Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Musotto ha dichiarato di
aderire al Gruppo parlamentare UDC.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazioni del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Si passa al punto all'ordine del giorno: Comunicazioni
del Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il Presidente
della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, credo che siamo tutti noi consapevoli che il nostro
Paese, l'Italia, e la Sicilia vivono un momento molto difficile, un
momento molto critico. Ne abbiamo parlato in occasione dell'ultima
comunicazione che ho reso a loro tutti, alla vigilia dell'incontro
che una delegazione del Governo ha avuto con il Presidente del
Consiglio e con alcuni suoi ministri. E questo, ovviamente, avviene
nel contesto di una crisi finanziaria che non risparmia nessun
continente, un momento nel quale recessione, disoccupazione,
sostenibilità dei conti, oltre che essere entrati nel linguaggio
comune, sono fatti che assillano, giorno per giorno, le classi
dirigenti e i cittadini.
Abbiamo fatto i conti, in questi quattro anni e più, con molte
manovre del Governo nazionale che abbiamo dovuto fronteggiare, che
ci hanno imposto ovviamente dei vincoli e però abbiamo visto che la
situazione è tale per cui - non vorrei ripetere il raffronto - il
debito del nostro Paese, il debito pubblico è cresciuto fino a
toccare il culmine dei circa duemila miliardi di euro per un
rapporto con il PIL del 120 per cento. Mentre, vale la pena di
ribadirlo, la Sicilia questo debito ce l'ha nella misura e nella
proporzione del 7 per cento del proprio prodotto interno lordo.
Certo, è un momento difficile perché in questo contesto di
un'economia fragile come quella di tante altre regioni, non
soltanto del nostro Paese, di tante regioni meridionali,
l'economia, il sistema economico siciliano, come dicevamo, presenta
non poche criticità.
In questo contesto non c'è dubbio che noi registriamo anche una
vera e propria aggressione all'autonomia speciale. Non si parla più
nel nostro Paese né di federalismo e neppure di regionalismo, che
in fondo è il fondamento dell'organizzazione del nostro Stato e si
va affermando, di fatto, a tutti gli effetti, un nuovo centralismo
che è lo strumento attraverso cui, più agilmente, governare
processi di revisione della spesa, tagli e risparmi che, molto
spesso, sono concordati in sede internazionale e vengono imposti,
registrando da chi di competenza un atteggiamento di insofferenza
per le lungaggini, per le resistenze, tra virgolette, delle
istituzioni democratiche ed elettive e si tende sistematicamente e
metodicamente a screditare.
In un momento del genere, considerate le criticità di cui vi
dicevo e anche l'aggressione alla nostra autonomia speciale, è
necessario che soprattutto il Presidente della Regione possa
esercitare appieno le sue prerogative, sia libero da ogni vincolo e
non sia indebolito nel suo ruolo, soprattutto al confronto con gli
uomini, con i vertici delle altre istituzioni.
Come ben sa, signor Presidente, così non è per me; non è così da
oltre due anni, almeno dal 29 marzo del 2010. Sarebbe ipocrita
nasconderselo, soprattutto in questo momento, e devo dirle
francamente, con grande enorme disagio, che ho cercato di
nascondere - e questo mi è costato molto -, questo sentimento l'ho
vissuto in mille occasioni, soprattutto e non soltanto in quei
confronti che il mio ruolo, fino all'ultimo, con il Governo e con
il Presidente del Consiglio, mi porta a tenere continuamente.
Non è così per una vicenda giudiziaria, ne abbiamo parlato e vi ho
reso conto, a partire dal 13 di aprile del 2010. Una vicenda
giocata abilmente, devo dire, sul piano mediatico attraverso una
bene orchestrata fuga di notizie, tanto da ingenerare nell'opinione
pubblica un'idea di grave responsabilità da parte mia, mentre - lo
dico perché la gran parte di voi non lo sanno - nei fatti, primo,
al Presidente della Regione siciliana, in Sicilia, non è stato
consentito, dopo due anni e quattro mesi, di essere interrogato. Ho
parlato con voi, ho rilasciato interviste, ho fatto conferenze
stampa.
Per ben tre volte, nell'arco di questi due anni, la pubblica
accusa ha richiesto l'archiviazione.
Un processo, che era iniziato da molti mesi, è stato interrotto
alla vigilia della sua naturale conclusione ed ancora, molti di voi
non lo sanno o forse lo sanno, non solo non è stato disposto ma non
è stato neppure richiesto un rinvio a giudizio.
Non è che io non sono stato rinviato a giudizio; non è stato
richiesto il rinvio a giudizio.
Da cittadino semplice, libero dal peso di una carica così
importante e così impegnativa, sempre nel rispetto, ovviamente,
della magistratura, avrò il diritto e ho anche il dovere di fare
conoscere ai siciliani e agli uomini delle Istituzioni le
particolarità di questa vicenda giudiziaria, di un'indagine che non
è stata mai compiuta perché, nel caso in cui lo fosse stata,
avrebbe potuto forse mettere in discussione una sentenza già emessa
e ampiamente pubblicizzata.
Ragione per cui potrò, potrete, potremo, a tempo debito e a voce
più alta, pur senza menarne un vanto che, molto spesso, è motivo
perché se ne tragga vantaggio - perché si è trattato, come vi
dicevo l'altra volta, di fare il nostro dovere -, potremo
diffondere a voce più alta la consapevolezza che forse mai, forse
mai come in questi trascorsi quattro anni, sono stati seriamente
intaccati gli interessi illeciti e criminali, mafiosi e non.
Mi ero impegnato, nel rispetto della istituzione che rappresento,
che qualunque verdetto di un giudice non avrebbe raggiunto il
Presidente ma il semplice cittadino. Così è.
La mia scelta è stata maturata in altri tempi e oggi, per come mi
sono impegnato a fare con il popolo siciliano e con tutti voi, do
seguito a quell'impegno. Ma c'è un'altra ragione che mi induce a
dimettermi, anche se da più parti mi è stato chiesto di desistere.
C'è una ragione politica precisa. Sono convinto, e me ne assumo la
responsabilità, che l'anticipazione delle elezioni potrà
consentire, dico potrà consentire, alla politica regionale e ai
siciliani di determinarsi più autonomamente.
Potrà consentire che la Presidenza della Regione, il Governo, le
alleanze, il Parlamento regionale, possano essere sottratti in
buona parte, mi auguro del tutto, ai tavoli della trattativa tra i
partiti nazionali laddove la Sicilia, ma anche la sorte del popolo
siciliano, il nostro destino, sarebbero stati trattati come merce
di scambio, così come è stato, così come è accaduto, salvo brevi
parentesi temporali, in questi sessant'anni di cosiddetta
autonomia.
Sono convinto infatti, e oggi più che mai sono convinto, ma credo
che si tratti di una consapevolezza sempre più diffusa, che
autonomia e partiti nazionali sono ontologicamente incompatibili.
In questi quattro anni la concreta esperienza autonomista,
condotta con determinazione, ha provocato l'indebolimento e
talvolta la disgregazione di quei partiti e, in particolare, di
alcuni di quei partiti. Se si confrontano, vi prego di rifletterci
per un momento, le condizioni del quadro politico di oggi con
quelle del 13 aprile 2008 quando si votò, i mutamenti sono quasi
incredibili e molti di questi hanno avuto origine in Sicilia. Ed è
stata la logica e la pratica politica e di governo dell'autonomia a
determinarli; non è stato un capriccio, una volontà di fare questo
piuttosto che quest'altra cosa. Qui si sono evidenziati, in una
Regione meridionale a Statuto speciale, i limiti di un bipolarismo
che nell'alternanza ci lascia l'Italia più povera e smarrita e che
ha accresciuto, a mio avviso, ma non solo a mio avviso, a dismisura
il divario tra Nord e Sud che sembrano appartenere a due diversi
continenti.
Oggi a Comiso bisogna ricorrere alle proteste, allo sciopero della
fame, per denunciare la colpevole omissione di uno Stato che lascia
inutilizzato un aeroporto la cui pista fu inaugurata dodici anni
fa, mentre il miraggio del Ponte va sfumando nelle nebbie dello
Stretto e le ferrovie restano indegne, addirittura, di un Paese da
terzo mondo.
Oggi è facile contestare l'autonomia dopo che la si è ridotta ad
un simulacro di se stessa, in un patto scellerato tra governi e
classi dirigenti fondato sull'assistenzialismo, sullo spreco, sul
saccheggio delle risorse naturali, umane ed elettorali, salvo ora
attaccarla in questo momento di debolezza per eliminarla,
dipingendola agli occhi del mondo come la causa di tutti i mali,
addirittura, del nostro Paese, salvo gridare al fallimento della
Sicilia che non c'è stato, sono passati credo una decina di giorni
da quei titoli a nove colonne. Interessare i giornali di mezzo
mondo, seguendo una tattica politico-mediatica disonesta e
criminale, magari con l'intento di alzare e poi abbassare rating e
spread, valori dei mercati finanziari, per supportare la spending
review - di cui si fa un gran parlare -, per minacciare la povera
gente che più povera non può essere, per insultare il precariato, i
nostri forestali, per farli quasi vergognare di esistere e di
guadagnare un mitico stipendio.
Signor Presidente, so che avete approvato una legge. Useremo i
nostri poteri nell'emergenza di protezione civile o quanti altri
potremo esercitare, ogni risorsa disponibile, per intanto quei
servizi fondamentali per non massacrare le altre isole della
Sicilia, ma anche perché riteniamo che - lo diciamo, ovviamente,
consapevoli che insieme abbiamo approvato una legge per il blocco
delle assunzioni - la gente che ha costruito, ha fondato
l'aspettativa della propria vita, quella della propria famiglia,
nessuno può pensare o permettersi il lusso di credere che la si
possa condannare alla morte civile, e non soltanto civile.
Una manovra per favorire la speculazione finanziaria che mortifica
la produzione e il lavoro, sequestra le democrazie, le commissaria
o minaccia di commissariarle, rovescia i governi e piega ai suoi
interessi gli uomini e le donne ormai di mezzo mondo.
Sono convinto, vi dicevo, che non c'è autonomia istituzionale,
come le tante esperienze regionali ci insegnano, senza autonomia
politica.
Questi quattro anni sono serviti, credo, perché questo si
comprendesse e io non giudico negativamente questo proliferare di
movimenti del territorio, di gruppi di parlamentari, di gruppi
politici che, ormai, si sono resi conto abbondantemente che la
risposta alla domanda dei cittadini proveniente dai partiti
nazionali non è più assolutamente sufficiente.
Questa mia scelta, signor Presidente e onorevoli colleghi, lucida
e ragionata, mi auguro possa aprire una ulteriore fase politica e
di governo e dell'azione legislativa guidata da uomini liberi, non
intruppati, che sappiano archiviare la tradizionale piaga
dell'ascarismo e del trasformismo, che ha caratterizzato e
caratterizza in misura sempre più ridotta la nostra vicenda
politica e quella della nostra classe dirigente. Possa essere
guidata da una politica libera e forte, che sappia riconquistare
l'autonomia e finalmente realizzarla in tutti gli articoli dello
Statuto.
In questi giorni, credo, anche ieri, oggi, voi stessi rivedete
l'articolo 24 che cosa c'è al posto dell'Alta Corte, per non
parlare degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto. Uno Statuto, non
lo dimentichiamo, ottenuto con la passione, con la lotta e col
sangue, e attuarla, finalmente, questa autonomia, certo praticando
il rigore finanziario, superando il modello di una pubblica
Amministrazione concepita come ammortizzatore sociale, per liberare
energie e risorse per lo sviluppo, per incentivare l'impresa che
produce e dà lavoro a chi lo merita e non ai nostri amici.
Una autonomia, una classe dirigente e un Presidente della Regione
che sappiano confrontarsi, che possano confrontarsi alzando la voce
se serve, da pari a pari con lo Stato, pretendendo che la ferita
delle due Italie venga rimarginata dopo centocinquanta anni di
parole, di speranze, di illusioni o di inganni. Da pari a pari e
con voce forte, tanto da prendere atto, in caso contrario, e che si
prenda atto anche dalla controparte che, piuttosto che essere
quotidianamente vituperati ogni giorno, giorno per giorno, come la
fatidica palla al piede, di questa palla al piede consensualmente e
civilmente ci si liberi. Il piede da un canto, e la palla
dall'altro; e ognuno per la sua strada.
Ecco perché è necessario che, votando il 28 e il 29 ottobre, si
elegga un Presidente forte, senza vincoli e riparta l'azione di
governo a favore dell'autonomia.
A tal proposito non mi stanco di citare Malta, che è a un braccio
di mare dalla Sicilia.
E' un fazzoletto di terra poco fertile, conta gli abitanti di una
metà di Palermo, ha una pressione fiscale che è enormemente più
bassa della nostra e nell'era della recessione conosce una
straordinaria stagione di sviluppo. Ha una rappresentanza nelle
istituzioni dell'Europa, e si fa valere.
In quell'Europa che, senza politica e senza ideali, impone la
legge del più forte; ha finanziato, nell'interesse di alcuni Paesi
che, certo, si sono potenziati, salvo ora a meravigliarcene come se
fosse il portato del caso, ha finanziato l'espansione ad Est,
mentre ha fatto fallire deliberatamente lo sviluppo verso il Sud e
l'area di libero scambio Euro-Mediterranea; e sottoscrive
continuamente protocolli che portano al fallimento della nostra
economia, e della nostra economia agricola in maniera particolare.
Io credo che le politiche di questi quattro anni, di cui non
rinnego né per i governi né per le alleanze né per le riforme né
per tutti gli uomini e le donne, tutti, che ho avuto l'onore di
avere a fianco a me, riforme e azioni la cui valutazione sarà resa
quando gli umori dell'oggi lasceranno il posto ad una analisi più
serena e che, pur tra mille errori che ho compiuto, mille
incertezze, mille ritardi, per i quali non giova cercare attenuanti
nelle inimmaginabili ostilità, sofferenze e sacrifici, io credo che
le politiche di questi quattro anni abbiano determinato una svolta
che, comunque, vada continuata nella consapevolezza di chi governa,
ma soprattutto nella consapevolezza di chi legifera.
Se lascio la Presidenza della Regione, la Presidenza del popolo
siciliano, se lascio tutte le cariche politiche, le lascio tutte,
le ho lasciate tutte per la verità, lo faccio ragionevolmente, con
serenità e assolutamente senza rimpianti.
Sono consapevole di avere toccato, peraltro, l'apice degli onori
perché per un siciliano la Presidenza della Regione non è stata,
non può essere stata la tappa della carriera politica, una tappa
che poi vede Parlamenti nazionali, piuttosto che Parlamenti
europei, infatti il Parlamento europeo è stato prima, e neppure
ministeri; ma costituisce il punto più alto di un percorso. Ecco
perché non ci sono rimpianti, c'è una grande serenità e sicuramente
una grande soddisfazione.
E le lascio consapevole di avere fatto, pur tra mille limiti, il
mio dovere fino in fondo.
Ringrazio per questo, perché me lo ha permesso, il popolo
siciliano e vi auguro sinceramente, lo auguro a tutti voi novanta,
di potere continuare a servire e a servire meglio la Sicilia.
Grazie.
(Applausi)
Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'Assemblea prende atto delle
dimissioni del Presidente della Regione.
Ricordo che in questo caso, ai sensi dell'articolo 10, comma 2,
dello Statuto, si procede alla nuova e contestuale elezione
dell'Assemblea Regionale e del Presidente della Regione entro i
successivi tre mesi.
Ricordo, altresì, che ai sensi dell'articolo 8 bis, comma 3, dello
Statuto e secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale
(sentenza n. 12 del 2006), nel periodo tra lo scioglimento
dell'Assemblea e la nomina del nuovo Governo regionale, il
Presidente e gli Assessori possono compiere atti di ordinaria
amministrazione.
Avverto infine che, a norma dell'articolo 4 della legge
costituzionale n. 1 del 1962, finché non si è riunita la nuova
Assemblea regionale siciliana sono prorogati i poteri della
precedente Assemblea.
Onorevoli colleghi, in questa giornata molto particolare che segna
la vita delle Istituzioni regionali sento forte il dovere di
ringraziare tutti voi, colleghi deputati, per l'impegno profuso e
per la partecipazione all'attività parlamentare che, in questi
quattro difficili anni, ha registrato il conseguimento di
importanti risultati sia sul versante legislativo che per quanto
concerne l'attività ispettiva e politica. Tutto questo, nonostante
l'enorme difficoltà del quadro politico, e soprattutto, difficoltà
di natura finanziaria.
E' auspicio di questa Presidenza, ma credo di interpretare il
sentimento dell'intero Parlamento, che i prossimi mesi, pur nella
competizione elettorale che si avvicina, possano far emergere
valori condivisi di partecipazione nella comune prospettiva del
miglioramento delle condizioni di vita dei siciliani.
Questa è l'ultima seduta dell'Assemblea.
Terremo seduta giovedì 9 agosto 2012, alle ore 11.00, per
eventuali ordini del giorno rispetto ad impugnative del Commissario
dello Stato per le otto leggi che abbiamo approvato tra ieri e
oggi.
Pertanto, la seduta è rinviata a giovedì 9 agosto 2012, alle ore
11.00, con il seguente ordine del giorno: Comunicazioni.
Presidenza del presidente Cascio
La seduta è tolta alle ore 18.31
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli