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Resoconto d'Aula della Seduta n. 50 di giovedì 04 dicembre 2008
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA  NICOLA,  facente le funzioni di deputato segretario,  dà
  lettura  del  processo verbale della seduta precedente  che,  non
  sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   Ai  sensi  dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento  interno,
  do  il  preavviso  di  trenta  minuti  al  fine  delle  eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  aver
  luogo nel corso della seduta.

   Ricorda  altresì che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio nominale  o  di
  scrutinio segreto (art 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                  Discussione dei disegni di legge

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione dei disegni di legge.


   Presidenza del vicepresidente Formica


           Seguito della discussione del disegno di legge
        Composizione delle giunte. Status degli amministratori
        locali e misure di contenimento della spesa pubblica.
     Soglia di sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali
     della Regione. Disposizioni varie  (240-85-213-256-278-296-
                               299/A)

   PRESIDENTE. Si procede con la discussione del disegno  di  legge
   Composizione delle giunte. Status degli amministratori locali  e
  misure   di   contenimento  della  spesa  pubblica.   Soglia   di
  sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali della  Regione.
  Disposizioni  varie   (240-85-213-256-278-296-299/A)  (Seguito) ,
  posto al numero 1) del punto II dell'ordine del giorno.
   Ricordo  che l'esame del disegno di legge era stato rinviato  in
  Commissione  dopo l'approvazione dell'articolo  1,  nella  seduta
  numero 47 del 2 dicembre 2008.
   Invito  i componenti la I Commissione, «Affari istituzionali»  a
  prendere posto al banco alla medesima assegnato.
   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                             Art. 2.
                       Adeguamento degli statuti

   1.  I  comuni  e  le  province adeguano i  propri  statuti  alle
  disposizioni  del comma l dell'articolo 33 della legge  8  giugno
  1990,  n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma l,  lettera
  e)  della  legge  regionale 11 dicembre 1991, n.  48,  nel  testo
  sostituito  dalla  presente legge, entro e non oltre  il  rinnovo
  delle cariche elettive.

   2.  In  mancanza del necessario adeguamento di cui al  comma  1,
  anche  con riferimento alle previsioni degli articoli 7 e 9 della
  legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 e degli articoli 3 e 5 della
  legge  regionale  l  settembre  1993,  n.  26,  il  numero  degli
  assessori è comunque determinato, in occasione del rinnovo  delle
  cariche  elettive,  nel numero massimo individuato  dal  comma  l
  dell'articolo  33  della  legge  8  giugno  1990,  n.  142,  come
  introdotto  dall'articolo  1, comma l,  lettera  e)  della  legge
  regionale  11  dicembre 1991, n. 48, nel testo  sostituito  dalla
  presente legge.

   3.  Sono  abrogate le seguenti norme: l'articolo 24 della  legge
  regionale 26 agosto 1992, n. 7, come modificato dall'articolo 76,
  comma 4, della legge regionale 3 dicembre 2003, n. 20; l'articolo
  4  della legge regionale 16 dicembre 2000, n. 25, come modificato
  dall'articolo  76,  comma 16, della legge  regionale  3  dicembre
  2003,  n.  20;  l'articolo 9 della legge regionale  15  settembre
  1997, n. 35.

   4.  Le  abrogazioni di cui al comma 3 operano  a  decorrere  dal
  termine di cui al comma 1 .

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   dagli onorevoli Faraone e Cracolici: 2.1;
   dall'onorevole Mancuso: 2.3;
   dagli onorevoli Falcone ed altri: 2.2.

   Si passa all'emendamento 2.1, a firma degli onorevoli Faraone  e
  Cracolici.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

               (Proteste dai banchi dell'opposizione)

   Onorevoli  colleghi, la votazione c'è stata ed è  stata  chiara.
  La  Presidenza  non si assume certo l'onere di andare  contro  le
  risultanze   dell'Aula.  Guardate  com'era  la   disposizione   e
  considerate  anche  i  banchi della Commissione  ed  il  giudizio
  risulta chiaro. Questa Presidenza non si assume certo l'onere  di
  andare contro l'Aula.


   Presidenza del vicepresidente Formica


         Ai sensi dell'articolo 128 del Regolamento interno

   RINALDI.  Chiedo  di  parlare  ai sensi  dell'articolo  128  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente,  ai sensi  dell'articolo  128  del
  Regolamento  interno,  le chiedo  di effettuare  la  controprova;
  nomini   un   segretario  per  verificare  le  risultanze   della
  votazione.

   PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, non è interesse della  Presidenza
  alterare  quelle  che  sono  le  prerogative  del  Parlamento   e
  dell'Aula;   non  si  tratta  del  Governo  ma  è  la  Presidenza
  dell'Assemblea  che  lo  ha  deciso. La  prego  di  attenersi  al
  risultato  che  è  talmente  chiaro e lampante  che  non  ammette
  controprove di sorta.

   RINALDI.  Signor Presidente, lei non può far prevalere l'aspetto
  politico su quello  regolamentare. Qui c'è un Regolamento che  va
  rispettato.  Lei  ha  l'obbligo  e  il  dovere  di  nominare   un
  segretario e di vedere, in Aula, da chi è formata la maggioranza;
  chi  è alzato e chi è seduto durante la votazione. E lo deve fare
  immediatamente, senza aspettare che arrivino gli altri deputati.
   Lei,  in  questo  momento,  non  può  assumere  la  funzione  di
  Capogruppo  o  di  appartenenza ad un gruppo  politico;  lei,  in
  questo momento, rappresenta l'intera Aula; deve garantire tutti i
  deputati che, in questo momento, sono al suo interno.
   La  prego, pertanto, di nominare immediatamente un segretario  e
  di verificare chi sono i deputati alzati e quali quelli seduti.

   PRESIDENTE.  Qualora  la votazione fosse  stata  ancora  aperta,
  avrebbe  avuto ragione lei, onorevole Rinaldi; la votazione  però
  si è conclusa ed io non ho aspettato che entrasse alcun deputato,
  onorevole Rinaldi.
   La  votazione,  ad  avviso  della Presidenza,  è  stata  di  una
  chiarezza esemplare. La prego, ancora una volta, di apprezzare la
  buona fede della Presidenza, sempre.


   Presidenza del vicepresidente Formica


      Riprende il seguito del disegno di legge numeri  240-85-
                        213-256-278-296-99/A

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 2.3.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Contrario.

   CRACOLICI. Chiedo che la votazione dell'emendamento 2.3  avvenga
  per scrutinio segreto.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  per   Regolamento   d'Aula,
  considerato  che  non è trascorsa ancora un'ora  dall'inizio  dei
  lavori  d'Aula, possiamo anche sospendere. Se dovessimo applicare
  pedissequamente   il  Regolamento,  dovremmo   attendere   ancora
  mezz'ora  prima  di procedere alla votazione.  Tuttavia,  se  non
  sorgono osservazioni,  si può procedere alla votazione.
   Onorevole  Cracolici, quindi, o ritira la richiesta di scrutinio
  segreto o si procede alla votazione.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, la seduta è  iniziata  alle  ore
  12.30.

   PRESIDENTE.  No,  onorevole Cracolici, abbiamo  aperto  un'altra
  seduta.

   CRACOLICI.  Quanto  dobbiamo aspettare  per  fare  arrivare  gli
  altri componenti della maggioranza?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  abbiamo  iniziato   un'altra
  seduta  e,  come  da comunicazione, addirittura,  abbiamo   posto
  all'ordine del giorno un altro disegno di legge.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo
  che  il  Presidente  Formica  abbia dimostrato,  durante  la  sua
  conduzione  dei  lavori  d'Aula,  grandissimo  rispetto  per   il
  Parlamento.  Iniziare la discussione con questo clima avvelenato,
  francamente, credo non serva a nessuno.
   Auspico,  quindi,  che si possa ristabilire  la  calma,  sapendo
  perfettamente  che il Presidente Formica garantisce  tutti  ed  è
  certamente una persona al di sopra delle parti..

   CRACOLICI.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

          (Gli onorevoli Di Benedetto, Digiacomo, Faraone,
         Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto si
                      associano alla richiesta)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.3.

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 2.3
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
    Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti            51
   Votanti             50
   Maggioranza         26
   Favorevoli          25
   Contrari            25

                      (L'Assemblea non  approva)

   Si passa all'emendamento 2.2, a firma dell'onorevole Falcone.

   FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  soltanto   per   spiegare  brevemente  la   portata   di   questo
  emendamento.  Esso tende a precisare la portata  del  disegno  di
  legge  e  l'applicazione  del disegno di legge,  soprattutto  per
  quanto  riguarda l'adeguamento statutario per le giunte. Infatti,
  non  mi  sembra  giusto che si modifichino le  carte  durante  il
  gioco;  non  possiamo stravolgere, cioè, durante un percorso  già
  avviato, la composizione di un governo o di tutti i governi della
  Sicilia  che hanno già una loro impostazione, hanno un  programma
  già  delineato e un numero di assessori già designati,  che  sono
  stati votati con il consenso della gente.
   Ci  pare  opportuno,  sebbene  il   comma   4  recita  che  sono
  abrogate   tutte   le  precedenti  norme,  volere   ulteriormente
  specificare  il fatto che l'adeguamento statutario, che  riguarda
  il  numero  degli  assessori, decorra dal momento  successivo  al
  rinnovo delle cariche elettive.
   Si  tratta,  quindi, di un emendamento che riteniamo  necessario
  proprio per evitare delle interpretazioni che potrebbero soltanto
  comportare  problemi  a  tutte le amministrazioni  provinciali  e
  comunali della Sicilia.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Mi  sembra  che  questo  emendamento  vada  contro  lo
  spirito  della  legge  che è  quello di  ridurre  i  costi  della
  politica; rinviarli non dico sine die ma a tra qualche  anno   mi
  sembra un po' troppo.
   Il  mio  emendamento magari è molto più restrittivo  rispetto  a
  quello  dell'onorevole Faraone ma così come risulta formulato  il
  disegno di legge, il Governo mi sembra, invece, che dia un  tempo
  congruo  ed  ogni  amministrazione potrà intervenire  secondo  la
  propria  coscienza  civile e rispondere  così  alla  volontà  che
  esprime il legislatore.

   FALCONE. Chiedo di parlare per una breve precisazione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  Presidente,  intervengo  soltanto   per   una
  precisazione. L'emendamento vuole tendere a precisare  dal  primo
  rinnovo delle cariche elettive. Ci sono molti comuni che andranno
  al  voto in primavera; è normale che in quei comuni si applicherà
  l'adeguamento  statutario  della  riduzione  degli  assessori.  I
  comuni  che  andranno  al  voto  fra  un  anno  o  fra  due  anni
  applicheranno,   al   momento  del   rinnovo   elettivo,   questo
  adeguamento   ma  relativamente  agli  statuti,   applicando   la
  riduzione dei costi della politica.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ribadisco  la
  linea  del  Governo, una linea molto precisa  che  rispetto,  tra
  l'altro;  il  Governo nazionale ce la impone ma  ci  premia  allo
  stesso  tempo,  quindi, ritengo che l'intervento  del  Parlamento
  debba andare secondo la linea del Governo.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  per
  essere  scortese nei confronti dell'onorevole Falcone,  tuttavia,
  vorrei  che l'emendamento potesse essere anche valutato  in  modo
  tale da non cambiare il senso dell'indirizzo che vogliamo dare.
   In  ogni  caso, il disegno di legge, per il 99 per  cento  degli
  interventi  previsti, da, come termine ultimo, il  primo  rinnovo
  utile   delle   cariche,  quindi,  non   mi   sembra   che   vada
  esageratamente in contrasto.
   Pertanto,  esprimo  parere  negativo  in  quanto,  comunque,  il
  disegno di legge comprende già il termine che si applica  con  il
  primo rinnovo utile.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Contrario.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; che è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                                 Art. 3.
                Definizione di amministratori locali

   1.  All'articolo  15,  comma  2, secondo  periodo,  della  legge
  regionale  23  dicembre  2000, n. 30 e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, sono apportate le seguente modifiche:
   a) dopo le parole Per amministratori' sono aggiunte le parole  ,
  ai soli fini del presente capo,';

   b) sono abrogate le parole e i vicepresidenti' .

   Comunico  che  è  stato presentato l'emendamento  3.1,  a  firma
  degli  onorevoli  Falcone,  Correnti  ed  Aricò.  Il  parere  del
  Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Signor Presidente,  il  Governo  è  contrario
  perché questo  cassare la lettera  b  del comma 1  ci porrebbe ad
  essere  l'unica regione in Italia in contrasto con le  leggi  che
  esistono già, pertanto, siamo assolutamente contrari.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della
  Commissione?

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
  si alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 3, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                             Art. 4.
                          Aspettative

   l.  L'articolo 18 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.  30
  e   successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  sostituito   dal
  seguente:

   Art.  18.  Aspettative  -  l.  I  sindaci,  i  presidenti  delle
  province   regionali,  i  presidenti  dei  consigli  comunali   e
  provinciali, i presidenti dei consigli circoscrizionali dei  soli
  comuni  capoluogo  di  provincia, i presidenti  delle  unioni  di
  comuni,  nonché i membri delle giunte di comuni e  province,  che
  siano  lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta
  in   aspettativa  non  retribuita  per  tutto   il   periodo   di
  espletamento del mandato. Il periodo di aspettativa è considerato
  come  servizio  effettivamente prestato,  nonché  come  legittimo
  impedimento per il compimento del periodo di prova. I consiglieri
  di cui al precedente articolo 15, comma 2, se a domanda collocati
  in  aspettativa non retribuita per il periodo di espletamento del
  mandato, assumono a proprio carico l'intero pagamento degli oneri
  previdenziali,  assistenziali e di  ogni  altra  natura  previsti
  dall'articolo 22 della presente legge.' .

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   4.2, a firma dell'onorevole Rinaldi;
   4.1, a firma degli onorevoli Faraone e Cracolici.

   Si  passa all'emendamento 4.2. Lo pongo in votazione. Il  parere
  del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Il Governo è contrario perché contrasta con  lo
  Statuto dei lavoratori.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
  si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 4.1.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, preannuncio la  presentazione  di
  un subemendamento.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dall'onorevole
  Cracolici il subemendamento  4.1.1.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie locali. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e relatore.   Mi  rimetto
  all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 4.1 così come emendato  dalla
  proposta  dell'onorevole  Cracolici, con  l'estensione  anche  ai
  consiglieri provinciali.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie locali. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e relatore.   Mi  rimetto
  all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 4, nel testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                            «Articolo 5.
                   Indennità e gettoni di presenza

   l.  All'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre  2000,  n.
  30  e  successive  modifiche ed integrazioni, sono  apportate  le
  seguenti modifiche:

   a)  al  comma l, lettera a), le parole regolamento adottato  dal
  Presidente  della  Regione  previa  deliberazione  della   Giunta
  regionale e' sono sostituite dalle parole decreto dell' Assessore
  per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali';

   b) al comma l, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

   c)  articolazione dell'indennità di funzione dei presidenti  dei
  consigli,  dei  vicesindaci e dei vicepresidenti  delle  province
  regionali e degli assessori, in rapporto alla misura della stessa
  stabilita  per  il  sindaco e per il presidente  della  provincia
  regionale.  Al presidente e ai componenti degli organi  esecutivi
  delle  unioni  di  comuni e dei consorzi fra  enti  locali  e  al
  soggetto  coordinatore degli uffici unici o comuni dei  PIT  sono
  attribuite le indennità di funzione nella misura massima  del  20
  per   cento  dell'  indennità  prevista  per  un  comune   avente
  popolazione  pari alla popolazione dell'unione di  comuni  e  del
  consorzio fra enti locali e dei comuni in convenzione.';

   c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

   2.  Il  decreto  previsto  dal comma  l  del  presente  articolo
  determina  un'indennità  di  funzione,  nei  limiti  fissati  dal
  presente  articolo, per il sindaco, il presidente della provincia
  regionale,  il presidente della provincia regionale  comprendente
  area  metropolitana,  i presidenti dei consigli  circoscrizionali
  dei soli comuni capoluogo di provincia, i presidenti dei consigli
  comunali  e  provinciali, nonché i componenti  delle  giunte  dei
  comuni,  delle  province regionali e delle province  comprendenti
  aree  metropolitane, ed i componenti degli organi esecutivi delle
  unioni  di  comuni e dei consorzi fra enti locali. Tale indennità
  di  funzione  è  dimezzata per i lavoratori  dipendenti  che  non
  abbiano  richiesto  l'aspettativa.  Ai  presidenti  dei  consigli
  circoscrizionali  dei  soli  comuni  capoluogo  di  provincia   è
  corrisposta un'indennità pari al 40 per cento di quella spettante
  agli assessori dei rispettivi comuni';

   d) il comma 3 è abrogato;

   e) il comma 4 è sostituito dal seguente:

   4.   I   consiglieri   comunali,  provinciali,  circoscrizionali
  limitatamente  ai comuni capoluogo di provincia, e  i  componenti
  degli  organi assembleari delle unioni dei comuni e i  componenti
  degli  organi  assembleari dei consorzi  tra  enti  locali  hanno
  diritto  a  percepire, nei limiti fissati dal presente  capo,  un
  gettone  di presenza per l'effettiva partecipazione a consigli  e
  commissioni. In nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito  di
  un  mese da un consigliere può superare l'importo pari al 30  per
  cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o
  presidente della provincia regionale o presidente dell'unione dei
  comuni   o   presidente  del  consorzio  e  al   50   per   cento
  dell'indennità massima prevista per il rispettivo presidente  del
  consiglio circoscrizionale in base al decreto di cui al comma  l.
  Ai   consiglieri   circoscrizionali,  limitatamente   ai   comuni
  capoluogo  di  provincia, alle cui circoscrizioni sono  assegnate
  funzioni  amministrative decentrate in base a norme statutarie  e
  regolamentari,  è attribuito per l'effettiva partecipazione  alle
  riunioni  dei  consigli  e  delle  commissioni  circoscrizionali,
  formalmente  convocate, un gettone di presenza  pari  al  40  per
  cento  di  quello attribuito ai consiglieri dell'ente  in  cui  è
  costituita la circoscrizione';

   f) il comma 5 è sostituito dal seguente:

   5.  Le  indennità e i gettoni di presenza, determinati ai  sensi
  del    comma   l,   possono   essere   diminuiti   con   delibera
  rispettivamente di giunta e di consiglio';

   g)  al  comma  6,  la  parola regolamento' è sostituita  ovunque
  ricorra con la parola decreto';
   h) il comma 7 è abrogato;

   i) il comma 9 è abrogato;

   l) dopo il comma 12, è aggiunto il seguente comma:

   12  bis.  La  corresponsione dei gettoni di presenza è  comunque
  subordinata   all'effettiva  partecipazione  del  consigliere   a
  consigli   e  commissioni;  il  regolamento  dell'  ente   locale
  stabilisce termini e modalità.'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -dall'onorevole Faraone: 5.9;
  -dall'onorevole Musotto: 5.5, 5.7, 5.6, 5.8;
  -dall'onorevole Minardo: 5.2,
  -dall'onorevole Mineo: 5.15;
  -dall'onorevole Laccoto: 5.11, 5.12, 5.10;
  -dall'onorevole Lentini e Leanza Nicola: 5.1;
  -dall'onorevole Pogliese ed altri: 5.14 e 5.13;
  -dall'onorevole Campagna: 5.3 e 5.4,
  -dalla Commissione: emendamento di riscrittura dell'articolo 5;
  -dagli onorevoli Arena e altri: 5.16;
  -dal Governo: 5.17, 5.18;
  -dagli onorevoli Fiorenza e altri: 5.21.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie   locali.   Chiedo  di  parlare  per   illustrare   gli
  emendamenti del Governo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie  locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei
  specificare  che la riscrittura all'articolo 5 è una  riscrittura
  tecnica,  perché  era  saltata, in fase di stesura  iniziale   su
  proposta dell'Assessore regionale per la famiglia .
   Poi  anticipo la presentazione dell'emendamento 5.17, che è  una
  piccola  correzione che recita  cassare dalle parole articolo  5,
  comma  4,  alle cui circoscrizioni' e fino a  regolamenti' perché
  dà   la  possibilità  fino  alla  fine  dei  mandati  alle   aree
  metropolitane  di adeguare i contenuti che riguardano  l'utilizzo
  delle circoscrizioni.

                               Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo  per  la  seduta
  odierna gli onorevoli Ragusa, Cascio Salvatore e Lo Giudice.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende  il seguito della discussione del disegno di legge  nn.
  240-85-213-256-278-296-299/A

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, nel rispetto dei  deputati,  credo
  che  questo modo di procedere non sia corretto perché non si può,
  30 secondi prima di votare un articolo importante come l'articolo
  5, con una serie di emendamenti iscritti nel testo, presentare un
  emendamento  di  riscrittura  da  parte  della  Commissione   che
  rimodula l'intero articolo, senza avere il tempo di leggerlo.
   Propongo, pertanto, l'accantonamento dell'articolo 5.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, non è  certo  intendimento  di
  questa Presidenza privare i deputati di avere il tempo necessario
  per gli approfondimenti.

   MINARDO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, nel corso del riesame del disegno
  di  legge da parte della Commissione, è stato approfondito  anche
  il   testo  dell'articolo  5,  predisponendo  all'unanimità   una
  riscrittura.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

    (La seduta sospesa alle ore 16.35, è ripresa alle ore 16.36)

   La seduta è ripresa.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei  che
  questo   articolo   venisse  attenzionato  dal   Governo,   dalla
  Commissione e dal Parlamento sull'aspetto specifico.
   Noi  stiamo  cercando di fare un taglio che  dovrebbe  rientrare
  nell'ordine  del 3 per cento. Fra le indennità previste  ci  sono
  quelle  dei  presidenti  degli organi esecutivi  dei  consorzi  e
  dell'unione  dei comuni. Ho presentato un emendamento soppressivo
  perché,  secondo  me,  questo  è  superfluo,  considerato  che  i
  componenti, i presidenti dei consorzi, e i presidenti dell'unione
  normalmente sono sindaci.
   Noi  andiamo  ad  aggravare  ulteriormente  una  situazione  che
  potrebbe essere evitata, anche perché un sindaco normalmente  non
  percepisce ulteriori indennità. Se noi mettiamo anche gli  organi
  esecutivi dei consorzi, etc. creiamo un aggravio inutile.
   Premesso  che  io  sono  a favore di tutti  gli  amministratori,
  credo  che  sia  superfluo prevedere una  somma.  Potremmo  anche
  cercare  di  risparmiare meno su altri settori, per  esempio  sul
  budget  del  30 per cento dei consiglieri comunali, ma  non  dare
  somme  agli  organi  esecutivi dei  consorzi  e  dell'unione  dei
  comuni.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la  Presidenza   ritiene   la
  riscrittura   dell'articolo   5   assolutamente   e    totalmente
  compatibile con l'articolo 5 stesso.
   Comunico che l'emendamento 5.15 è precluso.
   Si  passa  all'emendamento 5.11, a firma dell'onorevole Laccoto.
  Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie locali.. Contrario

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Comunico che l'emendamento 5.1, è precluso.
   Si passa all'emendamento 5.12 a firma dell'onorevole Laccoto.

   LACCOTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 5.10 a firma dell'onorevole Laccoto.

   LACCOTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 5.14 che per omogeneità di materia  va
  trattato insieme all'emendamento 5.17 del Governo.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.  Signor  Presidente,  onorevoli  Assessori,  onorevoli
  colleghi,   l'emendamento  5.14,  che  è  stato   presentato   da
  parlamentari  appartenenti a diversi  Gruppi  politici,  mira  ad
  eliminare    una    frase   incidentale   inserita    all'interno
  dell'articolo  5,  al  comma 4, il cui eventuale  mantenimento  -
  coerentemente  con  l'emendamento  che  è  stato  presentato  dal
  Governo  - comporterebbe l'eliminazione totale delle retribuzioni
  previste per i consigli circoscrizionali.
   Ciò   non  è  riconducibile  certamente  a  responsabilità   dei
  consigli  circoscrizionali,  laddove  non  hanno  provveduto   ad
  attuare il processo di decentramento amministrativo ma, poiché le
  funzioni  amministrative decentrate di cui si parla nell'articolo
  5,  comma  4,  non  sono state attribuite dai  consigli  comunali
  questo  emendamento  è  assolutamente  coerente  con  quello  che
  successivamente  è  stato presentato dal  Governo,  l'emendamento
  5.18,  laddove  si individua un termine perentorio  di  sei  mesi
  all'interno del quale i comuni devono necessariamente  attribuire
  queste funzioni amministrative decentrate.
   Credo  che  sia  importante approvare questo emendamento  perché
  noi  abbiamo  provveduto  a ridurre in maniera  considerevole  le
  retribuzioni   per   i  consiglieri  circoscrizionali   con   una
  percentuale superiore al 20 per cento, ma con un colpo di  spugna
  andare  ad azzerare totalmente l'indennità, credo sia un percorso
  non coerente.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie   locali.   Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,
  l'emendamento 5.18 è ritirato, in quanto lesivo degli statuti dei
  comuni.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho  capito
  bene cosa comporta il ritiro dell'emendamento del Governo. Vorrei
  far notare, e lo dico ai colleghi della Commissione, che il comma
  4    alla   fine   recita:    ai   Consiglieri   circoscrizionali
  limitatamente ai comuni capoluogo di provincia   ma noi, in altro
  comma, abbiamo previsto che i Consigli circoscrizionali sono solo
  tre,  quindi, bisogna cassare  limitatamente ai comuni  capoluogo
  di  provincia , perché così sembra a tutti i comuni capoluogo  di
  provincia.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
  pienamente  la formulazione dell'emendamento 5.14, che  ho  anche
  firmato,  tendente  a sollecitare, appunto,  il  mantenimento  da
  parte  dei Consiglieri circoscrizionali, i quali tantissime volte
  fanno  il loro dovere, ma anche la possibilità affinché i  comuni
  possono dargli le funzioni delegate.
   Onorevoli  colleghi,  si  potrebbe  predisporre  un  ordine  del
  giorno in cui invitiamo i comuni delle tre città metropolitane  a
  dare,  entro tempi brevi, le funzioni delegate, in modo tale  che
  tantissima  brava  gente che fa il proprio  dovere  ogni  giorno,
  possa  avere  oltre ad un corrispettivo anche la  possibilità  di
  svolgere delle funzioni realmente importanti.

   FARAONE. Chiedo i parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei  che
  passasse il principio che si sta riformando un tema che è  quello
  del  decentramento senza che questo sia vero. Lo dico soprattutto
  all'onorevole   Pogliese,  all'Assessore  Scoma  e  all'onorevole
  Leanza  Nicola.  Con  questo emendamento del Governo  non  stiamo
  cambiando nulla, manterremo i poteri delle circoscrizioni pari  a
  zero, quindi daremo un'indennità ai consiglieri di circoscrizione
  senza che questi faranno nulla, come accade ora.
   Sono  favorevole  all'emendamento 5.14, dell'onorevole  Pogliese
  se,  al tempo stesso, non si rimanda ai Consigli comunali di fare
  i  regolamenti  per dare i poteri ai Consigli di  circoscrizione,
  perché   questo  è  stato  il  motivo  per  cui  i  Consigli   di
  circoscrizione in questi anni non hanno fatto nulla. Quindi,  non
  è  vero,  onorevole  Assessore Scoma, come  lei  dice  che  viola
  l'autonomia degli enti locali, quando dà indicazioni a  modifiche
  statutarie  in  cui  indica i poteri che devono  essere  dati  ai
  Consigli   di   circoscrizione  e  entro  quanto  tempo,   perché
  altrimenti  noi  non abbiamo fatto nulla. Per  il  decentramento,
  addirittura,  avete  fatto a Palermo un accordo  con  il  sindaco
  Cammarata, in virtù dei poteri alle circoscrizioni.
   Con  l'emendamento  del Governo, rimandando ai  regolamenti  dei
  Consigli  comunali,  non facciamo nulla, per cui  proponiamo  una
  modifica in cui diamo mandato entro tempi certi, indicando  anche
  le funzioni da delegare, altrimenti non abbiamo concluso niente.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  l'onorevole  Faraone abbia centrato un problema reale,  perché  è
  presente sui territori.
   I    Consigli  circoscrizionali  sono  presenti  sul  territorio
  oramai da quasi 25 anni, forse anche 30 anni - discutevamo  prima
  con  qualche collega deputato - e credo che sia venuto il momento
  di  affidare  funzioni  delegate ai Consigli  circoscrizionali  e
  questa potrebbe essere l'occasione giusta.
   L'Assessore  Scoma  dovrebbe approfittare  di  un  momento  come
  questo proprio per incentivare ragionamenti di decentramento  nei
  consigli  circoscrizionali; peraltro le tre città dove rimarranno
  i  consigli circoscrizionali credo che abbiano necessità anche di
  riuscire  a  decentrare  poteri. Se non approfittiamo  di  questa
  finestra   legislativa,  imponendo  ai  sindaci   un   tempo,   è
  difficoltoso  però bisogna farlo perché se si riesce  a  dare  un
  tempo entro il quale il sindaco riesce a delegare, approfitteremo
  di  un  fatto  che  sarà  sicuramente utile  ai  cittadini  e  al
  territorio.
   Troppo  tempo  è  passato, molto denaro, fiumi  di  denaro  sono
  scorsi  senza  riuscire  a  raggiungere  nessun  obiettivo,   che
  finalmente  ai  consiglieri  circoscrizionali  vengano  date   le
  deleghe ormai promesse da troppo tempo.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie  locali.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  sono
  assolutamente d'accordo, anche rispondendo all'onorevole Faraone,
  sul  tipo di intervento che bisognerebbe fare nei confronti delle
  circoscrizioni  che, ad oggi, non svolgono alcun  compito,  alcun
  ruolo, perché non sono state investite dai trasferimenti da parte
  dei  comuni;  però mi sento di dirvi, allo stesso modo,  che  non
  possiamo  vincolare  nel tempo il limite di intervento  da  parte
  degli  statuti  comunali,  perché  sarebbe  lesivo  dell'autorità
  dell'indipendenza delle autonomie locali e, comunque,  facilmente
  impugnabile dal Commissario dello Stato.
   Io  posso  chiedervi,  se  il  Parlamento  ed  i  colleghi  sono
  d'accordo,  sia di farlo con un ordine del giorno  che  accetterò
  favorevolmente,   sia  facendomi  portavoce  di   un   intervento
  personale  con  delle circolari e con decreti  che  andranno  nel
  verso che stasera stiamo stabilendo.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sono
  d'accordo con l'Assessore che la misura da lui stesso predisposta
  con  l'emendamento 5.18 può apparire lesiva delle prerogative del
  comune.  Io propongo, onorevole Assessore Scoma, un'altra  strada
  che,  fermo restando l'assoluta autonomia da parte dei comuni  di
  trasferire ai Consigli circoscrizionali i poteri delegati,  farei
  un meccanismo premiale o sanzionatorio, se lei preferisce; cioè i
  comuni  che  decidono  di non trasferire  alle  circoscrizioni  i
  poteri delegati retribuiscono i consiglieri, così come è previsto
  dalla   legge,   a   carico  del  proprio  bilancio,   senza   un
  trasferimento analogo da parte della Regione.
   Io  sostengo che i comuni hanno la piena autonomia di trasferire
  o   meno  i  poteri  delegati,  però  la  Regione  può  stabilire
  attraverso un meccanismo premiale o sanzionatorio di retribuire i
  consiglieri  circoscrizionali, di trasferire le  risorse  per  la
  retribuzione dei consiglieri circoscrizionali se hanno  i  poteri
  delegati oppure no, nel senso che il comune può decidere  di  non
  dare  i  poteri delegati e se li paga a carico proprio  e  non  a
  carico  della  Regione.  Credo che l'emendamento  presentato  dai
  colleghi   punti  a  fare  in  modo  che  ci  siano  i   Consigli
  circoscrizionali e che abbiano pure i poteri delegati.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dalla Commissione: 5.19;
   - dal Governo:  5.20.

   Onorevoli colleghi, la discussione è stata molto utile  e  molto
  chiara  per  fare  comprendere bene l'argomento trattato.  Avendo
  ascoltato anche l'ultima indicazione dell'onorevole Panarello, le
  osservazioni  del  Governo e degli altri  colleghi,  si  potrebbe
  predisporre  un ordine del giorno che accolga tali  suggerimenti,
  nel senso di inserire un meccanismo premiale ove i comuni non  si
  attivassero a dare le funzioni alle circoscrizioni.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  mi  pare  di
  capire   che   da   tutti   i   banchi,   dalla   maggioranza   e
  dall'opposizione,  il  problema interessa un  po'  tutti,  perché
  tutti,  bene o male, abbiamo capito che, effettivamente,  bisogna
  decidere  se lasciare i consiglieri di circoscrizione in  vita  o
  meno.
   Stiamo  parlando di contenimento della spesa e mi  pare  che  il
  Governo  sia  orientato a contenere la spesa anche riguardo  alle
  circoscrizioni.
   Allora,   il   vero  tema  è  che,  se  dobbiamo  mantenere   le
  circoscrizione, devono avere effettivamente qualcosa da fare.  Se
  i   comuni  continuano  a  non  dare  le  deleghe  effettivamente
  necessarie,  non  facciamo altro che fare visite  alle  città,  a
  partire da Roma, con le municipalità di Roma, andiamo a Berlino a
  vedere  le  circoscrizioni di Berlino. Siamo contenti, ritorniamo
  in Sicilia e non facciamo assolutamente nulla.
   Signor   Presidente,   mi   sta  bene   l'ordine   del   giorno.
  L'importante che si faccia in modo che le circoscrizioni  abbiano
  le deleghe da parte dei comuni perché, altrimenti - sono il primo
  a  dirlo  - aboliamo le circoscrizioni pure nelle città capoluogo
  di  provincia,  perché  non  avrebbe  alcun  senso  continuare  a
  mantenerle  se non gli diamo quelle deleghe che è giusto  che  si
  diano.

   FARAONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, se noi vogliamo
  continuare  a prenderci in giro proponiamo l'ordine  del  giorno.
  Se, invece, vogliamo fare una cosa concreta dobbiamo emendare  la
  legge.
   Credo   che   stiamo  partendo  da  un  presupposto   sbagliato,
  onorevole  assessore Scoma. Lei viola l'autonomia statutaria  dei
  comuni quando dà una indicazione di questo tipo.
   E'  presente in Aula l'onorevole Cordaro, il mio Presidente  del
  consiglio comunale a Palermo, della passata consiliatura,  quando
  tutti  i  consigli comunali della Sicilia, adeguarono gli statuti
  su   indicazione   di  ampliamento  delle  giunte   comunali   in
  ottemperanza  ad  una  indicazione  che  veniva  da   una   legge
  regionale. Mi chiedo: per quale ragione in quel momento  non  era
  violata l'autonomia statutaria dei comuni e ora su questo sarebbe
  violata?
   Pertanto,   onorevole   Assessore,   propongo   e   faccio   mio
  l'emendamento  che  lei ha ritirato, ritenendo  corretta  la  sua
  indicazione iniziale, che poi ha ritirato.
   L'ordine del giorno non risolve nulla, rinvia il problema e  noi
  continueremo   a   pagare  consiglieri  di   circoscrizione   che
  continueranno a non fare nulla.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.   Signor  Presidente,  onorevole  assessore,  onorevoli
  colleghi,  sono  d'accordo sull'impostazione  che  diamo  con  il
  titolo  V,  quella sull'autonomia dei Comuni. Non sono  d'accordo
  quando  andiamo  a  stabilire quali sono le misure  di  riduzione
  della spesa.
   In  questo disegno di legge, avremmo potuto fare in modo che  il
  Comune risparmiasse il 3 per cento.
   Penso  che  nelle circoscrizioni ci sia una volontà  unanime  di
  dare  un  termine  ai Comuni per dotarsi di un  Regolamento,  per
  potere applicare quello che prevede la norma.
   Ciò  non lede assolutamente ma servono delle sanzioni. Entro  90
  giorni, il Comune deve dare le funzioni decentrate ai Consigli di
  circoscrizione oppure si va incontro a sanzioni.
   Onorevole assessore, non avrebbe senso una legge di contenimento
  della spesa, se non si da una funzione alle circoscrizioni perché
  altrimenti si andrebbe a ridurre, a creare il gettone ma  non  si
  raggiungerebbe quello che è lo spirito della legge.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole Leanza, abbiamo chiuso  le  iscrizioni  a
  parlare.

   CRACOLICI. Volevo intervenire anch'io; avevo fatto un cenno.

   PRESIDENTE.   No,  onorevole  Cracolici.  L'onorevole   Faraone,
  assieme   ad  altri  colleghi,  ha  fatto  proprio  l'emendamento
  ritirato  dal  Governo,  il  5.18,  firmato  anche  da  altri   e
  dall'onorevole Leanza Nicola.
   E'  stato  fatto  proprio dall'onorevole Faraone, dall'onorevole
  Campagna,  dall'onorevole Pogliese, dall'onorevole Lenza  Nicola,
  dall'onorevole Aricò. Pure dall'onorevole Cracolici?

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, inviterei  il
  Governo  a  rivedere il suo parere. Presumo che se il Governo  ha
  ritirato la firma dall'emendamento, vorrà dare parere negativo.
   Se   la   motivazione   è  che  ci  sarebbe   un   problema   di
  costituzionalità, vorrei suggerire al Governo che  questa  è  una
  norma  che  si  trova  all'interno  di  una  misura  generale  di
  contenimento  della  spesa e che, nel caso  specifico,  subordina
  l'erogazione  della  spesa ad un preciso diritto  costituzionale,
  ovvero l'esercizio dei poteri per i quali un organo viene eletto.
   Siccome  è  una  materia troppo complessa, da costituzionalisti,
  non  credo  che  anche il Commissario dello  Stato  si  avventuri
  sull'applicabilità  o meno di una norma in senso  costituzionale,
  se  ha  come obiettivo il miglioramento dell'azione dei  Consigli
  circoscrizionali e la corresponsione effettiva in funzione di  un
  potere che si esercita.
   Invito  il  Governo  ad  esprimere un  parere  positivo,  non  a
  rimettersi all'Aula.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  Governo  non  vorrebbe dare l'impressione di essere  contrario  a
  tutti  i  costi a questo emendamento, tanto è vero che  lo  aveva
  pure sottoscritto.
   L'unica  preoccupazione  nascosta  tra  le  carte  è  che  possa
  produrre qualche contrasto sull'efficacia di alcune norme.
   Mi  rendo  conto che il problema esiste nella misura in  cui  le
  circoscrizioni  non sono state dotate di poteri, non  sono  state
  oggetto di trasferimenti.
   Sul  termine  perentorio di 180 giorni, mi sento  di  dire  che,
  secondo, me è troppo poco.

   CRACOLICI. Addirittura

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Pertanto, se si trovasse un intendimento su  un
  termine di 180 giorni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dall'onorevole
  Cracolici il subemendamento 5.18.1.
   Pongo  congiuntamente in votazione gli emendamenti 5.14 e  5.17.
  Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Sono approvati)

   Si  passa  all'esame degli emendamenti 5.19 e 5.20, di  identico
  contenuto, che intervengono all'inizio e alla fine del  comma  4,
  laddove   specificano:    i   comuni   su   cui   insistono    le
  circoscrizioni   e  cioè  Palermo,  Catania  e  Messina.  Poi  si
  procederà con l'emendamento 5.18.
   Li pongo congiuntamente in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Sono approvati)

   CRACOLICI. Dichiaro di ritirare il subemendamento 5.18.1.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 5.18, a firma del Governo.  E'  stato
  fatto  proprio un po' da tutta l'Aula. L'emendamento così recita:
  «Alla  fine della lettera e) punto c, punto 4 aggiungere  è fatto
  obbligo  ai  Comuni assegnare funzioni amministrative  decentrate
  entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge'».
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si  passa all'esame dell'emendamento 5.13 che recita: «al  comma
  4, lettera e) sostituire '40 per cento' con  60'.

   D'ASERO. Chiedo di apporre la mia firma all'emendamento 5.13.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   questo
  emendamento,  anch'esso  sottoscritto in maniera  trasversale  da
  vari  colleghi  parlamentari, mira a rendere coerente  l'impianto
  normativo  dell'articolo  5,  al comma  4,  in  riferimento  alla
  retribuzione massima dei consiglieri circoscrizionali che è stata
  individuata,   che  è  stata  ridotta  in  maniera  significativa
  rispetto allo status quo perché si prevede una riduzione dai  due
  terzi,   come   tetto  massimo  degli  emolumenti  spettanti   al
  presidente,  per i consiglieri circoscrizionali,  previsto  dalla
  legge  regionale  15 del 2004, al 50 per cento  degli  emolumenti
  spettanti al presidente.
   Vi  è,  ovvero, una riduzione di oltre il 20 per  cento.  Non  è
  stata, però, contestualmente modificata la parte dell'articolo 5,
  comma  4,  laddove  si riduceva del 50 per cento  il  gettone  di
  presenza per il consigliere circoscrizionale.
   Ad    oggi,    il    gettone   di   presenza   del   consigliere
  circoscrizionale  é  pari  all'80  per  cento   di   quello   del
  consigliere  comunale;  secondo  l'articolo  5,  comma  4,  viene
  riproposto al 40 per cento. Vi è una riduzione del 50 per cento e
  noi vogliamo rendere coerente la riduzione del massimale, con  la
  riduzione  del  gettone di presenza, pari al  60  per  cento  del
  gettone del consigliere comunale, con una riduzione superiore del
  25   per  cento,  rispetto  a  quella  che  abbiamo  attuato  per
  l'indennità massima per il consigliere circoscrizionale.
   Non  vi  è,  quindi,  alcun aggravio di spesa.  E'  soltanto  un
  adeguamento  coerente con l'impianto normativo  dell'articolo  5,
  comma 4.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor   presidente,  onorevoli   colleghi,   fermo
  restando che mi pare che stiamo parlando sempre di questioni  che
  riguardano    la    prossima   legislatura,   voglio    ricordare
  all'onorevole  Pogliese  che  gran  parte  dei  comuni  si   sono
  adeguati,  autonomamente,  agli indirizzi  che  erano  già  stati
  fissati dalla legge finanziaria.
   E'  il  caso della città di Palermo che ha operato in un  regime
  di   riduzione   delle  indennità,  proprio  in   ossequio   alle
  disposizione della finanziaria.
   Questa  è  una  norma  che  nasce ed  è  conseguenza  di  quelle
  disposizioni  e  ricordo  che la stiamo  approvando,  soltanto  e
  semplicemente, per evitare che le nostre città perdano 42 milioni
  di  euro che sono i trasferimenti di circa 1.500 milioni di  euro
  che lo Stato eroga ai comuni e agli enti locali siciliani.
   Delle  due  l'una:  se  intendiamo adeguarci  a  quel  criterio,
  eviterei di fare fra di noi il mercato delle percentuali perché è
  evidente - e lo dico al Governo - che se c'è un sistema in cui  è
  a  chi la spara più grossa, ci sarà sempre, così come l'onorevole
  Pogliese propone il 60, che proporrà il 61 ed un altro il 62,  un
  altro ancora il 63. Qui non ci si deve fare amico qualcuno ma c'è
  da   tenere   in  equilibrio  la  partecipazione  con   l'aspetto
  finanziario.
   Il  Governo, dopo lo studio svolto, ci ha fatto una proposta. In
  Commissione, se ne è discusso e, alla fine, si sono acquisite, al
  di  là  del  piacere  o  non  piacere, le  ragioni  che  venivano
  prospettate  dal Governo. Altrimenti, non capiamo neanche  perché
  questo disegno di legge è entrato in questa finestra.
   Il  disegno di legge si trova in questa finestra legislativa per
  l'urgenza e le conseguenze che esso ha.
     Allora, delle due l'una: o sull'aspetto delle indennità - e lo
  dico  all'onorevole Leanza e all'onorevole Pogliese, visto che  è
  anche uno dei vicepresidenti del suo gruppo parlamentare -,   per
  la  responsabilità di cui ognuno di noi ha nel rapporto anche con
  i   propri  amministratori,  i  propri  rappresentanti,  c'è   la
  consapevolezza che questa legge è conseguenza, piaccia o no,   di
  una  disposizione  finanziaria e ci  adeguiamo  oppure,  se  deve
  diventare un sistema di mercanteggiamento delle percentuali,   vi
  dico  sinceramente  che  questo è inaccettabile  ed  annuncio  20
  subemendamenti   perché,  a questo punto, valutiamo,  percentuale
  per percentuale, tutte le indennità.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   nel
  momento  in cui abbiamo deciso di portare in Aula questo  disegno
  di  legge, eravamo assolutamente consapevoli che c'era da parlare
  di  riduzione  dei costi della politica; avevamo  però  anche  la
  stessa consapevolezza di non applicare sic et simpliciter ciò che
  prevedeva la norma nazionale.
   L'emendamento  dell'onorevole  Pogliese  riporta   un   po'   di
  giustizia  rispetto ad alcune decurtazioni assolutamente  assurde
  che  vengono  fatte  nei  confronti di alcune  persone  che  sono
  rappresentanti  del popolo come lo siamo noi,  rappresentanti  di
  elettori come lo siamo noi.
   Allora,  ci  sembra giusto, per evitare di sparare  sulla  Croce
  Rossa - cioè sul livello basso della politica, coloro che magari,
  in  qualche  occasione, svolgono un lavoro molto più proficuo  di
  qualche  deputato che magari è in quest'Aula o in un  altro  ramo
  del Parlamento - che con l'emendamento dell'onorevole Pogliese  -
  che   condividiamo,   considerato  che   tocca   le   tre   città
  metropolitane, considerato che Palermo si è adeguata da sé  e  se
  vuole adeguarsi alla nuova norma del Parlamento siciliano lo  può
  fare   tranquillamente  -  Catania  e  Messina   possano   essere
  regolamentate   rispetto  all'emendamento   che   abbiamo   testé
  presentato.

   PRESIDENTE. Onorevole Leanza, ritengo che sia un auspicio  anche
  dell'intero    Parlamento.   Pongo,   pertanto,   in    votazione
  l'emendamento 5.13. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.16, degli onorevoli Arena ed  altri,
  di  identico contenuto del 5.8.1, che così recita: «aggiungere il
  seguente  periodo   in  alternativa  al  gettone  di  presenza  i
  soggetti  di  cui alla lettera e) possono optare per un'indennità
  di funzione determinata nel decreto di cui al comma 1'».

   ARENA. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARENA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   la   ratio
  dell'emendamento  5.16  è  molto semplice  ed  è  prevalentemente
  finalizzata  a  favorire ed elevare la qualità  della  produzione
  delle  Commissioni  consiliari, visto che ci stiamo  riferendo  a
  Consiglieri   comunali,  Consiglieri  provinciali  e  Consiglieri
  circoscrizionali.
   Con  questo  emendamento, quindi, vogliamo ridare la possibilità
  ai componenti degli organi costituzionali, siano essi consiglieri
  comunali,  provinciali  o  circoscrizionali,  di  potere   optare
  alternativamente  con  una  scelta che  li  porterà  ad  avere  o
  l'indennità di funzione o il gettone di presenza.
   Naturalmente,  essendo  già fissato un  tetto  massimo,  non  ci
  sarebbe  alcun  aggravio  nel caso di  scelta  dell'indennità  di
  funzione  e dobbiamo anche pensare una norma cercando  di  capire
  ciò  che  succede ai giorni nostri. Non è assolutamente  blasfemo
  pensare  all'assurda,   grottesca e  paradossale  proliferazione,
  molto  spesso,  di inutili Commissioni consiliari permanenti  che
  servono  ai  Consiglieri solo ed esclusivamente  per  cercare  di
  raggiungere  un  tetto massimo che potrebbe essere  ottenuto  con
  un'indennità   di  funzione  che,  nel  caso   di   assenza   del
  consigliere,  vedrebbe chiaramente una detrazione e,  quindi,  un
  decremento della stessa.
   Un  impegno preciso ed uno stimolo, quindi, per coloro  i  quali
  fanno   parte  di  assemblee  elettive,  al  tempo  stesso,    la
  possibilità  di  poter  optare ed un  sicuro  vantaggio  per  una
  produzione politica migliore e non esasperata dalla necessità  di
  inseguire qualcosa.
   Ripeto:  si tratta di un esempio lampante, è sotto gli occhi  di
  tutti  e mi auguro che l'Aula possa serenamente valutare   questa
  proposta, abbondantemente firmata da diversi parlamentari.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, vorrei  capire  perché  ci  sono
  emendamenti  compresi nel fascicolo ed emendamenti volanti   Sono
  stati presentati fuori termine?

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, si tratta di un subemendamento
  ed era stato presentato abbondantemente nei termini.

   CRACOLICI. C'è un emendamento aggiuntivo?

   PRESIDENTE. Attiene alla materia.

   CRACOLICI. Pure il diritto attiene alla materia

   PRESIDENTE. Lo so, onorevole Cracolici.

   CRACOLICI. Non è un subemendamento.

   PRESIDENTE.  E'  un  subemendamento che viene dalla  Commissione
  stessa.
   Onorevoli  colleghi,  la Presidenza pone  in  votazione,  previa
  l'analisi  degli emendamenti o dei subemendamenti che sono  stati
  presentati da parte degli uffici.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei   un
  chiarimento perché se questo è un subemendamento all'articolo  5,
  se  leggiamo il paragrafo precedente, laddove è previsto che   ai
  consiglieri circoscrizionali  sono assegnati docenti  in  base  a
  norme statutarie , è attribuito per l'effettiva partecipazione  a
  riunioni  dei  consigli  e di commissioni',  quindi,  o  l'uno  o
  l'altro; se  lasciamo tutti e due le versioni, significa che  uno
  opta per l'emendamento e non c'è più bisogno della partecipazione
  effettiva. Vorrei, quindi, un chiarimento su questo aspetto.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA.  Signor  Presidente,  onorevole  assessore,  onorevoli
  colleghi,   ho   ascoltato  con  molta  attenzione   l'intervento
  dell'onorevole  Arena  però c'è un problema  da  affrontare.  Può
  accadere  che, sul criterio generale - che credo  l'Assemblea  si
  sia  dato in conformità a quella che è anche una linea nazionale,
  cioè  di  rigore  e  di  risparmio - ci  va  anche  bene  che  un
  consigliere comunale possa avere l'indennità; l'onorevole  Arena,
  però,  partiva  da  un  presupposto che era  quello  di  una  non
  perfetta  onestà intellettuale dell'amministratore  e  nella  non
  perfetta  onestà intellettuale dell'amministratore  si  inserisce
  anche un altro argomento altrettanto importante.
   Potrebbe   verificarsi   il  caso,   così   come   si   verifica
  frequentemente,  che  al  consigliere  assunto  da  azienda   che
  partecipa ai consigli comunali o alle commissioni il comune debba
  pagare  e  debba sborsare fior di quattrini a quelle aziende  per
  pagare il giorno dell'assenza.
   Ora,  si  verifica frequentemente - ed è un fatto  palese  sotto
  gli  occhi  di  tutti  -  che  molti hanno  assunzioni  fittizie,
  assessore,  quindi,  attenzione nel dare indennità  che  poi  non
  possono  dare la percezione della reale presenza del  consigliere
  comunale durante la seduta del consiglio comunale.
   Se  l'indennità viene concessa, deve essere percepita  e  devono
  essere risarcite solo le presenze reali sia in Consiglio comunale
  sia in occasione delle riunioni delle commissioni.

   FARAONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  su   questo
  aspetto, è essenziale sentire il Governo perché ciò che è scritto
  ora  nell'emendamento a firma Arena è quello che oggi è previsto.
  Oggi,  gli enti locali, le province possono decidere se concedere
  il  gettone  e,  quindi, vorrei capire - e ciò è  fondamentale  -
  perché  l'onorevole  Arena ripristina quello  che  oggi  c'è.  Su
  questo,  è importante e fondamentale sentire il Governo, in  modo
  tale che dopo possiamo determinarci anche noi.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non
  sono  riuscito a parlare prima ma, se avessi avuto la possibilità
  di   intervenire,  avrei  detto  che  il  Governo  è   contrario.
  Intervengo,  quindi,  proprio  a  misura,  dicendo   che   questo
  emendamento  ripristinerebbe lo status quo  e,  quindi,  non  può
  essere accettato.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Ritiratelo.  Volete  mettervi  contro   il   vostro
  Governo?

   LEANZA   NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   la
  dialettica che contraddistingue questo Parlamento e la libertà di
  espressione  che  ogni  deputato ha, fa di questo  Parlamento  il
  centro della democrazia e, quindi, ognuno può benissimo dire  ciò
  che ritiene più opportuno.
   Vorrei  semplicemente  dire - ed è  un  appello  che  lancio  ai
  deputati - che noi, rispetto ai deputati nazionali - per  carità,
  autorevolissimi  -  ed  ai  nostri senatori,  non  siamo  persone
  nominate, non facciamo parte dei gioielli di famiglia; ognuno  di
  noi, se vuole il consenso, deve andarlo a trovare.

   CRACOLICI. Anche lei è stato nominato

   LEANZA NICOLA. E mi sono subito dimesso, 18 giorni dopo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Leanza,  il Presidente le fa un  applauso
  sulle  indicazioni  da  lei fornite sulle prerogative  di  questo
  Parlamento.

   LEANZA   NICOLA.  Dopo  avere  provato  l'ebbrezza   di   essere
  componente del Parlamento nazionale, mi sono dimesso.
   Vorrei  dire di stare attenti; ci sono i costi della democrazia,
  i  costi  della politica ma, poi, ci sono anche alcuni costi  che
  una  democrazia  deve  assumersi e  deve  avere  il  coraggio  di
  assumersi.
   Secondo  alcuni dati - se non sbaglio, dell'Anci e  dell'Urps  -
  attualmente,  sono  in  aspettativa -  stiamo  parlando  soltanto
  sulle indennità che, generalmente, sono scelte esclusivamente nei
  grandi  comuni  e non nei piccoli comuni -; allora, fare  sì  che
  alcuni  consiglieri  comunali, se vogliono,  possono  optare  per
  l'indennità,  in modo tale da espletare senza condizionamenti  il
  loro mandato, non penso sia un grande scandalo.
   Se vogliamo limitare questo, ritengo sia una cosa ingiusta.
   Onorevole  assessore, se lei, quindi, nei limiti del  possibile,
  facendo uno sforzo, ritiene di esprimere un parere positivo o  di
  rimettersi  all'Aula, lasciamo la libertà ai deputati, accettiamo
  l'emendamento  che  ha presentato l'onorevole  Arena  insieme  ad
  altri  deputati, in modo tale che i consiglieri comunali  possano
  fare questa scelta.
   Onorevole   Cracolici,   vorrei  riportare   un   esempio:   per
  raggiungere il massimo dell'indennità, in un comune come Catania,
  occorrono 40 sedute.

   CRACOLICI.  Visti  i risultati che si sono avuti  a  Catania,  è
  meglio non fare questo esempio

   LEANZA  NICOLA.  Ritengo che tanti comuni si trovino  in  questa
  situazione.   Nonostante  ciò,  alle  elezioni   comunali,   quei
  consiglieri  comunali hanno raggiunto quasi il 71%, relegando  il
  suo partito al 25%.
   Allora,  signor Presidente, vorrei dire che, in un  Comune  come
  Catania,   per  raggiungere  un'indennità  piena,  per  adempiere
  all'esercizio delle proprie funzioni, sono necessarie 40 sedute.
   Ritengo  che,  a  quel punto, veramente sviliamo  il  ruolo  del
  Consigliere  comunale,  consentiamo  a  chi  vuole  lavorare   di
  scegliere l'indennità.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  questo  è  un
  emendamento  che,  questa mattina, in prima Commissione,  abbiamo
  dibattuto.
   C'è  stata  qualche proposta per riformularlo perché  si  poteva
  trovare un accordo sull'emendamento.
   Come dice giustamente l'onorevole Lenza, effettivamente, si  può
  trovare  il sistema perché ci sono delle incongruenze rispetto  a
  come  si  procede,  in  questo momento, nei  grandi  Comuni,  nei
  capoluoghi di Provincia.
   Secondo   me,   quindi,  bisogna  aggiustarlo   anche   con   un
  subemendamento  per dare la possibilità all'intero  Consiglio  di
  optare,  se vuole, per l'indennità o per il gettone di  presenza;
  dare  la  possibilità  di farlo all'intero  Consiglio  e  non  al
  singolo  Consigliere. Mi pare che questo, stamattina,  era  stato
  detto in I Commissione, presieduta dall'onorevole Minardo.
   Se  questo  non  si può fare, per carità, però,  secondo  me,  è
  giusto che queste cose si dicano. Ciò che, stamattina, si è detto
  in Commissione non capisco perché nessuno lo dica.

   MINARDO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINARDO.  Signor  Presidente,  abbiamo  preso  in  esame  questo
  emendamento;  c'è stata una discussione - come  diceva  anche  il
  collega  -  di  riformulazione; le dico,  però,  che,  leggendolo
  attentamente, ritiro la firma e confermo il parere contrario  del
  Governo.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  esiste   un
  problema  alla  base  di tutto questo. Non possiamo  lasciare  ai
  Consigli    comunali    la   regolamentazione    per    effettiva
  partecipazione; deve esserci una norma ben precisa da inserire in
  questo  disegno  di legge perché il problema sta  tutto  lì,  sul
  significato di  effettiva partecipazione ai Consigli comunali .
   Il problema è lì, lo ribadisco
   Quando  demandiamo, infatti, ai Consigli comunali,  che  non  lo
  fanno mai, cosa vuol  dire  effettiva partecipazione , abbiamo  i
  guasti  perché i Consiglieri comunali, spesso, vanno alle sedute,
  realizzano la presenza e poi vanno via. E vi sono interi Consigli
  comunali  che si trascinano, giorno dopo giorno, senza concludere
  i lavori.
   In  questa  norma,  senza volere danneggiare, visto  che  questo
  emendamento,   ad  alcuni  Consiglieri  comunali,  crea   qualche
  problema poiché, quando si parla di indennità, se facciamo alcune
  considerazioni,  le  indennità  per  i   lavori   dipendenti   si
  dimezzano  e,  quindi, si dimezzano anche quando  applichiamo  le
  indennità.
   Questo è il punto dolens della quaestio.
   Siamo  arrivati  troppo  tardi a fare un problema  di  indennità
  che,  fra  l'altro,  vi dico che, in alcuni casi,   danneggia  il
  consigliere  perchè  le indennità per i dipendenti  si  dimezzano
  mentre  il  gettone  non  si  dimezza.  Il  problema  è  di  dare
  funzionalità ai consigli comunali.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  su
  questa questione un punto di incontro si debba trovare.
   Mi  permetto di fare una riflessione: cerchiamo  di spostare  il
  tema  su un altro aspetto,  cioè diamo la possibilità ai  singoli
  consigli  comunali di valutare se fare optare  o  meno  i  propri
  consiglieri comunali.
   Ho  presentato un subemendamento a questo emendamento, in cui  è
  previsto  che l'opzione la si può fare solo nei consigli comunali
  in  cui  si  delibera  in tal senso e dove  e  solo  dopo  questa
  delibera, cui ci saranno consigli comunali dove l'opzione   viene
  votata  e, quindi, è consentita e consigli comunali dove  non  si
  vota e, di conseguenza, l'opzione non si potrà esercitare.
   Il  tema,  quindi,  diventa questo: da diritto  individuale,  lo
  spostiamo  quanto meno a un concetto di diritto collegiale,  cioè
  lo stabilirà il consiglio comunale, assumendosi la responsabilità
  e,  quindi,  rispettando un principio di autonomia che,  in  ogni
  caso,  dobbiamo  il più possibile consentire agli   organi  degli
  enti locali.
   Ho    presentato   questo   subemendamento   che   ritengo   sia
  apprezzabile  e  consenta  al Governo  di  fare  una  valutazione
  diversa  perché  non  si  ripristina, in  ogni  caso,  lo  status
  attuale;  attualmente,  infatti,  quella  opzione  è  un  diritto
  soggettivo  di  ogni consigliere comunale e noi spostiamo  questo
  diritto ad una valutazione che, in ogni caso, deve effettuare  il
  singolo consiglio comunale.

   SCOMA,   assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  Governo  invita  l'onorevole De Luca a ritirare il subemendamento
  poiché, ad oggi, la norma prevede ciò che lei ha voluto scrivere.
  Il  subemendamento, quindi, non è altro che scrivere  quello  che
  già esiste e non andiamo a modificare nulla.
   Siamo  soggetti al rispetto della norma finanziaria che comunque
  è  contenimento  di  spesa  senza nessuna deroga.  Il  Governo  è
  contrario.

   PRESIDENTE.  Comunico che è stato presentato  il  subemendamento
  5.16.1  a firma dell'onorevole De Luca che così recita:   Si  può
  optare  solo  nei comuni dove il consiglio comunale prevede  tali
  ipotesi

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,   assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi, chi è  contrario  resti
  seduto.

                           (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento 5.16, a firma degli onorevoli Arena ed
  altri,  cui  anche  l'onorevole Pogliese ha  apposto  la  propria
  firma.

   CRACOLICI.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

    (Gli onorevoli Apprendi, Bonomo, De Benedictis, Di Benedetto,
       Digiacomo, Di Guardo, Galvagno e Lupo si associano alla
                             richiesta)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.16

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 5.16.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

   Presenti e votanti       58
   Maggioranza              30
   Favorevoli                  24
   Contrari                      33
   Astenuti                        1

                          (Non è approvato)

   Il subemendamento 5.16.1 è decaduto.
   Si passa all'emendamento 5.8, a firma dell'onorevole Musotto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Il parere del Governo è contrario  in  quanto
  ritengo l'emendamento non attinente al testo.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi; chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 5.3, a firma dell'onorevole  Campagna
  che è da intendersi precluso.
   Si passa all'emendamento 5.4, a firma dell'onorevole Campagna.

   CAMPAGNA. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento 5.21 è dichiarato improponibile.
   Pongo  in votazione l'emendamento di riscrittura, a firma  della
  Commissione, così come è emendato.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                                       (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
                               Art. 6.
                   Divieto di cumulo di indennità

   1.  Dopo  l'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre  2000,
  n.  30  e  successive modifiche ed integrazioni,  è  aggiunto  il
  seguente articolo:

    Art.  19  bis. Divieto di cumulo -  l. I parlamentari nazionali
  ed  europei, nonché i deputati regionali non possono percepire le
  indennità e i gettoni di presenza previsti dal presente capo.

   2.  Salve  le  disposizioni previste per  le  forme  associative
  degli  enti locali, gli amministratori locali di cui all'articolo
  15,  comma  2, secondo periodo, non percepiscono alcun  compenso,
  tranne   quanto  dovuto  ai  sensi  dell'articolo  21,   per   la
  partecipazione  ad organi o commissioni comunque  denominate,  se
  tale   partecipazione  è  connessa  all'esercizio  delle  proprie
  funzioni pubbliche.

   3.  In  caso di cariche incompatibili, le indennità di  funzione
  non   sono  cumulabili;  ai  soggetti  che  si  trovano  in  tale
  condizione,   fino  al  momento  dell'esercizio  dell'opzione   o
  comunque sino alla rimozione della condizione di incompatibilità,
  l'indennità per la carica sopraggiunta non è corrisposta .

   Comunico  che  è  stato presentato l'emendamento  6.1,  a  firma
  dell'onorevole Cracolici.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   è
  ultroneo  perché  il  testo prevede che non  sono  cumulabili  le
  indennità   per   cariche  incompatibili,   anche   se,   essendo
  incompatibili, uno deve optare. E questo è quello che  è  scritto
  nel testo.
   Il  mio emendamento ha lo scopo di evitare che il sindaco  o  il
  presidente della provincia, in nome della funzione che svolge,  e
  non  per altra attività, quindi, svolgendo altri incarichi  nella
  qualità  di sindaco o di presidente della provincia, possa  avere
  più  indennità, Nel caso specifico, essendo rappresentante  nella
  qualità di sindaco o di presidente, deve optare per una indennità
  e  non  cumularne più di una, se vogliamo fare una norma che  sia
  comprensibile all'esterno perché altrimenti stiamo facendo finta.
   Questa  è  una  norma  di reale contenimento  della  spesa.  Una
  indennità, quindi, punto e basta. Evitare di moltiplicare pani  e
  pesci.
   E,  allora,  presumendo che il parere del Governo sia contrario,
  chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  già,  in
  quest'Aula,  in  un  altro  momento,  abbiamo  affrontato  questi
  argomenti;  lo abbiamo fatto e ricordo che c'è stato un  partito,
  un  movimento,  in cui si chiedeva ai sindaci di  fare  un  passo
  indietro.
   Sono     assolutamente    d'accordo    con    quanto    previsto
  dall'emendamento   dell'onorevole   Cracolici   perché    ritengo
  assolutamente corretta l'impostazione.
   C'è  già  il  principio dell'incompatibilità e,  in  ogni  caso,
  siamo per la non cumulabilità di incarichi.
   Ritengo  sia corretto anche perché non stiamo toccando  un  euro
  né ai sindaci né ai presidenti di provincia.
   Per  quanto  riguarda  il Gruppo dell'MPA, preannuncio  il  voto
  favorevole all'emendamento dell'onorevole Cracolici.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    sono
  perfettamente  d'accordo ma non credo che si possa limitare  solo
  ai sindaci.
   Visto  che stiamo parlando di contenimento della spesa,  secondo
  me,  va allargato a tutti gli altri che fanno politica, anche  ai
  deputati. Ritengo sia giusto così.

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. E' già così.

   CAMPAGNA.  Visto che si parla del contenimento della spesa,  non
  si  può solo parlare dei sindaci. Non sono sindaco; non è il  mio
  caso.
   Se  parliamo  di  contenimento della spesa, non  può  essere  il
  contenimento della spesa di un sindaco. Se generalizziamo,  siamo
  d'accordo.  In  caso  contrario, invito l'onorevole  Cracolici  e
  l'onorevole Leanza a far sì che l'emendamento venga ritirato.
   Se  così  non  fosse,  presenterò subito un  subemendamento  per
  allargarlo a tutte le altre cariche.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  volevo  solo
  portare  la testimonianza diretta di un sindaco, considerato  che
  questo emendamento lo riguarda.
   La  mia  è  sempre la  metropoli  di 1200 abitanti ma, comunque,
  come figura, mi tocca e voglio intervenire.
   Intervengo per sostenere questo emendamento per un motivo  molto
  semplice:  abbiamo già verificato, negli anni, cosa  comporta  il
  cumulo e cosa comporta il tempo che ognuno di noi può dedicare ai
  vari incarichi che ricopre.
   Già  da tempo e da quando ho fatto il sindaco, per questioni  di
  responsabilità  dovuti  a  problemi  finanziari,  ho   rinunciato
  all'indennità  e  non ho mai sentito l'esigenza  di  avere  altri
  incarichi,  come  invece hanno fatto altri colleghi  sindaci  per
  cercare di racimolare qualche altra cosa.
   E'  giusto il ragionamento di avere una sola remunerazione sotto
  questo profilo.
   Propongo   all'Aula  e  preannuncio  il  mio   voto   favorevole
  all'emendamento  che  è stato proposto dall'onorevole  Cracolici,
  anzi appongo la mia firma.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento 6.1.
   Il parere del Governo ?

   SCOMA,  assessore  per  la famiglia, le poltiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione ?

   MINARDO,  presidente della Commissione e  relatore.  Mi
  rimetto all'Aula.

   CRACOLICI.   Chiedo  che  la  votazione   avvenga   per
  scrutinio segreto.

           (Gli onorevoli Apprendi, Bonomo, De Benedictis,
         Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Gucciardi, Leanza si
                      associano alla richiesta)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 6.1

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 6.1.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
    Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti            57
   Votanti             56
   Maggioranza         29
   Favorevoli          37
   Contrari            19

   (L'Assemblea approva)

   Pongo  in  votazione l'articolo 6, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

   (E' approvato)

   Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                             Art. 7.
                      Ulteriori  disposizioni in  materia  di
         indennità degli
                      amministratori locali

   L'articolo 17 della legge regionale 5 novembre 2004,  n.  15,  è
  abrogato .

   Pongo  in votazione l'articolo 7. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

   (E' approvato)

      Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                             Art. 8.
            Disposizioni in materia di permessi e licenze

   1.  All'articolo 20 della legge regionale 23 dicembre  2000,  n.
  30  e  successive  modifiche ed integrazioni, sono  apportate  le
  seguenti modifiche:

   a)  al  comma  3 le parole dei consigli circoscrizionali,'  sono
  abrogate;

   b) al comma 4 la parola 36' è sostituita con la parola 24';

   c)  alla  fine  del  comma 5 sono inseriti i  seguenti  periodi:
  L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a
  rimborsare  quanto dallo stesso corrisposto per  retribuzioni  ed
  assicurazioni  per  le  ore o giornate di effettiva  assenza  del
  lavoratore. In nessun caso l'ammontare complessivo da  rimborsare
  nell'ambito  di un mese può superare l'importo pari ad  un  terzo
  dell'indennità  massima  prevista per  il  rispettivo  sindaco  o
  presidente di provincia' .

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   dagli onorevoli Lupo ed altri: 8.3;
   dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 8.2;
   dall'onorevole Faraone: 8.1;
   dall'onorevole Mancuso: 8.4;
   dal Governo: 8.5.

   LUPO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LUPO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,  vorrei
  illustrare  brevemente  l'emendamento  8.3  che,  poi,  è  uguale
  all'8.2 e all'8.4.

   PRESIDENTE.  Onorevole Lupo, il Governo ha già espresso  il  suo
  parere favorevole.
   Pongo  congiuntamente in votazione gli emendamenti  8.2,  8.3  e
  8.4. Il parere della Commissione?

       MINARDO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Favorevole.

      PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                                                              (Sono
  approvati)

   Si  passa all'esame dell'emendamento 8.1, a firma dell'onorevole
  Faraone.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

       SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Contrario.

      PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

       MINARDO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Contrario.

      PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                                                             (Non è
  approvato)

   Si passa all'emendamento 8.5, a firma del Governo.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

       MINARDO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.
  Favorevole.

      PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

  (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 8, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

  (E' approvato)

   Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                                  Art. 9.
                              Spese di viaggio

   1.  L'articolo 21 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.  30
  e   successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  sostituito   dal
  seguente:

   Art.   21.   Rimborso  delle  spese  di  viaggio   -   l.   Agli
  amministratori che, in ragione del loro mandato, si rechino fuori
  dal  capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente,  previa
  autorizzazione  del  capo  dell'amministrazione   nel   caso   di
  componenti  degli  organi  esecutivi ovvero  del  presidente  del
  consiglio nel caso di consiglieri, sono dovuti esclusivamente  il
  rimborso  delle spese di viaggio effettivamente sostenute  nonché
  un  rimborso forfettario omnicomprensivo per le altre spese nella
  misura  fissata  con decreto dell'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali e dell'Assessore  per  il
  bilancio  e  le finanze, sentita la Conferenza Regione  autonomie
  locali.

   2.  Le  norme  stabilite  dalle vigenti disposizioni  di  legge,
  relative  alla  posizione,  al  trattamento  e  ai  permessi  dei
  lavoratori  pubblici e privati chiamati a funzioni  elettive,  si
  applicano  anche  per la partecipazione dei rappresentanti  degli
  enti   locali  alle  associazioni  internazionali,  nazionali   e
  regionali  tra  enti  locali.  Le  spese  che  gli  enti   locali
  sostengono per la partecipazione dei componenti dei propri organi
  alle  riunioni e alle attività degli organi nazionali e regionali
  delle associazioni fanno carico ai bilanci degli enti stessi.

   3.  La  liquidazione del rimborso delle spese è  effettuata  dal
  dirigente  competente,  su  richiesta dell'interessato  corredata
  della   documentazione  delle  spese  di  viaggio   e   soggiorno
  effettivamente  sostenute e di una dichiarazione sulla  durata  e
  sulle finalità della missione.

   4.  Agli  amministratori che risiedono fuori dal comune  ove  ha
  sede  il rispettivo ente spetta il rimborso per le sole spese  di
  viaggio  effettivamente sostenute per l'effettiva  partecipazione
  ad  ognuna  delle  sedute dei rispettivi  organi  assembleari  ed
  esecutivi nonché per la presenza necessaria presso la sede  degli
  uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate.

   5.  Ai soli amministratori e consiglieri che risiedano fuori dal
  comune ove ha sede il rispettivo ente, che siano residenti in una
  delle  isole  minori  della Sicilia e che, in  ragione  del  loro
  mandato  o  per  motivi  istituzionali,  debbano  raggiungere   e
  soggiornare   nel   luogo  della  sede   dell'ente   medesimo   è
  riconosciuto   anche  il  rimborso  delle  spese   effettivamente
  sostenute  e  documentate di vitto e soggiorno,  alle  condizioni
  previste  dalla  legge  18 dicembre 1973,  n.  836  e  successive
  modifiche ed integrazioni.'.

   Comunico  che  è  stato presentato l'emendamento  9.1,  a  firma
  dell'onorevole Mancuso.
   C'è  un errore:   il comma 4 è soppresso  ma dovrebbe intendersi
   il comma 4 è sostituito .
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

       SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Contrario.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,   pensavo  di
  agevolare  il  Governo con questo emendamento,  nel  senso  della
  riduzione dell'attesa, anche per chi si presenta in un comune  ed
  abita  in  un altro ma, assolutamente, se è contrario il Governo,
  si figuri io.
   Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione l'articolo 9. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 10. Ne do lettura.

                              «Articolo 10.
                           Adesione a forme associative

   1.   Ai   fini  della  semplificazione  della  varietà  e  della
  diversità  delle  forme associative comunali e  del  processo  di
  riorganizzazione  sovracomunale dei  servizi,  delle  funzioni  e
  delle  strutture, ad ogni amministrazione comunale  è  consentita
  l'adesione ad una unica forma associativa per ciascuna di  quelle
  previste  rispettivamente dall'articolo 25 della legge  8  giugno
  1990,  n.  142  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  come
  recepito dall'articolo l della legge regionale 11 dicembre  1991,
  n.  48  e successive modifiche ed integrazioni, dall'articolo  32
  del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000,  n.
  267 e dall'articolo 15 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9.

   2.  Sono  fatte  salve le disposizioni di legge  in  materia  di
  organizzazione  e gestione del servizio idrico  integrato  e  del
  servizio di gestione dei rifiuti.

   3.  A decorrere dal termine indicato dall'articolo 2, comma  28,
  della  legge  24 dicembre 2007, n. 244 e successive modifiche  ed
  integrazioni,  se permane l'adesione multipla ogni atto  adottato
  dall'associazione  tra comuni è nullo ed è, altresì,  nullo  ogni
  atto  attinente all'adesione o allo svolgimento di essa da  parte
  dell' amministrazione comunale interessata.

   4.  Il  presente  articolo non si applica per  l'adesione  delle
  amministrazioni comunali ai consorzi istituiti o resi obbligatori
  da  leggi  nazionali  e regionali e per la gestione  delle  opere
  pubbliche  finanziate  con il vincolo  della  gestione  in  forma
  associata.

   5.  Agli  enti  locali  nei  cui territori  risiedono  minoranze
  linguistiche  storiche,  riconosciute ai  sensi  della  legge  15
  dicembre  1999,  n.  482,  è consentita, altresì,  l'adesione  ad
  un'altra forma associativa che abbia come finalità unicamente  la
  valorizzazione  del  patrimonio  culturale  e  linguistico  delle
  minoranze linguistiche storiche, fra le forme gestionali previste
  dall'articolo 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142  e  successive
  modifiche  ed integrazioni, come recepito dall'articolo  l  della
  legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive modifiche ed
  integrazioni, dall'articolo 32 del testo unico di cui al  decreto
  legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e dall'articolo 15 della legge
  regionale 6 marzo 1986, n. 9».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 10.2;
   - dall'onorevole Panepinto: 10.3;
   - dagli onorevoli  Cracolici e Di Guardo: 10.1.

   Si  passa all'emendamento 10.2, a firma degli onorevoli Galvagno
  e Mattarella.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  dire che una quasi riforma dell'ordinamento degli enti locali non
  si  può  fare  in  queste condizioni. Nei  tempi  in  cui  questo
  Parlamento   legiferava   in   maniera   seria,   mi    riferisco
  all'ordinamento degli enti locali, è un testo che è resistito per
  oltre  30  anni con il relativo regolamento di esecuzione.  Oggi,
  solo  per  avere le parti interessanti gli enti locali,  c'è  una
  gazzetta  ufficiale di testo coordinato di 202 pagine.  A  questo
  aggiungiamo ulteriore confusione perché si arriva in Aula dove si
  presentano  emendamenti da parte del Presidente della Commissione
  (fino ad oggi c'è stata seduta di Commissione), Il Governo emenda
  se stesso e quant'altro.
   Per  quanto  riguarda l'articolo 10, mi rendo conto  che  è  una
  norma di allineamento ad una legge nazionale. Nel momento in  cui
  si  dice  che  un ente locale non può far parte che  di  un  solo
  consorzio,  io  mi chiedo gli effetti pratici che  la  norma  può
  avere nella vita degli enti locali.
   Un  esempio per tutti, ma se ne possono fare a decine.  Io  vivo
  in  provincia  di Enna. Il Comune di Enna è socio  nel  consorzio
  ennese  universitario, nel consorzio ente autodromo  di  Pergusa,
  nel  consorzio Villa romana del casale che gestisce i  fondi  del
  PON  sicurezza del Ministero dell'Interno, nel consorzio  per  lo
  sviluppo   industriale   e  qualcun  altro,   probabilmente,   lo
  dimentico.
   Mi  dite  cosa  deve fare il Comune di Enna e  tutti  gli  altri
  comuni della Sicilia? Il comune ha autonomia; con la riforma  del
  titolo  V  della Costituzione é il comune stesso  che  si  dà  le
  regole  per potere vivere ed in base ai bilanci decide in  quanti
  consorzi, istituzioni può partecipare.
   Io  credo  che questo articolo 10 vada cassato e, in un  secondo
  momento, studiarlo in maniera approfondita perché gli effetti che
  produrrebbe da domani mattina potrebbero essere dirompenti.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor presidente, onorevoli colleghi, onorevole
  assessore  Scoma, io ritengo che le argomentazioni dell'onorevole
  Galvagno vadano prese nella giusta considerazione.
   Noi   siamo  in  un  momento  in  cui  sta  per  continuare   la
  programmazione dei fondi strutturali del 2007-2013. Siamo  in  un
  momento  in cui la programmazione negoziata può ripartire.  Siamo
  in un momento in cui abbiamo agevolato, anche con leggi di questa
  Regione, la costituzione di unioni di comuni e dei consorzi.
   Fare  sì che i comuni possano fare soltanto un'adesione, secondo
  me,  diventa  limitativa per i comuni e, soprattutto,  un  enorme
  spreco. Poter consentire, invece, l'opportunità di aderire ad  un
  consorzio, ad un'unione dei comuni o ad altre forme é una  libera
  scelta  da   parte del comune e, anche da un punto di  vista  del
  risparmio, può portare buoni frutti.
   Chiedo   al  Governo  se  ritiene  opportuno  inserire   qualche
  subemendamento  perché  credo che le  cose  dette  dall'onorevole
  Galvagno non sono da non prendere in considerazione.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali.  Signor presidente,  onorevoli  colleghi,  noi
  abbiamo  dibattuto a lungo in Commissione e lo abbiamo fatto  con
  il   contributo  di  tutti  i  parlamentari  di  tutte  le  forze
  politiche. Lo abbiamo fatto con grande spirito di collaborazione,
  senza  entrare  in  conflittualità, su argomenti  importanti  che
  stanno  a   cuore a tutti, perché credo che tutti  abbiamo  amici
  consiglieri  comunali, sindaci, amministratori  e  nessuno  vuole
  fare  del  male agli altri, ma è anche vero che l'articolo  10  -
  basta  leggerlo - nella sua scrittura prevede già alcune adesioni
  a forme associative, compresa quella delle minoranze linguistiche
  che,  comunque,  apre diverse possibilità, anche  l'adesione  per
  scopi e, non ultima, quella prevista anche per le amministrazioni
  comunali  e  consorzi  o  istituti  resi  obbligatori  da   leggi
  nazionali e regionali. Abbiamo cercato di mettere dentro  il  più
  possibile delle variazioni, però credo che abrogare l'articolo 10
  sia  in contrasto con la legge finanziaria e, quindi, trattandosi
  di  spesa  non  è  possibile abrogarlo. Pertanto, sono  contrario
  all'emendamento.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  vorrei  anch'io   fare   una
  riflessione  e  inviterei  anche  i  colleghi  ed  il  Governo  a
  riflettere.  Appare  anche a questa Presidenza  una  qualche  non
  rispondenza dell'articolo 10 rispetto alle funzioni demandate  ai
  Comuni.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  questo  è  un
  tema molto delicato che va visto sotto vari profili.
   Intanto,  inviterei l'Assessore a fare una riflessione  rispetto
  ai tagli che, in un modo o nell'altro, sotto vari aspetti, stiamo
  praticando   con   questa   norma,  sia   per   quanto   riguarda
  l'organizzazione degli enti locali, sia per quanto  riguarda  gli
  aspetti che toccano direttamente lo status degli amministratori.
   Voglio  fare  questa  riflessione perché  la  norma  finanziaria
  impone un risparmio del 3 per cento, di conseguenza significa che
  l'articolato che abbiamo già proposto supera di gran lunga questa
  percentuale. Pertanto, l'obbligo che ha la Regione siciliana  non
  è  quello  di  ripetere  in  fotocopia le  norme  previste  dalla
  Finanziaria,  ma  è  il raggiungimento dell'obiettivo,  cioè  del
  risparmio  economico che riguarda esattamente  il  3  per  cento,
  perché lo dice la norma finanziaria nazionale.
   Noi  non  possiamo  farci male utilizzando la  nostra  autonomia
  all'incontrario  e  cioè  prendendo  la  fotocopia  delle   norme
  previste in Finanziaria e copiarle, come in parte abbiamo  fatto,
  solo per timore.
   Questa  è  una  linea  che ho sostenuto  anche  in  Commissione,
  signor  Presidente,  tanto è vero che già con l'abolizione  delle
  circoscrizioni  nei Comuni dove si potevano  fare  e,  quindi,  è
  ormai   prevista  soltanto in tre Comuni.  Questo  già  porta  un
  risparmio  immenso.  Se  si  fa  solo  questo  calcolo,   abbiamo
  ampiamente  superato il 3 per cento; se poi andiamo ad analizzare
  tutti gli altri tagli che abbiamo o stiamo praticando questa è la
  prova   che  abbiamo  raggiunto  ampiamente  l'obiettivo   e   di
  conseguenza  evitiamo il taglio paventato, anzi  non  il  taglio,
  perché ancora non abbiamo capito neanche questa cosa: il taglio è
  stato  già  fatto,  la Finanziaria nazionale  ha  già  tolto  350
  milioni di euro dal fondo delle autonomie. Si tratta di stabilire
  i meccanismi per la restituzione, per la differenza, il principio
  è all'inverso.
   Allora,  noi  legiferando rispettando quello che è  l'obiettivo,
  cioè il raggiungimento di almeno il 3 per cento del risparmio  di
  spesa, quindi, senza andare ad altri aspetti e inseguire mode che
  sicuramente  dovremmo calibrare, dico che con  questo  intervento
  già  ci  siamo e rispetto a questo articolo propongo di  cassarlo
  oppure andiamo ad una mediazione.
     Sono pienamente d'accordo su un altro fenomeno: ci sono Comuni
  che  aderiscono  a  7-8  consorzi,  lo  dobbiamo  ammettere;  noi
  dobbiamo  guardare qual è la patologia del sistema, non  dare  un
  colpo  di  bisturi all'improvviso. Mettiamo, invece, un tetto  al
  limite di associazione. Mi riferisco ai consorzi perché la  legge
  prevede  l'adesione  ad  una  sola forma  associativa  in  quanto
  unione.
     Per  quanto  riguarda i consorzi che è l'aspetto più  delicato
  perché l'Assessorato alle autonomie locali eroga un contributo ai
  Comuni   e   perché  ci  sono  molte  funzioni   importanti   che
  necessariamente,   lo   dico   soprattutto   a   chi   ha   fatto
  l'amministratore, vanno fatte in forma consortile  e  quindi  non
  possiamo danneggiare ulteriormente i comuni.
   Allora,  signor  Presidente, io preannuncio la presentazione  di
  un  subemendamento che, per quanto riguarda la partecipazione  ai
  consorzi, prevede un tetto  massimo di tre, cioè ogni comune  può
  partecipare  massimo a tre consorzi e può essere comune  capofila
  di  un  solo consorzio, così quanto meno blocchiamo quello che  è
  stato  un  fenomeno che, nella prassi, si è -  noi lo sappiamo  -
  riscontrato nella realtà.

   RINALDI.   Signor  Presidente,  si  possono  ancora   presentare
  emendamenti?

   PRESIDENTE. Gli emendamenti no, i subemendamenti possono  essere
  sempre presentati.

   RINALDI.  Tutti  quelli che stanno presentando allora  che  cosa
  sono?

   PRESIDENTE. Se sono emendamenti non saranno accettati.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  un'attenta
  lettura della norma in discussione in realtà, rispetto anche alle
  preoccupazioni  legittime (io sono firmatario di un  emendamento)
  consente  di  potere  aderire sia ad  una  unione  di  comuni,  a
  consorzi e a quanto altro.
   Io  ritengo che bisogna, se l'assessore è d'accordo, accantonare
  l'articolo  10, perché i comuni di medie e grandi dimensioni  che
  hanno,  come  diceva  l'onorevole  Galvagno,  partecipazione  nei
  consorzi  universitari, in altri consorzi di una certa rilevanza,
  la possibilità di consentire a comuni grandi di potere, anche per
  le  funzioni che hanno rispetto ai comuni più piccoli ai quali va
  garantito con la norma di potere partecipare sia all'Asse  6  del
  POR,   sia  alle  società  o  consorzi  che  gestiscono   risorse
  comunitarie nella programmazione.
   Io  credo  che  vada accantonato per evitare di  lasciare  fuori
  situazioni,  non per includerli tutti, ma situazioni che  possono
  creare   disagi   enormi  agli  enti  locali,    con   una   sola
  considerazione finale.
   Io  ritengo,  onorevole  Assessore,  che  questo  tentativo  che
  incomincia  a dare dei risultati che riguardano una questione  di
  contenimento   della   spesa,  se   non   accompagnato   da   una
  rivisitazione  complessiva delle norme sugli enti locali  rischia
  di  usare  uno strumento sul contenimento della spesa  capace  di
  fare danni enormi agli enti locali.
     Peraltro, siccome sono anche un sindaco alla terza legislatura
  e dal 1983 sono amministratore locale, ritengo che l'approccio di
  quest'Aula  in alcuni momenti mi sembra eccessivo, cioè  come  se
  tutti  i  mali di questa Sicilia venissero dai consigli comunali,
  dai consiglieri, dai sindaci.
   Io  ritengo che nei territori, nelle realtà piccole e grandi non
  solo  si  pratica un esercizio libero di democrazia, non solo  si
  applica  una  recente  legge costituzionale  che  orizzontalmente
  parifica Stato, Regione, Province e Comuni, ma teniamo conto  che
  sui   Comuni,   sui   Sindaci,  sui  Consigli  comunali   ricade,
  sostanzialmente, la programmazione territoriale,  urbanistica,  i
  poveri   bilanci   che  saranno  ancora  falcidiati,   tutte   le
  drammatiche quotidianità che vivono le comunità locali,  per  cui
  non  è una democrazia di serie B quella degli enti locali. Lì  si
  pratica  la  democrazia  e   si  pratica  negli  interessi  delle
  comunità locali.
   Per  cui, onorevole Assessore, la invito, chiusa questa fase  di
  risparmio, ad immaginare un riordino complessivo dell'ordinamento
  degli enti locali per evitare ulteriori danni agli enti stessi.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, intanto la norma,  dobbiamo  anche
  dircelo e non perché lo dice l'Assessore, è una norma finanziaria
  a cui realisticamente si dovrebbe adeguare come norma finanziaria
  praticamente  anche l'ente locale in Sicilia perché  la  norma  è
  molto restrittiva.
   Esistono  dei  problemi. La norma è per i consorzi,  unione  dei
  comuni,   associazioni   fra  gli  enti  locali.   Noi   possiamo
  specificare  questo e potremmo aggiungere anche  che  sono  fatte
  salve  tutte le forme associative per strumenti di programmazione
  negoziata.  In  questo  modo,  senza  andare  contro   la   norma
  finanziaria,  noi  avremmo risolto tanti dei  problemi  che  sono
  stati sottoposti dai colleghi.
   Io  credo  che  l'Assessore  quando  dice  che  questa  è  norma
  finanziaria  abbia  perfettamente ragione. In Sicilia  esiste  un
  problema  e  cioè che la norma vuole dire che fra Comuni  si  può
  fare una sola forma di unione, una sola forma di consorzio e  una
  sola forma di associazione.
      Chiarendo   questo,  noi  risolveremmo   tanti   problemi   e
  aggiungendo un emendamento in cui si prevede che oltre quelli  di
  legge  sono  fatte salve espressamente tutte le associazioni  che
  derivano  da strumenti di programmazione negoziata finalizzata  a
  strumenti di programmazione negoziata, in quanto specifico per la
  Sicilia  o per l'Obiettivo 1 e, quindi, risolverebbe il  problema
  senza  intaccare quella che è la norma finanziaria. E  però,  non
  possiamo andare oltre questo in quanto  non possiamo avere più di
  un  consorzio,  più  di  una  unione  dei  comuni  o  più  di  un
  associazione  fra  comuni perché il Commissario  dello  Stato  lo
  impugnerebbe creandoci dei problemi. Con questo subemendamento io
  credo  che  avremo risolto tutti i problemi senza  andare  contro
  alle disposizioni finanziarie.

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   l'avevo   detto   poc'anzi
  all'inizio  della trattazione di questo emendamento,  anche  alla
  Presidenza  appare  dubbia la formulazione  dell'articolo  10  e,
  anche  alla  luce del dibattito che c'è stato, ritengo  oltremodo
  lesivo  dell'autonomia dei Comuni impedire che  i  Comuni  stessi
  possano partecipare a consorzi o forme associative che tendano  a
  sfruttare  i  contributi europei o i contributi nazionali  perché
  sarebbe  veramente incostituzionale perché impediremmo di  farlo.
  Apparirebbe più logico a questa Presidenza prendere alla  lettere
  lo   spirito  della  norma  nazionale  e,  quindi,  limitare   le
  associazioni  ma  lasciare liberi i comuni di potere  partecipare
  per  accaparrarsi le risorse comunitarie e nazionali.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente,  vorrei assai brevemente  ricordare
  ai  colleghi  quella  che è stata la ratio della  trattazione  di
  questo   articolo  in  Commissione  alla  presenza  non  soltanto
  dell'Assessore, ma anche degli Uffici.  In quella sede ci è stato
  spiegato, in maniera assolutamente chiara, che la finalità  della
  legge  che oggi stiamo cercando di approvare è quella di ottenere
  delle  somme  che,  qualora queste finalità non dovessero  essere
  raggiunte,  verranno perse dalla Sicilia e, quindi, non  potranno
  essere utilizzate dai nostri enti locali.
   Allora,  signor  Presidente,  ma  soprattutto  mi  rivolgo  allo
  speaker di maggioranza, l'onorevole Leanza, al quale voglio  dire
  affettuosamente, al di là dei proclami sul giornale di una  nuova
  maggioranza  tra  MPA  e  PD,  non  basta  secondo   me,   seppur
  prestigioso  come l'onorevole Galvagno, basti che un  collega  di
  opposizione  faccia  una richiesta perché l'onorevole  Leanza  la
  accolga, soprattutto perché l'onorevole Leanza era in Commissione
  con  noi,  ha  lavorato  insieme a noi e il  dottore  Greco,  con
  assoluta  nettezza, ci ha spiegato che la legge nazionale  impone
  già  che ci sia una forma per ogni tipo di Associazione, e quindi
  un'Unione, un Consorzio eccetera, e impone anche una data che era
  l'1     gennaio 2009 che credo sia stata prorogata all'1   aprile
  2009.  Quindi,  o  i  Comuni si adeguano oppure  questo,  proprio
  questo  articolo,  signor Presidente, finirà per  essere  uno  di
  quegli  articoli che impedirà alla Sicilia, qualora non dovessimo
  collegare  la  nostra  normativa a  quella  nazionale,  di  poter
  utilizzare quelle somme delle quali stiamo parlando.
     Oltre  a  questo  fatto  che mi pare già  da  solo  dirimente,
  invito  -  lo  farò io se nessuno dovesse farlo  a presentare  un
  subemendamento prima che venga posto in votazione l'articolo-  ad
  attenzionare  il comma 5 che si rivolge ai paesi,  comunque  alle
  comunità  con  minoranze  linguistiche  che,  peraltro,   abbiamo
  incontrato  in  maniera assolutamente bipartisan in  Commissione,
  perché  siccome, per fare un esempio, nel Comune di  Palermo  c'è
  una  minoranza linguistica albanese che riguarda circa una decina
  di  paesi,  cinque,  qualcosa in più, allora onorevoli  colleghi,
  prima di adottare decisioni affrettate, vi invito soprattutto  ad
  ascoltare la Commissione che si è occupata di questa norma ed  il
  Governo  che  insieme a questa Commissione  ha  portato  in  Aula
  questo esito.
   Quindi,   chiedo  all'onorevole  Galvagno  di  ritirare   questo
  emendamento  per le ragioni che ho detto e, comunque,  sottopongo
  all'attenzione dell'Aula,  in maniera accorata, le  esigenze  del
  comma 5.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei
  chiarire il punto fondamentale dell'articolo 10.
   La  legge  vuole  avere lo spirito del risparmio e,  certamente,
  l'articolo  10  non ce lo siamo inventati, ma abbiamo  fatto  uno
  studio  approfondito  ed è nell'intenzione  del  Governo  entrare
  nello spirito della Finanziaria che è certamente di risparmio.
   Del  resto,  è  chiaro  a  tutti la  differenza  che  passa  fra
  consorzi  e  convenzioni: i consorzi sono  onerosi,  ci  sono  le
  indennità, nelle convenzioni non ci sono indennità per chi decide
  di  convenzionarsi. Quindi, gli enti o i Comuni che lo  volessero
  fare lo potrebbero fare in convenzione e non in consorzio in modo
  che  anche i componenti dei consigli di amministrazione in questa
  maniera non prenderebbero compensi. Lo spirito della legge  vuole
  intervenire laddove i Comuni hanno 5 e 6 consorzi e sono previste
  5,  6  indennità;  invece, le convenzioni  non  prevedono  alcuna
  indennità.  Se così non fosse lo spirito della legge non  avrebbe
  alcun principio ispiratore. E, comunque, la Regione e  il Governo
  dicono  che  si  applicherà sì certo  dall'1   gennaio  2009,  ma
  comunque  solo  dopo che lo Stato lo avrà fatto  è possibile  che
  questo avvenga, quindi, anche in una data successiva. Il comma  4
  dell'articolo  10  laddove recita  il presente  articolo  non  si
  applica  per  le  adesioni  delle  amministrazioni  comunali   ai
  consorzi  istituiti  o  resi obbligatori  da  leggi  nazionali  o
  regionali e per la gestione delle opere pubbliche finanziate  con
  il vincolo della gestione in forma associata  vuole dire comunque
  che  oltre a quello che è scritto non vale certamente per i PIP e
  per tutti gli altri raggruppamenti che si sono fatti.

   GALVAGNO. Ed allora, chiudiamo uno dei due?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie  locali. Ad oggi non chiudiamo nessuno dei due,  perché
  la norma che la Regione applica sarà esecutiva quando lo Stato la
  renderà  esecutiva,  quindi è possibile che  avvenga  fra  tre  o
  quattro mesi; noi diciamo 1  gennaio 2009.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Assessore, io credo  che
  ci  sono  aspetti  che  pone  il collega  Galvagno  di  carattere
  delicato  che non possiamo semplicemente ridurre ad una questione
  di  costi. Intanto, la norma che è stata varata, a differenza  di
  quella che era arrivata in un primo momento, stabilisce che  ogni
  comune  può aderire ad una sola delle forme previste dalla legge,
  quindi  può aderire a tanti soggetti che non è un unico  soggetto
  giuridico.
   Io  proverei, se fosse possibile Assessore, e verifichi anche la
  fattibilità,  che questa fattispecie sia limitata a  quegli  enti
  che  ricevono finanziamento dallo Stato, perché laddove  ci  sono
  forme  associate   che sono autofinanziate  e  che,  quindi,  non
  incidono  sul  trasferimento  della  finanza  nazionale  potrebbe
  essere  questo un modo per separare  la finanza trasferita  dalle
  forme.
     Anche  perché,  assessore Scoma, io  credo  che  si  ponga  un
  problema  delicato non tanto - e vorrei che lei lo  chiedesse  ai
  suoi  funzionari  -  del fatto che le leggi  che  riguardano  gli
  aspetti  finanziari si applicano anche nelle  Regioni  a  Statuto
  speciale, questo è pacifico.
   Il  vero  problema è un altro e cioè che il nostro Statuto,  che
  ha  rango costituzionale, prevede la possibilità che i comuni  si
  associno  in  liberi consorzi. Cioè,  l'attività  consortile  dei
  nostri  comuni  siciliani è una fattispecie che  è  prevista  dal
  nostro Statuto che è Costituzione. Quindi, noi  determineremmo da
  un  lato  che lo Statuto siciliano dà una possibilità  libera  ai
  comuni  di  associarsi,  con  questa  norma  ne  limiteremmo  una
  fattispecie negando un diritto costituzionale, tra virgolette.
   Allora, se può essere una soluzione, lo verifichi un attimo,   i
  comuni  possono  ,  rimane quello che è soltanto nel caso in  cui
  questi  soggetti  sono  in  parte  o  totalmente  finanziati  con
  trasferimenti  dello Stato, per i soggetti non finanziati  e  che
  non  ricevono trasferimenti dello Stato è ammessa la  libertà  di
  associazione. Non so se questo risolverebbe il problema che viene
  posto  dall'onorevole Galvagno, però credo sia una  modalità  che
  può darci una soluzione.

   PRESIDENTE.  Su richiesta del Governo, la seduta è  sospesa  per
  due minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 18.28, è ripresa alle ore 18.42)

   La seduta è ripresa.
   Comunico  che all'articolo 10 sono stati presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Cordaro ed altri: subemendamento 10.2.1;
   - dall'onorevole Cracolici: 10.5, 10.4.

   Onorevoli colleghi, sembrerebbe che ci sia un accordo di  votare
  il 10.5, ritirando tutti gli altri.
   Gli  emendamenti  10.2,  10.3,  e 10.1  si  intendono  ritirati.
  L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'emendamento 10.5. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore per la  Famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

   (E' approvato)

   Comunico   che  l'emendamento  10.4  è  superato.  L'emendamento
  10.2.1 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione l'articolo 10, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

   (E' approvato)

   Si passa all'articolo 11, ne do lettura:

                              «Art. 11.
                   Circoscrizioni di decentramento

   1.  L'articolo  13  della  legge 8 giugno  1990,  n.  142,  come
  recepito dall'articolo l della legge regionale 11 dicembre  1991,
  n.  48  e  successive modifiche ed integrazioni è sostituito  dal
  seguente:

   Art.  13. Circoscrizioni di decentramento comunale - l. I comuni
  con  popolazione superiore a 250.000 abitanti articolano il  loro
  territorio  per  istituire  le circoscrizioni  di  decentramento,
  quali organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione
  di  servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni  delegate
  dal comune.

   2.  Nessuno  dei  comuni di cui al comma  1  può  articolare  le
  proprie circoscrizioni in numero superiore a dieci.

   3.  L'organizzazione  e  le funzioni delle  circoscrizioni  sono
  disciplinate dallo statuto comunale e da apposito regolamento. Il
  numero  dei  componenti  dei consigli  circoscrizionali  non  può
  essere  superiore  ai  due quinti di quello  dei  componenti  del
  consiglio del comune di appartenenza.

   4.  Il  consiglio circoscrizionale rappresenta le esigenze della
  popolazione  delle  circoscrizioni  nell'ambito  dell'unit��   del
  comune ed è eletto a suffragio diretto secondo le norme stabilite
  per l'elezione dei consigli comunali con sistema proporzionale.

   5.   Il  consiglio  circoscrizionale  elegge  nel  suo  seno  il
  presidente.'.

   2.  Le  disposizioni di cui al comma 1 si applicano a  decorrere
  dalla  cessazione  del  mandato dei  consigli  di  circoscrizione
  attualmente in carica».

   Comunico  che all'articolo 11  sono stati presentati i  seguenti
  emendamenti:

   dagli onorevoli De Benedictis: 11.2, 11.3, 11.4;
   dagli onorevoli  Vinciullo ed altri: 11.1;
   dagli onorevoli  Faraone e Cracolici: 11.5;
   dagli onorevoli Bonomo ed altri:  11.2.1 e 11.1.1.

   Onorevole De Benedictis ritira l'emendamento 11.2?

   DE BENEDICTIS. No, lo mantengo.

   PRESIDENTE.   Il   subemendamento  11.2.1   è   dichiarato   non
  ammissibile.
   Pongo in votazione l'emendamento  11.2.  Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la Famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  questa  sera,  sotto  il  profilo  di  questa  norma,  si  stiano
  confondendo due aspetti. Uno che riguarda l'autonomia dei comuni,
  che  devono  avere ampia libertà di associarsi ed uno per  quanto
  riguarda, invece, l'aspetto finanziario e cioè il contributo  che
  l'assessorato  alle  autonomie  locali  eroga  per  queste  forme
  associative.
   Dato  che  stiamo  confondendo i due princìpi,  perché  sappiamo
  nella  pratica  cosa  succede e cioè  che  la  moltiplicazione  e
  l'invenzione  delle  forme consortili  per  cercare  di  ricevere
  quanto è più possibile contributi da parte dell'assessorato  alle
  autonomie locali.
   La  lite  è questa e allora, vogliamo distinguere, una  volta  e
  per  tutte,  i  due aspetti? Noi non possiamo limitare,  in  ogni
  caso,  la libertà di associarsi dei comuni. Un comune deve essere
  libero  di associarsi anche a mille forme associative,  però  non
  può essere premiato, sotto il profilo economico, per l'adesione a
  mille forme associative.
   Invito  quest'Aula  e  l'assessore anche, a  distinguere  i  due
  aspetti.  Sulla  scia  del  risparmio economico,  stiamo  ledendo
  quella che è l'autonomia dei comuni.
   Io   mi   accingo  a  formulare  questo  subemendamento,  signor
  Presidente  ed onorevole Assessore affinché si possano rispettare
  i due principi.
   E'  giusto inserire una norma di razionalizzazione al risparmio,
  ma è anche giusto continuare a consentire ai comuni di associarsi
  liberamente.
   Onorevole  Assessore,  questa  è la  proposta  che  io  formulo.
  Concediamo  il  contributo, per le forme associative  quindi,  il
  contributo  delle  autonomie locali,  soltanto  ai  comuni,  alle
  amministrazioni

   PRESIDENTE.   Onorevole  De  Luca,  le  consento   di   svolgere
  l'intervento,  però le rammento che l'articolo  10  è  stato  già
  votato.

   DE  LUCA.   poi  magari ci rendiamo conto  di  avere  fatto  una
  grande  fesseria.  Io completo l'intervento,  signor  Presidente,
  onorevole   Assessore,  siccome  il  tema  è   il   vil   denaro,
  giustamente, io avrei riformulato in questi termini. Si  finanzia
  soltanto   la  partecipazione  ad  una  delle  forme  associative
  consentite  dalla  legge, per il resto,  i comuni  devono  essere
  liberi  di partecipare a più consorzi, a più convenzioni, non  ad
  unioni,  perché la legge prevede una sola unione, e non  ricevere
  altri contributi.
   Quindi,  rispetto l'autonomia dei comuni e, nello stesso  tempo,
  utilizzo i fondi regionali come premialità, per una sola forma  e
  così  si impedisce quella che è l'elusione della legge che, nella
  pratica, si è verificata.
   Questo  era  il  senso del mio intervento e credo  che  dovremmo
  cercare  di  evitare  di  sopprimere o  condizionare  l'autonomia
  associativa dei comuni.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.1. Ricordo che a  questo
  emendamento è stato presentato il subemendamento 11.1.1. Lo pongo
  in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore per la  Famiglia, le politiche sociali  e   le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'emendamento 11.1,  nel testo  risultante.
  Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 11.3 e 11.4.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, volevo spiegare soltanto  che
  al comma 1 dell'articolo 11 come modificato abbiamo stabilito che
  i  comuni  con popolazione superiore a 250 mila abitanti  possano
  avere  un numero di circoscrizioni fino ad un massimo di  10.  In
  questo  modo,  si  dà il caso non succederebbe  per  Palermo,  ma
  succederebbe  per  Catania e per Messina, e andrebbe  addirittura
  oltre  quello che la norma nazionale prevede, dal momento che  la
  norma  nazionale, per i comuni con popolazione  superiore  a  250
  mila  abitanti prevede che, comunque, il numero di circoscrizioni
  debba  corrispondere ed avere una popolazione media  per  ciascun
  comune di 30 mila abitanti.
     Faccio  un  esempio: un comune di 250 mila  abitanti  non  può
  avere   più   di   otto   circoscrizioni.   L'emendamento   vuole
  semplicemente  contemperare ciò che è scritto, quindi  il  limite
  massimo  delle 10 circoscrizioni nei comuni superiori a 250  mila
  abitanti,  aggiungendo  semplicemente  il  richiamo  alla   norma
  nazionale,  cioè  fermo restando che la popolazione  media  delle
  circoscrizioni non può essere inferiore a 30 mila  abitanti,  poi
  ci  possono  essere  circoscrizioni di 10 o di  60  mila,  ma  la
  popolazione   media   serve  a  determinare   il   numero   delle
  circoscrizioni all'interno del Comune.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 11.3.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione, e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                         (Non è approvato).

   Pongo in votazione l'emendamento 11.4.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali . Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione, e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento  11.5,   degli  onorevoli  Faraone  e
  Cracolici.

   FARAONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE. Signor Presidente, sono dell'idea che bisogna avere  un
  attimo   di  riflessione  su  questo  emendamento.  Noi  possiamo
  presentare,  concordando subemendamenti che tolgono eventualmente
  alcune  competenze,  ma specificare alcune  competenze  che  sono
  scritte  nel  subemendamento è fondamentale, perché,  altrimenti,
  noi  rischiamo  che  nelle  funzioni amministrative  che  abbiamo
  scritto precedentemente, alcuni comuni possono interpretare anche
  funzioni inutili o funzioni che possono essere benissimo delegate
  ad  uffici,  cosa che attualmente sono in opera  in  vari  comuni
  della Sicilia, cioè oggi molte funzioni che si dicono state  date
  alla circoscrizione sono poteri amministrativi d'ufficio.
   Ora,   mettere  invece  alcune  competenze   -  e  lo  dico   al
  Presidente  della  Commissione e al Governo -  se  dobbiamo  fare
  qualche  subemendamento  per  sistemare  questo  emendamento   lo
  facciamo, ma bocciarlo, secondo me, è un errore.
   Quindi,  onorevole  Minardo, assessore  Scoma,  se  è  possibile
  valutiamolo   nel  merito  anziché  dire   ritiriamolo',    siamo
  contrari' ed eventualmente concordiamo alcuni subemendamenti.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    assai
  brevemente, io in linea di principio è fin troppo evidente - e lo
  dico per correttezza che non parlo a nome della Commissione anche
  perché  vicino  a  me c'è il Presidente, quindi  parlo  a  titolo
  personale  -  in  linea  di principio sono d'accordo  con  quanto
  sostenuto  dal  collega Faraone e vorrei invitare  il  Governo  a
  valutare  la  possibilità,  in  concreto,  di  approvare   questo
  emendamento  nella  parte che va fino alla  lettera  d),  per  la
  semplice ragione che queste sono competenze che già sono state in
  gran  parte assegnate ai consigli circoscrizionali e cioè servizi
  demografici,  servizi  sociali e di assistenza  sociale,  servizi
  scolastici ed educativi, attività e servizi culturali sportivi  e
  ricreativi in ambito circoscrizionale.

   RINALDI. Anche la lettera e).

   CORDARO.   La  manutenzione  urbana  non  c'è  ancora  onorevole
  Rinaldi, io le parlo per quella che è la mia personale esperienza
  che certamente non sarà esaustiva.
   Se  vogliamo, e se il Governo lo ritiene di trovare questa forma
  di  compromesso, credo che sarebbe un importante segnale rispetto
  al  tema delle circoscrizioni e, quindi, questa è la proposta che
  faccio al Governo.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  anche
  su  questo  emendamento appongo la mia firma, sono d'accordo  con
  l'onorevole Cordaro e anche con l'onorevole Faraone rispetto alla
  premessa, cioè considerato che già all'inizio avevamo parlato  di
  dare  le  funzioni ai consiglieri di quartieri,  considerato  che
  quasi  in  tutti  gli Statuti è previsto quanto  qui  di  seguito
  riportato,  io  penso che con questa norma,  anche  senza  ledere
  minimamente l'autonomia degli Statuti, ma dando forza a  prendere
  una  decisione  il più immediato possibile io penso  che,  forse,
  possiamo dare un grosso contributo.
   Io  insieme  ad altri colleghi abbiamo presentato un ordine  del
  giorno  che invitava in questa direzione, penso che l'emendamento
  possa  farlo diventare in maniera  più compiuta la decisione  che
  possiamo prendere.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io   faccio,
  ovviamente,  mia  la  proposta  dell'onorevole  Faraone  e  anche
  dell'onorevole Cordaro.
   Vorrei  rassicurare l'onorevole Faraone sul principio,  io  sono
  assolutamente d'accordo,  che le circoscrizioni un giorno possono
  realmente essere funzionanti e attive.
    Però, poiché il resto fa parte di un ragionamento di un
  regolamento che il  Comune dovrà adottare, io credo che la
  proposta dell'onorevole Cordaro possa essere una proposta
  obiettiva e quindi il Governo è favorevole.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato  presentato
  l'emendamento11.5.1, a firma degli onorevoli Cordaro ed altri;
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   L'emendamento 11.5  è  modificato dal subemendamento sino alla
  lettera d).

   Pongo in votazione l'emendamento 11.5.  Il parere della
  Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, vorrei sottoporre  all'attenzione
  del   Governo   e   dell'Aula,  e  soprattutto   all'attenzione
  dell'onorevole De Benedictis, che sono certo mi sta ascoltando,
  l'ultima parte a partire dal comma 3 al primo periodo  dopo  le
  parole   da apposito regolamento' aggiungere le seguenti parole
   i comuni adeguano i propri statuti e i propri regolamenti alle
  disposizioni di cui al comma, c'è un refuso comunque  è  1  bis
  entro  e  non oltre i 3 mesi dalla pubblicazione della presente
  legge  sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, perché
  chiaramente, se non gli imponiamo di adeguare lo Statuto stiamo
  facendo  una norma che poi potrebbe anche non avere  seguito  e
  quindi essere una norma neutra.

   PRESIDENTE.   Quindi   è   approvato   con   la   precisazione
  dell'onorevole Cordaro.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente, volevo  fare  notare  che
  l'ultimo  periodo  dell'emendamento 11.1.1  ha  bisogno  di  un
  chiarimento lessicale perché la norma recita in questo modo:  I
  comuni  con popolazione superiore a 100 mila e fino a 250  mila
  abitanti  possono istituire consigli circoscrizionali purché  i
  relativi oneri siano contenuti per ciascuno di essi nei  limiti
  di tetti di spesa   .
   Quindi,  si  intende,  e  vorrei che gli  uffici  in  sede  di
  definizione  del  testo attuassero il necessario  coordinamento
  lessicale,  che  per ciascuno di essi' si intende per  ciascuno
  di  essi  comuni. Quindi, a mio avviso, si rende necessario  in
  fase  di  coordinamento  del testo a  norma  dell'articolo  117
  specificare   per ciascuno dei comuni'. Pertanto,  chiedo  agli
  uffici  una  specifica  in tal senso. Ecco,  comunque,  sarebbe
  meglio  farlo, lo dico in Aula perché tutti quanti ne  possiamo
  rendere  conto prima del voto finale. Si intende  per  ciascuno
  dei  comuni  e non delle circoscrizioni. Si potrebbe ingenerare
  l'equivoco e quindi venga poi precisata nella stesura.

   PRESIDENTE.  Resta  stabilito che l'osservazione  dell'onorevole
  De  Benedictis potrà formare oggetto dell'apposito emendamento ex
  art. 117 del Regolamento interno.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie  locali.  Il  Governo chiede un minuto  di  sospensione
  dell'Aula.

   PRESIDENTE.  Non sorgendo osservazioni, sospendo  brevemente  la
  seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 19.08, è ripresa alle ore 19.10)

   La seduta è ripresa.
   Onorevoli  colleghi, vorrei far presente che  anche  il  termine
   gestionali  va cassato dall'emendamento 11.5.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione l'articolo 11, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                                     Art. 12.
                                Indennità commissari ad acta

   1.  All'articolo  24 della legge regionale 3 dicembre  1991,  n.
  44, è aggiunto il seguente comma:

   2  bis.  Al  commissario ad acta, insediatosi  presso  gli  enti
  locali per porre in essere l'attività sostitutiva, è riconosciuta
  un'indennità di carica e di responsabilità rapportata  all'Organo
  sostituito,   alla   tipologia   degli   atti   adottati,    alla
  professionalità,  alla  responsabilità,  all'entità   demografica
  dell'Ente ed agli accessi effettuati.'.

   2.  Con  successivo decreto dell'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche  sociali  e  le  autonomie locali,  da  emanarsi  entro
  novanta  giorni  dalla pubblicazione della presente  legge,  sono
  determinate le indennità di cui al comma 1.

   All'articolo 12 non sono stati presentati emendamenti. Lo  pongo
  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:

                                     Art. 13.
                               Commissari straordinari

   1.  I  soggetti  individuati ai sensi degli articoli  55  e  145
  dell'Ordinamento regionale degli enti locali, approvato con legge
  regionale  15  marzo  1963,  n.  16  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni  e  del  comma 2 dell'articolo 56  del  testo  unico
  approvato  con  decreto del Presidente della  Regione  20  agosto
  1960,  n.  3, non possono assumere, a pena di nullità, l'incarico
  di  commissario  straordinario se sono titolari  di  incarico  di
  commissario straordinario presso altro ente locale, a prescindere
  dalle funzioni attribuite.

   2.  I  commissari straordinari, nell'espletamento delle  proprie
  funzioni, hanno diritto di assentarsi dal servizio esclusivamente
  per i seguenti periodi:
   -  nel  caso  di sostituzione di sindaco e giunta o di  sindaco,
  giunta  e consiglio, per un massimo di 36 ore mensili nei  comuni
  con popolazione fino a 30.000 abitanti e per un massimo di 48 ore
  mensili nei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti  e
  nelle province regionali;
   -  nel caso di sostituzione del solo consiglio per un massimo di
  16  ore mensili nei comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti
  e  per  un  massimo di 20 ore mensili nei comuni con  popolazione
  superiore a 30.000 abitanti e nelle province regionali.

   3.  Nel  tetto  massimo  delle ore di cui  al  comma  2  non  va
  computato il tempo necessario per raggiungere la sede dell'ente .

   Comunico  che  è stato presentato l'emendamento  13.1,  a  firma
  dell'onorevole Rinaldi.
   L'emendamento viene dichiarato improponibile.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  chiedere  all'Assessore  se, in qualche  modo,  può  colmare  una
  lacuna   soprattutto  nelle  grosse  città  che,  quando  vengono
  commissariate e manca sia il Consiglio comunale che  il  Sindaco,
  vi  è solo un Commissario. Se si può risolvere trovando una norma
  che  nomini  anche  il  Commissario per  il  Consiglio  comunale,
  soprattutto per le grosse città.

   PRESIDENTE.   Questa   Presidenza  è   convinta   che   la   sua
  argomentazione  sia  perfettamente  legittima.  Ritengo  che,  in
  questa  fase, il Governo non possa dare nessun tipo di  copertura
  perché  non è passato. Con un ordine del giorno votato  dall'Aula
  però potremmo

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie    locali.   Dichiaro   di   accettare    lo    spirito
  dell'emendamento dell'onorevole Rinaldi, quale raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'articolo 13. Chi è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:

                                      Art. 14.
                               Commissari straordinari  delle
                Ipab

   1.   I   soggetti   nominati   commissari   straordinari   delle
  Istituzioni  pubbliche  di assistenza e beneficenza  non  possono
  assumere,   a   pena  di  nullità,  l'incarico   di   commissario
  straordinario se all'atto del conferimento dell'incarico svolgono
  le  medesime  funzioni  presso un'altra Istituzione  Pubblica  di
  Assistenza e Beneficenza.

   2.  I  commissari  straordinari delle Istituzioni  pubbliche  di
  assistenza e beneficenza, nell'espletamento delle loro  funzioni,
  hanno  diritto  di assentarsi dal servizio esclusivamente  per  i
  seguenti periodi:
   -  per  un massimo di 36 ore mensili nelle Istituzioni di  prima
  classe;
   -  per un massimo di 20 ore mensili nelle Istituzioni di seconda
  classe;
   -  per  un massimo di 16 ore mensili nelle Istituzioni di  terza
  classe.

   3.  Nel  tetto  massimo  delle ore di cui  al  comma  2  non  va
  computato il tempo necessario per raggiungere la sede dell'ente .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si da lettura dell'articolo 15. Ne do lettura:

                                     Art. 15
                                Soglia di sbarramento

   1.  Dopo  il  comma 3 dell'articolo 4 della legge  regionale  15
  settembre  1997,  n. 35 e successive modifiche  ed  integrazioni,
  aggiungere il seguente:

   3  bis. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi nei consigli
  comunali  dei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti,
  le  liste  che  non hanno conseguito almeno il 5  per  cento  del
  totale dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del
  quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
  riportati dalle liste non ammesse all'assegnazione dei seggi'.

   2.  Dopo  il  comma 4 dell'articolo 7 della legge  regionale  15
  settembre  1997,  n. 35 e successive modifiche  ed  integrazioni,
  aggiungere il seguente:

   4  bis. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi nei consigli
  provinciali  le liste che non hanno conseguito almeno  il  5  per
  cento  del totale provinciale dei voti validi espressi.  Al  fine
  della
   determinazione      del      quoziente       elettorale
   circoscrizionale  non  si tiene conto dei voti  riportati  dalle
  liste non ammesse all'assegnazione dei seggi. .

   Comunico che sono stati presentatii seguenti emendamenti:

   dall'onorevole Speziale: 15.1;
   dall'onorevole Cracolici: 15.3;
   dall'onorevole Panepinto: 15.4;
   dall'onorevole Maira: 15.2;
   dal Governo: 15.5.

   LEANZA  NICOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sia  in
  Commissione   sia  in  Conferenza  dei  Presidenti   dei   gruppi
  parlamentari, abbiamo fatto un patto. Abbiamo raggiunto  l'intesa
  che  questa  legge  si  sarebbe determinata soltanto  per  quanto
  riguarda lo sbarramento. Per quanto riguarda le forme elettorali,
  si   sarebbe   rimandata  a  gennaio  per  poterla  attenzionare.
  Pertanto, invito tutti i gruppi parlamentari a ritirare tutti gli
  emendamenti che non parlino esclusivamente di riduzione o aumento
  dello sbarramento. Chiedo al Presidente - oltre che il Presidente
  Cascio,  che presiedeva la Conferenza dei Presidenti  dei  gruppi
  parlamentari, era presente il Presidente Formica  -  di  fare  in
  modo,   qualora  ciò  non  avvenisse,   che  tutto  ciò   venisse
  dichiarato improponibile.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  di  fronte  alla   richiesta
  dell'onorevole Leanza, abbiamo la possibilità, se c'è una accordo
  unanime, di ritirare tutti gli emendamenti.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.1.
   Lo dichiaro decaduto.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, le chiedo scusa.  Può  darsi  che
  non  avevo  capito;  mi sembrava che l'onorevole  Leanza  facesse
  riferimento   a norme estranea all'intesa assunta in   Conferenza
  dei  Capigruppo  di  introdurre una soglia di sbarramento  e,  su
  questo,  sottoscrivo  e  mantengo l'impegno  che  ho  assunto  in
  Conferenza  dei  Capigruppo.  Altra  questione  è  la  soglia  di
  sbarramento,  quindi,  l'Aula si deve esprimere  su  quale  è  la
  soglia. Ne approfitto e presento la mia soglia.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.4.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore per la  Famiglia, le politiche sociali  e   le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 15.3.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente,  questo emendamento era  stato  da
  me  presentato in Commissione, l'ho riproposto in Aula  e   credo
  che l'Aula dovrebbe, a mio avviso, valutarlo.
   La  Sicilia  è  l'unica Regione in Italia che ha  introdotto  la
  soglia  di  sbarramento per le elezioni regionali e  sarebbe,  in
  questo momento, l'unica Regione in Italia che apre, a mio avviso,
  in  maniera appropriata,  la scelta di introdurre una  soglia  di
  sbarramento anche per le elezioni amministrative.
   Faccio  subito una precisazione  e credo che, su questo, eravamo
  tutti  d'accordo  ma mi è stato posto un problema interpretativo:
  la  soglia di sbarramento che si propone di introdurre nel nostro
  ordinamento per gli enti locali riguarda le province, i comuni  e
  le circoscrizioni.
   Dico  ciò perché c'è stato qualche dubbio, quindi, se gli uffici
  valutassero eventuali problemi della non precisazione  anche  per
  le  circoscrizioni, il voto che daremo si intenderebbe anche  per
  le circoscrizioni.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici lo aggiungiamo.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,   mi  hanno
  spiegato  che  c'è  un problema di una legge e  poi  di  un'altra
  legge,  allora, bisogna fare il coordinamento; una  cosa  un  po'
  complessa.
   L'emendamento che  propongo introduce la soglia del 4 per  cento
  che è diversa da quella approvata in Commissione, uguale a quella
  regionale.  Perché il 4? Al di là  del fatto che ho  letto  sulle
  agenzie  che il Presidente della Regione, qualche giorno  fa,  ha
  dichiarato di prestare attenzione anche ad eventuali richieste di
  abbassamento  della soglia di sbarramento,  credo che  il  4  per
  cento,  nel nostro ordinamento, tenuto conto che il sistema  così
  come  è  congegnato da noi può prevedere una soglia  naturale  di
  sbarramento,  a  seconda che si eleggano 20 o 50,  a  seconda  il
  caso,  con  il  sistema proporzionale o di  45,  nel  caso  delle
  province, al massimo..

   SCOMA,   assessore per la famiglia, le politiche  sociale  e  le
  autonomie  locali.  La  sua precisazione l'ha  fatta  il  Governo
  nell'emendamento 11.5

   CRACOLICI.  Dico che, in assoluto, è fatto con tutte le  soglie.
  La  mia  proposta riguarda il 4 per cento e credo che corrisponda
  ad  un  maggiore  equilibrio e ad una maggiore sostenibilità  del
  modello  proporzionale puro, tenuto conto  che  noi  già  abbiamo
  l'elezione diretta con un modello di partecipazione.
   La  proposta che avanzo all'Assemblea è di valutare, come  dire,
  l'introduzione di questa soglia che, oltre tutto, - lo dico  come
  schieramento  politico  al  quale appartengo  -  era  la  soglia,
  onorevole   Leanza,  che,  nella  scorsa  legislatura,   l'intero
  centrosinistra   ha  proposto  a  quest'Aula,  quando   si   fece
  l'ipotesi di legge elettorale. Il mio, pertanto, è un emendamento
  che  introduce  una  riduzione rispetto alla proposta  che  viene
  dall'alto.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione  l'emendamento 15.3.  Il  parere
  del Governo?

   SCOMA,  assessore per la  Famiglia, le politiche sociali  e   le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 15.2.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore per la  famiglia, le politiche sociali  e   le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 15.5.

   SCOMA, assessore per la  famiglia, le politiche sociali e
  le autonomie locali. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  questo
  emendamento  lo  avevamo  preparato in  Commissione  proprio  per
  specificare che in tutte le elezioni circoscrizionali, comunali e
  provinciali si applica lo sbarramento al 5 per cento. E' superato
  e quindi il Governo lo ritira.

   PRESIDENTE. L'emendamento 15.5 è superato.
   Pongo  in votazione l'articolo 15, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

     Si passa all'articolo 16. Ne do lettura.

                               Art. 16.
          Nomina di rappresentanti di lista per le elezioni
                             provinciali

   1.   La  nomina  dei  rappresentanti  di  lista  nelle  elezioni
  provinciali avviene secondo le modalità e i tempi previsti per la
  nomina dei rappresentanti di lista nelle elezioni comunali.

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 17. Ne do lettura.

                               Art. 17.
        Modifica della legge regionale 24 giugno 1986, n. 31

   1.  Alla  fine  del  numero 4 del primo comma  dell'articolo  10
  della  legge  regionale  24  giugno  1986,  n.  31  e  successive
  modifiche ed integrazioni, sono aggiunti i seguenti periodi:

   la  lite  promossa  a  seguito di o conseguente  a  sentenza  di
  condanna   determina   incompatibilità  soltanto   in   caso   di
  affermazione di responsabilità con sentenza passata in giudicato.
  La   costituzione  di  parte  civile  nel  processo  penale   non
  costituisce causa di incompatibilità. La presente disposizione si
  applica anche ai procedimenti in corso.'.

   Comunico   che   all'articolo  17  sono  stati  presentati   due
  emendamenti soppressivi:

   - dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 17.2 e 17.1.

   Si  passa all'emendamento 17.1. Lo pongo in votazione. Il parere
  del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomi locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto, chi è  favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Lo illustri, ma la procedura è stata corretta.

   GALVAGNO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intanto
  facciamo il punto di cosa stiamo parlando.
   C'è  una  legge della Regione, la legge n. 31 del 1986, che  tra
  le  cause di incompatibilità  alla carica di consigliere comunale
  al  punto 4) dice:  colui che ha lite pendente in quanto parte in
  un  procedimento civile o amministrativo, rispettivamente con  la
  provincia  o  il  comune.  La pendenza di  una  lite  in  materia
  tributaria non determina incompatibilità .
     Con l'articolo in esame cosa è che si vuole fare? Con la scusa
  dell'allineamento alla norma nazionale, e per questo io proponevo
  l'abrogazione dell'articolo 17, poiché l'articolo 17  rischia  di
  vanificare  tutti  gli sforzi fatti per  tenere  all'interno  dei
  binari la legalità amministrativa in Sicilia
      L'abrogazione   trova   ampia  e  razionale   giustificazione
  nell'esigenza vivamente avvertita nel territorio siciliano. Sulla
  questione  anche  la Corte costituzionale si  è  pronunziata  con
  sentenza  n.  288. Dice la Corte, leggo testualmente:   L'attuale
  più    severa    disciplina    legislativa    regionale    appare
  ragionevolmente    giustificata   dalle   peculiari    condizioni
  dell'amministrazione locale siciliana .
   Allora,  io   mi chiedo e vi chiedo? In una terra in cui  questo
  Parlamento decide di costituire una Commissione speciale, che  si
  chiama  Commissione Antimafia, andiamo a modificare e ad incidere
  su un articolo sulle incompatibilità anche durante lo svolgimento
  del gioco. Perché alla fine nell'articolo 17 si pone la norma che
  dice:   La presente disposizione si applica anche ai procedimenti
  in corso . Significa: c'è una partita aperta e cambiamo le regole
  del gioco.
   Ciò  non  mi  pare assolutamente che trovi logica  nel  diritto,
  nella  prassi, ma soprattutto per quanto riguarda una terra  come
  la  nostra dove c'è la necessità di avere regole certe, anche per
  quanto riguarda il tema dell'incompatibilità. E risulta oltremodo
  specioso  parlare  di  allineamento  alla  norma  nazionale   per
  consumare moralmente un reato.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'articolo  17,   nel   testo
  risultante.  Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 18. Ne do  lettura:

                               Art. 18.
      Obbligo per gli enti locali di pubblicazione di atti nel
                            sito internet

   1.   E'   fatto   obbligo   alle  amministrazioni   comunali   e
  provinciali,  ferme  restando  le  disposizioni  a  tutela  della
  privacy,  di  pubblicare nel rispettivo sito internet  tutti  gli
  atti  deliberativi  adottati dalla giunta e dal  consiglio  e  le
  determinazioni sindacali e dirigenziali.

   2.  I  segretari comunali e provinciali attestano la contestuale
  pubblicazione sul sito internet e sull'albo pretorio .

   Comunico  che  all'articolo 18 è stato presentato  l'emendamento
  18.1, a firma del Governo. Comunico, altresì, che all'emendamento
  18.1  sono  stati presentati due subemendamenti: il 18.1.1  e  il
  18.1.2.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor Presidente, vorrei capire come si conducono  i
  lavori  in  quest'Aula, perché lei mi dà la parola  sull'articolo
  17,  su un articolo già votato dall'Aula. Se questo è il modo  di
  procedere, io ne prendo atto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Galvagno, premesso che l'Aula  aveva  già
  votato  l'articolo 17, ma per un atto di cortesia le ho  dato  la
  parola. Se lei rifiuta anche il gesto di cortesia ne terrò conto.

   GALVAGNO.  E,  allora, non mi dia la parola.  Questa  si  chiama
  un'altra cosa in un'aula parlamentare.

   PRESIDENTE.   Ma  si  è  votato, onorevole  Galvagno .  Noi  non
  possiamo andare contro il Regolamento e lo Statuto.
   Si passa al subemendamento 18.1.1.

   SCOMA,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali,  e  le
  autonomie locali. Non è per essere contrario a tutti i costi  ma,
  in Commissione, abbiamo chiacchierato per due ore.
   Il  Governo ha riscritto un emendamento per andare incontro alle
  esigenze e credo che vada bene.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevole  assessore,  onorevoli
  colleghi, suggerisco che il Governo ripensi al parere dato.
   Un   comune  ha  il  Consiglio  comunale,  organo  che  ha   una
  partecipazione   tale  da  determinare  anche  le   attività   di
  controllo.  Le  aziende, come è noto, non hanno alcun  organo  di
  controllo  se non il Collegio dei revisori. Mettere in  rete  gli
  atti,  fermo  restando il diritto alla privacy, che producono  le
  aziende e le società partecipate non mi sembra opportuno.

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 18.1.1.

   CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 18.1.12. Lo pongo in votazione.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per  la famigli, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

                           (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 18.1, così come modificato  dal
  subemendamento testé votato.
   Chi è favorevole resta seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 19. Ne do lettura:

                            «Articolo 19.
        Contenimento delle spese per manifestazioni pubbliche

  1.  Ai fini del contenimento della spesa pubblica, la Regione,  i
  comuni  e  le  province  regionali possono effettuare  spese  per
  relazioni  pubbliche,  convegni, mostre,  fiere,  manifestazioni,
  pubblicità e per opere di rappresentanza nella misura del 70  per
  cento di quanto speso nell'esercizio finanziario precedente  alla
  data di approvazione della presente legge».

   Onorevoli  colleghi,  comunico che all'articolo  19  sono  stati
  presentati gli emendamenti: 19.1, soppressivo dell'articolo 19  a
  firma  dell'onorevole Rinaldi e l'emendamento 19.2 dell'onorevole
  Mancuso.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 19.1.

   RINALDI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 19.2.

   MANCUSO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   stiamo
  approvando questa norma nell'anno 2008 ma vorrei ricordare che la
  stessa  recita  il 70% delle spese sostenute nell'anno precedente
  all'approvazione di tale norma .
   Dobbiamo considerare che lo stiamo facendo alla fine dell'anno.
   Credo   che   si  debba  rettificare  qualcosa.  Dobbiamo   fare
  riferimento  all'anno  2008 e non al precedente  perchè  potrebbe
  intendersi l'anno 2007.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.  Signor  Presidente,  onorevole  assessore,  onorevoli
  colleghi,   credo  che  questo  articolo  necessiti  di   qualche
  modifica.  Ipotizziamo che un Comune qualsiasi,  nell'anno  2008,
  non  abbia  speso  un  centesimo riguardo a fiere,  pubblicità  e
  quant'altro; questo che significa che, nel 2009, può spendere, al
  massimo, il 70% di quello che non ha speso?
   E allora è chiaro che qualcosa va modificata.
   Il  Comune di Palermo, per esempio, quest'anno non ha  speso  un
  centesimo;  l'anno  prossimo, spenderà il 70%  di  nulla?  Non  è
  possibile assessore
   E' chiaro, quindi, che bisogna trovare una soluzione. Chiedo,  a
  tal proposito, un confronto con il Governo.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  continuiamo  a  confondere  quelle che  sono  le  finalità  della
  finanziaria  che ci richiede un intervento per allinearci  ad  un
  obiettivo  generale,  cioè il risparmio  del  3%  sui  cosiddetti
   costi  della  politica ,  rispetto invece  a  delle  funzioni  e
  rispetto  anche  all'autonomia  che  gli  Enti  locali  hanno  di
  promuovere   e   di  organizzarsi,  di  promuovere   il   proprio
  territorio,   le   proprie   attività,   secondo    una    logica
  autodeterminata e determinante rispetto alle proprie finanze.
   Questa  norma che abbassa del 70% rispetto all'anno  precedente,
  lede  fortemente l'autonomia dei Comuni. Faccio  un  esempio  ben
  chiaro:  se ci sono comuni che, in questi anni, hanno  scelto  di
  non   svolgere  attività  promozionali  o  perché  in  difficoltà
  economica  o perché hanno la famosa festa patronale che,  magari,
  si  svolge  ogni  5  anni,  quindi decidono  di  risparmiare.  Se
  approviamo questo testo - mi rivolgo a chi l'ha proposto - il 70%
  a che cosa fa riferimento? Se, magari, in questi ultimi tre anni,
  non  ho speso soldi per questa attività,  non posso spendere  più
  del 70% di quanto, di zero?
   E, allora, cerchiamo di approvare delle norme che hanno senso  e
  credo  che questa sia un'offesa all'autonomia dei comuni, quindi,
  cerchiamo di calibrarla perché, se si vota in questi termini, non
  solo  è  un'invasione dell'autonomia dei comuni  ma  quei  comuni
  virtuosi  che,  in  questo  momento, stanno  risparmiando  perché
  stanno  risanando, nel momento in cui hanno risanato il bilancio,
  subiscono  la beffa, cioè non potranno esercitare un'attività  di
  promozione  anche  legittima;  c'è  infatti  una  norma  che  gli
  impedisce  di svolgere un'attività in termini economici  rispetto
  al 70% di zero, del nulla.
   Ed  ecco le norme che questo Parlamento poi vota in favore della
  promozione delle autonomie locali.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, da  una  analisi  approfondita
  risulta  che  l'articolo  19 tratta materia  finanziaria  che  va
  collocata  nell'ambito della discussione della legge finanziaria;
  pertanto l'articolo 19 è da considerarsi ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:

                             Articolo 20.
  Componenti degli organi delle società partecipate da enti locali

   1.  Il numero dei componenti nominati da comuni e province negli
  organi delle società sia interamente che parzialmente partecipate
  non può eccedere le tre unità .

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Cracolici e Di Guardo: 20.1;
   - dall'onorevole Apprendi: 20.2.

   Si passa all'emendamento 20.1.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  credo  che
  siamo d'accordo perché,in Commissione, abbiamo condiviso tutti la
  scelta  di  uniformare  anche  ai comuni,  l'indicazione  che  si
  possono nominare tre componenti come quelli della Regione.
   C'è  un  solo  problema. Mi sono reso conto,  infatti,  che  non
  tutti  gli  enti  del  Comune sono società.  Ci  sono  ancora  le
  aziende, intese come aziende. Allora, ho semplicemente esteso  il
  concetto   di  società  anche  alle  aziende  e  agli  enti.   E'
  semplicemente una precisazione della norma.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento  20.1.  Il  parere
  del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Lo pongo, dunque, in votazione con le  precisazioni
  testé  fornite dall'onorevole Cracolici, cioè l'estensione  anche
  alle  aziende e agli enti. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  20.2.  Lo  pongo  in  votazione.  Il
  parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e  relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo 20, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
                           (E'  approvato)

   Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:

                             Articolo 21.
  Compensi dei componenti degli organi delle società partecipate da
                             enti locali

   1.  Nelle  società a totale partecipazione di comuni o  province
  regionali, il compenso lordo annuale, omnicomprensivo, attribuito
  al  presidente  e  ai componenti del consiglio di amministrazione
  non può essere superiore rispettivamente al 70 per cento ed al 40
  per  cento  delle indennità spettanti al sindaco del  comune  con
  maggiore popolazione o al presidente della provincia.

   2.   Al   presidente   ed  ai  componenti   del   consiglio   di
  amministrazione  è  dovuto il rimborso  delle  spese  di  viaggio
  effettivamente  sostenute nonché le indennità  di  missione  alle
  condizioni  e nella misura fissata per il sindaco o il presidente
  della provincia .

   Onorevoli    colleghi,   comunico   che   è   stato   presentato
  l'emendamento  21.1,  a  firma degli  onorevoli  Cracolici  e  Di
  Guardo. Lo pongo in votazione.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali,  e  le
  autonomie locali.  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
  si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo 21, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:

                             Articolo 22.
      Utilizzo delle autovetture di servizio degli enti locali

   1.  Gli enti locali inseriscono nei rispettivi regolamenti norme
  che  disciplinano  l'utilizzo delle autovetture  di  servizio  da
  parte  dei soggetti beneficiari secondo i principi di efficienza,
  economicità e buon andamento dell'amministrazione .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:

                             Articolo 23.
           Competenze gestionali degli assessori comunali

   1.  I  comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti,  fatta
  salva  l'ipotesi di cui all'articolo 97, comma 4, lettera d)  del
  testo  unico  delle  leggi sull'ordinamento  degli  enti  locali,
  approvato  con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,  anche
  al  fine  di operare un contenimento della spesa possono adottare
  disposizioni regolamentari organizzative, se necessario anche  in
  deroga  a  quanto disposto dall'articolo 107 del  predetto  testo
  unico,   attribuendo  ai  componenti  dell'organo  esecutivo   la
  responsabilità  degli  uffici  e dei  servizi  ed  il  potere  di
  adottare atti anche di natura tecnica gestionale.

   2.  Il  contenimento della spesa è documentato  ogni  anno,  con
  apposita deliberazione, in sede di approvazione del bilancio .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:

                             Articolo 24.
        Indennità dei corpi di polizia municipale dei comuni

   1.  L'indennità prevista dall'articolo 13 della legge  regionale
  1  agosto  1990, n. 17, destinata agli appartenenti ai  corpi  di
  polizia municipale dei comuni, che hanno approvato e richiesto il
  finanziamento dei piani di miglioramento dei servizi  di  polizia
  municipale,  rimane concessa a tutto il personale  della  polizia
  municipale,  ivi  compresi comandanti  e  ufficiali,  siano  essi
  dirigenti o incaricati di posizione organizzativa, ai sensi degli
  articoli 9, 10 e 11 del contratto collettivo nazionale di  lavoro
  del   31   marzo  1999,  che  svolgono  le  funzioni  di  polizia
  giudiziaria, di pubblica sicurezza e di polizia stradale  di  cui
  all'articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65.

   2.  L'Assessorato  regionale  della  famiglia,  delle  politiche
  sociali  e  delle autonomie locali autorizza i comuni a procedere
  alla  liquidazione  delle  somme  spettanti,  già  accantonate  a
  partire  dal 1999 nei propri bilanci, in favore dei comandanti  e
  degli ufficiali di polizia municipale di cui al comma 1 .

   Onorevoli   colleghi,   comunico   che   è   stato   presentato,
  dall'onorevole    Mancuso,   l'emendamento   24.1,    soppressivo
  dell'intero articolo.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   per
  uniformarci  al  metodo  utilizzato in  altro  articolo,  con  la
  medesima  intesa,  mi preme sottolineare che,  tra  gli  articoli
  aggiuntivi,  ci  sono molti emendamenti che  hanno  lo  scopo  di
  regolamentare la materia elettorale.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.1.

   MANCUSO,  presidente della Commissione e relatore.. Dichiaro  di
  ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione  l'articolo  24.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, all'articolo 24 vi sono alcuni  emendamenti
  aggiuntivi.  Propongo, anche alla luce delle  richieste  avanzate
  dall'onorevole Leanza, di sospendere brevemente l'Aula,  al  fine
  di  coordinare  i  lavori,  in base agli  emendamenti  che  hanno
  relazione  con  gli articoli già votati a proposito  della  legge
  elettorale.
   La seduta è sospesa.

    (La seduta sospesa alle ore 19.46, è ripresa alle ore 20.00)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi,  comunico  che  sono  stati  presentati   i
  seguenti emendamenti aggiuntivi:

      - dall'onorevole  Mancuso: A 2, A 1;
      - dal Governo: A2;
      - dagli onorevoli Mancuso ed altri: A21,  A20;
      - dall'onorevole Speziale: A 4, A5, A3;
      -  dall'onorevole Cracolici: A 9, A 10;
      - dagli onorevoli Cracolici e Di Guardo: A8;
      - dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 11;
      - dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: A 12, A 14, A 17, A
      13;
      - dall'onorevole De Luca: A 15, A 16;
      -  dall'onorevole Rinaldi: A 18;
      - dall'onorevole Mancuso: A.18.1;
      - dagli onorevoli Falcone ed altri: A 19;
      - dall'onorevole Leontini: A 22;
      - dagli onorevoli Cracolici e Panepinto: A25 e subemendamento
      A25 bis;
      - dall'onorevole Minardo: A23 e A24;
      - dagli onorevoli ...e Di Benedetto: A 6.1;
      - dagli onorevoli Bonomo e altri: 11.2.1 all'emendamento
      11.2;
      - dal Governo: GOV 8.5.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                       Sull'ordine dei lavori

   RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  è  possibile
  dopo  l'approvazione di questa legge rinviare quella  dell'EAS  a
  martedì mattina lasciando la finestra legislativa aperta e poi di
  pomeriggio aprire la sessione di bilancio e finanziaria?

   PRESIDENTE. E' possibile. Ma come lei ben sa dovrebbe essere  la
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, eventualmente,
  a  prorogare i termini della finestra legislativa fino a  martedì
  mattina,  perché  la finestra legislativa era  stata  autorizzata
  fino a giorno 5 dicembre 2008.
   Riprende  il  seguito  della discussione del  disegno  di  legge
  numeri 240-85-213-256-278-296-299/A

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  all'articolo   24   è   stato
  presentato  l'emendamento A 2, a firma del Governo. Lo  pongo  in
  votazione. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente  della Commissione e relatore.  Mi  rimetto
  all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Si passa all'emendamento A 1, a firma dell'onorevole Mancuso.

   MANCUSO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento  A  21, degli  onorevoli  Mancuso  ed
  altri.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, questo emendamento  non  si  può
  proporre perché c'è un quorum per la fiducia e questo emendamento
  lo modificherebbe.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Mancuso,  visto   che   in   Aula   c'e
  opposizione all'emendamento, la inviterei a ritirarlo.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  a  me   non
  convince  quanto  dice l'onorevole Cracolici, in  quanto  in  una
  norma  dell'ordinamento degli enti locali è scritto  che  per  la
  sfiducia al Sindaco ci vuole un quorum, ma quella è una norma che
  non  c'entra  nulla con questo come con c'entra nulla  con  tutta
  un'altra serie di norme che prevedevano anche quelle la eventuale
  decadenza,  sono istituti diversi; questa è una  norma  sotto  il
  profilo  economico  finanziario dove è prevista  una  determinata
  cosa  e  a  mio avviso serve a riequilibrare i poteri all'interno
  degli  enti  locali  e  non centra nulla con  la  mozione  che  è
  esattamente un altro ordinamento.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  dico   al
  collega  Mancuso che non c'è nulla di personale, è  un  fatto  di
  ordinamento.
   Il  nostro sistema prevede per la sfiducia al sindaco un  quorum
  che  non  è  coincidente  con  la maggioranza   né  semplice,  né
  qualificata, ma è una maggioranza rafforzata che arriva  fino  ai
  due terzi nei comuni sotto i 10 mila abitanti - credo che sia  al
  60  per cento nei comuni sopra i 10 mila abitanti, se non ricordo
  male   -,   quindi,  è  una  maggioranza  rafforzata,  cioè   una
  fattispecie speciale per la decadenza del sindaco.
   Con  questa norma si determinerebbe una conseguenza che  laddove
  il  consiglio  comunale bocciasse il documento di  programmazione
  del  sindaco decadrebbe; la norma prevede che decade il consiglio
  comunale ma non può decadere il sindaco.
   Ho  suggerito al collega Mancuso,  di stabilire nella norma  che
  qualora  la  bocciatura  del  bilancio  coincida  con  il  quorum
  previsto per la sfiducia, allora ha un senso che decade anche  il
  sindaco,  ma  non si può usare la maggioranza semplice  per  fare
  decadere  un  sindaco che, invece, ha bisogno di una  maggioranza
  qualificata.
   Ecco  perché,  dicevo al Presidente, la norma non è tecnicamente
  proponibile;   infatti  viola  il  principio  della   maggioranza
  rafforzata prevista per la decadenza del sindaco.
   Se  il  collega  Mancuso  presenta un  subemendamento  a  questo
  emendamento...

   PANARELLO. Ma neanche .

   CRACOLICI.  Un attimo sto dicendo un'altra cosa,  se  l'atto  di
  sfiducia  al  bilancio come fattispecie possibile coincide   come
  numero  di  voti con quanto previsto dal quorum per  il  caso  di
  revoca  della  fiducia allora, potrebbe avere  un  senso  che  la
  bocciatura costituisca sfiducia al sindaco, ma fare il  contrario
  è obiettivamente improponibile.
   Pertanto,   l'emendamento  così   come   è   formulato   non   è
  proponibile.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ribadendo  il
  concetto  delle norme che sono completamente diverse ed è  chiaro
  che  ho  pensato  anche a quanto detto dall'onorevole  Cracolici,
  intervengo esclusivamente per uniformare un principio, infatti se
  l'onorevole Cracolici va a pagina 59 e legge l'emendamento  A  20
  avrà la risposta a quanto testé ha voluto suggerire all'Aula,  ma
  esclusivamente nel principio di uniformare le norme che  sono  di
  due ordinamenti completamenti diversi.
   Poi  si può essere d'accordo o contrari, quella è un'altra cosa.
  Ma  rispetto all'esattezza della proposizione, ritengo che quanto
  è  stato  proposto  non solo è proponibile, ma  anzi  secondo  me
  merita  l'apprezzamento così come l'ha dato il Governo  anche  in
  Aula.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vedete  qui
  stiamo  perdendo  la bussola. Un sindaco costretto  ad  adeguarsi
  alle  norme  di  contenimento della spesa, costretto  a  fare  un
  bilancio restrittivo, non può restare prigioniero di un consiglio
  comunale nel proporre praticamente un bilancio di previsione.
   Tra l'altro, lasciatemelo dire, questa norma non diventa più  di
  contenimento  della spesa ma diventa norma elettorale  e  ricordo
  che  era  stato  detto che tutte le norme di tipo elettorale  non
  dovevano trovar posto in questa vicenda.
   Inoltre,  quando  si applicano queste vicende,  abbiamo  già  un
  problema  perché il sindaco viene eletto direttamente dal  popolo
  ed  è  già restrittiva ed ai limiti della norma il fatto che  una
  maggioranza   di  consiglieri,  sia  essa  diversificata,   possa
  sfiduciarlo.
   Figurarsi   in   Sicilia  quello  che  succederebbe:   tutti   i
  consiglieri comunali avrebbero lo spunto per bocciare i bilanci e
  quindi mandare a casa il proprio sindaco.
   Pertanto,  ritengo che non sia una norma proponibile  in  questa
  fase.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    vorrei
  riallacciarmi  a  quanto  detto  prima  dal  Presidente  che   si
  ricollega  a  ciò che avevamo deciso in Commissione ed  anche  in
  sede  di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  cioè
  di  limitare  questa  legge  ai soli aspetti  che  riguardano  lo
  sbarramento,  rimandando tutte le altre norme ad un provvedimento
  più organico che riguardi il sistema delle autonomie locali.
   Debbo  anche dire che se questa è la premessa, allora, una parte
  di  articolato  e  di  emendamenti,  a questo  punto,  dovrebbero
  essere addirittura improcedibili.
   Richiamo  l'attenzione  della Presidenza,  dei  Capigruppo,  del
  Governo e dei colleghi deputati a fare una scelta, ora e subito.
   Se  dobbiamo fare una legge limitata allo sbarramento  e  allora
  facciamola  e  dovremmo  fare ammenda anche  dell'articolato  non
  proprio attinente che abbiamo fatto fino ad adesso.
   Se  invece  dobbiamo, di fatto, mettere mano alla riforma  delle
  autonomie  locali  che questa legge ritorni in Commissione  e  si
  vada  a  discutere  complessivamente l'impianto della  normativa,
  perchè così stiamo facendo un obbrobrio.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  è  inutile   continuare   ad
  intervenire  sull'argomento, perché sto prendendo  una  decisione
  che  taglia la testa al toro. Ho voluto anche ascoltare il parere
  di tutti,  ma voglio dirvi che in questa norma che viene proposta
  ci  sono profili che rasentano l'incostituzionalità per un  altro
  motivo.
   Vi  porto  un  esempio:  in un consiglio  comunale,  formato  da
  quindici  consiglieri, la maggioranza per discutere gli argomenti
  è di otto; quindi, se cinque consiglieri bocciano il  bilancio di
  quel comune, cinque consiglieri, un terzo, manderebbero a casa il
  sindaco,  un  sindaco che è stato eletto a suffragio  diretto  ed
  universale.
   Ritengo  che  l'argomento,  così come  richiesto  dalla  maggior
  parte  degli  intervenuti, non possa essere  trattato  in  questi
  termini, perché si tratterebbe di un vulnus assoluto.
   Onorevole  Mancuso,  noi  introdurremmo un  elemento  distorsivo
  contro l'elezione diretta dei sindaci.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, vorrei conoscere la motivazione  per
  la quale non pone in votazione l'emendamento. Lei mi deve dire se
  è  incostituzionale,  perché è improponibile,  perché  da  questo
  momento per tutte le altre norme, a cascata, sarà uguale. Quindi,
  per  me va bene. L'importante è che lei dichiari per quale motivo
  l'emendamento aggiuntivo A 21 non può essere trattato.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, i termini di ciò che lei  propone
  con  questo  emendamento sono chiaramente  in  contrasto  con  la
  norma  sull'elezione  diretta dei sindaci  e  introdurrebbero  un
  elemento  di  distorsione  tale da annullare  persino  l'elezione
  diretta  dei  sindaci. Pertanto, questo emendamento  lo  rinviamo
  alla legge elettorale che sarà successivamente affrontata.
   Così resta stabilito.
   Comunico che gli emendamenti aggiuntivi A 4, A 5 e A 3, a  firma
  dell'onorevole Speziale sono ritirati.
   Comunico  che  gli emendamenti aggiuntivi A 9 e A  10,  a  firma
  dell'onorevole Cracolici sono ritirati.
   Si   passa  all'emendamento  aggiuntivo  A  8,   a  firma  degli
  onorevoli Cracolici ed altri.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO,  presidente della Commissione e relatore. Contrario

   PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si   passa  all'emendamento  aggiuntivo  A  11,  a  firma  degli
  onorevoli Faraone ed altri.

   FARAONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  si  tratta  di
  aumentare la soglia per portare ad un solo revisore dei conti nei
  comuni, anziché cinquemila, quindicimila abitanti.
   Signor Presidente, è una richiesta fatta dai sindaci, poiché  in
  una  situazione di bilanci scarsi non avrebbe senso dover  pagare
  anche  altri due revisori per bilanci che non hanno la  necessità
  di  essere  visionati  da tre revisori diversi.  Sono  i  sindaci
  stessi  a chiedere di far visionare i bilanci ad un solo revisore
  e  di  estendere a 15.000 anziché a 5.000.  Mi sembra una  soglia
  abbastanza ponderata.

   DE   LUCA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  solo  per
  apportare un contributo all'emendamento.
   Onorevole  Faraone,  possiamo farlo dispositivo,  dai  5.000  ai
  15.000?
   E' possibile formularlo in questi termini?
   I  Comuni  fino  a 15.000 abitanti possono formare  il  collegio
  fino  ad  una  massimo  di tre e quindi  non  obbligarli  ai  tre
  componenti.
   Se è possibile, chiedo che venga modificato in questi termini.

   PRESIDENTE.    Onorevoli   colleghi,    pongo    in    votazione
  l'emendamento A 11, degli onorevoli Faraone e Cracolici.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   MANCUSO Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, forse lei ce l'ha con me?

   PRESIDENTE. Assolutamente no, soprattutto con lei che reputo  un
  deputato molto brillante.

   MANCUSO.  Di  solito  quelli  che   mi  hanno  detto  che   sono
  brillante, il giorno dopo non le dico cosa mi hanno fatto
   Signor Presidente, la invito a trattare gli emendamenti che  non
  riguardano la materia, così come ha fatto nei confronti di un mio
  emendamento.

   PRESIDENTE.  Gli emendamenti A12, A15, A14, A17, A16,  A13,  A18
  riguardano materia elettorale; sono improponibili.
   Si  passa all'emendamento A 19, a firma degli onorevoli  Falcone
  ed altri.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  Presidente,  onorevole  Assessore,  onorevoli
  colleghi,   l'emendamento  A19  vuole  essere  un'estensione   di
  un'interpretazione autentica che era stata fatta  con  l'articolo
  24  ad  una  precedente  legge, la  145/1980,  che  prevedeva  il
  rimborso  delle  spese legali sostenute da  tutti  quei  pubblici
  amministratori  o  consiglieri che nell'espletamento  delle  loro
  funzioni,  fossero  stati sottoposti ad un  procedimento  penale,
  civile ed amministrativo.
   Questo   emendamento  vuole  estendere  anche  i  benefici   del
  rimborso,  delle  spese  giudiziarie, a  tutti  quei  consiglieri
  provinciali e comunali e pubblici amministratori che siano  stati
  destituiti  illegittimamente  e che  quindi,  a  seguito  di  una
  sentenza    che   abbia   riconosciuto   l'illegittimità    della
  destituzione, possano essere reintegrati nel loro  ufficio  e  di
  conseguenza  possano  ottenere il  rimborso  delle  spese  legali
  sostenute.
   Vi  è giurisprudenza consolidata sia dal Consiglio di Stato  che
  dal Consiglio di Giustizia amministrativa.
   Vi  sono  alcuni consiglieri o pubblici amministratori che  sono
  in  contenzioso  con gli Enti locali di appartenenza  per  questa
  fattispecie.
   Per cui il Parlamento deve essere chiamato a regolarizzarlo.

   PRESIDENTE. Onorevole Falcone, abbiamo compreso le sue  ragioni,
  ma   l'emendamento   comporta  spesa,   per   cui   lo   dichiaro
  improponibile.

   FALCONE. Non c'è spesa.

   PRESIDENTE.  Come non c'è spesa. Onorevole Falcone,  noi  agiamo
  su  ciò  che  gli uffici, dopo aver controllato trasmettono  alla
  Presidenza.  Questo  emendamento,  e  appare  anche  visivamente,
  comporta  una  spesa e quindi non ha copertura. Lo rinviamo  alla
  legge  elettorale o nel momento in cui ci sarà la possibilità  di
  coprirlo.
   Si   passa  all'esame  dell'emendamento  A  20,  a  firma  degli
  onorevoli Mancuso ed altri.

   RINALDI.  Perché  ha escluso l'emendamento A 18?  Riguardava  la
  diminuzione delle indennità.

   PRESIDENTE. Riguarda materia elettorale; è improponibile.
   Comunico   che   anche  l'emendamento  A  20  riguarda   materia
  elettorale, pertanto è improponibile. L'emendamento  A  6  ed  il
  connesso  subemendamento A 6.1 sono dichiarati   improponibili  e
  potranno  essere trattati in sede di finanziaria.  Rimangono  gli
  emendamenti A 7 e A 24.
   Li pongo congiuntamente in votazione.
   Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Sono approvati)

   Si  passa  agli emendamenti A 22 e A 23. Li pongo congiuntamente
  in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                          (Sono approvati)

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Troppo tardi onorevole.

   DE LUCA. Avevo chiesto di parlare prima che lei lo votasse

   PRESIDENTE.  Ma  è stato già votato  Onorevoli colleghi,  stiamo
  parlando di un emendamento che è stato già votato

   ARENA. Ma è stato votato da chi?

   PRESIDENTE. Dall'Aula

   ARENA. Ma quale Aula

   PRESIDENTE. Questa Aula  Dove c'è lei

   MINARDO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, su questo  emendamento  non  ho
  espresso  parere,  quindi  l'ha  votato  senza  il  parere  della
  Commissione.

   PRESIDENTE. Non è così perché se riascolta l'audio della  seduta
  noterà che ha espresso parere favorevole.

   MINARDO,  presidente  della Commissione e relatore.  Chiedo  che
  l'Ufficio  di  Presidenza  accerti  che  la  Commissione  non  ha
  espresso  parere.  Signor Presidente, le chiedo  di  ripetere  la
  votazione.

   PRESIDENTE. Onorevole Minardo, il Parlamento ha già votato e  la
  Commissione ha espresso il parere.
   Si  passa all'emendamento A 25  e al subemendamento A 25 bis,  a
  firma degli onorevoli Cracolici e Panepinto.
   E'  un  emendamento che, se pur tratti materia che può  sembrare
  estranea, in effetti, è materia molto attinente agli enti locali,
  soprattutto, in una fase in cui ci apprestiamo alla nuova  Agenda
  2000 , nuovi  POR  2007/2013. Sappiamo tutti che i nostri comuni,
  spesso, non sono in condizioni, per il quadro economico che tutti
  hanno,  di poter presentarsi a questo appuntamento con  un  parco
  progetti adeguato.
   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 20.33, è ripresa alle ore 20.34)

   La seduta è ripresa.
   Onorevoli  colleghi,  non  essendoci  una  convergenza  unanime,
  l'emendamento è rinviato all'esame della finanziaria.

           Annunzio di presentazione di ordini del giorno


   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  ordini del giorno:

   numero  51   Interventi del Governo della Regione per  risolvere
  il  contenzioso  relativo  all'inquadramento  dei  vincitori  del
  concorso    per   dirigente   tecnico   dei   Beni    Culturali ,
  dell'onorevole Savona ed altri;

   numero 52:  Misure relative la stabilizzazione dei Professori
  d'Orchestra della Fondazione Sinfonica Siciliana , degli
  onorevoli Savona, D'Asero, Lupo e Apprendi;

   numero  56   Iniziative a favore dei lavoratori della  ERGOM  di
  Termini Imprese (Pa)  dell'onorevole Caputo ed altri;

   numero  57   Urgente deroga per il 2009 della cassa integrazione
  guadagni  straordinaria  a favore dei lavoratori  Telecom  srl  e
  tecnosistemi srl , dell'onorevole Panarello ed altri;

   numero  58   Interventi  per contrastare  la  crisi  occupazione
  dell'Omnia  Service  Center  srl ,  dell'onorevole  Cracolici  ed
  altri;

   numero  59  Interventi in favore dell'applicazione dei  CCNL  ai
  lavoratori  del  settore  agricolo  (cooperative  senza  terra) ,
  dell'onorevole Mancuso;

   numero  60   Opportune iniziative relative alla risoluzione  del
  pagamento delle rette per il mantenimento di minori stranieri non
  accompagnati   presso  Comunità  alloggio  della   Provincia   di
  Agrigento , dell'onorevole Panepinto;

   numero  61   Iniziative  urgenti allo scopo  di  scongiurare  la
  chiusura  della  divisione  Cargo di Trenitalia  negli  scali  di
  Ragusa e Comiso , dell'onorevole Digiacomo;

   numero  62  Iniziative a sostegno delle comunità alloggio  della
  Regione , dell'onorevole Marinello ed altri;

   numero  64   Modifica  statuti comunali - attribuzione  funzioni
  amministrative   ai  consigli  circoscrizionali ,  dell'onorevole
  Leanza ed altri.

   Si procede con l'ordine del giorno numero 51. Ne do lettura:

                   L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso che:

   con   bandi   pubblicati  nell'aprile  del  2000,  l'Assessorato
  regionale  Beni  culturali, ambientali e pubblica  istruzione  ha
  indetto  diversi concorsi per la copertura di posti di 'dirigente
  tecnico  VIII  livello  retributivo di cui  alla  tabella  A  del
  D.P.R.S. n. 11/95';

   all'atto  dell'assunzione in servizio dei vincitori,  a  partire
  dal   marzo   2005,  questi  ultimi  si  sono  visti   attribuire
  l'inquadramento nella categoria 'D', precisamente nel livello  di
  base   'Dl',   e   non  già  nella  terza  fascia   dirigenziale,
  corrispondente  alla qualifica stabilita nel  bando  di  concorso
  (dirigente tecnico VIII livello retributivo);

   gli   inquadramenti  nel  livello  base  della  cat.  'D'  hanno
  determinato  l'insorgere di contenziosi da  parte  dei  vincitori
  assunti;
   a  partire  dall'anno 2006 sono state emesse decine di  pronunce
  giurisdizionali  con le quali sia i giudici del lavoro  di  primo
  grado dell'Isola, sia diverse corti di appello hanno riconosciuto
  il  diritto  dei ricorrenti all'inquadramento nella qualifica  di
  dirigente  tecnico  di  terza fascia, corrispondente,  nel  nuovo
  sistema di ordinamento della dirigenza sancito dalla l.r.  n.  10
  del   2000,  alla  qualifica  stabilita  nei  bando  di  concorso
  ('dirigente tecnico VIII livello retributivo');

   nel  frattempo,  anche il Consiglio di giustizia  amministrativa
  per la Regione siciliana (cfr. parere n. 644 dell'11.12.2007)  si
  è  espresso favorevolmente alle tesi dei lavoratori, sancendo, in
  particolare, che i vincitori dei concorsi per 'dirigente tecnico-
  VIII  livello retributivo' hanno diritto all'inquadramento  nella
  qualifica  corrispondente, 'che non è certo  la  categoria  D  di
  nuova  istituzione (...) riservata all'accesso  dall'esterno  del
  personale  in  possesso della sola laurea richiesta  (mentre  per
  accedere   alla   vecchia   qualifica  tecnico-dirigenziale   era
  richiesto  anche  un ulteriore requisito di professionalità  dato
  dalla  conoscenza  specifica  delle  discipline  di  settore)   e
  corrispondente  ad  un  livello  retributivo  comunque  deteriore
  (settimo)  rispetto a quello prospettato nel bando  di  concorso'
  (ottavo);

   pertanto,   'l'inquadramento  nella   nuova   categoria   D   di
  funzionari  non  può  in  ogni  caso  ritenersi  esatto  e,  come
  accennato,  è  evidentemente deteriore anche sotto l'aspetto  del
  livello retributivo;

   la   qualificazione  dei  posti  messi  a  concorso  era   stata
  effettuata  con  l'emanazione  dei  bandi,  pubblicati  in  epoca
  antecedente  alla  l.r. n. 10 del 2000,  'ed  essa  non  è  stata
  modificata da alcun atto legislativo successivo';

   i   vincitori   dei  suddetti  concorsi  hanno  diritto   dunque
  all'inquadramento corrispondente alla qualifica di  ex  dirigente
  tecnico   VIII   livello  retributivo,  ossia  la  qualifica   di
  'dirigente tecnico di terza fascia';

   considerato che:

   ben  tre  sentenze  di  corte di appello (precisamente,  le  due
  sentenze  della corte di appello di Caltanissetta - n. 467  e  n.
  468/07  -  e  una delle tre sentenze della corte  di  appello  di
  Messina  - n.26/08 -), pur notificate all'Avvocatura distrettuale
  dello  Stato competente per territorio, non sono state  impugnate
  dinanzi alla Corte di cassazione, e sono passate in giudicato;

   a  seguito  del  contenzioso sopra descritto,  l'Amministrazione
  regionale è stata pure indotta a pagare le differenze retributive
  ai dipendenti vittoriosi in giudizio;

   questa circostanza, nonché la scelta di non impugnare tre  delle
  cinque  sentenze di corte di appello sopra menzionate,  specie  a
  seguito  del  parere  espresso dal CGA, si è  rivelato  da  parte
  dell'Amministrazione  comportamento  ispirato   a   condivisibili
  principi  di  tutela dei lavoratori, di efficienza e di  coerenza
  amministrativa;

   però,  si  è  avuta  notizia  che, da ultimo,  l'Assessorato  ha
  proceduto,  invece, alla notifica di ricorsi per  Cassazione  nei
  confronti  di due dipendenti beneficiari di altrettante  sentenze
  della corte di appello di Messina (sentt. n. 41 e n. 42 del 2008,
  identiche alle altre, ed emesse, peraltro, alla stessa udienza  e
  dallo  stesso  collegio giudicante della sentenza della  medesima
  corte di appello, n. 26/08, non impugnata);

   ritenuto che:

   il  descritto comportamento da un lato, di pervicace  resistenza
  alle   pretese   dei  dipendenti,  nonostante  le   reiterate   e
  innumerevoli   pronunce   giurisdizionali   provenienti   perfino
  dall'organo  supremo della giustizia amministrativa  in  Sicilia,
  dall'altro ondeggiante fra il rispetto dei principi di  logica  e
  di  giustizia e la macroscopica violazione dei principi  medesimi
  (e,  nel  contempo,  della parità di trattamento  tra  situazioni
  eguali) non può protrarsi ulteriormente perché privo di una ratio
  politico-amministrativa coerente ed unitaria, e quindi  anche  in
  contrasto  con la normativa che, proprio in materia  di  pubblico
  impiego, impone comportamenti ispirati a principi di stabilità  e
  di uguaglianza;

   il  comportamento coerente e logico da tenere non può essere  di
  impugnare d'ora in avanti indistintamente tutte le sentenze,  sia
  perché   questa   decisione  contrasta   con   gli   orientamenti
  giurisprudenziali formatisi e ormai consolidatisi, sia  perché  a
  questo  punto esistono decisioni irreversibili a favore di taluni
  dipendenti;

   considerato,    altresì,    il    valore    istituzionale    che
  nell'ordinamento  siciliano assume il  parere  del  Consiglio  di
  giustizia amministrativa (cfr. art. 4, comma 1, d. lgs. 654/1948:
  'Il  Consiglio è organo di consulenza giuridicoamministrativa del
  Governo  regionale'), espresso nell'ambito  del  procedimento  di
  decisione del ricorso straordinario, in quanto trattasi di parere
  vincolante,  non  avendo  la  Giunta  regionale  il   potere   di
  discostarsene  alla  stessa stregua di quanto  stabilito  per  il
  Governo dall'art. 14 del DPR 1199/71;

   considerato  infine che, comunque, la Giunta  regionale  non  ha
  assunto alcuna iniziativa avverso il parere del CGA, di guisa che
  è   ormai   giuridicamente  impossibile  che  un   singolo   ramo
  dell'Amministrazione  regionale  possa  seguire  un  orientamento
  diverso  da quello proveniente dal titolare esclusivo del  potere
  di indirizzo politico-amministrativo (arg. ex art.95 Cost.),

                      impegna il Governo della Regione

   ad  emanare  un atto di indirizzo affinché, in coerenza  con  le
  osservazioni,  i rilievi e le deduzioni di cui in narrativa,  non
  si   proceda   ad  ulteriore  contenzioso  al  fine  di   evitare
  all'Amministrazione  regionale  ulteriori  danni  patrimoniali  e
  funzionali,  ed a dare mandato all'Assessore al ramo di  adottare
  il  decreto  di  nomina degli aventi diritto nella  terza  fascia
  dirigenziale,  dando  attuazione alle  previsioni  del  bando  di
  concorso e alle determinazioni dei giudici . (51)

                                SAVONA-CAMPAGNA-GRECO-DINA-MAIRA
                                -          MINEO-RAGUSA-MARINELLO-
                                GUCCIARDI - LUPO-FARAONE-PICCIOLO-
                                PANARELLO -
                                FORMICA-PANEPINTO-LEONTINI-BUZZANCA-
                                FAGONE-D'ASERO

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   SCOMA,  assessore  alla  famiglia, le  politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Favorevole.
   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 52. Ne do lettura:

                         L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso  che  i  professori  d'orchestra,  al  momento  con  un
  contratto   a  tempo  determinato,  sono  entrati  a  far   parte
  dell'Orchestra sinfonica siciliana dopo aver sostenuto  pubbliche
  audizioni.   Sono   professionisti  altamente   qualificati   con
  curricula maturati in più teatri;

   ritenuto  che  hanno  investito  tanti  anni  della  loro   vita
  nell'orchestra sinfonica, perdendo i contatti lavorativi  con  le
  altre realtà musicali;

   considerato  che  i  34  professori  d'orchestra  costano   alla
  fondazione  una  cifra intorno a un milione e  quattrocento  mila
  euro  annui.  La  suddetta  cifra non è  aggiuntiva  rispetto  al
  contributo  di  13  milioni di euro erogata  fino  ad  ora  dalla
  Regione  siciliana,  dato  che non si chiede  di  inserire  nuovo
  personale  artistico,  bensì  di stabilizzare  i  professori  che
  lavorano  in  orchestra dai 6 ai 12 anni e che hanno  maturato  i
  diritti legali per questo passaggio;

   considerato  infine  che,  a causa di una  situazione  economica
  deficitaria, viene messo in dubbio il loro futuro con il  mancato
  rinnovo  dei contratti scaduti in agosto e altrettante incertezze
  sorgono riguardo ai contratti che scadranno a dicembre;

                  impegna il Governo della Regione

   ad  attivare  ogni  possibile  iniziativa  a  livello  politico-
  parlamentare   perchè   si  proceda  alla   stabilizzazione   dei
  professori della fondazione orchestra sinfonica siciliana e siano
  garantite  e  tutelate  le  professionalità  che,  rimanendo   in
  Sicilia, alimentano il patrimonio artistico isolano . (52)

                                                SAVONA - D'ASERO -
                              LUPO - APPRENDI

   Si passa all'ordine del giorno numero 56. Ne do lettura:

                          L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso che:

   l'attuale   situazione   di  agitazione   degli   operai   dello
  stabilimento ERGOM di Termini Imerese a causa della scadenza, nei
  prossimi  mesi, dei contratti di circa venti lavoratori  e  della
  attuale  indisponibilità dell'impresa alla  trasformazione  degli
  stessi  a  contratti a tempo indeterminato,  o  quanto  meno,  al
  rinnovo degli stessi;

   considerato  che:

   la  trasformazione a tempo indeterminato, peraltro,  sarebbe  da
  considerarsi   fisiologica  in  forza  della   stessa   tipologia
  contrattuale,  trattandosi invero di contratti di inserimento  al
  lavoro,  in  virtù dei quali gli operai sopra citati  sono  stati
  fino  ad  oggi formati in particolari mansioni che richiedono  un
  alto contenuto di specializzazione;

   considerato altresì che:

   ai  fini  della  trasformazione dei contratti  sopra  citati  in
  contratti   a   tempo   indeterminato   sono   previste,    dalla
  legislazione       vigente,   delle agevolazioni fiscali  di  cui
  anche la ERGOM ha beneficiato;

   la  maggior parte dei lavoratori interessati sono donne  e  che,
  pertanto,  il loro licenziamento costituirebbe un passo  indietro
  nel  percorso  verso  le pari opportunità lavorative  nel  nostro
  territorio;

                        impegna il Governo della Regione

   a seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, adottando tutte
  le iniziative finalizzate a garantire la prosecuzione del
  rapporto di lavoro;

                               auspica

   che  tutte  le  istituzioni,  cui il  presente  documento  viene
  inviato,  pongano  in  essere interventi  concreti,  al  fine  di
  individuare  una  soluzione condivisa tra le parti  contrattuali,
  che  consenta  ai  lavoratori della ERGOM oggi in  agitazione  di
  potere conservare il proprio posto di lavoro e quindi contribuire
  alla crescita produttiva ed occupazionale del nostro territorio;

   altresì  che  le  stesse istituzioni si attivino  concretamente,
  anche  con  provvedimenti  normativi,  al  fine  di  evitare  che
  agevolazioni  fiscali o altri contributi finanziari alle  imprese
  per  l'inserimento  al lavoro diventino forme di  speculazione  a
  danno dei lavoratori . (56)

                                    CAPUTO-CURRENTI-POGLIESE
                                    SCILLA-VINCIULLO

   Si passa all'ordine del giorno numero 57. Ne do lettura:

                       L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso  che  in Sicilia il quadro attuale degli ex  lavoratori
  di  Tecnosistemi  e di Telecom s.r.l. inseriti nel  programma  di
  ricollocazione PARI vede:

   22  lavoratori  di Tecnosistemi, tutti di Palermo,  rimasti  nel
  progetto con prossima scadenza prevista dalla (CIGS) in deroga al
  31 dicembre 2008;

   136  lavoratori di Telecom s.r.l., di cui 32 di Palermo, rimasti
  nel  progetto con prossima scadenza prevista dalla CIGS in deroga
  al 31 dicembre 2008;

   visto   che   il  corrispettivo  economico  della   CIGS,   dopo
  successive  deroghe di 6 anni per i lavoratori di Tecnosistemi  e
  di  circa  9  anni  per  i  lavoratori  di  Telecom  s.r.l.,  per
  l'abbattimento del 10% previsto ad ogni deroga, si è  ridotto  al
  punto  tale  da divenire quasi inconsistente rispetto ai  bisogni
  delle 160 famiglie di questi lavoratori;

   visti  i risultati negativi, in termini di occupazione, ottenuti
  nei   tre   anni  trascorsi  dai  lavoratori  nel  programma   di
  ricollocazione  PARI  sia  per l'inadeguatezza  degli  incentivi,
  nonostante  l'azione congiunta di Regione e di  'Italia  lavoro',
  sia per l'oggettiva difficoltà di incrociare domanda e offerta in
  un  tessuto  industriale privato precario come quello del  nostro
  territorio;

   ricordato l'impegno assunto da esponenti del precedente  Governo
  regionale  nell'incontro con una delegazione  dei  lavoratori  di
  Tecnosistemi e di Telecom s.r.l., a portare rapidamente in Giunta
  un atto d'indirizzo specifico che prevedeva, per tutte le aziende
  partecipate o controllate dalla Regione, che per le assunzioni si
  desse  priorità  ai  lavoratori  facenti  parte  del  bacino  già
  individuato nel progetto PARI;

   rilevato    che,   a   causa   dell'interruzione   dell'attività
  parlamentare regionale e delle conseguenti elezioni e nell'attesa
  dell'insediamento  del neo-eletto Assessore  per  il  lavoro,  la
  previdenza  sociale, la formazione professionale e  l'emigrazione
  on.  Incardona, le organizzazioni sindacali e i lavoratori  hanno
  dovuto  chiedere  urgentemente un nuovo incontro,  per  rinnovare
  l'impegno  delle  istituzioni rimasto fino ad allora  solo  sulla
  carta;

   ricordato  infine che il 5 novembre 2008, in un  nuovo  incontro
  con  l'Assessore,  si  è  tornati a chiedere  il  rispetto  degli
  impegni assunti unitamente all'urgente deroga della CIGS  per  il
  2009,  senza  la  quale già dall'1 gennaio 2009 i 132  lavoratori
  Telecom  s.r.l.  e i 22 lavoratori di Tecnosistemi  sarebbero  di
  fatto licenziati,

                          impegna il Governo della Regione

   ad   esaminare  ed  approvare  rapidamente  il  necessario  atto
  d'indirizzo,   nonchè  ad  avviare  subito  una  trattativa   col
  Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali  per
  l'urgente deroga della CIGS per il 2009 per i lavoratori  Telecom
  s.r.l. e Tecnosistemi, scongiurando così il licenziamento di  160
  lavoratori siciliani . (57)

                                                        PANARELLO-
                                          CRACOLICI

   Si passa all'ordine del giorno numero 58. Ne do lettura:

                          L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso  che  nel  2004  80  persone  sono  state  assunte  con
  contratto  interinale dalla società Adecco s.p.a.  per  conto  di
  Acroservizi  s.r.l. che, successivamente (nel 2005),  procede  ad
  assumere   in   proprio   gli  80  con   tipologie   contrattuali
  differenziate sulla base delle età dei lavoratori;

   ricordato  che  nel febbraio 2006 l'Omnia Service Center  s.r.l.
  prende  in affitto per sei anni la Acroservizi e, tra l'agosto  e
  il  dicembre  del  2006,  su pressione  sindacale,  procede  alla
  stabilizzazione  di tutti i dipendenti con un contratto  a  tempo
  indeterminato;

   rilevato  che  la  stabilizzazione  consente  all'Omnia  Service
  Center  di  avvantaggiarsi degli sgravi  fiscali  previsti  dalla
  Regione siciliana per le assunzioni al Sud;

       visto  che  nel  frattempo  nel 2005  erano  stati  assunti
  dall'Acroservizi altri 33 lavoratori a progetto (LAP)  che  sono
  stati  stabilizzati  da Omnia nel maggio del  2007  grazie  alla
  direttiva del Ministro Damiano che assicurava all'azienda  circa
  diecimila euro per ogni lavoratore a tempo indeterminato;

   considerato  che questo percorso si è bruscamente interrotto  il
  13  novembre  c.a.,  data  in  cui  l'azienda  ha  comunicato  il
  licenziamento  in  tronco, previsto per il 31 dicembre  2008,  ai
  lavoratori  che  gestiscono le attività  di  assistenza  tecnica,
  vendita  inbound  e  retention e,  per  il  31  gennaio  2009  ai
  lavoratori del front line;

   preso  atto che la causa di questo drammatico e repentino cambio
  di  clima, che determinerebbe il licenziamento collettivo di  100
  lavoratori  a  tempo  indeterminato entro  l'1     febbraio  2009
  sarebbe  il  mancato  rinnovo della commessa  da  parte  di  Wind
  Telecomunicazioni s.p.a.;

   considerato  inoltre che tale modalità di licenziamento,  deciso
  a  causa  del  mancato  rinnovo della commessa  Wind,  appare  in
  violazione  della  legge  n. 223/1991  che  prevede  una  precisa
  procedura di informazione e di confronto sindacale;

   in  considerazione  dei  vantaggi, facilitazioni  ed  erogazioni
  pubbliche  godute dalla società per l'insediamento  nelle  nostra
  Regione;

                          impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  presso la Omnia service center  s.r.l.,  nonchè
  presso   la   Wind  e  la  nuova  titolare  della  commessa,   la
  Teleperformance   per   l'   individuazione   di   percorsi    di
  riassorbimento del personale in esubero;

   a  svolgere  un  ruolo  attivo nella crisi  occupazionale  della
  Omnia sostituendo il più rapidamente possibile la commessa venuta
  meno con altre utili a non disperdere il patrimonio di esperienze
  fin qui accumulate . (58)

                 CRACOLICI-APPRENDI-FARAONE-LUPO-MATTARELLA-VITRANO

   Si passa all'ordine del giorno numero 59. Ne do lettura:

                          L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso che:

   l'INPS  in  applicazione al dettato dell'art.  2135  del  codice
  civile  ha  disposto il divieto per le 'cooperative senza  terra'
  all'assunzione    di    lavoratori       con        inquadramento
  previdenziale  nell'agricoltura e  conseguente  applicazione  dei
  contratti  collettivi nazionali di lavoro agricoli,  determinando
  difficoltà economiche con ricadute sociali a tutti ben note;

   l'articolata  interpretazione del suddetto  principio  normativo
  e, così come evidenziato dalle più rappresentative organizzazioni
  sindacali  del settore agricolo in Sicilia, la ben  più  dolorosa
  applicazione dello stesso nei confronti delle cooperative  'sane'
  penalizza uno dei principali settori di lavoratori dell'Isola;

   la   situazione   creatasi   tende   a   minare   il   principio
  dell'organizzazione  cooperativistica dei lavoratori  agricoli  e
  ciò  in  assoluta  antitesi alla forma fortemente  sostenuta  dal
  legislatore,  anche al fine di eradicare il triste  fenomeno  del
  lavoro  nero  e del 'caporalato' spesso gestiti da organizzazioni
  criminose;

   il  perdurare  di una tale condizione di incertezza  rischia  di
  verificare  gli  interventi  a  sostegno  del  comparto  agricolo
  siciliano ed inapprezzato il merito di un' azione volta a rendere
  sempre più competitivi sia sul piano nazionale che comunitario  i
  prodotti e le aziende del settore,

                      impegna il Governo della Regione

   ad  assumere  ogni  utile ed opportuna  iniziativa  al  fine  di
  insediare  un  tavolo di concertazione con l'INPS con  la  quale,
  riconosciuto  il  meritorio  intervento  rispetto   ai   fenomeni
  criminosi   che   hanno  riguardato  alcune  e  ben   individuate
  cooperative  senza  terra, accertare i percorsi  e  le  soluzioni
  normative  più  idonee  all'applicazione  dei  CCNL  nel  settore
  agricolo . (59)

                                     MANCUSO - LIMOLI

   Si passa all'ordine del giorno numero 60. Ne do lettura:

                          L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso che:

   ai  sensi  della  legge  n. 563/1995, con  l'assegnazione  della
  tutela,  le  spese per il mantenimento del minore  gravano  sugli
  enti  locali  ove hanno sede le comunità alloggio, come  chiarito
  nelle  note  n. 21101/2007 del 11 luglio 2007 e n.  17124  del  2
  settembre 2008 dalla prefettura di Agrigento;

   le  comunità  alloggio  presenti  sul  territorio  di  Palma  di
  Montechiaro  ad oggi vantano un credito complessivo di  circa  un
  milione  e  500  mila  euro e che tale somma,  in  considerazione
  dell'aumento  del  numero  di  minori  presenti,  è  destinata  a
  crescere  in  maniera esponenziale, senza, peraltro, riuscire  ad
  avere alcuna possibilità circa una reale previsione della spesa;

   considerato che:

   con  la  nota  n.  21101/2007  la  prefettura  di  Agrigento  ha
  comunicato  che  le spese effettuate dai comuni  sarebbero  state
  conferite  agli  stessi enti locali con decreto  del  Ministro  a
  valere  sulle  risorse  disponibili sul fondo  nazionale  per  le
  politiche  ed  i  servizi di asilo (cap.  2351.6),  mentre  nella
  successiva  nota  del  2  settembre  tale  previsione  non  viene
  menzionata;

   il  pagamento delle rette di cui si tratta porterebbe  non  solo
  il  comune  di Palma di Montechiaro, ma anche altri comuni  della
  provincia,  a versare in stato di dissesto finanziario,  gravando
  in maniera pesante sulle casse comunali;

   ritenuto che:

   appare  necessario segnalare il fatto che tali spese non possono
  essere sostenute esclusivamente da alcuni comuni, trattandosi  di
  un   fenomeno  -  quello  dell'immigrazione-  con  risvolti   che
  riguardano l'intera Comunità internazionale;

   numerosi   consigli  comunali  interessati  al  problema   hanno
  avviato iniziative finalizzate a rappresentare la situazione  sia
  al  prefetto  di Agrigento che al Governo regionale  e  a  quello
  nazionale per una risoluzione del problema,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire presso il Ministero dell'interno allo  scopo  di
  individuare  una rapida soluzione ai problemi sopra rilevati  che
  consenta  il normale svolgimento della funzione sociale assegnata
  alle comunità alloggio . (60)

                                  PANEPINTO-DI BENEDETTO

   Si passa all'ordine del giorno numero 61. Ne do lettura:

                                    L'Assemblea     regionale
                     siciliana,

   premesso che:

   la  divisione  cargo di Trenitalia, nell'ambito di  una  diversa
  allocazione   del  personale  sul  territorio,  ha  previsto   il
  trasferimento del personale degli scali di Ragusa e  Comiso  allo
  scalo di Gela;

   tale  scelta ha determinato nei fatti la chiusura dei due  scali
  merce;

   la   rete  ferroviaria  riveste  un'importanza  strategica   per
  l'intera provincia di Ragusa, un servizio insostituibile sia  per
  le   grandi  industrie  che  per  il  vasto  e  diffuso   tessuto
  imprenditoriale;

   un   depotenziamento  della  rete  ferroviaria   causerebbe   un
  incremento del traffico merci su gomma a carico di infrastrutture
  stradali  deficitarie  ed insicure, nonché effetti  negativi  sul
  tessuto  imprenditoriale, che dovrebbe far fronte ad  un  aumento
  dei costi di trasporto,

                                 impegna  il  Governo   della
                    Regione

   ad  intraprendere, presso Trenitalia, ogni iniziativa utile allo
  scopo  di  scongiurare  la  chiusura  della  divisione  cargo  di
  Trenitalia negli scali di Ragusa e Comiso . (61)

                                                  DIGIACOMO

   Ricordo  che sono stati presentati anche gli ordini  del  giorno
  numeri 62 e 64.

   SCOMA,   assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  le
  autonomie locali. Signor Presidente, gli ordini del giorno  testé
  comunicati sono accettati come raccomandazione dal Governo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Sospendo brevemente la seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 20.35, è ripresa alle ore 20.39)

   La seduta è ripresa.

   Riprende  il  seguito  della discussione del  disegno  di  legge
  numeri 240-85-213-256-278-296-299/A

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  dopo
  quattro  giorni di lavoro, penso  sia giusto, in questo  momento,
  fare una riflessione.
   Considerato che, da quattro giorni,  abbiamo lavorato,  prodotto
  delle leggi, anche molto importanti; considerato che, oggi, si  è
  lavorato  in maniera molto seria, ritengo che adesso sia arrivato
  il  momento  della stanchezza e della scarsa attenzione,  quindi,
  vorrei capire almeno ciò che voto.
   Signor   Presidente,  all'ultimo  momento,   lei   è   diventato
  velocissimo - e la cosa ci preoccupa - e, quando lei  aumenta  di
  velocità, ci preoccupiamo, abbiamo l'esigenza di capire, intanto,
  che  ci  garantisca lo stesso ritmo, in modo tale che, se  lei  è
  velocissimo,  ci attrezziamo per il velocissimo e,  se  è  lento,
  lento  o,  se  è  moderato, moderato. Lo  dica  prima:   io  sarò
  moderato'  e, allora, noi, la nostra mente, la nostra  attenzione
  la calibriamo sul moderato.
   Considerato ciò, ho sentito che lei ha un emendamento  ai  sensi
  dell'articolo 117. Non ho letto questo emendamento e ritengo che,
  quando  passiamo all'articolo 117, dobbiamo essere  tutti  quanti
  d'accordo; vorrei capirlo, quantomeno capirlo. Quando parliamo di
  costi  della  politica,  infatti - lo  dico  anche  all'onorevole
  Cracolici,  al  centrosinistra - poi,  di  punto  in  bianco,  ci
  ritroviamo a fare delle cose che non dovremmo fare.
   Vorrei  semplicemente capire, a proposito dell'articolo 117,  se
  c'è  un emendamento che recupera una cosa che abbiamo già votato;
  se, invece, è soltanto un'articolazione, vorrei un chiarimento e,
  poi,  unanimemente,  se dobbiamo decidere, decidiamo  ma  sapendo
  perfettamente ciò che facciamo.
   La  stessa  cosa accade a proposito della vicenda  dell'EAS.  Se
  dobbiamo stare un'ora in più, stiamo un'ora in più ma, visto  che
  l'EAS  è  una  cosa seria, visto e considerato che si  tratta  di
  lavoratori  e di risorse molto importanti, abbiamo il  tempo  che
  l'articolo  1,  l'articolo 2, man mano  che  andiamo  avanti,  li
  trattiamo.
   So che lei è umano e l'onorevole Oddo, in ogni caso, è pronto  a
  prendere  il  suo posto se dovesse avere qualche  defaillance  ma
  penso  che  lei  defaillance non ne abbia perché  la  conosco  da
  tempo, quindi, ritengo sia opportuno continuare in questo modo.
   Signor Presidente, la prego, così come lei ha lavorato - e  sono
  convinto  che  lei  sia  stanco -  ha  lavorato  molto  bene,  ha
  presieduto,  in  maniera molto corretta,  garantendo  l'Aula;  le
  chiedo  però    che,  in queste due ore che dobbiamo  trascorrere
  qui, facciamo per intero il nostro dovere, sapendo quali sono gli
  atti  che  compiamo,  avendo  la consapevolezza  degli  atti  che
  compiamo.

   PRESIDENTE. Onorevole Leanza, la Presidenza non è né  veloce  né
  lenta  ma  si  adegua ai lavori parlamentari  e,  quando  c'è  da
  accelerare  perché trova condivisione, accelera;  quando  c'è  da
  riflettere, riflette e rallenta.
   Per  quanto  riguarda l'emendamento presentato  dal  Governo  ai
  sensi dell'art. 117, ancora, questa Presidenza non ha deciso se è
  ammissibile,  se  è inammissibile, se è sostanziale  o  meno.  Le
  preoccupazioni   dell'onorevole  Lenza,   quindi,   mi   sembrano
  eccessive.
   Per  quanto  riguarda  la  prosecuzione  dei  lavori  d'Aula   e
  l'ordine  del giorno, è ovvio che questa Presidenza  non  intende
  affatto    vanificare   il   lavoro   che   questo    Parlamento,
  proficuamente, ha svolto ed essendo la legge sull'EAS composta da
  un  solo  articolo,  vorrà  continuare  questa  sera,  completare
  l'ordine  del giorno e approvare il disegno di legge  riguardante
  l'EAS.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                       Sull'ordine dei lavori

   DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere
  per  un secondo la vostra attenzione perché parliamo delle regole
  di comportamento in questa Aula di cui lei, signor Presidente,  è
  il massimo garante.
   Sono  stati  distribuiti  degli  ordini  del  giorno  e  non  ho
  riscontrato,  nelle copie che sono state distribuite,  una  copia
  dell'ordine  del  giorno  per essere sottoposto  alla  votazione,
  all'apprezzamento di quest'Aula che ho presentato.
   Siccome,  al  di là della valutazione, se è più o  meno  materia
  finanziaria,  qua,  c'è  un ragionamento di  natura  diversa.  La
  invito  a  distribuire copia di questo ordine del giorno  perché,
  per  quanto  mi  riguarda,  ho partecipato  alla  formazione  del
  disegno   di   legge   sullo  status  degli  amministratori   con
  l'intendimento di dare anche un buon esempio quale parlamentare.
   Ho  predisposto  questo  ordine del  giorno  e  l'ho  presentato
  questa sera per questo motivo specifico perché l'ho sempre  detto
  e  nessuno mi può smentire: sono sempre stato contrario a parlare
  dei costi della politica degli altri.
   Quando  si  parla dei costi della politica - l'ho sempre  fatto,
  quindi,  la  mia coerenza, da questo punto di vista,  è  nota  al
  Parlamento - si affronta il discorso in termini generali, quindi,
  ho  ritenuto  necessario,  per quanto  mi  riguarda,  predisporre
  questo  ordine del giorno proprio in questo momento perché stiamo
  votando  una  norma che, in ogni caso, tocca quello  che  sono  i
  costi  della  politica  degli altri,  cioè  degli  amministratori
  locali.
   Allora,   questo   Parlamento,   considerato   che   ha   svolto
  brillantemente  il suo lavoro su questa norma e  su  tante  altre
  cose, dovrà fare semplicemente una valutazione su questo punto  e
  mettere sullo stesso piano quelli che sono i costi della politica
  di tutti.
   Un  piccolo  contributo, quindi, un'apertura sul tema.  Rispondo
  all'Assessore  Antinoro che, giustamente, dice  è un  ordine  del
  giorno; è un invito ben preciso .
   Se  qua,  quindi, è vietato anche trattare il tema delle  nostre
  indennità, allora, è un altro discorso. Lo scriviamo a  carattere
  cubitale,  una volta e per tutte, e diciamo di non parlare  delle
  nostre indennità. Di conseguenza, nessuno di noi porrà il tema.
   Quindi,    signor   Presidente,   la   invito    a    sottoporre
  all'apprezzamento  del  Parlamento  semplicemente  l'ordine   del
  giorno.

   PRESIDENTE.  Onorevole  De  Luca,  prima  di  dare   la   parola
  all'onorevole  Savona, vorrei precisare che  non  c'è,  da  parte
  della  Presidenza,  un  atteggiamento  negativo  in  merito  alla
  distribuzione del suo ordine del giorno. Il suo ordine del giorno
  non  è  stato distribuito per un motivo semplice. La materia  che
  tratta è di competenza del Consiglio di Presidenza, come lei  ben
  sa e non certamente del Governo.
   Il  bilancio  dell'Assemblea - siamo oramai a fine anno  -  deve
  essere   approvato.  Ecco  perché   consiglierei  di  presentarlo
  successivamente ma, comunque, lo faccio distribuire.
   Vorrei  dirle,  inoltre, onorevole De Luca che, quando  vi  sono
  stati   degli   interventi  -  per  la  verità,  a   difesa   del
  comportamento di questo Parlamento - questo Parlamento ha dato un
  contributo  più volte perché si è ridotto, di ben due  volte,  lo
  stipendio quando non trattava materie di altri ma, autonomamente,
  si è ridotto lo stipendio per non dare cattive informazioni anche
  a chi ci ascolta.
   Questo  Parlamento, quindi, ha già ridotto due  volte  i  propri
  emolumenti  senza  ridurlo ad altri, quindi, il collegamento  che
  lei   ha   fatto,   mi   sembrava  poco  riguardoso,   tratteremo
  l'argomento.

   SAVONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SAVONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo fare  una
  riflessione.
   Qualche  minuto  fa, abbiamo approvato un emendamento,  a  firma
  dell'onorevole Minardo, che aumentava l'indennità  ai  presidenti
  delle case popolari portando l'indennità al 75%. Delle due l'una:
  se  dobbiamo fare un ragionamento, ci deve essere una logica  che
  vada in tutte le direzioni.
   Non  possiamo  aumentare  indennità,  a  prescindere  da  questa
  categoria o da altre; dall'altro lato, si chiede una diminuzione,
  a   prescindere  dal  fatto  che  la   prerogativa   che   chiede
  l'onorevole De Luca spetta al Consiglio di Presidenza.
   Volevo ricordare, peraltro, che la Presidenza, nel tempo,  si  è
  già  espressa   in  tal  modo, non applicando  tre  aumenti  che,
  nell'arco di un anno e mezzo, si sono verificati.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Sulle dichiarazioni dell'onorevole  Savona,  occorre
  fare una precisazione.

   MAIRA.  Siccome  questo argomento è un argomento  istituzionale,
  pregherei  i colleghi - sia quelli che dissentono sia quelli  che
  sono dello stesso parere - di avere un minimo di attenzione,  non
  nei miei confronti.
   Signor  Presidente, recepisco perfettamente quello che è il  suo
  intervento, cioè che questo ordine del giorno,  che è  un  ordine
  del  giorno  a  firma del collega, non è stato posto  e  non  può
  essere  posto all'ordine del giorno perché è una materia che  non
  riguarda l'aspetto legislativo ma  le competenze del Consiglio di
  Presidenza.
   Chiaramente,  l'intervento dell'oratore che mi  ha  preceduto  e
  l'intervento che sto per svolgere e, possibilmente, quelli  degli
  oratori che seguiranno,  sono interventi di raccomandazione,  nei
  limiti  dei  rapporti istituzionali tra Assemblea e Consiglio  di
  Presidenza,  di  quello che è l'umore o la decisione,  il  parere
  dell'Assemblea regionale.
   Ecco  perché intervento e, a proposito, intendo dire che è molto
  facile  fare  populismo  gratis perché, quando si approva  questo
  tipo  di  emendamenti, di ordini del giorno,  di  proposte  e  mi
  riferisco  anche a quelli che riguardano la riduzione del  numero
  dei parlamentari di questa Assemblea, si parte dal presupposto di
  fare buona figura perché tanto si sa che non verranno accolti.
   Vorrei   sfidare il collega De Luca. Se si dovesse  arrivare  ad
  una riduzione, ad un azzeramento delle indennità che spettano  ai
  parlamentari  regionali,  come sarebbe  contento  l'onorevole  De
  Luca.
   Certo,  prendo atto che c'è stato un miglioramento nel populismo
  dell'attività  politica   del collega De  Luca  perché  prima  il
  populismo lo esercitava con gli spogliarelli e in mutande ed  ora
  fa delle proposte un po' più serie ma non sono molto più serie.

   PRESIDENTE. Onorevole Maira, la invito a rimanere nei termini.

   MAIRA.  Poi, l'onorevole De Luca svolgerà il suo intervento  per
  fatto personale.
   Signor  Presidente, non lo accetto perché non è vero,  perchè  è
  una mortificazione del ruolo del deputato, essere equiparato come
  deputato  ad  un  amministratore. Noi  non  siamo  amministratori
  locali
   Quando   ragioniamo  in  questi  termini,  siamo   i   primi   a
  declassarci;   siamo  parlamentari  a  tutti  gli  effetti  e  le
  responsabilità che ogni parlamentare regionale ha  nei  confronti
  di    nostra   questa  martoriata  Sicilia,  sono  responsabilità
  grandissime  che  non  possono essere  equiparate  a  quelle  dei
  Consiglieri comunicali, dei Consiglieri provinciali, dei  Sindaci
  e dei Presidente di Provincia
   Abbiamo  un  punto  di riferimento che è il  Senato,  che  è  la
  Camera  alta  della  nostra organizzazione istituzionale.  Non  è
  ammissibile  giocare a ribasso con le funzione e guarentigie  che
  sono proprie di un deputato regionale.
   Chiedo che questo argomento possa anche essere dibattito di  una
  sessione ad hoc del Parlamento regionale perché non è materia che
  si può liquidare con il populismo spicciolo.
   Rivendico per me e per i colleghi la dignità di essere  deputati
  regionali.
   Sono  stato  sindaco della mia città per quasi  dieci  anni;  ho
  fatto  l'assessore per altri dieci anni e sono stato  onorato  di
  essere sindaco e di essere assessore ma non ha nulla a che vedere
  con  la funzione di deputato di questa Assemblea regionale che  è
  qualche cosa di completamente diverso e non si può giocare con il
  ricattino dell'indennità.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   PANARELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intanto,
  vorrei  che  fosse chiarita la questione che ha posto l'onorevole
  Savona  perché ci è stata presentata una norma di interpretazione
  autentica; se, invece, fosse un surrettizio aumento di indennità,
  come ha sostenuto l'onorevole Savona, chiedo alla Presidenza,  ai
  sensi dell'articolo 117, di cassare la norma che è stata votata e
  comunque chiedo un chiarimento.
   Per  quanto  riguarda la questione sollevata  dall'onorevole  De
  Luca,  non entro nel merito  però suggerirei alla  Presidenza  di
  non  introdurre il principio della distribuibilità o meno   degli
  ordini  del  giorno,  categoria che,  secondo  me,  non  dovrebbe
  entrare nel Parlamento.
   La   Presidenza   ha  tutto  il  diritto  di  richiamare   sulla
  ammissibilità  o  meno degli ordini del giorno in  votazione  del
  Parlamento  ma  credo  che non facciamo  bene  al  Parlamento  se
  introduciamo  una censura preventiva rispetto alla  diffusione  e
  all'apprezzamento, almeno in termini di lettura degli ordini  del
  giorno  che ciascun parlamentare presenta, dopodiché, nel merito,
  ognuno  può avere le sue opinioni, può essere censurabile o  meno
  ma  qui  stiamo facendo un dibattito che prescinde  dallo  stesso
  contenuto dell'ordine del giorno.
   Pertanto,  io  sono - e il Parlamento anche - in una  condizione
  surreale:  non  sappiamo  di  cosa  si  discute   e  discettiamo,
  giudichiamo  e  valutiamo le opinioni del collega De  Luca.  Sono
  dell'idea  di  distribuire l'ordine del giorno. La Presidenza  ha
  tutto  il  diritto di dire se è materia di attinenza al Consiglio
  di  Presidenza  e  se sarà discusso in una  sede  diversa   e  il
  Parlamento poi si regola di conseguenza.

   PRESIDENTE. Mi corre l'obbligo di fare una precisazione.  Questa
  Presidenza  non si è presa il gusto di modificare i comportamenti
  e, quindi, di non distribuire l'emendamento

   PRESIDENTE.  L'ordine  del  giorno  dell'onorevole  De  Luca   è
  arrivato dopo che questa Presidenza aveva distribuito

   DE LUCA. No

   PRESIDENTE   distribuito e fatto votare gli ordini  del  giorno.
  Quando l'onorevole De Luca mi ha fatto presente che c'era un  suo
  ordine del giorno, gli ordini  del giorno la Presidenza li  aveva
  già  distribuiti e fatti votare, quindi, non potevo che  assumere
  la decisione che ho assunto.

                       Sull'ordine dei lavori

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarà perché  le
  giornate sono state convulse,   mi sento un po' di febbre addosso
  e, poiché, vorrei partecipare alla votazione del disegno di legge
  che  abbiamo esitato, le chiedo,  cortesemente, se può concedermi
  questo lusso di votare il disegno di legge  immediatamente.


   Presidenza del vicepresidente Formica


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
                  nn. 240-85-213-256-278-296-299/A

   PRESIDENTE.  Inviterei l'onorevole De Luca ad intervenire  dopo,
  intanto votiamo il disegno di legge.

   CRACOLICI. Signor Presidente, le avevo chiesto di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici, le  devo  una  spiegazione  a
  quello che ha chiesto poc'anzi. Le devo una spiegazione perché me
  l'ha    chiesto   anche   l'onorevole   Panarello,   in   seguito
  all'intervento dell'onorevole Savona.
   Questa  Presidenza ha ammesso l'emendamento che è  stato  votato
  nel   presupposto  che  l'emendamento  non  aveva   alcun   onere
  aggiuntivo.  Nel  caso in cui lei ritenga che questo  emendamento
  invece  comporti  oneri, ci sarà comunque  il  Commissario  dello
  Stato  che,  lei sa bene,  valuta e vaglia le leggi e  ovviamente
  casserà, se lo ritiene, l'emendamento.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome   non
  partecipo  al gioco delle ipocrisie, voglio dire che,  quando  ho
  letto  questo emendamento, l'ho letto nel senso che era una norma
  che  veniva interpretata rispetto ad una norma vigente  e  questo
  Parlamento  non  è la prima volta che ha bisogno di  interpretare
  norme  rispetto  a  modalità  di attuazione   che  possono  avere
  differenti modalità attuative.
   Quindi,  non  mi scandalizza certamente che il Parlamento  operi
  una  norma interpretativa; è stato fatto in passato, si  è  fatto
  questa sera, presumo si farà anche in futuro.
   Se, però, il Presidente della Commissione  Bilancio , che non  è
  l'ultimo  per competenza, in Aula pone una questione  e  la  pone
  relativamente agli effetti che la norma avrebbe nella  misura  in
  cui  aumenta una indennità e, poiché, gli istituti autonomi  case
  popolari,  tra  l'altro  abbiamo qui  l'assessore  per  i  lavori
  pubblici, che esercita la vigilanza ed il controllo, quindi anche
  sugli  atti  di  bilancio degli istituti autonomi case  popolari,
  signor Presidente, una cosa è una norma interpretativa, una  cosa
  è una norma che aumenta i costi.
   La  Presidenza con gli uffici ha l'obbligo di dire a quest'Aula,
  prima  che  procediamo  alla votazione finale,  se  questa  norma
  poteva  o  aveva  comunque  bisogno  di  un  apprezzamento  della
  Commissione di merito con relativa copertura, perché, se così  è,
  non aspettiamo il Commissario dello Stato che, come è noto, non è
  un  organo di controllo sulla procedura d'Aula ma è un organo  di
  controllo  sul  requisito  di costituzionalità  e  dell'eventuale
  conflitto  di  costituzionalità con  le  norme  dello  Stato.  E,
  allora, è l'Aula che, in autotutela, ai sensi dell'articolo  117,
  deve  eliminare questo emendamento dal testo perché il testo  non
  comporta  nuove  spese. Quindi, non ci possono essere  norme  che
  avrebbero, invece, la conseguenza di aumentarle.
   Mi  dispiace  dover  precisare, anche dopo la sua  precisazione,
  perché,  come tutte le precisazioni che non precisano,  rischiano
  di   lasciare  le  cose  appese.  Ripeto,  il  Presidente   della
  Commissione  Bilancio , nel fare una valutazione, ha accesso  una
  lampadina. L'Aula, con la sua Presidenza, ha il dovere di sapere,
  un  minuto prima del voto finale, se gli effetti di quella che  a
  me  appariva una norma interpretativa ha, in realtà,  effetti  di
  natura finanziaria.
   Quindi,   le  chiedo, signor Presidente, di dire  correttamente,
  attraverso gli Uffici del Parlamento, se questa è una  norma  che
  ha   necessità  di  apprezzamento  da  parte  della   Commissione
   Bilancio ,  perché se è così  - ripeto - l'Aula  ha  il  dovere,
  pena  una procedura di impugnativa, che non è  mai un bel  giorno
  per  l'Assemblea,  per  cui  questa  idea  che  ci  affidiamo  al
  Commissario dello Stato e chiediamo a lui di risolvere i problemi
  nostri, non è un atto di dignità parlamentare.
   Pertanto, credo che l'Aula, questa sera, prima del voto  finale,
  debba valutare l'effetto tecnico della norma ed eventualmente  lo
  si  elimina.  Non succede nulla; ci sono tante leggi che  possono
  essere  apprezzate da qui a fine anno,  nelle quali è  possibile,
  eventualmente, inserire norme, se il Parlamento lo deciderà,  con
  maggiori e nuove spese per l'Amministrazione regionale.

   PRESIDENTE.    Onorevole   Cracolici,   questa   Presidenza    è
  dell'avviso  che,  all'esame  di quell'emendamento  che  è  stato
  presentato, l'interpretazione sia  che non ci siano spese. Per il
  resto,  onorevole Cracolici, concordo con lei che in nessun  modo
  bisogna far ricorso al Commissario dello Stato e, più volte, come
  lei  ricorda, siamo intervenuti per ristabilire la piena,  totale
  autonomia   di  questo  Parlamento.  Nonostante  ciò,   onorevole
  Cracolici, lei sa che su norme di interpretazione, più  volte  in
  passato,  il  Commissario dello Stato è intervenuto anche  quando
  quest'Aula  aveva  dato, laddove ce ne fosse  stato  bisogno,  la
  copertura  finanziaria perché comunque, ai  termini  di  ciò  che
  prevedono i vari articoli della Costituzione, egli ha facoltà  di
  intervenire anche sulle norme di interpretazione.
   Questa   Presidenza   ritiene  di  aver  votato   legittimamente
  interpretandola  come  norma  di  interpretazione  e,   pertanto,
  ritiene di andare avanti.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                         Per fatto personale

   MAIRA. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente,   volevo  chiedere  sinceramente   e
  solennemente  scusa a Cateno De Luca, al collega De Luca,  perché
  mi  sono  accorto  - me ne sono accorto a posteriori  -  di  aver
  urtato oltre misura la sua sensibilità.
   Debbo  dire che non era questa la  mia intenzione, anche  perché
  notoriamente io ho buoni rapporti con tutti, a volte  scherzo,  e
  volevo  anche  sdrammatizzare un argomento  che  è  un  argomento
  delicato ed importante per questo Parlamento.
   Possibilmente, avrò usato l'esempio e le parole sbagliate  e  me
  ne  scuso. Mi scuso con l'onorevole Cateno De Luca, con il  quale
  ho  un  sincero rapporto d'amicizia e di simpatia, non da ora  ma
  dalla scorsa legislatura. Lo trovo anche simpatico e dinamico.
   Se ho ecceduto, me ne scuso anche con il Parlamento.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Onorevole Maira, apprezziamo molto il suo gesto  nei
  confronti dell'onorevole De Luca.

   DE LUCA. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  accetto  le
  scuse dell'onorevole Maira. Voglio precisare un fatto, anche  per
  il mio stato emotivo che riguarda questa vicenda.
   Probabilmente,  avrò ecceduto in passato per  reagire,  in  ogni
  caso,  ad  una  vicenda  di cui il Parlamento  non  si  è  voluto
  occupare  fino  in  fondo. Oggi, con il senno che  si  acquisisce
  anche frequentando il Palazzo, mi sento di dover chiedere scusa a
  questo Parlamento per il gesto estremo che ho fatto un anno fa.
                             (Applausi)

   Per  quanto  riguarda i nostri comportamenti nel  futuro,  credo
  che  ci  sia  una  dimensione che ognuno di noi deve  rispettare.
  Eccediamo.  D'altronde  abbiamo,  per  quanto  mi  riguarda,  una
  giovane  età,  36  anni.  Credo che certi eccessi  abbiano  anche
  un'età.  Potrebbe capitare qualche altro eccesso a me e  anche  a
  qualche altro deputato.
   L'unica   preghiera  che  rivolgo  a  quest'Aula  e   a   questa
  Presidenza è che, quando si verifica un eccesso, non deve  essere
  quell'eccesso   utilizzato  perché  quell'eccesso,  dall'esterno,
  viene preso come una reazione demagogica, populista. Magari, è un
  modo di esprimersi della nostra personalità, spesso collegata  ad
  un  ultimo grido di dolore rispetto ad un torto che si ritiene di
  aver subito.
   Quegli  eccessi  che  potranno capitare  a  tutti,  non  possono
  diventare  tema  di  quest'Aula. Mi sono particolarmente  sentito
  toccato  perché  non era la prima volta che si verificava.  Si  è
  verificato in più occasioni da questo podio.
   Mi  dispiace  di  aver  avuto questa  reazione  con  l'onorevole
  Maira.  Per  me  è  stata, però, la sommatoria di  una  serie  di
  interventi  che  ho  registrato e che, di conseguenza,  mi  hanno
  portato ad un'ulteriore reazione.
   Ringrazio l'onorevole Maira per questo gesto che ha voluto  fare
  nei  miei  confronti e nei confronti del Parlamento  e  ringrazio
  l'intera Aula per la solidarietà che sul tema ha espresso.

                             (Applausi)


   Presidenza del vicepresidente Formica


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
                  nn. 240-85-213-256-278-296-299/A

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  devo
  segnalare  a  lei e agli Uffici che quest'Aula, con l'emendamento
  11.1.1   -   che  ha  votato  favorevolmente  -   è   andata   in
  contraddizione con il precedente emendamento 5.19, per  cui  sarà
  necessario fare un coordinamento dei testi dal momento  che,  con
  il 5.19, abbiamo ricondotto alcune circostanze alle sole città di
  Palermo, Catania e Messina e, con l'11.1.1 - che, successivamente
  l'Aula ha votato - abbiamo, invece, ricompreso anche i comuni con
  popolazione superiore ai 100 mila abitanti. Quindi, le due  norme
  necessitano di un coordinamento che la invito a fare.
   La  seconda cosa che voglio dire - e voglio dirlo anche all'Aula
  -  è  che  con certezza, in occasione dell'emendamento  A.22,  da
  parte del Presidente, c'è stata una violazione regolamentare.
   Quest'Aula deve sapere che, se esistono - come esistono -  delle
  riprese  video, dimostrano, senza incertezza alcuna, che è  stato
  chiesto,  da  parte  di  alcuni deputati, di  potere  intervenire
  sull'emendamento  A.22, prima che il Presidente  lo  mettesse  in
  votazione.    Il    Presidente   l'ha    messo    in    votazione
  precipitosamente, senza consentire il dibattito.
   Mi  dispiace,  Signor Presidente, ma lei si è reso  protagonista
  di  una  violazione  regolamentare. Quest'Aula  deve  sapere  che
  esistono le riprese video - e, su questo, non c'è alcun dubbio  -
  e  stiamo  tacendo rispetto ad una cosa che in  questa  Aula  non
  dovrebbe avvenire e che lei non avrebbe dovuto commettere

   PRESIDENTE.  Onorevole  De  Benedictis,  questa  Presidenza  non
  commette  proprio  nulla e io inviterei i deputati  a  seguire  i
  lavori d'Aula...

   DE  BENEDICTIS. Lei deve seguire le richieste di  intervento  da
  parte dei deputati

   PRESIDENTE.  Onorevole  De Benedictis, stia  attento  ai  lavori
  d'Aula, sia veloce nel seguire.
   Onorevoli  colleghi, ci sono le indicazioni date  dall'onorevole
  De  Benedictis agli Uffici per fare un lavoro di ricucitura, alla
  luce   delle   interpretazioni  da  dare  sulle  due   votazioni,
  l'articolo 5 e l'articolo 11. Pertanto, gli Uffici prendano  atto
  di  ciò  e  invito  l'onorevole De Benedictis a  formalizzare  un
  emendamento, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento  interno,
  perché  gli  uffici non possono avere contezza di ciò  che  viene
  detto a voce.
   Comunico  che  è  stato  presentato, dal Governo,  l'emendamento
  117.1, ai sensi dell'articolo 117  del Regolamento interno.

                          (Brusìo in Aula)

   Onorevoli colleghi, stiamo votando l'emendamento 117.1, a  firma
  del  Governo.  Si  è trattato di un mero errore  materiale  nella
  dizione

                          (Brusìo in Aula)

   CRACOLICI. Invito il Governo a ritirare l'emendamento.

   SCOMA,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e  gli
  enti locali.  Ritiro l'emendamento.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevole De Benedictis, le sue osservazioni saranno oggetto  di
  considerazione da parte della Presidenza.
   Pongo   in   votazione  la  delega  alla   Presidenza   per   il
  coordinamento  formale  del disegno di legge.  Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvata)


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Votazione  finale  per scrutinio nominale del disegno  di  legge
  «Composizione delle giunte. Status degli amministratori locali  e
  misure   di   contenimento  della  spesa  pubblica.   Soglia   di
  sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali della  Regione.
  Disposizioni varie». (240-85-213-256-278-296-299/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  alla  votazione  finale  per  scrutinio
  nominale del disegno di legge «Composizione delle giunte.  Status
  degli  amministratori locali e misure di contenimento della spesa
  pubblica.  Soglia  di  sbarramento  nelle  elezioni  comunali   e
  provinciali  della Regione. Disposizioni varie»  (240-85-213-256-
  278-296-299/A)
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  54
   Maggioranza         28
   Favorevoli          39
   Contrari             2
   Astenuti            13

                        (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi, ringrazio l'Aula per l'impegno  profuso  in
  questa giornata particolarmente gravosa.
   La seduta è sospesa.

   (La seduta, è sospesa alle ore 21.22, è ripresa alle ore 21.32)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Seguito  della  discussione  del  disegno  di  legge  «Norme  in
  materia  di gestione del Servizio Idrico Integrato e  di  EAS  in
  liquidazione.  Disposizioni in materia  di  ambiti  e  sub-ambiti
  territoriali ottimali idrici» (192/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  al punto III  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  con la discussione del disegno di legge  «Norme  in
  materia  di gestione del Servizio Idrico Integrato e  di  EAS  in
  liquidazione.  Disposizioni in materia  di  ambiti  e  sub-ambiti
  territoriali ottimali idrici» (192/A) posto al numero 2).
   Invito  i componenti la IV Commissione, «Ambiente e territorio»,
  a prendere posto nel relativo banco.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                       Sull'ordine dei lavori

   LACCOTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  penso  che
  quest'Aula  abbia  bisogno di un po' di  serenità  perché   è  un
  disegno di  legge particolare.
   Sull'ordine dei lavori ritengo che questo Parlamento, in  queste
  condizioni,  non  possa  legiferare perché  c'è  un  problema  di
  serenità,  ciò  vuol  dire che ogni articolo deve  essere   letto
  puntualmente e ogni emendamento venga distribuito, prima;  esiste
  un  problema  riguardante  il primo emendamento del  Governo,  il
  problema  di  mettere  un  segretario che  possa  controllare  la
  votazione  e tutto questo per evitare che accadano,   poi,  delle
  recriminazioni di cui al precedente disegno di legge.
   Quindi  la  prego,  signor  Presidente, di procedere  con  molta
  calma: se noi facciamo con calma riusciremo a fare meglio.


   Presidenza del vicepresidente Formica


    Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
                                192/A

   PRESIDENTE.    Onorevole   colleghi,    si    passa    all'esame
  dell'articolo 1. Ne do lettura:

                             «Articolo 1
  Disposizioni in materia di gestione del Servizio Idrico Integrato
                      e di EAS in liquidazione

   1.  Nelle  more della regolamentazione di riordino del  Servizio
  Idrico  Integrato  ed  al  fine  di consentire  l'utilizzo  delle
  risorse  comunitarie, negli Ambiti Territoriali Ottimali in  cui,
  entro  sessanta  giorni  dalla data di entrata  in  vigore  della
  presente legge, non si è proceduto alla stipula del contratto  di
  affidamento del servizio in favore del soggetto unico gestore, il
  servizio  medesimo  è gestito dalla Regione siciliana  -  Agenzia
  regionale  per  i  rifiuti e le acque, che può  anche  costituire
  strutture   societarie   a   totale   capitale   pubblico,   fino
  all'affidamento  del  servizio medesimo.  Dopo  l'affidamento  al
  gestore  unico  del  Servizio  Idrico  Integrato,  le  opere   di
  pertinenza dell'Ambito Territoriale Ottimale sono restituite allo
  stesso.
     2.  Al fine di accelerare la liquidazione dell'Ente Acquedotti
  Siciliani,  le  attuali  gestioni  di  servizio  idrico,   svolte
  dall'ente medesimo, sono trasferite, provvisoriamente, nelle more
  della  regolamentazione  di riordino di  cui  al  comma  1,  alla
  Regione  -  Agenzia regionale per i rifiuti e le acque,  che  può
  anche   costituire   apposite  strutture  societarie   a   totale
  partecipazione pubblica.
     3. Per le finalità dei commi 1 e 2, l'Agenzia regionale per  i
  rifiuti e le acque è autorizzata ad assicurare, in fase di avvio,
  alle  predette  società una dotazione finanziaria  non  superiore
  complessivamente a 10.000 migliaia di euro.
     4.  Per  la  natura  contabile  e  finanziaria  degli  aspetti
  connessi  con la liquidazione dell'Ente Acquedotti Siciliani,  al
  comma  1 dell'articolo 23 della legge regionale 5 novembre  2004,
  n.  15,  le  parole  l'Assessorato regionale dei lavori pubblici'
  sono   sostituite  dalle  parole   l'Assessorato  regionale   del
  bilancio e delle finanze'.
     5.  La  solidarietà della Regione prevista  dall'articolo  23,
  comma  2,  della  legge  regionale  5  novembre  2004,  n.  15  e
  successive  modifiche e integrazioni è trasferita  nei  confronti
  dell'Agenzia  regionale per i rifiuti e le  acque,  limitatamente
  all'approvvigionamento dell'acqua conseguente a  quanto  previsto
  dai commi 1 e 2 del presente articolo.
     6.  Con apposito decreto del Presidente della Regione,  previa
  delibera di Giunta regionale, da adottarsi entro sessanta  giorni
  dalla  data  di  entrata  in vigore della  presente  legge,  sono
  rideterminati gli importi e le modalità di erogazione delle somme
  previste dall'articolo 23 della legge regionale 5 novembre  2004,
  n. 15 e successive modifiche e integrazioni.
     7.  Il  personale di ruolo dell'Ente Acquedotti Siciliani,  in
  servizio a tempo indeterminato alla data di messa in liquidazione
  dell'ente, confluisce, entro trenta giorni dalla data di  entrata
  in   vigore  della  presente  legge,  in  un  ruolo  speciale  ad
  esaurimento  presso la Presidenza della Regione,  conservando  la
  posizione giuridica, economica e previdenziale posseduta. In ogni
  caso,  il trattamento economico accessorio del predetto personale
  è assicurato nella stessa misura di quello applicato al personale
  del ruolo regionale. Il personale confluito è utilizzato all'Ente
  Acquedotti  Siciliani  in liquidazione, per  quanto  strettamente
  necessario  all'attività  di  liquidazione  stessa,  nonché  alle
  strutture  societarie di cui ai commi 1 e  2,  in  ragione  delle
  esigenze organizzative e gestionali e delle specifiche competenze
  richieste, tramite l'Agenzia regionale per i rifiuti e le  acque,
  dalle  strutture  societarie medesime. Il  restante  personale  è
  utilizzato,   sentite  le  amministrazioni   interessate   e   le
  competenti   organizzazioni   sindacali,   alle   amministrazioni
  comunali,  provinciali,  agli enti di cui  all'articolo  1  della
  legge  regionale  15 maggio 2000, n. 10 ed alle agenzie  ed  agli
  uffici dell'amministrazione regionale costituiti.
     8. In relazione alla gestione del servizio di cui ai commi 1 e
  2  è fatto divieto all'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque
  ed  alle  strutture societarie di assumere nuovo  personale.  Per
  provvedere  alla gestione del servizio è impiegato esclusivamente
  il  personale  di  cui  al  comma 7, nonché  il  personale  delle
  amministrazioni regionali, comunali o provinciali in posizione di
  comando.
     9. All'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004, n.  9,
  sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
   a) dopo il comma 1 inserire il seguente:
    1  bis.  All'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze
  è   attribuito  il  potere  di  vigilanza  sull'Ente   Acquedotti
  Siciliani posto in liquidazione ai sensi del comma 1';
   b)  al  comma 2 le parole  dell'Assessore regionale per i lavori
  pubblici' sono sostituite con le parole  dell'Assessore regionale
  per il bilancio e le finanze';
   c)  al  comma 3 le parole  dall'Assessore regionale per i lavori
  pubblici' sono sostituite con le parole  dall'Assessore regionale
  per il bilancio e le finanze';
   d)  al  comma 5 bis le parole del primo periodo  all'Assessorato
  regionale  dei  lavori pubblici.' Sono sostituite con  le  parole
   all'Assessorato  regionale del bilancio e  delle  finanze.';  le
  parole  del  secondo periodo  L'Assessorato regionale dei  lavori
  pubblici'  sono sostituite con le parole  L'Assessorato regionale
  del bilancio e delle finanze'.
     10. Le gestioni svolte provvisoriamente, ai sensi dei commi  1
  e 2, applicano le tariffe previste dai rispettivi piani d'ambito,
  approvati dalla conferenza dei sindaci.
     11.  L'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque  sostituisce
  l'Ente  Acquedotti Siciliani nelle convenzioni stipulate  con  le
  altre  amministrazioni  o società per le attività  relative  alle
  gestioni del servizio idrico di cui al comma 2, in quanto non  in
  contrasto  con altre norme specifiche e comunque fatte  salve  le
  disposizioni  di  cui  al decreto dell'Assessore  regionale  alla
  Presidenza 7 agosto 2002.
     12.  Il personale in quiescenza dell'Ente Acquedotti Siciliani
  continua   a   mantenere  il  trattamento  in  atto  goduto.   Il
  trattamento  previdenziale  integrativo  attualmente  corrisposto
  dall'Ente sarà erogato dalla Regione.
     13.  Sono abrogati i commi 2 quinquies, 2 sexies dell'articolo
  23  della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 ed i commi 4 e  5
  dell'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004, n. 9.
     14.  Agli  oneri  derivanti dai commi 7 e 12, quantificati  in
  8.000  migliaia  di  euro per l'esercizio  finanziario  2008,  si
  provvede  con le disponibilità della U.P.B. 4.2.1.5.3 -  capitolo
  212032  del  bilancio  della Regione per l'esercizio  finanziario
  medesimo.  Gli  oneri per il 2009 e il 2010, valutati  in  30.000
  migliaia di euro per ciascun anno, trovano riscontro nel bilancio
  pluriennale 2008-2010, U.P.B. 4.2.1.5.3.
     15.  Per le finalità del comma 3 è autorizzata per l'esercizio
  finanziario  2008  la spesa di 10.000 migliaia  di  euro  cui  si
  provvede  mediante riduzione di pari importo delle  disponibilità
  dell'U.P.B. 4.2.1.5.2 - capitolo 215704 - accantonamento 1005.»

     Comunico che è stato presentato dal Governo un emendamento  di
  riscrittura 1.R, interamente sostitutivo dell'articolo 1.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, siamo un  po'  tutti  stanchi  e
  consiglierei  ai  colleghi un ultimo sforzo per chiudere   questa
  sessione che è stata travagliata e tribolata.
   Vorrei  fare  notare  che  il  testo  esitato  per  l'Aula,  con
  l'emendamento   del   Governo,  l'1R,   di   riscrittura   si   è
  sostanzialmente di fronte ad un altro disegno di  legge.   Quando
  si   pone  l'attenzione  di  approfondire,  mai  come  in  questa
  occasione,  si  dice  che abbiamo fatto  bene.  Anche  perché  la
  fattispecie, lo dico perché in questi tre giorni ho  dovuto  fare
  un  corso  accelerato  e  quindi provo a   confrontarmi  con  voi
  chiedendovi un minuto, così anche da consentire ai miei  colleghi
  di condividere un punto di ragionamento.
   Mi  pare  di  potere dire che questo disegno  di  legge  ha  due
  obiettivi:  il  primo è quello di trasferire quanto  già  avevamo
  deciso  nel 2002 e poi, successivamente, nel 2004 quando  abbiamo
  posto  in  liquidazione l'EAS dando vita alla società  Sicilacque
  S.p.a.  decidendo  che il personale EAS a quel  tempo  nei  ruoli
  dell'ente  dato  che,  tra l'altro, ha  un  contratto  regionale,
  sarebbe transitato nei ruoli della Regione.
   La  condizione  surreale  che è avvenuta  è  che  noi  nel  2004
  abbiamo deciso che l'EAS andava posta in liquidazione ma dal 2004
  al  2008 l'EAS ha operato come l'ente di gestione delle acque  in
  Sicilia.  Nel  senso che, sganciate le attività, i servizi  verso
  Sicilacque S.p.a., la gran parte delle attività di gestione  sono
  rimaste  in  carico  all'EAS   come se  fosse  ancora  l'ente  di
  gestione delle acque in Sicilia.
   Oggi,  con  questo  disegno di legge  stabiliamo  che  l'EAS  si
  svuota  del  suo  personale, transita in un  ruolo  a  accatomero
  nell'ambito  dell'Amministrazione  regionale  e  si  avviano   le
  procedure con un commissario liquidatore che c'è o che  ci  sarà,
  questo  dipende  dalla Giunta di Governo che ha eventualmente  il
  potere  di  nomina  o  di  revoca per  procedere  alla  messa  in
  liquidazione dell'ente. Questo è un primo aspetto.
   C'è  poi un secondo aspetto che è quello che è cambiato.  Ovvero
  ci  sono degli ATO in Sicilia che non hanno proceduto, per  mille
  ragioni,  all'affidamento,  né in-house  né  attraverso  gestione
  privata dell'ATO idrico.
   Per  questi ATO, un anno fa, era sospesa comunque, la  procedura
  di  affidamento perché il governo di centro-sinistra, di  allora,
  varò  una  norma  che  introdusse una  moratoria,  in  attesa  di
  definire  le  modalità con le quali gestire  il  servizio  idrico
  integrato nel nostro Paese.
   Giusto o sbagliato, non lo so. Il 30 novembre 2008 è scaduta  la
  moratoria. Dal primo dicembre 2009 si pone un'esigenza e cioè che
  gli  ATO  devono essere affidati o in-house o in gara pubblica  e
  cioè a un soggetto privato.
   A  Messina,  mi  si dice che c'è una difficoltà a costituire  la
  società,  per  via  della  particolare  frantumazione  di  quella
  provincia.
   A Trapani, la gara ha avuto una diversa tribolazione.
    Con  questo  provvedimento diamo mandato  all'assessore  per  i
  lavori pubblici di sostituirsi agli ATO e di avviare le procedure
  perché, o in- house o attraverso affidamento a privati,  cioè con
  gara,  entro novanta giorni, venga determinata anche  una  scelta
  per questi due ATO,  mi si dice che c'è ancora qualche problema a
  Ragusa.
   Questo  è  il senso della norma che stiamo andando a varare.  Mi
  limiterei  qui,  proprio per la tempistica  sul  commissariamento
  fissata  a novanta giorni, suggerirei al Governo di escludere  il
  quinto  comma  dall'emendamento 1R. Anche perché,  e  mi  rivolgo
  all'Assessore,  se  un  anno fa c'era il problema  delle  risorse
  comunitarie,  visto che scadevano a fine 2008 e  dovevano  essere
  rendicontate, le risorse comunitarie di cui si parla adesso  sono
  relative al periodo 2007/2013.
   Non  abbiamo  questa immediata questione aperta, tanto  più  che
  entro 90 giorni devono essere definite le procedure di gara.
   Quindi,  chiedo  al  Governo di eliminare il quinto  comma.  Per
  quanto  mi  riguarda,  il testo di riscrittura  raggiunge  i  due
  obiettivi che si sono posti.

   DI   MAURO,   assessore  per  la  Cooperazione,  il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione.  Signor   Presidente,
  onorevoli   colleghi,   nella   qualità   di   presidente   della
  Commissione,  vedo  che   l'emendamento  del  Governo,  1R,   che
  escluso  il  comma  3,  il comma 4 e il comma  6,  tutta  l'altra
  materia è diversa da quella che la commissione ha esaminato.  Per
  quanto  mi  riguarda,  nella qualità  di  presidente,  chiedo  al
  governo di cassare il comma 1 e il comma 5.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor presidente, onorevoli colleghi, vedete,  quando
  si  vuole  cercare di andare oltre, questi sono i  risultati.  Io
  posso   dire   di  essere  d'accordo  con  il  presidente   della
  Commissione,  anche  perché  ci sono alcune  questioni  che  sono
  importanti.
   Il  pomo della discordia dell'ATO di Messina è stato uno. Io ero
  d'accordo    con    una    parte   dell'emendamento    presentato
  dall'assessore per i lavori pubblici.
   Quando  si  vuole  aggiungere che per commissariale  si  debbano
  sentire i sindaci del comune capoluogo o della provincia, ci sono
  dei  problemi che io rimetto all'Aula e anche alla Commissione  e
  al Governo.
   Intanto,  il  termine di novanta giorni è  una  presa  in  giro,
  perché  una  gara,  ad evidenza pubblica, a  valenza  europea  ha
  bisogno  di  almeno 120 giorni di  pubblicazione - se si  sceglie
  la  procedura  accelerata per la pubblicazione -  altrimenti,  ci
  vuole molto di più. E questo è il primo punto; l'altro punto  che
  io  sottopongo al Governo e all'Aula è che in un tempo minimo  di
  150  giorni - perché  abbiamo il tempo per non perdere le risorse
  -   i  Comuni  possono  decidere di darsi il  servizio  in  house
  secondo   le  disposizioni  vigenti o  il   servizio  a  gestione
  pubblica  secondo le norme vigenti, anche perché  la  finanziaria
  nazionale  ha  trasformato e ha dato la  possibilità  di  poterlo
  fare.
   Se  vogliamo realmente risolvere il problema non possiamo  dire:
  diamo  90 giorni di tempo per la gara; significherebbe che questo
  Parlamento,  secondo i lavori pubblici,  vuole dare un  indirizzo
  solo per la gara ad evidenza pubblica.
   Oggi  gli  ATO, secondo la normativa europea vigente, così  come
  state  fatte  in  altre regioni hanno preso il servizio,   seppur
  limitatamente in-house per un anno,  e,  nel contempo, siccome vi
  è  già la decisione dei Comuni della provincia di Messina con  il
  coordinamento del Presidente della provincia,  quindi non nostro,
  di  fare  il consorzio e, quindi, di attivarsi secondo  procedure
  diverse.   Io credo che l'emendamento all'articolo 1,  così  come
  proposto non possa essere accettato, perché vincola solo  ad  una
  gara  che  di  fatto  deve  essere svolta  subito,  questo  è  il
  problema.
     I  termini  per  le gare ad evidenza pubblica,  ve  lo  voglio
  ricordare, siamo in presenza di norme europee perché si tratta di
  centinaia  di milioni di euro e per un servizio della  durata  di
  nove  o quindici e anche ventinove anni  e,  quindi,  deve essere
  ad evidenza pubblica. I tempi non ci sono.
   Ecco  perché  io  mi  associo, totalmente, al  Presidente  della
  Commissione per cassare questo comma.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO.  Onorevole  Presidente  io  vorrei  raccomandare   al
  Governo   ed   ai   colleghi  parlamentari  un'attenzione   molto
  particolare  rispetto a questo argomento  non  è  solo  un  fatto
  gestionale  ma è anche un fatto estremamente sensibile.
   La  nostra  Regione  e  tutta l'area del  Mediterraneo  è  stata
  interessata  da  un  movimento quello di Alex  Zanotelli  che  ha
  sensibilizzato centinaia di migliaia di cittadini, anzi,  qualche
  milione.  La possibilità di prorogare ulteriormente il termine  è
  un  segnale  forte  che il Parlamento deve dare  per  mettere  in
  condizioni  i  comuni di consorziarsi e favorire la gestione  in-
  house  perché  ormai  è  un fatto che è passato  nell'immaginario
  collettivo  che la privatizzazione dell'acqua possa rappresentare
  l'affare del secolo.
     L'orientamento  è quello di considerare che  l'acqua,  domani,
  molto  più  che  il petrolio, sarà, come dire, il luogo  dove  si
  potranno ricavare utili straordinari.
     Se  noi stringiamo eccessivamente i termini, non metteremo gli
  enti nelle condizioni di potersi organizzare per la  gestione in-
  house  delle risorse e noi rischieremmo di provocare un movimento
  spontaneo, molto diffuso, il cui obiettivo, probabilmente, non  è
  quello  che vuole  raggiungere l'Aula, cioè dare l'acqua in  mano
  ai  privati  e  favorire il rialzo delle bollette; voi immaginate
  bene  le  condizioni di disagio che potrebbero essere  devastanti
  nella considerazione dei nostri amministrati.

   PRESIDENTE.  Abbiamo apprezzato la riscrittura  del  Governo,  a
  questa  sono  state  apportate  delle  osservazioni.  C'è   stata
  un'osservazione del Presidente della Commissione, per  primo,  ma
  la questione che riguardava il commissariamento di questi due ATO
  inadempienti  era già materia degli emendamenti presentati  tanto
  che  li  ritrovate nel  testo del fascicolo, onorevole Mancuso  e
  c'è  stata  una sua prima osservazione riguardo al fatto  che  il
  comma 1 e cioè il commissariamento dei due ATO, quello di Messina
  e  quello  di  Trapani,  fosse  stato  inserito  successivamente,
  mentre,  già nel fascicolo c'erano ben tre emendamenti che  vanno
  in  quel senso.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Non è così

   PRESIDENTE.  Dopo  di che,  pur tuttavia,  ci sono  state  altre
  due   osservazioni,  una  dell'onorevole  Laccoto  che  tende   a
  correggere  il  mancato coinvolgimento di tutti  i  comuni  della
  provincia,  e,  quindi,  estendere oltre che al comune  capoluogo
  anche ai comuni della provincia.
   Un'altra  osservazione  fata al periodo  troppo  breve,  novanta
  giorni,  per espletare la gara.
   Quindi,  se  il  Governo prende nota, onorevole Gentile,  se  il
  Governo prende nota, si potrebbe  estendere ai comuni e non  solo
  al  comune  capoluogo, e aumentare il termine dei novanta  giorni
  che,  come suggeriva l'onorevole Laccoto e l'onorevole Digiacomo,
  perché   è  un  periodo  troppo  breve,   e  inserire  anche   la
  possibilità  di  esperire  la  via dei  progetti  in-house  e  la
  soppressione del comma 5.
   Per  consentire  agli Uffici di fotocopiare gli emendamenti  per
  la distribuzione, la seduta è sospesa per cinque minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 21.54, è ripresa alle ore 22.11)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                       Sull'ordine dei lavori

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  stasera,
  ci  stiamo  convincendo  perché  abbiamo  visto  che  l'assessore
  Gentile assieme ad altri colleghi ha modificato l'articolo 1  per
  dodici  volte. Alla tredicesima volta, scopriamo che deve  essere
  autorizzato a designare un commissario ad acta; il commissario ad
  acta  lo può nominare in qualunque momento; non penso che  questo
  Parlamento debba designare un commissario ad acta; il commissario
  ad acta è già nei suoi poteri.
   Pertanto,  prego  l'assessore Gentile, di non  introdurre  altre
  norme.  Stasera,  dobbiamo  limitarci  ad  approvare  la  riforma
  dell'EAS;  fermiamoci  all'EAS,  alle  cose  riguardanti   l'EAS,
  dopodiché,  approviamo  ciò  che  riguarda  i  forestali  che   è
  un emergenza,  l'unica  vera emergenza  e,  fra  quattro  giorni,
  quando discuteremeo della finanziaria, potremo anche trattare  la
  vicenda dei Piani d'ambito.
   Continuare  in  questo  modo,  con  un  Parlamento  stanco  che,
  all'ultimo minuto, deve decidere senza capire perfettamente  cosa
  sta  approvando,  facendo anche saltare i nervi a  colleghi  che,
  francamente, da tre giorni, stanno lavorando seriamente,  non  ci
  sembra il caso.
   Signor  Presidente,  mi faccia completare i mio  intervento.  La
  mia  unica preoccupazione è che lei stasera - gliel'ho già  detto
  poco fa - in questa vicenda, giochi il doppio ruolo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Leanza, si limiti a  dare  un  contributo
  fattivo alla Presidenza ed al prosieguo dei lavori d'Aula.

   LEANZA  NICOLA.  Penso che i colleghi stasera  vogliano  parlare
  dell'EAS,  dei forestali  e dell'Ente Fiera. Per quanto  riguarda
  il  resto,  la prego, anche per le cose che sono state  dette  in
  Commissione  Bilancio, fermiamoci a queste cose. Il  resto  delle
  cose le faremo in finanziaria.
   Nessuno  vuole remorare nulla ma vogliamo, come dicevo poco  fa,
  avere  le  idee  chiare  e sapere perfettamente  ciò  che  stiamo
  approvando ed in che modo lo stiamo facendo. Nessuna mancanza  di
  rispetto nei suoi confronti; so che lei conosce perfettamente  la
  materia  perché  riguarda anche la sua provincia  ed  essendo  un
  autorevole deputato della provincia, la invito, cortesemente

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, posto che  la  funzione  di  un
  Parlamento,  per  come la voglio interpretare  io,  è  quella  di
  approvare  delle leggi che risolvano i problemi dei Siciliani  e,
  posto  che per fare ciò ci vogliono anche i veicoli per approvare
  queste leggi e, posto, inoltre, che noi, sulla vicenda collegata,
  appunto,  a quella degli ambiti degli ATO - è bene che i colleghi
  lo  sappiano  -  abbiamo già perso 200 milioni di euro,  ritirati
  dalla  Comunità europea, proprio perché, in due province, Messina
  e Trapani, onorevole enza, non sono riusciti a costituire ciò che
  la   legge  prevedeva.  E'  dovere  di  questo  Parlamento,   che
  rappresenta  tutti  i Siciliani e non solo  una  parte  di  essi,
  vedere  di approvare una norma che consenta alla Sicilia  di  non
  perdere  i  fondi e, ad alcune province della Sicilia stessa,  di
  non essere trattate in maniera diversa rispetto alle altre.
   Se  il  Governo  ha ritenuto, per risolvere il problema  che  da
  otto  anni  si  trascina in questa provincia,  di  affrontare  il
  problema con un emendamento nel disegno di legge al nostro esame,
  ritengo  sia giusto affrontarlo. Se poi l'onorevole enza intende,
  per risolvere i problemi, aggravarne altri, per favorirne alcuni,
  non  trova  certamente d'accordo questa Presidenza  che  potrebbe
  pure  decidere - visto che ci trasciniamo da troppe ore ed io  mi
  rendo  conto che i colleghi sono anche stanchi - di chiudere  qui
  la  finestra  e  rimandare la risoluzione  dei  problemi  che  si
  vorrebbero affrontare in altra norma futura.


   Presidenza del vicepresidente Formica


        Riprende la discussione del disegno di legge n. 192/A

   MANCUSO, presidente della Commissione,. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione.  Signor  Presidente,
  innanzitutto, ringrazio l'onorevole Leanza per l'intervento  che
  ha  fatto e mi scuso con l'assessore Di Mauro per un momento  di
  nervosismo  che mi sembra anche normale che si sia  creato  dopo
  tre giorni di lavoro.
     Innanzitutto, signor Presidente, tanto per non mettere  ansia
  né  a noi né ai Siciliani, i 200 milioni di euro che lei ritiene
  che  i  due  ambiti hanno perso per i finanziamenti europei,  la
  rassicuro del fatto che la Commissione europea ha fatto  sì  che
  la  Sicilia, la settimana scorsa, recuperasse quei fondi  ed  ha
  rinviato  al 30 giugno 2009 il recupero degli stessi, auspicando
  che  i  progetti esecutivi siano in mano, non solo  all'autorità
  d'ambito,  ma anche direttamente ai comuni che hanno inserito  o
  possono inserire, fino al 31 dicembre, nelle autorità d'ambito i
  progetti  esecutivi.  Quindi, questa preoccupazione  di  perdere
  denari  non  trova  riscontro; meno male che ci  ha  pensato  la
  Commissione europea.
   Per   quanto   riguarda  la  problematica  da  lei   giustamente
  rappresentata al Parlamento, non solo di due autorità d'ambito ma
  aggiungerei di una terza, che, anche se potrebbe sembrare strano,
  ma non è così, è quella di Catania.
   E'  chiaro che, così come è stato fatto per altre province  -  e
  cito,  non a caso, la provincia dell'Assessore, cioè la provincia
  di  Agrigento - circa un anno fa, è stato utilizzato  quello  che
  prevede  la norma, la nomina del Commissario ad acta, l'eventuale
  gara  e  l'eventuale affidamento che già è previsto da  tutte  le
  norme  dell'ordinamento della Regione siciliana. Rispetto  quindi
  alle  cose  che  abbiamo detto qui, il comma 1  -  e  non  è  per
  difendere qualcuno in particolare - è una scelta politica e anche
  questa  che si può condividere o meno. Il comma 1 commissaria  la
  gestione  attuale dell'ATO, sia consorzi di comuni sia presidenti
  di provincia, affinché predisponga il bando di gara.

   CRACOLICI. Di quale comma 1 sta parlando?

   MANCUSO,  presidente  della Commissione. Dell'emendamento  1R.1;
  cosa   diversa   è   il  comma  1  del  testo  originario,   cosa
  completamente diversa.
   Quindi,   rispetto  ad  una  scelta  politica  così  importante,
  ritengo  che  non dobbiamo arrivare al punto di dire:  o  andiamo
  avanti  così oppure mettiamo a repentaglio la legge dell'EAS,  la
  legge  dei  forestali. Se c'è un accordo politico - ed io  faccio
  questo  al momento, nella vita, ed il mio Capogruppo mi  conforta
  su  questo  accordo politico importante - sul comma  1,  possiamo
  andare avanti.
   Per  quanto  mi  riguarda, se questo conforto  politico  non  ce
  l'ho,   signor   Presidente,  lei  non   se   l'abbia   a   male,
  assolutamente. Così come io faccio il politico, lo fa pure lei e,
  rispetto  a  questo,  non  posso  prendere  una  decisione   così
  importante, altrimenti, svilirei quello che è non solo  il  ruolo
  del parlamentare ma anche il ruolo di appartenenza a quella che è
  un'azione anche di amicizia e di solidarietà a tanti deputati e a
  tante persone che aspettano risposta.
   Ritengo  che  stasera con la stanchezza - e  vista  anche  l'ora
  tarda - con il riconoscimento alla Presidenza che ha votato in un
  batter  d'occhio  anche una legge importante  di  24  articoli  e
  centinaia  di emendamenti, facciamo un errore a non valutare  con
  serenità il comma 1 e, soprattutto, il comma 5. Per questi ultimi
  due  commi,  ci  vorrebbe  -  a  mio  avviso  -  una  riflessione
  approfondita,  seria, che investa la politica  regionale.  Poiché
  non è affidato a me tale compito, sotto il profilo dell'azione  e
  sotto  il profilo della direzione politica, attendo, da parte  di
  chi  ha  questa responsabilità, che mi faccia sapere  qual  è  la
  strada migliore.

   DI   MAURO,   assessore  per  la  cooperazione,  il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO,   assessore  per   la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,
  credo  che questo disegno di legge che porta il titolo  Norme  in
  materia  di gestione del  servizio idrico integrato e di  EAS  in
  liquidazione.  Disposizioni in materia di  ambiti  e  sub  ambiti
  territoriali  ottimali  idrici' possa trattare  i  due  temi  che
  riguardano l'EAS e che riguardano sostanzialmente gli ATO,  però,
  relativamente  alla questione dell'EAS, sarei dell'avviso  che  è
  opportuno trattare i commi 3 - parlo dell'emendamento 1.R -  e  4
  che  riguardano la questione del personale su cui  credo  ci  sia
  l'intesa di tutti e siano commi assolutamente chiari.
   Sul  comma 2, per quanto mi riguarda, credo che ci sia  da  fare
  una  riflessione  per tutte le complicanze di ordine  civilistico
  che  potrebbe  comportare il percorso relativo alla  liquidazione
  dell'Ente.
   Se l'Assessore l'ha fatto, questo punto si può anche votare.
   Per  quanto  riguarda i commi 1 e 5,  vorrei  far  presente  una
  cosa:  quando  sono  sorti gli ATO, tutto  il  percorso  è  stato
  accompagnato da una serie di studi della società SOGESIT  che  ha
  stabilito  per ogni ATO  la copertura necessaria per definire  il
  percorso per rendere ottimale la rete idrica.
   Per  ogni  provincia, c'è stato un calcolo che andava ad  essere
  coperto, in parte, con il 70 per cento dei fondi del CIPE  e  con
  il 30 per cento dei fondi che venivano dati dai privati.
   Posto  questo, in questo comma 5, andrebbe indicata la  delibera
  CIPE  che  ha  stabilito i fondi che sono  assegnati  all'ATO  di
  Palermo  e Messina, altrimenti, una norma così generica  consente
  ancora  di attingere a finanziamenti comunitari che andrebbero  a
  valere  sulle  reti idriche, cosa che, invece,  è  di  competenza
  della società che vince la gara di appalto.
   Lo  dico  perché - state attenti - la società che vince la  gara
  di  appalto  ha una compensazione abbastanza ottimale  che  serve
  proprio  a  venire incontro per tutti gli interventi che  debbono
  essere fatti sulla rete idrica.
   Quando la Regione siciliana interviene ulteriormente sulla  rete
  idrica,  non fa altro che consentire sostanzialmente un  guadagno
  ulteriore  alla  società che andrà ad acquisire  l'appalto  della
  gestione della rete idrica.
   Pertanto,  qui va indicata la delibera del CIPE che  contiene  i
  limiti  del finanziamento che viene assegnato agli ATO di Palermo
  e  di  Messina. Relativamente al comma 6,  non so di cosa  tratta
  quest'abrogazione. Se l'Assessore ce lo spiega, vediamo di capire
  di  cosa  si tratta perché, fra l'altro, qui non c'è il documento
  che esplicita le relative normative.

   MUSOTTO. Palermo perché? E' già concluso.

   DI   MAURO,   assessore  per  la  cooperazione,  il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Scusi, Messina e Trapani.

   GENTILE,. assessore per i lavori pubblici. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per i lavori pubblici.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, il problema dell'articolo 5 è risolto  perché
  l'abbiamo cassato. Io non sono d'accordo e - a mio avviso  -  non
  occorre  indicare assolutamente. una delibera CIPE in un  disegno
  di legge. Quindi, se c'è una delibera CIPE, si possono prendere i
  riferimenti dalla delibera stessa tranquillamente.
   Riguardo  al  comma  1,  c'è una serie  di  emendamenti.  Se  li
  possiamo  iniziare  ad  esaminare,  signor  Presidente,  potremmo
  approvarli.

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento 1.R.1.  Comunico  che  è
  stato presentato il subemendamento 1.R.8.

   GENTILE, assessore per i lavori pubblici. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per i lavori pubblici.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, c'è un emendamento, a firma  del  Presidente
  della  Commissione, onorevole Mancuso, che elabora tutto il comma
  1.

   CRACOLICI Signor Presidente, lei si deve determinare...

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vista l'ora tarda, è il caso  di
  chiudere la seduta e, forse, anche la sessione.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a questo  punto
  dei  lavori  d'Aula,  per poter procedere, avendo  ascoltato  gli
  interventi  dei colleghi che mi hanno preceduto -  il  presidente
  Mancuso, poi il Presidente Leanza e poi il Governo, nella persona
  dell'assessore Di Mauro - a me pare che, facendo sintesi e  media
  degli  argomenti  utilizzati  nei tre  interventi,  la  soluzione
  praticabile potrebbe essere quella della eliminazione dei commi 1
  e  5,  al  fine di poter procedere più speditamente, in  modo  da
  finalizzare l'articolato alla materia EAS con gli emendamenti  di
  competenza  della  materia stessa, più quelli  che  riguardano  i
  forestali, che sono stati aggiunti sulla base di un accordo.  Nel
  caso   in  cui  questo  non  fosse  praticabile,  sarebbe  meglio
  interrompere i lavori dell'Aula.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   LACCOTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  così  come  è
  stato  detto,  esiste già la normativa che consente all'Assessore
  per  i  lavori  pubblici di inviare il Commissario  ad  acta.  Si
  potrebbero  cassare il comma 1 del testo originario, il  comma  1
  dell'emendamento R1 e il comma 5 dell'emendamento R5 e seguire le
  procedure normali; ci sarebbero così gli strumenti che consentono
  all'Assessore per i lavori pubblici di fare le diffide ed inviare
  i  Commissari ad acta. Così si potrebbe risolvere il problema, in
  questa fase.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi,  oggi abbiamo assistito  ad  un
  lavoro  intenso. Poiché nelle ultime ore, vuoi per la  stanchezza
  che ha preso un po' tutti, sono emersi alcuni contrasti circa  il
  modo di procedere,  chiudo la seduta e la rinvio a domani...

   CRACOLICI.  Signor Presidente, lei non lo può fare.  Le  ricordo
  che, in Conferenza dei Presidente di Gruppi parlamentari...

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, lo posso fare,  in  Conferenza
  dei  Capigruppo, si era stabilito di chiudere la  finestra  entro
  giorno 5 dicembre e il 5 è domani.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  domani,  venerdì  5
  dicembre 2008, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


   I - Comunicazioni

   II - Discussione del disegno di legge:

       Norme in materia di gestione del Servizio Idrico Integrato e
  di  EAS in liquidazione. Disposizioni in materia di ambiti e sub-
  ambiti territoriali ottimali idrici  (192/A) (Seguito)

                          La seduta è tolta alle ore 22.34

          Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 02.00

                       DAL SERVIZIO RESOCONTI
                            Il Direttore
                        Dott. Eugenio Consoli

      ALLEGATO  EMENDAMENTI APPROVATI  NEL CORSO  DELLA  SEDUTA

  DISEGNO  DI  LEGGE N. 240 ED ALTRI  COMPOSIZIONE  DELLE  GIUNTE.
  STATUS  DEGLI  AMMINISTRATORI LOCALI E  MISURE  DI  CONTENIMENTO
  DELLA SPESA PUBBLICA. DISPOSIZIONI VARIE

     All'articolo 4:

   Emendamento 4.1:

  Aggiungere il seguente comma:

   Le  disposizioni  di  cui  al comma  1  non  si  applicano  nei
  confronti  degli amministratori e dei consiglieri  comunali  che
  siano  dipendenti  dello stesso ente e  si  sono  avvalsi  delle
  disposizioni  obbligatorie  in  tema  di  aspettativa  per   non
  incorrere nei casi di ineleggibilità di cui all'articolo 9 della
  legge regionale 24 giugno 1986, n. 31 .

   Subemendamento 4.1.1:

  Dopo la parola  comunali  inserire le parole  e provinciali .

     All'articolo 5:

   Emendamenti 5.14 e 5.17:

  Alla  lettera e), cassare le parole da  alle cui circoscrizioni
  fino alla parola  regolamentari

   Emendamenti 5.19 e 5.20:

  Alla  lettera  e), comma 4, sostituire le parole   capoluogo  di
  provincia  con le parole  a Palermo, Catania e Messina .

   Emendamento 5.18:

  Alla fine della lettera e), comma 4, aggiungere:

   E'  fatto  obbligo ai comuni assegnare funzioni  amministrative
  decentrate  entro  180  giorni  dall'entrata  in  vigore   della
  presente legge.

   Emendamento 5.13:

  Al  comma 4, lettera e), sostituire  40 per cento  con   60  per
  cento .

    Subemendamento 5.16.1:

  Aggiungere   Si  può optare solo nei comuni  dove  il  consiglio
  comunale prevede tale ipotesi .

     All'articolo 6:

   Emendamento 6.1:

  Aggiungere le seguenti parole:

     Il  sindaco  e  il  presidente della  provincia  non  possono
  cumulare  alla propria altre indennità di cariche ricoperte  per
  la funzione .

     All'articolo 8:

   Emendamenti 8.2 e 8.3:

  Sopprimere la lettera b).

   Emendamento 8.5:

  Al  comma 1 dopo l'ultimo periodo della lettera c) è aggiunto il
  seguente:

   Per i comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti l'ammontare
  complessivo da rimborsare nell'ambito di un anno solare non  può
  superare  l'importo pari a metà dell'indennità massima  prevista
  per il rispettivo sindaco nello stesso periodo.

     All'articolo 10:

   Emendamento 10.5:

  Alla fine del comma 2 aggiungere  e i consorzi universitari.

     All'articolo 11:

   Subemendamento 11.1.1:

  All'emendamento  11.1,  dopo  le  parole   già  frazioni    sono
  aggiunte  le  seguenti altre:  i comuni compresi  tra  50.000  e
  100.000  abitanti  possono  istituire consigli  circoscrizionali
  senza  oneri di spesa a carico dei propri bilanci. I comuni  con
  popolazione  superiore  a  100.000 e  fino  a  250.000  abitanti
  possono  istituire consigli circoscrizionali purché  i  relativi
  oneri  siano  contenuti, per ciascuno di essi,  nei  limiti  dei
  tetti   di  spesa  discendenti  dall'applicazione  dei  principi
  fissati dalla normativa nazionale vigente in materia .

   Emendamento 11.1:

  Al  comma  1, il numero  250.000  si sostituisce con  il  numero
   50.000 .

  Al  comma  3  dell'articolo  11, dopo la  parola   appartenenza
  aggiungere:  -  nei comuni con popolazione inferiore  a  250.000
  abitanti,  il  limite  di  spesa per la  gestione  dei  consigli
  circoscrizionali  è  demandata  alla  Giunta  ed  al   consiglio
  comunale del comune medesimo, che stabiliscono altresì il numero
  dei    consigli   circoscrizionali,   tenendo   in   particolare
  considerazione gli agglomerati extraurbani, già frazioni.

   Subemendamento 11.5.1:

  All'emendamento  11.5  cassare le  lettere  e),  f)  e  l'ultimo
  capoverso   dalle   parole   Al  comma  3   sino   alla   parola
   Regolamento

   Subemendamento 11.5.2:

  All'emendamento 11.5 cassare la parola  gestionali .

   Emendamento 11.5:

  Al comma 1 aggiungere il seguente comma:

   1 bis. La circoscrizione ha poteri gestionali in ordine a:

  a) servizi demografici;
  b) servizi sociali e di assistenza sociale;
  c) servizi scolastici ed educativi;
  d) attività e servizi culturali, sportivi e ricreativi in ambito
  circoscrizionale:
  e)  attività  e  servizi di manutenzione  urbana,  gestione  del
  patrimonio   comunale,  disciplina  dell'edilizia   privata   di
  interesse circoscrizionale;
  f)   iniziative   per   lo   sviluppo  economico   nei   settori
  dell'artigianato  e del commercio, con esclusione  della  grande
  distribuzione commerciale .

  Al  comma  3,  al  primo periodo, dopo le  parole   da  apposito
  regolamento  Aggiungere le seguenti parole:  I comuni adeguano i
  propri  statuti e i propri regolamenti alle disposizioni di  cui
  al  comma  ibis,  entro e non oltre 3 mesi  dalla  pubblicazione
  della  presente  legge  sulla gazzetta ufficiale  della  regione
  siciliana .

     All'articolo 18:

   Emendamento 18.1.1:

  All'emendamento 18.1 cassare le parole  per estratto

   Emendamento 18.1.2:

  All'emendamento  18.1,  dopo la parola  notizia   aggiungere  il
  seguente  periodo  E' fatto obbligo alle aziende  pubbliche  (ex
  municipalizzate)  di rendere noto nel rispettivo  sito  internet
  tutti  gli atti adottati dal consiglio di amministrazione  e  le
  determinazioni presidenziali e dirigenziali.

   Emendamento 18.1:

  Sostituire l'articolo 18 con il seguente:

   Art. 18 - Obbligo per gli enti locali di pubblicazione di  atti
  nel  sito  internet  - 1. E' fatto obbligo alle  amministrazioni
  comunali e provinciali, ferme restando le disposizioni a  tutela
  della  privacy,  di rendere noto, per estratto,  nel  rispettivo
  sito  internet tutti gli atti deliberativi adottati dalle giunte
  e dal consiglio e le determinazioni sindacali e dirigenziali, ai
  fini di pubblicità notizia .

     All'articolo 20:

   Emendamento 20.1:

  Dopo  la  parola   società  aggiungere le  parole   aziende  ed
  enti .

      All'articolo 21:

   Emendamento 21.1:

  Al primo comma, prima delle parole  nelle società  aggiungere le
  parole  nelle aziende, negli enti e .

                       EMENDAMENTI AGGIUNTIVI

   Emendamento A 2:

  Dopo l'articolo 13, aggiungere il seguente:

   Art.   13   bis.-   Nel   primo  capoverso   dell'articolo   55
  dell'ordinamento amministrativo degli enti locali approvato  con
  legge  regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche  il
  periodo    fra  i  componenti  dell'ufficio  ispettivo  previsto
  dall'articolo 1 della legge regionale 23 dicembre 1962,  n.  25,
  con almeno cinque anni di anzianità di servizio nell'ufficio   è
  sostituito  con  il  seguente:  fra i  funzionari  direttivi  in
  servizio  presso  l'assessorato regionale della famiglia,  delle
  politiche  sociali  e delle autonomie locali  che  hanno  svolto
  funzioni  ispettive, di vigilanza e di controllo  nei  confronti
  degli enti locali da almeno cinque anni .

  2.   Nel  primo  capoverso  dell'articolo  145  dell'ordinamento
  amministrativo  degli enti locali approvato con legge  regionale
  15  marzo 1963, n. 16 e successive modifiche il periodo   fra  i
  componenti dell'ufficio ispettivo previsto dall'articolo 1 della
  legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25, con almeno cinque  anni
  di  anzianità  di  servizio nell'ufficio  è  sostituito  con  il
  seguente:   fra  i  funzionari  direttivi  in  servizio   presso
  l'assessorato regionale della famiglia, delle politiche  sociali
  e delle autonomie locali che hanno svolto funzioni ispettive, di
  vigilanza  e  di  controllo nei confronti degli enti  locali  da
  almeno cinque anni .

   Emendamento A 7:

  Aggiungere il seguente articolo:

   Art...  - 1. Nelle more dell'entrata in vigore della disciplina
  comunitaria di cui al Regolamento CE n. 1370/2007,  al  fine  di
  assicurare  la  continuità del servizio  di  trasporto  pubblico
  locale  e  di  rendere più agevole agli enti locali il  graduale
  compimento   degli   atti   necessari   all'applicazione   della
  disciplina  di cui sopra, i contratti di affidamento provvisorio
  di  cui all'articolo 27 della legge regionale 22 dicembre  2005,
  n.  19. sono prorogati, dalla data della loro naturale scadenza,
  di ulteriori 48 mesi .

   Emendamento A 22:

  Aggiungere il seguente articolo:

    Art  - L'articolo 83 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6
  come  modificato  ed  integrato dall'articolo  129  della  legge
  regionale  26 marzo 2002, n. 2, si interpreta nel senso  che,  a
  far  data dall'entrata in vigore della legge regionale n. 2/2002
  ai  presidenti degli Istituti autonomi case popolari  spetta  un
  compenso   determinato  in  misura  pari   al   75   per   cento
  dell'indennità   complessiva  del  presidente  della   provincia
  regionale  di  appartenenza con la riduzione del  10  per  cento
  prevista dall'articolo 17 della legge regionale n. 2/2002 .

   (*) EMENDAMENTO AI SENSI DELL'ART. 117 DEL REGOLAMENTO INTERNO

  All'emendamento 5.19 sostituire le parole  di Palermo,  Catania
  e  Messina  con le parole  con popolazione superiore ai 100.000
  abitanti .

   (*)  Emendamento oggetto di coordinamento formale da parte della
  Presidenza.