Presidenza del presidente Cascio
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale delle
sedute numero 4 e numero 5 del 5 giugno 2008 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ricordo che, in base a quanto già stabilito dal
Consiglio di Presidenza, la presenza di ciascun deputato in Aula
ai fini amministrativi è rilevabile attraverso l'inserimento
della tessera personale per il voto nell'apposito alloggiamento.
Onorevoli colleghi, invito l'Aula ad osservare un minuto di
silenzio in segno di omaggio alle vittime del lavoro di Mineo.
(L'Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Galvagno, De Benedictis,
Adamo, sono in congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di opzione per la carica di deputato regionale
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Antonio Antinoro, eletto
senatore della Repubblica e deputato regionale, ha optato, ai
sensi dell'articolo 10 sexies della legge regionale numero
29/1951 e successive modifiche ed integrazioni, per la carica di
deputato regionale.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di dimissioni dalla carica di deputato regionale,
ai sensi dell'articolo 3, ultimo comma, dello Statuto
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Angelo Salvatore Lombardo,
eletto deputato alla Camera dei Deputati, con nota del 26 maggio
2008, pervenuta il 18 giugno 2008, ha optato per la carica di
deputato della Camera, rassegnando quindi le dimissioni da
deputato regionale.
Essendo le dimissioni dettate da motivi di incompatibilità,
l'Assemblea non può che prenderne atto.
Alla relativa sostituzione si procederà a termini di
Regolamento.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreti di costituzione di Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che, con decreto del Presidente
dell'Assemblea regionale numero 17 dell'11 giugno 2008, a
decorrere dal 5 giugno 2008, è costituita la Commissione per il
Regolamento, presieduta ai sensi dell'articolo 39 del Regolamento
dal Presidente dell'Assemblea e composta dai seguenti deputati:
Barbagallo Giovanni, Cracolici Antonino, De Luca Cateno, Leanza
Nicola, Leontini Innocenzo, Maira Raimondo, Pogliese Salvatore,
Speziale Calogero.
Comunico, altresì, che, con decreto del Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana numero 18 dell'11 giugno 2008,
a decorrere dal 5 giugno 2008, è costituita la Commissione per la
Verifica dei Poteri presieduta ai sensi dell'articolo 40 del
Regolamento dal Presidente dell'Assemblea e composta dai seguenti
deputati: Arena Giuseppe, Campagna Alberto, D'Asero Antonio,
Gucciardi Baldassare, Laccoto Giuseppe, Maira Raimondo, Panarello
Filippo, Termine Salvatore, Vinciullo Vincenzo.
Comunico, infine, che, con decreto del Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana numero 19 dell'11 giugno
2008, a decorrere dal 5 giugno 2008, è costituita la
Commissione per la Vigilanza sulla Biblioteca, composta dai
seguenti deputati: Apprendi Giuseppe, Bosco Antonino, Leontini
Innocenzo.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa a nomina di Presidente di Gruppo
parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che con nota del 17 giugno 2008
l'onorevole Giulia Adamo ha dichiarato di esercitare le funzioni
di presidente del Gruppo Misto.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di elezione a cariche interne a Gruppo
parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che il Gruppo parlamentare del PDL, in
data 5 giugno 2008, ha eletto all'unanimità l'onorevole
Innocenzo Leontini alla carica di presidente e l'onorevole
Salvatore Pogliese alla carica di vicepresidente del Gruppo
medesimo.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreto presidenziale relativo alla
preposizione degli Assessori regionali ai singoli rami
dell'Amministrazione regionale
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura del
decreto presidenziale numero 317/Area 1 /S.G. del 5 giugno 2008,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana
numero 26 del 7 giugno 2008 - Parte I -, relativo alla
preposizione degli assessori regionali ai singoli rami
dell'Amministrazione regionale, alla destinazione di un assessore
alla Presidenza con contestuale individuazione delle materie di
competenza presidenziali da delegare allo stesso, nonché
all'attribuzione delle funzioni di vicepresidente ad uno degli
assessori.
GENNUSO, segretario:
(omissis)
«Articolo 1
Gli assessori regionali nominati con decreto presidenziale n.
278/Area 1 /S.G. del 27 maggio 2008, sono come di seguito
preposti ai singoli Assessorati regionali di cui all'articolo 6
della legge regionale 29 dicembre 1962, numero 28, e successive
modifiche ed integrazioni.
professore Giovanni La Via - Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste;
onorevole Antonio Antinoro - Assessorato regionale dei beni
culturali e ambientali e della pubblica istruzione;
onorevole Michele Cimino - Assessorato regionale del bilancio e
delle finanze;
onorevole Giovanni Roberto Di Mauro - Assessorato regionale
della cooperazione, del commercio, dell'artigianato e della
pesca;
onorevole Francesco Scoma - Assessorato regionale della
famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali;
onorevole Giuseppe Gianni - Assessorato regionale
dell'industria;
onorevole Carmelo Incardona - Assessorato regionale del lavoro,
della previdenza sociale, della formazione professionale e
dell'emigrazione;
onorevole Luigi Gentile - Assessorato regionale dei lavori
pubblici;
dottore Massimo Russo - Assessorato regionale della sanità;
dottore Giuseppe Sorbello - Assessorato regionale del
territorio e dell'ambiente;
onorevole Giambattista Bufardeci - Assessorato regionale del
turismo, delle comunicazioni e dei trasporti.
Articolo 2
E' destinato alla Presidenza della Regione l'assessore dottore
Giovanni Ilarda, al quale è delegata la trattazione degli affari
ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale del
personale, dei servizi generali, di quiescenza, previdenza ed
assistenza del personale, del Dipartimento regionale della
protezione civile nonchè delle iniziative di competenza
presidenziale per l'accelerazione di processi d'innovazione; alle
dipendenze dello stesso Assessore sono, altresì, posti l'Ufficio
speciale Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla
Commissione europea e l'Ufficio speciale Autorità di
certificazione dei programmi cofinanziati dalla Commissione
europea e l'Ufficio speciale per la cooperazione decentrata allo
sviluppo ed alla solidarietà internazionale.
Articolo 3
Le funzioni di vicepresidente sono attribuite all'onorevole
assessore Giambattista Bufardeci che sostituisce il Presidente
della Regione siciliana, in caso di assenza o impedimento.
Articolo 4
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana».
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Rinvio di elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione permanente per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione Europea.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non essendo ancora pervenute
tutte le designazioni per l'elezione dei componenti delle
Commissioni, si rende opportuno differire la votazione e passare
al secondo punto dell'ordine del giorno. Ove nel corso della
seduta pervenissero le designazioni dei Gruppi parlamentari, si
procederà successivamente all'elezione delle Commissioni.
Comunicazione del programma di Governo da parte del Presidente
della Regione
Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazione del programma di Governo da parte del Presidente
della Regione.
Ai fini dell'organizzazione dei tempi della discussione, in
assenza di determinazioni da parte della Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, la Presidenza ha ritenuto di
applicare, per analogia, l'articolo 103, comma 2 del Regolamento
interno, secondo cui la durata dell'intervento di un deputato, in
sede di discussione generale di un disegno di legge, non può
eccedere i quindici minuti.
Durante il corso dell'intervento del Presidente della Regione
invito i deputati che volessero intervenire durante il dibattito
a iscriversi a parlare.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per le
comunicazioni del programma di Governo.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, rendo in quest'Aula dichiarazioni
programmatiche ispirate a senso di realismo, concretezza e
attualità. E lo faccio non soltanto per compiere questo atto che
è dovuto, ma perché, all'insegna della concretezza, del realismo,
dell'attualità intendo, per conto del Governo, intraprendere un
percorso comune nel rispetto dei ruoli del Governo e
dell'Assemblea, entrambi preziosi e insostituibili, perché si
possa insieme, in virtù del mandato e dell'onere ricevuto dal
popolo siciliano, fare fino in fondo il nostro dovere.
E proprio in merito all'attualità, non posso che associarmi,
insieme a tutto il Governo, al dolore che il popolo siciliano ha
espresso alle comunità locali, alle famiglie delle vittime della
tragedia di Mineo.
Siamo stati presenti, l'Assemblea e il Governo, sin dal
momento della tragedia, qualche ora dopo eravamo già lì e abbiamo
partecipato al dolore delle famiglie nonché alle onoranze funebri
a Ragusa e a Mineo, interpretando, dopo averla sentita, signor
Presidente, anche la volontà e la determinazione di questa
Assemblea. Il Governo ha assicurato una concreta e immediata
prova di solidarietà alle famiglie, nonché ha anticipato un
disegno di legge attraverso il quale consentire a quelle
famiglie, con l'assunzione nella pubblica amministrazione di un
loro familiare, di potere affrontare la vita più serenamente
seppure il dolore resta sicuramente incolmabile.
Oltre alla presentazione di questo disegno di legge, dopo avere
nei giorni scorsi sentito le organizzazioni sindacali, ci siamo
impegnati a intervenire per potenziare gli strumenti che
garantiscano più sicurezza nel lavoro, nelle imprese pubbliche e
private, attraverso azioni amministrative e azioni legislative,
potenziando i controlli, rafforzando gli Ispettorati del lavoro,
incrementando la cultura della formazione alla prevenzione,
ipotizzando e cercando di inserire elementi di premialità per chi
adempie al proprio dovere, potenziando gli strumenti che
garantiscano sicurezza nel lavoro e sanzioni invece per gli
inadempienti.
Per quanto riguarda il tema del lavoro e dell'occupazione, la
risposta alla domanda di lavoro e di occupazione - risposta che
molto spesso non riusciamo a dare in modo esauriente, come ben
sappiamo - soprattutto ai giovani e ai giovanissimi che
reagiscono emigrando dalla nostra Terra, questo Governo intende
impegnarsi affinché l'occupazione scaturisca da investimenti che
vanno orientati ovviamente sullo sviluppo.
Abbiamo constatato che noi stessi nel passato abbiamo sbagliato
profondamente essendoci limitati ad una risposta molto, molto
parziale, laddove abbiamo ritenuto di potere rispondere alla
domanda di lavoro con assunzioni nella pubblica amministrazione.
Questo è stato sicuramente un errore. La situazione è quella per
cui gran parte della spesa regionale viene impegnata nel
fronteggiare questa impostazione e nel corrispondere indennità ai
dipendenti della Regione, delle Aziende e delle Agenzie che alla
Regione fanno capo.
Abbiamo l'impegno di compiere un censimento attento del numero
di questi dipendenti, delle professionalità possedute che sono
significative e preziose e abbiamo inoltre da compiere un lavoro
che sia orientato alla riqualificazione e che porti ad un impiego
proficuo di queste centinaia e migliaia di dipendenti, anche
perché ci accorgiamo che, dinanzi ad un numero elevato di
dipendenti, dalla nostra Amministrazione riscontriamo carenze che
vengono giorno per giorno lamentate in vari rami
dell'Amministrazione, negli Assessorati di questa Regione.
Credo che in questo ci soccorreranno, oltre che un piano
straordinario che seguirà al censimento di riqualificazione e di
migliore impiego, l'uso delle tecnologie informatiche così come
l'impegno del Governo a non compiere assolutamente alcuna
assunzione nell'Amministrazione regionale, nelle Agenzie o nelle
Aziende. Tale piano dovrà portarci oltre che ad un migliore e più
proficuo impiego, così come tante altre iniziative che nei vari
settori dell'Amministrazione si andranno operando, a ricavare
risorse che dovranno essere impegnate nello sviluppo; sviluppo
dal quale dovranno scaturire varie opportunità di lavoro per i
giovani.
E già da ieri, quindi da subito, da quando ci siamo insediati,
abbiamo comunicato ciò con una circolare i cui contenuti non
sono derogabili. E, al riguardo, anticipo che un impegno che
questa Assemblea dovrà adempiere è quello di emanare una legge
sul mercato del lavoro, legge della quale anche nelle scorse
legislature si è parlato.
A proposito di lavoro non si può non dire una parola sul tema
ad esso strettamente connesso, quello della formazione
professionale. Ne abbiamo parlato in sede di Unione delle
province e abbiamo verificato che, forse, delegare questa
materia, o decentrarla che dir si voglia, ad un ambito
territoriale più ristretto, quale la Provincia - che può
cogliere più da vicino la domanda di formazione e organizzarla,
orientarla verso lo sbocco dell'occupazione e del lavoro - può
essere una risposta opportuna; e, al tempo stesso, non c'è dubbio
che l'argomento merita una revisione nell'ambito di una riforma
che compete ovviamente a questa Assemblea. La constatazione che
le centinaia o le migliaia di persone cui si assicura la
formazione non trovano lavoro e che gran parte della spesa
orientata alla formazione è assorbita per le indennità ai
formatori non può ovviamente che essere oggetto di una
riflessione e di una riforma che impegnerà questa Assemblea e
vedrà il Governo attento nel suo ruolo propositivo e nel portare
avanti la propria proposta.
In uno con questo, a proposito della burocrazia e a proposito
dei nostri dipendenti, c'è l'impegno - che abbiamo assunto e che
confermiamo - affinché la burocrazia e l'apparato burocratico
regionale vengano percepiti come presenze amiche piuttosto che
come impedimenti allo sviluppo nella nostra terra. E' un impegno
su più fronti, un impegno che vedrà concorde il Governo e questa
Assemblea.
Un fronte è quello della produzione legislativa; al riguardo
occorre procedere a delegificare piuttosto che ad arricchire la
legislazione di nuove leggi, occorre arrivare ai testi unici, ad
una semplificazione legislativa che aiuti il cittadino, ma anche
la nostra burocrazia. Talvolta, infatti, ci si ritrova dinnanzi a
più leggi o a più interpretazioni di una stessa norma. Questo
chiaramente nuoce moltissimo allo sviluppo e ai cittadini. Così
come bisogna legiferare in materia di certezza nei rapporti tra
il cittadino e la pubblica Amministrazione, nel senso che devono
esserci regole certe e tempi certi nelle risposte che si
attendono.
Circa il processo di riforma e di recupero di risorse, un
argomento ed un tema che questo Governo ha all'ordine del giorno
- per la verità lo eredita dal precedente Governo e se ne fa
carico con grande senso di responsabilità - è il tema del rientro
della spesa sanitaria.
In questi pochi giorni dal suo insediamento e fino a ieri,
l'Assessore competente ha operato i confronti indispensabili con
i rappresentanti delle varie categorie del mondo sanitario
perché, comunque, si addivenga a scelte il più possibile
condivise. Dovrà trattarsi di un piano di rientro che, piuttosto
che portare sic et simpliciter a dei tagli, comporterà una
strategia nuova che dovrà essere il primo passo per un nuovo
piano sanitario regionale. Anche questo tenendo sempre conto di
una considerazione che è sotto gli occhi di tutti: 8 miliardi e
mezzo su 15, o qualcosa di più del nostro bilancio regionale,
pesano troppo
C'è da puntare sulle non poche eccellenze che in questi anni
si sono affermate; c'è da dare forza e coraggio agli operatori
della sanità, talvolta e molto spesso ingiustamente vilipesi; c'è
da attuare un'impostazione diversa, credo.
Il mio punto di vista è che bisognerà rivolgere una attenzione
privilegiata al territorio piuttosto che all'ospedale, guardare
ad alcune figure che sono centrali in questa nuova impostazione:
quelle di primo impatto con il cittadino-paziente che sono i
medici di medicina generale e poi, con grande rigore, con grande
obiettività, che certamente non ci mancherà in questo come in
qualunque altro ramo dell'Amministrazione, determinare un
cambiamento che non può essere orientato soltanto a dire che una
certa guardia medica è di troppo, o ad abolire un presidio di
ambulanza o qualche posto letto lasciando tutto il resto immutato
come se niente fosse. Questo assolutamente no Se oggi
registriamo una condizione che merita un profondo superamento,
questo superamento certamente non potrà determinare disagi nei
cittadini, ma dovrà essere orientato ad un'azione di radicale
revisione.
E, a proposito di lavoro e di risorse, deve essere privilegiato
e prioritario un nostro impegno orientato allo sviluppo
dell'impresa, e dell'impresa industriale in maniera particolare.
Si parla da troppo tempo di riformare il sistema delle nostre
aree di sviluppo industriale. Non vorrei sbagliarmi, ma sono
stato deputato fino ad una dozzina di anni fa, e già allora si
sentiva spesso parlare di tale esigenza.
Anche l'onorevole Assessore per l'industria, con il quale in
questi giorni più volte ci siamo incontrati, constatato che
questo apparato vede circa 700 componenti di assemblee, che
dovrebbero essere peraltro in possesso di requisiti pressoché
impossibili, destinati a governare un sistema di imprese che,
complessivamente, se guardiamo a quelle che sono allocate nelle
nostre aree di sviluppo industriale, forse non superano le 2.500,
sono forse un poco troppi.
Devo dirvi con molta franchezza - e lo dichiaro apertamente -
che ho toccato con mano che qualche gestione commissariale, che
temevo si fosse protratta più del giusto, è stata invece una
gestione commissariale virtuosa: affidata nelle mani di una sola
persona, le decisioni sono state assunte con grande celerità.
Sono per il superamento delle gestioni commissariali, ma se da
qui ad allora questa Assemblea volesse riformare questo sistema -
come ritengo sia indispensabile -non credo che questo
mancherebbe di apportare benefici effetti. Da parte nostra, non
mancheremo di svolgere il nostro ruolo di Governo che propone.
Il sistema industriale ha bisogno di una attenzione
particolare. Nei giorni scorsi mi sono incontrato con l'Assessore
in quanto credo che oggi non ci sia ambito industriale, o area
industriale, o impresa più o meno grande, dalla FIAT di Termini
Imerese alla CESAME di Catania di ieri o alla ST di Catania di
domani, che non registrino o non facciano prospettare condizioni
di crisi.
E' stato importante istituire questo gruppo di lavoro - loro
lo chiamano task force, credo che per noi possa bastare gruppo di
lavoro - per esaminare situazioni nelle quali non c'è dubbio che
il Governo dovrà assicurare il massimo di attenzione.
Il Governo dovrà assicurare il massimo di attenzione, ma va
rivisto tutto il sistema degli aiuti e dei contributi da parte
del Governo regionale e da parte del Governo nazionale; non sono
poche le imprese che si sono impiantate, che hanno realizzato
stabilimenti per centinaia e centinaia di milioni di euro, che
sono il frutto di contributi derivanti da leggi, le più varie, e
i cui numeri ormai talvolta sono anche passati di moda e non li
ricordiamo e, talvolta, hanno assorbito tutta la dotazione
dell'intera Regione siciliana ed oggi, come se niente fosse,
magari accampando ulteriori legittime aspettative, anticipano che
da qui a qualche mese potrebbero lasciare il nostro sistema
produttivo.
Qui c'è un nostro impegno che riguarda, intanto, il Governo
nazionale anche nel nostro rapporto con l'Unione Europea per una
fiscalità diversa, o speciale, o di vantaggio che consenta di
assicurare a queste aree industriali, molte delle quali sono
semideserte e hanno bisogno di infrastrutture, i servizi e le
infrastrutture. E noi impianteremo in tutte le aree di sviluppo
industriale che funzionano e poi verranno assicurate e gestite
dal sistema industriale che, se produce utili, governa anche i
servizi e assicura le manutenzioni. E' ciò che dobbiamo fare e
per riuscirci occorre che attecchiscano e a tal fine dobbiamo
batterci per una fiscalità speciale nel territorio del
Mezzogiorno corrispondente con l'obiettivo convergenza. E in
Sicilia dobbiamo anche esaminare, questo è competenza di questa
Assemblea, una fiscalità speciale che riguardi la tassazione di
competenza di questa nostra Regione.
E, a proposito di industria e di risorse, ritengo che il
Governo debba rivedere il Piano energetico relativo alle risorse
energetiche, aggiornarlo e prenderne conoscenza; da esso,
infatti, possono derivare grandi opportunità e grandi risorse per
la Sicilia.
Questo Piano riguarda un tema scottante e delicato, quello
della produzione di energia che in Sicilia è cospicua, che ci fa
rivedere il rapporto con le aziende e le imprese che devono
assicurare il potenziamento del servizio di distribuzione
dell'energia.
Lo stiamo già facendo, stiamo superando ostacoli e difficoltà
che hanno lasciato inutilizzati investimenti per centinaia di
milioni di euro da qualche anno a questa parte e, insieme col
tema dell'energia e dell'ambiente, dobbiamo affrontare anche il
problema relativo alla raffinazione del petrolio che in Sicilia
fa registrare che il 60 per cento del fabbisogno nazionale di
carburanti viene prodotto dalle nostre parti con un pregiudizio
non irrilevante, tutt'altro che irrilevante, nei confronti
dell'ambiente e nei confronti della salute.
Da parte dell'assessorato competente c'è un impegno preciso
perché, attraverso un confronto serio e costruttivo con le
imprese del settore, si possa consentire ogni garanzia ulteriore
per la salute e arrivare al superamento di questo sistema
industriale, perché da qui a qualche decennio - noi dobbiamo
porci il problema sin da oggi - si esaurirà il petrolio e quindi
la materia prima della raffinazione e anche di quel tipo di
produzione di energia elettrica.
Pensare che queste imprese comincino ad impostare oggi il
superamento di quel sistema, nonché la diversificazione
produttiva, credo che sia una cosa seria ed importante.
C'è, a proposito di energia e di energia alternativa, da
affrontare nel nostro Piano energetico il tema della produzione
di energia a partire dal vento e dal sole E al riguardo dobbiamo
fare attenzione, onorevoli colleghi, e chiederci se vogliamo
continuare così e permettere che progetti per grandi impianti
dell'eolico, e domani del fotovoltaico, vengano costruiti in
Sicilia ad iniziativa di grandi gruppi che ne hanno la capacità
finanziaria con utili che in grande parte, compresi i contributi
che si ricavano, vadano a finire altrove? O vogliamo - come io
credo ed è la mia impostazione - assicurare dimensioni tali che
siano compatibili con le capacità finanziarie dei nostri
imprenditori ed anche dei nostri coltivatori?
A mio avviso, su questo argomento, su questo tema, oltre alla
verifica che dobbiamo fare all'interno del Governo, è importante
che l'Assemblea si esprima.
A proposito di ambiente, è all'ordine del giorno e impegna
giorno per giorno il Governo, come sapete, il tema dello
smaltimento e della raccolta dei rifiuti. Su di esso, questa
Assemblea entro qualche mese credo sarà chiamata ad esprimersi
nuovamente. Quando abbiamo adottato l'avvio di questa
semplificazione del sistema degli ambiti, la cui parte essenziale
non è la riduzione del numero, bensì il rapporto sindaci-
cittadini, noi ci siamo riferiti ad una previsione legislativa
contenuta nella finanziaria dell'anno precedente.
Se vogliamo trarre, non soltanto da parte dell'Agenzia - ci
viene rilevato spunto da gestioni virtuose che in qualche ambito
si sono registrate - bisognerà modificare quella previsione
legislativa e naturalmente il Governo che non può che
valorizzarla e prenderne atto, è pronto a fare la sua proposta
che poi da questa Aula dovrà essere approvata ed adottata.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda l'impegno del
Governo per la materia dei termovalorizzatori, la cui gara dovrà
essere, come si sa, preimpostata perché non si arrivi in ritardo
con la scadenza del termine prevedibile di esaurimento e di
saturazione del sistema delle discariche che si hanno in Sicilia.
Riceverò più tardi, nel primo incontro informale con
l'Assessore Cimino, notizie circa l'impostazione del Documento di
programmazione economica e finanziaria del Governo nazionale; e
di ciò ci occuperemo da subito.
A tal proposito, in quanto afferenti in grande parte al
bilancio - ma di afferenze ce ne sono, signori Assessori, su
tutti i rami dell'Amministrazione regionale - occorrerà esaminare
il tema delle Partecipazioni che dovrà essere affrontato con uno
spirito preciso, quello di una semplificazione radicale.
Credo che non serva a questa Regione tenere in campo decine e
decine di organismi, enti o quant'altro, molti dei quali hanno
già assolto o forse esaurito le loro funzioni; tutto quanto non
serve non potrà essere preso in considerazione da questo Governo
per un suo superamento razionale, ma credo anche abbastanza forte
e determinato.
A proposito di partecipazione, come saprete, vi sono nostre
partecipazioni nel sistema del credito.
Ho incontrato, prima di esprimere rappresentanze che,
sicuramente, non sono in capo ai nostri pensieri o ambizioni su
questo o altro istituto di credito, in particolare faccio
riferimento al Banco di Sicilia, il vertice di un istituto di
credito che non è il Banco di Sicilia, bensì la grande
Multinazionale Bancaria di cui Alessandro Profumo è
l'Amministratore delegato, ed attendo che mi vengano forniti i
dati precisi sulla raccolta del risparmio e quanto in percentuale
viene impiegato sul nostro territorio, senza trascurare i margini
di autonomie decisionali assicurati agli ambiti regionali, nonché
il rapporto con le professionalità e le dirigenze e il personale
di questa Regione prima di formulare una proposta e di fare una
nostra valutazione.
Siamo consapevoli, infatti, del fatto di dovere valutare il
ruolo importante che svolge il mondo della cooperazione sostenuto
dall'IRCAC e come questo mondo e questo ruolo vada valorizzato
nel nostro tessuto economico e sociale.
Altrettanto dicasi per il preziosissimo tessuto delle circa 80
mila imprese artigiane che, purtroppo, conquistano più
difficilmente le prime pagine rispetto a qualche grande impresa
che assicura 1000-1500 posti di lavoro e che, però, ha una
risonanza e una ridondanza di livello europeo. Queste 80 mila
imprese, cui corrispondono altrettante famiglie, se non il
doppio, sono sostenute da un altro istituto di credito ed
entrambi hanno bisogno di essere potenziati, o va rivisto il
loro ruolo, se si vuole approfondire il delicato settore delle
partecipazioni. Mi riferisco alla CRIAS, in uno con l'IRFIS, dove
resta, invece, minoritaria la nostra partecipazione e chiaramente
necessita uno strumento utile alle imprese e alle famiglie
siciliane. In una Regione nella quale, onorevoli colleghi,
stanno nascendo qua e là piccoli istituti, cooperative del
credito, piccole banche che forse hanno bisogno di essere
sostenute, di essere messe in rete, di essere aiutate a superare
quella dimensione locale e localistica che non consente loro di
fronteggiare l'impatto con la domanda di una grande impresa che
ci auguriamo cresca e per cui ci impegneremo per il loro
sviluppo in Sicilia.
A proposito dell'Amministrazione che si occupa di cooperazione
e di artigianato, l'Assessore per la pesca ha già affrontato un
tema delicato, dopo un confronto serio con gli operatori delle
marinerie che hanno evidenziato la drammaticità dei loro
problemi, ed ha reperito - credo - alcune risorse che
consentiranno immediatamente di fronteggiare l'emergenza di tipo
strutturale. Quando si parla di fronteggiare il caro petrolio, di
vietare l'uso di taluni strumenti o reti, del tema delicatissimo
delle acque territoriali di altri paesi, del fermo biologico,
argpmenti che rischiano di mettere in ginocchio le nostre
marinerie, il tema è di tale importanza che necessita un impegno
straordinario da parte di questo Governo.
E così anche per gli altri settori dell'Amministrazione
regionale che sono tutti impegnati a cominciare, anzi, a
continuare; e mi riferisco anche a quello dell'agricoltura, con
il cui Assessore abbiamo avuto più confronti e lo stesso
Assessore ha presieduto incontri che ci hanno consentito di
fronteggiare alcune emergenze, come ad esempio quella degli
incendi.
E' stato tanto criticato l'impiego dell'esercito in alcune
città metropolitane e per la verità, personalmente, ho
rilanciato al ministro La Russa l'idea dell'impiego
straordinario di risorse umane perchè non si ripeta l'anno
prossimo quanto accaduto. Ritengo ciò di grande importanza. Era
troppo tardi per le produzioni cerealicole perché sono state
messe nei granai', ma le stesse sono state intaccate non poco da
incendi e come sappiamo nel 95 per cento dei casi sono di natura
dolosa.
Così come nel settore dell'agricoltura va ulteriormente
potenziato quanto si sta facendo ed è sicuramente da
sottolineare in quanto di grande importanza e di grande rilievo.
L'Assessore, non solo ne conviene, ma ha proposto un piano
straordinario perché attraverso una Agenzia si affronti il tema
della produzione e della commercializzazione per superare la
polverizzazione dell'offerta e consentire un confronto più serio
con una grande distribuzione che rischia di tagliare fuori i
nostri prodotti agricoli.
Nel settore del turismo è all'attenzione dell'Assessorato
competente una proposta unitaria che ci consenta di non
disperdere, in mille rivoli, la promozione del nostro sistema,
che è fatto di beni culturali, di ambiente, di ospitalità, di
eventi che devono qualificarsi per il grande respiro anche
internazionale.
Così come nel servizio del turismo, dell'agricoltura e
dell'economia siciliana dovranno potenziarsi le infrastrutture,
il completamento dell'anello autostradale, la definizione di un
piano degli aeroporti di primo e di secondo livello, l'attenzione
ai porti, il primo dei quali quello di Augusta, perchè ha fondali
più praticabili e, quindi, sarà oggetto di una riflessione
domani pomeriggio al Ministero Ambiente dinnanzi a una
disponibilità di decine di milioni di euro che verranno investiti
per la liberazione di quei fondali da residui altamente
inquinati.
A proposito di piccole e grandi infrastrutture, non c'è dubbio
che questo Governo non poteva che fare ricorso alla Corte
costituzionale. Al riguardo, l'azione politica, piuttosto che al
ricorso alla via giuridica, dovrà portarci al superamento di una
impostazione che vede usare una copertura finanziaria che ci
priva di quel poco che ci siamo conquistati - e poco non è - e
che ci consente di fronteggiare tante emergenze relative non
soltanto alle strade provinciali.
Un confronto forte, onorevoli colleghi, va fatto, invece, con
le ferrovie. Credo, infatti, che la Sicilia sia stata
completamente esclusa dai piani delle ferrovie non so da quanti
anni o da quanti decenni a questa parte.
A proposito di turismo e non soltanto, altro argomento
importante è quello che riguarda la grande risorsa dei beni
culturali che rischiano di rimanere inesplorati e protetti al
tempo stesso, o scoperti ed esplorati, poco valorizzati e
trascurati al punto da lasciarli deteriorare laddove, invece,
occorre pensare, onorevoli colleghi, ad una strategia che ci
consenta - vista la limitatezza delle risorse di cui disponiamo -
di coinvolgere i privati e le fondazioni per una migliore cura e
una migliore fruizione dei medesimi beni culturali.
Circa la pubblica istruzione, ritengo che la nostra storia
debba essere insegnata ai nostri figli magari con qualche
correzione rispetto alla impostazione corrente, perché si insegni
loro quello che di buono si è vissuto in questa terra e si
segnali quello che di cattivo esiste perché i nostri figli, così
come si è iniziato da qualche anno a questa parte, imparino a
conoscere e a combattere la parte non sana, mi riferisco in
maniera particolare a quella criminalità che ormai costituisce
una palla al piede per la nostra economia e per la nostra
società.
Così come ritengo di riferire, dovunque mi recherò - e lo farò
personalmente, incontrando giovani e non solo - le nozioni sulla
nostra Autonomia e sul nostro Statuto diffondendole tra i nostri
giovani e i nostri cittadini.
Un'attenzione particolare va alla valorizzazione del ruolo
degli enti locali e delle autonomie locali.
Per quanto riguarda i comuni, non ho trovato Comune, dal più
grande al più piccolo della Sicilia, non afflitto da una
condizione finanziaria che rischia di sconfinare nella bancarotta
o nel dissesto e che, quindi, merita un'attenzione particolare ed
una impostazione strategica particolare.
Non si tratta di dare addosso a questa o a quell'altra
amministrazione, ma - mi si creda - l'80 per cento, il 90 per
cento dei comuni vivono queste condizioni in un momento nel
quale, onorevoli colleghi, una previsione legislativa, forse del
2000, la numero 10 - non vorrei sbagliarmi - prevedeva che questa
Regione e questo Governo venissero alleggeriti di competenze e
poteri, in uno con il personale (e come se non ne avremmo da
delegare, da devolvere ) e in uno con le risorse corrispondenti;
e ciò ci consentirebbe di compiere un percorso più agile ed
assicurare agli enti locali servizi sicuramente più efficienti
perché più da vicino sottoposti al controllo e alla verifica dei
cittadini. All'indomani di elezioni comunali e provinciali, il
mio punto di vista era diverso, poi è stato lasciato in tronco un
disegno di legge che non affrontava solo la materia elettorale;
riconosco che indubbiamente bisogna fronteggiare il rischio di
una frammentazione che confonde e non serve, così come riconosco
tanti altri errori, onorevoli colleghi.
Ritengo che sia tipico delle persone non dico particolarmente
intelligenti, ma di buon senso, ascoltare gli altri, farsi
trasfondere un poco di altrui intelligenza, una semplificazione
che non deve tagliare la testa ad alcuna formazione, ma che dovrà
concentrarci nella scelta di opzioni politiche.
Onorevoli colleghi, se vogliamo che personalità,
professionalità vengano sottratte al loro impiego, al loro lavoro
per scommettersi nel ruolo importante del consigliere comunale e
provinciale non possiamo pretendere che lo facciano dinanzi a
poteri e a competenze residuali.
Apro questa piccola parentesi. Ieri sera ho incontrato un
notaio tra i promotori di una verifica elettorale che mi ha
detto: Lei vuole che io sacrifichi un poco del mio tempo E ciò
vale per qualunque professionista, per qualunque uomo che voglia
impegnarsi. Ecco competenze e poteri forse vanno minimamente
rivisti, così come non aspettiamoci che lo facciano a macchia di
leopardo i grandi comuni.
Abbiamo rieletto, ed è stata una corsa verso il nulla, se non
per una piccola indennità che credo sia stata ridimensionata o
abolita, questi migliaia e migliaia di concorrenti al ruolo di
consigliere di quartiere odi circoscrizione che dir si voglia, a
cui, visto che sono stati eletti, bisogna dare una funzione, un
ruolo circa le competenze, il personale e le risorse che
attualmente vengono governati dai comuni. Oppure avere l'onestà
di dire che abbiamo fatto un tentativo, abbiamo fatto un
esperimento - e non so ormai a quando risale, ricordo che se ne
parlava già prima del 1980 - che non è andato bene e che dobbiamo
superare.
Sono favorevole a una devoluzione da parte dei comuni a
livelli più vicini del territorio per competenze di ambito
circoscrizionale. Non trascuriamo e non limitiamoci a rinnovarne
gli organi di gestione, anzi lasciamo le cose magari come sono
prima di rivedere le grandi potenzialità che in termini di
servizi sociali, di assistenza, ma anche di valorizzazione del
patrimonio possono fare le cosiddette opere pie.
Siamo alla vigilia di una conclusione dell'impiego di Fondi
strutturali che dovranno vedere i rami dell'Amministrazione,
oltre che i rispettivi competenti dirigenti, correre a più non
posso perché entro la scadenza si faccia l'impossibile, entro la
scadenza del 31 dicembre prossimo.
Quello, onorevoli colleghi e signori Assessori, dovrà essere
per tutti noi, anche se arriviamo nelle ultime settimane alla
vigilia di questa scadenza, un banco di prova, soprattutto per
chi dovrà essere valutato per quanto è stato fatto nei mesi e
negli anni scorsi.
Concludo e scusatemi se mi sono dilungato forse più del
previsto e se piuttosto che leggere documenti che pure andavano e
potevano essere condivisi mi sono ispirato a realismo, attualità
e concretezza. A mio avviso, peraltro, dovremmo ispirarci a
principi quali quello del rispetto e della centralità della
persona, da cui scaturiscono solidarietà e sussidiarietà; ed il
decentramento o la devoluzione sono strettamente connessi ad
essi.
La persona: il cui primo ambito associativo e di coordinamento
in questa società é la famiglia, che non potrà che meritare, in
ogni atto di questo nostro Governo, un'attenzione privilegiata.
L'Autonomia: è un grande valore, una delle più grandi risorse
alle quali, forse, noi non crediamo, perché ormai siamo
disincantati. Le esperienze di questi anni, che tutti noi abbiamo
fatto, ci hanno disaffezionato da questa che, secondo me, può
essere l'unico grande strumento col quale fronteggiare un
confronto che per noi non sarà facile; il confronto in una
stagione che rischia di vederci soccombenti, quella che ci vedrà
dibattere attorno al tema del federalismo, il federalismo
fiscale, il significato o l'attualità della nostra autonomia
rispetto a chi sostiene che ormai questo Statuto e questa
Autonomia siano superati, quando noi potremo e dovremo lottare,
invece, perché, molti punti e molti articoli di questo nostro
Statuto e molti capisaldi di questa Autonomia aspettano ancora di
essere attuati. Secondo punto, che dovrà ispirare ogni nostra
azione.
Il terzo punto è la garanzia delle regole ed una lotta
quotidiana alla criminalità che non ci vedrà sfilare o fare
manifestazioni o, per quanto mi riguarda, sostituirmi ad uomini o
ad istituzioni ciascuna delle quali fa - e fa bene - il proprio
dovere, ma dovrà vederci assicurare efficienza e trasparenza alla
Pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda la nostra azione di Governo e la nostra
azione legislativa - e mi auguro che un contributo possa venire
dalla politica regionale alla legislazione nazionale che affronta
il tema della sicurezza nel contesto di un decreto nel quale
forse i toni si fanno più attenti, quando si parla di
immigrazione e di immigrazione clandestina - uno strumento di
lotta semplice, essenziale alla malapianta della criminalità si
fa introducendo quel sistema che, secondo me, funziona dovunque,
come anche nella garanzia dei presidi per la sicurezza sul
lavoro. Vale per quell'ambito come vale per la lotta alla mafia o
criminalità organizzata che dir si voglia: meccanismi
sanzionatori o premiali per chi non fa o per chi fa il proprio
dovere. Ed è una cosa straordinaria che non possiamo che
registrare, esprimendo un plauso profondo a quegli imprenditori e
al suo presidente che, attraverso comportamenti virtuosi, sanno
dire di no e, quindi, aiutare chi dice di no e punire chi, per
una ragione o per un'altra, dice di sì. Io credo che ciò sia di
importanza fondamentale.
Il quarto punto è una considerazione molto semplice e su questo
presumo non saremo d'accordo, ma mi auguro che nel corso del
dibattito non si dedichi tanta attenzione a questa mia
considerazione riguardante la distribuzione delle risorse.
Ritengo che l'onorevole Cimino, non anticipo sicuramente quanto
dirà, potrà aggiornarci sulle logiche prevalenti alla vigilia di
questo dibattito sul federalismo.
Non credo che i presidenti di regioni come il Piemonte e come
la Lombardia saranno molto divisi o in lotta fra loro su come
immaginare o realizzare il federalismo. Se noi cerchiamo di
assicurare comportamenti virtuosi e rigorosi, lo facciamo perché
nel confronto prossimo venturo vengano sottolineate queste virtù
piuttosto che le tante cose che non vanno e che non voglio
definire vizi.
Quindi, alla vigilia di una stagione di contrapposizioni
ideologiche, di schematismi, di profonde divaricazioni - forse
tramontate, per carità, mi sbaglierò - mi auguro che su questi
grandi temi che sono sul tappeto, ai quali ne potrete aggiungere
molti altri voi nel corso del dibattito, io mi riferisco alla
semplificazione legislativa, alla burocrazia, al piano energetico
e via dicendo, ci si possa sforzare per vedere dove ci porta una
ideologia piuttosto che un'altra.
Ritengo, invece, che l'interesse superiore del popolo siciliano
possa farci apprezzare gli uni le valutazioni ed i punti di vista
degli altri. Chiedo e dichiaro la nostra piena disponibilità, in
tal senso, affinché si superino le divisioni e si inauguri una
stagione di riforme profonde che vedrà ciascuno svolgere il
proprio ruolo e fare fino in fondo il proprio dovere.
Non so se fui un bravo allievo e se risposi con impegno
all'invito di ventidue anni fa quando entrai in questa
Assemblea; allora ricorso che mi si consigliò di non lasciare
l'Aula per un solo momento perché anche le mozioni, le
interrogazioni, il dibattito hanno una grande importanza perché
indubbiamente sono l'espressione dei sentimenti, dei bisogni e
delle aspettative del popolo siciliano rese attraverso i suoi
legittimi portavoce quali tutti noi siamo. Personalmente vi dico
che questo nostro Governo parteciperà ai lavori, soprattutto, al
processo legislativo e mi auguro sia costruttivo e agile per
questa Assemblea; vi parteciperò con l'atteggiamento che questo
Parlamento merita per la importanza della sua storia e del suo
significato politico; vi parteciperò con profondo rispetto, col
rispetto che rinnovo a voi tutti e a lei in particolare, signor
Presidente.
(Applausi)
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Presidente.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per dieci minuti al fine
di coordinare l'ordine degli interventi.
(La seduta, sospesa alle ore 12.00, è ripresa alle ore
12.25)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sulla comunicazione del
programma di Governo ha chiesto di parlare l'onorevole Cracolici.
Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, questo Parlamento e questa Regione
rischiano di essere istituzioni barocche, considerato il fatto
che abbiamo dovuto attendere oltre due mesi per conoscere, nella
sede del Parlamento, le intenzioni del Governo rispetto alla
legislatura che si è aperta con il voto del 13 e 14 aprile 2008.
Credo che questa sia una delle questioni prioritarie che tutti
- e il sistema politico nel suo insieme - deve provare ad
affrontare perché c'è il rischio che anche le parole, oltre che
le idee, se usate in un tempo sbagliato come può essere,
inevitabilmente, il tempo trascorso dalle elezioni ad oggi,
rischiano di essere frasi fatte, parole senza anima, déjà vu di
una politica del dire' piuttosto che del fare'.
Onorevole Presidente, con tutto il rispetto, non posso
nascondere che mi attendevo - proprio perché presidente eletto
con il sistema dell'elezione diretta, dopo l'esperienza dei sette
anni precedenti - che nel suo discorso fossero presenti anche le
ambizioni, la sua idea di governo sul futuro della nostra
Regione, le sfide che stanno dinanzi a noi e la collocazione di
questa nostra regione rispetto a tali sfide.
In effetti, in alcuni passaggi della campagna elettorale,
avevamo già visto un discorso proiettato al passato piuttosto che
al futuro. Abbiamo riscoperto temi, miti come quelli di Polifemo
e di Ulisse per poi passare a Garibaldi e chiudere con un
giudizio che definirei liquidatorio su alcune delle più
importanti figure culturali della nostra Regione. Ma quello è
stato un giudizio sulla storia della Sicilia, sulle ragioni che
hanno ispirato la nostra storia, la nostra tradizione, le nostre
abitudini inserito nel momento della campagna elettorale.
Personalmente, pur non condividendo quei giudizi, ascrivevo quel
passaggio al contesto esclusivamente elettorale: in altre parole,
piuttosto che la sostanza.
Adesso siamo nel Parlamento e nel Parlamento ci si propone
per quello che si vuole fare, ma ci si propone per quello che si
vuole fare anche avendo chiaro come collocare il cosa fare
rispetto a un certo quadro.
La dico con una battuta per non farla lunga. Mi pare di poter
dire che il suo discorso sia molto piegato sull'esistente, poco
appassionato sulle ambizioni future, ambizioni che non sono
sogni, pensieri onirici, ma che riguardano la sostanza della
qualità amministrativa.
Faccio un esempio per tutti: la nostra è una Regione che sarà
chiamata, forse per l'ultima volta, a gestire importanti risorse
extraregionali, come i fondi strutturali e i fondi europei, e lo
è in un settennato del quale già due anni sono alle nostre
spalle.
Questo è uno dei temi dirimenti sulla qualità della nostra
Regione e su cosa sarà la nostra Regione; molto di quello che
sarà dipenderà anche da come utilizzeremo quelle risorse.
Spesso il dibattito politico si è concentrato su una idea del
se si spende e quanto si spende. Anche nelle prossime settimane
saremo chiamati a verificare se Agenda 2000/2006 sarà stata
utilizzata, sul piano della rendicontazione, per l'intera
quantità di risorse assegnate alla nostra Regione; è molto
probabile che la nostra Regione dovrà restituire una parte delle
risorse a suo tempo assegnate perché non ha avuto la capacità di
spenderle e di rendicontarle nei termini previsti dalla normativa
comunitaria. E però il dibattito spesso si concentra soltanto su
quanto abbiamo speso.
Poco si è discusso in questi anni sul come abbiamo speso, e se
la spesa che si è prodotta abbia avuto una ricaduta in termini di
sviluppo, di creazione di ricchezza, di redistribuzione della
ricchezza, di insediamento di un nuovo tessuto produttivo
imprenditoriale.
Penso che abbiamo dinanzi scelte in relazione alle quali
dobbiamo conoscere la stella cometa che ci guida, qual è
l'orizzonte entro il quale vogliamo collocare la nostra azione.
Devo dire con molta onestà che non ho sentito che la sua idea e
quella del suo governo vadano in questa direzione, con questa
chiave.
Ma c'è tempo, abbiamo una legislatura davanti, seppure alcune
scelte vanno fatte adesso, nelle prossime ore; ad esempio, la
riforma del regime degli aiuti, come venire incontro a una
domanda che viene dalle forze economiche e produttive della
nostra Regione che ormai ci chiedono non tanto e semplicemente di
avere incentivi, quanto di avere regole, di avere una pubblica
amministrazione efficiente, di avere la garanzia che qualunque
progetto di impresa possa seriamente essere portato avanti.
Lei ha fatto anche un'altra considerazione, Presidente, e non
le nascondo che mi ha incuriosito. In un passaggio della sua
relazione ha detto - a proposito delle somme di cui è stata
defraudata la Sicilia con il decreto sull'ICI - che il problema
non è la gestione di un contenzioso istituzionale, ma è trovare
una soluzione politica che possa ridare alla Sicilia quanto le è
stato sottratto.
Presidente, sono d'accordo con lei nel sostenere che nelle
cose conta la sostanza, ma in quella vicenda c'è anche un dato
istituzionale.
Lei è il Presidente di tutti i siciliani, e lei è il
Presidente della Regione con una funzione che le discende da una
norma statutaria, inutile ricordarlo, che prevede che lei è il
Presidente dell'unica Regione in cui il presidente ha il rango di
Ministro per gli atti e i fatti che riguardano le azioni e le
iniziative del Governo nazionale nei confronti della stessa
Regione.
Allora il contenzioso non è solo un fatto formale; pertanto,
lei ha fatto bene a dichiarare e a dare mandato all'Ufficio
legislativo e agli uffici della Regione di aprire in sede di
Consulta un contenzioso verso quel decreto. È dovuto passare
qualche giorno; nelle prime ore più che da Presidente lei ha
ragionato da tifoso politico e come tale era portato in qualche
modo a minimizzare, quanto meno dalle prime dichiarazioni sulla
stampa, gli effetti di quel decreto e gli effetti devastanti che
avrebbe avuto sulla nostra Regione.
E ha fatto bene poi e, come ha detto lei, solo gli stupidi
non cambiano opinione, seppure lei lo ha detto con altre parole
ma sostanzialmente la sostanza è questa e io sono d'accordo con
lei nella fattispecie, ha fatto bene ad aprire un contenzioso.
Ma il tema non è solo che il contenzioso è un atto formale
necessario al fine di trovare una soluzione politica. Noi
inauguriamo una legislatura e la inauguriamo nelle stesse ore in
cui si inaugura una nuova legislatura nel Paese, cioè un nuovo
Governo che si propone anche di fare riforme che riguardano gli
assetti istituzionali, lei stesso ha citato il federalismo.
Prospettiva nella quale, diciamolo pure, c'è un rischio per la
nostra Regione. Infatti, l'autonomia è un'altra cosa, è un di
più rispetto al federalismo; pertanto, c'è la necessità di
affermare innanzitutto l'interesse della Sicilia rispetto alle
ragioni di alleanze politiche. Personalmente, considero questo
un modo di essere e non, quindi, un fatto formale; lo considero,
cioè, un dato sostanziale del rapporto tra la Sicilia e il
Paese, tra la Sicilia e lo Stato rispetto a quelli che sono gli
interessi della nostra Regione e le scelte dei prossimi anni.
Onorevole Presidente, quello che è stato fatto a proposito
della vicenda delle infrastrutture non riguarderà semplicemente
il se e il quando saranno rifinanziate le opere dopo che sono
state definanziate le infrastrutture per la Sicilia. Le voglio
ricordare che lei, da presidente della Provincia, nonché da capo
politico di questa Regione, ha promosso qualche mese fa una
manifestazione a Roma per difendere norme a noi favorevoli
contenute nella finanziaria 2007 del Governo nazionale. Quel
Governo vituperato aveva previsto, con la finanziaria del 2007,
alcune risorse per la Sicilia, risorse che prevedevano il
rifacimento delle strade provinciali, 350 milioni di euro per
tre anni, oltre che i fondi Fintecna che sarebbero stati
assegnati a Sicilia e Calabria, oltre che una serie di misure che
riguardano gli LSU della città di Palermo, che riguardano
l'ecobonus per i nostri autotrasportatori, che riguardano
iniziative come quella che l'INAIL doveva portare avanti nella
città di Enna per la realizzazione del campus universitario.
Insomma, c'erano una serie di atti e di misure che questo decreto
non solo ha cancellato, ma che, se dovessero essere rifinanziati,
cosa sulla quale noi - ci consenta di dire - abbiamo qualche
dubbio, questo tempo che abbiamo perso sarà un tempo che
pagheremo negli anni, perché, come lei sa, le infrastrutture non
si fanno sulle idee ma si fanno avendo le risorse finanziarie, la
copertura finanziaria, la possibilità di dare corso
all'esecuzione dei progetti e quindi all'attivazione dei
cantieri. Cioè, nel campo infrastrutturale il dire e il fare, mai
come nel campo infrastrutturale, il dire e il fare sono due
tempi assolutamente diversi. E per quanto riguarda il ponte, chi
sarà vivo vedrà, caro Presidente. Capisco che il ponte è
diventato un po' come la chewing gum (una volta c'era - e lei lo
ricorderà - la pubblicità della Brooklyn che era la gomma del
ponte). E io ho l'impressione che il ponte in Italia e nel
dibattito politico di questo Paese è un po' come la chewing gum:
la si tira fino a quanto serve. E siccome non voglio sottrarmi al
dibattito culturale sul ponte, voglio dirlo come l'ho detto in
altri momenti anche in quest'Aula, che non vedrà mai nel
sottoscritto e per la funzione che io rappresento in quest'Aula,
un avversione al ponte. Chiaro? Quindi sgombriamo il campo tra
chi è pontista e chi non è pontista. Si vuole il ponte; i
siciliani vogliono il ponte? Viva il ponte Fatelo, fatelo E
smettiamola con la propaganda. Lo si faccia e si smetta di fare
propaganda.
Mi avvio rapidamente alle conclusioni.
E non voglio sottrarmi ad alcuni aspetti interessanti della sua
relazione.
Ho sentito una parola: riforma. In diversi passaggi del suo
intervento ha citato la parola riforma. E' una parola alla quale
io personalmente e tutti noi siamo molto affezionati, però come
tutte le parole se ne fa uso ed abuso. Sappia, onorevole
Presidente che troverà questa opposizione sempre disponibile a
discutere tutti i cambiamenti che sono necessari, come l'aria che
respiriamo, in questa nostra Regione. Se si aprirà, al di là
delle intenzioni, la stagione vera delle riforme, saremo
disponibili a lavorare.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, le ricordo che il tempo
regolamentare a sua disposizione è finito. La prego di
concludere.
CRACOLICI. Mi sia consentita una brevissima deroga, grazie.
Le riforme possono riguardare la delegificazione, la
costituzione di testi unici, le norme che riguardano il riassetto
della Regione. Al riguardo, Presidente della Regione, tra le
riforme è pure necessaria quella relativa alla riorganizzazione
del sistema dei suoi assessorati - dei suoi assessorati, ripeto
- e le competenze dei suoi assessorati. Ecco, su questo terreno
sappia che l'opposizione sarà un'opposizione fattiva, capace di
misurarsi sul fare, senza pregiudizi ideologici, senza
preconcetti. Sulle riforme sappia che troverà orecchie attente ed
aperte. E però mettiamoci d'accordo, perché le riforme annunciate
sono una cosa, le riforme che si fanno sono un'altra cosa. Noi
siamo interessati a che questo Parlamento funzioni. Che questo
Parlamento svolga il suo ruolo di indirizzo e di vigilanza e ci
auguriamo che anche la maggioranza di questo Parlamento non si
foderi gli occhi di prosciutto e faccia in modo che questo
Parlamento funzioni.
Desidero ricordare che saremo chiamati a vicende assai
delicate e complesse. Come, per esempio, la vicenda del piano di
rientro della sanità, sul quale ho sentito un giudizio nuovo del
Presidente della Regione. Io ricordo ancora quando nei pochi
giorni in cui c'è stato l'interregno Leanza, una delle
dichiarazioni, anche lì, roboanti del Presidente pro-tempore
Leanza, fu quella con la quale disse alla stampa che il piano di
rientro non esiste più. Il piano di rientro sanitario non esiste
più E, peraltro, onorevole Leanza, piano sanitario non ce n'è,
c'è solo il piano di rientro. Ora sento che il piano di rientro
è addirittura l'occasione per fare il piano sanitario nella
nostra Regione. E' il primo passo, come tutti i bambini che hanno
bisogno dei primi passi anche in questo caso è necessario un
primo passo e prendo atto che il piano di rientro è il primo
passo verso il piano sanitario regionale. Personalmente
condivido questa affermazione, ma aggiungo che nessun piano è un
vangelo, i piani sono strumenti e lei, onorevole Presidente, sa
che sulla sanità si gioca una partita assai complessa per la
politica e la capacità finanziaria di questa Regione. Abbiamo
perso il ricorso avverso il co-finanziamento del Fondo sanitario
regionale che ci vedrà impegnati per ulteriori 600 milioni di
euro all'anno nei prossimi anni, 600 milioni di euro che dovremo
togliere ad altre misure ad altre azioni di questa nostra
Regione. Saremo chiamati a svolgere sul piano sanitario anche
scelte che dovranno essere anche impopolari, signor Presidente,
come quella, ad esempio, che non si capisce, perché mentre lei
dichiara che il piano di rientro è il primo passo verso il piano
sanitario, nelle stesse ore si annunciano sanatorie per
consentire a chi è stato escluso - dato che il decreto
sull'accreditamento aveva fissato la data del 28 giugno 2007 -
di poter rientrare, quindi il suo rigore si annuncia con qualche
deroga e come lei sa il rigore con deroga non è nè rigore nè
deroga, è arbitrio.
Allora, signor Presidente, al di là delle parole ci sono tante
cose che si possono dire e questa Regione ha bisogno di fiscalità
compensativa, però nel contempo è stata cancellata la Visco-Sud e
al riguardo non abbiamo sentito una parola da parte sua e del suo
governo, eppure lei sa che la Visco-Sud era una misura rivolta
innanzitutto al mezzogiorno, alle imprese del Mezzogiorno.
Pertanto, dobbiamo fare alcune cose, ma nel frattempo le cose che
si erano fatte si stanno cancellando, così come dobbiamo fare
tante altre cose importanti sulle aree industriali, ma nel
frattempo abbiamo perso l'intervento della Fiat, su Termini
Imprese, con i gravi rischi occupazionali anche in termini di
know-how tecnologico, che poteva commisurarsi alla presenza della
Fiat, dell'indotto nel sistema automobilistico siciliano.
Siamo, infine, pronti a lavorare, ma pronti a sgombrare il
campo dagli equivoci della propaganda. Noi accettiamo la sfida a
fare, ma saremo duri ed inflessibili se l'azione, se il fare ,
viene contrabbandato con il dire . E in merito a quanto lei
giustamente ha detto in premessa, e cioè che ieri il suo governo
ha prodotto una circolare con la quale è stata inibita a tutte le
aziende collegate o società partecipate qualunque nuova
assunzione e ciò per un piano di razionalizzazione delle forze
esistenti in questa nostra Regione, le domando se lo ha inibito
pure a Biosfera e a Sicilia Innovazione. Le domando se lo ha
inibito alle società che nelle ore in cui c'era la campagna
elettorale per le regionali e poi quella per le amministrative
promuovevano dei bandi, uno dei quali si chiude giorno 20, cioè
dopodomani.
Lei sa che le assunzioni in Sicilia non sono tanto quelle che
si danno, ma quelle che si promettono. E, allora, io prendo pure
atto che lei all'indomani dell'elezioni ha messo un punto e ha
detto che non si sarebbero fatte più assunzioni fino a quando non
si sarebbe definito un piano di razionalizzazione delle risorse,
ma sarebbe stato utile che lei lo avesse fatto il giorno prima
della elezioni. In questa nostra terra, purtroppo, l'annuncio
costituisce ormai la speranza, c'è così tanta disperazione che
molta gente si illude, spera per un annuncio, piuttosto che per
una concreta possibilità che all'annuncio corrisponda una reale
possibilità di soluzione del proprio problema. E illudere le
persone con l'annuncio è il più grande delitto che stiamo
commettendo in questa terra.
Lei sa, onorevole Presidente, che c'è tanta gente che si
illude, ma c'è tanta altra gente che non solo ha deciso di
andarsene via da questa regione, ma la cosa che mi ha colpito
ancor più in questi mesi è che ci sono tanti ragazzi e ragazze
che stanno studiando, che frequentano le università siciliane,
che non hanno deciso di andare via quando non troveranno lavoro,
hanno deciso di andare via già ora, hanno deciso di andare via
mentre studiano in Sicilia, sanno che se vorranno avere
riconosciuto il loro talento, il loro merito, le loro capacità
dovranno andare via da questa terra. In questa Regione si sta
uccidendo anche la speranza Mi auguro che il suo Governo sia
quanto meno rigoroso nel ridare speranza ai meritevoli e ai
capaci.
(Applausi dai banchi di sinistra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica . Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo
all'inizio di una legislatura importante, oserei dire cruciale
per il futuro della nostra Regione. Abbiamo ascoltato le sue
proposte programmatiche, le sue analisi la cui natura, vista la
sede, è strettamente generale e noi non possiamo non soffermarci
su alcuni punti che ritengo assolutamente fondamentali, con la
consapevolezza che su questi argomenti, su questi temi si ha una
cognizione esatta del momento che viviamo.
Certo c'è il problema del lavoro in Sicilia ed è un problema
fondamentale sia sotto l'aspetto di un migliore utilizzo delle
risorse, sia sotto l'aspetto di una migliore integrazione con il
mercato, sia, fondamentalmente, sotto l'aspetto della
competitività del nostro sistema.
E seppure è utile la logica della possibilità della fiscalità
di vantaggio, come in altri Paesi ed in altre regioni d'Europa
avviene, dobbiamo innanzitutto ragionare sulla competitività del
costo del nostro lavoro. Siamo una regione a statuto speciale,
non dimentichiamo mai di dirlo, di affermarlo, salvo poi a non
avere messo in campo in questi sessant'anni di Statuto nessuna
politica per dare significato, per dare concretezza, per dare
struttura, per dare forza a questa nostra specificità. E se non
diamo forza a questa specificità non ci possiamo lamentare se per
esempio la FIAT, per parlare di FIAT, decide, magari con una
scusa anche banale, che è meglio andare in Croazia o è meglio
andare altrove; perché dovrebbe restare qua? Andiamoci al
contrario: perché dovrebbero venire qua o rimanere qua aziende
che investono o avrebbero voglia di investire nella nostra terra?
Ci sono forse qui condizioni di vantaggio? Forse qui abbiamo
servizi migliori? Forse qui abbiamo infrastrutture migliori?
Forse qui abbiamo una maggiore vicinanza al mercato? Certamente
no E allora bisogna interrogarci al di fuori degli slogan su
come fare per sfruttare questi cinque anni, per mettere in
condizione chi vuole realmente venire qui di avere l'interesse a
venire qui; altrimenti faremmo male a noi stessi, faremmo male ai
cittadini che illudiamo, faremmo male alle generazioni future che
costringeremmo ad una situazione di precariato forse anche più
terribile di quella che viviamo adesso. Pertanto, idee chiare dal
punto di vista della spesa finalizzata all'occupazione, ma idee
chiare anche sugli strumenti che bisogna mettere in campo per
spendere bene. Per esempio, nel complemento di programmazione,
non è che sia stata positiva la scelta di legare la spendibilità
dei fondi alla progettualità, oserei dire, definitiva, o
addirittura cantierabile, se assieme non pensiamo a creare,
signor Presidente, un grande fondo di rotazione, visto che come
tutti sappiamo, e come lei ben sa, i nostri enti locali non sono
in grado di progettare, non hanno le risorse per progettare, e
allora, delle due l'una: o privilegiamo progetti vecchi, magari
depositati nei cassetti polverosi di tanti comuni o di tanti
assessorati, dipartimenti della Regione, e non mi pare che sia la
scelta giusta, rispetto ad una modernità, rispetto ad una
risposta che bisogna dare al territorio, che bisogna dare ai
nostri enti locali, che bisogna dare ai nostri cittadini. Quindi,
se non si vuole privilegiare questa vecchia ipotesi, solo per
restare al vecchio e non pensare ad altro, bisogna pensare ad
istituire un congruo, pesante fondo di rotazione, per esempio,
che funzioni davvero e che dia la possibilità agli enti locali di
essere in condizione di progettare, di chiedere i finanziamenti
per le cose che realmente servono, non come avveniva una volta e
cioè di portare risorse purché si portino risorse. Infatti, così
si commettono due delitti: si sprecano le risorse e non si danno
le risposte al territorio. E siccome di risorse ce ne sono
veramente poche e avremo, forse per l'ultima volta, questa grande
chance dei fondi europei in Obiettivo 1 non ci possiamo
permettere di sprecare questa ultima grande occasione.
Un'ulteriore, importante riflessione bisogna farla rispetto ai
nostri rapporti con lo Stato; e quando parlo dei nostri rapporti
con lo Stato, onorevole Presidente, mi riferisco al fatto che non
è detto e non è vero, come lei ben sa, che la competizione
politica avviene su schemi politici; come lei ben sa, la
competizione politica avviene per aree territoriali: noi avremo a
che fare con due blocchi di regioni, e questo è importante che
per la conferenza Stato- Regione noi avremo a che fare con due
blocchi di regioni, che sono quelle del Nord senza colore
politico tra di loro e quelle del Sud nella medesima situazione.
Avveniva spesso che mi trovavo alleato con Rifondazione Comunista
delle regioni del sud e contro i due blocchi coalizzati al nord,
per ovvi motivi, signor Presidente. E, allora, bisogna vedere se
le risorse che sono state allocate nel tempo al meridione sono
state risorse sufficienti, bastevoli rispetto a due dati, e cioè
rispetto alla consistenza del territorio e della popolazione; e
non credo che sia il caso, neanche considerando i tempi della
Cassa per il Mezzogiorno. Ma neanche in quel periodo i
trasferimenti sono stati in linea con quanto dovuto rispetto alla
popolazione. Non parliamo poi di quel quid in più che
bisognerebbe allocare se veramente si vuole far superare al
Mezzogiorno il gap che lo separa dal nord-Italia. Pertanto, si
dovrebbero dare le risorse corrispondenti alla popolazione e al
territorio aumentate di un quid, di un 10, di un 20 per cento e
non è avvenuto così; infatti, se noi consideriamo - per passare
ad un altro aspetto della sua relazione - per esempio, lo stato
della nostra rete di distribuzione elettrica, dobbiamo veramente
interrogarci su quanto ha detto, basti pensare che l'energia
alternativa che riusciamo a produrre, e che sempre di più
potremmo produrre, attualmente, cari colleghi, la produciamo,
lo Stato la compra e noi la buttiamo; si produce, viene comprata
e viene buttata. Perché? Perché la rete di distribuzione
elettrica è la peggiore d'Italia, dove avviene il maggior numero
di interruzioni di energia elettrica e, come lei sa, questo
allontana gli investimenti nella nostra Regione, almeno di quelle
industrie ad alta tecnologia che non possono sopportare
l'interruzione dell'energia elettrica. E ciò la dice lunga. Nel
computo delle risorse che vengono trasferite non si può non
tenere conto del fatto che le Ferrovie dello Stato, l'ENEL,
l'IRI, che hanno come compito istituzionale quello di fare gli
investimenti, tali investimenti non li hanno fatti.
E andiamo all'altro argomento scottante, secondo me, sul quale
bisogna soffermarsi. Lei giustamente ha detto che la sanità
rappresenta una spesa di 8 miliardi e mezzo di euro, una spesa
eccessiva, una spesa importante ma esattamente in linea con
quella delle altre regioni.
La sanità non è lavori pubblici, non significa cooperazione, ma
significa salute dei cittadini e sulla sanità si gioca il
prestigio, ma la capacità di uno Stato, di una Regione, di
annoverarsi tra gli Stati sviluppati.
Se noi vogliamo stabilire un indice, un metro, per misurare lo
sviluppo di uno Stato, di una Nazione o di una Regione, questo
indice al primo posto non può che vedere la sanità perché,
appunto, la sanità costa e solo i paesi più sviluppati se la
possono permettere.
Il nostro sistema sanitario nazionale, e quindi anche
regionale, è considerato uno dei migliori del mondo. E, allora,
essendo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, forse il
secondo, - e non da noi ma dall'Organizzazione mondiale per la
sanità - dobbiamo stare attenti onorevole Presidente, a non
buttare il bambino con l'acqua sporca ; dobbiamo stare molto
attenti e, poiché è un settore che costa molto, veramente troppo,
stare attenti vuol dire che dobbiamo, innanzitutto vigilare
perché lo Stato ci dia ciò che ci deve dare.
Non le sfuggirà, onorevole Presidente, che mentre le altre
regioni contribuiscono, cofinanziano il sistema sanitario
nazionale per il 32 per cento, noi siamo arrivati al 50 per
cento; e non vi è una spiegazione plausibile né logica per
capire come possiamo essere in questa condizione. Spesso si fanno
le battaglie per avere 10, 20, 100 milioni di euro in più di
finanziamenti e magari si perde di vista il fatto che la
differenza tra il 32 e il 50 per cento per noi significa 2
miliardi di euro all'anno, dico 2 miliardi di euro all'anno, che
noi sottraiamo allo sviluppo, agli investimenti, alle
infrastrutture, alla possibilità di dotare tutti i rami della
nostra amministrazione delle risorse necessarie per potere
investire.
Quindi, sulla sanità il discorso è lungo, importante,
complicato. Ripeto, non possiamo non tenere conto del fatto che
quello italiano è il miglior sistema sanitario del mondo ma non
possiamo buttare il bambino con l'acqua sporca .
Allora, onorevole Presidente, facciamoci dare le risorse dallo
Stato prima di farci imporre un provvedimento che è
assolutamente ridicolo, a fronte del fatto che ci sottraggono
almeno un miliardo e mezzo di euro all'anno con quel meccanismo
della compartecipazione, a poco vale il discorso sul fatto che
noi abbiamo la capacità di incassare alcune accise sul territorio
in forza dello Statuto, perché allora vorrebbe dire che si mette
in discussione lo Statuto speciale della nostra Regione; delle
due l'una: o siamo una Regione a statuto speciale e quindi con
alcuni diritti costituzionalmente garantiti, oppure non lo siamo
più e allora dobbiamo dire che abbiamo sbagliato e, comunque,
dobbiamo fare in modo che tutto ciò non avvenga, anche per
l'impronta autonomista che lei, giustamente, ha sempre dato come
linea direttrice, come stella polare al suo movimento.
Su questo troverà il Parlamento compatto nel seguirla, ma non
possiamo accettare che sulla sanità si chiudano - cito un esempio
a caso - le guardie mediche e ciò per risparmiare 20 o 30 milioni
di euro a fronte del fatto che ci sottraggono un miliardo e mezzo
di euro all'anno, o a fronte del fatto che sulla spesa
farmaceutica abbiamo uno sforamento di 250 milioni di euro.
Quindi, rispetto a quanto affermava l'onorevole Cracolici in
merito alle dichiarazioni dell'onorevole Lino Leanza, io sono
d'accordo e cioè noi ci dobbiamo fermare sul piano di rientro,
sul patto di stabilità, perché non è detto che quello che va
bene in Lombardia o quello che va bene in Toscana o in Emilia
Romagna o in Liguria o in Veneto possa andar bene in Sicilia, in
una Regione che ha subìto troppe angherie e troppi ritardi.
Quando si paragonano due sistemi, Presidente, bisogna iniziare
dal punto di partenza, cioè bisogna vedere da dove sono partiti
loro, da dove siamo partiti noi e i progressi che sono stati
fatti Non si può paragonare una 500 con una Ferrari .,
Vediamo i progressi che sono stati fatti, gli errori, dove sono
state le storture, ma certamente non procediamo per imposizioni
eterologhe per sistemi che non hanno una comparazione possibile
Quello delle guardie mediche era l'esempio più eclatante:
risparmiamo 30 milioni a fronte dei 300 in più sui farmaci.
E' necessario un momento di riflessione proprio in virtù del
fatto che siamo di fronte ad una legislatura fondamentale,
cerchiamo di non sprecarla; questo Governo troverà certamente un
Parlamento alleato per fare le riforme che sono indispensabili,
ma le riforme devono essere quelle giuste, Presidente, devono
essere tali da farci recuperare velocemente il gap che ci separa
dal Nord e, soprattutto - ripeto - rispetto al Governo centrale
nessun atteggiamento succube al di là dei colori politici
Non importa qual è il colore politico che in questo momento
governa Roma; come le dicevo all'inizio, ormai, da molti anni le
battaglie sono per aree omogenee e, quindi, difendiamo la nostra
specificità, difendiamo il nostro Statuto e avremo certamente un
cammino favorevole, un cammino positivo per fare il bene dei
siciliani.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazione di opzione per la carica di deputato regionale
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Francesco Musotto,
deputato al Parlamento europeo e deputato regionale ha optato,
con nota del 18 giugno 2008, per la carica di deputato regionale.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Riprende il dibattito sulla comunicazione del programma di
Governo da parte del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Vorrei raccomandare ai colleghi deputati che
intendono intervenire di rimanere all'interno dei 15 minuti che
abbiamo assegnato, altrimenti la discussione rischia di essere
più lunga del previsto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, speravo che ci fosse in Aula anche
il Presidente della Regione. Credo che sia giusto, prima di
svolgere il mio intervento, attendere il Presidente della
Regione.
PRESIDENTE. Onorevole Laccoto, il Presidente della Regione sta
rientrando. Ci sono, comunque, sei autorevoli componenti del
Governo per cui credo che lei possa parlare lo stesso.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto
perplesso ascoltando l'ultimo discorso. In effetti, vi è una
rivendicazione autonomistica e una rincorsa alla rivendicazione
autonomistica anche da parte dell'onorevole Formica e questo mi
fa piacere.
Il problema è che noi dobbiamo cercare veramente di fare tesoro
di questa autonomia e non di farne solamente un momento di
propaganda.
Alcune riflessioni le vorrei fare alla presenza del Presidente
della Regione. Spero, comunque, che il nodo principale venga
affrontato nei termini giusti da questo Governo e dal Presidente
della Regione da cui, in effetti - non me ne voglia -, mi sarei
aspettato un discorso di programmazione ben più ampio e più
approfondito rispetto a quella che è la situazione economica,
disastrosa della Sicilia.
La scelta di lasciare all'Assessore per il bilancio - che poi,
naturalmente, verificheremo - la responsabilità della situazione
e dell'affondo economico della Regione siciliana non mi ha
convinto totalmente.
Il Presidente della Regione dovrebbe, in primo luogo,
approfondire il tema e il censimento di quelli che sono i debiti
della Regione siciliana.
Non possiamo nasconderlo: oggi la situazione della Regione
siciliana è di disastro economico. Se non partiamo da qui, se non
avremo l'accortezza di creare e di vedere qual è la situazione
dei debiti della Regione siciliana, non riusciremo a ripartire.
Il problema di fondo, che mi sarei aspettato che il Presidente
della Regione affrontasse, è intanto quello di partire dalla
riforma dell'ente secondo lo spirito dello Statuto.
La Regione siciliana deve essere un ente di programmazione e
non un ente di gestione. Il male di tutti i mali è proprio qui,
l'avere distorto cioè quello che è lo Statuto della Regione
siciliana che la poneva come ente di programmazione rispetto
all'ente di gestione; questo è il primo punto.
L'altro punto qual è? Ha parlato il Presidente della Regione
della semplificazione della burocrazia. Bene Credo che uno dei
punti cardine di questo nuovo Governo dovrebbero essere proprio
quello di semplificare la burocrazia nel senso che di troppa
burocrazia in Sicilia si muore, si muore nel senso dello
sviluppo, nel senso economico, si muore nel senso che i
cittadini non possono essere costretti ad aspettare mesi e mesi,
forse anni, per un'autorizzazione. Bisognerebbe dare tempi certi
e fissati per legge, non solo per gli enti locali, ma per tutti
gli enti di cui fa parte la Regione.
Il Presidente ha toccato, poi, il problema degli ATO rifiuti.
Non ho compreso bene un passaggio che non mi convince. Vi è una
norma della Regione siciliana, inserita nella finanziaria del
2007, la quale prevedeva il passaggio degli ATO e la
trasformazione in consorzi.
Lei ha fatto un decreto e io sono d'accordo Però, una cosa
non capisco: non si possono fare forme miste in Sicilia lasciando
operativi alcuni ATO che hanno alcune virtualità politiche dato
che in Sicilia sono stati un disastro provocato dal Commissario
dell'emergenza rifiuti perché, prima di istituirli bisognava,
approntare un piano di rifiuti adeguato. Le spese degli ATO in
Sicilia sono enormi. Non si può continuare
Onorevole Presidente, c'è un problema fondamentale nel decreto
che lei ha pubblicato (sono d'accordo nella parte di riforma), un
problema economico: vengono addebitate agli enti locali tutte le
spese riguardanti i debiti degli ATO. Con questo abbiamo
praticamente finito di rovinare gli enti locali.
Ho apprezzato il passaggio sugli enti locali, ma non possiamo
dare agli enti locali il carico di tutti i debiti degli ATO. Vi è
un problema di fondo: gli ATO sono stati male amministrati. Sono
nati per volere del Presidente della Regione e Commissario per
l'emergenza rifiuti senza avere a base un piano di rifiuti che
prevedesse le isole ecologiche, che prevedesse i
termovalorizzatori, che prevedesse tutti quegli impianti di
compostaggio che potevano diminuire i prezzi.
La trasformazione sic et simpliciter non potrà portare
sicuramente l'alleggerimento delle spese; e, poi, perché non
parlare più approfonditamente del piano di rifiuti della Regione
siciliana? Un piano dei rifiuti che sicuramente deve essere
rivisto, anche alla luce delle storture.
La riforma degli ATO, considerato che le spese per i cittadini
sono enormi e le spese per gli enti locali porteranno gli stessi
al collasso, sicuramente, deve coincidere anche con la riforma
del piano dei rifiuti.
Lei ha parlato da responsabile di un ente locale e, quindi, con
un'esperienza del problema degli enti locali.
Io condivido che il problema degli enti locali è stato quello
di avere trasferito senza risorse molte competenze e molti
servizi agli enti locali.
È un problema - ed è un problema enorme - quello di addivenire
sicuramente ad una riforma che possa prevedere anche il Consiglio
regionale delle autonomie locali per potere fare una
contrattazione vera ed una riforma degli enti locali. Senza di
questo gli enti locali arriveranno al collasso e questo, certo,
non serve allo sviluppo della Sicilia.
Si è parlato molto di sanità. Onorevole Presidente, lei poco fa
non c'era, penso che il primo passo che si debba fare
necessariamente è il censimento dei debiti della sanità in primo
luogo e di tutti i debiti della Regione siciliana.
Lei come Presidente della Regione, come governatore deve
rispondere ai cittadini e credo anche a questo Parlamento e, in
tal senso, deve attuare fin dall'inizio una seria politica di
risanamento e non certo di sacrifici per i cittadini, ma di
risanamento delle storture del sistema sanitario, delle storture
di quelli che sono anche gli sprechi nella sanità, delle storture
di quelli che sono anche gli sprechi della trasformazione dei
centri di eccellenza in centri di ordinaria sanità; diversamente
non risolveremo questo problema.
E poi passiamo ad un altro capitolo: il problema della riforma
della formazione.
Onorevole Presidente, dobbiamo partire da un presupposto: la
riforma della formazione in Sicilia è necessaria ed urgente.
Partiamo da una considerazione: questa formazione, con milioni
e milioni di euro che sono stati spesi e che oggi è l'unica
possibilità di spesa con i fondi della Comunità economica
europea, sicuramente non ha portato fino ad oggi una sola
occupazione.
La formazione deve essere rivista perché debbono essere fatte
riforme, qualifiche funzionali a quella che può essere
l'occupazione in Sicilia. Non può essere gestito come un fatto
clientelare per servire ora a questa, ora a quella forma
elettorale.
Uno dei fallimenti più importanti in Sicilia è proprio questo e
la riforma di questa formazione è necessaria ed urgente.
Poi, non sono assolutamente d'accordo, onorevole Presidente, mi
perdoni, nell'assegnare la formazione alle province. Mi creda,
per potere riformare tutto l'istituto della formazione è
necessario mettere mano immediatamente, con una legge ad hoc, e
comprendere che fino a quando la formazione continua ad essere
così, come nel passato, non avremo alcun beneficio.
Parliamo dei precari: noi abbiamo costruito in Sicilia migliaia
e migliaia di precari.
Ad ogni elezione si promettono migliaia di posti, di assunzioni
di precari. Non voglio ripetere quello che ha detto il presidente
del Gruppo del PD, onorevole Cracolici, ma certamente questo è
un problema da affrontare seriamente perché sia data dignità ai
precari e anche perché questo sistema, una volta per tutte,
finisca.
Condivido il problema delle riforme, e per quanto riguarda la
riforma urbanistica è necessario mettere mano ad un testo unico
sull'urbanistica in Sicilia, anche se non può esserci un testo
di urbanistica perché certamente crea anche complicazioni tra
gli assessorati, gli enti locali e gli altri assessorati; come
credo sia urgente la riforma degli appalti.
Oggi in Sicilia, in ogni comune, in ogni stazione appaltante
non vi è un solo appalto che non veda almeno dieci ricorsi al Tar
che bloccano la possibilità di spesa e anche di andare avanti.
Questo è un fatto sicuramente importante, ma è più importante
il problema della soppressione degli enti inutili.
Onorevole Presidente, le auguro naturalmente buon lavoro. Lei
ha la possibilità, oggi, all'inizio di questa legislatura, di
partire senza dovere rispondere di niente rispetto a quello che
sarà chiamato a rispondere per il futuro.
Credo che partire dalla riforma degli enti locali, sopprimendo
quelli inutili, sia un fatto importante.
Si è parlato di burocrazia, ma di burocrazia si muore, di
troppa burocrazia in Sicilia si muore, e allora andiamo a
snellire le procedure, andiamo a snellire la burocrazia per il
cittadino e per le imprese e riusciremo a fare un passo in
avanti; ma credo che sia più importante anche il problema delle
leggi.
Da sette anni aspettiamo una legge per lo sviluppo in Sicilia;
è stata promessa in occasione di ogni legge finanziaria, ma non
siamo riusciti a farla. Credo che rimettere mano alla legge di
sviluppo che può portare aiuti concreti e non aleatori agli
artigiani, alle imprese, alle piccole imprese di cui parlava e
faceva cenno lei, sia un fatto molto importante.
Riguardo ai sistemi clientelari ho sentito qualche discorso;
direi di abolirli Gli aiuti alla tabella H, le risorse della
tabella H - che sono tutti contributi ad associazioni che molte
volte sono inutili - trasferiamole alle leggi di sviluppo,
daremmo la possibilità a molte imprese di potere andare avanti.
Un'ultima cosa, onorevole Presidente: lei sa bene che la
Regione siciliana non può essere più un ente di gestione. Se noi
riusciremo a dare l'impulso a trasformarla da ente di gestione ad
ente di programmazione riusciremo a risolvere molti problemi e
molte storture che esistono nel sistema della nostra Regione.
Da qui bisogna partire per potere fare un percorso che veda
anche per la Regione siciliana una speranza di rinascita e di
riscossa.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Laccoto, soprattutto per aver
rispettato i tempi assegnati.
E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza Nicola. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dalle
parole dell'onorevole Cracolici ho capito che lo stesso fosse
quanto meno molto distratto; infatti, molti degli argomenti
affrontati dall'onorevole Presidente Lombardo sono argomenti che
il PD, e in modo particolare l'onorevole Cracolici, hanno sempre
trattato. Tra questi, la riforma della Pubblica Amministrazione,
la riforma della formazione professionale, lo snellimento nelle
ASI, il piano energetico regionale. Sono tutti argomenti che sono
stati sempre cavallo di battaglia del Partito democratico e,
debbo dire, sono stati anche e soprattutto oggetto di numerosi
interventi dell'onorevole Cracolici da questi scranni.
Quando l'onorevole Cracolici dice che non ha visto il progetto
o non ha sentito il progetto del Presidente della Regione mi fa
capire, ancora una volta, che era doppiamente distratto perché è
la prima volta che un presidente della Regione si presenta a
quest'Aula e dice in maniera concreta, seria cosa deve fare,
come bisogna farlo e, soprattutto, in che tempi farlo.
Se la Regione ha tanti problemi non è colpa del Presidente
Lombardo, come non è colpa di tanti nostri colleghi, pur non di
meno si deve partire dal passato e il passato è essenziale per
potere costruire bene il futuro.
Il Presidente ha parlato di lavoro, di formazione, di
personale, di ambiente, di beni culturali, di sanità, di fonti
strutturali, di lotta alla mafia e ha parlato mettendo, in molti
casi, i piedi nel piatto ; ha parlato dicendo chiaramente le
cose che vanno e le cose che non vanno. E lo stupore che, in
qualche modo, ho provato è stato determinato dal fatto che il
Presidente Lombardo, in questi due mesi, è riuscito a capire la
Regione forse molto meglio di tanti di noi che in questa Regione
ci stanno da tanto tempo. Ha capito perfettamente quali sono i
problemi, ha capito quali sono le cose che non vanno - tante -
e quali sono o possono essere le nostre potenzialità, altrettanto
abbondanti. Quindi, mi sembra doveroso dare atto al Presidente
Lombardo di essersi presentato a questo appuntamento con le idee
molto chiare e con la voglia di fare.
Il tema del giorno resta e non può che essere il lavoro. Il
lavoro è il tema dei temi, è un grande problema per tutti i
nostri concittadini e su questo fenomeno della disoccupazione
dobbiamo tutti interrogarci. Al riguardo non c'è né destra né
sinistra, occorre solo l'impegno di tutti a trovare le migliori
soluzioni.
Agganciata al mondo del lavoro c'è la formazione professionale.
E anche a tal riguardo il Presidente ha posto un tema di
riflessione molto serio: se e come questa formazione
professionale prepara i nostri giovani e, soprattutto, se li
prepara in maniera puntuale al mondo del lavoro. In parte c'è e
in parte non c'è, non è tutta da buttare ed esiste anche la
formazione eccellente. C'è bisogno anche qui della consapevolezza
di dover fare delle scelte; se le scelte sono quelle di fare in
modo che i nostri ragazzi possano trovare occupazione dopo aver
fatto partecipato ad un corso di formazione, bisogna coinvolgere
l'impresa, bisogna fare la ricerca, bisogna fare l'analisi dei
fabbisogni formativi e, ovviamente, bisogna fare in modo che
tutte le professioni possano essere attinenti al mercato del
lavoro, ma penso che necessitano più di tutti e più di ogni altra
cosa una vera riforma professionale.
D'altronde la legge regionale numero 24 del 1976 è datata anche
se, devo dire, per molti versi, per via amministrativa si sono
fatte tante piccole riforme della formazione professionale e
penso che, forse, non sono le riforme che questo settore doveva
avere. Secondo me, qua va fatta una riforma vera in cui il
decentramento deve avere la parte del leone e in cui, finalmente,
viste le risorse che vengono impiegate, possa esserci il
presupposto per trovare occupazione, per trovare lavoro.
Non dimentichiamo che per la formazione professionale, oltre
ai 250 milioni di euro provenienti dal bilancio regionale,
quest'anno nei fondi strutturali del fondo sociale europeo ci
sono due miliardi e 100 milioni di euro, che rappresentano il più
importante contributo che l'Unione europea dà e ha scelto di
darlo proprio alla nostra Terra. Spendere bene e spendere meglio
queste risorse può essere il giusto viatico per sanare
finalmente, o debellare la piaga della disoccupazione.
Un altro tema molto serio che ha affrontato il Presidente è
quello del personale; capire chi e cosa fa è fondamentale. Da
anni parliamo di pianta organica e da anni non abbiamo una
visione concreta di tutto il personale che, a vario titolo,
lavora per la Regione siciliana. Penso che sia arrivato il
momento di capirci di più e capire se è opportuno ancora tenere
tantissime persone, tantissime risorse, chiedersi se utilizzarle
meglio; infatti ritengo che molti potrebbero fare tantissimo e,
peraltro, potrebbero essere rivalutati dal punto di vista
professionale.
Abbiamo parlato di beni culturali e di turismo e qui va colto
certamente il richiamo dell'onorevole Cracolici quando invita il
Presidente a rifare il piano delle deleghe. Le deleghe vanno
riordinate, in modo che ognuna possa avere al proprio interno
maggiore concretezza e maggiore possibilità di efficienza e di
efficacia.
Il Presidente ha parlato in maniera seria della sanità. La
sanità non può essere utilizzata solo ed esclusivamente come un
momento di risparmio; la sanità va vista nella sua interezza, con
la sanità vengono curati i cittadini; la sanità garantisce i più
deboli; una buona sanità salva le vite. Quindi, con la sanità non
si può essere ragionieri; bisogna fare delle scelte, scelte
coraggiose. Bisogna tagliare i rami secchi e potenziare
l'eccellenza e garantire a tutti i cittadini il diritto alla
salute.
Questo è un tema vero. Come fare? Facendo in qualche occasione
anche scelte impopolari; e questo è il momento delle scelte
importanti, ma anche impopolari.
Ecco perché ritengo che questo tema, più volte affrontato da
tanti, diventa centrale, cruciale nell'azione di questo governo,
il cui Presidente sin dall'inizio lo ha affrontato con molta
cura e molta attenzione.
Per quanto mi riguarda, assessore Russo, ho detto no
all'approvazione del Piano sanitario regionale, mentre non potevo
dire no al Piano di rientro, perché siamo obbligati da date
certe.
Il fatto che il Presidente della Regione abbia indicato il
dottor Russo per questa delega molto importante, ci fa capire
come questa delega vuol essere gestita dal Governo nell'assoluta
libertà di scelta del dottor Russo, proprio perché la non
appartenenza ad alcun partito ci garantirà - mi auguro e ne sono
certo - la massima trasparenza, la massima forza e, soprattutto,
sono assolutamente convinto, la massima efficienza ed efficacia.
Dottor Russo, con questa delega non so se le abbiamo fatto un
favore, ma certamente la Sicilia e i siciliani si aspettano molto
da lei; si aspetta tanto anche questo Parlamento, che sarà
disponibile a collaborare, come sempre ha fatto, quando ci sono
state proposte serie, concrete nell'interesse dei siciliani.
Io sono convinto che il messaggio di scegliere un uomo al di
sopra delle parti sia un messaggio da salutare favorevolmente e,
quindi - non me ne vogliano gli altri colleghi Assessori - le
auguro un caloroso in bocca al lupo.
La lotta alla mafia. Il Presidente ne ha parlato in maniera
puntuale. La lotta alla mafia non si fa solo con le parole, si fa
con i fatti. Noi abbiamo preso alcune iniziative molto
importanti. Questo Governo deve soltanto garantire le regole. La
lotta alla mafia si fa soprattutto cercando di dare certezza di
regole. Si fa se ogni cittadino capisce chiaramente che non deve
barattare i diritti con i favori. Da quel momento in poi si fa
vera lotta alla mafia che deve partire dalle scuole e deve
arrivare sino a noi che avremo e dobbiamo avere su questo piano
maggiore rigore e soprattutto tanta attenzione.
Il Presidente ha parlato di fondi strutturali. E' anche questo
un punto di riferimento essenziale per poter salvare la nostra
terra. I fondi strutturali che si sono spesi per cercare di
perdere meno risorse possibili e, soprattutto, i fondi
strutturali del 2007-2013 che sono tantissimi. Si è presentato un
piano e mi auguro che questa volta si possa spendere e spendere
bene, che finalmente queste risorse possano essere quel valore
aggiunto che possa far uscire la Sicilia dall'Obiettivo 1.
Il Presidente ha parlato di riforme, «abbiamo bisogno di un
processo legislativo agile, snello», ha detto il Presidente della
Regione, e le riforme sono competenza del Governo regionale, ma
anche del Parlamento, soprattutto del Parlamento. Il Parlamento
regionale non si è mai tirato indietro quando c'è stata attività
legislativa degna di nota.
Un grande lavoro ci aspetta per quanto riguarda lo Statuto, lo
Statuto autonomista. Onorevoli colleghi, è vero ce ne siamo
accorti spessissimo che questo Statuto, in qualche modo, è stato
uno sconosciuto, pochi sanno del nostro Statuto, soprattutto
nelle scuole, soprattutto i cittadini; ma a poco a poco è nata
una voglia di conoscenza che noi dobbiamo agevolare. Purtroppo, è
poca cosa la conoscenza se non facciamo le grandi battaglie, se
non facciamo in maniera seria quella contrapposizione o, meglio
ancora, quel patto molto forte con lo Stato, in cui ognuno deve
fare la propria parte. Noi su questo staremo molti attenti.
Anche qui poco fa l'onorevole Cracolici rimproverava al
Presidente della Regione di essere stato un po' tiepido. Volevo
ricordare all'onorevole Cracolici che in quella manifestazione
organizzata dall'Unione province regionali, presieduta dal
presidente Lombardo, il mio partito fu tra gli organizzatori e
soprattutto, se mi consentite, andò in piazza a protestare
seriamente affinché quelle risorse potessero essere rese. E lo
dico all'onorevole Cracolici: faremo allo stesso modo nel momento
in cui non saranno riadottati i provvedimenti che ritorneranno
alla Sicilia e stanzieremo le stesse risorse di prima.
SPEZIALE. Hanno tolto la copertura per il 2008 e il 2009,
quando la faranno nel 2010?
LEANZA NICOLA. La faremo, lei sa perfettamente che possono
benissimo mettere le risorse. Su questo tema, seppure siamo un
partito di governo, saremo un partito di opposizione nel momento
in cui il Governo nazionale dovesse vedere la Sicilia come una
terra da saccheggiare e non da promuovere; penso che questa sia
una grandissima occasione. Il Presidente della Regione ci ha
chiesto di fare e poco fa l'onorevole Cracolici ha ribadito la
volontà di fare. Io penso che sia arrivato il momento di fare e
di fare bene, facendo delle scelte importanti, rigorose, magari
impopolari, ma che possono servire nel medio e lungo termine alla
nostra terra.
Per quanto ci riguarda, il nostro Parlamento ha un ruolo
importante, un grande ruolo. E noi, onorevoli colleghi, abbiamo
un grande ruolo sapendo perfettamente che rappresentiamo tante
persone che ci hanno delegato, che ci chiedono di onorare un
voto, che ci chiedono di fare il nostro dovere, tante persone che
chiedono di fare la nostra parte, di non occupare semplicemente
queste poltrone, ma di occuparle facendo in modo che con queste
poltrone possiamo in qualche modo risolvere i problemi della
gente. La gente quando ci ha votato, ci ha chiesto questo, ci ha
chiesto di essere rappresentativi, di essere punto di
riferimento.
Pertanto, e mi rivolgo in modo particolare alla maggioranza,
quest'ultima non ha alibi: abbiamo un Governatore, abbiamo le
risorse, abbiamo 61 deputati, abbiamo vinto a livello nazionale,
provinciale e comunale. Ciò nonostante, personalmente sono molto
preoccupato, perché in queste occasioni la maggioranza viene
presa da un delirio di onnipotenza. Mi auguro con tutto il cuore
che sappiamo rispondere al plebiscito degli elettori e che
facciamo il nostro dovere, prima di cittadini e poi di politici.
Caro Presidente, lei per la nostra Autonomia ha un dovere in
più, quello di essere più rigoroso degli altri, più puntuale
degli altri, essere un po' l'esempio per quanto riguarda le
presenze e il lavoro che ci attende.
Buona fortuna Presidente, buona fortuna a lei e alla nostra
terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è la prima
occasione ufficiale che ho per fare, a nome anche dei componenti
di Alleanza Nazionale e del Gruppo del PDL, gli auguri di buon
lavoro a lei, onorevole Presidente ed al suo Governo.
Oggi, venendo a Palermo, ho visto un suo manifesto di
ringraziamento, un bel manifesto per la verità, «Un grande grazie
ad una grande Sicilia», parole che dicono tutto e che trasmettono
un sentimento di affetto a una Sicilia che è stata vicina a
questo Presidente e all'intera maggioranza che si è candidata per
sostenerlo, con un successo che è stato ripetuto alle scorse
elezioni amministrative, all'esito delle quali il centrodestra ha
vinto tutto quello che c'era da vincere e che rimaneva da vincere
in Sicilia, testimonianza che il risultato delle regionali non è
stato soltanto un momento, ma è stata una conferma del voto di
domenica e lunedì scorso, una conferma della tendenza che i
siciliani ormai hanno affidato il loro destino ed il loro futuro
al centrodestra ed ai partiti che oggi sostengono lei, onorevole
Presidente della Regione.
Ho ascoltato con il dovuto interesse e con la dovuta attenzione
il suo intervento e devo dire che mi aspettavo di sentire proprio
ciò che ho sentito: una panoramica completa delle vicende
siciliane, una conoscenza completa dei problemi della Sicilia, ma
anche la chiara volontà di affrontare con determinazione,
competenza e affetto quelle che sono le esigenze e le speranze di
tutti noi siciliani. E così come questo Parlamento farà la sua
parte, sono convinto che il suo Governo saprà e dovrà fare la sua
parte, assessore per assessore, settore per settore. Infatti,
onorevole Presidente e onorevoli colleghi, in questa Sicilia sono
molte le cose da fare, la Sicilia aspetta tantissime cose e le
aspetta da questo Governo e da questo Parlamento.
Ci sono emergenze che meritano risposte immediate che non
possono tardare. Abbiamo varato l'altro giorno con grande enfasi
di stampa - e finalmente devo dire con grande intelligenza - il
nuovo Piano antincendi in Sicilia, onorevole Assessore. Ieri,
però, si è bruciata un'altra parte importante delle colline della
città di Palermo e sono state evacuate centinaia di abitazioni,
segno che c'è una grande attenzione ancora dal punto di vista del
danno nel settore degli incendi, ma segno che c'è molto lavoro da
fare per quanto riguarda la tutela del patrimonio boschivo e
delle aree siciliane.
Al riguardo bisogna intervenire per un'immediata risoluzione ed
anticipo, onorevole assessore, che in tal senso abbiamo
depositato con l'onorevole Dina ed altri colleghi una mozione per
impegnare il Parlamento ed il Governo a risolvere per sempre il
problema del pianeta forestale. Dobbiamo avere, infatti, uomini
che tutto l'anno vadano a lavorare nei boschi sia in termini di
vigilanza e di prevenzione, sia in termini di pulizia del
sottobosco, di piantumazione e di tutela del patrimonio boschivo.
C'è un problema, onorevole Assessore per il lavoro, che lei
conosce molto bene: il precariato in Sicilia. So che lei saprà
affrontarlo e risolverlo perché ne ha la conoscenza, la cultura e
le capacità. Noi dobbiamo porre fine al precariato che serve
soltanto oggi a dare un assistenzialismo a decine di migliaia di
padri di famiglia e dobbiamo trasformarlo in lavoro vero,
redditizio che dia servizio alla Sicilia e questo Governo saprà e
dovrà intestarsi il merito di avere risolto tale problema.
Sulla sanità. Non per nulla è stato il tema centrale
dell'intervento dell'onorevole Presidente della Regione ed il
tema centrale sia dei colleghi di opposizione che dei prestigiosi
colleghi di maggioranza. Questa Sicilia si attende molto da chi è
stato chiamato ad affrontare e a gestire la sanità in Sicilia e
sono convinto che anche questo settore strategico che coinvolge
tutti i siciliani sarà affrontato con intelligenza, con
conoscenza, con competenza e con preparazione, ma anche con
l'equilibrio di sapere che oggi la sanità non può essere gestita
in termini di economia, ma deve essere gestita in termini di
salute e, quindi, sono certo che questo Governo saprà affrontare
il tema della sanità guardando prima alla salute, alla sicurezza
dei cittadini, all'efficienza degli ospedali, al mantenimento dei
presidi fondamentali e saprà farlo senza dare priorità ai conti,
ma principalmente a quello che oggi rappresenta il sistema
sanitario nella grande isola della Sicilia.
Per quanto riguarda il turismo - mi dispiace che non ci sia
l'amico, onorevole Bufardeci - rassegno il grido d'allarme degli
operatori turistici di questa Sicilia che lamentano un calo di
presenze del 50 per cento: alberghi vuoti, ristoranti vuoti,
imprese di trasporti ferme, e carissime tariffe aeree che oggi
penalizzano la Sicilia.
Io credo che questo Governo affronterà con grande competenza,
con grande immediatezza e con priorità i rapporti con le
compagnie di trasporti perché la Sicilia è un'isola e non può
essere penalizzata anche per quanto riguarda il sistema dei
collegamenti fuori dalla Sicilia.
Un allarme che desidero lanciare all'amico Assessore per la
cooperazione e la pesca, che so che si è già attivato con la
dovuta attenzione e con la dovuta velocità. La marineria
siciliana è in ginocchio. I nostri marinai stanno per diventare i
nuovi disoccupati e i nuovi cassintegrati di questa Sicilia.
Quello che ieri era uno dei comparti produttivi più importante,
più prestigioso e più qualificato della Sicilia, che era una
risorsa più che un peso, oggi si trasforma e diventa più un peso
e meno una risorsa.
E, allora, anche questo settore va privilegiato con interventi
concreti, con rapporti con il Governo nazionale e quello
regionale e con l'Unione europea, così come l'agricoltura. Oggi
l'agricoltura va scomparendo, oggi sono meno, sempre meno i figli
di agricoltori che decidono di fare quello che hanno fatto fino a
ieri i loro padri. L'agricoltura sta scomparendo e certamente la
risoluzione non può essere affidata ai mercati contadini.
E'necessario un colpo d'ala perché la nostra agricoltura, grazie
ad interventi strutturali, a finanziamenti, a iniziative di
sostegno, al rilancio e tutela dei prodotti tipici e
qualificati della nostra Sicilia - e mi riferisco all'olio, ai
vini, ai formaggi, alla frutta, alla trasformazione dei prodotti
agricoli - deve tornare ad essere una delle grandi risorse
economiche della Sicilia.
Ecco perché io credo che questo Governo dovrà fare moltissimo.
Così come per i beni culturali. Non è possibile, ad esempio, che
a tutt'oggi il complesso monumentale di Monreale, il dormitorio
dei benedettini, uno dei complessi monumentali più importanti e
prestigiosi, da Milano in giù, e dell'Europa intera, debba
restare chiuso da otto anni, dopo che sono stati spesi 21 milioni
di euro soltanto perché non si riesce a trovare un idoneo sistema
di antincendio
Credo che oggi l'Assessorato del turismo e dei beni culturali
debbano diventare un unico momento di attenzione, di rilancio del
turismo e di valorizzazione dei beni culturali in Sicilia.
Onorevole presidente della Regione, onorevoli colleghi che
siete stati chiamati alla grande responsabilità di governare la
Sicilia, questo Parlamento vi guarda con attenzione, con rispetto
e con la certezza di sapere che affronterete e risolverete i
grandi problemi della Sicilia e il primo banco di prova sarà il
bilancio che questo Governo dovrà presentare all'Aula, sarà
sicuramente un bilancio di rigore, un bilancio di equilibrio che
saprà individuare risorse per dare lavoro e sviluppo economico
alla Sicilia e a quegli imprenditori che oggi, dopo tanti anni,
hanno avuto il coraggio di denunciare i mafiosi, quando invece
ieri preferivano sostenere i mafiosi, pagare il pizzo, ed evitare
di denunciarli e spesso anche di coprirli.
A questo mondo di imprenditori che oggi ha dimostrato il
coraggio e l'orgoglio e la dignità di denunciare i mafiosi in
Aula, così come ha fatto il nostro orgoglio siciliano, che si
chiama Vincenzo Ponticello, che ha denunciato in Aula il capo dei
mafiosi della Noce', a questi imprenditori va dato un gesto di
attenzione da parte del Governo.
Un bilancio che deve guardare all'impresa e non
all'assistenzialismo; un bilancio che deve distribuire risorse e
non ammannire risorse.
Se questo è il suo impegno, onorevole Presidente della Regione,
avrà questo Parlamento dalla sua parte. E poiché so che questo è
il suo impegno, questo Parlamento saprà essere in prima linea per
dare quei consensi in Aula che le serviranno a far diventare
veramente grande, come ha detto lei, nel suo slogan, dopo le
elezioni, questa nostra Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Guardo. Ne ha
facoltà.
DI GUARDO. Onorevole Presidente, ho ascoltato con interesse la
sua relazione e devo confessare che mi aspettavo di più. Mi è
sembrato di cogliere un ragionamento e un'analisi non all'altezza
del grado di difficoltà dei problemi che attanagliano la nostra
Isola.
Il mio Capogruppo ha osservato e ha messo in evidenza alcuni
punti fondamentali. Non pensavo che ci fosse bisogno di un
difensore civico per difenderla dalle osservazioni che qui
puntualmente ha fatto l'onorevole Cracolici.
Tuttavia, concordo con alcune esigenze che lei ha soltanto
enunciato, in primo luogo quella della esigenza di emanare una
nuova legge che riguarda gli enti locali. Prendo atto della sua
conversione. Ricordo come nella passata legislatura, allorquando
si è parlato di mettere una soglia nella legge che prevedeva le
elezioni degli enti locali, il suo Gruppo si è opposto; ora lei
dice che è d'accordo e io ne prendo atto con soddisfazione, ma il
problema è più ampio: non è sufficiente bloccare le assunzioni
negli enti pubblici se rimane aperta la valvola delle assunzioni
provvisorie per esperti e collaboratori.
Caro Presidente, lei sa perché ne ha fatto largo uso
allorquando era presidente della Provincia, quanto l'assunzione
di esperti e collaboratori incida nella spesa degli enti locali.
Bisogna avviare una riforma profonda. Lei parlava delle
circoscrizioni, o si da più potere oppure si eliminano ed io sono
per eliminarle, Presidente. Ogni volta, in occasione di elezioni
negli Enti locali, si apre un pubblico composto di migliaia di
giovani che si fanno abbindolare dalla prospettiva di potere
essere utilizzati per grandi progetti. Qui la stessa politica
tenta di cambiare la realtà, ma diventa un uso non adeguato per
dare dignità e spessore all'impegno politico. Quindi, sono
favorevole all'abolizione delle circoscrizioni e ritengo che si
debba porre di nuovo la questione del costo della politica - cosa
di cui non ho sentito nel suo intervento, Presidente -. Se ne
era parlato, ora mi sembra che sia calato il silenzio.
Il costo della politica non è tanto il costo del parlamentare,
del sindaco o dell'assessore, il punto riguarda una riforma
strutturale; quindici assessori alla provincia sono molti,
onorevole Presidente, dal momento che lei, Presidente, conta su
dodici assessori con i quali riesce a dare le giuste risposte
Quindi, occorre ridurre di un terzo sia le giunte che i
consigli provinciali e comunali; quarantacinque persone è una
esagerazione, trenta bastano, Presidente Bisogna incidere alla
base, nella struttura per ridurre l'eccessivo costo della
politica.
Pertanto, su questo aspetto avanzeremo proposte perché si avvii
davvero una riforma seria.
Si pone la questione delle province e, a tal riguardo, cito
l'articolo 15 dello Statuto, che lei tanto cita; io ritengo che
si può riflettere sull'utilizzo delle province e se non sia il
caso di stabilire che questo ente vada chiuso per dare più
potere ai comuni e alla Regione e snellire tutto il processo.
Credo che questa sia una questione di grande importanza.
L'articolo 38 dello Statuto, vale a dire la norma in merito
alle risorse che lo Stato dà alla Regione per alimentare lavori
pubblici e strutture pubbliche, può essere utilizzato, come è
stato fatto in passato, per coprire deficit di bilancio, per
coprire la sanità? Quelle risorse vanno destinate, onorevole
Presidente, ad alimentare opere pubbliche, dare possibilità di
lavoro e di sviluppo.
Si è parlato della sanità. Qualcuno ha detto che ora si fa
ricorso a personaggi non politici per risolvere i problemi della
sanità o di altri fattori della burocrazia. Io non ho nulla in
contrario contro chi o nei confronti di chi si vuole spendere
nella politica, ma obiettivamente è la politica che ne soffre, il
personale politico non è all'altezza di avviare le giuste riforme
e fa ricorso ad altri poteri.
Nulla di male, ma dobbiamo registrare in qualche modo una
sconfitta della politica, questo mi sia permesso di
sottolinearlo.
La questione dei rifiuti. Lei onorevole Presidente, ha
adottato un provvedimento, un decreto già previsto nella passata
finanziaria; però non è riducendo gli ATO che si risolve il
problema dei rifiuti in Sicilia. Gli ATO hanno fallito nella
nostra terra Bisogna ritentare, ridurre Le chiedo: conosce un
consorzio di comuni efficiente in Sicilia? Lei si immagini nella
provincia di Catania 1.200 mila abitanti con più di 50 comuni con
un unico consorzio; sarà la paralisi
Bisogna ripensare, bisogna restituire ai comuni il servizio e
la raccolta differenziata senza la quale neanche i
termovalorizzatori hanno senso. Poi l'Ambito territoriale può
essere messo in campo per il conferimento dei rifiuti. Se manca
l'interfaccia fra ente pubblico e cittadino, la raccolta
differenziata non decolla, la pulizia dei comuni non va nella
giusta direzione Bisogna ridisegnare la funzione degli ATO e
trovare una forma nuova.
Le discariche, onorevole Presidente, sono una mortificazione
della politica stessa e dell'interesse dei cittadini. Bisogna
sancire il principio che le discariche devono essere pubbliche,
non si può dare un servizio di questo tipo ad un privato che
raccoglie nel frattempo miliardi; e poi, chi paga? Pagano i
cittadini Questo è un altro punto su cui va posta l'attenzione.
Le discariche devono avere la gestione e l'utilizzo pubblico e i
risparmi che si ottengono vanno distribuiti ai veri interessati
che sono i cittadini.
Quindi, raccolta differenziata che in questo modo non si fa se
non si dà la responsabilità ai comuni e dopo trovare i
termovalorizzatori per bruciare la parte che non viene
differenziata. Bisogna partire da lì, non ha senso fare i
termovalorizzatori uno per provincia, forse potrebbe andare, ma
se non si fa la raccolta differenziata lei non può fare nulla e
l'ipotesi della Campania non è lontana dalla nostra terra, quindi
bisogna trovare lì le soluzioni intelligenti per questo problema.
L'altra questione riguarda le infrastrutture. Onorevole
Presidente, lei è stato uno che ha fatto battaglie vere, ha
organizzato manifestazioni a Roma per la questione delle province
e per la questione delle risorse per la Sicilia, non mi basta il
suo ricorso alla Corte Costituzionale di fronte allo scippo che
la nostra terra ha subìto. Di fronte ad un Governo nordista non
sento in lei quello che ho sentito per tanti anni: una
consapevolezza vera, una voglia di rompere questo predominio del
Nord, perché lei, Presidente, con il suo Movimento a Roma non
conta nulla, obiettivamente I ministri del Nord decidono per noi
e se hanno deciso di dare l'Ici ai ricchi del nord, le nostre
risorse, ci sarà pure una ragione. Lei ha dei sottosegretari,
pertanto la sua credibilità vale pure non solo se si vota contro.
I suoi esponenti del Governo dovrebbero dimettersi di fronte a
questa umiliazione.
Quando si vota, non basta che lei li faccia votare contro. I
due sottosegretari che lei ha li deve fare dimettere Deve aprire
una vertenza vera su questo aspetto, non basta fare il ricorso
alla Corte Costituzionale. Lei parla del Ponte, della
metropolitana di Catania, di Palermo, non si può più vivere in
queste città e quelle opere che si potevano realizzare ora non si
realizzano, questo è il punto.
La questione delle ferrovie. Lei sa meglio di me quanto tempo
occorra per arrivare da Catania a Palermo o da Messina a Palermo
e viceversa. Queste sono le opere fondamentali che bisogna
attivare.
La questione agricoltura. So che l'Assessore al ramo è una
persona competente, però non ci possiamo rassegnare a vedere i
nostri agrumi, il nostro olio buttato a mare perché non riusciamo
a trovare i mercati giusti; bisogna avviare una politica nuova.
Lei è anche agricoltore, sa anche meglio di me che è un dramma E
su questo aspetto dobbiamo concentrare i nostri sforzi.
Se ogni produttore vende per conto proprio, poi il commerciante
lo strozza. Bisogna trovare soluzioni nuove per dare speranze ai
nostri agricoltori, altrimenti se ne vanno, altrimenti chiudono.
Questa è la vera situazione.
Non posso dilungarmi ulteriormente, onorevole Presidente, mi
volevo rivolgere a lei per quanto riguarda la pubblica
istruzione. Lei ha detto che i nostri giovani debbono conoscere
meglio lo Statuto siciliano. Presidente, questo non basta. I
nostri giovani a mio avviso debbono conoscere la Costituzione e i
nostri giovani li dobbiamo invitare a guardare l'Europa, a
guardare il mondo, perché la Sicilia è troppo piccola e noi
dobbiamo respirare un'area europea.
Lei, onorevole Presidente, invita la gente a dire che Polifemo
è meglio di Ulisse? Polifemo era un pastore e Ulisse ha portato
la grande novella: Fatti non foste a viver come bruti , e se
noi non indichiamo ai nostri figli questa voglia di scommessa, di
uscire dal particolare per andare oltre, Presidente, non è un
messaggio positivo, come non lo è il fatto che lei in altre
circostanze ha detto che Tomasi di Lampedusa o Garibaldi, in
qualche modo, non sono esempi da imitare.
Onorevole Presidente, ho sentito interventi di suoi esponenti a
livello nazionale che hanno additato Garibaldi come il primo
delinquente del mondo; lei ha detto che Tomasi di Lampedusa e
altri scrittori non erano da prendere in considerazione. Costoro
hanno rappresentato una realtà dalla quale bisogna emanciparsi e
per emancipare la nostra terra bisogna guardare alla Costituzione
italiana, a quella europea perché la Sicilia è troppo piccola.
Dobbiamo respirare un'aria più grande. Per quanto mi riguarda e
per quanto riguarda il mio Gruppo, per le cose che dovrebbero
interessare la nostra terra, saremo qui a confrontarci con grande
lealtà e spirito di collaborazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, la seduta di oggi è il vero inizio di
questa legislatura. Dovrebbe avere, e in parte ce l'ha, il
carattere della grande solennità. Dico che in parte ce l'ha
perché alcune assenze dai banchi dei colleghi fanno scemare
l'attenzione per questa seduta e perché - e questo non è un bel
segnale - non c'è la presenza di quel pubblico che magari è
interessato a vedere giurare l'amico, il parente nel momento del
giuramento delle funzioni, poi però dà segnali di disinteresse
per quelli che sono i lavori dell'Assemblea regionale.
Presidente Lombardo, cosa avrei da dire sul programma che il
centrodestra, e quindi l'UDC, ha votato con convinzione e con
impegno con i risultati che tutti abbiamo visto? Il programma di
Governo all'UDC sta bene. Lo ha approvato in linea preventiva.
Oggi lei lo ha riconfermato con qualche dettaglio, qualche
dettaglio che va bene anche all'UDC.
Vorrei concentrarmi rapidissimamente, per non impegnare oltre
modo l'Aula a quest'ora già tarda, su due aspetti: uno
particolare e uno di carattere generale.
Quello particolare è specifico ed è argomento di questi giorni
e impegna il dibattito principale di oggi; mi riferisco alla
sanità.
Siamo tutti impegnati e impelagati nel piano di rientro. Alcuni
colleghi che mi hanno preceduto hanno fatto appello
all'attenzione dell'Aula e io, dal mio punto di vista ,
specificherò la mia posizione pur condividendo alcuni spunti che
quindi riporto così come li interpreto al presidente Lombardo e
all'assessore Russo.
Bisogna stare attenti alla spesa pubblica, ci mancherebbe
altro. Bisogna prendere atto che forse nella spesa della sanità
si è sbordato. Bisogna rientrare da un eccesso di spesa
sanitaria. Bisogna combattere gli sprechi, trovare i sistemi
migliori. Però, è anche vero, e questo non lo dobbiamo
dimenticare, che alcuni settori della pubblica amministrazione,
tra cui quello della sanità, non possono essere visti con il mero
criterio della economicità dei servizi da rendere. Il criterio
aziendale puro dell'equilibrio tra costi e benefici non può
trovare istanza totale quando noi parliamo di sanità.
Ci sono servizi della sanità che hanno costi altissimi con
parziale rientro nell'ambito del recupero della spesa. Faccio un
esempio per tutti: i dipartimenti di neurochirurgia che sono
quasi tutti in difetto di bilancio e non solo in Sicilia, ma
anche in Italia, perché costosissimi sono gli strumenti e
costosissimi sono gli interventi e le cure. Ridurre la spesa dei
dipartimenti di neurochirurgia, che è diventata anche una
specializzazione di urgenza, sarebbe un errore.
I cittadini e la sanità non richiedono questo, richiedono
attenzione, richiedono controllo, richiedono anche maggiore
impegno dei sanitari e dei parasanitari, maggiore impegno dei
direttori generali, amministrativi e sanitari, ma non possono
pretendere, sarebbe sbagliato, un'equazione a parità di costo e
di servizi.
C'è un altro problema di carattere generale che aleggia nel
dibattito, in verità fuori da quest'Aula e fuori dalle stanza del
Governo - capisco di toccare un nervo scoperto e non vorrei
essere frainteso - che riguarda la legalità; dovremmo essere
tutti chiamati al rispetto della legalità, il nostro
comportamento deve essere improntato alla legalità.
Per certi aspetti, da qualcuno verrebbe adombrato che questa
Giunta garantisce una maggiore legalità rispetto alle altre per
la presenza di due prestigiosi magistrati, che a me stanno bene,
stanno bene all'UDC, magistrati che erano presenti anche in altri
governi precedenti. Ma mi chiedo: la legalità è un quid pluris
nell'attività del pubblico amministratore? Credo proprio di no
Noi siamo tenuti doverosamente e strettamente al rispetto della
legalità, non scopriamo niente di nuovo quando ci autorichiamiamo
al rispetto della legalità; ci mancherebbe altro Non potremmo
venire qua per fare i deputati, gli assessori, il presidente
della Regione e commettere illegalità se siamo, invece, i primi
tutori e i primi esecutori della legalità.
Pur non di meno, impostato così il concetto di legalità, non mi
sta bene perché riduttivo. Credo che il legislatore non
tralascerà mai di sottolineare che il deputato regionale è prima
legislatore e poi politico, e come legislatore, o membro del
governo, o presidente della Regione, comunque tutti devono
richiamarsi ad un concetto onnicomprensivo più alto, che è quello
della onestà e che include anche il concetto di legalità. E'
l'onestà dei comportamenti che ci impone il rispetto della
legalità e l'onestà deve improntare ogni atto della nostra vita
di legislatori, amministratori e politici.
L'onestà che comprende - lo ripeto - la legalità e che non è
soltanto un aspetto che riguarda gli atti giornalieri della
nostra vita impegnata in politica e in amministrazione, ma
comprende anche l'onestà intellettuale.
E richiamo tutti al rispetto dell'onestà intellettuale, nel
senso che ognuno di noi con onestà intellettuale, nel momento in
cui svolge una funzione, è concentrato soltanto a svolgere quella
funzione; non ci possono essere retropensieri e nessuno di noi
nella funzione politica, amministrativa o legislativa può portar
dietro le proprie esperienze professionali pregresse.
L'ingegnere non può far l'ingegnere da deputato e da assessore.
Certo, ha delle conoscenze maggiori e quindi le sfrutta; stessa
cosa dicasi per l'avvocato, il medico, il magistrato.
Capisco che posso essere frainteso e dunque specifico meglio:
non credo, come qualche chiacchiera anche giornalistica ha
propagandato in questo mese, che ci sia una sorta di occupazione
o di tentativo di occupazione della magistratura nella politica
siciliana. Sarebbe troppo meschino e riduttivo. Io credo che il
dottor Russo e il dottor Iarda, che danno prestigio a questo
Governo e a quest'Aula, sapranno improntare della loro onestà
intellettuale il compito a cui sono stati chiamati e di questo ne
gioveremo tutti.
Questo è un ulteriore motivo affinché l'UDC, che io
modestamente rappresento, esprime il massimo del consenso a
questo Governo, al Presidente Lombardo e alla sua Giunta
nell'interesse dello sviluppo della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Onorevole Presidente Lombardo, francamente mi
aspettavo qualcosa di più dal suo intervento, sia nel metodo sia
nella forma. Mi è sembrato di ascoltare un intervento improntato
più su appunti di un viaggio tra i problemi della Sicilia che non
di un vero e proprio programma di un'isola che ha 5 milioni di
abitanti, qualcosa in più della stessa Svizzera o della stessa
Scandinavia. Lei è stato eletto in maniera corale dal popolo
della Sicilia per governare la Sicilia per i prossimi cinque
anni e mi sarei aspettato anche una enfasi nel rivendicare le
ragioni stesse del suo impegno politico e l'impegno del suo
movimento che è quello dell'autonomia, in un momento in cui in
Italia i localismi o le questioni che riguardano aree del paese
ben precise sono al centro dell'attenzione.
Avrei immaginato di ascoltare anche la ripresa di un tema a lei
tanto caro, la questione meridionale, la questione siciliana.
Francamente, tra gli appunti che lei ha letto non ho visto questa
solennità nel rivendicare anche il ruolo di nazione che la
Sicilia ha e che qualche buona letteratura spesso ci ricorda.
Lei ha trattato un tema che nei suoi appunti sembra essere
importantissimo per lei: il rapporto della municipalità con i
cittadini, la questione che riguarda la sopravvivenza stessa
degli oltre 300 comuni siciliani, la difficoltà per i comuni in
queste settimane di chiudere i bilanci, il fatto che tanti comuni
hanno, sostanzialmente, bilanci con entrate gonfiate che hanno
consentito di non dichiarare il dissesto dell'ente locale stesso.
E a me preoccupa l'assenza di soluzione alla questione
finanziaria che gli enti locali hanno, ce l'hanno tutti sia
quelli governati dal centrodestra che quelli governati dal
centrosinistra.
Onorevole Presidente, i comuni siciliani in quest'ultimo
periodo, in quest'ultimo biennio si stanno aiutando con poco di
finanza alternativa. Qual è la finanza alternativa? La royalty
che viene da impianti fotovoltaici che consente a comuni piccoli
e medi di avere entrate alternative rispetto ai tagli dei
trasferimenti delle risorse nazionali e peraltro ora ci toccherà
fare alcune variazioni di bilancio per l'abbattimento dell'ICI.
Lei fra i suoi assessori vanta una persona di spessore, un
amministratore che è stato il rappresentante di tutti gli
amministratori e lo è ancora: il vicepresidente del suo Governo.
Lei sa che i comuni, tanti comuni, hanno avuto possibilità di
chiudere i bilanci grazie alle royalties che vengono da queste
macchine enormi che sono gli impianti eolici. Quando, anziché
accennare al Piano energetico regionale, lei si pone la semplice
questione di ridurre la quantità di energia che possono produrre,
si tratta di imprese che vengono dal Nord, e non pone una
questione più complessiva che è quella di avere una proposta
generale sull'energia, sull'impianto eolico, sul fotovoltaico,
sulle biomasse, sostanzialmente, continua in un silenzio che
abbiamo avuto per due anni con l'Assessore della precedente
legislatura che in novanta giorni aveva annunciato il PER, Piano
energetico regionale.
Ritengo che in realtà si voglia continuare in qualche maniera a
non regimentare, a non organizzare, a non rendere partecipe
questo Parlamento e a renderlo protagonista direttamente con la
scelta dell'approvazione o della bocciatura di un Piano
energetico regionale.
Ho l'impressione, onorevole Presidente, mi perdoni il sospetto,
che in realtà non si voglia intervenire sulla questione, che
peraltro rappresenta anche un grande business nell'imprenditoria
siciliana, non si vogliano mettere punti fissi sulla tipologia di
impianti da fare, su chi li può fare, su quanti MW, se per quanto
riguarda il fotovoltaico si deve rimanere a 2 MW o si possono
avere grandi impianti.
Sostanzialmente, nei suoi appunti, su questo tema c'è una
genericità che mi preoccupa.
Onorevole Presidente, sulla questione dei rifiuti lei ha
firmato un decreto che è certamente importante per quanto
riguarda la riduzione del numero degli ambiti territoriali
ottimali, ma non tratta assolutamente la questione che incide
sulla TIA e sulla Tarsu che pagano i cittadini, cioè il costo di
conferimento nelle discariche dei rifiuti, sia per quanto
riguarda i consorzi che ritirano i rifiuti, come cartone,
plastica, vetro, etc., sia quel sistema ormai consolidato in
Sicilia che si conferisce a 90 euro a tonnellata più IVA e
chiaramente incide, questo costo di conferimento, per il 40 per
cento. Non incide sulle allegre gestioni di politici o di
consigli di amministrazione la lettura vera del costo - che è a
carico dei cittadini e dei bilanci comunali - che è dato dal
costo dell'IVA, nonostante ci sia una norma approvata nelle
variazioni di bilancio del 31 dicembre 2007, che ancora
l'Assessorato degli enti locali non determina come applicarla e
soprattutto in Sicilia, onorevole Presidente, si è instaurato un
regime di monopolio per quanto riguarda il conferimento nelle
discariche.
Signor Presidente, ridurre il numero degli ATO potrebbe andar
bene per alcuni versi, e mi convince anche l'idea di non
considerare statica la perimetrazione provinciale, ma si deve
affrontare la questione della raccolta differenziata e non solo
per un problema ambientale. E bisogna affrontare la questione dei
conferimenti in discarica e di quale discarica e da chi devono
essere gestite. Paradossalmente di tutte quelle a gestione
pubblica dicono siano già state completate tutte le vasche e
quindi non si conferisce in quelle discariche. Diversamente, lei
non avrà risolto il problema più serio o meglio i due problemi
che riguardano la gente: la tutela dell'ambiente e la riduzione
della Tarsu, dove è Tarsu e dove è TIA, nei confronti delle
famiglie siciliane.
Questi sono i temi che riguardano le municipalità. Se un comune
deve coprire al cento per cento e, quindi, riversare per intero
sui cittadini, il costo della raccolta dei rifiuti solidi urbani,
quest'ultimo diventa alto ed insostenibile per i cittadini
siciliani.
Immaginavo e sono rimasto deluso, onorevole Presidente, che lei
trattasse la questione degli Ambiti territoriali ottimali per
quanto riguarda la gestione di una risorsa importante per la
vita, che è l'acqua.
Un ordine del giorno approvato dall'Assemblea regionale
siciliana chiedeva al Governo del tempo di rivedere la
perimetrazione degli ATO riguardante la gestione delle risorse
idriche.
Onorevole Presidente, fra qualche mese lei dovrà fronteggiare
la questione degli Ambiti territoriali ottimali del sistema
idrico siciliano, problema molto drammatico come quello dei
rifiuti solidi urbani perché i costi saranno altissimi e la
quantità d'acqua distribuita sarà inferiore ai bisogni che i
cittadini siciliani hanno.
Questi, onorevole Presidente, sono i temi che riguardano i
comuni siciliani, quei comuni che sono ormai al collasso, vicini
al dissesto, se non si trasferisce alle Province la competenza
della formazione e non si dà un impulso alle Province stesse per
farle diventare cabine di regia di quello che sarà il nuovo
sviluppo locale con i fondi comunitari 2007-2013. Lei vorrebbe
sottrarre a legislazione invariata competenze ad un assessorato
che, solitamente, va nella diretta influenza di Alleanza
nazionale; mi sembra un tentativo di ridurre il peso specifico
dell'Assessore sulla questione dell'utilizzo dei fondi per la
formazione. La questione non è se questa straordinaria quantità
di denaro debba gestirla la Provincia o l'Assessorato, la
questione è rivedere per intero il sistema della formazione, oggi
la formazione serve solo ai formatori ed agli enti di formazione.
Vorrei sapere, lo chiederò con una interrogazione
all'Assessore, quanti sono stati gli allievi formati negli FTS
negli ultimi cinque anni, quanti sono stati gli allievi formati
con il Fondo Sociale e con la 24 , che oggi hanno lavoro anche
precario in strutture pubbliche o private.
Bisogna rivedere per intero questo sistema iniziando a capire
di cosa ha bisogno esattamente l'imprenditoria siciliana, il
terziario siciliano, quali sono le qualifiche professionali che
servono per trovare immediatamente dopo le 900 ore di corso o i
due anni di corso, occupazione e lavoro; purtroppo, di tutto
questo nei suoi appunti non c'è nulla
Come non c'è nulla nei suoi appunti della questione della
delocalizzazione delle imprese del nord verso quei deserti che
sono le aree di sviluppo industriale e non si può non partire
dal rivedere anche il governo delle ASI, non si può affidare la
gestione delle Aree di Sviluppo Industriale di questi consorzi se
non agli imprenditori, agli industriali. Oggi, a gestire la
possibilità di insediamento, le opportunità, le questioni che
riguardano sostanzialmente la politica industriale siciliana, non
sono gli industriali, ma sono solitamente persone che sono frutto
di mediazione politica che diventano presidenti dei consorzi
delle aree di sviluppo industriale.
Pertanto, onorevole Presidente, c'è ben poco di quella
solennità nel rivendicare un nuovo corso, una nuova stagione
all'insegna dell'autonomismo, all'insegna, se vuole, di una
rinnovata dignità di questa Sicilia e di una conflittualità
indispensabile con il Governo nazionale, semplicemente un
adeguamento a metodi, forme e sostanze che arrivano dal Governo
nazionale: grandi annunci, nel suo caso degli appunti, poca
rivendicazione nei confronti del Governo nazionale.
Lei ha fatto bene a ricorrere alla Suprema Corte per quanto
riguarda lo scippo di 2.500 miliardi di euro, che pensavo
andassero per il Ponte, visto che era la priorità nelle campagne
elettorali sua e del presidente Berlusconi. C'è poca cosa nel suo
programma, Presidente, per poter parlare di un nuovo corso del
quale questa Sicilia ha bisogno.
Non c'è dubbio che il dato elettorale metta in cassaforte le
vostre ragioni. Noi nei dati elettorali non possiamo trovare
alcuna rivendicazione delle nostre ragioni, sono dati che
schiacciatamene ci condannano, ma non c'è dubbio che ci sono
cinque milioni di siciliani, ma ci sono soprattutto quei duecento
mila giovani che sono partiti per non ritornare più nelle
periferie del grigio nord, che certamente si aspettano qualcosa.
Se non accadesse nulla, onorevole Presidente, saremmo nella
regola per la Sicilia, una Sicilia che spesso consuma entusiasmi,
consuma opportunità dal giorno alla notte, dalla notte al giorno,
lei resterebbe nel solco, come dire, di una sicilianità che
spesso si condanna da sola.
Lei ha una grande occasione Presidente, quella di guidare un
corso nuovo di governo della Sicilia; in quella politica del fare
l'opposizione la porterà vicina sulle cose concrete e
sull'impegno a non rendere la macchina regionale, una macchina
infernale che condanna con la burocrazia chi vuole costruire
imprese e che crea illusioni e seduzioni pericolose a chi cerca
una occupazione anche precaria, anche occasionale.
Onorevole Presidente Lombardo, lei ha la grande occasione di
essere non solo un Presidente della Regione, ma di essere il capo
di una nazione di cinque milioni di abitanti, deve decidere se
seguire antichi corsi, e sino ad ora l'ha fatto, compreso il
ritardo della nomina del suo Governo e l'assegnazione delle
deleghe, rimanere soffocato dagli intrecci e da alcuni messaggi
che sono arrivati poc'anzi dal rappresentante della maggioranza,
segnali ben precisi e ben chiari, oppure rimanere vittima di un
sistema di pesi e contrappesi, di equilibrismi e di modesta
politica del fare poca cosa o scrivere belle pagine di storia,
dipende da lei
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione, ho
notato che il Presidente della Regione ama chiamare gli assessori
signori assessori ed è giusto che anche noi, da questo punto di
vista, attrezziamo il nostro linguaggio. Onorevoli colleghi,
penso che non ci sia stata nessuna distrazione in questi momenti
perché tutti comprendiamo l'importanza di questo dibattito.
L'Aula è più o meno vuota, ma mi permetto di dire che non ha
importanza. Il dibattito rimane, molto, ma molto delicato e
rimane tale seppur non va sottaciuto che ci troviamo ormai a
distanza di circa sessantacinque, settanta giorni dalla
proclamazione degli eletti anche se entro dieci giorni il
Presidente della Regione avrebbe dovuto comporre il Governo; ne
sono passati cinquanta prima che lo componesse, con tutto quello
che i giornali ci hanno aiutato a conoscere; quindi, una
partenza, onorevole Presidente, che non fa onore a quanti hanno
comunque votato il presidente Lombardo con una altissima
percentuale.
Ci si aspettava, anche da parte nostra, un maggiore tempismo,
ci si aspettava subito una dedizione ai problemi della nostra
realtà, meno a equilibrismi, litigi interni e situazioni che
hanno fatto partire questa legislatura non sotto i migliori
auspici; questo va detto, perché è ovvio che sono state poche le
occasioni, anzi non ci sono state, e forse oggi è l'occasione
giusta.
Quindi, nessuna distrazione, lo voglio dire all'onorevole
Leanza, perché abbiamo ascoltato con interesse, con attenzione.
Ci aspettavamo, però, maggiore passione e ci aspettavamo una
dichiarazione programmatica con un'anima diversa.
E' sembrato, onorevole Presidente, lo dico pacatamente e con
rispetto, l'intervento di un'occasione elettorale, un po' a
braccio, un po' con tracce che tutto sommato non mi sono - almeno
questa è la mia impressione, mi posso sbagliare - sembrate
organiche e, soprattutto, non colpiscono nell'efficacia del
debutto in Aula di questo Presidente e di questo Governo.
Una falsa partenza? Ce lo auguriamo Una difficoltà già nel
percepire le esigenze reali di un'Isola che sta per essere
travolta, da certi punti di vista, cito la prima cosa che mi
sembra assolutamente delicata ed importante: Agenda 2000,
dicembre 2008, disimpegno automatico .
Come abbiamo gestito Agenda 2000? Non lo diciamo solo noi, non
lo dice solo l'opposizione, lo diciamo anche noi, ma lo dice
prima di tutti la relazione della Banca d'Italia che parla
chiaro. E altri osservatori e prestigiose penne hanno scritto in
questi mesi e in questi anni che non abbiamo fatto quello che
hanno fatto i greci, quello che hanno fatto gli spagnoli e
potrei continuare.
Loro hanno fatto miracoli e ci hanno evidentemente superato,
sono cresciuti economicamente, socialmente e culturalmente,
mentre noi siamo ripetenti: eravamo nell'Obiettivo 1' e vi
rimaniamo perché permane il ritardo di sviluppo.
I ripetenti - ve lo dico come uomo di scuola - a volte fanno
miracoli Siamo in grado di fare miracoli Io lo spero. Non mi è
sembrato di cogliere, anche rispetto a questa grande ultima
occasione, quella lucidità strategica in grado di invertire la
tendenza e dico in poche parole: qualità della spesa, sistema
reale, maggiore moltiplicatore rispetto a quello che purtroppo
non c'è stato perché la Banca d'Italia scrive basso
moltiplicatore.
Sistema significa qualità - l'ho detto poco fa - e significa
soprattutto qualità per quanto concerne anche i direttori
generali. È inutile che ci giriamo attorno Lo dico con rispetto,
chi mi conosce sa bene che sto molto attento a pesare le parole,
però dico che se è vero che bisogna, da questo punto di vista,
invertire una tendenza è pur vero che dobbiamo partire anche
dall'utilizzo delle nostre risorse umane, cioè i direttore
generali. In questo senso mi chiedo se c'è qualche novità e non
perché voglio, in questo momento, togliere qualcosa alle capacità
espresse da alcuni direttori generali.
Mi chiedo se c'è alcuna novità per quanto concerne la miriade
di segmenti che Agenda 2000 ha sperimentato con una formula che
non ha dato le risposte che tutti ci aspettavamo Non mi pare che
su questo ci sia anche una lucidità, che definirei strategica,
da parte del Presidente.
Non l'ha impostata il Presidente Lombardo, è vero, ma il
Presidente della Regione rispetto a quanto è stato impostato,
quale input, quale momento di Governo di alto profilo è in grado
di assicurare alla gestione del 2007-2013?
I ripetenti siciliani sono in grado di fare bene? Di colmare
ritardi? Di fare realmente sistema? Di assicurare qualità nella
spesa? Di fare crescere quest'Isola? Di cominciare ad essere
puntuali? E in grado di assicurare che le rimodulazioni non
saranno fatte se non su questioni che riguardano sempre
un'impostazione strategica? O le rimodulazioni saranno fatte così
come sono state fatte per Agenda 2000? Queste sono le grandi
questioni e scusatemi se insisto su questo punto e sono già
trascorsi otto minuti.
Seconda questione: si è detto che è una relazione senz'anima.
Si è detto ciò perché tutti noi siamo esterrefatti per il fatto
che il Presidente della Regione ritiene che con il ricorso,
sollevando il conflitto di attribuzioni alla Corte
Costituzionale, la Sicilia risolve il problema riguardante i
tagli pesanti - non voglio ripetere numeri che hanno citato i
colleghi che mi hanno preceduto - e che obiettivamente hanno
dato un colpo mortale alla possibilità, con quei numeri, di
determinare percorsi di crescita perché le infrastrutture sono
importanti, anzi vitali e perché, mi permetto di citare, anche
le cose che possono sembrare più piccole, per quanto concerne la
logica dei numeri, hanno un significato assolutamente importante.
Ne cito solo quattro. Assessore La Via, lei ha fatto una
campagna elettorale per le amministrative precedenti in luoghi
simbolo della nostra Regione dicendo che avrebbe risolto il
problema della peronospora.
Lei ha detto - non l'ho detto io - che sono stati messi a
disposizione della Sicilia 50 milioni di Euro da parte del
Governo Prodi, quel Governo terribile che ha rovinato l'Italia,
dite voi, nel linguaggio corrente, io non ho sentito dire altro
che quella norma non era stata scritta bene: dove eravate con i
vostri partiti di riferimento nel momento in cui quella norma è
stata scritta ed approvata dal Parlamento nazionale?
Se non ricordo male, avete inviato la circolare il 15 di
aprile, ad urne chiuse, oppure il 16 in fase di scrutinio - non
insisto sulla data di invio della circolare - e mi chiedo che
fine abbia fatto quella circolare; c'è qualcuno che si è
preoccupato di andare a negoziare, di andare a sostenere
l'impianto fondamentale della circolare e i relativi atti
allegati che riguardava la famosa questione delle fitopatie,
questione difficile da sostenere rispetto ai regolamenti? Non
intendo citare alcun articolo di questi regolamenti, sprecherei
qualche secondo, sulla famosa questione dell'andamento climatico
anomalo, con tutti i rilevamenti che erano stati fatti; si è
recato a Bruxelles, nella qualità di Presidente della Regione,
europarlamentare, che conosce bene quel tipo di realtà, per
sostenere presso la Commissione competente - non voglio nemmeno
scomodare il Commissario - quelle che erano le ragioni di tanti e
tanti agricoltori siciliani?
Non mi dite che in questo si fa demagogia più di quanto si fa
quando si interviene in Aula perchè mi indigno seriamente.
Voi avete scritto e detto queste cose; c'è la risposta da parte
di Bruxelles, l'avete tenuta nel cassetto? Non è trapelata
alcuna notizia perché nel contempo vi siete resi conto che quanto
avevate detto era realmente una bufala. Come vogliamo affrontare
la questione? Su quale pista ci vogliamo avventurare? Diteci
qualcosa, battete un colpo, perché sicuramente sapete bene cosa
significa la copia del ricorso alla Corte costituzionale
consegnata agli agricoltori, sia per i tempi e sia per le
risposte concrete che aspetta l'agricoltura siciliana. Ci sono le
disponibilità? Ci credete o non ci credete? Volete mettere in
moto qualcosa di serio, con tutte le difficoltà che ci sono
rispetto ai contenuti del Regolamento o no? Come volete dribblare
l'ostacolo?
Perché l'ostacolo c'è e la cosa paradossale è che noi abbiamo
sostenuto che c'era qualche problema e che voi avete sostenuto
che avreste risolto il problema; ora mi pare che siete Governo
nuovamente di questa Regione, fateci sapere, per favore, perché
in queste ore avete impegnato pochissimo dei cento milioni della
legge regionale numero 19, forse il 22, 23 per cento - ora non
sto qui a dire euro più euro meno, per intenderci Assessore La
Via - una buona parte di quelle somme che erano cento milioni di
euro - vi ricordate la piazza, lo sciopero e voi che annunciavate
cento milioni di euro - bene sono passati circa due anni, ne
avete solo impegnati circa venti degli ottanta milioni, ce ne
saranno altri trenta che sicuramente saranno impegnati per fini
nobili, per interventi significativi, ma mettete a disposizione
quello che avete in cassa e facciamo in modo che, nel contempo,
il ricorso faccia la sua strada.
Hanno tolto alla Sicilia i fondi per la lotta alla
disoccupazione, come se noi non conoscessimo questa categoria,
non mi pare che avete organizzato marce su Roma.
Hanno tolto i soldi della viabilità secondaria, quella è una
realtà e una situazione che veramente vale la pena ricordare
perché lì s'è fatta la marcia su Roma per paura che quel Governo
non trasferisse quelle risorse.
Da questo punto di vista, avete qualcosa da dire? Perché non mi
pare, in questo senso, che i dati ci indichino una situazione
florida.
Avete per caso idea di cosa significa fare una campagna
elettorale in Sicilia sulla stabilizzazione dei forestali e non
dire mezza parola su come si può fare l'operazione Stato-Unione
europea-Regione, non scimmiottando la Calabria, ma andando oltre
perché lì ci sono situazioni diverse?
Avete idea di cosa comporti la circostanza che lo Stato ha
sistemato i precari dello Stato, la Regione ha sistemato i
precari della Regione, gli enti locali hanno contrattualizzato
altri a valere sull'onda nazionale? Avete idea del fatto che noi
non abbiamo recepito quella norma pur avendo insistito tantissimo
e le altre regioni a piene mani hanno preso i soldini e forse non
arriviamo a beccare nemmeno un euro, mentre ci sono contratti che
stanno per scadere, ora, in questo mese?
Quando parlate di difficoltà degli enti locali, dal punto di
vista finanziario, sapete bene che quei contratti non possono
essere assolutamente rinnovati con le risorse destinate agli
enti locali, ma non ne parliamo
Ultima battuta: sapete cosa significa vivere in Sicilia
condizioni giovanili particolari? Non ho sentito una parola su un
attento studio che potremmo commissionare così come potremmo
dotare seriamente questa Isola di precondizioni utili per i
giovani siciliani - rischi, devianze -, eppure i giornali sono
pieni di fatti di cronache in tal senso. Si parla solo di
immigrati e di morti nel canale di Sicilia.
Ecco perché, Signor Presidente, non sono assolutamente
soddisfatto e pensavo che oggi si sarebbe potuto dare di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, ricollegandomi proprio alle ultime
parole del collega onorevole Oddo, proprio per significare una
convinzione diametralmente opposta, esprimo soddisfazione per le
dichiarazioni del Presidente Lombardo. Negli interventi dei
colleghi della minoranza ancora una volta risiede il germe della
censura strumentale, dell'opposizione non costruttiva e della
sottolineatura astratta delle presunti lacune altrui.
Presidente Lombardo, lei ha una grande occasione - è vero - e
l'occasione è quella di avere dimostrato, stamattina, di volere
evitare nel modo più efficace di essere un presidente della
Regione che parli un doppio linguaggio: uno rivolto al popolo che
lo ha votato e lo ha eletto e un altro rivolto all'Istituzione
che, a parole, si vorrebbe evitare che fosse barocca e che nei
fatti si vuole trasformare nel ricettacolo barocco delle
dichiarazioni più arzigogolate, delle anticipazioni più enfatiche
e clamorose e, persino, del calendario delle azioni che si
intendono mettere in campo.
E' una grande occasione quella di fare la differenza tra le
azioni e le parole, tra i bizantinismi che lamentava poc'anzi il
collega Cracolici, cui ha fatto eco il collega Oddo, e alcune
significative riforme annunciate nelle dichiarazioni che il
Presidente ha reso oggi in modo cospicuo e sostanziale.
Peraltro, dichiarazioni programmatiche rese all'Aula che
servono soltanto a coinvolgere il Parlamento nell'attuazione di
un programma che è stato già consegnato agli elettori al momento
della sottoscrizione della candidatura, perché il programma del
Presidente della Regione è stato già presentato agli elettori, è
stato formalmente documentato; oggi, nell'ambito di un
adempimento d'Aula, bisognava in modo molto sintetico
sottolinearne soltanto i criteri ispiratori e i fatti
fondamentali.
Si è privilegiato il registro dell'affidamento alle azioni
che si intendono mettere in campo sulla inopportuna elucubrazione
retorica ed enfatica delle intenzioni, il quaderno delle
intenzioni, un tomo di 120 pagine che ha riempito i resoconti
stenografici delle precedenti dichiarazioni. Bisogna essere una
volta tanto rispondenti alle dichiarazioni che si fanno e alle
posizioni che si assumono.
Abbiamo lamentato nel passato che le dichiarazioni
programmatiche fossero un tomo di 100 pagine su tutto ciò che
nello scibile amministrativo di Governo e parlamentare fosse
possibile indicare e anticipare. Quello è il linguaggio doppio,
il linguaggio bizantino dell'istituzione che tradisce il
linguaggio dei fatti o il rapporto diretto con il consenso e con
il popolo che ha votato. Oggi, credo che sia stato privilegiato
un metodo e un registro diverso e di questo sono soddisfatto
Sono soddisfatto del fatto che, per esempio, a proposito della
sanità, il Presidente, entrando nel merito, abbia inteso
distinguere - forse questo qualche collega non lo ha compreso -
tra gli strumenti dell'emergenza e la programmazione strutturale
contenuta nel nuovo piano sanitario regionale.
Gli strumenti dell'emergenza sono un conto, la pianificazione
degli interventi strutturali sono un'altra cosa. E' vero che c'è
un rapporto simbiotico, che c'è sicuramente una premessa, un
fondamento nell'attuazione degli strumenti di emergenza ed uno di
questi strumenti è il Piano di rientro che questo Governo eredita
da una precedente interlocuzione tra il Governo regionale e il
Governo nazionale e che è viziato da una impostazione ideologica
imposta dal Ministro Turco, in quella occasione ispirato dal
Ministro Bindi.
Mi riferisco al dibattito del luglio-agosto dell'anno scorso
quando si indicò la necessità di formulare un Piano di rientro
articolato in quattro grandi versanti, nel quale rientrava
l'abbattimento del budget, la convenzione esterna, la riduzione
della spesa farmaceutica. Sono un chiaro indicatore di una
prevalente impostazione ideologica in base alla quale il
pubblico, che dovrebbe essere consapevole delle proprie patologie
- mutuando la metafora proprio dal linguaggio sanitario - e che
dovrebbe sapere indicare le proprie volontà di riforma piuttosto
che indicare la fondamentale matrice della spesa insostenibile -
e cioè la rete ospedaliera viziata e afflitta da mille difetti e
incongruenze -, indica come prevalenti obiettivi la riduzione dei
budget ai convenzionati esterni e la riduzione della spesa
farmaceutica, quasi fosse necessario nascondere o occultare la
necessità di intervenire sulla rete ospedaliera e, quindi, sui
mali della struttura pubblica prima ancora di chiamare ad un
coinvolgimento sacrificale il mondo della convezionata' esterna
o dei privati.
Infatti, alcuni degli aspetti di questo piano di rientro non si
sono potuti attuare integralmente proprio per questo vizio di
impostazione ideologica originaria.
La rete ospedaliera - e mi piace agganciarmi a quanto detto
prima dal Presidente quando collegava la necessità di applicare
integralmente il Piano di rientro per monitorare l'andamento
della spesa e metter mano ad un piano sanitario regionale - dovrà
essere la matrice dell'intervento riformatore, perché il 48,2 per
cento della spesa sanitaria regionale è assorbito da una rete
ospedaliera colabrodo che è necessario razionalizzare e
riformare.
Il fatto che questo sia stato indicato con molta scioltezza e
molta sobrietà non mi pare possa essere, oggi, oggetto di una
diffidenza sulla intenzione vera o di una censura sulla
limitatezza della riflessione o della volontà di intervenire. Mi
pare che ci si affidi alle azioni.
La rete ospedaliera oggi è alla base di un intervento
complessivo, riformatore che potrà sì esso potenziare il
territorio, i servizi sul territorio e consentire, per esempio, a
quegli interventi necessari ai quali faceva riferimento
l'onorevole Maira quando parlava della neurochirurgia e cioè
degli interventi più delicati e più costosi, potrà servire a
meglio organizzarli se esercitiamo subito la riduzione della
spesa laddove la dispersione è veramente incontenibile e
incontrollabile.
Una diffusione nel territorio di nosocomi che a distanza di
quattro chilometri in linea d'aria consentano ai primari, che
sono ovviamente sottoposti al sistema complessivo, di occupare i
posti letto nella misura del 30 per cento in Sicilia, in modo
improprio, rispetto alla bisogna, è una delle fonti della spesa
incontrastata, incontenibile ed incontrollabile.
Se non si interviene su questo, le altre cose sono slogan
perché non si recuperano risorse per affidarsi poi ad un
potenziamento del territorio, dei servizi di prevenzione o dei
servizi di coinvolgimento, per esempio, della comunità in una
collaborazione sull'assistenza domiciliare, integrata e
quant'altro, tutta una serie di potenziamenti che potranno
deospedalizzare l'erogazione della offerta sanitaria e consentire
al sistema di funzionare meglio.
Gli ospedali sono gonfi; si accede in modo sempre più
improprio, pertanto affermo che la razionalizzazione è
fondamentale perché fornisce degli strumenti e delle indicazioni
agli operatori, soprattutto per quanto riguarda alcuni reparti,
alcune divisioni.
Se andate un po' in giro - possiedo i dati non soltanto per la
mia attività di governo precedente, ma anche perché con i
colleghi in Commissione ci siamo più volte confrontati su questo
- a distanza di cinque chilometri in linea d'aria, due divisioni
di medicina, con trentadue posti letto l'una e ventotto posti
letto l'altra, inducono il primario che deve meritare una
riproduzione dei contratti di diritto privato a proprio vantaggio
ad occupare i posti letto perché l'indice di valutazione dei
primari e degli operatori è la produttività.
In questo senso, se la produttività può essere qualificata in
questo senso si interviene nel merito morigerandola e
qualificandola, in questo senso la produttività può essere
agganciata e non sganciata dalla tutela del valore assoluto della
salute, altrimenti ci rifugiamo negli slogan.
In questo senso si potrà consentire alla rete sgonfiata di
essere meno fattore di sperpero e, quindi, una delle destinazioni
privilegiate dell'intervento riformatore non può che riguardare
questo aspetto.
Altrimenti, se ci fermiamo, secondo l'impostazione ideologica,
al coinvolgimento del privato nel sistema sacrificale abbattiamo
il budget e ci ritroviamo alle prese con uno smantellamento di
una offerta sanitaria che in questo momento svolge una sua
funzione di capillare diffusione dell'offerta sanitaria e,
quindi, del sistema sanitario nel territorio regionale con un
danno ai livelli occupazionali e un eccessivo rigonfiamento della
spesa pubblica perché, in questo momento, senza una
razionalizzazione della rete pubblica, se andiamo ad incidere,
solo come l'impostazione ideologica prevedeva, sullo
smantellamento dei laboratori privati, troveremo il corrispettivo
delle prestazioni e, quindi, del mercato sanitario rivolto ad una
rete pubblica già intasata, già gonfia e, peraltro, più costosa;
infatti l'unità di prestazione presso il pubblico ci costa 48,70
euro (mi riferisco alle lastre, mi riferisco alle analisi chimico-
cliniche), presso il privato ci costa 11,70 euro. Sono questi i
dati indicati direttamente dai parametri, non nostri, ma forniti
dal Ministero.
Allora, se si vogliono utilizzare questi spunti per operare un
intervento riformatore sostanziale, bisogna, caso mai, apprezzare
che il Presidente non abbia voluto rifugiarsi nella retorica
supponente ed astratta ed assolutamente scorretta nei confronti
della comunità e del consenso ed abbia, invece, voluto preferire
l'adesione ad alcune azioni concrete che sono quelle contenute
nel programma che ha già documentato quando si è candidato e che
è stato oggetto del consenso per il quale siamo tornati in
quest'Aula, noi più numerosi, voi molto meno numerosi.
Se è vero che noi siamo tornati più numerosi, poiché nessuno di
noi è portatore di un programma individuale, ma siamo stati tutti
fattori di sostegno del programma del Presidente, ritengo ci sia
un motivo per il quale noi siamo tornati più numerosi e voi siete
tornati molto meno numerosi della volta scorsa. Se questa è la
premessa, proseguo sulla questione riguardante l'Unione europea e
l'agricoltura.
Il Presidente della Regione faceva riferimento alla necessità
di potenziare i servizi forestali; questo mi sembra sia uno degli
intendimenti primari.
L'assessore La Via su ciò ha già fornito gli strumenti. Il
recepimento di una norma nazionale ci permetterà di adeguare la
nostra legislazione sul personale della forestale a quella
nazionale, consentendoci non soltanto il concorso per
l'integrazione del personale relativo ai quadri dei forestali, ma
anche di pianificare un'integrazione della legge numero 14.
Infatti, a proposito del precariato, poiché è necessario
uscire, come si diceva, da una situazione di precariato che,
oggi, discrimina alcune categorie rispetto ad altre, il
completamento della legge 14 significherebbe metter mano
all'integrazione di quella percentuale del 15 per cento che
vedeva i centounisti e i centocinquantunisti in graduatoria,
suscettibili proprio di una necessaria integrazione che doveva
avvenire con lo svolgersi delle attività parlamentari e di
Governo.
Abbiamo applicato la misura del 15 per cento sia per i
centunisti che per i centocinquantunisti; ebbene, oggi abbiamo la
necessità di integrare, con l'altro 85 per cento, al fine di
evitare che il personale della forestale, antincendio, rimanga
suddiviso in due categorie: gli aventi diritto e i non aventi
diritto, proprio per farli uscire dalla sacca del precariato,
cioè da una condizione non assistita dal punto di vista giuridico
ed economico.
Bene, mi pare che il disegno riformatore ci sia tutto, ci sia
nelle intenzioni sulla formazione, sulla necessità di decentrare
i progetti relativi alla formazione e sulla necessità,
soprattutto, di razionalizzare la spesa - se è vero che, in gran
parte, è assorbita dalle indennità ai formatori -, adeguarla
attraverso, magari, un intervento come quello che il Presidente
illustrava poc'anzi, fondato sul decentramento alle necessità più
immediate del territorio e attraverso, quindi, un'indicazione
precisa della rispondenza dei progetti di formazione con
l'evoluzione del sistema di sviluppo ed occupazionale.
Lo stesso vale - e concludo signor Presidente - per quanto
riguarda i fondi comunitari. Infatti, oggi, in alcuni settori, la
possibilità di fruire dei fondi comunitari non può essere
svincolata da una necessaria azione di coinvolgimento
dell'attività degli Istituti di credito che, negli ultimi anni,
in Sicilia, non sono stati molto amici della capacità di
investimento dei nostri produttori.
Faccio un riferimento specifico al settore dell'agricoltura. La
possibilità dei nostri piccoli e medi imprenditori, ai quali
faceva riferimento l'onorevole Presidente, di accedere ai fondi
comunitari che, peraltro, nella precedente programmazione erano
inseriti in un criterio di erogazione che non era l'esatta
fotografia della nostra piccola e media impresa, ma si riferiva
ad una fotografia aziendale che non era tipica del nostro
territorio; ebbene, è stata necessaria una contrattazione
aggiuntiva per modificare quei criteri. Oggi, possono essere resi
più aderenti alle necessità della nostra piccola e media impresa,
se riusciamo anche ad assistere i nostri imprenditori rispetto
alla necessità della ristrutturazione finanziaria delle loro
aziende.
Oggi, i nostri agricoltori, afflitti dalle esposizioni
debitorie e bancarie, dai debiti INPS e da tutta una serie di
appesantimenti, a volte, non riescono ad utilizzare quella quota
di cofinanziamento attraverso la quale poi potere aderire ai
bandi e partecipare alla graduatoria ed all'attività utile per la
collocazione in graduatoria.
Credo che sia necessario intervenire affinché i meccanismi di
erogazione del finanziamento siano più aderenti alla nostra
tipologia strutturale diffusa e soprattutto attraverso un
coinvolgimento degli Istituti di credito per una ristrutturazione
finanziaria delle imprese che è fondamentale, come premessa, ai
fini di una più integrale e completa capacità di attingimento
delle risorse comunitarie.
Proprio per questo disegno riformatore concreto, asciutto,
previsto nei fatti e già documentato ampiamente al popolo che ha
votato, noi aderiamo con convinzione e sosteniamo il programma
del Presidente della Regione.
Riteniamo che attraverso una collaborazione di questa Aula,
soprattutto nei compiti di riforma, di semplificazione
dell'attività legislativa, al fine di ridurre i tassi di
burocratizzazione del rapporto tra l'economia che vive e la
società che lavora e le Istituzioni e le norme, oggi, questo
Parlamento, piuttosto che affidarsi totalmente al Governo debba
sostenere questo programma attraverso tutta una serie di
interventi finalizzati ai testi unici che potranno essere un
fattore fondamentale e prezioso per ridurre il coacervo delle
norme, la pressione normativa, per evitare la farraginosità di
alcuni itinerari normativi e legislativi e consentire così a
questo Parlamento di fornire gli strumenti di collaborazione tra
le Istituzioni e l'economia, la società che si organizza, che
siano veramente fattori di evoluzione, di sviluppo e di
progresso.
Credo che tutto ciò sia contenuto nel programma del Presidente
della Regione e noi lo sosteniamo con forza e convinzione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do la parola al Presidente
della Regione, onorevole Raffaele Lombardo, per la replica.
ODDO. Signor Presidente, l'onorevole Leontini è raccomandato?
PRESIDENTE. Onorevole Oddo, ho concesso al presidente del
Gruppo parlamentare del PD otto minuti in più e a quello del PDL
quattro minuti in più. Mi è sembrato un gesto di cortesia.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ho seguito con attenzione gli interventi dei
colleghi parlamentari, traendone spunti di cui, ovviamente, non
posso che tenere conto, valorizzandoli.
Ringrazio loro per il contributo ed i deputati regionali
presenti per l'attenzione che hanno voluto rivolgere sia alle
dichiarazione programmatiche che al dibattito stesso.
Credo che nel corso del mio dire, forse non si siano colte le
idee o gli spunti programmatici ai quali sono legati -
ispirandomi ad attualità e concretezza oltre che a realismo - gli
impegni del Governo e le proposte che il Governo, nel rispetto
del ruolo dell'Assemblea, intende rivolgere al Parlamento
regionale, per avviare e realizzare un processo riformatore del
quale ci assumiamo la responsabilità, in virtù anche del mandato
e del consenso ricevuto.
Ritengo valga la pena di ricordare questi impegni e questi
punti che mi auguro non impegnino l'intera legislatura. Spero che
nell'arco di pochi mesi molti di questi punti vengano risolti,
dopo di che non c'è dubbio che passeremo ad altro.
Noi, come Governo, abbiamo voluto richiamare la nostra e la
vostra attenzione, intanto, sul tema della sicurezza sul lavoro.
Purtroppo, lo sappiamo bene, partecipiamo alle tante giornate,
ormai da anni, che l'INAIL, le relazioni, le statistiche, gli
invalidi del lavoro celebrano; sono statistiche che, a fronte di
tassi occupazionali più bassi che nel resto del Paese, ci
assegnano una maglia nera in quanto a percentuale di incidenti e
anche di incidenti mortali sul lavoro.
Insieme ai sindacati che ci hanno invitato ad una riflessione,
abbiamo, in poco tempo, da quel fatidico mercoledì, quello della
scorsa settimana, definito provvedimenti amministrativi e un
disegno di legge tendenti a potenziare i controlli, gli
Ispettorati del lavoro, introdurre meccanismi premiali-
sanzionatori, incentivare la formazione alla prevenzione, il
tutto in un disegno di legge che, dopo quello presentato per
garantire una forma concreta di solidarietà alle famiglie, il
Governo offrirà alla valutazione dell'Aula.
Abbiamo voluto dire, con molta chiarezza e con un pizzico di
coraggio da parte di un Governo, se posso permettermi, che il
sistema della formazione deve essere radicalmente rivisto, a meno
che non vogliamo appagarci di una condizione nella quale gran
parte della spesa viene convogliata verso le voci della parte
corrente del pagamento delle indennità.
In questo caso si tratterebbe di una formazione più per i
formatori che per quei pochi o molti formati che poi mancano un
raccordo con l'impresa o con il territorio, che sa forse meglio
cosa serve e cosa può impegnare, quanto sbocco lavorativo offra
ai nostri giovani o non giovani più o meno formati. A partire
dalla considerazione che tutti noi abbiamo ritenuto che
l'assunzione presso la Pubblica amministrazione - non c'è
bisogno che lo sottolinei - non è certo il modo migliore per
rispondere alla domanda di lavoro, soprattutto delle giovani
generazioni.
Credo che abbiamo il coraggio, non so se si tratta di una
speranza disattesa, di un impegno post-elettorale, di dire che
mettiamo la parola fine. Lo dico pubblicamente, anche alle
Agenzie, alle aziende che contestano o rilevano qualcosa in
ordine a questo nostro punto di vista che, se servono lavoratori,
in questo o in quell'altro ramo dell'Amministrazione o Azienda,
si attinga da quanti hanno già contratto comunque un rapporto di
lavoro a tempo indeterminato, con regioni, agenzie o aziende,
avvalendoci di professionalità di cui sono in possesso questi
lavoratori e passando, se necessario, attraverso piani di
riqualificazione,. In caso contrario, avremo una spesa
esattamente corrispondente, complessivamente e tutto sommato, al
pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti.
Se questo è un impegno da poco, per carità, valutiamolo pure
tale ma, se posso permettermi, non sono d'accordo.
Così come ci aspetta, come impegno non leggero e non facile da
realizzare, quello della razionalizzazione dell'impiego di questi
nostri dipendenti perché, riferendoci come modello a quello dei
vasi comunicanti, nessun ramo dell'Amministrazione resti a secco
e addirittura ravvisi bisogno di nuovi occupati, mentre altri,
invece, ne sovrabbondano.
Abbiamo parlato di semplificazione della burocrazia che venga
percepita come amica e capace di aiutare lo sviluppo, le
famiglie, gli imprenditori che vi si rivolgono. E questo può
avvenire attraverso una riforma delle leggi che arrivi ai testi
unici, alla deligificazione, alla semplificazione e non credo che
sia un lavoro da poco.
A Roma c'è un ministero dedicato a questo obiettivo, qui
l'Assemblea, ovviamente, ha un grande impegno dinanzi a sé oltre
a una serie di regole che riguardano i rapporti dei cittadini con
la burocrazia, in modo da assicurare certezza nei tempi, nelle
risposte; cose che, purtroppo oggi, i cittadini esigono ma che
non hanno.
Abbiamo parlato della strategia della sanità che a nostro
avviso deve essere rivista. Questo si chiama Piano sanitario,
rispetto al quale possiamo dire che il Piano di rientro non è una
cosa avulsa, non è un colpo di scure su questo o su quell'altro,
bensì è un primo passo, un tassello inserito in un contesto.
Chiaramente, non mancheremo di avanzare le nostre
rivendicazioni anche in ordine al rapporto aumentato della
partecipazione, che è stato preteso e restituito in termine di
accise che non è stato invece mantenuto come da impegni di
qualche Governo del passato.
Un Piano di rientro è un Piano sanitario che al contrario di
quanto dicono i circuiti gestional-mediatici, se così posso
definirli, non prevede alcuna sanatoria o trattamento di favore,
non può certamente fare a meno di considerare che se c'è qualcosa
da modificare ciò non potrà riguardare soltanto o assolutamente
la guardia medica di un piccolo paese o il presidio
dell'ambulanza, la cui eliminazione comporta disagi per i
cittadini, lasciando tutto il resto com'è; tutto ciò non
appartiene alle nostre intenzioni.
Abbiamo parlato di riforme del sistema industriale che è fatto
di superamento di questa gestione, pletorica, di organismi
gestionali fatti di decine e decine di persone.
Abbiamo quasi preferito le gestioni semplificate dei
Commissari, in questa fase che ci dovrà portare ad una riforma e
poi a strumenti che attraverso una modifica della nostra
fiscalità regionale -perché anche noi possiamo attuare una
fiscalità speciale o di vantaggio regionale oltre a quella che
dobbiamo invocare, in termini di consenso presso l'Unione
Europea, riguardante la fiscalità nazionale -, siano un fattore
attrattivo di investimenti in queste aree di sviluppo
industriale, che come sapete, purtroppo, sono prive in gran parte
delle infrastrutture necessarie o dei necessari servizi ed, in
ogni caso, hanno bisogno di essere occupate da più imprese.
A proposito di risorse da impiegare, il tema delle energie
credo che vada tenuto nella dovuta considerazione e la nostra
proposta non verrà meno. Esiste già una bozza, un disegno di
Piano energetico che questa Assemblea dovrà esaminare.
Il nostro punto di vista, anche qua un pizzico di coraggio, di
svolta, credo che lo contenga.
Non possiamo consentire che si continui lungo la strada del
saccheggio del nostro ambiente, della nostra salute, così come
avviene da decenni da parte dei petrolchimici o degli impianti
termoelettrici, né possiamo consentire che grandi gruppi che qui
non hanno radici e qui non lasciano un euro facciano altrettanto
nel campo delle energie alternative. Secondo me sarebbe un vero
peccato consentire tutto ciò.
Nel settore dei rifiuti possiamo tornare a legiferare. Noi
abbiamo fatto ciò che questa Assemblea ha previsto. Abbiamo
ridotto e semplificato; certamente, sono molti centoundici comuni
o cinquantotto da governare unitariamente, bisogna legiferare
diversamente. Riteniamo che, comunque, vada ripristinato un
rapporto tra sindaci e cittadini, in maniera tale che sia più
stringente e vincolante la corresponsione di quella tariffa, la
cui elusione, insieme ad altre cose, sta alla base del gravissimo
deficit che si è accumulato negli ATO per come sono stati.
Per i termovalorizzatori non vediamo alternativa. Possiamo
prevedere alternative sul piano di tecnologie più sicure, ma la
nuova gara, che ci faccia superare i rilievi dell'Unione europea,
non c'è dubbio che va celebrata per evitare il ripetersi di
disastri ambientali, così come si sono verificati in altre
regioni.
Abbiamo parlato di un intendimento preciso di semplificare,
ridurre, cancellare; non credo che sia una cosa da niente, in
quanto a riforme radicali che credo i siciliani si aspettino, il
sistema di una serie di enti che hanno fatto il loro tempo e
magari ormai, non assolvono ad alcuna funzione preziosa ed
insostituibile. Non c'è dubbio che ciò porterà ad una
semplificazione e ad una riduzione di costi e sprechi che potrà
essere apprezzata.
Sul problema del credito, abbiamo parlato ed un primo passo lo
abbiamo compiuto coerentemente, sottraendoci alla tentazione
delle nomine prestigiose ed importanti. E' un tema che questo
Governo, col conforto di un'Aula, dovrà trattare, soprattutto se
si dovesse trattare di dismissioni, decideremo che cosa fare
nella riorganizzazione del credito stesso.
Per quanto riguarda i beni culturali; ebbene, ne abbiamo un
patrimonio sterminato.
Ieri ero in una chiesa di un piccolo comune della mia
provincia, e mi sono chiesto quante centinaia di chiese ci sono
che hanno bisogno di restauri, di interventi di protezione civile
e per quanti miliardi di euro. Bisognerà pensare ad uno strumento
legislativo che ci consenta di coinvolgere il privato, le
fondazioni, qualche mecenate che fosse disponibile, oltre che a
investire, anche a garantirne una gestione che ne permetta una
piena fruizione, anche per tutto quello che questo, anche in
termini di aumento dei flussi turistici e non soltanto,
determinerebbe nella nostra Terra.
Abbiamo parlato di valorizzazione, di potenziamento del ruolo,
ma anche di risorse da assicurare ad enti locali che sono malati;
ma se sono tutti in condizioni di crisi finanziaria grave se non
gravissima possiamo superarla attribuendo loro, a mio avviso, più
competenze, anche rivedendo un sistema elettorale di selezione
della classe dirigente, sul quale ho detto di essere pronto a
cambiare posizione ed idea.
Sui fondi strutturali, per quello che verrà, siamo dell'avviso
che, anche se c'è una determinazione della Giunta alla quale
siamo legati, devono servire piuttosto che a frammentare gli
interventi, a sciogliere i nodi strutturali che impediscono il
rilancio dello sviluppo in Sicilia
In quanto al resto, quando parliamo di autonomia e di decreti
ICI e di ricorsi alla Corte Costituzionale, dobbiamo ricordarci
che l'autonomia è al tempo stesso una grande unità di intenti, e
sapete che cosa vuol dire? Che tutti insieme dovremmo,
concordemente, rivendicare quanto ci spetta, talvolta anche la
restituzione di quello che riteniamo ci sia stato sottratto.
Vuol dire che non insorgiamo a difesa della Sicilia solo quando
questo giova ai nostri partiti nazionali che, magari, si trovano
all'opposizione del governo in carica, parliamo chiaro.
Credo che chi ha voluto ricordare certe manifestazioni avrà
pure ricordato che abbiamo manifestato con un Governo di un
colore politico e facciamo ricorso alla Corte Costituzionale e
non soltanto; questo è un dovere istituzionale.
Chiaramente, portiamo avanti il nostro discorso politico anche
rispetto a questo Governo che non esitiamo a definire amico
perché la forza politica di questo Governo, alla quale mi
riferisco, è una forza alleata, è una forza che nel suo piccolo
lo sostiene e rispetto a questo Governo quando parlo di
intervento politico, dico che al di là della forza dei numeri,
c'è bisogno di una revisione e di una impostazione diversa.
In quanto al resto, questo è il programma del Governo. Lo
hanno ricordato diversi parlamentari, per ultimo l'onorevole
Leontini.
Noi siamo stati votati dagli elettori per questo pacchetto di
riforme che abbiamo proposto e non possiamo che procedere lungo
questa strada. Non c'è dubbio che ci ispireremo a principi di
efficienza, di trasparenza, di legalità ed il rispetto di questo
programma dovrà essere la bussola per ciascun Assessore, me per
primo, perché si tratta del vincolo che ci lega ai nostri
elettori e al nostro popolo, al quale, giorno per giorno,
vogliamo attenerci perché - ne siamo consapevoli - si tratta di
impegni di riforma che devono tradursi in leggi e noi faremo la
nostra parte.
L'azione amministrativa non potrà che essere coerente, la
nostra funzione di proposta, per quello che ci compete, non potrà
che affiancare quando serve, la nostra presenza sarà assicurata,
ma si tratta di un processo che compete a questa onorevole
Assemblea che ha una funzione fondamentale; alla maggioranza,
intanto, che è così ampia, così importante, così ricca di
intelligenze e di esperienze e anche all'opposizione che ho
invitato - ovviamente non è rituale che sia così, andiamo al di
là della ritualità - a dare un contributo del quale noi terremo
conto perché riteniamo che questi grandi processi di riforma si
possano e si debbano fare con il concorso di tutti.
E con questo atteggiamento, che ribadisco quanto detto,
assicurando a testimonianza di ciò la nostra e la mia personale
presenza quando si lavorerà nel senso dell'adozione di riforme
importanti, un atteggiamento di ossequio e di grande rispetto per
tutti voi e per lei, signor Presidente.
(Applausi)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Conferenza dei
presidenti dei Gruppi parlamentari è convocata presso il mio
ufficio, oggi, mercoledì 18 giugno 2008, alle ore 17.30, con
all'ordine del giorno la programmazione dei lavori per le
prossime settimane.
Non essendo ancora pervenute le designazioni da parte di alcuni
Gruppi parlamentari, la seduta è rinviata a mercoledì, 25 giugno
2008, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I. Comunicazioni
II.Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'on. Angelo Lombardo.
III.Elezione delle Commissioni legislative permanenti e della
Commissione permanente per l'esame delle questioni concernenti
l'attività dell'Unione europea.
La seduta è tolta alle ore 15.30
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli