Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.
Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
politica determinatasi a seguito della nuova composizione della
Giunta di Governo
PRESIDENTE. Non essendovi comunicazioni, di cui al punto I
dell'ordine del giorno, si passa al II punto dell'ordine del
giorno: Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
politica determinatasi a seguito della nuova composizione della
Giunta di Governo.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
ringrazio per avermi dato la parola e perché mi consente di fare
questa breve relazione sul Governo regionale, così come mi è stato
precedentemente richiesto dall'Assemblea.
Il Governo che ho ricevuto l'onore di presiedere, ormai più di un
anno fa, quello di ieri e quello che ho insediato, completandolo
qualche giorno fa, è tenuto, come ben sappiamo tutti noi componenti
dell'Assemblea e come gli Assessori sanno, a farsi carico di una
condizione che è caratterizzata da una situazione di crisi
economica e sociale di portata internazionale, forse da noi più che
altrove, nel nostro Paese, forse in ritardo e con effetti per la
verità complessivamente attenuati, se si guarda, ad esempio, alla
crisi che ha travolto i sistemi finanziari che ha sfiorato soltanto
il nostro Paese - oggi, leggevamo di questa condanna a 150 anni a
proposito di uno dei protagonisti di questi crack finanziari -, ma
ha certamente caratterizzato il nostro Paese e una Regione il cui
sistema produttivo è caratterizzato da tanti fattori di debolezza.
Credo che ci troviamo - non è sicuramente questa la sede per
un'analisi di questo genere, ma basta trarre spunti dai tanti dati
che noi leggiamo, frutto dello studio di tanti istituti a ciò
delegati - a vivere in un contesto caratterizzato da un modello di
sviluppo che forse non ci siamo autonomamente costruiti ma che
abbiamo subìto, che è stato governato, costruito e realizzato in
altra sede.
Caratterizzato da cosa? Sicuramente non dalla valorizzazione delle
nostre risorse, quelle del turismo, dell'agricoltura, della
gestione migliore dei nostri beni, dei beni culturali in maniera
particolare. Caratterizzato complessivamente dallo sfruttamento,
per molti versi, dal saccheggio delle nostre migliori risorse, da
una limitazione, alla quale abbiamo partecipato in questi decenni,
dello sfruttamento, invece, di quanto di meglio la nostra Terra, il
suo patrimonio, potrebbero avere prodotto e possono sicuramente
vantare.
Credo che a questo modello, negli anni, nei decenni, in questi 63
anni di Autonomia - non è un fatto di un anno né di otto anni né di
quest'ultimo anno né dei precedenti sette o dieci -, a questo
modello complessivamente si è attagliata l'organizzazione del
sistema Regione, della sua organizzazione.
Così si è determinato questo surplus di personale regionale, le
tante categorie, i tanti gruppi, il precariato che certamente
ingessano il nostro bilancio regionale e l'organico di una Regione
che, sbagliando nei decenni - come vi dicevo -, è stato portato,
per nostra scelta, ad assorbire migliaia di persone che, magari,
avevano perso il posto di lavoro in questa o in quell'altra
azienda.
Una formula sicuramente sbagliata di interpretazione, di
applicazione distorta del sistema degli ammortizzatori sociali.
Nell'organico della Regione, così come nelle tante agenzie e
aziende partecipate che la Regione negli anni ha messo su e a cui
ha dato vita, poi, tra queste migliaia di persone che hanno perso
il posto di lavoro sono state cooptate altre decine o centinaia
che, chiaramente, con la perdita del posto di lavoro non
c'entravano niente: é anche questo sotto gli occhi di tutti.
Un sistema che, in un regime diverso, senza questa crisi e senza
le vigilie che stiamo vivendo, si alimentava
assistenzialisticamente - non c'è dubbio - di cospicui
trasferimenti da parte dello Stato, da parte del Governo centrale.
Oggi, il dato - non è un fatto di oggi e neppure di ieri - é un
dato degli ultimi anni, che sicuramente la recessione ha aggravato
e determinato - credo di non sbagliare, salvo una correzione degli
ultimi mesi -, ci dà un primato tra le regioni italiane in materia
di disoccupazione, di reddito pro-capite, di famiglie che ormai
sono entrate nella fascia della povertà, di un'emigrazione
strisciante che non diventa un fatto clamoroso, ma lo è già,
sommando le cifre di ogni mese e di ogni anno.
Giorno per giorno partono, non più con la valigia di cartone in
mano, centinaia di nostri figli che, magari, hanno raggiunto un
livello di professionalità e di formazione professionale per cui
non si configurano come disperati in cerca di un tozzo di pane ma
come professionisti che comunque indeboliscono questo sistema,
perché privano del meglio di professionalità, appunto, la nostra
risorsa umana. In un momento in cui, indubbiamente, vi è una crisi
dell'industria, leggiamo in questi giorni le scelte della Fiat che
stiamo cercando di contrastare in un confronto che, ci auguriamo,
sia scevro da pregiudizi, con dati precisi, piuttosto che con
parole o impegni che magari lor signori ritengono noi non abbiamo
assolutamente intenzione, poi, di mantenere.
Una deindustrializzazione serpeggiante, che, man mano, va toccando
i vari rami della produzione, salvo quelli di un'industria chimica
pesante, il cui impatto ambientale è tale da non renderla ambita da
altri territori o, quindi, da altri sistemi regionali del nostro
Paese.
Questo stato delle cose ed il Governo che ho avuto l'onore di
presiedere, per quanto mi riguarda e per quella che è la mia
responsabilità, che non è certamente secondaria - vedete, non ho
voluto assolutamente mai, sarebbe stato forse più facile imboccare
la strada dell'aggiustamento o dell'accomodamento che mi avrebbe
risparmiato tanti amici, forse perduti, e qualche contestazione,
più o meno clamorosa, di troppo -, ma soltanto ritengo il dovere
che tutti noi dobbiamo sentire nei confronti dei nostri elettori e
dei cittadini siciliani mi hanno indotto ad ogni scelta, sino alle
ultime, ed a cercare, pur fra qualche difficoltà e mille
incomprensioni, di andare avanti lungo questa strada, anche perché
siamo tutti consapevoli dei fattori che aggraveranno questa
condizione.
Il federalismo fiscale prossimo venturo: se volete, nonostante i
rallentamenti, le Commissioni bilaterali tra il Governo centrale e
ciascuna Regione a statuto speciale, è governato da una legge nella
quale - credo di poterlo dire con un poco di saggezza, di
lungimiranza, visto che poi quasi tutti si sono convertiti alla
logica del federalismo fiscale - abbiamo introdotto alcuni spunti
che potranno dare risultati importanti. Le parole che poi vanno
tutte attuate, certo, della fiscalità di vantaggio, della
salvaguardia della specialità, della perequazione infrastrutturale,
sono parole.
Ma mi auguro che questa generazione possa battersi perché
diventino, giorno per giorno, nelle politiche dei governi,
soprattutto di quello nazionale e non solo, atti concreti.
Questa vigilia, quella di un federalismo fiscale che non ci farà
più sconti, quella logica dei trasferimenti per cui, comunque, poi,
si tamponano e si turano le buche che si vanno determinando di anno
in anno, chiudiamo un occhio e diamoci una pacca sulle spalle ,
magari non oggi, ma fra tre o quattro anni, non lo so, sicuramente
cesserà e dovremo fare i conti con un bilancio che già oggi - lo
leggiamo e lo sappiamo bene - è abbastanza complicato e difficile
da governare e da portare fino alla fine dell'anno.
La seconda vigilia che ci spetta e che ci attende non è da
trascurare.
Qualcuno avrebbe potuto dire: ma, poi ci saranno altri che la
governeranno . Ma è possibile - non è sicuro, per carità -, è
possibile che chissà se avremo la fortuna', se permettete, di
rimanere ancora al di sotto di quel 75 per cento del reddito medio
pro-capite dei cittadini europei; è una fortuna. Dovessimo andare
oltre, invece: finiranno i fondi strutturali, federalismo fiscale e
cessazione dei fondi strutturali, con questa condizione di
bilancio, con quelle difficoltà organiche.
Non è che il sistema sanitario o quello dell'organico della
Regione, il personale precario da stabilizzare o meno, nessuno di
noi pensa vagamente, lontanamente, di portarlo ad una liquidazione
della baracca', al licenziamento. Se ne fa carico certamente, con
grande senso di responsabilità; ma è consapevole perfettamente che
senza una politica di risanamento e di radicali riforme sul piano
dell'azione amministrativa - ma anche, e soprattutto, di quella
legislativa - questo sistema non potrebbe avere un avvenire
fortunato.
Credo sia il dovere che ciascuno di noi deve sentire.
Io, con tutti i miei limiti e i miei difetti, mi prefiggo di
consegnare a chi verrà dopo - domani mattina, fra un anno o fra
quattro anni - un sistema regionale che, dal punto di vista
economico e finanziario, dal punto di vista produttivo, dal punto
di vista dell'occupazione, dal punto di vista dell'emigrazione e
quant'altro, sia il più possibile autonomo e non, invece, soggetto
alla logica assistenzialistica, che poi si accompagna, non c'è
dubbio, ad una politica di limitazione della nostra autonomia, non
soltanto politica, da scongiurare.
Tra mille difficoltà e con mille limiti, cerchiamo insieme di
consegnare un sistema con i conti il più possibile in regola. Lungo
questa strada, la strada delle riforme e del risanamento, ritengo
non per malafede - che non si può essere così incoscienti da
crearci ostacoli o difficoltà -, ma per una ancora non piena
coscienza, conoscenza o consapevolezza di come stanno le cose. Se
non si sa che la nave sta per andare a sbattere o, addirittura, è
andata incontro all'iceberg, si può ovviamente continuare a
brindare e danzare. Ma, quando ci si rende conto, allora si cerca
non di abbandonare la nave ma di impegnarsi, costi quel che costi,
a cercare di turare le falle che si sono determinate.
Ecco perché, in tutti i campi dell'Amministrazione regionale,
siamo stati chiamati a compiere delle scelte difficili e che,
ovviamente, non possono, inevitabilmente, che essere contestate e
contrastate.
Oggi, nella relazione di parifica della Corte dei Conti, a cui non
ho potuto partecipare ma che vedrò di approfondire nei prossimi
giorni, un rilievo positivo a questo sistema lo si fa certamente a
proposito del modello di ristrutturazione del sistema sanitario.
Nessuno ha negato che un piano c'è, lo abbiamo trovato, era stato
sottoscritto nel 2007.
Allora, non c'erano né l'assessore per la sanità e neppure chi vi
parla a governare le responsabilità del Governo della Regione e del
sistema sanitario in maniera particolare; altrimenti, forse,
avremmo potuto intenderci in molto meno tempo, non per forza
confrontandoci con più disegni di legge, per arrivare ad attuare
quello che era stato sottoscritto, un contratto che lo Stato ci
chiamava a rispettare.
Ecco perché questo Piano per la rifunzionalizzazione, e non per la
chiusura degli ospedali: tre ospedali medio-piccoli diventano un
sistema unico; laddove ci sono doppioni, si crea una sola medicina
e, da un'altra parte, ci sarà un'emergenza e altrove si crea una
residenza assistita privilegiando il territorio e i servizi che
precedono la centralità - fino ad oggi è stato così, invece -
dell'ospedale che non consente né la risposta adeguata né quella
più conveniente. Per cui al maggiore costo si è associata una
domanda inappropriata, ma non l'appropriatezza di cui tanto abbiamo
letto e di cui tanto abbiamo sentito parlare.
Non si potrà che andare avanti lungo questa strada di una gestione
che non potrà riguardare soltanto il centro, cioè l'assessorato, e
che dovrà essere obiettiva ed efficiente e rispondere alla domanda
di salute che viene dalla gente, senza la mediazione dell'interesse
di questo o di quell'altro.
In uno con questa relazione, nonostante le mille voci che abbiamo
sentito in senso contrario, oggi la Commissione tecnica di
bilancio, di economia e sanità o, meglio, il Ministero
dell'Economia e quello della Sanità hanno dato il loro parere
positivo al lavoro che noi abbiamo compiuto.
Nessun commissariamento ma, addirittura, un grande apprezzamento,
del quale tutti noi, ogni siciliano, anche chi non siede in questa
Assemblea, può andare fiero e orgoglioso. Che a questo si sia
accompagnato - se permettete, penso che sia da trarne spunto con un
minimo di soddisfazione - lo sblocco di 450 milioni del miliardo 65
mila euro che il Governo si era trattenuto in attesa che facessimo
ordine nei nostri conti, anche questo credo possa essere un dato
del quale la Sicilia e tutti i siciliani possono trarre uno spunto
positivo o, se volete, vantarsi.
Questo modello, signor Presidente e onorevoli colleghi, è un
modello che dovrà essere applicato, fatte le dovute modifiche,
aggiustamenti e adeguamenti, a ciascuno dei rami
dell'amministrazione, laddove lo Stato non ha alzato la mano e non
ha imposto nessun piano di rientro.
Noi, comunque, ne avvistiamo la necessità, a prescindere da chi ci
bacchetta o ci minaccia di commissariamento, di fare loro quello
che noi non saremmo stati - credevano - capaci di fare.
Questo modello, piaccia o non piaccia, ripeto con tutti gli
aggiustamenti del caso, va applicato in tutti i rami
dell'amministrazione regionale.
Con legge abbiamo tutti insieme deliberato, un paio di volte, di
bloccare le assunzioni, a proposito di quel surplus nel nostro
organico regionale. Questo ha frenato enormemente l'incremento
degli organici e l'aumento della spesa. Qualcuno ha fatto il furbo,
lo so - ho avuto dettagliate notizie in tal senso -, ha eluso
questa norma, ha violato la legge. Mi auguro che ne teniamo conto
tutti.
Noi deferiremo alla Corte dei Conti, e non solo, quanti - magari,
facendo i furbi - hanno aggirato questa norma. Così come tutti noi
abbiamo voluto, anche un po' costretti, con l'articolo 4 della
nostra finanziaria connettere strettamente, attraverso il sistema
del controllo e del monitoraggio, la spesa con la certezza delle
entrate.
Abbiamo alcune emergenze, lo sapete, non servirebbe a nulla
nasconderselo, c'è semplicemente da prenderne atto e vedere di
correre ai ripari, non frapponendo più nessun indugio. E il settore
che ci deve preoccupare di più é quello della raccolta e dello
smaltimento dei rifiuti.
Questa riforma, che, qualche tempo fa, è stata licenziata dalla
Commissione competente, così come giustamente il Presidente
dell'Assemblea, nell'individuarne l'urgenza e la priorità, ha
voluto fare, merita questa attenzione secondo un modello che può
essere pure cambiato, ristrutturato. Io ne ero convinto e ne resto
convinto. Una grande responsabilità va restituita direttamente, non
per l'interposizione dei consigli e dei consorzi, ai signori
sindaci.
Piuttosto che andare avanti di anticipazione in anticipazione (che
non può durare molto perchè siamo già agli sgoccioli), bisognerà
fare fronte ad un buco che, ormai, ha superato - credo - gli
ottocento milioni di euro, che cresce giorno per giorno di più e
che, alla vigilia di un'estate calda, non c'è bisogno di
profetizzarne chissà quale evoluzione, va fronteggiato
immediatamente perché si possa fare fronte anche al debito.
Mentre oggi parifica la Commissione tecnica per la sanità: terza
notizia della quale prendere atto.
Siamo in una condizione di emergenza: è andata deserta la gara per
la realizzazione dei termovalorizzatori, il cui beneficio connesso
che, per intenderci, si definisce come CIP6', non è cristallizzato
attorno al modello dei quattro termovalorizzatori perché ne
possiamo fare due o ne possiamo fare quarantaquattro. Certo,
abbiamo una norma che ci viene dall'Europa, per cui siamo tenuti a
farlo. E perché, poi, non dovremmo farlo? Cosa abbiamo di peggio o
di meno buono rispetto ai tedeschi, piuttosto che ai trentini?
Portare a quei livelli la nostra quota di differenziata applicando
in queste apparecchiature le tecnologie più avanzate e non
caricando sui cittadini oneri la cui consistenza, lo abbiamo detto
e lo abbiamo deliberato in Giunta, va attentamente vagliato.
Altra emergenza, ne abbiamo parlato, è quella del nostro
personale. C'è tanta gente, c'è un precariato che deve essere
sottratto - lo abbiamo scritto in una direttiva che va tramutata in
azioni confacenti - alla condizione del precariato.
Siamo lontani dalle prossime elezioni, forse, politiche o
regionali; ma questa lontananza ci dovrà fare impegnare. Io mi
impegno in tal senso a che, lontani ormai da ogni prossima
scadenza, anche da elezioni comunali, queste decine di migliaia di
nostri collaboratori che lavorano nella forestale piuttosto che nei
vari uffici regionali vengano sottratte a questa condizione di
precarietà e liberate dal vincolo, o dalla illusione o dalla
seduzione, da chi governando può dare una parola o può dire una
parola che può essere per loro più interessante.
Si sta procedendo a tappe forzate perché una pianta organica venga
completata nella finanziaria, lo diciamo tra parentesi: nel nostro
bilancio abbiamo ripristinato un fondo di quiescenza che deve dare
garanzie a questi nostri lavoratori.
Ancora, la formazione professionale: anche qui, ostacoli e
contrasti da parte di molti di voi.
Non so se, dopo avere sentito oggi la relazione di parifica della
Corte dei Conti, questo contrasto, o questa difformità di vedute,
non si è attenuato a proposito di un sistema della formazione per
il quale, scontrandomi con amici e colleghi, ci siamo assunti la
responsabilità di mantenere ai previsti 194 milioni, per la
previsione finanziaria, un piano che non poteva essere portato ad
oltre 103 milioni in più, con annessi altri 100 centri di
formazione professionale in più, per appesantire un sistema che -
attraverso un controllo rigoroso che non possiamo omettere di fare
e attraverso una selezione che riduca, per così dire, alla qualità
l'esistente e attraverso una riforma che questa Assemblea
sicuramente non intende rinviare - va riportato dentro quei
parametri e seguendo quel binario.
Anche nel processo legislativo, tra consapevolezze più o meno
avvertite, tra conoscenze più o meno approfondite e non, si siano
determinate intese ampie che hanno attraversato gli schieramenti, è
una cosa che è capitata anche qualche decennio fa in questa nostra
regione siciliana.
E' la ragione per la quale ho assunto la scelta di azzerare la
Giunta e di ricostituirla, è semplice ed è quella che riguarda
quanti quella consapevolezza non avevano dimostrato e circa questo
processo avevano alzato gli ostacoli più alti, veniva evocato il
post-elezioni europee come una sorta di giudizio universale che,
poi, avrebbe aperto la strada ad una normalizzazione che avrebbe
vanificato la mia e la nostra azione di governo.
E' stata questa la ragione per la quale abbiamo proceduto
all'azzeramento della Giunta, invitando i colleghi, che credevano e
che erano omogenei a questo progetto e che vi hanno aderito, a
dimettersi e a ricostituire l'amministrazione regionale con alcune
novità.
Certo, una presenza più forte a testimoniare vincoli più grandi,
vincoli certamente ancora più rinforzati con la società siciliana,
coinvolgendo imprenditoria, forze delle professioni e del mondo
accademico, impegnati tutti sul piano dello sviluppo attraverso
riforme, risanamento della legalità, mantenendo comunque,
complessivamente, questo gruppo di nostri assessori all'interno del
perimetro della maggioranza di questa Assemblea e che tale i
siciliani l'anno scorso avevano votato.
Posso assicurare che da parte mia ciò è avvenuto senza nessuna
esclusione e senza nessuna preclusione, certo salvaguardando - guai
se non fosse stato così, sarei stato un Presidente irriconoscibile,
prima che a chiunque dei siciliani, a me stesso - ogni mattina
dignità e autonomia al ruolo e alla funzione.
Né questa autonomia, come ho letto da qualche parte, è stata
minimamente indebolita da un confronto - che io ritengo
fisiologico, necessario e comunque molto proficuo - con il
Presidente del Consiglio, dalle cui scelte e dalle cui iniziative
dipende molto del nostro lavoro, della proficuità del nostro lavoro
e del perseguimento dei nostri obiettivi, così come, per quella che
è la competenza di carattere legislativo, dal confronto recuperato
ormai positivamente e appieno con i vertici dei due rami del
Parlamento nazionale.
Non è un problema soltanto del fondo per le aree sottoutilizzate.
Ci sono tante politiche per le quali il confronto dovrà essere
agile e duro perché - l'ho detto e non soltanto in fase pre-
elettorale - le penalizzazioni che stiamo subendo sono grandi e
sono sicuramente non sopportabili.
Lavoreremo seguendo questi binari, onorevoli colleghi.
Gli obiettivi sono sempre gli stessi, siamo convinti che andremo
avanti con maggiore celerità: quelli dello sviluppo, del rigore
finanziario, del risanamento dei conti e delle riforme.
Vedete, ci si chiedono i numeri, le maggioranze.
Avete visto a proposito di tante leggi, quante proposte di
controleggi ci siamo trovati a dover superare?
Io sono convinto che avremo meno difficoltà e meno ostacoli man
mano che - questo dipende molto dal Governo e dipende molto anche
da me, lo riconosco - in tutti noi aumenterà la coscienza, la
consapevolezza, a partire dalla conoscenza, dalle cose, dai numeri,
dalle persone.
Ad uno ad uno, vi voglio rendere conto; avete detto voi - non me
lo assumo come merito, amici cari -, che sono venuto molte volte in
questa Assemblea.
Signor Presidente, quando lo riterrà, ogni due mesi, ogni mese, è
mio dovere, a prescindere ovviamente dalla doverosa presenza per
accompagnare e far valere il punto di vista del Governo, che può
essere espresso da un assessore, ma ci tengo che il punto di vista
sia espresso ogni tanto anche dal Presidente della Regione perché
io vi renda conto, al di là delle chiacchiere e delle battute, anzi
ci si renda vicendevolmente conto.
Ecco perché sono fiducioso. Anche perché forse, da questo punto di
vista, assessore Russo, abbiamo da lamentare a noi stessi qualche
manchevolezza. Sappiamo rendere conto per tagliare la testa alle
battutine, alle spiritosaggini o alle polemiche; sappiamo insieme
rendere conto al popolo siciliano. Questa consapevolezza dovrà
crescere in noi.
E quando il problema rifiuti è dinanzi all'emergenza, lavoriamo
anche di notte, modificando il sistema, il modello, quello che si
vuole. Se il Governo ha una proposta che non viene accolta
dall'Aula, non ha importanza. E' la regola, è la legge della
democrazia.
L'interessante è che la consapevolezza ci porti a modificare un
sistema che, se va avanti così, complessivamente, indubbiamente
affonderà.
Sono fiducioso non perché ho fede, ma perché ho fiducia, anche
perché ho una determinazione forte, onorevoli colleghi.
Lungo questa strada ci sono tanti ostacoli e tante difficoltà, per
carità, ma non ci si ferma, non mi fermo, tanto meno faccio un
millimetro indietro.
Anzi, un secondo prima di una scelta obbligata in tal senso, io
preferirei togliere il disturbo.
Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono aperte le iscrizioni a
parlare sulle dichiarazioni del Presidente della Regione.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
signori assessori, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato con
attenzione la relazione del Presidente della Regione e, siccome
vorremmo partecipare ad un dibattito compiuto, chiedo, a nome
dell'UDC, di rinviare il dibattito d'Aula a domani pomeriggio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è una proposta di rinvio. Su
questa proposta ci sono orientamenti da parte degli altri
Capigruppo?
Onorevole Cordaro, la sua proposta di rinvio del dibattito ci
consentirebbe di andare avanti oggi con il disegno di legge sui
regimi di aiuto? Potremmo rinviare il dibattito a domani e andare
avanti oggi con il disegno di legge sui regimi di aiuto?
CORDARO. Signor Presidente, il Gruppo parlamentare dell'UDC che io
rappresento, ma credo di interpretare anche la volontà dell'Aula, a
questo punto è assolutamente pronto ad affrontare, nell'interesse
dei siciliani, il disegno di legge da tempo al nostro esame. E,
quindi, non abbiamo nessuna difficoltà a passare alla trattazione
del disegno di legge ribadendo la necessità di svolgere il
dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Regione domani
pomeriggio.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
richiesta dell'onorevole Cordaro possa accogliersi, oltre che per
le motivazioni che sono state esternate dal vicecapogruppo
dell'UDC, anche per un problema di natura personale dell'onorevole
Leontini, costretto ad allontanarsi. Credo, quindi, che sia
doveroso permettere al capogruppo del PDL di essere presente domani
al dibattito d'Aula.
Accolgo, pertanto, la richiesta dell'UDC.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho nulla in
contrario a che un gruppo o più gruppi parlamentari o l'Aula
possano valutare, assieme al Governo, di rinviare il dibattito a
domani. Però ritengo che si debba proseguire con ordine. Non vorrei
che si inaugurasse la stagione della estemporaneità.
C'è un dibattito politico che mi pare assolutamente non
secondario, anche ai fini di cosa sarà quest'Aula nei prossimi
giorni e nelle prossime settimane, non dico mesi perché mi riesce
difficile immaginare mesi.
Allora, procediamo con ordine. Io non ho nulla in contrario che si
rinvii a domani, però non mi sembra opportuno che si debba
sospendere il dibattito sulla crisi per proseguire con il disegno
di legge sugli aiuti alle imprese. Trovo stucchevole questo modo di
fare esercizio ginnico, atletica leggera, attraverso il Parlamento.
Se i Gruppi dell'UDC e del PDL, attraverso il vicecapogruppo,
volevano chiedere il rinvio dei lavori a domani, bastava farlo in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Se il Governo assicura che domani sarà presente e si continuerà il
dibattito, credo si possa stabilire in questo senso. Poi, domani,
finito il dibattito, si continuerà con il disegno di legge sugli
aiuti.
Ma, procedere in modo altalenante, diventa quanto meno
stucchevole.
Allora, se il Governo è disponibile a venire in Aula domani per il
dibattito, a questo punto la richiesta fatta dall'UDC consente
anche ai Gruppi parlamentari di istruire una discussione meno
estemporanea; quindi, domani, il dibattito potrà essere anche
politicamente più compiuto.
Pertanto, da questo punto di vista faccio mia la proposta del
collega dell'UDC, ma a condizione che si sospendano i lavori e si
rinvii a domani. Poi, concluso il dibattito sulla crisi, si
proseguirà con il disegno di legge sugli aiuti alle imprese.
Diversamente, si procederebbe in maniera schizofrenica.
D'altra parte, signor Presidente, la legge sugli aiuti alle
imprese non sarà scevra da tensioni politiche, personalmente vorrei
vedere tutto il film' in quanto non credo molto che si possa
esaminare la legge in maniera neutra.
Affrontiamo le questioni politiche; dopo di che, forse, faremo
meglio la legge stessa.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche da
parte nostra nulla osta ad accettare la proposta di rinvio da parte
dei Gruppi parlamentari PDL e UDC.
Però vorrei fare una riflessione: da circa un mese si è cercato e
si cerca - prima, dopo, durante le elezioni - un dibattito
politico; ebbene, in un dibattito politico come questo non abbiamo
bisogno di resoconti stenografici, perché ognuno sa esattamente di
cosa stiamo parlando. Il fatto che sono sopravvenuti fatti
personali può servire ad approfondire in maniera chiara, in maniera
seria, anche la questione politica, fermo restando che, come diceva
l'onorevole Cracolici, non si possono mischiare le cose.
Se vogliamo risolvere il problema politico, facciamolo anche nella
giornata di domani, se possibile anche di mattina, perché poi si
corre il rischio che, una volta affrontato il dibattito sulla crisi
nella seduta pomeridiana, in quella stessa seduta non si affronterà
l'esame del disegno di legge sugli aiuti alle imprese.
Se vogliamo fare realmente un dibattito, facciamolo una volta per
tutte, diamoci anche dei tempi, perché vorrei ricordare che ci sono
temi molto importanti da affrontare, come la legge sugli aiuti alle
imprese e quella sugli ATO. Dedichiamoci pure alla politica, ma nel
più breve tempo possibile, impegnandovi anche ventiquattro ore.
Però, una volta per tutte, chiudiamo questa vicenda e diventiamo
operativi.
Vorrei aggiungere che è stato il Governo a chiedere oggi, ancora
una volta, - lo ha fatto in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari - di affrontare immediatamente il problema della
situazione politica determinatasi a seguito della nuova
composizione della Giunta di Governo. Quindi, va dato atto al
Governo di non volersi sottrarre al dibattito.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare solo per precisare che sono in dissenso con quanto detto
dai presidenti dei Gruppi parlamentari. A mio avviso, si dovrebbe
procedere prima con il dibattito e poi con il disegno di legge
sugli aiuti.
Sono un giapponese', ma poco importa. Volevo dire la mia.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, in cosa si differenza la sua
proposta?
MANCUSO. Io sono in dissenso con quanto hanno detto i presidenti
dei Gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, la sua proposta è di concludere il
dibattito politico e poi di passare all'esame del disegno di legge
sugli aiuti alle imprese, oppure no?
MANCUSO. Signor Presidente, ribadisco di essere in dissenso con
quanto hanno dichiarato i presidenti dei Gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non essendoci una decisione
unanime, pongo in votazione la proposta tendente a rinviare il
dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione a domani
pomeriggio.
E' approvata.
La seduta è, pertanto, rinviata a domani, mercoledì 1 luglio 2009,
alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione
sulla situazione politica determinatasi a seguito della nuova
composizione della Giunta di Governo.
III - Discussione del disegno di legge:
- «Norme in materia di aiuti alle imprese» (numero 119 - Norme
stralciate I/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 18.38
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli