Presidenza del Presidente Ardizzone
LO GIUDICE, segretario, dà lettura dei processi verbali delle
sedute nn. 112 e 113 del 27 dicembre 2013 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera
personale di voto.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Alongi, Assenza, Grasso,
Fontana, Raia e Vinciullo sono in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che, con nota pervenuta alla Presidenza
dell'Assemblea il 27 dicembre 2013, l'onorevole Bandiera ha
dichiarato, ai sensi dell'art. 23 del Regolamento interno, che
intende appartenere al Gruppo parlamentare UDC Unione di centro .
L'Assemblea ne prende atto.
in materia di proroga delle gestioni commissariali prov.li n. 678/A
Presidenza del Presidente Ardizzone
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme transitorie
in materia di proroga
delle gestioni commissariali provinciali» (n. 678/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si passa alla discussione del disegno di legge Norme transitorie
in materia di proroga delle gestioni commissariali provinciali (n.
678/A), posto al numero 1).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto.
Ricordo che nella seduta n. 111 del 23 dicembre scorso era stato
approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Norme transitorie in materia di proroga
delle gestioni commissariali provinciali
1. Nelle more dell'approvazione della legge regionale per la
disciplina dei liberi consorzi comunali, in sostituzione delle
province regionali, e delle città metropolitane, al comma 1
dell'articolo 1 della legge regionale 27 marzo 2013, n. 7 le parole
31 dicembre 2013' sono sostituite con le parole 28 febbraio
2014'.
2. Agli organi delle province regionali, già sottoposti a
commissariamento ai sensi dei commi 3 e 4 dell'articolo 1 della
legge regionale n. 7/2013, continua ad applicarsi, fino al 28
febbraio 2014, la disciplina di cui all'articolo 145
dell'ordinamento amministrativo degli enti locali nella Regione
siciliana (decreto legislativo presidenziale 29 ottobre 1955, n. 6)
approvato con legge regionale 15 marzo 1963, n. 16 e successive
modifiche e integrazioni.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Formica, Ioppolo e Musumeci 1.1 e 1.2;
- dagli onorevoli Cracolici, Gucciardi, Anselmo e Malafarina: 1.3
Si passa all'emendamento 1.1, al quale appongono la firma gli
onorevoli Giuseppe Milazzo, Lo Sciuto e Giovanni Greco.
IOPPOLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ricordo a lei per ricordarlo a me stesso e a tutti gli
altri, nell'illustrazione di questo emendamento, si illustrano
tutti gli emendamenti per cinque minuti. Per evitare di aprire il
dibattito alla lunga. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi,
rappresentanti del Governo, grazie signor Presidente, del suo
richiamo all'attenzione, che sarà utile a me e mi auguro a tutta
l'Aula per tentare, se possibile, di concentrarci su un tema, su un
argomento che ha visto, sin dal primo momento, il Gruppo
parlamentare, che in questo momento rappresento e del quale mi
onoro di far parte, su una posizione assai diversa, direi
diametralmente opposta a quella voluta assumere dal Governo e da
settori della maggioranza che sostiene, presumibilmente, il
Governo.
Perché la nostra è una posizione molto convinta, radicata, se
vuole, signor Presidente, anche sofferta, nel senso di avere potuto
maturare, nel tempo, un convincimento che è un convincimento assai
radicato.
Questa annunciata riforma, tendente alla soppressione o alla
trasformazione dell'ente intermedio, non sappiamo ancora né quando
né come né perché, si risolverà in un danno per l'intera Sicilia,
per le Istituzioni, per la democrazia, per la rappresentatività del
popolo siciliano.
Il Governo Crocetta' annunciò una riforma che non è ancora stata
interamente tradotta in un disegno di legge organico, in un disegno
di legge che abbia un suo tessuto armonico.
Potremmo dire con una battuta, ma al di là della battuta, c'è
davvero tanto da riflettere, che il Governo Crocetta' non sa fino
a questo momento - e ha dimostrato di non sapere fino a questo
momento - come procedere lungo la strada, lungo la via
dell'annunciata soppressione delle province.
Non è bastato quasi un anno al Governo, è sotto gli occhi di
tutti, la legge n. 7 è del marzo di quest'anno, siamo alla fine
dell'anno, entro il 31 di dicembre quest'Aula doveva essere messa
in condizione di potere varare, nella sua articolazione interna,
una legge che definisse tutti i profili e tutti gli aspetti
giuridicamente, socialmente rilevanti della riforma e, invece, si
arriva alla fine dell'anno chiedendo la solita proroghetta' di due
o di sei mesi, non sappiamo bene ancora esattamente il periodo.
Vorrei rilanciare sul tema e se possibile sfidare il Governo
Crocetta' ad un confronto molto più serrato con la Sicilia e con
il popolo siciliano: perché non consultare la popolazione
siciliana.
Perché non lanciare l'argomento e il tema referendario sul punto?
Oggi rideterminare l'assetto dell'Ente intermedio dovrebbe
significare, signor Presidente, onorevoli colleghi, da una parte,
un nuovo assetto normativo in ordine alle competenze, alle
attribuzioni e alle funzioni delle Province e, dall'altra parte,
anche un nuovo assetto geografico-amministrativo delle Province.
E allora, perché non chiedere al popolo siciliano, soprattutto
dopo quasi un anno di vuoto normativo, perché esistono sulla carte
le Province, ma le Province sono costrette praticamente a non far
nulla perché senza Organi rappresentativi, frutto di libere
consultazioni, frutto di democratiche elezioni, senza il
Presidente, senza gli Assessori, senza i Consiglieri, ovviamente
amministrati in maniera commissariale, burocratica, non
rappresentano, certamente, quello che dovrebbero sul territorio.
E allora, mi avvio alla conclusione, probabilmente rinviando
queste argomentazioni allorquando poi discuteremo del lavoro svolto
dalla prima Commissione e al testo che è stato ritenuto,
considerato e posto come testo base della ipotetica e possibile
riforma, cioè il testo Cracolici, il quale affronta l'argomento
ovviamente venendo incontro alla insufficienza del Governo, perché
è proprio il Presidente della Commissione che si è reso conto, da
politico esperto, quale egli è, come il Governo fosse dentro un
labirinto dal quale era difficile uscire, e offre alla nostra
attenzione e propone alla nostra attenzione un testo che, volendo
cambiare tutto, alla fine non cambia nulla se non il nomen iuris
dell'Ente intermedio facendo esattamente l'operazione inversa che
fece il legislatore regionale nel marzo del 1986, quando scrisse il
legislatore che
CRACOLICI, presidente della Commissione. E' una controriforma.
IOPPOLO. Esatto, esatto. E' una controriforma. Scrisse il
legislatore nel 1986, che i liberi Consorzi dei Comuni in Sicilia,
da quel momento in poi, sarebbero stati chiamati e definiti
Province regionali siciliane, oggi noi, si chiede a noi, di fare
esattamente l'operazione inversa, e cioè, di chiamare, di definire
normativamente le Province regionali siciliane, liberi Consorzi.
E se questa è la riforma annunciata, se questa è la rivoluzione
che era stata annunciata, siamo davvero assai distanti.
E allora, Signor Presidente, non soltanto è evidente il nostro
intendimento, ed in questo sta l'illustrazione dell'emendamento1.1,
all'articolo 1 del disegno di legge oggi in esame di cui si la
soppressione. Questa è la nostra proposta e l'emendamento 1.2 che
pure è contestuale, ho ritenuto sinteticamente di illustrare, è per
il ripristino dei livelli di democrazia e della garanzia
democratica e rappresentativa, ritornando alle urne per far sì che
il popolo siciliano voti i Presidenti della Province a suffragio
universale diretto, conquista di democrazia e di libertà e di
garanzie istituzionali e costituzionali per ridare all'Ente
Provincia nuove competenze, nuove attribuzioni incidendo, come noi
abbiamo chiesto a più riprese, sui gettoni di presenza, sugli
emolumenti, su tutto quello che può essere considerato l'assetto
economico-finanziario degli Enti di rappresentanza. Grazie
Presidente.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Presidente della Regione,
onorevole Crocetta, invito i colleghi ad iscriversi se intendono
intervenire nel dibattito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni Greco. Ne ha facoltà.
GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori,
intervengo per dichiarare il mio voto favorevole a questo
emendamento, perché nel passato provvedimento che il Presidente
Crocetta aveva presentato in Prima Commissione, io mi ero
dichiarato favorevole. Signor Presidente, è passato un anno e non
abbiamo visto nulla. Solo per questo io voterò a favore di questo
emendamento, in modo di dare una spinta al Governo a fare presto e
subito per sopprimere davvero le Province. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Milazzo Giuseppe. Ne
ha facoltà.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
assessori, della proroga ne parleremo quando arriveremo al voto,
che vedrà come protagonista l'emendamento a firma della Commissione
Affari Istituzionali , ma certamente questo emendamento,
Presidente, una riflessione la fa fare. La fa fare un attimo prima
del voto sulle proroghe. E io mi rivolgo all'Assemblea facendo
alcune analisi proprio su questo emendamento, punto per punto.
Questo emendamento, con la riduzione del 50 per cento porterebbe
circa 23 milioni nelle casse della Regione anziché 7 milioni
tramite la falsa abolizione delle province, perché delle province
sono rimasti tutti i costi, si è tolto soltanto il costo della
democrazia e della partecipazione. Perché gli altri costi, che sono
quelli di una burocrazia che blocca la res publica, rimangono.
Invece sopprimiamo 7 milioni di euro che sono partecipazione dei
territori, coinvolgimento dei Comuni più isolati, e l'analisi più
bella, Presidente, è una riforma che nelle idee del Governo, vorrei
ricordare che siamo alla quinta riscrittura da parte del Governo,
cioè il Governo ancora non ha - si presenta in Aula con la proroga
- le idee chiare su cosa dobbiamo fare con le province.
Tutti noi sappiamo, io potrei testimoniare sulla provincia di
Palermo, quale ordine stanno mettendo i Commissari nominati dalla
Regione. Il caos totale. Sul ruolo politico che svolgono i
Commissari mi permetterò di fare un analisi, in un settore
particolare della competenza delle province, ma vado avanti,
dicendo confusione totale perché si è tolto l'organismo di
Governo, tutto in mano ai Commissari che, nel caso del comune di
Palermo, hanno inginocchiato tutta la provincia, isolandola.
E un'altra riflessione sarebbe quella - lo dico agli amici del
Movimento 5 stelle - oggi non si vota se lasciare le Province o
meno, non è vero; non è quello che dice questo emendamento. Oggi si
vota se continuare a lasciare le Province nelle mani di un'unica
persona in modo anti-democratico, o nell'attesa e in ossequio ad
un'indicazione della Corte Costituzionale, che ha chiaramente detto
che qualunque riforma va fatta in modo omogeneo su tutte le regioni
e le province d'Italia; non è e non sarà ammissibile che ogni
regione si faccia la provincia personalizzata . La riforma che
andrà fatta dovrà essere uguale su tutto il territorio nazionale.
Dunque una riforma per come è stata ideata da questo Governo sarà
certamente impugnata dal Commissario dello Stato. Allora, perché
non ritornare alle province, in attesa di una riforma nazionale che
si sta facendo, e successivamente recepire la riforma nazionale
sull'abrogazione delle province, e farne una e una sola?
E continuo. Sapete voi cosa stanno facendo di buono i Commissari
straordinari delle province? Nel caso della provincia di Palermo si
occupano di aeroporti.
Allora, dico ai siciliani che ci ascoltano in questo momento: non
vi lasciate sviare dal costo della politica, perché non c'è alcun
risparmio; il risparmio c'è se passa questo emendamento, circa 23
milioni di euro, che potremmo ridistribuire nella finanziaria. Uno
dei veri nodi, per esempio nel caso del comune di Palermo, è
l'aeroporto di Palermo. Il Commissario straordinario del comune di
Palermo era convinto, così come il comune di Palermo e la Camera di
commercio, a vendere le proprie azioni cercando di salvaguardare
l'aeroporto, che in questo momento è in grave perdita. Esso
chiuderà anche quest'anno in perdita, perché non può certamente
fare quelle politiche che consentirebbe una privatizzazione fatta
in modo serio e, cioè, mantenendo sempre una quota di
partecipazione sia i comuni, le province che la Camera di
Commercio.
Ebbene, la provincia di Palermo era intenzionata a fare questo
ragionamento a tre; improvvisamente è stata folgorata sulla via di
Damasco e ci ha ripensato non vendendo le quote e costringendo il
comune di Palermo e la Camera di Commercio, con una delibera
adottata pochi giorni fa, a cedere loro stessi il 51 per cento,
rinunciando al loro 10 per cento, che è quasi un obbligo di legge
ma certamente statutario. Ciò significa che il comune di Palermo e
la Camera di Commercio, per amore di salvaguarda l'aeroporto di
Palermo, dovranno necessariamente uscire a danno della provincia
stessa, la provincia intesa come ambito territoriale.
Ecco cosa stanno facendo i commissari.
Pertanto, lo dico in parole povere: in questo momento i
Commissari non rappresentano i cittadini della provincia di
Palermo, sono alle dipendenze del Governo regionale e ai diktat del
Governo regionale. E allora, dico: che democrazia è questa? Se
questo è il costo che si deve pagare con un Governo che aveva
proposto sei mesi di commissariamento? E la Commissione - almeno
sono stato uno dei fautori - a dire: almeno due mesi, vediamo se
il Parlamento sarà capace di fare in due mesi una riforma seria
Ma certamente questa è la soluzione di tutti i problemi. E lo
sottolineo: non è che rivogliamo le province. Vuole significare di
dire: ributtiamo il pallone a Roma e voler dire chiedere che appena
faranno una riforma dovrà essere applicata su tutto il territorio
nazionale in modo omogeneo e certamente in modo più democratico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedete, negli anni
'70, all'epoca dei fascistoni', quel fascistone di Almirante e
quei fascistoni che aderivamo all'MSI mettevano in guardia
CROCETTA, presidente della Regione. Non mi costringa a difendere
la memoria di Almirante.
FORMICA. Io lo so che tu la difenderesti. Io sono convinto che per
la tua indole dovresti difenderlo, per la tua onestà e trasparenza
dovresti difenderlo.
Ma eravamo fascistoni. Vuoi negarlo? Addirittura si rifiutavano i
dibattiti con quel galantuomo; la televisione di Stato rifiutava i
confronti.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, andiamo avanti.
FORMICA Ogni tanto qualche reminiscenza è bene farla. Quel
fascistone di Almirante aveva messo in guardia, durante la
discussione in Parlamento sul regionalismo, sui costi che
l'istituzione delle regioni avrebbe comportato. E allora, sosteneva
che l'istituzione delle regioni, pur previste nella Costituzione,
ma non attuate, avrebbe moltiplicato i centri di potere, ma
soprattutto avrebbe moltiplicato i centri di costo e quindi di
spesa.
Allora è stata fatta della facile ironia su questo, poi i fatti
non solo hanno dato ragione a quella previsione, certificando con
le spese che il bilancio dello Stato è praticamente saltato proprio
per la previsione e la successiva istituzione delle Regioni senza
la previsione contestuale di un adeguato controllo e senza,
soprattutto, stabilire le materie di chi fa cosa e chi controlla
chi.
Ora, vedete, dopo tantissimi anni in cui si è dibattuto sul grande
valore della democrazia e dove per tutti questi anni è stato messo
all'indice chi parlava di forme di democrazia diretta, chi parlava
di presidenzialismo, perché ogni volta che lo si faceva veniva
evocata la figura dell'uomo forte, ebbene, oggi, assistiamo ad un
intervento di Galli Della Loggia, sul Corriere della Sera' e
ripreso poi da un intervento di Confindustria nazionale che quasi
quasi, anzi senza il quasi quasi, auspicano invece la ricerca di un
uomo forte e di un solo uomo al comando.
Pertanto, assistiamo ad una metamorfosi completa di quella che era
l'impostazione generale rispetto all'assetto dello Stato e rispetto
al totem di quella democrazia parlamentare che ha guidato per tanti
lustri il pensiero dei nostri costituzionalisti.
Guai a chi pensava all'introduzione dell'elezione diretta del
Presidente della Repubblica e quindi a cascata poi delle
istituzioni provincia e regioni, erano sempre visti come persone
che rasentavano un po' la dittatura, che rasentavano poi i metodi
dell'ancièn regìme.
Oggi, invece, assistiamo a questa metamorfosi. E perché? Perché si
assiste all'improvviso a questa metamorfosi? Perché ormai da alcuni
anni la finanziarizzazione dell'economia a livello mondiale è
incompatibile - come tutti sappiamo - con l'esercizio della
democrazia, perché abbiamo assistito in Italia dal 2011 in poi ad
un vero colpo di stato, perché la grande finanza non vuole, non
accetta le libere elezioni e quindi c'è la ricerca dell'uomo forte,
magari imposto attraverso metodi e procedure che non prevedono il
passaggio attraverso l'investitura popolare. E dunque, i
rappresentanti di quest'area economico-finanziaria - e mi
riferisco, per esempio, al Corriere della Sera - ti propongono
l'uomo forte.
Però, per esempio, per parlare dell'abolizione delle Province che
è la prima cosa che hanno lanciato - e non da ora - questa
ristretta elìte economica finanziaria sulle loro testate: Corriere
della Sera e Sole 24 Ore, perché è da anni che propongono questa
bella storiella dei favolosi risparmi che si otterrebbero
attraverso l'abolizione delle province, bene questi signori
omettono di esporre le cifre e soprattutto omettono di mettere
sullo stesso piatto le cifre risparmiate, i danni causati e le
cifre risparmiabili.
A questo riguardo voglio ricordare un po' a tutti che, per
esempio, lo stesso Centro Studi di Confindustria - lo sentivo ieri
sera in una trasmissione radiofonica - il rappresentante di
Confindustria ha fatto un calcolo su quanto costano le Società
partecipate, degli Enti locali non quelle dello Stato, solo quelle
degli Enti locali, quelle cosiddette società mangiasoldi', quelle
cosiddette società per allocare Consigli di Amministrazione dove
sistemare i trombati della politica, i non eletti dal popolo,
costano, secondo Confindustria, stime aggiornate a dieci giorni fa,
24 miliardi di euro. Solo le Società partecipate dagli Enti locali,
non eletti dai cittadini, non nominati dai cittadini, costano 24
miliardi di euro.
Il buco del Comune di Roma che si sta cercando a tutti i costi di
sanare con la finanziaria, prima col decreto Salva Roma , ora col
decreto Mille Proroghe , è di oltre 14 miliardi di lire; su quei
14 miliardi di lire pare che 3 o 4 miliardi siano da addebitare
solo ad una sua partecipata, l'azienda municipalizzata dei
trasporti di Roma. Bene, invece, si vogliono abolire le province.
Si è partiti dicendo agli italiani, spudoratamente mentendo agli
italiani, che si sarebbero risparmiati 10 miliardi di euro. Poi, la
stima prudentemente è scesa ad un miliardo di euro per arrivare
alle sole cifre accertate e reali che abolendo le province in tutta
Italia si risparmiano 100 milioni di euro; 100 milioni di euro in
tutta Italia calcolando i costi attuali delle province con la
proposta che noi portiamo avanti il risparmio sarebbe di soli 30
milioni di euro in tutta Italia a fronte del costo di 24 miliardi
di euro delle sole partecipate dei Comuni.
Allora, perché le si vuole abolire? Perché dopo un anno dalla
approvazione di questa famigerata legge, quasi un anno, e dopo i
disastri a cui abbiamo assistito: la mancanza di un Ente intermedio
di programmazione, il destino assolutamente incerto del personale,
a meno che non mi si dica che vogliono licenziare i dipendenti
delle province (ditelo chiaramente allora il risparmio sarebbe
reale ), l'assoluta incapacità di gestire i servizi sovracomunali,
i disagi per tutte le categorie dei cittadini per risparmiare alla
fine qualche milione di euro? Voglio dire che solo le Società
partecipate, alcune delle Società partecipate della regione,
costano diversi miliardi di euro.
Perché, allora, si vuole creare un danno così grande, un danno
così accertato, così misurato negli effetti devastanti per
risparmiare solo qualche milione di euro e neppure certo? Perché?
Perché il problema è un altro.
Come dicevo prima, da qualche anno, l'elite finanziaria
internazionale si vuole impadronire dei gangli vitali, della
gestione del territorio e delle risorse economiche in Italia
attraverso delle elite di nominati. Perché se si abolissero le
province si proporrebbero che cosa? I consorzi di comuni che non
sarebbero altro che delle piccole province
E ritorno ad Almirante, a quel fascistone di Almirante, e la
moltiplicazione dei costi anche allora quando sosteneva che le
regioni avrebbero rappresentato una moltiplicazione di spesa, si
diceva che non era vero, che non era vero, e anche oggi a noi che
diciamo che i Consorzi di comuni che si vogliono istituire
rappresentando delle mini province, delle piccole province
alternative, certamente, rappresenteranno una moltiplicazione dei
centri di spesa con l'aggravante, perché si sono fatti più furbi,
che non passano attraverso le elezioni democraticamente previste
dalla Costituzione italiana, ma addirittura, sempre per facilitare
il compito della grande finanza, li nominiamo dall'alto e nominiamo
chi vogliamo.
Dobbiamo ancora assistere da utili idioti e da ebeti a questi
comportamenti palesemente contro i cittadini?
L'onorevole Ioppolo ha lanciato l'idea che almeno un presidente
democratico come Crocetta - almeno così si dichiara - dovrebbe
accedere prima di parlare confusamente di riforme, perché prima
voleva votare come tutti sappiamo e aveva accelerato per votare a
maggio dell'anno scorso; poi ha cambiato idea dopo 15 giorni ed
infine ha ricambiato idea sull'impostazione da dare e in ultimo ha
presentato un altro disegno di legge.
Noi rilanciamo da questa tribuna l'idea che se si vuole affrontare
una modifica dell'assetto territoriale e costituzionale solo i
cittadini possono deciderlo attraverso un referendum durante il
quale si possa spiegare quello che in parte io ho detto qui ma che,
avendo a disposizione più tempo, potrei spiegare ancora meglio
nelle motivazioni.
Signor Presidente, il mio voto favorevole a questa proposta è
intuitivo per una parte solo di quello che vorrei dire e che il
tempo non mi ha concesso di dire.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, al fine di organizzare i lavori
d'Aula, comunico che le iscrizioni a parlare saranno chiuse entro i
tempi concessi all'onorevole Lo Sciuto. E' iscritto a parlare
l'onorevole Lo Sciuto. Ne ha facoltà.
LO SCIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è all'occhio di
tutti in questi mesi che cosa ha prodotto l'abrogazione delle
province. Difficoltà delle partecipate. Non sappiamo le partecipate
provinciali che fine faranno. I consorzi universitari sono in
grande difficoltà, non si sa come andranno avanti. Sono state
abolite le scuole provinciali che hanno creato tanti disoccupati,
gente che da 20 anni lavorava nelle province.
E allora io mi chiedo: non sappiamo ancora quale sarà il futuro di
questi consorzi ma se è vero che il bilancio delle province è fatto
per il 90 per cento di spese obbligatorie, significa personale e
servizi, dove sta il risparmio? Per quale motivo si vuole affidare,
tramite i consorzi comunali, il potere solo ad alcuni? E ancora mi
chiedo: chi sono questi eroi che andranno a gestire i liberi
consorzi in maniera gratuita? Voglio capire chi sarà colui che
firmerà un atto amministrativo, prendendosi le responsabilità, in
maniera gratuita.
Veramente stiamo rasentando l'antidemocrazia in questo Parlamento
L'emendamento che è stato proposto in maniera intelligente da
parte di chi ha posto la firma, è un emendamento che dà giustizia
di quello che si deve fare. Alla fine nei costi sono previsti 2
milioni di euro per tutto l'anno. Gli organi elettivi, giunta e
consiglio, costeranno 2 milioni di euro l'anno. Allora mi chiedo
dove sta il danno all'erario? Dove sta il danno nei confronti dei
cittadini sulla spesa che noi stiamo andando a votare? Non possiamo
sicuramente andare avanti in questo Parlamento perché qualcuno ha
fatto dei proclami e ha preso degli impegni in un'emittente
televisiva. Questa non è, cari colleghi, democrazia, non è rispetto
nei confronti di questa Aula che noi occupiamo.
Chiedo che su questo emendamento ci sia un po' di orgoglio da
parte di tutti i deputati perché è importante votarlo. Sono sempre
dell'idea che è meglio affidare le responsabilità amministrative e
il futuro degli interessi dei cittadini ad un organo elettivo che
non a dei nominati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prenderò forse
qualche minuto in più dei cinque ma li utilizzerò anche perché farò
un unico intervento e quindi il mio intervento vale anche come
dichiarazione di voto.
Intendo, in questo senso, signor Presidente, fare un veloce
ragionamento politico su quello che è stato l'iter - o forse
bisogna dire su quello che poteva essere e non è stato - di
conclusione della storia delle province regionali e di inizio di
una nuova storia che fu annunciata, come tante sono state
annunciate, e che non ha mai trovato un momento di concreta
esistenza: mi riferisco ai liberi consorzi dei comuni.
Certo è che la nomina del Commissario e che lo svolgimento delle
funzioni del Commissario non siano un momento di democrazia; questo
è assolutamente ovvio, né mi sento di buttare la croce sui
Commissari i quali, evidentemente, hanno trovato situazioni che non
conoscevano e hanno avuto la necessità di avere tempo per
comprendere come fare funzionare macchine che già nell'animo del
Governo regionale dovevano andare verso il macero.
Lo abbiamo visto a luglio, lo abbiamo visto in questi mesi, con
una serie di promesse mai mantenute, anche sulla possibilità di
finanziare servizi essenziali, a partire dall'assistenza sociale, a
partire dal trasporto pubblico, a partire dalla pubblica
istruzione, a partire dall'edilizia scolastica, dalle strade
provinciali: il deserto.
Noi però avevamo immaginato che potesse svilupparsi un percorso
virtuoso, anche se non condiviso, e chi ha partecipato e seguito il
dibattito che portò a quel voto sa come chi vi parla e il Gruppo
parlamentare che ho l'onore di rappresentare, il Gruppo
parlamentare Grande Sud - PID Cantiere Popolare, votò contro quel
disegno di legge, ci aspettavamo all'indomani che qualcosa di
concreto fosse già pensato, fosse già scritto, fosse già pronto per
essere sottoposto alle Commissioni di merito.
Ebbene, scopriamo dopo un anno che all'orizzonte non vi è nulla,
che anche su questo tema si naviga a vista; allora viene il
sospetto che quella di circa un anno fa, con l'abolizione delle
province, altro non sia stata che una mera operazione di potere, il
famoso detto levati tu ca' mi ci mettu io, cioè leviamo presidenti
- ed è ancora più grave - democraticamente eletti, ma di un'altra
parte politica, al fine di insediare commissari non eletti,
nominati, quindi, della mia parte politica.
Rispetto a questo ragionamento, signor Presidente, siamo ancora in
attesa che qualcosa accada; nulla è accaduto e nulla accade.
Abbiamo nel frattempo anche potuto constatare le divisioni
assolutamente plateali all'interno di questa maggioranza,
soprattutto tra le posizioni del PD e quelle dell'UDC, su quello
che deve essere il futuro dei liberi consorzi dei comuni; abbiamo
assistito, attraverso i media, a proclami da parte di alcuni
rappresentanti eminenti della maggioranza di Governo che dicevano
a questo gioco non ci stiamo . Mi riferisco al segretario
regionale dell'UDC, il quale spiegava che il disegno di legge del
Governo sulle province era un disegno di legge da bocciare.
Continuiamo ad assistere, in buona sostanza, ad un balletto
assolutamente inconcludente che ci porta, come Gruppo parlamentare
all'ARS, non soltanto a sostenere l'emendamento dei colleghi
Musumeci, Ioppolo, Formica ed altri ma che ci porta anche a dire
che se proprio ci mettete con le spalle al muro e ci costringete a
scegliere, non abbiamo alcuna difficoltà a scegliere la
democrazia.
Noi non abbiamo alcuna difficoltà a scegliere la democrazia. Noi
non abbiamo alcuna difficoltà a scegliere un voto democratico che
rilegittimi delle istituzioni che ancora oggi sono previste nella
nostra legge piuttosto che continuare a proporre qualcosa che è
invece assolutamente illegittimo. E vado alla conclusione. Non è
prevista dalla legge la proroga della proroga.
Onorevoli colleghi che vi preparate a votare favorevolmente questo
disegno di legge, sappiate che votate un atto illegittimo.
Questi dovevano essere - e questa è la ratio della norma - dei
commissari ad acta che avrebbero dovuto portare le Province alla
loro conclusione, che avrebbero dovuto liquidare l'Ente, perché
entro il 31 dicembre - e questo era il disegno del Governo - si
sarebbero dovuti votare, e quindi costituire per legge, i liberi
consorzi dei Comuni.
Vi rammento che, in alcuni casi, saremmo alla terza proroga, cioè
saremmo alla farsa e, allora, rispetto a queste cose, se vogliamo
davvero provare a dare un po' di dignità rilegittimando
parlamentari e Parlamento siciliano, abbiamo una sola strada
obbligata.
Lo dico senza passione di parte: sono convinto che bisogna
agganciarsi al treno nazionale e, in tempi di spending review, può
anche darsi che le Province non siano il meglio come enti
interlocutori territoriali di rappresentanza delle comunità
territoriali, ma sono allo stesso tempo convinto del fatto che
questo Parlamento - siccome tutti, cari colleghi, vi affannate a
dire deve ritrovare legittimazione in mezzo alla legge - non
possiamo che partire da atti normativi perfetti, legittimi ed
assolutamente incontestabili.
Ribadisco, sotto il profilo normativo e giuridico, siamo in
presenza di un atto che si manifesterebbe in maniera palese come
illegittimo, perché la proroga della proroga di un commissario ad
acta non è prevista da nessuna norma.
E, allora, noi voteremo favorevolmente all'emendamento che è in
discussione e preannuncio il voto contrario al disegno di legge di
proroga dei Commissari. Lo facciamo perché abbiamo rispetto delle
leggi; lo facciamo perché abbiamo il rispetto della nostra dignità
e non permettiamo a nessuno di condurre il can per l'aia -
soprattutto quando si parla di istituzioni per più di un anno - ma
lo facciamo soprattutto perché eravamo affezionati - e siamo
affezionati - alla possibilità di poter far celebrare, ancora una
volta, libere elezioni democratiche nelle quali i cittadini possano
liberamente e democraticamente esprimere il proprio consenso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cordaro, le devo dare atto che il
suo ragionamento ha un filo logico e le perplessità,
obiettivamente, ci sono sulla questione di prolungare le proroghe.
Certamente, lo Stato si è comportato allo stesso modo - questo non
è che ci dovrebbe confortare - quindi un accompagnamento alla
proroga eventuale, non so come si determinerà il Parlamento nella
sua interezza, è necessario.
Volevo dare atto, ecco, che il profilo che ha dato al suo
intervento ha una sua consistenza giuridica per carità, non ha
bisogno del mio plauso, però, è un problema che ci dobbiamo porre.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, non
condivido l'intervento dell'onorevole Cordaro, così come
l'intervento dell'amico, onorevole Ioppolo, con questo emendamento
che di fatto è un emendamento anacronistico rispetto alla storia
stessa di questa Assemblea, quando i padri costituenti sancirono
nello Statuto della Regione il tema liberi consorzi di comuni e
devo dire anche contro la stessa iniziativa che sta facendo
attualmente il Governo nazionale.
Ricordiamo che, a livello nazionale, che io sappia, ad oggi, non
si stanno celebrando elezioni per il rinnovo dei consigli
provinciali, ma vi sono attualmente dei commissari. E sarebbe anche
contrario rispetto ai lavori della Commissione Affari
Istituzionali e del Governo, con i testi che sono stati
presentati, attenzionati, visionati con attente audizioni,
coinvolgendo il mondo delle università siciliane, il mondo
dell'associazionismo.
Devo dire che un voto favorevole a questo emendamento esporrebbe
questa nostra Assemblea, esporrebbe il fianco a chi nelle pagine
nazionali dei quotidiani attacca l'autonomia regionale come
un'autonomia che non sa creare iniziative legislative serie,
conducenti ai bisogni di questa terra.
E per questo sono contrario all'idea di collegarsi alle iniziative
legislative nazionali, nella consapevolezza che questa Assemblea sa
molte volte anticipare i tempi e realizzare norme serie che possono
di fatto determinare dei veri liberi consorzi, che con serenità e
capacità possono maggiormente creare la sinergia tra i comuni,
valorizzare quel personale degli enti provincia, che negli anni ha
saputo dare un grande contributo nella pubblica Amministrazione
regionale, e creare anche le condizioni di avere maggiore capacità
per aggredire i finanziamenti europei.
E poi, diciamolo, rispetto anche all'intervento fatto dal collega
onorevole Formica, i commissari stanno facendo un ottimo lavoro,
perché sono dei veri commissari tecnici. Non ricordo che vi sia un
solo commissario nominato dal Presidente Crocetta che sia un
politico trombato, anzi va dato atto al Presidente della Regione di
aver scelto commissari che con competenza, capacità e trasparenza
stanno portando avanti queste strutture nel modo migliore per
definire una legge che la Commissione Affari istituzionali ed il
Governo, entro il mese di febbraio, quindi entro solo due mesi,
potrà varare e potrà esitare favorevolmente.
Un voto contrario a questo provvedimento del Governo è un voto che
farebbe sprofondare quest'Assemblea rispetto ad un dato che ormai
viene riconosciuto da tutti, che è stata un'Assemblea lungimirante
ed attenta ai bisogni del contesto politico anche nazionale,
dicendo no a quelle strutture intermedie che purtroppo per colpa
della politica sono state indebolite, sono state rese inutili, ed
oggi qualcuno vuole salvare non avendo più quelle competenze che di
fatto erano proprie della legge istitutiva delle province, ed io
sono d'accordo ai liberi consorzi dei comuni, perché liberi
consorzi dei comuni furono previsti dal nostro statuto della
Regione, e ritengo che l'iniziativa del Governo e della
Commissione, in questo caso, sia un'iniziativa meritoria
soprattutto nella volontà da parte dell'assessore di avere
accettato soltanto due mesi per definire questo percorso, nella
consapevolezza che questo lavoro si può fare, e si deve fare.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cimino. E' iscritto a parlare
l'onorevole di Pasquale. Ne ha facoltà.
DIPASQUALE. Signor Presidente, mi rendo conto che molti colleghi
nostri o miei, esperienza alla provincia non ne hanno fatta, prima
di arrivare qui; ho avuto la fortuna di presiedere il Consiglio
provinciale di Ragusa per quasi cinque anni, quindi, un'esperienza
diretta.
Se l'onorevole Formica avesse fatto esperienza in Consiglio
provinciale, prima di fare il parlamentare lui è uno di quelli
fortunati che è arrivato a fare il parlamentare senza aver fatto
prima altri tipi di esperienza.
PRESIDENTE. L'onorevole Formica è stato sindaco.
DIPASQUALE. Perché io che sono stato sindaco, anche, devo dirle
che la differenza tra il Comune e la Provincia è immensa. Ho fatto
il Presidente del Consiglio provinciale e vedevo quotidianamente
un'ente che andava morendo, che aveva un solo significato: dare il
contributo al sindaco di turno o al consigliere di turno per la
manifestazione 'x', per la sagra y', per potere garantire quel
piccolo elettorato.
La provincia non era nient'altro che un contributificio'; la
provincia era davvero diventata la vergogna di quella
rappresentanza territoriale che aveva avuto il consenso dai
cittadini, è vero, ma le province utilizzavano ormai quel consenso
solamente per dare quelle risposte a quell'elettorato che gli
permetteva o che mi permetteva, perché allora c'ero anch'io, di
poter prendere uno stipendio.
Sono contento che siamo arrivati alla fine delle province, anche
perché ancora ricordo le truffe che partivano dalle assemblee del
Lubi', decine di consiglieri provinciali che si recavano in
missione tutti quanti e anche dell'ANCI; si è finito però.
Viaggiavo a mie spese e sfido chiunque a venire qui a dimostrare
cosa diversa.
E mentre io, cari Presidenti dell'Assemblea e della Regione giravo
con l'automobile Fiesta 1200 , dieci assessori avevano dieci auto
blu, con tre persone in ogni Ufficio di Gabinetto e, in più, il
presidente della Provincia, che non aveva l'automobile Fiesta , ma
un'automobile di cilindrata tremila. Queste vergogne non esistono
più; il contributificio' non esiste più. E' la visione di uno
Stato moderno, purtroppo, di una Regione. Mi auguro che il nostro
Presidente possa diventare Primo Ministro, per poter apportare le
modifiche in uno Stato che ha una logica superata, uno Stato che
ancora vede le due camere che non hanno significato, uno Stato che
deve cominciare a cambiare, ad essere più snello. E noi lo abbiamo
fatto proprio dalla Regione siciliana; lo abbiamo fatto partendo
dalle province per garantire quei servizi, ormai pochi, necessari,
che possono essere davvero fatti e portati avanti dagli
amministratori locali.
Concludo dicendo di smettere di far preoccupare i dipendenti delle
Province perché questi amici nostri vanno in giro Provincia per
Provincia a dire guardate vi licenzieranno . Qualcuno, nel suo
intervento, anche oggi, l'ha detto perderete il posto di lavoro .
Nessuno perderà il posto di lavoro. Abbiamo un Presidente che
tutela i precari e che vuole creare nuovi posti di lavoro;
immaginiamoci se questo Presidente possa licenziare persone di
ruolo. Quindi, smettetela anche su questo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dipasquale. E' iscritto a parlare
l'onorevole Figuccia.
FIGUCCIA. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, io,
signor Presidente, non le auguro di diventare Primo Ministro ma le
auguro di fare ancora per tempo, quello necessario, il Presidente
della Regione come auguro a me stesso di poter fare il parlamentare
come i cittadini ci hanno chiesto, di fare senza sottrarci ai
compiti, alle funzioni e alle responsabilità che i cittadini
votandoci, come erano abituati a fare anche per le Province, ci
hanno mandato di fare. Rispetto ai costi, sentivo prima parlare di
Assessori con tre macchine, quattro macchine. Dalle mie parti
questi atteggiamenti scorretti sono atteggiamenti che vanno
sanzionati, che vanno puniti e prima ancora denunciati e non
lasciati così ed annunciati in Aula.
Io devo dire che in prima Commissione, dove tutto sommato credo
che si sia fatto un buon lavoro, era stato perfino offerto al
Governo un salvagente; era stata fatta una riforma che era il
risultato di un lavoro certosino che avevamo fatto Provincia per
Provincia, territorio per territorio, dove ad essere auditi,
ascoltati, erano una volta i Consorzi universitari, dove una volta
erano le organizzazioni sindacali che facevano riferimento al
personale dipendente delle Province, delle partecipate, dove spesso
erano anche i sindaci dei Comuni.
E ricordo al Presidente della I Commissione, come in quelle
occasioni i Sindaci ci diedero, per quanto riguarda la Provincia di
Palermo, un loro parere sulla riforma. E, tutto sommato, credo che
stavamo anche viaggiando ad una velocità eccellente, però, vedete,
quel salvagente, il Governo non lo ha voluto ma ha deciso di
rimandarlo indietro, come fosse una ciambella inutile e ha deciso
perfino di bucarlo, di forarlo, ma, in realtà, insieme a quel
salvagente, purtroppo tornato indietro, ad affondare non era
soltanto una mancata riforma, erano i cittadini che quella riforma
non volevano e che proprio uditi attraverso il lavoro sapiente
della Commissione, avevano fatto delle proposte, delle proposte che
guardavano, ad esempio, ai compiti e alla funzioni che avrebbero
dovuto avere le Province; quelle proposte che guardavano, ad
esempio, quel non riempito di contenuti famoso articolo 9, del
quale purtroppo spesso abbiamo parlato, e dentro il quale non si
faceva riferimento alle funzioni che le Province avrebbero avuto.
Tuttavia, si trattava di un salvagente. Però, ripeto, quel
salvagente, il Governo non lo ha voluto accettare preferendo di
continuare a parlare di commissariamenti; preferendo l'idea di dare
seguito a quelle generiche considerazioni fatte durante
trasmissioni televisive, durante le quali si parlava di abolire le
Province e creando così, giustamente, quell'atteggiamento, non dico
di panico ma, sicuramente, di astio e, quasi, disinteresse, da
parte di chi quella riforma, invece, fino a quel momento, aveva
seguito.
Credo che con questo atteggiamento finiremo come negli Stati
Uniti. Lì c'è un tessuto produttivo ed economico che ancora regge
l'impatto della crisi ma negli Stati Uniti vanno a votare il 40%
degli elettori. Noi siamo in assoluta controtendenza, in una fase
politica in cui si parla di sistema elettorale proporzionale, di
ritorno al voto delle preferenze su scala nazionale; noi qui
diciamo che dobbiamo sostituire quel sistema democratico con un
sistema di commissariamenti, quel commissariamento che sta vedendo
una militarizzazione di tutte le strutture nei Consigli
provinciali, quel commissariamento che sta provocando disastro e,
giustamente, anche panico rispetto non tanto al personale delle
province ma rispetto, senz'altro, al personale delle partecipate
delle province, perché nessuno mi venga a dire che questo personale
è stato tutelato. Perché se non avessimo introdotto con degli
emendamenti un sistema di garanzia a favore di quei dipendenti,
probabilmente, quei dipendenti oggi non avrebbero potuto passare un
Natale sereno. Per queste ragioni, ovviamente, esprimiamo, io
personalmente, esprimo parere favorevole all'emendamento proposto
dagli onorevoli Musumeci, Formica, Ioppolo e altri. E per questa
ragione soprattutto esprimo parere favorevole su un emendamento che
propone davvero una razionalizzazione dei costi della politica, per
un totale di due milioni di euro l'anno.
Mi sembra che sia assolutamente un costo rispetto ai tagli che in
questo modo vorrebbero farsi, e che invece finiscono con lo sforare
la spesa che si era prevista, soprattutto in considerazione del
fatto - e questo lo dico sì in maniera decisa - che non sono
disposto, per venire incontro alle dichiarazioni e agli spot del
Presidente Crocetta, in televisione, ad andare incontro a sanzioni,
perché questo atto, come è già stato giustamente detto prima
dall'onorevole Cordaro e ripreso, ad onor del vero, anche dal
Presidente Ardizzone - e per questo lo ringrazio - è un atto
assolutamente illegittimo, rispetto al quale i parlamentari tutti
si potrebbero un domani ritrovare a pagarne le spese. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, non
riprendo il ragionamento che ha fatto il collega Cordaro, che ci ha
preceduto in questo dibattito, che ha evidenziato gli aspetti,
oltre che tecnici giuridici ed amministrativi ed anche il senso del
conflitto che viene a determinarsi nel momento in cui una ipotesi,
un programma viene evidenziato per le sue inadempienze.
Chiaramente, la legge, che sotto la grande spinta dell'emotività è
stata, con nostra opposizione - anche se i numeri, ahimè, ci hanno
dato torto - approvata e che di fatto determinava lo scioglimento
o, più che altro, la confusione in cui il sistema province veniva
lanciato, con la nomina dei Commissari ha portato a un momento di
reale disagio, che oggi tutti viviamo, che vive la realtà del
territorio, i cittadini e l'istituzione provincia.
Se la provincia, infatti, nella sua organizzazione di gestione, ha
rappresentato, al di là dei servizi tradizionali, al di là
dell'impegno delle risorse umane, ma comunque ha rappresentato
anche una presenza importante in un settore che è quello delle
partecipate, con gli asset che ha rappresentato, quindi con i vari
interessi sia dal punto di vista istituzionale, territoriale,
politico, ma anche, purtroppo, di chi vuole spingere perché,
attraverso questi momenti di gestione commissariale, vengano ad
esserci sicuramente momenti anche di debolezza del sistema, quindi
vanno a svilupparsi altre strategie.
Caro Presidente della Regione, delle gestioni commissariali sia
anche una strategia sottile che tende a consentire il
raggiungimento di obiettivi non del tutto positivi per la nostra
comunità siciliana. Perché, se è vero che la gestione
straordinaria, che la gestione commissariale, nel breve periodo,
garantisce il funzionamento delle istituzioni, è anche chiaro che
il prolungarsi di queste gestioni commissariali determina una
contraddittorietà del percorso amministrativo, depaupera il sistema
democratico e crea spazi per altri interessi.
Riscontriamo oggi una tendenza alle gestioni commissariali
piuttosto prolungate, su cui questo Governo, di fatto, determina
una priorità nell'azione politica e istituzionale. Per un momento
vorrei ricordare che è da più di un anno che sono già scadute le
gestioni delle aziende ospedaliere, che il regime commissariale si
sta prolungando, che è ancora aperta una fase di contraddizione e
di molta polemica su quello che è l'esito dei risultati di un
discusso e discutibile concorso che si è portato avanti, atteso che
non sono stati rispettati i termini del bando della selezione dei
direttori generali per le sue fasi successive e modificative
dell'originaria impostazione, così come prevista dal bando e quindi
dalla norma.
Ed oggi arriviamo a questa constatazione. Evidentemente,
dall'approvazione della legge n. 7, i tempi che di fatto si sono
determinati pensavamo, pensavo fossero stati utilizzati al meglio
per capire come in questa nuova ipotesi che volevamo determinare
poteva trovarsi un momento di confronto. Questo non c'è stato.
Siamo oggi a ripetere un percorso che, di fatto, porta ad allungare
ancora più i tempi della gestione commissariale.
Per un momento vorrei richiamare l'attenzione su quella che è poi
la concezione che vede questa fase, atteso che la moda, la furia
ormai si scatena secondo una logica a volte perversa che vedrebbe
la riduzione di costi della politica . Cosa tutta da dimostrare e
non vera, e che determinerà un livello di governo intermedio che si
chiamerà libero consorzio , che si chiamerà interconnessione con
le aree metropolitane, che si chiamerà nuova realtà sul territorio
che viene a determinarsi, ma che sicuramente crea una condizione di
grave preoccupazione nel momento in cui, ad oggi, oltre ai
proclami, non è presente una proposta che derivi da un approfondito
studio e da un momento di serio confronto che possa far sì che si
evidenzi quella che è l'ipotesi di livello di governo intermedio
che veramente vogliamo dare in Sicilia.
Allora, se questo è il percorso, se questo è il senso, se questo è
il voler riscontrare che il rimedio ad oggi è peggiore del male,
sicuramente diventa opportuno dire che si ripristini un momento di
democrazia reale e che siamo stati sempre perché esistesse questo
livello di governo intermedio. Poco importa che fosse sotto il nome
di provincia o di altra istituzione. Però, originariamente, da un
confronto col Presidente della Regione, mi ricordo che c'era anche
la volontà, la disponibilità, l'orientamento a condividere questa
impostazione, però i fatti successivi hanno dimostrato
un'inversione di tendenza totalmente opposta a quella che era stata
prima tracciata.
Allora, ad oggi, nessun risultato; ad oggi cresce la condizione di
confusione; ad oggi c'è una domanda anche di chiarezza su quello
che vuole essere il percorso per questa nuova realtà istituzionale.
Se non avvengono fatti nuovi, allora, la strada da percorrere
resta quella di capire come almeno garantire la gestione, la
funzionalità tornando a quello che è il percorso che fino ad oggi
aveva dimostrato alcuni risultati.
Quindi una gestione commissariale senza nessun obiettivo
specifico, un prolungare questo percorso senza capire quali sono i
termini e quali sono i reali obiettivi che noi vogliamo conseguire,
se non quelli di un permanere della gestione commissariale con un
potere monocratico, attraverso l'egocentrismo del Presidente della
Regione che promana questi grandi messaggi e poteri verso le realtà
periferiche e attraverso le gestioni commissariali. Sicuramente,
non è questo né il senso della democrazia, né il senso della
politica e neanche il senso dell'abbattimento dei costi della
politica.
Quindi noi votiamo a favore di questo emendamento e facciamo si
che ci possa essere il ripristino di un percorso più democratico.
CAPPELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPPELLO. Signor Presidente, signor assessore, onorevoli colleghi
e cittadini, noi ovviamente voteremo contro i primi due emendamenti
della Lista Musumeci, ma del resto è chiara la posizione del
Movimento Cinque Stelle in ordine alle province: noi non le
vogliamo, non le vogliamo senza se e senza ma.
Come ho avuto già modo di dire in Commissione, avremmo voluto una
proroga dei Commissari perché non ne possiamo fare a meno in
quanto, ad oggi, non abbiamo ancora una riforma, ma all'interno di
un progetto di legge ben definito dobbiamo arrivare verso una
riforma definitiva dell'ordinamento degli Enti Locali in Sicilia.
E' chiaro che noi vorremmo sapere dal Governo se non vuole le
province, perché ad oggi, Assessore, abbiamo perso anche il conto
dei disegni di legge che ci avete fornito in Commissione in ordine
ai Liberi consorzi ed alle Città Metropolitane . Quindi da
questo punto di vista credo che il Governo dovrebbe fare chiarezza
una volte per tutte.
In Commissione abbiamo un testo, che è quello dell'onorevole
Cracolici, il testo base sul quale dobbiamo certamente
concentrarci. Non avremmo voluto una proroga di due mesi, ma
addirittura di un solo mese, perché pensiamo che i lavori della
Commissione siano proceduti bene nell'ultimo mese, abbiamo lavorato
udendo rettori, sindaci, commissari straordinari, insomma tutti i
soggetti delle ex province e abbiamo raccolto tutti i suggerimenti
che potevano arrivarci.
Noi, come Movimento Cinque Stelle, riteniamo che l'ente intermedio
non serva assolutamente a nulla, noi pensiamo che l'ordinamento
locale in Sicilia sia formato da regione e comuni e che tra regione
e comuni le competenze debbano semplicemente essere divise.
Prendiamo atto che la riforma in questi ultimi nove mesi non è
stato possibile farla, per noi oggi, certamente, e lo dico con
serietà, rappresenta una sconfitta, perché saremmo voluti arrivare
qui il 28 dicembre, non a discutere per quanto tempo ancora i
commissari debbano gestire quello che è rimasto delle province, ma
avremmo voluto votare una riforma organica e, come ho detto prima,
definitiva.
Una cosa è certa: per noi indietro non si torna, nemmeno per
prendere la rincorsa. Grazie.
D'AGOSTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho ascoltato
alcuni interventi che mi hanno preceduto, ho riflettuto sulla
domanda che un collega ha fatto rivolgendosi alla Presidenza e,
chiaramente, investendo in questo caso soprattutto il Governo: a
cosa serve la norma che oggi è in votazione e che noi dovremmo
votare per prorogare ancora una volta il commissariamento di queste
province?
E' questa la domanda che ci dobbiamo porre al di là del fatto che
mi sembra inevitabile dovere votare questa norma, e premetto che io
sarò assolutamente ligio e leale nei confronti della maggioranza e
del Governo, e voterò per la proroga. Però non possiamo che
domandarci quale è il significato, il senso di questa votazione,
perché se gli diamo il significato unico di prendere del tempo per
poi magari andare ad approvare una norma che in fondo non cancella
le province, ma le ristabilisce, allora stiamo commettendo un atto
di grande ipocrisia in questo Parlamento.
Valeva forse la provocazione dell'emendamento dell'opposizione e
la provocazione cultura e politica che in qualche modo ha un suo
senso e va in termini di provocazione. Se, invece, mi riferisco
anche all'intervento di chi mi ha preceduto, il senso è quello di
essere coerenti con quanto ci siamo detti in quest'Aula ormai da un
anno, con quanto il Presidente Crocetta ha annunciato a tutti i
siciliani in questi mesi, e cioè quello di volere abolire
assolutamente le province, questi enti intermedi che i cittadini
ritengono non più utili.
Allora facciamolo e diciamolo chiaramente che la proroga ci serve
alla presentazione - e lo dico qui al Governo, lo dico
all'assessore Valenti - di un disegno di legge che chiuda questa
partita, la chiuda definitivamente, con coerenza, con intelligenza,
con coraggio e ci metta nelle condizioni di poter dire ai
siciliani, caro presidente Crocetta, che noi le province le stiamo
abolendo davvero. Ma non le stiamo, però, riesumando sotto mentite
spoglie con i liberi consorzi. Noi le chiudiamo, le chiudiamo una
volta e per tutte e chiudiamo i costi che non sono soltanto quelli
della politica, perché i costi della provincia non sono soltanto i
costi del Presidente della provincia, degli assessori e dei
consiglieri, anche quelli, ma quelli li abbiamo già eliminati, ed è
stata una cosa buona.
Adesso prendiamo gli altri costi che i cittadini non comprendono
più, e qui c'è stata la grande intuizione del presidente Crocetta
in tempi non sospetti, perché oggi in Italia si parla di abolizione
delle province, ma noi qui in Sicilia lo abbiamo fatto prima, come
intuizione, ma ancora non abbiamo completato l'operazione.
Allora questa proroga se serve a questo ha un senso, se non serve
a questo, riflettiamo bene se ancora una volta in questo Parlamento
consumiamo un atto di ipocrisia e, onorevole Presidente della
Regione, andiamo contro le sue stesse volontà, contro i suoi stessi
indirizzi politici. Siamo o non siamo per l'abolizione di questo
ente intermedio che, ripeto, i cittadini siciliani non vogliono più
,forse esattamente come non lo vogliono più i cittadini italiani?
Se è così noi istituiremo, con un nuovo disegno di legge che io mi
aspetto arrivi dal Governo, le città metropolitane, perché quelle
sono una grande opportunità ed una grande occasione imperdibile per
le grandi città siciliane e daremo la possibilità ai comuni della
Sicilia, se lo vogliono, se ne hanno interesse, a costituirsi in
liberi Consorzi di comuni, ma non perché la geografia la definiamo
ancora una volta noi e, guarda caso, questa geografia finisce con
il coincidere con le stesse province, e quindi avremmo, di fatto,
rifondato le province chiamandole in altro modo. Questa si chiama
ipocrisia Io non credo che faccia parte del programma di governo
del Presidente della Regione e credo che questo sia il senso che
dobbiamo dare alla votazione, oggi, di questa proroga che ci viene
richiesta dallo stesso Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musumeci. Ne ha
facoltà.
MUSUMECI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, abbiamo più volte detto, e continuiamo a
convincerci della bontà della nostra tesi, che la cosiddetta
soppressione delle province altro non è che una mistificazione
mediatica. Il disegno di legge proposto dal Governo, che tende a
prorogare la gestione dei nove commissari pro-consoli del Governo
regionale non è altro che la conferma di questa nostra
considerazione.
Tante cose sono state dette stamattina, in particolare dai
colleghi del mio gruppo, Ioppolo e Formica, perché io possa tornare
sugli aspetti essenziali di questa vicenda grottesca, assurda,
incomprensibile, irragionevole.
Mi limito soltanto a riprendere proprio perché il mio intervento
non appaia legato a spirito di fazione, a quello che ha appena
detto un deputato di maggioranza di Crocetta, il collega
D'Agostino. Qui bisogna parlare con grande franchezza al popolo
siciliano. Non si sta sopprimendo nella sostanza la provincia
regionale, si sta soltanto provvedendo a cambiare la denominazione
e, chiunque abbia dimestichezza con un sito internet, può benissimo
accedere alla pagina dell'Assemblea regionale siciliana e prendere
visione dell'articolo 1 del disegno di legge del collega Cracolici,
il quale recita: I liberi consorzi dei comuni svolgono le stesse
funzioni delle province regionali, utilizzano gli stessi immobili,
impiegano lo stesso personale. .
E allora la gente si chiede: può il cambio di una denominazione
passare per una radicale e rivoluzionaria riforma dell'ordinamento
degli enti locali? L'unica novità che emerge dal disegno di legge
Cracolici - il quale non fa altro che sintetizzare il disegno di
legge del Governo, perché Cracolici non perde l'occasione per
intestarsi questa battaglia a danno del Governo e, invece, si vedrà
fortemente manomessa e persino polverizzata la propria iniziativa
di legge, anche se questo rientra nelle logiche della maggioranza,
di questa, ma di qualunque altra maggioranza - io ritengo sia
rappresentata dal fatto che gli elettori vengano privati del
diritto di andare a votare.
Se in altri tempi un Presidente di destra o di centrodestra,
avesse messo in discussione il diritto di partecipazione dei
cittadini, avremmo avuto la mobilitazione generale. Sarebbe scesa
in campo l'Associazione partigiani d'Italia, la Cgil avrebbe
mobilitato le fabbriche, le scuole sarebbero state chiuse e la
sinistra avrebbe innalzato barricate perché il diritto di voto, non
si discute, avrebbero detto. Ma siccome la espropriazione del
diritto al voto arriva dal Governo Crocetta, comunista al di sopra
di ogni sospetto, essendo rivoluzionario, può passare nel silenzio
dei colleghi del centrosinistra che si sono imbevuti, alimentati
per 60 anni, della cultura del diritto di partecipazione al voto.
Ecco perché diventa un elemento di novità. E al collega del
Movimento 5 Stelle che molto ingenuamente ha appena detto da questa
tribuna indietro non si torna sulla soppressione delle province,
vorrei dire che invece sì, indietro si torna con il voto dei
colleghi del Movimento 5 Stelle. E si torna esattamente al 1962,
quando gli organi di gestione delle province venivano determinate
dai partiti e non dagli elettori. State tornado indietro con il
vostro consenso a questo folle, micidiale, delittuoso disegno di
legge
Come si fa a non capire che quattro milioni di italiani non
potranno più scegliere chi governerà il loro ambito in area vasta?
Non stiamo parlando di una sciocchezza Stiamo parlando del diritto
di voto del corpo elettorale in Sicilia che viene affidato alle
segreterie dei partiti, agli organi di secondo livello, ma c'è
bisogno di richiamare i principi generali, elementari, del diritto
costituzionale che affida al consenso il rapporto fra eletto ed
elettore? Mi si dirà ma verranno gestiti dai sindaci' ma il
sindaco chiede ed ottiene il consenso per amministrare la propria
città, non per determinare, poiché non lo sa nel momento in cui
viene candidato a sindaco, i disegni e i progetti e la
programmazione in ambito di area vasta. Quindi c'è un gravissimo
deficit di democrazia che questo Governo comunista guidato da
Crocetta si sta intestando, con la complicità delle forze
centriste, delle forze democratiche, delle forze sturziane che,
quando serve, si richiamano ai principi di Luigi Sturzo, che in
questo momento si rivolterebbe nella tomba per essere stato
espropriato il diritto al voto.
Certo, vengono tolti gli organi gestionali eletti dal popolo
perché bisogna risparmiare, bisogna togliere l'indennità al
Presidente della Provincia, agli assessori e ai consiglieri
provinciali. Bene, la Corte dei Conti, che non è gestita da un uomo
di destra, e che credo non abbia, in linea di principio, alcun
pregiudizio nei confronti del Presidente Crocetta, ha detto, con
estrema chiarezza che addirittura a livello nazionale, quindi ad un
livello di competenze diverso dall'ente intermedio in Sicilia per
alcuni aspetti, se si dovessero sopprimere le province in Italia
non si determinerebbe alcun risparmio. E non basta questo? E non
basta per dire abbiamo sbagliato? E' stata una mistificazione
mediatica Era di domenica, abbagliati dai riflettori dello studio
televisivo possiamo tornare indietro. Non basta?
Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione e colleghi,
noi vogliamo che rimangano le province perché vogliamo che la
Regione risparmi, e perché vogliamo che risparmino i cittadini
perché, se cambiate le province con i liberi consorzi, in un
rapporto di economia di scala, è chiaro che aumentano i centri di
spesa. E' chiaro che non avrete la possibilità di potere dimostrare
che avete risparmiato Non è un problema legato alla struttura della
provincia la sua utilità.
La legge 9 del 1986 è stata fatta da questo Parlamento e ha
stabilito quali competenze le province possono e devono svolgere.
L'area metropolitana è negli articoli 18, 19, 20 e 21 della legge
9. L'area metropolitana, non questa porcheria', - mi si consenta
il termine - della città metropolitana, che è una menzogna solo per
dirottare qualche briciola di risorse comunitarie su tre città in
Sicilia, quando invece le risorse comunitarie vanno intercettate,
quelle sì, con una programmazione sana e concreta, seria e
costruttiva, ma sulle città metropolitane andremo in giro e
spiegheremo, dalla mia Catania, a Palermo e a Messina e se dovesse
servire anche a Caltanissetta, quanto di losco si nasconda dietro
questa presunta riforma della città metropolitana.
Il collega Di Pasquale ha detto cose gravissime, signor
Presidente. Mi pare strano che lei da giurista, e attento sempre
alla esegesi di alcuni interventi, non abbia avvertito il bisogno
di invitarlo a tacere, perché sono atti pubblici, vengono
registrati, possono suscitare qualche reazione. Dice il collega Di
Pasquale - e qui di Maddalene pentite ne abbiamo diverse caro
Presidente perché qui ci sono decine di ex consiglieri provinciali,
di ex presidenti di provincia, di ex assessori provinciali, tutti
Maddalena pentita per obbedire agli ordini di scuderia.
Dice il collega Dipasquale: lasciate dire a me che sono stato
Presidente del Consiglio provinciale della città Iblea, la
Provincia era un contributificio .
Disarmante una cosa del genere
Significa che i contributi venivano erogati in base ad un
regolamento. Ed il regolamento non è varato dal Consiglio
provinciale? E chi era il Presidente del Consiglio provinciale?
Un contributificio significa che i contributi venivano erogati
in funzione di alcune linee di finanziamento, di bilancio.
E chi è che varava il bilancio della Provincia regionale, se non
il Consiglio provinciale? E chi era il Presidente del Consiglio
provinciale?
Signor Presidente, apprezzo lo spirito di autoconfessione, del
riconoscimento di una grave responsabilità, ma la furia di essere
cortigiani in quest'Aula porta persino a queste considerazioni,
perché di cortigianeria squallida si tratta
E non mi riferisco soltanto al collega Dipasquale, che
politicamente sa di essere un cortigiano del Governo comunista,
dopo averlo conosciuto per tanti anni a difendere la logica
dell'anticomunismo nei partiti del centrodestra.
E allora voglio dire con molta franchezza - e vado alla
conclusione - che lancio una proposta al Presidente Crocetta ed al
Presidente della I Commissione: se il cancro della Provincia sono
gli organi elettivi, Presidente Crocetta, eliminiamo il cancro ma
non il malato.
Se il cancro è legato alla indennità del Presidente della
Provincia, degli assessori, dei consiglieri, perché non togliamo le
indennità, e facciamo svolgere agli organi gestionali il loro
compito senza percepire alcuna indennità? Così risparmiamo, e
lasciamo la Provincia così com'è, visto che i liberi consorzi dei
Comuni svolgono le stesse funzioni delle Province, utilizzano gli
stessi immobili ed utilizzano lo stesso personale.
E' una proposta. Che motivo c'è di fare tanto pruvulazzu ,
direbbero dalle mie parti?
Ecco, il problema è proprio questo E se proprio non volete
chiamarle Province regionali ma volete chiamarli liberi consorzi
dei Comuni, bene, chiamiamoli liberi consorzi dei Comuni, ma la
gestione di questi liberi consorzi - gratuita - invece che
affidarla ai partiti, ai sindaci, al secondo livello, perché non la
facciamo determinare dai siciliani, chiamando alle urne il corpo
elettorale, chiamandoli liberi consorzi dei Comuni?
Ma il Presidente facciamolo eleggere dal popolo, i consiglieri
facciamoli eleggere dal popolo, visto che devono svolgere la loro
attività gratuitamente.
Volete chiamarli liberi consorzi? Va benissimo, ma non sopprimiamo
il diritto al voto Presidente Lo dico in forza del suo passato,
mille miglia lontano dal mio, ma so quanto la cultura di
partecipazione democratica a sinistra abbia pervaso la storia di
quel partito e di quello schieramento.
Non si può far finta di niente, cancellando il diritto ai
cittadini di scegliere chi deve per cinque anni governare le
infrastrutture a livello sovracomunale.
Concludo, signor Presidente dell'Assemblea, e la ringrazio per la
tolleranza, io credo che prima o poi ci sia bisogno in quest'Aula
di aprire un ampio dibattito - e lo dico perché per la prima volta
mi capita di parlare di questo tema, che ho già affrontato in altra
sede in presenza del Presidente della Regione, verso il quale sono
aspramente critico ma al quale ho sempre riconosciuto alcuni meriti
anche pubblicamente in quest'Aula in una posizione di assoluta
lealtà.
Io, caro Presidente Crocetta - mi consenta il caro, siamo in
periodo natalizio, ma al di là di questo i rapporti umani rimangono
salvi, non sarò mai né un cortigiano né un cospiratore e quello che
avrò da contestarle glielo dirò personalmente a viso aperto, tema
invece quelli che operano alle sue spalle.
Confindustria vorrebbe in Sicilia un solo uomo al comando,
dobbiamo spiegare a Confindustria che in Sicilia c'è un uomo solo
al comando e lei sa perché è uomo solo al comando, e non solo un
uomo al comando, perché lei è circondato da tanti approfittatori
perché se lei avesse avuto dei consiglieri saggi, leali, le
avrebbero suggerito la opportunità di non insistere su questa
strada, che non è una strada di modernità, è una strada che rischia
di creare un vuoto, sul piano funzionale ed operativo,
difficilmente colmabile.
In Sicilia, Presidente Crocetta, occorre una grande riforma
istituzionale, a cominciare dalla revisione dello Statuto Siciliano
e lei può e deve secondo me intestarsi, glielo dice il suo diretto
avversario concorrente, lei può e deve intestarsi questa battaglia.
Ci vogliamo chiedere se dopo sessant'anni l'Autonomia siciliana ha
ancora un senso così come viene interpretata, gestita anche nei
rapporti col centralismo statale?
Vogliamo chiederci se alcune norme dello Statuto non hanno bisogno
di essere riviste?
Vogliamo chiederci se questa continua, costante, ossessiva
interlocuzione con il Commissario dello Stato torni a beneficio
della tutela dell'Autonomia siciliana o dobbiamo affidare ai
quotidiani siciliani il compito di indicare a questa Assemblea -
caro Presidente Ardizzone so che questo è un tema che le è molto
caro - il compito di decidere se e come dobbiamo concepire la
nostra funzione, anche in rapporto ai poteri con il Presidente
eletto dal popolo?
Soltanto in un contesto di revisione generale andava inserito il
tema delle province, ed il tema dei comuni, ed il tema dei consigli
circoscrizionali, non provvedendo con interventi disorganici,
assolutamente avulsi da ogni contesto.
Per queste ragioni, chiedo scusa se mi sono dilungato più del
necessario, noi auspichiamo, Presidente, che quest'Aula, nella sua
autonomia di giudizio, possa votare per approvare l'emendamento che
porta anche la mia firma e che prevede l'abrogazione della legge 7
sui Commissari straordinari e sulla trasformazione delle province e
possa consentire, dal 15 aprile al 30 giugno, di ridare la parola
ai siciliani per esprimere i rappresentanti dell'ente intermedio
che se vorremo, assessore Valenti, in due mesi potremmo anche
trasformare in liberi consorzi dei comuni, a patto che gli organi
gestionali rimangano un diritto sacrosanto del cittadino per il
quale tanta, tanta fatica è stata fatta negli anni passati.
Salviamo il salvabile Presidente Crocetta ed è questo l'appello
che io faccio ai colleghi deputati, al di là delle appartenenze,
questa è una battaglia di libertà, è una battaglia di giustizia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Malafarina. Ne ha
facoltà.
MALAFARINA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
voglio aggiungere molto altro al dibattito, che è già articolato,
che si protrae già da qualche seduta e che sicuramente si protrarrà
anche nel futuro di questa Assemblea quando si comincerà a
discutere del disegno di legge che riformerà le province.
Penso che i tempi sono cambiati, che bisogna pensare a nuove
architetture istituzionali e non solo a risparmiare sui costi della
politica, ma mettere a frutto delle risorse che oggi sono
sottoutilizzate e non vorrei che per amore di conservazione e,
guardando sempre a un passato anche recentissimo, si continui a
perpetuare schemi vecchi, ormai obsoleti, spacciando per democrazia
una rappresentatività diretta, in assenza di reale funzione da
parte delle province.
Credo che il risparmio che si possa attuare di ben 45 milioni di
euro l'anno sia dovuto ai cittadini che sono oberati dalle tasse.
Qualcuno diceva, negli anni passati, che nessuno avrebbe mai
messo le mani in tasca ai cittadini; oggi purtroppo ai cittadini
non sono rimaste neanche le tasche in cui mettere quel poco di
denaro che c'è e, soprattutto, non riescono a metterlo in tasca
perché viene depredato da uno Stato che spende e spande senza
alcuna responsabilità, spende e spande nelle province, spende e
spande nelle partecipate, intanto i settori della pubblica
amministrazione che potrebbero essere interpretati in modo
assolutamente più coerente e più rispondente alle necessità della
gente.
Voglio solo ricordare un caso specifico, che è quello della
provincia di Caltanissetta, dove in un Comune che si chiama, guarda
caso, Gela, è incuneato il territorio di un altro comune che si
chiama Butera, in quel cuneo che arriva quasi a mare si è deciso di
insediare una zona industriale, nel mezzo delle zone residenziali.
Ogni comune è libero, autonomo e indipendente nell'organizzare il
proprio territorio e, guarda caso, invece non c'è un ente che possa
programmare quello che è il territorio.
Abbiamo lasciato le province a gestire dei compiti residuali, che
possono essere le strade provinciali, le scuole, altre attività che
magari si sono inventati, ma non gli abbiamo consentito di fare la
prima e più concreta funzione che si possa avere che è quella della
programmazione.
Ecco, il disegno che si può andare a delineare è quello di rendere
le province come enti di programmazione del territorio, dei
servizi, sfruttando quelle risorse che già esistono e che devono
essere reimpiegate, creando ricchezza e non le occasioni per uno
sperpero di denaro che, oggi è assolutamente inammissibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Signor Presidente, ho
chiesto di parlare perché ho visto che il dibattito si è sviluppato
in realtà su coordinate diverse dal testo che stiamo trattando,
perché questo testo si limita a spostare una data di una legge
approvato da questo Parlamento, che è la legge n. 7, è stato
ricordato prima, e che stabilisce, con il voto di questo
Parlamento, che la Regione siciliana, provvederà, era scritto in un
testo, entro il 31 dicembre, a istituire i liberi consorzi,
istituire le città metropolitane e assicurare una governance di
secondo livello, sia ai liberi consorzi che alle città
metropolitane.
Questa è la legge in vigore nella Regione siciliana, si può avere
un'opinione, se ne può avere un'altra, è legittimo, ma non è
l'oggetto di questa discussione di oggi.
L'oggetto di questa discussione di oggi è se dobbiamo spostare
quel 31 dicembre a ics' data. Alla luce di come abbiamo gestito
questo tempo, purtroppo, siamo obbligati, nel senso che il 31
dicembre, che è fra qualche giorno, la Regione siciliana non ha
fatto una legge che istituisce i liberi Consorzi, che istituisce le
Città metropolitane e che assicura una governance di secondo
livello agli enti da realizzare.
Il famoso testo Cracolici', che tanto fa discutere alcuni
colleghi, si poneva un'ambizione, se volete minima, ma che era in
qualche modo un elemento di certezza, visto che la legge stabiliva
che al 31 dicembre dovevamo fare liberi Consorzi, dovevamo fare le
Città metropolitane e assicurare la governance di secondo livello,
quella legge diceva che dal primo gennaio 2014, non ci sarebbero
stati più i Commissari, ma ci sarebbero, innanzitutto, le
governance di secondo livello , così come la legge prevedeva, poi
diceva che sia per le Città metropolitane che per i liberi
Consorzi, considerata la complessità amministrativa e la
realizzazione dei nuovi Enti e lo scioglimento dei vecchi Enti che
porta dentro di sé, si dà un tempo, 6 mesi per l'adesione ai liberi
Consorzi, 12 mesi per la ridefinizione dei nuovi poteri, che non
potranno che essere esclusivi sia dei liberi Consorzi e delle Città
metropolitane, e, quindi, non possono esserci più Città
metropolitane inserite nelle ex Province, oggi liberi Consorzi.
Bene, facciamo intanto oggi la legge che stabilisce di istituire
le governance di secondo livello e superiamo il modello dei
Commissari perché, anch'io, devo dire che non mi scrivo nel partito
dei Commissari, a me non piacciono i Commissari come modalità di
gestione delle procedure democratiche e organizzative di qualunque
attività, sia una ex Provincia, sia un ospedale di periferia,
preferisco un Organo nominato, se deve essere nominato, eletto, se
deve essere eletto, perché in capo a quell'Organo rispondono agli
elettori se l'hanno votato o all'Organo che lo ha nominato.
Il Commissario, inevitabilmente, assume un'altra funzione, ma
tant'è che la procedura di approvazione di quel testo ha avuto un
iter diverso, ho sentito anche oggi il collega D'Agostino che in
nome del fatto che dobbiamo sciogliere le Province, di fatto, ha
contribuito a quella posizione, non lui, quella posizione a
determinare una proroga dei Commissari, come il Governo ha fatto
una proposta di spostare il termine del 31 dicembre 2013 al 30
giugno 2014.
La Commissione, che mi onoro di presiedere, ma che all'unanimità
ha proposto non i sei mesi che il Governo aveva proposto, ma di
anticipare quel termine del 31 dicembre al 28 febbraio 2014, perché
si riteneva un termine più breve, congruo a fare la legge e,
quindi, dare attuazione a quanto la legge 7 prevede.
Io non so se quel termine è congruo o non è congruo, so che questa
è stata una decisione della Commissione, almeno mi è stato detto
perché giusto quel giorno non ero presente, unanime dei presenti in
Commissione.
Ora vedo che c'è una discussione aperta, mi sembrava una
discussione che doveva finire in qualche minuto per la seduta di
oggi. Se così non è, beh, a questo punto, mi chiedo che se non c'è
un accordo sul 28 febbraio forse aveva ragione il Governo, lo dice
uno che è contrario all'idea di prorogare i Commissari, ma se
dobbiamo fare una proroga congrua per fare una legge, beh, forse
aveva ragione il Governo nel dire di spostare quel termine al 30
giugno e non al 28 febbraio.
Anche perché, e chiudo, lo ricordo ai colleghi, intanto che
qualunque Commissario che scade per 45 giorni può essere prorogato
in via amministrativa, quindi noi ci stiamo limitando ad allungare
di 15 giorni, considerato che i quarantacinque giorni scadrebbero
il 15 febbraio, di 15 giorni o di 13 giorni la durata dei
Commissari stessi.
Si può dire che i quarantacinque giorni scatteranno alla fine del
28 febbraio, è vero, ma, soprattutto, c'è un altro elemento sul
quale credo che sia onesto da parte di tutti noi riflettere: se
oggi avessimo deciso di abrogare la legge 7 e, quindi, di non avere
- lo dico al collega Musumeci, visto che ha fatto un richiamo ai
partigiani, ai comunisti, a una serie di cose complicatissime, ho
visto che con piacere ha ascritto d'ufficio il Governo Crocetta
come il Governo dei comunisti, io che sono stato comunista, ne
scopro tanti comunisti che non riconoscevo tali, comunque,
benvenuti tra me o tra noi, per quelli che sono stati comunisti
MUSUMECI. A guida comunista
CRACOLICI, presidente della Commissione. Al di là della battuta,
va detto che se noi avessimo abrogato la legge 7 e quindi gli
organi di secondo livello non ci saranno più, non è che domani
mattina convocavamo i comizi elettorali, perché l'onorevole
Musumeci sa che i comizi elettorali in Sicilia si possono convocare
una volta sola durante l'anno, dal 15 aprile al 30 giugno, quindi,
avremmo dovuto prorogare i Commissari almeno fino a quando c'erano
le elezioni e si insediavano i nuovi organismi.
Quindi, questa polemica sulla proroga è una polemica finta, il
punto è se si vuole dare attuazione alla legge 7 o no? Io sono per
abolire le province, ma non sono per la retorica dell'abolizione;
sono per costruire un nuovo livello intermedio, moderno; non sono
per abolire le province perché costano troppo, non mi importa
quanto costino.
La democrazia non è un costo, la democrazia è un organizzazione
della vita dei cittadini, quindi, smettiamola con questa polemica
sui costi. Il problema è come riorganizziamo la Pubblica
Amministrazione in Sicilia, anche perché, onorevole Musumeci,
sarebbe singolare che mentre il Parlamento nazionale ha giusto
varato qualche ora fa, in uno dei due rami del Parlamento, la legge
che istituisce le città metropolitane, che lei ha definito una
schifezza
MUSUMECI. E' una porcata.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Io la considero un atto
di innovazione amministrativa, ma abbiamo due opinioni diverse,
infatti eravamo candidati in due schieramenti diversi.
MUSUMECI. Abbiamo due storie diverse, per fortuna.
CRACOLICI, presidente della Commissione. In ogni caso, così come
il Parlamento ha istituito le nove città metropolitane in Italia,
ha contemporaneamente superato il modello della provincia
attraverso l'elezione diretta dei cittadini di primo grado.
Credo e chiedo a tutti i colleghi, al di là di come la pensate, ma
si può pensare che in Sicilia noi possiamo mantenere un istituto
come le province, come se nulla fosse avvenuto in queste ore in
questo Paese?
Per davvero pensiamo che la Sicilia è una terra dove non
funzionano neanche i sistemi di informazione, per cui non sappiamo
quello che non succede nel resto d'Italia?
Io credo che dobbiamo riformare, avere il coraggio di cambiare, ma
senza spaventare nessuno, qui non si stanno sciogliendo e mandando
al massacro i dipendenti provinciali, coloro che ci lavorano, i
servizi, qui si deve riorganizzare il modello di organizzazione
democratica del sistema pubblico siciliano.
Su questo c'è la sfida tra i riformisti, in cui io mi onoro di
appartenere, e i conservatori; questo fa parte della civiltà, della
battaglia democratica. Misuriamoci nel merito, ma non dividiamoci
su una data. Pertanto, ripeto, non so se a questo punto,
considerato che questo 28 febbraio era assunto come data d'intesa
fra maggioranza, opposizione, il Movimento cinque stelle o meno, se
non si debba valutare se la data della proroga debba essere non dei
commissari, ma della scadenza entro cui fare la legge. Quindi, lo
dico anche al collega Cordaro, qui non stiamo prorogando i
commissari, stiamo differendo la scadenza entro la quale il
Parlamento siciliano dovrà fare una legge.
Attenzione alle cose di cui parliamo ed evitare, quindi, che si
aprano discussioni se proroghiamo una proroga, se ci sono sentenze
della Corte, perché ognuno di noi fa disquisizioni giuridiche su
qualunque cosa.
Volevo soltanto ribadire questo concetto: se il Governo intende
riconfermare la sua originale idea. Devo dire sinceramente che
allo stato della discussione, forse, qualche ragione in più
rispetto a quella che in Commissione abbiamo valutato - sto
parlando chiaramente a titolo personale, non sto parlando come
Presidente della Commissione, perché è chiaro che la Commissione
ha fatto una scelta - ripeto, proprio in virtù della discussione
di questa mattinata, credo che andrebbe fatta una riflessione in
più.
CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Presidente della Regione, è
bene evidenziare proprio l'ultima parte del discorso dell'onorevole
Cracolici, che, poi, è in sintonia, in parte, con quanto detto
dall'onorevole Cordaro e che ho avuto modo di sottolineare.
Quello che dobbiamo evitare in questa fase è di arrivare al 28
febbraio, perché veramente là ci immettiamo in una questione di
illegittimità quasi costituzionale, un problema ci sarebbe nel
posticipare ulteriormente, oltre il 28 febbraio, ritornare in Aula
e far un'ulteriore proroga, per cui dobbiamo essere ben
determinati fin da adesso su quello che vogliamo fare.
Ripeto,quindi, che i due discorsi erano in sintonia.
Molto correttamente l'onorevole Cracolici si è rimesso alla
Commissione che si è espressa all'unanimità; indubbiamente c'è una
ragione a fissare alla data del 28 febbraio, si può anche dire per
dare la possibilità eventualmente di indire le elezioni, ci
potrebbero essere tante ragioni.
Ai fini di formalizzare eventualmente una nuova data, e
chiaramente dopo aver sentito il Governo, è opportuno evidenziare
il tutto in un subemendamento anche rispetto all'emendamento che
lei stesso a presentato che era di riscrittura.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Regione.
CROCETTA, presidente della Regione. Onorevole Presidente,
onorevoli deputati, vorrei ricordare che nel marzo scorso il
Governo non ha presentato un disegno di legge per l'istituzione dei
commissariamenti delle province, ha presentato un disegno di legge
per l'istituzione dei liberi consorzi dei comuni.
Tale disegno di legge venne accantonato dal Parlamento e fu
oggetto di una mediazione fra Governo e Parlamento, poiché si
riteneva, che pur il Parlamento condividendo la logica, di
istituire i consorzi, perché tale dice lo Statuto siciliano e,
quindi, la Costituzione, perché la Costituzione è integrata, nel
nostro caso, dallo Statuto della Regione, che occorreva una
riflessione più ampia.
In questi mesi il Governo non è stato inattivo rispetto alle
proposte e fare finta che non ci siano state proposte è veramente
ingeneroso. Abbiamo presentato più volte proposte informali, ogni
volta ci siamo divisi nel merito, se era il caso o se non lo era, e
così via, perché ci sono delle resistenze.
Ora, non è che voglio dire che chi ha le resistenze rappresenti
chissà quali interessi o quale cosa e vorrei dividere il mondo tra
buoni e cattivi, resta il fatto che c'è un sistema che tende ad
autoperpetuarsi sempre nello stesso modo, senza pensare che possano
esistere anche modelli organizzativi di tipo differente, perché se
questa discussione di questi mesi l'avessimo dedicata a quale
modello organizzativo si sarebbero ispirate le nostre città
metropolitane o i nostri consorzi dei comuni, sicuramente noi oggi
saremmo ad uno stadio più avanzato non di proposta perché,
onorevole Musumeci, ho sentito con molta attenzione le sue parole
però la invito a guardare anche il testo presentato dal Governo che
è successivo alla formulazione che era venuta fuori dalla I
Commissione e che in qualche modo è stata discussa successivamente
anche con l'onorevole Cracolici.
Il testo presentato successivamente dal Governo, quello
nuovissimo, è stato già inviato al Parlamento e pubblicato sul sito
della Regione siciliana, non guardiamo solo l'Assemblea regionale
siciliana, ma quello che fa il Governo.
Vi voglio dire con estrema necessità che trovo persino ipocrita la
discussione attorno ai commissari, perché questi saranno necessari
per molto tempo in più rispetto a quello che si può ragionevolmente
pensare rispetto a quando avremo approvato la legge
sull'istituzione dei liberi consorzi dei comuni, per un motivo
molto semplice perché sei mesi ai comuni li vogliamo dare per
istituire i consorzi? Lo svuotamento dei poteri delle province si
realizza in un giorno? I debiti pregressi delle province spariscono
i mezza giornata? I crediti delle province?
Nel senso che se oggi avessimo approvato la legge che istituisce i
liberi consorzi dei comuni potremmo dire che il ruolo dei
commissari alla costituzione dei consigli e dei liberi consorzi dei
comuni non diventa quello sostitutivo degli organi elettivi delle
province, ma diventa dei commissari liquidatori che hanno il dovere
di rappresentare gli interessi dell'ente, di tutelare rispetto alle
aggressioni dei terzi, e così via.
In questi mesi noi non è che siamo stati inerti: abbiamo discusso
con il ministro Delrio, col ministro D'Alia, abbiamo discusso dei
problemi dei precari, delle province, abbiamo discusso del problema
dei dipendenti delle province.
La risposta del Governo sui dipendenti delle province ci è
arrivata quindici giorni fa, dicendo che non c'era bisogno di una
nuova legge nazionale e che, contestualmente, il Parlamento
regionale poteva definire le assegnazioni di questi lavoratori nel
rispetto del loro posto di lavoro e secondo l'attribuzione.
Quando parliamo di organi intermedi di area vasta esistono in
Italia e sono le Regioni che sono organi di area vasta.
Gli organismi dei liberi consorzi dei comuni non dovranno servire
a organizzare delle nuove province mascherate, dovranno essere
elementi di coordinamento della democrazia locale.
E' una visione diversa della democrazia, se la democrazia deve
incardinarsi per forza in qualcosa di burocratico che emette
burocrazia su burocrazia, burocrazia intermedia laddove, invece, si
possono decentrare ampi poteri delle province ai comuni, mentre
attribuire le funzioni più tecniche, più complesse alla regione, o
ad organismi provinciali tecnici.
Per fare le strade provinciali non ci vuole nessuna democrazia, ci
vuole un genio civile che abbia anche questa competenza e che sia
dotato di organismi. Per fare la manutenzione delle scuole ci vuole
Ora è chiaro che, invece, cosa diversa è discutere degli
indirizzi democratici, dell'impostazione Allora, il ruolo dei
sindaci diventa fondamentale.
Per noi i liberi consorzi debbono essere organismi di
programmazione del territorio, non organismi di spesa per
intenderci. Quindi, non è la materia degli organi o a quanto
costano gli organi elettivi eccetera. Perché io sono per il
compenso agli amministratori: sempre Perché mi preoccupa
l'amministratore che fa il lavoro gratis. Mi preoccupa molto,
perché chi destina totalmente il proprio tempo all'attività
amministrativa o di governo della cosa pubblica, se lo fa gratis o
è ricco o mi preoccupa chi lo paga.
Noi vogliamo semplicemente che nella gestione dei liberi consorzi,
dei comuni o delle città metropolitane non ci siano spese
aggiuntive; spese aggiuntive rispetto alle cariche che già si
esercitano. Per esercitare e poi diventare persino un organo di
semplificazione Ato, srl, Distretti turistici, Ato idrici, Ato
rifiuti, ma quanto ne abbiamo inventati di organismi ripetitivi e
inutili di una programmazione che poteva semplicemente essere
semplificata? Ma non attorno alla provincia dove vengono
schiacciati i piccoli comuni, perché le province non sono
rappresentative delle municipalità e delle città, sono
rappresentative di maggioranze e non sono rappresentative del
potere dei sindaci e delle città.
Il tema qui dunque è il modello di democrazia, non è la democrazia
che è in discussione, ma se il modello di democrazia è quello
ottocentesco che era basato sulle vecchie province, con i prefetti
che gestivano l'autorità dello Stato centrale, ovvero se la riforma
democratica delle regioni deve avvenire attraverso la
partecipazione diffusa dei cittadini e il cambiamento dei poteri
dei sindaci e delle città, al fine di mettere in discussione quel
modello.
E lo mette in discussione. Oggi questo è il tema: un modello
burocratico superato, inutile in gran parte. Ora, noi possiamo
discutere sulle modalità delle elezioni dei liberi consorzi,
stabilito che sono un raccordo di comuni, perché in caso contrario
che liberi consorzi sono se non sono rappresentativi delle città?
Consorziarsi significa proprio questo: mettersi insieme, non
significa creare un altro organismo che è la provincia travestita,
mascherata. E' un consorzio Significa che mette insieme le volontà
delle democrazie locali, è espressione libera dei comuni.
Anche questa idea che si vuole mettere in giro, per far passare
l'idea che il Presidente della Regione dice: Sta facendo tutta
sta legge perché vorrebbe il libero consorzio di Gela ecc. ecc .
Io dovrei, in una logica che mi attribuisce veramente motivazioni
basse che non mi appartengono e l'ho dimostrato più volte in questo
anno di Governo come ho gestito le questioni di Gela, non c'è stato
mai un emendamento in una finanziaria, una cosa che ponesse
problemi particolari della mia città Ho tollerato che venissero
presentati quelli di altre città che io considero un metodo
sbagliato di governo della cosa pubblica.
Qui si tratta invece di dire che ci sono comuni che si mettono
d'accordo.
Mi sono preoccupato in questo ragionamento anche di vedere una
cosa, delle sorti delle aree al centro della Sicilia dove le
politiche di sviluppo non ci sono state. Noi abbiamo pensato che
incardinare una possibile area metropolitana nel centro della
Sicilia con la volontà libera e democratica dei comuni del centro
della Sicilia
MUSUMECI. Pagheranno le aree interne, onorevole Presidente.
CROCETTA, presidente della regione. E infatti delle aree interne
sto parlando, guarda caso, onorevole Musumeci. Sto dicendo che
strutturare un'area metropolitana nel centro della Sicilia può dare
origine alla acquisizione di grandi risorse. E per questo è una
occasione unica, ma questo lo discutono loro, nella loro libertà.
Altro che mancanza di democrazia Qui è l'esaltazione della
democrazia, nella libera autodeterminazione delle autonomie locali
che decidono di stare insieme liberamente, senza che ci sia un
governo, un prefetto che imponga una volontà. E' un cambiamento
epocale di rotta
Non cominciamo a vedere tutte le questioni spicciole,
indennità/non indennità, non sono questi gli argomenti. Anche se
riteniamo che la spending review che si determina in questo caso
non è indifferente perché le indennità costano 10 milioni di euro
l'anno in Sicilia degli organismi provinciali, che significa
consulenti, significa incarichi, significa tutta una strutturazione
inutile. Per raggiungere quali obiettivi? La manutenzione delle
strade provinciali? La manutenzione delle scuole? E i contributi
per le sagre paesane ai comuni? Poi ci sono le competenze per
l'ambiente. Ma perché l'ARPA che fa? I comuni non possono avere le
competenze dell'ambiente?
Per esempio, c'è quel disegno di legge che se si potesse mettere,
se fosse ammissibile in questa finanziaria, la legge nazionale che
trasferisce molti poteri delle sopraintendenze ai comuni, io lo
inserirei oggi stesso nella finanziaria.
Nel modello di semplificazione amministrativa noi dovremmo
arrivare a questo; noi dobbiamo avere sempre più democrazia
decentrata. Ma persino la Regione si deve cominciare a liberare di
una parte della gestione e trasferirla ai comuni.
Pertanto, non scomodiamo la democrazia, attorno ad un ente che non
ha ragione di essere perché nessuno lo sta cancellando. Poi
potremmo decidere, benissimo questi liberi consorzi, sia pure
organi di programmazione, ma anche le città metropolitane: si può
decidere.
Nel progetto del Governo il sindaco della città metropolitana
viene eletto dagli altri sindaci. Perché chi ci vieterebbe di fare
un emendamento che viene eletto direttamente dai cittadini senza
però cambiare il modello? Una sola indennità e un ruolo
complessivo, una sola indennità non zero indennità. E lo stesso
anche sui liberi consorzi dei comuni: perché non possono eleggere
fra i sindaci gli stessi sindaci? Quindi, una serie di criteri di
democrazia vanno e possono essere inseriti.
Però, guardate, io lo dico qui agli amici del centrodestra: fino a
quando voi vi rifiuterete complessivamente di affrontare il tema di
un confronto necessario su questo disegno di legge, noi rischieremo
di andare di proroga in proroga, oppure rischiamo, peggio, che per
il tentativo di coinvolgere tutti facciamo poi mediazioni che
risulterebbero dei pasticci.
Noi non possiamo su questa cosa fare un pasticciaio . Noi
dobbiamo costituire organismi intermedi che siano espressione delle
comunità che vi fanno parte liberamente, quindi nessuna
prerogativa, superiamo determinati comuni che si alleano, si
mettono insieme, per vocazioni territoriali specifiche. Lo fanno
per il principio della continuità territoriale, lo fanno tutti
insieme. Quindi non è che si sta facendo altro Chiaro che
scompare una classe intermedia politica nell'immediato, ma nei
tempi lunghi migliora la politica perché alcuni di loro che sono
bravi, che hanno acquisito una esperienza più vasta, si
candideranno nei consigli comunali e innalziamo il livello dei
consigli comunali, altri si candideranno alle politiche regionali e
nazionali e rimettiamo in discussione anche l'Assemblea.
Per esempio, l'Assemblea perché non approva la legge sul doppio
voto di genere anche per i deputati dell'ARS? Non voglio introdurre
altre polemiche, però anche su questo dobbiamo avere il coraggio
dell'innovazione, perché i risultati sono positivi.
Noi oggi siamo una delle regioni in Italia, grazie a questo voto,
che ha più presenza di donne, di giovani nei consigli comunali dove
si è votato con percentuali incredibili.
Quando diciamo che la politica è finita - e io non lo penso -, noi
possiamo uscire da questa situazione solo rimescolando le carte,
non abolendo la democrazia, rimescolando le carte del sentire
democratico, che mette in campo giovani, donne, che faccia venire
fuori esperienze nuove, che ci sia un raccordo positivo fra
movimenti e partiti, si cominci quella politica del dialogo che è
necessaria. Fino a quando noi parliamo il linguaggio degli steccati
e delle posizioni che non cambiano andremo poco lontani.
Pertanto, vi chiedo oggi di votare una proroga che in modo
ipocrita proroghiamo fino al 28 di febbraio, perché il disegno di
legge del Governo prevede il termine di sei mesi, cioè fino a
giugno per la costituzione dei liberi consorzi di comuni, per cui a
febbraio ci presenteremo per un'altra proroga. Ma se questo
Parlamento acquisisce oggi la volontà di votare per la istituzione
dei liberi consorzi dei comuni nella legge, ci impegniamo oggi a
votare entro aprile, a rendere entro il mese di aprile massimo il
termine per la costituzione dei liberi consorzi e delle città
metropolitane. Dunque, noi approviamo immediatamente il disegno di
legge entro il mese di gennaio, e prolunghiamo per fare in modo che
entro giugno si possa concludere l'esperienza di costituzione di
questi comuni, o comunque entro giugno sarà il termine massimo per
l'istituzione che dovranno essere presentati, quindi a giugno ci
saranno i liberi consorzi dei comuni, quindi i commissari si
trasformeranno in commissari liquidatori, non diventeranno più
commissari
Pertanto, oggi la legge di proroga non è un ritorno indietro di
questo Governo perché su questo punto il Governo non cede, ma non
perché ha una volontà criminale di abolire la democrazia, possiamo
anche stabilire che si eleggano democraticamente fra i sindaci dei
territori già eletti i rappresentanti, perché quando uno deve
gestire la programmazione, il collegamento fra i comuni, nel nostro
meccanismo sono previsti dei periodi in cui si fa un certo
percorso, ma non sono organismi di gestione e non sono organismi di
risorse soprattutto, sono organismi di raccordo della democrazia
che mettono insieme funzionalità.
I vigili urbani, per esempio, possono essere rafforzati da questi
consorzi, su base territoriale, invece di istituire la polizia
provinciale come si è fatto, un nuovo modo di funzionare le cose.
Gli uffici tecnici possono insieme operare in simbiosi e fare la
progettazione. Le città metropolitane danno accesso a fondi europei
e nazionali.
Il modello europeo e le istituzioni seguono il tempo.
Nell'antica Grecia esisteva la citta-stato, poi siamo passati a
forme ed organismi più complicati. Oggi il sistema attuale ci vede
proiettati verso l'Unione europea, l'Europa delle Regioni, esiste
quel modello dell'Europa delle Regioni; le città metropolitane
dovranno essere il modello dei prossimi anni insieme alle regioni.
E probabilmente noi abbiamo uno Statuto che ci obbliga a fare
liberi consorzi dei comuni, ma probabilmente l'idea di dividere il
territorio siciliano, di condividere sul modello delle città
metropolitane studiando modelli funzionali potrebbe essere molto
più avanzata. Però, noi siamo rispettosi della legge e della
Costituzione.
Lo Statuto siciliano, in particolare, prevede i liberi consorzi
dei Comuni. E liberi significa - non quello che c'è diventa
consorzio dei Comuni - perché libero significa che un Comune decide
autonomamente di fare parte di un consorzio o di un altro. E questo
h un senso alto della democrazia, questa è la democrazia Poi
possiamo discutere sulle modalità degli organi elettivi, di come li
dobbiamo fare.
Su questo però le posizioni politiche devono trovare una intesa.
Se voi continuate però a rappresentare l'ultima trincea
dell'immobilismo e del non cambia nulla , sicuramente non favorite
né il dialogo, né altro.
Il ragionamento quindi che faceva l'onorevole Cracolici attorno
alla data del 28 giugno a me, con molta onestà, e con lta chiarezza
di chi vuole l'abolizione delle Province e l'istituzione delle
città metropolitane e dei liberi consorzi dei Comuni - ribadendo
che su questo punto non si può tornare assolutamente indietro e
sarebbe antidemocratico - un atto di onestà vorrebbe che oggi
questo Parlamento si impegnasse: primo, ad approvare questo disegno
di legge entro gennaio, di costituire e favorirne la costituzione
obbligatoria entro sei mesi e prorogare contestualmente questi
Commissari in quel periodo, che non è una proroga all'infinito.
Questo io ve lo dico laicamente. Se poi si ritiene che questo
commissariamento, l'uso della parola, eccetera, debba essere
utilizzato come deterrente per applicare la legge anche questo ha
un senso.
Perché la nuova legge, se l'approviamo entro gennaio, dirà come
regolare la transizione. Quindi entrambe le proposte mi sembrano
valide.
Però è chiaro che, quando avremo un'ulteriore proroga, la faremo
sulla base di un disegno di legge, di una legge approvata ed
esecutiva. Però - ripeto - non creiamo steccati, perché sulle
riforme istituzionali noi dobbiamo avere la collaborazione di tutto
il Parlamento.
Questo è l'invito e spero - appunto per questo - che questo voto
possa essere sereno e pacifico al fine di consentire al legislatore
regionale di operare in tale direzione.
Perché nessuno oggi può pensare che di fronte ala ipotesi che lo
Stato italiano tenta di abolire le Province - perché di questo si
tratta - ed istituisce i consorzi dei Comuni ispirandosi al modello
siciliano, noi dovremmo aspettare una legge nazionale al contrario?
Ma mettiamo in campo il nostro orgoglio e facciamo funzionare
veramente questa Autonomia Perché se c'è una cosa nella quale io
credo profondamente è l'Autonomia siciliana e di essere
profondamente sicilianista . E' su questo che noi dobbiamo avere
l'orgoglio di andare avanti e di proporre un modello al Paese
Perché siamo stanchi di una Sicilia che viene additata come
l'ultima Regione, arroccata nella difesa dei privilegi, quando
questo Parlamento e questo Governo stanno dimostrando di volere
cambiare e persino rapidamente.
PRESIDENTE. Grazie, Presidente Crocetta.
Prima di passare alla votazione dell'emendamento 1.1, per carità è
un problema mio ma non ho compreso la posizione del Governo in
ordine alla questione delle date 28 febbraio o 30 giugno., Il
Presidente Crocetta ha parlato anche del 28 giugno quindi non
Diventa fondamentale capire, attenzione colleghi, perché si rischia
di creare un incidente istituzionale nella malaugurata ipotesi in
cui il Parlamento non legiferasse nei termini della riforma
complessiva. Noi ci ritroveremmo il 28 febbraio con una proroga di
legge di 45 giorni, scatterebbero i termini per l'indizione dei
comizi e quindi si andrebbe a votare.
Noi dobbiamo sapere in questa fase quello che dobbiamo fare,
altrimenti il problema di fare un'ulteriore proroga, così come
diceva giustamente l'onorevole Cordaro - non lo cito a caso - il
problema costituzionale proroga, su proroga, su proroga, ci
sarebbe.
MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, non ci sono altri
emendamenti
PRESIDENTE Onorevole Milazzo, io quello che dovevo dire l'ho
detto con la massima chiarezza, il Parlamento è sovrano, è chiaro
però, Presidente Crocetta, mi perdoni, da parte del Parlamento c'è
stata la massima collaborazione su questa materia, non ha
assolutamente frenato, anzi il Parlamento ha più volte accelerato,
e dobbiamo dire pure che già la questione delle province si era
posta e le elezioni già sono state stoppate con il precedente
Governo, quindi c'è tutta la buona volontà di andare avanti. E'
chiaro che ci vuole l'obiettivo finale, ma ancora non si intravede
quale deve essere l'assetto amministrativo che ci dobbiamo dare.
Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati tre emendamenti.
Si passa alla votazione dell'emendamento 1.1 all'articolo 1, a
firma Formica, Ioppolo, Musumeci. Il parere del Governo chiaramente
è contrario.
FORMICA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata, a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Alongi, Clemente, Falcone, Figuccia,
Formica, Greco Giovanni, Ioppolo, Lantieri, Lo Sciuto, Milazzo
Giuseppe, Musumeci e Pogliese, indìco la votazione per scrutinio
segreto e ne proclamo l'esito:
Presenti e votanti65
Maggioranza 33
Favorevoli 33
Contrari 32
(E' approvato)
(Applausi in Aula dai banchi del centro-destra)
MARZIANO. Signor Presidente, due voti non sono stati registrati.
PRESIDENTE. Basta sulle questioni di voto, prego i signori
deputati , si è votato. E' inutile che vi rivolgete a me, questa è
la votazione, certificata.
(brusio in Aula)
Decadono gli ordini del giorno presentati al disegno di legge in
questione.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno n. 156
«Promulgazione, con l'omissione delle parti impugnate, della
delibera legislativa recante Norme in materia di IRFIS -
FinSicilia S.p.A.. Modifiche alla legge regionale 21 dicembre 1973,
n. 50'» (ddl n. 566 -Stralcio I/A), a firma degli onorevoli Di
Mauro, Cordaro, Di Giacinto, Formica, Gucciardi e Firetto.
Lo pongo in votazione.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Sono per il rispetto delle regole, si è votato, state
più attenti. E' chiaro che la legge non va più avanti almeno per
questa sessione, così chiarisco.
Siamo in sessione di bilancio si può ripresentare la questione,
una volta chiusa la sessione di bilancio, quindi ci auguriamo, non
oltre i primi di gennaio, sarà chiamata a legiferare in un senso o
nell'altro. E' chiaro che il Governo è chiamato in via
amministrativa, mi sembra più che ovvio, peraltro ci sono i 45
giorni che già scattano per legge, sostanzialmente fra i 45 giorni
e i 60, cambia ben poco, questo lo voglio dire per alleggerire le
questioni che potrebbero nascere dopo questo voto.
Probabilmente ognuno di noi sarà chiamato a fare il proprio lavoro
in un senso o nell'altro proprio nell'Aula, poiché le elezioni
ancora non sono state indette.
Si registra chiaramente un voto di soppressione, ma che riguarda
le proroghe quindi può significare tutto e niente. Dobbiamo andare
avanti con i lavori d'Aula.
Decadono gli ordini del giorno presentati al disegno di legge in
questione.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del Presidente Ardizzone
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare
sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI, presidente della Commissione. Ho chiesto di parlare,
perché è chiaro che la bocciatura di questo disegno di legge impone
una riflessione al di là della politica, parlo sul piano tecnico.
Lei ha ipotizzato un percorso che riguarda la sessione, ma io pongo
un'altra questione: è evidente, signor Presidente, che se ad oggi
non c'è una proroga, noi abbiamo l'obbligo di approvare il testo di
riforma entro i 45 giorni di scadenza, cioè non è che abbiamo
abrogato la legge n. 7, abbiamo abrogato la proroga della legge 7.
Pertanto, dobbiamo approvare la legge entro i termini previsti
dalla legge n. 7, che sono o il 31 dicembre o i 45 giorni connessi
alla proroga amministrativa.
Lo dico perché vorrei che fosse chiaro anche all'opinione
pubblica.
Si è bocciata una proroga, ma non si è bocciata la legge n. 7 che
abroga gli organi elettivi di primo grado nelle province siciliane.
PRESIDENTE. Chiarissimo e opportuno questo intervento che integra
quanto io ho avuto modo di dire.
LO GIUDICE. Non è possibile Cinque persone che abbiamo votato
PRESIDENTE. Onorevole Lo Giudice, proprio perché è segretario di
quest'Aula non mi può dire che dobbiamo rimettere in discussione la
votazione. Chiudiamola Ognuno deve stare attento
MALAFARINA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAFARINA. Signor Presidente, io desideravo qualche chiarimento,
perché non sono esperto dell'Assemblea e, quindi, vorrei capire
quello che succede. E per capire quello che succede in quest'Aula,
volevo un po' sapere il perché, persone che sono oggi presenti in
Aula e sono fisicamente presenti ora, come lo erano poco fa,
risultino assenti. In particolare, mi riferisco all'onorevole
D'Agostino che è qua, all'onorevole Lo Giudice che è qua,
all'onorevole Siracusa che ho visto. Da questo elenco tratto poco
fa mi risultano assenti delle persone che sono in Aula.
Signor Presidente, mi può chiarire che cosa sia successo, per
cortesia?
PRESIDENTE. Potremmo chiedere ai deputati che, eventualmente, non
hanno votato o, se hanno votato, hanno tolto sostanzialmente il
dito prima che si dichiarasse chiusa la votazione. E poi, lei ormai
è un deputato esperto.
Per chiarire, è stato iscritto da questa Presidenza all'ordine del
giorno il bilancio di previsione e la legge finanziaria, nonostante
non siano state ancora esitate dalla Commissione; però, c'è
l'impegno di tutti a venire in Aula il 30 dicembre e incardinare
bilancio e legge finanziaria
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a lunedì, 30 dicembre
2013, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del Presidente Ardizzone
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016
(n. 669)
2) - Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014.
Legge di stabilità regionale. (n. 670)
3) - Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.
(n. 494/A) (Seguito)
Relatore: on. Turano
4) - Disegno di legge voto da sottoporre al Parlamento della
Repubblica, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Nor
per l'apertura di una casa da gioco nei Comuni di Taormina e
Palermo'. (n. 180/A) (Seguito)
Relatore: on. Rinaldi
5) - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 41 ter, comma
dello Statuto, recante 'Modifica dell'articolo 36 dello Statuto
della Regione, in materia di entrate tributarie'. (n. 162/A)
Relatore: on. Cimino
6) - Modifiche alla legge regionale 20 aprile 1976, n. 35. (n.
127-30/A)
Relatore: on. Cappello
7) - Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi
derivanti dall'amianto. (nn. 381-3-306-346/A)
Relatore: on. Cascio Salvatore
8) - Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica
Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla società Riscossio
Sicilia. (n. 500/A)
Relatore: on. Di Giacinto
La seduta è tolta alle ore 15.05
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell'Ufficio del regolamento e dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE N. 678/A NORME TRANSITORIE IN MATERIA DI
PROROGA DELLE GESTIONI COMMISSARIALI PROVINCIALI.
All'articolo 1:
Emendamento 1.1:
L'art. 1 è soppresso.