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Resoconto d'Aula della Seduta n. 367 di venerdì 20 luglio 2012
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art 127) sono effettuate mediante  procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  gli  onorevoli  Scammacca,   Beninati,
  Mattarella e Vinciullo sono in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   - Riapertura termini per pagamento condono edilizio.(n. 941)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Vinciullo ed
  altri in data 19 luglio 2012.

   - Norma in materia di certificazione delle competenze acquisite in
  apprendistato ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo  14-
  09-2011, n. 167. (n. 942)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Lentini  in
  data 19 luglio 2012.

   - Norme relative agli I.A.C.P..(n. 943)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Vinciullo ed
  altri in data 19 luglio 2012.

   -  Provvedimenti  urgenti  nel settore dell'edilizia  popolare.(n.
  944)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Vinciullo ed
  altri in data 19 luglio 2012.

                     Comunicazione di parere reso

   PRESIDENTE.  Comunico  che è stato reso il seguente  parere  dalla
  Commissione:

                   SERVIZI SOCIALI E SANITARI' (VI):

   -  Legge 15 febbraio 2010, n. 1  Istituzione delle unità operative
  delle professioni sanitarie e del servizio sociale  definizione dei
  criteri  di  cui  al  comma 2, articolo 2:  Trasmissione  documento
   Criteri per l'istituzione e il funzionamento delle Unità operative
  delle  professioni sanitarie e del servizio sociale  istituite  con
  legge regionale n. 1 del 15 febbraio 2010 . (n. 237/VI).
   reso in data 17 luglio 2012 e inviato in data 19 luglio 2012.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  2733 - Misure urgenti per riaprire i termini di pagamento  del
  condono edilizio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  2734  -  Notizie  sugli  interventi  economici  a  favore  dei
  lavoratori in cassa integrazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Economia
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.  2735  -  Notizie sul decreto dell'Assessore regionale  per  la
  salute del 20 marzo 2012 in tema di medicina dello sport.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Pogliese Salvatore

   N.  2737 - Misure urgenti per riaprire i termini di pagamento  del
  condono edilizio.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio e Ambiente
   - Assessore Economia
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   N.   2738   -  Provvedimenti  urgenti  nel  settore  dell'edilizia
  popolare.
   - Presidente Regione
   - Assessore Infrastrutture e Mobilità
   - Assessore Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro
   Firmatario: Vinciullo Vincenzo

   Avverto  che  le interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   N.   2736   -  Iniziative  conseguenti  alla  soppressione   delle
  Commissioni  provinciali  per la tutela dell'ambiente  e  la  lotta
  contro l'inquinamento.
   - Assessore Territorio e Ambiente
   Firmatario: Ruggirello Paolo

   N. 2739 - Sospensione in autotutela delle delibere emanate a poche
  ore dal suo avvicendamento dall'ex commissario dell'ASP di Messina,
  dr Francesco Poli.
   - Presidente Regione
   - Assessore Salute
   Firmatario: Corona Roberto

   Le  interrogazioni testé annunziate saranno inviate al  Governo  e
  alle competenti Commissioni.

   Comunico  che  è  stata presentata la seguente interrogazione  con
  richiesta di risposta scritta:

   N.  2740  - Notizie sulla composizione della giunta del Comune  di
  Naso (ME).
   - Presidente Regione
   - Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
   Firmatario: Rinaldi Francesco

   Avverto  che  l'interrogazione testé annunziata  sarà  inviata  al
  Governo.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente mozione:

   numero  374  Interventi urgenti presso il Governo nazionale mirati
  ad   ottenere   la  sospensione  dell'applicazione   dell'IMU   sui
  fabbricati rurali o ex rurali in Sicilia , a firma degli  onorevoli
  Cimino,  Bufardeci,  Incardona, Mineo e Scilla,  presentata  il  18
  luglio 2012.

   Avverto  che la mozione testé annunziata sarà demandata,  a  norma
  dell'art.   153  del  Regolamento  interno,  alla  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari per la  determinazione  della
  relativa data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Comunicazioni del Presidente della Regione sullo stato dei conti
                        della Regione siciliana

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, prima di passare  all'esame  del
  secondo  punto  all'ordine del giorno: Discussione del  disegno  di
  legge  numero  908, ha chiesto di potere riferire in Parlamento  il
  Presidente  della  Regione  riguardo allo  stato  dei  conti  della
  Regione.
   Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  loro  sanno  che  martedì  prossimo,  alle  ore   12.00,
  incontrerò  il  Presidente del Consiglio  e  lo  farò  perché  l'ho
  sentito telefonicamente, a seguito del ricevimento di una nota,  di
  una  lettera  da  lui  firmata  nella  quale  si  manifestavano  le
  perplessità  non  solo sue - sono anche nostre,  ovviamente  -,  su
  alcune criticità dei nostri conti che a lui erano stati segnalati.
   Mi  è  stato assicurato, certo non attraverso la stampa o da parti
  politiche  più  o  meno interessate, bensì da rappresentanti  delle
  Istituzioni  che mi sono stati anche segnalati dal  Presidente  del
  Consiglio,  salvo non ricevere dalle stesse riscontri  positivi  in
  ordine a queste note di segnalazione di queste criticità.
   Non  c'è  dubbio  che,  tra  le  altre  cose,  al  Presidente  del
  Consiglio, chiederò copia di questi atti, in maniera tale che -  se
  li avessimo avuti prima, non c'è dubbio, la nostra risposta sarebbe
  stata più puntuale - ma non c'è dubbio che, comunque, l'argomento è
  di  nostra  conoscenza; ne abbiamo parlato per ultimo,  almeno  per
  quanto  riguarda me personalmente perché, in quella occasione,  ero
  presente ma, poi, sia il nostro Ragioniere generale sia l'Assessore
  Armano ne hanno parlato, lo hanno fatto successivamente, quando, un
  mese  fa, abbiamo incontrato l'allora non ancora Ministro  ma  vice
  Ministro Grilli, per dirgli, per riferirgli della situazione  della
  nostra  finanza,  del  nostro bilancio,  dei  nostri  conti,  anche
  perché,  non c'è dubbio che, data l'importanza, il peso,  ma  anche
  l'entità  dei  nostri conti e dei nostri numeri,  un  confronto  lo
  ritenevamo opportuno e abbiamo, sin da allora, auspicato,  proposto
  -  è  già  partito questo lavoro di collaborazione  tra  noi  e  il
  Governo  nazionale  - una collaborazione che, peraltro,  già  altre
  Regioni  meridionali, in maniera particolare, segnalo la  Campania,
  lavoro di collaborazione che hanno già iniziato.
   Per quanto riguarda il nostro bilancio, vi dico cose che conoscete
  meglio  di  me  perchè  l'Assemblea, che ha approvato  il  bilancio
  modificando,  per  come  ha ritenuto, la proposta  che  il  Governo
  avanzava,  il nostro bilancio di previsione è, per quanto  riguarda
  questo  esercizio, di 27 miliardi di euro. E, se  un  confronto  va
  fatto,  un rapporto, una relazione va citata, soprattutto  con  una
  voce    che    viene    criminalizzata    sproporzionatamente     o
  inappropriatamente,  questo rapporto,  questa  relazione  va  fatta
  soprattutto   con  la  voce  stipendi,  salari  e   pensioni   che,
  complessivamente, per quanto riguarda i dipendenti regionali,  pesa
  per  un po' più che un miliardo e mezzo. E, se, poi, facciamo  caso
  che la spesa corrente è, in questo nostro ultimo bilancio, di circa
  15  miliardi,  ci  rendiamo  conto di qual  è  la  relazione  e  il
  rapporto.
   A  proposito di spesa corrente, quella prevista, è di 15 miliardi,
  quella in conto capitale è di 11 miliardi. Anche se sono cifre  che
  conoscete,  perché  è stata l'Assemblea ad approvare  il  bilancio,
  credo  sia  bene ribadirle perché, dalle poche cose che dirò,  che,
  poi, potrò sviluppare, magari in appunti più completi e che esporrò
  al  Presidente  del  Consiglio, dopo di che,  lo  dico  sin  d'ora,
  chiederò di incontrare, subito dopo - lo farò, formalmente, con una
  nota  -  il  Presidente  della Repubblica, oltre  che  chiedere  al
  Presidente  del  Consiglio che convochi il Consiglio  dei  Ministri
  perché,  non soltanto dai numeri, ma da quello che si  è  fatto  in
  questi  anni,  sapete che c'è un articolo dello  Statuto  che,  per
  quanto   riguarda   le   cose  relative  alla  Sicilia,   qualunque
  provvedimento, iniziativa, ma anche iniziativa più importante,  che
  è  quella della conoscenza di quello che accade in una Regione  che
  ha  titolo  a  partecipare al Consiglio dei  Ministri  con  il  suo
  Presidente,  chiederò,  appunto, di fare questi  due  incontri:  il
  primo  con  il  Presidente della Repubblica ed il  secondo  con  il
  Consiglio dei Ministri.
   Questi conti e questi numeri, quindi, 15 miliardi su 27 e qualcosa
  per  quanto riguarda la spesa corrente e 11 per quanto riguarda  il
  conto capitale.
   Per  avere  un'idea del lavoro e dell'impegno che questa Assemblea
  che,  poi,  approva  i  conti  e  approva  il  bilancio,  ma  anche
  l'Amministrazione  che  consente che questi  conti  possano  essere
  approvati  con  dei  numeri precisi, sappiamo bene  che,  a  valori
  deflazionati, rispetto al 2001, la spesa corrente è  scesa  a  11,7
  miliardi  rispetto  ai 15 di allora. Sono 15  miliardi  anche  ora;
  diciamo   che   la   spesa  corrente,  nonostante  gli   incrementi
  fisiologici, come definirli, incomprimibili, legati a  contratti  e
  obbligazioni,  è rimasta a valore nominale la stessa:  15  miliardi
  nel 2001, 15 miliardi nell'ultimo bilancio.
   Se,  però,  si  calcolano questi stessi numeri, si  ricalcolano  a
  valori  deflazionati,  c'è  un calo di 3,1  miliardi  su  quei  15,
  qualcosa come il 20%, mentre, a valori nominali, la spesa, come  vi
  dicevo,  per quanto riguarda la spesa in conto capitale,  questa  è
  passata  da 5,9 miliardi a quegli 11 a valore nominale che, invece,
  scende a 8,3; se si guarda, invece, ai valori deflazionati, come si
  vede;  quindi,  c'è un incremento corrispondente  della  spesa  per
  investimenti.
   Per  quanto  riguarda, poi - vedete -, la tenuta, la sostenibilità
  di  questi nostri conti, che presentano momenti di criticità  e  di
  difficoltà,  nessuno  si può nascondere - figuriamoci  a  che  cosa
  servirebbe,  proprio  a  niente -, se   vogliamo  fare  un  piccolo
  confronto,  per quello che può valere - si è parlato di debiti,  di
  buchi  -  abbiamo  un debito di circa 6 miliardi, del  quale,  poi,
  parleremo  più  dettagliatamente, un po' più avanti,  che,  quindi,
  pesa  per 6 miliardi sul nostro bilancio che, come vi dicevo, è  di
  27 e pesa sul nostro modesto pil regionale che è di 86 miliardi per
  circa il 7 per cento.
   Il  debito  dello  Stato sapete che è del  120  per  cento  perché
  ammonta a circa 2 mila miliardi di euro sui 1550, 1600 miliardi  di
  prodotto interno lordo che riguarda il nostro Stato.
   Un'altra considerazione va fatta perché, se pendiamo dalle  labbra
  o  dai rilievi e dai rating delle varie società che sono deputate a
  farlo  - Moody's, Standard & Poor's e Fitch misurano la tenuta  dei
  nostri  conti, per quanto riguarda la Regione siciliana - apro  una
  piccola  parentesi perché mi è stato fatto notare, poco fa,  ci  si
  sarà  meravigliati, dopo di che, si era parlato di crac, fallimento
  etc.  e,  poi, verso le 20.00 di martedì scorso, un'agenzia  ci  ha
  fatto   sapere   che   la  valutazione  di  ambienti   governativi,
  testualmente, è diversa e che i cosiddetti ambienti governativi  si
  impegnavano  peraltro a renderci, per carità, i signori governatori
  che  parlano  di  elargizioni, atti di generosità o  elemosine  non
  sanno quello che dicono, lo dirò al Presidente di questa Conferenza
  delle  Regioni   alla quale partecipiamo, sedendoci  attorno  a  un
  tavolo,  di  richiamare i nostri colleghi e i suoi  colleghi  a  un
  minimo di serietà in più.
   Qualcuno  mi  ha costretto a qualche precisazione  che  non  avrei
  voluto fare circa le vacanze e il tempo libero, ma anche gli  altri
  penso che abbiano quel minimo di conoscenza per sapere che, oltre a
  essere   la   più  generosa  Regione  italiana  nel  sostenere   le
  popolazioni    toccate  da  catastrofi  come  quella  emiliana;   a
  proposito del terremoto, siamo quelli che hanno dato di più  mentre
  hanno  ricevuto  meno  o  quasi niente per fronteggiare  le  nostre
  emergenze,  da  Giampilieri a San Fratello a Saponara.  E'bene  che
  questi colleghi si astengano dal dire sciocchezze.
   Ebbene,  quella  nota  delle  ore  20.00  fu  preceduta   da   una
  valutazione,  da  una segnalazione proprio da  una  di  queste  tre
  agenzie  di  rating, Fitch, che disse  non è vero, non c'è  rischio
  default ;  se  questo  rischio ci fosse, sarebbe  per  tante  altre
  Regioni prima della Sicilia e, forse, potrebbe toccare non soltanto
  le singole Regioni bensì qualcosa di più serio e di più importante.
   Il  rating che ci riguarda ci mette sullo stesso piano di  Milano,
  Siena  e  Venezia, come comuni e della Liguria, dell'Umbria  e  del
  Veneto come Regioni, mentre  hanno un rating leggermente più  basso
  anche  il Piemonte, oltre che il Lazio, la Campania, la Calabria  e
  il Molise.
   Credo siano dati che, francamente, valga la pena che sappiamo, che
  sappiano i cittadini siciliani e che vengano sottolineate anche per
  la  conoscenza di quanti, numerosissimi, si stanno occupando  della
  storia dei nostri conti.
   A proposito  di questi conti, uno degli argomenti più delicati che
  è  stato  enfatizzato e che, certamente, costituisce una  criticità
  per  quanto  riguarda il bilancio, per quanto  riguarda  la  nostra
  finanza, è quello dei residui attivi.
   E  qua  si  sono letti i numeri i più svariati; si  sono  letti  i
  numeri  di  decine di miliardi, per cui c'è il buco e si  fallisce.
  Certo,  è  una  notevole  criticità ed è una  delle  criticità  che
  abbiamo  affrontato, forse la prima, perché è la più importante  ma
  non è sicuramente la sola  nel confronto con il Governo nazionale.
   I residui attivi sono entrate  accertate, non da noi ma le accerta
  lo  Stato  e  sono  entrate  non riscosse.  Questi  residui  attivi
  ammontavano, al 31 dicembre dell'anno scorso, a circa 15 miliardi.
     Quattordici   miliardi al 31 dicembre 2011. Il  miliardo  e  600
  milioni di residui attivi, che si accumulano successivamente al  31
  dicembre  dell'anno  scorso,  e  cioè  in  questi  sette  mesi   di
  quest'anno,  ammontano a circa 1,6 miliardi di euro  e  si  tratta,
  comunque,  di  entrate  certe,  sulla  cui  certezza  non   possono
  sussistere dubbi.
    Se torniamo ai 14 miliardi, la metà circa di questa cifra, un po'
  di  più,  7,3, sono trasferimenti in conto capitale dello  Stato  o
  dell'Unione  europea  che sono attendibili  comunque,  perché  sono
  vincolati  alla realizzazione delle opere pubbliche. Si  realizzano
  le opere pubbliche, e giungono  quei soldi, per fare un esempio; e,
  comunque, di questi residui attivi per 7,3 miliardi di euro non  si
  può fare conto, non si possono certamente usare per quanto riguarda
  la spesa.
   Ci  sono,  poi,  3,5  miliardi  di entrate  tributarie,  che  sono
  antecedenti  al  2001,  che lo Stato ci  ha  comunicato  in  quanto
  provenienti  da  debiti  di cittadini che avrebbero  dovuto  pagare
  questi 3,5 miliardi.
   Ora,  l'Assemblea,  non  il Governo, ha legiferato  più  volte  su
  questa materia e ha legiferato con una norma, che intervenne  circa
  un  decennio fa, che, in fondo, congelava quelle risorse e  non  le
  rendeva disponibili per qualunque manovra finanziaria.
   Si  intervenne finanziariamente, per la verità, a partire dal 2004
  in  poi;  si  è intervenuto finanziariamente,  e l'ultima  volta  è
  successo  proprio  nel  2011,  perché  nel  2011  si  è  finanziato
  attingendo a questi residui attivi, il credito d'imposta,  per  120
  milioni  di  euro, la sanità, per 195 milioni di euro  e,  poi,  la
  quota,  che purtroppo dobbiamo pagare di più, di quella percentuale
  di  partecipazione al Fondo sanitario che è lievitata - come sapete
  -  e  che è oggetto di contenzioso da parte nostra presso la  Corte
  Costituzionale, dal 42 al 49 per cento,  per altri 245  milioni  di
  euro.
   Fa  complessivamente 2 miliardi di euro, che sono stati  impegnati
  con  leggi dell'Assemblea, che sono state approvate dal Commissario
  dello  Stato e che, con i rilievi che pure vengono mossi,  poi,  in
  sede di rendiconto, sono stati  parificati dalla Corte dei Conti.
   E'  bene  sapere  che  questo, quindi, è il problema  dei  residui
  attivi, gli altri 3 miliardi e mezzo che mancano per arrivare (7,5,
  3,5  e  3,5)  a  quei 14 miliardi, comunque, non comportano  nessun
  problema  perché  sono relativi ai FAS, relativi ad  altre  risorse
  che,  comunque,  anche qua, non sono disponibili e non  sono  state
  utilizzate per nessuna manovra finanziaria.
   Sappiamo  che,  peraltro,  è  stato già  istituito  un  fondo  per
  accantonare risorse, che già vede impegnati 170  milioni di euro da
  mettere  da  parte  perché,  in ogni  caso,  si  possa  arrivare  a
  pareggiare quella spesa dei 2 miliardi.
   Teniamo  presente,  comunque, che si  tratta  di  2  miliardi  che
  vengono  da  accertamenti dello Stato e che,  quindi,  siamo  stati
  autorizzati a definire e a inserire nei nostri bilanci.
   Abbiamo,  poi,  un indebitamento - anche questo ha  fatto  gridare
  allo  scandalo -, ma che chiaramente rientra più nella  fisiologia,
  perché  come sapete l'indebitamento per essere operato deve  essere
  operato entro certi limiti percentuali rispetto a quello che  è  il
  nostro  bilancio e alla capacità che abbiamo di onorare  il  nostro
  debito,  che  ammonta  a circa 6 miliardi di  euro,  dei  quali  un
  miliardo  e  mezzo circa è stato, da questa Assemblea e  da  questo
  governo,   contratto   in   questi  quattro   anni,   un   miliardo
  precedentemente, e poi, con una delibera dovuta, forzata  del  2007
  il  grosso di questo debito, quasi il cinquanta per cento, è  stato
  contratto  per  onorare il piano di rientro della spesa  sanitaria,
  due miliardi seicentoquarantamilioni di euro circa.
   Abbiamo un debito, quindi, di meno di sei miliardi di euro per  il
  quale,  tanto  per essere chiari, noi accantoniamo automaticamente,
  per  ogni euro che entra, quella quota che serve come servizio  del
  debito.  Si mette da parte perché deve  servire' il debito, onorare
  l'impegno che abbiamo preso contraendo il mutuo e viene accantonata
  anche quella parte che riguarda gli stipendi dei regionali.
   Questa situazione e mille altre ragioni, che brevemente vedremo di
  sintetizzare, determinano, invece, al momento, una obiettiva  crisi
  di  liquidità che non riguarda le rate di mutuo, l'ultima  rata  di
  mutuo, mi pare per circa 112 milioni di euro, è stata pagata  il 30
  giugno,  ma siccome non riguarda e non riguarderà gli stipendi,  la
  crisi  di liquidità riguarda, semmai, i nostri creditori e  mandati
  che devono essere onorati.
   Ma  questa  crisi di liquidità è legata, indubbiamente, ad  alcuni
  fatti  che  io  mi  auguro  possano essere  ritenuti  emergenziali,
  possano,  di  fatto, mostrarsi come emergenziali e che possano  poi
  essere  ricondotti ad una fisiologia che non determini la crisi  di
  liquidità.
   Intanto,  c'è una vicenda di mancati trasferimenti da parte  dello
  Stato che, dico ancora, e lo metteremo per iscritto oggi stesso per
  il Presidente della Conferenza, dico ai colleghi governatori non  è
  né  l'elemosina e neppure l'intervento straordinario per  pagare  i
  debiti  dei  siciliani. E' semplicemente il dovuto, quello  che  lo
  Stato  ci  deve  a proposito di Piano di rientro nel settore  della
  sanità,  per il quale mancano all'appello 275 milioni di euro,  che
  per  quanto  riguarda  le anticipazioni del  FAS  ammontano  a  302
  milioni di euro, per quanto riguarda i certificati di pagamenti dei
  fondi  comunitari per 130 milioni di euro, e 343  milioni  di  euro
  destinati  alla  partecipazione dello Stato al ripiano  dei  debiti
  della sanità. Mentre, per quanto riguarda il FAS, come sapete, come
  sappiamo, ma ne parleremo più dettagliatamente più avanti, non  c'è
  dubbio   che   il   FAS   ancora  aspetta   di   essere   approvato
  definitivamente, è fissata la data del 31 di questo mese, ma,  come
  vi  dicevo, la Regione ha inteso anticipare parecchie centinaia  di
  milioni di euro in materia di FAS.
   Ci  sono, a proposito della liquidità, 500 milioni di euro che noi
  abbiamo  anticipato ai comuni per far fronte alla emergenza rifiuti
  e  li  abbiamo anticipati in attesa dell'approvazione della riforma
  che  è  consistita nell'approvazione del Piano dei  rifiuti  che  è
  intervenuta  soltanto qualche giorno fa, dopo che  per  un  anno  e
  mezzo  si è interloquito con la Protezione civile e con il  governo
  nazionale.  Devo dirvi che già in questi giorni, con  i  commissari
  liquidatori   che   sono  intervenuti  e  con  i   commissari   che
  intervengono, laddove non si può andare avanti attraverso  per  far
  fronte agli impegni, abbiamo recuperato qualcosa come 70 milioni di
  euro.
   Non  c'è  dubbio  che  poi,  sia il credito  di  imposta  per  gli
  investimenti  che qualunque altra misura, non attecchiscono  e  non
  producono  risultati importanti se nel nostro Paese noi registriamo
  una pressione fiscale del 55 per cento a cui si aggiunge, in questo
  territorio  meridionale, della Sicilia in maniera particolare,  una
  carenza  su  altri fronti che riguarda i servizi, come riguarda  le
  infrastrutture.  Per  cui,  senza  nessuna  fiscalità   diversa   o
  speciale,  che dir si voglia, quel handicap strutturale originario,
  cui  si  aggiunge  il  pari peso, pari come in  Lombardia,  di  una
  pressione  fiscale  che blocca, già lì, gli investimenti,  non  c'è
  dubbio  che  non ci consente di frenare la riduzione delle  entrate
  tributarie  che  riguardano l'intero Paese, ma  che  colpiscono  in
  maniera particolare il territorio della nostra Regione.
   Così  come  questa  crisi è stata determinata  dall'incremento  di
  esborsi  per il pagamento di pensioni, perché c'è stato un  aumento
  di  pensionati i quali hanno fruito di legislazione che  ritenevano
  più  favorevole  rispetto all'avvenire -  voi  sapete  che  ancora,
  nonostante lo abbiamo ricostituito, il Fondo di Quiescenza  non  ha
  quella  dotazione  necessaria per far  fronte  alla  domanda  delle
  pensioni e dei pensionati.
   Ecco  quali  sono quindi le ragioni di questa crisi  di  liquidità
  che,  nonostante  la  riduzione della spesa corrente,  l'incremento
  degli   investimenti,  nonostante  alcune  riforme,  quella   della
  formazione,  quella  della  sanità, quella  dei  rifiuti,  come  vi
  dicevo,  fin  quando  non  entreranno a  regime  non  potranno  non
  determinare queste difficoltà,  che cresceranno, perché se soltanto
  diamo  un'occhiata ai numeri del patto di stabilità e  ci  rendiamo
  conto che spending review e altre norme che sono state approvate di
  recente,  noi per il 2012 avremo un Patto di stabilità  che  peserà
  per 1352 milioni di euro mentre questi aumenteranno a 1707 nel 2013
  e a 1831 nel 2014.
   Una delle ragioni, come vi dicevo, per le quali il nostro bilancio
  mostra le difficoltà che sapevamo è il fatto che la sanità, che  ha
  attuato  una  riforma  notevolissima,  i  cui   meriti  ci  vengono
  riconosciuti  in  sede  non  soltanto  nazionale,  e  in  tutte  le
  occasioni  e  i numeri parlano chiaro, non c'è dubbio,  un  deficit
  consuntivo  regionale  consolidato di meno due  miliardi  che,  per
  quanto riguarda i disavanzi si conferma a 2 miliardi e 200 milioni,
  copertura  delle perdite erogate alle aziende per  1700  milioni  e
  perdite  ancora  da  ripianare per  472  milioni   che  per  quanto
  riguarda  i  fondi  di  copertura di tali disavanzi  delle  aziende
  ammontano a 264 milioni in quanto da incassare dallo Stato e poi  a
  190  milioni in quanto a fondo di riserva per le spese obbligatorie
  e di ordine per la rassegnazione dei residui passivi in sanità.
   Aumenta  tanto la spesa sanitaria perché una finanziaria,  se  non
  ricordo male, la finanziaria del 2006, la legge del 27 dicembre  n.
  296,  fa  lievitare dal 44,9 al 47 per cento  e poi  lo  stabilizza
  questo  dato,  dal  2009,  cioè quello della nostra  partecipazione
  alla  spesa  sanitaria al 49,11 per cento;  noi siamo  arrivati  ad
  impugnare,  addirittura, il bilancio dello Stato  presso  la  Corte
  perché  riteniamo  che sia stata violata la  stessa  norma  che  ho
  citato  che  prevedeva, come ben sappiamo, un simultaneo incremento
  delle  entrate, credo, legate alle accise petrolifere che  però  lo
  Stato si è guardato bene dal praticare.
   Una  spesa  sanitaria che incide, per quanto  riguarda  la  nostra
  partecipazione  per  il 54,09  mentre questa  percentuale  era  più
  bassa,  ovviamente  in passato, sui 15 miliardi 584  milioni  della
  nostra spesa corrente.
   Si è tanto parlato in questi giorni del personale e si è parlato a
  sproposito,  perché  ad  esempio si è fatto  un  confronto  con  il
  personale  di  altre Regioni, molte delle quali Regioni  a  Statuto
  ordinario.  Ora  perché  sia chiaro, ed anche  perché  noi  non  lo
  dimentichiamo,  prima che si approvasse la legge  n.  25,  che  voi
  avete approvato, abbiamo operato con atti deliberativi della Giunta
  di  Governo,  poi con la legge n. 25 del 2008 si sono  bloccate  le
  assunzioni.
   Chi parla di assunzioni o spese clientelari dice semplicemente  il
  falso,  diffama e calunnia questo Governo e questa nostra  Regione,
  nel  contesto di questa canea vergognosa ed oltraggiosa  che  si  è
  scatenata di recente.
     Queste  due  leggi, la  n. 24 del 2010 che  li  blocca  poi  per
  ulteriori  5  anni,   e però si trascura che sui 16.964  dipendenti
  della  Regione,  11.105  su  16.000  lavorano  per  l'esercizio  di
  funzioni  che  in  altre Regioni sono funzioni statali  e  lavorano
  appunto  presso  le  Motorizzazioni, i Geni civili,  i  Centri  per
  l'impiego, come gli Ispettorati del Lavoro, gli Uffici del  lavoro,
  le   Sovrintendenze  dei  Beni  culturali,  i   Musei,   i   Parchi
  archeologici, gli Ispettorati dell'agricoltura, il Corpo forestale,
  la Polizia  faunistico-venatoria e i servizi del Demanio marittimo,
  e tra i 5.154 sono anche annoverati 148,  coloro i quali coordinano
  quei servizi altrove di competenza dello Stato.
   Poi  ci  sono  711 persone che sono distaccate presso altri  enti,
  credo sempre a carico del nostro bilancio, come i Tribunali, ma per
  carità, come anche gli Ersu, la Corte dei Conti ecc .
   Il  trend  del personale regionale di cui abbiamo parlato  con  il
  Ministro Patroni Griffi, almeno due volte io personalmente, e poi a
  livello  di  tavoli ministeriali per affrontare questo argomento  e
  per  affrontare questo tema,   è in decrescita. Ha toccato il picco
  di  19.434 unità nel 2006, erano 15.000 nel 2001, si scende per  la
  ragione  della corsa alla pensione, per chi poteva farlo, a  17.985
  nel 2011, compresa la stabilizzazione dei dipendenti del cosiddetto
   comparto' che erano precari della nostra Amministrazione da  tanto
  tempo.
   Lo  stesso  discorso, lo stesso trend riguarda i  dirigenti  della
  Regione.   Ne   abbiamo  trovato  nel  2001  2.441,   sono   sempre
  decresciuti, sono sempre ininterrottamente decresciuti dal 2001  ad
  oggi,   nel  senso  che non sono stati fatti,  che  piaccia  o  non
  piaccia,  non  si può né esiliare né eliminare in altra  forma  nè,
  come  dire,  si è legiferato per licenziare i dipendenti  pubblici.
  Oggi  sono  circa  1.917  a  fine  2011,  1.818  al  30  giugno  di
  quest'anno.
   Abbiamo messo in capo, come vi dicevo, abbiamo ricostruito,  credo
  dopo  trenta  anni, un Fondo di Quiescenza e stiamo dotando,  certo
  per  come  possiamo farlo considerata la criticità, i  problemi  di
  liquidità, si dovrà arrivare ad un Fondo di Quiescenza, ad esempio,
  valorizzando  e  mettendolo  a rendita  e  non  svendendolo  -   io
  personalmente  sono  contrario ma, come dire, non  sarà  di  nostra
  competenza  o  di  mia  competenza, svendendo il  patrimonio  della
  Regione,  conferendoglielo e valorizzandolo per  come  si  deve  in
  maniera  tale che, per quanto riguarda il pagamento delle pensioni,
  possa  essere, questo Fondo di Quiescenza del tutto autonomo e  del
  tutto autosufficiente in maniera tale che venga, comunque, messa al
  riparo, insieme agli stipendi, la pensione dei nostri pensionati.
   Ma  questi non sono, e lo sappiamo bene,  i dipendenti . Sarebbero
  sì   In senso letterale, sono i dipendenti della Regione ma poi  ci
  sono  tante  altre  categorie di cui  ci  facciamo  carico  per  il
  pagamento degli stipendi.
   Si  parla  dei  30.000  forestali. Sono  diventati  26.000  questi
  forestali  perché parecchi sono andati in pensione. E  a  proposito
  dei  regionali,  del cosiddetto  comparto', ma vale  anche  per  le
  altre categorie e per i gruppi di lavoratori che vi sto dicendo, un
  Piano  di equilibrio o di rientro, chiamiamolo come vogliamo,   che
  venga rispettato,  riqualificando il personale e non assumendo,  ci
  consente in cinque,  in dieci anni di essere più che in equilibrio,
  ma non con i numeri delle altre regioni, ma  con quelle che possono
  essere le esigenze, semmai, che scaturiscono dalle scelte, che sono
  delle  scelte  di  spending review e di riduzione,  di  contrazione
  della spesa pubblica che si stanno vivendo nel nostro Paese.
   Ma  così come ho detto, devo dirvi che quello che dirò al Ministro
  Patroni Griffi lo dirò anche al Presidente del Consiglio.
   Io  ringrazio Iddio di non dovermi trovare a fare delle scelte che
  non farei comunque. Non le farei,  perché non credo che le esigenze
  dell'economia,   tanto   più  se  si  tratta   della   speculazione
  finanziaria, debbono comprimere e dissanguare la persona. Semmai  è
  il  contrario. Che le persone debbano sottomettere le regole  e  le
  leggi e le scelte dell'economia.
   Ora,  queste  persone: primo, noi le abbiamo trovate;  secondo,  i
  22.500, che sono diventati 18.000 - ancora noi parliamo di 22.500 -
  non  voglio  dimenticare i circa 700 del cosiddetto  comparto  (per
  intenderci protezione civile ecc), li paghiamo noi, glielo  abbiamo
  detto  al  Ministro, li paghiamo noi. Coprono vuoti di  organico  -
  talvolta  c'è qualche dato patologico -  ma c'è anche  la  mobilità
  per  ovviare a questo dato patologico tra comune e comune, tra ente
  ed  ente,  e  se si ingaggiasse dopo 15 anni di lavoro precario  un
  contenzioso  con un ente che non ti stabilizza e non ti  garantisce
  la  certezza io  non so come finirebbe ad una Regione che ha un tal
  peso rispetto ai numeri generali dello Stato  che, certamente,  non
  vivrebbe da sola momenti di gravissima criticità.
   Di   questa  gente  io  parlerò,  anche,  con  il  Presidente  del
  Consiglio.  Così come, e non c'è dubbio che quello è  un  argomento
  che  va trattato con determinazione e con forza, ma lì a convertire
  i  decreti legge in legge, e certo a fare quadrare i conti  facendo
  le  scelte  giuste  per  il  Paese,  dovrà  pensare  il  Parlamento
  nazionale nel convertire  i decreti legge.
   Voi  avete approvato una legge, noi abbiamo deliberato in  omaggio
  ed   in   ossequio  a  quella  legge.  Abbiamo  razionalizzato   le
  partecipate  per come possibile. Ad esempio in quanto ad  indennità
  degli  amministratori -  spero che questo dato non venga trascurato
  -   noi  siamo scesi da 4 miliardi e 930,  5 milioni, sono  piccole
  cose ma sono significative, a 2 milioni e 600 mila euro circa.
   Abbiamo  deliberato, in ordine alla legge che avete approvato  per
  la  fusione  nella  unica  società  di  quelle  che  erano  le  tre
  partecipate,   Beni  Culturali, Biosphera e  Multiservizi.  Non  le
  abbiamo  inventate noi queste società, non le abbiamo  assunte  noi
  queste persone.
   Per questi enti, società a qualunque titolo controllate, vigilate,
  è valso il vincolo, appunto, del blocco delle assunzioni.
     Certo,  potevamo  liquidarle  e  lasciare  sulla  strada  queste
  persone,   quindi,   c'è stata una scelta ad personam,  non  lo  ha
  fatto  questo  Governo, rispetto a queste centinaia o  migliaia  di
  persone.
     Le  partecipate  al  cento per cento dalla Regione,  oggi,  sono
  sette,  quelle  per  le quali c'è una maggioranza  di  quote  della
  Regione sono sei, nelle altre nove abbiamo quote di minoranza,   12
  sono state messe in liquidazione;  si valuteranno, poi, gli effetti
  certamente non negativi di questo lavoro e di questo impegno.
   Del   PAR FAS,  vi ho detto poco fa brevemente,  e quindi mi avvio
  alla  conclusione  per dirvi che, nonostante le  criticità,  questo
  governo,   me ne assumo la responsabilità e parlo in prima persona,
  in  questi  quattro anni pur non essendo noi e quindi  non  potendo
  dettare  leggi  in  materia  di macro  economia,  ha  tagliato  gli
  sprechi,  non dimenticate i numeri che vi abbiamo detto a proposito
  della spesa corrente e della spesa in conto capitale, ha ridotto la
  spesa e tagliato gli sprechi.
   Per quanto riguarda alcune riforme, io credo che, celermente, vada
  ricordato  il  Piano  dei   rifiuti che   determinerà  l'obbligo  -
  piaccia o non piaccia -  di far crescere notevolmente,  perché  non
  agli stessi livelli dell'Europa pretende,  la differenziata.
   La  costruzione  degli impianti di compostaggio.  Sono  finalmente
  partite le gare, dopo l'approvazione del Piano che è avvenuta circa
  dieci  giorni  fa - che porteranno,  non piacerà a tutti,   ad  una
  previsione  di  chiusura  entro un tempo  non  lungo,  anche  delle
  discariche,  lasciamo perdere la cancellazione dal vocabolario,  mi
  auguro,   della   nostra   terra,  del   termine   inceneritori   o
  termovalorizzatori che dir si voglia, e quanto costa  conferire  in
  discarica  una  tonnellata  di rifiuti, oggi,  voi  sicuramente  lo
  sapete meglio di me.
   La formazione professionale.  Voglio dirvi queste cose perché come
  ben sapete,  perché avete partecipato a queste cose e avete vissuto
  tra  la  gente,  ogni riforma del genere non che ha portato  ad  un
  confronto  con i sindacati, ad una manifestazione contro,   ad  una
  aggressione  di questo o quell'altro uomo di questo  Governo  o  di
  questo apparato amministrativo, sono stati decine e decine, e tirar
  fuori  questo miracolo di una riforma della formazione caricandola,
  finalmente, su un fondo sociale europeo che comunque sarà garantito
  alla  Regione  non  soltanto fino al 2020,  e sottoporla  a  regole
  rigorose  che  impediscono  il latrocinio  del  passato,   è  stata
  un'altra importante iniziativa.
   La  sanità. Ci muoviamo e procediamo verso un sistema della sanità
  normale,  oserei dire, cioè come altre regioni nelle quali  non  si
  misura  la  qualità  del  servizio  dal  numero  dei  posti  letto.
  Strutture  moderne  che si vanno aprendo, qualcuna  dopo  cinquanta
  anni  dalla  posa  della  prima  pietra,  e  comunque  livelli   di
  efficienza e di efficacia che, ripeto, non vengono esaltati da  me,
  ma  bensì da chi di competenza, dalle autorità dello Stato e  anche
  dalla Commissione Europea.
   Mi  spiace che una riforma non si sia potuto avviare, neppure così
  a  carattere  esemplificativo  per  vedere  cosa  avrebbe  prodotto
  decentrare alcuni servizi agli Enti locali ed ai Comuni.
   Avevamo tentato di farlo per quanto riguarda la cura del verde, la
  forestazione,  ma qui è intervenuta questa grande anomalia,  io  la
  affido a voi,  ma ne parlerò anche con il Presidente del Consiglio.
  Per  cui,   a  differenza,   noi,  regione  a  statuto  autonomo  e
  speciale,   subiamo  un  controllo  preventivo  che  ci  scoraggia,
  ovviamente, dal promulgare le leggi rispetto alle regioni a statuto
  ordinario dove si promulgano le leggi e poi entro sessanta   giorni
  interviene un organo politico, qual è il Consiglio dei Ministri, il
  quale  eventualmente  ricorre alla Corte Costituzionale  la  quale,
  quando  si  pronunzia, possibilmente dopo un anno,   non  mette  in
  discussione gli effetti che quella legge ha prodotto.
   Per  fare  questo lavoro abbiamo riscontrano molte difficoltà;  si
  dica quel che si vuole, ma in questo Governo, oltre me, anche tanti
  assessori hanno collaborato, hanno sacrificato ogni cosa, anche una
  parte della loro vita, la loro credibilità e l'immagine, e lo hanno
  fatto esclusivamente nell'interesse della Sicilia.
   E' ridicolo - lo dico per la terza volta e lo scrivo al Presidente
  Errani - che queste cose non le comprendano i governatori. Ma  oggi
  leggiamo  tante altre cosa. Chi ci ha calunniato è giusto che  sarà
  perseguito  in  sede  civile ed in sede penale  -  mi  riferisco  a
  qualche   testata  giornalistica  -  e  a  chi  ci  ha   insultato,
  avvalendosi possibilmente di un rapporto fiduciario che ha ricevuto
  o  in base al quale ha ricevuto qualche incarico, io glielo metterò
  per iscritto che bene che quell'incarico lo lasci. Non si tratta di
  molte persone, di una forse, ed è più che sufficiente
   Non  voglio  rivolgere messaggi ad alcuno in maniera  particolare.
  Però,  vorrei  richiamare chi in questi giorni si  sta  esercitando
  nell'arte impegnativa del darci lezioni di tenere una sola parte in
  commedia, che non è facile
   Io   apprezzo  moltissimo  il  lavoro  di  collaborazione   e   di
  concertazione, che oggi non va più di moda, fatto con i  sindacati,
  ma  avere  una  sola parte in commedia credo che  sia  più  giusto,
  piuttosto  che  da  una  parte  del tavolo  rivendicare  migliorie,
  aumenti,  incrementi, ostacolare le riforme che poi  fanno  perdere
  posti di lavoro e quant'altro, e dall'altra parte dire che dobbiamo
  essere virtuosi ed evitare gli sprechi.
   Teniamo  una sola parte in commedia, prendiamoci pure gli insulti,
  ma è quella, piuttosto che comodamente stare con un piede di qua ed
  uno di là.
   Gli  imprenditori - alcuni dei quali noi annoveriamo, e  ne  siamo
  lieti,  anche accanto a noi, nella nostra Giunta - non  c'è  dubbio
  che  devono  indicarci  la  strada. Io  li  ringrazio  molto,  sono
  centinaia  quelli  che  lavorano con grande impegno  e  con  grande
  sacrificio.  Ma  non  dimentichiamo  che  taluni  di   loro   hanno
  intrattenuto con questo Governo della Regione - non con  noi  -  un
  rapporto talvolta parassitario e talvolta non trasparente. E questo
  clima  ha determinato il consolidarsi di iniziative imprenditoriali
  dalle quali non so quanti vantaggi sono venuti alla nostra gente.
   Sono  gruppi  che  hanno operato in spregio alle  garanzie  minime
  della  sicurezza e della salute delle persone, che hanno realizzato
  utili lasciando sulla nostra cassa oneri altissimi, in qualche caso
  altissimi  per  la bonifica di territori e di aree marittime,  così
  come,   invece,  oneri  incolmabili  ed  impagabili  quando   hanno
  compromesso e distrutto la salute dei lavoratori.
   A  questi imprenditori abbiamo saputo dire di no  Io sono lieto di
  dimettermi il 31 luglio prossimo, ma se volete anche ieri,  signori
  assessori. Perché abbiamo detto di no all'eolico, e questo ha  dato
  fastidio,  ma  lo abbiamo fatto per salvaguardare il  paesaggio  ed
  anche perché, a fronte di grandi investimenti che non facevano  gli
  imprenditori siciliani - che semmai li accompagnavano con mano -  e
  neppure  imprenditori  italiani, tutto ciò  non  dava  lavoro  alla
  gente, non lasciava lavoro, tanto che si è scoperto più volte  cosa
  c'era di malaffare criminale attorno a questo discorso.
   Lo   stesso   ragionamento   va   fatto   per   il   sistema   dei
  termovalorizzatori,  per cui si è ingaggiata una  lotta  all'ultimo
  sangue.  Qualcuno dei miei assessori non so per quanto  tempo  sarà
  inseguito  anche  da  giornalisti  di  oltre  oceano  che  vogliono
  intervistarlo,  dal momento che ha fatto una scelta  anche  lui  in
  questo  campo ed ora, da avvocato, ha deciso di difenderci rispetto
  alle mille pretese di danni che grandi gruppi nazionali pretendono.
   Sui  rigassifigatori non abbiamo detto di no per Porto  Empedocle,
  perché  ritenevamo  che fosse compatibile, mentre  altri,  come  le
  autorità comunali si sono opposti, non so se a torto o ragione,  in
  altri  casi  abbiamo difeso soltanto gli interessi della  sicurezza
  della gente di quel territorio, senza pregiudiziale, abbiamo difeso
  i   lavoratori,   a   cominciare  da  quelli  di  Termini   Imprese
  accompagnando quella trattativa. Io li ho incontrati, e  li  saluto
  con grande rispetto per la passione che hanno per il loro mestiere,
  non si voglio mettere a vendere merci all'Ikea, vogliono continuare
  a  produrre macchine, e lo affido a voi onorevoli deputati,  perché
  c'è  la  volontà di venire a produrre in Sicilia, ma  di  venire  a
  produrre  in Sicilia per l'Europa intera, in un settore delle  auto
  che  entra in forte competizione con altre case automobilistiche  a
  cominciare  dalla  Fiat. Si consenta di fare concorrenza  a  questa
  casa  automobilistica che ha lasciato in mezzo  ad  una  strada  la
  gente,  i  nostri  lavoratori, e che ormai è  scesa  a  livelli  di
  mercato,  per  quanto riguarda l'Europa intera, che non  credo  che
  debbano temere la concorrenza né di cinesi, né di indiani.
   Lo  abbiamo fatto anche lottando concretamente, non con le  parole
  perché  in  questo  caso la mia parola e la mia voce  non  può  che
  essere  flebilissima.  Ho citato alcuni punti  importanti,  abbiamo
  lottato  contro la mafia e non ci siamo mai fatti scudo  di  questa
  lotta,  anche  perché  come  leggo in  una  nota  che  ci  è  stata
  indirizzata  qualche giorno fa, l'antimafiosità  non  si  configura
  come  un  merito,  ma come la mancanza di un demerito,  quindi  non
  facciamocene  scudo per farla valere, se possibile in altri  campi,
  sarebbe  come  dire che debba vantare la mia virtù  perché  non  mi
  ubriaco. Sarebbe un vizio, anzi è una malattia l'alcolismo, ma  non
  posso  dire che sono virtuoso perché non mi ubriaco. Abbiamo tenuto
  e  invitiamo  tutti  a  tenere una parte in  commedia,  sicuramente
  sbagliando,  fraintendendo  e facendoci fraintendere  nella  nostra
  parte  in commedia che è stata quella della difesa, e lo sarà  fino
  all'ultimo  minuto,  difesa in buona fede,  sacrificando  un  pezzo
  della nostra vita per gli interessi della Sicilia.
   Non  vado oltre perché poi questi argomenti saranno i temi  di  un
  confronto democratico che non ci può essere sottratto, che non  può
  essere  sottratto  alla  Sicilia, e  che  dovrà  vedervi  impegnati
  democraticamente per dar vita ad un nuovo Governo per  eleggere  un
  nuovo  Presidente,  perché  vi  auguro  sinceramente  che  possiate
  tornare,  ricchi  anche  di  questa esperienza  in  positivo  o  in
  negativo, a rappresentare il popolo siciliano.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


         Seguito della discussione del disegno di legge n. 908

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto  all'ordine  del  giorno:
  discussione  ai sensi dell'articolo 68 bis del Regolamento  interno
  del disegno di legge n. 908.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, le  chiedo  se
  non  ritiene  necessario dare seguito alle  parole  del  Presidente
  della  Regione, stimolando anche un dibattito, per quanto  breve  e
  magari  contingentato per gruppi parlamentari,  sulle  affermazioni
  abbastanza chiare, gravi e anche pesanti che credo rimarranno nella
  storia  di  questa Assemblea. Questa sarà una seduta  ricordata,  e
  probabilmente anche tra qualche decina d'anni verrà letta,  riletta
  e  commentata  da  chi  si  accingerà a valutare  i  fatti  storici
  gravissimi  che stanno avvenendo in questi giorni in Sicilia  e  in
  Italia.

   PRESIDENTE. Onorevole D'Agostino, come lei sa, questo non  era  un
  tema iscritto all'ordine del giorno.
   Il  Presidente  della Regione ha accolto una mia disponibilità  di
  alcuni  giorni  fa;  mi ha chiamato l'altro  ieri  sera  e  abbiamo
  approfittato dell'opportunità che l'Aula era già convocata per fare
  in  modo  che potesse rendere l'Aula edotta rispetto a quello  che,
  insomma, stava succedendo e rispetto al tema oggetto della polemica
  di questi giorni.
   E'  stata  svolta  una  lunga - credo  -,  articolata  e  completa
  relazione  da  parte  del Presidente della Regione;  alla  fine  di
  questa  relazione non è previsto un dibattito, tranne  che  non  lo
  chiedano  tutte le forze politiche. Ho ritenuto opportuno  e  utile
  ascoltare  la  relazione del Presidente della Regione per  passare,
  adesso, all'ordine dei lavori ordinario.
   Se  è il caso, considerato che il Presidente della Regione avrà un
  importante  incontro  martedì 24 col Presidente  del  Consiglio,  e
  allora  si che potrebbe essere utile ascoltare quello che  in  quel
  colloquio viene detto e, eventualmente, sviluppare un dibattito.
   Così rimane stabilito.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è la  terza
  volta  che il Presidente della Regione fa comunicazioni in Aula  in
  questa  legislatura; le altre due volte non c'è stato  permesso  di
  intervenire perché abbiamo contingentato i tempi.
   Oggi,  addirittura,  penso  che il problema  riguardi  più  questo
  Parlamento che il Presidente della Regione, ed i giornali  di  oggi
  ce lo confermano, con gli insulti personali ad ogni deputato, fatti
  anche   da   imprenditori  coraggiosi  che,   piuttosto   di   fare
  autocritica, insultano il Parlamento.
   Signor  Presidente, io parlo a titolo personale, e  le  chiedo  la
  possibilità  di  ribattere  a  questi  signori,  perché  noi  siamo
  responsabili  del  mercato - chiamiamolo così -  istituzionale  del
  nostro  bilancio, ma chi è responsabile del mercato finanziario  in
  quest'Isola,  e ci insulta, ha bisogno di qualche risposta,  oppure
  ce ne andiamo perché abbiamo premura del disegno  blocca nomine .
   Io  non  ho premura, io posso stare fino a stanotte, però lei  non
  può non darmi questa possibilità.

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, lei sta parlando  già  sull'ordine
  dei lavori.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, non ho bisogno  di  intervenire  sui
  numeri, perché il Presidente della Regione ha fatto un riassunto di
  tutte le cose che ci siamo detti in Aula, per quattro anni, dove le
  abbiamo   ribadite,  le  abbiamo  certificate,   non   le   abbiamo
  contestate, poi, nel merito, invece, non c'è nessun tipo di parola.
  Signor  Presidente, io vorrei parlare nel merito, e non sull'ordine
  dei lavori.
   Se  non  è  possibile  si  troverà il modo  per  difendere  questo
  Parlamento, perché mi pare che la sua scelta non è dettata  da  una
  sensibilità  che  riguarda anche l'onore ed il  prestigio  di  ogni
  Parlamentare, ma c'è premura, c'è una premura che io ritengo  anche
  fastidiosa da parte di miei colleghi, molto fastidiosa.
   Io  ritengo più importante ribattere a tutti questi sciacalli  che
  si  stanno  divertendo, da Roma, a scrivere quello che vogliono  e,
  dalla Sicilia, a darci lezioni su cosa e su come lo abbiamo fatto.
   Quindi,  io la prego, Presidente, mi dia la possibilità di parlare
  sul  merito; gli altri rinunceranno sicuramente, quindi sarà  molto
  veloce,  non  dico  il  dibattito,  ma  le  comunicazioni  di  ogni
  parlamentare.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  il
  clima  instauratosi nell'Aula sia un clima di grande tensione.  Ciò
  che  sta  accadendo  in questi giorni nella nostra  Regione,  sulla
  onorabilità   della   Istituzione    Regione   siciliana ,    sulla
  onorabilità  di  questo  Parlamento, sia un  evento  straordinario,
  signor   Presidente,  e  a  questa  straordinarietà  bisogna   dare
  necessariamente seguito.
   Se  si da seguito, si potrà dare un'occasione in più al Presidente
  della Regione di manifestare non solo le proprie ragioni, in quanto
  è  stato personalmente chiamato, ma le ragioni di un intero popolo,
  le  ragioni  di  un'intera Assemblea, che ha tutto  il  diritto  di
  instaurare un dibattito.
   Quest'Aula raramente ha avuto il Presidente della Regione e  tutti
  i  componenti della Giunta, abbiamo un preciso dovere di  dare  una
  risposta  a  istituzioni romane che di lezioni, a quanto  pare,  ne
  hanno  di  bisogno, e quante ne hanno di bisogno lo sa solo  Iddio.
  Pertanto  credo  che  aprire una fase  di  dibattito  in  Aula  per
  consentire  al  Presidente della Regione di  non  portare  solo  ed
  esclusivamente  motivazioni  personali  o  della  sua  Giunta,   ma
  motivazioni dell'intero Parlamento, sia un diritto innegabile che a
  Lei, in qualità di Presidente di questo consesso, io chiedo.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur condividendo
  l'intervento  del collega Mancuso che parla a titolo personale,  ci
  tiene  a  dirlo,  io credo che la Presidenza aveva  già  preso  una
  decisione, e noi siamo stati chiamati stamattina in quest'Aula  per
  continuare a trattare un disegno di legge.
   Bene  ha  fatto,  signor  Presidente, a  dare  la  possibilità  al
  Presidente  della  Regione di intervenire, ma credo  che,  come  ha
  detto,  ci sarà occasione dopo il 24 luglio per aprire un dibattito
  e,  se  qualcuno pensa che aprire un dibattito sugli insulti  o  su
  tutto  quello che sta avvenendo possa essere un motivo per bloccare
  l'iter di un disegno di legge che è già in discussione, anzi  quasi
  in dirittura d'arrivo, sbaglia.
   Quindi anch'io parlo a titolo personale, però la Presidenza  aveva
  già  deciso,  di raccordo con i Presidenti dei Gruppi  parlamentari
  che  rappresentano  questa  Assemblea. Credo,  pertanto,  che  lei,
  signor Presidente, debba sentire tutti i capigruppo e poi, se tutti
  i capigruppo sono d'accordo, io sarò il primo ad adeguarmi.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Di Benedetto e Forzese sono
  in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Di Benedetto e Forzese sono
  in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  dire  che non credo che sia utile lo stillicidio di interventi  per
  trattare un teorico ordine dei lavori, per evitare che si compia un
  rito  dovuto, a mio avviso, qual è quello del dibattito  in  ordine
  alle comunicazioni del Presidente della Regione.
   Credo  che  sia  molto più utile operare in termini  assolutamente
  stringati,  interventi di cinque minuti per ciascun  Capogruppo,  e
  portare  avanti  questo  dibattito,  in  modo  tale  che  si  possa
  riprendere subito dopo la prosecuzione dei lavori con il disegno di
  legge  cosiddetto   blocca nomine . Ed io,  per  evitare  anche  di
  prolungare  un  intervento  che  potrebbe  essere  interpretato  in
  maniera  diversa,  voglio intervenire,  sin  da  subito,  se  mi  è
  consentito,  proprio  sul  dibattito, e  facendo  così,  credo  che
  nell'arco  di  quaranta  minuti, per le 13.30,  avremo  concluso  e
  potremo proseguire nell'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Bufardeci,  se  decideremo  di   fare   il
  dibattito, le darò nuovamente la parola.

   ARENA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARENA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho  chiesto  di
  intervenire  per ottanta secondi e mi limiterò a questi,  solo  per
  fare  un appello alla Presidenza dell'Assemblea che in questi  anni
  ha sempre garantito il decoro e l'immagine delle istituzioni.
   E proprio per questo, signor Presidente, contingentato come Ella e
  la Conferenza dei Capigruppo ritengono opportuno, chiedo che questa
  Assemblea  possa  intervenire  non, come  ha  detto  qualcuno,  per
  bloccare  i  lavori,  ma solo per esprimere lo  sdegno  dell'intero
  Parlamento siciliano rispetto alle notizie di questi giorno.
   Ritengo  che si tratti di legittima difesa, e che non ci si  possa
  assolutamente  astenere e mi rivolgo a Lei,  che  è  il  Presidente
  dell'Assemblea, a nome di tutti i deputati, e non parlo a  nome  di
  una  fazione  o  di  un Gruppo, ma come uno dei novanta,  parlo  di
  legittima difesa, penalisticamente parlando, di procurato  allarme,
  e  ricordo l'articolo 658 del Codice penale - c'è qualche penalista
  in  Aula  -  parlo anche di un ben più odioso reato, che  è  quello
  della calunnia. In questi giorni, non Lombardo, non il suo Governo,
  non il suo Partito, non la sua maggioranza, ma dal primo all'ultimo
  dei  siciliani  siamo  stati  mortificati,  vilipesi  e  massacrati
  ingiustamente ancora una volta.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà,
   CORDARO.  Signor Presidente, Presidente della Regione,  Assessori,
  onorevoli  colleghi, interventi come quello del  collega  Arena  mi
  preoccupano,  nel  senso  che,  aderendo  all'invito  del   collega
  D'Agostino,  ritengo  che  lei,  signor  Presidente,   oggi   debba
  garantire,  così come ha sempre fatto in questi quattro  anni,  uno
  spazio  di democrazia ancora più importante oggi rispetto a  sedute
  precedenti.
   Dico  questo in ragione del fatto che ho avuto l'impressione  -  e
  ribadisco l'intervento dell'onorevole Arena però mi preoccupa - che
  c'è  l'idea  in  Aula  di tutelare, comunque,  le  prerogative  del
  Parlamento.  Non  abbiamo bisogno di interventi  che  surriscaldino
  l'ambiente,  che  già  -  le posso garantire  -  è  abbondantemente
  riscaldato  sotto  il profilo che ciascuno dei  parlamentari  vuole
  apprestare  sulle  nostre  prerogative e su  quelle  dell'Assemblea
  regionale.
   Ma  questo  è  tema del merito, che viene un minuto  dopo  che  il
  Presidente avrà deciso, salvo che i rappresentanti dei Gruppi   non
  chiedano,   seppur  brevemente,  la  possibilità  di  svolgere   un
  dibattito.
     Temo però da alcuni interventi di alcuni deputati dell'MPA, e mi
  rivolgo  al Presidente Lombardo, che questa possa essere una  scusa
  per allungare i tempi. D'altro canto, il Presidente può trovare una
  soluzione  assolutamente  mediana  e  compatibile  con  le  diverse
  esigenze  attribuendo  a  ciascun  Gruppo  parlamentare  un   tempo
  limitato,  affinché  tutti i Gruppi possano  esprimersi  nel  tempo
  massimo  di tre quarti d'ora, un'ora. Questo non toglierebbe  nulla
  rispetto  alla  discussione del disegno di  legge,  che  ho  capito
  alcuni  deputati dell'MPA invece vivono come un problema personale,
  e  personale  non  è.  Invito i colleghi a  rilassarsi,  perché  il
  pomeriggio potrebbe essere caldo e, se questa è la partenza, saremo
  pronti ciascuno a fare la propria parte.
   Signor  Presidente,  come deputati del PID Cantiere  popolare,  le
  chiediamo  di  venire  incontro a questa esigenza  rappresentatale,
  affinché  si possa parlare per cinque minuti, fino alle  ore  13.30
  circa,  in  modo che, al più tardi alle 15.00, possiamo  riprendere
  rapidamente e proficuamente il cammino sul disegno di legge blocca-
  nomine.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sull'ordine  dei  lavori perché credo che la comunicazione  che  ha
  fatto  oggi  il  Presidente  della  Regione  costituisca  un  passo
  importante  di  prestigio  per questo Parlamento,  e  ringrazio  il
  Presidente di avere scelto di essere oggi qui e dire le cose che ha
  detto sulla situazione finanziaria e sulla verità. Poi si può avere
  un'opinione, se ne può avere un'altra, ma la verità è  un  elemento
  che fa bene a tutti.
   E per questa ragione, devo dire al di là dell'eventuale, possibile
  strumentalità  del  rinvio,  io  considero  un  errore  aprire   un
  dibattito,  anche di un minuto, anche di un secondo. Noi  siamo  in
  mezzo ad un cammino e questa presentazione della discussione che ha
  fatto il Presidente ha bisogno di un altro passaggio, perché io non
  considero  chiusa la partita col Governo nazionale.  Quello  che  è
  avvenuto tre giorni fa è stato definito da Lei e da altri inusuale,
  ma  non credo che la inusualità sia stata un fatto estemporaneo. Io
  credo  che c'è un secondo tempo nel quale abbiamo, come Parlamento,
  il dovere di valutare l'insieme delle cose, a partire dall'incontro
  che ci sarà tra il Presidente Lombardo e il Presidente Monti.
   Ecco  perché la sacralità delle cose che ha detto, perchè più  che
  parlare al Parlamento parlava ai siciliani attraverso il Parlamento
  e spero che la stampa possa raccontare almeno questa verità. Poi si
  può  avere  un'opinione  diversa,  e  proprio  per  questa  ragione
  qualunque  dibattito, anche il più onesto, finisce per  far  venire
  meno il senso della comunicazione di oggi, la comunicazione di dire
  le cose stanno così.
   Poi  si  può avere un'opinione diversa, ma costruire il  dibattito
  politico  sui  numeri  e sulla verità che  è  di  una  campagna  di
  informazione, oppure reagire agli insulti che ci arrivano  con  una
  risposta più o meno forte, lo considero un atto di delegittimazione
  della politica.
   Per questa ragione credo che noi dobbiamo chiuderla qui oggi. Dopo
  di  che, valutare alla luce di quello che avverrà il 24 luglio,  se
  tenere una seduta del Parlamento per le comunicazioni successive  e
  valutare  assieme quello che bisogna fare, proprio  perché  ritengo
  che   ancora  c'è  un  tempo  sul  quale  dobbiamo  tutti   insieme
  riflettere. Quanto è avvenuto non travolge un Governo o  una  parte
  politica, ma travolge la Sicilia.
   Nei  titoli  dei  giornali non era scritto  di  tagliare  l'MPA  o
  Lombardo,  ma  tagliare la Sicilia, e qui noi siamo a rappresentare
  tutti  i  siciliani.  Quindi, attenzione  Non  trasformiamo  questa
  vicenda in una commedia della politica. Ed è per questa ragione che
  mi  ritengo soddisfatto delle comunicazioni e non credo  di  dovere
  aggiungere altro.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marrocco.  Ne  ha
  facoltà.

   MARROCCO.   Signor  Presidente,  al  contrario  del  mio   collega
  Cracolici,  ritengo, proprio perché le comunicazioni del Presidente
  intervengono  in  un  momento  sicuramente  complicato,  difficile,
  oserei  dire storico, sia necessario un supplemento, un supplemento
  legato  alla necessità che ogni gruppo parlamentare ha di  dire  la
  propria rispetto a quanto accaduto in due giorni, in 48 ore,  nelle
  quali  la  vergogna  totale  si  è in  qualche  modo  dimostrata  e
  l'abbiamo toccata con mano in tutti i giornali, in tutti i media ed
  ha  caratterizzato   il  nome  della  Sicilia  che  noi  tutti  qua
  rappresentiamo.
   Abbiamo  la necessità, oserei dire il dovere di difendere il  buon
  nome  della  nostra Terra, non tanto per noi ma per chi  in  questa
  terra ci vive.
   Ecco  perché è necessario un supplemento di dibattito, sicuramente
  regolamentato, contingentato, ma penso che ogni gruppo parlamentare
  rispetto  alle  comunicazioni del Presidente  abbia  il  dovere  di
  aggiungere  qualcosa,  abbia anche il  dovere  di  dire  la  verità
  rispetto a tutto quello che è successo in questi giorni nei media e
  nei  giornali  rispetto a quello che alcuni  governatori  di  altre
  regioni  hanno  dichiarato, rispetto a quello che hanno  dichiarato
  alcuni  partiti politici nei confronti della nostra Terra, rispetto
  a quanto di falso è stato dichiarato nei confronti della  Sicilia.
   E' necessario un supplemento di dibattito,  non ritengo che ci sia
  la  paura di annacquare le comunicazioni del Presidente, non c'è la
  paura  di sminuire le comunicazioni dello stesso, anzi, tutt'altro,
  penso  che  ci  sia  la  necessità di  dare  ulteriore  forza  alle
  comunicazioni del Presidente e questo lo si può fare da un punto di
  vista   politico  attraverso  le  dichiarazioni  di   ogni   gruppo
  parlamentare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, attendo con grande
  ansia  questo  dibattito  tant'è che come  partito  dell'UDC  siamo
  disponibili  a  fare martedì,  personalmente lo attendo  con  tanta
  ansia.  Non  siamo  d'accordo a questo dibattito anche  perché  non
  siamo  venuti  qua per ribattere a tutte le cose non  vere  che  ha
  detto il Presidente della Regione. Noi siamo qua per lavorare,  per
  bloccare   le   nomine   che  sono  le   vere   spese   di   questa
  amministrazione, le  consulenze inutili che sono sotto gli occhi di
  tutti, avete visto su Trapani, dopo un anno è mezzo si sono accorti
  che  non aveva nemmeno la laurea, o sappiamo esattamente la Maugeri
  condannata che ancora continua a lavorare in Sicilia, abbiamo visto
  quanti danari, quanti milioni sono stati spesi per lo start up, per
  fare  partire la Rizzoli, per fare partire la Maugeri stessa ed  il
  Bambin Gesù.

   PRESIDENTE. Onorevole Lentini, sull'ordine dei lavori

   LENTINI.  L'UDC  non è d'accordo. Vogliamo continuare  col  blocco
  delle  nomine  o rivederci con tanto entusiasmo, con  tanto  amore,
  martedì a dibattere su questo argomento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante i  lavori
  della  Conferenza  dei  Presidenti dei  gruppi  parlamentari,  alla
  proposta legittima del collega D'Agostino di investire l'Aula di un
  dibattito  su ciò che si era verificato nei giorni precedenti,  io,
  pur  riconoscendo la legittimità della proposta,  obiettai  che  in
  questo  momento  buttarla  in politica e  prendere  la  parola  per
  esercitare  tutti i distinguo che derivano dalla nostra tradizione,
  dalla    nostra   storia,   dalle   nostre   posizioni   precedenti
  significherebbe indebolire la capacità di risposta  del  Parlamento
  ad  un  attacco che non ha riguardato un singolo ruolo, una singola
  parte, ma ha riguardato l'intera Regione.
   Mi fu risposto che  in effetti il dibattito lo si poteva evitare e
  cercare di  sostituirlo con un intervento del Presidente qualora il
  Presidente  dovesse  aderire  a  questo  invito.  Quindi,  già   in
  Conferenza  avevamo indicato la soluzione della  comunicazione  del
  Presidente come sostitutiva del dibattito.
   Se  noi  dovessimo oggi prendere la parola, dopo questa relazione,
  con  le  considerazioni che ciascuno di noi  può  formulare  e  che
  derivano    dalle   posizioni   assunte   in   questo   Parlamento,
  precedentemente,  anche sui numeri, anche sul bilancio, anche sulla
  finanziaria,   noi  riprodurremmo  uno  dei  tanti  fotogrammi   di
  quest'Aula   nei  quali  la  conferma  delle  divisioni   e   delle
  contrapposizioni sarebbe definitiva e formale, ma nessuna  capacità
  di risposta  in blocco del Parlamento si evidenzierebbe.
   Ecco  perché  io sono della opinione che il dibattito  può  essere
  utile dopo l'incontro con il Presidente Monti; poi ci saranno anche
  altre  occasioni  di  dibattito, forse la più  importante  dopo  le
  comunicazioni che il Presidente ha già anticipato di volere rendere
  il 31 luglio e sono quelle, eventualmente, le occasioni nelle quali
  l'epilogo,  la  fine  di  una  storia,  può  indurre  le  parti  ad
  esprimersi, ciascuna facendo il proprio bilancio.
   L'esigenza odierna non era questa. Se non ci fosse stato l'attacco
  alla  Sicilia,  la comunicazione del Presidente Lombardo  oggi  non
  sarebbe avvenuta, quindi l'intervento del Presidente Lombardo non è
  un intervento nella dialettica delle posizioni, non è un intervento
  nell'agone  parlamentare delle posizioni politiche, è un intervento
  istituzionale,  dal  suo  punto di  vista  e  dal  punto  di  vista
  dell'esercizio  del suo ruolo, rispetto al quale in questo  momento
  il  dibattito non aggiungerebbe nulla, toglierebbe soltanto, perché
  proprio nell'esercizio delle distinzioni toglierebbe.
   Siccome  le  distinzioni  sono  legittime,  e  ciascuno  di   noi,
  prendendo la parola le opererebbe, in questo momento alleggerirebbe
  la   capacità  del  Parlamento  di  rispondere  a  questo   attacco
  mediatico,  ma  anche  di  altra natura che  è  stato  portato  nei
  confronti  della Sicilia. Ecco perché io ritengo che  il  dibattito
  non sia utile e necessario.

   PRESIDENTE. Grazie onorevole Leontini. Dopo questa Conferenza  dei
  Presidenti  dei  gruppi parlamentari informale  ed  in  diretta  in
  Aula,  ovviamente, rimango dell'avviso di confermare  quanto  avevo
  stabilito  e  cioè di svolgere il dibattito a seguito dell'incontro
  del  Presidente  della  Regione  Lombardo  con  il  Presidente  del
  Consiglio giorno 24 corrente mese.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis del
                         Regolamento interno,
      del disegno di legge  Norme in materia di trasparenza della
                         propaganda elettorale
      per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana  (n. 908)

   PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:   seguito
  della  discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis  del  Regolamento
  interno,  del  disegno  di legge  Norme in materia  di  trasparenza
  della propaganda elettorale per il rinnovo dell'Assemblea regionale
  siciliana  n. 908.
   Ricordo  che la discussione era stata sospesa in fase di votazione
  del subemendamento 1.2.62.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Caputo è in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Seguito della discussione, ai sensi dell'articolo 68 bis del
                         Regolamento interno,
      del disegno di legge  Norme in materia di trasparenza della
                         propaganda elettorale
      per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana  (n. 908)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  subemendamento  1.2.62.  Parere  della
  Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.93. Parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,  chi
  rappresenta il Governo, l'assessore Armao?

   PRESIDENTE. Potrebbe anche rappresentarlo.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione.   Allora   bisognerebbe
  chiedere il parere del Governo.

   PRESIDENTE.  E'  un disegno di legge di iniziativa parlamentare  e
  potremmo farne a meno. Parere del Governo?

   ARMAO, assessore all'economia. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

                Richiesta di verifica del numero legale

   GRECO. Chiedo la verifica del numero legale.

   PRESIDENTE.  C'è  una  richiesta di verifica  del  numero  legale?
  Vediamo se è appoggiata.

     (Alla richiesta si associano gli onorevoli Cascio Salvatore,
         Colianni, D'Agostino, Gennuso, Gentile, e Ruggirello)

    PRESIDENTE    Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  invito  gli onorevoli deputati a  registrare  la  loro
  presenza con la scheda di votazione.
   Chiarisco  le  modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la verifica.
                       Risultato della verifica

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            53

   L'Aula è in numero legale.
   Pongo in votazione il subemendamento 1.2.93.  Chi è favorevole  si
  alzi; chi è contrario rimanga seduto.
                           (Non è approvato)

   Comunico che il subemendamento 1.2.17 è assorbito.
   Si passa al subemendamento 1.2.4. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Parere del Governo?

   ARMAO, Assessore all'economia. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Comunico  che  il  subemendamento 1.2.28  è  assorbito  e  che  il
  subemendamento 1.2.38 è superato.
   Si passa al subemendamento 1.2.106.

   COLIANNI.  Chiedo che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

           (La richiesta non risulta appoggiata a termini di
                             Regolamento)

   Lo  pongo  in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
  rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Comunico che il subemendamento 1.2.5 è assorbito.
   Si passa al subemendamento 1.2.105. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Parere del Governo?

   ARMAO, assessore all'economia. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Comunico che il  subemendamento 1.2.72 è assorbito.
   Si passa al subemendamento 1.2.99. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Comunico   che  i  subemendamenti  1.2.71,  1.2.32,  1.2.70   sono
  assorbiti.
   Si passa al subemendamento 1.2.100. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Parere del Governo?

   ARMAO, assessore per l'economia. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Comunico che il subemendamento 1.2.29 è assorbito.
   Si passa al subemendamento  1.2.102. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.69. Parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione.  Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario rimanga seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.30.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   D'AQUINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AQUINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ritornare,
  visto  che  ad  ogni  parlamentare tocca un  minimo  di  tempo  per
  illustrare gli emendamenti, per ribadire un concetto.
   Alla  fine  non  abbiamo con questa legge, che stiamo  portando  a
  compimento   faticosamente,  un  risparmio  sulla  spesa,   abbiamo
  probabilmente delle complicazioni.
   Qualche  collega  che  mi ha preceduto ha giustamente  manifestato
  quello che era l'interesse della sua parte politica, cioè quella di
  bloccare  le  nomine. In realtà leggendo l'emendamento  interamente
  sostitutivo  al  testo  di questa legge non  si  fermano  tutte  le
  nomine,  ma  si  regolamentano le nomine,  quindi,  a  chiarimento,
  andando  a votare un testo che va contro la legge numero 444  dello
  Stato che stabilisce una prorogatio di 45 giorni.
   Quindi,  probabilmente  se  lo scopo è  meramente  politico,  cioè
  quello di causare un impedimento all'azione del Governo non  si  fa
  né l'uno né l'altro, ma si costruisce un meccanismo per cui votando
  una legge, ammesso che questa legge sia approvata integralmente dal
  Commissario   dello  Stato,  andremo   a  votare  una   legge   che
  contraddice  una  legge  dello Stato e che  porterà  una  serie  di
  ricorsi che graveranno sulle casse della Regione.
   Allora  la  mia  riflessione, anche se credo sia un partito  preso
  questo  voto  ed  un  tentativo di velocizzare necessariamente  per
  ordine  di scuderia una legge, la mia riflessione è quella di  fare
  attenzione  perché questa legge - e lo ribadiamo - va contro  norme
  dello  Stato, va contro sentenze della Corte Costituzionale, creerà
  una  serie  di problemi all'Amministrazione regionale e creerà  una
  serie  di  problemi a quelli che saranno la gestione della  Regione
  qualunque esso sia o chiunque esso sia il Presidente o i componenti
  del Governo.
   D'altronde   questo  sistema  se  ha  un  significato  innescarlo,
  dovrebbe  essere innescato anche per gli altri enti anche  per  gli
  Enti  locali, per i Comuni e le Province, perché se dobbiamo andare
  solo,  a  modo nostro, a penalizzare una struttura, mi chiedo  come
  mai gli Enti locali, le Province, la Provincia di Messina in questo
  periodo,  hanno  ognuno un modo di procedere differente  anche  sul
  numero  degli  assessori  e andiamo ad instaurare  diversi  pesi  e
  diverse misure a secondo quelle che sono le strutture della Regione
  e le strutture dello Stato.
   Quindi,  vorrei invitare i colleghi ad una riflessione per evitare
  che   per   cercare  di  costruire  una  situazione   che   blocchi
  politicamente o che penalizzi praticamente un Governo della Regione
  che  sta  svolgendo  la sua ordinaria amministrazione  e  che  deve
  svolgere  e  deve  compiere delle designazioni nel  rispetto  della
  legge,  andiamo  a  creare  una serie di  contenziosi  che  saranno
  gravemente pagati dalla nostra Regione.

   GENTILE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  nel  corso  di
  questi  quattro anni, con maggioranze variabili, come ha detto  lei
  l'altra  volta,  sono  stati approvati  diversi  disegni  di  legge
  utilissimi per la nostra Sicilia.
   Io  non  capisco come mai, molti detentori della verità in  questo
  Parlamento,  per  questa legge, che è una vera porcata,  che  ha  a
  pugni  col Codice civile  e ve lo posso anche dimostrare attraverso
  un  articolo, il 2383 del nuovo codice civile  che recita che   Gli
  amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione  dello
  Statuto e sono revocabili dall'Assemblea in qualunque tempo,  anche
  se    nominati    nell'atto   costitutivo,   salvo    il    diritto
  dell'amministratore al risarcimento dei danni se la revoca  avviene
  senza  giusta causa. Gli amministratori non possono essere nominati
  per  un  periodo  superiore  a tre esercizi  e  scadono  alla  data
  dell'assemblea  convocata per l'approvazione dei bilancio  relativo
  all'ultimo esercizio della loro carica .
   Come vedete il codice civile è molto chiaro. Le nomine vanno fatte
  con   una  scadenza  ben  precisa.  Noi,   con  questa  legge,  che
  sicuramente  il Commissario dello Stato impugnerà, stiamo  perdendo
  del tempo utilissimo.
   Abbiamo  perso un'occasione, l'occasione di fare un dibattito  per
  dare  ulteriore  forza  al Presidente della  Regione  per  martedì,
  dovevamo fare tutti insieme un documento perché l'attacco  è  stato
  un  attacco  violento alla Sicilia, un attacco  violento  a  questo
  Parlamento.
   I  bilanci  che  noi  abbiamo approvato non  li  ha  approvati  il
  Governo,  ma tutta l'Assemblea e, quindi, noi oggi dovevamo  uscire
  con un documento forte a sostegno del Presidente della Regione.
   Il 24 prossimo venturo, qualunque sia la decisione presa da Monti,
  non  servirà a niente fare il dibattito, il dibattito andava  fatto
  sicuramente oggi.
   infine, signor Presidente, chiede che venga sospeso questo disegno
  di  legge,  secondo  me  bisogna chiedere anche  un  parere  ad  un
  costituzionalista, perché l'articolo 2383 non bisogna accantonarlo.
  Noi  non  siamo un Parlamento che può stravolgere il codice civile,
  noi possiamo legiferare, ma non stravolgere il Codice civile.

   CALANDUCCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALANDUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intanto  non
  avevo parlato in merito al blocco degli emendamenti.

   PRESIDENTE.  Sì,  è già intervenuto, ha un minuto sull'ordine  dei
  lavori.

   CALANDUCCI. La ringrazio, signor Presidente, per aver invitato  al
  Presidente  a  riferire al Parlamento che ritengo  essere  l'organo
  superiore  che  governa le sorti di questa Regione,  dal  punto  di
  vista  amministrativo  è  il Presidente,  ma  dal  punto  di  vista
  politico e morale sicuramente è il Parlamento.
   Io  voglio  dire,  sempre  sull'ordine dei  lavori,  se  è  giusto
  continuare a parlare di un disegno di legge che non più  ho  voluto
  leggere  e seguire, non voterò sicuramente perché non mi interessa,
  di  fronte  ad  un  argomento così scottante e delicato,  onorevole
  Formica  se  vuole non parlo, voglio dire che la  legge  la  farete
  perché  è  una  cosa  semplice, i numeri  li  avete,  ma  avere  la
  soddisfazione  di  poter parlare qualche minuto  di  fronte  ad  un
  argomento  così  serio né contro Lombardo né contro  gli  amici  di
  Lombardo  o  l'MPA,  ma  contro la Sicilia,  ho  già  ascoltato  ed
  apprezzato    alcuni   interventi   dei   colleghi   come    quello
  dell'onorevole  Mancuso,  dell'onorevole  Cracolici,  almeno  nella
  prima parte, però voglio dire Presidente ripensiamoci.

   COLIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, finalmente questa
  mattina  abbiamo avuto sa quella statua di Michelangelo che  ad  un
  certo  punto  qualcuno  parlò e finalmente  quest'oggi  ho  sentito
  parlare da quest'Aula il capogruppo del PD e il capogruppo del PDL.
   Devo  dire  che  hanno parlato sostanzialmente per  dire  che  non
  dobbiamo  parlare,  quindi  mi  sembra  che  vi  sia  una  coerenza
  incredibile da parte di questa maggioranza di questa new deal della
  maggioranza  trasversale  di questo Parlamento  che  parla,  signor
  Presidente, per dire di non parlare.
   Non  so, signor Presidente, se siamo affetti da sordomutismo o  da
  cecità, non lo so vi giuro, non so se si è abbassato il livello  di
  coscienza  di questa Sicilia ed il livello di coscienza  di  questo
  Parlamento,  un  Parlamento ed un Governo che rischiano  di  essere
  invalidati,  che  rischiano di essere umiliati,  che  rischiano  di
  essere   mortificati,  però  qualche  amico  pensa  a  dire   basta
  Presidente  non  faccia parlare Colianni, la prego, interrompa,  mi
  interrompa  perché c'è l'amico Formica  questa è la democrazia  che
  in  questa  Sicilia si vuole mettere in essere accanto  agli  amici
  dell'UDC che le stanno accanto.

   PRESIDENTE. Onorevole Colianni il suo tempo a disposizione era  di
  un minuto, ha usufruito di due minuti.

   PARLAVECCHIO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PARLAVECCHIO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  grazie  per
  avermi  dato  la  parola, torno sull'argomento che avevamo  toccato
  l'altro giorno.
   Proprio  questa  mattina, come abbiamo visto, il Presidente  della
  Regione è venuto qui a rendere dichiarazioni per quanto riguarda il
  problema dell'incontro con il Presidente Monti.
   Ora   c'è  stato  un  dibattito  molto,  ma  molto  labile   sulle
  dichiarazioni  del Presidente, anzi addirittura si è  stabilito  di
  non  consentire  il dibattito con il Presidente della  Regione  che
  ritengo  fosse  molto  interessante anche  perché  tutti  i  gruppi
  parlamentari   potevano  esprimere  martedì  le  loro   valutazioni
  politiche,  proprio  in  considerazione del  fatto  che  l'incontro
  diventa molto critico.
   Anche perché leggiamo questa mattina sui giornali che la criticità
  di  cui  l'Italia va incontro, quindi il cosiddetto default,  possa
  essere dovuto al fatto che le criticità discendono dalle Regioni.
   Quindi,  torniamo  di  nuovo  sull'argomento  che  chiaramente  ha
  destato grandissime preoccupazioni e perplessità e sui quali  siamo
  stati  interessati  su  tutti  i giornali  italiani,  su  tutte  le
  televisioni italiane.
   Il  concetto  è questo dico: perché abbiamo impedito un  dibattito
  che  poteva  essere  costruttivo dal punto di vista  politico,  che
  poteva dare degli spunti al Presidente della Regione importanti per
  quanto   riguarda  l'incontro  di  martedì  con  Monti  e,  invece,
  continuiamo   sul   dibattito  di   un   disegno   di   legge   che
  sostanzialmente   continuiamo  a  dire   essere   incostituzionale,
  continuiamo  a sostenere che lo abbiamo discusso in Commissione  di
  merito,  dove  in Commissione di merito, sottolineo,  mancavano  le
  persone con cui dovevamo discuterlo, tant'è che  il voto è avvenuto
  in  considerazione  del  fatto che poi  non  c'era  nessuno  tranne
  qualche  persona, qualche deputato. Questo bisogna anche  dirlo  ai
  cittadini siciliani che seguono questi lavori.
   E'  inutile  che  in Commissione non si viene  per  poi  fare  una
  battaglia in Aula, è un disegno di legge incostituzionale votato in
  Commissione, votato in Commissione.
   Quindi,  per la mole degli emendamenti e per l'apporto  importante
  che  è  stato dato in Commissione, la pregherei, ancora una  volta,
  visto che siamo ancora in tempo, anche se tutte le preghiere che le
  sono  state rivolte sono state inutili, di fermare questi lavori  e
  di  metterci nelle condizioni di tornare in Commissione per  potere
  rivedere  l'intero impianto di questo blocco, così detto   Nomine ,
  che,  ancora  una  volta, lede quelli che sono  i  presupposti  del
  Presidente  della Regione che sta facendo una battaglia  importante
  per quanto riguarda la nostra Terra.
   Dico,  non  capisco, delle due l'una: o consentiamo, al Presidente
  della  Regione, un dibattito in Aula sulle sue dichiarazioni o  non
  capisco   perché  non  possiamo,  ancora  una  volta,  fermare   un
  ragionamento che non interessa assolutamente a nessuno ma interessa
  soltanto  e semplicemente a tutte quelle persone che ne  fanno  una
  bandiera politica quando, tutti i Gruppi parlamentari, quando tutti
  i Partiti, in questi quattro anni, sono stati presenti in Giunta di
  Governo  e  hanno avuto, come è stato detto anche da  qualche   mio
  predecessore, anche loro tutti gli incarichi di sotto Governo;  che
  si  dimettano  e  che  si possa ritornare ad  un  ragionamento  più
  complessivo.
   Ancora  una  volta  e chiudo, quindi, la prego,  cortesemente,  di
  potere  sospendere  questo ragionamento, questo  dibattito  perché,
  torno  a dire, diventa sterile su ragionamenti molto più importanti
  che si potrebbero fare. Grazie.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  le   volevo
  rivolgere una preghiera, perché, per Regolamento, so che non si può
  fare,  però, se lei potesse rivolgere questa preghiera  a  tutti  i
  Parlamentari  che  sostengono  il  Governo  di  evitare  di   farci
  ascoltare  sempre  gli  stessi argomenti, sempre  le  stesse  cose,
  sempre   gli  stessi  insulti  agli  altri  Parlamentari  che   non
  sosteniamo il Governo, ci farebbe cosa gradita.
   La preghiera che le rivolgo, quindi, è la seguente: tante volte si
  sono  fatte  delle  nuove regole in corso d'opera,  facciamone  una
  ,oggi, noi, per questo dibattito.
   Lei  si  faccia scrivere le motivazioni per le quali  chiedono  la
  parola  e,  se  ciascuno di loro ripete sempre le stesse  cose,  ci
  eviti  l'intervento, per esempio, dell'onorevole  Colianni  che  ci
  distrugge  e  ci massacra il cervello con quelle sue  elucubrazioni
  mentali che non servono a nulla.
   Caro Presidente, per rispetto dell'intero Parlamento, per rispetto
  di  quelli  che  siamo qui, per piacere, faccia  qualche  cosa  per
  evitarci questa tortura.

   COLIANNI. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE.  No,  no,  non  esiste;  non  è  un  fatto  personale,
  onorevole  Colianni.  Non l'ha offesa nessuno;  è  normale  e,  tra
  l'altro, l'onorevole Incardona, aveva anche più tempo per parlare e
  non l'ha utilizzato perché non aveva ancora parlato.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Si passa al subemendamento 1.2.30.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione. La Commissione si  rimette
  all'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.31.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  avevo   già
  rinunciato, ma, visto che lei, signor Presidente, ha dato la parola
  all'onorevole D'Agostino, allora intervengo sull'ordine dei  lavori
  per dire che l'ordine dei lavori è già stato stabilito.
   Ora,  capisco  e  sono  contrario a quello  che  dice  l'onorevole
  Incardona:  i  deputati  hanno  il  diritto  di  intervenire  sugli
  emendamenti  ma  non  hanno  il  diritto,  signor  Presidente,   di
  intervenire sull'ordine dei lavori perché l'ordine dei lavori è già
  stato  stabilito  da  lei,  signor  Presidente,  quindi,  invito  i
  colleghi ad evitare di chiedere la parola sull'ordine dei lavori.
   Allora,  chiedono  la  parola sugli emendamenti  coloro  i  quali,
  ancora,  non  sono intervenuti e la invito, signor  Presidente,  ad
  evitare di dare la parola sull'ordine dei lavori perché già è stato
  stabilito da lei.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  libertà  di
  parola, per carità, lei la garantisce bene, però, a che cosa ci  si
  riferisce  e  voglio  riallacciarmi  all'intervento  dell'onorevole
  Incardona, quando vuole supplicarla di interrompere la tortura?
   Io  so  che  lei non si presterà a queste dichiarazioni  che  sono
  ironiche  e che irridono anche la legittimità di questo Parlamento,
  di  questi  Parlamentari di poter esercitare il diritto  di  parola
  che, peraltro, lei sa benissimo essere stato ampiamente compresso a
  causa  del  tecnicismo utilizzato e non utilizzo altri  termine  ed
  altri  aggettivi  per il quale, anziché discutere  emendamento  per
  emendamento  e dare la libertà di parola ad ogni deputato  su  ogni
  emendamento  e  di  potere  esprimere la propria  opinione,  stiamo
  parlando  di subemendamenti ad un emendamento che in effetti  è  la
  vera unica legge.
   E  questo  la  dice lunga  su quanto è barocco il  Regolamento  di
  questo   Parlamento  e  su  come    proprio  l'attuale  maggioranza
  parlamentare,  su  questo  disegno  di  legge,  ha  utilizzato  gli
  strumenti  tecnici  che  il Regolamento  gli  consentiva,  con  ciò
  impedendo  a  noi che ci stiamo opponendo e ci stiamo  opponendo  a
  questo  disegno di legge non per fare i barricadieri - e questo  lo
  voglio  dire  perché chi ci ascolta ci senta bene -  ma  ci  stiamo
  opponendo perché voi volete impedire, per motivi esclusivamente  di
  vendetta  politica,  ad  un Governo legittimamente  in  carica,  di
  potere esercitare i propri doveri - non i propri diritti soltanto -
  ,  i  propri  doveri  che  sono  anche  quelli  di  far  funzionare
  l'apparato   amministrativo  regionale.  Lo  volete  impedire   per
  vendetta;  lo  volete impedire per invidia; lo volete impedire  per
  calcolo  personale  e la presenza compatta, l'uso  del  voto  e  il
  tecnicismo utilizzato per emendare questo disegno di legge violento
  che  avete voluto imporre  a questo Parlamento e che adesso  volete
  imporre  alla Regione siciliane e che vi verrà respinto  in  faccia
  già subito dopo le elezioni

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, condivido  questo
  dibattito  che  vorrebbero smorzare, anzi, penso che  debba  andare
  avanti così;  questa bellissima barca, infatti,  si sta rompendo  e
  nessuno si sta rendendo conto che stiamo andando a sbattere.
   Fuori,  si  stanno  linciando;  c'è incardinata  una  legge  molto
  importante   e   continuiamo   a   fare   retorica   e   demagogia,
  strumentalizzando  tutto quello che avviene  in  quest'Aula,  ma  a
  nessuno  di  noi  passa per la testa che fuori siamo  guardati  con
  lente  di  ingrandimento  e  che siamo diventati  ostili  nei  loro
  confronti.
   A  nessuno  passa per la testa di creare un Fondo per lo sviluppo,
  dove  potremmo  indicare  come far crescere  questa  nostra  Terra.
  Ognuno  di noi, qua, oggi, si sente autorizzato a rompere i lavori,
  a  scuotere  le  anime e le coscienze, all'interno  di  quest'Aula,
  tant'è  che  ho anche condiviso l'intervento del nostro  Presidente
  della  Regione, che è un momento istituzionale che, alla  fine,  fa
  chiarezza.  Ci indigniamo e ci arrabbiamo, però, se all'esterno  ci
  trattano male; ci indigniamo se la Sicilia viene additata come  una
  Regione  che  sta  affondando.  Ci dovremmo  indignare  dei  nostri
  atteggiamenti   all'interno di quest'Aula perché  stiamo  impedendo
  che i lavori vadano avanti in modo normale e regolare.
   Per   cui,  la  prego,  signor  Presidente,  vada  avanti   perché
  personalmente  sono  d'accordo  su  questa  norma  e  ribadisco  un
  concetto   fondamentale  a  cui  sono  affezionato  e  che   voglio
  ricollegare:  si faccia carico, signor Presidente, di  far  si  che
  questo  bilancio  regionale autorizzi un capitolo per  lo  sviluppo
  della Sicilia, dove ogni deputato possa spontaneamente elargire una
  somma,  un quantum, ogni cittadino possa contribuire perché sarebbe
  il  vero termometro per capire quanto la gente sente il bisogno  di
  rilancio e di sviluppo di questa Terra.

         Seguito della discussione del disegno di legge n. 908

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 1.2.31.

                Richiesta di verifica del numero legale

   ARENA. Chiedo la verifica del numero legale.

      (Alla richiesta si associano gli onorevoli Arena, Colianni,
                     D'Aquino, Greco e Ruggirello)

   PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini Regolamento,
  invito gli onorevoli deputati a registrare la loro presenza con  la
  scheda di votazione.
   Chiarisco  le modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la verifica.

                       Risultato della verifica

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti  . 53.

   L'Assemblea è in numero legale.

   Pongo  in votazione il subemendamento 1.2.31. Chi è favorevole  si
  alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Il subemendamento 1.2.112 è assorbito.
   Si passa al subemendamento 1.2.79.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione. La Commissione si  rimette
  all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.78.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione. La Commissione si  rimette
  all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali ed  il
  lavoro. Il Governo si rimette all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.2.67.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali ed  il
  lavoro. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 1.2.68.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 1.2.36.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 1.2.34.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali ed  il
  lavoro. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

    Si passa al subemendamento 1.2.35.
    Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.   Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

    Si passa al subemendamento 1.2.66.
    Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

    Si passa al subemendamento 1.2.33.
    Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 1.2.
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                             (E'approvato)

   Comunico   che  sono  stati  presentati  i  seguenti   emendamenti
  aggiuntivi:
   - dagli onorevoli Speziale, Cracolici e Lupo: A1, A2;
   - dagli onorevoli Pogliese, Falcone, Vinciullo, Caputo: A3;
   - dagli onorevoli Speziale, Panepinto, Marinello, Panarello: A4,
   - dagli onorevoli Panepinto, Apprendi, Panarello, Marziano: A7.

   Si passa all'emendamento A1.
   Onorevole   Speziale,   ci  sono  forti  preoccupazioni   rispetto
  all'incostituzionalità di questo articolo aggiuntivo,  per  cui  la
  invito   a  ritirarlo.  La  invito  al  ritiro  perché  è  evidente
  l'incostituzionalità di questo emendamento.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, le chiedo scusa, ma essendo questo un
  emendamento che era già contenuto in un disegno di legge  all'esame
  del  Parlamento sul quale, essendo un argomento delicatissimo,  che
  investe  il  rapporto  tra  etica e  la  pubblica  amministrazione,
  chiederei di fare una valutazione attenta, per evitare di incorrere
  in  errori  grossolani, come qualche volta si è incorso,  circa  il
  fatto  che  si  è ritenuto che l'emendamento abbia  un  profilo  di
  incostituzionalità.
   Per  quanto  riguarda  le  nomine,  l'emendamento  stabilisce  che
  chiunque  abbia avuto una richiesta di rinvio a giudizio per  reati
  di  mafia e per reati contro la pubblica amministrazione, reati  di
  corruzione,  di concussione e quant'altro, non può essere  nominato
  per svolgere incarichi pubblici.
   La  fattispecie, in modo particolare - mi rendo conto che c'è  una
  distrazione  da parte dei colleghi ma la materia è delicatissima  -
  riguarda  gli  interessi prevalenti della pubblica  amministrazione
  nel tutelare gli interessi generali.
   Pertanto,  signor  Presidente, non mi pare assolutamente  che  sia
  fondata l'obiezione di profili di incostituzionalità, relativamente
  al primo emendamento.
   Per  quanto riguarda il secondo emendamento, invece, che  riguarda
  le  nomine ad assessori regionali, comunali e provinciali, da parte
  degli  uffici,  sarebbe  stata osservata  una  equiparazione  dello
  status  di assessore provinciale, regionale o di assessore comunale
  con  lo  status  di  consigliere provinciale. Il che  investirebbe,
  secondo   gli   uffici,  il  profilo  di  costituzionalità   perché
  riguarderebbe il diritto di elettorato attivo e passivo.
   Mi permetto di fare osservare, signor Presidente, che non siamo in
  questa fattispecie perché l'assessore viene nominato, non è eletto.
  Quindi,  non  viene  investita la sfera  dell'elettorato  attivo  e
  passivo e non c'è nessun profilo di incostituzionalità.
   Pertanto, signor Presidente, capisco che questa materia è  materia
  delicata,  però,  è  una materia alla quale abbiamo  il  dovere  di
  rispondere  e  lo dico ai colleghi. Se non cogliamo il  significato
  più  profondo che c'è oggi della crisi del rapporto tra la politica
  e  la  pubblica  amministrazione e i  cittadini,  se  non  facciamo
  percepire  nettamente  che  vogliamo alzare  la  soglia  dell'etica
  pubblica,  in un momento in cui l'attacco frontale alla politica  è
  totale,  commettiamo un errore, un errore che spero  il  Parlamento
  non commetta.
   Signor  Presidente, quindi, sono dell'avviso che bisogna  superare
  qualunque  dubbio, si apra un dibattito, ci si confronti,  ma,  per
  quanto   mi   riguarda,   chiedo  che   gli   emendamenti   vengano
  espressamente messi al voto.
        Intendo   illustrare,  signor  Presidente,  anche  il   terzo
  emendamento;   ce  n'era  un  quarto  ma  lei  lo   ha   dichiarato
  inammissibile,  secondo me impropriamente,  ma  a  suo  giudizio  è
  inammissibile, nulla quaestio.
    Per quanto riguarda un ulteriore emendamento che stabilisce che i
  direttori  generali e i capi di gabinetto debbono  essere  nominati
  solo all'interno della amministrazione, a me sembra una cosa ovvia.
  Che  spesso si ricorra a dirigenti esterni, che non sono sottoposti
  a   nessun   elemento  di  prequalificazione.  L'altro  emendamento
  riguarda il fatto che possa essere nominato direttore generale  dei
  dipartimenti,  capo di gabinetto, chiunque però abbia  superato  un
  concorso  di dirigente della pubblica amministrazione,  cioè  viene
  impedito il ricorso, come spesso viene contestato, agli esterni.

  CORDARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  richiamare
  l'attenzione   dell'Aula  su  questi  due   emendamenti   a   firma
  dell'onorevole  Speziale  ed  altri,  intanto,  per   chiedere   ai
  colleghi,   soprattutto  a  quelli  dell'MPA,   di   non   assumere
  atteggiamenti  dilatori rispetto ad un tema  serissimo,  altrimenti
  corriamo  il  rischio  di  trattare questo emendamento  come  altri
  emendamenti  che non avevano alcun significato. Questo emendamento,
  signor  Presidente, è molto serio, ma per le ragioni che  esprimerò
  nel  corso  del  mio  intervento, comunico sin d'ora  che,  se  lei
  dovesse decidere di porlo in votazione, voterei contro.
        Lei  ha  chiesto  al  presentatore di  ritirarlo  ma,  se  il
  presentatore non dovesse ritirarlo e dovesse quindi votarlo l'Aula,
  voterò contro  per le ragioni che adesso spiegherò.
   Allora,  colleghi, questo emendamento, onorevole Cracolici,  vuole
  introdurre, attraverso una disposizione normativa, un principio che
  non  può  essere  accolto nella normativa,  soprattutto  in  quella
  regionale, cioè il decreto che dispone il giudizio sia necessario e
  sufficiente   per  impedire  la  nomina  ad  assessore   regionale,
  consulenti etc.
   Intanto, questi emendamenti si contrappongono, in maniera  palese,
  quindi,  questo  è  un vulnus costituzionale  a  quello  che  è  il
  principio di eguaglianza, perché riguardano soltanto nominati e non
  anche  eletti. L'eletto potrebbe essere anche rinviato a  giudizio,
  come  se  questo  di fronte alla costituzione ne costituirebbe  uno
  status  privilegiato rispetto al cittadino non eletto. Il cittadino
  eletto  ha le sue prerogative ma su un altro campo e non su questo.
  Tutti i cittadini sono uguali rispetto alla legge.
   Primo,  quindi, vulnus costituzionale e comprendo bene le  ragioni
  del Presidente dell'Assemblea.
   Secondo:  vorrei ricordare all'amico Speziale, del quale  apprezzo
  lo  sforzo  e  del quale riconosco l'onestà intellettuale,  che  il
  decreto  che  dispone il giudizio non determina alcuna  valutazione
  nel  merito delle carte processuali che attengono a questo o a quel
  cittadino. Il decreto che dispone il giudizio significa, ed è anche
  questa  la ragione per cui è un decreto e non è né un'ordinanza  né
  una  sentenza proprio perché immotivato, sancisce un principio, che
  il  giudice,  in quella fase, non è in condizione di  prosciogliere
  l'imputato   ma   rinvia  ad  un  altro  giudice  l'approfondimento
  probatorio. E' tutto qui. Non c'è alcuna valutazione nel  merito  e
  non  c'è  alcuna  possibilità  di far discendere  dal  decreto  che
  dispone  il  giudizio  una  qualsiasi  influenza  sullo  status  di
  qualsiasi cittadino della Repubblica.
   Si  abbia  allora - e concludo, signor Presidente, il coraggio  di
  scrivere  tutti insieme un codice etico che non può essere relegato
  né  ad una norma né tanto meno alla Magistratura. Sediamoci attorno
  ad  un  tavolo,  scriviamo un codice etico  e  in  quella  sede  sì
  ciascuno  di  noi  abbia il coraggio di scrivere  queste  cose.  Ma
  queste  cose, per le ragioni che ho appena esemplificato  -  ce  ne
  sarebbero altre ma il tempo è finito - non lo possiamo scrivere  in
  un  disegno  di legge, in una norma perché hanno i difetti  che  ho
  appena  menzionato  sotto  il profilo  costituzionale  e  sotto  il
  profilo processuale-penalistico.
   Queste  sono  le  ragioni  per  le  quali  insieme  al  Presidente
  dell'Assemblea  torno a chiedere al presidente Speziale, rendendomi
  disponibile anche in Commissione Antimafia, della quale mi onore di
  far  parte, di scrivere tutti insieme un codice etico che però deve
  essere distinto da quella che è una norma che ha altri criteri  che
  non sono questi.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Solo  per mera curiosità: che metodo  hanno  adottato  i
  colleghi che hanno scritto questo emendamento?
   Per  quale  motivo hanno estrapolato i reati che  sono  contro  la
  pubblica amministrazione?

   MANCUSO.  Se ci dicono il metodo, la cernita di come secondo  loro
  deve  essere nominato o non deve essere nominato, se ha maggiore  o
  minore valenza chi fa un abuso d'ufficio o una corruzione    ce  lo
  dicono il metodo adottato?
   Per quale motivo alcuni reati della pubblica amministrazione si  e
  altri  reati  della pubblica amministrazione no? Avete  da  coprire
  qualcosa, qualcuno?
   Qual  è  la  motivazione?  Possiamo saperla?  Li  avete,  infatti,
  indicati,  estrapolati  da  un  codice  che  è  preciso  e   questo
  Parlamento  secondo  me  si  può occupare  di  tutti  i  reati  che
  riguardano la pubblica amministrazione. Qual è la scelta?
   Allora, rispetto a questo, è chiaro che non è una scelta sotto  il
  profilo legislativo ma è un metodo. E' un metodo. Cosa voglio  dire
  con il termine metodo?
   Signor. Presidente, per rappresentarlo ma lei non conosce  la  mia
  storia;  qualcuno  la conosce. La mia opposizione politica,  quando
  facevo  un  altro  tipo  di mestiere, cioè  ricoprivo  un  incarico
  pubblico  come  quello  di sindaco, ha inondato  la  Procura  della
  Repubblica  che  mi  ha provocato diversi procedimenti  penali  per
  reati contro la pubblica amministrazione, alcuni di questi presenti
  in  questo  disegno di legge. Questo si può fare nei  confronti  di
  chiunque.  Sono  stato rinviato a giudizio, ai sensi  dell'articolo
  429  e,  dopo  otto anni, sono stato assolto perché  il  fatto  non
  sussiste,  bacchettando polizia giudiziaria e tutti  gli  atti  che
  erano a supporto di quei processi.
   Non  entro,  quindi,   nel  merito dell'emendamento  che  potrebbe
  essere  giusto,  se  parliamo di determinati reati,  ma  entro  nel
  merito del metodo: si vuole fare fuori qualche avversario politico,
  mettendo  nelle mani di procuratori della Repubblica atti  affinché
  si arrivi a rinvio a giudizio e se ne è eliminato uno.
   Si  dovrebbe capire qual è il metodo e per quale motivo sono stati
  tolti   diversi  reati  contro  la  pubblica  amministrazione.   Il
  Presidente della Commissione regionale antimafia abbia quanto meno,
  quanto  meno   il  pudore di dirci qual è stato il  ragionamento  e
  perché  ha  scelto:  determinati reati  si  e  altri  no.  Lo  dica
  pubblicamente a tutti i siciliani, perché condannati, non  rinviati
  a  giudizio, condannati per abuso d'ufficio, reato gravissimo della
  pubblica  amministrazione,  ce  ne  sono  centinaia  e  l'onorevole
  Speziale li vuole ancora mantenere agli incarichi.
   Vuole  che ancora continuino - i condannati per abuso d'ufficio  -
  ad esercitare azioni di pubblica amministrazione. Ci spieghi perché
  non  ha inserito i reati contro la pubblica amministrazione. Ce  lo
  dica.  Lei  ha formulato, lei conosce il metodo, lei sa il  metodo,
  come ha scritto questo emendamento. Sono, quindi, contro il metodo.
  Non  entro  neanche  nel  merito dell'emendamento  perché  è  stato
  utilizzato un metodo che è un metodo barbaro, vergognoso.
   Ha  fatto bene, signor Presidente, a dire di ritirarlo. Era meglio
  se  non c'era il dibattito non sulle dichiarazioni al Presidente ma
  su questa vergogna.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi augurerei  che su
  questo  argomento,  non perché parlo io, ma su questo  argomento  i
  colleghi  ponessero grande attenzione non parlottando, non parlando
  al  telefono,  perché  questo  è un argomento  di  una  grandissima
  delicatezza non tanto e non solo perché è fin troppo ovvio  che  il
  Presidente non ammetterà questo emendamento perché viola una  serie
  di  norme  che  non  possono  essere messe  in  discussione,  dalla
  presunzione  di  innocenza al fatto che  essendo  norme  di  ordine
  pubblico non possono essere trattate da una legislazione di secondo
  grado. Non è questo il problema.
   Io  credo  che il vero rischio di questa discussione e  di  questo
  emendamento  è  un  altro. Qui si gioca ad  essere  i  primi  della
  classe.  Ci  sono  alcuni esponenti politici che a qualunque  costo
  devono  dimostrare di essere più vergini degli altri e più  bianchi
  degli altri.
   Iniziative  di questo genere che magari faranno domani  aprire  le
  pagine  dei giornali dicendo  che è una norma voluta fortemente  in
  questo  momento di antipolitica, che faceva chiarezza, che promuove
  la  gogna  politici  che  non si comportano  bene ..   avrà  grande
  risalto  mediatico perché è questo il momento della  mediazione  di
  questo tipo di argomenti.
   Mentre  chi,  come chi vi sta parlando e gli altri  che  mi  hanno
  preceduto, dimostrano le proprie perplessità, le proprie  posizioni
  corrono il rischio di essere messi nella lista dei cattivi.
   Questo  è un gioco perverso, signor Presidente. Questo è un  gioco
  che  la  politica  oggi  che  è in grande  difficoltà  non  si  può
  permettere.
   E mi chiedo: siamo in due Italie o la Sicilia è un'Italia che deve
  dimostrare  di  essere più italiana del resto d'Italia?  Perché  io
  vorrei  capire: abbiamo letto la scorsa settimana che  il  Generale
  dei   Carabinieri  Ganzer,  che  è  stato  responsabile   di   quel
  dipartimento dei Carabinieri che si occupa di bellezze e  di  opere
  pubbliche, è andato in pensione ed ha lasciato l'incarico  soltanto
  perché  è  andato  in  pensione dopo avere  ricevuto  una  condanna
  esecutiva per 8 anni per abuso d'ufficio.
   Io  non  contesto che l'Arma dei Carabinieri, che apprezzo,  abbia
  tutelato  un  suo uomo tra i migliori ma è pur sempre stridente  il
  contrasto  tra  un  generale dei Carabinieri che con  una  condanna
  definitiva  ad  8  anni  resta al suo posto  e  questo  emendamento
  impropriamente inserito in questo disegno di legge.
   Dobbiamo  fare altri esempi? I vertici della polizia tutti  più  o
  meno  meritevoli  sono  rimasti al loro  posto  fino  a  quando  la
  Cassazione non li ha condannati in via definitiva.
   Ripeto  la  domanda: siamo in due Italie? La Sicilia  è  un'Italia
  diversa da quello che è la normativa nazionale?
   Io  non credo. E allora il senso di responsabilità e di serietà  è
  espungere  dal  disegno di legge questa norma  classificandola  per
  quella  che è. Una norma incostituzionale che questa Assemblea  non
  potrebbe nemmeno esaminare, non votare, non la può esaminare.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certo c'è da dire
  che  questo  dibattito alla fine miseramente  si  chiuderà  con  la
  vicenda  dell'impugnativa  da parte del  Commissario  dello  Stato,
  quindi  ovviamente un atto desiderato e voluto da parte  di  alcuni
  amici e di gruppi politici che stanno volendo a tutti i costi.
   Andare  avanti in un dibattito che in realtà vorrei  dire  al  mio
  amico  D'Agostino,  che  non è un dibattito  teso  ad  impedire  al
  Presidente della regione di esercitare il suo ruolo, in  realtà  il
  tentativo  di  proteggere tutti quei nominati che  nel  tempo  sono
  stati  come dire tra virgolette omaggiate dalla politica quando  di
  volta in volta si sono trovati nel ruolo della maggioranza.
   Tuttavia  siccome  il  tema  di cui stiamo  parlando,  e  un  tema
  veramente  importante  sul piano etico, io vedete  non  vorrei  che
  qualche  amico  che  esercita delle funzioni possa  rischiare  come
  tanti  di noi di essere affetto da una dire di sindrome che rischia
  di  diventare  per noi politici pre - patologica che  quella  della
  sindrome che simpaticamente io chiamo quella del  carabiniere ,  la
  sindrome della funzione.
   Prende  ciascuno  di noi e che spesso amplifica e caratterizza  il
  nostro  impegno  come dire politico in una fase della  nostra  vita
  politica e ci porta ad amplificare i toni rispetto ad alcuni temi.
   Nella  fattispecie  amici  miei, lo ha  detto  Rudy  Maira,  Fabio
  Mancuso,  lo  hanno detto tutti i colleghi ma di  che  cosa  stiamo
  parlando? Stiamo sostenendo che una persone che è stata eletta  non
  può  essere  colpita da nessun tipo di abiura  e  invece  tutte  le
  persone  nominate  dalla politica corrotta devono  stare  sotto  il
  taglione delle regole che qui vengono citate.
   Il  mio  amico  Cracolici che finalmente si dimena e mostra  delle
  fase  sussultorie  finalmente, riesce anche  ad  imprecare,  io  lo
  pregherei di risolvere le sue frustrazioni interiori di salire  sul
  palco e raccontarci le cose che io ho letto.
   Onorevole Cracolici fra un poco ci sono le elezioni, guardi che ho
  comprato   una   campagna  a  Ramacca,  quindi  adesso,   lo   dico
  pubblicamente, quindi posso come Limoli, chiamarlo Cracolici.
   Allora  le volevo dire, la prego, invece di disturbare, salga  sul
  podio, e ci venga a raccontare il senso di questo emendamento.
   Ma  vogliamo essere così ipocriti. Vogliamo veramente dare  questi
  messaggi  alla  gente.  Vogliamo dire  alla  gente  che  finalmente
  qualcuno  si è ricucito parte del corpo intime di questa  politica,
  che  vuole  essere il primo della classe, che vuole dimostrare  che
  c'è il partito degli onesti?, vuole dimostrare all'antipolitica  di
  rappresentarne le sensazioni, le passioni e quant'altro?
   Ma  smettetela, vi prego. Non si può essere in questo palco in  un
  modo  e  poi  uscire  al bar e dire tutt'altro.  Bisogna  avere  la
  coerenza di dire che un avviso di garanzia oggi quasi quasi, alcuni
  se lo iscrivono nel curriculum della politica.
   Sono  talmente diffusi, questi signori colleghi che  hanno  queste
  cose  per  poi  paradossalmente, pietosamente, incestuosamente,  di
  questa Magistratura che alla fine finisce per punire se stessa, poi
  alla  fine libera queste persone da un'accusa infamante  e  che  ne
  facciamo di questa gente?
   Di  tutti gli esempi che hanno segnato la storia di questo  Paese,
  di  tutti gli uomini liberi, del diritto, della libertà di ciascuno
  di potere difendere la propria onorabilità.
   E volete che un avviso di garanzia diventi per questi colpevolisti
  la ragione dell'impedimento dell'azione di governo?
   Ma  veramente  questa falsità, questa purezza  raccontata,  questa
  favola  che  diventa purtroppo un incubo in questa Sicilia,  quando
  viene portata a ragione normativa.
   Ecco  allora, amici - e mi permetto di dirle Presidente - la prego
  faccia  ritirare questo emendamento che offende l'intelligenza  dei
  Siciliani e di questo Parlamento.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Cristaudo è in congedo per
  motivi di salute.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 908

   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione, ai sensi
  dell'articolo 68 bis del Regolamento interno, del disegno di legge
   Norme in materia di trasparenza della propaganda elettorale per il
  rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana  (n. 908).

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io dico  al  mio
  amico Lillo Speziale ed ai firmatari di questo emendamento che  non
  hanno  fatto  una buona azione nel presentarlo. Non  l'hanno  fatto
  perché  credo che, così come peraltro lo stesso Speziale  ha  detto
  nel suo intervento, affermando che se non si vota in questo momento
  di  antipolitica la gente ci guarderà male, affermando, quindi, che
  questo  non  è  un emendamento che ha le caratteristiche  che  deve
  avere  ogni  atto  legislativo, cioè deve essere  un  provvedimento
  generale,  deve  essere  astratto, deve  rientrare  nell'audio  dei
  principi della Costituzione, deve rientrare nell'audio dei principi
  legislativi fra le norme primarie e le norme secondarie.
   Tutte  queste  cose  l'onorevole  Lupo,  l'onorevole  Cracolici  e
  l'onorevole  Speziale  non  possono non saperle,  non  possono  non
  sapere  che  l'indicazione che hanno fatto con la loro formulazione
  non è soltanto lacunosa per quello che è stato citato in termini di
  altre  ipotesi  di  reato non incluse in questo emendamento,  ma  è
  palesemente   lacunoso  per  la  contraddizione   in   termini   di
  legittimazione attiva e di legittimazione passiva,  in  termini  di
  incarichi alla Pubblica amministrazione. E' lacunoso palesemente in
  termini  di  potestà legislativa della nostra Regione. Non  possono
  non  sapere  che viola principi elementare di parità, l'articolo  3
   principi fondamentali sulla presunzione di innocenza .
   Allora,  questo  emendamento  serve soltanto  alla  piazza,  serve
  soltanto per vestire i panni dei puri e duri i quali possono dire a
  tutti quelli che cavalcano l'antipolitica  noi siamo con voi ,  pur
  sapendo ovviamente che questa è una norma che non potrà mai  essere
  approvata all'esame dell'organo di controllo del Commissario  dello
  Stato o semmai anche il Commissario facesse questa dabbenaggine dal
  punto  di  vista  tecnico-legislativo-giuridico  non  potrebbe  mai
  passare il vaglio della Consulta.
   Allora, io mi permetto di dire a chi come partito già ha un codice
  etico al quale si rifà, che qui la grande scommessa per cercare  di
  vincere  l'antipolitica non è quella di cavalcarla con  emendamenti
  assolutamente  suggestivi e che vorrebbero essere soltanto  forieri
  di  simpatie  nei  confronti della cosiddetta  mala  politica ,  ma
  l'antipolitica  va  contrastata con la buona  politica  che  ancora
  oggi,  comunque,  c'è. Nella generalizzazione che molti  fanno  dei
  politici io non mi ci ritrovo, io non mi sento un politico cattivo,
  mi  sento un politico che con impegno, con le mie capacità cerco di
  portare avanti l'interesse generale, l'ho fatto, mi sono dimesso da
  parlamentare, ho fatto il sindaco della mia città nell'interesse di
  un  territorio  che  ho ritenuto di potere bene amministrare,  l'ho
  fatto  in  ogni  ruolo  pubblico che ho  avuto  l'onore  di  potere
  assumere  grazie al consenso elettorale e quindi della gente,  l'ho
  fatto impegnandomi in quest'Aula nei vari ruoli che ho avuto  e  lo
  faccio ogni giorno facendo un rapporto, creando un rapporto  con  i
  cittadini. Da qui ad essere incluso in questa generalizzazione  per
  la  quale ho bisogno di vestire i panni del  puro e duro  scrivendo
  assurdità dal punto di vista tecnico-giuridico e costituzionale  ne
  corre.  Sta a tutti noi, caro Lillo, il compito di essere veramente
  assertori di questi principi, questi principi non dovrebbero  avere
  neanche  bisogno della legge, giammai un parlamentare, giammai  una
  forza  politica deve avere bisogno di una norma che lo  ponga  alla
  riflessione se dare un incarico o se candidare, e qui si  parla  di
  incarichi, un soggetto che rientra in queste fattispecie. E  questo
  lo  dico  ben consapevole e ben sapendo che fino all'altro  ieri  i
  tribunali  hanno saputo rendere giustizia rispetto  ad  imputazioni
  che  erano  state  date  con  grande  forza,  anche  mediatica  nei
  confronti  di esponenti politici. Ma nonostante questo  giammai  il
  politico farà buona politica se cavalca questa antipolitica fine  a
  se  stessa,  fatta  solo di protesta, l'antipolitica  si  batte  se
  ciascuno  di  noi saprà avere quella capacità di controllo,  quella
  responsabilità  nella determinazione nella scelta  degli  uomini  e
  degli  incarichi  per cui credo, Presidente, questa  norma  ha  già
  impegnato troppo il Parlamento. Il Parlamento si è impegnato perché
  ciascuno possa essere vero assertore di quei principi per  i  quali
  ha  giurato quando il 22 di maggio del 2008 è entrato in quest'Aula
  non  cavalcando  facili suggestioni inutili  per  altro  alla  vera
  soluzione delle questioni.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho   troppo
  rispetto  per i miei colleghi parlamentari, soprattutto per  chi  è
  intervenuto nel corso del dibattito per non cogliere che c'è  stata
  per  certi  aspetti  una  insensata e preconcetta  opposizione  con
  argomentazioni che a me sembrano fuorvianti e che cercherò di  fare
  la mia dichiarazione di voto di in qualche modo di confutare.
   Primo:   nessuna   spinta,  al  collega   Bufardeci,   spinta   di
  antipolitica, il collega Bufardeci deve sapere che questo testo era
  già  pronto per l'Aula oltre un anno e mezzo fa. Non è un testo che
  arriva  ora in Aula, che il sottoscritto il testo lo aveva  portato
  all'esame  del Parlamento con il parere positivo della  Commissione
  antimafia  e della Commissione Affari istituzionali già un  anno  e
  mezzo   fa.  Quindi  nessun  furore  di  antipolitica  caratterizza
  l'emendamento da me presentato.
   Secondo  elemento che  riguarda ciò che ho sentito e cioè  che  la
  vicenda   potrebbe  riguardare  gli  eletti  sulla   quale   dicono
  giustamente  diversi  colleghi la competenza non  è  dell'Assemblea
  regionale,  la  competenza appartiene al Parlamento nazionale.  Non
  c'è  nessun riferimento in questo testo agli eletti, quindi mi pare
  che le due argomentazioni siano fuori luogo, almeno in questa fase.
  Cosa  dice l'emendamento Presidente? L'emendamento è un emendamento
  di  buon  senso  e all'osservazione di colleghi che  dicono:  manca
  questo  reato, oppure: bisogna eliminare tal altro reato, li invito
  i  colleghi a fare il ruolo di parlamentare, a svolgerlo e  cioè  a
  presentare sub emendamenti per inserire o eliminare i reati che non
  sono  previsti.  E' chiaro che nel dibattito parlamentare  comunque
  c'è   un  arricchimento,  comunque  c'è  una  possibilità   per   i
  parlamentari  di  modificare il testo ed è  nelle  prerogative  dei
  singoli  parlamentari. Non sono stati presentati  sub  emendamenti,
  gli  interventi  circa  la  voglia di  modificare  il  testo  erano
  interventi  dei  relatori  che  non avevano  nessuna  finalità  per
  raggiungere l'obiettivo.
   Infine, Presidente, cosa dice l'emendamento?
   L'emendamento dice una cosa di buon senso e dice che  un  Sindaco,
  un  Presidente della Regione o un Presidente della Provincia, visto
  che  c'è lo spoil system e visto che possono nominare e nominano  -
  poi  dirò che cosa -, il controllo sul 60% della spesa regionale  è
  fatta   di   nominati  perché  nominati  sono   i   Direttori   dei
  Dipartimenti, nominati sono i Direttori delle ASP.
   L'emendamento dice che, la Giunta di Governo o il Presidente della
  Regione,  anziché nominare uno che abbia avuto un rinvio a giudizio
  per  reati  di  mafia o per reati di corruzione (i temi  sono  due:
  reati di mafia e reati di corruzione e concussione) in questo caso,
  il  Presidente  della Provincia, il Sindaco e il  Presidente  della
  Regione,  nomino  uno  che non ha nessun  rinvio  a  giudizio,  una
  persona che non è incappata in un rinvio a giudizio.
   E'  un  elemento  di  scandalo, viola  i  principi  di  competenza
  dell'Assemblea, viola la libertà individuale, viola il  diritto  di
  elettorato attivo e passivo?
   No,  garantisce  la  pubblica  Amministrazione,  è  una  norma  di
  garanzia  per  la  Pubblica Amministrazione; dico  di  più,  è  una
  garanzia  per il Presidente della Regione, per il Presidente  della
  Provincia  e  per il Sindaco che, di fronte a questa  norma,  viene
  tutelato  rispetto  alle  pressioni  che  possono  intervenire   da
  elementi criminali che lo spingono a nominare qualcuno che abbia il
  rinvio   a   giudizio   per   reati   di   mafia   è   a   garanzia
  dell'Amministrazione.
   Quindi,  non  ho  colto, Presidente, nel corso del dibattito,  una
  sola ragione per ritirare l'emendamento.
   Per quanto riguarda, invece, il secondo emendamento che è relativo
  alle  nomine  per gli Assessori, c'è una considerazione  che  hanno
  fatto gli Uffici e la considerazione è che questa violerebbe,  come
  diceva l'onorevole Cordaro, elementi che sono già, in qualche modo,
  regolamentati e disciplinati dalla legge n. 55 del 1990.
   Io  non  sono d'accordo, poi, ovviamente, non sono io, non  ho  la
  fonte del diritto, però, la legge n. 55 del 1990, è una legge che è
  precedente alla elezione diretta dei Sindaci ed è una legge in cui,
  gli  Assessori, venivano eletti dagli organi: l'Assessore regionale
  veniva eletto dal Parlamento regionale; l'Assessore comunale veniva
  eletto dal Consiglio comunale; quello provinciale veniva eletto.
   Successivamente,  abbiamo  attribuito  un  potere  di  nomina   al
  Presidente  della  Regione,  al Presidente  della  Provincia  e  al
  Sindaco, e di revoca degli Assessori.
   Quel potere di nomina, quindi, non è più l'eletto, non riguarda la
  sfera  degli eletti, riguarda la sfera dei nominati ed  essendo  la
  strada  dei  nominati, non viene leso nessun diritto di  elettorato
  attivo e passivo e riguarda, anche in questo caso, il principio  di
  garanzia della Pubblica Amministrazione.
   Per  questo,  colleghi,  al di là delle  polemiche,  io  non  sono
  l'onorevole  Titti  Bufardeci,  io  non  sono  avvezzo  a  fare   o
  utilizzare  l'argomento  mafia/antimafia  per  costruirmi  carriere
  politiche.
     Titti,  sono qui da qualche anno, la mia carriera politica  l'ho
  costruita   grazie  ad  un  partito,  quello  sì,  che  aveva   una
  caratteristica  fondamentale e che era quello  che  contrastava  la
  mafia e contrastava la corruzione.
   Sono  stato  educato  da  quel partito ma  non  ho  mai  fatto  un
  manifesto  per  costruirmi  carriere politiche  rispetto  a  questi
  argomenti.
   Quindi,  la  cosa  che  io  vi chiedo, colleghi,  è  di  approvare
  l'emendamento  per  cui, Presidente, chiedo  che,  essendo  materia
  delicata  che  riguarda il rapporto tra etica e la  responsabilità,
  tra  etica e l'amministrazione, tra etica e politica, le chiedo  il
  voto nominale.

   MINARDO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINARDO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, io intervengo sugli emendamenti aggiuntivi che,
  guardando  gli emendamenti, c'è il 6 che manca dal fascicolo  degli
  emendamenti aggiuntivi.
   Quindi, volevo sapere che fine ha fatto questo emendamento?
   Se   è   stato   dichiarato   inammissibile,   perché   dichiarato
  inammissibile?
   Perché io ritengo che era un emendamento importante che riguardava
  proprio  la riduzione dell'indennità parlamentare del 40%,  quindi,
  era un aggancio alla legge.
   So  benissimo  che  la  competenza della riduzione  dell'indennità
  parlamentare  spetta al Consiglio di Presidenza e,  quindi,  io  mi
  aggancio alla legge in cui, poi, il Consiglio di Presidenza, voleva
  stabilire  la  riduzione  del  40 per cento  dell'indennità  in  un
  momento così difficile.
   Quindi le chiedo notizie e, se possibile, di rivedere attentamente
  la decisione se è stato dichiarato inammissibile.

   PRESIDENTE.  Onorevole Minardo sono stati dichiarati inammissibili
  tutti gli emendamenti estranei alla materia, infatti gli unici  due
  sono  questi  che sono di contenuto assimilabile all'argomento  che
  stiamo trattando cioè nomine.
   Tutti gli altri sono stati dichiarati inammissibili.

   CALANDUCCI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CALANDUCCI. Signor Presidente, l'onorevole Speziale ha  ampiamente
  illustrato le sue ragione che ho avuto occasione di contrastare  in
  sede  di  commissione antimafia su un argomento similare  e  su  un
  disegno di legge che includeva questa tipologia di reati.
   Io credo non sono un cultore del diritto ma credo, per il mestiere
  che facciamo io e lei, conosciamo molto gli uomini e le cose.
   Lui fa confusione fra l'ipotesi di reato e il reato consumato.
   Qui  siamo certi che il suo partito dove ha costruito una carriera
  fulgida   sia  all'insegna  dell'antimafia  ,  non  è  che   stiamo
  discutendo sulla validità del principio di chi si fregia  di  reati
  del  genere  venga  escluso dalla pubblica amministrazione?  Stiamo
  discutendo  sull'opportunità di qualcuno che  può  incappare  nelle
  maglie  di  un giudizio e venga precluso e venga trattato  come  un
  cittadino  di  serie B rispetto,ad un altro che  invece  per  altri
  motivi,  anche  se forse tante volte ce ne sono gli  elementi,  non
  viene coinvolto in  . Del genere.
   Ne  approfitto e torno subito su questo argomento per  ringraziare
  l'onorevole Cordaro che naturalmente avevamo la stessa posizione in
  commissione  antimafia e sono contento però che quando  l'argomento
  lo ritiene importante, come questo, si può discutere.
   IO  riterrei  importante  pure  che  potesse  essere  elemento  di
  discussione  la  dichiarazione del Presidente dopo il  rischio  del
  default,  però  l'argomentazione è valida e per cui non  mi  faccio
  meraviglia  perché  ne ero certo l'avevo fatto  io  come  argomento
  precedente.
   Tornando  al  discorso di prima, io quello che dico è questo,  noi
  che  ci  occupiamo di politica ci lamentiamo che  la  politica  sta
  perdendo il primato.
   Ora,  indubbiamente, il primato si perde quando non si sa svolgere
  con livelli di adeguatezza il proprio ruolo. Io credo che l'ipotesi
  di   reato,   di   ipotesi  perchè  di  ipotesi  una  comunicazione
  giudiziaria  e  un  decreto  così come  giustamente  si  dice,  sia
  semplicemente un concetto di una parte.
   Oggi  il  processo va verso le parti bilanciate che  devono  avere
  stessi  diritti e non c'è dubbio che di fronte al solo pensiero  di
  una parte e tante volte di un uomo non può prevalere il rischio  di
  compromettere  non solo  una vita, dietro la vita di  un  dirigente
  che  viene  colpito da una accusa infamante come questo  perché  le
  ritengo  infamanti  e chi si si macchia di questi  reati  non  deve
  meritare  mai  di  svolgere  e occupare certi  ruoli,  però  stiamo
  parlando  di  ipotesi e fino a prova contraria noi viviamo  in  uno
  Stato  di diritto, e fino a quando viviamo in uno Stato di  diritto
  vogliamo  avere  sempre  la possibilità di un  contraddittorio  che
  possa  risultare  anche  tante volte così come  la  cronaca  spesso
  l'abbiamo  sentito precedentemente  dall'onorevole Mancuso  che  ho
  apprezzato i toni e l'intensità dell'intervento, voglio dire che di
  fronte ad un ipotesi non può prevalere il primato di un'altra forma
  di un altro potere che è quello giudiziario.
   La  politica non deve perdere il suo primato e per non perdere  il
  suo  primato deve esercitare perchè nessuno meglio dei compagni  di
  partito,  non compagni nel senso del partito comunista,  ma  voglio
  dire  chi  sta  vicino  all'uomo che viene toccato  da  una  accusa
  infamante  nessuno  sa se veramente  come loro  se  è  colpevole  o
  comunque se ci sono gli elementi per approfondire la colpevolezza.
   Per  cui  io  ritengo che il codice etico sollevato dall'onorevole
  Cordaro sia la strada giusta.
   La  politica  non può perdere questo primato, deve  saper  imporre
  delle  regole e deve saperle fare rispettare perché solo in  questa
  maniera  noi  possiamo  dire di svolgere  adeguatamente  il  nostro
  ruolo,  perché  quando  di fronte ad un'ipotesi  e  sicuramente  il
  compagno  di  viaggio  o  l'amico  di  partito  riesce  a  cogliere
  certamente  l'interessamento o meno, ecco  il  codice  etico  è  un
  compito precipuo della politica e dei partiti che ne esercitano  il
  ruolo fondamentale, almeno fino ad oggi.
   E' chiaro che oggi si va verso un impazzimento generale, si stanno
  stravolgendo tutte le regole, si parla di fallimento della Sicilia,
  si dice non è vero; poi arrivano, si inseguono, cariche dello Stato
  che  si prestano ad essere coinvolte in valutazioni del genere,  il
  Commissario  dello  Stato  che  ha  l'ardire  di  fare  delle  note
  riservate  senza portare a conoscenza della politica  e  del  luogo
  dove  si deve discutere perché i rappresentanti del popolo siamo  e
  restiamo noi  E noi siamo commissariati.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Calanducci,   vorrei   rispondere   solo
  all'ultima sua affermazione. So per certo che il Commissario  dello
  Stato  non  ha fatto alcun tipo di nota riservata. Ha semplicemente
  trasmesso  il  giudizio di parifica della Corte dei Conti  con  una
  relazione  sintetica.  Quindi, posso garantire  la  neutralità  del
  Commissario dello Stato.

   CALANDUCCI.,  Se non è così, le chiedo scusa. Io so  che  tutto  è
  stato avviato da una nota riservata del Commissario dello Stato.

   PRESIDENTE.  Le  assicuro che non è così, che le mie  parole  sono
  esattamente la realtà di quello che è successo.

   MANCUSO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  il  presidente
  Speziale nelle dichiarazioni di voto ha risposto a tutto tranne  al
  metodo  e,  peraltro, ha anche specificato che a questo disegno  di
  legge  si  lavora da un anno e mezzo e, quindi, c'è la  volontà  di
  quella  Commissione  di non inserire tutti i reati  della  pubblica
  amministrazione. C'è una volontà specifica, dopo un anno e mezzo di
  lavoro, di non inserire quei reati.
   Ma  il presidente Speziale sa pure che le cose che ha detto quanto
  meno  non  corrispondono al vero, perché non è  vero  che  i  reati
  previsti sono quelli della mafiosità e - ci mancherebbe altro  -  e
  della  pubblica amministrazione, ma sono tutti i reati  del  codice
  penale.  La  lettera  a)  esattamente,  prevede  l'associazione   a
  delinquere,  anche per rissa, quindi chi è rinviato a giudizio  per
  rissa e anche per il 416 subisce questo provvedimento legislativo.
   Ma  andiamo  oltre:  chi  invece riesce ad  evitare  il  rinvio  a
  giudizio, perché segnatamente la Commissione dopo aver studiato  ha
  previsto  il  429, scegliendo per esempio il giudizio abbreviato  o
  patteggiando la pena, e poi viene condannato, non viene sospeso.
   Ma cos'è un'equità questa? Ma che metodo è dopo un anno e mezzo di
  lavoro?  Chi è condannato può continuare, chi è rinviato a giudizio
  non può essere nominato. Ma stanno scherzando? Quindi se faccio una
  corruzione  per  5 milioni di euro e patteggio la  pena  a  quattro
  anni,  posso continuare perché non sono stato rinviato a  giudizio
  Ma che modo è questo? Ma a chi vogliono fare ridere dopo un anno  e
  mezzo di lavoro? O sono seri, perché questo è un metodo, non  è  il
  merito,  signor Presidente. Glielo ripeto: questo è  un  metodo,  e
  dietro  questo  provvedimento c'è qualcuno, ci  sono  i  nomi  e  i
  cognomi,  perché se si vuole fare un provvedimento neutro  si  deve
  prevedere  un patteggiamento, un giudizio abbreviato, la  condanna,
  anche  in  primo grado. Perché il condannato può continuare,  e  un
  rinviato a giudizio no? E' un impazzimento di questa Assemblea
   Signor Presidente, la invito a sospendere l'Aula e a parlare con i
  presentatori  di  questo  emendamento,  che  sono  autorevoli,  per
  invitare  a  ritirarlo  per dignità del Parlamento,  altrimenti  lo
  scriviamo  tutti insieme e prevediamo le cose che ho  detto.  E  lo
  presenta l'autorevole Commissione, e non che il Presidente Speciale
  ci  invita, provocatoriamente, a presentate il subemendamento, dopo
  che  ha lavorato un anno e mezzo, dopo che ha sviscerato tutta  una
  serie  di  argomentazioni, senza un ragionamento su un  fatto  così
  importante.
   Signor  Presidente, faccia presentare un emendamento  giusto,  che
  prevede  tutti  i reati della pubblica amministrazione  e  tutti  i
  procedimenti,   non   solo  il  rinvio   a   giudizio,   anche   il
  patteggiamento, anche la condanna in primo grado, anche la condanna
  in  secondo grado, altrimenti ci troviamo con una disparità. Non lo
  so  se  il  Commissario  dello  Stato impugna  questo  emendamento,
  secondo me lo straccerà

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi riteniamo questa
  norma  estremamente semplice, quasi banale e francamente ci  sembra
  pretestuoso   complicarla  e  farne  una  grande  battaglia.   Come
  autorevolmente  hanno  detto molti colleghi,  non  dovrebbe  essere
  necessaria  una  norma, perché sono norme che la politica  dovrebbe
  darsi  da  sé.  Ma la storia di questi giorni, di questi  mesi,  di
  questi  anni ci dice che non è così  Noi diamo il sostegno a questa
  norma,  così  come lo abbiamo dato in Commissione  antimafia  e  la
  votiamo.  Forse  può essere un manifesto, ma noi riteniamo  che  la
  politica  abbia  bisogno  anche  di  manifesti,  abbia  bisogno  di
  manifestare  la sua volontà di cambiare. L'UDC sta manifestando  la
  sua  volontà  di cambiare, è orgoglioso di farlo e  lo  farà  anche
  sostenendo questo emendamento.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mantengo quanto
  ho  premesso nell'intervento. L'onorevole Speziale ha detto che non
  è la fonte del diritto, e questi due emendamenti lo dimostrano.
   Se  non fossi amico dell'onorevole Speziale come sono, dovrei dire
  che   questa  -  e  lo  dovrei  dire  sia  all'onorevole  Speziale,
  all'onorevole  Cracolici  e  all'onorevole  Lupo  -  è  una   norma
  ignorante. Lo ribadiscono all'onorevole Adamo e all'UDC.  Questa  è
  una  norma  ignorante perché questa norma, con assoluta semplicità,
  il  Commissario  dello  Stato avrà modo di valutarlo,  si  pone  in
  contrasto  insanabile  per le ragioni che ho poc'anzi  argomentato,
  con  gli articoli 3 e 27 della Costituzione, cioè col principio  di
  uguaglianza e col principio di non colpevolezza.
   Questa  è una norma ignorante perché non tiene conto di quanto  ho
  detto  in  riferimento  al  significato  giuridico  del  rinvio   a
  giudizio.  Questa è una norma ignorante perché non tiene  conto  di
  quante  norme importanti sono state dimenticate in ragione di  temi
  che  hanno  solo del populismo e nulla di giuridico. Questa  è  una
  norma ignorante perché dovete spiegarmi, amici dell'UDC e onorevole
  Adamo,  per  quale  ragione  vengono  tenuti  fuori  i  delitti  di
  pedofilia.  Questa  è una norma ignorante perché  vuole  creare  un
  manifesto  e  sulla  base di questo manifesto  vuole  rappresentare
  all'esterno qualcosa che ormai ha del ridicolo. Questa Assemblea ha
  votato  già tante cose ridicole, onorevoli colleghi, ma io  non  mi
  presterò mai - perché a differenza di tanti colleghi ho rispetto di
  me  stesso - ad operazioni davvero ipocrite e autolesionistiche per
  il bene e per il prestigio di questa Assemblea.
   Per  questa  ragione, signor Presidente, ribadisco  quanto  le  ho
  detto e non ho paura del voto nominale, presidente Speziale, perché
  io sono sereno dei miei comportamenti, delle mie condotte, e quindi
  voterò  in piena coscienza e con altrettanta consapevolezza  contro
  questo  aborto normativo che non costituisce altro che un  atto  di
  ignoranza normativa che qualcuno, collegandolo esclusivamente  alle
  ragioni   dell'antipolitica  vuole  far  passare  per   una   norma
  addirittura d'avanguardia.
   DI MAURO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  la
  discussione di questo disegno di legge sia iniziata male e  rischia
  di  finire peggio. E quando si affrontano tematiche così importanti
  alla  vigilia  elettorale - e per noi sarà certamente  una  vigilia
  elettorale  importante perché si procederà a breve al  rinnovo  dei
  componenti di questa Assemblea - credo che ciascuno di noi si lasci
  prendere, me lo lasci dire, dall'interesse di volere realizzare, me
  lo  diceva poc'anzi in privato l'onorevole Speziale, una  sorta  di
  norma  manifesto che vuole essere un messaggio da lanciare a  tutti
  coloro  i  quali ovviamente guardano alla politica e guardano  alle
  attività  che  svolgono i governi, che svolgono gli assessori,  che
  svolge il Presidente della Regione, che si svolge anche negli  enti
  locali.
   Bene,   io  credo  che  un  interesse  così  forte  c'è  da  parte
  dell'opinione pubblica, che è molto attenta, e che vive  in  questo
  momento  un  travaglio  di relazioni, di rapporti,  con  la  classe
  dirigente e quindi con la politica. Questa norma, mi permetto dire,
  quasi  la va cercando, in un tempo in cui io credo che ciascuno  di
  noi  ha  la  consapevolezza di vivere un momento, lo  ripeto,  pre-
  elettorale  e  come  tale  può  essere  oggetto  di  una  serie  di
  attenzioni, non voglio dire organizzate, ma certamente che  possono
  determinare una serie di sconvolgimenti per determinare a  tavolino
  iniziative che possono essere di danno rispetto ad altre.
   Al di là del principio che coinvolge questo emendamento, e che non
  riguarda certamente l'elezione, ma riguarda una serie di misure che
  sono  rivolte a soggetti che non hanno avuto una condanna in  primo
  grado,  ma  che hanno ricevuto una richiesta di rinvio a  giudizio,
  per  cui tendere al termine dello stesso, o primo giudicato,  credo
  che tempo ne occorra, ed è un modo per cui oggi la classe politica,
  me  lo  lasci  dire,  i  sindaci, i presidenti  di  provincia,  gli
  assessori,   tutti  coloro  i  quali  sono  chiamati   comunque   a
  relazionarsi   con  la  pubblica  amministrazione  possono   essere
  suscettibili di attenzione, e quindi determinare nei loro confronti
  una serie di improcedibilità a proposito di ciò che è implicato  in
  questo   emendamento  e  diventare,  ovviamente,  un  luogo  comune
  attraverso il quale - mi permetto di dire - creare danni a  persone
  che   potrebbero  invece  nel  tempo  volere  dimostrare  la   loro
  innocenza.
   Allora   io   chiedo,  rivolgendomi  agli  onorevoli   che   hanno
  sottoscritto  questo  emendamento,  pur  apprezzandone   la   buona
  volontà,   apprezzandone   l'interesse,  apprezzandone   anche   il
  significato,  di soprassedere perché questa norma  non  può  essere
  affrontata come emendamento aggiuntivo, ma - mi permetto di dire  -
  deve  essere  esaminata con la dovuta oculatezza e  con  la  dovuta
  attenzione  perché  faccia parte di un contesto più  generale,  più
  complessivo  al  fine  di  evitare  disparità  di  trattamento  tra
  cittadini  eletti  e  che possibilmente hanno anche  responsabilità
  penali diverse e cittadini che aspirano ad incarico e che, soltanto
  per  un modesto rinvio a giudizio, tutto da verificare, quanto meno
  in sede di primo grado, possono essere danneggiati.
   Signor  Presidente, preannuncio, lo dico con molta franchezza,  il
  mio  voto contrario su questo emendamento perché credo che non  sia
  il  modo corretto e lineare di affrontare un tema così delicato che
  riguarda il mondo delle professioni e il mondo di chi collabora con
  la pubblica amministrazione.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esprimere
  il  mio  punto  di  vista perché ritengo che il  momento  sia  così
  difficile  per  la  politica che arrovellarci in un  dibattito  del
  genere non fa altro che delegittimare ulteriormente il Parlamento e
  la politica in generale.
   Signor Presidente, vorrei fare una proposta, sospendere l'Aula per
  qualche  minuto e verificare la possibilità di trovare una  sintesi
  per  una  norma  che  possa essere in qualche modo  condivisa.  Per
  quando mi riguarda, se la norma dovesse rimanere così, lo dico  con
  molta   franchezza,   voterò  sicuramente  contro,   sia   per   le
  argomentazioni che già il mio capogruppo ha espresso,  sia  per  un
  altro  argomento:  quando  si  vuole  fissare  una  incompatibilità
  facendo  riferimento alla norma penale, si entra nel  merito  della
  libertà  personale,  e  la libertà personale  non  può  che  essere
  limitata  da  una  legge  dello Stato per  una  ripartizione  delle
  competenze tra Stato e Regione, che è stata sempre chiara e che non
  è mai stata messa in discussione, se non in questa Aula, in diverse
  occasioni. In tre legislature ne ho sentite tante, tanti  tentativi
  di interferenza di questa Assemblea attraverso qualche emendamento,
  qualche  proposta  di legge di qualche deputato nella  sfera  della
  libertà  personale  che, ripeto, è assolutamente  competenza  dello
  Stato, perché quando si tratta di stabilire una incompatibilità che
  attiene  ad una condizione penale, ad una condizione della  libertà
  personale  subentra  la  materia penale  e  quindi  non  è  più  di
  competenza della Regione siciliana.
   Onorevole  Speziale, si possono inserire tutte le  incompatibilità
  che  si vogliono con una norma regionale, ma che abbiano attinenza,
  che  non possono essere direttamente collegabili con il tema  della
  libertà  personale quando si riceve una condanna, e siamo quindi  a
  valutare l'ipotesi del decreto di rinvio a giudiziose che, come  ha
  espresso  l'onorevole Cordaro, è un decreto, ed è  un  atto  di  un
  Magistrato che non è nemmeno motivato, che non entra nel merito.
   Lei propone l'ipotesi del decreto di rinvio a giudizio che è, come
  dire, l'alba del procedimento, e la storia ci ha dimostrato che  il
  principio  della  condanna definitiva per dire che  un  soggetto  è
  colpevole,  è  un  principio  che è il  frutto  di  una  esperienza
  millenaria  del diritto che viene messa in campo e viene finalmente
  sancita in una norma costituzionale, perché evidentemente nel corso
  della storia tanti abusi ci sono stati nei confronti di persone che
  hanno   subito,  non  solo  la  vergogna  del  processo,  ma  delle
  conseguenze giuridiche ingiuste.
   E  allora,  il  legislatore,  il padre  legislatore  della  nostra
  Costituzione  inserisce quell'argomento proprio  a  garanzia  della
  libertà,  a  garanzia del giusto processo, della  giusta  condanna,
  della giusta assoluzione. Invece noi qui ci vogliamo attenere ad un
  principio, che è quello del decreto di rinvio a giudizio  per  dire
  se  una persona è meritevole o non è meritevole di far parte di  un
  determinato organismo, ancorché nominato.
   Stiamo   ritornando  indietro  nella  scienza  giuridica,   stiamo
  proponendo delle cose assurde che l'esperienza millenaria,  ripeto,
  aveva  ormai  accantonato. E' il segno del  decadimento  dei  tempi
  della   politica  e  soprattutto  del  tentativo  di  chi   insegue
  l'antipolitica su tutti i fronti.
   Io  rilancio la mia proposta, signor Presidente, di sospendere per
  qualche  minuto l'Aula e chiamare i Capigruppo per fare in modo  di
  verificare  se ci sono le condizioni per fare una norma  condivisa,
  che parta almeno dal presupposto di parlare dalla prima condanna in
  poi, e comunque sono sempre convinto che il Commissario dello Stato
  la impugnerà perché incostituzionale.

            Assume la Presidenza il Vicepresidente FORMICA

   ROMANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  ho  chiesto  di
  parlare  per  dichiararmi favorevole all'emendamento presentato,  e
  intendo  motivare  il perché di questo voto favorevole,  che  spero
  possa essere esteso a tutto il Gruppo dell'MPA.
   Credo  che  questo emendamento sancisce un principio, un principio
  che  in questa Aula tutti abbiamo gridato. Definisce i contorni  di
  alcuni  reati molto gravi, cioè quelli per mafia e per  corruzione,
  solo  per  mafia  e per corruzione, definisce che non  è  possibile
  coinvolgere  in  nessun modo persone che hanno in  itinere  o  sono
  stati condannati in giudizio su questi reati.
   Credo  che sia un fatto di principio che quest'Aula deve  sancire.
  Io,   provocatoriamente,  presenterei  un  emendamento  che   possa
  estendere  questa norma anche ai parlamentari, ai  consiglieri,  ai
  sindaci. E' una regola. Il Paese aspetta, la nostra Regione aspetta
  questi  segnali forti. Dobbiamo smettere di giocare con la mafia  e
  l'antimafia laddove diventa solo un modello, un modulo elettorale.
   Questi  sono  atti concreti che dimostrano che ci può  essere  una
  Magistratura giusta a cui tutti noi crediamo. Ci sono  i  gradi  di
  giudizio,  e  comunque  la  possibilità, tra  virgolette,  di  aver
  chiesto scusa.
   Allora  credo che tutti invochiamo un codice etico nella politica,
  che  tutti  i  partiti  si impongono regole  prima  delle  campagne
  elettorali,  durante  e  dopo  le  regole  se  non  le  impone   il
  Parlamento,  troppo spesso i partiti ormai deboli  e  fuori  da  un
  sistema  democratico  non sono più in grado di  controllare  questo
  sistema.
   Allora  io  credo che ci vogliono regole certe, trasparenza  nelle
  candidature,  nelle  nomine, se c'è da fare qualche  subemendamento
  all'emendamento  che  si  faccia, con le  correzioni  proposta  dal
  collega  Mancuso o il collega Cordaro, che sono certamente  esperti
  in  materia di diritto più di me, ma io credo che questa norma  dia
  un segnale forte all'esterno, un segnale forte ai siciliani, dia un
  segnale forte a tutti quelli che non credono più in questa politica
  e  immagina  che  nei Palazzi ci siano soltanto  ladri  e  banditi.
  Questa è la sensazione che abbiamo.
   Non  dobbiamo  dare  questa sensazione, la politica  può  dare  un
  segnale  di  rigenerazione  e  su  questo  io  credo  che  dobbiamo
  scommettere.  Come  dire,  anche l'immagine  e  la  dignità  di  un
  Parlamento che troppo spesso viene messo sotto i piedi da coloro  i
  quali  -  candidati o no, illustri opinionisti o  no,  scrittori  o
  registri  - troppo spesso in maniera demagogica superficiale,  come
  successo  in  questi giorni per il tema del fallimento del  default
  della  Sicilia,  esprimono giudizi talvolta  sommari  senza  alcuna
  motivazione.
   Credo che questo emendamento possa essere un segnale serio che noi
  diamo, io lo voterò e invito il Gruppo a sostenerlo fino in fondo.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  parlare  perché non è la prima volta che su materia del  genere  si
  sviluppa  un  dibattito in questo Parlamento, e per la  verità  non
  solo in questa legislatura, che sfocia tra principi di garantismo o
  di  giustizialismo, che a volte rischiano di diventare un paravento
  per non affrontare il merito delle questioni.
   Io  credo  che si tratti di una norma molto semplice,  perchè  non
  stiamo  intervenendo  su  una materia che è  regolata  dalla  legge
  55/90,  che  regola i casi di impedimento, o di decadenza,  per  le
  fattispecie  della violazione penale e che disciplina non  solo  la
  sentenza  passata  in giudicato secondo la dottrina,  ma  anche  la
  decadenza dopo una prima condanna e noi - tra virgolette - siamo il
  Parlamento  che ha vissuto questa fattispecie prevista dalla  legge
  55.
   Qui  stiamo  intervenendo  su un'altra  fattispecie  che  sono  le
  nomine, disciplinate da principi come dire regolatori, per i  quali
  resta  la facoltà di chi nomina rispetto ai nominati, quindi rimane
  un  rapporto di natura prevalentemente fiduciaria, connesso però al
  possesso  di  una  serie  di requisiti.  Se  si  deve  nominare  un
  dirigente   generale  deve  essere  laureato,  per  essere   eletto
  deputato,  invece, non c'è bisogno di essere laureato. Quindi,  per
  svolgere  un'attività specialistica o specifica serve un  requisito
  particolare, che può essere la laurea o avere svolto l'attività per
  un  certo  numero di anni, come per esempio il caso  del  direttore
  generale  di  un'azienda sanitaria che deve avere  avuto  incarichi
  equivalenti per almeno da cinque anni.
   Sono  requisiti che stabiliscono le condizioni rispetto alle quali
  poi   eserciti  il  potere  di  nomine  e,  quindi,  nel   rapporto
  fiduciario.
   Io mi chiedo e chiedo a tutti voi:  Può un Parlamento, anche in un
  momento come quello che stiamo vivendo, che non è un momento  -  io
  lo  dico  ai  colleghi che spesso dicono che la  politica  non  può
  rispondere all'antipolitica - ma la politica non può essere un muro
  di  gomma,  non può far finta di non vedere cosa succede fuori  dai
  palazzi  della politica, guai a quella politica che  si  chiude  in
  maniera autoreferenziale e pensa che tutto quello che succede fuori
  è solo un errore.
   Allora,  io  penso che la politica - oggi e non  ieri,   e  chissà
  magari  domani - farà altre scelte, la politica ha anche il  dovere
  di interpretare le fasi che si vivono. E dire oggi che nella nostra
  Regione,  per  essere  nominati in un  consiglio  d'amministrazione
  piuttosto  che in un'azienda sanitaria, piuttosto che  assessore  -
  perché  anche l'assessore non è più un potere elettivo. Io  ricordo
  che  il  potere elettivo è connesso, mi permetto di dissentire  col
  collega  Speziale, perché paradossalmente nel vecchio  ordinamento,
  cioè l'assessore nominato dal sindaco, poteva non avere i requisiti
  di eleggibilità. Poiché oggi può essere nominato assessore anche un
  consigliere comunale, noi potremmo avere una condizione  specifica,
  particolare  per cui il consigliere comunale rinviato  a  giudizio,
  siccome  è  disciplinato  dalla Legge  55  viene  in  qualche  modo
  tutelato  dai  vincoli  della stessa. Chi  non  è,  invece,  eletto
  rischia  di  avere  un  doppio binario. Io sul secondo  emendamento
  suggerirei  l'accantonamento, mentre sulla  vicenda  delle  nomine,
  non  ho  dubbi che il potere di nomina possa esercitarsi in Sicilia
  da  parte  della Regione, dei comuni e delle province  introducendo
  tra i requisiti quello di non avere procedimenti penali, in qualche
  modo, previsti da fattispecie specifiche, cioè corruzione, fatti di
  mafia,  concussione  che  sono reati  per  i  quali  l'elemento  di
  obiettiva condizione di imbarazzo istituzionale.
   Ma  questo  non  fa  venir meno i principi costituzionali,  stiamo
  parlando   di  nomine,  non  stiamo  parlando  di  prerogative   di
  elettorato attivo e passivo.
   Perché  se uno è rinviato a giudizio e si vuole candidare  lo  può
  fare,  non  è  questo in discussione. Stiamo parlando,  invece,  di
  rappresentare un'amministrazione essendo nominato da un sindaco, da
  un presidente o da una giunta regionale che, secondo me, deve avere
  quei  requisiti  di onorabilità che siano a garanzia  di  tutte  le
  istituzioni.
   Ecco perché io non ho dubbi a votare questo emendamento e chiedo a
  tutti i colleghi - ripeto, siccome c'è sempre il rischio che ci  si
  appassioni  su principi garantisti o giustizialisti non vedendo  il
  merito del problema - io credo che oggi se il Parlamento siciliano,
  al  pari di quello che stiamo facendo sull'articolo che abbiamo già
  votato  -  non so se l'abbiamo votato - il  blocca nomine ,  perché
  noi  stiamo  facendo quella norma? La stiamo facendo  oggi,  perché
  abbiamo  visto oggi che c'è un problema rispetto ad una  condizione
  che  si sta determinando e stiamo intervenendo da un punto di vista
  legislativo per regolare una materia sia oggi che domani.
   Credo  che  la stessa cosa vada affrontata con questo emendamento.
  Ecco  perché io chiedo al collega Speziale, per quanto riguarda  la
  vicenda  degli  assessori,  che è una  fattispecie  particolarmente
  delicata  proprio perché lì agisce la 55, almeno per i  consiglieri
  comunali  che possono fare gli assessori, ma anche per  i  deputati
  che  possono fare gli assessori, io credo che, da questo  punto  di
  vista, noi rischieremmo di trovarci su un doppio binario che quello
  sì  apre  problemi di costituzionalità. Sulle nomine non  ho  alcun
  dubbio, pertanto io voterò a favore.

   PRESIDENTE Si passa al subemendamento A1.1.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro  che  non
  posso che essere d'accordo al subemendamento presentato, quindi  il
  dibattito parlamentare aiuta  chi ha lavorato da un anno e mezzo  e
  ha  fatto  delle  dimenticanze non di  poco  conto.  Non  comprendo
  ancora,  nel  rispetto  di chi ha lavorato un  anno  mezzo,  perché
  volutamente in questo subemendamento non sono stati inseriti  tutti
  i  reati  della  pubblica amministrazione. Non  lo  comprendo,  non
  riesco a capire.
   Se  i suggerimenti che sono stati dati nell'intervento erano anche
  per  quelli che venivano condannati, per quale motivo una parte dei
  reati  della pubblica amministrazione, da parte di chi ha  lavorato
  un anno e mezzo, non vengono presi in considerazione?
     E  dall'intervento dell'onorevole Cracolici, signor  Presidente,
  vorrei aggiungere una cosa laddove  mi sembra ci sia una lacuna  in
  questo emendamento.
   Considerato che parliamo solo di amministrazione regionale  e  non
  di  nomine che possono fare sia l'amministrazione regionale che gli
  enti locali, così è possibile che ci troveremo tra qualche mese  ad
  avere  segnalato al Ministero un soggetto che magari  si  trovi  in
  queste   condizioni   e   verrà  nominato   dal   Ministero   delle
  infrastrutture autorità portuale.
   Perché  la  legge  così come è scritta non vieta  che  l'eventuale
  autorità  portuale che venisse nominata non dalla Regione,  ma  dal
  Ministero  fosse sottoposta come è ovvio a questa legge che  stiamo
  facendo.  E  mi  è  venuto  in  mente  mentre  parlava  il  collega
  Cracolici: chissà quante altre cose non prevede questo emendamento.
  Dopo  un anno e mezzo di lavoro  Per questo ripeto ancora nel  dire
  che non si è entrati nel merito, ma invece c'è un metodo.
     Perché a me viene in mente l'autorità portuale, ma quante  altre
  nomine    sono    di    competenza    statale    su    segnalazione
  dell'amministrazione regionale che non è sottoposta a questa norma?
  Quindi  ci troveremmo nelle condizioni che chi sta a Roma  potrebbe
  assumere  incarico  anche se colpito da provvedimenti  previsti  da
  questa  norma,  chi  è in Sicilia è penalizzato perché  la  Sicilia
  chiaramente ha fatto questa scelta
   L'ultima  chiosa.  Si  è  voluto specificare  tutti   i  reati  di
  mafiosità.
     Ma  sanno bene i miei colleghi, soprattutto il Presidente  della
  Commissione  antimafia che chi è sottoposto a regime  non  solo  di
  rinvio  a  giudizio,  ma  al provvedimento 416  bis,  è  certamente
  sottoposto  a misura cautelare. Altrimenti diventerebbe  grave  per
  questa  terra  avere  mafiosi in giro che possano  essere  nominati
  consulenti  o  all'interno  di amministrazioni  pubbliche.  Saremmo
  davvero nel ridicolo in tutto il mondo. Non credo proprio che  deve
  essere  specificato  anche quando la legge  lo  prevede,  non  solo
  quella  nazionale, ma ritengo che il presidio della legalità  delle
  Procure  della  Repubblica e delle Prefetture in  questa  terra  ci
  tutelino da qualche pazzo che nomina non un rinviato a giudizio  ma
  un indagato per mafia
      Spero   che  questa  tutela  ancora  rimanga  e  non   dobbiamo
  specificarla  noi  nella  legge che  eventualmente  un  mafioso  se
  rinviato  a  giudizio  non  lo dovete nominare.  Perché  se  non  è
  rinviato a giudizio si può nominare? Non ho capito. E' una  pazzia
  E  mi dispiace che c'è stato un anno e mezzo di lavoro; mi dispiace
  che dopo un anno e mezzo di lavoro si sia giunti a quella che è una
  conclusione amara.
   Prima,  fino  a  qualche minuto fa, il corrotto condannato  poteva
  assumere    l'incarico;   con   questo   subemendamento   l'abbiamo
  scongiurato; ci sono voluti 4 minuti di interventi, ora il  mafioso
  indagato  può  essere  nominato perché stiamo  stabilendo  che,  il
  mafioso  rinviato  a giudizio, non può ricevere,  eventualmente  e,
  invece, il mafioso indagato, secondo questa legge, potrebbe  essere
  nominato.
   Per la quarta volta: mi vergogno

   SCILLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO. Facci sognare.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io  non  sono  in
  grado di farti sognare, però, dopo il tuo intervento, ho deciso  di
  intervenire perché hai detto che, questo emendamento cambierebbe le
  sorti della politica, sarebbe una pagina nuova.
   Purtroppo,  per  salvare  la  Sicilia,  occorrerebbe  qualcosa  di
  diverso  che approvare questo emendamento, occorrerebbe che  questo
  Governo,  questa maggioranza, da te sostenuta, andasse  a  casa  e,
  forse, per i siciliani potrebbe iniziare un giorno diverso.
   La  tematica posta da questo emendamento, dall'onorevole Speziale,
  è  sicuramente una tematica non importante, direi di  più,  ma  non
  penso  che  possa essere trattata in questa maniera proprio  perché
  parliamo di valutazioni che incidono sulle libertà personali, e non
  sono  cose  di poco conto, sono cose serie dove la demagogia  e  il
  populismo servono a poco.
   Sicuramente,  non è l'onorevole Speziale ad essersi costruito  una
  carriera  politica sull'antimafia parlata, ma ci sono  molti  altri
  che, sull'antimafia parlata, hanno costruito le loro carriere.
   E se parliamo di ragionamenti seri ci dovrebbero essere autorevoli
  soggetti che fanno parte del Governo regionale che, rispetto a  ciò
  che   hanno  sempre  detto  e  rispetto  a  ciò  che  hanno   detto
  costruendosi, appunto, la loro carriera politica di soggetti al  di
  sopra delle parti, oggi, sono seduti accanto al presidente Lombardo
  che,  ad  oggi,  è  indagato per concorso esterno  in  associazione
  mafiosa.  Allora, finiamola di parlare e cerchiamo di  agire  e  mi
  riferisco  anche,  ho  sentito nel corso  del  dibattito  di  certi
  Parlamentari che hanno, per esempio, chiesto, in questo disegno  di
  legge,  di  inserire,  in  un  momento  di  grave  crisi  politica,
  economica, la riduzione dello stipendio dei Parlamentari.
   Probabilmente, chi l'ha proposto, sa che ci possono  essere  anche
  altri  modi,  altri metodi per poter fare soldi; per  chi,  invece,
  lavora  lealmente  per cercare di portare avanti le  istanze  della
  Sicilia  e  dei  Siciliani non può accettare queste  demagogie  che
  offendono l'intelligenza delle persone.
   E  allora, nel momento in cui parliamo, noi, di nomine, e  bene  o
  male  il  dibattito  lo  possiamo anche fare,  ma  quando  parliamo
  dell'emendamento, invece, signor Presidente, che parla delle nomine
  dell'Assessore regionale, provinciale e comunale, io ricordo  a  me
  stesso che noi abbiamo votato, in Aula, una legge che permette,  al
  50  per  cento  delle Giunte di essere nominate  anche  da  eletti.
  Quindi, già diventa inapplicabile questo emendamento ad un soggetto
  che    diventa   Consigliere   comunale,   potrà   essere   eletto,
  eventualmente,  Assessore, ma nel momento in  cui  si  crea  questa
  condizione non lo potrà fare più.
   Ho  sentito  l'onorevole Cracolici che, eventualmente,  su  questo
  punto  delle  nomine politiche c'è questa differenza, nelle  nomine
  tecniche,  nelle  nomine di un manager, nelle nomine  di  qualsiasi
  posizione di sottogoverno possono avere le stesse regole.
   Perchè  non  può  essere  un soggetto che  subisce  un  avviso  di
  garanzia  perché un magistrato ritiene dal suo punto  di  vista  in
  maniera  corretta, che ci siano elementi per poter indagare  questo
  soggetto  precludere  la  possibilità  a  quell'individuo,  colpire
  quell'individuo nella sua sfera personale.
   Questo è un fatto, deve essere un principio sacrosanto, esiste una
  legge,  l'avete citata tutti la 55 del 1990 che di fatto disciplina
  in questo senso la materia.
   Allora se vogliamo, questo si, delle nomine di certi sottogoverni,
  di  certi  consulenti,  di manager, quelli  che  sono,  aggiungerei
  ulteriore specificità, questo lo possiamo fare: devono essere tutte
  bionde,  devono essere tutti alti, devono  avere la laurea,  devono
  avere  la  doppia laurea, devono avere il master, ma non penso  che
  l'avviso  di  garanzia che è la parte iniziale di  un  procedimento
  possa compromettere la libertà individuale di ogni soggetto
   Allora,  per quanto mi riguarda questo emendamento non può  essere
  assolutamente   approvato  perché,  ripeto,  uno,  entra   in   una
  disciplina  che  è  molto più complicata ed è disciplinata  da  una
  legge  nazionale  che  è  la 55 del '90; secondo,  non  può  essere
  applicata  alla  fattispecie politica perché come ho  detto  è  una
  legge regionale che abbiamo approvato noi in questo Parlamento,  ha
  dato  la  possibilità a degli eletti, con il 50 per cento, a  delle
  giunte di poter fare gli assessori.
   E  dopo  di  che, ripeto, non si può. E non è fare buona  politica
  come  qualcuno ha detto, cercare di fare populismo, fare manifesti
  Perchè  vero è che servono anche i manifesti in questo  momento  di
  grave  difficoltà,  però oggi quello che ci chiedono  i  siciliani,
  quello che ci chiede la Sicilia non è sicuramente l'approvazione di
  questo emendamento, è ben altro  E' la risposta ad una risposta, ad
  una crisi che sta portando la Sicilia ad un fallimento che non sarà
  magari economico, ma è  sicuramente sul piano politico e sul  piano
  morale  con un governo incapace di amministrare e di dare  risposte
  alle vere esigenze.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento A1.1.

   CORDARO. Chiedo di potere intervenire sul subemendamento A1.1.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cordaro, lei è già intervenuto  più  volte
  sulla  problematica,  sul  subemendamento  non  le  è  concesso  di
  intervenire. Questa Presidenza ha concesso di parlare sul complesso
  dei  subemendamenti presentati in precedenza sul   blocca  nomine',
  vista  anche  la mole degli stessi. Alla fine del  voto  le  do  la
  parola, onorevole Cordaro.
   La  Presidenza ha lasciato intervenire, sul subemendamento non  da
  più  la  parola e siamo in fase di votazione. C'è una richiesta  di
  verifica del numero legale?

                Richiesta di verifica del numero legale

   D'AGOSTINO. Chiedo la verifica del numero legale.

   (Alla richiesta si associano gli onorevoli Calanducci, D'Aquino,
                               Di Mauro,
          Federico, Forzese, Greco, Lo Giudice e Ruggirello)

    PRESIDENTE    Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  invito  gli onorevoli deputati a  registrare  la  loro
  presenza con la scheda di votazione.
   Chiarisco  le  modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la verifica.
                       Risultato della verifica

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            52

   L'Assemblea è in numero legale.

   Pongo in votazione il subemendamento A.1.1.

   CORDARO. Dichiaro di non partecipare al voto.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento aggiuntivo A.1.

   CORDARO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho   sentito
  argomentazioni sul subemendamento A1.1 che andrebbero  bene  in  un
  bar,  andrebbero  o  vanno  meno bene in un  Parlamento,  onorevole
  Romano.  Perché  qui  noi  dovremmo essere legislatori  e  dovremmo
  sapere che una legge dovrebbe avere i connotati, ad esempio,  della
  generalità,   dell'astrattezza,  una   serie   di   connotati   che
  evidentemente,  tra  quattro amici al bar,  può  anche  non  essere
  necessario  conoscere, ma in un Parlamento dovrebbe essere  davvero
  il minimo conoscere tali dati.
   Mi  rendo conto che questo Parlamento non le conosce, ma ne prendo
  atto,  o  quanto  meno  una  parte  dei  miei  colleghi,  ai  quali
  rivolgendomi adesso ai colleghi del PD, perché credo che anche loro
  siano  andati  a scuola o all'università si ricorderanno,  come  mi
  ricordo  io,  che quando studiavamo le materie c'era anche  qualche
  collega  asino, che non volendo studiare, si comprava le produzioni
  ridotte.  E'  vero  dottore  Ferrara,  tu  che  sei  laureato?   Il
  Pechenino, te lo ricordi?
   Questo  subemendamento  A1.1  è frutto  del  Pechenino,  onorevole
  Mancuso,  cioè,  siamo intervenuti in Aula, abbiamo  spiegato  loro
  come  funziona e su dieci cose che abbiamo spiegato ne hanno capita
  una e l'hanno messa in un subemendamento  Quindi, avete studiato il
  Pechenino.  Ne  prendiamo atto. Questa norma resta,  tuttavia,  una
  norma  ignorante  su  nove  punti su dieci,  uno  l'avete  colmato,
  prendiamo  atto che, se questa norma passerà, questa  Assemblea  la
  potremo definire l'Assemblea del Pechenino. Ai miei amici del PD  e
  ai colleghi l'ardua sentenza.

   MAIRA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  correggere
  l'onorevole  Cordaro, il quale ha sostenuto che  l'opposizione,  la
  maggioranza,  non si capisce più in quest'Aula chi è opposizione  e
  chi maggioranza, ha recepito un suggerimento d'Aula per il quale  è
  stato predisposto ed approvato il subemendamento A1.1.
   Perché  vorrei  correggere  il  collega  Cordaro?  Perché  chi  ha
  predisposto  il subemendamento non ha nemmeno capito quale  era  il
  suggerimento   Perché  io  vorrei che qualcuno  mi  spiegasse,  gli
  uffici, perché poi c'è un problema di coordinamento, cosa vuol dire
  che  «Dopo  le parole ecc. ecc o comunque sottoposti a  giudizio  o
  condannati',   cioè  quella  che  è  teoricamente  la   fattispecie
  principale diventa una subordinata ad una cretinaggine che  abbiamo
  scritto prima» Perché di questo si tratta
     Questo  sub-emendamento non poteva essere accettato.  E  allora,
  questo subemendamento non è un atto, non è una norma predisposta in
  maniera ignorante, è una norma per ignoranti  Siccome io, almeno in
  questa materia, ignorante non mi ci sento, e siccome le cose che ho
  appena   sottolineato  sono  inoppugnabili.  E  mi   dispiace   per
  Cracolici, Lupo e Speziale che l'hanno sottoscritta, per quello che
  mi riguarda io ho il coraggio delle mie azioni, possibilmente altri
  non  ce l'hanno. E allora, ribadisco il mio voto contrario sul sub-
  emendamento  come corretto, e chiedo che venga esercitato  il  voto
  segreto, che è prevalente rispetto al voto nominale.

   CRACOLICI. Hai fatto già dichiarazioni di voto, quindi hai  negato
  il voto segreto

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cordaro,  proprio  perché  ha   fatto   la
  dichiarazione di voto, decade questa richiesta.

              Riassume la Presidenza il Presidente Cascio

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io,  nel  mio
  precedente  intervento  ho già spiegato le  ragioni  del  mio  voto
  contrario, quindi non voglio ribadirle. Voglio solo invitare  tutti
  i  colleghi  ad una riflessione, in modo particolare mi rivolgo  ai
  proponenti l'emendamento.
     Il  subemendamento  credo  che non  meriti  neanche  particolare
  approfondimento,  ma  vorrei  invitare  ad  una  riflessione  tutti
  quanti.
     La  ragione  di  questa norma, secondo voi, qual  è?  Quella  di
  evitare  che  sostanzialmente  la  politica  e  i  partiti  possano
  eventualmente  affidare  incarichi  a  soggetti  che  hanno  quelle
  particolari condizioni. E io credo che sia così.
   Non fate neanche buona politica. E forse, nell'assecondare l'anti-
  politica,  fate  un  torto ancora più grave  Perché  io  credo  che
  proprio  ogni  politico, ogni partito deve essere  valutato  per  i
  gesti  che fa, per i comportamenti che tiene, per le responsabilità
  che assume.
   Voi  volete,  attraverso una norma, palesemente  incostituzionale,
  per  le  mille  ragioni  che  sono state espresse,  evitare  questo
  rischio perché vorreste che una norma che non è generale, che non è
  astratta, che vìola principi sotto il profilo della contraddizione,
  sotto   il   profilo  della  parzialità,  sotto  il   profilo   del
  comportamento,  della parità, per mille ragioni connesse  a  quelle
  della  innocenza presunta fino a sentenza definitiva, vorreste  che
  questo  venga messo da canto, al posto della vostra coscienza.  No,
  no.
   Io  credo che invece partiti e politici dobbiamo essere esaminati,
  valutati,  votati  o no dagli elettori, dai cittadini  in  base  al
  nostro  comportamento. Noi vorremmo trovarci  uno  scudo  per  dire
  eventualmente questa cosa non l'abbiamo fatta, ma noi  queste  cose
  che  la legge tenta di vietare non dobbiamo farle sulla base  della
  nostra  coscienza, sulla base del nostro convincimento, sulla  base
  della  nostra  responsabilità, sulla quale  poi  politica  o  anti-
  politica   ci  voterà,  ci  apprezzerà  o  meno.  Farlo  attraverso
  l'espediente  di una norma in cui, signor Presidente e amici tutti,
  io   sento,  lo  devo  dire,  siamo  ormai  all'epilogo  di  questa
  legislatura,  ma credo che non sia una bella cosa per  questa  Sala
  d'Ercole  ascoltare alcuni convincimenti secondo  i  quali  intanto
  votiaomola,  facciamola  eventualmente  bocciare   dal  Commissario
  dello Stato.
   Credo  che  non sia una bella cosa che, eventualmente,  al  di  là
  della  libertà  di coscienza di ciascuno di noi, qualcuno  la  voti
  perché  votandola, il Commissario che la impugnerebbe  ritarderebbe
  l'entrata  in vigore della legge della quale fa parte, della  legge
  blocca nomine.
   Io   credo   che   siamo  veramente  al  festival   del   finismo,
  dell'ipocrisia, al festival dello spergiuro di quello  che  abbiamo
  detto  e  dichiarato agli elettori, a quest'Aula  quando  ci  siamo
  insediati.
   Votiamola  liberamente, ma votiamola secondo coscienza, veramente,
  non perché questo ritarderebbe di una settimana l'eventuale entrata
  in  vigore  del  blocca  nomine che potrebbe essere  impugnato  dal
  Commissario.  E non votiamo una norma che sappiamo incostituzionale
  per  scaricarla ad altri; sia la coscienza di ciascun politico, sia
  la  coscienza di ciascun partito, sia la responsabilità di ciascuno
  di  noi  a  determinare  le  scelte  sulle  quali  dobbiamo  essere
  valutati,  dobbiamo essere, eventualmente votati, o non votati,  ma
  non  farlo  con  questo  pseudo ombrello di una  legge  palesemente
  incostituzionale.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A1.

   CRACOLICI.   Chiedo  che  la  votazione  avvenga   per   appello
   nominale.

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e  il
  lavoro.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,  ancora  non  ho
  interpretato  bene  il  ruolo  di Governo  collegato  a  quello  di
  parlamentare  e  faccio  un  uso  discreto  delle  prerogative   di
  parlamentare,  però,  dico in premessa, meno  male  che  c'è  stato
  l'intervento dell'onorevole avvocato Maira perché l'emendamento 1.1
  è   una   contraddizione  palese  rispetto  a  ciò  di  cui  stiamo
  discutendo.  Stiamo discutendo di ipotesi, di impedimenti derivanti
  da  un  rinvio  a  giudizio e nell'emendamento diciamo  o  comunque
  sottoposti  a  giudizio  o  condannati. Dico  ciò  per  correttezza
  rispetto a quello che andiamo a votare. Poi, vediamo, se in sede di
  definizione del testo, questa incongruenza eventualmente salta.
   La  mia considerazione, onorevole Maira, lei poco fa diceva non si
  capisce  se  questo  è un Parlamento, chi è la maggioranza,  chi  è
  l'opposizione.  Visto  da  qua,  onorevole,  vedo   opposizione   e
  minoranza, quindi capisca che, diversamente, da quello che  abbiamo
  studiato  dove   nei parlamenti normalmente c'è una opposizione  ed
  una  maggioranza, mi creda, l'esperienza mi porta a dire, vista  da
  questa parte, c'è un'opposizione ed una minoranza.
   Le  considerazioni  che cercherò di fare e  non  dichiarandomi  di
  condividere  le  dichiarazioni  per  cui  la  proposta   di   legge
  presentata dall'onorevole Speziale non ha fatto una buona azione  a
  questo Parlamento  e dichiarandomi, invece, assolutamente d'accordo
  con  l'onorevole Adamo sul fatto che il Parlamento  deve  dare  una
  risposta,  deve  dare  un manifesto anche al popolo  siciliano,  mi
  permetto  di dire però che il manifesto che questo Parlamento  deve
  dare  al  popolo siciliano è un manifesto di tutti, del Parlamento.
  Ho  la sensazione che domani, per qualche giorno, probabilmente, ci
  sarà la diversificazione tra i buoni ed i cattivi, chi ha votato  a
  favore  e  chi  ha  votato contro. Ma dopo due  giorni  avremo  una
  considerazione  negativa tutti. Diverso sarebbe  se  riuscissimo  a
  dare  invece un segnale unitario al popolo siciliano su un tema  su
  cui  sono assolutamente d'accordo e per questo ho detto che  non  è
  stato fatto un cattivo servizio dall'onorevole Speziale, perché  ha
  posto un problema.
   Se  io fossi Presidente della Regione, se io fossi Sindaco, se  io
  fossi  Presidente  del  Consiglio,  sicuramente  non  nominerei  un
  Assessore  che  ha  queste condizioni. E su  questa  posizione,  mi
  permetto  di dire, e ragionando al contrario, onorevole  Cracolici,
  lei  si  è  dichiarato  pure  su questa  posizione  dicendo  che  è
  d'accordo  rispetto  alle  nomine  non  politiche,  ragionando   al
  contrario  ha detto che probabilmente non è d'accordo sulle  nomine
  politiche o sbaglio?  Perché anche lei ha detto che, probabilmente,
  alcuni  aspetti di incongruenza rispetto alla legge 55  del  90  ci
  sono.
   Ora  la  proposta  che  faceva l'onorevole Cordaro  di  immaginare
  unitariamente  un  codice etico votato da tutti anche  perché  sono
  palesi  le  contraddizioni  di  natura  costituzionale,  non   sono
  dichiarazioni  vane, perché le sanzioni penali hanno  necessità  di
  essere  regolamentate in maniera uniforme su  tutto  il  territorio
  nazionale.  Non  è possibile che una fattispecie possa  valere  per
  l'Assessore del Trentino e non per l'Assessore della Sicilia.
   L'uniformità  della  regolamentazione  per  cui  è   prevista   la
  competenza di natura nazionale è proprio per questo, per evitare la
  determinazione  delle disparità in questi campi,  come  per  quanto
  riguarda le sanzioni penali.
   Quindi,   in   ragione,  e  poi  mi  permetto  di  fare   un'altra
  considerazione. Banalizzo il significato di rinvio a giudizio.  Che
  cosa  è  il  rinvio  a  giudizio? E' la  risposta  che  il  giudice
  dell'udienza  preliminare  dà al giudice dell'indagine  preliminare
  quando  gli  chiede:  secondo te, è necessario approfondire  questa
  ipotesi di reato?'. Il giudice dell'udienza preliminare dice:   sì,
  secondo me questa ipotesi di reato deve essere approfondita'.
   Approvando  una  norma di questo genere, anche  involontariamente,
  diamo  un  potere che potrebbe anche condizionare il  giudice  che,
  nella  massima buonafede, nella migliore buonafede,   perché  penso
  che  comunque  sia diamo la possibilità di essere condizionato,  in
  quanto il giudice non deve dire che il signore è colpevole, ma deve
  dire   che   dobbiamo  approfondire.  Ma  quel   sì,  che  dobbiamo
  approfondire   determina la decadenza, per esempio,  di  chi  è  in
  carica in quel determinato momento.
   Queste sono le valutazioni che, complessivamente, svolte, credo in
  maniera  pacata e cercando di creare un clima in questo Parlamento,
  mi  portano  a  dire:   proviamo a dare un  segnale  unitario  alla
  Sicilia,  proviamo ad approvare una norma, un codice  etico  ma  in
  maniera  unitaria ed evitando di apparire domani  buoni  o  cattivi
  quando ci sarà un'impugnativa del Commissario dello Stato ma con un
  atto inimpugnabile che faccia onore a tutti ed a questo Parlamento.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A1.

   CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   CRACOLICI.  Non  si può votare per scrutinio segreto.  Sono  state
  fatte le dichiarazioni di voto

   PRESIDENTE. Vediamo se ci sono i richiedenti per il voto segreto.

   CAPUTO.  Chi  non ha fatto dichiarazioni di voto può  chiedere  il
  voto segreto

   CRACOLICI. Non si può votare con il voto segreto

   PRESIDENTE. Come no


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                    Per un richiamo al Regolamento

   MANCUSO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Il voto segreto è richiesto ai sensi dell'articolo  127,
  comma 6. Quindi, Presidente, la prego di procedere al voto segreto.

   CORDARO. Dovrebbe passare il principio secondo il quale io  faccio
  dichiarazioni di voto ed impedisco ad un altro di chiedere il  voto
  segreto. Ma qual è la ratio?

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, l'articolo  131  del  Regolamento
  prevede che nel caso in cui venga richiesto il voto segreto non  si
  possano fare dichiarazioni di voto. Qua siamo nella fattispecie  in
  cui   sono   state  fatte  delle  dichiarazioni  di  voto,   alcune
  dichiarazioni di voto, ma non c'è alcuna richiesta di voto segreto.
  Il  voto  segreto arriva dopo che qualche deputato ha espresso  una
  dichiarazione di voto.
   Ciò  significa  che se passasse, se ci fossero i  richiedenti  del
  voto  segreto,  e  passasse la richiesta di voto segreto,  da  quel
  momento  in poi, non si potrebbero fare più dichiarazioni  di  voto
  tranne per motivare le astensioni. Questo è l'articolo 131.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n. 908

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  capisco  che
  siamo  tutti stanchi, non soltanto per la giornata ma anche per  la
  durata di questa discussione.
   Ci  sono  già  precedenti che lei, nella qualità di Presidente  di
  questa  Aula,  ha  esercitato interpretando, del resto  come  si  è
  sempre  interpretato, che  in caso di voto segreto si possono  fare
  solo dichiarazioni di astensione dal voto.
   Quando  uno fa una dichiarazione di voto? Fa una dichiarazione  di
  voto quando si passa al voto. Quindi, se la Presidenza ha messo  in
  discussione  e, poi, ha dichiarato di passare al voto, il  deputato
  ha esercitato il suo diritto di fare la dichiarazione di voto anche
  perché  la  dichiarazione di voto è stata  fatta  a  seguito  della
  richiesta  dell'onorevole  Speziale che  ha  chiesto  il  voto  per
  appello nominale.
   Quindi, su questo emendamento c'è stata una richiesta di voto  per
  appello  nominale,  una  discussione ed una  messa  in  discussione
  dell'emendamento e, quindi, poi delle dichiarazioni di  voto  ed  è
  evidente che non è che uno fa le dichiarazioni di voto e, poi, alla
  fine,  chiede il voto segreto perché altrimenti saremmo in presenza
  di un bizantinismo regolamentare.
   Le  dichiarazioni di voto, quindi, esistono se  c'è  un  atto  che
  viene messo ai voti. Per cui uno fa una dichiarazione.
   Il  Regolamento  dice che se c'è il voto segreto  puoi  dichiarare
  solo che ti astieni dal voto .
   Nel caso specifico non solo abbiamo fatto le dichiarazioni di voto
  prima  ma,  poi, in corso d'opera, è stato fatto un subemendamento,
  che  ha  modificato il Regolamento e, successivamente,  sono  state
  fatte ulteriori dichiarazioni di voto.
   Quindi,  mi  pare  evidente  che questa  norma  è  stata  discussa
  attraverso  le dichiarazioni di voto. Addirittura, si è  esercitato
  anche il potere di modifica.
   Io  eviterei, in una materia così delicata, di fare una  cosa  che
  diventa  un  boomerang  per il Parlamento. Poi,  ognuno  voti  come
  vuole,  ma  evitiamo di farlo violando anche le regole parlamentari
  perché  è  chiaro che, poi, l'esito del voto diventa la  violazione
  della  regola parlamentare. Non è il voto in sé ma diventa il  come
  abbiamo  votato che ha determinato un esito piuttosto che un  altro
  e,  credo che in questo caso la via maestra per tutti, anche per la
  Presidenza,  sia  quella di garantire il rispetto del  Regolamento,
  così come è previsto.
   Quindi,  ai  sensi  dell'articolo 131, signor Presidente,  non  si
  possono fare dichiarazioni se non per astensione dal voto, in  caso
  di richiesta del voto segreto.
   Ma  le  dichiarazioni  di  voto ci sono  state  e  non  era  stato
  richiesto il voto segreto;
  non  si può chiedere dopo, altrimenti non c'erano le dichiarazioni.
  Delle  due l'una. Quindi, non si possono esercitare due pesi e  due
  misure, un solo peso e una sola unità di misura.

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 15.46 è ripresa alle ore 15.53)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE. C'è ancora una richiesta di scrutinio segreto o no?


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo  che  -
  ci  conosciamo tutti e lei sa che sui principi sono uno testardo  -
  l'ammissibilità  del  voto segreto al punto in  cui  eravamo  nella
  procedura   sia   una  forzatura  regolamentare  che   si   assume,
  eventualmente, non i richiedenti ma la Presidenza, proprio  perché,
  giusto  l'altro  ieri, proprio per dimostrare che la  richiesta  di
  voto segreto fa venir meno gli interventi, ma non fa venir meno gli
  interventi dopo che sono intervenuti altri, perché la procedura  si
  attiva  all'inizio. Si fanno le dichiarazioni di voto, se  ci  sono
  dichiarazioni di voto non si può utilizzare, tranne se non ci  sono
  astensioni dal voto, la procedura di voto segreto.
   E'  stato giusto utilizzato l'altro ieri, tant'è che ho chiesto il
  voto  segreto  e  poi è mancato il numero legale. Quindi,  l'ultimo
  episodio  è  stato  l'altro ieri. Ma è stato  utilizzato  in  altri
  momenti anche dalla sua Presidenza.
   Detto  ciò, capisco tutto ma nascondersi dietro ad un voto segreto
  per  manifestare  con coerenza - come hanno fatto  alcuni  colleghi
  intervenendo  qui,  in maniera chiara e trasparente  -  il  proprio
  punto  di  vista su una materia di questa natura, lo  considero  un
  colpo al Parlamento, non facciamo una bella figura. Qualunque  sarà
  l'esito,  non  facciamo fare una bella figura a questo  Parlamento.
  Ecco  perché  credo  che  la richiesta di appello  nominale  o,  in
  subordine,  per alzata e seduta, ma scegliere di fare una  cosa  in
  cui,  nascondendoci nel voto segreto, mi sembra, ripeto,  una  cosa
  che,  tra l'altro, carica sulla Presidenza, qualunque sarà l'esito,
  la responsabilità dell'esito stesso.

   COLIANNI. Accettiamo la proposta dell'Assessore, allora.

   CRACOLICI.  Possiamo  anche  ritirare  la  richiesta  di   appello
  nominale,  se  questo serve a dirimere, in maniera più  facile,  la
  situazione però, ripeto, l'autorizzazione adesso del voto segreto è
  una violazione dell'articolo 131.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  E che mi sopporto le morali di Cracolici una volta  ogni
  dieci giorni? Non sono qua per sopportarmi le morali di Cracolici
   Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato che l'onorevole
  Cracolici   ha  la  memoria  molto  corta  e  considerato   che   è
  parlamentare  nella  stessa misura di come  lo  sono  io,  cioè  da
  qualche anno, lo invito a rivedersi i verbali dal 2001 in avanti  e
  tutte le decisioni in merito alla contestazione del 131 che ricordo
  a  memoria,  per  tre volte sono andate come lei ha  deciso  questa
  sera, per una volta al contrario; e lì c'è stata la forzatura. Dico
  ciò,  in  modo  che  resti agli atti quanto detto  sia  da  me  che
  dall'onorevole Cracolici. Addirittura, una di queste tre volte si è
  anche  riunita la Commissione per il Regolamento per  definire  ciò
  che,  poi, oggi lei sta stabilendo. Quindi, Presidente, la  libertà
  di voto di ogni parlamentare non può essere, ogni volta, utilizzata
  come  ramanzina rispetto ad un argomento che può essere più o  meno
  importante.
   L'appello  del  Governo a scrivere un testo  condiviso  da  tutti,
  perché  tutti  condividiamo il merito,  è  stato  respinto  con  la
  forzatura  di  votare ciò che si ritiene, non addivenendo,  invece,
  come  è  giusto  che sia, ad un testo che tutto il Parlamento,  con
  grande serenità, può votare.
   Il  Governo ha parlato a vuoto, qualche parlamentare ha parlato  a
  vuoto,  qualcuno  ritiene  che ciò che fa  sia  sempre  giusto.  La
  democrazia non dice questo, la democrazia dice altro, la democrazia
  dice  che  si  vota ed in questo caso il Parlamento sta richiedendo
  legittimamente, ai sensi del Regolamento, così come è  stato  fatto
  altre  volte,  una  modalità di voto che non  significa  nulla.  Se
  qualcuno ritiene che anche il sospetto stia nella richiesta  di  un
  voto, anche quello è un metodo, è un pensiero, è un modo di vivere.
  Personalmente  non ho questo modo di vivere, non  sospetto  su  una
  richiesta. Ora, vedremo che risultato ci sarà quando voteremo.

   PRESIDENTE.  C'è  una disponibilità da parte  del  Presidente  del
  Gruppo  parlamentare  del PD a ritirare la richiesta  di  votazione
  palese nominale e, quindi, potremmo votare per alzata e seduta.

   CORDARO.  Insistiamo, affinché la votazione avvenga per  scrutinio
  segreto.

   PRESIDENTE.   Insistete   per  il  voto  segreto   nonostante   la
  disponibilità? Vediamo se ci sono i richiedenti il voto segreto.

   (La   richiesta  è  appoggiata  a  termini  di  Regolamento  dagli
  onorevoli  Campagna,  Caputo,  Cascio Salvatore,  Greco,  Leontini,
  Maira, Mancuso e Minardo)

          Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A1

    PRESIDENTE    Indìco   la   votazione   per   scrutinio    segreto
  dell'emendamento A1.
   Chiarisco  il  significato del voto: chi  è  favorevole  preme  il
  pulsante  verde; chi è contrario preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

   Presenti            73
   Votanti             72
   Maggioranza         37
   Favorevoli          32
   Contrari            39

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento A2.

   SPEZIALE. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico che gli emendamenti A3 e A7 sono inammissibili.
   Si passa all'emendamento A4.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  l'emendamento
  prevede  la  possibilità che non si possano nominare  esterni  alla
  Pubblica Amministrazione per le funzioni di Direttori e di Capo  di
  Gabinetto.
   C'è  una  polemica in corso, capisco qual è la ratio  dello  Spoil
  System   al  quale  spesso  si  fa  ricorso,  e  l'intenzione   del
  legislatore  era  quella  di potenziare e  rafforzare  la  Pubblica
  Amministrazione.  In realtà, nel modo come si è  utilizzata  questa
  norma,  abbiamo  visto che sono stati nominati  nella  funzione  di
  direttori,  e  non  solo a livello regionale ma anche  nei  comuni,
  soltanto coloro che rispondono non ad una logica di competenza,  ma
  ad  una  logica  di  asservimento.  Per  tale  motivo  ritengo  che
  l'approvazione   di   questa   norma   non   solo   è   illegittimo
  riconoscimento  nei confronti dei dirigenti che hanno  regolarmente
  vinto  un  concorso  e  che, in quanto vincitori  di  un  concorso,
  possono  essere  nominati a direttori anche di terza  fascia  senza
  ricorrere  alle  nomine  degli esterni.  Come  dimostra  la  nostra
  esperienza,   gli   esterni   hanno   costituito   un   costo   per
  l'Amministrazione  ed  un vantaggio per la logica  di  asservimento
  agli interessi del potere e di chi li nomina. Chiedo, pertanto, che
  l'emendamento venga mantenuto.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  dire  che  sono  d'accordo con l'emendamento, lo trovo  giusto,  lo
  trovo  corretto nella logica del contenimento della spesa,  perché,
  per  quanto  riguarda i Capi di Gabinetto, era così  prima  di  una
  norma  che  recentemente si fece per il caso di un esterno  che  fu
  capo di Gabinetto del Presidente della Regione, ma il principio era
  già  consacrato nelle norme precedenti. Oggi lo si vuole  estendere
  anche ai direttori, ed io credo che tutto sommato sia corretto, con
  la  precisazione  che siano chiaramente, come nella  fattispecie  è
  stato  richiamato,  i  vincitori di concorso  e  che  possa  essere
  personale  interno,  quindi con economia per  le  asfittiche  casse
  della Regione.
   Signor  Presidente, chiedo di aggiungere anche il mio nome  tra  i
  firmatari  di questo emendamento con la mia dichiarazione  di  voto
  favorevole.

   PRESIDENTE.   Hanno   chiesto  di   apporre   la   propria   firma
  all'emendamento  A4  anche  gli onorevoli Parlavecchio,  Giuffrida,
  Lentini,  Ammatuna,  Apprendi,  Incardona,  Cimino,  Campagna,   Di
  Giacomo, Caputo.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  la  votazione
  che   si   è   conclusa  sfavorevolmente  con   il   voto   segreto
  dell'emendamento    Speziale   altro   non    è    che    l'epilogo
  contraddittorio,  infelice,  di  un  iter  di   legge   legato   al
  cosiddetto   blocca nomine  che ipocrita era in  partenza  e  si  è
  rilevato  ipocrita anche nell'emendamento Speziale  e  che  invece,
  probabilmente, avrebbe potuto un po' nobilitare questo  disegno  di
  legge.  Noi, crediamo che quell'emendamento abbia in se le  ragioni
  profonde  che  permettono  di avere maggiori  garanzie  e  maggiori
  trasparenze nella pubblica amministrazione per tutti gli  incarichi
  che  possono  essere assunti a vario titolo da  persone  che  hanno
  eventualmente i titoli.
   E  siccome  il  rischio è, signor Presidente, che noi  si  vada  a
  votare un disegno di legge già di per sé minato alla base da motivi
  fondati  di  incostituzionalità, carente, e  di  questo  credo  non
  faremmo  una  gran  bella  figura, di una proposta  di  emendamento
  Speziale  che invece aveva motivi per nobilitare il voto di  questa
  Aula,   prima  che  si  voti  quest'ultimo  emendamento,  che   poi
  chiuderebbe  la  partita,  chiedo  all'Assemblea,  se  lo   ritiene
  opportuno,  se è il caso di ritornare sull'emendamento  bocciato  e
  riprendere   l'invito  del  Governo  di  riscriverlo   in   maniera
  condivisa,  razionale, ragionevole, così come tutti ci  si  possano
  ritrovare.
   Io  credo  che  non facciamo una bella figura ad uscire  oggi  con
  questo disegno di legge, magari approvato del  blocca nomine  senza
  quell'emendamento  che  invece  dava  un  qualcosa  in  più  e  che
  sicuramente sarebbe stato apprezzato a livello non solo di opinione
  pubblica siciliana.
   Se ci prendiamo una pausa di riflessione su questo argomento, e lo
  dice da chi ha fatto anche l'ostruzionismo sul  blocca nomine ,  ma
  ormai ha chiaramente perduto la partita, perché questa legge  è  in
  dirittura di arrivo, se non viene votata oggi ma martedì credo  non
  ci  sia più nessuna cosa da dire. Ma perché rinunciare a riprendere
  la  discussione  su  un  argomento che, invece,  ha  interessato  e
  appassionato  l'intera Aula e credo abbia trovato  tutti  d'accordo
  sui principi generali?
   Allora,  se  è vero che eravamo d'accordo sui principi generali  e
  magari  non  d'accordo su alcuni temi legittimamente e  giustamente
  rimarcati in Aula e per il quale con il voto segreto si è visto che
  non  c'era la condivisione, perché non ritornare su quegli elementi
  di  condivisione generale che forse sono maggiori di quelli che non
  ci  hanno  convinto ritornare in Aula con una proposta  che  unisca
  l'Assemblea almeno su questo tema?
   Signor  Presidente,  chiedo un rinvio in  questo  senso  solo  con
  l'obbiettivo  di  riscrivere l'emendamento  Speziale  e  spero  che
  l'Assemblea lo voglia accogliere e martedì, eventualmente,  tornare
  in Aula per il voto finale.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  la  proposta   dell'Assessore
  Spampinato  può essere raccolta, nel senso che abbiamo  ancora  una
  settimana  d'Aula  in  cui  abbiamo  tempo  per  lavorare.  Abbiamo
  quattro,  cinque  disegni  di legge all'ordine  del  giorno,  e  se
  l'Assemblea riesce, entro martedì, a convergere su una proposta che
  poi  ricalca  un  po'  le  frasi dette  dall'Assessore  Spampinato,
  possiamo tornare in Aula tranquillamente con il nuovo testo,  senza
  alcun  tipo  di problema. Se si riesce, ci sono sia le possibilità,
  sia i tempi.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  considero  un
  errore  una chiusura a riccio; probabilmente in alcuni settori  può
  servire    una   competenza   specialistica   esterna,    poi    la
  responsabilità, come al solito, è in chi nomina e sarà valutato chi
  ha  nominato,  ma  decidere  che  è  vietata,  solo  nella  Regione
  siciliana,  la  possibilità di ricorrere a funzionari  esterni,  lo
  considero  un  errore.  Ecco perché credo e spero  che  il  collega
  Speziale ci ripensi, se non ci ripensa voteremo in maniera  diversa
  questo emendamento.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   chiedo   un
  supplemento di approfondimento per due motivi, primo perché ritengo
  che  se  si vuole fare un emendamento del genere basta abrogare  la
  legge  con la quale abbiamo previsto gli esterni, e secondo ritengo
  che  è  inammissibile l'emendamento perché la settimana  scorsa  un
  decreto  della Presidenza del Consiglio ha stabilito che le  nomine
  nei  Consigli  d'Amministrazione, ma vale anche per i Dipartimenti,
  possono  essere fatte con un esterno e due interni, con un  massimo
  di tre.
   Allora,  rispetto  a questo, signor Presidente, faccio  lo  stesso
  appello  che  ha fatto l'onorevole Cracolici, se la norma  si  deve
  fare  togliamo quello che abbiamo aggiunto noi, perché gli  esterni
  li  abbiamo  scritti noi nella legge, abroghiamo  quello  e  rimane
  l'originale che non prevede gli esterni, senza bisogno di duplicare
  ancora  una  volta la norma. Se ci dobbiamo attenere a  quello  che
  Roma  ha  stabilito, è chiaro che anche questo sarà uno  di  quegli
  emendamenti   che   il   Commissario  dello  Stato   immediatamente
  impugnerà, e faremo un'ulteriore bella figura.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  soltanto
  sottolineare  che siamo alla farsa finale. Prima  si  è  fatta  una
  grande   battaglia   per  il  voto  segreto  sull'emendamento   del
  presidente  Speziale,  ed  io devo dire  sinceramente  che  non  ho
  assolutamente apprezzato questo provvedimento perché, come ha detto
  qualcuno prima di me, chi si nasconde dietro un voto segreto non ha
  il  coraggio  di  affrontare il popolo  siciliano,  che  spesso,  a
  sproposito,  viene richiamato in questo Aula. Ho apprezzato  invece
  quei  deputati  che, in maniera chiara, si sono  schierati  contro,
  alla luce del sole, senza nascondersi.
   Parlavo  di  farsa perché l'onorevole D'Agostino adesso  dice  che
  vorrebbe  riprendere quell'emendamento, ma avrebbe potuto  battersi
  prima  per evitare il voto segreto e poi eventualmente fare le  sue
  considerazioni  sull'ultimo emendamento  dove  ho  apposto  la  mia
  firma.
   Cercherò  di  ossequiare il regolamento, e  già  do  il  mio  voto
  favorevole  all'emendamento  A4, così  spero  di  evitare  il  voto
  segreto.  Credo  che con questa norma contribuiremo  a  ridurre  le
  spese  dell'amministrazione regionale e credo che all'interno della
  nostra  amministrazione ci siano le competenze, ci siano le qualità
  di  persone  che possono svolgere queste funzioni, quindi  non  c'è
  bisogno di scienziati esterni.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente dichiaro
  il  mio  voto  contrario sull'emendamento in  discussione  per  una
  ragione  semplicissima. Non si tratta di accertare  se  nell'ambito
  dell'amministrazione   regionale,  vi   siano   bravi   funzionari,
  scienziati,  etc.  Do  per scontato che ci siano.  E'  un  atto  di
  fiducia,  ma è anche vero che, per quanto riguarda gli assessori  e
  il  presidente  della Regione, chiunque essi siano,  c'è  anche  un
  rapporto di fiducia che, seppur limitato a pochissime persone, deve
  affiancare  l'amministratore, presidente della Regione o  assessore
  che sia.
   Non  è  un  problema  di  costi, perché  in  questo  caso  diventa
  subordinato   l'aspetto  dei  costi  rispetto   alla   funzionalità
  dell'assessore o del presidente della Regione perché credo che  sia
  il  minimo  che  un assessore possa portarsi uno o due  persone  di
  fiducia  che  lo  affianchino  nella  predisposizione  del  proprio
  lavoro. Tra l'altro, se non ricordo male, la presenza degli esterni
  negli Uffici di Gabinetto è ridotta al lumicino, soltanto il 10 per
  cento,  quindi andare ad eliminare pure questo 10 per cento ritengo
  sia proprio errato. Ritorniamo per un momento, anche perché è stato
  oggetto   di   ulteriori   interventi,   all'emendamento    e    al
  subemendamento      integrativo     all'emendamento      presentato
  dall'onorevole Speziale, che riguardava gli aspetti delle decadenze
  e incompatibilità.
   Io  apprezzo la proposta che proviene dall'assessore, ma vado  più
  in  là  e  anticipo una iniziativa dei deputati del  PD.  Ci  siamo
  soffermati  su  molti  aspetti  di incostituzionalità  della  norma
  portata    avanti    dall'emendamento   dell'onorevole    Speziale.
  Incostituzionalità oltre che inopportunità giuridica  che  non  può
  essere  affrontata, lo abbiamo detto perché ne siamo  convinti,  da
  quest'Aula  essendo norma di competenza nazionale ed  anche  perché
  norme direttamente e indirettamente di ordine pubblico.
   Allora,  siccome non vogliamo passare per coloro i quali difendono
  la  casta,  fra  l'altro  non abbiamo amici in  queste  condizioni,
  siccome non dobbiamo passare per coloro i quali sono abbarbicati al
  passato,  anzi siamo proiettati al futuro, e siccome dobbiamo  dare
  delle  risposte al popolo siciliano, riteniamo che l'unica risposta
  sia  quella  di  investire  della competenza  di  questa  normativa
  l'organo  legislativo competente della Camera e del Senato,  motivo
  per cui anticipo che stiamo predisponendo e depositeremo un disegno
  di  legge  di  natura  impegnativa  nei  confronti  del  Parlamento
  nazionale  -  una legge voto - che consenta di affrontare  tutti  i
  problemi,   seppur   aggiustati  ed   integrati,   portati   avanti
  dall'emendamento   a  firma  dell'onorevole  Speziale,   nati   dal
  dibattito  d'Aula  di modo che si possano superare  i  problemi  di
  incostituzionalità che, da più parti, sono stati sollevati.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo  in
  merito  all'emendamento  A4  perché ritengo  che  l'opportunità  di
  questo  emendamento  sia oggi necessitata dal ricorso  di  soggetti
  esterni all'amministrazione.
   Mi    riferisco   soprattutto   ad   alcuni   settori   strategici
  dell'Amministrazione  che,  purtroppo, a causa  dell'avvicendamento
  compulsivo,  ma  probabilmente anche della  mancata  conoscenza  di
  quelle  che  sono le realtà locali, ha fatto sì che la presenza  di
  dirigenti nonché di capi di gabinetto esterni non abbiano  favorito
  in alcun modo l'attività amministrativa della Regione.
   Concordo,  pertanto, con l'onorevole Maira rispetto al  fatto  che
  l'Assessore   possa  avvalersi  di  figure  di   propria   fiducia,
  ma,soprattutto alla luce di quella che è la consuetudine che  ormai
  fa  sì che ruoli di dirigenti o di capi di gabinetto diventino  dei
  palliativi,  posti  di  sottogoverno, da  affidare  ad  uomini  che
  abbiano  tessere  di  partito vicine all'attuale  Presidente  della
  Regione.
   Per  evitare  che possa succedere qualcosa di analogo  in  futuro,
  ritengo che questa norma vada votata.
   A  questo,  lo  anticipo, evitando di intervenire successivamente,
  presenterò  un  subemendamento con il quale si estende  l'efficacia
  della  norma  anche  al  comma  17 dell'articolo  117  della  legge
  finanziaria  del  2010. Onorevole Cracolici, ricorderà  sicuramente
  che  quella legge ha rappresentato l'unica eccezione, nel senso che
  il Presidente della Regione si può avvalere di un Capo di Gabinetto
  esterno.  Se  il  Presidente della Regione voglia dare  esempio  di
  questa  spending  review, del fatto che si vogliano  effettivamente
  tagliare  i  costi dell'Amministrazione oltre che  della  politica,
  dovrebbe  cominciare partendo dal proprio Capo  di  Gabinetto  che,
  oggi,  è  una  figura esterna consentita dalla  legge.  Legge  che,
  ricordo,  è  stata varata alle 5 del mattino fra la  stanchezza  di
  chi,  come me, si è opposto e con la forza di chi ha sostenuto quel
  Governo che ha concesso - per carità, non si nega a nessuno  -   al
  Presidente della Regione, un Capo di Gabinetto esterno.
   Se  questa norma, che viene sottoscritta da componenti del PD  che
  allora  avallarono  questo comportamento,  viene  estesa  anche  al
  Presidente della Regione, mi sembra l'unica maniera doverosa perché
  si possa parlare di coerenza.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste una  legge
  della termodinamica chiamata  legge del tutto e del nulla' che  poi
  si  applica in tante categorie della scienza. Ed anche in  politica
  trova la sua applicazione  Siamo figli del troppo, o troppo da  una
  parte o troppo dall'altra
   Mi  permetto di suggerire due cose rispetto agli argomenti di  cui
  abbiamo discusso.
   La  prima  cosa, la proposta dell'onorevole D'Agostino, mi  sembra
  una proposta politicamente significativa che segue un intervento di
  assoluto equilibrio da parte del Governo.
   Invito il Governo, ancorché i partiti politici non avessero questa
  capacità trasversale, trattandosi di un periodo sicuramente in  cui
  ciascuno porta ad eccedere, di predisporre invece un documento e di
  portarlo  al  vaglio, in modo autonomo, se non dovesse  nascere  da
  questa Assemblea alla stessa.
   Le  chiedo,  Assessore,  di  perseguire questo  obiettivo  laddove
  quest'Aula non ne sia capace di produrlo.
   Seconda  cosa,  rispetto  alla questione dei  Capi  di  Gabinetto,
  vogliamo  mettere  insieme  i direttori  generali  con  i  Capi  di
  Gabinetto? Ma per l'amor di dio  Il Capo di Gabinetto è l'uomo  che
  in qualche maniera rappresenta le braccia operative dell'Assessore,
  continua a mantenere quello che è un indirizzo politico ed è  anche
  l'elemento di controllo delle attività amministrative, di  garanzia
  dell'Assessore.
   Laddove  gli  iperemi  alla mia destra  si  placano,  riuscirei  a
  concludere  in pochi secondi, per proporre ai colleghi di  dividere
  l'aspetto che è legato prettamente ai direttori generali da  quello
  che è legato alla scelta dei capi di Gabinetto.
   Chi  ha  avuto esperienza in questo senso, sa bene che il capo  di
  Gabinetto  è  un  elemento  di  garanzia,  di  continuità  politica
  dell'Assessore. Cosa diversa il direttore generale, che  certamente
  condivido non debba essere un esterno.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Parlavecchio. Ne  ha
  facoltà

   PARLAVECCHIO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   sono
  intervenuto  perché  volevo  apporre la  firma  all'emendamento,  e
  siccome  sentivo che qualcuno chiedeva il ritiro, eventualmente  lo
  faccio mio.
   Intanto devo dire che l'onorevole Speziale, lo riconosciamo tutti,
  è  sempre  un  uomo  libero e porta avanti delle istanze  valide  e
  giuste.  Detto questo, come sottolineatura che mi piaceva fare,  io
  sono perfettamente d'accordo nell'approvare questo emendamento  per
  una  serie di valutazioni che sono state fatte in questi  anni,  da
  quando la legge 10, che  è la legge che regola questi rapporti  tra
  la politica e l'Amministrazione regionale, è in funzione.
   Il  Capo di Gabinetto deve essere necessariamente un interno,  non
  capisco  perché debba essere un esterno, cioè la persona di fiducia
  dell'Assessore  all'interno di un'amministrazione comunale,  guarda
  caso noi la facciamo esterna ad un'amministrazione regionale. E' un
  controsenso
   Tra  l'altro, le funzioni del Capo di Gabinetto sono  funzioni  di
  raccordo  politico  con i direttori. Il Capo di  Gabinetto  ha  una
  struttura  all'interno dell'Ufficio di Gabinetto che  è  capace  di
  avere  una segreteria tecnica, un controllo strategico, insomma  ci
  sono   tutta  una  serie  di  operazioni,  da  un  punto  di  vista
  amministrativo,  che  il  capo  di  Gabinetto  deve   semplicemente
  coordinare.
   Per  quanto riguarda i direttori, lasciatemelo dire, con le solite
  eccezioni  che  riconosciamo, ritengo che ci siano stati  direttori
  esterni  che non hanno totalmente reso il compito che loro dovevano
  svolgere,  al contrario abbiamo mortificato una classe di dirigenti
  regionali  che  potevano  benissimo  portare  avanti  l'azione   di
  Governo.  L'azione di Governo va spesa bene, ma va anche spesa  nel
  senso della riduzione della stessa spesa.
   Dico questo perché non ha senso continuare su questi ragionamenti,
  anche perché mi accorgo che in questi anni i Governi sono fatti  da
  tecnici,  ed  allora  delle due l'una  Ho facciamo  i  tecnici  che
  stanno  al  Governo  e  che quindi non hanno bisogno  di  direttori
  esterni  o facciamo i direttori interni e chiaramente mettiamo  gli
  esterni come politici o politici all'interno della Giunta.

   PRESIDENTE. Abbiamo capito il senso del suo intervento,  onorevole
  Parlavecchio.  E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  apporre  la mia firma a questo emendamento perché lo condivido  sia
  nel  merito  che  nella forma, e condivido anche il  subemendamento
  degli onorevoli Maira e Caronia.
   Tuttavia, mi pare che manchi in questa norma, che ci accingiamo  a
  votare, una figura. Potrebbe dipendere da un'interpretazione più  o
  meno   estensiva  l'applicazione  della  norma  stessa   anche   al
  segretario generale. Il Presidente Lombardo ha commesso uno scempio
  assoluto  nominando un soggetto che non ha i titoli,  per  fare  il
  segretario generale.
   Il  segretario  generale,  il  buon senso  dice,  deve  essere  un
  profondo  conoscitore dell'ordinamento giuridico,  dell'ordinamento
  regionale, deve avere almeno la laurea in giurisprudenza. Qui siamo
  di  fronte,  invece,  ad un soggetto che non ha  alcuna  competenza
  giuridica,  che  ha distrutto la formazione, che ha distrutto  ogni
  cosa  che ha toccato, eppure per motivi di ordine politico è  stato
  nominata segretario generale senza titoli e senza alcuna conoscenza
  dell'ordinamento giuridico regionale.
   Non si può continuare in questo modo, quindi, non solo la norma  è
  perfettamente  corretta,  quella che  oggi  andiamo  a  votare,  ma
  addirittura andrebbe specificato anche questo aspetto, cioè  quello
  dei  titoli  che  si devono avere per ciascun ramo dell'ordinamento
  che si va ad amministrare, della branca amministrativa che si va ad
  amministrare. Caro onorevole Cracolici, questo dovrebbe essere  uno
  dei requisiti da inserire in una norma, un requisito soggettivo per
  potere rivestire un determinato ruolo, non l'incisione della  norma
  sulla   libertà  personale  che  non  è  di  competenza  di  questo
  Parlamento. Chiedo, quindi,  all'estensore della norma,  visto  che
  io  non ho il potere di farlo, di presentare un subemendamento  che
  possa  servire anche a fare chiarezza sui requisiti che deve  avere
  ciascun direttore e soprattutto il Segretario Generale.

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociale ed  il
  lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPAMPINATO, assessore per la famiglia, le politiche sociale ed  il
  lavoro.  Signor Presidente, abbiamo più volte fatto  richiamo  alla
  generalità ed all'astrattezza della norma. Oggi stiamo cercando  di
  personalizzare le motivazioni che stanno alla base  di  una  norma;
  oltre  ad  essere una cosa, secondo me, non troppo elegante,  fatto
  riferimento  ad  una persona che ha le caratteristiche  per  essere
  vertice  di tutti i rami dell'Amministrazione, ha anche i requisiti
  giuridici  in quanto nessuna norma prevede la laurea in  legge  per
  ricoprire quell'incarico.
   Se  si  deve  continuare  a fare un dibattito,  si  possono  avere
  suggestioni interne, ma credo che sia giusto continuare, in maniera
  generale,  a  fare  riferimento  alle  norme,  agli  emendamenti  e
  subemendamenti e non a personalizzare, anche con dubbio gusto,  gli
  interventi su questo tema.

   PRESIDENTE.    Comunico   che   sono   stati    presentati     due
  subemendamenti:  A4.1,  degli onorevoli Maira  e  Caronia  e  A4.2,
  dall'onorevole Bufardeci
   Il  subemendamento A4.2 In buona sostanza cancella le  parole   di
  direttori   di   Dipartimenti  regionali .  Sostanzialmente   vuole
  mantenere  la  norma per il ricorso agli esterni  per  i  direttori
  generali.

   BUFARDECI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho il dovere  di
  intervenire  perché in un precedente intervento avevo  assunto  una
  posizione  diversa.  Devo dire che, in questo  caso,  il  dibattito
  parlamentare,  le considerazioni che ho ascoltato da vari  colleghi
  mi  convincono che, in effetti, mantenere la possibilità  di  avere
  degli esterni nell'Amministrazione sia sempre una risorsa e sarebbe
  una  limitazione  rispetto,  anche,  alla  normativa  di  carattere
  nazionale.   Credo,  quindi,  sotto  questo  profilo,  con   questo
  emendamento, che la limitazione possa concernere esclusivamente  il
  ruolo  di  capo di gabinetto così come era fino a qualche settimana
  fa, prima della famosa norma, per così dire,  Lombardo .
   Questo  è  il senso, però volevo dichiarare all'Aula,  in  maniera
  molto onesta e molto leale, che sono convinto che l'esterno occorre
  sicuramente all'Amministrazione.

   CRACOLICI.  Su  questo sono d'accordo. Appongo  la  mia  firma  al
  subemendamento dell'onorevole Bufardeci.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  lei  firma  il  subemendamento
  dell'onorevole  Bufardeci che è quello che mantiene la  possibilità
  di  ricorrere all'esterno per i direttori generali, ma  la  esclude
  per  i  capi  di gabinetto, esattamente il contrario dell'onorevole
  Caronia.
   Pongo in votazione il subemendamento A4.1.

                Richiesta di verifica del numero legale

   D'AGOSTINO. Chiedo la verifica del numero legale.

     (Alla richiesta si associano gli onorevoli Arena, Calanducci,
      Caputo, D'Agostino, Forzese, Limoli, Lupo, Maira, Mancuso e
                              Ruggirello)

    PRESIDENTE    Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  invito  gli onorevoli deputati a  registrare  la  loro
  presenza con la scheda di votazione.
   Chiarisco  le modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la verifica.
                       Risultato della verifica

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            48

   L'Assemblea è in numero legale.

   Pongo  in votazione il subemendamento A4.2. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento A4.1 che aggiunge le  parole   e  della
  Presidenza della Regione  .

   CRACOLICI. E' superato dall'approvazione dell'emendamento a  firma
  Bufardeci.

   PRESIDENTE.  Vale  per i Capi di Gabinetto, vale  per  quello  che
  rimane   dell'esclusione.  L'emendamento  a  firma   Bufardeci   si
  riferisce  ai direttori, l'emendamento a firma Caronia si riferisce
  all'estensione del divieto al  Presidente della Regione.
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento A4, degli onorevoli Speziale ed  altri,
  che è stato subemendato e firmato anche dall'onorevole Cimino.
   Lo  pongo  in  votazione, come modificato. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che è stato presentato, ai sensi dell'articolo  117  del
  Regolamento interno, l'emendamento 117.1.
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                              «Art. 2.
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
  sua pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Comunico che all'articolo 2 è stato presentato l'emendamento  2.1,
  a  firma  dell'onorevole D'Agostino, che ritarda  la  pubblicazione
  della legge di 15 giorni.
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                             (Non è approvato)

   L'emendamento   A4  risulta  così  formulato:    Per   motivi   di
  contenimento  della  spesa  i  capi di  gabinetto  degli  assessori
  regionali  e  del  Presidente della Regione sono  nominati  fra  il
  personale  interno all'Amministrazione regionale, fermo restando  i
  contratti in essere .
   Questa è la formulazione definitiva.
   Pongo  in  votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che sono stati presentati trenta ordini del  giorno.  Il
  Governo,  ovviamente, non conoscendoli non è in grado  di  dare  un
  parere,  li  manteniamo tanto la settimana prossima abbiamo  cinque
  leggi  all'ordine  del giorno, li approviamo la settimana  prossima
  cercando un minimo di attinenza alle norme che approveremo.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


      Votazione finale per scrutinio nominale del disegno n. 908

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno  di  legge  «Norme  in materia  di  trasparenza  della
  propaganda  elettorale  per  il  rinnovo  dell'Assemblea  regionale
  siciliana » (908).

   D'AGOSTINO. Chiedo che vengano tolti i tesserini dei deputati  che
  non sono presenti in Aula. Posso farlo io, mi permette?

   PRESIDENTE.  Togliamo  i  tesserini  dei  deputati  non  presenti.
  Colleghi   questori,  onorevole  Ruggirello,  lei  che  è  questore
  autorevole, mi dia una mano: togliamo i tesserini dei colleghi  non
  presenti.
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            46
   Votanti             45
   Maggioranza         23
   Favorevoli          45

                         (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Seguito della discussione del disegno di legge «Interventi per
        effettuare una nuova perimetrazione dei parchi» (931/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  III  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si procede con la discussione del disegno di legge  Interventi per
  effettuare  una nuova  perimetrazione dei parchi  (n. 931/A)  posto
  al numero 1).
   Invito i componenti la IV Commissione, «Ambiente e Territorio»,  a
  prendere posto nel relativo banco.
   Ha  facoltà di parlare il Presidente della Commissione e relatore,
  onorevole Mancuso, per svolgere la relazione.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, dopo il dibattito della settimana scorsa sul disegno di
  legge,  c'è stato un incontro con gli Uffici durante il  quale  gli
  stessi   hanno  riferito  alla  commissione  che,  dalla  data   di
  istituzione dei parchi, è stato utilizzato il comma che prevede  la
  delimitazione dei parchi anche per la riperimetrazione.
   Gli  Uffici, quindi, ritengono che non ci sia bisogno di normativa
  perché   altre   riperimetrazioni   sono   state   fatte   in   via
  amministrativa  e, qualora intervenissimo con una legge,  è  chiaro
  che  per  i  dirigenti  sarebbe  non solo  un'azione  completamente
  diversa  rispetto  a  quella che hanno  svolto  fino  ad  oggi,  ma
  metterebbe in difficoltà l'ufficio.
   Abbiamo concordato con lo stesso ufficio - naturalmente se lei  lo
  consente - il ritiro del disegno di legge e, nello stesso tempo, la
  presentazione  di  un ordine del giorno che impegna  il  Governo  a
  ridelimitare i parchi entro 60 giorni, cioè avviare il procedimento
  di  concertazione con gli enti locali, con il comitato e con quanti
  altri  hanno  l'interesse  affinché questa  rideterminazione  venga
  fatta.
   Se  lei lo consente, quindi, signor Presidente, viene ritirato  il
  disegno  di legge n. 931 e contemporaneamente viene votato l'ordine
  del giorno n. 720 già presentato in Assemblea.

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole Mancuso
  l'ordine del giorno n. 720  Rideterminazione dei confini del  parco
  dell'Etna .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Il  disegno  di legge n. 931, pertanto, non sorgendo osservazioni,
  si intende ritirato.
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a  martedì,  24  luglio
  2012, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  I   -  Dimissioni  dell'onorevole Cateno De Luca dalla  carica  di
  deputato regionale

  II  -  Comunicazioni
  III  - Discussione dei disegni di legge:
     Norme  in  materia  di  entrata.  Finanziamento  di  leggi  di
         spesa . (n. 900/A) (Seguito)
             Relatore: on. Galvagno

    1)  -   Promozione  della mutualità volontaria e sostegno  alle
         società di mutuo soccorso . (nn. 454-703/A) (Seguito)
             Relatore: on. Gucciardi

  IV   -    Seguito della discussione delle proposte di modifica  al
  Regolamento interno dell'Assemblea  (doc. x)

             Relatore: il Presidente

                   La seduta è tolta alle ore 16.45

     Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula - Ufficio dei Resoconti
                            alle ore 18.30

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI  NEL CORSO  DELLA SEDUTA

       DISEGNO  DI  LEGGE  N.  908  -   NORME  IN  MATERIA  DI
     TRASPARENZA  DELLA PROPAGANDA ELETTORALE PER  IL  RINNOVO
     DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA .

    -All'articolo 1

      Emendamento 1.2

   L'articolo 1 è sostituito dal seguente:  Art.1- Modifica di  norme
  in  materia  di  nomine,  designazioni  ed  incarichi  del  governo
  regionale.-   1. Dopo l'articolo 3 della legge regionale  28  marzo
  1995, n.22, e successive modifiche ed integrazioni, sono inseriti i
  seguenti  : Art. 3 bis. Norme in materia di nomine ed incarichi  di
  competenza  del  governo regionale- 1. A decorrere  dalla  data  di
  pubblicazione    del   decreto   di   indizione   delle    elezioni
  dell'Assemblea Regionale Siciliana e del Presidente della  Regione,
  ai  sensi dell'articolo 3 dello Statuto della Regione, ovvero  dopo
  il  verificarsi  di  una  causa  di  conclusione  anticipata  della
  legislatura regionale di cui agli articoli 8 bis e 10 dello Statuto
  della  Regione, è fatto divieto al Presidente, alla Giunta ed  agli
  Assessori della Regione, a pena di nullità, di procedere a  nomine,
  designazioni   o   conferimenti   di   incarichi   in   organi   di
  amministrazione attiva, consultiva o di controllo della Regione, in
  enti, aziende, consorzi, agenzie, soggetti, comunque denominati, di
  diritto  pubblico  o  privato  sottoposti  a  tutela,  controllo  o
  vigilanza  da  parte  della  Regione,  in  società  controllate   o
  partecipate dalla Regione.

   2.  Al fine di garantire la continuità dell'azione amministrativa,
  nel   caso  di  cessazione  per  scadenza  naturale  delle  nomine,
  designazioni  od  incarichi  dopo  il  verificarsi  di  una   delle
  fattispecie  di cui al comma 1, il Governo della Regione  nomina  i
  commissari straordinari, nei casi in cui ricorrano i presupposti di
  legge,  individuandoli prioritariamente nei soggetti la cui nomina,
  designazione  od   incarico è giunta a scadenza  dopo  la  data  di
  pubblicazione  del decreto di cui al comma 1 o dopo il  verificarsi
  di  una  delle cause di conclusione anticipata di cui  al  predetto
  comma 1. I commissari straordinari  permangono in carica fino  alla
  nomina dei titolari da parte del nuovo Governo della Regione che vi
  provvede  non  oltre il termine di sessanta giorni  dalla  data  di
  proclamazione del Presidente della Regione neoeletto.

   3.  Restano ferme le disposizioni previste dalla normativa vigente
  che disciplinano i casi di cessazione anticipata per i titolari  di
  incarichi  conferiti dal Presidente, dalla Giunta o dagli Assessori
  della Regione.

   Art.  3  ter - Norme relative alla conferma di incarichi fiduciari
  di  vertice  in  enti regionali o sottoposti a tutela  e  vigilanza
  della  Regione-  1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo  3
  bis, le designazioni, nomine o incarichi di natura fiduciaria,  per
  i  quali  non  è  richiesta una selezione sulla base di  specifiche
  competenze  tecniche, relativi ad organi di vertice e a  componenti
  dei  consigli di amministrazione o degli organi equiparati di enti,
  aziende,  consorzi,  agenzie,  soggetti,  comunque  denominati,  di
  diritto  pubblico  o  privato  sottoposti  a  tutela,  controllo  o
  vigilanza  da  parte  della  Regione,  in  società  controllate   o
  partecipate  dalla  Regione, con esclusione  in  particolare  delle
  aziende di cui all'articolo 8 della legge regionale 14 aprile 2009,
  n.  5,  conferiti  dal Presidente, dalla Giunta o  dagli  Assessori
  della  Regione,  nei centottanta giorni antecedenti  alla  data  di
  pubblicazione del decreto di cui al comma 1 dell'articolo 3  bis  o
  nei  sessanta giorni antecedenti al verificarsi di una delle  cause
  di  conclusione  anticipata della legislatura di  cui  al  predetto
  comma  1  dell'articolo 3 bis, possono essere confermati, revocati,
  modificati  o  rinnovati  entro  novanta  giorni  dalla   data   di
  proclamazione del Presidente della Regione neoeletto. Decorso  tale
  termine le designazioni, nomine ed incarichi per i quali non si sia
  provveduto   si  intendono  confermati  fino  alla  loro   naturale
  scadenza.

    -Emendamenti articoli aggiuntivi

   Subemendamento A.1.1 (all'emendamento A.1, non approvato)

  Dopo  le  parole  di cui all'articolo 429 del codice di  procedura
  penale   e prima delle parole  per uno dei seguenti delitti   sono
  aggiunte  le seguenti parole  o comunque sottoposti a  giudizio  o
  condannati .

   Emendamento A.4.2

  Dopo  le parole  per motivi di contenimento della spesa la nomina
  cancellare le parole  di direttori di dipartimenti regionali .

   Emendamento A.4.1

  Dopo le parole  dei singoli rami assessoriali  aggiungere  e della
  Presidenza della Regione .

   Emendamento A.4

  Aggiungere il seguente articolo:  Per motivi di contenimento della
  spesa la nomina di direttori di dipartimenti regionali e dei  capi
  di gabinetto dei singoli rami assessoriali dovrà essere effettuata
  fra  il  personale interno all'amministrazione regionale, restando
  fermi i contratti in essere .

    -Emendamento ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno

   Emendamento 117.1

  L'emendamento A.4 è così riscritto:

   Per  motivi di contenimento della spesa i capi di gabinetto degli
  assessori  regionali e del Presidente della Regione sono  nominati
  tra  il  personale  interno all'Amministrazione  regionale,  fermo
  restando i contratti in essere .