Presidenza del vicepresidente Formica
GRECO, segretario f.f, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (articolo 127) sono effettuate mediante
procedimento elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per la presente
seduta gli onorevoli: Romano, Cordaro, Antinoro, Greco, De
Benedictis, Picciolo, Termine, Laccoto, Lupo, Rinaldi, Fiorenza,
Marrocco, Vinciullo e Adamo.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreto di nomina a componente di Commissione
legislativa
PRESIDENTE. Comunico che con decreto del Presidente dell'ARS n.
181 dell'1 luglio 2009, l'onorevole Francesco Scoma è nominato
componente della VI Commissione legislativa permanente Servizi
sociali e sanitari', in sostituzione dell'onorevole Antonino
Beninati, nominato Assessore regionale.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, della mozione numero 137 «Immediata
riattivazione del servizio di emergenza 118 in alcuni comuni e
frazioni della provincia di Messina», degli onorevoli Rinaldi,
Panarello, Ardizzone, Picciolo e Laccoto.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme in materia
di aiuti alle imprese» (119-Norme stralciate I/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge «Norme in materia di aiuti
alle imprese» (119-Norme stralciate I/A).
Invito i componenti la II Commissione Bilancio' a prendere posto
nell'apposito banco.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
ARDIZZONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, io vorrei sottoporre alla sua
attenzione la valutazione di sentire - mi rendo conto che,
probabilmente, non è rituale ma politicamente opportuno - il nuovo
assessore per l'industria, perché c'è, comunque, un nuovo Governo.
Noi stiamo discutendo, in sostanza, del sistema degli aiuti alle
imprese, parliamo di industria, vorremmo capire qual è
l'orientamento del Governo Lombardo-bis su questa indicazione anche
per votare, di volta in volta e su ogni articolo, con dovizia di
informazioni, con conoscenza di quello che è l'orientamento del
nuovo Governo. Pertanto, chiedo che partecipi ai lavori
dell'odierna seduta ed al prosieguo dell'esame del disegno di legge
sugli aiuti alle imprese l'assessore per l'industria, dott. Marco
Venturi, che ci può dire il suo parere, essendo peraltro una
persona altamente qualificata del settore, dandoci così un
contributo per fare un disegno di legge organico.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra
inopportuno questo richiamo alla presenza dell'assessore Venturi
perché è presente l'assessore per il bilancio, onorevole Cimino,
che è stato la mente, l'anima e, sicuramente, conosce questo
disegno di legge nei minimi particolari e può dare tutte le
spiegazioni possibili. Nello stesso tempo, non possiamo
ulteriormente ritardare l'esame di un provvedimento legislativo che
tutti i siciliani stanno aspettando.
Pertanto, l'autorevolezza dell'assessore Cimino non può
assolutamente essere sostituita da nessuno.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi intendiamo dare
un contributo alla discussione generale evitando di discutere,
ancora una volta, su cosa non va rispetto alla presenza del Governo
perché siamo stanchi, almeno per quanto mi concerne, della
situazione ormai paludosa in cui versa uno strumento così
importante come la legge di spesa del POR Sicilia 2007-2013, e
mentre articoli di stampa quotidianamente riportano accuse che
riguardano la precedente gestione di Agenda 2000', la
rendicontazione, 95 per cento rendicontato e 5 per cento che doveva
essere rendicontato entro il mese di giugno, senza invece parlare
di ciò che è stata Agenda 2000'.
Rispetto a tale esperienza, dovremmo discutere, invece, come fare
tesoro dei limiti che abbiamo registrato per quanto concerne
Agenda 2000'.
Sarebbe il caso, proprio oggi, di aprire questa discussione per
dare non un senso a tutti i costi alla discussione generale, ma per
capire come questo Parlamento dà un contributo reale per
ottimizzare il disegno di legge al nostro esame e, nel contempo,
per fare tesoro di quel che è accaduto.
Riempirci spesso la bocca spesso per ricordare solo i ritardi non
è opera e non è compito dei riformisti, e noi vogliamo
rappresentare un'opposizione riformista vera. Non è compito facile,
lo sappiamo.
Abbiamo sempre detto e letto, anche rispetto alle valutazioni
della Corte dei conti, della Banca d'Italia ed a tutti i vari
dossier che ci sono arrivati, che Agenda 2000' ha sofferto di due,
tre limiti fondamentali.
Il primo limite: 54 mila azioni, ciò significa una spesa dei fondi
strutturali non in grado di fare sistema, non in grado di puntare
alle scelte più significative per far diventare anche quello
strumento volano vero di sviluppo della nostra Regione, sulla
scorta di esperienze maturate in altre regioni, non solo italiane,
che, pur quando non sono state e non sono nell'Obiettivo 1, hanno
attivato comunque un sistema di spesa più virtuoso, in grado di
potere realmente avere un moltiplicatore, in termini di ricadute,
molto ma molto più alto rispetto a quello che abbiamo registrato in
Sicilia.
Il primo nodo è lì: come è impostato il POR 2007-2013?
Entriamo nel vivo di questa discussione, poi il centrodestra può
continuare a litigare. Noi lo sfidiamo, invece, su questo campo,
essendo fra coloro che fortemente stimolano e chiedono che non si
può perdere più un minuto per quanto concerne, invece, una buona
legge di spesa del POR 2007-2013.
Il secondo elemento che voglio sottolineare, nei pochi minuti che
mi rimangono, è la gestione e la filosofia di Agenda 2000' per
cui, appunto perché si dice che ha avuto un basso moltiplicatore
dal punto di vista di tutti i parametri e tutti gli indici -
quindi, non li cito, ne potrei citare uno, i dati che in questo
momento registriamo per quanto concerne l'occupazione in Sicilia,
la carenza di infrastrutture, anche e soprattutto la portualità e
mi fermo qui -, noi abbiamo un interesse preciso: snellire questo
testo
Non basta dire che in passato le cose non sono andate bene; non
basta citare solo le percentuali.
Rispetto a ciò, dobbiamo fare un lavoro in maniera certosina ed
attenta, meritandoci, da questo punto di vista, maggiore attenzione
su un tema del genere da parte dei cittadini siciliani.
Si tratta di un testo legislativo appesantito da aspetti che sono
assolutamente riconducibili ad una concezione ormai assolutamente
fuori da ogni logica. Basti pensare - e noi al riguardo abbiamo
presentato emendamenti - che questo Governo pensa di gestire la
legge di spesa del POR richiamando decreti che dovrebbero
sostanzialmente ripetere in maniera pedissequa ciò che è già
scritto nel POR, quello che è stato il lavoro di tutte le parti
che hanno contribuito a scrivere il Programma operativo regionale.
Allora, ci si chiede il perché.
Mi do una spiegazione - può darsi che sia sbagliata e spero di
essere smentito - e, cioè, che si tratta di una vecchia logica
politica' che tende a mettere, anche in questo senso, il ruolo del
Governo al posto in cui quel ruolo non deve essere esercitato.
Io registro l'attenzione da parte del Governo, e questo mi
emoziona, l'assessore Cimino e l'assessore Beninati stanno
ascoltando veramente quello che ora diventerà elemento di
discussione rispetto agli emendamenti ed all'articolato che
tratteremo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, facciamo in modo che i lavori
abbiano un prosieguo sereno e, soprattutto, attento su un
provvedimento legislativo ritenuto da tutti importante e
fondamentale.
ODDO. Non vorrei disturbare.
Allora, voi pensate di ripetere quanto già deciso nel POR e di
impostare un articolato che, sostanzialmente, pone al centro
nuovamente la decretazione degli assessori. Siete fuori dal mondo
La decretazione potrebbe semplicemente complicare le cose; dato che
dovrebbe attestarsi pedissequamente al testo del POR, non capisco
come si possa pensare di inserire, invece, negli articoli
strategici di ogni titolo il richiamarsi ai decreti solo per
tentare di mettere nuovamente al centro il potere esecutivo
dell'assessore delegato rispetto a momenti, ad interventi ed a
funzioni che egli non deve espletare perché tutto deve essere in
esecuzione del POR e non stabilire con decreto quello che è già
stabilito nel programma operativo.
Questo è il primo elemento su cui veramente si predica bene e si
razzola male' perché è ovvio che, invece, il Governo dovrà dare
attuazione e seguire con estrema attenzione tutta la parte
attuativa del POR, e non mettersi al centro di questioni che sono
semplicemente ripetitive dando così la sensazione che, ancora una
volta, i luoghi dove si manovrerà sono i Gabinetti degli assessori.
Capisco che quello che sto dicendo è pesante, ma l'interesse di
questo Governo deve essere quello di rendere, invece, molto ma
molto veloce l'iter di attuazione: seguire, spingere, governare
quei momenti e non attestarsi, invece, alle logiche che si rifanno
ai decreti.
Su questo, signor Presidente, e concludo, avvieremo nel corso del
dibattito alcuni nostri rilievi, alcuni nostri interventi che
tendono, invece, ad essere rapidi, ad eliminare passaggi e
contropassaggi, anche farraginosi, che potrebbero semplicemente
farci perdere tempo. Mentre é compito di tutti noi - ed è questo che
l'opposizione vuole fare -, recuperare al massimo il tempo perduto,
di cui siete voi i responsabili, per le vostre questioni e per le
vostre diatribe interne.
Solo così dimostreremo realmente che stiamo discutendo su un testo
delicato, non lo definirei solo tecnico, ma dandogli comunque, nel
contempo, come è giusto, anche un rilievo tecnico - perché un
rilievo tecnico ce l'ha - rispetto alla regolamentazione comunitaria
che disciplina la materia.
Se su questo il Governo sarà attento, penso che potremo veramente
fare un lavoro veloce ed interessante. Se, invece, su questo il
Governo vuole ancora essere di impaccio diventa un ostacolo al
raggiungimento dell'obiettivo di dare finalmente alla nostra Isola
una legge di spesa fatta bene per quanto concerne il Programma
operativo.
Mi auguro che si possa fare un buon lavoro.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
119-Norme stralciate I/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta numero 90
del 12 maggio 2009 era stato approvato il passaggio all'esame degli
articoli e, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, la discussione generale era stata rinviata
all'articolo 1 del disegno di legge medesimo. Siamo, quindi, in
fase di discussione generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Campagna. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole
collega Ardizzone, poco fa, aveva chiesto la presenza in Aula
dell'assessore per l'industria, dott. Venturi. Capisco che
l'onorevole Ardizzone ormai si è dichiarato all'opposizione e la
Presidenza considera il suo come un intervento di opposizione.
L'onorevole Mancuso ha, peraltro, detto che non c'era bisogno della
presenza dell'assessore Venturi poiché è presente in Aula
l'assessore per il bilancio Cimino.
Allora, delle due l'una, signor Presidente: io non capisco se
siamo in sede di discussione generale o, comunque, voglio capire che
decisione la Presidenza intende prendere.
Se noi accettiamo che basta l'assessore Cimino, non ho problemi;
ma lo dobbiamo capire. Non credo, comunque, che basti la presenza
dell'assessore Cimino, data l'importanza dell'argomento che si sta
discutendo in questa Aula e ritengo che sia necessaria ed opportuna
in Aula la presenza dell'assessore Venturi.
Pertanto, signor Presidente, la invito a prendere una posizione o,
comunque, a fare decidere all'Aula se c'è tale necessità.
PRESIDENTE. Certamente ha ragione l'onorevole Campagna quando dice
che avrei dovuto dare una risposta che, per la verità, mi prefiggevo
di dare anche alla luce degli interventi che si sono susseguiti. Non
a caso, l'onorevole Campagna ha citato l'intervento dell'onorevole
Mancuso.
Non vi è dubbio che, in astratto, ed anche per un rispetto nei
confronti dell'Aula, gli assessori componenti del Governo dovrebbero
essere tutti presenti in Aula, soprattutto quando si discute un
disegno di legge così importante che coinvolge tutti i rami
dell'Amministrazione regionale.
Ma, non vi è dubbio, altresì, che la presenza dell'assessore per
il bilancio, per un disegno di legge che rientra fra le sue
competenze in quanto attiene al ramo del bilancio e della
programmazione economica, assicura la presenza del Governo.
Convengo con l'onorevole Campagna che, in astratto, sarebbe utile
che tutto il Governo sia presente in Aula, soprattutto per una
legge così importante come quella in esame.
Pur tuttavia, l'Aula è sempre sovrana nel caso di proposte e,
quindi, di un voto per dirimere le questioni. E' iscritto a
parlare l'onorevole Nicola Leanza. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è giusto che
per l'esame di una legge come questa sia presente il Governo
complessivamente perché è una legge che riguarda i vari
assessorati. Ma noi non possiamo permetterci il lusso di bloccare
oggi la discussione sul disegno di legge di aiuti alle imprese.
Propongo, pertanto, di continuare estrapolando le parti
riguardanti i settori di competenza degli assessori Cimino e Di
Mauro che sono presenti e, quindi, di discutere quelle parti,
quegli articoli che riguardano il bilancio, la programmazione e
l'Assessorato della cooperazione, guidato dall'onorevole Di Mauro.
Quindi, se c'è la volontà di andare avanti - come ci deve essere
- ritengo che, conclusa la discussione generale, possiamo ripartire
dai quattro, cinque articoli che riguardano le amministrazioni di
competenza degli assessori Cimino e Di Mauro e mi auguro che, nel
frattempo, arrivino gli altri componenti del Governo per discutere
il disegno di legge nel suo complesso.
Non fermiamoci; nell'interesse generale, andiamo avanti e vediamo
di fare per intero il nostro dovere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un disegno
di legge la cui autorevolezza, nel momento più difficile della
storia dell'economia mondiale e regionale, risalta subito agli
occhi. E certamente la presenza dell'assessore Venturi, per la
qualifica e la professione che esercita, per l'autorevolezza che
esprime, non può che farci piacere, non può che essere necessaria.
In questo momento, signor Presidente, presumo che il tema più
importante sia quello di sapere quali ipotesi di lavoro, di
sviluppo hanno nella mente il Governo, l'assessore per
l'industria, in un momento in cui il clou dell'industria è la FIAT,
la quale certamente, negli ultimi 35 anni, ha fatto man bassa di
risorse nazionali, ha investito ed investe sempre risorse pubbliche
nel sito di Termini Imerese.
Più volte, in qualità di assessore per l'industria, ho avuto modo
di confrontarmi con la FIAT, la quale, negli incontri avuti, aveva
assunto impegni precisi di puntare, non ad una diversificazione del
sito in materia di lavori diversi da quelli della costruzione
dell'auto, ma avevamo concordato, in particolare con l'ingegnere
Pistone, che avremmo messo su una nuova catena per una nuova
macchina che poteva e doveva essere una macchina nuova e a metano,
e all'ingegnere Pistone avevamo offerto anche le risorse per un
centro di ricerca a Termini Imerese.
Se l'assessore per l'industria, appartenendo alla Confindustria,
regionale e nazionale, e considerata l'autorevolezza degli amici
che ha, intervenisse, ritengo che questo potrebbe essere l'unico
modo per evitare che la FIAT vada via dalla Sicilia, e non la
modifica del sito da produzione, come qualcuno ha chiesto, in
rottamazione o diversificazione o non so che cosa.
Noi non possiamo fare a meno di questa industria e di altre.
Quindi, avere una linea politica riguardo al settore dell'industria
oggi è più che mai determinante.
Signor Presidente, è necessario avere in Aula l'assessore per
l'industria che, insieme alla indubbia autorevolezza dell'assessore
Cimino e degli altri componenti del Governo, sapranno indicare
all'Aula le prossime battute per evitare che il momento, molto
difficile, che attraversiamo possa suscitare elementi di turbativa
nell'opinione pubblica, di tensioni sociali, considerato il tasso
di disoccupazione che diventa sempre più pesante e che porterà
sicuramente ad un'estate molto calda e ad un autunno ancora più
caldo.
La mia proposta, signor Presidente, è che, siccome siamo d'accordo
per andare avanti sul disegno di legge, perché è troppo importante
per essere lasciato così in Aula, e siamo anche d'accordo perché
sia esaminato nel più breve tempo possibile, proprio per queste
ragioni riteniamo pregiuziale la presenza in Aula dell'assessore
per l'industria per indicarci la strada migliore.
Infatti, mentre lui parla con il presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia, e con il presidente della FIAT, ritengo che il
Presidente della Regione possa chiedere di partecipare alla
riunione del Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno la
vertenza FIAT e, nel suo complesso, la vertenza industriale in
Sicilia per rilanciare l'industria, dopo che la Sicilia ha
abbondantemente dato un bel po' di risorse al Paese.
Rammento a me stesso e a lei, Presidente, che da circa 50 anni i
siti industriali di Priolo, di Augusta, di Milazzo e di Gela, ogni
anno danno allo Stato un gettito fiscale di almeno 40 mila miliardi
delle vecchie lire; di queste risorse non ci ritorna nulla in
nessun modo.
Ho visto la battaglia fatta dal deputato nazionale, onorevole
Commercio, dell'MPA a dicembre scorso, nella finanziaria, quando ha
richiamato il Governo nazionale alle sue responsabilità, e non solo
sui fondi FAS che non ci sono più perché, purtroppo, sono stati
ormai dirottati al nord e in Abruzzo - e su questo credo vada fatta
una riflessione -, ma anche sul federalismo fiscale, sulle risorse,
sulle nostre strade provinciali per le quali il Presidente della
Regione ha fatto più volte delle battaglie Sono risorse che non
sono arrivate e, credo, non arriveranno più. Quindi, dobbiamo
rivedere l'impostazione tattico-politica di questo Governo della
Regione per evitare che continui, da parte del Governo nazionale,
il depauperamento delle risorse regionali.
Signor Presidente, chiedo di avere il piacere della presenza in
Aula dell'assessore per l'industria e di tutto il Governo perché
possano indicarci la nuova strategia, rispetto a quella che è stata
consumata, fino qualche giorno fa, dal vecchio Governo, e per
sapere quali sono le possibilità di un futuro diverso e migliore
per i nostri corregionali.
E, a questo punto, chiedo che la mia proposta sia messa ai voti.
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, nel ringraziare gli onorevoli colleghi per i
loro interventi e l'onorevole Mancuso per la sensibilità mostrata
sulla necessità di accelerare i lavori parlamentari, voglio
ribadire come questo disegno di legge è fortemente voluto
dall'Assemblea regionale siciliana ed è stato condiviso dalla
Commissione Attività produttive, dalla Commissione Bilancio e da
una sottocommissione, in un confronto serrato con i dirigenti
regionali e con le audizioni dei vari assessori al ramo, dei
dirigenti generali, e che oggi è in Aula per trovare un momento di
approfondimento al fine di individuare le condizioni per migliorare
il testo stesso ed affrontare insieme gli emendamenti del Governo e
quelli dei deputati e accelerare così questa iniziativa concernente
i regimi di aiuto.
Devo ribadire che mi sembra fortemente strumentale, su
un'iniziativa che ha trovato il Parlamento, le commissioni e il
sottoscritto, impegnato in prima persona, richiedere la presenza
del collega Venturi, preposto all'unico ramo dell'amministrazione
regionale non interessato dal testo legislativo in esame. Ciò
grazie all'allora assessore Gianni che, nel passato Governo, fece
approvare la legge sui regimi di aiuto, quindi su questo ramo
attualmente possiamo discutere di tutte le tematiche. Ripeto, la
legge sul regime di aiuti alle industrie, grazie al precedente
Governo ed all'allora assessore Gianni, è già stata approvata.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che mi
è dispiaciuto perdere la battuta, perché avrei voluto parlare prima
che lei aprisse la discussione generale sull'articolo 1, sulle
comunicazioni della Presidenza. Capisco che ormai sono fuori tempo,
quindi mi atterrò all'aspetto formale che oggi stiamo esaminando.
Però non posso nascondere la mia amarezza nel leggere, nel
resoconto parlamentare della seduta di ieri, alcune dichiarazioni
che qualche collega ha fatto - e mi dispiace di essere andato via
qualche minuto prima -, il quale, giudicando così come opera, forse
anche nella vita privata e nella professione, pensa di giudicare
gli altri. Mi riferisco all'onorevole Mancuso e alla dichiarazione
da lui resa ieri sera.
Credo di non essermi mai sottratto anche alla polemica più dura,
ma sempre nel rispetto delle persone e senza mai scivolare sul
terreno dell'insulto e dell'insinuazione.
Ieri sera l'onorevole Mancuso, pensando che questo Parlamento sia
ormai una sala di teatro, ha ritenuto di poter giudicare il ruolo
dell'opposizione - capisco che in questo momento è incerto sulla
sua collocazione politica in quest'Aula - ascrivendo
all'opposizione il compito di chiedere favori, così come ha sempre
fatto. Forse l'onorevole Mancuso, lo dico assumendomene la
responsabilità, nella sua professione non parlamentare ha fatto
così: chiedere favori in cambio della sua attività professionale.
Credo che in quest'Aula dobbiamo abituarci allo scontro delle
idee, e non all'insulto alle persone. E ne approfitto, a proposito
di questo disegno di legge: stiamo facendo una legge che dovrebbe
essere, così è stato detto, dichiarato e annunciato, la madre di
tutte le battaglie, addirittura ricorrendo a procedure
straordinarie. Non c'è dubbio, infatti, che questo disegno di legge
ha seguito un iter particolare: il Governo non ha mai presentato un
disegno di legge sul regime di aiuti, ha presentato emendamenti al
testo che allora stavamo esaminando, credo a quello della legge
finanziaria. E l'ha fatto in Commissione Bilancio. La Commissione
Bilancio ha assunto su di sé una competenza che, forse, doveva
essere prioritariamente attribuita ad altre Commissioni di merito;
pur tuttavia, con un iter assolutamente tortuoso, siamo arrivati
all'esame di questo testo pronto per l'Aula anche con un lavoro di
sottocommissione, avendo oltretutto stralciato - come ricordava
l'assessore Cimino - la parte sull'industria perché era stata già
varata con legge specifica.
Stiamo facendo una legge sugli aiuti e non sui favori Gli aiuti,
tra l'altro - lo dico ai colleghi - non riguardano persone con nomi
e cognomi, riguardano categorie e princìpi, oltretutto fissati
dalle regole comunitarie. Ricordo che, ad oggi, si può operare in
regime di aiuti soltanto nei limiti del de minimis che, ancora ora,
non avendo una procedura formale che sancisce l'aumento del regime
del de minimis, riguarda risorse fino al limite di 200 mila euro,
limite che dovrebbe essere portato a 500 mila euro.
Credo che abbia ragione l'onorevole ex assessore Gianni, che mi ha
preceduto: questa può essere un'occasione non solo per stabilire le
procedure, perchè molte delle procedure - diciamoci la verità -
sono automatiche, ma per capire cosa vuole fare la Regione e questo
Governo, anche a modifica del precedente programma comunitario.
Se oggi dibattiamo - ed ho visto che è diventato argomento anche
di stucchevole e singolare polemica - su quanto abbiamo speso e
quanto rischiamo di perdere del precedente Programma, da tempo vado
dicendo che certamente è importante la quantità delle risorse che
si spendono e sarebbe un delitto restituire risorse, come rischiamo
di fare dato che, ormai, si è chiusa la partita della
rendicontazione, mi riferisco alla possibilità di restituire alcune
delle risorse del precedente programma.
Ma voglio dire con altrettanta nettezza che saremmo interessati a
sapere non soltanto quanto si spende, ma come si spende e se le
risorse che vengono utilizzate attraverso gli aiuti comunitari sono
finalizzate ad un reale processo di sviluppo e di nuovo sviluppo
che ci faccia uscire dalla condizione di inferiorità socio-
economica in cui oggi versa la Sicilia.
Da questo punto di vista, allora sarebbe stato interessante che
l'esame di questo provvedimento legislativo fosse accompagnato
dalla discussione sul modello di sviluppo in Sicilia: FIAT o non
FIAT, STMicroelectronics, ruolo dell'industria, ruolo della piccola
e media impresa, un modello di sviluppo finalizzato o meno ad una
esclusiva idea - suggestiva, forse, dal punto di vista romantico -
di sole, cielo e mandolino', cioè turismo e qualcos'altro. E non
pensare, invece, alla Sicilia come ad una grande regione che,
essendo tale appunto, abbia una varietà, una diversificazione dei
settori strategici che segnano lo sviluppo.
Sarebbe stato utile conoscere il progetto che accompagna queste
misure, rispetto a quali obiettivi.
Ancora una volta, siamo allo logica dello spezzettamento, manca
un'idea-guida su cosa deve essere la nuova programmazione 2007/2013
in Sicilia. Manca, onorevole Gianni, anche perché - ed è questo il
paradosso, a tutto possiamo assistere tranne che alle commedie - la
nuova programmazione che è stata sottoposta all'esame dell'Unione
Europea e che è operativa con il nuovo Piano operativo FESR, altro
non è che la continuazione del precedente POR 2000/2006. Una stanca
ripetizione di attività e di incapacità addirittura di spesa,
tant'è che forse dovremo restituire una parte delle risorse
all'Unione Europea, perché la Sicilia non solo non vuole
riconoscere i limiti della precedente programmazione, che ci
portano appunto a restituire delle risorse, ma continuiamo in una
logica frammentaria che non servirà a rilanciare lo sviluppo e a
dare una prospettiva economica di rilancio della nostra Regione.
E ciò non è stato fatto con questo disegno di legge; è stato
fatto, onorevoli Gianni, Cimino e onorevoli componenti della
maggioranza di ieri e dell'altro ieri, dal Governo che, nel luglio
2007, ha sottoscritto il piano operativo FESR 2007/2013,
nell'assoluta continuità col programma precedente.
E allora, lo dico ai colleghi, a tutto possiamo assistere tranne
che alle lacrime di coccodrillo.
Se questo nuovo piano si avvia inesorabilmente verso i limiti ed
il fallimento del precedente, è figlio non di questa legge ma di
una concezione che vede nel frammento e nella parcellizzazione
l'idea-guida che ha segnato, dal 2000 ad oggi, l'attività e l'uso
dei fondi comunitari. Tant'è che abbiamo assistito ieri sera ad una
discussione sugli aiuti, non sui favori, onorevole Mancuso, perché
lei scambia aiuti e favori. Poi me lo dica lei, anzi me lo dica
anche fuori da quest'Aula, se vuole in un'aula di tribunale per
quello che le ho detto, perché l'ho detto con cognizione.
MANCUSO. Glielo dico qui.
CRACOLICI. Aiuti come quelli della FIAT, di cui abbiamo parlato
ieri sera a proposito del famoso Piano A.
Il Piano A non si è fatto perché la Regione Sicilia, a livello di
affidabilità e credibilità, ha un tasso pari a zero, in quanto ha
una classe dirigente di imbroglioni che fanno annunci ma che non
sono in grado di fare provvedimenti. Infatti, nel giugno 2007,
onorevole Gianni, fu sottoscritto un accordo con la FIAT; poi, a
febbraio 2008, dopo la seduta d'Aula del 5 febbraio in cui si
dimise il Presidente della Regione, si scoprì - appunto, qualche
giorno dopo - che bisognava fare una legge, peraltro già annunciata
e contrattata con la FIAT. Onorevole Gianni, non ce l'ho con lei,
tra l'altro non era lei assessore, lei era presidente di
commissione.
Signor Presidente, la verità è che la vicenda FIAT appariva una
vicenda da marziani, perché se la questione dell'uso dei fondi
comunitari è costruita nella logica del frammento, la vicenda FIAT
era una vicenda di Termini Imerese. Cosa c'entrava la Sicilia? Era
un problema, al massimo, di Palermo. E, siccome l'idea del
frammento produce questi risultati, che ciò che riguarda Termini è
di Termini e quel che riguarda Milazzo è di Milazzo, o quello che
riguarda Gela è di Gela e non della Sicilia, siamo arrivati al
punto in cui siamo.
Rischiamo di perdere la FIAT per una scelta scellerata da parte
della classe dirigente che, prima del 5 febbraio e dopo il 5
febbraio, ha gestito la procedura di aiuti per fare impresa, per
lasciare know-how, per costruire ricerca, per introdurre
innovazione e modernità, perché noi siamo, forse, più bravi e con
questa legge lo faremo, è giusto farlo, e faremo bandi per
garantire un po' di risorse a tutti. Ma non abbiamo idea di cosa
significa sviluppo, crescita e occupazione in termini generali.
Mi scuserà il Presidente, ho voluto fare questo intervento
approfittando della discussione generale sul disegno di legge,
rimarcando i limiti e sapendo che nel merito discuteremo di poche
cose perché stiamo discutendo, in realtà, dei settori che sono
stati già individuati dal piano operativo, delle procedure con le
quali dobbiamo operare nel regime di aiuto che discende dal
regolamento dell'Unione europea.
Certo, vi sono delle facoltà, e con questa legge si fanno delle
scelte. Su alcune non sono d'accordo, e lo dirò; farò una battaglia
parlamentare, onorevole Mancuso, parlamentare'
Sa cosa vuol dire fare il parlamentare? Significa fare emendamenti
alla luce del sole, non frequentare le sacrestie degli assessorati,
come lei è abituato a fare.
Da questo punto di vista, credo che abbiamo il dovere comunque di
licenziare questo testo, di garantire che parta l'attività di aiuti
in un momento, tra l'altro, drammatico della nostra economia per le
imprese siciliane. Evitiamo però il pianto del coccodrillo',
perché tutto ci possiamo aspettare, tranne che, a seconda dei
momenti in cui si svolge una funzione politica, ognuno reciti una
parte negando e dimenticando quello che ha contribuito a
determinare fino a qualche minuto prima.
Nel merito, esamineremo, articolo per articolo, il disegno di
legge proponendo le nostre idee di modifica. Riteniamo però che
questa legge debba essere varata perché, prima sarà varata, prima
potrà partire l'attività di effettiva attivazione delle risorse
comunitarie.
Oltretutto, ricordo che, nel dicembre 2009, dovremo rendicontare
il primo anno, il 2007, che non c'entra nulla con questa legge.
A forza di aspettare fino alla fine, però, accade come recita un
detto siciliano, e non voglio tradurlo perché penso che il dialetto
debba costituire anche una forma di comunicazione nelle
istituzioni, mentri 'u mericu sturia 'u malatu si nni va'.
E credo che questa Sicilia non possa permettersi di studiare la
malattia mentre il malato muore.
Presidenza del vicepresidente Formica
Per fatto personale, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento
interno
MANCUSO. Chiedo di parlare per fatto personale, ai sensi
dell'articolo 104 del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, vi invito a mantenere la discussione nei
limiti accettabili in un Parlamento; ovviamente, l'invito vale per
l'onorevole Mancuso come valeva prima per l'onorevole Cracolici.
MANCUSO. Signor Presidente, sia l'educazione sia il modo di
rappresentare le cose mi possono contraddistinguere rispetto al
collega che mi ha preceduto e intervengo per capire quale tasto ho
toccato. Perché? Per ricevere queste offese personali da parte di
un capogruppo di un partito importante, come il Partito
Democratico, rileggendo il mio intervento dove non c'è nessun
riferimento al capogruppo, è chiaro che, se si è così alterato, ho
toccato un tasto che neanche io mi sono reso conto.
Rileggo ciò che ho detto ieri: L'intervento politico è
assolutamente nella persona e nel pensiero, ma l'intervento
politico di dire che non c'è una maggioranza che sostiene questo
Governo è indecente, detto da parte del Partito Democratico.
Qual è il gioco che state facendo? Cosa cercate di fare?
All'opposizione siete, all'opposizione dovete rimanere perché
Berlusconi non vi farà passare mai; questo è un Governo di
Berlusconi, attenzione, di Berlusconi e voi siete il Partito
Democratico, siete quelli che avete rovinato l'Italia per anni; non
c'entrate nulla e non ci sono le maggioranze parlamentari che
possono rivoltare o fare i ribaltoni. Voi non c'entrate.
Rassegnatevi a fare l'opposizione in maniera seria e ogni tanto ci
chiedete qualche favore. Ce n'è pure per voi e non dovete avere
problemi sotto questo profilo; ci siete anche abituati .
CRACOLICI. Lei giudica per come opera.
MANCUSO. Questa è la frase per cui, forse, dove l'intervento era
sul Partito Democratico, lei si è sentito offeso personalmente per
invettive personali ad un deputato, aggiungendo riferimenti a
Procure della Repubblica o ad azioni da me compiute nell'esercizio
delle mie pregresse funzioni, prima di diventare parlamentare.
La invito, gentilmente, a formalizzare quanto lei dice in questa
Aula in modo estemporaneo, offensivo ed anche senza una logica solo
perché, ritengo, é molto adirato per ciò che ho dichiarato.
Ho dichiarato che dovete fare l'opposizione, mi sembra che sia un
mio diritto dirlo, considerato che ieri non ho visto l'opposizione;
è un mio diritto, anzi, dire di avere visto l'opposizione che è
scomparsa.
Ho assistito ad un blando intervento del presidente del Gruppo
parlamentare del Partito Democratico in cui non diceva nulla, con
l'assist del segretario regionale del Movimento per le Autonomie
che si richiamava alla gentilezza e alla simpatia del presidente
del Gruppo parlamentare del Partito Democratico - ha detto pure che
gli piace, tutto ciò è scritto negli atti parlamentari - precisando
pure il desiderio che i provvedimenti siano approvati anche con il
benestare del Partito Democratico e dell'UDC, da tutti i 90
parlamentari.
Tutto ciò è legittimo. La mia non è certo un'accusa, ma non
capisco perché il presidente del Gruppo parlamentare del Partito
Democratico se la prenda con me. Stavo solo dicendo che i deputati
dell'opposizione devono fare l'opposizione
Comprendo il momento di nervosismo e per questo scuso l'onorevole
Cracolici per ciò che ha detto. Vorrei soltanto precisargli - visto
che ha i suoi ben informati e informatori - che non frequento
nessun ufficio di Gabinetto di nessun Assessorato. Soltanto una
volta, in nove anni da parlamentare, sono andato a trovare
l'assessore Scoma nel suo ufficio e non ho mai, sotto nessun
profilo, chiesto a nessun assessore interventi in mio favore.
Non so se l'onorevole Cracolici possa dire la stessa cosa, perché
sarebbe smentito nei fatti, non da me, ma da tutti gli assessori
con cui ha avuto certamente un modo di rapportarsi con i proprio
ruoli.
Pertanto, la prego di non offendere i parlamentari che,
legittimamente, siedono in questo Parlamento, la prego di calmarsi
e, soprattutto, a rassegnarsi al suo ruolo che è quello di
presidente del Gruppo parlamentare dell'opposizione.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
119 - Norme stralciate I/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprende il seguito della
discussione del disegno di legge numero 119 - Norme stralciate I/A
«Norme in materia di aiuti alle imprese».
ANTINORO. Signor Presidente, chiedo un voto dell'Aula perché non è
presente l'assessore per l'industria.
PRESIDENTE. Onorevole Antinoro, la richiesta di votazione sulla
presenza o meno dell'assessore per l'industria, finalizzata a sé
stessa, non ritengo che abbia alcuna attinenza. Altro caso è se voi
chiedete, o se l'onorevole Gianni chiede, il rinvio della seduta
per la mancanza qui dell'assessore Venturi.
GIANNI. Signor Presidente, ho formulato proprio questa richiesta,
ma forse mi sono espresso in modo poco chiaro.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, considerato che stiamo trattando una
legge importante, bisogna formulare delle richieste chiare,
esplicite e comprensibili.
Un conto è chiedere la presenza in Aula dell'assessore per
l'industria, che non è obbligatoria, e un conto è chiedere un voto
d'Aula per rinviare la trattazione della legge a quando ci sarà in
Aula la presenza dell'assessore per l'industria: sono due cose
diverse.
E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che,
anche sul piano del senso delle istituzioni, ci siano degli
interventi che non portano bene per il futuro di quest'Aula.
Fare processi alle intenzioni, giudicare comportamenti di partiti
e di singoli deputati mi sembra un errore che, poi, ricade anche
sul clima e sul profilo istituzionale che ciascuno di noi dovrebbe
tenere in quest'Aula.
Per quanto mi riguarda, sono convinto che i ruoli di opposizione e
di maggioranza li abbiano decisi i cittadini. Sono stato chiamato a
fare opposizione, ho fatto opposizione in maniera seria e credo che
lo continueremo a fare, come Partito Democratico, con senso del
dovere e rigore morale.
Questo scambio di accuse su chi ritiene che si possa fare meglio
l'opposizione non serve né all'Assemblea regionale né alla Sicilia.
Sono, piuttosto, preoccupato dall'assenza di consapevolezza sulla
gravità della situazione finanziaria: sono alti i rischi in
Sicilia, in ordine ai primati negativi che abbiamo sul piano
economico e sociale.
Dopo tanto tempo di ritardi, questo disegno di legge non può
essere esaminato in maniera frettolosa, non può ripetere i vizi di
una impostazione che è stata devastante per la Sicilia.
Sui fondi extraregionali si sono dette tante cose. Ma le
responsabilità non sono solo dei Governi nazionali, c'è una
responsabilità palese del Governo regionale e delle classi
dirigenti locali in ordine al modello. In barba al principio della
concentrazione che ci viene suggerito dall'Unione Europea, abbiamo
vanificato il Programma comunitario 2000/2006; lo abbiamo
vanificato perché le misure in maggiore ritardo sono quelle che
riguardano le caratteristiche del nostro territorio e la spesa è
stata frammentata in mille rivoli.
Adesso, approvare la legge sul regime di aiuti alle imprese
significa anche dare una svolta sul piano dell'impostazione. Il
Programma 2007/2013 rappresenta l'ultima opportunità per la
crescita della nostra Regione; se ripetiamo gli stessi errori che
abbiamo commesso con il piano precedente, vanificheremo una grande
opportunità di crescita e di sviluppo per la Sicilia con
responsabilità enormi anche in ordine alla distribuzione
dell'apparato burocratico: in questo momento abbiamo sei dirigenti
generali della Regione a disposizione, pagati 180 mila euro l'anno,
e abbiamo dirigenti esterni che hanno l'interim e che percepiscono
più di 200 mila euro l'anno.
Pure nell'elaborazione dei provvedimenti c'è un ritardo enorme sul
piano dell'utilizzazione razionale dei nostri dirigenti regionali.
E un Governo che ritiene di avere credibilità in ordine alla
eliminazione degli sprechi non può tenere sei persone che non fanno
niente e percepiscono lo stipendio e altre, invece, che hanno il
doppio incarico, sia pure qualcuno fino a dicembre
Questo sarà oggetto di una specifica indagine, anche in ordine ai
dubbi di legittimità sul piano costituzionale. Il buon andamento
della pubblica amministrazione non si risolve tenendo alcuni
dirigenti generali a non fare niente ed altri dirigenti che hanno
il doppio lavoro o che non hanno cinque anni di dirigenza e,
quindi, senza i titoli per essere contrattualizzati con la Regione
- su questo aspetto indagheremo sul piano legale, con un apposito
atto ispettivo -, ma questa è anche l'occasione per dire che, dal
2001 al 2007, noi abbiamo bruciato immense risorse. Risorse
previste nel DPEF che l'assessore Cimino conosce bene: su 16,5
miliardi di euro, avendo riprogrammato tante volte, abbiamo speso
soltanto il 18,5%
C'è, quindi, un problema della Regione, che ha i soldi ma non sa
spenderli e, dopo due anni, i bandi del nuovo Programma comunitario
2007/2013 sono pochissimi.
Allora, questa legge va fatta ma, per quanto mi riguarda, va fatta
bene e non in maniera frettolosa; va fatta per segnare una svolta
reale in ordine ai rapporti che la Regione deve avere con le altre
istituzioni, sia nazionali che comunitarie.
Sono qui per lavorare. Noi dell'opposizione, pur essendo
all'opposizione, vogliamo dimostrare, senza sconti, perché nessuno
pensi di interpretare il modello di opposizione che dobbiamo fare,
che siamo un partito che ha cultura di governo. E, per il bene
della Sicilia, questa legge deve essere approvata, ma - ripeto -
deve essere approvata bene perché una settimana in più, in questo
momento, non copre i ritardi enormi e le grandi responsabilità su
una impostazione che riteniamo sbagliata e che deve essere
modificata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marziano. Ne ha
facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni
abbiamo sentito sempre più spesso intervenire colleghi della
maggioranza, preoccupati perchè il Partito Democratico non farebbe
l'opposizione; ci viene, cioè, richiesto con forza, passione e
trasporto di fare l'opposizione. C'è la preoccupazione, tra le
forze della maggioranza, che il maggiore partito di opposizione non
faccia il proprio mestiere.
Vorrei fare rilevare che, se la vicenda politica regionale ha
subìto l'accelerazione e le scosse che ha subìto nell'ultimo mese e
mezzo, è perché qualcosa non ha funzionato nella maggioranza e non
nell'opposizione. Qualcosa non ha funzionato perché i siciliani
avevano chiamato a governare la Sicilia una coalizione di governo,
una coalizione di partiti e questa coalizione è stata ritenuta dal
suo Presidente non in grado di governare la Sicilia.
Allora, il primo problema che dovrebbero porsi i colleghi della
maggioranza, preoccupati, è di come fanno il governo, di come fanno
la maggioranza, di come rispettano il ruolo che i siciliani hanno
dato loro, quello di governare la Sicilia, di come si pongono
l'esigenza di rispettare il mandato popolare rispetto al fallimento
che il Presidente della Regione ha sancito con i suoi atti e che,
per recuperare il quale, ha dovuto fare le cose che ieri ha
illustrato.
Il vero deficit democratico che c'è in questa Regione e in questo
Parlamento è l'incapacità della maggioranza di svolgere il proprio
ruolo.
Il ruolo del PD è un ruolo di chiara opposizione. Il problema è
che come fare l'opposizione lo decide il Partito Democratico, non
lo devono decidere i partiti della maggioranza. E se l'opposizione
duttile che ha fatto il PD ha contribuito a far implodere questa
corazzata che era la maggioranza, in qualche modo continueremo a
farla con la chiarezza con cui l'abbiamo fatta e con la capacità di
incidere nelle vicende con cui l'abbiamo condotta.
Signor Presidente, torno alla ragione che mi aveva fatto decidere
di intervenire, quella di cercare di dimostrare, di contribuire a
dimostrare come sia assolutamente urgente e impellente
l'approvazione, non già solamente del disegno di legge numero 119
sul regime di aiuti alle imprese, ma della messa in moto
dell'intera macchina riguardante i fondi europei.
Vorrei ricordare, onorevole Presidente, che la Sicilia dispone di
qualcosa come 20 miliardi di euro per i prossimi anni, fino al
2013. E dico 20 miliardi di euro perché ai fondi, che mi permetto
di citare con grande precisione, ai 6 miliardi e mezzo di euro del
Fondo di sviluppo regionale (FESR), vanno aggiunti i 2 miliardi di
euro del Fondo sociale europeo, i 150 milioni di euro del Fondo per
la pesca, i 2 miliardi di euro del Piano di sviluppo rurale, i 4
miliardi 968 milioni delle quote di PON che ricadono sulla Sicilia.
Appena qualche giorno fa, il Governo ha firmato con il ministro
Gelmini un protocollo che farà avere alla Sicilia qualcosa come 500
milioni di euro di ricaduta nel mondo della ricerca.
Allora, dobbiamo avere attenzione anche a quella quota assai
rilevante, il 32 per cento, delle risorse destinate alla Sicilia
sono poi quote del PON che verranno in aggiunta; certo, poi ci
sono pure i famosi 4 miliardi 300 milioni di euro, che lo Stato ci
deve, dei fondi FAS.
Faccio presente che negli ultimi giorni sono spariti altri 220
milioni e che la cifra di cui si parla adesso non è più 4 miliardi
310 milioni di euro, ma 4 miliardi e 93 milioni. Il che significa
che sono stati drenati dalle risorse destinate alla Sicilia, in
silenzio e senza che nessuno protestasse, altri 220 milioni di
euro.
Signor Presidente, mi rivolgo a lei e ai colleghi parlamentari:
noi non dobbiamo guardare alla tappa del 2013 perché si potrebbe
dire che le somme le dobbiamo impegnare entro il 2013 e poi
spendere entro il 2015. Non è così.
Come diceva l'onorevole Cracolici, appena qualche minuto fa, la
Sicilia, cioè il sistema che ruota attorno alla Regione, deve
spendere, entro il 31 dicembre 2009, almeno 360 milioni di euro,
pena la restituzione all'Unione europea. Entro il 31 dicembre 2010
deve spendere un miliardo e 260 milioni di euro.
Sono cifre che costituiscono il bilancio di intere regioni e noi,
con i bisogni della nostra popolazione, con i bisogni delle
imprese, con le esigenze che hanno le istituzioni locali, ci
permettiamo di tenere fermi, inutilizzati, un miliardo 260 milioni
di euro nell'arco di pochi mesi, 18 mesi circa.
Mancano, perché queste somme possano essere spese, le linee-guida
dei piani di sviluppo strategici per gli enti locali.
Per ben dieci anni, io ho svolto la funzione di amministratore e
so con quali e quante difficoltà gli enti locali sono costretti a
dibattersi, difficoltà di risorse finanziarie. Ebbene, una quota
rilevante di queste risorse sono inutilizzate, mentre nei comuni e
nelle province giacciono numerosi programmi.
E' necessario che dal Governo e dai vari dipartimenti partano gli
input affinché la Regione si doti di un parco progetti
territoriali, frutto del confronto con i territori e con le
istituzioni locali.
Ho avuto modo di apprezzare in questi mesi il lavoro certosino,
minuzioso, preciso, che sta svolgendo il dirigente del Dipartimento
Programmazione, recuperando ritardi sicuramente non imputabili solo
alla burocrazia, oltre che alle vicende politiche che hanno
riguardato la Sicilia. Però questa macchina ha bisogno del sostegno
della politica, delle indicazioni del Governo.
Il nostro Piano operativo regionale, partito dal Governo con una
indicazione di 70 Assi, adesso è stato sminuzzato, nel passaggio
tra il Governo ed i vari assessorati, in ben 173 Assi: una
parcellizzazione nell'uso delle risorse che rischierà di non fare
cogliere gli obiettivi che ci poniamo. Se poi a questo aggiungiamo
che in alcuni dipartimenti strategici è stata posta una serie di
sottoassi, le risorse europee verranno ripartite in oltre duecento
rivoli, in oltre duecento diversi canali di finanziamento.
Io penso di avere dimostrato, attraverso l'illustrazione di queste
cifre, che c'è l'esigenza di una spinta di carattere politico
all'apparato burocratico della Regione.
E' necessario che siano date indicazioni precise ai dipartimenti
che hanno programmi e progetti pronti. E' necessario che si dia,
assessore Cimino, una chiara indicazione ai dipartimenti per
velocizzare il loro lavoro e mettere in campo tutte le energie
disponibili. Ci sono dipartimenti in cui giacciono protocolli con
mille richieste di finanziamento. Cito solo l'esempio della
richiesta di finanziamento per impianti fotovoltaici, dove i
benefici sono doppi perché riguardano la riduzione di produzione di
energia elettrica con combustibili tradizionali e l'alleviamento
dei costi per le imprese.
Certo, il disegno di legge numero 119 non potrà risolvere
totalmente i problemi che ho posto. Ma se diventa uno degli
strumenti in base ai quali il Governo decide finalmente di uscire
dalla propria situazione di paralisi, provocata dalla paralisi
della sua maggioranza e decide, altresì, di privilegiare gli
interessi dei siciliani rispetto a quelli autoreferenziali della
propria coalizione di governo, allora c'è la possibilità che le
risorse europee possano ottenere il loro obiettivo di fare superare
il gap infrastrutturale di cui la Sicilia, purtroppo, soffre.
Presidenza del vicepresidente Formica
Per un richiamo al Regolamento
ODDO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, senza volere metterla in difficoltà, devo
sottolineare due aspetti che mi sembrano, senza nominare alcun
collega, assolutamente inaccettabili.
Ascoltando l'intervento di un collega, ho provato una profonda
indignazione e mi sono posto il problema: se ventinove colleghi in
quest'Aula avessero chiesto di parlare per fatto personale, lei
cosa avrebbe fatto? Sicuramente avrebbe dovuto dare loro la parola.
Le vorrei, quindi, sommessamente e rispettosamente ricordare che
per fatto personale si parla a conclusione della trattazione del
punto all'ordine del giorno.
Non di meno, siccome non voglio assolutamente alterare i lavori di
quest'Aula rispetto al punto all'ordine del giorno, che mi sembra
estremamente importante, come ho detto nel mio intervento
all'inizio di questa discussione, devo però dire che quando si
mortifica la dignità dei colleghi seduti in quest'Aula, di molti
colleghi seduti in quest'Aula, non c'è possibilità assoluta di non
reagire.
La cultura del favore, il mercantilismo politico, come lei sa,
signor Presidente, alberga in altri luoghi; sicuramente non alberga
in molti di noi del Partito Democratico, anzi dell'intera
rappresentanza parlamentare del Partito Democratico.
Signor Presidente, noi siamo abituati ad utilizzare un altro
tratto culturale - mi dispiace che lei non abbia richiamato il
collega -, e il nostro tratto culturale è questo: proporre e
combattere, e non sicuramente chiedere favori al Governo e a
chiunque altro. Noi siamo abituati a tenere alti i valori e gli
ideali e, soprattutto, gli aspetti etici del modo di fare politica.
Mi dispiace fare questo intervento, ma penso a chi, con doppiezza
e cercando di coprire le enormi contraddizioni di una maggioranza
che è implosa e che ancora oggi si chiede come possa andare avanti
con esclusioni e inclusioni, ha cercato semplicemente di offendere
la dignità politica di ognuno di noi.
I colleghi che si esercitano in questa maniera dovrebbero
vergognarsi perché le contraddizioni e i limiti in politica non si
affrontano in questo modo, offendendo un'opposizione costruttiva e
democratica, come abbiamo dimostrato, in questo anno, come Partito
Democratico.
Signor Presidente, la invito pertanto, per l'amicizia e la stima
che nutro nei suoi confronti, a seguire con maggiore attenzione
questi aspetti, che non sono secondari.
I cittadini ci ascoltano; non è vero che parliamo fra di noi, non
è vero che sono aspetti irrilevanti, non è vero che non
contribuiscono a creare quella politica da cui il cittadino si
allontana.
Spero seriamente in un momento di riflessione da parte di chi si
esercita, come dicevo poco fa, con doppiezza a lanciare accuse, non
solo infondate, ma anche molto ma molto scorrette e offensive.
PRESIDENTE. Onorevole Oddo, la prego di credere che non c'era
alcun intento di cercare di non stigmatizzare l'intervento dei
colleghi. Anzi, se ho dato subito la parola per fatto personale,
contemporaneamente lei si sarà reso conto e ha potuto constatare
che ho invitato sia l'onorevole Mancuso sia - avendo esteso
l'invito - l'onorevole Cracolici a mantenere il tono del dibattito
nei limiti del decoro di quest'Aula parlamentare.
Apprezzo molto la compostezza del suo intervento e del suo
richiamo e desidero rivolgere un invito a tutti i colleghi: per
quanto dura e aspra possa essere la battaglia politica - le
posizioni politiche possono essere differenti - invito tutti i
colleghi a mantenersi sempre e comunque all'interno di una sfera
parlamentare che mai deve essere oltrepassata per andare sul piano
personale.
Ritengo che su questo punto bisogna chiudere la discussione e mi
auguro che, nel prosieguo dei lavori, non avvengano più episodi
simili.
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
119 - Norme stralciate I/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore
Cimino, lei oggi è chiamato assieme agli altri assessori
interessati al disegno di legge - mi riferisco, in particolare,
all'assessore per la cooperazione e all'assessore per il territorio
- anche se i primi articoli sono dedicati all'offerta turistica e
alla riqualificazione del nostro patrimonio storico-monumentale.
Constato, forse banalmente, come tanti, che c'è ormai una
disillusione completa da parte delle categorie interessate al
Programma 2007/2013.
Nel 1999-2000, quando doveva decollare il POR Sicilia 2000/2006 -
allora si chiamava Agenda 2000' -, furono coinvolti territori,
categorie produttive, industriali, giovani interessati a nuove
attività produttive.
Nel 1999 l'allora ministro Ciampi con il Presidente della Regione
siciliana onorevole Capodicasa tennero un incontro a Catania,
denominato Cento idee' e si trattava di una fremente società
siciliana interessata a quella grande, straordinaria occasione che,
in qualche maniera, è stata disattesa.
Oggi devo dire, nonostante le risorse indicate un attimo fa
dall'onorevole Marziano - una quantità enorme di risorse
finanziarie che, se aggiunte a quelle private con il regime di
aiuto, consentirebbero di avere 30 miliardi di euro da investire in
Sicilia -, ci troviamo dinanzi al paradosso di avere cambiato tre
direttori generali del Dipartimento della Programmazione
nell'ultimo anno; di avere l'attuale direttore generale quasi con
Ql'energia staccata' perché non vediamo bandi, non vediamo
iniziative, non vediamo concertazione tra i responsabili di Misura
e degli Assi.
Non c'è alcun interesse da parte di coloro che dovrebbero
beneficiare del regime di aiuti, i pochi bandi che arrivano
all'Assessorato dell'agricoltura, come lacrime nel deserto', non
vedono e non attraggono l'attenzione e l'interesse di nessuno.
C'è il pericolo paradossale che rimangano inutilizzate risorse
perché il Governo non è in grado di creare le condizioni per
entusiasmare, per creare quello status positivo che una grande
quantità di risorse, come quelle previste dai fondi comunitari,
possono dare.
Oggi registriamo anche la sfiducia dei cittadini e il paradosso
che ancora non si conoscono le deleghe attribuite agli assessori.
Potrebbe, infatti, accadere che martedì, mercoledì o giovedì
prossimo, l'assessore per l'agricoltura che sarà nominato, mentre è
aperto il bando sull'iter che interessa quasi tutte le aree interne
siciliane fino a pochi chilometri dalle coste, non sappia
esattamente quello che andrà a governare. Corriamo il rischio di
non sapere chi sarà l'assessore per i beni culturali, nonostante
nella filosofia di questo piano farraginoso e frammentato la
valorizzazione dei beni culturali sia visto come elemento
essenziale del turismo; non si conosce ancora chi sia.
E, soprattutto, vedo un Governo spento nel governare questa grande
occasione. E' un Governo che accetta passivamente di immaginare che
si tratti di una piccola Cassa del Mezzogiorno, da ridistribuire
più o meno equamente sui territori.
C'era l'annuncio sull'Asse 6, che riguardava i soggetti intermedi;
sono stati cambiati tre, quattro modelli: prima la provincia, poi i
territori, poi ancora la provincia. Oggi, nessuno sa come verranno
utilizzate le risorse dell'Asse 6 e come dovranno operare quelle
realtà che si sono dotate di piani strategici, in mancanza di un
piano vero che il Governo non ha perché, se riprende in questo
disegno di legge i distretti produttivi mentre altri ancora
aspettano di essere riconosciuti, vuol dire che ognuno porta avanti
quello che ritiene più opportuno per il proprio Assessorato o
quello che ritiene gli verrà assegnato. Tant'é che questo testo
subisce un taglio quando si procede separatamente nell'individuare
le linee-guida per l'Assessorato dell'industria.
Credo che questo clima e questa mancanza di una governance da
parte del Presidente della Regione e degli Assessori per la grande
opportunità sia, in realtà, il riflesso o lo specchiarsi nel
dibattito che si è avuto ieri. Una maggioranza del però', con
l'onorevole Mancuso al quale chiedo con molta pacatezza di chiedere
scusa ai colleghi del Partito Democratico.
Sono certo che l'onorevole Mancuso non abbia nemmeno la
consapevolezza dell'espressione dozzinale e volgare che ha usato
ieri, non sia in grado di comprendere per intero questo passaggio
volendo dare degli accattoni' ai deputati del PD.
Credo che, per l'elemento caratteriale - non dico che non l'abbia
fatto in buona fede -, doveva dimostrare di essere il migliore
pretoriano' perché nella precedente legislatura egli era con
l'UDC; oggi è con il PDL. Gli auguro di avere un momento di riposo
per affezionarsi ai compagni di partito, ma l'onorevole Mancuso
chieda scusa, altrimenti il rischio è che vi sia una degenerazione
nei rapporti e nei ruoli che ciascuno di noi ha.
Onorevoli colleghi, visito spesso gli uffici degli Assessorati,
soprattutto per chiedere il riconoscimento di diritti a persone, a
categorie e a territori.
C'è un passaggio che spesso si insinua in chi governa: tutto ciò
che viene dato è come un favore. Io favori non ne chiedo a nessuno,
ma ritengo che l'espressione usata dall'onorevole Mancuso non
faccia onore alla sua storia personale ed al suo ruolo. E credo che
la cosa migliore che possa fare per se stesso e per quest'Aula,
signor Presidente, sia quella di chiedere scusa ai deputati del PD,
i quali non hanno bisogno di sapere come si fa opposizione.
C'è il paradosso - l'ho sentito ieri in molti interventi - di chi
è stato buttato fuori: mi riferisco ai famosi rematori' buttati in
acqua, quelli che remavano contro'. E devo apprezzare, pur non
condividendone alcune parti, il ragionamento del capogruppo UDC,
vale a dire che è singolare vedere come, dopo giorni e giorni,
all'interno del PDL, si è avuta una guerra civile come quella
spagnola, non oso definirla come quella dell'Iran; è poca cosa di
fronte a quello che si è visto tra i gruppi degli onorevoli
Schifani, Alfano, ex finiani eccetera.
All'improvviso, poi, tutti vogliono spiegare al PD come si fa
opposizione, mentre loro, in ginocchio, si consegnano a chi oggi è
il vero ed unico capo della coalizione: il Presidente della Regione
Lombardo.
Il tema vero è anche questo: c'è la genuflessione e, siccome
l'onorevole Mancuso ha voluto fare una genuflessione sfregandosi
pure le ginocchia, ha ritenuto opportuno schiaffeggiare la dignità
del Partito Democratico.
Onorevole Mancuso, chieda scusa, altrimenti resterà traccia di
questa piccola e miserabile affermazione che non può appartenerle,
considerato che è stato eletto dal popolo non per rappresentare gli
interessi del padrone della coalizione ma dei suoi elettori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fagone. Ne ha
facoltà.
FAGONE. Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli
colleghi, mi sembra che questa mattina, invece di incardinare un
disegno di legge importante e rilevante per le sorti della nostra
Regione, ancora una volta stentiamo a fare decollare una politica
che va a spizzichi e bocconi', una politica che subisce ancora
oggi gli strascichi del dibattito di qualche ora addietro.
Per queste ragioni, io le chiedo - e lo chiedo formalmente - non
solo di sospendere l'argomento all'ordine del giorno, intanto
perché non mi sembra che l'Aula sia così tanto interessata da
volere o dovere andare avanti e, poi, perché, all'interno di questo
disegno di legge numero 119, sono interessate tutte le rubriche
degli assessori.
Da ciò che mi risulta, gran parte del Governo non è stato ancora
delegato né a svolgere né a compiere le proprie mansioni: nella
fattispecie, l'assessore per l'industria, uno dei pochi realmente
delegati, oggi non è presente.
Altro argomento molto rilevante è che ancora ci andiamo
rincorrendo tra maggioranza ed opposizione variabili su critiche ed
insulti che certo non testimoniano l'equilibrio e la buona fede
che, fino a qualche ora addietro, qualche parlamentare, dallo
stesso pulpito, ha voluto testimoniare al Presidente della Regione
ieri.
Ebbene, signor Presidente, mi rivolgo a lei per cercare di
individuare una soluzione che possa non solo ridare dignità a
questo Parlamento, ma che possa tornare a trasmettere quel senso di
buon senso che gli elettori ci hanno trasmesso un anno addietro.
E' per queste ragioni che noi dell'UDC siamo pronti ad
argomentare e a dibattere su questo disegno di legge, a condizione
che il Governo sia totalmente insediato, che gli assessori
competenti, con le relative deleghe, siano presenti e, da quel
momento in poi, nulla togliendo all'operato di quest'Aula fino ad
oggi, si possa tornare a discutere il disegno di legge e ad
affrontarlo.
Le dico di più, signor Presidente: potremo anche essere pronti ad
argomentarlo da domani mattina in poi, qualora il Presidente della
Regione desse le deleghe agli assessori che sono stati già
nominati. Mancano, se non erro, le deleghe al lavoro, ai beni
culturali, all'agricoltura; ma, soprattutto, manca l'assessore che
ha maggiori competenze in merito al testo.
Siamo pronti a riprendere la discussione da domani mattina per
andare avanti sabato e anche domenica perché i siciliani aspettano
questo strumento legislativo, che potrebbe certamente consentire
alla nostra Regione di fare un passo avanti.
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, noi tutti abbiamo più volte posto l'attenzione
sull'importanza di questa legge, una legge che è voluta dal
Parlamento, che è voluta dalle categorie produttive.
Il Governo è pienamente consapevole dell'importanza di questo
testo; il Governo è al completo perché, onorevole Fagone, come lei
ben sa, l'Assessorato dell'agricoltura in questo momento è seguito
dal sottoscritto; lo stesso per quanto riguarda l'assessorato del
bilancio; per quanto riguarda l'assessorato al territorio e
all'ambiente, abbiamo il dott. Sorbello, così come per quello della
cooperazione abbiamo l'onorevole Di Mauro.
Signor Presidente, per ordine dei lavori proporrei di iniziare con
la rubrica Territorio e ambiente', con gli articoli 16 e 17, per
proseguire con la rubrica Cooperazione, commercio, artigianato e
pesca', quindi con le rubriche Agricoltura' e Bilancio', in modo
da approvare tutti quegli articoli a cui non sono stati presentati
emendamenti e che possono essere approvati speditamente dall'Aula,
dando seguito così a quelle rubriche i cui assessori sono presenti
in Aula.
Pertanto, chiedo di passare immediatamente all'articolo 16, data
la presenza in Aula dell'assessore per il territorio e l'ambiente.
FAGONE. Signor Presidente, ho avanzato una richiesta formale di
rinvio della seduta e chiedo che venga posta in votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Fagone, ci sono altri iscritti a parlare.
Peraltro, aveva chiesto di parlare anche il suo capogruppo,
l'onorevole Maira. E' l'ultimo iscritto a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza Nicola. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che la
discussione generale sia stata fatta in parte relativamente al
disegno di legge e in parte per ciò che è successo ieri sera.
Ritengo che bisognerebbe tornare un po' a pensare anche agli
impegni che ognuno di noi ieri sera ha assunto nel dibattito
politico, cioè pensare a coloro che stanno fuori da questa Aula, a
coloro che ci ascoltano e che, comunque, aspettano da questa
Assemblea atti chiari, importanti, per risolvere il grave momento
di crisi che attanaglia tutta l'Italia e, in modo particolare, la
Sicilia.
In ogni caso sono contrario alla proposta di rinvio e quindi
chiedo a lei, signor Presidente, ed al Parlamento di andare avanti
con il disegno di legge, tenendo conto anche del consiglio
dell'assessore Cimino, vale a dire di procedere con quelle rubriche
che possono essere discusse, data la presenza degli assessori
preposti, i quali potranno rispondere a tutte le domande che
dovessero essere poste.
Solo una battuta di carattere non personale ma per onore della
verità, onorevole Cracolici.
La vicenda FIAT la possiamo vedere in tanti modi.
Lei disegna ancora una volta e, molto spesso, noi disegniamo la
FIAT come fosse un'opera pia, come se la FIAT fosse una istituzione
che lavora nell'interesse dei lavoratori, della società.
La verità di quella famosa notte
CRACOLICI. Infatti, mandiamola via che è meglio
LEANZA NICOLA. Non volevo dire questo. L'importante è non
sbracarsi; è diverso il suo ragionamento. La verità di quella
famosa notte è una sola. Una volta per tutte, lo dico all'onorevole
Cracolici perché, su questo piano, ci ha dato retta chi veramente
c'era, e mi riferisco anche ai sindacati.
Quella famosa notte abbiamo approvato i 150 milioni di euro e si
è chiusa la partita con un mutuo di venti anni, per 7,5 milioni
l'anno. Dopodiché, si è chiusa l'Aula in modo traumatico e,
purtroppo, sappiamo per quale motivo. Da quel momento in poi,
l'Ufficio legislativo, il Segretario generale, anche su richiesta
dell'allora Giunta presieduta momentaneamente dal sottoscritto,
hanno ritenuto - è qui presente il Segretario generale - che non
era più possibile riaprire l'Aula.
Non potendo più riaprire l'Aula
CRACOLICI. Questo è vero, ma otto mesi prima.
LEANZA NICOLA. Allora, dopo, che è successo? Il sottoscritto,
insieme alla sua Giunta di quel momento, abbiamo scritto alla FIAT,
al ministro Bersani e al sottosegretario D'Antoni per dire che
eravamo pronti a firmare l'accordo di programma domani mattina.
Per un mese e mezzo, i signori della FIAT sono venuti e si sono
incontrati con i componenti dell'area di sviluppo industriale per
verificare quali erano le condizioni. La verità, purtroppo, è che
non abbiamo potuto vedere se la FIAT bluffava o meno.
Certamente qualcuno ha bluffato; certamente in quel caso l'unico a
non bluffare è stato il Governo della Regione siciliana, che ha
invitato la FIAT e il ministro Bersani a firmare il contratto di
programma. Questa è la verità Ci sono le carte, le risposte del
sottosegretario D'Antoni, ci sono tutte le questioni affrontate,
tant'è vero che oggi - eravamo per il piano A, come oggi siamo
ancora una volta per il piano A - comunque siamo contrari alla
riconversione.
Ho paura che ci presenteremo al cospetto della FIAT con il
cappello in mano. Ciò non deve accadere perché la FIAT, negli
ultimi anni, ha avuto dalla Regione circa 200 milioni di euro; in
qualche modo ha ricevuto continuamente delle risorse.
Allora, una volta per tutte: la FIAT è la Sicilia; Termini Imerese
è la Sicilia, onorevole Cracolici, così come la STMicroelettronics
è la Sicilia, così come tutte le altre iniziative sono la Sicilia.
Abbiamo l'esigenza, tutti insieme, di dire basta a questa sorta di
bancomat: si viene in Sicilia soltanto per prendere risorse e poi
scappare via. Questo è un dato di fatto.
Un'ultima cosa, e concludo. Sulla questione di Termini Imerese,
nessuno ha badato ai numeri, onorevole Cracolici - lei va spesso
agli incontri -, siamo passati da 4.000 addetti e 2.000 lavoratori
dell'indotto a 2.500 persone complessivamente.
Quello che vuole fare la FIAT, ancora una volta d'accordo con il
Governo centrale, molto spesso è prendere tempo, per lasciarci, nel
frattempo, con un pugno di mosche in mano.
Questo Parlamento, intanto, dando mandato al Presidente della
Regione e all'assessore competente al ramo sulla vicenda di Termini
Imerese, si gioca il futuro della Sicilia; da un punto di vista -
se volete - anche strumentale, per ciò che attiene all'immagine, si
gioca il futuro della Sicilia. Ce lo giochiamo tutti.
Io provengo da un paese molto lontano da Termini Imerese, ma sono
disponibile ad essere in prima fila davanti a Palazzo Chigi o al
Lingotto a protestare e fare di tutto affinché tale scippo non
avvenga. Questo ad onore di verità.
Per il resto, signor Presidente, onorevoli colleghi, noi stiamo
discutendo di un disegno di legge, stiamo discutendo di norme che,
per tanti versi, sono dettate già dai regolamenti, sono state
approvate dal Comitato di sorveglianza, vi sono indicazioni. Più
che altro, dobbiamo soltanto votare per poter accelerare la spesa.
Ritengo, quindi, che il buon senso ci debba portare tutti quanti
stamattina ad iniziare dall'articolo 4 del disegno di legge - come
diceva poco fa qualcuno del Governo - e votare no' al rinvio.
Mi dispiace, ma non sono d'accordo sul rinvio. Credo che sia
strumentale, non ha senso ed è illogico. Chiedo, quindi, di andare
avanti fino a dove possiamo arrivare, signor Presidente, in modo
che la prossima settimana si concluda l'iter di questo disegno di
legge e si metta mano, dopo avere lavorato nelle sedi delle
Commissioni, all'altro disegno di legge parimenti importante, forse
ancora più importante, quello sugli ATO rifiuti e, se è possibile,
anche su quello degli ATO idrici, in quanto entrambi i due
provvedimenti cercano di affrontare alcune grandi iniquità che sono
perpetrate nei confronti dei cittadini siciliani.
PRESIDENTE. In effetti, quando ho dichiarato che l'onorevole
Cracolici ce l'aveva con lei, volevo proprio ricordare che
l'impegno dell'allora Giunta da lei presieduta c'è stato, e non
posso che confermarlo. Desidero pure dire, onorevole Leanza, che
c'è...
CRACOLICI. Qui c'è un conflitto di interessi.
PRESIDENTE. Esatto, onorevole Cracolici. Per questo motivo l'avevo
difeso, le avevo ricordato che gli atti erano stati portati
avanti.
CRACOLICI. Era un periodo bello della sua vita.
PRESIDENTE. No, per nulla, onorevole Cracolici; forse è più bello
questo periodo, molto più bello; mi diverto con voi, faccio quello
che mi piace: il parlamentare.
Anzi, adesso ho l'onore di dirigere a volte questo Parlamento,
quando il Presidente Cascio ne da facoltà, non solo a me ma anche
al vicepresidente Oddo.
Onorevole Leanza, vorrei dire, a scanso di equivoci, che c'è un
vecchio proverbio siciliano che lei ben conosce cu accurza allonga
e cu allonga accurza'.
Dal dibattito d'Aula e dalle richieste che sono pervenute alla
Presidenza, non tanto di rinvio tout court dell'esame del
provvedimento legislativo, in effetti, è interesse di questo
Parlamento cercare di approvare rapidamente la legge. Ora, ha poca
importanza, se iniziamo con l'articolo 4 o completiamo la
discussione generale. Intanto, come è giusto che sia, iniziamo;
poi, martedì prossimo, potremo procedere con l'articolato, visto
che nel pomeriggio di oggi vi sono altri impegni già rappresentati
da alcuni gruppi politici e da interi partiti e, pertanto, non si
potrebbe nemmeno continuare.
Ritengo dunque più proficuo, non cambiando assolutamente nulla,
concludere oggi la discussione generale e martedì prossimo
continuare con l'esame dell'articolato, alla presenza di tutto il
Governo.
CRACOLICI. Sono d'accordo, mi pare una decisione saggia. Ritiro il
saggio' - non si addice a lei - e dico ragionevole'.
PRESIDENTE. Avete molti preconcetti, non c'è dubbio, ma apprezzo
la vostra appartenenza politica e la vostra storia; l'ho sempre
apprezzata.
E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rapidamente vorrei
intervenire su quattro punti.
E' inutile che continuiamo ad avvitarci sulla vicenda Sicilfiat
con interventi sporadici e anche fuori tema. Credo che quest'Aula,
in tempi rapidissimi, debba farsi carico di un dibattito completo
CRACOLICI. C'è una mozione depositata su questo disegno di legge
che discuteremo alla fine.
MAIRA per dirci tutto su Sicilfiat e lì avremo modo di dire come
la pensiamo, in positivo e non esclusivamente in negativo.
In secondo luogo, sulla richiesta di rinvio vorrei invitare il
collega Leanza a dare un'occhiata all'Aula: l'Aula dice a tutti noi
che la maggioranza non è in grado di garantire il numero legale.
E' perfettamente inutile parlare, affrontare questo disegno di
legge, quando la stessa maggioranza non è presente in Aula, né
adesso l'onorevole Leanza e il Governo possono pretendere che il
numero legale contribuisca a mantenerlo il Gruppo UDC. Non siamo
più maggioranza.
C'è anche un altro argomento sulla necessità di rinviare: noi non
abbiamo completato la discussione generale; quindi ipotizzare di
affrontare singoli articoli, tra l'altro disarticolati rispetto al
complesso del disegno di legge, è improprio e sbagliato.
Terzo argomento: la richiesta della presenza in Aula del
neoassessore per l'industria Venturi non è una richiesta campata in
aria o strumentale perché o Venturi è stato nominato per dare un
segnale politico ad un pezzo del PD, è un investimento politico,
chi lo ha fatto lo avrà valutato; ma siccome sento dire da parte
del Governo che Venturi è stato nominato per la sua professionalità
e specializzazione nel settore industriale, allora è interesse di
tutti sentirne la voce e non può essere sostituito da nessuno,
forse neanche dal Presidente della Regione, perché quest'Aula ha la
necessità assoluta di pesare la competenza dell'assessore Venturi.
Vogliamo sapere se è veramente valsa la pena di nominarlo assessore
o se è un bluff. Non è sostituibile la sua presenza. Venturi deve
venire in Aula perché è il responsabile del principale settore di
riferimento dell'importante legge che dobbiamo esaminare e varare.
E' una conditio sine qua non.
Ultimo argomento: l'onorevole Fagone ha anticipato che la nostra
richiesta di rinvio - che è doppia, ora aggiungerò un altro motivo
- non è finalizzata a guadagnare tempo. Noi siamo i primi a voler
affrontare l'esame di questo disegno di legge, per cui abbiamo già
dichiarato che l'UDC è pronta a venire in Aula venerdì, sabato, se
occorre domenica e anche lunedì.
Non abbiamo problemi di tempo tranne che per oggi, perché è
notorio che oggi pomeriggio l'UDC celebra il suo Comitato
regionale. Questa riunione è importante perché è un comitato
regionale che deve esaminare i risultati elettorali e deve
esaminare i profili politici conseguenti al nuovo Governo
regionale. I deputati dell'UDC non possono mancare, è un comitato
regionale che può avere riflessi sui lavori d'Aula e sugli
equilibri di questo Parlamento.
Pertanto chiedo formalmente che gli odierni lavori di Aula - come
da prassi consolidata di questo Parlamento - non si celebrino e
chiedo un rinvio anche a domani mattina. Vorrei evitare, per
qualificare la presenza politica dell'UDC, di formalizzare la
richiesta di numero legale ed invito l'amico Nicola Leanza al buon
senso, a prendere atto che non c'è il numero legale perché la
maggioranza non garantisce i numeri d'Aula e, in accordo, pro bono
pacis' , procedere al rinvio dei lavori anche a domani mattina.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello.
Come ho anticipato, sulla base degli interventi riterrei di
completare la discussione generale in questa seduta e di rinviare
i lavori d'Aula a martedì prossimo, alle ore 17.00.
ARDIZZONE. Signor Presidente, l'emendamento 112 al disegno di
legge è stato distribuito durante la discussione generale.
PRESIDENTE. Mi dicono gli Uffici che il termine per la
presentazione degli emendamenti - come lei ben sa, onorevole
Ardizzone, questo disegno di legge è depositato qui da alcuni mesi
e, peraltro, sconta un ritardo grave da parte anche dell'intero
Governo - è stato abbondantemente dato in precedenza e,
addirittura, più volte reiterato.
Di questo mi sono accertato.
CRACOLICI. La discussione generale è stata rinviata all'articolo
1.
ARDIZZONE. Il Regolamento interno prevede la possibilità di
presentare gli emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Ardizzone, è la prima cosa che ho chiesto
agli Uffici. Il termine per la presentazione degli emendamenti è
stato abbondantemente dato e più volte reiterato.
CRACOLICI. Prima di fare l'opposizione deve imparare a fare il
deputato
ODDO. Noi della maggioranza' vogliamo questa legge
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, manteniamo un contegno consono al
luogo. Da questo punto di vista, sulla presentazione degli
emendamenti non ci sono dubbi interpretativi.
Onorevoli colleghi, chi volesse intervenire sulla discussione
generale può ancora iscriversi e, finita la discussione generale, i
lavori d'Aula saranno rinviati a martedì prossimo, alle ore
17.00.
E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, siamo in fase di discussione
generale, chiedo l'intervento del Segretario generale
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero dire
anzitutto che convengo con la proposta di passare all'esame degli
articoli nella prossima seduta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciamo intervenire l'onorevole
Panarello, altrimenti mi vedrò costretto a sospendere i lavori per
qualche minuto.
PANARELLO. Signor Presidente, intervengo oltre che per
sottolineare l'importanza di approvare questa legge - ho
presentato qualche emendamento, in particolare per colmare un vuoto
normativo che esiste solo nella nostra Regione per quanto riguardo
l'ittiturismo - affinché, a conclusione del dibattito sulla legge,
si discuta in termini adeguati della vicenda della FIAT di Termini
Imerese.
Il presidente del gruppo parlamentare del PD ha annunciato la
presentazione di una mozione. Credo che, se si vuol essere
conseguenti con il rilievo che ha la vicenda di Termini Imerese in
rapporto all'economia siciliana, bisogna sollecitare il Governo
della Regione a partecipare a questo dibattito ed a mettere in
campo tutte le iniziative utili ad evitare che lo stabilimento di
Termini Imerese venga declassato, così com'è stato annunciato dalla
FIAT, a stabilimento non più di produzione di auto.
Vorrei dire all'onorevole Nicola Leanza, presidente del Gruppo
parlamentare MPA, e cioé dello stesso gruppo parlamentare del
Presidente della Regione, che non basta parlare male della FIAT,
perché non è in discussione la responsabilità della FIAT in questa
scelta.
Però bisogna ricordare che, se si vuole indurre la FIAT a recedere
da un proposito che noi consideriamo inaccettabile, bisogna colmare
i ritardi notevoli che la Sicilia ha accumulato rispetto a questo
problema, che la FIAT ha posto molti anni fa e rispetto al quale,
fino ad ora, non si è riusciti a rispondere in termini positivi.
Se noi vogliamo affermare l'idea che la FIAT in Sicilia deve
restare a produrre auto, bisogna fare in modo che i problemi di
logistica, infrastrutturali, che determinano un oggettivo gap nei
confronti dello stabilimento di Termini Imerese, vengano
effettivamente superati.
C'è un punto, poi, che riguarda il peso della politica siciliana
rispetto alle scelte del Governo nazionale e all'influenza che il
Governo nazionale può avere sulla FIAT. Questo è un problema che
riguarda i partiti siciliani, ma riguarda in particolare i partiti
che hanno avuto il consenso dei siciliani per governare in Sicilia
ed anche i partiti che in Sicilia raccolgono la maggior parte dei
consensi, anche rispetto alle elezioni nazionali. Questo è un
problema che ha una parte del governo siciliano, e non mi pare che
sia tenuto nell'adeguata considerazione nelle strategie del Governo
nazionale - la vicenda dei fondi FAS è molto indicativa - e credo
che, anche in ragione di questo atteggiamento, le scelte della FIAT
sullo stabilimento di Termini Imerese non hanno avuto un'immediata
reazione da parte di quegli esponenti siciliani del Governo
nazionale che avrebbero potuto sollecitare il ministro Scajola, il
ministro Tremonti o il Presidente del Consiglio a sottolineare, nei
confronti della FIAT, il valore strategico che ha per l'economia
siciliana la presenza e il mantenimento dello stabilimento nella
produzione di auto a Termini Imerese.
Finora non è stato fatto, a differenza di quanto è avvenuto per lo
stabilimento di Pomigliano d'Arco in Campania.
Quindi, credo che il dibattito parlamentare debba avere questo
epilogo: una proposta seria da parte del Governo della Regione che,
riconoscendo i ritardi, si metta nelle condizioni di offrire alla
FIAT i vantaggi che sono necessari per rendere competitiva la
commercializzazione dei prodotti automobilistici siciliani e, nello
stesso tempo, una forte sollecitazione al Governo nazionale perché
dimostri attenzione per la Sicilia anche in rapporto al confronto
con la FIAT sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Apprendi. Ne ha
facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
confermare che il Gruppo del Partito Democratico - lo ha già
anticipato il nostro capogruppo - saprà confrontarsi in Aula su
questo disegno di legge per creare le possibili condizioni di una
ripresa in Sicilia, dando il dovuto aiuto alle imprese. Anche se
dobbiamo dire che questa macchina gioiosa' della Regione
siciliana, molto spesso è in ritardo rispetto a ciò che viene
deciso in questa Aula. Mi riferisco, per esempio, alla legge che
abbiamo approvato a dicembre. Rispetto alle nuove imprese, quella
legge aspetta ancora che vengano fuori le direttive e i bandi.
Così come molti degli articoli che sono stati inseriti nella
finanziaria, che avrebbero potuto portare ristoro, per esempio,
alle cooperative giovanili, e ancora non vi sono al riguardo le
giuste indicazioni.
Ma non voglio assolutamente sottrarmi a quello che è il momento
attuale di crisi, che c'è - non dico nella provincia di Palermo -
in Sicilia.
E vengo alla questione in campo, la questione della FIAT. Non si
può saltare a piè pari la storia, non la possiamo saltare a piè
pari Dobbiamo dire a chiara voce, anche all'onorevole Nicola
Leanza, che non basta ottenere un rigore all'ultimo minuto, perché
in una partita il rigore si può sbagliare.
E questo è quello che avete fatto voi con il vostro Governo, prima
di andare via. Avete messo a disposizione soldi; ma ciò non basta a
dire che siete credibili rispetto alle intenzioni di una grande
industria che aveva manifestato di venire in Sicilia a produrre
autovetture, e non ad assemblare autovetture.
Vi è stato concesso di battere un rigore all'ultimo minuto e
l'avete sbagliato, perché avevate avuto tantissimo tempo a
disposizione e, come sempre, siccome ci sono interessi, avete perso
tempo. Sapendo che quel momento era l'ultimo minuto, avete ottenuto
il rigore e l'avete sbagliato.
Io vi ricordo che il presidente pro tempore di Confindustria, Luca
Cordero di Montezemolo, ebbe parole pesanti per chi era presente in
quel momento a governare la Sicilia.
E noi non possiamo che essere d'accordo con chi dice che la
Sicilia era ed è inaffidabile Non basta mettere i soldi, dovete
creare le condizioni affinché la FIAT possa venire in Sicilia e
trovare una situazione vantaggiosa. Dovete spiegare alla FIAT che i
famosi mille euro di differenza di costo in più per il trasporto di
ogni autovettura, oggi possono essere abbattuti dai costi; c'è un
interporto che comincia a funzionare, i trasporti non saranno più
fatti via terra, ma utilizzeranno la cosiddetta autostrada del
mare. E, quindi, dovete sedervi a questo tavolo.
Penso che il presidente della Regione Lombardo dovrà mettersi alla
testa di questo movimento per salvare la FIAT in Sicilia, piuttosto
che organizzare grandi manifestazioni per il ponte sullo Stretto.
Un ipotetico ponte, come ho detto ieri, che penso non si farà, lo
sapete tutti che non si farà: è servito solo a dare milioni e
milioni di euro per consulenze e siamo qui ancora a parlare di un
ponte che non verrà.
Credo che si potrà fare a Roma una grande manifestazione per
salvare la Sicilia da un'idea di Sicilia perché, al di là degli
importantissimi duemila posti più l'indotto, al di là di questo,
c'è una idea di Sicilia che può passare o non passare.
In questo momento c'è la questione FIAT, ma c'è anche la questione
Fincantieri. Anche lì c'è la volontà di dismettere tutto, c'è una
volontà che pende verso il Nord, dovuta al grande peso che il
partito della Lega riesce ad avere nel Governo, peso che non ha il
Movimento per le Autonomie siciliano, che non è dovuto soltanto ai
numeri. E' un problema dovuto alla politica.
Noi diciamo al Presidente della Regione di proseguire, di
rivendicare questa Autonomia.
Se lei rivendicherà questa Autonomia, nel momento in cui porterà
in Aula leggi importanti per la Sicilia noi saremo qui e non per
chiedere qualche cosa, onorevole Mancuso - non vorrei nominarlo
perché non è presente in Aula, non vorrei fare come ha fatto lui
ieri sera. Mi dispiace, onorevole Mancuso, la sua caduta di stile
nei confronti non solo della persona, ma anche di un partito, di
quel Partito Democratico che, a suo dire, è lì a prendere qualche
briciola: non so di cosa parla, non so di cosa parla
Sulla riforma sanitaria noi abbiamo fatto un lavoro in Aula alla
luce del sole, lo rivendichiamo. Noi siamo stati in Aula a
sostenere ciò che poteva portare un vantaggio ai siciliani e, come
ha detto ieri il capogruppo Cracolici, adesso siamo lì per
verificare che quello che è stato fatto possa rispecchiarsi
rispetto alle lunghe attese che ci sono negli ospedali, rispetto
alle lunghe liste di attesa nei vari reparti.
Voglio ribadire che il nostro è un lavoro quotidiano di
responsabilità, in difesa dei veri interessi dei cittadini
siciliani. Non abbiamo da strizzare l'occhio a nessuno, ci rendiamo
conto che chi in questo momento interpreterà il ruolo di
opposizione lo farà a ragion veduta perché ha perso qualcosa, pur
avendo vinto le elezioni, ha perso potere, ha perso la possibilità
di presentarsi al proprio elettorato con delle opportunità che non
avrà più. Ma non basta.
L'opposizione è una cosa molto più seria, l'opposizione è un
bagaglio culturale e dall'opposizione si acquisisce anche una
posizione di governo, si matura nel tempo.
Noi vogliamo fare quella opposizione che possa portarci
serenamente a governare domani, ma perché premiati dal popolo
siciliano. Io mi rendo conto, lo ripeto ancora una volta, che voi
avete un ruolo difficile, ma non potete chiederci di sostenere la
vostra opposizione, finalizzata soltanto a recuperare quel terreno
che avete perso, e non è un progetto per la Sicilia e per i
siciliani ma è fine a sé stesso, al vostro partito.
Noi siamo un'altra cosa; siamo l'opposizione, come giustamente voi
ci definite. Abbiamo perso le elezioni e siamo qui per costruire
quelle possibilità che domani potranno vederci al governo della
nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone. Ne ha
facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto mi
scuso per i toni adoperati nei confronti dell'onorevole Cracolici.
Probabilmente le diverse posizioni che fino adesso ci hanno visto
contrapposti ci permettono uno scambio di vedute, spesso anche
articolate e complesse, ma in qualche modo forse ci possiamo
integrare in quello che di buono, tra le diverse esperienze, ci
possiamo prendere.
Presidente Formica, ho compreso perfettamente che, pur nella sua
autorevolezza, il modo in cui ha gestito l'Aula non poteva essere
diversamente, per molti aspetti anche comprensibili.
Ma, chiusa o non chiusa la discussione generale, io ritengo
opportuno nella prosecuzione dei lavori che gli assessori,
specifico meglio la richiesta, soprattutto quelli tecnici - mi fa
piacere che, alla fine, sia giunto in Aula l'avvocato Armao, lo
presento io al Parlamento -, che soprattutto gli assessori tecnici
si esprimano su alcuni emendamenti che il Gruppo parlamentare UDC
vuole presentare. Innanzitutto, ne preannuncio uno e su questo
invito gli assessori, soprattutto quelli tecnici, ad astenersi dal
riempire i loro uffici di Gabinetto di componenti, se non ritengono
opportuno - secondo quel principio di rigore che ha avviato il
Lombardo-bis - di non procedere a nomine negli uffici di Gabinetto.
Uomini che provengono dalla libera professione, come l'avvocato
Armao, uomini che vengono da Confindustria, dal mondo delle
imprese, credo che si rendano conto come spesso la burocrazia
regionale sia sovradimensionata; l'ha detto la Corte dei conti.
Noi non vorremmo che, da qui a martedì prossimo, si riempissero
gli uffici di Gabinetto di componenti. Certo, non renderemmo un
buon servizio alla Sicilia, non saremmo in linea con quanto ha
dichiarato fino a poco fa il Presidente della Regione Lombardo.
E, siccome su questo presentiamo uno specifico emendamento,
vogliamo conoscere cosa ne pensano soprattutto gli assessori
tecnici. Questo è il motivo del rinvio.
Signor Presidente, se lei vuole rinviare il dibattito, come noi
abbiamo richiesto, a martedì prossimo, l'importante è che si
solleciti la presenza di tutti gli assessori tecnici.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lentini. Ne ha
facoltà.
LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sulla
problematica della FIAT che sta a cuore a tutti i siciliani, ma
vorrei ricordare che esiste pure il problema degli enti Fiera di
Palermo e Messina.
Onorevole Assessore per la cooperazione, vorrei invitarla ad
intervenire immediatamente, perché questo è il primo anno buio che
ha visto la città di Palermo, per la prima volta dopo tanti anni
dalla sua costituzione, non ospitare la Fiera del Mediterraneo. E
questo duole a tutti i cittadini di Palermo ed anche ai
palermitani della provincia che vivono ogni giorno la nostra
realtà.
Signor Presidente, riguardo alla FIAT, ieri in un mio intervento
durante la riunione congiunta delle Commissioni legislative terza e
quinta sulle problematiche della FIAT, ho dato ragione al mio
capogruppo perché ha detto che quei signori hanno avuto benefici.
Io ho qualche perplessità, non capisco se l'azienda FIAT sia
pubblica o privata: leggo dalle carte che, dal 1997 al 2002, la
FIAT ha usufruito di 6 miliardi di euro e di 300 mila ore di cassa
integrazione.
Come ogni impresa, come qualsiasi imprenditore che apre bottega e
mette in campo iniziative per portare benefici alla propria
famiglia, io dico che alle aziende non bisogna solo chiedere, ma
anche dare un contributo nei momenti particolari, nei momenti di
difficoltà.
Non è possibile che un'impresa importante nel territorio italiano,
quando ha dei benefici perché vende, allora tutto è a posto e non
esistono problemi, ma, quando giungono le prime difficoltà,
richiede la cassa integrazione La FIAT, nella fattispecie, va
immediatamente dalla Regione siciliana perché ha bisogno di
quattrini.
Lo stesso paragone potrebbe essere riferito alla famiglia di un
determinato lavoratore, non parliamo dei precari - che, ormai, sono
poverissimi -, parliamo principalmente dei lavoratori dipendenti,
anch'essi poveri, i quali, quando hanno speso più di quello che
possono, si trovano in grosse difficoltà e non li aiuta nessuno.
Intanto, vorrei capire cosa prevede il piano industriale della
FIAT, perché ancora non è chiaro cosa vuole l'amministratore
delegato Marchionne, qual è la sua intenzione: lui parla solo ed
esclusivamente di riconversione, ma ancora non abbiamo capito cosa
dobbiamo riconvertire.
Significa che Termini Imerese deve fare dei prodotti che devono
usufruire di spazi in tutte le aziende FIAT nel territorio
mondiale? Questa potrebbe essere anche un'opportunità di lavoro,
un'opportunità di crescita per i nostri lavoratori.
Signor Presidente, poi, se si continua su questa strada, l'area
industriale che oggi occupa la Sicilfiat potrebbe essere data alla
Toyota; penso che ai lavoratori di quel territorio, che cercano
lavoro, interessa poco se c'è la FIAT o la Toyota.
La FIAT non può permettersi di andare a investire all'estero,
visto che è un'azienda povera', comprando la Opel in Germania o la
Chrysler in America, ed abbandonare invece coloro che hanno
costruito la prima 500, la Panda, la Punto, tre modelli di vetture
riconosciute a livello mondiale che hanno offerto tanta
occupazione, sotto tutti gli aspetti, anche per l'indotto che vi ha
lavorato per venti anni.
Allora, perché dobbiamo soffermarci solo ed esclusivamente a
pensare Sicilfiat? Dobbiamo andare oltre. Il nostro ruolo
istituzionale è quello di portare benefici ai siciliani e, quindi,
se questo può essere un percorso che consenta di portare benefici
alle famiglie di quel territorio, bisogna pur farlo e non ci
dobbiamo sottrarre.
Signor Presidente, e concludo, considerato che questo disegno di
legge costituisce la prima revisione organica della legge numero 32
ed è importante, pregherei i colleghi deputati e gli assessori -
tenuto conto del particolare momento di crisi che stiamo
attraversando - di attenzionarlo adeguatamente, anziché venire qui
a perseguire piccole e misere diatribe fra partiti che interessano
poco, perché l'unica cosa che interessa è portare beneficio alla
nostra Isola, che tanto ne ha bisogno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non essendoci altri deputati
iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione generale sul
disegno di legge numero 119-Norme stralciate I/A «Norme in materia
di aiuti alle imprese».
Come è emerso dal dibattito, a seguito delle richieste delle quali
la Presidenza ha preso atto e come concordato, rinvio l'esame del
disegno di legge alla prossima seduta.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 7 luglio 2009,
alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I -Comunicazioni.
II - Discussione del disegno di legge:
«Norme in materia di aiuti alle imprese» (numero 119 - Norme
stralciate I/A) (Seguito)
relatore: on. D'Asero.
La seduta è tolta alle ore 13.05.
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli