Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA NICOLA, facente le funzioni di deputato segretario, dà
lettura del processo verbale della seduta precedente che, non
sorgendo osservazioni, si intende approvato.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,
do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricorda altresì che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Discussione dei disegni di legge
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge
Composizione delle giunte. Status degli amministratori
locali e misure di contenimento della spesa pubblica.
Soglia di sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali
della Regione. Disposizioni varie (240-85-213-256-278-296-
299/A)
PRESIDENTE. Si procede con la discussione del disegno di legge
Composizione delle giunte. Status degli amministratori locali e
misure di contenimento della spesa pubblica. Soglia di
sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali della Regione.
Disposizioni varie (240-85-213-256-278-296-299/A) (Seguito) ,
posto al numero 1) del punto II dell'ordine del giorno.
Ricordo che l'esame del disegno di legge era stato rinviato in
Commissione dopo l'approvazione dell'articolo 1, nella seduta
numero 47 del 2 dicembre 2008.
Invito i componenti la I Commissione, «Affari istituzionali» a
prendere posto al banco alla medesima assegnato.
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
Art. 2.
Adeguamento degli statuti
1. I comuni e le province adeguano i propri statuti alle
disposizioni del comma l dell'articolo 33 della legge 8 giugno
1990, n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma l, lettera
e) della legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48, nel testo
sostituito dalla presente legge, entro e non oltre il rinnovo
delle cariche elettive.
2. In mancanza del necessario adeguamento di cui al comma 1,
anche con riferimento alle previsioni degli articoli 7 e 9 della
legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 e degli articoli 3 e 5 della
legge regionale l settembre 1993, n. 26, il numero degli
assessori è comunque determinato, in occasione del rinnovo delle
cariche elettive, nel numero massimo individuato dal comma l
dell'articolo 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come
introdotto dall'articolo 1, comma l, lettera e) della legge
regionale 11 dicembre 1991, n. 48, nel testo sostituito dalla
presente legge.
3. Sono abrogate le seguenti norme: l'articolo 24 della legge
regionale 26 agosto 1992, n. 7, come modificato dall'articolo 76,
comma 4, della legge regionale 3 dicembre 2003, n. 20; l'articolo
4 della legge regionale 16 dicembre 2000, n. 25, come modificato
dall'articolo 76, comma 16, della legge regionale 3 dicembre
2003, n. 20; l'articolo 9 della legge regionale 15 settembre
1997, n. 35.
4. Le abrogazioni di cui al comma 3 operano a decorrere dal
termine di cui al comma 1 .
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Faraone e Cracolici: 2.1;
dall'onorevole Mancuso: 2.3;
dagli onorevoli Falcone ed altri: 2.2.
Si passa all'emendamento 2.1, a firma degli onorevoli Faraone e
Cracolici.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE.Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
(Proteste dai banchi dell'opposizione)
Onorevoli colleghi, la votazione c'è stata ed è stata chiara.
La Presidenza non si assume certo l'onere di andare contro le
risultanze dell'Aula. Guardate com'era la disposizione e
considerate anche i banchi della Commissione ed il giudizio
risulta chiaro. Questa Presidenza non si assume certo l'onere di
andare contro l'Aula.
Presidenza del vicepresidente Formica
Ai sensi dell'articolo 128 del Regolamento interno
RINALDI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 128 del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 128 del
Regolamento interno, le chiedo di effettuare la controprova;
nomini un segretario per verificare le risultanze della
votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, non è interesse della Presidenza
alterare quelle che sono le prerogative del Parlamento e
dell'Aula; non si tratta del Governo ma è la Presidenza
dell'Assemblea che lo ha deciso. La prego di attenersi al
risultato che è talmente chiaro e lampante che non ammette
controprove di sorta.
RINALDI. Signor Presidente, lei non può far prevalere l'aspetto
politico su quello regolamentare. Qui c'è un Regolamento che va
rispettato. Lei ha l'obbligo e il dovere di nominare un
segretario e di vedere, in Aula, da chi è formata la maggioranza;
chi è alzato e chi è seduto durante la votazione. E lo deve fare
immediatamente, senza aspettare che arrivino gli altri deputati.
Lei, in questo momento, non può assumere la funzione di
Capogruppo o di appartenenza ad un gruppo politico; lei, in
questo momento, rappresenta l'intera Aula; deve garantire tutti i
deputati che, in questo momento, sono al suo interno.
La prego, pertanto, di nominare immediatamente un segretario e
di verificare chi sono i deputati alzati e quali quelli seduti.
PRESIDENTE. Qualora la votazione fosse stata ancora aperta,
avrebbe avuto ragione lei, onorevole Rinaldi; la votazione però
si è conclusa ed io non ho aspettato che entrasse alcun deputato,
onorevole Rinaldi.
La votazione, ad avviso della Presidenza, è stata di una
chiarezza esemplare. La prego, ancora una volta, di apprezzare la
buona fede della Presidenza, sempre.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito del disegno di legge numeri 240-85-
213-256-278-296-99/A
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 2.3.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Contrario.
CRACOLICI. Chiedo che la votazione dell'emendamento 2.3 avvenga
per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per Regolamento d'Aula,
considerato che non è trascorsa ancora un'ora dall'inizio dei
lavori d'Aula, possiamo anche sospendere. Se dovessimo applicare
pedissequamente il Regolamento, dovremmo attendere ancora
mezz'ora prima di procedere alla votazione. Tuttavia, se non
sorgono osservazioni, si può procedere alla votazione.
Onorevole Cracolici, quindi, o ritira la richiesta di scrutinio
segreto o si procede alla votazione.
CRACOLICI. Signor Presidente, la seduta è iniziata alle ore
12.30.
PRESIDENTE. No, onorevole Cracolici, abbiamo aperto un'altra
seduta.
CRACOLICI. Quanto dobbiamo aspettare per fare arrivare gli
altri componenti della maggioranza?
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, abbiamo iniziato un'altra
seduta e, come da comunicazione, addirittura, abbiamo posto
all'ordine del giorno un altro disegno di legge.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo
che il Presidente Formica abbia dimostrato, durante la sua
conduzione dei lavori d'Aula, grandissimo rispetto per il
Parlamento. Iniziare la discussione con questo clima avvelenato,
francamente, credo non serva a nessuno.
Auspico, quindi, che si possa ristabilire la calma, sapendo
perfettamente che il Presidente Formica garantisce tutti ed è
certamente una persona al di sopra delle parti..
CRACOLICI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(Gli onorevoli Di Benedetto, Digiacomo, Faraone,
Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto si
associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 2.3.
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 2.3
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 51
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 25
Contrari 25
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 2.2, a firma dell'onorevole Falcone.
FALCONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per spiegare brevemente la portata di questo
emendamento. Esso tende a precisare la portata del disegno di
legge e l'applicazione del disegno di legge, soprattutto per
quanto riguarda l'adeguamento statutario per le giunte. Infatti,
non mi sembra giusto che si modifichino le carte durante il
gioco; non possiamo stravolgere, cioè, durante un percorso già
avviato, la composizione di un governo o di tutti i governi della
Sicilia che hanno già una loro impostazione, hanno un programma
già delineato e un numero di assessori già designati, che sono
stati votati con il consenso della gente.
Ci pare opportuno, sebbene il comma 4 recita che sono
abrogate tutte le precedenti norme, volere ulteriormente
specificare il fatto che l'adeguamento statutario, che riguarda
il numero degli assessori, decorra dal momento successivo al
rinnovo delle cariche elettive.
Si tratta, quindi, di un emendamento che riteniamo necessario
proprio per evitare delle interpretazioni che potrebbero soltanto
comportare problemi a tutte le amministrazioni provinciali e
comunali della Sicilia.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Mi sembra che questo emendamento vada contro lo
spirito della legge che è quello di ridurre i costi della
politica; rinviarli non dico sine die ma a tra qualche anno mi
sembra un po' troppo.
Il mio emendamento magari è molto più restrittivo rispetto a
quello dell'onorevole Faraone ma così come risulta formulato il
disegno di legge, il Governo mi sembra, invece, che dia un tempo
congruo ed ogni amministrazione potrà intervenire secondo la
propria coscienza civile e rispondere così alla volontà che
esprime il legislatore.
FALCONE. Chiedo di parlare per una breve precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per una
precisazione. L'emendamento vuole tendere a precisare dal primo
rinnovo delle cariche elettive. Ci sono molti comuni che andranno
al voto in primavera; è normale che in quei comuni si applicherà
l'adeguamento statutario della riduzione degli assessori. I
comuni che andranno al voto fra un anno o fra due anni
applicheranno, al momento del rinnovo elettivo, questo
adeguamento ma relativamente agli statuti, applicando la
riduzione dei costi della politica.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ribadisco la
linea del Governo, una linea molto precisa che rispetto, tra
l'altro; il Governo nazionale ce la impone ma ci premia allo
stesso tempo, quindi, ritengo che l'intervento del Parlamento
debba andare secondo la linea del Governo.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non per
essere scortese nei confronti dell'onorevole Falcone, tuttavia,
vorrei che l'emendamento potesse essere anche valutato in modo
tale da non cambiare il senso dell'indirizzo che vogliamo dare.
In ogni caso, il disegno di legge, per il 99 per cento degli
interventi previsti, da, come termine ultimo, il primo rinnovo
utile delle cariche, quindi, non mi sembra che vada
esageratamente in contrasto.
Pertanto, esprimo parere negativo in quanto, comunque, il
disegno di legge comprende già il termine che si applica con il
primo rinnovo utile.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; che è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
Art. 3.
Definizione di amministratori locali
1. All'articolo 15, comma 2, secondo periodo, della legge
regionale 23 dicembre 2000, n. 30 e successive modifiche ed
integrazioni, sono apportate le seguente modifiche:
a) dopo le parole Per amministratori' sono aggiunte le parole ,
ai soli fini del presente capo,';
b) sono abrogate le parole e i vicepresidenti' .
Comunico che è stato presentato l'emendamento 3.1, a firma
degli onorevoli Falcone, Correnti ed Aricò. Il parere del
Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, il Governo è contrario
perché questo cassare la lettera b del comma 1 ci porrebbe ad
essere l'unica regione in Italia in contrasto con le leggi che
esistono già, pertanto, siamo assolutamente contrari.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
Art. 4.
Aspettative
l. L'articolo 18 della legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30
e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal
seguente:
Art. 18. Aspettative - l. I sindaci, i presidenti delle
province regionali, i presidenti dei consigli comunali e
provinciali, i presidenti dei consigli circoscrizionali dei soli
comuni capoluogo di provincia, i presidenti delle unioni di
comuni, nonché i membri delle giunte di comuni e province, che
siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta
in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di
espletamento del mandato. Il periodo di aspettativa è considerato
come servizio effettivamente prestato, nonché come legittimo
impedimento per il compimento del periodo di prova. I consiglieri
di cui al precedente articolo 15, comma 2, se a domanda collocati
in aspettativa non retribuita per il periodo di espletamento del
mandato, assumono a proprio carico l'intero pagamento degli oneri
previdenziali, assistenziali e di ogni altra natura previsti
dall'articolo 22 della presente legge.' .
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
4.2, a firma dell'onorevole Rinaldi;
4.1, a firma degli onorevoli Faraone e Cracolici.
Si passa all'emendamento 4.2. Lo pongo in votazione. Il parere
del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Il Governo è contrario perché contrasta con lo
Statuto dei lavoratori.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 4.1.
CRACOLICI. Signor Presidente, preannuncio la presentazione di
un subemendamento.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Cracolici il subemendamento 4.1.1.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 4.1 così come emendato dalla
proposta dell'onorevole Cracolici, con l'estensione anche ai
consiglieri provinciali.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 4, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5.
Indennità e gettoni di presenza
l. All'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.
30 e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al comma l, lettera a), le parole regolamento adottato dal
Presidente della Regione previa deliberazione della Giunta
regionale e' sono sostituite dalle parole decreto dell' Assessore
per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali';
b) al comma l, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c) articolazione dell'indennità di funzione dei presidenti dei
consigli, dei vicesindaci e dei vicepresidenti delle province
regionali e degli assessori, in rapporto alla misura della stessa
stabilita per il sindaco e per il presidente della provincia
regionale. Al presidente e ai componenti degli organi esecutivi
delle unioni di comuni e dei consorzi fra enti locali e al
soggetto coordinatore degli uffici unici o comuni dei PIT sono
attribuite le indennità di funzione nella misura massima del 20
per cento dell' indennità prevista per un comune avente
popolazione pari alla popolazione dell'unione di comuni e del
consorzio fra enti locali e dei comuni in convenzione.';
c) il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. Il decreto previsto dal comma l del presente articolo
determina un'indennità di funzione, nei limiti fissati dal
presente articolo, per il sindaco, il presidente della provincia
regionale, il presidente della provincia regionale comprendente
area metropolitana, i presidenti dei consigli circoscrizionali
dei soli comuni capoluogo di provincia, i presidenti dei consigli
comunali e provinciali, nonché i componenti delle giunte dei
comuni, delle province regionali e delle province comprendenti
aree metropolitane, ed i componenti degli organi esecutivi delle
unioni di comuni e dei consorzi fra enti locali. Tale indennità
di funzione è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non
abbiano richiesto l'aspettativa. Ai presidenti dei consigli
circoscrizionali dei soli comuni capoluogo di provincia è
corrisposta un'indennità pari al 40 per cento di quella spettante
agli assessori dei rispettivi comuni';
d) il comma 3 è abrogato;
e) il comma 4 è sostituito dal seguente:
4. I consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali
limitatamente ai comuni capoluogo di provincia, e i componenti
degli organi assembleari delle unioni dei comuni e i componenti
degli organi assembleari dei consorzi tra enti locali hanno
diritto a percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un
gettone di presenza per l'effettiva partecipazione a consigli e
commissioni. In nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di
un mese da un consigliere può superare l'importo pari al 30 per
cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o
presidente della provincia regionale o presidente dell'unione dei
comuni o presidente del consorzio e al 50 per cento
dell'indennità massima prevista per il rispettivo presidente del
consiglio circoscrizionale in base al decreto di cui al comma l.
Ai consiglieri circoscrizionali, limitatamente ai comuni
capoluogo di provincia, alle cui circoscrizioni sono assegnate
funzioni amministrative decentrate in base a norme statutarie e
regolamentari, è attribuito per l'effettiva partecipazione alle
riunioni dei consigli e delle commissioni circoscrizionali,
formalmente convocate, un gettone di presenza pari al 40 per
cento di quello attribuito ai consiglieri dell'ente in cui è
costituita la circoscrizione';
f) il comma 5 è sostituito dal seguente:
5. Le indennità e i gettoni di presenza, determinati ai sensi
del comma l, possono essere diminuiti con delibera
rispettivamente di giunta e di consiglio';
g) al comma 6, la parola regolamento' è sostituita ovunque
ricorra con la parola decreto';
h) il comma 7 è abrogato;
i) il comma 9 è abrogato;
l) dopo il comma 12, è aggiunto il seguente comma:
12 bis. La corresponsione dei gettoni di presenza è comunque
subordinata all'effettiva partecipazione del consigliere a
consigli e commissioni; il regolamento dell' ente locale
stabilisce termini e modalità.'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dall'onorevole Faraone: 5.9;
-dall'onorevole Musotto: 5.5, 5.7, 5.6, 5.8;
-dall'onorevole Minardo: 5.2,
-dall'onorevole Mineo: 5.15;
-dall'onorevole Laccoto: 5.11, 5.12, 5.10;
-dall'onorevole Lentini e Leanza Nicola: 5.1;
-dall'onorevole Pogliese ed altri: 5.14 e 5.13;
-dall'onorevole Campagna: 5.3 e 5.4,
-dalla Commissione: emendamento di riscrittura dell'articolo 5;
-dagli onorevoli Arena e altri: 5.16;
-dal Governo: 5.17, 5.18;
-dagli onorevoli Fiorenza e altri: 5.21.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Chiedo di parlare per illustrare gli
emendamenti del Governo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
specificare che la riscrittura all'articolo 5 è una riscrittura
tecnica, perché era saltata, in fase di stesura iniziale su
proposta dell'Assessore regionale per la famiglia .
Poi anticipo la presentazione dell'emendamento 5.17, che è una
piccola correzione che recita cassare dalle parole articolo 5,
comma 4, alle cui circoscrizioni' e fino a regolamenti' perché
dà la possibilità fino alla fine dei mandati alle aree
metropolitane di adeguare i contenuti che riguardano l'utilizzo
delle circoscrizioni.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per la seduta
odierna gli onorevoli Ragusa, Cascio Salvatore e Lo Giudice.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
240-85-213-256-278-296-299/A
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, nel rispetto dei deputati, credo
che questo modo di procedere non sia corretto perché non si può,
30 secondi prima di votare un articolo importante come l'articolo
5, con una serie di emendamenti iscritti nel testo, presentare un
emendamento di riscrittura da parte della Commissione che
rimodula l'intero articolo, senza avere il tempo di leggerlo.
Propongo, pertanto, l'accantonamento dell'articolo 5.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non è certo intendimento di
questa Presidenza privare i deputati di avere il tempo necessario
per gli approfondimenti.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, nel corso del riesame del disegno
di legge da parte della Commissione, è stato approfondito anche
il testo dell'articolo 5, predisponendo all'unanimità una
riscrittura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta sospesa alle ore 16.35, è ripresa alle ore 16.36)
La seduta è ripresa.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che
questo articolo venisse attenzionato dal Governo, dalla
Commissione e dal Parlamento sull'aspetto specifico.
Noi stiamo cercando di fare un taglio che dovrebbe rientrare
nell'ordine del 3 per cento. Fra le indennità previste ci sono
quelle dei presidenti degli organi esecutivi dei consorzi e
dell'unione dei comuni. Ho presentato un emendamento soppressivo
perché, secondo me, questo è superfluo, considerato che i
componenti, i presidenti dei consorzi, e i presidenti dell'unione
normalmente sono sindaci.
Noi andiamo ad aggravare ulteriormente una situazione che
potrebbe essere evitata, anche perché un sindaco normalmente non
percepisce ulteriori indennità. Se noi mettiamo anche gli organi
esecutivi dei consorzi, etc. creiamo un aggravio inutile.
Premesso che io sono a favore di tutti gli amministratori,
credo che sia superfluo prevedere una somma. Potremmo anche
cercare di risparmiare meno su altri settori, per esempio sul
budget del 30 per cento dei consiglieri comunali, ma non dare
somme agli organi esecutivi dei consorzi e dell'unione dei
comuni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ritiene la
riscrittura dell'articolo 5 assolutamente e totalmente
compatibile con l'articolo 5 stesso.
Comunico che l'emendamento 5.15 è precluso.
Si passa all'emendamento 5.11, a firma dell'onorevole Laccoto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali.. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Comunico che l'emendamento 5.1, è precluso.
Si passa all'emendamento 5.12 a firma dell'onorevole Laccoto.
LACCOTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 5.10 a firma dell'onorevole Laccoto.
LACCOTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 5.14 che per omogeneità di materia va
trattato insieme all'emendamento 5.17 del Governo.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli Assessori, onorevoli
colleghi, l'emendamento 5.14, che è stato presentato da
parlamentari appartenenti a diversi Gruppi politici, mira ad
eliminare una frase incidentale inserita all'interno
dell'articolo 5, al comma 4, il cui eventuale mantenimento -
coerentemente con l'emendamento che è stato presentato dal
Governo - comporterebbe l'eliminazione totale delle retribuzioni
previste per i consigli circoscrizionali.
Ciò non è riconducibile certamente a responsabilità dei
consigli circoscrizionali, laddove non hanno provveduto ad
attuare il processo di decentramento amministrativo ma, poiché le
funzioni amministrative decentrate di cui si parla nell'articolo
5, comma 4, non sono state attribuite dai consigli comunali
questo emendamento è assolutamente coerente con quello che
successivamente è stato presentato dal Governo, l'emendamento
5.18, laddove si individua un termine perentorio di sei mesi
all'interno del quale i comuni devono necessariamente attribuire
queste funzioni amministrative decentrate.
Credo che sia importante approvare questo emendamento perché
noi abbiamo provveduto a ridurre in maniera considerevole le
retribuzioni per i consiglieri circoscrizionali con una
percentuale superiore al 20 per cento, ma con un colpo di spugna
andare ad azzerare totalmente l'indennità, credo sia un percorso
non coerente.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
l'emendamento 5.18 è ritirato, in quanto lesivo degli statuti dei
comuni.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho capito
bene cosa comporta il ritiro dell'emendamento del Governo. Vorrei
far notare, e lo dico ai colleghi della Commissione, che il comma
4 alla fine recita: ai Consiglieri circoscrizionali
limitatamente ai comuni capoluogo di provincia ma noi, in altro
comma, abbiamo previsto che i Consigli circoscrizionali sono solo
tre, quindi, bisogna cassare limitatamente ai comuni capoluogo
di provincia , perché così sembra a tutti i comuni capoluogo di
provincia.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
pienamente la formulazione dell'emendamento 5.14, che ho anche
firmato, tendente a sollecitare, appunto, il mantenimento da
parte dei Consiglieri circoscrizionali, i quali tantissime volte
fanno il loro dovere, ma anche la possibilità affinché i comuni
possono dargli le funzioni delegate.
Onorevoli colleghi, si potrebbe predisporre un ordine del
giorno in cui invitiamo i comuni delle tre città metropolitane a
dare, entro tempi brevi, le funzioni delegate, in modo tale che
tantissima brava gente che fa il proprio dovere ogni giorno,
possa avere oltre ad un corrispettivo anche la possibilità di
svolgere delle funzioni realmente importanti.
FARAONE. Chiedo i parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei che
passasse il principio che si sta riformando un tema che è quello
del decentramento senza che questo sia vero. Lo dico soprattutto
all'onorevole Pogliese, all'Assessore Scoma e all'onorevole
Leanza Nicola. Con questo emendamento del Governo non stiamo
cambiando nulla, manterremo i poteri delle circoscrizioni pari a
zero, quindi daremo un'indennità ai consiglieri di circoscrizione
senza che questi faranno nulla, come accade ora.
Sono favorevole all'emendamento 5.14, dell'onorevole Pogliese
se, al tempo stesso, non si rimanda ai Consigli comunali di fare
i regolamenti per dare i poteri ai Consigli di circoscrizione,
perché questo è stato il motivo per cui i Consigli di
circoscrizione in questi anni non hanno fatto nulla. Quindi, non
è vero, onorevole Assessore Scoma, come lei dice che viola
l'autonomia degli enti locali, quando dà indicazioni a modifiche
statutarie in cui indica i poteri che devono essere dati ai
Consigli di circoscrizione e entro quanto tempo, perché
altrimenti noi non abbiamo fatto nulla. Per il decentramento,
addirittura, avete fatto a Palermo un accordo con il sindaco
Cammarata, in virtù dei poteri alle circoscrizioni.
Con l'emendamento del Governo, rimandando ai regolamenti dei
Consigli comunali, non facciamo nulla, per cui proponiamo una
modifica in cui diamo mandato entro tempi certi, indicando anche
le funzioni da delegare, altrimenti non abbiamo concluso niente.
FIORENZA. Chiedo di parlare.
PESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
l'onorevole Faraone abbia centrato un problema reale, perché è
presente sui territori.
I Consigli circoscrizionali sono presenti sul territorio
oramai da quasi 25 anni, forse anche 30 anni - discutevamo prima
con qualche collega deputato - e credo che sia venuto il momento
di affidare funzioni delegate ai Consigli circoscrizionali e
questa potrebbe essere l'occasione giusta.
L'Assessore Scoma dovrebbe approfittare di un momento come
questo proprio per incentivare ragionamenti di decentramento nei
consigli circoscrizionali; peraltro le tre città dove rimarranno
i consigli circoscrizionali credo che abbiano necessità anche di
riuscire a decentrare poteri. Se non approfittiamo di questa
finestra legislativa, imponendo ai sindaci un tempo, è
difficoltoso però bisogna farlo perché se si riesce a dare un
tempo entro il quale il sindaco riesce a delegare, approfitteremo
di un fatto che sarà sicuramente utile ai cittadini e al
territorio.
Troppo tempo è passato, molto denaro, fiumi di denaro sono
scorsi senza riuscire a raggiungere nessun obiettivo, che
finalmente ai consiglieri circoscrizionali vengano date le
deleghe ormai promesse da troppo tempo.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
assolutamente d'accordo, anche rispondendo all'onorevole Faraone,
sul tipo di intervento che bisognerebbe fare nei confronti delle
circoscrizioni che, ad oggi, non svolgono alcun compito, alcun
ruolo, perché non sono state investite dai trasferimenti da parte
dei comuni; però mi sento di dirvi, allo stesso modo, che non
possiamo vincolare nel tempo il limite di intervento da parte
degli statuti comunali, perché sarebbe lesivo dell'autorità
dell'indipendenza delle autonomie locali e, comunque, facilmente
impugnabile dal Commissario dello Stato.
Io posso chiedervi, se il Parlamento ed i colleghi sono
d'accordo, sia di farlo con un ordine del giorno che accetterò
favorevolmente, sia facendomi portavoce di un intervento
personale con delle circolari e con decreti che andranno nel
verso che stasera stiamo stabilendo.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
d'accordo con l'Assessore che la misura da lui stesso predisposta
con l'emendamento 5.18 può apparire lesiva delle prerogative del
comune. Io propongo, onorevole Assessore Scoma, un'altra strada
che, fermo restando l'assoluta autonomia da parte dei comuni di
trasferire ai Consigli circoscrizionali i poteri delegati, farei
un meccanismo premiale o sanzionatorio, se lei preferisce; cioè i
comuni che decidono di non trasferire alle circoscrizioni i
poteri delegati retribuiscono i consiglieri, così come è previsto
dalla legge, a carico del proprio bilancio, senza un
trasferimento analogo da parte della Regione.
Io sostengo che i comuni hanno la piena autonomia di trasferire
o meno i poteri delegati, però la Regione può stabilire
attraverso un meccanismo premiale o sanzionatorio di retribuire i
consiglieri circoscrizionali, di trasferire le risorse per la
retribuzione dei consiglieri circoscrizionali se hanno i poteri
delegati oppure no, nel senso che il comune può decidere di non
dare i poteri delegati e se li paga a carico proprio e non a
carico della Regione. Credo che l'emendamento presentato dai
colleghi punti a fare in modo che ci siano i Consigli
circoscrizionali e che abbiano pure i poteri delegati.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dalla Commissione: 5.19;
- dal Governo: 5.20.
Onorevoli colleghi, la discussione è stata molto utile e molto
chiara per fare comprendere bene l'argomento trattato. Avendo
ascoltato anche l'ultima indicazione dell'onorevole Panarello, le
osservazioni del Governo e degli altri colleghi, si potrebbe
predisporre un ordine del giorno che accolga tali suggerimenti,
nel senso di inserire un meccanismo premiale ove i comuni non si
attivassero a dare le funzioni alle circoscrizioni.
CAMPAGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare di
capire che da tutti i banchi, dalla maggioranza e
dall'opposizione, il problema interessa un po' tutti, perché
tutti, bene o male, abbiamo capito che, effettivamente, bisogna
decidere se lasciare i consiglieri di circoscrizione in vita o
meno.
Stiamo parlando di contenimento della spesa e mi pare che il
Governo sia orientato a contenere la spesa anche riguardo alle
circoscrizioni.
Allora, il vero tema è che, se dobbiamo mantenere le
circoscrizione, devono avere effettivamente qualcosa da fare. Se
i comuni continuano a non dare le deleghe effettivamente
necessarie, non facciamo altro che fare visite alle città, a
partire da Roma, con le municipalità di Roma, andiamo a Berlino a
vedere le circoscrizioni di Berlino. Siamo contenti, ritorniamo
in Sicilia e non facciamo assolutamente nulla.
Signor Presidente, mi sta bene l'ordine del giorno.
L'importante che si faccia in modo che le circoscrizioni abbiano
le deleghe da parte dei comuni perché, altrimenti - sono il primo
a dirlo - aboliamo le circoscrizioni pure nelle città capoluogo
di provincia, perché non avrebbe alcun senso continuare a
mantenerle se non gli diamo quelle deleghe che è giusto che si
diano.
FARAONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se noi vogliamo
continuare a prenderci in giro proponiamo l'ordine del giorno.
Se, invece, vogliamo fare una cosa concreta dobbiamo emendare la
legge.
Credo che stiamo partendo da un presupposto sbagliato,
onorevole assessore Scoma. Lei viola l'autonomia statutaria dei
comuni quando dà una indicazione di questo tipo.
E' presente in Aula l'onorevole Cordaro, il mio Presidente del
consiglio comunale a Palermo, della passata consiliatura, quando
tutti i consigli comunali della Sicilia, adeguarono gli statuti
su indicazione di ampliamento delle giunte comunali in
ottemperanza ad una indicazione che veniva da una legge
regionale. Mi chiedo: per quale ragione in quel momento non era
violata l'autonomia statutaria dei comuni e ora su questo sarebbe
violata?
Pertanto, onorevole Assessore, propongo e faccio mio
l'emendamento che lei ha ritirato, ritenendo corretta la sua
indicazione iniziale, che poi ha ritirato.
L'ordine del giorno non risolve nulla, rinvia il problema e noi
continueremo a pagare consiglieri di circoscrizione che
continueranno a non fare nulla.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli
colleghi, sono d'accordo sull'impostazione che diamo con il
titolo V, quella sull'autonomia dei Comuni. Non sono d'accordo
quando andiamo a stabilire quali sono le misure di riduzione
della spesa.
In questo disegno di legge, avremmo potuto fare in modo che il
Comune risparmiasse il 3 per cento.
Penso che nelle circoscrizioni ci sia una volontà unanime di
dare un termine ai Comuni per dotarsi di un Regolamento, per
potere applicare quello che prevede la norma.
Ciò non lede assolutamente ma servono delle sanzioni. Entro 90
giorni, il Comune deve dare le funzioni decentrate ai Consigli di
circoscrizione oppure si va incontro a sanzioni.
Onorevole assessore, non avrebbe senso una legge di contenimento
della spesa, se non si da una funzione alle circoscrizioni perché
altrimenti si andrebbe a ridurre, a creare il gettone ma non si
raggiungerebbe quello che è lo spirito della legge.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, abbiamo chiuso le iscrizioni a
parlare.
CRACOLICI. Volevo intervenire anch'io; avevo fatto un cenno.
PRESIDENTE. No, onorevole Cracolici. L'onorevole Faraone,
assieme ad altri colleghi, ha fatto proprio l'emendamento
ritirato dal Governo, il 5.18, firmato anche da altri e
dall'onorevole Leanza Nicola.
E' stato fatto proprio dall'onorevole Faraone, dall'onorevole
Campagna, dall'onorevole Pogliese, dall'onorevole Lenza Nicola,
dall'onorevole Aricò. Pure dall'onorevole Cracolici?
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inviterei il
Governo a rivedere il suo parere. Presumo che se il Governo ha
ritirato la firma dall'emendamento, vorrà dare parere negativo.
Se la motivazione è che ci sarebbe un problema di
costituzionalità, vorrei suggerire al Governo che questa è una
norma che si trova all'interno di una misura generale di
contenimento della spesa e che, nel caso specifico, subordina
l'erogazione della spesa ad un preciso diritto costituzionale,
ovvero l'esercizio dei poteri per i quali un organo viene eletto.
Siccome è una materia troppo complessa, da costituzionalisti,
non credo che anche il Commissario dello Stato si avventuri
sull'applicabilità o meno di una norma in senso costituzionale,
se ha come obiettivo il miglioramento dell'azione dei Consigli
circoscrizionali e la corresponsione effettiva in funzione di un
potere che si esercita.
Invito il Governo ad esprimere un parere positivo, non a
rimettersi all'Aula.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Governo non vorrebbe dare l'impressione di essere contrario a
tutti i costi a questo emendamento, tanto è vero che lo aveva
pure sottoscritto.
L'unica preoccupazione nascosta tra le carte è che possa
produrre qualche contrasto sull'efficacia di alcune norme.
Mi rendo conto che il problema esiste nella misura in cui le
circoscrizioni non sono state dotate di poteri, non sono state
oggetto di trasferimenti.
Sul termine perentorio di 180 giorni, mi sento di dire che,
secondo, me è troppo poco.
CRACOLICI. Addirittura
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Pertanto, se si trovasse un intendimento su un
termine di 180 giorni
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Cracolici il subemendamento 5.18.1.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 5.14 e 5.17.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Sono approvati)
Si passa all'esame degli emendamenti 5.19 e 5.20, di identico
contenuto, che intervengono all'inizio e alla fine del comma 4,
laddove specificano: i comuni su cui insistono le
circoscrizioni e cioè Palermo, Catania e Messina. Poi si
procederà con l'emendamento 5.18.
Li pongo congiuntamente in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Sono approvati)
CRACOLICI. Dichiaro di ritirare il subemendamento 5.18.1.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 5.18, a firma del Governo. E' stato
fatto proprio un po' da tutta l'Aula. L'emendamento così recita:
«Alla fine della lettera e) punto c, punto 4 aggiungere è fatto
obbligo ai Comuni assegnare funzioni amministrative decentrate
entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge'».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'emendamento 5.13 che recita: «al comma
4, lettera e) sostituire '40 per cento' con 60'.
D'ASERO. Chiedo di apporre la mia firma all'emendamento 5.13.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
emendamento, anch'esso sottoscritto in maniera trasversale da
vari colleghi parlamentari, mira a rendere coerente l'impianto
normativo dell'articolo 5, al comma 4, in riferimento alla
retribuzione massima dei consiglieri circoscrizionali che è stata
individuata, che è stata ridotta in maniera significativa
rispetto allo status quo perché si prevede una riduzione dai due
terzi, come tetto massimo degli emolumenti spettanti al
presidente, per i consiglieri circoscrizionali, previsto dalla
legge regionale 15 del 2004, al 50 per cento degli emolumenti
spettanti al presidente.
Vi è, ovvero, una riduzione di oltre il 20 per cento. Non è
stata, però, contestualmente modificata la parte dell'articolo 5,
comma 4, laddove si riduceva del 50 per cento il gettone di
presenza per il consigliere circoscrizionale.
Ad oggi, il gettone di presenza del consigliere
circoscrizionale é pari all'80 per cento di quello del
consigliere comunale; secondo l'articolo 5, comma 4, viene
riproposto al 40 per cento. Vi è una riduzione del 50 per cento e
noi vogliamo rendere coerente la riduzione del massimale, con la
riduzione del gettone di presenza, pari al 60 per cento del
gettone del consigliere comunale, con una riduzione superiore del
25 per cento, rispetto a quella che abbiamo attuato per
l'indennità massima per il consigliere circoscrizionale.
Non vi è, quindi, alcun aggravio di spesa. E' soltanto un
adeguamento coerente con l'impianto normativo dell'articolo 5,
comma 4.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor presidente, onorevoli colleghi, fermo
restando che mi pare che stiamo parlando sempre di questioni che
riguardano la prossima legislatura, voglio ricordare
all'onorevole Pogliese che gran parte dei comuni si sono
adeguati, autonomamente, agli indirizzi che erano già stati
fissati dalla legge finanziaria.
E' il caso della città di Palermo che ha operato in un regime
di riduzione delle indennità, proprio in ossequio alle
disposizione della finanziaria.
Questa è una norma che nasce ed è conseguenza di quelle
disposizioni e ricordo che la stiamo approvando, soltanto e
semplicemente, per evitare che le nostre città perdano 42 milioni
di euro che sono i trasferimenti di circa 1.500 milioni di euro
che lo Stato eroga ai comuni e agli enti locali siciliani.
Delle due l'una: se intendiamo adeguarci a quel criterio,
eviterei di fare fra di noi il mercato delle percentuali perché è
evidente - e lo dico al Governo - che se c'è un sistema in cui è
a chi la spara più grossa, ci sarà sempre, così come l'onorevole
Pogliese propone il 60, che proporrà il 61 ed un altro il 62, un
altro ancora il 63. Qui non ci si deve fare amico qualcuno ma c'è
da tenere in equilibrio la partecipazione con l'aspetto
finanziario.
Il Governo, dopo lo studio svolto, ci ha fatto una proposta. In
Commissione, se ne è discusso e, alla fine, si sono acquisite, al
di là del piacere o non piacere, le ragioni che venivano
prospettate dal Governo. Altrimenti, non capiamo neanche perché
questo disegno di legge è entrato in questa finestra.
Il disegno di legge si trova in questa finestra legislativa per
l'urgenza e le conseguenze che esso ha.
Allora, delle due l'una: o sull'aspetto delle indennità - e lo
dico all'onorevole Leanza e all'onorevole Pogliese, visto che è
anche uno dei vicepresidenti del suo gruppo parlamentare -, per
la responsabilità di cui ognuno di noi ha nel rapporto anche con
i propri amministratori, i propri rappresentanti, c'è la
consapevolezza che questa legge è conseguenza, piaccia o no, di
una disposizione finanziaria e ci adeguiamo oppure, se deve
diventare un sistema di mercanteggiamento delle percentuali, vi
dico sinceramente che questo è inaccettabile ed annuncio 20
subemendamenti perché, a questo punto, valutiamo, percentuale
per percentuale, tutte le indennità.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel
momento in cui abbiamo deciso di portare in Aula questo disegno
di legge, eravamo assolutamente consapevoli che c'era da parlare
di riduzione dei costi della politica; avevamo però anche la
stessa consapevolezza di non applicare sic et simpliciter ciò che
prevedeva la norma nazionale.
L'emendamento dell'onorevole Pogliese riporta un po' di
giustizia rispetto ad alcune decurtazioni assolutamente assurde
che vengono fatte nei confronti di alcune persone che sono
rappresentanti del popolo come lo siamo noi, rappresentanti di
elettori come lo siamo noi.
Allora, ci sembra giusto, per evitare di sparare sulla Croce
Rossa - cioè sul livello basso della politica, coloro che magari,
in qualche occasione, svolgono un lavoro molto più proficuo di
qualche deputato che magari è in quest'Aula o in un altro ramo
del Parlamento - che con l'emendamento dell'onorevole Pogliese -
che condividiamo, considerato che tocca le tre città
metropolitane, considerato che Palermo si è adeguata da sé e se
vuole adeguarsi alla nuova norma del Parlamento siciliano lo può
fare tranquillamente - Catania e Messina possano essere
regolamentate rispetto all'emendamento che abbiamo testé
presentato.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, ritengo che sia un auspicio anche
dell'intero Parlamento. Pongo, pertanto, in votazione
l'emendamento 5.13. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.16, degli onorevoli Arena ed altri,
di identico contenuto del 5.8.1, che così recita: «aggiungere il
seguente periodo in alternativa al gettone di presenza i
soggetti di cui alla lettera e) possono optare per un'indennità
di funzione determinata nel decreto di cui al comma 1'».
ARENA. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ratio
dell'emendamento 5.16 è molto semplice ed è prevalentemente
finalizzata a favorire ed elevare la qualità della produzione
delle Commissioni consiliari, visto che ci stiamo riferendo a
Consiglieri comunali, Consiglieri provinciali e Consiglieri
circoscrizionali.
Con questo emendamento, quindi, vogliamo ridare la possibilità
ai componenti degli organi costituzionali, siano essi consiglieri
comunali, provinciali o circoscrizionali, di potere optare
alternativamente con una scelta che li porterà ad avere o
l'indennità di funzione o il gettone di presenza.
Naturalmente, essendo già fissato un tetto massimo, non ci
sarebbe alcun aggravio nel caso di scelta dell'indennità di
funzione e dobbiamo anche pensare una norma cercando di capire
ciò che succede ai giorni nostri. Non è assolutamente blasfemo
pensare all'assurda, grottesca e paradossale proliferazione,
molto spesso, di inutili Commissioni consiliari permanenti che
servono ai Consiglieri solo ed esclusivamente per cercare di
raggiungere un tetto massimo che potrebbe essere ottenuto con
un'indennità di funzione che, nel caso di assenza del
consigliere, vedrebbe chiaramente una detrazione e, quindi, un
decremento della stessa.
Un impegno preciso ed uno stimolo, quindi, per coloro i quali
fanno parte di assemblee elettive, al tempo stesso, la
possibilità di poter optare ed un sicuro vantaggio per una
produzione politica migliore e non esasperata dalla necessità di
inseguire qualcosa.
Ripeto: si tratta di un esempio lampante, è sotto gli occhi di
tutti e mi auguro che l'Aula possa serenamente valutare questa
proposta, abbondantemente firmata da diversi parlamentari.
CRACOLICI. Signor Presidente, vorrei capire perché ci sono
emendamenti compresi nel fascicolo ed emendamenti volanti Sono
stati presentati fuori termine?
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, si tratta di un subemendamento
ed era stato presentato abbondantemente nei termini.
CRACOLICI. C'è un emendamento aggiuntivo?
PRESIDENTE. Attiene alla materia.
CRACOLICI. Pure il diritto attiene alla materia
PRESIDENTE. Lo so, onorevole Cracolici.
CRACOLICI. Non è un subemendamento.
PRESIDENTE. E' un subemendamento che viene dalla Commissione
stessa.
Onorevoli colleghi, la Presidenza pone in votazione, previa
l'analisi degli emendamenti o dei subemendamenti che sono stati
presentati da parte degli uffici.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei un
chiarimento perché se questo è un subemendamento all'articolo 5,
se leggiamo il paragrafo precedente, laddove è previsto che ai
consiglieri circoscrizionali sono assegnati docenti in base a
norme statutarie , è attribuito per l'effettiva partecipazione a
riunioni dei consigli e di commissioni', quindi, o l'uno o
l'altro; se lasciamo tutti e due le versioni, significa che uno
opta per l'emendamento e non c'è più bisogno della partecipazione
effettiva. Vorrei, quindi, un chiarimento su questo aspetto.
FIORENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli
colleghi, ho ascoltato con molta attenzione l'intervento
dell'onorevole Arena però c'è un problema da affrontare. Può
accadere che, sul criterio generale - che credo l'Assemblea si
sia dato in conformità a quella che è anche una linea nazionale,
cioè di rigore e di risparmio - ci va anche bene che un
consigliere comunale possa avere l'indennità; l'onorevole Arena,
però, partiva da un presupposto che era quello di una non
perfetta onestà intellettuale dell'amministratore e nella non
perfetta onestà intellettuale dell'amministratore si inserisce
anche un altro argomento altrettanto importante.
Potrebbe verificarsi il caso, così come si verifica
frequentemente, che al consigliere assunto da azienda che
partecipa ai consigli comunali o alle commissioni il comune debba
pagare e debba sborsare fior di quattrini a quelle aziende per
pagare il giorno dell'assenza.
Ora, si verifica frequentemente - ed è un fatto palese sotto
gli occhi di tutti - che molti hanno assunzioni fittizie,
assessore, quindi, attenzione nel dare indennità che poi non
possono dare la percezione della reale presenza del consigliere
comunale durante la seduta del consiglio comunale.
Se l'indennità viene concessa, deve essere percepita e devono
essere risarcite solo le presenze reali sia in Consiglio comunale
sia in occasione delle riunioni delle commissioni.
FARAONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo
aspetto, è essenziale sentire il Governo perché ciò che è scritto
ora nell'emendamento a firma Arena è quello che oggi è previsto.
Oggi, gli enti locali, le province possono decidere se concedere
il gettone e, quindi, vorrei capire - e ciò è fondamentale -
perché l'onorevole Arena ripristina quello che oggi c'è. Su
questo, è importante e fondamentale sentire il Governo, in modo
tale che dopo possiamo determinarci anche noi.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
sono riuscito a parlare prima ma, se avessi avuto la possibilità
di intervenire, avrei detto che il Governo è contrario.
Intervengo, quindi, proprio a misura, dicendo che questo
emendamento ripristinerebbe lo status quo e, quindi, non può
essere accettato.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Ritiratelo. Volete mettervi contro il vostro
Governo?
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
dialettica che contraddistingue questo Parlamento e la libertà di
espressione che ogni deputato ha, fa di questo Parlamento il
centro della democrazia e, quindi, ognuno può benissimo dire ciò
che ritiene più opportuno.
Vorrei semplicemente dire - ed è un appello che lancio ai
deputati - che noi, rispetto ai deputati nazionali - per carità,
autorevolissimi - ed ai nostri senatori, non siamo persone
nominate, non facciamo parte dei gioielli di famiglia; ognuno di
noi, se vuole il consenso, deve andarlo a trovare.
CRACOLICI. Anche lei è stato nominato
LEANZA NICOLA. E mi sono subito dimesso, 18 giorni dopo.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, il Presidente le fa un applauso
sulle indicazioni da lei fornite sulle prerogative di questo
Parlamento.
LEANZA NICOLA. Dopo avere provato l'ebbrezza di essere
componente del Parlamento nazionale, mi sono dimesso.
Vorrei dire di stare attenti; ci sono i costi della democrazia,
i costi della politica ma, poi, ci sono anche alcuni costi che
una democrazia deve assumersi e deve avere il coraggio di
assumersi.
Secondo alcuni dati - se non sbaglio, dell'Anci e dell'Urps -
attualmente, sono in aspettativa - stiamo parlando soltanto
sulle indennità che, generalmente, sono scelte esclusivamente nei
grandi comuni e non nei piccoli comuni -; allora, fare sì che
alcuni consiglieri comunali, se vogliono, possono optare per
l'indennità, in modo tale da espletare senza condizionamenti il
loro mandato, non penso sia un grande scandalo.
Se vogliamo limitare questo, ritengo sia una cosa ingiusta.
Onorevole assessore, se lei, quindi, nei limiti del possibile,
facendo uno sforzo, ritiene di esprimere un parere positivo o di
rimettersi all'Aula, lasciamo la libertà ai deputati, accettiamo
l'emendamento che ha presentato l'onorevole Arena insieme ad
altri deputati, in modo tale che i consiglieri comunali possano
fare questa scelta.
Onorevole Cracolici, vorrei riportare un esempio: per
raggiungere il massimo dell'indennità, in un comune come Catania,
occorrono 40 sedute.
CRACOLICI. Visti i risultati che si sono avuti a Catania, è
meglio non fare questo esempio
LEANZA NICOLA. Ritengo che tanti comuni si trovino in questa
situazione. Nonostante ciò, alle elezioni comunali, quei
consiglieri comunali hanno raggiunto quasi il 71%, relegando il
suo partito al 25%.
Allora, signor Presidente, vorrei dire che, in un Comune come
Catania, per raggiungere un'indennità piena, per adempiere
all'esercizio delle proprie funzioni, sono necessarie 40 sedute.
Ritengo che, a quel punto, veramente sviliamo il ruolo del
Consigliere comunale, consentiamo a chi vuole lavorare di
scegliere l'indennità.
GALVAGNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un
emendamento che, questa mattina, in prima Commissione, abbiamo
dibattuto.
C'è stata qualche proposta per riformularlo perché si poteva
trovare un accordo sull'emendamento.
Come dice giustamente l'onorevole Lenza, effettivamente, si può
trovare il sistema perché ci sono delle incongruenze rispetto a
come si procede, in questo momento, nei grandi Comuni, nei
capoluoghi di Provincia.
Secondo me, quindi, bisogna aggiustarlo anche con un
subemendamento per dare la possibilità all'intero Consiglio di
optare, se vuole, per l'indennità o per il gettone di presenza;
dare la possibilità di farlo all'intero Consiglio e non al
singolo Consigliere. Mi pare che questo, stamattina, era stato
detto in I Commissione, presieduta dall'onorevole Minardo.
Se questo non si può fare, per carità, però, secondo me, è
giusto che queste cose si dicano. Ciò che, stamattina, si è detto
in Commissione non capisco perché nessuno lo dica.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINARDO. Signor Presidente, abbiamo preso in esame questo
emendamento; c'è stata una discussione - come diceva anche il
collega - di riformulazione; le dico, però, che, leggendolo
attentamente, ritiro la firma e confermo il parere contrario del
Governo.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste un
problema alla base di tutto questo. Non possiamo lasciare ai
Consigli comunali la regolamentazione per effettiva
partecipazione; deve esserci una norma ben precisa da inserire in
questo disegno di legge perché il problema sta tutto lì, sul
significato di effettiva partecipazione ai Consigli comunali .
Il problema è lì, lo ribadisco
Quando demandiamo, infatti, ai Consigli comunali, che non lo
fanno mai, cosa vuol dire effettiva partecipazione , abbiamo i
guasti perché i Consiglieri comunali, spesso, vanno alle sedute,
realizzano la presenza e poi vanno via. E vi sono interi Consigli
comunali che si trascinano, giorno dopo giorno, senza concludere
i lavori.
In questa norma, senza volere danneggiare, visto che questo
emendamento, ad alcuni Consiglieri comunali, crea qualche
problema poiché, quando si parla di indennità, se facciamo alcune
considerazioni, le indennità per i lavori dipendenti si
dimezzano e, quindi, si dimezzano anche quando applichiamo le
indennità.
Questo è il punto dolens della quaestio.
Siamo arrivati troppo tardi a fare un problema di indennità
che, fra l'altro, vi dico che, in alcuni casi, danneggia il
consigliere perchè le indennità per i dipendenti si dimezzano
mentre il gettone non si dimezza. Il problema è di dare
funzionalità ai consigli comunali.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che su
questa questione un punto di incontro si debba trovare.
Mi permetto di fare una riflessione: cerchiamo di spostare il
tema su un altro aspetto, cioè diamo la possibilità ai singoli
consigli comunali di valutare se fare optare o meno i propri
consiglieri comunali.
Ho presentato un subemendamento a questo emendamento, in cui è
previsto che l'opzione la si può fare solo nei consigli comunali
in cui si delibera in tal senso e dove e solo dopo questa
delibera, cui ci saranno consigli comunali dove l'opzione viene
votata e, quindi, è consentita e consigli comunali dove non si
vota e, di conseguenza, l'opzione non si potrà esercitare.
Il tema, quindi, diventa questo: da diritto individuale, lo
spostiamo quanto meno a un concetto di diritto collegiale, cioè
lo stabilirà il consiglio comunale, assumendosi la responsabilità
e, quindi, rispettando un principio di autonomia che, in ogni
caso, dobbiamo il più possibile consentire agli organi degli
enti locali.
Ho presentato questo subemendamento che ritengo sia
apprezzabile e consenta al Governo di fare una valutazione
diversa perché non si ripristina, in ogni caso, lo status
attuale; attualmente, infatti, quella opzione è un diritto
soggettivo di ogni consigliere comunale e noi spostiamo questo
diritto ad una valutazione che, in ogni caso, deve effettuare il
singolo consiglio comunale.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Governo invita l'onorevole De Luca a ritirare il subemendamento
poiché, ad oggi, la norma prevede ciò che lei ha voluto scrivere.
Il subemendamento, quindi, non è altro che scrivere quello che
già esiste e non andiamo a modificare nulla.
Siamo soggetti al rispetto della norma finanziaria che comunque
è contenimento di spesa senza nessuna deroga. Il Governo è
contrario.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il subemendamento
5.16.1 a firma dell'onorevole De Luca che così recita: Si può
optare solo nei comuni dove il consiglio comunale prevede tali
ipotesi
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.16, a firma degli onorevoli Arena ed
altri, cui anche l'onorevole Pogliese ha apposto la propria
firma.
CRACOLICI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(Gli onorevoli Apprendi, Bonomo, De Benedictis, Di Benedetto,
Digiacomo, Di Guardo, Galvagno e Lupo si associano alla
richiesta)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 5.16
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 5.16.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 24
Contrari 33
Astenuti 1
(Non è approvato)
Il subemendamento 5.16.1 è decaduto.
Si passa all'emendamento 5.8, a firma dell'onorevole Musotto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Il parere del Governo è contrario in quanto
ritengo l'emendamento non attinente al testo.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.3, a firma dell'onorevole Campagna
che è da intendersi precluso.
Si passa all'emendamento 5.4, a firma dell'onorevole Campagna.
CAMPAGNA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 5.21 è dichiarato improponibile.
Pongo in votazione l'emendamento di riscrittura, a firma della
Commissione, così come è emendato.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
Art. 6.
Divieto di cumulo di indennità
1. Dopo l'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre 2000,
n. 30 e successive modifiche ed integrazioni, è aggiunto il
seguente articolo:
Art. 19 bis. Divieto di cumulo - l. I parlamentari nazionali
ed europei, nonché i deputati regionali non possono percepire le
indennità e i gettoni di presenza previsti dal presente capo.
2. Salve le disposizioni previste per le forme associative
degli enti locali, gli amministratori locali di cui all'articolo
15, comma 2, secondo periodo, non percepiscono alcun compenso,
tranne quanto dovuto ai sensi dell'articolo 21, per la
partecipazione ad organi o commissioni comunque denominate, se
tale partecipazione è connessa all'esercizio delle proprie
funzioni pubbliche.
3. In caso di cariche incompatibili, le indennità di funzione
non sono cumulabili; ai soggetti che si trovano in tale
condizione, fino al momento dell'esercizio dell'opzione o
comunque sino alla rimozione della condizione di incompatibilità,
l'indennità per la carica sopraggiunta non è corrisposta .
Comunico che è stato presentato l'emendamento 6.1, a firma
dell'onorevole Cracolici.
CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è
ultroneo perché il testo prevede che non sono cumulabili le
indennità per cariche incompatibili, anche se, essendo
incompatibili, uno deve optare. E questo è quello che è scritto
nel testo.
Il mio emendamento ha lo scopo di evitare che il sindaco o il
presidente della provincia, in nome della funzione che svolge, e
non per altra attività, quindi, svolgendo altri incarichi nella
qualità di sindaco o di presidente della provincia, possa avere
più indennità, Nel caso specifico, essendo rappresentante nella
qualità di sindaco o di presidente, deve optare per una indennità
e non cumularne più di una, se vogliamo fare una norma che sia
comprensibile all'esterno perché altrimenti stiamo facendo finta.
Questa è una norma di reale contenimento della spesa. Una
indennità, quindi, punto e basta. Evitare di moltiplicare pani e
pesci.
E, allora, presumendo che il parere del Governo sia contrario,
chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, già, in
quest'Aula, in un altro momento, abbiamo affrontato questi
argomenti; lo abbiamo fatto e ricordo che c'è stato un partito,
un movimento, in cui si chiedeva ai sindaci di fare un passo
indietro.
Sono assolutamente d'accordo con quanto previsto
dall'emendamento dell'onorevole Cracolici perché ritengo
assolutamente corretta l'impostazione.
C'è già il principio dell'incompatibilità e, in ogni caso,
siamo per la non cumulabilità di incarichi.
Ritengo sia corretto anche perché non stiamo toccando un euro
né ai sindaci né ai presidenti di provincia.
Per quanto riguarda il Gruppo dell'MPA, preannuncio il voto
favorevole all'emendamento dell'onorevole Cracolici.
CAMPAGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
perfettamente d'accordo ma non credo che si possa limitare solo
ai sindaci.
Visto che stiamo parlando di contenimento della spesa, secondo
me, va allargato a tutti gli altri che fanno politica, anche ai
deputati. Ritengo sia giusto così.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. E' già così.
CAMPAGNA. Visto che si parla del contenimento della spesa, non
si può solo parlare dei sindaci. Non sono sindaco; non è il mio
caso.
Se parliamo di contenimento della spesa, non può essere il
contenimento della spesa di un sindaco. Se generalizziamo, siamo
d'accordo. In caso contrario, invito l'onorevole Cracolici e
l'onorevole Leanza a far sì che l'emendamento venga ritirato.
Se così non fosse, presenterò subito un subemendamento per
allargarlo a tutte le altre cariche.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo solo
portare la testimonianza diretta di un sindaco, considerato che
questo emendamento lo riguarda.
La mia è sempre la metropoli di 1200 abitanti ma, comunque,
come figura, mi tocca e voglio intervenire.
Intervengo per sostenere questo emendamento per un motivo molto
semplice: abbiamo già verificato, negli anni, cosa comporta il
cumulo e cosa comporta il tempo che ognuno di noi può dedicare ai
vari incarichi che ricopre.
Già da tempo e da quando ho fatto il sindaco, per questioni di
responsabilità dovuti a problemi finanziari, ho rinunciato
all'indennità e non ho mai sentito l'esigenza di avere altri
incarichi, come invece hanno fatto altri colleghi sindaci per
cercare di racimolare qualche altra cosa.
E' giusto il ragionamento di avere una sola remunerazione sotto
questo profilo.
Propongo all'Aula e preannuncio il mio voto favorevole
all'emendamento che è stato proposto dall'onorevole Cracolici,
anzi appongo la mia firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 6.1.
Il parere del Governo ?
SCOMA, assessore per la famiglia, le poltiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione ?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Mi
rimetto all'Aula.
CRACOLICI. Chiedo che la votazione avvenga per
scrutinio segreto.
(Gli onorevoli Apprendi, Bonomo, De Benedictis,
Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Gucciardi, Leanza si
associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 6.1
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 6.1.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 57
Votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 37
Contrari 19
(L'Assemblea approva)
Pongo in votazione l'articolo 6, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
Art. 7.
Ulteriori disposizioni in materia di
indennità degli
amministratori locali
L'articolo 17 della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15, è
abrogato .
Pongo in votazione l'articolo 7. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
Art. 8.
Disposizioni in materia di permessi e licenze
1. All'articolo 20 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.
30 e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al comma 3 le parole dei consigli circoscrizionali,' sono
abrogate;
b) al comma 4 la parola 36' è sostituita con la parola 24';
c) alla fine del comma 5 sono inseriti i seguenti periodi:
L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a
rimborsare quanto dallo stesso corrisposto per retribuzioni ed
assicurazioni per le ore o giornate di effettiva assenza del
lavoratore. In nessun caso l'ammontare complessivo da rimborsare
nell'ambito di un mese può superare l'importo pari ad un terzo
dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o
presidente di provincia' .
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Lupo ed altri: 8.3;
dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 8.2;
dall'onorevole Faraone: 8.1;
dall'onorevole Mancuso: 8.4;
dal Governo: 8.5.
LUPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, vorrei
illustrare brevemente l'emendamento 8.3 che, poi, è uguale
all'8.2 e all'8.4.
PRESIDENTE. Onorevole Lupo, il Governo ha già espresso il suo
parere favorevole.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 8.2, 8.3 e
8.4. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Sono
approvati)
Si passa all'esame dell'emendamento 8.1, a firma dell'onorevole
Faraone.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è
approvato)
Si passa all'emendamento 8.5, a firma del Governo.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 8, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
Art. 9.
Spese di viaggio
1. L'articolo 21 della legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30
e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal
seguente:
Art. 21. Rimborso delle spese di viaggio - l. Agli
amministratori che, in ragione del loro mandato, si rechino fuori
dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, previa
autorizzazione del capo dell'amministrazione nel caso di
componenti degli organi esecutivi ovvero del presidente del
consiglio nel caso di consiglieri, sono dovuti esclusivamente il
rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute nonché
un rimborso forfettario omnicomprensivo per le altre spese nella
misura fissata con decreto dell'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali e dell'Assessore per il
bilancio e le finanze, sentita la Conferenza Regione autonomie
locali.
2. Le norme stabilite dalle vigenti disposizioni di legge,
relative alla posizione, al trattamento e ai permessi dei
lavoratori pubblici e privati chiamati a funzioni elettive, si
applicano anche per la partecipazione dei rappresentanti degli
enti locali alle associazioni internazionali, nazionali e
regionali tra enti locali. Le spese che gli enti locali
sostengono per la partecipazione dei componenti dei propri organi
alle riunioni e alle attività degli organi nazionali e regionali
delle associazioni fanno carico ai bilanci degli enti stessi.
3. La liquidazione del rimborso delle spese è effettuata dal
dirigente competente, su richiesta dell'interessato corredata
della documentazione delle spese di viaggio e soggiorno
effettivamente sostenute e di una dichiarazione sulla durata e
sulle finalità della missione.
4. Agli amministratori che risiedono fuori dal comune ove ha
sede il rispettivo ente spetta il rimborso per le sole spese di
viaggio effettivamente sostenute per l'effettiva partecipazione
ad ognuna delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed
esecutivi nonché per la presenza necessaria presso la sede degli
uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate.
5. Ai soli amministratori e consiglieri che risiedano fuori dal
comune ove ha sede il rispettivo ente, che siano residenti in una
delle isole minori della Sicilia e che, in ragione del loro
mandato o per motivi istituzionali, debbano raggiungere e
soggiornare nel luogo della sede dell'ente medesimo è
riconosciuto anche il rimborso delle spese effettivamente
sostenute e documentate di vitto e soggiorno, alle condizioni
previste dalla legge 18 dicembre 1973, n. 836 e successive
modifiche ed integrazioni.'.
Comunico che è stato presentato l'emendamento 9.1, a firma
dell'onorevole Mancuso.
C'è un errore: il comma 4 è soppresso ma dovrebbe intendersi
il comma 4 è sostituito .
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pensavo di
agevolare il Governo con questo emendamento, nel senso della
riduzione dell'attesa, anche per chi si presenta in un comune ed
abita in un altro ma, assolutamente, se è contrario il Governo,
si figuri io.
Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 9. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura.
«Articolo 10.
Adesione a forme associative
1. Ai fini della semplificazione della varietà e della
diversità delle forme associative comunali e del processo di
riorganizzazione sovracomunale dei servizi, delle funzioni e
delle strutture, ad ogni amministrazione comunale è consentita
l'adesione ad una unica forma associativa per ciascuna di quelle
previste rispettivamente dall'articolo 25 della legge 8 giugno
1990, n. 142 e successive modifiche ed integrazioni, come
recepito dall'articolo l della legge regionale 11 dicembre 1991,
n. 48 e successive modifiche ed integrazioni, dall'articolo 32
del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267 e dall'articolo 15 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9.
2. Sono fatte salve le disposizioni di legge in materia di
organizzazione e gestione del servizio idrico integrato e del
servizio di gestione dei rifiuti.
3. A decorrere dal termine indicato dall'articolo 2, comma 28,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modifiche ed
integrazioni, se permane l'adesione multipla ogni atto adottato
dall'associazione tra comuni è nullo ed è, altresì, nullo ogni
atto attinente all'adesione o allo svolgimento di essa da parte
dell' amministrazione comunale interessata.
4. Il presente articolo non si applica per l'adesione delle
amministrazioni comunali ai consorzi istituiti o resi obbligatori
da leggi nazionali e regionali e per la gestione delle opere
pubbliche finanziate con il vincolo della gestione in forma
associata.
5. Agli enti locali nei cui territori risiedono minoranze
linguistiche storiche, riconosciute ai sensi della legge 15
dicembre 1999, n. 482, è consentita, altresì, l'adesione ad
un'altra forma associativa che abbia come finalità unicamente la
valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico delle
minoranze linguistiche storiche, fra le forme gestionali previste
dall'articolo 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive
modifiche ed integrazioni, come recepito dall'articolo l della
legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 e successive modifiche ed
integrazioni, dall'articolo 32 del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e dall'articolo 15 della legge
regionale 6 marzo 1986, n. 9».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 10.2;
- dall'onorevole Panepinto: 10.3;
- dagli onorevoli Cracolici e Di Guardo: 10.1.
Si passa all'emendamento 10.2, a firma degli onorevoli Galvagno
e Mattarella.
GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
dire che una quasi riforma dell'ordinamento degli enti locali non
si può fare in queste condizioni. Nei tempi in cui questo
Parlamento legiferava in maniera seria, mi riferisco
all'ordinamento degli enti locali, è un testo che è resistito per
oltre 30 anni con il relativo regolamento di esecuzione. Oggi,
solo per avere le parti interessanti gli enti locali, c'è una
gazzetta ufficiale di testo coordinato di 202 pagine. A questo
aggiungiamo ulteriore confusione perché si arriva in Aula dove si
presentano emendamenti da parte del Presidente della Commissione
(fino ad oggi c'è stata seduta di Commissione), Il Governo emenda
se stesso e quant'altro.
Per quanto riguarda l'articolo 10, mi rendo conto che è una
norma di allineamento ad una legge nazionale. Nel momento in cui
si dice che un ente locale non può far parte che di un solo
consorzio, io mi chiedo gli effetti pratici che la norma può
avere nella vita degli enti locali.
Un esempio per tutti, ma se ne possono fare a decine. Io vivo
in provincia di Enna. Il Comune di Enna è socio nel consorzio
ennese universitario, nel consorzio ente autodromo di Pergusa,
nel consorzio Villa romana del casale che gestisce i fondi del
PON sicurezza del Ministero dell'Interno, nel consorzio per lo
sviluppo industriale e qualcun altro, probabilmente, lo
dimentico.
Mi dite cosa deve fare il Comune di Enna e tutti gli altri
comuni della Sicilia? Il comune ha autonomia; con la riforma del
titolo V della Costituzione é il comune stesso che si dà le
regole per potere vivere ed in base ai bilanci decide in quanti
consorzi, istituzioni può partecipare.
Io credo che questo articolo 10 vada cassato e, in un secondo
momento, studiarlo in maniera approfondita perché gli effetti che
produrrebbe da domani mattina potrebbero essere dirompenti.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor presidente, onorevoli colleghi, onorevole
assessore Scoma, io ritengo che le argomentazioni dell'onorevole
Galvagno vadano prese nella giusta considerazione.
Noi siamo in un momento in cui sta per continuare la
programmazione dei fondi strutturali del 2007-2013. Siamo in un
momento in cui la programmazione negoziata può ripartire. Siamo
in un momento in cui abbiamo agevolato, anche con leggi di questa
Regione, la costituzione di unioni di comuni e dei consorzi.
Fare sì che i comuni possano fare soltanto un'adesione, secondo
me, diventa limitativa per i comuni e, soprattutto, un enorme
spreco. Poter consentire, invece, l'opportunità di aderire ad un
consorzio, ad un'unione dei comuni o ad altre forme é una libera
scelta da parte del comune e, anche da un punto di vista del
risparmio, può portare buoni frutti.
Chiedo al Governo se ritiene opportuno inserire qualche
subemendamento perché credo che le cose dette dall'onorevole
Galvagno non sono da non prendere in considerazione.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor presidente, onorevoli colleghi, noi
abbiamo dibattuto a lungo in Commissione e lo abbiamo fatto con
il contributo di tutti i parlamentari di tutte le forze
politiche. Lo abbiamo fatto con grande spirito di collaborazione,
senza entrare in conflittualità, su argomenti importanti che
stanno a cuore a tutti, perché credo che tutti abbiamo amici
consiglieri comunali, sindaci, amministratori e nessuno vuole
fare del male agli altri, ma è anche vero che l'articolo 10 -
basta leggerlo - nella sua scrittura prevede già alcune adesioni
a forme associative, compresa quella delle minoranze linguistiche
che, comunque, apre diverse possibilità, anche l'adesione per
scopi e, non ultima, quella prevista anche per le amministrazioni
comunali e consorzi o istituti resi obbligatori da leggi
nazionali e regionali. Abbiamo cercato di mettere dentro il più
possibile delle variazioni, però credo che abrogare l'articolo 10
sia in contrasto con la legge finanziaria e, quindi, trattandosi
di spesa non è possibile abrogarlo. Pertanto, sono contrario
all'emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei anch'io fare una
riflessione e inviterei anche i colleghi ed il Governo a
riflettere. Appare anche a questa Presidenza una qualche non
rispondenza dell'articolo 10 rispetto alle funzioni demandate ai
Comuni.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un
tema molto delicato che va visto sotto vari profili.
Intanto, inviterei l'Assessore a fare una riflessione rispetto
ai tagli che, in un modo o nell'altro, sotto vari aspetti, stiamo
praticando con questa norma, sia per quanto riguarda
l'organizzazione degli enti locali, sia per quanto riguarda gli
aspetti che toccano direttamente lo status degli amministratori.
Voglio fare questa riflessione perché la norma finanziaria
impone un risparmio del 3 per cento, di conseguenza significa che
l'articolato che abbiamo già proposto supera di gran lunga questa
percentuale. Pertanto, l'obbligo che ha la Regione siciliana non
è quello di ripetere in fotocopia le norme previste dalla
Finanziaria, ma è il raggiungimento dell'obiettivo, cioè del
risparmio economico che riguarda esattamente il 3 per cento,
perché lo dice la norma finanziaria nazionale.
Noi non possiamo farci male utilizzando la nostra autonomia
all'incontrario e cioè prendendo la fotocopia delle norme
previste in Finanziaria e copiarle, come in parte abbiamo fatto,
solo per timore.
Questa è una linea che ho sostenuto anche in Commissione,
signor Presidente, tanto è vero che già con l'abolizione delle
circoscrizioni nei Comuni dove si potevano fare e, quindi, è
ormai prevista soltanto in tre Comuni. Questo già porta un
risparmio immenso. Se si fa solo questo calcolo, abbiamo
ampiamente superato il 3 per cento; se poi andiamo ad analizzare
tutti gli altri tagli che abbiamo o stiamo praticando questa è la
prova che abbiamo raggiunto ampiamente l'obiettivo e di
conseguenza evitiamo il taglio paventato, anzi non il taglio,
perché ancora non abbiamo capito neanche questa cosa: il taglio è
stato già fatto, la Finanziaria nazionale ha già tolto 350
milioni di euro dal fondo delle autonomie. Si tratta di stabilire
i meccanismi per la restituzione, per la differenza, il principio
è all'inverso.
Allora, noi legiferando rispettando quello che è l'obiettivo,
cioè il raggiungimento di almeno il 3 per cento del risparmio di
spesa, quindi, senza andare ad altri aspetti e inseguire mode che
sicuramente dovremmo calibrare, dico che con questo intervento
già ci siamo e rispetto a questo articolo propongo di cassarlo
oppure andiamo ad una mediazione.
Sono pienamente d'accordo su un altro fenomeno: ci sono Comuni
che aderiscono a 7-8 consorzi, lo dobbiamo ammettere; noi
dobbiamo guardare qual è la patologia del sistema, non dare un
colpo di bisturi all'improvviso. Mettiamo, invece, un tetto al
limite di associazione. Mi riferisco ai consorzi perché la legge
prevede l'adesione ad una sola forma associativa in quanto
unione.
Per quanto riguarda i consorzi che è l'aspetto più delicato
perché l'Assessorato alle autonomie locali eroga un contributo ai
Comuni e perché ci sono molte funzioni importanti che
necessariamente, lo dico soprattutto a chi ha fatto
l'amministratore, vanno fatte in forma consortile e quindi non
possiamo danneggiare ulteriormente i comuni.
Allora, signor Presidente, io preannuncio la presentazione di
un subemendamento che, per quanto riguarda la partecipazione ai
consorzi, prevede un tetto massimo di tre, cioè ogni comune può
partecipare massimo a tre consorzi e può essere comune capofila
di un solo consorzio, così quanto meno blocchiamo quello che è
stato un fenomeno che, nella prassi, si è - noi lo sappiamo -
riscontrato nella realtà.
RINALDI. Signor Presidente, si possono ancora presentare
emendamenti?
PRESIDENTE. Gli emendamenti no, i subemendamenti possono essere
sempre presentati.
RINALDI. Tutti quelli che stanno presentando allora che cosa
sono?
PRESIDENTE. Se sono emendamenti non saranno accettati.
PANEPINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, un'attenta
lettura della norma in discussione in realtà, rispetto anche alle
preoccupazioni legittime (io sono firmatario di un emendamento)
consente di potere aderire sia ad una unione di comuni, a
consorzi e a quanto altro.
Io ritengo che bisogna, se l'assessore è d'accordo, accantonare
l'articolo 10, perché i comuni di medie e grandi dimensioni che
hanno, come diceva l'onorevole Galvagno, partecipazione nei
consorzi universitari, in altri consorzi di una certa rilevanza,
la possibilità di consentire a comuni grandi di potere, anche per
le funzioni che hanno rispetto ai comuni più piccoli ai quali va
garantito con la norma di potere partecipare sia all'Asse 6 del
POR, sia alle società o consorzi che gestiscono risorse
comunitarie nella programmazione.
Io credo che vada accantonato per evitare di lasciare fuori
situazioni, non per includerli tutti, ma situazioni che possono
creare disagi enormi agli enti locali, con una sola
considerazione finale.
Io ritengo, onorevole Assessore, che questo tentativo che
incomincia a dare dei risultati che riguardano una questione di
contenimento della spesa, se non accompagnato da una
rivisitazione complessiva delle norme sugli enti locali rischia
di usare uno strumento sul contenimento della spesa capace di
fare danni enormi agli enti locali.
Peraltro, siccome sono anche un sindaco alla terza legislatura
e dal 1983 sono amministratore locale, ritengo che l'approccio di
quest'Aula in alcuni momenti mi sembra eccessivo, cioè come se
tutti i mali di questa Sicilia venissero dai consigli comunali,
dai consiglieri, dai sindaci.
Io ritengo che nei territori, nelle realtà piccole e grandi non
solo si pratica un esercizio libero di democrazia, non solo si
applica una recente legge costituzionale che orizzontalmente
parifica Stato, Regione, Province e Comuni, ma teniamo conto che
sui Comuni, sui Sindaci, sui Consigli comunali ricade,
sostanzialmente, la programmazione territoriale, urbanistica, i
poveri bilanci che saranno ancora falcidiati, tutte le
drammatiche quotidianità che vivono le comunità locali, per cui
non è una democrazia di serie B quella degli enti locali. Lì si
pratica la democrazia e si pratica negli interessi delle
comunità locali.
Per cui, onorevole Assessore, la invito, chiusa questa fase di
risparmio, ad immaginare un riordino complessivo dell'ordinamento
degli enti locali per evitare ulteriori danni agli enti stessi.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, intanto la norma, dobbiamo anche
dircelo e non perché lo dice l'Assessore, è una norma finanziaria
a cui realisticamente si dovrebbe adeguare come norma finanziaria
praticamente anche l'ente locale in Sicilia perché la norma è
molto restrittiva.
Esistono dei problemi. La norma è per i consorzi, unione dei
comuni, associazioni fra gli enti locali. Noi possiamo
specificare questo e potremmo aggiungere anche che sono fatte
salve tutte le forme associative per strumenti di programmazione
negoziata. In questo modo, senza andare contro la norma
finanziaria, noi avremmo risolto tanti dei problemi che sono
stati sottoposti dai colleghi.
Io credo che l'Assessore quando dice che questa è norma
finanziaria abbia perfettamente ragione. In Sicilia esiste un
problema e cioè che la norma vuole dire che fra Comuni si può
fare una sola forma di unione, una sola forma di consorzio e una
sola forma di associazione.
Chiarendo questo, noi risolveremmo tanti problemi e
aggiungendo un emendamento in cui si prevede che oltre quelli di
legge sono fatte salve espressamente tutte le associazioni che
derivano da strumenti di programmazione negoziata finalizzata a
strumenti di programmazione negoziata, in quanto specifico per la
Sicilia o per l'Obiettivo 1 e, quindi, risolverebbe il problema
senza intaccare quella che è la norma finanziaria. E però, non
possiamo andare oltre questo in quanto non possiamo avere più di
un consorzio, più di una unione dei comuni o più di un
associazione fra comuni perché il Commissario dello Stato lo
impugnerebbe creandoci dei problemi. Con questo subemendamento io
credo che avremo risolto tutti i problemi senza andare contro
alle disposizioni finanziarie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'avevo detto poc'anzi
all'inizio della trattazione di questo emendamento, anche alla
Presidenza appare dubbia la formulazione dell'articolo 10 e,
anche alla luce del dibattito che c'è stato, ritengo oltremodo
lesivo dell'autonomia dei Comuni impedire che i Comuni stessi
possano partecipare a consorzi o forme associative che tendano a
sfruttare i contributi europei o i contributi nazionali perché
sarebbe veramente incostituzionale perché impediremmo di farlo.
Apparirebbe più logico a questa Presidenza prendere alla lettere
lo spirito della norma nazionale e, quindi, limitare le
associazioni ma lasciare liberi i comuni di potere partecipare
per accaparrarsi le risorse comunitarie e nazionali.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, vorrei assai brevemente ricordare
ai colleghi quella che è stata la ratio della trattazione di
questo articolo in Commissione alla presenza non soltanto
dell'Assessore, ma anche degli Uffici. In quella sede ci è stato
spiegato, in maniera assolutamente chiara, che la finalità della
legge che oggi stiamo cercando di approvare è quella di ottenere
delle somme che, qualora queste finalità non dovessero essere
raggiunte, verranno perse dalla Sicilia e, quindi, non potranno
essere utilizzate dai nostri enti locali.
Allora, signor Presidente, ma soprattutto mi rivolgo allo
speaker di maggioranza, l'onorevole Leanza, al quale voglio dire
affettuosamente, al di là dei proclami sul giornale di una nuova
maggioranza tra MPA e PD, non basta secondo me, seppur
prestigioso come l'onorevole Galvagno, basti che un collega di
opposizione faccia una richiesta perché l'onorevole Leanza la
accolga, soprattutto perché l'onorevole Leanza era in Commissione
con noi, ha lavorato insieme a noi e il dottore Greco, con
assoluta nettezza, ci ha spiegato che la legge nazionale impone
già che ci sia una forma per ogni tipo di Associazione, e quindi
un'Unione, un Consorzio eccetera, e impone anche una data che era
l'1 gennaio 2009 che credo sia stata prorogata all'1 aprile
2009. Quindi, o i Comuni si adeguano oppure questo, proprio
questo articolo, signor Presidente, finirà per essere uno di
quegli articoli che impedirà alla Sicilia, qualora non dovessimo
collegare la nostra normativa a quella nazionale, di poter
utilizzare quelle somme delle quali stiamo parlando.
Oltre a questo fatto che mi pare già da solo dirimente,
invito - lo farò io se nessuno dovesse farlo a presentare un
subemendamento prima che venga posto in votazione l'articolo- ad
attenzionare il comma 5 che si rivolge ai paesi, comunque alle
comunità con minoranze linguistiche che, peraltro, abbiamo
incontrato in maniera assolutamente bipartisan in Commissione,
perché siccome, per fare un esempio, nel Comune di Palermo c'è
una minoranza linguistica albanese che riguarda circa una decina
di paesi, cinque, qualcosa in più, allora onorevoli colleghi,
prima di adottare decisioni affrettate, vi invito soprattutto ad
ascoltare la Commissione che si è occupata di questa norma ed il
Governo che insieme a questa Commissione ha portato in Aula
questo esito.
Quindi, chiedo all'onorevole Galvagno di ritirare questo
emendamento per le ragioni che ho detto e, comunque, sottopongo
all'attenzione dell'Aula, in maniera accorata, le esigenze del
comma 5.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
chiarire il punto fondamentale dell'articolo 10.
La legge vuole avere lo spirito del risparmio e, certamente,
l'articolo 10 non ce lo siamo inventati, ma abbiamo fatto uno
studio approfondito ed è nell'intenzione del Governo entrare
nello spirito della Finanziaria che è certamente di risparmio.
Del resto, è chiaro a tutti la differenza che passa fra
consorzi e convenzioni: i consorzi sono onerosi, ci sono le
indennità, nelle convenzioni non ci sono indennità per chi decide
di convenzionarsi. Quindi, gli enti o i Comuni che lo volessero
fare lo potrebbero fare in convenzione e non in consorzio in modo
che anche i componenti dei consigli di amministrazione in questa
maniera non prenderebbero compensi. Lo spirito della legge vuole
intervenire laddove i Comuni hanno 5 e 6 consorzi e sono previste
5, 6 indennità; invece, le convenzioni non prevedono alcuna
indennità. Se così non fosse lo spirito della legge non avrebbe
alcun principio ispiratore. E, comunque, la Regione e il Governo
dicono che si applicherà sì certo dall'1 gennaio 2009, ma
comunque solo dopo che lo Stato lo avrà fatto è possibile che
questo avvenga, quindi, anche in una data successiva. Il comma 4
dell'articolo 10 laddove recita il presente articolo non si
applica per le adesioni delle amministrazioni comunali ai
consorzi istituiti o resi obbligatori da leggi nazionali o
regionali e per la gestione delle opere pubbliche finanziate con
il vincolo della gestione in forma associata vuole dire comunque
che oltre a quello che è scritto non vale certamente per i PIP e
per tutti gli altri raggruppamenti che si sono fatti.
GALVAGNO. Ed allora, chiudiamo uno dei due?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Ad oggi non chiudiamo nessuno dei due, perché
la norma che la Regione applica sarà esecutiva quando lo Stato la
renderà esecutiva, quindi è possibile che avvenga fra tre o
quattro mesi; noi diciamo 1 gennaio 2009.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Assessore, io credo che
ci sono aspetti che pone il collega Galvagno di carattere
delicato che non possiamo semplicemente ridurre ad una questione
di costi. Intanto, la norma che è stata varata, a differenza di
quella che era arrivata in un primo momento, stabilisce che ogni
comune può aderire ad una sola delle forme previste dalla legge,
quindi può aderire a tanti soggetti che non è un unico soggetto
giuridico.
Io proverei, se fosse possibile Assessore, e verifichi anche la
fattibilità, che questa fattispecie sia limitata a quegli enti
che ricevono finanziamento dallo Stato, perché laddove ci sono
forme associate che sono autofinanziate e che, quindi, non
incidono sul trasferimento della finanza nazionale potrebbe
essere questo un modo per separare la finanza trasferita dalle
forme.
Anche perché, assessore Scoma, io credo che si ponga un
problema delicato non tanto - e vorrei che lei lo chiedesse ai
suoi funzionari - del fatto che le leggi che riguardano gli
aspetti finanziari si applicano anche nelle Regioni a Statuto
speciale, questo è pacifico.
Il vero problema è un altro e cioè che il nostro Statuto, che
ha rango costituzionale, prevede la possibilità che i comuni si
associno in liberi consorzi. Cioè, l'attività consortile dei
nostri comuni siciliani è una fattispecie che è prevista dal
nostro Statuto che è Costituzione. Quindi, noi determineremmo da
un lato che lo Statuto siciliano dà una possibilità libera ai
comuni di associarsi, con questa norma ne limiteremmo una
fattispecie negando un diritto costituzionale, tra virgolette.
Allora, se può essere una soluzione, lo verifichi un attimo, i
comuni possono , rimane quello che è soltanto nel caso in cui
questi soggetti sono in parte o totalmente finanziati con
trasferimenti dello Stato, per i soggetti non finanziati e che
non ricevono trasferimenti dello Stato è ammessa la libertà di
associazione. Non so se questo risolverebbe il problema che viene
posto dall'onorevole Galvagno, però credo sia una modalità che
può darci una soluzione.
PRESIDENTE. Su richiesta del Governo, la seduta è sospesa per
due minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.28, è ripresa alle ore 18.42)
La seduta è ripresa.
Comunico che all'articolo 10 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Cordaro ed altri: subemendamento 10.2.1;
- dall'onorevole Cracolici: 10.5, 10.4.
Onorevoli colleghi, sembrerebbe che ci sia un accordo di votare
il 10.5, ritirando tutti gli altri.
Gli emendamenti 10.2, 10.3, e 10.1 si intendono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 10.5. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che l'emendamento 10.4 è superato. L'emendamento
10.2.1 è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 10, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 11, ne do lettura:
«Art. 11.
Circoscrizioni di decentramento
1. L'articolo 13 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come
recepito dall'articolo l della legge regionale 11 dicembre 1991,
n. 48 e successive modifiche ed integrazioni è sostituito dal
seguente:
Art. 13. Circoscrizioni di decentramento comunale - l. I comuni
con popolazione superiore a 250.000 abitanti articolano il loro
territorio per istituire le circoscrizioni di decentramento,
quali organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione
di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate
dal comune.
2. Nessuno dei comuni di cui al comma 1 può articolare le
proprie circoscrizioni in numero superiore a dieci.
3. L'organizzazione e le funzioni delle circoscrizioni sono
disciplinate dallo statuto comunale e da apposito regolamento. Il
numero dei componenti dei consigli circoscrizionali non può
essere superiore ai due quinti di quello dei componenti del
consiglio del comune di appartenenza.
4. Il consiglio circoscrizionale rappresenta le esigenze della
popolazione delle circoscrizioni nell'ambito dell'unit�� del
comune ed è eletto a suffragio diretto secondo le norme stabilite
per l'elezione dei consigli comunali con sistema proporzionale.
5. Il consiglio circoscrizionale elegge nel suo seno il
presidente.'.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a decorrere
dalla cessazione del mandato dei consigli di circoscrizione
attualmente in carica».
Comunico che all'articolo 11 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
dagli onorevoli De Benedictis: 11.2, 11.3, 11.4;
dagli onorevoli Vinciullo ed altri: 11.1;
dagli onorevoli Faraone e Cracolici: 11.5;
dagli onorevoli Bonomo ed altri: 11.2.1 e 11.1.1.
Onorevole De Benedictis ritira l'emendamento 11.2?
DE BENEDICTIS. No, lo mantengo.
PRESIDENTE. Il subemendamento 11.2.1 è dichiarato non
ammissibile.
Pongo in votazione l'emendamento 11.2. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
questa sera, sotto il profilo di questa norma, si stiano
confondendo due aspetti. Uno che riguarda l'autonomia dei comuni,
che devono avere ampia libertà di associarsi ed uno per quanto
riguarda, invece, l'aspetto finanziario e cioè il contributo che
l'assessorato alle autonomie locali eroga per queste forme
associative.
Dato che stiamo confondendo i due princìpi, perché sappiamo
nella pratica cosa succede e cioè che la moltiplicazione e
l'invenzione delle forme consortili per cercare di ricevere
quanto è più possibile contributi da parte dell'assessorato alle
autonomie locali.
La lite è questa e allora, vogliamo distinguere, una volta e
per tutte, i due aspetti? Noi non possiamo limitare, in ogni
caso, la libertà di associarsi dei comuni. Un comune deve essere
libero di associarsi anche a mille forme associative, però non
può essere premiato, sotto il profilo economico, per l'adesione a
mille forme associative.
Invito quest'Aula e l'assessore anche, a distinguere i due
aspetti. Sulla scia del risparmio economico, stiamo ledendo
quella che è l'autonomia dei comuni.
Io mi accingo a formulare questo subemendamento, signor
Presidente ed onorevole Assessore affinché si possano rispettare
i due principi.
E' giusto inserire una norma di razionalizzazione al risparmio,
ma è anche giusto continuare a consentire ai comuni di associarsi
liberamente.
Onorevole Assessore, questa è la proposta che io formulo.
Concediamo il contributo, per le forme associative quindi, il
contributo delle autonomie locali, soltanto ai comuni, alle
amministrazioni
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, le consento di svolgere
l'intervento, però le rammento che l'articolo 10 è stato già
votato.
DE LUCA. poi magari ci rendiamo conto di avere fatto una
grande fesseria. Io completo l'intervento, signor Presidente,
onorevole Assessore, siccome il tema è il vil denaro,
giustamente, io avrei riformulato in questi termini. Si finanzia
soltanto la partecipazione ad una delle forme associative
consentite dalla legge, per il resto, i comuni devono essere
liberi di partecipare a più consorzi, a più convenzioni, non ad
unioni, perché la legge prevede una sola unione, e non ricevere
altri contributi.
Quindi, rispetto l'autonomia dei comuni e, nello stesso tempo,
utilizzo i fondi regionali come premialità, per una sola forma e
così si impedisce quella che è l'elusione della legge che, nella
pratica, si è verificata.
Questo era il senso del mio intervento e credo che dovremmo
cercare di evitare di sopprimere o condizionare l'autonomia
associativa dei comuni.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.1. Ricordo che a questo
emendamento è stato presentato il subemendamento 11.1.1. Lo pongo
in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 11.1, nel testo risultante.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 11.3 e 11.4.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, volevo spiegare soltanto che
al comma 1 dell'articolo 11 come modificato abbiamo stabilito che
i comuni con popolazione superiore a 250 mila abitanti possano
avere un numero di circoscrizioni fino ad un massimo di 10. In
questo modo, si dà il caso non succederebbe per Palermo, ma
succederebbe per Catania e per Messina, e andrebbe addirittura
oltre quello che la norma nazionale prevede, dal momento che la
norma nazionale, per i comuni con popolazione superiore a 250
mila abitanti prevede che, comunque, il numero di circoscrizioni
debba corrispondere ed avere una popolazione media per ciascun
comune di 30 mila abitanti.
Faccio un esempio: un comune di 250 mila abitanti non può
avere più di otto circoscrizioni. L'emendamento vuole
semplicemente contemperare ciò che è scritto, quindi il limite
massimo delle 10 circoscrizioni nei comuni superiori a 250 mila
abitanti, aggiungendo semplicemente il richiamo alla norma
nazionale, cioè fermo restando che la popolazione media delle
circoscrizioni non può essere inferiore a 30 mila abitanti, poi
ci possono essere circoscrizioni di 10 o di 60 mila, ma la
popolazione media serve a determinare il numero delle
circoscrizioni all'interno del Comune.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 11.3.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione, e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato).
Pongo in votazione l'emendamento 11.4.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali . Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione, e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 11.5, degli onorevoli Faraone e
Cracolici.
FARAONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, sono dell'idea che bisogna avere un
attimo di riflessione su questo emendamento. Noi possiamo
presentare, concordando subemendamenti che tolgono eventualmente
alcune competenze, ma specificare alcune competenze che sono
scritte nel subemendamento è fondamentale, perché, altrimenti,
noi rischiamo che nelle funzioni amministrative che abbiamo
scritto precedentemente, alcuni comuni possono interpretare anche
funzioni inutili o funzioni che possono essere benissimo delegate
ad uffici, cosa che attualmente sono in opera in vari comuni
della Sicilia, cioè oggi molte funzioni che si dicono state date
alla circoscrizione sono poteri amministrativi d'ufficio.
Ora, mettere invece alcune competenze - e lo dico al
Presidente della Commissione e al Governo - se dobbiamo fare
qualche subemendamento per sistemare questo emendamento lo
facciamo, ma bocciarlo, secondo me, è un errore.
Quindi, onorevole Minardo, assessore Scoma, se è possibile
valutiamolo nel merito anziché dire ritiriamolo', siamo
contrari' ed eventualmente concordiamo alcuni subemendamenti.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assai
brevemente, io in linea di principio è fin troppo evidente - e lo
dico per correttezza che non parlo a nome della Commissione anche
perché vicino a me c'è il Presidente, quindi parlo a titolo
personale - in linea di principio sono d'accordo con quanto
sostenuto dal collega Faraone e vorrei invitare il Governo a
valutare la possibilità, in concreto, di approvare questo
emendamento nella parte che va fino alla lettera d), per la
semplice ragione che queste sono competenze che già sono state in
gran parte assegnate ai consigli circoscrizionali e cioè servizi
demografici, servizi sociali e di assistenza sociale, servizi
scolastici ed educativi, attività e servizi culturali sportivi e
ricreativi in ambito circoscrizionale.
RINALDI. Anche la lettera e).
CORDARO. La manutenzione urbana non c'è ancora onorevole
Rinaldi, io le parlo per quella che è la mia personale esperienza
che certamente non sarà esaustiva.
Se vogliamo, e se il Governo lo ritiene di trovare questa forma
di compromesso, credo che sarebbe un importante segnale rispetto
al tema delle circoscrizioni e, quindi, questa è la proposta che
faccio al Governo.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io anche
su questo emendamento appongo la mia firma, sono d'accordo con
l'onorevole Cordaro e anche con l'onorevole Faraone rispetto alla
premessa, cioè considerato che già all'inizio avevamo parlato di
dare le funzioni ai consiglieri di quartieri, considerato che
quasi in tutti gli Statuti è previsto quanto qui di seguito
riportato, io penso che con questa norma, anche senza ledere
minimamente l'autonomia degli Statuti, ma dando forza a prendere
una decisione il più immediato possibile io penso che, forse,
possiamo dare un grosso contributo.
Io insieme ad altri colleghi abbiamo presentato un ordine del
giorno che invitava in questa direzione, penso che l'emendamento
possa farlo diventare in maniera più compiuta la decisione che
possiamo prendere.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io faccio,
ovviamente, mia la proposta dell'onorevole Faraone e anche
dell'onorevole Cordaro.
Vorrei rassicurare l'onorevole Faraone sul principio, io sono
assolutamente d'accordo, che le circoscrizioni un giorno possono
realmente essere funzionanti e attive.
Però, poiché il resto fa parte di un ragionamento di un
regolamento che il Comune dovrà adottare, io credo che la
proposta dell'onorevole Cordaro possa essere una proposta
obiettiva e quindi il Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
l'emendamento11.5.1, a firma degli onorevoli Cordaro ed altri;
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 11.5 è modificato dal subemendamento sino alla
lettera d).
Pongo in votazione l'emendamento 11.5. Il parere della
Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione
del Governo e dell'Aula, e soprattutto all'attenzione
dell'onorevole De Benedictis, che sono certo mi sta ascoltando,
l'ultima parte a partire dal comma 3 al primo periodo dopo le
parole da apposito regolamento' aggiungere le seguenti parole
i comuni adeguano i propri statuti e i propri regolamenti alle
disposizioni di cui al comma, c'è un refuso comunque è 1 bis
entro e non oltre i 3 mesi dalla pubblicazione della presente
legge sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, perché
chiaramente, se non gli imponiamo di adeguare lo Statuto stiamo
facendo una norma che poi potrebbe anche non avere seguito e
quindi essere una norma neutra.
PRESIDENTE. Quindi è approvato con la precisazione
dell'onorevole Cordaro.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, volevo fare notare che
l'ultimo periodo dell'emendamento 11.1.1 ha bisogno di un
chiarimento lessicale perché la norma recita in questo modo: I
comuni con popolazione superiore a 100 mila e fino a 250 mila
abitanti possono istituire consigli circoscrizionali purché i
relativi oneri siano contenuti per ciascuno di essi nei limiti
di tetti di spesa .
Quindi, si intende, e vorrei che gli uffici in sede di
definizione del testo attuassero il necessario coordinamento
lessicale, che per ciascuno di essi' si intende per ciascuno
di essi comuni. Quindi, a mio avviso, si rende necessario in
fase di coordinamento del testo a norma dell'articolo 117
specificare per ciascuno dei comuni'. Pertanto, chiedo agli
uffici una specifica in tal senso. Ecco, comunque, sarebbe
meglio farlo, lo dico in Aula perché tutti quanti ne possiamo
rendere conto prima del voto finale. Si intende per ciascuno
dei comuni e non delle circoscrizioni. Si potrebbe ingenerare
l'equivoco e quindi venga poi precisata nella stesura.
PRESIDENTE. Resta stabilito che l'osservazione dell'onorevole
De Benedictis potrà formare oggetto dell'apposito emendamento ex
art. 117 del Regolamento interno.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Il Governo chiede un minuto di sospensione
dell'Aula.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, sospendo brevemente la
seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 19.08, è ripresa alle ore 19.10)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, vorrei far presente che anche il termine
gestionali va cassato dall'emendamento 11.5.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 11, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
Art. 12.
Indennità commissari ad acta
1. All'articolo 24 della legge regionale 3 dicembre 1991, n.
44, è aggiunto il seguente comma:
2 bis. Al commissario ad acta, insediatosi presso gli enti
locali per porre in essere l'attività sostitutiva, è riconosciuta
un'indennità di carica e di responsabilità rapportata all'Organo
sostituito, alla tipologia degli atti adottati, alla
professionalità, alla responsabilità, all'entità demografica
dell'Ente ed agli accessi effettuati.'.
2. Con successivo decreto dell'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, da emanarsi entro
novanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, sono
determinate le indennità di cui al comma 1.
All'articolo 12 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo
in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi .
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
Art. 13.
Commissari straordinari
1. I soggetti individuati ai sensi degli articoli 55 e 145
dell'Ordinamento regionale degli enti locali, approvato con legge
regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche ed
integrazioni e del comma 2 dell'articolo 56 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Regione 20 agosto
1960, n. 3, non possono assumere, a pena di nullità, l'incarico
di commissario straordinario se sono titolari di incarico di
commissario straordinario presso altro ente locale, a prescindere
dalle funzioni attribuite.
2. I commissari straordinari, nell'espletamento delle proprie
funzioni, hanno diritto di assentarsi dal servizio esclusivamente
per i seguenti periodi:
- nel caso di sostituzione di sindaco e giunta o di sindaco,
giunta e consiglio, per un massimo di 36 ore mensili nei comuni
con popolazione fino a 30.000 abitanti e per un massimo di 48 ore
mensili nei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti e
nelle province regionali;
- nel caso di sostituzione del solo consiglio per un massimo di
16 ore mensili nei comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti
e per un massimo di 20 ore mensili nei comuni con popolazione
superiore a 30.000 abitanti e nelle province regionali.
3. Nel tetto massimo delle ore di cui al comma 2 non va
computato il tempo necessario per raggiungere la sede dell'ente .
Comunico che è stato presentato l'emendamento 13.1, a firma
dell'onorevole Rinaldi.
L'emendamento viene dichiarato improponibile.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
chiedere all'Assessore se, in qualche modo, può colmare una
lacuna soprattutto nelle grosse città che, quando vengono
commissariate e manca sia il Consiglio comunale che il Sindaco,
vi è solo un Commissario. Se si può risolvere trovando una norma
che nomini anche il Commissario per il Consiglio comunale,
soprattutto per le grosse città.
PRESIDENTE. Questa Presidenza è convinta che la sua
argomentazione sia perfettamente legittima. Ritengo che, in
questa fase, il Governo non possa dare nessun tipo di copertura
perché non è passato. Con un ordine del giorno votato dall'Aula
però potremmo
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. Dichiaro di accettare lo spirito
dell'emendamento dell'onorevole Rinaldi, quale raccomandazione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 13. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:
Art. 14.
Commissari straordinari delle
Ipab
1. I soggetti nominati commissari straordinari delle
Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza non possono
assumere, a pena di nullità, l'incarico di commissario
straordinario se all'atto del conferimento dell'incarico svolgono
le medesime funzioni presso un'altra Istituzione Pubblica di
Assistenza e Beneficenza.
2. I commissari straordinari delle Istituzioni pubbliche di
assistenza e beneficenza, nell'espletamento delle loro funzioni,
hanno diritto di assentarsi dal servizio esclusivamente per i
seguenti periodi:
- per un massimo di 36 ore mensili nelle Istituzioni di prima
classe;
- per un massimo di 20 ore mensili nelle Istituzioni di seconda
classe;
- per un massimo di 16 ore mensili nelle Istituzioni di terza
classe.
3. Nel tetto massimo delle ore di cui al comma 2 non va
computato il tempo necessario per raggiungere la sede dell'ente .
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si da lettura dell'articolo 15. Ne do lettura:
Art. 15
Soglia di sbarramento
1. Dopo il comma 3 dell'articolo 4 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni,
aggiungere il seguente:
3 bis. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi nei consigli
comunali dei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti,
le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del
totale dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del
quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
riportati dalle liste non ammesse all'assegnazione dei seggi'.
2. Dopo il comma 4 dell'articolo 7 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni,
aggiungere il seguente:
4 bis. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi nei consigli
provinciali le liste che non hanno conseguito almeno il 5 per
cento del totale provinciale dei voti validi espressi. Al fine
della
determinazione del quoziente elettorale
circoscrizionale non si tiene conto dei voti riportati dalle
liste non ammesse all'assegnazione dei seggi. .
Comunico che sono stati presentatii seguenti emendamenti:
dall'onorevole Speziale: 15.1;
dall'onorevole Cracolici: 15.3;
dall'onorevole Panepinto: 15.4;
dall'onorevole Maira: 15.2;
dal Governo: 15.5.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sia in
Commissione sia in Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari, abbiamo fatto un patto. Abbiamo raggiunto l'intesa
che questa legge si sarebbe determinata soltanto per quanto
riguarda lo sbarramento. Per quanto riguarda le forme elettorali,
si sarebbe rimandata a gennaio per poterla attenzionare.
Pertanto, invito tutti i gruppi parlamentari a ritirare tutti gli
emendamenti che non parlino esclusivamente di riduzione o aumento
dello sbarramento. Chiedo al Presidente - oltre che il Presidente
Cascio, che presiedeva la Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari, era presente il Presidente Formica - di fare in
modo, qualora ciò non avvenisse, che tutto ciò venisse
dichiarato improponibile.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, di fronte alla richiesta
dell'onorevole Leanza, abbiamo la possibilità, se c'è una accordo
unanime, di ritirare tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.1.
Lo dichiaro decaduto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, le chiedo scusa. Può darsi che
non avevo capito; mi sembrava che l'onorevole Leanza facesse
riferimento a norme estranea all'intesa assunta in Conferenza
dei Capigruppo di introdurre una soglia di sbarramento e, su
questo, sottoscrivo e mantengo l'impegno che ho assunto in
Conferenza dei Capigruppo. Altra questione è la soglia di
sbarramento, quindi, l'Aula si deve esprimere su quale è la
soglia. Ne approfitto e presento la mia soglia.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 15.4.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 15.3.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, questo emendamento era stato da
me presentato in Commissione, l'ho riproposto in Aula e credo
che l'Aula dovrebbe, a mio avviso, valutarlo.
La Sicilia è l'unica Regione in Italia che ha introdotto la
soglia di sbarramento per le elezioni regionali e sarebbe, in
questo momento, l'unica Regione in Italia che apre, a mio avviso,
in maniera appropriata, la scelta di introdurre una soglia di
sbarramento anche per le elezioni amministrative.
Faccio subito una precisazione e credo che, su questo, eravamo
tutti d'accordo ma mi è stato posto un problema interpretativo:
la soglia di sbarramento che si propone di introdurre nel nostro
ordinamento per gli enti locali riguarda le province, i comuni e
le circoscrizioni.
Dico ciò perché c'è stato qualche dubbio, quindi, se gli uffici
valutassero eventuali problemi della non precisazione anche per
le circoscrizioni, il voto che daremo si intenderebbe anche per
le circoscrizioni.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici lo aggiungiamo.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi hanno
spiegato che c'è un problema di una legge e poi di un'altra
legge, allora, bisogna fare il coordinamento; una cosa un po'
complessa.
L'emendamento che propongo introduce la soglia del 4 per cento
che è diversa da quella approvata in Commissione, uguale a quella
regionale. Perché il 4? Al di là del fatto che ho letto sulle
agenzie che il Presidente della Regione, qualche giorno fa, ha
dichiarato di prestare attenzione anche ad eventuali richieste di
abbassamento della soglia di sbarramento, credo che il 4 per
cento, nel nostro ordinamento, tenuto conto che il sistema così
come è congegnato da noi può prevedere una soglia naturale di
sbarramento, a seconda che si eleggano 20 o 50, a seconda il
caso, con il sistema proporzionale o di 45, nel caso delle
province, al massimo..
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociale e le
autonomie locali. La sua precisazione l'ha fatta il Governo
nell'emendamento 11.5
CRACOLICI. Dico che, in assoluto, è fatto con tutte le soglie.
La mia proposta riguarda il 4 per cento e credo che corrisponda
ad un maggiore equilibrio e ad una maggiore sostenibilità del
modello proporzionale puro, tenuto conto che noi già abbiamo
l'elezione diretta con un modello di partecipazione.
La proposta che avanzo all'Assemblea è di valutare, come dire,
l'introduzione di questa soglia che, oltre tutto, - lo dico come
schieramento politico al quale appartengo - era la soglia,
onorevole Leanza, che, nella scorsa legislatura, l'intero
centrosinistra ha proposto a quest'Aula, quando si fece
l'ipotesi di legge elettorale. Il mio, pertanto, è un emendamento
che introduce una riduzione rispetto alla proposta che viene
dall'alto.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 15.3. Il parere
del Governo?
SCOMA, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 15.2.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 15.5.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
emendamento lo avevamo preparato in Commissione proprio per
specificare che in tutte le elezioni circoscrizionali, comunali e
provinciali si applica lo sbarramento al 5 per cento. E' superato
e quindi il Governo lo ritira.
PRESIDENTE. L'emendamento 15.5 è superato.
Pongo in votazione l'articolo 15, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16. Ne do lettura.
Art. 16.
Nomina di rappresentanti di lista per le elezioni
provinciali
1. La nomina dei rappresentanti di lista nelle elezioni
provinciali avviene secondo le modalità e i tempi previsti per la
nomina dei rappresentanti di lista nelle elezioni comunali.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17. Ne do lettura.
Art. 17.
Modifica della legge regionale 24 giugno 1986, n. 31
1. Alla fine del numero 4 del primo comma dell'articolo 10
della legge regionale 24 giugno 1986, n. 31 e successive
modifiche ed integrazioni, sono aggiunti i seguenti periodi:
la lite promossa a seguito di o conseguente a sentenza di
condanna determina incompatibilità soltanto in caso di
affermazione di responsabilità con sentenza passata in giudicato.
La costituzione di parte civile nel processo penale non
costituisce causa di incompatibilità. La presente disposizione si
applica anche ai procedimenti in corso.'.
Comunico che all'articolo 17 sono stati presentati due
emendamenti soppressivi:
- dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: 17.2 e 17.1.
Si passa all'emendamento 17.1. Lo pongo in votazione. Il parere
del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomi locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Lo illustri, ma la procedura è stata corretta.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto
facciamo il punto di cosa stiamo parlando.
C'è una legge della Regione, la legge n. 31 del 1986, che tra
le cause di incompatibilità alla carica di consigliere comunale
al punto 4) dice: colui che ha lite pendente in quanto parte in
un procedimento civile o amministrativo, rispettivamente con la
provincia o il comune. La pendenza di una lite in materia
tributaria non determina incompatibilità .
Con l'articolo in esame cosa è che si vuole fare? Con la scusa
dell'allineamento alla norma nazionale, e per questo io proponevo
l'abrogazione dell'articolo 17, poiché l'articolo 17 rischia di
vanificare tutti gli sforzi fatti per tenere all'interno dei
binari la legalità amministrativa in Sicilia
L'abrogazione trova ampia e razionale giustificazione
nell'esigenza vivamente avvertita nel territorio siciliano. Sulla
questione anche la Corte costituzionale si è pronunziata con
sentenza n. 288. Dice la Corte, leggo testualmente: L'attuale
più severa disciplina legislativa regionale appare
ragionevolmente giustificata dalle peculiari condizioni
dell'amministrazione locale siciliana .
Allora, io mi chiedo e vi chiedo? In una terra in cui questo
Parlamento decide di costituire una Commissione speciale, che si
chiama Commissione Antimafia, andiamo a modificare e ad incidere
su un articolo sulle incompatibilità anche durante lo svolgimento
del gioco. Perché alla fine nell'articolo 17 si pone la norma che
dice: La presente disposizione si applica anche ai procedimenti
in corso . Significa: c'è una partita aperta e cambiamo le regole
del gioco.
Ciò non mi pare assolutamente che trovi logica nel diritto,
nella prassi, ma soprattutto per quanto riguarda una terra come
la nostra dove c'è la necessità di avere regole certe, anche per
quanto riguarda il tema dell'incompatibilità. E risulta oltremodo
specioso parlare di allineamento alla norma nazionale per
consumare moralmente un reato.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 17, nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:
Art. 18.
Obbligo per gli enti locali di pubblicazione di atti nel
sito internet
1. E' fatto obbligo alle amministrazioni comunali e
provinciali, ferme restando le disposizioni a tutela della
privacy, di pubblicare nel rispettivo sito internet tutti gli
atti deliberativi adottati dalla giunta e dal consiglio e le
determinazioni sindacali e dirigenziali.
2. I segretari comunali e provinciali attestano la contestuale
pubblicazione sul sito internet e sull'albo pretorio .
Comunico che all'articolo 18 è stato presentato l'emendamento
18.1, a firma del Governo. Comunico, altresì, che all'emendamento
18.1 sono stati presentati due subemendamenti: il 18.1.1 e il
18.1.2.
GALVAGNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, vorrei capire come si conducono i
lavori in quest'Aula, perché lei mi dà la parola sull'articolo
17, su un articolo già votato dall'Aula. Se questo è il modo di
procedere, io ne prendo atto.
PRESIDENTE. Onorevole Galvagno, premesso che l'Aula aveva già
votato l'articolo 17, ma per un atto di cortesia le ho dato la
parola. Se lei rifiuta anche il gesto di cortesia ne terrò conto.
GALVAGNO. E, allora, non mi dia la parola. Questa si chiama
un'altra cosa in un'aula parlamentare.
PRESIDENTE. Ma si è votato, onorevole Galvagno . Noi non
possiamo andare contro il Regolamento e lo Statuto.
Si passa al subemendamento 18.1.1.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali, e le
autonomie locali. Non è per essere contrario a tutti i costi ma,
in Commissione, abbiamo chiacchierato per due ore.
Il Governo ha riscritto un emendamento per andare incontro alle
esigenze e credo che vada bene.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli
colleghi, suggerisco che il Governo ripensi al parere dato.
Un comune ha il Consiglio comunale, organo che ha una
partecipazione tale da determinare anche le attività di
controllo. Le aziende, come è noto, non hanno alcun organo di
controllo se non il Collegio dei revisori. Mettere in rete gli
atti, fermo restando il diritto alla privacy, che producono le
aziende e le società partecipate non mi sembra opportuno.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 18.1.1.
CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 18.1.12. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famigli, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 18.1, così come modificato dal
subemendamento testé votato.
Chi è favorevole resta seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 19. Ne do lettura:
«Articolo 19.
Contenimento delle spese per manifestazioni pubbliche
1. Ai fini del contenimento della spesa pubblica, la Regione, i
comuni e le province regionali possono effettuare spese per
relazioni pubbliche, convegni, mostre, fiere, manifestazioni,
pubblicità e per opere di rappresentanza nella misura del 70 per
cento di quanto speso nell'esercizio finanziario precedente alla
data di approvazione della presente legge».
Onorevoli colleghi, comunico che all'articolo 19 sono stati
presentati gli emendamenti: 19.1, soppressivo dell'articolo 19 a
firma dell'onorevole Rinaldi e l'emendamento 19.2 dell'onorevole
Mancuso.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 19.1.
RINALDI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 19.2.
MANCUSO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo
approvando questa norma nell'anno 2008 ma vorrei ricordare che la
stessa recita il 70% delle spese sostenute nell'anno precedente
all'approvazione di tale norma .
Dobbiamo considerare che lo stiamo facendo alla fine dell'anno.
Credo che si debba rettificare qualcosa. Dobbiamo fare
riferimento all'anno 2008 e non al precedente perchè potrebbe
intendersi l'anno 2007.
CAMPAGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli
colleghi, credo che questo articolo necessiti di qualche
modifica. Ipotizziamo che un Comune qualsiasi, nell'anno 2008,
non abbia speso un centesimo riguardo a fiere, pubblicità e
quant'altro; questo che significa che, nel 2009, può spendere, al
massimo, il 70% di quello che non ha speso?
E allora è chiaro che qualcosa va modificata.
Il Comune di Palermo, per esempio, quest'anno non ha speso un
centesimo; l'anno prossimo, spenderà il 70% di nulla? Non è
possibile assessore
E' chiaro, quindi, che bisogna trovare una soluzione. Chiedo, a
tal proposito, un confronto con il Governo.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
continuiamo a confondere quelle che sono le finalità della
finanziaria che ci richiede un intervento per allinearci ad un
obiettivo generale, cioè il risparmio del 3% sui cosiddetti
costi della politica , rispetto invece a delle funzioni e
rispetto anche all'autonomia che gli Enti locali hanno di
promuovere e di organizzarsi, di promuovere il proprio
territorio, le proprie attività, secondo una logica
autodeterminata e determinante rispetto alle proprie finanze.
Questa norma che abbassa del 70% rispetto all'anno precedente,
lede fortemente l'autonomia dei Comuni. Faccio un esempio ben
chiaro: se ci sono comuni che, in questi anni, hanno scelto di
non svolgere attività promozionali o perché in difficoltà
economica o perché hanno la famosa festa patronale che, magari,
si svolge ogni 5 anni, quindi decidono di risparmiare. Se
approviamo questo testo - mi rivolgo a chi l'ha proposto - il 70%
a che cosa fa riferimento? Se, magari, in questi ultimi tre anni,
non ho speso soldi per questa attività, non posso spendere più
del 70% di quanto, di zero?
E, allora, cerchiamo di approvare delle norme che hanno senso e
credo che questa sia un'offesa all'autonomia dei comuni, quindi,
cerchiamo di calibrarla perché, se si vota in questi termini, non
solo è un'invasione dell'autonomia dei comuni ma quei comuni
virtuosi che, in questo momento, stanno risparmiando perché
stanno risanando, nel momento in cui hanno risanato il bilancio,
subiscono la beffa, cioè non potranno esercitare un'attività di
promozione anche legittima; c'è infatti una norma che gli
impedisce di svolgere un'attività in termini economici rispetto
al 70% di zero, del nulla.
Ed ecco le norme che questo Parlamento poi vota in favore della
promozione delle autonomie locali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, da una analisi approfondita
risulta che l'articolo 19 tratta materia finanziaria che va
collocata nell'ambito della discussione della legge finanziaria;
pertanto l'articolo 19 è da considerarsi ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:
Articolo 20.
Componenti degli organi delle società partecipate da enti locali
1. Il numero dei componenti nominati da comuni e province negli
organi delle società sia interamente che parzialmente partecipate
non può eccedere le tre unità .
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Cracolici e Di Guardo: 20.1;
- dall'onorevole Apprendi: 20.2.
Si passa all'emendamento 20.1.
CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
siamo d'accordo perché,in Commissione, abbiamo condiviso tutti la
scelta di uniformare anche ai comuni, l'indicazione che si
possono nominare tre componenti come quelli della Regione.
C'è un solo problema. Mi sono reso conto, infatti, che non
tutti gli enti del Comune sono società. Ci sono ancora le
aziende, intese come aziende. Allora, ho semplicemente esteso il
concetto di società anche alle aziende e agli enti. E'
semplicemente una precisazione della norma.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 20.1. Il parere
del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo, dunque, in votazione con le precisazioni
testé fornite dall'onorevole Cracolici, cioè l'estensione anche
alle aziende e agli enti. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 20.2. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 20, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
Articolo 21.
Compensi dei componenti degli organi delle società partecipate da
enti locali
1. Nelle società a totale partecipazione di comuni o province
regionali, il compenso lordo annuale, omnicomprensivo, attribuito
al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione
non può essere superiore rispettivamente al 70 per cento ed al 40
per cento delle indennità spettanti al sindaco del comune con
maggiore popolazione o al presidente della provincia.
2. Al presidente ed ai componenti del consiglio di
amministrazione è dovuto il rimborso delle spese di viaggio
effettivamente sostenute nonché le indennità di missione alle
condizioni e nella misura fissata per il sindaco o il presidente
della provincia .
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
l'emendamento 21.1, a firma degli onorevoli Cracolici e Di
Guardo. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali, e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 21, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:
Articolo 22.
Utilizzo delle autovetture di servizio degli enti locali
1. Gli enti locali inseriscono nei rispettivi regolamenti norme
che disciplinano l'utilizzo delle autovetture di servizio da
parte dei soggetti beneficiari secondo i principi di efficienza,
economicità e buon andamento dell'amministrazione .
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:
Articolo 23.
Competenze gestionali degli assessori comunali
1. I comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, fatta
salva l'ipotesi di cui all'articolo 97, comma 4, lettera d) del
testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali,
approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, anche
al fine di operare un contenimento della spesa possono adottare
disposizioni regolamentari organizzative, se necessario anche in
deroga a quanto disposto dall'articolo 107 del predetto testo
unico, attribuendo ai componenti dell'organo esecutivo la
responsabilità degli uffici e dei servizi ed il potere di
adottare atti anche di natura tecnica gestionale.
2. Il contenimento della spesa è documentato ogni anno, con
apposita deliberazione, in sede di approvazione del bilancio .
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:
Articolo 24.
Indennità dei corpi di polizia municipale dei comuni
1. L'indennità prevista dall'articolo 13 della legge regionale
1 agosto 1990, n. 17, destinata agli appartenenti ai corpi di
polizia municipale dei comuni, che hanno approvato e richiesto il
finanziamento dei piani di miglioramento dei servizi di polizia
municipale, rimane concessa a tutto il personale della polizia
municipale, ivi compresi comandanti e ufficiali, siano essi
dirigenti o incaricati di posizione organizzativa, ai sensi degli
articoli 9, 10 e 11 del contratto collettivo nazionale di lavoro
del 31 marzo 1999, che svolgono le funzioni di polizia
giudiziaria, di pubblica sicurezza e di polizia stradale di cui
all'articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65.
2. L'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche
sociali e delle autonomie locali autorizza i comuni a procedere
alla liquidazione delle somme spettanti, già accantonate a
partire dal 1999 nei propri bilanci, in favore dei comandanti e
degli ufficiali di polizia municipale di cui al comma 1 .
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato,
dall'onorevole Mancuso, l'emendamento 24.1, soppressivo
dell'intero articolo.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per
uniformarci al metodo utilizzato in altro articolo, con la
medesima intesa, mi preme sottolineare che, tra gli articoli
aggiuntivi, ci sono molti emendamenti che hanno lo scopo di
regolamentare la materia elettorale.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.1.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore.. Dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 24. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, all'articolo 24 vi sono alcuni emendamenti
aggiuntivi. Propongo, anche alla luce delle richieste avanzate
dall'onorevole Leanza, di sospendere brevemente l'Aula, al fine
di coordinare i lavori, in base agli emendamenti che hanno
relazione con gli articoli già votati a proposito della legge
elettorale.
La seduta è sospesa.
(La seduta sospesa alle ore 19.46, è ripresa alle ore 20.00)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati i
seguenti emendamenti aggiuntivi:
- dall'onorevole Mancuso: A 2, A 1;
- dal Governo: A2;
- dagli onorevoli Mancuso ed altri: A21, A20;
- dall'onorevole Speziale: A 4, A5, A3;
- dall'onorevole Cracolici: A 9, A 10;
- dagli onorevoli Cracolici e Di Guardo: A8;
- dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 11;
- dagli onorevoli Galvagno e Mattarella: A 12, A 14, A 17, A
13;
- dall'onorevole De Luca: A 15, A 16;
- dall'onorevole Rinaldi: A 18;
- dall'onorevole Mancuso: A.18.1;
- dagli onorevoli Falcone ed altri: A 19;
- dall'onorevole Leontini: A 22;
- dagli onorevoli Cracolici e Panepinto: A25 e subemendamento
A25 bis;
- dall'onorevole Minardo: A23 e A24;
- dagli onorevoli ...e Di Benedetto: A 6.1;
- dagli onorevoli Bonomo e altri: 11.2.1 all'emendamento
11.2;
- dal Governo: GOV 8.5.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è possibile
dopo l'approvazione di questa legge rinviare quella dell'EAS a
martedì mattina lasciando la finestra legislativa aperta e poi di
pomeriggio aprire la sessione di bilancio e finanziaria?
PRESIDENTE. E' possibile. Ma come lei ben sa dovrebbe essere la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, eventualmente,
a prorogare i termini della finestra legislativa fino a martedì
mattina, perché la finestra legislativa era stata autorizzata
fino a giorno 5 dicembre 2008.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
numeri 240-85-213-256-278-296-299/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, all'articolo 24 è stato
presentato l'emendamento A 2, a firma del Governo. Lo pongo in
votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente Formica
Si passa all'emendamento A 1, a firma dell'onorevole Mancuso.
MANCUSO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A 21, degli onorevoli Mancuso ed
altri.
CRACOLICI. Signor Presidente, questo emendamento non si può
proporre perché c'è un quorum per la fiducia e questo emendamento
lo modificherebbe.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, visto che in Aula c'e
opposizione all'emendamento, la inviterei a ritirarlo.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me non
convince quanto dice l'onorevole Cracolici, in quanto in una
norma dell'ordinamento degli enti locali è scritto che per la
sfiducia al Sindaco ci vuole un quorum, ma quella è una norma che
non c'entra nulla con questo come con c'entra nulla con tutta
un'altra serie di norme che prevedevano anche quelle la eventuale
decadenza, sono istituti diversi; questa è una norma sotto il
profilo economico finanziario dove è prevista una determinata
cosa e a mio avviso serve a riequilibrare i poteri all'interno
degli enti locali e non centra nulla con la mozione che è
esattamente un altro ordinamento.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico al
collega Mancuso che non c'è nulla di personale, è un fatto di
ordinamento.
Il nostro sistema prevede per la sfiducia al sindaco un quorum
che non è coincidente con la maggioranza né semplice, né
qualificata, ma è una maggioranza rafforzata che arriva fino ai
due terzi nei comuni sotto i 10 mila abitanti - credo che sia al
60 per cento nei comuni sopra i 10 mila abitanti, se non ricordo
male -, quindi, è una maggioranza rafforzata, cioè una
fattispecie speciale per la decadenza del sindaco.
Con questa norma si determinerebbe una conseguenza che laddove
il consiglio comunale bocciasse il documento di programmazione
del sindaco decadrebbe; la norma prevede che decade il consiglio
comunale ma non può decadere il sindaco.
Ho suggerito al collega Mancuso, di stabilire nella norma che
qualora la bocciatura del bilancio coincida con il quorum
previsto per la sfiducia, allora ha un senso che decade anche il
sindaco, ma non si può usare la maggioranza semplice per fare
decadere un sindaco che, invece, ha bisogno di una maggioranza
qualificata.
Ecco perché, dicevo al Presidente, la norma non è tecnicamente
proponibile; infatti viola il principio della maggioranza
rafforzata prevista per la decadenza del sindaco.
Se il collega Mancuso presenta un subemendamento a questo
emendamento...
PANARELLO. Ma neanche .
CRACOLICI. Un attimo sto dicendo un'altra cosa, se l'atto di
sfiducia al bilancio come fattispecie possibile coincide come
numero di voti con quanto previsto dal quorum per il caso di
revoca della fiducia allora, potrebbe avere un senso che la
bocciatura costituisca sfiducia al sindaco, ma fare il contrario
è obiettivamente improponibile.
Pertanto, l'emendamento così come è formulato non è
proponibile.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ribadendo il
concetto delle norme che sono completamente diverse ed è chiaro
che ho pensato anche a quanto detto dall'onorevole Cracolici,
intervengo esclusivamente per uniformare un principio, infatti se
l'onorevole Cracolici va a pagina 59 e legge l'emendamento A 20
avrà la risposta a quanto testé ha voluto suggerire all'Aula, ma
esclusivamente nel principio di uniformare le norme che sono di
due ordinamenti completamenti diversi.
Poi si può essere d'accordo o contrari, quella è un'altra cosa.
Ma rispetto all'esattezza della proposizione, ritengo che quanto
è stato proposto non solo è proponibile, ma anzi secondo me
merita l'apprezzamento così come l'ha dato il Governo anche in
Aula.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedete qui
stiamo perdendo la bussola. Un sindaco costretto ad adeguarsi
alle norme di contenimento della spesa, costretto a fare un
bilancio restrittivo, non può restare prigioniero di un consiglio
comunale nel proporre praticamente un bilancio di previsione.
Tra l'altro, lasciatemelo dire, questa norma non diventa più di
contenimento della spesa ma diventa norma elettorale e ricordo
che era stato detto che tutte le norme di tipo elettorale non
dovevano trovar posto in questa vicenda.
Inoltre, quando si applicano queste vicende, abbiamo già un
problema perché il sindaco viene eletto direttamente dal popolo
ed è già restrittiva ed ai limiti della norma il fatto che una
maggioranza di consiglieri, sia essa diversificata, possa
sfiduciarlo.
Figurarsi in Sicilia quello che succederebbe: tutti i
consiglieri comunali avrebbero lo spunto per bocciare i bilanci e
quindi mandare a casa il proprio sindaco.
Pertanto, ritengo che non sia una norma proponibile in questa
fase.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
riallacciarmi a quanto detto prima dal Presidente che si
ricollega a ciò che avevamo deciso in Commissione ed anche in
sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, cioè
di limitare questa legge ai soli aspetti che riguardano lo
sbarramento, rimandando tutte le altre norme ad un provvedimento
più organico che riguardi il sistema delle autonomie locali.
Debbo anche dire che se questa è la premessa, allora, una parte
di articolato e di emendamenti, a questo punto, dovrebbero
essere addirittura improcedibili.
Richiamo l'attenzione della Presidenza, dei Capigruppo, del
Governo e dei colleghi deputati a fare una scelta, ora e subito.
Se dobbiamo fare una legge limitata allo sbarramento e allora
facciamola e dovremmo fare ammenda anche dell'articolato non
proprio attinente che abbiamo fatto fino ad adesso.
Se invece dobbiamo, di fatto, mettere mano alla riforma delle
autonomie locali che questa legge ritorni in Commissione e si
vada a discutere complessivamente l'impianto della normativa,
perchè così stiamo facendo un obbrobrio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è inutile continuare ad
intervenire sull'argomento, perché sto prendendo una decisione
che taglia la testa al toro. Ho voluto anche ascoltare il parere
di tutti, ma voglio dirvi che in questa norma che viene proposta
ci sono profili che rasentano l'incostituzionalità per un altro
motivo.
Vi porto un esempio: in un consiglio comunale, formato da
quindici consiglieri, la maggioranza per discutere gli argomenti
è di otto; quindi, se cinque consiglieri bocciano il bilancio di
quel comune, cinque consiglieri, un terzo, manderebbero a casa il
sindaco, un sindaco che è stato eletto a suffragio diretto ed
universale.
Ritengo che l'argomento, così come richiesto dalla maggior
parte degli intervenuti, non possa essere trattato in questi
termini, perché si tratterebbe di un vulnus assoluto.
Onorevole Mancuso, noi introdurremmo un elemento distorsivo
contro l'elezione diretta dei sindaci.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, vorrei conoscere la motivazione per
la quale non pone in votazione l'emendamento. Lei mi deve dire se
è incostituzionale, perché è improponibile, perché da questo
momento per tutte le altre norme, a cascata, sarà uguale. Quindi,
per me va bene. L'importante è che lei dichiari per quale motivo
l'emendamento aggiuntivo A 21 non può essere trattato.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, i termini di ciò che lei propone
con questo emendamento sono chiaramente in contrasto con la
norma sull'elezione diretta dei sindaci e introdurrebbero un
elemento di distorsione tale da annullare persino l'elezione
diretta dei sindaci. Pertanto, questo emendamento lo rinviamo
alla legge elettorale che sarà successivamente affrontata.
Così resta stabilito.
Comunico che gli emendamenti aggiuntivi A 4, A 5 e A 3, a firma
dell'onorevole Speziale sono ritirati.
Comunico che gli emendamenti aggiuntivi A 9 e A 10, a firma
dell'onorevole Cracolici sono ritirati.
Si passa all'emendamento aggiuntivo A 8, a firma degli
onorevoli Cracolici ed altri.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo A 11, a firma degli
onorevoli Faraone ed altri.
FARAONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si tratta di
aumentare la soglia per portare ad un solo revisore dei conti nei
comuni, anziché cinquemila, quindicimila abitanti.
Signor Presidente, è una richiesta fatta dai sindaci, poiché in
una situazione di bilanci scarsi non avrebbe senso dover pagare
anche altri due revisori per bilanci che non hanno la necessità
di essere visionati da tre revisori diversi. Sono i sindaci
stessi a chiedere di far visionare i bilanci ad un solo revisore
e di estendere a 15.000 anziché a 5.000. Mi sembra una soglia
abbastanza ponderata.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
apportare un contributo all'emendamento.
Onorevole Faraone, possiamo farlo dispositivo, dai 5.000 ai
15.000?
E' possibile formularlo in questi termini?
I Comuni fino a 15.000 abitanti possono formare il collegio
fino ad una massimo di tre e quindi non obbligarli ai tre
componenti.
Se è possibile, chiedo che venga modificato in questi termini.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione
l'emendamento A 11, degli onorevoli Faraone e Cracolici.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
MANCUSO Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, forse lei ce l'ha con me?
PRESIDENTE. Assolutamente no, soprattutto con lei che reputo un
deputato molto brillante.
MANCUSO. Di solito quelli che mi hanno detto che sono
brillante, il giorno dopo non le dico cosa mi hanno fatto
Signor Presidente, la invito a trattare gli emendamenti che non
riguardano la materia, così come ha fatto nei confronti di un mio
emendamento.
PRESIDENTE. Gli emendamenti A12, A15, A14, A17, A16, A13, A18
riguardano materia elettorale; sono improponibili.
Si passa all'emendamento A 19, a firma degli onorevoli Falcone
ed altri.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli
colleghi, l'emendamento A19 vuole essere un'estensione di
un'interpretazione autentica che era stata fatta con l'articolo
24 ad una precedente legge, la 145/1980, che prevedeva il
rimborso delle spese legali sostenute da tutti quei pubblici
amministratori o consiglieri che nell'espletamento delle loro
funzioni, fossero stati sottoposti ad un procedimento penale,
civile ed amministrativo.
Questo emendamento vuole estendere anche i benefici del
rimborso, delle spese giudiziarie, a tutti quei consiglieri
provinciali e comunali e pubblici amministratori che siano stati
destituiti illegittimamente e che quindi, a seguito di una
sentenza che abbia riconosciuto l'illegittimità della
destituzione, possano essere reintegrati nel loro ufficio e di
conseguenza possano ottenere il rimborso delle spese legali
sostenute.
Vi è giurisprudenza consolidata sia dal Consiglio di Stato che
dal Consiglio di Giustizia amministrativa.
Vi sono alcuni consiglieri o pubblici amministratori che sono
in contenzioso con gli Enti locali di appartenenza per questa
fattispecie.
Per cui il Parlamento deve essere chiamato a regolarizzarlo.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, abbiamo compreso le sue ragioni,
ma l'emendamento comporta spesa, per cui lo dichiaro
improponibile.
FALCONE. Non c'è spesa.
PRESIDENTE. Come non c'è spesa. Onorevole Falcone, noi agiamo
su ciò che gli uffici, dopo aver controllato trasmettono alla
Presidenza. Questo emendamento, e appare anche visivamente,
comporta una spesa e quindi non ha copertura. Lo rinviamo alla
legge elettorale o nel momento in cui ci sarà la possibilità di
coprirlo.
Si passa all'esame dell'emendamento A 20, a firma degli
onorevoli Mancuso ed altri.
RINALDI. Perché ha escluso l'emendamento A 18? Riguardava la
diminuzione delle indennità.
PRESIDENTE. Riguarda materia elettorale; è improponibile.
Comunico che anche l'emendamento A 20 riguarda materia
elettorale, pertanto è improponibile. L'emendamento A 6 ed il
connesso subemendamento A 6.1 sono dichiarati improponibili e
potranno essere trattati in sede di finanziaria. Rimangono gli
emendamenti A 7 e A 24.
Li pongo congiuntamente in votazione.
Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Sono approvati)
Si passa agli emendamenti A 22 e A 23. Li pongo congiuntamente
in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Sono approvati)
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Troppo tardi onorevole.
DE LUCA. Avevo chiesto di parlare prima che lei lo votasse
PRESIDENTE. Ma è stato già votato Onorevoli colleghi, stiamo
parlando di un emendamento che è stato già votato
ARENA. Ma è stato votato da chi?
PRESIDENTE. Dall'Aula
ARENA. Ma quale Aula
PRESIDENTE. Questa Aula Dove c'è lei
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, su questo emendamento non ho
espresso parere, quindi l'ha votato senza il parere della
Commissione.
PRESIDENTE. Non è così perché se riascolta l'audio della seduta
noterà che ha espresso parere favorevole.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo che
l'Ufficio di Presidenza accerti che la Commissione non ha
espresso parere. Signor Presidente, le chiedo di ripetere la
votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Minardo, il Parlamento ha già votato e la
Commissione ha espresso il parere.
Si passa all'emendamento A 25 e al subemendamento A 25 bis, a
firma degli onorevoli Cracolici e Panepinto.
E' un emendamento che, se pur tratti materia che può sembrare
estranea, in effetti, è materia molto attinente agli enti locali,
soprattutto, in una fase in cui ci apprestiamo alla nuova Agenda
2000 , nuovi POR 2007/2013. Sappiamo tutti che i nostri comuni,
spesso, non sono in condizioni, per il quadro economico che tutti
hanno, di poter presentarsi a questo appuntamento con un parco
progetti adeguato.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.33, è ripresa alle ore 20.34)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, non essendoci una convergenza unanime,
l'emendamento è rinviato all'esame della finanziaria.
Annunzio di presentazione di ordini del giorno
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
ordini del giorno:
numero 51 Interventi del Governo della Regione per risolvere
il contenzioso relativo all'inquadramento dei vincitori del
concorso per dirigente tecnico dei Beni Culturali ,
dell'onorevole Savona ed altri;
numero 52: Misure relative la stabilizzazione dei Professori
d'Orchestra della Fondazione Sinfonica Siciliana , degli
onorevoli Savona, D'Asero, Lupo e Apprendi;
numero 56 Iniziative a favore dei lavoratori della ERGOM di
Termini Imprese (Pa) dell'onorevole Caputo ed altri;
numero 57 Urgente deroga per il 2009 della cassa integrazione
guadagni straordinaria a favore dei lavoratori Telecom srl e
tecnosistemi srl , dell'onorevole Panarello ed altri;
numero 58 Interventi per contrastare la crisi occupazione
dell'Omnia Service Center srl , dell'onorevole Cracolici ed
altri;
numero 59 Interventi in favore dell'applicazione dei CCNL ai
lavoratori del settore agricolo (cooperative senza terra) ,
dell'onorevole Mancuso;
numero 60 Opportune iniziative relative alla risoluzione del
pagamento delle rette per il mantenimento di minori stranieri non
accompagnati presso Comunità alloggio della Provincia di
Agrigento , dell'onorevole Panepinto;
numero 61 Iniziative urgenti allo scopo di scongiurare la
chiusura della divisione Cargo di Trenitalia negli scali di
Ragusa e Comiso , dell'onorevole Digiacomo;
numero 62 Iniziative a sostegno delle comunità alloggio della
Regione , dell'onorevole Marinello ed altri;
numero 64 Modifica statuti comunali - attribuzione funzioni
amministrative ai consigli circoscrizionali , dell'onorevole
Leanza ed altri.
Si procede con l'ordine del giorno numero 51. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che:
con bandi pubblicati nell'aprile del 2000, l'Assessorato
regionale Beni culturali, ambientali e pubblica istruzione ha
indetto diversi concorsi per la copertura di posti di 'dirigente
tecnico VIII livello retributivo di cui alla tabella A del
D.P.R.S. n. 11/95';
all'atto dell'assunzione in servizio dei vincitori, a partire
dal marzo 2005, questi ultimi si sono visti attribuire
l'inquadramento nella categoria 'D', precisamente nel livello di
base 'Dl', e non già nella terza fascia dirigenziale,
corrispondente alla qualifica stabilita nel bando di concorso
(dirigente tecnico VIII livello retributivo);
gli inquadramenti nel livello base della cat. 'D' hanno
determinato l'insorgere di contenziosi da parte dei vincitori
assunti;
a partire dall'anno 2006 sono state emesse decine di pronunce
giurisdizionali con le quali sia i giudici del lavoro di primo
grado dell'Isola, sia diverse corti di appello hanno riconosciuto
il diritto dei ricorrenti all'inquadramento nella qualifica di
dirigente tecnico di terza fascia, corrispondente, nel nuovo
sistema di ordinamento della dirigenza sancito dalla l.r. n. 10
del 2000, alla qualifica stabilita nei bando di concorso
('dirigente tecnico VIII livello retributivo');
nel frattempo, anche il Consiglio di giustizia amministrativa
per la Regione siciliana (cfr. parere n. 644 dell'11.12.2007) si
è espresso favorevolmente alle tesi dei lavoratori, sancendo, in
particolare, che i vincitori dei concorsi per 'dirigente tecnico-
VIII livello retributivo' hanno diritto all'inquadramento nella
qualifica corrispondente, 'che non è certo la categoria D di
nuova istituzione (...) riservata all'accesso dall'esterno del
personale in possesso della sola laurea richiesta (mentre per
accedere alla vecchia qualifica tecnico-dirigenziale era
richiesto anche un ulteriore requisito di professionalità dato
dalla conoscenza specifica delle discipline di settore) e
corrispondente ad un livello retributivo comunque deteriore
(settimo) rispetto a quello prospettato nel bando di concorso'
(ottavo);
pertanto, 'l'inquadramento nella nuova categoria D di
funzionari non può in ogni caso ritenersi esatto e, come
accennato, è evidentemente deteriore anche sotto l'aspetto del
livello retributivo;
la qualificazione dei posti messi a concorso era stata
effettuata con l'emanazione dei bandi, pubblicati in epoca
antecedente alla l.r. n. 10 del 2000, 'ed essa non è stata
modificata da alcun atto legislativo successivo';
i vincitori dei suddetti concorsi hanno diritto dunque
all'inquadramento corrispondente alla qualifica di ex dirigente
tecnico VIII livello retributivo, ossia la qualifica di
'dirigente tecnico di terza fascia';
considerato che:
ben tre sentenze di corte di appello (precisamente, le due
sentenze della corte di appello di Caltanissetta - n. 467 e n.
468/07 - e una delle tre sentenze della corte di appello di
Messina - n.26/08 -), pur notificate all'Avvocatura distrettuale
dello Stato competente per territorio, non sono state impugnate
dinanzi alla Corte di cassazione, e sono passate in giudicato;
a seguito del contenzioso sopra descritto, l'Amministrazione
regionale è stata pure indotta a pagare le differenze retributive
ai dipendenti vittoriosi in giudizio;
questa circostanza, nonché la scelta di non impugnare tre delle
cinque sentenze di corte di appello sopra menzionate, specie a
seguito del parere espresso dal CGA, si è rivelato da parte
dell'Amministrazione comportamento ispirato a condivisibili
principi di tutela dei lavoratori, di efficienza e di coerenza
amministrativa;
però, si è avuta notizia che, da ultimo, l'Assessorato ha
proceduto, invece, alla notifica di ricorsi per Cassazione nei
confronti di due dipendenti beneficiari di altrettante sentenze
della corte di appello di Messina (sentt. n. 41 e n. 42 del 2008,
identiche alle altre, ed emesse, peraltro, alla stessa udienza e
dallo stesso collegio giudicante della sentenza della medesima
corte di appello, n. 26/08, non impugnata);
ritenuto che:
il descritto comportamento da un lato, di pervicace resistenza
alle pretese dei dipendenti, nonostante le reiterate e
innumerevoli pronunce giurisdizionali provenienti perfino
dall'organo supremo della giustizia amministrativa in Sicilia,
dall'altro ondeggiante fra il rispetto dei principi di logica e
di giustizia e la macroscopica violazione dei principi medesimi
(e, nel contempo, della parità di trattamento tra situazioni
eguali) non può protrarsi ulteriormente perché privo di una ratio
politico-amministrativa coerente ed unitaria, e quindi anche in
contrasto con la normativa che, proprio in materia di pubblico
impiego, impone comportamenti ispirati a principi di stabilità e
di uguaglianza;
il comportamento coerente e logico da tenere non può essere di
impugnare d'ora in avanti indistintamente tutte le sentenze, sia
perché questa decisione contrasta con gli orientamenti
giurisprudenziali formatisi e ormai consolidatisi, sia perché a
questo punto esistono decisioni irreversibili a favore di taluni
dipendenti;
considerato, altresì, il valore istituzionale che
nell'ordinamento siciliano assume il parere del Consiglio di
giustizia amministrativa (cfr. art. 4, comma 1, d. lgs. 654/1948:
'Il Consiglio è organo di consulenza giuridicoamministrativa del
Governo regionale'), espresso nell'ambito del procedimento di
decisione del ricorso straordinario, in quanto trattasi di parere
vincolante, non avendo la Giunta regionale il potere di
discostarsene alla stessa stregua di quanto stabilito per il
Governo dall'art. 14 del DPR 1199/71;
considerato infine che, comunque, la Giunta regionale non ha
assunto alcuna iniziativa avverso il parere del CGA, di guisa che
è ormai giuridicamente impossibile che un singolo ramo
dell'Amministrazione regionale possa seguire un orientamento
diverso da quello proveniente dal titolare esclusivo del potere
di indirizzo politico-amministrativo (arg. ex art.95 Cost.),
impegna il Governo della Regione
ad emanare un atto di indirizzo affinché, in coerenza con le
osservazioni, i rilievi e le deduzioni di cui in narrativa, non
si proceda ad ulteriore contenzioso al fine di evitare
all'Amministrazione regionale ulteriori danni patrimoniali e
funzionali, ed a dare mandato all'Assessore al ramo di adottare
il decreto di nomina degli aventi diritto nella terza fascia
dirigenziale, dando attuazione alle previsioni del bando di
concorso e alle determinazioni dei giudici . (51)
SAVONA-CAMPAGNA-GRECO-DINA-MAIRA
- MINEO-RAGUSA-MARINELLO-
GUCCIARDI - LUPO-FARAONE-PICCIOLO-
PANARELLO -
FORMICA-PANEPINTO-LEONTINI-BUZZANCA-
FAGONE-D'ASERO
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCOMA, assessore alla famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 52. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che i professori d'orchestra, al momento con un
contratto a tempo determinato, sono entrati a far parte
dell'Orchestra sinfonica siciliana dopo aver sostenuto pubbliche
audizioni. Sono professionisti altamente qualificati con
curricula maturati in più teatri;
ritenuto che hanno investito tanti anni della loro vita
nell'orchestra sinfonica, perdendo i contatti lavorativi con le
altre realtà musicali;
considerato che i 34 professori d'orchestra costano alla
fondazione una cifra intorno a un milione e quattrocento mila
euro annui. La suddetta cifra non è aggiuntiva rispetto al
contributo di 13 milioni di euro erogata fino ad ora dalla
Regione siciliana, dato che non si chiede di inserire nuovo
personale artistico, bensì di stabilizzare i professori che
lavorano in orchestra dai 6 ai 12 anni e che hanno maturato i
diritti legali per questo passaggio;
considerato infine che, a causa di una situazione economica
deficitaria, viene messo in dubbio il loro futuro con il mancato
rinnovo dei contratti scaduti in agosto e altrettante incertezze
sorgono riguardo ai contratti che scadranno a dicembre;
impegna il Governo della Regione
ad attivare ogni possibile iniziativa a livello politico-
parlamentare perchè si proceda alla stabilizzazione dei
professori della fondazione orchestra sinfonica siciliana e siano
garantite e tutelate le professionalità che, rimanendo in
Sicilia, alimentano il patrimonio artistico isolano . (52)
SAVONA - D'ASERO -
LUPO - APPRENDI
Si passa all'ordine del giorno numero 56. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che:
l'attuale situazione di agitazione degli operai dello
stabilimento ERGOM di Termini Imerese a causa della scadenza, nei
prossimi mesi, dei contratti di circa venti lavoratori e della
attuale indisponibilità dell'impresa alla trasformazione degli
stessi a contratti a tempo indeterminato, o quanto meno, al
rinnovo degli stessi;
considerato che:
la trasformazione a tempo indeterminato, peraltro, sarebbe da
considerarsi fisiologica in forza della stessa tipologia
contrattuale, trattandosi invero di contratti di inserimento al
lavoro, in virtù dei quali gli operai sopra citati sono stati
fino ad oggi formati in particolari mansioni che richiedono un
alto contenuto di specializzazione;
considerato altresì che:
ai fini della trasformazione dei contratti sopra citati in
contratti a tempo indeterminato sono previste, dalla
legislazione vigente, delle agevolazioni fiscali di cui
anche la ERGOM ha beneficiato;
la maggior parte dei lavoratori interessati sono donne e che,
pertanto, il loro licenziamento costituirebbe un passo indietro
nel percorso verso le pari opportunità lavorative nel nostro
territorio;
impegna il Governo della Regione
a seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, adottando tutte
le iniziative finalizzate a garantire la prosecuzione del
rapporto di lavoro;
auspica
che tutte le istituzioni, cui il presente documento viene
inviato, pongano in essere interventi concreti, al fine di
individuare una soluzione condivisa tra le parti contrattuali,
che consenta ai lavoratori della ERGOM oggi in agitazione di
potere conservare il proprio posto di lavoro e quindi contribuire
alla crescita produttiva ed occupazionale del nostro territorio;
altresì che le stesse istituzioni si attivino concretamente,
anche con provvedimenti normativi, al fine di evitare che
agevolazioni fiscali o altri contributi finanziari alle imprese
per l'inserimento al lavoro diventino forme di speculazione a
danno dei lavoratori . (56)
CAPUTO-CURRENTI-POGLIESE
SCILLA-VINCIULLO
Si passa all'ordine del giorno numero 57. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che in Sicilia il quadro attuale degli ex lavoratori
di Tecnosistemi e di Telecom s.r.l. inseriti nel programma di
ricollocazione PARI vede:
22 lavoratori di Tecnosistemi, tutti di Palermo, rimasti nel
progetto con prossima scadenza prevista dalla (CIGS) in deroga al
31 dicembre 2008;
136 lavoratori di Telecom s.r.l., di cui 32 di Palermo, rimasti
nel progetto con prossima scadenza prevista dalla CIGS in deroga
al 31 dicembre 2008;
visto che il corrispettivo economico della CIGS, dopo
successive deroghe di 6 anni per i lavoratori di Tecnosistemi e
di circa 9 anni per i lavoratori di Telecom s.r.l., per
l'abbattimento del 10% previsto ad ogni deroga, si è ridotto al
punto tale da divenire quasi inconsistente rispetto ai bisogni
delle 160 famiglie di questi lavoratori;
visti i risultati negativi, in termini di occupazione, ottenuti
nei tre anni trascorsi dai lavoratori nel programma di
ricollocazione PARI sia per l'inadeguatezza degli incentivi,
nonostante l'azione congiunta di Regione e di 'Italia lavoro',
sia per l'oggettiva difficoltà di incrociare domanda e offerta in
un tessuto industriale privato precario come quello del nostro
territorio;
ricordato l'impegno assunto da esponenti del precedente Governo
regionale nell'incontro con una delegazione dei lavoratori di
Tecnosistemi e di Telecom s.r.l., a portare rapidamente in Giunta
un atto d'indirizzo specifico che prevedeva, per tutte le aziende
partecipate o controllate dalla Regione, che per le assunzioni si
desse priorità ai lavoratori facenti parte del bacino già
individuato nel progetto PARI;
rilevato che, a causa dell'interruzione dell'attività
parlamentare regionale e delle conseguenti elezioni e nell'attesa
dell'insediamento del neo-eletto Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione
on. Incardona, le organizzazioni sindacali e i lavoratori hanno
dovuto chiedere urgentemente un nuovo incontro, per rinnovare
l'impegno delle istituzioni rimasto fino ad allora solo sulla
carta;
ricordato infine che il 5 novembre 2008, in un nuovo incontro
con l'Assessore, si è tornati a chiedere il rispetto degli
impegni assunti unitamente all'urgente deroga della CIGS per il
2009, senza la quale già dall'1 gennaio 2009 i 132 lavoratori
Telecom s.r.l. e i 22 lavoratori di Tecnosistemi sarebbero di
fatto licenziati,
impegna il Governo della Regione
ad esaminare ed approvare rapidamente il necessario atto
d'indirizzo, nonchè ad avviare subito una trattativa col
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali per
l'urgente deroga della CIGS per il 2009 per i lavoratori Telecom
s.r.l. e Tecnosistemi, scongiurando così il licenziamento di 160
lavoratori siciliani . (57)
PANARELLO-
CRACOLICI
Si passa all'ordine del giorno numero 58. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che nel 2004 80 persone sono state assunte con
contratto interinale dalla società Adecco s.p.a. per conto di
Acroservizi s.r.l. che, successivamente (nel 2005), procede ad
assumere in proprio gli 80 con tipologie contrattuali
differenziate sulla base delle età dei lavoratori;
ricordato che nel febbraio 2006 l'Omnia Service Center s.r.l.
prende in affitto per sei anni la Acroservizi e, tra l'agosto e
il dicembre del 2006, su pressione sindacale, procede alla
stabilizzazione di tutti i dipendenti con un contratto a tempo
indeterminato;
rilevato che la stabilizzazione consente all'Omnia Service
Center di avvantaggiarsi degli sgravi fiscali previsti dalla
Regione siciliana per le assunzioni al Sud;
visto che nel frattempo nel 2005 erano stati assunti
dall'Acroservizi altri 33 lavoratori a progetto (LAP) che sono
stati stabilizzati da Omnia nel maggio del 2007 grazie alla
direttiva del Ministro Damiano che assicurava all'azienda circa
diecimila euro per ogni lavoratore a tempo indeterminato;
considerato che questo percorso si è bruscamente interrotto il
13 novembre c.a., data in cui l'azienda ha comunicato il
licenziamento in tronco, previsto per il 31 dicembre 2008, ai
lavoratori che gestiscono le attività di assistenza tecnica,
vendita inbound e retention e, per il 31 gennaio 2009 ai
lavoratori del front line;
preso atto che la causa di questo drammatico e repentino cambio
di clima, che determinerebbe il licenziamento collettivo di 100
lavoratori a tempo indeterminato entro l'1 febbraio 2009
sarebbe il mancato rinnovo della commessa da parte di Wind
Telecomunicazioni s.p.a.;
considerato inoltre che tale modalità di licenziamento, deciso
a causa del mancato rinnovo della commessa Wind, appare in
violazione della legge n. 223/1991 che prevede una precisa
procedura di informazione e di confronto sindacale;
in considerazione dei vantaggi, facilitazioni ed erogazioni
pubbliche godute dalla società per l'insediamento nelle nostra
Regione;
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso la Omnia service center s.r.l., nonchè
presso la Wind e la nuova titolare della commessa, la
Teleperformance per l' individuazione di percorsi di
riassorbimento del personale in esubero;
a svolgere un ruolo attivo nella crisi occupazionale della
Omnia sostituendo il più rapidamente possibile la commessa venuta
meno con altre utili a non disperdere il patrimonio di esperienze
fin qui accumulate . (58)
CRACOLICI-APPRENDI-FARAONE-LUPO-MATTARELLA-VITRANO
Si passa all'ordine del giorno numero 59. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che:
l'INPS in applicazione al dettato dell'art. 2135 del codice
civile ha disposto il divieto per le 'cooperative senza terra'
all'assunzione di lavoratori con inquadramento
previdenziale nell'agricoltura e conseguente applicazione dei
contratti collettivi nazionali di lavoro agricoli, determinando
difficoltà economiche con ricadute sociali a tutti ben note;
l'articolata interpretazione del suddetto principio normativo
e, così come evidenziato dalle più rappresentative organizzazioni
sindacali del settore agricolo in Sicilia, la ben più dolorosa
applicazione dello stesso nei confronti delle cooperative 'sane'
penalizza uno dei principali settori di lavoratori dell'Isola;
la situazione creatasi tende a minare il principio
dell'organizzazione cooperativistica dei lavoratori agricoli e
ciò in assoluta antitesi alla forma fortemente sostenuta dal
legislatore, anche al fine di eradicare il triste fenomeno del
lavoro nero e del 'caporalato' spesso gestiti da organizzazioni
criminose;
il perdurare di una tale condizione di incertezza rischia di
verificare gli interventi a sostegno del comparto agricolo
siciliano ed inapprezzato il merito di un' azione volta a rendere
sempre più competitivi sia sul piano nazionale che comunitario i
prodotti e le aziende del settore,
impegna il Governo della Regione
ad assumere ogni utile ed opportuna iniziativa al fine di
insediare un tavolo di concertazione con l'INPS con la quale,
riconosciuto il meritorio intervento rispetto ai fenomeni
criminosi che hanno riguardato alcune e ben individuate
cooperative senza terra, accertare i percorsi e le soluzioni
normative più idonee all'applicazione dei CCNL nel settore
agricolo . (59)
MANCUSO - LIMOLI
Si passa all'ordine del giorno numero 60. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana,
premesso che:
ai sensi della legge n. 563/1995, con l'assegnazione della
tutela, le spese per il mantenimento del minore gravano sugli
enti locali ove hanno sede le comunità alloggio, come chiarito
nelle note n. 21101/2007 del 11 luglio 2007 e n. 17124 del 2
settembre 2008 dalla prefettura di Agrigento;
le comunità alloggio presenti sul territorio di Palma di
Montechiaro ad oggi vantano un credito complessivo di circa un
milione e 500 mila euro e che tale somma, in considerazione
dell'aumento del numero di minori presenti, è destinata a
crescere in maniera esponenziale, senza, peraltro, riuscire ad
avere alcuna possibilità circa una reale previsione della spesa;
considerato che:
con la nota n. 21101/2007 la prefettura di Agrigento ha
comunicato che le spese effettuate dai comuni sarebbero state
conferite agli stessi enti locali con decreto del Ministro a
valere sulle risorse disponibili sul fondo nazionale per le
politiche ed i servizi di asilo (cap. 2351.6), mentre nella
successiva nota del 2 settembre tale previsione non viene
menzionata;
il pagamento delle rette di cui si tratta porterebbe non solo
il comune di Palma di Montechiaro, ma anche altri comuni della
provincia, a versare in stato di dissesto finanziario, gravando
in maniera pesante sulle casse comunali;
ritenuto che:
appare necessario segnalare il fatto che tali spese non possono
essere sostenute esclusivamente da alcuni comuni, trattandosi di
un fenomeno - quello dell'immigrazione- con risvolti che
riguardano l'intera Comunità internazionale;
numerosi consigli comunali interessati al problema hanno
avviato iniziative finalizzate a rappresentare la situazione sia
al prefetto di Agrigento che al Governo regionale e a quello
nazionale per una risoluzione del problema,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso il Ministero dell'interno allo scopo di
individuare una rapida soluzione ai problemi sopra rilevati che
consenta il normale svolgimento della funzione sociale assegnata
alle comunità alloggio . (60)
PANEPINTO-DI BENEDETTO
Si passa all'ordine del giorno numero 61. Ne do lettura:
L'Assemblea regionale
siciliana,
premesso che:
la divisione cargo di Trenitalia, nell'ambito di una diversa
allocazione del personale sul territorio, ha previsto il
trasferimento del personale degli scali di Ragusa e Comiso allo
scalo di Gela;
tale scelta ha determinato nei fatti la chiusura dei due scali
merce;
la rete ferroviaria riveste un'importanza strategica per
l'intera provincia di Ragusa, un servizio insostituibile sia per
le grandi industrie che per il vasto e diffuso tessuto
imprenditoriale;
un depotenziamento della rete ferroviaria causerebbe un
incremento del traffico merci su gomma a carico di infrastrutture
stradali deficitarie ed insicure, nonché effetti negativi sul
tessuto imprenditoriale, che dovrebbe far fronte ad un aumento
dei costi di trasporto,
impegna il Governo della
Regione
ad intraprendere, presso Trenitalia, ogni iniziativa utile allo
scopo di scongiurare la chiusura della divisione cargo di
Trenitalia negli scali di Ragusa e Comiso . (61)
DIGIACOMO
Ricordo che sono stati presentati anche gli ordini del giorno
numeri 62 e 64.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, gli ordini del giorno testé
comunicati sono accettati come raccomandazione dal Governo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.35, è ripresa alle ore 20.39)
La seduta è ripresa.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
numeri 240-85-213-256-278-296-299/A
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo
quattro giorni di lavoro, penso sia giusto, in questo momento,
fare una riflessione.
Considerato che, da quattro giorni, abbiamo lavorato, prodotto
delle leggi, anche molto importanti; considerato che, oggi, si è
lavorato in maniera molto seria, ritengo che adesso sia arrivato
il momento della stanchezza e della scarsa attenzione, quindi,
vorrei capire almeno ciò che voto.
Signor Presidente, all'ultimo momento, lei è diventato
velocissimo - e la cosa ci preoccupa - e, quando lei aumenta di
velocità, ci preoccupiamo, abbiamo l'esigenza di capire, intanto,
che ci garantisca lo stesso ritmo, in modo tale che, se lei è
velocissimo, ci attrezziamo per il velocissimo e, se è lento,
lento o, se è moderato, moderato. Lo dica prima: io sarò
moderato' e, allora, noi, la nostra mente, la nostra attenzione
la calibriamo sul moderato.
Considerato ciò, ho sentito che lei ha un emendamento ai sensi
dell'articolo 117. Non ho letto questo emendamento e ritengo che,
quando passiamo all'articolo 117, dobbiamo essere tutti quanti
d'accordo; vorrei capirlo, quantomeno capirlo. Quando parliamo di
costi della politica, infatti - lo dico anche all'onorevole
Cracolici, al centrosinistra - poi, di punto in bianco, ci
ritroviamo a fare delle cose che non dovremmo fare.
Vorrei semplicemente capire, a proposito dell'articolo 117, se
c'è un emendamento che recupera una cosa che abbiamo già votato;
se, invece, è soltanto un'articolazione, vorrei un chiarimento e,
poi, unanimemente, se dobbiamo decidere, decidiamo ma sapendo
perfettamente ciò che facciamo.
La stessa cosa accade a proposito della vicenda dell'EAS. Se
dobbiamo stare un'ora in più, stiamo un'ora in più ma, visto che
l'EAS è una cosa seria, visto e considerato che si tratta di
lavoratori e di risorse molto importanti, abbiamo il tempo che
l'articolo 1, l'articolo 2, man mano che andiamo avanti, li
trattiamo.
So che lei è umano e l'onorevole Oddo, in ogni caso, è pronto a
prendere il suo posto se dovesse avere qualche defaillance ma
penso che lei defaillance non ne abbia perché la conosco da
tempo, quindi, ritengo sia opportuno continuare in questo modo.
Signor Presidente, la prego, così come lei ha lavorato - e sono
convinto che lei sia stanco - ha lavorato molto bene, ha
presieduto, in maniera molto corretta, garantendo l'Aula; le
chiedo però che, in queste due ore che dobbiamo trascorrere
qui, facciamo per intero il nostro dovere, sapendo quali sono gli
atti che compiamo, avendo la consapevolezza degli atti che
compiamo.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, la Presidenza non è né veloce né
lenta ma si adegua ai lavori parlamentari e, quando c'è da
accelerare perché trova condivisione, accelera; quando c'è da
riflettere, riflette e rallenta.
Per quanto riguarda l'emendamento presentato dal Governo ai
sensi dell'art. 117, ancora, questa Presidenza non ha deciso se è
ammissibile, se è inammissibile, se è sostanziale o meno. Le
preoccupazioni dell'onorevole Lenza, quindi, mi sembrano
eccessive.
Per quanto riguarda la prosecuzione dei lavori d'Aula e
l'ordine del giorno, è ovvio che questa Presidenza non intende
affatto vanificare il lavoro che questo Parlamento,
proficuamente, ha svolto ed essendo la legge sull'EAS composta da
un solo articolo, vorrà continuare questa sera, completare
l'ordine del giorno e approvare il disegno di legge riguardante
l'EAS.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere
per un secondo la vostra attenzione perché parliamo delle regole
di comportamento in questa Aula di cui lei, signor Presidente, è
il massimo garante.
Sono stati distribuiti degli ordini del giorno e non ho
riscontrato, nelle copie che sono state distribuite, una copia
dell'ordine del giorno per essere sottoposto alla votazione,
all'apprezzamento di quest'Aula che ho presentato.
Siccome, al di là della valutazione, se è più o meno materia
finanziaria, qua, c'è un ragionamento di natura diversa. La
invito a distribuire copia di questo ordine del giorno perché,
per quanto mi riguarda, ho partecipato alla formazione del
disegno di legge sullo status degli amministratori con
l'intendimento di dare anche un buon esempio quale parlamentare.
Ho predisposto questo ordine del giorno e l'ho presentato
questa sera per questo motivo specifico perché l'ho sempre detto
e nessuno mi può smentire: sono sempre stato contrario a parlare
dei costi della politica degli altri.
Quando si parla dei costi della politica - l'ho sempre fatto,
quindi, la mia coerenza, da questo punto di vista, è nota al
Parlamento - si affronta il discorso in termini generali, quindi,
ho ritenuto necessario, per quanto mi riguarda, predisporre
questo ordine del giorno proprio in questo momento perché stiamo
votando una norma che, in ogni caso, tocca quello che sono i
costi della politica degli altri, cioè degli amministratori
locali.
Allora, questo Parlamento, considerato che ha svolto
brillantemente il suo lavoro su questa norma e su tante altre
cose, dovrà fare semplicemente una valutazione su questo punto e
mettere sullo stesso piano quelli che sono i costi della politica
di tutti.
Un piccolo contributo, quindi, un'apertura sul tema. Rispondo
all'Assessore Antinoro che, giustamente, dice è un ordine del
giorno; è un invito ben preciso .
Se qua, quindi, è vietato anche trattare il tema delle nostre
indennità, allora, è un altro discorso. Lo scriviamo a carattere
cubitale, una volta e per tutte, e diciamo di non parlare delle
nostre indennità. Di conseguenza, nessuno di noi porrà il tema.
Quindi, signor Presidente, la invito a sottoporre
all'apprezzamento del Parlamento semplicemente l'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. Onorevole De Luca, prima di dare la parola
all'onorevole Savona, vorrei precisare che non c'è, da parte
della Presidenza, un atteggiamento negativo in merito alla
distribuzione del suo ordine del giorno. Il suo ordine del giorno
non è stato distribuito per un motivo semplice. La materia che
tratta è di competenza del Consiglio di Presidenza, come lei ben
sa e non certamente del Governo.
Il bilancio dell'Assemblea - siamo oramai a fine anno - deve
essere approvato. Ecco perché consiglierei di presentarlo
successivamente ma, comunque, lo faccio distribuire.
Vorrei dirle, inoltre, onorevole De Luca che, quando vi sono
stati degli interventi - per la verità, a difesa del
comportamento di questo Parlamento - questo Parlamento ha dato un
contributo più volte perché si è ridotto, di ben due volte, lo
stipendio quando non trattava materie di altri ma, autonomamente,
si è ridotto lo stipendio per non dare cattive informazioni anche
a chi ci ascolta.
Questo Parlamento, quindi, ha già ridotto due volte i propri
emolumenti senza ridurlo ad altri, quindi, il collegamento che
lei ha fatto, mi sembrava poco riguardoso, tratteremo
l'argomento.
SAVONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAVONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo fare una
riflessione.
Qualche minuto fa, abbiamo approvato un emendamento, a firma
dell'onorevole Minardo, che aumentava l'indennità ai presidenti
delle case popolari portando l'indennità al 75%. Delle due l'una:
se dobbiamo fare un ragionamento, ci deve essere una logica che
vada in tutte le direzioni.
Non possiamo aumentare indennità, a prescindere da questa
categoria o da altre; dall'altro lato, si chiede una diminuzione,
a prescindere dal fatto che la prerogativa che chiede
l'onorevole De Luca spetta al Consiglio di Presidenza.
Volevo ricordare, peraltro, che la Presidenza, nel tempo, si è
già espressa in tal modo, non applicando tre aumenti che,
nell'arco di un anno e mezzo, si sono verificati.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Sulle dichiarazioni dell'onorevole Savona, occorre
fare una precisazione.
MAIRA. Siccome questo argomento è un argomento istituzionale,
pregherei i colleghi - sia quelli che dissentono sia quelli che
sono dello stesso parere - di avere un minimo di attenzione, non
nei miei confronti.
Signor Presidente, recepisco perfettamente quello che è il suo
intervento, cioè che questo ordine del giorno, che è un ordine
del giorno a firma del collega, non è stato posto e non può
essere posto all'ordine del giorno perché è una materia che non
riguarda l'aspetto legislativo ma le competenze del Consiglio di
Presidenza.
Chiaramente, l'intervento dell'oratore che mi ha preceduto e
l'intervento che sto per svolgere e, possibilmente, quelli degli
oratori che seguiranno, sono interventi di raccomandazione, nei
limiti dei rapporti istituzionali tra Assemblea e Consiglio di
Presidenza, di quello che è l'umore o la decisione, il parere
dell'Assemblea regionale.
Ecco perché intervento e, a proposito, intendo dire che è molto
facile fare populismo gratis perché, quando si approva questo
tipo di emendamenti, di ordini del giorno, di proposte e mi
riferisco anche a quelli che riguardano la riduzione del numero
dei parlamentari di questa Assemblea, si parte dal presupposto di
fare buona figura perché tanto si sa che non verranno accolti.
Vorrei sfidare il collega De Luca. Se si dovesse arrivare ad
una riduzione, ad un azzeramento delle indennità che spettano ai
parlamentari regionali, come sarebbe contento l'onorevole De
Luca.
Certo, prendo atto che c'è stato un miglioramento nel populismo
dell'attività politica del collega De Luca perché prima il
populismo lo esercitava con gli spogliarelli e in mutande ed ora
fa delle proposte un po' più serie ma non sono molto più serie.
PRESIDENTE. Onorevole Maira, la invito a rimanere nei termini.
MAIRA. Poi, l'onorevole De Luca svolgerà il suo intervento per
fatto personale.
Signor Presidente, non lo accetto perché non è vero, perchè è
una mortificazione del ruolo del deputato, essere equiparato come
deputato ad un amministratore. Noi non siamo amministratori
locali
Quando ragioniamo in questi termini, siamo i primi a
declassarci; siamo parlamentari a tutti gli effetti e le
responsabilità che ogni parlamentare regionale ha nei confronti
di nostra questa martoriata Sicilia, sono responsabilità
grandissime che non possono essere equiparate a quelle dei
Consiglieri comunicali, dei Consiglieri provinciali, dei Sindaci
e dei Presidente di Provincia
Abbiamo un punto di riferimento che è il Senato, che è la
Camera alta della nostra organizzazione istituzionale. Non è
ammissibile giocare a ribasso con le funzione e guarentigie che
sono proprie di un deputato regionale.
Chiedo che questo argomento possa anche essere dibattito di una
sessione ad hoc del Parlamento regionale perché non è materia che
si può liquidare con il populismo spicciolo.
Rivendico per me e per i colleghi la dignità di essere deputati
regionali.
Sono stato sindaco della mia città per quasi dieci anni; ho
fatto l'assessore per altri dieci anni e sono stato onorato di
essere sindaco e di essere assessore ma non ha nulla a che vedere
con la funzione di deputato di questa Assemblea regionale che è
qualche cosa di completamente diverso e non si può giocare con il
ricattino dell'indennità.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto,
vorrei che fosse chiarita la questione che ha posto l'onorevole
Savona perché ci è stata presentata una norma di interpretazione
autentica; se, invece, fosse un surrettizio aumento di indennità,
come ha sostenuto l'onorevole Savona, chiedo alla Presidenza, ai
sensi dell'articolo 117, di cassare la norma che è stata votata e
comunque chiedo un chiarimento.
Per quanto riguarda la questione sollevata dall'onorevole De
Luca, non entro nel merito però suggerirei alla Presidenza di
non introdurre il principio della distribuibilità o meno degli
ordini del giorno, categoria che, secondo me, non dovrebbe
entrare nel Parlamento.
La Presidenza ha tutto il diritto di richiamare sulla
ammissibilità o meno degli ordini del giorno in votazione del
Parlamento ma credo che non facciamo bene al Parlamento se
introduciamo una censura preventiva rispetto alla diffusione e
all'apprezzamento, almeno in termini di lettura degli ordini del
giorno che ciascun parlamentare presenta, dopodiché, nel merito,
ognuno può avere le sue opinioni, può essere censurabile o meno
ma qui stiamo facendo un dibattito che prescinde dallo stesso
contenuto dell'ordine del giorno.
Pertanto, io sono - e il Parlamento anche - in una condizione
surreale: non sappiamo di cosa si discute e discettiamo,
giudichiamo e valutiamo le opinioni del collega De Luca. Sono
dell'idea di distribuire l'ordine del giorno. La Presidenza ha
tutto il diritto di dire se è materia di attinenza al Consiglio
di Presidenza e se sarà discusso in una sede diversa e il
Parlamento poi si regola di conseguenza.
PRESIDENTE. Mi corre l'obbligo di fare una precisazione. Questa
Presidenza non si è presa il gusto di modificare i comportamenti
e, quindi, di non distribuire l'emendamento
PRESIDENTE. L'ordine del giorno dell'onorevole De Luca è
arrivato dopo che questa Presidenza aveva distribuito
DE LUCA. No
PRESIDENTE distribuito e fatto votare gli ordini del giorno.
Quando l'onorevole De Luca mi ha fatto presente che c'era un suo
ordine del giorno, gli ordini del giorno la Presidenza li aveva
già distribuiti e fatti votare, quindi, non potevo che assumere
la decisione che ho assunto.
Sull'ordine dei lavori
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarà perché le
giornate sono state convulse, mi sento un po' di febbre addosso
e, poiché, vorrei partecipare alla votazione del disegno di legge
che abbiamo esitato, le chiedo, cortesemente, se può concedermi
questo lusso di votare il disegno di legge immediatamente.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 240-85-213-256-278-296-299/A
PRESIDENTE. Inviterei l'onorevole De Luca ad intervenire dopo,
intanto votiamo il disegno di legge.
CRACOLICI. Signor Presidente, le avevo chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, le devo una spiegazione a
quello che ha chiesto poc'anzi. Le devo una spiegazione perché me
l'ha chiesto anche l'onorevole Panarello, in seguito
all'intervento dell'onorevole Savona.
Questa Presidenza ha ammesso l'emendamento che è stato votato
nel presupposto che l'emendamento non aveva alcun onere
aggiuntivo. Nel caso in cui lei ritenga che questo emendamento
invece comporti oneri, ci sarà comunque il Commissario dello
Stato che, lei sa bene, valuta e vaglia le leggi e ovviamente
casserà, se lo ritiene, l'emendamento.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome non
partecipo al gioco delle ipocrisie, voglio dire che, quando ho
letto questo emendamento, l'ho letto nel senso che era una norma
che veniva interpretata rispetto ad una norma vigente e questo
Parlamento non è la prima volta che ha bisogno di interpretare
norme rispetto a modalità di attuazione che possono avere
differenti modalità attuative.
Quindi, non mi scandalizza certamente che il Parlamento operi
una norma interpretativa; è stato fatto in passato, si è fatto
questa sera, presumo si farà anche in futuro.
Se, però, il Presidente della Commissione Bilancio , che non è
l'ultimo per competenza, in Aula pone una questione e la pone
relativamente agli effetti che la norma avrebbe nella misura in
cui aumenta una indennità e, poiché, gli istituti autonomi case
popolari, tra l'altro abbiamo qui l'assessore per i lavori
pubblici, che esercita la vigilanza ed il controllo, quindi anche
sugli atti di bilancio degli istituti autonomi case popolari,
signor Presidente, una cosa è una norma interpretativa, una cosa
è una norma che aumenta i costi.
La Presidenza con gli uffici ha l'obbligo di dire a quest'Aula,
prima che procediamo alla votazione finale, se questa norma
poteva o aveva comunque bisogno di un apprezzamento della
Commissione di merito con relativa copertura, perché, se così è,
non aspettiamo il Commissario dello Stato che, come è noto, non è
un organo di controllo sulla procedura d'Aula ma è un organo di
controllo sul requisito di costituzionalità e dell'eventuale
conflitto di costituzionalità con le norme dello Stato. E,
allora, è l'Aula che, in autotutela, ai sensi dell'articolo 117,
deve eliminare questo emendamento dal testo perché il testo non
comporta nuove spese. Quindi, non ci possono essere norme che
avrebbero, invece, la conseguenza di aumentarle.
Mi dispiace dover precisare, anche dopo la sua precisazione,
perché, come tutte le precisazioni che non precisano, rischiano
di lasciare le cose appese. Ripeto, il Presidente della
Commissione Bilancio , nel fare una valutazione, ha accesso una
lampadina. L'Aula, con la sua Presidenza, ha il dovere di sapere,
un minuto prima del voto finale, se gli effetti di quella che a
me appariva una norma interpretativa ha, in realtà, effetti di
natura finanziaria.
Quindi, le chiedo, signor Presidente, di dire correttamente,
attraverso gli Uffici del Parlamento, se questa è una norma che
ha necessità di apprezzamento da parte della Commissione
Bilancio , perché se è così - ripeto - l'Aula ha il dovere,
pena una procedura di impugnativa, che non è mai un bel giorno
per l'Assemblea, per cui questa idea che ci affidiamo al
Commissario dello Stato e chiediamo a lui di risolvere i problemi
nostri, non è un atto di dignità parlamentare.
Pertanto, credo che l'Aula, questa sera, prima del voto finale,
debba valutare l'effetto tecnico della norma ed eventualmente lo
si elimina. Non succede nulla; ci sono tante leggi che possono
essere apprezzate da qui a fine anno, nelle quali è possibile,
eventualmente, inserire norme, se il Parlamento lo deciderà, con
maggiori e nuove spese per l'Amministrazione regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, questa Presidenza è
dell'avviso che, all'esame di quell'emendamento che è stato
presentato, l'interpretazione sia che non ci siano spese. Per il
resto, onorevole Cracolici, concordo con lei che in nessun modo
bisogna far ricorso al Commissario dello Stato e, più volte, come
lei ricorda, siamo intervenuti per ristabilire la piena, totale
autonomia di questo Parlamento. Nonostante ciò, onorevole
Cracolici, lei sa che su norme di interpretazione, più volte in
passato, il Commissario dello Stato è intervenuto anche quando
quest'Aula aveva dato, laddove ce ne fosse stato bisogno, la
copertura finanziaria perché comunque, ai termini di ciò che
prevedono i vari articoli della Costituzione, egli ha facoltà di
intervenire anche sulle norme di interpretazione.
Questa Presidenza ritiene di aver votato legittimamente
interpretandola come norma di interpretazione e, pertanto,
ritiene di andare avanti.
Presidenza del vicepresidente Formica
Per fatto personale
MAIRA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, volevo chiedere sinceramente e
solennemente scusa a Cateno De Luca, al collega De Luca, perché
mi sono accorto - me ne sono accorto a posteriori - di aver
urtato oltre misura la sua sensibilità.
Debbo dire che non era questa la mia intenzione, anche perché
notoriamente io ho buoni rapporti con tutti, a volte scherzo, e
volevo anche sdrammatizzare un argomento che è un argomento
delicato ed importante per questo Parlamento.
Possibilmente, avrò usato l'esempio e le parole sbagliate e me
ne scuso. Mi scuso con l'onorevole Cateno De Luca, con il quale
ho un sincero rapporto d'amicizia e di simpatia, non da ora ma
dalla scorsa legislatura. Lo trovo anche simpatico e dinamico.
Se ho ecceduto, me ne scuso anche con il Parlamento.
(Applausi)
PRESIDENTE. Onorevole Maira, apprezziamo molto il suo gesto nei
confronti dell'onorevole De Luca.
DE LUCA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, accetto le
scuse dell'onorevole Maira. Voglio precisare un fatto, anche per
il mio stato emotivo che riguarda questa vicenda.
Probabilmente, avrò ecceduto in passato per reagire, in ogni
caso, ad una vicenda di cui il Parlamento non si è voluto
occupare fino in fondo. Oggi, con il senno che si acquisisce
anche frequentando il Palazzo, mi sento di dover chiedere scusa a
questo Parlamento per il gesto estremo che ho fatto un anno fa.
(Applausi)
Per quanto riguarda i nostri comportamenti nel futuro, credo
che ci sia una dimensione che ognuno di noi deve rispettare.
Eccediamo. D'altronde abbiamo, per quanto mi riguarda, una
giovane età, 36 anni. Credo che certi eccessi abbiano anche
un'età. Potrebbe capitare qualche altro eccesso a me e anche a
qualche altro deputato.
L'unica preghiera che rivolgo a quest'Aula e a questa
Presidenza è che, quando si verifica un eccesso, non deve essere
quell'eccesso utilizzato perché quell'eccesso, dall'esterno,
viene preso come una reazione demagogica, populista. Magari, è un
modo di esprimersi della nostra personalità, spesso collegata ad
un ultimo grido di dolore rispetto ad un torto che si ritiene di
aver subito.
Quegli eccessi che potranno capitare a tutti, non possono
diventare tema di quest'Aula. Mi sono particolarmente sentito
toccato perché non era la prima volta che si verificava. Si è
verificato in più occasioni da questo podio.
Mi dispiace di aver avuto questa reazione con l'onorevole
Maira. Per me è stata, però, la sommatoria di una serie di
interventi che ho registrato e che, di conseguenza, mi hanno
portato ad un'ulteriore reazione.
Ringrazio l'onorevole Maira per questo gesto che ha voluto fare
nei miei confronti e nei confronti del Parlamento e ringrazio
l'intera Aula per la solidarietà che sul tema ha espresso.
(Applausi)
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 240-85-213-256-278-296-299/A
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo
segnalare a lei e agli Uffici che quest'Aula, con l'emendamento
11.1.1 - che ha votato favorevolmente - è andata in
contraddizione con il precedente emendamento 5.19, per cui sarà
necessario fare un coordinamento dei testi dal momento che, con
il 5.19, abbiamo ricondotto alcune circostanze alle sole città di
Palermo, Catania e Messina e, con l'11.1.1 - che, successivamente
l'Aula ha votato - abbiamo, invece, ricompreso anche i comuni con
popolazione superiore ai 100 mila abitanti. Quindi, le due norme
necessitano di un coordinamento che la invito a fare.
La seconda cosa che voglio dire - e voglio dirlo anche all'Aula
- è che con certezza, in occasione dell'emendamento A.22, da
parte del Presidente, c'è stata una violazione regolamentare.
Quest'Aula deve sapere che, se esistono - come esistono - delle
riprese video, dimostrano, senza incertezza alcuna, che è stato
chiesto, da parte di alcuni deputati, di potere intervenire
sull'emendamento A.22, prima che il Presidente lo mettesse in
votazione. Il Presidente l'ha messo in votazione
precipitosamente, senza consentire il dibattito.
Mi dispiace, Signor Presidente, ma lei si è reso protagonista
di una violazione regolamentare. Quest'Aula deve sapere che
esistono le riprese video - e, su questo, non c'è alcun dubbio -
e stiamo tacendo rispetto ad una cosa che in questa Aula non
dovrebbe avvenire e che lei non avrebbe dovuto commettere
PRESIDENTE. Onorevole De Benedictis, questa Presidenza non
commette proprio nulla e io inviterei i deputati a seguire i
lavori d'Aula...
DE BENEDICTIS. Lei deve seguire le richieste di intervento da
parte dei deputati
PRESIDENTE. Onorevole De Benedictis, stia attento ai lavori
d'Aula, sia veloce nel seguire.
Onorevoli colleghi, ci sono le indicazioni date dall'onorevole
De Benedictis agli Uffici per fare un lavoro di ricucitura, alla
luce delle interpretazioni da dare sulle due votazioni,
l'articolo 5 e l'articolo 11. Pertanto, gli Uffici prendano atto
di ciò e invito l'onorevole De Benedictis a formalizzare un
emendamento, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno,
perché gli uffici non possono avere contezza di ciò che viene
detto a voce.
Comunico che è stato presentato, dal Governo, l'emendamento
117.1, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno.
(Brusìo in Aula)
Onorevoli colleghi, stiamo votando l'emendamento 117.1, a firma
del Governo. Si è trattato di un mero errore materiale nella
dizione
(Brusìo in Aula)
CRACOLICI. Invito il Governo a ritirare l'emendamento.
SCOMA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e gli
enti locali. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevole De Benedictis, le sue osservazioni saranno oggetto di
considerazione da parte della Presidenza.
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Composizione delle giunte. Status degli amministratori locali e
misure di contenimento della spesa pubblica. Soglia di
sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali della Regione.
Disposizioni varie». (240-85-213-256-278-296-299/A)
PRESIDENTE Si passa alla votazione finale per scrutinio
nominale del disegno di legge «Composizione delle giunte. Status
degli amministratori locali e misure di contenimento della spesa
pubblica. Soglia di sbarramento nelle elezioni comunali e
provinciali della Regione. Disposizioni varie» (240-85-213-256-
278-296-299/A)
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 54
Maggioranza 28
Favorevoli 39
Contrari 2
Astenuti 13
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, ringrazio l'Aula per l'impegno profuso in
questa giornata particolarmente gravosa.
La seduta è sospesa.
(La seduta, è sospesa alle ore 21.22, è ripresa alle ore 21.32)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme in
materia di gestione del Servizio Idrico Integrato e di EAS in
liquidazione. Disposizioni in materia di ambiti e sub-ambiti
territoriali ottimali idrici» (192/A)
PRESIDENTE Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con la discussione del disegno di legge «Norme in
materia di gestione del Servizio Idrico Integrato e di EAS in
liquidazione. Disposizioni in materia di ambiti e sub-ambiti
territoriali ottimali idrici» (192/A) posto al numero 2).
Invito i componenti la IV Commissione, «Ambiente e territorio»,
a prendere posto nel relativo banco.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
LACCOTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che
quest'Aula abbia bisogno di un po' di serenità perché è un
disegno di legge particolare.
Sull'ordine dei lavori ritengo che questo Parlamento, in queste
condizioni, non possa legiferare perché c'è un problema di
serenità, ciò vuol dire che ogni articolo deve essere letto
puntualmente e ogni emendamento venga distribuito, prima; esiste
un problema riguardante il primo emendamento del Governo, il
problema di mettere un segretario che possa controllare la
votazione e tutto questo per evitare che accadano, poi, delle
recriminazioni di cui al precedente disegno di legge.
Quindi la prego, signor Presidente, di procedere con molta
calma: se noi facciamo con calma riusciremo a fare meglio.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge n.
192/A
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, si passa all'esame
dell'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Disposizioni in materia di gestione del Servizio Idrico Integrato
e di EAS in liquidazione
1. Nelle more della regolamentazione di riordino del Servizio
Idrico Integrato ed al fine di consentire l'utilizzo delle
risorse comunitarie, negli Ambiti Territoriali Ottimali in cui,
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, non si è proceduto alla stipula del contratto di
affidamento del servizio in favore del soggetto unico gestore, il
servizio medesimo è gestito dalla Regione siciliana - Agenzia
regionale per i rifiuti e le acque, che può anche costituire
strutture societarie a totale capitale pubblico, fino
all'affidamento del servizio medesimo. Dopo l'affidamento al
gestore unico del Servizio Idrico Integrato, le opere di
pertinenza dell'Ambito Territoriale Ottimale sono restituite allo
stesso.
2. Al fine di accelerare la liquidazione dell'Ente Acquedotti
Siciliani, le attuali gestioni di servizio idrico, svolte
dall'ente medesimo, sono trasferite, provvisoriamente, nelle more
della regolamentazione di riordino di cui al comma 1, alla
Regione - Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, che può
anche costituire apposite strutture societarie a totale
partecipazione pubblica.
3. Per le finalità dei commi 1 e 2, l'Agenzia regionale per i
rifiuti e le acque è autorizzata ad assicurare, in fase di avvio,
alle predette società una dotazione finanziaria non superiore
complessivamente a 10.000 migliaia di euro.
4. Per la natura contabile e finanziaria degli aspetti
connessi con la liquidazione dell'Ente Acquedotti Siciliani, al
comma 1 dell'articolo 23 della legge regionale 5 novembre 2004,
n. 15, le parole l'Assessorato regionale dei lavori pubblici'
sono sostituite dalle parole l'Assessorato regionale del
bilancio e delle finanze'.
5. La solidarietà della Regione prevista dall'articolo 23,
comma 2, della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15 e
successive modifiche e integrazioni è trasferita nei confronti
dell'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, limitatamente
all'approvvigionamento dell'acqua conseguente a quanto previsto
dai commi 1 e 2 del presente articolo.
6. Con apposito decreto del Presidente della Regione, previa
delibera di Giunta regionale, da adottarsi entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono
rideterminati gli importi e le modalità di erogazione delle somme
previste dall'articolo 23 della legge regionale 5 novembre 2004,
n. 15 e successive modifiche e integrazioni.
7. Il personale di ruolo dell'Ente Acquedotti Siciliani, in
servizio a tempo indeterminato alla data di messa in liquidazione
dell'ente, confluisce, entro trenta giorni dalla data di entrata
in vigore della presente legge, in un ruolo speciale ad
esaurimento presso la Presidenza della Regione, conservando la
posizione giuridica, economica e previdenziale posseduta. In ogni
caso, il trattamento economico accessorio del predetto personale
è assicurato nella stessa misura di quello applicato al personale
del ruolo regionale. Il personale confluito è utilizzato all'Ente
Acquedotti Siciliani in liquidazione, per quanto strettamente
necessario all'attività di liquidazione stessa, nonché alle
strutture societarie di cui ai commi 1 e 2, in ragione delle
esigenze organizzative e gestionali e delle specifiche competenze
richieste, tramite l'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque,
dalle strutture societarie medesime. Il restante personale è
utilizzato, sentite le amministrazioni interessate e le
competenti organizzazioni sindacali, alle amministrazioni
comunali, provinciali, agli enti di cui all'articolo 1 della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 ed alle agenzie ed agli
uffici dell'amministrazione regionale costituiti.
8. In relazione alla gestione del servizio di cui ai commi 1 e
2 è fatto divieto all'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque
ed alle strutture societarie di assumere nuovo personale. Per
provvedere alla gestione del servizio è impiegato esclusivamente
il personale di cui al comma 7, nonché il personale delle
amministrazioni regionali, comunali o provinciali in posizione di
comando.
9. All'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004, n. 9,
sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) dopo il comma 1 inserire il seguente:
1 bis. All'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze
è attribuito il potere di vigilanza sull'Ente Acquedotti
Siciliani posto in liquidazione ai sensi del comma 1';
b) al comma 2 le parole dell'Assessore regionale per i lavori
pubblici' sono sostituite con le parole dell'Assessore regionale
per il bilancio e le finanze';
c) al comma 3 le parole dall'Assessore regionale per i lavori
pubblici' sono sostituite con le parole dall'Assessore regionale
per il bilancio e le finanze';
d) al comma 5 bis le parole del primo periodo all'Assessorato
regionale dei lavori pubblici.' Sono sostituite con le parole
all'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze.'; le
parole del secondo periodo L'Assessorato regionale dei lavori
pubblici' sono sostituite con le parole L'Assessorato regionale
del bilancio e delle finanze'.
10. Le gestioni svolte provvisoriamente, ai sensi dei commi 1
e 2, applicano le tariffe previste dai rispettivi piani d'ambito,
approvati dalla conferenza dei sindaci.
11. L'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque sostituisce
l'Ente Acquedotti Siciliani nelle convenzioni stipulate con le
altre amministrazioni o società per le attività relative alle
gestioni del servizio idrico di cui al comma 2, in quanto non in
contrasto con altre norme specifiche e comunque fatte salve le
disposizioni di cui al decreto dell'Assessore regionale alla
Presidenza 7 agosto 2002.
12. Il personale in quiescenza dell'Ente Acquedotti Siciliani
continua a mantenere il trattamento in atto goduto. Il
trattamento previdenziale integrativo attualmente corrisposto
dall'Ente sarà erogato dalla Regione.
13. Sono abrogati i commi 2 quinquies, 2 sexies dell'articolo
23 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 ed i commi 4 e 5
dell'articolo 1 della legge regionale 31 maggio 2004, n. 9.
14. Agli oneri derivanti dai commi 7 e 12, quantificati in
8.000 migliaia di euro per l'esercizio finanziario 2008, si
provvede con le disponibilità della U.P.B. 4.2.1.5.3 - capitolo
212032 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario
medesimo. Gli oneri per il 2009 e il 2010, valutati in 30.000
migliaia di euro per ciascun anno, trovano riscontro nel bilancio
pluriennale 2008-2010, U.P.B. 4.2.1.5.3.
15. Per le finalità del comma 3 è autorizzata per l'esercizio
finanziario 2008 la spesa di 10.000 migliaia di euro cui si
provvede mediante riduzione di pari importo delle disponibilità
dell'U.P.B. 4.2.1.5.2 - capitolo 215704 - accantonamento 1005.»
Comunico che è stato presentato dal Governo un emendamento di
riscrittura 1.R, interamente sostitutivo dell'articolo 1.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, siamo un po' tutti stanchi e
consiglierei ai colleghi un ultimo sforzo per chiudere questa
sessione che è stata travagliata e tribolata.
Vorrei fare notare che il testo esitato per l'Aula, con
l'emendamento del Governo, l'1R, di riscrittura si è
sostanzialmente di fronte ad un altro disegno di legge. Quando
si pone l'attenzione di approfondire, mai come in questa
occasione, si dice che abbiamo fatto bene. Anche perché la
fattispecie, lo dico perché in questi tre giorni ho dovuto fare
un corso accelerato e quindi provo a confrontarmi con voi
chiedendovi un minuto, così anche da consentire ai miei colleghi
di condividere un punto di ragionamento.
Mi pare di potere dire che questo disegno di legge ha due
obiettivi: il primo è quello di trasferire quanto già avevamo
deciso nel 2002 e poi, successivamente, nel 2004 quando abbiamo
posto in liquidazione l'EAS dando vita alla società Sicilacque
S.p.a. decidendo che il personale EAS a quel tempo nei ruoli
dell'ente dato che, tra l'altro, ha un contratto regionale,
sarebbe transitato nei ruoli della Regione.
La condizione surreale che è avvenuta è che noi nel 2004
abbiamo deciso che l'EAS andava posta in liquidazione ma dal 2004
al 2008 l'EAS ha operato come l'ente di gestione delle acque in
Sicilia. Nel senso che, sganciate le attività, i servizi verso
Sicilacque S.p.a., la gran parte delle attività di gestione sono
rimaste in carico all'EAS come se fosse ancora l'ente di
gestione delle acque in Sicilia.
Oggi, con questo disegno di legge stabiliamo che l'EAS si
svuota del suo personale, transita in un ruolo a accatomero
nell'ambito dell'Amministrazione regionale e si avviano le
procedure con un commissario liquidatore che c'è o che ci sarà,
questo dipende dalla Giunta di Governo che ha eventualmente il
potere di nomina o di revoca per procedere alla messa in
liquidazione dell'ente. Questo è un primo aspetto.
C'è poi un secondo aspetto che è quello che è cambiato. Ovvero
ci sono degli ATO in Sicilia che non hanno proceduto, per mille
ragioni, all'affidamento, né in-house né attraverso gestione
privata dell'ATO idrico.
Per questi ATO, un anno fa, era sospesa comunque, la procedura
di affidamento perché il governo di centro-sinistra, di allora,
varò una norma che introdusse una moratoria, in attesa di
definire le modalità con le quali gestire il servizio idrico
integrato nel nostro Paese.
Giusto o sbagliato, non lo so. Il 30 novembre 2008 è scaduta la
moratoria. Dal primo dicembre 2009 si pone un'esigenza e cioè che
gli ATO devono essere affidati o in-house o in gara pubblica e
cioè a un soggetto privato.
A Messina, mi si dice che c'è una difficoltà a costituire la
società, per via della particolare frantumazione di quella
provincia.
A Trapani, la gara ha avuto una diversa tribolazione.
Con questo provvedimento diamo mandato all'assessore per i
lavori pubblici di sostituirsi agli ATO e di avviare le procedure
perché, o in- house o attraverso affidamento a privati, cioè con
gara, entro novanta giorni, venga determinata anche una scelta
per questi due ATO, mi si dice che c'è ancora qualche problema a
Ragusa.
Questo è il senso della norma che stiamo andando a varare. Mi
limiterei qui, proprio per la tempistica sul commissariamento
fissata a novanta giorni, suggerirei al Governo di escludere il
quinto comma dall'emendamento 1R. Anche perché, e mi rivolgo
all'Assessore, se un anno fa c'era il problema delle risorse
comunitarie, visto che scadevano a fine 2008 e dovevano essere
rendicontate, le risorse comunitarie di cui si parla adesso sono
relative al periodo 2007/2013.
Non abbiamo questa immediata questione aperta, tanto più che
entro 90 giorni devono essere definite le procedure di gara.
Quindi, chiedo al Governo di eliminare il quinto comma. Per
quanto mi riguarda, il testo di riscrittura raggiunge i due
obiettivi che si sono posti.
DI MAURO, assessore per la Cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, nella qualità di presidente della
Commissione, vedo che l'emendamento del Governo, 1R, che
escluso il comma 3, il comma 4 e il comma 6, tutta l'altra
materia è diversa da quella che la commissione ha esaminato. Per
quanto mi riguarda, nella qualità di presidente, chiedo al
governo di cassare il comma 1 e il comma 5.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, vedete, quando
si vuole cercare di andare oltre, questi sono i risultati. Io
posso dire di essere d'accordo con il presidente della
Commissione, anche perché ci sono alcune questioni che sono
importanti.
Il pomo della discordia dell'ATO di Messina è stato uno. Io ero
d'accordo con una parte dell'emendamento presentato
dall'assessore per i lavori pubblici.
Quando si vuole aggiungere che per commissariale si debbano
sentire i sindaci del comune capoluogo o della provincia, ci sono
dei problemi che io rimetto all'Aula e anche alla Commissione e
al Governo.
Intanto, il termine di novanta giorni è una presa in giro,
perché una gara, ad evidenza pubblica, a valenza europea ha
bisogno di almeno 120 giorni di pubblicazione - se si sceglie
la procedura accelerata per la pubblicazione - altrimenti, ci
vuole molto di più. E questo è il primo punto; l'altro punto che
io sottopongo al Governo e all'Aula è che in un tempo minimo di
150 giorni - perché abbiamo il tempo per non perdere le risorse
- i Comuni possono decidere di darsi il servizio in house
secondo le disposizioni vigenti o il servizio a gestione
pubblica secondo le norme vigenti, anche perché la finanziaria
nazionale ha trasformato e ha dato la possibilità di poterlo
fare.
Se vogliamo realmente risolvere il problema non possiamo dire:
diamo 90 giorni di tempo per la gara; significherebbe che questo
Parlamento, secondo i lavori pubblici, vuole dare un indirizzo
solo per la gara ad evidenza pubblica.
Oggi gli ATO, secondo la normativa europea vigente, così come
state fatte in altre regioni hanno preso il servizio, seppur
limitatamente in-house per un anno, e, nel contempo, siccome vi
è già la decisione dei Comuni della provincia di Messina con il
coordinamento del Presidente della provincia, quindi non nostro,
di fare il consorzio e, quindi, di attivarsi secondo procedure
diverse. Io credo che l'emendamento all'articolo 1, così come
proposto non possa essere accettato, perché vincola solo ad una
gara che di fatto deve essere svolta subito, questo è il
problema.
I termini per le gare ad evidenza pubblica, ve lo voglio
ricordare, siamo in presenza di norme europee perché si tratta di
centinaia di milioni di euro e per un servizio della durata di
nove o quindici e anche ventinove anni e, quindi, deve essere
ad evidenza pubblica. I tempi non ci sono.
Ecco perché io mi associo, totalmente, al Presidente della
Commissione per cassare questo comma.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Onorevole Presidente io vorrei raccomandare al
Governo ed ai colleghi parlamentari un'attenzione molto
particolare rispetto a questo argomento non è solo un fatto
gestionale ma è anche un fatto estremamente sensibile.
La nostra Regione e tutta l'area del Mediterraneo è stata
interessata da un movimento quello di Alex Zanotelli che ha
sensibilizzato centinaia di migliaia di cittadini, anzi, qualche
milione. La possibilità di prorogare ulteriormente il termine è
un segnale forte che il Parlamento deve dare per mettere in
condizioni i comuni di consorziarsi e favorire la gestione in-
house perché ormai è un fatto che è passato nell'immaginario
collettivo che la privatizzazione dell'acqua possa rappresentare
l'affare del secolo.
L'orientamento è quello di considerare che l'acqua, domani,
molto più che il petrolio, sarà, come dire, il luogo dove si
potranno ricavare utili straordinari.
Se noi stringiamo eccessivamente i termini, non metteremo gli
enti nelle condizioni di potersi organizzare per la gestione in-
house delle risorse e noi rischieremmo di provocare un movimento
spontaneo, molto diffuso, il cui obiettivo, probabilmente, non è
quello che vuole raggiungere l'Aula, cioè dare l'acqua in mano
ai privati e favorire il rialzo delle bollette; voi immaginate
bene le condizioni di disagio che potrebbero essere devastanti
nella considerazione dei nostri amministrati.
PRESIDENTE. Abbiamo apprezzato la riscrittura del Governo, a
questa sono state apportate delle osservazioni. C'è stata
un'osservazione del Presidente della Commissione, per primo, ma
la questione che riguardava il commissariamento di questi due ATO
inadempienti era già materia degli emendamenti presentati tanto
che li ritrovate nel testo del fascicolo, onorevole Mancuso e
c'è stata una sua prima osservazione riguardo al fatto che il
comma 1 e cioè il commissariamento dei due ATO, quello di Messina
e quello di Trapani, fosse stato inserito successivamente,
mentre, già nel fascicolo c'erano ben tre emendamenti che vanno
in quel senso.
MANCUSO, presidente della Commissione. Non è così
PRESIDENTE. Dopo di che, pur tuttavia, ci sono state altre
due osservazioni, una dell'onorevole Laccoto che tende a
correggere il mancato coinvolgimento di tutti i comuni della
provincia, e, quindi, estendere oltre che al comune capoluogo
anche ai comuni della provincia.
Un'altra osservazione fata al periodo troppo breve, novanta
giorni, per espletare la gara.
Quindi, se il Governo prende nota, onorevole Gentile, se il
Governo prende nota, si potrebbe estendere ai comuni e non solo
al comune capoluogo, e aumentare il termine dei novanta giorni
che, come suggeriva l'onorevole Laccoto e l'onorevole Digiacomo,
perché è un periodo troppo breve, e inserire anche la
possibilità di esperire la via dei progetti in-house e la
soppressione del comma 5.
Per consentire agli Uffici di fotocopiare gli emendamenti per
la distribuzione, la seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.54, è ripresa alle ore 22.11)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera,
ci stiamo convincendo perché abbiamo visto che l'assessore
Gentile assieme ad altri colleghi ha modificato l'articolo 1 per
dodici volte. Alla tredicesima volta, scopriamo che deve essere
autorizzato a designare un commissario ad acta; il commissario ad
acta lo può nominare in qualunque momento; non penso che questo
Parlamento debba designare un commissario ad acta; il commissario
ad acta è già nei suoi poteri.
Pertanto, prego l'assessore Gentile, di non introdurre altre
norme. Stasera, dobbiamo limitarci ad approvare la riforma
dell'EAS; fermiamoci all'EAS, alle cose riguardanti l'EAS,
dopodiché, approviamo ciò che riguarda i forestali che è
un emergenza, l'unica vera emergenza e, fra quattro giorni,
quando discuteremeo della finanziaria, potremo anche trattare la
vicenda dei Piani d'ambito.
Continuare in questo modo, con un Parlamento stanco che,
all'ultimo minuto, deve decidere senza capire perfettamente cosa
sta approvando, facendo anche saltare i nervi a colleghi che,
francamente, da tre giorni, stanno lavorando seriamente, non ci
sembra il caso.
Signor Presidente, mi faccia completare i mio intervento. La
mia unica preoccupazione è che lei stasera - gliel'ho già detto
poco fa - in questa vicenda, giochi il doppio ruolo.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, si limiti a dare un contributo
fattivo alla Presidenza ed al prosieguo dei lavori d'Aula.
LEANZA NICOLA. Penso che i colleghi stasera vogliano parlare
dell'EAS, dei forestali e dell'Ente Fiera. Per quanto riguarda
il resto, la prego, anche per le cose che sono state dette in
Commissione Bilancio, fermiamoci a queste cose. Il resto delle
cose le faremo in finanziaria.
Nessuno vuole remorare nulla ma vogliamo, come dicevo poco fa,
avere le idee chiare e sapere perfettamente ciò che stiamo
approvando ed in che modo lo stiamo facendo. Nessuna mancanza di
rispetto nei suoi confronti; so che lei conosce perfettamente la
materia perché riguarda anche la sua provincia ed essendo un
autorevole deputato della provincia, la invito, cortesemente
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, posto che la funzione di un
Parlamento, per come la voglio interpretare io, è quella di
approvare delle leggi che risolvano i problemi dei Siciliani e,
posto che per fare ciò ci vogliono anche i veicoli per approvare
queste leggi e, posto, inoltre, che noi, sulla vicenda collegata,
appunto, a quella degli ambiti degli ATO - è bene che i colleghi
lo sappiano - abbiamo già perso 200 milioni di euro, ritirati
dalla Comunità europea, proprio perché, in due province, Messina
e Trapani, onorevole enza, non sono riusciti a costituire ciò che
la legge prevedeva. E' dovere di questo Parlamento, che
rappresenta tutti i Siciliani e non solo una parte di essi,
vedere di approvare una norma che consenta alla Sicilia di non
perdere i fondi e, ad alcune province della Sicilia stessa, di
non essere trattate in maniera diversa rispetto alle altre.
Se il Governo ha ritenuto, per risolvere il problema che da
otto anni si trascina in questa provincia, di affrontare il
problema con un emendamento nel disegno di legge al nostro esame,
ritengo sia giusto affrontarlo. Se poi l'onorevole enza intende,
per risolvere i problemi, aggravarne altri, per favorirne alcuni,
non trova certamente d'accordo questa Presidenza che potrebbe
pure decidere - visto che ci trasciniamo da troppe ore ed io mi
rendo conto che i colleghi sono anche stanchi - di chiudere qui
la finestra e rimandare la risoluzione dei problemi che si
vorrebbero affrontare in altra norma futura.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende la discussione del disegno di legge n. 192/A
MANCUSO, presidente della Commissione,. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
innanzitutto, ringrazio l'onorevole Leanza per l'intervento che
ha fatto e mi scuso con l'assessore Di Mauro per un momento di
nervosismo che mi sembra anche normale che si sia creato dopo
tre giorni di lavoro.
Innanzitutto, signor Presidente, tanto per non mettere ansia
né a noi né ai Siciliani, i 200 milioni di euro che lei ritiene
che i due ambiti hanno perso per i finanziamenti europei, la
rassicuro del fatto che la Commissione europea ha fatto sì che
la Sicilia, la settimana scorsa, recuperasse quei fondi ed ha
rinviato al 30 giugno 2009 il recupero degli stessi, auspicando
che i progetti esecutivi siano in mano, non solo all'autorità
d'ambito, ma anche direttamente ai comuni che hanno inserito o
possono inserire, fino al 31 dicembre, nelle autorità d'ambito i
progetti esecutivi. Quindi, questa preoccupazione di perdere
denari non trova riscontro; meno male che ci ha pensato la
Commissione europea.
Per quanto riguarda la problematica da lei giustamente
rappresentata al Parlamento, non solo di due autorità d'ambito ma
aggiungerei di una terza, che, anche se potrebbe sembrare strano,
ma non è così, è quella di Catania.
E' chiaro che, così come è stato fatto per altre province - e
cito, non a caso, la provincia dell'Assessore, cioè la provincia
di Agrigento - circa un anno fa, è stato utilizzato quello che
prevede la norma, la nomina del Commissario ad acta, l'eventuale
gara e l'eventuale affidamento che già è previsto da tutte le
norme dell'ordinamento della Regione siciliana. Rispetto quindi
alle cose che abbiamo detto qui, il comma 1 - e non è per
difendere qualcuno in particolare - è una scelta politica e anche
questa che si può condividere o meno. Il comma 1 commissaria la
gestione attuale dell'ATO, sia consorzi di comuni sia presidenti
di provincia, affinché predisponga il bando di gara.
CRACOLICI. Di quale comma 1 sta parlando?
MANCUSO, presidente della Commissione. Dell'emendamento 1R.1;
cosa diversa è il comma 1 del testo originario, cosa
completamente diversa.
Quindi, rispetto ad una scelta politica così importante,
ritengo che non dobbiamo arrivare al punto di dire: o andiamo
avanti così oppure mettiamo a repentaglio la legge dell'EAS, la
legge dei forestali. Se c'è un accordo politico - ed io faccio
questo al momento, nella vita, ed il mio Capogruppo mi conforta
su questo accordo politico importante - sul comma 1, possiamo
andare avanti.
Per quanto mi riguarda, se questo conforto politico non ce
l'ho, signor Presidente, lei non se l'abbia a male,
assolutamente. Così come io faccio il politico, lo fa pure lei e,
rispetto a questo, non posso prendere una decisione così
importante, altrimenti, svilirei quello che è non solo il ruolo
del parlamentare ma anche il ruolo di appartenenza a quella che è
un'azione anche di amicizia e di solidarietà a tanti deputati e a
tante persone che aspettano risposta.
Ritengo che stasera con la stanchezza - e vista anche l'ora
tarda - con il riconoscimento alla Presidenza che ha votato in un
batter d'occhio anche una legge importante di 24 articoli e
centinaia di emendamenti, facciamo un errore a non valutare con
serenità il comma 1 e, soprattutto, il comma 5. Per questi ultimi
due commi, ci vorrebbe - a mio avviso - una riflessione
approfondita, seria, che investa la politica regionale. Poiché
non è affidato a me tale compito, sotto il profilo dell'azione e
sotto il profilo della direzione politica, attendo, da parte di
chi ha questa responsabilità, che mi faccia sapere qual è la
strada migliore.
DI MAURO, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
credo che questo disegno di legge che porta il titolo Norme in
materia di gestione del servizio idrico integrato e di EAS in
liquidazione. Disposizioni in materia di ambiti e sub ambiti
territoriali ottimali idrici' possa trattare i due temi che
riguardano l'EAS e che riguardano sostanzialmente gli ATO, però,
relativamente alla questione dell'EAS, sarei dell'avviso che è
opportuno trattare i commi 3 - parlo dell'emendamento 1.R - e 4
che riguardano la questione del personale su cui credo ci sia
l'intesa di tutti e siano commi assolutamente chiari.
Sul comma 2, per quanto mi riguarda, credo che ci sia da fare
una riflessione per tutte le complicanze di ordine civilistico
che potrebbe comportare il percorso relativo alla liquidazione
dell'Ente.
Se l'Assessore l'ha fatto, questo punto si può anche votare.
Per quanto riguarda i commi 1 e 5, vorrei far presente una
cosa: quando sono sorti gli ATO, tutto il percorso è stato
accompagnato da una serie di studi della società SOGESIT che ha
stabilito per ogni ATO la copertura necessaria per definire il
percorso per rendere ottimale la rete idrica.
Per ogni provincia, c'è stato un calcolo che andava ad essere
coperto, in parte, con il 70 per cento dei fondi del CIPE e con
il 30 per cento dei fondi che venivano dati dai privati.
Posto questo, in questo comma 5, andrebbe indicata la delibera
CIPE che ha stabilito i fondi che sono assegnati all'ATO di
Palermo e Messina, altrimenti, una norma così generica consente
ancora di attingere a finanziamenti comunitari che andrebbero a
valere sulle reti idriche, cosa che, invece, è di competenza
della società che vince la gara di appalto.
Lo dico perché - state attenti - la società che vince la gara
di appalto ha una compensazione abbastanza ottimale che serve
proprio a venire incontro per tutti gli interventi che debbono
essere fatti sulla rete idrica.
Quando la Regione siciliana interviene ulteriormente sulla rete
idrica, non fa altro che consentire sostanzialmente un guadagno
ulteriore alla società che andrà ad acquisire l'appalto della
gestione della rete idrica.
Pertanto, qui va indicata la delibera del CIPE che contiene i
limiti del finanziamento che viene assegnato agli ATO di Palermo
e di Messina. Relativamente al comma 6, non so di cosa tratta
quest'abrogazione. Se l'Assessore ce lo spiega, vediamo di capire
di cosa si tratta perché, fra l'altro, qui non c'è il documento
che esplicita le relative normative.
MUSOTTO. Palermo perché? E' già concluso.
DI MAURO, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Scusi, Messina e Trapani.
GENTILE,. assessore per i lavori pubblici. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per i lavori pubblici. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, il problema dell'articolo 5 è risolto perché
l'abbiamo cassato. Io non sono d'accordo e - a mio avviso - non
occorre indicare assolutamente. una delibera CIPE in un disegno
di legge. Quindi, se c'è una delibera CIPE, si possono prendere i
riferimenti dalla delibera stessa tranquillamente.
Riguardo al comma 1, c'è una serie di emendamenti. Se li
possiamo iniziare ad esaminare, signor Presidente, potremmo
approvarli.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.R.1. Comunico che è
stato presentato il subemendamento 1.R.8.
GENTILE, assessore per i lavori pubblici. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per i lavori pubblici. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, c'è un emendamento, a firma del Presidente
della Commissione, onorevole Mancuso, che elabora tutto il comma
1.
CRACOLICI Signor Presidente, lei si deve determinare...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vista l'ora tarda, è il caso di
chiudere la seduta e, forse, anche la sessione.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a questo punto
dei lavori d'Aula, per poter procedere, avendo ascoltato gli
interventi dei colleghi che mi hanno preceduto - il presidente
Mancuso, poi il Presidente Leanza e poi il Governo, nella persona
dell'assessore Di Mauro - a me pare che, facendo sintesi e media
degli argomenti utilizzati nei tre interventi, la soluzione
praticabile potrebbe essere quella della eliminazione dei commi 1
e 5, al fine di poter procedere più speditamente, in modo da
finalizzare l'articolato alla materia EAS con gli emendamenti di
competenza della materia stessa, più quelli che riguardano i
forestali, che sono stati aggiunti sulla base di un accordo. Nel
caso in cui questo non fosse praticabile, sarebbe meglio
interrompere i lavori dell'Aula.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così come è
stato detto, esiste già la normativa che consente all'Assessore
per i lavori pubblici di inviare il Commissario ad acta. Si
potrebbero cassare il comma 1 del testo originario, il comma 1
dell'emendamento R1 e il comma 5 dell'emendamento R5 e seguire le
procedure normali; ci sarebbero così gli strumenti che consentono
all'Assessore per i lavori pubblici di fare le diffide ed inviare
i Commissari ad acta. Così si potrebbe risolvere il problema, in
questa fase.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, oggi abbiamo assistito ad un
lavoro intenso. Poiché nelle ultime ore, vuoi per la stanchezza
che ha preso un po' tutti, sono emersi alcuni contrasti circa il
modo di procedere, chiudo la seduta e la rinvio a domani...
CRACOLICI. Signor Presidente, lei non lo può fare. Le ricordo
che, in Conferenza dei Presidente di Gruppi parlamentari...
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, lo posso fare, in Conferenza
dei Capigruppo, si era stabilito di chiudere la finestra entro
giorno 5 dicembre e il 5 è domani.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, venerdì 5
dicembre 2008, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni
II - Discussione del disegno di legge:
Norme in materia di gestione del Servizio Idrico Integrato e
di EAS in liquidazione. Disposizioni in materia di ambiti e sub-
ambiti territoriali ottimali idrici (192/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 22.34
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 02.00
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 240 ED ALTRI COMPOSIZIONE DELLE GIUNTE.
STATUS DEGLI AMMINISTRATORI LOCALI E MISURE DI CONTENIMENTO
DELLA SPESA PUBBLICA. DISPOSIZIONI VARIE
All'articolo 4:
Emendamento 4.1:
Aggiungere il seguente comma:
Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nei
confronti degli amministratori e dei consiglieri comunali che
siano dipendenti dello stesso ente e si sono avvalsi delle
disposizioni obbligatorie in tema di aspettativa per non
incorrere nei casi di ineleggibilità di cui all'articolo 9 della
legge regionale 24 giugno 1986, n. 31 .
Subemendamento 4.1.1:
Dopo la parola comunali inserire le parole e provinciali .
All'articolo 5:
Emendamenti 5.14 e 5.17:
Alla lettera e), cassare le parole da alle cui circoscrizioni
fino alla parola regolamentari
Emendamenti 5.19 e 5.20:
Alla lettera e), comma 4, sostituire le parole capoluogo di
provincia con le parole a Palermo, Catania e Messina .
Emendamento 5.18:
Alla fine della lettera e), comma 4, aggiungere:
E' fatto obbligo ai comuni assegnare funzioni amministrative
decentrate entro 180 giorni dall'entrata in vigore della
presente legge.
Emendamento 5.13:
Al comma 4, lettera e), sostituire 40 per cento con 60 per
cento .
Subemendamento 5.16.1:
Aggiungere Si può optare solo nei comuni dove il consiglio
comunale prevede tale ipotesi .
All'articolo 6:
Emendamento 6.1:
Aggiungere le seguenti parole:
Il sindaco e il presidente della provincia non possono
cumulare alla propria altre indennità di cariche ricoperte per
la funzione .
All'articolo 8:
Emendamenti 8.2 e 8.3:
Sopprimere la lettera b).
Emendamento 8.5:
Al comma 1 dopo l'ultimo periodo della lettera c) è aggiunto il
seguente:
Per i comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti l'ammontare
complessivo da rimborsare nell'ambito di un anno solare non può
superare l'importo pari a metà dell'indennità massima prevista
per il rispettivo sindaco nello stesso periodo.
All'articolo 10:
Emendamento 10.5:
Alla fine del comma 2 aggiungere e i consorzi universitari.
All'articolo 11:
Subemendamento 11.1.1:
All'emendamento 11.1, dopo le parole già frazioni sono
aggiunte le seguenti altre: i comuni compresi tra 50.000 e
100.000 abitanti possono istituire consigli circoscrizionali
senza oneri di spesa a carico dei propri bilanci. I comuni con
popolazione superiore a 100.000 e fino a 250.000 abitanti
possono istituire consigli circoscrizionali purché i relativi
oneri siano contenuti, per ciascuno di essi, nei limiti dei
tetti di spesa discendenti dall'applicazione dei principi
fissati dalla normativa nazionale vigente in materia .
Emendamento 11.1:
Al comma 1, il numero 250.000 si sostituisce con il numero
50.000 .
Al comma 3 dell'articolo 11, dopo la parola appartenenza
aggiungere: - nei comuni con popolazione inferiore a 250.000
abitanti, il limite di spesa per la gestione dei consigli
circoscrizionali è demandata alla Giunta ed al consiglio
comunale del comune medesimo, che stabiliscono altresì il numero
dei consigli circoscrizionali, tenendo in particolare
considerazione gli agglomerati extraurbani, già frazioni.
Subemendamento 11.5.1:
All'emendamento 11.5 cassare le lettere e), f) e l'ultimo
capoverso dalle parole Al comma 3 sino alla parola
Regolamento
Subemendamento 11.5.2:
All'emendamento 11.5 cassare la parola gestionali .
Emendamento 11.5:
Al comma 1 aggiungere il seguente comma:
1 bis. La circoscrizione ha poteri gestionali in ordine a:
a) servizi demografici;
b) servizi sociali e di assistenza sociale;
c) servizi scolastici ed educativi;
d) attività e servizi culturali, sportivi e ricreativi in ambito
circoscrizionale:
e) attività e servizi di manutenzione urbana, gestione del
patrimonio comunale, disciplina dell'edilizia privata di
interesse circoscrizionale;
f) iniziative per lo sviluppo economico nei settori
dell'artigianato e del commercio, con esclusione della grande
distribuzione commerciale .
Al comma 3, al primo periodo, dopo le parole da apposito
regolamento Aggiungere le seguenti parole: I comuni adeguano i
propri statuti e i propri regolamenti alle disposizioni di cui
al comma ibis, entro e non oltre 3 mesi dalla pubblicazione
della presente legge sulla gazzetta ufficiale della regione
siciliana .
All'articolo 18:
Emendamento 18.1.1:
All'emendamento 18.1 cassare le parole per estratto
Emendamento 18.1.2:
All'emendamento 18.1, dopo la parola notizia aggiungere il
seguente periodo E' fatto obbligo alle aziende pubbliche (ex
municipalizzate) di rendere noto nel rispettivo sito internet
tutti gli atti adottati dal consiglio di amministrazione e le
determinazioni presidenziali e dirigenziali.
Emendamento 18.1:
Sostituire l'articolo 18 con il seguente:
Art. 18 - Obbligo per gli enti locali di pubblicazione di atti
nel sito internet - 1. E' fatto obbligo alle amministrazioni
comunali e provinciali, ferme restando le disposizioni a tutela
della privacy, di rendere noto, per estratto, nel rispettivo
sito internet tutti gli atti deliberativi adottati dalle giunte
e dal consiglio e le determinazioni sindacali e dirigenziali, ai
fini di pubblicità notizia .
All'articolo 20:
Emendamento 20.1:
Dopo la parola società aggiungere le parole aziende ed
enti .
All'articolo 21:
Emendamento 21.1:
Al primo comma, prima delle parole nelle società aggiungere le
parole nelle aziende, negli enti e .
EMENDAMENTI AGGIUNTIVI
Emendamento A 2:
Dopo l'articolo 13, aggiungere il seguente:
Art. 13 bis.- Nel primo capoverso dell'articolo 55
dell'ordinamento amministrativo degli enti locali approvato con
legge regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche il
periodo fra i componenti dell'ufficio ispettivo previsto
dall'articolo 1 della legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25,
con almeno cinque anni di anzianità di servizio nell'ufficio è
sostituito con il seguente: fra i funzionari direttivi in
servizio presso l'assessorato regionale della famiglia, delle
politiche sociali e delle autonomie locali che hanno svolto
funzioni ispettive, di vigilanza e di controllo nei confronti
degli enti locali da almeno cinque anni .
2. Nel primo capoverso dell'articolo 145 dell'ordinamento
amministrativo degli enti locali approvato con legge regionale
15 marzo 1963, n. 16 e successive modifiche il periodo fra i
componenti dell'ufficio ispettivo previsto dall'articolo 1 della
legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25, con almeno cinque anni
di anzianità di servizio nell'ufficio è sostituito con il
seguente: fra i funzionari direttivi in servizio presso
l'assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali
e delle autonomie locali che hanno svolto funzioni ispettive, di
vigilanza e di controllo nei confronti degli enti locali da
almeno cinque anni .
Emendamento A 7:
Aggiungere il seguente articolo:
Art... - 1. Nelle more dell'entrata in vigore della disciplina
comunitaria di cui al Regolamento CE n. 1370/2007, al fine di
assicurare la continuità del servizio di trasporto pubblico
locale e di rendere più agevole agli enti locali il graduale
compimento degli atti necessari all'applicazione della
disciplina di cui sopra, i contratti di affidamento provvisorio
di cui all'articolo 27 della legge regionale 22 dicembre 2005,
n. 19. sono prorogati, dalla data della loro naturale scadenza,
di ulteriori 48 mesi .
Emendamento A 22:
Aggiungere il seguente articolo:
Art - L'articolo 83 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6
come modificato ed integrato dall'articolo 129 della legge
regionale 26 marzo 2002, n. 2, si interpreta nel senso che, a
far data dall'entrata in vigore della legge regionale n. 2/2002
ai presidenti degli Istituti autonomi case popolari spetta un
compenso determinato in misura pari al 75 per cento
dell'indennità complessiva del presidente della provincia
regionale di appartenenza con la riduzione del 10 per cento
prevista dall'articolo 17 della legge regionale n. 2/2002 .
(*) EMENDAMENTO AI SENSI DELL'ART. 117 DEL REGOLAMENTO INTERNO
All'emendamento 5.19 sostituire le parole di Palermo, Catania
e Messina con le parole con popolazione superiore ai 100.000
abitanti .
(*) Emendamento oggetto di coordinamento formale da parte della
Presidenza.