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Resoconto d'Aula della Seduta n. 80 di mercoledì 01 aprile 2009
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   DE  LUCA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Ricordo  altresì  che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che gli onorevoli Cordaro,  Lupo,  Corona,
  Rinaldi,  Romano,  Musotto, Adamo, Aricò,  Caronia,  Fiorenza,  Di
  Benedetto,  Termine, Fagone, Picciolo e Laccoto  sono  in  congedo
  per  la  seduta odierna; l'onorevole Panepinto dall'1 al 6  aprile
  2009.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle Commissioni
                              competenti

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                      AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Iniziative  per  la  promozione della  sicurezza  nella  Regione
  Sicilia. Istituzione del corpo di polizia locale» (n. 393)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 31 marzo 2009

                     ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   «Aiuti alle piccole e medie imprese» (n. 397)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 31 marzo 2009

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   «Norme  per lo sviluppo culturale della Sicilia. Istituzione  del
  sistema regionale e distretti culturali» (n. 395)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 31 marzo 2009

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   DE LUCA,  segretario f.f.:

   «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   in   funzione   dell'obiettivo  di   contenimento   della   spesa
  farmaceutica nella Regione siciliana, con decreto assessoriale  n.
  2205 del 17 ottobre 2007 è stata prevista la distribuzione diretta
  da parte dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie di tutti
  i farmaci inclusi nel PHT;

   gli  obiettivi  prefissati per l'attivazione  del  sistema  della
  distribuzione   diretta  prevedevano  per  il  periodo   2007/2009
  un'economia pari a euro 52.326.840;

   considerato che la distribuzione diretta comporta notevoli disagi
  per gli utenti, costretti a recarsi in comuni diversi da quelli di
  residenza  presso le strutture pubbliche abilitate per ottenere  i
  farmaci  e  che  tale  disagio sarebbe  giustificato  solo  da  un
  effettivo  e  rilevante risparmio economico  per  le  casse  della
  Regione;

   per sapere:

   se gli obiettivi posti, detratti i costi della spesa farmaceutica
  per  la  distribuzione diretta, siano stati raggiunti e  in  quale
  misura;

   quale   sia  stato,  nell'ultimo  anno,  il  risparmio  effettivo
  ottenuto con la distribuzione diretta dei farmaci;

   quale  sia  stato il costo dei farmaci distribuiti direttamente».
  (526)

                                                        DI BENEDETTO

   «All'Assessore   per  il  lavoro,  la  previdenza   sociale,   la
  formazione  professionale e l'emigrazione, premesso che  con  nota
  621  del  28  febbraio  2008 l'Assessorato  Sanità  trasmetteva  i
  protocolli d'intesa con i quali erano stati individuati i  criteri
  e  le  modalità  inerenti  la  procedura  di  stabilizzazione  del
  personale   precario  non  dirigenziale  delle  aziende  sanitarie
  regionali  relativamente  ai  posti coperti  tramite  rapporto  di
  lavoro dipendente a tempo determinato;

   rilevato   che,   nella   nota  del  28  marzo   2008   trasmessa
  dall'Assessorato in precisazione della precedente trasmissione dei
  protocolli,    si   puntualizzava   che    'tali   procedure    di
  stabilizzazione non riguardano il personale utilizzato in attività
  socialmente utili, LSU e contrattisti ex PIP, finanziati con oneri
  a  carico  del  bilancio  regionale,  (...)  in  quanto  per  tali
  categorie  di personale sono state previste e trovano applicazione
  specifiche norme regionali e direttive dell'Assessorato  regionale
  del lavoro (...)';

   visto   che   in  data  4  febbraio  2009  è  stato  sottoscritto
  dall'Assessore  regionale  del lavoro, della  previdenza  sociale,
  della  formazione professionale e dell'emigrazione dall'università
  di  Palermo  e dall'azienda ospedaliera universitaria  Policlinico
  Paolo  Giaccone  un  protocollo  d'intesa  per  l'attivazione  dei
  percorsi  di  stabilizzazione  dei  lavoratori  socialmente  utili
  fuoriusciti  dal  bacino del precariato utilizzati dall'Università
  degli studi di Palermo e dal Policlinico Paolo Giaccone;

   rilevato  che altri lavoratori impegnati in strutture ospedaliere
  e  nelle  AUSL  si trovano esattamente nelle stesse condizioni  di
  quanti sono stati tutelati dai protocolli in oggetto;

   per sapere:

   per quali ragioni ci si sia limitati ai policlinici;

   se   non  ritenga  di  attivare  protocolli  analoghi  che  diano
  possibilità di stabilizzazione anche ad altri precari nelle stesse
  condizioni;

   se  non  ritenga  di  emanare una circolare che  dia  l'input  ad
  operare in analogia ai settori garantiti». (527)

                                                        DI BENEDETTO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   l'ennesimo  incidente mortale verificatosi sabato 28 marzo  sulla
  strada statale n. 417 Catania-Gela impone a tutti la necessità  di
  intervenire  prontamente per mettere un freno  a  questa  mattanza
  che,  oramai, etichetta questa importante arteria come la  'strada
  della morte';

   nonostante  gli  interventi attuati dall'ANAS per migliorarne  la
  scorrevolezza,  la  strada  statale  n.  417  non  fornisce   quei
  parametri di sicurezza che dovrebbe avere una strada indicata come
  scorrimento veloce e che ogni giorno viene percorsa da migliaia di
  auto e mezzi pesanti;

   considerato che:

   l'ultimo  incidente mortale è stato causato, ironia della  sorte,
  proprio da uno di questi interventi fatti dall'ANAS: un camion  si
  è  ribaltato urtando il cordolo di una rotatoria posta  in  essere
  per eliminare un incrocio. Ma l'assoluta mancanza di illuminazione
  e  la  carenza  di segnaletica stradale ha indotto  l'autista  del
  mezzo pesante ad un fatale errore che ha pagato con la vita;

   la    dinamica   dell'incidente   è   assolutamente   esplicativa
  dell'inutilità  o  inadeguatezza di interventi quando  questi  non
  vengono realizzati con la dovuta logicità e nell'ottica globale di
  messa  in sicurezza della strada oggetto degli interventi. Imporre
  limiti di velocità, creare rotatorie, realizzare aree di sosta non
  ottengono alcun risultato apprezzabile, tenuto conto che la strada
  statale  n. 417 è oramai inadeguata ad assorbire l'enorme traffico
  veicolare che ogni giorno vi si riversa;

   visto   che   diventano   oramai   improcrastinabili   interventi
  risolutivi  totali sulla strada statale n. 417  che  prevedano  il
  raddoppio  dell'intera arteria, la realizzazione e l'illuminazione
  di  svincoli sopraelevati all'altezza delle uscite più trafficate,
  l'istallazione   di  guard-rail  di  ultima   generazione   e   la
  sostituzione dell'attuale segnaletica verticale con l'utilizzo  di
  pannelli  illuminati  con scritte scorrevoli aggiornate  in  tempo
  reale;

   per sapere:

   se  non  ritenga improcrastinabile convocare i vertici  regionali
  dell'ANAS al fine di predisporre un piano di interventi urgenti  e
  risolutivi mirati alla messa in sicurezza della strada statale  n.
  417;

   se  non ritenga urgente predisporre atti finanziari specifici con
  l'obiettivo   di  fornire  assistenza  e  compartecipazione   agli
  interventi  dell'ANAS sulla strada statale n. 417, interventi  che
  dovranno  essere  attuati  nel  più breve  tempo  possibile,  onde
  evitare  che  l'elenco  delle vittime  di  questa  strada  aumenti
  drammaticamente». (528)

                                                             FALCONE

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che la nuova legge sulla riforma sanitaria appena  varata
  dall'Assemblea   regionale   siciliana   ingloba,   tra   l'altro,
  l'ospedale  (ex  azienda) Gravina di Caltagirone nella  ASL  3  di
  Catania;

   considerato che:

   l'ospedale  Gravina  di  Caltagirone  ha  acquisito,   da   anni,
  un'esperienza   notevole   nell'ambito  della   formazione   delle
  professioni  ospedaliere.  Negli  ultimi  anni,  tra  l'altro,  ha
  stipulato  una  convenzione con l'università  di  Messina  per  la
  creazione   di   corsi   di   laurea   con   indirizzo   sanitario
  (infermieristica e fisioterapisti);

   a   tali   corsi  di  laurea  partecipano  studenti   provenienti
  dall'intero  territorio calatino. Nell'ottica della nuova  riforma
  sanitaria, si prefigurerebbe un possibile spostamento dei suddetti
  corsi  presso  una  sede  ospedaliera  di  Catania,  ipotesi   che
  causerebbe  un  danno  irreversibile  per  la  continuazione   e/o
  sopravvivenza   degli   stessi  corsi  di  laurea.   Difatti,   le
  problematiche  delle  famiglie  degli  studenti  sono  prettamente
  economico-sociali, legate cioè sia al territorio sia al caro  vita
  quotidiano  che  impedirebbe alla quasi totalità dei  corsisti  di
  frequentare corsi di studi presso strutture fuori sede;

   alcuni   studenti   sono  lavoratori  che,  ovviamente,   saranno
  impossibilitati a frequentare il corso di studi presso altra sede,
  sia  per  motivi  di distanza sia per motivi economici  legati  al
  carico familiare;

   per sapere:

   se  non  ritengano opportuno chiarire se il nuovo piano sanitario
  causerebbe  lo  spostamento del corso di laurea delle  professioni
  sanitarie dalla sede di Caltagirone a quella di Catania;

   se  non  ritengano opportuno autorizzare l'immediata  attivazione
  della  convenzione dei corsi di laurea delle professioni sanitarie
  (infermieristica  e  fisioterapisti)  tra  l'ospedale  Gravina  di
  Caltagirone e l'università di Messina». (532)

                                                             FALCONE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il  lavoro,  la
  previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione  e
  all'Assessore per l'industria, premesso che:

   la  SAT  s.p.a.  -  Società Automazione  e  Tranciatura  con  165
  dipendenti,  con  sede e stabilimento ad Aci  S.  Antonio  (CT)  e
  alcune partecipazioni in una società omologa anche in Marocco,  ha
  operato sino a qualche tempo fa nel campo della produzione di lead
  frames (diffusori di calore) per componenti elettronici;

   la SAT ha avuto negli anni, quale committente quasi esclusivo, la
  ST  Microelectronics che ha conferito la maggioranza della propria
  produzione  soprattutto nello stabilimento  ST  di  Aìn  Sabaa  in
  Marocco;

   la  società in oggetto minaccia di cessare l'attività dal momento
  che  la ST ha deciso di delocalizzare le produzioni e in tal senso
  nell'agosto   del   2007,  senza  preavviso,  ha   comunicato   il
  trasferimento  in  Asia dei propri stabilimenti  del  Marocco  che
  erano gli utilizzatori delle produzioni SAT;

   sempre  la  ST,  a  partire dalla metà  del  2008,  ha  annullato
  improvvisamente ogni commessa alla SAT nonostante  avesse  chiesto
  un  investimento di circa un milione di euro per la costruzione di
  una linea di prodotti ad alto valore aggiunto;

   la  SAT  per  fronteggiare  la crisi e per  mantenere  i  livelli
  occupazionali  ha  richiesto gli ammortizzatori sociali,  dapprima
  con   un   contratto   di   solidarietà  al   20%,   per   passare
  successivamente  al  25% e poi al 50% con  la  cassa  integrazione
  guadagni straordinaria;

   l'azienda, contestualmente alle misure sopraindicate, ha  tentato
  di stare sul mercato mediante una diversificazione di prodotti che
  prevedeva  la  progettazione e la costruzione  di  stampi  per  la
  Magneti  Marelli,  la Silca e l'Ave ma, in ragione  del  personale
  qualificato e dei macchinari di altissimo livello tecnologico, non
  ha  retto  adeguatamente per gli standards  richiesti  per  questa
  tipologia di produzione;

   considerato che:

   i  proprietari dell'azienda, alla fine del 2008, hanno intrapreso
  la  strada del concordato preventivo contestualmente all'avvio  di
  un  percorso di delocalizzazione delle attività di tranciatura  in
  Cina,  dando  vita,  tramite una joint  venture  con  una  società
  americana, ad un attività produttiva omologa alla SAT;

   i  sindacati, preoccupati per le ricadute occupazionali derivanti
  dalle  scelte aziendali, hanno chiesto alla prefettura di  Catania
  di  intervenire e convocare un tavolo di concertazione, anche alla
  presenza  dei rappresentanti delle istituzioni e della  stessa  ST
  Microelectronics,  per  ragionare  sui  possibili  sviluppi  della
  situazione e a tutela dei lavoratori;

   ritenuto che:

   la  SAT  costituisce una realtà industriale di altissimo livello,
  il  cui  patrimonio di professionalità e conoscenze  va  difeso  e
  rilanciato;

   la   scelta  della  proprietà  di  abbandonare  il  programma  di
  diversificazione  e  di  porre  la  SAT  in  liquidazione   appare
  irresponsabile   perché   determina  l'azzeramento   dei   livelli
  occupazionali  dinanzi al costo sociale di quei capitali  pubblici
  che  la società ha utilizzato e che rischiano di rappresentare  un
  ennesimo sperpero;

   il  Governo  regionale  deve intervenire a sostegno  di  progetti
  imprenditoriali,  alternativi  alla  chiusura,  che  puntino  alla
  valorizzazione massima delle competenze tecnologiche acquisite  in
  questi  anni  perseguendo in tal senso ogni opzione possibile  che
  tuteli i 165 lavoratori;

   per sapere:

   quali   iniziative,   in   considerazione   dell'elevato   valore
  tecnologico  dell'azienda,  siano state  avviate  affinché  questa
  mantenga  la  sua  produzione  in  Sicilia  e  non  proceda   alla
  delocalizzazione;

   se  non ritenga necessario in tal senso porre in essere tutte  le
  misure  possibili atte a consentire che la SAT non prosegua  nella
  direzione  del  concordato preventivo ma  strutturi  un  piano  di
  rilancio  che  veda anche la Regione e le sue società  partecipate
  protagoniste  a  salvaguardia  dei  livelli  occupazionali  e  del
  patrimonio tecnologico acquisito». (533)

                                                                RAIA

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche  sociali e le autonomie locali, premesso che da  notizie
  si  apprende  che  la  Croce rossa italiana -  comitato  regionale
  Sicilia  -  ai  sensi  della l.r. n. 22 del  1986,  abbia  chiesto
  l'accreditamento   per   effettuare  i  servizi   di    assistenza
  domiciliare' in Sicilia;

   considerato che:

   la Croce rossa italiana annovera tra i suoi princìpi fondamentali
  quello  della  volontarietà riconoscendosi quale  associazione  di
  soccorso volontaria e dunque disinteressata e basata sul principio
  volontaristico;

   lo  statuto generale della CRI menziona tra le finalità  che  'Il
  servizio  delle  attività socio-assistenziali si occupa,  mediante
  l'ufficio  di  collegamento con le componenti volontaristiche,  di
  coordinare  le  attività  delle stesse componenti  volontaristiche
  nell'ambito dei servizi resi dall'associazione';

   le  attività  socio-assistenziali, svolte da tutte le  componenti
  della  CRI,  sono  sempre e comunque su base volontaristica  anche
  quelle svolte dal comitato femminile;

   le  volontarie  svolgono  un'intensa  attività  assistenziale  in
  ambito   sia  ospedaliero  che  domiciliare  mantenendo  la   loro
  autonomia  del principio ispiratore. La loro qualificata presenza,
  in  particolare  nei reparti di oncologia pediatrica,  ematologia,
  tossicologia, malattie infettive, day hospital e pronto soccorso è
  quotidiana   e   continua,  al  fine  di  facilitare   il   lavoro
  istituzionale e condividere con la persona sofferente lo stato  di
  dolore e di infelicità;

   le   volontarie  'svolgono  le  loro  attività  umanitarie   come
  ausiliarie  dei poteri pubblici' operando 'secondo i princìpi  del
  movimento';

   sottolineato che:

   la  CRI  opera  in situazioni di emergenza e calamità  e  che  la
  stessa  presta  la  propria  opera  socio-assistenziale  su   basi
  volontaristiche  e,  quindi,  in  ogni  caso  unicamente  in   via
  complementare  ai  servizi  già erogati dalle  strutture  all'uopo
  deputate;

   nessuna  delle  componenti della CRI opera per la prestazione  ed
  erogazione di servizi complessi, come quelli previsti dalla  legge
  regionale  n.  22 del 1986 e dalla legge n. 328/2000,  in  maniera
  organizzata e strutturata;

   rilevato che:

   la  l.r.  n.  22  del  1986  istituisce  l'albo  regionale  delle
  istituzioni  assistenziali  con il  preciso  scopo  di  creare  le
  condizioni  per il convenzionamento delle medesime istituzioni  da
  parte della pubblica amministrazione;

   la l.r. n. 22 del 1994 - richiamandosi alla normativa nazionale -
  impedisce    alle   istituzioni   assistenziali   con    carattere
  volontaristico di accedere al regime convenzionale con la  PA  per
  la  realizzazione di servizi socio-assistenziali con carattere  di
  continuità  e  professionalità, limitando  alle  stesse  il  campo
  d'azione alle sole prestazioni accessorie;

   la   precedente  norma  istituisce  il  registro  degli  enti  di
  volontariato, distinguendolo dall'albo previsto dalla l.r.  n.  22
  del 1986 e vietando la contemporanea iscrizione ad entrambi;

   in   Sicilia   centinaia  di  cooperative  sociali  operano   sul
  territorio in convenzione con la PA e sono iscritte all'albo della
  l.r. n. 22 del 1986;

   ritenuto che:

   vi  è  in  atto  il  tentativo di intervenire surrettiziamente  a
  modifica  del sistema di welfare come delineato dalla l.r.  n.  22
  del  1986  e,  soprattutto,  dalla l.  n.  328/2000  applicata  in
  Sicilia,  proponendo forme di partecipazione di soggetti a  natura
  pubblica o volontaristica per assicurare i servizi che - ope legis
  -  sono  svolti  dal  terzo  settore e in  particolar  modo  dalla
  cooperazione sociale;

   per sapere:

   quali  siano  i  criteri  adottati secondo  i  quali  si  intende
  procedere all'accreditamento della CRI per i servizi di assistenza
  domiciliare, considerato che gli stessi servizi sono forniti sulla
  base  del  reclutamento,  secondo i  CCNL  vigenti,  delle  figure
  professionali previste e considerato anche che la stessa  l.r.  n.
  22   del  1986,  ed  il  relativo  decreto  n.  158/96,  prevedono
  espressamente la non prestazione su base volontaria delle predette
  figure professionali da reclutare;

   se  non  ritengano di dover motivare in che modo la  CRI  con  la
  propria  organizzazione  possa  integrare  gli  standard  di   cui
  all'art. 19 della l.r. 22 del 1986 ed al DPRS del 29 giugno  1988,
  dal  momento  che il valore aggiunto delle prestazioni  volontarie
  non può essere considerato al presente fine;

   se  non ritengano opportuno porre in essere con urgenza tutte  le
  misure possibili affinché sia interrotto il percorso di iscrizione
  all'albo  della l.r. n. 22 del 1986 della Croce rossa  italiana  -
  comitato  regionale  Sicilia e che venga  assicurato  il  rispetto
  della  normativa  vigente diffidando, conseguentemente,  tutte  le
  amministrazioni locali siciliane dal consentire operazioni in  tal
  senso». (534)

                                                           CRACOLICI

   «Al  Presidente  della  Regione  e  all'Assessore  per  i  lavori
  pubblici, premesso che:

   circa  15  mila famiglie a Catania sono collocate da  anni  nella
  graduatoria generale per l'assegnazione di un alloggio popolare;

   oltre  2  mila  famiglie sono state sfrattate  per  morosità  dal
  momento che non sono in grado di fare fronte alle spese di affitto
  che si aggira intorno a 500,00 euro al mese per unità abitativa;

   rilevato che:

   l'emergenza  casa,  non solo a Catania, ha  assunto  elementi  di
  drammaticità che hanno visto il verificarsi di episodi violenti;

   l'acuirsi di questa condizione è naturalmente riconducibile anche
  alla  crisi  economica  che  in  questi  mesi  ha  peggiorato   le
  condizioni  materiali  della popolazione, in  particolar  modo  di
  coloro che vivono già in una situazione praticamente di povertà;

   da  oltre 10 anni il Governo nazionale e il Governo regionale non
  stanziano  finanziamenti per la costruzione di alloggi popolari  e
  comunali  nonostante la drammaticità del problema casa a  Catania;
  il  precedente  governo ha stanziato 550 milioni di  euro  per  le
  questioni abitative e l'attuale Governo è orientato a chiedere  al
  CIPE  la  distribuzione di queste risorse alle regioni secondo  le
  esigenze dei comuni;

   ritenuto che:

   il  Governo nazionale ha prospettato un provvedimento, denominato
  piano  casa,  finalizzato, sinteticamente,  all'ampliamento  delle
  abitazioni,   alla  ricostruzione  se  gli  edifici   sono   stati
  realizzati prima del 1989 e alla concessione di sgravi fiscali per
  chi intenda dotarsi di impianti a basso consumo energetico;

   il  suddetto  provvedimento pertanto sino ad oggi non  contempera
  alcun intervento per chi non possiede la casa o a favore di coloro
  che perdono l'abitazione in seguito a morosità;

   per sapere:

   se  non ritengano opportuno e urgente avviare, anche in relazione
  all'annunciato  piano casa, un confronto con il Governo  nazionale
  allo  scopo di verificare le condizioni per la concessione  di  un
  finanziamento per la costruzione di alloggi a riscatto e a  canone
  sociale;

   se   non  ritengano  urgente  predisporre  adeguate  misure   che
  consentano   il  pagamento  alle  2000  famiglie  del   contributo
  integrativo   affitto  casa  anno  2006  e  la  formazione   delle
  graduatorie  provvisorie  delle domande per  l'assegnazione  della
  casa popolare anno 2006 e del contributo affitto casa anno 2007;

   se il comune di Catania abbia avviato un censimento degli alloggi
  del patrimonio pubblico comunale e dello IACP che possa consentire
  un conseguente recupero degli alloggi sfitti o occupati da persone
  che  non  vivono  in  condizione di necessità con  l'obiettivo  di
  assegnarli  a  chi  vive  ospite in situazioni  di  promiscuità  e
  degrado». (535)

                                                                RAIA

   PRESIDENTE.  Le  interrogazioni testé annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   DE LUCA, segretario f.f.:

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  turismo,  le
  comunicazioni e i trasporti e all'Assessore per i lavori pubblici,
  premesso che:

   il  quartiere della città di Palermo individuato con il  nome  di
  'Cardillo'   è   attualmente  interessato  dai   lavori   per   la
  realizzazione del nuovo passante ferroviario;

   l'esecuzione dei lavori è relativa al raddoppiamento del passante
  in  zona  Cardillo - Crocetta con realizzazione in  superficie  di
  circa un chilometro e 300 metri;

   la   scelta  di  realizzare  l'opera  in  superficie  anziché  in
  sotterranea  costituisce  un gravissimo  danno  per  il  quartiere
  palermitano  di  'Cardillo',  atteso  che  andrebbe  ad   incidere
  negativamente sull'inquinamento acustico ed ambientale  nel  senso
  che  verrebbero superati i limiti di tollerabilità  fino  ad  oggi
  consentiti e si verranno a creare enormi difficoltà in termini  di
  viabilità  tali  da  mettere il quartiere  in  serio  pericolo  di
  emarginazione;

   considerato che:

   i  predetti  lavori  potrebbero essere  eseguiti  in  sotterranea
  anziché  in  superficie  atteso  che  trattasi  di  un  tratto  di
  percorrenza di un chilometro;

   tale richiesta era stata esposta e formulata dagli abitanti della
  borgata  con  delibera del consiglio della VII  circoscrizione  di
  Palermo. Delibera, si precisa, che non ha mai avuto riscontro;

   lo  stato  dell'arte  dell'opera è compatibile  con  un'eventuale
  modifica del progetto in 'sotterranea';

   ritenuto  che  l'esecuzione dei lavori sulla  base  del  progetto
  stilato  dalle  società Italfer, RFI e Ferrovie dello  Stato  reca
  grave  ed irreparabile pregiudizio al quartiere 'Cardillo' sia  in
  termini   di   salute  dei  residenti  per  l'elevato   grado   di
  inquinamento  acustico  sia  in  termini  di  peggioramento  della
  viabilità;

   per  sapere quali provvedimenti il Governo della Regione  intenda
  adottare per procedere alla modifica del progetto in modo tale  da
  garantire  l'esecuzione dei lavori in 'sotterranea' ed evitare  un
  peggioramento della qualità della vita per i residenti della  zona
  ed  un peggioramento della viabilità con forte e grave rischio  di
  emarginazione del quartiere». (529)

               (L'interrogante chiede risposta scritta)

                                                              CAPUTO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed  ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che è  stata
  constatata  l'impossibilità di disporre delle aree su  cui  doveva
  sorgere  il progetto della 'Real Cittadella' ed il relativo  CDAC,
  nella zona falcata di Messina, con i fondi del POR 2000-2006  pari
  a 11 mila euro;

   considerata la disponibilità da parte dell'Assessore in indirizzo
  a mantenere dette somme per intero nella città di Messina;

   ritenuto  che la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali  e
  alla pubblica istruzione di Messina ha pronti i seguenti progetti,
  in  parte  definitivi ed esecutivi, su beni monumentali  a  grande
  valenza cittadina, regionale e nazionale:

   a)  rifunzionalizzazione della cripta del Duomo di  Messina  (già
  interessata  dai lavori di impermeabilizzazione con  fondi  P.O.P.
  1994/99) euro 1.500.000;
   b) restauro e recupero dell'antica Badiazza euro 2.500.000;
   c)  restauro  e  rifunzionalizzazione del Castello  Gonzaga  euro
  5.000.000;
   d)  completamento  del  restauro del Forte  S.S.  Salvatore  euro
  2.000.000;

   per  sapere  se l'Assessore per i beni culturali ed ambientali  e
  per   la   pubblica  istruzione  intenda  intervenire  presso   il
  soprintendente di Messina affinché con urgenza renda  cantierabili
  i  sopra  menzionati  progetti,  evitando  in  caso  contrario  di
  disperdere l'ingente dotazione economica, oggi disponibile per  la
  città di Messina». (530)

               (L'interrogante chiede risposta scritta)

                                                            BENINATI

   PRESIDENTE.  Avverto  che  le  interrogazioni  testé   annunziate
  saranno inviate al Governo.

               Comunicazione di ritiro di interrogazione

   PRESIDENTE.   Comunico  che,  con  nota   dell'1   aprile   2009,
  l'onorevole  Falcone  ha  ritirato  l'interrogazione  numero   465
  «Interventi  per la salvaguardia e la tutela di Floriopoli» a  sua
  firma,  perché di identico contenuto dell'ordine del giorno numero
  107, sempre a sua firma, approvato dall'Assemblea nella seduta  n.
  78 del 25 marzo 2009.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, della mozione numero 121:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   Niscemi  è  un  comune  con circa 30 mila  abitanti,  situato  in
  collina  ai  bordi della vasta piana di Gela ove operano  circa  5
  mila  addetti che producono prevalentemente carciofi e prodotti  a
  ortaggi in serra tra i più pregiati dell'Isola;

   la  città  di Niscemi ha vissuto e subìto negli ultimi  vent'anni
  una  tra le pagine più oscure d'involuzione socio-culturale  della
  sua  storia contemporanea, tanto che la città si è piegata  su  sè
  stessa, senza avere la forza di reagire;

   considerato che:

   l'americanizzazione  della città sta angosciando  la  popolazione
  niscemese,  alla ricerca di una serenità perduta, di una  comunità
  produttiva  che stenta a ritrovare le ragioni della sua  identità,
  legata in modo placentare alla bontà della propria terra;

   nel  1991,  subito  dopo la chiusura della base  missilistica  di
  Comiso, fu insediato a Niscemi il centro trasmissioni radio navale
  (NRTF)  USA,  con l'installazione di 41 antenne, dipendenti  dalla
  stazione navale americana, Navcomtelsta Sicily, presente da anni a
  Sigonella   (CT)  e  che  tale  stazione  permette  di  comunicare
  attraverso codici segreti con tutte le forze militari presenti  in
  tre continenti (Europa, Asia e Africa);

   ritenuto che:

   già  a  causa di tale insediamento, da circa un decennio  Niscemi
  costituisce  la  base  di smistamento delle reti  di  comando,  di
  controllo  e  d'intelligence delle forze  armate  USA,  nonostante
  nessuno  fin  da allora abbia sollevato obiezioni circa  l'impatto
  ambientale sulla popolazione;

   oggi  il  Pentagono  (USA)  sta  insediando,  in  contrada  Ulmo,
  nell'area circostante la splendida sughereta (SIC) di Niscemi, una
  delle  stazioni  terrestri  del MUOS, in  pratica  un  sistema  di
  telecomunicazioni  a bande strette d'ultima generazione  della  US
  NAVY che permetterà il collegamento ad altissima frequenza tra  le
  forze  navali, aeree e terrestri in movimento, in qualsiasi  parte
  del mondo si trovino;

   constatato che:

   nonostante  la  segretezza degli atti,  le  prime  autorizzazioni
  all'installazione  in  Sicilia  della  stazione  del  MUOS  furono
  concesse nel 2003, e in seguito la US NAVY, nel febbraio del 2007,
  nella  presentazione  per  il  bilancio  2008/2009,  dichiarò  che
  l'ubicazione sarebbe stata Niscemi;

   risulta  altrettanto  vero  che la  base  di  Sigonella  è  stata
  scartata   per   via  di  un  reale  pericolo  d'innescamento   di
  detonazione sugli ordigni esplosivi presenti nella base,  a  causa
  delle   probabili   e   potentissime   interferenze   delle   onde
  elettromagnetiche,  tali da far temere alla stazione  aeroportuale
  civile  di  Catania  che le stesse avrebbero  potuto  creare  seri
  pericoli anche ai radar degli spazi aerei civili; ragione  per  la
  quale si è puntato su Niscemi;

   tenuto  conto  che,  rispetto alla richiesta  di  approfondimento
  sull'impatto  ambientale,  emersa  dalla  conferenza  di   servizi
  convocata  l'8  ottobre  2008  presso l'Assessorato  Territorio  e
  ambiente  e in relazione ai dati aggiornati dall'ARPA,  si  evince
  palesemente  l'incompatibilità  ambientale  con  la   salute   dei
  cittadini  di  Niscemi e dei comuni limitrofi, non  solo  a  causa
  della  costruenda  stazione del MUOS, ma  per  avere  superato  il
  limite   consentito  dalle  radiazioni  prodotte  dalle   antenne,
  installate  da  dieci  anni  presso il centro  trasmissioni  radio
  navale (NRTF) di Niscemi;

   rilevato che:

   i  dati  scientifici ed epidemiologici hanno  accertato  casi  di
  leucemia riscontrati sulla popolazione infantile in aree fino a un
  raggio  di  tre  miglia  su basi militari  del  tipo  MUOS  e  che
  l'impatto  detonante sulle cellule umane provocato dalle emissioni
  elettromagnetiche,  nel  giro di un decennio,  mieterebbe  vittime
  innocenti  tra la popolazione di Niscemi e nell'area  circostante,
  senza che questi abbiano dichiarato guerra a nessuno;

   la  presenza del vicino stabilimento petrolchimico (ENI) di Gela,
  per via dei venti, determina il trascinamento di fumi inquinanti e
  delle  scorie  prodotte dalle ciminiere sulla  città  di  Niscemi,
  riducendo  ancora di più il rapporto di qualità della  vita  degli
  abitanti;

   assunto che:

   si consumano circa 2000 litri di gasolio (tipo DF2) al giorno per
  alimentare  il funzionamento delle antenne radar e  poiché  non  è
  rara  la  dispersione  sul  suolo, oltre  che  nell'aria,  di  oli
  combustibili  usati, secondo quanto eloquentemente indicato  dalla
  presenza  di  cartelli ai bordi della recinzione, con  divieto  di
  raccolta di terra e piante;

   a  causa  di  tale fenomeno, la flora insistente ai  bordi  della
  recinzione  medesima  risulta  aver subito  un'evidente  mutazione
  morfobiologica;

   stante  la preoccupante e insostenibile situazione in cui versano
  i  comuni interessati (Niscemi, Gela, Caltagirone, Butera, Riesi e
  Mazzarino),

                   impegna il Governo della Regione

   ad avviare un'indagine conoscitiva sui reali e gravissimi effetti
  derivanti  dall'emissione  di radiazioni  elettromagnetiche  sulla
  costruenda stazione MUOS in contrada Ulmo a Niscemi;

   ad accertare l'entità dei rilievi di bonifica ambientale relativi
  all'inquinamento prodotto su un terreno contaminato da  versamento
  di  gasolio  in  contrada  Ulmo  ed i  risultati  certificativi  e
  conclusivi,  compresa  la certificazione di  discarica  a  seguito
  della  bonifica eseguita dalla ditta LAGECO di Catania  che  opera
  per conto della Marina militare statunitense;

   ad adottare provvedimenti di revoca degli atti autorizzativi fino
  ad oggi concessi, a tutti i livelli;

   a   provvedere,  infine,  alla  sospensione  dei   lavori   della
  costruenda stazione del MUOS;

   a informare il Ministero della difesa che i lavori sulla stazione
  MUOS  sono  stati  avviati  da un anno, così  come  risulta  dalla
  certificazione  prodotta dalla stessa ditta LAGECO, contrariamente
  alle  inesatte e superficiali risposte fornite dal Ministero della
  difesa  circa il mancato inizio dei lavori sulla stazione MUOS  di
  Niscemi;

   a  verificare l'eventuale interferenza che l'emissione delle onde
  elettromagnetiche  può provocare con i sistemi  informatici  e  di
  controllo  sulla sicurezza degli impianti del vicino  stabilimento
  petrolchimico di Gela;

   ad  intervenire urgentemente e autorevolmente nei  confronti  del
  Governo  nazionale  e del Ministero della difesa,  anche  per  non
  mortificare  ancora  una  volta  la  legittima  convivenza   delle
  popolazioni  interessate, al fine di ottenere maggiori chiarimenti
  e  dare  legittima  serenità ai cittadini  di  Niscemi  e  al  suo
  hinterland». (121)

                                           DONEGANI - DI BENEDETTO -
                                               LACCOTO - MARINELLO -
                                                             TERMINE

   Informo  che  la  mozione testé annunziata  sarà  demandata,  come
  consuetudine,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari perché ne determini la data di discussione.

   Rinvio della discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione unificata delle seguenti mozioni:

   numero   105  «Interventi  per  contrastare  la  crisi   economica
  internazionale  attraverso una gestione  efficiente  delle  risorse
  della  Regione»,  degli  onorevoli Cracolici,  Ammatuna,  Apprendi,
  Barbagallo,  Bonomo,  De  Benedictis, Di Benedetto,  Digiacomo,  Di
  Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Mattarella, Fiorenza, Galvagno,
  Gucciardi,  Laccoto,  Lupo, Marinello, Marziano,  Oddo,  Panarello,
  Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano;

   numero  116  «Misure  urgenti  per  fronteggiare  la  grave  crisi
  economica  e  occupazionale che sta investendo  il  nostro  Paese»,
  degli  onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo,
  De  Benedictis,  Di  Benedetto,  Di  Guardo,  Digiacomo,  Donegani,
  Faraone,  Ferrara,  Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,  Laccoto,  Lupo,
  Marinello,  Marziano, Oddo, Panarello, Panepinto,  Picciolo,  Raia,
  Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.
   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   considerato che:

   la  grave  crisi  che  attraversa  l'economia  internazionale  sta
  assumendo  dimensioni  storiche.  La  crisi  finanziaria   globale,
  innescata  dal default dei mutui americani sub-prime e  amplificata
  da  comportamenti sui mercati finanziari fortemente  speculativi  e
  irresponsabili,  ha  generato un velocissimo  deterioramento  delle
  prospettive di crescita dell'economia a scala mondiale. La mancanza
  di  fiducia  che  si  è determinata agisce come un  detonatore:  le
  condizioni  del  credito  sono diventate molto  restrittive,  molte
  aziende  chiudono  o si trovano nelle condizioni di  dover  ridurre
  fortemente  l'attività  e  i progetti di  investimento,  i  consumi
  calano,  crescono le difficoltà di lavoro e di reddito per  milioni
  di persone;

   in  molti  Paesi,  tra  cui l'Italia, si  è  aperta  una  fase  di
  recessione  e  le previsioni sull'immediato futuro formulate  dagli
  organismi internazionali devono essere aggiornate sistematicamente,
  stante  il  precipitare del tasso di crescita del prodotto  interno
  lordo  e degli altri indicatori economici, retrocessi tutti a segno
  meno e per i quali si ipotizza un ritorno a segno positivo soltanto
  verso la fine del 2010;

   l'impatto  della crisi può risultare particolarmente duro  per  la
  Sicilia,  innestandosi  su  una situazione  generale  dell'economia
  siciliana che fa segnare indici negativi ormai da qualche tempo, in
  conseguenza   di  un  micidiale  effetto  cumulo:  la   stagnazione
  economica, il collasso della Regione, il fallimento della strategia
  di sviluppo sottesa alla programmazione 2000-2006;

   nel  biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6  per
  cento.  E'  un dato non lontano da quello dell'Italia,  tuttavia  è
  utile  rilevare come il contributo degli investimenti è stato dello
  0,8  contro  l'1,8 per cento, quello dei consumi  privati  è  stato
  dello 0,4 contro lo 0,7 per cento, mentre il contributo della spesa
  pubblica  è  stato ben più elevato: 2,8 contro 2,2  per  cento.  In
  Sicilia  l'incidenza  delle importazioni nette,  cioè  dei  beni  e
  servizi  provenienti da fuori regione, è arrivata al 28 per  cento,
  contro una incidenza media nel Mezzogiorno del 22,4 per cento.  Nel
  2000  il valore aggiunto dell'industria era del 12,4 per cento  del
  totale  prodotto in Sicilia, nel 2006 era sceso al 10,7 per  cento.
  La  percentuale  attribuibile  ai  servizi  pubblici  è  di  contro
  aumentata dal 30,1 per cento al 34 per cento;

   il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4 per
  cento di quello della UE a 15, nel 2005 era sceso al 59,8 per cento
  e in questi anni è sceso ancora. Le condizioni sociali sono in ogni
  caso  preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso  dello
  0,9   per  cento,  nel  primo  trimestre  del  2008  il  tasso   di
  disoccupazione ha toccato il 15,3%, il tasso di attività è  il  più
  basso in Italia attestandosi al 51,3 per cento; l'indice di povertà
  relativa  si è attestato al 30,6 per cento che non solo  è  il  più
  alto  in  assoluto  tra le regioni italiane, ma  è  l'unico  che  è
  cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni;

   anche  con  riferimento  alla capacità di  realizzare  in  Sicilia
  riforme  significative  e  di attivare fattori  di  sviluppo,  come
  previsto dalla strategia di Lisbona, i risultati sono negativi:  la
  spesa  per  ricerca e sviluppo e la spesa per istruzione rapportate
  al  PIL  si  sono  ridotte, il ricorso alle  fonti  rinnovabili  di
  energia ed il volume di rifiuti smaltiti in modo differenziato sono
  lontanissimi dai rispettivi parametri di riferimento;

   la  politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal  Governo
  regionale  ha  portato  ad un deficit strutturale  pari  in  questo
  momento  ad oltre 2 miliardi di euro. Le spese correnti sono  state
  aumentate  ed oggi rappresentano circa l'85% dell'intero  bilancio.
  Gli investimenti, nonostante si fosse nella fase finale della spesa
  di  Agenda  2000,  nel 2007 sono precipitati con un  pesante  -32%,
  contribuendo  in  modo significativo alla caduta  dell'importo  dei
  lavori  pubblici messi in gara che nel 2007 sono  stati  pari  a  2
  miliardi contro i 4.8 del 2006;

   anche  dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare
  di  disastro:  l'impatto avuto da Agenda 2000  sulle  dinamiche  di
  sviluppo, secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
  programmazione regionale, è stato scarso, se non proprio nullo.  In
  alcuni  settori  fondamentali come il turismo,  i  beni  culturali,
  l'acqua, i rifiuti, le performances hanno fatto segnare addirittura
  una  regressione  rispetto agli obiettivi minimi  fissati.  Ciò  in
  conseguenza, tra l'altro, dell'eccessiva dispersione delle risorse,
  nonché del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa,  che
  ha  finanziato  anche spesa corrente per precari  o  per  corsi  di
  formazione professionale di dubbia utilità;

   considerato altresì che:

   la   crisi   sta  agendo  in  modo  selettivo  anche  in   Italia,
  determinando  stravolgimenti  nei  settori  produttivi   quali   il
  tessile, che rischia di scomparire nel nostro Paese e negli assetti
  territoriali,  come  dimostrato  dall'azzeramento  di  intere  aree
  produttive, in particolare nel Mezzogiorno;

   nella  nostra  Regione, dove si stima che il Pil  del  2008  abbia
  fatto segnare un -1,3% e, secondo alcune stime, scenderà ancora nel
  2009  del  2,5%,  è  in  vorticoso aumento la  richiesta  di  cassa
  integrazione,  si  prevede la perdita di almeno 50  mila  posti  di
  lavoro, c'è un crollo degli investimenti privati come effetto anche
  della  forte stretta creditizia in Sicilia, le difficoltà di banche
  fondamentali  come  l'Unicredit,  numerosi  investimenti   pubblici
  restano 'al palo';

   la risposta alla crisi economica in Sicilia deve giovarsi anche di
  misure  nazionali  ed  europee, ma non può  essere  data  solo  con
  politiche  di  breve periodo (di natura monetaria e/o  fiscale),  o
  soltanto con interventi di sostegno alla domanda ed ai redditi.  Se
  l'obiettivo  primario è quello di evitare che  la  crisi  economica
  produca   effetti  devastanti  sul  piano  sociale,  è  altrettanto
  importante  progettare un'uscita dalla crisi  puntando  in  avanti,
  passando  da  una economia di domanda ad una economia  di  offerta,
  aumentando  la  base  produttiva,  valorizzando  le  risorse  e  le
  potenzialità strategiche e territoriali di cui la Sicilia  dispone,
  soprattutto nel contesto euromediterraneo;

   la Commissione europea, nel proporre agli Stati membri una manovra
  di  bilancio per complessivi 170 miliardi di euro, ha richiesto che
  gli  interventi nazionali siano rivolti, in particolare, verso  una
  spesa  pubblica  con impatto sulla domanda a breve  termine,  sulle
  garanzie   e  sui  prestiti  agevolati,  sugli  incentivi   fiscali
  soprattutto  per  contribuire al mantenimento e alla  creazione  di
  posti  di  lavoro  ed  ha  altresì invitato  gli  Stati  membri  ad
  incrementare  gli  investimenti in infrastrutture,  nell'efficienza
  energetica,  in  materia  di  istruzione  e  ricerca,  al  fine  di
  stimolare la crescita e la produttività;

   le  misure  fin  qui  predisposte dal Governo  nazionale,tuttavia,
  appaiono deboli ed inadeguate. Di certo non immettono nuove risorse
  ma,  operando  con compensazioni di bilancio, non realizzano  alcun
  effetto  espansivo,  anticiclico. Sistematicamente  il  Governo  ha
  fatto  massiccio  ricorso al fondo per le aree sottoutilizzate  dal
  quale sono stati già prelevati negli ultimi sei mesi 15 miliardi di
  euro   per   interventi  del  tutto  estranei  allo  sviluppo   del
  Mezzogiorno;

   le  politiche  pubbliche  regionali  devono  delineare  interventi
  mirati  e selettivi, privilegiando le famiglie a più basso reddito,
  le imprese che vogliono investire su se stesse, i giovani che hanno
  voglia  di  fare e non si arrendono all'unico sbocco  rappresentato
  dall'emigrazione forzosa;

   ritenuto che:

   è  indispensabile che la Regione siciliana metta a punto un  piano
  straordinario  anticrisi che leghi interventi  anticiclici  ad  una
  strategia  che  favorisca l'ammodernamento delle  strutture  ed  il
  passaggio ad una economia sostenibile;

   a  supporto di tale piano è necessario il puntuale reperimento  di
  risorse mobilitabili, a cominciare da quelle di bilancio che  vanno
  liberate  attraverso una rigorosa legge finanziaria,  nonché  dalla
  finalizzazione  dei  fondi che la Regione ha  allocato  presso  gli
  istituti finanziari regionali e non pienamente utilizzati;

   del  tutto  prioritaria  è l'attivazione delle  risorse  derivanti
  dalla programmazione 2007/2013, così come la riprogrammazione e  il
  pieno  utilizzo dei fondi provenienti dalla programmazione relativa
  al  periodo precedente. Secondo le stime riportate dall'ultimo DPEF
  regionale, infatti, la Regione ha a sua disposizione 14.860 milioni
  di  euro  a titolarità regionale a cui devono aggiungersi  circa  9
  miliardi di euro di fondi nazionali allocati nei PON e nel FAS  per
  il  periodo 2007/2013. Negli accordi di programma quadro  stipulati
  negli  anni precedenti sono stati programmati interventi per 16.577
  milioni di euro, dei quali soltanto il 20% circa è stato speso,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  effettuare  una riprogrammazione delle risorse giacenti  negli
  accordi  di  programma  quadro  e a programmare  le  risorse  nuove
  disponibili  sul  FAS,  indirizzandole verso  la  realizzazione  di
  lavori    pubblici   immediatamente   attivabili   che   presentino
  caratteristiche di elevata utilità sociale e prevedano  un  intenso
  utilizzo di manodopera, quali la messa in sicurezza delle scuole di
  ogni  ordine  e  grado in cofinanziamento con  province  e  comuni,
  l'assetto del territorio, la difesa del suolo, il ripristino  delle
  infrastrutture  danneggiate  da  eventi  calamitosi,  la  viabilità
  secondaria e rurale. L'attivazione di un programma di realizzazione
  di   alloggi  popolari  ad  elevata  efficienza  energetica,  anche
  mediante ristrutturazione di immobili esistenti nei centri  urbani.
  La   riqualificazione  energetica  degli  edifici  pubblici  e  dei
  trasporti,  anche  mediante  iniziative  che  alimentino   ricerca,
  produzione  e  diffusione  di mezzi pubblici  ecologici,  come  gli
  autobus  a  metano, in modo da contribuire a raggiungere  anche  in
  Sicilia 'gli obiettivi 20-20-20' posti dalla Unione europea  per  i
  prossimi anni;

   a  concentrare le risorse della programmazione 2007/2013 su alcuni
  filoni  strategici:  a)  la realizzazione delle  reti  materiali  e
  immateriali  da  e  per  la  Sicilia e all'interno  dell'Isola;  b)
  l'efficienza,  il  risparmio,  la riqualificazione  energetici,  la
  produzione  da  fonti  rinnovabili, le problematiche  collegate  ai
  cambiamenti  climatici; c) la logistica ed i servizi avanzati  alle
  imprese,  la  creazione di filiere corte, l'economia di prossimità;
  d)  lo sviluppo del capitale umano e delle conoscenze attraverso la
  formazione  continua, la ricerca, l'innovazione,  il  trasferimento
  tecnologico;

   ad  approvare  il documento unico di programmazione che  recepisca
  gli  indirizzi sopra individuati, anche per consentire  l'immediato
  sblocco  degli  interventi già verificati  e  tuttavia  non  ancora
  avviati;

   ad  intervenire  presso il Governo nazionale e in  tutte  le  sedi
  opportune  affinché  l'Unione europea emani nuove  disposizioni  in
  materia  di regimi di aiuti, in particolare prevedendo il raddoppio
  degli importi ricadenti nel regime 'de minimis';

   ad  emanare  le  opportune disposizioni affinché l'amministrazione
  regionale  paghi  i  propri creditori non  oltre  90  giorni  dalla
  presentazione   dei   giustificativi  di   spesa   e   rilasci   le
  certificazioni sull'esistenza dei crediti come previsto dal comma 3
  bis  dell'articolo 9 del decreto-legge n. 185/2008, come convertito
  dalla legge n. 2/2009;

   a  promuovere  una  verifica  di coerenza  con  la  programmazione
  regionale e di sostenibilità ambientale nei confronti di iniziative
  finanziate con investimenti privati, non ancora partite;

   ad  individuare,  anche con il concorso degli istituti  finanziari
  regionali,  misure di credito sostenibile a sostegno di famiglie  e
  piccole imprese;

   a  realizzare  un'azione  di concertazione  con  gli  enti  locali
  siciliani  al  fine di individuare le risorse mobilitabili  per  la
  realizzazione  di  lavori  pubblici  ed  interventi  di   carattere
  sociale;

   a individuare interventi per fronteggiare la disoccupazione, anche
  attraverso  cantieri  di  lavoro e  il  servizio  civico  comunale,
  utilizzando  le misure del FSE relative alla adattabilità  ed  alla
  occupabilità». (105)

                             CRACOLICI- AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-
                                   BONOMO-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-
                                DIGIACOMO-DI GUARDO-DONEGANI-FARAONE-
                                FERRARA-MATTARELLA-FIORENZA-GALVAGNO-
                           GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-
                              ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-
                                     RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  crisi  economica internazionale, come ampiamente previsto,  da
  mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese. Gli
  ultimi  dati,  recentemente  resi noti  dal  servizio  studi  della
  Confindustria,  configurano il 2009 e il  2010  come  due  anni  di
  recessione  con  conseguente tracollo dei posti di lavoro:  secondo
  gli  stessi  dati nell'anno in corso saranno 600 mila i  lavoratori
  che  perderanno  il posto di lavoro e la disoccupazione  salirà  al
  8,4%.  Solo  nel  mese  di dicembre 2008,  il  ricorso  alla  cassa
  integrazione  ordinaria  da parte delle aziende  ha  conosciuto  un
  incremento  pari  al  526%  rispetto  allo  stesso  mese  dell'anno
  precedente.  Dati  questi che prefigurano un  anno  particolarmente
  nero per l'occupazione italiana;

   l'impatto della  crisi  può risultare particolarmente duro per  la
  Sicilia,  innestandosi  su  una situazione  generale  dell'economia
  siciliana  che  fa  segnare indici negativi in  conseguenza  di  un
  micidiale  effetto  cumulo: la stagnazione economica,  il  collasso
  della  Regione,  il fallimento della strategia di sviluppo  sottesa
  alla programmazione 2000-2006;

   nel  biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6  per
  cento;  il  contributo degli investimenti è stato dello 0,8  contro
  1'1,8, quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro lo  0,7,
  mentre  il contributo della spesa pubblica è stato ben più elevato:
  2,8 contro 2,2;

   il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4% di
  quello  della UE (al 15), nel 2005 era sceso al 59,8% e  in  questi
  anni  è sceso ancora e che le condizioni sociali sono in ogni  caso
  preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello  0,9%;
  nel  primo trimestre del 2008 il tasso di disoccupazione ha toccato
  il  15,3%,  il  tasso  di  attività  è  il  più  basso  in  Italia,
  attestandosi al 51,3%; l'indice di povertà relativa si è  attestato
  al  30,6%  che, non solo è il più alto in assoluto tra  le  regioni
  italiane,  ma  è  l'unico che è cresciuto in  maniera  esponenziale
  negli ultimi anni;

   visto che:

   in  questo quadro s'inserisce il problema dei lavori con contratto
  a  termine  (i lavoratori cosiddetti precari) che nel nostro  Paese
  riguarda  un  lavoratore  su 8, migliaia  di  lavoratori  privi  di
  tutele,  che  saranno  i  primi a pagare gli  effetti  della  crisi
  economica;

   sono  circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre  2008
  per  i  quali  il  decreto  del Governo  nazionale,  il  cosiddetto
  'sostegno  all'economia',  ha previsto un  sussidio  poco  più  che
  simbolico  e  comunque non ancora operativo, pari al 10  per  cento
  sull'ultima retribuzione e che la platea dei precari che beneficerà
  delle  norme contenute nel decreto non sarà superiore al dieci  per
  cento  del  totale dei lavoratori precari, mentre,  in  un  recente
  studio pubblicato dall'università 'La Sapienza' di Roma, si calcola
  che siano oltre 800 mila gli atipici a 'rischio precarietà', vale a
  dire con un solo contratto e un solo committente;

   a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo si
  sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi
  in  atto.  Gli  stanziamenti previsti e la  platea  alla  quale  si
  riferiscono i benefici, in particolare quelli previsti del  decreto
  n.  185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati  a  far
  fronte  alla  grave crisi economica ed occupazionale  che  sta  già
  investendo  il nostro Paese e che perdurerà almeno per  i  prossimi
  due  anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112/2008, convertito
  con  la  legge  n.  133/2008,  è  stato  abolito  il  processo   di
  stabilizzazione del personale precario, avviato con  le  due  leggi
  finanziarie  del  Governo Prodi, e ciò determinerà  la  perdita  di
  lavoro   per  oltre  60  mila  lavoratori  precari  della  pubblica
  amministrazione e della scuola;

   a  distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza  delle
  critiche mosse dal Partito Democratico alle misure del Governo, che
  hanno  distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o iniqui,
  come  l'eliminazione dell'ICI o la detassazione degli straordinari;
  una misura, quest'ultima, assolutamente inappropriata perché in  un
  momento   di  crisi  economica  e  di  rischio  occupazionale   gli
  straordinari  sicuramente non sono una misura alla quale  ricorrono
  le  aziende  in difficoltà. Queste risorse avrebbero potuto  invece
  essere indirizzate verso gli ammortizzatori sociali, vera e propria
  emergenza dell'anno in corso;

   manca,   a   tutt'oggi,  una  strategia  condivisa   di   sostegno
  all'occupazione,  così  come  non è stata  data  attuazione  ad  un
  disegno  organico di riforma degli ammortizzatori sociali,  secondo
  le  linee  guida  concordate tra Governo e parti  sociali,  con  il
  protocollo del 23 luglio 2007;

   in  questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi
  ed  ancora  una  volta  inefficaci:  anche  l'accordo  recentemente
  raggiunto con le Regioni non si propone di avviare la riforma degli
  ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si  limita
  ad  intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le  risorse  sulla
  cassa integrazione in deroga;

   per  tutte  queste  ragioni,  appare  necessario  approntare,  con
  strumenti  eccezionali,  misure di  tutela  economica,  tramite  un
  assegno  mensile  di disoccupazione, pari almeno al  60  per  cento
  della retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo,
  per  quei  lavoratori che, in caso di licenziamento,  fino  ad  ora
  risultano esclusi dall'accesso agli ammortizzatori sociali, vale  a
  dire:   i   lavoratori   a  tempo  determinato   e   indeterminato,
  appartenenti   ai  settori  ed  alle  imprese  che  non   risultano
  destinatari  di  alcun  trattamento di  integrazione  salariale,  i
  dipendenti  da  imprese nel settore artigiano, gli  apprendisti,  i
  titolari di partita IVA in regime di monocommittenza con un reddito
  inferiore  ad  una  determinata soglia, i  soggetti  iscritti  alla
  gestione separata INPS di cui all'articolo 2, comma 26, della legge
  8 agosto 1995, n. 335;

   considerato che

   in  coerenza con tale impostazione il Partito Democratico  ha  già
  avanzato  precise proposte sia in occasione dell'esame  del  citato
  decreto-legge n. 185/2008, sia con appositi progetti di legge volti
  ad assicurare l'estensione delle misure di sostegno del reddito dei
  lavoratori  esclusi dall'applicazione degli strumenti  previsti  in
  materia di ammortizzatori sociali: al Senato il 14 ottobre  2008  a
  firma Finocchiaro, Treu e altri e alla Camera il 23 gennaio 2009  a
  firma Damiano e altri;

   gli  interventi  previsti nel protocollo tra  Governo,  Regioni  e
  Province autonome del 12 febbraio 2009 riguardano esclusivamente  i
  lavoratori  coinvolti in trattamenti in deroga ai  sensi  dell'art.
  19,   comma  8,  del  decreto-legge  n.  185/2008,  convertito  con
  modificazioni dalla legge n. 2 del 2009, e che quindi  escludono  i
  soggetti  iscritti alla gestione separata INPS di cui  all'articolo
  2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;

   gli effetti della crisi economica non possono essere fatti gravare
  esclusivamente sui lavoratori ed in particolare sui lavoratori  più
  deboli,  quali risultano i lavoratori precari e i lavoratori  delle
  imprese artigiane e delle piccole imprese industriali;

   le  misure  di  sostegno  al  reddito  dei  disoccupati  sono  uno
  strumento  di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi  e
  alla domanda che contribuirà al rilancio dell'economia,

                  impegna il Presidente della Regione

   a sollecitare il Governo nazionale:

   ad  adottare,  entro  il  31 marzo e per  l'anno  2009,  forme  di
  sostegno del reddito attraverso l'istituzione di un assegno mensile
  di  disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della  retribuzione
  percepita  ogni  mese nell'ultimo anno lavorativo, per  tutti  quei
  lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli strumenti previsti
  dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto di
  lavoro dall'1 settembre 2008;

   ad   estendere  a  tutti  i  lavoratori  le  tutele  della   cassa
  integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione
  del lavoro;

   a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di
  un   disegno  organico  di  riforma  degli  ammortizzatori  sociali
  attraverso  le  linee guida concordate tra Governo e parti  sociali
  con  il  protocollo del 23 luglio 2007 e indicate  nei  disegni  di
  legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione  per
  la  ricerca  di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori
  beneficiari delle tutele del reddito (Patto di servizio);

   a   riavviare  le  politiche  antievasione,  a  cominciare   dalla
  tracciabilità   dei   corrispettivi,   dal   limite   massimo   dei
  trasferimenti  in contanti e dal ripristino delle sanzioni  per  le
  imposte  evase,  visto che lo smantellamento ha portato,  al  netto
  della  crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata,  in
  via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei 'Conti economici
  nazionali' comunicati dall' ISTAT il 12 marzo scorso, in 7 miliardi
  di euro per il 2008;

   a  ricostituire presso il Ministero dell'economia e delle  finanze
  la  Commissione  per  la  spending review  al  fine  di  completare
  l'analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di  spesa  da
  eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui, inefficienti
  ed  inefficaci  tagli lineari al centro della  manovra  di  finanza
  pubblica  di  cui  al  decreto-legge  n.  12/2008,  convertito  con
  modificazioni nella legge n. 133 del 2008;

   all'immediato  utilizzo  delle risorse  di  competenza  nazionale,
  previste  nel  protocollo tra Governo, Regioni e Province  autonome
  del  12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti
  in  deroga  ai  sensi dell'art. 19, comma 8, del d.l. n.  185/2008,
  convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009». (116)

         CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
          DI BENEDETTO-DI GUARDO- DIGIACOMO-DONEGANI-FARAONE-FERRARA-
    FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-ODDO-
   PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO

   Informo  che  l'Assessore per il bilancio e le  finanze,  con  fax
  dell'1  aprile 2009, prot. 1099/Gab, ha comunicato, permanendo  gli
  impegni  istituzionali  connessi alla  convocazione  urgente  della
  Conferenza Unificata, di non poter presenziare all'odierna seduta e
  ha   richiesto   pertanto  l'ulteriore  rinvio  della   discussione
  unificata delle mozioni numeri 105 e 116.
   Do lettura del fax pervenuto:

   «In ordine alla convocazione dell'80  seduta d'Aula da tenersi  in
  data  odierna alle ore 17.00 e facendo seguito alla nota protocollo
  n.  1074/Gab  del 30 marzo 2009, si rappresenta che permangono  gli
  impegni  istituzionali  connessi alla  convocazione  urgente  della
  Conferenza Unificata che impediscono all'Assessore per il  bilancio
  di  presenziare ai suddetti lavori. Potendo lo stesso già da domani
  mattina  assicurare  la propria presenza in  Aula  si  richiede  un
  ulteriore rinvio della trattazione delle mozioni nn. 105 e 116  per
  le  quali è stato delegato alla trattazione da parte del Presidente
  della Regione».

   Pertanto,  il  punto III dell'ordine del giorno  è  rinviato  alla
  seduta di domani, giovedì 2 aprile 2009.
   Così resta stabilito.

  Rinvio dello svolgimento della interrogazione n. 333 della Rubrica
       «Lavoro, previdenza sociale, formazione professionale ed
                             emigrazione»

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  per  quanto  concerne   l'unica
  interrogazione,  la  numero 333, rimasta tra quelle  della  Rubrica
  «Lavoro,   previdenza   sociale,   formazione   professionale    ed
  emigrazione», l'interrogante non è presente in Aula e il Governo  è
  assente.
   Pertanto,  l'interrogazione numero 333 sarà messa  all'ordine  del
  giorno in una prossima seduta.
   La  seduta è rinviata a domani, giovedì 2 aprile 2009,  alle  ore
  10.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


  I  -Comunicazioni.

  II  - Discussione unificata delle mozioni:
   n. 105   -   «Interventi  per  contrastare  la  crisi  economica
         internazionale  attraverso una gestione  efficiente  delle
         risorse della Regione».

                       CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO
                                         BONOMO -DE BENEDICTIS - DI
                                                          BENEDETTO
                         DIGIACOMO - DI GUARDO - DONEGANI - FARAONE
                         FERRARA - MATTARELLA - FIORENZA - GALVAGNO
                                       GUCCIARDI - LACCOTO - LUPO -
                            MARINELLO MARZIANO - ODDO - PANARELLO -
                              PANEPINTO - PICCIOLO RAIA - RINALDI -
                                       SPEZIALE - TERMINE - VITRANO

   n. 116  -  «Misure  urgenti  per  fronteggiare  la  grave  crisi
         economica  e  occupazionale che sta investendo  il  nostro
         Paese».

                       CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO
                            BONOMO - DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO -
                          DIGIACOMO DI GUARDO - DONEGANI -FARAONE -
                                                 FERRARA - FIORENZA
                                             GALVAGNO - GUCCIARDI -
                                                     LACCOTO - LUPO
                                             MARINELLO - MARZIANO -
                                                   ODDO - PANARELLO
                                             PANEPINTO - PICCIOLO -
                                                     RAIA - RINALDI
                                               SPEZIALE - TERMINE -
                                                            VITRANO

                   La seduta è tolta alle ore 17.36.

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli