Presidenza del vicepresidente Oddo
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Fiorenza, Laccoto,
Picciolo, Rinaldi, D'Asero, Corona, Campagna, Pogliese, Aricò,
Buzzanca, Currenti, Falcone, Marrocco, Scilla, Bonomo, De
Benedictis, Di Benedetto, Panarello, Termine, Raia, Adamo,
Musotto, D'Agostino, D'Antoni, Minardo, Romano, Arena e Vinciullo
hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che è in missione, per motivi istituzionali
legati al suo ufficio, l'onorevole Ruggirello dall'1 al 2 aprile
2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che, in data 1 aprile 2009, sono state
presentate le seguenti mozioni:
- numero 122 «Copertura finanziaria di progetti presentati dai
comuni siciliani di cui al programma triennale 2003-2005 di
edilizia scolastica», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno e
Ammatuna;
- numero 123 «Interventi per il rimborso delle spese sostenute
dalle famiglie che intendano avvalersi dei metodi 'Doman', 'Fay' e
'Voita' nei trattamenti neuroriabilitativi dei cerebrolesi», degli
onorevoli Gucciardi, Lupo, Bonomo, Fiorenza e Vitrano. Ne do
lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che dei 141 comuni siciliani, ammessi a finanziamento
con il programma triennale 2003 - 2005 di edilizia scolastica ai
sensi della legge n. 23 del 1996, molti non hanno ottenuto il
mutuo da parte della cassa depositi e prestiti;
considerato che il Ministero dell'economia e delle finanze ha
subordinato la concessione di mutuo (di cui alla predetta legge n.
23 del 1996) all'attivazione di una specifica iniziativa
legislativa di rifinanziamento della spesa;
considerato ancora che sono stati esclusi tutti i comuni che
hanno prodotto l'istanza di concessione di mutuo dopo il 31
dicembre 2006 per l'insufficienza delle somme assegnate rispetto
all'entità delle richieste;
ritenuto che:
in Sicilia moltissime scuole non sono in regola con la normativa
sulla sicurezza e sull'abbattimento delle barriere
architettoniche;
la tipologia dei predetti interventi risponde, in gran parte, a
tali esigenze;
i comuni interessati risultano già in possesso di progetti
esecutivi per i quali si sono avvalsi anche di professionisti
esterni, con conseguenti obbligazioni cui dovranno far fronte,
impegna il Governo della Regione
ad assumere le iniziative istituzionali necessarie nei confronti
del Ministero dell'economia e delle finanze per il mantenimento
delle somme originariamente stanziate o per l'impinguamento delle
stesse, al fine di poter garantire la copertura finanziaria dei
progetti presentati dai comuni siciliani ammessi al finanziamento
di cui al programma di edilizia scolastica sopra richiamato».
(122)
BARBAGALLO-LUPO-GALVAGNO-AMMATUNA
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il decreto dell'Assessore per la sanità 27 novembre 2007,
pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 57
del 7 dicembre 2007 e recante 'Disposizioni relative ai
trattamenti neuroriabilitativi con metodo Doman per pazienti
cerebrolesi', ha autorizzato le aziende USL competenti per
territorio a rimborsare, in regime di assistenza indiretta, il
cento per cento delle spese sostenute e documentate dai pazienti
cerebrolesi che necessitano di trattamenti neuroriabilitativi con
'Metodo Doman' e che, a tal fine, devono recarsi nell'unica sede
italiana, presso il centro di Fauiglia in provincia di Pisa, ove
viene praticato tale trattamento;
il 'Metodo Doman', dal nome del medico americano Glenn Doman che
l'ha sperimentato, è una terapia di cura rivolta ai soggetti
affetti da patologie legate a lesioni cerebrali, nata e praticata
da tempo negli Stati Uniti d'America dall'Istituto per il
raggiungimento del potenziale umano di Filadelfia;
detta terapia consiste in programmi riabilitativi tesi a favorire
il recupero dei soggetti cerebrolesi attraverso un trattamento
terapeutico che tende a fornire al cervello stimoli sensoriali ai
quali corrispondono opportunità motorie;
la peculiarità della terapia consiste nel fatto che la stessa è
applicata interamente in casa del paziente, con programmi fisici,
fisiologici, intellettivi e sociali, che si svolgono all'interno
del contesto familiare ed affettivo;
la terapia, costantemente monitorata dagli esperti, viene
somministrata dai genitori, dai parenti, dagli amici e da
volontari che offrono il loro tempo libero al soggetto affetto
dalla patologia, alternandosi in modo continuo per non sospendere
gli esercizi di riabilitazione;
per la riuscita della terapia è, in ogni caso, indispensabile un
aggiornamento costante delle conoscenze tecniche e scientifiche
dei familiari che assistono il soggetto, tramite corsi semestrali
da effettuare nella città di Filadelfia, negli Stati Uniti
d'America, presso il centro ricerche del 'Metodo Doman',
nell'unica sede europea di Fauiglia (Pisa);
considerato che:
il 'Metodo Doman' conosce delle varianti note come metodo
'Voyta', metodo 'ABA' o metodo 'Fay', le quali consistono in
terapie ugualmente dirette alla cura di bambini cerebrolesi e che
richiedono il costante aggiornamento dei familiari che
somministrano la stessa terapia;
il suddetto decreto assessoriale 27 novembre 2007, tuttavia, non
prevede nulla circa i rimborsi alle famiglie che ricorrono a tali
varianti del 'Metodo Doman';
il centro che prevede l'applicazione del metodo Fay, ad esempio,
si trova a Querceta, in provincia di Lucca;
ritenuto che:
quasi tutte le regioni italiane hanno da tempo riconosciuto
l'utilizzo dei metodi Doman, Voyta e Fay come terapie
riabilitative, fornendo, altresì, un sostegno economico
straordinario alle famiglie per affrontare i costi
dell'assistenza;
appare evidente che il non avere previsto nel sopra citato
decreto assessoriale 27 novembre 2007 la possibilità di rimborso
anche per le famiglie che si avvalgono dei metodi Fay e Voyta sia
frutto di una svista che, tuttavia, mette a serio rischio la
prosecuzione delle cure per un gran numero di pazienti e per le
loro famiglie non in grado di sostenere le ingenti spese per
recarsi nei centri di riferimento,
impegna l'Assessore per la sanità
a procedere con la massima urgenza all'adozione di apposito
decreto assessoriale che preveda prevedendo il rimborso delle
spese sostenute da quelle famiglie che intendono avvalersi non
soltanto del metodo Doman, ma anche dei metodi Fay e Voyta, ed il
cui aggiornamento si svolge in centri differenti a quello di
Faglia». (123)
GUCCIARDI-LUPO-BONOMO-FIORENZA-VITRANO
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Per assenza del Governo, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10.13, è ripresa alle ore10.34)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione unificata delle seguenti mozioni:
numero 105 «Interventi per contrastare la crisi economica
internazionale attraverso una gestione efficiente delle risorse
della Regione», degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi,
Barbagallo, Bonomo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Mattarella, Fiorenza, Galvagno,
Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marinello, Marziano, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano;
numero 116 «Misure urgenti per fronteggiare la grave crisi
economica e occupazionale che sta investendo il nostro Paese»,
degli onorevoli Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo,
De Benedictis, Di Benedetto, Di Guardo, Digiacomo, Donegani,
Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Lupo,
Marinello, Marziano, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia,
Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
la grave crisi che attraversa l'economia internazionale sta
assumendo dimensioni storiche. La crisi finanziaria globale,
innescata dal default dei mutui americani sub-prime e amplificata
da comportamenti sui mercati finanziari fortemente speculativi e
irresponsabili, ha generato un velocissimo deterioramento delle
prospettive di crescita dell'economia a scala mondiale. La mancanza
di fiducia che si è determinata agisce come un detonatore: le
condizioni del credito sono diventate molto restrittive, molte
aziende chiudono o si trovano nelle condizioni di dover ridurre
fortemente l'attività e i progetti di investimento, i consumi
calano, crescono le difficoltà di lavoro e di reddito per milioni
di persone;
in molti Paesi, tra cui l'Italia, si è aperta una fase di
recessione e le previsioni sull'immediato futuro formulate dagli
organismi internazionali devono essere aggiornate sistematicamente,
stante il precipitare del tasso di crescita del prodotto interno
lordo e degli altri indicatori economici, retrocessi tutti a segno
meno e per i quali si ipotizza un ritorno a segno positivo soltanto
verso la fine del 2010;
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi ormai da qualche tempo, in
conseguenza di un micidiale effetto cumulo: la stagnazione
economica, il collasso della Regione, il fallimento della strategia
di sviluppo sottesa alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6 per
cento. E' un dato non lontano da quello dell'Italia, tuttavia è
utile rilevare come il contributo degli investimenti è stato dello
0,8 contro l'1,8 per cento, quello dei consumi privati è stato
dello 0,4 contro lo 0,7 per cento, mentre il contributo della spesa
pubblica è stato ben più elevato: 2,8 contro 2,2 per cento. In
Sicilia l'incidenza delle importazioni nette, cioè dei beni e
servizi provenienti da fuori regione, è arrivata al 28 per cento,
contro una incidenza media nel Mezzogiorno del 22,4 per cento. Nel
2000 il valore aggiunto dell'industria era del 12,4 per cento del
totale prodotto in Sicilia, nel 2006 era sceso al 10,7 per cento.
La percentuale attribuibile ai servizi pubblici è di contro
aumentata dal 30,1 per cento al 34 per cento;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4 per
cento di quello della UE a 15, nel 2005 era sceso al 59,8 per cento
e in questi anni è sceso ancora. Le condizioni sociali sono in ogni
caso preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello
0,9 per cento, nel primo trimestre del 2008 il tasso di
disoccupazione ha toccato il 15,3 per cento, il tasso di attività è
il più basso in Italia attestandosi al 51,3 per cento; l'indice di
povertà relativa si è attestato al 30,6 per cento che non solo è il
più alto in assoluto tra le regioni italiane, ma è l'unico che è
cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni;
anche con riferimento alla capacità di realizzare in Sicilia
riforme significative e di attivare fattori di sviluppo, come
previsto dalla strategia di Lisbona, i risultati sono negativi: la
spesa per ricerca e sviluppo e la spesa per istruzione rapportate
al PIL si sono ridotte, il ricorso alle fonti rinnovabili di
energia ed il volume di rifiuti smaltiti in modo differenziato sono
lontanissimi dai rispettivi parametri di riferimento;
la politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal Governo
regionale ha portato ad un deficit strutturale pari in questo
momento ad oltre 2 miliardi di euro. Le spese correnti sono state
aumentate ed oggi rappresentano circa l'85 per cento dell'intero
bilancio. Gli investimenti, nonostante si fosse nella fase finale
della spesa di Agenda 2000, nel 2007 sono precipitati con un
pesante -32 per cento, contribuendo in modo significativo alla
caduta dell'importo dei lavori pubblici messi in gara che nel 2007
sono stati pari a 2 miliardi contro i 4.8 del 2006;
anche dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare
di disastro: l'impatto avuto da Agenda 2000 sulle dinamiche di
sviluppo, secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
programmazione regionale, è stato scarso, se non proprio nullo. In
alcuni settori fondamentali come il turismo, i beni culturali,
l'acqua, i rifiuti, le performances hanno fatto segnare addirittura
una regressione rispetto agli obiettivi minimi fissati. Ciò in
conseguenza, tra l'altro, dell'eccessiva dispersione delle risorse,
nonché del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa, che
ha finanziato anche spesa corrente per precari o per corsi di
formazione professionale di dubbia utilità;
considerato altresì che:
la crisi sta agendo in modo selettivo anche in Italia,
determinando stravolgimenti nei settori produttivi quali il
tessile, che rischia di scomparire nel nostro Paese e negli assetti
territoriali, come dimostrato dall'azzeramento di intere aree
produttive, in particolare nel Mezzogiorno;
nella nostra Regione, dove si stima che il Pil del 2008 abbia
fatto segnare un -1,3 per cento e, secondo alcune stime, scenderà
ancora nel 2009 del 2,5 per cento, è in vorticoso aumento la
richiesta di cassa integrazione, si prevede la perdita di almeno 50
mila posti di lavoro, c'è un crollo degli investimenti privati come
effetto anche della forte stretta creditizia in Sicilia, le
difficoltà di banche fondamentali come l'Unicredit, numerosi
investimenti pubblici restano 'al palo';
la risposta alla crisi economica in Sicilia deve giovarsi anche di
misure nazionali ed europee, ma non può essere data solo con
politiche di breve periodo (di natura monetaria e/o fiscale), o
soltanto con interventi di sostegno alla domanda ed ai redditi. Se
l'obiettivo primario è quello di evitare che la crisi economica
produca effetti devastanti sul piano sociale, è altrettanto
importante progettare un'uscita dalla crisi puntando in avanti,
passando da una economia di domanda ad una economia di offerta,
aumentando la base produttiva, valorizzando le risorse e le
potenzialità strategiche e territoriali di cui la Sicilia dispone,
soprattutto nel contesto euromediterraneo;
la Commissione europea, nel proporre agli Stati membri una manovra
di bilancio per complessivi 170 miliardi di euro, ha richiesto che
gli interventi nazionali siano rivolti, in particolare, verso una
spesa pubblica con impatto sulla domanda a breve termine, sulle
garanzie e sui prestiti agevolati, sugli incentivi fiscali
soprattutto per contribuire al mantenimento e alla creazione di
posti di lavoro ed ha altresì invitato gli Stati membri ad
incrementare gli investimenti in infrastrutture, nell'efficienza
energetica, in materia di istruzione e ricerca, al fine di
stimolare la crescita e la produttività;
le misure fin qui predisposte dal Governo nazionale,tuttavia,
appaiono deboli ed inadeguate. Di certo non immettono nuove risorse
ma, operando con compensazioni di bilancio, non realizzano alcun
effetto espansivo, anticiclico. Sistematicamente il Governo ha
fatto massiccio ricorso al fondo per le aree sottoutilizzate dal
quale sono stati già prelevati negli ultimi sei mesi 15 miliardi di
euro per interventi del tutto estranei allo sviluppo del
Mezzogiorno;
le politiche pubbliche regionali devono delineare interventi
mirati e selettivi, privilegiando le famiglie a più basso reddito,
le imprese che vogliono investire su se stesse, i giovani che hanno
voglia di fare e non si arrendono all'unico sbocco rappresentato
dall'emigrazione forzosa;
ritenuto che:
è indispensabile che la Regione siciliana metta a punto un piano
straordinario anticrisi che leghi interventi anticiclici ad una
strategia che favorisca l'ammodernamento delle strutture ed il
passaggio ad una economia sostenibile;
a supporto di tale piano è necessario il puntuale reperimento di
risorse mobilitabili, a cominciare da quelle di bilancio che vanno
liberate attraverso una rigorosa legge finanziaria, nonché dalla
finalizzazione dei fondi che la Regione ha allocato presso gli
istituti finanziari regionali e non pienamente utilizzati;
del tutto prioritaria è l'attivazione delle risorse derivanti
dalla programmazione 2007/2013, così come la riprogrammazione e il
pieno utilizzo dei fondi provenienti dalla programmazione relativa
al periodo precedente. Secondo le stime riportate dall'ultimo DPEF
regionale, infatti, la Regione ha a sua disposizione 14.860 milioni
di euro a titolarità regionale a cui devono aggiungersi circa 9
miliardi di euro di fondi nazionali allocati nei PON e nel FAS per
il periodo 2007/2013. Negli accordi di programma quadro stipulati
negli anni precedenti sono stati programmati interventi per 16.577
milioni di euro, dei quali soltanto il 20 per cento circa è stato
speso,
impegna il Governo della Regione
ad effettuare una riprogrammazione delle risorse giacenti negli
accordi di programma quadro e a programmare le risorse nuove
disponibili sul FAS, indirizzandole verso la realizzazione di
lavori pubblici immediatamente attivabili che presentino
caratteristiche di elevata utilità sociale e prevedano un intenso
utilizzo di manodopera, quali la messa in sicurezza delle scuole di
ogni ordine e grado in cofinanziamento con province e comuni,
l'assetto del territorio, la difesa del suolo, il ripristino delle
infrastrutture danneggiate da eventi calamitosi, la viabilità
secondaria e rurale. L'attivazione di un programma di realizzazione
di alloggi popolari ad elevata efficienza energetica, anche
mediante ristrutturazione di immobili esistenti nei centri urbani.
La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e dei
trasporti, anche mediante iniziative che alimentino ricerca,
produzione e diffusione di mezzi pubblici ecologici, come gli
autobus a metano, in modo da contribuire a raggiungere anche in
Sicilia 'gli obiettivi 20-20-20' posti dalla Unione europea per i
prossimi anni;
a concentrare le risorse della programmazione 2007/2013 su alcuni
filoni strategici: a) la realizzazione delle reti materiali e
immateriali da e per la Sicilia e all'interno dell'Isola; b)
l'efficienza, il risparmio, la riqualificazione energetici, la
produzione da fonti rinnovabili, le problematiche collegate ai
cambiamenti climatici; c) la logistica ed i servizi avanzati alle
imprese, la creazione di filiere corte, l'economia di prossimità;
d) lo sviluppo del capitale umano e delle conoscenze attraverso la
formazione continua, la ricerca, l'innovazione, il trasferimento
tecnologico;
ad approvare il documento unico di programmazione che recepisca
gli indirizzi sopra individuati, anche per consentire l'immediato
sblocco degli interventi già verificati e tuttavia non ancora
avviati;
ad intervenire presso il Governo nazionale e in tutte le sedi
opportune affinché l'Unione europea emani nuove disposizioni in
materia di regimi di aiuti, in particolare prevedendo il raddoppio
degli importi ricadenti nel regime 'de minimis';
ad emanare le opportune disposizioni affinché l'amministrazione
regionale paghi i propri creditori non oltre 90 giorni dalla
presentazione dei giustificativi di spesa e rilasci le
certificazioni sull'esistenza dei crediti come previsto dal comma 3
bis dell'articolo 9 del decreto-legge n. 185/2008, come convertito
dalla legge n. 2/2009;
a promuovere una verifica di coerenza con la programmazione
regionale e di sostenibilità ambientale nei confronti di iniziative
finanziate con investimenti privati, non ancora partite;
ad individuare, anche con il concorso degli istituti finanziari
regionali, misure di credito sostenibile a sostegno di famiglie e
piccole imprese;
a realizzare un'azione di concertazione con gli enti locali
siciliani al fine di individuare le risorse mobilitabili per la
realizzazione di lavori pubblici ed interventi di carattere
sociale;
a individuare interventi per fronteggiare la disoccupazione, anche
attraverso cantieri di lavoro e il servizio civico comunale,
utilizzando le misure del FSE relative alla adattabilità ed alla
occupabilità». (105)
CRACOLICI- AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
DI BENEDETTO-DIGIACOMO-DI GUARDO-DONEGANI-FARAONE- FERRARA-
MATTARELLA-FIORENZA-GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-
MARZIANO-ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-
TERMINE-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la crisi economica internazionale, come ampiamente previsto, da
mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese. Gli
ultimi dati, recentemente resi noti dal servizio studi della
Confindustria, configurano il 2009 e il 2010 come due anni di
recessione con conseguente tracollo dei posti di lavoro: secondo
gli stessi dati nell'anno in corso saranno 600 mila i lavoratori
che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà al
8,4%. Solo nel mese di dicembre 2008, il ricorso alla cassa
integrazione ordinaria da parte delle aziende ha conosciuto un
incremento pari al 526% rispetto allo stesso mese dell'anno
precedente. Dati questi che prefigurano un anno particolarmente
nero per l'occupazione italiana;
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia, innestandosi su una situazione generale dell'economia
siciliana che fa segnare indici negativi in conseguenza di un
micidiale effetto cumulo: la stagnazione economica, il collasso
della Regione, il fallimento della strategia di sviluppo sottesa
alla programmazione 2000-2006;
nel biennio 2006/2007 il PIL siciliano è cresciuto dello 0,6 per
cento; il contributo degli investimenti è stato dello 0,8 contro
1'1,8, quello dei consumi privati è stato dello 0,4 contro lo 0,7,
mentre il contributo della spesa pubblica è stato ben più elevato:
2,8 contro 2,2;
il PIL pro capite della Sicilia, che nel 2000 era pari al 64,4% di
quello della UE (al 15), nel 2005 era sceso al 59,8% e in questi
anni è sceso ancora e che le condizioni sociali sono in ogni caso
preoccupanti: nel 2007 il tasso di occupazione è sceso dello 0,9%;
nel primo trimestre del 2008 il tasso di disoccupazione ha toccato
il 15,3%, il tasso di attività è il più basso in Italia,
attestandosi al 51,3%; l'indice di povertà relativa si è attestato
al 30,6% che, non solo è il più alto in assoluto tra le regioni
italiane, ma è l'unico che è cresciuto in maniera esponenziale
negli ultimi anni;
visto che:
in questo quadro s'inserisce il problema dei lavori con contratto
a termine (i lavoratori cosiddetti precari) che nel nostro Paese
riguarda un lavoratore su 8, migliaia di lavoratori privi di
tutele, che saranno i primi a pagare gli effetti della crisi
economica;
sono circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008
per i quali il decreto del Governo nazionale, il cosiddetto
'sostegno all'economia', ha previsto un sussidio poco più che
simbolico e comunque non ancora operativo, pari al 10 per cento
sull'ultima retribuzione e che la platea dei precari che beneficerà
delle norme contenute nel decreto non sarà superiore al dieci per
cento del totale dei lavoratori precari, mentre, in un recente
studio pubblicato dall'università 'La Sapienza' di Roma, si calcola
che siano oltre 800 mila gli atipici a 'rischio precarietà', vale a
dire con un solo contratto e un solo committente;
a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo si
sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi
in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si
riferiscono i benefici, in particolare quelli previsti del decreto
n. 185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a far
fronte alla grave crisi economica ed occupazionale che sta già
investendo il nostro Paese e che perdurerà almeno per i prossimi
due anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112/2008, convertito
con la legge n. 133/2008, è stato abolito il processo di
stabilizzazione del personale precario, avviato con le due leggi
finanziarie del Governo Prodi, e ciò determinerà la perdita di
lavoro per oltre 60 mila lavoratori precari della pubblica
amministrazione e della scuola;
a distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle
critiche mosse dal Partito Democratico alle misure del Governo, che
hanno distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o iniqui,
come l'eliminazione dell'ICI o la detassazione degli straordinari;
una misura, quest'ultima, assolutamente inappropriata perché in un
momento di crisi economica e di rischio occupazionale gli
straordinari sicuramente non sono una misura alla quale ricorrono
le aziende in difficoltà. Queste risorse avrebbero potuto invece
essere indirizzate verso gli ammortizzatori sociali, vera e propria
emergenza dell'anno in corso;
manca, a tutt'oggi, una strategia condivisa di sostegno
all'occupazione, così come non è stata data attuazione ad un
disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali, secondo
le linee guida concordate tra Governo e parti sociali, con il
protocollo del 23 luglio 2007;
in questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi
ed ancora una volta inefficaci: anche l'accordo recentemente
raggiunto con le Regioni non si propone di avviare la riforma degli
ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si limita
ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse sulla
cassa integrazione in deroga;
per tutte queste ragioni, appare necessario approntare, con
strumenti eccezionali, misure di tutela economica, tramite un
assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento
della retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo,
per quei lavoratori che, in caso di licenziamento, fino ad ora
risultano esclusi dall'accesso agli ammortizzatori sociali, vale a
dire: i lavoratori a tempo determinato e indeterminato,
appartenenti ai settori ed alle imprese che non risultano
destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale, i
dipendenti da imprese nel settore artigiano, gli apprendisti, i
titolari di partita IVA in regime di monocommittenza con un reddito
inferiore ad una determinata soglia, i soggetti iscritti alla
gestione separata INPS di cui all'articolo 2, comma 26, della legge
8 agosto 1995, n. 335;
considerato che
in coerenza con tale impostazione il Partito Democratico ha già
avanzato precise proposte sia in occasione dell'esame del citato
decreto-legge n. 185/2008, sia con appositi progetti di legge volti
ad assicurare l'estensione delle misure di sostegno del reddito dei
lavoratori esclusi dall'applicazione degli strumenti previsti in
materia di ammortizzatori sociali: al Senato il 14 ottobre 2008 a
firma Finocchiaro, Treu e altri e alla Camera il 23 gennaio 2009 a
firma Damiano e altri;
gli interventi previsti nel protocollo tra Governo, Regioni e
Province autonome del 12 febbraio 2009 riguardano esclusivamente i
lavoratori coinvolti in trattamenti in deroga ai sensi dell'art.
19, comma 8, del decreto-legge n. 185/2008, convertito con
modificazioni dalla legge n. 2 del 2009, e che quindi escludono i
soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui all'articolo
2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;
gli effetti della crisi economica non possono essere fatti gravare
esclusivamente sui lavoratori ed in particolare sui lavoratori più
deboli, quali risultano i lavoratori precari e i lavoratori delle
imprese artigiane e delle piccole imprese industriali;
le misure di sostegno al reddito dei disoccupati sono uno
strumento di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi e
alla domanda che contribuirà al rilancio dell'economia,
impegna il Presidente della Regione
a sollecitare il Governo nazionale:
ad adottare, entro il 31 marzo e per l'anno 2009, forme di
sostegno del reddito attraverso l'istituzione di un assegno mensile
di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della retribuzione
percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo, per tutti quei
lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli strumenti previsti
dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto di
lavoro dall'1 settembre 2008;
ad estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa
integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione
del lavoro;
a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di
un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali
attraverso le linee guida concordate tra Governo e parti sociali
con il protocollo del 23 luglio 2007 e indicate nei disegni di
legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione per
la ricerca di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori
beneficiari delle tutele del reddito (Patto di servizio);
a riavviare le politiche antievasione, a cominciare dalla
tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei
trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le
imposte evase, visto che lo smantellamento ha portato, al netto
della crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata, in
via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei 'Conti economici
nazionali' comunicati dall' ISTAT il 12 marzo scorso, in 7 miliardi
di euro per il 2008;
a ricostituire presso il Ministero dell'economia e delle finanze
la Commissione per la spending review al fine di completare
l'analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di spesa da
eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui, inefficienti
ed inefficaci tagli lineari al centro della manovra di finanza
pubblica di cui al decreto-legge n. 12/2008, convertito con
modificazioni nella legge n. 133 del 2008;
all'immediato utilizzo delle risorse di competenza nazionale,
previste nel protocollo tra Governo, Regioni e Province autonome
del 12 febbraio 2009, non impegnate nell'erogazione di trattamenti
in deroga ai sensi dell'art. 19, comma 8, del d.l. n. 185/2008,
convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009». (116)
CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-
DI BENEDETTO-DI GUARDO- DIGIACOMO- DONEGANI-FARAONE-FERRARA-
FIORENZA-
GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARINELLO-MARZIANO-ODDO-PANARELLO-
PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cracolici per illustrare le
mozioni.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso non
nascondere il mio disappunto nell'affrontare un tema così delicato
e rilevante anche per la fase in cui siamo e per il momento in cui
arriva, momento che precede la finanziaria e la legge di bilancio
che, ci auguriamo, da qui a qualche settimana, questo Parlamento
potrà finalmente approvare. Atto, quest'ultimo, che darà certezza
sia in termini di risorse che di obiettivi alla Regione, che si
troverà nei prossimi mesi di fronte ad una crisi in merito alla
quale abbiamo il dovere, innanzitutto, di capire se condividiamo lo
stato d'animo generale nella consapevolezza della situazione. Il
disappunto è dato dal fatto che lo specchio di questa Aula, forse,
è dentro la crisi.
Dentro la crisi che, ancora una volta, in questo nostro Paese, e
anche in Sicilia, sembra appartenere ad altri, ad un mondo lontano,
ad una cosa che non ci riguarda, come se fosse un incubo da
rimuovere, perché ormai viviamo un tempo della politica che
potremmo definire virtuale, della politica fatta di belle immagini,
di ottimismo, molto spesso soltanto portatore di un oscuramento
della realtà.
Basta pensare che questo è un Paese dove continuiamo a discutere
di altro e non del Paese reale, del fatto che ci sono migliaia di
persone che perdono il lavoro, migliaia di persone che un lavoro
non lo trovano, non lo troveranno.
In questi giorni siamo in presenza di un fenomeno a cui,
probabilmente, non eravamo preparati.
Ci siamo raccontati in questi anni un fenomeno che era tipicamente
meridionale e siciliano, relativo ad un mondo fatto soprattutto di
ragazzi e ragazze, molti dei quali qualificati, laureati,
professionalizzati, che in questi anni hanno scelto di andare via e
di andare via con un percorso formativo alle spalle, con un
investimento che era stato fatto dalle loro famiglie per costruire
una prospettiva diversa e migliore rispetto alla loro; ragazzi che
sono andati via. E sono andate via non solo braccia, ma anche
teste; è andata via una potenziale classe dirigente.
Oggi stiamo assistendo al ritorno di un fenomeno, un fenomeno che
probabilmente non avevamo previsto. Basta andare nei nostri paesi,
soprattutto nei piccoli comuni della Sicilia, e vedere tante
persone che stanno tornando e non perché, a differenza dei loro
padri o dei lori nonni, hanno accumulato quella ricchezza che è
servita loro a reinvestire qui costruendosi la casa, dandosi una
condizione di vita migliore rispetto a quella da cui provenivano,
ma tornano perché, sostanzialmente, sono persone sconfitte. Tornano
perché perdono il lavoro al nord, tornano perché comunque il luogo
dove sono nate o il luogo dove sono cresciute costituisce quasi
l'ultima ancora di sicurezza sociale.
Tutto questo sembra non appartenere alla politica, come se fosse
un film la cui pellicola vediamo scorrere in una sala
cinematografica; non è percepito come realtà.
Io credo che la prima cosa da fare in questo momento economico e
sociale, di pessimismo diffuso, sia avere la forza di trasmettere
il messaggio di avere compreso, di condividere lo stato dell'arte,
perché solo se si ha una percezione condivisa della condizione
economica e sociale del Paese e della nostra Regione è possibile
assumere iniziative che siano all'altezza di questi problemi.
Altrimenti, anche le misure cosiddette anticicliche o per
affrontare la crisi rischiano di essere misure che si muovono in
una logica dell'utilizzazione della crisi, e non per aggredirla,
per dare soluzioni, per dare risposte ai problemi reali del nostro
tempo.
Sappiamo, per non farla molto lunga, che la crisi c'è. Ed è una
crisi devastante, che sta facendo perdere posti di lavoro, che sta
facendo chiudere imprese. E' una crisi che sta creando molte
incertezze. Come affrontiamo questa crisi?
Come affrontiamo la crisi in una Regione dove, molto spesso,
discutiamo di tante emergenze ma non discutiamo dell'emergenza che,
secondo me, è più emergenza' delle altre, quella di non riuscire
ad utilizzare le risorse che pure sono a nostra disposizione?
Come l'affrontiamo, nella misura in cui siamo consapevoli di poter
avere delle risorse e, per averle, dobbiamo fare degli sforzi per
tirarle fuori dai cassetti nascosti?
E dico ciò all'assessore per il bilancio che, nelle prossime ore,
deve affrontare la sfida di costruire un bilancio che sia, non una
fotografia di ciò che c'era, ma che sia al servizio di una
politica.
Innanzi tutto, il primo problema è condividere la crisi con la
consapevolezza che in uno stato di crisi non si può continuare a
nascondere la polvere sotto il tappeto.
Allora apriamo tutti i cassetti Apriamo tutti i cassetti di
quest'Amministrazione regionale Apriamo tutti i cassetti anche dei
rapporti tra la Regione, lo Stato e l'Unione europea. Apriamo tutti
i cassetti per determinare quella condizione in cui ci sia certezza
di risorse e non obiettivi dichiarati, costruiti sul nulla. Se c'è
una condivisione della crisi, ci deve essere anche la serietà delle
misure che determiniamo per affrontarla.
Guai a costruire provvedimenti che siano solo annunci Cosa sulla
quale negli ultimi tempi si è molto giocato. Basta vedere che cosa
succede nel nostro Paese: da un lato, il Governo nazionale tende a
nascondere, quasi ad insultare coloro che dicono che c'è una
condizione di disagio, e tutto questo viene considerato pessimismo,
lagnanza, quasi uccello di malaugurio', come se lo stato economico
e sociale fosse una prospettiva e non una realtà; dall'altro lato,
si fanno annunci.
Viviamo in un Paese dove il modello della regina Maria Antonietta
costituisce la prerogativa nel modo di essere e di comunicare delle
istituzioni: Il popolo ha fame, gli diamo le brioches
La situazione economica del Paese è quella che è, aumentiamo le
cubature delle volumetrie per costruire o per ricostruire le case
DI GUARDO. Le ville
CRACOLICI. Le ville Sì, ha ragione, l'onorevole Di Guardo.
Certo, è più facile pensare che chi deve allargare una villa
qualche soldo ce l'ha, ma c'è il problema di un Paese, un'estesa
condizione sociale che riguarda migliaia di persone, che soldi non
ne hanno.
Allora, il problema è come rimettere in moto un circuito
finanziario a partire dagli istituti di credito, e cioè da una
condizione di fiducia al sistema, di modo che si possa fare
ripartire l'economia.
Abbiamo voluto presentare questa mozione proponendo alcune misure
che sappiano, in qualche modo, avere una doppia ambizione:
affrontare la crisi dando soluzioni immediate e certe a chi un
reddito lo perde, o a chi un reddito non ce l'ha, anche con
provvedimenti come i cantieri di servizio, o con provvedimenti nei
quali è possibile chiamare ad uno sforzo generale l'Istituzione
pubblica per politiche sociali, di accompagnamento, di assistenza,
di solidarietà e, al contempo, utilizzare - consentitemi
l'espressione - la crisi per avviare quel processo di
ammodernamento che è possibile realizzare nelle nostre città e
nella vita della nostra Regione.
Pensiamo ad una serie di misure, alcune delle quali, tra l'altro,
sono già legge della Regione e ne cito una: un anno e mezzo fa fu
fatta una norma che prevedeva per i cittadini residenti nella
nostra Regione di poter utilizzare un fondo per l'abbattimento
degli interessi per la ristrutturazione di immobili nelle città
siciliane, ma a quel tempo non fu messo un grande impegno
finanziario.
Ad un anno e mezzo di distanza, Assessore, ancora aspettiamo il
regolamento di attuazione
Quella potrebbe essere una misura concreta rivolta a molti, e non
solo ai proprietari che ristrutturano gli immobili adeguandoli a
migliori standard qualitativi residenziali, determinando oggi
modalità costruttive e di ristrutturazione che abbiano come
obiettivo il risparmio energetico e, quindi, con tipologie di
materiali che abbiano la finalità del risparmio energetico in linea
ed in coerenza con gli obiettivi e con le risorse che oggi
disponiamo per questo tipo di misure, ma mettendo in moto un pezzo
dell'economia.
Come sappiamo, infatti, l'economia dell'edilizia è, soprattutto
nei momenti di difficoltà, la più agile a ripartire perché parla
alle maestranze, parla ai lavoratori, agli operai, ai carpentieri,
ai muratori, ma parla anche ai fornitori e all'indotto.
Così come pensiamo di finalizzare alcune delle azioni che oggi
sono previste dai fondi strutturali, che aspettiamo di sapere
quando partono, tanto più che in questa nostra Regione molto spesso
il dibattito sulle risorse comunitarie si è fatto sul quanto si
spende e non sul come si spende . Noi vorremmo discutere ed
affrontare il problema del come piuttosto che buttare, molto
spesso, risorse in una logica del frammento, della frantumazione,
della riproduzione di una spesa fine a se stessa, concentrando
alcune di queste risorse in una strategia che sappia affrontare e
avere a cuore i temi della crisi e dare risposte immediate.
Proposte concrete, quindi, onorevole Assessore.
Un grande piano di messa in sicurezza delle scuole siciliane,
anche quello un fenomeno diffusissimo in tutti i nostri comuni. E'
un tema che riguarda la sicurezza delle famiglie, di chi ha i figli
che vanno a scuola, molto spesso in scuole non solo inadeguate, ma
dove c'è il rischio che possa perfino cascare il tetto.
Un grande piano che serva a mettere in moto tanti micro-cantieri
e, aggiungo, un grande piano dove non c'è bisogno tanto e soltanto
di risorse del bilancio della Regione, ma che veda anche il
protagonismo degli enti locali attraverso politiche di
indebitamento, perché quelle sì possono essere finalizzate ad
azioni per investimenti e, quindi, in un momento di stagnazione
economica, di sostegno all'economia della ripresa.
E immaginiamo, altresì, un piano, Assessore, che affronti un altro
grande tema della Sicilia, un tema che, per certi versi, si era
tentato di affrontare durante il governo Prodi, quando la
finanziaria nazionale aveva previsto di utilizzare risorse dello
Stato al servizio della viabilità della nostra Regione. E' finito
il governo Prodi. Ricordo ancora quando l'attuale Presidente della
Regione, allora capo soltanto di un partito e presidente di una
Provincia, promosse una manifestazione a Roma contro il governo
Prodi per chiedere il rispetto di quanto era previsto nella
finanziaria nazionale, cioè 350 milioni di euro per tre anni al
servizio della viabilità.
E' finito il governo Prodi e l'allora capo di un partito,
l'onorevole Lombardo, è diventato presidente della Regione
siciliana. Non ci sono più le manifestazioni contro il governo
nazionale, che nel frattempo ha cancellato quella previsione. E,
quindi, non ci sono più né le risorse dello Stato né, per di più,
il tema della viabilità e della messa in sicurezza delle nostre
strade costituisce più una priorità dell'azione di questa Regione.
Noi immaginiamo che quella sia una misura concreta, immediata, che
parla ad una condizione di disagio reale, non solo della viabilità
principale, ma della viabilità secondaria e rurale.
Basta vedere lo stato delle strade rurali delle nostre campagne,
tanto più dopo un inverno come quello che abbiamo vissuto. In
intere aree della nostra Regione, come nel messinese, in alcune
zone di collina e di montagna l'attività franosa ha determinato lo
sconvolgimento della viabilità interna e rurale.
Su questi problemi siamo in grado di determinare una terapia che
affronti con urgenza ed immediatezza soluzioni di messa di utilizzo
di risorse, ma anche soluzioni di problemi per la nostra Regione?
Onorevoli colleghi, molte delle cose scritte nella mozione non le
ripeto, ma sappiamo bene che queste sono solo misure parziali.
La mozione di cui stiamo parlando non è un programma economico,
sono misure immediatamente attivabili per il rilancio della nostra
economia.
Infine, c'è un grande tema, il tema dell'impresa in Sicilia.
Pensare di reggere la sfida che abbiamo determinando un
depauperamento, un impoverimento, se non addirittura la
cancellazione del sistema della piccola e media impresa, che è il
tessuto strategico della nostra Regione, è una velleità sia sul
piano economico, sia sul piano culturale ed anche politico. Però è
quello che sta succedendo, onorevole Cimino Lei è assessore per il
bilancio e, pertanto, è lei che controlla i cordoni della spesa
della nostra Regione.
La prima condizione nel rapporto con i soggetti terzi è la
certezza del diritto.
Per qualunque impresa che è costretta a fare un'attività di
qualunque tipo, sia in beni che in servizi per conto di
un'amministrazione pubblica - regione, comune o provincia che sia -
i tempi di attesa per il pagamento oscillano fra i nove e i dodici
mesi, o molto di più, rispetto a situazioni particolari che ci sono
in alcune amministrazioni pubbliche.
In Sicilia, visto che fa parte dell'Europa, bisognerebbe
rispettare le regole dell'Europa.
In questi anni sono state emesse alcune sentenze e, innanzitutto,
si è accertato che, superati i novanta giorni di attesa di
liquidazione delle forniture erogate nei confronti
dell'amministrazione pubblica, le amministrazioni devono
corrispondere anche gli interessi ai soggetti creditori delle
amministrazioni stesse.
Bisogna dare certezza a questa procedura, perché non ci può essere
un danno oltre la beffa, cioè che non solo i tempi di pagamento e
di liquidazione dei crediti da parte delle imprese sono nove mesi o
un anno, ma i costi finanziari restano a carico delle imprese.
Allora adottiamo il sistema della certificazione dei crediti,
perché questo può servire alle imprese a scontare in banca i
crediti vantati, ad avere certezza di liquidità; deve essere
chiaro, infatti, che in un momento di crisi la prima cosa da
garantire è la liquidità.
Non si possono costruire le condizioni di ripresa dell'economia
reale sull'economia di carta. L'economia, per ripartire, ha bisogno
di condizioni di certezza materiale, che sono date dalla moneta,
dalla liquidità, dalle risorse per pagare stipendi, per pagare
fornitori, per attivare l'economia reale, appunto.
Sono misure che speriamo siano condivise, anzi siamo certi che lo
saranno, e alle mozioni abbiamo aggiunto anche alcuni ordini del
giorno.
Presumo che l'Aula si esprimerà con un voto largamente unitario,
ma io non mi emozionerò per il voto di quest'Aula, Assessore.
Vorrei emozionarmi di fronte al fatto che, dopo il voto, un minuto
dopo. l'Assessore per il bilancio convochi i soggetti economici,
convochi le parti sociali, stabilisca un piano immediato da portare
a corredo della finanziaria e chiama l'Aula, non ad esprimersi su
una mozione, ma ad esprimersi su misure concrete stanziando i fondi
e stabilendo le procedure.
Non solo deve essere chiaro che c'è la crisi, ma deve essere
chiaro che questa Regione ha intenzione di dare una mano a superare
il momento di difficoltà.
Se faremo questo, penso che oggi avremo reso un buon servizio ai
siciliani.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole Fagone
ha chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende la discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio
intervento sarà breve perché mi riconosco già nell'intervento
dell'onorevole Cracolici, che prima di me ha illustrato le mozioni.
Non credo che questo dibattito, al di là di una presa di coscienza
da parte del Governo, stia suscitando grande interesse.
La stessa presenza in Aula è emblematica del distacco rispetto a
manifestazioni di volontà che l'Assemblea può esprimere e che poi
non danno luogo a risultati concreti.
Sono preoccupato del fatto che non ci sia consapevolezza della
gravità della situazione economica e finanziaria.
Dopo quasi un anno dall'inizio della legislatura, onorevole
Assessore, non ho ancora capito qual è la politica economica del
Governo Lombardo, qual è l'idea di Regione, qual è il modello di
sviluppo, quali sono le priorità.
Ci siamo occupati della sanità, ed era giusto intervenire nel
settore della sanità perché è noto che lì ci sono sprechi ed
inefficienze, ed abbiamo fatto passare la riforma come una grande
riforma, come una riforma organica, sottovalutando il fatto che si
tratta - come voi ben sapete - di alcuni aspetti legati al piano di
rientro, e non al piano sanitario regionale o di una riforma
complessiva del settore. Ci siamo salvati la coscienza dicendo,
dopo un anno, che si è fatta una legge di settore
Ma la risposta più tempestiva e più immediata che doveva essere
data alla crisi era quella dell'approvazione del bilancio. Lasciare
l'Assemblea quattro mesi in esercizio provvisorio significa
determinare danni nel tessuto economico e nei soggetti che hanno
bisogno di avere risposte tempestive sul piano dell'erogazione
della spesa.
Ma questo è passato quasi inosservato Nessuno si è indignato,
nessuno ha detto nulla, non c'è stato scalpore
E' quasi normale che una Regione si indigni su un dibattito
sterile, che riguarda temi che si realizzeranno fra cinque o dieci
anni e non guarda invece all'urgenza, all'immediatezza di una
risposta rispetto ad una crisi che in Sicilia è ancora peggiore, in
quanto la crisi economica e finanziaria internazionale si riflette
maggiormente sulle aree più deboli; tant'é che non si parla più dei
primati negativi della nostra Regione, quasi per dimenticare, quasi
per occultare, quasi per nascondere.
Le analisi che l'ISTAT e gli istituti di statistica fanno sul
livello di povertà, sul nostro livello delle esportazioni, sulla
capacità produttiva, sull'incidenza che questa Regione ha rispetto
al resto del Paese non vengono mai portate avanti. Ogni tanto si ha
notizia dei risultati di qualche istituto di ricerca, ma noi non
utilizziamo quei dati per capire qual è la nostra missione, qual è
il nostro impegno, qual è il nostro dovere come classe dirigente
regionale.
Ed il nostro bilancio è stato legato ad una questione
importantissima e decisiva per lo sviluppo e la crescita della
nostra Regione, la questione dei fondi FAS.
Ma i fondi FAS non sono solo i 4 miliardi e 300 milioni; peraltro,
300 milioni sono stati spesi già per interventi che non si
realizzeranno al Sud e, quindi, in violazione di quel principio
dell'85 per cento in favore delle regioni meridionali. I fondi FAS
fanno parte di una lunga storia, quella che dal 2001 al 2007 ha
riguardato tutti gli accordi di programma-quadro e nel nostro DPEF
c'è scritto che sono stati stanziati, nei vari programmi, oltre 16
miliardi di euro - e ne abbiamo speso soltanto il 18,5 - con una
serie di rimodulazioni e di rinegoziazioni che non hanno consentito
una spesa reale.
Ma i fondi FAS non sono soldi cash, non sono soldi contanti, non
si possono utilizzare subito. Si tratta di una programmazione che
avrà effetti nei prossimi anni, e noi li stiamo aspettando come se
fossero fondamentali per chiudere il bilancio e avere, quindi,
previsioni di entrata che sono già molto discutibili.
Aumentare le entrate tributarie in una condizione di crisi è
gravissimo Così come è gravissimo stabilire che 950 milioni di
euro deriveranno dalla vendita di immobili E, quindi, il deficit
dei nove miliardi, che viene coperto in questo modo, è certamente
ripetitivo e non indica una svolta nei processi degenerativi della
spesa e sulle cause che determinano il deficit nella nostra
Regione.
Non c'è nessuna novità sul piano delle politiche del bilancio con
riferimento a queste risorse ex regionali, ma anche con riferimento
a quello che diceva l'onorevole Cracolici, e cioè che in Sicilia
non abbiamo solo il problema del come spendere, ma abbiamo anche il
problema della qualità della spesa. Infatti, se non abbiamo avuto
effetti dal precedente programma 2000-2006, non li avremo nemmeno
con il programma 2007-2013 se continueremo a utilizzare questi
fondi per spese ordinarie e per coprire il nostro deficit di
bilancio.
E sul programma 2007-2013 la situazione è gravissima Eppure non
se ne parla e quest'Assemblea è come se non ci fosse. Si chiama
2007', ma siamo già nel 2009 e non è uscito nessun bando e la
legge sugli aiuti alle imprese è ancora ferma in Commissione
Bilancio.
E' stata approvata una legge su iniziativa dell'Assessorato
dell'Industria che non è stata subito operativa perché sono nate
tante contraddizioni, anche in ordine alla linea da seguire in quel
settore. Pertanto, senza legge di aiuto alle imprese e senza
bilancio, non siamo stati in condizione di aggredire i punti nodali
sui quali si sviluppa e cresce l'economia siciliana.
Le misure che hanno registrato il maggiore ritardo, che non hanno
avuto efficacia nella passata gestione del programma 2006, sono
legate alle caratteristiche del nostro territorio, quelle che
riguardano l'energia, i trasporti, i beni culturali; settori sui
quali si dovrebbe investire in maniera più significativa e più
efficace. E i ritardi che si sono accumulati nella gestione degli
accordi del programma-quadro investono anche l'interlocuzione e la
capacità contrattuale del centrodestra siciliano nei confronti del
centrodestra nazionale.
E se il dato del 18,5 per cento è vero, ha ragione - in questo
caso - il ministro Tremonti quando dice che dipende dal fatto che
non abbiamo i progetti esecutivi.
Ed è vero anche che l'ANAS e le Ferrovie, che erano le maggiori
aziende responsabili, non hanno nessuna intenzione di investire in
Sicilia. E questo è dovuto alla debolezza della classe dirigente
regionale, prima del governo Cuffaro e ora di Lombardo, che non
hanno invitato in Sicilia il signor Moretti delle Ferrovie dello
Stato a fare un programma serio sulle ferrovie.
Non si fanno manifestazioni che consistono nell'andare in treno da
Catania a Palermo per far sapere ai cittadini siciliani quanto
tempo ci si impiega senza avere la capacità di intervenire sugli
enti che dipendono dal Ministero dell'Economia e dal Ministero del
Tesoro.
Una classe dirigente non ha il compito di denunciare, perché
altrimenti i cittadini si smarriscono. La classe dirigente ha il
dovere di risolvere i problemi. Sono altri gli organismi che devono
denunciare, fare manifestazioni ed assumere iniziative di contrasto
rispetto alla gestione della politica finanziaria e degli enti
nazionali
In ordine alla politica del credito vorrei sapere, assessore
Cimino, perché non abbiamo partecipato alla ricapitalizzazione di
Unicredit, pur avendo le nostre quote. Può essere giustificabile,
ma quest'anno abbiamo perso un sacco di soldi per scelte che non
abbiamo fatto, perché la nostra partecipazione nel Banco di Sicilia
prima, in Capitalia e Unicredit poi, in questi anni si è svalutata
in quanto non abbiamo fatto una scelta corretta.
Qualcuno dice che sono stati accantonati 18 milioni di euro nel
bilancio nell'eventualità, ma nell'eventualità di che cosa?
Vogliamo fare il terzo polo bancario, vogliamo vendere le nostre
azioni, e in questo momento non ci conviene - e lo capisco - perchè
adesso abbiamo l'esigenza di aspettare. Ma uno o due anni fa,
quando qualcuno aveva fatto proposte serie, non abbiamo pensato ad
una politica del credito adeguata per la nostra Regione.
L'altro tema riguarda il fatto che qualcuno ha definito
demagogiche le mie iniziative sui costi della politica. Non si
liquida un problema reale con questa superficialità.
Chi chiede di fare sacrifici ai cittadini ha il dovere di
dimostrare che ha capacità di autoriformarsi, e forse gli aspetti
che ho toccato non sono gli unici e nemmeno quelli più importanti.
Ci sono tante altre cose, l'ho detto più volte, ma il ragionamento
è complessivo. Se non cominciamo, non cominceremo mai, né dagli
enti inutili, né dai consulenti, né dagli uffici di Gabinetto, né
dagli stipendi dei dirigenti, né dalle indennità aggiuntive.
Ci vuole un momento nel quale il problema dei costi della politica
viene affrontato con senso di responsabilità e con rigore, senza
demagogia, perché nessuno ha detto che i parlamentari non hanno
spese o che sono gli unici che devono partecipare anche a dare un
segnale concreto di inversione di rotta rispetto a questo
argomento.
Il problema, al contrario, è reale e Berlusconi e Veltroni lo
hanno detto in tutte le campagne elettorali. Entrambi si erano
impegnati per l'eliminazione delle province e avevano detto che
bisognava ridurre i costi della politica. E poi si verificano le
stesse situazioni paradossali e vergognose che si stanno
manifestando in Sicilia, dove una parte del Governo propone il
disegno di legge di soppressione dell'ESA e un solo partito
politico resiste e mette il veto perché non si deve sopprimere.
Qui c'è una questione politica, una questione di scelte, di
responsabilità e di giustizia. Mi auguro che questa mozione faccia
acquisire maggiore consapevolezza a tutti e, in primo luogo, al
centrodestra.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Colianni e Apprendi hanno
chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116
Presidenza del vicepresidente Oddo
GALVAGNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
GALVAGNO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,
parafrasando una famosa citazione mi viene da dire che, mentre a
Palermo si discute, la Sicilia brucia. Lo dico perché mi pare che,
a volte, in questo Palazzo perdiamo il senso della realtà e vi è,
troppo spesso, una colpevole disattenzione e tanta responsabilità
nei confronti di quanto riguarda il bene e l'interesse pubblico.
Trascorriamo giorni e giorni a discutere del nulla e a
rappresentare una Sicilia immaginaria e non quella reale: la
Sicilia dei forestali, dei precari, dei cantieri di servizio e dei
disoccupati.
Non vi tedierò parlando della drammaticità dei problemi in campo,
quasi a volere sottolineare il mio ruolo di deputato di
opposizione; lo hanno fatto brillantemente il mio capogruppo
Cracolici illustrando le mozioni e poi l'onorevole Barbagallo; non
ripeterò cose già dette, ma voglio sottolineare pochissimi dati
che spesso sono molto più eloquenti di tante parole.
Gli appalti pubblici nel 2008 sono diminuiti del 50 per cento
rispetto al 2007, come numero e come valore assoluto monetario; nel
settore delle costruzioni tra il 2007 e il 2008 l'indice di
produzione è calato del 9,6 per cento, dato ISTAT; la
disoccupazione è al 60 per cento; il tasso di disoccupazione
giovanile è al 37,2 per cento; il totale dei disoccupati in Sicilia
ha raggiunto 833 mila unità stimate a dicembre; l'indice di
povertà, è detto nella mozione e lo ripetiamo, è del 30,6 per
cento.
Una grave conseguenza della forte crisi economica che attraversa
la nostra Regione è la notevole ripresa del fenomeno
dell'emigrazione, e ormai non si contano più i piccoli paesi
spopolati.
Ho voluto riprendere questi dati drammatici perché ci fanno
riflettere sulla necessità che in Sicilia, per fronteggiare la
profonda crisi occupazionale e l'emorragia di posti di lavoro,
servono misure immediate, da concretizzare in pochi mesi, o
addirittura in giorni, quali ad esempio i cantieri di lavoro per i
disoccupati, e non le grandi opere che pure mi auguro si realizzino
al più presto
I vantaggi che scaturiscono dall'istituzione dei cantieri
regionali di lavoro sono molteplici e li voglio sintetizzare.
Onorevole Assessore, ne abbiamo parlato parecchie volte, mi
riferisco agli enti gestori che potrebbero essere i comuni, che
avrebbero la possibilità di realizzare piccole opere di
manutenzione straordinaria o altri lavori edili sul proprio
patrimonio immobiliare, sopperendo ad una ormai cronica carenza di
risorse finanziarie delle casse comunali; i lavori da eseguire
potrebbero essere cantierabili in un arco di tempo brevissimo e,
quindi, la risposta alla crisi economica ed occupazionale della
Regione sarebbe tempestiva.
Le tipologie dei soggetti che fruirebbero dei vantaggi connessi
all'istituzione dei cantieri sono molteplici se si considera che
nel processo intervengono tecnici laureati e diplomati per la fase
della progettazione, per la direzione dei lavori, ed ancora imprese
fornitrici, imprese di noleggio per attrezzature, imprese di
trasporto per il trasporto dei materiali di risulta, operai
qualificati e manovalanza comune.
Se i soggetti impiegati nei cantieri regionali effettueranno
almeno sessantotto giorni di lavoro, oltre alla paga prevista,
potrebbero godere, sulla base delle più recenti disposizioni, della
indennità di disoccupazione a requisiti ridotti. Non si creerebbe
nuovo precariato.
Si tratta di uno strumento che gode del favore delle
amministrazioni locali che, negli anni passati, ne hanno fatto
largo uso con risultati positivi, di cui viene conservata memoria
ancora a distanza di anni. La collaborazione dei comuni, quindi, è
assicurata e sarà capillare sull'intero territorio della Regione.
Si potrebbero finanziare mille cantieri di lavoro e lavorerebbero
immediatamente oltre 30 mila operai.
Per la copertura della spesa, ipotizzata in 222 milioni di euro,
in attesa dell'attivazione dei fondi FAS si potrebbero utilizzare
immediatamente oltre un miliardo di euro di risorse disponibili dei
fondi ex GESCAL e dei residui degli accordi di programma-quadro
stipulati tra il 2000 e il 2006.
In questo senso abbiamo già depositato un disegno di legge.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Missioni
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi della delibera adottata dal
Consiglio di Presidenza nella seduta numero 19 del 15 maggio 2008,
per motivi di rappresentanza istituzionale l'onorevole Gennuso è in
missione dal 2 al 4 aprile 2009 e il vicepresidente Formica sarà in
missione dal 3 al 5 aprile 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione unificata delle mozioni numeri 105 e 116
Presidenza del vicepresidente Oddo
LUPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli colleghi,
io credo che gli interventi dei deputati del Partito Democratico
che mi hanno preceduto hanno già focalizzato bene i temi legati
alla crisi economica della Sicilia, riprendendo anche le mozioni
che sono state presentate.
In particolare, voglio sottolineare quanto previsto dalla mozione
numero 116, e cioè la richiesta che l'Aula condividesse la proposta
avanzata dal Partito Democratico di sostenere e finanziare un
intervento a favore dei disoccupati, di tutti coloro che hanno
perso il lavoro travolti, purtroppo, dalla grave crisi che
attraversa il Paese e che, in particolare, attraversa la Sicilia.
E' una proposta molto concreta volta a sostenere il reddito di
tutti coloro che hanno perso il lavoro, con un assegno mensile di
disoccupazione pari ad almeno il 60 per cento della retribuzione
percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo, una misura di
carattere generale riguardante tutti i lavoratori che hanno perso,
purtroppo, il lavoro. Una misura urgente, una misura che - io
ritengo - meritava e merita l'attenzione di tutte le forze
politiche alla luce del fatto che quando un lavoratore che perde il
reddito passa, da un mese all'altro, a zero euro, credo che questo
è un tema che deve interessare tutto l'arco costituzionale e non
una parte politica piuttosto che un'altra.
Per quanto ci riguarda abbiamo avuto questa sensibilità come
Partito Democratico.
A Roma alcune forze non solo di maggioranza, ma anche di
opposizione non hanno sostenuto questa proposta. Io mi auguro che
invece in quest'Aula si possa trovare quella sintesi politica di
condivisione generale di questa proposta che, purtroppo, non è
stata raggiunta a livello nazionale.
Gli interventi del Governo nazionale, dall'abolizione dell'ICI al
Nord, finanziata con i fondi destinati per la viabilità secondaria
del Sud, la detassazione degli straordinari, la social card, sono
stati tutti interventi assolutamente inefficaci; addirittura alcuni
di essi, piuttosto che essere interventi anticiclici, si sono
rivelati interventi prociclici, hanno peggiorato quella che era la
condizione economica del Paese. Nel momento in cui manca
l'occupazione, detassare gli straordinari significa fare più
disoccupati. Questo ha fatto per mesi il Governo Berlusconi negando
persino l'esistenza di una crisi economica nel Paese.
Il Governo Berlusconi ha perso un anno di tempo per riconoscere la
crisi economica del Paese, e questo ha danneggiato in particolare
le zone già deboli del Paese, come ad esempio la nostra Sicilia.
Le proposte fatte con le mozioni del Partito Democratico, bene
illustrate dall'onorevole Cracolici, dall'onorevole Galvagno e
dall'onorevole Barbagallo, riguardano la sicurezza nell'edilizia
scolastica, la viabilità, i cantieri di lavoro e tante altre
proposte concrete che, purtroppo, non trovano alcun riscontro nella
politica del Governo regionale che, lo voglio ripetere anch'io -
come ha detto bene l'onorevole Barbagallo -, non ha alcuna
strategia di sviluppo economico e sociale della nostra Regione.
Io non ho capito, non ho letto, non ho compreso, non ho sentito
nulla di credibile né nel programma del Governo, né nel discorso
programmatico tenuto in quest'Aula dal presidente della Regione; né
purtroppo ci è dato capire cosa il Governo intenda fare a proposito
del bilancio e della finanziaria. Non c'è una sola proposta chiara
del Governo che si presenti realmente come una misura di contrasto
alla grave crisi che stiamo attraversando, che possa essere
credibile, che possa dare una speranza di futuro, di sviluppo, di
rilancio delle nostre condizioni economiche e sociali.
Questo è molto grave. Noi abbiamo un DPEF, un documento di
programmazione economica e finanziaria anticrisi, ante crisi più
che anticrisi, precedente alla crisi, che ignorava la crisi ma che
non contrasta minimamente la crisi; un bilancio ed una finanziaria
che sono basati su questo documento di programmazione economico-
finanziaria che addirittura prevedeva la crescita del PIL in
Sicilia. Sappiamo che siamo, invece, in una condizione di
recessione e rispetto a tutto questo il Governo va avanti con
esercizi provvisori, con pannicelli caldi' che non serviranno
certo a curare la grave crisi strutturale che, purtroppo, la
Sicilia sta vivendo.
Il ciclo comunitario è bloccato, i fondi europei non sono
utilizzati, la legge sui regimi di aiuto alle imprese, come è stato
detto bene, è bloccata in Commissione. Non si sa più nulla del
disegno di legge per il credito d'imposta agli investimenti e noi,
assessore Cimino, attendiamo una risposta.
Il disegno di legge era stato sostanzialmente esitato, anche con
il nostro sostegno, dalla Commissione Bilancio e poteva essere una
misura per sopperire al grave danno fatto dal Governo nazionale con
la soppressione del credito d'imposta per gli investimenti al sud.
Sono passati oltre sei mesi e noi attendiamo ancora una risposta.
Quindi, non ci sono neanche gli strumenti ordinari per contrastare
la crisi economica; non c'è una finanziaria, non c'è un bilancio.
E sarebbero necessari interventi straordinari, un autentico
pacchetto di proposte anticrisi da concertare con le parti sociali;
di fatto, la concertazione è stata negata da parte di questo
Governo. Ogni tanto il Presidente della Regione riunisce la parti
sociali per fare qualche comunicazione di servizio, ma non abbiamo
sentito da parte loro altro che lamentele, richieste precise di
contestazione rispetto all'assenza vera e reale delle proposte
avanzate da tutti i settori produttivi, dalle associazioni
lavorative, dai sindacati. Non c'è una sola risposta vera.
Assistiamo ad un disastro dopo l'altro.
Probabilmente - signor Presidente, mi perdoni, non vuol essere una
provocazione nei confronti di nessuno - se quest'oggi, piuttosto
che parlare di interessi generali dei siciliani, di quella che è la
grave crisi economica, sociale e civile che stiamo attraversando,
si fosse parlato di sanità o forse anche semplicemente di qualche
posto-letto in più nella sanità privata, avremmo avuto un'Aula al
completo.
Sono molto dispiaciuto del fatto che, da parte delle forze
politiche di maggioranza, ci sia oggi una scarsissima presenza in
Aula; questo certamente non fa onore al nostro Parlamento.
Non ci sono - ripeto - altro che disastri che si susseguono l'uno
dopo l'altro. Ne voglio citare uno, perchè abbiamo presentato un
ordine del giorno che riguarda il programma formativo 2009: i
giovani allievi della Sicilia - circa trentamila giovani -
attendono da quasi un anno l'avvio dei corsi di formazione
professionale. Il fatto che i corsi non vengono avviati è molto
grave, perché in un momento di crisi si può risparmiare forse su
tutto, ma non sulle risorse umane, non sulla formazione, non sulla
scuola.
Purtroppo, il Governo lo sta facendo. Il piano formativo è
bloccato, settemila lavoratori non percepiscono lo stipendio.
Abbiamo avuto varie audizioni dell'Assessore per il lavoro in
Commissione, vari annunci di sospensione e di riproposizione del
piano formativo regionale in Commissione regionale per l'impiego,
annunci che si sono susseguiti l'uno dopo l'altro, ma non c'è stata
una proposta, una decisione chiara da parte di questo Governo, e
ciò è molto grave.
Infine, chiedo all'Assessore di conoscere la strategia del Governo
regionale in ordine al cofinanziamento per gli ammortizzatori
sociali in deroga previsti dall'accordo Stato-Regione; al riguardo
credo che proprio l'assessore Cimino abbia svolto un ruolo
significativo.
Purtroppo, non altrettanto posso dire per quanto riguarda i fondi
FAS che, dopo molti mesi, aspettiamo ancora.
Assessore, le beghe tra lei e il ministro Fitto, purtroppo, non
fanno onore né all'Italia né tanto meno alla Sicilia. La Sicilia
soffre condizioni difficili. Noi invitiamo il Governo regionale,
piuttosto che a fare proclami, a fare fatti, a fare seguire alle
parole i fatti.
In ultimo, vorrei chiedere all'assessore Cimino che rapporto la
Regione siciliana intende intrattenere con il Banco di Sicilia in
ordine alla politica del credito, strumento essenziale per lo
sviluppo economico.
E' una questione nodale, sollevata anche con un'interrogazione
parlamentare dall'onorevole Barbagallo; ma voglio parlare anche di
IRCAC, IRFIS e CRIAS, perché ritengo che su questo andrebbe fatto
uno specifico dibattito.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Ardizzone è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dal 2 al 5 aprile 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende la discussione unificata delle mozioni n. 105 e 116
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, innanzitutto ringrazio per l'opportunità che mi
si dà quest'oggi di intervenire in Aula per rispondere alle mozioni
all'ordine del giorno della seduta odierna, cosa che mi è
particolarmente gradita anche per riuscire ad esporre ciò che, di
fatto, il Governo e l'Assessorato del bilancio hanno realizzato in
questi mesi. Proprio per questo gradivo essere personalmente
presente alla trattazione di questi punti all'ordine del giorno, e
ringrazio anche gli onorevoli colleghi che mi hanno preceduto
perché, con le loro sollecitazioni e con le loro attenzioni,
pongono all'attenzione generale argomenti sicuramente da affrontare
insieme.
In ordine alle mozioni all'ordine del giorno, la numero 105 e la
numero 116, il Governo condivide parte delle considerazioni dalle
medesime rappresentate; tuttavia ritiene di dover fare alcune
precisazioni per quanto riguarda l'andamento dell'economia nel
periodo dal 2001 al 2007, periodo nel quale si sono sviluppati gli
interventi comunitari della passata legislatura.
In quel periodo la Regione ha registrato una crescita del prodotto
interno lordo ad un tasso medio dello 0,9 annuo, non distante da
quell'uno per cento registrato a livello nazionale e superiore,
comunque, a quello registrato nel Mezzogiorno nel suo complesso.
Pur senza soffermarsi sui dati statistici, bisogna evidenziare
come è indispensabile precisare l'indice di povertà relativa, che
risulta quanto meno discutibile, in quanto lo stesso fa riferimento
ad una spesa annua di circa 16 mila euro per una famiglia di due
persone che, nella nostra Regione, rappresenta un importo non
trascurabile.
In ordine, poi, alla riportata stima di una riduzione del prodotto
interno lordo nel 2008 dell'1,3 per cento, si evidenzia che
trattasi di stime non ufficiali e che non coincidono affatto con le
stime dei nostri uffici e del nostro Ufficio statistica.
Con riferimento alle osservazioni fatte in ordine alla politica di
bilancio della Regione e al deficit strutturale, pari a 2 miliardi
di euro, il Governo, nel Documento di programmazione economica e
finanziaria 2009-2013 ha già abbondantemente evidenziato le cause
che ne hanno determinato l'ammontare. Infatti, l'evidenziato
incremento delle spese correnti è da imputare, come è noto a tutti,
alle spese per i nostri lavoratori precari, i forestali, la
formazione, che risulta frutto di una scelta politica che abbiamo
intrapreso per salvaguardare l'occupazione con effetti positivi sia
all'interno del sistema economico, ma anche per le attività che
questo mondo del lavoro svolge per la nostra Regione.
Dette spese, con il consenso di gran parte delle forze
dell'Assemblea regionale siciliana, hanno rivestito la natura di
ammortizzatori sociali in favore dei quei lavoratori dell'Isola che
hanno perso un posto di lavoro o che comunque hanno trovato
nell'Amministrazione regionale l'opportunità di rendere un
servizio, determinando in tal modo una differenza tra ciò che è
nelle spese per gli investimenti e ciò che è nelle spese in conto
corrente.
Si è consapevoli, comunque, che sia indispensabile per la Regione
un piano straordinario anticrisi e che questo piano straordinario
anticrisi sia concordato e condiviso dall'Assemblea e dalle forze
parlamentari. Tanto che il Governo, dopo avere sentito le proposte
provenienti da tutte le parti sociali, a tal fine convocate già nel
mese di marzo, e avendo definito con le parti sociali dei tavoli
tecnici, onorevole Cracolici, dove affrontare le tematiche e le
argomentazioni per risolvere la crisi, ha lavorato, di fatto, per
predisporre un documento finanziario, contestualmente alla
trattazione del bilancio, che possa abbracciare tutte queste
problematiche e, soprattutto, vuole approfittare dell'occasione
offerta dalla discussione delle mozioni, dal dibattito
parlamentare, per gli spunti che possono venire fuori per soluzioni
che possono essere condivise dal Governo e dall'Aula.
In particolare, si stanno definendo le misure volte ad incentivare
l'imprenditorialità e lo sviluppo, non mancando di riguardare i
settori più deboli quali, nello specifico, quello agricolo che sta
vivendo una crisi particolarmente accentuata.
Ed incentivi saranno attivati in favore del risparmio energetico e
dell'edilizia, settore che sarà sostenuto con iniziative volte alla
salvaguardia del patrimonio edilizio e all'edilizia sostenibile.
Ulteriori interventi sono previsti per sollecitare le pubbliche
Amministrazioni a porre in essere tutti gli atti amministrativi
volti a soddisfare i crediti vantati dalla Regione, dai privati,
cosa che ha ribadito poc'anzi l'onorevole Cracolici e che già il
Governo sta provvedendo a sollecitare, determinando tutte quelle
ispezioni affinché tutti i soggetti che operano con la pubblica
amministrazione siciliana - siano essi comuni, ASI, ATO - possano
avere una concreta risposta.
Non si è evitato, inoltre, di predisporre interventi in materia di
fonti energetiche, la cui programmazione è contenuta nel tanto
atteso Piano energetico ambientale.
Per quel che riguarda l'invito volto alla programmazione delle
risorse extraregionali 2007-2013, si fa presente che il Governo ha
approvato il Piano di utilizzo delle risorse dei fondi per le aree
sotto utilizzate, piano che è stato apprezzato favorevolmente dal
Ministero dello sviluppo economico ed apprezzato anche nella seduta
del pre-CIPE.
L'assessorato del bilancio, unitamente al Dipartimento alla
programmazione, inoltre, ha già sentito le diverse amministrazioni
regionali, programmando ulteriori incontri, al fine di individuare
le risorse non utilizzate o accantonate da destinare alla
realizzazione di lavori pubblici immediatamente cantierabili che
presentino caratteristiche di elevata utilità sociale e prevedano
un intenso utilizzo di manodopera.
E' appena il caso, tuttavia, di evidenziare che, nella
riprogrammazione delle risorse extraregionali, il Governo, in
considerazione del loro ammontare, non può che operare una
selezione degli interventi, indirizzandoli a settori strategici,
alcuni dei quali sono già individuati nella mozione degli onorevoli
firmatari e che il Governo intende pienamente recepire.
Appare opportuno fare presente come la Commissione Bilancio
dell'Assemblea regionale siciliana abbia approvato il disegno di
legge numero 239 Crediti di imposta per nuovi interventi per la
crescita dimensionale delle imprese , cosa che è stata ribadita
dall'onorevole Lupo.
Il disegno di legge prevede la concessione di un contributo, nella
forma di credito di imposta, alle imprese che effettuino nuovi
investimenti in Sicilia, secondo i massimali di intensità variabili
in funzione della crescita e della dimensione dell'impresa.
Inoltre, per evitare la polverizzazione degli interventi, sono
stati previsti un limite minimo ed un limite massimo
dell'investimento agevolabile.
Il regime regionale prevede che l'agevolazione fiscale sia
utilizzata in compensazione a fronte di nuovi investimenti in beni
strumentali dell'impresa.
In data 12 dicembre 2008 il disegno di legge in argomento sul
credito d'imposta, insieme alle schede di notifica ed agli
allegati, è stato inviato, tramite la procedura Sani, alla
Commissione Europea per la notifica. Quest'ultima ha richiesto dei
complementi di informazione sull'aiuto che l'Assemblea regionale,
unitamente al Governo, intende attivare. A tale richiesta si è
dato immediato riscontro con un'integrazione e si è appreso per le
vie brevi di positive valutazioni sul disegno di legge voluto ed
esitato favorevolmente sia dal Governo sia dalla Commissione.
Si richiama, altresì, l'attenzione sull'istituzione di un fondo di
private equity da affidare alla gestione di un operatore del
settore, che investa nelle piccole e medie imprese siciliane per
fornire un servizio innovativo al tessuto produttivo siciliano e
stimoli l'iniziativa dei privati nel finanziamento del capitale di
rischio delle piccole e medie imprese che abbiano sede legale in
Sicilia.
Ciò nella consapevolezza che, a sostegno delle imprese innovative,
siano necessari supporti pubblici atti a determinare un aumento di
disponibilità del capitale di rischio in quanto nel mercato si
riscontrano, soprattutto nelle aree meridionali, gravi carenze per
alcuni tipi di investimento in determinate fasi dello sviluppo e
della crescita dimensionale delle imprese.
In questo contesto, onorevoli colleghi, si inquadra il progetto
attraverso il quale la Regione ha costituito una società di
gestione del risparmio, partecipata da un soggetto privato
operatore del private equity in misura prevalente e dalla Regione
in misura minoritaria, che ha istituito il suddetto fondo. E' il
primo fondo di questo tipo che ha come target l'acquisizione di
partecipazione in piccole e medie aziende con validi progetti
industriali. Competente di questa iniziativa è l'Assessorato alla
Presidenza. Oltre a favorire il decreto ed il decollo degli
investimenti privati, la Regione ha messo a disposizione risorse
che hanno attivato un effetto leva di moltiplicazione delle risorse
in atto.
La partecipazione regionale nel fondo, infatti, si attesta al 32
per cento e questo ha una indubbia valenza per le attività che si
stanno coinvolgendo ed attivando.
Con lo strumento creato, onorevoli colleghi, viene offerta agli
imprenditori la possibilità di crescere sotto il profilo della
cultura finanziaria e strategica e di ampliare i propri orizzonti,
instaurando, possibilmente, anche rapporti finanziari e commerciali
con i mercati esteri, fino a strutturarsi, eventualmente, per le
quotazioni del mercato borsistico nazionale.
I dati relativi al 2008 pongono in evidenza come, nell'anno
trascorso, un anno di crisi dei mercati finanziari, i fondi di
private equity, invece, abbiano manifestato un'ottima tenuta
confermando la valenza degli interventi finanziari.
La Regione, in tal senso, ha deciso di avviare un'altra iniziativa
volta a potenziare l'operatività in Sicilia dello strumento del
private equity.
Al riguardo, è stata deliberata una misura capace di puntare sia
ad attrarre capitali di investimenti privati in fondi chiusi, sia a
promuovere gli investimenti in Sicilia anche in imprese che con la
partnership siciliana possano operare fuori dal nostro contesto e,
quindi, riuscire ad internazionalizzarsi.
Con un bando di prossima pubblicazione si avvierà l'iter per
l'individuazione degli operatori del private equity, che propongono
l'istituzione dei fondi aventi quale caratteristica saliente quella
di prevedere la partecipazione nel capitale di impresa che, avendo
valide basi, promuovano lo sviluppo del nostro territorio
coinvolgendo giovani siciliani.
Questo secondo intervento conferma la priorità che la Regione
intende perseguire innescando nuovi processi di sviluppo
imprenditoriale, capace di porre rimedio al ruolo ed alle
difficoltà che le imprese siciliane hanno nell'ambito della loro
sottocapitalizzazione.
Il Governo, inoltre, interpretando appieno il momento della crisi
finanziaria, ha fatto leva sui Consorzi fidi e ne ha potenziato
ulteriormente il ruolo; ruolo che, oggi più che mai - anche
l'Assemblea regionale siciliana, in tal senso, si è pronunciata -
gli stessi possono rivestire per la crescita economica delle nostre
aziende e quale strumento forte di politica economica.
In particolare, sono di fatto state recuperate ulteriori risorse
dal punto di vista finanziario, grazie all'attività dell'Assemblea
regionale, per la semplificazione amministrativa.
Nel primo caso, infatti, oltre a contare su risorse regionali per
un ammontare di circa 70 milioni di euro suddivisi su più
interventi, quali integrazione ai fondi rischi, abbattimento di
interessi, una tantum e fusioni per gli anni 2006-2007-2008, si è
fatto ricorso alle risorse comunitarie per una dotazione
finanziaria aggiuntiva di 160 milioni di euro.
Sotto il profilo della semplificazione amministrativa, basti
ricorda la legge regionale numero 11 del 2005. In tal senso, sono
stati ridotti da 14 a 3 gli allegati da compilare per i Confidi.
Ciò ha comportato una profonda revisione delle istanze con
l'inserimento del codice di tracciabilità necessario nel caso di
interventi di natura finanziaria per far sì che il tutto sia in
linea con quanto previsto dalle politiche comunitarie.
L'amministrazione regionale, a partire dal 2009, disporrà in tal
senso anche della piattaforma telematica.
Le istanze, sia nel caso di integrazione del fondo rischi sia in
quello dell'abbattimento in conto interessi, perverranno, infatti,
sulla piattaforma web tramite la firma digitale.
Ciò inevitabilmente produrrà benefici sia sul sistema
imprenditoriale sia sull'intero sistema dei Confidi, garantendo
procedure estremamente rapide per l'accesso dei benefici di cui
alla legge regionale numero 11 del 2005 che è pienamente in linea
con le politiche comunitarie.
L'amministrazione regionale ha inserito a pieno titolo questi
fondi, per potenziare il capitolo e la volontà, nell'ambito
dell'intervento per i Confidi, nell'intervento operativo nella
misura 5.136 che riguarda il sistema dei Confidi, con una dotazione
complessiva di 160 milioni.
Ciò rappresenta sicuramente un'esperienza pilota per il sistema di
garanzia fidi di cui non si era fruito nel passato. Mi riferisco
alle misure comunitarie per tali interventi.
L'Amministrazione ha così voluto garantire la continuità delle
risorse dando certezza agli operatori ed al sistema imprenditoriale
nel suo complesso per tutta la durata della nuova programmazione
comunitaria 2007-2013.
Va ricordato, inoltre, che l'Assemblea regionale, con legge
regionale 21 del 2008, ha previsto una serie di interventi
immediati, anche con l'utilizzo dei fondi POR 2007-2013, quali il
sostegno al passaggio 107 del Testo unico, il sostegno alla
fusione, la modifica del fondo di controgaranzia, l'avvicinamento
del patrimonio di vigilanza ed altro. Sono iniziative importanti e
fortemente volute.
Nel disegno di legge della prossima finanziaria è contenuto un
emendamento mirato a dare stabilità al conto interessi, facendo
ricorso ai limiti di impegno per garantire stabilità nel tempo a
quei contributi che sono riferimenti propri nell'ambito degli
investimenti siciliani.
Tale intervento è strategico per l'economia perché significa
spostare l'attenzione sulla parte produttiva dell'economia con
evidenti ricadute sul sistema occupazionale.
Ulteriori iniziative assunte dal Governo si ascrivono allo
svolgimento di azioni propedeutiche con le banche e con i Confidi
operanti nel territorio con un protocollo di intesa per
l'attuazione in Sicilia del progetto di microcredito.
Nell'attuale momento di crisi, il microcredito, inteso quale mezzo
atto a favorire l'accesso al credito di soggetti che vogliono
avviare imprese di piccole dimensioni o di famiglie che si trovano
in stato di disagio socio-economico, è fra gli strumenti che
appaiono più validi per favorire l'accesso al credito a persone non
dotate dei requisiti necessari per fruire del credito ordinario
delle banche.
Vale oggi ancora di più la considerazione che le microimprese
rappresentino, per un verso, la parte più ampia in termini
quantitativi del tessuto economico e produttivo della Sicilia e,
peraltro, sono le meno dotate dei presupposti per la concessione
dei finanziamenti bancari.
L'aumento della sfiducia rende ancora più stringenti, infatti, le
regole stabilite da Basilea 2 con il rischio di portare ad un
ulteriore irrigidimento delle banche nell'elargizione del credito.
La Regione si propone, attraverso il fondo di garanzia regionale,
di sostenere quegli anelli deboli del tessuto socio-economico che
suggeriscono in misura maggiore, in questa fase storica, la
difficoltà di riuscire ad offrire alle banche idonee garanzie per
soddisfare le categorie produttive siciliane.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in riferimento alle misure
che con la finanziaria regionale e con i tavoli di concertazione il
Governo vuole attivare con i vari rami dell'Amministrazione
regionale e con le parti sociali, si ritiene che potremmo riuscire
a dare un segnale forte alla ripresa economica ribadendo come
l'attività del Governo regionale, in questi mesi, sia stata tesa
alla piena razionalizzazione della spesa ed al rigore, cercando di
potenziare le leve dello sviluppo.
In questo senso voglio dirvi che, così come il Governo nazionale,
condividendo le proposte portate avanti dalla Conferenza Stato-
Regioni, alla presenza dei presidenti di Regione, ha attivato le
misure anti-crisi, che sia quella degli ammortizzatori sociali -
come ribadiva l'onorevole Lupo - che siano quelle del piano casa,
il Governo della Regione siciliana ha voluto chiarire alcune
posizioni: che, nell'ambito del tema ammortizzatori sociali e
dell'utilizzo dei fondi europei propri delle Regioni, vi debba
essere innanzitutto il criterio della territorialità e, quindi, il
criterio che la quota prettamente regionale sia utilizzata come
ammortizzatore sociale - ho notato anche ordini del giorno, in tal
senso presentati -; che quanto stabilito sia condiviso dalla
Regione, in quanto le istanze, le esigenze della nostra Regione
sono ben diverse rispetto alle istanze di altre Regioni che hanno
una maggiore industrializzazione e che, quindi, pensano di potere
utilizzare gli ammortizzatori sociali per intervenire nella crisi
della grande industria.
Il principio che la Regione siciliana ha posto e sta continuando a
porre in sede di Conferenza delle Regioni e di Conferenza Stato -
Regioni, della territorialità della spesa, significa che quella
quota del fondo sociale europeo della Regione siciliana deve essere
pianificata secondo una volontà espressa, ritengo, dall'Assemblea e
dal Governo, per incidere fortemente nel territorio siciliano
secondo le peculiarità proprie della Regione siciliana, senza un
momento di conformazione rispetto a quelle politiche di
ammortizzatori sociali che possono essere attivati per la Toscana o
per il Piemonte, che hanno una peculiarità territoriale, uno stato
di industrializzazione ben diversi. ; tant'é che il Governo della
Regione sicuramente punterà anche a tenere in considerazione il
tema degli ammortizzatori nei confronti di quelle imprese
artigianali, piccole e medie, che vivono ugualmente lo stato di
crisi che vive il sistema della grande industria.
Si tratta di un aspetto che il Governo ha posto anche in materia
di legge sul piano casa, cosa che, chiaramente, è stata ribadita
dal Governo con atti formalmente sottoscritti dal nostro Presidente
Lombardo. Ricordo che sul piano casa, e soprattutto, in tema di
governo del territorio, secondo l'articolo 14, lettera n) dello
Statuto siciliano, la Regione ha competenza legislativa esclusiva.
E' cosa ben diversa rispetto alle regioni a statuto ordinario che,
secondo l'articolo 117, comma 2, della Costituzione hanno una
competenza legislativa concorrente.
In tal caso, quindi, secondo quanto stabilisce l'articolo 117
della nostra Costituzione, lo Stato, il Parlamento fissa i princìpi
fondamentali ai quali, poi, le Regioni possono uniformarsi e
possono di fatto migliorare o approfondire le argomentazioni che,
con linee guida, il Governo nazionale dà sicuramente alle Regioni a
statuto ordinario e che alla Sicilia può di fatto sottoporre;
linee guida che il Governo, di qui a breve, sottoporrà all'Aula per
un piano di interventi per lo sbocco di risorse economiche per
interventi tesi soprattutto al rilancio dell'edilizia e al rilancio
della questione abitativa.
Abbiamo sottolineato, anche come regione del sud, nell'ambito di
interventi importanti per fronteggiare la crisi, come si parli di
ammortizzatori sociali che devono essere fortemente
territorializzati, tenendo conto, quindi, delle esigenze di
ciascuna regione; così come, riguardo al piano dell'edilizia, debba
inserirsi obbligatoriamente un terzo elemento, che è quello dei
fondi per le aree sottoutilizzate.
Per quanto riguarda i fondi FAS, onorevole Barbagallo, desidero
precisare che la quota della Regione siciliana, già stabilita e
completamente deliberata, è di quattro miliardi/093 euro.
E' una quota che, con atto di Giunta di Governo, è stata
pianificata secondo un piano attuativo di queste risorse regionali;
è stata abbondantemente istruita e approfondita dal Ministero dello
sviluppo economico; è stata apprezzata dal CIPE dal quale si
attende la presa d'atto.
Abbiamo avuto piene garanzie che tutte le Regioni del sud avranno,
a breve, questa presa d'atto; trattasi, voglio ribadirlo, di una
mera presa d'atto
Pertanto, non consente di entrare nel merito proprio perché quella
strategia politica è prettamente strategia del Governo della
Regione siciliana, cosa che il Governo della Regione siciliana non
ha fatto con i fondi FAS di regia nazionale, che il Governo
nazionale ha programmato in favore della Regione siciliana e che la
stessa ha ben gradito.
Colgo l'occasione, visto che stiamo affrontando il tema della
crisi finanziaria, per invitare gli onorevoli colleghi sia della
maggioranza sia dell'opposizione, le parti sociali e le
associazioni di categoria ad approfondire il piano di attuazione
dei fondi FAS della Regione siciliana perché, in questo piano,
diverse istanze che erano state già ribadite nelle sedi opportune
delle Commissioni parlamentari, in incontri con il Governo, sono
già, di fatto, presenti come quella dei cantieri di servizio,
menzionata dall'onorevole Galvagno, e come quella
dell'ammodernamento delle nostre città.
A tal proposito, è inserito il tema che riguarda l'estetica e la
volontà di migliorare l'urbanistica delle nostre città, la messa in
sicurezza delle scuole e, in quel contesto, è anche inserito tutto
ciò che riguarda gli investimenti delle grandi opere, siano queste
idriche siano queste opere di grande interesse strategico e viarie.
Proprio per questo motivo, ritengo che su questo argomento sia
necessario un grande patto per la Sicilia che veda le forze
parlamentari realmente interessate ad approfondire e a vagliare
l'attività del Governo che, nella finanziaria, troverà la piena
condivisione.
Voglio chiarire come, in questo piano di attuazione dei fondi FAS,
il Governo della Regione siciliana abbia puntato anche alla
valorizzazione del personale che, negli anni, ha lavorato e
continua a lavorare nella nostra Regione, ribadendo come, in quei
Piani, siano presenti progetti che consentono l'utilizzo delle
forze di lavoro precario, precarie non da qualche giorno - come
qualcuno ritiene -, ma appartenenti al nostro mondo del lavoro
precario già da tempo e che già ha raggiunto una grande
professionalità nelle attività che svolge, soprattutto quel mondo
del precariato che può dare un servizio per rendere produttive le
nostre iniziative, per rendere produttivo il nostro territorio.
Il mondo della forestale, ad esempio, ha avuto predisposto,
secondo piani adeguatamente approfonditi dai Dipartimenti degli
assessorati, dei progetti obiettivo per valorizzare le foreste
della nostra Regione o per valorizzare la rinaturalizzazione del
nostro territorio, o per valorizzare ed attenzionare le tematiche
dell'emergenza di protezione civile.
Allora mi chiedo: se la Regione siciliana, nel momento in cui
deve creare questi progetti per valorizzare il nostro territorio -
progetti, obiettivi e lavori che poi deve rendicontare -, utilizza
personale proprio a cui affida un carico di lavoro, ciò comporta
una spesa corrente o significa che si trasforma quella spesa
corrente in spesa in conto capitale?
E mi chiedo ancora: se la Regione siciliana per realizzare questi
processi e questi percorsi di valorizzazione del nostro territorio
e delle nostre foreste, delle nostre emergenze, anziché utilizzare
il personale che già è in conto della Regione siciliana, affidasse
a società o imprese esterne la realizzazione di questi lavori,
creerebbe nuovo precariato?
Ritengo che quello dei contratti triennali sia un modo per puntare
a valorizzare il nostro territorio, a renderlo produttivo e forse
anche sia il modo per riuscire a dare la forza al nostro territorio
di creare risorse per il nostro bilancio, impegnando maggiormente
chi in questi anni ha creato le condizioni di servire la nostra
Regione con grande professionalità e impegno, ma che, purtroppo,
ogni anno è stato soggetto a rinnovo contrattuale.
In questo caso è un progetto obiettivo triennale che può
realmente dare la forza di rendere la nostra Regione pienamente
confacente nelle tematiche di emergenza di protezione civile, nelle
tematiche di rinaturalizzazione, nelle tematiche anche di
valorizzazione delle foreste.
L'onorevole Cracolici, primo firmatario della mozione, ha detto
che è necessario avere la certezza del diritto. Onorevole
Cracolici, riteniamo che l'avere fatto ricorso, anche grazie al
vostro impegno e alla vostra sollecitazione, all'esercizio
provvisorio per questi mesi, abbia dato certezza del diritto,
certezza delle risorse, piena pianificazione di ciò che è nel piano
dei fondi comunitari - la Giunta di Governo ha da tempo deliberato
l'utilizzo del 70 per cento con la fase dei bandi che sono già
pronti per partire - e dei fondi dello Stato, siano essi per le
aree sottosviluppate o fondi di cui all'articolo 38, siano queste
risorse prettamente della Regione.
In questo senso, è stata ribadita la volontà di creare le
condizioni affinché vi sia una convocazione urgente delle parti
sociali.
Ribadisco come vi sia il pieno impegno, non solo ad ascoltare, ma
a leggere i documenti che le parti sociali hanno posto
all'attenzione del Governo, vi è la piena volontà che la
finanziaria del Governo della Regione sia pienamente condivisa,
tant'è che stiamo cercando, con il lavoro quotidiano e con
l'impegno della Commissione Bilancio nei prossimi giorni, di
inserire in finanziaria tutte quelle iniziative che possono
rispondere alle istanze fortemente volute dal territorio,
valorizzando le nostre imprese, i nostri giovani e dando delle
risposte concrete. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla votazione delle due
mozioni, la numero 105 e la numero 116.
Pongo in votazione la mozione numero 105. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
Si passa alla mozione numero 116. Comunico che la Presidenza
propone il seguente emendamento:
- nella parte impegnativa, dopo le parole ad adottare entro il',
sostituire le parole '31 marzo' con le seguenti 30 aprile'.
Non sorgendo osservazioni, pongo in votazione la mozione nel testo
emendato.
Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del giorno:
- numero 125 «Iniziative urgenti per garantire l'avvio dell'anno
formativo della formazione professionale», degli onorevoli Lupo,
Cracolici, Galvagno, Di Benedetto, Panepinto, Panarello, Ammatuna,
Mattarella e Bonomo;
- numero 127 «Copertura finanziaria di progetti presentati dai
comuni siciliani di cui al programma triennale 2003-2005 di
edilizia scolastica», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno
e Ammatuna;
- numero 128 «Istituzione di una Commissione di indagine sulla
formazione professionale», degli onorevoli Cracolici e Leontini;
- numero 129 «Estensione degli ammortizzatori sociali in deroga a
favore del personale scolastico precario in Sicilia», degli
onorevoli Cracolici e Mattarella;
- numero 130 «Misure a sostegno delle piccole e medie imprese in
Sicilia», degli onorevoli Cracolici e Mattarella. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che le organizzazioni sindacali dei lavoratori della
formazione professionale:
chiedono che il Governo non proceda alla pubblicazione dell'elenco
dei progetti formativi valutati ammissibili, se non in coerenza con
i contenuti dell'avviso pubblico e della delibera della Commissione
regionale per l'impiego del 5 marzo u.s., anche al fine di
scongiurare la mobilità per oltre mille lavoratori, nonché il
ritiro del decreto assessoriale n. 26 del 2009 dell'Assessore per
il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione e l'urgente riproposizione di un nuovo provvedimento
che ottemperi alle prescrizioni contenute nell'avviso pubblico n.
12 del 17 settembre 2008 ed asseverate dalla delibera della
Commissione regionale per l'impiego del 5 marzo u.s.;
denunziano la violazione della legge regionale 15 maggio 1991, n.
27, in quanto l'Assessore al ramo avrebbe dovuto adottare il piano
formativo entro il mese di novembre 2008, con la conseguenza che
risulterebbero violati i termini atti a garantire il diritto alla
formazione dei giovani cittadini siciliani e quello dei dipendenti
degli enti formativi alla retribuzione ed alla certezza
occupazionale;
considerato che:
il personale in questione è altresì tutelato dalle norme
legislative regionali attraverso il combinato disposto dell'art. 2
della legge regionale n. 25 del 1993 e dell'art. 39 della legge
regionale n. 23 del 2002, con il rimando dinamico all'art. 132
della legge regionale n. 4 del 2003;
le organizzazioni sindacali denunziano la crescita incontrollata
della spesa pubblica per effetto dell'allargamento, in assenza di
criteri oggettivi, della platea dei soggetti gestori, con
conseguenti danni strutturali nel settore;
le organizzazioni sindacali chiedono l'intervento del Presidente
della Regione affinché si proceda all'avvio immediato delle
attività, ai sensi di quanto previsto dall'avviso pubblico e dal
deliberato della Commissione regionale per l'impiego, per garantire
l'utenza, i livelli occupazionali e l'immediato pagamento delle
retribuzioni dei lavoratori;
le organizzazioni sindacali rivendicano l'apertura di un confronto
con il Governo e il riordino legislativo del settore, per garantire
il rispetto dei diritti dell'utenza e dei lavoratori, nonché il
blocco di ulteriori accessi di soggetti gestori e di personale;
a sostegno delle richieste avanzate dalle Organizzazioni sindacali
si sono svolti oggi lo sciopero e la manifestazione regionale dei
lavoratori della formazione professionale con l'adesione di
migliaia di lavoratori di tutte le province siciliane,
impegna il Governo regionale
al ritiro del decreto assessoriale n. 26 del 2009 dell'Assessore
per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione ed all'urgente riproposizione di un nuovo
provvedimento, che ottemperi alle prescrizioni contenute
nell'avviso pubblico n. 12 del 17 settembre 2008 ed asseverate
dalla delibera della Commissione regionale per l'impiego del 5
marzo u.s., al fine di evitare la mobilità di oltre mille
lavoratori, tutelare il diritto alla formazione dei giovani
cittadini siciliani, garantire il diritto dei dipendenti degli enti
formativi all'immediato pagamento della retribuzione ed alla
certezza occupazionale;
a vietare l'ingresso e l'accreditamento di nuovi soggetti gestori,
nonché l'aumento di ore formative, anche per gli enti già operanti,
e di personale non richiesto dalle effettive esigenze della
formazione professionale, evitando ogni spreco ed assicurando la
migliore utilizzazione delle risorse pubbliche, come più volte
rilevato dalla Corte dei conti;
ad avviare urgentemente il riordino legislativo del settore per
migliorare le condizioni del mercato del lavoro, garantire il
rispetto dei diritti dell'utenza e dei lavoratori della formazione
professionale della Sicilia». (125)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che dei 141 comuni siciliani, ammessi a finanziamento con
il programma triennale 2003 - 2005 di edilizia scolastica ai sensi
della legge n. 23 del 1996, molti non hanno ottenuto il mutuo da
parte della cassa depositi e prestiti;
considerato che il Ministero dell'economia e delle finanze ha
subordinato la concessione di mutuo (di cui alla predetta legge n.
23 del 1996) all'attivazione di una specifica iniziativa
legislativa di rifinanziamento della spesa;
considerato ancora che sono stati esclusi tutti i comuni che hanno
prodotto l'istanza di concessione di mutuo dopo il 31 dicembre 2006
per l'insufficienza delle somme assegnate rispetto all'entità delle
richieste;
ritenuto che:
in Sicilia moltissime scuole non sono in regola con la normativa
sulla sicurezza e sull'abbattimento delle barriere architettoniche;
la tipologia dei predetti interventi risponde, in gran parte, a
tali esigenze;
i comuni interessati risultano già in possesso di progetti
esecutivi per i quali si sono avvalsi anche di professionisti
esterni, con conseguenti obbligazioni cui dovranno far fronte,
impegna il Governo della Regione
ad assumere le iniziative istituzionali necessarie nei confronti
del Ministero dell'economia e delle finanze per il mantenimento
delle somme originariamente stanziate o per l'impinguamento delle
stesse, al fine di poter garantire la copertura finanziaria dei
progetti presentati dai comuni siciliani ammessi al finanziamento
di cui al programma di edilizia scolastica sopra richiamato». (127)
«L'Assemblea regionale siciliana
invita il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
a costituire, ai sensi dell'art. 29 ter del Regolamento interno
dell'ARS, per la durata di mesi tre, una commissione d'indagine e
di studio al fine di consentire al Parlamento di acquisire gli
elementi necessari di conoscenza delle attività connesse alla
formazione professionale in relazione a quanto previsto dalla legge
regionale n. 24 del 1976;
la commissione dovrà assumere tutti gli elementi utili a
verificare l'entità delle risorse impegnate, a valutare eventuali
inefficienze e sprechi a partire dalla ricognizione sulle modalità
di finanziamento degli enti, sul sistema di accreditamento e sulle
procedure di immissione nel settore, sulle quantità di ore
finanziate, sulla distribuzione territoriale dei corsi e la loro
effettiva realizzazione, sul numero degli allievi e le quantità di
abbandoni e di successo formativo, infine sulla quantità di addetti
(personale docente, tecnico e amministrativo) con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato e determinato, con particolare
riferimento al periodo che va dal 2004 al 2008». (128)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
le conseguenze del decreto Gelmini per la riduzione della spesa
scolastica provocano nel Meridione e nella nostra Regione un forte
e drammatico ridimensionamento del personale scolastico,
soprattutto nelle fasce del precariato consolidato che, da anni,
assicura il mantenimento del servizio scolastico e la pienezza
dell'offerta formativa;
nella convinzione che, alla luce dei concreti problemi di
organizzazione ed erogazione del servizio scolastico, sarà
necessario tornare rapidamente sulle decisioni assunte, sia per
ragioni sociali che per rispettare le indicazioni europee che hanno
indicato con particolare insistenza nella formazione culturale
(trattato di Lisbona) la leva dello sviluppo nei Paesi dell'Unione;
ritenuto di dover salvaguardare il personale insegnante e non
insegnante formatosi in questi anni di difficile e incerto rapporto
con le istituzioni scolastiche,
impegna il Governo della Regione
ad estendere i provvedimenti che consentono l'attivazione degli
ammortizzatori sociali in deroga a tutto il personale scolastico
che in Sicilia, a seguito del decreto Gelmini, fuoriesce dal bacino
del precariato». (129)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il procedere della crisi provoca anche in Sicilia aumento dei
licenziamenti, chiusure di aziende e richieste di cassa
integrazione;
interi settori produttivi come l'edilizia, il tessile-
abbigliamento, la ceramica, il metalmeccanico e l'autotrasporto
vedono quotidianamente ridurre ordini, fatturati e numero
dipendenti;
ritenuto urgente un intervento con norme e provvedimenti
straordinari che intervengano a risolvere le strozzature di ordine
burocratico che producono aumento dei costi per le piccole e medie
imprese siciliane,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire nei confronti del Governo nazionale per la
revisione degli indici di congruità degli studi di settore per le
piccole e medie imprese siciliane;
per il cambiamento delle procedure di recupero dei vecchi debiti
fiscali e previdenziali, consentendo la loro rateizzazione e
l'abolizione in contemporanea delle sanzioni;
impegna, altresì, il Governo della Regione ad operare:
per l'uso immediato dei fondi europei, nazionali e regionali che
consentano l'attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga per
i dipendenti del settore dell'artigianato e del commercio, nonché
l'attivazione degli ammortizzatori sociali ordinari per i
dipendenti delle piccole e medie imprese con nuove procedure anche
attraverso gli Enti bilaterali ed i contratti di solidarietà;
al pagamento immediato da parte della pubblica Amministrazione di
tutto quanto dovuto alle imprese per servizi, forniture, lavori, e
dei contributi per il regime di aiuto e sostegno all'occupazione,
previsti dalle normative e non pagati alle imprese;
al lancio di un piano straordinario di edilizia pubblica per le
manutenzioni ordinarie e straordinarie di edifici pubblici, scuole,
strade». (130)
Si procede con l'ordine del giorno numero 125.
Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
l'ordine del giorno «Iniziative urgenti per garantire l'avvio
dell'anno formativo della formazione professionale» pone
all'attenzione alcune iniziative che già il Governo ha attivato e
che, prontamente, è interessato a risolvere con il coinvolgimento
sicuramente della Commissione parlamentare e dell'Aula.
Pertanto, il parere del Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 125. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 127. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
questa iniziativa è tra quelle che abbiamo già inserito nei Fondi
per le aree sottoutilizzate. Il Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 127. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione relativa alla mozione numero 122
PRESIDENTE. La mozione numero 122 «Copertura finanziaria di
progetti presentati dai comuni siciliani di cui al programma
triennale 2003-2005 di edilizia scolastica», degli onorevoli
Barbagallo, Lupo, Galvagno e Ammatuna, comunicato nella presente
seduta, è superata dall'approvazione dell'ordine del giorno numero
127.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Si riprende la votazione degli ordini del giorno
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 128.
Comunico che l'ordine del giorno è integrato dalle seguenti
parole:
«L'Assemblea regionale siciliana invita il Presidente
dell'Assemblea, ai sensi dell'articolo 29 ter del Regolamento
interno, a costituire».
Dichiaro pertanto improponibile l'ultimo rigo dell'ordine del
giorno medesimo, recante le parole «Il Presidente dell'ARS
provvederà entro otto giorni ad insediare la Commissione».
Onorevoli colleghi, la Presidenza spiega le ragioni per le quali
il suddetto rigo è improponibile. Ai sensi dell'articolo 29 ter del
Regolamento interno, le commissioni di indagine e di studio si
formano su designazione dei Gruppi parlamentari; quindi, è ovvio
che non possiamo assolutamente impegnare la Presidenza ad insediare
la commissione entro otto giorni. La commissione si insedia quando
i gruppi parlamentari avranno comunicato i loro designati. La
Presidenza può assumere solo l'impegno di istituire commissione.
CRACOLICI. E' una interpretazione simpatica della Presidenza
PRESIDENTE. Non si può dire che il Presidente provvederà entro
otto giorni perché non dipende solo dal Presidente. Il Presidente
deve preoccuparsi, invece, di fare in modo che le designazioni
pervengano nel più breve tempo possibile, anche entro otto giorni.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo sull'ordine del
giorno numero 128?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
ribadisco che un tema così importante per la Regione siciliana è un
tema che sicuramente l'Assemblea affronterà, tant'è che l'ordine
del giorno che vede primo firmatario l'onorevole Lupo ha avuto il
nostro parere favorevole. Sulla creazione di una commissione
d'indagine, invece, mi pare che si tratti di un qualcosa cui il
Parlamento può ricorrere nel momento in cui voglia fare una
verifica, voglia fare un controllo, voglia elaborare un testo di
legge.
Ma, così come è formulato, il Governo è contrario all'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 128.
Presidenza del vicepresidente Oddo
LENTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è già la quinta
Commissione che è formata da quindici componenti ed è
rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in questo
Parlamento.
Noto l'animosità degli onorevoli Marziano, Panarello, Picciolo,
Mattarella. Se noi dobbiamo stare a casa e non far valere la nostra
presenza, facciamolo pure.
Se vogliamo votare questa Commissione d'indagine, poi ne faremo
un'altra per il bilancio, un'altra ancora per gli ATO rifiuti, e
nelle Commissioni cosa facciamo?
Non ci mettiamo in una situazione di difficoltà sotto questo
aspetto.
In commissione tutti i componenti rappresentiamo il Parlamento;
siamo quindici componenti, tutte le forze politiche sono
rappresentate. Non accetto questa sfida. E' come se dicessimo ai
componenti di quella Commissione che non sono validi.
Per queste ragioni preannuncio il voto contrario all'ordine del
giorno numero 128.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 128 con
il parere contrario del Governo. Chi è favorevole resti seduto; chi
è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 129. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 130.
Comunico che nella parte che impegna il Governo della Regione,
l'ordine del giorno è così integrato:
- ad intervenire nei confronti del Governo nazionale per i primi
due punti;
- impegna altresì il Governo della Regione ad operare per i punti
rimanenti.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 130. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 21 aprile
2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
numero 123 - Interventi per il rimborso delle spese sostenute
dalle famiglie che intendano avvalersi dei metodi
Doman', Fay' e Voita' nei trattamenti
neuroriabilitativi dei cerebrolesi.
GUCCIARDI - LUPO - BONOMO - FIORENZA -
VITRANO
III -Discussione dei disegni di legge:
1) - «BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE SICILIANA PER
L'ANNO FINANZIARIO 2009 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL
TRIENNIO 2009-2011» (249)
2) - «DISPOSIZIONI PROGRAMMATICHE E CORRETTIVE PER L'ANNO
2009» (250).
La seduta è tolta alle ore 12.15
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli