Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Raia, Adamo, Di Guardo,
Panepinto, Falcone, Musotto e Minardo hanno chiesto congedo per la
seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato, in data 17 febbraio 2009, alla Commissione legislativa
Attività produttive' (III):
«Soppressione dell'Ente di sviluppo agricolo» (n. 365)
di iniziativa parlamentare
parere I.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'industria,
premesso che:
in questi giorni la Commissione europea ha approvato il documento
di spesa che riduce in modo drastico gli interventi finanziari per
la realizzazione di opere pubbliche nell'ambito energetico del
territorio nazionale;
in particolare, l'Unione europea ha rivisitato la distribuzione
dei fondi per le reti energetiche e continentali penalizzando in
modo netto e chiaro l'Italia. Dei cinque miliardi, solamente
centocinquanta milioni sono stati assegnati all'Italia;
tale riduzione ha compromesso non solo la realizzazione di opere
importanti quali rigassificatori e reti elettriche continentali,
ma ha compromesso la realizzazione di opere pubbliche nella Regione
siciliana;
considerato che:
l'impegno di spesa adottato dalla Commissione europea, in realtà,
impedisce la realizzazione di opere pubbliche anche nel nostro
territorio regionale, quale, appunto, il rigassificatore di Porto
Empedocle (AG);
su indicazione del presidente della Commissione UE, Josè Manuel
Barroso, la commissione stessa ha approvato il documento che, tra
le altre opere, prevede l'eliminazione dalla lista della
realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle;
ritenuto che:
la decisione della Commissione UE è gravemente penalizzante per la
nostra Regione che si vede privata, in questo modo, di
un'importante opera pubblica;
la realizzazione del rigassificatore costituisce un'opera
strategica per lo sviluppo energetico della Sicilia;
per sapere quali provvedimenti e azioni politiche il Governo
intenda adottare al fine di evitare la perdita dei finanziamenti
europei per la realizzazione del rigassificatore di Porto
Empedocle». (414)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
Antonino è un ragazzo di 17 anni di Torregrotta, paese in
provincia di Messina, che, da quando aveva 15 mesi, soffre di una
delle forme peggiori di distrofia muscolare. Sino all'età di nove
anni riusciva a deambulare, dopo ha avuto bisogno della sedia a
rotelle. Dal 2006 la malattia, oramai in stato avanzato, lo
costringe a stare a letto in maniera continuativa;
il padre di Antonino è muratore mentre la madre è casalinga. Sino
al 31 dicembre 2008 la famiglia ha usufruito dei contributi
regionali elargiti dalla azienda sanitaria di Sant'Agata di
Militello. Dal primo di gennaio questi contributi sono stati
sospesi a causa delle nuove direttive emesse dall'Assessore
regionale per la sanità;
considerato che l'assistenza continua di Antonino costa circa 2000
euro al mese, cifra che la famiglia, ovviamente, non può sostenere.
Dal primo gennaio, a fianco dei genitori di Antonino, sono scesi in
campo i parenti, alcune associazioni di volontariato ed il comune
di Torregrotta, ma è evidente che tale situazione non può perdurare
a lungo;
tenuto conto che la frenetica corsa al risparmio
dell'amministrazione sanitaria regionale, senza una precisa ed
accurata disamina dei casi esistenti, porta ad una gravissima serie
di disservizi che colpiscono quelle famiglie siciliane già
duramente provate dalla presenza in casa di parenti colpiti da
malattie croniche invalidanti;
per sapere:
quali siano i motivi che hanno portato la ASL di Sant'Agata di
Militello a sospendere i contributi regionali alla famiglia di
Antonino;
quanti siano i casi in Sicilia di malati, assistiti al proprio
domicilio dalle famiglie, colpiti da gravissime forme di invalidità
cui sono stati interrotti i contributi regionali;
quali siano le iniziative che intende adottare l'Assessore
regionale per la sanità per ripristinare con urgenza i contributi
alla famiglia di Antonino ed a tutte quelle famiglie che assistono
in forma domiciliare malati gravi e che, dal primo gennaio 2009,
non ricevono più i sacrosanti aiuti da parte della Regione». (416)
CURRENTI - FALCONE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la cooperazione,
il commercio, l'artigianato e la pesca, e all'Assessore per il
bilancio e le finanze, premesso che:
l'art. 24 della l.r. 28 dicembre 2004, n. 17, ha introdotto la
comunicazione di inizio di attività;
il primo comma del citato articolo 24, tra l'altro, recita:
all'articolo 14 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, dopo il
comma 1, é aggiunto il seguente:
2) le licenze, le concessioni, i nulla osta, i permessi, le
autorizzazioni richiesti per l'esercizio di attività economiche nel
territorio della Regione sono sostituiti da una comunicazione di
inizio attività da parte del legale rappresentante dell'impresa
richiedente, indirizzata all'amministrazione competente. La
comunicazione è resa nei modi e nelle forme regolamentati ai sensi
dell'articolo 22 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10.
Restano validi ed esecutivi le norme di legge e tutti gli atti
amministrativi vigenti in materia di urbanistica, di edilizia, di
ambiente, della salute pubblica, della tutela del lavoro e della
sicurezza pubblica, nonché quelli concernenti la realizzazione di
grandi centri commerciali di cui all'articolo 2 della legge
regionale 22 dicembre 1999, n. 28, e successive modifiche ed
integrazioni. ;
lo stesso articolo, della richiamata l.r. n. 17/2004, conclude:
Sono abrogate le disposizioni della legge regionale 6 agosto 1997,
n. 27 che risultino in contrasto con il presente comma nonché ogni
altra disposizione incompatibile con lo stesso. ;
tale ultima manifestazione di volontà legislativa opera,
immediatamente, sulla situazione giuridica preesistente e lascia
intendere che, tra le disposizioni abrogate, rientri anche l'art. 7
della l.r. n. 28/1999;
in attuazione della normativa sopraindicata é stato emanato il
decreto presidenziale 29 giugno 2005 (pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana n. 32 del 29 luglio 2005) avente
per oggetto 'approvazione dell'elenco delle categorie economiche
rientranti nell'ambito di applicazione dell'art. 14 della legge
regionale 26 marzo 2002, n. 2, integrato con l'articolo 24, comma
1, della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17';
nell'elenco delle attività economiche, allegato A, lettera 'G',
sono indicati il commercio all'ingrosso e al dettaglio, senza
alcuna distinzione tra settore alimentare e non alimentare;
considerato che:
l'Assessore regionale per il bilancio e le finanze, con nota prot.
2120/Gab. del 20 ottobre 2005, diretta a tutti i sindaci della
Sicilia, ha illustrato la grande opportunità introdotta dalla
comunicazione di inizio attività;
la predetta nota, tra l'altro, puntualizza: Grazie alla CIA
l'avvio di una qualsiasi attività produttiva avrà luogo a semplice
comunicazione e tutte le previste verifiche scatteranno in corso
d'opera. Con il conforto e la piena adesione delle organizzazioni
di categoria (industriali, commercianti, imprese di servizi,
aziende agricole, eccetera) il Parlamento siciliano ha voluto
imprimere una svolta epocale nel rapporto impresa - pubblica
amministrazione, dando un senso ed un significato istituzionali
alle attività di controllo e verifica della pubblica
amministrazione e mandando in soffitta lo stereotipo di una
burocrazia opprimente e vessatoria. ;
l'affermazione dell'Assessore regionale per il bilancio e le
finanze, Tutte le previste verifiche scatteranno in corso d'opera
trova puntuale riscontro nell'art. 3 del richiamato decreto
presidenziale 29 giugno 2005 che così recita: Ai sensi dell'art.
2, comma 2, della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10 e
successive modifiche ed integrazioni, sulla base della
comunicazione acquisita, l'Amministrazione verifica se sussiste
l'esigenza di ulteriore documentazione, che viene richiesta
all'interessato una sola volta entro sessanta giorni dalla
ricezione della comunicazione. La richiesta di cui al presente
articolo non sospende l'attività avviata o l'avvio
dell'attività ;
dalla normativa (art. 24 della l.r. n. 17/2004 e d.p.r. 29 giugno
2005) e dal contenuto della nota dell'Assessore regionale per il
bilancio e le finanze si evince, a chiare note, che tutti gli
esercizi, inclusi nell'elenco delle categorie economiche, possono
iniziare l'attività, dopo avere depositato le dovute comunicazioni;
l'Assessorato regionale della cooperazione, del commercio,
dell'artigianato e della pesca, con circolare 11 dicembre 2008, n.
10, a proposito della comunicazione di inizio di attività, resa per
gli esercizi di vicinato, tra l'altro, recita: Dal tenore
letterale dell'art. 24 della legge regionale n. 17/04, la CIA
sostituendo le licenze, le concessioni, i nulla osta, i permessi,
le autorizzazioni richiesti per l'esercizio di attività economiche
, sembrerebbe non potere sostituire la comunicazione prevista
dall'art. 7 della legge regionale n. 28/99, per l'apertura di un
esercizio di vicinato del settore non alimentare e per il
trasferimento e/o ampliamento di un qualsiasi esercizio di
vicinato . Pertanto, interpretando alla lettera la norma, si
potrebbe così concludere: un esercizio di vicinato del settore
alimentare, precedentemente soggetto ad autorizzazione
amministrativa, può avviarsi con la CIA ed avere effetto immediato,
così come previsto nel decreto presidenziale;
mentre un esercizio di vicinato del settore non alimentare può
avviarsi con la CIA ad effetto differito di 30 giorni, secondo
quanto previsto dall'art. 7 della legge regionale n. 28/99;
tale interpretazione contrasta, altresì, con la normativa, recata
in campo nazionale, dall'art. 38 Impresa in un giorno del D.L. 25
giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, il
cui regolamento, per la semplificazione, é in dirittura d'arrivo;
in virtù di tale disposizione si dà la possibilità di avviare,
immediatamente, iniziative imprenditoriali esenti da particolari
formalità come gli esercizi di vicinato del settore non alimentare;
la Regione siciliana ha anticipato tale procedura con
l'introduzione della CIA o DIA come affermato dall'Assessore per il
bilancio e le finanze ci troviamo al cospetto di un provvedimento
rivoluzionario e che non ha riscontro in nessun'altra parte
d'Italia ;
ritenuto che:
appare comunque strano che l'attività di un albergo (struttura
articolata e complessa) o di un esercizio di vicinato del settore
alimentare (soggetto ad una serie di verifiche di natura igienico
sanitarie) possano avviarsi con effetto immediato e un esercizio di
vicinato del settore non alimentare, che non richiede approfonditi
controlli e verifiche, debba avviarsi con effetto differito;
al riguardo preme altresì evidenziare che l'art. 7 della legge
regionale 22 dicembre 1999, n. 28, consentiva agli esercizi di
vicinato del settore non alimentare di seguire una procedura
amministrativa semplificata: la comunicazione, ad effetto
differito, mentre per tutte le altre attività economiche erano
necessari, prima dell'apertura, le licenze, le concessioni, i nulla
osta, i permessi, le autorizzazioni. Atti amministrativi,
sicuramente, più complessi volti ad accertare il possesso di
determinati requisiti oggettivi e soggettivi;
valutato che:
diversi comuni della Sicilia hanno interpretato e applicato la
CIA, ad effetto immediato, per tutte le attività economiche,
(inclusi gli esercizi di vicinato del settore non alimentare)
comprese nel decreto presidenziale;
il diverso trattamento delle comunicazioni (effetto immediato o
differito), da parte degli enti locali, ha indotto l'Assessorato
Cooperazione, ad emanare la circolare n. 10/2008 il cui primo
capoverso così recita: al fine di assicurare uniformità di
interpretazioni e comportamenti tra le amministrazioni comunali e
alla luce dei numerosi quesiti pervenuti al competente
dipartimento, si reputa opportuno fornire i seguenti orientamenti
in merito alla disciplina in argomento ;
lo stesso Assessorato ammette, quindi, che la normativa era
soggetta a diverse interpretazioni;
il Comune di Lipari, ha inteso che, per gli esercizi di vicinato
del settore non alimentare, vale la CIA differita, ed ha sanzionato
alcuni operatori economici che hanno iniziato l'attività prima dei
30 giorni dal deposito della comunicazione;
per sapere:
se per gli esercizi di vicinato del settore non alimentare, già
soggetti a semplice comunicazione, si applichi la CIA a effetto
differito di 30 giorni;
se non si ritenga opportuno, in caso di conferma di cui al punto
precedente, equiparare le attività economiche applicando per tutte
la CIA ad effetto immediato per evitare ai soggetti che intendono
aprire un esercizio di vicinato, del settore non alimentare, di
attendere 30 giorni prima dell'avvio di attività con aggravio di
costi, visto che devono essere in possesso di tutti gli atti
(contratti di affitto, di utenze, ecc.) prima di presentare la
comunicazione;
se non si ritenga necessario intervenire presso gli enti locali
perché annullino le sanzioni, eventualmente irrogate, a causa delle
difficoltà interpretative nell'applicazione della CIA (immediata o
differita) per gli esercizi di vicinato del settore non
alimentare». (417)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
l'Ufficio Speciale di solidarietà alle vittime di mafia, istituito
presso l'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche
sociali e delle autonomie locali, ha rigettato l'istanza di Matteo
Monti con la quale chiedeva il pagamento dell'indennizzo ai sensi
di legge quale vittima di mafia per i fatti accaduti a Partinico
nel 2001;
in quell'anno, infatti, l'istante subìva un attentato dinamitardo,
di matrice mafiosa, all'appartamento di campagna di sua proprietà
che è andato completamente distrutto;
le motivazioni addotte a sostegno del diniego non appaiono
ragionevoli né plausibili atteso che trattasi di fatti gravi su un
soggetto, il Monti, che nulla ha a che vedere con la criminalità
organizzata;
considerato che:
il Sig. Monti ha lavorato presso il comune di Partitico (PA) nel
settore dei lavori pubblici, urbanistica e gestione del territorio;
il signor Monti, dipendente in pensione del comune di Partinico, è
stato anche nominato, nel mese di dicembre del 1998, Cavaliere
della Repubblica dal Presidente della Repubblica, dell'epoca,
Francesco Cossiga;
il Tribunale di Palermo ha riconosciuto ed accertato la natura
mafiosa dell'azione criminale posta in essere ai danno del signor
Monti;
trattasi, dunque, di soggetto vittima di mafia;
ritenuto che:
il provvedimento di rigetto potrebbe essere stato adottato in
violazione di legge;
le motivazioni di diniego potrebbero esporre la Regione a gravi ed
immotivate critiche o provvedimenti da parte di altre istituzioni o
autorità giudiziarie, oltre che dell'opinione pubblica, atteso che
un cittadino vessato dalla criminalità organizzata non riceve
quanto la legge prevede e stabilisce a tutela delle vittime di
mafia. Ciò, quindi potrebbe provocare una sfiducia del cittadino
verso lo Stato e sue istituzioni;
alla luce di quanto esposto superiormente e delle considerazioni;
per sapere quali provvedimenti opportuni ed urgenti il Governo
intenda adottare al fine di verificare se, in merito alla vicenda
del sig. Monti, vi siano vizi o erronea applicazione della legge in
materia di indennizzo per le vittime di mafia». (418)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'industria,
premesso che:
l'Industria Pali d'acciaio ha comunicato la chiusura dello
stabilimento di Carini e la messa in mobilità e cassa integrazione
straordinaria degli operai;
secondo quanto indicato dall'Azienda, la riapertura dello
stabilimento di Carini avverrà con la riconversione della
produzione da pannelli di acciaio in panelli fotovoltaici;
il tutto, però, solo successivamente all'ottenimento delle
agevolazioni previste dal piano energetico regionale;
considerato che,
la scelta aziendale di riconversione subordinata alle agevolazioni
di cui in premessa non offre alcuna garanzia per il posto di lavoro
degli operai che attualmente lavorano presso lo stabilimento di
Carini;
i sessanta operai si trovano già nella condizione di cassa
integrazione ordinaria e che, quindi, sussiste il pericolo del
licenziamento;
ritenuto che:
la chiusura dello stabilimento della fabbrica di Carini
costituisce la messa in pericolo di posti di lavoro per il
paventato rischio della mancata riconversione della produzione
aziendale;
la riapertura è solo probabile, in quanto subordinata alla
concessione delle agevolazione di cui al piano energetico, non
ancora approvato;
la chiusura dello stabilimento determina, quindi, il venire meno
di una struttura economica e lavorativa;
per sapere quali provvedimenti il Governo intenda adottare per la
salvaguardia dei posti di lavoro e per evitare la chiusura dello
stabilimento». (419)
CAPUTO
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno poste
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e le
finanze, premesso che:
la legge regionale 20 novembre 2008, n. 15, 'Misure di contrasto
alla criminalità organizzata', dispone, all'art. 2 che, per gli
appalti d'importo superiore a 100 mila euro, i bandi di gara
debbano prescrivere, a pena di nullità del bando stesso, l'obbligo
per gli aggiudicatari di aprire un conto corrente unico sul quale
la stazione appaltante deve fare confluire tutte le somme relative
all'appalto, per poi il medesimo conto essere utilizzato, in
maniera esclusiva, per tutti i pagamenti relativi all'opera
appaltata;
in particolare, tenuto conto che l'obiettivo della norma dovrebbe
essere, giustamente, quello della tracciabilità dei pagamenti, la
suddetta prescrizione appare improponibile ed irrealizzabile per le
imprese edili, dato che queste ultime resterebbero vincolate al
suddetto conto corrente per ogni operazione economica legata
all'esecuzione dei lavori. Infatti, per far fronte ai propri oneri
(come ad esempio il pagamento delle maestranze, i versamenti ai
propri fornitori, eccetera), l'impresa dovrebbe utilizzare solo i
fondi del suddetto conto corrente che, evidentemente, non sempre
saranno disponibili nei tempi e nella misura necessari. Per fare un
esempio, mentre l'impresa riceverà i pagamenti in funzione dello
stato di avanzamento dei lavori, la stessa dovrà avere la
disponibilità dei fondi anche in momenti antecedenti per soddisfare
i propri creditori che, però, non potranno essere pagati se non
mediante il più volte citato conto corrente;
tenuto conto che:
questa imposizione si pone in palese contrasto con le regole della
concorrenza, dato che si creerebbe un ingiustificato vantaggio per
gli istituti bancari a scapito degli altri operatori finanziari
attivi nel settore;
la prescrizione a pena di nullità del bando delle clausole
suddette, dettata dall'art. 2 della succitata legge regionale,
appare eccessiva e foriera di contenzioso, sembrando sufficiente
che le stesse siano contenute nel capitolato speciale d'appalto
come condizione per la stipula del medesimo, alla stessa stregua
della prestazione della cauzione definitiva;
lo strumento normativo così predisposto vanifica, quindi, la
possibilità di raggiungere gli scopi che la normativa stessa si
prefigge (tracciabilità dei movimenti) ed ha la sola conseguenza di
rendere ardua, per non dire impossibile, la gestione dell'appalto
da parte dei soggetti interessati;
per sapere se non ritengano improcrastinabile un intervento al
fine di sollecitare un'immediata modifica legislativa dell'art. 2
della legge regionale 20 novembre 2008, n. 15, 'Misure di contrasto
alla criminalità organizzata', al fine di contemperare le
indispensabili e non derogabili esigenze di trasparenza nella
gestione dei lavori pubblici con le necessità degli operatori del
settore». (415)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
VINCIULLO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione sarà inviata al Governo.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
numero 91 «Nomina di un nuovo presidente dell'autorità portuale di
Augusta (SR) al fine di un rapido rilancio del porto e
dell'economia del territorio in crisi», degli onorevoli Marziano,
Cracolici, Digiacomo e Panarello;
numero 92 «Erogazione delle risorse già stanziate a livello
nazionale per la realizzazione di apposite strutture di
radioterapia nelle province di Trapani, Agrigento e Siracusa»,
degli onorevoli Oddo, Cracolici, Gucciardi, Ferrara, De Benedictis,
Di Benedetto, Bonomo, Marziano, Marinello e Panepinto;
numero 93 «Notizie sulla situazione finanziaria e gestionale dei
consorzi di bonifica al fine di verificarne la reale utilità
all'interno dell'amministrazione regionale», degli onorevoli
Barbagallo, Ammatuna, Galvagno e Lupo;
numero 94 «Interventi sulla gestione del patrimonio di edilizia
residenziale pubblica», degli onorevoli Barbagallo, Galvagno, Lupo
e Ammatuna;
numero 95 «Iniziative a favore di una ricognizione delle attività,
dei contributi e dei vantaggi derivanti dalle sedi istituzionali di
'Casa Sicilia'», degli onorevoli Barbagallo, Ammatuna, Galvagno e
Lupo;
numero 96 «Iniziative urgenti finalizzate alla riorganizzazione
funzionale dell'amministrazione regionale e al contenimento delle
spese», degli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Di Benedetto,
Ferrara e Rinaldi. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il presidente del porto di Augusta (SR), gestito da un'autorità
portuale, si è dimesso oltre 16 mesi addietro ed è stato nominato,
nelle more della nuova designazione, l'ammiraglio Pietro Bernardo
quale commissario;
successivamente, senza alcuna motivazione plausibile, è stato
nominato un secondo commissario, il prof. Giovanni Tesoriere, con
un raddoppio dei costi per il pagamento delle indennità dei due
commissari che pare sfiori i 500 mila euro annui;
la scelta del nuovo presidente deve avvenire di concerto tra il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Presidente
della Regione;
gli enti locali ed economici della provincia regionale di
Siracusa, i comuni di Priolo, Augusta e Melilli e la camera di
commercio hanno provveduto da tempo alla designazione della terna
dei nomi tra i quali scegliere il presidente;
il Presidente della Regione ha provveduto a nominare la terna di
nomi, indicando persone, seppur autorevoli, ma totalmente estranei
al territorio;
la succitata nomina è particolarmente rilevante poiché il porto di
Augusta è una delle infrastrutture strategiche, nel sistema dei
trasporti, dell'intero Mediterraneo, anche in considerazione
dell'avvio dell'area di libero scambio che entrerà in vigore nel
2010;
considerato che:
la mancata nomina sta determinando una situazione di paralisi e di
blocco di ingenti investimenti già disponibili, tra cui 75 milioni
di euro per le opere di completamento e di adeguamento e 500
milioni di euro per la bonifica della rada, che rappresenta la
premessa essenziale per l'espansione delle attività commerciali del
porto stesso;
come dichiarato recentemente dal commissario Bernardo, altri 235
milioni di euro sono ulteriormente attivabili attraverso l'utilizzo
di programmi comunitari;
rilevato che:
tale situazione rischia di apparire come alibi affinché si blocchi
tutto in attesa di un accorpamento della gestione dei porti di
Catania, Augusta, Siracusa, Portopalo e Pozzallo sotto un'unica
autorità portuale, quella di Catania;
nel frattempo sono sempre più evidenti i passi in avanti che altri
porti mediterranei, come quello di Tangeri, stanno facendo per
accogliere il grande flusso di merci che arriverà dai Paesi
asiatici;
sono sempre più evidenti i segnali di un interesse da parte di
investitori cinesi verso i porti greci e in direzione della
realizzazione di una grande struttura aeroportuale nel centro della
Sicilia;
il presidente dell'associazione degli industriali di Siracusa ha
lanciato l'allarme circa il grave stato di crisi economica in cui
versa l'intera provincia e ciò nonostante la grande mole di
investimenti, pubblici e privati, che potrebbero essere attivati e
che sono irresponsabilmente bloccati dalla mancata concessione
delle autorizzazioni nazionali e regionali;
tra gli investimenti ancora in attesa di attivazione figurano 700
milioni di euro in ionio gas, 500 milioni di euro del gruppo ERG,
270 milioni di euro dei fondi del Ministero dell'ambiente, della
tutela del territorio e del mare per bonifiche, 130 milioni di euro
relativi all'ATO idrico, 200 milioni di euro quale prima parte dei
nuovi lotti autostradali da Rosolini a Modica, 75 milioni di euro
per la velocizzazione della tratta ferroviaria Siracusa-Catania ed
in particolare per la realizzazione della bretella ferroviaria col
porto di Augusta,
impegna il Governo della Regione
a porre in essere tutti gli atti necessari al fine di nominare il
nuovo presidente della autorità portuale di Augusta;
a scongiurare il processo di retrocessione del porto di Augusta,
che può e deve essere invece il fulcro del sistema portuale della
Sicilia orientale e uno degli snodi fondamentali nell'area
mediterranea;
a concedere le autorizzazioni necessarie a sbloccare l'ingente
mole di finanziamenti, sia privati che pubblici, riguardanti la
provincia di Siracusa allo scopo di rimettere in moto l'economia
del territorio gravemente in crisi». (91)
MARZIANO-CRACOLICI- DIGIACOMO-PANARELLO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in provincia di Trapani, Agrigento e Siracusa non esiste un
servizio di radioterapia di interesse oncologico;
tale servizio assicurerebbe ai pazienti affetti da neoplasie
solide o ematologiche trattamenti radianti assolutamente necessari
ed indispensabili;
i malati residenti presso le province sopra richiamate che
necessitano di tali trattamenti sono costretti a spostarsi per
centinaia di chilometri con pesantissimi disagi connessi alle gravi
patologie invalidanti cui sono soggetti;
oggi la radioterapia svolge, insieme alla chemioterapia, un ruolo
crescente nei programmi di preservazione della funzione di un
organo di sedi corporee colpite da neoplasia maligna;
il trattamento radiante può avere un intento radicale, in quanto
la radioterapia è l'unico mezzo terapeutico utilizzato per curare
il tumore, adiuvante, poiché precede o segue l'atto chirurgico, o
palliativo in quanto ha il compito di ridurre la sintomatologia
causata da un tumore in uno specifico distretto corporeo;
la radioterapia, secondo recenti studi statistici su scala
europea, viene utilizzata in oltre il 60% dei pazienti che si
ammalano di tumore, essendo di per sé risolutiva in oltre il 15- 20
% dei pazienti oncologici;
il trattamento radiante prevede in genere l'esecuzione di 4-5
sedute settimanali per 2-8 settimane in base agli obiettivi
specifici della terapia e, come ben si comprende alla luce della
distanza tra le sedi di terapia e la residenza dei pazienti delle
province illustrate, rappresenta per gli stessi un notevole sforzo
e parecchi disagi;
la legge n. 296 del 2006, art. 1, comma 796, lettera n, prevede
risorse pari a 500 milioni di euro espressamente destinate alla
riqualificazione strutturale e tecnologica dei servizi di
radioterapia e radiodiagnostica di interesse oncologico con
prioritario riferimento alle regioni meridionali ed insulari;
non è stata ancora predisposta, da parte dell'Assessorato Sanità,
l'apposita programmazione regionale di cui alle previsioni della
citata legge n. 296/2006, nella quale potrebbe essere prevista la
realizzazione degli impianti di radioterapia per le province di
Trapani, Agrigento e Siracusa;
in quest'ambito l'azienda ospedaliera Sant'Antonio Abate di
Trapani, in data 28 febbraio 2007, ha approvato un progetto per la
realizzazione di un dipartimento interaziendale provinciale
oncologico, imperniato sulla realizzazione di un servizio di
radioterapia, ciò proprio nell'ottica di dare una risposta ai
pazienti oncologici della provincia di Trapani;
detto progetto è stato debitamente comunicato all'Assessorato per
i conseguenti provvedimenti affinché fosse possibile attivare le
procedure per accedere ai finanziamenti di cui alla legge n.
296/2006;
pur essendo trascorsi due anni dalla realizzazione del progetto
testé richiamato, non è stato realizzato alcun atto per portarlo a
compimento e realizzarne gli obiettivi,
impegna il Governo della Regione
e, per esso, l'Assessore per la sanità
ad attivarsi immediatamente per porre in essere tutti gli atti
necessari al fine di richiedere al Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali i relativi finanziamenti, già
stanzianti dalla legge n. 296/2006, per la realizzazione di
strutture apposite per la radioterapia onde assicurare ai cittadini
delle sopra richiamate province indispensabili strumenti di ultima
generazione che assicurino loro un diritto alla salute ad oggi
negletto». (92)
ODDO - CRACOLICI - GUCCIARDI - FERRARA - DE BENEDICTIS
DI BENEDETTO - BONOMO - MARZIANO - MARINELLO - PANEPINTO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che i consorzi di bonifica sono persone giuridiche di
diritto pubblico che svolgono attività economica nel settore delle
opere irrigue, idrauliche e di scolo e sono soggetti alla vigilanza
e al coordinamento dell'Assessorato Agricoltura e foreste;
aderiscono al consorzio tutti i proprietari di immobili di
qualsiasi natura ricadenti nel comprensorio di bonifica;
ai sensi della legge regionale n. 45 del 1995, sono stati
costituiti in Sicilia 11 consorzi, uno per provincia più quelli di
Caltagirone e Gela;
tali enti gestiscono 16 sistemi irrigui collettivi e provvedono
alla manutenzione e alla vigilanza delle opere pubbliche di
bonifica;
considerato che:
le criticità rilevabili nella gestione e nel ruolo svolto dai
consorzi sono numerose e ormai croniche;
nel bilancio della Regione i consorzi gravano per 60 milioni di
euro, dei quali 40 milioni sono utilizzati a copertura del 95 per
cento delle spese di gestione ordinaria (sedi, personale a tempo
indeterminato, attrezzature), 10 milioni per le garanzie
occupazionali a favore del personale a tempo determinato di cui
alla legge regionale n. 4 del 2006 (924 operai) e oltre 8 milioni
per il personale di cui all'art. 110 della legge regionale n. 17
del 2004 (213 impiegati);
9 milioni di euro sono stanziati per l'ammortamento di mutui
contratti dai consorzi disciolti dalla riforma operata dalla legge
regionale n. 45 del 1995, che ha portato da 26 a 11 il numero degli
enti;
tali ingenti risorse imporrebbero ai consorzi la garanzia di un
servizio efficiente e adeguato per l'agricoltura;
la legge regionale n. 45 del 1995 ha disposto che la gestione dei
consorzi spetta al presidente e al consiglio di amministrazione
eletto dall'assemblea dei consorziati, suddivisi in fasce in
ragione dell'onere contributivo;
gli organi di amministrazione ordinaria, tuttavia, non sono mai
stati eletti: dal 1995, i consorzi sono affidati al governo di un
amministratore provvisorio, il quale avrebbe dovuto convocare
l'assemblea dei consorziati entro 4 mesi dalla nomina;
l'elezione non è mai avvenuta perché non sono stati redatti i
piani di classifica per il riparto della contribuenza in tre fasce,
determinata in base agli ettari posseduti;
degli 11 consorzi, soltanto quello di Agrigento sta completando la
redazione del piano di classifica;
l'art. 33 della legge regionale n. 2 del 2007, istitutivo
dell'Autorità per la vigilanza e il controllo dei consorzi di
bonifica, ha trasferito all'Assessorato regionale Agricoltura e
foreste la competenza all'elaborazione dei piani di classifica e
stabilito il termine di 120 giorni per tale adempimento;
è ipotizzabile che tale termine non possa essere rispettato e,
pertanto, l'avvio della gestione ordinaria nel governo dei consorzi
appare quanto mai lontana;
soltanto il consorzio di Caltagirone è dotato del collegio dei
revisori dei conti;
la perdurante assenza degli organi istituzionali costituisce una
vera e propria emergenza poiché non consente ai consorziati la
partecipazione democratica voluta dalla legge e facilita pratiche
amministrative non trasparenti;
ritenuto che:
i servizi gestiti dai consorzi sono sostanzialmente ridotti alla
distribuzione dell'acqua per fini irrigui, poiché del tutto carente
è l'attività di manutenzione su opere di bonifica o di sistemazione
idraulica;
a causa di ciò, l'efficienza della rete distributiva è molto
bassa;
si registrano, infatti, perdite rilevanti di acqua a causa dello
stato di conservazione dei canali, per lo più a pelo libero,
tecniche di irrigazione obsolete, assenza di monitoraggio quali-
quantitativo della risorsa idrica o di azioni mirate alla riduzione
dei consumi;
a causa dell'assenza dei piani di classifica, i consorzi di
bonifica sono stati autorizzati con legge regionale n. 19 del 2005
ad emettere ruoli provvisori di contribuenza per sostenere le spese
di funzionamento non coperte dal contributo regionale;
in tal modo vengono scaricati sui consorziati costi non
commisurati ai servizi realmente forniti agli utenti; il pagamento,
peraltro, viene richiesto sulla base delle superfici, dimenticando
colture e reddito del terreno;
la gestione finanziaria dei consorzi registra disavanzi
consistenti: su 11 consorzi soltanto 4 non presentano deficit di
bilancio;
appare eclatante il caso del consorzio di Palermo il cui deficit
per il 2005 è pari a 5 milioni 900 mila euro;
il consorzio di Caltanissetta registra perdite per oltre 100 mila
euro, così come Caltagirone, quello di Enna per 48.865 euro, quello
di Catania per 30.000, quello di Siracusa per 15.235,24 euro;
il disavanzo non si spiega considerato che la Regione copre il 95
per cento delle spese ordinarie e il costo del personale a tempo
determinato;
considerato, ancora, che:
i consorzi di bonifica sono stati utilizzati nel tempo per il
collocamento di personale, reclutato a prescindere dalle reali
esigenze istituzionali degli enti;
numerose leggi hanno consentito forme di stabilizzazione di operai
precari che avevano prestato la loro opera in favore dei consorzi
anche per brevissimo tempo;
l'organico complessivo è, pertanto, sovradimensionato e
distribuito in modo incongruo nei vari consorzi;
il personale di ruolo consta di 1.181 unità, contro le previsioni
del piano di organizzazione variabile (POV) che contempla un totale
di 1.500 unità: stando ai POV, pertanto, ci sarebbe una carenza di
personale di circa 400 persone;
il personale precario, al quale sono state accordate garanzie
occupazionali o proroghe dei contratti con varie leggi, ammonta a
1.200 unità, 924 delle quali appartengono alla categoria dei
cosiddetti 151nisti, 101nisti e 51nisti;
il numero complessivo è di quasi 2.400 persone in servizio, a
vario titolo;
è palese la funzione di ammortizzatore sociale svolta per il
tramite dei consorzi anche in virtù della non omogenea
distribuzione di tale personale: vi sono consorzi nei quali la
presenza di operai è massiccia;
è il caso del consorzio di bonifica 8 di Ragusa nel quale sono
presenti 287 operai, a Caltanissetta, viceversa, sono solo 3;
ritenuto, infine, che:
l'esigenza di procedere alla riforma del settore si fa sempre più
pressante ed è ormai indifferibile per garantire, da un lato,
servizi efficienti al mondo agricolo e, dall'altro, lo snellimento
della macchina amministrativa regionale e la razionalizzazione
delle risorse pubbliche;
il servizio complessivamente fornito dai consorzi non è, infatti,
adeguato all'importanza delle competenze assegnate e non appare
conforme alle esigenze di una moderna agricoltura;
i costi eccessivi, l'assenza di gestione democratica, la
situazione debitoria e l'incredibile mole di personale (due terzi
in più rispetto alla media nazionale) rendono tali enti un unicum
nel panorama dei consorzi italiani;
con l'ordine del giorno n. 20 approvato dall'Assemblea regionale
siciliana nella seduta n. 16 del 18 ottobre 2006 'Approvazione del
DPEF per gli anni 2007-2011', si impegna il Governo della Regione a
procedere alla riforma dei consorzi di bonifica,
impegna il Governo della Regione
a riferire sull'attuazione della legge n. 31/2008;
a procedere alla ricognizione puntuale della situazione
finanziaria e gestionale di ogni singolo consorzio al fine di
verificare la reale utilità di questi enti all'interno
dell'amministrazione regionale, stabilendo la loro soppressione».
(93)
BARBAGALLO-AMMATUNA-GALVAGNO-LUPO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con l'ordine del giorno n. 20, approvato dall'ARS nella seduta n.
16 del 18 ottobre 2006, il Governo della Regione è stato impegnato
ad attuare la riforma degli istituti autonomi case popolari;
a tutt'oggi non è stata approvata, dalla Giunta regionale, nessuna
proposta di legge;
considerato che:
occorre ridare centralità alla politica abitativa anche alla luce
della nuova crisi economica;
in Sicilia il fabbisogno è di oltre 70 mila nuove abitazioni;
ritenuto che la carenza di programmazione non consente
l'individuazione degli obiettivi prioritari da raggiungere né la
verifica dei risultati,
impegna il Governo della Regione
ad avviare provvedimenti miranti a ridurre il fenomeno delle
occupazioni abusive e le morosità di lunga durata;
in attesa di una legge di rilancio o di soppressione degli IACP,
ad adottare una seria ricognizione dell'intero patrimonio di
edilizia residenziale pubblica». (94)
BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'articolo 89 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, ha
istituito 'Casa Sicilia' per la promozione all'estero della
cultura, dell'immagine, delle opportunità d'impresa e dei prodotti
tipici siciliani;
le sedi di 'Casa Sicilia' sono affidate in convenzione dal
Presidente della Regione a privati, a titolo gratuito;
la Regione siciliana ha creato, ad oggi, 6 sedi di 'Casa Sicilia',
e precisamente a New York, Parigi, Montreal, Tunisi, Buenos Aires e
Sofia;
è prevista l'apertura di nuove sedi a Zurigo, Shangai e Toronto;
il totale degli stanziamenti di bilancio a titolo di contributo
'Casa Sicilia' ammonta a 2.410.000;
considerato che:
la sede di Buenos Aires è stata chiusa per morosità dopo soli due
anni di attività;
la sede di New York, ospitata a Manhattan in lussuosi locali presi
in subaffitto da Alitalia, ha subìto un forte ridimensionamento e,
da notizie apprese dalla stampa, sembra non svolgere alcuna
attività;
la sede di Parigi, anch'essa ubicata in un prestigioso edificio in
centro, è stata affidata alla 'Casa Sicilia s.p.a.' che avrebbe
chiuso l'ultimo bilancio con forti perdite, 400 mila euro a fronte
di 250 mila euro di fatturato;
la sede di Tunisi è affidata in gestione alla 'Fondazione
Orestiadi';
la sede di Montreal è gestita dal sig. Robert Zambito, candidato
alle elezioni politiche del 2006 nella circoscrizione estero;
l'ultima sede aperta è quella di Sofia, in Bulgaria;
una nota della Presidenza della Regione del 20 ottobre 2007
informa che una sede di 'Casa Sicilia' sarà aperta a breve anche a
Zurigo;
premesso, inoltre, che:
con deliberazione della Giunta regionale n. 161 del 30 maggio
2003, è stato approvato lo schema tipo di convenzione ai sensi del
comma 5 dell'art. 89 della l.r. n. 2/02;
lo schema di convenzione prevede la concessione di un contributo
una tantum a parziale ristoro delle spese sostenute per la
costituzione della 'Casa' rapportato alle disponibilità del
relativo capitolo di spesa;
il decreto presidenziale 9 febbraio 2004 ha fissato i criteri e le
modalità per la concessione dei contributi alle sedi di 'Casa
Sicilia';
lo stesso decreto ha individuato nell'ufficio per le relazioni
diplomatiche ed internazionali, istituito ai sensi dell'art. 91
della l.r. 26 marzo 2002, n. 2, e posto alle dirette dipendenze del
Presidente della Regione, l'organo competente alla trattazione
amministrativa e finanziaria del capitolo di spesa, al controllo e
ad ogni altro adempimento previsto dalla legge;
ritenuto che:
l'erogazione di un contributo una tantum per la copertura delle
spese di avvio di 'Casa Sicilia' si somma, pertanto, ai contributi
che lo stesso ufficio è autorizzato ad erogare per manifestazioni,
seminari, mostre, concerti, convegni, congressi, esposizioni ed
incontri finalizzati alla realizzazione di iniziative per scambi
culturali e commerciali all'estero in favore di singoli,
associazioni o rappresentanze italiane all' estero;
la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi 594, 595 e
596, dispone che le spese sostenute dalle regioni per l'acquisto o
la gestione di uffici di rappresentanza, fatti salvi quelli
istituiti presso gli organi dell'UE, non possono essere coperte con
fondi derivanti da trasferimenti dello Stato;
le stesse norme dispongono, inoltre, che, qualora ciò avvenga,
verrà detratta una cifra pari alle spese sostenute da ciascuna
regione dai fondi trasferiti dallo Stato;
tali norme appaiono applicabili anche in Sicilia,
impegna il Governo della Regione
a procedere ad una attenta verifica delle attività svolte da tutte
le 'Casa Sicilia' finora istituite, sui contributi pubblici a
qualsiasi titolo erogati e sui vantaggi ottenuti in termini di
cultura, immagine, opportunità d'impresa e dei prodotti tipici
siciliani». (95)
BARBAGALLO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la Giunta di Governo, contestualmente alla nomina dei direttori,
ha provveduto ad istituire 8 nuovi uffici speciali alla cui
direzione sono stati assegnati in larga misura i precedenti
direttori non più riconfermati;
i nuovi uffici speciali nel merito finiranno per assolvere a ruoli
e competenze già svolte dagli attuali dipartimenti regionali in
seno agli Assessorati;
tale scelta appare dettata unicamente da criteri politici più che
meritocratici e in ogni caso dalla possibile necessità di
ricollocare i funzionari rimossi dal ruolo di direttore;
considerato che:
con l'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 19 del 2008,
relativa alla riorganizzazione dei dipartimenti regionali, è stata
abrogata una norma del febbraio 2007 che, ai fini del contenimento
della spesa, stabiliva la riorganizzazione dell'amministrazione
sulla base di un piano da presentare entro 120 giorni dalla
pubblicazione della legge medesima;
specificamente l'articolo 11 della sopra citata l.r. 8 febbraio
2007, n. 2, stabiliva che la riduzione delle spese
nell'amministrazione regionale andava perseguita mediante
l'eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali nonché
con la razionalizzazione delle competenze nelle strutture che
svolgono funzioni omogenee;
nonostante la legge che ha riorganizzato i dipartimenti abbia
cancellato una norma che, nel riassetto funzionale
dell'amministrazione, avrebbe contribuito alla riduzione delle
spese, in ogni caso, le disposizioni contenute nell'articolo 11 non
hanno mai trovato attuazione, sebbene fosse previsto il termine
perentorio dei 120 giorni dalla pubblicazione della suddetta l.r.
n. 2 del 2007,
impegna il Governo della Regione
a ritirare il provvedimento relativo alla costituzione degli 8
nuovi uffici speciali e a dare corso ad un piano di
riorganizzazione dell'amministrazione regionale con l'obiettivo di
razionalizzare le strutture, cancellando le duplicazioni
organizzative e funzionali». (96)
CRACOLICI-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-FERRARA-RINALDI
Dispongo che le predette mozioni vengano demandate alla Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne determini la
data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, richiedo la vostra
attenzione perché l'argomento tocca, ritengo, noi tutti. Mi
riferisco - e credo che sarà stato già intuito nella premessa - ad
una direttiva che l'assessore per la sanità, dottor Russo, ha
emanato, credo ieri, con la quale dava disposizione ai suoi Uffici
e, quindi, ai propri funzionari, di evitare, anzi categoricamente
di non interloquire e di non ricevere organi politici, con delle
motivazioni particolarmente strane ed anche pericolose per il
rispetto del ruolo, soprattutto, del Parlamento e dei parlamentari.
Con questa direttiva motiva l'inibizione, intanto perché i
deputati disturberebbero il regolare andamento dei lavori dei
funzionari e, poi, perché, di fatto, creerebbero delle condizioni
di pressione psicologica e politica nei confronti dei funzionari
distogliendoli dalla loro corretta attività. Aggiunge, con
un'interpretazione molto, ma molto personale e discutibile, che la
legge sulla ripartizione delle funzioni tra politica e burocrazia
porterebbe a ritenere che l'assessore Russo debba essere
necessariamente l'unico interlocutore degli organi politici e dei
deputati.
L'esagerazione nell'impostazione data con questa direttiva
dall'assessore Russo, ha portato all'emanazione di un comunicato
stampa che ha raggiunto tutte le agenzie, quasi fosse stata
un'attività da premiare.
Noi, invece, riteniamo che l'iniziativa dell'assessore Russo sia
mortificante per il ruolo del deputato regionale ed illegittima
perché non si può proibire ai funzionari di parlare con i deputati,
visto che, tra l'altro, i funzionari si esprimono attraverso la
legge e devono dare risposte al singolo cittadino. Arriveremmo, a
questo punto, all'assurdo: io, onorevole Maira, se parlo come
cittadino, potrò essere ricevuto dal funzionario che mi dovrà
fornire delle risposte. Se, invece, mi presento come deputato,
forse non potrò neanche entrare in assessorato.
Credo che questa iniziativa dell'assessore Russo, ultima perla'
di una serie di iniziative gravissime e contro le norme portate
avanti da lui stesso, debba essere oggetto di dibattito e di
censura da parte di questa Assemblea.
Noi dell'UDC ed alcuni deputati del Popolo della Libertà - e non
solo, ma di tutti i partiti - abbiamo predisposto un documento che,
se lei lo permetterà, signor Presidente, sarà letto da uno di noi
per darne notizia all'Aula.
Anticipo, altresì, che depositeremo nel corso della seduta una
mozione di censura nei confronti dell'assessore Russo, proprio per
questa iniziativa improvvida che ha ritenuto di prendere. In questo
modo, l'assessore Russo potrà venire in Aula a fornire le sue
giustificazioni che dovranno essere pertinenti con ciò che ha
scritto ed ha comunicato all'opinione pubblica, in modo che questa
Assemblea, a difesa del proprio prestigio e delle proprie
prerogative, ove ritenga che siano state lese, possa adottare un
voto che sia di monito all'assessore affinché ottemperi ai suoi
doveri con l'equilibrio che la funzione di assessore merita per la
nostra Regione.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi del PDL ci
associamo alle riflessioni ed alla posizione espresse
dall'onorevole Maira perché la nota che l'assessore Russo ha
indirizzato ai funzionari è offensiva nei confronti del Parlamento.
La legge che l'assessore Russo cita a fondamento di questa
disciplina è la stessa legge che ha ripartito le competenze e che,
innovando il sistema delle competenze, ha scisso le competenze di
carattere politico da quelle di carattere amministrativo ed ha
assegnato ai funzionari delle competenze esclusive che vanno
esercitate nell'autonomia professionale della loro funzione.
Se al parlamentare si preclude la possibilità di interloquire con
il funzionario a cui quella legge ha attribuito una funzione
autonoma ed esclusiva, si preclude al Parlamento la possibilità di
qualsiasi tipo di esercizio della propria funzione, anche di
controllo, ispettiva e di interlocuzione, con rami importanti della
pubblica Amministrazione.
Si tratta di una nota lesiva delle prerogative del Parlamento e
dei parlamentari e, quindi, va immediatamente revocata. Ci
associamo, dunque, alla presentazione della mozione di censura e
chiediamo che, in Aula, il Presidente e l'Assessore vengano a
chiarire il senso di questa inusitata iniziativa che, per la prima
volta dall'adozione di quella legge ad oggi, proprio da un
assessore che in Commissione ha sempre accampato la giustificazione
a non occuparsi degli aspetti politici delle vicende dicendo di
essere un tecnico, proprio oggi, da parte dell'Assessore, in questa
nota si afferma che tutte le interlocuzioni di carattere politico,
e non tecnico, dovrebbero passare proprio dalla sua persona.
Questa nota è davvero inaudita . Si tratta, infatti, di una
contraddizione clamorosa con ciò che l'Assessore ha sempre
affermato sia in occasione di dichiarazioni pubbliche sia in
Commissione. Costituisce un'infrazione rispetto a quello che la
stessa legge citata dall'Assessore ha definito perché, altrimenti,
dovremmo sapere, come parlamentari, nell'applicazione di quella
legge, a chi fare riferimento quando dobbiamo chiedere chiarimenti
ed informazioni se non ai funzionari. Non spetta, infatti,
all'Assessore fornire risposte su vicende e su competenze che la
legge affida esclusivamente ai dirigenti ed ai funzionari.
In questo caso, quindi, sarebbe una intromissione da parte
dell'Assessore in funzioni che la legge ha tenuto a distinguere.
Ecco perché si tratta di un pateracchio che non merita di essere,
oggi, formalmente fattore di disciplina di un nuovo rapporto tra
pubblica Amministrazione, parlamentari e politici.
Noi chiediamo che il Governo partecipi ad una seduta d'Aula nella
quale la mozione venga discussa e che ritiri questa nota davvero
ineffabile, che non vogliamo giudicare e qualificare con altri
aggettivi se non quello di ineffabile'.
COLIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l'impressione
che si voglia continuare a mettere fuoco, come dire, per ardere su
problemi che, obiettivamente, appartengono ad aspetti di natura
tecnico-legale, che poi facciamo diventare politici.
Non so quanto l'Assessore faccia bene a precisare quelle che
definisco delle ovvietà. Onorevole Leontini, probabilmente dovremmo
stemperare questo clima e dovremmo chiedere all'assessore Russo se
è a conoscenza di atti o questioni avvenute nel territorio
siciliano che, probabilmente, lo hanno portato a determinarsi in
una lettera indirizzata ai propri Uffici ai quali si chiede di
esercitare esattamente quanto previsto dalla normativa vigente.
La normativa vigente, la legge 10, che dispone la netta
separazione delle funzioni degli organi di governance e, quindi,
della gestione politica da quella tecnica, inevitabilmente viene
drammatizzata in questa sede parlamentare - che non dovrebbe
assolutamente fare tutto ciò - quando, invece, l'Assessore dichiara
testualmente che in ragione di quanto sopra si invitano le SS.VV
ad astenersi, nell'esercizio del proprio ufficio, dall'intrattenere
con organi politici rapporti che appartengono alla sfera di
competenza dell'assessore .
L'Assessore chiede soltanto che si evitino intrattenimenti di
rapporti legati alle azioni di diretta competenza dell'assessore.
Richiama, pertanto, esattamente quanto previsto dalla norma e dalla
legge. Ovviamente, l'Assessore è venuto a conoscenza di fatti che
lo hanno consigliato di redigere questa lettera.
Pregherei gli onorevoli colleghi di evitare di aggiungere carne al
fuoco determinando in quest'Aula elementi che apportano, anziché
serenità, momenti di difficoltà nel dialogo. Avevamo già discusso
in Commissione Sanità per chiedere all'Assessore di venire a meglio
spiegare quanto era scritto nella circolare. Farlo diventare
dibattito parlamentare accendendo un fuoco che non esiste, in
quanto viene detto quanto previsto dalla legge , mi sembra un atto
politico assolutamente scorretto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io prendo atto
che ieri è stata data notizia di un incontro importantissimo che si
dovrebbe tenere - forse si terrà - a Roma tra le forze della
maggioranza all'Assemblea regionale siciliana per dirimere i
contrasti politici; però, ho visto che uno degli argomenti del
contrasto politico sarebbe una nota dell'assessore Russo.
Ora, al di là del fatto che in questo momento stiamo discutendo
della presentazione di una mozione che, eventualmente, sarà
discussa non si sa quando - quindi siamo in un dibattito a tema
libero -, da parlamentare, però, non voglio sottrarmi ad un
aspetto di merito.
Considero un errore la dichiarazione o la comunicazione
dell'assessore Russo, un errore non solo politico perché è un
problema probabilmente della maggioranza, credo che l'assessore
Russo abbia voluto fare una circolare ai suoi funzionari per
evitare che i deputati della maggioranza invadano l'Assessorato - e
quindi è un problema tra di voi -; ma, aldilà del fatto di
preoccuparsi delle invasioni barbariche dei deputati della
maggioranza, credo che l'assessore Russo commetta però un errore
formale e sostanziale.
La legge che disciplina il diritto di accesso, la legge 4 del
2003, stabilisce le procedure attraverso le quali gli organi
politici, intesi sia in senso individuale (cioè il singolo
deputato), sia in senso di organismi politici (cioè le Commissioni
parlamentari) possono interloquire con la struttura amministrativa
della Regione siciliana. Ciò che è stabilito dalla legge non può
essere facoltà né dell'assessore Russo, né di chiunque altro farne
oggetto di una personale interpretazione.
L'assessore Russo ha un problema con i deputati della maggioranza
DINA. Anche e, soprattutto, con quelli della minoranza.
CRACOLICI. Scusate, ho sbagliato, ha un problema con alcuni
deputati della maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, credo che il problema con alcuni
deputati della maggioranza, con questa nota, si ripercuota
sull'intero Parlamento, per cui la circolare ha un significato un
po' più serio.
CRACOLICI. Signor Presidente, mentre voi vi agitate sulla base di
una circolare, siccome faccio il deputato in forza di disposizioni
legislative, io della circolare dell'assessore Russo - con tutto il
rispetto - fino a quando c'è questa legge applico la legge, non le
circolari dell'assessore Russo; quindi, presumo, che la circolare
dell'assessore Russo abbia un destinatario preciso con nome e
cognome, che non è probabilmente una sola persona, presumo saranno
una trentina di deputati di alcune delle forze politiche della
maggioranza.
Quindi, da questo punto di vista, credo che basta informare
l'assessore Russo che esiste una legge, la numero 4 del 2003. Credo
che lui abbia sufficiente cognizione giuridica per ritirare il
provvedimento perché sarebbe in violazione della legge vigente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, non mi fido intanto dell'onorevole
Cracolici, mi fido certamente di più dell'assessore Russo, perché
quando il capogruppo del Partito Democratico richiama alla legalità
l'assessore Russo se lei sta spiegando all'assessore Russo in
questo Parlamento che non conosce la legge, ha fatto una circolare
che non rispecchia la legge, mi sembra un po' troppo che lei lo
faccia ad un uomo che è vissuto di pane, regolamenti e leggi'. Mi
sembra, quindi, che lei sia andato un po' oltre. L'assessore Russo
certamente ha scritto quello che voleva scrivere.
Ma non è questo il problema, perché in un'attività di governo una
circolare del genere richiama una normativa che vale per tutta la
Giunta regionale; pertanto chiederei all'assessore La Via come mai
non l'ha fatto, o come mai non l'hanno fatto l'assessore Scoma o
l'assessore Sorbello.
Mi meraviglia questo modo di agire, secondo cui sembrerebbe che
gli assessorati sono orticelli dove ognuno può fare e disfare
quello che desidera, emanando in questo caso circolari o
quant'altro.
Allora, siccome credo alla buona fede anche dell'onorevole Paolo
Colianni, che ancora è agitato nel difendere la circolare
dell'assessore Russo, mi permetto, nel rispetto che abbiamo tra
colleghi, che intanto questa è indifendibile. Se insiste, però, nel
difendere quella circolare, chiedo di accompagnarlo nella sua vita
di parlamentare, perché guai se frequentiamo un solo ufficio degli
assessorati al fine di espletare il nostro mandato elettorale,
faremo il giro degli assessori senza parlare più con nessuno. Così
non si riesce a capire
COLIANNI. Ci sono leggi che vanno rispettate
MANCUSO. Ci vuole un po' di serenità, forse volete andare oltre la
legge. Questo non è possibile, neanche per chi ha rappresentato la
legge.
Ritengo che sia un provvedimento abnorme, di cui questo Parlamento
se ne occuperà quanto prima. E ritengo che questo provvedimento
abnorme debba essere ritirato altrimenti, signor Presidente,
l'Assessore ci costringe solo per una rubrica - quella della sanità
-, non solo a procedere così come la legge ci prescrive, ma a porre
in essere una serie di atti parlamentari e di accesso agli atti al
fine di espletare il nostro mandato. Quindi, non dico che non è -
come qualcuno presagiva -, inopportuno quello che oggi stiamo
discutendo; è per evitare che i parlamentari si introducano nelle
sedi degli assessorati o presso le direzioni preceduti da richieste
di accesso agli atti secondo quella che è la loro azione che
vogliono svolgere in quel momento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi sono altri deputati iscritti a
parlare, tuttavia sono assenti sia il Presidente della Regione sia
l'Assessore per la sanità. Pertanto, se gli interventi sull'ordine
dei lavori riguardano lo stesso oggetto, darei per acquisita la
materia della contesa, informerei stasera stessa il Presidente
della Regione e l'assessore Russo e valuterei insieme al Governo se
è il caso di tenere una seduta, che potrebbe essere la stessa
seduta in cui tratteremo la questione degli immigrati, ed in
quell'occasione chiarire la vicenda ed eventualmente il Parlamento
potrebbe porre in essere azioni parlamentari.
Però, se voi non insistete, chiuderei il dibattito
sull'argomento. Non mi sembra il caso di andare avanti, abbiamo
acquisito l'oggetto.
D'AGOSTINO. Chiedo di parlare per una precisazione sulla nota
dell'assessore.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
innanzitutto non sia stato tanto corretto aprire un dibattito di
questo tipo in assenza dell'interlocutore, della persona
interessata che aveva posto in essere l'atto che qui viene
giudicato criminoso e lesivo della nostra maestà.
Avremmo dovuto perlomeno avere il garbo, il buongusto, come ha
fatto lei adesso, signor Presidente, di dire che un eventuale
approfondimento, qualora la materia lo richiedesse davvero, andava
fatto alla presenza dell'interessato. Siccome così non è stato,
credo che sia giusto chiudere immediatamente, se è possibile,
questa piccola parentesi, neanche tanto edificante, però dicendo le
cose come stanno.
Bene ha fatto il collega Colianni prima quando ha suggerito
all'Aula, anziché affidarsi ai commenti dell'onorevole Maira o
dell'onorevole Leontini, di leggere la nota. La nota va letta, ne
va letto il senso, ne va letto anche il garbo, perché non è così
scostumata' come si è detto e così come la si vuole fare passare.
Allora, leggiamo la nota che, richiamando l'articolo di una legge
regionale, così recita l'assessore quale capo
dell'amministrazione esercita funzioni di indirizzo politico-
amministrativo, mentre i dirigenti hanno competenze di natura
esclusivamente gestionale . All'interno di questo paragrafo che è
il primo, all'interno della separazione di funzioni che l'Assessore
in questa breve nota, concisa e garbata, intende trasferire ai suoi
dirigenti, si ribadisce il principio cardine della riforma della
pubblica Amministrazione, principio che rappresenta un presidio di
garanzia per tutti e di responsabilità per chi governa e di
responsabilità per chi gestisce e chi amministra.
Tale esercizio delle funzioni delineato dalla normativa - dice
l'Assessore - costituisce il limite degli atti e dei comportamenti
a cui ciascun organo deve attenersi. Quindi, fin qui non ha detto
nulla ed ha tenuto a precisare che ci sono comportamenti a cui
tutti devono richiamarsi, l'assessore in primis, noi in secundis, e
poi anche i suoi dirigenti dell'assessorato.
Quindi, in ragione di quanto sopra si invitano i dirigenti
generali, i dirigenti delle aree dei servizi e dei dipartimenti
dell'assessorato ad astenersi , attenzione, nell'esercizio del
proprio ufficio, dall'intrattenere con organi politici rapporti
che, stante la natura dell'interlocutore, appartengono alla sfera
di competenza dell'assessore o degli uffici di diretta
collaborazione dello stesso .
Cosa significa? Significa che andare a chiedere a dirigenti e a
funzionari cose che non li riguardano direttamente, come
l'interpretazione di un disegno di legge per esempio che oggi è
ancora in discussione in quest'Aula, anzi non vi è neanche
approdato, è sbagliato e può ingenerare anche delle indebite
interferenze oppure, addirittura, creare dei cortocircuiti e della
disinformazione che, artatamente, alcuni parlamentari qui dentro e
fuori da quest'Aula hanno condotto in questi mesi.
In ogni caso, l'assessore, ieri notte, ha diramato una nota dove
ha precisato che la circolare odierna, a scanso di equivoci e di
strumentalizzazioni - quindi sarebbe stato opportuno che chi ha
voluto tirare in ballo la questione avesse, per completezza di
informazioni, anche questa nota -, non intende limitare ad alcuno
l'esercizio delle proprie prerogative istituzionali; al contrario
mira a garantire il più funzionale svolgimento dei lavori dei miei
uffici, in un momento così delicato che vede l'assessorato
fattivamente impegnato nel processo di riorganizzazione del sistema
sanitario .
E' una circolare che va incontro alle esigenze di tanti dirigenti
dei miei uffici che mi hanno sollecitato in tal senso .
Quindi sono i dirigenti che lo sollecitano in tal senso - e
vorrei che queste cose venissero ascoltate e recepite - i quali
ogni giorno devono corrispondere alle richieste di specifiche
informazioni di chi, pur legittimamente, si preoccupa del futuro
delle strutture sanitarie del proprio territorio spesso a causa di
notizie infondate che sono state veicolate in questi giorni. Ho
soltanto voluto ribadire la mia totale disponibilità a interloquire
con tutti i rappresentanti politici nella convinzione di un'unica
interlocuzione, quella mia, che possa favorire una più corretta
informazione .
Quindi, quando si va negli uffici dei dirigenti a chiedere
informazioni che i dirigenti non posseggono e non conoscono,
l'assessore dice venite a parlare con me in questo momento che vi
dico io come stanno le cose o qual è la mia idea .
Detto ciò, signor Presidente, mi pare che non ci sia nessuna
limitazione delle prerogative dei parlamentari e neanche
dell'attività ispettiva.
PRESIDENTE. Onorevole D'Agostino, abbiamo detto che avremmo
interrotto il dibattito in assenza dell'assessore. Credo che così
come non c'è bisogno di un pubblico ministero non ci sia bisogno
neanche di un avvocato difensore. Pertanto, l'assessore avrà la
possibilità di chiarire in assoluta autonomia il suo pensiero e nel
caso, eventualmente, tornare sui propri passi. Tuttavia, continuare
ulteriormente sull'argomento lo ritengo inutile perdita di tempo.
Quindi la invito a concludere velocemente.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, mi dispiace che la ritenga una
inutile perdita di tempo perché io ho ascoltato, invece, degli
avvocati accusatori che non avrebbero dovuto minimamente venire su
questo palco e fare gli avvocati accusatori.
Quindi ribadisco, signor Presidente, che nessuno intende limitare
le prerogative, neppure ispettive, dei parlamentari regionali
siciliani. Siamo in un momento delicato di riorganizzazione che
credo vada rispettato e, se ci sono specifiche informazioni da
dare, l'assessore si dichiara totalmente a disposizione per
illustrarle e per darle e ribadisce che forse una corretta
informazione sarebbe più salutare per tutti, specie se le fonti
sono quelle accreditate e quelle giuste.
CAPUTO. Non è stata letta in Aula la mozione
Annunzio della mozione numero 97
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stata presentata la
mozione numero 97 «Censura nei confronti dell'Assessore regionale
per la sanità», a firma degli onorevoli Leontini, Marrocco,
Marinese, Maira Caputo, Buzzanca, Lo Giudice, Savona, Cascio
Salvatore, Cordaro, Pogliese, Aricò, Dina, Fagone, Ragusa,
Vinciullo, Limoli, Corona, Torregrossa, Mancuso, Leanza Edoardo,
Scilla, Falcone, Currenti, Caronia, Forzese e D'Asero. Ne do
lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'ufficio di deputato regionale si caratterizza per l'attività
parlamentare svolta nelle sedi istituzionali attraverso gli
strumenti precipuamente individuati dalla legge e dai regolamenti
parlamentari;
come sancito dalla Corte costituzionale, devono ritenersi
insindacabili quelle espressioni extra moenia' che consistano in
una mera riproduzione all'esterno delle attività ritualmente svolte
attraverso iniziative realizzatesi all'interno delle sede
istituzionale di appartenenza;
dall'attività svolta all'esterno dal deputato scaturisce la
funzione di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia
politica, connessa alla funzione parlamentare;
considerato che:
l'Assessore regionale per la sanità, dott. Massimo Russo, ha
emanato una circolare, indirizzata a tutto il personale regionale
in servizio presso le strutture ad esso preposte, in cui dispone
d'astenersi, nell'esercizio del proprio ufficio, dall'intrattenere
con organi politici rapporti che, stante la natura
dell'interlocutore, appartengono alla sfera di competenza
dell'Assessore o degli uffici di diretta collaborazione dello
stesso;
la stessa disposizione che, a detta dell'Assessore, mira a
garantire il più funzionale svolgimento del lavoro degli uffici in
un momento così delicato che vede l'Assessorato fattivamente
impegnato nel processo di riorganizzazione del sistema sanitario,
risulterebbe invece in netta contrapposizione con i principi e le
prerogative parlamentari, limitando le garanzie connesse con
l'esercizio del mandato parlamentare;
la normativa richiamata alla base del provvedimento, ovvero
l'articolo 2 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, non
riconosce l'organizzazione e la gestione diretta delle risorse
umane in capo all'Assessore, ma ne confina l'esercizio in
compartecipazione con il dirigente generale del dipartimento, il
quale è di fatto il capo del personale,
esprime censura
nei confronti del comportamento politico dell'Assessore regionale
per la sanità, dott. Massimo Russo». (97)
LEONTINI-MARROCCO-MARINESE-MAIRA-CAPUTO-BUZZANCA-LO GIUDICE-SAVONA-
CASCIO S.- CORDARO - POGLIESE - ARICO'- DINA - FAGONE - RAGUSA -
VINCIULLO - LIMOLI-CORONA-TORREGROSSA-MANCUSO-LEANZA E.-SCILLA-
FALCONE-CURRENTI-CARONIA-FORZESE-D'ASERO-FORMICA
La mozione sarà posta all'ordine del giorno della seduta
successiva perché se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni in
materia di rilascio di concessioni demaniali marittime per la
realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto.
Modifica dell'articolo 5 della legge regionale 29 novembre 2005, n.
15»
(226-233-244-266/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al punto III dell'ordine
del giorno: Discussione di disegni di legge. Si procede con il
seguito dell'esame del disegno di legge nn. 226-233-244-266/A
«Disposizioni in materia di rilascio di concessioni demaniali
marittime per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica
da diporto. Modifica dell'articolo 5 della legge regionale 29
novembre 2005, n. 15», posto al numero 1).
Invito i componenti la quarta Commissione, Ambiente e
territorio , a prendere posto nell'apposito banco.
Ricordo che l'esame era stato sospeso nella seduta n. 62 del 28
gennaio 2009, a seguito dell'approvazione della richiesta di rinvio
del disegno di legge in Commissione ai sensi dell'articolo 121
quater del Regolamento interno. Siamo in fase di discussione
generale.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, lei ha
ripercorso in modo puntuale l'iter di questo disegno di legge.
Sorprendentemente, quando abbiamo discusso e già stavamo per
entrare nel merito del testo e quindi degli emendamenti, su
proposta di un gruppo politico, in particolare il Movimento per
l'Autonomia, il disegno di legge è ritornato in Commissione.
Io faccio ammenda di non avere calcolato il periodo dei quindici
giorni regolamentari per reinserire il disegno di legge all'ordine
del giorno, peraltro era intervenuto in Aula anche un componente
della Commissione, l'onorevole Faraone, che aveva sollevato
questioni su diverse violazioni di legge e profili di
incostituzionalità riscontrate nell'articolato. Ieri la Presidenza
ha fatto bene; ma io, come ripeto, ho smarrito il profilo temporale
dei quindici giorni, quindi non ho inserito il disegno di legge
all'ordine del giorno della Commissione.
Stamattina, quando la Commissione si è riunita, abbiamo discusso
e, su proposta unanime dei commissari, si è stabilito di rimandare
la legge in Commissione. Questa è la proposta della Commissione.
Pertanto, signor Presidente, se lei ritiene possiamo approfondire,
anche con la volontà del Governo, quale sia l'iter migliore.
Vorrei segnalare agli uffici, poi, che nel disegno di legge numero
226/A compare ancora il mio nome; io ho ritirato la firma dal
disegno di legge, l'ho fatto formalmente. Chiedo, quindi,
cortesemente di espungere la mia firma affinché dagli atti
parlamentari sia chiaro che le attività distorte di talune azioni
vengono stigmatizzate con la responsabilità di chi, poi, nel
territorio siciliano deve rendere conto di quelle che sono le
azioni che sono state dette e poi non fatte.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è strano che, per
tentare di dare responsabilità agli altri, si segua una procedura
molto strana. Voglio ripercorrere anch'io questa storia.
Nella seduta d'Aula presieduta dal Vicepresidente onorevole
Formica è stato chiesto il rinvio a 72 ore del disegno di legge in
Commissione. Io l'avevo chiesto solo per poter approfondire alcuni
aspetti e dare un parere condiviso.
Bene, si è votato, a stragrande maggioranza, io sono stato
contrario al rinvio in commissione, si è rimandata la legge in
Commissione. Stranamente sono trascorsi quindici giorni, il
Presidente viene qui, candidamente - mentre, giustamente, si
censurano altri comportamenti - a dire che gli è sfuggito il
termine dei quindici giorni per cui si richiede ancora una volta il
passaggio in Commissione.
Io penso che, al di là delle situazioni di parte, esiste un
problema obiettivo. Se bisogna fare degli aggiustamenti è giusto
che si facciano per non incorrere in eventuali questioni di
incostituzionalità, se ve ne sono.
Però, signor Presidente dell'Assemblea, mentre noi giochiamo a
ribaltare responsabilità dell'una e dell'altra parte, si vanno
perdendo milioni di euro, e sa perché? Perché a noi è sfuggito che
era trascorso il termine di 15 giorni previsto per legge.
Ora, mentre da una parte, in Sicilia la legge Burlando non si è
potuta praticamente attuare perché ad ogni conferenza di servizio -
almeno per il caso a cui mi riferisco, il porto di Capo d'Orlando
che sta perdendo 7 milioni di euro -, non si è presentato ai
funzionari per dare il via, nel senso che la conferenza di servizio
già per ben due volte è andata deserta. Per questo motivo, non si
è, quindi, potuto dare attuazione alla legge Burlando.
Oggi ci troviamo nelle condizioni che il presidente della
Commissione, il quale la volta scorsa era stato contrario al rinvio
del disegno di legge in commissione ed aveva chiesto proprio per
questo motivo, per non rimandarlo in commissione, il voto
dell'Aula, oggi invece ne chiede il passaggio in commissione. Il
problema è questo.
Penso che si potrebbe chiedere un impegno, se può servire, però in
tempi brevissimi, in questa diatriba che vi è all'interno della
maggioranza e che si accentua ogni giorno di più, e lo vediamo per
la sanità - lo posso dire perché avevo convocato d'urgenza la
Commissione Sanità per fare la presa d'atto del parere del Comitato
sulla qualità dei testi legislativi, ma quest'ultimo non ha reso il
parere -, se in questo gioco, nel frattempo, mentre tutta la
Sicilia è ferma, mentre l'economia è ferma, mentre non partono i
fondi 2007/2013, mentre i fondi già assegnati si perdono... Non
bisogna smarrirsi di fronte al compito di un Parlamento, che non
è quello di fare i giudici o di fare altro, ma di trovare le
soluzioni legislative per accelerare i tempi e per consentire che
somme che vengono dai territori, aspettative che vengono dai
territori non vadano deluse.
Signor Presidente, le chiedo un solo impegno, credo che sia anche
giusto. Se loro ritengono che vi siano delle cose da aggiustare,
che si aggiustino. Ma occorre che, prima di ogni altra legge, la
settimana prossima si possa esitare questo disegno di legge che,
ripeto, se deve essere aggiustato in qualche parte lo si faccia,
anche correggendolo dal punto di vista istituzionale, ma che non si
giochi ancora a rimpiattino.
Siamo bravi, poi, nelle conferenze-stampa e sui giornali, o quando
si fanno le conferenze insieme, a dire che si possono fare leggi in
pochi minuti. Questo è il fatto: bisogna avere l'onestà
intellettuale, oltre che istituzionale, di non bloccare le somme
destinate ai territori. Mentre parliamo, in questo momento,
chilometri di spiaggia sono erosi proprio perché, magari, manca il
completamento di qualche porto. Ecco qual é il discorso.
Mi affido alla sua sensibilità, signor Presidente, se non si
decide di aprire stasera la discussione generale anche per dare la
possibilità di presentare emendamenti che possono essere
approfonditi dall'Aula tramite gli Uffici, perché il disegno di
legge ritorni in Aula nel più breve tempo possibile, perché sia la
prima legge da fare la settimana prossima.
Se incappiamo nella diatriba delle questioni sulla sanità, avremo
paralizzato un Governo, un'Assemblea, un Parlamento i quali non
fanno altro che discutere sui testi, o non testi, di questo o di
quell'altro esponente del Governo.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto sosteneva
l'onorevole Laccoto è, per larga parte, condivisibile. Voglio
soltanto ricordare che la richiesta di ritorno in Commissione di
questa norma che è, non urgente, ma urgentissima per la Sicilia,
più che rispondere a motivi oggettivi circa il merito della legge,
come tutti sappiamo, rispondeva, in quella sede ed in quel momento,
ad una convenienza di carattere politico: impedire ad ogni costo
che l'indomani si svolgesse seduta d'Aula per motivi attinenti alla
riforma della sanità, cioè per consentire alla Commissione Sanità
di continuare i suoi lavori.
I miei colleghi mi conoscono e sanno che, quando parlo, cerco
sempre di dire ciò che penso e non ho peli sulla lingua. Quei
motivi sono venuti meno, cari colleghi, e lo dimostra il fatto che
il disegno di legge sia tornato in Commissione e sia rimasto lì,
per quindici giorni, senza che nessuno di coloro i quali ne avevano
chiesto il rinvio in Commissione si fosse attivato in questo lasso
di tempo - certamente doveva esserci un interesse, posto che si era
chiesto il ritorno in commissione per approfondire -, nessuno di
coloro i quali avevano chiesto il ritorno in commissione si è
recato in quarta Commissione per chiedere al Presidente di
discutere ed approfondire quegli aspetti della legge che andavano
modificati.
Onorevole Cracolici, quando è stato chiesto di approfondire il
disegno di legge in commissione, nello stesso tempo bisognava
attivarsi e, poiché i commissari che fanno parte di quella
Commissione sono gli stessi che hanno chiesto qui un
approfondimento, ritengo che, alla fine, le bugie hanno le gambe
corte e non possiamo permetterci di vendere balle alle persone che
ci vedono, che ci ascoltano, che ci seguono, non sempre possiamo
dire faremo, vedremo, ci impegneremo a
Questa è una norma semplice, una norma che sblocca la possibilità
anche per la Sicilia - nel resto d'Italia è già così -, di
utilizzare il nostro mare e, quindi, di creare sviluppo.
Pertanto, proporrei alla Presidenza - non so quale sia il pensiero
del Governo -, ma potremmo aprire la discussione generale, dare
tempo fino alla settimana prossima, fino a martedì, per la
presentazione degli emendamenti, in maniera tale che vi sia il
tempo necessario per fare quegli approfondimenti, o presentare
eventualmente gli emendamenti modificativi della norma e, poi,
discuterla. Alla fin fine, colleghi, anche se ci fosse una parte,
un articolo di questo disegno di legge - non penso sia così - che
dovesse cadere sotto la scure del Commissario dello Stato, non
sarebbe mica la fine del mondo, non sarebbe la prima volta che
accade, lo riporteremmo in Aula ed espungeremmo le parti impugnate
pubblicando il resto.
E' accaduto tante volte; accade quasi su ogni legge. Non vedo,
quindi, alcun ostacolo alla trattazione di questa norma, se non
rifacendomi a ripicche di altro tipo. Ma le ripicche, quando sono
fatte nei confronti dei cittadini, cessano di essere tali e
cominciano ad essere persecuzioni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli
onorevoli Faraone, Arena, Cracolici ed il rappresentante del
Governo. Darei prima la parola al Governo e poi vorrei fare una
proposta, in modo da accorciare i tempi del dibattito.
Ha facoltà di parlare l'assessore per il territorio e l'ambiente,
dottore Sorbello.
SORBELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi rifaccio a quanto testé detto
dall'onorevole Formica e ringrazio il Presidente per essere stato
così celere nel rispettare i termini del Regolamento, cioè i
quindici giorni.
Questa sera stiamo parlando di una norma che, sostanzialmente,
limita, deve limitare quei procedimenti che sono stati attuati fino
ad oggi, creando confusione in questo settore che è strategico, o
che potrebbe esserlo negli anni a venire. Stiamo parlando del
progetto di finanza, che prima deve individuare il contraente e,
dopo, deve nuovamente andare in gara per avere l'assegnazione, una
doppia gara che sicuramente nei mesi scorsi, negli anni scorsi, ha
ingarbugliato l'iter dei progetti che già potevano essere
cantierati.
Allora, per approvare questo disegno di legge - che, poi, si
riduce a due articoli snelli, stringati -, non ritengo che si possa
a questo punto aprire la discussione generale stasera, perché vedo
molte perplessità in molti deputati. Occorre fissare un termine
relativamente breve, quattro - cinque giorni, e rinviare all'inizio
della settimana prossima il termine ultimo per la presentazione
degli emendamenti, dopo di che chiudere entro la prossima settimana
questa norma che è importante ed è diventata strategica per
l'economia del demanio e delle coste siciliane.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei formulare una proposta
all'Aula.
C'è una richiesta formale del Presidente della Commissione, che ha
ritirato la firma dal disegno di legge, per il rinvio in
Commissione; vi sono numerose sensibilità che fanno pensare,
invece, di portare a buon punto questo disegno di legge in modo da
farlo approvare con argomentazioni interessanti entro la fine della
settimana prossima.
Proporrei, pertanto, forzando un po' il Regolamento - siamo già in
discussione generale, assessore Sorbello - di mantenere la
discussione generale aperta fino a mercoledì della settimana
prossima, giorno in cui convocherò l'Aula, mercoledì 25 febbraio
alle ore 10,00, fissando però il termine per la presentazione degli
emendamenti entro lunedì, 23 febbraio 2009, alle ore 17,00, in
maniera tale che martedì, 24 febbraio, gli Uffici potrebbero
ordinare gli emendamenti nel fascicolo del disegno di legge;
mercoledì mattina si potrebbe avere un testo con tutti gli
emendamenti ordinati e l'Aula potrebbe lavorare su un testo
ordinato con la consapevolezza di un lavoro chiaro da fare.
Se questa proposta è accolta così come l'ho formulata, potrebbe
restare così stabilito.
Per il Governo, va bene.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
dover dire che non capisco lo sforzo della Presidenza rispetto ad
un incidente...
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non capisce o capisce lo sforzo?
CRACOLICI. Capisco lo sforzo della Presidenza, rispetto ad un
incidente che si è determinato, perché non c'è dubbio che siamo in
presenza di una condizione obiettiva di difficoltà: l'Aula si è
determinata per il rinvio in Commissione e quest'ultima, per una
difficoltà che è stata qui esposta
MANCUSO, presidente della Commissione. Non difficoltà, ma
dimenticanza
CRACOLICI. Sì, una difficoltà esposta dal Presidente. Secondo i
termini regolamentari non è avvenuto il passaggio in Commissione
con le relative conseguenze che ciò avrebbe potuto determinare: la
conferma del testo, la modifica del testo, come la Commissione
poteva fare.
Questo è un dato, abbiamo verificato il fatto che siano passati i
quindici giorni e non abbiamo neanche iscritto il testo perché
credo che, per Regolamento, il disegno di legge rimane iscritto
all'ordine del giorno dell'Aula. Quindi, in realtà, vorrei
ricordare - può darsi che mi sbagli - che quando si rinvia un
disegno di legge in Commissione, lo stesso rimane iscritto
all'ordine del giorno dell'Aula nelle more che la Commissione
espleti gli adempimenti ad essa richiesti dal voto espresso
dall'Aula.
Vorrei fosse chiaro che non sto parlando del merito, sto parlando
di un principio regolamentare che, come lei sa, signor Presidente,
costituisce poi la deroga, che costituisce precedente. Tra l'altro,
la sua proposta avrebbe in sé anche un'altra novità: infatti, il
termine per gli emendamenti viene fissato prima della chiusura
della discussione generale che, come lei sa, signor Presidente, può
avvenire durante la discussione generale.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cracolici, ho detto chiaramente che è
un modo per venire incontro alla sensibilità dell'Aula. Mi pare una
forzatura regolamentare assolutamente accettabile
CRACOLICI. Credo che, se vogliamo arrivare alla stessa soluzione,
visto che il testo è iscritto all'ordine del giorno dell'Aula e
visto che la Commissione, martedì mattina, può benissimo esaminarlo
ed esprimere il giudizio che riterrà opportuno, l'Aula possa
esaminare il testo mercoledì, così come previsto dall'ordine del
giorno. Durante la chiusura della discussione generale si potranno
presentare gli emendamenti ed, eventualmente, giovedì si affronterà
l'esame degli articoli in Aula - lo dico per non forzare sul piano
regolamentare una procedura che, poi, potrebbe costituire
precedente -, credo che la Commissione possa esaminarlo martedì
prossimo. Mercoledì, così come la Presidenza ha proposto, si
chiuderà la discussione generale e, in quella sede, si chiude il
termine per la presentazione degli emendamenti; giovedì, si
potranno votare gli emendamenti e l'articolato.
Mi sembra la procedura più lineare per evitare che tali procedure
costituiscano precedente e, di volta in volta, possano
rappresentare una forzatura.
Mi pare una proposta di garanzia delle regole ma anche di buon
senso rispetto al disegno di legge. Poi, discuteremo nel merito il
testo.
PRESIDENTE. Vorrei precisare, onorevole Cracolici, che in base
all'articolo 121 quater, comma 4, del Regolamento, il disegno di
legge è stato reiscritto all'ordine del giorno.
Non è rimasto all'ordine del giorno.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che sia
doveroso intervenire e accogliere con particolare favore la
proposta della Presidenza che mi pare sia finalizzata a risolvere
una questione che certamente non è edificante per questo
Parlamento. Non è edificante per noi, per i commissari, per i
parlamentari. Perché, in questa vicenda, io che ho partecipato ai
lavori della Commissione, ho visto tante volte, troppe volte, delle
piccole furberie, delle speculazioni e, altre volte, la volontà di
mettere sul tappeto delle ripicche nei confronti di chi e di che
cosa è facile immaginare.
Comprendo la posizione dell'onorevole Cracolici, che è così
rigoroso nel fare riferimento ai regolamenti che conosce bene per
l'esperienza che ha avuto in questo Parlamento.
I regolamenti, però, non possono prescindere dalla volontà che
dobbiamo manifestare, e che risulta evidente, di portare finalmente
a soluzione questo problema. E' un problema sentito non solo in
provincia di Messina - che conosco, ovviamente, particolarmente
bene - ma in Sicilia. E' un problema che riguarda lo sviluppo
complessivo di questa nostra realtà, della realtà che afferisce
alla portualità. E' un problema che dovrebbe stare a cuore a tutti
quanti noi.
La proposta della Presidenza mi pare oltremodo ragionevole, mi
pare una proposta che l'Aula potrebbe sposare e, d'altronde, vi è
anche il supporto del Governo che mi pare si muova in questa
direzione.
E' inutile tardare. E' inutile andare oltre ancora con questa
manfrina della Commissione, dell'Aula, discutere di incardinare, a
meno che queste proposte, signor Presidente, non sottintendano
altre strategie che, magari, possono essere facilmente comprese ma
che certamente i cittadini non comprendono.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Barbagallo ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
FARAONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se, nella scorsa
seduta, l'Aula ha deciso di rinviare in commissione la trattazione
del disegno di legge, non lo ha fatto per una voglia di dilazionare
e di rendere più tortuoso il percorso di un disegno di legge, bensì
perché - e mi sembrava che anche il Governo ed il Gruppo
parlamentare di cui è espressione l'assessore Sorbello avvertissero
questa necessità - il rinvio in commissione era dettato dal
necessario approfondimento su un tema che vorrei che lei, signor
Presidente, ascoltasse nel merito.
Il disegno di legge tratta due questioni: una, di gestione
generale della materia e su questo c'è stato anche l'impegno del
Governo a presentare un disegno di legge ad hoc per accelerare le
procedure di investimento della portualità; l'altra riguarda,
invece, il tema specifico indicato nella relazione dei proponenti
il disegno di legge e che concerne alcuni porti ad hoc che hanno
già degli interventi con dei privati che hanno iniziato ben
individuati.
Mi spiego meglio: è come se a lei, signor Presidente, che è uno
sportivo, dicessero di fare una maratona di 40 chilometri; lei
sarebbe convinto di correre per 40 chilometri e, quindi, si
risparmia e poi, arrivato al ventesimo chilometro, le dicessero,
con quello che correva più forte, la maratona finisce al ventesimo
chilometro e quello vincerebbe.
La stessa cosa è per questo disegno di legge: c'è un privato già
individuato che ha vinto la gara, al quale si sta dicendo che la
gara alla quale ha partecipato, che doveva essere di 40 chilometri,
invece, è di venti. E' un disegno di legge incostituzionale. Il
fatto di riportarlo in Commissione era dovuto a questi chiarimenti
che non ci sono stati dati. Se non c'è questo chiarimento,
approveremo una legge che il Commissario dello Stato impugnerà,
quindi, avremo prodotto il nulla.
Pertanto, signor Presidente, il disegno di legge non andava in
Commissione per capriccio ma per approfondire questo aspetto, sul
quale il Governo non ci aveva dato gli approfondimenti necessari
precedentemente. Quindi, siamo costretti anche a discutere del
merito e non soltanto del metodo.
Il disegno di legge torni in Commissione ed il Governo ci dia una
risposta sull'interrogativo che sto ponendo; altrimenti,
approveremo un disegno di legge che il Commissario dello Stato
impugnerà. Ritengo che non sia opportuno.
PICCIOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottolineo che
sono in linea con l'intervento dell'onorevole Buzzanca. Secondo me,
è opportuno approvare la sua proposta, signor Presidente, che mi
sembra dettata dal buon senso e dalla moderazione, in quanto
rispondiamo ai territori che ci hanno eletti; chiaramente, le
modifiche strutturali al disegno di legge andranno fatte e le potrà
apportare anche l'Aula, in modo che il disegno di legge trovi il
suo corretto iter in Aula e che il Commissario dello Stato non
abbia motivi per impugnare, come diceva l'onorevole Faraone.
Dobbiamo coniugare le due esigenze - quella territoriale e quella
legislativa - con il manuale regolamentare alla mano.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevole colleghi, credo che comunque
qui non si può cambiare il bianco con il nero. All'inizio, c'è
stata una dichiarazione del presidente della Commissione onorevole
Mancuso che ha detto: per una mia svista, nonostante sia stato
sollecitato in Commissione da alcuni componenti a mettere
all'ordine del giorno questo argomento , forse perché in questa
guerra tra maggioranza e Governo, evidentemente, ci sono dei pezzi
di territorio che devono pagare... Signor Presidente, mi perdoni,
in dissenso da quanto richiesto dal Presidente del Gruppo
parlamentare al quale appartengo, sono formalmente a favore della
sua proposta perché, se ci sono degli emendamenti da presentare,
che vengano presentati in Aula e si approfondiscano.
Vorrei pure sottolineare che, per quel che mi riguarda, per la
rappresentanza del mio territorio, quanto rappresentato almeno per
il comune di Capo d'Orlando, non si tratta di una parte, di un
privato che è minimale rispetto all'ente pubblico. Si può approvare
una norma che prevede una maggioranza nell'ente pubblico rispetto a
quelle che possono essere le questioni sollevate, purché si decida,
in quanto ci troviamo ad essere stritolati in questa guerra fra una
parte della maggioranza ed il Governo e si vuole dare una
responsabilità a qualche Gruppo parlamentare.
Onorevole Buzzanca, mi perdoni, il Presidente ha detto che la
Commissione, all'unanimità, aveva richiesto il ritorno in
commissione. Da quello che capisco, lei fa parte della Commissione,
quindi deduco che non fosse presente; dovrebbe regolare, dunque, il
rapporto con il Presidente della Commissione.
Io sono dell'avviso che si debba affrontare la problematica e, se
ci sono emendamenti da presentare, che si presentino; d'altronde,
il Governo ha richiesto pure che si discuta in Aula.
Signor Presidente, sono d'accordo con la sua proposta anche
perché, rispetto al Regolamento, si tratta di una reiscrizione.
Presentiamo gli emendamenti, li esaminiamo in Aula, purché si vada
avanti perché qui l'attività parlamentare e del Governo è
totalmente paralizzata da queste diatribe fra parte della
maggioranza e il Governo.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, lei chiede formalmente il rinvio in
Commissione o era una ipotesi di lavoro?
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, intanto
grazie per la pazienza; avere pazienza, infatti, con questo metodo
che dura da circa tre mesi è difficile. A volte, invidio il mio
collega Buzzanca che è medico, infatti, certe cose non può capirle
il politico; anche lei fa il medico, quindi, forse, capisce più di
me.
Intanto, la dichiarazione che ho fatto ad apertura di seduta su
questo disegno di legge era una forma, come la chiamano gli
inglesi, di gentlemen's agreement con i componenti della
Commissione. Vedo che, invece, quando si utilizzano le forme che
non sono quelle italiane o, piuttosto, quelle siciliane, qualcuno
vuole fare l'arabo piuttosto che l'inglese e, quindi, mio malgrado,
sono costretto a rivedere quella formula utilizzata di gentlemen's
agreement nei confronti della Commissione, per due ordini di
motivi.
Passo al primo ordine di motivi: avevo sottoscritto questo disegno
di legge anche se non riguardava un territorio dove la mia sfera
politica aveva l'interesse sociale per intervenire, l'ho difeso in
Aula perché ritenevo fosse una cosa buona e, rispetto a quel
percorso dove mi ero appassionato, secondo quelle che erano le
regole della buona amministrazione, mi sono ritrovato per due
volte, immotivatamente e, fino ad oggi, motivatamente, con il voto
favorevole della Commissione - devo dire a maggioranza - e, per due
volte, in quest'Aula il Governo che, invece, non desiderava
assolutamente trattare l'argomento.
Una prima volta non trattandolo; una seconda volta - cosa molto
grave sotto il profilo dei rapporti politici - rimandandolo in
Commissione immotivatamente. E dico immotivatamente' perché le
ragioni, quelle ragioni esposte dall'onorevole Faraone per la terza
volta - una volta in Commissione e due volte in Aula -, avevamo già
ribadito che non erano ragioni che potevano, appunto, richiedere
ulteriori approfondimenti; anzi, in Commissione quelle ragioni sono
state molto approfondite.
Quindi, considerato lo sgarbo istituzionale del Governo su questo
disegno di legge che ha chiesto un voto in Aula e con la complicità
dell'opposizione lo ha rimandato in Commissione - è il secondo
motivo per cui faccio la mia dichiarazione -, tolgo quella che era
una dichiarazione di gentlemen's agreement dove un Presidente
deve avere anche la ragione per l'istituto che rappresenta, dicendo
che la Commissione non aveva inserito il disegno di legge
all'ordine del giorno.
Bene, il Regolamento non prevede che il presidente di commissione
debba inserire all'ordine del giorno il disegno di legge,
soprattutto un presidente che già aveva fatto un percorso, un
presidente che aveva sviscerato l'argomento con tutti i commissari
su diversi punti, un presidente che era stato molto puntuale anche
nei tempi.
Rispetto a questo, oggi, mi vedo, per la terza volta, non solo
smentito dal Governo ma anche da componenti della Commissione che,
giustamente, ritengono che si debba andare avanti sull'argomento.
Io ritengo, signor Presidente, che rimandare il disegno di legge
in Commissione sia un esercizio che può fare bene solo a chi non ha
argomenti perché, se ci sono argomenti, si possono sviscerare anche
in Parlamento e, se questi argomenti sono abbastanza seri per non
fare andare avanti questo disegno di legge, c'era il modo e il
tempo per affrontarli.
Oggi, mi trovo nella difficoltà di dare un parere, il mio
personale e non più della Commissione, e ritengo in tutta sincerità
che questo Parlamento - lo dico senza che qualcuno si senta
additato, assolutamente - ha la responsabilità - non utilizzo il
termine doloso' perché potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno
- di non volere trattare questo argomento senza un'argomentazione
ben precisa. Qui, onorevole Laccoto, non c'entra nulla la sanità o
altro; non c'è un argomento che riguarda il disegno di legge della
sanità o altre cose. C'è una linea politica, che è condivisibile o
meno, estrinsecata in commissione dal Partito Democratico che
ritiene che questo tipo di disegno di legge non debba affrontare
solo particolari porti della Sicilia ma debba rivedere il piano
portuale della nautica da diporto, posizione quest'ultima
legittima, ribadita in più Commissioni. Rispetto a questo, la
proposta, invece, era un'urgenza su determinati territori ed un
territorio che lei - onorevole Laccato - conosce forse meglio di
me, forse meglio di altri. Questa è la differenza, non c'entra né
la sanità, né altro.
Allora, rispetto a tutte queste motivazioni e rispetto anche ad
una pseudo battaglia - non so su quale materia -, il Presidente
della Commissione, considerato che non ha l'unanimità, così come ha
dichiarato all'inizio dell'assegnazione del disegno di legge, si
rimette all'Aula per comprendere quale debba essere il miglior
percorso e dare ai siciliani un segnale di serietà sotto il profilo
parlamentare. Poi, naturalmente, entreremo nel merito.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Governo.
SORBELLO, assessore per il territorio e l'ambiente. Signor
Presidente, non voglio entrare nel merito di quello che recita il
primo comma dell'articolo 1, quello a cui si rifà l'onorevole
Faraone. Lo faremo durante la discussione, proprio entrando nel
merito dei contenuti di questa proposta.
Il Governo, oggi, è favorevole, solo ed esclusivamente per
accorciare i tempi, visto che, dopo quindici giorni, ancora la
Commissione non ha aperto la discussione su quel punto
interrogativo che si era posto il Parlamento: se il progetto di
finanza, dopo avere individuato il contraente, debba fare, di
questo si parla. Il problema è, onorevole Faraone, che dopo che si
è individuato un atleta che deve fare 40 chilometri, a 20
chilometri gli si dice tu ti devi ritirare, perché gli subentra un
supplente .
E' il contrario, l'esatto contrario di quello che lei ha detto. E'
questo lo spirito del primo comma dell'articolo 1. Poi entreremo
nel merito di questo per vedere se, dopo che ho individuato il
contraente del progetto di finanza, debba seguire ancora un altro
iter e riaprire i termini con un'altra gara di evidenza pubblica,
così come lei dice. Dobbiamo vedere se dobbiamo fare due gare per
assegnare la stessa cosa, avendo così due volte individuato i
contraenti Mi sembra una cosa ibrida.
Però entreremo nel merito nel momento in cui discuteremo
dell'articolo 1 e del primo comma.
A nome del Governo - ripeto, non c'è nulla da nascondere - dico
che non siamo in presenza di una norma così complessa da allungare
i tempi dell'Aula. Stiamo parlando di un disegno di legge di due
articoli che entro giovedì, venerdì prossimo, entro la prossima
settimana - anche con uno sforzo unanime - possiamo portare
all'approvazione definitiva evitando così di ritornare in
Commissione, perdere tempo, riscriverla, fissare nuovamente il
termine per gli emendamenti.
La proposta del Governo era limitata al fatto che, entro la
settimana prossima, entro giovedì-venerdì prossimo, questa legge
sarebbe potuta essere definitivamente approvata dal Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io ho sempre la mia proposta che
mi sembra la più valida di tutte e che mantengo. Il senso della mia
proposta è: chiudere la discussione generale mercoledì mattina, ai
sensi del Regolamento il termine di presentazione degli emendamenti
sarebbe mercoledì mattina; ma proporrei di chiudere il termine
lunedì, alle ore 17,00, così gli uffici potrebbero elaborare il
fascicolo del disegno di legge martedì, permettendo di arrivare a
mercoledì mattina alle ore 10.00 con le idee chiare e, soprattutto,
avendo consentito agli uffici di elaborare il fascicolo.
Se lasciamo fissato il termine per mercoledì alle ore 10.00,
andremmo in Aula mercoledì avendo lasciato agli uffici 24 ore di
tempo per predisporre il fascicolo su cui lavorare: questa era la
ragione della mia proposta. Se fosse accettata in maniera pacifica
dall'Aula, io la considererei come definitiva e chiuderei la
discussione che mi pare assai articolata.
E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha facoltà.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non volendo
somigliare all'abate Farìa, che disvolle o che volle ne Il Conte
di Montecristo', visto che anche da me e dal mio gruppo
parlamentare partì quella sera la richiesta di rinvio in
commissione, ci tengo, anche se per pochi minuti, a chiarire qual è
la posizione del Gruppo parlamentare del Movimento per l'Autonomia,
anche perché, durante gli interventi che mi hanno preceduto, ho
sentito parlare di sgarbi istituzionali, di contraddizioni, di
guerre, di manovre dilatorie che sfuggono e sono assolutamente
lontane dalle movenze che hanno portato il gruppo parlamentare del
Movimento per l'Autonomia ed il sottoscritto che, tra l'altro,
assieme agli altri commissari si è impegnato nel tentativo di
esaminare questa legge. Quindi vorrei chiarire alcune posizioni.
La prima, signor Presidente, onorevoli colleghi, è che non ritengo
che sia sindacabile da alcuno il motivo che ha portato alcuni
parlamentari di diverse formazioni politiche, al di là delle
geometrie variabili, dei trapezi scaleni o isosceli, a chiedere un
approfondimento con il ritorno in commissione quella famosa sera.
Non ritengo sia reato quando una commissione si esprime in maniera
dialettica e aperta, anche diversamente dal proprio Presidente.
Quindi non credo che ci sia stato reato di lesa maestà. Ritengo che
se una commissione ha un presidente, onorevole Formica, questa
debba disciplinatamente seguire le indicazioni del Presidente.
Stamattina quello che consideriamo un incidente di percorso, ci è
stato comunicato dal Presidente e, quindi, il presidente della
Commissione Territorio e Ambiente stasera è venuto in Aula a fare
pubblica ammenda e ad esprimere il proprio personale convincimento.
Quindi, a questo punto, dopo avere ascoltato con pazienza e con
ossequio le valutazioni degli onorevoli colleghi, ritengo -
riagganciandomi alla mia paura di non voler somigliare al famoso
abate Faria - che la proposta della Presidenza, proprio per voler
allontanare lo spettro di strumentalizzazioni, di vendette
trasversali, di congiure che non appartengono, ripeto, ai
ragionamenti del Gruppo parlamentare Movimento per l'Autonomia,
abbia una sua validità, se ci sarà un arco temporale dignitosamente
sufficiente a consentire ai singoli commissari l'approfondimento
che ci è stato impedito, onorevole Formica, da una pura svista
assolutamente non dolosa che io ascriverei a colpa lieve'.
Detto questo, signor Presidente, ritengo anche che se l'onorevole
Faraone stasera ha espresso apprezzabili ma personali valutazioni
su profili di presunta incostituzionalità, non potrebbe essere
chiarito o fugato il dubbio profondo ed importante dell'onorevole
Faraone in una sola seduta e questo suo apprezzabile motivo che lo
portò ad aderire ad una richiesta - che non era solo quella del PD,
ma era anche quella del gruppo parlamentare del Movimento per
l'Autonomia, ripeto, con una diversità di vedute -, porta oggi il
sottoscritto e sicuramente i colleghi ad accettare la sua proposta,
signor Presidente, con una eventuale votazione e con una
subordinata che è insita nell'articolazione della sua proposta.
Quella di consentire, con una settimana di tempo, la formulazione
di emendamenti che sono già al varo da parte dei componenti della
commissione Territorio e Ambiente e del Movimento per l'Autonomia,
e che si incastrano perfettamente con quell'antico tentativo che
non era strumentale, che non era dilatorio, ma che era solo quello
del bene comune - anche noi vogliamo il bene della Sicilia, non
soltanto coloro che mi hanno preceduto -, quindi era finalizzato a
completare l'azione di studio su una norma di così rilevante
importanza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, desidero brevemente sottolineare due
aspetti. Legandomi all'intervento del collega Arena e condividendo
interamente la sua proposta e quindi la sua proposta, vorrei
ricostruire brevissimamente e telegraficamente l'iter perché mi
sembra che troppo spesso nell'Aula ci siano elementi che
condizionano o che strumentalizzano un po' troppo il cammino
parlamentare, il dibattito democratico dell'Aula.
Lo dico perché mi sembra che la complessità di questa norma
originaria ha comportato un approfondimento e un lavoro tale, e il
presidente Mancuso me ne darà atto, come do atto a lui della
capacità di rimodulare e di assistere tutte le fasi complesse di
questa norma, che abbiamo dovuto riscrivere la norma quattro volte
- ciò per essere chiari, altrimenti parliamo di cose di cui non
abbiamo idea -, quattro volte, l'ultima l'ho scritta di mio pugno -
il presidente Mancuso me ne darà atto, sono firmatario della legge
e ne sono relatore in Aula -, concertandola anche con i tecnici e
con i sindaci del territorio.
E' una norma complicatissima che ha del giuridico, ha del tecnico,
sana alcune situazioni e ne mette a rischio altre, può salvare
alcuni porti particolari, ma può mettere a rischio altri porti, può
essere costituzionale in alcuni parti e può essere incostituzionale
in altre.
E' una norma complessa, è una norma che può mettere un meccanismo
virtuoso da un lato, ma dall'altra parte può essere elemento di
illegalità e di infiltrazione mafiosa sul territorio.
Pertanto, non possiamo liquidarla con una semplice battuta non
vogliamo fare questo . Non è corretto, Presidente. E chi utilizza
queste frasi lo fa per brutta demagogia.
Questo Parlamento deve fare buone leggi, presidente Mancuso, non
deve fare leggi. Presidente Formica, deve fare buone leggi. Io sono
stato eletto e sono qui per fare buone leggi, non per fare leggi.
Nel passato sono state fatte leggi, ma alcune in maniera
superficiale e distrattamente superficiale, ne abbiamo oggi
contezza e consapevolezza.
E credo che, invece, noi su questo testo oggi arriviamo ad un
dibattito parlamentare in maniera seria, con due o tre mesi di
approfondimento. Ancora stamattina tiravamo fuori con gli uffici
dell'Assemblea sentenze e normative, la sentenza della Corte
costituzionale n. 411 che è in contrasto con questa norma (autorità
di vigilanza dei contratti pubblici in contrasto con questa norma).
Stiamo attenti ad approfondire bene il testo complessivo della
norma, non è semplice.
Chiedo scusa per lo sfogo, ma l'attenzione che abbiamo posto su
questo comporta anche un senso di responsabilità da parte nostra e
non una semplice accusa di fatti che non esistono e di una volontà
precisa di questo Parlamento e del Gruppo parlamentare MPA di
tirare fuori, così come abbiamo preso impegno a Capo d'Orlando, la
legge in brevissimo tempo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, considero per davvero antipatica
questa discussione perché siamo riusciti in un sol colpo a mettere
insieme una questione procedurale, una questione regolamentare con
una questione di merito. E, come in tutte le questioni che si
intrecciano, si rischia di far confondere e di determinare
condizioni che, alla fine, lo dico anche al Presidente,
riproponendo e comprendendo, la ragione per la quale lei ha
avanzato quella proposta di buon senso. Quindi, non è in
discussione lo sforzo fatto dalla Presidenza di trovare un punto
di buon senso.
Però, io insisto sul rispetto della procedura, tanto più che nel
caso specifico l'eventuale condizione di ritardo della norma da
approvare avrebbe come conseguenza un rinvio al massimo di 24 ore
rispetto alla tempistica che lei propone. Pertanto voglio fare
alcune considerazioni.
Primo: giustamente lei ha ricordato che l'articolo 121 quater
prevede la reiscrizione all'ordine del giorno di un disegno di
legge che, dopo quindici giorni, non è stato riesaminato dalla
Commissione.
Le voglio ricordare che non c'è nessun automatismo, altrimenti
dovremmo rifarci ai precedenti nei quali le Presidenze di turno non
hanno mai, in via automatica, apprezzato la reiscrizione all'ordine
del giorno se non dopo un esame della Conferenza dei capigruppo,
cosa che non è avvenuta.
Secondo: ho ascoltato le dichiarazioni del presidente Mancuso che,
nella prima fase, approfittando di un termine inglese, ha
utilizzato il bon-ton di farsi carico di un incidente procedurale;
nel secondo intervento, adirato probabilmente per il tipo di
dibattito in Aula, ha detto sostanzialmente che, così come si era
già espresso la scorsa volta, riteneva che questa legge non avesse
alcuna ragione di ritornare in Commissione di merito. E, quindi,
dico io, non l'ha iscritta all'ordine del giorno.
Stiamo assumendo un dato, signor Presidente, mi ascolti perché la
questione è delicata: un orientamento, una volontà del Parlamento -
giusta o sbagliata, non interessa -, che ha deciso per il rinvio in
commissione e il presidente della commissione che ha dichiarato che
non c'è alcuna norma regolamentare che lo obblighi ad iscriverlo
all'ordine del giorno della commissione. Si sta dicendo che la
volontà del Parlamento può essere ignorata dal presidente di una
commissione.
Signor Presidente, lei capisce, altro che fare la legge lunedì,
mercoledì, ripeto, continuo a sforzarmi per non entrare nel
merito, poi lo valuteremo.
In questo momento mi pongo a garanzia delle mie prerogative di
deputato che, fino a prova contraria, sono tutelate dal Regolamento
di questa Assemblea, a prescindere dalla volontà e anche dal fatto
che singoli deputati possono apprezzare o meno il contenuto della
legge stessa.
Terza questione, signor Presidente. La sua proposta avrebbe
un'efficacia se la volontà del Parlamento fosse assunta col
criterio unanime. Le voglio ricordare che la sua proposta, nel
momento in cui un singolo deputato assume il fatto che vi é una
discussione generale e che solo entro la chiusura della discussione
generale il Regolamento prevede che si possano depositare gli
emendamenti, in teoria, signor Presidente, la discussione generale
può anche orientare il deputato in un senso o in un altro rispetto
agli emendamenti.
Ora, non voglio fare questioni di lana caprina, però non vorrei
che in nome di un'accelerazione comunque, ci trovassimo nella
condizione che mercoledì l'onorevole Cracolici, in aderenza al
Regolamento, presenta un emendamento e la Presidenza lo deve
accettare.
Signor Presidente, vorrei sforzarmi di trovare insieme ai colleghi
ed alla Presidenza una soluzione. Voglio dire, inoltre, che non è
accettabile sul piano procedurale la logica che ha ispirato il
presidente Mancuso, il quale dice che, siccome riteneva che in
commissione non avrebbe potuto fare nulla, non ha iscritto il
disegno di legge all'ordine del giorno della commissione stessa.
Il presidente Mancuso è presidente di una commissione
parlamentare, non è lì a titolo personale. Le sue opinioni sono
rispettabili ma, fino a prova contraria, ha dei doveri d'ufficio in
forza della volontà del Parlamento.
Signor Presidente, chiedo quindi che si convochi formalmente la
commissione, così come ha disposto l'Aula, e si iscriva il disegno
di legge all'ordine del giorno; la seduta può durare un minuto, si
può fare di venerdì, di sabato, di domenica, a Carnevale o a Pasqua
- il Parlamento si convoca sette giorni la settimana -, si va poi
a mercoledì, chiudiamo in un'ora, in cinque minuti, ma quelli sono
aspetti che restano a valle.
La Commissione ha l'obbligo di dire se riconferma questo
provvedimento, se lo cambia, se lo modifica; ma questo va fatto dai
commissari e non dalla volontà del singolo presidente o da chiunque
sia e, nella fattispecie, da colui che sovraintende alla
commissione.
Come vede, signor Presidente, in genere posso dire per la mia
esperienza - e credo anche per la sua - che quando la fretta non è
condivisa anche nella procedura, noi non facciamo né in fretta né
determiniamo risultati rispetto agli obiettivi che vogliamo
proporci.
Sentivo i colleghi che dicevano di votare; possiamo farlo, ma
mercoledì presenterò gli emendamenti, li dovrete accettare e così
si rinvia a giovedì. Quindi, suggerirei di sollecitare la
Commissione a riunirsi anche domani mattina, se è necessario, per
dare il parere; poi si faccia la discussione in Aula quando è
prevista in modo da rispettare le regole, al di là del merito.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'argomento é stato reiscritto
all'ordine del giorno dell'Aula, intanto siamo di nuovo in Aula e,
tranne che non vi sia un pronunciamento formale dei deputati per un
ritorno in Commissione, il disegno di legge è all'esame dell'Aula.
A questo punto, non essendoci unanimità sull'ipotesi avanzata
dalla Presidenza qualche ora fa, resta stabilito che la discussione
generale del disegno di legge sarà chiusa mercoledì 25 febbraio
alle ore 10,00 e il termine di presentazione degli emendamenti
coinciderà con la chiusura della discussione generale, quindi fino
all'ultimo momento si potranno presentare emendamenti.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge «Modifica di norme in materia di
usi civici» (260/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si procede con la discussione del
disegno di legge numero 260/A «Modifica di norme in materia di usi
civici», posto al numero 2).
Invito la III Commissione, Attività produttive , a prendere posto
al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Colianni, per
svolgere la relazione.
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, gli usi civici rappresentano un
istituto di origine feudale volto a garantire un diritto di
godimento per pascolo, legnatico, caccia e quant'altro, di terreni
comunali a beneficio di una collettività di persone.
L'uso, pertanto, consente il soddisfacimento di bisogni essenziali
ed elementari in rapporto alle specifiche utilità che la terra
gravata dall'uso civico può dare.
Con il passare del tempo e il mutare dei metodi produttivi in
agricoltura, questa modalità di uso comune dei beni collettivi è
andata via via perdendo di importanza anche per le profonde
inefficienze e il disordine organizzativo che creava.
Per tale ragione il legislatore del 1927 stabilì che tutti gli usi
civici esistenti in quel momento avrebbero dovuto essere
rivendicati e regolarizzati dando la possibilità ai soggetti
legittimati di affrancarli e, quindi, di trasformare il possesso
delle terre di demanio civico in piena ed assoluta proprietà
esclusiva mediante il pagamento di un canone di natura enfiteutica
commisurato secondo uno specifico criterio al valore agricolo medio
della coltura a seminativo.
In Sicilia l'imprecisa regolamentazione esclusiva della materia
degli usi civici, disposta dalla legge regionale 28 del 2000, circa
soprattutto la determinazione dei canoni di affrancazione, ha in
genere esposto i soggetti legittimati, spesso piccoli operatori
agricoli, al pagamento di somme smisurate, esorbitanti, rispetto
alle equivalenze disposte dalla legislazione delle regioni a
statuto ordinario.
Il disegno di legge all'esame di questo autorevole consesso tende,
attraverso la predisposizione di un criterio oggettivo e meno
gravoso, pertanto ad evitare il perpetuarsi di valutazioni di
carattere discrezionale nella determinazione dei canoni di
affrancazione e conseguentemente i gravi danni che tale deprecabile
consuetudine ad oggi ha recato agli operatori agricoli siciliani.
E' questa la ragione per la quale, dopo ampia discussione, la
Commissione ha esitato questo disegno di legge che, in buona
sostanza, può essere discusso in Aula con la possibilità di fissare
un termine per la presentazione degli emendamenti che la
Presidenza vorrà stabilire.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Onorevoli colleghi, come voi sapete, anche per questo disegno di
legge si potranno presentare emendamenti fino alla chiusura della
discussione generale. Ritengo che, se gli emendamenti saranno -
come io penso - pochi e semplici, potremmo andare avanti fino alla
conclusione di questa legge anche con il voto finale questa sera,
considerato che domani il Governo non potrà essere presente.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito che
se non ci sono emendamenti complessi per me possiamo procedere.
Desidero fare una domanda, relativa alla legittimazione a cui si
fa riferimento: questa norma modifica una legge della Regione del
2000 che prevedeva che uno dei requisiti del diritto alla
legittimazione fosse l'occupazione da almeno dieci anni -
sinceramente non ho capito - oltre a quello delle migliorie dovute
ai fondi occupati. E lo dico - me ne sono occupato di più quando
ero assessore al Comune di Palermo - per il fatto che intere zone
della città di Palermo erano sottoposte a vincolo di uso civico, ma
nel tempo è successo di tutto. Cito l'esempio di via Ammiraglio
Rizzo: è una delle strade più edificate della nostra città, con
palazzoni di dieci e dodici piani, ed è in teoria un territorio
sottoposto a vincolo di uso civico; lì è palese la miglioria che è
intervenuta nel tempo.
Però, qui stiamo parlando di fondi agrari. Io credo che il
requisito del vincolo decennale sia un requisito essenziale per la
legittimazione del titolo di proprietà; non capisco, infatti,
perché viene abolito il vincolo della lettera c). Per questo motivo
ho già predisposto un emendamento.
La seconda questione che voglio porre riguarda la natura
dell'obolo.
La legge regionale 28 del 2000, in applicazione della legge del
1927, stabiliva l'entità del canone di legittimazione. Posso sapere
qual è il criterio che ha determinato la Commissione, onorevole
Caputo, nel proporre un abbattimento dell'80 per cento del canone
del 2000 e non del 75, del 90, o la gratuità? Qual è la logica che
ha portato alla definizione di questo valore?
Lo dico perché, in questo caso, stiamo operando come legislatori.
Tenuto conto che stiamo parlando di legittimazione che ha operato
in forza di una tassazione, se oggi si modifica l'obolo si può
determinare un contenzioso amministrativo rispetto a tutti i
soggetti che in Sicilia hanno operato con la legittimazione.
Vorrei ricordare che la nostra facoltà di modificare oggi una
legge che nel 2000 aveva stabilito un valore, può determinare, nove
anni dopo, una serie di contenziosi rispetto a tutti questi
soggetti per i quali, in forza di una legge della Regione, si era
stabilita l'entità del valore.
O la riduzione è funzionale a fattispecie oggettive - c'è stato un
terremoto, una frana, non so se è chiaro -, oppure stiamo
determinando una facoltà intendendola come arbitrio. E vorrei
ricordare che ci potrebbe essere anche qualche responsabilità
contabile.
Ecco perché preannuncio la presentazione di alcuni emendamenti
tendenti a definire in maniera chiara la ragione per cui si riduce
sia il vincolo decennale sia il valore dell'obolo.
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare all'onorevole
Cracolici che mi trovo assolutamente d'accordo con lui sulla
questione relativa ai dieci anni. Infatti, ho già sottoscritto
l'emendamento a sua firma anche se comunque l'avrebbe presentato
pure la Commissione.
Per quanto riguarda, invece, la determinazione di un terzo
piuttosto che un quinto, per la stessa ragione per cui l'onorevole
Cracolici chiede il perché della scelta di un quinto, mi viene da
chiedere il perché della scelta di un terzo.
La scelta di un quinto, sulla quale restiamo determinati, è
giustificata dalla gravità della situazione economica di questi
anni e dalle giuste lamentele degli agricoltori. E' una
determinazione dell'Aula che non ha niente a che vedere con
l'erario; è una scelta parlamentare, così come lo è stata la scelta
di un terzo.
Ad ogni modo, sarà presentato un emendamento e sarà l'Aula a
decidere. Per quanto riguarda la questione relativa ai dieci anni,
condivido quanto è stato espresso dall'onorevole Cracolici.
Assume la Presidenza il Vicepresidente FORMICA
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Colianni,
relatore del disegno di legge, poneva la questione relativa
all'abbattimento ad un quinto o ad un terzo rispetto a quanto
proposto, invece, con l'emendamento annunciato dal presidente del
Gruppo parlamentare del Partito Democratico, onorevole Cracolici.
Vorrei far osservare all'onorevole Colianni che, per non dare in
assoluto la sensazione che ci muoviamo tradendo lo spirito di una
norma che deve avere sempre e comunque il carattere della
generalità e dell'astrattezza, dovremmo soffermarci sulle norme che
richiamiamo nell'articolo. Mi riferisco in particolar modo
all'articolo 5,comma 5, della legge 28 del 2000 e, aggiungo, il 5
bis di questo articolo recita: per le legittimazioni riferite ai
terreni che ricadono in territori di comuni totalmente montani
attenzione, come definiti dalle leggi 25 luglio 1952, n. 991 e 30
luglio 1957, n, 657, il valore di capitale su cui determinare il
canone di natura enfiteutica come previsto dal comma 5 del presente
articolo, è ridotto del 50 per cento , perché in Commissione -
anche se io devo riconoscere che non ero presente - tanto è vero
che, approfondendo stamattina il testo, mi sono meravigliato di
alcune scelte e, soprattutto, mi sono meravigliato
dell'abbattimento ad un quinto, perché ispirandoci al principio che
riguarda evidentemente il richiamo anche alla natura enfiteutica,
l'abbattimento ad un quinto tradisce sostanzialmente il dettato di
una norma che, per territori particolari, l'abbatte del cinquanta
per cento; quindi, si desume che noi dovremmo andare sopra questo
cinquanta per cento e non sotto. Stiamo attenti, perché la norma
potrebbe assumere caratteristiche, anche dal punto di visto del
profilo di costituzionalità, molto discutibili; quindi, è
consigliabile - mi pare che rispetto a questo c'è stata anche una
proposta del Governo, come si evince dagli atti della Commissione -
di abbattere richiamando un terzo.
Al di là di ciò che ha proposto il Governo, onorevole Caputo e
onorevole Colianni, con spirito assolutamente costruttivo penso che
sarebbe necessario rifarci ai contenuti della norma di riferimento,
e non articolare la discussione su un quinto o un terzo.
L'abbattimento di un terzo di per sé, rispetto anche a quello che è
indicato nel 5 bis dell'articolo a cui ho fatto riferimento, credo
che sia già discutibile, quindi guarderei con attenzione questa
parte della legge se vogliamo, una buona volta, superare la
questione e cominciare a pensare che quei terreni vanno
sostanzialmente ormai liberati, liberando seriamente l'aspetto che
riguarda anche l'uso civico, e facendo da questo punto di vista un
passo in avanti. Non c'è nessuna logica di mettere chissà quale
bastone fra le ruote, c'è invece la logica che ci ispira da sempre
senza alcuna complicità.
Poco fa ho sentito addirittura parlare di linguaggio della
complicità, quando si vota in questa Aula, cioè quando ci si trova
d'accordo su un punto si è complici, un po' il linguaggio che
tradisce invece quelli che sono gli elementi anglosassoni che sono
stati richiamati, da lord inglese: si è complici quando si
condivide una cosa, invece tutto sommato si è liberi quando non la
si condivide.
Evitiamo queste discussioni e pensiamo, invece, a fare norme che
comunque abbiano i caratteri dell'astrattezza e della genericità,
altrimenti diamo una sensazione sbagliata. E ritengo che sulla
questione dell'abbattimento ad un terzo, dovremmo riflettere un
attimo perché è poco rispetto a quanto invece viene indicato nel 5
bis dell'articolo 5 della legge 28 del 2000.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo altri deputati chiesto
di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1.
Nuove norme in materia di usi civici
l. Per le terre di demanio civico, ivi incluse quelle quotizzate,
che non hanno perduto, per effetto di strumento urbanistici o di
edificazioni, la destinazione di terreni agrari, la legittimazione
di cui all'articolo 9 della legge 16 giugno 1927, n. 1766, può
essere concessa nei confronti degli occupatori che risultino
proprietari in virtù di atto pubblico di provenienza, anche
prescindendo dai requisiti di cui alle lettere a) e c)
dell'articolo 9 della legge 16 giugno 1927, n. 1766.
2. Nel concedere la legittimazione ai soggetti di cui al comma 1,
il canone di natura enfiteutica previsto dall'articolo 10 della
legge 16 giugno 1927, n. 1766, e determinato ai sensi
dell'articolo 5 comma 5 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.
28, è ridotto ad un quinto.
3. La presente disposizione si applica ai procedimenti già avviati
e non ancora conclusi».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dagli onorevoli Cracolici, Oddo, Marinello e Donegani:
emendamento 1.1:
«All'articolo 1, comma 2, sostituire alle parole un quinto le
parole un terzo »;
-dagli onorevoli Cracolici, Oddo, Marinello, Donegani e Colianni:
emendamento 1.2:
«All'articolo 1, comma 1, dopo le parole anche nei confronti
degli occupatori che aggiungere le parole da almeno dieci anni ».
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'emendamento 1.2.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto vorrei
ricordare che stiamo procedendo con l'esame degli emendamenti
perché, essendone stati presentati soltanto due, e non sono
complessi, si vuole evitare di far venire i colleghi in Aula anche
domani.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.2, è chiaro che la sua
approvazione farebbe venire meno la funzione prevista dalla lettera
c) della legge 28 del 2000, cioè che bisogna avere un'occupazione
da almeno dieci anni. Aggiungo che considero questo un atto di
certezza del diritto, assessore La Via, nel senso che io ricordo
che il vincolo decennale fu messo dal legislatore nel 2000 perché
costituiva un tempo congruo ai fini della valutazione della buona
fede del soggetto che aveva acquistato un bene che non sapeva - e
molto spesso non lo sapevamo neanche i notai - che era gravato da
uso civico. Se oggi, qui, eliminiamo il decennio, arriviamo ad un
paradosso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con le precisazioni dell'onorevole
Cracolici pongo in votazione l'emendamento 1.2. Il parere della
Commissione?
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 1.1. Lo pongo in votazione. Il parere
della Commissione?
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2.
Trascrizione degli atti del procedimento
l. Gli atti del procedimento previsti dalla legge 16 giugno 1927,
n. 1766 dal Regio Decreto n. 332 del 26 febbraio 1928,
dall'articolo 26 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 e
successive modifiche ed integrazioni, soggetti a trascrizioni,
devono essere trascritti a cura del comune ove ricade il terreno
gravato da usi civici e volturati dal beneficiario dell'atto.
2. La presente disposizione si applica anche agli atti già
perfezionati e non ancora trascritti»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Galvagno,
Colianni, Donegani, Federico, Leanza Edoardo, Maira, Speziale,
Termine e Torregrossa l'emendamento aggiuntivo A.1. Ne do lettura:
«Il comma 2 dell'articolo 1 della legge regionale 20 novembre
2008, n. 17 è abrogato».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
COLIANNI, vicepresidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3
Entrata in vigore
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Annunzio di presentazione dell'ordine del giorno numero 77
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole Caputo
l'ordine del giorno numero 77 «Usi civici - ex Feudo Marcato Bianco
Castronovo di Sicilia», a firma degli onorevoli Caputo, Vinciullo,
Marrocco, Currenti e Pogliese. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il responsabile del settore Urbanistica del comune di Castronovo
di Sicilia ha disposto la notifica del provvedimento al fine di
consentire la legittimazione di terreni gravati da uso civico a
circa settanta cittadini, legittimi proprietari di terreni ubicati
nel comune di Castronovo di Sicilia, ex feudo Marcato Bianco;
con delibera n. 184 del 4 settembre 2008, la giunta comunale ha
disposto la revoca dei provvedimenti notificati a causa dell'errato
indirizzo, in essi contenuto, dove trasmettere gli eventuali
ricorsi o istanze, eccezion fatta per quei provvedimenti che
hanno sortito l'effetto della presentazione dei ricorsi davanti al
commissario per la liquidazione degli usi civici della Sicilia;
considerato che con detti provvedimenti i legittimi proprietari
di terreni in agro di Castronovo di Sicilia, ex feudo Marcato
Bianco, sono stati ritenuti occupanti abusivi degli stessi, da
parte del Commissario degli usi civici, ai sensi e per gli
effetti della legge n. 1766 del 16 giugno 1927 e seguenti, pur
essendo in possesso di regolari e legittimi titoli di proprietà;
preso atto che:
il comune di Castronovo di Sicilia, ha intentato una lite
nell'anno 1842 per chiedere 'il compenso degli usi civici da
sciogliere';
successivamente il comune propose cinque appelli solo per alcuni
feudi, ma non per Marcato Bianco, e che questi furono tutti e
cinque definiti con esito sfavorevole a causa della 'non veridicità
della prova documentale' prodotta dal comune, dichiarandosi quindi,
con decisione dell'8 luglio 1846 dalla Corte, 'non competere al
comune nessun compenso' mancando del possesso dei feudi;
furono pronunziate ben cinque ordinanze dell'intendente e cinque
decisioni della Gran Corte dei conti, con le quali non venne
riconosciuto alcun diritto agli abitanti del comune di Castronovo
di Sicilia per eventuali usi civici, spazzando via ed in maniera
definitiva, possibili diritti attuali del comune. Usi civici
quindi inesistenti perché non più esercitati o esercitabili, con
sentenze cadute in giudicato;
tali sentenze, intatti, hanno accertato, in maniera
incontrovertibile ed inconfutabile, che gli abitanti di Castronovo
di Sicilia non esercitavano già nel 1800 alcun diritto di uso
civico sui feudi, compreso quello di Marcato Bianco;
giudizi e prove documentali inoppugnabili accertano la cessazione
degli usi civici, nella loro natura ed estensione, anteriormente
al 1800, come richiamato dalla legge n. 1766 del 16 giugno 1927 e
mai dichiarati o rivendicati da alcuno in forza della stessa
legge;
osservato che, alla luce di quanto sopra, la richiesta di
liquidazione appare infondata, anacronistica e paradossale nello
spirito delle regole elementari che governano il sistema ancestrale
della materia usi civici, il quale appare oggi, a distanza di
secoli, non più proponibile;
considerato che:
secondo quanto riportato nella relazione del prof. Savagnone,
nell'ex feudo Marcato Bianco, secondo lo Stato del 1842, non vi
sono boschi ma seminativi per cui ne deriva che nessun uso civico
poteva essere esercitato laddove veniva coltivato e seminato da
privati cittadini che sfruttavano i fondi in proprio, venendo meno
così le condizioni obiettive per l'esercizio del diritto da parte
della collettività di Castronovo di Sicilia;
la rivendicazione degli usi civici per l'ex feudo Marcato Bianco
si basa su una presunzione e su titoli di carattere generale che
nessun valore hanno dove non esistono boschi, pascoli, cave, o
altro in quanto Marcato Bianco ne è stato sempre privo;
l'istruttrice degli usi civici ha assunto, secondo lo 'Stato del
1842', come estensione del feudo di Marcato Bianco la misura di
salme 888 mentre, come si legge nella relazione del prof.
Savagnone, 'in generale i dati di questo Stato non sembrano ben
sicuri';
ritenuto che la stessa istruttrice, tra l'altro, ha commesso un
grave errore nel calcolo di tale superficie, attribuendo alla
'salma' una superficie di Ha 1.74.62 anziché Ha. 2.67.95,
secondo la misurazione del tempo, quando una salma era pari a
canne venti, rendendo così ancora più delicata la rivendicazione
degli usi civici su un feudo di cui non si riesce a stabilire quale
fosse la vera estensione;
ritenuto ancora che:
con detti provvedimenti si è determinata una condizione di grave
danno economico per gli attuali proprietari dei fondi proprio per
l'incertezza della natura giuridica della richiesta di
liquidazione, con la conseguenza di una caduta verticale delle
compravendite e dei prezzi dei terreni di quella zona;
dalla richiesta di legittimazione è emerso un serio allarme
sociale che potrebbe sfociare in manifestazioni e contestazioni con
possibili gravi disordini;
tenuto conto che sul piano giuridico la richiesta di
legittimazione si presenta infondata alla luce dei titoli di
proprietà posseduti da privati, validi e mai contestati da alcuna
Autorità da secoli, anche alla luce di quanto riportato nella legge
16 giugno 1927, n. 1766 e seguenti;
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere ogni utile, necessaria e tempestiva azione per
sospendere le procedure poste in essere dal commissario per gli usi
civici con sede in Palermo, dichiarando infondata la richiesta di
legittimazione e mettendo così i proprietari delle aziende
agricole nelle condizioni di:
difendere il diritto di proprietà consolidato ininterrottamente da
secoli con passaggi inter vivos e mortis causa e con il legittimo
possesso e godimento dei beni;
dichiarare priva di fondatezza giuridica la relazione
dell'istruttrice demaniale in quanto contenente errori
nell'accertamento della superficie dell'ex feudo Marcato Bianco,
rendendo indeterminato l'oggetto delle rivendicazioni;
di far carico al commissario per gli usi civici di provare la
fondatezza delle proprie richieste e dimostrare il conseguente
esercizio degli usi civici da parte della collettività di
Castronovo di Sicilia fino ad oggi;
di far carico al Commissario per gli usi civici di dimostrare
l'esistenza e l'osservanza degli adempimenti richiesti dalla legge
16 giugno 1927, n. 1766 e seguenti».
CAPUTO - VINCIULLO - MARROCCO - CURRENTI - POGLIESE
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LA VIA, assessore per l'agricoltura e le foreste. Signor
Presidente, vista la complessità della materia, chiedo che l'ordine
del giorno sia ritirato e trasformato in interrogazione, alla quale
il Governo, ovviamente, darà risposta.
CAPUTO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO, presidente della Commissione. Signor Presidente, sono
d'accordo con la richiesta del Governo. Pertanto, dichiaro di
ritirare l'ordine del giorno numero 77 e chiedo che lo stesso sia
trasformato in interrogazione con richiesta di risposta in
Commissione.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Modifica di norme in materia di usi civici» (260/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla votazione finale del
disegno di legge «Modifica di norme in materia di usi civici» (n.
260/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale. Chiarisco il
significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota
no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Ardizzone, Arena, Aricò, Buzzanca, Campagna,
Caputo, Caronia, Colianni, Cordaro, Corona, Currenti, D'Antoni,
D'Asero, Fagone, Formica, Greco, Leanza Edoardo, Lentini, Leontini,
Limoli, Mancuso, Marinese, Marrocco, Mineo, Pogliese, Ragusa,
Romano, Ruggirello, Savona, Scammacca, Scilla, Scoma, Torregrossa,
Vinciullo.
Si astengono: Ammatuna, Apprendi, Cracolici, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Donegani, Ferrara, Fiorenza, Galvagno,
Laccoto, Lupo, Maira, Marinello, Marziano, Mattarella, Oddo,
Panarello, Picciolo, Rinaldi, Speziale, Termine.
Sono in congedo: Barbagallo, Beninati, Di Guardo, Falcone,
Gennuso, Minardo, Musotto, Panepinto e Raia.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e Votanti 57
Maggioranza 29
Favorevoli 35
Astenuti 22
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta sospesa alle 19.49, è ripresa alle 19.51)
Riassume la Presidenza il Presidente CASCIO
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 25 febbraio
2009, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
N. 97 - «Censura nei confronti dell'Assessore regionale per la
sanità»
LEONTINI - MARROCCO - MARINESE - MAIRA - CAPUTO -
BUZZANCA
LO GIUDICE - SAVONA - CASCIO S. - CORDARO -
POGLIESE - ARICò - DINA FAGONE - RAGUSA - VINCIULLO
- LIMOLI - CORONA - TORREGROSSA MANCUSO - LEANZA E.
- SCILLA - FALCONE - CURRENTI - CARONIA- FORZESE -
D'ASERO
III -Discussione del disegno di legge:
«Disposizioni in materia di rilascio di concessioni demaniali
marittime per la realizzazione di strutture dedicate alla
nautica da diporto. Modifica dell'articolo 5 della legge
regionale 29 novembre 2005, n. 15» (226-233-244-266/A).
(Seguito).
La seduta è tolta alle ore 19.53
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli