Presidenza del vicepresidente Oddo
FARAONE, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ai sensi dell'articolo 127, comma
9, del Regolamento interno, do il preavviso di trenta minuti al
fine delle eventuali votazioni mediante procedimento elettronico
che dovessero avere luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che gli onorevoli Adamo,
Arena, Buzzanca, Federico, Greco, Marinello, Marrocco, Mineo,
Panarello, Picciolo, Scilla, Musotto, Leanza Edoardo, Panepinto,
Lentini, Caronia, Fagone, Colianni e Torregrossa hanno chiesto
congedo per la seduta di oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che sono in missione gli onorevoli: Cracolici
dall'11 al 14 maggio 2009; Aricò il 12 maggio 2009; Buzzanca dal
13 al 14 maggio 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte alle seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta scritta:
- da parte dell'Assessore per l'Agricoltura:
numero 225 - «Dichiarazione dello stato di calamità naturale per
le avverse condizioni atmosferiche verificatesi nell'anno 2007».
Firmatario: Corona Roberto
numero 232 - «Dichiarazione dello stato di calamità naturale per
il comune di Cammarata (AG) a seguito della tromba d'aria
verificatasi il 30 ottobre 2008».
Firmatario: Bosco Antonino
numero 263 - «Gestione e utilizzo dei beni immobili a disposizione
dell'Azienda foreste demaniali».
Firmatario: Faraone Davide.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Comunicazione di presentazione e contestuale comunicazione di
invio
di disegni di legge alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
presentati e inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Modifica alla legge regionale del 16 dicembre 2008, n. 19 Norme
sull'Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque'» (n. 432)
presentato dagli onorevoli Maira, Leontini, Leanza N. in data 7
maggio 2009
inviato in data 11 maggio 2009
PARERE IV
BILANCIO (II)
«Norme urgenti per lo sviluppo» (n. 431)
presentato dagli onorevoli Leontini, Maira in data 7 maggio 2009
inviato in data 8 maggio 2009
PARERE I, III,V
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Interventi urgenti a sostegno delle imprese artigiane» (n. 435)
presentato dagli onorevoli Oddo, Cracolici, Apprendi, Donegani,
Marinello, Vitrano, Gucciardi, Ferrara, Ammatuna, Bonomo, De
Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone, Fiorenza,
Galvagno, Laccoto, Lupo, Marziano, Panarello, Panepinto, Picciolo,
Raia, Rinaldi, Speziale e Termine in data 8 maggio 2009
inviato in data 11 maggio 2009
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Norme per l'approvazione del Piano regionale di protezione,
decontaminazione, smaltimento e bonifica dell'ambiente ai fini
della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto» (n. 433)
presentato dall'onorevole Faraone in data 7 maggio 2009
inviato in data 11 maggio 2009
PARERE VI
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Norme per la stabilizzazione del personale in servizio con
contratto a tempo determinato o impegnato in attività socialmente
utili» (n. 434)
presentato dall'onorevole Fagone in data 7 maggio 2009
inviato in data 7 maggio 2009.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Istituzione del reddito di sopravvivenza» (n. 427)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 11 maggio 2009
«Norme per lo sviluppo del sistema regionale dell'informazione»
(n. 428)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 11 maggio 2009
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Dovere di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, di
solidarietà ai migranti nonché di integrazione e di sviluppo
sociale, economico e culturale delle comunità locali» (n. 426)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 11 maggio 2009
«Incentivi alla residenzialità dei giovani laureati siciliani»
(n. 429)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 11 maggio 2009
PARERE III.
Comunicazione di impugnativa da parte del Commissario dello Stato
PRESIDENTE. Comunico che il Commissario dello Stato per la Regione
siciliana, con ricorso del 9 maggio 2009, ha impugnato i seguenti
articoli della deliberazione legislativa Disposizioni
programmatiche e correttive per l'anno 2009' (ddl n. 250),
approvata dall'Assemblea il 30 aprile 2009:
- articolo 8, comma 3, per violazione degli articoli 117, 119,
comma 2 e 120 della Costituzione;
- articolo 29, limitatamente all'inciso 1 ter, per violazione
degli articoli 3, 97 e 119, comma 5, della Costituzione;
- articolo 34, per violazione dell'articolo 81, comma 4, della
Costituzione;
- articolo 58, per violazione dell'articolo 117, comma 2, lettera
e), della Costituzione e degli articoli 14, 17 e 36 dello Statuto
della Regione nonché del DPR 26 luglio 1965, n. 1074;
- articolo 61, commi 2 e 3, per violazione degli articoli 3, 5,
24, 100, 103, 113 e 114 della Costituzione e dell'articolo 15,
comma 2, dello Statuto della Regione;
- articolo 77, per violazione degli articoli 97 e 81, comma
3 e 4, della Costituzione.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
FARAONE, segretario f.f.:
«All'Assessore per la sanità, premesso che:
nel corso della trasmissione televisiva 'Report' in onda su RAI 3
domenica 26 aprile c.a., sono state mostrate immagini e descrizioni
dell'IRCCS Neurolesi 'Bonino Pulejo' di Messina, centro di
eccellenza della sanità regionale;
la trasmissione televisiva, riprendendo articoli pubblicati dal
settimanale regionale 'Centonove', ha riferito che il suo attuale
direttore scientifico ha svolto per 2 anni tale mansione in maniera
non esclusiva, cumulando l'incarico con quello di docente
universitario, pertanto in contrasto con quanto previsto dalla
vigente normativa nazionale (ed ora anche dalla legge regionale 4
dicembre 2008, n. 18);
è stato riferito di irregolarità riscontrate nella struttura nel
corso di una visita ispettiva effettuata dai NAS dei Carabinieri di
Catania;
effettivamente il sottoscritto ha potuto richiedere ed acquisire,
da parte dell'Ispettorato regionale sanitario dell'Assessorato
Sanità, copia di alcuni verbali redatti dai NAS del Nucleo
Carabinieri di Catania in visita presso la struttura nel maggio del
2007 e di una nota del dirigente dell'Ispettorato con cui si
chiedeva all'IRCCS 'Bonino Pulejo' riscontro sui rilievi e sugli
adempimenti richiesti dai NAS;
secondo quanto riportato dal settimanale 'Centonove',
all'ispezione suddetta ha fatto seguito l'apertura di un'inchiesta
da parte della Procura della Repubblica di Messina;
lo stesso giornale ha denunciato che il Centro Neurolesi avrebbe
gonfiato le fatturazioni per gli anni 2005 e 2006;
ancora secondo quanto riferito nella trasmissione televisiva
'Report' (e già dalla testata 'Centonove'), presso l'IRCCS 'Bonino
Pulejo' sarebbe stato ricoverato un pericoloso latitante
appartenente alla organizzazione criminale mafiosa;
per sapere:
quali siano state le conclusioni dell'indagine condotta dai NAS e
della richiesta dell'Assessorato di eliminare le criticità emerse
durante quell'ispezione, riferendo se tutte le strutture e
l'attività dell'IRCCS 'Bonino Pulejo' rientrino oggi nella norma;
quali siano state, a partire dall'anno 1999, tutte le somme
corrisposte da parte della Regione siciliana all'IRCCS 'Bonino
Pulejo', direttamente o attraverso l'Azienda USL 5 di Messina o
altra struttura del servizio sanitario regionale, attraverso quali
voci di finanziamento ed a quale titolo, e se risulti
all'Assessorato la falsa fatturazione denunciata dal settimanale
'Centonove';
se tra i ricoverati al 'Bonino Pulejo' risultino tali Carmelo
Scipione e Francesco Pelle, quest'ultimo esponente di spicco della
'Ndrangheta calabrese». (588)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
DE BENEDICTIS
«All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
professionale e l'emigrazione, premesso che:
nell'ambito del POR Sicilia 2000/2006, finanziato dall'Assessorato
per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, sono stati realizzati alcuni progetti triennali a
favore dei minori collocati nelle comunità alloggio della Sicilia
su disposizione della magistratura minorile;
fra gli altri, è stato realizzato il progetto gestito dalla
capofila l'IRF 'Padre Clemente' onlus;
nella considerazione che, a quanto pare, l'onlus IRF 'Padre
Clemente', nel corso della gestione e anche a seguito della
chiusura del progetto, non avrebbe provveduto ancora ad erogare le
indennità previste per i minori interessati da processi di
esperienze sul lavoro, nonché, per il progetto 'Dedalo', tutt'ora
in corso di realizzazione e rivolto ai minori extracomunitari,
sembra aver operato diversi licenziamenti di lavoratori a tempo
indeterminato adducendo, quali motivazioni, quelle di grave
dissesto economico-finanziario e di riorganizzazione interna, oltre
che l'esigenza di avvalersi di più valide professionalità;
considerato che:
il soggetto attuatore è beneficiario di un pubblico finanziamento
e che quindi dovrebbe operare non solo nel rispetto nelle norme e
delle procedure a difesa del personale dipendente coinvolto, ma
che, altresì, dovrebbe configurarsi quale soggetto affidabile dal
punto di vista della solidità tecnico-economica e finanziaria,
condizione preesistente all'ammissione al finanziamento pubblico;
appare quindi ingiustificabile la motivazione addotta dalla stessa
onlus di versare, cioè, in una grave situazione di dissesto
economico e finanziario, in contraddizione, peraltro, con il
cospicuo finanziamento ricevuto da parte dell'Amministrazione
regionale per il progetto 'Dedalo', in corso di realizzazione;
attesa l'evidente discrasia tra quanto dichiarato, il
finanziamento concesso dalla pubblica amministrazione, la
titolarità del progetto assegnato dall'Amministrazione regionale in
'concessione di pubblica funzione' e la gestione delle risorse
umane e professionali sfociati, in parte, in licenziamenti;
per sapere quali iniziative intenda intraprendere al fine di
accertare se corrisponda al vero quanto lamentato e, nel qual caso,
cosa intenda fare per ripristinare le elementari regole di tutela
dei lavoratori e del buon esito del finanziamento concesso». (589)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
FARAONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
l'Assessorato Agricoltura e foreste eroga premi alle aziende
agroalimentari e zootecniche con indirizzo biologico;
uno dei requisiti necessari per potere accedere a tali premialità
è l'obbligo dell'iscrizione di tutte le superfici aziendali
condotte a qualsiasi titolo alla Regione ed alle società di
certificazione biologica. La decadenza è totale se la contestazione
riguarda più del 20% della superficie aziendale dichiarata;
molte aziende agricole zootecniche, soprattutto nella zona del
Siracusano, hanno avuto il diniego alle premialità dall'Ispettorato
provinciale per l'agricoltura, a causa della 'mancata osservanza
dell' obbligo di notifica per superfici su cui grava il vincolo di
assoggettamento';
considerato che:
affinché le superfici aziendali possano beneficiare del premio, la
Regione ha da sempre imposto che i conduttori di tali terreni
debbano dimostrare il consenso all'uso dei detti terreni rilasciato
da tutti gli aventi diritto sugli stessi (in tal caso i
proprietari) per una durata non inferiore al periodo d'impegno
(almeno 5 anni);
di contro, l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), che
si occupa della gestione della PAC (Politica agricola comune),
eroga i finanziamenti comunitari (esempio ne sono le cosiddette
'Quote') sulla scorta della disponibilità dei terreni comprovata
dalla registrazione, presso l'Agenzia delle entrate, dei contratti
di locazione e/o comodato. I suddetti finanziamenti sono
subordinati alla tenuta di un cosiddetto 'fascicolo aziendale'
istituito presso il SIAN (Sistema informativo agricolo nazionale),
una sorta di schedario dove, tra l'altro, sono riportate le
superfici costituenti l'azienda agricola;
l'Ispettorato provinciale per l'agricoltura ha avuto accesso ai
fascicoli aziendali presenti nel SIAN ed ha così 'scoperto' che
talune aziende hanno in carico altre superfici che negli anni hanno
dato luogo ai premi della PAC ma mai sono state iscritte al mondo
del biologico ed ai premi ad esso subordinati;
di fronte all'impossibilità di reperire i consensi necessari da
parte dei proprietari dei terreni, che, giova ricordare, spesso
sono costituiti da pascoli di collina e nella migliore delle
ipotesi da seminativi asciutti anche di terza classe, le aziende
agricole hanno omesso di assoggettare superfici per le quali non
avrebbero potuto richiedere il premio (il cosiddetto biologico).
Avrebbero dovuto, a questo punto, 'scaricare' dal fascicolo dette
superfici, venendosi così ad esser decurtato il premio della PAC,
che già da anni percepivano e continuano a percepire;
tenuto conto che è evidente che esiste una disparità di
trattamento da parte di soggetti istituzionali preposti alla
erogazione di contribuzioni. Da un lato l'AGEA che liquida sulla
scorta delle superfici condotte a qualsiasi titolo a patto che esse
siano regolarmente registrate, dall'altro la Regione che, per premi
agroambientali, considera solo le superfici, regolarmente
registrate, i cui proprietari forniscano una liberatoria a favore
del conduttore richiedente il premio. Avendo L'AGEA e la Regione
siciliana la stessa banca dati (SIAN), a questo punto le aziende si
trovano ad avere superfici ammissibili per un premio (PAC) ma,
contemporaneamente, gli stessi requisiti comportano la decadenza
totale e/o parziale per l'altro (biologico);
per sapere se non ritengano urgente intervenire al fine di
consentire una facile e completa fruizione delle contribuzioni
riservate alle aziende agricole con indirizzo zootecnico,
eliminando tutte le incongruenze burocratiche che, allo stato
attuale, differenziano i requisiti necessari all'ottenimento dei
suddetti contributi». (590)
VINCIULLO
«All'Assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione, premesso che:
l'ente Parco archeologico e paesistico della Valle dei Templi di
Agrigento ha attualmente in consegna circa 330 ettari di terreno
ricadenti all'interno dell'area da questo gestita;
un'area di tale ampiezza per le limitate risorse umane ed
economiche è amministrata con difficoltà dall'ente parco;
gli alberi dell'area subiscono un progressivo degrado causato da
una insufficiente attività di coltivazione, rischiando di
compromettere definitivamente antichi cultivar che caratterizzano
l'intera area archeologica, quali il mandorlo e l'ulivo;
la salvaguardia del patrimonio ambientale e paesistico non può che
costituire un tutt'uno con la difesa dell'area archeologica
agrigentina;
considerato che:
l'ente parco, nella seduta del 25 novembre 2008, ha deliberato di
poter dare in concessione i terreni agricoli demaniali agli ex
proprietari richiedenti e, al contempo, di poter affidare in
gestione ad un unico soggetto tutti i terreni demaniali gestiti;
l'ente parco ha provveduto ad emanare un avviso pubblico che
invitava a manifestare interesse verso la gestione in concessione
dei terreni agricoli in oggetto. L'avviso è stato pubblicato a far
data dal 12 marzo 2009 fino al 16 aprile 2009 sul sito del parco,
nell'albo pretorio del Comune di Agrigento e in quello del parco
stesso;
tenuto conto che:
appare opportuna la scelta operata di affidare in gestione i
terreni agricoli ottenendo così, oltre che un rilevante risparmio
economico per l'ente parco, la salvaguardia del territorio,
l'utilizzazione economica di una importante risorsa, nonché la
fruizione e il godimento sociale del territorio;
l'avviso pubblico testualmente recita: 'Il presente avviso e la
ricezione della manifestazioni di interesse non vincolano peraltro
in alcun modo il Parco né alla concessione di aree (...)' e ancora
'Il Parco si riserva la facoltà di concludere il presente
procedimento anche con una dichiarazione di non adesione a nessuna
delle manifestazioni di interesse presentate (...)';
tale previsione rischia di vanificare l'apprezzabile iniziativa,
essendo affidata all'esclusiva discrezionalità dell'ente parco la
decisione circa l'eventuale affidamento dei terreni;
rilevato che sono state sollevate, attraverso un atto ispettivo
presso il Senato della Repubblica, dubbi circa la legittimità della
procedura seguita per la pubblicazione dell'avviso;
per sapere:
se ritenga legittima la procedura seguita e conforme alle norme
vigenti i mezzi di pubblicità adottati e, in caso contrario, quali
iniziative intenda intraprendere a tutela della trasparenza
amministrativa;
qualora la procedura in atto fosse corretta, se non ritenga di
dover intervenire presso l'ente parco affinché la stessa si possa
concludere, tranne che per oggettive ragioni ostative, con
l'affidamento dei terreni». (591)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
DI BENEDETTO - LUPO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura della interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
FARAONE, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
l'Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e delle
autonomie locali, viste le inadempienze del Comune di Palermo
nell'attuazione del piano di zona del distretto socio-sanitario D42
da attuarsi ai sensi delle legge n. 328 del 2000, ha provveduto,
con decreto n. 3609/S3 del 21 novembre 2007, richiamando
espressamente l'art. 24 della l.r. n. 44 del 1991, alla nomina di
un commissario ad acta con il compito, ai sensi degli artt. 24, 25
e 27 della l.r. n. 44 del 1991 e previa verifica e accertamento
dell'omissione, di avviare tutte quelle procedure finalizzate a
pervenire all'approvazione del piano di zona del distretto socio-
sanitario D42;
considerato, altresì, che intervenendo per facilitare il percorso
procedimentale finalizzato all'adozione di ogni atto anche
endoprocedimentale di competenza di ogni singolo ente facente parte
del distretto socio-sanitario D42, (infatti il decreto di nomina
conferiva al nominato commissario, in caso di rilevate omissioni o
inerzie, la funzione sostitutiva nei confronti degli organi facente
parte del distretto D42, in esecuzione dell'incarico assegnato)
rilevate le omissioni e le inerzie degli organi coinvolti nel
procedimento di adozione del piano di zona del distretto D42, il
commissario ad acta nominato poneva in essere una serie di attività
finalizzate a risolvere le inadempienze del Comune di Palermo, che
avevano determinato i ritardi nell'approvazione del piano di zona,
fondamentale per garantire la giusta assistenza alle fasce deboli
della popolazione;
rilevato che detto commissario, al fine di assolvere al meglio al
suo mandato, ha concluso le sue attività, così come previsto dalla
legge n. 328 del 2000 e dalle direttive della Regione siciliana,
con la sottoscrizione di un accordo di programma tra diversi enti
pubblici e privati finalizzato a superare tutte quelle difficoltà
che avevano determinato i ritardi, tutti ascrivibili all'inerzia
del Comune di Palermo;
rilevato altresì che la procedura veniva quindi conclusa con la
sottoscrizione di detto accordo di programma che, per la sua stessa
natura, produce da subito i suoi effetti fin dalla sottoscrizione
dello stesso, impegnando tutti i firmatari ad adempiere agli
impegni presi che comunque costituiscono patto tra gli stessi;
per sapere:
come sia possibile che il lavoro svolto da un commissario ad acta
nominato ai sensi della normativa vigente sia completamente
disatteso da un ente locale, tanto che ad oggi il piano di zona del
distretto D42, nonostante il lavoro svolto dallo stesso, non ha
prodotto l'avvio degli interventi sociali così come stabilito
dall'accordo di programma sottoscritto dal commissario con i poteri
sostitutivi ad esso conferiti;
se non vi sia una responsabilità amministrativa e contabile da
parte dei dirigenti del Comune di Palermo che non hanno dato
seguito al lavoro svolto dal commissario ad acta;
se detto comportamento amministrativo non crei un precedente di
cattiva prassi amministrativa finalizzato a disattendere le
prerogative istituzionali della Regione siciliana con riferimento
specifico alla facoltà, alla stessa attribuita, di nominare
commissari ad acta che esercitino funzioni sostitutive ove vi siano
delle inadempienze verificate e che cagionino danno alla
collettività;
se gli organi ritenuti inadempienti, e per questo sostituiti,
possano disattendere il lavoro svolto da un commissario ad acta
nominato per colmare le loro mancanze e, al lavoro concluso dallo
stesso, porre in essere ulteriori atti amministrativi finalizzati a
non dare seguito agli atti formalmente adottati in funzione di un
mandato che si esercita in rappresentanza della Regione siciliana;
se detto comportamento non mini le prerogative sui controlli della
Regione che, come è noto, gode di potestà legislativa esclusiva in
materia di ordinamento amministrativo degli enti locali e, quindi,
anche in materia di controllo sui relativi atti (artt. 14, 15 e 16
dello Statuto Siciliano, fonte di rango costituzionale ai sensi
dell'art. 116 Cost., riconfermata anche dalla legge cost. n.
3/2001)». (592)
(L'interrogante chiede risposta scritta)
GRECO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
inviata al Governo.
Comunicazione relativa a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che, con nota del 6 maggio
2009, pervenuta a questa Presidenza in pari data ed assunta con
prot. n. 4292/AULAPG del 12 maggio successivo, l'onorevole Nicola
Leanza ha comunicato che il Gruppo parlamentare dallo stesso
presieduto ha mutato la propria denominazione da Movimento per
l'Autonomia-Alleati per il Sud' a Movimento per le Autonomie'.
Con la medesima nota è stato altresì depositato, allegandone
copia, il relativo simbolo in uno alla sua descrizione.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di presentazione dell'ordine del giorno numero 162
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Leanza
Nicola, Cordaro, Beninati e Savona, l'ordine del giorno numero 162
«Promulgazione con l'omissione delle parti impugnate della delibera
legislativa n. 250/A recante Disposizioni programmatiche e
correttive per l'anno 2009', approvata nella seduta n. 88 del 29-30
aprile 2009».
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la Corte costituzionale, nella sentenza n. 205 del 1996, ha
ribadito il principio che la promulgazione parziale di una legge da
parte del Presidente della Regione ha come conseguenza la
consumazione del potere di promulgazione dello stesso Presidente,
provocando la caducazione di tutte le norme non promulgate;
la citata giurisprudenza costituzionale ha consentito che il
Presidente della Regione sia vincolato, riguardo al tipo di
promulgazione da esercitare, non solo da delibere legislative ma
anche da atti di indirizzo espliciti (mozioni, ordini del giorno);
l'Assemblea regionale siciliana, nella seduta n. 88 del 29-30
aprile 2009, ha approvato la delibera legislativa recante
'Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009' (disegno
di legge n. 250/A);
considerato che la citata delibera è stata impugnata in modo
parziale dal Commissario dello Stato con ricorso proposto alla
Corte costituzionale e notificato al Presidente della Regione in
data 9 maggio ultimo scorso;
ritenuto che occorre conciliare l'esigenza che la suddetta
delibera sia promulgata, sia pure parzialmente, dal Presidente
della Regione, con l'altra che discende dall'opportunità di
consentire che la Corte costituzionale si pronunci sulle norme
censurate,
impegna il Presidente della Regione
a promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la delibera
legislativa approvata nella seduta n. 88 del 29-30 aprile 2009
recante 'Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009'
(disegno di legge n. 250/A)».
Presidenza del vicepresidente Oddo
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto stiamo
per fare, da qui a qualche minuto, viene considerato quasi un
passaggio dovuto da parte dell'Aula, nel senso che quasi sempre
l'Assemblea regionale siciliana, di fronte alla proposizione di
impugnativa da parte del Commissario dello Stato, decide di dare
mandato al Presidente della Regione di promulgare la legge senza le
parti oggetto dell'impugnativa.
Io credo che anche questa sia un'occasione giusta, che mette fine
anche ad una serie di polemiche che, per la verità, non sono nuove
nella nostra Regione
PRESIDENTE. Cortesemente, onorevoli colleghi, vi chiedo di parlare
a bassa voce e di prestare attenzione all'oratore.
CRACOLICI. Signor Presidente, io credo che i deputati farebbero
bene ad ascoltare ed, eventualmente, anche a partecipare a questo
dibattito e a non considerare, invece, l'approvazione dell'ordine
del giorno un mero passaggio burocratico. Personalmente non lo
considero tale pur condividendo comunque, ripeto, la scelta di dare
mandato per la promulgazione senza le parti impugnate.
La decisione del Commissario dello Stato ha suscitato reazioni,
alcune anche fuori dal rispetto e dalla sobrietà che è dovuta a chi
svolge incarichi di rappresentanza istituzionale. Come è noto,
infatti, le prerogative parlamentari sono tali che già lo Statuto
fissa le modalità con le quali interfacciarsi con il Commissario
dello Stato.
Pertanto, fare come si fa - e come si è fatto di solito anche in
altri momenti - e dichiarare l'inutilità del Commissario dello
Stato solo quando si impugnano norme che vengono considerate
decisive per le sorti dello sviluppo e per il miglioramento della
nostra Regione appare davvero fuori dalle righe.
Pur non di meno, voglio porre una questione di fondo che riguarda
anche il rapporto con l'Amministrazione regionale, e mi rivolgo in
questo caso al Vicepresidente della Regione.
Sono state impugnate alcune norme che ho il sospetto che siano
state impugnate anche perché non sufficientemente controdedotte.
Come è noto, la procedura prevede che il Commissario dello Stato,
prima di fare la pronuncia prevista nei cinque giorni di rito,
chiede chiarimenti all'Ufficio legislativo e legale della Regione
su singoli aspetti delle norme oggetto di eventuale procedura di
impugnazione.
La sensazione che ho è che alcune di queste norme, per le quali
sono stati posti dei chiarimenti, non siano state sufficientemente
o addirittura per niente controdedotte da parte degli uffici
preposti alle controdeduzioni. Faccio un esempio per tutti: é stata
impugnata una norma che riguarda l'applicazione delle tariffe sui
rifiuti, norma la cui materia il Commissario dello Stato ha
dichiarato essere di competenza dello Stato.
Vorrei soltanto fare rilevare che questa norma, così come è
scritta, quasi con il copia ed incolla, è già contenuta in una
legge della Regione del 2003. La norma varata in questa finanziaria
si limitava a modificare le date ed è stata impugnata con la
motivazione che la materia trattata è di competenza dello Stato.
Se la competenza è dello Stato, lo era anche nel 2003.
Quindi, delle due l'una. Probabilmente anche gli uffici che
dovevano supportare le ragioni che erano contenute in queste norme
non sono stati in grado, o non hanno voluto, e dico di più: poiché
sono norme nate da un'iniziativa parlamentare, non vorrei che qui
esistesse un istituto della controdeduzione, che è più figlio del
soggetto proponente della norma che non dell'oggetto della norma
stessa
Chiarisco meglio il mio pensiero. Non vorrei che si
controdeducesse una norma se è di iniziativa governativa, mentre si
lascia quasi nel dimenticatoio se, invece, è di iniziativa
parlamentare.
Vorrei inserire qui un'altra questione, assai delicata, che pone
problemi seri, Presidente dell'Assemblea e Presidente della
Regione, nel rapporto tra l'Assemblea e questo Governo.
Noi abbiamo approvato una norma, l'articolo 34, che riguarda il
Piano di interventi per la politica della casa in Sicilia. Il
Governo, anche attraverso i suoi uffici del bilancio e attraverso
l'Assessore per il bilancio e le finanze, ha predisposto un
emendamento tecnico di copertura entro i limiti di 80 milioni di
euro sui fondi GESCAL, che l'Assessorato del bilancio dichiarava
essere disponibili nelle casse della Regione. Lo stesso Governo,
che in quest'Aula vedeva la presenza dell'Assessore per i lavori
pubblici, competente in materia, assentiva a questa impostazione
tant'è che la norma vedeva un emendamento di copertura di
finanziaria su iniziativa del Governo.
Bene, io capisco che probabilmente non interessa ad alcuni
colleghi, ma vorrei ricordare - a partire dal Presidente della
Commissione Bilancio - che stiamo parlando di un aspetto assai
delicato del rapporto tra la Regione e l'Assemblea.
Lo stesso Governo, attraverso il direttore dell'Assessorato dei
lavori pubblici, ha attestato che non esistono risorse libere dagli
ex fondi GESCAL. E qui parlo anche alla struttura burocratica
dell'Assemblea regionale siciliana e dico che delle due l'una: o ci
sono più Governi, o il Governo non è in grado di dare certezza
della copertura delle norme che emaniamo
Questa vicenda è molto grave, non è una vicenda di secondo piano;
ripeto, il Governo ha dato copertura ad una norma che è stata
approvata dall'Assemblea stanziando 80 milioni di euro presi dai
fondi ex GESCAL e, ai rilievi posti dal Commissario dello Stato,
l'Assessorato dei lavori pubblici, attraverso il suo dirigente
generale, ha attestato che non esistono fondi liberi.
E' una cosa in merito alla quale ritengo che il Presidente
dell'Assemblea, non nella sua funzione pro tempore, ma nella sua
funzione istituzionale, debba accertare lo stato dei fondi, dei
capitoli e delle procedure che regolano il rapporto tra l'Assemblea
ed il Governo ai fini della copertura.
Io credo che una cosa del genere non era mai successa. Capisco che
qui, nella disattenzione generale, tutti sono stati attenti alla
famosa ex tabella H e tutti, come nella massima di Confucio,
piuttosto che guardare la luna hanno guardato il dito che indica
la luna'.
La famosa tabella H ha appassionato molto il dibattito, anche
quello esterno a questa vicenda del Commissario dello Stato, ma ci
sono aspetti - io non ho nulla da rilevare in questo caso al
Commissario dello Stato mentre sulla prima cosa sì - che
riguardano il rapporto delle strutture amministrative e
burocratiche di questa nostra Amministrazione regionale nel suo
insieme che pongono serissimi interrogativi.
Pertanto, signor Segretario generale, a garanzia delle funzioni e
del rispetto delle funzioni previste dal Parlamento, io credo che
da oggi in poi dovremo avere un rapporto col Governo che non può
essere più un rapporto orale. I rapporti vanno formalizzati per
iscritto e se qualcuno ha sbagliato, deve pagare perché non siamo
un'Assemblea alla mercé di questo o quel funzionario. I fondi o
c'erano o non c'erano Non ci può essere un'altalena rispetto a
dati sui quali si determinano poi le decisioni del Parlamento
Noi siamo un'assemblea legislativa e ai deputati dico: «Abbiate
rispetto di voi stessi e fatevi rispettare per le funzioni che
svolgiamo».
Questa è una vicenda gravissima, non è una vicenda di secondo
piano.
Terzo, e concludo. Ripeto, condivido la scelta di pubblicare la
legge senza le parti impugnate.
Io credo che abbiamo dato una rappresentazione del Parlamento che
non fa onore allo stesso Parlamento in occasione della vicenda
della ex tabella H e per le modalità con le quali è stato gestito
il superamento della stessa tabella H e l'iscrizione nei capitoli
di bilancio delle precedenti iniziative previste dalla tabella H e
delle nuove iniziative che sono state introdotte nel bilancio della
Regione.
Se un'autocritica posso fare a me stesso è quella che,
probabilmente, considerato il clima di concitazione e la stanchezza
per le lunghe ore che ci hanno visto impegnati nell'esame del
disegno di legge, abbiamo approvato un testo, diciamocelo pure, in
fiducia. Così come, del resto, abbiamo sempre fatto, perché - come
è noto - tra il bilancio a legislazione vigente e la finanziaria
che viene poi votata dall'Aula c'è un ulteriore passaggio che, in
genere, per prassi il Parlamento ha sempre considerato un mero
fatto formale, cioè la Nota di variazione a seguito
dell'approvazione della Finanziaria che viene calata', fra
virgolette, nel bilancio della Regione.
Bene, in questo passaggio, fino ad oggi meramente formale, c'è
stato un incidente.
Io considero a questo punto la scelta, nel senso che non so se
formalmente il Commissario poteva intervenire; in qualche modo,
questo provvedimento fa sorgere qualche dubbio sul merito, ma
certamente sul piano dell'opportunità è stata una cosa buona e
giusta. Ma desidero dire una cosa, e la voglio dire a quest'Aula e
da quest'Aula al Commissario dello Stato.
Non capisco perché il Commissario dello Stato ha impugnato pure il
primo comma dell'articolo 77, in quanto la facoltà di abrogare la
tabella H non è una facoltà che è in capo alla valutazione del
Commissario dello Stato, è una facoltà del Parlamento che decide di
abolire eventualmente le spese connesse alla ex tabella H, giusta o
sbagliata che sia. E' una valutazione del Parlamento. Né può
accettarsi la tesi secondo la quale il secondo e terzo comma sono
norme connesse al primo comma
No, mi dispiace contraddire quest'interpretazione perché una norma
è connessa se è esplicitamente dichiarata; in questo caso il
secondo e il terzo comma sono norme che vivono a prescindere dal
primo comma.
Quindi non c'è dubbio che la scelta un po' ponziopilatesca', di
lasciare le cose come stavano, sul piano dell'opportunità, invece,
considero che in qualche modo sia servita ad evitare un altro
momento di imbarazzo di questa Regione e di questo Parlamento e
devo dire che, probabilmente, se si fosse abrogata per intero la
tabella H, forse questo ci avrebbe aiutati a riformare un istituto
rispetto al quale credo ci sia bisogno di intervenire e di
riformare.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la invito a concludere.
CRACOLICI. Se qualcuno ha premura, vorrei ricordare che stiamo
parlando di questioni che riguardano anche
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, ha sforato il tempo che le spetta
di cinque minuti, non mi sembra che sia una questione di premura,
mi pare che si tratti di rispetto delle regole con tutti i margini
che ognuno può considerare.
CRACOLICI. Signor Presidente, si figuri che ho così rispetto delle
regole che sto parlando proprio per rispetto alle regole. Infatti,
credo che si stava per approvare un ordine del giorno allo stesso
modo in cui si prende una pillola in farmacia, come fosse soltanto
una cosa burocratica.
Stiamo parlando del fatto se vogliamo essere o non essere un
parlamento. Io vorrei fare il parlamentare e lo vorrei fare
assumendomi le responsabilità e non gridando al lupo, al lupo'
quando il Commissario dello Stato, nell'esercizio delle sue
prerogative, esercita una funzione che io rispetto e che voglio che
sia, anche a mia tutela, garantita.
Ritengo tuttavia che, nella fattispecie, probabilmente la vicenda
dei contributi e delle modalità di erogazione dei contributi è una
di quelle vicende su cui questo Parlamento farebbe bene ad
intervenire in maniera trasparente, senza che ci possano essere
operazioni di figli e figliastri, né operazioni di invenzioni
dell'ultimo istante che hanno fatto ridere la Sicilia che penso che
fra qualche giorno faranno ridere anche il resto d'Italia.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la Presidenza assicura che
approfondirà le questioni da lei sollevate nel suo intervento. Se è
il caso, ne discuterà e approfondirà anche con la Presidenza della
Regione. Posso garantire che opereremo in tale direzione.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, guardate, per un momento, vorrei che tutti ricordassimo
che siamo un Parlamento, un Parlamento chiamato a fare il proprio
dovere che è quello, istituzionalmente garantito, di fare le leggi
per questa Regione. E non vorrei che, per un solo momento,
dimenticassimo che la legge che è stata oggi impugnata dal
Commissario dello Stato, che parte degli articoli che sono stati
impugnati dal Commissario dello Stato li abbiamo fatti noi, li
abbiamo discussi in Parlamento, li abbiamo discussi in Commissione,
per molti versi li abbiamo proposti o con articoli in via
principale o con emendamenti aggiuntivi, modificativi o
integrativi.
Non credo che oggi possiamo dire che non ci siamo accorti di
quello che abbiamo fatto; che qualcuno lo ha fatto per noi; che ci
siamo confusi perché eravamo stanchi, onorevole Cracolici
L'abbiamo fatta noi questa finanziaria; abbiamo voluto noi questo
bilancio; abbiamo lavorato a quella che ormai si chiama, in gergo,
la tabella H; ci siamo assunti responsabilità; abbiamo fatto
nottate, riunioni, anche fuori da quest'Aula parlamentare
Vorrei soltanto evidenziare - perché forse lo abbiamo dimenticato
- che non possiamo fare finta che il Commissario dello Stato non
esista o ricordarci che esiste soltanto quando impugna
provvedimenti fatti da questo Parlamento. Perché non dimentichiamo
che, in molti casi, quando questo Parlamento ha fatto le leggi, ci
sono parlamentari che hanno auspicato l'intervento del Commissario
dello Stato per impugnare quelle leggi che non andavano bene ad una
parte politica.
Vorrei pure ricordare che, molto spesso, siamo noi stessi a dire,
prima ancora del voto, che la norma che stiamo per votare non si
può proporre perché verrà impugnata dal Commissario dello Stato.
Vorrei soltanto ricordare al Parlamento che, molto spesso, i nostri
Uffici o anche i nostri Gruppi o qualche singolo parlamentare hanno
inviato in via preventiva i provvedimenti, prima ancora di
esaminarli dall'Aula, al Commissario dello Stato per avere una
sorta di imprimatur.
Vorrei soltanto ricordare che le norme sulle cave in Sicilia le
avevamo mandate una settimana prima al Commissario dello Stato.
Ora, delle due l'una: o noi siamo Parlamento e ci assumiamo in
toto la responsabilità di quello che facciamo anche quando diciamo
che siamo stanchi, o riconosciamo che esiste l'Ufficio del
Commissario dello Stato in ogni momento e non soltanto quando ci
dispiace e non quando lo auspichiamo o quando vogliamo un
imprimatur o quando chiediamo il famoso parere che si chiede ai
consulenti proprio per farselo bocciare prima o per farsi dare la
risposta prima.
Il Commissario dello Stato c'è e non lo possiamo né apprezzare
quando fa piacere né criticare quando ci dispiace, è una figura
istituzionale che è lì, che è a salvaguardia di norme da collegare
e da non contrastare con la legge e con la Costituzione di questo
nostro Paese.
Vorrei dire che non è soltanto la famosa tabella H che è stata
impugnata dal Commissario dello Stato, seppure forse quella ha
toccato l'intero Parlamento.
Vorrei aggiungere che sono state colpiti dal Commissario dello
Stato ben cinque o sei articoli che questo Parlamento ha fortemente
voluto; li abbiamo discussi, li abbiamo approvati nelle
Commissioni, li abbiamo emendati, norme per le quali ci siamo
incontrati e scontrati in questo Parlamento.
Io vorrei che tutti noi, signor Presidente, onorevoli colleghi, ci
rendessimo conto che quello che facciamo, nel bene e nel male, lo
facciamo noi e l'autocritica deve esserci sempre. Così come un
Ufficio costituzionalmente previsto non può esserci o considerarlo
quando lo vogliamo, lo auspichiamo, lo desideriamo, salvo poi
contrastarlo quando ha detto cose diverse da quelle che ci
piacciono.
Io credo che oggi questo Parlamento, proprio perché tale, debba
interrogarsi su quello che deve fare di queste sei o sette norme
impugnate che per questo Parlamento erano di fondamentale
importanza, quelle che riguardano il settore ambientale, la
sanatoria degli alloggi popolari.
Ci sono norme che sono state dibattute in Commissione; ci sono
norme che hanno avuto scontri verbali in questo Parlamento; ci sono
partiti che si sono divisi in questo Parlamento. Abbiamo chiesto il
voto segreto su alcune norme, fortemente volute, quindi, o
fortemente avversate.
A questo punto credo che, al di là dei non ricordo , dei non
c'ero , dei ero stanco , eravamo confusi , questo Parlamento oggi
debba compiere una scelta: deve decidere se pubblicare il bilancio
ed approvare la finanziaria, nel senso di promulgarla, senza le
parti impugnate o, se noi siamo convinti che abbiamo ragione, non
possiamo soltanto criticare l'ufficio del Commissario dello Stato o
Sua Eccellenza il Commissario dello Stato, ma dobbiamo avere la
responsabilità e il coraggio istituzionale di dire: facciamo
ricorso avverso a questa cosa e facciamo valere le nostre
prerogative davanti alla Corte Costituzionale; se no, prendiamo
atto, come abbiamo fatto decine di volte in questo Parlamento, e
pubblichiamo la legge senza le parti impugnate e ci ragioniamo
diversamente.
Questo è il percorso che deve seguire un Parlamento, sia che
riguardi la tabella H sia che soltanto una parte delle norme
impugnate. Non è il cuore della finanziaria né il cuore del
bilancio.
E, secondo me, facciamo male - consentitemi - a stigmatizzare una
parte di questo lavoro che è stato contrastato dal Commissario
dello Stato, quando ci sono norme certamente di enorme importanza
perché le abbiamo volute noi, perché le abbiamo votate, le abbiamo
scritte e le abbiamo emendate.
Quindi, credo, signor Presidente, che quello che oggi dobbiamo
fare, al di là di un mea culpa che non interessa ai siciliani - mi
creda, ai siciliani non interessa se eravamo stanchi, confusi o
obnubilati o se eravamo determinati - è decidere se approvare
l'ordine del giorno - e qualcuno lo deve fare per consentire la
pubblicazione del bilancio e della finanziaria privo delle parti
impugnate - o, se siamo convinti, in quanto parlamentari, che
quello che abbiamo fatto è perfettamente legittimo e il Commissario
dello Stato ha errato nel valutare negativamente, proponiamo
ricorso alla Corte costituzionale e facciamo valere così, non a
parole ma in maniera istituzionale, le prerogative di questo
Parlamento.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro che
l'ordine del giorno che stiamo discutendo stasera non è un ordine
del giorno qualsiasi. Aveva ragione l'onorevole Cracolici a
riflettere, ad attardarsi più di un attimo su questa vicenda.
L'ordine del giorno che stiamo discutendo riguarda la finanziaria
e riguarda la finanziaria che è stata impugnata in diversi
articoli, avendo alcuni degli stessi, soprattutto uno, refluenze
immediate sul bilancio. Ora, attenzione, chi vi parla è uno che ha
sollevato un problema e lo aveva sollevato all'indomani
dell'approvazione ed è giusto che stasera prenda la parola per
cercare almeno di capire perché io sono un neofita di questa
Assemblea e magari molte cose mi possono anche sfuggire.
Stasera, però, vorrei capire. Dinanzi all'intervento del
Commissario dello Stato, un intervento criticabile o meno, ma
comunque un intervento previsto dal nostro Statuto, un intervento
di cui non possiamo non prendere atto, come diceva l'onorevole
Caputo, abbiamo due strade: o stasera approviamo l'ordine del
giorno oppure non approviamo l'ordine del giorno e impugniamo
dinanzi alla Corte Costituzionale questo provvedimento ritenuto da
noi lesivo delle prerogative di questo Parlamento e arrivare così
ad un momento di vacatio, privando questa Regione dello strumento
finanziario perché, se lo impugniamo, è chiaro che non possiamo
promulgare e rimaniamo privi dello strumento finanziario.
Stasera però vorrei capire. Non voglio entrare nel merito, ma sono
per approvare l'ordine del giorno. Lo dico subito: ritengo che
l'intervento del Commissario dello Stato sia stato opportuno e lo
dico senza infingimenti perché, anche laddove, onorevole Cracolici,
vi è stata una controdeduzione che è andata in maniera difforme
rispetto a quello che era stato il parere reso in Aula, è chiaro,
qui sarà il Governo a prendere le necessarie determinazioni, sarà
l'Assessore al ramo; parlerò con l'assessore Gentile in merito alla
copertura finanziaria dell'articolo medesimo.
Ma qui c'è un altro problema che stasera dobbiamo affrontare:
l'articolo 77.
Se stasera, onorevoli colleghi, approviamo l'ordine del giorno e
decidiamo quindi di promulgare la legge finanziaria, dobbiamo
capire quali saranno poi le refluenze sul bilancio perché
l'articolo 77, impugnato, fa rivivere la tabella H e la tabella H -
sappiamo bene - aveva un numero di soggetti, di enti, di
associazioni con un conseguente impegno di spesa diversa rispetto
alle nuove tabelle A ed F, inserite nel bilancio a seguito
dell'approvazione dell'articolo 77 che, a sua volta, ha abrogato la
tabella H. E' così logico
E allora c'è una maggiore spesa. Dobbiamo capire se questa
economia può essere modificata con un mero intervento d'Aula o con
un intervento burocratico o se, invece, lo dobbiamo modificare con
un intervento d'Aula, cioè con un intervento legislativo. Questo lo
dobbiamo capire perché è vero che in quel mattino, alle ore 9.00,
forse c'è stato un disguido nell'atto formale, nel passaggio
formale. Il disguido è, però, sostanziale e allora il Parlamento
deve avere la dignità di farsi rispettare.
Da stasera voglio vedere le carte Mi dispiace. Da stasera
gradisco capire come questa vecchia tabella H, che rivive, sia da
noi riportata in bilancio. E le economie dove le andremo a mettere?
E' questo ciò che vorrei capire.
Questo è un enigma - o meglio un interrogativo - che noi, come
Parlamento, dobbiamo e non possiamo non porci e su questo ci
dobbiamo anche confrontare.
Mi si dice che è la prima volta che succede un fatto simile. Mi
sembrava strano, obiettivamente. Pensavo fosse accaduto anche in
passato. Mi si dice che è la prima volta; però, se è vero che è la
prima volta ci dobbiamo anche confrontare.
Poi, tornando alle altre norme che sono state impugnate - alcune
le avevamo citate, onorevole Cracolici - c'era la norma sul patto
di stabilità, una materia che è stata già normata, quindi non
possiamo contestare al Commissario dello Stato l'impugnativa di una
materia che non è di nostra competenza. Su questo dobbiamo anche
rispettare l'istituzione ed il controllo sulle nostre leggi, lo
impone lo Statuto e, quindi, sotto questo profilo, il Commissario
dello Stato ha svolto il proprio lavoro.
Concludo, signor Presidente, dicendo che io sono per votare
l'ordine del giorno perché non possiamo privare ancora la Regione
dello strumento finanziario. Non stiamo facendo, sicuramente, una
bella figura Però vorrei capire, conseguentemente, come riusciremo
poi a trasferire nel bilancio questa minore spesa e dove sarà
allocata l'economia e con quale strumento l'andremo ad allocare.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho la sensazione
che mentre la casa brucia noi ci preoccupiamo degli ornamenti del
giardino. Ci stiamo preoccupando tanto della tabella H, diventata
il centro del dibattito regionale ed anche d'Aula, e non ci
preoccupiamo di tutto il disastro che vi è intorno alla mancanza
dell'approvazione del bilancio.
Onorevole Vicepresidente, vorrei, se è possibile, che lei si
faccia carico di una questione molto grave: siamo già a maggio del
2009 e gli uffici degli assessorati, compreso quello degli enti
locali, dicono che dopo l'approvazione del bilancio passeranno
almeno venti giorni per l'erogazione delle somme dovute ai comuni
dal 2008. Una serie di vicende ha paralizzato l'attività
amministrativa, e questa è una parte.
Sul dibattito che riguarda il Commissario dello Stato, io credo
che il Parlamento dovrebbe avere più dignità nel non permettere che
alcune leggi particolari, importanti, siano approvate alle 9.30 del
mattino, dopo 23 ore di dibattito e dopo una confusione enorme. Su
queste norme non posso che essere d'accordo, su alcune
principalmente, con il Commissario dello Stato.
Quella notte famosa ero intervenuto sul problema dell'ATO Rifiuti.
Noi non potevamo, abbiamo voluto strafare quando abbiamo detto che
sono fatte salve quelle che erano le approvazioni di TIA (tariffa
igiene ambientale), che la legge prevedeva dopo l'approvazione del
regolamento.
Il problema è che non si pone rimedio, anche a livello regionale,
né l'Agenzia dei rifiuti lo sta facendo, rispetto a quelle che
devono essere le norme. Ricordo che vi è già un giudicato del
Consiglio di giustizia amministrativa e, quindi, non potevamo
sanare questo. Come pure non posso accettare, onorevole Caputo, che
si dica che gli abusivi, senza indicare un termine, un periodo di
tempo, possono essere autorizzati a pagare canoni e a diventare,
praticamente, gli affittuari normali di case popolari, perché ciò
significa incentivare l'occupazione selvaggia delle case popolari.
Rispetto a questo, penso che in questa vicenda, siccome tra l'altro
abbiamo approvato una norma che condiziona le spese alla
certificazione delle entrate, mi preoccuperei di fare quelle spese
che sono importantissime per la Regione, per gli enti locali e per
tutti i fornitori della Sicilia, della regione Siciliana.
Sulla tabella H potremo tornare in altri momenti. Non è questo il
momento di pensare per forza ai contributi. Cerchiamo in questo
senso di avere un poco di dignità.
In questa sede promulghiamo immediatamente le leggi, senza le
parti impugnate dal Commissario dello Stato, approvando l'ordine
del giorno perché siamo già in forte ritardo e se errare è umano,
perseverare diventa diabolico.
BUFARDECI, vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, vicepresidente della Regione Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ho ascoltato gli interventi, a partire da
quello dell'onorevole Cracolici.
Bene hanno fatto gli onorevoli Caputo, Falcone e Laccoto ad
intervenire perché non c'è dubbio che il momento che si sta vivendo
è un momento di particolare rilievo, di particolare importanza e -
perché non ammetterlo - di particolare gravità.
Non posso non condividere, nella sostanza, gli interventi di tutti
con la piena convinzione che oggi questo Parlamento non può non
andare avanti, con la valutazione e la conseguente approvazione
dell'ordine del giorno che, stralciando dalle norme della
finanziaria gli articoli oggetto di impugnativa, possa consentire
la promulgazione della legge.
Credo che la Regione siciliana, per il momento di difficoltà che
si vive, abbia piena necessità di potere finalmente operare con il
bilancio e dare seguito a tutte quelle norme della finanziaria.
Alcune sono state impugnate - magari su questo mi soffermerò
brevemente - ma è indubbio che complessivamente il contesto
normativo che viene fuori dalla finanziaria è largamente positivo.
Tantissime sono state le questioni oggetto di forte dibattito in
Commissione ed in Aula e di aggiustamenti emendativi in seguito a
varie fasi di discussione. Considero complessivamente quella
finanziaria non una cattiva finanziaria.
Il fatto che si sia giunti, nella famosa mattina in cui si è
andati al voto finale, alla decisione di rinviare a nuova seduta
l'approvazione di altre norme, anch'esse importanti, è comunque
dimostrativa di un lavoro forte che è stato profuso dal Governo e
da tutto il Parlamento.
Credo che oggi non dobbiamo operare una sterile polemica con il
Commissario dello Stato.
Il Commissario dello Stato va rispettato in quanto Istituzione, va
rispettato perché svolge un ruolo comunque che fino ad oggi gli è
assegnato. Poi potremo dibattere, in tema di federalismo,
dell'eventuale beffa che la nostra Regione avrebbe da Statuto
speciale, purtroppo occasione sprecata della nostra Terra, a vivere
la condizione di essere soggetto sottoposto ad un tipo di controllo
addirittura maggiore rispetto a quello delle Regioni a Statuto
ordinario. Ma questa è altra questione.
Ad oggi bisogna portare il rispetto, che comunque si deve, ad un
provvedimento e operare di conseguenza. Operare di conseguenza
significa andare avanti immediatamente con l'approvazione
dell'ordine del giorno che liberi, con la promulgazione della
finanziaria e del bilancio, l'azione del Governo possibile nelle
difficoltà economico-finanziarie date e anche in quelle interne
alla norma stessa della finanziaria che, ben sappiamo, opera un
controllo molto più rigoroso di quello del passato. Quando questo
Governo ripete che per la prima volta, forse, nella storia recente
tutti i nodi stanno veramente venendo al pettine, dice la verità
Ciò che nel passato è stato accettato, subìto o, probabilmente,
non si è guardato con quella attenzione particolare, oggi
assolutamente diventa argomento di particolare ribalta e visibilità
da parte di altri che operano poi le conseguenze della loro
eventuale attenzione.
Ognuno faccia il proprio dovere, a partire da noi
Insieme all'approvazione dell'ordine del giorno ed alla
conseguente promulgazione delle leggi di bilancio e finanziaria
cogliamo, comunque, l'occasione che la Conferenza dei Capigruppo ha
disposto e continuiamo a lavorare perché le norme di aiuto alle
imprese che necessitano a questa Regione e che sono pronte per
l'Aula possano vedere l'attenzione di questo Parlamento;
un'attenzione vera, completa, continua, compiuta che eviti magari
strafalcioni o problemi di ritrovarci nuovamente a contestare o
meno il comportamento del Commissario dello Stato.
Cerchiamo, per primi questo Parlamento e questo Governo, di
completare la nostra azione di riforma delle norme di aiuti alle
imprese e di quelle norme che abbiamo lasciato in sospeso con la
finanziaria perché poi ai siciliani interessa questo. Non interessa
nulla dell'impugnativa del Commissario, se era legittima o non lo
era; se ha travalicato o non ha travalicato le competenze. Ai
siciliani interessa poco di una tabella H che non si capisce cosa
sia e sulla quale credo, ancora una volta, questo Parlamento debba
interrogarsi e debba migliorarla perché non possono essere i troppi
rivoli di spesa che in quella tabella sono inclusi a salvare la
Sicilia.
La Sicilia ha bisogno di altro. E questo deve essere l'impegno del
Governo e di tutta l'Assemblea.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Votazione dell'ordine del giorno numero 162
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'ordine del
giorno numero 162 «Promulgazione con l'omissione delle parti
impugnate della delibera legislativa n. 250/A recante Disposizioni
programmatiche e correttive per l'anno 2009', approvata nella
seduta n. 88 del 29-30 aprile 2009».
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente Oddo
Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari ha stabilito che nei giorni 12, 13 e 14 maggio si
sarebbe esaminato il disegno di legge numero 119-Norme stralciate
I/A.
La Presidenza ha invitato il Presidente della Regione ad essere
presente domani ed abbiamo concordato con il Vice Presidente della
Regione, oggi qui in Aula, che per ogni singolo titolo che compone
il disegno di legge 119, devono essere presenti gli assessori al
ramo.
Da questo punto di vista potremmo procedere.
Se, poi, ci sono richieste di rinvio provenienti da qualsiasi
parte, la Presidenza convocherà di nuovo la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, in quanto mi sembra corretto
decidere come si procede sempre e comunque in seno alla Conferenza
dei Capigruppo.
Quindi, propongo di incardinare adesso il disegno di legge, di
aprire la discussione generale e subito dopo possiamo fare il punto
di come procedere nei giorni seguenti, come era stato stabilito
nella precedente Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Se non sorgono osservazioni, potremmo procedere in questa
direzione.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
sottrarmi ad una decisione che io non ho condiviso, ma che rispetto
perché assunta dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari. Come è noto, io ritenevo che con questo atto, per la
sua complessità - perché non è un atto di poco conto, stiamo
parlando delle modalità con le quali erogheremo le risorse, le
esenzioni e gli aiuti dei fondi del piano operativo FESR e dei
fondi del piano operativo FSR - operiamo su una materia assai
complessa, molto tecnica. Tra l'altro, ho rispetto per il
Vicepresidente della Regione, ma in tutta questa materia lui è un
assessore al ramo, non è il Presidente né l'assessore delegato,
cioè non delegato a fare, delegato alla materia, perché
semplicemente nella qualità di assessore per il turismo potrà
intervenire sulla sua parte di competenza.
Noi abbiamo deciso un calendario dei lavori che prevede che il 22
maggio l'Aula sospenderà l'attività per le elezioni europee. Come
tutti sanno, tra oggi e domani si presentano le liste in buona
parte dei comuni in cui si vota e vediamo già che la presenza dei
deputati in Aula è abbastanza diradata.
Signor Presidente, possiamo pure aprire la discussione generale ma
credo che lei dovrebbe decidere assieme, probabilmente, alla
Conferenza dei Capigruppo, gli eventuali termini entro i quali
presentare gli emendamenti. Questa non è, infatti, una legge
ordinaria che prevede che si chiude la discussione generale e si
presentano gli emendamenti oppure limitiamo a qualche ora di rinvio
la eventuale presentazione di emendamenti, dato che c'è anche un
approfondimento tecnico che non è nella disponibilità del singolo
deputato poter produrre seduta stante.
Quindi, se si vuole comunque procedere ad incardinare la legge,
senza che in questo primo momento si definisca il termine per la
presentazione degli emendamenti e poi si decide tutti assieme
quando presentarli e con quale modalità procedere per l'esame di
questo provvedimento legislativo, lo farei valutando con buon senso
le cose che stanno dinanzi a noi.
Pensare di approvare la legge con l'Aula che è presente a ritmi
ridotti e poi la minoranza deve garantire il voto d'Aula - perché
non c'è neanche la maggioranza - ve lo dico fin d'ora, se dobbiamo
procedere così, signor Presidente - chiaramente mi rivolgo a lei
nella funzione -, in questo caso dobbiamo assumere la decisione
tutti insieme e, se dobbiamo procedere così fermiamoci per
rivederci dopo le elezioni.
Se il gioco prevede che dobbiamo andare in agonia lentamente,
fermiamoci. Siamo tutti impegnati in una battaglia elettorale. Ma
questo lo si faccia in maniera trasparente, si decida la modalità
che consenta all'Aula di lavorare al meglio e di lavorare nel
merito perché questa è una legge delicata e, una volta approvata,
non la possiamo cambiare un minuto dopo.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, era intenzione della Presidenza,
chiusa la discussione generale, convocare la Conferenza dei
Capigruppo. Vorrei quindi tranquillizzare tutte le parti.
Onorevoli colleghi, la Presidenza non può assolutamente permettere
che si stravolga quanto stabilito nella precedente Conferenza dei
Capigruppo; altra cosa è chiudere la discussione generale del
disegno di legge e, giustamente, convocare la Conferenza dei
Capigruppo per capire come procedere perché, rispetto anche ai
tempi, ci si può trovare d'accordo da tutte le parti.
Questo è, secondo me, il compito che la Presidenza deve
assolutamente svolgere.
Iniziare la discussione generale e, subito dopo, convocare la
Conferenza dei Capigruppo per fare il punto su come continuare i
lavori mi pare la cosa più ragionevole.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevole Vicepresidente della
Regione, onorevoli colleghi, io e il presidente della terza
Commissione, onorevole Caputo, abbiamo posto un problema al
Presidente dell'Assemblea che, peraltro, aveva poi accettato quello
che, secondo noi, era l'iter che doveva essere rispettato da parte
della Commissione soprattutto, in quanto questo disegno di legge,
come si può leggere dai lavori preparatori, non è passato dalle
Commissioni di merito.
Una volta per tutte, quindi, dobbiamo comprendere se, quando c'è
l'urgenza, la Commissione Bilancio è l'unica Commissione che può
esprimere pareri anche nel merito di molte norme che, invece,
dovrebbero essere discusse nelle Commissioni di merito. E, come ha
detto il collega Cracolici, molte di queste norme hanno una
complessità tale che io ritengo che le Commissioni di merito
debbano approfondire quelle che sono le azioni da svolgere per
mettere anche il Parlamento nelle condizioni di comprenderle fino
in fondo.
Naturalmente, se questa possibilità non è stata data, ritengo che
vi sia un'urgenza diversa, un'urgenza che magari viene da un
ragionamento sulla pubblicazione dei bandi - come mi dice qualche
collega - che assolutamente non voglio fermare né voglio essere di
intralcio sotto il profilo parlamentare. Si indichi esattamente,
però, quali sono quelle norme che servono al Governo per l'attività
amministrativa più urgente e facciamo solo quelle; ma, rispetto a
questo, ancora una volta - lo abbiamo detto formalmente con una
lettera, lo ripeto formalmente alla presenza del Segretario
Generale dell'Assemblea - che le Commissioni permanenti di questo
Parlamento devono essere investite di provvedimenti così importanti
come questo disegno di legge.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco fa abbiamo
parlato del ruolo e delle prerogative di questo Parlamento ed
abbiamo invocato il rispetto dell'autorevolezza del Parlamento nei
confronti di un'altissima istituzione dello Stato.
L'intervento del presidente Mancuso, che io condivido pienamente,
deve essere visto non come un modo per ritardare i lavori del
Parlamento ma come una rivendicazione, considerata anche la sua
sensibilità più volte espressa a difesa delle prerogative di questo
Parlamento, sia all'interno che all'esterno.
L'intervento mio e del presidente Mancuso deve essere letto come
un passaggio istituzionale per evitare che si crei in questo
Parlamento una pericolosa consuetudine parlamentare, considerato
poi le consuetudini, con l'osservanza continua, che diventano
norme. E' già la terza volta, onorevole Apprendi, vicepresidente
della Commissione attività produttive, che disegni di legge
importanti vengono trasmessi alla Commissione Bilancio, che poi
diventa un po' la sintesi di tutte le Commissioni di questo
Parlamento. Non ho nulla in contrario se noi abbiamo deciso, in
maniera desueta, silenziosa, di abrogare con la consuetudine una
forma regolamentare. Ne prendo atto e mi va bene. Però vorrei
capire in base a quale norma è possibile, per un disegno di legge
come quello - che per l'80 per cento è di competenza di almeno
quattro Commissione legislative permanenti -, esautorare queste
quattro Commissioni competenti ad esprimersi su un disegno di legge
avocando lo stesso alla sola Commissione Bilancio.
Fra l'altro, vorrei richiamare l'attenzione della Presidenza e
degli Uffici sul fatto che l'onorevole Presidente del Parlamento,
su richiesta espressa dell'onorevole Mancuso e del sottoscritto, ha
ufficialmente e formalmente comunicato alla Commissione Bilancio e
agli Uffici competenti dell'Assemblea che il disegno di legge in
questione deve essere trasmesso, senza esitazione e prima
dell'esame dell'Aula, alla commissione parlamentare competente.
Pertanto, chiedo ufficialmente, a garanzia dell'autonomia e della
regolarità procedurale di questo Parlamento, se dobbiamo
trasformare la Commissione Bilancio nella commissione centrale di
questo Parlamento. In questo caso io per primo sarei d'accordo ad
eliminare le commissioni permanenti, trasformandole in commissioni
consultive e delegando tutto alla Commissione Bilancio.
Ma il Regolamento interno prevede che i disegni di legge, prima di
giungere alla Commissione Bilancio - che, ricordo, deve dare la
necessaria copertura finanziaria e verificare la regolarità
contabile, non è la Corte di Cassazione del Parlamento siciliano -,
devono essere esaminati dalle commissione legislative competenti
per materia.
Pertanto, assieme all'onorevole Mancuso, pongo una questione
pregiudiziale di carattere regolamentare. Questo disegno di legge
non può essere esitato dall'Aula perché - lo sottolineo - è stato
omesso un passaggio regolamentare necessario per la preventiva
acquisizione del parere della Commissione Territorio e ambiente,
della Commissione per le attività produttive e delle altre
Commissioni competenti.
La Commissione Bilancio non può essere la sintesi neppure se la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ne ha autorizzato
la trasmissione del disegno di legge.
Siamo di fronte ad una consuetudine pericolosa che va fermata e mi
appello a lei, onorevole Presidente, perché faccia rispettare non
soltanto quanto chiesto dal presidente Mancuso o dal sottoscritto,
ma soprattutto quello che ha scritto il Presidente dell'Assemblea
in una nota con la quale ha comunicato alla Commissione Bilancio ed
agli Uffici di acquisire preventivamente, ai sensi del Regolamento,
il parere delle Commissioni parlamentari competenti.
Allora, questa deriva parlamentare che è pericolosa perché la
Commissione Bilancio deve essere chiamata ad esprimere il parere
sulla copertura finanziaria dei disegni di legge e non può
diventare, ripeto, la Corte di Cassazione delle norme di questo
Parlamento, nemmeno se è la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari a deciderlo, perché non ha il potere di derogare a
competenze che sono proprie dello Statuto e del Regolamento interno
di questo Parlamento.
Quindi, io credo che questo disegno di legge non possa essere
esaminato dall'Aula e debba essere inviato alle Commissioni
parlamentari competenti per acquisirne il parere.
Ribadisco che è una richiesta ufficiale di carattere pregiudiziale
che chiedo venga messa in votazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei ricordare che questo
disegno di legge nasce con il 119 sulla riforma della contabilità,
diventato poi Norme stralciate' che vengono assegnate, in seguito
ad una valutazione della Presidenza dell'Assemblea, alla
Commissione Bilancio e programmazione con la raccomandazione -
capite bene che si può utilizzare anche un altro termine, imponendo
cioè l'obbligo - che venissero trasmesse alle altre Commissioni
parlamentari per il parere di competenza, la III, la IV e la V
Commissione. E così è stato fatto.
Decorsi i termini regolamentari, le predette Commissioni non hanno
espresso, a quanto mi risulta, il relativo parere e siccome i
regolamenti non si interpretano ma si applicano, il testo è giunto
oggi in Aula così come è stato esitato dalla Commissione Bilancio.
Pertanto, rispetto all'iter seguito, prego i colleghi di non
eccepire cose che da parte della Presidenza ed anche degli Uffici
sono state curate con la massima attenzione.
APPRENDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei partire
dalle sue ultime precisazioni.
Il presidente della terza Commissione, onorevole Caputo, ha
chiesto alla Presidenza di esprimersi nel merito del disegno di
legge che è stato portato in Commissione, quindi credo che la
Commissione non abbia nulla da rimproverarsi.
Mi pare, invece, di assistere al gioco delle parti, signor
Presidente, nel senso che da un lato questo Parlamento si indigna
se il Commissario dello Stato impugna una norma - e lo ha fatto il
Presidente onorevole Cascio contestando l'atteggiamento del
Commissario dello Stato - e, dall'altro lato, lo stesso Ufficio di
Presidenza porta in Aula un testo legislativo che non è stato
sottoposto al parere delle competenti Commissioni.
Mi pare che si voglia portare questo Parlamento a diventare un
Consiglio regionale piuttosto che un Parlamento dove si legifera.
C'è il gioco delle parti, e viene dimostrato ogni giorno anche da
parte del Governo, che quella mattina, quando approvammo il
bilancio 2009, ha presentato un maxi emendamento dove c'era di
tutto e di più.
Dopo la contestazione manifestata dal Partito Democratico, secondo
il quale non si poteva trattare quel maxi emendamento perché si
intravedevano spese elettorali per le campagne elettorali, quella
mattina ci fu proposto di stralciare cinque articoli, dove si
intravedevano cose urgenti, tra cui c'era l'ESA, la fiction
Agrodolce' - il cui contratto fra la RAI e la società produttrice
andava a scadere - ma, con nostra sorpresa, quando siamo arrivati
in Aula, il provvedimento non ci è stato sottoposto.
Allora, quando dico che c'è il gioco delle parti, lo dico a ragion
veduta, perché oggi l'assessore per i beni culturali, onorevole
Antinoro, ha detto che il Partito Democratico ha ostacolato
l'approvazione di quel provvedimento che poteva dare i soldi per
portare avanti questa fiction, che viene realizzata negli studi di
Termini Imerese. In questi giorni si assiste al balletto di chi
deve difenderli di più, ma nulla avviene di concreto da parte del
Governo.
Pertanto, questo disegno di legge deve andare pregiudizialmente
alle Commissioni di merito, e credo che in questi tre giorni,
proprio per quanto riguarda la vicenda di Agrodolce', si stia
perdendo un'occasione importante, quella di portare il
provvedimento specifico in Aula passando dalle Commissioni di
merito e, quindi, con i giusti tempi per poter approvare il
rifinanziamento.
Signor Presidente, sa qual è la mia preoccupazione? Nella scorsa
legislatura, fra il dire e il non dire, rispetto alla vicenda FIAT
ed al fatto di dare i soldi per il nuovo stabilimento a Termini
Imerese, mentre il Governo perdeva tempo la FIAT se ne andava in
Polonia.
Io ho paura che con questo balletto' possa accadere la stessa
cosa: qualcuno deciderà di chiudere definitivamente la fiction e
poi ci ritroveremo a cercare le eventuali responsabilità.
MINARDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido le
richieste avanzate dai colleghi presidenti di commissione,
onorevoli Caputo e Mancuso, perché se si leggono i lavori
preparatori del disegno di legge, lo stesso risulta trasmesso solo
alla Commissione Bilancio.
Nella Commissione che presiedo, la prima Commissione, non è mai
pervenuta nessuna richiesta di parere sul disegno di legge 119, che
pure contiene molti articoli di competenza della I Commissione
Affari istituzionali. Quindi, onde evitare di procedere con una
fretta che sicuramente non è conforme al Regolamento e allo
Statuto, io direi di rimandare il provvedimento alle Commissioni di
competenza per i rispettivi pareri e possiamo dire che la
Commissione Bilancio è competente per la copertura finanziaria ed
è, alla fine, la Commissione che sta esaminando l'intero disegno di
legge. Ripeto, mandiamo il disegno di legge alle Commissioni
competenti, che daranno i pareri per le parti di propria competenza
e poi, alla fine, si porta in Aula e così, infine, si potrà
discutere su questo. Diversamente, significa bloccare il
provvedimento, secondo me perché l'iter non è conforme al
Regolamento interno.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il mio
intervento credevo di agevolare un percorso che, come ha detto il
presidente Caputo, non fosse viziato, per il futuro, da interventi
di commissioni non competenti nella materia.
Lei ha testé dichiarato, nella sua qualità di presidente pro
tempore di questa Assemblea, che il testo è stato trasmesso alle
Commissioni competenti per il parere. Forse si riferiva alla
trasmissione del dicembre 2008, è così?
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, adesso chiariremo i dati relativi
alle trasmissioni.
MANCUSO. Quello è un testo analogo a questo, non identico, signor
Presidente. Quindi, quello che ha detto il presidente Caputo - e
che io ribadisco - è un problema che riguarda le prerogative delle
Commissioni; se poi si decide che deve andare così, ma si figuri,
siamo tutti d'accordo.
E rispetto a questo, possiamo fare e disfare tutto quello che
riteniamo, ma la correttezza dei rapporti, così come il Presidente
dell'Assemblea ha scritto, deve essere garantita da tutti e anche
questo Parlamento può decidere di andare avanti con i lavori senza
passare dalle Commissioni di merito. Avevo già detto, nel mio
precedente intervento, che se ci sono cose urgenti che bloccano una
serie di provvedimenti - non so, da quello che si legge sui
giornali, meglio non leggerli i giornali sotto diversi profili - si
possono anche fare; ma ci sono delle norme che, secondo me, devono
essere approfondite veramente dalle Commissioni competenti e, poi,
anche dal Parlamento.
Ma non mi si venga a dire oggi che a questo disegno di legge è
stato dato o non dato il parere delle Commissioni in quanto
trasmesso, perché quella trasmissione - se è quella del dicembre
2008 a cui lei si riferisce - non è riferita a questo testo, ma ad
un testo analogo e non identico.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per evitare di affidarci soltanto
alla nostra memoria, vorrei ricordare che il 12 dicembre 2008 il
Presidente della Commissione Bilancio, onorevole Savona,
rivolgendosi all'onorevole Presidente dell'Assemblea regionale
siciliana, testualmente scriveva:
«Nella seduta n. 44 del 10 dicembre del 2008, durante l'esame del
disegno di legge numero 119 concernente Norme in materia di
bilancio e di contabilità , è stato presentato dal Governo un
emendamento comprendente 39 articoli aggiuntivi in materia di aiuti
alle imprese in diversi settori.
La Commissione Bilancio ha stabilito di non procedere alla
valutazione dei sopraccitati articoli aggiuntivi nell'ambito del
disegno di legge n. 119, ritenendo opportuno prenderli in esame in
un distinto disegno di legge e dopo avere acquisito il parere delle
competenti Commissioni di merito.
Si ritiene doveroso sottoporre alla valutazione della S.V. il
percorso individuato da questa Commissione per l'esame delle
proposte del Governo».
Il 12 dicembre stesso, il Presidente dell'Assemblea regionale
siciliana, onorevole Cascio, rispondeva non solo al Presidente
della II Commissione ma, per conoscenza, anche al presidente
Caputo, al presidente Mancuso, al presidente Fagone, al presidente
Musotto, quindi anche alla Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione europea, scrivendo:
«In riferimento alla Sua nota riguardante le proposte presentate
dal Governo in Commissione Bilancio in materia di aiuti alle
imprese, concordo con il percorso individuato dalla Commissione, in
considerazione dell'opportunità che la materia sia affrontata in un
unico disegno di legge nonché dell'urgenza di intervenire sui
regimi di aiuto al fine di adeguarli alla nuova programmazione dei
Fondi europei.
Attesa l'estrema importanza della materia che investe la
competenza di più Commissioni ed al fine di garantire un'adeguata
istruttoria del testo, ritengo necessaria la massima valorizzazione
del ruolo delle Commissioni di merito».
Sempre in data 12 dicembre 2008, all'onorevole Salvino Caputo,
all'onorevole Fabio Maria Mancuso, all'onorevole Fausto Maria
Fagone, all'onorevole Francesco Musotto, veniva inviata, firmata
D'ordine del Presidente, il Capo Ufficio, dottore Francesco
Aiello , tale nota:
«Con riferimento alle indicazioni fornite dall'onorevole
Presidente dell'Assemblea con nota prot. n. 1877/Gab del 12
dicembre 2008, si chiede a codeste Commissioni di esprimere il
proprio parere sulle parti di competenza dell'allegato emendamento
presentato dal Governo in Commissione Bilancio, riguardante 39
articoli in materia di aiuti alle imprese in diversi settori».
Onorevoli colleghi, comprendo che si può eccepire sulla questione
di come è nato e di come è cresciuto questo disegno di legge,
perché già sono passati un bel po' di mesi. Ricordo, inoltre, che
la Commissione Bilancio si è poi riunita il 25 febbraio 2009,
quindi nessuno ha posto la questione dei quindici giorni di tempo
per le Commissioni di merito per esprimere il parere.
Però, è ovvio che, anche dal punto di vista regolamentare, non mi
pare ci sia nulla da eccepire, tranne il fatto che possiamo
comunque attivare una valutazione immediata e, a tal fine, convoco
immediatamente una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari per stabilire come procedere, per portare avanti
l'obiettivo di esitare un disegno di legge essenziale per la nostra
Regione e per i siciliani.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 19.22, è ripresa alle ore 19.40)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunicazione del programma dei lavori parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari ha stabilito il seguente
programma dei lavori:
- nella presente seduta si procede ad incardinare il disegno di
legge n. 119-Norme stralciate I/A «Norme in materia di aiuti alle
imprese», rinviando la discussione generale all'articolo 1 del
disegno di legge medesimo;
- il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a
venerdì 15 maggio 2009, entro le ore 12.00;
- l'Aula terrà seduta martedì 19, mercoledì 20 e giovedì 21 maggio
2009 per il prosieguo dell'esame del disegno di legge.
Così resta stabilito.
VINCIULLO. Senza passare prima dalla Commissione?
PRESIDENTE. E' già stato inviato alle Commissioni.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge n. 119 - Norme stralciate I/A
«Norme in materia di aiuti alle imprese»
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al II punto dell'ordine
del giorno: Discussione del disegno di legge n. 119 - Norme
stralciate I/A «Norme in materia di aiuti alle imprese».
Invito i componenti la II Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ha facoltà di parlare il Vicepresidente della Commissione e
relatore, onorevole D'Asero, per svolgere la relazione.
D'ASERO, vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il tanto atteso disegno di legge
sul cosiddetto regime di aiuti alle imprese, che diventa uno
strumento essenziale per poter determinare la possibilità di
utilizzo dei fondi comunitari, trova sostanzialmente la sua
impostazione in quella che è la norma di riferimento base che
conteneva, per il periodo 2000 -2006, le disposizioni di aiuti alle
imprese di riferimento per il POR Sicilia 2000-2006: la legge
regionale 32 del 2000. Di fatto, oggi possiamo dire che
determiniamo una nuova legge che, in parte, modifica la numero 32
del 2000 e, in parte, introduce principi, secondo i quali devono
essere determinati i modelli di riferimento normativo per
l'applicazione della norma principale, così come disposto dalla
Comunità europea.
Il disegno di legge approvato dalla Commissione Bilancio è volto a
introdurre nell'ordinamento regionale le norme necessarie
all'attuazione della programmazione comunitaria 2007-2013, ossia la
base giuridica di riferimento delle misure dei programmi operativi
regionali di attuazione dei fondi comunitari, con particolare
riferimento agli aiuti alle imprese per tutti i settori produttivi,
inclusi l'agricoltura e la pesca (POR-FESR e POR-FSE per il 2007-
2013; Programma di Sviluppo Rurale per il 2007-2013; Fondo Europeo
per la Pesca).
L'approvazione della presente normativa è quanto mai urgente,
considerato che la nuova programmazione è già stata avviata da
tempo e i bandi per la concessione degli aiuti devono essere
emanati al più presto dagli assessorati competenti.
Il provvedimento che si sottopone al vostro esame contiene il
quadro generale della disciplina degli aiuti alle imprese operanti
nei settori dei beni culturali, della cooperazione - sia
dell'artigianato che del commercio - del turismo, del territorio e
ambiente, dell'agricoltura, della pesca e del lavoro. Il quadro
giuridico di riferimento per gli incentivi alle imprese del settore
dell'industria invece, come é noto, è stato delineato con la legge
regionale 16 dicembre 2008, n. 23.
Va innanzitutto sottolineato che, per la redazione del disegno di
legge, la Commissione ha operato in stretta concertazione ed ha
svolto un efficace ruolo di coordinamento ed integrazione con i
singoli rami dell'Amministrazione regionale interessati, in modo da
elaborare una proposta quanto più ampiamente condivisa.
Com'è noto, la base giuridica della precedente programmazione
comunitaria era costituita dalla legge regionale n. 32 del 2000.
Tale legge conteneva, per il periodo 2000-2006, le disposizioni di
aiuti alle imprese di riferimento per il POR Sicilia 2000-2006.
Essa inoltre operava un riordino della normativa regionale di
sostegno alle imprese di tutti i settori produttivi, costituendo un
testo organico di riferimento.
La legge 32 del 2000 necessitava tuttavia di essere rivista sia in
relazione ai programmi operativi adottati per il periodo 2007-2013
per la Regione siciliana che alla luce della nuova normativa
comunitaria in materia di aiuti di Stato.
Occorre tenere conto, in particolare, della circostanza che,
allora, la normativa comunitaria non prevedeva ancora la categoria
degli aiuti in esenzione i quali coprono un'ampia fetta degli
interventi a favore delle imprese.
Tale circostanza non è di poco conto, poiché gli aiuti in
esenzione possono essere erogati senza la necessità di effettuare
la previa notifica alla Commissione europea e di ottenere la
relativa autorizzazione: è prevista infatti una procedura più
snella, nell'ambito della quale gli Stati membri, sotto la propria
responsabilità, possono dar corso all'erogazione degli incentivi,
purché conformi ai parametri indicati dalla normativa comunitaria.
Su di essi, la Commissione europea eserciterà un controllo
successivo.
La Commissione europea, negli scorsi anni, ha emanato numerosi
regolamenti di esenzione concernenti i diversi settori, fino a
giungere al regolamento generale che riguarda la maggior parte
delle imprese, il regolamento n. 800 del 2008, che è stato posto a
base dell'impianto normativo che si propone.
Ciò consentirà di dare una risposta alle imprese molto più rapida
ed efficace, considerato anche che gli aiuti in esenzione
riguardano interventi di importo sensibilmente superiore a quello
stabilito per gli aiuti de minimis, che costituivano finora lo
strumento più agile a disposizione degli Stati membri.
Solo in alcune ipotesi si è scelto di mantenere la possibilità di
notificare i regimi di aiuti, ove si riterrà opportuno, con
successiva valutazione, di effettuare interventi sopra le soglie
consentite dal predetto regolamento di esenzione. In particolare,
fra le norme finali, si è prevista la possibilità di concedere gli
aiuti negli importi superiori consentiti dalla recentissima
Comunicazione adottata dalla Commissione europea per consentire
agli Stati membri di far fronte alla gravissima crisi finanziaria
ed economica che, purtroppo, stiamo attraversando.
Ci si riferisce alla Comunicazione del 16 gennaio 2009, la cui
novità più importante è costituita dalla possibilità, per gli Stati
membri, di elevare l'importo degli aiuti da concedere in de
minimis, per i prossimi due anni, da 200.000 a 500.000 mila euro.
Merita sottolineare come la risposta della nostra Assemblea sia
estremamente tempestiva nel recepire anche queste ultime novità.
Con riferimento alla tecnica legislativa da adottare per
aggiornare la legge regionale 32 del 2000, erano percorribili due
strade.
Una prima possibilità consisteva nell'abrogazione della predetta
legge con la conseguente adozione di una nuova legge di riferimento
in materia di aiuti alle imprese.
L'altra strada, che è si è scelta, era quella di procedere con un
intervento sostitutivo delle norme ormai superate, congegnando gli
articoli del presente disegno di legge come sostitutivi delle
disposizioni corrispondenti della legge regionale 32 del 2000.
Tale ultima tecnica legislativa si è ritenuta preferibile al fine
di mantenere le disposizioni di aiuti e incentivi alle imprese in
un unico testo sistematico, nell'ottica della semplificazione
normativa.
Si è altresì considerato che il Titolo XIII della legge regionale
32 del 2000 contiene disposizioni procedurali per la concessione ed
erogazione degli aiuti alle imprese ancora oggi pienamente attuali
e che nella loro concreta applicazione si sono rivelate adeguate.
Invero, la maggior parte delle norme proposte rinviano all'art. 189
della citata legge per quanto concerne le forme attraverso cui
concedere gli aiuti, e all'articolo 185 riguardo alle procedure per
l'erogazione degli incentivi.
Circa lo svolgimento dell'attività di istruttoria e di erogazione
tuttavia si propone una modifica del suddetto articolo 185 volta a
introdurre la possibilità di procedere con l'affidamento in house
delle medesime attività, secondo i criteri previsti dalla relativa
disciplina.
Il testo che oggi si porta all'attenzione dell'Aula consta di 62
articoli.
La struttura del disegno di legge è congegnata, per ogni articolo,
in modo da delineare le finalità di politica regionale che si
intendono perseguire, autorizzando i singoli Assessori competenti
al ramo a concedere aiuti a favore delle specifiche categorie di
imprese e per le tipologie di investimenti individuate dalle
disposizioni, in una delle forme previste dall'articolo 189 della
legge regionale 32 del 2000, ovvero come contributi in conto
capitale, abbattimento degli interessi, concessione di garanzie o
altre modalità. Successivi decreti attuativi, degli Assessori
medesimi, stabiliranno, nel dettaglio, gli altri elementi per
l'erogazione degli aiuti, in conformità a quanto previsto nelle
corrispondenti misure dei programmi operativi.
In questo senso va la relazione al disegno di legge a cui faccio
rinvio e, vista l'ampia partecipazione e il consenso che viene ad
esserci, ritengo di potere concludere il mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non avendo alcun altro deputato
chiesto di parlare dichiaro chiusa la discussione generale e pongo
in votazione il passaggio agli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi ricordo che la Conferenza dei
Capigruppo ha stabilito che l'Assemblea terrà seduta martedì 19,
mercoledì 20 e giovedì 21 maggio 2009.
La seduta è rinviata a martedì 19 maggio 2009, alle ore 17.00, con
il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Discussione del disegno di legge:
«Norme in materia di aiuti alle imprese» (n. 119 NS I/A)
(Seguito)
Relatore: on. D'Asero.
La seduta è tolta alle ore 19.50
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
CORONA. - «Al Presidente della Regione e all' Assessore per
l'agricoltura e le foreste, premesso che:
il Ministro delle politiche agricole e forestali, su proposta
della Regione siciliana, con decreto prot. 4399 del 23 giugno 2008
pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, ha
dichiarato l'esistenza del carattere di eccezionalità degli eventi
calamitosi verificatesi nell'intero territorio della provincia di
Messina dal 19 giugno al 30 agosto 2007 limitatamente alle colture
di ulivo, vite, nocciolo, limone e vivai ornamentali, a causa dei
quali possono trovare applicazione le specifiche misure di
intervento previste dal decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102,
così come modificato dal decreto legislativo 18 aprile 2008, numero
82;
premesso inoltre che analogo decreto n. 4400 del 23 giugno 2008 è
stato emesso per le province di Palermo, Siracusa e Trapani;
tenuto conto che le confederazioni agricole, le organizzazioni di
produttori e i singoli produttori lamentano, a fronte di
riconoscimento da parte del Ministero delle politiche agricole e
forestali delle calamità naturali abbattutesi sul territorio della
Sicilia e della Calabria nei mesi di giugno-agosto 2007, la
corrispondente mancata dichiarazione dello stato di calamità
naturale da parte dell'Assessorato regionale Agricoltura e foreste;
considerato che i produttori di agrumi e/o per loro conto le
organizzazioni di produttori avrebbero dovuto entro il 31 ottobre
2008 presentare la richiesta della compensazione agrumaria per gli
agrumi conferiti alle industrie per il periodo che va dall'1 aprile
2008 al 30 settembre 2008 e che, a causa della calamità naturale
del 2007, gran parte delle organizzazioni di produttori non ha
raggiunto con le consegne il 75% del quantitativo contrattato con
le industrie di trasformazione;
verificato che il Regolamento CE 2111/03 prevede, per le
organizzazioni di produttori che non abbiano raggiunto nelle
consegne il 75% delle quantità contrattate, l'applicazione di una
sanzione che varia in relazione al consegnato e che la sanzione non
si applica laddove vi sia una dichiarazione di stato di calamità
naturale riconosciuta dall'Assessorato;
constatato che alcune regioni, come la Calabria, hanno dichiarato
lo stato di calamità naturale e pertanto ai produttori che svolgono
la loro attività in quel territorio non verranno applicate le
sanzioni previste dal Regolamento Ce 2111/03;
evidenziato che ad oggi la Regione siciliana non ha riconosciuto
lo stato di calamità naturale;
per sapere se non ritengano di adottare urgentemente la
dichiarazione di stato di calamità naturale per la Sicilia per gli
eventi verificatisi nell'intero territorio delle province di
Messina, Palermo, Siracusa e Trapani dal 19 giugno al 30 agosto
2007». (225)
Risposta. «In riferimento all'interrogazione numero 225 formulata
dall'onorevole Corona Roberto, si rappresenta quanto di seguito
riportato.
In data 18/11/2008 con delibera della Giunta di Governo della
Regione siciliana n. 278 è stato invocato il riconoscimento della
causa di forza maggiore, in relazione alle diverse calamità
naturali verificatesi nel territorio regionale negli anni 2007 e
2008, ai fini della non applicazione delle sanzioni agli agrumi
trasformati previste dagli art. 29 e 30 del Reg. (CE) n. 2111/03.
Conseguentemente la scrivente Amministrazione ha proceduto al
riconoscimento della causa di forza maggiore per tutte le
Organizzazioni di produttori che hanno fatto richiesta ai fini
della non applicazione delle sanzioni previste degli art. 29 e 30
del Reg. (CE) n. 2111/03 per il mancato rispetto degli obblighi
contrattuali per la campagna 2007/08.A tal uopo sono stati emessi
circa 22 nulla osta positivi, e 4 nulla osta negativi, in quanto
per riconoscere la causa di forza maggiore occorre, oltre alla
delimitazione delle aree, che gli eventi calamitosi determinino una
riduzione della produzione non inferiore al 30%, sulla base del
raffronto tra la produzione ottenuta nella campagna 2007/08 e la
produzione ordinaria, generalmente calcolata prendendo come
riferimento la produzione media delle tre campagne precedenti,
escludendo le campagne per le quali è stato riconosciuto un
compenso o, nello specifico, una non applicazione di sanzioni, a
seguito di avverse condizioni atmosferiche».
L'Assessore LA VIA
BOSCO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
l'agricoltura e le foreste, premesso che:
il 30 ottobre 2008 si è verificato un nubifragio, aggravato da una
tromba d'aria, che ha investito le contrade Rovitello, Casalicchio,
Menta, ricadenti nel comune di Cammarata (AG) e altre zone
limitrofe;
per verificare i danni provocati dal violento evento atmosferico è
stato effettuato un sopralluogo da parte dei tecnici delle
amministrazioni provinciali e comunali competenti, dal cui verbale
si evince la condizione dei luoghi e dei manufatti colpiti dalla
tromba d'aria;
considerato che sono stati rilevati danni ingenti alle numerose
aziende zootecniche, essendo state colpite non solo le strutture
dei privati, ma, soprattutto, le vie di collegamento tra le
medesime aziende e le arterie di comunicazione con i centri di
raccolta e commercializzazione dei prodotti altamente deperibili
come il latte e altre derrate;
ritenuto che:
ricorrano gli estremi perché la Regione dichiari lo stato di
calamità naturale nelle zone interessate al fine di consentire ai
privati colpiti dai danneggiamenti di attingere alle risorse per
gli indennizzi;
sia necessario provvedere al ripristino dei collegamenti viari
messi a dura prova dalla violenza del nubifragio del 30 ottobre
corso;
per sapere quali interventi urgenti intenda adottare per
provvedere al ripristino della viabilità e alla messa in sicurezza
delle strade di collegamento interprovinciali colpite;
se non sia stato già avviato l'iter procedurale per la
declaratoria dello stato di calamità naturale per i comuni della
provincia di Agrigento danneggiati dalla tromba d'aria, consentendo
ai soggetti interessati la presentazione delle istanze di
indennizzo dei danni». (232)
Risposta. «In riscontro all'interrogazione di cui all'oggetto, si
forniscono gli elementi per la relativa trattazione.
La normativa in materia di danni in agricoltura prevede che la
delimitazione dei territori danneggiati da eventi atmosferici
eccezionali ha inizio con gli accertamenti da parte
dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura, competente per
territorio e si concluda entro i successivi 30 giorni dalla
cessazione dell'evento.
Allo scrivente Servizio non è mai pervenuta richiesta di
delimitazione da parte dell'IPA di Agrigento per l'evento indicato
dall'onorevole interrogante; d'altronde, dal contenuto
dell'interrogazione possono trarsi i seguenti fatti:
a) il nubifragio del 30 ottobre 2008, aggravato da una tromba
d'aria, ha colpito alcune contrade del Comune di Cammarata (AG);
b) l'evento ha determinato danni a numerose aziende zootecniche;
c) le numerose aziende zootecniche hanno subito più che danni
diretti alle strutture, danni indiretti dovuti all'impossibilità o
difficoltà di raggiungere i centri di raccolta e
commercializzazione del latte.
In merito al punto a) si fa presente che l'attivazione del Fondo
di Solidarietà Nazionale debba riferirsi esclusivamente ad eventi
che, per vastità del territorio colpito e per particolare
intensità, vadano a determinare grave pregiudizio dell'economia del
territorio, mentre vanno esclusi eventi di ridotta intensità,
esigua ampiezza territoriale o addirittura riferibili a singole
aziende, nonché danni di modesta entità o comunque rientranti
nell'ordinario rischio di impresa.
Riguardo al punto b) è da tenere presente che per l'attivazione
del Fondo di Solidarietà Nazionale è necessario il verificarsi di
un requisito essenziale: l'evento calamitoso deve compromettere per
almeno il 30 per cento la Produzione Lorda Vendibile del
territorio interessato.
Pare opportuno evidenziare come la delimitazione non possa
riferirsi a singole colture o comparti (in questo caso il comparto
zootecnico), bensì alla compromissione economica dell'intero
territorio individuato come danneggiato.
Per quanto concerne il punto c) la normativa attualmente in vigore
(art. 5, comma 6 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102,
come modificato dal decreto legislativo 18 aprile 2008, n. 82)
prevede interventi per il ripristino di danni a carico di
infrastrutture, tra le quali strade interpoderali, acquedotti
rurali, opere irrigue e di bonifica, canali di scolo, valloni ecc.
Appare opportuno - per meglio inquadrare l'operatività del FSN -
riportare alcuni stralci - significativi - di disposizioni che il
Mi.P.A.A.F. ha emanato, nel tempo, su tale problematica.
Preliminarmente, con riferimento ai danni a carico delle
infrastrutture e delle opere di bonifica , il Ministero ha
precisato che l'indagine tiene conto della natura e dell'evento
che li ha prodotti e riferisce sull'accertamento compiuto per
stabilire se l'evento in questione rientra nell'ordinarietà
stagionale, oppure se trattasi di evento eccezionale che abbia
prodotto danni particolarmente gravi che influiscono negativamente
sull'attività produttiva delle aziende agricole. Resta fermo il
concetto fondamentale che i ripristini ammissibili a finanziamento
sono quelli di particolare gravità e/o vastità territoriale che
agiscono direttamente sulla operatività e sicurezza delle aziende
agricole, e sempre che i danni si siano verificati nonostante la
efficienza e funzionalità delle opere stesse. Sono esclusi
dall'ammissione a finanziamento tutti gli interventi annuali di
ordinaria o straordinaria manutenzione .
Sempre il Ministero ha chiarito che tale tipologia di intervento
pone a totale carico del Fondo le spese occorrenti per il
ripristino, anche in condizione di migliore efficienza, delle
seguenti opere di carattere collettivo:
1. - strade interpoderali, opere di approvvigionamento idrico,
reti idrauliche e impianti irrigui;
2. - opere pubbliche di bonifica e di bonifica montana.
Tuttavia il Ministero ha chiarito, ancora, che per tali opere il
finanziamento del Fondo ha carattere suppletivo, trattandosi di
materia trasferita alle Regioni con il D.P.R. n. 11 del 1972.
Occorre, perciò, porre in essere tutti gli accorgimenti e le
limitazioni esposte nella prima parte della presente circolare
(circolare n. 7/92) per evitare la sottrazione di risorse
finanziarie destinate prioritariamente a interventi nell'ambito
delle aziende agricole. Allo scopo è indispensabile che le regioni
prestino particolare attenzione nell'esaminare le richieste da
parte di consorzi, enti e cooperative, proponendo per la
declaratoria soltanto le avversità eccezionali per le quali, da
riscontri obiettivi e documentati, risulti un diretto nesso di
causalità tra l'evento calamitoso (eccesso di pioggia, alluvioni,
ecc.), e i danni alle infrastrutture, nonostante la regolarità e
sistematicità delle manutenzioni eseguite, sia a carattere
ordinario che straordinario .
Da quanto sopra argomentato, non si ritiene che ci siano i
presupposti per l'attivazione del Fondo di Solidarietà Nazionale a
favore delle aziende agricole che hanno subito la tromba d'aria del
30 ottobre 2008 nel territorio del Comune di Cammarata».
Il
Dirigente del Servizio VII
(dr. Giuseppe Calagna)
FARAONE. - «All'Assessore per l'agricoltura e le foreste, premesso
che l'azienda foreste demaniali della Regione siciliana è titolare
di diversi beni demaniali immobiliari ricadenti all'interno dei
complessi boscati;
spesso tali beni non sono utilizzati o sono, in altri casi,
sottoutilizzati e che soprattutto potrebbero essere meglio
utilizzati nel quadro di una progettualità finalizzata alla
fruizione del bosco con attività compatibili connesse, quali per
esempio l'escursionismo naturalistico;
in alcuni casi ben determinati, invece, risulta che
l'amministrazione abbia sperimentato forme di convenzionamento con
soggetti terzi di aree boscate e/o di immobili, offrendo così la
possibilità di realizzare nuove attività imprenditoriali,
soprattutto giovanili, con indubbia ricaduta positiva e benefici a
favore del territorio, della popolazione locale nonché dei fruitori
in genere;
ritenuta l'opportunità di valutare le potenzialità del patrimonio
immobiliare dell'azienda attraverso un progetto di utilizzo
compatibile con le finalità e le attività istituzionali della
stessa amministrazione;
per sapere:
l'elenco dei beni demaniali in carico all'azienda foreste
demaniali ricadenti nella provincia di Palermo;
se e quali siano, allo stato, le convenzioni in atto tra l'azienda
e soggetti terzi per la gestione di immobili e/o forme di utilizzo
di complessi boscati e/o aree forestali;
in caso affermativo, le modalità di affidamento, la durata del
contratto e i suoi eventuali canoni». (263)
Risposta. «In riferimento all'interrogazione in oggetto si
rappresenta quanto di seguito riportato.
L'Azienda regionale foreste demaniali gestisce il patrimonio
boschivo siciliano e in particolare si occupa dell'attività di
manutenzione e miglioramento delle aree boschive, dell'ampliamento
del demanio forestale, della salvaguardia e gestione delle aree
protette (riserve naturali) ed altre attività finalizzate ad una
migliore fruizione dei boschi e degli ambienti ad alta valenza
naturalistica, la suddetta attività viene svolta attraverso i
propri Uffici centrali e periferici.
Il patrimonio immobiliare dell'Azienda foreste è costituito, oltre
che dalle aree boschive demaniali, anche da numerosi fabbricati che
insistono all'interno dei demani stessi e pervenuti nel tempo
attraverso le varie acquisizioni, queste ultime realizzate sia
mediante espropri, sia per il tramite di conferimenti volontari da
parte di privati.
Detti immobili sono costituiti in prevalenza da piccoli fabbricati
rurali, anche di origine remota, a suo tempo destinati alle
attività agricole e pastorali, nonché da altre strutture più
moderne quali stalle, magazzini o locali di deposito materiali.
Questi manufatti, laddove le condizioni strutturali lo hanno
consentito (alcuni infatti sono ridotti a ruderi), sono stati nel
tempo recuperati dall'Azienda ed utilizzati per l'attività connessa
ai lavori di manutenzione dei boschi secondo le esigenze dei
cantieri di lavoro, alcuni di essi sono stati destinati a rifugio
o riparo, nonché a locali mensa per gli operai forestali impegnati
nell'esecuzione dei lavori nel corso dell'anno, altre
infrastrutture sono invece adibite a magazzini e deposito di
materiali e di attrezzature di cantiere, nonché a ricovero di mezzi
meccanici agricoli.
Oltre ai suddetti immobili utilizzati direttamente
dall'Amministrazione Forestale (Azienda Foreste e Ispettorati) per
le attività istituzionali, ve ne sono altri, alcuni anche di
particolare pregio architettonico, che ubicati all'interno delle
Riserve o delle Aree protette sono affidati in gestione
all'Azienda, che a sua volta ha posto in essere compatibilmente
alla disponibilità finanziaria, dei progetti di recupero e
riqualificazione degli immobili in questione per essere destinati
a centri di accoglienza visitatori, centri per l'escursionismo
oppure per altre iniziative finalizzate alla promozione e fruizione
delle Riserve e alle varie attività didattiche di educazione
ambientale.
Gli immobili non compresi nelle forme di utilizzazione anzidette,
laddove ne sussista la disponibilità, possono essere dati, a
richiesta, anche a terzi, in concessione temporanea a titolo
oneroso (cfr. art. 63 comma 3 L.r. 6 aprile 1996, n.16 e s.m.i.).,
a tal proposito l'Azienda ha adottato nel corso degli anni
provvedimenti formali di concessioni amministrative di immobili
demaniali, costituiti sia da fabbricati, sia da lotti di terreni,
nei confronti di soggetti terzi, attribuendo, in via generale,
priorità alle concessioni in favore di Associazioni, Enti nonché
Cooperative giovanili che, per previsione statutaria, svolgono
delle attività compatibili o riconducibili alla valorizzazione
promozione e fruizione dei boschi demaniali (es. attività
agrituristica, escursionismo, gestione aree attrezzate, attività
ricreative e sportive e, non ultimo, attività di carattere sociale
in favore di soggetti disabili o minori a rischio c.d. ONLUS).
Oltre che alla tipologia di soggetti sopra descritta, l'Azienda ha
accordato in passato alcune concessioni di lotti di terreni
demaniali ubicati in località che, per la particolare posizione
altimetrica, rendono favorevole la diffusione di segnali
radio/televisivi. I soggetti beneficiari di tali concessioni sono
costituiti, in prevalenza, da organismi di Polizia (ripetitori ed
impianti destinati alla difesa nazionale e pubblica sicurezza,
Vigili del Fuoco e Protezione Civile, servizio pubblico e/o privato
radio televisivo, vigilanza privata, emergenza sanitaria, telefonia
ecc.), riguardo a quest'ultima tipologia di concessioni, l'Azienda
Foreste ha notevolmente limitato l'insediamento di nuovi impianti
al fine di non aggravare le preesistenti condizioni di impatto
ambientale.
Per quanto concerne i canoni di concessione, si rappresenta che la
determinazione di questi ultimi è stata affidata, nel tempo,
inizialmente agli ex UTE e in seguito agli Uffici periferici
dell'Agenzia del Demanio. Da qualche anno, la valutazione o
rideterminazione dei canoni di concessione dei beni demaniali, è
stata affidata, per convenzione, ad una Società partecipata dalla
Regione come socio di minoranza, Sicilia Patrimonio Immobiliare
S.p.A. I criteri e modalità di determinazione dei canoni da parte
della predetta Società, sui quali l'Azienda Foreste non ha alcuna
competenza, sono legati ai parametri del beneficio economico e
dell'utilità, in ossequio ai principi di valorizzazione contenuti
nel disposto dell'art. 9 della L.r. 17/2004.
Per gli Enti o Associazioni non aventi scopo di lucro è previsto
un canone ricognitorio dovuto a solo titolo di riconoscimento della
proprietà demaniale, le concessioni vengono, di norma, assegnate
per una durata che va dai 9 anni ad un massimo di 19 anni, a
seconda del tipo di utilizzo del bene demaniale o delle eventuali
spese a carico dei soggetti concessionari per il recupero degli
immobili.
Per la ricognizione sulle concessioni attualmente vigenti nella
provincia di Palermo si rimanda alla visione degli elenchi allegati
alla presente».
L'Assessore LA VIA
N.B. Per la consultazione dei relativi elenchi si può fare
richiesta al Servizio dei Resoconti dell'Assemblea regionale
siciliana.