Presidenza del vicepresidente Formica
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricordo altresì che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Scilla, Di Guardo, Faraone,
Fagone, Bosco e Lupo hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gennuso è in missione, per
ragioni del suo ufficio, il 4 e 5 marzo 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di
legge:
«Credito d'imposta per l'occupazione» (n. 374)
presentato dall'onorevole D'Asero
in data 3 marzo 2009.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge é stato
inviato, in data 3 marzo 2009, alla competente Commissione
legislativa:
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- «Istituzione delle agenzie territoriali per lo sviluppo
produttivo» (n. 362)
Di iniziativa parlamentare
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per la sanità, premesso che:
Niscemi è un comune con circa 30 mila abitanti, situato in collina
ai bordi della vasta piana di Gela ove operano circa 5 mila addetti
che producono prevalentemente carciofi e prodotti ad ortaggi in
serra tra i più pregiati dell'Isola;
la città di Niscemi ha vissuto e subìto negli ultimi vent'anni tra
le più oscure pagine d'involuzione socioculturale della sua storia
contemporanea, tanto che la città si è piegata su se stessa, senza
avere la forza di reagire;
considerato:
l'americanizzazione della città sta angosciando la popolazione
niscemese, alla ricerca di una serenità perduta, di una comunità
produttiva che stenta a ritrovare le ragioni della sua identità,
legata in modo placentare alla bontà della propria Terra;
nel 1991, subito dopo la chiusura della base missilistica di
Comiso (RG), fu insediato a Niscemi il centro trasmissioni radio
navale (NRTF) USA, con l'installazione di 41 antenne, dipendenti
dalla stazione navale americana, Navcomtelsta Sicily, presente da
anni a Sigonella (CT) e tale stazione permette di comunicare
attraverso codici segreti con tutte le forze militari presenti in
tre continenti (Europa, Asia e Africa);
ritenuto che:
già per questo insediamento, da tempo, Niscemi costituisce la base
di smistamento delle reti di comando, di controllo e d'intelligence
delle forze armate USA, nonostante nessuno fin da allora abbia
sollevato obiezioni circa l'impatto ambientale sulla popolazione;
oggi, il Pentagono (USA) sta insediando, in contrada Ulmo,
nell'area circostante la splendida sughereta (SIC) di Niscemi, una
delle stazioni terrestri del Muos, in pratica un sistema di
telecomunicazioni a bande strette d'ultima generazione della US
NAVY che permetterà il collegamento ad altissima frequenza tra le
forze navali, aeree e terrestri in movimento, in qualsiasi parte
del mondo si trovassero;
constatato che:
nonostante la segretezza degli atti, le prime autorizzazioni
all'installazione in Sicilia della stazione del MUOS furono
concesse nel 2003, ed in seguito la US NAVY nel febbraio del 2007,
nella presentazione per il bilancio 2008/2009, dichiarò che
l'ubicazione era Niscemi;
risulta altrettanto vero che la base di Sigonella è stata scartata
per via di un reale pericolo d'innescamento di detonazione degli
ordigni esplosivi presenti nella base, a causa delle probabili e
potentissime interferenze delle onde elettromagnetiche, tali da
spaventare la stazione aeroportuale civile di Catania in quanto
avrebbe potuto creare seri pericoli anche ai radar degli spazi
aerei civili, ragione per la quale si è puntato su Niscemi;
tenuto conto che:
rispetto alla richiesta di approfondimento sull'impatto ambientale
emersa dalla conferenza di servizio, convocata l'8 ottobre 2008
presso l'Assessorato regionale del Territorio e ambiente e, in
relazione ai dati aggiornati dall'ARPA, si evince palesemente
l'incompatibilità ambientale sulla salute dei cittadini di Niscemi
e dei comuni limitrofi, non solo per la costruendo stazione del
MUOS, ma anche per radiazioni già prodotte da dieci anni dalle
antenne installate presso il centro trasmissioni radio navale
(NRTF) di Niscemi;
rilevato che:
i dati scientifici ed epidemiologici hanno accertato casi di
leucemia riscontrati sulla popolazione infantile in aree fino ad un
raggio di tre miglia su basi militari del tipo Muos e che l'impatto
detonante sulle cellule umane, provocato dalle emissioni
elettromagnetiche, nel giro di un decennio, mieterebbe vittime
innocenti nella popolazione di Niscemi e nell'area circostante
senza che questi abbiano dichiarato guerra ad alcuno;
la presenza del vicino stabilimento petrolchimico (ENI) di Gela,
per via dei venti, trascina i fumi inquinanti e le scorie prodotte
dalle ciminiere sulla testa della città di Niscemi, riducendo
ancora di più il rapporto di qualità della vita degli abitanti;
assunto che vengono consumati circa 2000 litri di gasolio (tipo
DF2) al giorno per alimentare il funzionamento delle antenne radar,
e risulta non rara la dispersione sul suolo, oltre che nell'aria,
degli oli combustibili usati come, tra l'altro, eloquentemente
indicato dalla presenza di cartelli ai bordi della recinzione, che
fanno divieto di raccolta di terra e piante;
per sapere se siano a conoscenza:
alla luce di quanto esposto, stante la preoccupante e
insostenibile situazione in cui versano i comuni interessati
(Niscemi, Gela, Caltagirone, Butera, Riesi e Mazzarino), della
reale e gravissima convivenza ambientale degli stessi;
di un intervento di bonifica ambientale effettuato su un terreno
contaminato da versamento di gasolio, in contrada Ulmo, dalla
stessa società LAGECO di Catania che opera per conto della Marina
militare statunitense;
se la LAGECO sia in possesso dei requisiti autorizzativi per
adempiere a tali opere di bonifica e dei dati relativi
all'inquinamento prodotto e dei risultati certificativi e
conclusivi effettuati dalla bonifica, compreso la certificazione di
discarica;
per sapere, altresì, se non intendano adottare provvedimenti di
revoca degli atti autorizzativi, fin ad oggi concessi a tutti i
livelli;
se non intendano provvedere alla sospensione dei lavori della
costruendo stazione del MUOS;
e se, infine, per non mortificare ancora una volta la legittima
convivenza delle popolazioni interessate, non ritengano opportuno
intervenire urgentemente e autorevolmente anche nei confronti del
Governo nazionale e del Ministero della difesa al fine di poter
fare chiarezza e dare legittima serenità ai cittadini di Niscemi e
al suo hinterland». (460)
DONEGANI
«All'Assessore per l'agricoltura e le foreste, premesso che:
in data 13 febbraio 2009 è stato pubblicato, nella Gazzetta
Ufficiale della regione siciliana n. 7, il bando della misura 133
del PSR Sicilia 2007/2013 sostegno alle associazioni di produttori
per attività di informazione e promozione delle produzioni agricole
di qualità';
tale bando ha una dotazione finanziaria di 15 milioni di euro,
pari al 50 per cento dell'intera assegnazione che la misura 133
dispone per tutto il periodo di programmazione;
il comparto vitivinicolo rischia di essere fortemente penalizzato
da tale bando in quanto solo una irrilevante quota della
vitivinicoltura siciliana può accedere ai benefici, in
considerazione che solo pochissimi consorzi di tutela esistenti
hanno i requisiti per accedere alle risorse per la promozione;
risulta incomprensibile come nel bando venga individuata tra i
sistemi di qualità riconosciuti nel comparto vitivinicolo la
denominazione IGT (Indicazione geografica territoriale) Sicilia che
lo stesso Assessorato ritiene ormai superata e non rispondente alle
esigenze della viticoltura regionale, prova ne è il fatto che lo
stesso Assessorato ha organizzato, per il giorno 4 marzo 2009, un
convegno dal titolo inequivocabile: DOC Sicilia: punto di partenza
per una strategia di rilancio del settore vitivinicolo regionale';
per sapere:
se non ritenga ragionevole sospendere il segmento del bando
relativo alla IGT Sicilia per il settore vitivinicolo, considerato
che la strategia di rilancio del settore passa, sicuramente,
attraverso la DOC Sicilia (denominazione di origine controllata);
se non ritenga opportuno ed utile destinare un terzo delle
risorse, previste dal bando di che trattasi, per finanziarne uno
specifico per la DOC Sicilia». (463)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione, premesso che le deliberazioni della
Giunta regionale del 10 febbraio 2009, con le quali vengono
conferiti gli incarichi di dirigenti generali dei dipartimenti
regionali, non fanno riferimento ad alcuna attività istruttoria di
valutazione dei curricula dei soggetti ai quali è stato conferito
l'incarico né, tanto meno, del possesso dei requisiti che per legge
devono possedere i soggetti esterni che, cioè, non sono dipendenti
dell'amministrazione regionale;
premesso inoltre che il comma 7 dell'art. 4 della l.r. n 10 del
2000 stabilisce che: La Giunta regionale può deliberare
l'istituzione di uffici speciali temporanei per il soddisfacimento
di esigenze particolari, per la realizzazione di specifici
programmi e progetti di rilevante entità e complessità per lo
svolgimento di particolari studi o elaborazioni. Agli stessi sono
preposti dirigenti di prima, seconda o terza fascia';
rilevato che:
più volte la Corte dei conti nelle relazioni annuali ha richiamato
ed invitato la Regione siciliana a porre in essere comportamenti
idonei e conducenti al fine del contenimento della spesa pubblica e
che, coerentemente, il Presidente della Regione, nel suo discorso
programmatico ed in numerose dichiarazioni alla stampa, ha detto di
volere ridurre gli sprechi e di voler improntare l'azione di
governo alla razionalizzazione ed al contenimento della spesa;
per sapere se sia vero che:
nelle deliberazioni della Giunta regionale e nei decreti
presidenziali di conferimento degli incarichi di direzione dei
dipartimenti regionali e/o uffici speciali non si fa menzione di
curricula, né di alcuna attività istruttoria finalizzata
all'accertamento del possesso dei necessari requisiti di legge;
le deliberazioni della Giunta regionale e i decreti presidenziali
di conferimento degli incarichi di direzione dei dipartimenti
regionali ai soggetti esterni, che non sono quindi dipendenti
dell'amministrazione regionale, sono carenti di attività
istruttoria volta ad accertare il possesso dei requisiti che per
legge devono necessariamente possedere;
sono stati conferiti incarichi di direzione di uffici speciali a
soggetti esterni all'Amministrazione regionale in violazione del
comma 7 dell'art. 4 della legge regionale n. 10 del 2000;
la Giunta regionale, nella seduta del 10 febbraio 2009, aveva
deliberato, su proposta di un Assessore, di porre a capo di un
dipartimento regionale un dirigente generale diverso da quello che
poi, nel corso della medesima seduta, dopo l'allontanamento di ben
quattro Assessori regionali, ne prendeva il posto, senza che fosse
intervenuta alcuna nuova deliberazione sul punto;
tra gli incarichi di direzione dei dipartimenti regionali a
soggetti esterni vi sono dei coordinatori provinciali dell'MPA;
la Giunta di Governo, infine, sempre nella predetta seduta in cui
sono state effettuate le nomine, sia ritornata due volta a
deliberare sullo stesso punto, producendo decisioni diverse e di
segno contrario in seguito alla sopravvenuta assenza di alcuni
Assessori, con il ripescaggio, grazie all'avocazione
dell'iniziativa di proposta di nomina da parte del Presidente della
Regione, di un candidato a dirigente generale, prima bocciato dalla
Giunta e poi incaricato di dirigere un altro dipartimento
regionale». (464)
LIMOLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
a 6 chilometri dal paese di Cerda, in provincia di Palermo, vi è
l'area denominata Fleuropoli', un'ampia zona dove sorge l'antica
struttura della Targa Florio'. Quest'ultima, nata nel 1905 per
volontà di Vincenzo Florio, ha rappresentato, per 72 anni,
l'emblema della vera gara automobilistica basata su quel mix di
potenza di motore e di capacità umane dei piloti, ormai desuete
nelle attuali corse di macchine;
la struttura, sorta negli anni '30 e che si estende su un'area di
14 ettari, comprende i box delle vetture, la torre dei giudici di
gara, collegata ai box da un sovrappasso metallico, e le tribune
coperte e scoperte per il pubblico;
Fleuropoli' è un vero patrimonio dell'intera Sicilia, simbolo
della volontà di un uomo che credeva nella sua Terra e che riuscì a
creare una manifestazione sportiva di livello internazionale: la
partecipazione alla Targa Florio è stata, per oltre 50 anni,
l'obiettivo fondamentale di tutti i piloti del mondo sia per il
prestigio della stessa manifestazione, sia per le difficoltà
intrinseche del percorso stradale;
considerato che l'intera struttura è oggi di proprietà
dell'Automobile Club Palermo; pignorata dai creditori per debiti
stimati di circa 1 milione di euro, l'area è stata messa all'asta
dal Tribunale di Termini Imprese. Tutto il mondo sportivo siciliano
ed internazionale è in forte ansia per la fondata preoccupazione di
un eventuale abbattimento di tutte le strutture per lasciare il
posto a siti alberghieri e/o turistici;
tenuto conto che la regione siciliana non può e non deve restare
indifferente davanti alla possibilità di un'eventuale distruzione
di Fleuropoli', fiore all'occhiello della memoria storica e
sportiva dell'isola, patrimonio culturale di valore inestimabile;
per sapere:
se non ritengano opportuno intervenire per dichiarare Fleuropoli'
bene culturale della Regione siciliana, soddisfacendo i debitori al
fine di inserire l'intera area tra i beni di proprietà della
Regione;
procedere alla ristrutturazione dell'intera area ed inserirla tra
le mete dei circuiti storici del turismo siciliano». (465)
FALCONE - POGLIESE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la cooperazione,
il commercio, l'artigianato e la pesca, premesso che:
il Governo regionale, sin dal suo insediamento, ha perseguito una
giusta politica di tagli e ridimensionamento delle spese superflue;
tra tali obiettivi rientra anche la chiusura di enti inutili e/o
ripetitivi, fonti inesauribili di esborsi di denaro pubblico senza,
di fatto, ottenere un minimo ritorno sia in termini economici che
produttivi;
considerato che tra gli enti attualmente al centro delle
attenzioni per l'assoluta inutilità c'è il consorzio di
ripopolamento ittico del golfo di Catania, struttura che, a parere
di tanti e, soprattutto, dei pescatori catanesi, nulla ha fatto se
non stampare e ristampare inutili opuscoli che non hanno niente a
che fare con gli obiettivi fondanti della stessa esistenza
dell'ente;
tenuto conto che gli enti pubblici e privati rappresentati
all'interno del consiglio di amministrazione hanno iniziato a
ritirare la propria rappresentanza vista l'inutilità del medesimo
consorzio;
per sapere se non ritengano opportuno verificare la sussistenza
delle condizioni per lo scioglimento immediato del consorzio di
ripopolamento ittico del golfo di Catania». (466)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che nel mese di novembre dello scorso anno si è dimesso,
perché già in regime di prorogatio, il consiglio di amministrazione
della fondazione 'Istituto San Raffaele G. Giglio di Cefalù';
ricordato che il c.d.a. del San Raffaele Giglio, che ha durata
quinquennale, è composto da 5 membri di cui tre di nomina pubblica
e 2 designati dal centro San Raffaele del Monte Tabor;
visto che i tre membri di nomina pubblica sono rispettivamente
indicati uno dal comune di Cefalù, uno dalla AUSL 6 e uno dalla
Regione;
rilevato che per il comune di Cefalù si è autonominato il sindaco
Giuseppe Guercio, per l'AUSL sarebbe stato nominato il direttore
della stessa AUSL 6, dr. Salvatore Iacolino, e per la Regione
sarebbe stato indicato, direttamente dal Presidente Lombardo, il
dr. Stefano Cirillo, designato anche quale Presidente dello stesso
c.d.a;
per sapere:
se sia risponda al vero che le nomine pubbliche corrispondono alle
indicazioni sopra rilevate;
se ritengano possibile che il direttore dell'AUSL 6, che è anche
organo di vigilanza delle strutture ospedaliere presenti nel suo
territorio, possa svolgere contemporaneamente il ruolo di
controllore e di controllato;
se ritenga utile e opportuno che il sindaco di Cefalù, che è
autorità sanitaria nel comune, ricopra contemporaneamente la veste
di amministratore della struttura sanitaria presente nella città;
quali motivazioni e quali spiccate doti manageriali abbiano
indotto a scegliere il dr. Cirillo tra i tanti professionisti e
manager disponibili quale rappresentante della Regione nel c.d.a.
nel San Raffaele G. Giglio di Cefalù». (467)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
CRACOLICI
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
GENNUSO, segretario:
«All' Assessore per i lavori pubblici ed all' Assessore alla
Presidenza, premesso che:
il consorzio per le autostrade siciliane, nato nel 1997 dalla
unificazione dei tre distinti consorzi concessionari ANAS per la
costruzione e gestione delle autostrade Messina - Catania, Messina
- Palermo e Siracusa - Gela, ha natura giuridica di ente pubblico
regionale non economico, sottoposto a controllo e vigilanza della
Regione siciliana;
per tale sua natura lo stesso rientra fra le amministrazioni
pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del d.lgs 30 marzo 2001, n.
165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche;
l'art. 16, comma 1, della legge n. 246 del 2005 ha sostituito al
passaggio diretto tra le pubbliche amministrazioni l'istituto
civilistico della cessione del contratto di lavoro, ma non ha
modificato la rubrica che invece continua a far riferimento al
passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse;
il medesimo articolo 16, comma 1, lett. c), capoverso 2- quinquies
- stabilisce che 'salvo diversa previsione, al dipendente
trasferito per mobilità si applica il trattamento giuridico ed
economico previsto dal contratto collettivo vigente nel comparto
dell'amministrazione cui è stato destinato';
osservato che:
l'iniziale previsione di cui all'art. 33, comma 2, del dlgs n.
29/93 secondo cui il trasferimento di personale fra comparti
diversi avviene a seguito di apposito accordo stipulato fra le
amministrazioni, con il quale sono indicate le modalità ed i
criteri di trasferimento dei lavoratori in possesso di specifiche
professionalità, tenuto conto di quanto stabilito ai sensi del
comma 3, non è più vigente;
pur trattandosi di un rapporto trilaterale di cessione di
contratto (cfr. art. 30, comma 1, d. lgs n. 165 del 2001) e pur
essendo evidente che, secondo norma, la competenza spetta sia
all'amministrazione cedente che a quella ricevente, nessun obbligo
corre per le stesse di stipulare appositi accordi per individuare
modalità e criteri per il trasferimento;
nessun obbligo vi è quindi per il consorzio per le autostrade
siciliane, od altri enti similari, di procedere alla stipula di
appositi accordi prima di accettare la cessione di contratti,
mentre, viceversa, vi è il divieto di procedere all'espletamento di
procedure concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti
prima che siano state attivate le procedure di mobilità;
verificato che:
in caso di eccedenze di personale e mobilità collettiva le
pubbliche amministrazioni sono tenute ad informare preventivamente
le organizzazioni sindacali e ad osservare le procedure previste
dall'articolo 33 del d. lgs n. 165/2001 e non anche in caso di
mobilità volontaria;
apposite procedure sono previste invece per la gestione del
personale in disponibilità a partire dall'iscrizione di tale
personale in appositi elenchi secondo l'ordine cronologico di
sospensione del relativo rapporto di lavoro;
il consorzio per le autostrade siciliane si è semplicemente
avvalso della facoltà di ricoprire posti vacanti in organico
mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti
appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre
amministrazioni;
preso atto, infine che l'utilizzo di tale facoltà, a parere
dell'interrogante, viene quasi sempre poco attuato
dall'amministrazione regionale, mentre andrebbe sollecitato in
tutti gli uffici ed enti pubblici siciliani sia al fine di porre
fine ad eventuali squilibri fra assegnazione di risorse umane e
carichi di lavoro sia al fine di ricoprire i posti vacanti in
organico che, a causa delle limitazioni previste per le nuove
assunzioni, sono destinati a restare vacanti;
per sapere se:
non sia illegittimo procedere all'espletamento di procedure
concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in
organico, prima di attivare le procedure di mobilità;
se non debbano ritenersi illegittime anche le eventuali procedure
selettive interne effettuate prima di aver attivato tutte le
procedure di mobilità. Infatti, secondo la consolidata
giurisprudenza costituzionale, il passaggio ad una fascia
funzionale superiore comporta l'accesso ad un nuovo posto di lavoro
corrispondente a funzioni più elevate ed é soggetto, pertanto,
quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso
(cfr. per tutte: sentenza Corte costituzionale n. 320 del 1997e n.
1 del 1999), in quanto proprio questo metodo offre le migliori
garanzie di selezione dei soggetti più capaci (sentenza Corte
Costituzionale n. 194/2002);
se non sia invece legittimo e doveroso incentivare, estendendole a
tutti gli enti pubblici regionali, le modalità di reclutamento
portate avanti, in modo corretto ed innovativo, dal Consiglio di
amministrazione del CAS, accettando tutte quelle cessioni di
contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa
qualifica o qualifiche equivalenti in servizio presso altre
amministrazioni, utili e necessarie per ricoprire i posti vacanti
in organico, e solo successivamente attivando, eventualmente, tutte
le altre procedere previste dal vigente ordinamento». (458)
(L'interrogante chiede risposta scritta )
PICCIOLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
in data 19 febbraio 2009, la Presidenza della Regione siciliana,
ha sottoscritto la convenzione con il comando Regione Carabinieri
Sicilia e la società Trenitalia s.p.a. per il finanziamento del
protocollo d'intesa del 21 novembre 2008;
il protocollo, in particolare, consente la libera circolazione, su
tutti i treni regionali, dei militari dell'Arma della Sicilia,
muniti di appositi moduli di viaggio in base alle richieste dei
comandi provinciali;
finalità del protocollo è l'incremento del fattore sicurezza
personale, a bordo dei treni regionali in territorio siciliano, dei
viaggiatori;
considerato che:
l'iniziativa è importante e merita la sua piena applicazione;
uguali prerogative e finalità possono essere riconosciute e svolte
anche dagli appartenenti alla Polizia di Stato;
ritenuto che:
l'esclusione dalla convenzione e dal relativo protocollo d'intesa
può rappresentare una disparità di trattamento; anche gli
appartenenti alla Polizia di Stato, unitamente ai militari
dell'Arma, possono garantire, allo stesso modo, le finalità del
protocollo e della relativa convenzione;
anche la Polizia di Stato, quindi, deve essere messa nelle
medesime condizioni (come i militari dell'Arma dei Carabinieri) di
poter godere ed usufruire delle agevolazioni previste dalla libera
circolazione sui treni regionali di Trenitalia;
per sapere quali provvedimenti intenda adottare per procedere ad
una nuova sottoscrizione della convenzione con gli appartenenti
alla Polizia di Stato o per consentirne il loro inserimento in
quella del 19 febbraio 2009 onde far sì che anche i poliziotti
possano godere e beneficiare delle agevolazioni ivi previste».
(459)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
nel tratto di costa ricompreso fra Maganuco e Punta Regilione, in
territorio del comune di Modica (RG), si verifica ciclicamente la
presenza di una densa schiuma, a tratti spessa anche 50 cm., che
ricopre quasi interamente per alcune centinaia di metri
l'interfaccia mare-terra;
potrebbe trattarsi, verosimilmente, di un fenomeno di fioritura
algale che si manifesta con aggregati di tipo foaming, con la
possibilità di indurre alterazioni ambientali e danni anche gravi
all'ecosistema;
da un punto di vista sanitario il fenomeno potrebbe assumere
rilevanza in conseguenza della capacità di alcune microalghe - tipo
PSP, DSP, NSP, ASP - di accumularsi in molluschi e altri prodotti
ittici abitualmente consumati dall'uomo;
nell'ultimo decennio episodi di fioriture algali causate da specie
potenzialmente tossiche - quali Coolia monotis, Fibrocapsa
japonica, Prorocentrum lima, P. emarginatum, Amphidinium sp.,
Dinophysis sp., ecc. - sono state segnalate ripetutamente lungo le
coste italiane;
ritenuto che:
l'intensificazione del fenomeno e i risvolti sanitari associati
hanno indotto anche l'organizzazione mondiale della sanità (OMS) ad
occuparsi della problematica, includendola nelle Guidelines for
safe recreational water environments del 2006, con l'invito a
predisporre adeguati piani di monitoraggio e programmi di
sorveglianza delle aree che in qualche modo potrebbero apparire
interessate;
la direttiva europea 2006/7/CE del 15 febbraio 2006, relativa alla
gestione della qualità delle acque di balneazione, recita
testualmente 'Qualora il profilo delle acque di balneazione mostri
una tendenza alla proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton
marino, vengono svolte indagini per determinare il grado di
accettabilità e i rischi per la salute e vengono adottate misure di
gestione adeguate, che includono l'informazione al pubblico';
la normativa vigente, decreto legge 13 aprile 1993, n. 109,
convertito con modificazioni nella legge 12 giugno 1993, n. 185,
prevede piani di sorveglianza algali;
per sapere se intendano procedere ad avviare gli opportuni atti
ispettivi per accertare l'esistenza di eventuali fenomeni di
fioritura algale, nel tratto di costa compreso fra Maganuco e Punta
Regilione in territorio del comune di Modica, e di potenziali
rischi per la salute dei cittadini». (461)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
AMMATUNA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
nei giorni scorsi i giovani medici in formazione specialistica ed
aspiranti specializzandi hanno dato luogo ad una manifestazione di
protesta, promossa dal SIGM-SIMS e dal comitato regionale aspiranti
specializzandi al fine di sensibilizzare le istituzioni regionali
al reperimento dei fondi necessari a sostenere la formazione medico-
specialistica;
non sono state reperite le risorse finanziarie per la copertura
dei contratti di formazione specialistica per l'anno accademico
2007/2008, e per parte dell'anno accademico 2006/2007;
gli atenei siciliani, per far fronte alla corresponsione degli
stipendi dovuti ai titolari di contratto di formazione
specialistica, hanno dovuto contrarre debiti per diversi milioni di
euro;
l'università di Messina, per tale motivo, ha sospeso dal mese di
gennaio 2009 il pagamento degli stipendi maturati a circa 175
medici titolari di contratti di formazione specialistica; tali
medici sono vincolati dal contratto in questione ad un rapporto di
lavoro pressochè esclusivo e vengono quindi privati della
possibilità di reperire, attraverso la loro professione, dei
guadagni necessari al loro sostentamento;
considerato che:
la formazione degli operatori nell'ambito sanitario assume
particolare importanza e rilevanza poiché da essa deriva la
professionalità delle figure deputate a garantire la salute dei
cittadini;
la Regione risulta esposta, al pari delle università, a ricorsi di
natura legale che renderebbero più difficile il risanamento finora
perseguito;
ritenuto che:
per garantire l'efficienza e l'organizzazione del servizio
sanitario è necessario valutare le reali e concrete esigenze del
territorio;
la copertura finanziaria delle borse di formazione specialistica,
già in atto, ed il reperimento di risorse per bandirne di nuove non
è quindi solo una spesa, ma uno strumento strategico per garantire
la presenza sul territorio delle professionalità necessarie al
corretto funzionamento attuale e futuro del SSN;
la razionalizzazione della spesa pubblica non può incidere
negativamente sul diritto all'accesso alla formazione dei giovani
medici e sul diritto alla salute dei cittadini;
per sapere:
quali provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di
garantire il mantenimento della formazione medico-specialistica,
nonché per verificare le esigenze del territorio e fare chiarezza
sugli oneri finanziari per la copertura della formazione sia per
l'anno 2007/2008 che per quelli successivi, in particolare
rilevando che la Regione deve formalizzare in tempi brevi al MIUR
la disponibilità a finanziare posti aggiuntivi regionali da mettere
a bando per l'anno accademico 2008/2009;
quali iniziative si stiano predisponendo per intraprendere un
dialogo costruttivo con gli atenei siciliani ed individuare un
percorso che ponga fine nell'immediato alla situazione di disagio
che attualmente diversi giovani medici stanno vivendo». (462)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
CORDARO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura della
interpellanza presentata.
GENNUSO, segretario:
«All'Assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione, premesso che l'esigenza di accogliere la
proposta di verticalizzazione dei circoli didattici Battisti -
Caronda - Tempesta, e S. Giovanni Bosco, nel centro storico di
Catania, nasce dalla necessità di contrastare il preoccupante
fenomeno dell'evasione dell'obbligo scolastico;
considerato che:
il sottoscritto interpellante, già con l'interpellanza n. 43,
all'unisono con le istituzioni locali, ha sollecitato l'Assessorato
in indirizzo a rivedere la posizione di rinviare la
verticalizzazione delle istituzioni scolastiche in assenza di
accorpamenti tra le scuole;
la suddetta proposta sembrava, in un primo momento, essere stata
accolta dall'Assessorato regionale per i beni culturali e
ambientali e per la pubblica istruzione e la relativa notizia,
divulgata dalle principali testate giornalistiche, ha attivato, di
fatto, nelle comunità scolastiche, la possibilità di inoltrare le
domande d'iscrizione conseguenti all'avvenuta verticalizzazione;
a seguito della presentazione delle suddette domande le famiglie
hanno il diritto di richiedere il rispetto della scelta già
operata;
i dirigenti scolastici, certamente in buona fede, hanno provveduto
ad accogliere le suddette domande;
rilevato che l'ufficio scolastico regionale, con propria nota del
28 febbraio 2009 indirizzata ai dirigenti scolastici, evidenziava
l'inesistenza del decreto dell'Assessore regionale per i beni
culturali che avrebbe reso operativo il dimensionamento della rete
scolastica, di fatto, precludendo la possibilità di trattenere le
domande finora ricevute ed esponendo i dirigenti ad eventuali
provvedimenti sanzionatori;
per conoscere, alla luce delle inequivocabili intenzioni
dell'Assessore in indirizzo, di provvedere ad avviare la
verticalizzazione scolastica auspicata, le ragioni che hanno
determinato il congelamento del piano di dimensionamento ed il
conseguente intollerabile ritardo che ha creato disagi ed
incertezze nelle famiglie». (53)
D'ANTONI
PRESIDENTE. Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia dichiarato di respingere l'interpellanza o abbia
fatto conoscere il giorno in cui intende trattarla, l'interpellanza
stessa sarà iscritta all'ordine del giorno per essere svolta al
proprio turno.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle seguenti mozioni numero 103
«Applicazione del contratto collettivo nazionale ai medici
veterinari», degli onorevoli Oddo, Panarello, Cracolici,
Gucciardi, Ferrara, Laccoto, De Benedictis, Digiacomo, Fiorenza,
Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo, Di Benedetto, Di Guardo,
Donegani, Faraone, Galvagno, Lupo, Marinello, Marziano,
Mattarella, Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale,
Termine e Vitrano e numero 104 «Conseguenze per la gestione dei
beni e delle aziende confiscate in Sicilia a seguito
dell'immissione di risorse nel fondo unico di giustizia», degli
onorevoli Caputo, Pogliese, Aricò, Marrocco e Vinciullo.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
GENNUSO, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
le aziende sanitarie locali, da oltre cinque anni, hanno
assicurato gli essenziali servizi per la salvaguardia e lo sviluppo
delle attività zootecniche e la tutela della salute dei cittadini,
grazie all'apporto di oltre quattrocento medici veterinari;
il rapporto di lavoro tra le predette ASL ed i medici veterinari è
stato regolato da contratti di collaborazione a progetto
(co.co.pro.) la cui stipula appare di dubbia legittimità stante la
difficile configurazione degli elementi costitutivi di detto tipo
di rapporto (presenza del vincolo di subordinazione e carenza di
uno specifico progetto da realizzare);
l'illegittimità dei suddetti contratti potrebbe generare un
notevole ed oneroso contenzioso per le casse delle aziende
sanitarie locali le quali, ove venisse configurato un ordinario
rapporto di lavoro subordinato, sarebbero costrette non solo a
corrispondere le differenze retributive ai medici veterinari, ma
anche a regolarizzare la posizione previdenziale e contributiva
degli stessi;
in data 23 marzo 2005, ai sensi dell'art. 8 del decreto
legislativo n. 502 del 1992, è stato sottoscritto il contratto
collettivo nazionale che disciplina il rapporto di lavoro dei
medici veterinari;
le altre regioni, al fine di evitare le sopradette illegittimità e
i relativi contenziosi, hanno già provveduto ad applicare i
contenuti normativi-economici di cui al citato contratto
collettivo;
considerato che:
il comitato consultivo regionale per la specialistica
ambulatoriale veterinaria, nel mese di novembre 2008, in
applicazione del più volte detto contratto collettivo ed in
ossequio al piano di rientro della spesa sanitaria regionale, ha
proposto la stabilizzazione con contratto di lavoro a tempo
indeterminato dei medici veterinari;
in particolare, secondo il citato organismo la stabilizzazione, al
fine di evitare ulteriori aggravi di spesa, dovrebbe avvenire
attraverso la stipula di contratti part time con un numero di ore
ridotte rispetto al tempo pieno,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'Assessore regionale per la sanità
a porre in essere tutti i necessari atti volti ad applicare
l'accordo collettivo nazionale che disciplina il rapporto di lavoro
con i medici veterinari e conseguentemente a stabilizzarli con
contratto di lavoro a tempo indeterminato, così assicurando
l'espletamento delle attività istituzionali delle ASL in materia
di zootecnia e ai fini della tutela del diritto alla salute dei
cittadini». (103)
ODDO- PANARELLO-CRACOLICI-GUCCIARDI-
FERRARA-LACCOTO-DE BENEDICTIS-
DIGIACOMO-
FIORENZA-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-
BONOMO-DI BENEDETTO-DI GUARDO-DONEGANI-
FARAONE-GALVAGNO-LUPO-MARINELLO-
MARZIANO- MATTARELLA-PANEPINTO-PICCIOLO-
RAIA-RINALDI- SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in ambito nazionale il Parlamento con i decreti - legge n. 112 del
25 giugno 2008 (convertito in legge n. 133/2008) e n. 143 del 16
settembre 2008 (convertito in legge n. 181/2008) ha istituito il
fondo unico di giustizia;
le finalità del fondo prevedono che le somme di denaro sequestrate
o confiscate nell'ambito dei procedimenti di prevenzione
patrimoniale vengano trasferite alla società 'Equitalia Giustizia
s.p.a';
in particolare, secondo il disposto del comma 2 dell'art. 2 del
decreto - legge n. 143/2008, confluiscono nel fondo unico giustizia
tutte 'le somme di denaro ovvero i proventi di cui all'art. 61,
comma 23, decreto legge n. 112/2008 (somme di denaro sequestrate
nell'ambito di procedimenti penali o per l'applicazione di misure
di prevenzione di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575 e succ.
mod. integr.) o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di
cui al d.lgs. n. 231/01';
sul predetto fondo affluiscono, inoltre, i proventi derivanti dai
beni confiscati nell'ambito dei procedimenti penali, amministrativi
o per l'applicazione delle misure di prevenzione, di cui alla
citata legge n. 575/65, nonché in virtù della legge n. 1423/56 e
dello stesso decreto legislativo n. 231/01 e successive modifiche
integrazioni;
considerato che:
la gestione di tali risorse, dunque, viene tolta agli
amministratori giudiziari e demandata alla società 'Equitalia
Giustizia s.p.a.' di guisa che l'amministratore, sulla base delle
modalità indicate con decreto dal Ministro dell'economia e della
finanza di concerto con il Ministro della giustizia, potrà
utilizzare le somme di denaro o i beni che formano oggetto di
sequestro o confisca per provvedere al pagamento delle spese di
conservazione o amministrazione;
in questo modo le somme, siano esse in sequestro o in confisca,
appartenenti a persone fisiche o a persone giuridiche e società di
persone assoggettate alla misura patrimoniale, confluiscono
comunque, al fondo unico, senza alcuna distinzione e, soprattutto,
sottraendosi (tali attività) a qualsiasi obbligazione in precedenza
contratta;
conseguentemente, le attività liquide, quantunque ed in qualunque
forma presenti, nonché gli stessi provvedimenti delle 'cose
sequestrate' (e pertanto intuibilmente anche i ricavi e gli utili
delle aziende sequestrate), entrano nell'ambito del fondo unico
giustizia;
gli amministratori giudiziari nominati per la gestione delle somme
di denaro o dei beni sottoposti a sequestro o confisca non possono
svolgere i propri uffici istituzionali che la legge loro
attribuisce proprio in ragione della conservazione e
amministrazione dei beni oggetto del provvedimento ablativo
(sequestro/confisca);
quindi, gli amministratori giudiziari, in particolare per le
aziende sottoposte a sequestro o confisca, non potranno effettuare
il pagamento degli stipendi, dei fornitori, delle banche, non
potranno acquisire fattori di produzione per assicurare la
continuità del processo produttivo;
si troveranno nell'impossibilità, materiale ed oggettiva, di
effettuare il pagamento di debiti erariali, il pagamento
obbligatorio delle imposte, tasse, tributi e contributi
previdenziali e assistenziali;
ritenuto che, nell'ambito di recenti sequestri di aziende, le
banche, senza preavviso rivolto all'amministratore giudiziario,
hanno già provveduto, su ordine di Equitalia, a trasferire
d'ufficio a quest'ultima società le somme rinvenute nei conti
correnti oggetto di sequestro, con la conseguenza immediata che le
disposizioni di pagamento, medio tempore autorizzate
dall'amministratore giudiziario, sono state disattese ed elevati i
protesti per gli assegni in circolazione; ciò ha comportato
l'ulteriore conseguenza che le rate di pagamento, afferenti
rapporti di leasing o semplici dilazioni per l'acquisto di mezzi
d'opera, sono tornate insolute a causa della mancanza del rapporto
di provvista, così esponendo l'azienda sequestrata ai correlati
effetti pregiudizievoli e, comunque, inibendone la produttività;
ritenuto, altresì, che l'istituzione del fondo è in contrasto con
le funzioni del giudice delegato e dall'amministratore giudiziario,
(per la fase di sequestro) dell'Agenzia del demanio e
dall'amministratore finanziario (per fase di confisca definitiva),
previste dalla legge Rognoni-La Torre, istitutiva delle misure di
prevenzione patrimoniali;
ritenuto, infine, che:
gli amministratori giudiziari dei beni patrimoniali confiscati
alla criminalità organizzata, non avendo più la materiale
disponibilità dei beni, non possono svolgere l'ordinaria gestione
dei beni stessi;
vi è il concreto rischio e pericolo di una paralisi delle attività
aziendali sequestrate e confiscate, con conseguenze critiche per la
produttività aziendale e ricadute negative in termini economici ed
occupazionali;
in Sicilia vi è il maggior numero di beni immobili ed aziendali
sottoposti alla misura di sequestro e confisca, principalmente per
i beni di provenienza da 'Cosa Nostra',
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso il Governo nazionale, presso il Ministro
dell'economia e delle finanze, al fine di evitare che l'immissione
delle risorse provenienti dalla gestione dei beni confiscati nel
fondo unico di giustizia possa danneggiare la gestione dei beni e
delle aziende siciliane sequestrate e confiscate alla criminalità
mafiosa». (104)
CAPUTO-POGLIESE-ARICO'-MARROCCO-VINCIULLO
PRESIDENTE. Dispongo che le mozioni testé annunziate vengano
demandate alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
perché ne determini la data di discussione.
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge «Norme per il riordino
del Servizio sanitario regionale» (248/A)
PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge n. 248/A «Norme per il riordino
del Servizio sanitario regionale».
Invito i componenti la VI Commissione Servizi sociali e sanitari'
a prendere posto al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Leontini per svolgere la
relazione.
LEONTINI, relatore. Non penso di svolgere oggi la relazione del
disegno di legge di riordino della sanità per i motivi che
spiegherò intervenendo, se mi è consentito, sull'ordine dei lavori.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare non come relatore formale del disegno di legge che è stato
esitato dalla Commissione e trasmesso all'Aula per le sue
competenze, ma sull'ordine dei lavori nella qualità di presidente
di Gruppo parlamentare.
Vorrei sottolineare che il disegno di legge all'ordine del giorno
è stato oggetto di approfondito dibattito in Commissione;
approfondito e lungo dibattito considerato che si è protratto per
parecchi mesi e, proprio nei suoi esiti finali, ha costituito
motivo di impegno all'interno della maggioranza e nel confronto tra
la maggioranza e l'opposizione, seppure, nel corso delle ultime
riunioni, si è invece riscontrato un disimpegno da parte di un
gruppo della maggioranza, cioè dell'MPA, nonché dei colleghi del
Partito Democratico.
Il Governo, nelle riunioni della Commissione, ha pronunciato il
proprio parere contrario in linea di principio, pur non entrando
nel merito, se non in occasione dell'esame dell'articolo 17.
Pertanto, il lavoro svolto dalla Commissione, sebbene ritengo sia
un lavoro importante, sebbene abbia prodotto il disegno di legge
che oggi è oggetto di discussione per l'Aula, rappresenta - a mio
avviso e da un punto di vista più complessivo - un lavoro solo
parziale, che meriterebbe di essere sottoposto ad una più ampia
valutazione e riflessione per accogliere le integrazioni, le
indicazioni che possono e debbono pervenire proprio adesso che
l'Aula ne è investita, fidando in un rapporto più proficuo e
definitivo con il Governo e con le altre forze del Parlamento.
Ritengo necessario, in questa condizione, privilegiare il
rapporto con le forze della maggioranza e quindi con il Gruppo
parlamentare dell'MPA, che non ha partecipato alle ultime battute
del lavoro della Commissione.
Per tale motivo, come Capogruppo della maggioranza, volendo farmi
carico di uno sforzo di condivisione, di formulazione di ipotesi
che possano, alla fine, produrre per l'Aula un lavoro comune
nell'ambito della maggioranza e nei rapporti tra Governo e
maggioranza, ritengo che la discussione generale possa più
proficuamente essere aperta martedì prossimo. E dico ciò anche per
un fatto tecnico: il Presidente Lombardo si è fatto carico di
formulare un'ipotesi conciliativa, di equilibrio che potesse
accogliere le parti positive dei sistemi e dei disegni di legge
fino ad ora elaborati, e renderle patrimonio dell'Aula.
Questo lavoro, tecnicamente, si trasformerebbe in un
maxiemendamento del Governo e della maggioranza che sarebbe alla
base della successiva attività emendatrice dell'Aula.
Se non accogliamo queste procedure, oggi l'attività dell'Aula si
eserciterà sul disegno di legge Leontini, che è ciò su cui l'Aula
oggi è chiamata a deliberare, ad entrare nel merito.
Essendo invece interessati ad una formulazione definitiva, che
possa proficuamente vedere il Governo e la maggioranza compatti nel
formulare una ipotesi concordata, di conciliazione funzionale, una
ipotesi che sia rappresentativa di tutte le istanze e di tutti gli
impegni all'interno della maggioranza. Pertanto, ritengo che
rinviare l'apertura della discussione generale a martedì prossimo
possa consentire in questi giorni al Presidente della Regione di
formulare questa ipotesi.
Noi siamo fiduciosi, siamo ottimisti e sappiamo che il Presidente
formulerà l'ipotesi migliore; e riteniamo che anche il nostro
disegno di legge, alla luce di questo impegno, possa essere
perfettibile, possa essere destinatario di integrazioni e possa
alla fine costituire per tutto il Parlamento la base definitiva per
una proficua attività emendatrice, altrimenti inizia un'attività su
un lavoro parziale che è quello esitato dalla Commissione, seppure
legittimo perché a rigore di regolamento, ma sicuramente dal punto
di vista politico e della rappresentatività della maggioranza,
parziale, non completo.
Noi - e parlo come capogruppo della maggioranza - vogliamo farci
carico di questa necessità di concordia, di questa ipotesi
congiunta, condivisa; ecco perché, anche tecnicamente, è opportuno
che la discussione generale sia rinviata a martedì prossimo.
Per quanto esposto, non svolgo adesso la relazione perché, avendo
avuto un incarico formale dalla Commissione, dovrei rappresentare
articolo per articolo i contenuti del disegno di legge.
Mi riservo di svolgere la mia relazione martedì allorquando si
sarà addivenuti ad una soluzione definitivamente concordata ed
espressa.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, non c'è dubbio che siamo in presenza di
un disegno di legge che ha un po' del surreale, nel senso che
all'esame c'è oggi un testo che non è condiviso, almeno dalle
dichiarazioni e dagli atti che sono stati compiuti nella
Commissione legislativa sia dal Governo, sia da un gruppo della
maggioranza e sia da un gruppo di opposizione di questo Parlamento.
Tanto è surreale che il Capogruppo, che è pure relatore di quel
testo, oggi ha chiesto - credo anche in maniera del tutto
ragionevole - il rinvio non della trattazione del disegno di legge,
ma il rinvio della discussione, perché comunque i colleghi che con
lui hanno approvato quel testo chiedono oggi al Governo di
ripresentarne uno nuovo, se ho capito bene, che tenga conto di
accordi romani e accordi palermitani, anche se ho scoperto in
queste settimane che più che il ponte, Presidente della Regione,
bisognerebbe far funzionare i telefoni, perché ho scoperto che
quello di cui discutete a Roma non riuscite a comunicarlo a
Palermo E, quindi, c'è qualche problema di comunicazione
all'interno della vostra maggioranza
Pur non di meno, ciò di cui oggi prendiamo atto è che il
Capogruppo del PDL afferma che, sostanzialmente, quanto prodotto in
Commissione è stata una prova muscolare, che - come tutte le prove
di forza - si sono sgonfiate nel momento in cui il muscolo si è
disteso.
E, però, ci hanno portato ad una condizione che ha
dell'incredibile. Sostanzialmente dobbiamo esaminare un testo, di
cui forse ora decideremo di rinviare la discussione generale,
perché il Governo - e in questo caso presumo che dovrebbe avere un
passaggio in Giunta - o il Presidente della Regione, e quindi con
atto monocratico, pur nelle sue competenze, possa presentare un
emendamento di riscrittura dell'intero disegno di legge.
Ma è evidente che, se così è, siccome io non mi sono iscritto alle
riunioni né romane né palermitane, voglio esercitare le prerogative
previste dal Regolamento vigente sui diritti del parlamentare. Se
dovesse arrivare un testo sottoscritto e presentato in nome di una
intesa, è evidente che la discussione si andrebbe a fare su quel
testo, ma è a quel testo che si presenteranno gli emendamenti.
Cioè, noi, di fatto, dovremo seguire una procedura inusitata, che
credo non si è mai verificata, valutando per prima cosa se
l'emendamento sostituisce per intero il disegno di legge e, quindi,
presentare eventuali emendamenti a quel testo, che in qualche modo
modifica l'impianto. Ora capite - lo dico ai colleghi che hanno
sostenuto la prova muscolare - che forse quei colleghi avevano un
obiettivo, quello di incasinare - scusatemi l'espressione - la
procedura per allungarla sine die.
Allora, dobbiamo intenderci, onorevole Presidente della Regione, e
se c'è questo famoso emendamento di cui abbiamo letto sui giornali
si ricomincia la procedura. Quindi, valuteremo gli emendamenti e,
se c'è la necessità di un approfondimento tecnico da parte della
Commissione competente, si provvederà in tal senso perché trattasi
di nuova trattazione; altrimenti, visto che l'MPA e, se pur
successivamente, il Gruppo del PD, nel momento in cui la
Commissione legittimamente ha votato un modello e su quel modello
abbiamo favorito, per quanto ci riguardava, la possibilità, visto
che non era per noi emendabile il modello scelto dalla maggioranza
dei commissari in Commissione sanità, abbiamo deciso, non di
abbandonare la seduta della Commissione, ma di favorire
l'accelerazione dell'approvazione di quel testo perché, dal nostro
punto di vista, non era neanche più emendabile con emendamenti
modificativi.
Voglio porre una questione di procedura, a mio avviso sostanziale.
Onorevole Presidente della Regione, credo che quest'Aula sia
innanzitutto chiamata a dirimere una questione di fondo. E, solo
sulla questione di fondo, leghiamo gli emendamenti, altrimenti, c'è
una schizofrenia tra quanto accaduto in Commissione e ciò che dovrà
accadere in Aula.
Se non ci è chiaro l'obiettivo a cui vogliamo tendere, anche la
fase emendativa rischia di essere una ulteriore complicazione a
questo disegno di legge.
Ribadiamo il modello per cui ci siamo battuti con un nostro
disegno di legge che abbiamo presentato nel mese di luglio e che è
a tutti noto.
Dal nostro punto di vista non ci sono mediazioni possibili
rispetto a quell'impianto, quindi, vorremmo avere rassicurazioni
sul fatto che o è chiaro il sistema da cui partiamo per discutere
il merito, oppure, lo dico subito, niente papocchi.
Se qualcuno pensa di fare una salsetta alla siciliana, lo dico
oggi, signor Presidente dell'Assemblea, il Governo ha il diritto di
presentare ciò che vuole, nel merito, ma è altrettanto diritto dei
componenti di questo Parlamento chiedere il rinvio del testo in
Commissione perché, se non dobbiamo fare papocchi, si deve
affrontare il testo virgola per virgola nella Commissione di
merito.
Comprendiamo questa procedura. Possiamo rinviarla a martedì, a
mercoledì, a quando volete, perché non ho capito se c'è urgenza o
meno. La storia della riforma delle aziende è come l'elastico. Si
tira a seconda di come serve.
Dobbiamo stabilire se è urgente e, quindi, di approvarlo prima del
bilancio; se alla fine, scopriamo che non è così urgente, allora,
in questo momento, c'è una Sicilia che aspetta anche delle risposte
finanziarie ed economiche immediate rispetto alla crisi; non ci
prestiamo, dunque, al gioco di attendere che la maggioranza si
metta d'accordo.
Decidiamo: o si va avanti e lo si fa con chiarezza, oppure, se si
deve fare giochino e melina, dico subito di rinviare sine die e
cominciamo ad affrontare le questioni urgenti, che invece ci sono,
a partire dalla questione finanziaria.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella della
riforma sanitaria è una telenovela che non finisce mai e che non
finisce mai di stupire.
Non ho capito l'intervento dell'onorevole Cracolici. Mi auguro che
il Presidente ci dia l'opportunità di capirlo meglio, nel senso che
stamattina stiamo incardinando, a meno che il Presidente
CRACOLICI. Cosa significare incardinare?
LEANZA NICOLA. Stamattina, abbiamo incardinato il disegno di legge
sulla sanità, a meno che il Presidente non mi dica una cosa
diversa. In questo momento stiamo parlando del disegno di legge
sulla sanità.
Ho fatto ciò perché penso che sei mesi di discussione sui giornali
- se volete, di insulti, di tensioni, di attenzioni, di telefonate,
di mediazione - possono assolutamente bastare.
Oggi, finalmente, dobbiamo decidere di chiudere, assumendoci
ciascuno le responsabilità della riforma sanitaria perché in
Sicilia è una cosa seria, quasi quanto le crisi. Attraverso la
riforma sanitaria, certamente, possiamo dare una boccata di
ossigeno alle nostre imprese, oltre a garantire ai cittadini un
migliore diritto alla salute.
Quindi, fermo restando che non faccio i processi all'intenzione,
il Regolamento parla chiaro: oggi, stiamo parlando della riforma
sanitaria e, poi, c'è la proposta di rinviare alla discussione
generale al momento della trattazione dell'articolo 1. Sarà il
Presidente, se vuole, a sottoporre ciò ai voti.
Il Governo è abilitato a presentare emendamenti, onorevole
Cracolici, come può fare lei stesso; quindi, se il Governo
presenterà cinque emendamenti, non dobbiamo aspettare martedì per
discuterli perché, per le prerogative parlamentari di questa Aula,
così come lei ha diritto a presentare gli emendamenti, e martedì
discuteremo i suoi emendamenti, il Governo ha l'opportunità di
fare la stessa cosa e discuteremo gli emendamenti senza bisogno di
riscrivere altro o di chiedere altro tempo.
I termini della questione sono questi: come Gruppo MPA, sono
assolutamente convinto che, oggi, finalmente, stiamo mettendo un
punto fermo, incardiniamo la legge, diamoci i tempi necessari per
gli emendamenti ed entro il 15, il 16, il 17, il 18, non stop,
finalmente, diamo alla Sicilia una vera riforma sanitaria.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Onorevole Presidente, signor Presidente, onorevoli
colleghi, la discussione di stamattina è importante e delicata su
un passaggio fondamentale di questo primo scorcio di lavori
assembleari.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi degli oratori che mi
hanno preceduto e, senza volere dare una interpretazione autentica
che non mi compete, dal mio punto di vista e, quindi dal punto di
vista del Gruppo UDC, ritengo di fare il punto della situazione,
possibilmente sbagliando, spero di no.
Prendo al volo le preoccupazioni del collega. L'onorevole
Cracolici, sostanzialmente, ci dice che abbiamo un disegno di legge
importante come quello della sanità, abbiamo da inserirne un altro
più importante, forse, quello che riguarda il bilancio della
Regione.
Sostanzialmente, paventa che se ci addentriamo in una discussione
senza regolamentazione di tempi e di modi della sanità, corriamo il
rischio di andare a gambe all'aria anche per il bilancio che
dovremmo esitare entro il 31 di questo mese.
Capisco che ha ragione. Qual è la soluzione? E la anticipo anche
come intenzione del Gruppo UDC. Quest'Aula e le Commissioni di
merito sono chiamate ad un fortissimo impegno, da ora al 31 marzo,
per esitare, nei tempi stabiliti per legge e per lavori d'Aula, sia
il disegno di legge sulla sanità - che, a questo punto, non può più
essere rinviato - sia il bilancio della Regione del 2009.
L'invito, che più che altro è un auspicio, è che il presidente
Savona rapidamente metta mano all'esame del bilancio, così come
l'Aula deve metter mano finalmente all'esame del disegno di legge
sulla sanità.
Passo alle procedure su questo disegno di legge. Mi pare di avere
capito che l'inizio della discussione, stamattina, seppure nei
preliminari procedurali del disegno di legge, riguarda già
l'incardinamento del disegno di legge. Questa è una interpretazione
corretta e che, in ogni caso, il Gruppo UDC condivide, quindi,
siamo già in fase di esame del disegno di legge.
Ho apprezzato le affermazioni dell'onorevole Leontini, come
Capogruppo del PDL, che sottoscrivo e non mi scandalizzano perch��,
sostanzialmente, l'onorevole Leontini ha iniziato un intervento di
natura politica come il mio e, per quel che comprendo, dovremmo,
stamattina, dopo avere sentito l'intervento del Presidente della
Regione, andare ad un rinvio programmato dei lavori sul disegno di
legge relativo alla sanità che preveda la discussione generale, in
fase di trattazione dell'articolo 1 del disegno di legge, fissando
il termine per gli emendamenti; termine che vale sia per eventuali
emendamenti del Governo e del Presidente - non faccio distinzione,
il Presidente non presenta emendamenti a titolo personale - sia da
parte dei Gruppi parlamentari.
E' un percorso che ritengo corretto perché, in un dibattito così
lungo e approfondito, che ci sia un momento di attesa e di
attenzione per un emendamento del Governo - maxi, mini, più di uno
o uno solo -, che possa trovare il punto di equilibrio per una
riforma condivisa dall'Aula, lo ritengo politicamente e, da un
punto di vista normativo, un fatto di grande attenzione e di
utilità per tutti.
Per cui, sin da adesso, se è questo il percorso che l'Aula intende
designare, sin da adesso, lo ripeto, do, a nome del Gruppo UDC, la
mia approvazione, fermo restando che, se occorre procedere ad una
votazione per individuare i tempi degli adempimenti che sono stati
da me prima espressi, sin da adesso, preannuncio il parere
favorevole a questa tempistica dei lavori d'Aula sul disegno di
legge relativo alla sanità.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo per
non togliere spazio all'atteso intervento del Presidente della
Regione. Arriviamo finalmente ad uno dei momenti più attesi di
questo scorcio di legislatura, quello dell'esame da parte dell'Aula
del disegno di legge sulla sanità in Sicilia.
Devo dire che, in questi mesi, hanno parlato più i giornali che la
politica; la politica ha parlato più attraverso i giornali che
nelle aule parlamentari.
Questo è finalmente il luogo dove si può esercitare quel confronto
naturale, fisiologico, democratico, cioè quello del confronto fra
Parlamento e Governo; Governo che noi, ed io personalmente,
sosteniamo con lealtà e convinzione.
Oggi, almeno per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la mia
parte politica, ritengo di dover sfatare un luogo comune che non ha
certamente contribuito a pianificare un dibattito politico
istituzionale. Qui nessuno è per conservare o difendere interessi
diversi da quelli che sono gli unici che siamo chiamati a tutelare
e rispettare, cioè quelli della collettività, di una sanità
migliore che non costi molto e che non sia oggetto di deviazione o
di interessi fuori da quelli leciti. Su questo condividiamo
l'operato dell'Assessore per la sanità e, anzi, lo invitiamo e lo
invito personalmente ad andare avanti.
Abbiamo appreso dai giornali, signor Presidente - e lei conosce la
stima e l'ammirazione che nutro per il lavoro che svolge e sa che
l'ho sempre invitata ad un maggiore dialogo con il Parlamento
perché sicuramente la sua presenza è qui elemento di sicurezza,
conforto e stimolo a lavorare - che incontri romani ad altissimi
livelli, anche con i nostri responsabili dei Gruppi parlamentari e
con i Coordinatori regionali, abbiano deciso di riportare in Aula
una proposta sintetica da parte del Governo che possa, non dico
sostituire, ma affiancare il disegno di legge che è arrivato in
Aula.
Personalmente, sono per esaminare la proposta che l'onorevole
Presidente sicuramente presenterà in Aula.
Non possiamo assolutamente fermarci, onorevole Cracolici; sono
per andare avanti.
Il disegno di legge è quello che la Commissione ha esitato e che
oggi è incardinato nei lavori di questo Parlamento.
Propongo che, in attesa che il Presidente della Regione faccia
pervenire alla Commissione o, a questo punto, sicuramente all'Aula,
la proposta alternativa o mediana riguardo al disegno di legge, di
voler incardinare il disegno di legge, dare il tempo per la
presentazione degli emendamenti perché tutti abbiamo interesse a
presentarne per irrobustire questo testo che condividiamo al cento
per cento, visto che è il frutto di un lavoro fatto all'interno
dell'unico luogo istituzionale, cioè la Commissione Sanità.
Le chiedo, quindi, di andare avanti. Se poi, nell'attesa,
l'onorevole Presidente, come ha già preannunciato, farà pervenire
la sua proposta, saremo ben lieti di esaminarla e di andare avanti
ancor prima perché, se l'Assessore per la Sanità ha detto in questi
mesi che rischiamo di subire il commissariamento da parte del
Governo centrale, abbiamo il dovere di evitare ciò e, se i tempi
lunghi determinano il commissariamento, non ci possiamo permettere
di aspettare ancora.
Signor Presidente, le chiedo di incardinare il disegno di legge e
di consentire un rinvio, sia al Parlamento per la sua attività
istituzionale e sia al Presidente della Regione per presentare quel
testo che egli stesso si è impegnato a sottoporre all'Aula.
Presidenza del vicepresidente Formica
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, potrei riconoscermi nella proposta che in ultimo ho
sentito avanzare, cioè quella contenuta nell'intervento
dell'onorevole Caputo che mi sembra non soltanto ispirata a buon
senso, a senso di opportunità, ma a ricalcare peraltro le tante
cose, gli impegni e le scadenze che, a tutti i livelli politici,
parlamentari, tecnici, di Commissione e di quant'altro, si sono e
ci siamo scambiati.
Credo non sia assolutamente il caso di richiamare date o passaggi
parlamentari o di Commissione.
Non ricordo da quanto tempo questo disegno di legge sia all'esame
del Parlamento e delle sue articolazioni, e sia al centro di un
dibattito politico che, impropriamente, portato fuori da questa
sede, talvolta, è degenerato.
Parliamoci chiaro: apprezzamenti sui modelli, sulle intenzioni, su
quanto ci sta dentro e quanto ci sta dietro, ritengo siano
appartenuti a questa fase politica in questa materia delicatissima
ed importante qual è quella relativa alla salute della gente, ma
che mi auguro sinceramente - forse anche io ho dato qualche piccolo
contributo negativo in tal senso e mi impegno a non farlo per
l'avvenire - non si verifichi mai più per nessuna altra materia
che sia oggetto di esame del Governo e dell'Assemblea.
E' opportuno, prima di ogni altra cosa, per un recupero di
autorevolezza e credibilità di questo Parlamento, delle forze
politiche, degli uomini che vi stanno dentro, in quanto eletti dal
popolo siciliano, che, da questo dibattito, si esca con una legge
approvata.
Obiettivamente, mi preme rispettare gli impegni e le scadenze
concordate con il Governo in occasione di tutti i confronti,
compreso quel contratto che abbiamo trovato firmato, cioè il Piano
di rientro e, quindi, potremmo dire che il Ministero ha scritto, il
Presidente del Consiglio ha ripreso e quanto altro però si potrebbe
dire che la legge basta farla così, farla cosà, etc.
Non è questo che deve spingerci, bensì ritengo, prima di ogni
altra cosa, la considerazione che qualunque Piano di rientro,
impegno, lavoro etc non inserito in una strategia necessariamente
diversa e nuova, così come nuova è una novità, se non si inserisce
e non si applica una nuova strategia, non vi è dubbio che il lavoro
presenta evidenti smagliature.
E questo è più importante - ripeto - di qualunque scadenza ci
venga imposta o sia stata concordata con il Governo nazionale.
E aggiungo che si era detto che, già la settimana scorsa, questo
disegno avrebbe dovuto approdare in questa Aula; credo che una
settimana in più sia stata dovuta al fatto che la Commissione
Sanità abbia preso atto del lavoro del Comitato per la qualità
della legislazione.
Ed arriviamo ad oggi. Sulla sostanza delle cose che, nei vari
interventi, sono state dette, siamo perfettamente d'accordo, cioè
che non entrando nel merito del disegno di legge con interventi che
per difendere una tesi, legittimamente peraltro e doverosamente da
chi è convinto di una tesi, potrebbero pregiudicare ipotesi che ci
impegniamo seriamente - non è facile, lo so bene -, a rendere il
più possibile gradite da questa Aula. Non sarà un lavoro facile; mi
sono impegnato a lavorarci; lo farò con il massimo di apertura
possibile, partendo ovviamente da un disegno di legge incardinato e
partendo da una scadenza precisa e non importa che sia venerdì
piuttosto che lunedì, piuttosto che mercoledì. Oggi siamo a
mercoledì e, se ci proiettiamo a mercoledì prossimo, alle ore 12.00
- potrebbe essere un buon termine-, avremo tutto il tempo di
confrontare cose che stiano in piedi - arlecchinate credo che
nessuno ne voglia fare - in maniera tale da potere disegnare
insieme obiettivamente questo nuovo modello di sanità, piuttosto
che il modello x o y che dovremo dare ed è nostro dovere dare alla
Sicilia.
Ecco la mia proposta: che si passi agli articoli, si rinvii alle
prese di posizione, alle illustrazioni, alle concezioni più o meno
ideologiche sull'argomento alla settimana prossima, allorché
mercoledì alle ore 12.00, sarà fissato, se siamo d'accordo -
ripeto, è la mia proposta -, il termine per la presentazione dei
vari emendamenti.
Diversi parlamentari, credo, hanno anticipato che intendono
presentare emendamenti, ovviamente nei termini, nei limiti e
nell'ambito che il Regolamento consente loro.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dagli interventi di stamattina,
sono emerse alcune indicazioni importanti. Non vi è dubbio che il
disegno di legge che ci apprestiamo a discutere sia importante,
cioè quello che abbiamo incardinato questa mattina in Aula e,
pertanto alla luce di questa considerazione, è compito certamente
della Presidenza mettere intanto il Parlamento e tutti i colleghi
parlamentari nelle migliori condizioni possibili per avere contezza
esatta del disegno di legge che si va a discutere.
Pertanto, sarebbe intendimento della Presidenza procedere in
questo modo, sulla scorta delle indicazioni che sono emerse dal
dibattito: considerare chiusa la discussione generale, nel senso
che la rinviamo all'articolo 1 e, quindi, il passaggio agli
articoli; dare tempo per la presentazione degli emendamenti fino a
mercoledì, alle ore 12.00; questo per un fatto di rispetto
dell'attività di tutti i singoli colleghi parlamentari ed è stato
sottolineato anche dall'onorevole Cracolici, nel suo intervento, e
per dare la possibilità ai colleghi che vogliono intervenire
durante la discussione generale sul disegno di legge, di avere
contezza esatta degli emendamenti che saranno presentati.
Quindi, si rinvia la discussione generale all'articolo 1, con il
passaggio all'esame degli articoli e si fissa il termine per la
presentazione degli emendamenti a mercoledì, alle ore 12.00.
In seguito, ci sarà il prosieguo della discussione, con l'articolo
1 e con le ventiquattro ore; vedremo come discutere.
Peraltro, mercoledì pomeriggio, se l'Assessore per la sanità è
d'accordo, potremo discutere una o due mozioni, non ricordo quante
siano, sulla sanità, per continuare il giorno dopo con i lavori
dell'Aula sempre in materia di sanità.
Presidenza del vicepresidente Formica
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stiamo
stabilendo, sulla base dell'orientamento della Presidenza e, poi,
vedremo cosa succederà, una procedura che ci mette un tantino in
difficoltà.
Perché?
Stiamo stabilendo che c'è un testo il cui relatore ha detto, qui,
che, siccome il Governo dovrà presentare una ipotesi di modifica,
non svolgerà la relazione.
Dovremmo presentare emendamenti a quel testo il cui relatore
dichiara, di fatto, che non lo sostiene più, in attesa di una
modifica che deve essere proposta dal Governo.
Suggerisco che o gli emendamenti si presentano ad un testo di
riferimento, se c'è un ragionamento, se vogliamo produrre effetti
positivi; altrimenti, vi assicuro, per l'esperienza che ho in
quest'Aula, che scegliamo quella che sembra la strada più facile ma
che ci incasinerà' alla grande.
Una cosa è chiara. Se c'è l'emendamento del Governo, si discute
prima l'emendamento del Governo o l'emendamento, ad esempio, di
Cracolici?
Non sono disponibile a votare l'emendamento del Governo o
dell'onorevole Leontini se non c'è un ordine di priorità con cui si
affrontano le questioni.
Quindi, vorrei fosse chiaro di cosa stiamo parlando. Visto che il
Regolamento stabilisce una procedura, cioè che, prima della
discussione generale, si possono presentare emendamenti, la
Presidenza li distribuisce e potrebbe essere questa la fattispecie,
per cui il Governo presenta il suo emendamento e lo fa conoscere ai
deputati e, a quel punto, i deputati possono operare un doppio
regime, per cui presentano emendamenti sia al testo formale, sia
subemendamenti eventuali al testo del Governo.
Se, invece, la procedura è che c'è l'emendamento del Governo e poi
ci sono gli emendamenti dei deputati, preannuncio formalmente che
il Gruppo del PD non voterà mai emendamenti a firma del Governo. E'
chiaro?
O la procedura ha una fattispecie in cui non c'è il laccio al
collo, oppure credo che ci stiamo infilando in un tunnel in cui è
difficile trovare una soluzione ed una via d'uscita.
Il mio invito al Governo è in tal senso perché non si può
scherzare così.
Se il Governo deve produrre un testo, così come è stato annunciato
sulla stampa, di rielaborazione, di sintesi, di accorpamento ed è
nelle sue disponibilità, al di là del fatto che sarà approvato o
respinto, è nella sua facoltà: di fronte ad un testo di legge, può
presentare un emendamento.
A quell'emendamento, conosciuto dal Parlamento, i deputati
potranno presentare sia subemendamenti sia emendamenti al testo
cosiddetto Leontini'. E tutto ciò deve avere una tempistica
chiara, che non è mercoledì a mezzogiorno perché, se così fosse,
almeno lunedì dovremmo conoscere l'emendamento del Governo, per
poterlo esaminare e preparare eventuali subemendamenti allo stesso.
Quindi, se il Governo intende procedere come ha annunciato sui
giornali presentando l'emendamento, ai sensi del Regolamento
interno, prima della discussione generale, che lo presenti.
Tra l'altro, signor Presidente, non può rinviare la discussione
generale all'articolo 1, perché noi non siamo d'accordo, e il
Regolamento si forza quando c'è l'accordo di tutti. Noi non
voteremo il passaggio all'esame degli articoli, semplicemente
perché non condividiamo questo testo. Sarebbe un'aberrazione che io
dessi parere favorevole, in quest'Aula, al passaggio all'esame
degli articoli di un testo che non condivido; mi chiedo come lo
faccia l'MPA, perché ci deve essere un minimo di coerenza anche
negli atti che si producono.
Pertanto, il Governo dovrebbe presentare il suo emendamento entro
lunedì, e nella seduta di mercoledì si darà l'eventuale termine di
chiusura per la presentazione degli emendamenti con la discussione
generale, che faremo mercoledì e giovedì. Io non cambio la
tempistica, attivo una procedura leggermente diversa. Da giovedì,
poi, si cominciano ad esaminare gli emendamenti e gli eventuali
subemendamenti presentati.
Con questa procedura, senza costringerci, a votare un passaggio
all'esame degli articoli di un testo che non condivido, saremo
tutti garantiti.
Io voglio fare la riforma della Sanità, ma consentiteci di farla
nel rispetto reciproco delle posizioni e dei punti di vista, oltre
che delle procedure regolamentari.
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ovviamente è nel suo diritto
porre determinate condizioni, ma noi non possiamo fare il processo
alle intenzioni rispetto a ciò che vuole fare il Governo, rispetto
agli emendamenti che intende presentare e quando intende
presentarli.
Non vi è dubbio che tutti hanno la possibilità di subemendare,
come lei sa, un emendamento, e noi non vi è dubbio che daremo un
tempo congruo per esaminare gli emendamenti presentati. Per tale
motivo è intenzione della Presidenza iniziare la discussione degli
emendamenti nella giornata di giovedì prossimo, dando la
possibilità, da un lato agli Uffici, e dall'altro lato ai deputati,
di avere contezza degli emendamenti presentati
E' nelle possibilità e nelle prerogative del Governo presentare o
meno emendamenti; noi abbiamo dato tempo fino a mercoledì a
mezzogiorno, ma potrebbe presentarlo anche prima di quel termine.
CRACOLICI. Signor Presidente, lei non può rinviare la discussione
generale all'articolo 1 se non siamo tutti d'accordo. Lo dice il
Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, il Regolamento, come lei sa,
prevede che il passaggio all'esame degli articoli viene deciso
dall'Aula a maggioranza, per alzata e seduta.
La decisione di rinviare la discussione generale in sede di
discussione dell'articolo 1 sorge proprio da fatto che non la si
vuole comprimerle, per dare a tutti la possibilità di intervenire
con cognizione di causa, così come da tutti è stato sollecitato e
così come questa Presidenza vuole.
Del resto non possiamo dimenticare che il disegno di legge è già
incardinato e proprio su questo disegno di legge tutto possiamo
fare, tranne che pasticciare sul Regolamento.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
LACCOTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che in
questa fase ci sia bisogno di un po' di buon senso.
Il Governo è presente in Aula con la sua massima istituzione, il
Presidente della Regione, nonché con l'Assessore al ramo, per cui
loro potrebbero indicare i tempi di presentazione dell'emendamento,
perché è inutile forzare su un disegno di legge così importante.
Ritengo, quindi, che sarebbe opportuno seguire la procedura
suggerita dall'onorevole Cracolici.
Basterebbe, in questo momento, l'intervento del Governo per sapere
quando sarà in condizione di presentare il maxi emendamento; perché
se venisse presentato entro lunedì, per esempio, andrebbe bene
anche il termine fissato per mercoledì alle 12.00 per presentare
ulteriori emendamenti. Evitiamo di fare forzature che creano, poi,
scompensi anche all'interno del Parlamento
RINALDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
percorso tracciato dall'onorevole Cracolici sia l'unico
percorribile anche perché, se lei rinvia la discussione generale a
giovedì per dare più tempo, evidentemente ciascun deputato ha tempo
fino a giovedì, alla fine della discussione generale, per
presentare emendamenti.
Ma non è questo il punto Il punto è nella sostanza: che senso ha,
in questo momento, presentare emendamenti al testo dell'onorevole
Leontini se poi ci sarà un emendamento di riscrittura da parte del
Governo, così come prevede il Regolamento?
E' inutile prenderci in giro, tanto vale valutare l'emendamento di
riscrittura del Governo e su quello, poi, presentare eventuali
emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha stabilito, di
comune accordo, come termine ultimo per la presentazione degli
emendamenti mercoledì alle ore 12.00, ma nulla vieta al Governo, se
è nelle sue possibilità, di presentare emendamenti prima di
mercoledì. Però, allo stesso tempo, non possiamo non fissare un
termine.
Per quanto riguarda, invece, i termini della discussione generale,
preciso che la discussione generale noi la chiudiamo oggi col
passaggio all'esame degli articoli e la rinviamo in sede di
discussione dell'articolo 1. Di comune accordo, rispetto agli
interventi che ci sono stati, decidiamo di far esprimere l'Aula
sulla possibilità di rinviarla all'articolo 1, con una votazione.
Quindi, proprio per venire incontro a quanto sostenuto dal
relatore e dai gruppi di maggioranza e di opposizione, ritengo
inutile fare una discussione generale se non si ha piena contezza
del criterio, del metodo e del sistema che si intende portare
avanti.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, chiedo
cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, accogliendo la richiesta del
Presidente della Regione, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 13.42, è ripresa alle ore 13.52)
La seduta è ripresa.
LEONTINI, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che come sempre il dibattito e il confronto delle idee, alla fine,
producano un beneficio perché l'ipotesi che l'onorevole Cracolici
ha avanzato, sostanzialmente riproduce l'ipotesi che avevo avanzato
io all'inizio di questo dibattito.
E' chiaro che l'eventuale maxi emendamento che il Governo, assieme
alla sua maggioranza, formulerà e presenterà entro lunedì sarà -
parlo da Capogruppo della maggioranza - un maxi emendamento
sostitutivo del testo oggi arrivato in Aula, solo se frutto di un
accordo.
Se l'emendamento non sarà frutto di accordo - noi, ovviamente,
scongiuriamo questo rischio e riteniamo che non si debba arrivare e
non si arriverà sicuramente a questo - è chiaro che all'interno
dell'Aula sarà discutibile alla stregua degli altri emendamenti.
Questo è stabilito dal Regolamento.
Noi abbiamo fatto questa proposta proprio perché col Governo
vogliamo arrivare a lunedì all'ipotesi concordata e quindi alla
formulazione di una soluzione congiunta.
Altro apporto positivo del dibattito. Presentando il maxi
emendamento entro lunedì sera, mercoledì si aprirebbe la
discussione generale, così come avevamo richiesto, cercando di
chiuderla e sintetizzarla nel più breve tempo possibile. E, fino a
quando non si chiuderà la discussione generale, sarà possibile
presentare emendamenti.
E' chiaro che, qualora il maxi emendamento sostitutivo fosse
condiviso, la discussione generale si svolgerebbe con la
consapevolezza del testo messo alla base della soluzione
definitiva, nel più breve tempo possibile, ma ovviamente non
comprimendo gli spazi del Parlamento perché dovremmo iniziare
finalmente con la relazione che dovrà essere resa all'Aula a
beneficio del Governo, dell'Aula, del Parlamento e di tutti noi; ma
sarà una relazione che terrà conto del lavoro che congiuntamente
avremo fatto sino a lunedì.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in base a quanto emerge dagli
accordi che l'Assemblea stessa ha deciso, si dovrebbe procedere in
questo senso: la discussione generale sulla legge in discussione
continuerà mercoledì e si chiuderà - dando comunque i tempi e gli
spazi per discuterla - in tempi ragionevolmente accettabili, nello
stesso pomeriggio di mercoledì in maniera tale di dare la
possibilità agli Uffici di avere contezza degli emendamenti
presentati e di continuare la discussione sull'articolato nella
giornata di giovedì. Il Governo, entro lunedì sera, si impegna a
presentare i suoi emendamenti, per dare la possibilità all'Aula di
presentare eventuali subemendamenti.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Rinvio della discussione unificata di mozione, interpellanza e
interrogazione
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che il IV punto all'ordine
del giorno: Discussione unificata della mozione n. 88,
dell'interpellanza n. 44 e dell'interrogazione n. 364, è rinviato
alla seduta di martedì pomeriggio.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Rinvio della discussione della mozione numero 96
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che il V punto all'ordine
del giorno: Discussione della mozione n. 96 Iniziative urgenti
finalizzate alla riorganizzazione funzionale dell'amministrazione
regionale e al contenimento delle spese è rinviato alla seduta di
martedì pomeriggio.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazione di nota dell'Assessore alla sanità relativa alla
mozione numero 97
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al VI punto all'ordine
del giorno: Discussione della mozione n. 97 Censura nei confronti
dell'Assessore regionale per la sanità .
Informo l'Aula che questa Presidenza ha ricevuto una lettera da
parte dell'Assessore per la Sanità che testualmente leggo:
«Onorevole Presidente,
sento il preciso dovere istituzionale di scriverLe queste poche
righe con l'auspicio che possa definitivamente chiudersi una
vicenda che mi ha molto amareggiato, certamente sul piano
personale, ma ancor di più per avere provocato, al di là delle mie
intenzioni, la reazione di molti deputati che si sono sentiti lesi
nelle loro prerogative parlamentari.
Potrei tentare di spiegare ulteriormente le ragioni di un atto che
nel mio intendimento era rivolto proprio a garantire a tutti i
rappresentati politici la mia personale disponibilità a
interloquire sui delicati temi su cui in questi mesi mi sono con
passione dedicato.
Potrei ancora aggiungere, addirittura, che quella circolare era un
atto dovuto in una particolare fase di transizione in cui si è
registrata in Assessorato l'assenza dei vertici della dirigenza cui
certamente compete, come è stata acutamente rilevata da qualcuno,
la guida e l'organizzazione della burocrazia anche nei rapporti con
l'esterno.
Potrei aggiungere tante altre cose, onorevole Presidente, ma
preferisco dire quella più breve e diretta con l'umiltà con cui ho
sempre portato avanti il mio lavoro: faccio un passo indietro.
La circolare è stata interpretata in modo radicalmente diverso da
quello che mi prefiggevo e poco importa adesso stabilire perché;
involontariamente ho offeso la sensibilità di un'Assemblea così
tanta impegnata in una battaglia di riorganizzazione della cosa
pubblica regionale.
Il mio, il nostro primario interesse in questo momento è quello di
poter varare la riforma del sistema sanitario nell'interesse dei
cittadini ed è eccessivo distrarsi su una circolare su cui si è
sviluppato un così ampio dibattito.
Sono qui per offrire il mio contributo per riportare
nell'Assemblea da Lei presieduta la serenità necessaria. Voglio
contribuire in prima persona a far sì che la riforma del sistema
sanitario siciliano, importantissima e decisiva nell'interesse dei
cittadini, trovi la luce in un clima politico costruttivo e
collaborativo.
E' questa la mia priorità ed è questo il mandato per il quale
sono stato chiamato a far parte dalla Giunta di Governo dal
Presidente Lombardo che ringrazio per il convinto sostegno.
Pertanto, insediatisi i nuovi dirigenti generali, revoco la tanto
contestata circolare».
Onorevoli colleghi, stante la lettera inviata dall'Assessore Russo
e preso atto della revoca della circolare, invito i colleghi
firmatari a ritirare la mozione, essendo venuti meno i motivi di
mantenerla.
Presidenza del vicepresidente Formica
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per rispetto
delle istanze più volte reiterate dall'onorevole Cracolici, ritengo
che sia bene che decisioni del Parlamento maturino e si sviluppino
in Parlamento, e proprio in Parlamento vorrei dichiarare il ritiro
della mozione.
E' una mozione fondata sui contenuti della circolare
dell'Assessore e prendiamo atto positivamente dell'iniziativa
dell'Assessore di revocarla, anche perché tale circolare, a questo
punto, si appura essere senza destinatari. Infatti, è stato
chiarito dall'Assessore e dal Presidente Lombardo che i destinatari
non erano né i politici né i parlamentari; è stato chiarito che non
potevano essere i sindaci, che sono le massime autorità
territoriali in materia di sanità, che appartengono alla Conferenza
dei sindaci che programma gli interventi organizzativi e funzionali
della sanità nel territorio e che per ordinamento non sono organi
politici, ma organi amministrativi e istituzionali. Pertanto,
definitivamente verificato che la circolare non poteva essere
destinata né ai sindaci, né ai parlamentari, né ai politici,
riteniamo che essa senza destinatari non abbia motivo di rimanere
in vita.
Ne ha preso atto positivamente l'Assessore, ne prendiamo atto
positivamente noi, quindi ritiriamo la mozione di censura.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la mozione numero 105
«Interventi per contrastare la crisi economica internazionale
attraverso una gestione efficiente delle risorse della Regione», a
firma degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo,
Bonomo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo,
Donegani, Faraone, Ferrara, Mattarella, Fiorenza, Galvagno,
Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marinello, Marziano, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano. Ne
do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
la grave crisi che attraversa l'economia internazionale sta
assumendo dimensioni storiche. La crisi finanziaria globale,
innescata dal default dei mutui americani sub-prime e amplificata
da comportamenti sui mercati finanziari fortemente speculativi e
irresponsabili, ha generato un velocissimo deterioramento delle
prospettive di crescita dell'economia a scala mondiale. La mancanza
di fiducia che si è determinata agisce come un detonatore: le
condizioni del credito sono diventate molto restrittive, molte
aziende chiudono o si trovano nelle condizioni di dover ridurre
fortemente l'attività e i progetti di investimento, i consumi
calano, crescono le difficoltà di lavoro e di reddito per milioni
di persone;
in molti Paesi, tra cui l'Italia, si è aperta una fase di
recessione e le previsioni sull'immediato futuro formulate dagli
organismi internazionali devono essere aggiornate sistematicamente,
stante il precipitare del tasso di crescita del prodotto interno
lordo e degli altri indicatori economici, retrocessi tutti a segno
meno e per i quali si ipotizza un ritorno a segno positivo soltanto
verso la fine del 2010;
l'impatto della crisi pu�� risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi ormai da qualche tempo, in
conseguenza di un micidiale effetto cumulo: la stagnazione
economica, il collasso della Regione, il fallimento della strategia
di sviluppo sottesa alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6%. E'
un dato non lontano da quello dell'Italia, tuttavia è utile
rilevare come il contributo degli investimenti è stato dello 0,8
contro l'1,8%, quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro
lo 0,7%, mentre il contributo della spesa pubblica è stato ben più
elevato: 2,8 contro 2,2%. In Sicilia l'incidenza delle importazioni
nette, cioè dei beni e servizi provenienti da fuori regione, è
arrivata al 28%, contro una incidenza media nel Mezzogiorno del
22,4%. Nel 2000 il valore aggiunto dell'industria era del 12,4% del
totale prodotto in Sicilia, nel 2006 era sceso al 10,7%. La
percentuale attribuibile ai servizi pubblici è di contro aumentata
dal 30,1% al 34%;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4% di
quello della UE a 15, nel 2005 era sceso al 59,8% e in questi anni
è sceso ancora. Le condizioni sociali sono in ogni caso
preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello 0,9%,
nel primo trimestre del 2008 il tasso di disoccupazione ha toccato
il 15,3%, il tasso di attività è il più basso in Italia
attestandosi al 51,3%; l'indice di povertà relativa si è attestato
al 30,6% che non solo è il più alto in assoluto tra le regioni
italiane, ma è l'unico che è cresciuto in maniera esponenziale
negli ultimi anni;
anche con riferimento alla capacità di realizzare in Sicilia
riforme significative e di attivare fattori di sviluppo, come
previsto dalla strategia di Lisbona, i risultati sono negativi: la
spesa per ricerca e sviluppo e la spesa per istruzione rapportate
al PIL si sono ridotte, il ricorso alle fonti rinnovabili di
energia ed il volume di rifiuti smaltiti in modo differenziato sono
lontanissimi dai rispettivi parametri di riferimento;
la politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal Governo
regionale ha portato ad un deficit strutturale pari in questo
momento ad oltre 2 miliardi di euro. Le spese correnti sono state
aumentate ed oggi rappresentano circa l'85% dell'intero bilancio.
Gli investimenti, nonostante si fosse nella fase finale della spesa
di Agenda 2000, nel 2007 sono precipitati con un pesante -32%,
contribuendo in modo significativo alla caduta dell'importo dei
lavori pubblici messi in gara che nel 2007 sono stati pari a 2
miliardi contro i 4.8 del 2006;
anche dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare
di disastro: l'impatto avuto da Agenda 2000 sulle dinamiche di
sviluppo, secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
programmazione regionale, è stato scarso, se non proprio nullo. In
alcuni settori fondamentali come il turismo, i beni culturali,
l'acqua, i rifiuti, le performances hanno fatto segnare addirittura
una regressione rispetto agli obiettivi minimi fissati. Ciò in
conseguenza, tra l'altro, dell'eccessiva dispersione delle risorse,
nonché del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa, che
ha finanziato anche spesa corrente per precari o per corsi di
formazione professionale di dubbia utilità;
considerato altresì che:
la crisi sta agendo in modo selettivo anche in Italia,
determinando stravolgimenti nei settori produttivi quali il
tessile, che rischia di scomparire nel nostro Paese e negli assetti
territoriali, come dimostrato dall'azzeramento di intere aree
produttive, in particolare nel Mezzogiorno;
nella nostra Regione, dove si stima che il PIL del 2008 abbia
fatto segnare un -1,3% e, secondo alcune stime, scenderà ancora nel
2009 del 2,5%, è in vorticoso aumento la richiesta di cassa
integrazione, si prevede la perdita di almeno 50 mila posti di
lavoro, c'è un crollo degli investimenti privati come effetto anche
della forte stretta creditizia in Sicilia, le difficoltà di banche
fondamentali come l'Unicredit, numerosi investimenti pubblici
restano 'al palo';
la risposta alla crisi economica in Sicilia deve giovarsi anche di
misure nazionali ed europee, ma non può essere data solo con
politiche di breve periodo (di natura monetaria e/o fiscale), o
soltanto con interventi di sostegno alla domanda ed ai redditi. Se
l'obiettivo primario è quello di evitare che la crisi economica
produca effetti devastanti sul piano sociale, è altrettanto
importante progettare un'uscita dalla crisi puntando in avanti,
passando da una economia di domanda ad una economia di offerta,
aumentando la base produttiva, valorizzando le risorse e le
potenzialità strategiche e territoriali di cui la Sicilia dispone,
soprattutto nel contesto euromediterraneo;
la Commissione europea, nel proporre agli Stati membri una manovra
di bilancio per complessivi 170 miliardi di euro, ha richiesto che
gli interventi nazionali siano rivolti, in particolare, verso una
spesa pubblica con impatto sulla domanda a breve termine, sulle
garanzie e sui prestiti agevolati, sugli incentivi fiscali
soprattutto per contribuire al mantenimento e alla creazione di
posti di lavoro ed ha altresì invitato gli Stati membri ad
incrementare gli investimenti in infrastrutture, nell'efficienza
energetica, in materia di istruzione e ricerca, al fine di
stimolare la crescita e la produttività;
le misure fin qui predisposte dal Governo nazionale,tuttavia,
appaiono deboli ed inadeguate. Di certo non immettono nuove risorse
ma, operando con compensazioni di bilancio, non realizzano alcun
effetto espansivo, anticiclico. Sistematicamente il Governo ha
fatto massiccio ricorso al fondo per le aree sottoutilizzate dal
quale sono stati già prelevati negli ultimi sei mesi 15 miliardi di
euro per interventi del tutto estranei allo sviluppo del
Mezzogiorno;
le politiche pubbliche regionali devono delineare interventi
mirati e selettivi, privilegiando le famiglie a più basso reddito,
le imprese che vogliono investire su se stesse, i giovani che hanno
voglia di fare e non si arrendono all'unico sbocco rappresentato
dall'emigrazione forzosa;
ritenuto che:
è indispensabile che la Regione siciliana metta a punto un piano
straordinario anticrisi che leghi interventi anticiclici ad una
strategia che favorisca l'ammodernamento delle strutture ed il
passaggio ad una economia sostenibile;
a supporto di tale piano è necessario il puntuale reperimento di
risorse mobilitabili, a cominciare da quelle di bilancio che vanno
liberate attraverso una rigorosa legge finanziaria, nonché dalla
finalizzazione dei fondi che la Regione ha allocato presso gli
istituti finanziari regionali e non pienamente utilizzati;
del tutto prioritaria è l'attivazione delle risorse derivanti
dalla programmazione 2007/2013, così come la riprogrammazione e il
pieno utilizzo dei fondi provenienti dalla programmazione relativa
al periodo precedente. Secondo le stime riportate dall'ultimo DPEF
regionale, infatti, la Regione ha a sua disposizione 14.860 milioni
di euro a titolarità regionale a cui devono aggiungersi circa 9
miliardi di euro di fondi nazionali allocati nei PON e nel FAS per
il periodo 2007/2013. Negli accordi di programma quadro stipulati
negli anni precedenti sono stati programmati interventi per 16.577
milioni di euro, dei quali soltanto il 20% circa è stato speso,
impegna il Governo della Regione
ad effettuare una riprogrammazione delle risorse giacenti negli
accordi di programma quadro e a programmare le risorse nuove
disponibili sul FAS, indirizzandole verso la realizzazione di
lavori pubblici immediatamente attivabili che presentino
caratteristiche di elevata utilità sociale e prevedano un intenso
utilizzo di manodopera, quali la messa in sicurezza delle scuole di
ogni ordine e grado in cofinanziamento con province e comuni,
l'assetto del territorio, la difesa del suolo, il ripristino delle
infrastrutture danneggiate da eventi calamitosi, la viabilità
secondaria e rurale. L'attivazione di un programma di realizzazione
di alloggi popolari ad elevata efficienza energetica, anche
mediante ristrutturazione di immobili esistenti nei centri urbani.
La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e dei
trasporti, anche mediante iniziative che alimentino ricerca,
produzione e diffusione di mezzi pubblici ecologici, come gli
autobus a metano, in modo da contribuire a raggiungere anche in
Sicilia 'gli obiettivi 20-20-20' posti dalla Unione europea per i
prossimi anni;
a concentrare le risorse della programmazione 2007/2013 su alcuni
filoni strategici: a) la realizzazione delle reti materiali e
immateriali da e per la Sicilia e all'interno dell'Isola; b)
l'efficienza, il risparmio, la riqualificazione energetici, la
produzione da fonti rinnovabili, le problematiche collegate ai
cambiamenti climatici; c) la logistica ed i servizi avanzati alle
imprese, la creazione di filiere corte, l'economia di prossimità;
d) lo sviluppo del capitale umano e delle conoscenze attraverso la
formazione continua, la ricerca, l'innovazione, il trasferimento
tecnologico;
ad approvare il documento unico di programmazione che recepisca
gli indirizzi sopra individuati, anche per consentire l'immediato
sblocco degli interventi già verificati e tuttavia non ancora
avviati;
ad intervenire presso il Governo nazionale e in tutte le sedi
opportune affinchè l'Unione europea emani nuove disposizioni in
materia di regimi di aiuti, in particolare prevedendo il raddoppio
degli importi ricadenti nel regime 'de minimis';
ad emanare le opportune disposizioni affinché l'amministrazione
regionale paghi i propri creditori non oltre 90 giorni dalla
presentazione dei giustificativi di spesa e rilasci le
certificazioni sull'esistenza dei crediti come previsto dal comma 3
bis dell'articolo 9 del decreto-legge n. 185/2008, come convertito
dalla legge n. 2/2009;
a promuovere una verifica di coerenza con la programmazione
regionale e di sostenibilità ambientale nei confronti di iniziative
finanziate con investimenti privati, non ancora partite;
ad individuare, anche con il concorso degli istituti finanziari
regionali, misure di credito sostenibile a sostegno di famiglie e
piccole imprese;
a realizzare un'azione di concertazione con gli enti locali
siciliani al fine di individuare le risorse mobilitabili per la
realizzazione di lavori pubblici ed interventi di carattere
sociale;
a individuare interventi per fronteggiare la disoccupazione, anche
attraverso cantieri di lavoro e il servizio civico comunale,
utilizzando le misure del FSE relative alla adattabilità ed alla
occupabilità». (105)
CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE
BENEDICTIS-
DI BENEDETTO-DIGIACOMO-DI GUARDO-DONEGANI-FARAONE- FERRARA-
MATTARELLA- FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-
MARZIANO-ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-
TERMINE-VITRANO
Avverto che la mozione sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione. In
quella sede, se il Governo, ovviamente, è d'accordo per accoglierla
ed è pronto per la discussione, la inseriremo per la trattazione,
previo il parere del Governo.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 10 marzo 2009,
alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
N. 105 - «Interventi per contrastare la crisi economica
internazionale attraverso una gestione efficiente delle
risorse della Regione».
CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BONOMO
DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DONEGANI -
MATTARELLA FIORENZA - GALVAGNO - GUCCIARDI -
LACCOTO
MARINELLO - MARZIANO - PANARELLO - PANEPINTO -
PICCIOLO - RINALDI
III -Discussione unificata di mozione, interpellanza e
interrogazione:
a) Mozione n. 88 - «Misure immediate di intervento per
fronteggiare il fenomeno migratorio in Sicilia».
LUPO - CRACOLICI - DI BENEDETTO - GALVAGNO -
MATTARELLA MARINELLO - PANEPINTO - AMMATUNA
GUCCIARDI - RINALDI - BONOMO - LACCOTO
BARBAGALLO - VITRANO - FERRARA
b) Interpellanza n. 44 - «Iniziative a tutela dei diritti
civili degli emigrati».
LUPO
c) Interrogazione n. 364 - «Interventi a livello centrale per
fronteggiare l'immigrazione clandestina e
garantire il rispetto delle norme che
regolano la gestione dei centri di
permanenza temporanea».
APPRENDI
IV - Discussione della mozione:
N. 96 - «Iniziative urgenti finalizzate alla riorganizzazione
funzionale dell'amministrazione regionale e al
contenimento delle spese».
CRACOLICI - DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO
FERRARA - RINALDI
V -Discussione unificata di mozione e di interrogazione:
a) Mozione n. 100 - «Revoca del decreto dell'Assessore per la
sanità in materia di registrazione delle
attività alimentari».
ODDO - CRACOLICI - APPRENDI
VITRANO - DONEGANI - MARINELLO
b) Interrogazione n. 434 - «Revoca del decreto dell'Assessore
per la sanità in materia di registrazione
delle attività alimentari».
ODDO
VI - Discussione del disegno di legge:
«Norme per il riordino del servizio sanitario regionale» (n.
248/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 14.05
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli