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Resoconto d'Aula della Seduta n. 99 di giovedì 02 luglio 2009
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   GRECO,  segretario  f.f,  dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o  di
  scrutinio   segreto   (articolo  127)  sono  effettuate   mediante
  procedimento elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che hanno chiesto congedo  per  la  presente
  seduta   gli  onorevoli:  Romano,  Cordaro,  Antinoro,  Greco,   De
  Benedictis,  Picciolo, Termine, Laccoto, Lupo,  Rinaldi,  Fiorenza,
  Marrocco, Vinciullo e Adamo.

   L'Assemblea ne prende atto.

    Comunicazione di decreto di nomina a componente di Commissione
                              legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che con decreto del Presidente  dell'ARS  n.
  181  dell'1  luglio 2009, l'onorevole Francesco  Scoma  è  nominato
  componente  della  VI  Commissione legislativa permanente   Servizi
  sociali   e  sanitari',  in  sostituzione  dell'onorevole  Antonino
  Beninati, nominato Assessore  regionale.


   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento   interno,   della  mozione   numero   137   «Immediata
  riattivazione  del  servizio di emergenza 118 in  alcuni  comuni  e
  frazioni  della  provincia  di Messina», degli  onorevoli  Rinaldi,
  Panarello, Ardizzone, Picciolo e Laccoto.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  della
  mozione  sopra  citata,  integralmente  riportata  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

   Seguito della discussione del disegno di legge «Norme in materia
           di aiuti alle imprese» (119-Norme stralciate I/A)

   PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione del disegno di legge «Norme in materia di  aiuti
  alle imprese» (119-Norme stralciate I/A).
   Invito i componenti la II Commissione  Bilancio' a prendere  posto
  nell'apposito banco.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.  Signor  Presidente,  io  vorrei  sottoporre  alla  sua
  attenzione  la  valutazione  di  sentire  -  mi  rendo  conto  che,
  probabilmente, non è rituale ma politicamente opportuno - il  nuovo
  assessore per l'industria, perché c'è, comunque, un nuovo Governo.
   Noi  stiamo discutendo, in sostanza, del sistema degli aiuti  alle
  imprese,   parliamo   di   industria,  vorremmo   capire   qual   è
  l'orientamento del Governo Lombardo-bis su questa indicazione anche
  per  votare, di volta in volta e su ogni articolo, con  dovizia  di
  informazioni,  con  conoscenza di quello che è  l'orientamento  del
  nuovo   Governo.   Pertanto,  chiedo  che   partecipi   ai   lavori
  dell'odierna seduta ed al prosieguo dell'esame del disegno di legge
  sugli  aiuti alle imprese l'assessore per l'industria, dott.  Marco
  Venturi,  che  ci  può  dire il suo parere,  essendo  peraltro  una
  persona   altamente  qualificata  del  settore,  dandoci  così   un
  contributo per fare un disegno di legge organico.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  a  me  sembra
  inopportuno  questo  richiamo alla presenza dell'assessore  Venturi
  perché  è  presente l'assessore per il bilancio, onorevole  Cimino,
  che  è  stato  la  mente,  l'anima e, sicuramente,  conosce  questo
  disegno  di  legge  nei minimi particolari  e  può  dare  tutte  le
  spiegazioni   possibili.   Nello   stesso   tempo,   non   possiamo
  ulteriormente ritardare l'esame di un provvedimento legislativo che
  tutti i siciliani stanno aspettando.
   Pertanto,   l'autorevolezza   dell'assessore   Cimino   non    può
  assolutamente essere sostituita da nessuno.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi intendiamo  dare
  un  contributo  alla  discussione generale evitando  di  discutere,
  ancora una volta, su cosa non va rispetto alla presenza del Governo
  perché  siamo  stanchi,  almeno  per  quanto  mi  concerne,   della
  situazione   ormai  paludosa  in  cui  versa  uno  strumento   così
  importante  come  la  legge di spesa del POR Sicilia  2007-2013,  e
  mentre  articoli  di  stampa quotidianamente riportano  accuse  che
  riguardano   la   precedente  gestione   di    Agenda   2000',   la
  rendicontazione, 95 per cento rendicontato e 5 per cento che doveva
  essere  rendicontato entro il mese di giugno, senza invece  parlare
  di ciò che è stata  Agenda 2000'.
   Rispetto a tale esperienza, dovremmo discutere, invece, come  fare
  tesoro  dei  limiti  che  abbiamo registrato  per  quanto  concerne
   Agenda 2000'.
   Sarebbe  il  caso, proprio oggi, di aprire questa discussione  per
  dare non un senso a tutti i costi alla discussione generale, ma per
  capire   come  questo  Parlamento  dà  un  contributo   reale   per
  ottimizzare  il disegno di legge al nostro esame e,  nel  contempo,
  per fare tesoro di quel che è accaduto.
   Riempirci spesso la bocca spesso per ricordare solo i ritardi  non
  è   opera   e  non  è  compito  dei  riformisti,  e  noi   vogliamo
  rappresentare un'opposizione riformista vera. Non è compito facile,
  lo sappiamo.
   Abbiamo  sempre  detto  e letto, anche rispetto  alle  valutazioni
  della  Corte  dei conti, della Banca d'Italia ed  a  tutti  i  vari
  dossier che ci sono arrivati, che  Agenda 2000' ha sofferto di due,
  tre limiti fondamentali.
   Il primo limite: 54 mila azioni, ciò significa una spesa dei fondi
  strutturali non in grado di fare sistema, non in grado  di  puntare
  alle  scelte  più  significative per  far  diventare  anche  quello
  strumento  volano  vero  di sviluppo della  nostra  Regione,  sulla
  scorta  di esperienze maturate in altre regioni, non solo italiane,
  che,  pur quando non sono state e non sono nell'Obiettivo 1,  hanno
  attivato  comunque un sistema di spesa più virtuoso,  in  grado  di
  potere  realmente avere un moltiplicatore, in termini di  ricadute,
  molto ma molto più alto rispetto a quello che abbiamo registrato in
  Sicilia.
   Il primo nodo è lì: come è impostato il POR 2007-2013?
   Entriamo  nel vivo di questa discussione, poi il centrodestra  può
  continuare  a  litigare. Noi lo sfidiamo, invece, su questo  campo,
  essendo fra coloro che fortemente stimolano e chiedono che  non  si
  può  perdere più un minuto per quanto concerne, invece,  una  buona
  legge di spesa del POR 2007-2013.
   Il  secondo elemento che voglio sottolineare, nei pochi minuti che
  mi  rimangono,  è la gestione e la filosofia di  Agenda  2000'  per
  cui,  appunto  perché si dice che ha avuto un basso  moltiplicatore
  dal  punto  di  vista  di tutti i parametri e tutti  gli  indici  -
  quindi,  non  li cito, ne potrei citare uno, i dati che  in  questo
  momento  registriamo per quanto concerne l'occupazione in  Sicilia,
  la  carenza di infrastrutture, anche e soprattutto la portualità  e
  mi fermo qui -, noi abbiamo un interesse preciso:   snellire questo
  testo
   Non  basta  dire che in passato le cose non sono andate bene;  non
  basta citare solo le percentuali.
   Rispetto  a  ciò, dobbiamo fare un lavoro in maniera certosina  ed
  attenta, meritandoci, da questo punto di vista, maggiore attenzione
  su un tema del genere da parte dei cittadini siciliani.
   Si  tratta di un testo legislativo appesantito da aspetti che sono
  assolutamente  riconducibili ad una concezione ormai  assolutamente
  fuori  da  ogni  logica. Basti pensare - e noi al riguardo  abbiamo
  presentato  emendamenti - che questo Governo pensa  di  gestire  la
  legge   di   spesa  del  POR  richiamando  decreti  che  dovrebbero
  sostanzialmente  ripetere  in maniera  pedissequa  ciò  che  è  già
  scritto  nel POR, quello che  è stato il lavoro di tutte  le  parti
  che  hanno contribuito a scrivere il Programma operativo regionale.
  Allora, ci si chiede il perché.
   Mi  do  una spiegazione - può darsi che sia sbagliata e  spero  di
  essere  smentito  -  e, cioè, che si tratta di una  vecchia  logica
   politica' che tende a mettere, anche in questo senso, il ruolo del
  Governo al posto in cui quel ruolo non deve essere esercitato.
   Io  registro  l'attenzione  da parte  del  Governo,  e  questo  mi
  emoziona,   l'assessore  Cimino  e  l'assessore   Beninati   stanno
  ascoltando   veramente  quello  che  ora  diventerà   elemento   di
  discussione   rispetto  agli  emendamenti  ed  all'articolato   che
  tratteremo.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi,  facciamo in modo  che  i  lavori
  abbiano  un  prosieguo  sereno  e,  soprattutto,  attento   su   un
  provvedimento   legislativo  ritenuto   da   tutti   importante   e
  fondamentale.

   ODDO. Non vorrei disturbare.
   Allora,  voi pensate di ripetere quanto già deciso nel  POR  e  di
  impostare  un  articolato  che,  sostanzialmente,  pone  al  centro
  nuovamente la decretazione degli assessori. Siete fuori dal  mondo
  La decretazione potrebbe semplicemente complicare le cose; dato che
  dovrebbe  attestarsi pedissequamente al testo del POR, non  capisco
  come   si   possa  pensare  di  inserire,  invece,  negli  articoli
  strategici  di  ogni  titolo il richiamarsi  ai  decreti  solo  per
  tentare  di  mettere  nuovamente  al  centro  il  potere  esecutivo
  dell'assessore  delegato rispetto a momenti,  ad  interventi  ed  a
  funzioni  che egli non deve espletare perché tutto deve  essere  in
  esecuzione  del POR e non stabilire con decreto quello  che  è  già
  stabilito nel programma operativo.
   Questo è il primo elemento su cui veramente si  predica bene e  si
  razzola  male'  perché è ovvio che, invece, il Governo  dovrà  dare
  attuazione  e  seguire  con  estrema  attenzione  tutta  la   parte
  attuativa del POR, e non mettersi al centro di questioni  che  sono
  semplicemente ripetitive dando così la sensazione che,  ancora  una
  volta, i luoghi dove si manovrerà sono i Gabinetti degli assessori.
   Capisco  che  quello che sto dicendo è pesante, ma l'interesse  di
  questo  Governo  deve essere quello di rendere,  invece,  molto  ma
  molto  veloce  l'iter  di attuazione: seguire, spingere,  governare
  quei  momenti e non attestarsi, invece, alle logiche che si rifanno
  ai decreti.
   Su  questo, signor Presidente, e concludo, avvieremo nel corso  del
  dibattito  alcuni  nostri  rilievi,  alcuni  nostri  interventi  che
  tendono,   invece,  ad  essere  rapidi,  ad  eliminare  passaggi   e
  contropassaggi,  anche  farraginosi,  che  potrebbero  semplicemente
  farci perdere tempo. Mentre é compito di tutti noi - ed è questo che
  l'opposizione vuole fare -, recuperare al massimo il tempo  perduto,
  di  cui  siete voi i responsabili, per le vostre questioni e per  le
  vostre diatribe interne.
   Solo  così dimostreremo realmente che stiamo discutendo su un testo
  delicato,  non lo definirei solo tecnico, ma dandogli comunque,  nel
  contempo,  come  è  giusto, anche un rilievo  tecnico  -  perché  un
  rilievo tecnico ce l'ha - rispetto alla regolamentazione comunitaria
  che disciplina la materia.
   Se  su  questo il Governo sarà attento, penso che potremo veramente
  fare  un  lavoro veloce ed interessante. Se, invece,  su  questo  il
  Governo  vuole  ancora  essere di impaccio diventa  un  ostacolo  al
  raggiungimento dell'obiettivo di dare finalmente alla  nostra  Isola
  una  legge  di  spesa  fatta bene per quanto concerne  il  Programma
  operativo.
   Mi auguro che si possa fare un buon lavoro.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                       119-Norme stralciate I/A

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta numero  90
  del  12 maggio 2009 era stato approvato il passaggio all'esame degli
  articoli e, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Presidenti
  dei  Gruppi parlamentari, la discussione generale era stata rinviata
  all'articolo  1  del disegno di legge medesimo.  Siamo,  quindi,  in
  fase di discussione generale.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Campagna. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   l'onorevole
  collega  Ardizzone,  poco  fa, aveva chiesto  la  presenza  in  Aula
  dell'assessore   per   l'industria,  dott.  Venturi.   Capisco   che
  l'onorevole  Ardizzone ormai si è dichiarato  all'opposizione  e  la
  Presidenza  considera  il  suo come un  intervento  di  opposizione.
  L'onorevole Mancuso ha, peraltro, detto che non c'era bisogno  della
  presenza   dell'assessore  Venturi  poiché  è   presente   in   Aula
  l'assessore per il bilancio Cimino.
   Allora,  delle  due  l'una, signor Presidente: io  non  capisco  se
  siamo in sede di discussione generale o, comunque, voglio capire che
  decisione la Presidenza intende prendere.
   Se  noi  accettiamo che basta l'assessore Cimino, non ho  problemi;
  ma  lo  dobbiamo capire. Non credo, comunque, che basti la  presenza
  dell'assessore Cimino, data l'importanza dell'argomento che  si  sta
  discutendo in questa Aula e ritengo che sia necessaria ed  opportuna
  in Aula la presenza dell'assessore Venturi.
   Pertanto, signor Presidente, la invito a prendere una posizione  o,
  comunque, a fare decidere all'Aula se c'è tale necessità.

   PRESIDENTE. Certamente ha ragione l'onorevole Campagna quando  dice
  che avrei dovuto dare una risposta che, per la verità, mi prefiggevo
  di dare anche alla luce degli interventi che si sono susseguiti. Non
  a  caso,  l'onorevole Campagna ha citato l'intervento dell'onorevole
  Mancuso.
   Non  vi  è  dubbio che, in astratto, ed anche per un  rispetto  nei
  confronti dell'Aula, gli assessori componenti del Governo dovrebbero
  essere  tutti  presenti in Aula, soprattutto quando  si  discute  un
  disegno  di  legge  così  importante  che  coinvolge  tutti  i  rami
  dell'Amministrazione regionale.
   Ma,  non  vi è dubbio, altresì, che la presenza dell'assessore  per
  il  bilancio,  per   un  disegno di legge che  rientra  fra  le  sue
  competenze  in  quanto  attiene  al  ramo  del  bilancio   e   della
  programmazione economica, assicura la presenza del Governo.
   Convengo con l'onorevole Campagna che, in astratto, sarebbe  utile
  che  tutto  il  Governo sia presente in Aula, soprattutto  per  una
  legge così importante come quella in esame.
   Pur  tuttavia,  l'Aula è sempre sovrana nel caso  di  proposte  e,
  quindi,  di  un  voto  per  dirimere le questioni.  E'  iscritto  a
  parlare l'onorevole Nicola Leanza. Ne ha facoltà.

   LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è giusto che
  per  l'esame  di  una  legge come questa sia  presente  il  Governo
  complessivamente   perché  è  una  legge  che   riguarda   i   vari
  assessorati. Ma noi non possiamo permetterci il lusso  di  bloccare
  oggi la discussione sul disegno di legge di aiuti alle imprese.
   Propongo,   pertanto,   di  continuare   estrapolando   le   parti
  riguardanti  i settori di competenza degli assessori  Cimino  e  Di
  Mauro  che  sono  presenti  e, quindi, di discutere  quelle  parti,
  quegli  articoli  che riguardano il bilancio, la  programmazione  e
  l'Assessorato della cooperazione, guidato dall'onorevole Di Mauro.
   Quindi,  se c'è la volontà di andare avanti - come ci deve  essere
  - ritengo che, conclusa la discussione generale, possiamo ripartire
  dai  quattro, cinque articoli che riguardano le amministrazioni  di
  competenza degli assessori Cimino e Di Mauro e mi auguro  che,  nel
  frattempo, arrivino gli altri componenti del Governo per  discutere
  il disegno di legge nel suo complesso.
   Non  fermiamoci; nell'interesse generale, andiamo avanti e vediamo
  di fare per intero il nostro dovere.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un disegno
  di  legge  la  cui  autorevolezza, nel momento più difficile  della
  storia  dell'economia  mondiale e regionale,  risalta  subito  agli
  occhi.  E  certamente la presenza dell'assessore  Venturi,  per  la
  qualifica  e  la professione che esercita, per l'autorevolezza  che
  esprime, non può che farci piacere, non può che essere necessaria.
   In  questo  momento, signor Presidente, presumo che  il  tema  più
  importante  sia  quello  di  sapere quali  ipotesi  di  lavoro,  di
  sviluppo   hanno   nella    mente  il  Governo,   l'assessore   per
  l'industria, in un momento in cui il clou dell'industria è la FIAT,
  la  quale  certamente, negli ultimi 35 anni, ha fatto man bassa  di
  risorse nazionali, ha investito ed investe sempre risorse pubbliche
  nel sito di Termini Imerese.
   Più  volte, in qualità di assessore per l'industria, ho avuto modo
  di  confrontarmi con la FIAT, la quale, negli incontri avuti, aveva
  assunto impegni precisi di puntare, non ad una diversificazione del
  sito  in  materia  di  lavori diversi da quelli  della  costruzione
  dell'auto,  ma  avevamo concordato, in particolare con  l'ingegnere
  Pistone,  che  avremmo  messo su una nuova  catena  per  una  nuova
  macchina che poteva e doveva essere una macchina nuova e a  metano,
  e  all'ingegnere Pistone avevamo offerto anche le  risorse  per  un
  centro di ricerca a Termini Imerese.
   Se  l'assessore  per l'industria, appartenendo alla Confindustria,
  regionale  e  nazionale, e considerata l'autorevolezza degli  amici
  che  ha,  intervenisse, ritengo che questo potrebbe essere  l'unico
  modo  per  evitare che la FIAT vada via dalla Sicilia,   e  non  la
  modifica  del  sito  da produzione, come qualcuno  ha  chiesto,  in
  rottamazione o diversificazione o non so che cosa.
   Noi  non  possiamo  fare a meno di questa industria  e  di  altre.
  Quindi, avere una linea politica riguardo al settore dell'industria
  oggi è più che  mai determinante.
   Signor  Presidente,  è  necessario avere in Aula  l'assessore  per
  l'industria che, insieme alla indubbia autorevolezza dell'assessore
  Cimino  e  degli  altri componenti del Governo,  sapranno  indicare
  all'Aula  le  prossime battute per evitare che  il  momento,  molto
  difficile, che attraversiamo possa suscitare elementi di  turbativa
  nell'opinione pubblica, di tensioni sociali, considerato  il  tasso
  di  disoccupazione  che diventa sempre più pesante  e  che  porterà
  sicuramente  ad  un'estate molto calda e ad un autunno  ancora  più
  caldo.
   La mia proposta, signor Presidente, è che, siccome siamo d'accordo
  per  andare avanti sul disegno di legge, perché è troppo importante
  per  essere  lasciato così in Aula, e siamo anche d'accordo  perché
  sia  esaminato  nel più breve tempo possibile, proprio  per  queste
  ragioni  riteniamo  pregiuziale la presenza in Aula  dell'assessore
  per l'industria per indicarci la strada migliore.
   Infatti, mentre lui parla con il presidente di Confindustria, Emma
  Marcegaglia,  e  con  il  presidente della  FIAT,  ritengo  che  il
  Presidente  della  Regione  possa  chiedere  di  partecipare   alla
  riunione  del Consiglio dei ministri con all'ordine del  giorno  la
  vertenza  FIAT  e,  nel suo complesso, la vertenza  industriale  in
  Sicilia  per  rilanciare  l'industria,  dopo  che  la  Sicilia   ha
  abbondantemente dato un bel po' di risorse al Paese.
   Rammento a me stesso e a lei, Presidente, che da circa 50  anni  i
  siti  industriali di Priolo, di Augusta, di Milazzo e di Gela, ogni
  anno danno allo Stato un gettito fiscale di almeno 40 mila miliardi
  delle  vecchie  lire;  di queste risorse non ci  ritorna  nulla  in
  nessun modo.
   Ho  visto  la  battaglia fatta dal deputato  nazionale,  onorevole
  Commercio, dell'MPA a dicembre scorso, nella finanziaria, quando ha
  richiamato il Governo nazionale alle sue responsabilità, e non solo
  sui  fondi  FAS che non ci sono più perché, purtroppo,  sono  stati
  ormai dirottati al nord e in Abruzzo - e su questo credo vada fatta
  una riflessione -, ma anche sul federalismo fiscale, sulle risorse,
  sulle  nostre  strade provinciali per le quali il Presidente  della
  Regione  ha fatto più volte delle battaglie  Sono risorse  che  non
  sono  arrivate  e,  credo, non arriveranno  più.  Quindi,  dobbiamo
  rivedere  l'impostazione tattico-politica di questo  Governo  della
  Regione  per evitare che continui, da parte del Governo  nazionale,
  il depauperamento delle risorse regionali.
   Signor  Presidente, chiedo di avere il piacere della  presenza  in
  Aula  dell'assessore per l'industria e di tutto il  Governo  perché
  possano indicarci la nuova strategia, rispetto a quella che è stata
  consumata,  fino  qualche giorno fa, dal  vecchio  Governo,  e  per
  sapere  quali sono le possibilità di un futuro diverso  e  migliore
  per  i nostri corregionali.
   E, a questo punto, chiedo che la mia proposta sia messa ai voti.

   CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
  onorevoli  colleghi, nel ringraziare gli onorevoli colleghi  per  i
  loro  interventi e l'onorevole Mancuso per la sensibilità  mostrata
  sulla   necessità  di  accelerare  i  lavori  parlamentari,  voglio
  ribadire   come  questo  disegno  di  legge  è  fortemente   voluto
  dall'Assemblea  regionale  siciliana ed  è  stato  condiviso  dalla
  Commissione  Attività produttive, dalla Commissione Bilancio  e  da
  una  sottocommissione,  in un  confronto serrato  con  i  dirigenti
  regionali  e  con  le  audizioni dei vari assessori  al  ramo,  dei
  dirigenti generali, e che oggi è in Aula per trovare un momento  di
  approfondimento al fine di individuare le condizioni per migliorare
  il testo stesso ed affrontare insieme gli emendamenti del Governo e
  quelli dei deputati e accelerare così questa iniziativa concernente
  i regimi di aiuto.
   Devo   ribadire   che   mi  sembra  fortemente   strumentale,   su
  un'iniziativa  che ha trovato il Parlamento, le  commissioni  e  il
  sottoscritto,  impegnato in prima persona, richiedere  la  presenza
  del  collega  Venturi, preposto all'unico ramo dell'amministrazione
  regionale  non  interessato  dal testo legislativo  in  esame.  Ciò
  grazie  all'allora assessore Gianni che, nel passato Governo,  fece
  approvare  la  legge  sui regimi di aiuto, quindi  su  questo  ramo
  attualmente  possiamo discutere di tutte le tematiche.  Ripeto,  la
  legge  sul  regime  di aiuti alle industrie, grazie  al  precedente
  Governo ed all'allora assessore Gianni, è già stata approvata.

   PRESIDENTE.  È  iscritto a parlare l'onorevole  Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che mi
  è dispiaciuto perdere la battuta, perché avrei voluto parlare prima
  che  lei  aprisse  la discussione generale sull'articolo  1,  sulle
  comunicazioni della Presidenza. Capisco che ormai sono fuori tempo,
  quindi  mi  atterrò all'aspetto formale che oggi stiamo esaminando.
  Però  non  posso  nascondere  la  mia  amarezza  nel  leggere,  nel
  resoconto  parlamentare della seduta di ieri, alcune  dichiarazioni
  che  qualche collega ha fatto - e mi dispiace di essere andato  via
  qualche minuto prima -, il quale, giudicando così come opera, forse
  anche  nella  vita privata e nella professione, pensa di  giudicare
  gli  altri. Mi riferisco all'onorevole Mancuso e alla dichiarazione
  da lui resa ieri sera.
   Credo  di non essermi mai sottratto anche alla polemica più  dura,
  ma  sempre  nel  rispetto delle persone e senza mai  scivolare  sul
  terreno dell'insulto e dell'insinuazione.
   Ieri sera l'onorevole Mancuso, pensando che questo Parlamento  sia
  ormai  una sala di teatro, ha ritenuto di poter giudicare il  ruolo
  dell'opposizione - capisco che in questo momento  è  incerto  sulla
  sua    collocazione   politica   in   quest'Aula    -    ascrivendo
  all'opposizione il compito di chiedere favori, così come ha  sempre
  fatto.   Forse  l'onorevole  Mancuso,  lo  dico  assumendomene   la
  responsabilità,  nella  sua professione non parlamentare  ha  fatto
  così: chiedere favori in cambio della sua attività professionale.
   Credo  che  in  quest'Aula dobbiamo abituarci allo  scontro  delle
  idee,  e non all'insulto alle persone. E ne approfitto, a proposito
  di  questo disegno di legge: stiamo facendo una legge che  dovrebbe
  essere,  così è stato detto, dichiarato e annunciato, la  madre  di
  tutte    le   battaglie,   addirittura   ricorrendo   a   procedure
  straordinarie. Non c'è dubbio, infatti, che questo disegno di legge
  ha seguito un iter particolare: il Governo non ha mai presentato un
  disegno di legge sul regime di aiuti, ha presentato emendamenti  al
  testo  che  allora stavamo esaminando, credo a quello  della  legge
  finanziaria.  E l'ha fatto in Commissione Bilancio. La  Commissione
  Bilancio  ha  assunto su di sé una competenza  che,  forse,  doveva
  essere  prioritariamente attribuita ad altre Commissioni di merito;
  pur  tuttavia,  con un iter assolutamente tortuoso, siamo  arrivati
  all'esame di questo testo pronto per l'Aula anche con un lavoro  di
  sottocommissione,  avendo oltretutto stralciato  -  come  ricordava
  l'assessore Cimino - la parte sull'industria perché era  stata  già
  varata con  legge specifica.
   Stiamo facendo una legge sugli aiuti e non sui favori   Gli aiuti,
  tra l'altro - lo dico ai colleghi - non riguardano persone con nomi
  e  cognomi,  riguardano  categorie e princìpi,  oltretutto  fissati
  dalle  regole comunitarie. Ricordo che, ad oggi, si può operare  in
  regime di aiuti soltanto nei limiti del de minimis che, ancora ora,
  non  avendo una procedura formale che sancisce l'aumento del regime
  del  de minimis, riguarda risorse fino al limite di 200 mila  euro,
  limite che dovrebbe essere portato a 500 mila euro.
   Credo che abbia ragione l'onorevole ex assessore Gianni, che mi ha
  preceduto: questa può essere un'occasione non solo per stabilire le
  procedure,  perchè molte delle procedure - diciamoci  la  verità  -
  sono automatiche, ma per capire cosa vuole fare la Regione e questo
  Governo, anche a modifica del precedente programma comunitario.
   Se  oggi dibattiamo - ed ho visto che è diventato argomento  anche
  di  stucchevole  e singolare polemica - su quanto abbiamo  speso  e
  quanto rischiamo di perdere del precedente Programma, da tempo vado
  dicendo  che certamente è importante la quantità delle risorse  che
  si spendono e sarebbe un delitto restituire risorse, come rischiamo
  di   fare   dato   che,  ormai,  si  è  chiusa  la  partita   della
  rendicontazione, mi riferisco alla possibilità di restituire alcune
  delle risorse del precedente programma.
   Ma voglio dire con altrettanta nettezza che saremmo interessati  a
  sapere  non soltanto quanto si spende, ma come si spende  e  se  le
  risorse che vengono utilizzate attraverso gli aiuti comunitari sono
  finalizzate  ad  un reale processo di sviluppo e di nuovo  sviluppo
  che  ci  faccia  uscire  dalla  condizione  di  inferiorità  socio-
  economica in cui oggi versa la Sicilia.
   Da  questo  punto di vista, allora sarebbe stato interessante  che
  l'esame  di  questo  provvedimento legislativo  fosse  accompagnato
  dalla  discussione sul modello di sviluppo in Sicilia: FIAT  o  non
  FIAT, STMicroelectronics, ruolo dell'industria, ruolo della piccola
  e  media impresa, un modello di sviluppo finalizzato o meno ad  una
  esclusiva idea  - suggestiva, forse, dal punto di vista romantico -
  di    sole, cielo e mandolino', cioè turismo e qualcos'altro. E non
  pensare,  invece,  alla  Sicilia come ad una  grande  regione  che,
  essendo  tale appunto, abbia una varietà, una diversificazione  dei
  settori strategici che segnano lo sviluppo.
   Sarebbe  stato  utile conoscere il progetto che accompagna  queste
  misure, rispetto a quali obiettivi.
   Ancora  una  volta, siamo allo logica dello spezzettamento,  manca
  un'idea-guida su cosa deve essere la nuova programmazione 2007/2013
  in  Sicilia. Manca, onorevole Gianni, anche perché - ed è questo il
  paradosso, a tutto possiamo assistere tranne che alle commedie - la
  nuova  programmazione che è stata sottoposta all'esame  dell'Unione
  Europea e che è operativa con il nuovo Piano operativo FESR,  altro
  non è che la continuazione del precedente POR 2000/2006. Una stanca
  ripetizione  di  attività  e di incapacità  addirittura  di  spesa,
  tant'è  che  forse  dovremo  restituire  una  parte  delle  risorse
  all'Unione   Europea,  perché  la  Sicilia  non  solo   non   vuole
  riconoscere  i  limiti  della  precedente  programmazione,  che  ci
  portano appunto a restituire delle risorse, ma continuiamo  in  una
  logica  frammentaria che non servirà a rilanciare lo sviluppo  e  a
  dare una prospettiva economica di rilancio della nostra Regione.
   E  ciò  non  è  stato fatto con questo disegno di legge;  è  stato
  fatto,  onorevoli  Gianni,  Cimino  e  onorevoli  componenti  della
  maggioranza di ieri e dell'altro ieri, dal Governo che, nel  luglio
  2007,   ha   sottoscritto  il  piano  operativo   FESR   2007/2013,
  nell'assoluta continuità col programma precedente.
   E  allora, lo dico ai colleghi, a tutto possiamo assistere  tranne
  che alle lacrime di coccodrillo.
   Se  questo nuovo piano si avvia inesorabilmente verso i limiti  ed
  il  fallimento del precedente, è figlio non di questa legge  ma  di
  una  concezione  che  vede nel frammento e  nella  parcellizzazione
  l'idea-guida che ha segnato, dal 2000 ad oggi, l'attività  e  l'uso
  dei fondi comunitari. Tant'è che abbiamo assistito ieri sera ad una
  discussione sugli aiuti, non sui favori, onorevole Mancuso,  perché
  lei  scambia aiuti e favori. Poi me lo dica lei, anzi  me  lo  dica
  anche  fuori  da quest'Aula, se vuole in un'aula di  tribunale  per
  quello che le ho detto, perché l'ho detto con cognizione.

   MANCUSO. Glielo dico qui.

   CRACOLICI.   Aiuti come quelli della FIAT, di cui abbiamo  parlato
  ieri sera a proposito del famoso Piano A.
   Il  Piano A non si è fatto perché la Regione Sicilia, a livello di
  affidabilità e credibilità, ha un tasso pari a zero, in  quanto  ha
  una  classe dirigente di imbroglioni che fanno annunci ma  che  non
  sono  in  grado  di fare provvedimenti. Infatti, nel  giugno  2007,
  onorevole  Gianni, fu sottoscritto un accordo con la FIAT;  poi,  a
  febbraio  2008,  dopo la seduta d'Aula del 5  febbraio  in  cui  si
  dimise  il  Presidente della Regione, si scoprì - appunto,  qualche
  giorno dopo - che bisognava fare una legge, peraltro già annunciata
  e  contrattata con la FIAT. Onorevole Gianni, non ce l'ho con  lei,
  tra   l'altro  non  era  lei  assessore,  lei  era  presidente   di
  commissione.
   Signor  Presidente, la verità è che la vicenda FIAT  appariva  una
  vicenda  da  marziani, perché se la questione  dell'uso  dei  fondi
  comunitari è costruita nella logica del frammento, la vicenda  FIAT
  era  una vicenda di Termini Imerese. Cosa c'entrava la Sicilia? Era
  un  problema,  al  massimo,  di  Palermo.  E,  siccome  l'idea  del
  frammento produce questi risultati, che ciò che riguarda Termini  è
  di  Termini e quel che riguarda Milazzo è di Milazzo, o quello  che
  riguarda  Gela  è  di Gela e non della Sicilia, siamo  arrivati  al
  punto in cui siamo.
   Rischiamo  di perdere la FIAT per una scelta scellerata  da  parte
  della  classe  dirigente che, prima del 5  febbraio  e  dopo  il  5
  febbraio,  ha  gestito la procedura di aiuti per fare impresa,  per
  lasciare   know-how,   per   costruire  ricerca,   per   introdurre
  innovazione e modernità, perché noi siamo, forse, più bravi  e  con
  questa  legge  lo  faremo,  è  giusto farlo,  e  faremo  bandi  per
  garantire  un po' di risorse a tutti. Ma non abbiamo idea  di  cosa
  significa sviluppo, crescita e occupazione in termini generali.
   Mi  scuserà  il  Presidente,  ho  voluto  fare  questo  intervento
  approfittando  della  discussione generale sul  disegno  di  legge,
  rimarcando i limiti e sapendo che nel merito discuteremo  di  poche
  cose  perché  stiamo discutendo, in realtà, dei  settori  che  sono
  stati  già individuati dal piano operativo, delle procedure con  le
  quali  dobbiamo  operare  nel regime  di  aiuto  che  discende  dal
  regolamento dell'Unione europea.
   Certo,  vi  sono delle facoltà, e con questa legge si fanno  delle
  scelte. Su alcune non sono d'accordo, e lo dirò; farò una battaglia
  parlamentare, onorevole Mancuso,  parlamentare'
   Sa cosa vuol dire fare il parlamentare? Significa fare emendamenti
  alla luce del sole, non frequentare le sacrestie degli assessorati,
  come lei è abituato a fare.
   Da  questo punto di vista, credo che abbiamo il dovere comunque di
  licenziare questo testo, di garantire che parta l'attività di aiuti
  in un momento, tra l'altro, drammatico della nostra economia per le
  imprese  siciliane.  Evitiamo  però il   pianto  del  coccodrillo',
  perché  tutto  ci  possiamo aspettare, tranne che,  a  seconda  dei
  momenti  in cui si svolge una funzione politica, ognuno reciti  una
  parte   negando   e  dimenticando  quello  che  ha  contribuito   a
  determinare fino a qualche minuto prima.
   Nel  merito,  esamineremo, articolo per articolo,  il  disegno  di
  legge  proponendo  le nostre idee di modifica. Riteniamo  però  che
  questa  legge debba essere varata perché, prima sarà varata,  prima
  potrà  partire  l'attività di effettiva attivazione  delle  risorse
  comunitarie.
   Oltretutto,  ricordo che, nel dicembre 2009, dovremo  rendicontare
  il primo anno, il 2007, che non c'entra nulla con questa legge.
   A  forza di aspettare fino alla fine, però, accade come recita  un
  detto siciliano, e non voglio tradurlo perché penso che il dialetto
  debba   costituire   anche   una  forma  di   comunicazione   nelle
  istituzioni,  mentri 'u mericu sturia 'u malatu si nni va'.
   E  credo  che questa Sicilia non possa permettersi di studiare  la
  malattia mentre il malato muore.


   Presidenza del vicepresidente Formica


    Per fatto personale, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento
                                interno

   MANCUSO.   Chiedo  di  parlare  per  fatto  personale,  ai   sensi
  dell'articolo 104 del Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Onorevoli  colleghi,  vi  invito a mantenere  la  discussione  nei
  limiti accettabili in un Parlamento; ovviamente, l'invito vale  per
  l'onorevole Mancuso come valeva prima per l'onorevole Cracolici.

   MANCUSO.  Signor  Presidente,  sia l'educazione  sia  il  modo  di
  rappresentare  le  cose mi possono contraddistinguere  rispetto  al
  collega che mi ha preceduto e intervengo per capire quale tasto  ho
  toccato.  Perché? Per ricevere queste offese personali da parte  di
  un   capogruppo   di  un  partito  importante,  come   il   Partito
  Democratico,  rileggendo  il mio intervento  dove  non  c'è  nessun
  riferimento al capogruppo, è chiaro che, se si è così alterato,  ho
  toccato un tasto che neanche io mi sono reso conto.
   Rileggo   ciò  che  ho  detto  ieri:   L'intervento   politico   è
  assolutamente  nella  persona  e  nel  pensiero,  ma   l'intervento
  politico  di  dire che non c'è una maggioranza che sostiene  questo
  Governo è indecente, detto da parte del Partito Democratico.
   Qual  è  il  gioco  che  state  facendo?  Cosa  cercate  di  fare?
  All'opposizione  siete,  all'opposizione  dovete  rimanere   perché
  Berlusconi  non  vi  farà  passare mai;  questo  è  un  Governo  di
  Berlusconi,  attenzione,  di Berlusconi  e  voi  siete  il  Partito
  Democratico, siete quelli che avete rovinato l'Italia per anni; non
  c'entrate  nulla  e  non  ci sono le maggioranze  parlamentari  che
  possono   rivoltare  o  fare  i  ribaltoni.  Voi   non   c'entrate.
  Rassegnatevi a fare l'opposizione in maniera seria e ogni tanto  ci
  chiedete  qualche  favore. Ce n'è pure per voi e non  dovete  avere
  problemi sotto questo profilo; ci siete anche abituati .

   CRACOLICI. Lei giudica per come opera.

   MANCUSO.  Questa è la frase per cui, forse, dove l'intervento  era
  sul  Partito Democratico, lei si è sentito offeso personalmente per
  invettive  personali  ad  un  deputato, aggiungendo  riferimenti  a
  Procure  della Repubblica o ad azioni da me compiute nell'esercizio
  delle mie pregresse funzioni, prima di diventare parlamentare.
   La  invito, gentilmente, a formalizzare quanto lei dice in  questa
  Aula in modo estemporaneo, offensivo ed anche senza una logica solo
  perché, ritengo, é molto adirato per ciò che ho dichiarato.
   Ho  dichiarato che dovete fare l'opposizione, mi sembra che sia un
  mio diritto dirlo, considerato che ieri non ho visto l'opposizione;
  è  un  mio diritto, anzi, dire di avere visto l'opposizione  che  è
  scomparsa.
   Ho  assistito  ad un blando intervento del presidente  del  Gruppo
  parlamentare del Partito Democratico in cui non diceva  nulla,  con
  l'assist  del  segretario regionale del Movimento per le  Autonomie
  che  si  richiamava alla gentilezza e alla simpatia del  presidente
  del Gruppo parlamentare del Partito Democratico - ha detto pure che
  gli piace, tutto ciò è scritto negli atti parlamentari - precisando
  pure il desiderio che i provvedimenti siano approvati anche con  il
  benestare  del  Partito  Democratico e  dell'UDC,  da  tutti  i  90
  parlamentari.
   Tutto  ciò  è  legittimo.  La mia non è certo  un'accusa,  ma  non
  capisco  perché il presidente del Gruppo parlamentare  del  Partito
  Democratico se la prenda con me. Stavo solo dicendo che i  deputati
  dell'opposizione devono fare l'opposizione
   Comprendo  il momento di nervosismo e per questo scuso l'onorevole
  Cracolici per ciò che ha detto. Vorrei soltanto precisargli - visto
  che  ha  i  suoi  ben informati e informatori - che  non  frequento
  nessun  ufficio  di Gabinetto di nessun Assessorato.  Soltanto  una
  volta,  in  nove  anni  da  parlamentare,  sono  andato  a  trovare
  l'assessore  Scoma  nel  suo ufficio e non  ho  mai,  sotto  nessun
  profilo, chiesto a nessun assessore interventi in mio favore.
   Non  so se l'onorevole Cracolici possa dire la stessa cosa, perché
  sarebbe  smentito nei fatti, non da me, ma da tutti  gli  assessori
  con  cui  ha avuto certamente un modo di rapportarsi con i  proprio
  ruoli.
   Pertanto,   la   prego  di  non  offendere  i  parlamentari   che,
  legittimamente, siedono in questo Parlamento, la prego di  calmarsi
  e,  soprattutto,  a  rassegnarsi al  suo  ruolo  che  è  quello  di
  presidente del Gruppo parlamentare dell'opposizione.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                      119 - Norme stralciate  I/A

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  riprende  il   seguito   della
  discussione del disegno di legge numero 119 - Norme stralciate  I/A
  «Norme in materia di aiuti alle imprese».

   ANTINORO. Signor Presidente, chiedo un voto dell'Aula perché non è
  presente l'assessore per l'industria.

   PRESIDENTE.  Onorevole Antinoro, la richiesta di  votazione  sulla
  presenza  o meno dell'assessore per l'industria, finalizzata  a  sé
  stessa, non ritengo che abbia alcuna attinenza. Altro caso è se voi
  chiedete,  o  se l'onorevole Gianni chiede, il rinvio della  seduta
  per la mancanza qui dell'assessore Venturi.

   GIANNI.  Signor Presidente, ho formulato proprio questa richiesta,
  ma forse mi sono espresso in modo poco chiaro.

   PRESIDENTE. Onorevole Gianni, considerato che stiamo trattando una
  legge   importante,  bisogna   formulare  delle  richieste  chiare,
  esplicite e comprensibili.
   Un  conto  è  chiedere  la  presenza in  Aula  dell'assessore  per
  l'industria, che non è obbligatoria, e un conto è chiedere un  voto
  d'Aula per rinviare la trattazione della legge a quando ci sarà  in
  Aula  la  presenza dell'assessore per l'industria:  sono  due  cose
  diverse.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra  che,
  anche  sul  piano  del  senso  delle istituzioni,  ci  siano  degli
  interventi che non portano bene per il futuro di quest'Aula.
   Fare  processi alle intenzioni, giudicare comportamenti di partiti
  e  di  singoli deputati mi sembra un errore che, poi, ricade  anche
  sul  clima e sul profilo istituzionale che ciascuno di noi dovrebbe
  tenere in quest'Aula.
   Per quanto mi riguarda, sono convinto che i ruoli di opposizione e
  di maggioranza li abbiano decisi i cittadini. Sono stato chiamato a
  fare opposizione, ho fatto opposizione in maniera seria e credo che
  lo  continueremo a fare, come Partito Democratico,  con  senso  del
  dovere e rigore morale.
   Questo  scambio di accuse su chi ritiene che si possa fare  meglio
  l'opposizione non serve né all'Assemblea regionale né alla Sicilia.
  Sono,  piuttosto, preoccupato dall'assenza di consapevolezza  sulla
  gravità  della  situazione  finanziaria:  sono  alti  i  rischi  in
  Sicilia,  in  ordine  ai  primati negativi che  abbiamo  sul  piano
  economico e sociale.
   Dopo  tanto  tempo  di ritardi, questo disegno di  legge  non  può
  essere esaminato in maniera frettolosa, non può ripetere i vizi  di
  una impostazione che è stata devastante per la Sicilia.
   Sui  fondi  extraregionali  si  sono  dette  tante  cose.  Ma   le
  responsabilità  non  sono  solo  dei  Governi  nazionali,  c'è  una
  responsabilità  palese  del  Governo  regionale  e   delle   classi
  dirigenti locali in ordine al modello. In barba al principio  della
  concentrazione che ci viene suggerito dall'Unione Europea,  abbiamo
  vanificato   il   Programma  comunitario  2000/2006;   lo   abbiamo
  vanificato  perché le misure in maggiore ritardo  sono  quelle  che
  riguardano  le caratteristiche del nostro territorio e la  spesa  è
  stata frammentata in mille rivoli.
   Adesso,  approvare  la  legge sul regime  di  aiuti  alle  imprese
  significa  anche  dare  una svolta sul piano dell'impostazione.  Il
  Programma  2007/2013  rappresenta  l'ultima  opportunità   per   la
  crescita  della nostra Regione; se ripetiamo gli stessi errori  che
  abbiamo commesso con il piano precedente, vanificheremo una  grande
  opportunità   di  crescita  e  di  sviluppo  per  la  Sicilia   con
  responsabilità   enormi   anche  in   ordine   alla   distribuzione
  dell'apparato burocratico: in questo momento abbiamo sei  dirigenti
  generali della Regione a disposizione, pagati 180 mila euro l'anno,
  e  abbiamo dirigenti esterni che hanno l'interim e che percepiscono
  più di 200 mila euro l'anno.
   Pure nell'elaborazione dei provvedimenti c'è un ritardo enorme sul
  piano  dell'utilizzazione razionale dei nostri dirigenti regionali.
  E  un  Governo  che  ritiene di avere credibilità  in  ordine  alla
  eliminazione degli sprechi non può tenere sei persone che non fanno
  niente  e  percepiscono lo stipendio e altre, invece, che hanno  il
  doppio incarico, sia pure qualcuno fino a dicembre
   Questo sarà oggetto di una specifica indagine, anche in ordine  ai
  dubbi  di  legittimità sul piano costituzionale. Il buon  andamento
  della  pubblica  amministrazione  non  si  risolve  tenendo  alcuni
  dirigenti  generali a non fare niente ed altri dirigenti che  hanno
  il  doppio  lavoro  o  che non hanno cinque anni  di  dirigenza  e,
  quindi,  senza i titoli per essere contrattualizzati con la Regione
  -   su questo aspetto indagheremo sul piano legale, con un apposito
  atto  ispettivo -, ma questa è anche l'occasione per dire che,  dal
  2001  al  2007,  noi  abbiamo  bruciato  immense  risorse.  Risorse
  previste  nel  DPEF che l'assessore Cimino conosce  bene:  su  16,5
  miliardi  di euro, avendo riprogrammato tante volte, abbiamo  speso
  soltanto il 18,5%
   C'è,  quindi, un problema della Regione, che ha i soldi ma non  sa
  spenderli e, dopo due anni, i bandi del nuovo Programma comunitario
  2007/2013 sono pochissimi.
   Allora, questa legge va fatta ma, per quanto mi riguarda, va fatta
  bene  e  non in maniera frettolosa; va fatta per segnare una svolta
  reale in ordine ai rapporti che la Regione deve avere con le  altre
  istituzioni, sia nazionali che comunitarie.
   Sono   qui   per  lavorare.  Noi  dell'opposizione,  pur   essendo
  all'opposizione, vogliamo dimostrare, senza sconti, perché  nessuno
  pensi  di interpretare il modello di opposizione che dobbiamo fare,
  che  siamo  un partito che ha cultura di governo. E,  per  il  bene
  della  Sicilia, questa legge deve essere approvata, ma -  ripeto  -
  deve  essere approvata bene perché una settimana in più, in  questo
  momento,  non copre i ritardi enormi e le grandi responsabilità  su
  una   impostazione  che  riteniamo  sbagliata  e  che  deve  essere
  modificata.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marziano.  Ne  ha
  facoltà.

   MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi  giorni
  abbiamo  sentito  sempre  più  spesso  intervenire  colleghi  della
  maggioranza, preoccupati perchè il Partito Democratico non  farebbe
  l'opposizione;   ci  viene, cioè, richiesto con forza,  passione  e
  trasporto  di  fare  l'opposizione. C'è la preoccupazione,  tra  le
  forze della maggioranza, che il maggiore partito di opposizione non
  faccia il proprio mestiere.
   Vorrei  fare  rilevare  che, se la vicenda politica  regionale  ha
  subìto l'accelerazione e le scosse che ha subìto nell'ultimo mese e
  mezzo, è perché qualcosa non ha funzionato nella maggioranza e  non
  nell'opposizione.  Qualcosa non ha funzionato  perché  i  siciliani
  avevano  chiamato a governare la Sicilia una coalizione di governo,
  una  coalizione di partiti e questa coalizione è stata ritenuta dal
  suo Presidente non in grado di governare la Sicilia.
   Allora,  il  primo problema che dovrebbero porsi i colleghi  della
  maggioranza, preoccupati, è di come fanno il governo, di come fanno
  la  maggioranza, di come rispettano il ruolo che i siciliani  hanno
  dato  loro,  quello  di governare la Sicilia, di  come  si  pongono
  l'esigenza di rispettare il mandato popolare rispetto al fallimento
  che  il Presidente della Regione ha sancito con i suoi atti e  che,
  per  recuperare  il  quale, ha dovuto fare  le  cose  che  ieri  ha
  illustrato.
   Il  vero deficit democratico che c'è in questa Regione e in questo
  Parlamento è l'incapacità della maggioranza di svolgere il  proprio
  ruolo.
   Il  ruolo  del PD è un ruolo di chiara opposizione. Il problema  è
  che  come fare l'opposizione lo decide il Partito Democratico,  non
  lo  devono decidere i partiti della maggioranza. E se l'opposizione
  duttile  che  ha fatto il PD ha contribuito a far implodere  questa
  corazzata  che  era la maggioranza, in qualche modo continueremo  a
  farla con la chiarezza con cui l'abbiamo fatta e con la capacità di
  incidere nelle vicende con cui l'abbiamo condotta.
   Signor  Presidente, torno alla ragione che mi aveva fatto decidere
  di  intervenire, quella di cercare di dimostrare, di contribuire  a
  dimostrare    come   sia   assolutamente   urgente   e   impellente
  l'approvazione, non già solamente del disegno di legge  numero  119
  sul   regime  di  aiuti  alle  imprese,  ma  della  messa  in  moto
  dell'intera macchina riguardante i fondi europei.
   Vorrei ricordare, onorevole Presidente, che la Sicilia dispone  di
  qualcosa  come  20 miliardi di euro per i prossimi  anni,  fino  al
  2013.  E  dico 20 miliardi di euro perché ai fondi, che mi permetto
  di  citare con grande precisione, ai 6 miliardi e mezzo di euro del
  Fondo di sviluppo regionale (FESR), vanno aggiunti i 2 miliardi  di
  euro del Fondo sociale europeo, i 150 milioni di euro del Fondo per
  la  pesca, i 2 miliardi di euro del Piano di sviluppo rurale,  i  4
  miliardi 968 milioni delle quote di PON che ricadono sulla Sicilia.
   Appena  qualche giorno fa, il Governo ha firmato con  il  ministro
  Gelmini un protocollo che farà avere alla Sicilia qualcosa come 500
  milioni di euro di ricaduta nel mondo della ricerca.
   Allora,  dobbiamo  avere attenzione anche  a  quella  quota  assai
  rilevante,  il 32 per cento, delle risorse destinate  alla  Sicilia
  sono  poi  quote del  PON che verranno in aggiunta; certo,  poi  ci
  sono pure i famosi 4 miliardi 300 milioni di euro, che lo Stato  ci
  deve, dei fondi FAS.
   Faccio  presente  che negli ultimi giorni sono spariti  altri  220
  milioni  e che la cifra di cui si parla adesso non è più 4 miliardi
  310  milioni di euro, ma 4 miliardi e 93 milioni. Il che  significa
  che  sono  stati drenati dalle risorse destinate alla  Sicilia,  in
  silenzio  e  senza che nessuno protestasse, altri  220  milioni  di
  euro.
   Signor  Presidente,  mi rivolgo a lei e ai colleghi  parlamentari:
  noi  non  dobbiamo guardare alla tappa del 2013 perché si  potrebbe
  dire  che  le  somme  le dobbiamo impegnare entro  il  2013  e  poi
  spendere entro il 2015. Non è così.
   Come  diceva l'onorevole Cracolici, appena qualche minuto  fa,  la
  Sicilia,  cioè  il  sistema che ruota attorno  alla  Regione,  deve
  spendere,  entro il 31 dicembre 2009, almeno 360 milioni  di  euro,
  pena  la restituzione all'Unione europea. Entro il 31 dicembre 2010
  deve spendere un miliardo e 260 milioni di euro.
   Sono  cifre che costituiscono il bilancio di intere regioni e noi,
  con  i  bisogni  della  nostra popolazione,  con  i  bisogni  delle
  imprese,  con  le  esigenze  che hanno le  istituzioni  locali,  ci
  permettiamo di tenere fermi, inutilizzati, un miliardo 260  milioni
  di euro nell'arco di pochi mesi, 18 mesi circa.
   Mancano,  perché queste somme possano essere spese, le linee-guida
  dei piani di sviluppo strategici per gli enti locali.
   Per  ben dieci anni, io ho svolto la funzione di amministratore  e
  so  con quali e quante difficoltà gli enti locali sono costretti  a
  dibattersi,  difficoltà di risorse finanziarie. Ebbene,  una  quota
  rilevante di queste risorse sono inutilizzate, mentre nei comuni  e
  nelle province giacciono numerosi programmi.
   E'  necessario che dal Governo e dai vari dipartimenti partano gli
  input   affinché   la  Regione  si  doti  di  un   parco   progetti
  territoriali,  frutto  del  confronto con  i  territori  e  con  le
  istituzioni locali.
   Ho  avuto  modo di apprezzare in questi mesi il lavoro  certosino,
  minuzioso, preciso, che sta svolgendo il dirigente del Dipartimento
  Programmazione, recuperando ritardi sicuramente non imputabili solo
  alla  burocrazia,  oltre  che  alle  vicende  politiche  che  hanno
  riguardato la Sicilia. Però questa macchina ha bisogno del sostegno
  della politica, delle indicazioni del Governo.
   Il  nostro Piano operativo regionale, partito dal Governo con  una
  indicazione  di 70 Assi, adesso è stato sminuzzato,  nel  passaggio
  tra  il  Governo  ed  i  vari assessorati, in  ben  173  Assi:  una
  parcellizzazione nell'uso delle risorse che rischierà di  non  fare
  cogliere  gli obiettivi che ci poniamo. Se poi a questo aggiungiamo
  che  in  alcuni dipartimenti strategici è stata posta una serie  di
  sottoassi, le risorse europee verranno ripartite in oltre  duecento
  rivoli, in oltre duecento diversi canali di finanziamento.
   Io penso di avere dimostrato, attraverso l'illustrazione di queste
  cifre,  che  c'è  l'esigenza di una spinta  di  carattere  politico
  all'apparato burocratico della Regione.
   E'  necessario che siano date indicazioni precise ai  dipartimenti
  che  hanno programmi e progetti pronti. E' necessario che  si  dia,
  assessore  Cimino,  una  chiara  indicazione  ai  dipartimenti  per
  velocizzare  il  loro lavoro e mettere in campo  tutte  le  energie
  disponibili.  Ci sono dipartimenti in cui giacciono protocolli  con
  mille   richieste  di  finanziamento.  Cito  solo  l'esempio  della
  richiesta  di  finanziamento  per  impianti  fotovoltaici,  dove  i
  benefici sono doppi perché riguardano la riduzione di produzione di
  energia  elettrica con combustibili tradizionali  e  l'alleviamento
  dei costi per le imprese.
   Certo,  il  disegno  di  legge  numero  119  non  potrà  risolvere
  totalmente  i  problemi  che ho posto.  Ma  se  diventa  uno  degli
  strumenti  in base ai quali il Governo decide finalmente di  uscire
  dalla  propria  situazione  di paralisi, provocata  dalla  paralisi
  della  sua  maggioranza  e  decide, altresì,  di  privilegiare  gli
  interessi  dei  siciliani rispetto a quelli autoreferenziali  della
  propria  coalizione  di governo, allora c'è la possibilità  che  le
  risorse europee possano ottenere il loro obiettivo di fare superare
  il gap infrastrutturale di cui la Sicilia, purtroppo, soffre.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                    Per un richiamo al Regolamento

   ODDO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, senza volere metterla in difficoltà, devo
  sottolineare  due  aspetti che mi sembrano,  senza  nominare  alcun
  collega, assolutamente inaccettabili.
   Ascoltando  l'intervento di un collega, ho  provato  una  profonda
  indignazione e mi sono posto il problema: se ventinove colleghi  in
  quest'Aula  avessero  chiesto di parlare per fatto  personale,  lei
  cosa avrebbe fatto? Sicuramente avrebbe dovuto dare loro la parola.
   Le  vorrei, quindi, sommessamente e rispettosamente ricordare  che
  per  fatto  personale si parla a conclusione della trattazione  del
  punto all'ordine del giorno.
   Non di meno, siccome non voglio assolutamente alterare i lavori di
  quest'Aula rispetto al punto all'ordine del giorno, che  mi  sembra
  estremamente   importante,  come  ho  detto  nel   mio   intervento
  all'inizio  di  questa discussione, devo però dire  che  quando  si
  mortifica  la dignità dei colleghi seduti in quest'Aula,  di  molti
  colleghi seduti in quest'Aula, non c'è possibilità assoluta di  non
  reagire.
   La  cultura  del favore, il mercantilismo politico, come  lei  sa,
  signor Presidente, alberga in altri luoghi; sicuramente non alberga
  in   molti   di  noi  del  Partito  Democratico,  anzi  dell'intera
  rappresentanza parlamentare del Partito Democratico.
     Signor  Presidente,  noi siamo abituati ad utilizzare  un  altro
  tratto  culturale  -  mi dispiace che lei non abbia  richiamato  il
  collega  -,  e  il  nostro tratto culturale è  questo:  proporre  e
  combattere,  e  non  sicuramente chiedere favori  al  Governo  e  a
  chiunque  altro. Noi siamo abituati a tenere alti i  valori  e  gli
  ideali e, soprattutto, gli aspetti etici del modo di fare politica.
   Mi dispiace fare questo intervento,  ma penso a chi, con doppiezza
  e  cercando  di coprire le enormi contraddizioni di una maggioranza
  che  è implosa e che ancora oggi si chiede come possa andare avanti
  con  esclusioni e inclusioni, ha cercato semplicemente di offendere
  la dignità politica di ognuno di noi.
   I   colleghi  che  si  esercitano  in  questa  maniera  dovrebbero
  vergognarsi perché le contraddizioni e i limiti in politica non  si
  affrontano in questo modo, offendendo un'opposizione costruttiva  e
  democratica, come abbiamo dimostrato, in questo anno, come  Partito
  Democratico.
   Signor  Presidente, la invito pertanto, per l'amicizia e la  stima
  che  nutro  nei  suoi confronti, a seguire con maggiore  attenzione
  questi aspetti, che non sono secondari.
   I  cittadini ci ascoltano; non è vero che parliamo fra di noi, non
  è   vero  che  sono  aspetti  irrilevanti,  non  è  vero  che   non
  contribuiscono  a  creare quella politica da cui  il  cittadino  si
  allontana.
   Spero  seriamente in un momento di riflessione da parte di chi  si
  esercita, come dicevo poco fa, con doppiezza a lanciare accuse, non
  solo infondate, ma anche molto ma molto scorrette e offensive.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Oddo, la prego di credere  che  non  c'era
  alcun  intento  di  cercare di non stigmatizzare  l'intervento  dei
  colleghi.  Anzi,  se ho dato subito la parola per fatto  personale,
  contemporaneamente  lei si sarà reso conto e ha  potuto  constatare
  che  ho  invitato  sia  l'onorevole Mancuso  sia  -  avendo  esteso
  l'invito -  l'onorevole Cracolici a mantenere il tono del dibattito
  nei limiti del decoro di quest'Aula parlamentare.
   Apprezzo  molto  la  compostezza del  suo  intervento  e  del  suo
  richiamo  e  desidero rivolgere un invito a tutti i  colleghi:  per
  quanto  dura  e  aspra  possa essere la  battaglia  politica  -  le
  posizioni  politiche possono essere differenti  -  invito  tutti  i
  colleghi  a mantenersi sempre e comunque all'interno di  una  sfera
  parlamentare che mai deve essere oltrepassata per andare sul  piano
  personale.
   Ritengo che su questo punto bisogna chiudere la discussione  e  mi
  auguro  che,  nel prosieguo dei lavori, non avvengano  più  episodi
  simili.


   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numero
                      119 - Norme stralciate  I/A

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   assessore
  Cimino,   lei   oggi  è  chiamato  assieme  agli  altri   assessori
  interessati  al  disegno di legge - mi riferisco,  in  particolare,
  all'assessore per la cooperazione e all'assessore per il territorio
  -  anche se i primi articoli sono dedicati all'offerta turistica  e
  alla riqualificazione del nostro patrimonio storico-monumentale.
   Constato,  forse  banalmente,  come  tanti,  che  c'è  ormai   una
  disillusione  completa  da  parte delle  categorie  interessate  al
  Programma 2007/2013.
   Nel 1999-2000, quando doveva decollare il POR Sicilia 2000/2006  -
  allora  si  chiamava   Agenda 2000' -, furono coinvolti  territori,
  categorie  produttive,  industriali, giovani  interessati  a  nuove
  attività produttive.
    Nel 1999 l'allora ministro Ciampi con il Presidente della Regione
  siciliana  onorevole  Capodicasa tennero  un  incontro  a  Catania,
  denominato   Cento  idee'  e si trattava di  una  fremente  società
  siciliana interessata a quella grande, straordinaria occasione che,
  in qualche maniera, è stata disattesa.
   Oggi  devo  dire,  nonostante le risorse  indicate  un  attimo  fa
  dall'onorevole   Marziano  -  una  quantità   enorme   di   risorse
  finanziarie  che,  se aggiunte a quelle private con  il  regime  di
  aiuto, consentirebbero di avere 30 miliardi di euro da investire in
  Sicilia  -, ci troviamo dinanzi al paradosso di avere cambiato  tre
  direttori    generali   del   Dipartimento   della   Programmazione
  nell'ultimo anno; di avere l'attuale direttore generale  quasi  con
  Ql'energia   staccata'  perché  non  vediamo  bandi,  non   vediamo
  iniziative, non vediamo concertazione tra i responsabili di  Misura
  e degli Assi.
   Non  c'è  alcun  interesse  da  parte  di  coloro  che  dovrebbero
  beneficiare  del  regime  di  aiuti, i  pochi  bandi  che  arrivano
  all'Assessorato dell'agricoltura, come  lacrime nel  deserto',  non
  vedono e non attraggono l'attenzione e l'interesse di nessuno.
   C'è  il  pericolo  paradossale che rimangano inutilizzate  risorse
  perché  il  Governo  non  è in grado di creare  le  condizioni  per
  entusiasmare,  per  creare quello status positivo  che  una  grande
  quantità  di  risorse, come quelle previste dai  fondi  comunitari,
  possono dare.
   Oggi  registriamo anche la sfiducia dei cittadini e  il  paradosso
  che  ancora  non si conoscono le deleghe attribuite agli assessori.
  Potrebbe,  infatti,  accadere  che  martedì,  mercoledì  o  giovedì
  prossimo, l'assessore per l'agricoltura che sarà nominato, mentre è
  aperto il bando sull'iter che interessa quasi tutte le aree interne
  siciliane   fino  a  pochi  chilometri  dalle  coste,  non   sappia
  esattamente  quello che andrà a governare. Corriamo il  rischio  di
  non  sapere  chi sarà l'assessore per i beni culturali,  nonostante
  nella  filosofia  di  questo  piano farraginoso  e  frammentato  la
  valorizzazione   dei  beni  culturali  sia  visto   come   elemento
  essenziale del turismo; non si conosce ancora chi sia.
   E, soprattutto, vedo un Governo spento nel governare questa grande
  occasione. E' un Governo che accetta passivamente di immaginare che
  si  tratti  di  una piccola Cassa del Mezzogiorno, da ridistribuire
  più o meno equamente sui territori.
   C'era l'annuncio sull'Asse 6, che riguardava i soggetti intermedi;
  sono stati cambiati tre, quattro modelli: prima la provincia, poi i
  territori, poi ancora la provincia. Oggi, nessuno sa come  verranno
  utilizzate  le  risorse dell'Asse 6 e come dovranno operare  quelle
  realtà  che si sono dotate di piani strategici, in mancanza  di  un
  piano  vero  che  il Governo non ha perché, se riprende  in  questo
  disegno  di  legge  i  distretti  produttivi  mentre  altri  ancora
  aspettano di essere riconosciuti, vuol dire che ognuno porta avanti
  quello  che  ritiene  più opportuno per il  proprio  Assessorato  o
  quello  che  ritiene gli verrà assegnato. Tant'é che  questo  testo
  subisce  un taglio quando si procede separatamente nell'individuare
  le linee-guida per l'Assessorato dell'industria.
   Credo  che  questo  clima e questa mancanza di una  governance  da
  parte  del Presidente della Regione e degli Assessori per la grande
  opportunità  sia,  in  realtà, il riflesso  o  lo  specchiarsi  nel
  dibattito  che  si è avuto ieri. Una maggioranza  del   però',  con
  l'onorevole Mancuso al quale chiedo con molta pacatezza di chiedere
  scusa ai colleghi del Partito Democratico.
   Sono   certo   che  l'onorevole  Mancuso  non  abbia  nemmeno   la
  consapevolezza dell'espressione dozzinale e volgare  che  ha  usato
  ieri,  non  sia in grado di comprendere per intero questo passaggio
  volendo dare degli  accattoni' ai deputati del PD.
   Credo  che, per l'elemento caratteriale - non dico che non l'abbia
  fatto  in  buona  fede -, doveva dimostrare di essere  il  migliore
   pretoriano'  perché  nella precedente  legislatura  egli  era  con
  l'UDC;  oggi è con il PDL. Gli auguro di avere un momento di riposo
  per  affezionarsi  ai  compagni di partito, ma l'onorevole  Mancuso
  chieda  scusa, altrimenti il rischio è che vi sia una degenerazione
  nei rapporti e nei ruoli che ciascuno di noi ha.
   Onorevoli  colleghi, visito spesso gli uffici  degli  Assessorati,
  soprattutto per chiedere il riconoscimento di diritti a persone,  a
  categorie e a territori.
   C'è  un passaggio che spesso si insinua in chi governa: tutto  ciò
  che viene dato è come un favore. Io favori non ne chiedo a nessuno,
  ma  ritengo  che  l'espressione usata  dall'onorevole  Mancuso  non
  faccia onore alla sua storia personale ed al suo ruolo. E credo che
  la  cosa  migliore che possa fare per se stesso e  per  quest'Aula,
  signor Presidente, sia quella di chiedere scusa ai deputati del PD,
  i quali non hanno bisogno di sapere come si fa opposizione.
   C'è il paradosso - l'ho sentito ieri in molti interventi -  di chi
  è stato buttato fuori: mi riferisco ai famosi  rematori' buttati in
  acqua,  quelli  che  remavano contro'. E devo apprezzare,  pur  non
  condividendone  alcune parti, il ragionamento del  capogruppo  UDC,
  vale  a  dire  che è singolare vedere come, dopo giorni  e  giorni,
  all'interno  del  PDL,  si è avuta una guerra  civile  come  quella
  spagnola, non oso definirla come quella dell'Iran; è poca  cosa  di
  fronte  a  quello  che  si  è visto tra i  gruppi  degli  onorevoli
  Schifani, Alfano, ex finiani eccetera.
   All'improvviso,  poi, tutti vogliono spiegare al  PD  come  si  fa
  opposizione, mentre loro, in ginocchio, si consegnano a chi oggi  è
  il vero ed unico capo della coalizione: il Presidente della Regione
  Lombardo.
   Il  tema  vero  è  anche questo: c'è la genuflessione  e,  siccome
  l'onorevole  Mancuso  ha voluto fare una genuflessione  sfregandosi
  pure  le ginocchia, ha ritenuto opportuno schiaffeggiare la dignità
  del Partito Democratico.
     Onorevole  Mancuso, chieda scusa, altrimenti resterà traccia  di
  questa  piccola e miserabile affermazione che non può appartenerle,
  considerato che è stato eletto dal popolo non per rappresentare gli
  interessi del padrone della coalizione ma dei suoi elettori.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Fagone.  Ne  ha
  facoltà.

   FAGONE.  Signor Presidente, signori membri del Governo,  onorevoli
  colleghi,  mi  sembra che questa mattina, invece di incardinare  un
  disegno  di legge importante e rilevante per le sorti della  nostra
  Regione,  ancora una volta stentiamo a fare decollare una  politica
  che  va   a  spizzichi e bocconi', una politica che subisce  ancora
  oggi gli strascichi del dibattito di qualche ora addietro.
   Per  queste ragioni, io le chiedo - e lo chiedo formalmente -  non
  solo  di  sospendere  l'argomento all'ordine  del  giorno,  intanto
  perché  non  mi  sembra  che l'Aula sia così tanto  interessata  da
  volere o dovere andare avanti e, poi, perché, all'interno di questo
  disegno  di  legge numero 119, sono interessate tutte  le  rubriche
  degli assessori.
   Da  ciò  che mi risulta, gran parte del Governo non è stato ancora
  delegato  né  a  svolgere né a compiere le proprie mansioni:  nella
  fattispecie,  l'assessore per l'industria, uno dei pochi  realmente
  delegati, oggi non è presente.
   Altro   argomento  molto  rilevante  è  che  ancora   ci   andiamo
  rincorrendo tra maggioranza ed opposizione variabili su critiche ed
  insulti  che  certo non testimoniano l'equilibrio e la  buona  fede
  che,  fino  a  qualche  ora addietro, qualche  parlamentare,  dallo
  stesso  pulpito, ha voluto testimoniare al Presidente della Regione
  ieri.
   Ebbene,  signor  Presidente,  mi rivolgo  a  lei  per  cercare  di
  individuare  una  soluzione che possa non  solo  ridare  dignità  a
  questo Parlamento, ma che possa tornare a trasmettere quel senso di
  buon senso che gli elettori ci hanno trasmesso un anno addietro.
      E'  per  queste  ragioni  che  noi  dell'UDC  siamo  pronti  ad
  argomentare e a dibattere su questo disegno di legge, a  condizione
  che   il  Governo  sia  totalmente  insediato,  che  gli  assessori
  competenti,  con  le relative deleghe, siano presenti  e,  da  quel
  momento  in poi, nulla togliendo all'operato di quest'Aula fino  ad
  oggi,  si  possa  tornare a discutere il  disegno  di  legge  e  ad
  affrontarlo.
   Le dico di più, signor Presidente:  potremo anche essere pronti ad
  argomentarlo da domani mattina in poi, qualora il Presidente  della
  Regione  desse  le  deleghe  agli  assessori  che  sono  stati  già
  nominati.  Mancano,  se non erro, le deleghe  al  lavoro,  ai  beni
  culturali, all'agricoltura; ma, soprattutto, manca l'assessore  che
  ha maggiori competenze in merito al testo.
   Siamo  pronti  a riprendere la discussione da domani  mattina  per
  andare  avanti sabato e anche domenica perché i siciliani aspettano
  questo  strumento  legislativo, che potrebbe certamente  consentire
  alla nostra Regione di fare un passo avanti.

   CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor Presidente,
  onorevoli  colleghi, noi tutti abbiamo più volte posto l'attenzione
  sull'importanza  di  questa  legge, una  legge  che  è  voluta  dal
  Parlamento, che è voluta dalle categorie produttive.
   Il  Governo  è  pienamente consapevole dell'importanza  di  questo
  testo; il Governo è al completo perché, onorevole Fagone, come  lei
  ben  sa, l'Assessorato dell'agricoltura in questo momento è seguito
  dal  sottoscritto; lo stesso per quanto riguarda l'assessorato  del
  bilancio;  per  quanto  riguarda  l'assessorato  al  territorio   e
  all'ambiente, abbiamo il dott. Sorbello, così come per quello della
  cooperazione abbiamo l'onorevole Di Mauro.
   Signor Presidente, per ordine dei lavori proporrei di iniziare con
  la  rubrica  Territorio e ambiente', con gli articoli 16 e 17,  per
  proseguire  con la rubrica  Cooperazione, commercio, artigianato  e
  pesca', quindi con le rubriche  Agricoltura' e  Bilancio', in  modo
  da approvare tutti  quegli articoli a cui non sono stati presentati
  emendamenti e che possono essere approvati speditamente  dall'Aula,
  dando  seguito così a quelle rubriche i cui assessori sono presenti
  in Aula.
   Pertanto, chiedo di passare immediatamente all'articolo  16,  data
  la presenza in Aula dell'assessore per il territorio e l'ambiente.

   FAGONE.  Signor Presidente, ho avanzato una richiesta  formale  di
  rinvio della seduta e chiedo che venga posta in votazione.

   PRESIDENTE.  Onorevole Fagone, ci sono altri iscritti  a  parlare.
  Peraltro,  aveva  chiesto  di  parlare  anche  il  suo  capogruppo,
  l'onorevole Maira. E' l'ultimo iscritto a parlare.
   E' iscritto a  parlare l'onorevole Leanza Nicola. Ne ha facoltà.

   LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che la
  discussione  generale  sia stata fatta in  parte  relativamente  al
  disegno di legge e in parte per ciò che è successo ieri sera.
   Ritengo  che  bisognerebbe tornare un po'  a  pensare  anche  agli
  impegni  che  ognuno  di  noi ieri sera ha  assunto  nel  dibattito
  politico, cioè pensare a coloro che stanno fuori da questa Aula,  a
  coloro  che  ci  ascoltano  e che, comunque,  aspettano  da  questa
  Assemblea  atti chiari, importanti, per risolvere il grave  momento
  di  crisi che attanaglia tutta l'Italia e, in modo  particolare, la
  Sicilia.
   In  ogni  caso  sono contrario alla proposta di  rinvio  e  quindi
  chiedo  a lei, signor Presidente, ed al Parlamento di andare avanti
  con  il  disegno  di  legge,  tenendo  conto  anche  del  consiglio
  dell'assessore Cimino, vale a dire di procedere con quelle rubriche
  che  possono  essere  discusse, data la  presenza  degli  assessori
  preposti,  i  quali  potranno rispondere a  tutte  le  domande  che
  dovessero essere poste.
   Solo  una  battuta di carattere non personale ma per  onore  della
  verità, onorevole Cracolici.
   La vicenda FIAT la possiamo vedere in tanti modi.
   Lei  disegna  ancora una volta e, molto spesso, noi disegniamo  la
  FIAT come fosse un'opera pia, come se la FIAT fosse una istituzione
  che lavora nell'interesse dei lavoratori, della società.
   La verità di quella famosa notte

   CRACOLICI. Infatti, mandiamola via che è meglio

   LEANZA  NICOLA.  Non  volevo  dire  questo.  L'importante  è   non
  sbracarsi;  è  diverso il suo ragionamento.  La  verità  di  quella
  famosa notte è una sola. Una volta per tutte, lo dico all'onorevole
  Cracolici  perché, su questo piano, ci ha dato retta chi  veramente
  c'era, e mi riferisco anche ai sindacati.
   Quella famosa notte  abbiamo approvato i 150 milioni di euro e  si
  è  chiusa  la  partita con un mutuo di venti anni, per 7,5  milioni
  l'anno.  Dopodiché,  si  è  chiusa l'Aula  in  modo  traumatico  e,
  purtroppo,  sappiamo  per quale motivo. Da  quel  momento  in  poi,
  l'Ufficio  legislativo, il Segretario generale, anche su  richiesta
  dell'allora  Giunta  presieduta momentaneamente  dal  sottoscritto,
  hanno  ritenuto - è qui presente il Segretario generale -  che  non
  era più possibile riaprire l'Aula.
   Non potendo più riaprire l'Aula

   CRACOLICI. Questo è vero, ma otto mesi prima.

   LEANZA  NICOLA.   Allora, dopo, che è successo?  Il  sottoscritto,
  insieme alla sua Giunta di quel momento, abbiamo scritto alla FIAT,
  al  ministro  Bersani e al sottosegretario D'Antoni  per  dire  che
  eravamo pronti a firmare l'accordo di programma domani mattina.
     Per  un mese e mezzo, i signori della FIAT sono venuti e si sono
  incontrati  con i componenti dell'area di sviluppo industriale  per
  verificare quali erano le condizioni. La verità, purtroppo,  è  che
  non abbiamo potuto vedere se la FIAT bluffava o meno.
   Certamente qualcuno ha bluffato; certamente in quel caso l'unico a
  non  bluffare  è stato il Governo della Regione siciliana,  che  ha
  invitato  la  FIAT e il ministro Bersani a firmare il contratto  di
  programma.  Questa è la verità  Ci sono le carte, le  risposte  del
  sottosegretario  D'Antoni, ci sono tutte le  questioni  affrontate,
  tant'è  vero  che  oggi - eravamo per il piano A, come  oggi  siamo
  ancora  una  volta per il piano A -  comunque siamo  contrari  alla
  riconversione.
     Ho  paura  che  ci presenteremo al cospetto della  FIAT  con  il
  cappello  in  mano.  Ciò non deve accadere perché  la  FIAT,  negli
  ultimi  anni, ha avuto dalla Regione circa 200 milioni di euro;  in
  qualche modo ha ricevuto continuamente delle risorse.
   Allora, una volta per tutte: la FIAT è la Sicilia; Termini Imerese
  è  la Sicilia, onorevole Cracolici, così come la STMicroelettronics
  è la Sicilia, così come tutte le altre iniziative sono la Sicilia.
   Abbiamo l'esigenza, tutti insieme, di dire basta a questa sorta di
  bancomat: si viene in Sicilia soltanto per prendere risorse  e  poi
  scappare via. Questo è un dato di fatto.
   Un'ultima  cosa,  e concludo. Sulla questione di Termini  Imerese,
  nessuno  ha badato ai numeri, onorevole Cracolici - lei  va  spesso
  agli  incontri -, siamo passati da 4.000 addetti e 2.000 lavoratori
  dell'indotto a 2.500 persone complessivamente.
   Quello  che vuole fare la FIAT, ancora una volta d'accordo con  il
  Governo centrale, molto spesso è prendere tempo, per lasciarci, nel
  frattempo, con un pugno di mosche in mano.
   Questo  Parlamento,  intanto, dando mandato  al  Presidente  della
  Regione e all'assessore competente al ramo sulla vicenda di Termini
  Imerese, si gioca il futuro della Sicilia; da un punto di  vista  -
  se volete - anche strumentale, per ciò che attiene all'immagine, si
  gioca il futuro della Sicilia. Ce lo giochiamo tutti.
   Io  provengo da un paese molto lontano da Termini Imerese, ma sono
  disponibile ad essere in prima fila davanti a Palazzo  Chigi  o  al
  Lingotto  a  protestare e fare di tutto affinché  tale  scippo  non
  avvenga.  Questo ad onore di verità.
   Per  il  resto, signor Presidente, onorevoli colleghi, noi  stiamo
  discutendo di un disegno di legge, stiamo discutendo di norme  che,
  per  tanti  versi,  sono  dettate già dai regolamenti,  sono  state
  approvate  dal  Comitato di sorveglianza, vi sono indicazioni.  Più
  che altro, dobbiamo soltanto votare per poter accelerare la spesa.
   Ritengo,  quindi, che il buon senso ci debba portare tutti  quanti
  stamattina ad iniziare dall'articolo 4 del disegno di legge -  come
  diceva poco fa qualcuno del Governo - e votare  no' al rinvio.
   Mi  dispiace,  ma  non sono d'accordo sul rinvio.  Credo  che  sia
  strumentale, non ha senso ed è illogico. Chiedo, quindi, di  andare
  avanti  fino a dove possiamo arrivare, signor Presidente,  in  modo
  che  la prossima settimana si concluda l'iter di questo disegno  di
  legge  e  si  metta  mano,  dopo avere lavorato  nelle  sedi  delle
  Commissioni, all'altro disegno di legge parimenti importante, forse
  ancora  più importante, quello sugli ATO rifiuti e, se è possibile,
  anche  su  quello  degli  ATO idrici,  in  quanto  entrambi  i  due
  provvedimenti cercano di affrontare alcune grandi iniquità che sono
  perpetrate nei confronti dei cittadini siciliani.

   PRESIDENTE.  In  effetti,  quando ho  dichiarato  che  l'onorevole
  Cracolici  ce  l'aveva  con  lei,  volevo  proprio  ricordare   che
  l'impegno  dell'allora Giunta da lei presieduta c'è  stato,  e  non
  posso  che  confermarlo. Desidero pure dire, onorevole Leanza,  che
  c'è...

   CRACOLICI. Qui c'è un conflitto di interessi.

   PRESIDENTE. Esatto, onorevole Cracolici. Per questo motivo l'avevo
  difeso,  le  avevo  ricordato che gli  atti   erano  stati  portati
  avanti.

   CRACOLICI. Era un periodo bello della sua vita.

   PRESIDENTE. No, per nulla, onorevole Cracolici; forse è più  bello
  questo  periodo, molto più bello; mi diverto con voi, faccio quello
  che mi piace: il parlamentare.
   Anzi,  adesso  ho  l'onore di dirigere a volte questo  Parlamento,
  quando  il Presidente Cascio ne da facoltà, non solo a me ma  anche
  al vicepresidente Oddo.
   Onorevole  Leanza, vorrei dire, a scanso di equivoci, che  c'è  un
  vecchio proverbio siciliano che lei ben conosce  cu accurza allonga
  e cu allonga accurza'.
   Dal  dibattito  d'Aula e dalle richieste che sono  pervenute  alla
  Presidenza,   non  tanto  di  rinvio  tout  court  dell'esame   del
  provvedimento  legislativo,  in  effetti,  è  interesse  di  questo
  Parlamento cercare di approvare rapidamente la legge. Ora, ha  poca
  importanza,   se  iniziamo  con  l'articolo  4  o  completiamo   la
  discussione  generale. Intanto, come è giusto  che  sia,  iniziamo;
  poi,  martedì  prossimo, potremo procedere con l'articolato,  visto
  che nel  pomeriggio di oggi vi sono altri impegni già rappresentati
  da  alcuni gruppi politici e da interi partiti e, pertanto, non  si
  potrebbe nemmeno continuare.
   Ritengo  dunque  più proficuo, non cambiando assolutamente  nulla,
  concludere   oggi  la  discussione  generale  e  martedì   prossimo
  continuare con l'esame dell'articolato, alla presenza di  tutto  il
  Governo.

   CRACOLICI. Sono d'accordo, mi pare una decisione saggia. Ritiro il
   saggio' - non si addice a lei - e dico  ragionevole'.

   PRESIDENTE.  Avete molti preconcetti, non c'è dubbio, ma  apprezzo
  la  vostra  appartenenza politica e la vostra storia;  l'ho  sempre
  apprezzata.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, rapidamente  vorrei
  intervenire su quattro punti.
   E'  inutile  che continuiamo ad avvitarci sulla vicenda  Sicilfiat
  con  interventi sporadici e anche fuori tema. Credo che quest'Aula,
  in tempi rapidissimi, debba farsi carico di un dibattito completo

   CRACOLICI. C'è una mozione depositata su questo disegno  di  legge
  che discuteremo alla fine.

   MAIRA   per dirci tutto su Sicilfiat e lì avremo modo di dire come
  la pensiamo, in positivo e non esclusivamente in negativo.
   In  secondo  luogo, sulla richiesta di rinvio vorrei  invitare  il
  collega Leanza a dare un'occhiata all'Aula: l'Aula dice a tutti noi
  che la maggioranza non è in grado di garantire il numero legale.
   E'  perfettamente  inutile parlare, affrontare questo  disegno  di
  legge,  quando  la stessa maggioranza non è presente  in  Aula,  né
  adesso  l'onorevole Leanza e il Governo possono pretendere  che  il
  numero  legale  contribuisca a mantenerlo il Gruppo UDC. Non  siamo
  più maggioranza.
   C'è  anche un altro argomento sulla necessità di rinviare: noi non
  abbiamo  completato la discussione generale; quindi  ipotizzare  di
  affrontare singoli articoli, tra l'altro disarticolati rispetto  al
  complesso del disegno di legge, è improprio e sbagliato.
   Terzo   argomento:  la  richiesta  della  presenza  in  Aula   del
  neoassessore per l'industria Venturi non è una richiesta campata in
  aria  o  strumentale perché o Venturi è stato nominato per dare  un
  segnale  politico  ad un pezzo del PD, è un investimento  politico,
  chi  lo  ha fatto lo avrà valutato; ma siccome sento dire da  parte
  del Governo che Venturi è stato nominato per la sua professionalità
  e  specializzazione nel settore industriale, allora è interesse  di
  tutti  sentirne  la  voce e non può essere sostituito  da  nessuno,
  forse neanche dal Presidente della Regione, perché quest'Aula ha la
  necessità assoluta di pesare la competenza dell'assessore  Venturi.
  Vogliamo sapere se è veramente valsa la pena di nominarlo assessore
  o  se  è un bluff. Non è sostituibile la sua presenza. Venturi deve
  venire  in Aula perché è il responsabile del principale settore  di
  riferimento dell'importante legge che dobbiamo esaminare e varare.
   E' una conditio sine qua non.
   Ultimo  argomento: l'onorevole Fagone ha anticipato che la  nostra
  richiesta di rinvio - che è doppia, ora aggiungerò un altro  motivo
  -  non  è finalizzata a guadagnare tempo. Noi siamo i primi a voler
  affrontare l'esame di questo disegno di legge, per cui abbiamo  già
  dichiarato che l'UDC è pronta a venire in Aula venerdì, sabato,  se
  occorre domenica e anche  lunedì.
   Non  abbiamo  problemi  di tempo tranne che  per  oggi,  perché  è
  notorio   che  oggi  pomeriggio  l'UDC  celebra  il  suo   Comitato
  regionale.  Questa  riunione  è importante  perché  è  un  comitato
  regionale  che  deve  esaminare  i  risultati  elettorali  e   deve
  esaminare   i   profili  politici  conseguenti  al  nuovo   Governo
  regionale. I deputati dell'UDC non possono mancare,  è un  comitato
  regionale  che  può  avere  riflessi  sui  lavori  d'Aula  e  sugli
  equilibri di questo Parlamento.
   Pertanto chiedo formalmente che gli odierni lavori di Aula -  come
  da  prassi  consolidata di questo Parlamento - non si  celebrino  e
  chiedo  un  rinvio  anche  a domani mattina.  Vorrei  evitare,  per
  qualificare  la  presenza  politica dell'UDC,  di  formalizzare  la
  richiesta di numero legale ed invito l'amico Nicola Leanza al  buon
  senso,  a  prendere  atto che non c'è il numero  legale  perché  la
  maggioranza non garantisce i numeri d'Aula e, in accordo,  pro bono
  pacis' , procedere al rinvio dei lavori anche a domani mattina.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello.
   Come  ho  anticipato,  sulla  base degli  interventi  riterrei  di
  completare la discussione generale in questa seduta  e di  rinviare
  i lavori d'Aula a martedì prossimo, alle ore 17.00.

   ARDIZZONE.   Signor Presidente, l'emendamento 112  al  disegno  di
  legge è stato distribuito durante la discussione generale.

   PRESIDENTE.   Mi  dicono  gli  Uffici  che  il  termine   per   la
  presentazione  degli  emendamenti -  come  lei  ben  sa,  onorevole
  Ardizzone, questo disegno di legge è depositato qui da alcuni  mesi
  e,  peraltro,  sconta un ritardo grave da parte  anche  dell'intero
  Governo   -   è   stato  abbondantemente  dato  in  precedenza   e,
  addirittura, più volte reiterato.
   Di questo mi sono accertato.

   CRACOLICI.  La discussione generale è stata rinviata  all'articolo
  1.

   ARDIZZONE.  Il  Regolamento  interno  prevede  la  possibilità  di
  presentare gli  emendamenti.

     PRESIDENTE. Onorevole Ardizzone, è la prima cosa che ho  chiesto
  agli  Uffici. Il termine per la presentazione degli emendamenti   è
  stato abbondantemente dato e più volte reiterato.

   CRACOLICI.  Prima di fare l'opposizione deve imparare  a  fare  il
  deputato

   ODDO. Noi della  maggioranza' vogliamo questa legge

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, manteniamo un contegno consono  al
  luogo.  Da  questo  punto  di  vista,  sulla  presentazione   degli
  emendamenti non ci sono dubbi interpretativi.
   Onorevoli  colleghi,  chi  volesse intervenire  sulla  discussione
  generale può ancora iscriversi e, finita la discussione generale, i
  lavori  d'Aula   saranno  rinviati a martedì  prossimo,   alle  ore
  17.00.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.   Signor  Presidente,  siamo  in  fase  di  discussione
  generale, chiedo l'intervento del Segretario generale

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  desidero  dire
  anzitutto  che convengo con la proposta di passare all'esame  degli
  articoli nella prossima seduta.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, lasciamo intervenire  l'onorevole
  Panarello, altrimenti mi vedrò costretto a sospendere i lavori  per
  qualche minuto.

   PANARELLO.   Signor   Presidente,   intervengo   oltre   che   per
  sottolineare  l'importanza  di  approvare  questa   legge   -    ho
  presentato qualche emendamento, in particolare per colmare un vuoto
  normativo che esiste solo nella nostra Regione per quanto  riguardo
  l'ittiturismo - affinché, a conclusione del dibattito sulla  legge,
  si  discuta in termini adeguati della vicenda della FIAT di Termini
  Imerese.
   Il  presidente  del gruppo parlamentare del PD  ha  annunciato  la
  presentazione  di  una  mozione.  Credo  che,  se  si  vuol  essere
  conseguenti con il rilievo che ha la vicenda di Termini Imerese  in
  rapporto  all'economia  siciliana, bisogna sollecitare  il  Governo
  della  Regione  a partecipare a questo dibattito ed  a  mettere  in
  campo  tutte le iniziative utili ad evitare che lo stabilimento  di
  Termini Imerese venga declassato, così com'è stato annunciato dalla
  FIAT, a stabilimento non più di produzione di auto.
   Vorrei  dire  all'onorevole Nicola Leanza, presidente  del  Gruppo
  parlamentare  MPA,  e  cioé dello stesso  gruppo  parlamentare  del
  Presidente  della Regione, che non basta parlare male  della  FIAT,
  perché  non è in discussione la responsabilità della FIAT in questa
  scelta.
   Però bisogna ricordare che, se si vuole indurre la FIAT a recedere
  da un proposito che noi consideriamo inaccettabile, bisogna colmare
  i  ritardi notevoli che la Sicilia ha accumulato rispetto a  questo
  problema,  che la FIAT ha posto molti anni fa e rispetto al  quale,
  fino ad ora, non si è riusciti a rispondere in termini positivi.
   Se  noi  vogliamo  affermare l'idea che la FIAT  in  Sicilia  deve
  restare  a  produrre auto, bisogna fare in modo che i  problemi  di
  logistica, infrastrutturali, che determinano un oggettivo  gap  nei
  confronti   dello   stabilimento  di   Termini   Imerese,   vengano
  effettivamente superati.
   C'è  un  punto, poi, che riguarda il peso della politica siciliana
  rispetto alle scelte del Governo nazionale e all'influenza  che  il
  Governo  nazionale può avere sulla FIAT. Questo è un  problema  che
  riguarda i partiti siciliani, ma riguarda in particolare i  partiti
  che  hanno avuto il consenso dei siciliani per governare in Sicilia
  ed  anche i partiti che in Sicilia raccolgono la maggior parte  dei
  consensi,  anche  rispetto alle elezioni  nazionali.  Questo  è  un
  problema che ha una parte del governo siciliano, e non mi pare  che
  sia tenuto nell'adeguata considerazione nelle strategie del Governo
  nazionale - la vicenda dei fondi FAS è molto indicativa -  e  credo
  che, anche in ragione di questo atteggiamento, le scelte della FIAT
  sullo  stabilimento di Termini Imerese non hanno avuto un'immediata
  reazione  da  parte  di  quegli  esponenti  siciliani  del  Governo
  nazionale che avrebbero potuto sollecitare il ministro Scajola,  il
  ministro Tremonti o il Presidente del Consiglio a sottolineare, nei
  confronti  della FIAT, il valore strategico che ha  per  l'economia
  siciliana  la  presenza e il mantenimento dello stabilimento  nella
  produzione di auto a Termini Imerese.
   Finora non è stato fatto, a differenza di quanto è avvenuto per lo
  stabilimento di Pomigliano d'Arco in Campania.
   Quindi,  credo  che il dibattito parlamentare debba  avere  questo
  epilogo: una proposta seria da parte del Governo della Regione che,
  riconoscendo i ritardi, si metta  nelle condizioni di offrire  alla
  FIAT  i  vantaggi  che  sono necessari per rendere  competitiva  la
  commercializzazione dei prodotti automobilistici siciliani e, nello
  stesso  tempo, una forte sollecitazione al Governo nazionale perché
  dimostri  attenzione per la Sicilia anche in rapporto al  confronto
  con la FIAT sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Apprendi.  Ne  ha
  facoltà.

   APPRENDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  confermare  che  il  Gruppo del Partito Democratico  -  lo  ha  già
  anticipato  il nostro capogruppo - saprà confrontarsi  in  Aula  su
  questo  disegno di legge per creare le possibili condizioni di  una
  ripresa  in Sicilia, dando il dovuto aiuto alle imprese.  Anche  se
  dobbiamo   dire   che  questa   macchina  gioiosa'  della   Regione
  siciliana,  molto  spesso è in ritardo rispetto  a  ciò  che  viene
  deciso  in  questa Aula. Mi riferisco, per esempio, alla legge  che
  abbiamo  approvato a dicembre. Rispetto alle nuove imprese,  quella
  legge  aspetta ancora che vengano fuori le direttive  e  i   bandi.
  Così  come  molti  degli  articoli che sono  stati  inseriti  nella
  finanziaria,  che  avrebbero potuto portare ristoro,  per  esempio,
  alle  cooperative giovanili, e ancora non vi sono  al  riguardo  le
  giuste indicazioni.
     Ma non voglio assolutamente sottrarmi a quello che è il  momento
  attuale di crisi, che c'è  - non  dico nella provincia di Palermo -
  in Sicilia.
   E  vengo alla questione in campo, la questione della FIAT. Non  si
  può  saltare  a piè pari la storia, non la possiamo saltare  a  piè
  pari   Dobbiamo  dire  a  chiara voce, anche  all'onorevole  Nicola
  Leanza, che non basta ottenere un rigore all'ultimo minuto,  perché
  in una partita il rigore si può sbagliare.
   E questo è quello che avete fatto voi con il vostro Governo, prima
  di andare via. Avete messo a disposizione soldi; ma ciò non basta a
  dire  che  siete credibili rispetto alle intenzioni di  una  grande
  industria  che  aveva manifestato di venire in Sicilia  a  produrre
  autovetture, e non ad assemblare autovetture.
   Vi  è  stato  concesso  di battere un rigore all'ultimo  minuto  e
  l'avete   sbagliato,  perché  avevate  avuto  tantissimo  tempo   a
  disposizione e, come sempre, siccome ci sono interessi, avete perso
  tempo. Sapendo che quel momento era l'ultimo minuto, avete ottenuto
  il rigore e l'avete sbagliato.
   Io vi ricordo che il presidente pro tempore di Confindustria, Luca
  Cordero di Montezemolo, ebbe parole pesanti per chi era presente in
  quel momento a governare la Sicilia.
   E  noi  non  possiamo che essere d'accordo con  chi  dice  che  la
  Sicilia  era  ed è inaffidabile  Non basta mettere i soldi,  dovete
  creare  le  condizioni affinché la FIAT possa venire in  Sicilia  e
  trovare una situazione vantaggiosa. Dovete spiegare alla FIAT che i
  famosi mille euro di differenza di costo in più per il trasporto di
  ogni  autovettura, oggi possono essere abbattuti dai costi; c'è  un
  interporto  che comincia a funzionare, i trasporti non saranno  più
  fatti  via  terra,  ma utilizzeranno la cosiddetta  autostrada  del
  mare. E, quindi, dovete sedervi a questo tavolo.
   Penso che il presidente della Regione Lombardo dovrà mettersi alla
  testa di questo movimento per salvare la FIAT in Sicilia, piuttosto
  che  organizzare grandi manifestazioni per il ponte sullo  Stretto.
  Un  ipotetico ponte, come ho detto ieri, che penso non si farà,  lo
  sapete  tutti  che  non si farà: è servito solo a  dare  milioni  e
  milioni di euro per consulenze e siamo qui ancora a parlare  di  un
  ponte che non verrà.
   Credo  che  si  potrà  fare a Roma una grande  manifestazione  per
  salvare  la  Sicilia da un'idea di Sicilia perché, al di  là  degli
  importantissimi duemila posti più l'indotto, al di  là  di  questo,
  c'è una idea di Sicilia che può passare o non passare.
   In questo momento c'è la questione FIAT, ma c'è anche la questione
  Fincantieri. Anche lì c'è la volontà di dismettere tutto,  c'è  una
  volontà  che  pende  verso il Nord, dovuta al grande  peso  che  il
  partito della Lega riesce ad avere nel Governo, peso che non ha  il
  Movimento per le Autonomie siciliano, che non è dovuto soltanto  ai
  numeri. E' un problema dovuto alla politica.
   Noi  diciamo  al  Presidente  della  Regione  di  proseguire,   di
  rivendicare questa Autonomia.
   Se  lei  rivendicherà questa Autonomia, nel momento in cui porterà
  in  Aula  leggi importanti per la Sicilia noi saremo qui e non  per
  chiedere  qualche  cosa, onorevole Mancuso -  non vorrei  nominarlo
  perché  non è presente in Aula, non vorrei fare come ha  fatto  lui
  ieri  sera. Mi dispiace, onorevole Mancuso, la sua caduta di  stile
  nei  confronti non solo della persona, ma anche di un  partito,  di
  quel  Partito Democratico che, a suo dire, è lì a prendere  qualche
  briciola: non so di cosa parla, non so di cosa parla
   Sulla  riforma sanitaria noi abbiamo fatto un lavoro in Aula  alla
  luce  del  sole,  lo  rivendichiamo. Noi  siamo  stati  in  Aula  a
  sostenere ciò che poteva portare un  vantaggio ai siciliani e, come
  ha  detto  ieri  il  capogruppo  Cracolici,  adesso  siamo  lì  per
  verificare  che  quello  che  è  stato  fatto  possa  rispecchiarsi
  rispetto  alle  lunghe attese che ci sono negli ospedali,  rispetto
  alle lunghe liste di attesa nei vari reparti.
   Voglio   ribadire  che  il  nostro  è  un  lavoro  quotidiano   di
  responsabilità,  in  difesa  dei  veri  interessi   dei   cittadini
  siciliani. Non abbiamo da strizzare l'occhio a nessuno, ci rendiamo
  conto   che  chi  in  questo  momento  interpreterà  il  ruolo   di
  opposizione  lo farà a ragion veduta perché ha perso qualcosa,  pur
  avendo  vinto le elezioni, ha perso potere, ha perso la possibilità
  di  presentarsi al proprio elettorato con delle opportunità che non
  avrà più. Ma non basta.
   L'opposizione  è  una  cosa molto più seria,  l'opposizione  è  un
  bagaglio  culturale  e  dall'opposizione si  acquisisce  anche  una
  posizione di governo, si matura nel tempo.
   Noi   vogliamo   fare  quella  opposizione  che   possa   portarci
  serenamente  a  governare  domani, ma perché  premiati  dal  popolo
  siciliano. Io mi rendo conto, lo ripeto ancora una volta,  che  voi
  avete  un ruolo difficile, ma non potete chiederci di sostenere  la
  vostra  opposizione, finalizzata soltanto a recuperare quel terreno
  che  avete  perso,  e  non è un progetto per la  Sicilia  e  per  i
  siciliani ma è fine a sé stesso, al vostro partito.
   Noi siamo un'altra cosa; siamo l'opposizione, come giustamente voi
  ci  definite.  Abbiamo perso le elezioni e siamo qui per  costruire
  quelle  possibilità che domani potranno vederci  al  governo  della
  nostra Isola.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone.  Ne  ha
  facoltà.

   ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto  mi
  scuso  per i toni adoperati nei confronti dell'onorevole Cracolici.
  Probabilmente le diverse posizioni che fino adesso ci  hanno  visto
  contrapposti  ci  permettono uno scambio di  vedute,  spesso  anche
  articolate  e  complesse,  ma in qualche  modo  forse  ci  possiamo
  integrare  in  quello che di buono, tra le diverse  esperienze,  ci
  possiamo prendere.
   Presidente Formica, ho compreso perfettamente che, pur  nella  sua
  autorevolezza, il modo in cui ha gestito l'Aula  non poteva  essere
  diversamente, per molti aspetti anche comprensibili.
   Ma,  chiusa  o  non  chiusa la discussione  generale,  io  ritengo
  opportuno   nella  prosecuzione  dei  lavori  che  gli   assessori,
  specifico meglio la richiesta, soprattutto quelli tecnici -  mi  fa
  piacere  che,  alla fine, sia giunto in Aula l'avvocato  Armao,  lo
  presento io al Parlamento -, che soprattutto gli assessori  tecnici
  si  esprimano su alcuni emendamenti che il  Gruppo parlamentare UDC
  vuole  presentare. Innanzitutto, ne preannuncio  uno  e  su  questo
  invito gli assessori, soprattutto quelli tecnici, ad astenersi  dal
  riempire i loro uffici di Gabinetto di componenti, se non ritengono
  opportuno  -  secondo quel principio di rigore che  ha  avviato  il
  Lombardo-bis - di non procedere a nomine negli uffici di Gabinetto.
   Uomini  che  provengono dalla libera professione, come  l'avvocato
  Armao,  uomini  che  vengono  da  Confindustria,  dal  mondo  delle
  imprese,  credo  che  si rendano conto come  spesso  la  burocrazia
  regionale sia sovradimensionata; l'ha detto la Corte dei conti.
   Noi  non  vorremmo che, da qui a martedì prossimo, si  riempissero
  gli  uffici  di  Gabinetto di componenti. Certo, non renderemmo  un
  buon  servizio  alla Sicilia, non saremmo in linea  con  quanto  ha
  dichiarato fino a poco fa il Presidente della Regione Lombardo.
   E,  siccome  su  questo  presentiamo  uno  specifico  emendamento,
  vogliamo  conoscere  cosa  ne  pensano  soprattutto  gli  assessori
  tecnici. Questo è il motivo del rinvio.
   Signor  Presidente, se lei vuole rinviare il dibattito,  come  noi
  abbiamo  richiesto,  a  martedì prossimo,  l'importante  è  che  si
  solleciti la presenza di tutti gli assessori tecnici.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Lentini.  Ne  ha
  facoltà.

   LENTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  sulla
  problematica  della FIAT che sta a cuore a tutti  i  siciliani,  ma
  vorrei  ricordare che esiste pure il problema degli enti  Fiera  di
  Palermo e Messina.
   Onorevole  Assessore  per  la cooperazione,  vorrei  invitarla  ad
  intervenire immediatamente, perché questo è il primo anno buio  che
  ha  visto  la città di Palermo, per la prima volta dopo tanti  anni
  dalla sua costituzione, non ospitare la  Fiera del Mediterraneo.  E
  questo  duole  a  tutti  i  cittadini  di   Palermo  ed  anche   ai
  palermitani  della  provincia  che vivono  ogni  giorno  la  nostra
  realtà.
   Signor  Presidente, riguardo alla FIAT, ieri in un mio  intervento
  durante la riunione congiunta delle Commissioni legislative terza e
  quinta  sulle  problematiche della FIAT, ho  dato  ragione  al  mio
  capogruppo perché ha detto che quei signori hanno avuto benefici.
   Io  ho  qualche  perplessità,  non capisco se l'azienda  FIAT  sia
  pubblica  o privata: leggo dalle carte che, dal 1997 al  2002,   la
  FIAT  ha usufruito di 6 miliardi di euro e di 300 mila ore di cassa
  integrazione.
   Come ogni impresa, come qualsiasi imprenditore che apre bottega  e
  mette  in  campo  iniziative  per  portare  benefici  alla  propria
  famiglia,  io  dico che alle aziende non bisogna solo chiedere,  ma
  anche  dare  un contributo nei momenti particolari, nei momenti  di
  difficoltà.
   Non è possibile che un'impresa importante nel territorio italiano,
  quando ha dei benefici perché vende, allora tutto è a posto  e  non
  esistono   problemi,  ma,  quando  giungono  le  prime  difficoltà,
  richiede  la  cassa  integrazione  La FIAT, nella  fattispecie,  va
  immediatamente  dalla  Regione  siciliana  perché  ha  bisogno   di
  quattrini.
   Lo  stesso paragone potrebbe essere riferito alla famiglia  di  un
  determinato lavoratore, non parliamo dei precari - che, ormai, sono
  poverissimi  -, parliamo principalmente dei lavoratori  dipendenti,
  anch'essi  poveri, i quali, quando hanno speso più  di  quello  che
  possono, si trovano in grosse difficoltà e non li aiuta nessuno.
   Intanto,  vorrei  capire cosa prevede il piano  industriale  della
  FIAT,  perché  ancora  non  è  chiaro cosa  vuole  l'amministratore
  delegato  Marchionne, qual è la sua intenzione: lui parla  solo  ed
  esclusivamente di riconversione, ma ancora non abbiamo capito  cosa
  dobbiamo riconvertire.
   Significa  che Termini Imerese deve fare dei prodotti  che  devono
  usufruire  di  spazi  in  tutte  le  aziende  FIAT  nel  territorio
  mondiale?  Questa potrebbe essere anche un'opportunità  di  lavoro,
  un'opportunità di crescita per i nostri lavoratori.
   Signor  Presidente, poi, se si continua su questa  strada,  l'area
  industriale che oggi occupa la Sicilfiat potrebbe essere data  alla
  Toyota;  penso  che ai lavoratori di quel territorio,  che  cercano
  lavoro, interessa poco se c'è la FIAT o la Toyota.
   La  FIAT  non  può  permettersi di andare a investire  all'estero,
  visto che è un'azienda  povera', comprando la Opel in Germania o la
  Chrysler  in  America,  ed  abbandonare  invece  coloro  che  hanno
  costruito la prima 500, la Panda, la Punto, tre modelli di  vetture
  riconosciute   a   livello  mondiale  che   hanno   offerto   tanta
  occupazione, sotto tutti gli aspetti, anche per l'indotto che vi ha
  lavorato per venti anni.
   Allora,  perché  dobbiamo  soffermarci solo  ed  esclusivamente  a
  pensare   Sicilfiat?  Dobbiamo  andare  oltre.  Il   nostro   ruolo
  istituzionale è quello di portare benefici ai siciliani e,  quindi,
  se  questo può essere un percorso che consenta di portare  benefici
  alle  famiglie  di  quel territorio, bisogna pur  farlo  e  non  ci
  dobbiamo sottrarre.
   Signor  Presidente, e concludo, considerato che questo disegno  di
  legge costituisce la prima revisione organica della legge numero 32
  ed  è  importante, pregherei i colleghi deputati e gli assessori  -
  tenuto   conto  del  particolare  momento  di  crisi   che   stiamo
  attraversando - di attenzionarlo adeguatamente, anziché venire  qui
  a  perseguire piccole e misere diatribe fra partiti che interessano
  poco,  perché  l'unica cosa che interessa è portare beneficio  alla
  nostra Isola, che tanto ne ha bisogno.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  non  essendoci  altri  deputati
  iscritti  a  parlare  dichiaro chiusa la discussione  generale  sul
  disegno  di legge numero 119-Norme stralciate I/A «Norme in materia
  di aiuti alle imprese».
   Come è emerso dal dibattito, a seguito delle richieste delle quali
  la  Presidenza ha preso atto e come concordato, rinvio l'esame  del
  disegno di legge alla prossima seduta.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 7 luglio 2009,
  alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


  I  -Comunicazioni.

  II  - Discussione del disegno di legge:
   «Norme  in  materia  di aiuti alle imprese» (numero  119  -  Norme
   stralciate I/A) (Seguito)
   relatore: on. D'Asero.

                   La seduta è tolta alle ore 13.05.

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli