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Resoconto d'Aula della Seduta n. 375 di martedì 31 luglio 2012
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, avverto che  del  verbale  della
  seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Comunico  che l'onorevole Musotto  ha  dichiarato  di
  aderire al Gruppo parlamentare UDC.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio


              Comunicazioni del Presidente della Regione

   PRESIDENTE. Si passa al punto all'ordine del giorno: Comunicazioni
  del  Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il  Presidente
  della Regione.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  credo  che  siamo tutti noi consapevoli  che  il  nostro
  Paese, l'Italia, e la Sicilia vivono un momento molto difficile, un
  momento  molto critico. Ne abbiamo parlato in occasione dell'ultima
  comunicazione  che ho reso a loro tutti, alla vigilia dell'incontro
  che  una  delegazione del Governo ha avuto con  il  Presidente  del
  Consiglio e con alcuni suoi ministri. E questo, ovviamente, avviene
  nel  contesto  di  una crisi finanziaria che non  risparmia  nessun
  continente,   un  momento  nel  quale  recessione,  disoccupazione,
  sostenibilità  dei conti, oltre che essere entrati  nel  linguaggio
  comune,  sono  fatti che assillano, giorno per  giorno,  le  classi
  dirigenti e i cittadini.
   Abbiamo  fatto  i conti, in questi quattro anni e più,  con  molte
  manovre del Governo nazionale che abbiamo dovuto fronteggiare,  che
  ci hanno imposto ovviamente dei vincoli e però abbiamo visto che la
  situazione è tale per cui - non vorrei ripetere il raffronto  -  il
  debito  del  nostro Paese, il debito pubblico è  cresciuto  fino  a
  toccare  il  culmine  dei circa duemila miliardi  di  euro  per  un
  rapporto  con  il PIL del 120 per cento. Mentre, vale  la  pena  di
  ribadirlo,  la Sicilia questo debito ce l'ha nella misura  e  nella
  proporzione del 7 per cento del proprio prodotto interno lordo.
   Certo,  è  un  momento  difficile perché  in  questo  contesto  di
  un'economia  fragile  come  quella  di  tante  altre  regioni,  non
  soltanto   del   nostro   Paese,  di  tante  regioni   meridionali,
  l'economia, il sistema economico siciliano, come dicevamo, presenta
  non poche criticità.
   In  questo  contesto non c'è dubbio che noi registriamo anche  una
  vera e propria aggressione all'autonomia speciale. Non si parla più
  nel  nostro Paese né di federalismo e neppure di regionalismo,  che
  in  fondo è il fondamento dell'organizzazione del nostro Stato e si
  va  affermando, di fatto, a tutti gli effetti, un nuovo centralismo
  che  è  lo  strumento  attraverso  cui,  più  agilmente,  governare
  processi  di  revisione della spesa, tagli e  risparmi  che,  molto
  spesso,  sono concordati in sede internazionale e vengono  imposti,
  registrando  da chi di competenza un atteggiamento di  insofferenza
  per  le  lungaggini,  per  le  resistenze,  tra  virgolette,  delle
  istituzioni democratiche ed elettive e si tende sistematicamente  e
  metodicamente a screditare.
   In  un  momento  del genere, considerate le criticità  di  cui  vi
  dicevo  e  anche  l'aggressione alla nostra autonomia  speciale,  è
  necessario  che  soprattutto  il  Presidente  della  Regione  possa
  esercitare appieno le sue prerogative, sia libero da ogni vincolo e
  non  sia indebolito nel suo ruolo, soprattutto al confronto con gli
  uomini, con i vertici delle altre istituzioni.
   Come  ben sa, signor Presidente, così non è per me; non è così  da
  oltre  due  anni,  almeno dal 29 marzo del 2010.  Sarebbe  ipocrita
  nasconderselo,  soprattutto  in  questo  momento,  e   devo   dirle
  francamente,  con  grande  enorme  disagio,  che  ho   cercato   di
  nascondere - e questo mi è costato molto -, questo sentimento  l'ho
  vissuto  in  mille  occasioni, soprattutto e non soltanto  in  quei
  confronti che il mio ruolo, fino all'ultimo, con il Governo  e  con
  il Presidente del Consiglio, mi porta a tenere continuamente.
   Non è così per una vicenda giudiziaria, ne abbiamo parlato e vi ho
  reso  conto,  a  partire  dal 13 di aprile del  2010.  Una  vicenda
  giocata  abilmente, devo dire, sul piano mediatico  attraverso  una
  bene orchestrata fuga di notizie, tanto da ingenerare nell'opinione
  pubblica un'idea di grave responsabilità da parte mia, mentre -  lo
  dico  perché la gran parte di voi non lo sanno - nei fatti,  primo,
  al  Presidente  della Regione siciliana, in Sicilia,  non  è  stato
  consentito, dopo due anni e quattro mesi, di essere interrogato. Ho
  parlato  con  voi,  ho rilasciato interviste, ho  fatto  conferenze
  stampa.
   Per  ben  tre  volte, nell'arco di questi due  anni,  la  pubblica
  accusa ha richiesto l'archiviazione.
   Un  processo,  che era iniziato da molti mesi, è stato  interrotto
  alla vigilia della sua naturale conclusione ed ancora, molti di voi
  non lo sanno o forse lo sanno, non solo non è stato disposto ma non
  è stato neppure richiesto un rinvio a giudizio.
   Non  è  che  io non sono stato rinviato a giudizio;  non  è  stato
  richiesto il rinvio a giudizio.
   Da  cittadino  semplice,  libero  dal  peso  di  una  carica  così
  importante  e  così  impegnativa, sempre nel rispetto,  ovviamente,
  della  magistratura, avrò il diritto e ho anche il dovere  di  fare
  conoscere   ai  siciliani  e  agli  uomini  delle  Istituzioni   le
  particolarità di questa vicenda giudiziaria, di un'indagine che non
  è  stata  mai  compiuta perché, nel caso in  cui  lo  fosse  stata,
  avrebbe potuto forse mettere in discussione una sentenza già emessa
  e ampiamente pubblicizzata.
   Ragione per cui potrò, potrete, potremo, a tempo debito e  a  voce
  più  alta, pur senza menarne un vanto che, molto spesso,  è  motivo
  perché  se  ne  tragga vantaggio - perché si è  trattato,  come  vi
  dicevo   l'altra  volta,  di  fare  il  nostro  dovere  -,  potremo
  diffondere  a voce più alta la consapevolezza che forse mai,  forse
  mai  come  in questi trascorsi quattro anni, sono stati  seriamente
  intaccati gli interessi illeciti e criminali, mafiosi e non.
   Mi  ero impegnato, nel rispetto della istituzione che rappresento,
  che  qualunque  verdetto  di un giudice non  avrebbe  raggiunto  il
  Presidente ma il semplice cittadino. Così è.
   La  mia scelta è stata maturata in altri tempi e oggi, per come mi
  sono  impegnato a fare con il popolo siciliano e con tutti voi,  do
  seguito  a quell'impegno. Ma c'è un'altra ragione che mi  induce  a
  dimettermi, anche se da più parti mi è stato chiesto di  desistere.
  C'è una ragione politica precisa. Sono convinto, e me ne assumo  la
  responsabilità,   che   l'anticipazione   delle   elezioni    potrà
  consentire,  dico potrà consentire, alla politica  regionale  e  ai
  siciliani di determinarsi più autonomamente.
   Potrà  consentire che la Presidenza della Regione, il Governo,  le
  alleanze,  il  Parlamento regionale, possano  essere  sottratti  in
  buona parte, mi auguro del tutto, ai tavoli della trattativa tra  i
  partiti nazionali laddove la Sicilia, ma anche la sorte del  popolo
  siciliano,  il nostro destino, sarebbero stati trattati come  merce
  di  scambio,  così come è stato, così come è accaduto, salvo  brevi
  parentesi   temporali,   in  questi  sessant'anni   di   cosiddetta
  autonomia.
   Sono  convinto infatti, e oggi più che mai sono convinto, ma credo
  che  si  tratti  di  una  consapevolezza sempre  più  diffusa,  che
  autonomia e partiti nazionali sono ontologicamente incompatibili.
   In   questi  quattro  anni  la  concreta  esperienza  autonomista,
  condotta   con  determinazione,  ha  provocato  l'indebolimento   e
  talvolta  la  disgregazione di quei partiti e, in  particolare,  di
  alcuni  di quei partiti. Se si confrontano, vi prego di rifletterci
  per  un  momento,  le condizioni del quadro politico  di  oggi  con
  quelle  del  13 aprile 2008 quando si votò, i mutamenti sono  quasi
  incredibili e molti di  questi hanno avuto origine in Sicilia. Ed è
  stata la logica e la pratica politica e di governo dell'autonomia a
  determinarli; non è stato un capriccio, una volontà di fare  questo
  piuttosto  che  quest'altra cosa. Qui si sono evidenziati,  in  una
  Regione  meridionale a Statuto speciale, i limiti di un bipolarismo
  che  nell'alternanza ci lascia l'Italia più povera e smarrita e che
  ha accresciuto, a mio avviso, ma non solo a mio avviso, a dismisura
  il  divario  tra Nord e Sud che sembrano appartenere a due  diversi
  continenti.
   Oggi a Comiso bisogna ricorrere alle proteste, allo sciopero della
  fame, per denunciare la colpevole omissione di uno Stato che lascia
  inutilizzato  un aeroporto la cui pista fu inaugurata  dodici  anni
  fa,  mentre  il miraggio del Ponte va sfumando nelle  nebbie  dello
  Stretto e le ferrovie restano indegne, addirittura, di un Paese  da
  terzo mondo.
   Oggi  è facile contestare l'autonomia dopo che la si è ridotta  ad
  un  simulacro  di se stessa, in un patto scellerato tra  governi  e
  classi  dirigenti fondato sull'assistenzialismo, sullo spreco,  sul
  saccheggio delle risorse naturali, umane ed elettorali,  salvo  ora
  attaccarla   in   questo  momento  di  debolezza  per   eliminarla,
  dipingendola  agli occhi del mondo come la causa di tutti  i  mali,
  addirittura,  del  nostro Paese, salvo gridare al fallimento  della
  Sicilia che non c'è stato, sono passati credo una decina di  giorni
  da  quei  titoli  a nove colonne. Interessare i giornali  di  mezzo
  mondo,   seguendo  una  tattica  politico-mediatica   disonesta   e
  criminale, magari con l'intento di alzare e poi abbassare rating  e
  spread,  valori dei mercati finanziari, per supportare la  spending
  review  - di cui si fa un gran parlare -, per  minacciare la povera
  gente che più povera non può essere, per insultare il precariato, i
  nostri  forestali,  per farli quasi vergognare  di  esistere  e  di
  guadagnare un mitico stipendio.
   Signor   Presidente, so che avete approvato una legge.  Useremo  i
  nostri  poteri nell'emergenza di protezione civile o  quanti  altri
  potremo  esercitare,  ogni risorsa disponibile,  per  intanto  quei
  servizi  fondamentali  per  non massacrare  le  altre  isole  della
  Sicilia,  ma  anche perché riteniamo che - lo diciamo,  ovviamente,
  consapevoli che insieme abbiamo approvato una legge per  il  blocco
  delle   assunzioni  -  la  gente  che  ha  costruito,  ha   fondato
  l'aspettativa  della propria vita, quella della  propria  famiglia,
  nessuno  può pensare o permettersi il lusso di credere  che  la  si
  possa condannare alla morte civile, e non soltanto civile.
   Una manovra per favorire la speculazione finanziaria che mortifica
  la  produzione e il lavoro, sequestra le democrazie, le commissaria
  o  minaccia di commissariarle, rovescia i governi e piega  ai  suoi
  interessi gli uomini e le donne ormai di mezzo mondo.
   Sono  convinto,  vi  dicevo, che non c'è autonomia  istituzionale,
  come  le  tante esperienze regionali ci insegnano, senza  autonomia
  politica.
   Questi  quattro  anni  sono  serviti,  credo,  perché  questo   si
  comprendesse  e io non giudico negativamente questo proliferare  di
  movimenti  del  territorio, di gruppi di  parlamentari,  di  gruppi
  politici  che,  ormai,  si sono resi conto abbondantemente  che  la
  risposta  alla  domanda  dei  cittadini  proveniente  dai   partiti
  nazionali non è più assolutamente sufficiente.
   Questa  mia scelta, signor Presidente e onorevoli colleghi, lucida
  e  ragionata, mi auguro possa aprire una ulteriore fase politica  e
  di  governo e dell'azione legislativa guidata da uomini liberi, non
  intruppati,   che   sappiano  archiviare  la   tradizionale   piaga
  dell'ascarismo   e  del  trasformismo,  che  ha  caratterizzato   e
  caratterizza  in  misura  sempre  più  ridotta  la  nostra  vicenda
  politica  e  quella  della  nostra classe dirigente.  Possa  essere
  guidata  da  una politica libera e forte, che sappia  riconquistare
  l'autonomia  e  finalmente realizzarla in tutti gli articoli  dello
  Statuto.
   In  questi  giorni, credo, anche ieri, oggi, voi  stessi  rivedete
  l'articolo  24  che  cosa  c'è al posto dell'Alta  Corte,  per  non
  parlare degli articoli  36, 37 e 38 dello Statuto. Uno Statuto, non
  lo  dimentichiamo, ottenuto con la passione, con  la  lotta  e  col
  sangue,  e attuarla, finalmente, questa autonomia, certo praticando
  il  rigore  finanziario,  superando  il  modello  di  una  pubblica
  Amministrazione concepita come ammortizzatore sociale, per liberare
  energie  e  risorse per lo sviluppo, per incentivare l'impresa  che
  produce e dà lavoro a chi lo merita e non ai nostri amici.
   Una  autonomia, una classe dirigente e un Presidente della Regione
  che sappiano confrontarsi, che possano confrontarsi alzando la voce
  se  serve,  da pari a pari con lo Stato, pretendendo che la  ferita
  delle  due  Italie  venga rimarginata dopo centocinquanta  anni  di
  parole,  di speranze, di illusioni o di inganni. Da pari a  pari  e
  con voce forte, tanto da prendere atto, in caso contrario, e che si
  prenda  atto  anche  dalla controparte che,  piuttosto  che  essere
  quotidianamente vituperati ogni giorno, giorno per giorno, come  la
  fatidica palla al piede, di questa palla al piede consensualmente e
  civilmente  ci  si  liberi.  Il piede  da  un  canto,  e  la  palla
  dall'altro; e ognuno per la sua strada.
   Ecco  perché  è necessario che, votando il 28 e il 29 ottobre,  si
  elegga  un  Presidente forte, senza vincoli e riparta  l'azione  di
  governo a favore dell'autonomia.
   A  tal proposito non mi stanco di citare Malta, che è a un braccio
  di mare dalla Sicilia.
   E'  un fazzoletto di terra poco fertile, conta gli abitanti di una
  metà  di  Palermo, ha una pressione fiscale che è  enormemente  più
  bassa  della  nostra  e  nell'era  della  recessione  conosce   una
  straordinaria  stagione  di sviluppo. Ha una  rappresentanza  nelle
  istituzioni dell'Europa, e si fa valere.
   In  quell'Europa  che, senza politica e senza  ideali,  impone  la
  legge  del più forte; ha finanziato, nell'interesse di alcuni Paesi
  che, certo, si sono potenziati, salvo ora a meravigliarcene come se
  fosse  il  portato  del  caso, ha finanziato l'espansione  ad  Est,
  mentre ha fatto fallire deliberatamente lo sviluppo verso il Sud  e
  l'area   di   libero  scambio  Euro-Mediterranea;   e   sottoscrive
  continuamente  protocolli che portano al  fallimento  della  nostra
  economia, e della nostra economia agricola in maniera particolare.
   Io  credo  che  le politiche di questi quattro anni,  di  cui  non
  rinnego  né  per i governi né per le alleanze né per le riforme  né
  per  tutti  gli uomini e le donne, tutti, che ho avuto  l'onore  di
  avere a fianco a me, riforme e azioni la cui valutazione sarà  resa
  quando  gli umori dell'oggi lasceranno il posto ad una analisi  più
  serena  e  che,  pur  tra  mille  errori  che  ho  compiuto,  mille
  incertezze, mille ritardi, per i quali non giova cercare attenuanti
  nelle inimmaginabili ostilità, sofferenze e sacrifici, io credo che
  le  politiche di questi quattro anni abbiano determinato una svolta
  che, comunque, vada continuata nella consapevolezza di chi governa,
  ma soprattutto nella consapevolezza di chi legifera.
   Se  lascio  la Presidenza della Regione, la Presidenza del  popolo
  siciliano,  se lascio tutte le cariche politiche, le lascio  tutte,
  le  ho lasciate tutte per la verità, lo faccio ragionevolmente, con
  serenità e assolutamente senza rimpianti.
   Sono  consapevole di avere toccato, peraltro, l'apice degli  onori
  perché  per un siciliano la Presidenza della Regione non  è  stata,
  non  può  essere stata la tappa della carriera politica, una  tappa
  che   poi  vede  Parlamenti  nazionali,  piuttosto  che  Parlamenti
  europei,  infatti  il Parlamento europeo è stato prima,  e  neppure
  ministeri;  ma  costituisce il punto più alto di un percorso.  Ecco
  perché non ci sono rimpianti, c'è una grande serenità e sicuramente
  una grande soddisfazione.
   E  le lascio consapevole di avere fatto, pur tra mille limiti,  il
  mio dovere fino in fondo.
   Ringrazio  per  questo,  perché  me  lo  ha  permesso,  il  popolo
  siciliano e vi auguro sinceramente, lo auguro a tutti voi  novanta,
  di  potere  continuare  a servire e a servire  meglio  la  Sicilia.
  Grazie.

                              (Applausi)


   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, l'Assemblea  prende  atto  delle
  dimissioni del Presidente della Regione.
   Ricordo  che in questo caso, ai sensi dell'articolo 10,  comma  2,
  dello  Statuto,  si  procede  alla  nuova  e  contestuale  elezione
  dell'Assemblea  Regionale e del Presidente della  Regione  entro  i
  successivi tre mesi.
   Ricordo, altresì, che ai sensi dell'articolo 8 bis, comma 3, dello
  Statuto  e  secondo  la  giurisprudenza della Corte  Costituzionale
  (sentenza  n.  12  del  2006),  nel  periodo  tra  lo  scioglimento
  dell'Assemblea  e  la  nomina  del  nuovo  Governo  regionale,   il
  Presidente  e  gli  Assessori possono compiere  atti  di  ordinaria
  amministrazione.
   Avverto   infine  che,  a  norma  dell'articolo  4   della   legge
  costituzionale  n.  1 del 1962, finché non si è  riunita  la  nuova
  Assemblea  regionale  siciliana  sono  prorogati  i  poteri   della
  precedente Assemblea.
   Onorevoli colleghi, in questa giornata molto particolare che segna
  la  vita  delle  Istituzioni regionali sento  forte  il  dovere  di
  ringraziare tutti voi, colleghi deputati, per l'impegno  profuso  e
  per  la  partecipazione all'attività parlamentare  che,  in  questi
  quattro   difficili  anni,  ha  registrato  il   conseguimento   di
  importanti  risultati sia sul versante legislativo che  per  quanto
  concerne  l'attività ispettiva e politica. Tutto questo, nonostante
  l'enorme  difficoltà del quadro politico, e soprattutto, difficoltà
  di natura finanziaria.
   E'  auspicio  di  questa Presidenza, ma credo di  interpretare  il
  sentimento dell'intero Parlamento, che i prossimi mesi,  pur  nella
  competizione  elettorale  che  si avvicina,  possano  far  emergere
  valori  condivisi  di partecipazione nella comune  prospettiva  del
  miglioramento delle condizioni di vita dei siciliani.
   Questa è l'ultima seduta dell'Assemblea.
   Terremo  seduta  giovedì  9  agosto  2012,  alle  ore  11.00,  per
  eventuali ordini del giorno rispetto ad impugnative del Commissario
  dello  Stato  per le otto leggi che abbiamo approvato  tra  ieri  e
  oggi.
   Pertanto, la seduta è rinviata a giovedì 9 agosto 2012,  alle  ore
  11.00, con il seguente ordine del giorno: Comunicazioni.


   Presidenza del presidente Cascio


                   La seduta è tolta alle ore 18.31

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
                    Capo dell'Ufficio dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli