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Resoconto d'Aula della Seduta n. 97 di martedì 30 giugno 2009
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, avverto che  del  verbale  della
  seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.

      Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
    politica determinatasi a seguito della nuova composizione della
                           Giunta di Governo

   PRESIDENTE.  Non  essendovi  comunicazioni,  di  cui  al  punto  I
  dell'ordine  del  giorno,  si passa al  II  punto  dell'ordine  del
  giorno: Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
  politica  determinatasi  a seguito della nuova  composizione  della
  Giunta di Governo.
   Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.  Signor   Presidente,   la
  ringrazio  per avermi dato la parola e perché mi consente  di  fare
  questa breve relazione sul Governo regionale, così come mi è  stato
  precedentemente richiesto dall'Assemblea.
   Il  Governo che ho ricevuto l'onore di presiedere, ormai più di un
  anno  fa,  quello di ieri e quello che ho insediato,  completandolo
  qualche giorno fa, è tenuto, come ben sappiamo tutti noi componenti
  dell'Assemblea e come gli Assessori sanno, a farsi  carico  di  una
  condizione  che  è  caratterizzata  da  una  situazione  di   crisi
  economica e sociale di portata internazionale, forse da noi più che
  altrove,  nel nostro Paese, forse in ritardo e con effetti  per  la
  verità  complessivamente attenuati, se si guarda, ad esempio,  alla
  crisi che ha travolto i sistemi finanziari che ha sfiorato soltanto
  il  nostro Paese - oggi, leggevamo di questa condanna a 150 anni  a
  proposito di uno dei protagonisti di questi crack finanziari -,  ma
  ha  certamente caratterizzato il nostro Paese e una Regione il  cui
  sistema produttivo è caratterizzato da tanti fattori di debolezza.
   Credo  che  ci  troviamo - non è sicuramente questa  la  sede  per
  un'analisi di questo genere, ma basta trarre spunti dai tanti  dati
  che  noi  leggiamo,  frutto dello studio di tanti  istituti  a  ciò
  delegati - a vivere in un contesto caratterizzato da un modello  di
  sviluppo  che  forse non ci siamo autonomamente  costruiti  ma  che
  abbiamo  subìto, che è stato governato, costruito e  realizzato  in
  altra sede.
   Caratterizzato da cosa? Sicuramente non dalla valorizzazione delle
  nostre   risorse,  quelle  del  turismo,  dell'agricoltura,   della
  gestione  migliore dei nostri beni, dei beni culturali  in  maniera
  particolare.  Caratterizzato complessivamente  dallo  sfruttamento,
  per  molti versi, dal saccheggio delle nostre migliori risorse,  da
  una  limitazione, alla quale abbiamo partecipato in questi decenni,
  dello sfruttamento, invece, di quanto di meglio la nostra Terra, il
  suo  patrimonio,  potrebbero avere prodotto e  possono  sicuramente
  vantare.
   Credo che a questo modello, negli anni, nei decenni, in questi  63
  anni di Autonomia - non è un fatto di un anno né di otto anni né di
  quest'ultimo  anno  né dei precedenti sette o  dieci  -,  a  questo
  modello  complessivamente  si  è  attagliata  l'organizzazione  del
  sistema Regione, della sua organizzazione.
   Così  si  è determinato questo surplus di personale regionale,  le
  tante  categorie,  i  tanti  gruppi, il precariato  che  certamente
  ingessano il nostro bilancio regionale e l'organico di una  Regione
  che,  sbagliando nei decenni - come vi dicevo -, è  stato  portato,
  per  nostra  scelta, ad assorbire migliaia di persone che,  magari,
  avevano  perso  il  posto  di lavoro in  questa  o  in  quell'altra
  azienda.
   Una   formula   sicuramente  sbagliata  di   interpretazione,   di
  applicazione  distorta  del sistema degli  ammortizzatori  sociali.
  Nell'organico  della  Regione, così  come  nelle  tante  agenzie  e
  aziende partecipate che la Regione negli anni ha messo su e  a  cui
  ha  dato vita, poi, tra queste migliaia di persone che hanno  perso
  il  posto  di  lavoro sono state cooptate altre decine o  centinaia
  che,   chiaramente,  con  la  perdita  del  posto  di  lavoro   non
  c'entravano niente: é anche questo sotto gli occhi di tutti.
   Un  sistema che, in un regime diverso, senza questa crisi e  senza
  le     vigilie     che     stiamo    vivendo,     si     alimentava
  assistenzialisticamente   -  non   c'è   dubbio   -   di   cospicui
  trasferimenti da parte dello Stato, da parte del Governo centrale.
   Oggi,  il dato - non è un fatto di oggi e neppure di ieri -  é  un
  dato  degli ultimi anni, che sicuramente la recessione ha aggravato
  e  determinato - credo di non sbagliare, salvo una correzione degli
  ultimi  mesi -, ci dà un primato tra le regioni italiane in materia
  di  disoccupazione, di  reddito pro-capite, di famiglie  che  ormai
  sono   entrate   nella  fascia  della  povertà,  di  un'emigrazione
  strisciante  che  non  diventa un fatto clamoroso,  ma  lo  è  già,
  sommando le cifre di ogni mese e di ogni anno.
   Giorno  per  giorno partono, non più con la valigia di cartone  in
  mano,  centinaia  di nostri figli che, magari, hanno  raggiunto  un
  livello  di professionalità e di formazione professionale  per  cui
  non  si configurano come disperati in cerca di un tozzo di pane  ma
  come  professionisti  che  comunque indeboliscono  questo  sistema,
  perché  privano del meglio di professionalità, appunto,  la  nostra
  risorsa umana. In un momento in cui, indubbiamente, vi è una  crisi
  dell'industria, leggiamo in questi giorni le scelte della Fiat  che
  stiamo  cercando di contrastare in un confronto che, ci  auguriamo,
  sia  scevro  da  pregiudizi, con dati precisi,  piuttosto  che  con
  parole  o impegni che magari lor signori ritengono noi non  abbiamo
  assolutamente intenzione, poi, di mantenere.
   Una deindustrializzazione serpeggiante, che, man mano, va toccando
  i  vari rami della produzione, salvo quelli di un'industria chimica
  pesante, il cui impatto ambientale è tale da non renderla ambita da
  altri  territori o, quindi, da altri sistemi regionali del   nostro
  Paese.
   Questo  stato  delle cose ed il Governo che ho  avuto  l'onore  di
  presiedere,   per  quanto mi riguarda e per quella  che  è  la  mia
  responsabilità, che non è certamente secondaria -  vedete,  non  ho
  voluto  assolutamente mai, sarebbe stato forse più facile imboccare
  la  strada  dell'aggiustamento o dell'accomodamento che mi  avrebbe
  risparmiato  tanti  amici, forse perduti, e qualche  contestazione,
  più  o  meno clamorosa, di troppo -, ma soltanto ritengo il  dovere
  che tutti noi dobbiamo sentire nei confronti dei nostri elettori  e
  dei  cittadini siciliani mi hanno indotto ad ogni scelta, sino alle
  ultime,   ed  a  cercare,  pur  fra  qualche  difficoltà  e   mille
  incomprensioni, di andare avanti lungo questa strada, anche  perché
  siamo   tutti  consapevoli  dei  fattori  che  aggraveranno  questa
  condizione.
   Il  federalismo fiscale prossimo venturo: se volete, nonostante  i
  rallentamenti, le Commissioni bilaterali tra il Governo centrale  e
  ciascuna Regione a statuto speciale, è governato da una legge nella
  quale  -  credo  di  poterlo  dire con  un  poco  di  saggezza,  di
  lungimiranza,  visto  che poi quasi tutti si sono  convertiti  alla
  logica  del federalismo fiscale - abbiamo introdotto alcuni  spunti
  che  potranno  dare risultati importanti. Le parole che  poi  vanno
  tutte   attuate,   certo,  della  fiscalità  di  vantaggio,   della
  salvaguardia della specialità, della perequazione infrastrutturale,
  sono parole.
   Ma   mi  auguro  che  questa  generazione  possa  battersi  perché
  diventino,   giorno  per  giorno,  nelle  politiche  dei   governi,
  soprattutto di quello nazionale e non solo, atti concreti.
   Questa  vigilia, quella di un federalismo fiscale che non ci  farà
  più sconti, quella logica dei trasferimenti per cui, comunque, poi,
  si tamponano e si turano le buche che si vanno determinando di anno
  in  anno,   chiudiamo un occhio e diamoci una pacca sulle  spalle ,
  magari  non oggi, ma fra tre o quattro anni, non lo so, sicuramente
  cesserà  e dovremo fare i conti con un bilancio che già oggi  -  lo
  leggiamo  e lo sappiamo bene - è abbastanza complicato e  difficile
  da governare e da portare fino alla fine dell'anno.
   La  seconda  vigilia  che ci spetta e che ci   attende  non  è  da
  trascurare.
   Qualcuno  avrebbe potuto dire:  ma, poi ci saranno  altri  che  la
  governeranno .  Ma  è possibile - non è sicuro,  per  carità  -,  è
  possibile  che  chissà se avremo la  fortuna',  se  permettete,  di
  rimanere ancora al di sotto di quel 75 per cento del reddito  medio
  pro-capite  dei cittadini europei; è una fortuna. Dovessimo  andare
  oltre, invece: finiranno i fondi strutturali, federalismo fiscale e
  cessazione   dei  fondi  strutturali,  con  questa  condizione   di
  bilancio, con quelle difficoltà organiche.
   Non  è  che  il  sistema  sanitario o quello  dell'organico  della
  Regione,  il personale precario da stabilizzare o meno, nessuno  di
  noi  pensa vagamente, lontanamente, di portarlo ad una liquidazione
  della  baracca', al licenziamento. Se ne fa carico certamente,  con
  grande senso di responsabilità; ma è consapevole perfettamente  che
  senza  una politica di risanamento e di radicali riforme sul  piano
  dell'azione  amministrativa - ma anche, e  soprattutto,  di  quella
  legislativa  -  questo  sistema  non  potrebbe  avere  un  avvenire
  fortunato.
   Credo sia il dovere che ciascuno di noi deve sentire.
   Io,  con  tutti  i miei limiti e i miei difetti,  mi  prefiggo  di
  consegnare  a chi verrà dopo - domani mattina, fra un  anno  o  fra
  quattro  anni  -  un  sistema regionale che,  dal  punto  di  vista
  economico  e finanziario, dal punto di vista produttivo, dal  punto
  di  vista  dell'occupazione, dal punto di vista dell'emigrazione  e
  quant'altro, sia il più possibile autonomo e non, invece,  soggetto
  alla  logica  assistenzialistica, che poi si  accompagna,  non  c'è
  dubbio, ad una politica di limitazione della nostra autonomia,  non
  soltanto politica, da scongiurare.
   Tra  mille  difficoltà  e con mille limiti, cerchiamo  insieme  di
  consegnare un sistema con i conti il più possibile in regola. Lungo
  questa  strada, la strada delle riforme e del risanamento,  ritengo
  non  per  malafede  -  che non si può essere  così  incoscienti  da
  crearci  ostacoli  o  difficoltà -, ma per  una  ancora  non  piena
  coscienza, conoscenza o consapevolezza di come stanno le  cose.  Se
  non  si sa che la nave sta per andare a sbattere o, addirittura,  è
  andata  incontro  all'iceberg,  si  può  ovviamente  continuare   a
  brindare  e danzare. Ma, quando ci si rende conto, allora si  cerca
  non  di abbandonare la nave ma di impegnarsi, costi quel che costi,
  a cercare di turare le falle che si sono determinate.
   Ecco  perché,  in  tutti  i campi dell'Amministrazione  regionale,
  siamo  stati  chiamati  a compiere delle scelte  difficili  e  che,
  ovviamente,  non possono, inevitabilmente, che essere contestate  e
  contrastate.
   Oggi, nella relazione di parifica della Corte dei Conti, a cui non
  ho  potuto  partecipare ma che vedrò di approfondire  nei  prossimi
  giorni, un rilievo positivo a questo sistema lo si fa certamente  a
  proposito del modello di ristrutturazione del sistema sanitario.
   Nessuno ha negato che un piano c'è, lo abbiamo trovato, era  stato
  sottoscritto nel 2007.
   Allora, non c'erano né l'assessore per la sanità e neppure chi  vi
  parla a governare le responsabilità del Governo della Regione e del
  sistema  sanitario  in  maniera  particolare;  altrimenti,   forse,
  avremmo  potuto  intenderci  in molto meno  tempo,  non  per  forza
  confrontandoci  con più disegni di legge, per arrivare  ad  attuare
  quello  che  era stato sottoscritto, un contratto che lo  Stato  ci
  chiamava a rispettare.
   Ecco perché questo Piano per la rifunzionalizzazione, e non per la
  chiusura  degli ospedali: tre ospedali medio-piccoli  diventano  un
  sistema  unico; laddove ci sono doppioni, si crea una sola medicina
  e,  da  un'altra parte, ci sarà un'emergenza e altrove si crea  una
  residenza  assistita privilegiando il territorio e  i  servizi  che
  precedono  la  centralità - fino ad oggi è  stato  così,  invece  -
  dell'ospedale che non consente né la risposta adeguata   né  quella
  più  conveniente.  Per cui al maggiore costo  si  è  associata  una
  domanda inappropriata, ma non l'appropriatezza di cui tanto abbiamo
  letto e di cui tanto abbiamo sentito parlare.
   Non si potrà che andare avanti lungo questa strada di una gestione
  che non potrà riguardare soltanto il centro, cioè l'assessorato,  e
  che  dovrà essere obiettiva ed efficiente e rispondere alla domanda
  di salute che viene dalla gente, senza la mediazione dell'interesse
  di questo o di quell'altro.
   In uno con questa relazione,  nonostante le mille voci che abbiamo
  sentito  in  senso  contrario,  oggi  la  Commissione  tecnica   di
  bilancio,   di   economia  e  sanità  o,   meglio,   il   Ministero
  dell'Economia  e  quello della Sanità hanno  dato  il  loro  parere
  positivo al lavoro che noi abbiamo compiuto.
   Nessun  commissariamento ma, addirittura, un grande apprezzamento,
  del  quale tutti noi, ogni siciliano, anche chi non siede in questa
  Assemblea,  può  andare fiero e orgoglioso. Che  a  questo  si  sia
  accompagnato - se permettete, penso che sia da trarne spunto con un
  minimo di soddisfazione - lo sblocco di 450 milioni del miliardo 65
  mila  euro che il Governo si era trattenuto in attesa che facessimo
  ordine  nei nostri conti, anche questo credo possa essere  un  dato
  del  quale la Sicilia e tutti i siciliani possono trarre uno spunto
  positivo o, se volete, vantarsi.
   Questo  modello,  signor  Presidente e onorevoli  colleghi,  è  un
  modello  che  dovrà  essere applicato, fatte le  dovute  modifiche,
  aggiustamenti    e    adeguamenti,    a    ciascuno    dei     rami
  dell'amministrazione, laddove lo Stato non ha alzato la mano e  non
  ha imposto nessun piano di rientro.
   Noi, comunque, ne avvistiamo la necessità, a prescindere da chi ci
  bacchetta  o  ci minaccia di commissariamento, di fare loro  quello
  che noi non saremmo stati - credevano - capaci di fare.
   Questo  modello,  piaccia  o non piaccia,  ripeto  con  tutti  gli
  aggiustamenti   del   caso,   va  applicato   in   tutti   i   rami
  dell'amministrazione regionale.
   Con  legge abbiamo tutti insieme deliberato, un paio di volte,  di
  bloccare  le  assunzioni, a proposito di quel  surplus  nel  nostro
  organico  regionale.  Questo  ha frenato  enormemente  l'incremento
  degli organici e l'aumento della spesa. Qualcuno ha fatto il furbo,
  lo  so  -  ho  avuto dettagliate notizie in tal senso -,  ha  eluso
  questa  norma, ha violato la legge. Mi auguro che ne teniamo  conto
  tutti.
   Noi  deferiremo alla Corte dei Conti, e non solo, quanti - magari,
  facendo i furbi - hanno aggirato questa norma. Così come tutti  noi
  abbiamo  voluto,  anche un po' costretti, con  l'articolo  4  della
  nostra  finanziaria connettere strettamente, attraverso il  sistema
  del  controllo  e del monitoraggio, la spesa con la certezza  delle
  entrate.
   Abbiamo  alcune  emergenze,  lo sapete,  non  servirebbe  a  nulla
  nasconderselo,  c'è semplicemente da prenderne  atto  e  vedere  di
  correre ai ripari, non frapponendo più nessun indugio. E il settore
  che  ci  deve  preoccupare di più é quello della raccolta  e  dello
  smaltimento dei rifiuti.
   Questa  riforma,  che, qualche tempo fa, è stata licenziata  dalla
  Commissione   competente,  così  come  giustamente  il   Presidente
  dell'Assemblea,  nell'individuarne  l'urgenza  e  la  priorità,  ha
  voluto  fare, merita questa attenzione secondo un modello  che  può
  essere pure cambiato, ristrutturato. Io ne ero convinto e ne  resto
  convinto. Una grande responsabilità va restituita direttamente, non
  per  l'interposizione  dei  consigli e  dei  consorzi,  ai  signori
  sindaci.
   Piuttosto che andare avanti di anticipazione in anticipazione (che
  non  può  durare molto perchè siamo già agli sgoccioli),  bisognerà
  fare  fronte  ad  un buco che, ormai, ha superato  -  credo  -  gli
  ottocento milioni di euro, che cresce giorno per giorno  di  più  e
  che,   alla  vigilia  di  un'estate  calda,  non  c'è  bisogno   di
  profetizzarne    chissà   quale   evoluzione,    va    fronteggiato
  immediatamente perché si possa fare fronte anche al debito.
   Mentre  oggi parifica la Commissione tecnica per la sanità:  terza
  notizia della quale prendere atto.
   Siamo in una condizione di emergenza: è andata deserta la gara per
  la  realizzazione dei termovalorizzatori, il cui beneficio connesso
  che, per intenderci, si definisce come  CIP6', non è cristallizzato
  attorno  al  modello  dei  quattro  termovalorizzatori  perché   ne
  possiamo  fare  due  o  ne  possiamo fare  quarantaquattro.  Certo,
  abbiamo una norma che  ci viene dall'Europa, per cui siamo tenuti a
  farlo. E perché, poi, non dovremmo farlo? Cosa abbiamo di peggio  o
  di meno buono rispetto ai tedeschi, piuttosto che ai trentini?
   Portare a quei livelli la nostra quota di differenziata applicando
  in   queste  apparecchiature  le  tecnologie  più  avanzate  e  non
  caricando sui cittadini oneri la cui consistenza, lo abbiamo  detto
  e lo abbiamo deliberato in Giunta, va attentamente vagliato.
   Altra   emergenza,  ne  abbiamo  parlato,  è  quella  del   nostro
  personale.  C'è  tanta  gente, c'è un precariato  che  deve  essere
  sottratto - lo abbiamo scritto in una direttiva che va tramutata in
  azioni confacenti - alla condizione del precariato.
   Siamo   lontani  dalle  prossime  elezioni,  forse,  politiche   o
  regionali;  ma  questa lontananza ci dovrà fare  impegnare.  Io  mi
  impegno  in  tal  senso  a  che, lontani  ormai  da  ogni  prossima
  scadenza, anche da elezioni comunali, queste decine di migliaia  di
  nostri collaboratori che lavorano nella forestale piuttosto che nei
  vari  uffici  regionali vengano sottratte a  questa  condizione  di
  precarietà  e  liberate  dal vincolo, o  dalla  illusione  o  dalla
  seduzione,  da chi governando può dare una parola o  può  dire  una
  parola che può essere per loro più interessante.
   Si sta procedendo a tappe forzate perché una pianta organica venga
  completata nella finanziaria, lo diciamo tra parentesi: nel  nostro
  bilancio abbiamo ripristinato un fondo di quiescenza che deve  dare
  garanzie a questi nostri lavoratori.
   Ancora,  la  formazione  professionale:  anche  qui,  ostacoli   e
  contrasti da parte di molti di voi.
   Non  so se, dopo avere sentito oggi la relazione di parifica della
  Corte  dei Conti, questo contrasto, o questa difformità di  vedute,
  non  si è attenuato a proposito di un sistema della formazione  per
  il  quale,  scontrandomi con amici e colleghi, ci siamo assunti  la
  responsabilità  di  mantenere  ai  previsti  194  milioni,  per  la
  previsione  finanziaria, un piano che non poteva essere portato  ad
  oltre  103  milioni  in  più,  con  annessi  altri  100  centri  di
  formazione professionale in più, per appesantire un sistema  che  -
  attraverso un controllo rigoroso che non possiamo omettere di  fare
  e  attraverso una selezione che riduca, per così dire, alla qualità
  l'esistente   e   attraverso  una  riforma  che  questa   Assemblea
  sicuramente  non  intende  rinviare  -  va  riportato  dentro  quei
  parametri e seguendo quel binario.
   Anche  nel  processo legislativo, tra consapevolezze  più  o  meno
  avvertite, tra conoscenze più o meno approfondite e non,  si  siano
  determinate intese ampie che hanno attraversato gli schieramenti, è
  una  cosa che è capitata anche qualche decennio fa in questa nostra
  regione siciliana.
   E'  la  ragione per la quale ho assunto la scelta di  azzerare  la
  Giunta  e  di  ricostituirla, è semplice ed è quella  che  riguarda
  quanti  quella consapevolezza non avevano dimostrato e circa questo
  processo  avevano alzato gli ostacoli più alti, veniva  evocato  il
  post-elezioni  europee come una sorta di giudizio  universale  che,
  poi,  avrebbe aperto la strada ad una normalizzazione  che  avrebbe
  vanificato la mia e la nostra azione di governo.
   E'  stata  questa  la  ragione  per  la  quale  abbiamo  proceduto
  all'azzeramento della Giunta, invitando i colleghi, che credevano e
  che  erano  omogenei a questo progetto e che vi  hanno  aderito,  a
  dimettersi e a ricostituire l'amministrazione regionale con  alcune
  novità.
   Certo,  una presenza più forte a testimoniare vincoli più  grandi,
  vincoli  certamente ancora più rinforzati con la società siciliana,
  coinvolgendo  imprenditoria, forze delle professioni  e  del  mondo
  accademico,  impegnati  tutti sul piano dello  sviluppo  attraverso
  riforme,   risanamento   della   legalità,   mantenendo   comunque,
  complessivamente, questo gruppo di nostri assessori all'interno del
  perimetro  della  maggioranza di questa  Assemblea  e  che  tale  i
  siciliani l'anno scorso avevano votato.
   Posso  assicurare  che da parte mia ciò è avvenuto  senza  nessuna
  esclusione e senza nessuna preclusione, certo salvaguardando - guai
  se non fosse stato così, sarei stato un Presidente irriconoscibile,
  prima  che  a  chiunque dei siciliani, a me stesso -  ogni  mattina
  dignità e autonomia al ruolo e alla funzione.
   Né  questa  autonomia,  come ho letto da qualche  parte,  è  stata
  minimamente   indebolita  da  un  confronto  -   che   io   ritengo
  fisiologico,  necessario  e  comunque  molto  proficuo  -  con   il
  Presidente  del Consiglio, dalle cui scelte e dalle cui  iniziative
  dipende molto del nostro lavoro, della proficuità del nostro lavoro
  e del perseguimento dei nostri obiettivi, così come, per quella che
  è  la competenza di carattere legislativo, dal confronto recuperato
  ormai  positivamente  e  appieno con i vertici  dei  due  rami  del
  Parlamento nazionale.
   Non  è un problema soltanto del fondo per le aree sottoutilizzate.
  Ci  sono  tante  politiche per le quali il confronto  dovrà  essere
  agile  e  duro  perché  - l'ho detto e non soltanto  in  fase  pre-
  elettorale  -  le penalizzazioni che stiamo subendo sono  grandi  e
  sono sicuramente non sopportabili.
   Lavoreremo seguendo questi binari, onorevoli colleghi.
   Gli  obiettivi sono sempre gli stessi, siamo convinti che  andremo
  avanti  con  maggiore celerità: quelli dello sviluppo,  del  rigore
  finanziario, del risanamento dei conti e delle riforme.
   Vedete, ci si chiedono i numeri, le maggioranze.
   Avete  visto  a  proposito  di tante  leggi,  quante  proposte  di
  controleggi ci siamo trovati a dover superare?
   Io  sono  convinto che avremo meno difficoltà e meno ostacoli  man
  mano  che - questo dipende molto dal Governo e dipende molto  anche
  da  me,  lo  riconosco - in tutti noi aumenterà  la  coscienza,  la
  consapevolezza, a partire dalla conoscenza, dalle cose, dai numeri,
  dalle persone.
   Ad  uno ad uno, vi voglio rendere conto; avete detto voi - non  me
  lo assumo come merito, amici cari -, che sono venuto molte volte in
  questa Assemblea.
   Signor Presidente, quando lo riterrà, ogni due mesi, ogni mese,  è
  mio  dovere,  a prescindere ovviamente dalla doverosa presenza  per
  accompagnare  e far valere il punto di vista del Governo,  che  può
  essere espresso da un assessore, ma ci tengo che il punto di  vista
  sia  espresso ogni tanto anche dal Presidente della Regione  perché
  io vi renda conto, al di là delle chiacchiere e delle battute, anzi
  ci si renda vicendevolmente conto.
   Ecco perché sono fiducioso. Anche perché forse, da questo punto di
  vista,  assessore Russo, abbiamo da lamentare a noi stessi  qualche
  manchevolezza. Sappiamo rendere conto per tagliare  la  testa  alle
  battutine,  alle spiritosaggini o alle polemiche; sappiamo  insieme
  rendere  conto  al  popolo siciliano. Questa  consapevolezza  dovrà
  crescere in noi.
   E  quando  il problema rifiuti è dinanzi all'emergenza,  lavoriamo
  anche  di notte, modificando il sistema, il modello, quello che  si
  vuole.  Se  il  Governo  ha  una proposta  che  non  viene  accolta
  dall'Aula,  non  ha  importanza. E' la regola,  è  la  legge  della
  democrazia.
   L'interessante  è che la consapevolezza ci porti a  modificare  un
  sistema  che,  se  va avanti così, complessivamente,  indubbiamente
  affonderà.
   Sono  fiducioso  non perché ho fede, ma perché ho  fiducia,  anche
  perché ho una determinazione forte, onorevoli colleghi.
   Lungo questa strada ci sono tanti ostacoli e tante difficoltà, per
  carità,  ma  non  ci si ferma, non mi fermo, tanto meno  faccio  un
  millimetro indietro.
   Anzi,  un  secondo prima di una scelta obbligata in tal senso,  io
  preferirei togliere il disturbo.


   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sono  aperte  le  iscrizioni  a
  parlare sulle dichiarazioni del Presidente della Regione.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  signori  assessori,  onorevoli  colleghi,  abbiamo  ascoltato   con
  attenzione  la  relazione del Presidente della Regione  e,  siccome
  vorremmo  partecipare  ad  un dibattito compiuto,  chiedo,  a  nome
  dell'UDC, di rinviare il dibattito d'Aula a domani pomeriggio.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, c'è una proposta  di  rinvio.  Su
  questa   proposta  ci  sono  orientamenti  da  parte  degli   altri
  Capigruppo?
   Onorevole  Cordaro,  la sua proposta di rinvio  del  dibattito  ci
  consentirebbe  di andare avanti oggi con il disegno  di  legge  sui
  regimi  di aiuto? Potremmo rinviare il dibattito a domani e  andare
  avanti oggi con il disegno di legge sui regimi di aiuto?

   CORDARO. Signor Presidente, il Gruppo parlamentare dell'UDC che io
  rappresento, ma credo di interpretare anche la volontà dell'Aula, a
  questo  punto  è assolutamente pronto ad affrontare, nell'interesse
  dei  siciliani,  il disegno di legge da tempo al nostro  esame.  E,
  quindi,  non  abbiamo nessuna difficoltà a passare alla trattazione
  del  disegno  di  legge  ribadendo  la  necessità  di  svolgere  il
  dibattito  sulle dichiarazioni del Presidente della Regione  domani
  pomeriggio.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  la
  richiesta dell'onorevole Cordaro possa accogliersi, oltre  che  per
  le   motivazioni   che  sono  state  esternate  dal  vicecapogruppo
  dell'UDC,  anche per un problema di natura personale dell'onorevole
  Leontini,  costretto  ad  allontanarsi.  Credo,  quindi,  che   sia
  doveroso permettere al capogruppo del PDL di essere presente domani
  al dibattito d'Aula.
   Accolgo, pertanto, la richiesta dell'UDC.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho nulla  in
  contrario  a  che  un  gruppo o più gruppi  parlamentari  o  l'Aula
  possano  valutare, assieme al Governo, di rinviare il  dibattito  a
  domani. Però ritengo che si debba proseguire con ordine. Non vorrei
  che si inaugurasse la stagione della estemporaneità.
   C'è   un   dibattito  politico  che  mi  pare  assolutamente   non
  secondario,  anche  ai  fini di cosa sarà quest'Aula  nei  prossimi
  giorni  e nelle prossime settimane, non dico mesi perché mi  riesce
  difficile immaginare mesi.
   Allora, procediamo con ordine. Io non ho nulla in contrario che si
  rinvii  a  domani,  però  non  mi sembra  opportuno  che  si  debba
  sospendere  il dibattito sulla crisi per proseguire con il  disegno
  di legge sugli aiuti alle imprese. Trovo stucchevole questo modo di
  fare esercizio ginnico, atletica leggera, attraverso il Parlamento.
   Se  i  Gruppi  dell'UDC e del PDL, attraverso  il  vicecapogruppo,
  volevano  chiedere il rinvio dei lavori a domani, bastava farlo  in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
   Se il Governo assicura che domani sarà presente e si continuerà il
  dibattito,  credo si possa stabilire in questo senso. Poi,  domani,
  finito  il  dibattito, si continuerà con il disegno di legge  sugli
  aiuti.
   Ma,   procedere   in   modo  altalenante,  diventa   quanto   meno
  stucchevole.
   Allora, se il Governo è disponibile a venire in Aula domani per il
  dibattito,  a  questo  punto la richiesta fatta  dall'UDC  consente
  anche  ai  Gruppi  parlamentari di istruire  una  discussione  meno
  estemporanea;  quindi,  domani, il  dibattito  potrà  essere  anche
  politicamente più compiuto.
   Pertanto,  da  questo punto di vista faccio mia  la  proposta  del
  collega dell'UDC, ma a condizione che si sospendano i lavori  e  si
  rinvii  a  domani.  Poi,  concluso il  dibattito  sulla  crisi,  si
  proseguirà  con  il  disegno  di legge sugli  aiuti  alle  imprese.
  Diversamente, si procederebbe in maniera schizofrenica.
   D'altra  parte,  signor  Presidente, la  legge  sugli  aiuti  alle
  imprese non sarà scevra da tensioni politiche, personalmente vorrei
   vedere  tutto  il  film' in quanto non credo molto  che  si  possa
  esaminare la legge in maniera neutra.
   Affrontiamo  le  questioni politiche; dopo di che,  forse,  faremo
  meglio la legge stessa.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  anche  da
  parte nostra nulla osta ad accettare la proposta di rinvio da parte
  dei Gruppi parlamentari PDL e UDC.
   Però vorrei fare una riflessione: da circa un mese si è cercato  e
  si  cerca  -  prima,  dopo,  durante le  elezioni  -  un  dibattito
  politico; ebbene, in un dibattito politico come questo non  abbiamo
  bisogno di resoconti stenografici, perché ognuno sa esattamente  di
  cosa   stiamo  parlando.  Il  fatto  che  sono  sopravvenuti  fatti
  personali può servire ad approfondire in maniera chiara, in maniera
  seria, anche la questione politica, fermo restando che, come diceva
  l'onorevole Cracolici, non si possono mischiare le cose.
   Se vogliamo risolvere il problema politico, facciamolo anche nella
  giornata  di domani, se possibile anche di mattina, perché  poi  si
  corre il rischio che, una volta affrontato il dibattito sulla crisi
  nella seduta pomeridiana, in quella stessa seduta non si affronterà
  l'esame del disegno di legge sugli aiuti alle imprese.
   Se  vogliamo fare realmente un dibattito, facciamolo una volta per
  tutte, diamoci anche dei tempi, perché vorrei ricordare che ci sono
  temi molto importanti da affrontare, come la legge sugli aiuti alle
  imprese e quella sugli ATO. Dedichiamoci pure alla politica, ma nel
  più breve tempo possibile, impegnandovi anche ventiquattro ore.
   Però,  una  volta per tutte, chiudiamo questa vicenda e diventiamo
  operativi.
   Vorrei  aggiungere che è stato il Governo a chiedere oggi,  ancora
  una  volta,  - lo ha fatto in Conferenza dei Presidenti dei  Gruppi
  parlamentari  -  di  affrontare immediatamente  il  problema  della
  situazione   politica   determinatasi   a   seguito   della   nuova
  composizione  della  Giunta di Governo. Quindi,  va  dato  atto  al
  Governo di non volersi sottrarre al dibattito.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  chiesto  di
  parlare  solo  per precisare che sono in dissenso con quanto  detto
  dai  presidenti dei Gruppi parlamentari. A mio avviso, si  dovrebbe
  procedere  prima  con il dibattito e poi con il  disegno  di  legge
  sugli aiuti.
   Sono un  giapponese', ma poco importa. Volevo dire la mia.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Mancuso, in  cosa  si  differenza  la  sua
  proposta?

   MANCUSO.  Io sono in dissenso con quanto hanno detto i  presidenti
  dei Gruppi parlamentari.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, la sua proposta è di concludere  il
  dibattito politico e poi di passare all'esame del disegno di  legge
  sugli aiuti alle imprese, oppure no?

   MANCUSO.  Signor Presidente, ribadisco di essere in  dissenso  con
  quanto hanno dichiarato i presidenti dei Gruppi parlamentari.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  non  essendoci  una   decisione
  unanime,  pongo  in votazione la proposta tendente  a  rinviare  il
  dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione a domani
  pomeriggio.

   E' approvata.

   La seduta è, pertanto, rinviata a domani, mercoledì 1 luglio 2009,
  alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


   I    - Comunicazioni.

   II  -  Dibattito sulle comunicazioni del Presidente della  Regione
  sulla  situazione  politica determinatasi  a  seguito  della  nuova
  composizione della Giunta di Governo.

   III - Discussione del disegno di legge:
   -  «Norme in materia di aiuti alle imprese» (numero 119 -  Norme
   stralciate I/A) (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 18.38

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli