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Resoconto d'Aula della Seduta n. 114 di sabato 28 dicembre 2013
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   Presidenza del Presidente Ardizzone


   LO  GIUDICE,  segretario, dà lettura dei  processi  verbali  delle
  sedute  nn.  112  e  113  del 27 dicembre 2013  che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.
   Invito,  pertanto,  i deputati a munirsi per tempo  della  tessera
  personale di voto.
   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Alongi,  Assenza,  Grasso,
  Fontana, Raia e Vinciullo sono in congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  con nota  pervenuta  alla  Presidenza
  dell'Assemblea  il  27  dicembre  2013,  l'onorevole  Bandiera   ha
  dichiarato,  ai  sensi  dell'art. 23 del Regolamento  interno,  che
  intende appartenere al Gruppo parlamentare  UDC Unione di centro .

   L'Assemblea ne prende atto.

   in materia di proroga delle gestioni commissariali prov.li n. 678/A

   Presidenza del Presidente Ardizzone


   Seguito della discussione del disegno di legge «Norme transitorie
                         in materia di proroga
         delle gestioni commissariali provinciali» (n. 678/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  passa alla discussione del disegno di legge  Norme transitorie
  in materia di proroga delle gestioni commissariali provinciali  (n.
  678/A), posto al numero 1).
   Invito i componenti la I Commissione a prendere posto.
   Ricordo  che nella seduta n. 111 del 23 dicembre scorso era  stato
  approvato il passaggio all'esame degli articoli.
   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                               «Art. 1.
                Norme transitorie in materia di proroga
               delle gestioni commissariali provinciali

   1.  Nelle  more  dell'approvazione della legge  regionale  per  la
  disciplina  dei  liberi  consorzi comunali, in  sostituzione  delle
  province  regionali,  e  delle  città  metropolitane,  al  comma  1
  dell'articolo 1 della legge regionale 27 marzo 2013, n. 7 le parole
   31  dicembre  2013'  sono sostituite con le  parole   28  febbraio
  2014'.

   2.  Agli  organi  delle  province  regionali,  già  sottoposti   a
  commissariamento  ai  sensi dei commi 3 e 4 dell'articolo  1  della
  legge  regionale  n.  7/2013, continua ad applicarsi,  fino  al  28
  febbraio   2014,   la   disciplina   di   cui   all'articolo    145
  dell'ordinamento  amministrativo degli enti  locali  nella  Regione
  siciliana (decreto legislativo presidenziale 29 ottobre 1955, n. 6)
  approvato  con  legge regionale 15 marzo 1963, n. 16  e  successive
  modifiche e integrazioni.»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci 1.1 e 1.2;

   - dagli onorevoli Cracolici, Gucciardi, Anselmo e Malafarina: 1.3

   Si  passa  all'emendamento 1.1, al quale appongono  la  firma  gli
  onorevoli Giuseppe Milazzo, Lo Sciuto e Giovanni Greco.

   IOPPOLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ricordo a lei per ricordarlo a me stesso e a tutti gli
  altri,   nell'illustrazione  di questo emendamento,  si  illustrano
  tutti  gli emendamenti per cinque minuti. Per evitare di aprire  il
  dibattito alla lunga. Ne ha facoltà.

   IOPPOLO.    Grazie,   signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  rappresentanti  del  Governo, grazie  signor  Presidente,  del  suo
  richiamo  all'attenzione, che sarà utile a me e mi auguro  a  tutta
  l'Aula per tentare, se possibile, di concentrarci su un tema, su un
  argomento   che  ha  visto,  sin  dal  primo  momento,  il   Gruppo
  parlamentare,  che in questo momento rappresento  e  del  quale  mi
  onoro   di  far  parte,  su  una  posizione  assai  diversa,  direi
  diametralmente opposta a quella voluta assumere dal  Governo  e  da
  settori   della  maggioranza  che  sostiene,  presumibilmente,   il
  Governo.
   Perché  la  nostra  è una posizione molto convinta,  radicata,  se
  vuole, signor Presidente, anche sofferta, nel senso di avere potuto
  maturare, nel tempo, un convincimento che è un convincimento  assai
  radicato.
   Questa  annunciata  riforma, tendente  alla  soppressione  o  alla
  trasformazione dell'ente intermedio, non sappiamo ancora né  quando
  né  come  né perché, si risolverà in un danno per l'intera Sicilia,
  per le Istituzioni, per la democrazia, per la rappresentatività del
  popolo siciliano.
   Il  Governo  Crocetta' annunciò una riforma che non è ancora stata
  interamente tradotta in un disegno di legge organico, in un disegno
  di legge che abbia un suo tessuto armonico.
   Potremmo  dire  con  una battuta, ma al di là della  battuta,  c'è
  davvero tanto da riflettere, che il Governo  Crocetta' non sa  fino
  a  questo  momento - e ha dimostrato di non sapere  fino  a  questo
  momento   -   come  procedere  lungo  la  strada,  lungo   la   via
  dell'annunciata soppressione delle province.
   Non  è  bastato  quasi un anno al Governo, è sotto  gli  occhi  di
  tutti,  la  legge n. 7 è del marzo di quest'anno, siamo  alla  fine
  dell'anno,  entro il 31 di dicembre quest'Aula doveva essere  messa
  in  condizione  di potere varare, nella sua articolazione  interna,
  una  legge  che  definisse  tutti i profili  e  tutti  gli  aspetti
  giuridicamente, socialmente rilevanti della riforma e,  invece,  si
  arriva alla fine dell'anno chiedendo la solita  proroghetta' di due
  o di sei mesi, non sappiamo bene ancora esattamente il periodo.
   Vorrei  rilanciare  sul  tema e se possibile  sfidare  il  Governo
   Crocetta' ad un confronto molto più serrato con la Sicilia  e  con
  il   popolo   siciliano:  perché  non  consultare  la   popolazione
  siciliana.
   Perché  non lanciare l'argomento e il tema referendario sul punto?
  Oggi   rideterminare   l'assetto  dell'Ente   intermedio   dovrebbe
  significare, signor Presidente, onorevoli colleghi, da  una  parte,
  un   nuovo  assetto  normativo  in  ordine  alle  competenze,  alle
  attribuzioni  e  alle funzioni delle Province e, dall'altra  parte,
  anche un nuovo assetto geografico-amministrativo delle Province.
   E  allora,  perché  non chiedere al popolo siciliano,  soprattutto
  dopo  quasi un anno di vuoto normativo, perché esistono sulla carte
  le  Province, ma le Province sono costrette praticamente a non  far
  nulla   perché  senza  Organi  rappresentativi,  frutto  di  libere
  consultazioni,   frutto   di  democratiche   elezioni,   senza   il
  Presidente,  senza  gli Assessori, senza i Consiglieri,  ovviamente
  amministrati    in   maniera   commissariale,   burocratica,    non
  rappresentano, certamente, quello che dovrebbero sul territorio.
     E  allora,  mi  avvio alla conclusione, probabilmente  rinviando
  queste argomentazioni allorquando poi discuteremo del lavoro svolto
  dalla   prima  Commissione  e  al  testo  che  è  stato   ritenuto,
  considerato  e  posto come testo base della ipotetica  e  possibile
  riforma,  cioè  il  testo Cracolici, il quale affronta  l'argomento
  ovviamente venendo incontro alla insufficienza del Governo,  perché
  è  proprio il Presidente della Commissione che si è reso conto,  da
  politico  esperto, quale egli è, come il Governo  fosse  dentro  un
  labirinto  dal  quale  era difficile uscire, e  offre  alla  nostra
  attenzione  e propone alla nostra attenzione un testo che,  volendo
  cambiare  tutto, alla fine non cambia nulla se non il  nomen  iuris
  dell'Ente  intermedio facendo esattamente l'operazione inversa  che
  fece il legislatore regionale nel marzo del 1986, quando scrisse il
  legislatore che

   CRACOLICI, presidente della Commissione.  E' una controriforma.

   IOPPOLO.   Esatto,  esatto.  E'  una  controriforma.  Scrisse   il
  legislatore nel 1986, che i liberi Consorzi dei Comuni in  Sicilia,
  da  quel  momento  in  poi,  sarebbero stati  chiamati  e  definiti
  Province  regionali siciliane, oggi noi, si chiede a noi,  di  fare
  esattamente l'operazione inversa, e cioè, di chiamare, di  definire
  normativamente le Province regionali siciliane, liberi Consorzi.
     E  se questa è la riforma annunciata, se questa è la rivoluzione
  che era stata annunciata, siamo davvero assai distanti.
   E  allora,  Signor Presidente, non soltanto è evidente  il  nostro
  intendimento, ed in questo sta l'illustrazione dell'emendamento1.1,
  all'articolo  1 del disegno di legge oggi in esame  di  cui  si  la
  soppressione. Questa è la nostra proposta e l'emendamento  1.2  che
  pure è contestuale, ho ritenuto sinteticamente di illustrare, è per
  il   ripristino   dei  livelli  di  democrazia  e  della   garanzia
  democratica e rappresentativa, ritornando alle urne per far sì  che
  il  popolo  siciliano voti i Presidenti della Province a  suffragio
  universale  diretto, conquista di democrazia  e  di  libertà  e  di
  garanzie   istituzionali  e  costituzionali  per  ridare   all'Ente
  Provincia nuove competenze, nuove attribuzioni incidendo, come  noi
  abbiamo  chiesto  a  più riprese, sui gettoni  di  presenza,  sugli
  emolumenti,  su  tutto quello che può essere considerato  l'assetto
  economico-finanziario   degli  Enti   di   rappresentanza.   Grazie
  Presidente.

   PRESIDENTE.  Prima di dare la parola al Presidente della  Regione,
  onorevole  Crocetta, invito i colleghi ad iscriversi  se  intendono
  intervenire nel dibattito.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni Greco.  Ne ha facoltà.

   GRECO  Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
  intervengo  per  dichiarare  il  mio  voto  favorevole   a   questo
  emendamento,  perché nel passato provvedimento  che  il  Presidente
  Crocetta  aveva  presentato  in  Prima  Commissione,  io   mi   ero
  dichiarato favorevole.  Signor Presidente, è passato un anno e  non
  abbiamo  visto nulla. Solo per questo io voterò a favore di  questo
  emendamento, in modo di dare una spinta al Governo a fare presto  e
  subito per sopprimere davvero le Province. Grazie.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
  ha facoltà.

   MILAZZO   Giuseppe.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  assessori,  della proroga ne parleremo quando arriveremo  al  voto,
  che vedrà come protagonista l'emendamento a firma della Commissione
   Affari   Istituzionali ,   ma   certamente   questo   emendamento,
  Presidente, una riflessione la fa fare. La fa fare un attimo  prima
  del  voto  sulle  proroghe. E io mi rivolgo  all'Assemblea  facendo
  alcune analisi proprio su questo emendamento, punto per punto.
   Questo  emendamento, con la riduzione del 50 per cento  porterebbe
  circa  23  milioni  nelle  casse della Regione  anziché  7  milioni
  tramite la  falsa  abolizione delle province, perché delle province
  sono  rimasti  tutti i costi, si è tolto soltanto  il  costo  della
  democrazia e della partecipazione. Perché gli altri costi, che sono
  quelli di una burocrazia che blocca la res publica, rimangono.
   Invece  sopprimiamo 7 milioni di euro che sono partecipazione  dei
  territori,  coinvolgimento dei Comuni più isolati, e l'analisi  più
  bella, Presidente, è una riforma che nelle idee del Governo, vorrei
  ricordare  che siamo alla quinta riscrittura da parte del  Governo,
  cioè  il Governo ancora non ha - si presenta in Aula con la proroga
  - le idee chiare su cosa dobbiamo fare con le province.
   Tutti  noi  sappiamo, io potrei testimoniare  sulla  provincia  di
  Palermo,  quale ordine stanno mettendo i Commissari nominati  dalla
  Regione.  Il  caos  totale.  Sul  ruolo  politico  che  svolgono  i
  Commissari  mi  permetterò  di  fare  un  analisi,  in  un  settore
  particolare  della  competenza  delle  province,  ma  vado  avanti,
  dicendo   confusione  totale  perché  si  è  tolto  l'organismo  di
  Governo,  tutto in mano ai Commissari che, nel caso del  comune  di
  Palermo, hanno  inginocchiato  tutta la provincia, isolandola.
   E  un'altra  riflessione sarebbe quella - lo dico agli  amici  del
  Movimento  5  stelle - oggi non si vota se lasciare le  Province  o
  meno, non è vero; non è quello che dice questo emendamento. Oggi si
  vota  se  continuare a lasciare le Province nelle mani di  un'unica
  persona  in  modo anti-democratico, o nell'attesa e in ossequio  ad
  un'indicazione della Corte Costituzionale, che ha chiaramente detto
  che qualunque riforma va fatta in modo omogeneo su tutte le regioni
  e  le  province  d'Italia; non è e non sarà  ammissibile  che  ogni
  regione  si  faccia la provincia  personalizzata . La  riforma  che
  andrà fatta dovrà essere uguale su tutto il territorio nazionale.
    Dunque una riforma per come è stata ideata da questo Governo sarà
  certamente  impugnata dal  Commissario dello Stato. Allora,  perché
  non ritornare alle province, in attesa di una riforma nazionale che
  si  sta  facendo,  e successivamente recepire la riforma  nazionale
  sull'abrogazione delle province, e farne una e una sola?
   E  continuo. Sapete voi cosa stanno facendo di  buono i Commissari
  straordinari delle province? Nel caso della provincia di Palermo si
  occupano di aeroporti.
   Allora, dico ai siciliani che ci ascoltano in questo momento:  non
  vi  lasciate sviare dal costo della politica, perché non c'è  alcun
  risparmio; il risparmio c'è se passa questo emendamento,  circa  23
  milioni di euro, che potremmo ridistribuire nella finanziaria.  Uno
  dei  veri  nodi,  per  esempio nel caso del comune  di  Palermo,  è
  l'aeroporto di Palermo. Il Commissario straordinario del comune  di
  Palermo era convinto, così come il comune di Palermo e la Camera di
  commercio,  a  vendere le proprie azioni cercando di  salvaguardare
  l'aeroporto,  che  in  questo momento  è  in  grave  perdita.  Esso
  chiuderà  anche  quest'anno in perdita, perché non  può  certamente
  fare  quelle politiche che consentirebbe una privatizzazione  fatta
  in   modo   serio  e,  cioè,  mantenendo  sempre   una   quota   di
  partecipazione  sia  i  comuni,  le  province  che  la  Camera   di
  Commercio.
   Ebbene,  la  provincia di Palermo era intenzionata a  fare  questo
  ragionamento a tre; improvvisamente è stata folgorata sulla via  di
  Damasco  e ci ha ripensato non vendendo le quote e costringendo  il
  comune  di  Palermo  e  la Camera di Commercio,  con  una  delibera
  adottata  pochi giorni fa, a cedere loro stessi il  51  per  cento,
  rinunciando al loro 10 per cento, che è quasi un obbligo  di  legge
  ma certamente statutario. Ciò significa che il comune di Palermo  e
  la  Camera  di  Commercio, per amore di salvaguarda l'aeroporto  di
  Palermo,  dovranno necessariamente uscire a danno  della  provincia
  stessa, la provincia intesa come ambito territoriale.
   Ecco cosa stanno facendo i commissari.
   Pertanto,  lo  dico  in  parole  povere:   in  questo  momento   i
  Commissari  non  rappresentano  i  cittadini  della  provincia   di
  Palermo, sono alle dipendenze del Governo regionale e ai diktat del
  Governo  regionale.  E allora, dico: che democrazia  è  questa?  Se
  questo  è  il  costo  che si deve pagare con un Governo  che  aveva
  proposto  sei mesi di commissariamento? E la Commissione  -  almeno
  sono  stato uno dei fautori - a dire:  almeno due mesi, vediamo  se
  il  Parlamento sarà capace di fare in due mesi una riforma  seria
  Ma  certamente  questa è la soluzione di tutti  i  problemi.  E  lo
  sottolineo: non è che rivogliamo le province. Vuole significare  di
  dire: ributtiamo il pallone a Roma e voler dire chiedere che appena
  faranno  una riforma dovrà essere applicata su tutto il  territorio
  nazionale in  modo omogeneo e certamente in modo più democratico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedete, negli anni
  '70,  all'epoca  dei  fascistoni', quel fascistone di  Almirante  e
  quei fascistoni che aderivamo all'MSI mettevano in guardia

   CROCETTA,   presidente della Regione. Non mi costringa a difendere
  la memoria di Almirante.

   FORMICA. Io lo so che tu la difenderesti. Io sono convinto che per
  la  tua indole dovresti difenderlo, per la tua onestà e trasparenza
  dovresti difenderlo.
   Ma eravamo fascistoni. Vuoi negarlo? Addirittura si rifiutavano  i
  dibattiti con quel galantuomo; la televisione di Stato rifiutava  i
  confronti.

   PRESIDENTE. Onorevole Formica, andiamo avanti.

   FORMICA   Ogni  tanto  qualche reminiscenza  è  bene  farla.  Quel
  fascistone  di  Almirante  aveva  messo  in  guardia,  durante   la
  discussione   in  Parlamento  sul  regionalismo,  sui   costi   che
  l'istituzione delle regioni avrebbe comportato. E allora, sosteneva
  che  l'istituzione delle regioni, pur previste nella  Costituzione,
  ma  non  attuate,  avrebbe moltiplicato  i  centri  di  potere,  ma
  soprattutto  avrebbe moltiplicato i centri di  costo  e  quindi  di
  spesa.
   Allora  è stata fatta della facile ironia su questo, poi  i  fatti
  non  solo hanno dato ragione a quella previsione, certificando  con
  le spese che il bilancio dello Stato è praticamente saltato proprio
  per  la previsione e la successiva istituzione delle Regioni  senza
  la  previsione  contestuale  di  un  adeguato  controllo  e  senza,
  soprattutto,  stabilire le materie di chi fa cosa e  chi  controlla
  chi.
   Ora, vedete, dopo tantissimi anni in cui si è dibattuto sul grande
  valore della democrazia e dove per tutti questi anni è stato  messo
  all'indice chi parlava di forme di democrazia diretta, chi  parlava
  di  presidenzialismo, perché ogni volta che  lo  si  faceva  veniva
  evocata la figura dell'uomo forte, ebbene, oggi, assistiamo  ad  un
  intervento  di  Galli  Della Loggia, sul  Corriere  della  Sera'  e
  ripreso  poi da un intervento di Confindustria nazionale che  quasi
  quasi, anzi senza il quasi quasi, auspicano invece la ricerca di un
  uomo forte e di un solo uomo al comando.
   Pertanto, assistiamo ad una metamorfosi completa di quella che era
  l'impostazione generale rispetto all'assetto dello Stato e rispetto
  al totem di quella democrazia parlamentare che ha guidato per tanti
  lustri il pensiero dei nostri costituzionalisti.
   Guai  a  chi  pensava all'introduzione dell'elezione  diretta  del
  Presidente   della  Repubblica  e  quindi  a  cascata   poi   delle
  istituzioni  provincia e regioni, erano sempre visti  come  persone
  che  rasentavano un po' la dittatura, che rasentavano poi i  metodi
  dell'ancièn regìme.
   Oggi, invece, assistiamo a questa metamorfosi. E perché? Perché si
  assiste all'improvviso a questa metamorfosi? Perché ormai da alcuni
  anni  la  finanziarizzazione dell'economia  a  livello  mondiale  è
  incompatibile  -  come  tutti  sappiamo  -  con  l'esercizio  della
  democrazia, perché abbiamo assistito in Italia dal 2011 in  poi  ad
  un  vero  colpo di stato, perché la grande finanza non  vuole,  non
  accetta le libere elezioni e quindi c'è la ricerca dell'uomo forte,
  magari  imposto attraverso metodi e procedure che non prevedono  il
  passaggio   attraverso   l'investitura  popolare.   E   dunque,   i
  rappresentanti  di  quest'area  economico-finanziaria    -   e   mi
  riferisco,  per  esempio, al Corriere della Sera  -  ti  propongono
  l'uomo forte.
   Però, per esempio, per parlare dell'abolizione delle Province  che
  è  la  prima  cosa  che hanno lanciato  - e non  da  ora  -  questa
  ristretta elìte economica finanziaria sulle loro testate:  Corriere
  della  Sera  e Sole 24 Ore, perché è da anni che propongono  questa
  bella   storiella   dei  favolosi  risparmi  che  si   otterrebbero
  attraverso   l'abolizione  delle  province,  bene  questi   signori
  omettono  di  esporre  le cifre e soprattutto omettono  di  mettere
  sullo  stesso  piatto le cifre risparmiate, i danni  causati  e  le
  cifre risparmiabili.
   A  questo  riguardo  voglio ricordare un  po'  a  tutti  che,  per
  esempio, lo stesso Centro Studi di Confindustria - lo sentivo  ieri
  sera  in  una  trasmissione  radiofonica  -  il  rappresentante  di
  Confindustria  ha  fatto un calcolo su quanto  costano  le  Società
  partecipate, degli Enti locali non quelle dello Stato, solo  quelle
  degli  Enti locali, quelle cosiddette  società mangiasoldi', quelle
  cosiddette  società  per allocare Consigli di Amministrazione  dove
  sistemare  i   trombati  della politica, i non eletti  dal  popolo,
  costano, secondo Confindustria, stime aggiornate a dieci giorni fa,
  24 miliardi di euro. Solo le Società partecipate dagli Enti locali,
  non  eletti  dai cittadini, non nominati dai cittadini, costano  24
  miliardi di euro.
    Il buco del Comune di Roma che si sta cercando a tutti i costi di
  sanare con la finanziaria, prima col decreto  Salva Roma , ora  col
  decreto   Mille Proroghe , è di oltre 14 miliardi di lire; su  quei
  14  miliardi  di lire pare che 3 o 4 miliardi siano  da  addebitare
  solo   ad  una  sua  partecipata,  l'azienda  municipalizzata   dei
  trasporti di Roma. Bene, invece, si vogliono abolire le province.
   Si  è  partiti dicendo agli italiani, spudoratamente mentendo agli
  italiani, che si sarebbero risparmiati 10 miliardi di euro. Poi, la
  stima  prudentemente è scesa ad un miliardo di  euro  per  arrivare
  alle sole cifre accertate e reali che abolendo le province in tutta
  Italia  si risparmiano 100 milioni di euro; 100 milioni di euro  in
  tutta  Italia  calcolando i costi attuali  delle  province  con  la
  proposta  che noi portiamo avanti il risparmio sarebbe di  soli  30
  milioni  di euro in tutta Italia a fronte del costo di 24  miliardi
  di euro delle sole partecipate dei Comuni.
   Allora,  perché  le si vuole abolire? Perché dopo  un  anno  dalla
  approvazione di questa famigerata legge, quasi un anno,  e  dopo  i
  disastri a cui abbiamo assistito: la mancanza di un Ente intermedio
  di  programmazione, il destino assolutamente incerto del personale,
  a  meno  che  non mi si dica che vogliono licenziare  i  dipendenti
  delle  province  (ditelo chiaramente allora  il  risparmio  sarebbe
  reale ),  l'assoluta incapacità di gestire i servizi sovracomunali,
  i  disagi per tutte le categorie dei cittadini per risparmiare alla
  fine  qualche  milione di euro? Voglio dire  che  solo  le  Società
  partecipate,  alcune  delle  Società  partecipate  della   regione,
  costano diversi miliardi di euro.
   Perché,  allora,  si vuole creare un danno così grande,  un  danno
  così   accertato,  così  misurato  negli  effetti  devastanti   per
  risparmiare  solo qualche milione di euro e neppure certo?  Perché?
  Perché il problema è un altro.
   Come   dicevo   prima,   da  qualche  anno,  l'elite   finanziaria
  internazionale  si  vuole  impadronire  dei  gangli  vitali,  della
  gestione  del  territorio  e  delle risorse  economiche  in  Italia
  attraverso  delle  elite di nominati. Perché se  si  abolissero  le
  province  si proporrebbero che cosa? I consorzi di comuni  che  non
  sarebbero altro che delle piccole province
     E  ritorno  ad Almirante, a quel fascistone di Almirante,  e  la
  moltiplicazione  dei  costi anche allora quando  sosteneva  che  le
  regioni  avrebbero rappresentato una moltiplicazione di  spesa,  si
  diceva  che non era vero, che non era vero, e anche oggi a noi  che
  diciamo  che  i  Consorzi  di  comuni  che  si  vogliono  istituire
  rappresentando   delle  mini  province,  delle   piccole   province
  alternative,  certamente, rappresenteranno una moltiplicazione  dei
  centri  di spesa con l'aggravante, perché si sono fatti più  furbi,
  che  non  passano attraverso le elezioni democraticamente  previste
  dalla  Costituzione italiana, ma addirittura, sempre per facilitare
  il compito della grande finanza, li nominiamo dall'alto e nominiamo
  chi vogliamo.
   Dobbiamo ancora assistere da  utili idioti  e da  ebeti  a  questi
  comportamenti palesemente contro i cittadini?
     L'onorevole Ioppolo ha lanciato l'idea che almeno un  presidente
  democratico  come  Crocetta - almeno così si  dichiara  -  dovrebbe
  accedere  prima  di parlare confusamente di riforme,  perché  prima
  voleva  votare come tutti sappiamo e aveva accelerato per votare  a
  maggio  dell'anno scorso; poi ha cambiato idea dopo  15  giorni  ed
  infine ha ricambiato idea sull'impostazione da dare e in ultimo  ha
  presentato un altro disegno di legge.
   Noi rilanciamo da questa tribuna l'idea che se si vuole affrontare
  una  modifica  dell'assetto territoriale e  costituzionale  solo  i
  cittadini  possono  deciderlo attraverso un referendum  durante  il
  quale si possa spiegare quello che in parte io ho detto qui ma che,
  avendo  a  disposizione  più tempo, potrei spiegare  ancora  meglio
  nelle motivazioni.
   Signor  Presidente,  il mio voto favorevole a  questa  proposta  è
  intuitivo  per una parte solo di quello che vorrei dire  e  che  il
  tempo non  mi ha concesso di dire.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, al fine di organizzare  i  lavori
  d'Aula, comunico che le iscrizioni a parlare saranno chiuse entro i
  tempi  concessi  all'onorevole Lo Sciuto.  E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha facoltà.

   LO  SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è all'occhio di
  tutti  in  questi  mesi  che cosa ha prodotto  l'abrogazione  delle
  province. Difficoltà delle partecipate. Non sappiamo le partecipate
  provinciali  che  fine  faranno. I consorzi  universitari  sono  in
  grande  difficoltà,  non  si sa come andranno  avanti.  Sono  state
  abolite  le  scuole provinciali che hanno creato tanti disoccupati,
  gente che da 20 anni lavorava nelle province.
   E allora io mi chiedo: non sappiamo ancora quale sarà il futuro di
  questi consorzi ma se è vero che il bilancio delle province è fatto
  per  il  90 per cento di spese obbligatorie, significa personale  e
  servizi, dove sta il risparmio? Per quale motivo si vuole affidare,
  tramite i consorzi comunali, il potere solo ad alcuni? E ancora  mi
  chiedo:  chi  sono  questi eroi che andranno  a  gestire  i  liberi
  consorzi  in  maniera gratuita? Voglio capire chi  sarà  colui  che
  firmerà  un atto amministrativo, prendendosi le responsabilità,  in
  maniera gratuita.
   Veramente stiamo rasentando l'antidemocrazia in questo Parlamento
   L'emendamento  che  è  stato proposto in maniera  intelligente  da
  parte  di  chi ha posto la firma, è un emendamento che dà giustizia
  di  quello  che si deve fare. Alla fine nei costi sono  previsti  2
  milioni  di  euro per tutto l'anno. Gli organi elettivi,  giunta  e
  consiglio,  costeranno 2 milioni di euro l'anno. Allora  mi  chiedo
  dove  sta il danno all'erario? Dove sta il danno nei confronti  dei
  cittadini sulla spesa che noi stiamo andando a votare? Non possiamo
  sicuramente  andare avanti in questo Parlamento perché qualcuno  ha
  fatto  dei  proclami  e  ha  preso degli  impegni  in  un'emittente
  televisiva. Questa non è, cari colleghi, democrazia, non è rispetto
  nei confronti di questa Aula che noi occupiamo.
   Chiedo  che  su  questo emendamento ci sia un po' di  orgoglio  da
  parte  di tutti i deputati perché è importante votarlo. Sono sempre
  dell'idea che è meglio affidare le responsabilità amministrative  e
  il  futuro degli interessi dei cittadini ad un organo elettivo  che
  non a dei nominati.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,   prenderò  forse
  qualche minuto in più dei cinque ma li utilizzerò anche perché farò
  un  unico  intervento e quindi il mio intervento  vale  anche  come
  dichiarazione di voto.
   Intendo,  in  questo  senso,  signor Presidente,  fare  un  veloce
  ragionamento  politico  su quello che è  stato  l'iter  -  o  forse
  bisogna  dire  su  quello che poteva essere e non  è  stato  -   di
  conclusione  della storia delle province regionali e di  inizio  di
  una   nuova  storia  che  fu  annunciata,  come  tante  sono  state
  annunciate,  e  che  non  ha mai trovato  un  momento  di  concreta
  esistenza: mi riferisco ai liberi consorzi dei comuni.
   Certo  è  che la nomina del Commissario e che lo svolgimento delle
  funzioni del Commissario non siano un momento di democrazia; questo
  è  assolutamente  ovvio,  né  mi sento  di  buttare  la  croce  sui
  Commissari i quali, evidentemente, hanno trovato situazioni che non
  conoscevano  e  hanno  avuto  la  necessità  di  avere  tempo   per
  comprendere  come fare funzionare macchine che già  nell'animo  del
  Governo regionale dovevano andare verso il macero.
   Lo  abbiamo visto a luglio, lo abbiamo visto in questi  mesi,  con
  una  serie  di  promesse mai mantenute, anche sulla possibilità  di
  finanziare servizi essenziali, a partire dall'assistenza sociale, a
  partire   dal   trasporto  pubblico,  a  partire   dalla   pubblica
  istruzione,  a  partire  dall'edilizia  scolastica,  dalle   strade
  provinciali: il deserto.
   Noi  però  avevamo immaginato che potesse svilupparsi un  percorso
  virtuoso, anche se non condiviso, e chi ha partecipato e seguito il
  dibattito  che portò a quel voto sa come chi vi parla e  il  Gruppo
  parlamentare   che   ho   l'onore  di  rappresentare,   il   Gruppo
  parlamentare Grande Sud - PID Cantiere Popolare, votò  contro  quel
  disegno  di  legge,  ci aspettavamo all'indomani  che  qualcosa  di
  concreto fosse già pensato, fosse già scritto, fosse già pronto per
  essere sottoposto alle Commissioni di merito.
   Ebbene,  scopriamo dopo un anno che all'orizzonte non vi è  nulla,
  che  anche  su  questo  tema si naviga a  vista;  allora  viene  il
  sospetto  che  quella di circa un anno fa, con  l'abolizione  delle
  province, altro non sia stata che una mera operazione di potere, il
  famoso  detto levati tu ca' mi ci mettu io, cioè leviamo presidenti
  -  ed  è ancora più grave - democraticamente eletti, ma di un'altra
  parte  politica,  al  fine  di  insediare  commissari  non  eletti,
  nominati, quindi, della mia parte politica.
   Rispetto a questo ragionamento, signor Presidente, siamo ancora in
  attesa  che  qualcosa  accada; nulla è  accaduto  e  nulla  accade.
  Abbiamo   nel  frattempo  anche  potuto  constatare  le   divisioni
  assolutamente   plateali   all'interno   di   questa   maggioranza,
  soprattutto  tra le posizioni del PD e quelle dell'UDC,  su  quello
  che  deve essere il futuro dei liberi consorzi dei comuni;  abbiamo
  assistito,  attraverso  i  media, a proclami  da  parte  di  alcuni
  rappresentanti eminenti della maggioranza di Governo  che  dicevano
   a  questo  gioco  non  ci  stiamo .  Mi  riferisco  al  segretario
  regionale  dell'UDC, il quale spiegava che il disegno di legge  del
  Governo  sulle  province  era  un disegno  di  legge  da  bocciare.
  Continuiamo  ad  assistere,  in  buona  sostanza,  ad  un  balletto
  assolutamente inconcludente che ci porta, come Gruppo  parlamentare
  all'ARS,  non  soltanto  a  sostenere  l'emendamento  dei  colleghi
  Musumeci,  Ioppolo, Formica ed altri ma che ci porta anche  a  dire
  che se proprio ci mettete con le spalle al muro e ci costringete  a
  scegliere,    non   abbiamo  alcuna  difficoltà  a   scegliere   la
  democrazia.
   Noi  non abbiamo alcuna difficoltà a scegliere la democrazia.  Noi
  non  abbiamo alcuna difficoltà a scegliere un voto democratico  che
  rilegittimi  delle istituzioni che ancora oggi sono previste  nella
  nostra  legge  piuttosto che continuare a proporre qualcosa  che  è
  invece  assolutamente illegittimo. E vado alla conclusione.  Non  è
  prevista dalla legge la proroga della proroga.
   Onorevoli colleghi che vi preparate a votare favorevolmente questo
  disegno di legge, sappiate che votate un atto illegittimo.
   Questi  dovevano essere - e questa è la ratio della  norma  -  dei
  commissari  ad  acta che avrebbero dovuto portare le Province  alla
  loro  conclusione,  che avrebbero dovuto liquidare  l'Ente,  perché
  entro  il  31 dicembre - e questo era il disegno del Governo  -  si
  sarebbero  dovuti votare, e quindi costituire per legge,  i  liberi
  consorzi dei Comuni.
   Vi  rammento che, in alcuni casi, saremmo alla terza proroga, cioè
  saremmo  alla farsa e, allora, rispetto a queste cose, se  vogliamo
  davvero   provare   a   dare  un  po'  di  dignità   rilegittimando
  parlamentari  e  Parlamento  siciliano,  abbiamo  una  sola  strada
  obbligata.
   Lo  dico  senza  passione  di  parte: sono  convinto  che  bisogna
  agganciarsi al treno nazionale e, in tempi di spending review,  può
  anche  darsi  che  le  Province  non  siano  il  meglio  come  enti
  interlocutori   territoriali  di  rappresentanza   delle   comunità
  territoriali,  ma  sono allo stesso tempo convinto  del  fatto  che
  questo  Parlamento - siccome tutti, cari colleghi, vi  affannate  a
  dire   deve  ritrovare legittimazione in mezzo alla legge   -   non
  possiamo  che  partire  da atti normativi  perfetti,  legittimi  ed
  assolutamente incontestabili.
   Ribadisco,  sotto  il  profilo normativo  e  giuridico,  siamo  in
  presenza  di  un atto che si manifesterebbe in maniera palese  come
  illegittimo,  perché la proroga della proroga di un commissario  ad
  acta non è prevista da nessuna norma.
   E,  allora, noi voteremo favorevolmente all'emendamento che  è  in
  discussione e preannuncio il voto contrario al disegno di legge  di
  proroga  dei Commissari. Lo facciamo perché abbiamo rispetto  delle
  leggi;  lo facciamo perché abbiamo il rispetto della nostra dignità
  e  non  permettiamo  a  nessuno di condurre  il  can  per  l'aia  -
  soprattutto quando si parla di istituzioni per più di un anno -  ma
  lo  facciamo  soprattutto  perché eravamo  affezionati  -  e  siamo
  affezionati - alla possibilità di poter far celebrare,  ancora  una
  volta, libere elezioni democratiche nelle quali i cittadini possano
  liberamente e democraticamente esprimere il proprio consenso.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Cordaro, le devo dare atto  che  il
  suo   ragionamento   ha   un   filo  logico   e   le   perplessità,
  obiettivamente, ci sono sulla questione di prolungare le proroghe.
   Certamente, lo Stato si è comportato allo stesso modo - questo non
  è  che  ci  dovrebbe  confortare - quindi un  accompagnamento  alla
  proroga  eventuale, non so come si determinerà il Parlamento  nella
  sua interezza, è necessario.
   Volevo  dare  atto,  ecco,  che il profilo  che  ha  dato  al  suo
  intervento  ha  una sua consistenza giuridica per  carità,  non  ha
  bisogno del mio plauso, però, è un problema che ci dobbiamo porre.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha facoltà.

   CIMINO.  Signor  Presidente, assessori,  onorevoli  colleghi,  non
  condivido   l'intervento   dell'onorevole   Cordaro,   così    come
  l'intervento dell'amico, onorevole Ioppolo, con questo  emendamento
  che  di  fatto è un emendamento anacronistico rispetto alla  storia
  stessa  di  questa Assemblea, quando i padri costituenti  sancirono
  nello  Statuto della Regione il tema  liberi consorzi di comuni   e
  devo  dire  anche  contro  la  stessa iniziativa  che  sta  facendo
  attualmente il Governo nazionale.
   Ricordiamo che, a livello nazionale, che io sappia, ad  oggi,  non
  si   stanno  celebrando  elezioni  per  il  rinnovo  dei   consigli
  provinciali, ma vi sono attualmente dei commissari. E sarebbe anche
  contrario   rispetto   ai   lavori   della   Commissione     Affari
  Istituzionali   e  del  Governo,  con  i  testi  che   sono   stati
  presentati,   attenzionati,  visionati   con   attente   audizioni,
  coinvolgendo  il  mondo  delle  università  siciliane,   il   mondo
  dell'associazionismo.
   Devo  dire  che un voto favorevole a questo emendamento esporrebbe
  questa  nostra Assemblea, esporrebbe il fianco a chi  nelle  pagine
  nazionali   dei  quotidiani  attacca  l'autonomia  regionale   come
  un'autonomia  che  non  sa  creare  iniziative  legislative  serie,
  conducenti ai bisogni di questa terra.
   E per questo sono contrario all'idea di collegarsi alle iniziative
  legislative nazionali, nella consapevolezza che questa Assemblea sa
  molte volte anticipare i tempi e realizzare norme serie che possono
  di  fatto determinare dei veri liberi consorzi, che con serenità  e
  capacità  possono  maggiormente creare la sinergia  tra  i  comuni,
  valorizzare quel personale degli enti provincia, che negli anni  ha
  saputo  dare  un  grande contributo nella pubblica  Amministrazione
  regionale, e creare anche le condizioni di avere maggiore  capacità
  per aggredire i finanziamenti europei.
   E  poi, diciamolo, rispetto anche all'intervento fatto dal collega
  onorevole  Formica, i commissari stanno facendo un  ottimo  lavoro,
  perché sono dei veri commissari tecnici. Non ricordo che vi sia  un
  solo  commissario  nominato  dal Presidente  Crocetta  che  sia  un
  politico trombato, anzi va dato atto al Presidente della Regione di
  aver  scelto  commissari che con competenza, capacità e trasparenza
  stanno  portando  avanti queste strutture  nel  modo  migliore  per
  definire una legge che la Commissione  Affari istituzionali  ed  il
  Governo,  entro  il mese di febbraio, quindi entro solo  due  mesi,
  potrà varare e potrà esitare favorevolmente.
   Un voto contrario a questo provvedimento del Governo è un voto che
  farebbe  sprofondare quest'Assemblea rispetto ad un dato che  ormai
  viene  riconosciuto da tutti, che è stata un'Assemblea lungimirante
  ed  attenta  ai  bisogni  del  contesto politico  anche  nazionale,
  dicendo  no a quelle strutture intermedie che purtroppo  per  colpa
  della politica sono state  indebolite, sono state rese inutili,  ed
  oggi qualcuno vuole salvare non avendo più quelle competenze che di
  fatto  erano proprie della legge istitutiva delle province,  ed  io
  sono  d'accordo  ai  liberi  consorzi  dei  comuni,  perché  liberi
  consorzi  dei  comuni  furono previsti  dal  nostro  statuto  della
  Regione,   e   ritengo  che  l'iniziativa  del  Governo   e   della
  Commissione,   in   questo   caso,  sia   un'iniziativa   meritoria
  soprattutto  nella  volontà  da  parte  dell'assessore   di   avere
  accettato  soltanto  due mesi per definire questo  percorso,  nella
  consapevolezza  che  questo lavoro si può fare,  e  si  deve  fare.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole  Cimino.  E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole di Pasquale. Ne ha facoltà.

   DIPASQUALE.  Signor Presidente, mi rendo conto che molti  colleghi
  nostri o miei, esperienza alla provincia non ne hanno fatta,  prima
  di  arrivare  qui; ho avuto la fortuna di presiedere  il  Consiglio
  provinciale  di Ragusa per quasi cinque anni, quindi, un'esperienza
  diretta.
   Se  l'onorevole  Formica  avesse  fatto  esperienza  in  Consiglio
  provinciale,  prima di fare il parlamentare  lui è  uno  di  quelli
  fortunati  che è arrivato a fare il parlamentare senza  aver  fatto
  prima altri tipi di esperienza.

   PRESIDENTE. L'onorevole Formica è stato sindaco.

   DIPASQUALE.  Perché io che sono stato sindaco, anche,  devo  dirle
  che  la differenza tra il Comune e la Provincia è immensa. Ho fatto
  il  Presidente  del Consiglio provinciale e vedevo  quotidianamente
  un'ente che andava morendo, che aveva un solo significato: dare  il
  contributo  al sindaco di turno o al consigliere di  turno  per  la
  manifestazione  'x',  per la sagra  y', per potere  garantire  quel
  piccolo elettorato.
   La  provincia  non  era  nient'altro che un  contributificio';  la
  provincia   era   davvero   diventata   la   vergogna   di   quella
  rappresentanza  territoriale  che  aveva  avuto  il  consenso   dai
  cittadini, è vero, ma le province utilizzavano ormai quel  consenso
  solamente  per  dare  quelle risposte a  quell'elettorato  che  gli
  permetteva  o  che mi permetteva, perché allora c'ero  anch'io,  di
  poter prendere uno stipendio.
   Sono  contento che siamo arrivati alla fine delle province,  anche
  perché  ancora ricordo le truffe che partivano dalle assemblee  del
   Lubi',  decine  di  consiglieri provinciali  che  si  recavano  in
  missione tutti quanti e anche dell'ANCI; si è finito però.
   Viaggiavo  a mie spese e sfido chiunque a venire qui a  dimostrare
  cosa diversa.
   E mentre io, cari Presidenti dell'Assemblea e della Regione giravo
  con  l'automobile  Fiesta 1200 , dieci assessori avevano dieci auto
  blu,  con  tre persone in ogni Ufficio di Gabinetto e, in  più,  il
  presidente della Provincia, che non aveva l'automobile  Fiesta , ma
  un'automobile di cilindrata tremila. Queste vergogne  non  esistono
  più;  il   contributificio' non esiste più. E' la  visione  di  uno
  Stato  moderno, purtroppo, di una Regione. Mi auguro che il  nostro
  Presidente  possa diventare Primo Ministro, per poter apportare  le
  modifiche  in uno Stato che ha una logica superata, uno  Stato  che
  ancora vede le due camere che non hanno significato, uno Stato  che
  deve  cominciare a cambiare, ad essere più snello. E noi lo abbiamo
  fatto  proprio  dalla Regione siciliana; lo abbiamo fatto  partendo
  dalle  province per garantire quei servizi, ormai pochi, necessari,
  che   possono   essere  davvero  fatti  e  portati   avanti   dagli
  amministratori locali.
   Concludo dicendo di smettere di far preoccupare i dipendenti delle
  Province  perché  questi amici nostri vanno in giro  Provincia  per
  Provincia  a  dire  guardate vi licenzieranno . Qualcuno,  nel  suo
  intervento, anche oggi, l'ha detto  perderete il posto di  lavoro .
  Nessuno  perderà  il  posto di lavoro. Abbiamo  un  Presidente  che
  tutela  i  precari  e  che  vuole creare  nuovi  posti  di  lavoro;
  immaginiamoci  se  questo Presidente possa  licenziare  persone  di
  ruolo. Quindi, smettetela anche su questo.

   PRESIDENTE.  Grazie, onorevole Dipasquale. E' iscritto  a  parlare
  l'onorevole Figuccia.

   FIGUCCIA.  Signor Presidente, assessori, onorevoli  colleghi,  io,
  signor Presidente, non le auguro di diventare Primo Ministro ma  le
  auguro  di  fare ancora per tempo, quello necessario, il Presidente
  della Regione come auguro a me stesso di poter fare il parlamentare
  come  i  cittadini  ci hanno chiesto, di fare  senza  sottrarci  ai
  compiti,  alle  funzioni  e  alle responsabilità  che  i  cittadini
  votandoci,  come  erano abituati a fare anche per le  Province,  ci
  hanno mandato di fare. Rispetto ai costi, sentivo prima parlare  di
  Assessori  con  tre  macchine, quattro macchine.  Dalle  mie  parti
  questi   atteggiamenti  scorretti  sono  atteggiamenti  che   vanno
  sanzionati,  che  vanno  puniti e prima  ancora  denunciati  e  non
  lasciati così ed annunciati in Aula.
   Io  devo  dire che in prima Commissione, dove tutto sommato  credo
  che  si  sia  fatto  un buon lavoro, era stato perfino  offerto  al
  Governo  un  salvagente; era stata fatta una  riforma  che  era  il
  risultato  di  un lavoro certosino che avevamo fatto Provincia  per
  Provincia,  territorio  per  territorio,  dove  ad  essere  auditi,
  ascoltati, erano una volta i Consorzi universitari, dove una  volta
  erano  le  organizzazioni  sindacali che  facevano  riferimento  al
  personale dipendente delle Province, delle partecipate, dove spesso
  erano anche i sindaci dei Comuni.
   E  ricordo  al  Presidente  della I Commissione,  come  in  quelle
  occasioni i Sindaci ci diedero, per quanto riguarda la Provincia di
  Palermo, un loro parere sulla riforma. E, tutto sommato, credo  che
  stavamo  anche viaggiando ad una velocità eccellente, però, vedete,
  quel  salvagente,  il  Governo non lo ha voluto  ma  ha  deciso  di
  rimandarlo indietro, come fosse una ciambella inutile e  ha  deciso
  perfino  di  bucarlo,  di forarlo, ma, in realtà,  insieme  a  quel
  salvagente,  purtroppo  tornato  indietro,  ad  affondare  non  era
  soltanto una mancata riforma, erano i cittadini che quella  riforma
  non  volevano  e  che proprio uditi attraverso il  lavoro  sapiente
  della Commissione, avevano fatto delle proposte, delle proposte che
  guardavano,  ad esempio, ai compiti e alla funzioni  che  avrebbero
  dovuto  avere  le  Province;  quelle proposte  che  guardavano,  ad
  esempio,  quel  non riempito di contenuti famoso  articolo  9,  del
  quale  purtroppo spesso abbiamo parlato, e dentro il quale  non  si
  faceva riferimento alle funzioni che le Province avrebbero avuto.
   Tuttavia,  si  trattava  di  un  salvagente.  Però,  ripeto,  quel
  salvagente,  il  Governo non lo ha voluto accettare  preferendo  di
  continuare a parlare di commissariamenti; preferendo l'idea di dare
  seguito   a   quelle   generiche   considerazioni   fatte   durante
  trasmissioni televisive, durante le quali si parlava di abolire  le
  Province e creando così, giustamente, quell'atteggiamento, non dico
  di  panico  ma,  sicuramente, di astio e, quasi,  disinteresse,  da
  parte  di  chi  quella riforma, invece, fino a quel momento,  aveva
  seguito.
   Credo  che  con  questo atteggiamento finiremo  come  negli  Stati
  Uniti.  Lì c'è un tessuto produttivo ed economico che ancora  regge
  l'impatto  della crisi ma negli Stati Uniti vanno a votare  il  40%
  degli  elettori. Noi siamo in assoluta controtendenza, in una  fase
  politica  in  cui si parla di sistema elettorale proporzionale,  di
  ritorno  al  voto  delle  preferenze su scala  nazionale;  noi  qui
  diciamo  che  dobbiamo sostituire quel sistema democratico  con  un
  sistema  di commissariamenti, quel commissariamento che sta vedendo
  una   militarizzazione   di  tutte  le   strutture   nei   Consigli
  provinciali, quel commissariamento che sta provocando  disastro  e,
  giustamente,  anche  panico rispetto non tanto al  personale  delle
  province  ma  rispetto, senz'altro, al personale delle  partecipate
  delle province, perché nessuno mi venga a dire che questo personale
  è  stato  tutelato.  Perché se non avessimo  introdotto  con  degli
  emendamenti  un  sistema di garanzia a favore di  quei  dipendenti,
  probabilmente, quei dipendenti oggi non avrebbero potuto passare un
  Natale  sereno.  Per  queste  ragioni, ovviamente,  esprimiamo,  io
  personalmente,  esprimo parere favorevole all'emendamento  proposto
  dagli  onorevoli Musumeci, Formica, Ioppolo e altri. E  per  questa
  ragione soprattutto esprimo parere favorevole su un emendamento che
  propone davvero una razionalizzazione dei costi della politica, per
  un totale di due milioni di euro l'anno.
   Mi  sembra che sia assolutamente un costo rispetto ai tagli che in
  questo modo vorrebbero farsi, e che invece finiscono con lo sforare
  la  spesa  che  si era prevista, soprattutto in considerazione  del
  fatto  -  e  questo lo dico sì in maniera decisa  -  che  non  sono
  disposto,  per venire incontro alle dichiarazioni e agli  spot  del
  Presidente Crocetta, in televisione, ad andare incontro a sanzioni,
  perché  questo  atto,  come  è già stato  giustamente  detto  prima
  dall'onorevole  Cordaro  e ripreso, ad onor  del  vero,  anche  dal
  Presidente  Ardizzone  - e per questo lo  ringrazio  -  è  un  atto
  assolutamente  illegittimo, rispetto al quale i parlamentari  tutti
  si potrebbero un domani ritrovare a pagarne le spese. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  non
  riprendo il ragionamento che ha fatto il collega Cordaro, che ci ha
  preceduto  in  questo  dibattito, che ha evidenziato  gli  aspetti,
  oltre che tecnici giuridici ed amministrativi ed anche il senso del
  conflitto che viene a determinarsi nel momento in cui una  ipotesi,
  un programma viene evidenziato per le sue  inadempienze.
   Chiaramente, la legge, che sotto la grande spinta dell'emotività è
  stata, con nostra opposizione - anche se i numeri, ahimè, ci  hanno
  dato  torto  - approvata e che di fatto determinava lo scioglimento
  o,  più  che altro, la confusione in cui il sistema province veniva
  lanciato,  con la nomina dei Commissari ha portato a un momento  di
  reale  disagio,  che  oggi tutti viviamo, che vive  la  realtà  del
  territorio, i cittadini e l'istituzione provincia.
   Se la provincia, infatti, nella sua organizzazione di gestione, ha
  rappresentato,  al  di  là  dei  servizi  tradizionali,  al  di  là
  dell'impegno  delle  risorse umane, ma  comunque  ha  rappresentato
  anche  una  presenza importante in un settore che  è  quello  delle
  partecipate, con gli asset che ha rappresentato, quindi con i  vari
   interessi   sia  dal  punto di vista istituzionale,  territoriale,
  politico,  ma  anche,  purtroppo, di  chi  vuole  spingere  perché,
  attraverso  questi  momenti di gestione commissariale,  vengano  ad
  esserci sicuramente momenti anche di debolezza del sistema,  quindi
  vanno a svilupparsi altre strategie.
   Caro  Presidente  della Regione, delle gestioni commissariali  sia
  anche   una   strategia   sottile  che  tende   a   consentire   il
  raggiungimento di obiettivi non del tutto positivi  per  la  nostra
  comunità   siciliana.   Perché,  se  è   vero   che   la   gestione
  straordinaria,  che la gestione commissariale, nel  breve  periodo,
  garantisce  il funzionamento delle istituzioni, è anche chiaro  che
  il  prolungarsi  di  queste  gestioni commissariali  determina  una
  contraddittorietà del percorso amministrativo, depaupera il sistema
  democratico e crea spazi per altri interessi.
   Riscontriamo   oggi  una  tendenza  alle  gestioni   commissariali
  piuttosto  prolungate, su cui questo Governo, di  fatto,  determina
  una  priorità nell'azione politica e istituzionale. Per un  momento
  vorrei  ricordare che è da più di un anno che sono già  scadute  le
  gestioni delle aziende ospedaliere, che il regime commissariale  si
  sta  prolungando, che è ancora aperta una fase di contraddizione  e
  di  molta   polemica  su quello che è l'esito dei risultati  di  un
  discusso e discutibile concorso che si è portato avanti, atteso che
  non  sono stati rispettati i termini del bando della selezione  dei
  direttori  generali  per  le  sue fasi  successive  e  modificative
  dell'originaria impostazione, così come prevista dal bando e quindi
  dalla norma.
   Ed   oggi   arriviamo   a  questa  constatazione.   Evidentemente,
  dall'approvazione della legge n. 7, i tempi che di  fatto  si  sono
  determinati pensavamo, pensavo fossero stati utilizzati  al  meglio
  per  capire  come in questa nuova ipotesi che volevamo  determinare
  poteva  trovarsi  un momento di confronto. Questo  non  c'è  stato.
  Siamo oggi a ripetere un percorso che, di fatto, porta ad allungare
  ancora più i tempi della gestione commissariale.
   Per  un momento vorrei richiamare l'attenzione su quella che è poi
  la  concezione che vede questa fase, atteso che la moda,  la  furia
  ormai  si  scatena secondo una logica a volte perversa che vedrebbe
  la riduzione di  costi della politica . Cosa tutta da dimostrare  e
  non vera, e che determinerà un livello di governo intermedio che si
  chiamerà   libero consorzio , che si chiamerà interconnessione  con
  le  aree metropolitane, che si chiamerà nuova realtà sul territorio
  che viene a determinarsi, ma che sicuramente crea una condizione di
  grave  preoccupazione  nel  momento  in  cui,  ad  oggi,  oltre  ai
  proclami, non è presente una proposta che derivi da un approfondito
  studio  e da un momento di serio confronto che possa far sì che  si
  evidenzi  quella  che è l'ipotesi di livello di governo  intermedio
  che veramente vogliamo dare in Sicilia.
   Allora, se questo è il percorso, se questo è il senso, se questo è
  il  voler  riscontrare che il rimedio ad oggi è peggiore del  male,
  sicuramente diventa opportuno dire che si ripristini un momento  di
  democrazia  reale e che siamo stati sempre perché esistesse  questo
  livello di governo intermedio. Poco importa che fosse sotto il nome
  di  provincia o di altra istituzione. Però, originariamente, da  un
  confronto col Presidente della Regione, mi ricordo che c'era  anche
  la  volontà, la disponibilità, l'orientamento a condividere  questa
  impostazione,   però   i   fatti   successivi   hanno    dimostrato
  un'inversione di tendenza totalmente opposta a quella che era stata
  prima tracciata.
   Allora, ad oggi, nessun risultato; ad oggi cresce la condizione di
  confusione;  ad oggi c'è una domanda anche di chiarezza  su  quello
  che vuole essere il percorso per questa nuova realtà istituzionale.
   Se  non  avvengono  fatti nuovi, allora, la strada  da  percorrere
  resta  quella  di  capire  come almeno garantire  la  gestione,  la
  funzionalità tornando a quello che è il percorso che fino  ad  oggi
  aveva dimostrato alcuni risultati.
   Quindi   una   gestione  commissariale  senza   nessun   obiettivo
  specifico, un prolungare questo percorso senza capire quali sono  i
  termini e quali sono i reali obiettivi che noi vogliamo conseguire,
  se  non quelli di un permanere della gestione commissariale con  un
  potere monocratico, attraverso l'egocentrismo del Presidente  della
  Regione che promana questi grandi messaggi e poteri verso le realtà
  periferiche  e  attraverso le gestioni commissariali.  Sicuramente,
  non  è  questo  né  il senso della democrazia, né  il  senso  della
  politica  e  neanche  il senso dell'abbattimento  dei  costi  della
  politica.
   Quindi  noi  votiamo a favore di questo emendamento e facciamo  si
  che ci possa essere il ripristino di un percorso più democratico.

   CAPPELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPPELLO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli  colleghi
  e cittadini, noi ovviamente voteremo contro i primi due emendamenti
  della  Lista  Musumeci,  ma del resto è  chiara  la  posizione  del
  Movimento  Cinque  Stelle  in ordine  alle  province:  noi  non  le
  vogliamo, non le vogliamo senza se e senza ma.
   Come ho avuto già modo di dire in Commissione, avremmo voluto  una
  proroga  dei  Commissari  perché non ne possiamo  fare  a  meno  in
  quanto, ad oggi, non abbiamo ancora una riforma, ma all'interno  di
  un  progetto  di  legge ben definito dobbiamo  arrivare  verso  una
  riforma definitiva dell'ordinamento degli Enti Locali in Sicilia.
   E'  chiaro  che noi vorremmo sapere dal Governo se  non  vuole  le
  province, perché ad oggi, Assessore, abbiamo perso anche  il  conto
  dei  disegni di legge che ci avete fornito in Commissione in ordine
  ai   Liberi  consorzi   ed  alle  Città Metropolitane .  Quindi  da
  questo  punto di vista credo che il Governo dovrebbe fare chiarezza
  una volte per tutte.
   In  Commissione  abbiamo  un testo, che  è  quello  dell'onorevole
  Cracolici,   il   testo   base   sul  quale   dobbiamo   certamente
  concentrarci.  Non  avremmo voluto una  proroga  di  due  mesi,  ma
  addirittura  di  un solo mese, perché pensiamo che i  lavori  della
  Commissione siano proceduti bene nell'ultimo mese, abbiamo lavorato
  udendo  rettori, sindaci, commissari straordinari, insomma tutti  i
  soggetti  delle ex province e abbiamo raccolto tutti i suggerimenti
  che potevano arrivarci.
   Noi, come Movimento Cinque Stelle, riteniamo che l'ente intermedio
  non  serva  assolutamente a nulla, noi pensiamo  che  l'ordinamento
  locale in Sicilia sia formato da regione e comuni e che tra regione
  e comuni le competenze debbano semplicemente essere divise.
   Prendiamo  atto che la riforma in questi ultimi nove  mesi  non  è
  stato  possibile farla, per noi oggi, certamente,  e  lo  dico  con
  serietà,  rappresenta una sconfitta, perché saremmo voluti arrivare
  qui  il  28  dicembre, non a discutere per quanto  tempo  ancora  i
  commissari debbano gestire quello che è rimasto delle province,  ma
  avremmo voluto votare una riforma organica e, come ho detto  prima,
  definitiva.
   Una  cosa  è  certa:  per noi indietro non si torna,  nemmeno  per
  prendere la rincorsa. Grazie.

   D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho ascoltato
  alcuni  interventi  che  mi hanno preceduto,  ho  riflettuto  sulla
  domanda  che  un collega ha fatto rivolgendosi alla  Presidenza  e,
  chiaramente,  investendo in questo caso soprattutto il  Governo:  a
  cosa  serve  la  norma che oggi è in votazione e che  noi  dovremmo
  votare per prorogare ancora una volta il commissariamento di queste
  province?
   E'  questa la domanda che ci dobbiamo porre al di là del fatto che
  mi sembra inevitabile dovere votare questa norma, e premetto che io
  sarò assolutamente ligio e leale nei confronti della maggioranza  e
  del  Governo,  e  voterò  per la proroga.  Però  non  possiamo  che
  domandarci  quale  è il significato, il senso di questa  votazione,
  perché se gli diamo il significato unico di prendere del tempo  per
  poi  magari andare ad approvare una norma che in fondo non cancella
  le  province, ma le ristabilisce, allora stiamo commettendo un atto
  di grande ipocrisia in questo Parlamento.
   Valeva  forse la provocazione dell'emendamento dell'opposizione  e
  la  provocazione cultura e politica che in qualche modo ha  un  suo
  senso  e  va  in termini di provocazione. Se, invece, mi  riferisco
  anche  all'intervento di chi mi ha preceduto, il senso è quello  di
  essere coerenti con quanto ci siamo detti in quest'Aula ormai da un
  anno,  con  quanto il Presidente Crocetta ha annunciato a  tutti  i
  siciliani  in  questi  mesi,  e  cioè  quello  di  volere   abolire
  assolutamente  le province, questi enti intermedi che  i  cittadini
  ritengono non più utili.
   Allora facciamolo e diciamolo chiaramente che la proroga ci  serve
  alla   presentazione  -  e  lo  dico  qui  al  Governo,   lo   dico
  all'assessore  Valenti - di un disegno di legge che  chiuda  questa
  partita, la chiuda definitivamente, con coerenza, con intelligenza,
  con  coraggio  e  ci  metta  nelle  condizioni  di  poter  dire  ai
  siciliani, caro presidente Crocetta, che noi le province le  stiamo
  abolendo davvero. Ma non le stiamo, però, riesumando sotto  mentite
  spoglie  con i liberi consorzi. Noi le chiudiamo, le chiudiamo  una
  volta  e per tutte e chiudiamo i costi che non sono soltanto quelli
  della politica, perché i costi della provincia non sono soltanto  i
  costi  del  Presidente  della  provincia,  degli  assessori  e  dei
  consiglieri, anche quelli, ma quelli li abbiamo già eliminati, ed è
  stata una cosa buona.
   Adesso  prendiamo gli altri costi che i cittadini non  comprendono
  più,  e  qui c'è stata la grande intuizione del presidente Crocetta
  in tempi non sospetti, perché oggi in Italia si parla di abolizione
  delle province, ma noi qui in Sicilia lo abbiamo fatto prima,  come
  intuizione, ma ancora non abbiamo completato l'operazione.
   Allora questa proroga se serve a questo ha un senso, se non  serve
  a questo, riflettiamo bene se ancora una volta in questo Parlamento
  consumiamo  un  atto  di  ipocrisia e, onorevole  Presidente  della
  Regione, andiamo contro le sue stesse volontà, contro i suoi stessi
  indirizzi  politici. Siamo o non siamo per l'abolizione  di  questo
  ente intermedio che, ripeto, i cittadini siciliani non vogliono più
  ,forse esattamente come non lo vogliono più i cittadini italiani?
   Se è così noi istituiremo, con un nuovo disegno di legge che io mi
  aspetto  arrivi dal Governo, le città metropolitane, perché  quelle
  sono una grande opportunità ed una grande occasione imperdibile per
  le  grandi città siciliane e daremo la possibilità ai comuni  della
  Sicilia,  se  lo vogliono, se ne hanno interesse, a costituirsi  in
  liberi  Consorzi di comuni, ma non perché la geografia la definiamo
  ancora  una volta noi e, guarda caso, questa geografia finisce  con
  il  coincidere con le stesse province, e quindi avremmo, di  fatto,
  rifondato  le province chiamandole in altro modo. Questa si  chiama
  ipocrisia   Io non credo che faccia parte del programma di  governo
  del  Presidente della Regione e credo che questo sia il  senso  che
  dobbiamo dare alla votazione, oggi, di questa proroga che ci  viene
  richiesta dallo stesso Governo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Musumeci.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSUMECI.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  abbiamo  più volte  detto,  e  continuiamo  a
  convincerci  della  bontà  della nostra  tesi,  che  la  cosiddetta
  soppressione  delle  province altro non è  che  una  mistificazione
  mediatica.  Il disegno di legge proposto dal Governo, che  tende  a
  prorogare  la gestione dei nove commissari pro-consoli del  Governo
  regionale   non   è  altro  che  la  conferma  di   questa   nostra
  considerazione.
   Tante  cose  sono  state  dette  stamattina,  in  particolare  dai
  colleghi del mio gruppo, Ioppolo e Formica, perché io possa tornare
  sugli  aspetti  essenziali  di questa vicenda  grottesca,  assurda,
  incomprensibile, irragionevole.
   Mi  limito  soltanto a riprendere proprio perché il mio intervento
  non  appaia  legato a spirito di fazione, a quello  che  ha  appena
  detto   un   deputato  di  maggioranza  di  Crocetta,  il   collega
  D'Agostino.  Qui  bisogna parlare con grande franchezza  al  popolo
  siciliano.  Non  si  sta  sopprimendo nella sostanza  la  provincia
  regionale,  si sta soltanto provvedendo a cambiare la denominazione
  e, chiunque abbia dimestichezza con un sito internet, può benissimo
  accedere  alla pagina dell'Assemblea regionale siciliana e prendere
  visione dell'articolo 1 del disegno di legge del collega Cracolici,
  il  quale recita:  I liberi consorzi dei comuni svolgono le  stesse
  funzioni  delle province regionali, utilizzano gli stessi immobili,
  impiegano lo stesso personale. .
   E  allora  la  gente si chiede: può il cambio di una denominazione
  passare  per una radicale e rivoluzionaria riforma dell'ordinamento
  degli  enti locali? L'unica novità che emerge dal disegno di  legge
  Cracolici  - il quale non fa altro che sintetizzare il  disegno  di
  legge  del  Governo,  perché Cracolici non  perde  l'occasione  per
  intestarsi questa battaglia a danno del Governo e, invece, si vedrà
  fortemente  manomessa e persino polverizzata la propria  iniziativa
  di  legge, anche se questo rientra nelle logiche della maggioranza,
  di  questa,  ma  di qualunque altra maggioranza -  io  ritengo  sia
  rappresentata  dal  fatto  che  gli elettori  vengano  privati  del
  diritto di andare a votare.
   Se  in  altri  tempi  un Presidente di destra o  di  centrodestra,
  avesse  messo  in  discussione  il diritto  di  partecipazione  dei
  cittadini,  avremmo avuto la mobilitazione generale. Sarebbe  scesa
  in  campo  l'Associazione  partigiani  d'Italia,  la  Cgil  avrebbe
  mobilitato  le  fabbriche, le scuole sarebbero state  chiuse  e  la
  sinistra avrebbe innalzato barricate perché il diritto di voto, non
  si  discute,  avrebbero  detto. Ma siccome  la  espropriazione  del
  diritto al voto arriva dal Governo Crocetta, comunista al di  sopra
  di  ogni sospetto, essendo rivoluzionario, può passare nel silenzio
  dei  colleghi  del centrosinistra che si sono imbevuti,  alimentati
  per 60 anni, della cultura del diritto di partecipazione al voto.
   Ecco  perché  diventa  un elemento di novità.  E  al  collega  del
  Movimento 5 Stelle che molto ingenuamente ha appena detto da questa
  tribuna   indietro non si torna  sulla soppressione delle province,
  vorrei  dire  che  invece sì, indietro si torna  con  il  voto  dei
  colleghi  del Movimento 5 Stelle. E si torna esattamente  al  1962,
  quando  gli  organi di gestione delle province venivano determinate
  dai  partiti  e non dagli elettori. State tornado indietro  con  il
  vostro  consenso a questo folle, micidiale, delittuoso  disegno  di
  legge
   Come  si  fa  a  non capire che quattro milioni  di  italiani  non
  potranno più scegliere chi governerà il loro ambito in area  vasta?
  Non stiamo parlando di una sciocchezza  Stiamo parlando del diritto
  di  voto  del  corpo elettorale in Sicilia che viene affidato  alle
  segreterie  dei  partiti, agli organi di secondo  livello,  ma  c'è
  bisogno  di richiamare i principi generali, elementari, del diritto
  costituzionale  che affida al consenso il rapporto  fra  eletto  ed
  elettore?  Mi  si  dirà  ma verranno gestiti  dai  sindaci'  ma  il
  sindaco  chiede ed ottiene il consenso per amministrare la  propria
  città,  non  per determinare, poiché non lo sa nel momento  in  cui
  viene   candidato  a  sindaco,  i  disegni  e  i  progetti   e   la
  programmazione  in ambito di area vasta. Quindi c'è  un  gravissimo
  deficit  di  democrazia  che questo Governo  comunista  guidato  da
  Crocetta   si  sta  intestando,  con  la  complicità  delle   forze
  centriste,  delle  forze democratiche, delle forze  sturziane  che,
  quando  serve,  si richiamano ai principi di Luigi Sturzo,  che  in
  questo  momento  si  rivolterebbe  nella  tomba  per  essere  stato
  espropriato il diritto al voto.
   Certo,  vengono  tolti  gli organi gestionali  eletti  dal  popolo
  perché   bisogna  risparmiare,  bisogna  togliere  l'indennità   al
  Presidente   della  Provincia,  agli  assessori  e  ai  consiglieri
  provinciali. Bene, la Corte dei Conti, che non è gestita da un uomo
  di  destra,  e  che  credo non abbia, in linea di principio,  alcun
  pregiudizio  nei confronti del Presidente Crocetta, ha  detto,  con
  estrema chiarezza che addirittura a livello nazionale, quindi ad un
  livello  di competenze diverso dall'ente intermedio in Sicilia  per
  alcuni  aspetti, se si dovessero sopprimere le province  in  Italia
  non  si determinerebbe alcun risparmio. E non basta questo?  E  non
  basta  per  dire  abbiamo  sbagliato? E' stata  una  mistificazione
  mediatica  Era di domenica, abbagliati dai riflettori dello  studio
  televisivo possiamo tornare indietro. Non basta?
   Signor  Presidente, onorevole Presidente della Regione e colleghi,
  noi  vogliamo  che  rimangano le province perché  vogliamo  che  la
  Regione  risparmi,  e  perché vogliamo che risparmino  i  cittadini
  perché,  se  cambiate  le  province con i liberi  consorzi,  in  un
  rapporto  di economia di scala, è chiaro che aumentano i centri  di
  spesa. E' chiaro che non avrete la possibilità di potere dimostrare
  che avete risparmiato Non è un problema legato alla struttura della
  provincia la sua utilità.
   La  legge  9  del  1986 è stata fatta da questo  Parlamento  e  ha
  stabilito  quali competenze le province possono e devono  svolgere.
  L'area  metropolitana è negli articoli 18, 19, 20 e 21 della  legge
  9.  L'area metropolitana, non questa  porcheria', - mi si  consenta
  il termine - della città metropolitana, che è una menzogna solo per
  dirottare qualche briciola di risorse comunitarie su tre  città  in
  Sicilia,  quando invece le risorse comunitarie vanno  intercettate,
  quelle  sì,  con  una  programmazione  sana  e  concreta,  seria  e
  costruttiva,  ma  sulle  città  metropolitane  andremo  in  giro  e
  spiegheremo, dalla mia Catania, a Palermo e a Messina e se  dovesse
  servire  anche a Caltanissetta, quanto di losco si nasconda  dietro
  questa presunta riforma della città metropolitana.
   Il   collega   Di  Pasquale  ha  detto  cose  gravissime,   signor
  Presidente.  Mi  pare strano che lei da giurista, e attento  sempre
  alla  esegesi di alcuni interventi, non abbia avvertito il  bisogno
  di   invitarlo  a  tacere,  perché  sono  atti  pubblici,   vengono
  registrati, possono suscitare qualche reazione. Dice il collega  Di
  Pasquale  -  e  qui  di Maddalene pentite ne abbiamo  diverse  caro
  Presidente perché qui ci sono decine di ex consiglieri provinciali,
  di  ex  presidenti di provincia, di ex assessori provinciali, tutti
   Maddalena pentita  per obbedire agli ordini di scuderia.
   Dice  il  collega Dipasquale:  lasciate dire a me che  sono  stato
  Presidente  del  Consiglio  provinciale  della  città   Iblea,   la
  Provincia era un  contributificio .
   Disarmante una cosa del genere
   Significa  che  i  contributi  venivano  erogati  in  base  ad  un
  regolamento.   Ed  il  regolamento  non  è  varato  dal   Consiglio
  provinciale? E chi era il Presidente del Consiglio provinciale?
   Un   contributificio  significa che i contributi venivano  erogati
  in funzione di alcune linee di finanziamento, di bilancio.
   E  chi è che varava il bilancio della Provincia regionale, se  non
  il  Consiglio  provinciale? E chi era il Presidente  del  Consiglio
  provinciale?
   Signor  Presidente,  apprezzo lo spirito di  autoconfessione,  del
  riconoscimento di una grave responsabilità, ma la furia  di  essere
  cortigiani  in  quest'Aula porta persino a  queste  considerazioni,
  perché di cortigianeria squallida si tratta
   E   non   mi   riferisco  soltanto  al  collega  Dipasquale,   che
  politicamente  sa  di essere un cortigiano del  Governo  comunista,
  dopo  averlo  conosciuto  per  tanti anni  a  difendere  la  logica
  dell'anticomunismo nei partiti del centrodestra.
   E   allora  voglio  dire  con  molta  franchezza  -  e  vado  alla
  conclusione - che lancio una proposta al Presidente Crocetta ed  al
  Presidente  della I Commissione: se il cancro della Provincia  sono
  gli  organi elettivi, Presidente Crocetta, eliminiamo il cancro  ma
  non il malato.
   Se  il  cancro  è  legato  alla  indennità  del  Presidente  della
  Provincia, degli assessori, dei consiglieri, perché non togliamo le
  indennità,  e  facciamo  svolgere agli organi  gestionali  il  loro
  compito  senza  percepire  alcuna indennità?  Così  risparmiamo,  e
  lasciamo  la Provincia così com'è, visto che i liberi consorzi  dei
  Comuni  svolgono le stesse funzioni delle Province, utilizzano  gli
  stessi immobili ed utilizzano lo stesso personale.
   E'  una  proposta.  Che  motivo c'è di  fare  tanto   pruvulazzu ,
  direbbero dalle mie parti?
   Ecco,  il  problema  è  proprio questo  E se  proprio  non  volete
  chiamarle  Province regionali ma volete chiamarli  liberi  consorzi
  dei  Comuni,  bene, chiamiamoli liberi consorzi dei Comuni,  ma  la
  gestione  di  questi  liberi  consorzi  -  gratuita  -  invece  che
  affidarla ai partiti, ai sindaci, al secondo livello, perché non la
  facciamo  determinare dai siciliani, chiamando alle urne  il  corpo
  elettorale, chiamandoli liberi consorzi dei Comuni?
   Ma  il  Presidente facciamolo eleggere dal popolo,  i  consiglieri
  facciamoli eleggere dal popolo, visto che devono svolgere  la  loro
  attività gratuitamente.
   Volete chiamarli liberi consorzi? Va benissimo, ma non sopprimiamo
  il  diritto  al voto Presidente  Lo dico in forza del suo  passato,
  mille  miglia  lontano  dal  mio,  ma  so  quanto  la  cultura   di
  partecipazione democratica a sinistra abbia pervaso  la  storia  di
  quel partito e di quello schieramento.
   Non  si  può  far  finta  di  niente, cancellando  il  diritto  ai
  cittadini  di  scegliere  chi deve per  cinque  anni  governare  le
  infrastrutture a livello sovracomunale.
   Concludo, signor Presidente dell'Assemblea, e la ringrazio per  la
  tolleranza,  io credo che prima o poi ci sia bisogno in  quest'Aula
  di  aprire un ampio dibattito - e lo dico perché per la prima volta
  mi capita di parlare di questo tema, che ho già affrontato in altra
  sede  in presenza del Presidente della Regione, verso il quale sono
  aspramente critico ma al quale ho sempre riconosciuto alcuni meriti
  anche  pubblicamente  in quest'Aula in una  posizione  di  assoluta
  lealtà.
   Io,  caro  Presidente Crocetta - mi consenta  il  caro,  siamo  in
  periodo natalizio, ma al di là di questo i rapporti umani rimangono
  salvi, non sarò mai né un cortigiano né un cospiratore e quello che
  avrò  da contestarle glielo dirò personalmente a viso aperto,  tema
  invece quelli che operano alle sue spalle.
   Confindustria  vorrebbe  in  Sicilia  un  solo  uomo  al  comando,
  dobbiamo  spiegare a Confindustria che in Sicilia c'è un uomo  solo
  al  comando e lei sa perché è uomo solo al comando, e non  solo  un
  uomo  al  comando, perché lei è circondato da tanti  approfittatori
  perché  se  lei  avesse  avuto  dei consiglieri  saggi,  leali,  le
  avrebbero  suggerito  la  opportunità di non  insistere  su  questa
  strada, che non è una strada di modernità, è una strada che rischia
  di   creare   un   vuoto,  sul  piano  funzionale   ed   operativo,
  difficilmente colmabile.
   In  Sicilia,  Presidente  Crocetta,  occorre  una  grande  riforma
  istituzionale, a cominciare dalla revisione dello Statuto Siciliano
  e  lei può e deve secondo me intestarsi, glielo dice il suo diretto
  avversario concorrente, lei può e deve intestarsi questa battaglia.
   Ci vogliamo chiedere se dopo sessant'anni l'Autonomia siciliana ha
  ancora  un  senso così come viene interpretata, gestita  anche  nei
  rapporti col centralismo statale?
   Vogliamo chiederci se alcune norme dello Statuto non hanno bisogno
  di essere riviste?
   Vogliamo   chiederci  se  questa  continua,  costante,   ossessiva
  interlocuzione  con il Commissario dello Stato  torni  a  beneficio
  della  tutela  dell'Autonomia  siciliana  o  dobbiamo  affidare  ai
  quotidiani  siciliani il compito di indicare a questa  Assemblea  -
  caro  Presidente Ardizzone so che questo è un tema che le  è  molto
  caro  -  il  compito  di decidere se e come dobbiamo  concepire  la
  nostra  funzione,  anche in rapporto ai poteri  con  il  Presidente
  eletto dal popolo?
   Soltanto  in un contesto di revisione generale andava inserito  il
  tema delle province, ed il tema dei comuni, ed il tema dei consigli
  circoscrizionali,  non  provvedendo  con  interventi   disorganici,
  assolutamente avulsi da ogni contesto.
   Per  queste  ragioni, chiedo scusa se mi sono  dilungato  più  del
  necessario, noi auspichiamo, Presidente, che quest'Aula, nella  sua
  autonomia di giudizio, possa votare per approvare l'emendamento che
  porta anche la mia firma e che prevede l'abrogazione della legge  7
  sui Commissari straordinari e sulla trasformazione delle province e
  possa  consentire, dal 15 aprile al 30 giugno, di ridare la  parola
  ai  siciliani  per esprimere i rappresentanti dell'ente  intermedio
  che  se  vorremo,  assessore Valenti, in due  mesi  potremmo  anche
  trasformare in liberi consorzi dei comuni, a patto che  gli  organi
  gestionali  rimangano un diritto sacrosanto del  cittadino  per  il
  quale tanta, tanta fatica è stata fatta negli anni passati.
   Salviamo  il  salvabile Presidente Crocetta ed è questo  l'appello
  che  io  faccio  ai colleghi deputati, al di là delle appartenenze,
  questa è una battaglia di libertà, è una battaglia di giustizia.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina.  Ne  ha
  facoltà.

   MALAFARINA,  relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non
  voglio  aggiungere molto altro al dibattito, che è già  articolato,
  che si protrae già da qualche seduta e che sicuramente si protrarrà
  anche  nel  futuro  di  questa  Assemblea  quando  si  comincerà  a
  discutere del disegno di legge che riformerà le province.
   Penso  che  i  tempi sono cambiati, che bisogna  pensare  a  nuove
  architetture istituzionali e non solo a risparmiare sui costi della
  politica,  ma  mettere  a  frutto  delle  risorse  che  oggi   sono
  sottoutilizzate  e  non vorrei che per amore  di  conservazione  e,
  guardando  sempre a un passato anche recentissimo,  si  continui  a
  perpetuare schemi vecchi, ormai obsoleti, spacciando per democrazia
  una  rappresentatività diretta, in assenza  di  reale  funzione  da
  parte delle province.
   Credo  che il risparmio che si possa attuare di ben 45 milioni  di
  euro l'anno sia dovuto ai cittadini che sono oberati dalle tasse.
   Qualcuno  diceva,   negli anni passati, che  nessuno  avrebbe  mai
  messo  le  mani in tasca ai cittadini; oggi purtroppo ai  cittadini
  non  sono  rimaste neanche le tasche in cui mettere  quel  poco  di
  denaro  che  c'è e, soprattutto, non riescono a metterlo  in  tasca
  perché  viene  depredato da uno Stato che  spende  e  spande  senza
  alcuna  responsabilità, spende e spande nelle  province,  spende  e
  spande   nelle  partecipate,  intanto  i  settori  della   pubblica
  amministrazione   che  potrebbero  essere  interpretati   in   modo
  assolutamente  più coerente e più rispondente alle necessità  della
  gente.
   Voglio  solo  ricordare  un caso specifico,  che  è  quello  della
  provincia di Caltanissetta, dove in un Comune che si chiama, guarda
  caso,  Gela,  è incuneato il territorio di un altro comune  che  si
  chiama Butera, in quel cuneo che arriva quasi a mare si è deciso di
  insediare una zona industriale, nel mezzo delle zone residenziali.
   Ogni comune è libero, autonomo e indipendente nell'organizzare  il
  proprio territorio e, guarda caso, invece non c'è un ente che possa
  programmare quello che è il territorio.
   Abbiamo lasciato le province a gestire dei compiti residuali,  che
  possono essere le strade provinciali, le scuole, altre attività che
  magari si sono inventati, ma non gli abbiamo consentito di fare  la
  prima e più concreta funzione che si possa avere che è quella della
  programmazione.
   Ecco, il disegno che si può andare a delineare è quello di rendere
  le  province  come  enti  di  programmazione  del  territorio,  dei
  servizi,  sfruttando quelle risorse che già esistono e  che  devono
  essere  reimpiegate, creando ricchezza e non le occasioni  per  uno
  sperpero di denaro che, oggi è assolutamente inammissibile.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI,  presidente  della Commissione. Signor  Presidente,  ho
  chiesto di parlare perché ho visto che il dibattito si è sviluppato
  in  realtà  su coordinate  diverse dal testo che stiamo  trattando,
  perché  questo  testo si limita a spostare una data  di  una  legge
  approvato  da  questo  Parlamento, che è la legge  n.  7,  è  stato
  ricordato   prima,  e  che  stabilisce,  con  il  voto  di   questo
  Parlamento, che la Regione siciliana, provvederà, era scritto in un
  testo,  entro  il  31  dicembre,  a istituire  i  liberi  consorzi,
  istituire  le  città metropolitane e assicurare una  governance  di
  secondo   livello,   sia  ai  liberi  consorzi   che   alle   città
  metropolitane.
   Questa è la legge in vigore nella Regione siciliana, si può  avere
  un'opinione,  se  ne  può avere un'altra, è  legittimo,  ma  non  è
  l'oggetto di questa discussione di oggi.
   L'oggetto  di  questa discussione di oggi è se  dobbiamo  spostare
  quel  31  dicembre a  ics' data. Alla luce di come abbiamo  gestito
  questo  tempo,  purtroppo, siamo obbligati, nel  senso  che  il  31
  dicembre,  che  è fra qualche giorno, la Regione siciliana  non  ha
  fatto una legge che istituisce i liberi Consorzi, che istituisce le
  Città  metropolitane  e  che  assicura una  governance  di  secondo
  livello agli enti da realizzare.
   Il  famoso  testo   Cracolici',  che  tanto  fa  discutere  alcuni
  colleghi, si poneva un'ambizione, se volete minima, ma che  era  in
  qualche  modo un elemento di certezza, visto che la legge stabiliva
  che al 31 dicembre dovevamo fare liberi Consorzi, dovevamo fare  le
  Città  metropolitane e assicurare la governance di secondo livello,
  quella  legge  diceva che dal primo gennaio 2014, non ci  sarebbero
  stati   più  i  Commissari,  ma  ci  sarebbero,  innanzitutto,   le
  governance  di secondo livello , così come la legge prevedeva,  poi
  diceva  che  sia  per  le  Città metropolitane  che  per  i  liberi
  Consorzi,   considerata   la  complessità   amministrativa   e   la
  realizzazione dei nuovi Enti e lo scioglimento dei vecchi Enti  che
  porta dentro di sé, si dà un tempo, 6 mesi per l'adesione ai liberi
  Consorzi,  12 mesi per la ridefinizione dei nuovi poteri,  che  non
  potranno che essere esclusivi sia dei liberi Consorzi e delle Città
  metropolitane,   e,   quindi,  non  possono   esserci   più   Città
  metropolitane inserite nelle ex Province, oggi liberi Consorzi.
   Bene,  facciamo intanto oggi la legge che stabilisce di  istituire
  le  governance  di  secondo  livello e  superiamo  il  modello  dei
  Commissari perché, anch'io, devo dire che non mi scrivo nel partito
  dei  Commissari, a me non piacciono i Commissari come  modalità  di
  gestione  delle procedure democratiche e organizzative di qualunque
  attività,  sia  una  ex  Provincia, sia un ospedale  di  periferia,
  preferisco un Organo nominato, se deve essere nominato, eletto,  se
  deve  essere eletto, perché in capo a quell'Organo rispondono  agli
  elettori se l'hanno votato o all'Organo che lo ha nominato.
   Il  Commissario,  inevitabilmente, assume  un'altra  funzione,  ma
  tant'è  che la procedura di approvazione di quel testo ha avuto  un
  iter  diverso, ho sentito anche oggi il collega D'Agostino  che  in
  nome  del  fatto che dobbiamo sciogliere le Province, di fatto,  ha
  contribuito  a  quella  posizione,  non  lui,  quella  posizione  a
  determinare  una proroga dei Commissari, come il Governo  ha  fatto
  una  proposta  di spostare il termine del 31 dicembre  2013  al  30
  giugno 2014.
   La  Commissione, che mi onoro di presiedere, ma che  all'unanimità
  ha  proposto  non i sei mesi che il Governo aveva proposto,  ma  di
  anticipare quel termine del 31 dicembre al 28 febbraio 2014, perché
  si  riteneva  un  termine più breve, congruo a  fare  la  legge  e,
  quindi, dare attuazione a quanto la legge 7 prevede.
   Io non so se quel termine è congruo o non è congruo, so che questa
  è  stata  una decisione della Commissione, almeno mi è stato  detto
  perché giusto quel giorno non ero presente, unanime dei presenti in
  Commissione.
   Ora   vedo  che  c'è  una  discussione  aperta,  mi  sembrava  una
  discussione  che doveva finire in qualche minuto per la  seduta  di
  oggi. Se così non è, beh, a questo punto, mi chiedo che  se non c'è
  un  accordo sul 28 febbraio forse aveva ragione il Governo, lo dice
  uno  che  è  contrario all'idea di prorogare i Commissari,  ma   se
  dobbiamo  fare una proroga congrua per fare una legge,  beh,  forse
  aveva  ragione il Governo nel dire di spostare quel termine  al  30
  giugno e non al 28 febbraio.
   Anche  perché,  e  chiudo,  lo ricordo ai  colleghi,  intanto  che
  qualunque  Commissario che scade per 45 giorni può essere prorogato
  in  via amministrativa, quindi noi ci stiamo limitando ad allungare
  di  15  giorni, considerato che i quarantacinque giorni scadrebbero
  il  15  febbraio,  di  15  giorni o di  13  giorni  la  durata  dei
  Commissari stessi.
   Si  può dire che i quarantacinque giorni scatteranno alla fine del
  28  febbraio,  è vero, ma, soprattutto, c'è un altro  elemento  sul
  quale  credo  che sia onesto da parte di tutti noi  riflettere:  se
  oggi avessimo deciso di abrogare la legge 7 e, quindi, di non avere
  -  lo  dico al collega Musumeci, visto che ha fatto un richiamo  ai
  partigiani,  ai comunisti, a una serie di cose complicatissime,  ho
  visto  che  con  piacere ha ascritto d'ufficio il Governo  Crocetta
  come  il  Governo  dei comunisti, io che sono stato  comunista,  ne
  scopro   tanti  comunisti  che  non  riconoscevo  tali,   comunque,
  benvenuti tra me o tra noi, per quelli che sono stati comunisti

   MUSUMECI. A guida comunista

   CRACOLICI,  presidente della Commissione. Al di là della  battuta,
  va  detto  che  se noi avessimo abrogato la legge 7  e  quindi  gli
  organi  di  secondo livello non ci saranno più, non  è  che  domani
  mattina   convocavamo  i  comizi  elettorali,  perché   l'onorevole
  Musumeci sa che i comizi elettorali in Sicilia si possono convocare
  una  volta sola durante l'anno, dal 15 aprile al 30 giugno, quindi,
  avremmo  dovuto prorogare i Commissari almeno fino a quando c'erano
  le elezioni e si insediavano i nuovi organismi.
   Quindi,  questa  polemica sulla proroga è una polemica  finta,  il
  punto è se si vuole dare attuazione alla legge 7 o no? Io sono  per
  abolire  le  province, ma non sono per la retorica dell'abolizione;
  sono  per costruire un nuovo livello intermedio, moderno;  non sono
  per  abolire  le  province perché costano troppo,  non  mi  importa
  quanto costino.
   La  democrazia  non è un costo, la democrazia è un  organizzazione
  della  vita dei cittadini, quindi, smettiamola con questa  polemica
  sui   costi.   Il  problema  è  come  riorganizziamo  la   Pubblica
  Amministrazione  in  Sicilia,  anche  perché,  onorevole  Musumeci,
  sarebbe  singolare  che mentre il Parlamento  nazionale  ha  giusto
  varato qualche ora fa, in uno dei due rami del Parlamento, la legge
  che  istituisce  le città metropolitane, che lei ha  definito   una
  schifezza

   MUSUMECI. E' una porcata.

   CRACOLICI, presidente della Commissione. Io la considero  un  atto
  di  innovazione  amministrativa, ma abbiamo due  opinioni  diverse,
  infatti eravamo candidati in due schieramenti diversi.

   MUSUMECI. Abbiamo due storie diverse, per fortuna.
   CRACOLICI, presidente della Commissione. In ogni caso,  così  come
  il  Parlamento ha istituito le nove città metropolitane in  Italia,
  ha   contemporaneamente   superato  il  modello   della   provincia
  attraverso l'elezione diretta dei cittadini di primo grado.
   Credo e chiedo a tutti i colleghi, al di là di come la pensate, ma
  si  può  pensare che in Sicilia noi possiamo mantenere un  istituto
  come  le  province, come se nulla fosse avvenuto in queste  ore  in
  questo Paese?
   Per  davvero  pensiamo  che  la  Sicilia  è  una  terra  dove  non
  funzionano neanche i sistemi di informazione, per cui non  sappiamo
  quello che non succede nel resto d'Italia?
   Io credo che dobbiamo riformare, avere il coraggio di cambiare, ma
  senza  spaventare nessuno, qui non si stanno sciogliendo e mandando
  al  massacro  i dipendenti provinciali, coloro che ci  lavorano,  i
  servizi,  qui  si  deve riorganizzare il modello di  organizzazione
  democratica del sistema pubblico siciliano.
   Su  questo  c'è la sfida tra i riformisti, in cui io mi  onoro  di
  appartenere, e i conservatori; questo fa parte della civiltà, della
  battaglia  democratica. Misuriamoci nel  merito, ma non dividiamoci
  su   una  data.  Pertanto,  ripeto,  non  so  se  a  questo  punto,
  considerato  che questo 28 febbraio era assunto come data  d'intesa
  fra maggioranza, opposizione, il Movimento cinque stelle o meno, se
  non si debba valutare se la data della proroga debba essere non dei
  commissari, ma della scadenza entro cui fare la legge.  Quindi,  lo
  dico  anche  al  collega  Cordaro,  qui  non  stiamo  prorogando  i
  commissari,  stiamo   differendo la  scadenza  entro  la  quale  il
  Parlamento siciliano dovrà fare una legge.
     Attenzione alle cose di cui parliamo ed evitare, quindi, che  si
  aprano  discussioni se proroghiamo una proroga, se ci sono sentenze
  della  Corte,  perché ognuno di noi fa disquisizioni giuridiche  su
  qualunque cosa.
   Volevo  soltanto  ribadire questo concetto: se il Governo  intende
  riconfermare  la  sua originale idea.  Devo dire  sinceramente  che
  allo  stato  della  discussione,  forse,  qualche  ragione  in  più
  rispetto  a  quella  che  in Commissione  abbiamo  valutato  -  sto
  parlando  chiaramente a titolo personale, non  sto   parlando  come
  Presidente  della Commissione,  perché è chiaro che la  Commissione
  ha  fatto una scelta -   ripeto, proprio in virtù della discussione
  di  questa  mattinata, credo che andrebbe fatta una riflessione  in
  più.

   CROCETTA,  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Presidente della Regione, è
  bene evidenziare proprio l'ultima parte del discorso dell'onorevole
  Cracolici,  che,  poi, è in sintonia, in parte,  con  quanto  detto
  dall'onorevole Cordaro e che ho avuto modo di sottolineare.
   Quello  che  dobbiamo evitare in questa fase è di arrivare  al  28
  febbraio,  perché  veramente là ci immettiamo in una  questione  di
  illegittimità  quasi  costituzionale, un problema  ci  sarebbe  nel
  posticipare ulteriormente, oltre il 28 febbraio, ritornare in  Aula
  e   far   un'ulteriore   proroga,  per  cui  dobbiamo  essere   ben
  determinati   fin   da   adesso  su  quello  che   vogliamo   fare.
  Ripeto,quindi, che i due discorsi erano in sintonia.
   Molto  correttamente  l'onorevole  Cracolici  si  è  rimesso  alla
  Commissione che si è  espressa all'unanimità; indubbiamente c'è una
  ragione a fissare alla data del  28 febbraio, si può anche dire per
  dare  la  possibilità  eventualmente  di  indire  le  elezioni,  ci
  potrebbero essere tante ragioni.
   Ai   fini   di  formalizzare  eventualmente  una  nuova  data,   e
  chiaramente  dopo aver sentito il Governo, è opportuno  evidenziare
  il  tutto  in un subemendamento anche rispetto all'emendamento  che
  lei stesso a presentato che era di riscrittura.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Regione.

   CROCETTA,   presidente   della  Regione.   Onorevole   Presidente,
  onorevoli  deputati,  vorrei ricordare  che  nel  marzo  scorso  il
  Governo non ha presentato un disegno di legge per l'istituzione dei
  commissariamenti delle province, ha presentato un disegno di  legge
  per l'istituzione dei liberi consorzi dei comuni.
   Tale  disegno  di  legge venne accantonato  dal  Parlamento  e  fu
  oggetto  di  una  mediazione fra Governo e  Parlamento,  poiché  si
  riteneva,  che  pur  il  Parlamento  condividendo  la  logica,   di
  istituire  i  consorzi,  perché tale dice lo  Statuto siciliano  e,
  quindi,  la  Costituzione, perché la Costituzione è integrata,  nel
  nostro  caso,  dallo Statuto della  Regione,    che  occorreva  una
  riflessione più ampia.
   In  questi   mesi  il Governo non è stato inattivo  rispetto  alle
  proposte  e fare finta che non ci siano state proposte è  veramente
  ingeneroso.  Abbiamo presentato più volte proposte informali,  ogni
  volta ci siamo divisi nel merito, se era il caso o se non lo era, e
  così via,  perché ci sono delle resistenze.
   Ora,  non  è  che voglio dire che chi ha le resistenze rappresenti
  chissà quali interessi o quale cosa e vorrei dividere il mondo  tra
  buoni  e  cattivi, resta il fatto che c'è un sistema che  tende  ad
  autoperpetuarsi sempre nello stesso modo, senza pensare che possano
  esistere anche modelli organizzativi di tipo differente, perché  se
  questa  discussione  di  questi mesi l'avessimo  dedicata  a  quale
  modello  organizzativo  si  sarebbero  ispirate  le  nostre   città
  metropolitane o i nostri consorzi dei comuni, sicuramente noi  oggi
  saremmo  ad  uno  stadio   più avanzato  non  di  proposta  perché,
  onorevole  Musumeci, ho sentito con molta attenzione le sue  parole
  però la invito a guardare anche il testo presentato dal Governo che
  è  successivo  alla  formulazione che  era  venuta  fuori  dalla  I
  Commissione  e che in qualche modo è stata discussa successivamente
  anche con l'onorevole Cracolici.
   Il   testo   presentato   successivamente  dal   Governo,   quello
  nuovissimo, è stato già inviato al Parlamento e pubblicato sul sito
  della  Regione siciliana, non guardiamo solo l'Assemblea  regionale
  siciliana, ma quello che fa il Governo.
   Vi voglio dire con estrema necessità che trovo persino ipocrita la
  discussione attorno ai commissari, perché questi saranno  necessari
  per molto tempo in più rispetto a quello che si può ragionevolmente
  pensare    rispetto   a   quando   avremo   approvato   la    legge
  sull'istituzione  dei  liberi consorzi dei comuni,  per  un  motivo
  molto  semplice  perché sei mesi ai comuni  li  vogliamo  dare  per
  istituire  i consorzi? Lo svuotamento dei poteri delle province  si
  realizza in un giorno? I debiti pregressi delle province spariscono
  i mezza giornata? I crediti delle province?
   Nel senso che se oggi avessimo approvato la legge che istituisce i
  liberi  consorzi  dei  comuni  potremmo  dire  che  il  ruolo   dei
  commissari alla costituzione dei consigli e dei liberi consorzi dei
  comuni  non diventa quello sostitutivo degli organi elettivi  delle
  province, ma diventa dei commissari liquidatori che hanno il dovere
  di rappresentare gli interessi dell'ente, di tutelare rispetto alle
  aggressioni dei terzi, e così via.
   In  questi mesi noi non è che siamo stati inerti: abbiamo discusso
  con  il ministro Delrio, col ministro D'Alia, abbiamo discusso  dei
  problemi dei precari, delle province, abbiamo discusso del problema
  dei dipendenti delle province.
   La  risposta  del  Governo  sui dipendenti  delle  province  ci  è
  arrivata quindici giorni fa, dicendo che non c'era bisogno  di  una
  nuova   legge  nazionale  e  che,  contestualmente,  il  Parlamento
  regionale poteva definire le assegnazioni di questi lavoratori  nel
  rispetto del loro posto di lavoro e secondo l'attribuzione.
   Quando  parliamo  di organi intermedi di area  vasta  esistono  in
  Italia e sono le Regioni che sono organi di area vasta.
   Gli  organismi dei liberi consorzi dei comuni non dovranno servire
  a  organizzare  delle  nuove province mascherate,  dovranno  essere
  elementi di coordinamento della democrazia locale.
   E'  una  visione  diversa della democrazia, se la democrazia  deve
  incardinarsi  per  forza  in  qualcosa di  burocratico  che  emette
  burocrazia su burocrazia, burocrazia intermedia laddove, invece, si
  possono  decentrare ampi poteri delle province  ai  comuni,  mentre
  attribuire le funzioni più tecniche, più complesse alla regione,  o
  ad organismi provinciali tecnici.
   Per fare le strade provinciali non ci vuole nessuna democrazia, ci
  vuole  un genio civile che abbia anche questa competenza e che  sia
  dotato di organismi. Per fare la manutenzione delle scuole ci vuole
     Ora  è  chiaro  che,  invece, cosa  diversa  è  discutere  degli
  indirizzi  democratici, dell'impostazione   Allora,  il  ruolo  dei
  sindaci diventa fondamentale.
      Per   noi  i  liberi  consorzi  debbono  essere  organismi   di
  programmazione  del  territorio,  non  organismi   di   spesa   per
  intenderci.  Quindi,  non  è la materia degli  organi  o  a  quanto
  costano  gli  organi  elettivi eccetera.  Perché  io  sono  per  il
  compenso   agli   amministratori:  sempre   Perché   mi   preoccupa
  l'amministratore  che  fa  il lavoro gratis.  Mi  preoccupa  molto,
  perché   chi  destina  totalmente  il  proprio  tempo  all'attività
  amministrativa o di governo della cosa pubblica, se lo fa gratis  o
  è ricco o mi preoccupa chi lo paga.
   Noi vogliamo semplicemente che nella gestione dei liberi consorzi,
  dei   comuni  o  delle  città  metropolitane  non  ci  siano  spese
  aggiuntive;  spese  aggiuntive rispetto alle  cariche  che  già  si
  esercitano.  Per esercitare e poi diventare persino  un  organo  di
  semplificazione  Ato,  srl, Distretti turistici,  Ato  idrici,  Ato
  rifiuti,  ma quanto ne abbiamo inventati di organismi ripetitivi  e
  inutili  di  una  programmazione che  poteva  semplicemente  essere
  semplificata?   Ma   non  attorno  alla  provincia   dove   vengono
  schiacciati  i  piccoli  comuni,  perché  le  province   non   sono
  rappresentative   delle   municipalità   e   delle   città,    sono
  rappresentative  di  maggioranze e  non  sono  rappresentative  del
  potere dei sindaci e delle città.
   Il tema qui dunque è il modello di democrazia, non è la democrazia
  che  è  in  discussione, ma se il modello di  democrazia  è  quello
  ottocentesco che era basato sulle vecchie province, con i  prefetti
  che gestivano l'autorità dello Stato centrale, ovvero se la riforma
  democratica    delle   regioni   deve   avvenire   attraverso    la
  partecipazione  diffusa dei cittadini e il cambiamento  dei  poteri
  dei  sindaci e delle città, al fine di mettere in discussione  quel
  modello.
   E  lo  mette  in  discussione. Oggi questo è il tema:  un  modello
  burocratico  superato,  inutile in gran parte.  Ora,  noi  possiamo
  discutere  sulle  modalità  delle  elezioni  dei  liberi  consorzi,
  stabilito  che sono un raccordo di comuni, perché in caso contrario
  che liberi consorzi sono se non sono rappresentativi delle città?
   Consorziarsi  significa  proprio  questo:  mettersi  insieme,  non
  significa  creare un altro organismo che è la provincia travestita,
  mascherata. E' un consorzio  Significa che mette insieme le volontà
  delle democrazie locali, è espressione libera dei comuni.
   Anche  questa idea che si vuole mettere in giro, per  far  passare
  l'idea  che  il  Presidente della Regione dice:  Sta facendo  tutta
   sta  legge perché vorrebbe il libero consorzio di Gela ecc.  ecc .
  Io  dovrei,  in una logica che mi attribuisce veramente motivazioni
  basse che non mi appartengono e l'ho dimostrato più volte in questo
  anno di Governo come ho gestito le questioni di Gela, non c'è stato
  mai  un  emendamento  in  una finanziaria,  una  cosa  che  ponesse
  problemi  particolari della mia città  Ho tollerato  che  venissero
  presentati  quelli  di  altre  città che  io  considero  un  metodo
  sbagliato di governo della cosa pubblica.
   Qui  si  tratta invece di dire che ci sono comuni che  si  mettono
  d'accordo.
   Mi  sono  preoccupato in questo ragionamento anche di  vedere  una
  cosa,  delle  sorti  delle aree al centro  della  Sicilia  dove  le
  politiche  di sviluppo non ci sono state. Noi abbiamo  pensato  che
  incardinare  una  possibile  area metropolitana  nel  centro  della
  Sicilia  con la volontà libera e democratica dei comuni del  centro
  della Sicilia

   MUSUMECI. Pagheranno le aree interne, onorevole Presidente.

   CROCETTA,  presidente della regione. E infatti delle aree  interne
  sto  parlando,  guarda caso, onorevole Musumeci.  Sto  dicendo  che
  strutturare un'area metropolitana nel centro della Sicilia può dare
  origine  alla  acquisizione di grandi risorse. E per questo  è  una
  occasione  unica, ma questo lo discutono loro, nella loro  libertà.
  Altro  che  mancanza  di  democrazia   Qui  è  l'esaltazione  della
  democrazia, nella libera autodeterminazione delle autonomie  locali
  che  decidono  di stare insieme liberamente, senza che  ci  sia  un
  governo,  un  prefetto che imponga una volontà. E'  un  cambiamento
  epocale di rotta
   Non   cominciamo   a   vedere   tutte  le   questioni   spicciole,
  indennità/non  indennità, non sono questi gli argomenti.  Anche  se
  riteniamo  che la spending review che si determina in  questo  caso
  non  è indifferente perché le indennità costano 10 milioni di  euro
  l'anno  in  Sicilia  degli  organismi  provinciali,  che  significa
  consulenti, significa incarichi, significa tutta una strutturazione
  inutile.  Per  raggiungere quali obiettivi? La  manutenzione  delle
  strade  provinciali? La manutenzione delle scuole? E  i  contributi
  per  le  sagre  paesane ai comuni? Poi ci sono  le  competenze  per
  l'ambiente. Ma perché l'ARPA che fa? I comuni non possono avere  le
  competenze dell'ambiente?
   Per  esempio, c'è quel disegno di legge che se si potesse mettere,
  se  fosse ammissibile in questa finanziaria, la legge nazionale che
  trasferisce  molti poteri delle sopraintendenze ai  comuni,  io  lo
  inserirei oggi stesso nella finanziaria.
   Nel   modello  di  semplificazione  amministrativa  noi   dovremmo
  arrivare  a  questo;  noi  dobbiamo  avere  sempre  più  democrazia
  decentrata. Ma persino la Regione si deve cominciare a liberare  di
  una parte della gestione e trasferirla ai comuni.
   Pertanto, non scomodiamo la democrazia, attorno ad un ente che non
  ha  ragione  di  essere  perché nessuno  lo  sta  cancellando.  Poi
  potremmo  decidere,  benissimo questi  liberi  consorzi,  sia  pure
  organi  di programmazione, ma anche le città metropolitane: si  può
  decidere.
   Nel  progetto  del  Governo il sindaco della  città  metropolitana
  viene eletto dagli altri sindaci. Perché chi ci vieterebbe di  fare
  un  emendamento  che viene eletto direttamente dai cittadini  senza
  però   cambiare  il  modello?  Una  sola  indennità  e   un   ruolo
  complessivo,  una sola indennità non zero indennità.  E  lo  stesso
  anche  sui liberi consorzi dei comuni: perché non possono  eleggere
  fra  i sindaci gli stessi sindaci? Quindi, una serie di criteri  di
  democrazia vanno e possono essere inseriti.
   Però, guardate, io lo dico qui agli amici del centrodestra: fino a
  quando voi vi rifiuterete complessivamente di affrontare il tema di
  un confronto necessario su questo disegno di legge, noi rischieremo
  di  andare di proroga in proroga, oppure rischiamo, peggio, che per
  il  tentativo  di  coinvolgere tutti facciamo  poi  mediazioni  che
  risulterebbero dei pasticci.
   Noi  non  possiamo  su  questa  cosa fare  un   pasticciaio .  Noi
  dobbiamo costituire organismi intermedi che siano espressione delle
  comunità   che   vi   fanno  parte  liberamente,   quindi   nessuna
  prerogativa,  superiamo  determinati  comuni  che  si  alleano,  si
  mettono  insieme, per vocazioni territoriali specifiche.  Lo  fanno
  per  il  principio della continuità territoriale,  lo  fanno  tutti
  insieme.  Quindi  non  è  che si sta facendo  altro     Chiaro  che
  scompare  una  classe  intermedia politica nell'immediato,  ma  nei
  tempi  lunghi migliora la politica perché alcuni di loro  che  sono
  bravi,   che   hanno  acquisito  una  esperienza  più   vasta,   si
  candideranno  nei  consigli comunali e innalziamo  il  livello  dei
  consigli comunali, altri si candideranno alle politiche regionali e
  nazionali e rimettiamo in discussione anche l'Assemblea.
     Per  esempio, l'Assemblea perché non approva la legge sul doppio
  voto di genere anche per i deputati dell'ARS? Non voglio introdurre
  altre  polemiche, però anche su questo dobbiamo avere  il  coraggio
  dell'innovazione, perché i risultati sono positivi.
   Noi  oggi siamo una delle regioni in Italia, grazie a questo voto,
  che ha più presenza di donne, di giovani nei consigli comunali dove
  si è votato con percentuali incredibili.
   Quando diciamo che la politica è finita - e io non lo penso -, noi
  possiamo  uscire da questa situazione solo rimescolando  le  carte,
  non  abolendo  la  democrazia, rimescolando le  carte  del  sentire
  democratico,  che mette in campo giovani, donne, che faccia  venire
  fuori  esperienze  nuove,  che  ci sia  un  raccordo  positivo  fra
  movimenti e partiti, si cominci quella politica del dialogo  che  è
  necessaria. Fino a quando noi parliamo il linguaggio degli steccati
  e delle posizioni che non cambiano andremo poco lontani.
   Pertanto,  vi  chiedo  oggi di votare  una  proroga  che  in  modo
  ipocrita  proroghiamo fino al 28 di febbraio, perché il disegno  di
  legge  del  Governo  prevede il termine di sei mesi,  cioè  fino  a
  giugno per la costituzione dei liberi consorzi di comuni, per cui a
  febbraio  ci  presenteremo  per  un'altra  proroga.  Ma  se  questo
  Parlamento  acquisisce oggi la volontà di votare per la istituzione
  dei  liberi consorzi dei comuni nella legge, ci impegniamo  oggi  a
  votare  entro aprile, a rendere entro il mese di aprile massimo  il
  termine  per  la  costituzione dei liberi consorzi  e  delle  città
  metropolitane. Dunque, noi approviamo immediatamente il disegno  di
  legge entro il mese di gennaio, e prolunghiamo per fare in modo che
  entro  giugno  si possa concludere l'esperienza di costituzione  di
  questi comuni, o comunque entro giugno sarà il termine massimo  per
  l'istituzione che dovranno essere presentati, quindi  a  giugno  ci
  saranno  i  liberi  consorzi dei comuni,  quindi  i  commissari  si
  trasformeranno  in  commissari liquidatori,  non  diventeranno  più
  commissari
   Pertanto,  oggi la legge di proroga non è un ritorno  indietro  di
  questo  Governo perché su questo punto il Governo non cede, ma  non
  perché  ha una volontà criminale di abolire la democrazia, possiamo
  anche stabilire che si eleggano democraticamente fra i sindaci  dei
  territori  già  eletti  i rappresentanti, perché  quando  uno  deve
  gestire la programmazione, il collegamento fra i comuni, nel nostro
  meccanismo  sono  previsti  dei periodi  in  cui  si  fa  un  certo
  percorso, ma non sono organismi di gestione e non sono organismi di
  risorse  soprattutto, sono organismi di raccordo  della  democrazia
  che mettono insieme funzionalità.
   I  vigili urbani, per esempio, possono essere rafforzati da questi
  consorzi,  su  base  territoriale, invece di istituire  la  polizia
  provinciale come si è fatto, un nuovo modo di funzionare  le  cose.
  Gli  uffici tecnici possono insieme operare in simbiosi e  fare  la
  progettazione. Le città metropolitane danno accesso a fondi europei
  e nazionali.
   Il modello europeo e le istituzioni seguono il tempo.
   Nell'antica  Grecia esisteva la citta-stato, poi siamo  passati  a
  forme ed organismi più complicati. Oggi il sistema attuale ci  vede
  proiettati  verso l'Unione europea, l'Europa delle Regioni,  esiste
  quel  modello  dell'Europa delle Regioni;  le  città  metropolitane
  dovranno  essere il modello dei prossimi anni insieme alle regioni.
  E  probabilmente  noi abbiamo uno Statuto che  ci  obbliga  a  fare
  liberi consorzi dei comuni, ma probabilmente l'idea di dividere  il
  territorio  siciliano,  di  condividere  sul  modello  delle  città
  metropolitane  studiando modelli funzionali potrebbe  essere  molto
  più  avanzata.  Però,  noi siamo rispettosi  della  legge  e  della
  Costituzione.
   Lo  Statuto  siciliano, in particolare, prevede i liberi  consorzi
  dei  Comuni.  E  liberi  significa - non  quello  che  c'è  diventa
  consorzio dei Comuni - perché libero significa che un Comune decide
  autonomamente di fare parte di un consorzio o di un altro. E questo
  h  un  senso  alto  della democrazia, questa è la  democrazia   Poi
  possiamo discutere sulle modalità degli organi elettivi, di come li
  dobbiamo fare.
   Su  questo però le posizioni politiche devono trovare una  intesa.
  Se   voi   continuate   però  a  rappresentare   l'ultima   trincea
  dell'immobilismo e del  non cambia nulla , sicuramente non favorite
  né il dialogo, né altro.
   Il  ragionamento  quindi che faceva l'onorevole Cracolici  attorno
  alla data del 28 giugno a me, con molta onestà, e con lta chiarezza
  di  chi  vuole  l'abolizione delle Province e  l'istituzione  delle
  città  metropolitane e dei liberi consorzi dei Comuni  -  ribadendo
  che  su  questo punto non si può tornare assolutamente  indietro  e
  sarebbe  antidemocratico  - un atto di  onestà  vorrebbe  che  oggi
  questo Parlamento si impegnasse: primo, ad approvare questo disegno
  di  legge  entro gennaio, di costituire e favorirne la costituzione
  obbligatoria  entro  sei  mesi e prorogare  contestualmente  questi
  Commissari in quel periodo, che non è una proroga all'infinito.
   Questo  io  ve  lo dico laicamente. Se poi si ritiene  che  questo
  commissariamento,  l'uso  della  parola,  eccetera,  debba   essere
  utilizzato come deterrente per applicare la legge anche  questo  ha
  un senso.
   Perché  la  nuova legge, se l'approviamo entro gennaio, dirà  come
  regolare  la  transizione. Quindi entrambe le proposte mi  sembrano
  valide.
   Però  è  chiaro che, quando avremo un'ulteriore proroga, la faremo
  sulla  base  di  un  disegno di legge, di una  legge  approvata  ed
  esecutiva.  Però  -  ripeto - non creiamo  steccati,  perché  sulle
  riforme istituzionali noi dobbiamo avere la collaborazione di tutto
  il Parlamento.
   Questo  è l'invito e spero - appunto per questo - che questo  voto
  possa essere sereno e pacifico al fine di consentire al legislatore
  regionale di operare in tale direzione.
   Perché  nessuno oggi può pensare che di fronte ala ipotesi che  lo
  Stato  italiano tenta di abolire le Province - perché di questo  si
  tratta - ed istituisce i consorzi dei Comuni ispirandosi al modello
  siciliano, noi dovremmo aspettare una legge nazionale al contrario?
   Ma  mettiamo  in  campo il nostro orgoglio e  facciamo  funzionare
  veramente questa Autonomia  Perché se c'è una cosa nella  quale  io
  credo   profondamente   è  l'Autonomia  siciliana   e   di   essere
  profondamente   sicilianista . E' su questo che noi dobbiamo  avere
  l'orgoglio  di  andare avanti e di proporre un  modello  al  Paese
  Perché  siamo  stanchi  di  una Sicilia  che  viene  additata  come
  l'ultima  Regione,  arroccata nella difesa  dei  privilegi,  quando
  questo  Parlamento  e questo Governo stanno dimostrando  di  volere
  cambiare e persino rapidamente.

   PRESIDENTE. Grazie, Presidente Crocetta.
   Prima di passare alla votazione dell'emendamento 1.1, per carità è
  un  problema  mio ma non ho compreso la posizione  del  Governo  in
  ordine  alla  questione delle date 28 febbraio  o  30  giugno.,  Il
  Presidente  Crocetta  ha parlato anche del 28  giugno  quindi  non
  Diventa fondamentale capire, attenzione colleghi, perché si rischia
  di  creare un incidente istituzionale nella malaugurata ipotesi  in
  cui  il  Parlamento  non  legiferasse  nei  termini  della  riforma
  complessiva. Noi  ci ritroveremmo il 28 febbraio con una proroga di
  legge  di  45  giorni, scatterebbero i termini per l'indizione  dei
  comizi e quindi si andrebbe a votare.
   Noi  dobbiamo  sapere  in questa fase quello  che  dobbiamo  fare,
  altrimenti  il  problema di fare un'ulteriore  proroga,  così  come
  diceva  giustamente l'onorevole Cordaro - non lo cito a caso  -  il
  problema  costituzionale  proroga,  su  proroga,  su  proroga,   ci
  sarebbe.

   MILAZZO   Giuseppe.   Signor  Presidente,  non   ci   sono   altri
  emendamenti

   PRESIDENTE   Onorevole Milazzo, io quello  che  dovevo  dire  l'ho
  detto  con la massima chiarezza, il Parlamento è sovrano, è  chiaro
  però, Presidente Crocetta, mi perdoni, da parte del Parlamento  c'è
  stata   la  massima  collaborazione  su  questa  materia,  non   ha
  assolutamente frenato, anzi il Parlamento ha più volte  accelerato,
  e  dobbiamo  dire pure che già la questione delle province  si  era
  posta  e  le  elezioni già sono state stoppate  con  il  precedente
  Governo,  quindi  c'è tutta la buona volontà di andare  avanti.  E'
  chiaro  che ci vuole l'obiettivo finale, ma ancora non si intravede
  quale deve essere l'assetto amministrativo che ci dobbiamo dare.
   Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati tre emendamenti.
   Si  passa  alla votazione dell'emendamento 1.1 all'articolo  1,  a
  firma Formica, Ioppolo, Musumeci. Il parere del Governo chiaramente
  è contrario.

   FORMICA.  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1

   PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata,  a   termini   di
  Regolamento,  dagli onorevoli Alongi, Clemente, Falcone,  Figuccia,
  Formica,  Greco  Giovanni, Ioppolo, Lantieri,  Lo  Sciuto,  Milazzo
  Giuseppe,  Musumeci e Pogliese, indìco la votazione  per  scrutinio
  segreto e ne proclamo l'esito:

   Presenti e votanti65
   Maggioranza  33
   Favorevoli    33
   Contrari     32

                            (E' approvato)

            (Applausi in Aula dai banchi del centro-destra)

   MARZIANO.  Signor Presidente, due voti non sono stati registrati.

   PRESIDENTE.  Basta  sulle  questioni  di  voto,  prego  i  signori
  deputati , si è votato. E' inutile che vi rivolgete a me, questa  è
  la votazione, certificata.

                    (brusio in Aula)

   Decadono  gli ordini del giorno presentati al disegno di legge  in
  questione.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico  che  è  stato  presentato l'ordine  del  giorno  n.  156
  «Promulgazione,  con  l'omissione  delle  parti  impugnate,   della
  delibera  legislativa  recante   Norme  in  materia  di   IRFIS   -
  FinSicilia S.p.A.. Modifiche alla legge regionale 21 dicembre 1973,
  n.  50'»  (ddl  n. 566 -Stralcio I/A), a firma degli  onorevoli  Di
  Mauro, Cordaro, Di Giacinto, Formica, Gucciardi e Firetto.
   Lo pongo in votazione.
                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Sono per il rispetto delle regole, si è votato,  state
  più  attenti. E' chiaro che la legge non va più avanti  almeno  per
  questa sessione, così chiarisco.
   Siamo  in  sessione di bilancio si può ripresentare la  questione,
  una  volta chiusa la sessione di bilancio, quindi ci auguriamo, non
  oltre i primi di gennaio, sarà chiamata a legiferare in un senso  o
  nell'altro.   E'   chiaro  che  il  Governo  è  chiamato   in   via
  amministrativa,  mi sembra più che ovvio, peraltro  ci  sono  i  45
  giorni  che già scattano per legge, sostanzialmente fra i 45 giorni
  e  i 60, cambia ben poco, questo lo voglio dire per alleggerire  le
  questioni che potrebbero nascere dopo questo voto.
   Probabilmente ognuno di noi sarà chiamato a fare il proprio lavoro
  in  un  senso  o nell'altro proprio nell'Aula, poiché  le  elezioni
  ancora non sono state indette.
   Si  registra chiaramente un voto di soppressione, ma che  riguarda
  le  proroghe quindi può significare tutto e niente. Dobbiamo andare
  avanti con i lavori d'Aula.
   Decadono  gli ordini del giorno presentati al disegno di legge  in
  questione.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del Presidente Ardizzone


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI,   presidente  della  Commissione.  Chiedo  di   parlare
  sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI,  presidente della Commissione. Ho chiesto  di  parlare,
  perché è chiaro che la bocciatura di questo disegno di legge impone
  una  riflessione al di là della politica, parlo sul piano  tecnico.
  Lei ha ipotizzato un percorso che riguarda la sessione, ma io pongo
  un'altra questione: è evidente, signor Presidente, che se  ad  oggi
  non c'è una proroga, noi abbiamo l'obbligo di approvare il testo di
  riforma  entro  i  45 giorni di scadenza, cioè non  è  che  abbiamo
  abrogato la legge n. 7, abbiamo abrogato la proroga della legge  7.
  Pertanto,  dobbiamo  approvare la legge entro  i  termini  previsti
  dalla  legge n. 7, che sono o il 31 dicembre o i 45 giorni connessi
  alla proroga amministrativa.
   Lo   dico  perché  vorrei  che  fosse  chiaro  anche  all'opinione
  pubblica.
   Si  è bocciata una proroga, ma non si è bocciata la legge n. 7 che
  abroga gli organi elettivi di primo grado nelle province siciliane.

   PRESIDENTE. Chiarissimo e opportuno questo intervento che  integra
  quanto io ho avuto modo di dire.

   LO GIUDICE. Non è possibile  Cinque persone che abbiamo votato

   PRESIDENTE.  Onorevole Lo Giudice, proprio perché è segretario  di
  quest'Aula non mi può dire che dobbiamo rimettere in discussione la
  votazione. Chiudiamola  Ognuno deve stare attento

   MALAFARINA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MALAFARINA.  Signor Presidente, io desideravo qualche chiarimento,
  perché  non  sono esperto dell'Assemblea e, quindi,  vorrei  capire
  quello  che succede. E per capire quello che succede in quest'Aula,
  volevo  un po' sapere il perché, persone che sono oggi presenti  in
  Aula  e  sono  fisicamente presenti ora, come  lo  erano  poco  fa,
  risultino  assenti.  In  particolare,  mi  riferisco  all'onorevole
  D'Agostino  che  è  qua,  all'onorevole  Lo  Giudice  che  è   qua,
  all'onorevole Siracusa che ho visto. Da questo elenco  tratto  poco
  fa mi risultano assenti delle persone che sono in Aula.
   Signor  Presidente,  mi può chiarire che cosa  sia  successo,  per
  cortesia?

  PRESIDENTE.  Potremmo chiedere ai deputati che, eventualmente,  non
  hanno  votato  o,  se hanno votato, hanno tolto sostanzialmente  il
  dito prima che si dichiarasse chiusa la votazione. E poi, lei ormai
  è un deputato esperto.
   Per chiarire, è stato iscritto da questa Presidenza all'ordine del
  giorno il bilancio di previsione e la legge finanziaria, nonostante
  non  siano  state  ancora  esitate  dalla  Commissione;  però,  c'è
  l'impegno  di  tutti a venire in Aula il 30 dicembre e  incardinare
  bilancio e legge finanziaria
   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a lunedì,  30  dicembre
  2013, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del Presidente Ardizzone


   I  -  Comunicazioni

   II  -  Discussione dei disegni di legge:

            1)  -  Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
               finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016
               (n. 669)

  2)  -  Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014.
  Legge di stabilità regionale.  (n. 670)
  3)  -   Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
  (n. 494/A) (Seguito)

               Relatore: on. Turano

            4)  -  Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
               Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
               per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
               Palermo'.  (n. 180/A) (Seguito)

               Relatore: on. Rinaldi

            5)  -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
               Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
               dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
               della Regione, in materia di entrate tributarie'.  (n. 162/A)

               Relatore: on. Cimino

            6)  -  Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35.  (n.
               127-30/A)

               Relatore: on. Cappello

            7)  -  Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
               derivanti dall'amianto.  (nn. 381-3-306-346/A)

               Relatore: on. Cascio Salvatore

            8)  -  Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
               Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
               Sicilia.  (n. 500/A)

               Relatore: on. Di Giacinto

                   La seduta è tolta alle ore 15.05

                     DAL  SERVIZIO  LAVORI  D'AULA

                             Il Direttore
                         dott. Mario Di Piazza

                           Il  Responsabile
           Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
                      dott.ssa  Iolanda Caroselli

        ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO  DELLA SEDUTA

    DISEGNO  DI  LEGGE N. 678/A  NORME TRANSITORIE IN  MATERIA  DI
    PROROGA DELLE GESTIONI COMMISSARIALI PROVINCIALI.

     All'articolo 1:

   Emendamento 1.1:

   L'art. 1 è soppresso.