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Resoconto d'Aula della Seduta n. 72 di mercoledì 11 marzo 2009
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   DE  LUCA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

            Assume la Presidenza il vicepresidente Formica

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  aver
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo  altresì  che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o  di
  scrutinio   segreto   (articolo  127)  sono  effettuate   mediante
  procedimento elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Adamo  e  Apprendi  hanno
  chiesto congedo per le sedute di oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   - «Disposizioni in materia di elezioni primarie»  (numero 367)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009;

   -  «Norme  per  l'istituzione di centri antiviolenza  e  case  di
  accoglienza per le donne ed i minori vittime di violenza» (n. 371)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009.

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   -  «Norme  interpretative inerenti l'applicazione  dei  programmi
  costruttivi  previsti  dall'articolo  2,  comma  3,  della   legge
  regionale  6 maggio 1981, numero 86, come sostituito dall'articolo
  25 della legge regionale 6 aprile 1996, numero 22» (numero 372)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009;

   -  «Disposizioni  per la gestione pubblica delle  risorse  idriche
  nella Regione» (numero 373)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009;
   -  «Interventi in favore dei programmi costruttivi facenti  parte
  degli  insediamenti  abitativi  ubicati  all'interno  del  P.d.Z..
  Ritiro - Tremonti di Messina» (numero 376)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009;

   «Interventi  per la promozione del consumo di alimenti  biologici
  nelle mense scolastiche» (numero 378)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009.
   - PARERE III.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - «Credito d'imposta per l'occupazione»  (numero 374)
   - Di iniziativa parlamentare.
   - Inviato in data 10 marzo 2009.
   - PARERE III.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.   Invito  il  deputato  segretario  a  dare   lettura
  dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.

   DE LUCA, segretario f.f.:

   «All' Assessore per la sanità, premesso che:

   l'azienda  unità  sanitaria locale n. 9 di Trapani,  con  note  -
  prot. 10253 del 25 febbraio 2009 e prot. 11673 del 4 marzo 2009  -
  comunicava  l'intenzione di voler procedere all'assunzione  di  72
  vincitori del concorso pubblico per titoli ed esami per il profilo
  di  collaboratore professionale sanitario infermiere  già  esitato
  con   provvedimento  delegato  del  Direttore  amministrativo   di
  approvazione  della  graduatoria  rubricato  al  n.  2021  del  06
  dicembre 2007;

   la  nota  di  chiarimento prot. 2120 del 4 agosto  2008,  inviata
  dall'Assessore ai direttori delle aziende unità sanitarie  locali,
  ospedaliere  ed  ospedaliere universitarie, in merito  ai  decreti
  assessoriali  -  n. 1634/08 dell'8 luglio 2008 e n.  1821  del  29
  luglio 2008, precisa al punto 1 che, le disposizione relative alla
  sospensione  delle  procedure di assunzione, di  cui  al  D.A.  n.
  2831/07  non riguardano provvedimenti già resi esecutivi ai  sensi
  dell'art.   2   dello  stesso  decreto,  né  eventuali   procedure
  concorsuali   in   itinere  per  il  reclutamento   delle   figure
  professionali individuate nei suddetti provvedimenti esecutivi;

   l'Azienda   unità   sanitaria  locale  n.  9  ha   opportunamente
  evidenziato che, per gli anni 2007 e 2008 ha rispettato  i  limiti
  di spesa imposti dall'art. 1, comma 565, della legge n. 296 del 27
  dicembre  2006  riducendo  la  spesa per  il  personale  dell'1,4%
  rispetto  all'anno  2004  e  che  ha  effettuato  l'indispensabile
  ricognizione  della situazione organica aziendale al  31  dicembre
  2007   con   atto   deliberativo  n.  629  del  27   marzo   2008,
  favorevolmente esitato dall'Assessorato Sanità;

   l'azienda summenzionata, con deliberazione n. 2513 del 14 ottobre
  2008  -  favorevolmente  esitata  dall'Assessorato  Sanità  -   ha
  proceduto   all'adozione   della  programmazione   triennale   del
  fabbisogno del personale;

   l'assunzione  dei  72 vincitori di concorso  di  cui  trattasi  è
  finalizzata anche per destinare n. 20 unità al servizio SUES 118 e
  ciò  al fine di procedere alla medicalizzazione di n. 4 ambulanze,
  di n. 8 unità per l'attivazione dell'hospice e cure palliative del
  presidio  ospedaliero  di  Salemi  (TP)  e  che  degli  oltre  120
  collaboratori  professionali infermieri assunti  con  contratto  a
  tempo  determinato la maggior parte sono i vincitori del  concorso
  de quo;

   la   spesa  sostenuta  dall'azienda  per  i  contratti  a   tempo
  determinato  di cui sopra, sarà trasferita in egual  misura  sulle
  assunzioni a tempo indeterminato che si intendono porre in essere;

   è del tutto evidente che per le assunzioni delle 72 unità, non si
  registrerà nessun incremento di spesa, per il personale, a  carico
  del   bilancio  aziendale  ma  solo  benefici  per   la   maggiore
  professionalità e stabilità nell'assistenza all'ammalato;

   è   sempre   stata  prevista  un'espressa  deroga   nelle   leggi
  finanziarie  nazionali  nel periodo di vigenza  del  blocco  delle
  assunzioni a tempo indeterminato;

   appare singolare, da parte dell'Assessorato Sanità, il continuare
  ad   indugiare  nel  dare  riscontro  favorevole  alle  intenzioni
  dell'ASL  n.  9  che  intende procedere  alle  assunzioni  dei  72
  soggetti vincitori del concorso succitato in considerazione  anche
  della  prossima scadenza della validità della graduatoria e  delle
  rilevanti    spese   sostenute   per   l'espletamento    dell'iter
  concorsuale;

   per sapere:

   se  non  ritenga  serio, ragionevole e consono alle  disposizioni
  impartite dall'Assessore, procedere, nell'immediato, a riscontrare
  favorevolmente  la richiesta avanzata dall'ASL  n.  9  di  Trapani
  condividendo   la   giusta   assunzione   dei   72   collaboratori
  professionali infermieri vincitori di concorso;

   se  non  ritenga  giusto  e doveroso considerare  prioritario  il
  suddetto adempimento, visto l'effettivo fabbisogno dell'ASL  n.  9
  di Trapani, di personale infermieristico al fine di assicurare un'
  adeguata  assistenza nelle strutture aziendali, nel servizio  SUES
  118  e nell'hospice da attivare presso il presidio ospedaliero  di
  Salemi». (483)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                                ODDO

   PRESIDENTE.  Avverto che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  iscritta all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   DE LUCA, segretario f.f.:

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   l'ospedale  G.F.  Ingrassia è ubicato sul  versante  sud  est  di
  Palermo e rappresenta l'unico presidio alla periferia della  città
  ed  è  dotato  di unità operativa quali anestesia e  rianimazione,
  cardiologia   e  UTIC,  UTIN,  chirurgia  generale,   emodinamica,
  ginecologia,  e ostetricia medicina, MCAU e ortopedia.  In  totale
  all'interno della struttura sono attivi ben 192 posti letto;

   attesa  la collocazione geografica del territorio in cui  è  sito
  l'ospedale, i residenti dei comuni di Monreale, San Giuseppe  Jato
  e  San  Cipirello, oltre che parte di Piana degli Albanesi e Santa
  Cristina  Gela,  utilizzano  il  presidio  ospedaliero,   che   in
  particolare  nel periodo estivo, attesa la vocazione  turistica  e
  residenziale  di  questi centri si trova ad ospitare  migliaia  di
  utenti;

   la   nuova   programmazione  sanitaria   prevede   l'accorpamento
  dell'ospedale   G.F.  Ingrassia  all'interno  di  altri   presidii
  ospedalieri  cittadini,  che  utilizzerebbero  le  risorse  umane,
  professionali e strumentali del presidio ospedaliero per colmare i
  loro  vuoti di organico e l'insufficienza dei posti letto, facendo
  venir  meno,  in tal senso, i requisiti per garantire  l'emergenza
  sanitaria,  l'assistenza, la continuità ospedaliera  degli  utenti
  della periferia e della provincia di Palermo;

   tale  previsione  di  accorpamento  contrasta  con  la  strategia
  portata  avanti  dall'Assessorato  Sanità  e  dall'azienda   unità
  sanitaria  locale  n.  6  finalizzata  a  potenziare  il  presidio
  ospedaliero;

   negli  ultimi  anni,  infatti, sono stati  realizzati  importanti
  investimenti economici, ristrutturazioni di unità operative (nuovi
  reparti di rianimazione, cardiologia, ginecologia ed in ultimo  le
  nuovissime  sale operatorie), acquisti di attrezzature, assunzione
  di  personale,  provvedimenti tutti che  hanno  reso  autonomo  ed
  efficiente il presidio ospedaliero G.F. Ingrassia che è  diventato
  attualmente  il  punto di riferimento dei piccoli  ospedali  della
  provincia di Palermo;

   considerata     pertanto     l'inopportunità     di     procedere
  all'accorpamento  del  presidio  ospedaliero  G.F.  Ingrassia  con
  contestuale richiesta di estrapolare la struttura ospedaliera  dal
  piano di riordino della rete sanitaria in Sicilia;

   per  sapere quali provvedimenti il Governo della Regione  intenda
  adottare  per  evitare l'accorpamento dell'ospedale  Ingrassia  ai
  centri ospedalieri della città di Palermo». (484)

               (L'interrogante chiede risposta scritta)

                                                              CAPUTO

   PRESIDENTE.  Avverto che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  inviata al Governo.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE. Comunico che in data 10 marzo 2009 è stata presentata
  la seguente mozione:

   -  numero  116  «Misure urgenti per fronteggiare la  grave  crisi
  economica  e  occupazionale che sta investendo il  nostro  Paese»,
  degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo,
  De  Benedictis,  Di  Benedetto, Digiacomo,  Di  Guardo,  Donegani,
  Faraone,  Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,  Laccoto,  Lupo,
  Marinello,  Marziano, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo,  Raia,
  Rinaldi, Speziale, Termine e  Vitrano.
   Ne do lettura:

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  crisi economica internazionale, come ampiamente previsto,  da
  mesi  sta  facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro  Paese.
  Gli  ultimi dati, recentemente resi noti dal servizio studi  della
  Confindustria,  configurano il 2009 e il 2010  come  due  anni  di
  recessione  con conseguente tracollo dei posti di lavoro:  secondo
  gli  stessi  dati nell'anno in corso saranno 600 mila i lavoratori
  che  perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione  salirà  al
  8,4%.  Solo  nel  mese  di dicembre 2008, il  ricorso  alla  cassa
  integrazione  ordinaria da parte delle aziende  ha  conosciuto  un
  incremento  pari  al  526%  rispetto allo  stesso  mese  dell'anno
  precedente.  Dati  questi che prefigurano un anno  particolarmente
  nero per l'occupazione italiana;

   l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro  per  la
  Sicilia,  innestandosi  su una situazione  generale  dell'economia
  siciliana  che  fa  segnare indici negativi in conseguenza  di  un
  micidiale  effetto cumulo: la stagnazione economica,  il  collasso
  della  Regione, il fallimento della strategia di sviluppo  sottesa
  alla programmazione 2000-2006;

   nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6%; il
  contributo  degli  investimenti è stato dello  0,8  contro  1'1,8,
  quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro lo 0,7, mentre
  il  contributo della spesa pubblica è stato ben più  elevato:  2,8
  contro 2,2;

   il  PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al  64,4%
  di  quello  della UE (al 15), nel 2005 era sceso  al  59,8%  e  in
  questi  anni  è sceso ancora e che le condizioni sociali  sono  in
  ogni  caso preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è  sceso
  dello   0,9%;   nel  primo  trimestre  del  2008   il   tasso   di
  disoccupazione ha toccato il 15,3%, il tasso di attività è il  più
  basso  in  Italia,  attestandosi al  51,3%;  l'indice  di  povertà
  relativa  si è attestato al 30,6% che, non solo è il più  alto  in
  assoluto tra le regioni italiane, ma è l'unico che è cresciuto  in
  maniera esponenziale negli ultimi anni;

   visto che:

   in questo quadro s'inserisce il problema dei lavori con contratto
  a  termine (i lavoratori cosiddetti precari) che nel nostro  Paese
  riguarda  un  lavoratore  su 8, migliaia di  lavoratori  privi  di
  tutele,  che  saranno  i primi a pagare gli  effetti  della  crisi
  economica;

   sono  circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008
  per  i  quali  il  decreto  del Governo nazionale,  il  cosiddetto
  'sostegno  all'economia', ha previsto un  sussidio  poco  più  che
  simbolico  e comunque non ancora operativo, pari al 10  per  cento
  sull'ultima   retribuzione  e  che  la  platea  dei  precari   che
  beneficerà delle norme contenute nel decreto non sarà superiore al
  dieci  per cento del totale dei lavoratori precari, mentre, in  un
  recente  studio pubblicato dall'università 'La Sapienza' di  Roma,
  si  calcola  che  siano  oltre 800 mila  gli  atipici  a  'rischio
  precarietà',  vale  a  dire  con  un  solo  contratto  e  un  solo
  committente;

   a  fronte di questa situazione le misure predisposte dal  Governo
  si  sono  rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda
  crisi in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si
  riferiscono i benefici, in particolare quelli previsti del decreto
  n.  185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a  far
  fronte  alla  grave crisi economica ed occupazionale che  sta  già
  investendo  il nostro Paese e che perdurerà almeno per i  prossimi
  due anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112/2008, convertito
  con  la  legge  n.  133/2008,  è  stato  abolito  il  processo  di
  stabilizzazione del personale precario, avviato con le  due  leggi
  finanziarie  del Governo Prodi, e ciò determinerà  la  perdita  di
  lavoro  per  oltre  60  mila  lavoratori  precari  della  pubblica
  amministrazione e della scuola;

   a  distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle
  critiche  mosse dal Partito Democratico alle misure  del  Governo,
  che  hanno  distolto ingenti risorse per interventi  inefficaci  o
  iniqui,  come  l'eliminazione dell'ICI  o  la  detassazione  degli
  straordinari;     una    misura,    quest'ultima,    assolutamente
  inappropriata perché in un momento di crisi economica e di rischio
  occupazionale  gli straordinari sicuramente non  sono  una  misura
  alla  quale  ricorrono  le aziende in difficoltà.  Queste  risorse
  avrebbero    potuto   invece   essere   indirizzate   verso    gli
  ammortizzatori  sociali,  vera e propria  emergenza  dell'anno  in
  corso;

   manca,   a   tutt'oggi,  una  strategia  condivisa  di   sostegno
  all'occupazione,  così  come non è stata  data  attuazione  ad  un
  disegno  organico di riforma degli ammortizzatori sociali, secondo
  le  linee  guida  concordate tra Governo e parti sociali,  con  il
  protocollo del 23 luglio 2007;

   in questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi
  ed  ancora  una  volta  inefficaci: anche  l'accordo  recentemente
  raggiunto  con  le  Regioni non si propone di avviare  la  riforma
  degli ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma  si
  limita  ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse
  sulla cassa integrazione in deroga;

   per  tutte  queste  ragioni,  appare necessario  approntare,  con
  strumenti  eccezionali,  misure di tutela  economica,  tramite  un
  assegno  mensile di disoccupazione, pari almeno al  60  per  cento
  della   retribuzione   percepita  ogni   mese   nell'ultimo   anno
  lavorativo,  per  quei lavoratori che, in caso  di  licenziamento,
  fino  ad  ora  risultano esclusi dall'accesso agli  ammortizzatori
  sociali,  vale  a  dire:  i  lavoratori  a  tempo  determinato   e
  indeterminato,  appartenenti ai settori ed alle  imprese  che  non
  risultano   destinatari  di  alcun  trattamento  di   integrazione
  salariale,  i  dipendenti da imprese nel  settore  artigiano,  gli
  apprendisti,   i   titolari   di  partita   IVA   in   regime   di
  monocommittenza  con  un  reddito  inferiore  ad  una  determinata
  soglia,  i  soggetti iscritti alla gestione separata INPS  di  cui
  all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;

   considerato che

   in  coerenza con tale impostazione il Partito Democratico ha  già
  avanzato  precise proposte sia in occasione dell'esame del  citato
  decreto-legge  n.  185/2008, sia con appositi  progetti  di  legge
  volti  ad  assicurare l'estensione delle misure  di  sostegno  del
  reddito  dei lavoratori esclusi dall'applicazione degli  strumenti
  previsti  in  materia di ammortizzatori sociali: al Senato  il  14
  ottobre 2008 a firma Finocchiaro, Treu e altri e alla Camera il 23
  gennaio 2009 a firma Damiano e altri;

   gli  interventi  previsti nel protocollo tra Governo,  Regioni  e
  Province autonome del 12 febbraio 2009 riguardano esclusivamente i
  lavoratori  coinvolti in trattamenti in deroga ai sensi  dell'art.
  19,  comma  8,  del  decreto-legge  n.  185/2008,  convertito  con
  modificazioni dalla legge n. 2 del 2009, e che quindi escludono  i
  soggetti  iscritti alla gestione separata INPS di cui all'articolo
  2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;

   gli  effetti  della  crisi  economica non  possono  essere  fatti
  gravare  esclusivamente  sui  lavoratori  ed  in  particolare  sui
  lavoratori  più deboli, quali risultano i lavoratori precari  e  i
  lavoratori  delle  imprese  artigiane  e  delle  piccole   imprese
  industriali;

   le  misure  di  sostegno  al  reddito dei  disoccupati  sono  uno
  strumento di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi  e
  alla domanda che contribuirà al rilancio dell'economia,

                  impegna il Presidente della Regione

   a sollecitare il Governo nazionale:

   ad  adottare,  entro  il  31 marzo e per l'anno  2009,  forme  di
  sostegno  del  reddito  attraverso  l'istituzione  di  un  assegno
  mensile  di  disoccupazione, pari almeno al  60  per  cento  della
  retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo,  per
  tutti  quei  lavoratori  attualmente  esclusi  dall'accesso   agli
  strumenti  previsti dal sistema di ammortizzatori  sociali  e  che
  hanno perso il posto di lavoro dall'1 settembre 2008;

   ad   estendere  a  tutti  i  lavoratori  le  tutele  della  cassa
  integrazione   previste  nei  casi  di  crisi  temporanea   e   di
  sospensione del lavoro;

   a  procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al  varo
  di  un  disegno  organico di riforma degli ammortizzatori  sociali
  attraverso  le linee guida concordate tra Governo e parti  sociali
  con  il  protocollo del 23 luglio 2007 e indicate nei  disegni  di
  legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione per
  la  ricerca di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori
  beneficiari delle tutele del reddito (Patto di servizio);

   a   riavviare  le  politiche  antievasione,  a  cominciare  dalla
  tracciabilità   dei   corrispettivi,  dal   limite   massimo   dei
  trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni  per  le
  imposte  evase, visto che lo smantellamento ha portato,  al  netto
  della crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata,  in
  via   prudenziale,  sulla  base  dei  dati  contenuti  nei  'Conti
  economici nazionali' comunicati dall' ISTAT il 12 marzo scorso, in
  7 miliardi di euro per il 2008;

   a  ricostituire presso il Ministero dell'economia e delle finanze
  la  Commissione  per  la  spending review al  fine  di  completare
  l'analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di spesa  da
  eliminare   e   riorganizzare,   in   alternativa   agli   iniqui,
  inefficienti  ed inefficaci tagli lineari al centro della  manovra
  di finanza pubblica di cui al decreto-legge n. 12/2008, convertito
  con modificazioni nella legge n. 133 del 2008;

   all'immediato  utilizzo  delle risorse di  competenza  nazionale,
  previste  nel protocollo tra Governo, Regioni e Province  autonome
  del 12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti
  in  deroga  ai sensi dell'art. 19, comma 8, del d.l. n.  185/2008,
  convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009». (116)

        CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
        DI BENEDETTO-DI GUARDO- DIGIACOMO- DONEGANI-FARAONE-FERRARA-
   FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-ODDO-
  PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO

   Avverto  che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

   - numero 107 «Potenziamento degli uffici regionali per il rilascio
  delle  autorizzazioni per l'attivazione di impianti  fotovoltaici»,
  degli  onorevoli  Ragusa, Maira, Cordaro,  Dina,  Savona,   Fagone,
  Forzose, Cascio Salvatore e Lo Giudice, presentata il 4 marzo 2009;

   -  numero  108  «Verifica della gestione delle  risorse  destinate
  all'internazionalizzazione  dell'economia  della  Regione»,   degli
  onorevoli  Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna, presentata  il  4
  marzo 2009;

   -  numero  109 «Riorganizzazione del sistema turistico siciliano»,
  degli  onorevoli Barbagallo,  Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata
  il 4 marzo 2009;

   -  numero  110 «Iniziative per fronteggiare la crisi idrica  della
  Regione»,  degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno  e  Ammatuna,
  presentata il 4 marzo 2009;

   -  numero  111  «Osservanza della normativa contro  l'inquinamento
  acustico   da   parte  dei  comuni»,  degli  onorevoli  Barbagallo,
  Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata il 4 marzo 2009;

   -  numero  112 «Potenziamento delle unità di personale di sostegno
  per   l'assistenza  ai  disabili  nella  scuola  siciliana»,  degli
  onorevoli  Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna, presentata  il  4
  marzo 2009;

   -  numero 113 «Misure idonee per migliorare la qualità dei servizi
  sociali  e  di sostegno alla famiglia», degli onorevoli Barbagallo,
  Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata il 4 marzo 2009;

   -  numero  114 «Iniziative per contrastare il degrado del  sistema
  carcerario  in  Sicilia»,  degli onorevoli  Greco,  Lupo,  Mineo  e
  Gucciardi, presentata il 5 marzo 2009;

   -  numero  115  «Informativa urgente sulla situazione del  settore
  bancario in Sicilia», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno  e
  Ammatuna, presentata il 5 marzo 2009.

   Invito il deputato segretario a darne lettura.

   DE LUCA, segretario f.f.:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  disponibilità di energia condiziona il progresso  economico  e
  sociale  di  una regione, ma il modo con cui l'energia  viene  resa
  disponibile può condizionare negativamente l'ecosistema e quindi la
  qualità della vita;

   nel  medio  termine, l'importanza delle fonti rinnovabili  non  si
  misura  tanto sulla loro capacità di sostituire quote rilevanti  di
  fonti fossili, ma anche nella possibilità di creare nuovi posti  di
  lavoro;

   nel lungo periodo le fonti rinnovabili possono essere determinanti
  sia  per  ragioni  di sicurezza degli approvvigionamenti,  sia  per
  l'acuirsi delle emergenze ambientali;

   considerato che:

   l'approvazione  del  piano  energetico regionale  da  parte  della
  Regione  siciliana,  con cui ci si dota dello strumento  necessario
  per  affrontare  il  complesso sistema delle politiche  energetiche
  regionali,  rappresenta un valido strumento per far  ripartire  gli
  investimenti e la creazione di nuove opportunità di lavoro;

   l'ottenimento dell'autorizzazione di installazione di un  impianto
  fotovoltaico rappresenta uno degli elementi che maggiormente incide
  sulla tempistica legata all'entrata in esercizio di un impianto  e,
  conseguentemente,  sulle  scelte di  investire  o  meno  in  questo
  settore strategico per i benefici effetti economici e ambientali;

   tenuto conto che:

   gli  uffici, sia regionali sia periferici (genio civile), preposti
  a   lavorare   per   consentire   il  rilascio   delle   necessarie
  autorizzazioni,   non  hanno  destinato  un  numero   adeguato   di
  funzionari per espletare in tempi rapidi le necessarie pratiche,  e
  che   l'attuale  sistema  incentivante  dell'energia   fotovoltaica
  consente un sufficiente ritorno economico dell'investimento  a  chi
  sceglie di investire in questo settore;

   gli  incentivi  sono  concessi fino al raggiungimento  del  budget
  nazionale  previsto e che quindi esiste, di fatto, una competizione
  tra aree territoriali per arrivare per primi all'approvazione degli
  incentivi.  E'  dunque determinante rilasciare  le  autorizzazioni,
  quando dovute, in tempi rapidissimi;

   l'organico  dei dipendenti della Regione siciliana è probabilmente
  mal  distribuito  rispetto  alle  esigenze  legate  alle  politiche
  attuali  ed è dunque possibile selezionare del personale  da  altri
  uffici   per  destinarlo  a  compiti  strategici  per  lo  sviluppo
  economico dell'Isola,

                   impegna il Governo della Regione

   a  potenziare,  nel  più breve tempo possibile,  l'organico  degli
  uffici  che  si occupano di rilasciare le necessarie autorizzazioni
  per l'attivazione di impianti fotovoltaici». (107)

                                     RAGUSA-MAIRA-CORDARO-DINA-SAVONA
                                  FAGONE-FORZESE-CASCIO S.-LO GIUDICE

                            «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la situazione economica della Sicilia non è stata mai così grave;

   le  esportazioni, in particolare, rappresentano  uno  dei  primati
  negativi della nostra Regione;

   nel  primo  semestre del 2008 le esportazioni verso l'estero  sono
  state pari al 2,7 per cento sul totale nazionale;

   tale  percentuale,  al netto dei prodotti petroliferi,  si  aggira
  attorno all'1 per cento;

   considerato  che molte altre regioni d'Italia superano  largamente
  la  Sicilia  (Lombardia  28,5 per cento, Emilia  Romagna  13,1  per
  cento, Veneto 12,5 per cento, Piemonte 10,6 per cento, Toscana  6,9
  per  cento,  Lazio 3,8 per cento, Friuli 3,7 per cento, Marche  2,9
  per cento);

   ritenuto che:

   le  cospicue risorse finanziarie comunitarie finora impiegate  non
  hanno prodotto risultati significativi in termini di sviluppo e  di
  crescita economica;

   con   la   misura   '6.06   internazionalizzazione   dell'economia
  siciliana' (del POR 2000-2006) sono stati spesi quasi 19 milioni di
  euro per missioni all'estero;

   nel   2007   l'Assessorato  regionale  per  la  cooperazione,   il
  commercio, l'artigianato e la pesca ha speso circa 1 milione e  200
  mila  euro  per  la  partecipazione a fiere e mostre  di  carattere
  commerciale, agroalimentare ed artigianali promosse all'estero,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  effettuare  i  controlli  dovuti alla  verifica  dell'utilizzo
  coerente delle risorse finanziarie comunitarie e l'efficacia  delle
  iniziative    assunte    in   materia   di   internazionalizzazione
  dell'economia siciliana». (108)
                                    BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA

                           «L'Assemblea regionale siciliana
   premesso che:

   il 4 agosto 2005 è stata approvata la legge 'Norme per lo sviluppo
  turistico della Sicilia';

   con la predetta legge è stato, tra l'altro, recepito l'articolo  5
  della   legge   numero  135/2001  riguardante  l'introduzione   dei
  distretti turistici;

   considerato che:

   dopo  oltre 3 anni dall'approvazione non è stata ancora data piena
  attuazione al nuovo modello organizzativo;

   nel  mese  di ottobre 2007 è stato presentato un nuovo disegno  di
  legge che introduce elementi modificativi o/e integrativi;

   ritenuto che:

   nella  predetta  legge regionale il termine 'distretto  turistico'
  viene   utilizzato  in  modo  non  corretto,  dal  punto  di  vista
  concettuale, come sinonimo di sistema turistico locale;

   il distretto può essere definito come un raggruppamento di imprese
  di piccole e medie dimensioni indipendenti l'una dall'altra, tra le
  quali nasce e si sviluppa una cooperazione di tipo spontaneo;

   ritenuto, ancora, che:

   il sistema turistico locale si differenzia dal distretto turistico
  per due motivi principali:

   1)  la  necessità  di  un  ente o di una  società  strategicamente
  leader,  sia  nella  fase di creazione che in quella  di  lancio  e
  gestione del sistema nel suo complesso;

   2)  il  carattere aperto del sistema che, sin dalle prime fasi  di
  progettazione,  interagisce anche con  imprese  di  altri  Paesi  e
  località, secondo una rete di relazione su scala globale;

   ritenuto, infine, che:

   il   sistema  turistico  locale  non  deve  configurarsi  come  un
  duplicato di strumenti già esistenti (PIT, GAL, PIR, eccetera),  ma
  deve   porsi   come  un  punto  di  riferimento  per  la   concreta
  promocommercializzazione delle destinazioni sui  mercati  nazionali
  ed  esteri  e  per  la creazione di nuove opportunità  di  sviluppo
  turistico in un'ottica più ampia di marketing territoriale;

   il  ritardo  normativo ha generato confusione  tra  gli  operatori
  turistici  locali e una carenza di gestione territoriale  da  parte
  dei  soggetti pubblici, allargando di fatto il ritardo della nostra
  Regione   nei   confronti  delle  destinazioni   del   bacino   del
  Mediterraneo,

                   impegna il Governo della Regione
                              e per esso
      l'Assessore per il Turismo, le comunicazioni e i trasporti

   ad  avviare  le  dovute  iniziative per  la  riorganizzazione  del
  sistema  turistico siciliano alla luce di quanto è già  avvenuto  a
  livello nazionale e comunitario». (109)

                                    BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   centinaia  di imprenditori agricoli ed interi quartieri  di  città
  come  Agrigento  e  Caltanissetta  vivono  il  dramma  legato  alla
  mancanza d'acqua;

   recentemente,  a seguito di controlli dell'esercito,  sono  emersi
  inauditi casi di furti lungo la rete idrica;

   l'autorità  per  la  vigilanza sui contratti pubblici  di  lavori,
  servizi e forniture, nell'ultima relazione al Parlamento nazionale,
  ha  dichiarato che in Sicilia vi sono otto dighe in costruzione  da
  più  di  20  anni  per  problematiche  legate  all'adeguamento  dei
  progetti e ai contenziosi con le imprese;

   considerato che:

   dietro ai contenziosi e agli errori nell'esecuzione dei lavori,  i
  rapporti  e  le  inchieste di varie procure della Repubblica  hanno
  accertato  l'esistenza di un intreccio perverso con la  criminalità
  organizzata;

   dove  c'è l'acqua, o dove dovrebbe esserci, esiste la mafia  o  il
  pericolo di infiltrazioni mafiose;

   atteso che:

   in  Sicilia piove con il contagocce (il 10 per cento in meno negli
  ultimi  dieci  anni)  e  la capacità delle  dighe  in  esercizio  è
  limitata  dalle infinite lungaggini sui collaudi e sulle  norme  di
  sicurezza;

   agli  inizi  di agosto esse contenevano 330 milioni di metri  cubi
  mentre oggi ne contengono 250 milioni;

   rilevato che:

   per fare qualche esempio, i lavori della diga di Blufi di Palermo,
  appartenente ancora all'EAS, che ammontano a 300 miliardi iniziali,
  più  altri 120 stanziati per completarla, sono stati interrotti per
  via  dell'assenza  della  verifica di impatto  ambientale  prevista
  dalla normativa vigente;

   la  realizzazione  della  diga Pietrarossa  di  Caltagirone  (CT),
  iniziata  nel  lontano 1989 in assenza delle dovute  autorizzazioni
  della  soprintendenza, è stata interrotta a causa del rinvenimento,
  durante gli scavi, di una villa di epoca romana;

   in  merito  alla  stessa  diga,  successivamente,  la  procura  di
  Caltagirone  ha  scoperto  una truffa  fra  tecnici,  funzionari  e
  l'impresa   costruttrice,  architettata  per  ottenere   un   altro
  finanziamento non dovuto;

   nella diga Cannamasca, ubicata sul torrente Tumarrano, a circa  30
  chilometri  da  Agrigento, i lavori sono  stati  bloccati  dopo  la
  scoperta  dell'instabilità  del  terreno,  mentre  risulta  che  il
  progetto  è  stato modificato proprio per migliorare il sistema  di
  drenaggio;

   anche la diga di Piano del Campo dell'Alto Belice, progettata  più
  di 30 anni fa, vanta interessi di 'cosa nostra';

   rilevato ancora che:

   l'ente  acquedotti  siciliano, posto in liquidazione  dal  lontano
  2004 ad opera della Regione, mentre attende di essere liquidato, ha
  aumentato  i  propri debiti che raggiungono quota  450  milioni  di
  deficit;

   secondo  quanto  riferito dal commissario  liquidatore  dell'ente,
  paradossalmente  il buco di bilancio è cominciato  proprio  quattro
  anni fa, passando dai 380 milioni di euro agli attuali 450,

                   impegna il Governo della Regione

   ad intervenire con provvedimenti urgenti per fronteggiare la crisi
  idrica   della   nostra   Regione,  tenuto  conto,   altresì,   che
  l'osservatorio delle acque dell'ARRA (Agenzia regionale  rifiuti  e
  acque)  ha  comunicato  un taglio del 10 per cento  dell'erogazione
  dell'acqua dalle dighe per problemi legati alla siccità;

   ad  adottare  iniziative al fine di vigilare  sul  rispetto  delle
  leggi  in  materia  di  affidamento e di  gestione  dei  lavori  di
  costruzione e manutenzione delle dighe ovvero per ovviare  ad  ogni
  possibile infiltrazione di natura illegale e malavitosa». (110)

                                    BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   i  comuni  hanno l'obbligo di applicare la legge 26 ottobre  1995,
  numero 447 finalizzata alla riduzione dell'inquinamento acustico;

   la  verifica d'impatto acustico deve essere richiesta non solo per
  tutte  le  nuove attività, ma anche in caso di voltura  del  titolo
  abilitativo,  dei  cambi del titolare o del legale  rappresentante,
  dei  cambi  di  persona  giuridica nella  ditta  ed  in  seguito  a
  lamentele od esposti per eccessiva rumorosità;

   considerato che:

   i comuni dovrebbero esercitare le funzioni amministrative relative
  al    controllo    sull'osservanza   delle   disposizioni    contro
  l'inquinamento acustico;

   per  tutte  le attività fonte di rumore è necessario  ottenere  il
  relativo  nulla osta attraverso una relazione tecnica  di  impianto
  acustico ambientale;

   ritenuto che:

   per  esercitare le funzioni amministrative relative  al  controllo
  sull'osservanza  della  legge numero  447/95  i  comuni  dovrebbero
  verificare la presenza del nulla osta d'impianto acustico,  con  la
  presa  visione  della  relazione  del  tecnico  competente   e   la
  compilazione della documentazione ai sensi del decreto  legislativo
  numero 277/91;

   il  mancato rispetto delle leggi sopra richiamate dovrebbe  essere
  tempestivamente  comunicato all'ARPA (Agenzia regionale  protezione
  ambientale) e alla Magistratura,

                   impegna il Governo della Regione
         e per esso l'Assessore per il Territorio e l'ambiente

   ad  assumere  le  dovute  iniziative nei  confronti  di  tutte  le
  amministrazioni che violano la predetta normativa». (111)

                                    BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   circa  1700 alunni disabili rimarranno in Sicilia senza insegnanti
  di  sostegno poiché sono state nominate 1003 unità di personale  di
  sostegno in meno;

   i  tagli  operati  dal Governo Berlusconi produrranno  conseguenze
  disastrose  non solo per gli insegnanti ma anche per le famiglie  e
  per   gli   stessi  disabili  ai  quali  viene  negato  il  diritto
  all'assistenza;

   considerato che:

   il numero degli alunni disabili in Sicilia è di 25.938 unità ed  è
  in forte aumento rispetto all'anno scolastico 2007-2008 (20.359);

   tagliare gli organici significa negare l'accoglienza del disabile,
  non  assicurare  la  qualità del servizio e  violare  il  principio
  sacrosanto dell'integrazione scolastica.

   ritenuto che:

   l'entità   dei  tagli  ha  effetti  drammatici  sui   livelli   di
  integrazione dei soggetti più deboli;

   a  fronte di 12.840 posti attivati nell'anno scolastico 2007-2008,
  è  previsto il funzionamento di 11.837 posti, con un decremento  di
  1003 unità;

   il  Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo,  condividendo
  le  preoccupazione per l'incerto futuro della scuola siciliana,  ha
  inviato  una nota al Ministero  dell'istruzione, dell'università  e
  della  ricerca, denunciando la lesione del principio costituzionale
  di leale collaborazione, poiché la Sicilia è titolare di competenze
  proprie sulle quali interferiscono le determinazioni statali,

                   impegna il Governo della Regione
                              e per esso
   l'Assessore per i Beni culturali ed ambientali e per la pubblica
                              istruzione

   ad  intraprendere le iniziative necessarie a potenziare i posti di
  sostegno  e  per evitare che la scuola siciliana diventi  luogo  di
  emarginazione e non di integrazione per gli alunni disabili». (112)

                                    BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  Sicilia gli interventi più significativi in tema di  politiche
  sociali  sono previsti ancora, in gran parte, dalle leggi regionali
  numero 22/86 e numero 21/78;

   il legislatore regionale siciliano, in 60 anni di autonomia, non è
  riuscito  ad  adottare una normativa organica in tema di  politiche
  sociali;

   la stessa legge numero 328/2000 non è stata pienamente applicata;

   considerato che:

   la  legge  regionale numero 10/2003 deve essere  ancora  in  buona
  parte attuata;

   nella  nostra Regione, a motivo del grave disagio sociale, occorre
  una particolare attenzione per le politiche sociali;

   è  necessario, in particolare, sostenere la famiglia come soggetto
  attivo delle politiche sociali;

   ritenuto che:

   il  nuovo  ciclo di programmazione dei fondi comunitari  2007/2013
  attribuisce grande rilievo alle politiche sociali;

   specifiche   azioni  potranno  essere  attuate  tramite   l'A.P.Q.
  (accordo  di programma quadro) 'giovani protagonisti di  sé  e  del
  territorio'   sottoscritto  dalla  Regione  con   l'amministrazione
  statale nel mese di agosto 2008,

                   impegna il Governo della Regione
                              e per esso
   l'Assessore regionale per la Famiglia, le politiche sociali e le
                           autonomie locali

   ad  attivare le dovute iniziative atte alla piena attuazione della
  legge regionale n. 10/2003;

   a  porre in atto le misure idonee al fine di migliorare la qualità
  dei  servizi  sociali e per rafforzare la coesione  e  l'inclusione
  sociale». (113)

                                    BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA

                           «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  in Sicilia la situazione penitenziaria  ha  assunto
  dimensioni patologiche in quanto nelle 27 case circondariali aventi
  sede  nella  Regione dovrebbero essere reclusi  non  più  di  4.500
  soggetti. Alla data della presente sono invece detenuti circa 7.200
  individui.  Si  tratta  di  un dato che,  oltre  a  certificare  un
  intollerabile   sovraffollamento,  mette  a  nudo  una   condizione
  carceraria  che  sfugge ad ogni parametro e alla stessa  previsione
  dell'articolo  27 della Costituzione secondo cui...  'le  pene  non
  possono  consistere in trattamenti contrari al senso di  umanità  e
  devono tendere alla rieducazione del condannato';

   considerato  che  il sovraffollamento è in contrasto  sia  con  la
  Costituzione  che con l'ordinamento ed i regolamenti  penitenziari,
  ma  anche  e soprattutto con le più elementari norme di trattamento
  umanitario,  con  i  requisiti minimi di  igiene  e  salubrità  dei
  luoghi.  Le  celle  affollate  provocano,  altresì,  gravi   disagi
  psicologici, dovuti ad una convivenza in spazi angusti, che  ledono
  la dignità dell'uomo;

   valutato che la situazione carceraria siciliana risulta, per molti
  versi,  più grave della non facile situazione carceraria del  Paese
  che  registra, ormai, la presenza di oltre 60 mila detenuti  e  che
  tale  situazione  ha fatto emergere problematiche  che  contrastano
  anche  con la Carta dei diritti fondamentali dell'UE e con la Carta
  europea  dei  diritti dell'uomo che, come è noto,  vietano  sia  la
  tortura che il trattamento inumano e degradante;

   accertato   che,  ad  esempio,  in  alcune  sezioni  del   carcere
  palermitano  dell'Ucciardone si vive, da parte  dei  detenuti,  una
  condizione  carceraria  disumana  che  rende  difficile   qualsiasi
  iniziativa di rieducazione e di reinserimento sociale. I  detenuti,
  in  numero  eccessivo, 'abitano' celle prive delle  più  elementari
  norme  igieniche (gabinetti 'alla turca' da dove fuoriescono ratti;
  lavabi  privi  di scarico; pareti umide ed ammuffite; soffitti  dal
  quale  si  staccano calcinacci e rendono visibile la  struttura  in
  ferro del solaio; finestre senza vetri; muri delle celle sporchi  e
  scrostati; arredi fatiscenti sia per quanto riguarda i letti che  i
  'mobiletti', eccetera). Per non parlare delle assenze di  strutture
  idonee     a  sviluppare attività culturali, ludico-ricreative:  ad
  esempio, il campetto di calcio è inagibile da tempo;

   preso atto che dall'1 gennaio 2009 la sanità penitenziaria è stata
  trasferita  al servizio sanitario nazionale e quindi alle  regioni,
  non  risulta, in proposito, che ad oggi siano stati prodotti (fatta
  salva  una  commissione  tecnica insediata  dall'Assessore  per  la
  sanità)  atti  amministrativi o legislativi idonei a consentire  un
  passaggio  fisiologico  di  competenze  senza  pregiudizio  per  il
  diritto alla salute dei detenuti;

   ritenuto che la Regione, per effetto dell'articolo 33 della  legge
  regionale numero 5/2005, ha istituito il Garante per la tutela  dei
  diritti  fondamentali  dei  detenuti e per  il  loro  reinserimento
  sociale e che pertanto è nelle condizioni, con proprie risorse,  di
  pianificare  interventi ancor più incisivi rispetto a quelli,  fino
  ad  oggi  meritoriamente prodotti dal predetto ufficio, che aiutino
  ad  umanizzare  le  condizioni di vita del  sistema  carcerario  in
  Sicilia, in stretta collaborazione con le autorità penitenziarie,

                   impegna il Governo della Regione

   1)   ad  intervenire  presso  il  Ministero  della  giustizia  per
  segnalare  la  grave  situazione carceraria siciliana  al  fine  di
  sollecitare l'emanazione di appositi provvedimenti volti a  rendere
  meno degradante la detenzione in Sicilia;

   2)  a  sollecitare al Governo nazionale l'immediata apertura delle
  nuove  carceri di Gela, Noto, e Villalba e ad attivare,  in  attesa
  dell'attuazione  del  piano per l'edilizia carceraria,  appropriati
  interventi   di  sistemazione  delle  sezioni  delle  carceri   più
  fatiscenti della Sicilia con procedura d'urgenza;

   3)  a sollecitare il Governo nazionale ad effettuare l'adeguamento
  strutturale delle carceri: Ucciardone di Palermo, Piazza  Lanza  di
  Catania, Sciacca, Favignana, Ristretta, poiché assolutamente  fuori
  da  ogni  parametro  o  standard  accettabile  per  consentire  una
  detenzione che non sia degradante nè disumana;

   4)  ad  attivare  ogni  iniziativa utile presso  i  Ministeri  del
  lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali  e  quello  degli
  affari  regionali e delle autonomie locali affinché  si  promuovano
  adeguate  iniziative  amministrative volte a  realizzare,  nel  più
  breve   tempo   possibile,  un'assistenza  sanitaria   adeguata   e
  rispettosa del diritto alla salute dei detenuti;

   5)  a  reperire idonee risorse per consentire il finanziamento  di
  attività  lavorative in carcere, di formazione professionale  e  di
  reinserimento sociale dei detenuti, come richiesto dal Garante  per
  la  tutela  dei  diritti fondamentali dei detenuti e  per  il  loro
  reinserimento sociale;

   6)  ad intervenire con urgenza presso il Ministero della giustizia
  per  segnalare  la  grave carenza di circa 500  agenti  di  polizia
  penitenziaria  negli organici degli istituti siciliani  rispetto  a
  quanto  previsto  dal  DPCM del 2001 e per  chiederne  la  relativa
  copertura». (114)

                                           GRECO-LUPO-MINEO-GUCCIARDI

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  crollo  in  borsa del titolo Unicredit ha determinato  per  la
  Regione  siciliana perdite finanziarie pari a circa 400 milioni  di
  euro;

   dopo  la  fusione  del Banco di Sicilia con il gruppo  guidato  da
  Alessandro  Profumo,  il  Governo regionale  non  ha  adottato  una
  strategia  adeguata  per la salvaguardia e la valorizzazione  della
  nostra partecipazione finanziaria;

   considerato che:

   non  sono stati rinnovati i patti parasociali tra la Regione e  il
  vecchio gruppo proprietario del Banco di Sicilia (Capitalia);

   non  sono stati nominati i consiglieri in quota Regione nel  board
  del Banco di Sicilia;

   ritenuto  che  la  ricapitalizzazione è in  stand-by,  pur  avendo
  appostato  in  bilancio la relativa somma (pari  a  18  milioni  di
  euro),

                  impegna il Presidente della Regione

   a  riferire  in Aula sulla situazione finanziaria derivante  dalla
  crisi  del  sistema bancario e, in particolare, sul  ruolo  che  il
  Governo  regionale  vuole  svolgere sulle politiche  del  credito».
  (115)

                                    BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA

   Dispongo   che   le  predette  mozioni  vengano  demandate,   come
  consuetudine,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari perchè se ne determini la data di discussione.

      Seguito della discussione del disegno di legge numero 248/A
       «Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale»

   PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione del disegno di legge numero 248/A «Norme per  il
  riordino del Servizio sanitario regionale».
   Invito  i  componenti la VI Commissione a prendere posto al  banco
  alla medesima assegnato.
   Onorevoli  colleghi,  il  relatore,  come  sapete,  è  l'onorevole
  Leontini,  il quale ha annunciato nella scorsa seduta  che  avrebbe
  rinunciato  a  svolgere la propria relazione e che l'avrebbe  fatto
  nella seduta di oggi.
   Pertanto, se l'onorevole Leontini è presente in Aula, lo invito  a
  procedere  in tal senso. Non essendo presente, invito la Presidenza
  della Commissione a pronunciarsi in merito.

   LACCOTO,  vicepresidente  della  Commissione.  Signor  Presidente,
  penso  che  a  questo punto la relazione si possa dare  per  letta,
  anche  perché ci troviamo in una situazione particolare, in  quanto
  sono  stati  esitati due disegni di legge dalla  Commissione  ed  è
  stato  presentato  un emendamento molto diverso rispetto  a  quello
  esitato   dalla  stessa.  Pertanto,  mi  rimetto  al  testo   della
  relazione.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  sia
  necessario  ed  utile  comunicare all'Aula  anche  un'intesa  sulla
  procedura, tenuto conto di ciò di cui parlava l'onorevole  Laccoto,
  poiché  siamo  in  presenza di una situazione  di  cui  non  so  se
  esistono precedenti.
   Come  lei sa, c'è una difficoltà di proposizione emendativa,  cioè
  cosa  dobbiamo  emendare:  il testo o gli  emendamenti?  Questo  lo
  valuteremo.
   Credo  che  sia  utile,  tuttavia,  e  in  questo  senso  è  stato
  concordato con il Presidente dell'Assemblea, che la Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, già convocata per la  fine  dei
  lavori d'Aula, possa valutare anche la procedura.
   Però,   lo  dico  per i colleghi, almeno per i  miei  colleghi  di
  gruppo  che  mi  hanno  chiesto  di stabilire  il  termine  per  la
  presentazione  degli  emendamenti,  credo  che  si  possa  vagliare
  l'ipotesi  di  fissare per venerdì il termine per la  presentazione
  degli emendamenti al testo e di rinviare a martedì prossimo l'esame
  dell'articolato con i relativi emendamenti. Credo che sia utile che
  la Presidenza lo comunichi all'intera Aula.
   Adesso,  signor Presidente, entro nel merito sapendo che mai  come
  in  questa occasione il merito è più complicato del previsto. Certo
  è singolare che prenda io la  parola per primo

   LEONTINI. Io l'ho chiesta già.

   CRACOLICI.  Se è così, se lei l'ha chiesta, io, signor Presidente,
  chiedo  -  perché  giustamente il Presidente del  Gruppo  PDL  che,
  l'altra  volta,  doveva svolgere la relazione e che  aveva  chiesto
  addirittura  lui il rinvio - di fare il mio intervento  nel  merito
  subito dopo quello del capogruppo del PDL.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato
  che  per la prima volta ci troviamo ad affrontare un dibattito  con
  una  serie di passaggi, per quanto riguarda la presentazione  degli
  emendamenti,  un po' nuova rispetto alla prassi che quest'Assemblea
  ha  sempre seguito,  chiedo una rapida riunione dei presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari  in  Sala lettura deputati,  per  definire  il
  percorso  e  dare certezza sui tempi ai colleghi deputati  rispetto
  proprio alla presentazione degli emendamenti, per valutare se vanno
  presentati al testo del Governo o all'altro testo.
   Tutto  ciò al fine di svolgere un ragionamento complessivo, serio,
  definito,  in modo da dare a tutti quanti la possibilità di  capire
  come  si svolgerà il dibattito, con quali modalità si presenteranno
  gli  emendamenti e quando si chiuderà la sessione, in modo tale  da
  dare  certezza a tutti noi rispetto ad una riforma importante, qual
  è la riforma sanitaria.
   Non  vogliamo  strozzare  il  dibattito,  ma  vogliamo  avere   la
  possibilità  di  interagire  con il  Governo  in  maniera  seria  e
  puntuale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, in effetti, la  Presidenza  aveva
  concordato   l'ipotesi  di   consentire  la   presentazione   degli
  emendamenti  sino a venerdì. Tuttavia, la richiesta  dell'onorevole
  Leanza  merita  di essere valutata e, quindi, se i capigruppo  sono
  d'accordo,  noi  potremmo anche procedere ad  una  interruzione  di
  cinque  minuti  per  una Conferenza informale  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari in Sala lettura deputati.
   Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.

     (La seduta, sospesa alle ore 12.20, è ripresa alle ore 12.58)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


               Comunicazione delle determinazioni della
           Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, nella Conferenza  dei  Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari  che si è tenuta  informalmente  è  stato
  stabilito che oggi si svolgerà la discussione generale del  disegno
  di  legge all'ordine del giorno per concludersi stasera, il termine
  di  presentazione degli emendamenti è spostato alle  ore  12.00  di
  venerdì  13 marzo 2009; martedì prossimo, 16 marzo, inizieremo  con
  l'esame dell'articolato.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                                 248/A

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  disegno  di
  legge che è all'esame dell'Aula è uno dei più importanti che questo
  Parlamento si accinge ad approvare nel quinquennio di competenza.
   La  finalità del disegno di legge è quella di riformare,  in  modo
  sostanziale,  il  sistema  organizzativo  della  sanità   siciliana
  contemperando tale riforma e qualificazione con le esigenze poste a
  fondamento del piano di rientro stabilito dal Governo regionale con
  il  Governo  nazionale e pubblicato in Gazzetta  nell'agosto  2007.
  Quindi,   un'opera   di  riqualificazione,  di  potenziamento,   di
  consolidamento  e di riforma che è di fondamentale  importanza  sia
  dal  punto di vista dell'attività di governo che dal punto di vista
  parlamentare.
   Agli  inizi  dell'attività parlamentare e  di  governo  di  questa
  legislatura,    il   dibattito   ha   immediatamente    focalizzato
  l'attenzione su alcune questioni fondamentali.
   L'Assessore  Russo  e il Governo hanno lavorato  alacremente  alla
  definizione di alcuni strumenti per rispondere al piano di  rientro
  e,  nello stesso tempo, per mettere in campo alcune indicazioni che
  servivano alla predisposizione del disegno di legge di riforma.
   Lo stesso abbiamo fatto noi con la nostra iniziativa parlamentare:
  abbiamo presentato un nostro disegno di legge, ad ottobre,  che  ha
  preceduto  quello del Governo, ma che ha fatto avviare un dibattito
  che  oggi  ci  consente di essere pervenuti  ad  una  soluzione  di
  sintesi e di condivisione.
   E'  vero  che  il  disegno  di  legge  che  è  stato  definito  in
  Commissione - ma l'ho già detto la volta scorsa - è stato frutto di
  un lavoro della Commissione molto intenso, ma nello stesso tempo ha
  prodotto  una soluzione parziale perché alcune forze politiche  non
  erano presenti in Commissione e avevano preferito disimpegnarsi  da
  quella fase per una non condivisione del merito e del metodo.
   Proprio  per  questo  si  rendeva  necessario  un  supplemento  di
  dibattito, soprattutto all'interno della maggioranza, per pervenire
  a  delle soluzioni più condivise e quindi ad unificare i testi,  le
  indicazioni  normative  e legislative e fornire  ai  siciliani  una
  indicazione definitiva di riforma del sistema sanitario siciliano.
   Quali erano le idee fondamentali che erano a  base dei due sistemi
  immaginati   nei  due  disegni  di  legge,  quello  di   iniziativa
  parlamentare  PDL - UDC e quello del Governo, fatto  passare  dalla
  Giunta e poi proposto alla Commissione?
   Per  un  verso,  la creazione di aziende uniche  provinciali  -  e
  questa era l'idea del Governo - che sottoponesse il controllo,  non
  soltanto  delle  funzioni, ma soprattutto della spesa  ad  un'unica
  autorità e quindi ad una direzione aziendale che si articolasse nel
  direttore  generale, nel direttore amministrativo e  nel  direttore
  sanitario.
   Per  un altro verso, da parte nostra, l'esigenza, focalizzata  nel
  nostro disegno di legge, era quella di sottoporre la gestione delle
  attività ospedaliere e la gestione delle attività del territorio ad
  una separazione, ad un'autonomia gestionale, operativa e funzionale
  di  budget  e anche deliberativa  che consentisse, non soltanto  di
  rendere speculare l'attività del territorio e quella dell'ospedale,
  anche  sanamente concorrenziale, ma nello stesso tempo consentisse,
  monitorando  la  spesa,  di  poter  investire  maggiormente   sulle
  attività  del  territorio e cioè sulle attività di prevenzione,  di
  filtro,   di   medicina  di  base,  di  medicina   scolastica,   di
  riabilitazione, di lungodegenza, tutto ciò che viene prima  e  dopo
  l'ospedale.  Queste esigenze erano, in fondo, i nuclei  attorno  ai
  quali poi giravano i due articolati.
   Nella  sintesi  che  è stata efficacemente rinvenuta  nella  parte
  finale  del  confronto  tra l'iniziativa  parlamentare  del  PDL  e
  dell'UDC e il Governo con il suo testo, si è addivenuti proprio  ad
  una  soluzione che queste due esigenze contiene e contempera perché
  nell'ambito   della   previsione  di  una  medesima   azienda   con
  un'articolazione dirigenziale che prevedesse il direttore generale,
  il  direttore  amministrativo e il direttore sanitario,  inserisce,
  per   quanto   riguarda  l'ospedale,  la  previsione   di   filiere
  ospedaliere,   con   ospedali  di  rilievo  provinciale   capofila,
  sottoposti ad una diarchia di direzione amministrativa e  direzione
  sanitaria  che  avesse  - secondo il comma  4  dell'articolo  14  -
  autonomia  gestionale, con un budget proprio, operativa, funzionale
  e deliberativa.
   Lo  stesso  vale per il territorio che, al di sotto del  direttore
  generale  e  del  direttore amministrativo e  sanitario  aziendali,
  prevede   una   diarchia,  direzione  amministrativa  e   direzione
  sanitaria, che con l'autonomia gestionale, quindi budget  autonomo,
  operativa,  funzionale e deliberativa prevedesse  l'attuazione  del
  programma riguardante il territorio. Programma contenuto nell'unico
  atto  aziendale  e  nella supervisione strategica e  programmazione
  superiore che fa capo alla direzione generale dell'azienda  con  il
  direttore  generale,  il direttore amministrativo  e  il  direttore
  sanitario.
   Questo  consente,  per un verso, di far pervenire ai  due  settori
  dei  budget  autonomi provenienti dal budget unico dell'azienda  e,
  quindi,  un  controllo  della  spesa più  efficace,  dall'altro  di
  monitorare l'attività ospedaliera rispetto a quella territoriale in
  modo  più immediato, più stringente e, quindi, di eliminare subito,
  attraverso  le filiere ospedaliere, quelli che sono i duplicati,  i
  triplicati,  le liste d'attesa, i ricoveri impropri,  l'occupazione
  impropria  dei posti letto e tutto ciò che, fino ad oggi,  è  stato
  lamentato come patologia da curare.
   Se  è  vero  che  le  due  iniziative  legislative  derivavano  da
  un'identica  premessa,  che  era  quella  di  risanare  la   sanità
  siciliana  da  una piaga, la ospedalizzazione selvaggia  che  drena
  risorse,  spesso  dispersive ed improprie, motivate  da  tutta  una
  serie  di  processi degenerativi, se è vero che da questo punto  di
  vista,  dalla verifica dei bilanci aziendali risultava che la  voce
  relativa  alla  gestione  degli ospedali,  soprattutto  nell'ambito
  delle  aziende sanitarie, ASL, determinava i più pesanti sforamenti
  dei  tetti,  in  questo  modo si avvia un sistema  che  garantisce,
  dovrebbe  garantire,  il  risultato di un  maggiore  controllo  ma,
  soprattutto,   di  una  qualificazione  immediata   della   filiera
  ospedaliera e di una qualificazione immediata della spesa,  con  un
  più  diretto  rapporto  tra  la direzione  dei  due  settori  e  la
  direzione  aziendale e l'attività concreta, sia nel territorio  che
  nell'ospedale.
   Questo consente non soltanto di contemperare efficacemente  i  due
  sistemi,  quello  dell'azienda unica  e  quello  della  separazione
  dell'ospedale dal territorio, ma anche di far questo senza  aggravi
  di  spesa perché non si è trattato di una riduzione complessiva del
  numero di aziende neutralizzata da una moltiplicazione delle figure
  intermedie  dei  direttori  amministrativi  e  sanitari,  perché  i
  direttori   amministrativi  e  sanitari   preposti   alle   filiere
  ospedaliere  ed  al  territorio non sono contrattualizzati  con  un
  contratto di diritto privato come il direttore amministrativo ed il
  direttore  sanitario aziendale, ma sono dirigenti apicali  con  una
  contrattazione integrativa fruenti di una integrazione di funzione.
   Quindi,  anche  dal  punto di vista della  spesa  il  sistema  non
  comporta  aggravi di spesa ma comporta, invece, una più  funzionale
  attribuzione  di  funzioni all'interno del personale  sanitario  ed
  amministrativo di cui si dispone.
   Complessivamente  il  sistema ottempera ad un obiettivo  risultato
  che è quello della riduzione quantitativa del numero delle aziende,
  riduzione  quantitativa  del numero delle direzioni;  ottempera  al
  risultato    della   separazione   del   territorio   dall'ospedale
  nell'ambito   di  una  medesima   supervisione  strategica   e   di
  programmazione; ottempera al risultato di evitare  un  aggravio  di
  spesa;  ottempera  al risultato di un potenziamento  immediato  del
  territorio con risorse e con competenze.
   E'  per  questo  che  ho  fatto riferimento,  quindi,  al  sistema
  complessivo  ed  al nucleo centrale di questo sistema  complessivo,
  che  vede  oggi  condivisa la soluzione tra Governo e  maggioranza,
  quindi  essere pervenuti ad una soluzione di sintesi che  riteniamo
  soddisfacente.
   Ci   sono  alcuni  aspetti  che  rimangono  suscettibili   di   un
  approfondimento  e  quindi  di  un ulteriore  valutazione  che  noi
  preferiremmo  rimanessero  definiti  così  come  nell'articolazione
  consegnata all'Aula dalla Commissione. Questo lo dico perché so che
  il  Governo condivide molti di questi aspetti, e perciò sarà facile
  sciogliere i nodi. Faccio riferimento, per esempio, alla parte  del
  disegno  di legge dove si norma in materia di distretti sanitari  e
  di rapporti tra distretti e dipartimenti aziendali.
   Se  il  Governo  ha preferito cassarli e noi preferiremmo  che  si
  mantenessero,   non  è  perché  c'è  divergenza,   ma   perché   la
  precisazione  del modello di articolazione e di organizzazione  del
  distretto    -   sebbene   condividiamo  l'idea   del   Governo   e
  dell'Assessore  di ridurre il numero complessivo dei  distretti  -,
  sia    meglio   definita   attraverso   la   disciplina   contenuta
  nell'articolato e, quindi, su questo ci riserviamo di  valutare  la
  nostra  posizione  alla  stregua della  posizione  del  Governo  ed
  eventualmente di decidere come utilizzare l'emendamento del Governo
  e come porci nei confronti dell'emendamento del Governo.
   A  proposito  dei  distretti, noi non soltanto  ribadiamo  che  il
  distretto   di   base   costituisce  l'articolazione   dell'azienda
  sanitaria  provinciale all'interno della quale vengono  erogate  le
  prestazioni  in  materia di prevenzione individuale  o  collettiva,
  diagnosi,  cura  e  riabilitazione ed  educazione  sanitaria  della
  popolazione  che,  per  le  loro  caratteristiche,  debbono  essere
  garantite in maniera omogenea e diffusa sul territorio, ma  diciamo
  anche  che il distretto ha delle articolazioni:  materna-infantile;
  disabilità;  gli  anziani; le patologie da HIV; patologie  cronico-
  degenerative;  patologie oncologiche; la terminalità,  la  medicina
  legale-fiscale  e  necroscopica;  l'educazione  alla  salute  e  la
  medicina scolastica.
   Abbiamo  anche disciplinato in materia di direzione delle attività
  distrettuali   e,   nel  definire  i  rapporti  tra   distretti   e
  dipartimenti  aziendali, abbiamo meglio fissato le  competenze  dei
  dipartimenti.
     Per  quanto  riguarda il dipartimento funzionale delle  attività
  territoriali,  abbiamo  assegnato  compiti  di  coordinamento   dei
  distretti e a tale dipartimento abbiamo fatto afferire il  servizio
  di  assistenza primaria, di assistenza specialistica, di assistenza
  residenziale  e  domiciliare, il servizio di  medicina  legale,  il
  servizio di riabilitazione e il servizio farmaceutico.
   Questo  assieme  ad altri aspetti che riguardano all'articolo  24,
  per   esempio  la  disciplina  dei  rapporti  con  l'attività   dei
  convenzionati  esterni e della ospedalità privata e delle  case  di
  cura  che  noi  riteniamo  di considerare  proprio  alla  luce  dei
  contenuti  della formulazione del nostro articolo 24, così  come  -
  per  quanto  riguarda  il 118 - la necessità di  procedere  ad  una
  riduzione  dei  costi, ad una  bonifica e ad  un  consolidamento  e
  potenziamento del servizio riqualificato attraverso una definizione
  in  norma della formula, della scelta, della modalità con la  quale
  si  intende ottemperare a tale risultato sia preferibile  e  quindi
  riteniamo,  da  questo punto di vista, segnalare  l'opportunità  di
  mantenere  le  soluzioni  previste  nel  nostro  articolato.  Fermo
  restando,  comunque, la necessità di un supplemento di confronto  e
  di dibattito che potrà sicuramente consentire a noi e al Governo di
  pervenire ad una soluzione condivisa così come si è deciso poc'anzi
  di  tentare  di  fare,  a margine del lavoro  d'Aula,  proprio  per
  consentire  al lavoro d'Aula di essere più funzionale, più  spedito
  ed  essere esercitato su delle indicazioni che la maggioranza e  il
  Governo sottopongono in modo unitario ed omogeneo.
   Ci  sono  anche  alcune  questioni che la  Commissione  aveva  nel
  proprio  disegno di legge fissato come imprescindibili.  Una  è  di
  principio: si è detto che tutti insieme dobbiamo cooperare affinché
  l'attività  di  gestione  della sanità in Sicilia  fosse  tutelata,
  protetta   e   preservata   da   processi   degenerativi    o    da
  cristallizzazioni   delle   attività   aziendali,    se    radicate
  esageratamente in una azienda o in un luogo.
   Allora, per ovviare a questi processi noi come Commissione avevamo
  definito un principio: i direttori generali possono essere nominati
  una  sola  volta e per un periodo massimo di cinque anni.  Era  una
  norma  e una regola che va nella direzione proprio dell'affidamento
  di un compito preciso e soprattutto a tempo determinato, al fine di
  poter programmare ed attuare in quell'ambito temporale il programma
  che  l'azienda  contratta e concorda con il Governo  regionale,  ma
  nello  stesso  tempo  senza appesantimenti, possibili  radicamenti,
  cristallizzazioni, incrostazioni e degenerazioni che  un  ulteriore
  prosieguo  dei  tempi  di durata potrebbe fare  insorgere,  se  non
  dovessimo  rendere  ancora  più a maglie  strette  il  sistema  dei
  controlli complessivamente articolato nel territorio regionale.
   Questa  è  un'altra esigenza, così come altra esigenza era  quella
  che  è  parzialmente  garantita dalla  costituzione  delle  filiere
  ospedaliere  con  il presidio di rilievo provinciale  capofila,  ma
  evitando  che  si  procedesse  in  Sicilia  ad  una  indiscriminata
  chiusura di presidi ospedalieri.
   Per   evitare  questo  sicuramente  le  filiere,  così  immaginate
  nell'emendamento del Governo e che è il frutto di un confronto  che
  in questi ultimi giorni è stato molto fitto, molto proficuo e molto
  costruttivo, ci garantiscono che l'attenzione alle singole  valenze
  dei  presìdi  ospedalieri  sarà maggiore  e  che  quindi  sarà  più
  immediata  la  possibilità, attraverso  la  gestione  autonoma  del
  budget  e delle funzioni delle filiere ospedaliere, di disciplinare
  e  ridurre  gli  sprechi,  di ridurre i duplicati,  di  ridurre  le
  dispersioni  di risorse e tutto ciò che fino ad oggi è  stato  alla
  base della nostra necessità di riforma.
   Tuttavia,  mantenere  l'articolo  che  in  Commissione  era  stato
  formulato  e  che  prevede  che anche nell'ambito  di  processi  di
  conversione e rifunzionalizzazione possa essere residua un'attività
  finalizzata  agli acuti e quindi al ricovero ed alla  cura,  questo
  per  noi  era  stato in Commissione una questione di principio  che
  consentisse  di  evitare  che si pensasse  a  delle  attività  così
  indiscriminate  di  chiusura che comunque  dalla  previsione  delle
  filiere è già scongiurata.
   Ecco perché noi diciamo che, complessivamente, gli emendamenti del
  Governo  sono  il frutto di una condivisione e che  il  disegno  di
  legge  che  ne  verrà fuori è oramai un disegno  di  legge  comune,
  condiviso  e che deriva proprio dal lungo, approfondito e  proficuo
  dibattito che all'interno della maggioranza e, perché no, anche con
  l'opposizione è stato animato ed approfondito in tutti questi mesi.
  Ma il lavoro d'Aula renderà sicuramente perfettibile questo disegno
  di  legge  e consentirà soprattutto a noi e al Governo di  definire
  meglio alcune questioni che sono ancora alla base di una volontà di
  emendamento  che, pur senza essere contrapposta,  è  finalizzata  a
  meglio  definire alcune soluzioni che noi, fino ad  ora,  riteniamo
  meglio definite nell'articolato di provenienza della Commissione.
   Ho  sintetizzato così, largo modo, le caratteristiche fondamentali
  e  le prerogative di questo disegno di legge; sono convinto che sia
  stato fatto in questi mesi un buon lavoro e che il corpus normativo
  che  deriverà  da questa attività finale dell'Aula consegnerà  alla
  Regione  uno strumento di riforma che sarà sicuramente prezioso  al
  fine  non  soltanto  della bonifica di tutto  ciò  che  il  sistema
  sanitario, in termini di dispersioni della spesa, di incrostazioni,
  di  farraginosità,  di qualità del servizio e delle  tecnologie  ha
  determinato,   ma   consentirà  anche   un   potenziamento   e   un
  consolidamento  delle  eccellenze esistenti  nel  territorio  della
  nostra Sicilia.
   Tutto  questo  senza  un  aggravio  di  spesa,  ma  preordinato  e
  finalizzato  sicuramente  a  fare  corrispondere  l'impegno   della
  politica  e del Parlamento alle istanze, ai bisogni e alle esigenze
  del territorio.
   Abbiamo  pensato, quindi, a ciò che  nel territorio ha più bisogno
  di  attenzione,  abbiamo pensato ai più deboli,  alla  civiltà  del
  territorio   che,  senza  fare  ricorso  sempre  ed  esclusivamente
  all'ospedale, potrà, potenziando le proprie risorse  e  le  proprie
  strutture, soddisfare le esigenze di tutela di salute attraverso un
  circuito  di  base  che possa, nella prevenzione, nell'ambulatorio,
  nella  formazione,  consentire  al  sistema  di  migliorarsi  e  di
  migliorare  il  rapporto  con la tutela  della  salute  nel  nostro
  territorio. Pertanto, riteniamo che sia stato fatto un buon  lavoro
  e  che il disegno di legge, alla fine,  possa essere completato  da
  questi  emendamenti  che tuttavia derivano già  da  una  preventiva
  condivisione  a  cui  abbiamo accennato, sebbene  alcune  sfumature
  potranno essere ulteriormente curate.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, propongo di chiudere le iscrizioni
  a  parlare alle ore 14.00 e di sospendere subito dopo la seduta per
  riprenderla alle ore  15.30.
   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  non
  torno  sulle questioni che ho avuto modo di accennare e, ascoltando
  il  presidente  Leontini, devo dire che ho  trovato  anche  la  sua
  esposizione  frutto  di una certa confusione che  regna  su  questa
  vicenda,  perché ha illustrato il disegno di legge anche  assumendo
  il  testo,  o  parte del testo, che è stato presentato dal  Governo
  sotto forma di emendamento lunedì scorso.
   E  delle  due l'una. Considerato che le questioni su cui ci  siamo
  concentrati  in  queste settimane, in questi mesi non  erano,  come
  purtroppo rischia ed è stato percepito in qualche modo all'esterno,
  solo  un fatto quantitativo, ovvero quante aziende dobbiamo  creare
  rispetto  a  quante  ce  ne erano prima, ma  anche  un  aspetto  di
  sistema, di modello di sistema rispetto al quale, con molta onestà,
  la  proposta approvata in Commissione non può essere mediabile  con
  quella  che  ha  presentato il Governo perché,  comunque,  c'è  una
  sostanziale e formale contraddizione rispetto alle questioni di cui
  abbiamo  discusso. Altrimenti, si conferma quella  che  per  noi  è
  sempre stata una stella polare nel modo con cui abbiamo guardato  a
  questo  dibattito  interno al centrodestra: lo  scontro,  onorevole
  Leontini, non è mai stato sui modelli, ma lo scontro è sempre stato
  sulle  poltrone, su quanti personaggi questa sanità  siciliana  può
  contare  non  per  governare la sanità, ma  per  controllarla,  per
  asservirla  al  sistema di potere, affaristico  e  clientelare;  in
  questa  logica  si  è  cercato di nascondere,  con  una  patina  di
  ideologie  sui  sistemi, questioni che invece  sono  molto  più  di
   bassa cucina .
   Ebbene,  assessore,  noi vogliamo ribadirlo oggi.  Abbiamo  sempre
  considerato il piano di rientro sottoscritto ormai quasi un anno  e
  mezzo   fa,  non  come  una  minaccia  per  la  Sicilia   ma   come
  un'opportunità che servisse a cambiare il sistema,  a  liberare  la
  sanità  dal   suo  sistema di controlli che non  hanno  avuto  come
  obiettivo  l'efficacia  e  l'efficienza,  ma  il  controllo   della
  politica.
   Noi abbiamo considerato la riforma delle aziende connessa al piano
  di rientro un'opportunità perché, assessore, pensavamo che dovevamo
  occuparci  di  una questione che è quella che pensano  e  vivono  i
  cittadini.
   E' sempre crescente il numero di persone che si rivolgono a me per
  sapere  dove  poter fare una TAC, dove poter fare  una  prestazione
  radiologica,  che  si  rivolgono alla politica  perché  è  divenuta
  l'intermediazione per l'accesso alle prestazioni sanitarie.
   Noi avremmo voluto affrontare le questioni della sanità provando a
  liberare  da  questa  intermediazione  e  garantire  l'universalità
  dell'accesso  a qualunque cittadino, al di là della sua  condizione
  economica, geografica e,  aggiungo,  politica.
   Assessore  Russo, c'è anche il rischio che la sanità possa  essere
  un  bene accessibile alla maggioranza e quindi, alla maggioranza di
  quelli che si rivolgono alla maggioranza.
   Questa  è la tragedia che dobbiamo affrontare, le lunghe liste  di
  attesa.
   Il  cittadino  vorrebbe sapere se da questa  riforma  ci  sarà  un
  sistema che migliora la propria condizione di accesso, se tutto non
  è   ospedalizzato,  se  può  trovare  una  prestazione   oculistica
  piuttosto   che  cardiologica  in  ambulatorio  e  che   non   deve
  necessariamente andare al pronto soccorso per avere la garanzia che
  qualcuno si occupi di lui, se la riforma della sanità può servire a
  fare in modo di eliminare una patologia.
   Racconto  sempre quello che succede all'Ospedale  dei  Bambini  di
  Palermo,  dove  il  venerdì,  sabato  e  domenica,  il  numero   di
  prestazioni da pronto soccorso è il doppio rispetto a quello che fa
  il  resto della settimana, e non perché i bambini si ammalino tutti
  il  fine  settimana  ma  perché il sistema territoriale,  nel  fine
  settimana,   non  esiste e quindi si scarica sulla ospedalizzazione
  la condizione di sofferenza e di disagio dei cittadini
   Avremmo  voluto affrontare queste questioni parlando di sanità  e,
  invece, siccome in queste settimane questa maggioranza che ha vinto
  le  elezioni,  ma  che  non è in grado, su  nessun  problema  della
  Sicilia, di avere una visione condivisa delle soluzioni da dare  ai
  problemi  che  ha  la  Regione,  ha trasmesso  soltanto  divisioni,
  lacerazioni, conflitti di potere che nulla hanno a che fare  con  i
  problemi che vivono i cittadini siciliani,  sia quel cittadino  che
  vive  a Punta Passero sia quello che vive a Lampedusa o quello  che
  vive  a Ustica o nelle grandi città della Sicilia.
   Invece, oggi affrontiamo un disegno di legge con la patina  di  un
  sistema  diverso, che doveva separare l'offerta dalla  domanda,  il
  territorio dall'ospedalità; modello lombardo o modello veneto.  C'è
  stato  un  gran  dibattito ideologico, poi la  sostanza  è:  quanti
  direttori generali? Chi li deve nominare? Non vi fidate neanche fra
  di  voi  e  allora il problema è: chi li deve nominare? La  Giunta,
  però  con  la  garanzia che prima... Insomma, tutto un  sistema  di
  scatole  cinesi  in cui, alla fine, prima di votare  la  legge  voi
  volevate  e  volete sapere le fotografie, i nomi  e  cognomi  e  le
  generalità,  non  solo  dei direttori da  nominare,  ma  anche  dei
  prossimi.
   Il  risultato quale sarà? Il risultato è il  papocchietto   che  è
  uscito   da   questo   estenuante   confronto   all'interno   della
  maggioranza.
   Noi,  ieri,  abbiamo  provato  a  raccontarlo  così;  capisco  che
  l'Assessore ci dirà che non è così perché mi dicono adesso che  c'è
  un   emendamentino  che qualche partito propone secondo  cui  anche
  quei  direttori amministrativi e sanitari dei cosiddetti   ospedali
  capofila , devono o possono essere nominati fuori dalla struttura.
   Questo vuol dire che abbiamo ragione noi. E perché abbiamo ragione
  noi?
   Oggi  abbiamo  29  aziende, ogni azienda ha  3  funzioni  apicali:
  direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo;
  29  per  3  fa 87 e sono gli 87 che sono oggetto della   mediazione
  politica dentro il centrodestra.
   Con la nuova ipotesi e con questa nuova ipotesi mediata questi  87
  non ci saranno più, cosa ci sarà invece? Ci saranno 17 aziende che,
  per  un certo periodo, rimangono 18; 3 per 17 - facciamo finta  che
  rimangano le 17 - fa 51.
   Ma  adesso  c'è una nuova invenzione che è l'idea degli   ospedali
  capofila  nei quali saranno nominati direttori sanitari e direttori
  amministrativi.
   Ma  quanto  fa 18  ospedali capofila , quanti sono quelli  che  ha
  individuato la proposta di mediazione - chiamiamola così -  per  2?
  Fa  36, che più 51 fa sempre 87, che era il numero dal quale  siamo
  partiti per ridurli.
   Insomma, questa vicenda è la testimonianza, onorevole Limoli,  che
   Il  Gattopardo  è stato più che un'opera letteraria, un'operazione
  di  antropologia della Sicilia, un rapporto come quello che  fecero
  Sonnino  e  Franchetti all'inizio del secolo sulla  condizione  dei
  siciliani.

   VINCIULLO. 1876

   CRACOLICI.  Si può trasformare in farsa la questione  che  abbiamo
  affrontato per mesi in questa nostra Regione? Questo è il punto che
  noi vogliamo che i siciliani sappiano.
   Certamente noi - lo voglio dire con molta franchezza - rispetto al
  sistema   siamo   più   vicini  al  modello  proposto   anche   con
  l'emendamento del Governo.
   Abbiamo  presentato un disegno di legge a luglio, avevamo previsto
  a  luglio  -  quando qui nessuno parlava di sanità - un  numero  di
  aziende  che,  vedi caso, è stato sostanzialmente  assunto  se  non
  copiato da parte del Governo della Regione. Quel modello prevedeva,
  non  la  separazione,  ma  l'integrazione: ospedalità,  territorio;
  infatti,  non  abbiamo bisogno di separare in Sicilia,  ma  di  far
  alzare  la  quota  del  territorio, non per ridurre  il  numero  di
  ospedali ma per ridurre le prestazioni ospedaliere visto che  tutto
  si rivolge all'ospedale. Altro che chiusura
   Semmai  dobbiamo migliorare e qualificare gli ospedali  siciliani,
  ma  dobbiamo  aumentare la quota di territorio  per  migliorare  il
  servizio  e  la qualità del servizio in Sicilia. Da questo  modello
  partivamo  per  arrivare ad una organizzazione che  prevede  le  17
  aziende.
   Lo  voglio  dire con la massima franchezza: se non ci fosse  stata
  questa   posizione  del  Partito  Democratico   in   questi   mesi,
  probabilmente anche la posizione del Governo sarebbe stata travolta
  dalla pervicacia con la quale PDL e UDC - che poi hanno votato quel
  testo  in  Commissione - sono andati avanti come un sol uomo  nella
  difesa del modello sostanzialmente esistente. Questo lo ascrivo  al
  merito  della  posizione del Partito Democratico e della  battaglia
  che abbiamo condotto in questi mesi.
   Inoltre affermo che la proposta che qui è stata esposta nel maxi o
  nel  mini-emendamento, non so cosa sia, alla fine rischia di essere
  un   papocchietto'. Onorevole o dottore Russo  -  anche  se  quando
  entra  qui dentro anche lei assume la funzione di onorevole - avrei
  potuto  capire  che, per una vostra esigenza di  maggioranza,  alla
  fine  avreste trovato un sistema che prevedeva una sorta di  status
  specifico  per quegli ospedali che perdevano l'autonomia aziendale.
  Se Caltagirone, Gela, Sciacca, Agrigento, Trapani, Ragusa, Enna, di
  fronte alla perdita dell'Azienda ospedaliera, quegli ospedali,  che
  prima erano Azienda, assumevano uno status giuridico, organizzativo
  diverso.
   Ma  in  nome di questo che cosa avete fatto? Avete fatto diventare
  ospedali capofila anche ospedali che non hanno né la storia, né  la
  struttura, né sono riconosciuti da nessuno nel territorio  capofila
  di  alcunché.  Guardo alla provincia di Messina;  ma  di  che  cosa
  parliamo? Sulla base di quale principio Barcellona diviene capofila
  di  che?  E  perché non Milazzo, non Patti? Qual è  il  presupposto
  secondo  il  quale  in alcune province qualcuno  viene  assunto  ad
  ospedale capofila. Perché Vittoria e non altri?
   Signor  Presidente ed Assessore, questa vicenda  dimostra  che  il
  modello che alla fine state sostenendo serve soltanto a distribuire
  poltrone  e  non ad organizzare un sistema efficiente. Ecco  perché
  vorrei  dirlo con la massima franchezza e con la massima  nettezza:
  siamo delusi non del fatto che il Governo proponga una mediazione -
  sta  nelle  cose  -,  ma siamo delusi perché la mediazione  che  ha
  proposto  il  Governo  sta dentro la cultura  del  controllo  della
  sanità,  non del governo della sanità, cioè la quantità di poltrone
  da distribuire e non il modo in cui miglioriamo il sistema.
   Più  avanti  affronteremo anche la faccenda del 118,  affronteremo
  anche la questione dei distretti perché, anche qui, vorrei dirlo in
  punta  di  piedi: siamo sicuri che, in un momento in  cui  dobbiamo
  migliorare  la sanità territoriale, la soluzione sia  la  riduzione
  dei distretti? Siamo sicuri che questo modello, che serve semmai  a
  conoscere le pieghe del nostro territorio, sia proprio il   modello
  che  dobbiamo  affrontare  che  ha una  giustificazione  di  natura
  economica, ma ha una giustificazione anche di sistema? Siamo sicuri
  che  anche le funzioni dei distretti funzioneranno meglio  con  una
  diarchia    costituita   da   direttori   sanitari   e    direttori
  amministrativi  che  rischiano  di  essere  non  un   elemento   di
  efficienza del Governo, ma un elemento di paralisi del Governo così
  come sul 118.
   Assessore, in una legge non possiamo scrivere  in collaborazione ,
  perché  noi non collaboriamo con alcuno. Noi facciamo bandi,  gare,
  non collaboriamo.
   I   collaboratori   sono  una  categoria   semmai   specifica   ed
  individuale,  non sono né enti né società. La Croce Rossa  non  può
  collaborare, può partecipare ad una gara. E non si può scrivere che
  si  collabora  con la Croce Rossa per mantenere per i prossimi  tre
  anni, nelle forme rivedute e corrette, il sistema SISE così come  è
  stato,  magari  con l'acquisizione di quote da parte della  Regione
  della stessa società che ha gestito il servizio 118.
   Noi  su  questo  abbiamo  delle  proposte,  pensiamo  che  bisogna
  costruire  un sistema pubblico con personale dedicato - e  non  con
  personale  a  variabile -, perché costa meno  e  perché  crea  quei
  meccanismi  propri  di  un'azienda  del  riconoscersi  nel  sistema
  aziendale  e crea quei meccanismi di efficienza che pensiamo  debba
  avere anche il 118 in Sicilia.
   Insomma, non so come si chiuderà questo dibattito, non so come  si
  chiuderà l'esito di questo voto. Noi proveremo a dimostrare che  il
  piano   di   rientro   e   questa  legge  possono   essere   ancora
  un'opportunità se almeno una parte della maggioranza ha  la  voglia
  di provare a cambiare la Sicilia.
   Infatti,  se il problema è mantenere lo stato di cose esistenti  -
  vedete  oggi passate forse questo problema della sanità, ma  domani
  ci  sarà  la  formazione  professionale, dopodomani  ci  saranno  i
  rifiuti.  Prima o poi dovrà arrivare il bilancio di questa Regione,
  di  fronte  alla  crisi economica, di fronte  a  ciò  che  succede,
  dovremo  avere uno strumento per dare qualche risposta ai siciliani
  -, voi pensate che facendo finta di essere d'accordo governeremo  i
  problemi  e  saremo  in  grado di dare soluzioni  che  i  cittadini
  capiranno? Credo di no.
   Ecco  perché noi, ancora ora, pensiamo che ci siano le condizioni,
  con  rigore,  con  sobrietà, con giustizia,  per  fare  una  sanità
  migliore rispetto a quella che il Governo Cuffaro ci ha lasciato in
  questa nostra Regione. La sanità che ereditiamo è peggiore non solo
  rispetto alle altre realtà italiane, ma è perfino peggiore rispetto
  a qualche decennio fa in Sicilia.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che parlo
  da  deputato e non da presidente facente funzione della Commissione
  sanità.
   Assessore  Russo, sono rimasto deluso dalla proposta del  Governo,
  lo dico con spirito costruttivo, non polemico, perché avevo riposto
  molte speranze, gli annunci erano stati tanti, la voglia di riforma
  era  stata  tanta, avevamo anche con pazienza atteso,  lavorato  in
  silenzio,  avevamo  accettato di arrivare a soluzioni  che  fossero
  importanti per la Sicilia.
   Credo  che  la  soluzione proposta dal Governo, in uno  sforzo  di
  mediazione  all'interno della  maggioranza, ha portato  sicuramente
  questioni di non semplice soluzione.
   Vorrei parlare non in tono polemico, ma vorrei fare un invito alla
  riflessione  ai deputati, non solo dell'opposizione ma  soprattutto
  della  maggioranza in questo momento: noi andiamo ad affrontare  un
  problema  di riforma sanitaria creando e complicando la  situazione
  del sistema sanitario regionale.
   Il  problema della tabella  B' non regge anche dal punto di  vista
  costituzionale.
   Personalmente,  ho  seri dubbi che la duplicazione  del  direttore
  amministrativo   e  del  direttore  sanitario  in  questi   presìdi
  ospedalieri  previsti come capofila possa non essere  in  contrasto
  con il decreto numero 502, laddove prevede per le aziende sanitarie
  solo   un   manager,  un  direttore  sanitario  ed   un   direttore
  amministrativo. Vi è una duplicazione delle funzioni  di  direttore
  amministrativo e di direttore sanitario che non trovano  posto  nel
  decreto legislativo 502 del 30 dicembre 1992.
   Ma non è solo questo
   Noi andiamo a complicare quella che è l'offerta sanitaria, andiamo
  a complicare quelle che sono le duplicazioni ma anche le funzioni e
  le   contraddizioni  cui  si  troveranno  di  fronte  i   direttori
  amministrativi o sanitari che dovrebbero avere, da  una  parte,  il
  budget  dal  direttore generale e, dall'altra parte, la potestà  di
  deliberare.
   Non  riusciremo a dare l'offerta sanitaria semplice,  pronta,  che
  vogliono i cittadini.
   Le  dico  un  paradosso,  Assessore, -  anche  ai  deputati  della
  maggioranza   pongo   l'oggetto   di   riflessione   -    non    mi
  scandalizzerebbero  le tre, quattro aziende in più  nelle  province
  piccole  rispetto  a  questa  proposta  che  è  un  miscuglio,   un
  paradosso.  Praticamente, questa proposta non vuol  dire  accettare
  quello  che  era  l'azienda che sicuramente non può essere  Azienda
  separata dal territorio rispetto a quella ospedaliera.
   Faccio  un proposta a titolo personale, ma la pongo all'attenzione
  degli  altri deputati di maggioranza, credo che non si  possa  fare
  una  riforma  trovando  la mediazione in due,  tre  ore,  onorevole
  Leontini, ho assistito per almeno venti sedute in silenzio a  tutte
  le questioni.
   Vengo  anche  dalla Commissione  Sanità' della scorsa legislatura.
  Stiamo dimenticando in un momento quella che è l'importanza di  una
  riforma sanitaria che dobbiamo andare a fare.

               Assume la Presidenza il Presidente CASCIO

   Stiamo   cercando  di  creare  un  miscuglio  che  non  ha  alcuna
  praticità.
   Nel  momento in cui andiamo a comprare, a dedicare alcuni  reparti
  in un modo o nell'altro in un'azienda sanitaria provinciale, qual è
  il problema che si porrà rispetto ad un direttore amministrativo  o
  ad  un  direttore  sanitario di un presidio capofila  che  vorrà  a
  qualsiasi  costo  aiutare  o incrementare  queste  specializzazioni
  rispetto ad altre?
   E'  quello  che deve essere un direttore provinciale,  un  manager
  che, invece, ha una visione più complessiva rispetto a quello che è
  il singolo presidio ospedaliero.
   Assessore,  meglio  fare  le tre, quattro  aziende  in  più  nelle
  singole province piccole perché non abbiamo bisogno di aumentare le
  aziende  sanitarie  nelle province grandi  Almeno  ci  troviamo  di
  fronte  ad un sistema semplice, chiaro, efficiente, che ha  un  suo
  modo di essere. Questo è il primo problema.
   Onorevole Leontini, non so se ricorda quale fu il deliberato della
  Commissione   Sanità'  su alcune questioni poste  da  Forza  Italia
  sulla Croce Rossa.
   Non  posso  accettare che in una legge, è stato un mio  spunto  di
  riflessione,   si  possano  abbandonare  totalmente   gli   intenti
  dell'Assessore  Russo  che ha dichiarato di volere  fare  una  gara
  pubblica  che  era pronta o di quelli che sono stati i  disegni  di
  legge  depositati  in  Commissione da  alcuni  deputati  che  hanno
  parlato di un'agenzia regionale.
   Troviamo  delle  soluzioni  che  abbiano  una  fondatezza.  Allora
  facciamo  un'agenzia  regionale a cui vorrà  partecipare  la  Croce
  Rossa,  la   Misericordia',  quelli  che  fanno  il  trasporto  con
  autoambulanze. Facciamo quest'agenzia e la colleghiamo  sicuramente
  al  sistema  di  emergenza.  Non  è  possibile  che  il  118  resti
  scollegato da un sistema di emergenza.
   Ma  di  quale  riforma stiamo parlando? Stiamo parlando  di  passi
  indietro  rispetto  a  quelle che sono  le  esigenze  della  sanità
  siciliana.
   Onorevole Assessore, spero che ci sia un sussulto da parte  sua  e
  da  parte  di questo Parlamento. Noi stiamo cercando di confonderci
  attraverso  queste  mediazioni  che  non  hanno  un  senso  logico.
  Dobbiamo  trovare  delle soluzioni che stiano  in  piedi.  Facciamo
  tutti dei passi indietro.
   Andiamo  a  mettere alla base il sistema del Governo.  Andiamo  ad
  aumentare  le  tre  o  quattro unità, ma non si  può  dire  che  si
  risparmiano cinquanta milioni di euro con questo sistema  perché  i
  conti  li  ho  già  fatti. Noi aumenteremo i  costi.  Ma  non  solo
  aumenteremo  i  costi,  il  problema è che complicheremo  l'offerta
  sanitaria.  Stiamo facendo una duplicazione di competenze  che  non
  possono  sicuramente  portare  ad una semplificazione  del  sistema
  sanitario.
   In  Sicilia è uscita dalla Commissione la legge di semplificazione
  amministrativa e noi, invece, andiamo a complicare questo  sistema.
  E  poi,  perdonatemi, una riforma sanitaria non è  quella  che  può
  portare  sicuramente  a caratterizzare i distretti  sanitari  anche
  come distretti socio-sanitari. No.
   Si  demanda  tutto  ad un decreto. Praticamente diciamo  solo  che
  andiamo a diminuire i distretti sanitari a 45, dove, anche  per  le
  ragioni   territoriali,  topografiche  di   alcune   nostre   zone,
  sicuramente  andava  in  questo  momento  esaltato  il  ruolo   del
  distretto,  ma  anche coincidente con il distretto socio-sanitario,
  altrimenti noi non avremo mai la prevenzione.
   Assessore,  per  quanto  riguarda  il  capolavoro  concernente   i
  direttori  generali, sono stato sempre d'accordo  che  i  direttori
  generali  che per legge - lo abbiamo anche scritto - hanno  sforato
  il   bilancio  rispetto  al  piano  di  programmazione,   dovessero
  decadere. Qui, invece, abbiamo complicato la vita. Abbiamo detto di
  pagare  i mesi o gli anni che restano loro quando decadono. Ma  che
  facciamo,  assistenza ai direttori generali? Da un lato diciamo  di
  dovere  risparmiare, dall'altro diciamo di pagare tutti i direttori
  generali?
   E' successo lo stesso con i dipartimenti regionali: sono decaduti.
  Decadono  ope  legis non potendoli ripescare. Allora che  facciamo?
  Premiamo  coloro che hanno sforato il bilancio, il budget  e  tutte
  queste questioni? Sono questioni di una certa importanza.
   Vorrei tornare per un momento alle dichiarazioni dell'Assessore.
   Capisco  che  lei,  in un certo senso, subisce in  questo  momento
  quelli  che  possono  essere i diktat per  tentare  di  trovare  un
  accordo di maggioranza, ma una linea di coerenza c'è.
   Si  ricorda, Assessore, quando abbiamo parlato del fatto  che  gli
  ospedali che dovevamo essere riconvertiti o altro, dovevano passare
  al   vaglio   della  Conferenza  provinciale  dei  sindaci,   della
  Conferenza distrettuale dei sindaci? Ma come facciamo a mettere per
  legge quali sono i presìdi ospedalieri capofila?
   Lancio   un  appello,  Assessore  e  deputati  della  maggioranza,
  affinché  questa riforma venga fatta con serenità e responsabilità.
  Noi  possiamo passare, in un momento in cui si parla di federalismo
  fiscale,  in un momento in cui ci deve essere uno sforzo  per  dare
  trasparenza  all'azione  regionale  amministrativa,  per  dare   un
  sistema  sanitario efficiente... Ricevo in questi giorni  centinaia
  di  e-mail  di  persone che non hanno la possibilità  di  avere  il
  trasporto  per  la dialisi, di persone che hanno diciotto  mesi  di
  attesa  per poter fare una TAC o due anni per una risonanza  o  sei
  mesi  per  fare  una  ecografia e noi  ci  preoccupiamo  di  creare
  duplicati  che, sicuramente, non daranno la possibilità al  sistema
  sanitario di diventare efficiente.
   Credo che questa norma vada ripensata, riflettuta in queste ore  e
  rivolgo  un  appello  anche all'opposizione: non  blocchiamoci  sul
  discorso  delle  diciassette aziende, non ha  senso  creare  questo
   pastrocchio   per  dire  che  abbiamo creato  diciassette  aziende
  quando abbiamo moltiplicato.
   Ma poi i quarantacinque direttori amministrativi che si dovrebbero
  fare  per i distretti sanitari, che senso hanno? Che cosa vuol dire
  allora? Qui stiamo stravolgendo totalmente la filosofia del decreto
  502,  stiamo facendo un impianto che ha un meccanismo perverso  che
  ruota  su  se stesso e che, sicuramente, non servirà a snellire  le
  procedure.
   I cittadini da noi si attendono una sanità migliore, una sanità di
  qualità,  una  sanità  che  possa dare  l'offerta  sanitaria  senza
  pensare  se mi devo occupare di questa o di quella poltrona.  Bene,
  vogliamo  aumentare le poltrone? Facciamolo, fatelo, aumentatele  a
  ventuno, a venti, a quanto volete, date una caratterizzazione  alle
  province  più  piccole;  ma  non  creiamo  sistemi  perversi   che,
  sicuramente,  si  rifletteranno contro di noi e contro  un  sistema
  che,  ormai,  è  malato  e  che  non può  continuare  nelle  stesse
  condizioni.
   Assessore, da lei mi aspetto una riflessione serena, seria, perché
  non è fare sì che l'onorevole Leontini dica pubblicamente - tramite
  la  conferenza stampa, i comunicati ANSA di questa mattina - che  è
  andato  avanti  il suo sistema, o non è che io mi aspetti   che  il
  Governo dica  è andato avanti il mio sistema . Mi aspetto da questo
  Parlamento  una  legge che sia fatta con atto di responsabilità  da
  parte  di tutti e che non abbia vinti o vincitori in questo o  quel
  gruppo,  ma  che a vincere sia il sistema sanitario e che,  quindi,
  vinca la Sicilia.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  così  come  già  deciso   dalla
  Presidenza  alle  ore  14.00  sospenderemo  i  lavori  d'Aula   per
  riprenderli  alle  ore  15.30, per cui l'intervento  dell'onorevole
  Pogliese è l'ultimo di questa fase.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Pogliese.

   POGLIESE.   Signor  Presidente,  Assessore,  onorevoli   colleghi,
  finalmente  siamo giunti a questa tanto attesa riforma del  sistema
  sanitario  siciliano,  una  riforma di cui  si  sentiva  fortemente
  l'esigenza  e  che  è  stata  oggetto di  un  ampio  ed  articolato
  dibattito anche all'interno della stessa maggioranza che, talvolta,
  è  sfociato non soltanto in un confronto, ma anche in uno  scontro;
  questo,  certamente,  non  perché vi  era  una  percezione  diversa
  dell'assoluta   necessità  di  avviare  un   percorso   riformatore
  all'interno  della  maggioranza,  così  come  dell'opposizione,  ma
  perché  vi erano delle valutazioni diverse sulle scadenze temporali
  previste dal piano di rientro, su alcune scadenze temporali imposte
  da qualche ministro del Governo nazionale.
   Finalmente siamo giunti al dibattito odierno, all'avvio di  questo
  percorso  ed  utilizzo la prima persona plurale  perché  su  queste
  tematiche c'è stata una convergenza sia dell'opposizione che  della
  maggioranza ed, ovviamente, del Governo, per avviare effettivamente
  un  percorso  di  razionalizzazione delle risorse, di  eliminazione
  degli  sprechi  e  di  contenimento della  spesa,  soprattutto  per
  l'incidenza  della sanità sul bilancio complessivo  della  Regione,
  laddove  - lo ricordo a me stesso, lo ricordo a tutti voi -  incide
  con   percentuali  superiori  al  50  per  cento.  Ed  è  opportuno
  ribadirlo,  anche se può apparire banale, perché in  questi  ultimi
  mesi  vi   è  stato, assessore Russo, un messaggio distorto  che  è
  stato percepito dall'opinione pubblica, attraverso il quale vi  era
  una  parte  che  voleva  innovare,  razionalizzare,  eliminare  gli
  sprechi e ve n'era un'altra che voleva mantenere, invece, lo status
  quo e che voleva restaurare.
   Ecco  perché  credo  sia  importante  smentire  ciò  che  è  stato
  percepito,  talvolta divulgato, nell'opinione pubblica.  Non  vi  è
  alcun   dubbio   che   l'assessore  Russo,  con   la   sua   onestà
  intellettuale,   abbia  voluto  perseguire   queste   finalità   di
  innovazione; ma non vi è alcun dubbio che le  medesime  volontà  di
  innovazione  le abbiano volute conseguire anche i parlamentari  del
  PDL,  l'onorevole Falcone, l'onorevole Vinciullo, tutti  gli  altri
  che  hanno inteso sottoscrivere l'altro disegno di legge presentato
  nel settembre scorso.
   Non  vi è alcun dubbio che anche la comunità umana e politica  che
  ho  l'onore  di  rappresentare all'interno  del  PDL,  per  qualche
  settimana  ancora  -  laddove da qui a  breve,  a  fine  marzo,  si
  costituirà formalmente, non soltanto un gruppo parlamentare, ma  un
  partito qual è il PDL - non ha avuto, in questo settore, alcun tipo
  di   responsabilità  significativa,  non  ha  certamente  scheletri
  nell'armadio;  ricordo a me stesso e a voi tutti ciò  che  fece  il
  gruppo   parlamentare   Alleanza  Nazionale   che,   nella   scorsa
  legislatura, propose, senza esitare un attimo, l'istituzione di una
  Commissione  regionale di inchiesta perchè era emerso  un  ennesimo
  deficit  all'interno  del  sistema sanitario.  Ecco  perché  voglio
  ribadire questo concetto.
     Abbiamo  inteso, come Gruppo parlamentare PDL  ed  insieme  agli
  altri  Gruppi di centrodestra, così come, ovviamente,  il  Governo,
  perseguire  le stesse finalità. Abbiamo immaginato strade  diverse;
  abbiamo proposto dei  modelli diversi ed ho condiviso, insieme agli
  altri  parlamentari, il disegno di legge che inizialmente  è  stato
  presentato  dal  Presidente del Gruppo parlamentare PDL,  onorevole
  Leontini, nella consapevolezza che attraverso la separazione  delle
  ASL  dagli  ospedali  si innovava di più, si  era  coerenti  con  i
  dettati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, anche perché  vi
  erano  alcuni  dati statistici che confermavano la  bontà  di  quel
  percorso, laddove si evidenziava, per esempio, che il rapporto  fra
  l'Azienda  e il numero di abitanti che veniva determinato  da  quel
  modello che è stato proposto e inserito all'interno di quel disegno
  di  legge,  ovvero i 218 mila abitanti, era nettamente inferiore  a
  ciò  che accade nel resto del nostro Paese, soprattutto in rapporto
  ad  alcune  Regioni  virtuose  come la  Lombardia,  il  Veneto,  il
  Piemonte e la Toscana.
   Non  ci  siamo però arroccati in maniera presuntuosa e pretestuosa
  sul  nostro  disegno di legge. Abbiamo immaginato  un  percorso  di
  sintesi  e  lo  abbiamo fatto convinti che, su questa  tematica  di
  fondamentale  importanza,  bisognava  trovare  una  terza  via  per
  perseguire le finalità di cui ho parlato prima.
   Abbiamo  proposto  anche  alcune  modifiche,  alcune  ipotesi   di
  sintesi;  lo  ha  fatto  il collega Falcone. Inizialmente,  si  era
  trovata l'intesa ma, tre giorni dopo, quella intesa non è stata più
  confermata  e, oggi, ci ritroviamo, Assessore, dinanzi ad  un'altra
  proposta formalizzata dal Governo.
   Il  presidente del Gruppo parlamentare PDL, onorevole Leontini, ha
  già  espresso  le  sue  valutazioni che condivido  pienamente,  una
  proposta che credo sia molto equilibrata, all'interno della  quale,
  pur  mantenendo la vecchia impostazione del suo disegno  di  legge,
  attraverso  l'istituzione dei presìdi di  rilievo  provinciale,  si
  permette  di  dare autonomia organizzativa agli ospedali,  se  pure
  all'interno di una regia unica, all'interno delle ASP ex ASL.
   Credo che, attraverso questo percorso di sintesi, prospettato  dal
  Governo  in  maniera  molto equilibrata,  si  possa  perseguire  la
  medesima   finalità  di  razionalizzazione  delle  risorse   e   di
  eliminazione   degli  sprechi.  Occorre  confrontarsi   su   alcune
  tematiche,  sul  118;  bisogna  confrontarsi  su  altre   tematiche
  importanti     e    bisogna    confrontarsi    anche,    Assessore,
  sull'opportunità  o  meno, ad esempio, di mantenere  l'articolo  23
  esitato dalla sesta Commissione, inserito nel disegno di legge  del
  PDL, laddove i direttori generali potevano essere nominati soltanto
  una volta e per un tempo massimo di cinque anni.
   Possiamo  confrontarci sull'opportunità di trasformare  la  parola
   nominati    in   rinnovati   soltanto  per  una  volta,   possiamo
  confrontarci  anche  su  alcune parziali modifiche,  ma  credo  sia
  importante   iniziare  un  percorso  che  possa  eliminare   alcune
  incrostazioni  esistenti all'interno di alcune  aziende  siciliane,
  favorendo   anche  un  percorso  di  rinnovamento  della  dirigenza
  all'interno delle strutture ospedaliere.
   Su  questo  però ci confronteremo in seguito, nel momento  in  cui
  verrà   posto  in  discussione  e,  successivamente,  in  votazione
  l'articolato.
   Confermo, quindi, la condivisione di questo nuovo percorso avviato
  dal  Governo  e  credo  che,  insieme  a  tutto  il  Parlamento,  a
  prescindere  dalle appartenenze, potremmo avviare  un  percorso  di
  razionalizzazione e di eliminazione delle risorse di cui la  nostra
  Terra ha profondamente bisogno.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e  riprenderà
  alle ore 15.30.

                                (La seduta, sospesa alle ore 14.06, è
  ripresa alle ore 15.42)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  comunico  che  sono  chiuse  le
  iscrizioni a parlare. L'ultimo iscritto è l'onorevole Ferrara.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Fiorenza, ne ha facoltà.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   FIORENZA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, quella
  della  riforma sanitaria è una legge attesa da tanto tempo, ma  non
  attesa  solo  ed  esclusivamente dalla classe  politica  di  questa
  Regione, è attesa anche dagli elementi più deboli, dall'anello  più
  debole  che sono i cittadini, che sono i pazienti e che sono sempre
  accompagnati,   in  certi  casi,  in  molti  casi,   dall'altissima
  professionalità  degli operatori sanitari che le nostre  università
  sono  state  in  grado di riuscire a produrre, e che  lavorano  con
  grande dedizione e con grande professionalità presso i propri posti
  di lavoro.
   Si  è  addivenuti, finalmente dopo tanti anni, ad  una  soluzione.
  Speriamo  possa essere una soluzione capita dai cittadini, speriamo
  possa  essere  una soluzione soprattutto che riesca a riformare  in
  modo serio quello che, per questa Regione, è diventato un problema,
  sia  per  l'enorme spesa sanitaria che la Regione  annualmente  nel
  proprio  bilancio  è  costretta ad annoverare nei  propri  conti  a
  frutto,   però,   di   una   scarsissima  erogazione   di   livelli
  assistenziali, nonostante l'alta professionalità di molti operatori
  del settore.
   In  Commissione, in questi ultimi mesi si sono sovrapposti diversi
  teoremi: l'uno che prevedeva un modello, a nostro avviso,  che  non
  poteva avere una corretta corresponsione e poi applicazione pratica
  nei  territori,  e che avrebbe visto sostanzialmente  la  divisione
  delle aziende ospedaliere rispetto ai territori; l'altro, invece  -
  che era la nostra proposta, in molte parti simile a quella proposta
  da   Lei  in  Commissione  -  che  intravedeva  la  prospettiva  di
  rafforzare i presìdi ospedalieri nei territori.
   Siamo  convinti  che  questo elemento, che  oggi  ha  trovato  una
  sintesi,  cioè  quello  di non avere scorporato  gli  ospedali  dai
  territori,  possa essere un buon inizio per riuscire a  trovare  in
  quegli stessi territori motivo di rifondazione di una buona sanità.
   I  propositi, Assessore, sono stati positivi. Gli elementi,  però,
  che  a  mio  giudizio hanno squalificato, in un  certo  qual  modo,
  l'azione  fin  qui  prodotta sono quelli che non appartengono  alla
  buona  politica, che non appartengono alla programmazione,  ma  che
  appartengono, invece, all'aritmetica e alla geometria. Noi  non  ci
  appassioniamo  a  questi  elaborati di  tipo  aritmetico,  pertanto
  desidereremmo che lei riponesse nuovamente l'attenzione sull'anello
  più debole: i cittadini.
   Innamorarsi  di  alcune fattispecie, in politica, non  serve  mai,
  perché  spesso si è costretti a fare passi indietro per riuscire  a
  trovare  elementi di sintesi: ma non faccia mai, signor  Assessore,
  passi  indietro  quando c'è di mezzo la salute  dei  cittadini.  La
  gente non si è appassionata al dibattito, contrariamente a come  si
  pensa  e  a  come  hanno  cercato di fare i  giornali  sui  modelli
  sanitari,  su  chi  e  come  avrebbe  dovuto  gestire  le   aziende
  ospedaliere, sui nominativi dei direttori generali o dei  direttori
  amministrativi,  mi  creda.  Vivo  giornalmente  la  condizione  di
  operatore del settore e per la qualifica che sono onorato di  avere
  in  quest'Aula  il  rimanere  accanto  alla  gente  mi  pone  nella
  condizione di riuscire ad ascoltarla, ed è un suggerimento  che  mi
  permetto  di  dare  anche a lei, compartecipi  questa  riforma  con
  tutti,  con  gli  operatori,  con i  medici,  con  i  sindacati,  e
  soprattutto con la gente.
   Alla  gente non importa nulla se lei nomini 87 oppure 96 direttori
  generali,    alla    gente   interessa   solo   ed   esclusivamente
  l'acquisizione di un modello sanitario che riesca a  fare  in  modo
  che  una donna ammalata di cancro non debba aspettare un anno o più
  per  avere  fatta una mammografia. Alla gente in Sicilia  interessa
  avere  livelli  assistenziali che debbano essere di eccellenza  nel
  campo  dell'ortopedia, nel campo dell'oncologia,  nel  campo  della
  pediatria, lì dove sono stati individuati quei percorsi  e  che,  a
  mio avviso, c'è invece il rischio che vengano interrotti.
   Allora, Assessore e onorevoli colleghi, prestiamo attenzione  alle
  esigenze   dei   cittadini   perché,  leggendo   attentamente   gli
  emendamenti  del  Governo  e  il disegno  di  legge  presentato  in
  quest'Aula,  nessun  elemento  di socialità  e  di  solidarietà  in
  termini  sanitari  è  stato mai citato, neanche  una  volta.  Vi  é
  soltanto   una   serie   di  enunciazioni   di   tipo   tecnico   e
  amministrativo,  ben poche enunciazioni di tipo solidaristico,  nel
  senso più stretto del termine in materia sanitaria.
   Non  si  riesce  ad individuare, per esempio, alcun  elemento  che
  riesca a supplire i processi di ospedalità. Cosa voglio dire?  Oggi
  gli  unici   deputati  a potere ricoverare sono i pronto  soccorsi.
  Gli  unici  E sappiamo che la richiesta di salute negli  ultimi  30
  anni  è  aumentata  notevolmente rispetto che  nel  passato.  Nelle
  grandi città, 40 anni fa c'erano quattro pronto soccorsi. Nel  2009
  ritroviamo  sempre quattro pronto soccorsi. Individuare  allora  un
  percorso  che  possa  fare  in  modo  di  non  riuscire  a  trovare
  perennemente    intasati    questi   presìdi,    potrebbe    essere
  un'alternativa valida. Sono queste le riforme che interessano  alla
  gente e non sicuramente cambiare il nome del direttore sanitario, o
  cambiare il nome del direttore amministrativo.
   Anticipo,  peraltro, un emendamento che cercherà  di  trovare  una
  soluzione  e  in  tal senso le chiedo, signor Assessore:  che  fine
  hanno  fatto  i  PTA che erano presenti nel suo  disegno  di  legge
  originario  e  che  non  sono  stati  riportati  negli  emendamenti
  presentati,  né  tanto  meno sono presenti  nel  disegno  di  legge
  all'ordine del giorno?
   Allora,  dobbiamo  individuare  nuovamente  i  percorsi   che   ci
  riportino ad avere buona sanità.
   Questo  Governo ha fatto un tentativo di destabilizzazione  di  un
  sistema. Ha iniziato con il destabilizzare la sanità. Mi auguro che
  il processo di destabilizzazione in corso non sia solo per il gusto
  di  togliere potere ad alcuni per assumerli, e poi non riuscire nei
  fatti ad esercitare un potere che gli viene attribuito dalla gente.
  Ci  aspettiamo che dopo questi percorsi di destabilizzazione  della
  sanità   si   inizi   con  altri,  come  quello  della   formazione
  professionale,   dove  mi  auguro  si  portino  avanti,   in   modo
  altrettanto determinato, proposte serie.
   La  gente  è  abituata  oggi ad avere a che fare  con  una  classe
  politica  che  spesso millanta. Noi non vorremmo che  questo  piano
  sanitario  fosse il piano degli annunci, e che poi  invece  non  si
  riesca a concretizzare negli atti consequenziali.
   Noi vorremmo che venissero preservate le eccellenze che sono state
  già  individuate in percorsi precedenti. La domanda specifica è che
  fine  faranno i centri di eccellenza, e come pensa lei che i centri
  di  eccellenza  possano  realmente funzionare  se  a  gestirli  non
  saranno  le Fondazioni? Potrebbe rispondere, signor Assessore,  che
  le  Fondazioni  non  hanno funzionato fino ad  ora,  quindi  perché
  dovrebbero   cominciare   a  funzionare  proprio   adesso?   Potrei
  rispondere  che  in  anticipo che le Fondazioni  fino  ad  ora  non
  avevano  motivo  di  esserci nella loro  funzione,  in  quanto  non
  avevano neanche un luogo dove riunirsi.
   Da questo momento in poi, laddove sono state già appaltate, come a
  Messina  e  a  Catania,  le  Fondazioni  vanno  preservate   perché
  attraverso l'articolazione della Fondazione, a mio avviso,  si  può
  avere realmente eccellenza.
   Perché  la  Fondazione  libera  e sgancia  il  percorso  a  chi  è
  responsabile  di poter individuare percorsi che possono  essere  di
  altissimo  profilo. Guai, ad assegnare i centri  di  eccellenza  ai
  reparti delle stesse città  Sarebbe un fallimento perché non è  più
  un  centro di eccellenza, è un grande reparto. Un reparto che prima
  aveva  venti  posti letto diventerà un reparto di centoventi  posti
  letto,  ma  l'organico  a  disposizione  sarà  sempre  un  organico
  prelevato  da non alte professionalità ed in questo, ci  attendiamo
  una risposta seria e concreta.
   Che  fine  hanno  fatto,  signor Assessore,  in  alcuni  casi,  le
  autonomie delle Università? L'autonomia del Policlinico di Catania,
  ad esempio: leggiamo in un elaborato che lei ha proposto che questo
  dovrebbe essere accorpato ad un'altra azienda ospedaliera. Vorremmo
  conoscerne  i  motivi,  vorremmo capire perché,  se  le  Università
  godono  di  autonomia propria, rispetto anche  a  normative  ancora
  vigenti,  si debbano applicare due pesi e due misure. I Policlinici
  nella  città  di Messina e di Palermo hanno capacità  autonoma,  il
  Policlinico  di  Catania,  invece,  perde  addirittura  la  propria
  denominazione:  non si chiamano più Policlinici, ma si  chiameranno
  Aziende ospedaliere universitarie.
   Allora,  ci  chiediamo, signor Assessore,  che  fine  faranno  gli
  anziani?  Non abbiamo intravisto un solo elemento di programmazione
  in  questa riforma sanitaria che, mi creda, non mi viene neanche di
  chiamarla riforma perché, quando parliamo di riforme, a me  che  il
  riformismo piace, mi attenderei grandi benefici per le popolazioni.
  Qui  a  me  pare  che i grandi benefici li abbiano semplicemente  i
  potenti,  che riescono a rimescolare le carte per riuscire  a  dare
  nuove nomine.
   Che fine farà il 118? Perché il 118 dovrà essere abbinato solo  ed
  esclusivamente alla Croce Rossa?
   Signor  Assessore, desidero porle un elemento di giudizio  finale,
  quello della speranza. Sto leggendo un libro di Italo Calvino, dove
  si  vedono  da  lontano  le  fioche  luci  della  città,  ed  è  la
  rappresentazione di un uomo che riesce ad estraniarsi dalla propria
  condizione, riesce a guardare le luci di una città che ha una  vita
  sua,  autonoma, indipendente e, soprattutto, quell'uomo  in  quella
  città intravede speranza.
   I  cittadini  siciliani  avevano molta  speranza  affinché  questa
  riforma  sanitaria  potesse  essere vissuta  sulla  pelle  di  ogni
  cittadino  e  soprattutto,  di ogni malato,  che  nella  condizione
  attuale  in  cui  vive  in Sicilia affronta  giornalmente  numerose
  difficoltà e aveva riposto in lei questa grande fiducia.
   Faccia in modo che i cittadini non la perdano.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  D'Antoni.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ANTONI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   ringrazio
  l'assessore Russo per il lavoro determinato, importante,  certosino
  che  ha svolto in questi mesi per dare una vera riforma alla nostra
  sanità siciliana.
   Un  uomo che, provenendo da altri ambienti poteva, forse, fare ciò
  che, sino ad oggi, è riuscito a fare mettendo in evidenza tutta una
  serie di contraddizioni che, nel corso del tempo, venivano taciute,
  forse  fin  troppo,  in maniera connivente e  adesso  sono  emerse,
  fortunatamente, per dare un assetto diverso alla nostra  sanità  in
  Sicilia,  partendo - e questo mi ha profondamente colpito  -  dagli
  ultimi,  mettendo  al  centro di questa  riforma  sanitaria  i  più
  deboli, il diritto alla salute delle persone che non possono averla
  e  che, sino ad oggi, per tutta questa serie di contraddizioni e di
  problemi,  non  riescono ad avere una qualità ed  una  tempestività
  delle prestazioni.
   Questa  riorganizzazione del sistema sanitario viene da un'analisi
  reale  del fabbisogno attraverso vari indicatori come le schede  di
  dimissione ospedaliera, e non solo quelle.
   Ecco,  da  lì  un'analisi perfetta, reale, della situazione  della
  sanità  in  Sicilia e, quindi, le terapie per risolvere in  maniera
  organica questa sete di salute da parte dei cittadini.
   Ricordiamo, appunto, che il sistema sanitario aveva 900 milioni di
  debiti, ricordiamo che, grazie all'attuazione del piano di rientro,
  questo  grosso  debito ha causato un aumento, anche  per  i  nostri
  cittadini,   dell'IRAP  e  dell'IRPEF  dell'1  per   cento   e   la
  determinazione del Governo di mettere in campo misure di rientro ha
  permesso di ridurre questo deficit, di liberare risorse che possono
  essere,  ovviamente,  orientate  verso  la  sanità  e  quindi   nel
  miglioramento  delle  strutture e della qualità  delle  prestazioni
  sanitarie.
   Così  come  l'analisi, ad esempio, dei flussi verso  l'esterno  ha
  permesso  di calcolare - molti probabilmente in quest'Aula  non  lo
  sapevano, pur essendo deputati da parecchie legislature -   che  il
  costo  è di circa 260 milioni di euro, quasi il costo di un'azienda
  ospedaliera   fuori  dalla  Sicilia,  così  come   concetti   quali
  l'inappropriatezza,    l'inadeguatezza    dei    ricoveri,    l'uso
  spregiudicato, a volte, dei  day hospital , ecco, tutti questi sono
  costi  notevoli  per la sanità. Molti di noi non li conoscevano  se
  non,  ovviamente, solo gli addetti ai lavori. E così altri concetti
  importanti  che emergono, appunto, dal disegno di   legge  e  anche
  dall'emendamento che ha presentato l'assessore Russo e il  Governo:
  in  particolar  modo  riguardano  la continuità  assistenziale,  la
  deospedalizzazione,  le fasi di preacuzia, di  acuzia  e  di  post-
  acuzia e, quindi, tutto ciò che deriva dagli aspetti preventivi  ed
  epidemiologici importanti per la nostra sanità.
   Questo perché il paziente non può essere ricoverato sine die  come
  avveniva fino a qualche tempo fa, ma deve essere trattato prima dal
  medico  di famiglia, mandato negli ambulatori e poi, se necessario,
  ricorrere   alle  cure  dell'ospedale  per  il  tempo  strettamente
  necessario    e    continuare    successivamente    nell'assistenza
  domiciliare,   quindi  nel  post-acuzia;  da  qui   la   continuità
  assistenziale.
   Questi sono concetti molto importanti che determinano un risparmio
  notevole:  pensate alle giornate di degenza di un paziente  ridotte
  allo stretto indispensabile in ospedale e vedrete quanti milioni di
  euro la Sicilia risparmia da questo nuovo sistema sanitario.
   Così  anche il concetto introdotto e realizzato al più presto  dei
   presìdi  territoriali  di  assistenza'  che  sono  presenti  anche
  nell'emendamento  presentato dal Governo e  nella  struttura  delle
  aziende ospedaliere provinciali, dove è interessante questo sistema
  del distretto e dell'ospedale, distretto e ospedale che lavorano in
  maniera sinergica, l'Assessore potrebbe contraddirmi, ma non credo,
  un PTA potrebbe essere benissimo allocato in un ospedale e, quindi,
  non  è  vero  che  gli ospedali vengono chiusi.  Assolutamente  no,
  nessun ospedale chiude
   Qualcuno  dei  miei  colleghi ha messo  in  evidenza  il  problema
  dell'ospedale  di  riferimento e quindi  dell'autonomia  di  questo
  ospedale  che viene governato da un direttore generale, che  ha  un
  direttore  amministrativo e un direttore sanitario,  così  come  il
  distretto da un capo distretto, da un direttore amministrativo e da
  un direttore sanitario.
   Ora,  non  credo  che  ci  sia  un  aggravio,   anche  perché   le
  professionalità vengono prese dall'interno, non credo che ci  siano
  altre  attività, altri contratti di diritto privato e quindi questo
  è   un  notevole  risparmio,  una  valorizzazione  soprattutto  del
  personale che è all'interno di queste aziende.
   Ma quello che più è importante è appunto la sinergia che esiste  a
  livello  territoriale, quindi nella governance  del  direttore.  Se
  mettiamo  insieme  quindi  il  distretto  e  l'azienda  ospedaliera
  diventa  un  meccanismo virtuoso ed efficace per il  governo  della
  salute del territorio.
   Credo   che  sia importante verificare questo sistema e credo  che
  sia  un  sistema che soddisfa i bisogni e le esigenze delle persone
  così  come  nella  fase preventiva, e non solo, ma soprattutto  per
  dare risposte alla popolazione bene ha detto l'Assessore quando  ha
  definito,  e credo che questo debba essere ribadito ancora  meglio,
  le  reti  oncologiche, la rete dell'ictus, la rete infettivologica,
  sono  dei  sistemi importanti che bisogna meglio ribadire e  creare
  per  dare ulteriori risposte alla gente perché non può poi accadere
  che  la  radioterapia  o  la  chemioterapia  venga  svolta  in  una
  provincia lontana da dove risiede il paziente.
   E così poi non potrà mai accadere che una mammografia debba essere
  prenotata a distanza di sei mesi, così come è stato detto  dal  mio
  predecessore,  a  distanza  di un anno.  Tutto  questo  non  è  più
  assolutamente  sopportabile. Quindi ritengo che  attraverso  questa
  legge  sicuramente cambieremo rotta, riusciremo  a  cambiare  rotta
  alla nostra sanità.
   Il  problema  è crederci ed attuare tutti quei sistemi  attraverso
  una buona legge per mettere in campo questo nuovo modello.
   Così come le aziende di alta specializzazione. Dicevamo prima  che
  la  spesa  per la sanità siciliana è di 260 milioni di euro  per  i
  flussi  verso  l'esterno, extraregionali, e allora se  creiamo  dei
  centri  di  eccellenza e quindi catturiamo il  paziente  prima  che
  valichi  lo  Stretto, queste sono risorse che  potremmo  utilizzare
  nella  nostra Sicilia dando alte prestazioni se puntiamo ad un'alta
  specializzazione.
   Così come i policlinici. I policlinici devono essere ordinati. Non
  è  qui  il problema se a Catania il  Vittorio Emanuele  che  svolge
  l'attività  didattica per il triennio della medicina si accorpi  al
  Policlinico.  Piuttosto  dare  sistema  all'attività  didattica   e
  all'attività clinica connessa, ma soprattutto mettere  ordine.  Non
  si  vuole polemizzare con i colleghi, ma non possono esistere in un
  Policlinico  quattordici primariati, bisogna ordinare i  reparti  e
  dare valore a chi è capace, a chi è esperto, a chi è in gamba e non
  conferire l'incarico di direttore e primario di un reparto  solo  a
  chi   ha   il  titolo  di  professore  ordinario.  Ci  sono   altre
  caratteristiche  che devono essere messe in campo  sempre  per  una
  buona medicina.
   Vorrei  aprire una parentesi, se l'Assessore consente,  anche  sul
  sistema  del  118.  Io  non  sono  pregiudizialmente  contrario   a
  soluzioni  che  possiamo trovare per dare una  rete  dell'emergenza
  quanto  più  efficace e importante nel nostro  territorio.  E  sono
  sicuro  che con una buona organizzazione ci si riesca bene, con  le
  ambulanze, con i pronto soccorsi. Ho svolto per tanti anni attività
  di  medico  di pronto soccorso e so cosa significa l'emergenza,  so
  cosa  significa  stare al pronto soccorso e non  trovare  un  posto
  letto per un paziente.
   Bisogna mettere anche a sistema tutte le risorse, il pubblico e il
  privato.  Apro una parentesi sul privato, su un privato di qualità,
  un  privato  che  sta  sul  mercato e che  possa  dare  livelli  di
  assistenza  anche ai malati più critici, perché non è assolutamente
  pensabile  che  il  privato  possa scegliersi  il  malato  che  gli
  conviene. Questo è lontano mille miglia dal mio modo di pensare, ma
  soprattutto dall'esperienza che ho svolto in tanti anni  di  pronto
  soccorso.  I privati devono entrare anche nella logica  della  rete
  sanitaria: il privato di qualità.
   Ritornando al 118, quello che dico è di salvaguardare i livelli di
  occupazione  sia  dei medici che degli autisti  soccorritori  e  di
  altro personale che in questo momento è impiegato nel 118.
   Troviamo  formule  che  possano dare risposta  soddisfacente  alle
  esigenze di tanti lavoratori che svolgono bene il loro lavoro.
   Un'ultima  battuta  e  chiudo il mio  intervento  sul  sistema  di
  finanziamento della sanità in Sicilia, che mi ha appassionato.  Non
  c'è  una contrapposizione sul modello cosiddetto Leontini o  Russo.
  La  verità  è trovare un modo che possa dare risposte certe  e  che
  possa finanziare senza sprechi, questo lo sottolineo, la sanità.
   Però mi preme leggere, così resta anche agli atti, un articolo che
  è  apparso  su  una  pubblicazione fatta  dal  nostro  CEFPAS,  che
  peraltro dovrebbe essere potenziato e utilizzato dai nostri  medici
  e  non  solo, sul sistema di finanziamento della sanità in Sicilia.
  Leggo  l'ultimo  passo  e concludo il mio intervento:   l'ulteriore
  avvicinamento  a  un  modello  a  separazione  acquirenti-fornitori
  attraverso lo scorporo di altri ospedali dalle ASL aggraverebbe  il
  conflitto  di  interessi  tra  la  sanità  ospedaliera   e   quella
  territoriale  pregiudicando ogni reale possibilità di  integrazione
  fra territorio e ospedale.
   La  scelta  più oculata in Sicilia sembra quella di un progressivo
  avvicinamento  al  modello  di  centralità  ASL  fornendo  però  ai
  direttori  generali e ai direttori di distretto gli  strumenti  più
  efficaci per il vero governo della domanda .
   Ritengo  indubbiamente che il modello del Governo sia  il  modello
  più  efficace,  più giusto per il governo della  sanità  e  per  il
  sistema economico della sanità in Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   arriviamo
  finalmente  a  discutere in quest'Aula quello che abbiamo  discusso
  per  tanto,  troppo  tempo,  in una Commissione  parlamentare  che,
  tuttavia,  è rimasta un'occasione mancata. E forse adesso  è  tardi
  per  dare un contributo che sarebbe stato più opportuno trovare già
  in sede di Commissione parlamentare.
   Abbiamo cominciato discutendo del nulla, ossia dei posti letto per
  tre,  quattro mesi, tenendo la gente incollata a notizie medianiche
  probabilmente, anzi certamente, inutili e insignificanti. Ci  siamo
  poi  arrovellati attorno a due sistemi che abbiamo ritenuto  essere
  fra di loro configgenti, due modelli sistemici ritenuti fra di loro
  alternativi.
   Ho  avuto  modo  di  dire  più volte che così  come  non  mi  sono
  appassionato del modello maggioritario o proporzionale quando si  è
  trattato di legge elettorale ma ho ritenuto che la politica stia al
  centro  dei  modelli sistemici e che qualunque modello, sia  quello
  maggioritario che quello proporzionale, in presenza di una politica
  efficiente e di una politica che vuole veramente cambiare i  propri
  modelli operativi sarebbero stati certamente dei sistemi validi per
  rinnovare la sanità siciliana.
   La verità è che non abbiamo discusso di due modelli.
   Vorrei  dire  all'onorevole  Leontini,  che  in  verità  ho  molto
  apprezzato  per  l'impegno  che  ha  messo  nel  proporre   un'idea
  progettuale per la sanità siciliana, che di  modello lombardo'  non
  abbiamo  mai  parlato se non nella prima fase del dibattito  perché
  subito  dopo  ci  siamo convinti tutti - l'onorevole  Leontini  per
  primo  -  che  la Sicilia non è un terreno nel quale sia  possibile
  applicare un sistema competitivo fra mondo pubblico e mondo privato
  perché non regge il sistema.
   La  Sicilia non è nelle condizioni di poter immaginare un  sistema
  nel  quale,  rendendo  competitivo il pubblico  e  il  privato,  si
  potevano abbassare i costi e quindi si poteva risparmiare.
   Per  di  più, ci siamo resi conto tutti che se avessimo creato  un
  sistema in cui il mondo territoriale acquista dal mondo ospedaliero
  avremmo ulteriormente ridotto il costo dei servizi.
   E,  siccome, già oggi il sistema è in deficit, sommando i  deficit
  degli  ospedali  certamente  avremmo  condotto  il  nostro  sistema
  ospedaliero   ad   un   decadimento   naturale,   ineluttabile   ed
  inevitabile.
   La  verità, Assessore, è che il sistema lombardo nell'ultima  fase
  della  discussione non c'è mai stato. Si è chiuso, per parola dello
  stesso onorevole Leontini.
   Il  problema  è  diventato un altro, cioè quanto siamo  capaci  in
  questa   Sicilia   -   che,  in  questi  giorni,   ha   risparmiato
  quattrocentocinquanta milioni di euro -, di operare in  termini  di
  risposta a tutto ciò che la modernità sta determinando di nuovo nel
  sistema della salute dei cittadini.
   Quattrocentocinquanta milioni di risparmio, Assessore, non sono il
  frutto di una riforma; sono il frutto del suo impegno, dell'impegno
  del  Governo  e  dell'impegno  dell'intero  Parlamento  attorno  al
  problema della sanità.
     I quattrocentocinquanta milioni di risparmio sono la risposta ad
  un'attenzione mediatica, ad un'attenzione politica alla  sanità.  E
  se  noi  saremo  capaci, Assessore, di tenere  alto  il  controllo,
  l'attenzione,  la  verifica attorno a questo grande,  straordinario
  problema    della    sanità,   certamente    potremo    risparmiare
  ulteriormente.
   Qual  è  la partita? Amici miei, il mondo è cambiato. Oggi abbiamo
  una  speranza  di  vita che aumenta costantemente. L'aumento  della
  speranza  di  vita sta portando ad una richiesta di  salute  sempre
  maggiore e sta portando al verificarsi di pluripatologie nel  mondo
  degli  anziani  che  non  può  più  essere  retto  da  una  visione
  ospedalocentrica.  Nessuno  pensi che l'ospedale,  come  un  tempo,
  possa  essere la risposta ai bisogni di salute dei cittadini,  così
  come  nessuno  pensi  che  rispondere  alla  sanità  sia  uguale  a
  rispondere alla salute.
   Noi  non  abbiamo bisogno di sanitarizzare le persone,  Assessore.
  Abbiamo  bisogno  di  rispondere  all'esigenza  marcata,  richiesta
  sempre  più dalla gente di dare una migliore qualità della  vita  a
  coloro  i  quali  sono  costretti  ad  avere  un  deficit  di  tipo
  sensoriale e motorio nell'ultima fase della loro vita.
   Abbiamo  bisogno di una sanità che sia capace di essere sempre  di
  più una sanità che risponde alla cronicità e non invece all'acuzie.
  E quindi, oggi, nel sistema sanitario nazionale non c'è modello che
  si  sia  in  qualche  maniera confrontato  con  tutto  ciò  che  la
  modernità e la complessità di questa società oggi determina. Quindi
  abbiamo  bisogno  di  un  modello che  sia  applicabile  in  questa
  Sicilia.
     E vengo a quella che è la sua proposta. Per l'amor di Dio, se ha
  un  senso il dibattito parlamentare, ha un senso perché l'Assessore
  ascolta,  e perché l'Assessore certamente nel prosieguo dei  lavori
  potrà  anche  apportare,  penso con umiltà  e  con  impegno,  anche
  qualche   piccola   modifica,  fermo  restando   la   cornice   che
  personalmente  approvo,  apprezzo,  e  di  cui  sono  profondamente
  convinto.
   Vorrei arrivare al dunque. Forse avremmo potuto scegliere di  fare
  più  ASL, ma non è questo il problema, perché fare più ASL o  farne
  di meno, non è questa la ragione né del risparmio né della migliore
  qualità.
   Abbiamo bisogno di maggiori controlli, di maggiori monitoraggi  e,
  Assessore,  se  mi  è  consentito, abbiamo bisogno  di  una  grande
  autorevolezza  della politica che sappia scegliere in  maniera  non
  politica  i direttori generali e che sappia innalzare i livelli  di
  qualità della dirigenza.
   Abbiamo  bisogno di direttori generali che, ancorché  figli  della
  politica,  sappiano  astrarsi dalla politica, perché  qui  dobbiamo
  avere il coraggio di dirci che, degli ottocento uomini che lei oggi
  ha  a  disposizione, occorre che vi sia una strategia di  selezione
  assolutamente  rigida e capace di essere trasparente  e  specchiata
  come lei sta facendo in questi mesi nella sanità siciliana.
   La  sua vera vittoria, Assessore, sarà quella di mantenere alto il
  cipiglio  di  un  uomo  che sta portando in Sicilia  il  vento  del
  cambiamento  legato alla onestà, alla correttezza, alla rettitudine
  ed alla trasparenza e senza farsi tirare la giacca da nessuno.
   Se   questo   è  l'impegno  che  l'assessore  assume  davanti   al
  Parlamento,  sono  convinto che abbiamo vinto la più  grande  delle
  battaglie, perché l'amico Cracolici ha detto una cosa che condivido
   è  la politica che deve mantenere il primato su qualunque tipo  di
  modello e su qualunque tipo di sistema .
   Allora,  se  lei  farà  questo, dentro i quaranta-  cinquanta  che
  saranno  selezionati,  che la politica che deve  avere  il  primato
  possa anche mediare le presenze, ma astraendo poi l'esercizio della
  pratica  della  burocrazia  che,  ahimè,  è  finita  per  diventare
   lentocrazia   in  questa  Sicilia, lentocrazia  legata  al  potere
  economico ed anche ad altri poteri subliminali per fare in modo che
  tutto venga fatto in maniera trasparente e vicino ai cittadini.
   Allora,  penso, amico Russo, che il cuore del sistema che lei  sta
  portando avanti non è legato ad un ospedale in più o ad un ospedale
  in  meno,  è  legato  al  valore che ha il  punto  territoriale  di
  assistenza,  questa  strategia di dividere in  maniera  marcata  il
  ruolo  dell'area  ospedaliera  e  dell'area  sanitaria  da  un'area
  territoriale decisamente più forte rispetto al passato.
   Il  fatto che ci siano i capofila, poco importa se questi capofila
  li  dobbiamo decidere oggi con nomi e cognomi o se vanno  decisi  e
  modulati  con decreto o se devono essere scelti dalla  libertà  del
  territorio.   Io  non  sono  innamorato  di  questa  necessità   di
  determinare  oggi  ed  in  questo momento  quali  devono  essere  i
  capofila.  Se  il dibattito parlamentare pensiamo che debba  essere
  questo,  ritengo  che  stiamo commettendo, ancora  una  volta,  gli
  errori del potere della politica che deve cercare di mediare,  come
  dire, di accontentare qualche amico in più o in meno.
   Io  sono  interessato  al  suo modello,  sapere  che  c'è  un'area
  ospedaliera e che quest'area ospedaliera possa avere un capofila.
   Per  la verità, poi c'è un'area che è territoriale, quella che lei
  sta  fortemente  potenziando, che è  l'area,  amici  miei,  che  va
  potenziata  perché  quest'area deve intercettare  le  preacuzie,  è
  l'area  che deve evitare che finiscano in ospedale tutte le persone
  che  oggi,  in  maniera  impropria, vanno in  ospedale.  Quest'area
  territoriale  è  il  PTA,  che  va meglio  descritto  e  certamente
  argomentato, è l'area che deve avere la capacità di colmare  quello
  che oggi è un passaggio diretto tra medico di famiglia e ospedale e
  che  deve essere capace di fare ritornare al medico di famiglia  un
  paziente che non ha bisogno di essere curato in ospedale.
   Ritengo  che  sta  lì la vera scommessa, e la vera  scommessa  sta
  anche  nel  post-acuzie  quando il PTA, il  punto  territoriale  di
  assistenza,  deve  essere  capace  di  saper  individuare  percorsi
  personalizzati   per   ciascun  paziente,  evitando   quello   che,
  Assessore,  oggi accade nella sanità e nella salute  dei  cittadini
  siciliani,  cioè  che  ci troviamo di fronte a  persone  che  hanno
  assistenza  domiciliare offerta dai comuni, assistenza  domiciliare
  integrata,  offerta  dall'ASL,  buono  socio-sanitario,   residenza
  sanitaria assistita; non è possibile
   Oggi  abbiamo una spesa ridondante e, purtroppo, clonica e clonata
  in  tante  prebende che vengono date in capo allo stesso  cittadino
  utente quando, invece, occorrono percorsi personalizzati che  vanno
  individuati nel Punto Territoriale di Assistenza.
   Ecco   perché  penso  che  questa  idea  di  dividere  in  maniera
  significativa  e  marcata  le  due  aree  sia  importante   e   poi
  relazionarle  tra  di loro per evitare la visione  ospedalocentrica
  della salute.
   Mi  avvio  alla  conclusione dando qualche consiglio,  con  grande
  umiltà.
   Penso,   probabilmente,  che  noi  dovremmo  evitare   anche   una
  ripetizione  di  ruoli  e  ritengo che va diviso  lo  status  dalla
  funzione. Lei ha individuato lo status nei direttori generali,  nei
  direttori amministrativi e nei direttori sanitari che devono  avere
  una   visione  complessiva  della  sanità  territoriale;  poi,   ha
  dispiegato l'impegno nel territorio attraverso funzioni che vengono
  date  ad operatori della sanità, già in carica, che potranno  avere
  delle  funzioni  diverse.  E  qui vorrei  rispondere  all'onorevole
  Cracolici.

   PRESIDENTE. La invito a concludere.

   COLIANNI. Stavo dicendo, è inutile che qui facciamo i  conti della
  serva   senza sapere che stiamo parlando di cose diverse. Una  cosa
  sono  i  direttori  generali,  i  direttori  amministrativi  ed   i
  direttori  sanitari;  altra cosa sono  gli  uomini  che  hanno  una
  funzione precisa che va applicata nel territorio.
   Infine,  Assessore, abbiamo la necessità in questa Sicilia  di  un
  forte riequilibrio nelle aree territoriali svantaggiate.
   Colleghi, ve lo dico con la consapevolezza di chi sa di vivere nel
  cuore di una Sicilia che spesso è disattenta e disattenzionata, una
  Sicilia  che  ha grande responsabilità ma che è anche figlia  delle
  responsabilità della politica: abbiamo bisogno di una  politica  di
  riequilibrio   Se  daremo i soldi   a cranio   finirà  come  già  è
  successo  tra Palermo ed Enna, tra Palermo e Caltanissetta,  quando
  parliamo  di ambulatori o di quant'altro. Significa che  a  Palermo
  ogni  cittadino può contare su 70, 80 euro, ad Enna ogni  cittadino
  può contare su 25 euro.
   Ritengo, Assessore, che la grande scommessa deve essere che chi  è
  più  povero non debba avere tanto quanto chi è più ricco. Chi è più
  povero  deve essere messo nelle condizioni di acquistare  una  TAC,
  una  risonanza  e  di avere risorse ed energie in grado  di  potere
  gestire  in  maniera autoreferenziale il cambiamento  territoriale.
  Ecco  perché,  nel  chiudere, le esprimo il mio  apprezzamento  per
  tutto quello che ha fatto.
   So  che,  certamente,  lei trarrà benefici  da  quello  che  è  un
  dibattito  parlamentare, che deve essere un dibattito  parlamentare
  vero   Se,  invece, pensiamo che tutto debba avvenire  nella  porta
  accanto,  non  soltanto sviliamo il nostro ruolo  ma  anche  quello
  della politica stessa.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, Assessore, onorevoli  colleghi,  con
  piacere  prendo  parte  a  questo  confronto,  a  questo  dibattito
  politico  su uno dei temi o su un  disegno di legge che si appresta
  -  e  non a caso utilizzo questo verbo - a diventare la legge o tra
  le   leggi  più  importanti  della  nostra  Regione  e  di   questa
  legislatura: il riordino sanitario che vuole essere e si pone quale
  momento  evolutivo di un sistema che ormai arranca, di  un  sistema
  che  manifesta  in  maniera chiara tutte le proprie  crepe,  di  un
  sistema  che invece ha le potenzialità per avere la stessa  dignità
  nazionale ed europea.
   E'  chiaro  che  il dibattito, che in questi mesi  ha  visto,  non
  contrapposte, ma in confronto le varie parti politiche anche  della
  stessa  maggioranza,  non  è stato il dibattito  sul  niente,  come
  l'amico,  onorevole  Colianni,  ha potuto  e  voluto  sottolineare,
  assolutamente  no,  ma  è  stato  un dibattito  serio  costruttivo,
  difficilmente  polemico, Assessore, quanto invece un dibattito  che
  ha  visto posizioni differenziate ma non contrapposte. Chi vi parla
  è stato più volte oggetto - come qualcuno ha detto e come la stampa
  ha  anche  detto  -  di  lusinghe dall'una o dall'altra  parte,  in
  maniera  chiara si era accinto e si era impegnato per  trovare  una
  mediazione,   invece,   fra   quella   che   poteva   essere    una
  contrapposizione;  e ad un certo punto quella mediazione  si  stava
  trovando, si era anche raggiunta.
   Avevamo  costituito un tavolo di lavoro, ci eravamo  quasi  alzati
  raggiungendo anche un accordo di massima sul numero delle  aziende,
  su  un  sistema che non era né quello misto o voluto dall'assessore
  Russo  né  quello  dello scorporo, ideato dal capogruppo  del  PDL,
  onorevole Leontini, e dal capogruppo dell'UDC, onorevole Maira,  ma
  era  un  punto  di incontro per dare alla Sicilia  non  un  modello
  lombardo,  piemontese  o  laziale o di chissà  quale  altra  realtà
  italiana,  ma  un  modello  nostro che  si  adeguasse  alle  nostre
  esigenze,  al  nostro fabbisogno, alle specificità e  non  soltanto
  territoriali.
   Ad  un certo punto, però, l'assessore ha voluto recedere da quella
  previsione,  non in malafede ma in maniera serena, perché  non  era
  convinto  di alcune impostazioni o di un sistema organizzativo;  la
  differenza,  ad  esempio,  poteva  essere  sulla  seconda   azienda
  ospedaliera  quando,  invece,  l'assessore  sosteneva  la   seconda
  azienda sanitaria.
   Una  sua logica l'aveva, attenzione, però vorrei sottolineare  che
  in  questi  mesi e in queste successive settimane il lavoro  a  cui
  oggi  si arriva e si perviene non è vano né tanto meno, vorrei dire
  all'onorevole  Cracolici,  è un  pastrocchio ;  anzi,  con  piacere
  apprendo e oggi stavo facendo una battuta vedendo seduti attorno ad
  un  tavolo  vari esponenti, vari capigruppo di maggioranza  e  non.
  Dicevo che quel momento conviviale poteva anche rappresentare quasi
  un  modello condiviso da tutti, senza appartenenze, al di là  della
  forma.
   Non anteporre mai la forma è stato il leitmotiv che abbiamo voluto
  e  che  ho  voluto lanciare tramite qualche comunicato stampa.  Non
  anteponiamo  la forma, nessuno può gridare:  ci perdo  la  faccia ,
  qua  dobbiamo andare alla sostanza e allora è giusto che si  faccia
  una  legge  che  sia assolutamente in linea con gli  interessi  dei
  cittadini ma che guardi anche ad un modello funzionale.
   In  linea  di  massima, sono d'accordo su questo  modello  che  il
  presidente  Lombardo  o  l'assessore  Russo,  di  concerto  con  la
  maggioranza, hanno voluto presentare con un emendamento che  non  è
  un   maxiemendamento  e  mi  fa  piacere  che  non  sia  stato  una
  maxiemendamento  perché  significa  che  vi  è  una  responsabilità
  maggiore  di  consentire all'Aula di determinarsi per portare  alle
  stesse ulteriori modifiche che io personalmente stasera anticipo  e
  che,  quindi, per arrivare ad un momento di condivisione. Non vi  è
  assolutamente un  pastrocchio  nel momento in cui

   CRACOLICI.  Papocchietto .

   FALCONE.  Papocchietto ? Ora ci arriviamo. La ringrazio, onorevole
  Cracolici,  per  questa  precisazione.  Credo  che,  comunque,   di
   papocchietto  si è parlato.
   Spero  che il PD voti questo provvedimento e lo voti insieme  alla
  maggioranza  perché, sono un neofita di questo  Parlamento,  signor
  Presidente,  ma mi accorgo che in questi mesi, nella maggior  parte
  dei casi, i provvedimenti legislativi sono stati licenziati, se non
  all'unanimità, con una larga maggioranza che ha superato logiche di
  coalizione di Governo.
   Questo  è un fatto importante che si ascrive alla storia di questo
  Parlamento e i cittadini, fuori, ne possono ben prendere  atto.  Su
  questo  oggi noi dobbiamo confrontarci. E' chiaro però,  Assessore,
  non  possiamo dimenticare che ci sono dei momenti importanti, delle
  realtà importanti.
   Io ho presentato, tra gli altri, due emendamenti: il primo, per la
  realizzazione e la costituzione della diciottesima azienda,  quella
  del   Gravina   di  Caltagirone,  assieme  al   Basso  Ragusa    di
  Militello  e  perché non ricordare che, per motivi  geografici,  il
  Calatino è un territorio che rappresenta il 42 per cento di  quello
  provinciale e per popolazione siamo più grandi.
   Io appartengo al Calatino così come il mio presidente Lombardo, ma
  non per una questione di appartenenza, ma perché rappresenta il  42
  per cento del territorio e perché è l'unica azienda ospedaliera che
  viene degradata quando è la più grande azienda ospedaliera, di gran
  lunga  più  grande, quasi il doppio,  del  Piemonte  di Messina,  è
  più  grande  del  Papardo , del  Sant'Elia , del  San  Giovanni  di
  Dio ,  è  più grande di diverse aziende, del  Cervello , di   Villa
  Sofia  e di numerose altre aziende. L'Azienda di Caltagirone ha  un
  bacino  che  va  oltre la provincia di Catania ma che,  invece,  dà
  un'offerta  sanitaria  di secondo livello  molto  dignitosa  a  una
  fascia  territoriale  della Sicilia orientale -  significa  Ragusa,
  nisseno  ed  ennese  - e io credo che su questo  noi  non  possiamo
  sottacere.
   Su   questo  chiederò  un  voto  di  apprezzamento,  non  per  una
  appartenenza, me ne guarderei bene, ma perché ritengo che l'Azienda
   Gravina  di Caltagirone che ha l'unica struttura di riabilitazione
  pubblica che funziona, molti palermitani hanno un flusso - i flussi
  di  cui  parlava  l'onovevole D'Antoni -  verso  Caltagirone  Santo
  Pietro  e  su  questo  noi  non possiamo  sottacere,  non  possiamo
  dimenticare  l'importanza  di questa  azienda  ospedaliera  che  va
  garantita.
   Secondo  problema:  devo esporre un momento di preoccupazione  che
  tutte le sigle sindacali stanno presentando e hanno rappresentato -
  mi riferisco alla CGIL, alla CISL, alla UIL, alla Assomed, eccetera
  - nella preoccupazione di dover degradare l'ospedale  San Vincenzo
  di  Taormina, facendolo diventare una costola del  Papardo   e  del
   Piemonte .   L'ospedale   San  Vincenzo   di   Taormina   che   ha
  rappresentato in questi anni un modello di eccellenza oncologia non
  può  essere sottoposto o subordinato, come un motore in una piccola
  autovettura,  perché di questo si tratta, un motore  di  una  certa
  cilindrata in una piccolissima autovettura che è il  Papardo  e  il
   Piemonte .
   Non  possiamo utilizzare il  San Vincenzo  per far fare  punti  al
   Papardo  e al  Piemonte , per ipotizzare di far diventare un  polo
  oncologico questi ultimi ospedali.
   Chiamo a raccolta su questo principio i parlamentari di Messina  e
  del  Catanese  che sanno quanto importante e quanto  prezioso  sia,
  quale   patrimonio  di  professionalità  sia  questa  straordinaria
  struttura  sanitaria. La proposta che formuliamo è  quella  che  la
  stessa  venga  estrapolata dal  Papardo   e   Piemonte   e  diventi
  un'azienda,  un  presidio di rilievo provinciale senza  bisogno  di
  diventare  capofila,  autonomo,  come  terzo  presidio  di  rilievo
  ospedaliero di rilievo provinciale.
   Potrei parlare sulla questione del 118, ma lo faccio soltanto  per
  dirle, Assessore, che il 118 ha un problema nel momento in cui  noi
  ipotizzassimo   la   separazione  di  un  medesimo   servizio,   la
  differenziazione di un medesimo servizio in parti differenti  della
  nostra Terra.
   Dobbiamo  eliminare quella parte in cui prevede  che  il  servizio
  possa  essere  separatamente  erogato,  una  modalità  nella  parte
  orientale e una modalità nella parte occidentale; un'unica modalità
  in tutta la Regione Sicilia così come avviene oggi.
   Apprezzo,  invece, quando il presidente Lombardo ha detto  che  si
  potrebbe  ipotizzare  non una collaborazione  ma,  addirittura,  un
  rapporto stabile con la Croce Rossa italiana.
   Danno  certamente  un buon servizio, non voglio perorare  la  tesi
  della   Croce   Rossa  ma  ritengo  che  il  nostro  servizio   sia
  soddisfacente così come ritengo che dobbiamo subito  porre  mano  e
  porre  subito  rimedio al problema degli operatori-soccorritori,  i
  quali vantano nei confronti del SISE e quindi, di conseguenza,  nei
  confronti  della  Regione, oltre trenta  milioni  di  euro  per  il
  rimborso degli arretrati frutto delle ore di straordinario.
   Abbiamo  un  dovere: dobbiamo portare a trentasei  ore  lavorative
  questi  operatori del soccorso e mi piacerebbe che  gli  operatori-
  soccorritori avessero un nuovo nome, un nuovo nomen iuris  che  sia
   operatori  del  soccorso' così come avviene in tante  altre  parti
  d'Italia, operatori del soccorso i quali oggi reclamano a viva voce
  le  loro spettanze. E siccome  sappiamo bene che la convenzione fra
  il SISE e la Regione Sicilia è una convenzione a rimborso, prima  o
  dopo  dovremo riconoscerle queste spettanze che, a sua volta, dovrà
  corrispondere agli operatori-soccorritori.
   Sono  queste  le considerazioni e, per quanto mi riguarda,  vorrei
  approfondire  alcuni  aspetti.  Ma mi  rivolgo  anche  ai  colleghi
  dell'UDC,  agli amici del PDL, i miei amici di partito, dicendo  di
  stare  attenti nel non prestare il fianco a critiche che non  hanno
  motivo di esistere.
   Evitiamo che ci possano essere anche delle speculazioni perché non
  abbiamo  dato  adito, fino a questo momento, a  delle  speculazioni
  nell'immaginare   che   i   cosiddetti   direttori    sanitari    o
  amministrativi   possano  essere  attinti  da   personale   esterno
  all'amministrazione.
   Troviamo   qualche  aggiustamento,  Assessore,  questo  sì,   però
  all'interno  della burocrazia, all'interno dello stesso  personale,
  le  stesse risorse professionali, altrimenti rischieremo di  essere
  sottoposti  ad un giudizio non positivo ma strumentale  di  qualche
  esponente di sinistra che, non potendo dire altro perché su  questa
  proposta, a mio avviso, l'intero Parlamento non può non convergere,
  potrà utilizzare qualche elemento di disturbo, certo,  onorevole De
  Benedictis,  per  poter innalzare invece una protesta  che  non  ha
  motivo di esistere.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Saluto ai docenti e agli alunni della Scuola elementare  Giuseppe
                       Cirrincione  di Bagheria


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Rivolgo  un indirizzo di saluto  ai  docenti  e  agli
  studenti  delle  classi  quinte,  sezioni  E  ed  F,  della  Scuola
  elementare   Giuseppe  Cirrincione   di  Bagheria  che  seguono  il
  progetto  Palermo mia ti conosco .

            Assume la Presidenza il Vicepresidente Formica

   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                                 248/A

   AMMATUNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   AMMATUNA.  Signor  Presidente, Assessore, onorevoli  colleghi,  io
  penso  che questa sia una giornata importante per la Sicilia perché
  si  va  a  dibattere e discutere su una riforma,  quella sanitaria,
  che  incide sulla salute e sulla vita di tutti i siciliani e  a  me
  pare  che ci sia stata condivisione nel dire che sia da parte della
  maggioranza che della minoranza e anche dell'assessore stesso  che,
  così  com'è stata gestita la sanità in Sicilia in questi anni,  non
  poteva  continuare. Specialmente a partire dagli anni 2000  non  si
  sono  abbassati solo i livelli essenziali di assistenza,  ma  si  è
  prodotto  un  debito  pubblico che ha rischiato  di  travolgere  la
  Sicilia.  Quindi,  un  problema importante,  quello  della  riforma
  sanitaria, da un punto di vista economico-finanziario, ma anche dal
  punto di vista dei livelli di assistenza.
   Ecco  perché,  Assessore, quando lei ha  iniziato  ad  operare  in
  Sicilia  si  è  creato tanto entusiasmo da parte dei siciliani  per
  questo  suo  modo  di  proporre delle  soluzioni,  per  quella  sua
  proposta che noi abbiamo condiviso solo in alcune parti e  mi  pare
  che lei abbia suscitato grande speranza in Sicilia.
   Oggi  penso che ci sia delusione, oggi penso che molta  di  quella
  gente che la applaudiva, che la osannava in tutti i territori della
  Sicilia,  comincia  a ricredersi perché la soluzione  che  è  stata
  posta   oggi   in   quest'Aula  non  è   un    papocchio    ma   un
   mostriciattolo  che certamente non aumenta i livelli di assistenza
  di  quest'Isola in cui migliaia, centinaia di migliaia di siciliani
  continuano  ad  organizzare i viaggi della speranza  per  andare  a
  curarsi.
   Assessore,  penso che non si possa proporre una legge  di  riforma
  sanitaria contro i medici, contro il personale sanitario  perché  è
  questo  che  è  stato fatto nella sua proposta. Basti  guardare  le
  qualifiche  di  chi  va a dirigere queste nuove strutture,  aziende
  ospedaliere,  aziende  ASL, ma soprattutto distretti  sanitari  per
  capire  che il numero di medici che dirigono diminuisce ed  aumenta
  proporzionalmente il numero dei burocrati. In questo modo si umilia
  una  classe medica, una classe sanitaria che ha vissuto  sempre  in
  questi  anni questo tipo di drammatizzazione, quindi una  sorta  di
  burocratizzazione  della  sanità che è stata  formalizzata  con  la
  proposta che lei ha portato in Aula.
   Inoltre, non comprendiamo, Assessore, che, per quanto riguarda  la
  nomina dei direttori generali, lei non abbia avuto quello scatto di
  fantasia  che poteva dare garanzia  a tutti i siciliani che  queste
  nomine possano avvenire in maniera corretta.
   Lei  potrebbe obiettare - e lo farà certamente alla fine di questo
  dibattito - che si atterrà scrupolosamente alla legge nazionale 502
  e  così  via. Noi proporremo degli emendamenti nei prossimi  giorni
  per  fare in modo che le storture che sono avvenute nel passato non
  avvengano  più  perché  non c'è stato un assessore  in  quest'Aula,
  nella  Regione Sicilia, che abbia detto qualche volta di aver fatto
  le nomine dei direttori generali in maniera non conforme alla legge
  e  sappiamo  tutti   che  nomine  sono  state  fatte  di  direttori
  generali,  di  direttori amministrativi, di direttori sanitari  nei
  territori  quando si sono aperte scandalosamente e  vergognosamente
  le campagne elettorali.
   Speriamo che ciò non continui anche dopo l'approvazione di  questa
  legge di riforma.
   Onorevoli  colleghi,  Assessore,  una  legge  di  riforma  si   fa
  coinvolgendo  i medici, il personale sanitario, che  poi  non  sono
  solo  i  medici. Una legge di riforma sanitaria, a  mio  avviso,  a
  nostro   avviso,   dovrà  essere  approvata  e  deve   avere   come
  protagonista il cittadino, perché penso oggi, come accadrà  sempre,
  che  al  cittadino non interessa un direttore in più o in meno,  al
  cittadino interessano i problemi di tutti i giorni.
   Ecco perché non cogliamo nessun tipo di novità nella proposta  che
  lei ha portato in Aula.
   Chi  va nei territori, chi ha a che fare con i cittadini siciliani
  si  imbatte veramente in corregionali, in cittadini che  hanno  dei
  problemi  spiccioli che, a mio avviso, possono  essere  risolti  in
  modo non complicato e difficile.
   La  prima cosa che i cittadini siciliani chiedono è il perchè  dei
  vergognosi tempi lunghissimi delle liste di attesa.
   Io sono un parlamentare della provincia di Ragusa. Non è possibile
  -  e  faccio  solo  un  esempio - che in  provincia  di  Ragusa  la
  prenotazione  per  una mammografia venga fissata  a  settembre  del
  2010; sono tempi  africani , sono tempi assolutamente inconcepibili
  in  uno  Stato  civile, non è possibile che in  una  provincia  non
  funzioni un apparecchio per eseguire la densitometria ossea  perché
  deve essere eseguita sempre a pagamento.
   Penso  che  i cittadini chiedono queste cose e nelle proposte  che
  lei  ha  portato avanti non c'è nessun tipo di soluzione  a  questo
  problema.
   Abbiamo  parlato di deospedalizzazione; ma quali sono le  proposte
  che permettono la deospedalizzazione?
   Si  parla genericamente di PTA. Io penso che questi organismi, che
  possono  avere  una  certa importanza, devono  essere  riempiti  di
  contenuti, speriamo che ce lo spieghi meglio.
     Quindi,  bisogna  potenziare  la  medicina  del  territorio,  la
  medicina  specialistica del territorio facendo  in  modo  che  meno
  gente affluisca negli ospedali. Ma io ritengo anche che all'interno
  degli  ospedali  devono  esistere delle strutture  che  cercano  di
  limitare dei ricoveri.
   Ecco  perché presenteremo degli emendamenti che, così come avviene
  ormai  in  tutte le regioni d'Italia, così come è avvenuto  e  così
  come avviene in tutti i Paesi occidentali, negli ospedali che hanno
  un  certo  numero di accessi possano essere istituite le cosiddette
   osservazioni brevi , cioè  degli accertamenti nei pronto  soccorsi
  che evitano i ricoveri impropri.
   Questo  dà  più  soddisfazione e più conforto  al  paziente  e  fa
  diminuire veramente le spese per numero sproporzionato  di ricoveri
  ospedalieri - ma di tutte queste cose, nelle proposte che lei ci ha
  portato  in Aula, non c'è assolutamente nulla -, come importante  è
  il  coinvolgimento dei medici di base, indispensabile perché  senza
  il   coinvolgimento  dei  medici  di  base  -  io  sono  un  medico
  ospedaliero  -  non  ci  può  essere una diminuzione  dei  ricoveri
  ospedalieri. E questo è possibile se vi sono anche degli  incentivi
  economici  per  i  medici  di  base  che  dipendono  dal  contratto
  nazionale che si firma a Roma; ma tutto questo può permettere degli
  accordi  decentrati con i medici di base stessi che possano portare
  ad  un  loro  maggiore  impegno, ad una  diminuzione  dei  ricoveri
  ospedalieri.
   L'altro  problema è quello della famosa  tabella B . Si può  anche
  condividere  il  concetto  degli  ospedali  capofila;  non  capisco
  assolutamente perché non è scritto da nessuna parte e speriamo  che
  ci  venga  spiegato  qual è stato il criterio  per  individuare  un
  ospedale capofila.
   Ritengo  che nel progetto di legge di riforma da lei proposto,  se
  venisse  stralciata la tabella  B', sarebbe una  cosa  estremamente
  utile.
   L'ultimo  problema, che poi è quello che interessa i  cittadini  -
  perché  non dobbiamo dimenticare che non abbiamo vinto un  concorso
  ma   siamo   stati  eletti  dai  cittadini  stessi   -   è   quello
  dell'emergenza-urgenza.
   Mi  pare  che  nelle proposte da lei portate in  Aula  ci  sia  un
  rinnovo  per  altri  tre anni con il SISE e  con  la  Croce  Rossa.
  Ritengo, Assessore, che il servizio di emergenza-urgenza, così come
  è  stato  svolto  in  questi anni, non funzioni assolutamente;  non
  funziona  bene  perché forse può garantire i grandi centri  ma  non
  garantisce i territori lontani da Catania e da Palermo.
   Occorre formulare una diversa organizzazione del servizio del  118
  per  fare  in  modo che anche le province più piccole  siano  nelle
  condizioni,  inquadrate sempre in un grande bacino, di  organizzare
  meglio gli interventi di emergenza-urgenza.
   Queste  sono  le  grandi  questioni che interessano  i  siciliani.
  Speriamo  che  in questi giorni lei possa apportare dei  correttivi
  alla   proposta  presentata  in  Aula.  Lei  ha  suscitato   grande
  entusiasmo  ma, in questo momento, c'è un'estrema disillusione  nei
  suoi confronti.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
  facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  abbiamo
  tutti  quanti contezza del fatto che la questione della sanità  sia
  una  delle  più  strategiche che questo Governo e  la  Sicilia,  in
  questo momento, si stanno trovando ad affrontare.
   Qualche  giorno  fa, rimettendo a posto alcuni documenti  nel  mio
  archivio, ho rinvenuto relazioni della Corte dei conti sulla sanità
  che   risalgono  ad  anni  precedenti,  più  di  una  e  per   anni
  consecutivi.
   Oggi,  siamo  nelle  condizioni di annoverare  il  problema  della
  sanità  come  il  principale  tra  quelli  della  nostra  Isola   e
  dell'Amministrazione regionale. E siamo nella  circostanza  per  la
  quale un Governo appena eletto - quindi, neoeletto da pochi mesi  -
  e   con   una   solidissima  maggioranza,   avrebbe   dovuto   dare
  immediatamente  prova di capacità di governo,  di  compattezza,  di
  lucidità  e di capacità di risposta a questo che è uno dei problemi
  strategici principali della nostra Regione.
   Penso  che  se  questo  era il banco di prova  rispetto  al  primo
  problema  cruciale di questa maggioranza, possiamo dire che  finora
  il  risultato  è  fallimentare.  Arriviamo  a  questa  discussione,
  signor  Presidente, con il problema di essere  meno  di  30,  tutti
  quanti  compreso lei, rispetto ad un'Aula totalmente disinteressata
  alle questioni.
   Forse,  stasera  non discuteremo di poltrone  e  quindi  c'è  poco
  interesse  da parte della maggioranza ma, comunque, con un  disegno
  di legge che nell'ottobre del 2008 è stato inviato in Commissione e
  sul  quale,  per  mesi, vi siete trastullati fra  rinvii  e  meline
  varie,  arriviamo  ad  una  situazione,  avendo  attraversato  fasi
  drammatiche, di insulti clamorosi all'interno della maggioranza,  e
  non  privati  ma  pubblici.  Ci ricordiamo  tutti  di  parole  come
   sanguisughe',   disonesti' e anche di peggio,  rotture  al  limite
  dell'offesa  personale  sulla quale si sono  giocate  per  mesi  le
  immagini  pubbliche e la responsabilità di uomini  di  governo  che
  dovevano, appena eletti, dare una svolta a questo tragico problema.
   Credo  che stiamo dando una dimostrazione desolante della capacità
  di  questa maggioranza, condita da parte di alcuni esponenti  della
  maggioranza da strani fenomeni di  negazionismo e di scaricabarile.
  Abbiamo  sentito fare discorsi da parte di alcuni capigruppo  della
  maggioranza,  da  parte di autorevoli esponenti  di  partiti  della
  maggioranza,  negando  -  e  facendolo non  soltanto  in  assemblee
  pubbliche ma anche in sedi istituzionali, in Commissione  sanità  -
  che la nostra sanità costi troppo e quasi rivendicando più soldi ed
  immaginando che la situazione in cui ci troviamo sia una situazione
  di disagio a causa di un Governo lontano e nemico. Si è addirittura
  cercato, quindi, di inficiare lo stesso procedimento di riforma.
   Ricordiamo,  per  inciso,  quando l'ex Presidente  della  Regione,
  onorevole  Cuffaro,  spiegava a tutti che adesso,  con  il  Governo
  amico, finalmente,  si sarebbe potuto trattare e meglio e molte  di
  queste  cose  sono  state  ripetute qui da altri  soggetti,  quindi
  negando addirittura il presupposto che richiedeva una riforma seria
  e rigorosa.
   Una riforma seria e rigorosa, infatti,  non la si voleva fare e si
  è  cercato di farla fare fino alla fine; si è addirittura  diffuso,
  poi, fra molti, a dispetto di quella   erre' di responsabilità  che
  l'Assessore  ha enunciato in uno dei suoi interventi  in  Aula,  la
  deresponsabilizzazione  fatta  sistema  da  parte  di  molti  della
  maggioranza  che  hanno  cominciato a  sparare  addosso  ad  altri.
  Ovviamente,  è  facile,  e  ce ne sono anche  le  ragioni,  sparare
  addosso  a  manager,  ma immaginare che questi manager  sono  stati
  inviati  dalla  Svezia  e non rispondono a chi  li  ha  nominati  e
  deresponsabilizzarsi  con  cinismo  rispetto  a  queste  scelte,  è
  sembrato l'esercizio più squallido che una persona, ancor prima che
  un  esponente politico che si prende le sue responsabilità, potesse
  fare.
   C'è  stato  uno  scaricabarile anche nei confronti  di  quanto  la
  sanità  è andata, in questi anni, immaginando che altri lo avessero
  fatto  e non  molti di quelli che siedono ancora qua, negli  stessi
  banchi  della  maggioranza e nel Governo, fino ad approdare  ad  un
  testo che è una sorta di testo macedonia.
   Abbiamo il paradosso di un testo uscito dalla Commissione  che  ci
  auguriamo  di  non discutere perché, nel frattempo, un  accordo  ha
  costruito  un altro testo; ma, in definitiva, non abbiamo  oggi  la
  chiarezza  di  ciò che dobbiamo andare a discutere e per  questo  è
  stato  un  bene  che ci abbiano concesso ulteriori  giorni  per  la
  presentazione degli emendamenti e per il loro approfondimento.
   In  questo  testo macedonia, la macedonia più grande è  quella  di
  avere  sposato  un  modello che  condividiamo, che  noi  per  primi
  abbiamo   proposto,   quello  dell'organizzazione   delle   aziende
  attraverso le  ASL integrate ospedali - territorio; però, come  una
  mina  vagante   che non serve a fare funzionare il  sistema  perché
  questa  ASL integrata ospedale - territorio non ha bisogno, laddove
  esistono,  di  ospedali  capofila. Gli ospedali  capofila   servono
  soltanto  e sono stati il pegno da pagare al vostro interno  perché
  si  trovasse l'accordo in termini di poltrone, inventando  36 nuove
  poltrone  e creando dei problemi nei territori perché inventare,  a
  loro  volta,  18  ospedali  capofila ha significato  -  e  già  nei
  territori ce lo dicono - inventare una classificazione di  ospedali
  di serie  A  e di serie  B .
   Bisogna dire che questo non ha alcuna funzione sanitaria e  alcuno
  scopo  di programmazione, ma mira soltanto a trovare un accordo  il
  cui collante unico è quello della divisione di poltrone, alla quale
  siamo nettamente contrari.
   Abbiamo,  alla  fine, un decreto che più che  assomigliare  ad  un
  provvedimento   salva-sanità   sembra   un   provvedimento   salva-
  occupazione,  cioè salva i posti dei manager, un po'  alla  stregua
  di  quello che umoristicamente il capo del Governo, il nostro Primo
  Ministro, chiama piano salva - casa ed è in realtà un aiuto per  le
  ville,  come  lui  stesso  ha detto, dei bisognosi  che  in  questo
  momento sono stati colpiti dalla crisi.
   Abbiamo  presentato,  rispetto a tutto questo -  fin  dall'inizio,
  voglio  ricordarlo a quest'Aula, fin dal luglio del 2008, prima  di
  tutti  gli  altri  -  un  nostro disegno di legge  in  cui  abbiamo
  compiuto  uno  sforzo  che  abbiamo offerto  alla  valutazione  dei
  siciliani,  degli  operatori  e  del  Parlamento;  in  cui  abbiamo
  prefigurato  molte  delle cose che, a nostro  giudizio,  servono  a
  riformare  la  sanità, prima fra tutte la salute, non  soltanto  la
  prestazione  del  servizio sanitario, ma la salute  del  cittadino.
  Serve  soprattutto migliorare l'impatto che il cittadino ha con  il
  sistema sanitario.
   Spesso,  ci  avviluppiamo intorno ai nostri argomenti  di  lavoro,
  crediamo che lì inizia  e lì finisce il compito del deputato ed  il
  nostro  oggetto.  La  gente,  più semplicemente,  vuole  andare  in
  ospedale  e sentire che c'è pulizia, che c'è accoglienza,  che  c'è
  chiarezza.
   Oggi  c'è  il  problema  -  e vengo al dunque  -  dell'accesso  al
  percorso   delle  cure  ospedaliere.  Se  mi  sento  male,   inizio
  spontaneamente  e casualmente un percorso alla cieca, una sorta  di
  mosca  cieca, andando a bussare qui e lì perché non c'è un percorso
  che  guida  chi  si  sente  male nel momento  in  cui  maggiormente
  dovrebbe  essere  aiutato; un problema di  accesso,  quindi,  e  di
  orientamento,  un  problema  di qualità  immediata,  tangibile:  la
  pulizia,  l'accoglienza,  la chiarezza di  queste  prestazioni,  la
  qualità,  al  di  là  della  capacità di erogazione  della  qualità
  sanitaria.
   E'  importante per chi, in quel momento, percepisce un disagio nei
  confronti del sistema.
   Abbiamo  bisogno  di mettere - e qui do atto  che  lo  sforzo  che
  l'Assessore ha compiuto si è manifestato - la programmazione ed  il
  fabbisogno  al  centro  delle scelte, e  non  interessi  diversi  e
  diversivi.
   Inoltre,  abbiamo bisogno di istituire controlli e responsabilità.
  Possiamo  inventare  qualunque meccanismo  nuovo,  qualunque  nuova
  architettura   istituzionale  e  qualunque   impianto   procedurale
  differente  e  perfezionato  ma, se  non  gestiamo  un  sistema  di
  controlli  e  di  responsabilità, non ne  usciremo  comunque  vivi.
  Allora, il sistema dei controlli è fondamentale e, da questo  punto
  di vista, ognuno si prenda le proprie responsabilità.
   Ciò  che  non funziona nella gestione dei manager non è la  nomina
  fiduciaria e politica. Lo voglio dire con franchezza, non è  questo
  che  mi  scandalizza,  che si prendano, a  chi  tocca  prendersele,
  queste  responsabilità.  Non  ci  sono  trucchi  e  sotterfugi  che
  possano, infatti, consentire di sapere prima che risultato avrò  da
  quel direttore; ma a quel direttore, una volta assunta, in veste di
  Governo, la decisione di avergli affidato una responsabilità,  devo
  consegnare  obiettivi precisi e consentire a  terzi,  di  valutarne
  l'operato. Questo è il punto
   Avevamo  immaginato, nella nostra proposta di legge, l'istituzione
  di  una  Agenzia regionale sanitaria. Ho letto che, qualche  giorno
  fa, il Presidente Lombardo  ha richiamato questo punto.
   La   vogliamo  chiamare  in  un  altro  modo?  Vogliamo  inventare
  tutt'altra cosa?
   Serve sapere chi poi giudicherà questo sistema; chi giudicherà, in
  particolare, l'operato dei manager e non può essere, al  di  là  di
  tutti  i meccanismi e i vincoli che possiamo immaginare, lo  stesso
  soggetto o chi a lui è vicino, che ha nominato il manager.
   Signor  Presidente, le chiedo, infine, lo chiedo all'Assessore  ma
  soprattutto  alla  Presidenza  dell'Assemblea,  nella   sua   veste
  istituzionale,  visto che arriviamo a questo disegno  di  legge  in
  maniera rocambolesca per le cose che ho detto prima, tuttavia siamo
  ancora in tempo, di tenere presente che, correggendolo seriamente e
  lavorando  seriamente in Aula, possiamo approdare ad  un  risultato
  che   può  avere  un  senso.  Se  rimanessero  le  storture  e   la
  moltiplicazione  dei  costi che abbiamo  visto,  non  potremmo  che
  affrancarci da questa immagine.
   Al  di  là,  però,  del  merito del nostro atteggiamento,  abbiamo
  bisogno  di  lavorare con calma e con ordine. Ci  sono  molte  cose
  squisitamente tecniche che hanno un pesantissimo impatto funzionale
  sull'intero  sistema.  Ci sono commi di essenziale  importanza  che
  apparentemente  sono  ininfluenti ma che, in  realtà,  condizionano
  pesantemente il funzionamento del sistema.
   Stiamo andando a mettere le mani sui sistemi di finanziamento, sui
  sistemi   di   remunerazione,  sui  criteri  di  erogazione   delle
  prestazioni, sui controlli. Non si tratta soltanto del  modello  di
  riorganizzazione  delle  aziende. Per fare  ciò,  dal  momento  che
  questo  testo  non proviene da un esame congiunto in Commissione  e
  dalla  ponderazione di tutti gli elementi che avrebbero consentito,
  in  Aula,  un percorso più snello, oltre ad esserci dati più  tempo
  nell'esame  degli  emendamenti per la loro  presentazione,  abbiamo
  bisogno  di  avere  garantito - e, per questo, mi  rivolgo  a  lei,
  signor  Presidente e alla Presidenza tout court - che il  percorso,
  arrivati  a  questo punto, non subisca accelerazioni e  confusioni,
  quelle che, in altri disegni di legge - e quest'Aula, purtroppo, ne
  è  tristemente ricca - ha creato mostri che, in questo  caso,  meno
  che altrove, possiamo permetterci.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi,  siamo  arrivati,
  finalmente,  al dibattito di questo disegno di legge e  devo  dire,
  per quello che mi riguarda, che l'intervento che sto per affrontare
  non lo considero conclusivo del pensiero personale che ho su questo
  disegno  di  legge,  e  anche come Gruppo UDC.  Perché?  Perché  mi
  riservo tragedie?
   No. Dico ciò perché mi riservo un giudizio complessivo, finale nel
  momento  in  cui avremo il quadro chiaro di tutti gli  emendamenti,
  dei  subemendamenti e cominceremo a votare l'articolato. Ed allora,
  il pensiero finale lo esprimerò, lo esprimeremo in sede di voto, di
  dichiarazione di voto finale.
   Certo,  è  stato  un  dibattito, anzi un pre-dibattito  aspro.  E'
  scoppiata la pace? Non mi sentirei di dire che è scoppiata la pace,
  forse perché non è mai scoppiata la guerra
   In  ogni caso affrontiamo il  dibattito ed il voto d'Aula  con  la
  schiena  dritta, a sostegno di alcuni convincimenti perché non  c'è
  stato  uno  scontro  personale con il Governo. C'è  stato,  sì,  un
  confronto  su una diversa interpretazione di come va affrontato  il
  problema sanità in Sicilia.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, vedete, è un  fatto  anche
  culturale   che  deriva  non  tanto  dall'educazione  personale   o
  familiare - non vorrei essere frainteso - ma da tanti anni del fare
  politica  affrontando i problemi sociali di questa Terra, in  varie
  posizioni  istituzionali  e di ruoli politici.  E  possono  capire,
  certamente,  i  colleghi  deputati, da  qualunque  Gruppo  politico
  provengano, cosa intendo dire.
   La  sanità in Sicilia non può essere affrontata con concezioni  da
  ragioniere, non può essere affrontata come un aspetto o un  profilo
  che  prescinda  dai  fatti  culturali e di  bisogno  della  società
  siciliana.
   Ci  siamo  arrabattati - faccio un esempio, uno solo -  ed  ancora
  adesso,  ancora  oggi, stasera, lo faremo nei prossimi  giorni,  in
  scontri  sui grandi sistemi dimenticando - e di quello che sto  per
  dire  sono  convintissimo, parlo per la  mia  gente,  quella  della
  provincia  di  Caltanissetta  (non mi  permetto  di  affrontare  le
  situazioni di altre province ma sono convinto che non cambino molto
  rispetto  a  quelle  della  provincia di Caltanissetta)  -  che  le
  popolazioni di Niscemi, di Mazzarino, di San Cataldo, di Mussomeli,
  sedi  di  presìdi  ospedalieri, per i  grandi  sistemi  che  stiamo
  discutendo  hanno sì attenzione ma per loro non è una questione  di
  vita o di morte.
   E'  questione di vita o di morte sapere che accanto a loro c'è  un
  presidio ospedaliero, c'è un momento di sicurezza sociale,  c'è  un
  punto di riferimento sociale ed economico.
   Se  io  fossi  stato un rappresentante politico, un  deputato  non
  attaccato  alle Istituzioni, mi sarebbe stato facilissimo  -  avrei
  avuto  buon gioco - fare il capo popolo, andare alle manifestazioni
  già  svolte  a Niscemi, a Mazzarino, a San Cataldo, a  Mussomeli  e
  mettermi  a  capo  della protesta popolare che chiede,  chiedeva  e
  chiederà soltanto una cosa, di non essere privati del loro punto di
  riferimento sanitario locale.
   Non  l'ho  fatto  e non lo farò, così come non l'ho  fatto  sabato
  scorso  a  Gela,  quando un Consiglio comunale aperto  a  tutta  la
  deputazione  e, quindi, ai soggetti di tutti i gruppi politici,  ha
  affrontato il problema della sanità e dell'ospedale di Gela.
   Mi sono sforzato di avere proposte concilianti e mi si permetta di
  dire  che la proposta che si intravede nell'emendamento del Governo
  non è un maxiemendamento ma tanti emendamenti, come è giusto che il
  Regolamento imponga. Continuiamo a dire  maxiemendamento ,  ma  non
  c'è,  non  esiste  anche  perché  il maxiemendamento,  solitamente,
  comporta un voto di fiducia che qui non c'è.
   L'emendamento corrispondente all'articolo 14 che è stato  espresso
  dal Governo, è stata anche una mia riflessione che ho esternato  in
  un  confronto con il Governo e, checché se ne possa dire, - capisco
  le  critiche, posso anche sperare che siano critiche preconcette di
  posizione politica - quella riflessione consente, nell'ambito di un
  quadro di riforma del sistema sanitario siciliano e di contenimento
  della  spesa, di mantenere fermo, per esempio, a Gela,  che  ne  ha
  bisogno  per  la  sua presenza in un territorio ad  alta  incidenza
  industriale, un ospedale di riferimento che abbia quanto  meno  una
  capacità  autonoma sul piano della gestione, della  spesa  e  della
  deliberazione.
   L'esempio  di Gela, anche per superare vari emendamenti  che  sono
  circolati  in Aula e che anche io ho firmato, è stato  il  criterio
  ispiratore di una riflessione che ho trasmesso al Governo.
   E' finito il cammino della riforma sanitaria?
   No,  signor   Presidente, siamo all inizio perché ancora  dobbiamo
  continuare   il  dibattito,  dobbiamo  esaminare  gli  emendamenti,
  procedere al voto ma, soprattutto, dobbiamo applicare, nei prossimi
  mesi, questa riforma sanitaria che non escludo possa essere oggetto
  di ulteriori aggiustamenti.
   Altre  cose guidano la mia cultura nell'affrontare temi importanti
  di  questo tipo, dove non ci può essere una visione carismatica per
  affrontare  questi problemi. Disegni di legge, materie come  quella
  della   riforma   sanitaria  impongono  un  confronto   serrato   e
  democratico tra le forze politiche e all'interno delle stesse.  Non
  si  possono  affrontare col preconcetto di un carisma per  cui  una
  soluzione  va  certamente  bene  e  qualunque  altra  soluzione   è
  sbagliata.  Non  è questo il modo corretto per affrontare  temi  di
  questo  genere e lo dico perché nei giorni scorsi, nei mesi passati
  e  tutt'oggi, nel mio Gruppo ci confrontiamo con idee diverse. E se
  lo  faccio  io all'interno di  un gruppo - che è obiettivamente  un
  gruppo di riferimento compatto - non posso non accettare che questo
  avvenga tra gruppi diversi seppure  appartenenti a forze alleate.
     La  democrazia impone il dialogo, il confronto; la  politica  lo
  impone.  L'arte del possibile , dicevano i greci, è un principio, è
  un  brocardo  che ha valore tutt'oggi. Così come non è  ammissibile
  che  si  possa  procedere  a   una  riforma  di  una  materia  così
  importante a suon di decreti.
   Lo  contestiamo per Berlusconi e lo giustifichiamo per la Sicilia?
  Vale  per  tutti,  vale per Berlusconi come  vale  per  il  Governo
  regionale.  Materie  di questo genere non si possono  applicare  ed
  anticipare con decreti assessoriali, vanno affrontate in Aula.
   Penultima cosa. Voi deputati ritenete che sia stato utile farlo  e
  se ci sono

   CRACOLICI. Si riferisca a quelli del suo Gruppo.

   MAIRA.  Il mio Gruppo ha tanta fiducia nel suo presidente che  non
  ha  bisogno  di  essere  presente in  Aula.  Mi  riferisco  a  quei
  deputati, ne vedo almeno uno, anzi due, tre, meglio di niente,  che
  nella vita professionale svolgono attività sanitaria. Ritenete  che
  sia  stato  bello, utile, produttivo, dignitoso sentirsi  dire  per
  mesi  e  mesi  che  dobbiamo riformare la  sanità  perché  dobbiamo
  eliminare  il  malaffare e il rapporto con la mafia?  E  che  nella
  sanità c'è soltanto illecito? C'è l'illecito, c'è il malaffare, c'è
  il  rapporto con la mafia  Si tratta di fatti specifici, non si può
  generalizzare, non accetto che si generalizzi  Spero, mi auguro che
  i  colleghi  deputati che sono anche  medici abbiano la mia  stessa
  reazione,  e  mi riferisco anche a lei, signor Presidente,  che  so
  essere  notoriamente medico.
   Conclusione. Sarebbe sbagliato interpretare, e mi auguro  che  non
  si  faccia,  questo mio intervento come un intervento di  distinguo
  all'interno della maggioranza. Colgo l'occasione per precisare  che
  sbagliano  quei  commentatori giornalistici che  hanno  riscontrato
  oggi una differenza di posizione fra me e l'onorevole Leontini, fra
  l'UDC  e  il  PDL.  Non c'è nessuna differenza. Mentre  il  collega
  Leontini  andava in sala stampa, io mi preoccupavo di definire  gli
  emendamenti  comuni  e  a doppia firma e che confronteremo  con  il
  Governo.
    Questa mia proposizione, questo mio intervento di stasera non può
  essere  considerato  ed  interpretato  come  permanente  presa   di
  posizione  contro  il Governo o di distanza dalla  maggioranza.  E'
  soltanto un intervento che ha mirato a sottolineare alcuni  momenti
  di  questa fase che precede il varo della riforma e vuole essere di
  pungolo  per  migliorare in Aula il disegno di legge, vuole  essere
  conforme  ad  un disegno positivo, fruttuoso che il  Governo  e  la
  maggioranza   -  mi  augurerei anche l'opposizione  -  possano  far
  lievitare  all'interno  del dibattito  e  del  voto  di  quest'Aula
  nell'interesse  della sanità siciliana, che  è  l'unica  cosa  alla
  quale  io  e il mio Gruppo intendiamo ancorare le nostre azioni  in
  quest'Aula e fuori da quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, al di
  là  della triste ilarità che magari si può ingenerare nei deputati,
  in   me  stesso, per un parlamento piuttosto distratto, non  voglio
  essere più pesante rispetto a quanto ho detto.
     Riflettevo  che probabilmente si sta concludendo la  discussione
  generale  su  una  delle  più  importanti  riforme  affidate   alla
  responsabilità di questa legislatura. E il dibattito, più che altro
  mediatico,  che  in  questi  lunghi  mesi  abbiamo  avuto  modo  di
  verificare  e  constatare,  nonostante lo  straordinario  interesse
  verso  questa  riforma da parte del gruppo dirigente siciliano  nel
  suo complesso, delle organizzazioni sociali, dei cittadini, non  mi
  pare  che  oggi  il  Parlamento lo stia onorando  esattamente  come
  dovrebbe.  La distrazione che si avverte e il parlare di una  delle
  più  importanti  riforme della legislatura alla presenza  di  pochi
  responsabili parlamentari, credo che debba far riflettere i  gruppi
  dirigenti.  Non  credo che sia questo il  modo per  riavvicinare  i
  cittadini  al  prestigio e alla dimensione alta che le  istituzioni
  pubbliche rappresentative, qual è un Parlamento, dovrebbero avere.
    Entriamo nel merito delle questioni.
   Assessore,   nel  luglio scorso, quando per la prima volta  lei  è
  intervenuto in quest'Aula e si è avviato il percorso di innovazione
  e  di  riforma della sanità in Sicilia, ho avuto modo di concludere
  il  mio  intervento  riconoscendole, come le  riconosco,  capacità,
  coraggio,  determinazione  nel portare avanti  un  ragionamento  di
  innovazione  e  di cambiamento ed una riforma in  un  percorso  che
  avevo  previsto,  e  non  era difficile prevederlo,  accidentato  e
  complicato. In questo percorso che abbiamo  svolto in questi mesi -
  abbiamo avuto ragione - tante, tantissime sono state le difficoltà,
  le  incomprensioni. E normalmente i torti e le ragioni  non  stanno
  mai da una parte sola.
   Nei  prossimi giorni credo dovremmo cercare di capire  esattamente
  di  cosa  stiamo  parlando  in questo Parlamento  e  dove  dobbiamo
  approdare.  La  riforma si rende necessaria perché -  se  ne  parla
  poco, lo ricordava poc'anzi l'onorevole De Benedictis -  il sistema
  sanitario  regionale  è da anni collassato  a  causa  di  controlli
  inesistenti  e  di  un sistema di riforme che,  dal  2000-2001,  in
  Sicilia  avrebbe dovuto applicare il 502 e successive modificazioni
  -  era  una  riforma straordinaria, rivoluzionaria  che  portava  a
  gestire la sanità in Italia come azienda, con il sistema economico-
  patrimoniale  -, con un sistema di controlli mobilissimo  che,  più
  che  andare  a  verificare e sanzionare gli  errori  commessi,  non
  riesce  totalmente  a  trasferire  questo  concetto  neppure   agli
  operatori; è un controllo, appunto, di gestione sulla gestione  che
  dovrebbe,  in corso di esercizio, provare a correggere  gli  errori
  che la programmazione normalmente fa.
   Questo  ha  portato  la spesa sanitaria fuori  controllo.  Non  si
  riusciva  più,  alla fine di ogni esercizio, a trovare  le  risorse
  sufficienti  -  e  ciò fino all'ultimo esercizio -  a  risanare  il
  deficit di questa sanità nonostante le norme che questo Parlamento,
  nel  2007  e nel 2008, ha approvato e che oggettivamente riducevano
  la spesa sanitaria.
   Eppure,  lo  ricordavamo  poc'anzi, le relazioni  del  Procuratore
  generale  della Corte dei Conti facevano rilevare come,  nonostante
  le  norme  approvate  da questo Parlamento per la  riduzione  della
  spesa  sanitaria,  questa  continuava ad  aumentare.  Pertanto,  un
  sistema  malato;  la  qualcosa, ovviamente,  non  dipendeva  e  non
  dipende  soltanto dalle norme. Il nostro ordinamento, purtroppo,  è
  pieno di norme che nel passato non sono state applicate - e per  la
  sanità  è  accaduto molto spesso, Assessore - come  il  legislatore
  aveva ipotizzato che dovessero essere applicate.
   Quindi,  tutto  ciò  ha  comportato  da  parte  dei  cittadini  un
  distacco,  c'è stata una frattura tra il cittadino e le istituzioni
  pubbliche,  in  questo caso il servizio sanitario regionale.  E  il
  cittadino,  alla fine, risulta rassegnato ad immaginare  nella  sua
  regione, nel suo territorio, una sanità inadeguata a rispondere  al
  diritto   costituzionalmente  garantito  dall'articolo   32   della
  Costituzione, appunto il diritto alla salute.
   E  questo  è  il risultato politico disastroso, Presidente,  della
  sfiducia, del distacco dei cittadini rispetto alle risposte che  la
  politica, il Parlamento, i governi che si sono succeduti  non  sono
  riusciti   a  dare  per  un  tema  che  non  attiene  a  situazioni
  strategicamente importanti come possono essere e pure sono  i  temi
  dell'economia nella nostra Regione, ma persino per il diritto  alla
  salute e qualche volta  per il diritto alla vita.
   E'  stato  redatto e stipulato il piano di rientro che ancora  una
  volta,  lo ricordo a me stesso, è definito nell'intestazione  Piano
  di  contenimento  e  di  riqualificazione  del  servizio  sanitario
  regionale .  Rispetto a questo, rispetto alle letture  e  riletture
  che  in  questi  mesi e in questi giorni abbiamo  fatto  di  questo
  corposo   malloppo   che contiene le modalità  del  rientro,  della
  riqualificazione del servizio sanitario regionale, mi sono accorto,
  avendo anche riflettuto sui dibattiti in commissione, sui dibattiti
  svolti  con  gli  strumenti mediatici, che probabilmente  ci  siamo
  troppo  attardati  a  ragionare in maniera stucchevole  di  modelli
  contrapposti  che avrebbero dovuto essere la panacea  del  problema
  sanità in Sicilia.
   Non è così. E io, che nella vita posso essere definito tecnico del
  settore sanità, dico che il problema è squisitamente politico e che
  il  ragionamento e il dibattito sui modelli ci ha portato a perdere
  qualche  mese  in  più  e a lasciare che le liste  di  attesa  e  i
  problemi   che   sul  territorio  per  i  cittadini   sono   ferite
  sanguinanti, senza tema di fare retorica, permanessero e  dico  che
  probabilmente  ci siamo resi responsabili di avere perso  ulteriore
  tempo  per  una  problematica che non attiene alla struttura  delle
  istituzioni, ma attiene al diritto dei cittadini alla salute e alla
  vita.
   Quindi, occorreva fare alcune cose elementari:  ridurre il  numero
  delle  aziende e rafforzare il sistema di protezione sociale,  come
  qualcuno  l'ha  definito, che è la rete degli  ospedali,  anche  di
  quelli   piccoli   che   sul   territorio   costituiscono   presìdi
  assolutamente irrinunciabili per una sanità moderna. Ma occorreva e
  occorre, Assessore,  - spero che si vada in questa direzione - fare
  in  modo  che questi presìdi sul territorio offrano davvero livelli
  uniformi  e non soltanto essenziali di assistenza. E questo,  negli
  ultimi  vent'anni, non è stato assolutamente fatto, quanto meno  in
  nessuna  delle sei province medio-piccole, cioè, l'abbandono  delle
  alte specialità e l'avere ridotto i nostri ospedali, tutti i nostri
  ospedali delle sei province medio-piccole, semplicemente a  presìdi
  dove  a  malapena si riesce oggi ad assicurare i livelli essenziali
  di assistenza.
   Questo  andava fatto e questo va fatto, rendere uguale il  diritto
  alla  salute per tutti i cittadini della regione, e rendere  uguale
  il  diritto alla salute dei cittadini siciliani con il diritto alla
  salute  dei  cittadini  di altre regioni di  questo  Paese.  Non  è
  assolutamente    consentito   oggi   attardarsi   in    stucchevoli
  ragionamenti quando poi sappiamo perfettamente che per  il  mancato
  funzionamento  soprattutto dell'emergenza-urgenza  nelle  province,
  nella  stragrande maggioranza delle province siciliane, il  diritto
  alla  salute e persino il diritto alla vita, Presidente,  hanno  un
  contenuto diverso a Trapani, a Ragusa, a Siracusa rispetto a quello
  che hanno a Palermo o a Milano.
   Questo  credo  che  non  sia  assolutamente  accettabile,  non   è
  accettabile  In questo senso sono grato all'Assessore che in questi
  mesi,  tra   dibattiti  e  discussioni,   è  riuscito  a  dare,  ad
  alimentare  qualche  speranza  in questo  senso.  I  cittadini  non
  soltanto  della  mia provincia di provenienza, ma anche  quelli  di
  tante  altre province della Sicilia, non sono ancora dotati di  una
  radioterapia, di un servizio oncologico degno di questo nome. Non è
  immaginabile che la dignità dei cittadini siciliani sia lesa sino a
  questo punto, non è pensabile che cittadini di Ragusa o di Trapani,
  affetti  da  neoplasia,  debbano percorrere centinaia di chilometri
  per sottoporsi alle terapie.
   Ciò   dovrebbe  farci  riflettere;   in  questo  momento  dovremmo
  chiederci di che cosa stiamo davvero parlando invece che attardarci
  a  parlare  di  qualche struttura in più o in  meno,  magari  senza
  capire  sino  in  fondo di cosa si sta parlando o di  come  si  sta
  cercando  di  articolare  in maniera seria  il  servizio  sanitario
  regionale.
   Presidente, Assessore e colleghi deputati, non vorrei farla lunga,
  dico solo che ho ascoltato con attenzione gli interventi seri e  di
  contenuto che sono stati fatti  dai colleghi prima di me. Dico  che
  dobbiamo   riflettere  nel  dibattito  della   prossima   settimana
  sull'articolato su come non strappare ulteriormente alle  province,
  ai   territori,  la  scelta  sull'articolazione  dei  presìdi   sul
  territorio.  Assessore, mi riferisco in particolare ai  sindaci,  a
  chi  ancora  oggi rappresenta il territorio che, in  qualche  modo,
  dobbiamo   rendere  protagonisti  dell'attuazione   della   riforma
  sanitaria che il Parlamento della Regione riterrà, come è nelle sue
  prerogative, di approvare nei prossimi giorni.
   E,  dunque, quale deve essere il vero oggetto della riforma, al di
  là dei tecnicismi che pur mi appassionano e sui quali evidentemente
  sono disponibile a fare tutte le discussioni propositive e positive
  che  servano? Dobbiamo fare del servizio sanitario regionale quello
  che tanti di noi vogliono o stanno provando a fare.
   E  facevo  ieri  sera con i colleghi del mio Gruppo  una  battuta,
  anche  questa   piuttosto  triste, e cioè   non  vorremmo  che  nel
  servizio sanitario regionale l'unico problema  fosse il malato.
   Vorremmo  che il malato tornasse al centro del servizio  sanitario
  regionale; non vogliamo più un servizio sanitario regionale che sia
  autoreferenziato,  che  si costruisca un reparto  o  una  divisione
  soltanto  perché c'è una professionalità  da occupare e non  perché
  ci  sia  una  risposta epidemiologica da offrire al  territorio.  E
  vorremmo che questa riforma non fosse la nostra riforma, ma fosse -
  anche   per  le   cose  che  ho detto - la  riforma  dei  cittadini
  siciliani.
   E'   il  mio  timore  al di là di quello che sarà,  ed  è  il  mio
  pensiero  sul disegno di legge che è in Aula e sull'emendamento  al
  disegno di legge che è approdato in Aula, presentato ieri o l'altro
  ieri dal Governo.
   Al  di là di questo, desidererei che in Parlamento si seguisse  un
  certo percorso. E se l'onorevole Fiorenza prima citava Calvino,  io
  vorrei  citare Coelho e Kafka. Abbiamo temuto per settimane  e  per
  mesi  che  un  disegno di legge che approdi in  Aula  e  che  venga
  affidato  in  maniera  assolutamente non  definita  all'Aula  possa
  produrre una mostruosità, cioè la metamorfosi di Kafka. Non  vorrei
  che   da   questo  Parlamento  uscisse  un  mostro   che   peggiori
  ulteriormente   il  disastro  del  servizio  sanitario   regionale,
  disastro che oggi i cittadini siciliani sono costretti a subire;  e
  su  questo dovremmo essere tutti attenti. Ho richiamato Coelho:  al
  protagonista di un romanzo, prigioniero dei beduini del  deserto  e
  che  ritiene  di essere vicino alla sua fine e alla sua  morte,  il
  saggio  suggerisce,  per salvare la sua vita e  continuare  il  suo
  sogno, di farsi vento; in tal modo riuscirà a salvare la vita  e  a
  realizzare il proprio sogno. La sua ovvia e scontata perplessità di
  come  un uomo possa farsi vento si è poi trasformata in uno  sforzo
  straordinario di volontà e di sentimento da parte del  protagonista
  che   è   riuscire   appunto  a  farsi   vento,   a   superare   la
  cristallizzazione  della impossibilità al  cambiamento.  E  per  il
  cambiamento  in  questa Regione vorrei che questo Parlamento  e  il
  Governo,  si  facessero  vento' e finalmente una volta  si  potesse
  realizzare  in  questa  nostra regione  una  speranza  che  sia  il
  contenuto  vero, che tutti auspichiamo, del diritto  dei  cittadini
  siciliani alla salute, del diritto alla vita.

   CRACOLICI. Quanti sono gli iscritti a parlare?

   PRESIDENTE. Ce ne sono ancora cinque.

   CRACOLICI. Signor Presidente, alle 19 spenga le luci

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, lei è interessato  al  dibattito
  che  è  interessantissimo? Commentavamo proprio adesso che  si  sta
  svolgendo  un  bel dibattito, e quindi se ci sono ancora  cinque  o
  dieci oratori che devono intervenire se il dibattito è interessante
  vale la pena ascoltare. Si faccia  vento'
   E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore, penso che
  guardandoci attorno stiamo tutti più o meno pensando che  un  testo
  del genere, che io non definisco riforma, avrebbe meritato maggiore
  attenzione, e - mi permetto di dire - anche maggiore attenzione  da
  parte  del  Governo. Con tutto il rispetto che ho  per  l'Assessore
  Russo  e  per gli Assessori che compongono questo Governo,  avrebbe
  meritato  anche  la presenza del Presidente della Regione.  Non  lo
  dico  per speculare o per strumentalizzare l'assenza dell'onorevole
  Presidente della Regione. Però l'onorevole Dina sa bene che  questo
  è  un  luogo  dove, rispetto a momenti importanti della vita  della
  società  siciliana, bene o male una certa attenzione  nel  tempo  è
  stata dimostrata.
   Quest'oggi, per giunta, avrebbe meritato maggiore attenzione anche
  questo  dibattito, questa discussione generale per il fatto che  su
  di  essa,  come  Governo e come maggioranza, avete tenuto  bloccato
  questo  Parlamento per mesi. E dobbiamo essere schietti, sinceri  e
  diretti:  ci  siamo  inventati di tutto per quanto  concerne  anche
  l'attività legislativa e per dare dimostrazione di un'attività vera
  di  questo Parlamento rispetto a quanto propone il Governo,  e  non
  solo.  Nel corso di questi mesi è stato così, ed è stata registrata
  una  cosa  ancora  più curiosa, e cioè  un continuo  litigio,  sono
  volate  parole  pesanti, molto pesanti per la  verità,  parole  che
  definirei  accuse  pesanti  all'interno  della  maggioranza  e  fra
  maggioranza  e  Governo, parole che ancora pesano  come  pietre.  E
  pesano soprattutto sui cittadini siciliani, su quella parte che  si
  pone  quotidianamente un problema molto semplice, molto elementare.
  E  il  problema  è  il seguente: come realmente,  dopo  ciò  che  è
  accaduto  in  questo  passato  prossimo,  si  riesca  a  migliorare
  complessivamente il sistema della sanità siciliana.
   Io  non  vorrei sfiorare alcuna forma di retorica, ma dobbiamo  un
  attimo guardarci alle spalle e guardare al 1999. Onorevole Formica,
  mi pare che lei c'era come me, il deficit, il cosiddetto sforamento
  del  tetto imposto dalla Regione siciliana, era sotto i 500 milioni
  di  lire (se qualcuno mi può aiutare, ricordo che forse era  380  o
  370), in quell'anno fu fatto il primo ed unico piano sanitario.  La
  mia  non  è  propaganda,  fate  uno sforzo  e  ricorderete  che  in
  quell'anno si tentò di mettere in campo un Governo di segno diverso
  rispetto a quanto era accaduto in Sicilia dal 1947 in poi.  Non  fu
  un  Governo, attenzione, che dal punto di vista operativo  affrontò
  le  grandi questioni. Non  ebbe il tempo e le condizioni per  farlo
  seriamente, ma quello fu un periodo in cui il deficit  era  pari  a
  308  milioni  di  lire ed è stato fatto il primo  e  l'unico  piano
  sanitario regionale.
   Cosa  è  accaduto dal 2000/2001 fino ai giorni nostri? E' accaduto
  che  dentro  il  sistema  sanitario si è  accelerata  ulteriormente
  quella  che è una pratica, operare da corsari, non tenere conto  di
  ciò  che significa diritto alla salute, ma incunearsi in ogni parte
  del sistema per fare fortuna elettorale. Nascono le liste su questo
  - non ce lo dimentichiamo -, nascono le liste a Catania, nascono le
  liste in altre realtà; nascono liste regionali - ribadisco, non  ce
  lo  dimentichiamo  -  fatte e composte da coloro  che  erano  stati
  graziati  al  di fuori del merito. Forse c'era anche  qualcuno  che
  era  meritevole,  per carità, non si può fare di  tutta  l'erba  un
  fascio   Accade questo. E nel corso di questi anni ogni pedina  che
  si  muove  dentro  quel sistema è una pedina che  risponde  ad  una
  logica  politica elettorale becera. Se non ce lo diciamo,  facciamo
  l'errore  di  definire questo testo una riforma. Un autore  diceva:
   ci  sono  omini  e  ominicchi , questo testo è  una  riformicchia,
  Assessore    Non   se  la  prenda,  non  si  irrigidisca,   è   una
  riformicchia,  un  papocchietto' anzi, e dirò in due minuti  perché
  la considero un  papocchietto'.
   Perché  non  solo  questo Governo è famoso per  avere  bloccato  i
  lavori d'Aula, è famoso per avere affrontato un argomento di questo
  tipo  con  una  maggioranza che presenta un suo disegno  di  legge,
  disegno  di  impostazione, non dico totalmente, ma in  buona  parte
  opposta a quello che presenta il Governo, e dall'altro lato ci sono
  due filosofie. Una filosofia che si ispira ad un sistema che non ha
  niente  a  che spartire con quello di cui noi abbiamo  bisogno;  la
  Lombardia, è un sistema, infatti, che tende a riparare, che  ha  la
  necessità di porre rimedio a quanto è stato prodotto in negativo in
  questi  anni  -  un  miliardo  e duecento  milioni  di  deficit  -,
  necessità  e  non capacità di riformare, non capacità di  innovare.
  Smettiamola  Io non voglio fare l'oppositore incallito, perché  non
  è  mia  abitudine,  ma  la  necessità di  attingere  a  quel  fondo
  transitorio  voluto  da  un ministro di un Governo  di  un  centro-
  sinistra  che  si  mise in testa che le regioni  dovevano  comunque
  rientrare  immediatamente, azzerare il deficit e  ripensare  ad  un
  sistema  diverso che soprattutto parla dei problemi quotidiani  dei
  cittadini siciliani, ebbene, potete dirmi anche che è demagogia, ma
  quando una donna deve fare una mammografia o un uomo deve fare  una
  tac e si sente dire che deve aspettare sette, otto mesi, chiamatela
  come volete, ma questo è il sistema che abbiamo oggi in Sicilia.
   Abbiamo  assistito ai classici giochi di vecchia  politica,  della
  politica  che  pensa prima alle poltrone, che pensa a non  perdere,
  perché ne ha fatto elemento di consenso elettorale, pezzi di potere
  dentro  quel  sistema. E volete che non lo diciamo. Volete  che  da
  questo punto di vista non siamo impietosi, anche rispetto ad alcuni
  errori che abbiamo potuto commettere anche noi come opposizione nel
  tempo, per carità. Ma bisogna dirlo e bisogna avere il coraggio  di
  affrontare l'argomento con estrema onestà intellettuale.
   Io  vedo  invece  un  adagiarsi: beh,  abbiamo  trovato  un  mezzo
  accordo, costi quel che costi, poi magari ci indigniamo, perchè tra
  di  noi  a volte c'è anche una cosa che fa parte dell'essere umano,
  gentiluomo, quello di rispettarci anche quando non siamo  d'accordo
  e magari ci si irrigidisce quando si dice o ci si indigna quando si
  dice  che questa è la terra del Gattopardo, è la terra dove  Tomasi
  di  Lampedusa scrisse una cosa meravigliosa  Cambiare tutto per non
  cambiare  niente   ;  in questo caso cambiare  tutto  per  cambiare
  pochissimo e tentare una strada che per certi versi non convince. E
  in questi pochi minuti che mi rimangono dirò perché.
   La   prima   cosa.  Noi  veniamo  da  un'esperienza  di   medicina
  territoriale assolutamente inefficiente, ma non tanto,  non  ce  la
  dobbiamo  prendere con gli operatori, con quella parte  che  fa  un
  mestiere  preciso,  il  furbo, sì,  con  quella  parte  che  fa  lo
  spregiudicato, sì, perché questo lo dobbiamo pure dire, non  è  che
  dobbiamo  essere ora ecumenici e poi dimentichiamo ciò  che  accade
  ogni minuto. Per la verità, dobbiamo riconoscere, invece, da questo
  punto  di vista, che si tratta di una medicina territoriale  scarsa
  come  organizzazione, come strutture, come servizi reali che eroga,
  non  è  in  grado  di  affrontare le  questioni  più  delicate  che
  riguardano anche il diritto alla salute.
   Io   avrei  voluto,  sono  fra  quelli,  può  darsi  che  mi   sto
  semplicemente  fissando, ma se su quest'argomento  ci  fosse  stata
  maggiore  attenzione, soprattutto se ci fosse  stato  qualcuno  che
  avesse  detto   basta, mettiamoci un punto  per  ciò  che  concerne
  anche  una  cosa assolutamente inconcepibile: come la legge  numero
  328  del  2000 - che riguarda una materia delicatissima, che  parla
  dei   ragazzi,  dei  disabili,  delle  famiglie,  che  parla  delle
  difficoltà vere che ci sono sul territorio - venga gestita  con  la
  logica dello spendere inutilmente e del dare possibilmente risposte
  all'amico dell'amico. Beh, questo è il dato  Avrei preferito che ci
  fosse  maggiore coraggio, signor Assessore, nel dire le  competenze
  passano  dall'Assessorato per la sanità  E la  legge  328  è  parte
  integrante  di una politica sanitaria nel territorio, questo  è  il
  punto   Per affrontare le questioni e non per lasciarle  così  come
  sono oggi.
   Invece  le  novità,  sostanzialmente, tranne  la  diminuzione  che
  sappiamo  tutti,  lasciamo  stare il  calcolo  che  faceva  qualche
  collega  per  quel che concerne il saldo finale, per  questo  saldo
  finale,  sinceramente,  aspettiamo  un  po'.  Io  non  vorrei  fare
  Cassandra, ma su questo saldo finale, cioè contenere la spesa e far
  funzionare  meglio la sanità,  non mi pare che dalle carte  che  si
  leggono  ci si possa adagiare. Mi convinco che vi andrà  bene;  ma,
  rispetto  a come avete governato la materia, il piano di rientro  e
  il  piano  sanitario non possiamo fare a meno di farli,  altrimenti
  siamo una Regione a testa in giù
   Questo è uscito fuori, il litigio, la necessità assoluta dal punto
  di vista finanziario; non è uscita fuori la preoccupazione che deve
  avere  un  Governo  adeguato di fare i conti con  i  limiti  di  un
  sistema,  di migliorarlo, di fare andare meno la gente fuori  dalla
  Sicilia, e di fare una cosa spettacolare, vale a dire fare in  modo
  che  i  cittadini si fidino di questo sistema, cosa che  non  fanno
  oggi,  perché chiedono se si possono fidare del primario  x   prima
  di  farsi operare con un bisturi. E se ne vanno fuori  Questo è  il
  punto  su cui dovremmo essere assolutamente concentrati e spenderci
  seriamente per superare questi limiti.
   Invece,  e  concludo, signor Presidente, c'è chi si innamora,  chi
  ideologizza se è più bello il testo del PDL e dell'UDC, del sistema
  lombardo,  o  se invece è più o meno rivoluzionario  il  testo  del
  Governo.  Ma  è  rivoluzionario  il  compromesso  al  ribasso?   E'
  rivoluzionario  inventarsi una cosa ibrida che  sono  gli  ospedali
  capofila? Con tutto ciò che significa budget, DRG, gestione  reale,
  reparti  da aprire, quindi con il governo dell'azienda,  di  questo
  stiamo   sostanzialmente  parlando.  Poi,  siccome,  appena  vedete
  poltrone, alcuni di voi non ci vedono più - parlo possibilmente con
  gli assenti, non con i presenti -, ma non ci vedete più, impazzite
  Perché  avete  basato,  da questo punto di vista,  il  ragionamento
  politico  sulla logica  del voto di scambio . Non mi dite che  sono
  duro   E'  lì  il bubbone  E se quel bubbone non viene  fuori,  non
  viene  fatto  esplodere,  noi  stiamo  semplicemente  giocando  una
  partita   che   significherà  rinviare  i  problemi   che   abbiamo
  registrato in questi lunghi anni
   Allora,  signor  Presidente, e concludo, io non mi  innamoro,  non
  vado  ad  ideologizzare e  penso che anche il testo  del  PD  possa
  avere  alcuni  limiti,  perché no? Altrimenti,  diventa  propaganda
  stupida.  Ma lo sforzo doveva essere vero e più serio, meno  legato
  ai  meccanismi  che tanto danno hanno fatto a questa Terra   Doveva
  realmente  essere  smontato pezzo per pezzo  quel  sistema  che  ha
  portato a pagare anche determinate prestazioni alla clinica Aiello,
  elevata  all'ennesima potenza  Perché tutto può accadere quando  un
  sistema viene gestito in questa maniera.
   Ripeto, io non mi innamoro e con umiltà  dico che ognuno deve fare
  il  suo dovere fino a quando può, fino alle  condizioni date   dice
  qualcuno;  noi abbiamo il dovere di sostenere ciò che  è  contenuto
  nel  testo  dell'opposizione, confrontarlo  con  quest'Aula  e  con
  questo  Governo  e  tentare di convincere che ci  sono  proposte  e
  soluzioni migliori di quelle che state mettendo in campo.
     E  per  la verità, spazio, in questo senso, ce ne date  a  iosa,
  perché  soluzioni  migliori della riforma  che  state  mettendo  in
  campo,  facilmente ce ne sono a portata di mano. E così, per  parte
  mia, farò e faremo, in punta di piedi, ma con la consapevolezza che
  ciò  che  abbiamo  vissuto in questi anni è  più  grave  di  quanto
  pensiamo  e  che  la capacità innovativa doveva essere  ancora  più
  marcata, chiara e doveva arrivare come segnale di svolta. Così  non
  è.  Cerchiamo, da questo punto di vista, come opposizione,  invece,
  di  fare arrivare ai cittadini che stiamo lavorando seriamente  per
  rendere  tutti  più sereni e perché il diritto alla salute  diventi
  qualcosa che veramente sia garantito.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo.  Ne  ha
  facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, esprimo i sensi della mia  più  viva
  ammirazione  nei  confronti dei colleghi che hanno citato,  durante
  questa  lunga  giornata, non so se ho segnato bene, Italo  Calvino,
  poi  c'è  stato  Tomasi di Lampedusa con  Il Gattopardo ,  poi  c'è
  stato Kafka, quella magnifica parabola del viandante nel deserto.
   Ora,  la storia della letteratura e del pensiero è ricchissima  di
  autori  e  di  citazioni. Il vocabolario  italiano  è  un  po'  più
  sintetico.   Ed  io  mi  permetterò  di  utilizzare  un   aggettivo
  qualificativo  per  definire  il clima  che,  complessivamente,  si
  respira.  E  non ne so trovare uno migliore rispetto  a  quello  di
  squallido,  tra  squallido e triste. Questo è il  concetto  che  mi
  permetto di riferire, perché chi, come me, rispetto mettiamo ad  un
  monte  ore di cento in cui si è discusso di sanità, qui in Aula  ed
  in Commissione, credo che abbia partecipato per il 95 per cento.  E
  durante  queste giornate il sottoscritto ha visto le folle  che  si
  sono accalcate.
   Ricordo   agli   onorevoli   colleghi  e   all'Assessore   quando,
  addirittura,  le folle e le foghe erano tali da rendere  incapiente
  la  sala della sesta Commissione, credo che in questo senso abbiamo
  dovuto  fare richiesta alla Presidenza per poterci riunire in  Sala
  rossa.  Riunioni di Commissione che si sono trasformate in  veri  e
  propri  seminari,  con  video-proiezioni. Si  è  aperto  un  fronte
  straordinario  in  cui, signor Presidente,  in  parole  povere,  si
  voleva dire una parola diversa rispetto alla scrittura di una delle
  pagine più tristi della storia del nostro Parlamento dal dopoguerra
  ad oggi, quindi, da sempre.
   La  scorsa legislatura si è chiusa sul capitolo sanità  e  su  una
  pagina  terrificante; la scorsa  legislatura si  è  chiusa  su  una
  condanna  gravissima.  Penso, spero e mi  auguro,  che  l'onorevole
  Cuffaro   sappia,  nelle  sedi  opportune,  dimostrare  la  propria
  estraneità.  Noi  siamo, però, dovuti andare  a  votare  perché,  a
  proposito di sanità, si è aperto un processo e si è chiuso con  una
  condanna di cinque anni che se, per caso, venisse confermata  nelle
  sedi successive, sarebbe una cosa di una gravità inaudita.
   E  questa  legislatura  si è riaperta sul problema  della  sanità,
  quasi  a voler acclarare che la politica siciliana riassumeva forza
  e  autorevolezza mettendo al centro del proprio dibattito  politico
  questa,  che  -  ripeto - è stata  una delle pagine più  tristi  ed
  inquietanti.  Con  questa  riaffermazione  di  autorevolezza  siamo
  andati avanti otto mesi e vorrei ripercorrere in otto minuti questi
  otto  mesi di dibattito che ha appassionato l'opinione pubblica  di
  tutta la Sicilia.
   Abbiamo  avuto  uno  scontro di personalità forti;  abbiamo  avuto
  momenti  di grande tensione, di grande passione; abbiamo temuto  in
  certi  momenti  che si addivenisse alle mani; abbiamo  avuto  degli
  scontri  ideologici e teorici; abbiamo scomodato i classici latini,
  i  padri  del diritto. Si ricorda, Assessore? Pacta servanda  sunt.
  Altro che Kafka  Sono scesi in campo i grandi.
   Abbiamo  avuto  i  potenti, le menti pensanti che  acclaravano  un
  modello   piuttosto   che  un  altro;  abbiamo  perfino   scomodato
  l'Organizzazione mondiale della sanità a favore di una tesi  oppure
  a  favore  dell'altra;  abbiamo  accelerato  i  lavori  in  maniera
  spasmodica  perché  ci è stato detto:  attenti,  perché  se  questo
  piano di rientro non trova il proprio ubi consistam all'interno  di
  un dispositivo legislativo, quello che stiamo facendo è inutile. La
  Sicilia verrà commissariata, dobbiamo fare una legge con i bordi in
  modo tale che a Roma nessuno ci possa dire nulla .
   Pongo  allora  un  quesito: è questa la  legge?  Rassicurante   E'
  questa  la legge putrella? E' questa la legge trave?  E' questa  la
  legge  pilastro?  E' questa la legge? Se leggono questa  legge,  la
  legge  della  tabellina  B,  a Roma ci diranno:   Bene,  la  sanità
  siciliana è moralizzata e risanata. Ci avete tranquillizzati  .
   Signor  Presidente, Assessore, mi dispiace, io sono un illuminista
  convinto.  A  me dà l'impressione che tutto il presupposto  in  cui
  avevamo  creduto,  sono un illuminista e credo  nella  forza  della
  parola   proprio   nel  senso  ciceroniano  e,   rifacendomi   alla
  espressione  latina  actio prima in Verrem , mi  ero  convinto  che
  veramente la politica siciliana volesse scrivere una pagina  nuova.
  Invece, abbiamo fatto ridere i polli
     Se  avessimo  un briciolo di senso della dignità, penso  e  sono
  curioso  di sentire, Assessore, il suo intervento, che questa  cosa
  sa  proprio  come di una  rappattumazione', non di una sintesi.  Ci
  siamo  paludati  per  otto mesi nei massimi sistemi  e  quello  che
  abbiamo  partorito è la rassicurante  tabellina  B',  cioè  abbiamo
  creato  altri  diciotto  centrali  di  spesa.  Assessore,  diciotto
  centrali  di  spesa  Abbiamo creato un sistema che credo  in  pieno
  Medioevo  si  chiamasse quello dei vassalli, dei valvassori  e  dei
  valvassini.  Ora è perfetto. Nel suo fallimento, questo  sistema  è
  perfetto.
   Sinceramente mi sarei aspettato molto di più. Non solo,  ma  anche
  il Governo non ci fa una bella figura, perché la mia impressione sa
  qual è? E' come se ad un certo punto il Presidente della Regione si
  fosse  svegliato, avesse letto con attenzione la legge  di  cui  si
  parlava,  si fosse accorto che mancavano i posti dove inserire  gli
  uomini  al  Cremlino e questa è stata la sintesi  per  cui  abbiamo
  interrotto i lavori della Commissione, interrotto i lavori  d'Aula,
  interrotto tutto, per partorire questo  Mi dà l'impressione proprio
  di  un'operazione  molto  modesta.  Eravamo  diventati  Torquemada,
  avevamo  inaugurato  l'era della rivoluzione, avevamo  scomodato  i
  classici, avevamo scomodato i padri del diritto.
   Francamente, se dovessi fare una citazione, dopo quelle bellissime
  che  ho sentito, non andrei al di là di Nino Martoglio, con il  suo
   San  Giovanni  Decollato - atto terzo : «Si finieru  i  bummi,  si
  finieru  i  suffaredda». Questa è la testuale battuta di una  parte
  molto  esilarante  del   San Giovanni Decollato .  E  questo  è  un
  epilogo abbastanza mortificante, abbastanza triste, ma questa è  in
  realtà una delle tante storie tristi di questa povera Sicilia.
   Noi  ci avevamo creduto. Personalmente pensavo di scrivere insieme
  a  lei,  Assessore,  una  pagina nuova della  sanità  siciliana  e,
  invece,  ora vedrà che ci sarà una corsa per la  tabellina  B'  nel
  cercare   di  moltiplicare  quei  diciotto  e  di  farli  diventare
  ventiquattro,  trentacinque  e  la battaglia  dei  territori  e  la
  battaglia di tutto questo.
   Eravamo partiti per fare la grande rivoluzione,  sparammo i  bummi
  e si finieru i suffaredda   E   veramente se così dovesse rimanere,
  francamente  sarebbe  un epilogo molto malinconico  di  quella  che
  poteva essere una bella scommessa.
   Un'altra  cosa.  Mi  ha  spiegato il mio capogruppo  che  noi  non
  dovevamo dare l'impressione di volere fare ostruzionismo nei lavori
  d'Aula  trattando di un argomento così importante. E sulla base  di
  questa  spiegazione,  io che sono un buon soldato  mi  sono  subito
  convinto,  e  mi  sono  sorpreso che  questo  dispositivo  non  sia
  ritornato in Commissione.
   Signor Presidente, abbiamo rinviato in Commissione delle leggi per
  sottilizzare, lei lo sa, a proposito dei porti, per delle fesserie,
  per  delle stupidaggini;  abbiamo fermato in quest'Aula delle leggi
  abbastanza  irrilevanti  in confronto a queste  per  dibattere  sul
  sesso degli angeli.
     Ma come mai non si è pensato per un emendamento del Governo così
  invasivo  che in qualche modo riscrivesse completamente  la  legge?
  Voi   dovete   sapere   che  c'è  una  disposizione,   un   decreto
  dell'Assessore  che  dice che gli ospedali piccoli  adesso  bisogna
  chiuderli  o accorparli. E c'è nello stesso tempo un emendamento  a
  firma   del  Governo  che  dice:   attenzione  perché  voi   adesso
  costituite  una nuova unità su cui dobbiamo discutere,  quella  dei
  vassalli, dei valvassori e dei valvassini .
   Su  una  materia  così invasiva, così importante,  non  si  poteva
  perdere  qualche settimana in più per consentire  a  tutti  noi  di
  parlare di una vicenda che avremmo potuto conoscere meglio?
   Invece  quasi  tutti  abbiamo  parlato  di  una  vicenda  che  non
  conosciamo  e che, quindi, rischia di precipitare verso un  epilogo
  deludente.
   E  qui è stato molto inquietante, dobbiamo dirlo, l'intervento del
  Presidente Maira.
   Qui  non  c'è  alcun accordo, Assessore, qui stiamo  andando  alla
  roulette  russa  degli  emendamenti  e  dei  subemendamenti,  nella
  trattativa   più   bieca.  Ma  allora  a  cosa   è   valsa   questa
  accelerazione?   Perché  questa  forsennata   accelerazione   verso
  un'incertezza, verso i lavori d'Aula che sono diventati appunto  il
  casinò  di  Saint Vincent , dove non sapremo alla fine  quale  sarà
  l'ossatura,   l'architettura   di  questa   importantissima   legge
  finanziaria?
   Dunque,  alla  fine  del mio intervento devo dire,  purtroppo,  in
  controtendenza  con  quello che hanno affermato  alcuni  autorevoli
  parlamentari che mi hanno preceduto, non ho la sensazione che  oggi
  sia una giornata particolare per la Sicilia, in cui abbiamo scritto
  una  storia, in cui abbiamo segnato uno dei momenti più  importanti
  di questa legislatura.
   Io ho l'impressione piuttosto che abbiamo fatto al solito una cosa
  alla  siciliana,  una  cosa  tra di noi,  una  bella  cassata  alla
  siciliana,  che ancora dobbiamo aprire per vedere se la  ricotta  è
  fresca  oppure  se, purtroppo, è andata a male  Vedremo.  Una  cosa
  però è certa: è finito il tempo delle cambiali firmate in bianco, è
  finito  il  tempo  degli assegni in bianco, adesso  è  arrivato  il
  momento dell'analisi severa, adesso è arrivato il momento del redde
  rationem.
   Adesso  è  arrivato il momento in cui, passando dalla  discussione
  generale all'esame dell'articolato e quindi agli emendamenti, credo
  che  lì  sarà  l'ultima  spiaggia in cui potremo  verificare  se  è
  avvenuta  una  ripresa  della dignità  di  questo  Parlamento  che,
  purtroppo, oggi non ha dato, in verità, il meglio di se stesso.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi,  mi
  hanno  preceduto  molti colleghi che hanno già  fatto  delle  dotte
  citazioni letterarie e io penso che anche quelli che seguiranno  ne
  faranno,  quindi  mi  asterrò in tal senso.   Però,  ascoltando  il
  dibattito, leggendo il disegno di legge, mi veniva in mente  Storia
  di una riforma cominciata bene e finita male .
   Lo  dico  con grande delusione perché non vorrei fosse  questo  il
  titolo   del   libro  che  si  potrebbe  scrivere   a   conclusione
  dell'approvazione di questa legge di riforma.
   Questa  riforma era partita col piede giusto, con uno  spirito  mi
  pare  autenticamente riformista, che notoriamente mal  si  concilia
  con le vecchie logiche politiche delle poltrone e del potere. E  il
  tentativo  di  mescolare le due cose ha dato vita  ad  una  miscela
  esplosiva che, di fatto, ha generato un disegno di legge che,  così
  come  emendato,  non  rispecchia più quel  profilo  originariamente
  riformista rispetto al quale, come Partito democratico, ci  eravamo
  impegnati a svolgere un ruolo di opposizione seria, forte, ma anche
  costruttiva.
   Evidentemente, gli accordi politici di vertice, di cui pure  hanno
  parlato   le   cronache,  hanno  prodotto  delle  strane   alchimie
  organizzative;   si   è  parlato  di  diarchie,   nient'altro   che
  moltiplicazione  di  poltrone. Non vedo  in  tutto  ciò  una  seria
  ragione organizzativa, ma spero di potermi ricredere ascoltando  la
  sua replica per il bene della Sicilia e dei siciliani.
   Mi  pare  al  momento  che sia prevalsa una logica  pre-elettorale
  sull'interesse  generale dei cittadini siciliani e ritengo  ciò  un
  errore  che, purtroppo, pagheranno i cittadini e al quale spero  si
  possa  ancora  rimediare apportando le dovute correzioni  a  questa
  riforma  perché torni ad andare nella giusta direzione. Mi pare  al
  momento che sia prevalsa la logica della mediazione degli interessi
  rispetto  agli interessi generali dei nostri cittadini siciliani  e
  che   ciò  ha  cambiato,  di  fatto,  la  sostanza  della  proposta
  originaria di riforma dell'assessore Russo.
   Non  può essere una notizia da prima pagina che la riforma ottiene
  un  risparmio  di  50 milioni. In questa Terra che  ha  bisogno  di
  risorse  anche  un  euro deve essere speso bene  e  se  lo  si  può
  risparmiare,  ben venga. Tuttavia, rispetto ad una spesa  sanitaria
  di  circa  8 miliardi non mi pare che possa essere questo  a  farci
  pensare ad una grande riforma, credo appena lo 0,6 per cento.
   Io  credo invece che la riforma che ancora tutti vogliamo,  almeno
  come  Partito democratico, debba essere la riforma che va  incontro
  agli  interessi dei cittadini siciliani, che deve mettere al centro
  dell'attenzione  l'interesse per la cura  dell'ammalato,  punto  di
  vista che probabilmente si è smarrito in questi mesi.
   Io   riscontro  una  distanza  notevole  tra  il  suo  intervento,
  Assessore, direi programmatico in quest'Aula alcuni mesi fa, quando
  lei  parlò  delle quattro  R  - non entro  nel merito,   penso  che
  altri lo faranno - e questo disegno di legge.  Certo, un disegno di
  legge  non  esaurisce  tutto quanto bisogna fare  nel  campo  della
  sanità  in  Sicilia,  ma  non credo che  questo  disegno  di  legge
  corrisponda  a quel discorso programmatico che pure  lei  tenne  in
  quest'Aula alcuni mesi fa.
   Sono  stati  annunciati emendamenti da parte di  alcune  forze  di
  maggioranza  -  almeno così riportano i giornali - a proposito  dei
  convenzionati, a proposito delle cliniche private. Vedremo. C'è  da
  dire  probabilmente   speriamo bene . Ci auguriamo  che  l'impianto
  della  proposta di legge non debba ulteriormente peggiorare  cammin
  facendo,  ci  auguriamo  invece che possa subire  delle  correzioni
  positive.
   Per quanto riguarda il 118, tutti abbiamo sentito analisi critiche
  serie  in  questi  mesi,  anche  da  parte  sua,  assessore  Russo,
  condivisibili, rispetto ad un servizio di emergenza che sicuramente
  non  corrisponde a quelli che sono i bisogni dei siciliani. Non  mi
  pare  che  mettere  in  campo una proposta  ulteriore  di  proroga,
  addirittura  triennale,  possa corrispondere  a  questa  voglia  di
  cambiamento,  di riforma, di innovazione che pure ci era  parso  di
  cogliere  nelle  sue  idee almeno così come le aveva  espresse.  Io
  temo,  ma  spero  vivamente di sbagliarmi, che noi continueremo  ad
  avere  lunghe  liste  d'attesa per una TAC, code  interminabili  al
  pronto soccorso e viaggi della speranza.
   Evitare tutto ciò richiede uno sforzo che deve avere al centro  la
  capacità  di  mettere da parte gli interessi particolari  per  fare
  prevalere gli interessi generali. Come quando l'onorevole  Fiorenza
  si  chiedeva che fino hanno fatto i PTA. Ma dovremmo chiederci come
  realmente  dovranno  interagire con le aziende  ospedaliere,  quali
  funzioni  dovranno svolgere esattamente, ritenendo che  questa  era
  una proposta importante e significativa di cui pure si era parlato,
  e rispetto a questo abbiamo già preannunciato degli emendamenti.
   Dicevo, un disegno di legge non può certo contenere tutto,  ma  ci
  piacerebbe capire quanto, negli atti di indirizzo che l'assessorato
  darà,  si  chiederà di investire ad esempio per la  formazione  del
  personale. La qualità dell'offerta sanitaria dipende in gran  parte
  dalla  qualità delle prestazioni sanitarie che si possono garantire
  con  investimenti seri nel settore della formazione  per  tutto  il
  personale sanitario. Non è solo un problema di quantità o di numero
  di posti letto.
   In  tal senso, ci vogliamo augurare che davvero il Governo dia  un
  orientamento   chiaro  per  valorizzare  al   meglio   le   risorse
  professionali, le risorse umane presenti all'interno  della  sanità
  siciliana;  va garantita l'autonomia del sistema di controllo,  che
  deve  essere autonomo dalla politica. Rispetto a questo,  riteniamo
  che  si  possa  fare  un  ulteriore sforzo, forse  innovativo,  per
  garantire questa condizione di terzietà delle funzioni di controllo
  rispetto alle funzioni di gestione; bisogna dare il segnale che  si
  vuole  andare verso un sistema meritocratico che incentiva  chi  fa
  bene e attiva procedure sanzionatorie per chi, invece, non fa bene.
   La  proposta del testo, avanzata dal Governo con l'articolo 21 bis
  ai  commi  4  e  5,  credo  che non vada in  questa  direzione,  la
  procedura  di rimozione dei manager è estremamente farraginosa,  mi
  viene da ridere quando leggo di  decadenza automatica del direttore
  generale  delle  aziende  del  servizio  sanitario  regionale  che,
  qualora    non   abbia   raggiunto   l'equilibrio   economico    di
  bilancio,... . Decadenza automatica lascia immaginare  qualcosa  di
  celere,  di  rapido, di immediato, dichiarata dal Presidente  della
  Regione su proposta dell'Assessore, previa delibera della Giunta.
   Quanto tempo richiede tutto ciò? Ed è proprio necessario? Questa è
  la domanda.
   Io credo che il comma 7 del decreto legislativo 502/92, articolo 3
  bis,  usi espressioni molto più chiare quando dice che   la Regione
  risolve   il  contratto  dichiarando  la  decadenza  del  direttore
  generale  e  provvede alla sua sostituzione quando ricorrano  gravi
  motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo , e
  dà  anche per la consultazione della Conferenza di cui all'articolo
  2,  comma 2 bis, un termine di dieci giorni, esprime un percorso di
  celerità,  addirittura  aggiungendo che   in  particolari  casi  di
  gravità  e  di urgenza si può prescindere dalla richiesta  di  tale
  parere .
   E'  stato messo in capo un impianto che non va in questa direzione
  perché  anche  a fronte di gravi motivi, di reiterate omissioni  di
  atti  obbligatori  per  legge, o qualora la gestione  presenti  una
  situazione di grave disavanzo, o in caso di violazione di  legge  o
  del     principio     di    buon    andamento    e     imparzialità
  dell'amministrazione,  nonché nel caso di  mancato  rispetto  degli
  atti  di programmazione sanitaria o di mancato raggiungimento degli
  obiettivi  assegnati,  il  Presidente della  Regione,  su  proposta
  dell'Assessore, previo parere della Conferenza e previa delibera di
  Giunta, dispone la decadenza del direttore .
   Io  credo che il Governo debba trovare un percorso più snello  per
  dare  il senso che davvero chi gestiste male le nostre aziende  può
  rischiare  una sanzione seria come in tutte le aziende  del  mondo,
  non  è  possibile invece dare l'idea che c'è una sorta di  impunità
  per  cui, si gestisca bene o si gestisca male, poco cambia.  Queste
  sono  cose  che  non possiamo accettare, l'idea  di  una  sorta  di
  inamovibilità dei manager, sia che facciano bene sia  che  facciano
  male. Non mi pare che ci sia in questo quello stimolo meritocratico
  che invece tutti ci saremmo aspettati.
   Questo  disegno  di  legge ritengo abbia perso  gran  parte  delle
  ragioni  tecniche  che  pure  erano contenute  nella  sua  versione
  originaria, per cedere sempre più a ragioni che, più che  tecniche,
  mi  sembrano  politiche - ma non nel senso nobile della  parola  -,
  purtroppo,  quelle  politiche  che troppo  risentono  di  interessi
  particolari, e non sono quelle di cui i siciliani hanno bisogno.
   Io  concludo sperando di sbagliarmi, assessore Russo, lo dico  con
  grande  franchezza, ma probabilmente lei ha perso la sua sfida.  Il
  testo  di  riforma  della  sanità di  cui  parliamo,  frutto  della
  mediazione  degli  interessi della maggioranza, ritengo  sia  molto
  distante dall'originaria proposta da lei formulata e - mi auguro di
  sbagliare - temo che con questa riforma i siciliani non avranno una
  sanità  migliore  e,  purtroppo, continueranno  ad  esserci  lunghe
  attese al pronto soccorso e, purtroppo, anche meno posti letto.
   Non  mi  pare  che  sia  una riforma connotata  da  una  carattere
  fortemente  sociale,  mi  pare una riforma,  purtroppo,  fortemente
  ispirata da logiche politiche di basso profilo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sono  convinto
  che l'assessore Russo apprezzi molto l'impegno del Parlamento nella
  discussione del suo disegno di legge.
   Io  condivido le considerazioni che qui ha espresso il  capogruppo
  del  Partito  Democratico e il giudizio critico che ha  dato  sulla
  proposta presentata dal Governo che, a mio avviso, va assunto anche
  in  relazione  al dato che è stato affrontato nel corso  di  questi
  mesi  sul tema della sanità in Sicilia. Tutti diciamo, giustamente,
  che  la  sanità  è importante perché attiene ad una  necessità  dei
  siciliani. Tutti, o almeno molti di noi, pensano che la discussione
  sul  piano  di  rientro, prima, e sul riordino della sanità,  dopo,
  avrebbe  dovuto  far  emergere  una  proposta  che  eliminasse   la
  percezione,  diffusa  tra i cittadini, che la  sanità  siciliana  è
  costosa  e  per  altro  verso non offre  la  qualità  richiesta  ai
  cittadini siciliani.
   L'epilogo   di   questa  discussione  appanna  anche   la   stessa
  ispirazione che ha mosso l'assessore Russo nel corso di questi mesi
  perché  la  proposta  che  ha presentato  il  Presidente  Lombardo,
  immagino fatta propria dall'Assessore, sottolinea un'idea da  parte
  della  classe di governo della Sicilia, per cui i problemi di fondo
  della sanità vanno comunque integrati con l'esigenza da parte della
  politica di gestire il sistema.
   Non  c'è altra spiegazione ad una ipotesi come quella che è  stata
  formulata,   che  apparentemente  risponde  ad  una   esigenza   di
  razionalizzazione delle strutture portanti del sistema sanitario, e
  cioè  delle  aziende  sanitarie provinciali o  ospedaliere,  ma  fa
  accompagnare  questa  riduzione con  nuove  strutture  che  vengono
  create e che in qualche maniera rendono più rigido e frammentato il
  sistema,  e  non  hanno alcun altra spiegazione se  non  quella  di
  offrire  al sistema politico una serie di postazioni da distribuire
  fra persone di loro fiducia.
   Si  tradisce  così, al di là delle intenzioni, una  delle  idee  o
  comunque  quello  che  era  apparso nell'iniziativa  dell'assessore
  Russo,  che  era  quello  - non solo per  la  sua  collocazione  di
  Assessore  tecnico  - di far fare un passo indietro  alla  politica
  rispetto al sistema sanitario.
   Questa  costruzione  del  sistema, in  larga  misura  artificiosa,
  invece  fa  venire meno anche questa idea. Ed è dannoso, Assessore,
  non  solo  perché appanna lo sforzo che lei ha fatto nel  corso  di
  questi  mesi, ma perché dà ai siciliani l'idea che non è  possibile
  con  l'attuale  classe dirigente politica siciliana prescindere  da
  un'ingerenza della politica nel sistema sanitario.
   Questo  è  il punto di maggiore difficoltà che questa proposta  fa
  emergere  che,  naturalmente, poi determina e  in  qualche  maniera
  amplifica uno dei problemi che ci sono in Sicilia, il rapporto  fra
  la  sanità  e  i  singoli territori. Le scelte che qui  sono  state
  ipotizzate  alimentano, anche laddove non  ci  sono  -  penso  alla
  provincia  di Messina -, l'idea che ci possa essere, attraverso  un
  ragionamento  puramente politico e di potere, una  nuova  gerarchia
  tra i diversi presìdi ospedalieri.
   Altri  colleghi  hanno  qui richiamato l'incongruenza  che  emerge
  dalla  proposta.  Ma  è una incongruenza che  nasce  proprio  dalla
  mancanza  di una logica, e non per sottolineare alcuni aspetti  che
  sembrano pure grotteschi, perché i presìdi sanitari della provincia
  di  Messina, quelli che erano in capo all'azienda sanitaria locale,
  tolto il presidio di Taormina che aveva una sua configurazione e in
  qualche  maniera  una sua specificità e che adesso viene  accorpato
  con il  Piemonte  e con il  Papardo , per il resto rispondevano  in
  maniera abbastanza uniforme all'esigenza di un'assistenza sanitaria
  sul  territorio con elementi storicamente discutibili, dovuti  alla
  vicinanza di alcuni presìdi come quelli di Milazzo e di Barcellona.
   Inserire in questo contesto, al di fuori di qualunque ragionamento
  di  merito, la possibilità che un presidio piuttosto che  un  altro
  diventi  capofila,  alimenterà i localismi  e  renderà  ancora  più
  difficile  un governo efficiente della sanità nei territori  e,  in
  particolare, della sanità ospedaliera.
   Tutti  questi elementi determinano questo giudizio negativo  sulla
  proposta, che mi auguro il confronto parlamentare possa migliorare,
  ma  sono  molto scettico, e in rapporto a questo credo che  occorra
  sviluppare il confronto. Dico ciò guardando alle esigenze effettive
  della  sanità  in  Sicilia, dal punto di vista  della  capacità  di
  prevenzione,  e quindi gli scarsi investimenti che  ci  sono  nella
  cosiddetta medicina territoriale, ma che non trovano nella proposta
  un adeguato supporto normativo.
   Un  altro dei punti sui quali abbiamo molto discusso nel corso  di
  questi mesi - e immaginavo che nella proposta ci fosse qualcosa  di
  più  - riguarda la nomina dei manager delle aziende sanitarie  che,
  anche  in  un  disegno  di riordino, diventano  figure  ancora  più
  impegnative di quanto non lo siano state finora. Quindi,  mi  sarei
  aspettato che, pur nei limiti previsti dalla normativa attuale,  ci
  fossero  degli  elementi che inducessero i siciliani ad  immaginare
  che  i  criteri di scelta fossero orientati finalmente  su  criteri
  assolutamente  meritocratici, operando  così  una  svolta  rispetto
  all'andazzo  che  ha preceduto sino ad ora la scelta  dei  manager.
  Anche  questo qualifica non in termini positivi il disegno di legge
  che è stato qui presentato.
   Non  capisco  come si intende affrontare il tema  del  118  perché
  l'articolo che riguarda l'argomento è meramente descrittivo, con un
  riferimento  alla possibilità di una collaborazione  con  la  Croce
  Rossa.  Io ritengo che in un disegno di legge una formula di questo
  genere sia incongrua, perché, se si vuole collaborare con la  Croce
  Rossa  o  con qualunque ente pubblico, credo che non ci sia bisogno
  di  scriverlo nella legge. Se, invece, si vuole affermare  un  dato
  normativo  si  formula  in  maniera  tale  da  rendere  cogente  un
  indirizzo nei confronti della Croce Rossa o di chiunque altro.
   Naturalmente, sottolineo questo perché tutti quanti sappiamo  che,
  a  partire  dai  rilievi  fatti  dal  ministero,  a  partire  dalle
  indicazioni  date nello stesso piano di rientro sottoscritto  dalla
  Regione, il 118 è uno dei settori maggiormente carenti e per questo
  immaginavo  che  in  un  disegno di legge di  riordino  ci  fossero
  indicazioni precise in tale direzione.
   Concludo richiamando la necessità che in questo contesto  si  dia,
  per  quanto possibile, anche un'indicazione positiva agli operatori
  della  sanità,  perché la grande maggioranza  di  questi  operatori
  cerca  in un contesto difficile di svolgere il loro lavoro tentando
  di  avvicinare  il  sistema sanitario alle esigenze  effettive  dei
  cittadini.
   Tra  questi  operatori  della sanità una parte  è  particolarmente
  negletta ed è costituita da personale che svolge un lavoro a  tempo
  determinato,  i cosiddetti precari, che non sono solo  figure  poco
  qualificate  come i paramedici, ma ci sono anche figure  importanti
  dal   punto  di  vista  professionale,  che  sono  appunto   quelle
  riconducibili alla dirigenza medica, sanitaria e veterinaria.
   Per  tutte  queste  figure in tutte le regioni  italiane  è  stata
  attivata una procedura di stabilizzazione, così come si è fatto per
  il  personale paramedico. Nel corso di questi mesi non si è trovato
  il   modo  tra  l'assessorato  e  le  organizzazioni  sindacali  di
  estendere a questi soggetti le linee guida che, oltre un  anno  fa,
  sono state definite per il personale paramedico.
   Assieme ad altri colleghi ho predisposto un emendamento che  tende
  a superare la condizione di ingiustizia per queste figure, che sono
  essenziali  per  tanti  presìdi  sanitari  e  ospedalieri  e   che,
  peraltro,  hanno superato una selezione pubblica, quindi  non  sono
  stati  reclutati  così, senza evidenza pubblica.  Ritengo  che  sia
  possibile operare per attivare le procedure di stabilizzazione  per
  questi  soggetti,  come è successo in tutte  le  regioni  italiane,
  senza  naturalmente  ulteriori  oneri,  considerato  che  siamo  in
  vigenza  del  piano  di  rientro  e  quindi  tutte  le  misure  che
  riguardano il personale non devono prevedere ulteriori spese.
   Vorrei per ultimo ricordare all'assessore che in una scorsa seduta
  in  cui  non era presente, abbiamo votato un ordine del giorno  che
  impegna  il  Governo  a risolvere il problema  dei  veterinari  che
  prestano  servizio  presso  le  ASL  a  prestazione  professionale.
  L'Assessore  sa bene, sarà stato informato dell'ordine del  giorno,
  che  questi professionisti hanno un rapporto di lavoro particolare,
  che  io  definisco  a questo punto improprio, perché  un  lavoro  a
  progetto  che dura da sette anni non è più giustificato. A  livello
  nazionale  si  è  fatto  un  accordo  che  impegna  le  regioni   a
  regolarizzare i rapporti di lavoro di questi professionisti e credo
  che  anche  in questa circostanza, nel momento in cui  parliamo  di
  riordino  del sistema sanitario, possiamo trovare il modo  di  dare
  una  risposta positiva a questi soggetti che sono utili per rendere
  più efficiente il nostro sistema, renderlo più vicino alle esigenze
  dei cittadini.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ferrara.  Ne  ha
  facoltà.

              Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo

   FERRARA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  sarò
  molto  breve.  Vorrei fare alcune considerazioni. La  prima  è  che
  stasera  sono molto contento di fare parte del Partito Democratico,
  perché i Democratici tutti, con molto senso di responsabilità, sono
  stati  presenti,  hanno partecipato con passione e competenza  alla
  discussione generale, e questo è per me motivo di apprezzamento.
   Assessore, come dico spesso ai miei amici democratici, io sono  un
   calvinista ,  nel  senso che sono innamorato di  Italo  Calvino  e
  spesso  faccio riferimento - come bene sanno loro -, alle   Lezioni
  americane   e,  quindi,  ai valori che dovremmo  coltivare,  e  tra
  questi  c'è  la leggerezza, la rapidità e l'esattezza. Cercherò  di
  essere leggero, se possibile rapido e, se possibile, esatto
   La  legge  in  discussione, sicuramente, non è la  migliore  delle
  leggi possibili, però è anche vero che noi non viviamo nel migliore
  dei  mondi  possibili, per dirla con il Panglosso del  Candido'  di
  Voltaire,  a  proposito di citazioni letterarie - mi  ha  provocato
  l'onorevole  Digiacomo - il quale ha anche parlato  di  illuminismo
  laico,  non potevo a questo punto non citare Voltaire e  quindi  il
  Panglosso  che continuava a dire che non viviamo nel  migliore  dei
  mondi possibili. Siamo convinti di questo
   La  legge  non  è la migliore possibile. Tuttavia  ritengo  che  è
  migliorabile,   che   è  emendabile,  perché  nel   suo   impianto,
  sostanzialmente,  mantiene  il punto forte  del  disegno  di  legge
  presentato  dal  mio  Partito  nel lontano  luglio  ultimo  scorso.
  Quindi, va ad un approccio integrato unitario, evitando di dividere
  i  territori  dagli  ospedali,  e  secondo  me  questo  è  un  dato
  assolutamente  positivo. Quindi, sicuramente è  una  legge  un  po'
  pasticciata,   un   po'   papocchiata ,  e   condivido   tutte   le
  osservazioni  critiche  fatte  dai miei  colleghi  democratici,  ma
  secondo me è una legge emendabile, migliorabile. Noi siamo qui  per
  questo, con molta tenacia, con molta decisione, vogliamo migliorare
  questa legge per il bene dei siciliani.
   Assessore,  mi  interessa sottolineare due  aspetti:  il  primo  è
  quello  del progressivo spostamento del baricentro dall'ospedale  -
  essendo il nostro un sistema estremamente ospedalocentrico -  verso
  il territorio. In questo senso il distretto e i punti di assistenza
  sono  punti  qualificanti  di questo disegno  di  legge,  anche  se
  oggettivamente penso che nel distretto vi siano delineate una serie
  di  funzioni che portano ad un distretto socio-sanitario.  Io  sono
  convinto  anche  che i servizi sociali andrebbero gestiti  da  lei,
  Assessore, cioè fare finalmente anche in Sicilia un assessorato del
  Welfare,  che  stia attento sia agli aspetti strettamente  sanitari
  che a quelli sociali.
   Non  vi è dubbio, come ha detto l'onorevole Colianni, che il mondo
  sta  cambiando e che il bisogno di salute sia aumentato,  quindi  è
  stupido che la socialità sia separata dalla sanità.
   A mio parere, é sempre più necessario che i distretti siano socio-
  sanitari,  e che siano distretti integrati con la rete ospedaliera,
  in  un continuum assistenziale che va dalla prevenzione primaria  e
  secondaria, alla diagnosi, alla cura o ambulatoriale o ospedaliera,
  quindi al trattamento della fase acuta e poi, a valle, alla fase di
  riabilitazione e anche di reinserimento sociale dei pazienti.
   Questo,  secondo me, è il modello che dobbiamo perseguire   Quindi
  io  mi  permetto  di dire distretto sì, ma socio-sanitario  e,  per
  favore,  integrato con l'ospedale, non corpi estranei,  non  monadi
  che  non  comunicano,  ma se è possibile, un  continuo,  perché  il
  malato  o  il cittadino è unico e credo che sia giusto un approccio
  di tipo solistico.
   La   seconda  considerazione,  e  finisco  anche  per  cercare  di
  stringere i tempi, perché incombono anche altri appuntamenti  molto
  importanti,  mi  diceva  il vicepresidente della  mia  Commissione,
  onorevole Laccoto, è sulla scelta  dei manager.
   Ora, in questo momento, siamo di fronte alla legge di riordino del
  sistema sanitario.
   La tecnica anche nella mia professione è molto importante, ma lo è
  molto di più quello che Graham Greene chiama il fattore umano -  ho
  già  avuto  modo di confrontarmi con lei sull'argomento -,  quindi,
  per  favore, nella scelta dei manager rigore assoluto, seguendo  la
  logica   della  competenza  e  facendola  prevalere  sulla   logica
  dell'appartenenza, che spesso è deleteria.
   Prima  occorre che sia  bravo: questo vale per i manager e  per  i
  primari.  A  me  non interessa che un medico sia  di  destra  o  di
  sinistra. Mi interessa che sia bravo  Che mi sappia curare
   E  lo  stesso  vale per un manager. Non mi interessa  che  sia  di
  destra  o di sinistra, l'importante è che sia bravo  Quindi, rigore
  che,  peraltro,  come correttamente ricordava il collega  Lupo,  la
  prima  delle  quattro   erre' con le quali  lei  ha  fatto  il  suo
  incipit, la sua dichiarazione iniziale, sia in commissione che  qui
  Aula, ed io l'apprezzo per questo, si ispira a  rigore , ma anche a
   regole .
   Regole  che, per favore, siano certe  E siano misurabili, mettendo
  in  campo  indicatori misurabili, il che ci permette di  accertare,
  vedendo i  risultati , che  è la terza  erre', accanto a rigore  ed
  a  regole,  la   responsabilità , che è la quarta   erre'  che  lei
  ricordava.
   E  questa  responsabilità va accertata con  assoluta  obiettività,
  prescindendo da interessi di parte e sanzionando.
     Ha  fatto bene l'onorevole Lupo a ricordarlo, al di là di questa
  farraginosa  descrizione presente nell'articolo 21, non  ricordo  a
  quale  comma,  cercando invece di inchiodare i  manager,  che  sono
  pagati con soldi pubblici, a precise responsabilità. Se sbagliano è
  giusto  che  paghino  Dalle sanzioni economiche  fino  alla  revoca
  dell'incarico.
   Assessore, non voglio tediarla oltre, mi aspetto la sua replica  e
  che  molte  delle sollecitazioni che sono venute dal nostro  Gruppo
  vengano recepite.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente,  vorrei complimentarmi con i colleghi
  perché  era  da  tempo che non si assisteva ad un dibattito  d'Aula
  così   partecipato,  anche  così  appassionato,  nel  merito  delle
  questioni  che  vengono trattate, ed è pur vero che  trattavamo,  e
  stiamo  trattando  una  legge  che è molto  importante,  una  legge
  fondamentale.
   Ricordava  l'onorevole Digiacomo che si è conclusa una legislatura
  sulla  sanità e se ne è aperta un'altra sulla sanità con  l'intento
  di riformare il sistema.
   Non  voglio usare accenti polemici, ma qualche appunto  di  natura
  ironica, l'iter, l'excursus di questa legge mi impone di farlo.  Si
  è iniziato con incontri roboanti in Commissione ascoltando tecnici,
  manager,  direttori,  grandi commis di Stato. Sostanzialmente,  per
  l'importanza  che  aveva  la  legge, il  cammino  propedeutico  per
  affrontare   nel   merito  la  questione  è  stato  abbondantemente
  consumato.
   Però,  durante l'iter di questa legge si è assistito più  volte  a
  dei cambi repentini di atteggiamento.
   All'inizio,  buona  parte  di  questo  Parlamento  -  e  cioè   il
  centrosinistra -  si è dichiarato molto soddisfatto della  proposta
  avanzata dal Governo, di fatto ha appoggiato il cammino della legge
  presentata dal Governo stesso. E, invece, oggi in Aula si  assiste,
  a  mio  modo  di vedere immotivatamente, ad un cambio repentino  di
  atteggiamento  e  di  posizione da parte del  centrosinistra  sulla
  proposta  emendativa  presentata dal Governo  che  non  ha  nessuna
  giustificazione  nel merito della proposta governativa.  Parliamoci
  chiaro.  Forse il problema vero è che nel frattempo si è  assistito
  ad una  conversione sulla via di Damasco', ad una convergenza sulla
  proposta  presentata  dall'assessore Russo anche  di  quella  parte
  della maggioranza che aveva presentato un altro disegno di legge.

   CRACOLICI. Cosa? Può ripetere?

   FORMICA.   Onorevole  Cracolici,  lei  ascolti.   Avrà   modo   di
  riascoltare  perché  ritornerò sull'argomento.  Stavo  dicendo  che
  forse  questo  cambio  di  atteggiamento del  centrosinistra  sulla
  proposta  emendativa del Governo è dato dal fatto che oggi  c'è  il
  centrodestra  che  si  è in qualche modo ritrovato  sulla  proposta
  governativa.  Non vi è altra spiegazione rispetto alla  contrarietà
  al disegno di legge emendativo presentato dal Governo posto che - e
  l'onorevole Cracolici che assieme ad altri è un grande  esperto  di
  sanità  - non ha modificato quasi nulla la proposta che l'assessore
  Russo aveva presentato.
   Non mi si venga a dire, onorevoli colleghi, che l'avere pensato di
  istituire  un  direttore  sanitario e un  direttore  amministrativo
  all'interno degli ospedali che facevano parte, e fanno parte, della
  ASL come prima, e quindi nulla è cambiato da questo punto di vista,
  possa  rappresentare  uno stravolgimento della proposta  presentata
  dal Governo. Sarebbe come prenderci in giro
   Tutti  noi  sappiamo che ogni ospedale ha un direttore  sanitario,
  anzi con questa proposta il direttore sanitario essendo da oggi  in
  poi  nominato per il presidio capofila, così come è stato  proposto
  dall'Assessore o sotto qualsiasi altra forma, sarà uno in luogo  di
  tre. Cosa cambia?
   Sarà  un  funzionario interno così come prima era  un  funzionario
  interno  all'ASL o all'ospedale. Non avrà uno stipendio  aggiuntivo
  ma  solo un'indennità di funzione, così come attualmente percepisce
  qualsiasi direttore sanitario di qualsiasi presidio ospedaliero.
   Onorevoli colleghi, se il problema è politico, se è quello  a  cui
  accennavo  prima e quindi il fatto che obiettivamente  il  progetto
  che ha presentato l'assessore Russo è stato un lavoro di mediazione
  ma che aveva ed ha, soprattutto ora, una sua logica più stringente,
  più  convincente rispetto al modello che ha presentato - perché non
  si è discostato, lo sappiamo tutti, in nulla dal modello originario
  che  aveva  presentato  -, allora questo è un  fatto  assolutamente
  positivo e condivisibile. E su questo lavoro di limatura, di  messa
  insieme di un progetto che non cambia e non muta nella sostanza  ma
  che  accoglie  al  suo interno una serie di accorgimenti  per  dare
  anche  uno spazio di visibilità agli ospedali minori e, per carità,
  anche  con la gestione in loco forse un'attenzione particolare  per
  fare  sì che anche gli ospedali cosiddetti di provincia, anche  gli
  ospedali minori, nella logica degli ospedali riuniti devono  essere
  in  grado,  in un tempo non troppo distante, non troppo  lungo,  di
  avere  quasi  la  autonomia della risposta sanitaria  completa  sul
  territorio.
   Questa  sì è una grande scommessa, Assessore. Questo sì, significa
  fare  in  modo  che  finalmente  questa  sanità  che  tanto  spesso
  biasimiamo  ma che, voglio ricordare a tutti, è il secondo  miglior
  sistema  sanitario  del mondo - e non lo dico  io  lo  dice  l'OMS,
  l'Organizzazione mondiale della sanità -, per fare  sì  che  questa
  sanità  sia  in  grado  qui, come al Nord, di  erogare  prestazioni
  sanitarie in maniera egualitaria a tutti i cittadini, per  fare  sì
  che  non  ci  siano province di  serie B' dove non  c'è  un'offerta
  sanitaria completa ed esaustiva e province di  serie A' e per  fare
  in  modo  soprattutto  di superare quel gap  che  ci  divide  dalle
  regioni del Nord.
   Da  questo  punto di vista io voglio sperare che l'Aula,  come  ha
  dimostrato  quest'oggi, con un dibattito molto  dignitoso,  con  un
  dibattito che ha interessato soprattutto il merito delle questioni,
  più  che  le schermaglie di carattere politico, che sono ampiamente
  comprensibili  ed  ampiamente condivisibili ed  anche  auspicabili,
  perché  se  non  ci  fossero  le  schermaglie  di  natura  politica
  significa  che  saremmo in una specie di marmellata  in  cui  tutti
  siamo  d'accordo.  E'  dalla contrapposizione politica  che  spesso
  nasce il confronto che può e deve portare a migliorare una legge in
  discussione  come questa che, non dimentichiamo, ha  due  capisaldi
  fondamentali:  da un lato, interessa il cittadino  nel  suo  valore
  forse   più  importante,  quello  della  salute,  dall'altro   lato
  interessa il 60 per cento del bilancio della nostra Regione.
     Quindi,  è  una legge fondamentale sia per l'aspetto umanitario,
  personale,  per  quanto ci riguarda da vicino,  sia  per  l'aspetto
  socio-economico soprattutto in un momento di crisi e di mancanza di
  liquidità come quella attuale, laddove in un bilancio che  accorpa,
  raccoglie su di sé circa 8 miliardi di euro, risparmiarne 500,  700
  milioni di euro non è poca cosa perché sarebbero soldi che potremmo
  destinare   ad  impieghi  più  produttivi  ed  a  investimenti   ed
  infrastrutture, a dare, insomma, risposte alla nostra società.
   Però,  come  dicevo prima, è inutile, è per lo meno un  gioco  non
  comprensibile  fino  in  fondo  quello  di  cambiare  atteggiamento
  rispetto ai compagni di cordata che via via - qualche volta di più,
  qualche volta di meno - si intestano la titolarità o l'appoggio  ad
  una proposta di legge che è presentata. Lo sapete - e lo ribadisco-
  si  tratta  di   una  proposta di legge  e,  anche  nella  versione
  emendativa  proposta  dal  Governo, non modifica  assolutamente  in
  nulla  la  sostanza  su  cui è imperniato il sistema  ed  introduce
  addirittura in maniera migliorativa una risposta sul territorio.
   Io  spronerei invece il Governo a fare di più in questo senso,  ad
  incrementare  di  più  l'attenzione  verso  questo  modello   degli
  ospedali  riuniti in provincia per fare sì che anche  gli  ospedali
  riuniti,   Assessore, siano in grado di dare risposte esaustive  al
  territorio  che  gravita  intorno  a  questo  ospedale,  al  di  là
  dell'ospedale capofila che può anche essere un concetto superato si
  può avocare direttamente presso l'azienda sanitaria provinciale  la
  direzione degli ospedali riuniti.
   E'  importante il concetto degli ospedali riuniti. Perché, se  noi
  acceleriamo  sulla  riforma, è importante perché attraverso  questo
  strumento  noi possiamo e dobbiamo, a mio modo di vedere,  dare  la
  stessa  possibilità di prestazioni da erogare a tutti i  cittadini,
  sia che abitino in aree metropolitane, sia che abitino in città più
  piccole,  sia  che  abitino in provincia. Questa  sì  è  la  grande
  scommessa  Ed è un' idea giusta quella del concetto degli  ospedali
  riuniti, dell'autonomia degli ospedali riuniti, pur in una  visione
  programmatoria  centrale,  a  livello provinciale,  che  serva  per
  programmare le risorse; ma, fatto questo, fatta la programmazione a
  livello provinciale, è fondamentale poi dare l'autonomia decentrata
  sul  territorio  a  questo modello di ospedali  riuniti,  dando  le
  risorse  adeguate e mettendole in condizioni, dovendo dare risposta
  a  quel  territorio,  di attrezzarsi al meglio  per  fornire  buona
  sanità. Quindi, io direi che il lavoro che abbiamo fatto, il  tempo
  che  abbiamo  impiegato per portare in Aula  questa  riforma,  alla
  fine,  se si arriva a partorire una riforma più giusta, non è stato
  mai  sprecato e anche i mesi che abbiamo impiegato per arrivare fin
  qui  sono stati mesi ben spesi, perché il confronto fra due modelli
  diversi  ci  ha comunque messi in condizione di poter comparare  le
  varie esigenze e le varie risposte che i cittadini si attendevano.
   Oggi  è  il momento della sintesi, oggi è il momento di dimostrare
  che  siamo  in  grado  di  dare risposte che  vanno  nel  senso  di
  un'ottima  sanità,  di una sanità migliorata e,  comunque,  di  una
  sanità più efficiente.
   L'ultimo  inciso che voglio fare, e concludo. Io capisco bene  che
  nei  dibattiti televisivi, soprattutto da parte delle  regioni  del
  nord  d'Italia e della stampa del nord, si continui a  dire  che  i
  siciliani,  il  meridione spreca le risorse.  Forse  il  meridione,
  alcune   regioni   del   meridione,   hanno   veramente   sprecato,
  scialacquato, risorse a go go. Ma che noi in quest'Aula continuiamo
  a dire che spendiamo più degli altri è una bestemmia  Noi spendiamo
  male.  Noi  abbiamo  utilizzato  male  le  risorse  che  abbiamo  a
  disposizione  per la sanità, ma non diciamo pure noi che  spendiamo
  di   più  perché  è  quello  che  vogliono  sentirsi  dire,  perché
  l'obiettivo  è  quello  di ridurre ulteriormente  i  fondi  per  la
  Sicilia, perché non hanno altro obiettivo che questo.

               Assume la presidenza il Presidente Cascio

   Quindi, non aiutiamoli, per favore, in questo, ammettendo pure noi
  che  spendiamo  di  più. Non è vero che spendiamo  di  più,  perchè
  spendiamo  meno come quota pro capite rispetto alle altre  regioni.
  Noi  spendiamo  male. E' un altro discorso, stiamo provvedendo  con
  una  riforma per vedere di migliorarla, ma non cadiamo pure noi,nel
  trabocchetto  di  dire  che ci danno più soldi  di  quelli  che  ci
  dovrebbero  dare  sulla  sanità,  perché  è  vero  esattamente   il
  contrario.  Almeno 100 euro pro-capite a testa, il  che  vuol  dire
  tanto,  vuol dire 500 milioni di euro l'anno in meno rispetto  alla
  quota  pro-capite  che spendono nelle regioni del  Nord.  Spendiamo
  male, è un altro discorso; ma non spediamo più degli altri.
   Quindi   mi  auguro  che  da  questo  dibattito  e  dal  prosieguo
  dell'iter   con   le  proposte  emendative  e   con   l'esame   poi
  dell'articolato si possa finalmente, non dico raggiungere l'optimum
  perché  è  quasi impossibile farlo, ancora non ci siamo attrezzati,
  ma  certamente  daremo uno strumento ai siciliani nel  campo  della
  sanità  spero di gran lunga migliore rispetto a quello che  abbiamo
  avuto.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'assessore  Russo  per  la
  replica.

   RUSSO, assessore per la sanità. Signor Presidente, dopo nove  mesi
  esatti  di  gestazione possiamo dire che questa sera è iniziata  la
  fase  del  travaglio, che porterà alla luce la riforma del  sistema
  sanitario regionale, la tanto attesa riforma, una riforma che ha un
  padre certo: la precisa, chiara, determinata volontà del Governo di
  mettere  mano  all'attuale sistema che, sulla  base  dei  dati  che
  esporrò,  possiamo considerare arrivato al capolinea nonostante  in
  questo sistema vi operino tantissimi, bravissimi professionisti che
  io   intendo   preliminarmente  ringraziare  per  lo   spirito   di
  abnegazione, senso del dovere con i quali assolvono ai loro doveri.
  Un sistema che spesso mortifica quelle professionalità che sono una
  risorsa che dobbiamo salvaguardare.
   Arriviamo  a  questa  fase  del  travaglio  dopo  una  gestazione,
  utilizziamo  ancora  questa metafora,  che  ha  subìto  minacce  di
  aborto,  e  non  poche  ed anche gravi, e tuttavia  si  è  trattato
  soltanto  di  minacce che forse hanno rafforzato  la  creatura  che
  l'Aula adesso ha il compito di far nascere.
   L'auspicio, la richiesta che faccio a nome del Governo è  che  non
  sia  deturpata questa creatura, si può fare anche un parto  cesareo
  purché  la creatura nasca sana e forte perché con questa intenzione
  è  stata  concepita  ed  è stata concepita partendo  da  un'analisi
  rigorosa della situazione attuale che è nota a tutti che però  vale
  la  pena  di  riassumere brevemente riferendo dati, fatti  precisi,
  circostanze incontestabili.
   Il  nostro sistema presenta un tasso di ospedalizzazione  del  249
  per mille, su mille persone 249 trovano una risposta al bisogno  di
  salute soltanto in ospedale, il tasso nazionale è di 180 per mille,
  il  tasso  delle regioni virtuose alle quali spesso  abbiamo  fatto
  riferimento  in questa fase di gestazione è del 150 per  mille.  Da
  noi,  dunque, l'unica risposta che si offre ai cittadini  è  quella
  dell'ospedale,  una  risposta estremamente  costosa,  una  risposta
  spesso   inappropriata.  Perché?  Certo  non  è  colpa  dei  nostri
  concittadini,  ma  se la vogliamo mettere sotto  il  profilo  della
  responsabilità organizzativa, prima ancora che politica,  è  frutto
  certamente  di  una  sovrabbondanza  dell'offerta  ospedaliera:  in
  Sicilia tra pubblico e privato abbiamo ben 135 strutture sanitarie.
   Queste   strutture  sanitarie,  proprio  per  la   loro   ampiezza
  potrebbero  dare  ristoro,  mi  verrebbe  da  dire,  ma  potrebbero
  certamente dare una risposta sanitaria se funzionassero  al  meglio
  forse  a  tutto  il Maghreb, ai paesi dirimpettai e, probabilmente,
  forse in un'ottica evoluta che guarda alla sanità non soltanto come
  il   sistema   che  soddisfa  il  bisogno  di  salute  dei   nostri
  concittadini,  ma che guarda anche altrove, questa  prospettiva  la
  dovremmo coltivare.
   Ma  la  cosa grave è che nonostante l'offerta sanitaria  i  nostri
  concittadini hanno ritenuto - e vedremo anche per quale  ragione  -
  di  recarsi  altrove  a  farsi curare,  come  dire,  nonostante  la
  presenza  di tante articolazioni sanitarie, dai cittadini non  sono
  state  apprezzate  come  capaci di dare una  risposta  adeguata  ed
  appropriata  al loro bisogno di salute. Ecco perché  in  questi  10
  anni abbiamo assistito ad una migrazione verso le altre regioni che
  ha  avuto un costo economico e sociale enorme non più sopportabile;
  la  media  è che in questi 10 anni abbiamo dato alle altre regioni,
  quale  prezzo delle prestazioni rese ai nostri concittadini,  oltre
  250  milioni di euro l'anno.
   Un  costo  enorme  che se trattenuto nella nostra Regione  avrebbe
  consentito di investire in nuove strutture sanitarie, di  mantenere
  altri  ospedali,  di fare investimenti in nuove tecnologie,  e  non
  stiamo  qui a parlare del costo sociale, forse il più pesante,  che
  le nostre famiglie hanno dovuto sostenere.
   Questa articolazione dell'offerta è stata maggiormente concentrata
  in  sei  province: Trapani, Agrigento, Enna, Caltanissetta, Ragusa,
  Siracusa,  dove  insiste una popolazione quasi  di   2  milioni  di
  abitanti.  Bene, il bisogno di salute di 2 milioni  di  abitanti  è
  stato  soddisfatto, lasciamo stare le ASL, da 8 aziende ospedaliere
  e da 24 presìdi delle ASL. Viceversa, nelle altre tre province dove
  vivono  gli  altri 3 milioni di abitanti la risposta  di  salute  è
  stata  soddisfatta da 9 aziende e 22 presìdi ospedalieri. E'  sotto
  gli occhi di tutti la elevata sproporzione.
   Come   se  non  bastasse,  nonostante  questa  eccessiva  presenza
  ospedaliera  nella fascia delle sei province, i dati incontestabili
  dimostrano  che  gli  stessi  cittadini  delle  sei  province   non
  ricorrono  alle  cure  presso  gli  ospedali,  siano  esse  aziende
  ospedaliere siano essi presìdi ospedalieri, che insistono sul  loro
  territorio:  su cento cittadini soltanto settanta si servono  delle
  strutture  che  esistono in loco, trenta si muovono e  vanno  nelle
  altre province o fuori dalla regione.
   E   all'eccezione,   che   qualcuno  muove,   che   vorrebbe   una
  implementazione dei servizi perché la causa della mobilità è legata
  al  fatto  che in loco non si trovano certi servizi, non posso  che
  offrire  un  altro dato che è abbastanza sconcertante: sul  30  per
  cento  di mobilità soltanto l'89 per cento del trenta per  cento  è
  frutto di una mobilità che definisco mobilità per scelta.
   Si  ricorre  alla  prestazione  di  una  struttura  posta  in  una
  provincia  vicina o di altra regione anche quando in  loco  c'è  la
  struttura  che  può  fornire lo stesso identico servizio;  soltanto
  l'undici  per  cento  possiamo definirla mobilità  necessitata:  la
  radioterapia, l'emodinamica a Caltanissetta.
   C'è  qualcosa  che nel sistema non funziona. Tutto  questo  ha  un
  costo economico e sociale al quale bisogna porre rimedio.
   Sin  dall'origine  abbiamo immediatamente compreso  che  bisognava
  riequilibrare  quello  che  nelle  altre  regioni  è  perfettamente
  equilibrato, cioè il rapporto tra territorio e ospedale.
   Vedete, i dati nazionali, i criteri nazionali impongono una  spesa
  del  55  per cento a favore del momento territoriale, dell'attività
  territoriale,   il  rimanente  45  per  cento   per   la   funzione
  ospedaliera.
   In  Sicilia, invece, abbiamo un dato esattamente sbilanciato verso
  la  funzione ospedaliera, appena il 49 per cento del territorio, il
  51  per  cento  delle risorse per l'ospedale, con  picchi  ben  più
  acuti, si passa dal 37 al 38 per cento di Enna e Caltanissetta, del
  territorio, al 48 per cento di Palermo, Ragusa; soltanto  Agrigento
  arriva  al  52 per cento. Nessuna delle province spende il  55  per
  cento per il territorio.
   Allora,  voi  comprendete perché l'impostazione originaria  vedeva
  nel   territorio  l'investimento  organizzativo.  Un   investimento
  organizzativo che è frutto della volontà politica di  mettere  mano
  al  sistema ma è anche frutto di una scelta necessitata, se così la
  possiamo  definire,  perché il piano di rientro,  cui  soltanto  in
  pochi   questa  sera  hanno  fatto  riferimento,  impone  tra   gli
  adempimenti  principali la soppressione delle aziende  ospedaliere.
  Ed è immanente come obbligo del piano di rientro, di quel contratto
  che  la  Regione siciliana ha sottoscritto con lo Stato, quello  di
  riqualificare  il  sistema.  E  il  sistema  non  può  che   essere
  riqualificato  rispettando i criteri previsti nelle altre  regioni,
  previsti dalle leggi dello Stato, la destinazione delle risorse.
   C'è un problema strutturale sistemico che poteva essere modificato
  soltanto  mettendo mano al sistema stesso, rifuggendo dalla  facile
  demagogia che è quella del taglio agli sprechi, della rimozione dei
  direttori  generali.  Anche  questi  sono  aspetti  importanti,  ma
  possiamo  avere  i  migliori direttori generali, possiamo  togliere
  tutti gli sprechi di questo mondo, se non si cambia il sistema  che
  vede  questa eccessiva proliferazione di articolazione ospedaliera,
  difficilmente riusciremo a risalire la china e ad arrivare  a  quel
  punto  che vede l'equilibrio tra la funzione ospedaliera  e  quella
  territoriale e, quindi, la costruzione di un sistema sanitario  che
  è  a  dimensione  d'uomo,  calato sul territorio,  organizzato  sul
  bisogno, sul fabbisogno della gente.
   Questo è stato lo sforzo iniziale, quello di avvicinare quanto più
  possibile l'ospedale al territorio, quello di rifunzionalizzare gli
  ospedali dando questo tipo di risposta che porti, innanzitutto,  ad
  abbassare il tasso di ospedalizzazione.
   In questi nove mesi quelle  minacce di aborto' hanno preso diversi
  volti,  diversi atteggiamenti, anche momenti di strumentalizzazione
  inaccettabile, la minaccia di chiudere gli ospedali, un Governo che
  intendeva tagliare. No. C'era un Governo che prendeva le  mosse  da
  un'analisi  dettagliata  e  voleva offrire  risposte  variegate  ai
  variegati  bisogni  di  sanità  perché  adesso  abbiamo  un   unico
  contenitore,  l'ospedale,  quando  invece,  in  altre  regioni,  le
  risposte  sono  le più diversificate, le più appropriate,  le  meno
  costose, le più economiche e le più efficienti.
   Si  trattava, allora, di fare un salto di civiltà per adeguare  il
  nostro  sistema ai migliori modelli. Certo, in questa fase ciascuna
  delle  forze politiche si è richiamata ad un modello di una  o  più
  regioni  ma  il Governo, l'Assessorato è rimasto fedele all'analisi
  che   imponeva  certe  scelte  che  privilegiavano  il   territorio
  piuttosto che l'ospedale.
   Da   qui  l'impostazione  originaria  del  disegno  di  legge  che
  integrava sotto una governance unitaria la funzione ospedaliera con
  quella territoriale.
   Il resto non lo racconto, lo abbiamo tutti quanti vissuto.
   Adesso  siamo arrivati ad un momento di sintesi che  -  mi  spiace
  prendere le distanze da certi giudizi anche poco generosi, per  non
  dire  ingenerosi, non è un  papocchio  né un  papocchietto  né  una
   arlecchinata   -,  è qualcosa di molto più serio  su  cui  intendo
  soffermarmi.  Con  la premessa necessaria, doverosa  di  accogliere
  ogni  utile  suggerimento che possa davvero migliorare  quelli  che
  sono  gli intendimenti, questa è la migliore riforma possibile date
  le  condizioni  e, quindi, tutto è perfettibile e se  ci  si  muove
  nella  logica di dare delle risposte di efficienza siamo pronti  ad
  accogliere i suggerimenti che verranno.
   Abbiamo  impostato  il nostro lavoro non soltanto  sulle   quattro
  erre ;  le  quattro  erre  hanno partorito altri  quattro  concetti
  fondamentali:  programmazione,  obiettivi,  controlli  e  sanzioni,
  partendo dal presupposto dal quale ci siamo mossi, privilegiare  il
  territorio  e  l'ospedale,  abbiamo disegnato  questo  modello  che
  esalta la programmazione. Esaltare la programmazione significa dare
  un  ruolo  ed  una  responsabilità alla politica  di  cui  vogliamo
  affermare il primato e della quale vogliamo contrastare in  maniera
  ferma e decisa l'onnipotenza. Una cosa è il primato della politica,
  altra cosa è l'onnipresenza e l'onnipotenza della politica.
   Una  programmazione  che  vede  il  coinvolgimento  di  tutti  gli
  operatori,   una   programmazione  che  pone  gli  obiettivi,   una
  programmazione  che  è  parte ed è sensibile  al  fabbisogno,  alla
  comunità, alla gente e al cittadino. E non a caso abbiamo  dedicato
  più articoli a questo aspetto fondamentale che credo fosse sfuggito
  nelle precedenti legislazioni e, non a caso, su questi primi cinque
  articoli  si  è registrata l'unanimità in Commissione.  E  partendo
  dall'unanimità,  dovendo  trovare una  sintesi,  dovendo  agevolare
  ancora  la  gestazione, mi sono richiamato, dopo avere  sentito  le
  forze  politiche che poi hanno la responsabilità di  varare  questo
  testo  di  legge,  mi  sono soffermato su due  princìpi  che  tutti
  insieme  abbiamo votato, lettera  a  e la lettera  c  del condiviso
  articolo  2:    l'integrazione del territorio  con  l'ospedale,  la
  rifunzionalizzazione dei presìdi ospedalieri .
   Questa  mi  è  parsa  la  chiave di volta per  raggiungere  quella
  auspicata intesa che deve sostenere, auspicabilmente, le scelte che
  farà questo Parlamento, auspicabilmente unitarie, perché il sistema
  sanitario  riguarda  tutti i cittadini e mi  permetto  di  dire  in
  maniera forte e chiara che questa non è una riforma né di destra né
  di  sinistra,  ma  è una riforma che attua in pieno  l'articolo  32
  della Costituzione nel quale tutti ci dobbiamo riconoscere.
   Per  trovare  una sintesi con le posizioni di chi,  a  torto  o  a
  ragione,  nella  prospettazione di chi la  sosteneva  certamente  a
  ragione,   bisognava   distinguere  da  una   parte   la   funzione
  territoriale   da   quella   ospedaliera,   dall'altra    esaltarne
  l'integrazione sotto una logica unitaria. Ed è venuto fuori  questo
  emendamento   che   incide  sull'assetto  originario   rimodulando,
  riposizionando l'organizzazione.
   Una  delle critiche mosse all'originario progetto di legge  è  che
  avremmo  avuto  delle  ASL  ingestibili,  qualcuno  ha  parlato  di
   carrozzone , ma onestamente io non sono un esperto nella materia e
  quindi  è un giudizio che lascio cadere e poiché c'era la necessità
  di  organizzare  bene  un  sistema, già avevamo  previsto  che,  in
  relazione   al  numero  degli  abitanti,  al  numero  dei   presìdi
  ospedalieri,     fosse    stata    possibile    una     modulazione
  dell'organizzazione diversa a seconda di questo tipo  di  premesse.
  Ed  è  stato proprio lo sviluppo di ciò che già era in nuce scritto
  nel precedente testo a portare ad una nuova formulazione.
   Intanto,  riassumendo, c'è una governance unitaria nelle  aziende,
  che abbiamo definito  aziende sanitarie provinciali , poteva andare
  bene  l'altra dizione  azienda ospedaliera territoriale ,  è  stato
  per  una  ragione di sintesi e di velocizzazione del lavoro  perché
  avremmo  dovuto  cambiare le denominazioni.  Ma,  al  di  là  delle
  denominazioni,  c'è  un  punto  di  sostanza.  C'è  una  governance
  unitaria  di  una direzione che fa capo al direttore generale,  che
  opera insieme al direttore amministrativo ed al direttore sanitario
  dell'azienda.
   Poi,  se vogliamo sviluppare il concetto aziendalistico introdotto
  nella  legge  del 1992, c'è una sorta di divisione che riguarda  il
  territorio,  che  è  inserita, innestata su una  base  che  abbiamo
  definito  area territoriale  e che possiamo anche modificare  nella
  denominazione che fa capo a due figure che già esistono all'interno
  dell'organizzazione e che, dunque, non sono esterne e che  abbiamo,
  forse  sbagliando, indicato come  direttore sanitario  e  direttore
  amministrativo . Ed in questo preannuncio che cambierò  la  dizione
  chiamandoli     coordinatore   amministrativo    e     coordinatore
  sanitario   per  non  ingenerare dubbi anche  rispetto  alla  legge
  nazionale.
   Il  direttore  sanitario ed il direttore amministrativo  aziendale
  sono  una cosa, il  coordinatore che ha un'autonomia amministrativa
  e  sanitaria,  è un'altra cosa e applica la programmazione  che  il
  programma  annuale che si dà il direttore generale  e  che  abbiamo
  tutti  insieme scritto nei primi articoli (programma attuativo  che
  ha durata triennale, il piano sanitario, il programma attuativo, il
  programma  annuale  del  direttore generale,  il  quale  fissa  gli
  obiettivi),  e  lo esegue attraverso le strutture  operative  della
  divisione del territorio e della divisione ospedaliera.
   Nella  divisione territoriale c'era la necessità, si avvertiva  la
  necessità  di  porre  due figure capaci di implementare,  perché  è
  proprio  lì  in quel settore che bisogna sviluppare, aumentare  gli
  investimenti  di tipo organizzativo perché è lì che bisogna  creare
  il  filtro per l'ospedale, è lì che bisogna creare i servizi, è  lì
  che  bisogna finalmente attuare il punto territoriale di assistenza
  che  non è scomparso, onorevole Lupo, onorevole Fiorenza. Si  trova
  esattamente  laddove  lo  avevamo  scritto  e  laddove  lo  avevamo
  lasciato,  al  comma  9  dell'articolo 14,  perché  sarà  il  punto
  territoriale di assistenza quella forma organizzativa  nella  quale
  il  cittadino deve ricevere innanzitutto la prima risposta alle sue
  esigenze,  ai  suoi  bisogni di salute e che  deve  auspicabilmente
  fungere da concreto, reale filtro per cominciare a deospedalizzare,
  per  fare  in  modo che l'ospedale sia quella struttura  capace  di
  svolgere esattamente la propria mission istituzionale che è la cura
  delle  acuzie,  non  è  quella delle diagnosi  o  di  trattenere  i
  pazienti anche dopo il momento di acuzie.
   Non  è  stato tolto nulla, è tutto lì, ci vogliono gli  occhi  per
  vedere,  non vi mancherà la sensibilità, l'intelligenza e l'impegno
  per andare a verificare le cose che vi ho detto, perché quello è un
  punto  nodale  caratterizzante  la  riforma  che  intendiamo  fare.
  Quindi,  lo  sviluppo del territorio anche attraverso l'inserimento
  di  due  figure  di  funzionari  che gestiscono  la  divisione  del
  territorio.
   Eppure,  bisognava dare una configurazione diversa  all'ospedalità
  sul  territorio: eliminavamo le aziende ospedaliere - sto  parlando
  della  fascia  delle  sei province - eliminavamo  le  otto  aziende
  sovrabbondanti presenti sul territorio che, forse, non rispondevano
  a  fondo  alle  esigenze  di salute della popolazione,  ma  non  le
  cancelliamo  né vogliamo cancellarle, anzi ne esaltiamo l'autonomia
  in  questo  quadro  nuovo  definendole  come   presìdi  di  rilievo
  provinciale .
   Qualcuno ha detto che bisognava soltanto fare questa operazione di
  trasformazione  dell'azienda  in presidio  di  rilievo  provinciale
  dotato di una autonomia operativa, gestionale ed anche deliberativa
  nei  limiti dell'atto aziendale, ma pur sempre dipendente da questa
  governance unitaria.
   Abbiamo ritenuto e non per la moltiplicazione delle poltrone  che,
  spiace dirlo, ma qualcuno non sa far di conto si diceva in Toscana,
  da qualche parte, allorquando ho studiato a Firenze...

   CRACOLICI. Abbiamo le calcolatrici nei telefonini

   RUSSO, assessore per la sanità. Benissimo  Le darò i dati in  modo
  tale  che  lei  possa  mettere  alla prova  la  funzionalità  della
  calcolatrice del suo telefonino
   Noi  non abbiamo moltiplicato le poltrone, abbiamo soltanto creato
  un assetto organizzativo capace di rispondere ad una organizzazione
  che sia la più funzionale possibile, diminuendo - la matematica non
  è  una  opinione  -  esattamente e di gran lunga  il  numero  delle
  poltrone,  sia  di quelle di diritto privato sia di quelle  interne
  dei  direttori sanitari, e da qui a breve passerò ad offrire i dati
  perché l'onorevole Cracolici si eserciti in questo conto.
   Perché  era necessario non limitarsi all'azienda ospedaliera?  Per
  fare in modo che intorno a due o tre poli - soltanto a Catania  tre
  poli per la vastità del territorio - si aggregasse il momento della
  funzione  ospedaliera  e non fosse diluita -  spesso  in  doppioni,
  duplicazioni  -, l'esercizio della funzione ospedaliera.  Non  solo
  l'azienda  cui  abbiamo  aggregato gli  ospedali  più  vicini,  gli
  ospedali  che appartengono ad un certo distretto, abbiamo  ritenuto
  di  operare  la  stessa organizzazione all'interno della  provincia
  individuando,  forse  anche sbagliando -  e  questo  si  può  anche
  correggere - altre realtà che, per numero di abitanti e per  numero
  di  posti  letto, potessero rappresentare un punto di  riferimento.
  Nella  legge,  infatti,  c'è scritto che questi  ospedali  capofila
  operano  in  rete e sono capofila di altri presìdi con i  quali  si
  aggregano integrandosi funzionalmente.
   Questo  riduce  grandemente il rischio di chiudere  per  chiudere,
  come  ci viene chiesto dal Ministero, mentre aumenta la possibilità
  di  sperimentare  nuovi  modelli  gestionali,  così  come  previsto
  nell'articolo  2  o  nell'articolo  3  che  abbiamo  votato   tutti
  all'unanimità, rifunzionalizzando e facendo in modo, visto che  non
  c'è  la  netta divisione tra territorio ed ospedale, che  ci  possa
  essere una piena integrazione tra territorio ed ospedale.
   Non   deve   scandalizzare  l'idea  che  in   Sicilia   parta   la
  sperimentazione di nuovi modelli, un pronto soccorso, un reparto di
  acuzie, ma anche un PTA inserito all'interno dell'ospedale, dove il
  cittadino va per fare le diagnosi, dove trova il punto prelievi, il
  laboratorio di analisi, il pediatra, lo specialista, il  medico  di
  famiglia,  quel  poliambulatorio che è la nostra grande  scommessa,
  sulla quale vogliamo puntare.
   Non abbiamo moltiplicato le poltrone, anche perché non siamo adusi
  a  moltiplicare, ma siamo portati ad operare con ragionevolezza per
  far  risparmiare non soltanto il sistema ma anche i cittadini.  Qui
  non  c'è un approccio ragionieristico, ma vogliamo fare in modo che
  vi  sia  un  diritto  pieno con l'utilizzo  delle  risorse  di  cui
  disponiamo perché l'esercizio di un diritto che porta ad utilizzare
  risorse ben superiori a quelle disponibili, si traduce alla fine in
  un sacrificio per tutti noi, perché il debito della sanità, piaccia
  o  non  piaccia,  lo  paghiamo tutti noi  con  un'IRPEF  e  un'IRAP
  superiori alle altre regioni d'Italia.
   Abbiamo  ridotto  ben dodici aziende che significa  la  rimozione,
  l'eliminazione di un vertice composto da un direttore generale,  un
  direttore amministrativo, un direttore sanitario, cui si fanno  dei
  contratti di diritto privato e che abbiamo calcolato, per difetto -
  il management, l'articolazione giuridica, quindi non soltanto i tre
  ma  nuclei  di  valutazioni, consigli sindacali, addetto  stampa  e
  tutto  ciò  che  è connesso all'azienda - costare  non  meno  di  3
  milioni di euro l'anno per azienda.
   Sono 36 milioni secchi

   CRACOLICI. Sono troppo pochi 3 milioni di euro

   RUSSO,  assessore  per  la sanità. Forse sono  anche  di  più.  Ho
  parlato di calcolo per difetto, qualcuno è andato a 50 milioni,  ma
  siamo lì.
   Questo,  ovviamente,  è un dato strutturale,  vuol  dire  che  nel
  nostro deficit, ogni anno, ci saranno dai 36, 40, 50 milioni; non è
  una grande cosa, ma non è nemmeno poca cosa
   Onorevole  Cracolici, visto che lei ritiene che abbiamo  aumentato
  le  poltrone, voglio dimostrare, perché rimanga traccia a  verbale,
  che le poltrone sono  diminuite e sono diminuite grandemente.
   Da  87  -  perché 29 aziende le dobbiamo moltiplicare per  3  -  a
  livello di posizioni di vertice siamo passati a 17. E 17 per  3  fa
  51.  E  87, onorevole Cracolici, meno 51 fa 36. Le 36 posizioni  di
  vertice  non  ci  sono più; sono le posizioni di  vertice  che  noi
  pagavamo a parte, con i contratti di diritto privato.
   Con  l'organizzazione che abbiamo dato alla struttura  ospedaliera
  abbiamo ridotto da 46 a 18 i presìdi ospedalieri; da 46 a18, anzi ,
  mi  dicono  da 45 a 18. In ogni presidio era previsto un  direttore
  sanitario,  quindi  non più 45 direttori sanitari,  non  più  i  17
  direttori sanitari delle 17 aziende sono diminuiti, non più i 7  in
  più   che   avevano  l'azienda  sanitaria   Garibaldi ,   l'azienda
  sanitaria   Civico , l'azienda sanitaria  Vittorio  Emanuele .  Noi
  abbiamo  adesso  18  presìdi sanitari su cui operano  un  direttore
  sanitario ed un direttore amministrativo, e quindi sono  18  e  18,
  più  i  9  e  9  dell'area territoriale. La somma è  113  a  fronte
  dell'originaria 156.
   Ma  gliela  articolo meglio: dagli 87 del vertice siamo passati  a
  51; dai 69 direttori sanitari dei precedenti presìdi, siamo passati
  a 62; da 156 complessivi siamo passati a 113.
   Piaccia  o meno, questi sono i dati, questi sono i conti.  C'è  un
  risparmio,  c'è  una  diminuzione di  poltrone.  Sono  diminuiti  i
  direttori amministrativi, sono diminuiti i direttori sanitari,  che
  adesso chiameremo coordinatori proprio per non ingenerare equivoci.
   Nessuno,  quindi, può affermare, perché è smentito dai  dati,  che
  questa   riforma,  che  questa  sintesi  nasca  dalla   voglia   di
  moltiplicare le poltrone o dalla necessità politica di rispondere a
  queste esigenze.
   Le  esigenze  che  hanno  mosso  la  scrittura  e  la  riscrittura
  dell'emendamento sono quelle di adeguare il nostro  sistema  ad  un
  sistema  evoluto  che guardi al cittadino, al suo  interesse,  alla
  salute  e soltanto al suo interesse. Certo, si poteva fare di  più.
  Qualcuno  ha  richiamato la necessità di passaggi  legislativi  che
  stimolassero la meritocrazia.
   Onorevole Lupo, si trova esattamente laddove l'avevamo lasciato  e
  laddove  l'avevamo  scritto: comma 1, lettera a)  dell'articolo  9,
  quando si parla della  finalizzazione delle risorse .
   Abbiamo scritto per legge, o meglio per ipotesi di legge -   ed  è
  auspicabile  che  diventi  legge - che  le  aziende,  le  strutture
  sanitarie  siano  sostenute economicamente in relazione  alla  loro
  capacità   di  rendere  prestazioni  appropriate,  prestazioni   di
  qualità.
   Abbiamo     introdotto    la    compensazione    della    mobilità
  infraprovinciale,  il  che significa che i manager  che  andremo  a
  nominare  devono avere la capacità di trattenere sul  territorio  i
  propri pazienti perché, altrimenti, diminuisce la quota.
   Ci  sarà  il  controllo dell'assessorato, ma  anche  un  controllo
  sociale  perché,  se  la comunità comprenderà che  diminuiscono  le
  risorse perché c'è un manager che è incapace di fornire le risposte
  sul  territorio, sarà la conferenza dei sindaci, che  interloquisce
  con   l'esercizio  delle  funzioni  sanitarie  del  territorio,   a
  sottoporre  la  valutazione  del  manager  perché  non   idoneo   a
  corrispondere a quel bisogno di uniformare la sanità,  di  renderla
  omogenea e tendenzialmente, abbiamo scritto tutti quanti, provincia
  per provincia, autosufficiente.
   Potremmo  ancora soffermarci su tutti gli aspetti della legge,  ma
  credo  che  ciò possa essere affidato a questa pausa di riflessione
  che,  giustamente,  abbiamo  imposto  nella  calendarizzazione  dei
  lavori perché sono certo che ciascuno darà il proprio contributo.
   Mi piace concludere, non so se sono stato puntuale nel rispondere,
  ma credo che non sia questo il momento, siamo ancora nella fase del
  travaglio:  la  creatura  deve nascere,  deve  nascere  viva,  deve
  nascere  sana, speriamo con parto naturale, speriamo che non  debba
  essere usato il forcipe che potrebbe deturparne la faccia.
   Questa  pausa  di  riflessione, forse, serve  a  tutti  per  poter
  calibrare gli interventi per determinare, alla fine, un sistema che
  possa  essere quello di tutti i siciliani, di tutti i politici  che
  vogliono il cambiamento e che vogliono la sanità migliore.

   PRESIDENTE.  Dichiaro chiusa la discussione generale  e  pongo  in
  votazione il passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)
   Onorevoli  colleghi,  convoco  la Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari.
   Sospendo, pertanto, la seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore  20.00, è ripresa alle ore 20.33)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


        Comunicazione del calendario-programma dei lavori della
          Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari ha formulato il calendario-programma dei lavori
  che  vedrà impegnate per tutto il mese di marzo sia l'Aula  che  la
  Commissione  Bilancio per l'esame e la definizione del  disegno  di
  legge  di  riforma del sistema sanitario regionale e del  documento
  finanziario del bilancio.

   Ne do lettura:

   «La  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  riunitasi
  oggi,  mercoledì 11 marzo 2009, alle ore 20.00, sotto la Presidenza
  del  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole  Cascio,  presenti   il
  Vicepresidente   vicario  onorevole  Formica  e  il  Vicepresidente
  onorevole  Oddo  e  con  la partecipazione  dell'Assessore  per  il
  bilancio,  onorevole  Cimino,  ha  stabilito  all'unanimità  quanto
  segue:

   -  la Commissione Bilancio si riunirà da lunedì 16 marzo e sino  a
  venerdì  20  marzo  per  l'esame  e la  definizione  dei  documenti
  finanziari,  tenuto  conto che l'Aula terrà seduta  da  martedì  17
  marzo,  alle ore 17.00, a giovedì 19 marzo (sedute pomeridiane  per
  consentire  alla Commissione  Bilancio' di riunirsi la mattina  per
  concludere  l'esame  del  bilancio e della finanziaria)  sino  alla
  votazione  finale  del  disegno di legge n.  248/A   Norme  per  il
  riordino del servizio sanitario regionale ;

   - nei giorni 21, 22, 23 e 24 (mattina) marzo saranno espletati gli
  adempimenti  di  natura tecnico-contabile e  quelli  relativi  alla
  stampa dei volumi del bilancio;

   -  l'Aula  terrà seduta a partire da martedì 24 marzo, ore  17.00,
  per la discussione unificata delle mozioni n. 105, a firma dell'on.
  Cracolici ed altri, e n. 116 sulla crisi economica ed occupazionale
  della   Sicilia,   e  sino  al  31  marzo  (termine   di   scadenza
  dell'esercizio  provvisorio) per l'esame congiunto del  disegno  di
  legge  finanziaria  2009 e del disegno di  legge  del  bilancio  di
  previsione  della  Regione  per  l'esercizio  finanziario  2009   e
  pluriennale per il triennio 2009-2011.

   Il  Governo  si  è  impegnato a presentare nel corpo  della  legge
  finanziaria  un  complesso di norme volte a fronteggiare  la  grave
  crisi economica ed occupazionale».

   Pertanto, il Parlamento concluderà i  lavori entro e non oltre  il
  31 del corrente mese.

   L'Assemblea ne prende atto.

   La  seduta è rinviata a martedì 17 marzo 2009, alle ore 17.00, con
  il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I -  Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
   n. 116 -  Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi economica
  e occupazionale che sta investendo il nostro Paese.

             CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO - BONOMO DE
         BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DIGIACOMO - DI GUARDO DONEGANI -
   FARAONE - FERRARA - FIORENZA - GALVAGNO GUCCIARDI - LACCOTO - LUPO
  - MARINELLO MARZIANO - ODDO   PANARELLO - PANEPINTO - PICCIOLO RAIA
                             - RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO

   III -Discussione del disegno di legge:
       «Norme  per il riordino del Servizio sanitario regionale»  (n.
  248/A) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 20.37

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli