Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 90 di martedì 12 maggio 2009
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   FARAONE,  segretario f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ai sensi dell'articolo 127,  comma
  9,  del  Regolamento interno, do il preavviso di trenta  minuti  al
  fine  delle  eventuali votazioni mediante procedimento  elettronico
  che dovessero avere luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missioni

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che gli onorevoli  Adamo,
  Arena,  Buzzanca,  Federico,  Greco,  Marinello,  Marrocco,  Mineo,
  Panarello,  Picciolo, Scilla, Musotto, Leanza  Edoardo,  Panepinto,
  Lentini,  Caronia,  Fagone,  Colianni e Torregrossa  hanno  chiesto
  congedo per la seduta di oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì, che sono in missione gli onorevoli: Cracolici
  dall'11  al 14 maggio 2009; Aricò il 12 maggio 2009; Buzzanca  dal
  13 al 14 maggio 2009.

   L'Assemblea ne prende atto.

          Comunicazione di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte alle  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta:

   - da parte dell'Assessore per l'Agricoltura:

   numero  225 - «Dichiarazione dello stato di calamità naturale  per
  le avverse condizioni  atmosferiche verificatesi nell'anno 2007».
   Firmatario: Corona Roberto

   numero  232 - «Dichiarazione dello stato di calamità naturale  per
  il   comune  di  Cammarata  (AG)  a  seguito  della  tromba  d'aria
  verificatasi il 30 ottobre 2008».
   Firmatario: Bosco Antonino

   numero 263 - «Gestione e utilizzo dei beni immobili a disposizione
  dell'Azienda foreste demaniali».
   Firmatario: Faraone Davide.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

     Comunicazione di presentazione e contestuale comunicazione di
                                 invio
      di disegni di legge alle competenti Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  presentati e inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Modifica alla legge regionale del 16 dicembre 2008, n. 19   Norme
  sull'Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque'» (n. 432)
   presentato dagli onorevoli Maira, Leontini, Leanza N.  in  data  7
  maggio 2009
   inviato in data 11 maggio 2009
   PARERE IV
   BILANCIO (II)

   «Norme urgenti per lo sviluppo» (n. 431)
   presentato dagli onorevoli Leontini, Maira in data 7 maggio 2009
   inviato in data 8 maggio 2009
   PARERE I, III,V

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   «Interventi urgenti a sostegno delle imprese artigiane» (n. 435)
   presentato  dagli  onorevoli Oddo, Cracolici, Apprendi,  Donegani,
  Marinello,  Vitrano,  Gucciardi,  Ferrara,  Ammatuna,  Bonomo,   De
  Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone,  Fiorenza,
  Galvagno,  Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo,
  Raia, Rinaldi, Speziale e Termine in data 8 maggio 2009
   inviato in data 11 maggio 2009

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   «Norme  per  l'approvazione  del Piano  regionale  di  protezione,
  decontaminazione,  smaltimento  e bonifica  dell'ambiente  ai  fini
  della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto» (n. 433)
   presentato dall'onorevole Faraone in data 7 maggio 2009
   inviato in data 11 maggio 2009
   PARERE VI

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   «Norme  per  la  stabilizzazione del  personale  in  servizio  con
  contratto  a  tempo determinato o impegnato in attività socialmente
  utili»  (n. 434)
   presentato dall'onorevole Fagone in data 7 maggio 2009
   inviato in data 7 maggio 2009.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Istituzione del reddito di sopravvivenza» (n. 427)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 11 maggio  2009

   «Norme  per  lo sviluppo del sistema regionale dell'informazione»
  (n. 428)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 11 maggio 2009

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   «Dovere di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati,  di
  solidarietà  ai  migranti  nonché di integrazione  e  di  sviluppo
  sociale, economico e culturale delle comunità locali» (n. 426)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 11 maggio 2009

   «Incentivi  alla  residenzialità dei giovani laureati  siciliani»
  (n. 429)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 11 maggio 2009
   PARERE III.

   Comunicazione di impugnativa da parte del Commissario dello Stato

   PRESIDENTE. Comunico che il Commissario dello Stato per la Regione
  siciliana,  con ricorso del 9 maggio 2009, ha impugnato i  seguenti
  articoli     della    deliberazione    legislativa     Disposizioni
  programmatiche  e  correttive  per  l'anno  2009'  (ddl  n.   250),
  approvata dall'Assemblea il 30 aprile 2009:

   -  articolo 8, comma 3, per violazione degli articoli 117, 119,
  comma 2 e 120 della Costituzione;
   -  articolo  29,  limitatamente all'inciso 1 ter, per   violazione
  degli articoli 3, 97 e 119, comma 5, della Costituzione;
   -  articolo  34, per violazione dell'articolo 81, comma 4,  della
  Costituzione;
   -  articolo 58, per violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera
  e),  della Costituzione e degli articoli 14, 17 e 36 dello  Statuto
  della Regione nonché del DPR 26 luglio 1965, n. 1074;
   -  articolo 61, commi 2 e 3, per violazione degli articoli  3,  5,
  24,  100,  103,  113  e 114 della Costituzione e dell'articolo  15,
  comma 2, dello Statuto della Regione;
   -  articolo  77, per violazione degli articoli 97 e 81,  comma
  3 e 4, della Costituzione.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   FARAONE, segretario f.f.:

   «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   nel corso della trasmissione televisiva 'Report' in onda su RAI  3
  domenica 26 aprile c.a., sono state mostrate immagini e descrizioni
  dell'IRCCS  Neurolesi  'Bonino  Pulejo'  di  Messina,   centro   di
  eccellenza della sanità regionale;

   la  trasmissione televisiva, riprendendo articoli  pubblicati  dal
  settimanale  regionale 'Centonove', ha riferito che il suo  attuale
  direttore scientifico ha svolto per 2 anni tale mansione in maniera
  non   esclusiva,  cumulando  l'incarico  con  quello   di   docente
  universitario,  pertanto  in contrasto con  quanto  previsto  dalla
  vigente  normativa nazionale (ed ora anche dalla legge regionale  4
  dicembre 2008, n. 18);

   è  stato riferito di irregolarità riscontrate nella struttura  nel
  corso di una visita ispettiva effettuata dai NAS dei Carabinieri di
  Catania;

   effettivamente il sottoscritto ha potuto richiedere ed  acquisire,
  da  parte  dell'Ispettorato  regionale  sanitario  dell'Assessorato
  Sanità,  copia  di  alcuni  verbali  redatti  dai  NAS  del  Nucleo
  Carabinieri di Catania in visita presso la struttura nel maggio del
  2007  e  di  una  nota del dirigente dell'Ispettorato  con  cui  si
  chiedeva  all'IRCCS 'Bonino Pulejo' riscontro sui rilievi  e  sugli
  adempimenti richiesti dai NAS;

   secondo    quanto    riportato   dal   settimanale    'Centonove',
  all'ispezione suddetta ha fatto seguito l'apertura di  un'inchiesta
  da parte della Procura della Repubblica di Messina;

   lo  stesso giornale ha denunciato che il Centro Neurolesi  avrebbe
  gonfiato le fatturazioni per gli anni 2005 e 2006;

   ancora  secondo  quanto  riferito  nella  trasmissione  televisiva
  'Report' (e già dalla testata 'Centonove'), presso l'IRCCS  'Bonino
  Pulejo'   sarebbe   stato   ricoverato  un   pericoloso   latitante
  appartenente alla organizzazione criminale mafiosa;

   per sapere:

   quali siano state le conclusioni dell'indagine condotta dai NAS  e
  della  richiesta dell'Assessorato di eliminare le criticità  emerse
  durante   quell'ispezione,  riferendo  se  tutte  le  strutture   e
  l'attività dell'IRCCS 'Bonino Pulejo' rientrino oggi nella norma;

   quali  siano  state,  a  partire dall'anno 1999,  tutte  le  somme
  corrisposte  da  parte  della Regione siciliana  all'IRCCS  'Bonino
  Pulejo',  direttamente o attraverso l'Azienda USL 5  di  Messina  o
  altra  struttura del servizio sanitario regionale, attraverso quali
  voci   di   finanziamento  ed  a  quale  titolo,   e   se   risulti
  all'Assessorato  la falsa fatturazione denunciata  dal  settimanale
  'Centonove';

   se  tra  i  ricoverati al 'Bonino Pulejo' risultino  tali  Carmelo
  Scipione e Francesco Pelle, quest'ultimo esponente di spicco  della
  'Ndrangheta calabrese». (588)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                       DE BENEDICTIS

   «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
  professionale e l'emigrazione, premesso che:

   nell'ambito del POR Sicilia 2000/2006, finanziato dall'Assessorato
  per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
  l'emigrazione,  sono stati realizzati alcuni progetti  triennali  a
  favore  dei minori collocati nelle comunità alloggio della  Sicilia
  su disposizione della magistratura minorile;

   fra  gli  altri,  è  stato  realizzato il progetto  gestito  dalla
  capofila l'IRF 'Padre Clemente' onlus;

   nella  considerazione  che,  a quanto  pare,  l'onlus  IRF  'Padre
  Clemente',  nel  corso  della gestione  e  anche  a  seguito  della
  chiusura del progetto, non avrebbe provveduto ancora ad erogare  le
  indennità  previste  per  i  minori  interessati  da  processi   di
  esperienze  sul lavoro, nonché, per il progetto 'Dedalo',  tutt'ora
  in  corso  di  realizzazione e rivolto ai  minori  extracomunitari,
  sembra  aver  operato diversi licenziamenti di lavoratori  a  tempo
  indeterminato  adducendo,  quali  motivazioni,  quelle   di   grave
  dissesto economico-finanziario e di riorganizzazione interna, oltre
  che l'esigenza di avvalersi di più valide professionalità;

   considerato che:

   il  soggetto attuatore è beneficiario di un pubblico finanziamento
  e  che quindi dovrebbe operare non solo nel rispetto nelle norme  e
  delle  procedure  a difesa del personale dipendente  coinvolto,  ma
  che,  altresì, dovrebbe configurarsi quale soggetto affidabile  dal
  punto  di  vista  della solidità tecnico-economica  e  finanziaria,
  condizione preesistente all'ammissione al finanziamento pubblico;

   appare quindi ingiustificabile la motivazione addotta dalla stessa
  onlus  di  versare,  cioè,  in  una grave  situazione  di  dissesto
  economico  e  finanziario,  in  contraddizione,  peraltro,  con  il
  cospicuo   finanziamento  ricevuto  da  parte  dell'Amministrazione
  regionale per il progetto 'Dedalo', in corso di realizzazione;

   attesa   l'evidente   discrasia   tra   quanto   dichiarato,    il
  finanziamento   concesso   dalla   pubblica   amministrazione,   la
  titolarità del progetto assegnato dall'Amministrazione regionale in
  'concessione  di  pubblica funzione' e la  gestione  delle  risorse
  umane e professionali sfociati, in parte, in licenziamenti;

   per  sapere  quali  iniziative intenda intraprendere  al  fine  di
  accertare se corrisponda al vero quanto lamentato e, nel qual caso,
  cosa  intenda fare per ripristinare le elementari regole di  tutela
  dei lavoratori e del buon esito del finanziamento concesso». (589)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                             FARAONE

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   l'Assessorato  Agricoltura  e foreste  eroga  premi  alle  aziende
  agroalimentari e zootecniche con indirizzo biologico;

   uno  dei requisiti necessari per potere accedere a tali premialità
  è   l'obbligo  dell'iscrizione  di  tutte  le  superfici  aziendali
  condotte  a  qualsiasi  titolo alla  Regione  ed  alle  società  di
  certificazione biologica. La decadenza è totale se la contestazione
  riguarda più del 20% della superficie aziendale dichiarata;

   molte  aziende  agricole zootecniche, soprattutto nella  zona  del
  Siracusano, hanno avuto il diniego alle premialità dall'Ispettorato
  provinciale  per  l'agricoltura, a causa della 'mancata  osservanza
  dell' obbligo di notifica per superfici su cui grava il vincolo  di
  assoggettamento';

   considerato che:

   affinché le superfici aziendali possano beneficiare del premio, la
  Regione  ha  da  sempre imposto che i conduttori  di  tali  terreni
  debbano dimostrare il consenso all'uso dei detti terreni rilasciato
  da   tutti  gli  aventi  diritto  sugli  stessi  (in  tal  caso   i
  proprietari)  per  una  durata non inferiore al  periodo  d'impegno
  (almeno 5 anni);

   di  contro, l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), che
  si  occupa  della  gestione della PAC (Politica  agricola  comune),
  eroga  i  finanziamenti comunitari (esempio ne sono  le  cosiddette
  'Quote')  sulla  scorta della disponibilità dei terreni  comprovata
  dalla  registrazione, presso l'Agenzia delle entrate, dei contratti
  di   locazione   e/o   comodato.  I  suddetti  finanziamenti   sono
  subordinati  alla  tenuta  di un cosiddetto  'fascicolo  aziendale'
  istituito  presso il SIAN (Sistema informativo agricolo nazionale),
  una  sorta  di  schedario  dove, tra  l'altro,  sono  riportate  le
  superfici costituenti l'azienda agricola;

   l'Ispettorato  provinciale per l'agricoltura ha avuto  accesso  ai
  fascicoli  aziendali  presenti nel SIAN ed ha così  'scoperto'  che
  talune aziende hanno in carico altre superfici che negli anni hanno
  dato  luogo ai premi della PAC ma mai sono state iscritte al  mondo
  del biologico ed ai premi ad esso subordinati;

   di  fronte  all'impossibilità di reperire i consensi necessari  da
  parte  dei  proprietari dei terreni, che, giova  ricordare,  spesso
  sono  costituiti  da  pascoli di collina  e  nella  migliore  delle
  ipotesi  da  seminativi asciutti anche di terza classe, le  aziende
  agricole  hanno omesso di assoggettare superfici per le  quali  non
  avrebbero  potuto  richiedere il premio (il cosiddetto  biologico).
  Avrebbero  dovuto, a questo punto, 'scaricare' dal fascicolo  dette
  superfici,  venendosi così ad esser decurtato il premio della  PAC,
  che già da anni percepivano e continuano a percepire;

   tenuto   conto  che  è  evidente  che  esiste  una  disparità   di
  trattamento  da  parte  di  soggetti  istituzionali  preposti  alla
  erogazione  di  contribuzioni. Da un lato l'AGEA che liquida  sulla
  scorta delle superfici condotte a qualsiasi titolo a patto che esse
  siano regolarmente registrate, dall'altro la Regione che, per premi
  agroambientali,   considera   solo   le   superfici,   regolarmente
  registrate, i cui proprietari forniscano una liberatoria  a  favore
  del  conduttore richiedente il premio. Avendo L'AGEA e  la  Regione
  siciliana la stessa banca dati (SIAN), a questo punto le aziende si
  trovano  ad  avere  superfici ammissibili per un premio  (PAC)  ma,
  contemporaneamente,  gli stessi requisiti comportano  la  decadenza
  totale e/o parziale per l'altro (biologico);

   per  sapere  se  non  ritengano urgente  intervenire  al  fine  di
  consentire  una  facile  e completa fruizione  delle  contribuzioni
  riservate   alle   aziende  agricole  con   indirizzo   zootecnico,
  eliminando  tutte  le  incongruenze burocratiche  che,  allo  stato
  attuale,  differenziano i requisiti necessari  all'ottenimento  dei
  suddetti contributi». (590)

                                                           VINCIULLO

   «All'Assessore  per  i  beni culturali ed  ambientali  e  per  la
  pubblica istruzione, premesso che:

   l'ente  Parco archeologico e paesistico della Valle dei Templi  di
  Agrigento  ha attualmente in consegna circa 330 ettari  di  terreno
  ricadenti all'interno dell'area da questo gestita;

   un'area  di  tale  ampiezza  per  le  limitate  risorse  umane  ed
  economiche è amministrata con difficoltà dall'ente parco;

   gli  alberi dell'area subiscono un progressivo degrado causato  da
  una   insufficiente   attività  di  coltivazione,   rischiando   di
  compromettere  definitivamente antichi cultivar che  caratterizzano
  l'intera area archeologica, quali il mandorlo e l'ulivo;

   la salvaguardia del patrimonio ambientale e paesistico non può che
  costituire   un  tutt'uno  con  la  difesa  dell'area  archeologica
  agrigentina;

   considerato che:

   l'ente parco, nella seduta del 25 novembre 2008, ha deliberato  di
  poter  dare  in  concessione i terreni agricoli demaniali  agli  ex
  proprietari  richiedenti  e,  al contempo,  di  poter  affidare  in
  gestione ad un unico soggetto tutti i terreni demaniali gestiti;

   l'ente  parco  ha  provveduto ad emanare un  avviso  pubblico  che
  invitava  a  manifestare interesse verso la gestione in concessione
  dei  terreni agricoli in oggetto. L'avviso è stato pubblicato a far
  data  dal 12 marzo 2009 fino al 16 aprile 2009 sul sito del  parco,
  nell'albo  pretorio del Comune di Agrigento e in quello  del  parco
  stesso;

   tenuto conto che:

   appare  opportuna  la  scelta operata di affidare  in  gestione  i
  terreni  agricoli ottenendo così, oltre che un rilevante  risparmio
  economico   per  l'ente  parco,  la  salvaguardia  del  territorio,
  l'utilizzazione  economica  di una importante  risorsa,  nonché  la
  fruizione e il godimento sociale del territorio;

   l'avviso  pubblico testualmente recita: 'Il presente avviso  e  la
  ricezione della manifestazioni di interesse non vincolano  peraltro
  in  alcun modo il Parco né alla concessione di aree (...)' e ancora
  'Il   Parco  si  riserva  la  facoltà  di  concludere  il  presente
  procedimento anche con una dichiarazione di non adesione a  nessuna
  delle manifestazioni di interesse presentate (...)';

   tale  previsione rischia di vanificare l'apprezzabile  iniziativa,
  essendo  affidata all'esclusiva discrezionalità dell'ente parco  la
  decisione circa l'eventuale affidamento dei terreni;

   rilevato  che  sono state sollevate, attraverso un atto  ispettivo
  presso il Senato della Repubblica, dubbi circa la legittimità della
  procedura seguita per la pubblicazione dell'avviso;

   per sapere:

   se  ritenga  legittima la procedura seguita e conforme alle  norme
  vigenti i mezzi di pubblicità adottati e, in caso contrario,  quali
  iniziative   intenda  intraprendere  a  tutela  della   trasparenza
  amministrativa;

   qualora  la  procedura in atto fosse corretta, se non  ritenga  di
  dover  intervenire presso l'ente parco affinché la stessa si  possa
  concludere,   tranne  che  per  oggettive  ragioni  ostative,   con
  l'affidamento dei terreni». (591)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                                DI  BENEDETTO - LUPO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura della interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   FARAONE, segretario f.f.:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   l'Assessorato  della  famiglia, delle politiche  sociali  e  delle
  autonomie  locali,  viste le inadempienze  del  Comune  di  Palermo
  nell'attuazione del piano di zona del distretto socio-sanitario D42
  da  attuarsi  ai sensi delle legge n. 328 del 2000, ha  provveduto,
  con   decreto   n.  3609/S3  del  21  novembre  2007,   richiamando
  espressamente l'art. 24 della l.r. n. 44 del 1991, alla  nomina  di
  un  commissario ad acta con il compito, ai sensi degli artt. 24, 25
  e  27  della  l.r. n. 44 del 1991 e previa verifica e  accertamento
  dell'omissione,  di  avviare tutte quelle procedure  finalizzate  a
  pervenire  all'approvazione del piano di zona del distretto  socio-
  sanitario D42;

   considerato, altresì, che intervenendo per facilitare il  percorso
  procedimentale   finalizzato  all'adozione  di  ogni   atto   anche
  endoprocedimentale di competenza di ogni singolo ente facente parte
  del  distretto socio-sanitario D42, (infatti il decreto  di  nomina
  conferiva al nominato commissario, in caso di rilevate omissioni  o
  inerzie, la funzione sostitutiva nei confronti degli organi facente
  parte  del  distretto  D42, in esecuzione dell'incarico  assegnato)
  rilevate  le  omissioni  e le inerzie degli  organi  coinvolti  nel
  procedimento  di adozione del piano di zona del distretto  D42,  il
  commissario ad acta nominato poneva in essere una serie di attività
  finalizzate a risolvere le inadempienze del Comune di Palermo,  che
  avevano determinato i ritardi nell'approvazione del piano di  zona,
  fondamentale  per garantire la giusta assistenza alle fasce  deboli
  della popolazione;

   rilevato che detto commissario, al fine di assolvere al meglio  al
  suo  mandato, ha concluso le sue attività, così come previsto dalla
  legge  n.  328 del 2000 e dalle direttive della Regione  siciliana,
  con  la sottoscrizione di un accordo di programma tra diversi  enti
  pubblici  e  privati finalizzato a superare tutte quelle difficoltà
  che  avevano  determinato i ritardi, tutti ascrivibili  all'inerzia
  del Comune di Palermo;

   rilevato  altresì che la procedura veniva quindi conclusa  con  la
  sottoscrizione di detto accordo di programma che, per la sua stessa
  natura,  produce da subito i suoi effetti fin dalla  sottoscrizione
  dello  stesso,  impegnando  tutti i  firmatari  ad  adempiere  agli
  impegni presi che comunque costituiscono patto tra gli stessi;

   per sapere:

   come  sia possibile che il lavoro svolto da un commissario ad acta
  nominato   ai  sensi  della  normativa  vigente  sia  completamente
  disatteso da un ente locale, tanto che ad oggi il piano di zona del
  distretto  D42,  nonostante il lavoro svolto dallo stesso,  non  ha
  prodotto  l'avvio  degli  interventi sociali  così  come  stabilito
  dall'accordo di programma sottoscritto dal commissario con i poteri
  sostitutivi ad esso conferiti;

   se  non  vi  sia una responsabilità amministrativa e contabile  da
  parte  dei  dirigenti  del Comune di Palermo  che  non  hanno  dato
  seguito al lavoro svolto dal commissario ad acta;

   se  detto  comportamento amministrativo non crei un precedente  di
  cattiva   prassi  amministrativa  finalizzato  a  disattendere   le
  prerogative  istituzionali della Regione siciliana con  riferimento
  specifico  alla  facoltà,  alla  stessa  attribuita,  di   nominare
  commissari ad acta che esercitino funzioni sostitutive ove vi siano
  delle   inadempienze   verificate  e  che  cagionino   danno   alla
  collettività;

   se  gli  organi  ritenuti inadempienti, e per  questo  sostituiti,
  possano  disattendere il lavoro svolto da un  commissario  ad  acta
  nominato  per colmare le loro mancanze e, al lavoro concluso  dallo
  stesso, porre in essere ulteriori atti amministrativi finalizzati a
  non  dare seguito agli atti formalmente adottati in funzione di  un
  mandato che si esercita in rappresentanza della Regione siciliana;

   se detto comportamento non mini le prerogative sui controlli della
  Regione che, come è noto, gode di potestà legislativa esclusiva  in
  materia  di ordinamento amministrativo degli enti locali e, quindi,
  anche in materia di controllo sui relativi atti (artt. 14, 15 e  16
  dello  Statuto  Siciliano, fonte di rango costituzionale  ai  sensi
  dell'art.  116  Cost.,  riconfermata anche  dalla  legge  cost.  n.
  3/2001)». (592)

               (L'interrogante chiede risposta scritta)

                                                               GRECO

   PRESIDENTE.  Avverto che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  inviata al Governo.

             Comunicazione relativa a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che, con nota del 6 maggio
  2009,  pervenuta a questa Presidenza in pari data  ed  assunta  con
  prot.  n. 4292/AULAPG del 12 maggio successivo, l'onorevole  Nicola
  Leanza  ha  comunicato  che  il Gruppo  parlamentare  dallo  stesso
  presieduto  ha  mutato la propria denominazione da   Movimento  per
  l'Autonomia-Alleati per il Sud' a  Movimento per le Autonomie'.
   Con  la  medesima  nota  è  stato altresì depositato,  allegandone
  copia, il relativo simbolo in uno alla sua descrizione.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di presentazione dell'ordine del giorno numero 162

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Leanza
  Nicola, Cordaro, Beninati e Savona, l'ordine del giorno numero  162
  «Promulgazione con l'omissione delle parti impugnate della delibera
  legislativa   n.  250/A  recante   Disposizioni  programmatiche   e
  correttive per l'anno 2009', approvata nella seduta n. 88 del 29-30
  aprile 2009».
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  Corte  costituzionale, nella sentenza  n.  205  del  1996,  ha
  ribadito il principio che la promulgazione parziale di una legge da
  parte   del  Presidente  della  Regione  ha  come  conseguenza   la
  consumazione  del potere di promulgazione dello stesso  Presidente,
  provocando la caducazione di tutte le norme non promulgate;

   la  citata  giurisprudenza costituzionale  ha  consentito  che  il
  Presidente  della  Regione  sia  vincolato,  riguardo  al  tipo  di
  promulgazione  da esercitare, non solo da delibere  legislative  ma
  anche da atti di indirizzo espliciti (mozioni, ordini del giorno);

   l'Assemblea  regionale siciliana, nella seduta  n.  88  del  29-30
  aprile   2009,   ha  approvato  la  delibera  legislativa   recante
  'Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009' (disegno
  di legge n. 250/A);

   considerato  che  la  citata delibera è stata  impugnata  in  modo
  parziale  dal  Commissario dello Stato con  ricorso  proposto  alla
  Corte  costituzionale e notificato al Presidente della  Regione  in
  data 9 maggio ultimo scorso;

   ritenuto   che  occorre  conciliare  l'esigenza  che  la  suddetta
  delibera  sia  promulgata,  sia pure parzialmente,  dal  Presidente
  della  Regione,  con  l'altra  che  discende  dall'opportunità   di
  consentire  che  la  Corte costituzionale si pronunci  sulle  norme
  censurate,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la  delibera
  legislativa  approvata  nella seduta n. 88 del  29-30  aprile  2009
  recante 'Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno  2009'
  (disegno di legge n. 250/A)».


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  quanto  stiamo
  per  fare,  da  qui  a qualche minuto, viene considerato  quasi  un
  passaggio  dovuto  da parte dell'Aula, nel senso che  quasi  sempre
  l'Assemblea  regionale siciliana, di fronte  alla  proposizione  di
  impugnativa  da parte del Commissario dello Stato, decide  di  dare
  mandato al Presidente della Regione di promulgare la legge senza le
  parti oggetto dell'impugnativa.
   Io  credo che anche questa sia un'occasione giusta, che mette fine
  anche  ad una serie di polemiche che, per la verità, non sono nuove
  nella nostra Regione

   PRESIDENTE. Cortesemente, onorevoli colleghi, vi chiedo di parlare
  a bassa voce e di prestare attenzione all'oratore.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, io credo che i deputati  farebbero
  bene  ad ascoltare ed, eventualmente, anche a partecipare a  questo
  dibattito  e  a non considerare, invece, l'approvazione dell'ordine
  del  giorno  un  mero passaggio burocratico. Personalmente  non  lo
  considero tale pur condividendo comunque, ripeto, la scelta di dare
  mandato per la promulgazione senza le parti impugnate.
   La  decisione  del Commissario dello Stato ha suscitato  reazioni,
  alcune anche fuori dal rispetto e dalla sobrietà che è dovuta a chi
  svolge  incarichi  di rappresentanza istituzionale.  Come  è  noto,
  infatti,  le prerogative parlamentari sono tali che già lo  Statuto
  fissa  le  modalità con le quali interfacciarsi con il  Commissario
  dello Stato.
   Pertanto, fare come si fa - e come si è fatto di solito  anche  in
  altri  momenti  -  e  dichiarare l'inutilità del Commissario  dello
  Stato  solo  quando  si  impugnano norme  che  vengono  considerate
  decisive  per le sorti dello sviluppo e per il miglioramento  della
  nostra Regione appare davvero fuori dalle righe.
   Pur  non di meno, voglio porre una questione di fondo che riguarda
  anche il rapporto con l'Amministrazione regionale, e mi rivolgo  in
  questo caso al Vicepresidente della Regione.
   Sono  state  impugnate alcune norme che ho il sospetto  che  siano
  state  impugnate  anche perché non sufficientemente  controdedotte.
  Come  è  noto, la procedura prevede che il Commissario dello Stato,
  prima  di  fare  la pronuncia prevista nei cinque giorni  di  rito,
  chiede  chiarimenti all'Ufficio legislativo e legale della  Regione
  su  singoli  aspetti delle norme oggetto di eventuale procedura  di
  impugnazione.
   La  sensazione che ho è che alcune di queste norme, per  le  quali
  sono  stati posti dei chiarimenti, non siano state sufficientemente
  o  addirittura  per  niente controdedotte  da  parte  degli  uffici
  preposti alle controdeduzioni. Faccio un esempio per tutti: é stata
  impugnata  una norma che riguarda l'applicazione delle tariffe  sui
  rifiuti,  norma  la  cui  materia il  Commissario  dello  Stato  ha
  dichiarato essere di competenza dello Stato.
   Vorrei  soltanto  fare  rilevare che questa  norma,  così  come  è
  scritta,  quasi  con il copia ed incolla, è già  contenuta  in  una
  legge della Regione del 2003. La norma varata in questa finanziaria
  si  limitava  a  modificare le date ed è  stata  impugnata  con  la
  motivazione  che la materia trattata è di competenza  dello  Stato.
  Se la competenza è dello Stato, lo era anche nel 2003.
   Quindi,  delle  due  l'una. Probabilmente  anche  gli  uffici  che
  dovevano supportare le ragioni che erano contenute in queste  norme
  non sono stati in grado, o non hanno voluto, e dico di  più: poiché
  sono  norme nate da un'iniziativa parlamentare, non vorrei che  qui
  esistesse  un istituto della controdeduzione, che è più figlio  del
  soggetto  proponente della norma che non dell'oggetto  della  norma
  stessa
   Chiarisco   meglio   il   mio  pensiero.   Non   vorrei   che   si
  controdeducesse una norma se è di iniziativa governativa, mentre si
  lascia   quasi  nel  dimenticatoio  se,  invece,  è  di  iniziativa
  parlamentare.
   Vorrei  inserire qui un'altra questione, assai delicata, che  pone
  problemi   seri,  Presidente  dell'Assemblea  e  Presidente   della
  Regione, nel rapporto tra l'Assemblea e questo Governo.
   Noi  abbiamo  approvato una norma, l'articolo 34, che riguarda  il
  Piano  di  interventi  per la politica della casa  in  Sicilia.  Il
  Governo,  anche attraverso i suoi uffici del bilancio e  attraverso
  l'Assessore  per  il  bilancio  e le  finanze,  ha  predisposto  un
  emendamento tecnico di copertura entro i  limiti di 80  milioni  di
  euro  sui  fondi GESCAL, che l'Assessorato del bilancio  dichiarava
  essere  disponibili nelle casse della Regione. Lo  stesso  Governo,
  che  in  quest'Aula vedeva la presenza dell'Assessore per i  lavori
  pubblici,  competente in materia, assentiva a  questa  impostazione
  tant'è  che  la  norma  vedeva  un  emendamento  di  copertura   di
  finanziaria su iniziativa del Governo.
   Bene,  io  capisco  che  probabilmente  non  interessa  ad  alcuni
  colleghi,  ma  vorrei  ricordare - a partire dal  Presidente  della
  Commissione  Bilancio - che stiamo parlando  di  un  aspetto  assai
  delicato del rapporto tra la Regione e l'Assemblea.
   Lo  stesso  Governo, attraverso il direttore dell'Assessorato  dei
  lavori pubblici, ha attestato che non esistono risorse libere dagli
  ex  fondi  GESCAL.  E  qui parlo anche alla  struttura  burocratica
  dell'Assemblea regionale siciliana e dico che delle due l'una: o ci
  sono  più  Governi, o il Governo non è in grado  di  dare  certezza
  della copertura delle norme che  emaniamo
   Questa  vicenda è molto grave, non è una vicenda di secondo piano;
  ripeto,  il  Governo ha dato copertura ad una  norma  che  è  stata
  approvata  dall'Assemblea stanziando 80 milioni di euro  presi  dai
  fondi  ex  GESCAL e, ai rilievi posti dal Commissario dello  Stato,
  l'Assessorato  dei  lavori pubblici, attraverso  il  suo  dirigente
  generale, ha attestato che non esistono fondi liberi.
   E'  una  cosa  in  merito  alla quale ritengo  che  il  Presidente
  dell'Assemblea, non nella sua funzione pro tempore,  ma  nella  sua
  funzione  istituzionale, debba accertare lo stato  dei  fondi,  dei
  capitoli e delle procedure che regolano il rapporto tra l'Assemblea
  ed il Governo ai fini della copertura.
   Io credo che una cosa del genere non era mai successa. Capisco che
  qui,  nella  disattenzione generale, tutti sono stati attenti  alla
  famosa  ex  tabella  H  e tutti, come nella  massima  di  Confucio,
   piuttosto  che guardare la luna hanno guardato il dito che  indica
  la luna'.
   La  famosa  tabella  H ha appassionato molto il  dibattito,  anche
  quello esterno a questa vicenda del Commissario dello Stato, ma  ci
  sono  aspetti  -  io  non ho nulla da rilevare in  questo  caso  al
  Commissario  dello  Stato  mentre  sulla  prima  cosa  sì   -   che
  riguardano   il   rapporto   delle   strutture   amministrative   e
  burocratiche  di  questa nostra Amministrazione regionale  nel  suo
  insieme che pongono serissimi interrogativi.
   Pertanto, signor Segretario generale, a garanzia delle funzioni  e
  del  rispetto delle funzioni previste dal Parlamento, io credo  che
  da  oggi  in poi dovremo avere un rapporto col Governo che non  può
  essere  più  un  rapporto orale. I rapporti vanno formalizzati  per
  iscritto  e se qualcuno ha sbagliato, deve pagare perché non  siamo
  un'Assemblea  alla mercé di questo o quel funzionario.  I  fondi  o
  c'erano  o  non c'erano  Non ci può essere un'altalena  rispetto  a
  dati sui quali si determinano poi le decisioni del Parlamento
   Noi  siamo  un'assemblea legislativa e ai deputati dico:  «Abbiate
  rispetto  di  voi  stessi e fatevi rispettare per le  funzioni  che
  svolgiamo».
   Questa  è  una  vicenda gravissima, non è una vicenda  di  secondo
  piano.
   Terzo,  e  concludo. Ripeto, condivido la scelta di pubblicare  la
  legge senza le parti impugnate.
   Io  credo che abbiamo dato una rappresentazione del Parlamento che
  non  fa  onore  allo stesso Parlamento in occasione  della  vicenda
  della  ex tabella H e per le modalità con le quali è stato  gestito
  il  superamento della stessa tabella H e l'iscrizione nei  capitoli
  di bilancio delle precedenti iniziative previste dalla tabella H  e
  delle nuove iniziative che sono state introdotte nel bilancio della
  Regione.
   Se   un'autocritica  posso  fare  a  me  stesso  è   quella   che,
  probabilmente, considerato il clima di concitazione e la stanchezza
  per  le  lunghe  ore  che ci hanno visto impegnati  nell'esame  del
  disegno di legge, abbiamo approvato un testo, diciamocelo pure,  in
  fiducia. Così come, del resto, abbiamo sempre fatto, perché -  come
  è  noto  -  tra il bilancio a legislazione vigente e la finanziaria
  che  viene poi votata dall'Aula c'è un ulteriore passaggio che,  in
  genere,  per  prassi  il Parlamento ha sempre considerato  un  mero
  fatto   formale,   cioè   la   Nota   di   variazione   a   seguito
  dell'approvazione  della  Finanziaria  che  viene    calata',   fra
  virgolette, nel bilancio della Regione.
   Bene,  in  questo passaggio, fino ad oggi meramente  formale,  c'è
  stato un incidente.
   Io  considero a questo punto la scelta, nel senso che  non  so  se
  formalmente  il  Commissario poteva intervenire; in  qualche  modo,
  questo  provvedimento  fa sorgere qualche  dubbio  sul  merito,  ma
  certamente  sul  piano dell'opportunità è stata una  cosa  buona  e
  giusta. Ma desidero dire una cosa, e la voglio dire a quest'Aula  e
  da quest'Aula al Commissario dello Stato.
   Non capisco perché il Commissario dello Stato ha impugnato pure il
  primo  comma dell'articolo 77, in quanto la facoltà di abrogare  la
  tabella  H  non  è  una facoltà che è in capo alla valutazione  del
  Commissario dello Stato, è una facoltà del Parlamento che decide di
  abolire eventualmente le spese connesse alla ex tabella H, giusta o
  sbagliata  che  sia.  E'  una valutazione del  Parlamento.  Né  può
  accettarsi  la tesi secondo la quale il secondo e terzo comma  sono
  norme connesse al primo comma
   No, mi dispiace contraddire quest'interpretazione perché una norma
  è  connessa  se  è  esplicitamente dichiarata; in  questo  caso  il
  secondo  e  il terzo comma sono norme che vivono a prescindere  dal
  primo comma.
   Quindi non c'è dubbio che la scelta un po'  ponziopilatesca',   di
  lasciare le cose come stavano, sul piano dell'opportunità,  invece,
  considero  che  in  qualche modo sia servita ad  evitare  un  altro
  momento  di  imbarazzo di questa Regione e di questo  Parlamento  e
  devo  dire  che, probabilmente, se si fosse abrogata per intero  la
  tabella  H, forse questo ci avrebbe aiutati a riformare un istituto
  rispetto  al  quale  credo  ci  sia bisogno  di  intervenire  e  di
  riformare.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la invito a concludere.

   CRACOLICI.  Se  qualcuno ha premura, vorrei ricordare  che  stiamo
  parlando di questioni che riguardano anche

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ha sforato il tempo che le spetta
  di  cinque minuti, non mi sembra che sia una questione di  premura,
  mi  pare che si tratti di rispetto delle regole con tutti i margini
  che ognuno può considerare.

   CRACOLICI. Signor Presidente, si figuri che ho così rispetto delle
  regole  che sto parlando proprio per rispetto alle regole. Infatti,
  credo  che  si stava per approvare un ordine del giorno allo stesso
  modo  in cui si prende una pillola in farmacia, come fosse soltanto
  una cosa burocratica.
   Stiamo  parlando  del fatto se vogliamo essere  o  non  essere  un
  parlamento.  Io  vorrei  fare  il parlamentare  e  lo  vorrei  fare
  assumendomi  le  responsabilità e non gridando  al lupo,  al  lupo'
  quando  il  Commissario  dello  Stato,  nell'esercizio  delle   sue
  prerogative, esercita una funzione che io rispetto e che voglio che
  sia, anche a mia tutela, garantita.
   Ritengo  tuttavia che, nella fattispecie, probabilmente la vicenda
  dei  contributi e delle modalità di erogazione dei contributi è una
  di  quelle  vicende  su  cui  questo  Parlamento  farebbe  bene  ad
  intervenire  in  maniera trasparente, senza che ci  possano  essere
  operazioni  di  figli  e  figliastri, né operazioni  di  invenzioni
  dell'ultimo istante che hanno fatto ridere la Sicilia che penso che
  fra qualche giorno faranno ridere anche il resto d'Italia.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  la  Presidenza  assicura   che
  approfondirà le questioni da lei sollevate nel suo intervento. Se è
  il  caso, ne discuterà e approfondirà anche con la Presidenza della
  Regione. Posso garantire che opereremo in tale direzione.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Assessore,  guardate, per un momento, vorrei che tutti ricordassimo
  che  siamo un Parlamento, un Parlamento chiamato a fare il  proprio
  dovere che è quello, istituzionalmente garantito, di fare le  leggi
  per  questa  Regione.  E  non  vorrei che,  per  un  solo  momento,
  dimenticassimo  che  la  legge  che  è  stata  oggi  impugnata  dal
  Commissario  dello Stato, che parte degli articoli che  sono  stati
  impugnati  dal  Commissario dello Stato li abbiamo  fatti  noi,  li
  abbiamo discussi in Parlamento, li abbiamo discussi in Commissione,
  per  molti  versi  li  abbiamo  proposti  o  con  articoli  in  via
  principale   o   con   emendamenti   aggiuntivi,   modificativi   o
  integrativi.
   Non  credo  che  oggi possiamo dire che non ci  siamo  accorti  di
  quello che abbiamo fatto; che qualcuno lo ha fatto per noi; che  ci
  siamo   confusi   perché  eravamo  stanchi,  onorevole   Cracolici
  L'abbiamo  fatta noi questa finanziaria; abbiamo voluto noi  questo
  bilancio; abbiamo lavorato a quella che ormai si chiama, in  gergo,
  la  tabella  H;  ci  siamo  assunti responsabilità;  abbiamo  fatto
  nottate, riunioni, anche fuori da quest'Aula parlamentare
   Vorrei  soltanto evidenziare - perché forse lo abbiamo dimenticato
  -  che  non possiamo fare finta che il Commissario dello Stato  non
  esista   o   ricordarci   che   esiste  soltanto   quando   impugna
  provvedimenti  fatti da questo Parlamento. Perché non dimentichiamo
  che, in molti casi, quando questo Parlamento ha fatto le leggi,  ci
  sono parlamentari che hanno auspicato  l'intervento del Commissario
  dello Stato per impugnare quelle leggi che non andavano bene ad una
  parte politica.
   Vorrei pure ricordare che, molto spesso, siamo noi stessi a  dire,
  prima  ancora del voto, che la norma che stiamo per votare  non  si
  può  proporre  perché verrà impugnata dal Commissario dello  Stato.
  Vorrei soltanto ricordare al Parlamento che, molto spesso, i nostri
  Uffici o anche i nostri Gruppi o qualche singolo parlamentare hanno
  inviato  in  via  preventiva  i  provvedimenti,  prima  ancora   di
  esaminarli  dall'Aula, al Commissario dello  Stato  per  avere  una
  sorta di imprimatur.
   Vorrei  soltanto ricordare che le norme sulle cave in  Sicilia  le
  avevamo mandate una settimana prima al Commissario dello Stato.
   Ora,  delle  due l'una: o noi siamo Parlamento e ci  assumiamo  in
  toto  la responsabilità di quello che facciamo anche quando diciamo
  che   siamo  stanchi,  o  riconosciamo  che  esiste  l'Ufficio  del
  Commissario  dello Stato in ogni momento e non soltanto  quando  ci
  dispiace  e  non  quando  lo  auspichiamo  o  quando  vogliamo   un
  imprimatur  o  quando chiediamo il famoso parere che si  chiede  ai
  consulenti proprio per farselo bocciare prima o per farsi  dare  la
  risposta prima.
   Il  Commissario  dello Stato c'è e non lo possiamo  né  apprezzare
  quando  fa  piacere né criticare quando ci dispiace, è  una  figura
  istituzionale che è lì, che è a salvaguardia di norme da  collegare
  e  da  non contrastare con la legge e con la Costituzione di questo
  nostro Paese.
   Vorrei  dire  che non è soltanto la famosa tabella H che  è  stata
  impugnata  dal  Commissario dello Stato, seppure  forse  quella  ha
  toccato l'intero Parlamento.
   Vorrei  aggiungere  che sono state colpiti dal  Commissario  dello
  Stato ben cinque o sei articoli che questo Parlamento ha fortemente
  voluto;   li   abbiamo   discussi,  li  abbiamo   approvati   nelle
  Commissioni,  li  abbiamo emendati, norme per  le  quali  ci  siamo
  incontrati e scontrati in questo Parlamento.
   Io vorrei che tutti noi, signor Presidente, onorevoli colleghi, ci
  rendessimo conto che quello che facciamo, nel bene e nel  male,  lo
  facciamo  noi  e l'autocritica deve esserci sempre.  Così  come  un
  Ufficio  costituzionalmente previsto non può esserci o considerarlo
  quando  lo  vogliamo,  lo  auspichiamo, lo desideriamo,  salvo  poi
  contrastarlo  quando  ha  detto  cose  diverse  da  quelle  che  ci
  piacciono.
   Io  credo  che oggi questo Parlamento, proprio perché tale,  debba
  interrogarsi  su quello che deve fare di queste sei o  sette  norme
  impugnate   che   per  questo  Parlamento  erano  di   fondamentale
  importanza,  quelle  che  riguardano  il  settore  ambientale,   la
  sanatoria degli alloggi popolari.
   Ci  sono  norme che sono state dibattute in Commissione;  ci  sono
  norme che hanno avuto scontri verbali in questo Parlamento; ci sono
  partiti che si sono divisi in questo Parlamento. Abbiamo chiesto il
  voto  segreto  su  alcune  norme,  fortemente  volute,  quindi,   o
  fortemente avversate.
   A  questo  punto credo che, al di là dei  non ricordo ,  dei   non
  c'ero , dei  ero stanco ,  eravamo confusi , questo Parlamento oggi
  debba  compiere una scelta: deve decidere se pubblicare il bilancio
  ed  approvare  la finanziaria, nel senso di promulgarla,  senza  le
  parti impugnate o, se  noi siamo convinti che abbiamo ragione,  non
  possiamo soltanto criticare l'ufficio del Commissario dello Stato o
  Sua  Eccellenza  il Commissario dello Stato, ma dobbiamo  avere  la
  responsabilità  e  il  coraggio istituzionale  di  dire:   facciamo
  ricorso  avverso  a  questa  cosa  e  facciamo  valere  le   nostre
  prerogative  davanti alla Corte Costituzionale;  se  no,  prendiamo
  atto,  come  abbiamo fatto decine di volte in questo Parlamento,  e
  pubblichiamo  la  legge senza le parti impugnate  e  ci  ragioniamo
  diversamente.
   Questo  è  il  percorso che deve seguire un  Parlamento,  sia  che
  riguardi  la  tabella  H  sia che soltanto una  parte  delle  norme
  impugnate.  Non  è  il cuore della finanziaria  né   il  cuore  del
  bilancio.
   E,  secondo me, facciamo male - consentitemi - a stigmatizzare una
  parte  di  questo  lavoro che è stato contrastato  dal  Commissario
  dello  Stato, quando ci sono norme certamente di enorme  importanza
  perché  le abbiamo volute noi, perché le abbiamo votate, le abbiamo
  scritte e le abbiamo emendate.
   Quindi,  credo, signor Presidente, che  quello che  oggi  dobbiamo
  fare, al di là di un  mea culpa che non interessa ai siciliani - mi
  creda,  ai  siciliani non interessa se eravamo stanchi,  confusi  o
  obnubilati  o  se  eravamo determinati - è  decidere  se  approvare
  l'ordine  del  giorno - e qualcuno lo deve fare per  consentire  la
  pubblicazione  del bilancio e della finanziaria privo  delle  parti
  impugnate  -  o,  se  siamo convinti, in quanto  parlamentari,  che
  quello che abbiamo fatto è perfettamente legittimo e il Commissario
  dello  Stato  ha  errato  nel  valutare  negativamente,  proponiamo
  ricorso  alla Corte costituzionale e facciamo valere  così,  non  a
  parole  ma  in  maniera  istituzionale, le  prerogative  di  questo
  Parlamento.

    FALCONE. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  è  chiaro  che
  l'ordine  del giorno che stiamo discutendo stasera non è un  ordine
  del  giorno  qualsiasi.  Aveva  ragione  l'onorevole  Cracolici   a
  riflettere, ad attardarsi più di un attimo su questa vicenda.
    L'ordine del giorno che stiamo discutendo riguarda la finanziaria
  e  riguarda  la  finanziaria  che  è  stata  impugnata  in  diversi
  articoli,  avendo alcuni degli stessi, soprattutto  uno,  refluenze
  immediate sul bilancio. Ora, attenzione, chi vi parla è uno che  ha
  sollevato   un   problema   e  lo  aveva   sollevato   all'indomani
  dell'approvazione  ed  è giusto che stasera prenda  la  parola  per
  cercare  almeno  di  capire perché io sono  un  neofita  di  questa
  Assemblea e magari molte cose mi possono anche sfuggire.
    Stasera,   però,   vorrei  capire.  Dinanzi  all'intervento   del
  Commissario  dello  Stato, un intervento  criticabile  o  meno,  ma
  comunque  un intervento previsto dal nostro Statuto, un  intervento
  di  cui  non  possiamo non prendere atto, come  diceva  l'onorevole
  Caputo,  abbiamo  due  strade: o stasera  approviamo  l'ordine  del
  giorno  oppure  non  approviamo l'ordine del  giorno  e  impugniamo
  dinanzi alla Corte Costituzionale questo provvedimento ritenuto  da
  noi  lesivo delle prerogative di questo Parlamento e arrivare  così
  ad  un  momento di vacatio, privando questa Regione dello strumento
  finanziario  perché, se lo impugniamo, è chiaro  che  non  possiamo
  promulgare e rimaniamo privi dello strumento finanziario.
   Stasera però vorrei capire. Non voglio entrare nel merito, ma sono
  per  approvare  l'ordine del giorno. Lo dico subito:   ritengo  che
  l'intervento del Commissario dello Stato sia stato opportuno  e  lo
  dico senza infingimenti perché, anche laddove, onorevole Cracolici,
  vi  è  stata  una controdeduzione che è andata in maniera  difforme
  rispetto  a quello che era stato il parere reso in Aula, è  chiaro,
  qui  sarà il Governo a prendere le necessarie determinazioni,  sarà
  l'Assessore al ramo; parlerò con l'assessore Gentile in merito alla
  copertura finanziaria dell'articolo medesimo.
   Ma  qui  c'è  un  altro problema che stasera dobbiamo  affrontare:
  l'articolo 77.
   Se  stasera, onorevoli colleghi, approviamo l'ordine del giorno  e
  decidiamo  quindi  di  promulgare la  legge  finanziaria,  dobbiamo
  capire   quali  saranno  poi  le  refluenze   sul  bilancio  perché
  l'articolo 77, impugnato, fa rivivere la tabella H e la tabella H -
  sappiamo  bene  -  aveva  un  numero  di  soggetti,  di  enti,   di
  associazioni  con un conseguente impegno di spesa diversa  rispetto
  alle  nuove  tabelle  A  ed  F, inserite  nel  bilancio  a  seguito
  dell'approvazione dell'articolo 77 che, a sua volta, ha abrogato la
  tabella H. E' così logico
   E  allora  c'è  una  maggiore  spesa. Dobbiamo  capire  se  questa
  economia può essere modificata con un mero intervento d'Aula o  con
  un  intervento burocratico o se, invece, lo dobbiamo modificare con
  un intervento d'Aula, cioè con un intervento legislativo. Questo lo
  dobbiamo  capire perché è vero che in quel mattino, alle ore  9.00,
  forse  c'è  stato  un  disguido nell'atto  formale,  nel  passaggio
  formale.  Il  disguido è, però, sostanziale e allora il  Parlamento
  deve avere la dignità di farsi rispettare.
   Da  stasera  voglio  vedere  le carte   Mi  dispiace.  Da  stasera
  gradisco capire come questa vecchia tabella H, che rivive,  sia  da
  noi riportata in bilancio. E le economie dove le andremo a mettere?
  E' questo ciò che vorrei capire.
   Questo  è  un enigma - o meglio un interrogativo - che  noi,  come
  Parlamento,  dobbiamo  e non possiamo non  porci  e  su  questo  ci
  dobbiamo anche confrontare.
   Mi  si  dice che è la prima volta che succede un fatto simile.  Mi
  sembrava  strano, obiettivamente. Pensavo fosse accaduto  anche  in
  passato. Mi si dice che è la prima volta; però, se è vero che è  la
  prima volta ci dobbiamo anche confrontare.
   Poi,  tornando alle altre norme che sono state impugnate -  alcune
  le  avevamo citate, onorevole Cracolici - c'era la norma sul  patto
  di  stabilità,  una  materia che è stata già  normata,  quindi  non
  possiamo contestare al Commissario dello Stato l'impugnativa di una
  materia  che  non è di nostra competenza. Su questo dobbiamo  anche
  rispettare  l'istituzione ed il controllo sulle  nostre  leggi,  lo
  impone  lo  Statuto e, quindi, sotto questo profilo, il Commissario
  dello Stato ha svolto il proprio lavoro.
   Concludo,  signor  Presidente, dicendo  che  io  sono  per  votare
  l'ordine  del giorno perché non possiamo privare ancora la  Regione
  dello  strumento finanziario. Non stiamo facendo, sicuramente,  una
  bella figura  Però vorrei capire, conseguentemente, come riusciremo
  poi  a  trasferire  nel bilancio questa minore spesa  e  dove  sarà
  allocata l'economia e con quale strumento l'andremo ad allocare.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho la  sensazione
  che  mentre la casa brucia noi ci preoccupiamo degli ornamenti  del
  giardino.  Ci stiamo preoccupando tanto della tabella H,  diventata
  il  centro  del  dibattito regionale ed  anche  d'Aula,  e  non  ci
  preoccupiamo  di tutto il disastro che vi è intorno  alla  mancanza
  dell'approvazione del bilancio.
   Onorevole  Vicepresidente, vorrei, se  è  possibile,  che  lei  si
  faccia carico di una questione molto grave: siamo già a maggio  del
  2009  e  gli  uffici degli assessorati, compreso quello degli  enti
  locali,  dicono  che  dopo l'approvazione del  bilancio  passeranno
  almeno  venti giorni per l'erogazione delle somme dovute ai  comuni
  dal   2008.   Una  serie  di  vicende  ha  paralizzato   l'attività
  amministrativa, e questa è una parte.
   Sul  dibattito che riguarda il Commissario dello Stato,  io  credo
  che il Parlamento dovrebbe avere più dignità nel non permettere che
  alcune leggi particolari, importanti, siano approvate alle 9.30 del
  mattino, dopo 23 ore di dibattito e dopo una confusione enorme.  Su
  queste   norme   non   posso  che  essere  d'accordo,   su   alcune
  principalmente, con il Commissario dello Stato.
   Quella notte famosa ero intervenuto sul problema dell'ATO Rifiuti.
  Noi  non potevamo, abbiamo voluto strafare quando abbiamo detto che
  sono  fatte salve quelle che erano le approvazioni di TIA  (tariffa
  igiene ambientale), che la legge prevedeva dopo l'approvazione  del
  regolamento.
   Il  problema è che non si pone rimedio, anche a livello regionale,
  né  l'Agenzia  dei rifiuti lo sta facendo, rispetto  a  quelle  che
  devono  essere  le  norme. Ricordo che vi è già  un  giudicato  del
  Consiglio  di  giustizia  amministrativa e,  quindi,  non  potevamo
  sanare questo. Come pure non posso accettare, onorevole Caputo, che
  si  dica che gli abusivi, senza indicare un termine, un periodo  di
  tempo,  possono essere autorizzati a pagare canoni e  a  diventare,
  praticamente, gli affittuari normali di case popolari,  perché  ciò
  significa  incentivare l'occupazione selvaggia delle case popolari.
  Rispetto a questo, penso che in questa vicenda, siccome tra l'altro
  abbiamo   approvato  una  norma  che  condiziona  le   spese   alla
  certificazione delle entrate, mi preoccuperei di fare quelle  spese
  che  sono importantissime per la Regione, per gli enti locali e per
  tutti i fornitori della Sicilia, della regione Siciliana.
   Sulla tabella H potremo tornare in altri momenti. Non è questo  il
  momento  di  pensare per forza ai contributi. Cerchiamo  in  questo
  senso di avere un poco di dignità.
   In  questa  sede  promulghiamo immediatamente le leggi,  senza  le
  parti  impugnate  dal Commissario dello Stato, approvando  l'ordine
  del  giorno perché siamo già in forte ritardo e se errare è  umano,
  perseverare diventa diabolico.

   BUFARDECI, vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI,   vicepresidente  della  Regione   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  ho  ascoltato gli interventi,  a  partire  da
  quello dell'onorevole Cracolici.
   Bene  hanno  fatto  gli  onorevoli Caputo, Falcone  e  Laccoto  ad
  intervenire perché non c'è dubbio che il momento che si sta vivendo
  è  un momento di particolare rilievo, di particolare importanza e -
  perché non ammetterlo - di particolare gravità.
   Non posso non condividere, nella sostanza, gli interventi di tutti
  con  la  piena convinzione che oggi questo Parlamento non  può  non
  andare  avanti,  con  la valutazione e la conseguente  approvazione
  dell'ordine   del  giorno  che,  stralciando  dalle   norme   della
  finanziaria gli articoli oggetto di impugnativa,  possa  consentire
  la promulgazione della legge.
   Credo  che la Regione siciliana, per il momento di difficoltà  che
  si  vive, abbia piena necessità di potere finalmente operare con il
  bilancio  e  dare  seguito a tutte quelle norme della  finanziaria.
  Alcune  sono  state  impugnate - magari  su  questo  mi  soffermerò
  brevemente  -  ma  è  indubbio  che  complessivamente  il  contesto
  normativo che viene fuori dalla finanziaria è largamente positivo.
   Tantissime  sono state le questioni oggetto di forte dibattito  in
  Commissione ed in Aula e di aggiustamenti emendativi in  seguito  a
  varie   fasi  di  discussione.  Considero  complessivamente  quella
  finanziaria non una cattiva finanziaria.
   Il  fatto  che si sia giunti, nella famosa mattina  in  cui  si  è
  andati  al  voto finale, alla decisione di rinviare a nuova  seduta
  l'approvazione  di  altre norme, anch'esse importanti,  è  comunque
  dimostrativa di un lavoro forte che è stato profuso dal  Governo  e
  da tutto il Parlamento.
   Credo  che oggi non dobbiamo operare una sterile polemica  con  il
  Commissario dello Stato.
   Il Commissario dello Stato va rispettato in quanto Istituzione, va
  rispettato perché svolge un ruolo comunque che fino ad oggi  gli  è
  assegnato.   Poi   potremo  dibattere,  in  tema  di   federalismo,
  dell'eventuale  beffa  che  la nostra Regione  avrebbe  da  Statuto
  speciale, purtroppo occasione sprecata della nostra Terra, a vivere
  la condizione di essere soggetto sottoposto ad un tipo di controllo
  addirittura  maggiore  rispetto a quello delle  Regioni  a  Statuto
  ordinario. Ma questa è altra questione.
   Ad  oggi bisogna portare il rispetto, che comunque si deve, ad  un
  provvedimento  e  operare di conseguenza.  Operare  di  conseguenza
  significa   andare   avanti   immediatamente   con   l'approvazione
  dell'ordine  del  giorno  che liberi, con  la  promulgazione  della
  finanziaria  e  del bilancio, l'azione del Governo possibile  nelle
  difficoltà  economico-finanziarie date e anche  in  quelle  interne
  alla  norma  stessa della finanziaria che, ben sappiamo,  opera  un
  controllo  molto più rigoroso di quello del passato. Quando  questo
  Governo  ripete che per la prima volta, forse, nella storia recente
  tutti i nodi stanno veramente venendo al pettine, dice la verità
   Ciò  che  nel  passato è stato accettato, subìto o, probabilmente,
  non   si  è  guardato  con  quella  attenzione  particolare,   oggi
  assolutamente diventa argomento di particolare ribalta e visibilità
  da  parte  di  altri  che  operano poi le  conseguenze  della  loro
  eventuale attenzione.
   Ognuno faccia il proprio dovere, a partire da noi
   Insieme   all'approvazione  dell'ordine   del   giorno   ed   alla
  conseguente  promulgazione delle leggi di  bilancio  e  finanziaria
  cogliamo, comunque, l'occasione che la Conferenza dei Capigruppo ha
  disposto  e  continuiamo a lavorare perché le norme di  aiuto  alle
  imprese  che  necessitano a questa Regione e che  sono  pronte  per
  l'Aula   possano   vedere   l'attenzione  di   questo   Parlamento;
  un'attenzione vera, completa, continua, compiuta che  eviti  magari
  strafalcioni  o  problemi di ritrovarci nuovamente a  contestare  o
  meno il comportamento del Commissario dello Stato.
   Cerchiamo,  per  primi  questo Parlamento  e  questo  Governo,  di
  completare  la nostra azione di riforma delle norme di  aiuti  alle
  imprese  e di quelle norme che abbiamo lasciato in sospeso  con  la
  finanziaria perché poi ai siciliani interessa questo. Non interessa
  nulla  dell'impugnativa del Commissario, se era legittima o non  lo
  era;  se  ha  travalicato o non ha travalicato  le  competenze.  Ai
  siciliani  interessa poco di una tabella H che non si capisce  cosa
  sia  e sulla quale credo, ancora una volta, questo Parlamento debba
  interrogarsi e debba migliorarla perché non possono essere i troppi
  rivoli  di  spesa che in quella tabella sono inclusi a  salvare  la
  Sicilia.
   La Sicilia ha bisogno di altro. E questo deve essere l'impegno del
  Governo e di tutta l'Assemblea.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


              Votazione dell'ordine del giorno numero 162

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, pongo in votazione  l'ordine  del
  giorno  numero  162  «Promulgazione  con  l'omissione  delle  parti
  impugnate della delibera legislativa n. 250/A recante  Disposizioni
  programmatiche  e  correttive  per l'anno  2009',  approvata  nella
  seduta n. 88 del 29-30 aprile 2009».
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Onorevoli  colleghi,  la  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  ha stabilito che nei giorni 12, 13  e  14  maggio  si
  sarebbe  esaminato il disegno di legge numero 119-Norme  stralciate
  I/A.
   La  Presidenza ha invitato il Presidente della Regione  ad  essere
  presente domani ed abbiamo concordato con il Vice Presidente  della
  Regione, oggi qui in Aula, che per ogni singolo titolo che  compone
  il  disegno  di legge 119, devono essere presenti gli assessori  al
  ramo.
   Da questo punto di vista potremmo procedere.
   Se,  poi,  ci  sono richieste di rinvio provenienti  da  qualsiasi
  parte,  la  Presidenza  convocherà  di  nuovo  la  Conferenza   dei
  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari, in quanto mi sembra  corretto
  decidere  come si procede sempre e comunque in seno alla Conferenza
  dei Capigruppo.
   Quindi,  propongo di incardinare adesso il disegno  di  legge,  di
  aprire la discussione generale e subito dopo possiamo fare il punto
  di  come  procedere nei giorni seguenti, come era  stato  stabilito
  nella precedente Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
   Se   non   sorgono  osservazioni,  potremmo  procedere  in  questa
  direzione.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  voglio
  sottrarmi ad una decisione che io non ho condiviso, ma che rispetto
  perché   assunta  dalla  Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari. Come è noto, io ritenevo che con questo atto, per  la
  sua  complessità  -  perché non è un atto  di  poco  conto,  stiamo
  parlando  delle  modalità con le quali erogheremo  le  risorse,  le
  esenzioni  e  gli aiuti dei fondi del piano operativo  FESR  e  dei
  fondi  del  piano  operativo FSR - operiamo su  una  materia  assai
  complessa,  molto  tecnica.  Tra  l'altro,  ho  rispetto   per   il
  Vicepresidente della Regione, ma in tutta questa materia lui  è  un
  assessore  al  ramo,  non è il Presidente né l'assessore  delegato,
  cioè   non   delegato  a  fare,  delegato  alla   materia,   perché
  semplicemente  nella  qualità di assessore  per  il  turismo  potrà
  intervenire sulla sua parte di competenza.
   Noi abbiamo deciso un calendario dei lavori che prevede che il  22
  maggio l'Aula sospenderà l'attività  per le elezioni europee.  Come
  tutti  sanno,  tra oggi e domani si presentano le  liste  in  buona
  parte  dei comuni in cui si vota e vediamo già che la presenza  dei
  deputati in Aula è abbastanza diradata.
   Signor Presidente, possiamo pure aprire la discussione generale ma
  credo  che  lei  dovrebbe  decidere  assieme,  probabilmente,  alla
  Conferenza  dei  Capigruppo, gli eventuali termini  entro  i  quali
  presentare  gli  emendamenti. Questa  non  è,  infatti,  una  legge
  ordinaria  che prevede che si chiude la discussione generale  e  si
  presentano gli emendamenti oppure limitiamo a qualche ora di rinvio
  la  eventuale presentazione di emendamenti, dato che c'è  anche  un
  approfondimento tecnico che non è nella disponibilità  del  singolo
  deputato poter produrre seduta stante.
   Quindi,  se si vuole comunque procedere ad incardinare  la  legge,
  senza  che in questo primo momento si definisca il termine  per  la
  presentazione  degli  emendamenti e poi  si  decide  tutti  assieme
  quando  presentarli e con quale modalità procedere per  l'esame  di
  questo provvedimento legislativo, lo farei valutando con buon senso
  le cose che stanno dinanzi a noi.
   Pensare  di approvare la legge con l'Aula che è presente  a  ritmi
  ridotti  e poi la minoranza deve garantire il voto d'Aula -  perché
  non c'è neanche la maggioranza -  ve lo dico fin d'ora, se dobbiamo
  procedere  così, signor Presidente - chiaramente mi rivolgo  a  lei
  nella  funzione  -, in questo caso dobbiamo assumere  la  decisione
  tutti  insieme  e,  se  dobbiamo  procedere  così  fermiamoci   per
  rivederci dopo le elezioni.
   Se  il  gioco  prevede che dobbiamo andare in  agonia  lentamente,
  fermiamoci.  Siamo tutti impegnati in una battaglia elettorale.  Ma
  questo  lo si faccia in maniera trasparente, si decida la  modalità
  che  consenta  all'Aula di lavorare al meglio  e  di  lavorare  nel
  merito  perché questa è una legge delicata e, una volta  approvata,
  non la possiamo cambiare un minuto dopo.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, era intenzione della Presidenza,
  chiusa  la  discussione  generale,   convocare  la  Conferenza  dei
  Capigruppo. Vorrei quindi tranquillizzare tutte le parti.
   Onorevoli colleghi, la Presidenza non può assolutamente permettere
  che  si stravolga quanto stabilito nella precedente Conferenza  dei
  Capigruppo;  altra  cosa  è  chiudere la discussione  generale  del
  disegno  di  legge  e,  giustamente, convocare  la  Conferenza  dei
  Capigruppo  per  capire come procedere perché,  rispetto  anche  ai
  tempi, ci si può trovare d'accordo da tutte le parti.
   Questo   è,  secondo  me,  il  compito  che  la  Presidenza   deve
  assolutamente svolgere.
   Iniziare  la  discussione generale e, subito  dopo,  convocare  la
  Conferenza  dei Capigruppo per fare il punto su come  continuare  i
  lavori mi pare la cosa più ragionevole.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor   Presidente,  onorevole  Vicepresidente   della
  Regione,  onorevoli  colleghi,  io  e  il  presidente  della  terza
  Commissione,  onorevole  Caputo,  abbiamo  posto  un  problema   al
  Presidente dell'Assemblea che, peraltro, aveva poi accettato quello
  che,  secondo noi, era l'iter che doveva essere rispettato da parte
  della  Commissione soprattutto, in quanto questo disegno di  legge,
  come  si  può  leggere dai lavori preparatori, non è passato  dalle
  Commissioni di merito.
   Una   volta per tutte, quindi, dobbiamo comprendere se, quando c'è
  l'urgenza,  la Commissione Bilancio è l'unica Commissione  che  può
  esprimere  pareri  anche  nel merito di molte  norme  che,  invece,
  dovrebbero essere discusse nelle Commissioni di merito. E, come  ha
  detto  il  collega  Cracolici, molte  di  queste  norme  hanno  una
  complessità  tale  che  io  ritengo che le  Commissioni  di  merito
  debbano  approfondire  quelle che sono le azioni  da  svolgere  per
  mettere  anche il Parlamento nelle condizioni di comprenderle  fino
  in fondo.
   Naturalmente, se questa possibilità non è stata data, ritengo  che
  vi  sia  un'urgenza  diversa, un'urgenza che  magari  viene  da  un
  ragionamento  sulla pubblicazione dei bandi - come mi dice  qualche
  collega - che  assolutamente non voglio fermare né voglio essere di
  intralcio  sotto  il profilo parlamentare. Si indichi  esattamente,
  però, quali sono quelle norme che servono al Governo per l'attività
  amministrativa più urgente e facciamo solo quelle; ma,  rispetto  a
  questo,  ancora  una volta - lo abbiamo detto formalmente  con  una
  lettera,   lo  ripeto  formalmente  alla  presenza  del  Segretario
  Generale  dell'Assemblea - che le Commissioni permanenti di  questo
  Parlamento devono essere investite di provvedimenti così importanti
  come questo disegno di legge.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, poco  fa  abbiamo
  parlato  del  ruolo  e  delle prerogative di questo  Parlamento  ed
  abbiamo invocato il rispetto dell'autorevolezza del Parlamento  nei
  confronti di un'altissima istituzione dello Stato.
   L'intervento del presidente Mancuso, che io condivido  pienamente,
  deve  essere  visto  non come un modo per ritardare  i  lavori  del
  Parlamento  ma come una rivendicazione, considerata  anche  la  sua
  sensibilità più volte espressa a difesa delle prerogative di questo
  Parlamento, sia all'interno che all'esterno.
   L'intervento mio e del presidente Mancuso deve essere  letto  come
  un  passaggio  istituzionale per evitare  che  si  crei  in  questo
  Parlamento  una  pericolosa consuetudine parlamentare,  considerato
  poi  le  consuetudini,  con l'osservanza  continua,  che  diventano
  norme.  E'  già  la terza volta, onorevole Apprendi, vicepresidente
  della   Commissione  attività  produttive,  che  disegni  di  legge
  importanti  vengono trasmessi alla Commissione  Bilancio,  che  poi
  diventa  un  po'  la  sintesi di tutte  le  Commissioni  di  questo
  Parlamento.  Non  ho nulla in contrario se noi abbiamo  deciso,  in
  maniera  desueta,  silenziosa, di abrogare con la consuetudine  una
  forma  regolamentare.  Ne prendo atto e mi  va  bene.  Però  vorrei
  capire  in base a quale norma è possibile, per un disegno di  legge
  come  quello  -  che per l'80 per cento è di competenza  di  almeno
  quattro  Commissione  legislative permanenti -,  esautorare  queste
  quattro Commissioni competenti ad esprimersi su un disegno di legge
  avocando lo stesso alla sola Commissione Bilancio.
   Fra  l'altro,  vorrei richiamare l'attenzione della  Presidenza  e
  degli  Uffici sul fatto che l'onorevole Presidente del  Parlamento,
  su richiesta espressa dell'onorevole Mancuso e del sottoscritto, ha
  ufficialmente e formalmente comunicato alla Commissione Bilancio  e
  agli  Uffici competenti dell'Assemblea che il disegno di  legge  in
  questione   deve  essere  trasmesso,  senza  esitazione   e   prima
  dell'esame dell'Aula, alla commissione parlamentare competente.
   Pertanto, chiedo ufficialmente, a garanzia dell'autonomia e  della
  regolarità   procedurale   di  questo   Parlamento,   se   dobbiamo
  trasformare  la Commissione Bilancio nella commissione centrale  di
  questo  Parlamento. In questo caso io per primo sarei d'accordo  ad
  eliminare  le commissioni permanenti, trasformandole in commissioni
  consultive e delegando tutto alla Commissione Bilancio.
   Ma il Regolamento interno prevede che i disegni di legge, prima di
  giungere  alla Commissione Bilancio - che, ricordo,  deve  dare  la
  necessaria   copertura  finanziaria  e  verificare  la   regolarità
  contabile, non è la Corte di Cassazione del Parlamento siciliano -,
  devono  essere  esaminati dalle commissione legislative  competenti
  per materia.
   Pertanto,  assieme  all'onorevole  Mancuso,  pongo  una  questione
  pregiudiziale di carattere regolamentare. Questo disegno  di  legge
  non  può essere esitato dall'Aula perché - lo sottolineo - è  stato
  omesso  un  passaggio regolamentare necessario  per  la  preventiva
  acquisizione  del parere della Commissione Territorio  e  ambiente,
  della   Commissione  per  le  attività  produttive  e  delle  altre
  Commissioni competenti.
   La  Commissione Bilancio non può essere la sintesi neppure  se  la
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ne ha autorizzato
  la trasmissione del disegno di legge.
   Siamo di fronte ad una consuetudine pericolosa che va fermata e mi
  appello  a lei, onorevole Presidente, perché faccia rispettare  non
  soltanto  quanto chiesto dal presidente Mancuso o dal sottoscritto,
  ma  soprattutto  quello che ha scritto il Presidente dell'Assemblea
  in una nota con la quale ha comunicato alla Commissione Bilancio ed
  agli Uffici di acquisire preventivamente, ai sensi del Regolamento,
  il parere delle Commissioni parlamentari competenti.
   Allora,  questa  deriva parlamentare che è  pericolosa  perché  la
  Commissione  Bilancio deve essere chiamata ad esprimere  il  parere
  sulla  copertura  finanziaria  dei  disegni  di  legge  e  non  può
  diventare,  ripeto, la Corte di Cassazione delle  norme  di  questo
  Parlamento,  nemmeno se è la Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  a deciderlo, perché non ha il potere  di  derogare  a
  competenze che sono proprie dello Statuto e del Regolamento interno
  di questo Parlamento.
   Quindi,  io  credo  che questo disegno di legge non  possa  essere
  esaminato   dall'Aula  e  debba  essere  inviato  alle  Commissioni
  parlamentari competenti per acquisirne il parere.
   Ribadisco che è una richiesta ufficiale di carattere pregiudiziale
  che chiedo venga messa in votazione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  vorrei  ricordare  che   questo
  disegno  di legge nasce con il 119 sulla riforma della contabilità,
  diventato poi  Norme stralciate' che vengono assegnate, in  seguito
  ad   una   valutazione   della  Presidenza   dell'Assemblea,   alla
  Commissione  Bilancio  e programmazione con  la  raccomandazione  -
  capite bene che si può utilizzare anche un altro termine, imponendo
  cioè  l'obbligo  -  che venissero trasmesse alle altre  Commissioni
  parlamentari  per il parere di competenza, la III, la  IV  e  la  V
  Commissione. E così è stato fatto.
   Decorsi i termini regolamentari, le predette Commissioni non hanno
  espresso,  a  quanto  mi risulta, il relativo parere  e  siccome  i
  regolamenti non si interpretano ma si applicano, il testo è  giunto
  oggi in Aula così come è stato esitato dalla Commissione Bilancio.
   Pertanto,  rispetto  all'iter seguito, prego  i  colleghi  di  non
  eccepire  cose che da parte della Presidenza ed anche degli  Uffici
  sono state curate con la massima attenzione.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  partire
  dalle sue ultime precisazioni.
   Il  presidente  della  terza  Commissione,  onorevole  Caputo,  ha
  chiesto  alla  Presidenza di esprimersi nel merito del  disegno  di
  legge  che  è  stato portato in Commissione, quindi  credo  che  la
  Commissione non abbia nulla da rimproverarsi.
   Mi  pare,  invece,  di  assistere al  gioco  delle  parti,  signor
  Presidente, nel senso che da un lato questo Parlamento  si  indigna
  se  il Commissario dello Stato impugna una norma - e lo ha fatto il
  Presidente   onorevole  Cascio  contestando   l'atteggiamento   del
  Commissario dello Stato - e, dall'altro lato, lo stesso Ufficio  di
  Presidenza  porta  in Aula un testo legislativo  che  non  è  stato
  sottoposto al parere delle competenti Commissioni.
   Mi  pare  che  si voglia portare questo Parlamento a diventare  un
  Consiglio  regionale piuttosto che un Parlamento dove si  legifera.
  C'è  il gioco delle parti, e viene dimostrato ogni giorno anche  da
  parte  del  Governo,  che  quella  mattina,  quando  approvammo  il
  bilancio  2009,  ha presentato un maxi emendamento  dove  c'era  di
  tutto e di più.
   Dopo la contestazione manifestata dal Partito Democratico, secondo
  il  quale  non si poteva trattare quel maxi emendamento  perché  si
  intravedevano  spese elettorali per le campagne elettorali,  quella
  mattina  ci  fu  proposto di stralciare cinque  articoli,  dove  si
  intravedevano  cose  urgenti,  tra  cui  c'era  l'ESA,  la  fiction
   Agrodolce' - il cui contratto fra la RAI  e la società produttrice
  andava  a  scadere - ma, con nostra sorpresa, quando siamo arrivati
  in Aula, il provvedimento non ci è stato sottoposto.
   Allora, quando dico che c'è il gioco delle parti, lo dico a ragion
  veduta,  perché  oggi  l'assessore per i beni culturali,  onorevole
  Antinoro,  ha  detto  che  il  Partito  Democratico  ha  ostacolato
  l'approvazione di quel provvedimento che poteva dare  i  soldi  per
  portare avanti questa fiction, che viene realizzata negli studi  di
  Termini  Imerese. In questi giorni si assiste al  balletto  di  chi
  deve  difenderli di più, ma nulla avviene di concreto da parte  del
  Governo.
   Pertanto,  questo  disegno di legge deve andare  pregiudizialmente
  alle  Commissioni  di  merito, e credo che in  questi  tre  giorni,
  proprio  per  quanto  riguarda la vicenda di  Agrodolce',  si  stia
  perdendo   un'occasione   importante,   quella   di   portare    il
  provvedimento  specifico  in  Aula passando  dalle  Commissioni  di
  merito  e,  quindi,  con  i giusti tempi  per  poter  approvare  il
  rifinanziamento.
   Signor  Presidente, sa qual è la mia preoccupazione? Nella  scorsa
  legislatura, fra il dire e il non dire, rispetto alla vicenda  FIAT
  ed  al  fatto di dare i soldi per il nuovo stabilimento  a  Termini
  Imerese,  mentre il Governo perdeva tempo la FIAT se ne  andava  in
  Polonia.
   Io  ho  paura che con questo  balletto' possa accadere  la  stessa
  cosa:  qualcuno deciderà di chiudere definitivamente la  fiction  e
  poi ci ritroveremo a cercare le eventuali responsabilità.

   MINARDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINARDO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  condivido  le
  richieste   avanzate  dai  colleghi  presidenti   di   commissione,
  onorevoli  Caputo  e  Mancuso,  perché  se  si  leggono  i   lavori
  preparatori del disegno di legge, lo stesso risulta trasmesso  solo
  alla Commissione Bilancio.
   Nella  Commissione che presiedo, la prima Commissione, non  è  mai
  pervenuta nessuna richiesta di parere sul disegno di legge 119, che
  pure  contiene  molti  articoli di competenza della  I  Commissione
  Affari  istituzionali. Quindi, onde evitare di  procedere  con  una
  fretta  che  sicuramente  non  è conforme  al  Regolamento  e  allo
  Statuto, io direi di rimandare il provvedimento alle Commissioni di
  competenza  per  i  rispettivi  pareri  e  possiamo  dire  che   la
  Commissione Bilancio  è competente per la copertura finanziaria  ed
  è, alla fine, la Commissione che sta esaminando l'intero disegno di
  legge.  Ripeto,   mandiamo  il disegno di  legge  alle  Commissioni
  competenti, che daranno i pareri per le parti di propria competenza
  e  poi,  alla  fine,  si  porta in Aula e così,  infine,  si  potrà
  discutere   su   questo.   Diversamente,  significa   bloccare   il
  provvedimento,  secondo  me  perché  l'iter  non  è   conforme   al
  Regolamento interno.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  con  il   mio
  intervento credevo di agevolare un percorso che, come ha  detto  il
  presidente  Caputo, non fosse viziato, per il futuro, da interventi
  di commissioni non competenti nella materia.
   Lei  ha  testé  dichiarato, nella sua qualità  di  presidente  pro
  tempore  di  questa Assemblea, che il testo è stato trasmesso  alle
  Commissioni  competenti  per  il parere.  Forse  si  riferiva  alla
  trasmissione del dicembre 2008, è così?

   PRESIDENTE.  Onorevole Mancuso, adesso chiariremo i dati  relativi
  alle trasmissioni.

   MANCUSO. Quello è un testo analogo a questo, non identico,  signor
  Presidente. Quindi, quello che ha detto il presidente  Caputo  -  e
  che  io ribadisco - è un problema che riguarda le prerogative delle
  Commissioni; se poi si decide che deve andare così, ma  si  figuri,
  siamo tutti d'accordo.
   E  rispetto  a  questo, possiamo fare e disfare tutto  quello  che
  riteniamo,  ma la correttezza dei rapporti, così come il Presidente
  dell'Assemblea ha scritto, deve essere garantita da tutti  e  anche
  questo Parlamento può decidere di andare avanti con i lavori  senza
  passare  dalle  Commissioni di merito. Avevo  già  detto,  nel  mio
  precedente intervento, che se ci sono cose urgenti che bloccano una
  serie  di  provvedimenti  - non so, da  quello  che  si  legge  sui
  giornali, meglio non leggerli i giornali sotto diversi profili - si
  possono anche fare; ma ci sono delle norme che, secondo me,  devono
  essere approfondite veramente dalle Commissioni competenti e,  poi,
  anche dal Parlamento.
   Ma  non  mi si venga a dire oggi che a questo disegno di  legge  è
  stato  dato  o  non  dato  il parere delle  Commissioni  in  quanto
  trasmesso,  perché quella trasmissione - se è quella  del  dicembre
  2008 a cui lei si riferisce - non è riferita a questo testo, ma  ad
  un testo analogo e non identico.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per evitare di affidarci  soltanto
  alla  nostra memoria, vorrei ricordare che il 12 dicembre  2008  il
  Presidente   della   Commissione   Bilancio,   onorevole    Savona,
  rivolgendosi  all'onorevole  Presidente  dell'Assemblea   regionale
  siciliana, testualmente scriveva:

   «Nella seduta n. 44 del 10 dicembre del 2008, durante l'esame  del
  disegno  di  legge  numero 119 concernente   Norme  in  materia  di
  bilancio  e  di  contabilità , è stato presentato  dal  Governo  un
  emendamento comprendente 39 articoli aggiuntivi in materia di aiuti
  alle imprese in diversi settori.
     La  Commissione  Bilancio ha stabilito  di  non  procedere  alla
  valutazione  dei  sopraccitati articoli aggiuntivi nell'ambito  del
  disegno di legge n. 119, ritenendo opportuno prenderli in esame  in
  un distinto disegno di legge e dopo avere acquisito il parere delle
  competenti Commissioni di merito.
   Si  ritiene  doveroso sottoporre alla valutazione  della  S.V.  il
  percorso  individuato  da  questa  Commissione  per  l'esame  delle
  proposte del Governo».
   Il  12  dicembre  stesso,  il Presidente dell'Assemblea  regionale
  siciliana,  onorevole  Cascio, rispondeva non  solo  al  Presidente
  della  II  Commissione  ma,  per conoscenza,  anche  al  presidente
  Caputo,  al presidente Mancuso, al presidente Fagone, al presidente
  Musotto,  quindi anche alla Commissione per l'esame delle questioni
  concernenti l'attività dell'Unione europea, scrivendo:
   «In  riferimento alla Sua nota riguardante le proposte  presentate
  dal  Governo  in  Commissione Bilancio in  materia  di  aiuti  alle
  imprese, concordo con il percorso individuato dalla Commissione, in
  considerazione dell'opportunità che la materia sia affrontata in un
  unico  disegno  di  legge nonché dell'urgenza  di  intervenire  sui
  regimi di aiuto al fine di adeguarli alla nuova programmazione  dei
  Fondi europei.
   Attesa   l'estrema  importanza  della  materia  che   investe   la
  competenza  di più Commissioni ed al fine di garantire  un'adeguata
  istruttoria del testo, ritengo necessaria la massima valorizzazione
  del ruolo delle Commissioni di merito».
   Sempre  in  data  12 dicembre 2008, all'onorevole Salvino  Caputo,
  all'onorevole  Fabio  Maria  Mancuso,  all'onorevole  Fausto  Maria
  Fagone,  all'onorevole Francesco Musotto, veniva  inviata,  firmata
   D'ordine  del  Presidente,  il  Capo  Ufficio,  dottore  Francesco
  Aiello , tale nota:
   «Con   riferimento   alle   indicazioni   fornite   dall'onorevole
  Presidente  dell'Assemblea  con  nota  prot.  n.  1877/Gab  del  12
  dicembre  2008,  si chiede a codeste Commissioni  di  esprimere  il
  proprio  parere sulle parti di competenza dell'allegato emendamento
  presentato  dal  Governo  in Commissione Bilancio,  riguardante  39
  articoli in materia di aiuti alle imprese in diversi settori».

   Onorevoli  colleghi, comprendo che si può eccepire sulla questione
  di  come  è  nato  e di come è cresciuto questo disegno  di  legge,
  perché  già sono passati un bel po' di mesi. Ricordo, inoltre,  che
  la  Commissione  Bilancio si è poi riunita  il  25  febbraio  2009,
  quindi  nessuno ha posto la questione dei quindici giorni di  tempo
  per le Commissioni di merito per  esprimere il parere.
   Però, è ovvio che, anche dal punto di vista regolamentare, non  mi
  pare  ci  sia  nulla  da  eccepire, tranne il  fatto  che  possiamo
  comunque attivare una valutazione immediata e, a tal fine,  convoco
  immediatamente   una   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari  per  stabilire  come procedere,  per  portare  avanti
  l'obiettivo di esitare un disegno di legge essenziale per la nostra
  Regione e per i siciliani.
   Onorevoli colleghi, sospendo la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.22, è ripresa alle ore 19.40)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Comunicazione del programma dei lavori parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  la  Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  ha  stabilito  il   seguente
  programma dei lavori:

   -  nella presente seduta si procede ad  incardinare  il disegno di
  legge  n. 119-Norme stralciate I/A «Norme in materia di aiuti  alle
  imprese»,  rinviando  la discussione generale  all'articolo  1  del
  disegno di legge medesimo;
   -  il  termine per la presentazione degli emendamenti è fissato  a
  venerdì 15 maggio 2009, entro le ore 12.00;
   - l'Aula terrà seduta martedì 19, mercoledì 20 e giovedì 21 maggio
  2009 per il prosieguo dell'esame del disegno di legge.

   Così resta stabilito.

   VINCIULLO. Senza passare prima dalla Commissione?

   PRESIDENTE. E' già stato inviato alle Commissioni.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


    Discussione del disegno di legge n. 119 - Norme stralciate I/A
               «Norme in materia di aiuti alle imprese»

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa al II punto  dell'ordine
  del  giorno:  Discussione  del disegno di  legge  n.  119  -  Norme
  stralciate I/A «Norme in materia di aiuti alle imprese».
   Invito  i  componenti la II Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ha  facoltà  di  parlare  il Vicepresidente  della  Commissione  e
  relatore, onorevole D'Asero, per svolgere la relazione.

   D'ASERO,  vicepresidente  della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, il tanto atteso disegno  di  legge
  sul  cosiddetto  regime  di  aiuti alle imprese,  che  diventa  uno
  strumento  essenziale  per  poter  determinare  la  possibilità  di
  utilizzo  dei  fondi  comunitari,  trova  sostanzialmente  la   sua
  impostazione  in  quella  che è la norma di  riferimento  base  che
  conteneva, per il periodo 2000 -2006, le disposizioni di aiuti alle
  imprese  di  riferimento  per il POR Sicilia  2000-2006:  la  legge
  regionale   32  del  2000.  Di  fatto,  oggi  possiamo   dire   che
  determiniamo una nuova legge che, in parte, modifica la  numero  32
  del  2000  e, in parte, introduce principi, secondo i quali  devono
  essere   determinati  i  modelli  di  riferimento   normativo   per
  l'applicazione  della norma principale, così  come  disposto  dalla
  Comunità europea.
   Il disegno di legge approvato dalla Commissione Bilancio è volto a
  introdurre   nell'ordinamento   regionale   le   norme   necessarie
  all'attuazione della programmazione comunitaria 2007-2013, ossia la
  base  giuridica di riferimento delle misure dei programmi operativi
  regionali  di  attuazione  dei  fondi comunitari,  con  particolare
  riferimento agli aiuti alle imprese per tutti i settori produttivi,
  inclusi  l'agricoltura e la pesca (POR-FESR e POR-FSE per il  2007-
  2013;  Programma di Sviluppo Rurale per il 2007-2013; Fondo Europeo
  per la Pesca).
   L'approvazione  della  presente normativa è  quanto  mai  urgente,
  considerato  che  la nuova programmazione è già  stata  avviata  da
  tempo  e  i  bandi  per  la concessione degli aiuti  devono  essere
  emanati al più presto dagli assessorati competenti.
   Il  provvedimento  che si sottopone al vostro  esame  contiene  il
  quadro  generale della disciplina degli aiuti alle imprese operanti
  nei   settori  dei  beni  culturali,  della  cooperazione   -   sia
  dell'artigianato che del commercio -  del turismo, del territorio e
  ambiente,  dell'agricoltura, della pesca e del  lavoro.  Il  quadro
  giuridico di riferimento per gli incentivi alle imprese del settore
  dell'industria invece, come é noto, è stato delineato con la  legge
  regionale 16 dicembre 2008, n. 23.
   Va  innanzitutto sottolineato che, per la redazione del disegno di
  legge,  la  Commissione ha operato in stretta concertazione  ed  ha
  svolto  un  efficace ruolo di coordinamento ed integrazione  con  i
  singoli rami dell'Amministrazione regionale interessati, in modo da
  elaborare una proposta quanto più ampiamente condivisa.
   Com'è  noto,  la  base  giuridica della precedente  programmazione
  comunitaria  era costituita dalla legge regionale n. 32  del  2000.
  Tale legge conteneva, per il periodo 2000-2006, le disposizioni  di
  aiuti  alle  imprese  di riferimento per il POR Sicilia  2000-2006.
  Essa  inoltre  operava  un riordino della  normativa  regionale  di
  sostegno alle imprese di tutti i settori produttivi, costituendo un
  testo organico di riferimento.
   La legge 32 del 2000 necessitava tuttavia di essere rivista sia in
  relazione  ai programmi operativi adottati per il periodo 2007-2013
  per  la  Regione  siciliana  che alla luce  della  nuova  normativa
  comunitaria in materia di aiuti di Stato.
   Occorre  tenere  conto,  in particolare,  della  circostanza  che,
  allora,  la normativa comunitaria non prevedeva ancora la categoria
  degli  aiuti  in  esenzione i quali coprono  un'ampia  fetta  degli
  interventi a favore delle imprese.
   Tale  circostanza  non  è  di  poco conto,  poiché  gli  aiuti  in
  esenzione  possono essere erogati senza la necessità di  effettuare
  la  previa  notifica  alla Commissione europea  e  di  ottenere  la
  relativa  autorizzazione:  è prevista  infatti  una  procedura  più
  snella,  nell'ambito della quale gli Stati membri, sotto la propria
  responsabilità,  possono dar corso all'erogazione degli  incentivi,
  purché  conformi ai parametri indicati dalla normativa comunitaria.
  Su   di  essi,  la  Commissione  europea  eserciterà  un  controllo
  successivo.

   La  Commissione  europea, negli scorsi anni, ha  emanato  numerosi
  regolamenti  di  esenzione concernenti i diversi  settori,  fino  a
  giungere  al  regolamento generale che riguarda  la  maggior  parte
  delle imprese, il regolamento n. 800 del 2008, che è stato posto  a
  base dell'impianto normativo che si propone.
   Ciò  consentirà di dare una risposta alle imprese molto più rapida
  ed   efficace,  considerato  anche  che  gli  aiuti  in   esenzione
  riguardano interventi di importo sensibilmente superiore  a  quello
  stabilito  per  gli  aiuti de minimis, che costituivano  finora  lo
  strumento più agile a disposizione degli Stati membri.
   Solo in alcune ipotesi si è scelto di mantenere la possibilità  di
  notificare  i  regimi  di  aiuti, ove  si  riterrà  opportuno,  con
  successiva  valutazione, di effettuare interventi sopra  le  soglie
  consentite  dal predetto regolamento di esenzione. In  particolare,
  fra  le norme finali, si è prevista la possibilità di concedere gli
  aiuti   negli   importi  superiori  consentiti  dalla  recentissima
  Comunicazione  adottata  dalla Commissione europea  per  consentire
  agli  Stati  membri di far fronte alla gravissima crisi finanziaria
  ed economica che, purtroppo, stiamo attraversando.
   Ci  si  riferisce alla Comunicazione del 16 gennaio 2009,  la  cui
  novità più importante è costituita dalla possibilità, per gli Stati
  membri,  di  elevare  l'importo degli  aiuti  da  concedere  in  de
  minimis,  per i prossimi due anni, da 200.000 a 500.000 mila  euro.
  Merita  sottolineare  come la risposta della nostra  Assemblea  sia
  estremamente tempestiva nel recepire anche queste ultime novità.
   Con   riferimento  alla  tecnica  legislativa  da   adottare   per
  aggiornare  la legge regionale 32 del 2000, erano percorribili  due
  strade.
   Una  prima possibilità consisteva nell'abrogazione della  predetta
  legge con la conseguente adozione di una nuova legge di riferimento
  in materia di aiuti alle imprese.
   L'altra strada, che è si è scelta, era quella di procedere con  un
  intervento sostitutivo delle norme ormai superate, congegnando  gli
  articoli  del  presente  disegno di legge  come  sostitutivi  delle
  disposizioni corrispondenti della legge regionale 32 del 2000.
   Tale  ultima tecnica legislativa si è ritenuta preferibile al fine
  di  mantenere le disposizioni di aiuti e incentivi alle imprese  in
  un  unico  testo  sistematico,  nell'ottica  della  semplificazione
  normativa.
   Si  è altresì considerato che il Titolo XIII della legge regionale
  32 del 2000 contiene disposizioni procedurali per la concessione ed
  erogazione degli aiuti alle imprese ancora oggi pienamente  attuali
  e  che  nella loro concreta applicazione si sono rivelate adeguate.
  Invero, la maggior parte delle norme proposte rinviano all'art. 189
  della  citata  legge  per quanto concerne le forme  attraverso  cui
  concedere gli aiuti, e all'articolo 185 riguardo alle procedure per
  l'erogazione degli incentivi.
   Circa  lo svolgimento dell'attività di istruttoria e di erogazione
  tuttavia si propone una modifica del suddetto articolo 185 volta  a
  introdurre la possibilità di procedere con l'affidamento  in  house
  delle  medesime attività, secondo i criteri previsti dalla relativa
  disciplina.
   Il  testo che oggi si porta all'attenzione dell'Aula consta di  62
  articoli.
   La struttura del disegno di legge è congegnata, per ogni articolo,
  in  modo  da  delineare le finalità di politica  regionale  che  si
  intendono  perseguire, autorizzando i singoli Assessori  competenti
  al  ramo  a concedere aiuti a favore delle specifiche categorie  di
  imprese  e  per  le  tipologie  di investimenti  individuate  dalle
  disposizioni, in una delle forme previste dall'articolo  189  della
  legge  regionale  32  del  2000, ovvero come  contributi  in  conto
  capitale,  abbattimento degli interessi, concessione di garanzie  o
  altre  modalità.  Successivi  decreti  attuativi,  degli  Assessori
  medesimi,  stabiliranno,  nel dettaglio,  gli  altri  elementi  per
  l'erogazione  degli  aiuti, in conformità a quanto  previsto  nelle
  corrispondenti misure dei programmi operativi.
   In  questo senso va la relazione al disegno di legge a cui  faccio
  rinvio  e, vista l'ampia partecipazione e il consenso che viene  ad
  esserci,  ritengo di potere concludere il mio intervento.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, non avendo alcun  altro  deputato
  chiesto di parlare dichiaro chiusa la discussione generale e  pongo
  in votazione il passaggio agli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi ricordo  che  la  Conferenza  dei
  Capigruppo  ha stabilito che l'Assemblea terrà seduta  martedì  19,
  mercoledì 20 e giovedì 21 maggio 2009.
   La seduta è rinviata a martedì 19 maggio 2009, alle ore 17.00, con
  il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni.

   II -  Discussione del disegno di legge:
           «Norme  in materia di aiuti alle imprese» (n. 119 NS  I/A)
  (Seguito)
          Relatore: on. D'Asero.

                   La seduta è tolta alle ore 19.50

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO

   Risposte scritte ad interrogazioni

   CORONA.  -  «Al  Presidente della Regione  e  all'  Assessore  per
  l'agricoltura e le foreste, premesso che:

   il  Ministro  delle  politiche agricole e forestali,  su  proposta
  della Regione siciliana, con decreto prot. 4399 del 23 giugno  2008
  pubblicato  nella  Gazzetta ufficiale della Regione  siciliana,  ha
  dichiarato l'esistenza del carattere di eccezionalità degli  eventi
  calamitosi  verificatesi nell'intero territorio della provincia  di
  Messina  dal 19 giugno al 30 agosto 2007 limitatamente alle colture
  di  ulivo, vite, nocciolo, limone e vivai ornamentali, a causa  dei
  quali   possono  trovare  applicazione  le  specifiche  misure   di
  intervento previste dal decreto legislativo 29 marzo 2004, n.  102,
  così come modificato dal decreto legislativo 18 aprile 2008, numero
  82;

   premesso inoltre che analogo decreto n. 4400 del 23 giugno 2008  è
  stato emesso per le province di Palermo, Siracusa e Trapani;

   tenuto conto che le confederazioni agricole, le organizzazioni  di
  produttori   e  i  singoli  produttori  lamentano,  a   fronte   di
  riconoscimento  da parte del Ministero delle politiche  agricole  e
  forestali delle calamità naturali abbattutesi sul territorio  della
  Sicilia  e  della  Calabria  nei mesi  di  giugno-agosto  2007,  la
  corrispondente  mancata  dichiarazione  dello  stato  di   calamità
  naturale da parte dell'Assessorato regionale Agricoltura e foreste;

   considerato  che  i  produttori di agrumi e/o per  loro  conto  le
  organizzazioni di produttori avrebbero dovuto entro il  31  ottobre
  2008 presentare la richiesta della compensazione agrumaria per  gli
  agrumi conferiti alle industrie per il periodo che va dall'1 aprile
  2008  al  30 settembre 2008 e che, a causa della calamità  naturale
  del  2007,  gran  parte delle organizzazioni di produttori  non  ha
  raggiunto  con le consegne il 75% del quantitativo contrattato  con
  le industrie di trasformazione;

   verificato  che  il  Regolamento  CE  2111/03  prevede,   per   le
  organizzazioni  di  produttori  che  non  abbiano  raggiunto  nelle
  consegne il 75% delle quantità contrattate, l'applicazione  di  una
  sanzione che varia in relazione al consegnato e che la sanzione non
  si  applica  laddove vi sia una dichiarazione di stato di  calamità
  naturale riconosciuta dall'Assessorato;

   constatato  che alcune regioni, come la Calabria, hanno dichiarato
  lo stato di calamità naturale e pertanto ai produttori che svolgono
  la  loro  attività  in  quel territorio non verranno  applicate  le
  sanzioni previste dal Regolamento Ce 2111/03;

   evidenziato  che ad oggi la Regione siciliana non ha  riconosciuto
  lo stato di calamità naturale;

   per   sapere  se  non  ritengano  di  adottare  urgentemente    la
  dichiarazione di stato di calamità naturale per la Sicilia per  gli
  eventi  verificatisi  nell'intero  territorio  delle  province   di
  Messina,  Palermo, Siracusa e Trapani dal 19 giugno  al  30  agosto
  2007». (225)

   Risposta.  «In riferimento all'interrogazione numero 225 formulata
  dall'onorevole  Corona Roberto, si rappresenta  quanto  di  seguito
  riportato.
   In  data  18/11/2008 con delibera della Giunta  di  Governo  della
  Regione  siciliana n. 278 è stato invocato il riconoscimento  della
  causa  di  forza  maggiore,  in  relazione  alle  diverse  calamità
  naturali  verificatesi nel territorio regionale negli anni  2007  e
  2008,  ai  fini della non applicazione delle sanzioni  agli  agrumi
  trasformati previste dagli art. 29 e 30 del Reg. (CE) n. 2111/03.
   Conseguentemente  la  scrivente Amministrazione  ha  proceduto  al
  riconoscimento  della  causa  di  forza  maggiore  per   tutte   le
  Organizzazioni  di  produttori che hanno fatto  richiesta  ai  fini
  della non applicazione delle sanzioni previste degli art. 29  e  30
  del  Reg.  (CE)  n. 2111/03 per il mancato rispetto degli  obblighi
  contrattuali  per la campagna 2007/08.A tal uopo sono stati  emessi
  circa  22  nulla osta positivi, e 4 nulla osta negativi, in  quanto
  per  riconoscere  la  causa di forza maggiore occorre,  oltre  alla
  delimitazione delle aree, che gli eventi calamitosi determinino una
  riduzione  della produzione non inferiore al 30%,  sulla  base  del
  raffronto  tra la produzione ottenuta nella campagna 2007/08  e  la
  produzione   ordinaria,  generalmente  calcolata   prendendo   come
  riferimento  la  produzione media delle  tre  campagne  precedenti,
  escludendo  le  campagne  per  le quali  è  stato  riconosciuto  un
  compenso  o,  nello specifico, una non applicazione di sanzioni,  a
  seguito di avverse condizioni atmosferiche».

                                                   L'Assessore LA VIA

   BOSCO.  -  «Al  Presidente  della  Regione  e  all'Assessore   per
  l'agricoltura e le foreste, premesso che:

   il 30 ottobre 2008 si è verificato un nubifragio, aggravato da una
  tromba d'aria, che ha investito le contrade Rovitello, Casalicchio,
  Menta,  ricadenti  nel  comune  di  Cammarata  (AG)  e  altre  zone
  limitrofe;

   per verificare i danni provocati dal violento evento atmosferico è
  stato   effettuato  un  sopralluogo  da  parte  dei  tecnici  delle
  amministrazioni provinciali e comunali competenti, dal cui  verbale
  si  evince  la condizione dei luoghi e dei manufatti colpiti  dalla
  tromba d'aria;

   considerato  che sono stati rilevati danni ingenti  alle  numerose
  aziende  zootecniche, essendo state colpite non solo  le  strutture
  dei  privati,  ma,  soprattutto, le  vie  di  collegamento  tra  le
  medesime  aziende e le arterie di comunicazione  con  i  centri  di
  raccolta  e  commercializzazione dei prodotti altamente  deperibili
  come il latte e altre derrate;

   ritenuto che:

   ricorrano  gli  estremi perché la Regione  dichiari  lo  stato  di
  calamità  naturale nelle zone interessate al fine di consentire  ai
  privati  colpiti dai danneggiamenti di attingere alle  risorse  per
  gli indennizzi;

   sia  necessario  provvedere al ripristino dei  collegamenti  viari
  messi  a  dura prova dalla violenza del nubifragio del  30  ottobre
  corso;

   per   sapere   quali  interventi  urgenti  intenda  adottare   per
  provvedere al ripristino della viabilità e alla messa in  sicurezza
  delle strade di collegamento interprovinciali colpite;

   se   non   sia  stato  già  avviato  l'iter  procedurale  per   la
  declaratoria  dello stato di calamità naturale per i  comuni  della
  provincia di Agrigento danneggiati dalla tromba d'aria, consentendo
  ai   soggetti  interessati  la  presentazione  delle   istanze   di
  indennizzo dei danni». (232)

   Risposta. «In riscontro all'interrogazione di cui all'oggetto,  si
  forniscono gli elementi per la relativa trattazione.
   La  normativa  in materia di danni in agricoltura prevede  che  la
  delimitazione  dei  territori  danneggiati  da  eventi  atmosferici
  eccezionali   ha   inizio   con   gli   accertamenti    da    parte
  dell'Ispettorato  Provinciale  dell'Agricoltura,   competente   per
  territorio  e  si  concluda  entro i  successivi  30  giorni  dalla
  cessazione dell'evento.
   Allo   scrivente  Servizio  non  è  mai  pervenuta  richiesta   di
  delimitazione da parte dell'IPA di Agrigento per l'evento  indicato
  dall'onorevole    interrogante;    d'altronde,    dal     contenuto
  dell'interrogazione possono trarsi i seguenti fatti:
  a)  il  nubifragio  del 30 ottobre 2008, aggravato  da  una  tromba
    d'aria, ha colpito alcune contrade del Comune di Cammarata (AG);
  b) l'evento ha determinato danni a numerose aziende zootecniche;
  c)  le  numerose  aziende zootecniche hanno subito  più  che  danni
    diretti alle strutture, danni indiretti dovuti all'impossibilità o
    difficoltà    di   raggiungere   i   centri   di    raccolta    e
    commercializzazione del latte.
   In  merito al punto a) si fa presente che l'attivazione del  Fondo
  di  Solidarietà Nazionale debba riferirsi esclusivamente ad  eventi
  che,   per   vastità  del  territorio  colpito  e  per  particolare
  intensità, vadano a determinare grave pregiudizio dell'economia del
  territorio,  mentre  vanno  esclusi eventi  di  ridotta  intensità,
  esigua  ampiezza  territoriale o addirittura riferibili  a  singole
  aziende,  nonché  danni  di modesta entità  o  comunque  rientranti
  nell'ordinario rischio di impresa.
   Riguardo  al  punto b) è da tenere presente che per  l'attivazione
  del  Fondo di Solidarietà Nazionale è necessario il verificarsi  di
  un requisito essenziale: l'evento calamitoso deve compromettere per
  almeno  il  30  per  cento  la  Produzione  Lorda  Vendibile    del
  territorio interessato.
   Pare   opportuno  evidenziare  come  la  delimitazione  non  possa
  riferirsi a singole colture o comparti (in questo caso il  comparto
  zootecnico),   bensì  alla  compromissione  economica   dell'intero
  territorio individuato come danneggiato.
   Per quanto concerne il punto c) la normativa attualmente in vigore
  (art.  5,  comma 6 del decreto legislativo 29 marzo 2004,  n.  102,
  come  modificato  dal decreto legislativo 18 aprile  2008,  n.  82)
  prevede  interventi  per  il  ripristino  di  danni  a  carico   di
  infrastrutture,  tra  le  quali  strade  interpoderali,  acquedotti
  rurali, opere irrigue e di bonifica, canali di scolo, valloni ecc.
   Appare opportuno - per meglio inquadrare l'operatività del  FSN  -
  riportare alcuni stralci - significativi - di disposizioni  che  il
  Mi.P.A.A.F. ha emanato, nel tempo, su tale problematica.
   Preliminarmente,  con  riferimento  ai   danni  a   carico   delle
  infrastrutture  e  delle  opere  di  bonifica ,  il  Ministero   ha
  precisato  che   l'indagine tiene conto della natura e  dell'evento
  che  li  ha  prodotti  e riferisce sull'accertamento  compiuto  per
  stabilire   se   l'evento  in  questione  rientra  nell'ordinarietà
  stagionale,  oppure  se  trattasi di evento eccezionale  che  abbia
  prodotto  danni particolarmente gravi che influiscono negativamente
  sull'attività produttiva delle aziende agricole.   Resta  fermo  il
  concetto  fondamentale che i ripristini ammissibili a finanziamento
  sono  quelli  di  particolare gravità e/o vastità territoriale  che
  agiscono  direttamente sulla operatività e sicurezza delle  aziende
  agricole,  e  sempre che i danni si siano verificati nonostante  la
  efficienza   e  funzionalità  delle  opere  stesse.  Sono   esclusi
  dall'ammissione  a  finanziamento tutti gli interventi  annuali  di
  ordinaria o straordinaria manutenzione .
   Sempre  il  Ministero ha chiarito che tale tipologia di intervento
   pone  a  totale  carico  del  Fondo le  spese  occorrenti  per  il
  ripristino,  anche  in  condizione di  migliore  efficienza,  delle
  seguenti opere di carattere collettivo:
   1.  -  strade  interpoderali, opere di approvvigionamento  idrico,
  reti idrauliche e impianti irrigui;
   2. - opere pubbliche di bonifica e di bonifica montana.
   Tuttavia il Ministero ha chiarito, ancora, che per tali opere   il
  finanziamento  del  Fondo ha carattere suppletivo,  trattandosi  di
  materia  trasferita  alle Regioni con il D.P.R.  n.  11  del  1972.
  Occorre,  perciò,  porre  in essere tutti  gli  accorgimenti  e  le
  limitazioni  esposte  nella prima parte  della  presente  circolare
  (circolare   n.  7/92)  per  evitare  la  sottrazione  di   risorse
  finanziarie  destinate  prioritariamente a  interventi  nell'ambito
  delle  aziende agricole. Allo scopo è indispensabile che le regioni
  prestino  particolare  attenzione nell'esaminare  le  richieste  da
  parte   di  consorzi,  enti  e  cooperative,  proponendo   per   la
  declaratoria  soltanto le avversità eccezionali per  le  quali,  da
  riscontri  obiettivi  e documentati, risulti un  diretto  nesso  di
  causalità  tra l'evento calamitoso (eccesso di pioggia,  alluvioni,
  ecc.),  e  i danni alle infrastrutture, nonostante la regolarità  e
  sistematicità   delle  manutenzioni  eseguite,  sia   a   carattere
  ordinario che straordinario .
   Da  quanto  sopra  argomentato, non si  ritiene  che  ci  siano  i
  presupposti per l'attivazione del Fondo di Solidarietà Nazionale  a
  favore delle aziende agricole che hanno subito la tromba d'aria del
  30 ottobre 2008 nel territorio del Comune di Cammarata».

                                                                   Il
                                           Dirigente del Servizio VII

                                        (dr. Giuseppe Calagna)

   FARAONE. - «All'Assessore per l'agricoltura e le foreste, premesso
  che  l'azienda foreste demaniali della Regione siciliana è titolare
  di  diversi  beni  demaniali immobiliari ricadenti all'interno  dei
  complessi boscati;

   spesso  tali  beni  non  sono utilizzati o sono,  in  altri  casi,
  sottoutilizzati   e  che  soprattutto  potrebbero   essere   meglio
  utilizzati  nel  quadro  di  una  progettualità  finalizzata   alla
  fruizione  del bosco con attività compatibili connesse,  quali  per
  esempio l'escursionismo naturalistico;

   in    alcuni   casi   ben   determinati,   invece,   risulta   che
  l'amministrazione abbia sperimentato forme di convenzionamento  con
  soggetti  terzi di aree boscate e/o di immobili, offrendo  così  la
  possibilità   di   realizzare   nuove   attività   imprenditoriali,
  soprattutto giovanili, con indubbia ricaduta positiva e benefici  a
  favore del territorio, della popolazione locale nonché dei fruitori
  in genere;

   ritenuta  l'opportunità di valutare le potenzialità del patrimonio
  immobiliare   dell'azienda  attraverso  un  progetto  di   utilizzo
  compatibile  con  le  finalità  e le attività  istituzionali  della
  stessa amministrazione;

   per sapere:

   l'elenco   dei  beni  demaniali  in  carico  all'azienda   foreste
  demaniali ricadenti nella provincia di Palermo;

   se e quali siano, allo stato, le convenzioni in atto tra l'azienda
  e  soggetti terzi per la gestione di immobili e/o forme di utilizzo
  di complessi boscati e/o aree forestali;

   in  caso  affermativo, le modalità di affidamento, la  durata  del
  contratto e i suoi eventuali canoni». (263)

   Risposta.   «In  riferimento  all'interrogazione  in  oggetto   si
  rappresenta quanto di seguito riportato.
   L'Azienda  regionale  foreste  demaniali  gestisce  il  patrimonio
  boschivo  siciliano  e  in particolare si occupa  dell'attività  di
  manutenzione  e miglioramento delle aree boschive, dell'ampliamento
  del  demanio  forestale, della salvaguardia e gestione  delle  aree
  protette  (riserve naturali) ed altre attività finalizzate  ad  una
  migliore  fruizione  dei boschi e degli ambienti  ad  alta  valenza
  naturalistica,  la  suddetta attività  viene  svolta  attraverso  i
  propri Uffici centrali e periferici.
   Il patrimonio immobiliare dell'Azienda foreste è costituito, oltre
  che dalle aree boschive demaniali, anche da numerosi fabbricati che
  insistono  all'interno  dei demani stessi  e  pervenuti  nel  tempo
  attraverso  le  varie  acquisizioni, queste ultime  realizzate  sia
  mediante espropri, sia per il tramite di conferimenti volontari  da
  parte di privati.
   Detti immobili sono costituiti in prevalenza da piccoli fabbricati
  rurali,  anche  di  origine  remota, a  suo  tempo  destinati  alle
  attività  agricole  e  pastorali, nonché  da  altre  strutture  più
  moderne quali stalle, magazzini o locali di deposito materiali.
   Questi  manufatti,  laddove  le condizioni  strutturali  lo  hanno
  consentito (alcuni infatti sono ridotti a ruderi), sono  stati  nel
  tempo recuperati dall'Azienda ed utilizzati per l'attività connessa
  ai  lavori  di  manutenzione dei boschi  secondo  le  esigenze  dei
  cantieri di lavoro, alcuni di essi  sono stati destinati a  rifugio
  o  riparo, nonché a locali mensa per gli operai forestali impegnati
  nell'esecuzione    dei   lavori   nel   corso   dell'anno,    altre
  infrastrutture  sono  invece adibite  a  magazzini  e  deposito  di
  materiali e di attrezzature di cantiere, nonché a ricovero di mezzi
  meccanici agricoli.
   Oltre     ai    suddetti    immobili    utilizzati    direttamente
  dall'Amministrazione Forestale (Azienda Foreste e Ispettorati)  per
  le  attività  istituzionali,  ve ne sono  altri,  alcuni  anche  di
  particolare  pregio architettonico, che ubicati  all'interno  delle
  Riserve   o   delle  Aree  protette  sono  affidati   in   gestione
  all'Azienda,  che  a sua volta  ha posto in essere  compatibilmente
  alla   disponibilità  finanziaria,  dei  progetti  di  recupero   e
  riqualificazione  degli immobili in questione per essere  destinati
  a  centri  di  accoglienza visitatori, centri  per  l'escursionismo
  oppure per altre iniziative finalizzate alla promozione e fruizione
  delle  Riserve  e  alle  varie attività  didattiche  di  educazione
  ambientale.
   Gli  immobili non compresi nelle forme di utilizzazione anzidette,
  laddove  ne  sussista  la  disponibilità, possono  essere  dati,  a
  richiesta,  anche  a  terzi,  in concessione  temporanea  a  titolo
  oneroso  (cfr. art. 63 comma 3 L.r. 6 aprile 1996, n.16 e s.m.i.).,
  a  tal  proposito  l'Azienda  ha  adottato  nel  corso  degli  anni
  provvedimenti  formali  di concessioni amministrative  di  immobili
  demaniali,  costituiti sia da fabbricati, sia da lotti di  terreni,
  nei  confronti  di  soggetti terzi, attribuendo, in  via  generale,
  priorità  alle concessioni in favore di Associazioni,  Enti  nonché
  Cooperative  giovanili  che,  per previsione  statutaria,  svolgono
  delle  attività  compatibili  o riconducibili  alla  valorizzazione
  promozione   e   fruizione  dei  boschi  demaniali  (es.   attività
  agrituristica,  escursionismo, gestione aree  attrezzate,  attività
  ricreative e sportive e, non ultimo, attività di carattere  sociale
  in favore di soggetti disabili o minori a rischio c.d. ONLUS).
   Oltre che alla tipologia di soggetti sopra descritta, l'Azienda ha
  accordato  in  passato  alcune  concessioni  di  lotti  di  terreni
  demaniali  ubicati  in  località che, per la particolare  posizione
  altimetrica,   rendono   favorevole  la   diffusione   di   segnali
  radio/televisivi. I soggetti beneficiari di tali  concessioni  sono
  costituiti,  in prevalenza, da organismi di Polizia (ripetitori  ed
  impianti  destinati  alla difesa nazionale  e  pubblica  sicurezza,
  Vigili del Fuoco e Protezione Civile, servizio pubblico e/o privato
  radio televisivo, vigilanza privata, emergenza sanitaria, telefonia
  ecc.),  riguardo a quest'ultima tipologia di concessioni, l'Azienda
  Foreste  ha notevolmente limitato l'insediamento di nuovi  impianti
  al  fine  di  non aggravare le preesistenti condizioni  di  impatto
  ambientale.
   Per quanto concerne i canoni di concessione, si rappresenta che la
  determinazione  di  questi  ultimi è  stata  affidata,  nel  tempo,
  inizialmente  agli  ex  UTE  e in seguito  agli  Uffici  periferici
  dell'Agenzia  del  Demanio.  Da  qualche  anno,  la  valutazione  o
  rideterminazione  dei canoni di concessione dei beni  demaniali,  è
  stata  affidata, per convenzione, ad una Società partecipata  dalla
  Regione  come  socio  di minoranza, Sicilia Patrimonio  Immobiliare
  S.p.A.  I criteri e modalità di determinazione dei canoni da  parte
  della  predetta Società, sui quali l'Azienda Foreste non ha  alcuna
  competenza,  sono  legati ai parametri del  beneficio  economico  e
  dell'utilità,  in ossequio ai principi di valorizzazione  contenuti
  nel disposto dell'art. 9 della L.r. 17/2004.
   Per  gli  Enti o Associazioni non aventi scopo di lucro è previsto
  un canone ricognitorio dovuto a solo titolo di riconoscimento della
  proprietà  demaniale, le concessioni vengono, di  norma,  assegnate
  per  una  durata  che va dai 9 anni ad un massimo  di  19  anni,  a
  seconda  del tipo di utilizzo del bene demaniale o delle  eventuali
  spese  a  carico  dei soggetti concessionari per il recupero  degli
  immobili.
   Per  la  ricognizione sulle concessioni attualmente vigenti  nella
  provincia di Palermo si rimanda alla visione degli elenchi allegati
  alla presente».

                                                   L'Assessore LA VIA

   N.B.  Per  la  consultazione  dei relativi  elenchi  si  può  fare
  richiesta   al  Servizio  dei  Resoconti  dell'Assemblea  regionale
  siciliana.