Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
LANTIERI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli Turano, D'Agostino, Germanà, Panepinto.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per l'Istruzione e la Formazione
N. 575 - Interventi urgenti per assicurare il diritto allo
studio dei soggetti dislessici.
Firmatario: Clemente Roberto Saverio (Con nota prot. n. 28015
del 5 giugno 2013, il Presidente della Regione ha delegato
l'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale).
- da parte dell'Assessore per le Risorse agricole e alimentari
N. 701 - Notizie sulle vicende dell'azienda Ortogel S.P.A. e
sulla qualificazione del 'pastazzo' quale alimento zootecnico.
Firmatario: Falcone Marco (Con nota prot. n. 34470 dell'11
luglio 2013, il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore
per le risorse agricole).
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico i disegni di legge inviati alle competenti
Commissioni:
BILANCIO E PROGRAMMAZIONE (II)
- Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016.
(n. 669)
di iniziativa governativa, inviato il 17 dicembre 2013, parere
I, III, IV, V, VI e UE.
- Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale. (n. 670)
di iniziativa governativa, inviato il 17 dicembre 2013, parere
I, III, IV, V, VI e UE.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interrogazione con richiesta di risposta orale:
N. 1499 - Chiarimenti circa l'attribuzione delle funzioni
direttive presso l'Ersu di Enna.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Miccichè Gianluca Antonello
Avverto che la interrogazioni testé annunziata sarà iscritta
all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni
con richiesta di risposta scritta:
N. 1496 - Iniziative per il mantenimento dei livelli
occupazionali e del contratto di categoria dei lavoratori
ausiliari dell'Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Salute
Firmatari: Ioppolo Giovanni; Musumeci Nello; Formica Santi
N. 1497 - Chiarimenti circa il mancato intervento del Comune di
Castellammare del Golfo sulle limitazioni all'accesso alla
spiaggia dei Faraglioni di Scopello (TP).
- Presidente Regione
- Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
- Assessore Beni Culturali e Identità Siciliana
Firmatari: Palmeri Valentina; Zafarana Valentina; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Tancredi Sergio; Ciaccio
Giorgio; Ciancio Gianina; Ferreri Vanessa; Mangiacavallo Matteo;
Siragusa Salvatore; Trizzino Giampiero; Foti Angela; La Rocca
Claudia; Zito Stefano
N. 1498 - Iniziative per il ripristino dell'erogazione del buono
scuola di cui alla l.r. n. 14 del 2002.
- Presidente Regione
- Assessore Istruzione e Formazione
Firmatari: Anselmo Alice; Miccichè Gianluca Antonello; La Rocca
Ruvolo Margherita; Firetto Calogero; D'Agostino Nicola; Dina
Antonino; Ragusa Orazio; Sorbello Giuseppe; Turano Girolamo
N. 1500 - Misure urgenti relative alla presenza dei suidi nel
territorio madonita.
- Presidente Regione
- Assessore Risorse agricole ed alimentari
- Assessore Territorio e Ambiente
Firmatari: La Rocca Claudia; Ciaccio Giorgio; Cancelleri
Giovanni Carlo; Cappello Francesco; Ciancio Gianina; Ferreri
Vanessa; Foti Angela; Mangiacavallo Matteo; Palmeri Valentina;
Siragusa Salvatore; Tancredi Sergio; Trizzino Giampiero; Zafarana
Valentina; Zito Stefano
Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate
al Governo.
contenimento della spesa, trasparenza sui costi della politica.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione del disegno di legge «Misure in
materia di controllo, trasparenza e contenimento della spesa
relativa ai costi della politica» (492-410-367-97-46-14-13/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
Misure in materia di controllo, trasparenza e contenimento della
spesa relativa ai costi della politica (nn. 492-410-367-97-46-14-
13/A), posto al numero 1).
Invito la competente Commissione a prendere posto nell'apposito
banco.
Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:
«Art. 14.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
117.1.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del giorno:
numero 141, dagli onorevoli Savona, Digiacomo e Sudano;
numero 142, dagli onorevoli Savona, Digiacomo e Sudano;
numero 143, dagli onorevoli Savona, Digiacomo e Sudano;
numero 144, dagli onorevoli Savona, Digiacomo e Sudano;
numero 145, dagli onorevoli Savona, Digiacomo e Sudano;
numero 146, degli onorevoli Cirone, Gucciardi, Maggio, Milazzo
A., Marziano, Raia, Alloro.
Dichiaro propri gli ordini del giorno dal numero 142 al numero
146, con l'avvertenza che saranno esaminati quando si affronterà
il disegno di legge di bilancio.
Si passa all'ordine del giorno numero 141.
Il testo invita il Presidente ed il Consiglio di Presidenza ad
assumere, entro il 31 dicembre 2013, provvedimenti diretti ad
assicurare, con decorrenza dalla prossima legislatura, l'utilizzo
e l'assegnazione in via prioritaria presso i Gruppi Parlamentari
delle unità appartenenti al bacino del personale cosiddetto
stabilizzato'.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, chiedo che l'ordine del
giorno n. 141 sia illustrato dal presentatore.
PRESIDENTE. Onorevole Greco, siamo ancora alle battute iniziali;
l'ordine del giorno è in fase di distribuzione. Gli altri ordini
del giorno sono di carattere tecnico.
L'ordine del giorno 141 è un impegno immediato che l'Ufficio di
Presidenza dovrebbe adottare entro il 31 dicembre 2013.
SAVONA, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, volevo ricordare che c'era l'impegno, assunto anche da
lei, per quanto riguarda il personale stabilizzato da utilizzare
per la prossima legislatura, tenendo conto di criteri quali
l'anzianità, la professionalità e via via ad esaurimento.
Ciò al fine di mantenerli all'interno dell'apparato assembleare
stabilendo alcuni meccanismi per quanto riguarda la fuoriuscita
del bacino, qualora ci siano dei soggetti che possono essere
accompagnati fuori dall'amministrazione, attraverso incentivi come
ad esempio accordi con l'INPS o utilizzarli con funzioni diversi,
sempre all'interno dell'apparato.
PRESIDENTE. Questo è proprio l'atto che ci impegna
particolarmente perché già preannuncio che il Collegio dei
Questori è a lavoro sul bilancio dell'Assemblea, che abbiamo
convocato per il 30 dicembre 2013, e l'Ufficio di Presidenza
predisporrà il bilancio interno di questo importante organo che è
l'Assemblea regionale siciliana.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, volevo più contezza
sull'ordine del giorno n. 141, perché riguarda un personale che
noi abbiamo ereditato dai nostri predecessori - mi riferisco al
personale stabilizzato - e, onestamente, sono venuto oggi in Aula
poiché la notte in cui si è approvato il disegno di legge sulla
spending review io, per protesta, me ne sono andato e non ho
votato quel provvedimento. Come lei potrà vedere dagli atti.
Dicevo, volevo più contezza per quanto riguarda il futuro di
questo personale. Attendo di prendere visione dell'ordine del
giorno che è in distribuzione e nel caso non sono d'accordo sulla
parte motiva chiederò di intervenire nuovamente. Se avrò quella
certezza di cui ha parlato l'onorevole Savona, mi riterrò
soddisfatto.
PRESIDENTE. Onorevole Greco, lei lo può leggere, basta un
semplice cenno, una volta letto
GRECO Giovanni. Signor Presidente, potrà sembrare che io l'abbia
sempre con lei, ma lei mi fa fare
PRESIDENTE. No, no, onorevole Greco, nessuno lo pensa.
GRECO Giovanni. Si ricordi che quello che le dico glielo dirò
sempre in faccia, quindi, da questo punto di vista lei può stare
tranquillo. Le ripeto, lei dà troppa velocità alle cose che si
discutono qui. Lei dice che dà spazio al dibattito, ma non è così.
PRESIDENTE. Lo legga, onorevole Greco.
GRECO Giovanni. Ci dia il tempo di leggerlo allora.
PRESIDENTE. Lo legga attentamente, vede se la convince,
eventualmente lo potrà pure sottoscrivere.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo che è importante su questo
argomento sentire la valutazione di tutti e poi io, se mi
consentite, dirò pure la mia.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il principio
secondo il quale noi vorremmo come Assemblea mettere un punto
fermo su quella che è la problematica relativa al personale
cosiddetto stabilizzato è, a mio avviso, un argomento che merita
attenzione e quindi l'ordine del giorno, nella sostanza, intende
salvaguardare questo principio secondo il quale sul personale che,
evidentemente, ha una sua storicità , quindi stabilizzato anche
per questo, deve crearsi una condizione di sopravvivenza
rispetto a quella che è la relativa posizione, quindi con una
evidente proiezione verso il futuro.
Dunque, il principio secondo il quale bisogna pensare comunque
contestualmente ad una razionalizzazione del sistema che rende più
facile la permanenza di questo personale e quindi avviare
meccanismi di accompagnamento per la progressiva fuoriuscita del
personale è sicuramente un elemento importante, così come è anche
importante avviare un percorso dove si possa aprire anche la
possibilità di un principio di meritocrazia che ritengo sia
importante anche per quella che è la vita futura del personale e
anche dell'Assemblea.
Pertanto, alla luce di quanto detto, ritengo che si debba
esprimersi una valutazione positiva in tale direzione.
PRESIDENTE. Sì, onorevole D'Asero, abbastanza chiaro.
GRECO Giovanni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Non l'ha soddisfatta l'ordine del
giorno?
GRECO Giovanni. Signor Presidente, mi ha soddisfatto già la
relazione che ha fatto l'onorevole Savona, però, colgo l'occasione
per sottoporvi un problema che noi abbiamo nei gruppi. Da quello
che si evince dai documenti il personale stabilizzato viene
suddiviso dalla Presidenza uno a deputato. Giusto Signor
Presidente? Uno stabilizzato per ogni deputato.
Come lei sa noi nel gruppo, fino all'altro ieri, eravamo in
sette, oggi siamo in sei ma non è questo il problema. Noi abbiamo
avuto assegnato dalla Presidenza dieci soggetti stabilizzati.
Intanto, io chiedo di fare un controllo e suddividere il personale
stabilizzato in funzione del numero dei deputati di appartenenza a
quel gruppo.
Inoltre, volevo evidenziare una cosa che appurerò io stesso
allorquando chiederò l'accesso agli atti su questo argomento: Lo
sa che vedo fra il personale stabilizzato dell'assenteismo?
Vorrei che si ponesse maggiore attenzione alla disciplina di
questo personale ed appurare se effettivamente svolga il proprio
servizio. Non sono qui a controllare tutto il personale
stabilizzato, ma credo che da parte della Presidenza tale
controllo dovrebbe essere fatto.
Mi ritengo quindi soddisfatto dell'ordine del giorno perché dà
una possibilità al personale stabilizzato che, ripeto, noi abbiamo
avuto ereditato da altri colleghi deputati in precedenza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi corre l'obbligo fare una
precisione sulla base delle sue argomentazioni.
Gradirei che l'Aula prestasse un po' di attenzione, così serve a
ribadire un concetto: il rapporto del dipendente del gruppo è con
il gruppo, il rapporto del dipendente del gruppo non è
assolutamente con l'Assemblea regionale siciliana.
Questo deve essere chiaro sotto ogni punto di vista, quindi non
c'è alcun obbligo di controllo da parte di questa Assemblea; il
dipendente è a disposizione del gruppo ed agirà sulla base delle
indicazioni date dal gruppo; e sulla base delle indicazioni date
eventualmente dal capogruppo e dal tipo di contratto posto in
essere.
Devo aggiungere che per venire incontro alle esigenze dei
Capigruppo - mi rendo conto che lei non è probabilmente a
conoscenza fino in fondo, onorevole Greco -, già fin dall'inizio
hanno sviscerato proprio con l'esigenza dell'applicazione del
decreto Monti , ci sono dei pareri dell'Avvocatura dello Stato,
ci sono delle sentenze che danno contezza di un rapporto esclusivo
fra il gruppo e il capogruppo e il dipendente stesso, dicevo,
appunto, che per venire incontro a delle esigenze che si sono
manifestate abbiamo fatto pervenire una nota tramite gli uffici
dell'Assemblea di cui eventualmente gli stessi gruppi potevano
avvalersi, al fine di poter controllare le presenze ove fosse
necessario, con il relativo badge che può essere messo a
disposizione.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
dovremmo evitare tutti di sparare sulla croce rossa perché in un
momento in cui si è innescata una sorta di caccia alle streghe c'è
sempre qualcuno che considera strega qualche altro.
Nell'opinione pubblica è largamente diffusa l'idea che la
politica sia una strega e quindi tutto ciò che ruota attorno alla
politica, dai suoi costi alla sua organizzazione, sia considerato
una strega. Non c'è peggio però quando la politica e i
rappresentanti della politica adottano lo stesso metodo di
valutazione nei confronti di altri pezzi che ruotano attorno al
mondo della politica, o alle funzioni della politica. Mi riferisco
- in questo caso - agli stabilizzati, ma si potrebbe parlare anche
dei dipendenti dell'Assemblea o dei dipendenti della Regione, o
dei dipendenti pubblici, cioè c'è sempre qualcuno che individua
nell'altro il nemico da uccidere.
Siccome non voglio considerare questa discussione fatta con
questo approccio nemicale , condivido l'ordine del giorno e
capisco di essere l'unico o lo strumento che della situazione
data, consente all'Ufficio di Presidenza, così come ha sempre
operato nei sessant'anni che vige questo Parlamento, poiché ai
sensi dell'articolo 4 dello Statuto, è l'organo che autogoverna
questa macchina', e che consente di attuare quanto regola la vita
interna di questo Palazzo.
Però, voglio darle un suggerimento, se posso consentire, alla
Presidenza e al Consiglio di Presidenza: di non vivere questa
storia del personale stabilizzato, come una sorta di imbarazzo;
come una cosa, quasi, di cui nasconderci o nascondere sotto il
tappeto'.
Penso che questo Parlamento nella sua organizzazione dei Gruppi
debba anche prevedere, lo dico avendo contribuito per un certo
periodo a un'elaborazione di un testo, che fosse sì funzionale
alla riduzione dei costi della politica e innanzitutto dei
politici, ma senza che questo diventi la ghigliottina nei
confronti di chi lavora.
Poi ognuno potrà giudicare che c'è chi lavora di più, c'è chi
meno, ma quello è un altro capitolo che non può riguardare un
giudizio sommario che viene fatto sulle categorie. Ognuno viene
giudicato dai propri datori di lavoro, in questo caso i Gruppi.
Ma perché voglio spezzare una lancia a favore di questo
personale? Noi abbiamo previsto che quest'Assemblea debba
garantire una serie di servizi ai Gruppi parlamentari, e io
aggiungo anche di connessioni, fra i Gruppi parlamentari e gli
organi istituzionali stessi dell'Assemblea, dalle Commissioni
parlamentari, agli organi istituzionali della Presidenza. Deve
cioè garantire una migliore funzionalità.
Mi auguro che anche la modalità di organizzazione, che può
arrivare anche attraverso un uso intelligente di una nuova
organizzazione dei servizi di questo Palazzo, non esclusivamente,
gestita dal personale dipendente dell'Assemblea regionale, possa
dare dignità, anche a queste persone che fanno parte di una storia
al pari di quelli che fanno parte di altre storie del Parlamento
nazionale e aggiungo Presidente anche dei consigli regionali di
tante parti del nostro Paese. Dove spesso, ci si indigna per
quello che è la Sicilia, ma vorrei ricordare che in altri organi
istituzionali e in altre regioni, il personale dei Gruppi, non è
stato cosiddetto stabilizzato, è stato assunto nei ruoli delle
amministrazioni regionali.
Fermiamoci con un'ipocrisia generalizzata, che spesso fa danni a
tutti, e fa perdere dignità e credibilità alle istituzioni.
Pertanto, sosterrò quest'ordine del giorno e lo sostengo con la
convinzione che l'Ufficio di Presidenza debba avere la forza e
l'autorevolezza di non vivere il tutto, come una sorta di
vergogna, ma un modo di rendere più funzionale la presenza di
decine di persone che da circa vent'anni operano nell'ambito di
questo Palazzo.
LENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LENTINI. Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto
chiedo di apporre la mia firma a quest'ordine del giorno.
Trovo che sia un ordine del giorno scritto bene e che dà
finalmente la possibilità al personale stabilizzato e che dopo
tantissimi anni, così come abbiamo fatto con tutte le categorie
dei lavoratori siciliani, in qualsiasi campo, avendone dato la
possibilità.
Abbiamo visto il disegno di legge sul precariato, e abbiamo dato
questo input, finalmente, di dare una garanzia anche a questo
personale e considerato - come ha ben detto l'onorevole Cracolici
- che nelle altre regioni questo personale è stato assunto e
stabilizzato da tempo, noi non possiamo ancora perdere tempo e
parlare e dare notizie all'esterno di questo palazzo che
possibilmente, possono essere fraintesi. Vediamo di finirla con
questa antipolitica e parlare di un personale che già da vent'anni
offre la propria attività nei gruppi parlamentari in modo chiaro e
perfetto.
Volevo ricordare, poi, signor Presidente, se c'è la
possibilità, volevo aggiungere, onorevole Savona, a questo ordine
del giorno che dobbiamo tenere presente che ci sono alcuni
dipendenti che hanno aperto dei contenziosi, ci sono dei ricorsi
in itinere, di considerare anche questo. Siccome l'ordine del
giorno non ne parla volevo, appunto, rassicurarmi che si dia la
possibilità a coloro che hanno presentato ricorso - che saranno
una o due persone - se vincono questo ricorso, di dare anche a
loro la possibilità di essere integrati.
FIGUCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo anch'io
apprezzamento per questo ordine del giorno, un ordine del giorno
che, in effetti, come qualcuno ha detto prima pone l'accento sul
clima che si è venuto a creare, un clima di antipolitica, un clima
di caccia alle streghe rispetto al quale, tuttavia, non
condivido alcune considerazioni.
Prima un intervento del collega Greco richiamava l'attenzione su
quanto possa essere utile disciplinare il funzionamento e le
mansioni dei dipendenti dei gruppi parlamentari.
Io non credo, onorevole Cracolici, che questo significhi fare
Scaccia alle streghe . Questo significa, semplicemente, mettere
ordine nelle cose e dare il giusto risalto a chi lavora
all'interno di questi gruppi parlamentari.
Devo dire che ho alcune rimostranze, ce le ho con riferimento al
fatto che l'ordine del giorno debba essere preparato e debba
approdare in Aula a così tarda data e soprattutto debba impegnare
un provvedimento che debba essere approvato entro il 31 dicembre
2013.
Onestamente, mi sarei auspicato di trovare tracce di questo
atteggiamento di tutela nei confronti di questo personale già
nelle settimane passate, malgrado, magari, poteva essere
opportuno, anche una mozione che impegnasse davvero il Governo,
anziché un semplice ordine del giorno che lo invita. Ma sono certo
che, comunque, qui in Parlamento sapremo onorare gli impegni presi
verso questo personale che mi sembra indecoroso, dopo vent'anni di
lavoro, continuare a chiamare personale stabilizzato .
D'altra parte c'è un decreto del Presidente dell'Assemblea, che
è il n. 152 del 5 novembre 1996 e il n. 46 del 20 maggio 2013, che
identifica, per l'appunto, questo personale, questo personale che
con impegno, con dedizione presta - laddove è presente,
diversamente da quelli che invece presenti non lo sono e quelli
vanno si, effettivamente, trattati con atteggiamento diverso
rispetto a questo personale - che, ripeto, presta questo lavoro
con dedizione e con competenza.
Sono dell'idea, peraltro, che sarebbe opportuno dare un
mansionario e regolamentare le prestazioni professionali di questi
operatori, di questi dipendenti, perché, probabilmente, negli anni
alcuni di loro sono diventati dei bravi dipendenti con particolare
riferimento, non so, ad atti legislativi, disegni di legge,
mozioni. Altri, invece, si sono specializzati in attività che sono
sempre a supporto del deputato.
E allora, probabilmente, anche qui mettere un po' di ordine
dando il giusto risalto e la giusta dignità al personale che
svolge questo lavoro, anche questo credo possa essere
assolutamente utile. Pertanto, spero che altri atti possano dare
continuità a quest'ordine del giorno apprezzabile, ma chiaramente
ancora dai contenuti generici. Auspico che questo provvedimento da
farsi entro il 31 dicembre 2013 sancisca questi passaggi in
maniera chiara in modo da poter prendere delle decisioni
definitive. Io ad esempio farei saltare le parole: l'utilizzo e
l'assegnazione in via prioritaria presso i Gruppi parlamentari,
non capisco cosa si intenda per via prioritaria, come se ci fosse
margine e spazio per altri soggetti. Toglierei la parola
prioritaria' e nel provvedimento indicherei in maniera chiara che
l'impegno è assunto con questo personale. Grazie Presidente.
GRASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ho
sottoscritto, insieme agli altri deputati, l'ordine del giorno, e
sono qui per sostenerlo, ma vorrei anche, il mio intervento è
rivolto anche a quest'Aula e forse anche ad alcuni parlamentari
che hanno in questo con comunicati stampa e con atteggiamenti
anche mediatici in qualche maniera hanno dato all'esterno
l'impressione che qui ci siano dei parlamentari o anche mezzi di
comunicazione che qui ci siano dei parlamentari o anche mezzi di
comunicazione, quei mezzi di comunicazione che questo Governo
sostiene ad ampie mani e a mani larghe, ci hanno dato
l'impressione che qui c'è un Parlamento che, da qualche
giornalista in un recente convegno, è stato definito una casa di
tolleranza .
E' vergognoso che oggi proprio la stampa, quella stampa che quel
Governo sostiene e a cui parecchi comuni sono costretti a
rivolgersi nel pubblicare bandi, perché sono solo tre le testate
giornalistiche che possono pubblicare bandi, abbiano un concetto
così denigratorio di persone, di deputati che sono stati eletti e
hanno ricevuto la fiducia da parte dei cittadini e che ogni giorno
vengono qui a lavorare con tanta onestà, sottraendo tempo alla
famiglia, al lavoro, che sicuramente la qualità della vita è
diminuita.
Oggi noi abbiamo dato, io ho presentato un anno fa una mozione,
si è arrivati finalmente, oggi approviamo una legge che è
importante, quella della spending review, e ci siamo adeguati.
Io credo che nel corso dell'intero anno ciascuno di noi, pur
percependo di più, non ha intascato solo quei soldi, altri hanno
preso una parte, ma hanno tenuti i rimborsi di tutte le spese che
hanno fatto, altri deputati hanno lasciato sui territori una parte
della loro indennità e non necessariamente questa deve essere
pubblicata su internet perché dobbiamo farci belli, credo che sia
ora di tornare alla politica e di rivendicare un ruolo, quello che
noi svolgiamo, rivendicare la nostra dignità.
E vi invito, cari colleghi, a far sì, perché siamo tutti insieme
a lavorare in Aula, a fare in modo che oggi per guadagnarci il
consenso della gente, non buttiamo fango su chi giorno dopo giorno
lavora, nelle Commissioni e in Aula.
A questo si aggiunge che gli stabilizzati, io sono alla prima
legislatura, ebbene, non avrei motivo di difendere persone che ho
trovato qui, che non ho portato io, devo dire che mi hanno
aiutato, che sono di ausilio, che lavorano giorno e notte, che li
chiamo alle otto, alle nove, alle dieci di mattina, e sono persone
che svolgono un lavoro dignitoso.
Stiamo cercando di difendere tutto il precariato, persone che
nessuno di noi ha trovato, perché risalgono agli anni ottanta,
però stiamo cercando di dare dignità a categorie di lavoratori
perché oggi si aggiungerebbero ad altri disoccupati, non solo, e
invece l'unica cosa, e qui c'è un rappresentante del Governo,
seria che bisogna fare, è smettere di continuare a mantenere enti
che non servono, e destinare invece le risorse laddove servono,
alle attività produttive e allo sviluppo di questa Sicilia, solo
questo, solo queste sono le condizioni perché la sottoscritta
possa votare una legge di stabilità.
Gli stabilizzati sono lavoratori che hanno dignità e che
prestano il loro servizio, poi se qualcuno non lavora non è un
problema del Gruppo, né della Presidenza dell'Assemblea,
licenziarlo così come è possibile licenziare tutti i lavoratori.
Grazie.
MALAFARINA. Chiedo di parlare sull'ordine del giorno n. 141.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Su questo ordine del giorno si è
aperta quasi una dichiarazione di voto sull'intera legge, quindi,
possiamo unificare i ragionamenti.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
argomento della revisione della spesa è stato un argomento
delicato e anche, direi, in un certo modo, sofferto perché con
responsabilità ed intelligenza, devo dire, tutti i Gruppi
parlamentari e tutte le forze politiche hanno aderito a quella che
era una necessità inevitabile, quasi tutti i Gruppi politici,
quasi tutti i Parlamentari e quella che era una necessità
inevitabile per ridare anche un segno dei tempi nel contenimento
della spesa. Segno dei tempi che necessariamente tutti quanti noi
percepiamo nell'aria e che è oggetto di furiose contestazioni
anche nelle piazze, forse poche persone, e strumentali ma presenti
comunque anche oggi a Roma nel contestare la politica che, ahinoi,
si è ridotta alla misera percentuale del due per cento di
gradimento nella pubblica opinione e un motivo ci sarà pure. Ci
sarà pure perché forse le campagne di stampa sono impietose,
perché forse da troppi anni stiamo vivendo solo ed esclusivamente
un clima avvelenato, un clima dove l'Italia vive in una sorta di
palude piena di miasmi, dove si vedono solo ed esclusivamente le
negatività o le presunte negatività, perché spesso e volentieri
alcuni scoop giornalistici si sono dimostrati inesistenti nella
aule di giustizia.
Dobbiamo avere, chiaramente, la consapevolezza dei tempi, la
necessità di ridurre la spesa e non è per essere più realista del
re che io le rivolgo e rivolgo a tutto il Consiglio di Presidenza
e ai colleghi di quest'Aula un appello. Abbiamo ridotto i costi
della politica dei Gruppi parlamentari e dei Parlamentari,
dovremmo ridurre anche un altro aspetto delle spese di questa
Assemblea, aspetto delle spese che sono dei fondi che possono
apparire discrezionali inseriti nel capitolo quinto del bilancio
dell'Assemblea, e a questo proposito invito i colleghi Questori a
fare un'attenta opera di revisione della spesa anche in quel
settore e a ridurre i costi.
Si è fatto molto, ma si può fare di più. Si possono ridurre non
le solite auto blu di cui ormai tutti quanti abbiamo bocca e
lingua strapiene, ma si possono ridurre sprechi e privilegi che
oggi non sono più accettabili.
Da un conto molto sommario questa Assemblea spende circa sei
milioni di euro l'anno per delle spese che possono essere
tranquillamente ridotte in misura consistente, direi anche pari al
trenta, trentacinque, quaranta per cento. E a questo proposito,
signor Presidente, io la vorrei invitare, e presento
un'integrazione a questo ordine del giorno e so già quello che mi
si dirà, che sarà difficile poterlo realizzare, per cui il
personale cosiddetto stabilizzato da impiegarsi nei Gruppi sia
altrettanto impiegato nei Consigli di Presidenza che godono di
molte consulenze e di molte persone che collaborano con il
Consiglio di Presidenza. Sarebbe anche opportuno che personale
esperto e da anni presente in Assemblea che ha la capacità per
gestire leggi, emendamenti e tutta l'attività legislativa, possa
fornire un valido contributo anche al Consiglio di Presidenza. Per
cui propongo di integrare questo ordine del giorno con questa
ulteriore nota: Punto d) : impiegare almeno il 20 per cento del
detto personale presso il Consiglio di Presidenza .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Malafarina, le posso dire che già
in passato, personale e anche tutt'oggi - c'è il caso di qualche
Questore - utilizza personale stabilizzato dei Gruppi presso il
proprio Ufficio di Presidenza, quindi, penso che sia andato già
avanti l'Ufficio di Presidenza, non questo, già in passato è stato
utilizzato personale stabilizzato presso l'Ufficio di Presidenza.
Ma già è in atto, io posso fare riferimento, io stesso ho
utilizzato personale stabilizzato, l'onorevole Rinaldi,
l'onorevole Ruggirello, il Presidente Cascio, ecco tutti l'hanno
utilizzato.
La ringrazio del suo invito, pur sapendo, però dobbiamo chiarire
che noi siamo un Parlamento e facciamo leggi, dobbiamo fare leggi
chiare, che una cosa è il Parlamento, un'altra sono i Gruppi
parlamentari. Questo a scanso di equivoci per non creare
fraintendimenti.
MALAFARINA. Mi auguro che questo Consiglio di Presidenza abbia
pari sensibilità.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualche
battuta per trattare un tema che non va liquidato in maniera
banale. Il Gruppo del Partito democratico ha aderito, con la
sottoscrizione che ho posto io all'ordine del giorno che riguarda,
appunto, i cosiddetti stabilizzati , con grande consapevolezza
perché, trattando di persone e di lavoratori, io credo che occorra
sempre una riflessione in più e una riflessione che abbia anche un
approccio di sensibilità particolare.
Il Gruppo del Partito democratico, anche in questa legislatura,
si avvale della collaborazione di 20 cosiddetti stabilizzati . È
un numero importante, 20 unità di lavoratori che hanno accettato
con grande disponibilità e con grande senso del dovere le
indicazioni che ha dato al Gruppo, anche seguendo indicazioni del
passato e, da ormai diversi mesi, che i lavoratori stabilizzati
del Gruppo del Partito democratico utilizzano l'apparecchio
marcatempo come è giusto che nella dignità di un lavoratore ci sia
innanzitutto il dovere oltre che i diritti, essendo consapevoli
del fatto che mai ci può essere piena dignità di un lavoratore
quando ai diritti che, giustamente, vengono vantati, tutelati e
difesi da ciascuno di noi, non si accompagnino anche i doveri.
Quindi, io sento davvero l'esigenza di esprimere, da questa
tribuna, la verità dei percorsi che, all'interno dei Gruppi
parlamentari, rispetto a questi lavoratori, si vanno svolgendo e
quindi di lavoratori che hanno accettato in pieno, con grande
senso del dovere, quello che è innanzitutto l'obbligo dell'orario
di lavoro, il certificare la presenza all'interno di una struttura
come quella di un Gruppo parlamentare. Per non parlare, poi, della
professionalità acquisita negli anni, grazie a questa struttura
nel suo complesso che ha costruito diverse buone professionalità.
È ovvio che ai diritti, dicevo, debbano corrispondere dei doveri
e, nella misura in cui ciò ancora non si è compiutamente definito,
è chiaro che ogni Gruppo, ogni Presidente di Gruppo ha il diritto
e il dovere di fare il modo che questo percorso vada avanti fino a
far sì che la dignità di questi lavoratori sia pienamente
compiuta.
Un piccolo dettaglio che è stato citato da qualche altro
collega, Presidente: noi ci siamo occupati - intendo dire io e lei
- di questo problema, come ricordava poc'anzi, sotto altra veste,
nella scorsa legislatura ed è stato costruito un modello che, pur
tendente a tutelare i lavoratori, tuttavia, ha determinato un
appiattimento di quelli che sono i profili retributivi essendo
legato al contributo che l'Assemblea regionale siciliana
trasferisce ai gruppi sulla base dell'anzianità di servizio
utilizzata come unico parametro per la definizione del contributo.
Questo, che certamente è stato posto in essere da tutti noi -
ripeto - nella scorsa legislatura, per tutelare questi lavoratori,
rischia di diventare una prigione per il lavoratore stesso cioè
nel senso di non poter estrinsecare quella che nel contratto di
lavoro, di qualunque lavoratore, di qualunque comparto si parli,
della differenziazione dei profili sulla base, appunto, delle
mansioni, anche delle mansioni svolte.
Io non ho la soluzione al problema in questo momento e non
spetta certamente al Parlamento dare la soluzione ma, certamente,
so, sono certo, che la sensibilità del Consiglio di Presidenza
nelle prossime settimane voglia affrontare e portare a soluzione
anche questo problema in maniera tale da avere una definizione
anche dei profili di questi lavoratori sulla base delle loro
competenze e delle loro mansioni.
Pertanto, ribadisco la consapevole adesione da parte del Gruppo,
dell'intero gruppo del Partito democratico, a questo ordine del
giorno nell'auspicio e nella certezza che il Consiglio di
Presidenza, entro la fine del 2013, riuscirà a risolvere in via
definitiva il problema di questi lavoratori che danno il loro
contributo, da tanti anni, ai Gruppi parlamentari e alla qualità
del lavoro dei Gruppi parlamentari stessi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gucciardi.
FOTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ribadisco che il suo intervento
equivale anche ai fini della dichiarazione di voto sulla legge
complessivamente.
FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cittadini, in
merito a questo ordine del giorno, visto che si rimanda per la
definizione all'Ufficio di Presidenza, dato che noi non facciamo
parte dell'Ufficio di Presidenza, anche se le ricordiamo che
dovremmo farne parte, non potendo dire nulla, ci asterremo dal
voto, quindi, esprimiamo la volontà che si faccia lo scrutinio
nominale, come recita l'articolo 127 del Regolamento, perché ci
asteniamo.
Però, per inciso
PRESIDENTE. Mi scusi, vi astenete sull'ordine del giorno?
FOTI. Sull'ordine del giorno, se è possibile, e poi, quando
farete, se saremo ancora esclusi, come ha detto l'onorevole
Gucciardi, è interessante valutare l'importante apporto che gli
stabilizzati danno ai lavori dei Gruppi parlamentari perché ci
sono davvero persone meritevoli, preparate che, a qualsiasi
orario, sono disponibili a contribuire anche con l'esperienza
acquisita in tanti anni e suddividere queste persone tra quelle
che veramente meritano, se possibile, e quelle di cui non perviene
notizia perché a mala pena li conosciamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Foti. Ribadisco che è un rapporto
fra il Gruppo e il singolo dipendente.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
per esprime la personale e totale adesione al contenuto
dell'ordine del giorno che stiamo discutendo.
Anch'io, come l'onorevole Bernardette Grasso, sono alla prima
legislatura e debbo dire che non conoscevo, neppure di vista,
nessuno dei dipendenti del gruppo ma, debbo dire, nessuno delle
altre persone che lavorano nell'interesse degli altri Gruppi e ho
avuto modo, durante questo primo anno di legislatura, perché
abbiamo tagliato il traguardo del primo anno, lavorando gomito a
gomito con gli stessi, di apprezzarne l'assoluta disponibilità,
l'assoluto disinteresse, la grande preparazione in alcuni, magari
non in tutti, ma ciascuno, per quanto di propria competenza, è
stato sempre pronto a recepire qualsiasi istanza della deputazione
e debbo dire, in molti casi, abbiamo avuto solo da apprendere dal
loro prezioso contributo.
Devo dire che per me è una meraviglia avere appreso che questi
signori erano, in pratica, dei precari. Quando noi, ormai da anni,
cerchiamo di togliere il precariato dappertutto, spesso non
riuscendovi, invece su un argomento che riguarda la stessa vita
dell'Assemblea regionale quasi avremmo dei dubbi e c'è qualcuno
che pensa ancora, addirittura, di poter fare a meno di questo
personale e di potersene disfare come una borsa non più di moda o
come un vestito che ormai ci va stretto. Nel mio caso, ahimè,
capita spesso questo
Devo dire, ancora, che questo ordine del giorno cerca di
risolvere una volta per tutte, sia pure per questa legislatura, ma
avviando un percorso che troverà il suo naturale compimento nella
prossima legislatura che avvierà a soluzione questo problema e ci
mette al riparo dall'assalto alla diligenza perché, poi, signor
Presidente, io non vorrei che dietro le critiche da novelli
Savonarola di alcuni ed in particolare di alcuni componenti di
determinati gruppi politici non via sia il retropensiero, si fa
male a pensare ma spesso ci si azzecca, che togliamo questi perché
dobbiamo mettere i nostri. Allora, altro che voglia di
rinnovamento, altro che voglia di aria nuova Siamo nel solco
della peggiore politica e quindi uno che non ha messo nessuno dei
suoi vi dice: Presidente, questa è la strada giusta . Si tratta,
in gran parte, di persone preparate, di persone perbene, di
persone che magari, ora, per questa finanziaria staranno insieme a
noi fino alle cinque del mattino.
Su questo, poi, interverrò, signor Presidente, ai sensi
dell'articolo 83 perché vorrei dire la mia.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Può spegnere il telefonino? Lei non è
uno che prende suggerimenti, onorevole Gianni Questo glielo
riconosciamo tutti.
GIANNI. Signor Presidente, per parlare con lei mi devo fare
suggerire, quindi, il telefonino lo tengo con me
PRESIDENTE. No, assolutamente.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo due battute,
come il mio solito, non le faccio perdere tempo. Una è che
certamente il personale non è collegabile all'uomo, al deputato ma
alla funzione ed al gruppo. Il gruppo non ha un nome e cognome,
quindi, è inutile che ogni volta ci rincontriamo per parlare delle
stesse cose. Sono qui, vanno salvaguardati perché, ormai, sono una
risorsa enorme e quindi appongo la firma, con molto piacere, sul
documento Savona e company.
Vede come sono veloce? In 18 secondi, signor Presidente: la
seconda cosa, per l'ennesima volta le chiedo formalmente di fare
in modo che i Forconi e gli altri disoccupati possano avere almeno
una speranza. Metta all'ordine del giorno la legge sull'amianto.
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, detto in questi toni è come se ci
fosse una responsabilità mia. Le voglio dire che ieri abbiamo
tenuto una Conferenza dei Capigruppo e abbiamo fatto un calendario
dei lavori.
Lei, che è uomo di esperienza e soprattutto deputato di più
legislature, non solo regionali ma nazionali, comunque le
procedure non cambiano, quando si incardina un disegno di legge di
bilancio tutto il resto viene dopo. Però, la posso rassicurare che
il disegno di legge sull'amianto che sta molto a cuore a lei come
a tutti i deputati che l'anno esitato dalla VI Commissione e dalla
III Commissione - c'è stata una compartecipazione delle due
Commissioni - verrà messa all'ordine del giorno nel tempo e nel
modo dovuto.
MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, il mio intervento è da
intendersi anche come dichiarazione di voto, starò pertanto nei
tempi che la Presidenza mi ha messo a disposizione ma
approfitterò, in modo del tutto straordinario - cosa che non
faccio mai - per dire qualcosa sull'ordine del giorno in
trattazione e per dire qualcosa che tenevo personalmente a dire.
Certamente, solidarietà ai lavoratori, certamente l'Aula, mentre
si distrae e parla d'altro, si deve interrogare o si dovrebbe
interrogare come mai si è arrivati a questo punto.
Questa è la legislatura che sta mettendo a posto molte cose,
Presidente.
I siciliani devono sapere che questa legislatura, questa
Assemblea, sta cercando, con non pochi sforzi, di sanare tutti gli
errori che la politica del passato ha commesso.
Mentre le piazze protestano è necessario che questo messaggio
arrivi forte e chiaro all'esterno: noi non stiamo assumendo o
sanando alcunché, stiamo garantendo dei lavoratori.
Tenevo a dire anche un'altra cosa: mentre noi ci apprestiamo a
mettere un'altra pezza su un altro errore della politica, in
questo momento, in tutte le televisioni, si assiste alla vergogna
che si è verificata al Centro di accoglienza di Lampedusa con
esseri umani trattati come bestie.
Non ho nessuna paura a dire che chiamerei il responsabile di
questa cooperativa, lo metterei nudo a Piazza del Parlamento e gli
spruzzerei l'acqua con la pompa, come ha fatto a questi signori.
Sono consapevole di essere fuori tema, credo però che questo sia
l'argomento che si doveva trattare all'inizio.
Avrebbe dovuto essere presente il Presidente della Regione, che
avrebbe dovuto indignarsi, avremmo dovuto indignarci tutti prima
dell'inizio della seduta.
Non dobbiamo fare il minuto di raccoglimento quando le persone
muoiono, di fatto, queste persone sono morte, è la stessa cosa.
Ho chiesto scusa all'inizio del mio intervento, preannunciando
che sarei andato fuori tema, ma se noi non ci indigniamo, la
piazza continuerà a provare vergogna per noi.
Oggi stiamo trattando un argomento, retaggio della vecchia
politica, una delle tante porcate' che oggi siamo chiamati a
sanare.
Non ci sarebbe stato nulla di male se all'inizio della seduta,
avessimo preteso la presenza del Presidente della Regione perché
questo crea un danno di immagine alla Sicilia, condiziona, di
certo, i rapporti con gli Stati di provenienza di questi immigrati
che, però, piangiamo quando annegano, morti là sotto.
Questo interrogativo, seppur fuori luogo, fuori tema, ce lo
dobbiamo porre.
E' giusto che alla fine della seduta il Presidente della Regione
venga in Aula e ci dica come intenda difendere l'immagine della
Sicilia.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 141.
FOTI. Chiedo che la votazione avvenga a scrutinio palese
nominale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è una richiesta di appello
nominale sull'ordine del giorno, formulata per conto del Movimento
Cinque stelle, dall'onorevole Foti.
Ricordo che deve essere accompagnata da sette richiedenti.
Votazione per scrutinio palese nominale dell'ordine del giono n.
141
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento dagli onorevoli Cancelleri, Cappello, Ciaccio,
Ciancio, Foti, Giovanni Greco, La Rocca, Mangiacavallo,
Ruggirello, Tancredi e Zafarana, il Presidente indìco la votazione
per scrutinio palese nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole all'ordine
del giorno preme il pulsante verde, chi è contrario preme il
pulsante rosso, chi si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 52
Astenuti 9
(L'Assemblea approva)
Avverto che gli onorevoli Ioppolo e Formica hanno votato
favorevolmente ma, per un malfunzionamento del sistema elettronico
di voto, il loro voto non risulta registrato.
Onorevoli colleghi siccome ognuno di noi ha espresso la propria
opinione io, ai fini di un chiarimento esterno - parlo più volte
di comunicazione esterna che sembra che sia diventata più
importante - noi, nel pieno rispetto della legge sul contenimento
dei costi della politica conosciuta come Spending review o come
Decreto Monti, abbiamo apprezzato positivamente questo ordine del
giorno. Che significa? Che noi non stiamo stabilizzando in questo
momento personale, altrimenti domani uscirà all'esterno che noi
abbiamo stabilizzato, la solita casta ha stabilizzato personale,
non è così.
Noi stiamo dicendo una cosa diversa. Noi da parlamentari
coscienziosi, in linea con l'opinione pubblica che c'è nel Paese,
stiamo rinunciando, dalla prossima legislatura, al personale che è
previsto fino alla posizione economica D6 negli altri consigli
regionali. Qualche parlamentare che mi ha preceduto ha avuto modo
di evidenziare come in altri consigli regionali si è proceduto
alla vera stabilizzazione, noi ci stiamo, con questo ordine del
giorno, autodeterminando nel senso che stiamo dicendo che sono
fatti salvi, con la norma già approvata, i contratti in essere,
così come prevede il Decreto Monti, dalla prossima legislatura,
l'Aula e quindi il Consiglio di Presidenza si impegnano a prendere
in via prioritaria questo personale.
E' chiaro che la spesa non può superare quello che prevede il
Decreto Monti che è una riforma di carattere economico-sociale che
è data dalla moltiplicazione di settanta deputati per la posizione
economica D6.
Questo perché sia chiaro all'esterno di questa bistrattata
Assemblea.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
CANCELLERI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di
legge è arrivato finalmente alla votazione finale. Chiaramente noi
non abbiamo gradito molte delle cose che sono avvenute in
quest'Aula, in primis tutto quell'emendamento di riscrittura a
nome di una Commissione che non si è mai riunita, però, dico,
potevamo probabilmente e onestamente fare di più a partire
innanzitutto da quella che è l'idea già citata all'articolo 2,
undicimilacento euro onnicomprensivi, sarà il Consiglio di
Presidenza a decidere quali saranno le modalità di scelta fra
l'indennità di carica lorda e la diaria, ufficio di Presidenza che
le ricordo nel quale, Presidente Ardizzone, noi non siamo
presenti, per cui non avremo possibilità.
Ma le faremo pervenire per tempo debito una nostra proposta di
deliberazione che, quanto meno, vi darete il compito di stracciare
e buttare, ma almeno comunque avremo portato la nostra voce non
potendo portare il nostro voto.
Ritorno di nuovo sul problema del comma 2, dell'articolo 2. E'
stato scritto su questa legge che si adeguano i nostri compensi da
parlamentari alle variazioni dell'indice ISTAT: disoccupati,
casalinghe, precari, lavoratori della Regione che non vedono
assolutamente la variazione del proprio stipendio sulla base
dell'indice ISTAT, chiaramente, ringraziano per questa che, ancora
una volta, è il privilegio che si palesa in quest'Aula.
Mi lasci dire anche che ieri c'è stato un autorevole collega che
ha detto che così facendo si distrugge un'Istituzione, siamo
entrati qui dentro e abbiamo trovato le macerie, non stiamo
distruggendo niente, anzi vorremmo dare, col nostro apporto, un
minimo di dignità in più alle discussioni che avvengono qui dentro
per far vedere fuori che c'è una classe politica che ci prova ad
essere il buon padre di famiglia dei siciliani in questa
Regione, così facendo invece questo non avviene.
Per quanto riguarda l'indennità di funzione, avevamo proposto di
cancellarla e di lasciarla semplicemente per le figure apicali di
questa Regione: al Presidente della Regione, al Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana.
Potevamo fare uno slancio in più per recuperare ancora più
soldi, che non saranno tanti - come qualcuno che interverrà dopo
sicuramente dirà - ma che comunque erano un segnale in questo
momento di crisi e che potevano essere destinati a fare qualcosa
in più per piccole e medie imprese, per artigiani e per
commercianti.
La cosa che più di tutto mi ha amareggiato è stato il fatto che
non siamo riusciti ad inserire, all'interno di questa legge,
l'esclusione dall'assegno di solidarietà e dal trattamento
pensionistico di tutti quei soggetti che si macchiano di reati
contro la Pubblica Amministrazione o reati gravi come associazione
a delinquere, anche di stampo mafioso, contemplati negli articoli
del codice penale n. 416, 416 bis e 416 ter.
Vorrei capire perché non c'è stata questa possibilità di voto A
me sembra assurdo, in una Regione come la nostra che più di tutte
viene sempre chiamata dalle altre Regioni, dagli altri cittadini
come qualcosa che ha a che fare sempre e solo con la mafia,
potevamo dare un segnale, era un segnale molto forte e non è stato
accolto.
Ora incontro molti deputati che, chiaramente, si rammaricano del
fatto che non avevano capito, che si poteva fare di più, che si
doveva inserire; ma lo inseriremo, faremo un disegno di legge, lo
emenderemo e tutto il resto. Però stasera uscirà così e mi
dispiace e volevo farlo notare.
Non voglio rovinare ulteriormente la festa di questa Assemblea
regionale che stasera finalmente potrà dire ai microfoni di tutte
le televisioni, di tutti i giornali, che abbiamo tagliato i costi
della politica e ci siamo allineati a tutte le altre Regioni.
C'è una differenza nel modo di fare politica fra il Movimento
Cinque Stelle e gli altri partiti: noi non ci accontentiamo di
essere uguali agli altri, noi vogliamo essere meglio degli altri e
volevamo portare questo concetto anche qui dentro perché speravamo
che anche le altre forze politiche potessero condividerlo.
PRESIDENTE. Potrebbe bastarle essere diverso dagli altri, per il
meglio sono gli altri che devono deciderlo.
(Applausi)
CANCELLERI. Ci dobbiamo provare ad essere meglio degli altri
PRESIDENTE. Per rispetto dei colleghi lei, fin quando dice che è
diverso dagli altri va bene, d'altronde ognuno aspira ad essere
diverso dagli altri; ma meglio facciamolo decidere agli altri.
(Applausi)
GRECO GIOVANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO GIOVANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
in pieno la sua replica al collega Cancelleri. Prendo la parola
per comunicare che il mio voto è contrario a questo disegno di
legge perché, non avendolo condiviso, non avendo partecipato ai
lavori, lei sa che io non volevo recepire il decreto Monti così
solo per i deputati e non fare un disegno di legge dove la
spending review veniva applicata a tutte le componenti di
quest'Assemblea, però mi riservo, caro Presidente, nelle prossime
sedute, ai componenti del Consiglio di Presidenza, uno per uno,
elencherò tutti gli incarichi, tutte le persone che hanno assunto
e i privilegi che ancora avete.
Chiedo con questo mio intervento, nei prossimi Consigli di
Presidenza che farete, di ricredervi, di fare un nuovo
provvedimento che affronti questi privilegi e, quindi, che si
faccia una legge più completa, proprio per quella comunicazione
che lei dice di dare all'esterno, perché lei sta dando una
comunicazione di recepimento del decreto Monti che riguarda noi.
Lei lo sa che non sono ipocrita e che sono contrario a questo
tipo di provvedimenti parziali.
Per quanto riguarda il mio collega, onorevole Cracolici, lui mi
conosce da tanto tempo, non sono il tipo di fare la caccia alle
streghe, se si riferiva a me. Le posso dire che sono per la
meritocrazia e se a un dipendente paghiamo lo stipendio, caro
onorevole Cracolici, deve meritarselo, come se lo meritano tutti
gli impiegati di quest'Assemblea.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Greco, lei ha avuto difficoltà a
consultare, mi ha detto in passato, il sito internet.
GRECO Giovanni. Non mi parli di sito internet perché sulla
Federico II non c'è niente
PRESIDENTE. C'è un giornale, anche cartaceo, che ha fatto
l'elenco di tutti i consulenti e degli assunti presso l'Ufficio di
Presidenza.
GRECO Giovanni. Ma l'elenco è come quello che ha fatto lei,
senza la data di nascita e la provincia Lo renda completo
PRESIDENTE. Va bene le faremo avere pure la carta d'identità. Le
posso dire, onorevole Greco, che abbiamo fatto molto di più,
avendo previsto anche una norma che, sembrerà strana, prevede che
non possano essere assunti, presso l'Ufficio di Presidenza,
parenti fino al secondo grado di componenti l'Ufficio di
Presidenza e dei deputati, questo lo abbiamo fatto. Lo stiamo
formalizzando.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio
intervento, brevissimo, vuole evidenziare come questa legge che
approviamo con il voto finale sulla diversa terminologia,
riduzione dei costi della politica, spending review e
applicazione del decreto Monti, vuole essere un segnale di
sensibilità verso quella che è l'azione che in questo momento un
po' tutti dobbiamo dimostrare con i fatti, con una partecipazione
all'impegno, in questo caso politico-istituzionale, con un
sacrificio che sicuramente comporterà, da parte di tutti noi, una
rideterminazione dei costi e, quindi, come comportarci
quotidianamente da domani in avanti.
Voglio dire che è importante, altresì, evidenziare che dobbiamo
sicuramente dimostrare ai cittadini come non c'è solo un problema
legato al reale compenso che il parlamentare deve poter percepire,
ma c'è un problema legato sicuramente all'impegno, al senso del
servizio, al momento di grande partecipazione in una democrazia in
cui gli eletti rappresentano il popolo e devono pure avere la
capacità di poter servirlo, però questo non vuole portar al più
basso livello o svilire questo ruolo perché tutto si commisura a
quello che è il senso dell'impegno.
Noi dobbiamo distinguere, come abbiamo detto in più occasioni,
i costi della politica, con tutto ciò che si genera anche di costi
impropri, dai costi della democrazia che è il senso del rispetto
del ruolo che ognuno di noi deve esercitare.
In un momento di grande emergenza, di grandi bisogni, di grande
difficoltà per la crisi che tutti attraversiamo, come contesto
socio-economico, non dobbiamo, sicuramente, lasciarci andare a
momenti di facile strumentalizzazione o a clamori che danno grande
spazio in quello che è il senso della visibilità e dell'immagine,
a volte, populistica. Dobbiamo, anche, avere il senso di difendere
una dignità di ruolo istituzionale.
Quindi, voglio evidenziare col voto favorevole a questo disegno
di legge, col voto finale, che c'è la necessità di coniugare i due
momenti: riduzione di costi sì, ma difesa del ruolo e del senso
del servizio di quello che è il parlamentare, perché possa essere
un motivo di orgoglio per la capacità che deve sempre dimostrare
di poter rendere un servizio attraverso la applicazione
dell'impegno quotidiano nella propria attività, in questo caso,
come Parlamento, per la produzione di giuste leggi che servono
alla collettività e non di momenti che, a volte, con arroganza
istituzionale e colpi di maggioranza, vogliono fare determinare,
ma rivolgo un appello affinché assieme si riprenda un percorso che
porti alla difesa anche della democrazia in un piano di
contenimento di costi.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Spero che parli per conto di tutto il Gruppo. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi non ho chiesto
al Gruppo di poter parlare a nome del Gruppo, quindi, non posso
chiedere la parola a nome del Gruppo.
Ho chiesto la parola perché vista la vicissitudine che ha
determinato questa legge che è arrivata in Aula, merita, credo per
rispetto di noi tutti, anche il fatto che su questa legge si sono
consumati alcuni strappi e voglio provare a dire poche cose in
pochi minuti.
Nel 1965 - io avevo tre anni, come credo la gran parte dei
presenti, forse qualcuno, addirittura, non era neanche nato, ma
qualche altro aveva pochi anni di vita - i legislatori di
quell'epoca decisero di fare una legge che, in qualche modo,
equiparò lo status del deputato di questa regione - lo chiamo
deputato al di là del fatto che si continua a fare sorrisini
quando si dice I deputati della Regione siciliana , ricordando il
fatto che noi siamo una Regione-Parlamento e non siamo un
Consiglio, su materie delegate con legge ordinaria dallo Stato, ma
i compiti assegnati a questo Parlamento sono fissati dallo Statuto
e dalla Costituzione - dicevo nel 1965 i legislatori dell'epoca
decisero che lo status dei deputati siciliani fosse equiparato a
quello dei parlamentari nazionali.
Nel 1965 non c'erano le Regioni in Italia, eravamo una delle
poche regioni italiane e non ci confrontavamo con nessun altro
organo di pari livello o pochissimi organi di pari livello. Fu
fatta quella scelta, giusta o sbagliata che fosse, quella scelta è
durata quasi cinquant'anni.
Credo che quella scelta, penso che si possa dire, fu fatta non
per dare un privilegio al deputato di questa Regione, ma per
riconoscergli un'autorevolezza, dare autorità a questo Palazzo e
alla sua rappresentanza democratica.
Dopo cinquanta anni sta succedendo tanto in questo Paese, sono
nate le Regioni, molte di queste, nel corso di questi anni, si
sono autoregolamentate, addirittura alcune utilizzando strumenti
anche più fantasiosi, alcune hanno generato fenomeni che hanno
contribuito a far degenerare la vicenda istituzionale, la vicenda
Lazio prima di tutto, poi altre regioni che hanno dato il segno di
una degenerazione del meccanismo dei regolamenti che hanno
governato quei consigli. I
Ho accettato quando lei mi ha chiesto di presiedere una
Commissione speciale che aveva il compito di fare una riforma,
l'ho accettato partendo da un assunto e l'assunto è che la
politica, in un momento come questo, deve saper dare l'esempio
anche rinunciando e anche forzando, se necessario, ma l'esempio
lo deve dare con un messaggio chiaro da dare all'opinione
pubblica.
Così come cinquanta anni fa i deputati della Sicilia di allora
decisero che lo status di deputato siciliano fosse equiparato a
quello del Parlamento nazionale, noi non dovevamo rinunciare a
quell'obiettivo che fu fatto cinquant'anni fa, ma dovevamo dire
con nettezza che oggi, dopo cinquant'anni, il deputato siciliano
non può guadagnare né un euro in più né un euro in meno di quanto
guadagnano i consiglieri delle altre Regioni italiane. Un
messaggio chiaro, semplice, molto semplificato.
E dopo tutte le varie vicissitudini, devo dire che questa legge
raggiunge quest'obiettivo. Ripeto, è un obiettivo raggiungibile in
tanti modi, ma il senso era questo: in Sicilia, l'emolumento
spettante al deputato deve essere uguale a quello spettante al
consigliere calabrese, a quello lombardo, a quello laziale o a
quello di qualunque altra Regione italiana.
Questo non vuol dire che il Parlamento deve rinunciare a una
capacità e ad una organizzazione autonoma, che però faccia i conti
con la consapevolezza di un opinione pubblica che chiede alla
politica di dare il buon esempio.
Certo, la politica oggi è imputata, è additata come la causa di
tutti i problemi e di tutti i mali, ma noi non riqualifichiamo il
valore della politica girandoci la faccia o facendo finta di non
ascoltare, ecco perché io credo che il lavoro che si è fatto, a un
certo punto, quando ho avuto il dubbio che anche tra i miei
colleghi potesse prevalere un idea, pur nell'assoluta buona fede e
in nome dell'autonomia, di arzigogolare su questo obiettivo
chiaro, netto, che in Sicilia si facesse come nel resto d'Italia,
non ho esitato un attimo a rinunciare all'incarico che mi era
stato poi dato dai colleghi votandomi in Commissione.
Credo che oggi stiamo facendo una buona legge, una legge che
spero potrà durare per i prossimi cinquant'anni, nel senso che da
oggi in poi il deputato, chi verrà dopo di noi, saprà che quando
si entra in questo palazzo non c'è un palazzo più privilegiato di
altri palazzi, ma si svolge una funzione di rappresentanza
democratica e per tale funzione l'indennità, cioè la
corresponsione di questa funzione, è equiparata a quella del resto
del Paese. Credo che questo sia un messaggio netto che possa in
qualche modo migliorare il rapporto tra la politica, i politici e
l'opinione pubblica.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Se proprio non può
FORMICA. La Lista Musumeci può intervenire o no?
PRESIDENTE. Tutti e novanta i parlamentari possono intervenire
per dichiarazione di voto, mi sto riferendo soprattutto al
Movimento 5 Stelle che hanno chiesto di intervenire, non vorrei
strozzare io il dibattito considerato che già sull'ordine del
giorno. Chiunque chiede di parlare lo può fare.
FORMICA. Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto
della Lista Musumeci, nessun altro è intervenuto a nome della
Lista Musumeci.
A proposito di questa norma, signor Presidente, voglio
ricordare, a scanso di equivoci, che la Lista Musumeci, sin dai
primi di dicembre di quest'anno, aveva presentato un disegno di
legge che prevedeva la riduzione del trenta per cento degli
emolumenti per quanto riguarda il funzionamento, il personale e i
Deputati, quindi, da questo punto di vista noi eravamo favorevoli
e siamo favorevoli.
Però, signor Presidente, alcune considerazioni bisogna farle. Da
alcuni anni da parte della stampa c'è un attacco portato alla
politica per delegittimarla, facendo credere all'opinione
pubblica, che è sofferente per la crisi e ha tutte le ragioni per
essere sofferente e per lamentarsi, ma facendo quasi credere che,
riducendo i cosiddetti costi della politica, che vengono
ricondotti da questa campagna stampa, che ormai dura da molti
anni, allo stipendio dei Deputati, facendo quasi credere che
facendo questo si risolvono i problemi del Paese.
Purtroppo non è così, magari fosse così, perché se così fosse i
primi che avrebbero interessere a risolvere i problemi del Paese
sono i Deputati regionali che non siamo nominati, ma siamo eletti
con il consenso delle persone attraverso il voto di preferenza,
saremmo i primi noi a rinunciare allo stipendio per risolvere i
problemi della gente.
Purtroppo non è così, perché voglio ricordare agli smemorati o a
chi fa demagogia e soprattutto a quella stampa che ha soffiato
troppo, a mio parere, sul fuoco su questo argomento, ingenerando
falsi convincimenti e false illusioni, che gli stipendi dei
Deputati regionali, su un bilancio della Regione, di ventisette
miliardi di euro incidono per venti milioni di euro. Questo che
sia chiaro, su ventisette miliardi di euro gli stipendi dei
Deputati incidono per venti milioni di euro, lo zero virgola
qualcosa.
Si può obiettare e si potrebbe obiettare di eliminarli ed io
sono d'accordo, ma si elimina pure il Parlamento che costa
centosessanta milioni, centocinquanta attraverso questa riduzione,
nominiamo un bel Commissario reggente per la Sicilia come la
buonanima, del resto io che sono un ex missino, uno che proviene
da quel mondo sarei pure d'accordo.
Eliminiamolo, eliminiamo il Governo regionale. Quanto è il
costo, signor Presidente, del Governo regionale, dell'apparato
burocratico? Magari sarà diverse centinaia di milioni di euro e
sarebbero altri soldi risparmiati.
Eliminiamo il Parlamento nazionale, miliardi di costi di euro.
Eliminiamo le Province, è l'esempio classico che bisogna fare,
che si risparmiava dieci miliardi, poi sono scesi a un miliardo,
l'altra sera Renzi, a Porta a Porta ha dovuto ammettere che
eliminando le Province, in tutta Italia, si risparmiano sessanta
milioni.
La dobbiamo finire con la demagogia La dobbiamo smettere con la
demagogia
Bisogna dire la verità ai cittadini. La democrazia ha un costo e
non possiamo pretendere come vorrebbero forse i ricchi in questo
Paese, come vorrebbe l'alta finanza in questo Paese, avere degli
straccioni come Parlamentari che possono essere comprati da chi i
soldi ce li ha e possono essere, quindi, al servizio di chi i
soldi ce li ha. Avere straccioni come Parlamentari, avere degli
yes man che per soldi sono disponibili a dire sì a chicchessia.
Il Parlamentare deve avere una remunerazione giusta e adeguata e
questa legge è giusta perché bisogna dare l'esempio in un momento
di crisi, ma finiamola con l'ipocrisia perché a furia di andare
avanti con le bugie ci sarà qualcuno che dirà di eliminare i
parlamenti regionali, i consigli regionali, i governi regionali e
persino il Parlamento nazionale, facciamo un bel colpo di Stato e
risparmieremo decine di miliardi di euro.
E' questo che si vuole? E' questo che si vuole Chi fa demagogia
deve anche dire questo. La si smetta di fare demagogia. Il
parlamentare ha una funzione nobile e difende interessi diffusi,
ma deve avere un livello dignitoso di vita.
A Parma, il Movimento Cinque Stelle ha eletto un sindaco che,
partendo da quei presupposti, ha diminuito i compensi a livello,
forse, troppo basso dei suoi assessori. L'unico assessore
professionista serio che aveva nominato, che era quello al
Bilancio, ha detto: Caro signor sindaco, io sono d'accordo con te
ad abbassare lo stipendio a 1.500 euro - non so quant'era - ma
considerato che ho una professione, lascio a un altro il mio posto
di assessore .
Si arriva a questo, poi, con la demagogia si arriva a questo.
Vogliamo persone capaci, persone competenti, persone che si
impegnano e, soprattutto, libere da condizionamenti? Dobbiamo
prevedere un trattamento dignitoso. È il costo della democrazia.
SUDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUDANO. Signor Presidente, intervengo brevemente perché,
finalmente, oggi riusciamo ad arrivare alla votazione finale di
questo disegno di legge spending review.
Come tutti sappiamo, c'è stata una Commissione che si è
istituita e ha lavorato confrontandosi, anche in modo animato, su
questo tema, non perché c'era chi rappresentava la casta e chi
invece rappresentava l'innovamento e la fase che stiamo vivendo.
Io ci tengo a sottolineare che questa legge è di questo
Parlamento, questa legge appartiene a tutti i 90 parlamentari che
si sono seduti in quest'Aula e che sono pronti a votarla e non può
essere intestata né all'onorevole Savona, con tutto il rispetto
però per quanto lei ha lavorato, né all'onorevole Cracolici né al
Presidente Ardizzone, ma questa è la legge di tutti.
Il confronto è stato animato proprio perché c'era chi voleva
rimanere ancorato al Senato e chi invece voleva applicare tout
court il Decreto Monti e credo che l'equilibrio che abbiamo
trovato sia il più giusto proprio perché rimaniamo ancorati al
contenimento della spesa voluta a livello nazionale, ma rimaniamo
con la nostra autonomia a Statuto speciale, ancorati al Senato.
Signor Presidente, ritengo che questo contenimento della spesa
sia il più giusto di tutti e si è avuto un ottimo compromesso,
però credo anche che non si possa - mi scusi però lei mi ha
stuzzicato col suo intervento precedente - dire che l'Ufficio di
Presidenza ha fatto un Regolamento dove si prevede che non si
possano prendere consulenti fino al secondo grado, perché io posso
anche non meravigliarmi se si utilizza come proprio collaboratore
o consulente un proprio familiare perché sono rapporti di fiducia
e, quindi, posso anche condividere e non capisco perché non si
possa utilizzare un parente. Però credo che, a questo punto, sia
bene che anche dei Ministri della Repubblica non utilizzino
prossimi congiunti in questa Assemblea o in fondazioni vicine a
questa Assemblea.
Penso che questo valga per la politica in generale, non soltanto
per i deputati dell'Assemblea regionale, ma per tutti coloro che
hanno incarichi politici di prestigio.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri signor
Presidente, non c'era, quando è intervenuto l'onorevole Foti, ex
articolo 83, semplicemente per ribadire all'Assemblea una delle
condizioni poste sul trattamento pensionistico; ci sono state due
reazioni scomposte e, a mio avviso, assolutamente esagerate, una
da parte dell'onorevole Cordaro - che mi dispiace si sia
allontanato - ed una da parte dell'onorevole Cracolici, ai quali
io vorrei, stasera, non perché l'onorevole Foti ne abbia bisogno,
dare una risposta.
Onorevole Cracolici, lei è una persona seria, io sono stato
vicepresidente quando lei, in Commissione, era Presidente, perché
vede il problema è che noi abbiamo due punti di vista totalmente
differenti ed i cittadini non ce l'hanno con la politica, ce
l'hanno con i politici e di come i politici hanno ridotto questo
Stato e questa Regione fino a questo momento.
Volevo dire all'onorevole Cordaro, che ha accusato la collega di
dire fandonie, che la collega non ha detto nessuna fandonia e noi
non mettiamo in dubbio il fatto che lui giri senza scorta ed in
macchina, ma lo invitiamo ad aprire i finestrini quando gira in
macchina e ad ascoltare quello che, dalla gente, proviene e noi
sappiamo benissimo che quello che proviene non è quello che viene
descritto in questo Parlamento. C'è un detto siciliano che dice
non è tanto il fatto ma è come si racconta .
Ebbene, voi potete dire all'opinione pubblica tutto quello che
volete ma questo disegno di legge, senza il fatto che non avvenga,
secondo la filosofia del Presidente Savona, l'aggancio con il
Senato, che è rimasto, non sposta di un millimetro i privilegi di
questo Palazzo perché è lì tutto il nodo della legge.
E' inutile che - perché questa è una sconfitta - il Presidente
del Partito democratico dica che questa è una vittoria, visto che
l'aggancio con il Senato rimane tale e quale. L'aggancio con il
Senato non consente, infatti, di toccare un solo stipendio di
tutta la burocrazia regionale e questo non è possibile e non
possiamo essere complici di questa manovra e di questo disegno di
legge.
Avete giustificato questa legge dicendo che noi siamo speciali e
in virtù di questa specialità dovevamo applicare il decreto Monti
alla Sicilia.
Allora, vi dico: ma se fossimo stati veramente speciali, se voi
foste stati davvero speciali, perché non avete operato una
riduzione dei Parlamentari, nella scorsa legislatura, così come
diceva la legge italiana?
(Applausi)
Ma era a 50, non a 70. Monti l'aveva stabilito a 50 e voi ve lo
siete mantenuti a 70; andatevi a guardare le carte invece di
applaudire. A che cosa state applaudendo? A che cosa?
Noi studiamo; abbiamo avvocati, ingegneri. Io non c'ero ma le
carte me le sono andate a vedere.
Se foste stati veramente speciali, perché non avete preteso
l'applicazione dell'articolo 37 sulle imposte, invece di
continuare a fare legali all'Eni, così come è scritto nell'ultima
finanziaria?
Se noi fossimo davvero speciali perché non pretendiamo che il
Presidente della Regione sieda nel Consiglio dei Ministri per le
questioni che riguardano, praticamente, la Regione siciliana?
E allora, visto che ieri avete scomodato persino la Rivoluzione
francese, dicendo che finiremo ghigliottinati anche noi, scomoderò
la Bibbia e vi dico questo, per chi vorrà votare questo disegno di
legge: Prendetevi questi 30 denari, che sono il frutto del vostro
tradimento verso i Siciliani e verso i vostri elettori, perché il
mio Gruppo non è complice vostro ed uscirà da quest'Aula .
PRESIDENTE. Onorevole Cappello, solo per una precisazione di
carattere giuridico e costituzionale: quest'Aula non ha competenza
a determinare il numero dei parlamentari perché è una legge
costituzionale.
Vedo che l'onorevole Ioppolo annuisce e questo mi gratifica.
Questo Parlamento ha fatto una legge voto e quel Parlamento, il
Parlamento nazionale, ha aderito alla legge voto che portava a 70
i Parlamentari in questa Assemblea regionale siciliana, primo in
Italia. Bene, no, no, scusate, ogni volta che si parla, ognuno
sollecita l'altro parlamentare.
Ho una sfilza di iscritti a parlare. E' iscritto a parlare
l'onorevole Firetto. Ne ha facoltà.
Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare entro i minuti a
disposizione dell'onorevole Firetto. Se ci sono altri iscritti a
parlare, mi si faccia un segno. Ripeto, sono iscritti a parlare
gli onorevoli: Firetto Gucciardi, Fazio, Leanza e Cordaro. Alla
fine, chiaramente, parlerà il presidente della Commissione.
FIRETTO. Signor Presidente, sono tra quelli convinti che,
archiviando questa discussione che ci ha, probabilmente, impegnato
per un tempo che deborda da quello che, obiettivamente, poteva
essere dovuto ad un tema come questo, cioè realizzare l'elemento
di segnale e di comunicazione anche esterna, che non è solo
formale ma sostanziale, rispetto ad un tema ad esempio che
dovremmo dare alla nostra comunità in una fase così delicata e di
crisi che il Paese attraversa, la Sicilia attraversa.
Diceva, ieri, una deputata del Movimento Cinque Stelle che fuori
c'è il lazzaretto. Fuori c'è il lazzaretto ma noi dovremmo
evitare, lo dico ai colleghi, di utilizzare il dito puntato ed il
grido al rogo Al rogo che non ci porta da nessuna parte. Non
porta da nessuna parte e non serve ad elevare, come diceva un
momento fa anche l'onorevole Cancelleri, che abbiamo ereditato
macerie, ma così facendo le macerie non le ereditate, amici del
Movimento Cinque Stelle; così facendo, le macerie le creiamo
perché al grido al rogo al rogo si va al rialzo e sempre più
al rialzo e giocare a lascia o raddoppia inevitabilmente crea le
macerie istituzionali.
Ho apprezzato moltissimo l'intervento che ha sviluppato
l'onorevole Cracolici, il quale pone con parole semplici una
questione fondamentale, cioè qual era il senso di questo
adeguamento: obiettivo raggiunto e del quale oggi dovremmo essere
tutti quanti, non dico rallegrati, ma dovremmo archiviare una
discussione che per troppo tempo ci ha impegnato, dovendo dire
anche noi abbiamo fatto il nostro dovere, ci siamo adeguati .
Quell'intervento pone, però, una questione che non è
semplicemente un modo per spolverare storia e raccontare qual è la
radice di questo Parlamento, ma serve ad esprimere qual è il
rapporto e la storia che questa Sicilia doveva avere e l'uso che
di questa prerogativa statutaria dovevamo fare. Questo, allora, è
un tema alto, onorevole Cappello, sul quale, obiettivamente, è
utile confrontarsi, ma non guardando al passato, guardando alla
prospettiva, perché liquidare un tema come questo, unicamente con
la riduzione dei deputati e dire: perché non l'avete fatto la
legislatura scorsa? posto che è stata fatta con una legge voto
e, dalla prossima, mi pare che saremo a 70 deputati, è un modo
liquidatorio che non ci aiuta.
Signor Presidente, penso che il lavoro che si è fatto su questo
tema e al quale hanno concorso in tanti, è stato detto
opportunamente, non è la legge di tizio, non è la legge del
Presidente dell'Assemblea, non è la legge di questo Gruppo o di
quel Gruppo; è la legge di una classe dirigente di questa Regione
che tiene conto di un fatto rispetto al quale noi non potevamo
decampare, cioè non potevamo assolutamente far fare spallucce e
ragionare, ancora una volta, alla siciliana.
Ancora su questo tema allunghiamo, tentiamo di dare un
allungamento al dibattito e fare in modo che un tema che è stato
caro ad una certa parte politica e ne ha fatto grande cassa di
amplificazione e oggi ho il fondato timore che questo tema viene
tirato fuori grazie ad una legge che ci mette in sintonia, non
solo con il resto del Paese, ma che va sicuramente oltre, avendo
tolto questo argomento di discussione, si voglia ancora giocare al
rialzo.
Questo non serve, non ci porta da nessuna parte. Penso che
dovremmo da subito, archiviando questa discussione, ragionare sul
tema di una finanziaria che abbiamo davanti - non intendo uscire
fuori tema, signor Presidente - il tema di questa legge di
stabilità che sarà complesso, che sarà, ancora una volta, di
emergenza che deve ridisegnare una voglia di Sicilia che vogliamo.
Il voto del Gruppo parlamentare dell'UDC è assolutamente
favorevole.
Reputiamo che questo sia un traguardo.
Riteniamo che andare, ancora una volta, avanti con una sorta di
ostruzionismo, come ci stessero legando l'argomento del giorno,
l'argomento che ci ha dato sussistenza, non serva a nessuno.
Il nostro voto, pertanto, è favorevole.
PRESIDENTE. Si sono iscritti a parlare anche gli onorevoli
Assenza e Picciolo. Le iscrizioni a parlare sono chiuse.
E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo
momento, il sentimento che prevale in me non è quello della vis
polemica ma di profonda tristezza perché ho ascoltato - mi
riferisco agli interventi dei deputati del Movimento Cinque Stelle
- l'intervento del Presidente del Gruppo parlamentare, onorevole
Cancelleri, che, pur non condividendo, in larga parte del suo
ragionamento, tuttavia, esprime un giudizio di merito diverso o
parzialmente diverso rispetto a quello che può avere un altro
parlamentare, che sia io o altri poco importa.
Sono stato educato al rispetto ed al culto della sacralità delle
istituzioni parlamentari perché la mia generazione ha vissuto la
costruzione della democrazia a distanza.
Siamo, infatti, una generazione che ha avuto la fortuna di non
conoscere i disastri della fase precedente alla costruzione del
sistema democratico; essendo, quindi, stato educato al culto della
sacralità delle istituzioni, rimango profondamente rattristato
quando - in una sede sacra, dal punto di vista istituzionale, come
questa - il livello della polemica politica, legittima, giusta,
corretta, assolutamente vitale per la salute della democrazia, si
trasformi, magari involontariamente, di certo in buona fede,
perché ho considerazione e stima dei colleghi del Movimento Cinque
Stelle, in mortali colpi di maglio alla credibilità delle
istituzioni democratiche.
Credo che mai si debba oltrepassare una certa soglia nella
polemica politica.
Mai, per rendere più forti le proprie opinioni, si può
contrabbandare l'opinione altrui per far sì che si possa rendere
più forte ciò che ognuno pensa legittimamente che sia la strada da
seguire per la propria azione politica.
Credo che questa azione costante, incessante, di demolizione
della credibilità delle istituzioni democratiche non stia facendo
un cattivo servizio a quella che ormai in tanti chiamano la
casta .
Questo modo giornalistico e sintetico di liquidare personalità
originali, impegni politici importanti, non importa.
Non importa il destino personale di ognuno dei protagonisti di
questa scena politica.
In questo momento, credo, debba stare più a cuore a ciascuno di
noi, lo affermo da cittadino ancor prima che da parlamentare, la
sede e la tutela della legittimità e della legittimazione della
sede della sovranità popolare, della sede della sovranità del
popolo siciliano.
Io, signor Presidente, non ci sto. Non ci sto a questo gioco al
massacro. Ognuno, legittimamente, ha espresso le proprie
opinioni, onorevole Cappello.
Io stesso non ho avuto un vincolo di maggioranza nella
Commissione speciale ed insieme a lei ho votato contro alcune
norme che ritenevo non giuste ma, oggi, qui, abbiamo il dovere,
nella sacralità - e non mi stancherò mai di ripetere - di questa
sede, abbiamo il dovere di dire che abbiamo fatto un passo avanti
importante, siamo stati i primi in Italia e non è giusto vedere il
bicchiere mezzo pieno, addirittura vuoto, semplicemente per
sostenere una propria tesi che, in questo momento, ha ricevuto una
grande legittimazione. Se siamo andati avanti sul punto dei tagli
dei costi della politica, certamente, il merito è dell'intero
Parlamento, come correttamente ha rivendicato il Presidente di
questo Parlamento, l'onorevole Ardizzone.
Allora, credo che i populismi debbano avere un limite:
quell'asticella non può essere messa ad un'altezza superiore ad un
certo limite perché ne va della credibilità delle istituzioni. E'
necessario recuperare una sobrietà anche negli interventi che da
questi microfoni si dirigono al popolo siciliano e all'opinione
pubblica generale, occorre recuperare il senso del limite,
all'interno di questa dignitosa, sacra istituzione parlamentare,
altrimenti, non ne va - ripeto - della nostra legittimazione
personale ma ne va della legittimazione di un'istituzione che
siamo stati chiamati, tutti insieme, al di là della legittima
diversità di opinioni nel merito delle scelte, siamo stati
chiamati qui a difendere, ad interpretare in un brevissimo momento
storico, che è legato al nostro mandato parlamentare.
Non ci sto, quindi, e credo che bisogna recuperare il senso
della dimensione di questa istituzione parlamentare, signor
Presidente, bisogna recuperarla, perché i populismi portano ad una
deriva pericolosissima, insidiosa, di cui ciascuno di noi magari -
ripeto - in buona fede e, sottolineo, in buona fede, non si
accorge e, siccome, credo che ognuno debba avere nel suo percorso
il senso della storia che sta alle proprie spalle, voglio stasera
qui citare un ragionamento, che è un mio riferimento di tanti
anni, della mia azione politica, che è un martire di questa
democrazia. Mi riferisco ad Aldo Moro, che ha detto, in momenti
che sembrano ieri, in momenti che sembrano, come dire,
attualissimi, riferiti al giorno d'oggi, quando si riferiva e
diceva, con il senso della profezia nessuna società avanza,
nessuna società raggiunge i suoi traguardi di giustizia se la voce
rigorosa della coscienza e un senso autentico della comunità
sociale non collochino le persone nel giusto rapporto di
solidarietà, questo paese - concludeva Aldo Moro - non si salverà
se non nascerà in Italia un nuovo senso del dovere .
Signor Presidente, il primo dovere che, da parlamentare eletto
di questa Regione, sento oggi di esprimere è, innanzitutto, il
dovere di tutelare queste istituzioni democratiche, per questo
credo che con questa legge per la quale esprimo il voto a favore
del Gruppo del Partito Democratico, l'Assemblea regione siciliana
ha dimostrato al popolo siciliano e all'intera opinione pubblica
italiana che sa adempiere al proprio dovere, che la svolta
virtuosa in questa Regione c'è stata e che ognuno di noi ha il
dovere di difendere e tutelare.
FAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo a nome del
Gruppo Misto e, molto brevemente, vorrei, in qualche modo,
esternare il mio pensiero al riguardo, senza volere entrare in
polemica - la polemica la lascio fare agli altri - però credo che
il contenuto di questo disegno di legge sia il giusto equilibrio
tra diverse posizioni che, francamente, sono evidenziate in
Commissione e in Aula e, soprattutto, perché ripristina quella
parità che, almeno dal punto di vista prettamente economico, trova
precisa giustificazione, pur conservando, come ha detto il collega
Cracolici, quella specificità che i nostri padri costituenti hanno
voluto in qualche modo attribuire al Parlamento siciliano.
Credo che con questo disegno di legge, forse, si inizia quel
percorso di credibilità che la politica e i politici hanno perso
nei confronti della collettività amministrata, soprattutto in
dipendenza per i pessimi esempi che la politica e i politici hanno
dato segnatamente nell'ultimo periodo.
Signor Presidente, come poter dar torno a quella collettività
che ha visto utilizzare i soldi pubblici per fini del tutto
personali da parte dei politici? Come contestare a tantissime
persone le difficoltà che incontrano nel vivere quotidiano e
vedere che i loro rappresentanti, invece di dare gli esempi
corretti, guardando all'interesse della collettività,
all'interesse pubblico, guardavano altro tipo di interesse?
Credo che, oggi, forse, si inizia quel percorso di recupero che,
a mio avviso, deve essere accompagnato con esempi concreti
completamente diversi dal passato e facendo sì anche che si possa
raggiungere quell'efficienza tanto auspicata.
Sono convinto, come credo siano convinti la molteplicità delle
persone, che alla gente non gliene frega niente di quanto guadagna
il politico purché questo, però, svolga le sue funzioni in maniera
corretta e faccia funzionare la macchina amministrativa. Se lo
guardiamo, in questo momento, sicuramente così non è. Non abbiamo
assicurato quell'efficienza all'amministrazione affinché possa,
poi, in termini virtuosi, determinare occupazione e, soprattutto,
progresso. Abbiamo tanto da recuperare. Dobbiamo forse recuperare
anche quella moralità messa in dubbio da tantissimi esempi
estremamente negativi. Mi auguro che questo percorso di
credibilità che viene inaugurato oggi prosegua nel prossimo futuro
con l'approvazione di leggi che riguardino la collettività e che
determinino soprattutto occupazione, progresso e benessere, dando
esempi tangibili di buona e corretta amministrazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza. Ne ha
facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
innanzitutto annunciare il voto assolutamente favorevole del
Gruppo Articolo quattro e per ribadire che questo disegno di legge
è stato voluto, senza se e senza ma, da gran parte di questo
Parlamento, sapendo che era un atto voluto e dovuto. E' un atto
voluto e assolutamente dovuto. Non abbiamo fatto cose
straordinarie, bensì un atto voluto e dovuto soprattutto alla
gente che ci ha guardato, a un momento di difficoltà che vive la
nostra terra e soprattutto, se mi consentite, ha fatto della
delegittimazione che qualcuno vuole a qualunque costo buttare sul
Parlamento. Non capisco a chi giova alimentare l'odio. Non capisco
a chi giova costantemente portare qualunque argomento, anche
serio, sulla polemica. Non capisco per quale motivo, visto che ci
sono difficoltà nella nostra terra, nella nostra economia, tra la
nostra gente, quando dobbiamo concentrare tutto sempre ed
esclusivamente con la polemica, con l'incitazione all'odio, con il
livore, con la scarsa voglia di cooperare e di solidarizzare.
Penso che questa comunità, questa nostra terra abbia bisogno
della condivisione più ampia possibile di progetto per lo sviluppo
di questa terra, non ha bisogno né di populismi, né di demagogia,
ha bisogno di fatti concreti.
Ha bisogno che ognuno di noi faccia quello che in qualche modo è
stato chiamato a fare nel momento in cui è stato eletto.
Lo capisco, sono assolutamente convinto, ci sono persone che
sono state elette e ci sono persone, come gli amici grillini che
sono state nominate, poiché è stato eletto Grillo, non sono stati
eletti tanti, tanti di loro.
Sono persone bravissime, sono persone competenti, persone che
stanno facendo un lavoro straordinario e che, certamente, stanno
facendo la loro parte; mi sta benissimo confrontarci, in
Commissione, in questo Parlamento, di cose concrete.
Non mi sta bene né il livore né l'ipocrisia, se mi consente,
neanche certe dosi di cattiveria che francamente non appartengono
ad un Parlamento.
Volevo semplicemente ribadire, lei lo ha detto in diverse
occasioni, che questo Parlamento - qua c'è il Presidente Cascio,
poco fa ho visto il Presidente Cascio - in un altro momento,
quando forse non c'era questa antipolitica dirompente, in un altro
momento, ha fatto delle scelte importantissime rispetto ad alcune
iniziative, a partire dal fatto che saremo 70 deputati; noi siamo
stati la prima Regione d'Italia ad adeguarci, con una legge voto
all'unanimità.
E lei sa, signor Presidente, come, in quell'occasione, si trovò
l'unanimità, poiché eravamo tutti convinti di andare a fare una
cosa giusta, una cosa seria.
Lo ha detto ieri l'onorevole Cordaro, ha ricordato alcune
iniziative già fatte nella precedente legislatura: oggi con questo
atto, di cui bisogna dare atto anche a questa Presidenza, di aver
dato un'impronta importante, devo dire che questo Parlamento ha
fatto un atto dovuto e voluto e adesso mi sembra opportuno, mi
auguro, che, a partire da domani mattina o, meglio, mi auguro che
tra mezz'ora cominciamo a parlare dei problemi della gente che
sono: la legge sui confidi, la legge sull'Irfis e le altre leggi
che aspettano di essere votate.
Mi auguro che il confronto possa avvenire su un piano di
assoluta dialettica di libertà di confronto concreto, anche
esasperato, ma sui fatti concreti; mi auguro che non parleremo
più, per quanto riguarda noi, di costi della politica, che
ribadisco, sono atto dovuto e voluto, sacrosanto.
Adesso, pensiamo a lavorare. La gente ci ha eletti, oltre a dare
l'esempio per quanto riguarda i costi della politica, ci ha eletto
soprattutto, per far si che, una volta tanto, cominciamo a pensare
seriamente, rimboccandoci le maniche, a risolvere i problemi di
questa terra che sono tantissimi e serve l'intelligenza di tutti,
maggioranza e opposizione, di destra, di centro o di sinistra,
l'importante è che risolviamo i problemi della gente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
fare la dichiarazione di voto del Gruppo parlamentare Grande Sud-
Pid Cantiere popolare e preannuncio fin da subito il nostro voto
favorevole al disegno di legge.
Il nostro è un voto favorevole per una serie di ragioni, perché
abbiamo dato un contributo fattivo, di idee, di confronto,
all'interno della Commissione, prima mirabilmente presieduta
dall'onorevole Cracolici e, poi, altrettanto ben presieduta
dall'onorevole Savona.
In quella Commissione, si è parlato di politica, si è parlato di
temi reali; si è parlato di problemi veri; li abbiamo affrontati.
Io non ne facevo parte formalmente, ma ho cercato di dare
modestamente il contributo di chi cerca di studiare le carte ogni
volta che interviene e prima di aprire la bocca.
Ebbene, in quella Commissione, credo che il lavoro che è stato
fatto, sia venuto fuori come meglio non si poteva, perché non ci
siamo lasciati condizionare dalla piazza.
Presidenza del Vicepresidente Venturino
Abbiamo cercato di creare presupposti oggettivi che mettessero
la Sicilia in una condizione di primazìa nella scelta legislativa
e che la ponesse, così come la pone questo disegno di legge,
all'avanguardia nella legislazione italiana in tema di
contenimento dei costi della politica.
E siccome questo è un dato oggettivo rispetto al quale nessuno
ci può spiegare niente, tanto più se non ce lo sanno spiegare ma
sanno soltanto gridare, io mi voglio attardare qualche minuto per
rilevare come, signor Presidente, io credo in questa Aula, però,
debba essere ripristinata, in qualche modo, la verità.
Io, ieri, sono intervenuto sul tema posto da una collega, e l'ho
fatto come solitamente faccio, cioè con la forza dei miei
argomenti, non in maniera scomposta. Non conosco la scompostezza,
soprattutto quando parlo da questo scranno che rispetto, perché
rispetto un Parlamento che, forse a qualche collega del Movimento
Cinque Stelle non è noto, data 1130 ed è il Parlamento più antico
del mondo. Io non intervengo in maniera scomposta perché ho la
forza degli argomenti, ho la forza di chi legge le carte e di chi
sa quello che dice e di chi si pone nelle condizioni di ascoltare,
se del caso anche con curiosità, le argomentazioni degli altri,
quando le argomentazioni ci sono.
Oggi ho assistito, da parte di un collega che mi ha preceduto,
ad un intervento violento che non è in linea con il prestigio e
con la storia di questo Parlamento, ad un intervento, soprattutto
- e mi rivolgo ovviamente ai siciliani che ci ascoltano -, che ha
usato una terminologia che noi dobbiamo fare in modo, di non
permettere il termine complici , lo usino per i loro accoliti,
non lo usino per chi, come me e come tanti di noi, fa
dell'attività parlamentare una attività di sacrificio, di studio,
un'attività che ha come primo punto di riferimento la dignità del
ruolo ed il prestigio della istituzione.
Vede, signor Presidente, a questo intervento inadeguato,
improprio, sterile perché senza argomentazioni, uno spot, io non
voglio rispondere se non per dire a questo collega che io sono
sempre pronto a confrontarmi, a dare i consigli che, spesso, anche
alcuni colleghi del Movimento Cinque Stelle mi hanno chiesto
perché, evidentemente, alcuni di loro mi riconoscono nessun ruolo
particolare soltanto il ruolo di chi studia le carte, di chi,
magari, può dire una parola competente, sono sempre pronto a
confrontarmi sulle cose, non sarò mai pronto a scappare come ha
fatto il Movimento Cinque Stelle a Roma. Avete avuto la
possibilità di governare
CANCELLERI. Si parla di una legge, non si parla di noi. Abbi il
coraggio di parlare della legge
PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri, per favore, lasci finire
l'onorevole Cordaro.
CORDARO Ma non c'è dubbio che finisco, Presidente, non me lo
può impedire nessuno. Forse nelle piazze, non qui.
Dicevo, a Roma vi hanno chiesto di governare: siete scappati,
perché non sapevate come fare. Noi siamo in condizione di farlo, e
ci affidiamo democraticamente alla gente in maniera ossequiosa
della decisione degli elettori.
Io non solo cammino con la mia macchina, caro collega, ma tengo
aperti i finestrini e li tengo tanto aperti che, appena ieri,
abbiamo incontrato trenta sindaci che ci hanno spiegato il dramma
dei precari in Sicilia e, insieme agli altri capigruppo, abbiamo
fatto voti con i parlamentari nazionali eletti in Sicilia perché
venisse votato un emendamento che approva la deroga della proroga
dei precari.
Noi abbiamo ricevuto, appena qualche giorno fa, centinaia di
forestali che stavano per essere licenziati e lo abbiamo evitato.
Noi ci occupiamo del disagio sociale e lo facciamo in maniera
convinta.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, la prego di concludere.
CORDARO. Ho finito Presidente, d'altronde è la dichiarazione di
voto, non siamo mai intervenuti, lo stiamo facendo ora. E lo
facciamo in maniera convinta perché non buttiamo l'acqua sporca
con tutto il bambino', come è stato fatto nel caso della Tabella H
nella scorsa finanziaria, da parte del Movimento Cinque Stelle.
Noi ci occupiamo dei problemi reali, lo facciamo con
convinzione, la spending review era un problema reale. Nel 1965,
quando questa legge che ci portavamo appresso è stata votata in
questo Parlamento, io non ero nato, cari colleghi del Movimento 5
Stelle. Io sono arrivato nel 2008. Ci siamo messi a lavorare,
abbiamo fatto del nostro meglio e continueremo a farlo, con
competenza e senza scompostezza né violenza. Io sono certo che al
di là dei tifosi, la gente che ci ascolta saprà comprendere e
saprà decidere, lo farà nelle urne e lo farà in maniera
democratica fino a quando ci siamo noi. Vi assicuro continueremo
ad esserci noi perché noi vogliamo dare un contributo e vogliamo
darlo per il bene della gente, non contro a tutti i costi.
ASSENZA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
perché su questo argomento credo che la demagogia e il populismo
l'abbiano fatta da padrone. Questi sono sentimenti che
costituiscono un vero e proprio piano inclinato. Noi potevamo
anche azzerare le indennità, ma qualcuno avrebbe avuto l'ardire di
dire che comunque siccome respiravamo l'aria di questo Palazzo
Normanno - Cancelleri non ce l'ho con te, mi sto complimentando
tra poco, e tu hai subito la fretta di togliermi la parola - già
questo costituirebbe di per sé un privilegio.
Aggiungo un episodio personale, perché mi piace, quello che dirò
appresso credo di poterlo dire perché il sottoscritto, caro
Presidente, nel 1996, ebbe la ventura di candidarsi a questa
Assemblea regionale, e ad essere il primo o il secondo dei non
eletti, quando l'eletto e il secondo erano deputati e senatori in
carica che non si erano dimessi nei termini. Mi riferisco
all'onorevole La Grua e alla senatrice Moltisanti. La legge
prevedeva l'assoluta ineleggibilità in questo caso. Ebbene vi
erano cinque deputati nella stessa condizione, quattro fecero il
ricorso, ne ricordo uno per tutti, l'onorevole Sottosanti, che
prese subito dopo il posto dell'onorevole Grippaldi che era
arrivato il primo, l'onorevole Cordaro, credo abbia memoria
storica, io sono stato l'unico fesso a non aver voluto fare
ricorso e ne sono orgoglioso. Pertanto, a me non mi si può dire
che appartengo alla casta, che ho fatto della politica la ragione
della mia vita, perché credo di aver dimostrato in prima persona
che esistono nella vita valori che vengono ben al di là e molto
prima dell'occupare uno scranno parlamentare. E mi riferisco al
rispetto della volontà popolare, perché anche se era ineleggibile,
il popolo aveva deciso di dare un voto in più a quello che è
arrivato prima di me, al rispetto dell'amicizia, perché erano
persone che avevano militato assieme a me in un movimento che
certo non era favorito dall'opinione pubblica - mi riferisco al
vecchio Movimento Sociale Italiano.
Detto questo, Presidente
MUSUMECI. Lei è un nostalgico
ASSENZA Sarò nostalgico, ma ho la nostalgia dei valori che oggi
sono completamente scomparsi e vengono trafugati e trasformati
sotto questo velo di anticonformismo che è il più conformista
della realtà attuale.
Siccome a me piace essere schietto, io non mi sono sottratto,
come molti colleghi, alle domande insidiose dei giornalisti che ti
dicevano: Ma alla fine quanto venite a prendere? Prendere, che
bel termine, perché noi siamo ormai ridotti a questo, ad essere
appunto merce di scambio, così un banco sull'ortofrutta, il
deputato è arrivato a questo Ma non perché io privilegio il
Deputato, perché il Deputato è rappresentante del popolo e quando
siamo denigrati noi, non come singole persone, non come Giorgio
Assenza, ma come rappresentante di quelle migliaia di persone che
hanno voluto che sedessimo in quest'Aula, e allora, lo sfregio lo
si fa agli elettori, non lo si fa ai singoli, lo si fa alla
democrazia.
Poi, cari amici, dobbiamo intenderci: ma vogliamo che la
politica sia fatta solo da coloro che con la politica devono
viverci? Con quelli che non hanno nulla da fare e occupano il loro
tempo solo per essere eletti?
(Applausi)
ASSENZA O dobbiamo riservarla solo ai signori Berlusconi? E ve
lo dice uno che appartiene a quella famiglia politica, ma nel
senso di dire cioè di persone che possono anche fare a meno di
qualsiasi indennità. Ma questo è un rischio ed è un rischio per
tutti.
Allora, amici del Movimento Cinque Stelle, io vi invito a
riflettere perché i vostri argomenti oggi è facile portarli
avanti. In molte cose io sono assieme a voi, voi lo avete visto.
Però su questo state sbagliando, ma state sbagliando di grosso.
E quando io mi ritrovo il mio, stavo per dire bel faccione',
dico solo faccione perché bello forse è inappropriato, in un sito
del Movimento in cui mi si paragona ad un altro deputato, guarda
caso del Movimento Cinque Stelle, che dice, bontà sua, di
percepire duemilacinquecento euro mensili e mi si mette accanto
undicimila' con la frase, che io dico e ribadisco da questo
microfono, che non ritengo affatto spropositata per un deputato
percepire un'indennità di undicimila e cento euro lordi... Lo dico
e lo riaffermo
Presidenza del Presidente Ardizzone
ASSENZA Perché, signor Presidente, ognuno ha la sua dignità e
non mi si può dire che devo venire qui con l'autobus, perché non
ho il tempo neanche di prenderlo l'autobus. Poi con l'AST
siciliana abbiamo voglia di venire da Ragusa con l'autobus o con
la littorina O non mi si può dire che io mi devo mangiare il
panino, me lo mangio quando è il caso, ma se non il caso io vado
al ristorante e lo pago con i miei soldi, così come faccio quando
vado in trasferta per il Consiglio dell'Ordine degli avvocati.
Però, signor Presidente, tutto questo comporta che la funzione
abbia una sua dignità. E allora la sua dignità merita un minimo; e
quando io dico che non è spropositato io parlo perché è la realtà,
perché queste somme, cari amici, vengono sommate poi al tuo
reddito individuale che già è all'aliquota massima, quindi
quell'indennità netta in busta poi dovremmo vedere a quanto
ammonta.
Ed è questa la rovina dell'Italia? No, la rovina dell'Italia
sono quei conduttori, quelli sì che percepiscono milioni, milioni
di euro l'anno, sfruttando la demagogia di questo, parlando contro
la classe politica e approfittando loro, soprattutto i conduttori
delle tv nazionali, approfittando loro dei lauti compensi tratti
da soldi pubblici; o i giornalisti che sono diventati milionari
vendendo libri in cui puntano il dito su questo malcostume stesso
travisando i fatti o narrandoli solo parzialmente. Io magari sarò
oggi messo alla gogna, ma, signor Presidente, lo faccio perché
queste cose le sento e quando uno le sente deve avere il coraggio
di dirle, costi quel che costi, costi anche l'impopolarità
E quando in quel sito sono stato posto con quell'immagine poco
decorosa, non c'è stato uno dei miei amici o dei miei concittadini
che si è vergognato di avermi come suo amico, anzi, mi hanno
detto: magari tutti avessero il coraggio di dire sempre quello
che si pensa .
Cari colleghi, cerchiamo di riacquistare la dignità del nostro
ruolo Ne va non di ciascuno di noi personalmente, ma ne va di
quello che noi rappresentiamo, ossia il popolo siciliano.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Assenza, per il suo appassionato
intervento. E anche perché lei dedica del tempo prezioso,
sottraendolo alla sua onorabile professione, non solo di avvocato,
ma di Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di
Ragusa, per fare delle buone leggi. Per questo mi sento di
ringraziarla e sa quanto io e lei ci siamo confrontati, anche con
altri colleghi indipendentemente dall'Aula, perché cerchiamo, in
qualche modo, di fare il nostro dovere.
PICCIOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Grazie, signor Presidente, è difficile parlare dopo
l'onorevole Assenza, perché ha parlato con il cuore e,
probabilmente, ha parlato con quel cuore che molto spesso manca a
quest'Aula e che forse è anche la causa che ha portato gli uni
contro gli altri armati: i cittadini contro la politica, i
cittadini contro la casta, i cittadini-deputati contro i deputati-
cittadini.
Noi non vogliamo la divisione, vogliamo rispetto e sobrietà.
Questa legge che verrà votata tra non molto, cui il Gruppo dei
democratici riformisti, mio tramite, dà tutto il suo pieno
appoggio, si basa solo su questi due valori: rispetto e sobrietà.
Rispetto per la gente che lavora, per i deputati, per le
Istituzioni che troppo spesso vengono calpestate con troppa
superficialità; sobrietà nei costumi.
È vero, onorevole Assenza, noi professionisti prestati alla
politica, noi gente che lascia famiglia, casa, lavoro, amicizie,
hobby, per dedicarsi alla politica, non ci possiamo sentire
accomunati alla casta, però altri, come noi, in passato, si sono
macchiati di comportamenti inqualificabili che oggi trascinano nel
fango anche noi; hanno gettato ombre sull'attività parlamentare di
tutti i consigli regionali, ivi compreso quello della Sicilia, che
non si è macchiato minimamente di alcuna responsabilità, almeno
agli atti e che, invece, viene accomunato nel giudizio collettivo
al Consiglio regionale del Lazio o del Piemonte o della Lombardia,
di cui le cronache nazionali sono piene.
Ebbene, questo lo dobbiamo rivendicare con dignità e con forza.
Noi oggi siamo un'altra cosa, al di là dei costi del Parlamento
che il Presidente Ardizzone, il Consiglio di Presidenza,
quest'Aula sicuramente vorranno rivedere ancora al ribasso, in
segno di rispetto per una norma nazionale che vede, oggi, le
Istituzioni segnare il passo e guardare all'economia generale di
gestione. Ma il rispetto per le Istituzioni, quello siamo noi che
dobbiamo offrirlo ai cittadini per avere da loro lo stesso
rispetto. Queste Istituzioni ci sono state affidate integre dai
nostri padri e noi abbiamo il dovere morale di trasmetterle
altrettanto integre ai nostri figli.
Ecco perché questa norma, che si allinea pienamente al Decreto
Monti sul piano dei costi dei parlamentari, non può vederci che
favorevoli perché, comunque, rappresenta un ulteriore sforzo da
parte di una classe politica regionale che ha dimostrato, già con
la riduzione del numero dei parlamentari a 70, la volontà di
allinearsi ad una scelta politica nazionale e di rigore dei
costumi.
Oggi, i nostri colleghi parlamentari nazionali dovranno
adeguarsi all'esempio che dalla Sicilia viene con forza e con
dignità, e anche questa volta per primi e con serietà.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Picciolo. Non ci sono altri
interventi.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Savona, presidente della
Commissione e relatore del disegno di legge.
SAVONA, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io come è mio costume, faccio
alcuni flash sulle cose che ricordo a memoria, ma volevo ricordare
a tutti che, comunque, abbiamo fatto alla fine una buona legge.
Credo che essa serva al percorso di contenimento alla spesa già
iniziato nella passata legislatura e che stiamo completando
adesso.
Sono in linea sul ragionamento che ha fatto l'onorevole
Cracolici, che sposo interamente perché noi, forse, abbiamo scelto
due strade diverse che portano tutte e due allo stesso risultato:
abbiamo fissato il tetto massimo, ma abbiamo condiviso alcune
scelte, abbiamo trovato la soluzione per quanto riguarda il
personale, quindi, si è trovato una scalettatura di cose da fare
che portavano tutte al contenimento della spesa.
Per questo io ringrazio tutti i componenti la Commissione che
hanno condiviso tutto il percorso, l'onorevole Cracolici, che
all'inizio ha portato avanti tutta una serie di articoli condivisi
da tutti noi, forse per una non comprensione al momento ma
comunque l'obiettivo era comune, era uguale.
Io volevo ringraziare tutti perché la legge che uscirà fuori è
la legge di tutti.
Volevo ringraziare gli Uffici che ci hanno dato l'opportunità,
ci hanno seguito per questi mesi, in queste diatribe che
all'interno si sono create per cercare di trovare una legge che è
stata sposata, poi, alla fine, da tutti. Ringrazio ancora gli
uffici, i colleghi, e credo che questa legge possa contenere quali
erano i bisogni che servivano all'esterno.
492 e altri/A sul contenimento della spesa e costi della politica.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
« Misure in materia di controllo, trasparenza e contenimento della
spesa relativa ai costi della politica» (492-410-367-97-46-14-
13/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio
nominale del disegno di legge «Misure in materia di controllo,
trasparenza e contenimento della spesa relativa ai costi della
politica» (492-410-367-97-46-14-13/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema
il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 57
Contrari 1
Astenuti 0
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Allora, onorevoli colleghi, sospendo l'Aula per 5
minuti al fine di stabilire il prosieguo dei nostri lavori.
Dobbiamo continuare la discussione di vari disegni di legge, tra i
quali quello sui Confidi, la questione Irfis, quello sui casinò e
preparare l'ordine del giorno per la seduta del 23 dicembre.
(La seduta, sospesa alle ore 19.23, è ripresa alle ore 19.30)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, ho sentito informalmente i vari Gruppi,
qualcuno non ho avuto possibilità di consultarlo.
Si è arrivati ad una determinazione che è quella di dare la
possibilità alla Commissione Bilancio di esprimere il proprio
parere sugli emendamenti collegati al disegno di legge Norme in
materia di IRFIS - FinSicilia s.p.a. Modifiche alla legge
regionale 21 dicembre 1973, n. 50 (n. 566/A Stralcio I) (Seguito)
e procedere stasera alla votazione di questo disegno di legge, del
disegno di legge Norme in materia di consorzi fidi (n. 566/A) e
del Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Norme per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina
e Palermo'. (n. 180/A) (Seguito).
FONTANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FONTANA. Signor Presidente, volevo far presente che nell'ultima
votazione, per problemi tecnici, non sono riuscito a votare ma ho
espresso voto favorevole.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Per consentire alla Commissione Bilancio di esprimere il parere
di competenza sugli emendamenti presentati al disegno di legge
numero 566/A-Stralcio I, sospendo la seduta avvertendo che
riprenderà alle ore 19.45
(La seduta, sospesa alle ore 19.32, è ripresa alle ore 20.25)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Sull'ordine dei lavori
GIANNI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo chiedere,
se l'Aula non ha nulla in contrario, di valutare la possibilità,
di mettere all'ordine del giorno della seduta successiva, il
disegno di legge che ha avuto l'unanime consenso in VI, IV e II
Commissione, sull'amianto. E questo non soltanto perché la legge
diventa una possibilità immensa, uno dei più grandi cantieri di
lavoro mai immaginato, ma anche perché salveremmo migliaia e
migliaia di persone che, purtroppo, vanno incontro ogni giorno a
morte certa con il problema dell'amianto.
Se i colleghi vorranno essere d'accordo, sarò grato se lo
metterà all'ordine del giorno per poterla votare in Aula,
considerato che il testo è già pronto.
CORDARO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
volevo rappresentare l'assoluto favore da parte mia e del Gruppo
Parlamentare che rappresento a che il disegno di legge richiesto
dall'onorevole Gianni venga messo all'ordine del giorno con
immediatezza, se possibile, anche nella prossima seduta utile.
LEANZA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo
assolutamente favorevoli, è giusto che questo disegno di legge
possa essere inserito lunedì all'ordine del giorno, per poi essere
trattato nei momenti in cui ci sono le opportunità col bilancio.
PRESIDENTE. Prendiamo atto che anche l'onorevole Gucciardi è
favorevole.
VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
ricordo che già tre settimane fa - e anche l'onorevole Gucciardi
l'aveva fatto - avevamo chiesto a questa Presidenza di mettere
all'ordine del giorno questo disegno di legge. La Commissione
Bilancio ha dato il parere favorevole, ha anche trovato le risorse
necessarie e disponibili in maniera tale che questa Assemblea si
possa velocemente esprimere, non capisco i ritardi della
Presidenza. Per questo motivo la invito a farsi portavoce di
questa che è la volontà unanime di questo Parlamento. Tra le altre
cose intervengo anche a nome del Gruppo Parlamentare di cui faccio
parte.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se tutta l'Aula è d'accordo ad
accettare la proposta dell'onorevole Gianni, non essendoci
ostacoli da parte della Presidenza, comunico che lunedì prossimo,
23 dicembre 2013, la legge sull'amianto verrà messa all'ordine del
giorno.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme in materia
di IRFIS - FinSicilia s.p.a. Modifiche alla legge regionale 21
dicembre 1973, n. 50» (n. 566/A Stralcio I)
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo
per sollecitare l'assessore, perché avevamo presentato un
emendamento che riguarda i pensionati dell'Irfis, che è stato
esaminato poc'anzi in Commissione Bilancio, e si è determinato di
trattarlo in finanziaria domani. Vorrei, se gentilmente
l'assessore potesse rincuorare e confermare l'impegno del Governo,
circa la possibilità che sia inserito in finanziaria l'emendamento
che riguarda i pensionati dell'Irfis.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, onorevoli
deputati, confermo quanto già detto in Commissione Bilancio: c'è
un impegno del Governo ad affrontare la questione nella
finanziaria.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
chiedere se l'emendamento al quale faceva riferimento l'onorevole
Rinaldi è l'A.4, e chiedo di apporre la mia firma all'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che gli onorevoli Musumeci e Raia dichiarano di voler
apporre la loro firma..
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame era stato sospeso
all'articolo 5 ed ai relativi emendamenti.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, è stato presentato ieri agli uffici ed è stato
distribuito l'emendamento 5.2.1, che è una riscrittura.
L'emendamento formula diversamente l'emendamento 5.2, lo scrive in
un italiano più corretto e più comprensibile.
PRESIDENTE. Gli uffici mi dicono di proseguire con ordine.
Cominciamo dall'emendamento 5.1, degli onorevoli Pogliese ed
altri. Il parere della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.2, degli onorevoli Marziano ed altri.
Comunico che è stato presentato, dagli onorevoli Marziano ed
altri, il subemendamento 5.2.1, interamente sostitutivo
dell'emendamento 5.2. Lo pongo in votazione. Il parere del
Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.3, della Commissione. Lo pongo in
votazione. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa agli emendamenti aggiuntivi.
Si passa all'emendamento A3, del Governo, che è stato inviato in
Commissione, la quale ha espresso parere favorevole sopprimendo
una frase.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Sopprimendo la
frase gestione separata, società sottoposta a direzione e
controllo della Regione Quindi ci fermiamo a S.p.A. .
CORDARO. Signor Presidente, la Commissione può illustrare
l'emendamento?
PRESIDENTE. Onorevole Marziano, può illustrarci il perché di
questa modifica?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, con l'emendamento si costituisce presso l'IRFIS il
Fondo unico per l'agricoltura, che verrà alimentato non solo dalla
dotazione finanziaria dell'IRFIS, ma in questo momento anche
utilizzando il fondo inutilizzato di circa 6 milioni di euro in
capo all'ESAP, che non ha gli strumenti per poterlo erogare. In
questo modo si recupera. E' chiaro che poi, verificate che non ci
sono pendenze e quant'altro, quel fondo verrà eliminato.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, si ritiene soddisfatto della
spiegazione del Presidente Marziano?
CORDARO. Sì.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dalla Commissione il
subemendamento A3.1. Ne do lettura: All'emendamento A3, al comma
1, l'ultimo periodo sono soppresse le parole da gestione
separata e della Regione .
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento A.3, come modificato. Il parere
della Commissione?
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Art. 6.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo, ai
sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno, l'emendamento
117.1.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, in pratica l'emendamento di
riscrittura dell'articolo 1.2, diventa l'articolo 2, e questo è
l'emendamento di riscrittura dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marziano, per avere chiarito.
Pongo in votazione l'emendamento 117.1. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno n. 152
Iniziative in ordine alla propaganda dei prodotti finanziari
dell'I.R.F.I.S. , a firma degli onorevoli Cancelleri ed altri.
Il parere del Governo?
BIANCHI, assessore per l'economia. Favorevole.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, volevo chiedere ai colleghi del
Movimento 5 Stelle che hanno sottoscritto questo ordine del giorno
se possiamo aggiungere che oltre alle sedi provinciale delle
Camere di commercio possiamo mettere anche le ex sedi ASI .
Dichiaro, inoltre, di voler sottoscrivere l'ordine del giorno.
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
brevemente illustrare anche il perché dell'ordine del giorno ci
aveva mosso, non solo come Gruppo parlamentare ma anche il
Presidente della III Commissione, e ringrazio l'onorevole Gianni
per sottoscriverlo anche lui.
L'ordine del giorno vuole impegnare il Governo ad intraprendere
una linea nei confronti dell'IRFIS per dare la possibilità, non
solo che vengano aperti gli sportelli nelle sedi IRFIS, ma anche
nelle apposite Camere di Commercio o, comunque, stipulare anche
convenzioni con altri soggetti che sono associazioni di categoria.
Ci suonava strano che l'IRFIS avesse, semplicemente, stipulato
la convenzione con Confindustria e, chiaramente, è possibile, però
la sola associazione di categoria non può essere rappresentativa
di tutte le attività produttive siciliane.
Siamo anche favorevoli alla possibilità di aprirlo presso i
centri dell'I.R.S.A.F., distaccati nelle varie zone industriali
siciliane, per cui anche l'indicazione dell'onorevole Gianni per
noi è ottima, va nella direzione che vogliamo dare a questo ordine
del giorno.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido in
parte l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Cancelleri
primo firmatario, però mi sembra riduttivo. Sono assolutamente
d'accordo che siano le Camere di Commercio, quasi
istituzionalmente, quali sedi dell'IRFIS. Sono assolutamente
d'accordo che le ASI facciano la propria parte in questa
questione, ma non vedo nulla di scandaloso che Assindustria, motu
proprio, Confcommercio, la CNA, Confagricoltura, eccetera possono
fare. Mi sembra un ordine del giorno contro. Non mi sembra un
ordine del giorno volto a favorire l'informazione diffusa in tutto
il territorio.
Tutto questo nasce dal fatto che IRFIS abbia firmato una
convenzione di promozione senza nessun impegno con Assindustria.
So che Confcommercio ha chiesto di fare stipulare la stessa cosa.
Io sono convinto che un'operazione di questo genere, più
conoscenze ci sono, più territorio ci sia e meglio è. Cerchiamo di
capire cosa vogliamo fare. Allora, che tutte le associazioni di
categoria che vogliono fare questo tipo di attività lo possono
fare, quindi non soltanto le Camere di commercio dove sono tutti
rappresentati. Facciamolo in positivo, se è possibile.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi l'ordine del giorno cosa dice? Che,
fermo restando che si possono fare le convenzioni, quindi lo
sportello in tutte le sedi, l'IRFIS, in quanto istituto della
Regione, deve cercare di privilegiare il suo rapporto
istituzionale con le Camere di commercio, che sono pezzi dello
Stato ma anche del mondo produttivo nel territorio. Poi, se in un
territorio c'è anche la convenzione e lo sportello con
Confindustria, con Confcommercio, con CNA, questo va a beneficio
degli imprenditori.
L'ordine del giorno dice che l'interlocutore istituzionale è la
Camera di commercio; poi siccome i beneficiari sono il mondo delle
imprese, non solo non è sgradita la convenzione con le
associazioni datoriali, ma è aggiuntiva e allarga la platea.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'assessore Bianchi,
ricordo all'onorevole Gianni che gli ordini del giorno non sono
emendabili; però, sicuramente, il Governo potrà accettare come
indicazione quanto detto dall'onorevole Gianni.
BIANCHI, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI, assessore per l'economia. Signor Presidente, volevo
motivare il nostro parere favorevole, nonché accettiamo
l'indicazione dell'onorevole Gianni proprio nello spirito
segnalato dall'onorevole Leanza, cioè di ampliare quanto più
possibile la possibilità, la vicinanza dell'Istituto IRFIS con le
realtà territoriali. E devo dire che già adesso, su nostro input,
si sta lavorando non solo con le Camere di commercio, con la
Confcommercio, con la CNA, cioè si sta procedendo a stipulare
accordi con tutte le realtà imprenditoriali territoriali. Quindi,
lo accettiamo nello spirito sottolineato.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, allarghiamo la
platea, l'importante che non ci siano costi, visto che abbiamo
tutte queste sedi gratuite.
PRESIDENTE. Pongo in votazione con il parere favorevole del
Governo, l'ordine del giorno n. 152. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Lupo, Laccoto, Digiacomo,
Arancio e Vullo hanno chiesto congedo per oggi.
IOPPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io non
avrei alcuna difficoltà ad annunciare il mio voto favorevole al
testo così come è stato emendato e approvato articolo per
articolo, in ragione del fatto che la legge interviene in un
settore assai delicato e importante della vita sociale ed
economica della Regione, soprattutto da quando la Regione
siciliana non ha più sostanzialmente un proprio polo bancario, un
tempo rappresentato dall'istituto di diritto pubblico quale il
Banco di Sicilia e dalla Cassa di risparmio istituto di credito
ordinario. Quindi, una rivisitazione dell'IRFIS in chiave più
prettamente bancaria è certamente uno sforzo che quest'Assemblea
ha voluto compiere e ha fatto bene a compierlo, però non a caso ho
usato il condizionale.
Non avrei alcuna difficoltà se il testo non presentasse alcune
contraddizioni, soprattutto all'articolo 2, mi rivolgo in
particolare al Presidente della Commissione, che al secondo comma
contiene quella che tecnicamente si chiama una aporia, cioè una
petizione di principio che in una legge non si può scrivere,
Presidente della Commissione.
Cito testualmente: L'IRFIS Finsicilia spa può inoltre, su
affidamento diretto della Regione, svolgere le attività di seguito
elencate a solo titolo esemplificativo e non esaustivo .
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. L'articolo 2
è stato riscritto.
IOPPOLO. Ma non ci è stato distribuito. A me è stato distribuito
questo testo.
PRESIDENTE. Onorevole Ioppolo, mi dicono gli Uffici, non c'ero
nemmeno io, ma la scorsa seduta è stato abrogato, quindi stiamo
parlando di un problema che è già stato superato.
IOPPOLO. Prenderei atto favorevolmente e quindi la riscrittura,
siccome ci è stato distribuito questo testo, io su questo testo
intervengo.
PRESIDENTE. Onorevole Ioppolo, probabilmente lei ha il testo
precedente alla riscrittura.
IOPPOLO. E' un testo che mi è stato distribuito questa sera.
MARZIANO, presidente della Commissione e relatore. A seguito di
quel travagliato iter che ci ha portato ad elaborare il testo,
ieri, credo sia stata la seduta di ieri, abbiamo approvato un
emendamento di totale riscrittura dell'articolo 1 e 2 che elimina
proprio questa formula a titolo esemplificativo. Oggi, con
l'emendamento ai sensi del 117, il Governo ha presentato la
precisazione sull'articolo 1.
PRESIDENTE. Ha fatto bene l'onorevole Ioppolo a porre il
problema.
IOPPOLO. Ne prendo atto e annuncio il voto favorevole del Gruppo
Lista Musumeci .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ioppolo, ha fatto bene a chiarire
il suo dubbio così sappiamo qual è il suo orientamento.
VINCIULLO. Chiedo di parlare su dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore,
intervengo per annunciare il voto favorevole del PDL.
n. 566/A Stralcio I
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione finale per scrutinio palese nominale del disegno di
legge «Norme in materia di IRFIS - FinSicilia s.p.a. Modifiche
alla legge regionale 21 dicembre 1973, n. 50» (566/A Stralcio I)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio palese
nominale del disegno di legge « Norme in materia di IRFIS -
FinSicilia s.p.a. Modifiche alla legge regionale 21 dicembre 1973,
n. 50.» (566/A Stralcio I).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema
il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 53
Votanti .. 52
Maggioranza 27
Favorevoli 52
(L'Assemblea approva)
n. 566/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Norme
in materia di consorzi fidi» (n. 566/A)
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno
Votazione finale del disegno di legge «Norme in materia di
consorzi fidi» (n. 566/A).
Indìco la votazione finale per scrutinio palese nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì prema il pulsante
verde; chi vota no prema il pulsante rosso; chi si astiene prema
il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 52
(L'Assemblea approva)
CANCELLERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di
abbandonare il tema delle due leggi che abbiamo appena approvato,
volevo fare i miei personali ringraziamenti alla terza Commissione
perché ha un modo di lavorare - non so se è mai accaduto, questa
per me è la prima legislatura - e di affrontare i problemi in
maniera congiunta e con serenità che permette alla Commissione di
portare avanti dei disegni di legge che poi diventano reali
soluzioni a problemi che affrontiamo in audizioni in Commissione.
Questo deve servire da stimolo a tutti gli altri perché, secondo
me, è proprio tecnicamente quello che deve avvenire all'interno di
una commissione, al di là delle appartenenze politiche e significa
veramente ascoltare i problemi che ci sono sul territorio.
Quindi, grazie a tutti gli altri componenti della Commissione da
parte mia e del Movimento Cinque Stelle e grazie soprattutto al
presidente Marziano che incarna questo spirito di collaborazione
che ci siamo voluti dare fin dall'inizio di questa legislatura e
della terza Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Cancelleri, chiaramente questa Presidenza
non può che associarsi a quello che lei ha detto, soprattutto alla
luce di quello che avevo vista un po' prima.
Questo riporta moltissima dignità all'interno di questa
Assemblea come è giusto che sia. Per cui, io mi associo alle
parole che lei ha appena detto in favore della Commissione.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
completare l'intervento del collega Cancelleri ringraziare il
direttore dei uffici della III Commissione e i dipendenti che sono
stati sempre efficienti, efficaci e puntuali.
PRESIDENTE. Prendo atto a nome di tutta l'Assemblea che sappiamo
anche lavorare benissimo.
Seguito della discussione del disegno di legge «Disegno di legge
voto da sottoporre al Parlamento della Repubblica, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Norme per l'apertura di
una casa da gioco nei Comuni di Taormina e Palermo» (n. 180/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge n.
180/A Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Norme per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina
e Palermo' , posto al numero 4) . del II punto dell'ordine del
giorno.
Invito i componenti della I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ricordo che nella seduta di ieri era stato approvato il
passaggio all'esame degli articoli.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore, ho
avuto modo di leggere il fascicolo con gli emendamenti che si
accompagnano al disegno di legge che stiamo trattando.
Io vorrei invitare tutti i colleghi che hanno presentato
emendamenti a ritirarli. Spiego perché. Siamo in presenza di una
legge voto, approvata la quale, domani non si aprono i casinò -
come ho avuto modo di dire ieri - , ma noi facciamo voti affinché
il Parlamento nazionale dia alla Sicilia una deroga che determini
la possibilità di essere autorizzati come Regione autonoma ad
aprire dei casinò.
Siccome ho letto - e mi ci metto io per primo - che c'è chi lo
vuole a Cefalù giustamente, chi lo vuole a Palermo, chi lo vuole a
Trapani, chi a Ragusa, finiamo per rendere, o quanto meno
rischiamo di rendere ridicola, una attività parlamentare che
invece può essere anche questa volta prestigiosa. Siccome io credo
che il tema sia il principio e quindi la deroga e quindi
l'autorizzazione ad aprire casa da gioco in Sicilia, io invito ad
un atto di buona volontà tutti i colleghi, consapevole come sono
che Palermo non ha più titolo di Catania e Catania non ne ha più
di Ragusa, perché questo è relativo a una fase successiva e cioè,
una volta ottenuta dal Parlamento nazionale l'autorizzazione ad
aprire case da gioco, a quel punto si aprirà la possibilità, a
chiunque ne avrà modo, a chiunque ne avrà forza, a chiunque ne
avrà titolo, di aprire la casa da gioco. Per cui se vogliamo fare
un buon lavoro e se non vogliamo finire, ripeto, per attivare uno
scontro campanilistico che non avrebbe senso certamente in questa
fase, invito tutti i colleghi a ritirare tutti gli emendamenti
anche per snellire l'attività di un Parlamento che oggi ha già
esitato tre leggi importanti e che potrebbe chiudere in maniera
altrettanto importante questa seduta.
DI GIACINTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, mi
trovo in linea con quanto detto dall'onorevole Cordaro e
preannuncio, a nome mio, del Gruppo il Megafono e del Gruppo del
PD, un subemendamento che, praticamente, toglie tutte le province.
Mi spiego meglio, nel disegno di legno già ci sono le province, ci
sono Taormina e Palermo, noi chiediamo la deroga, dopo di ché il
Presidente della Regione emette un proprio decreto e mette a bando
quelli che sono autorizzati. Non capisco perché dobbiamo
privilegiare Catania, Palermo, Messina, o Trapani, quando possiamo
chiedere soltanto la deroga a livello nazionale. Questa è la
nostra posizione è questo è quello che chiediamo all'Aula di
votare.
MUSUMECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli
colleghi, credo che quest'Aula non debba perdere l'occasione per
non offrire al Parlamento nazionale posizioni di fragilità, di
debolezza, di vulnerabilità affinché il Parlamento stesso, quello
nazionale, continui a respingere una richiesta, la nostra, che non
è nuova, ma che viene reiterata puntualmente in ogni legislatura.
Io mi permetto di dare un modestissimo e brevissimo contributo
alle considerazioni fatte dai colleghi Cordaro e Di Giacinto,
anche alla luce di una sentenza della Corte di Giustizia che ho
richiesto quando, da deputato europeo, mi sono posto il problema
di capire se l'autorizzazione all'apertura di una casa da gioco in
Sicilia diventasse materia ostativa da parte degli organismi
comunitari.
Dice la Corte di Giustizia che lo Stato membro ha tutto il
diritto di autorizzare l'apertura di case da gioco , quindi non
c'è nessuna interferenza da parte degli organismi comunitari. Ma
nel momento in cui concede l'autorizzazione, il Governo italiano
pretende che siano comprovate efficacia turistica e solidità del
candidato.
Appare chiaro, quindi, che se questa Assemblea propone un
disegno di legge voto con due, tre località candidate ad ospitare
una casa da gioco, noi la battaglia l'abbiamo persa prima ancora
di cominciarla.
Quindi alla luce anche di questi contributi, di questa
giurisprudenza, che viene da fonti comunitarie, io proporrei di
non fare cenno ad alcuna città, neppure a Taormina, e Dio sa
quanto io mi sia battuto perché Taormina, che era l'unica città
del Sud ad ospitare una casa da gioco negli anni 60, potesse avere
diritto a questa continuità.
Ma in questo momento non serve la battaglia fra i territori,
serve conquistare per la Sicilia il diritto ad avere una casa da
gioco, quindi ritirare gli emendamenti che fanno riferimento a
località, e anche nel testo originario io chiedo che venga cassato
il riferimento a Taormina, perché potrebbe suscitare
comprensibili, anche se ingiustificabili, gelosie e candidare
invece la Regione siciliana ad ospitare una casa da gioco,
precisando che con Decreto del Presidente della Regione o con
successiva legge dell'Assemblea Regionale Siciliana, attraverso
una convenzione con il Governo nazionale che dovrà valutare la
solidità del candidato e l'efficacia turistica, dice testualmente
la sentenza della Corte di Giustizia, sarà valutata quale parte
del territorio ospitare questo stabilimento, questa impresa di
servizi che - sia chiaro - non sarà utile soltanto al territorio
che la ospiterà ma a tutto il territorio regionale. Questa è la
proposta che a nome del mio Gruppo mi permetto di avanzare,
integrando quella dei colleghi che mi hanno preceduto.
PRESIDENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, personalmente
condivido quanto appena detto dall'onorevole Musumeci, perché in
effetti, nel leggere gli emendamenti, ognuno deputato presenta un
emendamento per inserire la propria città, ma è la Sicilia che
deve avere diritto al casinò.
ASSENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
intervenire perché ho presentato l'emendamento per inserire
Ragusa, così come Agrigento e Cefalù, ma tutto è nato dal fatto
che la Commissione ha voluto per prima effettuare un fuor d'opera,
introducendo oltre Taormina anche Palermo.
Quella di Taormina era una battaglia storica risalente agli anni
60, e doveva restare così.
Io sono pronto a ritirare il mio emendamento, a condizione che
vengano ritirati tutti gli altri, perché altrimenti si innesca una
gara stupida fra territori e non capisco perché a Cefalù si, e nel
castello di Donna Fugata a Ragusa no. E' una battaglia di
principio che la Sicilia deve rivendicare per se.
E' chiaro che per me Taormina resta la sede ideale dell'unico
casinò che può essere aperto in Sicilia, anche se poi sarebbe ora
- Presidente Musumeci, mi rivolgo anche a lei - che l'Europa
finisse di fare una volta e per tutti la distinzione tra figli e
figliastri, perché in Francia vi è in ogni località che si
rispetti un casinò così come in Spagna e noi continuiamo a
sballottarci su questo feticcio dell'infiltrazione o della
ludopatia per poi consentire, ipocritamente, le bische,
soprattutto in questo periodo, in tutti i circoli privati della
Sicilia o dell'Italia.
E' inutile nasconderci dietro un dito. Questa è una norma che ha
la sua valenza. Io sono disponibile a ritirare fin d'ora tutti gli
emendamenti purché passi il principio che la Sicilia ha diritto di
aprire una casa da gioco regolare, legale dall'interno del suo
territorio.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Assenza per avere condiviso in
linea di massima il pensiero dell'onorevole Musumeci.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io parlo nella
veste di primo firmatario dell'emendamento 1.1, firmato da 35
parlamentari che ringrazio, perché vuol dire che apprezzano molto
la provincia di Trapani. Ora, al di la della battuta, la
motivazione che adducevo a presentazione di questo emendamento era
addirittura meramente statistica.
L'onorevole Musumeci, con la sua abituale pertinenza, ha
chiarito quali erano i termini che dovrebbero guidarci nella
scelta della sede. Allora, siccome nella provincia di Trapani,
l'aeroporto di Birgi è quello che ha avuto il maggiore aumento in
percentuale di turisti negli ultimi 24 mesi, è evidente che questo
autorizzerebbe ad avanzare una candidatura di questo tipo.
Io sono stato molto pesante ieri quando ho parlato, in sede di
discussione generale, perché non mi è piaciuta l'operazione
effettuata in Commissione e condivido ciò che ha detto l'onorevole
Assenza, un'operazione che definisco di pirateria parlamentare ,
perché non sono stati ammessi al voto una serie di emendamenti ed
è stato avallato - mi dispiace che l'onorevole Cracolici non sia
presente, ma queste cose le ho dette ieri al suo cospetto -
l'inserimento di Palermo, ed in ragione di questo ho presentato il
mio emendamento.
Condivido le considerazioni fatte dall'onorevole Di Giacinto e
dall'onorevole Musumeci e sono pronto a ritirare l'emendamento, e
credo di parlare anche a nome degli altri 35 firmatari, a
condizione però che venga approvato il subemendamento nei termini
in cui è stato preannunciato, e cioè di una legge voto che chiede
la possibilità di dialogare per la Sicilia e successivamente, con
un bando pubblico di cui si vedranno poi i termini, possono
partecipare varie località potenzialmente interessate.
Qualora i presentatori del disegno di legge intendano insistere
legittimamente sulla loro richiesta, io chiederò che il mio
emendamento, anche per rispetto dei 35 firmatari, venga messo ai
voti. Quindi il mio è un ritiro condizionato all'approvazione del
subemendamento.
PRESIDENTE. Mi sembra che si stia cominciando a delineare una
convergenza di opinioni che probabilmente ci porterà alla
votazione di questa legge in brevissimo tempo.
LEANZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace che
questa opportunità, più che prevalere il senso comune, il bene
comune, molto spesso sta prevalendo un'operazione assolutamente
campanilistica.
Quando io ho presentato il disegno di legge voto, così come
anche in un precedente testo di qualche anno fa, era stato
previsto il comune di Taormina e c'è un motivo, perché Taormina ha
avuto una sua casa da gioco, fortemente legittimata dal fatto che
nel 63, non ricordo la data precisa, è stata un punto di
riferimento fondamentale.
Così come ha detto il Presidente Musumeci e così come c'è
scritto nel disegno di legge alta vocazione turistica , cioè,
quello che noi, in qualche modo, volevamo con questo disegno di
legge voto. Fare voti affinché, una volta per tutte, si togliesse
una discriminazione nei confronti della Sicilia, vergognosa e
assolutamente incomprensibile, perché in tutte le parti d'Italia,
e certamente in Europa, i casinò ci sono. Ed allora in questo
senso avevamo individuato Taormina, che serviva come grimaldello -
non me ne voglia l'onorevole Oddo per Trapani -perché c'è una
storia precedente.
In questo senso volevamo mettere il Parlamento nazionale di
fronte ad un fatto importante, ad una legge votata, mi auguro,
all'unanimità da parte di questa Assemblea in cui poi, ovviamente,
compatibilmente con gli equilibri di bilancio, con la fattività e
con la fattibilità, si potrebbero aprire una, due, tre case da
gioco, ma oggi era un problema di principio. Ed il principio era
che è inammissibile che a Venezia, a Campione, a Saint Vincent ci
siano i casinò ed in Sicilia no, anche considerato che la Sicilia
l'ha avuto un casinò, ha avuto un casinò, che ha dato lustro a
quell'economia, e lo ha dimostrato. Al di là delle cose che si
sono dette ieri sera, non è che non funziona il turismo e quindi
non possiamo fare questo, non possiamo fare quest'altro perché non
c'è un sistema turistico efficientissimo, efficacissimo,
l'opportunità di Taormina era anche per aprire eventualmente su
altri, ma io non voglio andare a Roma con un disegno di legge in
cui ci sono cinque o sei candidate, perché sarebbe non solo
scandaloso, ma patetico.
Se c'è la volontà da parte del Parlamento di restare al disegno
di legge originario, in cui c'era solo ed esclusivamente Taormina,
per le motivazioni che vi dicevo, allora in questo senso ha una
logica. La Sicilia si può identificare assolutamente con Taormina.
Se, invece, dobbiamo fare la corsa a chi ci mette il casinò,
perché poi il casinò ha bisogno di una fattibilità, ha bisogno di
alta vocazione turistica, ha bisogno di milioni di visitatori, io
non sono d'accordo.
Capisco che prevale un altro criterio, ma se così deve essere -
non me ne voglia l'onorevole Di Giacinto - ritengo che il sub
emendamento, che non condivido assolutamente, sia fuori luogo.
I nostri parlamentari hanno fatto battaglie a Roma per difendere
il casinò di Taormina, e non hanno parlato, con tutto il rispetto,
del casinò di Trapani o di Ragusa. I parlamentari della provincia
di Trapani, piuttosto che quelli della provincia di Agrigento e
della provincia di Siracusa hanno sostenuto il casinò di Taormina.
Allora, se l'Aula è d'accordo su questa ipotesi, propongo di
lasciare soltanto il casinò di Taormina. Se dovessimo andare alla
conta degli emendamenti, dei sub emendamenti, allora a quel punto
puntiamo sulla casa da gioco in Sicilia. Ma è una cosa che ci
accontenta, magari qualcuno si toglierà lo sfizio di dire che non
l'ha fatto fare lì, ma in realtà siamo tutti alla pari. Vi
immaginate cosa succederebbe se ci dessero la possibilità di
aprire i casinò, con tantissime candidature?
Quindi, se c'è la possibilità di restare su Taormina, bene,
altrimenti, come primo firmatario del disegno di legge, che non ha
nessuna forza vincolante in questo senso, precisiamo la casa da
gioco in Sicilia , ma l'importante è che saniamo questa
ingiustizia, perché si tratta di una vera e propria ingiustizia.
Concludo dicendo che, se qualcuno di voi, durante queste feste
natalizie, si reca a Malta, si renderà conto di quante risorse
nostre vanno ad arricchire quell'Isola.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'onorevole
Lombardo, in riferimento alle due precedenti votazioni di disegni
di legge, ha votato favorevolmente.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che
riguarda questa importante iniziativa che l'Assemblea regionale
siciliana vuole portare avanti entra nel merito di un disegno di
legge che vede già degli emendamenti ma che, mi pare di capire,
intraprende un discorso serio e razionale per realizzare una
chiara azione che porti ad un obiettivo, che è quello di un
impegno massimo e comune affinché la Sicilia abbia finalmente la
possibilità dell'istituzione di un casinò.
Ma il problema oggi - a me pare di capire - ha una valenza
diversa, una valenza più significativa rispetto alle iniziative
che anche in precedenza altri parlamentari hanno portato avanti,
dacché non ha avuto la precedente iniziativa successo, perché
ritengo l'azione di coordinamento, di sintonia con le altre
istituzioni - prima fra tutti con il Governo centrale -è stata, a
mio avviso, un'attività, un atteggiamento portato avanti in
maniera scoordinata.
Oggi, la disponibilità che dà anche il Governo nazionale - che
per bocca del Ministro degli Interni, quindi del nostro vice
Premier, Angelino Alfano - e che c'è una apertura, un percorso
condiviso che possa finalmente portare alla realizzazione del
tanto ambito obiettivo che tutti vorremmo si realizzasse. E'
chiaro che il risultato è condizionato - a mio avviso - anche alla
strategia che noi metteremo in campo, alla azione che questo
Parlamento porterà avanti.
Ogni parlamentare, legittimamente, giustamente, è portato a
difendere il proprio territorio e quindi, davanti a questa
iniziativa, vorrebbe che ci fosse una possibilità, anche di più di
una istituzione di casinò a livello regionale. Però questo
significherebbe compromettere il risultato dell'obiettivo finale.
E allora, così come è stato evidenziato nel dibattito
dall'intervento dei colleghi che mi hanno preceduto,
dall'onorevole Musumeci, a me pare seria la proposta di poter far
sì che il disegno di legge ritorni nel suo spirito di originaria
impostazione, cioè vale a dire l'azione che porti ad aprire in
Sicilia un casinò, e che poi, pertanto, possa essere probabilmente
a Taormina. Non tanto perché è, come dire, un interesse
localistico da difendere, ma perché è stata fino ad oggi una
ipotesi che poteva anche riscontrare un gradimento per la
riconosciuta visibilità mondiale che Taormina ha.
Però, oggi, il problema è che il disegno di legge ha una serie
di emendamenti con una diverse possibilità, che giustamente ogni
parlamentare pensa di poter far valere, ma sicuramente questo
potrebbe compromettere il risultato finale.
Allora io dico che, anche a nome del Gruppo che io rappresento,
c'è la disponibilità ed anzi l'invito a che gli emendamenti dei
colleghi vengano ritirati, e che si possa procedere secondo quella
indicazione che ha dato l'onorevole Musumeci e così facendo,
probabilmente, l'obiettivo, che vuole essere di qualità, e che sta
a cuore a tutti i siciliani, ed anche a questo punto al Parlamento
regionale siciliano, possa realizzarsi.
Pertanto un invito a procedere ritirando gli emendamenti.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché
io stesso avevo preparato un emendamento perché Siracusa potesse
avere una sede di casinò, così come le altre province.
Onorevole Leanza, vuole sapere che cosa mi ha indotto a non
presentare l'emendamento? Il fatto che, mentre per Taormina è una
riapertura di un casinò già esistente, per tutte le altre
province, si tratta di una nuova apertura. E allora mi sono posto
il problema, e non ho presentato l'emendamento.
Capisco bene le ragioni degli onorevoli Di Giacinto e Oddo, ma
se noi non abbiamo la possibilità di riaprire un casinò che già
c'era, ed è quello di Taormina che è in provincia di Messina, e
non di Catania o di Siracusa, ma che è riconosciuto a livello
internazionale come momento di aggregazione, considerato che vi si
organizza la Serata del cinema, il Donatello, ci sono mille cose
che inducono a pensare che Taormina può essere il luogo ideale. Ma
una fra tutte, la prima, è che Taormina il casinò ce l'aveva. Non
è una nuova istituzione
Stiamo chiedendo, con la legge voto, che il Parlamento nazionale
prenda atto di una discriminazione forte che è avvenuta, perché
hanno privilegiato Campione, Venezia, etc. con la scusa della
mafia o di altri, non hanno aperto, come se la mafia a Taormina
potesse esserci e non c'è a Campione, a Venezia, a Parigi o in
Russia.
La sceneggiata del tentativo di minimizzare, di emarginare, di
eliminare ogni possibilità a questa Regione è stata inscenata. Al
collega Di Giacinto, al collega Oddo cosa chiedo? Di fare come ho
fatto io. Non l'ho nemmeno presentato l'emendamento per Siracusa
che ha una sede bellissima che è la Camera di Commercio, sul porto
turistico di Siracusa, che può diventare sede di uno dei più beni
casinò del mondo, ma non è il caso.
Onorevoli colleghi, è inutile che continuiamo a martellarci che
vogliamo tutto per tutte le province, per ora non c'è. Ma se
abbiamo l'opportunità, attraverso la riapertura di quello che già
era il casinò di Taormina, allora forse avremmo dato un'occasione
a Taormina per ritornare ad essere quella splendida città del
Mediterraneo, una città internazionale, ma avremmo dato
l'opportunità alla Sicilia di essere una Regione all'altezza del
suo compito, sede di turismo, ed è questo il motivo per il quale
non approvo quello che ha detto l'onorevole Musumeci, che pure era
perfetto, perché mi convince il fatto che Taormina aveva già il
casinò e lo deve solo riaprire. Su questo invito i colleghi Di
Giacinto, Oddo e gli altri, a fare una riflessione comune, perché
vogliamo tutto per non ottenere nulla. Napoleone fu sconfitto a
Waterloo .
DIPASQUALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ero stato un
po' stimolato ieri sera ad intervenire sulla questione dei casinò
si, casinò no, se è immorale aprirli, se è etico, se non è etico,
se c'è la mafia o no. Non l'ho fatto ieri sera, e non lo faccio
neanche questa sera, perché mi sembra davvero banale. Mi ha
stimolato, invece, ad intervenire, l'onorevole Lenza, collega che
stimo moltissimo e che guardo sempre con grande attenzione, lo
ritengo un uomo che, per la sua esperienza politica, va guardato
da uno giovane come me che può crescere e apprendere. Ma penso che
questa sera si sia lasciato travolgere e coinvolgere dal suo
grande amore e affetto per il territorio, per il suo territorio.
Perché, veda onorevole Leanza, argomentazioni per difendere il
casinò di Taormina non ne mancano, argomentazioni per dire che
anche nuovi territori possono essere punti di riferimento per
scelte importanti come il casinò, non ne mancano, ce ne è
tantissime e non mi va di farne. Ma oggi c'è un riflessione che va
fatta, che è la più importante di tutte, la Sicilia deve dare un
messaggio chiaro, che il tempo delle favole è passato, e che siamo
pronti ad affrontare anche questa scommessa.
E allora oggi, onorevole Leanza, parlare di Catania, di Palermo,
di Trapani, di Ragusa, forse è vero, non serve a nulla, oggi
questo Parlamento deve dire: vogliamo una deroga perché siamo
all'altezza di sostenerla, come classe politica, come autorità,
come società. Quindi, soffermarci su queste riflessioni è davvero,
secondo me, inutile. Questo non vuol dire che siamo contro
Taormina o che siamo contro Palermo.
Sicuramente poi le scelte ricadranno possibilmente su Taormina
o, possono ricadere su Palermo. Ma oggi sono elementi che non
aiutano questo Parlamento. E un uomo lungimirante come l'onorevole
Leanza, che capisce che oggi serve raggiungere un risultato, non
può che aderire alla proposta fatta dal mio capogruppo,
dall'onorevole Di Giacinto e dall'onorevole Gucciardi del PD,
perché va verso questa direzione che è la direzione di ottenere la
deroga affinché la Sicilia possa davvero dimostrare di non avere
niente in meno di tantissime altre parti d'Italia, della nostra
Nazione o della vicinissima Malta che si trova proprio di fronte
le coste ragusane.
Quindi, oggi otteniamo questo risultato, ritiriamo tutti gli
emendamenti, così come hanno detto bene, prima, i miei colleghi,
dopo di che cancelliamo quelle che sono le indicazioni che mettono
in difficoltà di comprensione, ma è una cosa in più, onorevole
Leanza.
Oggi noi dobbiamo dire: Vogliamo la deroga , dopo di che, una
classe dirigente, matura e seria che, per fortuna, esiste e c'è
nella nostra Regione, andrà ad individuare quelle che sono le
realtà - che è la realtà o che sono le realtà - dove generalmente
potranno nascere queste forme di crescita del territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dipasquale.
RINALDI, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI, relatore. Grazie, signor Presidente. Io capisco che
probabilmente sono l'ultimo a dover, come dire, perorare la causa
di Taormina. Però, presentare un disegno di legge senza
individuare dove fisicamente istituire una casa da gioco, credo
che sia un disegno di legge monco, perché, chiaramente, noi
diciamo al Governo nazionale: Dateci l'autorizzazione di
istituire una casa da gioco e non diciamo dove.
Anche da questo poi dipende la risposta. Perché se noi diciamo:
Presentiamo un disegno di legge con Taormina che già aveva una
casa da gioco, che esisteva, quindi diventa una proposta forte nei
confronti dell'autorizzazione in tal senso, cosa diversa, è dire:
Va beh, intanto dateci l'autorizzazione e poi vediamo qui fra il
Presidente della Regione, Assessori o Aula, dove poterla aprire
rispetto ad una convenienza diversa .
Io non credo che ci sia un candidato più forte del Comune di
Taormina che possa accogliere la casa da gioco per i motivi che
diceva anche l'onorevole Gianni, che mi ha letto nel pensiero -
abbiamo questa telepatia da lungo tempo - che ha giustamente detto
quali sono i motivi per cui Taormina è l'unico Comune che può
accogliere una casa da gioco.
Quindi, invito i colleghi a fare questa proposta forte di legge
voto nei confronti del Governo nazionale. Non possiamo presentare
una richiesta di una casa da gioco in Sicilia in maniera generica;
dobbiamo individuare il sito e l'unico sito attualmente che già ha
avuto una casa da gioco in Sicilia è il Comune di Taormina.
Quindi, prego i miei colleghi ad addivenire a questa decisione e
votare la legge voto su Taormina. Grazie
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rinaldi.
MALAFARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che
il dibattito è appassionato, l'argomento è molto interessante.
Siamo intervenuti in tanti su questo argomento e non mi pare che
si sia raggiunta una chiarezza nelle idee. La mia proposta è
quella di approfondire l'argomento anche da un punto di vista
tecnico.
Personalmente - è il mio pensiero è squisitamente personale, non
parlo a nome di nessun altro - ritengo che una rivendicazione
storica come quella di Taormina non possa essere trascurata e
ritengo, anche, che avrebbe una legittimazione non solo storica ma
anche dell'intero Parlamento e su questo penso che dobbiamo
trovare unanimità di intenti, perché non si può presentare una
legge voto al Parlamento nazionale votata semplicemente a
maggioranza e con situazioni che, al momento, credo, non si
possono definire.
La mia proposta è quella di rinviare la discussione a lunedì in
modo tale che si possa approfondire l'argomento con la serenità
necessaria.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Malafarina. Prendo atto di quello
che suggerisce l'onorevole Malafarina, del resto era anche un'idea
che mi era balenata e l'avevo comunicata all'onorevole Leanza
perché su questa legge sarebbe opportuno che l'Assemblea uscisse
in maniera unanime se vogliamo dare quell'idea di forza di un
Parlamento su questa legge, per cui, se gli onorevoli colleghi
sono d'accordo, io accetterei la raccomandazione.
SAMMARTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAMMARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo
disquisendo da più di un'ora su quella che deve essere una scelta
della nostra terra che questo Parlamento deve assumersi cioè
quello, rispetto ad altre Regioni, di potere anche noi avere una
casa di gioco in Sicilia.
Io con molto piacere accetto l'indirizzo dell'onorevole
Malafarina di rinviare, però, non sempre, dobbiamo rendercene
conto colleghi, cioè le riforme per la Sicilia si devono fare e
soprattutto dobbiamo chiedere ai nostri parlamentari nazionali
cosa ne pensano di questo, non possiamo arenarci sui
provincialismi o sulle volontà che ogni parlamentare giustamente
esprime sulla vocazione turistica dei propri territori, però, qui
si chiede e si chiederà lunedì, nel rinvio, semplicemente di
esprimere al Parlamento nazionale quella che deve essere una
scelta per la Sicilia.
Non areniamoci ogni qualvolta si devono fare delle scelte
importanti per la nostra terra. L'invito è di trovare in maniera
unanime e quanto più presto possibile una condivisione per potere
fare sì che comunque anche la Sicilia abbia rispettato quello che
le altre Regioni hanno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sammartino. Visto che c'è anche la
condivisione da parte della Commissione, rinviamo il prosieguo
della discussione a lunedì, 23 dicembre 2013.
Ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento interno
POGLIESE. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2,
del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in maniera
telegrafica, soltanto per esternare all'interno di quest'Aula
quello che ho già avuto modo di dire durante la Conferenza dei
capigruppo, ieri alla presenza del Presidente della Regione
Crocetta, dell'assessore Bianchi e dell'assessore Valenti inerente
ad una tragicomica vicenda che riguarda oltre 40 ex dipendenti,
ad oggi, della Regione siciliana, e mi riferisco a coloro i quali,
fino a qualche mese fa, hanno espletato il proprio lavoro
all'interno dell'Assessorato al Territorio ed Ambiente.
Ricordo a me stesso e ricordo all'Aula che stiamo parlando di 40
unità di personale tecnico laureato che ha sostenuto delle prove
selettive per far parte dell'organico della Regione siciliana e
negli ultimo dieci anni ha svolto questa funzione con grande
professionalità e che ha visto il proprio rapporto di lavoro
interrompersi nel gennaio dell'anno scorso dopo l'impugnativa del
Commissario dello Stato in base alla legge Monti n. 228 del 2012.
Da allora si è avviata, in base all'articolo 410, la procedura
di riconciliazione presso l'Ufficio provinciale del lavoro di
Palermo, si è conclusa questa procedura dopodiché nel mese scorso
questa Assemblea ha, da un lato, dato la copertura durante
l'assestamento di bilancio, successivamente ha anche provveduto a
votare un disegno di legge in tal senso, ma da allora in poi non
sono stati contrattualizzati questi dipendenti con un rischio
serio di un contenzioso che può arrecare enormi danni alla Regione
siciliana.
Mi auguro, quindi, che nel più breve tempo possibile si ponga
fine a questa vicenda tragicomica, credo che sia un problema di
equità, di giustizia e mi auguro che il Governo sia assolutamente
consequenziale, ma il silenzio ad oggi è assordante, i giorni
stanno per scadere, quindi invito anche la Presidenza ad attivarsi
affinché il Governo sia assolutamente consequenziale.
Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pogliese.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a lunedì 23 dicembre
alle ore 12,00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
Presidenza del vicepresidente Venturino
I - Comunicazioni
II - Discussione del Documento di Programmazione Economico-
Finanziaria (DPEF) per gli anni 2014-2017
III - Discussione dei disegni di legge:
1) - Promozione della ricerca scientifica in ambito
sanitario. (n. 494/A) (Seguito)
Relatore: on. Turano
2) - Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Norme per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina
e Palermo'. (n. 180/A) (Seguito)
Relatore: on. Rinaldi
3) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
2, dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'. (n. 162/A)
Relatore: on. Tamajo
4) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (n.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
5) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai
rischi derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio Salvatore
La seduta è tolta alle ore 21.40
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO 1
Risposte scritte ad interrogazioni
Rubrica «Istruzione e Formazione professionale»
CLEMENTE. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per
l'istruzione e la formazione professionale e all'Assessore per la
salute, premesso che:
la legge 8 ottobre 2010, n. 170, ha riconosciuto la dislessia,
la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi
specifici dell'apprendimento (DSA), che si manifestano
separatamente o insieme in presenza di capacità cognitive
adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit
sensoriale. Tali disturbi comportano la difficoltà di leggere e
scrivere correttamente e di compiere automaticamente semplici
operazioni aritmetiche;
per i soggetti con DSA, le lettere, le parole ed i numeri sulla
carta si confondono, si ripetono, a volte scompaiono;
l'associazione tra il suono o fonema ed il segno grafico
corrispondente è da scoprire ogni volta come se fosse la prima,
non diventa automatica; risulta agevole seguire il ragionamento
logico, ma non sono per nulla facili né le semplici addizioni e
sottrazioni, né le elementari determinazioni spazio-temporali, né
alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i
giorni della settimana, i mesi e le stagioni; si rivelano processi
complicati lo studio delle tabelline, il riconoscimento della
propria data di nascita e delle altre ricorrenze particolari,
l'espressione adeguata del pensiero, l'arricchimento del lessico e
l'apprendimento delle regole grammaticali. Tutte queste
difficoltà, causate da una particolare organizzazione delle aree
cerebrali coinvolte nei processi di letto-scrittura quasi sempre
fanno sì che la scuola, per i bambini con DSA non identificati
come tali, diventi il luogo del dolore e della tristezza, ove
quotidianamente si consumano e si sperimentano fallimenti,
mortificazioni, sensi di colpa, frustrazioni ed emarginazione;
la legge 170, con le sue disposizioni tese a favorire una
diagnosi precoce dei DSA e puntuali percorsi riabilitativi, nonché
a garantire alle persone con DSA il diritto all'istruzione ed al
successo scolastico, assicurando loro eguali opportunità di
sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale, ha non
solo colmato un vuoto normativo, ma ha anche reso l'Italia un
Paese più democratico, più civile e più giusto;
purtroppo, in Italia, la dislessia è poco conosciuta, benché si
calcoli che riguardi il 3-4 per cento della popolazione scolastica
(fascia della scuola primaria e secondaria di primo grado). In
Sicilia il trend nazionale è confermato;
la legge 170 stabilisce un preciso protocollo nazionale per la
formulazione della diagnosi di dislessia che è di competenza del
Servizio sanitario nazionale e, in caso di mancanza sul territorio
di strutture idonee del Servizio sanitario nazionale, di strutture
private accreditate, e prevede, inoltre, per le famiglie la
possibilità di usufruire di orari di lavoro flessibili;
la Regione ha già dichiarato che darà concreta applicazione alla
legge nazionale sulla dislessia. Ma, tale ampia disponibilità non
è ancora supportata da una reale normativa che mette nero su
bianco tutti gli interventi di sostegno indirizzati ai bambini
dislessici ed alle loro famiglie. Il problema, inoltre, è anche,
se non soprattutto, culturale. I DSA non sono conosciuti come
tali, quanto piuttosto guardati con ignoranza e diffidenza, temuti
come una malattia. Così, sono ancora tantissimi i ragazzi con DSA,
anche per responsabilità e ignoranza di genitori e insegnanti, cui
restano preclusi le possibilità di diagnosi e di trattamenti
riabilitativi e che perciò quasi sempre sono destinati ad una vita
intessuta di esperienze fallimentari, di sofferenza e di
emarginazione;
considerato che:
il problema è di garantire ai dislessici, non assimilabili ai
diversamente abili di cui alla legge n. 104/92, pari opportunità
di apprendimento e di successo formativo, rendendo effettivo il
loro diritto allo studio e non pregiudicando il loro futuro
inserimento sociale e professionale;
è altresì previsto che la Regione adotti ogni misura necessaria
per adeguare i propri servizi sanitari alle problematiche relative
alle difficoltà specifiche di apprendimento, fornendo le strutture
di neuropsichiatria infantile di appropriati strumenti
riabilitativi e di personale qualificato e, in particolare, di
neuropsichiatri infantili, psicologi con formazione specifica in
valutazione neuropsicologica delle difficoltà di apprendimento,
logopedisti, educatori professionali;
l'individuazione delle strutture sanitarie pubbliche e private
specializzate accreditate, preposte ad effettuare la diagnosi dei
disturbi specifici dell'apprendimento e le ulteriori iniziative
volte ad assicurare l'identificazione precoce dei soggetti che ne
sono affetti, deve avvenire applicando il piano socio sanitario
regionale. Tale piano, altresì, deve assicurare anche la
necessaria attenzione alla formazione specifica del personale
sanitario e scolastico e delle famiglie interessate;
il fenomeno dell'abbandono scolastico e delle difficoltà
riscontrate dai soggetti affetti da dislessia e dunque dalle loro
famiglie è sempre più diffuso a causa di atteggiamenti non sempre
esattamente civili da parte delle istituzioni scolastiche;
per abbandono scolastico o 'dispersione scolastica' intendiamo
l'anomalia dei processi di formazione che è determinata
dall'effetto dei soggetti che abbandonano il percorso scolastico e
dall'insufficiente capacità del sistema scolastico di rispondere
con un'adeguata offerta ai bisogni della popolazione in
formazione. La dispersione non si identifica unicamente con
l'abbandono, ma riunisce in sé un insieme di fenomeni quali:
irregolarità nelle frequenze, continui ritardi, mancate
ammissioni agli anni successivi, ripetizioni ed interruzioni che
possono sfociare nell'uscita anticipata dei ragazzi dal sistema
scolastico. Il fenomeno dell'abbandono scolastico precoce (drop
out) coinvolge inoltre ampie fasce della popolazione e comporta
una grave carenza delle competenze di base e delle qualifiche
essenziali per una piena partecipazione nella società. Non
stupisce, quindi, quanto il fenomeno della dispersione scolastica
sia da diversi anni al centro dell'attenzione sia della ricerca
scolastica, che degli operatori impegnati sul campo. Nonostante
questo costante impegno, la mortalità scolastica in Italia ha
dimensioni rilevanti se paragonata ai Paesi membri della Comunità
Europea e dell'area OCSE2;
l'abbandono scolastico ha dunque un alto costo sociale in
termini di risorse umane che non vengono utilmente impiegate e
valorizzate. Negli ultimi anni, l'abbandono scolastico è sempre
più legato al mancato rispetto delle direttive ministeriali
relative ai BES (bisogni educativi speciali) tra le quali un posto
importante numericamente è rappresentato dai DSA (disturbi
specifici dell'apprendimento). Dal 2010, anno in cui è stata
emanata la legge 8 ottobre, n. 170 che tutela coloro che si
caratterizzano per questa particolare difformità
dell'apprendimento, tutti gli organismi che afferiscono al sistema
di istruzione sono stati chiamati a riorganizzare il loro lavoro
in base a ciò che il legislatore ha emanato ai fini della completa
realizzazione dei soggetti DSA. Nonostante ciò, gli abbandoni e
gli spostamenti di allievi tra istituti o sezioni di istituti ed i
ritardi nell'acquisizione di titoli di studio non sono ridotti,
soprattutto nella fascia adolescenziale;
il percorso scolastico degli adolescenti con DSA risulta molto
difficoltoso in quanto si aggiungono le normali intemperanze
dell'adolescenza a quelle della difficoltà di apprendimento. La
mancanza di riconoscimento da parte degli adulti ed i conflitti
tra un'immagine di sé positiva e i sentimenti di inferiorità,
provocati dalle difficoltà nell'apprendimento, provocano negli
alunni dislessici insuccessi e frustrazioni, si fanno l'idea di
essere inferiori agli altri e che i loro sforzi facciano poca
differenza; spesso si sentono inadeguati ed incompetenti;
i ragazzi dislessici sono ad alto rischio di depressione e si
trovano a provare intensi sentimenti di dolore e sofferenza. Forse
a causa della loro bassa autostima, temono di sfogare la loro
rabbia verso l'esterno e quindi la rivolgono verso se stessi e la
frustrazione determinata dall'incapacità di tali alunni (che hanno
un'intelligenza in molti casi superiore alla norma) di soddisfare
le aspettative provoca ansia. Spesso la costante frustrazione e
confusione a scuola rende questi alunni ansiosi. L'ansia è
esacerbata dalla disomogeneità che caratterizza il quadro della
dislessia e fa sì che essi evitino tutto ciò che li spaventa.
Spesso insegnanti e genitori interpretano questo comportamento
come pigrizia;
per sapere:
se non reputino opportuno avviare un monitoraggio sullo stato
d'attuazione delle direttive della legge 8 ottobre 2010, n. 170 e
disposizioni normative successive nei licei di Palermo e conoscere
ove siano presenti i nominativi dei referenti per i DSA incaricati
per ogni liceo della città e la data di nomina degli stessi e i
corsi di riqualificazione effettuati. Monitoraggio che deve,
altresì, riportare i movimenti di abbandono o spostamento tra
scuole dei ragazzi con certificazione DSA nei licei palermitani e
il ruolo di controllo ispettivo degli Uffici Scolastici Regionali
sui licei e quali provvedimenti siano previsti in caso
d'inottemperanza alla norma;
quali siano le ragioni per cui si verificano sempre più
frequentemente abbandoni scolastici in corso d'anno da parte dei
soggetti dislessici e quali siano i piani didattici adottati a
sostegno degli stessi e se in linea con le prescrizioni normative
ministeriali;
se non reputino opportuno prevedere linee d'intervento
specifiche per i DSA all'interno della programmazione sanitaria
regionale;
quale sia il ruolo sin qui svolto in materia di disturbi
dell'apprendimento e da parte delle strutture pubbliche e,
soprattutto, da quelle private convenzionate con il SSR;
se non ritengano infine necessario avviare, d'intesa con
l'Ufficio scolastico regionale, una collaborazione tesa rimuovere
tutti gli ostacoli sin qui riscontrati per consentire agli
studenti dislessici di conseguire il loro diritto allo studio».
(575)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «Perviene agli Uffici di diretta collaborazione di
questo Assessore la interrogazione n. 00575 a firma dell'
onorevole Clemente con la quale si chiede all'Assessore per la
salute ed allo scrivente Assessorato di conoscere se non ritengano
opportuno: avviare un monitoraggio sullo stato di attuazione della
L. n. 170/2010 nei licei di Palermo e conoscere, ove siano
presenti, i nominativi dei referenti per i DSA incaricati per ogni
liceo della città, la data di nomina degli stessi ed i corsi di
riqualificazione effettuati: monitoraggio che dovrà riportare i
movimenti di abbandono o spostamento tra scuole dei ragazzi con
certificazione DSA nei licei palermitani ed il ruolo di controllo
ispettivo degli UU.SS.RR. sui licei e quali provvedimenti siano
previsti in caso di inottemperanza alla norma; quali siano le
ragioni per cui si verificano sempre più frequentemente abbandoni
scolastici in corso d'anno da parte di soggetti dislessici e quali
siano i piani didattici adottati a sostegno degli stessi e se in
linea con le prescrizioni normative ministeriali; se non si reputi
opportuno prevedere linee di intervento specifiche per i DSA
all'interno della programmazione sanitaria regionale; quale sia il
ruolo sin qui svolto in materia di disturbi dell'apprendimento e
da parte delle strutture pubbliche e, soprattutto da parte delle
strutture private convenzionate con il SSR; infine, se non si
ritenga necessario avviare d'intesa con l'USR, una collaborazione
tesa a rimuovere tutti gli ostacoli sin qui riscontrati per
consentire agli studenti dislessici di conseguire il loro diritto
allo studio.
Preliminarmente, occorre evidenziare che l'Assessore per la
Salute, condividendo pienamente la necessità di coadiuvare le
istituzioni scolastiche nel realizzare un percorso diagnostico e
terapeutico dei soggetti dislessici, ha fornito con nota n. 76904
del 9.10.2013 per quanto di propria competenza, la relazione prot.
52352 del 21.06.2013.
L'Assessorato ha rilevato che con l'accordo integrativo
regionale di pediatria, nell'anno 2011 ha condiviso con i Pediatri
di libera scelta l'inserimento dei DSA tra le condizioni target
per programmi di gestione integrata a livello territoriale in
ambito pediatrico; nei 2013 ha presentato uno specifico progetto,
in fase di avvio, all'interno dei progetti obiettivo di piano
sanitario nazionale che prevede la sperimentazione di strumenti e
modelli per l'assistenza a soggetti con DSA.
Tale progetto prevede di realizzare come obiettivi:
l'elaborazione di linee di indirizzo regionali interistituzionali
sull'assistenza ai soggetti con DSA; il miglioramento
dell'appropriatezza nella formulazione delle diagnosi;
l'adeguamento e potenziamento dei servizi di assistenza delle
strutture pubbliche selezionate ad uno standard definito; la presa
in carico con rispetto dei percorsi diagnostico-terapeutico e
riabilitativi da parte del sistema sanitario regionale per i
soggetti affetti da DSA; la formazione degli insegnanti.
L'impegno assunto dall'Assessorato della Salute sul tema in
oggetto è stato, infine, ribadito anche nel "Piano di
consolidamento e sviluppo 2013-2015" nel capitolo relativo allo
"Sviluppo dei percorsi assistenziali per pazienti in età
evolutiva".
Per quanto di competenza di questo Assessorato, la problematica
prospettata è stata oggetto di attenzione: la proposta di legge
per la riforma del diritto allo studio in Sicilia, al Titolo III -
disabilità e disagio sociale - all'art. 6, comma 5 ha previsto,
infatti, che: "La Regione recepisce i contenuti ed attua le
previsioni della L. n. 170/2010, sostenendo gli interventi volti
al successo scolastico degli alunni e degli studenti certificati
con disturbi specifici d'apprendimento, intervenendo per garantire
loro gli ausili e gli strumenti necessari".
Nell'esercizio delle sue funzioni la Regione promuoverà, così,
forme di collaborazione, con l'Ufficio Scolastico Regionale, gli
Istituti Scolastici Autonomi, gli Enti locali e i soggetti
pubblici e privati del Terzo Settore con competenza in materia di
educazione, formazione e assistenza, mediante la stipula di
specifiche convenzioni e accordi anche per il pieno e razionale
utilizzo delle risorse umane, delle strutture e dei servizi,
direttamente o mediante l'attribuzione delle necessarie risorse
agli enti locali territorialmente competenti.
Al fine, però, di correttamente incanalare la questione oggi
proposta, occorre fare talune premesse.
Invero, la L. n. 170/2010 riconosce la dislessia, la
disortografia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi
Specifici di Apprendimento (DSA) ed assegna al sistema
d'istruzione e agli atenei il compito di individuare le forme
didattiche e le modalità di valutazione più adeguate affinché gli
alunni e studenti con DSA possano raggiungere il successo
formativo: in tal senso, quindi, la suddetta legge apre, in via
generale, un ulteriore canale di tutela del diritto allo studio,
rivolto specificatamente agli alunni con DSA e diverso da quello
previsto dalla L. 104/1992.
Il tipo di intervento previsto dalla L. n. 170/2010 non prevede
infatti, l'assegnazione, per i discenti certificati con DSA, del
docente specializzato per le attività di sostegno, bensì
l'adozione di una didattica individualizzata e personalizzata
mediante l'ausilio di strumenti compensativi, di misure
dispensative, nonché di adeguate forme di verifica e di
valutazione.
La normativa citata si accompagna alla Direttiva Ministeriale 27
dicembre 2012 "Strumenti d'intervento per alunni con bisogni
educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione
scolastica" ed alle indicazioni operative contenute nella
Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013: tali disposizioni
delineano e precisano la strategia inclusiva della scuola italiana
al fine di realizzare appieno il diritto all'apprendimento per
tutti gli alunni e gli studenti in situazione di difficoltà. Viene
esteso così, il campo di intervento e di responsabilità di tutta
la comunità educante, all'intera area dei Bisogni Educativi
Speciali (BES) comprendendo: "svantaggio sociale e culturale,
disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi
specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura
e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse".
La Direttiva estende, pertanto, a tutti gli studenti in
difficoltà il diritto alla personalizzazione dell'apprendimento,
richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge n.
53/2003.
A questo notevole ampliamento dei discenti, destinatari di
interventi educativi specifici, non corrisponde, però, un adeguato
incremento da parte dell'autorità statale delle risorse economiche
ed umane da utilizzare per questo fine.
Si pensi, per esempio, alla circostanza per cui è prevista
l'assegnazione di un docente specializzato per le attività di
sostegno soltanto per gli alunni con disabilità, certificati ai
sensi dell'art. 3, comma 1. della L. 104/1992 (ed anche tale
organico risulta insufficiente).
Per le problematiche relative agli alunni con certificazione DSA
e, più in generale, per tutta la platea di studenti rientrante
nell'intera area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), vengono
demandati alle singole istituzioni scolastiche interventi
specifici finalizzati alla "politica per l'inclusione", quali la
costituzione di un Gruppo di lavoro per l'inclusione (GLI) tra i
cui svariati compiti vi è anche quello della rilevazione dei BES
presenti nella scuola e l'elaborazione di una proposta di Piano
Annuale per "l'inclusività" ad essi destinata.
Tale lunga premessa trova la sua ragion d'essere non solo nel
delineare il quadro normativo di riferimento, ma soprattutto
nell'evidenziare la circostanza per cui, nonostante precise
disposizioni, sussistano concrete difficoltà, già a livello
statale, al reperimento di risorse economiche ed umane
sufficienti.
Ciò premesso, è proprio nel difficoltoso ambito or ora delineato
che questo Assessore si è attivato, attraverso la convocazione di
un Tavolo Tecnico su disabilità e disagio sociale coordinato con
l'Assessorato della Salute.
In tale sede sono state individuate possibili linee di
intervento finalizzate a:
1. Garantire, entro i limiti di bilancio, il pieno diritto
all'istruzione e allo studio degli alunni disabili monitorando la
corretta attribuzione del monte ore assegnato (docente di
sostegno) anche tramite la creazione di un Osservatorio permanente
regionale sull'integrazione e l'inclusione scolastica.
2. Portare a sistema le iniziative di sostegno ai discenti
disabili affidate per le diverse competenze ai diversi soggetti
(Comune, Provincia, Asp etc...) e ricondurli ad un'unica regia
(organizzazione servizi in rete);
3. Prevedere una linea di finanziamento finalizzata alla stipula
di convenzioni con soggetti specializzati che sostengano il
successo formativo dell'allievo disabile, anche in concorrenza con
altri assessorati (famiglia, pari opportunità etc...);
4. Individuare un corpo docente (regionale) specializzato nelle
attività di sostegno, che funga da supporto all'insufficiente
organico assegnato annualmente dal MIUR, da individuare tramite il
ricorso agli elenchi provinciali esistenti, strutturando, in tal
modo, previo accordo Stato - Regione, linee di intervento
specifiche di sostegno per i discenti disabili, con DSA e cori
BES, anche nell'ottica di un aumento del tempo scuola e della
possibilità di attivare posti di sostegno in deroga;
5. Allargare il "Tempo Scuola" a tutti ( doposcuola, recupero
debiti, lotta alla dispersione scolastica, sostegno didattico,
attività pomeridiane, scuole aperte al territorio);
6. Realizzare un piano di formazione specifico strutturato dei
docenti (di sostegno e curriculari) nonché di tutto il personale
impegnato a vario titolo nell'integrazione degli alunni disabili;
7. Realizzare iniziative di formazione e di supporto per le
famiglie degli alunni disabili;
8. Creare albi professionali per tutte le figure specifiche che
operano in attività inerenti l'integrazione ed il sostegno agli
alunni disabili (assistente alla comunicazione, assistente
all'autonomia ed alla comunicazione, assistente igienico-
personale, assistente all'integrazione etc...);
9. Attivare particolari impegni, anche tramite specifici accordi
Stato - Regione, per rendere il più possibile "stabile" il
personale impegnato in attività di sostegno, al fine di favorire
una necessaria continuità educativo - didattica per tutti i
discenti disabili;
10. Creare condizioni favorevoli per un inserimento "precoce" di
tutti i minori disabili nelle scuole;
11. Attivare percorsi formativi specifici ed iniziative
integrate ed interistituzionali per la realizzazione di progetti
di vita per gli alunni disabili;
12. Realizzare accordi interassessoriali specifici per una
corretta, equa e distribuita assunzione di responsabilità in
chiave economica, progettuale ed operativa, al fine di rispondere
tempestivamente, secondo le proprie competenze (risorse, mezzi,
etc..) ai bisogni degli studenti disabili.
Tali azioni, coordinate con gli Assessorati competenti e l'USR,
sono necessarie ad assicurare la redazione di un protocollo
operativo per le scuole finalizzato a monitorare lo stato di
attuazione delle previsioni contenute nella 1.n. 170/2010 oltre
che alla predisposizione di interventi personalizzati a favore dei
soggetti con DSA».
L'Assessore
N. Scilabra
Rubrica «Risorse agricole e Alimentari»
FALCONE. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per le
attività produttive, all'Assessore per le risorse agricole e
alimentari, premesso che lo stabilimento Ortogel s.p.a., sito
presso la zona industriale di Caltagirone, è stato posto sotto
sequestro dalla Magistratura per ipotesi di reato ambientale,
relativa allo smaltimento del sottoprodotto industriale della
lavorazione degli agrumi, 'il pastazzo', tanto voluto e ricercato
dagli allevatori di tutta la Sicilia, alimento a basso costo che
integra perfettamente la dieta consigliata da agronomi/veterinari
per ovini e bovini. Diversi sono gli studi effettuati sul
sottoprodotto della trasformazione agrumaria, e diversi sono i
risultati, ma il punto comune è quello che il 'pastazzo' è,
appunto, una risorsa, non uno scarto, non un rifiuto se utilizzato
correttamente;
considerato che l'azienda, che opera in un settore produttivo
strategico nell'area del calatino, quello agrumario, tra addetti
diretti, stagionali e non, interessa centinaia di lavoratori,
oltre l'indotto;
appreso che l'Assessorato regionale delle risorse agricole ed
alimentari, in una circolare (numero di protocollo 14. 843 del
01/03/2012), indirizzata a tutte le più importanti aziende
agrumarie della Sicilia, nonché Confindustria, Coldiretti, ed
infine al dirigente dell'Assessorato del territorio e
dell'ambiente ha preso atto del quadro normativo italiano ed
europeo, ove si indica chiaramente il 'pastazzo' di agrumi come
alimento zootecnico, ovviamente sotto certe condizioni di evidenza
e tracciabilità;
accertato che quanto detto non è frutto di illusione di
lavoratori annebbiati dalla rabbia di perdere il lavoro, ma è
frutto di studi approfonditi di Enti, Università, ed infine della
stessa Regione;
ritenute gravissime le eventuali ripercussioni sulla già fragile
economia calatina e sulle famiglie dei lavoratori, parti deboli
della vicenda, e valutato che i dipendenti della stessa azienda,
per quanto accaduto, temono gravi ripercussioni occupazionali e
annunziano un'imminente mobilitazione a difesa dei loro diritti di
lavoratori, messi in crisi da una interpretazione normativa;
per sapere se non ritengano opportuno:
attivare con urgenza una task force lavoro, al fine di
verificare quanto accaduto, valutare e prevenire eventuali crisi
occupazionali, nell'esclusivo interesse di tutti lavoratori
coinvolti, indotto compreso, operando nel massimo rispetto degli
organi inquirenti e della Magistratura, affinché ci sia la massima
garanzia sia per la tutela dell'ambiente che del diritto al
lavoro;
avviare una immediata interlocuzione con il Governo nazionale,
ed in particolare con il Ministro per l'ambiente, affinché venga
emesso un decreto che chiarisca quanto affermato da università,
studi scientifici nonché dello stesso Assessorato delle risorse
agricole e tantissimi altri enti scientifici, che il 'pastazzo',
sottoprodotto industriale della lavorazione degli agrumi, non sia
da considerare un rifiuto». (701)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
Risposta. - «In riscontro all'atto ispettivo in oggetto e in
riferimento a quanto relazionatomi dal Dirigente Generale del
Dipartimento Regionale degli Interventi Strutturali per
l'Agricoltura e alla nota del Comitato regionale per il "Lavoro
l'Occupazione e le Politiche Sociali", si rappresenta che in
merito alla richiesta di attivazione di una task force lavoro,
finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro di tutti i
dipendenti dell'Azienda Ortogel SpA e di tutti i lavoratori
dell'indotto, in data 10 maggio 2013 il Tribunale di Catania ha
disposto il dissequestro degli impianti di lavorazione della
Ortogel e la condizione occupazionale è rientrata nei limiti della
situazione aziendale precedente il sequestro.
In merito al 2 punto dell'atto ispettivo in questione, relativo
alla qualificazione del 'pastazzo' quale alimento zootecnico, si
rappresenta che la problematica sollevata dall'onorevole
interrogante è disciplinata dal D. Lgs. n.152/2006 modificato dal
D.Lgs. n.4/2008 che ha apportato maggiore chiarezza operando una
esplicita distinzione normativa fra "rifiuti" e "sottoprodotti".
Il decreto prevede infatti che rientri nella definizione di
"rifiuto" "qualsiasi sostanza ... di cui il detentore si disfi o
abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi" (art.183 comma 1
lettera a), mentre siano ascrivibili alla nozione di
"sottoprodotto" (art.183 comma 1 lettera n) "i prodotti
dell'attività delle imprese che, pur non costituendo l'oggetto
dell'attività principale, (...) sono destinati ad un ulteriore
impiego o al consumo. (...)
L'utilizzazione del sottoprodotto deve essere certa e non
eventuale. ( ) Al fine di garantire un impiego certo del
sottoprodotto, deve essere verificata la rispondenza agli standard
merceologici, nonchè alle norme tecniche, di sicurezza e di
settore e deve essere attestata la destinazione del sottoprodotto
ad effettivo utilizzo in base a tali standard e norme tramite una
dichiarazione del produttore o detentore, controfirmata dal
titolare dell'impianto dove avviene l'effettivo utilizzo.
L'utilizzo del sottoprodotto non deve comportare per l'ambiente
o la salute condizioni peggiorative rispetto a quelle delle
normali attività produttive.
Ne conviene che, per quanto concerne l'impiego in zootecnia del
pastazzo, l'attuale quadro normativo ha sicuramente fatto
chiarezza sia sul concetto di rifiuto e di sottoprodotto, sia
sulla commercializzazione, la denominazione e la descrizione delle
materie prime per mangimi zootecnici.
Pertanto, al fine di definire chiaramente la natura di alimento
zootecnico del pastazzo è necessario rendere il più possibile
evidenti e tracciabili:
le caratteristiche tecniche del sottoprodotto, che permettono di
includerlo tra le materie prime per mangimi zootecnici;
l'origine (l'azienda di trasformazione);
la destinazione finale (l'azienda zootecnica);
l'effettivo utilizzo (mangime zootecnico).
Le suddette indicazioni permettono di classificare il pastazzo
come materia prima per mangimi zootecnici (D. Lgs. n.360/1999) e
come sottoprodotto dell'industria di lavorazione degli agrumi
(lettera n) dell'art.l83 del D. Lgs. n.152/2006 modificato dal D.
Lgs. n.4/2008).
Nel rispetto del quadro normativo sopra riportato il
sottoprodotto deve essere accompagnato da un documento di
trasporto con allegata una dichiarazione nella quale viene
caratterizzato il sottoprodotto e il suo effettivo utilizzo
zootecnico, con indicata l'origine e la destinazione finale.
Devono inoltre essere indicate la consistenza zootecnica
dell'azienda dove avviene l'utilizzo e la conseguente quantità di
pastazzo annua complessiva utilizzabile in azienda elaborata
secondo i quantitativi riportati nella tabella di cui alle "Note
tecniche" riportate nella nota assessoriale prot. n.14843/2012. La
dichiarazione deve essere sottoscritta sia dal produttore o
detentore sia dal titolare dell'azienda zootecnica dove avviene
l'utilizzo».
L'Assessore
Dott. Dario Cartabellotta
ALLEGATO 2 - EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 492-410-367-97-46-14-13/A - MISURE IN
MATERIA DI CONTROLLO, TRASPARENZA E CONTENIMENTO DELLA SPESA
RELATIVA AI COSTI DELLA POLITICA.
* Emendamento presentato ai sensi dell'art. 117 del Regolamento
interno:
Emendamento 117.1:
- All'art. 1 sostituire le parole Statuto regionale di autonomia
con Statuto speciale della Regione siciliana .
- All'art. 3 sopprimere la lettera e tra le parole di
assessore regionale e di deputato regionale .
- Emendamento ai sensi dell'art. 117 di riscrittura dell'art. 10.
1. L'Assemblea regionale siciliana, secondo le norme del proprio
Regolamento interno, adotta, con effetto dall'1 gennaio 2014,
apposita disciplina per il trattamento di fine mandato dei
deputati regionali nel rispetto del modello di virtuosità
individuato dalla delibera della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e Bolzano del 6 dicembre del 2012.
2. La disciplina di cui al comma 1 dovrà prevedere in
particolare:
a) che l'assegno di fine mandato non possa eccedere l'importo di
una mensilità lorda per anno di mandato;
b) che l'assegno di fine mandato non possa essere erogato per più
di dieci anni di mandato anche non consecutivi, computati a
decorrere dall'1 gennaio 2014;
c) l'importo percentuale della corrispondente trattenuta da
operare a carico dell'indennità mensile lorda dei deputati nella
misura dell'1%.
3. Con le modalità di cui al comma 1 è disposta, a decorrere dal
31 dicembre 2013, l'abrogazione dell'assegno di solidarietà
erogato ai deputati regionali e della relativa trattenuta e sono
disciplinate le modalità e i termini per la liquidazione degli
importi maturati .
- All'art. 11 le parole per i reati commessi dopo la entrata in
vigore della presente legge e sono soppresse.
DISEGNO DI LEGGE N. 566/A STRALCIO I - NORME IN MATERIA DI
IRFIS - FINSICILIA S.P.A. MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 21
DICEMBRE 1973, N. 50.
* All'articolo 5
Emendamento 5.2.1 (interamente sostitutivo dell'emendamento 5.2):
<<All'articolo 5, dopo il comma 2, inserire il seguente comma:
All'articolo 43 della legge regionale 21 dicembre 1973, n. 50,
dopo il comma 2 inserire il seguente comma:
Sono escluse dalla garanzie di cui al presente articolo le imprese
elettriche ad eccezione di quelle che producono energia
rinnovabile. Sono escluse altresì le imprese petrolchimiche, le
raffinerie ed i cementifici >>
Emendamento 5.3:
Il comma 1 dell'art. 5 è sostituito dal seguente:
1. Il comma 2 dell'articolo 43 della legge regionale 21 dicembre
1973, n. 50, è sostituito dal seguente: 2. Il fondo è destinato
alla copertura dei rischi derivanti dai finanziamenti a medio
termine concessi alle imprese operanti nel territorio regionale
nonché alla concessione di garanzie, cogaranzie e controgaranzie
rilasciate da confidi o altre istituzioni creditizie riconosciuti
dalla Regione e convenzionati con l'IRFIS-FinSicilia S.p.A.
* Emendamento articolo aggiuntivo:
Emendamento A.3.2:
All'emendamento A.3, al comma 1, ultimo periodo, sono soppresse le
parole da Gestione separata a della Regione .
Emendamento A.3:
Aggiungere il seguente articolo:
Art - 1. Al fine di agevolare e garantire l'accesso al credito
delle imprese agricole operanti nel territorio regionale è
costituito un fondo unico regionale per gli aiuti all'agricoltura,
destinato prioritariamente alla concessione di anticipazioni o a
prestare garanzie a prima richiesta, anche in deroga a quanto
previsto dal comma 2 dell'articolo 73 della legge regionale 26
marzo 2002, n. 2, per il finanziamento di progetti di innovazione
tecnologica in agricoltura nonché per il finanziamento di crediti
di conduzione, la cui gestione separata è assegnata all'IRFIS -
FINSICILIA S.p.a. Gestione separata, società sottoposta a
direzione controllo della Regione.
2. Le disponibilità del fondo di rotazione dell'Ente di sviluppo
agricolo (ESA), istituito con l'articolo 14 della legge regionale
12 maggio 1959, n. 21, sono versate, entro venti giorni dalla data
di entrata in vigore della presente legge, direttamente all'IRFIS
- FINSICILIA S.p.a. per essere destinate al Fondo di cui al comma
1.
* Emendamento presentato ai sensi dell'art. 117 del Regolamento
interno:
Emendamento 117.1:
L'articolo 1, comma 1, è sostituito dal seguente:
1. IRFIS - Finanziaria per lo Sviluppo della Sicilia S.p.A. , in
breve denominata anche IRFIS - FinSicilia S.p.A. , è
assoggettata, in quanto iscritta all'elenco generale ed all'elenco
speciale degli intermediari finanziari, e sino al mantenimento di
tale iscrizione, alle disposizioni del Titolo V del Testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia ed esercita la
propria attività economica in conformità alla disciplina vigente
per gli Intermediari Finanziari.
Assemblea Regionale Siciliana
2
XVI LEGISLATURA
109a SEDUTA 18
dicembre 2013