questo  Organo  che  precede   una   pronunzia
  giurisdizionale,   il  che  creerebbe  delle   sovrapposizioni   e,
  possibilmente, un ingorgo di natura amministrativa.
   Per  cui, mi permetto di insistere sulla relazione formulata  che,
  non  entrando nel merito - tengo a sottolinearlo - sulla condizione
  di  incompatibilità del collega Buzzanca, ne respinge allo Stato la
  questione di incompatibilità pendente giurisdizionale sulla  stessa
  vicenda.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   come   ha
  ricordato  l'onorevole Maira e come è scritto nella  relazione,  la
  decisione  da  parte  della Commissione  verifica  poteri  è  stata
  assunta a maggioranza.
   Io   e   altri   colleghi  abbiamo  votato  contro   la   proposta
  dell'onorevole Maira in ragione del fatto che consideriamo a questo
  punto  acclarata l'incompatibilità tra la carica di  sindaco  e  la
  carica di deputato regionale in capo all'onorevole Buzzanca.
   Naturalmente, non vogliamo ricordare tutti i passaggi, l'onorevole
  Buzzanca  rivendica  sempre di essere stato  eletto  legittimamente
  alle  due  cariche ed è vero e nessuno può negare  questo  dato,  è
  altrettanto  vero  che,  dopo le due  note  sentenze   della  Corte
  costituzionale,  è  intervenuta una condizione  di  incompatibilità
  che,  peraltro, ha riguardato altri colleghi di quest'Aula  che  ne
  hanno preso atto e ne hanno tratto le conseguenze.
   Quindi,  consideriamo normale, giusto, in qualche maniera doveroso
  che  il Parlamento prenda atto di una realtà ormai conclamata,  che
  fra  l'altro è stata oggetto di un giudizio da parte del  Tribunale
  competente che in primo grado ha sancito l'incompatibilità da parte
  dell'onorevole Buzzanca, quindi pensiamo che l'Aula  e  i  colleghi
  parlamentari  in  piena  coscienza  possano  tenere  conto  di  una
  situazione di fatto e procedere ad una votazione che non  è  contro
  il collega, i suoi diritti, le sue prerogative, ma al contrario può
  dare  al  Parlamento certezza della opportunità di  rispettare  una
  condizione che si è determinata di conclamata incompatibilità e per
  questa strada  rappresentare, tentare di accorciare le distanze che
  purtroppo  negli  ultimi tempi si sono allargate tra  l'istituzione
  parlamentare e il giudizio e la valutazione dell'opinione  pubblica
  e dei cittadini.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor   Presidente,  innanzitutto  per   richiamo   al
  Regolamento, in quanto riteniamo che la dichiarazione agli atti  di
  quest'Aula   nella   seduta  scorsa  è   illegittima,   in   quanto
  l'eventuale non approvazione di quanto la Commissione ha  stabilito
  certamente  non può comportare l'inverso di quanto ha stabilito  la
  relazione.  Nel  senso  che  la  Commissione  ha  deliberato  sulla
  insussistenza della causa di incompatibilità.
   Noi  riteniamo che qualora il voto dell'Assemblea  fosse negativo,
  nel senso che la maggioranza di questa Assemblea ritiene che invece
  sussiste  la compatibilità, non può essere questo voto ad accertare
  la compatibilità. E le dico perché. Perché il Regolamento di questa
  Assemblea,  all'articolo  51,  prevede che  innanzitutto,  come  ha
  fatto  qualche minuto fa, la Commissione verifica poteri  convalida
  l'elezione di un deputato.
   Il  terzo  comma  dell'articolo 51 recita  esattamente  in  questa
  maniera:  Dopo che l'Assemblea abbia preso atto della deliberazione
  della  Commissione  non  può  mettersi  in  discussione  l'avvenuta
  convalida,  salvo  che  sussistono motivi di incompatibilità  o  di
  ineleggibilità  preesistenti  e non  conosciuti  al  momento  della
  convalida .
   Il  nostro Regolamento, in sostanza, dice: se avete convalidato un
  deputato e successivamente a quando è stato convalidato ci sarà  un
  motivo  di  incompatibilità, l'Assemblea non può  prenderne  o  non
  prenderne  atto. Ci saranno, come c'è in questo caso,  i  tribunali
  che decideranno sull'eventuale causa di incompatibilità.
   Quindi,  riteniamo che già la decisione la Commissione l'ha  presa
  quando  ha  convalidato l'onorevole Buzzanca e  a  quel  tempo  non
  sussisteva  nessuna  causa  di  incompatibilità.  Anche  perché  le
  sentenze, leggendo la relazione,  depositate sono successive, tutte
  successive alla verifica che la Commissione ha fatto.
   Allora,  come  è  successo per altre situazioni  del  genere,  noi
  riteniamo  innanzitutto  di rispettare la magistratura,  perché  la
  magistratura  in  questi mesi ha non solo emesso  una  sentenza  di
  primo grado che, come tutti sanno, non è esecutiva, ma nello stesso
  tempo ha già indicato nella data del 13 luglio l'appello. Perché sa
  Presidente,   le  parla  un  deputato  che  ha  subìto   anche   un
  procedimento  del  genere  e  per sei  mesi  è  stato  sospeso  per
  incompatibilità  per poi la Cassazione dare ragione  a  quelle  che
  erano  le  ragioni  che io stesso avevo, appunto, rappresentato  al
  tribunale, in quel caso, nel terzo grado di giudizio.
   Quindi,  rispetto  a questo noi riteniamo, ai sensi  dell'articolo
  50, che, qualora il voto di questa Assemblea non decidesse per come
  ha  deliberato la Commissione, il procedimento dovrebbe  riprendere
  con  un  altro oggetto in Commissione, cioè l'eventuale sussistenza
  di   incompatibilità   e,  quindi,  passare   una   votazione   che
  naturalmente specifichi qual è l'iter che questo Parlamento,  sotto
  il  profilo giuridico, vuole intraprendere al fine di non creare un
  precedente sui fatti.
   Quindi,  rispetto  a  questo  è  chiaro  che  quest'Aula  non  può
  assolutamente  prendere oggi atto di una votazione che,  in  questo
  caso,  è  non  approvazione  di  una  delibera  che  violerebbe  il
  regolamento sia all'articolo 50 che all'articolo 51, terzo comma.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, in base alla discussione che c'è stata
  su  questo argomento nella scorsa seduta e anche oggi, e in base al
  Regolamento,  la  invito a togliere dall'ordine del  giorno  questo
  argomento per il fatto che l'Assemblea regionale poteva, caso  mai,
  pronunciarsi nell'ordine e nell'ambito di un anno di tempo. Siccome
  il  Regolamento non può essere interpretato a convenienza e siccome
  l'anno  di tempo è stato abbondantemente superato, noi non possiamo
  deliberare su una previsione regolamentare che stabiliva in un anno
  di tempo per l'Assemblea il termine ultimo per poter intervenire.
   Delle  due  l'una, signor Presidente: o l'anno di tempo è  passato
  oppure  l'anno  di  tempo  non  è passato.  E  siccome  il  termine
  dell'anno  concesso dal Regolamento è già abbondantemente  passato,
  il   Parlamento   non  può  più  pronunciarsi  su  una   previsione
  regolamentare  che  prevede  esattamente  l'opposto.   Poi   voglio
  aggiungere anche altro, signor Presidente.
   Io  sono  stato  nel 1998 un deputato che è stato  fatto  decadere
  dalla sua carica, ma non su una votazione del Parlamento perché  il
  Parlamento  si era già pronunciato sulla convalida,  bensì  su  una
  decisione del Tribunale, di un Tribunale, caro Presidente.
   Allora, siccome il Tribunale ancora si deve pronunciare ed  è  già
  stato  fissata,  come diceva l'onorevole Mancuso, per  il  prossimo
  luglio  la decisione del Tribunale stesso, noi non possiamo violare
  il  Regolamento, da un lato, perché il termine entro cui si  poteva
  pronunciare era quello di un anno e l'anno è passato e  quindi  non
  si  può più pronunciare, e violare il Regolamento perché sottraiamo
  alla  competenza  di un tribunale la possibilità di  deliberare  la
  decadenza   o  meno  dell'onorevole  Buzzanca;  andare  contro   il
  Regolamento  stesso  perché all'articolo 51,  come  fatto  rilevare
  dall'onorevole Mancuso, se non fossero accaduti fatti nuovi  e  non
  conosciuti   l'Assemblea  regionale  siciliana   non   poteva   più
  deliberare.
   Insomma,  invito in questo senso la Presidenza ad  attivarsi   per
  togliere dall'ordine del giorno un argomento che non poteva  e  non
  può  essere  messo all'ordine del giorno per violazione palese  del
  Regolamento parlamentare e per impedimento a chi legittimamente,  e
  cioè  il  Tribunale,  ha la facoltà di pronunciarsi  e  di  potersi
  pronunciare.
   Signor  Presidente, noi non possiamo essere assoggettati a violare
  una  serie di norme sia regolamentari che di carattere legale. Ora,
  siccome  non  stiamo  demandando alle  calende  greche,  ma  stiamo
  semplicemente  assoggettandoci a quello che è il  normale  excursus
  dell'attività  di  verifica da parte della  magistratura  che,  fra
  l'altro,  l'ha manifestato per i prossimi giorni, quindi si  tratta
  di   giorni,   noi   non  possiamo  prevaricare  la   magistratura.
  Oltretutto,  il  Regolamento  in  questo  senso  è  chiaro,  signor
  Presidente: questo argomento non può essere votato oggi.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non volendo apparire ovviamente il
  Presidente di un Tribunale, la Commissione ha utilizzato moltissimo
  tempo  nella trattazione della causa delle incompatibilità pendenti
  in  capo dell'onorevole Buzzanca e ha affrontato con grande serietà
  e grande scrupolosità l'argomento per oltre due anni. Tutti i dubbi
  sono  stati  sciolti e tutte le sfaccettature sono  state  trattate
  dalla  Commissione con grande, peraltro, neutralità senza avere  un
  preconcetto.  Quindi, se la proposta arriva all'ordine  del  giorno
  dell'Aula,  evidentemente  si  è  ritenuto  dal  punto   di   vista
  procedurale impossibile evitare che ciò avvenisse.
   Per   quanto  riguarda  l'articolo  51  richiamato  dall'onorevole
  Mancuso, esso, in verità, fa riferimento alla ineleggibilità e  non
  alla  incompatibilità.  Il  caso di cui stiamo  trattando  oggi  fa
  riferimento  invece ad una incompatibilità seppur sopravvenuta,  ma
  comunque incompatibilità.
   Per  quanto  attiene invece alle riflessioni fatte  dall'onorevole
  Formica,  e  cioè  in  riferimento al ricorso  giurisdizionale,  la
  proposta che la Commissione ha votato ed è qui in Aula proprio  per
  essere sottoposta al voto dell'Assemblea, fa riferimento proprio al
  ricorso pendente in via giurisdizionale. Infatti, la proposta della
  Commissione, adottata a maggioranza, prevede la insussistenza della
  causa di incompatibilità in capo all'onorevole Buzzanca proprio  in
  virtù del ricorso giurisdizionale. Non so se è chiaro. Quello è  il
  giudizio  della  Commissione,  il voto  della  Commissione  e  quel
  giudizio deve andare poi alla ratifica del Parlamento così come  ha
  indicato il TAR.
   La  proposta  che la Commissione ha portato in Aula è la  proposta
  che   tiene   conto  delle  sue  riflessioni.  La  Commissione,   a
  maggioranza,   ha   previsto  che  non   sussista   la   causa   di
  incompatibilità; ma quella proposta deve andare al voto dell'Aula.
   Questo è previsto dal Regolamento; non possiamo non farlo.

   FORMICA. Nel caso che la proposta venisse bocciata, quale  sarebbe
  la conseguenza?

   PRESIDENTE. Nel caso che la proposta venisse bocciata, ovviamente,
  il  deputato  verrebbe dichiarato incompatibile. Nel  caso  in  cui
  venisse  promossa la proposta, cioè nel caso in cui  prevalesse  il
  voto   verde,   il  pulsante  verde,  per  intenderci,  ovviamente,
  l'onorevole Buzzanca rimarrebbe compatibile.
   Questo è il voto dell'Aula che è sovrano. Ovviamente, nel caso  in
  cui   passasse  la  proposta  sulla  incompatibilità,   l'onorevole
  Buzzanca avrebbe dieci giorni di tempo per potere esercitare il suo
  diritto ai sensi della legge vigente.
   Non  avendo  alcun  altro deputato chiesto  di  parlare,  dichiaro
  chiusa la discussione.

    Votazione per scrutinio segreto sulla proposta di insussistenza
      della causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole
                               Buzzanca

   PRESIDENTE.  Ai  sensi dell'articolo 127, comma 7, del  Regolamento
  interno,   indìco  la  votazione  per  scrutinio  segreto   mediante
  procedimento  elettronico,  sulla proposta  di  insussistenza  della
  causa  di  incompatibilità  nei confronti  dell'onorevole  Buzzanca,
  formulata dalla Commissione.

   MANCUSO.  Prima  dobbiamo chiedere la verifica del numero  legale;
  prima di aprire la votazione

   PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione.

   MANCUSO. Perché non la possiamo chiedere?

   PRESIDENTE. Stiamo votando ed, ovviamente, la verifica  del  numero
  legale  non  può  essere  richiesta. Se il numero  legale  mancherà,
  invece, automaticamente, la votazione sarà rinviata.
   Chiarisco  il significato del voto: chi è favorevole alla  proposta
  della  Commissione, prema il pulsante verde, quindi, in  quel  caso,
  l'onorevole  Buzzanca sarebbe compatibile; chi è  contrario,  quello
  rosso; chi si astiene, quello bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti                   35

   L'Assemblea non è in numero legale.
   Sospendo, pertanto, la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.33, è ripresa alle ore 17.38)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che la seduta  riprenderà
  alle ore 18.30.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.39, è ripresa alle ore 18.39)

   La seduta è ripresa.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi  gli  onorevoli
  Cimino, Scammacca e Federico.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  Attribuzione  del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni
    dell'onorevole Antonino Di Guardo, detto Nino, dalla carica di
                          deputato regionale

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, poiché l'onorevole  Spampinato  è
  presente  in Aula, si riprende il punto I dell'ordine del giorno  e
  lo invito a prestare il giuramento di rito.
   Do  lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo  6
  delle  Norme di attuazione' dello Statuto siciliano:

   «Giuro  di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo  Capo,
  di  osservare lealmente le leggi dello Stato e della Regione  e  di
  esercitare  con  coscienza le funzioni inerenti al mio  ufficio  al
  solo  scopo  del  bene  inseparabile dello Stato  e  della  Regione
  siciliana».

   L'onorevole  Spampinato   pronuncia a voce  alta  le  parole:   Lo
  giuro

   Onorevoli colleghi, dichiaro immesso l'onorevole Spampinato  nelle
  funzioni di deputato all'Assemblea regionale siciliana.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRISTAUDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISTAUDO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  soltanto per dichiarare che nella precedente votazione ero presente
  in  Aula  e  ho partecipato al voto ma che, per un malfunzionamento
  del  sistema  elettronico di votazione, il  mio  voto  non  risulta
  registrato.
   Pertanto, volevo precisare che ero presente alla votazione.

   PRESIDENTE. Resti agli atti che l'onorevole Cristaudo era presente
  e ha votato nella votazione precedente.

   causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole Buzzanca

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Votazione per scrutinio segreto sulla proposta di insussistenza
      della causa di incompatibilità nei confronti dell'onorevole
                               Buzzanca

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 7, del  Regolamento
  interno  dell'Assemblea regionale siciliana, indico la votazione  a
  scrutinio segreto mediante procedimento elettronico sulla  proposta
  di  insussistenza  della  causa  di incompatibilità  nei  confronti
  dell'onorevole Giuseppe Buzzanca, formulata dalla Commissione.
   Spiego  il  significato  del voto: chi è favorevole  alla  proposta
  della Commissione prema il pulsante verde; chi è contrario prema  il
  pulsante rosso; chi si astiene prema il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.
                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

   Presenti   ..       43
   Votanti        .   42
   Maggioranza         22
   Favorevoli          03
   Contrari            38
   Astenuti              1

                           (Non è approvato)

   Dichiaro  la  sussistenza della causa di incompatibilità  in  capo
  all'onorevole Giuseppe Buzzanca tra la carica di Deputato regionale
  e quella di Sindaco del comune di Messina.
   Avverto, pertanto, che da oggi decorre il termine di giorni 10  di
  cui  all'articolo 10 sexies, comma 1bis, della legge  regionale  20
  marzo,  51 n. 29 e successive modifiche ed integrazioni,  entro  il
  quale l'onorevole Buzzanca deve esercitare, a pena di decadenza del
  mandato di Deputato regionale, il prescritto diritto di opzione.
   Spirato  tale  termine senza che sia pervenuta opzione  alcuna  da
  parte  dello  stesso Deputato, l'onorevole Buzzanca,  si  intenderà
  automaticamente decaduto dalla carica di deputato regionale.
   Comunico  altresì  che l'onorevole Vinciullo  era  presente  e  ha
  partecipato al voto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Discussione della numero 365 «Iniziative a livello centrale in
                       tema di riorganizzazione
       della distribuzione sul territorio regionale degli uffici
                              giudiziari»

   PRESIDENTE. Si passa, quindi, al III punto dell'ordine del giorno:
  Discussione della mozione n. 365  Iniziative a livello centrale  in
  tema   di   riorganizzazione  della  distribuzione  sul  territorio
  regionale degli Uffici giudiziari .
   Ne do lettura:
                          «L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO  che  la legge 14 settembre 2011, n. 148 di  conversione,
  con  modificazioni,  del  decreto-legge 13  agosto  2011,  n.  138,
  recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria
  e  per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della
  distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, ha fissato  i
  principi   direttivi  ed  i  criteri  che  devono   condurre   alla
  riorganizzazione   territoriale  del   sistema   giudiziario,   con
  l'obiettivo  di  ridurre  il numero delle sedi,  razionalizzare  la
  spesa   ed   accrescere   l'efficacia  dell'amministrazione   della
  giustizia e, quindi, di ottenere:

   a)   la   riduzione  dei  costi  di  gestione  per  effetto  della
  semplificazione della rete delle strutture;

   b) l'aumento dell'efficienza operativa;

   CONSIDERATO  che tale finalità è semplicistica ed  irrazionale  in
  quanto:

   1)   il   progetto   di   riforma  della  geografia   giudiziaria,
  ostacolando, se non addirittura sopprimendo di fatto l'accesso alla
  giustizia  di  vaste popolazioni residenti in zone  decentrate,  si
  pone  in  netto contrasto con le norme costituzionali  in  tema  di
  parità  dei  diritti dei cittadini (art. 3 Cost.),  di  diritto  al
  servizio  dell'Amministrazione della giustizia (art. 24 Cost.),  di
  attuazione  da  parte  dello  Stato  del  più  ampio  decentramento
  amministrativo (art. 5 Cost.) e di uguaglianza nella  distribuzione
  dei servizi sul territorio (art.117 Cost.);

   2)  la riforma, se attuata, finirebbe con l'aggravare ancor di più
  la  già critica situazione dell'Amministrazione della giustizia  in
  Italia,  e  specialmente  in  Sicilia,  in  quanto,  da  un   lato,
  eliminerebbe centri giudiziari nei quali la giustizia  è  resa  con
  rapidità ed efficienza, mentre, dall'altro, accentrerebbe il lavoro
  presso  sedi  già pesantemente oberate, con conseguente inevitabile
  aumento delle lungaggini ed inefficienze giudiziarie;

   3)   il   raggiungimento  dello  scopo  di  una   più   efficiente
  amministrazione  della  giustizia può essere  ottenuto,  nel  pieno
  rispetto   dei   sopra  ricordati  principi  costituzionali,   solo
  attraverso  una  più razionale ripartizione del territorio  tra  le
  circoscrizioni giudiziarie esistenti che consenta di  riequilibrare
  il  carico di lavoro tra i vari centri, restituendo così efficienza
  e vitalità anche alle sedi maggiormente gravate da pesanti carichi;

   4) la ridistribuzione territoriale degli uffici giudiziari non può
  essere  trattata  in  una  visione settoriale,  ma  in  una  logica
  globale,  di  pretta natura e responsabilità politica, coinvolgente
  la  situazione  e  le  prospettive dei vari  territori  in  termini
  sociali, economici, istituzionali, storico-sociali e dei servizi;

   5)  gli interventi riformatori sulla geografia giudiziaria, sempre
  nel  rispetto della Carta costituzionale, devono essere  improntati
  ad  un  criterio generale di disingolfamento delle sedi giudiziarie
  più  grandi e della valorizzazione delle sedi decentrate, dove, tra
  l'altro,  esistono generalmente strutture edilizie valide  più  che
  altrove,  in  grado di fornire riferimenti culturali, efficienza  e
  prossimalità del servizio ai cittadini;

   6) la giustizia non può essere gestita in termini di 'produttività
  aziendale',  poiché  essa è, e rimane, un  bisogno  primario  della
  collettività,  i  cui  costi devono considerarsi  come  socialmente
  utili e doverosamente assorbibili;

   la  legge delega in argomento tiene conto, però, di altri fattori,
  tra  cui  la  'specificità territoriale del bacino di utenza',  con
  specifico riferimento:

   a) alla situazione infrastrutturale;

   b) al tasso d'impatto della criminalità organizzata;

   RITENUTO che:

   la  rivisitazione  degli uffici giudiziari  interessa  in  maniera
  significativa la Sicilia, dove sarebbero coinvolti 11 tribunali  su
  20,  28  sezioni  distaccate di tribunale e 100 su 101  uffici  del
  giudice di pace;

   il  Presidente  della Regione ha inoltrato una  nota  al  Ministro
  della  giustizia chiedendo l'avvio di un tavolo di confronto  sulla
  materia nel presupposto che 'l'art. 23 dello Statuto speciale della
  Regione  vanta  una  specifica prerogativa  in  ordine  ai  massimi
  presidi giudiziari sul territorio';

   il   riferimento   alle   specificità   territoriali   apre   alla
  considerazione  di  tutti quei fattori che  normalmente  servono  a
  caratterizzare la domanda di giustizia nella sua intensità e  nella
  sua  specifica  modulazione qualitativa, in quanto la  presenza  di
  criminalità  organizzata rappresenta una condizione di  specificità
  territoriale che consente la deroga dai criteri di riorganizzazione
  del sistema giudiziario fissati dalla legge delega.
   la Regione siciliana, il cui territorio è investito dalla presenza
  marcata  di  tale  fenomeno,  sia pure  con  intensità  e  modalità
  differenti,  deve essere destinataria della deroga,  in  quanto  la
  Regione  stessa  costituisce l'unità territoriale cui  è  possibile
  attribuire  complessivamente la qualifica di area con  presenza  di
  fenomeni di criminalità organizzata.
   Per  conseguenza,  nell'intero territorio siciliano  il  'servizio
  giustizia'  deve  essere ampiamente decentrato con il  mantenimento
  delle  attuali sedi giudiziarie, al fine di arginare e  contrastare
  il fenomeno della delinquenza organizzata e di servire da vicino  i
  bisogni delle popolazioni.
   Gli obiettivi di risparmio ed efficienza, posti a base della legge
  delega, possono essere raggiunti, specialmente in Sicilia, solo con
  un'oculata  e  condivisa  riorganizzazione  nel  territorio   degli
  attuali uffici, potenziando in particolar modo quelli di prossimità
  che  offrono pronta e rapida risposta di giustizia e un più  rapido
  accesso a tutti i servizi da parte dei cittadini,

                   impegna il Governo della Regione

   in  virtù  della  specialità  dello  Statuto  e  dell'esigenza  di
  garantire  diffusi ed appropriati presidi di legalità su  tutto  il
  territorio dell'Isola:

   a  rivendicare  con forza l'avvio di un tavolo di confronto  sulla
  materia con il Governo nazionale;

   a promuovere ricorso innanzi alla Corte costituzionale nel caso in
  cui  il Governo nazionale dovesse  procedere alla  revisione  delle
  circoscrizioni  giudiziarie senza concertazione e condivisione  con
  la Regione siciliana». (365)

   CORDARO. Chiedo di apporre la firma alla mozione.

   CAPUTO. Anche io chiedo di apporre la firma alla mozione.

   PRESIDENTE.  Chiedono di apporre la loro firma alla mozione  anche
  gli onorevoli Scoma, Corona, Formica e Vinciullo.
   Così resta stabilito.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedo che  -  non
  poteva  essere  diversamente  - c'è una condivisione  probabilmente
  unanime su questa mozione e peraltro rappresenta la sintesi di  una
  serie  di  incontri che, a più livelli, si sono svolti in provincia
  di  Messina,  anche  se il problema riguarda giustamente  tutta  la
  Regione siciliana.
   Bisogna  dare  atto che il Governo regionale,  con  una  nota  del
  presidente  Lombardo del mese di febbraio 2012, con la quale  si  è
  rivolto  al  Ministro  della  Giustizia chiedendo  praticamente  di
  soprassedere  o  rivendicando il ruolo della regione  siciliana  in
  quanto  la  Regione  -  lo  dice lo  stesso  Lombardo  -  in  forza
  dell'articolo  23 dello Statuto vanta una specifica prerogativa  in
  ordine ai massimi presidi giudiziari sul territorio.
     Debbo  ricordare  che il Presidente della Commissione  antimafia
  ebbe  modo di esplicitare la posizione della Commissione Antimafia,
  che  il Consiglio di Presidenza, non tanto per la mia presenza,  ma
  anche  per la presenza dell'onorevole Formica in più di un incontro
  ebbe a precisare come era opportuno rafforzare questa proposta  del
  Governo che era stata formulata in una nota e di accompagnarla  con
  una  mozione affinché si chiedesse, se ancora siamo in tempo  ed  è
  questo   quello   che  ci  chiediamo,  al  Governo   nazionale   di
  soprassedere su questa materia.
   Occorre ricordare che il Governo nazionale sulla base di una legge
  delega  conferita con legge del 14 settembre 2011 (per  l'esattezza
  la  n. 148) appunto è stato delegato ad adottare entro dodici  mesi
  uno  o  più  decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione
  degli uffici giudiziari.
   E'  di  tutta  evidenza  che  una  riorganizzazione  degli  uffici
  giudiziari  è più che necessaria. Certo, probabilmente, quello  che
  non  ci convince - ed è stato da più parti sollevato - è che questa
  legge  delega  rientri  nell'ambito di una legge  che  riguarda  le
  misure  urgenti  per  la  stabilizzazione  finanziaria  e  per   lo
  sviluppo;  cioè praticamente il problema della redistribuzione  dei
  tribunali, degli uffici giudiziari in generale, è diventato solo ed
  esclusivamente un problema di carattere economico.
   Vanno  ricordati alcuni numeri per quello che riguarda la Sicilia:
  che  la rivisitazione degli uffici giudiziari interessa appunto  la
  nostra  Isola  dove sarebbero coinvolti 11 tribunati su  venti;  28
  sezioni distaccate di tribunale, e 100 su 110 giudici di pace.
     Che cosa si vuole dire in questa legge delega? A nostro avviso e
  l'abbiano espresso nella mozione non condivisibile, che il criterio
  della economicità non può essere l'unico assunto, poi se fosse vero
  che dovrebbe condurre ad una riorganizzazione dei tribunali o delle
  corti  d'appello, basti ricordare che c'è la cosiddetta regola  del
   tre'.  Vengono cioè salvaguardati i tribunali capoluogo, in  tutta
  Italia,  quindi  i  tribunali piccoli, si  salvaguardano  le  corti
  d'appello  a  condizione  che vi siano presenti  tre  tribunali  in
  quella circoscrizione.
     Nella nostra Isola, che purtroppo ha una particolare specificità
  della  presenza  criminale  diffusa su  tutto  il  territorio,  noi
  riteniamo che comunque un tribunale è un presidio di legalità.  C'è
  da  dire anche che da un punto di vista economico ci sono dei  dati
  ballerini,  cioè il Governo parla di un risparmio di 80 milioni  di
  euro  con la soppressione dei tribunali, cosiddetti marginali,  dei
  tribunali minori.
     La  Commissione  parlamentare che si occupava, parlo  a  livello
  nazionale di questo problema,  fa riferimento ad un risparmio di 60
  milioni.  Gli ordini forensi, il Consiglio nazionale forense  parla
  di un risparmio di 37 milioni. Ma è un risparmio questo più volte è
  stato evidenziato che probabilmente nei tribunali più piccoli,  gli
  avvocati  lo sanno, l'efficienza della Giustizia è più alta  perché
  per  efficienza della Giustizia noi che cosa dobbiamo intendere  se
  non il tempo di durata di una causa?
   Io  solo  ad  esempio  porto il più piccolo tribunale  d'Italia  e
  certamente della Sicilia che è il tribunale di Mistretta,  vi  sono
  avvocati  che evidenziavano come una causa iscritta al ruolo  viene
  discussa  in due mesi e come si diceva che, ad esempio,  una  delle
  cause  più complesse per le prove testimoniali e parlo del  civile,
  una causa di usucapione si conclude in un anno.
   Ma  noi  pensiamo  veramente  che  accorpando  il  contenzioso   e
  portandolo  da un tribunale più piccolo come struttura ad  uno  più
  grande avremo risolto i problemi della Giustizia anche da un  punto
  di   vista  economico?  Assolutamente  no.  Ed  è  stato  anche   e
  sottolineato che probabilmente lo Stato avrà necessità di affittare
  locali  più  ampi  per contenere il contenzioso  che  arriva  dalle
  sezioni  distaccate che verrebbero soppresse  e dai  tribunali  che
  verrebbero  soppressi,  quindi è un   discorso  obiettivamente  che
  occorre fare con una certa riflessione.
   Che cosa abbiamo voluto evidenziare nella mozione, ma noi speriamo
  che  su  questo il Governo regionale si faccia valere nei confronti
  del  Governo  nazionale. Io devo ricordare, al di  là  dell'effetto
  mediatico,  che  proprio uno degli assessori del Governo  Lombardo,
  l'assessore  Armao,  rivendicò una Corte di  cassazione  siciliana,
  proprio  mentre era in discussione la questione della  soppressione
  degli  uffici  giudiziari della rivisitazione delle  circoscrizioni
  giudiziarie.
     Mi sembra obiettivamente una forzatura se da un lato addirittura
  rivendichiamo sulla base delle prerogative statutarie una Corte  di
  cassazione siciliana, dall'altro, però ci vediamo sottrarre se  non
  altro i giudici di pace, i tribunali e le sezioni distaccate.
   Io  ritengo,  e l'abbiamo messo per iscritto, che il  progetto  di
  riforma  della  geografia  giudiziaria, ostacolando  o  addirittura
  sopprimendo  di fatto l'accesso alla giustizia di vaste popolazioni
  di residenti in zone decentrate, si ponga in netto contrasto con le
  norme  costituzionali in tema di parità dei diritti,  l'articolo  3
  della  Costituzione,  di  diritto al  sevizio  dell'Amministrazione
  della giustizia, l'articolo 24 della Costituzione, di attuazione da
  parte  dello  Stato  del  più  ampio decentramento  amministrativo,
  l'articolo   5   della   Costituzione,  e  di   uguaglianza   nella
  distribuzione dei servizi sul territorio.
   In   definitiva se non siamo in ritardo, ripeto, se non  siamo  in
  ritardo  che cosa chiediamo? Chiediamo che questa Assemblea  voglia
  impegnare  il  Governo  della  Regione,  proprio  in  virtù   della
  specificità dello Statuto, della specialità dello Statuto  e  della
  esigenza di garantire diffusi ed appropriati presidi di legalità su
  tutto il territorio dell'Isola, a rivendicare con forza l'avvio  di
  un tavolo di confronto sulla materia con il Governo nazionale.
     E'  su  questo  che noi dobbiamo fare sentire la nostra  voce  a
  promuovere,  nel  caso in cui fossimo in ritardo,  ricorso  innanzi
  alla  Corte  costituzionale nel caso in cui  il  Governo  nazionale
  dovesse  procedere alla revisione delle circoscrizioni  giudiziarie
  senza concertazione e condivisione con la Regione siciliana.
   Avevo  accennato  prima  e non è stato un  caso  la  presenza  del
  Presidente della Commissione antimafia nel tribunale simbolicamente
  il  più  piccolo  che verrà soppresso, perché il  Presidente  della
  Commissione  antimafia?  Io  penso che  interverrà  lo  stesso  per
  esplicitarlo,  per  dire  che noi abbiamo  bisogno  di  presidi  di
  legalità,  ci sono profondi studi che sono stati svolti  su  questo
  argomento.  Abbiamo purtroppo questa particolarità  della  presenza
  criminale,  in questo momento, pertanto, il Governo regionale  deve
  fare  valere  la sua forza nei confronti del Governo  nazionale  ed
  esercitare fino in fondo il potere che gli conferisce lo Statuto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   PARLAVECCHIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PARLAVECCHIO. Signor Presidente, soltanto per precisare che  nella
  prima  votazione io risulto assente. Vorrei, invece, che risultasse
  a verbale che  ho partecipato alla votazione.

               Riprende la discussione della numero 365

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, vorrei evitare che ci sia una  lunga
  trafila  di colleghi che parlano sull'argomento in cui c'è un'ampia
  condivisione  e  invece vorrei trasformare questa  occasione,  alla
  luce  della  mozione, per una iniziativa da assumere nei  confronti
  del Governo nazionale rapidamente.
   Io  condivido in pieno le motivazioni che stanno alla  base  della
  mozione,  la  revisione  delle  circoscrizioni  giudiziarie  non  è
  affatto una riforma e durante il governo Berlusconi era stata fatta
  una  legge  delega  che ha limitato soltanto alla  revisione  delle
  circoscrizioni  giudiziarie  senza toccare  minimamente  il  quadro
  complessivo a partire dalle Corti di Appello e mossa soltanto dalla
  motivazione  di risparmi i cui esiti sono molto incerti.  Pertanto,
  mi  permetterei, signor Presidente, di porre solo una questione che
  riguarda l'iniziativa del Parlamento.
   Questa  mozione se trasmessa al Ministro diventa carta, se  invece
  il Presidente dell'Assemblea assieme al Governo regionale e assieme
  ad  una  delegazione  di  parlamentari  chiedesse  un  incontro  al
  Ministro  di  Grazia e Giustizia per vedere se è possibile  -  così
  come  è  stato  fatto per altre regioni per altre  motivazioni,  mi
  riferisco  all'Abruzzo e in particolare al Molise -  in  vista  del
  decreto  legislativo chiedere una deroga (in Abruzzo è già avvenuta
  la  deroga), quindi perché in Sicilia con la motivazione che  è  la
  base  principale delle cose dette dal collega Ardizzone,  cioè  che
  interi  territori   verrebbero esclusi dalla  presenza  di  presidi
  giudiziari fondamentali, quali i tribunali, e in presenza del fatto
  che   la  magistratura  e  le  forze  dell'ordine  hanno  raggiunto
  straordinari  e importantissimi risultati in materia  di  contrasto
  alla  mafia, sarebbe opportuno che anche per la Sicilia si  facesse
  questo  incontro chiedendo espressamente al Governo  nazionale  una
  deroga  in  vista  dell'approvazione del  decreto  legislativo  che
  sarebbe in esecuzione della legge delega.
   Io  mi permetto soltanto di porre tale questione ai colleghi  e  a
  lei,  alla Presidenza e al Governo e cioè di chiedere con carattere
  d'urgenza  un incontro al Ministro di Grazia e Giustizia per  porre
  questa  questione,  la  deroga. Altrimenti  malgrado  l'ordine  del
  giorno,  malgrado gli sforzi dei colleghi parlamentari, malgrado  i
  tanti  tentativi da parte delle popolazioni e degli  amministratori
  di  porre con forza l'argomento in difesa dei presidi giudiziari in
  Sicilia,  noi  rischiamo  che  il Governo  vada  avanti  e  poi  ci
  troveremmo  di  fronte  a  scelte già compiute.  Sarebbe  opportuno
  fermare  la  scelta del Governo prima che il Governo nazionale  fra
  l'altro a giorni decida.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale,  questa  sua  richiesta  è   già
  contenuta  nella parte finale della mozione in cui  si  impegna  il
  Governo della Regione a rivendicare con forza l'avvio di un  tavolo
  di confronto con il Governo nazionale.
   Ovviamente,   anche  la  Presidenza  dell'Assemblea  prenderà   le
  iniziative del caso. E' superfluo dirle che fino a qualche mese  fa
  con   il  Ministro della Giustizia sarebbe stato molto più semplice
  interloquire,  per   i rapporti di amicizia che  mi  legano  all'ex
  Ministro della Giustizia. Proveremo ad attivare il canale  in  ogni
  caso.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  intanto  desidero  intervenire  per
  illustrare  l'assoluta incongruenza delle decisioni che il  Governo
  nazionale  vuole  prendere  per  la chiusura  di  determinate  sedi
  giudiziarie. Perché se la chiusura di sedi giudiziarie è prevista e
  presentata  come  una  riorganizzazione funzionale,  allora  mi  si
  dovrebbe  spiegare come si prevede di rifunzionalizzare  l'apparato
  della   giustizia   e  quindi  l'elargizione,   la   gestione,   la
  somministrazione   della  giustizia  ai   cittadini   caricando   i
  tribunali,  che rimangono senza altre modifiche, delle migliaia  di
  procedimenti che provengono dalle sedi di tribunali che si vogliono
  staccare.
   Come  al  solito, in Italia portiamo avanti sotto mentite  spoglie
  delle  riforme che non sono tali per raggiungere obiettivi che  già
  in  partenza si sa che non possono essere raggiunti e gettare  fumo
  negli occhi alla gente.
   Allora, non si procede ad una riforma della giustizia che consenta
  al cittadino di avere giustizia vera e giustizia vera è solo se c'è
  giustizia  rapida, perché altrimenti non è giustizia, e si  propina
  al  cittadino  una  pseudo riforma che, di fatto,  aggraverebbe  la
  funzionalità della somministrazione della giustizia.
   Se  invece,  come è il caso in specie, è figlia questa riforma  di
  una  legge delega che aveva a monte l'esigenza di fare cassa quindi
  di  risparmiare, anche qua siamo in presenza di una presa  in  giro
  gigantesca perché il costo delle sedi distaccate, dei tribunali che
  si  vogliono chiudere, nel caso in specie quello di Mistretta,  non
  grava  per  nulla  sulla casse dello Stato, posto  che  per  quanto
  riguarda le spese dell'edificio sono a carico del comune così  come
  quello  dei  consumi di energia elettrica e, comunque, parliamo  di
  spese  veramente irrisorie, ma neanche queste sono a  carico  dello
  Stato. I dipendenti dovrebbero comunque essere trasferiti in  altri
  posti  perché  non possono essere licenziati, quindi  il  risparmio
  sarebbe zero.
   Ed  allora,  posto  che,  come veniva sottolineato  dall'onorevole
  Ardizzone  e anche dall'onorevole Speziale, noi siamo in una  terra
  purtroppo  di  mafia, allora è veramente incongruente  che  in  una
  terra di mafia e da parte di uno Stato che dice di voler combattere
  il  fenomeno mafioso si vengano ad eliminare i presidi di  legalità
  che  tanto hanno fatto nella lotta alla mafia negli ultimi  10,  15
  anni e che lascerebbero interi territori privi, appunto, di presidi
  forti  di  legalità e di strumenti forti per combattere il fenomeno
  mafioso, il fenomeno malavitoso.
   Quindi,  io  sono  perfettamente d'accordo anche con  la  proposta
  fatta  dall'onorevole Speziale di vedere di attivare  d'urgenza  un
  incontro  con  il  Ministro per far presente le  peculiarità  della
  nostra  terra  e la specificità del fenomeno mafioso che  ancora  è
  forte e radicato in Sicilia e che, appunto, sarebbe assurdo privare
  questo territorio di questi presidi di legalità.
   Quindi,  invito  anch'io  la Presidenza ad  attivarsi,  pur  nella
  difficoltà  dell'urgenza che pende come una spada  di  Damocle  sul
  provvedimento  che  può essere esitato da un momento  all'altro  e,
  comunque,  sono d'accordo per una forte mobilitazione per  impedire
  quello  che,  secondo me, è un vero e proprio scempio  che  non  ha
  senso,  che  non  ha  motivo di esistere e  che  soprattutto  è  in
  contraddizione rispetto ai principi sbandierati come  ispiratori  e
  da  un  lato  di  risparmi  da attuare perché  come  abbiamo  visto
  risparmi   non   ce   ne   sono,  e  dall'altro   lato   come   una
  riorganizzazione   dei   servizi   e   dell'efficientamento   della
  magistratura,  cosa  che  non è anzi è  esattamente  il  contrario,
  perché  si  sovraccaricherebbero gli uffici rimanente, i  tribunali
  rimanenti  non  solo del carico enorme di pendenze  che  hanno,  ma
  anche   di  quelli  provenienti  dai  tribunali  che  si  intendono
  chiudere,  Quindi, non si raggiungerebbe l'obiettivo ma, caso  mai,
  si raggiungerebbe esattamente l'obiettivo contrario.
   Pertanto,  mobilitazione  da parte di  tutti  e  incontro  con  il
  ministro  per  vedere  di porre rimedio a questa  che  sarebbe  una
  iattura  per  la  nostra  terra sulla  falsa  riga  di  quanto  sta
  avvenendo per l'Abruzzo e per il Molise.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, ovviamente appongo la mia  firma  alla
  mozione  e  vorrei aggiungere, se i colleghi lo consentono  e  sono
  interessati, qualche argomento in più.
   Voglio  farlo da testimone storico, mi autodefinisco  così,  delle
  vicende  che  riguardano la presenza dei presidi  giudiziari  della
  giustizia in Sicilia e che parte come vari tentativi di ridurre  la
  presenza dei presidi giudiziari della nostra terra dalla fine degli
  anni  80,  inizi degli anni  90.
   Perché dico testimone? Perché in quegli anni e per lungo tempo  io
  sono  stato Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Caltanissetta,
  era  un  Ordine distrettuale perché Caltanissetta è sede  di  Corte
  d'Appello  e  perché  si  discusse  allora  della  istituzione  del
  Tribunale  di  Gela  con  una rivisitazione territoriale  dei  vari
  presidi della Sicilia. Sin da quel tempo, ed è oggi ancora presente
  il  rischio,  il  problema non va visto solo come soppressione  del
  tribunale di Mistretta, colleghi di Messina - e Giovanni mi rivolgo
  a te che sei anche avvocato - il rischio è che il sistema giustizia
  e  politica  della giustizia in Italia non sopporta che la  Sicilia
  abbia  4 sedi di Corte d'Appello, perché è l'unica regione italiana
  che  ha  4 sedi di Corte d'Appello e i tentativi più volte  portati
  avanti  sono  stati quelli di ridurre le Corti d'Appello  alle  due
  aree  metropolitane  di Palermo e di Catania, con  la  soppressione
  della  Corte d'Appello di Caltanissetta e con la soppressione della
  Corte d'Appello di Messina.
   Questo  progetto,  che  è ancora vivo in molti  settori  politico-
  giudiziari  italiani, è agevolato dalla soppressione  anche  di  un
  piccolo  tribunale definito di campagna come può essere  quello  di
  Mistretta.
   Aggiungo  una  seconda  considerazione. I  piccoli  tribunali  non
  funzionano  perché  il Ministero non mette questi  tribunali  nelle
  condizioni  di  funzionare, perché quando  non  vengono  mandati  i
  magistrati,  quando non vengono mandati i cancellieri,  quando  non
  vengono  mandati  gli  ufficiali giudiziari,  questi  tribunali  si
  deperiscono  di  anno in anno, venendo a mancare la  loro  funzione
  principale  e  poi  è  facile dire che è un presidio  di  giustizia
  inutile  e  quindi  meritevole  di essere  soppresso.  Proviamo  ad
  invertire l'ordine dei fattori: potenziamo questi tribunali  minori
  e   vediamo  se  la  giustizia  in  zone  disagiate  della  Sicilia
  funzionerà meglio oppure no.
   Ultima  considerazione  che  è la terza.  Onorevoli  colleghi,  mi
  rivolgo  principalmente ai colleghi avvocati non ai  colleghi  come
  soggetti  fruenti  della giustizia, c'è un po'  ovunque  nei  paesi
  civile  la  tendenza  a decentrare i grossi presidi  di  giustizia,
  partendo  dal presupposto che funzionano meglio tribunali di  medie
  dimensioni  che  non  mega  tribunali  dove  dalla  logistica   più
  semplice, cioè l'accesso della utenza, perché poi la giustizia deve
  avere  come  punto  di riferimento l'utente, il  cittadino  che  si
  rivolge  alla  giustizia  dove è difficile  anche  la  facoltà  più
  semplice  che  è quella del posteggio, seguire le cause,  l'accesso
  alle  cancellerie, anche la mega struttura per come  è  organizzata
  che  rende lontana l'applicazione della giustizia. Allora,  c'è  la
  tendenza europea di svilire le grosse concentrazioni di giustizia a
  favore dei presidi medio-piccoli di giustizia.
   Stiamo   assistendo   ad  un  itinerario  che  porta   esattamente
  all'opposto di quello che è la tendenza. La Sicilia, per esperienza
  specifica nel settore, ha un solo mezzo per bloccare queste manovre
  che è il peso politico della classe politica, scusando il bisticcio
  di  parole,  della  Sicilia  e  dei rappresentanti  della  Sicilia.
  Soltanto  con  il peso politico della Sicilia si potranno  bloccare
  manovre  di  questo  genere. E quindi,  se  occorre  un  tavolo  di
  concertazione, un tavolo tecnico, un incontro con il Ministro della
  Giustizia ben venga. Ha ragione il collega, onorevole Speziale,  su
  questa  proposta,  così  come  la mozione,  nel  suo  complesso,  è
  articolata, fotografando la situazione complicata che si è venuta a
  creare in Sicilia e ancor più premessa di una situazione ancor  più
  complicata perché l'obiettivo è ridurre le Corti d'Appello.
   Mi  auguro che nel contesto della discussione possano anche essere
  d'aiuto  queste brevi annotazioni che ho rassegnato  all'Aula,  per
  quello che riguarda i deputati del PID perfettamente pronti ad ogni
  tipo  di  intervento e di presenza per bloccare una manovra  che  è
  deleteria  oggi ed è premonitrice di fatti ancor più  deleteri  per
  l'amministrazione della giustizia in Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Assessore, abbiamo ascoltato poco fa la magistrale introduzione che
  ha  tenuto l'onorevole Ardizzone. Dopo che ha parlato lui credo che
  potremmo  anche esimerci dal continuare sull'argomento, ma  siccome
  la  mozione riguarda tutte le province, perché in tutte le province
  abbiamo  casi  come  quello di Mistretta ed in  tutte  le  province
  abbiamo situazioni assurde, è importante che, ancora una volta, per
  qualche minuto questa Assemblea possa ragionare su questa vicenda.
   Tutti i colleghi che mi hanno preceduto ricordavano un po' che  il
  13 agosto 2011 era stato presentato questo decreto legge per quanto
  riguarda la stabilizzazione finanziaria dello sviluppo, che è stato
  poi convertito in legge con la legge 14 settembre 2011, n. 148.
   In  quella  legge  venivano stabiliti una  serie  di  criteri  che
  miravano  a  due  cose: alla riduzione dei costi  e  ad  avere  una
  efficienza   maggiore  per  quanto  riguarda  l'operatività   della
  giustizia.
   Ad  oggi, per essere chiari, tranne l'annuncio che ha fatto     Il
  Sole  24  Ore ,  l'Ufficio, il Dipartimento  che  sta  cercando  di
  rendere  attuabile ed attuativa la legge ancora non  ha  presentato
  una proposta al Ministro. Di conseguenza, i primi due punti fissati
  e  chiesti  dall'onorevole Ardizzone, a cui  io  come  tanti  altri
  abbiamo  apposto  la  firma, cioè quella di rivendicare  con  forza
  l'avvio  di  un  tavolo di confronto sulla materia con  il  Governo
  nazionale  sono  quanto più attuali possibili. Cioè,  ad  oggi,  il
  Dipartimento  non  ha  ancora presentato al  Ministro  la  proposta
  finale.
   E  questa proposta, però, per essere chiari, non solo si allontana
  dalla legge approvata in Parlamento, ma addirittura, anziché tenere
  in  considerazione le istituzioni locali, tenere in  considerazione
  una serie di difficoltà legate al fatto che si vorrebbe concentrare
  in  una  unica sede tutta l'amministrazione della giustizia, questo
  provvedimento che gli uffici stanno predisponendo va al di là delle
  restrizioni previste dalla legge.
   Ad  esempio, io non conosco le altre realtà, ma così come  i  miei
  colleghi  hanno parlato della loro provincia, anch'io  mi sento  in
  dovere ed in diritto di parlare della mia.
   Noi  a  Siracusa  avevamo quattro sezioni: la  sezione  principale
  quella del Tribunale di Siracusa, una ad Augusta, una a Lentini  ed
  una ad Avola.
   Ci  rendiamo  conto  che  non era possibile  mantenere  quella  di
  Lentini e di Augusta, tant'è vero che correttamente l'ordine  degli
  avvocati,  l'avvocato  Maira  non  ha  assolutamente  sollevato  il
  problema  per queste due  realtà, ma per quanto riguarda  Avola  ci
  troviamo  esattamente nelle condizioni che la sezione di  Avola  ha
  tutti  i  requisiti  previsti dalla legge per essere  mantenuta  e,
  nonostante  abbia  questi requisiti, il Ministero,  gli  uffici  in
  questo  caso,   hanno  pensato di sopprimerla, con  una  situazione
  difficilissima, lo diceva poco fa l'onorevole Formica, lo ha  detto
  in   maniera   molto  chiara,  voi  immaginatevi   cosa   significa
  concentrare in un unico tribunale quello che oggi viene  svolto  in
  quattro sezioni.
   Già quello di Siracusa, ad esempio, è affollatissimo, non è più in
  grado  di  sopportare ulteriori carichi di lavoro  e  si  pensa  di
  chiudere  Avola  dove l'edificio è di proprietà  del  Comune,  è  a
  norma,  è  costruito secondo le norme antisismiche,  il  Comune  ha
  fatto  sapere di voler continuare a farsi carico delle spese  e  in
  più ha tre giudici onorari e tre regolari e a questo si aggiunge il
  fatto  che ha un carico di lavoro nell'ultimo quinquennio  di  2500
  cause che sono state discusse e risolte.
   Ecco il motivo per il quale anch'io, così come hanno fatto tutti i
  colleghi,   riteniamo  che  la  mozione  presentata  dall'onorevole
  Ardizzone  sia  rispondente a quelle che sono  le  necessità  della
  giustizia in Sicilia. Non è possibile allontanare ulteriormente  il
  cittadino  dal luogo dove chiede giustizia, altrimenti  diventa  un
  dramma, altrimenti diventa una mancanza di risposta, violando tutta
  una  serie  di  articoli  della Costituzione  che  sono  stati  qui
  ampiamente enunciati da parte dei presentatori della mozione.
   Per  questo motivo mi ero anche permesso di presentare una mozione
  che  riguarda,  appunto,  la  sezione  staccata  del  Tribunale  di
  Siracusa,  sezione di Avola, proprio perché, così  come  quello  di
  Mistretta,  è  una  situazione che va  attenzionata,  anche  perché
  stiamo parlando di un territorio dove vi è una diffusa presenza del
  fenomeno mafioso e di criminalità organizzata.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   onorevole
  Assessore,  desidero confermare, avendo sottoscritto la  mozione  a
  firma Ardizzone, la volontà forte mia e del Gruppo parlamentare  al
  quale  mi  onoro  di appartenere, di sostenere e quindi  di  votare
  favorevolmente a questa mozione.
   Ma   questo  mio  intervento  non  vuole  tornare  a  ripercorrere
  argomenti  che  sono  stati già brillantemente  dedotti  da  chi  è
  intervenuto prima di me, vuole soltanto avere due scopi ben precisi
  che verranno rassegnati assai brevemente.

                 Presidenza del Vicepresidente Formica

   CORDARO.  Il  primo. La preoccupazione di un deputato palermitano.
  La  riduzione  degli uffici giudiziari potrebbe comportare  in  una
  provincia  come quella di Palermo, la chiusura di uffici giudiziari
  in luoghi come quelli di Bagheria, di Partinico, di Corleone.
   Faccio questi tre esempi perché sono esempi emblematici di come in
  una  terra nella quale la lotta alla mafia si fa con atti concreti,
  ma  si  fa anche e soprattutto con segnali che debbono venire dallo
  Stato,  sguarnire  territori nei quali  tanto,  grazie  alle  forze
  dell'ordine,  alla  magistratura e alla buona politica,  si  è  già
  fatto,  ma  territori nei quali fino a qualche tempo fa, e  auspico
  non  sarà così per il futuro, la presenza della mafia era forte  ed
  ingombrante,  significa dare un segnale opposto a  quello  che  una
  classe  dirigente, quale quella attuale, nazionale  soprattutto  ma
  anche regionale, deve dare.
   Mi  rendo  ben  conto che le direzioni distrettuali antimafia  non
  vengono  toccate,  ci  mancherebbe, ma mi  rendo  anche  conto  che
  sguarnire presidi nei luoghi ai quali ho fatto riferimento,  credo,
  provochi per le istituzioni che se ne renderanno artefici  un  vero
  disdoro.
   Così  come mi pare - ed è il secondo punto che brevemente affronto
  -  davvero  paradossale  stabilire  dei  principi  e  produrre  una
  sedicente riforma che, di fatto, li mortifica o li contraddice.
   Si  parla  in  Italia,  ed  è stato un  tema  di  dibattito  quasi
  quotidiano, di lentezza nella definizione dei procedimenti penali e
  soprattutto   civili.  Ecco,  la  soluzione  è  ridurre   le   sedi
  giudiziarie.     E'     paradossale,    lascio     all'intelligenza
  dell'Assessore,  che chioserà i nostri interventi e  concluderà  la
  discussione, fare una valutazione su questo punto.
   Si parla di criteri di economicità, come se la giustizia, la buona
  giustizia  e  i presidi di legalità potessero essere legati  ad  un
  fatto economico.
   Io  mi  rendo  conto che stiamo vivendo un tempo drammatico,  però
  attenzione  perché  eliminare i presidi di legalità  in  una  terra
  complessa  come quella siciliana significa, ancora una  volta,  non
  svolgere   un   buon  servizio  per  la  comunità  che   intendiamo
  rappresentare.
   Ed  ancora, io credo che la possibilità di una deroga ci sia e  se
  non  debba  esserci per la Sicilia non vedo per quale  altra  terra
  possa esserci.
   Ed    allora,   io   condivido   pienamente   l'aspetto   trattato
  dall'onorevole Mairia, dal  Presidente del mio Gruppo,  abbiamo  la
  necessità  di  porre  con forza e con prestigio  della  Istituzione
  Governo  regionale  un  tema,  che diventa  un  tema  assolutamente
  fondamentale per dimostrare che vogliamo e che possiamo essere  una
  classe  dirigente  all'altezza delle  prerogative  che  ci  vengono
  assegnate dai cittadini ma, soprattutto, all'altezza delle esigenze
  che  l'attualità  sociale, politica e giudiziaria  prevede  per  la
  nostra terra.
   E   quindi,  concludendo,  anche  in  considerazione  delle  leggi
  importanti  che anche sul versante dell'antimafia questa  Assemblea
  regionale  ha saputo produrre a cominciare dalla legge  n.  15  del
  2008  di  contrasto alla criminalità organizzata, io credo che  sia
  davvero importante, fondamentale ed unificante in un momento in cui
  l'antipolitica la fa da sovrana. Dobbiamo trovare, e questo sia  un
  tema,  temi  come questo per essere tutti uniti ma il Governo  deve
  essere  altrettanto in grado di rappresentarci e  di  rappresentare
  istanze giuste.
   Per  queste ragioni voterò la mozione dell'onorevole Ardizzone  ed
  ho anche apposto la firma.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

   LACCOTO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,    intervengo
  brevemente  anche  perché  mi  sono permesso  di  sottoscrivere  la
  mozione  dell'onorevole  Ardizzone,  che  condivido,  però   vorrei
  evidenziare  alcuni  aspetti. Naturalmente, la mozione  non  poteva
  essere che un'ammonizione generale  per tutta la Sicilia, perché  è
  chiaro che deve essere condivisa da tutti.
   C'è  un problema, ed è un problema serio: le deroghe per tutta  la
  Sicilia  non le daranno e, quindi, bisognerà pur evidenziare  quali
  sono quei posti dove effettivamente c'è necessità di una deroga.
     Io  penso  che,  al  di  là della volontà unanime  già  espressa
  dall'Aula,  ci  sia bisogno, signor Presidente, Assessore,  di  una
  iniziativa  forte, così come diceva il presidente della Commissione
  Antimafia,  per  poter fare un incontro immediato con  il  Ministro
  della Giustizia, altrimenti noi resteremo inascoltati e isolati. Mi
  permetto di fare alcune considerazioni.
   In  generale,  vi  sono quei comuni che sono  disposti  a  dare  i
  locali,  così  come  è  stato detto, a non farne  gravare  il  peso
  economico  sul  Ministero di Grazia e Giustizia e  questo  potrebbe
  essere  un  motivo  di  concertazione fra l'Assemblea,  il  Governo
  regionale  e  gli  Enti  locali, che già hanno  manifestato  questa
  disponibilità a poterlo fare pur di non vedere chiuso, soppresso un
  tribunale che, molte volte, rappresenta  un fatto non solo sociale,
  un  fatto di giustizia, ma anche un riferimento per quanto riguarda
  alcune situazioni.
   Io mi sono permesso di presentare un ordine del giorno riguardante
  i due tribunali di Mistretta, la sezione staccata, non per un fatto
  anche  territoriale ma per evidenziare che nella nostra  situazione
  abbiamo  scoperto  tutta la zona più importante  per  alcuni  fatti
  avvenuti  nel  passato, che è la zona dei Nebrodi. Ci  troviamo  da
  Patti  a Cefalù senza la possibilità di avere un tribunale e quindi
  di  guardare  con  attenzione  alcuni fatti  specifici  del  nostro
  territorio.
   Allora, io dico che, condividendo appieno quelle che sono state le
  motivazioni, bisogna intraprendere un'iniziativa oltre  la  mozione
  che vada, attraverso un incontro immediato preso con il Ministro, a
  rappresentare  alcune  specificità del  territorio  della  Sicilia,
  perché  sono specificità non solo territoriali, ma tipiche  di  una
  zona che è stata sempre guardata dal Nord, ma anche dal mondo, come
  una zona mafiosa.
   Noi  diciamo:  se  ci  guardate in  queste  condizioni  e  noi  vi
  chiediamo di avere invece maggiore attenzione a quelli che  sono  i
  problemi  della  giustizia,  non  potete  farlo  chiudendo  diversi
  tribunali  della  nostra terra, che possono  essere  anche  piccoli
  tribunali, ma rappresentano sicuramente un'entità da difendere come
  simbolo della presenza dello Stato nella nostra Regione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   onorevole
  Assessore,  credo che il tema della riorganizzazione  degli  uffici
  giudiziari  sia assolutamente attuale e preoccupante  non  soltanto
  per gli addetti ai lavori, per gli avvocati e i giudici, ma anche e
  soprattutto per i cittadini.
   E  se  stasera questo tema arriva anche in quest'Aula è perché  ci
  rendiamo  e ci stiamo rendendo tutti conti della ricaduta  negativa
  che  questa  riorganizzazione, che quella che dovrebbe  essere  una
  riforma, forse non apporterà alcunché di bene, ma avrebbe  o  avrà,
  nel   caso   in  cui  la  stessa  venisse  attuata,  una   ricaduta
  assolutamente negativa per il territorio.
   Qua  in  un colpo solo - l'ha detto chi mi ha preceduto  -  stiamo
  annullando, stiamo sopprimendo circa 950 uffici giudiziari in tutta
  Italia.  Stiamo sopprimendo oltre 640 uffici del giudice  di  pace,
  oltre  220 sezioni distaccate e quindi ben 37 tribunali minori.  E'
  una  riorganizzazione che chiaramente sconta,  se  vogliamo,  anche
  quella che può essere considerata oggi una volontà di risparmio. Ma
  non sempre il risparmio coincide con la celerità, con l'efficienza,
  con  la funzionalità dei servizi e, in questo caso, quando parliamo
  di giustizia è ancora peggio.
   Ed  allora  io  credo che stasera non si può non  accedere  e  non
  aderire  agli  ordini del giorno presentati dai colleghi  onorevole
  Ardizzone,  prima  di  tutto,  e  poi  gli  onorevoli   Laccoto   e
  Vinciullo.
   Mi  sono  permesso di presentare stasera un ulteriore  ordine  del
  giorno  che  specificatamente si rivolge al  Governo  nazionale  in
  questa nuova Commissione tecnica che si riunirà.
   C'è  stato  già  un  tavolo tecnico, c'era  stata  già  una  prima
  riorganizzazione  che  vede la falcidia,  la  riorganizzazione,  la
  riduzione,  il  ridimensionamento e, cosa ancora  più  notevole,  è
  stato  ridotto soprattutto per quanto riguarda i tribunali  minori.
  In  un primo momento si parlava in tutta Italia di ben 56 tribunali
  minori  da  sopprimere, tra cui ad esempio  c'era  Gela.  Oggi,  il
  tribunale  di  Gela è stato depennato, così come  tanti  altri;  ma
  rimangono   in  Sicilia  altri  6  tribunali,  quale   ad   esempio
  specificatamente Caltagirone, ma è stato detto Mistretta,  è  stato
  detto  Modica  e  sappiamo  anche di Sciacca,  Marsala  e  Nicosia;
  tribunali,   ciascuno  dei  quali  per  la  specificità,   per   la
  peculiarità,  per il carico di lavoro rappresentano  un'avanguardia
  della giustizia, al diritto alla giustizia.
   Io  non  sto  a  dire  ed  a  ripetere quello  che  questi  Uffici
  giudiziari  comportano  e quello che rappresentano  in  termini  di
  giustizia e di erogazioni in senso lato di questo servizio, sebbene
  la giustizia non sia un servizio.
   Però,   oggi,   specificatamente   parlando   del   tribunale   di
  Caltagirone,  vorrei  rappresentare a  quest'Aula  che  non  stiamo
  facendo  una  battaglia  campanilistica  o  provinciale  e  che  il
  tribunale  di  Caltagirone,  che è il primo  tribunale  minore  tra
  questi  sei, serve un territorio che rappresenta circa  il  38  per
  cento  dell'intero territorio provinciale di Catania e  in  più  ha
  anche competenza su Niscemi; un'ampia parte del nisseno, quindi.
   Allora, il problema non è più soltanto di Caltagirone  - l'abbiamo
  detto,  non  voglio fare una battaglia campanilistica -  ma  questa
  nuova Commissione dovrebbe capire - domenica scorsa, vi è stato  un
  articolo  su  Il Sole 24 Ore , giustamente e opportunamente  citato
  dall'onorevole  Vinciullo, che rappresentava  la  mappa  chiara  di
  quali  sarebbero gli Uffici giudiziari da sopprimere - qua verranno
  meno i distretti di Corte d'Appello, presidente Formica; verrà meno
  l'impalcatura  giudiziaria;  verrà  meno  anche  l'efficienza   del
  servizio  e  l'efficienza, se vogliamo, anche della  giustizia.  Ci
  sono  carichi  e carichi di lavoro al tribunale di Catania  e  così
  come  ha  detto  anche l'onorevole Cordaro, poco fa,  nella  doppia
  veste  di  avvocato e di collega parlamentare, così come  anche  lo
  stesso  Tribunale e la stessa Corte d'Appello di Palermo, ma  anche
  gli   altri  distretti  di  Corte  d'Appello  ne  pagherebbero   le
  conseguenze.
   In questo senso, allora, se vogliamo, credo che questo Parlamento,
  giustamente,  non può non farsi parte diligente presso  il  Governo
  nazionale per rivedere innanzitutto questa riorganizzazione  e  per
  chiedere,  altresì,  che il piano di riforma e di  riorganizzazione
  degli  Uffici giudiziari sia attuato gradatamente. Non possiamo,  e
  concludo, cancellare di colpo circa 950 Uffici giudiziari,  sarebbe
  un danno a cui non dobbiamo e non possiamo andare incontro, che non
  potremo sopportare.
   Pertanto  è  giusto  che  si faccia un unico  ordine  del  giorno,
  un'unica,  se  vogliamo,  presa d'atto per  fare  voti  al  Governo
  nazionale  affinché riveda tale riorganizzazione e che quest'ultima
  non  abbia - è una speranza e un auspicio insieme - un impatto così
  grave  come quello che attualmente avrà non soltanto in Sicilia  ma
  nell'intero Paese Italia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  nell'aderire
  complessivamente agli ordini del giorno che sono stati  presentati,
  tuttavia,  mi  sento di raccogliere l'ultimo invito  dell'onorevole
  Falcone  perché  in realtà penso che vada difeso un principio,  non
  vadano  difese le singole realtà e i singoli presidi di cui  stiamo
  parlando;  vanno difese intanto le Corti d'Appello e, insieme  alle
  Corti  d'Appello,  va  difeso un modello di  presenza  diffuso  nel
  territorio che per la verità è stato abbondantemente sentito  sulle
  proprie  carni dalle popolazioni che rischiano di avere   scippate
  queste presenze così importanti di presidio della giustizia e della
  legalità.
   Vorrei  ricordare che, non più tardi di circa un  mese, un mese  e
  mezzo  fa,  quasi 5.000-6.000 persone, un intero paese, a  Nicosia,
  con  a  capo il suo sindaco, le municipalità, i parlamentari, hanno
  difeso la presenza del loro tribunale.
   Ma  qui  hanno  ragione  i  colleghi quando  pongono  un  problema
  complessivo  che ripongo anch'io. Vedete, onorevoli  colleghi,  c'è
  questo andazzo in Italia, quello di aggregare per risparmiare ed  è
  anche vero che aggregare per risparmiare significa talora innalzare
  i  livelli  di qualità dei servizi ma, quando parliamo  di  sanità,
  quando parliamo di aggregazione di enti produttivi, quando parliamo
  di  aggregare  servizi che non afferiscono ai bisogni  primari  dei
  cittadini,  ritengo -  ma non è facile capire che  è  vero  -  che,
  quando  parliamo  di  legalità  e  quando  parliamo  di  giustizia,
  aggregare non significa sicuramente risparmiare ma, se di risparmio
  si  parla, si parla di risparmio sulla pelle della gente; aggregare
  per  risparmiare  lo  si  deve fare in tutto  ciò  che  i  processi
  ripetitivi  determinano una migliore qualità dell'efficienza  delle
  azioni ripetute.
   In  verità,  quando  parliamo di legalità, quello  che  occorre  è
  un'attenta  parcellizzazione  del servizio  nel  territorio,  avere
  anche  da un punto di vista sia simbolico che operativo, come dire,
  la  presenza delle persone addette a dare queste risposte  primarie
  ai cittadini.
   Penso  alle  aree dei Nebrodi, penso a Nicosia, penso a Mistretta,
  penso  alle  difficoltà  orografiche del  nostro  territorio  e  al
  disagio dei cittadini per questo importante servizio.
   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi,  voglio  porvi  un  altro
  problema.  In questo momento sono in pericolo anche le  prefetture;
  in questo momento ci vogliono togliere le prefetture in Sicilia; in
  questo  momento ci vogliono togliere le questure. Ed io  penso  che
  questo   monito  da  parte  di  questo  Parlamento   debba   essere
  assolutamente  unanime e, a mio giudizio, dobbiamo stabilire  anche
  le  modalità  con cui dobbiamo porgere all'attenzione  del  Governo
  nazionale un allarme vero dell'intero Parlamento,.
   Penso, onorevole Assessore, che la prima cosa che dobbiamo fare  è
  porre  il  tema  immediatamente in sede di Affari  istituzionale  e
  nella Conferenza Stato-Regione, che ci consente, insieme alle altre
  Regioni, di porre questa problematica.
   Secondo:   onorevole  Presidente,  occorre  fare  una  delegazione
  parlamentare  e  non soltanto del Governo in cui ci  sia  anche  la
  presenza del Presidente della Commissione Antimafia; occorre che ci
  sia  una  presenza  condivisa e ragionata perché,  se  è  vero  che
  qualcuno  pensa che diminuire i costi, ammesso che in  questo  caso
  diminuiscano,  significa salvare questo Paese,  sicuramente  non  è
  questo il caso nel quale il Paese sarà salvato.
   E,  allora,  appongo la mia firma e, tuttavia,  penso  che  vadano
  difesi  tutti i presidi, le prefetture, le questure, i presìdi  dei
  tribunati   che   in  questa  Sicilia  rappresentano   un   momento
  fondamentale  per sconfiggere gli aspetti malavitosi,  criminali  e
  mafiosi che, purtroppo, si annidano ancora nel nostro territorio.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   solo   per
  sottolineare  la  mozione presentata dal collega  Ardizzone  e  che
  abbiamo  sottoscritto sostanzialmente tutti i  parlamentari  e  per
  ribadire  la  necessità,  come  suggerisce  la  mozione,  come   ha
  sottolineato l'onorevole Speziale nel suo intervento,  di  chiedere
  al   Governo  nazionale  in  tempi  rapidissimi,  quindi  con   una
  sollecitazione   al Presidente Lombardo ma anche con  un'iniziativa
  autonoma dell'Assemblea, una deroga per la situazione siciliana che
  al  di  là  degli specifici problemi che si pongono  nelle  diverse
  aree, per il messinese sicuramente Mistretta ma anche qualche  sede
  distaccata  che rischia di chiudere come quella di Trappitello  per
  quanto riguarda la zona ionica  della provincia di Messina, al fine
  di procedere non ad un taglio, come si sta profilando purtroppo per
  una  delega a suo tempo data dal Governo dell'epoca e dal  Ministro
  del Tesoro Tremonti che scaturiva da una richiesta di riduzione dei
  costi tutti da dimostrare, peraltro, queste possibili soluzioni  ma
  piuttosto  per  ragionare  in termini  di  razionalizzazione  e  di
  efficienza  del servizio giustizia, tema che sicuramente  esiste  e
  probabilmente ha un rilievo anche in una Regione come la  nostra  e
  che  i cittadini capirebbero sicuramente, ma non in termini di pura
  e semplice riduzione dei costi perché questo ha il senso di rendere
  meno   efficienze  il  servizio  di  giustizia  e  addirittura   di
  sopprimere i presidi giudiziari e di legalità in zone significative
  di  una  Regione come la nostra che purtroppo è ad alta densità  di
  criminalità organizzata  e questo purtroppo avviene in larga  parte
  dell'intera Sicilia.
   Proprio  per  questo  penso sia giusto che da parte  del  ministro
  competente  e  del  Governo  nazionale si  tenga  conto  di  questa
  specificità  siciliana  e  si accantonino temporaneamente  i  tagli
  previsti in Sicilia e si faccia una discussione, un confronto  vero
  per rendere il servizio di giustizia più efficiente e procedere  ad
  una  vera e propria razionalizzazione a favore degli interessi  dei
  cittadini.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Ammatuna.  Ne  ha
  facoltà.

   AMMATUNA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,   condivido  la
  mozione  che ha come primo firmatario l'onorevole Ardizzone  perché
  oggi  trattiamo un problema che ha una grandissima attualità e  una
  grandissima importanza.
   Veda,  questa legge delega e questo provvedimento che  verrà  alla
  luce  prima  del 14  settembre è molto grave, molto grave  per  dei
  motivi  di forma e di sostanza: per motivi di forma, come sono  già
  stati  illustrati  perché  si  viola l'articolo  23  dello  Statuto
  siciliano  che  è una legge di rango costituzionale  in  quanto  il
  Presidente  della Regione deve essere consultato  prima  che  venga
  approvato un provvedimento simile, ma anche perché già l'Avvocatura
  ha   preannunciato  un   ricorso  alla  Corte  Costituzionale   per
  violazione  dell'articolo 3 della Costituzione e  dell'articolo  24
  della  Costituzione  stessa in quanto i cittadini  non  si  mettono
  nelle  condizioni  di  potere essere tutti uguali  di  fronte  alla
  legge.
   Ma  anche per motivi di sostanza: noi siamo la Regione più  a  sud
  d'Italia,  una  Regione  che ha vissuto momenti  difficili  e  vive
  momenti   difficili  che  riguardano  la  lotta  per  la   malavita
  organizzata e quindi non esercitare una deroga nei confronti  della
  Sicilia   lo  ritengo  un   segnale  allarmante  verso  tutti  quei
  cittadini  onesti,  verso  tutte  quelle  forze  dell'ordine,   dei
  giudici, dei magistrati, procuratori che giorno dopo giorno lottano
  per ristabilire la legalità nel nostro territorio.
   E  siccome noi siamo anche espressione del territorio stesso -  io
  provengo  da  una zona forse la più marginale, la più  lontana  dal
  capoluogo di Regione in Sicilia -, io sono di Pozzallo, sono vicino
  a  Modica, un tribunale quello di Modica che, forse, non so se è il
  più  antico,  ma fra i più antichi della Sicilia e che si  vorrebbe
  cancellare con un colpo di spugna con questa legge delega.
   Il  Tribunale  di  Modica  fu  istituito  e  fondato  nel  1361  e
  soprattutto in un territorio che rischia di essere ancora una volta
  più  marginalizzato non solo per quanto riguarda le infrastrutture;
  noi sappiamo che la provincia di Ragusa è l'unica provincia che  ha
  non un metro di autostrada.
   Abbandonare, quindi, a se stessa cancellando questo   presidio  di
  legalità che è il tribunale di Modica a me pare che sia un fatto di
  gravità  inaudita  anche perché - e arrivo alla  conclusione  -  il
  tribunale  di  Modica  ha  una bellissima  struttura,  un  edificio
  permanente moderno che è stato inaugurato qualche anno  fa,  ha  un
  indice di efficienza fra i più alti in Italia, se non forse il  più
  alto;  basti pensare che tutti i procedimenti civili e penali hanno
  un indice di prescrizione del 3 per cento, quando in tutta Italia è
  del 10 per cento.
   Condivido,   quindi,   la   proposta   che   è   stata   formulata
  dall'onorevole  Speziale di fare in modo che anche una  delegazione
  di  questo  Parlamento si possa recare dal Ministro e rappresentare
  la eccezionalità della situazione che abbiamo in Sicilia.
   L'ultima cosa, però, che volevo dire è questa: penso che a  questo
  incontro  dobbiamo andarci con una sorta di preparazione;  dobbiamo
  capire; dobbiamo comprendere cosa dobbiamo chiedere al Ministro. Vi
  sono dei paletti che sono abbastanza rigidi. Penso che faremmo  una
  cosa  produttiva  per  la  nostra  Isola  e  per  salvaguardare  il
  Tribunale,  le  sedi  staccate  del  tribunale  stesso,   se   come
  Parlamento avessimo una proposta nostra.
   Grazie,  quindi, di avermi concesso questo intervento.  Sottolineo
  ancora una volta che  apporrò la mia firma alla mozione che è stata
  presentata.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  i seguenti ordini del giorno:

   numero  711   Riorganizzazione della distribuzione sul  territorio
  nazionale degli uffici giudiziari, legge 14 settembre 2011 n.  148,
  di  conversione,  con modificazioni, del decreto-legge,  13  agosto
  2011,  n.  138  -  Mantenimento  Tribunale  di  Mistretta  e   sede
  distaccata   di   S.Agata  Militello  del  Tribunale   di   Patti ,
  dell'onorevole Laccoto;

   numero  712   Iniziative  per impedire la chiusura  della  sezione
  distaccata  di  Avola  del  Tribunale di  Siracusa,  dell'onorevole
  Vinciullo;

   numero   713   Chiusura  del  Tribunale  di  Caltagirone  (CT)   -
  Iniziative a livello centrale , dell'onorevole Falcone .
   Considerato  che la mozione ricomprende un po' tutti  i  temi  che
  riguardano l'intero territorio della Regione Siciliana, la proposta
  della  Presidenza sarebbe quella di tenere conto degli  ordini  del
  giorno presentati nel resoconto che si invierà al Governo nazionale
  assieme  alla mozione. Se, infatti, andiamo a leggere  la  mozione,
  non  parla  di un tribunale specifico ma enumera tutti i  tribunali
  presenti nel territorio siciliano.
   Noi, per tenere conto delle specificità rappresentate dagli ordini
  del  giorno  che i colleghi hanno presentato, potremmo allegare  il
  resoconto degli interventi  che poi di riflesso hanno provocato  la
  presentazione degli ordini del giorno.
   Se siete d'accordo, la Presidenza procederebbe così.
   Pongo in votazione la mozione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   I tre ordini del giorno sono, pertanto, assorbiti.

   VINCIULLO.  Il  Governo, quindi, accoglie, gli ordini  del  giorno
  come raccomandazione

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo  intervenire
  anche  prima del voto per dichiararmi totalmente d'accordo  con  le
  motivazioni  che stanno alla base della finalità per  cui  è  stata
  presentata  la mozione, sia per le finalità contenute  nel  dettato
  della  mozione  stessa  sia per le ulteriori motivazioni  che  sono
  state rappresentate dai singoli interventi dei deputati.
   La  considerazione è nata spontanea nel dibattito:  è  chiaro  che
  un'unica mozione da molta più forza perché se è vero - ed è vero  -
  che  il Governo si dichiara assolutamente disponibile d'intesa  con
  la  Presidenza dell'Assemblea e d'intesa con la rappresentanza  dei
  gruppi parlamentari di provocare questo tavolo di confronto con  il
  Governo  nazionale, è chiaro che a questo tavolo  ci  si  siede  in
  maniera  più  forte  se  la  proposta è unitaria.  Se  andiamo  nel
  dettaglio,    infatti,   ci   sono   motivazioni   che   sostengono
  l'impedimento della chiusura di tutti i tribunali per cui è chiesta
  la  chiusura. Più è unitaria la posizione di questa delegazione che
  dovrà   confrontarsi  col  Governo,  più  possibilità  di  ottenere
  risultati sicuramente riusciremo ad avere.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a  mercoledì,
  13 giugno 2012, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  - Comunicazioni

  II  -  Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del
  Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanze della
  rubrica:  Risorse agricole e alimentari  (V. allegato)
  III  - Svolgimento, ai sensi dell'art. 159, comma 3, del
  Regolamento interno, di interrogazioni e di interpellanze della
  rubrica:  Salute  (V. allegato)
  IV  - Discussione dei disegni di legge:
    1)  -   Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
         Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della Regione
         recante 'Modifiche all'articolo 17, commi 10, 11 e 12 del decreto
         legge 1 luglio 2009, convertito con legge 3 agosto 2009, n. 102 ed
         all'articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito
         con legge 30 luglio 2010, n. 122.  (n. 922/A)
             Relatore: on. Lentini

    2)  - Norme in materia di entrata. Finanziamento di leggi di spesa.
         (n. 900/A) (Seguito)
             Relatore: on. Galvagno

                   La seduta è tolta alle ore 19.51

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei Resoconti
                            alle ore 21.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli