Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
DE LUCA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Assume la Presidenza il vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricordo altresì che anche la richiesta di verifica del numero
legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (articolo 127) sono effettuate mediante
procedimento elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Adamo e Apprendi hanno
chiesto congedo per le sedute di oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- «Disposizioni in materia di elezioni primarie» (numero 367)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009;
- «Norme per l'istituzione di centri antiviolenza e case di
accoglienza per le donne ed i minori vittime di violenza» (n. 371)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- «Norme interpretative inerenti l'applicazione dei programmi
costruttivi previsti dall'articolo 2, comma 3, della legge
regionale 6 maggio 1981, numero 86, come sostituito dall'articolo
25 della legge regionale 6 aprile 1996, numero 22» (numero 372)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009;
- «Disposizioni per la gestione pubblica delle risorse idriche
nella Regione» (numero 373)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009;
- «Interventi in favore dei programmi costruttivi facenti parte
degli insediamenti abitativi ubicati all'interno del P.d.Z..
Ritiro - Tremonti di Messina» (numero 376)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009;
«Interventi per la promozione del consumo di alimenti biologici
nelle mense scolastiche» (numero 378)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009.
- PARERE III.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- «Credito d'imposta per l'occupazione» (numero 374)
- Di iniziativa parlamentare.
- Inviato in data 10 marzo 2009.
- PARERE III.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.
DE LUCA, segretario f.f.:
«All' Assessore per la sanità, premesso che:
l'azienda unità sanitaria locale n. 9 di Trapani, con note -
prot. 10253 del 25 febbraio 2009 e prot. 11673 del 4 marzo 2009 -
comunicava l'intenzione di voler procedere all'assunzione di 72
vincitori del concorso pubblico per titoli ed esami per il profilo
di collaboratore professionale sanitario infermiere già esitato
con provvedimento delegato del Direttore amministrativo di
approvazione della graduatoria rubricato al n. 2021 del 06
dicembre 2007;
la nota di chiarimento prot. 2120 del 4 agosto 2008, inviata
dall'Assessore ai direttori delle aziende unità sanitarie locali,
ospedaliere ed ospedaliere universitarie, in merito ai decreti
assessoriali - n. 1634/08 dell'8 luglio 2008 e n. 1821 del 29
luglio 2008, precisa al punto 1 che, le disposizione relative alla
sospensione delle procedure di assunzione, di cui al D.A. n.
2831/07 non riguardano provvedimenti già resi esecutivi ai sensi
dell'art. 2 dello stesso decreto, né eventuali procedure
concorsuali in itinere per il reclutamento delle figure
professionali individuate nei suddetti provvedimenti esecutivi;
l'Azienda unità sanitaria locale n. 9 ha opportunamente
evidenziato che, per gli anni 2007 e 2008 ha rispettato i limiti
di spesa imposti dall'art. 1, comma 565, della legge n. 296 del 27
dicembre 2006 riducendo la spesa per il personale dell'1,4%
rispetto all'anno 2004 e che ha effettuato l'indispensabile
ricognizione della situazione organica aziendale al 31 dicembre
2007 con atto deliberativo n. 629 del 27 marzo 2008,
favorevolmente esitato dall'Assessorato Sanità;
l'azienda summenzionata, con deliberazione n. 2513 del 14 ottobre
2008 - favorevolmente esitata dall'Assessorato Sanità - ha
proceduto all'adozione della programmazione triennale del
fabbisogno del personale;
l'assunzione dei 72 vincitori di concorso di cui trattasi è
finalizzata anche per destinare n. 20 unità al servizio SUES 118 e
ciò al fine di procedere alla medicalizzazione di n. 4 ambulanze,
di n. 8 unità per l'attivazione dell'hospice e cure palliative del
presidio ospedaliero di Salemi (TP) e che degli oltre 120
collaboratori professionali infermieri assunti con contratto a
tempo determinato la maggior parte sono i vincitori del concorso
de quo;
la spesa sostenuta dall'azienda per i contratti a tempo
determinato di cui sopra, sarà trasferita in egual misura sulle
assunzioni a tempo indeterminato che si intendono porre in essere;
è del tutto evidente che per le assunzioni delle 72 unità, non si
registrerà nessun incremento di spesa, per il personale, a carico
del bilancio aziendale ma solo benefici per la maggiore
professionalità e stabilità nell'assistenza all'ammalato;
è sempre stata prevista un'espressa deroga nelle leggi
finanziarie nazionali nel periodo di vigenza del blocco delle
assunzioni a tempo indeterminato;
appare singolare, da parte dell'Assessorato Sanità, il continuare
ad indugiare nel dare riscontro favorevole alle intenzioni
dell'ASL n. 9 che intende procedere alle assunzioni dei 72
soggetti vincitori del concorso succitato in considerazione anche
della prossima scadenza della validità della graduatoria e delle
rilevanti spese sostenute per l'espletamento dell'iter
concorsuale;
per sapere:
se non ritenga serio, ragionevole e consono alle disposizioni
impartite dall'Assessore, procedere, nell'immediato, a riscontrare
favorevolmente la richiesta avanzata dall'ASL n. 9 di Trapani
condividendo la giusta assunzione dei 72 collaboratori
professionali infermieri vincitori di concorso;
se non ritenga giusto e doveroso considerare prioritario il
suddetto adempimento, visto l'effettivo fabbisogno dell'ASL n. 9
di Trapani, di personale infermieristico al fine di assicurare un'
adeguata assistenza nelle strutture aziendali, nel servizio SUES
118 e nell'hospice da attivare presso il presidio ospedaliero di
Salemi». (483)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
iscritta all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
DE LUCA, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
l'ospedale G.F. Ingrassia è ubicato sul versante sud est di
Palermo e rappresenta l'unico presidio alla periferia della città
ed è dotato di unità operativa quali anestesia e rianimazione,
cardiologia e UTIC, UTIN, chirurgia generale, emodinamica,
ginecologia, e ostetricia medicina, MCAU e ortopedia. In totale
all'interno della struttura sono attivi ben 192 posti letto;
attesa la collocazione geografica del territorio in cui è sito
l'ospedale, i residenti dei comuni di Monreale, San Giuseppe Jato
e San Cipirello, oltre che parte di Piana degli Albanesi e Santa
Cristina Gela, utilizzano il presidio ospedaliero, che in
particolare nel periodo estivo, attesa la vocazione turistica e
residenziale di questi centri si trova ad ospitare migliaia di
utenti;
la nuova programmazione sanitaria prevede l'accorpamento
dell'ospedale G.F. Ingrassia all'interno di altri presidii
ospedalieri cittadini, che utilizzerebbero le risorse umane,
professionali e strumentali del presidio ospedaliero per colmare i
loro vuoti di organico e l'insufficienza dei posti letto, facendo
venir meno, in tal senso, i requisiti per garantire l'emergenza
sanitaria, l'assistenza, la continuità ospedaliera degli utenti
della periferia e della provincia di Palermo;
tale previsione di accorpamento contrasta con la strategia
portata avanti dall'Assessorato Sanità e dall'azienda unità
sanitaria locale n. 6 finalizzata a potenziare il presidio
ospedaliero;
negli ultimi anni, infatti, sono stati realizzati importanti
investimenti economici, ristrutturazioni di unità operative (nuovi
reparti di rianimazione, cardiologia, ginecologia ed in ultimo le
nuovissime sale operatorie), acquisti di attrezzature, assunzione
di personale, provvedimenti tutti che hanno reso autonomo ed
efficiente il presidio ospedaliero G.F. Ingrassia che è diventato
attualmente il punto di riferimento dei piccoli ospedali della
provincia di Palermo;
considerata pertanto l'inopportunità di procedere
all'accorpamento del presidio ospedaliero G.F. Ingrassia con
contestuale richiesta di estrapolare la struttura ospedaliera dal
piano di riordino della rete sanitaria in Sicilia;
per sapere quali provvedimenti il Governo della Regione intenda
adottare per evitare l'accorpamento dell'ospedale Ingrassia ai
centri ospedalieri della città di Palermo». (484)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
CAPUTO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
inviata al Governo.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che in data 10 marzo 2009 è stata presentata
la seguente mozione:
- numero 116 «Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi
economica e occupazionale che sta investendo il nostro Paese»,
degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo,
De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani,
Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo,
Marinello, Marziano, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia,
Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la crisi economica internazionale, come ampiamente previsto, da
mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese.
Gli ultimi dati, recentemente resi noti dal servizio studi della
Confindustria, configurano il 2009 e il 2010 come due anni di
recessione con conseguente tracollo dei posti di lavoro: secondo
gli stessi dati nell'anno in corso saranno 600 mila i lavoratori
che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà al
8,4%. Solo nel mese di dicembre 2008, il ricorso alla cassa
integrazione ordinaria da parte delle aziende ha conosciuto un
incremento pari al 526% rispetto allo stesso mese dell'anno
precedente. Dati questi che prefigurano un anno particolarmente
nero per l'occupazione italiana;
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi in conseguenza di un
micidiale effetto cumulo: la stagnazione economica, il collasso
della Regione, il fallimento della strategia di sviluppo sottesa
alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6%; il
contributo degli investimenti è stato dello 0,8 contro 1'1,8,
quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro lo 0,7, mentre
il contributo della spesa pubblica è stato ben più elevato: 2,8
contro 2,2;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4%
di quello della UE (al 15), nel 2005 era sceso al 59,8% e in
questi anni è sceso ancora e che le condizioni sociali sono in
ogni caso preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso
dello 0,9%; nel primo trimestre del 2008 il tasso di
disoccupazione ha toccato il 15,3%, il tasso di attività è il più
basso in Italia, attestandosi al 51,3%; l'indice di povertà
relativa si è attestato al 30,6% che, non solo è il più alto in
assoluto tra le regioni italiane, ma è l'unico che è cresciuto in
maniera esponenziale negli ultimi anni;
visto che:
in questo quadro s'inserisce il problema dei lavori con contratto
a termine (i lavoratori cosiddetti precari) che nel nostro Paese
riguarda un lavoratore su 8, migliaia di lavoratori privi di
tutele, che saranno i primi a pagare gli effetti della crisi
economica;
sono circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008
per i quali il decreto del Governo nazionale, il cosiddetto
'sostegno all'economia', ha previsto un sussidio poco più che
simbolico e comunque non ancora operativo, pari al 10 per cento
sull'ultima retribuzione e che la platea dei precari che
beneficerà delle norme contenute nel decreto non sarà superiore al
dieci per cento del totale dei lavoratori precari, mentre, in un
recente studio pubblicato dall'università 'La Sapienza' di Roma,
si calcola che siano oltre 800 mila gli atipici a 'rischio
precarietà', vale a dire con un solo contratto e un solo
committente;
a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo
si sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda
crisi in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si
riferiscono i benefici, in particolare quelli previsti del decreto
n. 185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a far
fronte alla grave crisi economica ed occupazionale che sta già
investendo il nostro Paese e che perdurerà almeno per i prossimi
due anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112/2008, convertito
con la legge n. 133/2008, è stato abolito il processo di
stabilizzazione del personale precario, avviato con le due leggi
finanziarie del Governo Prodi, e ciò determinerà la perdita di
lavoro per oltre 60 mila lavoratori precari della pubblica
amministrazione e della scuola;
a distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle
critiche mosse dal Partito Democratico alle misure del Governo,
che hanno distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o
iniqui, come l'eliminazione dell'ICI o la detassazione degli
straordinari; una misura, quest'ultima, assolutamente
inappropriata perché in un momento di crisi economica e di rischio
occupazionale gli straordinari sicuramente non sono una misura
alla quale ricorrono le aziende in difficoltà. Queste risorse
avrebbero potuto invece essere indirizzate verso gli
ammortizzatori sociali, vera e propria emergenza dell'anno in
corso;
manca, a tutt'oggi, una strategia condivisa di sostegno
all'occupazione, così come non è stata data attuazione ad un
disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali, secondo
le linee guida concordate tra Governo e parti sociali, con il
protocollo del 23 luglio 2007;
in questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi
ed ancora una volta inefficaci: anche l'accordo recentemente
raggiunto con le Regioni non si propone di avviare la riforma
degli ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si
limita ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse
sulla cassa integrazione in deroga;
per tutte queste ragioni, appare necessario approntare, con
strumenti eccezionali, misure di tutela economica, tramite un
assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento
della retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno
lavorativo, per quei lavoratori che, in caso di licenziamento,
fino ad ora risultano esclusi dall'accesso agli ammortizzatori
sociali, vale a dire: i lavoratori a tempo determinato e
indeterminato, appartenenti ai settori ed alle imprese che non
risultano destinatari di alcun trattamento di integrazione
salariale, i dipendenti da imprese nel settore artigiano, gli
apprendisti, i titolari di partita IVA in regime di
monocommittenza con un reddito inferiore ad una determinata
soglia, i soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui
all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
considerato che
in coerenza con tale impostazione il Partito Democratico ha già
avanzato precise proposte sia in occasione dell'esame del citato
decreto-legge n. 185/2008, sia con appositi progetti di legge
volti ad assicurare l'estensione delle misure di sostegno del
reddito dei lavoratori esclusi dall'applicazione degli strumenti
previsti in materia di ammortizzatori sociali: al Senato il 14
ottobre 2008 a firma Finocchiaro, Treu e altri e alla Camera il 23
gennaio 2009 a firma Damiano e altri;
gli interventi previsti nel protocollo tra Governo, Regioni e
Province autonome del 12 febbraio 2009 riguardano esclusivamente i
lavoratori coinvolti in trattamenti in deroga ai sensi dell'art.
19, comma 8, del decreto-legge n. 185/2008, convertito con
modificazioni dalla legge n. 2 del 2009, e che quindi escludono i
soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui all'articolo
2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
gli effetti della crisi economica non possono essere fatti
gravare esclusivamente sui lavoratori ed in particolare sui
lavoratori più deboli, quali risultano i lavoratori precari e i
lavoratori delle imprese artigiane e delle piccole imprese
industriali;
le misure di sostegno al reddito dei disoccupati sono uno
strumento di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi e
alla domanda che contribuirà al rilancio dell'economia,
impegna il Presidente della Regione
a sollecitare il Governo nazionale:
ad adottare, entro il 31 marzo e per l'anno 2009, forme di
sostegno del reddito attraverso l'istituzione di un assegno
mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della
retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo, per
tutti quei lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli
strumenti previsti dal sistema di ammortizzatori sociali e che
hanno perso il posto di lavoro dall'1 settembre 2008;
ad estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa
integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di
sospensione del lavoro;
a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo
di un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali
attraverso le linee guida concordate tra Governo e parti sociali
con il protocollo del 23 luglio 2007 e indicate nei disegni di
legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione per
la ricerca di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori
beneficiari delle tutele del reddito (Patto di servizio);
a riavviare le politiche antievasione, a cominciare dalla
tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei
trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le
imposte evase, visto che lo smantellamento ha portato, al netto
della crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata, in
via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei 'Conti
economici nazionali' comunicati dall' ISTAT il 12 marzo scorso, in
7 miliardi di euro per il 2008;
a ricostituire presso il Ministero dell'economia e delle finanze
la Commissione per la spending review al fine di completare
l'analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di spesa da
eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui,
inefficienti ed inefficaci tagli lineari al centro della manovra
di finanza pubblica di cui al decreto-legge n. 12/2008, convertito
con modificazioni nella legge n. 133 del 2008;
all'immediato utilizzo delle risorse di competenza nazionale,
previste nel protocollo tra Governo, Regioni e Province autonome
del 12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti
in deroga ai sensi dell'art. 19, comma 8, del d.l. n. 185/2008,
convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009». (116)
CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
DI BENEDETTO-DI GUARDO- DIGIACOMO- DONEGANI-FARAONE-FERRARA-
FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-ODDO-
PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
- numero 107 «Potenziamento degli uffici regionali per il rilascio
delle autorizzazioni per l'attivazione di impianti fotovoltaici»,
degli onorevoli Ragusa, Maira, Cordaro, Dina, Savona, Fagone,
Forzose, Cascio Salvatore e Lo Giudice, presentata il 4 marzo 2009;
- numero 108 «Verifica della gestione delle risorse destinate
all'internazionalizzazione dell'economia della Regione», degli
onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna, presentata il 4
marzo 2009;
- numero 109 «Riorganizzazione del sistema turistico siciliano»,
degli onorevoli Barbagallo, Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata
il 4 marzo 2009;
- numero 110 «Iniziative per fronteggiare la crisi idrica della
Regione», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna,
presentata il 4 marzo 2009;
- numero 111 «Osservanza della normativa contro l'inquinamento
acustico da parte dei comuni», degli onorevoli Barbagallo,
Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata il 4 marzo 2009;
- numero 112 «Potenziamento delle unità di personale di sostegno
per l'assistenza ai disabili nella scuola siciliana», degli
onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna, presentata il 4
marzo 2009;
- numero 113 «Misure idonee per migliorare la qualità dei servizi
sociali e di sostegno alla famiglia», degli onorevoli Barbagallo,
Galvagno, Lupo e Ammatuna, presentata il 4 marzo 2009;
- numero 114 «Iniziative per contrastare il degrado del sistema
carcerario in Sicilia», degli onorevoli Greco, Lupo, Mineo e
Gucciardi, presentata il 5 marzo 2009;
- numero 115 «Informativa urgente sulla situazione del settore
bancario in Sicilia», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno e
Ammatuna, presentata il 5 marzo 2009.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
DE LUCA, segretario f.f.:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la disponibilità di energia condiziona il progresso economico e
sociale di una regione, ma il modo con cui l'energia viene resa
disponibile può condizionare negativamente l'ecosistema e quindi la
qualità della vita;
nel medio termine, l'importanza delle fonti rinnovabili non si
misura tanto sulla loro capacità di sostituire quote rilevanti di
fonti fossili, ma anche nella possibilità di creare nuovi posti di
lavoro;
nel lungo periodo le fonti rinnovabili possono essere determinanti
sia per ragioni di sicurezza degli approvvigionamenti, sia per
l'acuirsi delle emergenze ambientali;
considerato che:
l'approvazione del piano energetico regionale da parte della
Regione siciliana, con cui ci si dota dello strumento necessario
per affrontare il complesso sistema delle politiche energetiche
regionali, rappresenta un valido strumento per far ripartire gli
investimenti e la creazione di nuove opportunità di lavoro;
l'ottenimento dell'autorizzazione di installazione di un impianto
fotovoltaico rappresenta uno degli elementi che maggiormente incide
sulla tempistica legata all'entrata in esercizio di un impianto e,
conseguentemente, sulle scelte di investire o meno in questo
settore strategico per i benefici effetti economici e ambientali;
tenuto conto che:
gli uffici, sia regionali sia periferici (genio civile), preposti
a lavorare per consentire il rilascio delle necessarie
autorizzazioni, non hanno destinato un numero adeguato di
funzionari per espletare in tempi rapidi le necessarie pratiche, e
che l'attuale sistema incentivante dell'energia fotovoltaica
consente un sufficiente ritorno economico dell'investimento a chi
sceglie di investire in questo settore;
gli incentivi sono concessi fino al raggiungimento del budget
nazionale previsto e che quindi esiste, di fatto, una competizione
tra aree territoriali per arrivare per primi all'approvazione degli
incentivi. E' dunque determinante rilasciare le autorizzazioni,
quando dovute, in tempi rapidissimi;
l'organico dei dipendenti della Regione siciliana è probabilmente
mal distribuito rispetto alle esigenze legate alle politiche
attuali ed è dunque possibile selezionare del personale da altri
uffici per destinarlo a compiti strategici per lo sviluppo
economico dell'Isola,
impegna il Governo della Regione
a potenziare, nel più breve tempo possibile, l'organico degli
uffici che si occupano di rilasciare le necessarie autorizzazioni
per l'attivazione di impianti fotovoltaici». (107)
RAGUSA-MAIRA-CORDARO-DINA-SAVONA
FAGONE-FORZESE-CASCIO S.-LO GIUDICE
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la situazione economica della Sicilia non è stata mai così grave;
le esportazioni, in particolare, rappresentano uno dei primati
negativi della nostra Regione;
nel primo semestre del 2008 le esportazioni verso l'estero sono
state pari al 2,7 per cento sul totale nazionale;
tale percentuale, al netto dei prodotti petroliferi, si aggira
attorno all'1 per cento;
considerato che molte altre regioni d'Italia superano largamente
la Sicilia (Lombardia 28,5 per cento, Emilia Romagna 13,1 per
cento, Veneto 12,5 per cento, Piemonte 10,6 per cento, Toscana 6,9
per cento, Lazio 3,8 per cento, Friuli 3,7 per cento, Marche 2,9
per cento);
ritenuto che:
le cospicue risorse finanziarie comunitarie finora impiegate non
hanno prodotto risultati significativi in termini di sviluppo e di
crescita economica;
con la misura '6.06 internazionalizzazione dell'economia
siciliana' (del POR 2000-2006) sono stati spesi quasi 19 milioni di
euro per missioni all'estero;
nel 2007 l'Assessorato regionale per la cooperazione, il
commercio, l'artigianato e la pesca ha speso circa 1 milione e 200
mila euro per la partecipazione a fiere e mostre di carattere
commerciale, agroalimentare ed artigianali promosse all'estero,
impegna il Governo della Regione
ad effettuare i controlli dovuti alla verifica dell'utilizzo
coerente delle risorse finanziarie comunitarie e l'efficacia delle
iniziative assunte in materia di internazionalizzazione
dell'economia siciliana». (108)
BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il 4 agosto 2005 è stata approvata la legge 'Norme per lo sviluppo
turistico della Sicilia';
con la predetta legge è stato, tra l'altro, recepito l'articolo 5
della legge numero 135/2001 riguardante l'introduzione dei
distretti turistici;
considerato che:
dopo oltre 3 anni dall'approvazione non è stata ancora data piena
attuazione al nuovo modello organizzativo;
nel mese di ottobre 2007 è stato presentato un nuovo disegno di
legge che introduce elementi modificativi o/e integrativi;
ritenuto che:
nella predetta legge regionale il termine 'distretto turistico'
viene utilizzato in modo non corretto, dal punto di vista
concettuale, come sinonimo di sistema turistico locale;
il distretto può essere definito come un raggruppamento di imprese
di piccole e medie dimensioni indipendenti l'una dall'altra, tra le
quali nasce e si sviluppa una cooperazione di tipo spontaneo;
ritenuto, ancora, che:
il sistema turistico locale si differenzia dal distretto turistico
per due motivi principali:
1) la necessità di un ente o di una società strategicamente
leader, sia nella fase di creazione che in quella di lancio e
gestione del sistema nel suo complesso;
2) il carattere aperto del sistema che, sin dalle prime fasi di
progettazione, interagisce anche con imprese di altri Paesi e
località, secondo una rete di relazione su scala globale;
ritenuto, infine, che:
il sistema turistico locale non deve configurarsi come un
duplicato di strumenti già esistenti (PIT, GAL, PIR, eccetera), ma
deve porsi come un punto di riferimento per la concreta
promocommercializzazione delle destinazioni sui mercati nazionali
ed esteri e per la creazione di nuove opportunità di sviluppo
turistico in un'ottica più ampia di marketing territoriale;
il ritardo normativo ha generato confusione tra gli operatori
turistici locali e una carenza di gestione territoriale da parte
dei soggetti pubblici, allargando di fatto il ritardo della nostra
Regione nei confronti delle destinazioni del bacino del
Mediterraneo,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'Assessore per il Turismo, le comunicazioni e i trasporti
ad avviare le dovute iniziative per la riorganizzazione del
sistema turistico siciliano alla luce di quanto è già avvenuto a
livello nazionale e comunitario». (109)
BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
centinaia di imprenditori agricoli ed interi quartieri di città
come Agrigento e Caltanissetta vivono il dramma legato alla
mancanza d'acqua;
recentemente, a seguito di controlli dell'esercito, sono emersi
inauditi casi di furti lungo la rete idrica;
l'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori,
servizi e forniture, nell'ultima relazione al Parlamento nazionale,
ha dichiarato che in Sicilia vi sono otto dighe in costruzione da
più di 20 anni per problematiche legate all'adeguamento dei
progetti e ai contenziosi con le imprese;
considerato che:
dietro ai contenziosi e agli errori nell'esecuzione dei lavori, i
rapporti e le inchieste di varie procure della Repubblica hanno
accertato l'esistenza di un intreccio perverso con la criminalità
organizzata;
dove c'è l'acqua, o dove dovrebbe esserci, esiste la mafia o il
pericolo di infiltrazioni mafiose;
atteso che:
in Sicilia piove con il contagocce (il 10 per cento in meno negli
ultimi dieci anni) e la capacità delle dighe in esercizio è
limitata dalle infinite lungaggini sui collaudi e sulle norme di
sicurezza;
agli inizi di agosto esse contenevano 330 milioni di metri cubi
mentre oggi ne contengono 250 milioni;
rilevato che:
per fare qualche esempio, i lavori della diga di Blufi di Palermo,
appartenente ancora all'EAS, che ammontano a 300 miliardi iniziali,
più altri 120 stanziati per completarla, sono stati interrotti per
via dell'assenza della verifica di impatto ambientale prevista
dalla normativa vigente;
la realizzazione della diga Pietrarossa di Caltagirone (CT),
iniziata nel lontano 1989 in assenza delle dovute autorizzazioni
della soprintendenza, è stata interrotta a causa del rinvenimento,
durante gli scavi, di una villa di epoca romana;
in merito alla stessa diga, successivamente, la procura di
Caltagirone ha scoperto una truffa fra tecnici, funzionari e
l'impresa costruttrice, architettata per ottenere un altro
finanziamento non dovuto;
nella diga Cannamasca, ubicata sul torrente Tumarrano, a circa 30
chilometri da Agrigento, i lavori sono stati bloccati dopo la
scoperta dell'instabilità del terreno, mentre risulta che il
progetto è stato modificato proprio per migliorare il sistema di
drenaggio;
anche la diga di Piano del Campo dell'Alto Belice, progettata più
di 30 anni fa, vanta interessi di 'cosa nostra';
rilevato ancora che:
l'ente acquedotti siciliano, posto in liquidazione dal lontano
2004 ad opera della Regione, mentre attende di essere liquidato, ha
aumentato i propri debiti che raggiungono quota 450 milioni di
deficit;
secondo quanto riferito dal commissario liquidatore dell'ente,
paradossalmente il buco di bilancio è cominciato proprio quattro
anni fa, passando dai 380 milioni di euro agli attuali 450,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire con provvedimenti urgenti per fronteggiare la crisi
idrica della nostra Regione, tenuto conto, altresì, che
l'osservatorio delle acque dell'ARRA (Agenzia regionale rifiuti e
acque) ha comunicato un taglio del 10 per cento dell'erogazione
dell'acqua dalle dighe per problemi legati alla siccità;
ad adottare iniziative al fine di vigilare sul rispetto delle
leggi in materia di affidamento e di gestione dei lavori di
costruzione e manutenzione delle dighe ovvero per ovviare ad ogni
possibile infiltrazione di natura illegale e malavitosa». (110)
BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
i comuni hanno l'obbligo di applicare la legge 26 ottobre 1995,
numero 447 finalizzata alla riduzione dell'inquinamento acustico;
la verifica d'impatto acustico deve essere richiesta non solo per
tutte le nuove attività, ma anche in caso di voltura del titolo
abilitativo, dei cambi del titolare o del legale rappresentante,
dei cambi di persona giuridica nella ditta ed in seguito a
lamentele od esposti per eccessiva rumorosità;
considerato che:
i comuni dovrebbero esercitare le funzioni amministrative relative
al controllo sull'osservanza delle disposizioni contro
l'inquinamento acustico;
per tutte le attività fonte di rumore è necessario ottenere il
relativo nulla osta attraverso una relazione tecnica di impianto
acustico ambientale;
ritenuto che:
per esercitare le funzioni amministrative relative al controllo
sull'osservanza della legge numero 447/95 i comuni dovrebbero
verificare la presenza del nulla osta d'impianto acustico, con la
presa visione della relazione del tecnico competente e la
compilazione della documentazione ai sensi del decreto legislativo
numero 277/91;
il mancato rispetto delle leggi sopra richiamate dovrebbe essere
tempestivamente comunicato all'ARPA (Agenzia regionale protezione
ambientale) e alla Magistratura,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per il Territorio e l'ambiente
ad assumere le dovute iniziative nei confronti di tutte le
amministrazioni che violano la predetta normativa». (111)
BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
circa 1700 alunni disabili rimarranno in Sicilia senza insegnanti
di sostegno poiché sono state nominate 1003 unità di personale di
sostegno in meno;
i tagli operati dal Governo Berlusconi produrranno conseguenze
disastrose non solo per gli insegnanti ma anche per le famiglie e
per gli stessi disabili ai quali viene negato il diritto
all'assistenza;
considerato che:
il numero degli alunni disabili in Sicilia è di 25.938 unità ed è
in forte aumento rispetto all'anno scolastico 2007-2008 (20.359);
tagliare gli organici significa negare l'accoglienza del disabile,
non assicurare la qualità del servizio e violare il principio
sacrosanto dell'integrazione scolastica.
ritenuto che:
l'entità dei tagli ha effetti drammatici sui livelli di
integrazione dei soggetti più deboli;
a fronte di 12.840 posti attivati nell'anno scolastico 2007-2008,
è previsto il funzionamento di 11.837 posti, con un decremento di
1003 unità;
il Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, condividendo
le preoccupazione per l'incerto futuro della scuola siciliana, ha
inviato una nota al Ministero dell'istruzione, dell'università e
della ricerca, denunciando la lesione del principio costituzionale
di leale collaborazione, poiché la Sicilia è titolare di competenze
proprie sulle quali interferiscono le determinazioni statali,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'Assessore per i Beni culturali ed ambientali e per la pubblica
istruzione
ad intraprendere le iniziative necessarie a potenziare i posti di
sostegno e per evitare che la scuola siciliana diventi luogo di
emarginazione e non di integrazione per gli alunni disabili». (112)
BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in Sicilia gli interventi più significativi in tema di politiche
sociali sono previsti ancora, in gran parte, dalle leggi regionali
numero 22/86 e numero 21/78;
il legislatore regionale siciliano, in 60 anni di autonomia, non è
riuscito ad adottare una normativa organica in tema di politiche
sociali;
la stessa legge numero 328/2000 non è stata pienamente applicata;
considerato che:
la legge regionale numero 10/2003 deve essere ancora in buona
parte attuata;
nella nostra Regione, a motivo del grave disagio sociale, occorre
una particolare attenzione per le politiche sociali;
è necessario, in particolare, sostenere la famiglia come soggetto
attivo delle politiche sociali;
ritenuto che:
il nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari 2007/2013
attribuisce grande rilievo alle politiche sociali;
specifiche azioni potranno essere attuate tramite l'A.P.Q.
(accordo di programma quadro) 'giovani protagonisti di sé e del
territorio' sottoscritto dalla Regione con l'amministrazione
statale nel mese di agosto 2008,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'Assessore regionale per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali
ad attivare le dovute iniziative atte alla piena attuazione della
legge regionale n. 10/2003;
a porre in atto le misure idonee al fine di migliorare la qualità
dei servizi sociali e per rafforzare la coesione e l'inclusione
sociale». (113)
BARBAGALLO-GALVAGNO-LUPO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che in Sicilia la situazione penitenziaria ha assunto
dimensioni patologiche in quanto nelle 27 case circondariali aventi
sede nella Regione dovrebbero essere reclusi non più di 4.500
soggetti. Alla data della presente sono invece detenuti circa 7.200
individui. Si tratta di un dato che, oltre a certificare un
intollerabile sovraffollamento, mette a nudo una condizione
carceraria che sfugge ad ogni parametro e alla stessa previsione
dell'articolo 27 della Costituzione secondo cui... 'le pene non
possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e
devono tendere alla rieducazione del condannato';
considerato che il sovraffollamento è in contrasto sia con la
Costituzione che con l'ordinamento ed i regolamenti penitenziari,
ma anche e soprattutto con le più elementari norme di trattamento
umanitario, con i requisiti minimi di igiene e salubrità dei
luoghi. Le celle affollate provocano, altresì, gravi disagi
psicologici, dovuti ad una convivenza in spazi angusti, che ledono
la dignità dell'uomo;
valutato che la situazione carceraria siciliana risulta, per molti
versi, più grave della non facile situazione carceraria del Paese
che registra, ormai, la presenza di oltre 60 mila detenuti e che
tale situazione ha fatto emergere problematiche che contrastano
anche con la Carta dei diritti fondamentali dell'UE e con la Carta
europea dei diritti dell'uomo che, come è noto, vietano sia la
tortura che il trattamento inumano e degradante;
accertato che, ad esempio, in alcune sezioni del carcere
palermitano dell'Ucciardone si vive, da parte dei detenuti, una
condizione carceraria disumana che rende difficile qualsiasi
iniziativa di rieducazione e di reinserimento sociale. I detenuti,
in numero eccessivo, 'abitano' celle prive delle più elementari
norme igieniche (gabinetti 'alla turca' da dove fuoriescono ratti;
lavabi privi di scarico; pareti umide ed ammuffite; soffitti dal
quale si staccano calcinacci e rendono visibile la struttura in
ferro del solaio; finestre senza vetri; muri delle celle sporchi e
scrostati; arredi fatiscenti sia per quanto riguarda i letti che i
'mobiletti', eccetera). Per non parlare delle assenze di strutture
idonee a sviluppare attività culturali, ludico-ricreative: ad
esempio, il campetto di calcio è inagibile da tempo;
preso atto che dall'1 gennaio 2009 la sanità penitenziaria è stata
trasferita al servizio sanitario nazionale e quindi alle regioni,
non risulta, in proposito, che ad oggi siano stati prodotti (fatta
salva una commissione tecnica insediata dall'Assessore per la
sanità) atti amministrativi o legislativi idonei a consentire un
passaggio fisiologico di competenze senza pregiudizio per il
diritto alla salute dei detenuti;
ritenuto che la Regione, per effetto dell'articolo 33 della legge
regionale numero 5/2005, ha istituito il Garante per la tutela dei
diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento
sociale e che pertanto è nelle condizioni, con proprie risorse, di
pianificare interventi ancor più incisivi rispetto a quelli, fino
ad oggi meritoriamente prodotti dal predetto ufficio, che aiutino
ad umanizzare le condizioni di vita del sistema carcerario in
Sicilia, in stretta collaborazione con le autorità penitenziarie,
impegna il Governo della Regione
1) ad intervenire presso il Ministero della giustizia per
segnalare la grave situazione carceraria siciliana al fine di
sollecitare l'emanazione di appositi provvedimenti volti a rendere
meno degradante la detenzione in Sicilia;
2) a sollecitare al Governo nazionale l'immediata apertura delle
nuove carceri di Gela, Noto, e Villalba e ad attivare, in attesa
dell'attuazione del piano per l'edilizia carceraria, appropriati
interventi di sistemazione delle sezioni delle carceri più
fatiscenti della Sicilia con procedura d'urgenza;
3) a sollecitare il Governo nazionale ad effettuare l'adeguamento
strutturale delle carceri: Ucciardone di Palermo, Piazza Lanza di
Catania, Sciacca, Favignana, Ristretta, poiché assolutamente fuori
da ogni parametro o standard accettabile per consentire una
detenzione che non sia degradante nè disumana;
4) ad attivare ogni iniziativa utile presso i Ministeri del
lavoro, della salute e delle politiche sociali e quello degli
affari regionali e delle autonomie locali affinché si promuovano
adeguate iniziative amministrative volte a realizzare, nel più
breve tempo possibile, un'assistenza sanitaria adeguata e
rispettosa del diritto alla salute dei detenuti;
5) a reperire idonee risorse per consentire il finanziamento di
attività lavorative in carcere, di formazione professionale e di
reinserimento sociale dei detenuti, come richiesto dal Garante per
la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro
reinserimento sociale;
6) ad intervenire con urgenza presso il Ministero della giustizia
per segnalare la grave carenza di circa 500 agenti di polizia
penitenziaria negli organici degli istituti siciliani rispetto a
quanto previsto dal DPCM del 2001 e per chiederne la relativa
copertura». (114)
GRECO-LUPO-MINEO-GUCCIARDI
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il crollo in borsa del titolo Unicredit ha determinato per la
Regione siciliana perdite finanziarie pari a circa 400 milioni di
euro;
dopo la fusione del Banco di Sicilia con il gruppo guidato da
Alessandro Profumo, il Governo regionale non ha adottato una
strategia adeguata per la salvaguardia e la valorizzazione della
nostra partecipazione finanziaria;
considerato che:
non sono stati rinnovati i patti parasociali tra la Regione e il
vecchio gruppo proprietario del Banco di Sicilia (Capitalia);
non sono stati nominati i consiglieri in quota Regione nel board
del Banco di Sicilia;
ritenuto che la ricapitalizzazione è in stand-by, pur avendo
appostato in bilancio la relativa somma (pari a 18 milioni di
euro),
impegna il Presidente della Regione
a riferire in Aula sulla situazione finanziaria derivante dalla
crisi del sistema bancario e, in particolare, sul ruolo che il
Governo regionale vuole svolgere sulle politiche del credito».
(115)
BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA
Dispongo che le predette mozioni vengano demandate, come
consuetudine, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perchè se ne determini la data di discussione.
Seguito della discussione del disegno di legge numero 248/A
«Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale»
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge numero 248/A «Norme per il
riordino del Servizio sanitario regionale».
Invito i componenti la VI Commissione a prendere posto al banco
alla medesima assegnato.
Onorevoli colleghi, il relatore, come sapete, è l'onorevole
Leontini, il quale ha annunciato nella scorsa seduta che avrebbe
rinunciato a svolgere la propria relazione e che l'avrebbe fatto
nella seduta di oggi.
Pertanto, se l'onorevole Leontini è presente in Aula, lo invito a
procedere in tal senso. Non essendo presente, invito la Presidenza
della Commissione a pronunciarsi in merito.
LACCOTO, vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,
penso che a questo punto la relazione si possa dare per letta,
anche perché ci troviamo in una situazione particolare, in quanto
sono stati esitati due disegni di legge dalla Commissione ed è
stato presentato un emendamento molto diverso rispetto a quello
esitato dalla stessa. Pertanto, mi rimetto al testo della
relazione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia
necessario ed utile comunicare all'Aula anche un'intesa sulla
procedura, tenuto conto di ciò di cui parlava l'onorevole Laccoto,
poiché siamo in presenza di una situazione di cui non so se
esistono precedenti.
Come lei sa, c'è una difficoltà di proposizione emendativa, cioè
cosa dobbiamo emendare: il testo o gli emendamenti? Questo lo
valuteremo.
Credo che sia utile, tuttavia, e in questo senso è stato
concordato con il Presidente dell'Assemblea, che la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, già convocata per la fine dei
lavori d'Aula, possa valutare anche la procedura.
Però, lo dico per i colleghi, almeno per i miei colleghi di
gruppo che mi hanno chiesto di stabilire il termine per la
presentazione degli emendamenti, credo che si possa vagliare
l'ipotesi di fissare per venerdì il termine per la presentazione
degli emendamenti al testo e di rinviare a martedì prossimo l'esame
dell'articolato con i relativi emendamenti. Credo che sia utile che
la Presidenza lo comunichi all'intera Aula.
Adesso, signor Presidente, entro nel merito sapendo che mai come
in questa occasione il merito è più complicato del previsto. Certo
è singolare che prenda io la parola per primo
LEONTINI. Io l'ho chiesta già.
CRACOLICI. Se è così, se lei l'ha chiesta, io, signor Presidente,
chiedo - perché giustamente il Presidente del Gruppo PDL che,
l'altra volta, doveva svolgere la relazione e che aveva chiesto
addirittura lui il rinvio - di fare il mio intervento nel merito
subito dopo quello del capogruppo del PDL.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato
che per la prima volta ci troviamo ad affrontare un dibattito con
una serie di passaggi, per quanto riguarda la presentazione degli
emendamenti, un po' nuova rispetto alla prassi che quest'Assemblea
ha sempre seguito, chiedo una rapida riunione dei presidenti dei
Gruppi parlamentari in Sala lettura deputati, per definire il
percorso e dare certezza sui tempi ai colleghi deputati rispetto
proprio alla presentazione degli emendamenti, per valutare se vanno
presentati al testo del Governo o all'altro testo.
Tutto ciò al fine di svolgere un ragionamento complessivo, serio,
definito, in modo da dare a tutti quanti la possibilità di capire
come si svolgerà il dibattito, con quali modalità si presenteranno
gli emendamenti e quando si chiuderà la sessione, in modo tale da
dare certezza a tutti noi rispetto ad una riforma importante, qual
è la riforma sanitaria.
Non vogliamo strozzare il dibattito, ma vogliamo avere la
possibilità di interagire con il Governo in maniera seria e
puntuale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in effetti, la Presidenza aveva
concordato l'ipotesi di consentire la presentazione degli
emendamenti sino a venerdì. Tuttavia, la richiesta dell'onorevole
Leanza merita di essere valutata e, quindi, se i capigruppo sono
d'accordo, noi potremmo anche procedere ad una interruzione di
cinque minuti per una Conferenza informale dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari in Sala lettura deputati.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
(La seduta, sospesa alle ore 12.20, è ripresa alle ore 12.58)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione delle determinazioni della
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, nella Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari che si è tenuta informalmente è stato
stabilito che oggi si svolgerà la discussione generale del disegno
di legge all'ordine del giorno per concludersi stasera, il termine
di presentazione degli emendamenti è spostato alle ore 12.00 di
venerdì 13 marzo 2009; martedì prossimo, 16 marzo, inizieremo con
l'esame dell'articolato.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
248/A
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di
legge che è all'esame dell'Aula è uno dei più importanti che questo
Parlamento si accinge ad approvare nel quinquennio di competenza.
La finalità del disegno di legge è quella di riformare, in modo
sostanziale, il sistema organizzativo della sanità siciliana
contemperando tale riforma e qualificazione con le esigenze poste a
fondamento del piano di rientro stabilito dal Governo regionale con
il Governo nazionale e pubblicato in Gazzetta nell'agosto 2007.
Quindi, un'opera di riqualificazione, di potenziamento, di
consolidamento e di riforma che è di fondamentale importanza sia
dal punto di vista dell'attività di governo che dal punto di vista
parlamentare.
Agli inizi dell'attività parlamentare e di governo di questa
legislatura, il dibattito ha immediatamente focalizzato
l'attenzione su alcune questioni fondamentali.
L'Assessore Russo e il Governo hanno lavorato alacremente alla
definizione di alcuni strumenti per rispondere al piano di rientro
e, nello stesso tempo, per mettere in campo alcune indicazioni che
servivano alla predisposizione del disegno di legge di riforma.
Lo stesso abbiamo fatto noi con la nostra iniziativa parlamentare:
abbiamo presentato un nostro disegno di legge, ad ottobre, che ha
preceduto quello del Governo, ma che ha fatto avviare un dibattito
che oggi ci consente di essere pervenuti ad una soluzione di
sintesi e di condivisione.
E' vero che il disegno di legge che è stato definito in
Commissione - ma l'ho già detto la volta scorsa - è stato frutto di
un lavoro della Commissione molto intenso, ma nello stesso tempo ha
prodotto una soluzione parziale perché alcune forze politiche non
erano presenti in Commissione e avevano preferito disimpegnarsi da
quella fase per una non condivisione del merito e del metodo.
Proprio per questo si rendeva necessario un supplemento di
dibattito, soprattutto all'interno della maggioranza, per pervenire
a delle soluzioni più condivise e quindi ad unificare i testi, le
indicazioni normative e legislative e fornire ai siciliani una
indicazione definitiva di riforma del sistema sanitario siciliano.
Quali erano le idee fondamentali che erano a base dei due sistemi
immaginati nei due disegni di legge, quello di iniziativa
parlamentare PDL - UDC e quello del Governo, fatto passare dalla
Giunta e poi proposto alla Commissione?
Per un verso, la creazione di aziende uniche provinciali - e
questa era l'idea del Governo - che sottoponesse il controllo, non
soltanto delle funzioni, ma soprattutto della spesa ad un'unica
autorità e quindi ad una direzione aziendale che si articolasse nel
direttore generale, nel direttore amministrativo e nel direttore
sanitario.
Per un altro verso, da parte nostra, l'esigenza, focalizzata nel
nostro disegno di legge, era quella di sottoporre la gestione delle
attività ospedaliere e la gestione delle attività del territorio ad
una separazione, ad un'autonomia gestionale, operativa e funzionale
di budget e anche deliberativa che consentisse, non soltanto di
rendere speculare l'attività del territorio e quella dell'ospedale,
anche sanamente concorrenziale, ma nello stesso tempo consentisse,
monitorando la spesa, di poter investire maggiormente sulle
attività del territorio e cioè sulle attività di prevenzione, di
filtro, di medicina di base, di medicina scolastica, di
riabilitazione, di lungodegenza, tutto ciò che viene prima e dopo
l'ospedale. Queste esigenze erano, in fondo, i nuclei attorno ai
quali poi giravano i due articolati.
Nella sintesi che è stata efficacemente rinvenuta nella parte
finale del confronto tra l'iniziativa parlamentare del PDL e
dell'UDC e il Governo con il suo testo, si è addivenuti proprio ad
una soluzione che queste due esigenze contiene e contempera perché
nell'ambito della previsione di una medesima azienda con
un'articolazione dirigenziale che prevedesse il direttore generale,
il direttore amministrativo e il direttore sanitario, inserisce,
per quanto riguarda l'ospedale, la previsione di filiere
ospedaliere, con ospedali di rilievo provinciale capofila,
sottoposti ad una diarchia di direzione amministrativa e direzione
sanitaria che avesse - secondo il comma 4 dell'articolo 14 -
autonomia gestionale, con un budget proprio, operativa, funzionale
e deliberativa.
Lo stesso vale per il territorio che, al di sotto del direttore
generale e del direttore amministrativo e sanitario aziendali,
prevede una diarchia, direzione amministrativa e direzione
sanitaria, che con l'autonomia gestionale, quindi budget autonomo,
operativa, funzionale e deliberativa prevedesse l'attuazione del
programma riguardante il territorio. Programma contenuto nell'unico
atto aziendale e nella supervisione strategica e programmazione
superiore che fa capo alla direzione generale dell'azienda con il
direttore generale, il direttore amministrativo e il direttore
sanitario.
Questo consente, per un verso, di far pervenire ai due settori
dei budget autonomi provenienti dal budget unico dell'azienda e,
quindi, un controllo della spesa più efficace, dall'altro di
monitorare l'attività ospedaliera rispetto a quella territoriale in
modo più immediato, più stringente e, quindi, di eliminare subito,
attraverso le filiere ospedaliere, quelli che sono i duplicati, i
triplicati, le liste d'attesa, i ricoveri impropri, l'occupazione
impropria dei posti letto e tutto ciò che, fino ad oggi, è stato
lamentato come patologia da curare.
Se è vero che le due iniziative legislative derivavano da
un'identica premessa, che era quella di risanare la sanità
siciliana da una piaga, la ospedalizzazione selvaggia che drena
risorse, spesso dispersive ed improprie, motivate da tutta una
serie di processi degenerativi, se è vero che da questo punto di
vista, dalla verifica dei bilanci aziendali risultava che la voce
relativa alla gestione degli ospedali, soprattutto nell'ambito
delle aziende sanitarie, ASL, determinava i più pesanti sforamenti
dei tetti, in questo modo si avvia un sistema che garantisce,
dovrebbe garantire, il risultato di un maggiore controllo ma,
soprattutto, di una qualificazione immediata della filiera
ospedaliera e di una qualificazione immediata della spesa, con un
più diretto rapporto tra la direzione dei due settori e la
direzione aziendale e l'attività concreta, sia nel territorio che
nell'ospedale.
Questo consente non soltanto di contemperare efficacemente i due
sistemi, quello dell'azienda unica e quello della separazione
dell'ospedale dal territorio, ma anche di far questo senza aggravi
di spesa perché non si è trattato di una riduzione complessiva del
numero di aziende neutralizzata da una moltiplicazione delle figure
intermedie dei direttori amministrativi e sanitari, perché i
direttori amministrativi e sanitari preposti alle filiere
ospedaliere ed al territorio non sono contrattualizzati con un
contratto di diritto privato come il direttore amministrativo ed il
direttore sanitario aziendale, ma sono dirigenti apicali con una
contrattazione integrativa fruenti di una integrazione di funzione.
Quindi, anche dal punto di vista della spesa il sistema non
comporta aggravi di spesa ma comporta, invece, una più funzionale
attribuzione di funzioni all'interno del personale sanitario ed
amministrativo di cui si dispone.
Complessivamente il sistema ottempera ad un obiettivo risultato
che è quello della riduzione quantitativa del numero delle aziende,
riduzione quantitativa del numero delle direzioni; ottempera al
risultato della separazione del territorio dall'ospedale
nell'ambito di una medesima supervisione strategica e di
programmazione; ottempera al risultato di evitare un aggravio di
spesa; ottempera al risultato di un potenziamento immediato del
territorio con risorse e con competenze.
E' per questo che ho fatto riferimento, quindi, al sistema
complessivo ed al nucleo centrale di questo sistema complessivo,
che vede oggi condivisa la soluzione tra Governo e maggioranza,
quindi essere pervenuti ad una soluzione di sintesi che riteniamo
soddisfacente.
Ci sono alcuni aspetti che rimangono suscettibili di un
approfondimento e quindi di un ulteriore valutazione che noi
preferiremmo rimanessero definiti così come nell'articolazione
consegnata all'Aula dalla Commissione. Questo lo dico perché so che
il Governo condivide molti di questi aspetti, e perciò sarà facile
sciogliere i nodi. Faccio riferimento, per esempio, alla parte del
disegno di legge dove si norma in materia di distretti sanitari e
di rapporti tra distretti e dipartimenti aziendali.
Se il Governo ha preferito cassarli e noi preferiremmo che si
mantenessero, non è perché c'è divergenza, ma perché la
precisazione del modello di articolazione e di organizzazione del
distretto - sebbene condividiamo l'idea del Governo e
dell'Assessore di ridurre il numero complessivo dei distretti -,
sia meglio definita attraverso la disciplina contenuta
nell'articolato e, quindi, su questo ci riserviamo di valutare la
nostra posizione alla stregua della posizione del Governo ed
eventualmente di decidere come utilizzare l'emendamento del Governo
e come porci nei confronti dell'emendamento del Governo.
A proposito dei distretti, noi non soltanto ribadiamo che il
distretto di base costituisce l'articolazione dell'azienda
sanitaria provinciale all'interno della quale vengono erogate le
prestazioni in materia di prevenzione individuale o collettiva,
diagnosi, cura e riabilitazione ed educazione sanitaria della
popolazione che, per le loro caratteristiche, debbono essere
garantite in maniera omogenea e diffusa sul territorio, ma diciamo
anche che il distretto ha delle articolazioni: materna-infantile;
disabilità; gli anziani; le patologie da HIV; patologie cronico-
degenerative; patologie oncologiche; la terminalità, la medicina
legale-fiscale e necroscopica; l'educazione alla salute e la
medicina scolastica.
Abbiamo anche disciplinato in materia di direzione delle attività
distrettuali e, nel definire i rapporti tra distretti e
dipartimenti aziendali, abbiamo meglio fissato le competenze dei
dipartimenti.
Per quanto riguarda il dipartimento funzionale delle attività
territoriali, abbiamo assegnato compiti di coordinamento dei
distretti e a tale dipartimento abbiamo fatto afferire il servizio
di assistenza primaria, di assistenza specialistica, di assistenza
residenziale e domiciliare, il servizio di medicina legale, il
servizio di riabilitazione e il servizio farmaceutico.
Questo assieme ad altri aspetti che riguardano all'articolo 24,
per esempio la disciplina dei rapporti con l'attività dei
convenzionati esterni e della ospedalità privata e delle case di
cura che noi riteniamo di considerare proprio alla luce dei
contenuti della formulazione del nostro articolo 24, così come -
per quanto riguarda il 118 - la necessità di procedere ad una
riduzione dei costi, ad una bonifica e ad un consolidamento e
potenziamento del servizio riqualificato attraverso una definizione
in norma della formula, della scelta, della modalità con la quale
si intende ottemperare a tale risultato sia preferibile e quindi
riteniamo, da questo punto di vista, segnalare l'opportunità di
mantenere le soluzioni previste nel nostro articolato. Fermo
restando, comunque, la necessità di un supplemento di confronto e
di dibattito che potrà sicuramente consentire a noi e al Governo di
pervenire ad una soluzione condivisa così come si è deciso poc'anzi
di tentare di fare, a margine del lavoro d'Aula, proprio per
consentire al lavoro d'Aula di essere più funzionale, più spedito
ed essere esercitato su delle indicazioni che la maggioranza e il
Governo sottopongono in modo unitario ed omogeneo.
Ci sono anche alcune questioni che la Commissione aveva nel
proprio disegno di legge fissato come imprescindibili. Una è di
principio: si è detto che tutti insieme dobbiamo cooperare affinché
l'attività di gestione della sanità in Sicilia fosse tutelata,
protetta e preservata da processi degenerativi o da
cristallizzazioni delle attività aziendali, se radicate
esageratamente in una azienda o in un luogo.
Allora, per ovviare a questi processi noi come Commissione avevamo
definito un principio: i direttori generali possono essere nominati
una sola volta e per un periodo massimo di cinque anni. Era una
norma e una regola che va nella direzione proprio dell'affidamento
di un compito preciso e soprattutto a tempo determinato, al fine di
poter programmare ed attuare in quell'ambito temporale il programma
che l'azienda contratta e concorda con il Governo regionale, ma
nello stesso tempo senza appesantimenti, possibili radicamenti,
cristallizzazioni, incrostazioni e degenerazioni che un ulteriore
prosieguo dei tempi di durata potrebbe fare insorgere, se non
dovessimo rendere ancora più a maglie strette il sistema dei
controlli complessivamente articolato nel territorio regionale.
Questa è un'altra esigenza, così come altra esigenza era quella
che è parzialmente garantita dalla costituzione delle filiere
ospedaliere con il presidio di rilievo provinciale capofila, ma
evitando che si procedesse in Sicilia ad una indiscriminata
chiusura di presidi ospedalieri.
Per evitare questo sicuramente le filiere, così immaginate
nell'emendamento del Governo e che è il frutto di un confronto che
in questi ultimi giorni è stato molto fitto, molto proficuo e molto
costruttivo, ci garantiscono che l'attenzione alle singole valenze
dei presìdi ospedalieri sarà maggiore e che quindi sarà più
immediata la possibilità, attraverso la gestione autonoma del
budget e delle funzioni delle filiere ospedaliere, di disciplinare
e ridurre gli sprechi, di ridurre i duplicati, di ridurre le
dispersioni di risorse e tutto ciò che fino ad oggi è stato alla
base della nostra necessità di riforma.
Tuttavia, mantenere l'articolo che in Commissione era stato
formulato e che prevede che anche nell'ambito di processi di
conversione e rifunzionalizzazione possa essere residua un'attività
finalizzata agli acuti e quindi al ricovero ed alla cura, questo
per noi era stato in Commissione una questione di principio che
consentisse di evitare che si pensasse a delle attività così
indiscriminate di chiusura che comunque dalla previsione delle
filiere è già scongiurata.
Ecco perché noi diciamo che, complessivamente, gli emendamenti del
Governo sono il frutto di una condivisione e che il disegno di
legge che ne verrà fuori è oramai un disegno di legge comune,
condiviso e che deriva proprio dal lungo, approfondito e proficuo
dibattito che all'interno della maggioranza e, perché no, anche con
l'opposizione è stato animato ed approfondito in tutti questi mesi.
Ma il lavoro d'Aula renderà sicuramente perfettibile questo disegno
di legge e consentirà soprattutto a noi e al Governo di definire
meglio alcune questioni che sono ancora alla base di una volontà di
emendamento che, pur senza essere contrapposta, è finalizzata a
meglio definire alcune soluzioni che noi, fino ad ora, riteniamo
meglio definite nell'articolato di provenienza della Commissione.
Ho sintetizzato così, largo modo, le caratteristiche fondamentali
e le prerogative di questo disegno di legge; sono convinto che sia
stato fatto in questi mesi un buon lavoro e che il corpus normativo
che deriverà da questa attività finale dell'Aula consegnerà alla
Regione uno strumento di riforma che sarà sicuramente prezioso al
fine non soltanto della bonifica di tutto ciò che il sistema
sanitario, in termini di dispersioni della spesa, di incrostazioni,
di farraginosità, di qualità del servizio e delle tecnologie ha
determinato, ma consentirà anche un potenziamento e un
consolidamento delle eccellenze esistenti nel territorio della
nostra Sicilia.
Tutto questo senza un aggravio di spesa, ma preordinato e
finalizzato sicuramente a fare corrispondere l'impegno della
politica e del Parlamento alle istanze, ai bisogni e alle esigenze
del territorio.
Abbiamo pensato, quindi, a ciò che nel territorio ha più bisogno
di attenzione, abbiamo pensato ai più deboli, alla civiltà del
territorio che, senza fare ricorso sempre ed esclusivamente
all'ospedale, potrà, potenziando le proprie risorse e le proprie
strutture, soddisfare le esigenze di tutela di salute attraverso un
circuito di base che possa, nella prevenzione, nell'ambulatorio,
nella formazione, consentire al sistema di migliorarsi e di
migliorare il rapporto con la tutela della salute nel nostro
territorio. Pertanto, riteniamo che sia stato fatto un buon lavoro
e che il disegno di legge, alla fine, possa essere completato da
questi emendamenti che tuttavia derivano già da una preventiva
condivisione a cui abbiamo accennato, sebbene alcune sfumature
potranno essere ulteriormente curate.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, propongo di chiudere le iscrizioni
a parlare alle ore 14.00 e di sospendere subito dopo la seduta per
riprenderla alle ore 15.30.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, non
torno sulle questioni che ho avuto modo di accennare e, ascoltando
il presidente Leontini, devo dire che ho trovato anche la sua
esposizione frutto di una certa confusione che regna su questa
vicenda, perché ha illustrato il disegno di legge anche assumendo
il testo, o parte del testo, che è stato presentato dal Governo
sotto forma di emendamento lunedì scorso.
E delle due l'una. Considerato che le questioni su cui ci siamo
concentrati in queste settimane, in questi mesi non erano, come
purtroppo rischia ed è stato percepito in qualche modo all'esterno,
solo un fatto quantitativo, ovvero quante aziende dobbiamo creare
rispetto a quante ce ne erano prima, ma anche un aspetto di
sistema, di modello di sistema rispetto al quale, con molta onestà,
la proposta approvata in Commissione non può essere mediabile con
quella che ha presentato il Governo perché, comunque, c'è una
sostanziale e formale contraddizione rispetto alle questioni di cui
abbiamo discusso. Altrimenti, si conferma quella che per noi è
sempre stata una stella polare nel modo con cui abbiamo guardato a
questo dibattito interno al centrodestra: lo scontro, onorevole
Leontini, non è mai stato sui modelli, ma lo scontro è sempre stato
sulle poltrone, su quanti personaggi questa sanità siciliana può
contare non per governare la sanità, ma per controllarla, per
asservirla al sistema di potere, affaristico e clientelare; in
questa logica si è cercato di nascondere, con una patina di
ideologie sui sistemi, questioni che invece sono molto più di
bassa cucina .
Ebbene, assessore, noi vogliamo ribadirlo oggi. Abbiamo sempre
considerato il piano di rientro sottoscritto ormai quasi un anno e
mezzo fa, non come una minaccia per la Sicilia ma come
un'opportunità che servisse a cambiare il sistema, a liberare la
sanità dal suo sistema di controlli che non hanno avuto come
obiettivo l'efficacia e l'efficienza, ma il controllo della
politica.
Noi abbiamo considerato la riforma delle aziende connessa al piano
di rientro un'opportunità perché, assessore, pensavamo che dovevamo
occuparci di una questione che è quella che pensano e vivono i
cittadini.
E' sempre crescente il numero di persone che si rivolgono a me per
sapere dove poter fare una TAC, dove poter fare una prestazione
radiologica, che si rivolgono alla politica perché è divenuta
l'intermediazione per l'accesso alle prestazioni sanitarie.
Noi avremmo voluto affrontare le questioni della sanità provando a
liberare da questa intermediazione e garantire l'universalità
dell'accesso a qualunque cittadino, al di là della sua condizione
economica, geografica e, aggiungo, politica.
Assessore Russo, c'è anche il rischio che la sanità possa essere
un bene accessibile alla maggioranza e quindi, alla maggioranza di
quelli che si rivolgono alla maggioranza.
Questa è la tragedia che dobbiamo affrontare, le lunghe liste di
attesa.
Il cittadino vorrebbe sapere se da questa riforma ci sarà un
sistema che migliora la propria condizione di accesso, se tutto non
è ospedalizzato, se può trovare una prestazione oculistica
piuttosto che cardiologica in ambulatorio e che non deve
necessariamente andare al pronto soccorso per avere la garanzia che
qualcuno si occupi di lui, se la riforma della sanità può servire a
fare in modo di eliminare una patologia.
Racconto sempre quello che succede all'Ospedale dei Bambini di
Palermo, dove il venerdì, sabato e domenica, il numero di
prestazioni da pronto soccorso è il doppio rispetto a quello che fa
il resto della settimana, e non perché i bambini si ammalino tutti
il fine settimana ma perché il sistema territoriale, nel fine
settimana, non esiste e quindi si scarica sulla ospedalizzazione
la condizione di sofferenza e di disagio dei cittadini
Avremmo voluto affrontare queste questioni parlando di sanità e,
invece, siccome in queste settimane questa maggioranza che ha vinto
le elezioni, ma che non è in grado, su nessun problema della
Sicilia, di avere una visione condivisa delle soluzioni da dare ai
problemi che ha la Regione, ha trasmesso soltanto divisioni,
lacerazioni, conflitti di potere che nulla hanno a che fare con i
problemi che vivono i cittadini siciliani, sia quel cittadino che
vive a Punta Passero sia quello che vive a Lampedusa o quello che
vive a Ustica o nelle grandi città della Sicilia.
Invece, oggi affrontiamo un disegno di legge con la patina di un
sistema diverso, che doveva separare l'offerta dalla domanda, il
territorio dall'ospedalità; modello lombardo o modello veneto. C'è
stato un gran dibattito ideologico, poi la sostanza è: quanti
direttori generali? Chi li deve nominare? Non vi fidate neanche fra
di voi e allora il problema è: chi li deve nominare? La Giunta,
però con la garanzia che prima... Insomma, tutto un sistema di
scatole cinesi in cui, alla fine, prima di votare la legge voi
volevate e volete sapere le fotografie, i nomi e cognomi e le
generalità, non solo dei direttori da nominare, ma anche dei
prossimi.
Il risultato quale sarà? Il risultato è il papocchietto che è
uscito da questo estenuante confronto all'interno della
maggioranza.
Noi, ieri, abbiamo provato a raccontarlo così; capisco che
l'Assessore ci dirà che non è così perché mi dicono adesso che c'è
un emendamentino che qualche partito propone secondo cui anche
quei direttori amministrativi e sanitari dei cosiddetti ospedali
capofila , devono o possono essere nominati fuori dalla struttura.
Questo vuol dire che abbiamo ragione noi. E perché abbiamo ragione
noi?
Oggi abbiamo 29 aziende, ogni azienda ha 3 funzioni apicali:
direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo;
29 per 3 fa 87 e sono gli 87 che sono oggetto della mediazione
politica dentro il centrodestra.
Con la nuova ipotesi e con questa nuova ipotesi mediata questi 87
non ci saranno più, cosa ci sarà invece? Ci saranno 17 aziende che,
per un certo periodo, rimangono 18; 3 per 17 - facciamo finta che
rimangano le 17 - fa 51.
Ma adesso c'è una nuova invenzione che è l'idea degli ospedali
capofila nei quali saranno nominati direttori sanitari e direttori
amministrativi.
Ma quanto fa 18 ospedali capofila , quanti sono quelli che ha
individuato la proposta di mediazione - chiamiamola così - per 2?
Fa 36, che più 51 fa sempre 87, che era il numero dal quale siamo
partiti per ridurli.
Insomma, questa vicenda è la testimonianza, onorevole Limoli, che
Il Gattopardo è stato più che un'opera letteraria, un'operazione
di antropologia della Sicilia, un rapporto come quello che fecero
Sonnino e Franchetti all'inizio del secolo sulla condizione dei
siciliani.
VINCIULLO. 1876
CRACOLICI. Si può trasformare in farsa la questione che abbiamo
affrontato per mesi in questa nostra Regione? Questo è il punto che
noi vogliamo che i siciliani sappiano.
Certamente noi - lo voglio dire con molta franchezza - rispetto al
sistema siamo più vicini al modello proposto anche con
l'emendamento del Governo.
Abbiamo presentato un disegno di legge a luglio, avevamo previsto
a luglio - quando qui nessuno parlava di sanità - un numero di
aziende che, vedi caso, è stato sostanzialmente assunto se non
copiato da parte del Governo della Regione. Quel modello prevedeva,
non la separazione, ma l'integrazione: ospedalità, territorio;
infatti, non abbiamo bisogno di separare in Sicilia, ma di far
alzare la quota del territorio, non per ridurre il numero di
ospedali ma per ridurre le prestazioni ospedaliere visto che tutto
si rivolge all'ospedale. Altro che chiusura
Semmai dobbiamo migliorare e qualificare gli ospedali siciliani,
ma dobbiamo aumentare la quota di territorio per migliorare il
servizio e la qualità del servizio in Sicilia. Da questo modello
partivamo per arrivare ad una organizzazione che prevede le 17
aziende.
Lo voglio dire con la massima franchezza: se non ci fosse stata
questa posizione del Partito Democratico in questi mesi,
probabilmente anche la posizione del Governo sarebbe stata travolta
dalla pervicacia con la quale PDL e UDC - che poi hanno votato quel
testo in Commissione - sono andati avanti come un sol uomo nella
difesa del modello sostanzialmente esistente. Questo lo ascrivo al
merito della posizione del Partito Democratico e della battaglia
che abbiamo condotto in questi mesi.
Inoltre affermo che la proposta che qui è stata esposta nel maxi o
nel mini-emendamento, non so cosa sia, alla fine rischia di essere
un papocchietto'. Onorevole o dottore Russo - anche se quando
entra qui dentro anche lei assume la funzione di onorevole - avrei
potuto capire che, per una vostra esigenza di maggioranza, alla
fine avreste trovato un sistema che prevedeva una sorta di status
specifico per quegli ospedali che perdevano l'autonomia aziendale.
Se Caltagirone, Gela, Sciacca, Agrigento, Trapani, Ragusa, Enna, di
fronte alla perdita dell'Azienda ospedaliera, quegli ospedali, che
prima erano Azienda, assumevano uno status giuridico, organizzativo
diverso.
Ma in nome di questo che cosa avete fatto? Avete fatto diventare
ospedali capofila anche ospedali che non hanno né la storia, né la
struttura, né sono riconosciuti da nessuno nel territorio capofila
di alcunché. Guardo alla provincia di Messina; ma di che cosa
parliamo? Sulla base di quale principio Barcellona diviene capofila
di che? E perché non Milazzo, non Patti? Qual è il presupposto
secondo il quale in alcune province qualcuno viene assunto ad
ospedale capofila. Perché Vittoria e non altri?
Signor Presidente ed Assessore, questa vicenda dimostra che il
modello che alla fine state sostenendo serve soltanto a distribuire
poltrone e non ad organizzare un sistema efficiente. Ecco perché
vorrei dirlo con la massima franchezza e con la massima nettezza:
siamo delusi non del fatto che il Governo proponga una mediazione -
sta nelle cose -, ma siamo delusi perché la mediazione che ha
proposto il Governo sta dentro la cultura del controllo della
sanità, non del governo della sanità, cioè la quantità di poltrone
da distribuire e non il modo in cui miglioriamo il sistema.
Più avanti affronteremo anche la faccenda del 118, affronteremo
anche la questione dei distretti perché, anche qui, vorrei dirlo in
punta di piedi: siamo sicuri che, in un momento in cui dobbiamo
migliorare la sanità territoriale, la soluzione sia la riduzione
dei distretti? Siamo sicuri che questo modello, che serve semmai a
conoscere le pieghe del nostro territorio, sia proprio il modello
che dobbiamo affrontare che ha una giustificazione di natura
economica, ma ha una giustificazione anche di sistema? Siamo sicuri
che anche le funzioni dei distretti funzioneranno meglio con una
diarchia costituita da direttori sanitari e direttori
amministrativi che rischiano di essere non un elemento di
efficienza del Governo, ma un elemento di paralisi del Governo così
come sul 118.
Assessore, in una legge non possiamo scrivere in collaborazione ,
perché noi non collaboriamo con alcuno. Noi facciamo bandi, gare,
non collaboriamo.
I collaboratori sono una categoria semmai specifica ed
individuale, non sono né enti né società. La Croce Rossa non può
collaborare, può partecipare ad una gara. E non si può scrivere che
si collabora con la Croce Rossa per mantenere per i prossimi tre
anni, nelle forme rivedute e corrette, il sistema SISE così come è
stato, magari con l'acquisizione di quote da parte della Regione
della stessa società che ha gestito il servizio 118.
Noi su questo abbiamo delle proposte, pensiamo che bisogna
costruire un sistema pubblico con personale dedicato - e non con
personale a variabile -, perché costa meno e perché crea quei
meccanismi propri di un'azienda del riconoscersi nel sistema
aziendale e crea quei meccanismi di efficienza che pensiamo debba
avere anche il 118 in Sicilia.
Insomma, non so come si chiuderà questo dibattito, non so come si
chiuderà l'esito di questo voto. Noi proveremo a dimostrare che il
piano di rientro e questa legge possono essere ancora
un'opportunità se almeno una parte della maggioranza ha la voglia
di provare a cambiare la Sicilia.
Infatti, se il problema è mantenere lo stato di cose esistenti -
vedete oggi passate forse questo problema della sanità, ma domani
ci sarà la formazione professionale, dopodomani ci saranno i
rifiuti. Prima o poi dovrà arrivare il bilancio di questa Regione,
di fronte alla crisi economica, di fronte a ciò che succede,
dovremo avere uno strumento per dare qualche risposta ai siciliani
-, voi pensate che facendo finta di essere d'accordo governeremo i
problemi e saremo in grado di dare soluzioni che i cittadini
capiranno? Credo di no.
Ecco perché noi, ancora ora, pensiamo che ci siano le condizioni,
con rigore, con sobrietà, con giustizia, per fare una sanità
migliore rispetto a quella che il Governo Cuffaro ci ha lasciato in
questa nostra Regione. La sanità che ereditiamo è peggiore non solo
rispetto alle altre realtà italiane, ma è perfino peggiore rispetto
a qualche decennio fa in Sicilia.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che parlo
da deputato e non da presidente facente funzione della Commissione
sanità.
Assessore Russo, sono rimasto deluso dalla proposta del Governo,
lo dico con spirito costruttivo, non polemico, perché avevo riposto
molte speranze, gli annunci erano stati tanti, la voglia di riforma
era stata tanta, avevamo anche con pazienza atteso, lavorato in
silenzio, avevamo accettato di arrivare a soluzioni che fossero
importanti per la Sicilia.
Credo che la soluzione proposta dal Governo, in uno sforzo di
mediazione all'interno della maggioranza, ha portato sicuramente
questioni di non semplice soluzione.
Vorrei parlare non in tono polemico, ma vorrei fare un invito alla
riflessione ai deputati, non solo dell'opposizione ma soprattutto
della maggioranza in questo momento: noi andiamo ad affrontare un
problema di riforma sanitaria creando e complicando la situazione
del sistema sanitario regionale.
Il problema della tabella B' non regge anche dal punto di vista
costituzionale.
Personalmente, ho seri dubbi che la duplicazione del direttore
amministrativo e del direttore sanitario in questi presìdi
ospedalieri previsti come capofila possa non essere in contrasto
con il decreto numero 502, laddove prevede per le aziende sanitarie
solo un manager, un direttore sanitario ed un direttore
amministrativo. Vi è una duplicazione delle funzioni di direttore
amministrativo e di direttore sanitario che non trovano posto nel
decreto legislativo 502 del 30 dicembre 1992.
Ma non è solo questo
Noi andiamo a complicare quella che è l'offerta sanitaria, andiamo
a complicare quelle che sono le duplicazioni ma anche le funzioni e
le contraddizioni cui si troveranno di fronte i direttori
amministrativi o sanitari che dovrebbero avere, da una parte, il
budget dal direttore generale e, dall'altra parte, la potestà di
deliberare.
Non riusciremo a dare l'offerta sanitaria semplice, pronta, che
vogliono i cittadini.
Le dico un paradosso, Assessore, - anche ai deputati della
maggioranza pongo l'oggetto di riflessione - non mi
scandalizzerebbero le tre, quattro aziende in più nelle province
piccole rispetto a questa proposta che è un miscuglio, un
paradosso. Praticamente, questa proposta non vuol dire accettare
quello che era l'azienda che sicuramente non può essere Azienda
separata dal territorio rispetto a quella ospedaliera.
Faccio un proposta a titolo personale, ma la pongo all'attenzione
degli altri deputati di maggioranza, credo che non si possa fare
una riforma trovando la mediazione in due, tre ore, onorevole
Leontini, ho assistito per almeno venti sedute in silenzio a tutte
le questioni.
Vengo anche dalla Commissione Sanità' della scorsa legislatura.
Stiamo dimenticando in un momento quella che è l'importanza di una
riforma sanitaria che dobbiamo andare a fare.
Assume la Presidenza il Presidente CASCIO
Stiamo cercando di creare un miscuglio che non ha alcuna
praticità.
Nel momento in cui andiamo a comprare, a dedicare alcuni reparti
in un modo o nell'altro in un'azienda sanitaria provinciale, qual è
il problema che si porrà rispetto ad un direttore amministrativo o
ad un direttore sanitario di un presidio capofila che vorrà a
qualsiasi costo aiutare o incrementare queste specializzazioni
rispetto ad altre?
E' quello che deve essere un direttore provinciale, un manager
che, invece, ha una visione più complessiva rispetto a quello che è
il singolo presidio ospedaliero.
Assessore, meglio fare le tre, quattro aziende in più nelle
singole province piccole perché non abbiamo bisogno di aumentare le
aziende sanitarie nelle province grandi Almeno ci troviamo di
fronte ad un sistema semplice, chiaro, efficiente, che ha un suo
modo di essere. Questo è il primo problema.
Onorevole Leontini, non so se ricorda quale fu il deliberato della
Commissione Sanità' su alcune questioni poste da Forza Italia
sulla Croce Rossa.
Non posso accettare che in una legge, è stato un mio spunto di
riflessione, si possano abbandonare totalmente gli intenti
dell'Assessore Russo che ha dichiarato di volere fare una gara
pubblica che era pronta o di quelli che sono stati i disegni di
legge depositati in Commissione da alcuni deputati che hanno
parlato di un'agenzia regionale.
Troviamo delle soluzioni che abbiano una fondatezza. Allora
facciamo un'agenzia regionale a cui vorrà partecipare la Croce
Rossa, la Misericordia', quelli che fanno il trasporto con
autoambulanze. Facciamo quest'agenzia e la colleghiamo sicuramente
al sistema di emergenza. Non è possibile che il 118 resti
scollegato da un sistema di emergenza.
Ma di quale riforma stiamo parlando? Stiamo parlando di passi
indietro rispetto a quelle che sono le esigenze della sanità
siciliana.
Onorevole Assessore, spero che ci sia un sussulto da parte sua e
da parte di questo Parlamento. Noi stiamo cercando di confonderci
attraverso queste mediazioni che non hanno un senso logico.
Dobbiamo trovare delle soluzioni che stiano in piedi. Facciamo
tutti dei passi indietro.
Andiamo a mettere alla base il sistema del Governo. Andiamo ad
aumentare le tre o quattro unità, ma non si può dire che si
risparmiano cinquanta milioni di euro con questo sistema perché i
conti li ho già fatti. Noi aumenteremo i costi. Ma non solo
aumenteremo i costi, il problema è che complicheremo l'offerta
sanitaria. Stiamo facendo una duplicazione di competenze che non
possono sicuramente portare ad una semplificazione del sistema
sanitario.
In Sicilia è uscita dalla Commissione la legge di semplificazione
amministrativa e noi, invece, andiamo a complicare questo sistema.
E poi, perdonatemi, una riforma sanitaria non è quella che può
portare sicuramente a caratterizzare i distretti sanitari anche
come distretti socio-sanitari. No.
Si demanda tutto ad un decreto. Praticamente diciamo solo che
andiamo a diminuire i distretti sanitari a 45, dove, anche per le
ragioni territoriali, topografiche di alcune nostre zone,
sicuramente andava in questo momento esaltato il ruolo del
distretto, ma anche coincidente con il distretto socio-sanitario,
altrimenti noi non avremo mai la prevenzione.
Assessore, per quanto riguarda il capolavoro concernente i
direttori generali, sono stato sempre d'accordo che i direttori
generali che per legge - lo abbiamo anche scritto - hanno sforato
il bilancio rispetto al piano di programmazione, dovessero
decadere. Qui, invece, abbiamo complicato la vita. Abbiamo detto di
pagare i mesi o gli anni che restano loro quando decadono. Ma che
facciamo, assistenza ai direttori generali? Da un lato diciamo di
dovere risparmiare, dall'altro diciamo di pagare tutti i direttori
generali?
E' successo lo stesso con i dipartimenti regionali: sono decaduti.
Decadono ope legis non potendoli ripescare. Allora che facciamo?
Premiamo coloro che hanno sforato il bilancio, il budget e tutte
queste questioni? Sono questioni di una certa importanza.
Vorrei tornare per un momento alle dichiarazioni dell'Assessore.
Capisco che lei, in un certo senso, subisce in questo momento
quelli che possono essere i diktat per tentare di trovare un
accordo di maggioranza, ma una linea di coerenza c'è.
Si ricorda, Assessore, quando abbiamo parlato del fatto che gli
ospedali che dovevamo essere riconvertiti o altro, dovevano passare
al vaglio della Conferenza provinciale dei sindaci, della
Conferenza distrettuale dei sindaci? Ma come facciamo a mettere per
legge quali sono i presìdi ospedalieri capofila?
Lancio un appello, Assessore e deputati della maggioranza,
affinché questa riforma venga fatta con serenità e responsabilità.
Noi possiamo passare, in un momento in cui si parla di federalismo
fiscale, in un momento in cui ci deve essere uno sforzo per dare
trasparenza all'azione regionale amministrativa, per dare un
sistema sanitario efficiente... Ricevo in questi giorni centinaia
di e-mail di persone che non hanno la possibilità di avere il
trasporto per la dialisi, di persone che hanno diciotto mesi di
attesa per poter fare una TAC o due anni per una risonanza o sei
mesi per fare una ecografia e noi ci preoccupiamo di creare
duplicati che, sicuramente, non daranno la possibilità al sistema
sanitario di diventare efficiente.
Credo che questa norma vada ripensata, riflettuta in queste ore e
rivolgo un appello anche all'opposizione: non blocchiamoci sul
discorso delle diciassette aziende, non ha senso creare questo
pastrocchio per dire che abbiamo creato diciassette aziende
quando abbiamo moltiplicato.
Ma poi i quarantacinque direttori amministrativi che si dovrebbero
fare per i distretti sanitari, che senso hanno? Che cosa vuol dire
allora? Qui stiamo stravolgendo totalmente la filosofia del decreto
502, stiamo facendo un impianto che ha un meccanismo perverso che
ruota su se stesso e che, sicuramente, non servirà a snellire le
procedure.
I cittadini da noi si attendono una sanità migliore, una sanità di
qualità, una sanità che possa dare l'offerta sanitaria senza
pensare se mi devo occupare di questa o di quella poltrona. Bene,
vogliamo aumentare le poltrone? Facciamolo, fatelo, aumentatele a
ventuno, a venti, a quanto volete, date una caratterizzazione alle
province più piccole; ma non creiamo sistemi perversi che,
sicuramente, si rifletteranno contro di noi e contro un sistema
che, ormai, è malato e che non può continuare nelle stesse
condizioni.
Assessore, da lei mi aspetto una riflessione serena, seria, perché
non è fare sì che l'onorevole Leontini dica pubblicamente - tramite
la conferenza stampa, i comunicati ANSA di questa mattina - che è
andato avanti il suo sistema, o non è che io mi aspetti che il
Governo dica è andato avanti il mio sistema . Mi aspetto da questo
Parlamento una legge che sia fatta con atto di responsabilità da
parte di tutti e che non abbia vinti o vincitori in questo o quel
gruppo, ma che a vincere sia il sistema sanitario e che, quindi,
vinca la Sicilia.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, così come già deciso dalla
Presidenza alle ore 14.00 sospenderemo i lavori d'Aula per
riprenderli alle ore 15.30, per cui l'intervento dell'onorevole
Pogliese è l'ultimo di questa fase.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Pogliese.
POGLIESE. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,
finalmente siamo giunti a questa tanto attesa riforma del sistema
sanitario siciliano, una riforma di cui si sentiva fortemente
l'esigenza e che è stata oggetto di un ampio ed articolato
dibattito anche all'interno della stessa maggioranza che, talvolta,
è sfociato non soltanto in un confronto, ma anche in uno scontro;
questo, certamente, non perché vi era una percezione diversa
dell'assoluta necessità di avviare un percorso riformatore
all'interno della maggioranza, così come dell'opposizione, ma
perché vi erano delle valutazioni diverse sulle scadenze temporali
previste dal piano di rientro, su alcune scadenze temporali imposte
da qualche ministro del Governo nazionale.
Finalmente siamo giunti al dibattito odierno, all'avvio di questo
percorso ed utilizzo la prima persona plurale perché su queste
tematiche c'è stata una convergenza sia dell'opposizione che della
maggioranza ed, ovviamente, del Governo, per avviare effettivamente
un percorso di razionalizzazione delle risorse, di eliminazione
degli sprechi e di contenimento della spesa, soprattutto per
l'incidenza della sanità sul bilancio complessivo della Regione,
laddove - lo ricordo a me stesso, lo ricordo a tutti voi - incide
con percentuali superiori al 50 per cento. Ed è opportuno
ribadirlo, anche se può apparire banale, perché in questi ultimi
mesi vi è stato, assessore Russo, un messaggio distorto che è
stato percepito dall'opinione pubblica, attraverso il quale vi era
una parte che voleva innovare, razionalizzare, eliminare gli
sprechi e ve n'era un'altra che voleva mantenere, invece, lo status
quo e che voleva restaurare.
Ecco perché credo sia importante smentire ciò che è stato
percepito, talvolta divulgato, nell'opinione pubblica. Non vi è
alcun dubbio che l'assessore Russo, con la sua onestà
intellettuale, abbia voluto perseguire queste finalità di
innovazione; ma non vi è alcun dubbio che le medesime volontà di
innovazione le abbiano volute conseguire anche i parlamentari del
PDL, l'onorevole Falcone, l'onorevole Vinciullo, tutti gli altri
che hanno inteso sottoscrivere l'altro disegno di legge presentato
nel settembre scorso.
Non vi è alcun dubbio che anche la comunità umana e politica che
ho l'onore di rappresentare all'interno del PDL, per qualche
settimana ancora - laddove da qui a breve, a fine marzo, si
costituirà formalmente, non soltanto un gruppo parlamentare, ma un
partito qual è il PDL - non ha avuto, in questo settore, alcun tipo
di responsabilità significativa, non ha certamente scheletri
nell'armadio; ricordo a me stesso e a voi tutti ciò che fece il
gruppo parlamentare Alleanza Nazionale che, nella scorsa
legislatura, propose, senza esitare un attimo, l'istituzione di una
Commissione regionale di inchiesta perchè era emerso un ennesimo
deficit all'interno del sistema sanitario. Ecco perché voglio
ribadire questo concetto.
Abbiamo inteso, come Gruppo parlamentare PDL ed insieme agli
altri Gruppi di centrodestra, così come, ovviamente, il Governo,
perseguire le stesse finalità. Abbiamo immaginato strade diverse;
abbiamo proposto dei modelli diversi ed ho condiviso, insieme agli
altri parlamentari, il disegno di legge che inizialmente è stato
presentato dal Presidente del Gruppo parlamentare PDL, onorevole
Leontini, nella consapevolezza che attraverso la separazione delle
ASL dagli ospedali si innovava di più, si era coerenti con i
dettati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, anche perché vi
erano alcuni dati statistici che confermavano la bontà di quel
percorso, laddove si evidenziava, per esempio, che il rapporto fra
l'Azienda e il numero di abitanti che veniva determinato da quel
modello che è stato proposto e inserito all'interno di quel disegno
di legge, ovvero i 218 mila abitanti, era nettamente inferiore a
ciò che accade nel resto del nostro Paese, soprattutto in rapporto
ad alcune Regioni virtuose come la Lombardia, il Veneto, il
Piemonte e la Toscana.
Non ci siamo però arroccati in maniera presuntuosa e pretestuosa
sul nostro disegno di legge. Abbiamo immaginato un percorso di
sintesi e lo abbiamo fatto convinti che, su questa tematica di
fondamentale importanza, bisognava trovare una terza via per
perseguire le finalità di cui ho parlato prima.
Abbiamo proposto anche alcune modifiche, alcune ipotesi di
sintesi; lo ha fatto il collega Falcone. Inizialmente, si era
trovata l'intesa ma, tre giorni dopo, quella intesa non è stata più
confermata e, oggi, ci ritroviamo, Assessore, dinanzi ad un'altra
proposta formalizzata dal Governo.
Il presidente del Gruppo parlamentare PDL, onorevole Leontini, ha
già espresso le sue valutazioni che condivido pienamente, una
proposta che credo sia molto equilibrata, all'interno della quale,
pur mantenendo la vecchia impostazione del suo disegno di legge,
attraverso l'istituzione dei presìdi di rilievo provinciale, si
permette di dare autonomia organizzativa agli ospedali, se pure
all'interno di una regia unica, all'interno delle ASP ex ASL.
Credo che, attraverso questo percorso di sintesi, prospettato dal
Governo in maniera molto equilibrata, si possa perseguire la
medesima finalità di razionalizzazione delle risorse e di
eliminazione degli sprechi. Occorre confrontarsi su alcune
tematiche, sul 118; bisogna confrontarsi su altre tematiche
importanti e bisogna confrontarsi anche, Assessore,
sull'opportunità o meno, ad esempio, di mantenere l'articolo 23
esitato dalla sesta Commissione, inserito nel disegno di legge del
PDL, laddove i direttori generali potevano essere nominati soltanto
una volta e per un tempo massimo di cinque anni.
Possiamo confrontarci sull'opportunità di trasformare la parola
nominati in rinnovati soltanto per una volta, possiamo
confrontarci anche su alcune parziali modifiche, ma credo sia
importante iniziare un percorso che possa eliminare alcune
incrostazioni esistenti all'interno di alcune aziende siciliane,
favorendo anche un percorso di rinnovamento della dirigenza
all'interno delle strutture ospedaliere.
Su questo però ci confronteremo in seguito, nel momento in cui
verrà posto in discussione e, successivamente, in votazione
l'articolato.
Confermo, quindi, la condivisione di questo nuovo percorso avviato
dal Governo e credo che, insieme a tutto il Parlamento, a
prescindere dalle appartenenze, potremmo avviare un percorso di
razionalizzazione e di eliminazione delle risorse di cui la nostra
Terra ha profondamente bisogno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà
alle ore 15.30.
(La seduta, sospesa alle ore 14.06, è
ripresa alle ore 15.42)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono chiuse le
iscrizioni a parlare. L'ultimo iscritto è l'onorevole Ferrara.
E' iscritto a parlare l'onorevole Fiorenza, ne ha facoltà.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
FIORENZA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, quella
della riforma sanitaria è una legge attesa da tanto tempo, ma non
attesa solo ed esclusivamente dalla classe politica di questa
Regione, è attesa anche dagli elementi più deboli, dall'anello più
debole che sono i cittadini, che sono i pazienti e che sono sempre
accompagnati, in certi casi, in molti casi, dall'altissima
professionalità degli operatori sanitari che le nostre università
sono state in grado di riuscire a produrre, e che lavorano con
grande dedizione e con grande professionalità presso i propri posti
di lavoro.
Si è addivenuti, finalmente dopo tanti anni, ad una soluzione.
Speriamo possa essere una soluzione capita dai cittadini, speriamo
possa essere una soluzione soprattutto che riesca a riformare in
modo serio quello che, per questa Regione, è diventato un problema,
sia per l'enorme spesa sanitaria che la Regione annualmente nel
proprio bilancio è costretta ad annoverare nei propri conti a
frutto, però, di una scarsissima erogazione di livelli
assistenziali, nonostante l'alta professionalità di molti operatori
del settore.
In Commissione, in questi ultimi mesi si sono sovrapposti diversi
teoremi: l'uno che prevedeva un modello, a nostro avviso, che non
poteva avere una corretta corresponsione e poi applicazione pratica
nei territori, e che avrebbe visto sostanzialmente la divisione
delle aziende ospedaliere rispetto ai territori; l'altro, invece -
che era la nostra proposta, in molte parti simile a quella proposta
da Lei in Commissione - che intravedeva la prospettiva di
rafforzare i presìdi ospedalieri nei territori.
Siamo convinti che questo elemento, che oggi ha trovato una
sintesi, cioè quello di non avere scorporato gli ospedali dai
territori, possa essere un buon inizio per riuscire a trovare in
quegli stessi territori motivo di rifondazione di una buona sanità.
I propositi, Assessore, sono stati positivi. Gli elementi, però,
che a mio giudizio hanno squalificato, in un certo qual modo,
l'azione fin qui prodotta sono quelli che non appartengono alla
buona politica, che non appartengono alla programmazione, ma che
appartengono, invece, all'aritmetica e alla geometria. Noi non ci
appassioniamo a questi elaborati di tipo aritmetico, pertanto
desidereremmo che lei riponesse nuovamente l'attenzione sull'anello
più debole: i cittadini.
Innamorarsi di alcune fattispecie, in politica, non serve mai,
perché spesso si è costretti a fare passi indietro per riuscire a
trovare elementi di sintesi: ma non faccia mai, signor Assessore,
passi indietro quando c'è di mezzo la salute dei cittadini. La
gente non si è appassionata al dibattito, contrariamente a come si
pensa e a come hanno cercato di fare i giornali sui modelli
sanitari, su chi e come avrebbe dovuto gestire le aziende
ospedaliere, sui nominativi dei direttori generali o dei direttori
amministrativi, mi creda. Vivo giornalmente la condizione di
operatore del settore e per la qualifica che sono onorato di avere
in quest'Aula il rimanere accanto alla gente mi pone nella
condizione di riuscire ad ascoltarla, ed è un suggerimento che mi
permetto di dare anche a lei, compartecipi questa riforma con
tutti, con gli operatori, con i medici, con i sindacati, e
soprattutto con la gente.
Alla gente non importa nulla se lei nomini 87 oppure 96 direttori
generali, alla gente interessa solo ed esclusivamente
l'acquisizione di un modello sanitario che riesca a fare in modo
che una donna ammalata di cancro non debba aspettare un anno o più
per avere fatta una mammografia. Alla gente in Sicilia interessa
avere livelli assistenziali che debbano essere di eccellenza nel
campo dell'ortopedia, nel campo dell'oncologia, nel campo della
pediatria, lì dove sono stati individuati quei percorsi e che, a
mio avviso, c'è invece il rischio che vengano interrotti.
Allora, Assessore e onorevoli colleghi, prestiamo attenzione alle
esigenze dei cittadini perché, leggendo attentamente gli
emendamenti del Governo e il disegno di legge presentato in
quest'Aula, nessun elemento di socialità e di solidarietà in
termini sanitari è stato mai citato, neanche una volta. Vi é
soltanto una serie di enunciazioni di tipo tecnico e
amministrativo, ben poche enunciazioni di tipo solidaristico, nel
senso più stretto del termine in materia sanitaria.
Non si riesce ad individuare, per esempio, alcun elemento che
riesca a supplire i processi di ospedalità. Cosa voglio dire? Oggi
gli unici deputati a potere ricoverare sono i pronto soccorsi.
Gli unici E sappiamo che la richiesta di salute negli ultimi 30
anni è aumentata notevolmente rispetto che nel passato. Nelle
grandi città, 40 anni fa c'erano quattro pronto soccorsi. Nel 2009
ritroviamo sempre quattro pronto soccorsi. Individuare allora un
percorso che possa fare in modo di non riuscire a trovare
perennemente intasati questi presìdi, potrebbe essere
un'alternativa valida. Sono queste le riforme che interessano alla
gente e non sicuramente cambiare il nome del direttore sanitario, o
cambiare il nome del direttore amministrativo.
Anticipo, peraltro, un emendamento che cercherà di trovare una
soluzione e in tal senso le chiedo, signor Assessore: che fine
hanno fatto i PTA che erano presenti nel suo disegno di legge
originario e che non sono stati riportati negli emendamenti
presentati, né tanto meno sono presenti nel disegno di legge
all'ordine del giorno?
Allora, dobbiamo individuare nuovamente i percorsi che ci
riportino ad avere buona sanità.
Questo Governo ha fatto un tentativo di destabilizzazione di un
sistema. Ha iniziato con il destabilizzare la sanità. Mi auguro che
il processo di destabilizzazione in corso non sia solo per il gusto
di togliere potere ad alcuni per assumerli, e poi non riuscire nei
fatti ad esercitare un potere che gli viene attribuito dalla gente.
Ci aspettiamo che dopo questi percorsi di destabilizzazione della
sanità si inizi con altri, come quello della formazione
professionale, dove mi auguro si portino avanti, in modo
altrettanto determinato, proposte serie.
La gente è abituata oggi ad avere a che fare con una classe
politica che spesso millanta. Noi non vorremmo che questo piano
sanitario fosse il piano degli annunci, e che poi invece non si
riesca a concretizzare negli atti consequenziali.
Noi vorremmo che venissero preservate le eccellenze che sono state
già individuate in percorsi precedenti. La domanda specifica è che
fine faranno i centri di eccellenza, e come pensa lei che i centri
di eccellenza possano realmente funzionare se a gestirli non
saranno le Fondazioni? Potrebbe rispondere, signor Assessore, che
le Fondazioni non hanno funzionato fino ad ora, quindi perché
dovrebbero cominciare a funzionare proprio adesso? Potrei
rispondere che in anticipo che le Fondazioni fino ad ora non
avevano motivo di esserci nella loro funzione, in quanto non
avevano neanche un luogo dove riunirsi.
Da questo momento in poi, laddove sono state già appaltate, come a
Messina e a Catania, le Fondazioni vanno preservate perché
attraverso l'articolazione della Fondazione, a mio avviso, si può
avere realmente eccellenza.
Perché la Fondazione libera e sgancia il percorso a chi è
responsabile di poter individuare percorsi che possono essere di
altissimo profilo. Guai, ad assegnare i centri di eccellenza ai
reparti delle stesse città Sarebbe un fallimento perché non è più
un centro di eccellenza, è un grande reparto. Un reparto che prima
aveva venti posti letto diventerà un reparto di centoventi posti
letto, ma l'organico a disposizione sarà sempre un organico
prelevato da non alte professionalità ed in questo, ci attendiamo
una risposta seria e concreta.
Che fine hanno fatto, signor Assessore, in alcuni casi, le
autonomie delle Università? L'autonomia del Policlinico di Catania,
ad esempio: leggiamo in un elaborato che lei ha proposto che questo
dovrebbe essere accorpato ad un'altra azienda ospedaliera. Vorremmo
conoscerne i motivi, vorremmo capire perché, se le Università
godono di autonomia propria, rispetto anche a normative ancora
vigenti, si debbano applicare due pesi e due misure. I Policlinici
nella città di Messina e di Palermo hanno capacità autonoma, il
Policlinico di Catania, invece, perde addirittura la propria
denominazione: non si chiamano più Policlinici, ma si chiameranno
Aziende ospedaliere universitarie.
Allora, ci chiediamo, signor Assessore, che fine faranno gli
anziani? Non abbiamo intravisto un solo elemento di programmazione
in questa riforma sanitaria che, mi creda, non mi viene neanche di
chiamarla riforma perché, quando parliamo di riforme, a me che il
riformismo piace, mi attenderei grandi benefici per le popolazioni.
Qui a me pare che i grandi benefici li abbiano semplicemente i
potenti, che riescono a rimescolare le carte per riuscire a dare
nuove nomine.
Che fine farà il 118? Perché il 118 dovrà essere abbinato solo ed
esclusivamente alla Croce Rossa?
Signor Assessore, desidero porle un elemento di giudizio finale,
quello della speranza. Sto leggendo un libro di Italo Calvino, dove
si vedono da lontano le fioche luci della città, ed è la
rappresentazione di un uomo che riesce ad estraniarsi dalla propria
condizione, riesce a guardare le luci di una città che ha una vita
sua, autonoma, indipendente e, soprattutto, quell'uomo in quella
città intravede speranza.
I cittadini siciliani avevano molta speranza affinché questa
riforma sanitaria potesse essere vissuta sulla pelle di ogni
cittadino e soprattutto, di ogni malato, che nella condizione
attuale in cui vive in Sicilia affronta giornalmente numerose
difficoltà e aveva riposto in lei questa grande fiducia.
Faccia in modo che i cittadini non la perdano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni. Ne ha
facoltà.
D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
l'assessore Russo per il lavoro determinato, importante, certosino
che ha svolto in questi mesi per dare una vera riforma alla nostra
sanità siciliana.
Un uomo che, provenendo da altri ambienti poteva, forse, fare ciò
che, sino ad oggi, è riuscito a fare mettendo in evidenza tutta una
serie di contraddizioni che, nel corso del tempo, venivano taciute,
forse fin troppo, in maniera connivente e adesso sono emerse,
fortunatamente, per dare un assetto diverso alla nostra sanità in
Sicilia, partendo - e questo mi ha profondamente colpito - dagli
ultimi, mettendo al centro di questa riforma sanitaria i più
deboli, il diritto alla salute delle persone che non possono averla
e che, sino ad oggi, per tutta questa serie di contraddizioni e di
problemi, non riescono ad avere una qualità ed una tempestività
delle prestazioni.
Questa riorganizzazione del sistema sanitario viene da un'analisi
reale del fabbisogno attraverso vari indicatori come le schede di
dimissione ospedaliera, e non solo quelle.
Ecco, da lì un'analisi perfetta, reale, della situazione della
sanità in Sicilia e, quindi, le terapie per risolvere in maniera
organica questa sete di salute da parte dei cittadini.
Ricordiamo, appunto, che il sistema sanitario aveva 900 milioni di
debiti, ricordiamo che, grazie all'attuazione del piano di rientro,
questo grosso debito ha causato un aumento, anche per i nostri
cittadini, dell'IRAP e dell'IRPEF dell'1 per cento e la
determinazione del Governo di mettere in campo misure di rientro ha
permesso di ridurre questo deficit, di liberare risorse che possono
essere, ovviamente, orientate verso la sanità e quindi nel
miglioramento delle strutture e della qualità delle prestazioni
sanitarie.
Così come l'analisi, ad esempio, dei flussi verso l'esterno ha
permesso di calcolare - molti probabilmente in quest'Aula non lo
sapevano, pur essendo deputati da parecchie legislature - che il
costo è di circa 260 milioni di euro, quasi il costo di un'azienda
ospedaliera fuori dalla Sicilia, così come concetti quali
l'inappropriatezza, l'inadeguatezza dei ricoveri, l'uso
spregiudicato, a volte, dei day hospital , ecco, tutti questi sono
costi notevoli per la sanità. Molti di noi non li conoscevano se
non, ovviamente, solo gli addetti ai lavori. E così altri concetti
importanti che emergono, appunto, dal disegno di legge e anche
dall'emendamento che ha presentato l'assessore Russo e il Governo:
in particolar modo riguardano la continuità assistenziale, la
deospedalizzazione, le fasi di preacuzia, di acuzia e di post-
acuzia e, quindi, tutto ciò che deriva dagli aspetti preventivi ed
epidemiologici importanti per la nostra sanità.
Questo perché il paziente non può essere ricoverato sine die come
avveniva fino a qualche tempo fa, ma deve essere trattato prima dal
medico di famiglia, mandato negli ambulatori e poi, se necessario,
ricorrere alle cure dell'ospedale per il tempo strettamente
necessario e continuare successivamente nell'assistenza
domiciliare, quindi nel post-acuzia; da qui la continuità
assistenziale.
Questi sono concetti molto importanti che determinano un risparmio
notevole: pensate alle giornate di degenza di un paziente ridotte
allo stretto indispensabile in ospedale e vedrete quanti milioni di
euro la Sicilia risparmia da questo nuovo sistema sanitario.
Così anche il concetto introdotto e realizzato al più presto dei
presìdi territoriali di assistenza' che sono presenti anche
nell'emendamento presentato dal Governo e nella struttura delle
aziende ospedaliere provinciali, dove è interessante questo sistema
del distretto e dell'ospedale, distretto e ospedale che lavorano in
maniera sinergica, l'Assessore potrebbe contraddirmi, ma non credo,
un PTA potrebbe essere benissimo allocato in un ospedale e, quindi,
non è vero che gli ospedali vengono chiusi. Assolutamente no,
nessun ospedale chiude
Qualcuno dei miei colleghi ha messo in evidenza il problema
dell'ospedale di riferimento e quindi dell'autonomia di questo
ospedale che viene governato da un direttore generale, che ha un
direttore amministrativo e un direttore sanitario, così come il
distretto da un capo distretto, da un direttore amministrativo e da
un direttore sanitario.
Ora, non credo che ci sia un aggravio, anche perché le
professionalità vengono prese dall'interno, non credo che ci siano
altre attività, altri contratti di diritto privato e quindi questo
è un notevole risparmio, una valorizzazione soprattutto del
personale che è all'interno di queste aziende.
Ma quello che più è importante è appunto la sinergia che esiste a
livello territoriale, quindi nella governance del direttore. Se
mettiamo insieme quindi il distretto e l'azienda ospedaliera
diventa un meccanismo virtuoso ed efficace per il governo della
salute del territorio.
Credo che sia importante verificare questo sistema e credo che
sia un sistema che soddisfa i bisogni e le esigenze delle persone
così come nella fase preventiva, e non solo, ma soprattutto per
dare risposte alla popolazione bene ha detto l'Assessore quando ha
definito, e credo che questo debba essere ribadito ancora meglio,
le reti oncologiche, la rete dell'ictus, la rete infettivologica,
sono dei sistemi importanti che bisogna meglio ribadire e creare
per dare ulteriori risposte alla gente perché non può poi accadere
che la radioterapia o la chemioterapia venga svolta in una
provincia lontana da dove risiede il paziente.
E così poi non potrà mai accadere che una mammografia debba essere
prenotata a distanza di sei mesi, così come è stato detto dal mio
predecessore, a distanza di un anno. Tutto questo non è più
assolutamente sopportabile. Quindi ritengo che attraverso questa
legge sicuramente cambieremo rotta, riusciremo a cambiare rotta
alla nostra sanità.
Il problema è crederci ed attuare tutti quei sistemi attraverso
una buona legge per mettere in campo questo nuovo modello.
Così come le aziende di alta specializzazione. Dicevamo prima che
la spesa per la sanità siciliana è di 260 milioni di euro per i
flussi verso l'esterno, extraregionali, e allora se creiamo dei
centri di eccellenza e quindi catturiamo il paziente prima che
valichi lo Stretto, queste sono risorse che potremmo utilizzare
nella nostra Sicilia dando alte prestazioni se puntiamo ad un'alta
specializzazione.
Così come i policlinici. I policlinici devono essere ordinati. Non
è qui il problema se a Catania il Vittorio Emanuele che svolge
l'attività didattica per il triennio della medicina si accorpi al
Policlinico. Piuttosto dare sistema all'attività didattica e
all'attività clinica connessa, ma soprattutto mettere ordine. Non
si vuole polemizzare con i colleghi, ma non possono esistere in un
Policlinico quattordici primariati, bisogna ordinare i reparti e
dare valore a chi è capace, a chi è esperto, a chi è in gamba e non
conferire l'incarico di direttore e primario di un reparto solo a
chi ha il titolo di professore ordinario. Ci sono altre
caratteristiche che devono essere messe in campo sempre per una
buona medicina.
Vorrei aprire una parentesi, se l'Assessore consente, anche sul
sistema del 118. Io non sono pregiudizialmente contrario a
soluzioni che possiamo trovare per dare una rete dell'emergenza
quanto più efficace e importante nel nostro territorio. E sono
sicuro che con una buona organizzazione ci si riesca bene, con le
ambulanze, con i pronto soccorsi. Ho svolto per tanti anni attività
di medico di pronto soccorso e so cosa significa l'emergenza, so
cosa significa stare al pronto soccorso e non trovare un posto
letto per un paziente.
Bisogna mettere anche a sistema tutte le risorse, il pubblico e il
privato. Apro una parentesi sul privato, su un privato di qualità,
un privato che sta sul mercato e che possa dare livelli di
assistenza anche ai malati più critici, perché non è assolutamente
pensabile che il privato possa scegliersi il malato che gli
conviene. Questo è lontano mille miglia dal mio modo di pensare, ma
soprattutto dall'esperienza che ho svolto in tanti anni di pronto
soccorso. I privati devono entrare anche nella logica della rete
sanitaria: il privato di qualità.
Ritornando al 118, quello che dico è di salvaguardare i livelli di
occupazione sia dei medici che degli autisti soccorritori e di
altro personale che in questo momento è impiegato nel 118.
Troviamo formule che possano dare risposta soddisfacente alle
esigenze di tanti lavoratori che svolgono bene il loro lavoro.
Un'ultima battuta e chiudo il mio intervento sul sistema di
finanziamento della sanità in Sicilia, che mi ha appassionato. Non
c'è una contrapposizione sul modello cosiddetto Leontini o Russo.
La verità è trovare un modo che possa dare risposte certe e che
possa finanziare senza sprechi, questo lo sottolineo, la sanità.
Però mi preme leggere, così resta anche agli atti, un articolo che
è apparso su una pubblicazione fatta dal nostro CEFPAS, che
peraltro dovrebbe essere potenziato e utilizzato dai nostri medici
e non solo, sul sistema di finanziamento della sanità in Sicilia.
Leggo l'ultimo passo e concludo il mio intervento: l'ulteriore
avvicinamento a un modello a separazione acquirenti-fornitori
attraverso lo scorporo di altri ospedali dalle ASL aggraverebbe il
conflitto di interessi tra la sanità ospedaliera e quella
territoriale pregiudicando ogni reale possibilità di integrazione
fra territorio e ospedale.
La scelta più oculata in Sicilia sembra quella di un progressivo
avvicinamento al modello di centralità ASL fornendo però ai
direttori generali e ai direttori di distretto gli strumenti più
efficaci per il vero governo della domanda .
Ritengo indubbiamente che il modello del Governo sia il modello
più efficace, più giusto per il governo della sanità e per il
sistema economico della sanità in Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, arriviamo
finalmente a discutere in quest'Aula quello che abbiamo discusso
per tanto, troppo tempo, in una Commissione parlamentare che,
tuttavia, è rimasta un'occasione mancata. E forse adesso è tardi
per dare un contributo che sarebbe stato più opportuno trovare già
in sede di Commissione parlamentare.
Abbiamo cominciato discutendo del nulla, ossia dei posti letto per
tre, quattro mesi, tenendo la gente incollata a notizie medianiche
probabilmente, anzi certamente, inutili e insignificanti. Ci siamo
poi arrovellati attorno a due sistemi che abbiamo ritenuto essere
fra di loro configgenti, due modelli sistemici ritenuti fra di loro
alternativi.
Ho avuto modo di dire più volte che così come non mi sono
appassionato del modello maggioritario o proporzionale quando si è
trattato di legge elettorale ma ho ritenuto che la politica stia al
centro dei modelli sistemici e che qualunque modello, sia quello
maggioritario che quello proporzionale, in presenza di una politica
efficiente e di una politica che vuole veramente cambiare i propri
modelli operativi sarebbero stati certamente dei sistemi validi per
rinnovare la sanità siciliana.
La verità è che non abbiamo discusso di due modelli.
Vorrei dire all'onorevole Leontini, che in verità ho molto
apprezzato per l'impegno che ha messo nel proporre un'idea
progettuale per la sanità siciliana, che di modello lombardo' non
abbiamo mai parlato se non nella prima fase del dibattito perché
subito dopo ci siamo convinti tutti - l'onorevole Leontini per
primo - che la Sicilia non è un terreno nel quale sia possibile
applicare un sistema competitivo fra mondo pubblico e mondo privato
perché non regge il sistema.
La Sicilia non è nelle condizioni di poter immaginare un sistema
nel quale, rendendo competitivo il pubblico e il privato, si
potevano abbassare i costi e quindi si poteva risparmiare.
Per di più, ci siamo resi conto tutti che se avessimo creato un
sistema in cui il mondo territoriale acquista dal mondo ospedaliero
avremmo ulteriormente ridotto il costo dei servizi.
E, siccome, già oggi il sistema è in deficit, sommando i deficit
degli ospedali certamente avremmo condotto il nostro sistema
ospedaliero ad un decadimento naturale, ineluttabile ed
inevitabile.
La verità, Assessore, è che il sistema lombardo nell'ultima fase
della discussione non c'è mai stato. Si è chiuso, per parola dello
stesso onorevole Leontini.
Il problema è diventato un altro, cioè quanto siamo capaci in
questa Sicilia - che, in questi giorni, ha risparmiato
quattrocentocinquanta milioni di euro -, di operare in termini di
risposta a tutto ciò che la modernità sta determinando di nuovo nel
sistema della salute dei cittadini.
Quattrocentocinquanta milioni di risparmio, Assessore, non sono il
frutto di una riforma; sono il frutto del suo impegno, dell'impegno
del Governo e dell'impegno dell'intero Parlamento attorno al
problema della sanità.
I quattrocentocinquanta milioni di risparmio sono la risposta ad
un'attenzione mediatica, ad un'attenzione politica alla sanità. E
se noi saremo capaci, Assessore, di tenere alto il controllo,
l'attenzione, la verifica attorno a questo grande, straordinario
problema della sanità, certamente potremo risparmiare
ulteriormente.
Qual è la partita? Amici miei, il mondo è cambiato. Oggi abbiamo
una speranza di vita che aumenta costantemente. L'aumento della
speranza di vita sta portando ad una richiesta di salute sempre
maggiore e sta portando al verificarsi di pluripatologie nel mondo
degli anziani che non può più essere retto da una visione
ospedalocentrica. Nessuno pensi che l'ospedale, come un tempo,
possa essere la risposta ai bisogni di salute dei cittadini, così
come nessuno pensi che rispondere alla sanità sia uguale a
rispondere alla salute.
Noi non abbiamo bisogno di sanitarizzare le persone, Assessore.
Abbiamo bisogno di rispondere all'esigenza marcata, richiesta
sempre più dalla gente di dare una migliore qualità della vita a
coloro i quali sono costretti ad avere un deficit di tipo
sensoriale e motorio nell'ultima fase della loro vita.
Abbiamo bisogno di una sanità che sia capace di essere sempre di
più una sanità che risponde alla cronicità e non invece all'acuzie.
E quindi, oggi, nel sistema sanitario nazionale non c'è modello che
si sia in qualche maniera confrontato con tutto ciò che la
modernità e la complessità di questa società oggi determina. Quindi
abbiamo bisogno di un modello che sia applicabile in questa
Sicilia.
E vengo a quella che è la sua proposta. Per l'amor di Dio, se ha
un senso il dibattito parlamentare, ha un senso perché l'Assessore
ascolta, e perché l'Assessore certamente nel prosieguo dei lavori
potrà anche apportare, penso con umiltà e con impegno, anche
qualche piccola modifica, fermo restando la cornice che
personalmente approvo, apprezzo, e di cui sono profondamente
convinto.
Vorrei arrivare al dunque. Forse avremmo potuto scegliere di fare
più ASL, ma non è questo il problema, perché fare più ASL o farne
di meno, non è questa la ragione né del risparmio né della migliore
qualità.
Abbiamo bisogno di maggiori controlli, di maggiori monitoraggi e,
Assessore, se mi è consentito, abbiamo bisogno di una grande
autorevolezza della politica che sappia scegliere in maniera non
politica i direttori generali e che sappia innalzare i livelli di
qualità della dirigenza.
Abbiamo bisogno di direttori generali che, ancorché figli della
politica, sappiano astrarsi dalla politica, perché qui dobbiamo
avere il coraggio di dirci che, degli ottocento uomini che lei oggi
ha a disposizione, occorre che vi sia una strategia di selezione
assolutamente rigida e capace di essere trasparente e specchiata
come lei sta facendo in questi mesi nella sanità siciliana.
La sua vera vittoria, Assessore, sarà quella di mantenere alto il
cipiglio di un uomo che sta portando in Sicilia il vento del
cambiamento legato alla onestà, alla correttezza, alla rettitudine
ed alla trasparenza e senza farsi tirare la giacca da nessuno.
Se questo è l'impegno che l'assessore assume davanti al
Parlamento, sono convinto che abbiamo vinto la più grande delle
battaglie, perché l'amico Cracolici ha detto una cosa che condivido
è la politica che deve mantenere il primato su qualunque tipo di
modello e su qualunque tipo di sistema .
Allora, se lei farà questo, dentro i quaranta- cinquanta che
saranno selezionati, che la politica che deve avere il primato
possa anche mediare le presenze, ma astraendo poi l'esercizio della
pratica della burocrazia che, ahimè, è finita per diventare
lentocrazia in questa Sicilia, lentocrazia legata al potere
economico ed anche ad altri poteri subliminali per fare in modo che
tutto venga fatto in maniera trasparente e vicino ai cittadini.
Allora, penso, amico Russo, che il cuore del sistema che lei sta
portando avanti non è legato ad un ospedale in più o ad un ospedale
in meno, è legato al valore che ha il punto territoriale di
assistenza, questa strategia di dividere in maniera marcata il
ruolo dell'area ospedaliera e dell'area sanitaria da un'area
territoriale decisamente più forte rispetto al passato.
Il fatto che ci siano i capofila, poco importa se questi capofila
li dobbiamo decidere oggi con nomi e cognomi o se vanno decisi e
modulati con decreto o se devono essere scelti dalla libertà del
territorio. Io non sono innamorato di questa necessità di
determinare oggi ed in questo momento quali devono essere i
capofila. Se il dibattito parlamentare pensiamo che debba essere
questo, ritengo che stiamo commettendo, ancora una volta, gli
errori del potere della politica che deve cercare di mediare, come
dire, di accontentare qualche amico in più o in meno.
Io sono interessato al suo modello, sapere che c'è un'area
ospedaliera e che quest'area ospedaliera possa avere un capofila.
Per la verità, poi c'è un'area che è territoriale, quella che lei
sta fortemente potenziando, che è l'area, amici miei, che va
potenziata perché quest'area deve intercettare le preacuzie, è
l'area che deve evitare che finiscano in ospedale tutte le persone
che oggi, in maniera impropria, vanno in ospedale. Quest'area
territoriale è il PTA, che va meglio descritto e certamente
argomentato, è l'area che deve avere la capacità di colmare quello
che oggi è un passaggio diretto tra medico di famiglia e ospedale e
che deve essere capace di fare ritornare al medico di famiglia un
paziente che non ha bisogno di essere curato in ospedale.
Ritengo che sta lì la vera scommessa, e la vera scommessa sta
anche nel post-acuzie quando il PTA, il punto territoriale di
assistenza, deve essere capace di saper individuare percorsi
personalizzati per ciascun paziente, evitando quello che,
Assessore, oggi accade nella sanità e nella salute dei cittadini
siciliani, cioè che ci troviamo di fronte a persone che hanno
assistenza domiciliare offerta dai comuni, assistenza domiciliare
integrata, offerta dall'ASL, buono socio-sanitario, residenza
sanitaria assistita; non è possibile
Oggi abbiamo una spesa ridondante e, purtroppo, clonica e clonata
in tante prebende che vengono date in capo allo stesso cittadino
utente quando, invece, occorrono percorsi personalizzati che vanno
individuati nel Punto Territoriale di Assistenza.
Ecco perché penso che questa idea di dividere in maniera
significativa e marcata le due aree sia importante e poi
relazionarle tra di loro per evitare la visione ospedalocentrica
della salute.
Mi avvio alla conclusione dando qualche consiglio, con grande
umiltà.
Penso, probabilmente, che noi dovremmo evitare anche una
ripetizione di ruoli e ritengo che va diviso lo status dalla
funzione. Lei ha individuato lo status nei direttori generali, nei
direttori amministrativi e nei direttori sanitari che devono avere
una visione complessiva della sanità territoriale; poi, ha
dispiegato l'impegno nel territorio attraverso funzioni che vengono
date ad operatori della sanità, già in carica, che potranno avere
delle funzioni diverse. E qui vorrei rispondere all'onorevole
Cracolici.
PRESIDENTE. La invito a concludere.
COLIANNI. Stavo dicendo, è inutile che qui facciamo i conti della
serva senza sapere che stiamo parlando di cose diverse. Una cosa
sono i direttori generali, i direttori amministrativi ed i
direttori sanitari; altra cosa sono gli uomini che hanno una
funzione precisa che va applicata nel territorio.
Infine, Assessore, abbiamo la necessità in questa Sicilia di un
forte riequilibrio nelle aree territoriali svantaggiate.
Colleghi, ve lo dico con la consapevolezza di chi sa di vivere nel
cuore di una Sicilia che spesso è disattenta e disattenzionata, una
Sicilia che ha grande responsabilità ma che è anche figlia delle
responsabilità della politica: abbiamo bisogno di una politica di
riequilibrio Se daremo i soldi a cranio finirà come già è
successo tra Palermo ed Enna, tra Palermo e Caltanissetta, quando
parliamo di ambulatori o di quant'altro. Significa che a Palermo
ogni cittadino può contare su 70, 80 euro, ad Enna ogni cittadino
può contare su 25 euro.
Ritengo, Assessore, che la grande scommessa deve essere che chi è
più povero non debba avere tanto quanto chi è più ricco. Chi è più
povero deve essere messo nelle condizioni di acquistare una TAC,
una risonanza e di avere risorse ed energie in grado di potere
gestire in maniera autoreferenziale il cambiamento territoriale.
Ecco perché, nel chiudere, le esprimo il mio apprezzamento per
tutto quello che ha fatto.
So che, certamente, lei trarrà benefici da quello che è un
dibattito parlamentare, che deve essere un dibattito parlamentare
vero Se, invece, pensiamo che tutto debba avvenire nella porta
accanto, non soltanto sviliamo il nostro ruolo ma anche quello
della politica stessa.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, con
piacere prendo parte a questo confronto, a questo dibattito
politico su uno dei temi o su un disegno di legge che si appresta
- e non a caso utilizzo questo verbo - a diventare la legge o tra
le leggi più importanti della nostra Regione e di questa
legislatura: il riordino sanitario che vuole essere e si pone quale
momento evolutivo di un sistema che ormai arranca, di un sistema
che manifesta in maniera chiara tutte le proprie crepe, di un
sistema che invece ha le potenzialità per avere la stessa dignità
nazionale ed europea.
E' chiaro che il dibattito, che in questi mesi ha visto, non
contrapposte, ma in confronto le varie parti politiche anche della
stessa maggioranza, non è stato il dibattito sul niente, come
l'amico, onorevole Colianni, ha potuto e voluto sottolineare,
assolutamente no, ma è stato un dibattito serio costruttivo,
difficilmente polemico, Assessore, quanto invece un dibattito che
ha visto posizioni differenziate ma non contrapposte. Chi vi parla
è stato più volte oggetto - come qualcuno ha detto e come la stampa
ha anche detto - di lusinghe dall'una o dall'altra parte, in
maniera chiara si era accinto e si era impegnato per trovare una
mediazione, invece, fra quella che poteva essere una
contrapposizione; e ad un certo punto quella mediazione si stava
trovando, si era anche raggiunta.
Avevamo costituito un tavolo di lavoro, ci eravamo quasi alzati
raggiungendo anche un accordo di massima sul numero delle aziende,
su un sistema che non era né quello misto o voluto dall'assessore
Russo né quello dello scorporo, ideato dal capogruppo del PDL,
onorevole Leontini, e dal capogruppo dell'UDC, onorevole Maira, ma
era un punto di incontro per dare alla Sicilia non un modello
lombardo, piemontese o laziale o di chissà quale altra realtà
italiana, ma un modello nostro che si adeguasse alle nostre
esigenze, al nostro fabbisogno, alle specificità e non soltanto
territoriali.
Ad un certo punto, però, l'assessore ha voluto recedere da quella
previsione, non in malafede ma in maniera serena, perché non era
convinto di alcune impostazioni o di un sistema organizzativo; la
differenza, ad esempio, poteva essere sulla seconda azienda
ospedaliera quando, invece, l'assessore sosteneva la seconda
azienda sanitaria.
Una sua logica l'aveva, attenzione, però vorrei sottolineare che
in questi mesi e in queste successive settimane il lavoro a cui
oggi si arriva e si perviene non è vano né tanto meno, vorrei dire
all'onorevole Cracolici, è un pastrocchio ; anzi, con piacere
apprendo e oggi stavo facendo una battuta vedendo seduti attorno ad
un tavolo vari esponenti, vari capigruppo di maggioranza e non.
Dicevo che quel momento conviviale poteva anche rappresentare quasi
un modello condiviso da tutti, senza appartenenze, al di là della
forma.
Non anteporre mai la forma è stato il leitmotiv che abbiamo voluto
e che ho voluto lanciare tramite qualche comunicato stampa. Non
anteponiamo la forma, nessuno può gridare: ci perdo la faccia ,
qua dobbiamo andare alla sostanza e allora è giusto che si faccia
una legge che sia assolutamente in linea con gli interessi dei
cittadini ma che guardi anche ad un modello funzionale.
In linea di massima, sono d'accordo su questo modello che il
presidente Lombardo o l'assessore Russo, di concerto con la
maggioranza, hanno voluto presentare con un emendamento che non è
un maxiemendamento e mi fa piacere che non sia stato una
maxiemendamento perché significa che vi è una responsabilità
maggiore di consentire all'Aula di determinarsi per portare alle
stesse ulteriori modifiche che io personalmente stasera anticipo e
che, quindi, per arrivare ad un momento di condivisione. Non vi è
assolutamente un pastrocchio nel momento in cui
CRACOLICI. Papocchietto .
FALCONE. Papocchietto ? Ora ci arriviamo. La ringrazio, onorevole
Cracolici, per questa precisazione. Credo che, comunque, di
papocchietto si è parlato.
Spero che il PD voti questo provvedimento e lo voti insieme alla
maggioranza perché, sono un neofita di questo Parlamento, signor
Presidente, ma mi accorgo che in questi mesi, nella maggior parte
dei casi, i provvedimenti legislativi sono stati licenziati, se non
all'unanimità, con una larga maggioranza che ha superato logiche di
coalizione di Governo.
Questo è un fatto importante che si ascrive alla storia di questo
Parlamento e i cittadini, fuori, ne possono ben prendere atto. Su
questo oggi noi dobbiamo confrontarci. E' chiaro però, Assessore,
non possiamo dimenticare che ci sono dei momenti importanti, delle
realtà importanti.
Io ho presentato, tra gli altri, due emendamenti: il primo, per la
realizzazione e la costituzione della diciottesima azienda, quella
del Gravina di Caltagirone, assieme al Basso Ragusa di
Militello e perché non ricordare che, per motivi geografici, il
Calatino è un territorio che rappresenta il 42 per cento di quello
provinciale e per popolazione siamo più grandi.
Io appartengo al Calatino così come il mio presidente Lombardo, ma
non per una questione di appartenenza, ma perché rappresenta il 42
per cento del territorio e perché è l'unica azienda ospedaliera che
viene degradata quando è la più grande azienda ospedaliera, di gran
lunga più grande, quasi il doppio, del Piemonte di Messina, è
più grande del Papardo , del Sant'Elia , del San Giovanni di
Dio , è più grande di diverse aziende, del Cervello , di Villa
Sofia e di numerose altre aziende. L'Azienda di Caltagirone ha un
bacino che va oltre la provincia di Catania ma che, invece, dà
un'offerta sanitaria di secondo livello molto dignitosa a una
fascia territoriale della Sicilia orientale - significa Ragusa,
nisseno ed ennese - e io credo che su questo noi non possiamo
sottacere.
Su questo chiederò un voto di apprezzamento, non per una
appartenenza, me ne guarderei bene, ma perché ritengo che l'Azienda
Gravina di Caltagirone che ha l'unica struttura di riabilitazione
pubblica che funziona, molti palermitani hanno un flusso - i flussi
di cui parlava l'onovevole D'Antoni - verso Caltagirone Santo
Pietro e su questo noi non possiamo sottacere, non possiamo
dimenticare l'importanza di questa azienda ospedaliera che va
garantita.
Secondo problema: devo esporre un momento di preoccupazione che
tutte le sigle sindacali stanno presentando e hanno rappresentato -
mi riferisco alla CGIL, alla CISL, alla UIL, alla Assomed, eccetera
- nella preoccupazione di dover degradare l'ospedale San Vincenzo
di Taormina, facendolo diventare una costola del Papardo e del
Piemonte . L'ospedale San Vincenzo di Taormina che ha
rappresentato in questi anni un modello di eccellenza oncologia non
può essere sottoposto o subordinato, come un motore in una piccola
autovettura, perché di questo si tratta, un motore di una certa
cilindrata in una piccolissima autovettura che è il Papardo e il
Piemonte .
Non possiamo utilizzare il San Vincenzo per far fare punti al
Papardo e al Piemonte , per ipotizzare di far diventare un polo
oncologico questi ultimi ospedali.
Chiamo a raccolta su questo principio i parlamentari di Messina e
del Catanese che sanno quanto importante e quanto prezioso sia,
quale patrimonio di professionalità sia questa straordinaria
struttura sanitaria. La proposta che formuliamo è quella che la
stessa venga estrapolata dal Papardo e Piemonte e diventi
un'azienda, un presidio di rilievo provinciale senza bisogno di
diventare capofila, autonomo, come terzo presidio di rilievo
ospedaliero di rilievo provinciale.
Potrei parlare sulla questione del 118, ma lo faccio soltanto per
dirle, Assessore, che il 118 ha un problema nel momento in cui noi
ipotizzassimo la separazione di un medesimo servizio, la
differenziazione di un medesimo servizio in parti differenti della
nostra Terra.
Dobbiamo eliminare quella parte in cui prevede che il servizio
possa essere separatamente erogato, una modalità nella parte
orientale e una modalità nella parte occidentale; un'unica modalità
in tutta la Regione Sicilia così come avviene oggi.
Apprezzo, invece, quando il presidente Lombardo ha detto che si
potrebbe ipotizzare non una collaborazione ma, addirittura, un
rapporto stabile con la Croce Rossa italiana.
Danno certamente un buon servizio, non voglio perorare la tesi
della Croce Rossa ma ritengo che il nostro servizio sia
soddisfacente così come ritengo che dobbiamo subito porre mano e
porre subito rimedio al problema degli operatori-soccorritori, i
quali vantano nei confronti del SISE e quindi, di conseguenza, nei
confronti della Regione, oltre trenta milioni di euro per il
rimborso degli arretrati frutto delle ore di straordinario.
Abbiamo un dovere: dobbiamo portare a trentasei ore lavorative
questi operatori del soccorso e mi piacerebbe che gli operatori-
soccorritori avessero un nuovo nome, un nuovo nomen iuris che sia
operatori del soccorso' così come avviene in tante altre parti
d'Italia, operatori del soccorso i quali oggi reclamano a viva voce
le loro spettanze. E siccome sappiamo bene che la convenzione fra
il SISE e la Regione Sicilia è una convenzione a rimborso, prima o
dopo dovremo riconoscerle queste spettanze che, a sua volta, dovrà
corrispondere agli operatori-soccorritori.
Sono queste le considerazioni e, per quanto mi riguarda, vorrei
approfondire alcuni aspetti. Ma mi rivolgo anche ai colleghi
dell'UDC, agli amici del PDL, i miei amici di partito, dicendo di
stare attenti nel non prestare il fianco a critiche che non hanno
motivo di esistere.
Evitiamo che ci possano essere anche delle speculazioni perché non
abbiamo dato adito, fino a questo momento, a delle speculazioni
nell'immaginare che i cosiddetti direttori sanitari o
amministrativi possano essere attinti da personale esterno
all'amministrazione.
Troviamo qualche aggiustamento, Assessore, questo sì, però
all'interno della burocrazia, all'interno dello stesso personale,
le stesse risorse professionali, altrimenti rischieremo di essere
sottoposti ad un giudizio non positivo ma strumentale di qualche
esponente di sinistra che, non potendo dire altro perché su questa
proposta, a mio avviso, l'intero Parlamento non può non convergere,
potrà utilizzare qualche elemento di disturbo, certo, onorevole De
Benedictis, per poter innalzare invece una protesta che non ha
motivo di esistere.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Saluto ai docenti e agli alunni della Scuola elementare Giuseppe
Cirrincione di Bagheria
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Rivolgo un indirizzo di saluto ai docenti e agli
studenti delle classi quinte, sezioni E ed F, della Scuola
elementare Giuseppe Cirrincione di Bagheria che seguono il
progetto Palermo mia ti conosco .
Assume la Presidenza il Vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
248/A
AMMATUNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMMATUNA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, io
penso che questa sia una giornata importante per la Sicilia perché
si va a dibattere e discutere su una riforma, quella sanitaria,
che incide sulla salute e sulla vita di tutti i siciliani e a me
pare che ci sia stata condivisione nel dire che sia da parte della
maggioranza che della minoranza e anche dell'assessore stesso che,
così com'è stata gestita la sanità in Sicilia in questi anni, non
poteva continuare. Specialmente a partire dagli anni 2000 non si
sono abbassati solo i livelli essenziali di assistenza, ma si è
prodotto un debito pubblico che ha rischiato di travolgere la
Sicilia. Quindi, un problema importante, quello della riforma
sanitaria, da un punto di vista economico-finanziario, ma anche dal
punto di vista dei livelli di assistenza.
Ecco perché, Assessore, quando lei ha iniziato ad operare in
Sicilia si è creato tanto entusiasmo da parte dei siciliani per
questo suo modo di proporre delle soluzioni, per quella sua
proposta che noi abbiamo condiviso solo in alcune parti e mi pare
che lei abbia suscitato grande speranza in Sicilia.
Oggi penso che ci sia delusione, oggi penso che molta di quella
gente che la applaudiva, che la osannava in tutti i territori della
Sicilia, comincia a ricredersi perché la soluzione che è stata
posta oggi in quest'Aula non è un papocchio ma un
mostriciattolo che certamente non aumenta i livelli di assistenza
di quest'Isola in cui migliaia, centinaia di migliaia di siciliani
continuano ad organizzare i viaggi della speranza per andare a
curarsi.
Assessore, penso che non si possa proporre una legge di riforma
sanitaria contro i medici, contro il personale sanitario perché è
questo che è stato fatto nella sua proposta. Basti guardare le
qualifiche di chi va a dirigere queste nuove strutture, aziende
ospedaliere, aziende ASL, ma soprattutto distretti sanitari per
capire che il numero di medici che dirigono diminuisce ed aumenta
proporzionalmente il numero dei burocrati. In questo modo si umilia
una classe medica, una classe sanitaria che ha vissuto sempre in
questi anni questo tipo di drammatizzazione, quindi una sorta di
burocratizzazione della sanità che è stata formalizzata con la
proposta che lei ha portato in Aula.
Inoltre, non comprendiamo, Assessore, che, per quanto riguarda la
nomina dei direttori generali, lei non abbia avuto quello scatto di
fantasia che poteva dare garanzia a tutti i siciliani che queste
nomine possano avvenire in maniera corretta.
Lei potrebbe obiettare - e lo farà certamente alla fine di questo
dibattito - che si atterrà scrupolosamente alla legge nazionale 502
e così via. Noi proporremo degli emendamenti nei prossimi giorni
per fare in modo che le storture che sono avvenute nel passato non
avvengano più perché non c'è stato un assessore in quest'Aula,
nella Regione Sicilia, che abbia detto qualche volta di aver fatto
le nomine dei direttori generali in maniera non conforme alla legge
e sappiamo tutti che nomine sono state fatte di direttori
generali, di direttori amministrativi, di direttori sanitari nei
territori quando si sono aperte scandalosamente e vergognosamente
le campagne elettorali.
Speriamo che ciò non continui anche dopo l'approvazione di questa
legge di riforma.
Onorevoli colleghi, Assessore, una legge di riforma si fa
coinvolgendo i medici, il personale sanitario, che poi non sono
solo i medici. Una legge di riforma sanitaria, a mio avviso, a
nostro avviso, dovrà essere approvata e deve avere come
protagonista il cittadino, perché penso oggi, come accadrà sempre,
che al cittadino non interessa un direttore in più o in meno, al
cittadino interessano i problemi di tutti i giorni.
Ecco perché non cogliamo nessun tipo di novità nella proposta che
lei ha portato in Aula.
Chi va nei territori, chi ha a che fare con i cittadini siciliani
si imbatte veramente in corregionali, in cittadini che hanno dei
problemi spiccioli che, a mio avviso, possono essere risolti in
modo non complicato e difficile.
La prima cosa che i cittadini siciliani chiedono è il perchè dei
vergognosi tempi lunghissimi delle liste di attesa.
Io sono un parlamentare della provincia di Ragusa. Non è possibile
- e faccio solo un esempio - che in provincia di Ragusa la
prenotazione per una mammografia venga fissata a settembre del
2010; sono tempi africani , sono tempi assolutamente inconcepibili
in uno Stato civile, non è possibile che in una provincia non
funzioni un apparecchio per eseguire la densitometria ossea perché
deve essere eseguita sempre a pagamento.
Penso che i cittadini chiedono queste cose e nelle proposte che
lei ha portato avanti non c'è nessun tipo di soluzione a questo
problema.
Abbiamo parlato di deospedalizzazione; ma quali sono le proposte
che permettono la deospedalizzazione?
Si parla genericamente di PTA. Io penso che questi organismi, che
possono avere una certa importanza, devono essere riempiti di
contenuti, speriamo che ce lo spieghi meglio.
Quindi, bisogna potenziare la medicina del territorio, la
medicina specialistica del territorio facendo in modo che meno
gente affluisca negli ospedali. Ma io ritengo anche che all'interno
degli ospedali devono esistere delle strutture che cercano di
limitare dei ricoveri.
Ecco perché presenteremo degli emendamenti che, così come avviene
ormai in tutte le regioni d'Italia, così come è avvenuto e così
come avviene in tutti i Paesi occidentali, negli ospedali che hanno
un certo numero di accessi possano essere istituite le cosiddette
osservazioni brevi , cioè degli accertamenti nei pronto soccorsi
che evitano i ricoveri impropri.
Questo dà più soddisfazione e più conforto al paziente e fa
diminuire veramente le spese per numero sproporzionato di ricoveri
ospedalieri - ma di tutte queste cose, nelle proposte che lei ci ha
portato in Aula, non c'è assolutamente nulla -, come importante è
il coinvolgimento dei medici di base, indispensabile perché senza
il coinvolgimento dei medici di base - io sono un medico
ospedaliero - non ci può essere una diminuzione dei ricoveri
ospedalieri. E questo è possibile se vi sono anche degli incentivi
economici per i medici di base che dipendono dal contratto
nazionale che si firma a Roma; ma tutto questo può permettere degli
accordi decentrati con i medici di base stessi che possano portare
ad un loro maggiore impegno, ad una diminuzione dei ricoveri
ospedalieri.
L'altro problema è quello della famosa tabella B . Si può anche
condividere il concetto degli ospedali capofila; non capisco
assolutamente perché non è scritto da nessuna parte e speriamo che
ci venga spiegato qual è stato il criterio per individuare un
ospedale capofila.
Ritengo che nel progetto di legge di riforma da lei proposto, se
venisse stralciata la tabella B', sarebbe una cosa estremamente
utile.
L'ultimo problema, che poi è quello che interessa i cittadini -
perché non dobbiamo dimenticare che non abbiamo vinto un concorso
ma siamo stati eletti dai cittadini stessi - è quello
dell'emergenza-urgenza.
Mi pare che nelle proposte da lei portate in Aula ci sia un
rinnovo per altri tre anni con il SISE e con la Croce Rossa.
Ritengo, Assessore, che il servizio di emergenza-urgenza, così come
è stato svolto in questi anni, non funzioni assolutamente; non
funziona bene perché forse può garantire i grandi centri ma non
garantisce i territori lontani da Catania e da Palermo.
Occorre formulare una diversa organizzazione del servizio del 118
per fare in modo che anche le province più piccole siano nelle
condizioni, inquadrate sempre in un grande bacino, di organizzare
meglio gli interventi di emergenza-urgenza.
Queste sono le grandi questioni che interessano i siciliani.
Speriamo che in questi giorni lei possa apportare dei correttivi
alla proposta presentata in Aula. Lei ha suscitato grande
entusiasmo ma, in questo momento, c'è un'estrema disillusione nei
suoi confronti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo
tutti quanti contezza del fatto che la questione della sanità sia
una delle più strategiche che questo Governo e la Sicilia, in
questo momento, si stanno trovando ad affrontare.
Qualche giorno fa, rimettendo a posto alcuni documenti nel mio
archivio, ho rinvenuto relazioni della Corte dei conti sulla sanità
che risalgono ad anni precedenti, più di una e per anni
consecutivi.
Oggi, siamo nelle condizioni di annoverare il problema della
sanità come il principale tra quelli della nostra Isola e
dell'Amministrazione regionale. E siamo nella circostanza per la
quale un Governo appena eletto - quindi, neoeletto da pochi mesi -
e con una solidissima maggioranza, avrebbe dovuto dare
immediatamente prova di capacità di governo, di compattezza, di
lucidità e di capacità di risposta a questo che è uno dei problemi
strategici principali della nostra Regione.
Penso che se questo era il banco di prova rispetto al primo
problema cruciale di questa maggioranza, possiamo dire che finora
il risultato è fallimentare. Arriviamo a questa discussione,
signor Presidente, con il problema di essere meno di 30, tutti
quanti compreso lei, rispetto ad un'Aula totalmente disinteressata
alle questioni.
Forse, stasera non discuteremo di poltrone e quindi c'è poco
interesse da parte della maggioranza ma, comunque, con un disegno
di legge che nell'ottobre del 2008 è stato inviato in Commissione e
sul quale, per mesi, vi siete trastullati fra rinvii e meline
varie, arriviamo ad una situazione, avendo attraversato fasi
drammatiche, di insulti clamorosi all'interno della maggioranza, e
non privati ma pubblici. Ci ricordiamo tutti di parole come
sanguisughe', disonesti' e anche di peggio, rotture al limite
dell'offesa personale sulla quale si sono giocate per mesi le
immagini pubbliche e la responsabilità di uomini di governo che
dovevano, appena eletti, dare una svolta a questo tragico problema.
Credo che stiamo dando una dimostrazione desolante della capacità
di questa maggioranza, condita da parte di alcuni esponenti della
maggioranza da strani fenomeni di negazionismo e di scaricabarile.
Abbiamo sentito fare discorsi da parte di alcuni capigruppo della
maggioranza, da parte di autorevoli esponenti di partiti della
maggioranza, negando - e facendolo non soltanto in assemblee
pubbliche ma anche in sedi istituzionali, in Commissione sanità -
che la nostra sanità costi troppo e quasi rivendicando più soldi ed
immaginando che la situazione in cui ci troviamo sia una situazione
di disagio a causa di un Governo lontano e nemico. Si è addirittura
cercato, quindi, di inficiare lo stesso procedimento di riforma.
Ricordiamo, per inciso, quando l'ex Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro, spiegava a tutti che adesso, con il Governo
amico, finalmente, si sarebbe potuto trattare e meglio e molte di
queste cose sono state ripetute qui da altri soggetti, quindi
negando addirittura il presupposto che richiedeva una riforma seria
e rigorosa.
Una riforma seria e rigorosa, infatti, non la si voleva fare e si
è cercato di farla fare fino alla fine; si è addirittura diffuso,
poi, fra molti, a dispetto di quella erre' di responsabilità che
l'Assessore ha enunciato in uno dei suoi interventi in Aula, la
deresponsabilizzazione fatta sistema da parte di molti della
maggioranza che hanno cominciato a sparare addosso ad altri.
Ovviamente, è facile, e ce ne sono anche le ragioni, sparare
addosso a manager, ma immaginare che questi manager sono stati
inviati dalla Svezia e non rispondono a chi li ha nominati e
deresponsabilizzarsi con cinismo rispetto a queste scelte, è
sembrato l'esercizio più squallido che una persona, ancor prima che
un esponente politico che si prende le sue responsabilità, potesse
fare.
C'è stato uno scaricabarile anche nei confronti di quanto la
sanità è andata, in questi anni, immaginando che altri lo avessero
fatto e non molti di quelli che siedono ancora qua, negli stessi
banchi della maggioranza e nel Governo, fino ad approdare ad un
testo che è una sorta di testo macedonia.
Abbiamo il paradosso di un testo uscito dalla Commissione che ci
auguriamo di non discutere perché, nel frattempo, un accordo ha
costruito un altro testo; ma, in definitiva, non abbiamo oggi la
chiarezza di ciò che dobbiamo andare a discutere e per questo è
stato un bene che ci abbiano concesso ulteriori giorni per la
presentazione degli emendamenti e per il loro approfondimento.
In questo testo macedonia, la macedonia più grande è quella di
avere sposato un modello che condividiamo, che noi per primi
abbiamo proposto, quello dell'organizzazione delle aziende
attraverso le ASL integrate ospedali - territorio; però, come una
mina vagante che non serve a fare funzionare il sistema perché
questa ASL integrata ospedale - territorio non ha bisogno, laddove
esistono, di ospedali capofila. Gli ospedali capofila servono
soltanto e sono stati il pegno da pagare al vostro interno perché
si trovasse l'accordo in termini di poltrone, inventando 36 nuove
poltrone e creando dei problemi nei territori perché inventare, a
loro volta, 18 ospedali capofila ha significato - e già nei
territori ce lo dicono - inventare una classificazione di ospedali
di serie A e di serie B .
Bisogna dire che questo non ha alcuna funzione sanitaria e alcuno
scopo di programmazione, ma mira soltanto a trovare un accordo il
cui collante unico è quello della divisione di poltrone, alla quale
siamo nettamente contrari.
Abbiamo, alla fine, un decreto che più che assomigliare ad un
provvedimento salva-sanità sembra un provvedimento salva-
occupazione, cioè salva i posti dei manager, un po' alla stregua
di quello che umoristicamente il capo del Governo, il nostro Primo
Ministro, chiama piano salva - casa ed è in realtà un aiuto per le
ville, come lui stesso ha detto, dei bisognosi che in questo
momento sono stati colpiti dalla crisi.
Abbiamo presentato, rispetto a tutto questo - fin dall'inizio,
voglio ricordarlo a quest'Aula, fin dal luglio del 2008, prima di
tutti gli altri - un nostro disegno di legge in cui abbiamo
compiuto uno sforzo che abbiamo offerto alla valutazione dei
siciliani, degli operatori e del Parlamento; in cui abbiamo
prefigurato molte delle cose che, a nostro giudizio, servono a
riformare la sanità, prima fra tutte la salute, non soltanto la
prestazione del servizio sanitario, ma la salute del cittadino.
Serve soprattutto migliorare l'impatto che il cittadino ha con il
sistema sanitario.
Spesso, ci avviluppiamo intorno ai nostri argomenti di lavoro,
crediamo che lì inizia e lì finisce il compito del deputato ed il
nostro oggetto. La gente, più semplicemente, vuole andare in
ospedale e sentire che c'è pulizia, che c'è accoglienza, che c'è
chiarezza.
Oggi c'è il problema - e vengo al dunque - dell'accesso al
percorso delle cure ospedaliere. Se mi sento male, inizio
spontaneamente e casualmente un percorso alla cieca, una sorta di
mosca cieca, andando a bussare qui e lì perché non c'è un percorso
che guida chi si sente male nel momento in cui maggiormente
dovrebbe essere aiutato; un problema di accesso, quindi, e di
orientamento, un problema di qualità immediata, tangibile: la
pulizia, l'accoglienza, la chiarezza di queste prestazioni, la
qualità, al di là della capacità di erogazione della qualità
sanitaria.
E' importante per chi, in quel momento, percepisce un disagio nei
confronti del sistema.
Abbiamo bisogno di mettere - e qui do atto che lo sforzo che
l'Assessore ha compiuto si è manifestato - la programmazione ed il
fabbisogno al centro delle scelte, e non interessi diversi e
diversivi.
Inoltre, abbiamo bisogno di istituire controlli e responsabilità.
Possiamo inventare qualunque meccanismo nuovo, qualunque nuova
architettura istituzionale e qualunque impianto procedurale
differente e perfezionato ma, se non gestiamo un sistema di
controlli e di responsabilità, non ne usciremo comunque vivi.
Allora, il sistema dei controlli è fondamentale e, da questo punto
di vista, ognuno si prenda le proprie responsabilità.
Ciò che non funziona nella gestione dei manager non è la nomina
fiduciaria e politica. Lo voglio dire con franchezza, non è questo
che mi scandalizza, che si prendano, a chi tocca prendersele,
queste responsabilità. Non ci sono trucchi e sotterfugi che
possano, infatti, consentire di sapere prima che risultato avrò da
quel direttore; ma a quel direttore, una volta assunta, in veste di
Governo, la decisione di avergli affidato una responsabilità, devo
consegnare obiettivi precisi e consentire a terzi, di valutarne
l'operato. Questo è il punto
Avevamo immaginato, nella nostra proposta di legge, l'istituzione
di una Agenzia regionale sanitaria. Ho letto che, qualche giorno
fa, il Presidente Lombardo ha richiamato questo punto.
La vogliamo chiamare in un altro modo? Vogliamo inventare
tutt'altra cosa?
Serve sapere chi poi giudicherà questo sistema; chi giudicherà, in
particolare, l'operato dei manager e non può essere, al di là di
tutti i meccanismi e i vincoli che possiamo immaginare, lo stesso
soggetto o chi a lui è vicino, che ha nominato il manager.
Signor Presidente, le chiedo, infine, lo chiedo all'Assessore ma
soprattutto alla Presidenza dell'Assemblea, nella sua veste
istituzionale, visto che arriviamo a questo disegno di legge in
maniera rocambolesca per le cose che ho detto prima, tuttavia siamo
ancora in tempo, di tenere presente che, correggendolo seriamente e
lavorando seriamente in Aula, possiamo approdare ad un risultato
che può avere un senso. Se rimanessero le storture e la
moltiplicazione dei costi che abbiamo visto, non potremmo che
affrancarci da questa immagine.
Al di là, però, del merito del nostro atteggiamento, abbiamo
bisogno di lavorare con calma e con ordine. Ci sono molte cose
squisitamente tecniche che hanno un pesantissimo impatto funzionale
sull'intero sistema. Ci sono commi di essenziale importanza che
apparentemente sono ininfluenti ma che, in realtà, condizionano
pesantemente il funzionamento del sistema.
Stiamo andando a mettere le mani sui sistemi di finanziamento, sui
sistemi di remunerazione, sui criteri di erogazione delle
prestazioni, sui controlli. Non si tratta soltanto del modello di
riorganizzazione delle aziende. Per fare ciò, dal momento che
questo testo non proviene da un esame congiunto in Commissione e
dalla ponderazione di tutti gli elementi che avrebbero consentito,
in Aula, un percorso più snello, oltre ad esserci dati più tempo
nell'esame degli emendamenti per la loro presentazione, abbiamo
bisogno di avere garantito - e, per questo, mi rivolgo a lei,
signor Presidente e alla Presidenza tout court - che il percorso,
arrivati a questo punto, non subisca accelerazioni e confusioni,
quelle che, in altri disegni di legge - e quest'Aula, purtroppo, ne
è tristemente ricca - ha creato mostri che, in questo caso, meno
che altrove, possiamo permetterci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo arrivati,
finalmente, al dibattito di questo disegno di legge e devo dire,
per quello che mi riguarda, che l'intervento che sto per affrontare
non lo considero conclusivo del pensiero personale che ho su questo
disegno di legge, e anche come Gruppo UDC. Perché? Perché mi
riservo tragedie?
No. Dico ciò perché mi riservo un giudizio complessivo, finale nel
momento in cui avremo il quadro chiaro di tutti gli emendamenti,
dei subemendamenti e cominceremo a votare l'articolato. Ed allora,
il pensiero finale lo esprimerò, lo esprimeremo in sede di voto, di
dichiarazione di voto finale.
Certo, è stato un dibattito, anzi un pre-dibattito aspro. E'
scoppiata la pace? Non mi sentirei di dire che è scoppiata la pace,
forse perché non è mai scoppiata la guerra
In ogni caso affrontiamo il dibattito ed il voto d'Aula con la
schiena dritta, a sostegno di alcuni convincimenti perché non c'è
stato uno scontro personale con il Governo. C'è stato, sì, un
confronto su una diversa interpretazione di come va affrontato il
problema sanità in Sicilia.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedete, è un fatto anche
culturale che deriva non tanto dall'educazione personale o
familiare - non vorrei essere frainteso - ma da tanti anni del fare
politica affrontando i problemi sociali di questa Terra, in varie
posizioni istituzionali e di ruoli politici. E possono capire,
certamente, i colleghi deputati, da qualunque Gruppo politico
provengano, cosa intendo dire.
La sanità in Sicilia non può essere affrontata con concezioni da
ragioniere, non può essere affrontata come un aspetto o un profilo
che prescinda dai fatti culturali e di bisogno della società
siciliana.
Ci siamo arrabattati - faccio un esempio, uno solo - ed ancora
adesso, ancora oggi, stasera, lo faremo nei prossimi giorni, in
scontri sui grandi sistemi dimenticando - e di quello che sto per
dire sono convintissimo, parlo per la mia gente, quella della
provincia di Caltanissetta (non mi permetto di affrontare le
situazioni di altre province ma sono convinto che non cambino molto
rispetto a quelle della provincia di Caltanissetta) - che le
popolazioni di Niscemi, di Mazzarino, di San Cataldo, di Mussomeli,
sedi di presìdi ospedalieri, per i grandi sistemi che stiamo
discutendo hanno sì attenzione ma per loro non è una questione di
vita o di morte.
E' questione di vita o di morte sapere che accanto a loro c'è un
presidio ospedaliero, c'è un momento di sicurezza sociale, c'è un
punto di riferimento sociale ed economico.
Se io fossi stato un rappresentante politico, un deputato non
attaccato alle Istituzioni, mi sarebbe stato facilissimo - avrei
avuto buon gioco - fare il capo popolo, andare alle manifestazioni
già svolte a Niscemi, a Mazzarino, a San Cataldo, a Mussomeli e
mettermi a capo della protesta popolare che chiede, chiedeva e
chiederà soltanto una cosa, di non essere privati del loro punto di
riferimento sanitario locale.
Non l'ho fatto e non lo farò, così come non l'ho fatto sabato
scorso a Gela, quando un Consiglio comunale aperto a tutta la
deputazione e, quindi, ai soggetti di tutti i gruppi politici, ha
affrontato il problema della sanità e dell'ospedale di Gela.
Mi sono sforzato di avere proposte concilianti e mi si permetta di
dire che la proposta che si intravede nell'emendamento del Governo
non è un maxiemendamento ma tanti emendamenti, come è giusto che il
Regolamento imponga. Continuiamo a dire maxiemendamento , ma non
c'è, non esiste anche perché il maxiemendamento, solitamente,
comporta un voto di fiducia che qui non c'è.
L'emendamento corrispondente all'articolo 14 che è stato espresso
dal Governo, è stata anche una mia riflessione che ho esternato in
un confronto con il Governo e, checché se ne possa dire, - capisco
le critiche, posso anche sperare che siano critiche preconcette di
posizione politica - quella riflessione consente, nell'ambito di un
quadro di riforma del sistema sanitario siciliano e di contenimento
della spesa, di mantenere fermo, per esempio, a Gela, che ne ha
bisogno per la sua presenza in un territorio ad alta incidenza
industriale, un ospedale di riferimento che abbia quanto meno una
capacità autonoma sul piano della gestione, della spesa e della
deliberazione.
L'esempio di Gela, anche per superare vari emendamenti che sono
circolati in Aula e che anche io ho firmato, è stato il criterio
ispiratore di una riflessione che ho trasmesso al Governo.
E' finito il cammino della riforma sanitaria?
No, signor Presidente, siamo all inizio perché ancora dobbiamo
continuare il dibattito, dobbiamo esaminare gli emendamenti,
procedere al voto ma, soprattutto, dobbiamo applicare, nei prossimi
mesi, questa riforma sanitaria che non escludo possa essere oggetto
di ulteriori aggiustamenti.
Altre cose guidano la mia cultura nell'affrontare temi importanti
di questo tipo, dove non ci può essere una visione carismatica per
affrontare questi problemi. Disegni di legge, materie come quella
della riforma sanitaria impongono un confronto serrato e
democratico tra le forze politiche e all'interno delle stesse. Non
si possono affrontare col preconcetto di un carisma per cui una
soluzione va certamente bene e qualunque altra soluzione è
sbagliata. Non è questo il modo corretto per affrontare temi di
questo genere e lo dico perché nei giorni scorsi, nei mesi passati
e tutt'oggi, nel mio Gruppo ci confrontiamo con idee diverse. E se
lo faccio io all'interno di un gruppo - che è obiettivamente un
gruppo di riferimento compatto - non posso non accettare che questo
avvenga tra gruppi diversi seppure appartenenti a forze alleate.
La democrazia impone il dialogo, il confronto; la politica lo
impone. L'arte del possibile , dicevano i greci, è un principio, è
un brocardo che ha valore tutt'oggi. Così come non è ammissibile
che si possa procedere a una riforma di una materia così
importante a suon di decreti.
Lo contestiamo per Berlusconi e lo giustifichiamo per la Sicilia?
Vale per tutti, vale per Berlusconi come vale per il Governo
regionale. Materie di questo genere non si possono applicare ed
anticipare con decreti assessoriali, vanno affrontate in Aula.
Penultima cosa. Voi deputati ritenete che sia stato utile farlo e
se ci sono
CRACOLICI. Si riferisca a quelli del suo Gruppo.
MAIRA. Il mio Gruppo ha tanta fiducia nel suo presidente che non
ha bisogno di essere presente in Aula. Mi riferisco a quei
deputati, ne vedo almeno uno, anzi due, tre, meglio di niente, che
nella vita professionale svolgono attività sanitaria. Ritenete che
sia stato bello, utile, produttivo, dignitoso sentirsi dire per
mesi e mesi che dobbiamo riformare la sanità perché dobbiamo
eliminare il malaffare e il rapporto con la mafia? E che nella
sanità c'è soltanto illecito? C'è l'illecito, c'è il malaffare, c'è
il rapporto con la mafia Si tratta di fatti specifici, non si può
generalizzare, non accetto che si generalizzi Spero, mi auguro che
i colleghi deputati che sono anche medici abbiano la mia stessa
reazione, e mi riferisco anche a lei, signor Presidente, che so
essere notoriamente medico.
Conclusione. Sarebbe sbagliato interpretare, e mi auguro che non
si faccia, questo mio intervento come un intervento di distinguo
all'interno della maggioranza. Colgo l'occasione per precisare che
sbagliano quei commentatori giornalistici che hanno riscontrato
oggi una differenza di posizione fra me e l'onorevole Leontini, fra
l'UDC e il PDL. Non c'è nessuna differenza. Mentre il collega
Leontini andava in sala stampa, io mi preoccupavo di definire gli
emendamenti comuni e a doppia firma e che confronteremo con il
Governo.
Questa mia proposizione, questo mio intervento di stasera non può
essere considerato ed interpretato come permanente presa di
posizione contro il Governo o di distanza dalla maggioranza. E'
soltanto un intervento che ha mirato a sottolineare alcuni momenti
di questa fase che precede il varo della riforma e vuole essere di
pungolo per migliorare in Aula il disegno di legge, vuole essere
conforme ad un disegno positivo, fruttuoso che il Governo e la
maggioranza - mi augurerei anche l'opposizione - possano far
lievitare all'interno del dibattito e del voto di quest'Aula
nell'interesse della sanità siciliana, che è l'unica cosa alla
quale io e il mio Gruppo intendiamo ancorare le nostre azioni in
quest'Aula e fuori da quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, al di
là della triste ilarità che magari si può ingenerare nei deputati,
in me stesso, per un parlamento piuttosto distratto, non voglio
essere più pesante rispetto a quanto ho detto.
Riflettevo che probabilmente si sta concludendo la discussione
generale su una delle più importanti riforme affidate alla
responsabilità di questa legislatura. E il dibattito, più che altro
mediatico, che in questi lunghi mesi abbiamo avuto modo di
verificare e constatare, nonostante lo straordinario interesse
verso questa riforma da parte del gruppo dirigente siciliano nel
suo complesso, delle organizzazioni sociali, dei cittadini, non mi
pare che oggi il Parlamento lo stia onorando esattamente come
dovrebbe. La distrazione che si avverte e il parlare di una delle
più importanti riforme della legislatura alla presenza di pochi
responsabili parlamentari, credo che debba far riflettere i gruppi
dirigenti. Non credo che sia questo il modo per riavvicinare i
cittadini al prestigio e alla dimensione alta che le istituzioni
pubbliche rappresentative, qual è un Parlamento, dovrebbero avere.
Entriamo nel merito delle questioni.
Assessore, nel luglio scorso, quando per la prima volta lei è
intervenuto in quest'Aula e si è avviato il percorso di innovazione
e di riforma della sanità in Sicilia, ho avuto modo di concludere
il mio intervento riconoscendole, come le riconosco, capacità,
coraggio, determinazione nel portare avanti un ragionamento di
innovazione e di cambiamento ed una riforma in un percorso che
avevo previsto, e non era difficile prevederlo, accidentato e
complicato. In questo percorso che abbiamo svolto in questi mesi -
abbiamo avuto ragione - tante, tantissime sono state le difficoltà,
le incomprensioni. E normalmente i torti e le ragioni non stanno
mai da una parte sola.
Nei prossimi giorni credo dovremmo cercare di capire esattamente
di cosa stiamo parlando in questo Parlamento e dove dobbiamo
approdare. La riforma si rende necessaria perché - se ne parla
poco, lo ricordava poc'anzi l'onorevole De Benedictis - il sistema
sanitario regionale è da anni collassato a causa di controlli
inesistenti e di un sistema di riforme che, dal 2000-2001, in
Sicilia avrebbe dovuto applicare il 502 e successive modificazioni
- era una riforma straordinaria, rivoluzionaria che portava a
gestire la sanità in Italia come azienda, con il sistema economico-
patrimoniale -, con un sistema di controlli mobilissimo che, più
che andare a verificare e sanzionare gli errori commessi, non
riesce totalmente a trasferire questo concetto neppure agli
operatori; è un controllo, appunto, di gestione sulla gestione che
dovrebbe, in corso di esercizio, provare a correggere gli errori
che la programmazione normalmente fa.
Questo ha portato la spesa sanitaria fuori controllo. Non si
riusciva più, alla fine di ogni esercizio, a trovare le risorse
sufficienti - e ciò fino all'ultimo esercizio - a risanare il
deficit di questa sanità nonostante le norme che questo Parlamento,
nel 2007 e nel 2008, ha approvato e che oggettivamente riducevano
la spesa sanitaria.
Eppure, lo ricordavamo poc'anzi, le relazioni del Procuratore
generale della Corte dei Conti facevano rilevare come, nonostante
le norme approvate da questo Parlamento per la riduzione della
spesa sanitaria, questa continuava ad aumentare. Pertanto, un
sistema malato; la qualcosa, ovviamente, non dipendeva e non
dipende soltanto dalle norme. Il nostro ordinamento, purtroppo, è
pieno di norme che nel passato non sono state applicate - e per la
sanità è accaduto molto spesso, Assessore - come il legislatore
aveva ipotizzato che dovessero essere applicate.
Quindi, tutto ciò ha comportato da parte dei cittadini un
distacco, c'è stata una frattura tra il cittadino e le istituzioni
pubbliche, in questo caso il servizio sanitario regionale. E il
cittadino, alla fine, risulta rassegnato ad immaginare nella sua
regione, nel suo territorio, una sanità inadeguata a rispondere al
diritto costituzionalmente garantito dall'articolo 32 della
Costituzione, appunto il diritto alla salute.
E questo è il risultato politico disastroso, Presidente, della
sfiducia, del distacco dei cittadini rispetto alle risposte che la
politica, il Parlamento, i governi che si sono succeduti non sono
riusciti a dare per un tema che non attiene a situazioni
strategicamente importanti come possono essere e pure sono i temi
dell'economia nella nostra Regione, ma persino per il diritto alla
salute e qualche volta per il diritto alla vita.
E' stato redatto e stipulato il piano di rientro che ancora una
volta, lo ricordo a me stesso, è definito nell'intestazione Piano
di contenimento e di riqualificazione del servizio sanitario
regionale . Rispetto a questo, rispetto alle letture e riletture
che in questi mesi e in questi giorni abbiamo fatto di questo
corposo malloppo che contiene le modalità del rientro, della
riqualificazione del servizio sanitario regionale, mi sono accorto,
avendo anche riflettuto sui dibattiti in commissione, sui dibattiti
svolti con gli strumenti mediatici, che probabilmente ci siamo
troppo attardati a ragionare in maniera stucchevole di modelli
contrapposti che avrebbero dovuto essere la panacea del problema
sanità in Sicilia.
Non è così. E io, che nella vita posso essere definito tecnico del
settore sanità, dico che il problema è squisitamente politico e che
il ragionamento e il dibattito sui modelli ci ha portato a perdere
qualche mese in più e a lasciare che le liste di attesa e i
problemi che sul territorio per i cittadini sono ferite
sanguinanti, senza tema di fare retorica, permanessero e dico che
probabilmente ci siamo resi responsabili di avere perso ulteriore
tempo per una problematica che non attiene alla struttura delle
istituzioni, ma attiene al diritto dei cittadini alla salute e alla
vita.
Quindi, occorreva fare alcune cose elementari: ridurre il numero
delle aziende e rafforzare il sistema di protezione sociale, come
qualcuno l'ha definito, che è la rete degli ospedali, anche di
quelli piccoli che sul territorio costituiscono presìdi
assolutamente irrinunciabili per una sanità moderna. Ma occorreva e
occorre, Assessore, - spero che si vada in questa direzione - fare
in modo che questi presìdi sul territorio offrano davvero livelli
uniformi e non soltanto essenziali di assistenza. E questo, negli
ultimi vent'anni, non è stato assolutamente fatto, quanto meno in
nessuna delle sei province medio-piccole, cioè, l'abbandono delle
alte specialità e l'avere ridotto i nostri ospedali, tutti i nostri
ospedali delle sei province medio-piccole, semplicemente a presìdi
dove a malapena si riesce oggi ad assicurare i livelli essenziali
di assistenza.
Questo andava fatto e questo va fatto, rendere uguale il diritto
alla salute per tutti i cittadini della regione, e rendere uguale
il diritto alla salute dei cittadini siciliani con il diritto alla
salute dei cittadini di altre regioni di questo Paese. Non è
assolutamente consentito oggi attardarsi in stucchevoli
ragionamenti quando poi sappiamo perfettamente che per il mancato
funzionamento soprattutto dell'emergenza-urgenza nelle province,
nella stragrande maggioranza delle province siciliane, il diritto
alla salute e persino il diritto alla vita, Presidente, hanno un
contenuto diverso a Trapani, a Ragusa, a Siracusa rispetto a quello
che hanno a Palermo o a Milano.
Questo credo che non sia assolutamente accettabile, non è
accettabile In questo senso sono grato all'Assessore che in questi
mesi, tra dibattiti e discussioni, è riuscito a dare, ad
alimentare qualche speranza in questo senso. I cittadini non
soltanto della mia provincia di provenienza, ma anche quelli di
tante altre province della Sicilia, non sono ancora dotati di una
radioterapia, di un servizio oncologico degno di questo nome. Non è
immaginabile che la dignità dei cittadini siciliani sia lesa sino a
questo punto, non è pensabile che cittadini di Ragusa o di Trapani,
affetti da neoplasia, debbano percorrere centinaia di chilometri
per sottoporsi alle terapie.
Ciò dovrebbe farci riflettere; in questo momento dovremmo
chiederci di che cosa stiamo davvero parlando invece che attardarci
a parlare di qualche struttura in più o in meno, magari senza
capire sino in fondo di cosa si sta parlando o di come si sta
cercando di articolare in maniera seria il servizio sanitario
regionale.
Presidente, Assessore e colleghi deputati, non vorrei farla lunga,
dico solo che ho ascoltato con attenzione gli interventi seri e di
contenuto che sono stati fatti dai colleghi prima di me. Dico che
dobbiamo riflettere nel dibattito della prossima settimana
sull'articolato su come non strappare ulteriormente alle province,
ai territori, la scelta sull'articolazione dei presìdi sul
territorio. Assessore, mi riferisco in particolare ai sindaci, a
chi ancora oggi rappresenta il territorio che, in qualche modo,
dobbiamo rendere protagonisti dell'attuazione della riforma
sanitaria che il Parlamento della Regione riterrà, come è nelle sue
prerogative, di approvare nei prossimi giorni.
E, dunque, quale deve essere il vero oggetto della riforma, al di
là dei tecnicismi che pur mi appassionano e sui quali evidentemente
sono disponibile a fare tutte le discussioni propositive e positive
che servano? Dobbiamo fare del servizio sanitario regionale quello
che tanti di noi vogliono o stanno provando a fare.
E facevo ieri sera con i colleghi del mio Gruppo una battuta,
anche questa piuttosto triste, e cioè non vorremmo che nel
servizio sanitario regionale l'unico problema fosse il malato.
Vorremmo che il malato tornasse al centro del servizio sanitario
regionale; non vogliamo più un servizio sanitario regionale che sia
autoreferenziato, che si costruisca un reparto o una divisione
soltanto perché c'è una professionalità da occupare e non perché
ci sia una risposta epidemiologica da offrire al territorio. E
vorremmo che questa riforma non fosse la nostra riforma, ma fosse -
anche per le cose che ho detto - la riforma dei cittadini
siciliani.
E' il mio timore al di là di quello che sarà, ed è il mio
pensiero sul disegno di legge che è in Aula e sull'emendamento al
disegno di legge che è approdato in Aula, presentato ieri o l'altro
ieri dal Governo.
Al di là di questo, desidererei che in Parlamento si seguisse un
certo percorso. E se l'onorevole Fiorenza prima citava Calvino, io
vorrei citare Coelho e Kafka. Abbiamo temuto per settimane e per
mesi che un disegno di legge che approdi in Aula e che venga
affidato in maniera assolutamente non definita all'Aula possa
produrre una mostruosità, cioè la metamorfosi di Kafka. Non vorrei
che da questo Parlamento uscisse un mostro che peggiori
ulteriormente il disastro del servizio sanitario regionale,
disastro che oggi i cittadini siciliani sono costretti a subire; e
su questo dovremmo essere tutti attenti. Ho richiamato Coelho: al
protagonista di un romanzo, prigioniero dei beduini del deserto e
che ritiene di essere vicino alla sua fine e alla sua morte, il
saggio suggerisce, per salvare la sua vita e continuare il suo
sogno, di farsi vento; in tal modo riuscirà a salvare la vita e a
realizzare il proprio sogno. La sua ovvia e scontata perplessità di
come un uomo possa farsi vento si è poi trasformata in uno sforzo
straordinario di volontà e di sentimento da parte del protagonista
che è riuscire appunto a farsi vento, a superare la
cristallizzazione della impossibilità al cambiamento. E per il
cambiamento in questa Regione vorrei che questo Parlamento e il
Governo, si facessero vento' e finalmente una volta si potesse
realizzare in questa nostra regione una speranza che sia il
contenuto vero, che tutti auspichiamo, del diritto dei cittadini
siciliani alla salute, del diritto alla vita.
CRACOLICI. Quanti sono gli iscritti a parlare?
PRESIDENTE. Ce ne sono ancora cinque.
CRACOLICI. Signor Presidente, alle 19 spenga le luci
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, lei è interessato al dibattito
che è interessantissimo? Commentavamo proprio adesso che si sta
svolgendo un bel dibattito, e quindi se ci sono ancora cinque o
dieci oratori che devono intervenire se il dibattito è interessante
vale la pena ascoltare. Si faccia vento'
E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, penso che
guardandoci attorno stiamo tutti più o meno pensando che un testo
del genere, che io non definisco riforma, avrebbe meritato maggiore
attenzione, e - mi permetto di dire - anche maggiore attenzione da
parte del Governo. Con tutto il rispetto che ho per l'Assessore
Russo e per gli Assessori che compongono questo Governo, avrebbe
meritato anche la presenza del Presidente della Regione. Non lo
dico per speculare o per strumentalizzare l'assenza dell'onorevole
Presidente della Regione. Però l'onorevole Dina sa bene che questo
è un luogo dove, rispetto a momenti importanti della vita della
società siciliana, bene o male una certa attenzione nel tempo è
stata dimostrata.
Quest'oggi, per giunta, avrebbe meritato maggiore attenzione anche
questo dibattito, questa discussione generale per il fatto che su
di essa, come Governo e come maggioranza, avete tenuto bloccato
questo Parlamento per mesi. E dobbiamo essere schietti, sinceri e
diretti: ci siamo inventati di tutto per quanto concerne anche
l'attività legislativa e per dare dimostrazione di un'attività vera
di questo Parlamento rispetto a quanto propone il Governo, e non
solo. Nel corso di questi mesi è stato così, ed è stata registrata
una cosa ancora più curiosa, e cioè un continuo litigio, sono
volate parole pesanti, molto pesanti per la verità, parole che
definirei accuse pesanti all'interno della maggioranza e fra
maggioranza e Governo, parole che ancora pesano come pietre. E
pesano soprattutto sui cittadini siciliani, su quella parte che si
pone quotidianamente un problema molto semplice, molto elementare.
E il problema è il seguente: come realmente, dopo ciò che è
accaduto in questo passato prossimo, si riesca a migliorare
complessivamente il sistema della sanità siciliana.
Io non vorrei sfiorare alcuna forma di retorica, ma dobbiamo un
attimo guardarci alle spalle e guardare al 1999. Onorevole Formica,
mi pare che lei c'era come me, il deficit, il cosiddetto sforamento
del tetto imposto dalla Regione siciliana, era sotto i 500 milioni
di lire (se qualcuno mi può aiutare, ricordo che forse era 380 o
370), in quell'anno fu fatto il primo ed unico piano sanitario. La
mia non è propaganda, fate uno sforzo e ricorderete che in
quell'anno si tentò di mettere in campo un Governo di segno diverso
rispetto a quanto era accaduto in Sicilia dal 1947 in poi. Non fu
un Governo, attenzione, che dal punto di vista operativo affrontò
le grandi questioni. Non ebbe il tempo e le condizioni per farlo
seriamente, ma quello fu un periodo in cui il deficit era pari a
308 milioni di lire ed è stato fatto il primo e l'unico piano
sanitario regionale.
Cosa è accaduto dal 2000/2001 fino ai giorni nostri? E' accaduto
che dentro il sistema sanitario si è accelerata ulteriormente
quella che è una pratica, operare da corsari, non tenere conto di
ciò che significa diritto alla salute, ma incunearsi in ogni parte
del sistema per fare fortuna elettorale. Nascono le liste su questo
- non ce lo dimentichiamo -, nascono le liste a Catania, nascono le
liste in altre realtà; nascono liste regionali - ribadisco, non ce
lo dimentichiamo - fatte e composte da coloro che erano stati
graziati al di fuori del merito. Forse c'era anche qualcuno che
era meritevole, per carità, non si può fare di tutta l'erba un
fascio Accade questo. E nel corso di questi anni ogni pedina che
si muove dentro quel sistema è una pedina che risponde ad una
logica politica elettorale becera. Se non ce lo diciamo, facciamo
l'errore di definire questo testo una riforma. Un autore diceva:
ci sono omini e ominicchi , questo testo è una riformicchia,
Assessore Non se la prenda, non si irrigidisca, è una
riformicchia, un papocchietto' anzi, e dirò in due minuti perché
la considero un papocchietto'.
Perché non solo questo Governo è famoso per avere bloccato i
lavori d'Aula, è famoso per avere affrontato un argomento di questo
tipo con una maggioranza che presenta un suo disegno di legge,
disegno di impostazione, non dico totalmente, ma in buona parte
opposta a quello che presenta il Governo, e dall'altro lato ci sono
due filosofie. Una filosofia che si ispira ad un sistema che non ha
niente a che spartire con quello di cui noi abbiamo bisogno; la
Lombardia, è un sistema, infatti, che tende a riparare, che ha la
necessità di porre rimedio a quanto è stato prodotto in negativo in
questi anni - un miliardo e duecento milioni di deficit -,
necessità e non capacità di riformare, non capacità di innovare.
Smettiamola Io non voglio fare l'oppositore incallito, perché non
è mia abitudine, ma la necessità di attingere a quel fondo
transitorio voluto da un ministro di un Governo di un centro-
sinistra che si mise in testa che le regioni dovevano comunque
rientrare immediatamente, azzerare il deficit e ripensare ad un
sistema diverso che soprattutto parla dei problemi quotidiani dei
cittadini siciliani, ebbene, potete dirmi anche che è demagogia, ma
quando una donna deve fare una mammografia o un uomo deve fare una
tac e si sente dire che deve aspettare sette, otto mesi, chiamatela
come volete, ma questo è il sistema che abbiamo oggi in Sicilia.
Abbiamo assistito ai classici giochi di vecchia politica, della
politica che pensa prima alle poltrone, che pensa a non perdere,
perché ne ha fatto elemento di consenso elettorale, pezzi di potere
dentro quel sistema. E volete che non lo diciamo. Volete che da
questo punto di vista non siamo impietosi, anche rispetto ad alcuni
errori che abbiamo potuto commettere anche noi come opposizione nel
tempo, per carità. Ma bisogna dirlo e bisogna avere il coraggio di
affrontare l'argomento con estrema onestà intellettuale.
Io vedo invece un adagiarsi: beh, abbiamo trovato un mezzo
accordo, costi quel che costi, poi magari ci indigniamo, perchè tra
di noi a volte c'è anche una cosa che fa parte dell'essere umano,
gentiluomo, quello di rispettarci anche quando non siamo d'accordo
e magari ci si irrigidisce quando si dice o ci si indigna quando si
dice che questa è la terra del Gattopardo, è la terra dove Tomasi
di Lampedusa scrisse una cosa meravigliosa Cambiare tutto per non
cambiare niente ; in questo caso cambiare tutto per cambiare
pochissimo e tentare una strada che per certi versi non convince. E
in questi pochi minuti che mi rimangono dirò perché.
La prima cosa. Noi veniamo da un'esperienza di medicina
territoriale assolutamente inefficiente, ma non tanto, non ce la
dobbiamo prendere con gli operatori, con quella parte che fa un
mestiere preciso, il furbo, sì, con quella parte che fa lo
spregiudicato, sì, perché questo lo dobbiamo pure dire, non è che
dobbiamo essere ora ecumenici e poi dimentichiamo ciò che accade
ogni minuto. Per la verità, dobbiamo riconoscere, invece, da questo
punto di vista, che si tratta di una medicina territoriale scarsa
come organizzazione, come strutture, come servizi reali che eroga,
non è in grado di affrontare le questioni più delicate che
riguardano anche il diritto alla salute.
Io avrei voluto, sono fra quelli, può darsi che mi sto
semplicemente fissando, ma se su quest'argomento ci fosse stata
maggiore attenzione, soprattutto se ci fosse stato qualcuno che
avesse detto basta, mettiamoci un punto per ciò che concerne
anche una cosa assolutamente inconcepibile: come la legge numero
328 del 2000 - che riguarda una materia delicatissima, che parla
dei ragazzi, dei disabili, delle famiglie, che parla delle
difficoltà vere che ci sono sul territorio - venga gestita con la
logica dello spendere inutilmente e del dare possibilmente risposte
all'amico dell'amico. Beh, questo è il dato Avrei preferito che ci
fosse maggiore coraggio, signor Assessore, nel dire le competenze
passano dall'Assessorato per la sanità E la legge 328 è parte
integrante di una politica sanitaria nel territorio, questo è il
punto Per affrontare le questioni e non per lasciarle così come
sono oggi.
Invece le novità, sostanzialmente, tranne la diminuzione che
sappiamo tutti, lasciamo stare il calcolo che faceva qualche
collega per quel che concerne il saldo finale, per questo saldo
finale, sinceramente, aspettiamo un po'. Io non vorrei fare
Cassandra, ma su questo saldo finale, cioè contenere la spesa e far
funzionare meglio la sanità, non mi pare che dalle carte che si
leggono ci si possa adagiare. Mi convinco che vi andrà bene; ma,
rispetto a come avete governato la materia, il piano di rientro e
il piano sanitario non possiamo fare a meno di farli, altrimenti
siamo una Regione a testa in giù
Questo è uscito fuori, il litigio, la necessità assoluta dal punto
di vista finanziario; non è uscita fuori la preoccupazione che deve
avere un Governo adeguato di fare i conti con i limiti di un
sistema, di migliorarlo, di fare andare meno la gente fuori dalla
Sicilia, e di fare una cosa spettacolare, vale a dire fare in modo
che i cittadini si fidino di questo sistema, cosa che non fanno
oggi, perché chiedono se si possono fidare del primario x prima
di farsi operare con un bisturi. E se ne vanno fuori Questo è il
punto su cui dovremmo essere assolutamente concentrati e spenderci
seriamente per superare questi limiti.
Invece, e concludo, signor Presidente, c'è chi si innamora, chi
ideologizza se è più bello il testo del PDL e dell'UDC, del sistema
lombardo, o se invece è più o meno rivoluzionario il testo del
Governo. Ma è rivoluzionario il compromesso al ribasso? E'
rivoluzionario inventarsi una cosa ibrida che sono gli ospedali
capofila? Con tutto ciò che significa budget, DRG, gestione reale,
reparti da aprire, quindi con il governo dell'azienda, di questo
stiamo sostanzialmente parlando. Poi, siccome, appena vedete
poltrone, alcuni di voi non ci vedono più - parlo possibilmente con
gli assenti, non con i presenti -, ma non ci vedete più, impazzite
Perché avete basato, da questo punto di vista, il ragionamento
politico sulla logica del voto di scambio . Non mi dite che sono
duro E' lì il bubbone E se quel bubbone non viene fuori, non
viene fatto esplodere, noi stiamo semplicemente giocando una
partita che significherà rinviare i problemi che abbiamo
registrato in questi lunghi anni
Allora, signor Presidente, e concludo, io non mi innamoro, non
vado ad ideologizzare e penso che anche il testo del PD possa
avere alcuni limiti, perché no? Altrimenti, diventa propaganda
stupida. Ma lo sforzo doveva essere vero e più serio, meno legato
ai meccanismi che tanto danno hanno fatto a questa Terra Doveva
realmente essere smontato pezzo per pezzo quel sistema che ha
portato a pagare anche determinate prestazioni alla clinica Aiello,
elevata all'ennesima potenza Perché tutto può accadere quando un
sistema viene gestito in questa maniera.
Ripeto, io non mi innamoro e con umiltà dico che ognuno deve fare
il suo dovere fino a quando può, fino alle condizioni date dice
qualcuno; noi abbiamo il dovere di sostenere ciò che è contenuto
nel testo dell'opposizione, confrontarlo con quest'Aula e con
questo Governo e tentare di convincere che ci sono proposte e
soluzioni migliori di quelle che state mettendo in campo.
E per la verità, spazio, in questo senso, ce ne date a iosa,
perché soluzioni migliori della riforma che state mettendo in
campo, facilmente ce ne sono a portata di mano. E così, per parte
mia, farò e faremo, in punta di piedi, ma con la consapevolezza che
ciò che abbiamo vissuto in questi anni è più grave di quanto
pensiamo e che la capacità innovativa doveva essere ancora più
marcata, chiara e doveva arrivare come segnale di svolta. Così non
è. Cerchiamo, da questo punto di vista, come opposizione, invece,
di fare arrivare ai cittadini che stiamo lavorando seriamente per
rendere tutti più sereni e perché il diritto alla salute diventi
qualcosa che veramente sia garantito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha
facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, esprimo i sensi della mia più viva
ammirazione nei confronti dei colleghi che hanno citato, durante
questa lunga giornata, non so se ho segnato bene, Italo Calvino,
poi c'è stato Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo , poi c'è
stato Kafka, quella magnifica parabola del viandante nel deserto.
Ora, la storia della letteratura e del pensiero è ricchissima di
autori e di citazioni. Il vocabolario italiano è un po' più
sintetico. Ed io mi permetterò di utilizzare un aggettivo
qualificativo per definire il clima che, complessivamente, si
respira. E non ne so trovare uno migliore rispetto a quello di
squallido, tra squallido e triste. Questo è il concetto che mi
permetto di riferire, perché chi, come me, rispetto mettiamo ad un
monte ore di cento in cui si è discusso di sanità, qui in Aula ed
in Commissione, credo che abbia partecipato per il 95 per cento. E
durante queste giornate il sottoscritto ha visto le folle che si
sono accalcate.
Ricordo agli onorevoli colleghi e all'Assessore quando,
addirittura, le folle e le foghe erano tali da rendere incapiente
la sala della sesta Commissione, credo che in questo senso abbiamo
dovuto fare richiesta alla Presidenza per poterci riunire in Sala
rossa. Riunioni di Commissione che si sono trasformate in veri e
propri seminari, con video-proiezioni. Si è aperto un fronte
straordinario in cui, signor Presidente, in parole povere, si
voleva dire una parola diversa rispetto alla scrittura di una delle
pagine più tristi della storia del nostro Parlamento dal dopoguerra
ad oggi, quindi, da sempre.
La scorsa legislatura si è chiusa sul capitolo sanità e su una
pagina terrificante; la scorsa legislatura si è chiusa su una
condanna gravissima. Penso, spero e mi auguro, che l'onorevole
Cuffaro sappia, nelle sedi opportune, dimostrare la propria
estraneità. Noi siamo, però, dovuti andare a votare perché, a
proposito di sanità, si è aperto un processo e si è chiuso con una
condanna di cinque anni che se, per caso, venisse confermata nelle
sedi successive, sarebbe una cosa di una gravità inaudita.
E questa legislatura si è riaperta sul problema della sanità,
quasi a voler acclarare che la politica siciliana riassumeva forza
e autorevolezza mettendo al centro del proprio dibattito politico
questa, che - ripeto - è stata una delle pagine più tristi ed
inquietanti. Con questa riaffermazione di autorevolezza siamo
andati avanti otto mesi e vorrei ripercorrere in otto minuti questi
otto mesi di dibattito che ha appassionato l'opinione pubblica di
tutta la Sicilia.
Abbiamo avuto uno scontro di personalità forti; abbiamo avuto
momenti di grande tensione, di grande passione; abbiamo temuto in
certi momenti che si addivenisse alle mani; abbiamo avuto degli
scontri ideologici e teorici; abbiamo scomodato i classici latini,
i padri del diritto. Si ricorda, Assessore? Pacta servanda sunt.
Altro che Kafka Sono scesi in campo i grandi.
Abbiamo avuto i potenti, le menti pensanti che acclaravano un
modello piuttosto che un altro; abbiamo perfino scomodato
l'Organizzazione mondiale della sanità a favore di una tesi oppure
a favore dell'altra; abbiamo accelerato i lavori in maniera
spasmodica perché ci è stato detto: attenti, perché se questo
piano di rientro non trova il proprio ubi consistam all'interno di
un dispositivo legislativo, quello che stiamo facendo è inutile. La
Sicilia verrà commissariata, dobbiamo fare una legge con i bordi in
modo tale che a Roma nessuno ci possa dire nulla .
Pongo allora un quesito: è questa la legge? Rassicurante E'
questa la legge putrella? E' questa la legge trave? E' questa la
legge pilastro? E' questa la legge? Se leggono questa legge, la
legge della tabellina B, a Roma ci diranno: Bene, la sanità
siciliana è moralizzata e risanata. Ci avete tranquillizzati .
Signor Presidente, Assessore, mi dispiace, io sono un illuminista
convinto. A me dà l'impressione che tutto il presupposto in cui
avevamo creduto, sono un illuminista e credo nella forza della
parola proprio nel senso ciceroniano e, rifacendomi alla
espressione latina actio prima in Verrem , mi ero convinto che
veramente la politica siciliana volesse scrivere una pagina nuova.
Invece, abbiamo fatto ridere i polli
Se avessimo un briciolo di senso della dignità, penso e sono
curioso di sentire, Assessore, il suo intervento, che questa cosa
sa proprio come di una rappattumazione', non di una sintesi. Ci
siamo paludati per otto mesi nei massimi sistemi e quello che
abbiamo partorito è la rassicurante tabellina B', cioè abbiamo
creato altri diciotto centrali di spesa. Assessore, diciotto
centrali di spesa Abbiamo creato un sistema che credo in pieno
Medioevo si chiamasse quello dei vassalli, dei valvassori e dei
valvassini. Ora è perfetto. Nel suo fallimento, questo sistema è
perfetto.
Sinceramente mi sarei aspettato molto di più. Non solo, ma anche
il Governo non ci fa una bella figura, perché la mia impressione sa
qual è? E' come se ad un certo punto il Presidente della Regione si
fosse svegliato, avesse letto con attenzione la legge di cui si
parlava, si fosse accorto che mancavano i posti dove inserire gli
uomini al Cremlino e questa è stata la sintesi per cui abbiamo
interrotto i lavori della Commissione, interrotto i lavori d'Aula,
interrotto tutto, per partorire questo Mi dà l'impressione proprio
di un'operazione molto modesta. Eravamo diventati Torquemada,
avevamo inaugurato l'era della rivoluzione, avevamo scomodato i
classici, avevamo scomodato i padri del diritto.
Francamente, se dovessi fare una citazione, dopo quelle bellissime
che ho sentito, non andrei al di là di Nino Martoglio, con il suo
San Giovanni Decollato - atto terzo : «Si finieru i bummi, si
finieru i suffaredda». Questa è la testuale battuta di una parte
molto esilarante del San Giovanni Decollato . E questo è un
epilogo abbastanza mortificante, abbastanza triste, ma questa è in
realtà una delle tante storie tristi di questa povera Sicilia.
Noi ci avevamo creduto. Personalmente pensavo di scrivere insieme
a lei, Assessore, una pagina nuova della sanità siciliana e,
invece, ora vedrà che ci sarà una corsa per la tabellina B' nel
cercare di moltiplicare quei diciotto e di farli diventare
ventiquattro, trentacinque e la battaglia dei territori e la
battaglia di tutto questo.
Eravamo partiti per fare la grande rivoluzione, sparammo i bummi
e si finieru i suffaredda E veramente se così dovesse rimanere,
francamente sarebbe un epilogo molto malinconico di quella che
poteva essere una bella scommessa.
Un'altra cosa. Mi ha spiegato il mio capogruppo che noi non
dovevamo dare l'impressione di volere fare ostruzionismo nei lavori
d'Aula trattando di un argomento così importante. E sulla base di
questa spiegazione, io che sono un buon soldato mi sono subito
convinto, e mi sono sorpreso che questo dispositivo non sia
ritornato in Commissione.
Signor Presidente, abbiamo rinviato in Commissione delle leggi per
sottilizzare, lei lo sa, a proposito dei porti, per delle fesserie,
per delle stupidaggini; abbiamo fermato in quest'Aula delle leggi
abbastanza irrilevanti in confronto a queste per dibattere sul
sesso degli angeli.
Ma come mai non si è pensato per un emendamento del Governo così
invasivo che in qualche modo riscrivesse completamente la legge?
Voi dovete sapere che c'è una disposizione, un decreto
dell'Assessore che dice che gli ospedali piccoli adesso bisogna
chiuderli o accorparli. E c'è nello stesso tempo un emendamento a
firma del Governo che dice: attenzione perché voi adesso
costituite una nuova unità su cui dobbiamo discutere, quella dei
vassalli, dei valvassori e dei valvassini .
Su una materia così invasiva, così importante, non si poteva
perdere qualche settimana in più per consentire a tutti noi di
parlare di una vicenda che avremmo potuto conoscere meglio?
Invece quasi tutti abbiamo parlato di una vicenda che non
conosciamo e che, quindi, rischia di precipitare verso un epilogo
deludente.
E qui è stato molto inquietante, dobbiamo dirlo, l'intervento del
Presidente Maira.
Qui non c'è alcun accordo, Assessore, qui stiamo andando alla
roulette russa degli emendamenti e dei subemendamenti, nella
trattativa più bieca. Ma allora a cosa è valsa questa
accelerazione? Perché questa forsennata accelerazione verso
un'incertezza, verso i lavori d'Aula che sono diventati appunto il
casinò di Saint Vincent , dove non sapremo alla fine quale sarà
l'ossatura, l'architettura di questa importantissima legge
finanziaria?
Dunque, alla fine del mio intervento devo dire, purtroppo, in
controtendenza con quello che hanno affermato alcuni autorevoli
parlamentari che mi hanno preceduto, non ho la sensazione che oggi
sia una giornata particolare per la Sicilia, in cui abbiamo scritto
una storia, in cui abbiamo segnato uno dei momenti più importanti
di questa legislatura.
Io ho l'impressione piuttosto che abbiamo fatto al solito una cosa
alla siciliana, una cosa tra di noi, una bella cassata alla
siciliana, che ancora dobbiamo aprire per vedere se la ricotta è
fresca oppure se, purtroppo, è andata a male Vedremo. Una cosa
però è certa: è finito il tempo delle cambiali firmate in bianco, è
finito il tempo degli assegni in bianco, adesso è arrivato il
momento dell'analisi severa, adesso è arrivato il momento del redde
rationem.
Adesso è arrivato il momento in cui, passando dalla discussione
generale all'esame dell'articolato e quindi agli emendamenti, credo
che lì sarà l'ultima spiaggia in cui potremo verificare se è
avvenuta una ripresa della dignità di questo Parlamento che,
purtroppo, oggi non ha dato, in verità, il meglio di se stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, mi
hanno preceduto molti colleghi che hanno già fatto delle dotte
citazioni letterarie e io penso che anche quelli che seguiranno ne
faranno, quindi mi asterrò in tal senso. Però, ascoltando il
dibattito, leggendo il disegno di legge, mi veniva in mente Storia
di una riforma cominciata bene e finita male .
Lo dico con grande delusione perché non vorrei fosse questo il
titolo del libro che si potrebbe scrivere a conclusione
dell'approvazione di questa legge di riforma.
Questa riforma era partita col piede giusto, con uno spirito mi
pare autenticamente riformista, che notoriamente mal si concilia
con le vecchie logiche politiche delle poltrone e del potere. E il
tentativo di mescolare le due cose ha dato vita ad una miscela
esplosiva che, di fatto, ha generato un disegno di legge che, così
come emendato, non rispecchia più quel profilo originariamente
riformista rispetto al quale, come Partito democratico, ci eravamo
impegnati a svolgere un ruolo di opposizione seria, forte, ma anche
costruttiva.
Evidentemente, gli accordi politici di vertice, di cui pure hanno
parlato le cronache, hanno prodotto delle strane alchimie
organizzative; si è parlato di diarchie, nient'altro che
moltiplicazione di poltrone. Non vedo in tutto ciò una seria
ragione organizzativa, ma spero di potermi ricredere ascoltando la
sua replica per il bene della Sicilia e dei siciliani.
Mi pare al momento che sia prevalsa una logica pre-elettorale
sull'interesse generale dei cittadini siciliani e ritengo ciò un
errore che, purtroppo, pagheranno i cittadini e al quale spero si
possa ancora rimediare apportando le dovute correzioni a questa
riforma perché torni ad andare nella giusta direzione. Mi pare al
momento che sia prevalsa la logica della mediazione degli interessi
rispetto agli interessi generali dei nostri cittadini siciliani e
che ciò ha cambiato, di fatto, la sostanza della proposta
originaria di riforma dell'assessore Russo.
Non può essere una notizia da prima pagina che la riforma ottiene
un risparmio di 50 milioni. In questa Terra che ha bisogno di
risorse anche un euro deve essere speso bene e se lo si può
risparmiare, ben venga. Tuttavia, rispetto ad una spesa sanitaria
di circa 8 miliardi non mi pare che possa essere questo a farci
pensare ad una grande riforma, credo appena lo 0,6 per cento.
Io credo invece che la riforma che ancora tutti vogliamo, almeno
come Partito democratico, debba essere la riforma che va incontro
agli interessi dei cittadini siciliani, che deve mettere al centro
dell'attenzione l'interesse per la cura dell'ammalato, punto di
vista che probabilmente si è smarrito in questi mesi.
Io riscontro una distanza notevole tra il suo intervento,
Assessore, direi programmatico in quest'Aula alcuni mesi fa, quando
lei parlò delle quattro R - non entro nel merito, penso che
altri lo faranno - e questo disegno di legge. Certo, un disegno di
legge non esaurisce tutto quanto bisogna fare nel campo della
sanità in Sicilia, ma non credo che questo disegno di legge
corrisponda a quel discorso programmatico che pure lei tenne in
quest'Aula alcuni mesi fa.
Sono stati annunciati emendamenti da parte di alcune forze di
maggioranza - almeno così riportano i giornali - a proposito dei
convenzionati, a proposito delle cliniche private. Vedremo. C'è da
dire probabilmente speriamo bene . Ci auguriamo che l'impianto
della proposta di legge non debba ulteriormente peggiorare cammin
facendo, ci auguriamo invece che possa subire delle correzioni
positive.
Per quanto riguarda il 118, tutti abbiamo sentito analisi critiche
serie in questi mesi, anche da parte sua, assessore Russo,
condivisibili, rispetto ad un servizio di emergenza che sicuramente
non corrisponde a quelli che sono i bisogni dei siciliani. Non mi
pare che mettere in campo una proposta ulteriore di proroga,
addirittura triennale, possa corrispondere a questa voglia di
cambiamento, di riforma, di innovazione che pure ci era parso di
cogliere nelle sue idee almeno così come le aveva espresse. Io
temo, ma spero vivamente di sbagliarmi, che noi continueremo ad
avere lunghe liste d'attesa per una TAC, code interminabili al
pronto soccorso e viaggi della speranza.
Evitare tutto ciò richiede uno sforzo che deve avere al centro la
capacità di mettere da parte gli interessi particolari per fare
prevalere gli interessi generali. Come quando l'onorevole Fiorenza
si chiedeva che fino hanno fatto i PTA. Ma dovremmo chiederci come
realmente dovranno interagire con le aziende ospedaliere, quali
funzioni dovranno svolgere esattamente, ritenendo che questa era
una proposta importante e significativa di cui pure si era parlato,
e rispetto a questo abbiamo già preannunciato degli emendamenti.
Dicevo, un disegno di legge non può certo contenere tutto, ma ci
piacerebbe capire quanto, negli atti di indirizzo che l'assessorato
darà, si chiederà di investire ad esempio per la formazione del
personale. La qualità dell'offerta sanitaria dipende in gran parte
dalla qualità delle prestazioni sanitarie che si possono garantire
con investimenti seri nel settore della formazione per tutto il
personale sanitario. Non è solo un problema di quantità o di numero
di posti letto.
In tal senso, ci vogliamo augurare che davvero il Governo dia un
orientamento chiaro per valorizzare al meglio le risorse
professionali, le risorse umane presenti all'interno della sanità
siciliana; va garantita l'autonomia del sistema di controllo, che
deve essere autonomo dalla politica. Rispetto a questo, riteniamo
che si possa fare un ulteriore sforzo, forse innovativo, per
garantire questa condizione di terzietà delle funzioni di controllo
rispetto alle funzioni di gestione; bisogna dare il segnale che si
vuole andare verso un sistema meritocratico che incentiva chi fa
bene e attiva procedure sanzionatorie per chi, invece, non fa bene.
La proposta del testo, avanzata dal Governo con l'articolo 21 bis
ai commi 4 e 5, credo che non vada in questa direzione, la
procedura di rimozione dei manager è estremamente farraginosa, mi
viene da ridere quando leggo di decadenza automatica del direttore
generale delle aziende del servizio sanitario regionale che,
qualora non abbia raggiunto l'equilibrio economico di
bilancio,... . Decadenza automatica lascia immaginare qualcosa di
celere, di rapido, di immediato, dichiarata dal Presidente della
Regione su proposta dell'Assessore, previa delibera della Giunta.
Quanto tempo richiede tutto ciò? Ed è proprio necessario? Questa è
la domanda.
Io credo che il comma 7 del decreto legislativo 502/92, articolo 3
bis, usi espressioni molto più chiare quando dice che la Regione
risolve il contratto dichiarando la decadenza del direttore
generale e provvede alla sua sostituzione quando ricorrano gravi
motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo , e
dà anche per la consultazione della Conferenza di cui all'articolo
2, comma 2 bis, un termine di dieci giorni, esprime un percorso di
celerità, addirittura aggiungendo che in particolari casi di
gravità e di urgenza si può prescindere dalla richiesta di tale
parere .
E' stato messo in capo un impianto che non va in questa direzione
perché anche a fronte di gravi motivi, di reiterate omissioni di
atti obbligatori per legge, o qualora la gestione presenti una
situazione di grave disavanzo, o in caso di violazione di legge o
del principio di buon andamento e imparzialità
dell'amministrazione, nonché nel caso di mancato rispetto degli
atti di programmazione sanitaria o di mancato raggiungimento degli
obiettivi assegnati, il Presidente della Regione, su proposta
dell'Assessore, previo parere della Conferenza e previa delibera di
Giunta, dispone la decadenza del direttore .
Io credo che il Governo debba trovare un percorso più snello per
dare il senso che davvero chi gestiste male le nostre aziende può
rischiare una sanzione seria come in tutte le aziende del mondo,
non è possibile invece dare l'idea che c'è una sorta di impunità
per cui, si gestisca bene o si gestisca male, poco cambia. Queste
sono cose che non possiamo accettare, l'idea di una sorta di
inamovibilità dei manager, sia che facciano bene sia che facciano
male. Non mi pare che ci sia in questo quello stimolo meritocratico
che invece tutti ci saremmo aspettati.
Questo disegno di legge ritengo abbia perso gran parte delle
ragioni tecniche che pure erano contenute nella sua versione
originaria, per cedere sempre più a ragioni che, più che tecniche,
mi sembrano politiche - ma non nel senso nobile della parola -,
purtroppo, quelle politiche che troppo risentono di interessi
particolari, e non sono quelle di cui i siciliani hanno bisogno.
Io concludo sperando di sbagliarmi, assessore Russo, lo dico con
grande franchezza, ma probabilmente lei ha perso la sua sfida. Il
testo di riforma della sanità di cui parliamo, frutto della
mediazione degli interessi della maggioranza, ritengo sia molto
distante dall'originaria proposta da lei formulata e - mi auguro di
sbagliare - temo che con questa riforma i siciliani non avranno una
sanità migliore e, purtroppo, continueranno ad esserci lunghe
attese al pronto soccorso e, purtroppo, anche meno posti letto.
Non mi pare che sia una riforma connotata da una carattere
fortemente sociale, mi pare una riforma, purtroppo, fortemente
ispirata da logiche politiche di basso profilo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono convinto
che l'assessore Russo apprezzi molto l'impegno del Parlamento nella
discussione del suo disegno di legge.
Io condivido le considerazioni che qui ha espresso il capogruppo
del Partito Democratico e il giudizio critico che ha dato sulla
proposta presentata dal Governo che, a mio avviso, va assunto anche
in relazione al dato che è stato affrontato nel corso di questi
mesi sul tema della sanità in Sicilia. Tutti diciamo, giustamente,
che la sanità è importante perché attiene ad una necessità dei
siciliani. Tutti, o almeno molti di noi, pensano che la discussione
sul piano di rientro, prima, e sul riordino della sanità, dopo,
avrebbe dovuto far emergere una proposta che eliminasse la
percezione, diffusa tra i cittadini, che la sanità siciliana è
costosa e per altro verso non offre la qualità richiesta ai
cittadini siciliani.
L'epilogo di questa discussione appanna anche la stessa
ispirazione che ha mosso l'assessore Russo nel corso di questi mesi
perché la proposta che ha presentato il Presidente Lombardo,
immagino fatta propria dall'Assessore, sottolinea un'idea da parte
della classe di governo della Sicilia, per cui i problemi di fondo
della sanità vanno comunque integrati con l'esigenza da parte della
politica di gestire il sistema.
Non c'è altra spiegazione ad una ipotesi come quella che è stata
formulata, che apparentemente risponde ad una esigenza di
razionalizzazione delle strutture portanti del sistema sanitario, e
cioè delle aziende sanitarie provinciali o ospedaliere, ma fa
accompagnare questa riduzione con nuove strutture che vengono
create e che in qualche maniera rendono più rigido e frammentato il
sistema, e non hanno alcun altra spiegazione se non quella di
offrire al sistema politico una serie di postazioni da distribuire
fra persone di loro fiducia.
Si tradisce così, al di là delle intenzioni, una delle idee o
comunque quello che era apparso nell'iniziativa dell'assessore
Russo, che era quello - non solo per la sua collocazione di
Assessore tecnico - di far fare un passo indietro alla politica
rispetto al sistema sanitario.
Questa costruzione del sistema, in larga misura artificiosa,
invece fa venire meno anche questa idea. Ed è dannoso, Assessore,
non solo perché appanna lo sforzo che lei ha fatto nel corso di
questi mesi, ma perché dà ai siciliani l'idea che non è possibile
con l'attuale classe dirigente politica siciliana prescindere da
un'ingerenza della politica nel sistema sanitario.
Questo è il punto di maggiore difficoltà che questa proposta fa
emergere che, naturalmente, poi determina e in qualche maniera
amplifica uno dei problemi che ci sono in Sicilia, il rapporto fra
la sanità e i singoli territori. Le scelte che qui sono state
ipotizzate alimentano, anche laddove non ci sono - penso alla
provincia di Messina -, l'idea che ci possa essere, attraverso un
ragionamento puramente politico e di potere, una nuova gerarchia
tra i diversi presìdi ospedalieri.
Altri colleghi hanno qui richiamato l'incongruenza che emerge
dalla proposta. Ma è una incongruenza che nasce proprio dalla
mancanza di una logica, e non per sottolineare alcuni aspetti che
sembrano pure grotteschi, perché i presìdi sanitari della provincia
di Messina, quelli che erano in capo all'azienda sanitaria locale,
tolto il presidio di Taormina che aveva una sua configurazione e in
qualche maniera una sua specificità e che adesso viene accorpato
con il Piemonte e con il Papardo , per il resto rispondevano in
maniera abbastanza uniforme all'esigenza di un'assistenza sanitaria
sul territorio con elementi storicamente discutibili, dovuti alla
vicinanza di alcuni presìdi come quelli di Milazzo e di Barcellona.
Inserire in questo contesto, al di fuori di qualunque ragionamento
di merito, la possibilità che un presidio piuttosto che un altro
diventi capofila, alimenterà i localismi e renderà ancora più
difficile un governo efficiente della sanità nei territori e, in
particolare, della sanità ospedaliera.
Tutti questi elementi determinano questo giudizio negativo sulla
proposta, che mi auguro il confronto parlamentare possa migliorare,
ma sono molto scettico, e in rapporto a questo credo che occorra
sviluppare il confronto. Dico ciò guardando alle esigenze effettive
della sanità in Sicilia, dal punto di vista della capacità di
prevenzione, e quindi gli scarsi investimenti che ci sono nella
cosiddetta medicina territoriale, ma che non trovano nella proposta
un adeguato supporto normativo.
Un altro dei punti sui quali abbiamo molto discusso nel corso di
questi mesi - e immaginavo che nella proposta ci fosse qualcosa di
più - riguarda la nomina dei manager delle aziende sanitarie che,
anche in un disegno di riordino, diventano figure ancora più
impegnative di quanto non lo siano state finora. Quindi, mi sarei
aspettato che, pur nei limiti previsti dalla normativa attuale, ci
fossero degli elementi che inducessero i siciliani ad immaginare
che i criteri di scelta fossero orientati finalmente su criteri
assolutamente meritocratici, operando così una svolta rispetto
all'andazzo che ha preceduto sino ad ora la scelta dei manager.
Anche questo qualifica non in termini positivi il disegno di legge
che è stato qui presentato.
Non capisco come si intende affrontare il tema del 118 perché
l'articolo che riguarda l'argomento è meramente descrittivo, con un
riferimento alla possibilità di una collaborazione con la Croce
Rossa. Io ritengo che in un disegno di legge una formula di questo
genere sia incongrua, perché, se si vuole collaborare con la Croce
Rossa o con qualunque ente pubblico, credo che non ci sia bisogno
di scriverlo nella legge. Se, invece, si vuole affermare un dato
normativo si formula in maniera tale da rendere cogente un
indirizzo nei confronti della Croce Rossa o di chiunque altro.
Naturalmente, sottolineo questo perché tutti quanti sappiamo che,
a partire dai rilievi fatti dal ministero, a partire dalle
indicazioni date nello stesso piano di rientro sottoscritto dalla
Regione, il 118 è uno dei settori maggiormente carenti e per questo
immaginavo che in un disegno di legge di riordino ci fossero
indicazioni precise in tale direzione.
Concludo richiamando la necessità che in questo contesto si dia,
per quanto possibile, anche un'indicazione positiva agli operatori
della sanità, perché la grande maggioranza di questi operatori
cerca in un contesto difficile di svolgere il loro lavoro tentando
di avvicinare il sistema sanitario alle esigenze effettive dei
cittadini.
Tra questi operatori della sanità una parte è particolarmente
negletta ed è costituita da personale che svolge un lavoro a tempo
determinato, i cosiddetti precari, che non sono solo figure poco
qualificate come i paramedici, ma ci sono anche figure importanti
dal punto di vista professionale, che sono appunto quelle
riconducibili alla dirigenza medica, sanitaria e veterinaria.
Per tutte queste figure in tutte le regioni italiane è stata
attivata una procedura di stabilizzazione, così come si è fatto per
il personale paramedico. Nel corso di questi mesi non si è trovato
il modo tra l'assessorato e le organizzazioni sindacali di
estendere a questi soggetti le linee guida che, oltre un anno fa,
sono state definite per il personale paramedico.
Assieme ad altri colleghi ho predisposto un emendamento che tende
a superare la condizione di ingiustizia per queste figure, che sono
essenziali per tanti presìdi sanitari e ospedalieri e che,
peraltro, hanno superato una selezione pubblica, quindi non sono
stati reclutati così, senza evidenza pubblica. Ritengo che sia
possibile operare per attivare le procedure di stabilizzazione per
questi soggetti, come è successo in tutte le regioni italiane,
senza naturalmente ulteriori oneri, considerato che siamo in
vigenza del piano di rientro e quindi tutte le misure che
riguardano il personale non devono prevedere ulteriori spese.
Vorrei per ultimo ricordare all'assessore che in una scorsa seduta
in cui non era presente, abbiamo votato un ordine del giorno che
impegna il Governo a risolvere il problema dei veterinari che
prestano servizio presso le ASL a prestazione professionale.
L'Assessore sa bene, sarà stato informato dell'ordine del giorno,
che questi professionisti hanno un rapporto di lavoro particolare,
che io definisco a questo punto improprio, perché un lavoro a
progetto che dura da sette anni non è più giustificato. A livello
nazionale si è fatto un accordo che impegna le regioni a
regolarizzare i rapporti di lavoro di questi professionisti e credo
che anche in questa circostanza, nel momento in cui parliamo di
riordino del sistema sanitario, possiamo trovare il modo di dare
una risposta positiva a questi soggetti che sono utili per rendere
più efficiente il nostro sistema, renderlo più vicino alle esigenze
dei cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha
facoltà.
Assume la Presidenza il Vicepresidente Oddo
FERRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, sarò
molto breve. Vorrei fare alcune considerazioni. La prima è che
stasera sono molto contento di fare parte del Partito Democratico,
perché i Democratici tutti, con molto senso di responsabilità, sono
stati presenti, hanno partecipato con passione e competenza alla
discussione generale, e questo è per me motivo di apprezzamento.
Assessore, come dico spesso ai miei amici democratici, io sono un
calvinista , nel senso che sono innamorato di Italo Calvino e
spesso faccio riferimento - come bene sanno loro -, alle Lezioni
americane e, quindi, ai valori che dovremmo coltivare, e tra
questi c'è la leggerezza, la rapidità e l'esattezza. Cercherò di
essere leggero, se possibile rapido e, se possibile, esatto
La legge in discussione, sicuramente, non è la migliore delle
leggi possibili, però è anche vero che noi non viviamo nel migliore
dei mondi possibili, per dirla con il Panglosso del Candido' di
Voltaire, a proposito di citazioni letterarie - mi ha provocato
l'onorevole Digiacomo - il quale ha anche parlato di illuminismo
laico, non potevo a questo punto non citare Voltaire e quindi il
Panglosso che continuava a dire che non viviamo nel migliore dei
mondi possibili. Siamo convinti di questo
La legge non è la migliore possibile. Tuttavia ritengo che è
migliorabile, che è emendabile, perché nel suo impianto,
sostanzialmente, mantiene il punto forte del disegno di legge
presentato dal mio Partito nel lontano luglio ultimo scorso.
Quindi, va ad un approccio integrato unitario, evitando di dividere
i territori dagli ospedali, e secondo me questo è un dato
assolutamente positivo. Quindi, sicuramente è una legge un po'
pasticciata, un po' papocchiata , e condivido tutte le
osservazioni critiche fatte dai miei colleghi democratici, ma
secondo me è una legge emendabile, migliorabile. Noi siamo qui per
questo, con molta tenacia, con molta decisione, vogliamo migliorare
questa legge per il bene dei siciliani.
Assessore, mi interessa sottolineare due aspetti: il primo è
quello del progressivo spostamento del baricentro dall'ospedale -
essendo il nostro un sistema estremamente ospedalocentrico - verso
il territorio. In questo senso il distretto e i punti di assistenza
sono punti qualificanti di questo disegno di legge, anche se
oggettivamente penso che nel distretto vi siano delineate una serie
di funzioni che portano ad un distretto socio-sanitario. Io sono
convinto anche che i servizi sociali andrebbero gestiti da lei,
Assessore, cioè fare finalmente anche in Sicilia un assessorato del
Welfare, che stia attento sia agli aspetti strettamente sanitari
che a quelli sociali.
Non vi è dubbio, come ha detto l'onorevole Colianni, che il mondo
sta cambiando e che il bisogno di salute sia aumentato, quindi è
stupido che la socialità sia separata dalla sanità.
A mio parere, é sempre più necessario che i distretti siano socio-
sanitari, e che siano distretti integrati con la rete ospedaliera,
in un continuum assistenziale che va dalla prevenzione primaria e
secondaria, alla diagnosi, alla cura o ambulatoriale o ospedaliera,
quindi al trattamento della fase acuta e poi, a valle, alla fase di
riabilitazione e anche di reinserimento sociale dei pazienti.
Questo, secondo me, è il modello che dobbiamo perseguire Quindi
io mi permetto di dire distretto sì, ma socio-sanitario e, per
favore, integrato con l'ospedale, non corpi estranei, non monadi
che non comunicano, ma se è possibile, un continuo, perché il
malato o il cittadino è unico e credo che sia giusto un approccio
di tipo solistico.
La seconda considerazione, e finisco anche per cercare di
stringere i tempi, perché incombono anche altri appuntamenti molto
importanti, mi diceva il vicepresidente della mia Commissione,
onorevole Laccoto, è sulla scelta dei manager.
Ora, in questo momento, siamo di fronte alla legge di riordino del
sistema sanitario.
La tecnica anche nella mia professione è molto importante, ma lo è
molto di più quello che Graham Greene chiama il fattore umano - ho
già avuto modo di confrontarmi con lei sull'argomento -, quindi,
per favore, nella scelta dei manager rigore assoluto, seguendo la
logica della competenza e facendola prevalere sulla logica
dell'appartenenza, che spesso è deleteria.
Prima occorre che sia bravo: questo vale per i manager e per i
primari. A me non interessa che un medico sia di destra o di
sinistra. Mi interessa che sia bravo Che mi sappia curare
E lo stesso vale per un manager. Non mi interessa che sia di
destra o di sinistra, l'importante è che sia bravo Quindi, rigore
che, peraltro, come correttamente ricordava il collega Lupo, la
prima delle quattro erre' con le quali lei ha fatto il suo
incipit, la sua dichiarazione iniziale, sia in commissione che qui
Aula, ed io l'apprezzo per questo, si ispira a rigore , ma anche a
regole .
Regole che, per favore, siano certe E siano misurabili, mettendo
in campo indicatori misurabili, il che ci permette di accertare,
vedendo i risultati , che è la terza erre', accanto a rigore ed
a regole, la responsabilità , che è la quarta erre' che lei
ricordava.
E questa responsabilità va accertata con assoluta obiettività,
prescindendo da interessi di parte e sanzionando.
Ha fatto bene l'onorevole Lupo a ricordarlo, al di là di questa
farraginosa descrizione presente nell'articolo 21, non ricordo a
quale comma, cercando invece di inchiodare i manager, che sono
pagati con soldi pubblici, a precise responsabilità. Se sbagliano è
giusto che paghino Dalle sanzioni economiche fino alla revoca
dell'incarico.
Assessore, non voglio tediarla oltre, mi aspetto la sua replica e
che molte delle sollecitazioni che sono venute dal nostro Gruppo
vengano recepite.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, vorrei complimentarmi con i colleghi
perché era da tempo che non si assisteva ad un dibattito d'Aula
così partecipato, anche così appassionato, nel merito delle
questioni che vengono trattate, ed è pur vero che trattavamo, e
stiamo trattando una legge che è molto importante, una legge
fondamentale.
Ricordava l'onorevole Digiacomo che si è conclusa una legislatura
sulla sanità e se ne è aperta un'altra sulla sanità con l'intento
di riformare il sistema.
Non voglio usare accenti polemici, ma qualche appunto di natura
ironica, l'iter, l'excursus di questa legge mi impone di farlo. Si
è iniziato con incontri roboanti in Commissione ascoltando tecnici,
manager, direttori, grandi commis di Stato. Sostanzialmente, per
l'importanza che aveva la legge, il cammino propedeutico per
affrontare nel merito la questione è stato abbondantemente
consumato.
Però, durante l'iter di questa legge si è assistito più volte a
dei cambi repentini di atteggiamento.
All'inizio, buona parte di questo Parlamento - e cioè il
centrosinistra - si è dichiarato molto soddisfatto della proposta
avanzata dal Governo, di fatto ha appoggiato il cammino della legge
presentata dal Governo stesso. E, invece, oggi in Aula si assiste,
a mio modo di vedere immotivatamente, ad un cambio repentino di
atteggiamento e di posizione da parte del centrosinistra sulla
proposta emendativa presentata dal Governo che non ha nessuna
giustificazione nel merito della proposta governativa. Parliamoci
chiaro. Forse il problema vero è che nel frattempo si è assistito
ad una conversione sulla via di Damasco', ad una convergenza sulla
proposta presentata dall'assessore Russo anche di quella parte
della maggioranza che aveva presentato un altro disegno di legge.
CRACOLICI. Cosa? Può ripetere?
FORMICA. Onorevole Cracolici, lei ascolti. Avrà modo di
riascoltare perché ritornerò sull'argomento. Stavo dicendo che
forse questo cambio di atteggiamento del centrosinistra sulla
proposta emendativa del Governo è dato dal fatto che oggi c'è il
centrodestra che si è in qualche modo ritrovato sulla proposta
governativa. Non vi è altra spiegazione rispetto alla contrarietà
al disegno di legge emendativo presentato dal Governo posto che - e
l'onorevole Cracolici che assieme ad altri è un grande esperto di
sanità - non ha modificato quasi nulla la proposta che l'assessore
Russo aveva presentato.
Non mi si venga a dire, onorevoli colleghi, che l'avere pensato di
istituire un direttore sanitario e un direttore amministrativo
all'interno degli ospedali che facevano parte, e fanno parte, della
ASL come prima, e quindi nulla è cambiato da questo punto di vista,
possa rappresentare uno stravolgimento della proposta presentata
dal Governo. Sarebbe come prenderci in giro
Tutti noi sappiamo che ogni ospedale ha un direttore sanitario,
anzi con questa proposta il direttore sanitario essendo da oggi in
poi nominato per il presidio capofila, così come è stato proposto
dall'Assessore o sotto qualsiasi altra forma, sarà uno in luogo di
tre. Cosa cambia?
Sarà un funzionario interno così come prima era un funzionario
interno all'ASL o all'ospedale. Non avrà uno stipendio aggiuntivo
ma solo un'indennità di funzione, così come attualmente percepisce
qualsiasi direttore sanitario di qualsiasi presidio ospedaliero.
Onorevoli colleghi, se il problema è politico, se è quello a cui
accennavo prima e quindi il fatto che obiettivamente il progetto
che ha presentato l'assessore Russo è stato un lavoro di mediazione
ma che aveva ed ha, soprattutto ora, una sua logica più stringente,
più convincente rispetto al modello che ha presentato - perché non
si è discostato, lo sappiamo tutti, in nulla dal modello originario
che aveva presentato -, allora questo è un fatto assolutamente
positivo e condivisibile. E su questo lavoro di limatura, di messa
insieme di un progetto che non cambia e non muta nella sostanza ma
che accoglie al suo interno una serie di accorgimenti per dare
anche uno spazio di visibilità agli ospedali minori e, per carità,
anche con la gestione in loco forse un'attenzione particolare per
fare sì che anche gli ospedali cosiddetti di provincia, anche gli
ospedali minori, nella logica degli ospedali riuniti devono essere
in grado, in un tempo non troppo distante, non troppo lungo, di
avere quasi la autonomia della risposta sanitaria completa sul
territorio.
Questa sì è una grande scommessa, Assessore. Questo sì, significa
fare in modo che finalmente questa sanità che tanto spesso
biasimiamo ma che, voglio ricordare a tutti, è il secondo miglior
sistema sanitario del mondo - e non lo dico io lo dice l'OMS,
l'Organizzazione mondiale della sanità -, per fare sì che questa
sanità sia in grado qui, come al Nord, di erogare prestazioni
sanitarie in maniera egualitaria a tutti i cittadini, per fare sì
che non ci siano province di serie B' dove non c'è un'offerta
sanitaria completa ed esaustiva e province di serie A' e per fare
in modo soprattutto di superare quel gap che ci divide dalle
regioni del Nord.
Da questo punto di vista io voglio sperare che l'Aula, come ha
dimostrato quest'oggi, con un dibattito molto dignitoso, con un
dibattito che ha interessato soprattutto il merito delle questioni,
più che le schermaglie di carattere politico, che sono ampiamente
comprensibili ed ampiamente condivisibili ed anche auspicabili,
perché se non ci fossero le schermaglie di natura politica
significa che saremmo in una specie di marmellata in cui tutti
siamo d'accordo. E' dalla contrapposizione politica che spesso
nasce il confronto che può e deve portare a migliorare una legge in
discussione come questa che, non dimentichiamo, ha due capisaldi
fondamentali: da un lato, interessa il cittadino nel suo valore
forse più importante, quello della salute, dall'altro lato
interessa il 60 per cento del bilancio della nostra Regione.
Quindi, è una legge fondamentale sia per l'aspetto umanitario,
personale, per quanto ci riguarda da vicino, sia per l'aspetto
socio-economico soprattutto in un momento di crisi e di mancanza di
liquidità come quella attuale, laddove in un bilancio che accorpa,
raccoglie su di sé circa 8 miliardi di euro, risparmiarne 500, 700
milioni di euro non è poca cosa perché sarebbero soldi che potremmo
destinare ad impieghi più produttivi ed a investimenti ed
infrastrutture, a dare, insomma, risposte alla nostra società.
Però, come dicevo prima, è inutile, è per lo meno un gioco non
comprensibile fino in fondo quello di cambiare atteggiamento
rispetto ai compagni di cordata che via via - qualche volta di più,
qualche volta di meno - si intestano la titolarità o l'appoggio ad
una proposta di legge che è presentata. Lo sapete - e lo ribadisco-
si tratta di una proposta di legge e, anche nella versione
emendativa proposta dal Governo, non modifica assolutamente in
nulla la sostanza su cui è imperniato il sistema ed introduce
addirittura in maniera migliorativa una risposta sul territorio.
Io spronerei invece il Governo a fare di più in questo senso, ad
incrementare di più l'attenzione verso questo modello degli
ospedali riuniti in provincia per fare sì che anche gli ospedali
riuniti, Assessore, siano in grado di dare risposte esaustive al
territorio che gravita intorno a questo ospedale, al di là
dell'ospedale capofila che può anche essere un concetto superato si
può avocare direttamente presso l'azienda sanitaria provinciale la
direzione degli ospedali riuniti.
E' importante il concetto degli ospedali riuniti. Perché, se noi
acceleriamo sulla riforma, è importante perché attraverso questo
strumento noi possiamo e dobbiamo, a mio modo di vedere, dare la
stessa possibilità di prestazioni da erogare a tutti i cittadini,
sia che abitino in aree metropolitane, sia che abitino in città più
piccole, sia che abitino in provincia. Questa sì è la grande
scommessa Ed è un' idea giusta quella del concetto degli ospedali
riuniti, dell'autonomia degli ospedali riuniti, pur in una visione
programmatoria centrale, a livello provinciale, che serva per
programmare le risorse; ma, fatto questo, fatta la programmazione a
livello provinciale, è fondamentale poi dare l'autonomia decentrata
sul territorio a questo modello di ospedali riuniti, dando le
risorse adeguate e mettendole in condizioni, dovendo dare risposta
a quel territorio, di attrezzarsi al meglio per fornire buona
sanità. Quindi, io direi che il lavoro che abbiamo fatto, il tempo
che abbiamo impiegato per portare in Aula questa riforma, alla
fine, se si arriva a partorire una riforma più giusta, non è stato
mai sprecato e anche i mesi che abbiamo impiegato per arrivare fin
qui sono stati mesi ben spesi, perché il confronto fra due modelli
diversi ci ha comunque messi in condizione di poter comparare le
varie esigenze e le varie risposte che i cittadini si attendevano.
Oggi è il momento della sintesi, oggi è il momento di dimostrare
che siamo in grado di dare risposte che vanno nel senso di
un'ottima sanità, di una sanità migliorata e, comunque, di una
sanità più efficiente.
L'ultimo inciso che voglio fare, e concludo. Io capisco bene che
nei dibattiti televisivi, soprattutto da parte delle regioni del
nord d'Italia e della stampa del nord, si continui a dire che i
siciliani, il meridione spreca le risorse. Forse il meridione,
alcune regioni del meridione, hanno veramente sprecato,
scialacquato, risorse a go go. Ma che noi in quest'Aula continuiamo
a dire che spendiamo più degli altri è una bestemmia Noi spendiamo
male. Noi abbiamo utilizzato male le risorse che abbiamo a
disposizione per la sanità, ma non diciamo pure noi che spendiamo
di più perché è quello che vogliono sentirsi dire, perché
l'obiettivo è quello di ridurre ulteriormente i fondi per la
Sicilia, perché non hanno altro obiettivo che questo.
Assume la presidenza il Presidente Cascio
Quindi, non aiutiamoli, per favore, in questo, ammettendo pure noi
che spendiamo di più. Non è vero che spendiamo di più, perchè
spendiamo meno come quota pro capite rispetto alle altre regioni.
Noi spendiamo male. E' un altro discorso, stiamo provvedendo con
una riforma per vedere di migliorarla, ma non cadiamo pure noi,nel
trabocchetto di dire che ci danno più soldi di quelli che ci
dovrebbero dare sulla sanità, perché è vero esattamente il
contrario. Almeno 100 euro pro-capite a testa, il che vuol dire
tanto, vuol dire 500 milioni di euro l'anno in meno rispetto alla
quota pro-capite che spendono nelle regioni del Nord. Spendiamo
male, è un altro discorso; ma non spediamo più degli altri.
Quindi mi auguro che da questo dibattito e dal prosieguo
dell'iter con le proposte emendative e con l'esame poi
dell'articolato si possa finalmente, non dico raggiungere l'optimum
perché è quasi impossibile farlo, ancora non ci siamo attrezzati,
ma certamente daremo uno strumento ai siciliani nel campo della
sanità spero di gran lunga migliore rispetto a quello che abbiamo
avuto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Russo per la
replica.
RUSSO, assessore per la sanità. Signor Presidente, dopo nove mesi
esatti di gestazione possiamo dire che questa sera è iniziata la
fase del travaglio, che porterà alla luce la riforma del sistema
sanitario regionale, la tanto attesa riforma, una riforma che ha un
padre certo: la precisa, chiara, determinata volontà del Governo di
mettere mano all'attuale sistema che, sulla base dei dati che
esporrò, possiamo considerare arrivato al capolinea nonostante in
questo sistema vi operino tantissimi, bravissimi professionisti che
io intendo preliminarmente ringraziare per lo spirito di
abnegazione, senso del dovere con i quali assolvono ai loro doveri.
Un sistema che spesso mortifica quelle professionalità che sono una
risorsa che dobbiamo salvaguardare.
Arriviamo a questa fase del travaglio dopo una gestazione,
utilizziamo ancora questa metafora, che ha subìto minacce di
aborto, e non poche ed anche gravi, e tuttavia si è trattato
soltanto di minacce che forse hanno rafforzato la creatura che
l'Aula adesso ha il compito di far nascere.
L'auspicio, la richiesta che faccio a nome del Governo è che non
sia deturpata questa creatura, si può fare anche un parto cesareo
purché la creatura nasca sana e forte perché con questa intenzione
è stata concepita ed è stata concepita partendo da un'analisi
rigorosa della situazione attuale che è nota a tutti che però vale
la pena di riassumere brevemente riferendo dati, fatti precisi,
circostanze incontestabili.
Il nostro sistema presenta un tasso di ospedalizzazione del 249
per mille, su mille persone 249 trovano una risposta al bisogno di
salute soltanto in ospedale, il tasso nazionale è di 180 per mille,
il tasso delle regioni virtuose alle quali spesso abbiamo fatto
riferimento in questa fase di gestazione è del 150 per mille. Da
noi, dunque, l'unica risposta che si offre ai cittadini è quella
dell'ospedale, una risposta estremamente costosa, una risposta
spesso inappropriata. Perché? Certo non è colpa dei nostri
concittadini, ma se la vogliamo mettere sotto il profilo della
responsabilità organizzativa, prima ancora che politica, è frutto
certamente di una sovrabbondanza dell'offerta ospedaliera: in
Sicilia tra pubblico e privato abbiamo ben 135 strutture sanitarie.
Queste strutture sanitarie, proprio per la loro ampiezza
potrebbero dare ristoro, mi verrebbe da dire, ma potrebbero
certamente dare una risposta sanitaria se funzionassero al meglio
forse a tutto il Maghreb, ai paesi dirimpettai e, probabilmente,
forse in un'ottica evoluta che guarda alla sanità non soltanto come
il sistema che soddisfa il bisogno di salute dei nostri
concittadini, ma che guarda anche altrove, questa prospettiva la
dovremmo coltivare.
Ma la cosa grave è che nonostante l'offerta sanitaria i nostri
concittadini hanno ritenuto - e vedremo anche per quale ragione -
di recarsi altrove a farsi curare, come dire, nonostante la
presenza di tante articolazioni sanitarie, dai cittadini non sono
state apprezzate come capaci di dare una risposta adeguata ed
appropriata al loro bisogno di salute. Ecco perché in questi 10
anni abbiamo assistito ad una migrazione verso le altre regioni che
ha avuto un costo economico e sociale enorme non più sopportabile;
la media è che in questi 10 anni abbiamo dato alle altre regioni,
quale prezzo delle prestazioni rese ai nostri concittadini, oltre
250 milioni di euro l'anno.
Un costo enorme che se trattenuto nella nostra Regione avrebbe
consentito di investire in nuove strutture sanitarie, di mantenere
altri ospedali, di fare investimenti in nuove tecnologie, e non
stiamo qui a parlare del costo sociale, forse il più pesante, che
le nostre famiglie hanno dovuto sostenere.
Questa articolazione dell'offerta è stata maggiormente concentrata
in sei province: Trapani, Agrigento, Enna, Caltanissetta, Ragusa,
Siracusa, dove insiste una popolazione quasi di 2 milioni di
abitanti. Bene, il bisogno di salute di 2 milioni di abitanti è
stato soddisfatto, lasciamo stare le ASL, da 8 aziende ospedaliere
e da 24 presìdi delle ASL. Viceversa, nelle altre tre province dove
vivono gli altri 3 milioni di abitanti la risposta di salute è
stata soddisfatta da 9 aziende e 22 presìdi ospedalieri. E' sotto
gli occhi di tutti la elevata sproporzione.
Come se non bastasse, nonostante questa eccessiva presenza
ospedaliera nella fascia delle sei province, i dati incontestabili
dimostrano che gli stessi cittadini delle sei province non
ricorrono alle cure presso gli ospedali, siano esse aziende
ospedaliere siano essi presìdi ospedalieri, che insistono sul loro
territorio: su cento cittadini soltanto settanta si servono delle
strutture che esistono in loco, trenta si muovono e vanno nelle
altre province o fuori dalla regione.
E all'eccezione, che qualcuno muove, che vorrebbe una
implementazione dei servizi perché la causa della mobilità è legata
al fatto che in loco non si trovano certi servizi, non posso che
offrire un altro dato che è abbastanza sconcertante: sul 30 per
cento di mobilità soltanto l'89 per cento del trenta per cento è
frutto di una mobilità che definisco mobilità per scelta.
Si ricorre alla prestazione di una struttura posta in una
provincia vicina o di altra regione anche quando in loco c'è la
struttura che può fornire lo stesso identico servizio; soltanto
l'undici per cento possiamo definirla mobilità necessitata: la
radioterapia, l'emodinamica a Caltanissetta.
C'è qualcosa che nel sistema non funziona. Tutto questo ha un
costo economico e sociale al quale bisogna porre rimedio.
Sin dall'origine abbiamo immediatamente compreso che bisognava
riequilibrare quello che nelle altre regioni è perfettamente
equilibrato, cioè il rapporto tra territorio e ospedale.
Vedete, i dati nazionali, i criteri nazionali impongono una spesa
del 55 per cento a favore del momento territoriale, dell'attività
territoriale, il rimanente 45 per cento per la funzione
ospedaliera.
In Sicilia, invece, abbiamo un dato esattamente sbilanciato verso
la funzione ospedaliera, appena il 49 per cento del territorio, il
51 per cento delle risorse per l'ospedale, con picchi ben più
acuti, si passa dal 37 al 38 per cento di Enna e Caltanissetta, del
territorio, al 48 per cento di Palermo, Ragusa; soltanto Agrigento
arriva al 52 per cento. Nessuna delle province spende il 55 per
cento per il territorio.
Allora, voi comprendete perché l'impostazione originaria vedeva
nel territorio l'investimento organizzativo. Un investimento
organizzativo che è frutto della volontà politica di mettere mano
al sistema ma è anche frutto di una scelta necessitata, se così la
possiamo definire, perché il piano di rientro, cui soltanto in
pochi questa sera hanno fatto riferimento, impone tra gli
adempimenti principali la soppressione delle aziende ospedaliere.
Ed è immanente come obbligo del piano di rientro, di quel contratto
che la Regione siciliana ha sottoscritto con lo Stato, quello di
riqualificare il sistema. E il sistema non può che essere
riqualificato rispettando i criteri previsti nelle altre regioni,
previsti dalle leggi dello Stato, la destinazione delle risorse.
C'è un problema strutturale sistemico che poteva essere modificato
soltanto mettendo mano al sistema stesso, rifuggendo dalla facile
demagogia che è quella del taglio agli sprechi, della rimozione dei
direttori generali. Anche questi sono aspetti importanti, ma
possiamo avere i migliori direttori generali, possiamo togliere
tutti gli sprechi di questo mondo, se non si cambia il sistema che
vede questa eccessiva proliferazione di articolazione ospedaliera,
difficilmente riusciremo a risalire la china e ad arrivare a quel
punto che vede l'equilibrio tra la funzione ospedaliera e quella
territoriale e, quindi, la costruzione di un sistema sanitario che
è a dimensione d'uomo, calato sul territorio, organizzato sul
bisogno, sul fabbisogno della gente.
Questo è stato lo sforzo iniziale, quello di avvicinare quanto più
possibile l'ospedale al territorio, quello di rifunzionalizzare gli
ospedali dando questo tipo di risposta che porti, innanzitutto, ad
abbassare il tasso di ospedalizzazione.
In questi nove mesi quelle minacce di aborto' hanno preso diversi
volti, diversi atteggiamenti, anche momenti di strumentalizzazione
inaccettabile, la minaccia di chiudere gli ospedali, un Governo che
intendeva tagliare. No. C'era un Governo che prendeva le mosse da
un'analisi dettagliata e voleva offrire risposte variegate ai
variegati bisogni di sanità perché adesso abbiamo un unico
contenitore, l'ospedale, quando invece, in altre regioni, le
risposte sono le più diversificate, le più appropriate, le meno
costose, le più economiche e le più efficienti.
Si trattava, allora, di fare un salto di civiltà per adeguare il
nostro sistema ai migliori modelli. Certo, in questa fase ciascuna
delle forze politiche si è richiamata ad un modello di una o più
regioni ma il Governo, l'Assessorato è rimasto fedele all'analisi
che imponeva certe scelte che privilegiavano il territorio
piuttosto che l'ospedale.
Da qui l'impostazione originaria del disegno di legge che
integrava sotto una governance unitaria la funzione ospedaliera con
quella territoriale.
Il resto non lo racconto, lo abbiamo tutti quanti vissuto.
Adesso siamo arrivati ad un momento di sintesi che - mi spiace
prendere le distanze da certi giudizi anche poco generosi, per non
dire ingenerosi, non è un papocchio né un papocchietto né una
arlecchinata -, è qualcosa di molto più serio su cui intendo
soffermarmi. Con la premessa necessaria, doverosa di accogliere
ogni utile suggerimento che possa davvero migliorare quelli che
sono gli intendimenti, questa è la migliore riforma possibile date
le condizioni e, quindi, tutto è perfettibile e se ci si muove
nella logica di dare delle risposte di efficienza siamo pronti ad
accogliere i suggerimenti che verranno.
Abbiamo impostato il nostro lavoro non soltanto sulle quattro
erre ; le quattro erre hanno partorito altri quattro concetti
fondamentali: programmazione, obiettivi, controlli e sanzioni,
partendo dal presupposto dal quale ci siamo mossi, privilegiare il
territorio e l'ospedale, abbiamo disegnato questo modello che
esalta la programmazione. Esaltare la programmazione significa dare
un ruolo ed una responsabilità alla politica di cui vogliamo
affermare il primato e della quale vogliamo contrastare in maniera
ferma e decisa l'onnipotenza. Una cosa è il primato della politica,
altra cosa è l'onnipresenza e l'onnipotenza della politica.
Una programmazione che vede il coinvolgimento di tutti gli
operatori, una programmazione che pone gli obiettivi, una
programmazione che è parte ed è sensibile al fabbisogno, alla
comunità, alla gente e al cittadino. E non a caso abbiamo dedicato
più articoli a questo aspetto fondamentale che credo fosse sfuggito
nelle precedenti legislazioni e, non a caso, su questi primi cinque
articoli si è registrata l'unanimità in Commissione. E partendo
dall'unanimità, dovendo trovare una sintesi, dovendo agevolare
ancora la gestazione, mi sono richiamato, dopo avere sentito le
forze politiche che poi hanno la responsabilità di varare questo
testo di legge, mi sono soffermato su due princìpi che tutti
insieme abbiamo votato, lettera a e la lettera c del condiviso
articolo 2: l'integrazione del territorio con l'ospedale, la
rifunzionalizzazione dei presìdi ospedalieri .
Questa mi è parsa la chiave di volta per raggiungere quella
auspicata intesa che deve sostenere, auspicabilmente, le scelte che
farà questo Parlamento, auspicabilmente unitarie, perché il sistema
sanitario riguarda tutti i cittadini e mi permetto di dire in
maniera forte e chiara che questa non è una riforma né di destra né
di sinistra, ma è una riforma che attua in pieno l'articolo 32
della Costituzione nel quale tutti ci dobbiamo riconoscere.
Per trovare una sintesi con le posizioni di chi, a torto o a
ragione, nella prospettazione di chi la sosteneva certamente a
ragione, bisognava distinguere da una parte la funzione
territoriale da quella ospedaliera, dall'altra esaltarne
l'integrazione sotto una logica unitaria. Ed è venuto fuori questo
emendamento che incide sull'assetto originario rimodulando,
riposizionando l'organizzazione.
Una delle critiche mosse all'originario progetto di legge è che
avremmo avuto delle ASL ingestibili, qualcuno ha parlato di
carrozzone , ma onestamente io non sono un esperto nella materia e
quindi è un giudizio che lascio cadere e poiché c'era la necessità
di organizzare bene un sistema, già avevamo previsto che, in
relazione al numero degli abitanti, al numero dei presìdi
ospedalieri, fosse stata possibile una modulazione
dell'organizzazione diversa a seconda di questo tipo di premesse.
Ed è stato proprio lo sviluppo di ciò che già era in nuce scritto
nel precedente testo a portare ad una nuova formulazione.
Intanto, riassumendo, c'è una governance unitaria nelle aziende,
che abbiamo definito aziende sanitarie provinciali , poteva andare
bene l'altra dizione azienda ospedaliera territoriale , è stato
per una ragione di sintesi e di velocizzazione del lavoro perché
avremmo dovuto cambiare le denominazioni. Ma, al di là delle
denominazioni, c'è un punto di sostanza. C'è una governance
unitaria di una direzione che fa capo al direttore generale, che
opera insieme al direttore amministrativo ed al direttore sanitario
dell'azienda.
Poi, se vogliamo sviluppare il concetto aziendalistico introdotto
nella legge del 1992, c'è una sorta di divisione che riguarda il
territorio, che è inserita, innestata su una base che abbiamo
definito area territoriale e che possiamo anche modificare nella
denominazione che fa capo a due figure che già esistono all'interno
dell'organizzazione e che, dunque, non sono esterne e che abbiamo,
forse sbagliando, indicato come direttore sanitario e direttore
amministrativo . Ed in questo preannuncio che cambierò la dizione
chiamandoli coordinatore amministrativo e coordinatore
sanitario per non ingenerare dubbi anche rispetto alla legge
nazionale.
Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo aziendale
sono una cosa, il coordinatore che ha un'autonomia amministrativa
e sanitaria, è un'altra cosa e applica la programmazione che il
programma annuale che si dà il direttore generale e che abbiamo
tutti insieme scritto nei primi articoli (programma attuativo che
ha durata triennale, il piano sanitario, il programma attuativo, il
programma annuale del direttore generale, il quale fissa gli
obiettivi), e lo esegue attraverso le strutture operative della
divisione del territorio e della divisione ospedaliera.
Nella divisione territoriale c'era la necessità, si avvertiva la
necessità di porre due figure capaci di implementare, perché è
proprio lì in quel settore che bisogna sviluppare, aumentare gli
investimenti di tipo organizzativo perché è lì che bisogna creare
il filtro per l'ospedale, è lì che bisogna creare i servizi, è lì
che bisogna finalmente attuare il punto territoriale di assistenza
che non è scomparso, onorevole Lupo, onorevole Fiorenza. Si trova
esattamente laddove lo avevamo scritto e laddove lo avevamo
lasciato, al comma 9 dell'articolo 14, perché sarà il punto
territoriale di assistenza quella forma organizzativa nella quale
il cittadino deve ricevere innanzitutto la prima risposta alle sue
esigenze, ai suoi bisogni di salute e che deve auspicabilmente
fungere da concreto, reale filtro per cominciare a deospedalizzare,
per fare in modo che l'ospedale sia quella struttura capace di
svolgere esattamente la propria mission istituzionale che è la cura
delle acuzie, non è quella delle diagnosi o di trattenere i
pazienti anche dopo il momento di acuzie.
Non è stato tolto nulla, è tutto lì, ci vogliono gli occhi per
vedere, non vi mancherà la sensibilità, l'intelligenza e l'impegno
per andare a verificare le cose che vi ho detto, perché quello è un
punto nodale caratterizzante la riforma che intendiamo fare.
Quindi, lo sviluppo del territorio anche attraverso l'inserimento
di due figure di funzionari che gestiscono la divisione del
territorio.
Eppure, bisognava dare una configurazione diversa all'ospedalità
sul territorio: eliminavamo le aziende ospedaliere - sto parlando
della fascia delle sei province - eliminavamo le otto aziende
sovrabbondanti presenti sul territorio che, forse, non rispondevano
a fondo alle esigenze di salute della popolazione, ma non le
cancelliamo né vogliamo cancellarle, anzi ne esaltiamo l'autonomia
in questo quadro nuovo definendole come presìdi di rilievo
provinciale .
Qualcuno ha detto che bisognava soltanto fare questa operazione di
trasformazione dell'azienda in presidio di rilievo provinciale
dotato di una autonomia operativa, gestionale ed anche deliberativa
nei limiti dell'atto aziendale, ma pur sempre dipendente da questa
governance unitaria.
Abbiamo ritenuto e non per la moltiplicazione delle poltrone che,
spiace dirlo, ma qualcuno non sa far di conto si diceva in Toscana,
da qualche parte, allorquando ho studiato a Firenze...
CRACOLICI. Abbiamo le calcolatrici nei telefonini
RUSSO, assessore per la sanità. Benissimo Le darò i dati in modo
tale che lei possa mettere alla prova la funzionalità della
calcolatrice del suo telefonino
Noi non abbiamo moltiplicato le poltrone, abbiamo soltanto creato
un assetto organizzativo capace di rispondere ad una organizzazione
che sia la più funzionale possibile, diminuendo - la matematica non
è una opinione - esattamente e di gran lunga il numero delle
poltrone, sia di quelle di diritto privato sia di quelle interne
dei direttori sanitari, e da qui a breve passerò ad offrire i dati
perché l'onorevole Cracolici si eserciti in questo conto.
Perché era necessario non limitarsi all'azienda ospedaliera? Per
fare in modo che intorno a due o tre poli - soltanto a Catania tre
poli per la vastità del territorio - si aggregasse il momento della
funzione ospedaliera e non fosse diluita - spesso in doppioni,
duplicazioni -, l'esercizio della funzione ospedaliera. Non solo
l'azienda cui abbiamo aggregato gli ospedali più vicini, gli
ospedali che appartengono ad un certo distretto, abbiamo ritenuto
di operare la stessa organizzazione all'interno della provincia
individuando, forse anche sbagliando - e questo si può anche
correggere - altre realtà che, per numero di abitanti e per numero
di posti letto, potessero rappresentare un punto di riferimento.
Nella legge, infatti, c'è scritto che questi ospedali capofila
operano in rete e sono capofila di altri presìdi con i quali si
aggregano integrandosi funzionalmente.
Questo riduce grandemente il rischio di chiudere per chiudere,
come ci viene chiesto dal Ministero, mentre aumenta la possibilità
di sperimentare nuovi modelli gestionali, così come previsto
nell'articolo 2 o nell'articolo 3 che abbiamo votato tutti
all'unanimità, rifunzionalizzando e facendo in modo, visto che non
c'è la netta divisione tra territorio ed ospedale, che ci possa
essere una piena integrazione tra territorio ed ospedale.
Non deve scandalizzare l'idea che in Sicilia parta la
sperimentazione di nuovi modelli, un pronto soccorso, un reparto di
acuzie, ma anche un PTA inserito all'interno dell'ospedale, dove il
cittadino va per fare le diagnosi, dove trova il punto prelievi, il
laboratorio di analisi, il pediatra, lo specialista, il medico di
famiglia, quel poliambulatorio che è la nostra grande scommessa,
sulla quale vogliamo puntare.
Non abbiamo moltiplicato le poltrone, anche perché non siamo adusi
a moltiplicare, ma siamo portati ad operare con ragionevolezza per
far risparmiare non soltanto il sistema ma anche i cittadini. Qui
non c'è un approccio ragionieristico, ma vogliamo fare in modo che
vi sia un diritto pieno con l'utilizzo delle risorse di cui
disponiamo perché l'esercizio di un diritto che porta ad utilizzare
risorse ben superiori a quelle disponibili, si traduce alla fine in
un sacrificio per tutti noi, perché il debito della sanità, piaccia
o non piaccia, lo paghiamo tutti noi con un'IRPEF e un'IRAP
superiori alle altre regioni d'Italia.
Abbiamo ridotto ben dodici aziende che significa la rimozione,
l'eliminazione di un vertice composto da un direttore generale, un
direttore amministrativo, un direttore sanitario, cui si fanno dei
contratti di diritto privato e che abbiamo calcolato, per difetto -
il management, l'articolazione giuridica, quindi non soltanto i tre
ma nuclei di valutazioni, consigli sindacali, addetto stampa e
tutto ciò che è connesso all'azienda - costare non meno di 3
milioni di euro l'anno per azienda.
Sono 36 milioni secchi
CRACOLICI. Sono troppo pochi 3 milioni di euro
RUSSO, assessore per la sanità. Forse sono anche di più. Ho
parlato di calcolo per difetto, qualcuno è andato a 50 milioni, ma
siamo lì.
Questo, ovviamente, è un dato strutturale, vuol dire che nel
nostro deficit, ogni anno, ci saranno dai 36, 40, 50 milioni; non è
una grande cosa, ma non è nemmeno poca cosa
Onorevole Cracolici, visto che lei ritiene che abbiamo aumentato
le poltrone, voglio dimostrare, perché rimanga traccia a verbale,
che le poltrone sono diminuite e sono diminuite grandemente.
Da 87 - perché 29 aziende le dobbiamo moltiplicare per 3 - a
livello di posizioni di vertice siamo passati a 17. E 17 per 3 fa
51. E 87, onorevole Cracolici, meno 51 fa 36. Le 36 posizioni di
vertice non ci sono più; sono le posizioni di vertice che noi
pagavamo a parte, con i contratti di diritto privato.
Con l'organizzazione che abbiamo dato alla struttura ospedaliera
abbiamo ridotto da 46 a 18 i presìdi ospedalieri; da 46 a18, anzi ,
mi dicono da 45 a 18. In ogni presidio era previsto un direttore
sanitario, quindi non più 45 direttori sanitari, non più i 17
direttori sanitari delle 17 aziende sono diminuiti, non più i 7 in
più che avevano l'azienda sanitaria Garibaldi , l'azienda
sanitaria Civico , l'azienda sanitaria Vittorio Emanuele . Noi
abbiamo adesso 18 presìdi sanitari su cui operano un direttore
sanitario ed un direttore amministrativo, e quindi sono 18 e 18,
più i 9 e 9 dell'area territoriale. La somma è 113 a fronte
dell'originaria 156.
Ma gliela articolo meglio: dagli 87 del vertice siamo passati a
51; dai 69 direttori sanitari dei precedenti presìdi, siamo passati
a 62; da 156 complessivi siamo passati a 113.
Piaccia o meno, questi sono i dati, questi sono i conti. C'è un
risparmio, c'è una diminuzione di poltrone. Sono diminuiti i
direttori amministrativi, sono diminuiti i direttori sanitari, che
adesso chiameremo coordinatori proprio per non ingenerare equivoci.
Nessuno, quindi, può affermare, perché è smentito dai dati, che
questa riforma, che questa sintesi nasca dalla voglia di
moltiplicare le poltrone o dalla necessità politica di rispondere a
queste esigenze.
Le esigenze che hanno mosso la scrittura e la riscrittura
dell'emendamento sono quelle di adeguare il nostro sistema ad un
sistema evoluto che guardi al cittadino, al suo interesse, alla
salute e soltanto al suo interesse. Certo, si poteva fare di più.
Qualcuno ha richiamato la necessità di passaggi legislativi che
stimolassero la meritocrazia.
Onorevole Lupo, si trova esattamente laddove l'avevamo lasciato e
laddove l'avevamo scritto: comma 1, lettera a) dell'articolo 9,
quando si parla della finalizzazione delle risorse .
Abbiamo scritto per legge, o meglio per ipotesi di legge - ed è
auspicabile che diventi legge - che le aziende, le strutture
sanitarie siano sostenute economicamente in relazione alla loro
capacità di rendere prestazioni appropriate, prestazioni di
qualità.
Abbiamo introdotto la compensazione della mobilità
infraprovinciale, il che significa che i manager che andremo a
nominare devono avere la capacità di trattenere sul territorio i
propri pazienti perché, altrimenti, diminuisce la quota.
Ci sarà il controllo dell'assessorato, ma anche un controllo
sociale perché, se la comunità comprenderà che diminuiscono le
risorse perché c'è un manager che è incapace di fornire le risposte
sul territorio, sarà la conferenza dei sindaci, che interloquisce
con l'esercizio delle funzioni sanitarie del territorio, a
sottoporre la valutazione del manager perché non idoneo a
corrispondere a quel bisogno di uniformare la sanità, di renderla
omogenea e tendenzialmente, abbiamo scritto tutti quanti, provincia
per provincia, autosufficiente.
Potremmo ancora soffermarci su tutti gli aspetti della legge, ma
credo che ciò possa essere affidato a questa pausa di riflessione
che, giustamente, abbiamo imposto nella calendarizzazione dei
lavori perché sono certo che ciascuno darà il proprio contributo.
Mi piace concludere, non so se sono stato puntuale nel rispondere,
ma credo che non sia questo il momento, siamo ancora nella fase del
travaglio: la creatura deve nascere, deve nascere viva, deve
nascere sana, speriamo con parto naturale, speriamo che non debba
essere usato il forcipe che potrebbe deturparne la faccia.
Questa pausa di riflessione, forse, serve a tutti per poter
calibrare gli interventi per determinare, alla fine, un sistema che
possa essere quello di tutti i siciliani, di tutti i politici che
vogliono il cambiamento e che vogliono la sanità migliore.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, convoco la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari.
Sospendo, pertanto, la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.00, è ripresa alle ore 20.33)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione del calendario-programma dei lavori della
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari ha formulato il calendario-programma dei lavori
che vedrà impegnate per tutto il mese di marzo sia l'Aula che la
Commissione Bilancio per l'esame e la definizione del disegno di
legge di riforma del sistema sanitario regionale e del documento
finanziario del bilancio.
Ne do lettura:
«La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi
oggi, mercoledì 11 marzo 2009, alle ore 20.00, sotto la Presidenza
del Presidente dell'Assemblea, onorevole Cascio, presenti il
Vicepresidente vicario onorevole Formica e il Vicepresidente
onorevole Oddo e con la partecipazione dell'Assessore per il
bilancio, onorevole Cimino, ha stabilito all'unanimità quanto
segue:
- la Commissione Bilancio si riunirà da lunedì 16 marzo e sino a
venerdì 20 marzo per l'esame e la definizione dei documenti
finanziari, tenuto conto che l'Aula terrà seduta da martedì 17
marzo, alle ore 17.00, a giovedì 19 marzo (sedute pomeridiane per
consentire alla Commissione Bilancio' di riunirsi la mattina per
concludere l'esame del bilancio e della finanziaria) sino alla
votazione finale del disegno di legge n. 248/A Norme per il
riordino del servizio sanitario regionale ;
- nei giorni 21, 22, 23 e 24 (mattina) marzo saranno espletati gli
adempimenti di natura tecnico-contabile e quelli relativi alla
stampa dei volumi del bilancio;
- l'Aula terrà seduta a partire da martedì 24 marzo, ore 17.00,
per la discussione unificata delle mozioni n. 105, a firma dell'on.
Cracolici ed altri, e n. 116 sulla crisi economica ed occupazionale
della Sicilia, e sino al 31 marzo (termine di scadenza
dell'esercizio provvisorio) per l'esame congiunto del disegno di
legge finanziaria 2009 e del disegno di legge del bilancio di
previsione della Regione per l'esercizio finanziario 2009 e
pluriennale per il triennio 2009-2011.
Il Governo si è impegnato a presentare nel corpo della legge
finanziaria un complesso di norme volte a fronteggiare la grave
crisi economica ed occupazionale».
Pertanto, il Parlamento concluderà i lavori entro e non oltre il
31 del corrente mese.
L'Assemblea ne prende atto.
La seduta è rinviata a martedì 17 marzo 2009, alle ore 17.00, con
il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
n. 116 - Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi economica
e occupazionale che sta investendo il nostro Paese.
CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO - BONOMO DE
BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DIGIACOMO - DI GUARDO DONEGANI -
FARAONE - FERRARA - FIORENZA - GALVAGNO GUCCIARDI - LACCOTO - LUPO
- MARINELLO MARZIANO - ODDO PANARELLO - PANEPINTO - PICCIOLO RAIA
- RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO
III -Discussione del disegno di legge:
«Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale» (n.
248/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 20.37
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli