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Resoconto d'Aula della Seduta n. 65 di mercoledì 18 febbraio 2009
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico  che  dovessero  aver
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Raia, Adamo,  Di  Guardo,
  Panepinto, Falcone, Musotto e Minardo hanno chiesto congedo per la
  seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  inviato,  in  data  17 febbraio 2009, alla Commissione  legislativa
   Attività produttive' (III):

   «Soppressione dell'Ente di sviluppo agricolo» (n. 365)
   di iniziativa parlamentare
   parere  I.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni  con richiesta di risposta orale presentate.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  l'industria,
  premesso che:

   in  questi giorni la Commissione europea ha approvato il documento
  di  spesa che riduce in modo drastico gli interventi finanziari per
  la  realizzazione  di  opere pubbliche nell'ambito  energetico  del
  territorio nazionale;

   in  particolare,  l'Unione europea ha rivisitato la  distribuzione
  dei  fondi  per le reti energetiche e continentali penalizzando  in
  modo  netto  e  chiaro  l'Italia. Dei  cinque  miliardi,  solamente
  centocinquanta milioni sono stati assegnati all'Italia;

   tale  riduzione ha compromesso non solo la realizzazione di  opere
  importanti   quali rigassificatori e reti elettriche  continentali,
  ma ha compromesso la realizzazione di opere pubbliche nella Regione
  siciliana;

   considerato che:

   l'impegno di spesa adottato dalla Commissione europea, in  realtà,
  impedisce  la  realizzazione di opere pubbliche  anche  nel  nostro
  territorio regionale, quale, appunto, il rigassificatore  di  Porto
  Empedocle (AG);

   su  indicazione del presidente della Commissione UE,  Josè  Manuel
  Barroso,  la commissione stessa ha approvato il documento che,  tra
  le   altre   opere,  prevede  l'eliminazione  dalla   lista   della
  realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle;

   ritenuto che:

   la decisione della Commissione UE è gravemente penalizzante per la
  nostra   Regione   che  si  vede  privata,  in  questo   modo,   di
  un'importante opera pubblica;

   la   realizzazione   del   rigassificatore  costituisce   un'opera
  strategica per lo sviluppo energetico della Sicilia;

   per  sapere  quali  provvedimenti e azioni  politiche  il  Governo
  intenda  adottare  al fine di evitare la perdita dei  finanziamenti
  europei   per  la  realizzazione  del  rigassificatore   di   Porto
  Empedocle». (414)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   Antonino  è  un  ragazzo  di  17 anni  di  Torregrotta,  paese  in
  provincia di Messina, che, da quando aveva 15 mesi, soffre  di  una
  delle  forme peggiori di distrofia muscolare. Sino all'età di  nove
  anni  riusciva  a deambulare, dopo ha avuto bisogno della  sedia  a
  rotelle.  Dal  2006  la  malattia, oramai  in  stato  avanzato,  lo
  costringe a stare a letto in maniera continuativa;

   il  padre di Antonino è muratore mentre la madre è casalinga. Sino
  al  31  dicembre  2008  la  famiglia ha  usufruito  dei  contributi
  regionali  elargiti  dalla  azienda  sanitaria  di  Sant'Agata   di
  Militello.  Dal  primo  di  gennaio questi  contributi  sono  stati
  sospesi   a  causa  delle  nuove  direttive  emesse  dall'Assessore
  regionale per la sanità;

   considerato che l'assistenza continua di Antonino costa circa 2000
  euro al mese, cifra che la famiglia, ovviamente, non può sostenere.
  Dal primo gennaio, a fianco dei genitori di Antonino, sono scesi in
  campo  i parenti, alcune associazioni di volontariato ed il  comune
  di Torregrotta, ma è evidente che tale situazione non può perdurare
  a lungo;

   tenuto    conto    che   la   frenetica   corsa    al    risparmio
  dell'amministrazione  sanitaria regionale,  senza  una  precisa  ed
  accurata disamina dei casi esistenti, porta ad una gravissima serie
  di   disservizi  che  colpiscono  quelle  famiglie  siciliane   già
  duramente  provate  dalla presenza in casa di  parenti  colpiti  da
  malattie croniche invalidanti;

   per sapere:

   quali  siano  i  motivi che hanno portato la ASL di Sant'Agata  di
  Militello  a  sospendere i contributi regionali  alla  famiglia  di
  Antonino;

   quanti  siano  i casi in Sicilia di malati, assistiti  al  proprio
  domicilio dalle famiglie, colpiti da gravissime forme di invalidità
  cui sono stati interrotti i contributi regionali;

   quali   siano  le  iniziative  che  intende  adottare  l'Assessore
  regionale  per la sanità per ripristinare con urgenza i  contributi
  alla  famiglia di Antonino ed a tutte quelle famiglie che assistono
  in  forma  domiciliare malati gravi e che, dal primo gennaio  2009,
  non ricevono più i sacrosanti aiuti da parte della Regione». (416)

                                                   CURRENTI - FALCONE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  cooperazione,
  il  commercio,  l'artigianato e la pesca, e  all'Assessore  per  il
  bilancio e le finanze, premesso che:

   l'art.  24  della l.r. 28 dicembre 2004, n. 17, ha  introdotto  la
  comunicazione di inizio di attività;

   il  primo  comma  del  citato articolo 24,  tra  l'altro,  recita:
   all'articolo 14 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, dopo il
  comma 1, é aggiunto il seguente:

   2)  le  licenze,  le  concessioni, i nulla osta,  i  permessi,  le
  autorizzazioni richiesti per l'esercizio di attività economiche nel
  territorio  della  Regione sono sostituiti da una comunicazione  di
  inizio  attività  da  parte del legale rappresentante  dell'impresa
  richiedente,   indirizzata   all'amministrazione   competente.   La
  comunicazione è resa nei modi e nelle forme regolamentati ai  sensi
  dell'articolo  22  della legge regionale 30  aprile  1991,  n.  10.
  Restano  validi  ed esecutivi le norme di legge e  tutti  gli  atti
  amministrativi vigenti in materia di urbanistica, di  edilizia,  di
  ambiente,  della salute pubblica, della tutela del lavoro  e  della
  sicurezza  pubblica, nonché quelli concernenti la realizzazione  di
  grandi  centri  commerciali  di  cui  all'articolo  2  della  legge
  regionale  22  dicembre  1999, n. 28,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni. ;

   lo  stesso  articolo, della richiamata l.r. n. 17/2004,  conclude:
   Sono abrogate le disposizioni della legge regionale 6 agosto 1997,
  n.  27 che risultino in contrasto con il presente comma nonché ogni
  altra disposizione incompatibile con lo stesso. ;

   tale   ultima   manifestazione  di  volontà   legislativa   opera,
  immediatamente,  sulla situazione giuridica preesistente  e  lascia
  intendere che, tra le disposizioni abrogate, rientri anche l'art. 7
  della l.r. n. 28/1999;

   in  attuazione  della normativa sopraindicata é stato  emanato  il
  decreto  presidenziale  29 giugno 2005 (pubblicato  sulla  Gazzetta
  ufficiale della Regione siciliana n. 32 del 29 luglio 2005)  avente
  per  oggetto  'approvazione dell'elenco delle categorie  economiche
  rientranti  nell'ambito di applicazione dell'art.  14  della  legge
  regionale  26 marzo 2002, n. 2, integrato con l'articolo 24,  comma
  1, della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17';

   nell'elenco  delle attività economiche, allegato A,  lettera  'G',
  sono  indicati  il  commercio all'ingrosso e  al  dettaglio,  senza
  alcuna distinzione tra settore alimentare e non alimentare;

   considerato che:

   l'Assessore regionale per il bilancio e le finanze, con nota prot.
  2120/Gab.  del  20 ottobre 2005, diretta a tutti  i  sindaci  della
  Sicilia,  ha  illustrato  la  grande opportunità  introdotta  dalla
  comunicazione di inizio attività;

   la  predetta  nota,  tra l'altro, puntualizza:   Grazie  alla  CIA
  l'avvio  di una qualsiasi attività produttiva avrà luogo a semplice
  comunicazione  e tutte le previste verifiche scatteranno  in  corso
  d'opera.  Con  il conforto e la piena adesione delle organizzazioni
  di   categoria  (industriali,  commercianti,  imprese  di  servizi,
  aziende  agricole,  eccetera)  il Parlamento  siciliano  ha  voluto
  imprimere  una  svolta  epocale nel  rapporto  impresa  -  pubblica
  amministrazione,  dando  un  senso ed un significato  istituzionali
  alle    attività   di   controllo   e   verifica   della   pubblica
  amministrazione  e  mandando  in  soffitta  lo  stereotipo  di  una
  burocrazia opprimente e vessatoria. ;

   l'affermazione  dell'Assessore regionale  per  il  bilancio  e  le
  finanze,  Tutte le previste verifiche scatteranno in corso d'opera
  trova   puntuale  riscontro  nell'art.  3  del  richiamato  decreto
  presidenziale  29 giugno 2005 che così recita:  Ai sensi  dell'art.
  2,  comma  2,  della  legge  regionale 30  aprile  1991,  n.  10  e
  successive   modifiche   ed   integrazioni,   sulla   base    della
  comunicazione  acquisita, l'Amministrazione  verifica  se  sussiste
  l'esigenza   di  ulteriore  documentazione,  che  viene   richiesta
  all'interessato  una  sola  volta  entro  sessanta   giorni   dalla
  ricezione  della  comunicazione. La richiesta di  cui  al  presente
  articolo    non   sospende    l'attività    avviata    o    l'avvio
  dell'attività ;

   dalla  normativa (art. 24 della l.r. n. 17/2004 e d.p.r. 29 giugno
  2005)  e dal contenuto della nota dell'Assessore regionale  per  il
  bilancio  e  le  finanze si evince, a chiare note,  che  tutti  gli
  esercizi,  inclusi nell'elenco delle categorie economiche,  possono
  iniziare l'attività, dopo avere depositato le dovute comunicazioni;

   l'Assessorato   regionale  della  cooperazione,   del   commercio,
  dell'artigianato e della pesca, con circolare 11 dicembre 2008,  n.
  10, a proposito della comunicazione di inizio di attività, resa per
  gli   esercizi  di  vicinato,  tra  l'altro,  recita:   Dal  tenore
  letterale  dell'art.  24 della legge regionale  n.  17/04,  la  CIA
  sostituendo  le licenze, le concessioni, i nulla osta, i  permessi,
  le  autorizzazioni richiesti per l'esercizio di attività economiche
  ,  sembrerebbe  non  potere  sostituire la  comunicazione  prevista
  dall'art.  7 della legge regionale n. 28/99, per l'apertura  di  un
  esercizio  di  vicinato  del  settore  non  alimentare  e  per   il
  trasferimento  e/o  ampliamento  di  un  qualsiasi   esercizio   di
  vicinato .  Pertanto,  interpretando  alla  lettera  la  norma,  si
  potrebbe  così  concludere: un esercizio di  vicinato  del  settore
  alimentare,     precedentemente    soggetto    ad    autorizzazione
  amministrativa, può avviarsi con la CIA ed avere effetto immediato,
  così come previsto nel decreto presidenziale;

   mentre  un  esercizio di vicinato del settore non  alimentare  può
  avviarsi  con  la  CIA ad effetto differito di 30  giorni,  secondo
  quanto previsto dall'art. 7 della legge regionale n. 28/99;

   tale  interpretazione contrasta, altresì, con la normativa, recata
  in campo nazionale, dall'art. 38  Impresa in un giorno  del D.L. 25
  giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, il
  cui regolamento, per la semplificazione, é in dirittura d'arrivo;

   in  virtù  di  tale disposizione si dà la possibilità di  avviare,
  immediatamente,  iniziative imprenditoriali esenti  da  particolari
  formalità come gli esercizi di vicinato del settore non alimentare;

   la   Regione   siciliana   ha  anticipato   tale   procedura   con
  l'introduzione della CIA o DIA come affermato dall'Assessore per il
  bilancio  e le finanze  ci troviamo al cospetto di un provvedimento
  rivoluzionario  e  che  non  ha  riscontro  in  nessun'altra  parte
  d'Italia ;

   ritenuto che:

   appare  comunque  strano che l'attività di un  albergo  (struttura
  articolata  e complessa) o di un esercizio di vicinato del  settore
  alimentare  (soggetto ad una serie di verifiche di natura  igienico
  sanitarie) possano avviarsi con effetto immediato e un esercizio di
  vicinato  del settore non alimentare, che non richiede approfonditi
  controlli e verifiche, debba avviarsi con effetto differito;

   al  riguardo  preme altresì evidenziare che l'art. 7  della  legge
  regionale  22  dicembre 1999, n. 28, consentiva  agli  esercizi  di
  vicinato  del  settore  non  alimentare di  seguire  una  procedura
  amministrativa   semplificata:   la   comunicazione,   ad   effetto
  differito,  mentre  per  tutte le altre attività  economiche  erano
  necessari, prima dell'apertura, le licenze, le concessioni, i nulla
  osta,   i   permessi,   le  autorizzazioni.  Atti   amministrativi,
  sicuramente,  più  complessi  volti ad  accertare  il  possesso  di
  determinati requisiti oggettivi e soggettivi;

   valutato che:

   diversi  comuni  della Sicilia hanno interpretato e  applicato  la
  CIA,  ad  effetto  immediato,  per tutte  le  attività  economiche,
  (inclusi  gli  esercizi  di vicinato del  settore  non  alimentare)
  comprese nel decreto presidenziale;

   il  diverso  trattamento delle comunicazioni (effetto immediato  o
  differito),  da  parte degli enti locali, ha indotto  l'Assessorato
  Cooperazione,  ad  emanare la circolare n.  10/2008  il  cui  primo
  capoverso  così  recita:   al  fine  di  assicurare  uniformità  di
  interpretazioni e comportamenti tra le amministrazioni  comunali  e
  alla   luce   dei   numerosi   quesiti  pervenuti   al   competente
  dipartimento,  si reputa opportuno fornire i seguenti  orientamenti
  in merito alla disciplina in argomento ;

   lo  stesso  Assessorato  ammette, quindi,  che  la  normativa  era
  soggetta a diverse interpretazioni;

   il  Comune di Lipari, ha inteso che, per gli esercizi di  vicinato
  del settore non alimentare, vale la CIA differita, ed ha sanzionato
  alcuni operatori economici che hanno iniziato l'attività prima  dei
  30 giorni dal deposito della comunicazione;

   per sapere:

   se  per  gli esercizi di vicinato del settore non alimentare,  già
  soggetti  a  semplice comunicazione, si applichi la CIA  a  effetto
  differito di 30 giorni;

   se  non si ritenga opportuno, in caso di conferma di cui al  punto
  precedente, equiparare le attività economiche applicando per  tutte
  la  CIA  ad effetto immediato per evitare ai soggetti che intendono
  aprire  un  esercizio di vicinato, del settore non  alimentare,  di
  attendere  30 giorni prima dell'avvio di attività con  aggravio  di
  costi,  visto  che  devono essere in possesso  di  tutti  gli  atti
  (contratti  di  affitto, di utenze, ecc.) prima  di  presentare  la
  comunicazione;

   se  non  si ritenga necessario intervenire presso gli enti  locali
  perché annullino le sanzioni, eventualmente irrogate, a causa delle
  difficoltà interpretative nell'applicazione della CIA (immediata  o
  differita)   per   gli  esercizi  di  vicinato  del   settore   non
  alimentare». (417)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   l'Ufficio Speciale di solidarietà alle vittime di mafia, istituito
  presso  l'Assessorato  regionale della  famiglia,  delle  politiche
  sociali e delle autonomie locali, ha rigettato l'istanza di  Matteo
  Monti  con la quale chiedeva il pagamento dell'indennizzo ai  sensi
  di  legge  quale vittima di mafia per i fatti accaduti a  Partinico
  nel 2001;

   in quell'anno, infatti, l'istante subìva un attentato dinamitardo,
  di  matrice mafiosa, all'appartamento di campagna di sua  proprietà
  che è andato completamente distrutto;

   le  motivazioni  addotte  a  sostegno  del  diniego  non  appaiono
  ragionevoli né plausibili atteso che trattasi di fatti gravi su  un
  soggetto,  il  Monti, che nulla ha a che vedere con la  criminalità
  organizzata;

   considerato che:

   il  Sig. Monti ha lavorato presso il comune di Partitico (PA)  nel
  settore dei lavori pubblici, urbanistica e gestione del territorio;

   il signor Monti, dipendente in pensione del comune di Partinico, è
  stato  anche  nominato, nel mese di dicembre  del  1998,  Cavaliere
  della  Repubblica  dal  Presidente  della  Repubblica,  dell'epoca,
  Francesco Cossiga;

   il  Tribunale  di Palermo ha riconosciuto ed accertato  la  natura
  mafiosa  dell'azione criminale posta in essere ai danno del  signor
  Monti;

   trattasi, dunque, di soggetto vittima di mafia;

   ritenuto che:

   il  provvedimento  di rigetto potrebbe essere  stato  adottato  in
  violazione di legge;

   le motivazioni di diniego potrebbero esporre la Regione a gravi ed
  immotivate critiche o provvedimenti da parte di altre istituzioni o
  autorità giudiziarie, oltre che dell'opinione pubblica, atteso  che
  un  cittadino  vessato  dalla criminalità  organizzata  non  riceve
  quanto  la  legge  prevede e stabilisce a tutela delle  vittime  di
  mafia.  Ciò,  quindi potrebbe provocare una sfiducia del  cittadino
  verso lo Stato e sue istituzioni;

   alla luce di quanto esposto superiormente e delle considerazioni;

   per  sapere  quali provvedimenti opportuni ed urgenti  il  Governo
  intenda  adottare al fine di verificare se, in merito alla  vicenda
  del sig. Monti, vi siano vizi o erronea applicazione della legge in
  materia di indennizzo per le vittime di mafia». (418)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  l'industria,
  premesso che:

   l'Industria   Pali  d'acciaio   ha comunicato  la  chiusura  dello
  stabilimento  di Carini e la messa in mobilità e cassa integrazione
  straordinaria degli operai;

   secondo   quanto   indicato  dall'Azienda,  la  riapertura   dello
  stabilimento   di   Carini  avverrà  con  la  riconversione   della
  produzione da pannelli di acciaio in panelli fotovoltaici;

   il   tutto,  però,  solo  successivamente  all'ottenimento   delle
  agevolazioni previste dal piano energetico regionale;

   considerato che,

   la scelta aziendale di riconversione subordinata alle agevolazioni
  di cui in premessa non offre alcuna garanzia per il posto di lavoro
  degli  operai  che attualmente lavorano presso lo  stabilimento  di
  Carini;

   i  sessanta  operai  si  trovano già  nella  condizione  di  cassa
  integrazione  ordinaria  e che, quindi, sussiste  il  pericolo  del
  licenziamento;

   ritenuto che:

   la   chiusura   dello  stabilimento  della  fabbrica   di   Carini
  costituisce  la  messa  in  pericolo di  posti  di  lavoro  per  il
  paventato  rischio  della  mancata riconversione  della  produzione
  aziendale;

   la  riapertura  è  solo  probabile,  in  quanto  subordinata  alla
  concessione  delle  agevolazione di cui al  piano  energetico,  non
  ancora approvato;

   la  chiusura dello stabilimento determina, quindi, il venire  meno
  di una struttura economica e lavorativa;

   per sapere quali provvedimenti il Governo intenda adottare per  la
  salvaguardia  dei posti di lavoro e per evitare la  chiusura  dello
  stabilimento». (419)

                                                               CAPUTO

   PRESIDENTE.  Le  interrogazioni  testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il  deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e  le
  finanze, premesso che:

   la  legge  regionale 20 novembre 2008, n. 15, 'Misure di contrasto
  alla  criminalità organizzata', dispone, all'art. 2  che,  per  gli
  appalti  d'importo  superiore a 100 mila  euro,  i  bandi  di  gara
  debbano  prescrivere, a pena di nullità del bando stesso, l'obbligo
  per  gli aggiudicatari di aprire un conto corrente unico sul  quale
  la  stazione appaltante deve fare confluire tutte le somme relative
  all'appalto,  per  poi  il  medesimo conto  essere  utilizzato,  in
  maniera   esclusiva,  per  tutti  i  pagamenti  relativi  all'opera
  appaltata;

   in  particolare, tenuto conto che l'obiettivo della norma dovrebbe
  essere,  giustamente, quello della tracciabilità dei pagamenti,  la
  suddetta prescrizione appare improponibile ed irrealizzabile per le
  imprese  edili,  dato che queste ultime resterebbero  vincolate  al
  suddetto  conto  corrente  per  ogni  operazione  economica  legata
  all'esecuzione dei lavori. Infatti, per far fronte ai propri  oneri
  (come  ad  esempio il pagamento delle maestranze, i  versamenti  ai
  propri  fornitori, eccetera), l'impresa dovrebbe utilizzare solo  i
  fondi  del  suddetto conto corrente che, evidentemente, non  sempre
  saranno disponibili nei tempi e nella misura necessari. Per fare un
  esempio,  mentre l'impresa riceverà i pagamenti in  funzione  dello
  stato  di  avanzamento  dei  lavori,  la  stessa  dovrà  avere   la
  disponibilità dei fondi anche in momenti antecedenti per soddisfare
  i  propri  creditori che, però, non potranno essere pagati  se  non
  mediante il più volte citato conto corrente;

   tenuto conto che:

   questa imposizione si pone in palese contrasto con le regole della
  concorrenza, dato che si creerebbe un ingiustificato vantaggio  per
  gli  istituti  bancari  a scapito degli altri operatori  finanziari
  attivi nel settore;

   la  prescrizione  a  pena  di nullità  del  bando  delle  clausole
  suddette,  dettata  dall'art. 2 della  succitata  legge  regionale,
  appare  eccessiva  e foriera di contenzioso, sembrando  sufficiente
  che  le  stesse  siano contenute nel capitolato speciale  d'appalto
  come  condizione per la stipula del medesimo, alla  stessa  stregua
  della prestazione della cauzione definitiva;

   lo  strumento  normativo  così predisposto  vanifica,  quindi,  la
  possibilità  di  raggiungere gli scopi che la normativa  stessa  si
  prefigge (tracciabilità dei movimenti) ed ha la sola conseguenza di
  rendere  ardua, per non dire impossibile, la gestione  dell'appalto
  da parte dei soggetti interessati;

   per  sapere  se  non ritengano improcrastinabile un intervento  al
  fine  di sollecitare un'immediata modifica legislativa dell'art.  2
  della legge regionale 20 novembre 2008, n. 15, 'Misure di contrasto
  alla   criminalità  organizzata',  al  fine  di   contemperare   le
  indispensabili  e  non  derogabili esigenze  di  trasparenza  nella
  gestione  dei lavori pubblici con le necessità degli operatori  del
  settore». (415)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                            VINCIULLO

   PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione sarà inviata al Governo.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al  punto II dell'ordine del giorno: Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   numero 91 «Nomina di un nuovo presidente dell'autorità portuale di
  Augusta   (SR)  al  fine  di  un  rapido  rilancio  del   porto   e
  dell'economia  del territorio in crisi», degli onorevoli  Marziano,
  Cracolici, Digiacomo e Panarello;

   numero  92  «Erogazione  delle risorse  già  stanziate  a  livello
  nazionale   per   la   realizzazione  di  apposite   strutture   di
  radioterapia nelle  province  di  Trapani,  Agrigento e  Siracusa»,
  degli onorevoli Oddo, Cracolici, Gucciardi, Ferrara, De Benedictis,
  Di Benedetto, Bonomo, Marziano, Marinello e Panepinto;

   numero  93 «Notizie sulla situazione finanziaria e gestionale  dei
  consorzi  di  bonifica  al  fine di verificarne  la  reale  utilità
  all'interno   dell'amministrazione  regionale»,   degli   onorevoli
  Barbagallo, Ammatuna, Galvagno e Lupo;

   numero  94  «Interventi sulla gestione del patrimonio di  edilizia
  residenziale pubblica», degli onorevoli Barbagallo, Galvagno,  Lupo
  e Ammatuna;

   numero 95 «Iniziative a favore di una ricognizione delle attività,
  dei contributi e dei vantaggi derivanti dalle sedi istituzionali di
  'Casa  Sicilia'», degli onorevoli Barbagallo, Ammatuna, Galvagno  e
  Lupo;

   numero  96  «Iniziative urgenti finalizzate alla  riorganizzazione
  funzionale  dell'amministrazione regionale e al contenimento  delle
  spese»,  degli  onorevoli Cracolici, De Benedictis,  Di  Benedetto,
  Ferrara e Rinaldi. Ne do lettura:

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  presidente  del porto di Augusta (SR), gestito da  un'autorità
  portuale,  si è dimesso oltre 16 mesi addietro ed è stato nominato,
  nelle  more della nuova designazione, l'ammiraglio Pietro  Bernardo
  quale commissario;

   successivamente,  senza  alcuna motivazione  plausibile,  è  stato
  nominato  un secondo commissario, il prof. Giovanni Tesoriere,  con
  un  raddoppio  dei costi per il pagamento delle indennità  dei  due
  commissari che pare sfiori i 500 mila euro annui;

   la  scelta del nuovo presidente deve avvenire di concerto  tra  il
  Ministero  delle  infrastrutture e dei trasporti  e  il  Presidente
  della Regione;

   gli  enti  locali  ed  economici  della  provincia  regionale   di
  Siracusa,  i  comuni di Priolo, Augusta e Melilli e  la  camera  di
  commercio  hanno provveduto da tempo alla designazione della  terna
  dei nomi tra i quali scegliere il presidente;

   il  Presidente della Regione ha provveduto a nominare la terna  di
  nomi,  indicando persone, seppur autorevoli, ma totalmente estranei
  al territorio;

   la succitata nomina è particolarmente rilevante poiché il porto di
  Augusta  è  una delle infrastrutture strategiche, nel  sistema  dei
  trasporti,   dell'intero  Mediterraneo,  anche  in   considerazione
  dell'avvio  dell'area di libero scambio che entrerà in  vigore  nel
  2010;

   considerato che:

   la mancata nomina sta determinando una situazione di paralisi e di
  blocco  di ingenti investimenti già disponibili, tra cui 75 milioni
  di  euro  per  le  opere di completamento e di  adeguamento  e  500
  milioni  di  euro  per la bonifica della rada, che  rappresenta  la
  premessa essenziale per l'espansione delle attività commerciali del
  porto stesso;

   come  dichiarato recentemente dal commissario Bernardo, altri  235
  milioni di euro sono ulteriormente attivabili attraverso l'utilizzo
  di programmi comunitari;

   rilevato che:

   tale situazione rischia di apparire come alibi affinché si blocchi
  tutto  in  attesa di un accorpamento della gestione  dei  porti  di
  Catania,  Augusta,  Siracusa, Portopalo e Pozzallo  sotto  un'unica
  autorità portuale, quella di Catania;

   nel frattempo sono sempre più evidenti i passi in avanti che altri
  porti  mediterranei,  come quello di Tangeri,  stanno  facendo  per
  accogliere  il  grande  flusso  di merci  che  arriverà  dai  Paesi
  asiatici;

   sono  sempre  più evidenti i segnali di un interesse da  parte  di
  investitori  cinesi  verso  i  porti greci  e  in  direzione  della
  realizzazione di una grande struttura aeroportuale nel centro della
  Sicilia;

   il  presidente dell'associazione degli industriali di Siracusa  ha
  lanciato l'allarme circa il grave stato di crisi economica  in  cui
  versa  l'intera  provincia  e  ciò nonostante  la  grande  mole  di
  investimenti, pubblici e privati, che potrebbero essere attivati  e
  che  sono  irresponsabilmente bloccati  dalla  mancata  concessione
  delle autorizzazioni nazionali e regionali;

   tra  gli investimenti ancora in attesa di attivazione figurano 700
  milioni  di euro in ionio gas, 500 milioni di euro del gruppo  ERG,
  270  milioni  di euro dei fondi del Ministero dell'ambiente,  della
  tutela del territorio e del mare per bonifiche, 130 milioni di euro
  relativi all'ATO idrico, 200 milioni di euro quale prima parte  dei
  nuovi  lotti autostradali da Rosolini a Modica, 75 milioni di  euro
  per la velocizzazione della tratta ferroviaria Siracusa-Catania  ed
  in  particolare per la realizzazione della bretella ferroviaria col
  porto di Augusta,

                   impegna il Governo della Regione

   a  porre in essere tutti gli atti necessari al fine di nominare il
  nuovo presidente della autorità portuale di Augusta;

   a  scongiurare il processo di retrocessione del porto di  Augusta,
  che  può e deve essere invece il fulcro del sistema portuale  della
  Sicilia   orientale  e  uno  degli  snodi  fondamentali   nell'area
  mediterranea;

   a  concedere  le  autorizzazioni necessarie a sbloccare  l'ingente
  mole  di  finanziamenti, sia privati che pubblici,  riguardanti  la
  provincia  di  Siracusa allo scopo di rimettere in moto  l'economia
  del territorio gravemente in crisi». (91)

                              MARZIANO-CRACOLICI- DIGIACOMO-PANARELLO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  provincia  di  Trapani, Agrigento e  Siracusa  non  esiste  un
  servizio di radioterapia di interesse oncologico;

   tale  servizio  assicurerebbe  ai pazienti  affetti  da  neoplasie
  solide  o ematologiche trattamenti radianti assolutamente necessari
  ed indispensabili;

   i  malati  residenti  presso  le  province  sopra  richiamate  che
  necessitano  di  tali trattamenti sono costretti  a  spostarsi  per
  centinaia di chilometri con pesantissimi disagi connessi alle gravi
  patologie invalidanti cui sono soggetti;

   oggi  la radioterapia svolge, insieme alla chemioterapia, un ruolo
  crescente  nei  programmi di preservazione  della  funzione  di  un
  organo di sedi corporee colpite da neoplasia maligna;

   il  trattamento radiante può avere un intento radicale, in  quanto
  la  radioterapia è l'unico mezzo terapeutico utilizzato per  curare
  il  tumore, adiuvante, poiché precede o segue l'atto chirurgico,  o
  palliativo  in  quanto ha il compito di ridurre  la  sintomatologia
  causata da un tumore in uno specifico distretto corporeo;

   la   radioterapia,  secondo  recenti  studi  statistici  su  scala
  europea,  viene  utilizzata in oltre il 60%  dei  pazienti  che  si
  ammalano di tumore, essendo di per sé risolutiva in oltre il 15- 20
  % dei pazienti oncologici;

   il  trattamento  radiante prevede in genere  l'esecuzione  di  4-5
  sedute  settimanali  per  2-8  settimane  in  base  agli  obiettivi
  specifici  della terapia e, come ben si comprende alla  luce  della
  distanza  tra le sedi di terapia e la residenza dei pazienti  delle
  province illustrate, rappresenta per gli stessi un notevole  sforzo
  e parecchi disagi;

   la  legge  n. 296 del 2006, art. 1, comma 796, lettera n,  prevede
  risorse  pari  a  500 milioni di euro espressamente destinate  alla
  riqualificazione   strutturale  e  tecnologica   dei   servizi   di
  radioterapia   e  radiodiagnostica  di  interesse  oncologico   con
  prioritario riferimento alle regioni meridionali ed insulari;

   non  è stata ancora predisposta, da parte dell'Assessorato Sanità,
  l'apposita  programmazione regionale di cui alle  previsioni  della
  citata  legge n. 296/2006, nella quale potrebbe essere prevista  la
  realizzazione  degli impianti di radioterapia per  le  province  di
  Trapani, Agrigento e Siracusa;

   in   quest'ambito  l'azienda  ospedaliera  Sant'Antonio  Abate  di
  Trapani, in data 28 febbraio 2007, ha approvato un progetto per  la
  realizzazione   di   un  dipartimento  interaziendale   provinciale
  oncologico,  imperniato  sulla  realizzazione  di  un  servizio  di
  radioterapia,  ciò  proprio nell'ottica di  dare  una  risposta  ai
  pazienti oncologici della provincia di Trapani;

   detto progetto è stato debitamente comunicato all'Assessorato  per
  i  conseguenti provvedimenti affinché fosse possibile  attivare  le
  procedure  per  accedere ai finanziamenti  di  cui  alla  legge  n.
  296/2006;

   pur  essendo  trascorsi due anni dalla realizzazione del  progetto
  testé richiamato, non è stato realizzato alcun atto per portarlo  a
  compimento e realizzarne gli obiettivi,

                   impegna il Governo della Regione
                e, per esso, l'Assessore per la sanità

   ad  attivarsi  immediatamente per porre in essere tutti  gli  atti
  necessari  al  fine  di richiedere al Ministero del  lavoro,  della
  salute  e  delle  politiche sociali i relativi  finanziamenti,  già
  stanzianti  dalla  legge  n.  296/2006,  per  la  realizzazione  di
  strutture apposite per la radioterapia onde assicurare ai cittadini
  delle  sopra richiamate province indispensabili strumenti di ultima
  generazione  che  assicurino loro un diritto alla  salute  ad  oggi
  negletto». (92)

               ODDO - CRACOLICI - GUCCIARDI - FERRARA - DE BENEDICTIS
             DI BENEDETTO - BONOMO - MARZIANO - MARINELLO - PANEPINTO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  i consorzi di bonifica sono persone  giuridiche  di
  diritto pubblico che svolgono attività economica nel settore  delle
  opere irrigue, idrauliche e di scolo e sono soggetti alla vigilanza
  e al coordinamento dell'Assessorato Agricoltura e foreste;

   aderiscono  al  consorzio  tutti  i  proprietari  di  immobili  di
  qualsiasi natura ricadenti nel comprensorio di bonifica;

   ai  sensi  della  legge  regionale n.  45  del  1995,  sono  stati
  costituiti in Sicilia 11 consorzi, uno per provincia più quelli  di
  Caltagirone e Gela;

   tali  enti  gestiscono 16 sistemi irrigui collettivi e  provvedono
  alla  manutenzione  e  alla  vigilanza  delle  opere  pubbliche  di
  bonifica;

   considerato che:

   le  criticità  rilevabili nella gestione e nel  ruolo  svolto  dai
  consorzi sono numerose e ormai croniche;

   nel  bilancio della Regione i consorzi gravano per 60  milioni  di
  euro,  dei quali 40 milioni sono utilizzati a copertura del 95  per
  cento  delle spese di gestione ordinaria (sedi, personale  a  tempo
  indeterminato,   attrezzature),  10   milioni   per   le   garanzie
  occupazionali  a  favore del personale a tempo determinato  di  cui
  alla  legge regionale n. 4 del 2006 (924 operai) e oltre 8  milioni
  per  il personale di cui all'art. 110 della legge regionale  n.  17
  del 2004 (213 impiegati);

   9  milioni  di  euro  sono stanziati per l'ammortamento  di  mutui
  contratti dai consorzi disciolti dalla riforma operata dalla  legge
  regionale n. 45 del 1995, che ha portato da 26 a 11 il numero degli
  enti;

   tali  ingenti risorse imporrebbero ai consorzi la garanzia  di  un
  servizio efficiente e adeguato per l'agricoltura;

   la  legge regionale n. 45 del 1995 ha disposto che la gestione dei
  consorzi  spetta  al  presidente e al consiglio di  amministrazione
  eletto  dall'assemblea  dei  consorziati,  suddivisi  in  fasce  in
  ragione dell'onere contributivo;

   gli  organi di amministrazione ordinaria, tuttavia, non  sono  mai
  stati  eletti: dal 1995, i consorzi sono affidati al governo di  un
  amministratore  provvisorio,  il  quale  avrebbe  dovuto  convocare
  l'assemblea dei consorziati entro 4 mesi dalla nomina;

   l'elezione  non  è mai avvenuta perché non sono  stati  redatti  i
  piani di classifica per il riparto della contribuenza in tre fasce,
  determinata in base agli ettari posseduti;

   degli 11 consorzi, soltanto quello di Agrigento sta completando la
  redazione del piano di classifica;

   l'art.  33  della  legge  regionale  n.  2  del  2007,  istitutivo
  dell'Autorità  per  la  vigilanza e il controllo  dei  consorzi  di
  bonifica,  ha  trasferito all'Assessorato regionale  Agricoltura  e
  foreste  la  competenza all'elaborazione dei piani di classifica  e
  stabilito il termine di 120 giorni per tale adempimento;

   è  ipotizzabile  che tale termine non possa essere  rispettato  e,
  pertanto, l'avvio della gestione ordinaria nel governo dei consorzi
  appare quanto mai lontana;

   soltanto  il  consorzio di Caltagirone è dotato del  collegio  dei
  revisori dei conti;

   la  perdurante assenza degli organi istituzionali costituisce  una
  vera  e  propria  emergenza poiché non consente ai  consorziati  la
  partecipazione  democratica voluta dalla legge e facilita  pratiche
  amministrative non trasparenti;

   ritenuto che:

   i  servizi gestiti dai consorzi sono sostanzialmente ridotti  alla
  distribuzione dell'acqua per fini irrigui, poiché del tutto carente
  è l'attività di manutenzione su opere di bonifica o di sistemazione
  idraulica;

   a  causa  di  ciò,  l'efficienza della rete distributiva  è  molto
  bassa;

   si  registrano, infatti, perdite rilevanti di acqua a causa  dello
  stato  di  conservazione dei canali, per  lo  più  a  pelo  libero,
  tecniche  di  irrigazione obsolete, assenza di monitoraggio  quali-
  quantitativo della risorsa idrica o di azioni mirate alla riduzione
  dei consumi;

   a  causa  dell'assenza  dei  piani di classifica,  i  consorzi  di
  bonifica sono stati autorizzati con legge regionale n. 19 del  2005
  ad emettere ruoli provvisori di contribuenza per sostenere le spese
  di funzionamento non coperte dal contributo regionale;

   in   tal   modo  vengono  scaricati  sui  consorziati  costi   non
  commisurati ai servizi realmente forniti agli utenti; il pagamento,
  peraltro,  viene richiesto sulla base delle superfici, dimenticando
  colture e reddito del terreno;

   la   gestione   finanziaria   dei  consorzi   registra   disavanzi
  consistenti:  su 11 consorzi soltanto 4 non presentano  deficit  di
  bilancio;

   appare  eclatante il caso del consorzio di Palermo il cui  deficit
  per il 2005 è pari a 5 milioni 900 mila euro;

   il  consorzio di Caltanissetta registra perdite per oltre 100 mila
  euro, così come Caltagirone, quello di Enna per 48.865 euro, quello
  di Catania per 30.000, quello di Siracusa per 15.235,24 euro;

   il  disavanzo non si spiega considerato che la Regione copre il 95
  per  cento delle spese ordinarie e il costo del personale  a  tempo
  determinato;

   considerato, ancora, che:

   i  consorzi  di bonifica sono stati utilizzati nel  tempo  per  il
  collocamento  di  personale, reclutato a  prescindere  dalle  reali
  esigenze istituzionali degli enti;

   numerose leggi hanno consentito forme di stabilizzazione di operai
  precari  che avevano prestato la loro opera in favore dei  consorzi
  anche per brevissimo tempo;

   l'organico   complessivo   è,   pertanto,   sovradimensionato    e
  distribuito in modo incongruo nei vari consorzi;

   il  personale di ruolo consta di 1.181 unità, contro le previsioni
  del piano di organizzazione variabile (POV) che contempla un totale
  di  1.500 unità: stando ai POV, pertanto, ci sarebbe una carenza di
  personale di circa 400 persone;

   il  personale  precario,  al quale sono state  accordate  garanzie
  occupazionali o proroghe dei contratti con varie leggi,  ammonta  a
  1.200  unità,  924  delle  quali appartengono  alla  categoria  dei
  cosiddetti 151nisti, 101nisti e 51nisti;

   il  numero  complessivo è di quasi 2.400 persone  in  servizio,  a
  vario titolo;

   è  palese  la  funzione di ammortizzatore sociale  svolta  per  il
  tramite   dei   consorzi  anche  in  virtù   della   non   omogenea
  distribuzione  di  tale personale: vi sono consorzi  nei  quali  la
  presenza di operai è massiccia;

   è  il  caso  del consorzio di bonifica 8 di Ragusa nel quale  sono
  presenti 287 operai, a Caltanissetta, viceversa, sono solo 3;

   ritenuto, infine, che:

   l'esigenza di procedere alla riforma del settore si fa sempre  più
  pressante  ed  è  ormai indifferibile per garantire,  da  un  lato,
  servizi  efficienti al mondo agricolo e, dall'altro, lo snellimento
  della  macchina  amministrativa  regionale e  la  razionalizzazione
  delle risorse pubbliche;

   il  servizio complessivamente fornito dai consorzi non è, infatti,
  adeguato  all'importanza delle competenze assegnate  e  non  appare
  conforme alle esigenze di una moderna agricoltura;

   i   costi   eccessivi,  l'assenza  di  gestione  democratica,   la
  situazione  debitoria e l'incredibile mole di personale (due  terzi
  in  più  rispetto alla media nazionale) rendono tali enti un unicum
  nel panorama dei consorzi italiani;

   con  l'ordine del giorno n. 20 approvato dall'Assemblea  regionale
  siciliana nella seduta n. 16 del 18 ottobre 2006 'Approvazione  del
  DPEF per gli anni 2007-2011', si impegna il Governo della Regione a
  procedere alla riforma dei consorzi di bonifica,

                   impegna il Governo della Regione

   a riferire sull'attuazione della legge n. 31/2008;

   a   procedere   alla   ricognizione  puntuale   della   situazione
  finanziaria  e  gestionale di ogni singolo  consorzio  al  fine  di
  verificare   la   reale   utilità  di   questi   enti   all'interno
  dell'amministrazione regionale, stabilendo la  loro  soppressione».
  (93)

                                    BARBAGALLO-AMMATUNA-GALVAGNO-LUPO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con l'ordine del giorno n. 20, approvato dall'ARS nella seduta  n.
  16  del 18 ottobre 2006, il Governo della Regione è stato impegnato
  ad attuare la riforma degli istituti autonomi case popolari;

   a tutt'oggi non è stata approvata, dalla Giunta regionale, nessuna
  proposta di legge;

   considerato che:

   occorre ridare centralità alla politica abitativa anche alla  luce
  della nuova crisi economica;

   in Sicilia il fabbisogno è di oltre 70 mila nuove abitazioni;

   ritenuto   che   la   carenza  di  programmazione   non   consente
  l'individuazione  degli obiettivi prioritari da raggiungere  né  la
  verifica dei risultati,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  avviare  provvedimenti  miranti a ridurre  il  fenomeno  delle
  occupazioni abusive e le morosità di lunga durata;

   in  attesa di una legge di rilancio o di soppressione degli  IACP,
  ad  adottare  una  seria  ricognizione  dell'intero  patrimonio  di
  edilizia residenziale pubblica». (94)

                                    BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'articolo  89  della  legge regionale 26 marzo  2002,  n.  2,  ha
  istituito  'Casa  Sicilia'  per  la  promozione  all'estero   della
  cultura,  dell'immagine, delle opportunità d'impresa e dei prodotti
  tipici siciliani;

   le  sedi  di  'Casa  Sicilia'  sono affidate  in  convenzione  dal
  Presidente della Regione a privati, a titolo gratuito;

   la Regione siciliana ha creato, ad oggi, 6 sedi di 'Casa Sicilia',
  e precisamente a New York, Parigi, Montreal, Tunisi, Buenos Aires e
  Sofia;

   è prevista l'apertura di nuove sedi a Zurigo, Shangai e Toronto;

   il  totale  degli stanziamenti di bilancio a titolo di  contributo
  'Casa   Sicilia'   ammonta a 2.410.000;

   considerato che:

   la  sede di Buenos Aires è stata chiusa per morosità dopo soli due
  anni di attività;

   la sede di New York, ospitata a Manhattan in lussuosi locali presi
  in  subaffitto da Alitalia, ha subìto un forte ridimensionamento e,
  da  notizie  apprese  dalla  stampa,  sembra  non  svolgere  alcuna
  attività;

   la sede di Parigi, anch'essa ubicata in un prestigioso edificio in
  centro,  è  stata affidata alla 'Casa Sicilia s.p.a.'  che  avrebbe
  chiuso  l'ultimo bilancio con forti perdite, 400 mila euro a fronte
  di 250 mila euro di fatturato;

   la  sede  di  Tunisi  è  affidata  in  gestione  alla  'Fondazione
  Orestiadi';

   la  sede  di Montreal è gestita dal sig. Robert Zambito, candidato
  alle elezioni politiche del 2006 nella circoscrizione estero;

   l'ultima sede aperta è quella di Sofia, in Bulgaria;

   una  nota  della  Presidenza della Regione  del  20  ottobre  2007
  informa che una sede di 'Casa Sicilia' sarà aperta a breve anche  a
  Zurigo;

   premesso, inoltre, che:

   con  deliberazione  della Giunta regionale n. 161  del  30  maggio
  2003, è stato approvato lo schema tipo di convenzione ai sensi  del
  comma 5 dell'art. 89 della l.r. n. 2/02;

   lo  schema  di convenzione prevede la concessione di un contributo
  una  tantum  a  parziale  ristoro  delle  spese  sostenute  per  la
  costituzione   della  'Casa'  rapportato  alle  disponibilità   del
  relativo capitolo di spesa;

   il decreto presidenziale 9 febbraio 2004 ha fissato i criteri e le
  modalità  per  la  concessione dei contributi alle  sedi  di  'Casa
  Sicilia';

   lo  stesso  decreto ha individuato nell'ufficio per  le  relazioni
  diplomatiche  ed  internazionali, istituito ai sensi  dell'art.  91
  della l.r. 26 marzo 2002, n. 2, e posto alle dirette dipendenze del
  Presidente  della  Regione,  l'organo competente  alla  trattazione
  amministrativa e finanziaria del capitolo di spesa, al controllo  e
  ad ogni altro adempimento previsto dalla legge;

   ritenuto che:

   l'erogazione  di  un contributo una tantum per la copertura  delle
  spese  di avvio di 'Casa Sicilia' si somma, pertanto, ai contributi
  che  lo stesso ufficio è autorizzato ad erogare per manifestazioni,
  seminari,  mostre,  concerti, convegni, congressi,  esposizioni  ed
  incontri  finalizzati alla realizzazione di iniziative  per  scambi
  culturali   e   commerciali  all'estero  in  favore   di   singoli,
  associazioni o rappresentanze italiane all' estero;

   la  legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi 594,  595  e
  596, dispone che le spese sostenute dalle regioni per l'acquisto  o
  la  gestione  di  uffici  di  rappresentanza,  fatti  salvi  quelli
  istituiti presso gli organi dell'UE, non possono essere coperte con
  fondi derivanti da trasferimenti dello Stato;

   le  stesse  norme dispongono, inoltre, che, qualora  ciò  avvenga,
  verrà  detratta  una  cifra pari alle spese sostenute  da  ciascuna
  regione dai fondi trasferiti dallo Stato;

   tali norme appaiono applicabili anche in Sicilia,

                   impegna il Governo della Regione

   a procedere ad una attenta verifica delle attività svolte da tutte
  le  'Casa  Sicilia'  finora istituite, sui  contributi  pubblici  a
  qualsiasi  titolo  erogati e sui vantaggi ottenuti  in  termini  di
  cultura,  immagine,  opportunità d'impresa e  dei  prodotti  tipici
  siciliani». (95)

                                                           BARBAGALLO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  Giunta  di Governo, contestualmente alla nomina dei direttori,
  ha  provveduto  ad  istituire  8 nuovi  uffici  speciali  alla  cui
  direzione  sono  stati  assegnati  in  larga  misura  i  precedenti
  direttori non più riconfermati;

   i nuovi uffici speciali nel merito finiranno per assolvere a ruoli
  e  competenze  già svolte dagli attuali dipartimenti  regionali  in
  seno agli Assessorati;

   tale scelta appare dettata unicamente da criteri politici più  che
  meritocratici  e  in  ogni  caso  dalla  possibile   necessità   di
  ricollocare i funzionari rimossi dal ruolo di direttore;

   considerato che:

   con  l'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 19 del  2008,
  relativa alla riorganizzazione dei dipartimenti regionali, è  stata
  abrogata  una norma del febbraio 2007 che, ai fini del contenimento
  della  spesa,  stabiliva  la riorganizzazione  dell'amministrazione
  sulla  base  di  un  piano  da presentare entro  120  giorni  dalla
  pubblicazione della legge medesima;

   specificamente  l'articolo 11 della sopra citata l.r.  8  febbraio
  2007,    n.   2,   stabiliva   che   la   riduzione   delle   spese
  nell'amministrazione   regionale   andava    perseguita    mediante
  l'eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali nonché
  con  la  razionalizzazione  delle competenze  nelle  strutture  che
  svolgono funzioni omogenee;

   nonostante  la  legge  che ha riorganizzato i  dipartimenti  abbia
  cancellato    una    norma    che,   nel    riassetto    funzionale
  dell'amministrazione,  avrebbe  contribuito  alla  riduzione  delle
  spese, in ogni caso, le disposizioni contenute nell'articolo 11 non
  hanno  mai  trovato attuazione, sebbene fosse previsto  il  termine
  perentorio  dei 120 giorni dalla pubblicazione della suddetta  l.r.
  n. 2 del 2007,

                   impegna il Governo della Regione

   a  ritirare  il provvedimento relativo alla costituzione  degli  8
  nuovi   uffici   speciali  e  a  dare  corso   ad   un   piano   di
  riorganizzazione dell'amministrazione regionale con l'obiettivo  di
  razionalizzare   le   strutture,   cancellando   le    duplicazioni
  organizzative e funzionali». (96)

                 CRACOLICI-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-FERRARA-RINALDI

   Dispongo che le predette mozioni vengano demandate alla Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne  determini  la
  data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, richiedo la  vostra
  attenzione  perché  l'argomento  tocca,  ritengo,  noi  tutti.   Mi
  riferisco - e credo che sarà stato già intuito nella premessa -  ad
  una  direttiva  che l'assessore per la  sanità,  dottor  Russo,  ha
  emanato, credo ieri, con la quale dava disposizione ai suoi  Uffici
  e,  quindi,  ai propri funzionari, di evitare, anzi categoricamente
  di  non  interloquire e di non ricevere organi politici, con  delle
  motivazioni  particolarmente strane  ed  anche  pericolose  per  il
  rispetto del ruolo, soprattutto, del Parlamento e dei parlamentari.
   Con  questa  direttiva  motiva  l'inibizione,  intanto  perché   i
  deputati  disturberebbero  il regolare  andamento  dei  lavori  dei
  funzionari  e, poi, perché, di fatto, creerebbero delle  condizioni
  di  pressione  psicologica e politica nei confronti dei  funzionari
  distogliendoli   dalla  loro  corretta  attività.   Aggiunge,   con
  un'interpretazione molto, ma molto personale e discutibile, che  la
  legge  sulla ripartizione delle funzioni tra politica e  burocrazia
  porterebbe   a   ritenere  che  l'assessore  Russo   debba   essere
  necessariamente l'unico interlocutore degli organi politici  e  dei
  deputati.
   L'esagerazione   nell'impostazione  data  con   questa   direttiva
  dall'assessore  Russo, ha portato all'emanazione di  un  comunicato
  stampa  che  ha  raggiunto  tutte le  agenzie,  quasi  fosse  stata
  un'attività da premiare.
   Noi,  invece, riteniamo che l'iniziativa dell'assessore Russo  sia
  mortificante  per  il ruolo del deputato regionale  ed  illegittima
  perché non si può proibire ai funzionari di parlare con i deputati,
  visto  che,  tra l'altro, i funzionari si esprimono  attraverso  la
  legge  e devono dare risposte al singolo cittadino. Arriveremmo,  a
  questo  punto,  all'assurdo: io, onorevole  Maira,  se  parlo  come
  cittadino,  potrò  essere  ricevuto dal funzionario  che  mi  dovrà
  fornire  delle  risposte.  Se, invece, mi presento  come  deputato,
  forse non potrò neanche entrare in assessorato.
   Credo  che questa iniziativa dell'assessore Russo, ultima   perla'
  di  una  serie  di iniziative gravissime e contro le norme  portate
  avanti  da  lui  stesso, debba essere oggetto  di  dibattito  e  di
  censura da parte di questa Assemblea.
   Noi  dell'UDC ed alcuni deputati del Popolo della Libertà - e  non
  solo, ma di tutti i partiti - abbiamo predisposto un documento che,
  se  lei lo permetterà, signor Presidente, sarà letto da uno di  noi
  per darne notizia all'Aula.
   Anticipo,  altresì, che depositeremo nel corso  della  seduta  una
  mozione di censura nei confronti dell'assessore Russo, proprio  per
  questa iniziativa improvvida che ha ritenuto di prendere. In questo
  modo,  l'assessore  Russo potrà venire in Aula  a  fornire  le  sue
  giustificazioni  che  dovranno essere pertinenti  con  ciò  che  ha
  scritto ed ha comunicato all'opinione pubblica, in modo che  questa
  Assemblea,   a  difesa  del  proprio  prestigio  e  delle   proprie
  prerogative,  ove ritenga che siano state lese, possa  adottare  un
  voto  che  sia di monito all'assessore affinché ottemperi  ai  suoi
  doveri con l'equilibrio che la funzione di assessore merita per  la
  nostra Regione.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi del  PDL  ci
  associamo    alle   riflessioni   ed   alla   posizione    espresse
  dall'onorevole  Maira  perché  la nota  che  l'assessore  Russo  ha
  indirizzato ai funzionari è offensiva nei confronti del Parlamento.
   La  legge  che  l'assessore  Russo cita  a  fondamento  di  questa
  disciplina è la stessa legge che ha ripartito le competenze e  che,
  innovando  il sistema delle competenze, ha scisso le competenze  di
  carattere  politico  da quelle di carattere  amministrativo  ed  ha
  assegnato  ai  funzionari  delle  competenze  esclusive  che  vanno
  esercitate nell'autonomia professionale della loro funzione.
   Se  al parlamentare si preclude la possibilità di interloquire con
  il  funzionario  a  cui  quella legge ha  attribuito  una  funzione
  autonoma ed esclusiva, si preclude al Parlamento la possibilità  di
  qualsiasi  tipo  di  esercizio della  propria  funzione,  anche  di
  controllo, ispettiva e di interlocuzione, con rami importanti della
  pubblica Amministrazione.
   Si  tratta  di una nota lesiva delle prerogative del Parlamento  e
  dei   parlamentari  e,  quindi,  va  immediatamente  revocata.   Ci
  associamo,  dunque, alla presentazione della mozione di  censura  e
  chiediamo  che,  in  Aula, il Presidente e  l'Assessore  vengano  a
  chiarire il senso di questa inusitata iniziativa che, per la  prima
  volta  dall'adozione  di  quella legge  ad  oggi,   proprio  da  un
  assessore che in Commissione ha sempre accampato la giustificazione
  a  non  occuparsi  degli aspetti politici delle vicende dicendo  di
  essere un tecnico, proprio oggi, da parte dell'Assessore, in questa
  nota  si afferma che tutte le interlocuzioni di carattere politico,
  e non tecnico, dovrebbero passare proprio dalla sua persona.
   Questa  nota  è  davvero  inaudita . Si tratta,  infatti,  di  una
  contraddizione  clamorosa  con  ciò  che  l'Assessore   ha   sempre
  affermato  sia  in  occasione  di dichiarazioni  pubbliche  sia  in
  Commissione.  Costituisce un'infrazione rispetto a  quello  che  la
  stessa  legge citata dall'Assessore ha definito perché, altrimenti,
  dovremmo  sapere,  come parlamentari, nell'applicazione  di  quella
  legge,  a chi fare riferimento quando dobbiamo chiedere chiarimenti
  ed  informazioni  se  non  ai  funzionari.   Non  spetta,  infatti,
  all'Assessore  fornire risposte su vicende e su competenze  che  la
  legge affida esclusivamente ai dirigenti ed ai funzionari.
   In  questo  caso,  quindi,  sarebbe  una  intromissione  da  parte
  dell'Assessore  in funzioni che la legge  ha tenuto a  distinguere.
  Ecco  perché si tratta di un pateracchio che non merita di  essere,
  oggi,  formalmente fattore di disciplina di un nuovo  rapporto  tra
  pubblica Amministrazione, parlamentari e politici.
   Noi  chiediamo che il Governo partecipi ad una seduta d'Aula nella
  quale  la  mozione venga discussa e che ritiri questa nota  davvero
  ineffabile,  che  non  vogliamo giudicare e qualificare  con  altri
  aggettivi se non quello di   ineffabile'.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   COLIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l'impressione
  che si voglia continuare a mettere fuoco, come dire, per ardere  su
  problemi  che,  obiettivamente, appartengono ad aspetti  di  natura
  tecnico-legale, che poi facciamo diventare politici.
     Non  so  quanto l'Assessore faccia bene a precisare  quelle  che
  definisco delle ovvietà. Onorevole Leontini, probabilmente dovremmo
  stemperare questo clima e dovremmo chiedere all'assessore Russo  se
  è  a  conoscenza  di  atti  o  questioni  avvenute  nel  territorio
  siciliano  che,  probabilmente, lo hanno portato a determinarsi  in
  una  lettera  indirizzata ai propri Uffici ai quali  si  chiede  di
  esercitare esattamente quanto previsto dalla normativa vigente.
   La   normativa  vigente,  la  legge  10,  che  dispone  la   netta
  separazione  delle funzioni degli organi di governance  e,  quindi,
  della  gestione  politica da quella tecnica, inevitabilmente  viene
  drammatizzata   in  questa sede parlamentare  -  che  non  dovrebbe
  assolutamente fare tutto ciò - quando, invece, l'Assessore dichiara
  testualmente   che in ragione di quanto sopra si invitano le  SS.VV
  ad astenersi, nell'esercizio del proprio ufficio, dall'intrattenere
  con  organi  politici  rapporti che  appartengono  alla  sfera   di
  competenza dell'assessore  .
   L'Assessore  chiede  soltanto che si  evitino  intrattenimenti  di
  rapporti  legati  alle azioni di diretta competenza dell'assessore.
  Richiama, pertanto, esattamente quanto previsto dalla norma e dalla
  legge.  Ovviamente, l'Assessore è venuto a conoscenza di fatti  che
  lo hanno consigliato di redigere questa lettera.
   Pregherei gli onorevoli colleghi di evitare di aggiungere carne al
  fuoco  determinando  in quest'Aula elementi che apportano,  anziché
  serenità,  momenti di difficoltà nel dialogo. Avevamo già  discusso
  in Commissione Sanità per chiedere all'Assessore di venire a meglio
  spiegare  quanto  era  scritto  nella  circolare.  Farlo  diventare
  dibattito  parlamentare  accendendo un fuoco  che  non  esiste,  in
  quanto viene detto  quanto previsto dalla legge , mi sembra un atto
  politico assolutamente scorretto.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io prendo  atto
  che ieri è stata data notizia di un incontro importantissimo che si
  dovrebbe  tenere  -  forse si terrà - a Roma  tra  le  forze  della
  maggioranza  all'Assemblea  regionale  siciliana  per  dirimere   i
  contrasti  politici;  però, ho visto che uno  degli  argomenti  del
  contrasto politico sarebbe una nota dell'assessore Russo.
   Ora,  al  di  là del fatto che in questo momento stiamo discutendo
  della  presentazione  di  una  mozione  che,  eventualmente,   sarà
  discussa  non  si sa quando - quindi siamo in un dibattito  a  tema
  libero  -,   da  parlamentare, però, non  voglio  sottrarmi  ad  un
  aspetto di merito.
   Considero   un   errore  la  dichiarazione  o   la   comunicazione
  dell'assessore  Russo,  un errore non solo  politico  perché  è  un
  problema  probabilmente della maggioranza,  credo  che  l'assessore
  Russo  abbia  voluto  fare una circolare  ai  suoi  funzionari  per
  evitare che i deputati della maggioranza invadano l'Assessorato - e
  quindi  è  un  problema  tra di voi -;  ma,  aldilà  del  fatto  di
  preoccuparsi   delle  invasioni  barbariche   dei  deputati   della
  maggioranza,  credo che l'assessore Russo commetta però  un  errore
  formale e sostanziale.
   La  legge  che disciplina il diritto di accesso, la  legge  4  del
  2003,  stabilisce  le  procedure attraverso  le  quali  gli  organi
  politici,  intesi  sia  in  senso  individuale  (cioè  il   singolo
  deputato),  sia in senso di organismi politici (cioè le Commissioni
  parlamentari)  possono interloquire con la struttura amministrativa
  della  Regione siciliana. Ciò che è stabilito dalla legge  non  può
  essere facoltà né dell'assessore Russo, né di chiunque altro  farne
  oggetto di una personale interpretazione.
   L'assessore Russo ha un problema con i deputati della maggioranza

   DINA. Anche e, soprattutto, con quelli della minoranza.

   CRACOLICI.  Scusate,  ho  sbagliato, ha  un  problema  con  alcuni
  deputati della maggioranza.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, credo che il problema con  alcuni
  deputati   della  maggioranza,  con  questa  nota,  si   ripercuota
  sull'intero  Parlamento, per cui la circolare ha un significato  un
  po' più serio.

   CRACOLICI. Signor Presidente, mentre voi vi agitate sulla base  di
  una  circolare, siccome faccio il deputato in forza di disposizioni
  legislative, io della circolare dell'assessore Russo - con tutto il
  rispetto - fino a quando c'è questa legge applico la legge, non  le
  circolari  dell'assessore Russo; quindi, presumo, che la  circolare
  dell'assessore  Russo  abbia un destinatario  preciso  con  nome  e
  cognome, che non è probabilmente una sola persona, presumo  saranno
  una  trentina  di  deputati di alcune delle forze  politiche  della
  maggioranza.
   Quindi,  da  questo  punto  di vista, credo  che  basta  informare
  l'assessore Russo che esiste una legge, la numero 4 del 2003. Credo
  che  lui  abbia  sufficiente cognizione giuridica per  ritirare  il
  provvedimento perché sarebbe in violazione della legge vigente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, non mi fido  intanto  dell'onorevole
  Cracolici,  mi fido certamente di più dell'assessore Russo,  perché
  quando il capogruppo del Partito Democratico richiama alla legalità
  l'assessore  Russo   se  lei sta spiegando all'assessore  Russo  in
  questo  Parlamento che non conosce la legge, ha fatto una circolare
  che  non  rispecchia la legge, mi sembra un po' troppo che  lei  lo
  faccia ad un uomo che è vissuto di  pane, regolamenti e leggi'.  Mi
  sembra, quindi, che lei sia andato un po' oltre. L'assessore  Russo
  certamente ha scritto quello che voleva scrivere.
   Ma  non è questo il problema, perché in un'attività di governo una
  circolare del genere richiama una normativa che vale per  tutta  la
  Giunta regionale; pertanto chiederei all'assessore La Via come  mai
  non  l'ha fatto, o come mai non l'hanno fatto l'assessore  Scoma  o
  l'assessore Sorbello.
   Mi  meraviglia questo modo di agire, secondo cui  sembrerebbe  che
  gli  assessorati  sono orticelli dove ognuno  può  fare  e  disfare
  quello   che   desidera,  emanando  in  questo  caso  circolari   o
  quant'altro.
   Allora,  siccome credo alla buona fede anche dell'onorevole  Paolo
  Colianni,   che  ancora  è  agitato  nel  difendere  la   circolare
  dell'assessore  Russo, mi permetto, nel rispetto  che  abbiamo  tra
  colleghi, che intanto questa è indifendibile. Se insiste, però, nel
  difendere quella circolare, chiedo di accompagnarlo nella sua  vita
  di  parlamentare, perché guai se frequentiamo un solo ufficio degli
  assessorati  al  fine  di espletare il nostro  mandato  elettorale,
  faremo il giro degli assessori senza parlare più con nessuno.  Così
  non si riesce a capire

   COLIANNI. Ci sono leggi che vanno rispettate

   MANCUSO. Ci vuole un po' di serenità, forse volete andare oltre la
  legge. Questo non è possibile, neanche per chi ha rappresentato  la
  legge.
   Ritengo che sia un provvedimento abnorme, di cui questo Parlamento
  se  ne  occuperà  quanto prima. E ritengo che questo  provvedimento
  abnorme   debba  essere  ritirato  altrimenti,  signor  Presidente,
  l'Assessore ci costringe solo per una rubrica - quella della sanità
  -, non solo a procedere così come la legge ci prescrive, ma a porre
  in  essere una serie di atti parlamentari e di accesso agli atti al
  fine di espletare il nostro mandato. Quindi, non dico che non  è  -
  come  qualcuno  presagiva -, inopportuno  quello  che  oggi  stiamo
  discutendo;  è per evitare che i parlamentari si introducano  nelle
  sedi degli assessorati o presso le direzioni preceduti da richieste
  di  accesso  agli  atti secondo quella che è  la  loro  azione  che
  vogliono svolgere in quel momento.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi sono altri deputati iscritti  a
  parlare, tuttavia sono assenti sia il Presidente della Regione  sia
  l'Assessore  per la sanità. Pertanto, se gli interventi sull'ordine
  dei  lavori  riguardano lo stesso oggetto, darei per  acquisita  la
  materia  della  contesa, informerei stasera  stessa  il  Presidente
  della Regione e l'assessore Russo e valuterei insieme al Governo se
  è  il  caso  di  tenere una seduta, che potrebbe essere  la  stessa
  seduta  in  cui  tratteremo la questione  degli  immigrati,  ed  in
  quell'occasione chiarire la vicenda ed eventualmente il  Parlamento
  potrebbe porre in essere azioni parlamentari.
      Però,   se   voi   non   insistete,  chiuderei   il   dibattito
  sull'argomento.  Non  mi sembra il caso di andare  avanti,  abbiamo
  acquisito l'oggetto.

   D'AGOSTINO.  Chiedo  di  parlare per una precisazione  sulla  nota
  dell'assessore.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  innanzitutto  non sia stato tanto corretto aprire un  dibattito  di
  questo   tipo   in   assenza  dell'interlocutore,   della   persona
  interessata  che  aveva  posto  in  essere  l'atto  che  qui  viene
  giudicato criminoso e lesivo della nostra maestà.
   Avremmo  dovuto  perlomeno avere il garbo, il buongusto,  come  ha
  fatto  lei  adesso,  signor Presidente, di dire  che  un  eventuale
  approfondimento, qualora la materia lo richiedesse davvero,  andava
  fatto  alla  presenza dell'interessato. Siccome così non  è  stato,
  credo  che  sia  giusto chiudere immediatamente,  se  è  possibile,
  questa piccola parentesi, neanche tanto edificante, però dicendo le
  cose come stanno.
   Bene  ha  fatto  il  collega Colianni prima  quando  ha  suggerito
  all'Aula,  anziché  affidarsi ai commenti  dell'onorevole  Maira  o
  dell'onorevole Leontini, di leggere la nota. La nota va  letta,  ne
  va  letto il senso, ne va letto anche il garbo, perché non  è  così
   scostumata' come si è detto e così come la si vuole fare passare.
   Allora, leggiamo la nota che, richiamando l'articolo di una  legge
  regionale,     così     recita       l'assessore     quale     capo
  dell'amministrazione  esercita  funzioni  di  indirizzo   politico-
  amministrativo,  mentre  i  dirigenti hanno  competenze  di  natura
  esclusivamente gestionale . All'interno di questo paragrafo  che  è
  il primo, all'interno della separazione di funzioni che l'Assessore
  in questa breve nota, concisa e garbata, intende trasferire ai suoi
  dirigenti,  si  ribadisce il principio cardine della riforma  della
  pubblica Amministrazione, principio che rappresenta un presidio  di
  garanzia  per  tutti  e  di responsabilità per  chi  governa  e  di
  responsabilità per chi gestisce e chi amministra.
   Tale  esercizio  delle funzioni delineato dalla normativa  -  dice
  l'Assessore  - costituisce il limite degli atti e dei comportamenti
  a  cui  ciascun organo deve attenersi. Quindi, fin qui non ha detto
  nulla  ed  ha  tenuto a precisare che ci sono comportamenti  a  cui
  tutti devono richiamarsi, l'assessore in primis, noi in secundis, e
  poi anche i suoi dirigenti dell'assessorato.
   Quindi,   in  ragione  di  quanto sopra si  invitano  i  dirigenti
  generali,  i  dirigenti delle aree dei servizi e  dei  dipartimenti
  dell'assessorato  ad  astenersi , attenzione,   nell'esercizio  del
  proprio  ufficio,  dall'intrattenere con organi  politici  rapporti
  che,  stante la natura dell'interlocutore, appartengono alla  sfera
  di   competenza   dell'assessore  o   degli   uffici   di   diretta
  collaborazione dello stesso .
   Cosa  significa? Significa che andare a chiedere a dirigenti  e  a
  funzionari   cose   che  non  li  riguardano   direttamente,   come
  l'interpretazione  di un disegno di legge per esempio  che  oggi  è
  ancora  in  discussione  in  quest'Aula,  anzi  non  vi  è  neanche
  approdato,  è  sbagliato  e  può ingenerare  anche  delle  indebite
  interferenze oppure, addirittura, creare dei cortocircuiti e  della
  disinformazione che, artatamente, alcuni parlamentari qui dentro  e
  fuori da quest'Aula hanno condotto in questi mesi.
   In  ogni caso, l'assessore, ieri notte, ha diramato una nota  dove
  ha  precisato che la circolare odierna, a scanso di equivoci  e  di
  strumentalizzazioni  - quindi sarebbe stato opportuno  che  chi  ha
  voluto  tirare  in  ballo la questione avesse, per  completezza  di
  informazioni, anche questa nota -, non intende limitare  ad  alcuno
  l'esercizio  delle proprie prerogative istituzionali; al  contrario
  mira a garantire  il più funzionale svolgimento dei lavori dei miei
  uffici,   in  un  momento  così  delicato  che  vede  l'assessorato
  fattivamente impegnato nel processo di riorganizzazione del sistema
  sanitario .
    E' una circolare che va incontro alle esigenze di tanti dirigenti
  dei miei uffici che mi hanno sollecitato in tal senso .
   Quindi  sono  i  dirigenti che lo sollecitano in tal  senso  -   e
  vorrei  che queste cose venissero ascoltate e recepite -   i  quali
  ogni  giorno  devono  corrispondere alle  richieste  di  specifiche
  informazioni  di chi, pur legittimamente, si preoccupa  del  futuro
  delle strutture sanitarie del proprio territorio spesso a causa  di
  notizie  infondate  che sono state veicolate in questi  giorni.  Ho
  soltanto voluto ribadire la mia totale disponibilità a interloquire
  con  tutti i rappresentanti politici nella convinzione di  un'unica
  interlocuzione,  quella mia, che possa favorire  una  più  corretta
  informazione .
   Quindi,  quando  si  va  negli uffici  dei  dirigenti  a  chiedere
  informazioni  che  i  dirigenti non  posseggono  e  non  conoscono,
  l'assessore dice  venite a parlare con me in questo momento che  vi
  dico io come stanno le cose o qual è la mia idea .
   Detto  ciò,  signor  Presidente, mi pare che non  ci  sia  nessuna
  limitazione   delle   prerogative  dei   parlamentari   e   neanche
  dell'attività ispettiva.

   PRESIDENTE.  Onorevole  D'Agostino,  abbiamo  detto  che   avremmo
  interrotto il dibattito in assenza dell'assessore. Credo  che  così
  come  non  c'è bisogno di un pubblico ministero non ci sia  bisogno
  neanche  di  un avvocato difensore. Pertanto, l'assessore  avrà  la
  possibilità di chiarire in assoluta autonomia il suo pensiero e nel
  caso, eventualmente, tornare sui propri passi. Tuttavia, continuare
  ulteriormente sull'argomento lo ritengo inutile perdita di tempo.
   Quindi la invito a concludere  velocemente.

   D'AGOSTINO.  Signor  Presidente, mi dispiace che  la  ritenga  una
  inutile  perdita  di  tempo perché io ho ascoltato,  invece,  degli
  avvocati accusatori che non avrebbero dovuto minimamente venire  su
  questo palco e fare gli avvocati accusatori.
   Quindi  ribadisco, signor Presidente, che nessuno intende limitare
  le  prerogative,  neppure   ispettive, dei  parlamentari  regionali
  siciliani.  Siamo  in  un momento delicato di riorganizzazione  che
  credo  vada  rispettato  e, se ci sono specifiche  informazioni  da
  dare,  l'assessore  si  dichiara  totalmente  a  disposizione   per
  illustrarle  e  per  darle  e  ribadisce  che  forse  una  corretta
  informazione  sarebbe più salutare per tutti, specie  se  le  fonti
  sono quelle accreditate e quelle giuste.

   CAPUTO. Non è stata letta in Aula la mozione

                   Annunzio della mozione numero 97

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stata presentata la
  mozione  numero 97 «Censura  nei confronti dell'Assessore regionale
  per  la  sanità»,  a  firma  degli  onorevoli  Leontini,  Marrocco,
  Marinese,  Maira  Caputo,  Buzzanca,  Lo  Giudice,  Savona,  Cascio
  Salvatore,   Cordaro,  Pogliese,  Aricò,  Dina,   Fagone,   Ragusa,
  Vinciullo,  Limoli, Corona, Torregrossa, Mancuso,  Leanza  Edoardo,
  Scilla,  Falcone,  Currenti, Caronia,  Forzese  e  D'Asero.  Ne  do
  lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'ufficio  di  deputato regionale si caratterizza  per  l'attività
  parlamentare   svolta  nelle  sedi  istituzionali  attraverso   gli
  strumenti  precipuamente individuati dalla legge e dai  regolamenti
  parlamentari;

   come   sancito   dalla  Corte  costituzionale,  devono   ritenersi
  insindacabili  quelle espressioni  extra moenia' che consistano  in
  una mera riproduzione all'esterno delle attività ritualmente svolte
  attraverso   iniziative   realizzatesi   all'interno   delle   sede
  istituzionale di appartenenza;

   dall'attività  svolta  all'esterno  dal  deputato  scaturisce   la
  funzione  di  ispezione, di divulgazione, di critica e di  denuncia
  politica, connessa alla funzione parlamentare;

   considerato che:

   l'Assessore  regionale  per la sanità,  dott.  Massimo  Russo,  ha
  emanato  una circolare, indirizzata a tutto il personale  regionale
  in  servizio  presso le strutture ad esso preposte, in cui  dispone
  d'astenersi,  nell'esercizio del proprio ufficio, dall'intrattenere
  con    organi   politici   rapporti   che,   stante    la    natura
  dell'interlocutore,   appartengono   alla   sfera   di   competenza
  dell'Assessore  o  degli  uffici di  diretta  collaborazione  dello
  stesso;

   la  stessa  disposizione  che,  a  detta  dell'Assessore,  mira  a
  garantire il più funzionale svolgimento del lavoro degli uffici  in
  un  momento  così  delicato  che  vede  l'Assessorato  fattivamente
  impegnato  nel processo di riorganizzazione del sistema  sanitario,
  risulterebbe invece in netta contrapposizione con i principi  e  le
  prerogative  parlamentari,  limitando  le  garanzie  connesse   con
  l'esercizio del mandato parlamentare;

   la  normativa  richiamata  alla  base  del  provvedimento,  ovvero
  l'articolo  2  della legge regionale 15 maggio  2000,  n.  10,  non
  riconosce  l'organizzazione  e la gestione  diretta  delle  risorse
  umane   in  capo  all'Assessore,  ma  ne  confina  l'esercizio   in
  compartecipazione  con il dirigente generale del  dipartimento,  il
  quale è di fatto il capo del personale,

                            esprime censura

   nei  confronti del comportamento politico dell'Assessore regionale
  per la sanità, dott. Massimo Russo». (97)

  LEONTINI-MARROCCO-MARINESE-MAIRA-CAPUTO-BUZZANCA-LO GIUDICE-SAVONA-
     CASCIO S.- CORDARO - POGLIESE - ARICO'- DINA - FAGONE - RAGUSA -
      VINCIULLO - LIMOLI-CORONA-TORREGROSSA-MANCUSO-LEANZA E.-SCILLA-
                     FALCONE-CURRENTI-CARONIA-FORZESE-D'ASERO-FORMICA

   La   mozione  sarà  posta  all'ordine  del  giorno  della   seduta
  successiva perché se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
     materia di rilascio di concessioni demaniali marittime per la
     realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto.
  Modifica dell'articolo 5 della legge regionale 29 novembre 2005, n.
                                  15»
                          (226-233-244-266/A)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al punto III dell'ordine
  del  giorno:  Discussione di disegni di legge. Si  procede  con  il
  seguito  dell'esame  del  disegno di  legge  nn.  226-233-244-266/A
  «Disposizioni  in  materia  di rilascio  di  concessioni  demaniali
  marittime  per la realizzazione di strutture dedicate alla  nautica
  da  diporto.  Modifica  dell'articolo 5 della  legge  regionale  29
  novembre 2005, n. 15», posto al numero 1).
   Invito   i   componenti   la  quarta  Commissione,    Ambiente   e
  territorio , a prendere posto nell'apposito banco.
   Ricordo  che l'esame era stato sospeso nella seduta n. 62  del  28
  gennaio 2009, a seguito dell'approvazione della richiesta di rinvio
  del  disegno  di  legge in Commissione ai sensi  dell'articolo  121
  quater  del  Regolamento  interno. Siamo  in  fase  di  discussione
  generale.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,  lei  ha
  ripercorso  in  modo puntuale l'iter di questo  disegno  di  legge.
  Sorprendentemente,  quando  abbiamo  discusso  e  già  stavamo  per
  entrare  nel  merito  del  testo  e quindi  degli  emendamenti,  su
  proposta  di  un gruppo politico, in particolare il  Movimento  per
  l'Autonomia, il disegno di legge è ritornato in Commissione.
   Io  faccio ammenda di non avere calcolato il periodo dei  quindici
  giorni  regolamentari per reinserire il disegno di legge all'ordine
  del  giorno,  peraltro era intervenuto in Aula anche un  componente
  della   Commissione,  l'onorevole  Faraone,  che  aveva   sollevato
  questioni   su   diverse  violazioni   di  legge   e   profili   di
  incostituzionalità riscontrate nell'articolato. Ieri la  Presidenza
  ha fatto bene; ma io, come ripeto, ho smarrito il profilo temporale
  dei  quindici  giorni, quindi non ho inserito il disegno  di  legge
  all'ordine del giorno  della Commissione.
   Stamattina,  quando la Commissione si è riunita, abbiamo  discusso
  e,  su proposta unanime dei commissari, si è stabilito di rimandare
  la legge in Commissione. Questa è la proposta della Commissione.
   Pertanto, signor Presidente, se lei ritiene possiamo approfondire,
  anche con la volontà del Governo, quale sia l'iter migliore.
   Vorrei segnalare agli uffici, poi, che nel disegno di legge numero
  226/A  compare  ancora  il mio nome; io ho ritirato  la  firma  dal
  disegno   di   legge,  l'ho  fatto  formalmente.  Chiedo,   quindi,
  cortesemente  di  espungere  la  mia  firma  affinché  dagli   atti
  parlamentari  sia chiaro che le attività distorte di talune  azioni
  vengono  stigmatizzate  con  la responsabilità  di  chi,  poi,  nel
  territorio  siciliano  deve rendere conto di  quelle  che  sono  le
  azioni che sono state dette e poi non fatte.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è strano che,  per
  tentare  di dare responsabilità agli altri, si segua una  procedura
  molto strana. Voglio ripercorrere anch'io questa storia.
   Nella   seduta  d'Aula  presieduta  dal  Vicepresidente  onorevole
  Formica è stato chiesto il rinvio a 72 ore del disegno di legge  in
  Commissione. Io l'avevo chiesto solo per poter approfondire  alcuni
  aspetti e dare un parere condiviso.
   Bene,  si  è  votato,  a  stragrande maggioranza,  io  sono  stato
  contrario  al  rinvio in commissione, si è rimandata  la  legge  in
  Commissione.  Stranamente  sono  trascorsi  quindici   giorni,   il
  Presidente  viene  qui,  candidamente  -  mentre,  giustamente,  si
  censurano  altri  comportamenti - a dire  che  gli  è  sfuggito  il
  termine dei quindici giorni per cui si richiede ancora una volta il
  passaggio in Commissione.
   Io  penso  che,  al  di là delle situazioni di  parte,  esiste  un
  problema  obiettivo. Se bisogna fare degli aggiustamenti  è  giusto
  che  si  facciano  per  non  incorrere in  eventuali  questioni  di
  incostituzionalità, se ve ne sono.
   Però,  signor  Presidente dell'Assemblea, mentre noi  giochiamo  a
  ribaltare  responsabilità  dell'una e dell'altra  parte,  si  vanno
  perdendo milioni di euro, e sa perché? Perché a noi è sfuggito  che
  era trascorso il termine di 15 giorni previsto per legge.
   Ora,  mentre da una parte, in Sicilia la legge Burlando non  si  è
  potuta praticamente attuare perché ad ogni conferenza di servizio -
  almeno  per il caso a cui mi riferisco, il porto di Capo  d'Orlando
  che  sta  perdendo  7 milioni di euro -,  non si  è  presentato  ai
  funzionari per dare il via, nel senso che la conferenza di servizio
  già  per ben due volte è andata deserta. Per questo motivo, non  si
  è, quindi, potuto dare attuazione alla legge Burlando.
   Oggi   ci  troviamo  nelle  condizioni  che  il  presidente  della
  Commissione, il quale la volta scorsa era stato contrario al rinvio
  del  disegno  di legge in commissione ed aveva chiesto proprio  per
  questo   motivo,  per  non  rimandarlo  in  commissione,  il   voto
  dell'Aula,  oggi  invece ne chiede il passaggio in commissione.  Il
  problema è questo.
   Penso che si potrebbe chiedere un impegno, se può servire, però in
  tempi  brevissimi,  in questa diatriba che vi è  all'interno  della
  maggioranza e che si accentua ogni giorno di più, e lo vediamo  per
  la  sanità  -  lo  posso dire perché avevo convocato  d'urgenza  la
  Commissione Sanità per fare la presa d'atto del parere del Comitato
  sulla qualità dei testi legislativi, ma quest'ultimo non ha reso il
  parere  -,  se  in  questo gioco, nel frattempo,  mentre  tutta  la
  Sicilia  è  ferma, mentre l'economia è ferma, mentre non partono  i
  fondi  2007/2013,  mentre i fondi già assegnati si  perdono...  Non
  bisogna  smarrirsi di fronte  al compito di un Parlamento, che  non
  è  quello  di  fare  i giudici o di fare altro, ma  di  trovare  le
  soluzioni  legislative per accelerare i tempi e per consentire  che
  somme  che  vengono  dai  territori, aspettative  che  vengono  dai
  territori non vadano deluse.
   Signor Presidente, le chiedo un solo impegno, credo che sia  anche
  giusto.  Se  loro ritengono che vi siano delle cose da  aggiustare,
  che  si  aggiustino. Ma occorre che, prima di ogni altra legge,  la
  settimana  prossima si possa esitare questo disegno di  legge  che,
  ripeto,  se  deve essere aggiustato in qualche parte lo si  faccia,
  anche correggendolo dal punto di vista istituzionale, ma che non si
  giochi ancora a rimpiattino.
   Siamo bravi, poi, nelle conferenze-stampa e sui giornali, o quando
  si fanno le conferenze insieme, a dire che si possono fare leggi in
  pochi   minuti.   Questo  è  il  fatto:  bisogna   avere   l'onestà
  intellettuale,  oltre che istituzionale, di non bloccare  le  somme
  destinate  ai  territori.  Mentre  parliamo,  in  questo   momento,
  chilometri di spiaggia sono erosi proprio perché, magari, manca  il
  completamento di qualche porto. Ecco qual é il discorso.
   Mi  affido  alla  sua sensibilità, signor Presidente,  se  non  si
  decide di aprire stasera la discussione generale anche per dare  la
  possibilità   di   presentare  emendamenti   che   possono   essere
  approfonditi  dall'Aula tramite gli Uffici, perché  il  disegno  di
  legge ritorni in Aula nel più breve tempo possibile, perché sia  la
  prima legge da fare la settimana prossima.
   Se  incappiamo nella diatriba delle questioni sulla sanità, avremo
  paralizzato  un Governo, un'Assemblea, un Parlamento  i  quali  non
  fanno  altro che discutere sui testi, o non testi, di questo  o  di
  quell'altro esponente del Governo.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto  sosteneva
  l'onorevole  Laccoto  è,  per  larga parte,  condivisibile.  Voglio
  soltanto  ricordare che la richiesta di ritorno in  Commissione  di
  questa  norma che è, non urgente, ma urgentissima per  la  Sicilia,
  più  che rispondere a motivi oggettivi circa il merito della legge,
  come tutti sappiamo, rispondeva, in quella sede ed in quel momento,
  ad  una  convenienza di carattere politico: impedire ad ogni  costo
  che l'indomani si svolgesse seduta d'Aula per motivi attinenti alla
  riforma  della sanità, cioè per consentire alla Commissione  Sanità
  di continuare i suoi lavori.
   I  miei  colleghi  mi conoscono e sanno che, quando  parlo,  cerco
  sempre  di  dire  ciò  che penso e non ho peli sulla  lingua.  Quei
  motivi sono venuti meno, cari colleghi, e lo dimostra il fatto  che
  il  disegno  di legge sia tornato in Commissione e sia rimasto  lì,
  per quindici giorni, senza che nessuno di coloro i quali ne avevano
  chiesto il rinvio in Commissione si fosse attivato in questo  lasso
  di tempo - certamente doveva esserci un interesse, posto che si era
  chiesto  il  ritorno in commissione per approfondire -, nessuno  di
  coloro  i  quali  avevano chiesto il ritorno in  commissione  si  è
  recato  in  quarta  Commissione  per  chiedere  al  Presidente   di
  discutere  ed approfondire quegli aspetti della legge che  andavano
  modificati.
   Onorevole  Cracolici, quando è stato chiesto  di  approfondire  il
  disegno  di  legge  in  commissione, nello stesso  tempo  bisognava
  attivarsi  e,  poiché  i  commissari  che  fanno  parte  di  quella
  Commissione   sono   gli   stessi  che   hanno   chiesto   qui   un
  approfondimento, ritengo che, alla fine, le bugie  hanno  le  gambe
  corte e non possiamo permetterci di vendere balle alle persone  che
  ci  vedono,  che ci ascoltano, che ci seguono, non sempre  possiamo
  dire  faremo, vedremo, ci impegneremo a
   Questa  è una norma semplice, una norma che sblocca la possibilità
  anche  per  la  Sicilia  - nel resto d'Italia  è  già  così  -,  di
  utilizzare il nostro mare e, quindi, di creare sviluppo.
   Pertanto, proporrei alla Presidenza - non so quale sia il pensiero
  del  Governo  -,  ma potremmo aprire la discussione generale,  dare
  tempo  fino  alla  settimana  prossima,  fino  a  martedì,  per  la
  presentazione  degli emendamenti, in maniera tale  che  vi  sia  il
  tempo  necessario  per  fare quegli approfondimenti,  o  presentare
  eventualmente  gli  emendamenti modificativi della  norma  e,  poi,
  discuterla. Alla fin fine, colleghi, anche se ci fosse  una  parte,
  un  articolo di questo disegno di legge - non  penso sia così - che
  dovesse  cadere  sotto la scure del Commissario  dello  Stato,  non
  sarebbe  mica  la  fine del mondo, non sarebbe la prima  volta  che
  accade,  lo riporteremmo in Aula ed espungeremmo le parti impugnate
  pubblicando il resto.
   E'  accaduto  tante volte; accade quasi su ogni legge.  Non  vedo,
  quindi,  alcun  ostacolo alla trattazione di questa norma,  se  non
  rifacendomi  a ripicche di altro tipo. Ma le ripicche, quando  sono
  fatte  nei  confronti  dei  cittadini, cessano  di  essere  tali  e
  cominciano ad essere persecuzioni.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sono  iscritti  a  parlare  gli
  onorevoli  Faraone,  Arena,  Cracolici  ed  il  rappresentante  del
  Governo.  Darei  prima la parola al Governo e poi vorrei  fare  una
  proposta, in modo da accorciare i tempi del dibattito.
   Ha  facoltà di parlare l'assessore per il territorio e l'ambiente,
  dottore Sorbello.

   SORBELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, mi rifaccio a quanto  testé  detto
  dall'onorevole Formica e ringrazio il Presidente per  essere  stato
  così  celere  nel  rispettare i termini  del  Regolamento,  cioè  i
  quindici giorni.
   Questa  sera  stiamo  parlando di una norma che,  sostanzialmente,
  limita, deve limitare quei procedimenti che sono stati attuati fino
  ad  oggi, creando confusione in questo settore che è strategico,  o
  che  potrebbe  esserlo  negli anni a venire.  Stiamo  parlando  del
  progetto  di  finanza, che prima deve individuare il contraente  e,
  dopo, deve nuovamente andare in gara per avere l'assegnazione,  una
  doppia gara che sicuramente nei mesi scorsi, negli anni scorsi,  ha
  ingarbugliato   l'iter  dei  progetti  che  già   potevano   essere
  cantierati.
   Allora,  per  approvare questo disegno di legge  -  che,  poi,  si
  riduce a due articoli snelli, stringati -, non ritengo che si possa
  a  questo punto aprire la discussione generale stasera, perché vedo
  molte  perplessità  in molti deputati. Occorre fissare  un  termine
  relativamente breve, quattro - cinque giorni, e rinviare all'inizio
  della  settimana  prossima il termine ultimo per  la  presentazione
  degli emendamenti, dopo di che chiudere entro la prossima settimana
  questa  norma  che  è  importante ed  è  diventata  strategica  per
  l'economia del demanio e delle coste siciliane.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, vorrei  formulare  una  proposta
  all'Aula.
   C'è una richiesta formale del Presidente della Commissione, che ha
  ritirato  la  firma  dal  disegno  di  legge,  per  il  rinvio   in
  Commissione;  vi  sono  numerose  sensibilità  che  fanno  pensare,
  invece, di portare a buon punto questo disegno di legge in modo  da
  farlo approvare con argomentazioni interessanti entro la fine della
  settimana prossima.
   Proporrei, pertanto, forzando un po' il Regolamento - siamo già in
  discussione   generale,  assessore  Sorbello  -  di  mantenere   la
  discussione  generale  aperta  fino  a  mercoledì  della  settimana
  prossima,  giorno in cui convocherò l'Aula, mercoledì  25  febbraio
  alle ore 10,00, fissando però il termine per la presentazione degli
  emendamenti  entro  lunedì, 23 febbraio 2009, alle  ore  17,00,  in
  maniera  tale  che  martedì,  24 febbraio,  gli  Uffici  potrebbero
  ordinare  gli  emendamenti  nel fascicolo  del  disegno  di  legge;
  mercoledì  mattina  si  potrebbe  avere  un  testo  con  tutti  gli
  emendamenti  ordinati  e  l'Aula  potrebbe  lavorare  su  un  testo
  ordinato con la consapevolezza di un lavoro chiaro da fare.
   Se  questa  proposta è accolta così come l'ho formulata,  potrebbe
  restare così stabilito.
   Per il Governo, va bene.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  dispiace
  dover  dire che non capisco lo sforzo della Presidenza rispetto  ad
  un incidente...

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non capisce o capisce lo sforzo?

   CRACOLICI.  Capisco  lo sforzo della Presidenza,  rispetto  ad  un
  incidente che si è determinato, perché non c'è dubbio che siamo  in
  presenza  di  una condizione obiettiva di difficoltà: l'Aula  si  è
  determinata  per il rinvio in Commissione e quest'ultima,  per  una
  difficoltà che è stata qui esposta

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione.  Non   difficoltà,   ma
  dimenticanza

   CRACOLICI.  Sì, una difficoltà esposta dal Presidente.  Secondo  i
  termini  regolamentari non è avvenuto il passaggio  in  Commissione
  con le relative conseguenze che ciò avrebbe potuto determinare:  la
  conferma  del  testo,  la modifica del testo, come  la  Commissione
  poteva fare.
   Questo è un dato, abbiamo verificato il fatto che siano passati  i
  quindici  giorni  e non abbiamo neanche iscritto  il  testo  perché
  credo  che,  per  Regolamento, il disegno di legge rimane  iscritto
  all'ordine   del  giorno  dell'Aula.  Quindi,  in  realtà,   vorrei
  ricordare  -  può  darsi che mi sbagli - che quando  si  rinvia  un
  disegno   di  legge  in  Commissione,  lo  stesso  rimane  iscritto
  all'ordine  del  giorno  dell'Aula nelle more  che  la  Commissione
  espleti  gli  adempimenti  ad  essa  richiesti  dal  voto  espresso
  dall'Aula.
   Vorrei  fosse chiaro che non sto parlando del merito, sto parlando
  di  un principio regolamentare che, come lei sa, signor Presidente,
  costituisce poi la deroga, che costituisce precedente. Tra l'altro,
  la  sua  proposta avrebbe in sé anche un'altra novità: infatti,  il
  termine  per  gli  emendamenti viene fissato prima  della  chiusura
  della discussione generale che, come lei sa, signor Presidente, può
  avvenire durante la discussione generale.

   PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cracolici, ho detto chiaramente che è
  un modo per venire incontro alla sensibilità dell'Aula. Mi pare una
  forzatura regolamentare assolutamente accettabile

   CRACOLICI.  Credo che, se vogliamo arrivare alla stessa soluzione,
  visto  che  il testo è iscritto all'ordine del giorno  dell'Aula  e
  visto che la Commissione, martedì mattina, può benissimo esaminarlo
  ed  esprimere  il  giudizio  che riterrà  opportuno,  l'Aula  possa
  esaminare  il  testo mercoledì, così come previsto dall'ordine  del
  giorno.  Durante la chiusura della discussione generale si potranno
  presentare gli emendamenti ed, eventualmente, giovedì si affronterà
  l'esame degli articoli in Aula - lo dico per non forzare sul  piano
  regolamentare   una   procedura  che,  poi,   potrebbe   costituire
  precedente  -,  credo che la Commissione possa  esaminarlo  martedì
  prossimo.  Mercoledì,  così  come la  Presidenza  ha  proposto,  si
  chiuderà  la discussione generale e, in quella sede, si  chiude  il
  termine  per  la  presentazione  degli  emendamenti;  giovedì,   si
  potranno votare gli emendamenti e l'articolato.
   Mi  sembra la procedura più lineare per evitare che tali procedure
  costituiscano   precedente   e,  di   volta   in   volta,   possano
  rappresentare una forzatura.
   Mi  pare  una proposta di garanzia delle regole ma anche  di  buon
  senso rispetto al disegno di legge. Poi, discuteremo nel merito  il
  testo.

   PRESIDENTE.  Vorrei precisare, onorevole Cracolici,  che  in  base
  all'articolo  121 quater, comma 4, del Regolamento, il  disegno  di
  legge è stato reiscritto all'ordine del giorno.
   Non è rimasto all'ordine del giorno.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  sia
  doveroso  intervenire  e  accogliere  con  particolare  favore   la
  proposta  della Presidenza che mi pare sia finalizzata a  risolvere
  una   questione  che  certamente  non  è  edificante   per   questo
  Parlamento.  Non  è  edificante per noi, per i  commissari,  per  i
  parlamentari.  Perché, in questa vicenda, io che ho partecipato  ai
  lavori della Commissione, ho visto tante volte, troppe volte, delle
  piccole furberie, delle speculazioni e, altre volte, la volontà  di
  mettere  sul tappeto delle ripicche nei confronti di chi e  di  che
  cosa è facile immaginare.
   Comprendo  la  posizione  dell'onorevole  Cracolici,  che  è  così
  rigoroso  nel fare riferimento ai regolamenti che conosce bene  per
  l'esperienza che ha avuto in questo Parlamento.
   I  regolamenti,  però, non possono prescindere dalla  volontà  che
  dobbiamo manifestare, e che risulta evidente, di portare finalmente
  a  soluzione  questo problema. E' un problema sentito non  solo  in
  provincia  di  Messina  - che conosco, ovviamente,  particolarmente
  bene  -  ma  in  Sicilia. E' un problema che riguarda  lo  sviluppo
  complessivo  di  questa nostra realtà, della realtà  che  afferisce
  alla  portualità. E' un problema che dovrebbe stare a cuore a tutti
  quanti noi.
   La  proposta  della Presidenza mi pare oltremodo  ragionevole,  mi
  pare  una proposta che l'Aula potrebbe sposare e, d'altronde, vi  è
  anche  il  supporto  del Governo che mi pare  si  muova  in  questa
  direzione.
   E'  inutile  tardare. E' inutile andare oltre  ancora  con  questa
  manfrina della Commissione, dell'Aula, discutere di incardinare,  a
  meno  che  queste  proposte, signor Presidente,  non  sottintendano
  altre strategie che, magari, possono essere facilmente comprese  ma
  che certamente i cittadini non comprendono.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Barbagallo ha chiesto congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   FARAONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, se, nella  scorsa
  seduta,  l'Aula ha deciso di rinviare in commissione la trattazione
  del disegno di legge, non lo ha fatto per una voglia di dilazionare
  e di rendere più tortuoso il percorso di un disegno di legge, bensì
  perché  -  e  mi  sembrava  che  anche  il  Governo  ed  il  Gruppo
  parlamentare di cui è espressione l'assessore Sorbello avvertissero
  questa  necessità  -  il  rinvio in  commissione  era  dettato  dal
  necessario  approfondimento su un tema che vorrei che  lei,  signor
  Presidente, ascoltasse nel merito.
   Il  disegno  di  legge  tratta  due questioni:  una,  di  gestione
  generale  della materia e su questo c'è stato anche  l'impegno  del
  Governo  a presentare un disegno di legge ad hoc per accelerare  le
  procedure  di  investimento  della  portualità;  l'altra  riguarda,
  invece,  il  tema specifico indicato nella relazione dei proponenti
  il  disegno di legge e che concerne alcuni porti ad hoc  che  hanno
  già  degli  interventi  con  dei privati  che  hanno  iniziato  ben
  individuati.
   Mi  spiego meglio: è come se a lei, signor Presidente, che  è  uno
  sportivo,  dicessero  di fare una maratona di  40  chilometri;  lei
  sarebbe  convinto  di  correre  per 40  chilometri  e,  quindi,  si
  risparmia  e  poi, arrivato al ventesimo chilometro, le  dicessero,
  con quello che correva più forte,  la maratona finisce al ventesimo
  chilometro  e quello vincerebbe.
   La  stessa cosa è per questo disegno di legge: c'è un privato  già
  individuato  che ha vinto la gara, al quale si sta dicendo  che  la
  gara alla quale ha partecipato, che doveva essere di 40 chilometri,
  invece,  è  di  venti. E' un disegno di legge incostituzionale.  Il
  fatto  di riportarlo in Commissione era dovuto a questi chiarimenti
  che  non  ci  sono  stati  dati.  Se non  c'è  questo  chiarimento,
  approveremo  una  legge che il Commissario dello  Stato  impugnerà,
  quindi, avremo prodotto il nulla.
   Pertanto,  signor Presidente, il disegno di legge  non  andava  in
  Commissione  per capriccio ma per approfondire questo aspetto,  sul
  quale  il  Governo non ci aveva dato gli approfondimenti  necessari
  precedentemente.  Quindi, siamo costretti  anche  a  discutere  del
  merito e non soltanto del metodo.
   Il  disegno di legge torni in Commissione ed il Governo ci dia una
  risposta    sull'interrogativo   che   sto   ponendo;   altrimenti,
  approveremo  un  disegno  di legge che il Commissario  dello  Stato
  impugnerà. Ritengo che non sia opportuno.

   PICCIOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PICCIOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sottolineo  che
  sono in linea con l'intervento dell'onorevole Buzzanca. Secondo me,
  è  opportuno approvare la sua proposta, signor Presidente,  che  mi
  sembra  dettata  dal  buon  senso e dalla  moderazione,  in  quanto
  rispondiamo  ai  territori  che ci hanno  eletti;  chiaramente,  le
  modifiche strutturali al disegno di legge andranno fatte e le potrà
  apportare anche l'Aula, in modo che il disegno di legge  trovi   il
  suo  corretto  iter in Aula e che il Commissario  dello  Stato  non
  abbia motivi per impugnare, come diceva l'onorevole Faraone.
   Dobbiamo coniugare le due esigenze - quella territoriale e  quella
  legislativa - con il manuale regolamentare alla mano.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevole colleghi, credo che comunque
  qui  non  si  può  cambiare il bianco con il nero. All'inizio,  c'è
  stata  una dichiarazione del presidente della Commissione onorevole
  Mancuso  che ha detto:   per una mia svista, nonostante  sia  stato
  sollecitato   in  Commissione  da  alcuni  componenti   a   mettere
  all'ordine  del  giorno questo argomento , forse perché  in  questa
  guerra tra maggioranza e Governo, evidentemente, ci sono dei  pezzi
  di  territorio che devono pagare... Signor Presidente, mi  perdoni,
  in   dissenso  da  quanto  richiesto  dal  Presidente  del   Gruppo
  parlamentare  al quale appartengo, sono formalmente a favore  della
  sua  proposta perché, se ci sono degli emendamenti  da  presentare,
  che vengano presentati in Aula e si approfondiscano.
   Vorrei  pure  sottolineare che, per quel che mi riguarda,  per  la
  rappresentanza del mio territorio, quanto rappresentato almeno  per
  il  comune  di  Capo d'Orlando, non si tratta di una parte,  di  un
  privato che è minimale rispetto all'ente pubblico. Si può approvare
  una norma che prevede una maggioranza nell'ente pubblico rispetto a
  quelle che possono essere le questioni sollevate, purché si decida,
  in quanto ci troviamo ad essere stritolati in questa guerra fra una
  parte  della  maggioranza  ed  il  Governo  e  si  vuole  dare  una
  responsabilità a qualche Gruppo parlamentare.
   Onorevole  Buzzanca, mi perdoni, il Presidente  ha  detto  che  la
  Commissione,   all'unanimità,  aveva  richiesto   il   ritorno   in
  commissione. Da quello che capisco, lei fa parte della Commissione,
  quindi deduco che non fosse presente; dovrebbe regolare, dunque, il
  rapporto con il Presidente della Commissione.
   Io  sono dell'avviso che si debba affrontare la problematica e, se
  ci  sono  emendamenti da presentare, che si presentino; d'altronde,
  il Governo ha richiesto pure che si discuta in Aula.
   Signor  Presidente,  sono  d'accordo con  la  sua  proposta  anche
  perché,  rispetto  al Regolamento, si tratta di  una  reiscrizione.
  Presentiamo gli emendamenti, li esaminiamo in Aula, purché si  vada
  avanti   perché  qui  l'attività  parlamentare  e  del  Governo   è
  totalmente   paralizzata  da  queste  diatribe  fra   parte   della
  maggioranza e il Governo.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, lei chiede formalmente il rinvio in
  Commissione o era una ipotesi di lavoro?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,  intanto
  grazie  per la pazienza; avere pazienza, infatti, con questo metodo
  che  dura  da circa tre mesi è difficile. A volte, invidio  il  mio
  collega Buzzanca che è medico, infatti, certe cose  non può capirle
  il  politico; anche lei fa il medico, quindi, forse, capisce più di
  me.
   Intanto,  la dichiarazione che ho fatto ad apertura di  seduta  su
  questo  disegno  di  legge  era una forma,  come  la  chiamano  gli
  inglesi,   di   gentlemen's  agreement   con  i  componenti   della
  Commissione.  Vedo che, invece, quando si utilizzano le  forme  che
  non  sono  quelle italiane o, piuttosto, quelle siciliane, qualcuno
  vuole fare l'arabo piuttosto che l'inglese e, quindi, mio malgrado,
  sono costretto a rivedere quella formula utilizzata di  gentlemen's
  agreement   nei  confronti della Commissione,  per  due  ordini  di
  motivi.
   Passo al primo ordine di motivi: avevo sottoscritto questo disegno
  di  legge  anche se non riguardava un territorio dove la mia  sfera
  politica aveva l'interesse sociale per intervenire, l'ho difeso  in
  Aula  perché  ritenevo  fosse una cosa buona  e,  rispetto  a  quel
  percorso  dove  mi ero appassionato, secondo quelle  che  erano  le
  regole  della  buona  amministrazione, mi sono  ritrovato  per  due
  volte, immotivatamente e, fino ad oggi, motivatamente, con il  voto
  favorevole della Commissione - devo dire a maggioranza - e, per due
  volte,  in  quest'Aula  il  Governo  che,  invece,  non  desiderava
  assolutamente trattare l'argomento.
   Una  prima  volta non trattandolo; una seconda volta - cosa  molto
  grave  sotto  il  profilo dei rapporti politici -  rimandandolo  in
  Commissione  immotivatamente. E dico   immotivatamente'  perché  le
  ragioni, quelle ragioni esposte dall'onorevole Faraone per la terza
  volta - una volta in Commissione e due volte in Aula -, avevamo già
  ribadito  che  non erano ragioni che potevano, appunto,  richiedere
  ulteriori approfondimenti; anzi, in Commissione quelle ragioni sono
  state molto approfondite.
   Quindi, considerato lo sgarbo istituzionale  del Governo su questo
  disegno di legge che ha chiesto un voto in Aula e con la complicità
  dell'opposizione  lo ha rimandato in Commissione  -  è  il  secondo
  motivo per cui faccio la mia dichiarazione -, tolgo quella che  era
  una  dichiarazione  di  gentlemen's agreement  dove  un  Presidente
  deve avere anche la ragione per l'istituto che rappresenta, dicendo
  che   la  Commissione  non  aveva  inserito  il  disegno  di  legge
  all'ordine del giorno.
   Bene,  il Regolamento non prevede che il presidente di commissione
  debba   inserire  all'ordine  del  giorno  il  disegno  di   legge,
  soprattutto  un  presidente che già aveva  fatto  un  percorso,  un
  presidente  che aveva sviscerato l'argomento con tutti i commissari
  su  diversi punti, un presidente che era stato molto puntuale anche
  nei tempi.
   Rispetto  a  questo, oggi, mi vedo, per la terza volta,  non  solo
  smentito dal Governo ma anche da componenti della Commissione  che,
  giustamente, ritengono che si debba andare avanti sull'argomento.
   Io  ritengo, signor Presidente, che rimandare il disegno di  legge
  in Commissione sia un esercizio che può fare bene solo a chi non ha
  argomenti perché, se ci sono argomenti, si possono sviscerare anche
  in  Parlamento e, se questi argomenti sono abbastanza seri per  non
  fare  andare  avanti questo disegno di legge, c'era il  modo  e  il
  tempo per affrontarli.
   Oggi,  mi  trovo  nella  difficoltà di  dare  un  parere,  il  mio
  personale e non più della Commissione, e ritengo in tutta sincerità
  che  questo  Parlamento  -  lo dico senza  che  qualcuno  si  senta
  additato,  assolutamente -  ha la responsabilità - non utilizzo  il
  termine   doloso' perché potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno
  -  di  non volere trattare questo argomento senza un'argomentazione
  ben precisa. Qui, onorevole Laccoto, non c'entra nulla la sanità  o
  altro; non c'è un argomento che riguarda il disegno di legge  della
  sanità o altre cose. C'è una linea politica, che è condivisibile  o
  meno,  estrinsecata  in  commissione dal  Partito  Democratico  che
  ritiene  che  questo tipo di disegno di legge non debba  affrontare
  solo  particolari  porti della Sicilia ma debba rivedere  il  piano
  portuale   della   nautica   da  diporto,  posizione   quest'ultima
  legittima,   ribadita  in più Commissioni. Rispetto  a  questo,  la
  proposta,  invece, era un'urgenza su determinati  territori  ed  un
  territorio  che lei - onorevole Laccato - conosce forse  meglio  di
  me,  forse meglio di altri. Questa è la differenza, non c'entra  né
  la sanità, né altro.
   Allora,  rispetto a tutte queste motivazioni e rispetto  anche  ad
  una  pseudo  battaglia - non so su quale materia -,  il  Presidente
  della Commissione, considerato che non ha l'unanimità, così come ha
  dichiarato  all'inizio dell'assegnazione del disegno di  legge,  si
  rimette  all'Aula  per comprendere quale debba  essere  il  miglior
  percorso e dare ai siciliani un segnale di serietà sotto il profilo
  parlamentare. Poi, naturalmente, entreremo nel merito.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Governo.

   SORBELLO,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.   Signor
  Presidente, non voglio entrare nel merito di quello che  recita  il
  primo  comma  dell'articolo 1,  quello a cui  si  rifà  l'onorevole
  Faraone.  Lo  faremo durante la discussione, proprio  entrando  nel
  merito dei contenuti di questa proposta.
   Il  Governo,  oggi,  è  favorevole,  solo  ed  esclusivamente  per
  accorciare  i  tempi, visto che, dopo quindici  giorni,  ancora  la
  Commissione   non   ha  aperto  la  discussione   su   quel   punto
  interrogativo  che si era posto il Parlamento: se  il  progetto  di
  finanza,  dopo  avere  individuato il contraente,  debba  fare,  di
  questo si parla. Il problema è, onorevole Faraone, che dopo che  si
  è  individuato  un  atleta  che  deve  fare  40  chilometri,  a  20
  chilometri gli si dice  tu ti devi ritirare, perché gli subentra un
  supplente .
   E' il contrario, l'esatto contrario di quello che lei ha detto. E'
  questo  lo  spirito del primo comma dell'articolo 1. Poi  entreremo
  nel  merito  di  questo per vedere se, dopo che ho  individuato  il
  contraente del progetto di finanza, debba seguire ancora  un  altro
  iter  e  riaprire i termini con un'altra gara di evidenza pubblica,
  così  come lei dice. Dobbiamo vedere se dobbiamo fare due gare  per
  assegnare  la  stessa  cosa, avendo così due  volte  individuato  i
  contraenti  Mi sembra una cosa ibrida.
   Però   entreremo  nel  merito  nel  momento  in  cui   discuteremo
  dell'articolo 1 e del primo comma.
   A  nome del Governo - ripeto, non c'è nulla da nascondere -   dico
  che non siamo in presenza di una norma così complessa da  allungare
  i  tempi dell'Aula. Stiamo parlando di un disegno di legge  di  due
  articoli  che  entro giovedì, venerdì prossimo, entro  la  prossima
  settimana  -  anche  con  uno  sforzo unanime  -  possiamo  portare
  all'approvazione   definitiva  evitando  così   di   ritornare   in
  Commissione,  perdere  tempo, riscriverla,  fissare  nuovamente  il
  termine per gli emendamenti.
   La  proposta  del  Governo era limitata al  fatto  che,  entro  la
  settimana  prossima, entro giovedì-venerdì prossimo,  questa  legge
  sarebbe potuta essere definitivamente approvata dal Parlamento.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, io ho sempre la mia proposta  che
  mi sembra la più valida di tutte e che mantengo. Il senso della mia
  proposta è: chiudere la discussione generale mercoledì mattina,  ai
  sensi del Regolamento il termine di presentazione degli emendamenti
  sarebbe  mercoledì  mattina; ma proporrei di  chiudere  il  termine
  lunedì,  alle  ore 17,00, così gli uffici potrebbero  elaborare  il
  fascicolo  del disegno di legge martedì, permettendo di arrivare  a
  mercoledì mattina alle ore 10.00 con le idee chiare e, soprattutto,
  avendo consentito agli uffici di elaborare il fascicolo.
   Se  lasciamo  fissato  il termine per mercoledì  alle  ore  10.00,
  andremmo in Aula mercoledì avendo lasciato  agli uffici 24  ore  di
  tempo  per predisporre il fascicolo su cui lavorare: questa era  la
  ragione  della mia proposta. Se fosse accettata in maniera pacifica
  dall'Aula,  io  la  considererei come  definitiva  e  chiuderei  la
  discussione che mi pare assai articolata.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha facoltà.

   ARENA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   volendo
  somigliare all'abate Farìa, che disvolle o che volle ne   Il  Conte
  di   Montecristo',  visto  che  anche  da  me  e  dal  mio   gruppo
  parlamentare   partì  quella  sera  la  richiesta  di   rinvio   in
  commissione, ci tengo, anche se per pochi minuti, a chiarire qual è
  la posizione del Gruppo parlamentare del Movimento per l'Autonomia,
  anche  perché,  durante gli interventi che mi hanno  preceduto,  ho
  sentito  parlare  di  sgarbi istituzionali, di  contraddizioni,  di
  guerre,  di  manovre  dilatorie che sfuggono e  sono  assolutamente
  lontane dalle movenze che hanno portato il gruppo parlamentare  del
  Movimento  per  l'Autonomia ed il sottoscritto  che,  tra  l'altro,
  assieme  agli  altri  commissari si è impegnato  nel  tentativo  di
  esaminare questa legge. Quindi vorrei chiarire alcune posizioni.
   La prima, signor Presidente, onorevoli colleghi, è che non ritengo
  che  sia  sindacabile  da alcuno il motivo che  ha  portato  alcuni
  parlamentari  di  diverse formazioni politiche,  al  di   là  delle
  geometrie variabili, dei trapezi scaleni o isosceli, a chiedere  un
  approfondimento con il ritorno in commissione quella  famosa  sera.
  Non  ritengo sia reato quando una commissione si esprime in maniera
  dialettica  e  aperta, anche diversamente dal  proprio  Presidente.
  Quindi non credo che ci sia stato reato di lesa maestà. Ritengo che
  se  una  commissione  ha un presidente, onorevole  Formica,  questa
  debba disciplinatamente seguire le indicazioni del Presidente.
   Stamattina quello che consideriamo un incidente di percorso, ci  è
  stato  comunicato  dal Presidente e, quindi,  il  presidente  della
  Commissione Territorio e Ambiente stasera è venuto in Aula  a  fare
  pubblica ammenda e ad esprimere il proprio personale convincimento.
   Quindi,  a questo punto, dopo avere ascoltato con pazienza  e  con
  ossequio  le  valutazioni  degli  onorevoli  colleghi,  ritengo   -
  riagganciandomi  alla mia paura di non voler somigliare  al  famoso
  abate  Faria - che la proposta della Presidenza, proprio per  voler
  allontanare   lo  spettro  di  strumentalizzazioni,   di   vendette
  trasversali,   di  congiure  che  non  appartengono,   ripeto,   ai
  ragionamenti  del  Gruppo parlamentare Movimento  per  l'Autonomia,
  abbia una sua validità, se ci sarà un arco temporale dignitosamente
  sufficiente  a  consentire ai singoli commissari  l'approfondimento
  che  ci  è  stato impedito, onorevole Formica, da una  pura  svista
  assolutamente non dolosa che io ascriverei a  colpa lieve'.
   Detto  questo, signor Presidente, ritengo anche che se l'onorevole
  Faraone  stasera ha espresso apprezzabili ma personali  valutazioni
  su  profili  di  presunta incostituzionalità, non  potrebbe  essere
  chiarito  o  fugato il dubbio profondo ed importante dell'onorevole
  Faraone in una sola seduta e questo suo apprezzabile motivo che  lo
  portò ad aderire ad una richiesta - che non era solo quella del PD,
  ma  era  anche  quella del gruppo parlamentare  del  Movimento  per
  l'Autonomia, ripeto, con una diversità di vedute -, porta  oggi  il
  sottoscritto e sicuramente i colleghi ad accettare la sua proposta,
  signor   Presidente,  con  una  eventuale  votazione  e   con   una
  subordinata  che  è insita nell'articolazione della  sua  proposta.
  Quella  di  consentire, con una settimana di tempo, la formulazione
  di  emendamenti che sono già al varo da parte dei componenti  della
  commissione  Territorio e Ambiente e del Movimento per l'Autonomia,
  e  che  si incastrano perfettamente con quell'antico tentativo  che
  non era strumentale, che non era dilatorio, ma che  era solo quello
  del  bene  comune - anche noi vogliamo il bene della  Sicilia,  non
  soltanto coloro che mi hanno preceduto -, quindi era finalizzato  a
  completare  l'azione  di  studio su una  norma  di  così  rilevante
  importanza.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Romano.  Ne  ha
  facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente, desidero brevemente sottolineare  due
  aspetti.  Legandomi all'intervento del collega Arena e condividendo
  interamente  la  sua  proposta e quindi la  sua  proposta,   vorrei
  ricostruire  brevissimamente e telegraficamente  l'iter  perché  mi
  sembra   che   troppo  spesso  nell'Aula  ci  siano  elementi   che
  condizionano  o  che  strumentalizzano un  po'  troppo  il  cammino
  parlamentare, il dibattito democratico dell'Aula.
   Lo  dico  perché  mi  sembra che la complessità  di  questa  norma
  originaria ha comportato un approfondimento e un lavoro tale, e  il
  presidente  Mancuso  me ne darà atto, come  do  atto  a  lui  della
  capacità  di  rimodulare e di assistere tutte le fasi complesse  di
  questa norma, che abbiamo dovuto riscrivere la norma quattro  volte
  -  ciò  per essere chiari, altrimenti parliamo di cose di  cui  non
  abbiamo idea -, quattro volte, l'ultima l'ho scritta di mio pugno -
  il  presidente Mancuso me ne darà atto, sono firmatario della legge
  e  ne sono relatore in Aula -, concertandola anche con i tecnici  e
  con i sindaci del territorio.
   E' una norma complicatissima che ha del giuridico, ha del tecnico,
  sana  alcune  situazioni e ne mette a rischio  altre,  può  salvare
  alcuni porti particolari, ma può mettere a rischio altri porti, può
  essere costituzionale in alcuni parti e può essere incostituzionale
  in altre.
   E'  una norma complessa, è una norma che può mettere un meccanismo
  virtuoso  da  un lato, ma dall'altra parte può essere  elemento  di
  illegalità e di infiltrazione mafiosa sul territorio.
   Pertanto,  non possiamo liquidarla con una semplice  battuta   non
  vogliamo  fare questo . Non  è corretto, Presidente. E chi utilizza
  queste frasi lo fa per brutta demagogia.
   Questo  Parlamento deve fare buone leggi, presidente Mancuso,  non
  deve fare leggi. Presidente Formica, deve fare buone leggi. Io sono
  stato  eletto e sono qui per fare buone leggi, non per fare  leggi.
  Nel   passato  sono  state  fatte  leggi,  ma  alcune  in   maniera
  superficiale   e  distrattamente  superficiale,  ne  abbiamo   oggi
  contezza e consapevolezza.
   E  credo  che,  invece, noi su questo testo oggi arriviamo  ad  un
  dibattito  parlamentare in maniera seria, con due  o  tre  mesi  di
  approfondimento. Ancora stamattina tiravamo fuori  con  gli  uffici
  dell'Assemblea  sentenze  e  normative,  la  sentenza  della  Corte
  costituzionale n. 411 che è in contrasto con questa norma (autorità
  di vigilanza dei contratti pubblici in contrasto con questa norma).
   Stiamo  attenti  ad  approfondire bene il testo complessivo  della
  norma, non è semplice.
   Chiedo  scusa per lo sfogo, ma l'attenzione che abbiamo  posto  su
  questo comporta anche un senso di responsabilità da parte nostra  e
  non  una semplice accusa di fatti che non esistono e di una volontà
  precisa  di  questo  Parlamento e del Gruppo  parlamentare  MPA  di
  tirare fuori, così come abbiamo preso impegno a Capo d'Orlando,  la
  legge in brevissimo tempo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, considero per  davvero  antipatica
  questa  discussione perché siamo riusciti in un sol colpo a mettere
  insieme una questione procedurale, una questione regolamentare  con
  una  questione  di  merito. E, come in tutte le  questioni  che  si
  intrecciano,  si  rischia  di  far  confondere  e  di   determinare
  condizioni   che,   alla  fine,  lo  dico  anche   al   Presidente,
  riproponendo  e  comprendendo, la  ragione  per  la  quale  lei  ha
  avanzato  quella  proposta  di  buon  senso.  Quindi,  non   è   in
  discussione lo sforzo fatto dalla Presidenza  di trovare  un  punto
  di buon senso.
   Però,  io insisto sul rispetto della procedura, tanto più che  nel
  caso  specifico  l'eventuale condizione di ritardo della  norma  da
  approvare avrebbe come conseguenza un rinvio al massimo di  24  ore
  rispetto  alla  tempistica che lei propone.  Pertanto  voglio  fare
  alcune considerazioni.
   Primo:  giustamente  lei ha ricordato che  l'articolo  121  quater
  prevede  la  reiscrizione all'ordine del giorno di  un  disegno  di
  legge  che,  dopo  quindici giorni, non è stato  riesaminato  dalla
  Commissione.
   Le  voglio  ricordare  che non c'è nessun automatismo,  altrimenti
  dovremmo rifarci ai precedenti nei quali le Presidenze di turno non
  hanno mai, in via automatica, apprezzato la reiscrizione all'ordine
  del  giorno  se non dopo un esame della Conferenza dei  capigruppo,
  cosa che non è avvenuta.
   Secondo: ho ascoltato le dichiarazioni del presidente Mancuso che,
  nella   prima  fase,  approfittando  di  un  termine  inglese,   ha
  utilizzato  il bon-ton di farsi carico di un incidente procedurale;
  nel  secondo  intervento,  adirato probabilmente  per  il  tipo  di
  dibattito in Aula, ha detto sostanzialmente che, così come  si  era
  già  espresso la scorsa volta, riteneva che questa legge non avesse
  alcuna  ragione di ritornare in Commissione di merito.  E,  quindi,
  dico io, non l'ha iscritta all'ordine del giorno.
   Stiamo assumendo un dato, signor Presidente, mi ascolti perché  la
  questione è delicata: un orientamento, una volontà del Parlamento -
  giusta o sbagliata, non interessa -, che ha deciso per il rinvio in
  commissione e il presidente della commissione che ha dichiarato che
  non  c'è  alcuna norma regolamentare che lo obblighi ad  iscriverlo
  all'ordine  del  giorno della commissione. Si sta  dicendo  che  la
  volontà  del Parlamento può essere ignorata dal presidente  di  una
  commissione.
   Signor  Presidente, lei capisce, altro che fare la  legge  lunedì,
  mercoledì,     ripeto, continuo a sforzarmi  per  non  entrare  nel
  merito, poi lo valuteremo.
   In  questo  momento mi pongo a garanzia delle mie  prerogative  di
  deputato che, fino a prova contraria, sono tutelate dal Regolamento
  di  questa Assemblea, a prescindere dalla volontà e anche dal fatto
  che  singoli deputati  possono apprezzare o meno il contenuto della
  legge stessa.
   Terza  questione,  signor  Presidente.  La  sua  proposta  avrebbe
  un'efficacia  se  la  volontà  del  Parlamento  fosse  assunta  col
  criterio  unanime.  Le voglio ricordare che la  sua  proposta,  nel
  momento  in cui un singolo deputato assume il fatto che  vi  é  una
  discussione generale e che solo entro la chiusura della discussione
  generale  il  Regolamento  prevede che si  possano  depositare  gli
  emendamenti, in teoria, signor Presidente, la discussione  generale
  può  anche orientare il deputato in un senso o in un altro rispetto
  agli emendamenti.
   Ora,  non  voglio fare questioni di lana caprina, però non  vorrei
  che  in  nome  di  un'accelerazione  comunque, ci trovassimo  nella
  condizione  che  mercoledì l'onorevole Cracolici,  in  aderenza  al
  Regolamento,  presenta  un emendamento  e  la  Presidenza  lo  deve
  accettare.
   Signor Presidente, vorrei sforzarmi di trovare insieme ai colleghi
  ed  alla Presidenza una soluzione. Voglio dire, inoltre, che non  è
  accettabile  sul  piano procedurale la logica che  ha  ispirato  il
  presidente  Mancuso,  il quale dice che, siccome  riteneva  che  in
  commissione  non  avrebbe potuto fare nulla,  non  ha  iscritto  il
  disegno di legge all'ordine del giorno della commissione stessa.
   Il   presidente   Mancuso   è  presidente   di   una   commissione
  parlamentare,  non è lì a titolo personale.  Le sue  opinioni  sono
  rispettabili ma, fino a prova contraria, ha dei doveri d'ufficio in
  forza della volontà del Parlamento.
   Signor  Presidente, chiedo quindi che si convochi  formalmente  la
  commissione, così come ha disposto l'Aula, e si iscriva il  disegno
  di  legge all'ordine del giorno; la seduta può durare un minuto, si
  può fare di venerdì, di sabato, di domenica, a Carnevale o a Pasqua
  -  il Parlamento si convoca sette giorni la settimana -, si va  poi
  a  mercoledì, chiudiamo in un'ora, in cinque minuti, ma quelli sono
  aspetti che restano a valle.
   La   Commissione  ha  l'obbligo  di  dire  se  riconferma   questo
  provvedimento, se lo cambia, se lo modifica; ma questo va fatto dai
  commissari e non dalla volontà del singolo presidente o da chiunque
  sia   e,   nella  fattispecie,  da  colui  che  sovraintende   alla
  commissione.
   Come  vede,  signor  Presidente, in genere posso dire per  la  mia
  esperienza - e credo anche per la sua - che quando la fretta non  è
  condivisa  anche nella procedura, noi non facciamo né in fretta  né
  determiniamo   risultati  rispetto  agli  obiettivi  che   vogliamo
  proporci.
   Sentivo  i  colleghi  che dicevano di votare; possiamo  farlo,  ma
  mercoledì presenterò gli emendamenti, li dovrete accettare  e  così
  si   rinvia  a  giovedì.  Quindi,  suggerirei  di  sollecitare   la
  Commissione  a riunirsi anche domani mattina, se è necessario,  per
  dare  il  parere;  poi si faccia la discussione in  Aula  quando  è
  prevista in modo da rispettare le regole, al di là del merito.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, l'argomento  é  stato  reiscritto
  all'ordine del giorno dell'Aula, intanto siamo di nuovo in Aula  e,
  tranne che non vi sia un pronunciamento formale dei deputati per un
  ritorno in Commissione, il disegno di legge è all'esame dell'Aula.
   A  questo  punto,  non  essendoci unanimità sull'ipotesi  avanzata
  dalla Presidenza qualche ora fa, resta stabilito che la discussione
  generale  del  disegno di legge sarà chiusa mercoledì  25  febbraio
  alle  ore  10,00  e  il termine di presentazione degli  emendamenti
  coinciderà con la chiusura della discussione generale, quindi  fino
  all'ultimo momento si potranno presentare emendamenti.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Discussione del disegno di legge «Modifica di norme in materia di
                          usi civici» (260/A)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si procede con la discussione  del
  disegno di legge numero 260/A «Modifica di norme in materia di  usi
  civici»,  posto al numero 2).
   Invito la III Commissione,  Attività produttive , a prendere posto
  al banco delle commissioni.
   Ha  facoltà  di  parlare  il  relatore,  onorevole  Colianni,  per
  svolgere la relazione.

   COLIANNI,  vicepresidente  della Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, gli usi civici  rappresentano  un
  istituto  di  origine  feudale volto  a  garantire  un  diritto  di
  godimento per pascolo, legnatico, caccia e quant'altro, di  terreni
  comunali a beneficio di una collettività di persone.
   L'uso, pertanto, consente il soddisfacimento di bisogni essenziali
  ed  elementari  in rapporto alle specifiche utilità  che  la  terra
  gravata dall'uso civico può dare.
   Con  il  passare  del tempo e il mutare dei metodi  produttivi  in
  agricoltura,  questa modalità di uso comune dei beni  collettivi  è
  andata  via  via  perdendo  di importanza  anche  per  le  profonde
  inefficienze e il disordine organizzativo che creava.
   Per tale ragione il legislatore del 1927 stabilì che tutti gli usi
  civici   esistenti   in  quel  momento  avrebbero   dovuto   essere
  rivendicati  e  regolarizzati  dando  la  possibilità  ai  soggetti
  legittimati  di affrancarli e, quindi, di trasformare  il  possesso
  delle  terre  di  demanio  civico in piena  ed  assoluta  proprietà
  esclusiva  mediante il pagamento di un canone di natura enfiteutica
  commisurato secondo uno specifico criterio al valore agricolo medio
  della coltura a seminativo.
   In  Sicilia  l'imprecisa regolamentazione esclusiva della  materia
  degli usi civici, disposta dalla legge regionale 28 del 2000, circa
  soprattutto  la determinazione dei canoni di affrancazione,  ha  in
  genere  esposto  i  soggetti legittimati, spesso piccoli  operatori
  agricoli,  al  pagamento di somme smisurate, esorbitanti,  rispetto
  alle  equivalenze  disposte  dalla  legislazione  delle  regioni  a
  statuto ordinario.
   Il disegno di legge all'esame di questo autorevole consesso tende,
  attraverso  la  predisposizione di un  criterio  oggettivo  e  meno
  gravoso,  pertanto  ad  evitare il perpetuarsi  di  valutazioni  di
  carattere   discrezionale  nella  determinazione  dei   canoni   di
  affrancazione e conseguentemente i gravi danni che tale deprecabile
  consuetudine ad oggi ha recato agli operatori agricoli siciliani.
   E'  questa  la  ragione per la quale, dopo ampia  discussione,  la
  Commissione  ha  esitato  questo disegno di  legge  che,  in  buona
  sostanza, può essere discusso in Aula con la possibilità di fissare
  un   termine  per  la  presentazione  degli  emendamenti   che   la
  Presidenza vorrà stabilire.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
   Onorevoli  colleghi, come voi sapete, anche per questo disegno  di
  legge  si potranno presentare  emendamenti fino alla chiusura della
  discussione  generale.  Ritengo che, se gli emendamenti  saranno  -
  come  io penso - pochi e semplici, potremmo andare avanti fino alla
  conclusione  di questa legge anche con il voto finale questa  sera,
  considerato che domani il Governo non potrà essere presente.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito  che
  se non ci sono emendamenti complessi per me possiamo procedere.
   Desidero fare una domanda, relativa alla legittimazione a  cui  si
  fa  riferimento: questa norma modifica una legge della Regione  del
  2000   che  prevedeva  che  uno  dei  requisiti  del  diritto  alla
  legittimazione  fosse  l'occupazione  da  almeno   dieci   anni   -
  sinceramente non ho capito -  oltre a quello delle migliorie dovute
  ai  fondi  occupati. E lo dico - me ne sono occupato di più  quando
  ero  assessore al Comune di Palermo - per il fatto che intere  zone
  della città di Palermo erano sottoposte a vincolo di uso civico, ma
  nel  tempo  è successo di tutto. Cito l'esempio di  via  Ammiraglio
  Rizzo:  è  una delle strade più edificate della nostra  città,  con
  palazzoni  di  dieci e dodici piani, ed è in teoria  un  territorio
  sottoposto a vincolo di uso civico; lì è palese la miglioria che  è
  intervenuta nel tempo.
   Però,  qui  stiamo  parlando di fondi  agrari.  Io  credo  che  il
  requisito del vincolo decennale sia un requisito essenziale per  la
  legittimazione  del  titolo  di proprietà;  non  capisco,  infatti,
  perché viene abolito il vincolo della lettera c). Per questo motivo
  ho già predisposto un emendamento.
   La   seconda  questione  che  voglio  porre  riguarda  la   natura
  dell'obolo.
   La  legge  regionale 28 del 2000, in applicazione della legge  del
  1927, stabiliva l'entità del canone di legittimazione. Posso sapere
  qual  è  il  criterio che ha determinato la Commissione,  onorevole
  Caputo,  nel proporre un abbattimento dell'80 per cento del  canone
  del  2000 e non del 75, del 90, o la gratuità? Qual è la logica che
  ha portato alla definizione di questo valore?
   Lo  dico perché, in questo caso, stiamo operando come legislatori.
  Tenuto  conto che stiamo parlando di legittimazione che ha  operato
  in  forza  di  una tassazione, se oggi si modifica l'obolo  si  può
  determinare  un  contenzioso  amministrativo  rispetto  a  tutti  i
  soggetti che in Sicilia hanno operato con la legittimazione.
   Vorrei  ricordare  che la nostra facoltà di  modificare  oggi  una
  legge che nel 2000 aveva stabilito un valore, può determinare, nove
  anni  dopo,  una  serie  di  contenziosi rispetto  a  tutti  questi
  soggetti per i quali, in forza di una legge della Regione,  si  era
  stabilita l'entità del valore.
   O la riduzione è funzionale a fattispecie oggettive - c'è stato un
  terremoto,  una  frana,  non  so  se  è  chiaro  -,  oppure  stiamo
  determinando  una  facoltà intendendola  come  arbitrio.  E  vorrei
  ricordare  che  ci  potrebbe  essere anche  qualche  responsabilità
  contabile.
   Ecco  perché  preannuncio la presentazione di  alcuni  emendamenti
  tendenti a definire in maniera chiara la ragione per cui si  riduce
  sia il vincolo decennale sia il valore dell'obolo.

   COLIANNI,  vicepresidente della Commissione e relatore. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI,  vicepresidente  della Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei  precisare  all'onorevole
  Cracolici  che  mi  trovo  assolutamente d'accordo  con  lui  sulla
  questione  relativa  ai dieci anni. Infatti,  ho  già  sottoscritto
  l'emendamento  a  sua firma anche se comunque l'avrebbe  presentato
  pure la Commissione.
   Per  quanto  riguarda,  invece,  la  determinazione  di  un  terzo
  piuttosto  che un quinto, per la stessa ragione per cui l'onorevole
  Cracolici chiede il perché della scelta di un quinto, mi  viene  da
  chiedere il perché della scelta di un terzo.
   La  scelta  di  un  quinto,  sulla quale restiamo  determinati,  è
  giustificata  dalla  gravità della situazione economica  di  questi
  anni   e   dalle  giuste  lamentele  degli  agricoltori.   E'   una
  determinazione  dell'Aula  che non  ha  niente  a  che  vedere  con
  l'erario; è una scelta parlamentare, così come lo è stata la scelta
  di un terzo.
   Ad  ogni  modo,  sarà presentato un emendamento e  sarà  l'Aula  a
  decidere. Per quanto riguarda la questione relativa ai dieci  anni,
  condivido quanto è stato espresso dall'onorevole Cracolici.

            Assume la Presidenza il Vicepresidente FORMICA

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Colianni,
  relatore  del  disegno  di  legge,  poneva  la  questione  relativa
  all'abbattimento  ad  un  quinto o ad un terzo  rispetto  a  quanto
  proposto,  invece, con l'emendamento annunciato dal presidente  del
  Gruppo parlamentare del Partito Democratico, onorevole Cracolici.
   Vorrei  far osservare all'onorevole Colianni che, per non dare  in
  assoluto la sensazione che ci muoviamo tradendo lo spirito  di  una
  norma   che  deve  avere  sempre  e  comunque  il  carattere  della
  generalità e dell'astrattezza, dovremmo soffermarci sulle norme che
  richiamiamo   nell'articolo.  Mi  riferisco  in   particolar   modo
  all'articolo 5,comma 5, della legge 28 del 2000 e, aggiungo,  il  5
  bis  di questo articolo recita:  per le legittimazioni riferite  ai
  terreni  che  ricadono in territori di comuni  totalmente  montani
  attenzione,  come definiti dalle leggi 25 luglio 1952, n. 991 e  30
  luglio  1957,  n, 657, il valore di capitale su cui determinare  il
  canone di natura enfiteutica come previsto dal comma 5 del presente
  articolo,  è  ridotto del 50 per cento , perché  in  Commissione  -
  anche  se io devo riconoscere che non ero presente -  tanto è  vero
  che,  approfondendo  stamattina il testo, mi sono  meravigliato  di
  alcune    scelte    e,    soprattutto,   mi    sono    meravigliato
  dell'abbattimento ad un quinto, perché ispirandoci al principio che
  riguarda  evidentemente il richiamo anche alla natura  enfiteutica,
  l'abbattimento ad un quinto tradisce sostanzialmente il dettato  di
  una  norma  che, per territori particolari, l'abbatte del cinquanta
  per  cento; quindi, si desume che noi dovremmo andare sopra  questo
  cinquanta  per cento e non sotto. Stiamo attenti, perché  la  norma
  potrebbe  assumere  caratteristiche, anche dal punto di  visto  del
  profilo   di   costituzionalità,  molto  discutibili;   quindi,   è
  consigliabile - mi pare che rispetto a questo c'è stata  anche  una
  proposta del Governo, come si evince dagli atti della Commissione -
  di abbattere richiamando un terzo.
   Al  di  là  di ciò che ha proposto il Governo, onorevole Caputo  e
  onorevole Colianni, con spirito assolutamente costruttivo penso che
  sarebbe necessario rifarci ai contenuti della norma di riferimento,
  e   non  articolare  la  discussione  su  un  quinto  o  un  terzo.
  L'abbattimento di un terzo di per sé, rispetto anche a quello che è
  indicato nel 5 bis dell'articolo a cui ho fatto riferimento,  credo
  che  sia  già discutibile, quindi guarderei con attenzione   questa
  parte  della  legge  se  vogliamo, una  buona  volta,  superare  la
  questione   e   cominciare  a  pensare  che  quei   terreni   vanno
  sostanzialmente ormai liberati, liberando seriamente l'aspetto  che
  riguarda anche l'uso civico, e facendo da questo punto di vista  un
  passo  in  avanti. Non c'è nessuna logica di mettere  chissà  quale
  bastone fra le ruote, c'è invece la logica che ci ispira da  sempre
  senza alcuna complicità.
   Poco  fa  ho  sentito  addirittura  parlare  di  linguaggio  della
  complicità, quando si vota in questa Aula, cioè quando ci si  trova
  d'accordo  su  un  punto si è complici, un po'  il  linguaggio  che
  tradisce invece quelli che sono gli elementi anglosassoni che  sono
  stati  richiamati,  da  lord  inglese:  si  è  complici  quando  si
  condivide una cosa, invece tutto sommato si è liberi quando non  la
  si condivide.
   Evitiamo  queste discussioni e pensiamo, invece, a fare norme  che
  comunque  abbiano i caratteri dell'astrattezza e della  genericità,
  altrimenti  diamo  una sensazione sbagliata. E  ritengo  che  sulla
  questione  dell'abbattimento ad un terzo,  dovremmo  riflettere  un
  attimo perché è poco rispetto a quanto invece viene indicato nel  5
  bis dell'articolo 5 della legge 28 del 2000.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo altri deputati  chiesto
  di  parlare,  dichiaro chiusa la discussione generale  e  pongo  in
  votazione il passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                             «Articolo 1.
                 Nuove norme in materia di usi civici

   l.  Per le terre di demanio civico, ivi incluse quelle quotizzate,
  che  non hanno perduto, per effetto di strumento urbanistici  o  di
  edificazioni,  la destinazione di terreni agrari, la legittimazione
  di  cui  all'articolo 9 della legge 16 giugno 1927,  n.  1766,  può
  essere  concessa  nei  confronti  degli  occupatori  che  risultino
  proprietari  in  virtù  di  atto  pubblico  di  provenienza,  anche
  prescindendo   dai  requisiti  di  cui  alle  lettere   a)   e   c)
  dell'articolo 9 della legge 16 giugno 1927, n. 1766.

   2.  Nel concedere la legittimazione ai soggetti di cui al comma 1,
  il  canone  di natura enfiteutica previsto dall'articolo  10  della
  legge   16   giugno   1927,  n.  1766,  e  determinato   ai   sensi
  dell'articolo 5 comma 5 della legge regionale 23 dicembre 2000,  n.
  28, è ridotto ad un quinto.

   3. La presente disposizione si applica ai procedimenti già avviati
  e non ancora conclusi».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -dagli onorevoli Cracolici, Oddo, Marinello e Donegani:
   emendamento 1.1:

   «All'articolo 1, comma 2, sostituire alle parole  un quinto  le
  parole  un terzo »;

   -dagli onorevoli Cracolici, Oddo, Marinello, Donegani e Colianni:
   emendamento 1.2:

   «All'articolo 1, comma 1, dopo le parole  anche nei confronti
  degli occupatori che  aggiungere le parole  da almeno dieci anni ».

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'emendamento 1.2.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto  vorrei
  ricordare  che  stiamo  procedendo con  l'esame  degli  emendamenti
  perché,  essendone  stati  presentati  soltanto  due,  e  non  sono
  complessi, si vuole evitare di far venire i colleghi in Aula  anche
  domani.
   Per  quanto  riguarda  l'emendamento 1.2,  è  chiaro  che  la  sua
  approvazione farebbe venire meno la funzione prevista dalla lettera
  c)  della  legge 28 del 2000, cioè che bisogna avere un'occupazione
  da  almeno  dieci anni. Aggiungo che considero questo  un  atto  di
  certezza  del diritto, assessore La Via, nel senso che  io  ricordo
  che  il  vincolo decennale fu messo dal legislatore nel 2000 perché
  costituiva  un tempo congruo ai fini della valutazione della  buona
  fede del soggetto che aveva acquistato un bene che non sapeva  -  e
  molto  spesso non lo sapevamo neanche i notai - che era gravato  da
  uso  civico. Se oggi, qui, eliminiamo il decennio, arriviamo ad  un
  paradosso.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con le precisazioni dell'onorevole
  Cracolici  pongo  in votazione l'emendamento 1.2. Il  parere  della
  Commissione?

   COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 1.1. Lo pongo in votazione.  Il  parere
  della Commissione?

   COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 1, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                             «Articolo 2.
               Trascrizione degli atti del  procedimento

   l.  Gli atti del procedimento previsti dalla legge 16 giugno 1927,
  n.   1766   dal  Regio  Decreto  n.  332  del  26  febbraio   1928,
  dall'articolo  26 della legge regionale 27 aprile  1999,  n.  10  e
  successive  modifiche  ed  integrazioni, soggetti  a  trascrizioni,
  devono  essere trascritti a cura del comune ove ricade  il  terreno
  gravato da usi civici e volturati dal beneficiario dell'atto.

   2.  La  presente  disposizione  si applica  anche  agli  atti  già
  perfezionati e non ancora trascritti»

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico   che  è  stato  presentato  dagli  onorevoli   Galvagno,
  Colianni,  Donegani,  Federico, Leanza  Edoardo,  Maira,  Speziale,
  Termine e Torregrossa l'emendamento aggiuntivo A.1. Ne do lettura:

   «Il  comma  2  dell'articolo 1 della legge regionale  20  novembre
  2008, n. 17 è abrogato».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                              «Articolo 3
                           Entrata in vigore

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a
  quello della sua pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


      Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 77

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole  Caputo
  l'ordine del giorno numero 77 «Usi civici - ex Feudo Marcato Bianco
  Castronovo  di Sicilia», a firma degli onorevoli Caputo, Vinciullo,
  Marrocco, Currenti e Pogliese. Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il responsabile  del settore Urbanistica del comune di  Castronovo
  di   Sicilia  ha  disposto la notifica del provvedimento al fine di
  consentire  la legittimazione di terreni gravati da  uso  civico  a
  circa settanta cittadini, legittimi  proprietari di terreni ubicati
  nel comune di Castronovo di Sicilia, ex  feudo Marcato Bianco;

   con  delibera n. 184 del 4 settembre 2008, la giunta  comunale  ha
  disposto la revoca dei provvedimenti notificati a causa dell'errato
  indirizzo,  in  essi  contenuto, dove  trasmettere  gli   eventuali
  ricorsi  o  istanze, eccezion fatta  per quei   provvedimenti   che
  hanno sortito l'effetto della presentazione dei  ricorsi davanti al
  commissario per la liquidazione degli usi civici della Sicilia;

   considerato  che con detti provvedimenti i legittimi   proprietari
  di   terreni  in  agro di Castronovo di Sicilia, ex  feudo  Marcato
  Bianco,  sono stati ritenuti  occupanti abusivi  degli  stessi,  da
  parte  del  Commissario degli usi civici,  ai   sensi   e  per  gli
  effetti  della legge n. 1766  del  16  giugno 1927 e seguenti,  pur
  essendo in possesso di regolari e legittimi titoli di proprietà;

   preso atto che:

   il  comune  di  Castronovo  di  Sicilia,  ha  intentato  una  lite
  nell'anno  1842  per  chiedere 'il  compenso degli  usi  civici  da
  sciogliere';

   successivamente il comune propose cinque appelli solo  per  alcuni
  feudi,  ma  non  per Marcato Bianco, e che questi  furono  tutti  e
  cinque definiti con esito sfavorevole a causa della 'non veridicità
  della prova documentale' prodotta dal comune, dichiarandosi quindi,
  con decisione  dell'8  luglio 1846 dalla Corte,  'non competere  al
  comune nessun compenso' mancando del possesso dei feudi;

   furono pronunziate ben  cinque  ordinanze dell'intendente e cinque
  decisioni  della  Gran  Corte dei conti, con  le  quali  non  venne
  riconosciuto alcun diritto agli abitanti del comune  di  Castronovo
  di  Sicilia per eventuali usi civici, spazzando via ed  in  maniera
  definitiva,  possibili diritti  attuali  del   comune.  Usi  civici
  quindi  inesistenti perché non più esercitati o  esercitabili,  con
  sentenze  cadute  in giudicato;

   tali    sentenze,   intatti,   hanno    accertato,   in    maniera
  incontrovertibile ed inconfutabile, che  gli abitanti di Castronovo
  di  Sicilia   non  esercitavano già nel 1800 alcun diritto  di  uso
  civico sui  feudi, compreso quello di Marcato Bianco;

   giudizi  e prove documentali inoppugnabili accertano la cessazione
  degli  usi  civici, nella loro natura ed estensione,  anteriormente
  al  1800, come richiamato dalla legge n. 1766 del 16 giugno 1927  e
  mai  dichiarati o  rivendicati  da  alcuno in  forza  della  stessa
  legge;

   osservato  che,  alla  luce  di  quanto  sopra,  la  richiesta  di
  liquidazione  appare infondata, anacronistica e  paradossale  nello
  spirito delle regole elementari che governano il sistema ancestrale
  della  materia  usi  civici, il quale appare oggi,  a  distanza  di
  secoli, non più proponibile;

   considerato che:

   secondo  quanto  riportato nella relazione  del  prof.  Savagnone,
  nell'ex  feudo Marcato Bianco, secondo lo Stato del 1842,   non  vi
  sono  boschi ma seminativi  per cui ne deriva che nessun uso civico
  poteva  essere  esercitato laddove veniva coltivato e  seminato  da
  privati cittadini che sfruttavano i fondi in proprio, venendo  meno
  così  le condizioni obiettive per l'esercizio del diritto da  parte
  della collettività di Castronovo di Sicilia;

   la  rivendicazione degli usi civici per l'ex feudo Marcato  Bianco
  si   basa  su una presunzione e su titoli di carattere generale che
  nessun  valore  hanno dove non esistono boschi,  pascoli,  cave,  o
  altro in  quanto Marcato Bianco ne è stato sempre privo;

   l'istruttrice degli usi civici ha assunto, secondo lo  'Stato  del
  1842',  come  estensione del feudo di Marcato Bianco la  misura  di
  salme   888  mentre,  come  si  legge  nella  relazione  del  prof.
  Savagnone,  'in generale i dati di questo  Stato non  sembrano  ben
  sicuri';

   ritenuto  che la stessa istruttrice, tra l'altro, ha  commesso  un
  grave  errore  nel  calcolo  di tale superficie,  attribuendo  alla
  'salma'  una   superficie  di Ha  1.74.62  anziché   Ha.   2.67.95,
  secondo  la  misurazione del tempo, quando una salma era   pari   a
  canne  venti,  rendendo così ancora più delicata  la rivendicazione
  degli usi civici su un feudo di cui non si riesce a stabilire quale
  fosse la vera estensione;

   ritenuto ancora che:

   con  detti provvedimenti si è determinata una condizione di  grave
  danno  economico per gli attuali proprietari dei fondi proprio  per
  l'incertezza   della   natura   giuridica   della   richiesta    di
  liquidazione,  con  la  conseguenza di una caduta  verticale  delle
  compravendite e dei prezzi dei terreni  di quella zona;

   dalla  richiesta  di  legittimazione è  emerso  un  serio  allarme
  sociale che potrebbe sfociare in manifestazioni e contestazioni con
  possibili gravi disordini;

   tenuto   conto   che   sul  piano  giuridico   la   richiesta   di
  legittimazione  si  presenta infondata  alla  luce  dei  titoli  di
  proprietà  posseduti da privati, validi e mai contestati da  alcuna
  Autorità da secoli, anche alla luce di quanto riportato nella legge
  16  giugno 1927, n. 1766 e seguenti;

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intraprendere ogni utile, necessaria e tempestiva  azione  per
  sospendere le procedure poste in essere dal commissario per gli usi
  civici con sede in Palermo, dichiarando infondata la  richiesta  di
  legittimazione  e  mettendo  così  i   proprietari  delle   aziende
  agricole nelle condizioni di:

   difendere il diritto di proprietà consolidato ininterrottamente da
  secoli con passaggi inter vivos e  mortis  causa e con il legittimo
  possesso e godimento dei beni;

   dichiarare   priva   di    fondatezza   giuridica   la   relazione
  dell'istruttrice    demaniale   in   quanto    contenente    errori
  nell'accertamento  della superficie dell'ex feudo  Marcato  Bianco,
  rendendo indeterminato l'oggetto delle rivendicazioni;

   di  far  carico  al commissario per gli usi civici di  provare  la
  fondatezza  delle  proprie  richieste e dimostrare  il  conseguente
  esercizio   degli  usi  civici  da  parte  della  collettività   di
  Castronovo di Sicilia fino ad  oggi;

   di  far  carico  al Commissario per gli usi civici  di  dimostrare
  l'esistenza e l'osservanza degli adempimenti richiesti dalla  legge
  16 giugno 1927, n. 1766 e seguenti».

                  CAPUTO - VINCIULLO - MARROCCO - CURRENTI - POGLIESE

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LA   VIA,  assessore  per  l'agricoltura  e  le  foreste.   Signor
  Presidente, vista la complessità della materia, chiedo che l'ordine
  del giorno sia ritirato e trasformato in interrogazione, alla quale
  il Governo, ovviamente, darà risposta.

   CAPUTO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO,  presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,  sono
  d'accordo  con  la  richiesta del Governo.  Pertanto,  dichiaro  di
  ritirare  l'ordine del giorno numero 77 e chiedo che lo stesso  sia
  trasformato   in  interrogazione  con  richiesta  di  risposta   in
  Commissione.

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
          «Modifica di norme in materia di usi civici» (260/A)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla votazione finale del
  disegno  di legge «Modifica di norme in materia di usi civici»  (n.
  260/A).
   Indìco   la   votazione  per  scrutinio  nominale.   Chiarisco   il
  significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi  vota
  no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Ardizzone, Arena, Aricò, Buzzanca,  Campagna,
  Caputo,  Caronia,  Colianni, Cordaro, Corona,  Currenti,  D'Antoni,
  D'Asero, Fagone, Formica, Greco, Leanza Edoardo, Lentini, Leontini,
  Limoli,  Mancuso,  Marinese,  Marrocco,  Mineo,  Pogliese,  Ragusa,
  Romano,  Ruggirello, Savona, Scammacca, Scilla, Scoma, Torregrossa,
  Vinciullo.

   Si  astengono:  Ammatuna, Apprendi, Cracolici, De  Benedictis,  Di
  Benedetto,   Digiacomo,  Donegani,  Ferrara,  Fiorenza,   Galvagno,
  Laccoto,  Lupo,  Maira,  Marinello,  Marziano,  Mattarella,   Oddo,
  Panarello, Picciolo, Rinaldi, Speziale, Termine.

   Sono   in  congedo:  Barbagallo,  Beninati,  Di  Guardo,  Falcone,
  Gennuso, Minardo, Musotto, Panepinto e Raia.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti e Votanti  57
   Maggioranza         29
   Favorevoli          35
   Astenuti            22

                         (L'Assemblea approva)

   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

         (La seduta sospesa alle 19.49, è ripresa alle 19.51)

              Riassume la Presidenza il Presidente CASCIO

   La seduta è ripresa.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 25  febbraio
  2009, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I  -Comunicazioni.

  II  - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
   N.  97  - «Censura nei confronti dell'Assessore regionale  per  la
  sanità»

                    LEONTINI - MARROCCO - MARINESE - MAIRA - CAPUTO -
                                                             BUZZANCA
                          LO GIUDICE - SAVONA - CASCIO S. - CORDARO -
                  POGLIESE - ARICò - DINA FAGONE - RAGUSA - VINCIULLO
                  - LIMOLI - CORONA - TORREGROSSA MANCUSO - LEANZA E.
                  - SCILLA - FALCONE  - CURRENTI - CARONIA- FORZESE -
                                                              D'ASERO

  III  -Discussione del disegno di legge:

   «Disposizioni  in  materia di rilascio di concessioni  demaniali
   marittime  per  la  realizzazione  di  strutture  dedicate  alla
   nautica  da  diporto.  Modifica  dell'articolo  5  della   legge
   regionale   29   novembre  2005,  n.  15»   (226-233-244-266/A).
   (Seguito).

                   La seduta è tolta alle ore 19.53

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli