Presidenza del vicepresidente Oddo
DE LUCA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo altresì che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Cordaro, Lupo, Corona,
Rinaldi, Romano, Musotto, Adamo, Aricò, Caronia, Fiorenza, Di
Benedetto, Termine, Fagone, Picciolo e Laccoto sono in congedo
per la seduta odierna; l'onorevole Panepinto dall'1 al 6 aprile
2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle Commissioni
competenti
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Iniziative per la promozione della sicurezza nella Regione
Sicilia. Istituzione del corpo di polizia locale» (n. 393)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 31 marzo 2009
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Aiuti alle piccole e medie imprese» (n. 397)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 31 marzo 2009
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Norme per lo sviluppo culturale della Sicilia. Istituzione del
sistema regionale e distretti culturali» (n. 395)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 31 marzo 2009
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
DE LUCA, segretario f.f.:
«All'Assessore per la sanità, premesso che:
in funzione dell'obiettivo di contenimento della spesa
farmaceutica nella Regione siciliana, con decreto assessoriale n.
2205 del 17 ottobre 2007 è stata prevista la distribuzione diretta
da parte dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie di tutti
i farmaci inclusi nel PHT;
gli obiettivi prefissati per l'attivazione del sistema della
distribuzione diretta prevedevano per il periodo 2007/2009
un'economia pari a euro 52.326.840;
considerato che la distribuzione diretta comporta notevoli disagi
per gli utenti, costretti a recarsi in comuni diversi da quelli di
residenza presso le strutture pubbliche abilitate per ottenere i
farmaci e che tale disagio sarebbe giustificato solo da un
effettivo e rilevante risparmio economico per le casse della
Regione;
per sapere:
se gli obiettivi posti, detratti i costi della spesa farmaceutica
per la distribuzione diretta, siano stati raggiunti e in quale
misura;
quale sia stato, nell'ultimo anno, il risparmio effettivo
ottenuto con la distribuzione diretta dei farmaci;
quale sia stato il costo dei farmaci distribuiti direttamente».
(526)
DI BENEDETTO
«All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione, premesso che con nota
621 del 28 febbraio 2008 l'Assessorato Sanità trasmetteva i
protocolli d'intesa con i quali erano stati individuati i criteri
e le modalità inerenti la procedura di stabilizzazione del
personale precario non dirigenziale delle aziende sanitarie
regionali relativamente ai posti coperti tramite rapporto di
lavoro dipendente a tempo determinato;
rilevato che, nella nota del 28 marzo 2008 trasmessa
dall'Assessorato in precisazione della precedente trasmissione dei
protocolli, si puntualizzava che 'tali procedure di
stabilizzazione non riguardano il personale utilizzato in attività
socialmente utili, LSU e contrattisti ex PIP, finanziati con oneri
a carico del bilancio regionale, (...) in quanto per tali
categorie di personale sono state previste e trovano applicazione
specifiche norme regionali e direttive dell'Assessorato regionale
del lavoro (...)';
visto che in data 4 febbraio 2009 è stato sottoscritto
dall'Assessore regionale del lavoro, della previdenza sociale,
della formazione professionale e dell'emigrazione dall'università
di Palermo e dall'azienda ospedaliera universitaria Policlinico
Paolo Giaccone un protocollo d'intesa per l'attivazione dei
percorsi di stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili
fuoriusciti dal bacino del precariato utilizzati dall'Università
degli studi di Palermo e dal Policlinico Paolo Giaccone;
rilevato che altri lavoratori impegnati in strutture ospedaliere
e nelle AUSL si trovano esattamente nelle stesse condizioni di
quanti sono stati tutelati dai protocolli in oggetto;
per sapere:
per quali ragioni ci si sia limitati ai policlinici;
se non ritenga di attivare protocolli analoghi che diano
possibilità di stabilizzazione anche ad altri precari nelle stesse
condizioni;
se non ritenga di emanare una circolare che dia l'input ad
operare in analogia ai settori garantiti». (527)
DI BENEDETTO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
l'ennesimo incidente mortale verificatosi sabato 28 marzo sulla
strada statale n. 417 Catania-Gela impone a tutti la necessità di
intervenire prontamente per mettere un freno a questa mattanza
che, oramai, etichetta questa importante arteria come la 'strada
della morte';
nonostante gli interventi attuati dall'ANAS per migliorarne la
scorrevolezza, la strada statale n. 417 non fornisce quei
parametri di sicurezza che dovrebbe avere una strada indicata come
scorrimento veloce e che ogni giorno viene percorsa da migliaia di
auto e mezzi pesanti;
considerato che:
l'ultimo incidente mortale è stato causato, ironia della sorte,
proprio da uno di questi interventi fatti dall'ANAS: un camion si
è ribaltato urtando il cordolo di una rotatoria posta in essere
per eliminare un incrocio. Ma l'assoluta mancanza di illuminazione
e la carenza di segnaletica stradale ha indotto l'autista del
mezzo pesante ad un fatale errore che ha pagato con la vita;
la dinamica dell'incidente è assolutamente esplicativa
dell'inutilità o inadeguatezza di interventi quando questi non
vengono realizzati con la dovuta logicità e nell'ottica globale di
messa in sicurezza della strada oggetto degli interventi. Imporre
limiti di velocità, creare rotatorie, realizzare aree di sosta non
ottengono alcun risultato apprezzabile, tenuto conto che la strada
statale n. 417 è oramai inadeguata ad assorbire l'enorme traffico
veicolare che ogni giorno vi si riversa;
visto che diventano oramai improcrastinabili interventi
risolutivi totali sulla strada statale n. 417 che prevedano il
raddoppio dell'intera arteria, la realizzazione e l'illuminazione
di svincoli sopraelevati all'altezza delle uscite più trafficate,
l'istallazione di guard-rail di ultima generazione e la
sostituzione dell'attuale segnaletica verticale con l'utilizzo di
pannelli illuminati con scritte scorrevoli aggiornate in tempo
reale;
per sapere:
se non ritenga improcrastinabile convocare i vertici regionali
dell'ANAS al fine di predisporre un piano di interventi urgenti e
risolutivi mirati alla messa in sicurezza della strada statale n.
417;
se non ritenga urgente predisporre atti finanziari specifici con
l'obiettivo di fornire assistenza e compartecipazione agli
interventi dell'ANAS sulla strada statale n. 417, interventi che
dovranno essere attuati nel più breve tempo possibile, onde
evitare che l'elenco delle vittime di questa strada aumenti
drammaticamente». (528)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che la nuova legge sulla riforma sanitaria appena varata
dall'Assemblea regionale siciliana ingloba, tra l'altro,
l'ospedale (ex azienda) Gravina di Caltagirone nella ASL 3 di
Catania;
considerato che:
l'ospedale Gravina di Caltagirone ha acquisito, da anni,
un'esperienza notevole nell'ambito della formazione delle
professioni ospedaliere. Negli ultimi anni, tra l'altro, ha
stipulato una convenzione con l'università di Messina per la
creazione di corsi di laurea con indirizzo sanitario
(infermieristica e fisioterapisti);
a tali corsi di laurea partecipano studenti provenienti
dall'intero territorio calatino. Nell'ottica della nuova riforma
sanitaria, si prefigurerebbe un possibile spostamento dei suddetti
corsi presso una sede ospedaliera di Catania, ipotesi che
causerebbe un danno irreversibile per la continuazione e/o
sopravvivenza degli stessi corsi di laurea. Difatti, le
problematiche delle famiglie degli studenti sono prettamente
economico-sociali, legate cioè sia al territorio sia al caro vita
quotidiano che impedirebbe alla quasi totalità dei corsisti di
frequentare corsi di studi presso strutture fuori sede;
alcuni studenti sono lavoratori che, ovviamente, saranno
impossibilitati a frequentare il corso di studi presso altra sede,
sia per motivi di distanza sia per motivi economici legati al
carico familiare;
per sapere:
se non ritengano opportuno chiarire se il nuovo piano sanitario
causerebbe lo spostamento del corso di laurea delle professioni
sanitarie dalla sede di Caltagirone a quella di Catania;
se non ritengano opportuno autorizzare l'immediata attivazione
della convenzione dei corsi di laurea delle professioni sanitarie
(infermieristica e fisioterapisti) tra l'ospedale Gravina di
Caltagirone e l'università di Messina». (532)
FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione e
all'Assessore per l'industria, premesso che:
la SAT s.p.a. - Società Automazione e Tranciatura con 165
dipendenti, con sede e stabilimento ad Aci S. Antonio (CT) e
alcune partecipazioni in una società omologa anche in Marocco, ha
operato sino a qualche tempo fa nel campo della produzione di lead
frames (diffusori di calore) per componenti elettronici;
la SAT ha avuto negli anni, quale committente quasi esclusivo, la
ST Microelectronics che ha conferito la maggioranza della propria
produzione soprattutto nello stabilimento ST di Aìn Sabaa in
Marocco;
la società in oggetto minaccia di cessare l'attività dal momento
che la ST ha deciso di delocalizzare le produzioni e in tal senso
nell'agosto del 2007, senza preavviso, ha comunicato il
trasferimento in Asia dei propri stabilimenti del Marocco che
erano gli utilizzatori delle produzioni SAT;
sempre la ST, a partire dalla metà del 2008, ha annullato
improvvisamente ogni commessa alla SAT nonostante avesse chiesto
un investimento di circa un milione di euro per la costruzione di
una linea di prodotti ad alto valore aggiunto;
la SAT per fronteggiare la crisi e per mantenere i livelli
occupazionali ha richiesto gli ammortizzatori sociali, dapprima
con un contratto di solidarietà al 20%, per passare
successivamente al 25% e poi al 50% con la cassa integrazione
guadagni straordinaria;
l'azienda, contestualmente alle misure sopraindicate, ha tentato
di stare sul mercato mediante una diversificazione di prodotti che
prevedeva la progettazione e la costruzione di stampi per la
Magneti Marelli, la Silca e l'Ave ma, in ragione del personale
qualificato e dei macchinari di altissimo livello tecnologico, non
ha retto adeguatamente per gli standards richiesti per questa
tipologia di produzione;
considerato che:
i proprietari dell'azienda, alla fine del 2008, hanno intrapreso
la strada del concordato preventivo contestualmente all'avvio di
un percorso di delocalizzazione delle attività di tranciatura in
Cina, dando vita, tramite una joint venture con una società
americana, ad un attività produttiva omologa alla SAT;
i sindacati, preoccupati per le ricadute occupazionali derivanti
dalle scelte aziendali, hanno chiesto alla prefettura di Catania
di intervenire e convocare un tavolo di concertazione, anche alla
presenza dei rappresentanti delle istituzioni e della stessa ST
Microelectronics, per ragionare sui possibili sviluppi della
situazione e a tutela dei lavoratori;
ritenuto che:
la SAT costituisce una realtà industriale di altissimo livello,
il cui patrimonio di professionalità e conoscenze va difeso e
rilanciato;
la scelta della proprietà di abbandonare il programma di
diversificazione e di porre la SAT in liquidazione appare
irresponsabile perché determina l'azzeramento dei livelli
occupazionali dinanzi al costo sociale di quei capitali pubblici
che la società ha utilizzato e che rischiano di rappresentare un
ennesimo sperpero;
il Governo regionale deve intervenire a sostegno di progetti
imprenditoriali, alternativi alla chiusura, che puntino alla
valorizzazione massima delle competenze tecnologiche acquisite in
questi anni perseguendo in tal senso ogni opzione possibile che
tuteli i 165 lavoratori;
per sapere:
quali iniziative, in considerazione dell'elevato valore
tecnologico dell'azienda, siano state avviate affinché questa
mantenga la sua produzione in Sicilia e non proceda alla
delocalizzazione;
se non ritenga necessario in tal senso porre in essere tutte le
misure possibili atte a consentire che la SAT non prosegua nella
direzione del concordato preventivo ma strutturi un piano di
rilancio che veda anche la Regione e le sue società partecipate
protagoniste a salvaguardia dei livelli occupazionali e del
patrimonio tecnologico acquisito». (533)
RAIA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che da notizie
si apprende che la Croce rossa italiana - comitato regionale
Sicilia - ai sensi della l.r. n. 22 del 1986, abbia chiesto
l'accreditamento per effettuare i servizi di assistenza
domiciliare' in Sicilia;
considerato che:
la Croce rossa italiana annovera tra i suoi princìpi fondamentali
quello della volontarietà riconoscendosi quale associazione di
soccorso volontaria e dunque disinteressata e basata sul principio
volontaristico;
lo statuto generale della CRI menziona tra le finalità che 'Il
servizio delle attività socio-assistenziali si occupa, mediante
l'ufficio di collegamento con le componenti volontaristiche, di
coordinare le attività delle stesse componenti volontaristiche
nell'ambito dei servizi resi dall'associazione';
le attività socio-assistenziali, svolte da tutte le componenti
della CRI, sono sempre e comunque su base volontaristica anche
quelle svolte dal comitato femminile;
le volontarie svolgono un'intensa attività assistenziale in
ambito sia ospedaliero che domiciliare mantenendo la loro
autonomia del principio ispiratore. La loro qualificata presenza,
in particolare nei reparti di oncologia pediatrica, ematologia,
tossicologia, malattie infettive, day hospital e pronto soccorso è
quotidiana e continua, al fine di facilitare il lavoro
istituzionale e condividere con la persona sofferente lo stato di
dolore e di infelicità;
le volontarie 'svolgono le loro attività umanitarie come
ausiliarie dei poteri pubblici' operando 'secondo i princìpi del
movimento';
sottolineato che:
la CRI opera in situazioni di emergenza e calamità e che la
stessa presta la propria opera socio-assistenziale su basi
volontaristiche e, quindi, in ogni caso unicamente in via
complementare ai servizi già erogati dalle strutture all'uopo
deputate;
nessuna delle componenti della CRI opera per la prestazione ed
erogazione di servizi complessi, come quelli previsti dalla legge
regionale n. 22 del 1986 e dalla legge n. 328/2000, in maniera
organizzata e strutturata;
rilevato che:
la l.r. n. 22 del 1986 istituisce l'albo regionale delle
istituzioni assistenziali con il preciso scopo di creare le
condizioni per il convenzionamento delle medesime istituzioni da
parte della pubblica amministrazione;
la l.r. n. 22 del 1994 - richiamandosi alla normativa nazionale -
impedisce alle istituzioni assistenziali con carattere
volontaristico di accedere al regime convenzionale con la PA per
la realizzazione di servizi socio-assistenziali con carattere di
continuità e professionalità, limitando alle stesse il campo
d'azione alle sole prestazioni accessorie;
la precedente norma istituisce il registro degli enti di
volontariato, distinguendolo dall'albo previsto dalla l.r. n. 22
del 1986 e vietando la contemporanea iscrizione ad entrambi;
in Sicilia centinaia di cooperative sociali operano sul
territorio in convenzione con la PA e sono iscritte all'albo della
l.r. n. 22 del 1986;
ritenuto che:
vi è in atto il tentativo di intervenire surrettiziamente a
modifica del sistema di welfare come delineato dalla l.r. n. 22
del 1986 e, soprattutto, dalla l. n. 328/2000 applicata in
Sicilia, proponendo forme di partecipazione di soggetti a natura
pubblica o volontaristica per assicurare i servizi che - ope legis
- sono svolti dal terzo settore e in particolar modo dalla
cooperazione sociale;
per sapere:
quali siano i criteri adottati secondo i quali si intende
procedere all'accreditamento della CRI per i servizi di assistenza
domiciliare, considerato che gli stessi servizi sono forniti sulla
base del reclutamento, secondo i CCNL vigenti, delle figure
professionali previste e considerato anche che la stessa l.r. n.
22 del 1986, ed il relativo decreto n. 158/96, prevedono
espressamente la non prestazione su base volontaria delle predette
figure professionali da reclutare;
se non ritengano di dover motivare in che modo la CRI con la
propria organizzazione possa integrare gli standard di cui
all'art. 19 della l.r. 22 del 1986 ed al DPRS del 29 giugno 1988,
dal momento che il valore aggiunto delle prestazioni volontarie
non può essere considerato al presente fine;
se non ritengano opportuno porre in essere con urgenza tutte le
misure possibili affinché sia interrotto il percorso di iscrizione
all'albo della l.r. n. 22 del 1986 della Croce rossa italiana -
comitato regionale Sicilia e che venga assicurato il rispetto
della normativa vigente diffidando, conseguentemente, tutte le
amministrazioni locali siciliane dal consentire operazioni in tal
senso». (534)
CRACOLICI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i lavori
pubblici, premesso che:
circa 15 mila famiglie a Catania sono collocate da anni nella
graduatoria generale per l'assegnazione di un alloggio popolare;
oltre 2 mila famiglie sono state sfrattate per morosità dal
momento che non sono in grado di fare fronte alle spese di affitto
che si aggira intorno a 500,00 euro al mese per unità abitativa;
rilevato che:
l'emergenza casa, non solo a Catania, ha assunto elementi di
drammaticità che hanno visto il verificarsi di episodi violenti;
l'acuirsi di questa condizione è naturalmente riconducibile anche
alla crisi economica che in questi mesi ha peggiorato le
condizioni materiali della popolazione, in particolar modo di
coloro che vivono già in una situazione praticamente di povertà;
da oltre 10 anni il Governo nazionale e il Governo regionale non
stanziano finanziamenti per la costruzione di alloggi popolari e
comunali nonostante la drammaticità del problema casa a Catania;
il precedente governo ha stanziato 550 milioni di euro per le
questioni abitative e l'attuale Governo è orientato a chiedere al
CIPE la distribuzione di queste risorse alle regioni secondo le
esigenze dei comuni;
ritenuto che:
il Governo nazionale ha prospettato un provvedimento, denominato
piano casa, finalizzato, sinteticamente, all'ampliamento delle
abitazioni, alla ricostruzione se gli edifici sono stati
realizzati prima del 1989 e alla concessione di sgravi fiscali per
chi intenda dotarsi di impianti a basso consumo energetico;
il suddetto provvedimento pertanto sino ad oggi non contempera
alcun intervento per chi non possiede la casa o a favore di coloro
che perdono l'abitazione in seguito a morosità;
per sapere:
se non ritengano opportuno e urgente avviare, anche in relazione
all'annunciato piano casa, un confronto con il Governo nazionale
allo scopo di verificare le condizioni per la concessione di un
finanziamento per la costruzione di alloggi a riscatto e a canone
sociale;
se non ritengano urgente predisporre adeguate misure che
consentano il pagamento alle 2000 famiglie del contributo
integrativo affitto casa anno 2006 e la formazione delle
graduatorie provvisorie delle domande per l'assegnazione della
casa popolare anno 2006 e del contributo affitto casa anno 2007;
se il comune di Catania abbia avviato un censimento degli alloggi
del patrimonio pubblico comunale e dello IACP che possa consentire
un conseguente recupero degli alloggi sfitti o occupati da persone
che non vivono in condizione di necessità con l'obiettivo di
assegnarli a chi vive ospite in situazioni di promiscuità e
degrado». (535)
RAIA
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
DE LUCA, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il turismo, le
comunicazioni e i trasporti e all'Assessore per i lavori pubblici,
premesso che:
il quartiere della città di Palermo individuato con il nome di
'Cardillo' è attualmente interessato dai lavori per la
realizzazione del nuovo passante ferroviario;
l'esecuzione dei lavori è relativa al raddoppiamento del passante
in zona Cardillo - Crocetta con realizzazione in superficie di
circa un chilometro e 300 metri;
la scelta di realizzare l'opera in superficie anziché in
sotterranea costituisce un gravissimo danno per il quartiere
palermitano di 'Cardillo', atteso che andrebbe ad incidere
negativamente sull'inquinamento acustico ed ambientale nel senso
che verrebbero superati i limiti di tollerabilità fino ad oggi
consentiti e si verranno a creare enormi difficoltà in termini di
viabilità tali da mettere il quartiere in serio pericolo di
emarginazione;
considerato che:
i predetti lavori potrebbero essere eseguiti in sotterranea
anziché in superficie atteso che trattasi di un tratto di
percorrenza di un chilometro;
tale richiesta era stata esposta e formulata dagli abitanti della
borgata con delibera del consiglio della VII circoscrizione di
Palermo. Delibera, si precisa, che non ha mai avuto riscontro;
lo stato dell'arte dell'opera è compatibile con un'eventuale
modifica del progetto in 'sotterranea';
ritenuto che l'esecuzione dei lavori sulla base del progetto
stilato dalle società Italfer, RFI e Ferrovie dello Stato reca
grave ed irreparabile pregiudizio al quartiere 'Cardillo' sia in
termini di salute dei residenti per l'elevato grado di
inquinamento acustico sia in termini di peggioramento della
viabilità;
per sapere quali provvedimenti il Governo della Regione intenda
adottare per procedere alla modifica del progetto in modo tale da
garantire l'esecuzione dei lavori in 'sotterranea' ed evitare un
peggioramento della qualità della vita per i residenti della zona
ed un peggioramento della viabilità con forte e grave rischio di
emarginazione del quartiere». (529)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che è stata
constatata l'impossibilità di disporre delle aree su cui doveva
sorgere il progetto della 'Real Cittadella' ed il relativo CDAC,
nella zona falcata di Messina, con i fondi del POR 2000-2006 pari
a 11 mila euro;
considerata la disponibilità da parte dell'Assessore in indirizzo
a mantenere dette somme per intero nella città di Messina;
ritenuto che la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali e
alla pubblica istruzione di Messina ha pronti i seguenti progetti,
in parte definitivi ed esecutivi, su beni monumentali a grande
valenza cittadina, regionale e nazionale:
a) rifunzionalizzazione della cripta del Duomo di Messina (già
interessata dai lavori di impermeabilizzazione con fondi P.O.P.
1994/99) euro 1.500.000;
b) restauro e recupero dell'antica Badiazza euro 2.500.000;
c) restauro e rifunzionalizzazione del Castello Gonzaga euro
5.000.000;
d) completamento del restauro del Forte S.S. Salvatore euro
2.000.000;
per sapere se l'Assessore per i beni culturali ed ambientali e
per la pubblica istruzione intenda intervenire presso il
soprintendente di Messina affinché con urgenza renda cantierabili
i sopra menzionati progetti, evitando in caso contrario di
disperdere l'ingente dotazione economica, oggi disponibile per la
città di Messina». (530)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
BENINATI
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate
saranno inviate al Governo.
Comunicazione di ritiro di interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che, con nota dell'1 aprile 2009,
l'onorevole Falcone ha ritirato l'interrogazione numero 465
«Interventi per la salvaguardia e la tutela di Floriopoli» a sua
firma, perché di identico contenuto dell'ordine del giorno numero
107, sempre a sua firma, approvato dall'Assemblea nella seduta n.
78 del 25 marzo 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, della mozione numero 121:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
Niscemi è un comune con circa 30 mila abitanti, situato in
collina ai bordi della vasta piana di Gela ove operano circa 5
mila addetti che producono prevalentemente carciofi e prodotti a
ortaggi in serra tra i più pregiati dell'Isola;
la città di Niscemi ha vissuto e subìto negli ultimi vent'anni
una tra le pagine più oscure d'involuzione socio-culturale della
sua storia contemporanea, tanto che la città si è piegata su sè
stessa, senza avere la forza di reagire;
considerato che:
l'americanizzazione della città sta angosciando la popolazione
niscemese, alla ricerca di una serenità perduta, di una comunità
produttiva che stenta a ritrovare le ragioni della sua identità,
legata in modo placentare alla bontà della propria terra;
nel 1991, subito dopo la chiusura della base missilistica di
Comiso, fu insediato a Niscemi il centro trasmissioni radio navale
(NRTF) USA, con l'installazione di 41 antenne, dipendenti dalla
stazione navale americana, Navcomtelsta Sicily, presente da anni a
Sigonella (CT) e che tale stazione permette di comunicare
attraverso codici segreti con tutte le forze militari presenti in
tre continenti (Europa, Asia e Africa);
ritenuto che:
già a causa di tale insediamento, da circa un decennio Niscemi
costituisce la base di smistamento delle reti di comando, di
controllo e d'intelligence delle forze armate USA, nonostante
nessuno fin da allora abbia sollevato obiezioni circa l'impatto
ambientale sulla popolazione;
oggi il Pentagono (USA) sta insediando, in contrada Ulmo,
nell'area circostante la splendida sughereta (SIC) di Niscemi, una
delle stazioni terrestri del MUOS, in pratica un sistema di
telecomunicazioni a bande strette d'ultima generazione della US
NAVY che permetterà il collegamento ad altissima frequenza tra le
forze navali, aeree e terrestri in movimento, in qualsiasi parte
del mondo si trovino;
constatato che:
nonostante la segretezza degli atti, le prime autorizzazioni
all'installazione in Sicilia della stazione del MUOS furono
concesse nel 2003, e in seguito la US NAVY, nel febbraio del 2007,
nella presentazione per il bilancio 2008/2009, dichiarò che
l'ubicazione sarebbe stata Niscemi;
risulta altrettanto vero che la base di Sigonella è stata
scartata per via di un reale pericolo d'innescamento di
detonazione sugli ordigni esplosivi presenti nella base, a causa
delle probabili e potentissime interferenze delle onde
elettromagnetiche, tali da far temere alla stazione aeroportuale
civile di Catania che le stesse avrebbero potuto creare seri
pericoli anche ai radar degli spazi aerei civili; ragione per la
quale si è puntato su Niscemi;
tenuto conto che, rispetto alla richiesta di approfondimento
sull'impatto ambientale, emersa dalla conferenza di servizi
convocata l'8 ottobre 2008 presso l'Assessorato Territorio e
ambiente e in relazione ai dati aggiornati dall'ARPA, si evince
palesemente l'incompatibilità ambientale con la salute dei
cittadini di Niscemi e dei comuni limitrofi, non solo a causa
della costruenda stazione del MUOS, ma per avere superato il
limite consentito dalle radiazioni prodotte dalle antenne,
installate da dieci anni presso il centro trasmissioni radio
navale (NRTF) di Niscemi;
rilevato che:
i dati scientifici ed epidemiologici hanno accertato casi di
leucemia riscontrati sulla popolazione infantile in aree fino a un
raggio di tre miglia su basi militari del tipo MUOS e che
l'impatto detonante sulle cellule umane provocato dalle emissioni
elettromagnetiche, nel giro di un decennio, mieterebbe vittime
innocenti tra la popolazione di Niscemi e nell'area circostante,
senza che questi abbiano dichiarato guerra a nessuno;
la presenza del vicino stabilimento petrolchimico (ENI) di Gela,
per via dei venti, determina il trascinamento di fumi inquinanti e
delle scorie prodotte dalle ciminiere sulla città di Niscemi,
riducendo ancora di più il rapporto di qualità della vita degli
abitanti;
assunto che:
si consumano circa 2000 litri di gasolio (tipo DF2) al giorno per
alimentare il funzionamento delle antenne radar e poiché non è
rara la dispersione sul suolo, oltre che nell'aria, di oli
combustibili usati, secondo quanto eloquentemente indicato dalla
presenza di cartelli ai bordi della recinzione, con divieto di
raccolta di terra e piante;
a causa di tale fenomeno, la flora insistente ai bordi della
recinzione medesima risulta aver subito un'evidente mutazione
morfobiologica;
stante la preoccupante e insostenibile situazione in cui versano
i comuni interessati (Niscemi, Gela, Caltagirone, Butera, Riesi e
Mazzarino),
impegna il Governo della Regione
ad avviare un'indagine conoscitiva sui reali e gravissimi effetti
derivanti dall'emissione di radiazioni elettromagnetiche sulla
costruenda stazione MUOS in contrada Ulmo a Niscemi;
ad accertare l'entità dei rilievi di bonifica ambientale relativi
all'inquinamento prodotto su un terreno contaminato da versamento
di gasolio in contrada Ulmo ed i risultati certificativi e
conclusivi, compresa la certificazione di discarica a seguito
della bonifica eseguita dalla ditta LAGECO di Catania che opera
per conto della Marina militare statunitense;
ad adottare provvedimenti di revoca degli atti autorizzativi fino
ad oggi concessi, a tutti i livelli;
a provvedere, infine, alla sospensione dei lavori della
costruenda stazione del MUOS;
a informare il Ministero della difesa che i lavori sulla stazione
MUOS sono stati avviati da un anno, così come risulta dalla
certificazione prodotta dalla stessa ditta LAGECO, contrariamente
alle inesatte e superficiali risposte fornite dal Ministero della
difesa circa il mancato inizio dei lavori sulla stazione MUOS di
Niscemi;
a verificare l'eventuale interferenza che l'emissione delle onde
elettromagnetiche può provocare con i sistemi informatici e di
controllo sulla sicurezza degli impianti del vicino stabilimento
petrolchimico di Gela;
ad intervenire urgentemente e autorevolmente nei confronti del
Governo nazionale e del Ministero della difesa, anche per non
mortificare ancora una volta la legittima convivenza delle
popolazioni interessate, al fine di ottenere maggiori chiarimenti
e dare legittima serenità ai cittadini di Niscemi e al suo
hinterland». (121)
DONEGANI - DI BENEDETTO -
LACCOTO - MARINELLO -
TERMINE
Informo che la mozione testé annunziata sarà demandata, come
consuetudine, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perché ne determini la data di discussione.
Rinvio della discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione unificata delle seguenti mozioni:
numero 105 «Interventi per contrastare la crisi economica
internazionale attraverso una gestione efficiente delle risorse
della Regione», degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi,
Barbagallo, Bonomo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Mattarella, Fiorenza, Galvagno,
Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marinello, Marziano, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano;
numero 116 «Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi
economica e occupazionale che sta investendo il nostro Paese»,
degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo,
De Benedictis, Di Benedetto, Di Guardo, Digiacomo, Donegani,
Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo,
Marinello, Marziano, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia,
Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
la grave crisi che attraversa l'economia internazionale sta
assumendo dimensioni storiche. La crisi finanziaria globale,
innescata dal default dei mutui americani sub-prime e amplificata
da comportamenti sui mercati finanziari fortemente speculativi e
irresponsabili, ha generato un velocissimo deterioramento delle
prospettive di crescita dell'economia a scala mondiale. La mancanza
di fiducia che si è determinata agisce come un detonatore: le
condizioni del credito sono diventate molto restrittive, molte
aziende chiudono o si trovano nelle condizioni di dover ridurre
fortemente l'attività e i progetti di investimento, i consumi
calano, crescono le difficoltà di lavoro e di reddito per milioni
di persone;
in molti Paesi, tra cui l'Italia, si è aperta una fase di
recessione e le previsioni sull'immediato futuro formulate dagli
organismi internazionali devono essere aggiornate sistematicamente,
stante il precipitare del tasso di crescita del prodotto interno
lordo e degli altri indicatori economici, retrocessi tutti a segno
meno e per i quali si ipotizza un ritorno a segno positivo soltanto
verso la fine del 2010;
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi ormai da qualche tempo, in
conseguenza di un micidiale effetto cumulo: la stagnazione
economica, il collasso della Regione, il fallimento della strategia
di sviluppo sottesa alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6 per
cento. E' un dato non lontano da quello dell'Italia, tuttavia è
utile rilevare come il contributo degli investimenti è stato dello
0,8 contro l'1,8 per cento, quello dei consumi privati è stato
dello 0,4 contro lo 0,7 per cento, mentre il contributo della spesa
pubblica è stato ben più elevato: 2,8 contro 2,2 per cento. In
Sicilia l'incidenza delle importazioni nette, cioè dei beni e
servizi provenienti da fuori regione, è arrivata al 28 per cento,
contro una incidenza media nel Mezzogiorno del 22,4 per cento. Nel
2000 il valore aggiunto dell'industria era del 12,4 per cento del
totale prodotto in Sicilia, nel 2006 era sceso al 10,7 per cento.
La percentuale attribuibile ai servizi pubblici è di contro
aumentata dal 30,1 per cento al 34 per cento;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4 per
cento di quello della UE a 15, nel 2005 era sceso al 59,8 per cento
e in questi anni è sceso ancora. Le condizioni sociali sono in ogni
caso preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello
0,9 per cento, nel primo trimestre del 2008 il tasso di
disoccupazione ha toccato il 15,3%, il tasso di attività è il più
basso in Italia attestandosi al 51,3 per cento; l'indice di povertà
relativa si è attestato al 30,6 per cento che non solo è il più
alto in assoluto tra le regioni italiane, ma è l'unico che è
cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni;
anche con riferimento alla capacità di realizzare in Sicilia
riforme significative e di attivare fattori di sviluppo, come
previsto dalla strategia di Lisbona, i risultati sono negativi: la
spesa per ricerca e sviluppo e la spesa per istruzione rapportate
al PIL si sono ridotte, il ricorso alle fonti rinnovabili di
energia ed il volume di rifiuti smaltiti in modo differenziato sono
lontanissimi dai rispettivi parametri di riferimento;
la politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal Governo
regionale ha portato ad un deficit strutturale pari in questo
momento ad oltre 2 miliardi di euro. Le spese correnti sono state
aumentate ed oggi rappresentano circa l'85% dell'intero bilancio.
Gli investimenti, nonostante si fosse nella fase finale della spesa
di Agenda 2000, nel 2007 sono precipitati con un pesante -32%,
contribuendo in modo significativo alla caduta dell'importo dei
lavori pubblici messi in gara che nel 2007 sono stati pari a 2
miliardi contro i 4.8 del 2006;
anche dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare
di disastro: l'impatto avuto da Agenda 2000 sulle dinamiche di
sviluppo, secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
programmazione regionale, è stato scarso, se non proprio nullo. In
alcuni settori fondamentali come il turismo, i beni culturali,
l'acqua, i rifiuti, le performances hanno fatto segnare addirittura
una regressione rispetto agli obiettivi minimi fissati. Ciò in
conseguenza, tra l'altro, dell'eccessiva dispersione delle risorse,
nonché del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa, che
ha finanziato anche spesa corrente per precari o per corsi di
formazione professionale di dubbia utilità;
considerato altresì che:
la crisi sta agendo in modo selettivo anche in Italia,
determinando stravolgimenti nei settori produttivi quali il
tessile, che rischia di scomparire nel nostro Paese e negli assetti
territoriali, come dimostrato dall'azzeramento di intere aree
produttive, in particolare nel Mezzogiorno;
nella nostra Regione, dove si stima che il Pil del 2008 abbia
fatto segnare un -1,3% e, secondo alcune stime, scenderà ancora nel
2009 del 2,5%, è in vorticoso aumento la richiesta di cassa
integrazione, si prevede la perdita di almeno 50 mila posti di
lavoro, c'è un crollo degli investimenti privati come effetto anche
della forte stretta creditizia in Sicilia, le difficoltà di banche
fondamentali come l'Unicredit, numerosi investimenti pubblici
restano 'al palo';
la risposta alla crisi economica in Sicilia deve giovarsi anche di
misure nazionali ed europee, ma non può essere data solo con
politiche di breve periodo (di natura monetaria e/o fiscale), o
soltanto con interventi di sostegno alla domanda ed ai redditi. Se
l'obiettivo primario è quello di evitare che la crisi economica
produca effetti devastanti sul piano sociale, è altrettanto
importante progettare un'uscita dalla crisi puntando in avanti,
passando da una economia di domanda ad una economia di offerta,
aumentando la base produttiva, valorizzando le risorse e le
potenzialità strategiche e territoriali di cui la Sicilia dispone,
soprattutto nel contesto euromediterraneo;
la Commissione europea, nel proporre agli Stati membri una manovra
di bilancio per complessivi 170 miliardi di euro, ha richiesto che
gli interventi nazionali siano rivolti, in particolare, verso una
spesa pubblica con impatto sulla domanda a breve termine, sulle
garanzie e sui prestiti agevolati, sugli incentivi fiscali
soprattutto per contribuire al mantenimento e alla creazione di
posti di lavoro ed ha altresì invitato gli Stati membri ad
incrementare gli investimenti in infrastrutture, nell'efficienza
energetica, in materia di istruzione e ricerca, al fine di
stimolare la crescita e la produttività;
le misure fin qui predisposte dal Governo nazionale,tuttavia,
appaiono deboli ed inadeguate. Di certo non immettono nuove risorse
ma, operando con compensazioni di bilancio, non realizzano alcun
effetto espansivo, anticiclico. Sistematicamente il Governo ha
fatto massiccio ricorso al fondo per le aree sottoutilizzate dal
quale sono stati già prelevati negli ultimi sei mesi 15 miliardi di
euro per interventi del tutto estranei allo sviluppo del
Mezzogiorno;
le politiche pubbliche regionali devono delineare interventi
mirati e selettivi, privilegiando le famiglie a più basso reddito,
le imprese che vogliono investire su se stesse, i giovani che hanno
voglia di fare e non si arrendono all'unico sbocco rappresentato
dall'emigrazione forzosa;
ritenuto che:
è indispensabile che la Regione siciliana metta a punto un piano
straordinario anticrisi che leghi interventi anticiclici ad una
strategia che favorisca l'ammodernamento delle strutture ed il
passaggio ad una economia sostenibile;
a supporto di tale piano è necessario il puntuale reperimento di
risorse mobilitabili, a cominciare da quelle di bilancio che vanno
liberate attraverso una rigorosa legge finanziaria, nonché dalla
finalizzazione dei fondi che la Regione ha allocato presso gli
istituti finanziari regionali e non pienamente utilizzati;
del tutto prioritaria è l'attivazione delle risorse derivanti
dalla programmazione 2007/2013, così come la riprogrammazione e il
pieno utilizzo dei fondi provenienti dalla programmazione relativa
al periodo precedente. Secondo le stime riportate dall'ultimo DPEF
regionale, infatti, la Regione ha a sua disposizione 14.860 milioni
di euro a titolarità regionale a cui devono aggiungersi circa 9
miliardi di euro di fondi nazionali allocati nei PON e nel FAS per
il periodo 2007/2013. Negli accordi di programma quadro stipulati
negli anni precedenti sono stati programmati interventi per 16.577
milioni di euro, dei quali soltanto il 20% circa è stato speso,
impegna il Governo della Regione
ad effettuare una riprogrammazione delle risorse giacenti negli
accordi di programma quadro e a programmare le risorse nuove
disponibili sul FAS, indirizzandole verso la realizzazione di
lavori pubblici immediatamente attivabili che presentino
caratteristiche di elevata utilità sociale e prevedano un intenso
utilizzo di manodopera, quali la messa in sicurezza delle scuole di
ogni ordine e grado in cofinanziamento con province e comuni,
l'assetto del territorio, la difesa del suolo, il ripristino delle
infrastrutture danneggiate da eventi calamitosi, la viabilità
secondaria e rurale. L'attivazione di un programma di realizzazione
di alloggi popolari ad elevata efficienza energetica, anche
mediante ristrutturazione di immobili esistenti nei centri urbani.
La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e dei
trasporti, anche mediante iniziative che alimentino ricerca,
produzione e diffusione di mezzi pubblici ecologici, come gli
autobus a metano, in modo da contribuire a raggiungere anche in
Sicilia 'gli obiettivi 20-20-20' posti dalla Unione europea per i
prossimi anni;
a concentrare le risorse della programmazione 2007/2013 su alcuni
filoni strategici: a) la realizzazione delle reti materiali e
immateriali da e per la Sicilia e all'interno dell'Isola; b)
l'efficienza, il risparmio, la riqualificazione energetici, la
produzione da fonti rinnovabili, le problematiche collegate ai
cambiamenti climatici; c) la logistica ed i servizi avanzati alle
imprese, la creazione di filiere corte, l'economia di prossimità;
d) lo sviluppo del capitale umano e delle conoscenze attraverso la
formazione continua, la ricerca, l'innovazione, il trasferimento
tecnologico;
ad approvare il documento unico di programmazione che recepisca
gli indirizzi sopra individuati, anche per consentire l'immediato
sblocco degli interventi già verificati e tuttavia non ancora
avviati;
ad intervenire presso il Governo nazionale e in tutte le sedi
opportune affinché l'Unione europea emani nuove disposizioni in
materia di regimi di aiuti, in particolare prevedendo il raddoppio
degli importi ricadenti nel regime 'de minimis';
ad emanare le opportune disposizioni affinché l'amministrazione
regionale paghi i propri creditori non oltre 90 giorni dalla
presentazione dei giustificativi di spesa e rilasci le
certificazioni sull'esistenza dei crediti come previsto dal comma 3
bis dell'articolo 9 del decreto-legge n. 185/2008, come convertito
dalla legge n. 2/2009;
a promuovere una verifica di coerenza con la programmazione
regionale e di sostenibilità ambientale nei confronti di iniziative
finanziate con investimenti privati, non ancora partite;
ad individuare, anche con il concorso degli istituti finanziari
regionali, misure di credito sostenibile a sostegno di famiglie e
piccole imprese;
a realizzare un'azione di concertazione con gli enti locali
siciliani al fine di individuare le risorse mobilitabili per la
realizzazione di lavori pubblici ed interventi di carattere
sociale;
a individuare interventi per fronteggiare la disoccupazione, anche
attraverso cantieri di lavoro e il servizio civico comunale,
utilizzando le misure del FSE relative alla adattabilità ed alla
occupabilità». (105)
CRACOLICI- AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-
BONOMO-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-
DIGIACOMO-DI GUARDO-DONEGANI-FARAONE-
FERRARA-MATTARELLA-FIORENZA-GALVAGNO-
GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-
ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-
RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la crisi economica internazionale, come ampiamente previsto, da
mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese. Gli
ultimi dati, recentemente resi noti dal servizio studi della
Confindustria, configurano il 2009 e il 2010 come due anni di
recessione con conseguente tracollo dei posti di lavoro: secondo
gli stessi dati nell'anno in corso saranno 600 mila i lavoratori
che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà al
8,4%. Solo nel mese di dicembre 2008, il ricorso alla cassa
integrazione ordinaria da parte delle aziende ha conosciuto un
incremento pari al 526% rispetto allo stesso mese dell'anno
precedente. Dati questi che prefigurano un anno particolarmente
nero per l'occupazione italiana;
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi in conseguenza di un
micidiale effetto cumulo: la stagnazione economica, il collasso
della Regione, il fallimento della strategia di sviluppo sottesa
alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6 per
cento; il contributo degli investimenti è stato dello 0,8 contro
1'1,8, quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro lo 0,7,
mentre il contributo della spesa pubblica è stato ben più elevato:
2,8 contro 2,2;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4% di
quello della UE (al 15), nel 2005 era sceso al 59,8% e in questi
anni è sceso ancora e che le condizioni sociali sono in ogni caso
preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello 0,9%;
nel primo trimestre del 2008 il tasso di disoccupazione ha toccato
il 15,3%, il tasso di attività è il più basso in Italia,
attestandosi al 51,3%; l'indice di povertà relativa si è attestato
al 30,6% che, non solo è il più alto in assoluto tra le regioni
italiane, ma è l'unico che è cresciuto in maniera esponenziale
negli ultimi anni;
visto che:
in questo quadro s'inserisce il problema dei lavori con contratto
a termine (i lavoratori cosiddetti precari) che nel nostro Paese
riguarda un lavoratore su 8, migliaia di lavoratori privi di
tutele, che saranno i primi a pagare gli effetti della crisi
economica;
sono circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008
per i quali il decreto del Governo nazionale, il cosiddetto
'sostegno all'economia', ha previsto un sussidio poco più che
simbolico e comunque non ancora operativo, pari al 10 per cento
sull'ultima retribuzione e che la platea dei precari che beneficerà
delle norme contenute nel decreto non sarà superiore al dieci per
cento del totale dei lavoratori precari, mentre, in un recente
studio pubblicato dall'università 'La Sapienza' di Roma, si calcola
che siano oltre 800 mila gli atipici a 'rischio precarietà', vale a
dire con un solo contratto e un solo committente;
a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo si
sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi
in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si
riferiscono i benefici, in particolare quelli previsti del decreto
n. 185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a far
fronte alla grave crisi economica ed occupazionale che sta già
investendo il nostro Paese e che perdurerà almeno per i prossimi
due anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112/2008, convertito
con la legge n. 133/2008, è stato abolito il processo di
stabilizzazione del personale precario, avviato con le due leggi
finanziarie del Governo Prodi, e ciò determinerà la perdita di
lavoro per oltre 60 mila lavoratori precari della pubblica
amministrazione e della scuola;
a distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle
critiche mosse dal Partito Democratico alle misure del Governo, che
hanno distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o iniqui,
come l'eliminazione dell'ICI o la detassazione degli straordinari;
una misura, quest'ultima, assolutamente inappropriata perché in un
momento di crisi economica e di rischio occupazionale gli
straordinari sicuramente non sono una misura alla quale ricorrono
le aziende in difficoltà. Queste risorse avrebbero potuto invece
essere indirizzate verso gli ammortizzatori sociali, vera e propria
emergenza dell'anno in corso;
manca, a tutt'oggi, una strategia condivisa di sostegno
all'occupazione, così come non è stata data attuazione ad un
disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali, secondo
le linee guida concordate tra Governo e parti sociali, con il
protocollo del 23 luglio 2007;
in questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi
ed ancora una volta inefficaci: anche l'accordo recentemente
raggiunto con le Regioni non si propone di avviare la riforma degli
ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si limita
ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse sulla
cassa integrazione in deroga;
per tutte queste ragioni, appare necessario approntare, con
strumenti eccezionali, misure di tutela economica, tramite un
assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento
della retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo,
per quei lavoratori che, in caso di licenziamento, fino ad ora
risultano esclusi dall'accesso agli ammortizzatori sociali, vale a
dire: i lavoratori a tempo determinato e indeterminato,
appartenenti ai settori ed alle imprese che non risultano
destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale, i
dipendenti da imprese nel settore artigiano, gli apprendisti, i
titolari di partita IVA in regime di monocommittenza con un reddito
inferiore ad una determinata soglia, i soggetti iscritti alla
gestione separata INPS di cui all'articolo 2, comma 26, della legge
8 agosto 1995, n. 335;
considerato che
in coerenza con tale impostazione il Partito Democratico ha già
avanzato precise proposte sia in occasione dell'esame del citato
decreto-legge n. 185/2008, sia con appositi progetti di legge volti
ad assicurare l'estensione delle misure di sostegno del reddito dei
lavoratori esclusi dall'applicazione degli strumenti previsti in
materia di ammortizzatori sociali: al Senato il 14 ottobre 2008 a
firma Finocchiaro, Treu e altri e alla Camera il 23 gennaio 2009 a
firma Damiano e altri;
gli interventi previsti nel protocollo tra Governo, Regioni e
Province autonome del 12 febbraio 2009 riguardano esclusivamente i
lavoratori coinvolti in trattamenti in deroga ai sensi dell'art.
19, comma 8, del decreto-legge n. 185/2008, convertito con
modificazioni dalla legge n. 2 del 2009, e che quindi escludono i
soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui all'articolo
2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
gli effetti della crisi economica non possono essere fatti gravare
esclusivamente sui lavoratori ed in particolare sui lavoratori più
deboli, quali risultano i lavoratori precari e i lavoratori delle
imprese artigiane e delle piccole imprese industriali;
le misure di sostegno al reddito dei disoccupati sono uno
strumento di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi e
alla domanda che contribuirà al rilancio dell'economia,
impegna il Presidente della Regione
a sollecitare il Governo nazionale:
ad adottare, entro il 31 marzo e per l'anno 2009, forme di
sostegno del reddito attraverso l'istituzione di un assegno mensile
di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della retribuzione
percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo, per tutti quei
lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli strumenti previsti
dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto di
lavoro dall'1 settembre 2008;
ad estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa
integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione
del lavoro;
a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di
un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali
attraverso le linee guida concordate tra Governo e parti sociali
con il protocollo del 23 luglio 2007 e indicate nei disegni di
legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione per
la ricerca di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori
beneficiari delle tutele del reddito (Patto di servizio);
a riavviare le politiche antievasione, a cominciare dalla
tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei
trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le
imposte evase, visto che lo smantellamento ha portato, al netto
della crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata, in
via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei 'Conti economici
nazionali' comunicati dall' ISTAT il 12 marzo scorso, in 7 miliardi
di euro per il 2008;
a ricostituire presso il Ministero dell'economia e delle finanze
la Commissione per la spending review al fine di completare
l'analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di spesa da
eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui, inefficienti
ed inefficaci tagli lineari al centro della manovra di finanza
pubblica di cui al decreto-legge n. 12/2008, convertito con
modificazioni nella legge n. 133 del 2008;
all'immediato utilizzo delle risorse di competenza nazionale,
previste nel protocollo tra Governo, Regioni e Province autonome
del 12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti
in deroga ai sensi dell'art. 19, comma 8, del d.l. n. 185/2008,
convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009». (116)
CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
DI BENEDETTO-DI GUARDO- DIGIACOMO-DONEGANI-FARAONE-FERRARA-
FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-ODDO-
PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
Informo che l'Assessore per il bilancio e le finanze, con fax
dell'1 aprile 2009, prot. 1099/Gab, ha comunicato, permanendo gli
impegni istituzionali connessi alla convocazione urgente della
Conferenza Unificata, di non poter presenziare all'odierna seduta e
ha richiesto pertanto l'ulteriore rinvio della discussione
unificata delle mozioni numeri 105 e 116.
Do lettura del fax pervenuto:
«In ordine alla convocazione dell'80 seduta d'Aula da tenersi in
data odierna alle ore 17.00 e facendo seguito alla nota protocollo
n. 1074/Gab del 30 marzo 2009, si rappresenta che permangono gli
impegni istituzionali connessi alla convocazione urgente della
Conferenza Unificata che impediscono all'Assessore per il bilancio
di presenziare ai suddetti lavori. Potendo lo stesso già da domani
mattina assicurare la propria presenza in Aula si richiede un
ulteriore rinvio della trattazione delle mozioni nn. 105 e 116 per
le quali è stato delegato alla trattazione da parte del Presidente
della Regione».
Pertanto, il punto III dell'ordine del giorno è rinviato alla
seduta di domani, giovedì 2 aprile 2009.
Così resta stabilito.
Rinvio dello svolgimento della interrogazione n. 333 della Rubrica
«Lavoro, previdenza sociale, formazione professionale ed
emigrazione»
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per quanto concerne l'unica
interrogazione, la numero 333, rimasta tra quelle della Rubrica
«Lavoro, previdenza sociale, formazione professionale ed
emigrazione», l'interrogante non è presente in Aula e il Governo è
assente.
Pertanto, l'interrogazione numero 333 sarà messa all'ordine del
giorno in una prossima seduta.
La seduta è rinviata a domani, giovedì 2 aprile 2009, alle ore
10.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Comunicazioni.
II - Discussione unificata delle mozioni:
n. 105 - «Interventi per contrastare la crisi economica
internazionale attraverso una gestione efficiente delle
risorse della Regione».
CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO
BONOMO -DE BENEDICTIS - DI
BENEDETTO
DIGIACOMO - DI GUARDO - DONEGANI - FARAONE
FERRARA - MATTARELLA - FIORENZA - GALVAGNO
GUCCIARDI - LACCOTO - LUPO -
MARINELLO MARZIANO - ODDO - PANARELLO -
PANEPINTO - PICCIOLO RAIA - RINALDI -
SPEZIALE - TERMINE - VITRANO
n. 116 - «Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi
economica e occupazionale che sta investendo il nostro
Paese».
CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO
BONOMO - DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO -
DIGIACOMO DI GUARDO - DONEGANI -FARAONE -
FERRARA - FIORENZA
GALVAGNO - GUCCIARDI -
LACCOTO - LUPO
MARINELLO - MARZIANO -
ODDO - PANARELLO
PANEPINTO - PICCIOLO -
RAIA - RINALDI
SPEZIALE - TERMINE -
VITRANO
La seduta è tolta alle ore 17.36.
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli